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DIRITTO ECCLESIASTIC O
CAPITOLO I 1. DI COSA SI OCCUPA IL DIRITTO ECCLESIASTICO?
Il diritto ecclesiastico un insieme di NORME STATALI che regolano il FENOMENO RELIGIOSO. Si tratta di norme laiche volte alla tutela della dignit umana, dell uguaglianza e della libert religiosa; questultima va intesa sia in senso positivo come libert di professare qualsiasi religione che in senso negativo- libert areligiosa o irreligiosa ( di non professare alcun credo) la peculiarit di tale diritto sta nel fatto che pur fondandosi sul diritto positivo, a differenza di altre branche, da rilievo all esternazione dei sentimenti personali. 2. E DIVERSO DAL DIRITTO CANONICO

Seppur per lungo tempo il diritto ecclesiastico si confuso con quello canonico e si occupato di regolare i rapporti tra stato e chiesa,si tratta di due diritti distinti. Il diritto canonico detta appunto norme interne della chiesa, il diritto ecclesiastico si occupa del fenomeno religioso, che ricomprende ma non si limita alla religione cattolica; anzi senza dubbio il diritto ecclesiastico pone dei limiti e dei confini statali al diritto canonico. Il diritto ecclesiastico non va confuso quindi n con il diritto interno della chiesa ne con il diritto di altre professioni religiose. 3. DIRITTO ECCLESIASTICO VERTICALE

La chiesa cattolica gode, rispetto alle altre confessioni religiose, di una prerogativa, gode della soggettivit di diritto internazionale. Tale peculiarit ha per lungo tempo reso il diritto ecclesiastico una sorta di impianto INTERORDINAMENTALE, un impianto specifico, fatto di norme volte a coordinare materie miste, contemporaneamente sottoposte sia alla legge civile che a quella della chiesa e quindi necessariamente regolate di comune accordo tra stato e chiesa. Tale coordinazione risulta da accorti di vertice attraverso i quali lo stato e le confessioni religiose riconoscono i limiti delle loro competenze.

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Dire che il diritto ecclesiastico fatto solo di tali accordi ovviamente errato; tali accordi rientrano nel diritto ecclesiastico ma questo non si esaurisce in essi e nel cd diritto concordatario. Nel d.e. vi sono norme che non hanno nulla a che vedere con tale necessit di coordinazione. 4. DIRITTO ECCLESIASTICO ORIZZONTALE Per capire cosa sia il D.E. quindi preferibile, anzich guardare in su ( intendendolo come il diritto che regola i rapporti e detta i limiti tra stato e chiesa) assumere un punto di vista orizzontale partendo dalla Costituzione. E proprio con l emanazione della cost che l impronta internazionalistica del d.e. venuta meno, la costituzione del 1948 si impegna a garantire la LIBERTA RELIGIOSA come elemento fondamentale della libert personale.

Tale libert garantita dalla costituzione a prescindere da qualsiasi accordo con le confessioni religiose. Il diritto ecclesiastico in questo senso pu essere definito LEGISLATIO LIBERTATIS, quindi come un insieme di norme che tutelano e promuovono la libert religiosa mediante la tutela e la promozione della dignit umana. Si noti fin da subito che per libert religiosa si intende libert di coscienza, libert di autodeterminazione della coscienza personale in cui appunto rientra la libert di autodeterminazione religiosa. (Come gi detto Libert religiosa positiva e negativa).

CAPITOLO II

E evidente fin qui quanto importante sia stato in materia l ingresso nell ordinamento della costituzione. Costituzione democratica, rigida e trans temporale. Il risultato di un formidabile compromesso politico.

La costituzione esalta la libert individuale e collettiva, riconosce che tali libert sono anteriori alla formazione dello stato e pertanto soddisfano bisogni non solo materiali ma anche spirituali . La libert religiosa MADRE di tutte le libert: Toccando aspetti intimi della persona entra in gioco ogni volta che si ha a che fare con le libert personali, ricomprende tutte le espressioni della coscienza personale L affermazione della libert religiosa sta alla base della nascita dell europa moderna.

La costituzione parla di libert religiosa in molti articoli. o o Art2 : diritti inviolabili dell uomo art 3 principio di uguaglianza e rimozione degli ostacoli che limitano libert e uguaglianza e impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

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o art 4 : diritto al lavoro, obbligo per ciascun cittadino di partecipare con il proprio lavoro al progresso materiale e spirituale della societ. Art 7: Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale o art 8: Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. Gli art 7 e 8 vanno intesi come art volti a garantire la libert delle confessioni religiose in quanto soggetti che contribuiscono allo sviluppo della persona umana sostenendone la partecipazione alla vita pubblica.

La costituzione non menziona il principio di LAICITA , tuttavia con la sent 203 del 1989 la corte costituzionale ha precisato che si tratta di un SUPERPRINCIPIO, un principio supremo dell ordinamento, superiore a quelli costituzionali e fondamentali. Tale principio nasce dalla costituzione materiale. invalicabile e immodificabile.

MA COS E LA LAICITA? La laicit non si contrappone alla religione. Intendere il pensiero laico come un pensiero libero contrapposto a quello religioso fondato su verit escatologiche predefinite e obbliganti una reminiscenza della visione verticale del diritto ecclesiastico.

Oggi siamo consapevoli del fatto che la laicit e il pensiero laico stanno alla base di ogni evoluzione spirituale, il pensiero laico si traduce infatti nell uso della ragione e nello spirito critico.

La laicit oggi va oltre il rapporto tra stato e confessioni religiose, la laicit oggi si gioca prima nella sfera privata e poi in quella pubblica, per questo che la laicit di uno stato si misura nella sua capacit di garantire la libert religiosa e irreligiosa, di garantire uguale libert di coscienza, senza discriminazioni.

Gli unici stati occidentali che possono considerarsi laici in quanto le loro costituzioni dettano tale principio sono Francia e Turchia, si tratta tuttavia di due diverse laicit.

Ogni ordinamento intende la laicit a modo proprio,la laicit non un concetto univoco in senso giurisdizionale. Possiamo tuttavia distinguere tre modelli, tre diverse forme di laicit: 1. quella francese illuminista, che confina la religione nella sfera privata e che vede la laicit ( cd laicit de combat) come un bastione che difende lo stato dalle intromissioni religiose. Quella americana che non confina la religione nella sfera privata ma non la istituzionalizza ( not establishment clause) Quella comunista che oltre a confinare la religione nella sfera privata la vede come un male da evitare e vede l ateismo come una sorta di religione di stato ( libert dalla religione)

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Casi eccezionali sono La repubblica del monte Athos che appartiene alla grecia ma definita entit teocratica indipendente. Il principato di andorra governato sia dal presidente della repubblica che dal vescovo di La Seu dUrgell.

La corte costituzionale italiana ha pi volte affrontato la questione, con la sent 203/89 ha definito la laicit come l espressione dl pluralismo culturale e religioso, con la sent 105/93 ha precisato che non si tratta di indifferenza dello stato ma di parit di trattamento tra le confessioni religiose con la sent 334 /96 l ha definita come un aconfessionalit dello stato

nonostante manchi ancor oggi una definizione chiara di che cosa sia la laicit, a prescindere da tale qualificazione formale, il rispetto di tale principio si ha quando il diritto dello stato laico, cio libero da ideologie precostituite e dalla soggezione a una confessione religiosa. Laicit l esclusione della filosofia di stato ,della verit di stato e della religione di stato. Non coincide n con la neutralit ne con il pluralismo, semmai coincide con la democrazia, con il dialogo e con l incontro. E in ogni caso un fenomeno che nasce in primo luogo a livello personale e interiore.

CAPITOLO III
IL DIRITTO ALLA LIBERTA RELIGIOSA Dapprima era inteso come un diritto pubblico soggettivo, assoluto ,connaturale intangibile.

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Oggi tale diritto rientra nella categoria dei diritti umani Diritto che a livello giuridico rileva in quanto se azionato genera doveri, privati e pubblici.

Le cd teorie teistiche

Fanno discendere la libert religiosa dalla volont divina, Dio impone agli uomini di credere e ci si traduce in uno dovere dello stato di garantire libert di credenza e in un diritto delle chiese di essere libere da imposizioni e ingerenze statali. Tali teorie per si fondano sul fatto che la religione vera una sola.

Altre teorie

si concentrano sul contenuto filosofico delle scelte religiose,quel che rileva della religione non la credenza in Dio ma le scelte etiche che si fanno in base alla religione.

LIBERTA DI COSCIENZA & DI RELIGIONE

GAETANO CATALANO ha escluso che la libert di religione coincida con la libert di coscienza Pu esistere infatti una coscienza non religiosamente qualificata. La libert religiosa ha una sostanza giuridica che manca alla libert di coscienza ( la prima giuridicamente vincolante la seconda non sempre, o quasi mai);

la libert di coscienza si sviluppa in un limbo pregiuridico che non sempre genera conseguenze a livello giuridico, si pensi alla coscienza civica. In altre parole la sola libert di coscienza giuridicamente vincolante quella religiosa.

Anche PIERO BELLINI confina la libert di coscienza a un livello spirituale e non giuridico. Intendendola come la libert di formare nella propria coscienza individuale sentimenti di qualsiasi tipo.

Il silenzio della costituzione sulla libert di coscienza nasce dal fatto che essa un diritto naturale primordiale ed essenziale implicitamente tutelato dall art 2; una tutela specifica e autonoma rispetto alla libert di religione viene offerta dalle norme internazionali che la intendono come la libert di effettuare scelte personali, religiose e non. Si pensi alla dichiarazione universale dei diritti dell uomo e al patto internazionale sui diritti civili e politici. Si pensi ai documenti dell Osce( organizz sicurezza e cooperazione europa)

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E ai documenti del parlamento europeo. Tali documenti hanno ha grande importanza politica ma un altrettanto grande debolezza giuridica. Ha portata vincolante invece il trattato di pace del 1947 reso esecutivo nell ordinamento italiano con decreto.

Religione & UE Lunione europea garantisce la libert religiosa e assicura che il regime stabilito nei singoli stati non venga sostituito da disposizioni comunitarie. Problemi tra l unione e le confessioni religiose si ebbero quando le confessioni cristiane chiesero l emanazione di una norma a salvaguardia della posizione da loro assunta all interno dei singoli stati; in tale occasione le confessioni non vennero equiparate alle istituzioni civili ma ai gruppi filosofici e non confessionali. Altri problemi si ebbero quando la chiesa cattolica chiese di inserire nel trattato dell Ue un riferimento alle radici cristiane dell europa, richiesta che non venne accolta.

Religione & costituzione italiana Di libert religiosa si parla all art 19.* articolo che va letto in combinato con altri, in primo luogo con l art 2 essendo un diritto indisponibile(diritti inviolabili). Ma anche con l art 3 -che menziona la religione tra gli elementi che non possono derogare all uguaglianza- e con l art 4-diritto di lavoro-.

si parla di libert religiosa anche agli art 7 8 20.

Alla luce di tali disposizioni possiamo affermare che la nostra costituzione non confina la libert religiosa nella sfera privata ma la considera nella sua trasversalit e nella sua dimensione sociale,con riferimento alle relazioni tra persone,intendendola come un modo in cui ciascuno esprime la propria personalit.

*art 19. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purch non si tratti di riti contrari al buon costume. La libert religiosa si traduce in tre distinti diritti soggettivi: diritto alla professione della fede

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diritto di esprimere atteggiamenti consoni alla propria coscienza religiosa e non, libert religiosa quindi sia positiva che negativa e diritto di mutare professione religiosa anche pi volte nella vita.

secondo una lettura teistica si tratta solo di fede religiosa secondo una lettura confessionale si tratta di adesione a una confessione religiosa quindi si tratta di un fenomeno collettivo non individuale. secondo una lettura morale l adesione a una legge etico morale( non necessariamente religiosa) che pu avere qualsiasi forma, individuale o collettiva. Qualsiasi forma significa che garantita non solo la libert di aderire a un gruppo religioso ma anche la libert di assumere posizioni autonome rispetto a un gruppo, garantito quindi il dissenso religioso, il diritto di recedere da un gruppo senza discriminazioni.

L art 19 comprende un diritto alla riservatezza religiosa che va oltre alla tutela privatista della privacy e che si traduce in una garanzia di piena espressione della libert religiosa. Per cui il cittadino ha diritto di rifiutarsi di dare notizie e chiarimenti sulla sua appartenenza a una confessione religiosa,la determinazione della condizione giuridica personale di un soggetto dev essere determinata prescindendo da considerazioni sulla sua fede religiosa.

diritto alla propaganda religiosa per quanto riguarda l oggetto di tale propaganda si noti che a differenza di altre possibili forme di propaganda costituzionalmente garantite questa non copre solo aspetti altisonanti della professione religiosa ma anche aspetti semplici come la circolazione di informazioni e lo scambio di notizie. Inoltre il diritti di propaganda interessa tutte le scelte connesse al fenomeno religioso, positive e negative, concessa cio la propaganda dell ateismo. Implicitamente viene tutelato anche il proselitismo ( la ricerca di seguaci-adepti).

diritto all esercizio del culto

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da non confondere con la libert di riunione dell art 17 cost, anzi l art 19 prevale sul 17. In ogni caso: L esercizio del culto in luoghi pubblici dev essere anticipatamente comunicato alle autorit che possono vietarlo per motivi di sicurezza e incolumit pubblica. L esercizio del culto in luoghi privati invece non subisce limitazioni salvo quella del buon costume. Per dare una definizione al limite del buon costume si deve guardare al c.p. art 529- atti e oggetti che secondo il comune sentimento offendono il senso del pudore. Difficile che un rito religiosi violi il comune senso del pudore, in materia riconosciuta ampia discrezionalit ai giudici.

Sono limiti anche le nome penali ( che impongono divieti) e quelle imperative.

Nb. solo con la sent 59/1958 della corte costituzionale al diritto desercizio del culto cattolico stato equiparato l esercizio del culto acattolico.

CAPITOLO IV
La LIBERTA RELIGIOSA COLLETTIVA non la somma di tante libert religiose individuali. Bens una specifica qualit del soggetto collettivo. Significativo l art 8 Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Uguale libert per tutte le confessioni religiose. Nb. uguale libert non significa parit di trattamento, ma eventuali disparit devono restare nei limiti dell uguale libert. Evidente alla luce dei commi successivi.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

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I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

La chiesa cattolica gode di un regime concordatario. Le altre confessioni religiose invece possono contrarre unintesa con l ordinamento. Si tratta di una mera possibilit, quindi: Si distinguono quindi confessioni che hanno effettivamente raggiunto unintesa che stata approvata dal parlamento,confessioni che hanno stipulato unintesa che non stata approvata e confessioni che non hanno potuto stipulare unintesa.

Il merito dell art 8 sta nell emancipazione delle minoranze religiose, che vengono collocate a un livello per certi versi paritario a quello dello stato e che possono contrarre con l ordinamento intese. Tuttavia affinch tale uguaglianza sia effettiva non sufficiente la mera previsione di una possibilit di contrarre intese. Ma bisogna rendere tale possibilit praticabile.

In ogni caso si presenta la necessit di definire chi siano le confessioni religiose. Lespressione confessione religiosa esordisce nell ordinamento giuridico direttamente nella costituizione. L art 8 non fa riferimento alle religioni in genere ma alle confessioni religiose nello specifico.

MA CHI SONO LE CONFESSIONI RELIGIOSE? Certo che la chiesa cattolica una confessione religiosa e che quindi esse sono qualcosa di simile alla chiesa cattolica. Ma si tratta di una categoria sempre pi vasta. E non giova alla sua definizione la previsione per tali soggetti della possibilit di stipulare intese con l ordinamento, le confessioni religiose infatti sono tali indipendentemente e ancor prima di tali relazioni con lo stato. La difficolt dio dare una definizione a tale categoria nasce dal principio di laicit che impedisce allo stato di individuare un criterio civile che definisca le confessioni religiose.

Alla luce della giurisprudenza e delle sent della corte costituzionale possiamo dire che le confessioni religiose si AUTOQUALIFICANO in un momento anteriore ad una loro eventuale intesa con lo stato.

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La confessione religiosa : un gruppo caratterizzato da un comune orientamento spirituale, espressivo della libert di coscienza, legato ad un certo modo di intendere la vita e la morte, che si auto qualifica come confessione religiosa.

Alle confessioni religiose diverse da quella cattolica vengono riconosciute dall art 8 autonomia ( organizzativa e istituzionale) e indipendenza a prescindere da una similitudine con la chiesa cattolica. hanno diritto di organizzarsi secondo i PROPRI STATUTI, salvo non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

O meglio salvo non contrastino con i principi fondamentali dell ordinamento. L individuazione di tali principi va fatta facendo riferimento alla specificit della materia e considerando le evoluzioni della societ oggi multiculturale. Eventuali norme in contrasto con i principi fondamentali non avranno effetti nell ordinamento.

Nb. L Articolo 8 va letto alla luce di tutti gli art che garantiscono i diritti collettivi di libert art 2per il riferimento alle formazioni sociali, art3 laddove parla di cittadini e non solo di persone considerate uti singuli, art 7 che stabilisce la reciproca indipendenza tra stato e chiesa cattolica, art 10 che prevede forme di collegamento tra stato e altri ordinamenti giuridici, art 17 e 18

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art 19 per il coinvolgimento individuale della libert collettiva, art 20 art 21 art51

una particolare attenzione va all art 20. Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, n di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacit giuridica e ogni forma di attivit. Si tratta di una tutela negativa. Le associazioni o le istituzioni di questo tipo devono essere sottoposte alle normali regole di diritto comune senza particolari gravami o limitazioni. Evidente se si pensa che a livello tributario sono equiparate agli enti non commerciali. La particolarit di tali enti ( che non sono ne soggetti di diritto privato ne di diritto pubblico) non sta nelle norme che li disciplinano ma nell autonomia loro riconosciuta.

Ma A chi si riferisce tale disposizione? Alle associazioni- quindi gruppi di persone E alle istituzioni- quindi enti istituzionali Con carattere ecclesiastico o fine di religione o di culto. Nb. il carattere ecclesiastico preminentemente cattolico; soprattutto fino al 1984 il carattere ecclesiastico era esclusivo degli enti cattolici.

Oggi conviene riferirsi a tali soggetti come ENTI CIVILMENTE RICONOSCIUTI in quanto godono di personalit giuridica. Tali enti possono essere Confessionali se appartenenti a una confessione religiosa religiosi se perseguono finalit religiose senza appartenere a una confessione religiosa.

Gli enti civilmente riconosciuti si distinguono in Enti ecclesiastici civilmente riconosciuti ( se professano la religione cattolica)

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Enti ebraici civilmente riconosciuti Enti avventisti civilmente riconosciuti,

In mancanza di personalit giuridica sono meri enti di fatto. L acquisto della personalit civile pu avvenire: 1. per antico possesso di stato ( il caso della chiesa cattolica) 2. o per decreto del ministro dell interno dopo l accertamento di tre requisiti: a) sede dell ente in italia b) appartenenza organica dell ente ad una confessione religiosa c) finalit costitutiva o essenziale di religione o di culto ( dev essere la ragion d essere)

l accertamento dei primi due requisiti oggettivo e inequivocabile in quanto si fonda su dati documentali. Circa il terzo requisito invece la pubblica amministrazione gode di una certa discrezionalit, che per limitata dalle norme pattizie che chiariscono i parametri di tale accertamento. La finalit di religione o di culto dev essere la ragion dessere dell ente,lo stato deve guardare l attivit e le finalit dell ente. Eventuali attivit diverse da quelle di religione o di culto sono ammesse ma devono essere accessorie, dev essere cio dimostrato che tali attivit non sono il motivo per cui l ente sorto.

Qualora con il tempo tali attivit divengano preminenti su quelle di religione o di culto si avr revoca della personalit giuridica.

CAPITOLO V
Questioni di diritto ecclesiastico, cd fenomeni religiosi:

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Lo stato interviene per EVITARE DISCRIMINAZIONI RELIGIOSE

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Art 7 l 121 /1981 divieto per l autorit giudiziaria di tenere banche dati in materia religiosa Statuto dei lavoratori art 8 divieto per il datore di lavoro di effettuare indagini circa le opinioni politiche religiose e sindacali del lavoratore e 15 nullit di atti e patti diretti alla discriminazione religiosa. L 339/1958 sul lavoro domestico, obbligo per il datore di lavoro di concedere ai dipendenti il tempo necessario per adempiere ai doveri di culto. Dlgs 196/2003 codice in materia di protezione dei dati personali Si cerca di raggiungere un equilibro tra il diritto del singolo alla riservatezza e il diritto all informazione della collettivit, entrambi diritti umani. L evoluzione tecnologica ha reso tale questione una questione in primo luogo pubblica, non solo privata. Tale TU prevede che ciascuno possa disporre dei dati di cui a conoscenza ma solo se il proprietario dei dati ne a conoscenza e consentendogli in ogni momento di verificarne l esattezza. la tutela dell identit personale Da intendersi in senso ampio, come unidentit composta di elementi non solo fisici ma anche sociali e ideali. In quest ottica la riservatezza il diritto a rappresentarsi secondo la propria identit mantenendo nella sfera dei riserbo certi fatti privati ( come la religione). Art 1 L identit personale un limite al trattamento dei dati personali. Chiunque voglia tenere un archivio di dati personali deve: notificare al garante tale intenzione procedere alla raccolta solo dopo aver informato l interessato della natura facoltativa o obbligatoria del conferimento dei dati e dopo aver dato indicazioni per la reperibilit del titolare del trattamento. Ottenere il consenso del titolare dei dati Curare in ogni caso la sicurezza dei dati

Art 4 trattamento dati sensibili (in cui rientrano le convinzioni religiose) sono necessari l autorizzazione del garante e il consenso scritto dell interessato il titolare dei dati ha diritto ha controllare la veridicit chi detiene i dati deve aggiornare e completare i dati in suo possesso

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Lo sbattezzo.

I cittadini battezzati e non pi cattolici posson chiedere che il registro dei battezzati sia aggiornato.

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Lo stato interviene in materia di MATRIMONIO

Nel nostro ordinamento V libert di scelta matrimoniale, tra le tre principali forme: matrimonio civile matrimonio concordatario matrimonio civile seguendo un rito religioso

la necessit di regolare questo istituto un tempo nasceva dallo stretto legame tra famiglia e matrimonio, legame che oggi, con l affermarsi delle coppie di fatto e delle famiglie allargate venuto progressivamente meno.

E necessario cambiare l ottica con cui si vede il matrimonio, si pensi al fatto che molti stati hanno riconosciuto la possibilit di celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso. Possibilit che viene ammessa sia dalla carta di nizza che dal parlamento europeo.

Si pensi al bisogno sempre pi attuale di affrontare la questione della poligamia. Infatti Seppur in italia la poligamia si a un reato non si pu pi negare efficacia a ogni atto che abbia a che fare con il matrimonio poligamico ma si dovr di volta in volta valutare se in concreto contrasta con l ordine pubblico.

Si devono poi considerare i problemi relativi al concorso di giurisdizione tra autorit canonica e statale: nel senso che non si avr trascrizione nei registri dello stato civile del matrimonio conc se gli sposi non rispondono dei requisiti dettati dalla legge- et, impedimento. Qualora non vi siano problemi la trascrizione tempestiva se fatta entro 5 giorni dalla celebrazione. Inoltre qualora l autorit canonica dichiari nullo il matrimonio dovr esservi un successivo giudizio di delibazione da parte della corte d appello affinch tale pronuncia sia efficace nello stato,la corte d appello dovr controllare che non sia contraria all ordine pubblico. Si pensi al caso in cui una parte ha unilateralmente simulato il matrimonio, causa di nullit per quello canonico ma non per quello civile. In ogni caso se si riconosce efficacia ad una sentenza di nullit di un matrimonio canonico, qualora tale riconoscimento sia successivo al passaggio in giudicato di una sentenza di divorzio gli effetti giuridici di quest ultima sono salvi.

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si deve poi considerare l educazione dei figli che dev essere consona ai giudizi di valore che l adolescente sente di dover condividere, i genitori devono cio educare i figli secondo la loro inclinazione cos come stabilito dall art 147 cc, l educazione della prole deve tener conto della capacit, dell educazione naturale e delle aspirazioni dei figli Ci significa che ai figli conosciuta una vera e propria libert religiosa, in caso di disaccordo tra i genitori circa l educazione religiosa trova applicazione l art 316 cc che prevede l intervento del giudice. Ciascuno dei genitori pu indicare i provvedimenti che ritiene utili e il giudice decide sentiti entrambi i genitori e il minore se maggiore di 14 anni, la decisione viene presa nell interesse del figlio e dell unit familiare.

Tale libert religiosa ha numerose manifestazioni: Agli studenti iscritti alla scuola superiore riconosciuta la libert di avvalersi o meno dell insegnamento religioso. L 281/1986

Proprio alla luce di tale libert Ci si domanda se siano validi eventuali accordi di separazione preventivi che decidono sull educazione religiosa del minore.

Si deve poi affrontare la questione delle scelte che il genitori in forza della loro fede religiosa prendono per conto dei loro figli; si deve cio considerare che seppur l educazione religiosa sia un valore tutelato dall ordinamento vi sono altri valori dell ordinamento che si presentano come limiti. Si pensi alla vaccinazione disposta d ufficio nel caso in cui i genitori non vi provvedano.

In materia si ricordi che il tribunale dei minori si dimostrato contrario al coinvolgimento dei figli in un movimento religioso che sia totalizzante integralista e intransigente.

3.

Lo stato interviene in materia di SCUOLA

La prima questione quella dell insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Questione regolata dal concordato.

Partendo dal fatto certo che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico italiano, il concordato all art 9.2 riconosce agli allievi la libert di scegliere se avvalersi o meno di tale insegnamento senza che da tale scelta possano derivare discriminazioni. L insegnamento della religione cattolica obbligatoriamente facoltativo

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Proprio per tal ragione la corte costituzionale ha precisato che deve avere una particolare collocazione oraria. La corte si tuttavia fermata cn occhio critico sul fatto che una volta effettuata la scelta, qualora si scelga di avvalersene , la frequenza diviene obbligatoria e la materia diviene oggetto di valutazione. La scelta effettuata poi vincolante per tutto l anno scolastico , e anche su questo ci si potrebbe soffermare un attimo in quanto impedire di mutare la scelta nel corso dell anno lede la libert di scelta.

L insegnamento della religione cattolica dev essere confinato solo all ora di religione non pu essere diffuso, o meglio nascosto sotto altre discipline.

L insegnamento della religione cattolica impartito da insegnanti a) in possesso di adeguato titolo di studio rilasciato dall autorit ecclesiastica b) e riconosciuti idonei; la nomina viene fatto dall autorit scolastica dintesa con quella ecclesiastica. La figura dell insegnante di religione fino alla l 186/2003 era fortemente precaria , oggi resta la necessit di un riconoscimento da parte dell autorit ecclesiastica, l assunzione a tempo indeterminato disposta di comune accordo dal dirigente scolastico regionale e dall autorit ecclesiastica diocesana. Quel che pi rileva che in caso di revoca dell idoneit ecclesiastica non si ha licenziamento ma mera mobilit. nonostante la legge del 2006 tale materia continua a creare problemi di incostituzionalit e a caratterizzarsi per una persistente subordinazione dell autorit scolastica a quella ecclesiastica.

Altra questione quella delle scuole di tendenza confessionale. L art 33 costituzione testooooooooooooooo

riconosce a enti e privati il diritto di istituire scuole e istituti di educazione.

La l 62/2000 ha istituito il sistema nazionale di istruzione Riconoscendo anche ai privati la possibilit di fornire un servizio di istruzione e riconoscendo a tali soggetti piena libert circa l orientamento culturale e l impianto didattico-pedagocico. Tali enti devono in ogni caso mantenere un progetto educativo conforma alla costituzione consentire l accesso a chiunque lo richieda consentire l accesso a studenti con handicap rispettare tutta la normativa in materia

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L art 33 l cm 3 precisa che tale diritto dei privati non deve comportare oneri per lo stato

In materia si veda anche la l 27/2006 che al comma 635 ha previsto un aumento del finanziamento ministeriale alle scuole non statali di 100 milioni di euro al comma 366 ha assegnato al ministro della pubblica istruzione il compito di definire annualmente i criteri e i parametri per l assegnazione dei contributi alle scuole paritarie e in via prioritaria a quelle che svolgono servizio scolastico senza fini di lucro o che non sono legate a societ.

Un ulteriore questione quella delle domande di istituzione di scuole islamiche, domande rigettate non per ragioni giuridiche ma politiche.

4.

Lo stato interviene nel cd TERZO SETTORE

Non solo per la forte presenza istituzionale delle confessioni religiose in tale settore Ma anche per garantire a chiunque il diritto costituzionale di fondare e partecipare ad associazioni, comitati enti di assistenza e istruzione,..

Quel che caratterizza il terzo settore la gratuit. La l 383/2000 all art 7 regola le cd associazioni di promozione sociale.

In materia dobbiamo distinguere tra Assistenza spirituale attivit che pu essere svolta da chiunque e non rimane circoscritta al solo culto

Assistenza religiosa attivit che invece dev essere svolta dai ministri di culto e riguarda in sostanza il servizio confessionale offerto dallo stato a chi si trova in carcere,caserme o ospedali. Attivit offerta dallo stato significa che lo stato ad assumersene gli oneri, significa che i cd cappellani sono retribuiti cn fondi pubblici. Le ragioni vanno ricercate nel fatto che si vuole evitare che la limitazione della libert di circolazione si traduca in una limitazione della libert religiosa.

La questione oggi si fa complessa, dato l ampliamento dello scenario delle confessioni religiose, necessario che si intervenga a garanzia di una parit di trattamento . Inoltre occorre misurare l effettiva utilit dell assistenza religiosa, lo stato sopporta un notevole peso economico per mantenere una struttura diocesana che risponde ad esigenze passate e non pi attuali.

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Soprattutto nelle caserme pi che un assistenza religiosa oggi sarebbe pi consona un assistenza spirituale.

5.

I COSTI DELLA RELIGIONE

In linea di principio lo stato laico non dovrebbe finanziare le confessioni religiose . Nella realt non cos, solo le costituzioni di Francia e Irlanda lo vietano espressamente, mentre in Danimarca Grecia Belgio Germania Finlandia e in molti altri paesi non cos. Vengono finanziate le confessioni religiose, vengono retribuiti i ministri di culto cos da garantire un sostentamento adeguato e viene prevista una tassa ecclesiastica riscossa anche presso il pubblico. La ratio di queste erogazioni e di agevolazioni economiche e tributarie non va ricercata nel sostenere gli aspetti istituzionali delle confessioni religiose ma nella necessit dello stato di soddisfare i bisogni religiosi della popolazione.

L erogazione di denaro pubblico alle confessioni religiose assolve alla FUNZIONE SOCIALE DELLO STATO. Se cos non fosse sarebbero illegittime. Ogni intervento dello stato in materia funzionale al sostengo di necessit pubbliche. Le agevolazioni tributarie per esempio risultano dall equiparazione dell attivit di religione e di culto alle attivit di istruzione e beneficenza.

Tra le norme che rispondono a tale necessit vi sono: Quelle che incentivano i privati a devolvere somme o beni alle confessioni religiose, si tratta della possibilit di dedurre dal reddito di impresa o della persona fisica i contributi erogati a favore delle confessioni religiose ( fino a una certa misura dettata dalla legge)

La riduzione dle 50%dell IRES consentita agli enti ecclesiastici in equiparazione agli enti dotati di personalit giuridica che non svolgono attivit commerciale. Norme che agevolano la costruzione e la manutenzione di edifici di culto

Ma per comprendere a pieno la questione guardiamo le origini di tale finanziamento pubblico alle confessioni religiose:

numerosi stati preunitari decisero di indemaniare i beni immobili delle confessioni religiose non produttivi di reddito, prendendone possesso o sopprimendo la personalit giuridica degli enti che ne erano proprietari.

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Tale mossa era giustificata dal fatto che solo in tal modo lo stato pot far fronte ai bisogni religiosi della popolazione. Tanto si ricavava dalla messa a frutto del patrimonio ecclesiastico tanto si spendeva per soddisfare i bisogni religiosi della popolazione. Venne poi istituito cd Fondo di Culto ( che prima dell unit aveva il nome di chiesa sardo piemontese) istituzione pubblica incaricata appunto di soddisfare i bisogni religiosi della popolazione. Il fondo di culto utilizzava per assolvere a tale funzione a) sia quanto ricavato dai beni degli enti soppressi b) che quanto ricavato da un imposta gravante sugli enti conservati cd quota di concorso che imponeva a tali enti di contribuire al soddisfacimento di tali bisogni della popolazione. Era inoltre incaricato di erogare ai ministri di culto un cd supplemento di congrua, una somma che garantisse a tali soggetti un sostentamento adeguato. In pratica i sacerdoti erano remunerati dallo stato per il servizio reso.

Da quanto detto emerge che lo stato interferiva fortemente.

Una seconda fase fu quella dellapresa di Roma e della legge delle Guarentigie. Cui seguirono i Patti Lateranensi del 1929.

Dalla logica del risarcimento della legge delle guarentigie si passa alla logica della contribuzione dei patti lateranensi (che hanno dispiegato i loro effetti fino alla riforma del 1985-87). Dei patti lateranensi basta considerare: il Versamento di 750 milioni pi un miliardo in titoli al portatore del 5%, l obbligo permanente dei supplementi di congrua. Nell anno antecedente alla riforma, quindi nel 1986 le spese per la religione ammontavano al 2,8% del totale della spesa pubblica ( circa un miliardo e 125 milioni)

Riforma 1985-87 Il codice di diritto canonico riformato l anno pria aveva soppresso il sistema beneficiale. Venne poi emanata la

l 222 1985

che

a) trasfer le propriet immobiliari dei benefici preestinti a ISTITUTI PER IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO istituiti in ogni diocesi, che avevano il compito di amministrare i beni mettendoli a frutto e con il ricavato retribuire i sacerdoti. b) Stabili inoltre che Qualora i ricavati fossero inesistenti dovesse intervenire l ISTITUTO CENTRALE con sede a Roma che utilizza una quota del gettito dell IRPEF.

Il sistema fiscale si basa quindi su un duplice canale I contribuenti possono dedurre dall imponibile le offerte devolute al clero fino a un limite max stabilito dalla legge

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La ratio da ricondurre al fatto che lo stato estende a queste offerte la deducibilit gi riconosciuta a contributi erogati per scopi meritevoli ( tutela del patrimonio artistico, assistenza o beneficenza).

Nb. si noti che pochissimi contribuenti si avvalgono di tali deduzione delle offerte.

L 8 per mille del gettito annuale ricavato dall IRPEF viene automaticamente
destinato a scopi di interesse sociale o umanitario (a diretta gestione statale) e in parte a scopi di carattere religioso ( di diretta gestione della chiesa cattolica).Secondo una ripartizione stabilita in base alle

scelte dei

contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi.

In seguito ad intese l 8 per mille oggi pu essere destinato, oltre che allo stato e alla chiesa cattolica, anche alla chiesa valdese,luterana,pentacostale,avventista o alle chiese ebraiche. Chi non esprime la scelta lascia che sia fatta da altri. Lesclusione di alcune confessioni resta una disparit di trattamento non costituzionalmente sorretta.

Quel che rileva che tali confessioni non sono libere di utilizzare queste somme come credono, lo stato ha definito chiaramente a quali scopi tali somme sono destinate.

In forza dell 8 per mille lo stato versa oggi pi di quanto versava in passato, oltre all otto per mille si aggiungano i mille rivoli mai prosciugati ( insegnanti di religiose, agevolazioni fiscali,..).

Il sistema attuale necessita tuttavia di una revisione. Lo stato dal 2004 sottrae circa il 40% di tale quota totale agli scopi previsti per trasferirla nel bilancio generale spesso utilizza tali somme per finanziare il restauro di luoghi di culto andando contro la scelta del contribuente. La quota destinata dai contribuenti alla diretta gestione statale poi viene oggi messa a concorso, le somme cio vengono assegnate agli enti che ne fanno richiesta, gli scopi non sono pi prefissati.

La chiesa daltro canto destina circa il 90 % di tali somme al sostentamento del clero e solo l 8% a attivit caritatevoli.

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La legge prevede che tutto il sistema fin qui definito venga controllato dal una COMMISSIONE GOVERNATIVA, sarebbe necessario che oggi tale commissione facesse una verifica della corrispondenza tra costo sostenuto e scopo prefissato.

6.

Rientrano nel cd fenomeno religioso anche alcune previsioni del codice civile

Art 629 disposizioni a favore dell anima Le disposizioni a favore dell'anima sono valide qualora siano determinati i beni o possa essere determinata la somma da impiegarsi a tale fine. Esse si considerano come un onere a carico dell'erede o del legatario, e si applica l'articolo 648. Il testatore pu designare una persona che curi l'esecuzione della disposizione, anche nel caso in cui manchi un interessato a richiedere l'adempimento. La condizione affinch tali disposizioni siano valide che

i beni siano DETERMINATI O che la somma da impiegarsi sia DETERMINABILE. Si tratta di obblighi testamentari ( l erede obbligato a far recitare un certo numero di messe in suffragio del defunto o a compiere atti di carit in suo nome) che danno effettivit a disposizioni di carattere non patrimoniale. L importanza di tale disposizione sta nel rendere giuridicamente azionabili le decisioni connesse alle proprie scelte di vita spiritualmente indirizzate.

Art 831 cm 2 vincolo di destinazione per gli edifici destinati al culto pubblico cattolico anche se di propriet dei privati e anche se alienati. Gli edifici destinati all'esercizio pubblico del culto cattolico, anche se appartengono a privati, non possono essere sottratti alla loro destinazione neppure per effetto di alienazione, fino a che la destinazione stessa non sia cessata in conformit delle leggi che li riguardano.

Analoga tutela in forza di intese stata estesa agli edifici destinati al culto della religione ebraica.

Si vedano anche gli art 514 e 817 cc.

7.

E del codice penale. Si consideri che il codice Rocco del 1930 nel titolo IV del secondo libro disciplinava i delitti contro il sentimento religioso e la libert dei defunti ,

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il capo I nello specifico disciplinava i delitti contro la religione e i culti ammessi Si tratta degli art 402 vilipendio alla religione di stato 403 offese alla religione di stato mediante vilipendio di persona 404 mediante vilipendio di cose 405 turbamento di funzioni religiose Evidente disparit di trattamento tra chiesa cattolica e i culti ammessi.

La sent della corte costituzionale 508/ 2000 ha abrogato l art 402 La l 85 2006 ha apportato modifiche al titolo in esame. Il capo I stato trasformato indelitti contro le confessioni religiose. Gli art 403 e 404 sono stati modificati in offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone o danneggiamento di cose. Modifiche anche al 405

Art 724 cp viene punita la bestemmia contro la religione e ogni manifestazione oltraggiosa verso i defunti L 654/75 modificata dal dl 122/93 che punisce chi diffonde idee fondate sulla superiorit o sull odio razziale o etico o che incita a commettere atti di discriminazione per motivi razziali etnici o religiosi.

8.

La figura del MINISTRO DI CULTO La qualifica dello statuto giuridico civile del ministro di culto appartiene all autorit dello stato. Che rinvia alle varie confessioni per individuare coloro che sono ministri di culto; problemi oggi sorgono dal fatto che alcune confessioni sono prive di clero e attribuiscono a tutti i fedeli tale qualifica. Nello specifico vediamo le disposizioni del nostro ordinamento dedicate a tale figura:

art 200 cpp: i ministri di culto hanno facolt di astenersi dal deporre quanto hanno conosciuto in ragione del loro ministero. L art non fa alcun riferimento alle confessioni cattoliche proprio perch tale facolt riconosciuta a tutti i ministri di culto e a prescindere dalla confessione religiosa vera e propria, unico requisito che il fatto di cui si viene a conoscenza sia noto in ragione del ministero. Pu avvenire con qualsiasi modalit. L art tuttavia precisa che tale facolt concessa solo ai ministri i cui statuti non contrastino con l ordinamento giuridico italiano, ci significa che

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possono avvalersene solo i ministri di culto di confessioni dotate di uno statuto e solo se tale statuto compatibile con il nostro ordinamento.

L art 256 cpp ammette che tale garanzia possa venir meno quando l autorit giudiziaria dubita del segreto. Tale segreto resta tuttavia conservato in caso di ministri di culto cattolici ebrei e luterani,essendovi appositi concordati e intese in materia. Tale garanzia in sostanza un privilegio.

622 cp. punito dietro querela della parte offesa chiunque avendo notizia di un segreto per ragione del proprio statoarte-professione lo rivela senza giusta causa o lo utilizza per profitto proprio o altrui SE da tale condotta deriva DANNO

Nella categoria dei soggetti possibilmente imputabili per aver rivelato un segreto,di cui si era a conoscenza in virt del proprio stato, senza giusta causa e recando danno ad altri, vi rientra il ministro di culto.

Art 61 n 9 e 10 cp Fa da circostanza comune aggravante l aver commesso un reato in violazione dei doveri inerenti alla qualit di ministro di culto. Fa da circostanza comune aggravante l aver commesso un reato contro un ministro di culto

Si pensi poi agli abusi Abusi sessuali : in tal caso il nostro ordinamento prevede ( oltre alla responsabilit del ministro reo) responsabilit civile del suo superiore, grava infatti sull autorit ecclesiastica un dovere di vigilanza.

abuso elettorale: la legge interviene per evitare il rischio di un condizionamento che sarebbe molto probabile qualora un ministro di culto rivestisse una carica comunale o provinciale. non si tratta solo di ineleggibilit ma anche di incompatibilit ( tale previsione non prevista per le cariche in senato alla camera e al parlamento europeo).

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Nel nostro ordinamento sono previste numerose incompatibilit per i ministri di culto, alcune giustificate dalla necessit di evitare che tali soggetti in quanto esponenti di poteri esterni allo stato possano concorrere all esercizio delle funzioni pubbliche, altre meri retaggi del passato. Si pensi alla professione di commercialista ragioniere giudice di pace giudice onorario, all impossibilit di far parte di giurie popolari e dei servizi segreti.

9.

Il problema dei SIMBOLI RELIGIOSI il problema si presenta su due fronti:

ostentazione di simboli privati in luoghi pubblici: questione strettamente connessa alla libert personale e all art 19 cost, si pensi al fatto che da sempre le appartenenze si traducono in un certo modo di vestire. La francia nel 2004 ha vietato il porto pubblico di simboli religiosi, vietando quindi il velo la kippah e i crocifissi. Una simile disposizione stata presa anche in turchia. Si tratta in entrambi i casi di interventi che la corte di strasburgo ha ritenuto legittimi. Nel nostro ordinamento stato, al contrario, riconosciuto il diritto ai detenuti di esporre nelle loro stanze immagini e simboli della loro fede religiosa.

Di diverso tenore il divieto/ libert di vestire indumenti che impediscano l identificazione, si tratta anche in questo caso di una libert che andrebbe tutelata, nessuno pu vietare di indossare simili indumenti ma chi li veste non potr rifiutarsi di mostrare il volto qualora a richiederlo sia la pubblica autorit.

Ostentazione di simboli religiosi in luoghi pubblici La questione pi saliente attiene alla presenza del crocifisso nelle aulee scolastiche. La corte costituzionale italiana ha giustificato l affissione definendolo un simbolo laico avente un valore non religioso ma culturale. La corte di Strasburgo non ha condiviso tale posizione in quanto tale simbolo pu certamente assurgere a pi significati ma quello religioso il predominante essendo associato al cattolicesimo. La questione di difficile risoluzione la Chiesa in materia ha voluto precisare la molteplicit dei significati, tutti positivi.

CAPITOLO VI
Art 7 cost

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Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

L art oltre a sancire il Principio di separazione dei poteri (Stato e chiesa sono reciprocamente indipendenti e sovrani, non sono ammesse interferenze). Tiene conto dell esistenza dell apparato normativo bilaterale del 1925, detta in altre parole il principio di bilateralit; seppur tale articolo sia l unico della costituzione a fare espresso riferimento a un atto giuridico di diritto esterno NON va inteso come se fosse volto a una cristallizzazione costituzionale dei Patti Lateranensi.

I documenti pi importanti dei patti lateranensi sono il trattato e il concordato, documenti di diritto internazionale, il primo regola i rapporti temporali della santa sede con lo stato italiano il secondo regola le cd materie miste.

Eventuali modifiche accettate dalle due parti non richiedono il procedimento di revisione costituzionale; i patti o meglio le leggi di attuazione godono di una particolare copertura costituzionale che il rende resistenti sia alle leggi ordinarie che alle norme e ai principi costituzionali, eventuali contrasti non renderebbero tali norme illegittime. Unico limite rappresentato dai principi supremi dell ordinamento costituzionale.

Ai patti lateranensi del 29 seguito nel 1984 un nuovo concordato che non fu una mera modifica consensuale dei patti precedenti, evidente se si pensa che le materie trattate da nuovo concordato sono diverse da quelle trattate in precedenza.

Il principio della bilateralit garantito anche alle altre confessioni religiose.

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L art 8 ammette infatti la possibilit di intese. Tale possibilit stata riconosciuta da costituente seppur tali confessioni non ne avessero fatto richiesta. Le intese producono effetto nell ordinamento italiano solo dopo la legge di approvazione o ratifica. Le intese sono in ogni caso di testi immodificabili V intesa valdese raggiunta con procedura di natura internazionalistica , paraconcordataria. V altre intese raggiunte mediante una procedura amministrativa. V intese con i testimoni di geova e con l unione buddista italiana ( in questi casi il governo ha sottoscritto l intesa ma il parlamento non le ha mai discusse)

Un caso a se quello islamico non si raggiunta unintesa ma stata istituita una consulta per l islam italiano. Si tratta di una Bilateralit Incompuita. Le ragioni per cui non stato applicato l art 8 ( e quindi non si provveduto ad unintesa) vanno ricondotte al fatto che manca una rappresentanza unitaria islamica al fatto che le intese con il corso del tempo si sono rivelate stagnanti e al fatto che la presenza islamica vista come un problema di sicurezza pubblica. L interesse preminente quindi quello di tutelare l ordinamento da forme di fondamentalismo islamico, che prevale su quello di tutelare la libert religiosa islamica. In materia fu importante la carta dei valori della cittadinanza e dell integrazione del 2007. Venne emanata con decreto dal ministro dell Interno. Tale documento a) indica i valori irrinunciabili che devono essere condivisi,

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b) prende posizione circa la infibulazione e la condizione della donna. c) Si tratta di un mero atto interno che difetta di un peso giuridico effettivo, nonostante ci ha assunto un ruolo politico e culturale significativo in quanto spesso la sottoscrizione della carta stata condizione per il mantenimento di canali di incontro e confronto. Tale carta non ha avuto seguito.

Non ha avuto seguito nemmeno la dichiarazione di intenti per la federazione dell islam italiano che voleva creare un soggetto unitario composto dai musulmani che vivono in italia.

Sarebbe necessario un disegno di legge sulla libert religiosa,tentativo avviato un decennio fa senza successi. Critiche a tale intento sono dovute al carattere unilaterale e al fatto che interessa solo le confessioni religiose riconosciute . Certo che tale disegno dovrebbe in primo luogo abrogare la legge del 1929.

Occorre vedere che incidenza ha avuto in materia la riforma del titolo IV della costituzione. A norma dell art 114 infatti la statualit nasce dal basso e alla luce di tale principio ( di sussidiariet) sono state ripartite all art 117 le competenze tra stato e regioni. Alla luce di tale art i rapporti tra la repubblica e le confessioni religiose rientrano nella competenza esclusiva dello stato, a riserva statuale che si evince da tale art non per totale, se cos fosse il diritto ecclesiastico manterrebbe quella struttura verticale che oggi ha perso. Sono ammessi infatti momenti di contrattazione decentrata tra soggetti ecclesiastici e autonomie locali, si pensi a) Agli accordi regionali ( ad es in ambito di assistenza spirituale negli ospedali.) Alle regioni si pu riconoscere una vera e propria potest concordataria in materia di competenza concorrente, si pu parlare di diritto ecclesiastico regionale che nella maggior parte dei casi diritto ecclesiastico sommerso nel senso che si tratta di norme che disciplinano altre materie e che direttamente o indirettamente vanno a toccare questioni ecclesiastiche.

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Si guardi a settori come la beneficenza l assistenza l istruzione il volontariato il servizio civile ma anche l edilizia di culto e il turismo religioso.

b) Agli accordi con confessioni di rilievo locale per cui spesso si ricorre alle consulte

c)

Agli accordi comunali V accordo te il comune di colle val d elsa e la comunit ebraica per la costruzione di una moschea

Occorre per considerare che la bilateralit interessa solo la tecnica di produzione normativa , solo gli atti che disciplinano i rapporti tra lo stato e le confessioni religiose ma non interessa l intero fenomeno religioso n tutte le materie religiosamente significative. In altre parole la bilateralit non interessa le norme che lo stato produce a garanzia della libert religiosa, individuale e collettiva. Si tratta di una RISERVA DI LEGGE RINFORZATA

CAPITOLO VII
La societ attuale multiculturale e globalizzata. Si pu parlare di fine della geografia, il territorio oggi non pi elemento di identificazione delle identit culturali e religiose. Tale globalizzazione ha radici economiche , nasce dagli adattamenti che il settore economico pone in essere per mantenere la propria forza; ma paradossalmente oltre all affermazione di valori universali ha accresciuto i particolarismi. la logica della sicurezza finita per prevalere su quella della libert.

Alcuni esempi di multiculturalismo giuridico:

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La Legge che vieta le mutilazioni genitali femminili ha introdotto un nuovo reato ex art 583bis cp. le mutilazioni genitali femminili si configurano come reato se non sono giustificate da esigenze terapeutiche, Si tutela il genere femminile e si condanna un certo tipo di cultura a prescindere da qualsiasi indagine sulle ragioni di tale tecnica. Divieto del comune di Rovato di accedere ai luoghi sacri a coloro che non professano la religione cristiana. Si tratta in sostanza di un limite alla libert di circolazione. Cd ordinanze antiborsone Cd ordinanze antikebab Vademecum della buona convivenza in condominio.

Occorre riconoscere un dato di fatto, seppur le religioni ambiscano a ricoprire un ruolo universale e transnazionale in realt sono strettamente collegate a tradizioni e esperienze stooriche , coincidono quasi sempre con una realt culturale. E il rapporto con la democrazia ne risente. Nel mondo occidentale la dialettica democratica da allo stato un veste laica e mira ad evitare che una confessione prevalga sulle altre, nell oriente invece l elemento religioso prevale sulla dialettica democratica.

Il rapporto religione& democrazia in sostanziale POLARITA ALTERNATIVA. All interno di un ordinamento o prevale la religione o prevale la democrazia.

La religione ammette una democrazia procedurale non sostanziale. E in genere vede con favore solo i modelli unionisti di democrazia propri degli stati totalitari, questo perch si traducono in vantaggi e privilegi per la religione stessa. Ne un esempio il rapporto tra chiesa cattolica e regime fascista.

Tutti i diritti di derivazione religiosa assorbono le norme etico-morali nella sfera giuridico civile, si parla a riguardo della cd democrazia religiosa le norme giuridiche sono in realt precetti religiosi e quelle norme giuridiche che non riprendono i principi religiosi etici o morali sono considerate illegittime, questo quel che accade in ambito islamico.

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In ASIA i valori si fondano sul confucianesimo ( l individuo ha all interno dei gruppi sociali ai quali appartiene una certa funzione) In giappone La funzione politica mira a uno sviluppo economico di lungo periodo e per assolvere a tale funzione possono essere anche sacrificati diritti e interessi dei singoli ( salvo il diritto elettorale); in generale la democrazia asiatica volta a raggiungere un armonia con la natura, pi attenta all ordine e alla disciplina che alle libert e ai diritti. Fa eccezione l indonesia, stato teista con sei religioni ufficiali.

L INDUISMO Risulta dalla commistione di elementi propri di culture diverse. una religione politeista che crede nella reincarnazione La societ si divide in caste e la logica gerarchica caratterizza l intero sistema. fortemente legato all istituto monarchico.

IL BUDDISMO Originato dagli insegnamenti di Siddhrtha Gautama, si compendia nelle dottrine fondate sulle Quattro nobili verit. Con il termine Buddhismo si indica pi in generale l'insieme di tradizioni, sistemi di pensiero, pratiche e tecniche spirituali, individuali e devozionali, nate dalle differenti interpretazioni di queste dottrine, che si sono evolute in modo anche molto eterogeneo e diversificato. Sorto nel VI secolo a.C., a partire dall'India il Buddhismo si diffuse nei secoli successivi soprattutto nel Sud-est asiatico e in Estremo Oriente.

CAPITOLO VIII
Obiezione di coscienza: si disobbedisce alla legge per obbedire alla propria coscienza. L art 9 Cedu riconosce un vero e proprio diritto all obiezione. L obiettore un disobbediente obbediente. I giudici devono individuare quali sono le coscienze che meritano di esser protette, l obiezione cio possibile solo nei casi ammessi dalla legge. V obiezione di coscienza dal servizio militare, obiezione di coscienza del personale sanitario dall operazione di interruzione della gravidanza, e in materia di sperimentazione animale e procreazione assistita. Il diritto di obiezione di coscienza sorge ogni volta che v un dovere al quale appunto si disobbedisce. La coscienza in ogni caso vista come il luogo di incontro di valori significativi. Si veda al rapporto tra coscienza e corpo e quindi all eutanasia e all accanimento terapeutico. Si pensi poi al rapporto coscienza bio diritto, al diritto di ciascuno a decidere se sottoporsi o meno a trattamenti sanitari.

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Diritto che per dev essere considerato in un alleanza terapeutica ( il medico deve decidere insieme al paziente e il consenso del paziente dev essere valido informato consapevole e attuale. Si pensi alla questione del testamento biologico.