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POSITIVISMO INGLESE – LETTERATURA INGLESE III

Il positivismo è un movimento filosofico e culturale, nato in Francia nella prima metà


dell'Ottocento e ispirato ad alcune idee guida fondamentali riferite in genere all'esaltazione del
progresso scientifico. Questa corrente di pensiero, trainata dalle rivoluzioni industriali e dalla
letteratura a esso collegata[1], si diffonde nella seconda metà del secolo a livello europeo e
mondiale influenzando anche la nascita di movimenti letterari come il verismo in Italia e il
naturalismo in Francia.

Henri de Saint-Simon introdusse per la prima volta il termine "positivismo". Il positivismo non si
configura dunque come un pensiero filosofico organizzato in un sistema definito come quello che
aveva caratterizzato la filosofia idealistica, ma piuttosto come un movimento per certi aspetti
simile all'illuminismo, di cui condivide la fiducia nella scienza e nel progresso scientifico-
tecnologico, e per altri affine alla concezione romantica della storia che vede nella progressiva
affermazione della ragione la base del progresso o evoluzione sociale.

Il termine "positivismo" deriva etimologicamente dal latino positum, participio passato neutro del
verbo ponere tradotto come "ciò che è posto", fondato, che ha le sue basi nella realtà dei fatti
concreti. Auguste Comte espone le cinque accezioni fondamentali in cui riassume il significato del
termine all'interno del Discorso sullo spirito positivo. Quando si usa la parola positivo come il
contrario di negativo. Sotto questo aspetto, indica una delle più eminenti proprietà della vera
filosofia moderna, mostrandola destinata, soprattutto, per sua natura, non a distruggere, ma ad
organizzare.

Per certi aspetti il positivismo appare una originale riproposta del programma illuministico con cui
presenta delle affinità quali:
- la fiducia nella ragione e nel sapere al servizio dell'uomo come mezzi per conseguire la "pubblica
felicità", obiettivo questo fallito dagli illuministi per cui i positivisti si propongono di portare
ordine, tramite il metodo scientifico applicato in ogni campo delle conoscenze umane, per una
riorganizzazione globale della società resa caotica dalle rivoluzioni che l'hanno sconvolta.
- esaltazione della scienza vista in contrapposizione alla metafisica: «il metodo scientifico avrebbe
dovuto sostituire la metafisica nella storia del pensiero» (positivista è il grido "Keine Metaphysik
mehr!", "non più metafisica!").
- una visione laica e del tutto immanente della vita dell'uomo in contrasto con i pensatori cattolici.

Nello stesso tempo il positivismo si caratterizza per incisive differenze con l'illuminismo:
- mentre gli illuministi combattevano contro la tradizione metafisica e religiosa e i privilegi
dell'aristocrazia in una visione del mondo ancora dominante, i positivisti, che pure si oppongono a
quella tradizione che ostacola la razionalizzazione della cultura e della società, agiscono contro
posizioni anacronistiche e in nome di un atteggiamento culturale che è già consolidato in una
società borghese stabilmente al potere con una mentalità scientifica e laica ormai largamente
condivisa.
- mentre il riformismo illuminista tendeva a tradursi in una rivoluzione, come fu poi quella
francese, il riformismo positivista è antirivoluzionario e, pur contrastando la vecchia tradizione, è
ostile alle nuove forze rivoluzionarie del proletariato e alla pretesa scientificità dell'ideologia
socialista.
- mentre gli illuministi, come Kant, ancora si preoccupano di dare una giustificazione teorica del
valore limitato di verità delle scienze, i positivisti la danno per scontata e puntano a una "visione
scientifica globale del mondo" cadendo nella metafisica di un'interpretazione unica e totale della
realtà.
- gli illuministi ricorrono alla scienza, pur con il suo limite, contro la metafisica e la religione, i
positivisti rendono la scienza una metafisica di certezze assolute con la fondazione di una nuova
religione scientifica.

Un apporto decisivo all'evoluzionismo venne dato, com'è noto, da Charles Darwin (1809/82). Egli si
convinse della verità dell'evoluzionismo grazie alle osservazioni che potè compiere nel suo giro del
mondo sul veliero Beagle, dal '31 al '36. La spiegazione che diede di tale fenomeno si scosta da
quella di Lamarck nei seguenti punti:
- la comparsa di nuovi tratti negli organi di un vivente non è dettata (finalisticamente) dal bisogno
di adattamento all'ambiente, ma è casuale;
- la sua trasmissione alle generazioni successive avviene mediante la selezione naturale, concetto
legato a quello di lotta per la vita.

Si può perciò dire che le tesi di Darwin, pur essendo formulate come tesi scientifiche, segnano, dal
punto di vista filosofico, un allontanamento dalla concezione religiosa: il concetto di caso, di
comparsa casuale di nuove caratteristiche mal si concilia col finalismo che accompagna una visione
religiosa, così come l'idea di una lotta senza quartiere tra i viventi introduce un fattore di
disarmonia mal conciliabile con i valori di ordine e unità del reale. La incompatibilità delle teorie
darwiniane con la religione raggiunse il culmine quando egli applicò l'evoluzionismo anche
all'uomo, la cui origine era collocata in uno sviluppo delle scimmie antropomorfe. Vi furono
reazioni negative da parte degli ambienti ecclesiastci, ma lo stesso Darwin perdette la fede,
ritenendola inconciliabile con le sue tesi.

Per il positivismo è possibile analizzare scientificamente la società umana come un qualsiasi


organismo scoprire la leggi che la regolano ed è possibile anche individuare attraverso la scienza le
cure più adatte a superare i problemi della società.