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Capitolo 1

il diritto ecclesiastico italiano


1. Definizione, contenuto e oggetto del diritto ecclesiastico italiano.
Il diritto ecclesiastico quel settore dell'ordinamento giuridico che concerne il fattore religioso e va distinto
dal diritto canonico che concerne l'ordinamento giuridico della Chiesa cattolica. Il diritto ecclesiastico non
un corpo organico ma le sue norme si trovano in tutti i settori dell'ordinamento giuridico: dalla costituzione
alle leggi ordinarie, nel codice civile, codice penale, codice di procedura penale, codice di procedura civile,
diritto del lavoro, diritto commerciale, leggi amministrative e finanziarie, eccetera. Accanto a questa
legislazione c un'altra formata da atti bilaterali costituiti da concordati con la Chiesa cattolica oppure da
intese con le altre confessioni religiose. Le norme di questi atti non hanno efficacia nell'ordinamento
giuridico italiano fino a quando gli atti non vengono eseguiti attraverso leggi di esecuzione, nel caso di
concordato con la Chiesa cattolica e quindi con atti di diritto esterno, oppure attraverso leggi di
approvazione, o atti di diritto interno, attraverso cui si sostanzia l impegno dello Stato a rispettare
l'accordo. Ci si chiede in quali casi una norma pu essere definita di diritto ecclesiastico ed in che cosa si
sostanzia il fattore religioso. Bisogna qualificare tali aggettivi. L'aggettivo ecclesiastico implica un
riferimento al sostantivo chiesa; l'aggettivo religioso, che caratterizza atteggiamenti prevalentemente
personali, implica un riferimento alla visione non eterna del mondo, cos ribaltando uno dei fondamenti su
cui si fonda la norma giuridica, cio la sua verifica sulla base dei principi generali della teoria del diritto che
non sono passeggeri e sono materialmente individuati. L'indeterminatezza del fenomeno religioso che
caratterizza le norme di diritto ecclesiastico, comporta come conseguenza che in tali norme sono essenziali
i principi generali che possono portare a qualsiasi conseguenza. Tali norme quindi rappresentano dei casi
limite all'interno del diritto fortemente strutturato. Ininfluente la collocazione del diritto ecclesiastico
nell'ambito pubblicistico o privatistico, proprio perch le sue norme si ritrovano in tutti i settori. Tuttavia
pu ritenersi che tale disciplina rientri nel diritto pubblico non perch le sue norme fondamentali hanno
rilevanza costituzionale, ma perch le sue norme, sebbene siano leggi ordinarie, hanno una rilevanza
fondamentale sul piano sociale per la loro natura e per il loro oggetto. Quindi la natura pubblicistica non
deriva dalla fonte da cui scaturiscono le norme, ma deriva dall'oggetto e dal contenuto delle norme di
diritto ecclesiastico. Ecclesiastico tutto ci che riguarda la vita e le attivit delle chiese; religioso tutto
ci che riguarda gli interessi dei gruppi confessionali e dei loro individui, sia quando questi ultimi siano
fedeli del gruppo sia quando sono estranei ad esso. Lo Stato, proprio perch le norme di diritto
ecclesiastico riguardano la sfera personale degli individui, l'unico referente sia dei gruppi confessionali e
dei singoli individui dal punto di vista di garantire tali norme. Ci si chiede quali siano i fattori che fanno s
che il diritto ecclesiastico abbia connotazione pubblicistica. Innanzitutto il primo fattore riguarda il fatto che
tali norme per il loro oggetto e la loro natura debbono essere ricondotte nell'alveo del diritto pubblico. Il
secondo fattore riguarda il fatto che una legislazione avente spesso connotazione costituzionale o di livello
internazionale e spesso bilaterale, deve essere ricondotta nel diritto pubblico poich la sua eventuale
collocazione nel diritto privato non garantirebbe ai contraenti la libert concessa come nel diritto pubblico.
Il terzo fattore riguarda la politicizzazione dei rapporti tra Chiesa e Stato. Tuttavia la distinzione tra diritto
pubblico e diritto privato sta divenendo sempre meno importante(si pensi ai vincoli posti sulla propriet
privata per motivi di pubblico interesse). Inoltre i soggetti, il patrimonio, il matrimonio, la propriet nel
diritto ecclesiastico sono attinenti al diritto comune. Quindi limitare strettamente nel diritto pubblico il
diritto ecclesiastico, significherebbe alterare il soggetto e la sua tradizione.
2. Svolgimento legislativo dottrinale. Dalla legislazione unilaterale
l'evoluzione del diritto ecclesiastico si distingue, per motivi pratici, in tre periodi. Il primo periodo quello
della legislazione unilaterale dello Stato di stampo giurisdizionalistico la cui espressione principale sono le
leggi eversive e guarentigie. Il secondo periodo caratterizzato dai patti lateranensi dove il rapporto tra la
Chiesa e lo Stato viene visto come rapporto tra ordinamenti giuridici primari. Il terzo periodo coincide con
l'avvento della costituzione repubblicana, che conferma i patti lateranensi, e con la modificazione dei patti
lateranensi del 1929 attraverso un accordo nel 1984 e con la stipulazione di intese da parte dello Stato con
confessioni diverse da quella cattolica. Subito dopo l'unificazione dell'Italia, la legislazione piemontese fu
estesa a tutto il regno. Ci comport due effetti: il primo l'abolizione di tutte le legislazioni dei singoli Stati
vanificando cos consuetudini e usi locali; il secondo effetto l'affermazione della legislazione sardo
piemontese che di quel particolarismo il risultato. Importante fu lo statuto Albertino approvato con legge
numero 647 del 1848. In tale statuto fu sancito all'articolo uno che la sola religione dello Stato quella
cattolica apostolica romana. Il re si promuove protettore di essa e garantisce l'osservanza delle leggi nelle
materie che rientrano nella potest di essa. La magistratura garantisce l'osservanza dell'accordo tra Stato e
Chiesa e a tal fine continuer ad esercitare la sua autorit e giurisdizione. Gli altri culti sono tollerati
secondo i regolamenti e le consuetudini che li riguardano. Di poco antecedente allo statuto Albertino la
lettera ai valdesi con cui si conferma che essi possono godere dei diritti civili e politici, essere ammessi alle
cariche militari e civili, frequentare scuole e universit nel regno italiano ma nulla cambia riguardo
all'esercizio del loro culto. Un'altra importante disposizione dello statuto Albertino l'articolo 18 che
sancisce che la potest civile in materia beneficiaria e concernente tutte le provvisioni di qualsiasi natura
esercitata dal re, salvo le eccezioni previste dalla legge. L'importante anche l'articolo 24 dove si sancisce
che tutti cittadini del regno sono eguali dinanzi alla legge, godono di tutti i diritti civili e politici e possono
essere ammessi alle cariche civili e militari. Importante anche l'articolo 28 dove si sancisce che la stampa
libera ma una legge n reprimere gli abusi. Tuttavia le bibbie, le preghiere, i testi ecclesiastici, eccetera
possono essere venduti solo con l'autorizzazione del vescovo. Importante anche l'articolo 33 dove si
afferma che il re nomina dei senatori a vita, scelti tra diverse categorie tra cui quella dei vescovi, aventi
almeno quarant'anni e in numero non limitato. Con la legge sineo numero 735 del 1848 viene sancito in un
unico articolo che la differenza di culto non determina un'eccezione riguardo al godimento dei diritti politici
e civili o alla ammissione alle cariche civili e militari. Con le leggi siccardi viene stabilita l'abolizione del foro
ecclesiastico, dell'immunit ecclesiastica e del diritto d'asilo. Successivamente con un'altra legge viene
stabilito che gli stabilimenti e i corpi morali possono acquistare stabili solo previa autorizzazione dopo aver
sentito il parere del Consiglio di Stato. Il periodo liberale si completa con le leggi eversive e delle
guarentigie. Con le prime si provvede alla soppressione degli enti ecclesiastici e alla liquidazione del
patrimonio e dei beni ecclesiastici. Subito dopo l'unificazione dell'Italia, si impone la prima fase della
questione romana (la seconda fase infatti va dal 1870 fino al 1929 dove terminer) caratterizzata
dall'abolizione del potere temporale del Papa che porr il governo d'Italia in posizioni opposte rispetto a
quelle della Chiesa. Verr meno l'attivit concordataria nella seconda met del 19 secolo dove questa
attivit verr considerata un'attivit privilegiata. Prima dell'approvazione delle leggi guarentigie, ci sar
l'approvazione di una serie di leggi che adesso elencher. La legge che prevedeva l'abolizione dei contributi
ecclesiastici, dell'immunit ecclesiastica e delle decime. La legge che sancisce l'abolizione delle decime e la
corresponsione di un assegno alla chiesa. La legge per la concessione ad enfiteusi perpetua redimibile dei
bene fondi ecclesiastici in Sicilia. La legge che prevede l'affrancamento dai canoni enfiteutici e da qualsiasi
prestazione dovuta ad un corpo morale o ente ecclesiastico. La legge che prevede la soppressione di tutte
le corporazioni religiose, e cio il regio decreto numero 3036 del 1866. Infine la legge che sancisce la
soppressione di tutti gli enti ecclesiastici e la liquidazione dell'asse ecclesiastico. Infine nel 241 del 1871 la
legislazione eversiva si completa con le leggi delle guarentigie emanate appunto con tale legge e con la
legge che estende alla provincia di Roma le leggi sulle corporazioni religiose e sulla conversione dei beni
immobili degli enti morali ecclesiastici. La legge delle guarentigie distinta in due capitoli: il primo capitolo
riguarda le prerogative del pontefice e della Santa sede; il secondo capitolo riguarda le relazioni tra Stato e
Chiesa. All'articolo uno del primo capitolo si sancisce che il pontefice persona sacra ed inviolabile.
Qualsiasi attentato nei suoi confronti o la provocazione ad esso punita con le stesse modalit e con le
stesse pene previste nel caso di attentato al re. La discussione religiosa ammessa liberamente. Il governo
riconosce gli onori sovrani e le preminente al pontefice. garantita la corresponsione di L. 3.225.000 come
rendita annua dovuta alla Santa sede. Le ville e i palazzi, villa castel gandolfo e annessi come biblioteche,
musei ,librerie sono inalienabili. Non ammessa l'ingerenza della pubblica autorit. garantita la piena
libert durante le vacanze del pontefice, le adunanze del conclave, e dei concili ecumenici. garantita la
libert di partecipazione del pontefice e degli ecclesiastici nel momento di emanazione degli atti ministeriali
della Santa sede. concesso il diritto di legazione attivo e passivo. concessa la facolt di corrispondere
liberamente con tutto il mondo cattolico. vietata l'ingerenza della autorit scolastica nelle scuole,
accademie, collegi e altri istituti ecclesiastici che dipendono dalla Santa sede. Il secondo capitolo riguarda i
rapporti tra Stato e Chiesa. In tale capitolo si sancisce l'abolizione di ogni restrizione alla riunione dei
membri ecclesiastici. Si aboliscono i vecchi privilegi giurisdizionalistico come gli iura maiestatica
sacra,exequatur e placet regio, e si abolisce anche l'obbligo di giuramento al re da parte dei vescovi.
Tuttavia il pontefice non accetter mai le leggi delle guarentigie e romper ogni rapporto con il governo
italiano dichiarandosi prigioniero nei suoi palazzi. Le ragioni delle leggi guarentigie erano quelle di porre un
freno alle pretese confessionali della Chiesa cattolica. Da questo momento il diritto ecclesiastico si
caratterizzer soprattutto per la sua laicit. Oggi notevoli settori hanno subito dei cambiamenti nel diritto
ecclesiastico. Si pensi al settore matrimoniale dove chiara la distinzione tra matrimonio religioso e
matrimonio civile. Importante anche la legge Crispi ancora in vigore anche se la corte costituzionale ha
cancellato l'articolo uno sulle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza. Tale legge concerne le
confraternite e le fabbricerie. I liberali distingueranno bene tra la posizione di cittadini e fedeli, dove primi
obbedivano alle leggi del foro esterno mentre nulla cambiava per le credenze religiose nel foro interno.
3.. a quella Pattizia
La Chiesa cattolica, dopo un primo periodo, tenta di riallacciare i rapporti con il governo al fine di ottenere
la soluzione della questione romana e riottenere il territorio corrispondente alla cosiddetta citt leonina. In
questo tentativo la Chiesa allaccia rapporti con il fascismo ritenuto pi affidabile rispetto ad altri partiti.
Sebbene sul piano ideologico il fascismo non era concorde con la Chiesa, al regime fascista sarebbe stato
utile ottenere il risultato di riportare la pace religiosa e dimostrare che Mussolini era riuscito a fare ci che
Cavour e i liberali non erano riusciti a compiere. La Chiesa, dall'altro lato, avrebbe ricevuto in cambio una
personalit internazionale ed un proprio territorio su cui esercitare la propria giurisdizione e sovranit. Per
questo furono stipulati l'11 febbraio del 1929 i patti lateranensi, costituiti da un trattato tra la Santa sede e
lo Stato italiano + 4 allegati. Il primo allegato determinava il territorio della citt del Vaticano; il secondo
riconosceva gli immobili con privilegio di extraterritorialit e con esenzioni da espropriazioni e tributi; il
terzo allegato riconosceva solo gli immobili con esenzioni da espropriazioni e tributi; il quarto allegato
riguardava la convenzione finanziaria tra Stato e Chiesa cattolica con cui il primo si obbligava al versamento
di 750 milioni di lire all'atto della ratifica e si obbligava a versare il 5% di 1 miliardo delle vecchie lire.
Successivamente furono approvate le leggi numero 847 e 848 del 1929 che riguardavano rispettivamente la
prima la parte relativa al matrimonio del trattato; e la seconda le disposizioni concernenti gli enti
ecclesiastici e l'amministrazione civile dei patrimoni destinati a fini di culto. I patti lateranensi
reintroducono lo strumento concordatario che sar riconosciuto con la costituzione repubblicana del 48. Il
fascismo ne ebbe notevoli vantaggi sul piano internazionale. Tuttavia si trattava di un accordo con
reciproche strumentalizzazioni. Infatti PIO 11 critic Mussolini affermando che i patti lateranensi erano
intangibili ,e che se non fossero stati rispettate tutte le condizioni, il patto sarebbe stato sciolto.
Successivamente il fascismo fu criticato nel 31 e nel 38 da azione cattolica riguardo alle leggi razziali e
successivamente anche riguardo all'entrata in guerra. Dei patti lateranensi rimase in vita solo il trattato e
non il concordato. Il trattato riprendeva alcune disposizioni dello statuto Albertino: si pensi alla disposizione
che sanciva che la religione cattolica, apostolica e romana l'unica religione dello Stato italiano. altre
disposizioni che coincidevano con quelle dello statuto Albertino erano l'articolo 11 che sanciva la non
ingerenza della pubblica autorit italiana nelle questioni degli enti ecclesiastici; con l'articolo 22 ci si
impegnava a punire delitti commessi nella citt del Vaticano in Italia, a meno che il soggetto non si fosse
rifugiato ed in quest'ultimo caso si applicano le leggi italiane; l'articolo 23 sanciva l'esecuzione nel regno
d'Italia delle sentenze emesse dai tribunali vaticani circa persone ecclesiastiche o concernenti materie
disciplinari o spirituali. Il trattato all'articolo due riconosceva la sovranit della Santa sede; all'articolo tre si
creava riconosceva la citt del Vaticano e si assicurava che la forza pubblica non sarebbe intervenuta nella
basilica e nella piazza di San Pietro a meno che non sia espressamente invitata; all'articolo quattro si
sancisce la sovranit e la giurisdizione della Santa sede nel proprio territorio; all'articolo sei si stabilisce che
l'Italia provvede alla fornitura alla Santa sede di tutti i servizi pubblici(acqua, ferrovie, eccetera.); all'articolo
sette si fa divieto agli aeromobili di sorvolare la citt del Vaticano. L'articolo otto riconosce il Papa come
persona sacra e inviolabile; l'articolo nove stabilisce che ha la residenza vaticana chi risiede stabilmente
nella citt del Vaticano; l'articolo 10 sancisce che i dignitari della Chiesa e del personale della corte
pontificia sono esenti dal servizio militare, dalla giuria e da qualsiasi altra prestazione nei confronti dello
Stato italiano; all'articolo 12 si riconosce il diritto di legazione attiva e passiva alla Santa sede e si
riconoscono le immunit diplomatiche agli agenti diplomatici inviati presso la Santa sede e a quelli facenti
parte della Santa sede. All'articolo 20 si riconosce la possibilit agli agenti diplomatici inviati o della Santa
sede stessa di transitare sul territorio italiano. L'articolo 17 ci dice che le retribuzioni dovute alla Santa sede
o da qualche altro ente ecclesiastico centrale ai dignitari della Chiesa, impiegati o salariati esente da
qualsiasi tributo verso lo Stato italiano d qualsiasi altro ente. L'articolo 21 riconosce che i cardinali sono
accolti con gli onori dovuti ai principi di sangue. L'articolo 24 stabilisce la neutralit della citt del Vaticano
riguardo ai conflitti temporali tra i vari Stati a meno che non si voglia accogliere la missione di pace
proposta dalla Santa sede. L'articolo 25 riconferma la convenzione finanziaria e l'articolo 26 determina la
eliminazione della questione romana e il riconoscimento dello Stato italiano governato dai Savoia e con
Roma capitale. Il concordato mutava anche il contenuto del diritto ecclesiastico italiano introducendo
alcune disposizioni politiche come quella ad esempio dell'articolo cinque dove si vietava ai sacerdoti che
avevano subito la censura di ottenere un pubblico impiego o di insegnare. Dopo aver stabilito norme in
tema di status giuridico di persone fisiche ecclesiastiche, all'articolo nove si stabilisce nel concordato degli
edifici di culto sono di regola esenti da requisizioni e perquisizioni. Si garantisce l'assistenza spirituale alle
forze armate all'articolo 13-15; si riconoscono le festivit voluta dalla Chiesa nello Stato italiano all'articolo
10; si riducono le circoscrizioni delle diocesi e delle parrocchie; la nomina degli arcivescovi e dei vescovi
deve essere comunicata allo Stato italiano preventivamente; viene meno invece l'obbligo di giuramento del
vescovo al re. Vengono aboliti gli assegni di congrua e sulla provvista dei benefici ecclesiastici, viene abolito
l'exequatur et placet regio e si stabilisce che il regime giuridico degli istituti, santuari e basiliche spetta alle
autorit ecclesiastiche. L'articolo 28 sancisce la condonazione per tutti coloro, che a seguito delle leggi
eversive, si fossero trovati in possesso di beni ecclesiastici. In cambio lo Stato italiano si sarebbe impegnato
ad adeguare la legislazione ecclesiastica alle direttive del concordato e del trattato. Infatti si stabilisce il
regime tributario dei beni ecclesiastici equiparato, a fini tributari, al regime di beneficenza e quindi esente
da ogni tributo. Si riconosce la personalit giuridica e gli enti ecclesiastici e delle associazioni religiose e si
riconosce il regime giuridico delle confraternite e delle fondazioni di culto. I controlli sulla gestione
ordinaria straordinaria dei beni ecclesiastici spetta all'autorit ecclesiastica. Per quanto riguarda l'erezione
ad associazioni religiose questa spetta al diritto canonico, mentre il riconoscimento di tali associazioni o
enti ecclesiastici avverr secondo le leggi civili da parte dello Stato. Dopo una breve discussione sulle
catacombe all'articolo 33, l'articolo 34 sancisce che la giurisdizione matrimoniale spetta ai tribunali
ecclesiastici cos come si stabilisce che il matrimonio sacramentale produce anch'esso effetti civili, in deroga
al principio del doppio binario che separava il matrimonio civile da quello religioso. Successivamente si
riconoscono norme per garantire l'istruzione paritaria, l'insegnamento della religione nelle scuole, norme
che stabiliscono che la nomina dei professori dell'Universit cattolica subordinata al nullaosta della Santa
sede, norme che sanciscono il regime giuridico delle universit e dei seminari dipendente dall'autorit
della Santa sede; le lauree in teologia e diplomi in paleografia, archivistica e diplomatica; si riconoscono le
onoreficenze e i titoli nobiliari. All'articolo 43 si fa riferimento ai componenti di azione cattolica che non
possono iscriversi a partiti politici. L'articolo 44 e 45 si fa riferimento alle leggi numero 847 e 848 del 1929
relative all'esecuzione del concordato sulla parte matrimoniale e sulla parte degli enti ecclesiastici. Il fatto
che sia stata approvata la legge sugli enti e non quella matrimoniale ingiustificato, poich il legislatore
costretto a far riferimento ad una norma che dovrebbe essere abrogata( articolo 34 )perch il trattato non
pi in vigore. Abrogata anche la legge 1159 del 1929 che concerneva le disposizioni riguardanti
l'esercizio dei culti ammessi nello Stato e il matrimonio celebrato davanti ai ministri di tali culti. Questa
disposizione per abrogata solo per le confessioni che abbiano stipulato un'intesa con lo Stato mentre
non lo per quelle che non abbiano stipulato una tale intesa. All'articolo uno tale legge stabilisce che
l'esercizio dei culti liberamente ammesso. All'articolo quattro si riconferma quanto detto nella legge sineo
secondo cui la differenza di culto non comporta l'eccezione riguardo al godimento dei diritti politici e civili
n riguardo all'ammissione alle cariche civili e militari. All'articolo cinque si stabilisce che la discussione
religiosa ammessa liberamente. Importante anche la disposizione che estende le leggi civili agli istituti a
cattolici e che subordina alla nomina governativa i ministri di culto. L'ufficiale di stato civile, dopo aver
accertato che sono state adempiute tutte le formalit e che si pu procedere secondo le leggi civili, nomina
il ministro di culto innanzi al quale deve svolgersi il matrimonio e la data da cui questa nomina a effetto. Per
il resto, cio celebrazione e trascrizione, si applicano le disposizioni previste per il matrimonio
sacramentale. Si diffonde in questo periodo una cultura cattolica che intacca il principio della laicit dello
Stato che aveva caratterizzato sino a quel momento il diritto ecclesiastico.
4. Alla contrattazione bilaterale
Lavvento della costituzione nel 48 comporta delle modifiche al diritto ecclesiastico essenziali. Importante
ricordare che il fattore religioso viene preso in considerazione singolarmente e in forma associata; i patti
lateranensi vengono confermati nell'articolo sette comma uno della costituzione; i principi su cui si basa il
diritto ecclesiastico sono quelli di eguaglianza e libert; si ammette a livello costituzionale una
contrattazione bilaterale sia con le confessioni cattoliche e con quelle acattoliche, le prime attraverso atti di
diritto esterno da rendere esecutivi nel nostro ordinamento e le seconde con intese, cio atti di diritto
interno, presupposto della legge successiva di approvazione. Viene meno l'articolo uno stabilito nel codice
Albertino secondo cui l'unica religione dello Stato e quella cattolica, apostolica romana ma manca anche
una norma che sancisca la laicit dello Stato, anche se questa la si deduce da una serie di norme. Si pone in
rilievo il problema di rendere le norme pattizie del diritto ecclesiastico compatibili con il sistema
costituzionale vigente. A tal proposito nel 1968 venne costituita una commissione composta dal professor
ago e jemolo e presieduta dall'onorevole gonella. Tale commissione aveva il limite di essere composta solo
da rappresentanti dello Stato e infatti venne sostituita in seguito da una commissione mista composta da
componenti del Vaticano e dello Stato. Il problema principale in questo iter venne rilievo era quello
dell'abrogazione o revisione dello strumento concordatario. Gli abrogazionisti ritenevano che si doveva
utilizzare oramai un mezzo differente per apportare la Chiesa lo Stato. I revisionisti ritenevano invece che
tale strumento non avesse apportato numerosi danni e che le res mixtae dovevano essere regolamentate;
inoltre essi ritenevano che l'attivit concordataria era incrementata ed infine che il ritorno al diritto
comune non sarebbe stato possibile in base alle disposizioni costituzionali dell'articolo sette ed otto della
costituzione. Secondo il revisionisti bisognava revisionare il concordato e non tutti patti lateranensi. Ancora
pi conservatrice la posizione del professor jemolo che sancisce che andavano abrogate solo le norme
che contrastavano con la costituzione e bisognava conservare il concordato. In realt abrogare totalmente
lo strumento concordatario, significava rinunciare ad uno strumento importante per relazionare la Chiesa
con gli altri Stati. Il concordato quindi viene riconosciuto come strumento di contrattazione bilaterale con
cui la Chiesa scambiava rapporti,privilegi e favori con gli altri Stati dove le parti si impegnavano ad
ottemperare agli obblighi assunti e tale concordato doveva essere eseguito sia all'interno dell'ordinamento
statuale che all'interno di quello canonico. Alla fine non prevalse n la posizione abrogazionista n quella
conservatrice di jemolo ma tutto ci si tradusse nelle modificazioni stabilite con l'accordo del 18 febbraio
del 1984. In questo accordo le norme concordatarie del trattato rimasero in vigore insieme agli altri patti
lateranensi. Furono stipulate anche intese con confessioni diverse da quella cattolica(si pensi a quelle con
l'unione delle comunit ebraiche italiane, con i buddisti, con i testimoni di Geova, con la Chiesa evangelica
battista e con la Chiesa evangelica luterana). Prima tali confessioni, per non legittimare lo strumento
concordatario e per non rinunciare al diritto comune, tendevano a non stipulare tali intese. Bisogna dire
che la legge sull'esercizio del culto libero numero 1159 del 1929 rimane in vigore solamente per quelle
confessioni che non abbiano stipulato un'intesa con lo Stato oppure non vogliano una tale intesa.
Importanti modificazioni al diritto ecclesiastico verranno con la legge numero 151 del 1975, cio la riforma
del diritto di famiglia, con la legge numero 898 del 1970(legge sul divorzio) ed infine con lo sviluppo della
successiva legislazione del diritto comune.
5. Autonomia didattica e scientifica del diritto ecclesiastico.
Una volta determinata l'autonomia didattica del diritto ecclesiastico rispetto al diritto canonico, avvenuto a
fine ottocento, si pone il problema dell'autonomia scientifica del diritto ecclesiastico, cio se il diritto
ecclesiastico pu fondarsi solo su principi propri e non rapportarsi ad altre discipline giuridiche. Prima di
tutto bisogna affermare il principio secondo cui la scienza giuridica una ed il problema relativo solo ad
una ripartizione delle competenze(cio ci di cui si occupa il diritto ecclesiastico e che non fa parte di altre
discipline giuridiche). Ci si chiede in particolare se al diritto ecclesiastico si applicano i criteri interpretativi
comuni a tutte le discipline giuridiche oppure la specialit delle norme di tale materia comporti che esse
siano poste su un piano particolare. In realt il diritto ecclesiastico non si sviluppato autonomamente ma
frutto del contributo di diverse discipline giuridiche e di conseguenza ad esso si applicano i principi
generali e i criteri interpretativi del diritto comune a tutte le discipline giuridiche. Particolari problemi
possono sorgere quando si tratta di fattispecie tipiche ed esclusive del diritto ecclesiastico che hanno una
caratterizzazione storica oppure si tratta di norme non provenienti dallo Stato ma di derivazione
confessionale a cui bisogna rinviare. In tali casi, non essendo possibile applicare rigidamente i criteri
interpretativi statalistici, si applicano e vengono in rilievo i criteri interpretativi storico-evolutivi.
L'autonomia scientifica deve essere intesa come specialit delle competenze di tale disciplina ma non nel
senso che il diritto ecclesiastico possa fondarsi solo su principi propri senza rapportarsi ad altre discipline
giuridiche. Anche se vero che la scienza giuridica ecclesiastica unica e la ripartizione delle competenze
effettuata solo a fini sistematici, dall'altro lato bisogna dire che solo il confronto con le diverse discipline
giuridiche pu determinare un miglioramento per il diritto ecclesiastico. Inoltre quest'ultima una scienza
statuale laica che va distinta dalle altre scienze sacre o confessionali e di conseguenza necessario che
questa scienza si riferisca all'ambito statuale e non ad altri ambiti. Inoltre bisogna tener conto
dell'evoluzione dottrinale e giurisprudenziale del diritto ecclesiastico e quindi di conseguenza non
possibile prescindere da elementi sociologici, storici e politologici che hanno apportato notevoli contributi a
tale scienza. Si pensi alla riforma del diritto di famiglia, la legge sul divorzio, alla revisione del concordato,
ad interventi della corte costituzionale che provano come sia impossibile che il diritto ecclesiastico si
riferisca solo a presupposti propri senza guardare e rapportarsi ad altre discipline giuridiche. Mentre lo
studioso del diritto ecclesiastico non pu prescindere dal conoscere altre discipline giuridiche, non accade
in caso contrario: infatti la giurisprudenza civile si trova in notevole difficolt quando deve trattare e
affrontare temi come il mutamento religioso di uno dei due coniugi, l'educazione religiosa dei figli, la
legislazione sull'affidamento minorile, eccetera. In definitiva l'autonomia scientifica non garantisce una
migliore qualit del diritto ecclesiastico ma tale qualit migliora solo se ci si rapporta alle altre discipline
giuridiche in modo da formare un ciclo legislativo unico.
6. Il diritto ecclesiastico e le scienze affini.
Il diritto ecclesiastico si distingue da quello canonico, quest'ultimo riguarda l'ordinamento interno della
Chiesa cattolica, anche se il primo stato nel corso degli anni notevolmente influenzato dal secondo poich
il diritto canonico a un'evoluzione legislativa e dottrinale molto pi lunga rispetto al diritto ecclesiastico che
una scienza relativamente recente. L utrumque ius riguardava sa il diritto civile che il diritto canonico e
di conseguenza anche fattispecie del diritto ecclesiastico potevano dedursi non solo dal diritto canonico ma
anche dal diritto civile. I rapporti tra norme di diritto canonico e norme di diritto civile hanno influenzato
non singole fattispecie ma interi settori della scienza giuridica, ponendo problemi metodologici.
necessario quindi esaminare l'evoluzione del diritto canonico per comprendere la nascita e l'evoluzione del
diritto ecclesiastico. Ovviamente il diritto canonico non coincide con quello ecclesiastico ne coincidono le
sue materie affini. Il diritto canonico fa riferimento alla vita giuridica della Chiesa cattolica partendo a
ritroso dal codice di diritto canonico del 1917. Questa storia comprende circa 2000 anni dove si sono
susseguiti testi come le decretali di Gregorio nono, le clementine, il liber extra, il decreto di Graziano,
eccetera; un ambito vastissimo in cui sono ricomprese le norme di diritto ecclesiastico, che dopo la riforma
protestante che aveva sancito la separazione tra diritto canonico e diritto ecclesiastico, sono state intese
come quelle norme relative ai rapporti tra Stati. La relazione sistematica tra Stato e Chiesa pu essere
improntata ad una logica di unione o separatista. Nel primo caso, se prevalgono le posizioni ecclesiastiche,
siamo in uno Stato teocratico; se prevalgono le posizioni dello Stato, siamo in uno stato giurisdizionale. Nel
secondo caso chiesa e stato solo in un rapporto di reciproca esclusione, cio ciascuno opera in un ambito
che separato dall'ambito dell'altro. Tuttavia una separazione assoluta impossibile e di conseguenza le
res mixtae vengono regolate attraverso dei concordati. Tuttavia queste classificazioni non sono idonee a
ricomprendere tutte le relazioni tra podest civile e podest ecclesiastica per la variet situazioni che si
vengono a verificare nella realt. Si pensi ad esempio ai concordati in stati separatisti oppure si pensi al
gallicanesimo francese o al giuseppinismo austriaco, sistemi entrambi giurisdizionalisti, che avevano pi
differenze che ha analogie. Ci si chiede oggi se il sistema di coordinazione attuale sia di unione o di
separazione. Per rispondere a questa domanda bisogna andare oltre le categorie giuridiche e far
riferimento, pi che al rapporto tra Stato e Chiesa, al rapporto tra politica e religione, categorie che mal si
prestano ad essere definite giuridiche e necessarie per comprendere i presupposti o alcuni fenomeni del
diritto ecclesiastico. Pi ampia la storia delle istituzioni religiose: si pensi ancora alla teoria di santi
Romano essenziale nel diritto ecclesiastico per qualificare rapporti tra Stato e Chiesa come rapporti tra
ordinamenti giuridici primari. Di conseguenza i movimenti religiosi, gli ordini religiosi sono fondamentali e
necessari per comprendere l'evoluzione del diritto ecclesiastico e come attraverso essi sia stato influenzato
il diritto comune. Importante anche l'aspetto comparatistico, poich i movimenti religiosi operano a
carattere multinazionale, cio a livello di pi ordinamenti. importante quindi capire attraverso la
comparazione come una realt sia vista in modo diverso.
7. Il diritto ecclesiastico nell'ambito delle scienze giuridiche.
Come abbiamo detto prima, il diritto ecclesiastico subisce le influenze delle altre discipline
dell'ordinamento giuridico. Esso una scienza laica distinta dal diritto canonico e dalle altre scienze sacre o
confessionali. Quasi tutte le riforme legislative attuate hanno influenzato il diritto ecclesiastico, mutandone
il contenuto. Il diritto ecclesiastico si inserisce in un circolo legislativo comune a tutte le discipline
giuridiche, anche se ci sono state resistenze dovute a pressioni ideologiche e al fatto della specialit dello
strumento concordatario e delle intese stipulate con confessioni religiose diverse da quella cattolica.
Affermare che il diritto ecclesiastico non riguarda i problemi generali ma comuni solamente ad un
determinato settore, significa fare un passo indietro tenendo anche conto che lo strumento di
contrattazione bilaterale riconosciuto a livello costituzionale. Bisogna porre il diritto ecclesiastico su un
piano paritetico a tutte le altre discipline giuridiche. Per fare ci sarebbe pi opportuno una legislazione
unilaterale avendo lo Stato come unico punto di riferimento invece di avere una contrattazione bilaterale
che fa venir meno quella visione unitaria di questa disciplina. L'evoluzione legislativa, dottrinale
giurisprudenziale ha influenzato notevolmente il diritto ecclesiastico sia sotto l'aspetto costituzionalistico(si
pensi agli interventi della corte costituzionale in materia matrimoniale o di libert religiosa); sia sotto
l'aspetto del diritto internazionale(si pensi al riconoscimento della capacit o soggettivit giuridica o al
riconoscimento della dinamicit giuridica dei concordati); sia sotto l'aspetto delle strutture amministrative
alle quali sono devolute la gestione degli enti ecclesiastici; sia sotto l'aspetto del diritto canonico e anche
sotto l'aspetto civilistico. Per quanto riguarda quest'ultimo un particolare riferimento va fatto riguarda la
trascrizione, che un vero e proprio momento di collegamento tra diritto civile e diritto canonico. Il diritto
civile viene in rilievo anche in altri casi: si pensi ad esempio all'educazione religiosa dei propri figli o al
mutamento di religione di uno dei due coniugi(diritto di famiglia); si pensi all'applicazione dei principi del
diritto del lavoro per i religiosi che lavorano nelle organizzazioni di tendenza; all'applicazione del diritto
penale per i reati riguardanti il sentimento religioso o i religiosi; all'applicazione del diritto commerciale per
quanto riguarda l'ente ecclesiastico imprenditore. Si vede quindi come l'evoluzione legislativa, dottrinale
giurisprudenziale di diverse discipline giuridiche abbia influito sul contenuto del diritto ecclesiastico che
idoneo non solo a verificare principi generali del diritto ma costituisce un osservatorio privilegiato per
valutare l'evoluzione legislativa, dottrinale e giurisprudenziale della scienza giuridica nel suo complesso.
8. Problemi metodologici.
La differenziazione tra scienze umane e scienze naturali ha comportato come conseguenza un'inopportuna
differenziazione metodologica tra gli aspetti storici e gli aspetti dogmatici, che invece convivono nel diritto
ecclesiastico insieme poich c' un'analogia nel metodo interpretativo. Il diritto ecclesiastico quel settore
della scienza giuridica che meno si rivolge al formalismo o dogmatismo giuridico e pone sullo stesso piano il
dato formalistico giuridico o normativistico e il dato storico politico. Comprendere la metodologia del
diritto ecclesiastico essenziale per capire il suo contenuto e il suo oggetto non solo nella prospettiva
attuale ma anche nella prospettiva futura. Il fatto che il diritto ecclesiastico si riferisca a problemi di
coscienza, si caratterizza per l'immaterialit di alcune questioni, fa riferimento a questioni religiose o
fideistiche determina la particolarit del metodo per tale scienza giuridica in virt dei suoi fini e dei suoi
presupposti. Per quanto riguarda questi ultimi, il riferimento alle scienze sacre e teologiche naturale;
mentre per quanto riguarda i fini, i mezzi per conseguire e tutelare un interesse economico sono
ovviamente diversi dai mezzi per conseguire tutelare un interesse religioso. Si sostenuto spesso che non
esiste una metodologia generale avulsa da contenuti concreti e che bisognava partire dal diritto positivo
come necessaria base di partenza senza la possibilit di porre problemi generali. In realt ci non avviene
per il diritto ecclesiastico. questo perch la posizione di mezzo tra le scienze giuridiche del diritto
ecclesiastico, i suoi presupposti storico politici, i suoi fini religiosi, sui contenuti spirituali rendono centrale il
problema metodologico sia al fine di determinarne il contenuto e l'oggetto sia al fine di determinarne le
diverse metodologie nel suo ambito. Un ventaglio di riferimenti cos ampio non consente l'elaborazione di
un unico metodo. Sarebbe pi comodo riferirsi ad un corpo di norme positive che fanno capo a leggi e
principi ben determinati, come avviene ad esempio nel diritto processuale. Ma ci non possibile nel
diritto ecclesiastico. Ne consegue il continuo riferimento a principi generali elaborati in altre discipline
giuridiche ma difficilmente accade il contrario. Si pensi ad esempio ai civilisti che difficilmente si sono
avvalsi dell'elaborazioni dottrinali degli ecclesiastici al fine di risolvere, ad esempio, problemi relativi al
diritto di famiglia oppure di internazionalisti difficilmente hanno tenuto in considerazione il problema della
dinamica concordataria. La prospettiva quella di elaborare un diritto ecclesiastico europeo ma ci sono
alcuni problemi come il diverso sviluppo legislativo in materia religiosa dei vari paesi europei e la presenza
anche in Europa i paesi musulmani. Di conseguenze pi preferibile attestarsi su posizioni di laica neutralit
che riferirsi alle radici cristiane del vecchio continente.
Capitolo due
profili internazionalistici e pubblicistici
1. Profili internazionalistici. Dinamica giuridica dei concordati.
Levoluzione legislativa del diritto ecclesiastico caratterizzata dal continuo ricorso ai principi di diritto
internazionale per risolvere una serie di questioni pratiche. Nel 1870 con la presa di Porta Pia, con cui viene
estinto lo Stato Pontificio, la Santa sede(organo di governo della Chiesa cattolica) viene a trovarsi senza una
personalit giuridica di diritto internazionale poich era venuto meno un requisito, quello territoriale,
essenziale per la qualificazione dello Stato vaticano come appunto uno stato, dato che solo agli Stati era
riconosciuta in quel tempo la personalit di diritto internazionale. Il problema poteva essere risolto
attraverso il ricorso al principio di effettivit oppure attraverso l'allargamento della personalit di diritto
internazionale ad enti diversi dagli Stati ma la concezione formalistica in quel tempo del diritto
internazionale impediva tutto ci. Si formarono diverse teorie monistiche, dualiste e miste riguardo alla
personalit internazionale della Santa sede. La prima teoria riteneva che la citt del Vaticano fosse uno
Stato fine, cio uno stato oggetto della sovranit di un altro Stato che la Santa sede. Quest'ultima l'unica
ad avere personalit giuridica internazionale secondo questa teoria. Secondo invece la teoria dualistica sia
la Santa sede che la citt del Vaticano avevano personalit giuridica internazionale. Secondo la teoria mista
la Chiesa cattolica aveva una sovranit spirituale illimitata e non aveva bisogno di un confine territoriale. In
definitiva si pu dire che solo la Santa sede, organo di governo della Chiesa cattolica, ha personalit
giuridica internazionale mentre la citt del Vaticano anch'essa rilevante sul piano internazionale anche se
un ente diverso. Mentre il diritto internazionale faceva riferimento indistintamente alla Chiesa cattolica,
alla Santa sede e alla citt del Vaticano, gli ecclesiastici distinguevano queste tre figure. La Chiesa cattolica
era una mera confessione religiosa derivante dall'alveo del cristianesimo. La Santa sede era l'organo di
governo della Chiesa cattolica mentre la citt del Vaticano era un'entit territoriale. Era la Santa sede
l'unica con personalit giuridica internazionale e ad essa sono imputate una serie di attivit internazionali.
La Santa sede ha dei membri permanenti presso l'osservatorio dell'Onu anche se non pu farne parte
poich essa costituisce un micro Stato con di conseguenza particolari peculiarit. Ci che spinse alla
stipulazione nel 1929 dei patti lateranensi fu la soluzione della questione romana nella prima fase volta
all'abbattimento del potere temporale mentre nella seconda volta al ripristino di una parvenza di Stato.
Questo trattato determin la nascita dello Stato della citt del Vaticano. Si tratta di uno Stato enclave, uno
Stato c' circondato completamente da un altro(quello italiano) che si impegna a fornire l'acqua, le
comunicazioni ferroviarie, telegrafiche, telefoniche, postali eccetera; si impegna a garantire collegamenti
terrestri ed aerei; ad impedire nelle zone adiacenti nuove costruzioni. riconosciuta la cittadinanza
vaticana a tutti coloro che hanno una residenza stabile nella citt del Vaticano, ai dignitari della Chiesa, ai
cardinali residenti a Roma, ai funzionari dichiarati indispensabili dalla Santa sede. Si riconosce l'esenzione
dai tributi ed all'espropriazione agli immobili della Santa sede e ad alcuni di questi si riconosce anche il
privilegio di extraterritorialit. Si stabilisce la neutralit della citt del Vaticano e si riconosce la sovranit
del pontefice nella Santa sede. Nel 1954 viene stipulata una convenzione diretta a stabilire l'immunit e la
protezione dei beni culturali appartenenti alla citt del Vaticano. Lo Stato vaticano formato da una serie di
enti a cui sono attribuite diverse funzioni. Il 7 giugno del 1929 viene approvata la legge fondamentale dello
Stato vaticano che si affianca ad altre cinque relative alle fonti del diritto, alla cittadinanza e al soggiorno,
all'ordinamento amministrativo, all'ordinamento commerciale e infine alle leggi di pubblica sicurezza. Il 1
maggio del 1949 viene approvato l'ordinamento giudiziario e il codice di procedura civile. Nel 1967 viene
modificata la legislazione penale e del processo penale. Il 26 novembre del 2000 viene approvata la nuova
legge fondamentale dello Stato vaticano che riconosce al Papa la sovranit e riunisce nelle mani del
pontefice l'esercizio del potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Il potere legislativo esercitato da
pontefice coadiuvato da una commissione che lo aiuta anche nell'esercizio del potere esecutivo. Il
presidente della commissione pu farsi coadiuvare da un segretario generale e da un vice segretario i quali
depositano anche i bilanci. Per quanto riguarda l'esercizio del potere giudiziario questo devoluto dal
pontefice ad appositi organi, anche per quanto riguarda le controversie di lavoro e amministrative. Per
quanto riguarda la riproposizione dello strumento concordatario, bisogna esaminare le questioni di
dinamicit che i concordati comportano. Inizialmente il concordato era visto come un atto che attribuiva
privilegi ed immunit alla Santa sede mentre successivamente viene visto come un atto con cui si regolano
le res mixtae, dove Stato e Santa sede possono non convergere su alcune posizioni e quindi bisogna
rinvenirne i punti in comune. Sono vigenti per i concordati i principi rebus sic stantibus estare pactis e cio i
soggetti che hanno stipulato tale concordato sono tenuti a rispettare gli impegni che sono stati assunti e a
non approvare leggi contrarie a tali impegni. Tali accordi possono essere denunziati senza la necessit di un
nuovo concordato, o possono essere modificati o si pu procedere ad accordi di natura minore senza porre
in discussione l'accordo principale. I concordati fanno riferimento a principi comuni di diritto internazionale
ed per questo che la questione di abrogare o revisionare tali strumenti poco c'entra in questo momento
con la dinamica concordataria. Piuttosto bisogna assicurare una copertura costituzionale a tali concordati in
virt del diretto riferimento fatto ai patti lateranensi dall'articolo sette della costituzione.
2. Profili pubblicistici. L'evoluzione costituzionale.
Il passaggio dalla costituzione flessibile dello statuto Albertino a quella attuale e l'individuazione di norme
che riguardano il fattore religioso sia in forma individuale che in forma associata hanno determinato
un'evoluzione legislativa del diritto ecclesiastico. Tuttavia queste norme costituzionali non ne esauriscono
l'intero contenuto del diritto ecclesiastico ma bisogna partire dalla loro esegesi per capire lo stato attuale
della previsione legislativa a livello costituzionale. Ovviamente tali norme non sono esenti da critiche. Si
pensi all'articolo due della costituzione dove la Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell'uomo sia in
forma individuale che in forma associata. Di conseguenza l'inserimento di tale norma fra quelle che
riguardano il fattore religioso improprio poich nell'articolo due si fa riferimento al singolo per tutelare i
suoi diritti inviolabili(anche in forma associata) e non alle formazioni sociali in generale. Un'altra critica
riguarda l'articolo tre della costituzione laddove esso fa riferimento a tutti cittadini e non estende il
principio d'eguaglianza anche alle persone giuridiche, anche se molta parte della dottrina e della
giurisprudenza sono per questa interpretazione estensiva. Nel caso fosse ammessa tale estensione, ci
sarebbe molto importante per il diritto ecclesiastico poich si riconoscerebbe l'eguaglianza, e non l'eguale
libert come nell'articolo otto comma uno della costituzione, di tutte le confessioni religiose. Resta in piedi
ed fondamentale la norma che esclude il fattore religioso come motivo di discriminazione tra i cittadini.
Un'altra disposizione che contiene una connotazione religiosa l'articolo 52 comma due della costituzione.
esso sancisce che la difesa della patria sacra ed inviolabile, unico articolo ad utilizzare tale aggettivo. Si
ritiene invece sia pleonastica la disposizione dell'articolo sette comma uno della costituzione sui patti
lateranensi. Tale disposizione sancisce che lo Stato e la Chiesa cattolica sono ciascuno nel proprio ordine
sovrani ed indipendenti. Si tratta di una disposizione inutile poich l'indipendenza un connotato della
sovranit ed anche perch il termine ordine si riferisce, non all'ordinamento giuridico, ma ad una diversit
di attribuzione e competenze che appare evidente in due Stati indipendenti. Questa disposizione sembra
essere utile solo per indicare una posizione paritetica tra le due parti. Maggiormente suscettibile di critica
del secondo comma dell'articolo sette in particolare laddove si sancisce che la modifica dei patti
lateranensi, accettata da entrambe le parti, non necessita di un procedimento di revisione costituzionale.
Da questa norma si dedotto che i patti lateranensi non possono essere modificati con un procedimento
unilaterale e di conseguenza essi hanno assunto un rilievo costituzionale notevole perch trattasi di norme
speciali costituzionali superiori, secondo questa interpretazione, alle norme costituzionali stesse.
Ovviamente si tratta di un'interpretazione forzata a cui il costituente all'epoca non voleva si arrivasse.
Successivamente si avuto un'altra interpretazione avallata poi dalla corte costituzionale nel 1971. In base a
questa nuova interpretazione, lo Stato si impegna a costituzionalizzare il principio pattizio, cio si impegna
ad rispettare gli impegni assunti e a non legiferare contrariamente nelle materie di comune interesse.
Ovviamente ci non significa che lo Stato non possa legiferare in maniera diversa rispetto a quanto previsto
nei patti, ma la disposizione si riferisce esclusivamente alla materia concordataria. Ci si chiede se gli articoli
sette ed otto contengano riferimenti in comune tali da equiparare su un piano eguale tutte le confessioni
religiose. Il fatto che le disposizioni riguardanti la Chiesa cattolica e le altre confessioni religiose siano
diverse non di poco rilievo, cos come non di poco rilievo il fatto che lo strumento concordatario sia uno
strumento di diritto internazionale mentre le intese siano un atto di diritto interno. In base all'articolo otto
primo comma della costituzione tutte le confessioni religiose sono egualmente libere dinanzi alla legge,
compresa quella cattolica. Quindi ne dovrebbe conseguire una sostanziale eguaglianza tra le diverse
confessioni. Al secondo comma dello stesso articolo per si sancisce che le confessioni religiose diverse da
quella cattolica si organizzano secondo statuti propri che non contrastino con l'ordinamento giuridico. Ne
consegue che mentre la Chiesa cattolica viene considerato un ordinamento giuridico primario, le altre
confessioni religiose sono considerate ordinamenti giuridici derivati, termine improprio perch una
confessione religiosa non deriva dallo stato ma deriva dalla volont dei suoi componenti e di conseguenza
dovrebbe essere trattata alla stregua di un'associazione di diritto interno a cui l'ordinamento attribuisce
particolari diritti. Tuttavia ancora oggi non c' una sostanziale eguaglianza tra la confessione cattolica e le
altre confessioni religiose sul piano giuridico. A ci va aggiunto il fatto che fino all'accordo del 18 febbraio
del 1984 modificativo del concordato, le altre confessioni religiose non hanno voluto sottoscrivere intese
per non legittimare lo strumento concordatario e perch si sentivano pi libere nel diritto comune. Oggi
con la moltiplicazione della sottoscrizione delle intese va riformato l'articolo otto ,poich si pongono
problemi che prima non sussistevano. Si pensi ad esempio ad una nuova definizione di confessione
religiosa, quale la fonte della legge di esecuzione delle intese, se va abrogata la legge 1159 del 29 sui culti
ammessi, eccetera. L'articolo 19 della costituzione importante poich riconosce la libert di religione che
si manifesta attraverso la sua professione, propaganda e l'esercizio del culto nel pubblico e nel privato.
Tuttavia tale norma non in grado di comprendere tutte le forme di manifestazione religiosa. Un unico
limite dato dalla non contrariet delle forme di manifestazione religiosa al buon costume. Il diritto
affermato dall'articolo 19 un diritto pubblico di natura soggettiva e come tale tutelato da parte dello
Stato. Ma bisogna ricordare che la tutela della libert religiosa avviene soprattutto in forma individuale,
essendo possibile il singolo sia coartato anche dal suo stesso gruppo religioso. Quindi sarebbe utile
rinvenire una nuova definizione del principio di libert religiosa. L'articolo 20 della costituzione sancisce che
il carattere ecclesiastico o il fine religioso o di culto non possono essere causa di limitazioni legislative, ne
causa di imposizioni fiscali per la loro costituzione , attivit o capacit giuridica. Questa norma tende ad
impedire che si realizzi nuovamente una legislazione anche ecclesiastica o al contrario si realizzi una
legislazione favoritiva, quest'ultimo pericolo evitato grazie al riconoscimento degli enti ecclesiastici da parte
del diritto comune.
3. Il regime giuridico delle confessioni religiose diverse dalla cattolica.
La tradizione legislativa in materia di confessioni religiose diverse da quella cattolica era limitata, all'epoca
della legge 1159 del 1929, alla confessione valdese, israelita e ortodossa. A differenza della Spagna, l'Italia
non aveva un registro con un elenco delle confessioni religiose ma quest'ultime si deducevano da una serie
di elementi sanciti dall'articolo otto della costituzione tra cui uno statuto, un'organizzazione interna, dei
rappresentanti esterni con cui rapportarsi e da altri elementi come l'immedesimazione nella tradizione
legislativa e culturale italiana ed una struttura tipica di un ordinamento giuridico derivato che non contrasti
con i valori dell'ordinamento giuridico italiano. sempre lo Stato a determinare se esiste una confessione
religiosa, se ci sono i presupposti di legge per instaurare un rapporto giuridico con tale confessione, se si
tratta di una confessione o di un semplice movimento religioso, eccetera. Tutto ci implica una valutazione
anche dal punto di vista del contenuto ideologico della confessione poich necessario che tali contenuti
non contrastino con i valori dell'ordinamento giuridico italiano. Le confessioni devono vivere in un
ordinamento giuridico che le qualifica e gli riconosce l'attivit normativa, cio i diritti confessionali. Non
tutti gruppi religiosi che hanno i requisiti richiesti dalla legge, sono qualificati come confessioni religiose
dallo Stato e non con tutti i quest'ultimo stipula delle intese. Oggi sarebbe opportuno passare dalla legge
1159 del 1929 ad una nuova legge che guarda ad un panorama religioso in maniera aggiornata ed uniforme,
dato che l'ordinamento italiano ha rifiutato la stipulazione di molteplici imprese. Sarebbe opportuno quindi
passare da una legislazione bilaterale a quella unilaterale. Ovviamente non si pu comprendere le diverse
confessioni religiose se non si parte da un breve excursus sulle confessioni religiose pi importanti in Italia,
cio quelle valdesi, israelite e ortodossa e se non si esamina la legge del 1929 e le 12 intese stipulate con le
confessioni religiose diverse da quella cattolica. La prima intesa di durata nel 1984 con il valdesi. All'articolo
uno la Repubblica riconosce autonomia e indipendenza all ordinamento dei valdesi e si riconosce
all'articolo due la nomina dei ministri di culto, la giurisdizione e l'organizzazione ecclesiastica ed il diritto a
emettere provvedimenti in materia spirituale o disciplinare senza alcuna ingerenza da parte dello Stato. Si
estingue, su richiesta della tavola valdese, dal bilancio dello Stato italiano l'assegno di mantenimento
dovuto a tale ordine. All'articolo quattro si riconosce la tutela penale attraverso la protezione dei diritti e
delle libert fondamentali garantiti dalla costituzione e non la tutela penale specifica del sentimento
religioso. garantito il diritto di servizio militare ai valdesi e le forme di assistenza spirituale. Gli oneri
derivanti dall'assistenza spirituale sono a carico degli organi ecclesiastici competenti, compresa l'assistenza
negli ospedali, nelle case di cura e pensionati e negli istituti penitenziari. Singolare la rinuncia dei valdesi
all'insegnamento di pratiche di culto, catechesi e dottrine religiose nelle scuole pubbliche statali, a meno
che gli studenti, le loro famiglie ne facciano specifica richiesta. concesso il diritto di rinunziare alle lezioni
dell'insegnamento di religione cattolica nella scuola pubblica. Si riconoscono effetti civili ai matrimoni
stipulati dagli organi ecclesiastici valdesi, a condizione che l'atto sia iscritto nel registro dello Stato civile e
previa pubblicazione presso la casa comunale. riconosciuta la personalit giuridica degli enti ecclesiastici
che operano a fini di beneficenza, di culto e di istruzione su richiesta della tavola valdese che rilascia la
delibera sinodale motivata per il riconoscimento e l'erezione dell'ente ecclesiastico in istituto autonomo. Si
riconoscono le lauree e diplomi in teologia, la facolt di rinvio del servizio militare per il valdesi ed un
principio di collaborazione per la valorizzazione e la tutela dei beni culturali. Si consente la deduzione di 2
milioni di lire ai fini Irpef per il contributo volontario all'ordine dei valdesi, ripartendo l'8 * 1000. Un lungo
preambolo precede anche l'intesa con l unione delle chiese avventiste italiane. In tale intesa sono sanciti i
principi della costituzione,convenzione europea diritti umani,dichiarazione universale dei diritti delluomo.
nel preambolo si riconosce il diritto di rinunzia all insegnamento nelle scuole pubbliche statali. si riconosce
il diritto degli avventisti a svolgere,su loro richiesta,il servizio civile in luogo di quello militare. disposizioni
simile a quelle dei valdesi riguardano lassistenza spirituale negli ospedali,penitenziari e case di cura;il
diritto di non avvalersi degli insegnamenti delle altre confessioni religiose;di istituire scuole paritarie. gli
edifici di culto non possono essere espropriati,demoliti e requisiti se non per ragioni gravi e con laccordo
della chiesa avventista. riconosciuto il diritto di festa il sabato nelle scuole e di non sostenere prove di
esame quel giorno. riconosciuta la deduzione di 2 milioni ai fini irpef e la ripartizione dell 8 *1000.si
riconosce il diritto di concedere lauree e diplomi in teologia e cultura biblica da parte dellistituto avventista
di cultura biblica. Di analogo contenuto all'intesa e al preambolo dell'unione delle chiese avventiste,
l'intesa con le assemblee di Dio fatta eccezione per il riconoscimento degli enti aventi fini di culto i cui
statuti devono essere depositati presso il Ministero dell'Interno e che debbono iscriversi agli effetti civili nel
registro delle persone giuridiche entro 12 mesi dall'entrata in vigore della presente legge numero 517 del
1988. Per quanto riguarda l'intesa con l'unione delle comunit ebraiche italiane, viene garantita la libert
sancita nelle disposizioni costituzionali; viene garantita la tutela penale del sentimento religioso; vengono
riconosciute le festivit ebraiche, il diritto alla macellazione, il diritto di giuramento a capo scoperto, il
riposo sabbatico. si riconoscono le forme di assistenza spirituale alle forze armate, negli ospedali, nelle case
di cura e nei penitenziari. Si riconosce il diritto a non avvalersi dell'insegnamento delle altre religioni e il
diritto ad istituire scuole di ogni ordine e grado ed il diritto a concedere lauree e diplomi in cultura ebraica.
Gli edifici di culto ebraici non possono essere requisiti, espropriati e demoliti se non previa accordo con la
comunit ebraica. La forza pubblica non pu fare irruzione in tali edifici a meno che non ricorrano gravi
ragioni e vi sia l'accordo con la comunit ebraica. Si tutela il patrimonio ecclesiastico di tale comunit. Si
determinano le funzioni, la possibilit di costituire nuove comunit ebraiche. Si riconosce la personalit
giuridica agli enti ecclesiastici ebraici che debbono iscriversi nel registro delle persone giuridiche entro due
anni dall'entrata in vigore della legge numero 101 del 1989. c' l equiparazione a fini tributari tra fine
religioso e di culto con il fine di beneficenza o assistenza. Gli ebrei possono dedurre dal loro contributo al
mantenimento e sostentamento dell'unione delle comunit ebraiche fino al 10% del loro reddito e fino ad
un massimo di 7 milioni e mezzo di lire. Quest'accordo stato riveduto 10 anni dopo. Importante anche
l'intesa con la Chiesa evangelica battista e la Chiesa evangelica luterana il 29 marzo e il 20 aprile del 1993. I
battisti hanno come principi cardine: il battesimo dei credenti la loro parit nella responsabilit dinanzi a
Dio; il valore autonomo della Chiesa evangelica; la non ingerenza tra Stato e Chiesa. Altri principi sono
quelli del sostentamento mediante contributi volontari della Chiesa evangelica battista e la non necessit
della tutela penale di questo sentimento religioso. Per il resto l'intesa ricalca la stessa stipulata con la
Chiesa evangelica luterana.
4. La laicit dello Stato.
Il problema della qualificazione religiosa dello Stato ha notevole rilevanza poich dalla scelta della opzione
religiosa dipendono una serie di conseguenze legislative. La nostra costituzione, pur non facendo espresso
riferimento al principio di laicit, pu ritenersi una costituzione laica, laicit sancita dalla sentenza della
corte costituzionale numero 203 del 1989. Ci anche in virt del fatto che l'articolo uno dello statuto
Albertino, che riconosceva la religione cattolica apostolica romana come unica religione di Stato, stato
abrogato ed inoltre l'articolo uno del protocollo aggiuntivo al concordato modificato nell'accordo del 1984
non ha ribadito tale preminenza della religione cattolica. A questo punto il problema della laicit
sembrerebbe risolto sia livello giurisprudenziale, sia a livello legislativo che a livello di coscienza comune.
Ma i continui attacchi alla laicit dello Stato ci fanno pensare che non cos. Ci si chiede perch il principio
della laicit non oggi ancora totalmente affermato. Innanzitutto bisogna dire che il principio di laicit
deriva dall'illuminismo che combatteva all'antico regime il quale affidava alla Chiesa un ruolo rilevante dal
punto di vista politico perch la Chiesa era funzionale alla legittimazione dell'antico regime che si fondava
sul diritto divino. Ovviamente stiamo parlando dello stato assoluto. Il principio di laicit si affermato nello
Stato hegeliano dove tutti i consociati dello Stato dovevano essere rappresentati e lo Stato stesso non
poteva rappresentare solo una parte di loro per motivi religiosi. Lo Stato laico per eccellenza lo Stato
liberale, caratterizzato da una legislazione anticlericale e di stampo unilaterale. Lo Stato laico rifiuta lo
strumento concordatario e la differenziazione di tutela delle diverse confessioni religiose. questo un altro
motivo per cui il nostro Stato non ancora totalmente laico che pu essere garantito solo se lo Stato si
pone su una posizione di imparzialit. Si pensi ad esempio al fatto che l'autorit ecclesiastiche cattoliche
sono considerate autorit di Stato e della Chiesa cattolica, il fatto che parroci siano considerati nel
matrimonio canonico ufficiali di stato civile, il fatto che lo strumento concordatario stato riconfermato, il
fatto che ci siano nei tribunali e nelle scuole segni religiosi riconducibili alla Chiesa cattolica, eccetera. Il
principio di laicit quindi un principio di tipo convenzionale e utile ma ancora non totalmente affermato. Il
diritto ecclesiastico, scienza laica, deve trarre la sua massima forza espansiva proprio dal principio di laicit,
in modo che una confessione religiosa non possa prevalere sulle altre.
5. Fattore religioso e tutela degli interessi religiosi dei cittadini.
Vi un ambito dei rapporti in cui lo Stato tutela l'interesse religioso dei suoi consociati e tale ambito
riguarda non solo i singoli ma anche le organizzazioni di tendenza, in particolare enti di beneficenza e
assistenza dove i singoli fanno valere le loro istanze religiose che necessitano di una tutela. Bisogna
chiedersi che cosa si intende per interesse religioso, cio se si riferisca ad un semplice interesse oppure ad
un diritto soggettivo oppure ad un diritto potestativo, cio un diritto che incide sulla potest altrui. Il diritto
serve non solo a tutelare gli interessi ma anche a dirimere i conflitti tra gli stessi stabilendo il limite di un
interesse rispetto all'altro e la loro strumentalit rispetto all'interesse superiore della comunit statale. Per
fare questo lo Stato deve riferirsi ai principi generali costituzionali, tra cui quelli riguardanti il fattore
religioso che non univoco ma va contemperato con gli altri principi. Gli interessi vanno tutelati nell'ambito
della libert religiosa e non in contrasto con questa. L'aggettivo religioso, unito al sostantivo interesse,
delinea dati metafisici e metagiuridici che a volte esulano dal campo giuridico. Di conseguenza lo Stato pu
tutelare una parte degli interessi religiosi, cio quelli che si rapportano alla vita degli altri, ma non tutti gli
interessi. Tali interessi sono tutelati sul piano individuale e sul piano degli interessi diffusi, cio di interessi
appartenenti ad una determinata pluralit di soggetti pi o meno determinata. Ad esempio viene tutelato il
diritto a costituirsi parte civile del singolo fedele che contesta la rimozione da parte di un vescovo di un
parroco senza alcuna motivazione dalla sua chiesa. Accanto agli interessi dei singoli fedeli quindi sono
tutelati anche interessi del gruppo confessionale anche perch non detto che tali interessi coincidano, ad
esempio pu verificarsi che il soggetto sia discriminato all'interno del suo gruppo confessionale. La funzione
del diritto ecclesiastico quindi riguarda tutto il fattore religioso. La religiosit concerne anche i rapporti
interpersonali. Essa una concezione non immanente della vita.
6. La libert religiosa.
La libert religiosa viene intesa da JELLINEK E KELSEN come un diritto soggettivo pubblico che lo Stato deve
tutelare e garantire ed tale diritto limitato dalle libert altrui. La libert giuridica, secondo JELLINEK, si
manifesta attraverso la volont di essere d'accordo o meno con una norma etica senza subirne le
conseguenze giuridiche. La libert giuridica senza vincoli. La tutela dei diritti di libert non unitaria,
altrimenti il diritto soggettivo verrebbe ad identificarsi con tutto ci che lecito. Mentre il diritto di libert
qualcosa in pi di un comportamento lecito, precisamente il potere di protezione di un interesse.
Tuttavia tale diritto di libert trova un limite nelle libert altrui, cio viene contemperato con la libert
altrui e di conseguenza non un diritto assoluto ma relativo. Queste considerazioni inducono a ritenere la
libert religiosa in valore etico politico, storico, religioso e relativo. Anche che kelsen riteneva che la libert
non fosse un concetto giuridico. Quindi, in definitiva, la libert religiosa costituisce un diritto autonomo e
non unitario, relativo e non assoluto, pubblico ma anche privato, positivo e non negativo. Tuttavia tale
concezione non teneva conto delle manifestazioni religiose interne, cio ignorava la libert religiosa intesa
come valore, come principio. Quindi successivamente la libert religiosa stata ritenuta come un diritto
autonomo e non unitario, poich la libert una sola ma sono autonomi i singoli diritti; un diritto positivo
e non negativo, cio lo Stato non si astiene solo da interventi nella sfera religiosa del soggetto ma provvede
ad attuare positivamente quella libert religiosa; la libert religiosa un diritto relativo e non assoluto
perch va contemperato con le altre libert ed infine un diritto non per forza pubblico ma pu essere
anche privato poich la tutela del bene stesso non avviene per forza da parte dello Stato ma pu avvenire
anche da parte di altri consociati e il bene stesso da tutelare pu essere un bene non pubblico. Ci si chiede
oggi se questo diritto di libert religiosa stato attuato. Oggi ci sono differenti previsioni normative in capo
alle singole legislazioni. Le differenti previsioni normative hanno portato ad un mutamento dell'oggetto
della libert religiosa. Si lega la libert religiosa al principio di doverosit e legge morale e se ne sottolinea la
dimensione privata, attribuendo alcune facolt allindividuo che sono riconosciute dalla costituzione. Si
fatto riferimento ai contributi derivanti dalle diverse confessioni religiose, alla tutela della libert religiosa
non nei singoli paesi ma per macro aree del mondo e si cercato di capire in quale direzione va la libert.
Ad esempio questione pi di libert religiosa e di laicit quella attinente all'uso del velo nei paesi non
islamici oppure alla presenza di simboli come crocifissi nelle aule scolastiche pubbliche e nei tribunali. Il
progetto di legge della libert religiosa, giacente da ben 11 anni in Parlamento, non porterebbe ad alcun
contributo ad una diversa configurazione della libert religiosa.
Capitolo tre
Le fonti del diritto ecclesiastico
1. Principi generali.
Per esaminare le fonti del diritto ecclesiastico, bisogna necessariamente far riferimento allo sviluppo
legislativo unilaterale, bilaterale e concordatario ed alle disposizioni costituzionali gi precedentemente
richiamate. Il richiamo alle fonti si ha nellarticolo uno delle disposizioni generali sulle preleggi del codice
civile. Secondo D AVACK e secondo noi, da condividere l'opinione secondo cui le norme di diritto
ecclesiastico seguono la stessa sorte delle altre norme di legge dell'ordinamento giuridico italiano e da
condividere anche l'assunto secondo cui lo Stato costituisce esclusivamente l'unica fonte materiale di
tutti poteri, compreso quello legislativo. Con quest'ultimo assunto si evitata una polemica riguardante la
vigenza delle norme preconcordatarie. Infatti si ritenuto che tali norme del diritto ecclesiastico stipulate
prima del concordato del 29 rimangano vigenti dopo l'entrata in vigore del concordato stesso a meno che
non siano state esplicitamente o implicitamente abrogate, oppure contengano disposizioni contrastanti con
il concordato stesso oppure regolano una materia gi interamente regolata ex novo dai patti lateranensi o
dal concordato. Altrimenti le norme preconcordatarie di diritto ecclesiastico continuano ad essere vigenti
ancora oggi. In questo modo si separa il diritto ecclesiastico dal diritto concordatario, quest'ultimo
essenzialmente bilaterale, e non si mortifica la legislazione unilaterale dello Stato. da condividere
l'opinione di DAVACK secondo cui le disposizioni sulle fonti contenute nelle preleggi del codice civile mal si
adeguano ad una costituzione rigida e sarebbe meglio ricomprendere le fonti nell'ambito costituzionale. Se
gli ecclesiastici distinguono tra fonti unilaterali, sia confessionali che pattizie, e fonti bilaterali, bisogna
distinguere le fonti anche in base alle loro gerarchie e competenze. Le gerarchie possono essere: strutturali,
se un potere normativo trae la propria fonte da un altro; formali, se le relazioni istitutive tra le fonti sono
stabilite dalle fonti stesse; logiche, se non sono istituite dal diritto ma si basano sulla struttura del
linguaggio delle fonti; ed infine assiologiche, se le relazioni tra le fonti si basano su valutazioni
interpretative. Le gerarchie delle fonti logiche e assiologiche non comportano per uno stravolgimento dei
principi su cui si basa il nostro ordinamento giuridico. In particolare si conferma che le fonti sono
gerarchicamente ordinate, cio le leggi prevalgono sui regolamenti e le leggi e i regolamenti prevalgono
sugli usi. Che solo lo Stato ad attribuire rilevanza alle fonti esterne tramite il rinvio materiale o formale o
mediante l'esecuzione di impegni assunti sul piano del diritto esterno. Infine si conferma che solo lo Stato
ad attribuire agli atti o fatti aventi forza di legge il grado gerarchico nelle fonti. Non si stravolgono principi
come quello secondo cui il nostro ordinamento non un ordinamento consuetudinario o giurisprudenziale.
La rilevanza delle fonti esterne possibile solo se vengono rispettate queste tre condizioni o meglio criteri
di collegamento:1. Le norme non devono contenere principi contrari all'ordinamento giuridico italiano;2. Le
norme devono avere contenuto specifico;3. L'ordinamento statale non abbia gi previsto specifiche
disposizioni in materia. i criteri di collegamento sono del tutto pacifici nel diritto internazionale, dove vige il
principio di affettivit, c' il principio di collegamento tra la norma e la realt. Ci ovviamente non significa
che quando una norma non viene ottemperata, perch magari non aderente alla realt oppure perch
contrasta con disposizioni nuove, ci non vuol dire che la norma sia stata abrogata ma un suggerimento al
legislatore affinch provveda ad una sua modifica. Nell'ambito del diritto interno, il principio di effettivit
ha una minore rilevanza. Questo perch le norme sulle fonti sono soggette alla disciplina da esse stabilita e
quindi la gerarchia meramente strumentale. Per quanto riguarda le sentenze di accoglimento della corte
costituzionale, bisogna dire che queste sono semplicemente sentenze che indicano che una determinata
norma non va applicata perch incompatibile con le altre norme dell'ordinamento. Quindi alla corte
costituzionale si attribuisce una funzione solamente negativa mentre una parte della dottrina attribuisce
alle sentenze di accoglimento della corte una funzione positiva, cio una vera e propria funzione di fonte
del diritto con efficacia erga omnes capace di introdurre nuove norme dell'ordinamento giuridico. In realt
sappiamo che non cos poich al massimo le sentenze della corte possono essere chiarificatrici di come
interpretare una norma ma non possono introdurre nuove norme nell'ordinamento giuridico. Questo
perch la funzione legislativa ed esecutiva un compito rimesso esclusivamente al Parlamento e al governo
e non alla corte costituzionale. A maggior ragione lo stesso discorso vale per le sentenze di rigetto o di
inammissibilit perch non introducono nessuna modifica ad una legge. La dottrina dovrebbe rifarsi ai
principi e alle leggi generali dell'ordinamento assumendo una funzione di controllo e non seguire
semplicemente l'andamento giurisprudenziale, altrimenti abdicherebbe al suo compito. Le sentenze della
corte costituiscono il frutto di una politica giurisprudenziale fondata sulla regola dello stare decisis ma non
costituiscono fonti del diritto in senso tecnico. Se cos fosse, bisognerebbe rivoluzionare l'opinione
tradizionale secondo cui la giurisprudenza ha solo una funzione negativa dal punto di vista delle fonti del
diritto. La regola dello stare decisis, c' la regola del precedente vincolante, vale solo negli ordinamenti di
Common law mentre negli ordinamenti di civil law, come quello italiano, tutt'al pi una sentenza pu avere
efficacia persuasiva.
2. Le fonti del diritto interno.
Le fonti del diritto ecclesiastico interno sono le leggi costituzionali, le norme costituzionali riguardanti il
fattore religioso, le leggi ordinarie, regolamenti e gli usi. La legge numero 810 del 1929 riguardante patti
lateranensi stata ritenuta una legge ordinaria che pu essere modificata da una legge ordinaria successiva
solo se c' accordo tra essere stato e pu essere modificata in via unilaterale solo se si attua il
procedimento di revisione costituzionale previsto dall'articolo 138 della costituzione. Questa
interpretazione stata ritenuta conforme alla sentenza numero 30 del 1971 della corte costituzionale
secondo cui le norme concordatarie dei patti lateranensi possono essere sottoposte al giudizio di
compatibilit costituzionale con i principi supremi. L'articolo sette della costituzione non riguarderebbe solo
il concordato ma tutto regime pattizio tra Stato e Chiesa. Tale articolo impone un obbligo negativo, cio
quello di non emanare norme contrarie ai patti lateranensi, un obbligo positivo c' quello di eseguire tali
patti. Quando la corte costituzionale con la sentenza numero 30 del 1971 ha sancito che le norme
concordatarie sono leggi rinforzate, cio leggi che non possono essere abrogate o modificate da leggi
ordinarie ma che sono sottoposte a giudizio di costituzionalit in caso di contrasto con i principi
fondamentali della costituzione, la dottrina si posto il problema di stabilire quali sono questi principi.
Ovviamente tra quelli fondamentali ricordiamo il principio di eguaglianza, di tutela giurisdizionale, di ordine
pubblico ma anche i diritti fondamentali e i diritti di libert. L'articolo sette della costituzione ci dice che
non possibile emanare una legge ordinaria contraria ai patti lateranensi senza l'accordo con la chiesa. Tale
articolo copre sostanzialmente il principio di bilateralit su cui si fonda il sistema pattizio. anche l'articolo
otto comma tre della costituzione sancisce che la legge del Parlamento stipulata sulla base di intese una
legge rinforzata. Tuttavia si sono posti alcuni problemi relativi al dubbio sul fatto che lo Stato risultasse
vincolato all'impegno pattizio senza poter modificare la legislazione ecclesiastica e ulteriori dubbi sono
scaturiti dal fatto che le intese sono emanate con decreto del presidente della Repubblica, contribuendo a
confondere il sistema delle fonti del diritto ecclesiastico. Le intese costituiscono accordi di secondo grado,
al pari delle norme concordatarie, cio accordi self-executing. Ci a riprova dell'inadeguatezza oggi delle
norme concordatarie.
3. Le fonti di diritto esterno.
L'adesione dell'Italia alla comunit europea economica ha comportato una diversa relazione tra le fonti di
diritto interno e le fonti di diritto esterno. Tutto questo attraverso l'esaltazione del ruolo della
giurisprudenza e il trascurare il ruolo della dottrina. Alla domanda se i regolamenti comunitari sono
prevalenti rispetto alle norme costituzionali, la corte costituzionale ha sancito che l'adesione alla comunit
europea non comporta la prevalenza totale delle norme comunitarie che devono rispettare diritti
fondamentali e principi fondamentali della carta costituzionale, rispetto ai quali la legge di esecuzione del
trattato sottoposta a sindacabilit costituzionale. A questo punto chi sostiene che lo Stato sia l'unica fonte
dovrebbe conciliare la sua posizione con chi sostiene, come la corte di giustizia europea, un pluralismo delle
fonti. Tale corte di giustizia europea ha sancito che le norme comunitarie sono prevalenti rispetto alle
norme di diritto interno, comprese quelle costituzionali; l'obbligo del giudice di disapplicare le norme
interne in contrasto con la normativa comunitaria. La corte di giustizia europea ha dimenticato che la
sovranit spetta al popolo e non alla comunit europea; ha dimenticato che ci sono alcuni principi
fondamentali della costituzione intangibili e immodificabili; che l'atto comunitario non pu fungere da
parametro ne pu sostituire una legge interna; che le fonti di diritto sono disciplinate da parte dello Stato.
Ne deriva la conseguenza che le norme comunitarie hanno efficacia nello Stato se compatibili con i diritti
fondamentali, i diritti di libert, i diritti inviolabili dell'uomo e i principi fondamentali delle carte
costituzionali di ciascun ordinamento. Chi sostiene il pluralismo delle fonti vuole codeterminazione di
quest'ultime e di conseguenza una attenuazione del principio di attribuzione esclusiva allo stato delle fonti.
Ovviamente tale codeterminazione non deriva dall'articolo sette comma uno della costituzione che sancisce
l'autolimitazione della sovranit dello Stato. In realt non viene limitata alcuna sovranit dello Stato ma si
afferma semplicemente che Chiesa e Stato sono due ordini indipendenti e sovrani. N tanto meno la laicit
dello Stato si sostanzia nellautolimitazione di sovranit. Infatti uno Stato laico perch non influenzato
dalle confessioni religiose e si mantiene in una posizione di asetticit e imparzialit. da condividere
l'opinione secondo cui l'autonomia confessionale garantita dalla costituzione e il riconoscimento
dell'autonomia spetta non solo alla Chiesa cattolica ma ci non significa che le norme che fanno riferimento
a tale autonomia o che costituiscono manifestazione di tale autonomia non sono sottoposte alle leggi
ordinarie. Gli ordinamenti confessionali sono ordinamenti giuridici derivati perch sono interni allo stato e
sono esterni a quest'ultimo solo nei rapporti tra Stati. Tuttavia ci sono anche ordinamenti confessionali,
come quello della Chiesa cattolica, che non sono derivati ma originari perch indipendenti e sovrani e
proprio per questo non c' in questo caso una codeterminazione delle fonti. Se vogliamo ragionare dal
punto di vista realistico, l'ampliamento delle fonti non pu derivare da interpretazioni giurisprudenziali o da
forzature esterne ma si pu procedere a tale ampliamento solo attraverso la via legislativa, ci vale
soprattutto nell'ambito del diritto ecclesiastico. L'articolo 117 della costituzione, dopo la riforma del titolo
quinto della costituzione, sancisce la legislazione esclusiva dello Stato nei rapporti tra esso e le confessioni
religiose. Le regioni hanno potest legislativa esclusiva o concorrente in determinate questioni
ecclesiastiche, come ad esempio la valorizzazione e l'istituzione di beni culturali e ambientali. Bisogna dire
che le leggi regionali garantiscono la rimozione di ogni ostacolo alla parit tra uomo e donna nella vita
sociale, culturale economica.
4. Sistematica delle fonti. Possibili prospettive
La dottrina costituzionalistica sembra aver fatto venir meno il principio di tassativit delle fonti costruito su
un sistema lineare basato sulla fonte legislativa. La negazione di un'unica fonte legislativa e l'introduzione di
nuove fonti diverse dalla legge ordinaria, come ad esempio le leggi di delegificazione, ha comportato una
risistemazione dell'ordine delle fonti che deve riferirsi non pi alla legge ma all'atto normativo nella sua
molteplicit di forme procedurali in cui pu esplicarsi. Viene messa In crisi quindi l'idea del Crisafulli
secondo cui la gerarchia delle norme dipende dalla gerarchia delle fonti cos come stabilita
dall'ordinamento, con la conseguenza che nessuna legge pu modificarne un'altra e questa idea
determinava un venir meno dell'efficacia generale o forza tipica della fonte legislativa. Ne una prova
l'approvazione delle leggi di esecuzione delle intese con confessioni religiose a cattoliche che hanno una
qualificazione diversa dalla legge ordinaria. Infatti nei rapporti tra legge sui culti ammessi e intese, il criterio
gerarchico non ha impedito l'applicazione del criterio cronologico. Si afferma l'idea secondo cui la gerarchia
delle fonti foggiata dalla gerarchia dei significati normativi. Quindi ne scaturisce la conseguenza,
preceduta da una serie di premesse quali la non vincolativit delle intese dell'articolo otto della
costituzione, il rispetto del principio pacta sunt servanda, la mancanza di una soggettivit internazionale
delle confessioni a cattoliche, che le intese servono ad attuare la libert religiosa. Esaminando l'accordo del
1984 sul concordato, bisogna dire che questo un accordo internazionale in forma semplificata e non un
accordo interno che richiama a moduli convenzionali dell'attivit amministrativa. Si tratta di un accordo di
secondo grado, perch proveniente da due fonti distinte, perch d luogo a due atti distinti anche se
collegati tra di loro e perch corrisponde a due distinte volont dello Stato. Si tratta di un accordo
internazionale in forma semplificata dove le parti hanno rinviato a future intese o accordi volontariamente
per inserire o completare quelle clausole non ha avuto esecutive dello stesso accordo. Quindi si tratta di un
accordo in forma semplificata(perch non richiede una ratifica) e di secondo grado poich l'obbligo
giuridico di rispettare l'accordo non deriva dall'incontro della volont delle due parti ma dall'obbligo
stipulato precedentemente con l'accordo.
Parte speciale
I soggetti
capitolo uno
le persone fisiche
1. Soggettivit, personalit e capacit.
Il concetto di soggettivit, centro di imputazione di diritti e doveri a cui si ricollegano effetti giuridici, deriva
da un evento fenomenologico che la nascita da cui deriva la capacit giuridica, cio l'attitudine ad essere
titolari di diritti e doveri giuridici. La soggettivit non coincide con la personalit giuridica che attribuita
non solo alle persone fisiche ma anche alle persone giuridiche. La personalit giuridica individua l'ambito o
la sfera entro la quale si muove la capacit giuridica. Bisogna dire che diritti individuali non sono subito stati
riconosciuti dagli ordinamenti come diritti naturali ma c' voluto molto tempo e una dura lotta tra
l'individuo e le autorit. I soggetti si rapportano non solo con altre persone ma anche con gli ordinamenti e
non sempre detto che l'ordinamento tutela i diritti individuali del soggetto ma talvolta quest'ultimo si
deve difendere dagli attacchi dell'ordinamento stesso. Ci provato dalle molteplici definizioni di diritto
soggettivo nelle diverse epoche storiche. Nel diritto ecclesiastico la distinzione tra ecclesiastici, cui
attribuita la pienezza dei diritti, e fedeli laici posti su un piano minore, ha comportato un ulteriore
complicazione del problema. Eccetto chi ha la residenza vaticana(Papa, cardinali residenti in Roma e altre
poche eccezioni), gli ecclesiastici che risiedono nel territorio italiano hanno la cittadinanza italiana e sono
soggetti alle leggi e all'ordinamento dello Stato italiano. Lo status di ecclesiastico uno status particolare
ma non privilegiato che attribuito dall'ordinamento confessionale e recepito dall'ordinamento statale
italiano. L'ecclesiastico quindi sottoposto ad entrambi gli ordinamenti: l'uno coattivo e l'altro volontario.
Comunque sia il fedele laico che l'ecclesiastico non possono vedersi degradare i loro diritti soggettivi. In
questo capitolo facciamo riferimento ai diritti della persona. Tali diritti sono imprescrittibili, inalienabili,
assoluti, intrasmissibili e irrinunciabili e sono garantiti dalla costituzione, la quale si fa carico anche di
promuovere lo sviluppo di tali diritti della persona. A questi diritti si accompagnano i doveri della persona,
come ad esempio il dovere di prestazione patrimoniale o di difendere la patria. Sarebbe necessario che
tutte queste garanzie fossero attuate non solo sul piano formale ma anche sul piano pratico.
2. La condizione giuridica degli ecclesiastici.
L'appartenenza ad una confessione religiosa non irrilevante per l'ordinamento italiano, poich
quest'ultimo deve conoscere l'opzione religiosa dei propri cittadini fedeli che coattivamente appartengono
all'ordinamento statale e volontariamente all'ordinamento confessionale. Ad esempio per la Chiesa
cattolica, il popolo di Dio costituito dai battezzati. Tuttavia sempre l'ordinamento ad attribuire la
personalit e ci riconosciuto anche dal diritto canonico secondo cui, nel momento del battesimo, il
battezzato fa parte della societ ecclesiastica ma non riceve una nuova personalit ma bens la completa.
Infatti il diritto canonico riconosce diritti e doveri anche ai cosiddetti infedeli. Con l'accordo del 1984, a
differenza del concordato del 29, non si sancita l'esclusione degli ecclesiastici dagli uffici di giurato, non si
sancito l'obbligo di comunicare allo stato la nomina dei vescovi e non si sancito il divieto di
appartenenza a partiti politici. L'unica norma che riguarda la condizione giuridica degli ecclesiastici
nellaccordo del 1984 riguarda l'articolo quattro. Tale articolo sancisce la facolt degli ecclesiastici di essere
esonerati dal servizio militare e richiedere l'assegnazione al servizio civile. Inoltre sancita la possibilit di
non comunicare ai magistrati informazioni di reato acquisite mediante l'esercizio del proprio ufficio o
professione. Si tratta in questo caso di facolt e non di obblighi come previsto dal concordato del 29. Inoltre
si d la possibilit agli studenti di teologia e ai novizi degli istituti di vita consacrata di usufruire dei rinvii del
servizio militare cui usufruiscono gli studenti universitari italiani. prevista la possibilit, che in caso di
mobilitazione generale, gli ecclesiastici possano, nel caso in cui non siano assegnati alle cure d'anime,
esercitare il loro ministero religioso nelle truppe o nel servizio sanitario. Non sancito nell'accordo
dell'ottantaquattro lesenzione degli ecclesiastici dagli uffici di giudice popolare. Gli ecclesiastici, negli
edifici di culto, possono effettuare collette al loro interno. Nel caso di calamit pubbliche, di malattie
contagiose, i ministri di culto possono ricevere testamento in presenza almeno di due persone con l'et di
16 anni. L'illecito religioso commesso da un religioso con il consenso dei suoi superiori comporta che anche
i superiori stessi e l'ente committente rispondano di tale illecito. I ministri di culto possono essere soggetti
attivi o passivi di un reato. L'aver commesso il fatto con abuso di potere o la violazione del proprio dovere
d'ufficio costituisce un'aggravante e la pena aumentata di un terzo. Cos come costituisce un'aggravante
d'aver commesso il reato contro un ministro di culto o contro un culto ammesso nello stato. L'articolo 406
del codice penale, poi dichiarato incostituzionale, diminuiva la pena nel caso di commissione dei reati di
vilipendio al culto religioso nei confronti di persone o cose o del reato di turbamento delle funzioni religiose
durante un culto(articoli 403,404 e 405 c.p.) se il culto era ammesso nello stato. abolito sostanzialmente
l'articolo 402 che prevedeva il reato di vilipendio contro la religione di Stato( abolito perch non c' +1
religione di Stato), l'articolo 403 e 404 del codice penale prevedono che il reato di vilipendio possa essere
commesso contro persone fisiche o mediante danneggiamento di cose. L'articolo 404 primo comma del
codice penale stato abrogato nella parte in cui prevedeva la reclusione da uno a tre anni e non la
diminuzione della pena prevista dall'articolo 403 al primo al secondo comma per la disparit di trattamento
tra confessione cattolica e le altre confessioni. La legge numero ottantacinque del 2006 ha abrogato
l'articolo 406 del codice penale e ha modificato l'articolo 403 e 404 del codice penale che riguardano i reati
di vilipendio contro le persone fisiche o mediante danneggiamento di cose. L'articolo 405 del codice
sancisce il reato di turbamento delle funzioni religiose che si concretizza mediante il disturbo durante
pratiche religiose o cerimonie che si compiono con l'assistenza di un ministro di culto in un luogo destinato
al culto o in un luogo pubblico o privato. Per quanto riguarda l'articolo due del protocollo modificativo
dell'accordo del 1984 sancisce della Repubblica italiana comunica alle autorit ecclesiastiche competenti
per territorio i procedimenti penali iniziati nei confronti di persone ecclesiastiche. Per quanto riguarda i
delitti contro la piet dei defunti, punita con la reclusione da uno a cinque anni la violazione del Santo
sepolcro. punita con la reclusione da sei mesi a tre anni il vilipendio di tombe o cose di culto destinate ai
defunti. Il turbamento di un servizio funebre o funerale punito con la reclusione fino ad un anno. La
distruzione, l'uso illegittimo, l'occultamento di cadavere punito in vari modi. La bestemmia punita con
una contravvenzione dall'articolo 724 del codice penale ed intesa come un'offesa ai simboli, alle divinit e
alle persone venerate di quel culto religioso. Importanti sono anche le disposizioni del trattato lateranense.
Tra queste ricordiamo l'articolo otto che, in base all'articolo uno del trattato che considera il pontefice
persona sacra ed inviolabile, sancisce che l'attentato o la provocazione a commetterlo contro il pontefice
punito con le stesse pene previste per l'attentato o la provocazione a commetterlo contro il presidente
della Repubblica. lo stesso vale per le offese e le ingiurie. Articolo 22 del trattato prevede che lo Stato
italiano provveda alla punizione di quei delitti commessi nella citt del Vaticano, meno che il soggetto
imputato non dichiari di voler rifugiarsi nello Stato italiano e quindi sar sottoposto inevitabilmente alle
leggi italiane. Tale articolo prevede anche che la Santa sede consegna allo Stato italiano coloro che hanno
commesso delitti che violano le leggi di entrambi gli Stati o abbiano commesso delitti nel territorio italiano
o negli immobili immuni da violazioni, a meno che i preposti agli immobili non dichiarino di ammettere gli
agenti italiani per l'arresto dell'imputato. Importante anche l'articolo nove che sancisce la sottoposizione
alla sovranit della Santa sede di tutti i residenti nella citt del Vaticano. L'articolo 23 del trattato
lateranense sancisce invece i provvedimenti dell'autorit ecclesiastica concernenti gli ecclesiastici o i
religiosi o riguardanti materie spirituali o disciplinari obbligano il giudice civile a dare efficacia a tali
provvedimenti. Il giudice civile non dichiarare il difetto di giurisdizione, poich ci sarebbe in contrasto con
l'articolo 24 della costituzione. L'ecclesiastico potr rivolgersi al giudice civile solo se stata violata una
norma procedimentale o se stato violato un suo diritto di libert fondamentale.
3. L'assistenza spirituale.
Gli ecclesiastici devono garantire l'assistenza spirituale ai loro fedeli, tra cui le forze armate, i detenuti e
coloro che sono in strutture ospedaliere. Il concordato del 29 garantiva all'assistenza spirituale solo alle
forze armate e non anche ai detenuti negli istituti penitenziari e nelle strutture sanitarie. Ci avvenuto
con larticolo 11 dell'accordo modificativo del concordato nel 1984 con il quale si sancita l'estensione,
oltre alle forze armate, anche alle categorie sopra indicate. La nuova norma, articolo 11, coniuga l'esercizio
della libert religiosa all'assistenza spirituale e tale assistenza garantita dagli ecclesiastici nominati dall
autorit civile su designazione dell'autorit ecclesiastica secondo le modalit e l'organico previsto. Con il
decreto legislativo 1022 del 1915 si sono istituiti i cappellani militari in numero non determinato ai quali era
preposto un vescovo; con la legge numero 417 del 1926 si sancito il ruolo stabile dei cappellani militari;
con la legge numero 77 del 1936 stato istituito il servizio nazionale di assistenza spirituale; con la legge
numero 522 del 1961 stato sancito che i cappellani militari dipendono da autorit civili e ecclesiastiche. La
nomina dei sacerdoti a cappellani militari presuppone il godimento dei diritti civili e politici, instaurando
con lo stato un vero e proprio rapporto di pubblico impiego. Per quanto riguarda l'assistenza spirituale negli
istituti penitenziari, il regio decreto numero 260 del 1891 sanciva che la religione era tutto di recupero e di
conseguenza si arriv al punto di negare la libert religiosa, cio coloro che non volevano seguire il culto
non potevano farlo. Ci per quanto riguarda i cattolici mentre per coloro che appartenevano a confessioni a
cattoliche erano pi liberi di non seguire il loro culto. Successivamente con la legge numero 354 del 1975,
sono venute meno tutte le disposizioni pi impositive e viene sancita la totale libert religiosa. Solo che
mentre per i cattolici vi era un servizio regolare e stabile per esercitare il loro culto, per coloro che
professavano le religioni non cattoliche l'esercizio del culto era garantito su richiesta e l'autorit doveva
provvedere a chiamare i ministri di culto di quella religione. Per quanto riguarda l'assistenza spirituale al
personale della polizia di Stato, la legge numero 92 del 1991 sanciva che i cappellani erano nominati con
decreto del ministro dell'interno, d'accordo con il presidente della conferenza episcopale italiana, su
designazione del vescovo. Non era per instaurato un rapporto di pubblico impiego. Successivamente con
la legge del 9 settembre del 1999 viene creata la figura del cappellano con funzione di coordinamento con
la c.e.i, da cui nominato, ed anche con funzioni di aggiornamento e di programmazione. Oltre al vescovo,
l'autorit ecclesiastica competente anche la conferenza episcopale italiana regionale. La nomina di tale
cappellano deve essere presentata al prefetto della provincia e a quello regionale, che la trasmette al
ministero dell'interno. previsto un compenso per il cappellano, l'incarico pu essere revocato e non
possibile dare l'incarico per chi ha pi di 68 anni. L'incarico annuale. Il cappellano risponde dinanzi al
questore o al direttore dell'istituto di istruzione. evidente che instaurato un vero proprio rapporto
d'impiego. Il cappellano deve svolgere le stesse ore di servizio del personale della polizia di Stato. Lo status
giuridico diverso tra i vari cappellani. Mentre per i cappellani delle forze armate era previsto uno status
eguale a quello dei membri delle forze armate, per quelli della polizia di Stato non sono inquadrati nel
rapporto di pubblico impiego. I cappellani delle carceri possono essere considerati incaricati di pubblico
servizio soggetto al rapporto di pubblico impiego. I cappellani delle strutture sanitarie hanno invece una
maggiore autonomia. La assistenza spirituale negli ospedali viene garantita dalla legge numero 132 del
1968. Ancora una volta per i cattolici viene istituito un servizio stabile di assistenza spirituale, cio un
servizio i cui fini sono quelli propri della pubblica amministrazione. Una limitazione al consiglio di
amministrazione dellente ospedaliero riguarda il fatto che esso deve procedere, nel fornire tale servizio,
d'intesa con l'ordinario diocesano competente territorialmente. Per le confessioni a cattoliche, la direzione
sanitaria deve fornire il servizio su richiesta dell'infermo, remunerando i relativi ministri di culto e
stabilendo un rapporto di lavoro con prestazione occasionale. Un'altra discriminazione sia con la legge
numero 833 del 1978 istitutiva del servizio sanitario nazionale. Ancora una volta per i cattolici viene istituito
un servizio sanitario stabile che deve essere fornito dalle usl dintesa con l'ordine diocesano competente
mentre per le confessioni acattoliche devono provvedere le autorit religiose. Questa discriminazione viene
ancora pi rilievo con il decreto attuativo della legge che sancisce la qualifica di assistente religioso solo al
personale cattolico mediante la sua assunzione diretta nel personale delle usl o mediante convenzione tra
l'amministratore della usl e il vescovo, con la conseguenza che non sempre si instaura un rapporto di
pubblico impiego. Per le confessioni acattoliche invece non data alcuna possibilit alle autorit religiose di
inserire il proprio personale in un rapporto di pubblico impiego. Lo Stato dovrebbe garantire non solo la
libert religiosa ma anche la tutela dei bisogni religiosi dei suoi cittadini. L'assistenza spirituale nelle intese
con le confessioni acattoliche risulta molto articolata. Si pensi all'intesa della tavola valdese che si sostanzia
in quattro articoli in cui garantita tale assistenza ai militari, nelle case di cura, negli ospedali e nei
penitenziari. Due sono i principi su cui si basa tale intesa: il primo l'onere che grava sull'autorit religiosa
valdese riguardo agli costi dell'assistenza spirituale e il secondo principio concerne la garanzia da parte
dello Stato di assicurare la piena libert nell'usufruire di tale assistenza agli interessati. Questi due principi
avrebbero dovuto informare anche l'articolo 11 del concordato del 29 che avrebbe dovuto solamente
garantire l'impegno dello Stato a far rispettare l'assistenza religiosa e non specificare il tipo di fornitura del
servizio o entrare in rapporti di pubblico impiego, poich si tratta di materie di competenza esclusiva dello
Stato. Formulato cos come , l'articolo 11 del concordato non consente la piena attuazione della libert
religiosa e la tutela dei bisogni dei propri cittadini, poich l'onere finanziario della religione cattolica cade
sulle spalle della comunit. Altre intese in cui garantita l'assistenza spirituale, con onere finanziario a
carico delle relative autorit religiose, sono quelle con l'unione delle chiese avventiste, con le assemblee di
Dio, con la comunit ebraica e con la Chiesa evangelica luterana e battista. Lo Stato inoltre dovrebbe
garantire l'assistenza sia le organizzazioni laiche che a quelle confessionali, confermando che il principio di
sussidiariet che distingue tra l'assistenza pubblica e privata. Inoltre l'articolo 29 lettera H. del concordato
del 1929, che equiparava il fine di culto o di religione al fine di assistenza o beneficenza, sembra sia stato
eliminato dall'articolo 16 della legge 122 del 1985 secondo cui tali fini non sono equiparabili tra di loro.
Inoltre suscita perplessit il fatto che gli ecclesiastici dell'assistenza spirituale debbano essere nominati
dallo Stato su designazione dell'autorit ecclesiastica, poich l'interesse non solo pubblico e quindi non
solo dello Stato.
4. Le obiezioni di coscienza.
Il rifiuto di ottemperare a disposizioni di legge positive per motivi di coscienza una questione
delicata(perch in tal modo si sovverte la concezione impositiva delle nostre norme giuridiche) e
relativamente recente, perch prima tale obiezione non era concessa. Quella di cui parleremo l'obiezione
di coscienza per motivi religiosi che si sostanziata essenzialmente nell'obiezione al servizio militare, al
diritto di riservatezza, nell'obiezione all'interruzione della gravidanza e ad alcune prestazioni terapeutiche
mentre rimangono fuori da questa trattazione le obiezioni attinenti alle prestazioni di lavoro, prestazioni
fiscali, ecc. Le obiezioni di coscienza vanno trattate nell'ambito dei doveri costituzionali senza estendere
infinitamente quest'ambito. La Chiesa ha dimostrato un'apertura riguardo a tali obiezioni di coscienza: si
pensi a papa paolo sesto che si rallegr che in alcune nazioni si dava la possibilit di sostituire al servizio
militare in servizio civile per alcuni obiettori di coscienza. Cos come nella costituzione pastorale si riteneva
equo che le leggi provvedano a caso di coloro che per motivi di coscienza rifiutano l'uso delle armi. Cos
come l'articolo 289 del diritto canonico esonera i chierici e i componenti degli ordini sacri dal servizio
militare e da qualsiasi incarico di pubblico ufficiale civile per motivi di coscienza. Questo l'unico momento
in cui la coscienza viene giuridicamente tutelata. Per quanto riguarda le disposizioni costituzionali, l'articolo
11 della costituzione sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libert degli altri popoli e
come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. L'articolo 52 ci dice che il dovere di difendere la
patria sacro ed inviolabile. L'ordinamento delle forze armate si ispira ai principi democratici della nazione
e il servizio militare va svolto secondo i limiti e le modalit stabilite dalla legge. La legge numero 72 del 1972
esonerava dal servizio militare color che per motivi religiosi o filosofici o morali attinenti alla loro
concezione di vita ricusavano l'uso delle armi. Ovviamente questa legge doveva essere riformata poich le
convinzioni religiose, tutelate da disposizioni costituzionali, non possono essere equiparate alle convinzioni
filosofiche o morali. Per questo stato proposto il 13 settembre del 1990 un disegno di legge approvato dal
Consiglio dei Ministri ed ora riproposto che sanciva il diritto di agire secondo la propria coscienza
nell'ambito dei diritti doveri costituzionali. Tale diritto di agire poteva essere individuale o collettivo. Le
modalit di esercizio dell'obiezione di coscienza sono stabilite da norme specifiche attinenti alle materie.
All'articolo tre di tale legge si sanciva che nessuno pu essere discriminato per la propria appartenenza
religiosa e non pu essere obbligato a dichiarare a quale confessione appartiene. Si sostiene anche il diritto
di mutare la propria credenza religiosa. L'attuale legge numero 230 del 1998 ricollega il diritto di obiezione
di coscienza ai diritti fondamentali sanciti dalla convenzione dei diritti civili e politici e alla dichiarazione
universale sui diritti dell'uomo. Chi intende essere esonerato dal servizio militare e fare il servizio civile
deve farne apposita domanda all'organo di leva entro 15 giorni. Non possono essere esonerati coloro che
hanno prestato servizio presso le forze armate o forze di polizia, coloro che hanno il porto d'armi, coloro
che siano stati condannati per violenze o per reati attinenti alla criminalit organizzata. Il Ministro della
Difesa tenuto a rispondere entro sei mesi dalla domanda. Se non lo fa, la domanda si intende accolta.
Contro tale domanda si pu presentare ricorso all'autorit giudiziaria che pu rifiutare la reiezione della
domanda. Chi presta servizio civile ha gli stessi diritti e doveri di chi presta il servizio militare. Presso la
presidenza del Consiglio dei Ministri, istituito l'ufficio nazionale per il servizio civile che provvede alla
formazione del personale, a verificare le modalit di svolgimento del lavoro da parte del servizio civile,
predispone piani di gestione, stipula convenzioni con gli enti e le organizzazioni apposite, organizza il
servizio stesso. C' un ufficio per il servizio civile a livello nazionale e vari uffici a livello regionale. Presso
l'ufficio nazionale del servizio civile istituito un albo dove sono indicati gli enti e le organizzazioni
convenzionate per lo svolgimento del servizio civile, la lista degli obiettori di coscienza e istituita una
consulta nazionale in via permanente. Il servizio civile deve svolgersi entro l'area di vocazione richiesta,
nella regione indicata o di residenza. Il servizio civile ha la stessa durata di quello militare e pu svolgersi
anche all'estero. Il rifiuto del servizio civile comporta una reclusione da sei mesi a due anni. Il servizio civile
incompatibile con qualsiasi incarico di ufficio pubblico e con l'esercizio di un'attivit professionale.
L'ufficio nazionale del servizio civile usufruisce di 120 miliardi di lire come fondo nazionale per il servizio
civile dal 1998 in poi. Il presidente del consiglio ,entro il 10 giugno, presenta al Parlamento una relazione
sull'attivit svolta di anno in anno. I due limiti che incontra il servizio civile sono il dovere di fedelt alla
Repubblica e i doveri di solidariet politica, sociale e economica. Per quanto riguarda la legge 194 del 1978,
che ha depenalizzato il reato di aborto, prevista la possibilit per i medici inseriti in strutture ospedaliere
in cui praticata l'interruzione di gravidanza di essere esonerati da tali procedure per motivi religiosi. In
questo caso vengono in rilievo le concezioni attinenti all'inizio e alla fine della vita che vanno tutelate. Per
quanto riguarda l'obiezione al giuramento, la corte costituzionale con sentenza numero 117 del 1979 ha
dichiarato costituzionalmente illegittime le norme del vecchio codice di procedura penale 251 comma
2,146 comma 1,316 comma 2,329 comma uno e 449 comma due, l dove esse con riferimento
allimportanza religiosa e alla divinit del giuramento nei processi penali, non aggiungevano l'inciso se non
credente. La questione oggi stata risolta con una formulazione della norma tale da impegnare la
responsabilit giuridica e morale di chi presta giuramento. Le questioni di bioetica possono portare a delle
obiezioni di coscienza. In tale settore non c' una regolamentazione giuridica. Tuttavia si iniziato con la
legge regionale della Lombardia numero 97 del 1975 e la legge regionale piemontese numero tre del 1987
che garantisce ai sanitari, per determinati motivi, di sottrarsi a determinati programmi di ricerca. Con la
legge numero 413 del 1993 si prevedono norme di obiezione di coscienza sulla sperimentazione animale.
Non sembra riferirsi ai vari tipi di obiezione di coscienza le intese con le confessioni acattoliche che
garantiscono il riposo sabbatico o le festivit delle relative confessioni ma piuttosto queste si riferiscono
all'attuazione del principio di libert religiosa basato sul fatto che il nostro uno Stato laico e non
confessionale. Solo nei casi di trattamenti sanitari obbligatori, che debbono attuarsi nel rispetto della
persona umana e con il suo consenso, e anche nel caso di rifiuto della emotrasfusione da parte dei
testimoni di Geova, non si pu opporre l'obiezione di coscienza. Questo perch il diritto alla vita, a nostro
avviso, prevale sui convincimenti religiosi poich il diritto alla vita un bene a valenza sociale, cio di tutti,
ed indisponibile.
5. Il sostentamento del clero. Aspetti previdenziali.
In origine il sostentamento del clero avveniva attraverso un sistema di beneficiale. Cio all'ufficio del
parroco, del vescovo, eccetera arrivava un beneficio che era costituito da una serie di beni materiali o da
cespiti necessari al suo sostentamento. Erano questi i diritti di regalia che la legge delle guarentigie salvava
e che furono abrogati dal concordato del 1929. Ovviamente ad parrocchie e uffici ecclesiastici ricchi,
c'erano parrocchie e uffici ecclesiastici poveri. Per questo lo stato pens di supplire a questa situazione
attraverso i supplementi di congrua, cio assegni offerti dallo Stato alla Chiesa, che servivano a perequare
le rendite in modo da farsi che queste ultime siano congrue per il sostentamento di ciascun ente
ecclesiastico. In questo modo lo Stato controllava in un certo modo la Chiesa che comunque poteva creare
disordini o essere in contrasto con lo Stato stesso. Il modo di sostentamento del clero fu modificato con la
legge 222 del 1985. All'articolo 21 di tale legge si sancisce l'istituzione per ogni diocesi dell'istituto
interdiocesiano o di sostentamento del clero, oltre all'istituzione dell'istituto centrale che provvedeva ad
integrare tali istituti qualora essi non fossero sufficienti per il sostentamento di ciascun ente. Ciascuno di
questi istituti ha una propria personalit giuridica e ha propri statuti. La remunerazione equiparata a fini
fiscali al reddito da lavoro dipendente. L'istituto centrale versa i contributi previdenziali ed assistenziali a i
propri sacerdoti e trattiene le ritenute fiscali. L'istituto centrale pu stabilire anche una funzione
previdenziale e assistenziale autonoma per i suoi sacerdoti. L'articolo 26 di tale legge prevede per la
pensione che ciascun istituto religioso, le loro case possono dedurre, ai fini di determinazione del reddito
d'impresa, per tutti coloro che svolgono continuamente un'opera nella attivit commerciale dell'ente, un
importo pari all'ammontare del limite minimo del fondo Inps dei lavoratori dipendenti. I sacerdoti devono
comunicare all'istituto diocesano: la loro remunerazione che ricevono dagli enti ecclesiastici e eventuali
altri pagamenti dovuti ad altri lavori; nel caso in cui la conferenza episcopale ritiene che non si raggiunga la
somma minima, all'integrazione provvede l'istituto centrale. Le principali entrate dell'istituto centrale sono
costituite dalle erogazioni libere dove possibile la deduzione fino a 2 milioni di lire dal proprio reddito e da
una quota dell'8 * 1000 da dedurre sull'imposta del reddito delle persone fisiche. Se ne deduce che lo Stato
concorre in certo qual modo al sostentamento del clero cattolico. Mentre per le confessioni acattoliche, la
quota di gettito dell'Irpef che pu essere concessa ai loro istituti viene data non a fini di sostentamento ma
per fini e scopi umanitari, assistenziali e sociali. Con la legge 903 del 1973 si sono istituiti gli istituti di
previdenza del clero e dei ministri di culto di confessioni diverse da quella cattolica e si sono stabiliti nuovi
trattamenti pensionistici al fine di concedere la pensione a chi ha compiuto il 65simo anno, a chi in valido
permanentemente oppure concedere la pensione di reversibilit ai superstiti dell'iscritto. In via generale, le
normative pi importanti in materia di assistenza previdenza per il clero sono il regio decreto 1422 del
1924 che riguarda l'assicurazione contro linvalidit e la vecchiaia; la legge 392 del 1952 che riguarda il
lavoro dei religiosi che prestano attivit presso terzi; ed infine la legge 1124 del 1965 che prevede
l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
6. Il lavoro dei religiosi.
Il codice di diritto canonico prevede che le organizzazioni ecclesiastiche assicurino al loro interno un ordine
di giustizia a tutte le persone che vi lavorano, assicurando loro una retribuzione adeguata allo svolgimento
delle loro mansioni e conseguentemente di garantire loro il mantenimento e i diritti previdenziali nel caso
di malattia, invalidit o vecchiaia. Non conta e non rileva il fatto che gli ecclesiastici abbiano assunto
obblighi di diritto naturale al momento della loro investitura, come il riferimento al voto di povert e
obbedienza, n rilevano le concezioni di spiritualizzazione del lavoro o assimilazione del lavoro degli
ecclesiastici al lavoro svolto nella comunit familiare. Chiaro l'articolo 1286 del codice di diritto canonico
secondo cui gli amministratori dei beni, nell'affidare i lavori, osservino accuratamente le leggi del lavoro di
diritto comune, secondo i principi della Chiesa. Nonostante l'articolo 17 e 23 del trattato lateranense
tendano a sottrarre al diritto comune materie che sono di competenza del diritto canonico e nonostante il
principio di prevenzione secondo cui colui che ha adito la giurisdizione ecclesiastica non pu a dire quella
ordinaria, vi sempre la possibilit per l'ecclesiastico di adire la giurisdizione ordinaria senza far riferimento
a quella ecclesiastica. Ci che viene in rilievo non lo status di ecclesiastico ma l'attivit lavorativa
dell'ecclesiastico o del laico che deve essere sempre retribuita, anche a fini assistenziali e previdenziali. Non
si vuole estendere il diritto canonico ai principi di diritto comune ma si vogliono applicare in via preliminare
le disposizioni del diritto comune. Quindi nessuna rilevanza hanno i voti di obbedienza e di povert,
osservazione che in convento non si entri per esercitare una professione, eccetera in quanto se tali principi
fossero applicati, ne deriverebbe la violazione di altri principi, come ad esempio quello di eguaglianza. Il
rapporto di lavoro tra l'istituto religioso e l ecclesiastico un rapporto di lavoro subordinato, non esistendo
rapporti sui generis tra essi e non essendo permanente la qualifica di ecclesiastico che pu venir meno su
disposizione dell'autorit ecclesiastica o su richiesta dell'ecclesiastico stesso, con conseguente possibilit
che quest'ultimo si trovi senza mezzi di sussistenza. Inoltre molti istituti religiosi esplicano attivit che
hanno carattere imprenditoriale, anche se il fine ultimo o esclusivo non quello imprenditoriale. Ed ecco
che in tal caso si tratta di attivit di lavoro economicamente quantificabili. I laici che svolgono prestazioni
lavorative all'interno di istituti, scuole, enti religiosi non possono vedersi sottratti i loro diritti di lavoratori
previsti dal diritto comune. Non potranno essere puniti ad esempio chi si sposi con rito civile oppure chi
non voti per una certa ala politica vicina al clero. Lo Stato deve garantire, in questi casi, i principi di libert
ed eguaglianza all'interno di tali organizzazioni.
7. L'istruzione religiosa.
Per quanto riguarda l'istruzione religiosa, c' bisogno di partire dalle disposizioni costituzionali che
garantiscono il diritto allo studio. Bisogna garantire innanzitutto il pluralismo scolastico e la libert della
scuola, cio la libert di scegliere un insegnamento in base alle proprie esigenze. Accanto alla libert della
scuola bisogna garantire la libert nella scuola, cio la libert riguardante la scelta dell'insegnamento
religioso(se impartire l'insegnamento e in quali termini) e lo status giuridico degli insegnanti. Il principio del
pluralismo scolastico sancito nell'articolo 33 comma uno della costituzione che sancisce: l'arte e la scienza
sono libere e libero ne l'insegnamento. Lo Stato deve assicurare agli enti e ai privati il diritto di istituire
scuole ed istituti di ogni ordine e grado parificati alle scuole pubbliche statali, garantendo piena libert e
parit di trattamento agli studenti delle scuole parificate. Il diritto allo studio sancito invece nell'articolo
34 della costituzione che sancisce che la scuola aperta a tutti, stabilisce i limiti minimi di istruzione
obbligatoria e garantisce il diritto ai pi capaci e meritevoli di raggiungere i pi alti gradi di studio attraverso
borse di studio, assegni e altre forme di sostentamento. Tra le scuole parificate, particolarmente importanti
sono quelle confessionali. L'articolo nove dell'accordo del 1984 tra Stato e Chiesa sancisce che la
Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica il diritto ad istituire scuole ed istituti religiosi di ogni
ordine e grado, ripetendo le disposizioni costituzionali. Si garantisce che istituti universitari, le accademie, i
collegi, i seminari dipendono direttamente dall'autorit ecclesiastica. Sono riconosciuti dallo Stato italiano,
inoltre, i titoli di laurea in teologia e diplomi in archivistica, biblioteconomia e paleografia. Le nomine dei
docenti e dei dipendenti dell'Universit cattolica del sacro cuore sono subordinate al gradimento
dell'autorit ecclesiastica. Gli studenti di teologia e coloro che sono iscritti agli ultimi due anni di
propedeutica alla teologia e i novizi degli istituti di vita consacrata possono usufruire del rinvio del servizio
militare. In definitiva, il diritto allo studio sembra garantito alle confessioni religiose. Il problema che
maggiormente garantito alla religione cattolica, dove assicurato sempre l'insegnamento della religione
cattolica, mentre per le altre confessioni non cos. All'articolo nove comma due dell'accordo del 1984 si
sancisce che la Repubblica italiana assicura e garantisce l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole
non universitarie di ogni ordine e grado. Secondo l'autore, sarebbe meglio assicurare l'insegnamento della
cultura religiosa in generale e non l'insegnamento di una sola religione. Il diritto di avvalersi o meno
dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole riconosciuto agli studenti e ai loro genitori senza
che ci possa comportare alcuna discriminazione. In realt si ha una vera propria schedatura per chi non
si avvale del diritto all'insegnamento della religione cattolica, poich si tratta di un insegnamento tenuto
durante le ore curriculari e non alla fine o all'inizio delle lezioni, come avviene negli Stati Uniti. Inoltre non
consentito ottenere materie alternative a tale insegnamento, per cui si costretti a seguirlo. Inoltre
strano che il diritto spetti ai genitori anche nelle scuole non obbligatorie, come quelle superiori ad esempio,
poich si tratta di un diritto strettamente personale. La corte costituzionale con la sentenza 203 del 1989 ha
sancito che incostituzionale imporre la frequenza obbligatoria a chi non ha opzionato per l'insegnamento
della religione cattolica poich l'esercizio di un diritto costituzionalmente garantito quale quello della
libert religiosa non pu essere equiparato ad una opzione tra equivalenti discipline scolastiche. Coloro che
non usufruivano dell'insegnamento religioso cattolico non potevano per allontanarsi dalla scuola.
Qualcosa cambia con la sentenza numero 13 del 1991 secondo cui l'insegnamento della religione cattolica
non contrasta con il principio di laicit dello Stato poich si consente agli studenti di allontanarsi dalla
scuola. Con la legge casati si attua il processo di laicizzazione della scuola sottraendo alle dipendenze
dell'autorit ecclesiastica la scuola pubblica. Rimaneva per obbligatorio l'insegnamento della religione
cattolica nelle scuole, anche se si poteva essere dispensati. Con la legge 3198 del 1877 viene meno
l'insegnamento della religione nei licei classici e negli istituti tecnici insieme con la figura del direttore
spirituale ma rimane l'insegnamento nelle scuole magistrali. Con la legge coppino l'insegnamento della
religione cattolica nelle scuole viene sostituito da quello riguardante i doveri dell'uomo e del cittadino. Con
il concordato del 29 viene reintrodotto l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole medie ed
elementari, anche se su richiesta si poteva essere dispensati, con programmi scolastici presi in accordo con
la Santa sede. Nelle scuole elementari potevano insegnare religione cattolica anche insegnanti ritenuti
idonei dall'autorit ecclesiastica e graditi a questa. Nelle scuole superiori l'insegnamento si applica un'ora
settimana da insegnanti pagati dalla pubblica amministrazione e il cui incarico annuale. Gli insegnanti
possono essere revocati dall'ordine diocesano una volta venuta meno l'idoneit. Successivamente
all'accordo del 1984, ci fu un accordo numero 751 nel 1985 relativamente ai programmi di insegnamento,
alle modalit di programmazione, ai criteri di scelta per i testi relativi all'insegnamento della religione e
relativamente ai profili per la qualificazione professionale degli insegnanti di religione cattolica. Per quanto
riguarda quest'ultimo aspetto, questo concerne solo insegnanti delle scuole superiori. Tali insegnanti
devono avere: a) una laurea in teologia rilasciata da una facolt riconosciuta dalla Santa sede; b) attestato
di aver seguito un corso in teologia presso i seminari maggiori; c) diploma di magistero in scienze religiose,
rilasciato da un istituto religioso; d) diploma di laurea valido nell'ordinamento italiano insieme a un diploma
rilasciato da un istituto di scienze religiose. Gli insegnanti di religione cattolica hanno gli stessi diritti e
doveri degli insegnanti di altre discipline e partecipano alle valutazioni finali degli studenti. Essi hanno lo
stesso trattamento economico e status giuridico degli altri insegnanti. Si accede a tali insegnamenti tramite
un concorso pubblico per esami e titoli a base regionale in accordo con l'ordine diocesano competente
territorialmente. Tale ordine pu revocare l'idoneit all'insegnante di religione. Qualora non si coprano
tutti gli insegnamenti previsti, si pu procedere con contratti di lavoro a tempo determinato.
Capitolo 2
Le persone giuridiche
1. il concetto di ente ecclesiastico.
N le radici storiche, n i presupposti canonistici e n i fini religiosi o di culto permettono una diversa
qualificazione degli enti ecclesiastici rispetto agli altri enti morali, fermo restando che il riferimento a regimi
particolari comporta l'applicazione di questi come tali. Il concetto di ente si riferisce a qualcosa di esistente
non solo in via di fatto ma anche giuridicamente, consentendo di riferirsi non solo alle persone fisiche ma
anche a quelle giuridiche, indipendentemente dalla loro natura reale o personale e dal fatto che siano stati
riconosciuti o meno. La differenza tra persona giuridica e persona fisica viene meno con il concetto di
soggettivit giuridica che le ricomprende entrambe, anche se la persona giuridica ha una maggiore
articolazione e presenza nell'ordinamento per comprendere la quale bisogna far riferimento, non al nomen
juris, ma all'effettiva attivit svolta dall'ente ecclesiastico, indipendentemente se esso riconosciuto o
meno dall'ordinamento e indipendentemente dalla natura giuridica dell'ente. Bisogna dire che la maggior
parte degli enti ecclesiastici un ente di natura giuridica privata. L'equivoco nasce poich alcuni enti, ad
esempio gli enti centrali della Chiesa cattolica, sono enti di diritto pubblico ed anche i loro fini sono di
natura pubblica. Inoltre gli enti ecclesiastici assumono personalit giuridica solo dopo il loro riconoscimento
che revocabile se vengono meno i presupposti per lo stesso. Il riferimento all'attivit effettiva degli enti
comporta una loro assimilazione al diritto comune, in quanto enti ecclesiastici che esercitano attivit
imprenditoriale sono soggetti al fallimento. Di conseguenza non si pu guardare ed enti ecclesiastici solo in
una prospettiva confessionale. Come abbiamo detto, bisogna guardare ad essi dal punto di vista dell'attivit
lavorativa concretamente effettuata, in modo da poter considerare la legislazione in tema di volontariato,
di attivit caritative , cio di tutte quelle forme nelle quali si sostanzia il ruolo di supplenza delle confessioni
religiose rispetto allo Stato inefficiente. Le persone giuridiche ecclesiastiche, siano esse associazioni(con
carattere ecclesiastico o laico) o fondazioni(con fine di culto o meno) devono essere riconosciute dallo
Stato e hanno bisogno di una serie di requisiti: la sede in Italia, il fine di culto o religioso e l'approvazione o
erezione da parte della Chiesa. L'autonomia patrimoniale nei mezzi ha assunto minore importanza poich si
assume che anche le persone giuridiche non riconosciute dall'ordinamento possano operare all'interno di
esso. I riferimenti normativi degli enti ecclesiastici sono il codice civile, l'accordo modificativo del 1984, le
intese con le altre confessioni religiose acattoliche e le leggi civili riguardanti i singoli enti. Le disposizioni
riguardanti i singoli ordinamenti confessionali hanno minore importanza poich queste vengono prese in
considerazione solo nel caso in cui il nostro ordinamento civile non disponga nulla.
2. La natura giuridica degli enti ecclesiastici.
Il problema della natura giuridica privata o pubblica degli enti ecclesiastici nasce con l'articolo due del
codice civile del 1865 che sanciva che i comuni, le province e in genere tutti i corpi morali legalmente
riconosciuti sono considerati come persone e godono dei diritti secondo le leggi e gli usi del diritto
pubblico. Quindi si pensava che gli enti ecclesiastici avessero una natura pubblica. Con il codice del 42 gli
enti ecclesiastici non vengono assimilati ai comuni e alle province e di conseguenza non ricompresi tra gli
enti pubblici. C' chi ha ritenuto che tali enti ecclesiastici fossero regolati solo dal diritto canonico e dalla
legislazione pattizia. Nella relazione di cardano al codice civile, si sancisce che gli enti ecclesiastici sono
regolati da leggi speciali e che quindi non hanno bisogno di essere regolati dalla normativa sulle persone
giuridiche private. In realt n diritto canonico, ne la legislazione pattizia costituiscono leggi speciali. La
personalit si acquista con il riconoscimento e quest'ultimo discrezionale. Tale discrezionalit rimessa
non al diritto della Chiesa ma allo stato che qualifica, dopo il riconoscimento, gli enti come ecclesiastici.
Secondo la posizione di del giudice, gli enti ecclesiastici possono qualificarsi come pubblici o privati a
seconda delle circostanze concrete. In realt lo stesso fatto che si richiede l'iscrizione nel registro delle
persone giuridiche private, il fatto che il riconoscimento discrezionale ed infine che le attivit diverse da
quelle con fine di culto o religione da parte degli enti ecclesiastici sono soggette alle leggi civili dello Stato
comporta che gli enti ecclesiastici abbiano natura giuridica privata. Per quanto riguarda il problema delle
ecclesiasticit, anche quest'ultima concessa dallo Stato. Cio il regime giuridico degli enti ecclesiastici
stabilito dallo Stato, cos come stabilita la loro utilit sociale. Precedentemente la ecclesiasticit era
concessa solo agli enti ecclesiastici cattolici ma non alle altre confessioni. Oggi non pi cos. I requisiti per
il riconoscimento delle ecclesiasticit sono: l'erezione o approvazione da parte della Chiesa, la sede in Italia
e lo svolgimento di un'attivit a fini religiosi o di culto. Lo Stato pu revocare la qualifica di ente
ecclesiastico se questo svolge un'attivit e quale un simile a quella di un ente ad ordinamento civile. Sono
considerati enti aventi fini di religione o di culto quelli facenti parte della costituzione gerarchica della
Chiesa, gli istituti religiosi e i seminari. Agli altri enti va accertata il loro fine religioso o di culto volta per
volta. un fine religioso o di culto l'attivit diretta all'esercizio di culto, alla cura delle anime, alla catechesi,
l'attivit missionaria. Non un'attivit con fine di culto o religioso l'attivit imprenditoriale, l'attivit con
fine di assistenza, beneficenza o istruzione. Secondo l'opinione di Ferraboschi, si pu equiparare all'attivit
con fine religioso o di culto l'attivit di istruzione religiosa diretta all'elevazione culturale di ecclesiastici o
dei fedeli. Anche l'articolo cinque comma due della legge 222 del 1985 sancisce che ai fini della
registrazione, gli enti ecclesiastici devono essere equiparati alle persone giuridiche di diritto privato. Per
quanto riguarda la attivit di beneficenza e assistenza, bisogna distinguere tra gli enti ecclesiastici che
hanno tra le loro attivit e quelle di beneficenza assistenza e la esercitano in maniera complementare e gli
enti il cui fine quello esclusivamente di assistenza o beneficenza, questi ultimi da qualificarsi come laici e
non ecclesiastici. La ecclesiasticit quindi un requisito che viene concesso dallo Stato dall'esterno.
Sarebbe bene assimilare gli enti ecclesiastici cattolici e acattolici nell'ambito del diritto comune che li
permette di dire essere guardate insieme alle persone giuridiche private.
3. L'ente ecclesiastico civilmente riconosciuto.
L'articolo quattro della legge 222 del 1985 sancisce che gli enti ecclesiastici che hanno personalit giuridica
dall'ordinamento possono essere riconosciuti come persone giuridiche civili, qualifica che attribuita dallo
Stato. L'articolo uno della stessa legge sancisce che i requisiti per il riconoscimento dell'ente ecclesiastico
sono tre: l'erezione o approvazione da parte dell'autorit ecclesiastica di quell'ente; la sede in Italia e infine
il fine religioso o di culto. Tale fine ultimo si ritiene intrinseco negli enti facenti parte della costituzione
gerarchica della Chiesa, nei seminari e negli istituti religiosi. Per gli altri enti va accertato di volta in volta
tale requisito del fine religioso o di culto. Con riferimento al requisito della sede in Italia, stabilito che
istituti religiosi di vita religiosa e le societ apostoliche di vita consacrata non possono essere riconosciuti se
non hanno la sede in Italia. Le province degli istituti di vita religiosa e delle societ apostoliche di vita
consacrata devono svolgere la loro attivit nel territorio italiano. Gli enti di cui ai commi precedenti e le loro
case possono essere riconosciute solo se appartenenti a cittadini aventi domicilio in Italia. Per quanto
riguarda il procedimento di riconoscimento, si presenta domanda alla prefettura competente
territorialmente. A presentare la domanda chi rappresenta l'ente o l'autorit ecclesiastica. Il prefetto
istruisce la domanda, esamina se sussistono tutti i presupposti che sono necessari per il riconoscimento e
trasmette il proprio parere al Ministero dell'Interno. Un parere espresso anche dal Consiglio di Stato. Con
decreto di riconoscimento del presidente della Repubblica, termina tale procedimento. Se la domanda
respinta, viene data comunicazione a chi ha presentato la domanda. L'autorit ecclesiastica o chi
rappresenta l'ente pu proporre ricorso al Consiglio di Stato. In base all'articolo uno della legge 222 del
1985 gli enti ecclesiastici possono essere riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili, per cui
l'autorit civile valuta tale opportunit in base all'utilit sociale dell'ente. Tale discrezionalit per
circoscritta, poich la conferenza episcopale italiana, le parrocchie e le diocesi sono riconosciute come
persone giuridiche agli effetti civili in base alla legge 222 del 1985. Per quanto riguarda i capitoli, questi
possono essere revocati e soppressi se non rispondenti pi alle esigenze religiose e possono essere
costituiti solo in seguito alla soppressione dei capitoli precedenti. Per quanto riguarda le fondazioni di culto
e le associazioni, si prende in considerazione anche il requisito dei sufficienti mezzi. Ottenuto il
riconoscimento, necessaria l'iscrizione nel registro delle persone giuridiche private da parte dell'ente
ecclesiastico. Tale iscrizione avviene presso l'ufficio territoriale di governo competente. Nell'iscrizione
vanno indicate lo statuto, l'atto costitutivo, il nome del richiedente e la data, oltre alla copia del decreto di
riconoscimento. Lo statuto pu essere sostituito da una dichiarazione dell'autorit ecclesiastica o dal
decreto di erezione dellente. L'ente riconosciuto, ma non iscritto, pu concludere contratti ma questi sono
annullabili su richiesta delle parti richiedenti. L'iscrizione serve ad equiparare l'ente ecclesiastico alle
persone giuridiche di diritto privato e a garantire la trasparenza dei rapporti tra l'ente e i terzi. Non sono
opponibili ai terzi i limiti del potere di rappresentanza o l'omissione controlli canonici. Gli enti iscritti
possono stare in giudizio e concludere negozi giuridici. Per quanto riguarda la struttura e le finalit di tali
enti, bisogna distinguere tra il mutamento dei fini e della destinazione dei beni di tali enti, la revoca di tali
enti e la loro soppressione o estinzione. Nel caso di mutamento dei fini dell'ente, questi debbono essere
riconosciuti con decreto del presidente della Repubblica e udito il parere del Consiglio di Stato. Quando
l'ente perde uno dei requisiti necessari per il riconoscimento, quest'ultimo viene revocato attraverso
decreto del presidente della Repubblica ed udito il parere del Consiglio di Stato, oggi non pi obbligatorio.
Bisogna distinguere tra revoca, che interviene su cause sopravvenute, e un provvedimento di annullamento
del riconoscimento dell'ente da parte dello Stato che ha effetti retroattivi, cio come se il riconoscimento
non fosse proprio avvenuto. Bisogna distinguere inoltre tra soppressione dell'ente che avviene da parte di
un organo diverso dall'ente soppresso e la estinzione che avviene sulla base di cause intrinseche per il venir
meno dello scopo dell'ente. La legge numero 13 del 1991 ha sostituito al decreto del presidente della
Repubblica il decreto del presidente del consiglio o il decreto del ministro a seconda della competenza a
formulare la proposta sulla base della normativa vigente.
4. Tipologie di enti ecclesiastici: associazioni
accanto agli enti civilmente riconosciuti, ci sono enti riconosciuti dall'autorit ecclesiastica ma non dallo
Stato o enti che sono riconosciuti nell'ambito del diritto comune ma non dall'autorit ecclesiastica. Questa
la realt vigente per le associazioni. Le associazioni si distinguono dalle fondazioni poich le prime sono
costituite da un gruppo di persone che si riuniscono per il raggiungimento di uno scopo comune, mentre le
seconde vedono la prevalenza dell'elemento patrimoniale. Inoltre mentre la volont della fondazione
determinata da una persona esterna, cio il fondatore, nelle associazioni la volont determinata dal
gruppo che lei compone. Il diritto di associazione stato riconosciuto recentemente in capo agli
ordinamenti liberali. Le associazioni private dei fedeli, sia di chierici che di laici, sono regolate dall'articolo
298 del codice di diritto canonico mentre le associazioni istituite mediante accordo privato sono regolate
dall'articolo 299. Il diritto di associazione dei fedeli abbastanza limitato, soprattutto per le associazioni
pubbliche che sono sottoposte ad un maggiore controllo. Ogni associazione, pubblica o privata, deve avere
un proprio statuto. Le associazioni pubbliche di fedeli sono riconosciute dalla Santa sede se internazionali,
dalla conferenza episcopale italiana se nazionali e infine dal vescovo se locali. Essi hanno personalit
giuridica, hanno un proprio statuto. L'articolo nove della legge 222 del 1985 sancisce che le associazioni
pubbliche devono essere riconosciute dalla Santa sede e non avere carattere locale mentre le associazioni
private, approvate dall'autorit ecclesiastica, sono riconosciute alle condizioni previste dalla legge civile.
Esse quindi sono regolate dalle leggi civili, eccetto per l'attivit di culto e i poteri degli organismi statuari
che spettano alla Chiesa. Infatti l'articolo sei del decreto del presidente della Repubblica numero 33 del
1987 sancisce che nella domanda di riconoscimento, l'associazione deve allegare l'atto di approvazione
dell'autorit ecclesiastica. La conclusione secondo cui lo Stato competente a regolare tutte le attivit
diverse da quella di culto o di religione e la Chiesa tutte le attivit di culto e religione delle associazioni
sbagliata. Questo perch l'ordinamento statuale, un ordinamento primario, non pu consentire ad un altro
ordinamento di regolare in modo parificato la stessa fattispecie. La specificit dell'associazione ecclesiastica
non le consente comunque di sottrarsi alle leggi civili. Il riconoscimento da parte dello Stato o della chiesa
come persone giuridiche non un atto vincolato ma discrezionale poich le associazioni possono anche
evitare di ottenerlo ritenendo che cos possono essere pi libere. Le associazioni ecclesiastiche non hanno
mai avuto un diritto al riconoscimento, ma solo dei favori dovuti al fatto che esse svolgevano attivit utile
allo Stato e che non gravavano sul bilancio statale. Ci sono dei limiti alle associazioni tra i quali quello di non
poter comportare un danno patrimoniale ai soci o a terzi, di non poter pregiudicare il diritto di recesso del
singolo socio, di non poter pregiudicare la tutela giurisdizionale. Anche il concordato del 29 riconosce le
associazioni laiche che a scopo di culto o di religione , omettendo per la equiparazione tra gli istituti di
beneficenza e assistenza e le confraternite. Il principio al quale riferirsi quello secondo cui lo Stato non
lascia una competenza unilaterale alla chiesa e di conseguenza in caso di contrasto tra norme canoniche e
norme di diritto comune, prevalgono queste ultime. Le confraternite sono associazioni laiche con lo scopo
di promuovere la dottrina cristiana e di perfezionare la vita dei loro adepti. Con la legge 6197 del 1870 le
confraternite vennero riconosciute come istituti di beneficenza. Con il concordato del 29 le confraternite
per la loro amministrazione e il funzionamento dipendevano dall'autorit ecclesiastica , venendo meno il
loro carattere laico. Successivamente con il decreto Reggio 2032 del 1935 si sanc che l'accertamento dello
scopo di culto o religione delle confraternite fatto d'intesa con l'autorit ecclesiastica e vincola lo Stato
solo dopo l'approvazione del decreto Regio e udito il parere del Consiglio di Stato. Oggi la stessa
disposizione sancita nell'articolo 71 comma due della legge 222 del 1985.
5. .. e fondazioni. Lasciti per enti da fondare.
Le fondazioni hanno come caratteristica essenziale l'elemento patrimoniale costituito a scopo di una
pubblica o privata utilit da parte del fondatore. La fondazione acquisisce la sua volont dall'esterno
poich il fondatore ad indicare i fini da raggiungere attraverso quel patrimonio. Tra le fondazioni
ricordiamo le chiese, i santuari, le fabbricerie, le fondazioni di culto, i seminari e gli istituti di sostentamento
per il clero. Sono riconosciute come fondazioni le chiese aperte al pubblico che sono aperte al culto
pubblico, che non sono legate ad un altro ente ecclesiastico e che siano fornite di mezzi per la
manutenzione di tali edifici. Anche le chiese private aperte al pubblico sono riconosciute come fondazioni.
Gli edifici di culto appartenenti ad privati non possono essere sottratti alla loro destinazione, se non per
ordine del vescovo. Il privato non perde la propriet sull'edificio ma ha una minore facolt di godimento. La
requisizione, l'occupazione, l'espropriazione per pubblica utilit non possono verificarsi se non in casi
urgenti e previo accordo con l'autorit ecclesiastica. I santuari non sono altro che chiese molto importanti
per le reliquie contenute o per la loro storia costituite da enti o masse patrimoniali che si differenziano
dalle chiese normali solo per una maggiore laicit del consiglio di amministrazione. Le fabbricerie sono enti
particolari composti da masse patrimoniali, gestite da un consiglio di amministrazione, con il compito di
manutenzione degli edifici di culto di particolare rilievo. Tale consiglio di amministrazione di composizione
mista, cio composto sia da laici che da ecclesiastici. Le fabbricerie hanno una composizione diversa a
seconda che si riferiscano a chiese cattedrali o edifici di culto di particolare rilievo oppure si riferiscano ad
altro. Nel caso di chiese cattedrali, il consiglio di amministrazione composto da sette membri, di cui due
nominati dal vescovo diocesano e cinque nominati dal ministro dell'interno per un triennio complessivo.
Nelle altre fabbricerie ci sono nel consiglio di amministrazione cinque membri, di cui uno il parroco o
rettore della chiesa e quattro sono nominati dal prefetto per un triennio, sentito il vescovo. Come si vede la
maggioranza dei componenti del consiglio di amministrazione laica. Il prefetto entro il 31 gennaio riceve
dal presidente del consiglio di amministrazione il rendiconto consuntivo e il bilancio della fabbriceria. Il
presidente predispone il bilancio, delibera le decisioni del consiglio di amministrazione, eroga le spese e
tutela i diritti relativi ai beni della Chiesa amministrati dalla fabbriceria. Il prefetto pu procedere ad
ispezioni, disporre la nomina di un commissario prefettizio in caso di irregolarit o urgenza. Riferisce di
tutto ci al Ministro dell'interno il quale , sentito il vescovo e il Consiglio di Stato, pu deliberare lo
scioglimento della fondazione e nominare un commissario straordinario. Pur deliberarsi la soppressione
della fabbriceria da parte del ministro dell'interno d'intesa con la conferenza episcopale italiana e udito il
parere del Consiglio di Stato. Le fabbricerie che hanno personalit giuridica continuano ad amministrare
beni anche se la loro Chiesa ha perso la personalit mentre per quelle che non hanno personalit giuridica
si perde anche la possibilit di amministrare i beni. Le fondazioni di culto sono persone giuridiche costituite
da masse patrimoniali i cui redditi sono destinati in perpetuo a scopi di culto. I loro beni e la loro
destinazione sono regolati da negozi di diritto privato. Le fondazioni di culto sono riconosciute se hanno un
patrimonio sufficiente, se rispondono ad esigenze religiose della popolazione e se hanno l'approvazione
ecclesiastica. Prima si richiedeva anche il requisito di assenza di oneri finanziari per lo Stato, in seguito
venuto meno. Il Fine di culto delle fondazioni viene accertato di volta in volta. Sono pubbliche le fondazioni
create dall'autorit ecclesiastica, mentre le altre sono private. Diverso il caso delle fondazioni pie, create
da un disponente che concede dei beni alla fondazione per fini di celebrazione di messe o altre funzioni
sacre. I seminari prima dipendevano sostanzialmente dalla Santa sede. Oggi dipendono dalla conferenza
episcopale italiana e sono collegati direttamente all'ufficio episcopale, poich la loro funzione principale
quella di formare sacerdoti. I principali seminari sono quelli diocesano o interdiocesiano. I seminari sono
riconosciuti come fondazioni se approvati dalla Santa sede e se sussistono condizioni di stabilit. Anche gli
istituti di sostentamento per il clero hanno carattere di fondazione. Riguardo alle fondazioni che sorgono
tramite un atto autonomia privata, quasi sempre un testamento, secondo l'opinione dell'autore Barillaro a
tali fondazioni debbono applicarsi le norme del negozio di fondazione e non le norme successorie poich il
testamento non costituisce altro che una forma di dichiarazione della donazione ad un ente ecclesiastico di
una massa di beni e di conseguenza la disciplina dell'atto stesso nonch quella dell'atto di creazione
dell'ente riconducibile alle norme del negozio di fondazione.
6. Gli enti acattolici.
La legge 1159 del 1929 prevede un regime generale per tutte quelle confessioni acattoliche non hanno
stipulato nessuna intesa. Per il loro riconoscimento deve presentarsi domanda al ministero dell'interno
tramite la prefettura nella provincia dove ha sede l'ente. Presso il Ministero dell'Interno va depositato lo
statuto dell'ente, da cui si deduce lo scopo dell'ente, il suo patrimonio, le norme di funzionamento e i suoi
organi. Valutato tutto ci, l'ente riconosciuto come persona giuridica privata con decreto del presidente
della Repubblica, una volta udito il parere del Consiglio dei ministri. Gli enti sono soggetti alla vigilanza
governativa ed il ministero dell'interno pu Nominare un commissario governativo. Gli enti ecclesiastici a
cattolici riconosciuti sono persone giuridiche private. Per quanto riguarda i valdesi, essi sono riconosciuti
con decreto del presidente della Repubblica che determina l'erezione dell'ente come Istituto autonomo,
dove c' l'assoluta competenza della autorit ecclesiastica e nessuna ingerenza da parte dello Stato negli
atti di ordinaria e straordinaria amministrazione o gestione. Tali enti valdesi debbono avere
congiuntamente fini di culto e di beneficenza. La revoca dell'ente riconosciuto come Istituto autonomo con
delibera sinodale avviene da parte del sinodo e determina il venir meno della personalit giuridica. Una
volta riconosciuto come persona giuridica, l'ente deve iscriversi nel registro delle persone giuridiche. Per
quanto riguarda l'unione della comunit ebraica, si presenta presso il Ministero dell'Interno lo statuto ai fini
del riconoscimento dell'unione. Tali enti devono avere fini di culto o di religione e essere approvati dalla
comunit competente per territorio. Essi sono riconosciuti con decreto del presidente della Repubblica,
udito il parere del Consiglio dei Ministri. Inizialmente tali enti ebraici erano considerati enti pubblici e vi
appartenevano tutti gli israeliti che risiedevano in quel territorio. Poi con una sentenza della corte
costituzionale numero 239 del 1984 venne meno la qualifica di ente pubblico cos come venne meno il
pagamento obbligatorio del tributo allente. Il 29 ottobre del 1996 si stabil che l'8 * 1000 poteva essere
destinato alle comunit ebraiche italiane. Per quanto riguarda invece le chiese evangeliche avventiste del
settimo giorno, la Repubblica italiana riconosce essere e gli istituti avventisti di cultura biblica. Il fine di
culto valutato in base all'attivit svolte. Il riconoscimento di tali enti avviene su domanda di chi
rappresenta l'ente e chi lo rappresenta deve essere cittadino italiano. Come nell'ordinamento valdese, non
c' nessuna ingerenza da parte dello Stato negli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione o gestione.
Il mutamento dei fini che determina il venir meno di un requisito comporta di conseguenza il venir meno
della personalit giuridica. Gli enti ecclesiastici avventisti debbono essere iscritti nel registro delle persone
giuridiche. Le assemblee di Dio in Italia sono riconosciute con decreto del presidente della Repubblica. Esse
per sono considerate enti morali e quindi sottratte a qualsiasi regime di specialit. Anche per esse prevista
l'iscrizione nel registro delle persone giuridiche, il venir meno della personalit giuridica o riconoscimento
nel caso di mutamento dei fini che determini il venir meno di un requisito essenziale ed infine la non
ingerenza dello Stato negli atti di ordinaria e straordinaria gestione. Un discorso analogo pu farsi per la
Chiesa evangelica battista, dove viene specificato che il fine di beneficenza equiparato, agli effetti
tributari, al fine di culto o di religione. Norme comuni riguardanti il riconoscimento, il regime giuridico, le
attivit, l'iscrizione nel registro delle persone giuridiche, i mutamenti, eccetera riguardano l'unione italiana
induista, i testimoni di Geova, di ortodossi, la Chiesa evangelica luterana, eccetera. Gli enti ecclesiastici
riconosciuti sono quegli enti cattolici e acattolici che hanno stretto accordi con lo Stato e sono sottratti alla
legge 1159 del 1929.
7. Il fondo edifici di culto.
Il fondo edifici culto regolato in base agli accordi del 14 febbraio e del 15 novembre del 1984 e si riallaccia
alla disciplina della cassa ecclesiastica, al demanio statale, all'azienda generale delle finanze per mezzo delle
quali si disciplinavano i beni incamerati dallo Stato attraverso le leggi eversive. Dopo il concordato del 1929,
il fondo degli edifici di culto disciplinato dalla legge 848 e il 1929 e dalla legge 455 del 1933 con cui la
competenza passata dal Ministero di Grazia e Giustizia al ministero dell'interno. Si tratta di un
provvedimento di stampo giurisdizionalistico attraverso cui lo Stato voleva assicurare la tutela delle
esigenze religiose ai propri cittadini e garantire una redistribuzione delle propriet del clero tra il clero
cattolico. Dopo la legge 317 del 1892, il fondo di culto interveniva con il supplemento di congrua a favore
degli enti ecclesiastici cattolici pi poveri, attingendo le rendite ecclesiastiche dai beni incamerati e avendo
una gestione e manutenzione autonoma di tali beni. Con la legge 222 del 1985 il fondo edifici di culto
sostituisce il fondo per il culto. Ci si chiede come sia possibile che un organo facente parte
dell'amministrazione statale sia oggetto di un accordo bilaterale e non di un'autonoma legislazione statale.
Il fondo per gli edifici di culto faceva parte dello stato, non aveva personalit giuridica e disponeva di chiese
di enti soppressi e appartenenti al demanio statale. Con larticolo 56 della legge 222 del 1985, il fondo
edifici per il culto ha personalit giuridica e di conseguenza pu gestire autonomamente il patrimonio, pur
rimanendo il fondo un'organizzazione statale. Non si tratta dell'ente ecclesiastico ma di un ente pubblico
che gestisce i beni pubblici. Il ministro dell'interno nomina il consiglio di amministrazione dell'ente e
approva il bilancio preventivo e il rendiconto consuntivo. Cosa strana che all'interno del consiglio di
amministrazione del fondo per edifici di culto, ci siano tre membri eletti dalla conferenza episcopale
italiana. Di conseguenza si consente di non rispettare il principio di non identificazione poich si
attribuiscono funzioni-poteri a gruppi confessionali attraverso attivit autorizzative. Sarebbe meglio,
secondo l'autore, ampliare i compiti dello Stato e promulgare una disciplina solamente statale.
8. Aspetti fiscali. L'ente ecclesiastico imprenditore e gli enti senza scopo di lucro. Nuove prospettive.
Il riferimento all'articolo 20 della costituzione, che vieta l'imposizione di speciali gravami fiscali sugli enti
ecclesiastici, limita il potere impositivo dello Stato su di essi. Questo divieto riguarda tutte le confessioni
religiose. I canali di finanziamento degli enti ecclesiastici solo due: l'8 * 1000 della quota Irpef e le
erogazioni liberali, incentivate dalla loro deducibilit dall'imposta Irpef. Importante la risoluzione del 2002
del ministro dell'economia e delle finanze che sanciva la deducibilit fino al 2% del reddito d'impresa per le
erogazioni liberali a favore del pontefice romano. L'accordo del 1984 prevede l'equiparazione, per gli enti
ecclesiastici, dei fini di culto o religione a quelli di beneficenza o assistenza in relazione agli effetti tributari.
L'articolo 10 del testo unico sulle imposte dirette sancisce la deducibilit per le erogazioni libere a favore di
persone fisiche o giuridiche che svolgono attivit senza scopo di lucro di valore artistico o culturale.
L'articolo 65 dello stesso testo unico prevede la deducibilit delle oblazioni per le persone giuridiche che
perseguono anche fini di culto. Possono essere dedotti gli oneri relativi alle spese di manutenzione per il
restauro di beni artistici culturali e quelli relativi al lavoro prestato per l'ente ecclesiastico che svolge
attivit commerciale. Per quanto riguarda l'Iva, le operazioni svolte dagli enti ecclesiastici sono
assoggettate a questa imposta. L'articolo 10 del decreto del presidente della Repubblica 633 del 1972
sancisce per l'esenzione dall'obbligo di imposta per una serie di operazioni, tra cui le prestazioni didattiche
e quelle sanitarie. Altre esenzioni sono previste per l'imposta sulle successioni alle donazioni, imposta
comunale sulla pubblicit e diritti di affissione. prevista in un decreto legislativo del 2005 numero 163
l'esenzione dall'Ici per tutti quegli immobili che svolgono attivit di assistenza, beneficenza, educazione e
l'istruzione se connesse a fini di culto. L'articolo 53 della legge 222 del 1985 prevede, relativamente agli
edifici di culto, che questi ultimi non possono essere sottratti alla loro destinazione se non sono passati
almeno vent'anni. Tale vincolo trascritto nel registro immobiliare e viene meno solo se c' l'intesa tra
autorit civile e ecclesiastica, previo rimborso o restituzione delle somme date a titolo di contributo e
riduzione del termine. Relativamente agli enti ecclesiastici che svolgono attivit imprenditoriale, dottrina e
giurisprudenza in precedenza prevedevano la sottrazione al regime di diritto comune dell'impresa civile di
tali enti. Successivamente la corte di cassazione nella sentenza numero 3333 del 1994 ha sancito che gli
istituti di istruzione religiosa gestiti da un ente ecclesiastico sono considerati imprenditori se, oltre ad avere
requisiti indicati nell'articolo 2082 del codice civile, perseguano il loro risultato con metodo economico
oppure prevedano il pareggio tra costi e ricavi. L'ente ecclesiastico imprenditore non perde la sua identit
ma non confonde la sua attivit imprenditoriale, per cui non possibile usufruire delle agevolazioni fiscali,
con la sua attivit religiosa o di culto. Per quanto riguarda gli enti non profit, secondo la normativa 460 del
1997, tali enti debbono avere esclusivo fine solidaristico e tra questi enti ci possono essere anche quelli
ecclesiastici, purch siano riconosciuti dalle confessioni religiose con cui lo Stato ha stipulato un accordo o
un'intensa. Questi enti fanno parte del cosiddetto terzo settore, dopo quello pubblico e privato. Il punto di
accordo tra enti ecclesiastici e enti non profit quello dell'esclusione del lucro soggettivo. Ci non significa
che gli enti ecclesiastici non possano assumere la qualifica di enti imprenditoriali. La legge 266 del 2001
sancisce che le organizzazioni di volontariato possono assumere la forma giuridica pi adeguata al
perseguimento del loro scopo, fermo restando il limite dell'assenza di lucro, della democraticit della
struttura, dellelettivit delle cariche. Recentemente una commissione paritetica voluta dalla Santa sede ha
sancito linapplicabilit delle norme del codice civile in tema di costruzione, struttura, amministrazione
d'estinzione delle persone giuridiche di diritto comune agli enti ecclesiastici, in virt della specialit di
questi ultimi, distinguendo tra riconoscimento e iscrizione nel registro delle persone giuridiche. Ovviamente
bisogna rilevare che con buona pace della commissione non opportuno modificare le regole del codice
civile in tema di persone giuridiche in quanto la specialit degli enti ecclesiastici ,ad un certo punto, viene a
mancare. Inoltre inopportuno ed impossibile, anche per ragioni di affidamento dei terzi, distinguere tra
riconoscimento e iscrizione nel registro delle persone giuridiche. Questo perch alla domanda di
riconoscimento deve essere allegata anche la documentazione per l'iscrizione nel registro delle persone
giuridiche. Il decreto legislativo 460 del 1997 ha sancito il riordino materia tributaria degli enti non
commerciali e delle onlus. Tale decreto prevede che gli enti esercitano le attivit di utilit sociale nei settori
indicati nell'articolo 10 del decreto, che abbiano i requisiti previsti nel decreto, che abbiano scritture
contabili separate e onerino l'obbligo di comunicazione previsto dall'articolo 11 del decreto. Tale decreto
all'articolo uno estende la sua disciplina anche agli enti ecclesiastici, limitatamente alle attivit di utilit
sociale, purch approvino un regolamento in forma di scrittura privata autenticata e abbiano scritture
contabili separate. Il decreto legislativo del 2006 prevede una deroga per gli enti ecclesiastici relativamente
alla forma solenne, dando la possibilit agli enti ecclesiastici di presentare un regolamento in forma
giuridica di scrittura privata; una deroga al regime di responsabilit patrimoniale; una deroga al limite
quantitativo per la qualificazione del personale dipendente e dell'attivit principale; non c' l'obbligo di
utilizzare la locuzione di utilit sociale; si limita alle sole attivit di utilit sociale l'obbligo di scritture
contabili separate; l'obbligo di preservare l'assenza di lucro solo nei casi di trasformazione, fusione,
scissione dell'azienda; esclusione della liquidazione coatta amministrativa in caso di insolvenza; ed infine
deroga al limite per le prestazioni di attivit di lavoro volontario.
Parte speciale
i rapporti
capitolo uno
i rapporti patrimoniali
1. La propriet ecclesiastica.
Accanto ai beni del demanio dello Stato, ci sono quelli del demanio ecclesiastico che sono stati oggetto di
attacchi da parte prima dei vari regni esistenti in Italia e poi del regno d'Italia per risanare i loro bilanci. I
governi liberali hanno attaccato e espropriato la propriet ecclesiastica(una parte) abolendo le decime
sacramentali, sottraendo beni agli enti e abolendo gli iura circa sacra, questi ultimi l'espressione delle
prerogative ecclesiastiche. Il problema della gestione dei beni ecclesiastici era enorme se si pensa che il
40% dei beni culturali ed artistici detenuto nel territorio italiano e che la maggior parte di questi sono di
propriet ecclesiastica. Il problema riguarda non solo la loro gestione o manutenzione ma anche la loro
fruibilit. Infatti musei, archivi, biblioteche, eccetera spesso non sono stati fruibili in passato poich vi era il
problema di stabilire chi fosse il proprietario e chi avesse la gestione di tali beni, oltre a stabilire chi dovesse
intervenire. Ci ha comportato la necessit di un riassetto della propriet ecclesiastica in modo che
quest'ultima sia compatibile con la carta costituzionale e con la funzione sociale della propriet sancita
dall'articolo 42 della costituzione. Nell'ottocento la Chiesa deteneva ancora una rilevante propriet dei beni
che successivamente fu oggetto di espropriazioni e attacchi da parte dei governi liberali; questi ultimi
misero in commercio tali beni. Ora il problema diveniva comprendere quali sono gli enti soppressi e quelli
conservati, quali sono i beni di propriet ecclesiastica e quelli devoluti allo Stato, quali beni sono pubblici e
quali privati, eccetera. Con la legge numero 848 del 1929 si stabil che lamministrazione del patrimonio
riunito degli economati dei benefici vacanti e dei fondi di religione dei territori annessi, del fondo per il
culto e del fondo di religione per uso di beneficenza della citt di Roma fossero di competenza del ministro
di giustizia e di quello degli affari di culto, con due direzioni generali e con due distinti consigli di
amministrazione. Il bilancio preventivo e consuntivo era approvato dal Parlamento. Con il regio decreto 804
del 1932 la competenza passa al ministero dell'interno e alle prefetture. Rimangono invariate le due
direzioni generali e la composizione di 10 membri del consiglio di amministrazione, per met nominato
dall'autorit ecclesiastica. Il bilancio preventivo e consuntivo era approvato dal Parlamento. Con la legge
222 del 1985 il fondo per il culto e il fondo per uso di beneficenza e di religione della citt di Roma vengono
soppressi e viene istituito un unico fondo per gli edifici di culto, la cui gestione spetta allo Stato tramite la
direzione generale degli affari di culto che si trova presso il ministero dell'interno. Il ministro dell'interno si
avvale della collaborazione del consiglio di amministrazione. I proventi del patrimonio servono a tutelare e
restaurare gli edifici che fanno parte del fondo e a sostenere gli oneri che dal fondo stesso derivano. Il
fondo per gli edifici di culto riscuote canoni enfiteutici e pu alienare immobili per uso di abitazione civile e
reinvestire il ricavato. Accanto ad un patrimonio ecclesiastico che serve strettamente per la sopravvivenza
della Chiesa, ce n' un altro destinato alla tutela gli interessi religiosi dei credenti e dei fini di culto, la cui
gestione spetta allo Stato in collaborazione con la Chiesa. Tale collaborazione ha come presupposto la
capacit patrimoniale della Chiesa nel suo ambito, quale proprietaria dei beni, e nell'ambito
dell'ordinamento giuridico per la tutela e l'amministrazione di tali beni. Per quanto riguarda il concetto di
patrimonio ecclesiastico, secondo l'accezione comune, esso coincide con il complesso dei beni materiali che
appartiene alla Chiesa per realizzare i suoi scopi. In realt i beni appartengono alla Santa sede e la Chiesa
esercita su di essi solo l'autorit. Secondo una parte della dottrina, il concetto di patrimonio ecclesiastico
deve riferirsi allo scopo di tale patrimonio, secondo un'altra bisogna riferirsi all'appartenenza di tale
patrimonio e secondo un'altra parte bisogna far riferimento alla volont della Chiesa. Secondo l'autore, il
concetto di patrimonio ecclesiastico coincide con quel complesso di diritti sui beni materiali che
l'ordinamento giuridico riconosce alla chiesa per realizzare i suoi scopi. Tali beni possono essere mobili o
immobili e appartenenti a ecclesiastici o laici. Sembra da condividere l'opinione secondo cui il criterio di
qualificazione del patrimonio ecclesiastico sia da rinvenire nell'attivit, poich quest'ultima ha valore
generale per qualsiasi ente anche se deve sostanziarsi in qualcosa di completamente determinabile.
2. La tutela del patrimonio storico e artistico.
La tutela del patrimonio storico e artistico era disciplinata precedentemente dalla legge numero 182 del
1902 e successivamente fu disciplinata dalla legge 1089 del 1939. Al primo articolo tale legge definisce i
beni di interesse artistico, storico, archeologico da dover tutelare, impone ai comuni e alle province di
presentare un elenco di cose sancendo la collaborazione con la autorit ecclesiastica per i beni
appartenenti a quest'ultima ed infine Distingue tra beni appartenenti allo Stato e quelli appartenenti a
privati. l'articolo 810 del codice civile definisce beni le cose che possono essere oggetto di diritto
dell'articolo 831 sancisce che i beni degli enti ecclesiastici sono soggetti alle norme del codice civile e di
edifici di culto cattolico non possono essere sottratti alla loro destinazione se non per accordo tra stato
autorit ecclesiastica. Articolo nove della costituzione sancisce che la Repubblica tutela e promuove lo
sviluppo della cultura e della ricerca. Tutela il paesaggio storico ed il patrimonio artistico del paese. Agli
articoli 117 e 118 della costituzione si sancisce che tra le funzioni legislative, le regioni hanno anche quelle
di assistenza e beneficenza relative ai musei e alle biblioteche degli enti ecclesiastici. L'articolo 118
conferisce anche le funzioni amministrative agli enti locali, cos come il decreto del presidente della
Repubblica 616 del 1977 sancisce le funzioni amministrative degli enti locali di tutela del patrimonio storico,
artistico, culturale, paleologico e monumentale. Relativamente alle imposte dirette, si sancisce l'esenzione
degli immobili destinati ad uso culturale da tali imposte insieme ai redditi derivanti da terreni catastali
destinati ad uso pubblico oppure la cui conservazione sia riconosciuta dal ministero dei Beni Culturali.
Relativamente alle imposte indirette, si sancisce per le imposte di donazione, successione e di registro la
riduzione dell'aliquota per tali immobili di interesse storico, archeologico e artistico del 50%. Il decreto 637
del 1972 sancisce che gli eredi di immobili di interesse storico, artistico o archeologico possono cederli allo
Stato a scomputo(cio a deduzione) totale o parziale delle imposte da pagare, delle pene pecuniarie degli
interessi o di qualsiasi altro obbligo tributario che cos viene estinto. L'articolo 12 dell'accordo del 1984
sancisce che per armonizzare le esigenze religiose con la disciplina legislativa statale, lo Stato e la Chiesa
con i loro organi competenti stipulano intese dirette alla conservazione di archivi e biblioteche di enti ed
istituzioni ecclesiastiche. In questo modo per lo Stato viene condizionato nella sua attivit legislativa,
comprese le attivit di sua esclusiva competenza. Sarebbe stato preferibile fermarsi ad una collaborazione
tra Stato e Chiesa. Si preferita la accezione di beni di interesse storico e artistico rispetto alla definizione
dei Beni Culturali, pi generica e intuita con la legge numero cinque del 1975 che istituisce il ministero dei
beni culturali. I beni di interesse storico ed artistico sono beni che soddisfano dei bisogni, degli interessi
giuridicamente protetti. Per quanto riguarda i beni di interesse culturale religioso, essi inizialmente erano di
competenza dello Stato che doveva tutelarli e assicurarne la loro fruizione, anche se lo Stato agiva
d'accordo con l'autorit ecclesiastica. I beni di interesse culturale religioso coinvolgono non solo la
posizione del proprietario e dello Stato ma anche quella della confessione religiosa. Infatti tali beni possono
essere oggetto di disposizione nei limiti e con le osservanze stabilite dall'ordinamento giuridico. La legge
1089 del 1939 sanciva il divieto di esportazione di tali beni, disciplinava la loro espropriazione e limitava la
loro circolazione. Il privato era tenuto a notificare al ministero dei beni culturali il possesso di tali beni, ed in
caso di trasmissione di essi, quest'ultimo deve essere avvisato affinch possa esercitare il diritto di
prelazione. Per i beni appartenenti alla Santa sede, c'era bisogno anche di una autorizzazione di
quest'ultima. Nel 2004 viene approvato con la legge 42 del codice dei beni culturali. Con la legge 112 del
1998 si sanciscono le funzioni amministrative e i compiti che spettano alle regioni, allo Stato e agli enti
locali. Nel 2000 il ministero dei beni culturali e il presidente della conferenza episcopale italiana stipulano
un'intesa diretta alla consultazione e alla conservazione degli archivi di interesse storico e delle biblioteche
appartenenti ad enti ecclesiastici. nel 2005 si stipula intesa diretta alla tutela dei beni culturali di interesse
religioso degli enti ecclesiastici.
3. il regime giuridico degli edifici di culto.
Gli edifici di culto sono quei luoghi come chiese, moschee, oratori, templi, eccetera dove i fedeli esercitano
il loro culto sia singolarmente che collettivamente. Lo Stato valuter l'uso, la destinazione e gli interessi di
tali edifici, non facendo propria la qualificazione che a tali edifici viene data dal diritto canonico. Fanno
parte degli edifici di culto anche gli edifici accessori. Precedentemente la dottrina e la giurisprudenza
tendevano a negare la commerciabilit di tali edifici contribuendo, in un certo senso, a creare una sorta di
demanio ecclesiastico accanto a quello statale. L'espressione di questa tendenza fu una legislazione che va
dalla met dell'ottocento fino al secolo scorso. Si pensi al decreto Regio numero 3036 del 1866 dove si
escludevano gli edifici di culto dalla devoluzione al demanio statale; si pensi alla legge 2152 del 1865 che
esentava gli immobili destinati al culto dall'imposta sui fabbricati; al regio decreto 1169 del 1919 che
esentava immobili destinati al culto dall'imposta sul patrimonio; si pensi alla legge 6179 del 1890 che
escludeva le confraternite dalla soppressione assoggettandole alla trasformazione; si pensi alla legge che
escludeva gli edifici di culto appartenente allo Stato dalla vendita. Per quanto riguarda le opere di
urbanizzazione e di edilizia, il decreto legislativo numero 35 del 1946 ha sancito la riparazione e la
ricostruzione degli edifici di culto colpiti dalla guerra. successivamente la legge 2522 del 1952 ha sancito
che il ministero dei lavori pubblici contribuisce a fornire dei contributi per la ricostruzione o l'acquisto di
aree destinate ad edifici di culto. Gli articoli 9 e10 del concordato del 1929 hanno sancito che gli edifici di
culto non possono essere oggetto di demolizione, requisizione ed espropriazione, tranne che in caso di
gravi necessit pubbliche e in accordo con l'autorit ecclesiastica. La forza pubblica non pu entrare negli
edifici aperti al culto a meno che non sia espressamente autorizzata dall'autorit ecclesiastica. Nello stesso
concordato si ribadisce la libert di culto che garantita a tutte le confessioni religiose come espressione
della soddisfazione delle esigenze religiose dei cittadini. Le disposizioni del concordato sono ribadite
dall'articolo cinque della legge numero 121 del 1985 che aggiunge per che la costruzione di nuovi edifici di
culto sar presa in accordo con l'autorit civile in base alle esigenze religiose dei cittadini. Analoghe
disposizioni sono stabilite con le altre confessioni religiose tra cui le assemblee di Dio, l'unione delle
comunit ebraiche italiane(dove ribadito che gli edifici di culto non possono essere sottratti alla loro
destinazione nemmeno per alienazione e se non sono passati vent'anni, eccetto il caso in cui autorit
ecclesiastica e quella civile si mettano d'accordo per l'estinzione di tali edifici), chiesa evangelica luterana,
chiesa evangelica battista, testimoni di Geova, eccetera. Accanto alle chiese, per sostenere gli oneri
finanziari derivanti da queste, ci sono le fabbricerie, costituite da una massa patrimoniale gestita da un
consiglio di amministrazione a composizione mista. Il consiglio di amministrazione non pu intervenire nei
servizi di culto e la nomina dei suoi componenti sar sempre presa in accordo con l'autorit ecclesiastica.
Oggi le fabbricerie e le confraternite sono regolamentate dalla legge 222 del 1985 di intesa tra il Ministro
dell'interno e il presidente della conferenza episcopale italiana. Le confraternite destinate esclusivamente o
prevalentemente a scopi di culto sono sottoposte alla vigilanza e alla tutela dell'autorit ecclesiastica, le
altre alla vigilanza e alla tutela dello stato. Quest'ultime possono essere soggette a trasformazione.
4. L'autorizzazione agli acquisti degli enti ecclesiastici.
L'autorizzazione un atto con cui lo Stato rimuove il limite all'esercizio di un diritto che senza
l'autorizzazione non pu essere esercitato. L'autorizzazione quindi un requisito di validit. Nell'accordo
del 1984 all'articolo 7.5 emerge che gli acquisti degli enti ecclesiastici, oltre ai controlli canonici, sono
soggetti alla disciplina del codice civile prevista per gli acquisti delle persone giuridiche. Tutta la materia
rimandata alla seconda legge siccardi numero 1037 del 1865 che in un unico articolo afferma che gli
stabilimenti e i corpi morali non possono acquistare stabili senza essere autorizzati con regio decreto,
previo parere del Consiglio di Stato. Le donazioni a loro favore e le disposizioni testamentarie non hanno
effetto nei loro confronti se non c' l'autorizzazione. Lautorizzazione aveva due funzioni: quella di tutelare
gli eredi legittimi e di reprimere la manomorta. La legge 281 del 1896 delegava al prefetto la competenza
per l'autorizzazione agli acquisti da parte dei comuni, province o istituti di beneficenza disciplinati dalla
legge crispi. L'articolo nove della legge 848 del 1929 sanciva che gli enti ecclesiastici non possono acquistare
beni immobili o ricevere testamenti o donazioni a loro favore se non erano autorizzati con regio decreto,
previo parere del Consiglio di Stato, per gli atti eccedenti un certo valore nonostante il concordato
lateranense sanciva che nella gestione ordinaria e straordinaria dei beni ecclesiastici non ci doveva essere
ingerenza da parte dello Stato. Tutto ci viene riconfermato nell'articolo 17 del codice civile del 1942 che
sancisce che le persone giuridiche non possono acquistare beni immobili o ricevere donazioni
modestamente a loro favore se non autorizzati dal governo. Ci viene confermato nelle disposizioni
attuative del codice civile, anche se viene meno il parere obbligatorio del Consiglio di Stato. Con la legge
127 del 1997 sia l'articolo 17 del codice civile che la legge 281 del 1896, insieme con le disposizioni che
prevedevano una autorizzazione per l'acquisto di immobili o per ricevere testamenti o donazioni da parte di
persone giuridiche, vengono abrogate. Le regioni vengono investite di funzioni amministrative riguardo
all'acquisto di beni immobili o il ricevimento di testamenti o donazioni da parte di enti amministrativi
dipendenti dalle regioni. Con l'accordo del 1984, i prefetti assumevano compiti di mera ricognizione,
poich la competenza spettava l'autorit centrale, cio il ministro previo parere della corte dei conti. Ci
viene ribadito anche nella legge numero 13 del 1991. Atto propedeutico all'abolizione dell'articolo 17 del
codice civile, fu la trascrizione nei registri immobiliari degli acquisti inter vivos da parte di associazioni non
riconosciute. Inoltre previsto anche che le organizzazioni di volontariato non riconosciute potessero
acquistare senza autorizzazione beni mobili registrati e beni immobili necessari per la propria attivit. Il
superamento della legge siccardi si ebbe anche con la legge numero 123 del 1991 che sanava gli acquisti
fatti dalle province ed alle regioni autonome senza autorizzazione. Con il decreto ministeriale del 1992 si
delegava al prefetto l'autorizzazione per gli acquisti di beni immobili o per il ricevimento di testamenti o
donazioni per un valore non superiore al mezzo miliardo da parte di enti dotati di personalit giuridica che
svolgono la loro attivit nell'ambito di una provincia. La corte costituzionale con sentenza numero 512 del
1988 ha sancito che l'autorizzazione agli acquisti compatibile con l'autonomia regionale e di conseguenza
le regioni dovevano attenersi alla legge siccardi. Non si capisce perch sia stato abrogato l'articolo 17 del
codice civile dato che le motivazioni ispiratrici della legge siccardi sono ancora vigenti e quindi necessario
un controllo degli acquisti effettuati dagli enti ecclesiastici. Non da condividere l'opinione di chi sostiene
che ,sottoponendo gli enti ecclesiastici ad una autorizzazione discrezionale per i loro acquisti ,si limita la
loro autonomia. Ci che in discussione non la loro autonomia ma necessario effettuare un controllo
sugli acquisti di beni immobili da parte degli enti ecclesiastici al fine di tutelare le aspettative degli eredi
legittimi e immettere in commercio tali beni che senza autorizzazione sarebbero soggetti alla manomorta
dell'autorit ecclesiastica. L'autorizzazione una forma di controllo sulla trasparenza gestionale in funzione
di vigilanza e non pu cambiare la sua natura. Un sistema di controlli stato previsto dal codice dei beni
culturali di cui articolo 56 afferma che sono sottoposti ad autorizzazione ministeriale la alienazione dei beni
culturali appartenenti a soggetti pubblici diversi da quelli indicati nella lettera a, appartenenti a personalit
giuridiche senza fini di lucro e sempre che non si tratti di beni indicati nell'articolo 54 comma due lettera a e
lettera c. L'autorizzazione ministeriale prevista anche per la vendita parziale di collezioni o raccolte
librarie o cose da parte dei soggetti indicati nel primo comma. Le disposizioni dei commi precedenti si
applicano anche al caso di pegno e ipoteca. L'articolo 60 del codice afferma che il ministero, la regione o
l'ente pubblico interessato possa acquistare in via di prelazione beni culturali alienati a titolo oneroso allo
stesso prezzo stabilito nell'atto di alienazione. Qualora non sia previsto un corrispettivo o ci sia una
permuta, il prezzo determinato dal soggetto che effettua la prelazione. Qualora non si accetti il valore
determinato dal soggetto che effettua la prelazione, tale valore del bene determinato da un terzo
designato in accordo tra soggetto che effettua la prelazione e alienante. Se le parti non si accordano per la
nomina del terzo o per la sua sostituzione, il presidente del tribunale del luogo a nominare il terzo. Le
spese sono a carico dell'alienante. La determinazione del valore economico del bene da parte del terzo
impugnabile per errore o per manifesta iniquit. Con il decreto legislativo numero 62 del 2008 si riconosce
agli enti ecclesiastici la possibilit di garantire la conservazione dei beni culturali di cui sono possessori.
Capitolo due
i rapporti personali
1. Tipologie matrimoniali. Il matrimonio religioso con effetti civili.
La sostanza del matrimonio religioso disciplinata dagli ordinamenti confessionali(ad esempio quello
canonico per la religione cattolica) mentre il resto dei matrimoni disciplinato preliminarmente dal codice
civile, dalle intese e dalla legge sui culti ammessi del 1929. Gli ecclesiastici si occupano principalmente della
trascrizione, cio quel procedimento attraverso cui si attribuisce al matrimonio religioso gli effetti civili. Ci
frutto dei patti lateranensi del 1929 e del concordato attraverso cui venuto meno il principio del doppio
binario. In base a tale principio, il matrimonio religioso ed quello civile erano posti su piani totalmente
separati. cio chi stipulava matrimonio religioso e voleva farsi che tale matrimonio avesse effetti civili,
doveva stipulare anche matrimonio civile. Oggi ed in passato il matrimonio religioso ad effetti civili crea ed
ha creato problemi di collegamento tra l'ordinamento statuale e quello confessionale. Ci sono molte
differenze tra questi due tipi di matrimonio: ad esempio la diversa rilevanza dell'aspetto psicologico, la
diversa concezione sacramentale e contrattuale del matrimonio, la diversa forma del matrimonio, eccetera.
La concezione del matrimonio canonico si basa essenzialmente sul consenso liberamente espresso, cio
sull'aspetto psicologico del matrimonio, a differenza del matrimonio civile che tiene conto dell'aspetto
psicologico ma ammette anche il divorzio e la separazione, rendendo l'istituto matrimoniale un istituto non
forte e saldo ma un istituto vulnerabile. Per quanto riguarda i matrimoni acattolici, essi sono disciplinati
unitariamente dal codice civile, dalle intese e dalla legge sui culti ammessi e sono visti come una
sottospecie del matrimonio civile. Questo quadro in seguito dovr mutare poich il panorama delle
confessioni religiose oggi notevolmente cambiato in una societ multietnica. Per quanto riguarda il
matrimonio civile, novit sono state introdotte con la legge sul divorzio numero 898 del 1970 e con la
riforma del diritto di famiglia(legge numero 151 del 1975). In base a tali leggi, questioni come il mutamento
di confessione religiosa di uno dei due coniugi o l'educazione religiosa dei propri figli non pu costituire pi
motivo di separazione di divorzio. I matrimoni misti, cio i matrimoni tra persone di diversa confessione
religiosa, sono sempre +1 realt concreta e lo Stato dovr riguardare essi con attenzione perch,
trattandosi di Stato laico, non si pu pi fare riferimento al favor religionis su cui si sono basate decisioni
dottrinali e giurisprudenziali(come avveniva in passato per la religione cattolica, considerata religione di
Stato). Il matrimonio costituisce un istituto in costante evoluzione.
2. Il procedimento di trascrizione.
L'articolo 8.1 dell'accordo del 1984 tra Stato e Chiesa sancisce che il matrimonio religioso stipulato secondo
le norme di diritto canonico produce effetti civili, a condizione che l'atto di matrimonio sia trascritto nel
registro dello stato civile, previa pubblicazione nella casa comunale. La pubblicazione costituisce il primo
atto del procedimento amministrativo di trascrizione e assicura alle parti che il matrimonio sar trascritto
nel registro civile. Non vige pi la regola secondo cui la pubblicazione deve essere effettuata sia in chiesa
che il municipio e per due domeniche successive. Successivamente alla pubblicazione, il parroco o il suo
delegato nel momento della celebrazione spiega gli effetti civili ai contraenti del matrimonio e rediger un
atto matrimoniale in doppio originale, uno per il registro parrocchiale e l'altro da inviare all'ufficiale di stato
civile, nel quale potranno essere inserite le dichiarazioni dei coniugi relative al regime patrimoniale
coniugale scelto. L'atto di matrimonio, insieme alla richiesta di trascrizione nel registro civile dello stesso
atto, va inviato entro cinque giorni dalla celebrazione del matrimonio. Questa la trascrizione tempestiva.
La trascrizione pu essere anche successiva se richiesta da entrambi i coniugi o da uno di loro senza
opposizione dell'altro e senza pregiudicare i diritti di terzi a condizione che entrambi i coniugi dal momento
della celebrazione a quello della trascrizione abbiano conservato lo Stato libero ininterrottamente. Questa
la trascrizione tardiva. La trascrizione non pu essere effettuata se:1) uno dei due coniugi o entrambi non
hanno l'et per stipulare matrimonio ai sensi della legge civile; 2) quando sussiste per uno dei due sposi o
per entrambi un impedimento inderogabile. Tale impedimento si verifica in tre casi:1) quando uno dei due
coniugi sia interdetto per infermit di mente o per incapacit naturale;2) quando uno dei due coniugi sia gi
sposato agli effetti civili;3) quando ci sia un impedimento per delitto o affinit in linea retta. La presenza
dell'ordinamento statale nel procedimento di trascrizione non deriva dalla lettura degli articoli del codice
civile, poich il matrimonio una volta trascritto sarebbe comunque valido per il diritto comune; ne deriva
dall'equiparazione effettuatasi con decreto nel 1983 dell'et per contrarre matrimonio che
precedentemente era, per l'ordinamento canonico, di 14 anni per la donna e di 16 per l'uomo mentre per la
legge civile era per entrambi di 18 anni. Ne deriva dalla annotazione del regime patrimoniale che pu
effettuarsi anche dinanzi ad un notaio. Ci che condiziona lo Stato sono altre disposizioni dell'accordo del
1984, in particolare quelle relative alla riserva di giurisdizione sulle cause matrimoniali. Rimanendo alla
trascrizione, conservata quella tempestiva e tardiva. La trascrizione non dipende dalla celebrazione del
matrimonio religioso, poich quest'ultimo pu rimanere tale se le parti vogliono semplicemente un
matrimonio di coscienza e, in quest'ultimo caso, il matrimonio trascritto presso il registro diocesano ma il
vescovo non potr trascriverlo contro la volont delle parti agli effetti civili. La trascrizione ha come
procedimento propedeutico la pubblicazione dell'atto di matrimonio. Quindi il matrimonio non
sottoposto a condizione ma la trascrizione un istituto autonomo e costituisce l'atto finale di un
procedimento amministrativo che ha inizio con la pubblicazione presso la casa comunale dell'atto di
matrimonio. Precedentemente la dottrina prevedeva un terzo tipo di trascrizione: la trascrizione
tempestiva tardiva, cio quella trascrizione che avveniva pure se non c'era stata la preventiva pubblicazione
dell'atto di matrimonio. Questo tipo di trascrizione venuto meno poich stata abrogata la legge 847 del
1929 che ne costituiva il fondamento. In mancanza di una legge matrimoniale, come sua sostituzione
sembra esserci una circolare del ministero di giustizia relativa alle disposizioni per gli ufficiali di stato civile
dell'attuazione dell'articolo 8.1dell'accordo del 1984 tra Stato e Chiesa, al fine di avere una sicurezza sul
fatto che i contraenti vogliano conferire effetti civili al proprio matrimonio religioso. Un mezzo essenziale
sembra essere il testamento, strumento utilizzato molto spesso anche come deposito di volont circa
questioni spirituali o religiose come ad esempio le confessioni stragiudiziali, le disposizioni circa la
donazione degli organi, le disposizioni circa la propria cremazione, eccetera.
3. Gli effetti civili delle sentenze canoniche di nullit matrimoniale.
L'articolo 8.2 sancisce che le sentenze di nullit di un matrimonio pronunciate da un tribunale ecclesiastico,
munite del decreto di esecutivit dell'organo superiore di controllo ecclesiastico(la segnatura apostolica),
hanno efficacia nel nostro ordinamento su domanda di una o di entrambe le parti con sentenza della corte
d'appello competente. Cio accanto ad una giurisdizione statale, c' una giurisdizione ecclesiastica le cui
sentenze sono dichiarate efficaci nel nostro ordinamento previo controllo della segnatura apostolica che
valuta la regolarit e la definitivit della sentenza, cio se stato consentito alle parti di difendersi in
almeno 2 di giudizio e se la sentenza passata in giudicato. La corte d'appello competente dovr
accertare:1) se il tribunale ecclesiastico competente;2) se sia stato assicurato alle parti il diritto di agire di
difendersi in giudizio secondo i principi fondamentali dell'ordinamento italiano;3) se sono state rispettate le
altre disposizioni concernenti il riconoscimento delle sentenze straniere e della loro efficacia in Italia.
Inoltre il protocollo addizionale all'articolo quattro sancisce che ai fini dell'applicazione degli articoli 796 e
797 del codice di procedura civile italiano, si dovr tener conto della specificit dell'ordinamento canonico
dal quale il matrimonio regolato. In particolare bisogner tener conto:1) il richiamo fatto dalla legge
italiana alla legge del luogo dove si svolto il matrimonio il richiamo fatto al diritto canonico; 2) si
considera passata in giudicato la sentenza dichiarata esecutiva secondo il diritto canonico;3) c' il divieto di
riesame del provvedimento nel merito. Proprio questo divieto di riesame espressione della riserva
giurisdizionale nelle cause matrimoniali a favore del diritto canonico. La corte d'appello competente, cio
quella ove il matrimonio stato trascritto, pu adottare provvedimenti economici provvisori a favore di
uno dei due coniugi il cui matrimonio sia stato annullato al fine di evitare un effetto negativo della sentenza
di nullit quale il disimpegno economico che spesso danneggia il contraente pi debole ed contrario al
senso comune. Il giudice statale pu intervenire anche successivamente. Se l'ordinamento canonico fosse
equiparato ad un ordinamento straniero(ma cos non per l'autore), allora le sentenze del tribunale
ecclesiastico potrebbero essere equiparate ai sensi della legge 218 del 95 alle sentenze di un ordinamento
straniero. Ma il rinvio dell'accordo del 1984 alle norme del codice di procedura civile non pu essere un
rinvio mobile ma solamente un rinvio fisso senza la possibilit che le norme possano essere mutuate da una
convenzione successiva se non creando discriminazione e ingiustizie relativamente a tale regime. Con la
convenzione di Bruxelles numero due si voluto estendere la prima convenzione di Bruxelles alle cause
matrimoniali. Cio si voleva adottare un sistema di riconoscimento automatico e di esecuzione semplificata
delle sentenze tra i vari paesi membri dell'unione europea. In questo modo si voleva anche evitare si
creassero procedimenti paralleli e conseguentemente decisioni contraddittorie tra diversi paesi. Purtroppo
tale convenzione non stata ratificata dal Parlamento e sono stati mantenuti gli accordi con la Santa sede.
Di conseguenza inutile ogni rinvio a tale convenzione.
4. Il problema della riserva di giurisdizione.
Il problema della riserva di giurisdizione in materia matrimoniale una questione ancora attuale. L'articolo
34 comma quattro del concordato del 1929 sancisce che per le cause concernenti la nullit del matrimonio
e il matrimonio rato e non consumato c' la competenza del tribunale o dicastero ecclesiastico. Questa
disposizione costituiva la concessione pi rilevante dello Stato alla Chiesa cattolica e appariva come una
disposizione che viola la sovranit statale, anche se giustificata dal presupposto della sacramentalit del
matrimonio. L'accordo del 1984 non sancendo la sacramentalit del matrimonio e stabilendo all'articolo 13
che le disposizioni del concordato del 1929 non riprodotte s'intendono abrogate, faceva intendere che in
materia matrimoniale la riserva esclusiva di giurisdizione ecclesiastica sia venuta meno. Ma la conferma di
tale riserva viene dal protocollo addizionale all'articolo quattro che sancisce e bisogna tener conto
dell'ordinamento canonico per l'applicazione degli articoli 797 e 796 del codice di procedura civile; ed in
particolare bisogna tener conto che il richiamo alle leggi del luogo fatto dalla legge italiana il richiamo al
diritto canonico e che non si proceder alla riesame nel merito. Inoltre l'accordo del 1984 all'articolo 8.2
sancisce che le sentenze di nullit del matrimonio da parte del tribunale ecclesiastico hanno efficacia nella
Repubblica italiana attraverso la corte d'appello competente. Tale corte deve accertare: che il giudice
ecclesiastico sia competente; che sia garantito il diritto di agire e difendersi secondo i principi
dell'ordinamento italiano; e che siano accertate le condizioni in base alle leggi civili che rendono efficace
l'esecutivit della sentenza del tribunale ecclesiastico come una sentenza straniera. Non configurabile
nemmeno una giurisdizione concorrente, poich l'ordinamento canonico un ordinamento confessionale e
non un ordinamento statale. Inoltre nell'ordinamento canonico non garantito il principio di reciprocit. La
giurisdizione canonica una giurisdizione volontaria e non coattiva come deve essere una giurisdizione
statale. Quindi anche una giurisdizione concorrente violerebbe il principio di unit giurisdizionale di uno
Stato. Il fatto che il principio di sacramentalit non sia stato ribadito nell'accordo del 1984 ha poca
importanza poich larticolo 8.3 sancisce che la Santa sede vuole riaffermare il valore immutato della
dottrina cattolica sul matrimonio, e ci equivale a ripristinare il principio di sacramentalit. Il principio di
libert matrimoniale comporta che le parti possano scegliere quale tipo di matrimonio stipulare. La
conseguenza del matrimonio scelto quella del regime patrimoniale e quindi, in base al regime
patrimoniale scelto, spetta alle parti scegliere di adire, per la nullit del matrimonio stipulato, il tribunale
ecclesiastico o quello civile. Ci potrebbe creare non solo una nuova riserva di giurisdizione ma anche dei
conflitti tra giudicati, non essendo possibile dichiarare la litispendenza poich l'ordinamento canonico non
un ordinamento statale e perch per l'ordinamento canonico non vale il principio di reciprocit.
Nemmeno possibile stabilire una riserva di giurisdizione esclusiva a favore dei tribunali ecclesiastici
perch qualora l'oggetto sia un articolo del codice civile, non si pu escludere la competenza del tribunale
civile. Nemmeno possibile il combinato tra diritto statale e diritto canonico, dal momento che non vige il
principio iura novit curia, cio il principio secondo il quale le parti possano indicare al giudice i criteri
normativi su cui decidere ed inoltre il giudice ha bisogno di un diritto certo. il problema della riserva di
giurisdizione un problema complesso, poich lo Stato non pu vedere violato il principio di unit
giurisdizionale e la Chiesa non pu rinunciare al concetto di sacramentalit del matrimonio. Sarebbe
auspicabile una modifica dell'accordo del 1984, magari ripristinando il principio del doppio binario e
garantendo le concezioni di fondo ad entrambe le giurisdizioni.
5. Il matrimonio acattolico
Il matrimonio acattolico regolato dagli articoli 7-13 della legge 1159 del 1929 e dal regio decreto numero
289 del 1930 25-28, oltre alle intese stipulate con le singole confessioni. Quando tale matrimonio venne
introdotto, c'era il matrimonio concordatario- canonico e il matrimonio civile e si discuteva se il matrimonio
acattolico potesse essere una specie autonoma di matrimonio o una sottospecie del matrimonio civile. In
base alla legge 1159 del 1929, il ministro di un culto diverso dalla confessione cattolica soggetto
all'autorizzazione ministeriale per conferire effetti civili agli atti del suo ministero. In base all'articolo sette
della legge 1159/1929 il matrimonio celebrato dinanzi ad un ministro di culto acattolico produce gli stessi
effetti del matrimonio civile stipulato dall'ufficiale di stato civile. L'ufficiale di stato civile, valutato che siano
state compiute tutte le formalit e che la celebrazione del matrimonio acattolico possa svolgersi senza
intoppi con il codice civile, autorizza per iscritto il ministro di culto a celebrare il matrimonio, con
l'indicazione della data, del luogo del provvedimento e con il decreto di nomina. La circolare numero sei del
2007 del Ministero dell'Interno sancisce che il ministro di culto potr celebrare il matrimonio solo nel
territorio indicato nel decreto di nomina. A questo punto il ministro di culto celebra il matrimonio dinanzi a
due testimoni, leggere gli articoli 143- 144 e 145 del codice civile, apprende le dichiarazioni dei due sposi di
volersi prendere come marito e moglie e redige l'atto di matrimonio che sar trasmesso in originale
all'ufficiale di stato civile entro cinque giorni dalla celebrazione. L'ufficiale civile entro un giorno provveder
alla trascrizione dell'atto di matrimonio nel registro civile. Il ministro di culto, in caso di legittimo
impedimento, pu essere sostituito da un suo delegato. Il ministro di culto acattolico non pu rilasciare
copie ne certificati del matrimonio, conferma del fatto che la sua autorizzazione legata strettamente al
suo ministero. Di conseguenza il ministro di culto acattolico non costituisce un ufficiale di stato civile ma si
pu dire solo che esercita pubbliche funzioni. Secondo una diversa opinione, applicabile l'articolo 113 del
codice civile e di conseguenza si ritiene che il matrimonio che avvenga dinanzi ad una persona che non ha la
qualit di ufficiale di stato civile, a meno che non lo sappiano entrambi gli sposi, ma che esercita pubbliche
funzioni si considera celebrato. Al matrimonio acattolico si applicano le disposizioni del regime di diritto
comune, anche perch nel 1929 era il matrimonio civile il modello di riferimento dato che non erano
ancora state stipulate le intese con le diverse confessioni acattoliche. Tuttavia il matrimonio acattolico
costituisce un terzo tipo di matrimonio poich non assimilabile n al matrimonio canonico n al
matrimonio civile. Al primo non assimilabile poich si consente agli sposi o a uno dei due che abbiano una
religione diversa da quella cattolica di celebrare un matrimonio differente. N al matrimonio civile
assimilabile a quello acattolico, poich quest'ultimo diverso. Successivamente sono state stipulate 6
intese con le diverse confessioni acattoliche e a queste ultime che hanno stipulato tali intese, non si applica
la disciplina della legge 1159 del 1929. Le condizioni essenziali affinch il matrimonio acattolico abbia effetti
civili sono 3:1) l'autorizzazione conferita dall'ufficiale di stato civile al ministro di culto;2) la forma comune
di celebrazione;3) la trascrizione dell'atto di matrimonio, che pu essere anche tardiva. Relativamente alle
intese, si cercato di uniformare le loro norme tra di loro anche se ci costituisce una operazione poco
opportuna perch non rispetta le diverse caratteristiche delle singole confessioni. Per le confessioni
acattoliche che hanno stipulato un'intesa c' stata l'abolizione dell'autorizzazione ministeriale e
dell'autorizzazione dell'ufficiale di stato civile a celebrare il matrimonio. In tal modo esse sono
maggiormente sottoposte alle confessioni di appartenenza.
6. Natura ed essenza giuridica del matrimonio.
La natura ed l'essenza giuridica del matrimonio sono diverse a seconda del punto di vista confessionale o
civile. Per quanto riguarda il primo punto di vista, il matrimonio visto come un sacramento mentre per il
secondo punto di vista il matrimonio un contratto che vincola due parti che ha effetto sul piano personale
e patrimoniale. Entrambe le visuali appaiono troppo limitative. Il matrimonio un'istituzione sociale.
Quindi la sua natura giuridica bisogna evitare di cercarla sul piano storico o ideologico ma bisogna ricercarla
sul piano attuale. La costituzione italiana all'articolo 29 pone il matrimonio alla base della famiglia,
confermando che l'istituto matrimoniale un istituto cardine nel nostro ordinamento anche se si sono
create le cosiddette famiglie di fatto, cio situazioni di mera convivenza. Lo stesso concetto di honor
matrimonii dava uno status personale e patrimoniale diverso ai coniugi, status che invece non viene
attribuito ai meri conviventi. Tuttavia sia il matrimonio civile che quello religioso hanno alcuni punti in
comune. Si pensi ad esempio alla forma del matrimonio che si svolge partendo dalla dichiarazione dei due
coniugi di volersi come marito e moglie dinanzi ad un ufficiale di stato civile o un sacerdote in presenza di
due testimoni e con le forme prestabilite(lettura degli articoli del codice civile ,scelta del regime
patrimoniale e trascrizione nel registro civile e parrocchiale dell'atto di matrimonio). Il matrimonio ha
effetti sullo status personale in quanto si legati da un rapporto coniugale ed anche sul piano patrimoniale,
poich il regime prestabilito quello di comunione e di conseguenza ciascun atto di un coniuge deve avere
il consenso dell'altro oppure ciascun atto ricondotto al patrimonio comune, a meno che le parti non
abbiano scelto il regime di separazione. ai meri conviventi tale regime non viene applicato, anche se si
sono riconosciuti alcuni diritti come ad esempio il diritto di successione nel contratto di locazione. Oltre alla
forma, un altro aspetto in comune tra matrimonio civile e quello religioso sono gli aspetti spirituali, e cio
l'obbligo di fedelt tra i coniugi, lindissolubilit del sacramento matrimoniale e l'educazione della prole. In
realt solamente il primo aspetto, c' l'obbligo di fedelt tra i coniugi, in comune perch l'indissolubilit
del matrimonio venuta meno con l'introduzione della legge sul divorzio e la prole non costituisce un
elemento fondamentale nel matrimonio civile. Poi ci sono altri aspetti spirituali, come abbiamo appena
detto, quale ad esempio la volont di convivere insieme tra marito e moglie. Secondo l'opinione di doms, il
matrimonio la volont di donare se stesso al proprio coniuge, c' un atto d'amore in assoluta libert, di
cui si conoscono benefici e limiti. Riprendendo questa concezione di matrimonio, jemolo sostiene che la
dignit dell'atto sessuale non sta nella prospettiva della generazione, ma sta nell'essere dono di una
persona all'altra. A questo punto ci si chiede perch un istituto come il matrimonio sia stato influenzato ed
ancora influenzato dal mondo religioso. La risposta semplice: perch il matrimonio era un evento
talmente importante nella vita di una persona che veniva ad riempirsi di sacramentalit. Ci sono anche
aspetti diversi tra matrimonio civile e matrimonio religioso. Il primo aspetto differente quello della
consumazione, irrilevante nel matrimonio civile mentre molto importante in quello religioso. L'altro aspetto
quello della procreazione: entrambi tipi di matrimonio prevedono il matrimonio di mutuo ausilio in tarda
et per non avere figli, ma mentre ci coerente per il matrimonio civile non sembra esserlo per quello
religioso. L altro aspetto differente , come abbiamo appena detto, l'indissolubilit del matrimonio venuta
meno nel matrimonio civile con il divorzio. Mentre il matrimonio religioso ha regole che hanno le loro radici
nella cultura e nei popoli e quindi non producono sempre effetti civili, il matrimonio civile un contratto
che vincola due parti sia sul piano personale che sul piano patrimoniale. Ma in entrambi i casi il matrimonio
una nuova comunit con forme tipiche e lo scambio di consenso tra due parti che fa una dimensione e
una prospettiva personale e patrimoniale.
7. Matrimonio, separazione e divorzio. Diritto di famiglia e libert religiosa.
La costituzione, ponendo all'articolo 29 alla base della famiglia il matrimonio, rende necessaria un'analisi
delle vicende matrimoniali di divorzio e separazione e del caso di mutamento di fede religiosa di uno dei
due coniugi e dell educazione religiosa dei figli. La separazione regolata dagli articoli 150-158 del codice
civile mentre il divorzio regolato dalla legge 898 del 1970. Il matrimonio pu terminare non solo per
morte di uno dei due coniugi ma anche per divorzio, cio nei casi espressamente previsti dalla legge. Si
tratta di un istituto civilistico, di conseguenza non c'entra il diritto ecclesiastico. Oltre alla separazione
personale, il codice di diritto canonico prevede anche la separazione con vincolo di permanenza. Per
quanto riguarda il matrimonio non consumato, questo irrilevante per l'ordinamento civile ma pu essere
causa di scioglimento agli effetti civili del matrimonio e di conseguenza assume rilevanza solo in relazione al
divorzio. Il mutamento di religione di uno dei due coniugi o l'educazione religiosa dei propri figli pu
costituire motivo di dissenso familiare. Breve in relazione all'ora di religione, si visto come tali questioni
vanno risolte nell'interesse del minore, cio seguendo la sua volont. Infatti il minore capace di
autodeterminarsi e di avere diritti soggettivi autonomi. La legge 54 del 2006 ha riconosciuto l'affidamento
condiviso ad entrambi i genitori, ribaltando il precedente regime, al fine di garantire maggiore libert
religiosa. Ci si chiede che cosa succede se uno dei due genitori cambia fede religiosa e vuole imporre la
propria educazione religiosa ai figli. In precedenza la giurisprudenza era stata influenzata al principio di
favore per la religione cattolica, mentre oggi bisogna far riferimento al principio di libert religiosa
individuale, cio tener conto della volont del soggetto individuale di professare la propria religione anche
in caso di ateismo. La stessa corte di cassazione ha sancito che il fatto che un soggetto abbia mutato la
propria religione non significa che tale libert pu essere ridotta perch sposato o perch ha figli. Inoltre
non possibile stipulare una convenzione con una clausola che imponga la propria fede religiosa ai figli,
perch la libert religiosa indisponibile. La cassazione inoltre ha stabilito che il mutamento di fede
religiosa di uno dei due coniugi non pu costituire motivo di addebito della separazione ma costituisce
causa di separazione il non rispetto di tale mutamento. Precedentemente la corte costituzionale mostr il
suo favore per la famiglia legittima, contrapponendosi una concezione istituzionale della famiglia(dove il
valore della famiglia preminente rispetto al valore dei singoli componenti) ad una concezione
individualista(dove l'interesse del singolo componente prevale sull'istituto famiglia, poich quest'ultima
un mezzo per conseguire gli interessi del singolo). La giurisprudenza stata non sempre uniforme. Quella
del tribunale dei minorenni ha sancito ancora una volta il principio di libert religiosa del singolo individuo
che non pu essere guardato n dalla confessione n dalla propria famiglia, per cui l'ordinamento statale
pu intervenire anzi deve intervenire solo nei casi strettamente necessari. Inoltre diritti inviolabili
dell'uomo sono garantiti all'interno delle formazioni sociali, tra cui la famiglia, dall'articolo 2 e 30 comma
due della costituzione e ci non legittima l'imposizione dell'ideologia religiosa ai propri figli. Il diritto di
educare alla religione i propri figli riguarda solo i primi anni di vita ma dai 14 anni in poi il singolo soggetto
a scegliere la propria religione. Il tribunale di Genova nel 1959 ha affermato il diritto del minore di
professare una religione diversa da quella dei propri genitori e la cassazione ha sancito che il mutamento di
fede religiosa di uno dei due coniugi non pu rientrare tra i motivi per laffidamento dei propri figli. Per
quanto riguarda il giudice, questi deve intervenire solo per attribuire il potere di decisione al coniuge che
meglio sembra sostenere e mantenere il proprio figlio.