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ALBERTO CADOPPI

PAOLO VENEZIANI

ELEMENTI
DI
DIRITTO PENALE
PARTE GENERALE
Quarta edizione

CEDAM

INTRODUZIONE
IL DIRITTO PENALE.
Il Diritto Penale la branca del Diritto Pubblico le cui norme riguardano i reati e le sanzioni penali.
Persegue la c.d. sicurezza sociale intesa quale protezione della collettivit dal crimine. I principi del
Diritto Penale moderno nascono con lIlluminismo nella seconda met del 1700, le cui dottrine
penali si svilupparono secondo tre principali filoni sulla base del Contratto Sociale: la certezza
del diritto, lumanizzazione della pena e la laicit del diritto. La certezza del diritto era
possibile, secondo Beccaria, con un sacro codice delle leggi, quindi con la codificazione del Diritto
Penale. Cos facendo il giudice non avrebbe pi potuto interpretare la legge a suo piacimento e il
ius commune sarebbe stato abolito a vantaggio delle norme codificate. Lumanizzazione della pena
prevedeva la proporzione rispetto alla gravit dei delitti e la capacit di prevenirli, di qui la nota
battaglia del Beccaria contro la pena di morte. La laicit del diritto avrebbe impedito di
condannare comportamenti semplicemente devianti dal punto di vista morale o religioso. Il primo
codice penale avente interesse per gli italiani fu il codice penale austriaco del 1803. Invece, il primo
codice penale emanato in un territorio che con lunificazione avrebbe fatto parte dellItalia, fu il
codice di Piombino del 1808 che precedette di qualche mese quello napoletano. In entrambi fu
trattata la parte generale e la parte speciale. Il codice penale francese del 1810 poi ebbe una grande
influenza su tutto il territorio europeo, tant che durante il Regno di Sardegna, Carlo Alberto lo
scelse come modello per lemanazione del codice penale del 1839 che rimase in vigore fino al 1859,
anno in cui la Torino Sabauda sostitu il vecchio codice con quello che venne esteso, per via
dellunificazione, a tutto il territorio italiano, con qualche eccezione, con il nome di codice sardoitaliano del 1861. A quel punto iniziarono i lavori preparatori del primo vero codice penale
dellItalia unita che si conclusero nel 1889 con lapprovazione del c.d. Codice Zanardelli dal nome
del Guardasigilli in carica, che abol la pena di morte e riport nel codice penale i nuovi principi
liberaldemocratici del Paese, ponendosi allavanguardia a livello internazionale. Diversi decenni
dopo, fu il Governo Fascista a decidere una ricodificazione del diritto penale ed in pochi anni venne
emanato il Codice Rocco, dal nome del Ministro della Giustizia, approvato con R. D. n. 1398 del 19
ottobre 1930 ed entr in vigore insieme al Codice di Procedura Penale il 1 luglio 1931. Il codice
Rocco ancora in vigore sia pure con varie modifiche, ma il codice di procedura penale di natura
inquisitoria stato sostituito da uno di matrice accusatoria nel 1988. Con questo codice venne
reintrodotta la pena di morte per essere provvisoriamente abolita tra il 1944/1945 e definitivamente
con lentrata in vigore della Costituzione italiana del 1948 tramite lart. 27 che la lasci in vigore
solo nel codice penale militare di guerra. Il 13 ottobre 1994 venne abolita anche da tale codice.
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IL CODICE PENALE
Gli articoli che lo compongono sono 734 senza le abrogazioni e i bis e ter. Si divide in tre libri.
Libro I - Dei reati in generale, articoli fino al 240, diviso nei seguenti 8 Titoli:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.

la legge penale
le pene
il reato
il reo e la persona offesa dal reato
la modificazione, applicazione ed esecuzione della pena
lestinzione del reato e della pena
le sanzioni civili
le misure amministrative di sicurezza.

Libro II - Dei delitti in particolare, articoli dal 241 al 649, diviso in 14 Titoli.
I delitti contro:
1. la personalit dello Stato
2. la pubblica amministrazione
3. lamministrazione della giustizia
4. il sentimento religioso e la piet dei defunti
5. lordine pubblico
6. lincolumit pubblica
7. la fede pubblica
8. leconomia pubblica, lindustria e il commercio
9. la moralit pubblica e il buon costume
10. il sentimento per gli animali (introdotto nel 2004 come IX bis)
11. la integrit e la sanit della stirpe
12. la famiglia
13. la persona
14. il patrimonio.
Per i delitti le pene principali sono lergastolo, la reclusione e la multa.
Libro III - Delle contravvenzioni in particolare, articoli dal 650 al 734, diviso in 3 Titoli:
Le contravvenzioni:
1. di polizia
2. concernenti lattivit sociale della pubblica amministrazione
3. riguardanti la tutela della riservatezza.
Per le contravvenzioni le pene principali sono larresto e lammenda.
Lergastolo, la reclusione e larresto sono pene detentive, la multa e lammenda pene pecuniarie.
Si precisa che il codice penale non esaurisce la materia penale contenendo esso circa un centinaio di
reati (i pi gravi ed i pi classici), mentre la normativa extracodicistica (leggi speciali e
complementari) ne contiene diverse migliaia. Tale fenomeno stato definito dai giuristi
decodificazione. Nel codice rimangono le norme di parte generale anche se non mancano (in
verit rare) normative che derogano a tale parte (es. D. Lgs. n. 74/2000 in materia penale tributaria).
Pur avvertendosene lesigenza, la riforma del nostro diritto penale ancora oggi da attuarsi.
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PARTE I - I PRINCIPI COSTITUZIONALI


La Costituzione Italiana detta numerosi principi che influiscono sul nostro diritto penale.
Il PRINCIPIO DI LEGALITA.
Tale principio sancito nellart. 25, 2 comma, della Costituzione il quale cos recita: Nessuno
pu essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.
In sostanza nullum crimen, nulla poena, sine praevia et clara lege poenali o, pi brevemente, nulla
poena sine lege o nullum crime sine lege. Il principio si pone come garantista della libert e
della sicurezza del cittadino. Il cittadino deve essere garantito contro gli eventuali abusi dello
Stato esercitati tramite il diritto penale, che se usato al di fuori del principio di legalit si
trasformerebbe in puro uso della forza nei confronti dei cittadini. Gli Stati autoritari o totalitari se ne
sono spesso sbarazzati. Il principio di legalit concerne sia il reato che la pena, che di solito viene
stabilita esplicitando i c.d. limiti edittali (minimi e massimi) ai quali si rifar il Giudice caso per
caso. Tale principio riguarda inoltre anche le misure di prevenzione, in quanto limitative della
libert personale.
Anche lart. 1 del c.p. dispone che: Nessuno pu essere punito per un fatto che non sia
espressamente preveduto come reato dalla legge, n con pene che non siano da essa stabilite.
Lart. 2, 1 comma, precisa ulteriormente che: Nessuno pu essere punito per un fatto che, secondo
la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato. Tale norma evidenzia che:
Il principio di legalit costituito da 3 sottoprincipi:
1. La riserva di legge: lart. 25 dispone che lunica fonte del diritto penale la legge. Ci si
chiesti in dottrina se per legge debba intendersi la legge formale o quella materiale
(questultima comprensiva dei decreti legislativi e dei decreti legge). Dato che la libert del
cittadino compressa in modo particolare dal diritto penale si ritiene che solo il Parlamento
(potere legislativo), eletto direttamente dal popolo e quindi di esso democraticamente
rappresentativo, possa esercitare tale prerogativa. Se lo esercitasse il Governo (potere
esecutivo) non si garantirebbe il diritto delle minoranze e se lo esercitasse il Giudice (potere
giudiziario) non vi sarebbe rappresentativit democratica. Pertanto la riserva di legge in
campo penale assoluta, intendendo per ci che la legge deve disciplinare ogni aspetto della
materia. Ma anche vero che intendere la riserva assoluta in senso troppo rigoroso, negando
al Governo anche la minima possibilit dintervento nel rispetto delle linee fondamentali
cos come emanate dal Parlamento, potrebbe portare a seri problemi pratici. Valga per tutti
lesempio dellart. 650 c.p. che prevede il Reato di

inosservanza dei provvedimenti

dellAutorit con la seguente disposizione: Chiunque non osserva un provvedimento


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legalmente dato dallAutorit per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o dordine


pubblico o digiene, punito, se il fatto non costituisce pi grave reato, con larresto fino a
tre mesi o con lammenda fino a 206. In questo caso infatti la norma penale rinvia a
provvedimenti emanati di volta in volta dallAutorit. Naturalmente il legislatore non pu in
una sola norma specificare tutti i divieti, pertanto lascia allAutorit amministrativa di turno
la facolt di prevedere divieti specifici a seconda delle specifiche esigenze emergenti. Ipotesi
come quella appena descritta vengono definite norme penali in bianco, in quanto il
legislatore delinea i tratti essenziali della fattispecie e ne fissa la sanzione, lasciando la
descrizione del fatto tipico in bianco e rinviandola ad una fonte sussidiaria (sussidiariet
verticale) qual unAutorit amministrativa (Prefetto o Sindaco). Pertanto sia pure
auspicandone un uso moderato, ammesso il concetto di legge materiale quale fonte del
diritto penale, accettando quali fonti, oltre alla legge, i decreti legislativi ed i decreti legge.
La legge regionale in quanto valida su un territorio limitato, non pu esserne fonte. Diverso
il discorso della normativa europea. La potest normativa resta nazionale, ma lU.E. pu
stabilire norme minime per la definizione dei reati e delle sanzioni in sfere criminali
particolarmente gravi ed aventi una dimensione internazionale, individuate tassativamente.
In caso di inosservanza da parte dello Stato scatterebbe la procedura di infrazione. Il Giudice
italiano non potr supplire alle mancanze dello Stato pur essendo obbligato ad interpretare la
legge conformemente al diritto europeo. La consuetudine, ovviamente, non pu avere valore
di fonte nel diritto penale.
2. Lirretroattivit: Secondo questo principio, il legislatore non pu confezionare una legge
penale per andare a punire fatti gi commessi in precedenza. Lirretroattivit espressa o
occulta. La prima prevista dalla stessa legge, la seconda necessita di una sentenza del
Giudice. Il principio implica anche il divieto di inasprimento sanzionatorio retroattivo, ma
ammette la retroattivit del mutamento in melius del trattamento sanzionatorio. Nulla osta,
invece, nel diritto penale, alla retroattivit delle norme di favore (favor rei). Tale principio
troverebbe legittimazione costituzionale nellart. 27, 3 comma della Costituzione, il quale
sancisce il fine rieducativo della pena con lespressione Le pene non possono consistere in
trattamenti contrari allumanit e devono tendere alla rieducazione del condannato. Il
principio in esame non si applica alle norme processuali, anche se riguardanti la
custodia cautelare, e alle misure di sicurezza, applicando in tali casi retroattivamente le
norme, anche se sfavorevoli al reo. Anche le Sezioni Unite della Cassazione si sono
espresse in tal senso.

3. La determinatezza o tassativit: tale principio anche legato a quello della certezza del
diritto. Infatti, solo una legge chiara e determinata pu dare certezza del diritto. Perch una
legge sia tassativa il legislatore non deve allontanarsi dal comune sentire sociale. Una
norma da ci lontana darebbe luogo ad incertezze applicative sia pure chiara e precisa. Si
pone il problema dellanalogia, intesa quale procedimento attraverso il quale il Giudice, di
fronte a un caso concreto non rientrante in alcuna norma di legge, utilizza una norma
analogicamente per farvi rientrare il caso. Lanalogia va distinta dallinterpretazione,
intesa quale momento della ricerca giuridica, finalizzato allindagine sul significato delle
proposizioni che formano la norma penale, sempre nel rispetto dellart. 12 delle disp. prel.
del c.c. Essa autentica se linterpretazione del testo normativo proviene dallo stesso organo
che lha emanato, ufficiale se proviene da pubblici funzionari dello Stato, giudiziale quando
tale compito richiesto ai giudici e dottrinale quando viene realizzata dagli studiosi del
diritto. Mentre linterpretazione applicabile in materia penale, lanalogia vietata dallart.
14 delle disp. prel. del c.c. (ammessa in materia civile). Diversamente si avrebbe una
prevaricazione del potere giudiziario rispetto a quello legislativo. Vi sono due forme di
analogia: in malam partem quando lestensione analogica comporta effetti sfavorevoli al
reo; in bonam partem se gli effetti sono ad esso favorevoli.

In criminalibus, si ripete,

lanalogia non applicabile. La frammentariet impone che il legislatore selezioni le


condotte lesive del bene giuridico, ossia offensive, che desidera sottoporre a pena. Essa
caratteristica inevitabile in criminali bus per limpossibilit di sottoporre alle norme penali
luniverso dei fatti e, per ci, di attuare una completa punizione. Il divieto di analogia non
riguarda le cause di giustificazione (quindi esse possono essere applicate per analogia) in
quanto non considerate norme penali ma norme con finalit proprie presenti in ogni luogo
dellordinamento, n sono norme eccezionali in quanto espressione di altrettanti principi
generali di esso. Le cause di esclusione della punibilit, invece, in quanto norme
eccezionali sono sottoposte al divieto, cos come le norme che prevedono le circostanze
attenuanti.
IL PRINCIPIO DI MATERIALITA.
Tale principio di materialit si esprime nel brocardo latino nullun crime sine actione (nessun reato
senza azione). Tale principio si sostanzia nella esigenza che ogni reato consti di un fatto che abbia
un riscontro esterno oggettivo. Il mero pensiero non pu essere oggetto di repressione penale.
Esso non trova riscontro in un articolo particolare della Costituzione. Vi un indizio nellart. 25, 2
comma, laddove si fa riferimento al fatto commesso. Il principio pare trovare conforto nel
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principio di laicit dello Stato e dellordinamento giuridico che permea lintera Costituzione
italiana. Principio che impone di pensare ad unimmagine di reato diversa da quella di peccato.
IL PRINCIPIO DI OFFENSIVITA.
Tale principio riassumibile nella massima nullun crimen sine iniuria (nessun reato senza offesa).
Esso evidenzia il fatto che un reato perch sia tale, deve essere offensivo di qualcosa. In sostanza,
non avrebbe senso elevare a reato un fatto che non arrecasse danno a una persona, ad una
cosa o alla societ. Nella concezione liberale del diritto, il reato viene sempre visto come offesa e
mai come violazione di un dovere, visione, questultima, tipica degli ordinamenti totalitari o
impostati sul fanatismo religioso.
Il bene giuridico. NellOttocento il concetto di reato era collegato alla violazione o lesione di un
diritto soggettivo. Ma alla fine del XIX secolo cominci ad affermarsi la teoria del bene giuridico
come oggetto (giuridico) del reato. Una volta spostata lattenzione della tutela penale dal diritto
soggettivo al bene giuridico compito del legislatore individuare loggetto giuridico degno di tutela
penale. Esempi di beni giuridici tutelabili penalmente sono la vita, il patrimonio, la personalit dello
Stato, ecc. Loggetto giuridico del reato non va confuso con loggetto (materiale) dellazione,
intendendosi per tale unentit concreta su cui incide materialmente la condotta tipica, ad esempio
la cosa o la persona, anche se quando loggetto materiale dellazione una persona, essa non
sempre coincide con la persona offesa (es. art. 573 c.p. Sottrazione di minore: oggetto materiale
dellazione il minore, persone offese i genitori. Circa lindividuazione dei beni giuridici oggetto di
tutela penale, si ritiene oggi in dottrina che con lentrata in vigore della Costituzione, tale
individuazione vada fatta con riferimento ad essa, atteso il fatto che il diritto penale ricopre
nellordinamento giuridico il ruolo di extrema ratio. A tale riguardo occorre ricordare che quello
delloffensivit il primo parametro cui deve guardare il legislatore quando crea una fattispecie
penale. Quandegli ritenga sufficiente una sanzione amministrativa o civile per fronteggiare il
fenomeno che mira ad impedire, non dovrebbe applicare una sanzione penale. Questo si chiama
principio di sussidiariet e deriva da quello di extrema ratio prima richiamato. Laddove il fatto sia
totalmente inoffensivo, il Giudice dovrebbe ritenerlo addirittura atipico (furto di un acino duva).
IL PRINCIPIO DI COLPEVOLEZZA.
Nullun crimen sine culpa. Nessun crimine senza colpevolezza (e non colpa). Cio nessuno pu
essere chiamato a rispondere per un fatto altrui (ossia commesso da un altro). La prima condizione
necessaria affinch si possa affermare la responsabilit penale (per fatto proprio) dunque che il reo
abbia materialmente realizzato il fatto previsto dalla legge come reato (salvo nei casi di concorso di
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reato). Ma ci non sufficiente. Occorre anche un legame soggettivo tra il fatto e lautore, cio il
fatto deve essere considerato proprio del soggetto che agisce e deve trattarsi di un fatto colpevole.
Ma quando un fatto proprio anche da considerarsi colpevole? La risposta semplice:
occorre che in rapporto agli elementi pi significativi della fattispecie di reato sussista il dolo o
quantomeno la colpa. Il principio di cui parliamo sancito nellart. 27, 1 comma, Costituzione:
La responsabilit penale personale. Anche tale principio, come quello di legalit di pone
come principio garantistico. Tale principio di responsabilit soggettiva si contrappone alla
responsabilit oggettiva (cio senza dolo o colpa), in contrasto con la Costituzione e residuo di
incivilt.

PARTE II - LA LEGGE PENALE E LA SUA APPLICAZIONE


Le prime disposizioni del codice penale si occupano della legge penale nel tempo e nello spazio.
LA LEGGE PENALE NEL TEMPO.
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Lart. 2, 1 comma, c.p. dispone Nessuno pu essere punito per un fatto che, secondo la
legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato (principio di irretroattivit).

Al 2 comma (abolitio criminis), dispone: Nessuno pu essere punito per un fatto che,
secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi stata condanna, ne cessano
la esecuzione e gli effetti penali (abolitio criminis o abolizione del reato). Si tratta di un
fatto costituente reato allepoca in cui venne commesso e successivamente depenalizzato,
cio trasformato in illecito amministrativo o civile o addirittura considerato lecito. Tale
comma detta cio la regola della piena retroattivit della legge posteriore pi favorevole
al reo (favor rei). Labolitio criminis travolge anche il giudicato.

La L. n. 85/2006, art. 14, in tema di reati di opinione, ha inserito allart. 2 c.p. il 3 comma
il quale dispone che Se vi stata condanna a pena detentiva e la legge posteriore prevede
esclusivamente la pena pecuniaria, la pena detentiva inflitta si converte immediatamente
nella corrispondente pena pecuniaria, ai sensi dellart. 135. In questo caso non si tratta di
abolitio criminis perch il fatto continua ad essere previsto come reato e muta solo la pena,
ma di una successione di leggi penali nel tempo in senso stretto.

Il 4 comma vieta, invece, al Giudice di applicare retroattivamente una legge pi


sfavorevole al reo in caso di giudicato. Esso, infatti, recita: Se la legge del tempo in cui fu
commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono
pi favorevoli al reo (favor rei), salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile.
Come vediamo qui la legge pone il limite preclusivo del giudicato alla retroattivit della
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nuova norma pi favorevole al reo (quindi al favor rei). Per stabilire quale sia la legge che
contiene la disciplina in concreto pi favorevole, il Giudice deve considerare lintera
disciplina: la specie e la misura della pena principale, le pene accessorie, gli effetti penali
della condanna, le misure di sicurezza, le cause di estinzione del reato e della pena e le cause
di giustificazione. Ma una volta scelta la legge pi favorevole applicabile la deve applicare
per intero, nel rispetto del limite della sentenza irrevocabile di condanna. Non pu creare
una terza legge (c.d. divieto di tertia lex).
Vale la pena ricordare che il principio del favor rei non coperto da garanzia costituzionale,
pertanto non obbliga il legislatore al suo rispetto in una legge successiva, ma il giudice
obbligato ad osservarlo.
Ma come si distingue labolitio criminis dalla successione di leggi penali stricto sensu?
I criteri sono i seguenti:
1. della continuit del tipo di illecito quando la legge successiva riproduce il contenuto
offensivo di quella precedente successione di leggi nel tempo; quando vi continuit
tra le due leggi si tratta di abolitio criminis;
2. della continenza quando la fattispecie successiva contenuta in quella precedente si ha
successione di leggi nel tempo; quando ci non accade si ha abolitio criminis;
3. della specialit quando il legislatore abroga una legge speciale, la abrogazione della
legge speciale, determina unespansione della legge generale, pertanto non una vera e
propria abrogazione, ma una successione di leggi nel tempo; quando il legislatore abroga
una legge generale, si verifica una successione di leggi rispetto a quei fatti che possono
continuare ad essere sussunti nella legge speciale ed unipotesi di abolitio rispetto a quei
fatti che non rientrano nella norma speciale; quando il legislatore introduce una norma
speciale, si verifica unipotesi di successione rispetto a quei fatti concreti che possono
essere sussunti nella norma speciale.
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Al 5 comma si precisa che Se si tratta di leggi eccezionali o temporanee, non si applicano


le disposizioni precedenti in tema di abolitio criminis e di successione di leggi penali.
Quindi questo comma deroga alla retroattivit, sancendo la ultrattivit delle disposizioni
contenute nella legge eccezionale o temporanea. Ci per il carattere di straordinariet della
norma.

Dalla lettura del 6 comma si deduce che un decreto legge che contenga una nuova
incriminazione o un trattamento penale pi severo non pu avere efficacia retroattiva. Poi vi
sono le ipotesi di mancata conversione e di conversione con modifiche. Nel primo caso per i
fatti pregressi non vi sono limitazioni: il decreto legge come se non fosse mai esistito e i
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fatti commessi possono essere sanzionati in base alla normativa del tempus commissi delicti.
Per i fatti commessi in vigenza del decreto legge si applica la norma pi favorevole al reo
anche se dettata dal decreto legge decaduto.
E se vi dichiarazione di incostituzionalit di una norma penale?
Lart. 136, 1 comma prevede che Quando la C. C. dichiara lillegittimit incostituzionale di una
norma di legge o di un atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno
successivo alla pubblicazione della decisione.
Se la norma penale la risposta si rinviene nella L. n. 87/1953 art. 30 commi 3 e 4, i quali recitano:
Le norme dichiarate incostituzionali non possono avere applicazione dal giorno successivo alla
pubblicazione della decisione. Quando in applicazione della norma dichiarata incostituzionale
stata pronunciata sentenza irrevocabile di condanna, ne cessano la esecuzione e tutti gli effetti
penali. La disciplina quindi simile a quella dellabolitio criminis. Se la norma dichiarata
incostituzionale era pi favorevole al reo continua ad applicarsi nonostante la decisione nel rispetto
del principio del favor rei.
LA LEGGE PENALE NELLO SPAZIO.
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Lart. 3, 1 comma, afferma che, salvo eccezioni, La legge penale italiana obbliga tutti
coloro che, cittadini o stranieri, si trovano nel territorio dello Stato.

Lart. 4, 1 comma, considera cittadini italiani coloro che hanno la cittadinanza italiana e gli
apolidi residenti in Italia. Tutti gli altri sono stranieri. Il 2 comma dellart. 4 c.p. invece,
definisce territorio italiano quello della Repubblica ed ogni altro luogo soggetto alla
sovranit statale, come le navi e gli aeromobili, salvo deroghe. Il territorio straniero,
ovviamente quello non considerato italiano.

Lart. 6, 1 comma, specifica ancora pi chiaramente che Chiunque commette un reato nel
territorio dello Stato punito secondo la legge italiana.
Principio di territorialit: la nostra legge penale si applica, salvo deroghe, ai soli fatti
realizzati nel territorio italiano, indifferentemente dalla nazionalit dellautore e della
persona offesa.
Principio di universalit: la nostra legge si applica ovunque, da chiunque e contro
chiunque sia commesso il fatto, salvo deroghe che riguardano una ristretta casistica di reati
cui non si applica la legge italiana se commessi allestero.

- Lart. 6, 2 comma, locus commissi delicti, non recepisce n il criterio della condotta,
secondo il quale il reato si considera commesso nel territorio dello Stato quando in esso si
verificata lazione o lomissione; n il criterio dellevento, secondo il quale il reato si
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considera commesso nel territorio dello Stato quando in esso si verificato levento del
reato. Ma recepisce il criterio della ubiquit, secondo il quale Il reato si considera
commesso nel territorio dello Stato, quando lazione o la omissione, che lo costituisce, ivi
avvenuta in tutto o in parte, ovvero si ivi verificato levento che la conseguenza
dellazione od omissione. Anche gli atti preparatori di un iter criminoso sono soggetti alla
legge penale italiana, purch dotati di un significato apprezzabile.
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Lart. 7, in deroga al principio di territorialit o, meglio, in applicazione di quello di


universalit, prevede che alcuni reati siano incondizionatamente punibili con la legge
italiana a prescindere dal luogo in cui sono stati commessi. Vi la condizione di
procedibilit assoluta, cio non occorre, richiesta, istanza o querela. Non necessita
nemmeno la presenza dellautore nel territorio dello Stato. In applicazione del criterio
dellubiquit si considerano realizzati allestero ma comunque si collegano causalmente a
comportamenti antecedenti avvenuti in Italia. Essi sono i delitti:
1. contro la personalit dello Stato;
2. di contraffazione del sigillo dello Stato e di uso di tale sigillo contraffatto;
3. di falsit di monete aventi corso legale nel territorio dello Stato, o in valori di bollo o
in carte di pubblico credito italiano;
4. commessi da pubblici ufficiali a servizio dello Stato, abusando dei poteri o violando i
doveri inerenti alle loro funzioni;
5. per il quale speciali disposizioni di legge o convenzioni internazionali stabiliscono
lapplicabilit della legge penale italiana.

- Lart. 8, i delitti politici, intesi come tali quelli che offendono un interesse politico dello
Stato (diretti), ovvero un diritto politico del cittadino (indiretti) ovvero qualunque delitto
determinato da motivi politici (soggettivamente politici), diversi da quelli contro la
personalit dello Stato, sono puniti secondo la legge italiana, da chiunque commesso. Ma
perch si possa procedere, in questo caso, il Ministero della Giustizia deve farne richiesta, o
se punibile a querela della persona offesa, occorre querela. Va precisato che un motivo si
dice politico quando il reo agisce per raggiungere un obiettivo che riguarda la costituzione,
lesistenza ed il funzionamento dello Stato. Ad esempio una rapina sorretta da motivo
politico se col ricavato finanzio unorganizzazione terroristica.
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Allart. 9, 1 comma, invece, sono previsti i reati non politici, non rientranti tra quelli
incondizionatamente punibili, commessi allestero dal cittadino italiano. Il cittadino che
commette allestero un delitto per il quale la legge italiana stabilisce lergastolo o la
reclusione non inferiore a tre anni, punito secondo la legge medesima, sempre che si trovi
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nel territorio italiano. Se prevista una pena minore le condizioni di procedibilit (art. 9,
2 comma) prevedono la richiesta del Ministero della Giustizia o la querela della persona
offesa. Se il reato commesso a danno di uno Stato o di un cittadino stranieri (art. 9, 3
comma), vanno sempre osservate le condizioni di procedibilit, sempre che dallo Stato
straniero venga concessa lestradizione. Per le mere contravvenzioni o per i delitti con la
sola pena pecuniaria tale norma non mai applicabile. E stata estesa anche ai reati
commessi in danno dellUnione Europea la previsione di cui al terzo comma.
- Lart. 10, 1 comma, disciplina, invece, lipotesi in cui il reato sia commesso allestero da
uno straniero a danno dello Stato o di un cittadino italiani e per tale reato la legge italiana
preveda lergastolo o la reclusione non inferiore ad un anno, sempre che si trovi nel
territorio italiano e si rispettino le condizioni di procedibilit (richiesta o querela). Il 2
comma invece prevede il caso in cui il delitto sia commesso a danno di uno stato o di un
cittadino esteri, alle stesse condizioni di cui al 2 comma dellart. 9 (condizioni di
procedibilit ed estradizione).
Lart. 3 della L. n. 146/2006 ha introdotto nellordinamento italiano il reato transnazionale.
Per tale sintende il reato punito con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a
quattro anni, qualora sia coinvolto un gruppo criminale organizzato, sia commesso in pi di
uno Stato, o anche soltanto alcune fasi del suo iter in uno Stato e la commissione in un altro,
o sia commesso in uno Stato da un gruppo criminale organizzato che opera in pi di uno
Stato, o sia commesso in uno Stato e ne abbia effetti sostanziali in un altro. E prevista una
circostanza aggravante nel caso di organizzazione criminale operante in pi stati per delitti
punibili con la reclusione per un periodo non inferiore nel massimo a quattro anni.
LINTERPRETAZIONE DELLA LEGGE PENALE.
Gli interpreti della legge penale: la dottrina, ma le sue interpretazioni non hanno ricadute sul
diritto positivo; la giurisprudenza le cui interpretazioni hanno ricaduta diretta sul diritto positivo
I criteri interpretativi: secondo lart. 12 delle preleggi al c.c. Nellapplicare la legge non si pu ad
essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la
connessione di esse e dalla intenzione del legislatore. Si distinguono i criteri:

Lessicale-semantico: le parole devono essere


interpretate in base al loro significato semantico e non etimologico. In sostanza si deve avere
riguardo al significato odierno della parola e non a quello originario dato che il linguaggio si
evolve. Sarebbe assurdo fare riferimento a significati superati nelluso comune. Questo
criterio non da se sufficiente;
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Storico: si ricostruisce il percorso storico


seguito dal legislatore. E utile consultare i lavori preparatori;

Logico-sistematico: si deve tener conto che la


norma fa parte di un sistema di norme, che a sua volta retto da criteri logico-giuridici.
Anche tale criterio non da se sufficiente;

Teleologico: si fa riferimento al fine, allo scopo


della norma penale. Ma tale riferimento pu essere pericoloso in quanto, a volte, anche lo
scopo perseguito dal legislatore non chiaro.

Analogia: si ha quando di fronte ad una lacuna della legge scritta il giudice la colma applicando al
caso non previsto una norma scritta per un caso analogo. E vietata nel diritto penale.
Interpretazione estensiva: non postula alcuna lacuna della legge scritta e consiste nellattribuire un
certo significato ad una legge scritta la quale sembra avere una portata pi restrittiva rispetto alle
parole ad essa attribuite dallinterprete. A volte pare rasentare lapplicazione analogica.
Nel nostro sistema la creazione del diritto penale dovrebbe essere esclusivo monopolio del
legislatore. Ma di fatto il giudice deve pur sempre interpretare la legge. Ragion per cui esiste una
tensione tra principio di legalit ed interpretazione della legge.

PARTE III - IL REATO


Formalmente il reato definibile come quellillecito cui la legge ricollega una sanzione penale.
In senso formale, i reati penali si distinguono dagli illeciti civili ed amministrativi per le sanzioni
pi severe che lordinamento vi riconnette.
In senso sostanziale, solo il reato deve rispondere ai principi costituzionali della legalit,
materialit, offensivit e colpevolezza.
Per lillecito civile e quello amministrativo non prevista la riserva di legge (legalit) ed ammessa
lanalogia. La tipicit in campo civile addirittura sconsigliata. Nel diritto civile, a proposito
delloffensivit, oggetto della tutela giuridica non il bene giuridico ma il diritto soggettivo. Mentre
la

colpevolezza

connota

il

reato

rispetto

agli

illeciti

civili

ed

amministrativi.

Secondo la teoria bipartita il reato sarebbe composto da due elementi:


soggettivo: ne fanno parte dolo, colpa e preterintenzione.
oggettivo: ne fanno parte tutti gli altri elementi: condotta, evento, nesso di causalit, ecc..
Secondo la teoria tripartita il reato sarebbe composto da tre elementi:
tipicit: conformit del fatto al tipo dillecito descritto dal legislatore. Non altro che linsieme
degli elementi fattuali descritti dal legislatore nellambito di una singola norma incriminatrice;
13

antigiuridicit: contrariet del fatto tipico al diritto. In pratica assenza di cause di giustificazione
(situazioni che giustificano la commissione del fatto tipico) la cui presenza eliminerebbe il contrasto
con la norma;
colpevolezza: rimproverabilit del fatto allagente per aver agito contrariamente al diritto. In pratica
il reo in grado di agire altrimenti e non lo fa. La mancanza di colpevolezza non fa venir meno la
contrariet al diritto. Il fatto rimane antigiuridico ma il soggetto che lo ha commesso non punibile
perch non colpevole, nel senso di non rimproverabile. In questo caso si parla di cause di esclusione
della colpevolezza o scusanti (in quanto scusano il soggetto ma non lo giustificano).
Sotto il profilo della tipicit i reati si distinguono in:
o Reati formali (o di pura condotta) che consistono nella semplice condotta umana, senza
evento (es. evasione);
o Reati materiali (o di evento) che sono caratterizzati da un evento prodotto dalla condotta
umana (es. omicidio). Essi si dividono in: reati a forma libera quando il legislatore non
descrive alcun tipo di condotta e reati a forma vincolata quando il legislatore la descrive;
o Reati commissivi (o di azione o attivi) quelli che si commettono mediante unazione
positiva (es. furto);
o Reati omissivi (o passivi) quelli che si commettono mediante unomissione (es. omissione
di denuncia). Essi si dividono in: reati omissivi propri (o puri) caratterizzati dalla semplice
omissione (es. omissione di denuncia) e reati omissivi impropri (o commissivi mediante
omissione) integrati dal mancato impedimento di un evento (es. morte del bambino per
mancato allattamento da parte della mamma);
o Reati dolosi puniti esclusivamente per dolo (es. omicidio volontario);
o Reati colposi puniti solo a titolo di colpa (es. omicidio colposo);
o Reati istantanei quando la condotta del reo si risolva in ununit di tempo (es. furto);
o Reati permanenti quando la condotta perdura nel tempo (es. sequestro di persona);
o Reati abituali propri quando un solo atto non sufficiente ad integrare il reato ma ne
occorrono pi duno (es. maltrattamenti in famiglia);
o Reati abituali impropri quando la singola condotta costituisce reato ma la reiterazione
delle condotte integra un reato diverso o un aggravamento (es. incesto);
o Reati eventualmente abituali quando la singola condotta gi punibile ma con la
reiterazione non si verificano pi reati (es. lo sfruttamento della prostituzione);
o Reati di danno quelli in cui la tipicit richiede una vera e propria lesione del bene giuridico
(es. omicidio);
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o Reati di pericolo quelli in cui la fattispecie si accontenta di un semplice pericolo per il bene
giuridicamente protetto (es. rimozione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro);
o Reati propri possono essere commessi solo da alcune persone (es. peculato);
o Reati comuni quelli che possono essere commessi da chiunque (es. omicidio).
Gli elementi costitutivi del reato sono: la tipicit, lantigiuridicit e la colpevolezza.
LA TIPICITA.
E il primo degli elementi costitutivi del reato. Non altro che linsieme degli elementi fattuali
descritti

dal

legislatore

nellambito

di

una

singola

disposizione

incriminatrice.

Gli elementi costitutivi della conformit al tipo (tipicit) sono:


1. Il soggetto attivo del reato (o autore, reo, agente, colpevole). E il primo degli elementi della
tipicit ed individua colui il quale realizza la fattispecie di reato. Deve essere una persona
umana e deve avere capacit penale. Queste caratteristiche sono possedute da ogni individuo
a prescindere dal fatto che sia capace dintendere e di volere, dallet, ecc.. In astratto chiunque
capace di commettere un reato. Allart. 3 c.p. sono contemplate alcune deroghe a tale
principio generale ed astratto si tratta delle c.d. ipotesi di immunit che a seconda della fonte
normativa da cui prevista possono essere di diritto pubblico interno o internazionale.
Funzionali quando hanno efficacia limitata ai soli fatti di rilievo penale realizzati nellesercizio
delle funzioni cui si riferisce; extrafunzionali quando estende la propria efficacia anche al di l
dei fatti penali compiuti nellesercizio delle funzioni, cio ai fatti privati (assolute). Sostanziali
quando inibita la possibilit di applicazione della sanzione; Processuale quando viene ad
essere preclusa la possibilit di processare il soggetto. Delle immunit di diritto pubblico
interno fanno parte: a) il Presidente della Repubblica in base allart. 90 della Costituzione,
secondo il quale Egli non responsabile degli atti compiuti nellesercizio delle sue funzioni,
tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. Al di fuori dellesercizio delle
sue funzioni per il Presidente della Repubblica pu essere chiamato a rispondere penalmente
come tutti i cittadini; b) i membri del Parlamento in base allart. 68, 1 comma, della
Costituzione, secondo il quale I membri del Parlamento non possono essere chiamati a
rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nellesercizio delle loro funzioni. Si tratta di
immunit sostanziale. Entrambe le immunit, poi, sono funzionali. Lart. 68 detta ulteriori
immunit (extrafunzionali e processuali): Senza autorizzazione della Camera alla quale
appartiene, nessun membro del Parlamento pu essere sottoposto a perquisizione personale o
domiciliare, n pu essere arrestato o altrimenti privato della libert personale, o mantenuto in
detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia
15

colto nellatto di commettere un delitto per il quale previsto larresto obbligato in flagranza
(2 comma); Analoga autorizzazione richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad
intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di
corrispondenza (3 comma); c) i Giudici della Corte Costituzionale; d) i membri dei
Consigli Regionali; e) i membri del Consiglio Superiore della Magistratura. Delle
immunit di diritto pubblico internazionale fanno parte; il Sommo Pontefice, i Capi degli
Stati esteri, i membri di Governi stranieri, gli Agenti Diplomatici. Le immunit sostanziali
di tipo funzionale sono riconducibili alle cause di giustificazioni. Gli altri casi invece sono
riconducibili a cause personali di non punibilit. Nel caso il reato sia commesso nel contesto
dellattivit di un ente, si pone il problema di quale sia il soggetto responsabile. Una volta
individuato il responsabile, non detto che questi sia il soggetto attivo del reato. Il responsabile,
infatti potrebbe aver delegato ad altri alcune funzioni. Certo il responsabile deve sempre
vigilare, ma per evitare la responsabilit per culpa in vigilando sufficiente che vi sia un
modello di verifica e controllo. Ad ogni modo vi sono alcune funzioni che non possono essere
delegate. Non va dimenticato che societas delinquere non potest in applicazione dellart. 27, 1
comma, della Costituzione: La responsabilit penale personale. Ma in attuazione della
legge delega n. 300/2000 stato emanato il D. Lgs.vo n. 231/2001 che ha disciplinato la
responsabilit degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato. Ma com
strutturato il meccanismo in base al quale oggi pu sorgere la responsabilit da reato dellente?
Tale responsabilit connessa alla commissione di un reato da parte di una persona umana che
rivesta un ruolo nella societ. Tale connessione deve essere oggettiva nel senso che il reato
debba essere realizzato a vantaggio dellente e soggettiva nel senso che la persona deve essere
legata allente da un certo tipo di rapporto: se ricopre una posizione apicale, vale il c.d.
principio di identificazione, cio lente si identifica col soggetto reo; se ricopre una posizione
subordinata, si delinea una vera e propria fattispecie colposa, nel senso che lente ha la
responsabilit per non aver vigilato. Se, invece, ha vigilato non vi responsabilit dellente. La
responsabilit dellente sempre autonoma rispetto a quella della persona fisica, cio lente
responsabile a prescindere dal fatto che lautore del reato si a identificato. Dalla L. 231/2001
sono esclusi lo Stato e gli Enti Pubblici Territoriali. Laccertamento della responsabilit
amministrativa dellente destinato ad avere luogo con le forme e le garanzie tipiche del
processo penale e le sanzioni sono: la sanzione pecuniaria, le sanzioni interdittive (sospensione
o revoca della licenza, ecc.) la confisca, la pubblicazione della sentenza.
2. La condotta. Secondo degli elementi della tipicit. Corrisponde al comportamento umano. Essa
quando illecita compresa nel reato e rappresenta la condotta che lordinamento intendeva
16

perseguire. La condotta deve essere umana e nessuno pu essere punito per un mero
atteggiamento interiore. La distinzione tra condotte attive (azioni) e condotte omissive
(omissione). Nullum crimen sine actione. Lazione in senso stretto un movimento del corpo.
Lomissione il mancato adempimento dellazione richiesta dalla norma. Per meglio
comprendere il nesso tra azione ed omissione si riporta lart. 40, 2 comma, c.p. il quale recita:
Non impedire un evento, che si ha lobbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo,
c.d. criterio dellequivalenza. Il c.p. parla quindi di obbligo giuridico di impedire levento.
Loggetto materiale o il soggetto passivo della condotta sono la cosa o la persona su cui
ricade il comportamento tipico del soggetto attivo del reato. Il soggetto passivo della condotta
non sempre coincide col soggetto passivo del reato e col danneggiato il quale il congiunto
della vittima (soggetto passivo del reato). Lart. 42, 1 comma, c.p. recita: Nessuno pu essere
punito per una azione od omissione prevista dalla legge come reato, se non lha commessa con
coscienza e volont. La suit, suitas, o coscienza e volont, deve essere considerata requisito
della condotta: se la condotta non cosciente e volontaria non vi punibilit. Per suit
sintende, quindi, dominabilit e impedibilit della condotta da parte del soggetto. Infatti, tra le
cause di esclusione della suitas vi sono il costringimento fisico e la causa di forza maggiore.
3. Levento. E il terzo degli elementi della tipicit. E un effetto naturale della condotta umana.
Sono considerati tali effetti di tipo fisico, fisiologico o psicologico. Alla concezione naturalistica
si contrappone quella giuridica secondo la quale levento si identifica nella offesa dellinteresse
protetto dal diritto, cio nella lesione o messa in pericolo del bene protetto.
4. Il nesso causale. Quarto elemento della tipicit. Perch un evento possa essere ricondotto alla
responsabilit di un individuo occorre innanzitutto che tra levento e la condotta umana del
soggetto attivo sussista il c.d. nesso causale. La condotta causale rispetto allevento (ossia ha
cagionato levento) quando rappresenta una condizione (necessaria) senza la quale levento non
si sarebbe verificato. Lart. 40, 1 comma, c.p. recita: Nessuno pu essere punito per un fatto
preveduto dalla legge come reato, se levento dannoso o pericoloso da cui dipende lesistenza
del reato, non conseguenza della sua azione od omissione. Per stabilire se unazione sia causa
di un evento si deve ricorrere ad un processo di eliminazione mentale. Occorre cio eliminare
dalla mente lazione che ha causato levento per capire se levento si sarebbe verificato lo
stesso. Se la risposta negativa vi il nesso di causalit (teoria condizionalistica). Secondo la
teoria della causalit adeguata, invece, non sufficiente che lazione sia condizione
necessaria per il verificarsi dellevento, ma deve essere anche adeguata, cio idonea a
determinare levento. Secondo lart. 41 c.p. Il concorso di cause preesistenti o simultanee o
sopravvenute, anche se indipendenti dallazione od omissione del colpevole, non esclude il
17

rapporto di causalit fra lazione od omissione e levento (1 comma). Le cause sopravvenute


escludono il rapporto di causalit quando sono state da sole sufficienti a determinare levento
(2 comma). Le disposizioni precedenti si applicano anche quando la causa preesistente o
simultanea o sopravenuta consiste nel fatto illecito altrui (3 comma). Lart. 45 c.p. recita: Non
punibile chi ha commesso il fatto per caso fortuito o per forza maggiore. Per stabilire se
unazione o unomissione rappresentino condizione necessaria per il verificarsi di un evento si
ritiene indispensabile il ricorso a leggi di copertura: universali o statistiche. Il diritto penale si
rif a quelle statistiche che riscontrano la sequenzialit di un evento ad unazione in una certa
percentuale di casi. Il metodo della sussunzione sotto leggi scientifiche riempie di contenuto la
formula della conditio sine qua non.
LANTIGIURIDICITA.
E il secondo degli elementi costitutivi del reato. Rappresenta la contrariet del fatto tipico
allordinamento giuridico. Se manca lantigiuridicit si commette il fatto tipico ma non il reato, dal
momento che mancher un elemento essenziale del reato. Le cause di giustificazione o
giustificanti o esimenti o scriminanti, sono situazioni che escludono lantigiuridicit e quindi il
reato e si distinguono dalle cause di esclusione della colpevolezza o scusanti che escludono la
punibilit e non il reato. Il c.p. prevede le scriminanti negli artt. dal 50 al 54 ma non le definisce tali.
Si limita a dire che in tali ipotesi non punibile chi ha commesso il fatto. Ad ogni modo le
esimenti rilevano anche se non conosciute dal soggetto. Non esiste una ratio comune alle
giustificazioni ma una cosa che le accomuna il fatto che chi agisce in forza di una di esse non
agisce contra ius ma conformemente al diritto. Vi sono cause di giustificazione non codificate.
Sono ipotesi in relazione alle quali le esimenti non sembrerebbero applicabili (es. attivit del
medico: interventi chirurgici; violenza realizzata in contesti sportivi: boxe). E taluni hanno pensato
di estendere a tali casi analogicamente le scriminanti. Ma lanalogia nel diritto penale non
configurabile neppure se in bonam partem sicch non sarebbe possibile ricavare analogicamente
dagli artt. 50 e ss. c.p. alcuna ulteriore esimente. In realt tali ipotesi sono gi riconducibili a
scriminanti codificate (es. consenso delloffeso, stato di necessit o esercizio di un diritto). Allora si
tratterebbe di interpretazione estensiva e non di applicazione analogica. Si riporta di seguito
lelenco delle cause di giustificazione di cui agli artt. 50-54 c.p.
1. La legittima difesa. Art. 52, 1 comma, c.p.: Non punibile chi ha commesso il fatto, per
esservi stato costretto dalla necessit di difendere un diritto proprio od altrui contro il
pericolo attuale di unoffesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata alloffesa.
Lordinamento tratta con maggior favore linteresse dellaggredito

rispetto a quello
18

dellaggressore.

Requisiti

della

legittima

difesa.

Loffesa: deve derivare da condotta umana e deve offendere un diritto proprio o altrui
(anche patrimoniale). Il pericolo del danno deve essere attuale. Nel reato permanente il
pericolo non cessa finch dura la permanenza (es. sequestro di persona). Si deve trattare di
un pericolo e non di un danno, altrimenti una reazione a danno avvenuto sarebbe
vendetta

ritorsione

non

legittima

difesa.

Essa

deve

essere

ingiusta.

La difesa: deve essere necessaria per salvare il diritto minacciato proprio o altrui. La
necessit va intesa anche in base alle caratteristiche fisiche dei due. E se laggredito poteva
fuggire e non lha fatto? La difesa si configura come non necessaria? Sembra che ci si
verifichi in pochi casi, perch non si pu pensare di punire un povero disgraziato aggredito
da un delinquente solo perch non fuggito. La proporzione: tra difesa e offesa. Si deve
fare riferimento ai mezzi a disposizione dellaggredito e alla proporzione fra beni giuridici.
Sotto tale prospettiva va risolta anche la questione dei c.d. offendicula ovvero quei
meccanismi o mezzi di difesa a protezione di una propriet (es. filo spinato, vetri rotti, cane,
ecc.). Il criterio per valutare questi ostacoli non quella della proporzione quanto quello
della insidiosit e non visibilit, pertanto non vi sar legittima difesa per la tagliola, la
botola ecc., ma vi sar per il cane se il pericolo ben segnalato. La L. 59/2006 ha aggiunto
due commi allart. 52, il 2 ed il 3, i quali prevedono sostanzialmente che si pu fare uso di
unarma legittimamente detenuta o di un altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o
altrui incolumit ed i beni propri o altrui quando non vi desistenza e vi pericolo di
aggressione e tali disposizioni si possono applicare anche sul luogo di lavoro da parte di
imprenditori e professionisti. Il 2 comma deroga solo alla proporzione ma non alla
necessit. Per cui il difensore dovr attuare lazione meno lesiva per laggressore.
2. Lo stato di necessit o scriminante amorale. Necessitas non habet legem, la necessit non
soggetta alla legge. Art. 54, 1 comma, c.p.: Non punibile chi ha commesso il fatto per
esservi stato costretto dalla necessit di salvare s od altri dal pericolo attuale di un danno
grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, n altrimenti evitabile,
sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Si differenzia dalla legittima difesa
perch: a) nello stato di necessit il soggetto non reagisce contro laggressore, ma contro
un terzo innocente; b) solo il danno grave alla persona lo giustifica, mentre nella
legittima difesa pu essere un qualsiasi diritto; c) chi agisce per legittima difesa non deve
risarcire il danneggiato, chi in stato di necessit deve al danneggiato un equo indennizzo.
Art. 54, 2 comma, Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere
giuridico di esporsi al pericolo, in altri termini, i poliziotti non possono invocarla.
19

Requisiti

dello

stato

Il danno grave alla persona:


Involontariet

del

danno:

di

necessit.

Il pericolo del danno deve essere

Pericolo

non

volontariamente

causato

attuale.

dallagente.

Azione necessitata: Lazione non deve essere altrimenti evitabile. Senza alternativa
Proporzione: il fatto commesso deve essere proporzionato al pericolo. Lo stato di necessit
talvolta pu essere considerato pi una scusante che una esimente: ad es. chi salva un
prossimo congiunto da un danno grave alla persona. Art. 54, 3 comma, La disposizione
della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessit determinato
dallaltrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde
chi lha costretta a commetterlo. E questa lipotesi di coazione morale o costringimento
psichico. In questo caso qualcuno sar punito: il terzo minacciante.
3. Il consenso dellavente diritto. Art. 50: Non punibile chi lede o pone in pericolo un
diritto, col consenso della persona che pu validamente disporne. In taluni reati, quindi, il
dissenso dellavente diritto un elemento essenziale del reato. Perci se esiste il consenso
viene a mancare il fatto tipico (es. la violazione di domicilio: se vi il consenso del
proprietario della casa il reato non c). Occorre che il consenso sia dato da persona capace
di agire, quindi maggiorenne, e da colui che pu disporre del diritto leso o posto in pericolo.
La legge non stabilisce quali siano i diritti disponibili. Si riconosce generalmente che
indisponibili sono quelli statuali, perci sono inefficaci i diritti contro la personalit dello
Stato, la pubblica amministrazione e lamministrazione della giustizia; poi i reati contro la
famiglia, il diritto alla vita (art. 579 c.p. omicidio del consenziente), il diritto allintegrit
personale nella sfera fisica (art. 5 c.c.). Tra i diritti parzialmente disponibili si annoverano il
diritto allonore ed alla dignit personale. Totalmente disponibili sono i diritti patrimoniali,
sicch il consenso pu essere dato nel caso di reati contro il patrimonio. Il consenso deve
essere manifestato dal titolare dellinteresse protetto. Pu essere: espresso o tacito,
presunto quando si presume che il titolare avrebbe acconsentito, putativo quando chi
agisce lo fa nellerroneo convincimento che il titolare del bene protetto abbia prestato il
consenso, libero, spontaneo, informato cio non inficiato da dolo, violenza, errore o dalla
imperfetta conoscenza del danno che dal consenso pu derivare, preventivo, revocabile.
A proposito del consenso informato nel campo del settore medico chirurgico si precisa che il
trattamento medico reputato legittimo se il paziente abbia validamente consentito al
trattamento medesimo. Pertanto egli deve essere stato correttamente informato sui possibili
effetti della terapia o dellintervento chirurgico, sui possibili effetti collaterali. Il consenso
informato il presupposto di fatto

perch possa estrinsecarsi la libert di


20

autodeterminazione terapeutica del paziente garantito costituzionalmente sia pure


indirettamente (artt. 13 e 32 C.). Essa implica il diritto di decidere consapevolmente la
terapia cui sottoporsi (entro certi limiti) senza subire acriticamente liniziativa del medico, il
quale deve informare il malato, affinch possa validamente autodeterminarsi. Tale consenso
deve essere personale, espresso, specifico e (meglio) se scritto anche se non
obbligatoriamente. Anche tale consenso revocabile. Non esiste comunque fattispecie
penale nel caso in cui il medico abbia agito secondo leges artis da intendersi come
miglioramento della patologia del paziente.
4. Lesercizio di un diritto. Art. 51, 1 comma, c.p.: Lesercizio di un diritto esclude la
punibilit, in sostanza chi esercita un proprio diritto non danneggia nessuno. Infatti
lordinamento non pu concedere un diritto a qualcuno e poi punirlo per averlo esercitato
(principio di non contraddizione). La ratio della scriminante viene ravvisata nella
prevalenza dellinteresse di colui che agisce nel corretto esercizio di un diritto. E necessaria
lesatta individuazione dei limiti entro i quali il diritto deve essere esercitato. Se tali limiti
vengono superati si nellambito di un abuso del diritto. I diritti che possono essere
esercitati sono quelli soggettivi in senso stretto (es. diritto di propriet, di libera
manifestazione del pensiero). Prevale anche uninterpretazione estensiva del concetto di
diritto nel senso di comprendervi anche le facolt legittime (es. facolt di arresto da parte
dei privati in caso di flagranza ex art. 383 c.p.p.). Le fonti da cui pu nascere il diritto
sono: Costituzione, legge ordinaria, regolamenti, sentenze, atti amministrativi, negozi
giuridici privati, norme europee. Per risolvere lapparente conflitto di norme che non
possono essere applicate entrambe linterprete deve rifarsi ai seguenti criteri:
a)

gerarchico:

lex

superior

derogat

legi

inferiori;

b)

cronologico:

lex

posterior

derogat

legi

anteriori;

c)

specialit:

specialis

derogat

legi

generali.

lex

I limiti sono: interni se insiti nella norma ed esterni quando vengono stabiliti da altre norme.
Una cosa essenziale. Quando i diritti sono riconosciuti dalla Costituzione non possono
essere limitati da una norma di rango inferiore. Un esempio di conflitto tra diritti
costituzionalmente previsti dato dalla libera manifestazione del pensiero che si pu
estrinsecare attraverso lesercizio del diritto di cronaca dei giornalisti (art. 21 C.) e il
bene dellonore individuale riconducibile ai diritti inviolabili della persona (art. 2 C.). Si
pu ravvisare in questo caso il reato di diffamazione, allora sar il giudice che stabilir se il
giornalista abbia esercitato correttamente il diritto di cronaca o abbia diffamato la persona.

21

5. Ladempimento di un dovere. Art. 51, 1 comma, c.p.: ladempimento di un dovere


imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della Pubblica Autorit,
esclude la punibilit. Anche qui sono presenti il principio di non contraddizione ed una
situazione di conflitto (tra doveri). Ed anche qui linterprete ad essere chiamato a stabilire
quale sia il dovere prevalente. Lart. 51 distingue il dovere giuridico imposto da una norma
e quello imposto da una Pubblica Autorit. Esempio del primo la testimonianza ex art. 198,
1 comma, c.p.p.. Circa il secondo, va precisato che per ordine sintende una
manifestazione di volont che proviene da un superiore e rivolto ad un soggetto
gerarchicamente subordinato. Requisiti. Il rapporto gerarchico deve essere di diritto
pubblico. Viceversa un ordine privato privo di efficacia scriminante. La legittimit
dellordine (formale e sostanziale) e ci vale sia per chi ordina che per chi esegue. Si pu
dire allora che non punibile chi adempie un dovere imposto da un ordine di P. A. che risulti
legittimo formalmente e sostanzialmente. Lordine illegittimo, invece, non deve essere
eseguito. Leventuale esecuzione realizza il reato e di questo devono rispondere sia il
superiore che il subordinato. Due eccezioni: a) chi ha eseguito ha, per errore, pensato di
obbedire ad un ordine legittimo; b) il subordinato non ha sindacabilit sullordine. A
questultima eccezione vi uneccezione: lordine manifestamente criminoso. In questo
caso il subordinato (anche militare) deve rifiutarsi di eseguire lordine. In questo caso per il
subordinato vi esimente, per il superiore vi responsabilit penale e quindi punibilit. Se il
subordinato esegue anchegli punibile.
6. Luso legittimo delle armi. Art. 53, 1 comma, c.p. Ferme le disposizioni contenute nei
due articoli precedenti, non punibile il pubblico ufficiale che, al fine di adempiere a un
dovere del proprio ufficio, fa uso ovvero ordina di fare uso delle armi o di un altro mezzo di
coazione fisica, quando vi costretto dalla necessit di respingere una violenza o di vincere
una resistenza allAutorit, e comunque impedire la consumazione dei delitti di strage, di
naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina
a mano armata e sequestro di persona. Il riferimento alle disposizioni dei due articoli
precedenti rileva la sussidiariet della presente giustificazione rispetto alla legittima difesa e
alladempimento di un dovere. Inoltre i soggetti la cui condotto pu dirsi giustificata
vengono individuati come pubblici ufficiali (ovviamente solo quelli facenti parte della forza
pubblica in quanto dotati di armi e a qualsiasi persona a cui egli richieda assistenza).
Occorre che luso delle armi sia conseguenza delladempimento di un dovere (scopo lecito).
I presupposti oggettivi sono:
a)

necessit

di

respingere

una

violenza

allAutorit;
22

b)

necessit

di

vincere

una

resistenza

allAutorit;

c)

necessit di impedire i delitti di strage, naufragio, sommersione, disastro aviatorio,

ferroviario, omicidio volontario rapina a mano armata e sequestro di persona.


La violenza comprende anche la minaccia. La resistenza attiva e passiva (es. fuga) La scriminante
in parola si usa solo come extrema ratio, cio il pubblico ufficiale non deve avere altra scelta per
due motivi: a) usa o ordina di usare le armi perch non ha altri mezzi di persuasione (es. verbale);
b) larma usata quella meno offensiva. Quindi deve sempre esserci sempre proporzione.
Riepilogando: Le cause di giustificazione o giustificanti o scriminanti o esimenti previste dagli
articoli dal 50 al 54 del codice penale sono:
1. Legittima difesa
2. Stato di necessit
3. Consenso dellavente diritto
4. Esercizio di un diritto
5. Adempimento di un dovere
6. Uso legittimo delle armi.
Poi sono presenti nel nostro ordinamento alcune cause di giustificazione non codificate. Esse sono:
1. Attivit terapeutica del medico (intervento chirurgico)
2. Violenza realizzata in contesti sportivi (boxe)
LA COLPEVOLEZZA.
E il terzo degli elementi costitutivi del reato. Il c.p. non la definisce. Non va intesa come sinonimo
di elemento soggettivo del reato, ossia di dolo e colpa, ma come linsieme di tutti i fattori dai
quali dipende la possibilit di muovere un rimprovero giuridico penale al soggetto agente i
relazione al fatto antigiuridico realizzato. Non basta quindi che sia commesso un fatto illecito
(antigiuridico) e che si versi in dolo o colpa (tipico), ma per imputare il fatto allautore occorre che:
a) egli fosse capace di intendere e di volere al momento della realizzazione; b) la norma violata
fosse riconoscibile dallautore; c) dolo o colpa; d) non vi siano scusanti (cause di esclusione
della colpevolezza). Le scusanti permettono al soggetto di non essere punito. Ma il fatto non
giustificato, ossia non lecito. Lautore non viene punito perch scusato dallordinamento tenuto
conto dei riflessi psicologici della situazione che si trova a vivere al momento del fatto. La
colpevolezza riguarda il fatto, cio il reo pu essere rimproverato per ci che ha fatto, per il fatto
commesso). Non pu mai riguardare lautore, cio egli non pu essere rimproverato per il suo modo
di essere o per il carattere. La legge nellultimo caso punirebbe lautore per quello che e non per
ci che ha fatto.
23

1. Il dolo e lerrore. Il dolo la forma pi classica di imputazione soggettiva del reato. Per i
delitti la regola la punibilit ad esclusivo titolo di dolo (art. 42, 2 comma, c.p.); solo se
il legislatore deroga espressamente a questa regola configurabile la punibilit per colpa
(es. omicidio colposo). Per le contravvenzioni vi pu essere punibilit per dolo o colpa.
Definizione di dolo. Art. 43 c.p. Il delitto doloso, o secondo lintenzione, quando levento
dannoso o pericoloso, che il risultato dellazione od omissione e da cui la legge fa
dipendere lesistenza del delitto, dallagente preveduto e voluto come conseguenza della
propria azione od omissione. Gli elementi del dolo sono rappresentazione e volont.
La rappresentazione (del fatto) si riferisce ai presupposti della condotta o agli elementi ad
essa concomitanti e alle caratteristiche del soggetto passivo (pi chiara, pi intensa).
La volont il carattere che distingue il dolo dalla colpa (pi univoca, pi intensa). Ma
lintensit del dolo pu ricollegarsi anche e soprattutto alla durata della risoluzione
criminosa. a) Se il soggetto agisce dimpulso si ha il dolo dimpeto; b) se agisce dopo aver
meditato sul da farsi si ha il dolo di proposito; c) se agisce dopo lunga preparazione si ha il
dolo premeditato o premeditazione ed essendo la massima intensit di dolo integra una
circostanza aggravante. Oggetto della volont da parte del reo prima la condotta e poi
levento. A seconda dellintensit della volizione (volont) si distingue il dolo intenzionale
(o diretto) quando la volont piena e completa e dolo eventuale (o indiretto) che segna il
confine tra il dolo e la colpa cosciente (o con previsione) che una forma di colpa che da
luogo ad unaggravante comune. La colpa cosciente postula che il soggetto abbia agito
nonostante la previsione dellevento. Questo requisito avvicina la colpa cosciente al dolo
eventuale. Infatti sia in un caso che nellaltro, levento previsto. Loggetto del dolo dalla
lettura dellart. 43 risulta incompleto, in quanto esso parla di evento, mentre opinione
concorde in dottrina che il dolo debba investire tutto il fatto tipico del reato limitatamente
allelemento oggettivo e non solo levento. Vi il dolo generico in cui loggetto coincide
col fatto tipico (art. 640 c.p. truffa: procura a s o ad altri un ingiusto profitto con altrui
danno. Come si nota il conseguimento del profitto appartiene alla fattispecie tipica) e il
dolo specifico in cui loggetto investe altri elementi che non appartengono al fatto tipico
(art. 624 c.p. furto: al fine di trarne profitto per s o per altri. Come si nota il
conseguimento del profitto non appartiene alla fattispecie tipica). Nei reati omissivi
loggetto del dolo assume connotati peculiari: nei propri, il dolo costituito da: a) la
situazione tipica che deve essere conosciuta; b) la condotta (omissiva): in altri termini il
soggetto deve accorgersi che vi una persona in pericolo e volontariamente omette di
soccorrerla; negli impropri, il dolo costituito da: a) lobbligo giuridico di garanzia da
24

parte del soggetto (es. il casellante del passaggio a livello); b) il situazione tipica che attiva
lobbligo di agire (larrivo del treno); c) lomissione dellazione impeditiva dellevento
(lomissione di abbassare le sbarre); d) levento (la morte di chi attraversa i binari). Ma
accertare il dolo non operazione facile, perch esso essendo rappresentazione e volont del
fatto, costituito da atteggiamenti psicologici del soggetto. Importante, al fine di
ricostruire

il

dolo

appare

anche

la

ricostruzione

del

movente.

Definizione di errore. Gli errori sono due: Lerrore sul fatto che consiste nella mancata o
falsa rappresentazione di uno o pi elementi del reato ed il reo commette un errore sul
fatto (un cacciatore pensava di uccidere un fagiano ed uccide un uomo, quindi commette un
fatto che non voleva compiere). Lerrore sul fatto esclude sempre il dolo. Lerrore sul
precetto che si verifica quando il soggetto erra sulla qualificazione giuridica del fatto.
Lerrore sul precetto non rileva a beneficio del reo dal momento che si risolve in una
ignoranza della legge penale che, in base allart. 5 c.p. non ammette ignoranza (un
cacciatore caccia senza licenza per ignoranza di legge, quindi compie lazione che voleva
compiere). Solo in caso di ignoranza inevitabile vi sar esclusione (non del dolo) della
colpevolezza. Nellerrore sul fatto il reo non voleva ledere alcun bene giuridico; nellerrore
sul precetto il reo realizza ci che voleva senza percepire lilliceit del suo comportamento.
Art. 47, 1 comma: Lerrore sul fatto che costituisce il reato esclude la punibilit
dellagente. Nondimeno se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilit non
esclusa, quando il fatto preveduto dalla legge come delitto colposo. Lerrore deve essere
essenziale. Pu essere incolpevole o determinato da colpa. Lerrore determinato da colpa
esclude il dolo ma lascia sussistere una responsabilit colposa. Tuttavia non tutti i reati sono
punibili per colpa, ma solo i reati colposi previsti come tali dalla legge. Sono invece
rarissime le ipotesi di errore sul fatto che lasciano sussistere il dolo anche in caso di errore.
Una per tutte lerrore sullet nel delitto di atti sessuali con minori di 14 anni (art.609 sexies)
Art. 47, 2 comma: Lerrore sul fatto che costituisce un determinato reato non esclude la
punibilit per un reato diverso. Ad esempio, se il reo non conosce il pubblico ufficiale che
ha di fronte e commette una resistenza nei suoi confronti sar punito per violenza privata
(art. 610 c.p.) ma non per resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.).
Art. 47, 3 comma: Lerrore su una legge diversa dalla legge penale esclude la punibilit,
quando ha cagionato un errore sul fatto che costituisce il reato. E il problema del c.d.
errore su legge extrapenale. Talvolta tale errore produce un errore sul precetto. E la
questione sta proprio nel distinguere lerrore su legge extrapenale dallerrore sul precetto.
Poi vi il c.d. errore determinato dallaltrui inganno. Art. 48 c.p.: Le disposizioni
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dellart. precedente si applicano anche se lerrore sul fatto che costituisce il reato
determinato dallaltrui inganno; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona ingannata
risponde chi lha determinata a commetterlo. Ad es. Tizio che vuole uccidere Caio d al
cameriere Sempronio un bicchiere con del liquido avvelenato dicendogli che si tratta di una
medicina.

Ovviamente

sar

Riepilogando:

punibile

Tizio

non

Lerrore

Sempronio.
:

sul fatto quando chi agisce pensa di fare qualcosa di diverso da quello che fa e mostra
sensibilit

per

il

bene

giuridico

protetto;

sul precetto quando il soggetto sa benissimo ci che fa e mostra insensibilit per il bene
giuridico protetto. In questo caso entrer in gioco lart. 5 c.p. che permetter una scusa solo
quando lignoranza della legge penale si riveler inevitabile.
2. La colpa. Art. 43, 1 comma, c.p.: Il delitto colposo, o contro lintenzione, quando
levento anche se preveduto, non voluto dallagente, e si verifica a causa di negligenza o
imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.
Ai sensi dellart. 42, 2 comma, perch un delitto sia punibile per colpa occorre unespressa
previsione legislativa. Per le contravvenzioni non necessaria. Alla luce di tutto ci si pu
dire che il legislatore ha previsto come prototipo dei reati colposi il reato di evento.
I requisiti della colpa sono: negativi: assenza di dolo; positivi: violazione delle regole di
diligenza e la rimproverabilit. Le regole cautelari di diligenza possono essere anche non
scritte e possono essere desunte dalla vita sociale. Si ha in questi casi colpa generica e ad
essa si riferisce lart. 43 c.p. quando fa riferimento alla negligenza: trascuratezza in rapporto
ad una regola che prescrive di attivarsi in qualche modo (il medico che dimentica la garza
nel ventre di un paziente), imprudenza: la regola cautelare richiede di astenersi dallagire
(lautomobilista che guida ubriaco) e imperizia: racchiude in se le altre due ma si riferisce in
particolare ad attivit qualificate che richiedono particolari conoscenze tecniche (il medico
che sbaglia la terapia). Le regole cautelari di diligenza possono essere scritte. Si ha in questi
casi la colpa specifica basata sullinosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline. Per
individuare la regola cautelare di diligenza oggettiva si fa riferimento alla miglior scienza ed
esperienza del momento storico in quello specifico settore e la condotta colposa rileva ogni
qualvolta non si rispetti la regola precauzionale (o cautelare). Ma non sufficiente tale
violazione per la rimproverabilit allagente dovendo anche guardare alla sua personalit.
Le regole cautelari si distinguono in: proprie quando prevedono levento e la sua
evitabilit con giudizio di quasi certezza; improprie quando prevedono levento e
impongono di adottare precauzioni che riducano il rischio, anche se non lo annullano
26

(probabilit non quasi certezza). La regola cautelare impone poi di informarsi prima di agire.
Se per ladempimento di particolari obblighi giuridici un soggetto debba o intenda avvalersi
delloperato di altri, c.d. delega di funzioni, egli dovr scegliere persone idonee e svolgere
un adeguato controllo. In difetto potrebbero sorgere in capo a lui profili di responsabilit nel
duplice senso della culpa in eligendo (cattiva scelta) e culpa in vigilando (cattivo controllo).
Per ascrivere levento al soggetto occorre verificare che il comportamento alternativo lecito
avrebbe evitato levento dannoso (evitabilit). In altri termini levitabilit difetta quando
levento si sarebbe verificato anche se il soggetto avesse agito con diligenza. Il principio di
affidamento stato elaborato con specifico riferimento alla circolazione stradale. Il
problema stabilire fino a che punto il destinatario di un obbligo di diligenza possa fare
affidamento sullosservanza, da parte di altri soggetti, delle regole cautelari (es. diligenza).
La colpa : propria (veri casi di colpa); impropria quando pur avendo voluto lagente
levento,

risponde

titolo

di

colpa

nei

seguenti

casi:

a) errore colposo sul fatto di reato (art. 47, 1 comma, c.p.: Lerrore sul fatto che
costituisce il reato esclude la punibilit dellagente. Nondimeno, se si tratta di errore
determinato da colpa, la punibilit non esclusa, quando il fatto preveduto dalla legge
come

delitto

colposo;

b) eccesso colposo nelle cause di giustificazione (art. 55 c.p.: Quando, nel commettere
alcuni dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54 c.p. si eccedono colposamente i limiti
stabiliti dalla legge o dallordine dellAutorit, ovvero imposti dalla necessit, si applicano
le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto preveduto dalla legge come delitto
colposo);
c) erronea supposizione colposa di una causa di giustificazione (art. 59, u.c. c.p.: Se
lagente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono
sempre valutate a favore di lui. Tuttavia, se si tratta di errore determinato da colpa, la
punibilit non esclusa, quando il fatto preveduto dalla legge come delitto colposo).
Nellambito della colpa occorre distinguere tra colpa incosciente quando levento non solo
non voluto, ma nemmeno previsto dallagente e colpa cosciente (o con previsione)
quando lagente non vuole commettere il reato o realizzare levento, ma lo preveda come
possibile conseguenza della sua condotta e nonostante tutto, sottovaluta la probabilit che si
verifichi o sopravvaluta le proprie possibilit di evitarlo. Questa forma di colpa realizza la
circostanza aggravante di cui allart. 61, n. 3, c.p. che prevede come circostanza aggravante
comune lavere, nei delitti colposi, agito nonostante la previsione dellevento. Ai sensi
dellart. 133 c.p., il giudice, nel procedere alla commisurazione della pena, deve tenere
27

conto, fra laltro, della gravit del reato, desunto da una pluralit di indici, tra i quali
compreso quello del grado della colpa.

Sul grado della colpa incide leffettivo

atteggiamento psicologico del soggetto agente. Il grado della colpa rilever ai fini della
commisurazione della pena.
3. La preterintenzione e la responsabilit oggettiva. La responsabilit oggettiva, nell'ambito
del diritto penale, indica quella forma di imputazione della responsabilit penale che
prescinde dalla verifica della sussistenza del criterio d'imputazione soggettiva del fatto al
suo autore (nelle diverse forme del dolo, della colpa e della preterintenzione, anche se
questultima viene, da taluna parte della dottrina e da parte della giurisprudenza, ricondotta
nell'alveo della responsabilit oggettiva). La responsabilit oggettiva , dunque,
caratterizzata dall'imputazione del fatto penalmente rilevante esclusivamente alla luce della
ricorrenza del nesso causale tra la condotta e l'evento lesivo. La fonte codicistica generale
che contempla il criterio d'attribuzione della responsabilit oggettiva individuata nell'art.
42 c.p., 3 comma, nella parte in cui prevede che: "...la legge determina i casi in cui l'evento
posto altrimenti a carico dell'agente come conseguenza della sua azione od omissione".
Il codice penale prevede una serie di ipotesi di responsabilit oggettiva nelle quali il reato
imputabile al reo senza dolo ne colpa (uno per tutti il reato di furto duso). Tutto ci in
evidente contrasto con la Costituzione ed in particolare con il principio di personalit della
responsabilit penale di cui allart. 27. La preterintenzione rappresenta una figura a se
stante rispetto al dolo, alla colpa ed alla responsabilit oggettiva. Art. 43, c.p.: Il delitto
preterintenzionale, o oltre lintenzione, quando dallazione od omissione deriva un evento
dannoso o pericoloso pi grave di quello voluto dallagente. Per i delitti aggravati
dallevento sintendono quelli per i quali previsto un aumento di pena qualora si verifichi
un evento ulteriore rispetto a quello che gi di per s costituisce reato. Prima della riforma
della L. n. 19/1990 secondo lart. 59, 1 comma, c.p. le circostanze aggravanti dovevano
essere valutate a carico dellagente anche se da lui non conosciute o per errore ritenute
inesistenti. Dopo la riforma tali circostanze aggravanti sono valutate a carico dellagente
solo se lui le conosceva o le ignorava per colpa o le riteneva inesistenti per errore
determinato da colpa. Il legislatore si cos mosso nella direzione indicata dalla Consulta,
eliminando la regola dellimputazione per responsabilit oggettiva delle circostanze
aggravanti e sostituendovi quella della imputazione per colpa. Responsabilit per colpa.
Aberratio ictus monolesiva: Art. 82, 1 comma, c.p.: Quando per errore nelluso dei mezzi
di esecuzione del reato, o per unaltra causa, cagionata offesa a persona diversa da quella
alla quale loffesa era diretta, il colpevole risponde come se avesse commesso il reato in
danno della persona che voleva offendere. Si sottolinea che vi divergenza tra ci che il
soggetto attivo ha voluto e ci che egli ha realizzato. Aberratio ictus plurilesiva: Art. 82,
2comma, c.p.: Qualora oltre alla persona diversa, sia offesa anche quella alla quale
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loffesa era diretta, il colpevole soggiace alla pena stabilita per il reato pi grave, aumentata
fino alla met. Qui la responsabilit a titolo di dolo per il danno arrecato alla persona che
lagente voleva offendere, a titolo di responsabilit oggettiva per il danno arrecato al
soggetto diverso. Aberratio delicti monolesiva: Art. 83, 1 comma, c.p.: Fuori dei casi
preveduti dallarticolo precedente, se, per errore nelluso dei mezzi di esecuzione del reato,
o per unaltra causa, si cagiona un evento diverso da quello voluto, il colpevole risponde, a
titolo di colpa, dellevento non voluto, quando il fatto preveduto dalla legge come delitto
colposo. Si verifica, cio, una divergenza tra il voluto ed il realizzato, che ha in comune
con laberratio ictus, lerrore nelluso dei mezzi di esecuzione del reato, ma che diverge da
essa perch non riguarda la persona offesa ma il tipo di offesa ed il tipo di reato. In altri
termini il soggetto agente risponde del diverso reato realizzato e non voluto, sempre che tale
fatto diverso sia previsto dalla legge come rato colposo. Aberratio delicti plurilesiva: Art.
83, 2 comma, c.p.: Se il colpevole ha cagionato altres levento voluto, si applicano le
regole sul concorso dei reati.
4. Lerrore sul precetto. Art. 5 c.p.: Ignorantia legis non excusat. Nessuno pu invocare a
propria scusa lignoranza della legge penale, salvo che si tratti di ignoranza inevitabile.
Ma quali sono i casi in cui lignoranza deve considerarsi inevitabile? Nei reati c.d. mala
quia vetita, ossia reati di creazione legislativa, e non i mala in se, ossia i delitti naturali.
5. Limputabilit. Art. 85 c.p. Capacit dintendere e di volere.: Nessuno pu essere punito
per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non
era imputabile. E imputabile chi ha la capacit dintendere e di volere. Se manca una sola
delle due non vi imputabilit. In sostanza il reato potrebbe perfezionarsi anche senza la
capacit dintendere e di volere del soggetto agente, ma il reo che risulta impunibile, in
quanto non imputabile. Limputabilit la capacit di colpevolezza. Se viene meno
limputabilit (es. per incapacit dintendere e di volere) viene meno la colpevolezza.
La capacit di intendere consiste nellidoneit del soggetto a rendersi conto del significato
sociale della propria condotta. La capacit di volere si identifica nellattitudine della
persona a determinarsi in modo autonomo, in conformit del proprio giudizio.
Queste qualit mancano in persone che non hanno raggiunto una sufficiente maturit
psichica o che non sono sani di mente. Art. 97 c.p.: Non imputabile chi, nel momento in
cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto quattordici anni. (presunzione assoluta
fondata sulla immaturit psichica del minore). Per i minori tra i quattordici e i diciotto anni
la legge non pone alcuna presunzione di non imputabilit. Si deve accertare caso per caso la
capacit di intendere e di volere. Art. 98, 1 comma, c.p.: E imputabile chi, nel momento
in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto gli anni quattordici, ma non ancora i diciotto, se
aveva la capacit di intendere e di volere, ma la pena diminuita. Il soggetto maggiorenne
tendenzialmente imputabile se non per altre cause di incapacit di intendere e di volere.
Art. 88, c.p.: Non imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per
29

infermit, in tale stato di mente da escludere la capacit di intendere o di volere. In


sostanza, limputabilit esclusa in caso di vizio totale di mente (infermit mentale).
Art. 89, c.p.: Chi nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermit, in tale stato
di mente da scemare grandemente, senza escluderla, la capacit di intendere o di volere,
risponde del reato commesso; ma la pena diminuita (come per i minori tra 14 e 18 anni).
Ai fini della dichiarazione di incapacit di intendere e di volere non sono valutabili i
disturbi psichici che non siano perfettamente inquadrabili clinicamente (nevrosi e
psicopatie). Vi rientrano invece i disturbi della personalit purch siano talmente
consistenti, intensi e gravi da incidere sulla capacit di intendere e di volere. Lart. 90 c.p.,
invece, dichiara irrilevanti i motivi passionali e gli stati emotivi, pur riconoscendo che
essi

possano

avere

unincidenza

sulla

commisurazione

della

pena.

Art. 91, 1 comma, c.p.: Non imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto,
non aveva la capacit di intendere e di volere, a cagione di piena ubriachezza derivata da
caso

fortuito

da

forza

maggiore.

Art. 91, 2 comma, c.p.: E prevista una mera diminuzione della pena, invece, se
lubriachezza non era piena, ma era tuttavia tale da scemare grandemente, senza escluderla,
la capacit di intendere e di volere. In entrambe le ipotesi si presuppone la c.d. ubriachezza
accidentale o incolpevole. Si tratta di casi limite. Lubriachezza viene trattata, invece, nel
codice

penale

con

notevole

seriet.

Art. 92, 1 comma, c.p.: Lubriachezza non derivata da caso fortuito o da forza maggiore
non

esclude

diminuisce

limputabilit.

Se poi il soggetto lo ha fatto per precostituirsi una scusa in funzione della realizzazione di un
reato, la legge individua unulteriore categoria di ubriachezza: quella preordinata (art. 92, 2
comma,

c.p.).

Art. 94, 1 comma, c.p.: Quando il reato commesso in stato di ubriachezza, e questa
abituale,

la

pena

aumentata.

Art. 94, 2 comma, c.p.: Agli effetti della legge penale, considerato ubriaco abituale chi
dedito

alluso

di

bevande

alcooliche

in

stato

frequente

di

ubriachezza.

Art. 95, c.p.: Per i fatti commessi in stato di cronica intossicazione prodotta da alcool si
applicano le disposizioni contenute negli articoli 88 e 89 (cio le disposizioni in tema di
vizio di mente). In sostanza limputabilit esclusa totalmente o parzialmente, poich lo
stato di intossicazione cronica comporta unalterazione mentale irreversibile e tale da
rendere il soggetto alcolizzato malato di mente. Le norme relative allubriachezza si
applicano
Una

anche

disciplina

al
a

parte

soggetto
invece

che

fa
prevista

uso
per

di
il

stupefacenti.
sordomutismo.

Art. 96, c.p.: Non imputabile il sordomuto che, nel momento in cui ha commesso il fatto,
non aveva, per causa della sua infermit, la capacit di intendere o di volere. Se la capacit
dintendere o di volere era grandemente scemata, ma non esclusa, la pena diminuita.
30

Nessuna inferiorit psichica del sordomuto, dunque, secondo la legge penale. La capacit di
intendere

di

volere

va

verificata

caso

per

caso.

Art. 86 c.p.: Se taluno mette altri nello stato dincapacit dintendere e di volere, al fine di
fargli commettere un reato, del reato commesso dalla persona resa incapace risponde chi ha
cagionato lo stato dincapacit. Il riferimento ad esempio a qualcuno che propina ad
altri sostanze alcooliche o stupefacenti per cagionarne lincapacit di intendere e di volere.
Lart. 87, c.p., stabilisce invece che la regola della non imputabilit per difetto di
imputabilit non si applica, se il soggetto si sia volutamente messo in stato di incapacit di
intendere o di volere al fine di commettere il reato o di prepararsi una scusa (norma analoga
in tema di ubriachezza preordinata). Si tratta di unipotesi di c.d. actio libera in causa. Il
fatto o lazione (actio) per cui il soggetto viene punito, realizzato in uno stato di non
imputabilit, ma si considera ugualmente punibile perch lagente per libera scelta si posto
nellincapacit di intendere e di volere, innescando cos il meccanismo che sfocia nel reato
(obiettivo perseguito dal soggetto. Lart. 87 quindi uneccezione alla regola generale della
non imputabilit per incapacit di intendere e di volere ed compatibile con il principio
costituzionale di colpevolezza.
6. Le altre cause di colpevolezza. Oltre allerrore inevitabile (scusabile), sul precetto penale e
al difetto di imputabilit vi sono le seguenti ulteriori cause di esclusione della colpevolezza:
Il costringimento fisico previsto dallart. 54, 3 comma, c.p. secondo il quale la punibilit
derivante da stato di necessit si applica anche se lo stato di necessit determinato
dallaltrui minaccia. Nonostante lo stato di necessit sia una causa di giustificazione, la non
punibilit per costringimento fisico stata interpretata quale ipotesi di causa scusante.
Lordine criminoso insindacabile di cui allart. 51, 4 comma, c.p. applicabile al soggetto
che abbia agito nelladempimento di un ordine insindacabile di un superiore gerarchico.
La provocazione in rapporto ai delitti di ingiuria e diffamazione. E scusato perch non
esigibile un autocontrollo tale da evitare persino una mera reazione verbale chi ad esempio
dopo essere stato colpito e subito lesioni ingiuria o diffama chi lha colpito.
Riepilogando: Le cause di esclusione della colpevolezza o scusanti sono:
1. Errore sul fatto
2. Errore sul precetto
3. Difetto di imputabilit (per incapacit di intendere e di volere) nelle seguenti forme:

Soggetti minorenni

Vizio di mente

Ubriachezza e uso di sostanze stupefacenti

Sordomutismo

Determinazione in altri dello stato dincapacit dintendere e di volere.


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4. Costringimento fisico
5. Ordine criminoso insindacabile
6. Provocazione nei delitti di ingiuria e diffamazione.

PARTE IV LE FORME DI MANIFESTAZIONE DEL REATO


Il reato non sempre si manifesta nella forma descritta dalla fattispecie di parte speciale. Vi sono
forme di manifestazione del reato diverse da quella normale. Esse sono: le circostanze del reato, il
tentativo ed il concorso di persone nel reato.
LE CIRCOSTANZE DEL REATO.
La circostanza un elemento accessorio del reato e dei suoi elementi essenziali. Infatti, mentre gli
elementi costitutivi del reato sono necessari ed indispensabili affinch esso si realizzi
(essentialia delicti), le circostanze sono elementi accidentali ed eventuali (accidentalia delicti).
Se ricorrono il reato assume quella particolare forma di manifestazione detta reato circostanziato.
Sul piano degli effetti giuridici le circostanze incidono sulla pena (edittale) in maniera quantitativa o
qualitativa comportandone una modificazione: un aggravamento (circostanze aggravanti) o
unattenuazione (circostanze attenuanti). La ratio delle circostanze sta nel fatto della necessit di
adeguare la c.d. cornice edittale di pena (il minimo ed il massimo), valutato in rapporto non alla
sola fattispecie astratta, ma al caso concreto in relazione alle caratteristiche del reo e di un contesto
pi ampio dal quale possono scaturire anche fattori estranei al fatto tipico. Ma tale esigenza deve
comunque passare da apposite previsioni legislative per limitare e circoscrivere il potere
discrezionale del giudice. Ma come si capisce se un elemento una circostanza o un elemento
essenziale del reato? Manca oggi un criterio risolutore, ma il problema non per nulla teorico. Al
contrario ne discendono conseguenze pratiche nella prospettiva della disciplina giuridica applicabile
La disciplina dellimputazione delle circostanze dettata dagli artt. 59 e 60 c.p.
Art. 59, 1 comma, c.p.: le circostanze che attenuano la pena sono valutate a favore
dellagente anche se da lui non conosciute, o da lui per errore ritenute inesistenti (attenuanti).
La regola quindi della loro applicabilit anche se sconosciute allagente (criterio obiettivo o di
operativit oggettiva). Ma alcune di esse sono strutturate in modo da richiedere allagente un certo
atteggiamento

psicologico

(circostanze

di

natura

soggettiva).

Art. 59, 2 comma, c.p.: le circostanze che aggravano la pena sono valutate a carico dellagente
soltanto se da lui conosciute ovvero ignorate per colpa o ritenute inesistenti per errore determinato
32

da colpa (aggravanti). Se ne deduce che limputazione dellaggravante deve avvenire quantomeno


per colpa. Se la circostanza successiva rispetto alla condotta, se ne richiede allagente almeno la
prevedibilit.
Art. 59, 3 comma, c.p.: Se lagente ritiene per errore che esistano circostanze aggravanti o
attenuanti, queste non sono valutate contro o a favore di lui. Principio della irrilevanza delle
circostanze meramente putative ossia erroneamente supposte dal soggetto, ma in realt inesistenti.
Art. 60, 1 comma, c.p.: Nel caso di errore sulla persona offesa da un reato, non sono poste a
carico dellagente le circostanze aggravanti che riguardino le condizioni o qualit della persona
offesa o i rapporti tra offeso e colpevole. La norma presuppone un contesto con tre protagonisti: il
soggetto agente, la vittima designata e la vittima reale. Ad esempio, Tizio crede di sparare a Caio,
ma al buio spara a suo padre Sempronio e lo uccide. Laggravante del parricidio non si applica.
Art. 60, 2 comma, c.p.: Sono invece valutate a suo favore le circostanze attenuanti, erroneamente
supposte, che concernono le condizioni, le qualit o i rapporti predetti. Qui vi una deroga al
generale criterio obiettivo o di operativit oggettiva o della non rilevanza a favore dellautore delle
attenuanti putative. Cos se Tizio in stato dira spara Caio uccidendolo e avendolo scambiato per
Sempronio che poco prima lo aveva percosso, Tizio risponde di omicidio ma pu lo stesso
beneficiare della attenuante della provocazione, anche se la vittima reale, cio Sempronio, non
stato il provocatore che invece era Caio, cio la vittima designata.
Art. 60, 3 comma, c.p.: Le disposizioni di questo articolo non si applicano se si tratta di
circostanze che riguardano let o altre condizioni o qualit, fisiche o psichiche, della persona
offesa.
E possibile che nel caso concreto possa ricorrere una sola circostanza, due o pi circostanze dello
stesso segno (concorso omogeneo di circostanze) due o pi circostanze di segno opposto (concorso
eterogeneo di circostanze). Vi sono, poi, circostanze: a) ad efficacia comune quando la legge
stabilisce la misura della pena in aumento o in diminuzione sulla pena base non oltre un terzo. Ad
es. quelle previste dagli artt. 61 e 62 e quelle generiche dellart. 62bis c.p.); b) ad effetto speciale
quelle che comportano un aumento o una diminuzione della pena superiore ad un terzo. Ad es.
quelle previste dallart. 63, 3 comma, c.p.). Tale distinzione non va confusa con quella tra
circostanze comuni, applicabili a tutti i reati, e speciali, applicabili invece a determinati reati.
Queste ultime hanno una disciplina parificata a quella delle circostanze per le quali la legge
stabilisce una pena di specie diversa. Tuttavia tra le due distinzioni vi un collegamento: le
circostanze comuni sono anche ad effetto comune, le speciali possono essere sia ad effetto comune
che ad effetto speciale, o comportare una pena di specie diversa da quella del reato semplice.
Ma come operano le circostanze? Qual la disciplina?
33

Art. 63, 1 comma, c.p.: Quando la legge dispone che la pena sia aumentata o diminuita entro
limiti determinati, laumento o la diminuzione si opera sulla quantit di essa, che il giudice
applicherebbe al colpevole, qualora non concorresse la circostanza che la fa aumentare o diminuire
In altri termini, una volta che il giudice nellambito della cornice edittale stabilisce la pena
applicabile, su di essa si applica la circostanza attenuante o aggravante.
Art. 63, 2 comma, c.p.: Laumento o la diminuzione di pena opera sulla quantit di essa risultante
dallaumento o dalla diminuzione precedente (in caso di concorso omogeneo di circostanze).
Art. 63, 3 comma, c.p.: Quando per una circostanza la legge stabilisce una pena di specie diversa
da quella ordinaria del reato, o si tratta di circostanza ad effetto speciale, laumento o la
diminuzione per le altre circostanze non opera sulla pena ordinaria del reato, ma sulla pena stabilita
per la circostanza anzidetta (in caso di concorso omogeneo tra circostanze a effetto comune e
circostanze

che

comportano

una

pena

di

specie

diversa).

Ai commi 1 e 2 si applica il c.d. concorso a cumulo materiale.


Art. 63, 4 comma, c.p.: Se concorrono pi circostanze aggravanti ma ciascuna determinante una
pena di specie diversa ovvero ad effetto speciale, si applica soltanto la pena pi grave. Ma il giudice
pu aumentarla.
Art. 63, 5 comma, c.p.: Se concorrono pi circostanze attenuanti ma ciascuna determinante una
pena di specie diversa ovvero ad effetto speciale, si applica soltanto la pena pi grave. Ma il giudice
pu diminuirla.
Ai commi 4 e 5 si applica il c.d. concorso a cumulo giuridico.
In caso di concorso eterogeneo di circostanze, ai sensi dellart. 69 c.p., si hanno tre tipi di risultato
nellapplicazione la pena:
1. Le circostanze aggravanti e quelle attenuanti si equivalgono, si applica la pena che
sarebbe inflitta se non concorresse alcuna di dette circostanze (giudizio di equivalenza)
2. Prevalgono le circostanze attenuanti sulle aggravanti, non si tiene conto degli aumenti
di pena stabiliti per queste ultime e si fa luogo soltanto alle diminuzioni di pena
stabilite per le circostanze attenuanti (giudizio di prevalenza delle attenuanti);
3. Prevalgono le circostanze aggravanti sulle attenuanti, non si tiene conto delle
diminuzioni di pena stabilite per queste ultime e si fa luogo soltanto agli aumenti di
pena stabiliti per le circostanze aggravanti (giudizio di prevalenza delle aggravanti).
La L. n. 251/2005 ha introdotto, per il giudice, il divieto di prevalenza delle attenuanti sulle
aggravanti.
Lart. 61 c.p. detta le circostanze aggravanti comuni.
Lart. 62 c.p. detta le circostanze attenuanti comuni.
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Le circostanze aggravanti e attenuanti si dicono definite quando la legge ne descrive il contenuto,


indefinite quando il contenuto non specificato. Le rare ipotesi di circostanze aggravanti indefinite
sono considerate illegittime costituzionalmente per violazione del principio di determinatezza.
Il problema non si pone per le attenuanti indefinite, per il principio del favor rei.
LArt. 62bis c.p. stabilisce che il giudice, indipendentemente dalle circostanze attenuanti comuni,
pu prendere in considerazione altre circostanze diverse, qualora le ritenga tali da giustificare una
diminuzione della pena. Esse sono considerate in ogni caso, ai fini dellapplicazione delle
circostanze, come una sola circostanza, la quale pu anche concorrere con una o pi delle
circostanze attenuanti. Si tratta delle c.d. attenuanti generiche. Ad onta del plurale le generiche
sono considerate come ununica circostanza attenuante ad effetto comune, cio tale da determinare
una sola riduzione della pena fino ad un terzo. Lattenuante i questione indefinita e lascia al
giudice unampia discrezionalit. Con la L. 251/2005 stato aggiunto il 2 comma allart. 62bis
secondo il quale preclusa la possibilit di diminuire la pena in virt della concessione delle
attenuanti generiche in particolari ipotesi di recidiva.
La recidiva la ricaduta nel reato (ora delitto non colposo).

Essa si dice:

- semplice: quando il recidivo pu essere sottoposto ad un aumento fino ad un sesto (un terzo)
della pena da infliggere per il nuovo reato (delitto non colposo) (art. 99, 1 comma, c.p.);
- aggravata: se il nuovo reato (delitto non colposo) della stessa indole di quello prima commesso
(specifico), o il nuovo reato (delitto non colposo) stato commesso nei cinque anni dal precedente
(recidiva infraquinquennale) o durante o dopo lesecuzione della pena (recidiva vera) o durante il
tempo in cui il condannato si sottrae allesecuzione (recidiva finta). In ognuna delle ipotesi
precedenti la pena pu essere aumentata fino ad un terzo (ora fino alla met) e fino alla met se
concorrono pi duna delle precedenti circostanze (recidiva pluriaggravata) (art. 99, 2 e 3 comma)
- reiterata: se il recidivo commette un altro reato (delitto non colposo) laumento della pena della
met nei casi di cui al 1 comma, e di due terzi nei casi di cui al 2 comma. (art. 99, 4 comma).
Dopo la riforma della L. 251/2005 il presupposto della recidiva non pi la precedente condanna
per un qualsiasi reato, ma la condanna per un delitto non colposo. Inoltre il giudice non pu pi
scegliere la misura dellaumento che prima era di un sesto e graduale ed ora di un terzo fisso.
Lapplicazione della recidiva facoltativa: il giudice non obbligato ad applicarla, ma se lo fa la
misura fissa (un terzo) per la recidiva semplice, graduale (fino alla met) per la recidiva aggravata.
Al 5 comma, art. 99 c.p. viene introdotta uneccezione alla regola della facoltativit della recidiva,
rendendola obbligatoria laddove un nuovo delitto colposo rientri in una fattispecie. Resta inteso che
in nessun caso laumento per effetto della recidiva pu superare il cumulo delle pene risultante dalle
condanne precedenti alla commissione del nuovo delitto non colposo (art. 99 u.c. c.p.).
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IL TENTATIVO O DELITTO TENTATO.


Art. 56, 1 comma, c.p.: Chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un
delitto, risponde di delitto tentato, se lazione non si compie o levento non si verifica. Il problema
tracciare il confine tra il penalmente irrilevante e linizio di un tentativo punibile. La mera
ideazione del reato di certo penalmente irrilevante. Il codice penale vigente ha abbandonato il
criterio distintivo atti preparatori atti esecutivi, per sostituirlo con atti idonei atti univoci.
Gli atti sono idonei (requisito oggettivo) quando hanno potenzialit lesiva. Ma occorre una
significativa potenzialit di danno o una rilevante attitudine a conseguire lobiettivo.
Gli atti sono: univoci (soggettivamente) quando nel processo si provi che ad essi sottendeva il
proposito criminoso; univoci (oggettivamente) quando non basta che siano idonei ma occorre che
presentino particolari connotazioni obiettive, quali ad esempio la contiguit rispetto alla esecuzione.
Il tentativo una fattispecie autonoma di reato, ma necessita della combinazione con la singola
previsione, contenuta in altra norma, che contempla la corrispondente figura consumata. Si parla
quindi di tentato omicidio, tentata rapina, ecc Solo per i delitti si verifica il tentativo e mai per
le contravvenzioni. Non inoltre configurabile il tentativo nei delitti colposi, perch esso
presuppone il dolo. Il tentativo non configurabile nemmeno in rapporto ai c.d. delitti di attentato.
Nel tentativo (o delitto tentato) lincriminazione scaturisce dalla combinazione dellart. 56 c.p. con
la norma che detta la corrispondente ipotesi di delitto; nel delitto di attentato la punibilit discende
da ununica ed apposita previsione completa di cornice edittale di pena. Il tentativo non
configurabile per i reati di pericolo essendo esso stesso un reato di pericolo, n per i delitti
preterintenzionali poich in questi casi verrebbe a mancare il proposito di realizzare levento pi
grave. Gran parte di dottrina e giurisprudenza ritengono che il tentativo sia incompatibile con il dolo
eventuale. Comunque il tentativo punito ai sensi del 2 comma dellart. 56 c.p.: Il colpevole di
delitto tentato punito: con la reclusione non inferiore a dodici anni, se la pena stabilita
lergastolo; e, negli altri casi, con la pena stabilita per il delitto, diminuita da un terzo a due terzi.
Da questa cornice edittale si parte per il computo delle circostanze attenuanti o aggravanti.
Desistenza volontaria: Se il colpevole volontariamente desiste dallazione, soggiace soltanto alla
pena per gli atti compiuti, qualora questi costituiscano per s un reato diverso (Art. 56, 3 comma).
Recesso attivo (o pentimento operoso o ravvedimento attuoso): Se volontariamente impedisce
levento, soggiace alla pena stabilita per il delitto tentato, diminuita da un terzo alla met (Art. 56,
4 comma). E essenziale che il recesso o la desistenza avvengano volontariamente, perch la
volontariet presuppone una decisione autonoma e spontanea (non imposta da esterni) dellagente.
La desistenza volontaria una causa di non punibilit. Il recesso attivo una circostanza attenuante.
Il tentativo si dice: compiuto (delitto mancato) se il soggetto ha realizzato tutti gli estremi della
condotta tipica mancando soltanto levento perch si abbia la consumazione del reato (se levento
viene impedito dallagente si ha recesso attivo); incompiuto se il soggetto non realizza tutta la
condotta tipica (se la condotta sar interrotta volontariamente dal reo si avr desistenza volontaria)
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Si ricordi che la desistenza volontaria lascia intatta la responsabilit qualora gli atti gi compiuti
integrino di per s un differente reato (es. se il soggetto sintroduce in un appartamento forzandone
la serratura e decide di non rubare nulla, sar punito, non per furto ma per violazione di domicilio).
Art. 49, 1 comma, c.p.: Non punibile chi commette un fatto non costituente reato, nella
supposizione erronea che esso costituisca reato. E ci sia che derivi da un errore sul fatto che sul
precetto. il c.d. reato putativo che si ha quando un soggetto agisce nella erronea convinzione di
commettere un reato, mentre in realt il suo comportamento penalmente irrilevante.
Art. 49, 2 comma, c.p.: La punibilit esclusa quando per linidoneit dellazione o per la
inesistenza delloggetto di essa, impossibile levento dannoso o pericoloso. il c.d. reato
impossibile che si ha quando lazione inidonea, ma anche ogniqualvolta, pur essendosi realizzati
integralmente gli elementi che compongono la fattispecie criminosa

non sia in concreto

riscontrabile una effettiva lesione del bene giuridico protetto.


Art. 49, 3 comma, c.p.: Ad ogni modo, Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, se
concorrono nel fatto gli elementi costitutivi di un reato diverso, si applica la pena stabilita per il
reato effettivamente commesso.
Art. 49, 4 comma, c.p.: Nel caso indicato nel primo capoverso, il giudice pu ordinare che
limputato prosciolto sia sottoposto a misura di sicurezza.
IL CONCORSO DI PERSONE NEL REATO.
Art. 110, c.p.: Quando pi persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla
pena per questo stabilita, salve le disposizioni degli articoli seguenti. Questa disposizione si
combina di volta in volta con la singola fattispecie incriminatrice che prevede la realizzazione
monosoggettiva del fatto, dando luogo ad una nuova ed autonoma fattispecie tipica di reato
concorsuale. Il nostro c.p. prescinde dallo specifico ruolo rivestito da ciascuno dei concorrenti che
soggiacciono alla stessa fattispecie monosoggettiva di riferimento. La differenza di apporto alla
realizzazione del reato pu incidere sulla commisurazione della pena, non potendo prescindere dal
ruolo effettivo dei singoli concorrenti nella realizzazione del reato. Questa nuova fattispecie di reato
che ne deriva rappresenta una fattispecie plurisoggettiva eventuale che consente di sanzionare
come tipiche anche condotte che risulterebbero atipiche se considerate monosoggettivamente. Ma
perch tale fattispecie si dice eventuale? Per distinguerla dal c.d. reato a concorso necessario.
Infatti la fattispecie concorsuale necessaria quando a prescindere dallart. 110 c.p. la singola
fattispecie incriminatrice ad essere prefigurata come reato solo in caso di concorso di due o pi
persone. Essa si distingue in propria quando tutte le persone necessarie alla configurabilit del fatto
tipico sono penalmente responsabili (es. associazione a delinquere) e impropria tra i soggetti
necessari si distinguono quelle punibili e quelle non punibili nella normalit dei casi (es. abuso
dufficio). La struttura della fattispecie di concorso di persone nel reato composta dai seguenti
requisiti:
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a) due o pi soggetti attivi. Non trova accoglienza nel nostro c.p. la figura del c.d. autore mediato,
cio di colui che non pone in essere direttamente il fatto tipico ma si serve di altri per realizzarlo.
b) la realizzazione di un fatto tipico. Il fatto deve essere tipico ed antigiuridico. Il fatto tipico pu
anche essere il delitto tentato ma non il tentativo di partecipazione nel quale non si consuma n il
reato ne il tentativo (art. 115 c.p.);
c) contributo rilevante dei partecipanti alla realizzazione del fatto. Il concorso pu essere
materiale quando il concorrente esegue materialmente il reato e morale se egli ne dia solo la spinta
psicologica. Quando il concorso materiale si distingue lautore o esecutore, il coautore o correo ed
il complice o ausiliatore. Quando il concorso morale si distingue il determinatore dallistigatore;
d) la consapevolezza in almeno uno dei concorrenti di realizzare un fatto tipico. Si ricordi
comunque che il c.d. previo concerto tra i concorrenti non mai necessario. Secondo lart. 113, 1
comma, c.p. Nel delitto colposo, quando levento stato cagionato dalla cooperazione di pi
persone, ciascuna di queste soggiace alle pene stabilite per il delitto stesso (c.d. cooperazione nel
delitto colposo). Il concorso di persone nel reato configurabile sia nei delitti che nelle
contravvenzioni e sia a titolo di dolo che a di colpa. Il c.d. agente provocatore colui che
contribuisce (materialmente o psichicamente) alla realizzazione di uno o pi reati, insieme ad
altro(i) soggetto(i), con lo scopo di assicurare questi ultimi alla giustizia. Quando il provocatore sia
un ufficiale o agente di polizia giudiziaria ed agisca nelladempimento dei propri doveri istituzionali
o in esecuzione di un ordine del superiore gerarchico, per egli applicabile la scriminante
delladempimento di un dovere di cui allart. 51 c.p. Se il pubblico ufficiale istiga una persona
affinch commetta un reato che in mancanza di sollecitazione non sarebbe commesso ad egli sono
applicabili norme ad hoc per evitargli il concorso nel reato con i delinquenti (es. acquisto di
stupefacenti per scoprire un traffico internazionale). Ma al di fuori delle ipotesi previste dalla legge
il pubblico ufficiale non deve assolutamente muoversi. Si pu concorrere nel reato anche con una
condotta omissiva, purch in capo a chi omette esista un preciso obbligo di garanzia diretto
allimpedimento del reato. Non configurabile il concorso colposo in un delitto doloso. Lart. 116,
1 comma, c.p. dispone che Qualora il reato commesso sia diverso da quello voluto da taluno dei
concorrenti, anche questi ne risponde, se levento conseguenza della sua azione od omissione
(divergenza tra reato commesso e reato voluto da almeno uno dei correi). Al 2 comma dispone che
Se il reato commesso pi grave di quello voluto, la pena diminuita riguardo a chi volle il reato
meno grave. Art. 117 c.p.: Se per le condizioni o le qualit personali del colpevole o per i rapporti
fra il colpevole e loffeso, muta il titolo del reato per taluno di coloro che vi sono concorsi, anche
gli altri rispondono dello stesso reato. Nondimeno, se questo pi grave, il giudice pu, rispetto a
coloro per i quali non sussistano le condizioni, le qualit o i rapporti predetti, diminuire la pena (es.
reato comune di appropriazione indebita che si trasforma in peculato per chi riveste la qualifica di
pubblico ufficiale). Lart. 112 c.p. enumera una serie di circostanze aggravanti valide per il concorso
di persone, mentre lart. 114 c.p. enumera le circostanze attenuanti. Lart. 118 invece chiarisce che
le circostanze vanno valutate solo riguardo alla persona a cui si riferiscono. Ci vale anche per le
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circostanze soggettive che escludono la pena di cui allart. 119, 1 comma, c.p. e non per quelle
oggettive di cui al 2 comma.
Hanno natura oggettiva le cause di giustificazione. Hanno natura soggettiva le cause di
esclusione della colpevolezza o scusanti. Nel delitto di associazione a delinquere di stampo
mafioso di cui allart. 416bis c.p. va precisato che un soggetto pu essere considerato partecipe
allorganizzazione criminale anche a prescindere da una formale affiliazione.
UNITA E PLURALITA DI REATI.
Il concorso di reati si verifica quando un soggetto realizzi plurime violazioni di della legge penale.
Il concorso : formale quando due o pi reati vengono integrati dallagente attraverso una sola
condotta (di azione o di omissione); materiale quando per due o pi reati lagente realizza plurime
condotte (attive o omissive); omogeneo quando si viola ununica disposizione incriminatrice;
eterogeneo quando si violano diverse norme incriminatrici; formale omogeneo quando con una
sola condotta si integrano pi reati dello stesso tipo; formale eterogeneo quando con una sola
condotta si integrano pi reati di fattispecie diverse; materiale omogeneo quando con diverse
condotte si viola ripetutamente ed in tempi diversi la stessa norma; materiale eterogeneo quando
con diverse condotte si violano ripetutamente ed in tempi diversi norme diverse.
Concorso formale di reati. Art. 81, 1 comma, c.p.: E punito con la pena che dovrebbe infliggersi
per la violazione pi grave aumentata sino al triplo chi con una sola azione od omissione viola
diverse disposizioni di legge ovvero commette pi violazioni della medesima disposizione di
legge. Questo articolo informato al sistema del c.d. cumulo giuridico (non vi una somma
aritmetica delle pene ma una pena massima prefissata dalla legge, cio fino al triplo della pena da
infliggersi per il reato pi grave). In passato, prima della modifica apportata dalla L. n. 220/1974 si
applicava il criterio del c.d. cumulo materiale, cio tante le pene, quanti i reati.
Concorso materiale di reati. Art. 81, 2 comma, c.p.: Alla stessa pena soggiace chi con pi azioni
od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi pi
violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge. Il cumulo materiale rimane per il
concorso materiale di reati, sia omogeneo che eterogeneo, per tornare, per, al cumulo giuridico nel
caso in cui i reati siano legati dal vincolo della c.d. continuazione.
Art. 81, 3 comma, c.p.: Nei casi preveduti da questo articolo, la pena non pu essere superiore a
quella che sarebbe applicabile a norma degli articoli precedenti. Ossia, il cumulo giuridico non pu
portare a conseguenze sanzionatorie pi severe rispetto a quelle che discenderebbero
dallapplicazione del cumulo materiale, cio dalla somma delle singole pene dei reati concorrenti.
Art. 81, 4 comma, c.p.: Fermi restando i limiti indicati al terzo comma, se i reati in concorso
formale o in continuazione con quello pi grave sono commessi da soggetti ai quali sia stata
applicata la recidiva prevista dallart. 99, quarto comma, laumento della quantit di pena non pu
essere comunque inferiore ad un terzo della pena stabilita per il reato pi grave. Quindi in caso di
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recidiva reiterata laumento della pena nei confronti del recidivo reiterato non pu essere inferiore a
un terzo della pena stabilita per il reato pi grave.
Concorso (o conflitto) apparente di norme. E possibile che una condotta unitaria si presti ad essere
inquadrata in pi norme incriminatrici. Allora di quali reati risponde lautore? In realt pu non
esservi affatto una pluralit di reati. A volte la stessa norma incriminatrice di parte speciale a
contenere una clausola di riserva o di sussidiariet, la quale chiarisce come quella stessa norma
non debba trovare applicazione qualora ricorrano gli estremi di un altro reato. La sussidiariet
espressa quando e la stessa norma incriminatrice a contemplare una clausola di riserva; tacita
quando manca una tale previsione ed il rapporto di sussidiariet va desunto interpretativamente.
Reato complesso (o composto). Art. 84, 1 comma, c.p.: Le disposizioni degli articoli precedenti
(ossia quelle in tema di concorso di reati) non si applicano quando la legge considera come elementi
costitutivi, o come circostanze aggravanti di un solo reato, fatti che costituirebbero, per se stessi,
reato. In alcuni casi, cio, la legge unifica in una sola fattispecie di reato pi fatti, i quali, se presi
uno ad uno, integrerebbero a loro volta un reato.
Riassumendo: Le forme di manifestazione del reato sono:
1. Le circostanze del reato;
2. Il tentativo o delitto tentato;
3. Il concorso di persone nel reato;
4. Lunit e pluralit di reati.

PARTE V PENE, PUNIBILITA E MISURE DI SICUREZZA


La Costituzione italiana dedica alla pena due sole disposizioni: i commi 2 e 3 dellart. 27:
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanit e devono tendere alla
rieducazione del condannato. Non ammessa la pena di morte. Da ci si deduce che le funzioni
assegnate alla pena sono essenzialmente tre: funzione di prevenzione generale (general-preventiva),
retributiva e di prevenzione speciale (special-preventiva).
Prevenzione generale. In essa il fine della pena di impedire alla generalit dei consociati la
commissione di reati o di ridurne il numero. E negativa quando mira a raggiungere lobiettivo
tramite la deterrenza (ossia la paura della pena). E positiva quando fa leva sul fatto che la
previsione di una pena per taluni comportamenti contribuisce a confermare nei consociati il giudizio
di disapprovazione di quei comportamenti (reati).
Retributiva. Serve a castigare una persona per ci che ha commesso. Tale funzione sembrerebbe
vicina alla vendetta, ma collegata al principio della proporzione ha una sua utilit nel sistema penale
Prevenzione speciale. Mira ad impedire la recidiva del singolo delinquente. E negativa quando
neutralizza il condannato (es. il carcere). E positiva se mira alla rieducazione ed alla
risocializzazione del condannato.
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Il codice di procedura penale del 1988 ha introdotto nel nostro sistema penale una serie di
meccanismi negoziali (patteggiamento e rito abbreviato) che rendono meno certa la pena e
mettono in crisi il principio di proporzione e la funzione di prevenzione generale.

LE PENE PRINCIPALI.
1) La pena di morte. Art. 21 c.p. Fu abolita dal D. Lgs. n. 224/1944. La Costituzione laveva
espressamente bandita dal nostro sistema, salve le leggi militari. La L. n. 589/1994 lha abolita
completamente anche in campo militare. Con la Legge Costituzionale n. 1/2007 il ripudio della
pena di morte in campo militare ha assunto anche rilevanza costituzionale.
2) Lergastolo. Art. 22 c.p. E la pena detentiva perpetua. Dopo varie modifiche oggi il condannato
dopo 26 anni pu essere ammesso alla liberazione condizionale. Tale beneficio pu essere
accordato solo dopo accertato ravvedimento. La L. n. 663/1986 ha poi esteso agli ergastolani la
concessione della semilibert una volta scontati 20 anni di pena e della liberazione anticipata
secondo la quale in applicazione di alcune norme lergastolano pu essere rimesso in libert anche
dopo 15 anni.
3) La reclusione. Art. 23 c.p. E la pena detentiva temporanea prevista per i delitti (non per le
contravvenzioni). Va dai quindici giorni ai ventiquattro anni. I limiti valgono per il giudice ma non
per il legislatore il quale pu derogarvi com successo, ad es. allart. 630 c.p. (trentanni). La
reclusione disciplinata dallordinamento penitenziario.
4) La multa. Art. 24 c.p. E la pena pecuniaria prevista per i delitti.

Consiste nel pagamento

allo Stato di una somma non inferiore a 50 euro n superiore a 50.000 euro. Per i delitti determinati
da motivi di lucro se la legge stabilisce soltanto la pena della reclusione il giudice pu aggiungere la
multa. Pu essere rateizzata. Un tempo il mancato pagamento si convertiva in pena detentiva, oggi
in libert controllata ed in lavoro sostitutivo.
5) Larresto. Art. 25 c.p. E la pena detentiva temporanea per le contravvenzioni. Si estende da
cinque giorni a tre anni. Valgono per larresto gli stessi principi della reclusione salve deroghe.
6) Lammenda. Art. 26 c.p. E la pena pecuniaria prevista per le contravvenzioni. Consiste nel
pagamento allo Stato di una somma non inferiore a 20 euro n superiore a 10.000 euro. Valgono per
lammenda gli stessi principi della multa.
7) Pene sostitutive. La legge 689/1981 prevede per il giudice il potere discrezionale di sostituire la
pena detentiva con altra sanzione meno afflittiva entro certi limiti. Ad es. la pena detentiva
inferiore a due anni, pu essere sostituita con la semidetenzione, la quale comporta per il
condannato la presenza in appositi istituti di almeno dieci ore al giorno oltre ad una serie di altre
restrizioni quali ad es. la sospensione della patente, il divieto di tenere armi, il ritiro del passaporto,
ecc. La pena detentiva inferiore a un anno pu essere sostituita con la libert controllata. La
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pena detentiva inferiore a sei mesi pu essere sostituita con la multa (in caso di reclusione) con
lammenda (in caso di arresto). Vi sono poi le sanzioni applicabili dal giudice di pace.
LE PENE ACCESSORIE.
Art. 20 c.p. Accanto alle pene principali talvolta si applicano le pene accessorie le quali
conseguono di diritto alla condanna, come effetti penali di essa. Sono quindi contraddistinte dal
c.d. automatismo. In passato per la c.d. indefettibilit non potevano essere sospese. Oggi, invece,
la sospensione condizionale si estende anche alle pene accessorie cos come il patteggiamento
comporta tra laltro la non irrogazione di esse quando la pena principale irrogata non superi i due
anni. Si tratta di misure a carattere interdittivo con una duplice funzione punitiva e detentiva. Da
un lato accrescono lafflittivit della pena principale e dallaltro impediscono la reiterazione.
Rispondono ad esigenze di prevenzione negativa sia generale che speciale.
Art. 19 c.p. Le singole pene accessorie sono enumerate dallart. 19. che distingue tra pene
accessorie per i delitti e per le contravvenzioni. Ne sono previste altre nella legislazione speciale.
Per i delitti sono (1 comma):
1. interdizione dai pubblici uffici
2. interdizione da una professione o da unarte
3. interdizione legale
4. interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese
5. incapacit di contrarre con la pubblica amministrazione
6. estinzione del rapporto di impiego o di lavoro
7. decadenza o sospensione dallesercizio della potest dei genitori.
1) Linterdizione dai pubblici uffici pu essere: perpetua nel caso in cui la pena principale sia
lergastolo o alla reclusione non inferiore a cinque anni per delitto non colposo; temporanea nel
caso di delitto non colposo punito con la reclusione non inferiore ai tre e inferiore ai cinque anni
(interdizione di cinque anni). Ai sensi dellart. 31 c.p. linterdizione temporanea consegue anche
alla condanna per un delitto realizzato con abuso di potere o con violazione dei doveri inerenti alla
pubblica funzione o al pubblico servizio.
2) Linterdizione da una professione o da unarte preclude al condannato la possibilit di esercitare,
per tutta la durata della pena accessoria, una professione, arte, industria, ovvero commercio o
mestiere, per cui siano richiesti speciali permessi, abilitazioni, autorizzazioni o licenze; essa
comporta altres la decadenza dal provvedimento di autorizzazione ottenuto. Consegue ad ogni
condanna per delitti commessi con labuso di una professione, ecc., o per doveri ad essa inerenti.
3) Linterdizione legale comporta le stesse incapacit disposte dalla legge civile quanto
allinterdizione giudiziale. Scatta negli stessi casi di quella dai pubblici uffici ed ha le stesse
caratteristiche (art. 32 c.p.).
4) Linterdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. Tale
disposizione vieta al reo di esercitare lufficio di amministratore, sindaco, liquidatore, direttore
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generale e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari nonch ogni altro
ufficio con potere di rappresentanza e consegue alla condanna alla reclusione non inferiore a sei
mesi per delitti commessi con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti allufficio (art. 32 bis
c.p.).
5) Lincapacit di contrattare con la pubblica amministrazione importa il divieto di concludere
contratti con la P.A. e pu avere una durata compresa tra uno e tre anni (art. 32 ter e quater c.p.).
6) Lestinzione del rapporto di impiego o di lavoro conseguenza di una condanna alla reclusione
non inferiore a tre anni per determinati delitti contro la P.A. (peculato, concussione, corruzione) (art.
32 quinquies c.p.).
7) La decadenza e la sospensione della potest dei genitori sono disciplinate dallart. 34 c.p. Il
condannato allergastolo che sia genitore perde la relativa potest. La pi blanda sospensione si ha
quando il genitore sia condannato per delitti commessi con abuso della potest stessa. La
sospensione dura il doppio della pena detentiva principale inflitta. Il genitore perde anche il diritto
sui beni del figlio o lincapacit di esercitare tali diritti per la durata della sanzione accessoria.
Per le contravvenzioni sono (2 comma):
1. sospensione dallesercizio di una professione o di unarte
2. sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.
La sospensione dallesercizio di una professione, ecc. e dagli uffici direttivi delle persone giuridiche
e delle imprese ricalcano i contenuti interdittivi delle corrispondenti pene accessorie stabiliti per i
delitti in maniera pi blanda.
Pene accessorie comuni ai delitti ed alle contravvenzioni (3 comma):
1. pubblicazione della sentenza di condanna.
La pubblicazione della sentenza di condanna consegue alla condanna allergastolo. Essa avviene
mediante affissione nel Comune ove stata pronunciata, ove il delitto fu commesso ed in quello
dellultima residenza del reo. Viene inoltre pubblicata su uno o pi giornali indicati dal giudice e
sul sito internet del Ministero della Giustizia.
LA COMMISURAZIONE DELLA PENA.
Il giudice deve commisurare (quantificare) la pena entro i limiti della c.d. cornice edittale anche in
rapporto al tipo di sanzione. Ad es. in caso di delitto punito alternativamente con la reclusione o con
la multa deve innanzi tutto decidere se irrogare la pena detentiva o quella pecuniaria e solo
successivamente quantificare luna o laltra. La commisurazione tiene conto pure delle circostanze.
In sede di commisurazione della pena il giudice agisce discrezionalmente anche se deve dar conto
di come e perch ha irrogato la pena (art. 132 c.p.). La legge fornisce al giudice una serie di
parametri cui egli si deve attenere nel commisurare la pena (art. 133 c.p.). Questi sono la gravit
del reato, la capacit a delinquere del colpevole e le condizioni economiche del reo per le pene
pecuniarie (art. 133 bis c.p.). La legge determina i casi in cui le pene pecuniarie sono fisse o
proporzionali- Queste ultime non hanno limite massimo (art. 27 c.p.). Le fisse sono individuate dal
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legislatore e non c potere discrezionale del giudice. Le proporzionali sono invece determinate in
rapporto al reato. Possono essere superiori ai limiti massimi stabiliti dagli art. 24 e 26 c.p.
Le pene fisse possono riguardare anche le sanzioni detentive: si pensi allergastolo. Le
proporzionali no per la contrariet al principio di legalit.

LE VICENDE DELLA PUNIBILITA.


Secondo un indirizzo di pensiero il reato sempre un fatto punibile. Ma molti autori scindono il
reato dalla punibilit. In questottica la causa di non punibilit in senso stretto diversa dalla
esclusione della punibilit in caso di errore, cause di giustificazione e scusanti si distingue in:
originaria: quella coeva rispetto al reato; sopravvenuta quella che si verifica in epoca successiva
alla consumazione del reato. Quella sopravvenuta si distingue anche dalla causa estintiva del reato.
La prima interviene sulla punibilit concreta, cio una volta che vi stata la sentenza di condanna.
La seconda interviene sulla punibilit astratta, cio nel lasso di tempo tra la commissione del reato
ed il passaggio in giudicato della condanna estinguendo la punibilit astratta, ossia il potere statuale
di punire. Un esempio per tutti: estingue il reato la morte di colui che lo ha commesso avvenuta
prima della condanna (art. 150 c.p.), mentre estingue la pena la morte del reo successiva alla
condanna (art. 171 c.p.).
1) La morte del reo. Rappresenta una causa estintiva del reato e della pena a seconda che avvenga
prima o dopo la sentenza definitiva di condanna. Estingue le pene principali e quelle accessorie.
2) La prescrizione. E una causa estintiva del reato o della pena legata al decorso di un lasso di
tempo. Non si prescrivono i delitti puniti con lergastolo n la pena dellergastolo.
o Prescrizione del reato. E la legge a stabilire in via generale ed astratta il tempo
necessario affinch un reato si prescriva. Limputato pu sempre rinunciare alla
prescrizione e chiedere di essere giudicato per dimostrare la propria innocenza. Il
termine di prescrizione inizia a decorrere dal giorno della consumazione della ipotesi
di reato. Il corso della prescrizione del reato pu essere sospeso (art. 159 c.p.) o
interrotto (art. 160 c.p.).
o Prescrizione della pena. La prescrizione della pena disciplinata dagli articoli 172
e 173 c.p. I termini decorrono dal giorno in cui la sentenza divenuta irrevocabile.
3) La remissione della querela. E considerata una causa estintiva del reato in relazione ai delitti
procedibili a querela della persona offesa. Rimettere la querela significa ritirarla anche se a volte la
querela irrevocabile (art. 152 c.p.).
4) Lamnistia. Atto di clemenza. Si tratta di provvedimento generale ed astratto con il quale lo
Stato rinuncia a punire certi reati. Si distingue in: propria se interviene prima della sentenza
definitiva di condanna ed causa di estinzione del reato; impropria quando interviene dopo la
condanna ed causa estintiva della pena (art. 151 c.p.).
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5) Lindulto. Atto di clemenza. E causa estintiva della pena, ma non estingue le pene accessorie ne
gli altri effetti penali della condanna. E generale ed astratto. Condona in tutto o in parte la pena
principale o la commuta in altra pena. Non presuppone una condanna irrevocabile. E proprio se
interviene nel corso della esecuzione di una condanna definitiva; improprio se interviene in
sentenza dal giudice di cognizione (art. 174 c.p.).
6) La grazia. Atto di clemenza. E causa di estinzione della pena che presuppone una condanna
passata in giudicato. Si riferisce ad una specifica persona ed prerogativa del Presidente della
Repubblica. Condona in tutto o in parte la pena principale e non le accessorie ovvero la commuta.
7) La sospensione condizionale della pena. Art. 163 c.p. Incide sulla pena inflitta con sentenza di
condanna (o di patteggiamento) attraverso una specifica statuizione del giudice, il quale pu
stabilire che la pena rimanga sospesa in presenza di determinati presupposti e limiti. La sospensione
di cinque anni in caso di delitti e di due per le contravvenzioni. La sospensione pu anche indurre
allestinzione del reato se nei termini stabiliti dalla sospensione il condannato non commette un
delitto o contravvenzione della stessa indole ed adempie agli obblighi impostigli. Lestinzione del
reato non tuttavia automatica. Infatti la sospensione pu essere revocata di diritto quando il reo
commetta un reato della stessa indole o riporti unaltra condanna per un delitto commesso
anteriormente. Pu essere concessa dal giudice in caso di condanna alla reclusione o allarresto per
un tempo non superiore a due anni ovvero a pena pecuniaria. Non pu essere concessa pi di due
volte. La sospensione condizionale della pena applicabile alle misure di sicurezza eccetto la
confisca e alle pene accessorie.
8) Loblazione. E una causa estintiva del reato incentrata sul pagamento di una data somma (art.
162 c.p.). Si distingue in obbligatoria se riguarda le contravvenzioni per le quali prevista la sola
pena dellammenda. Il pagamento di una somma pari ad un terzo del massimo edittale di pena entro
un certo termine estingue il reato; discrezionale (art. 162 bis c.p.) quando possono estinguersi le
contravvenzioni punite con pena alternativa (arresto o ammenda).
E ammissibile su domanda di parte. E a discrezione del giudice. Non ammissibile nei casi di
recidiva reiterata, di abitualit o professionalit nelle contravvenzioni. E pari alla met del massimo
della pena edittale. Estingue il reato.
9) La liberazione condizionale. Artt. 176 e 177 c.p. In virt di essa parte della pena resta sospesa
per il periodo di tempo determinato dalla legge: se in tale periodo il reo non commette altri reati, la
pena si estingue. Il detenuto deve avere gi scontato trenta mesi o almeno la met della pena
inflittagli e deve dare segni di vero ravvedimento. La pena residua non deve essere superiore a
cinque anni. In caso di ergastolo il detenuto deve aver scontato almeno ventisei anni di pena. Si
riscontrano due fasi: prima la sospensione dellesecuzione della pena e della misura di sicurezza
detentiva e poi due sbocchi alternativi: la revoca della liberazione o lestinzione residua della pena.
10) La riabilitazione. Elimina alcune conseguenze penali della condanna che compromettono la
piena capacit di agire (art. 178 c.p.). Estingue le pene accessorie ed ogni effetto penale della
condanna. Occorre la buona condotta, la costanza lungo un arco temporale non trascurabile di
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almeno tre anni dal giorno in cui la pena principale stata eseguita o estinta (art. 179 c.p.). Il
termine di dieci anni in caso di delinquente abituale ed otto in caso di recidiva aggravata. Pu
essere revocata (art. 180 c.p.). La revoca di diritto se la persona riabilitata entro sette anni compie
un delitto non colposo per il quale sia inflitta la pena della reclusione non inferiore a due anni o
pena pi grave.
11) La non menzione della condanna. I precedenti penali e giudiziari di ogni soggetto risultano da
apposito certificato del casellario giudiziale. Tra gli effetti penali della condanna si annovera anche
liscrizione al casellario. Ma anche in caso di condanna scritta non detto che essa risulti dal
certificato. Ma mentre i precedenti devono risultare dal certificato, per i privati lart. 175 c.p.
prevede che la prima condanna che rispetti certi limiti imposti dalla legge non figuri nel casellario
per la c.d. non menzione.
12) Il perdono giudiziale. Art. 169 c.p. Consiste nella rinuncia al giudizio o nellastensione dalla
pronuncia di condanna ed applicabile solo ai minori di diciotto anni che non siano gi stati
condannati a pene detentive per delitto e non sia delinquente abituale. Pu essere concessa per un
massimo di due volte sempre che il cumulo delle pene non superi i due anni e la pena pecuniaria
1549,37 euro. Estingue immediatamente il reato e non revocabile.
Diverso il c.d. non luogo a procedere per irrilevanza del fatto. Il P.M. pu chiederlo laddove
risulti la tenuit del fatto e la occasionalit del comportamento. Ancora diverso il caso della
sospensione del processo minorile con messa alla prova. Allesito favorevole della prova segue
dichiarazione giudiziale di estinzione del reato.
13) Il patteggiamento. In altre disposizioni diverse dal c.p. vi sono pure effetti estintivi. Il
patteggiamento una di queste norme. Consiste nellapplicazione della pena su richiesta delle parti.
Quando la pena non supera i cinque anni limputato ed il P.M. possono chiedere al giudice una
sanzione sostitutiva di una pena pecuniaria o di una pena detentiva. In sostanza le parti possono
concordare uno sconto fino ad un terzo. La relativa sentenza non comporta condanna al pagamento
di spese processuali n lapplicazione di pene accessorie e misure di sicurezza. La sentenza conduce
allestinzione del reato laddove sia stata irrogata una pena detentiva non superiore a due anni.
14) Laffidamento in prova al servizio sociale. Estingue la pena principale e non le accessorie.
15) La liberazione anticipata. Consiste nella detrazione di una quota di quarantacinque giorni per
ogni semestre di pena scontata. La remissione della parte di pena detratta si traduce nellestinzione
di essa. E revocabile.
16) Lestinzione del reato conseguente a condotte riparatorie. E una causa estintiva del reato ed
di competenza del giudice di pace. Egli sentite le parti pu concederla se lautore prima della
sentenza dimostri di aver riparato il danno e di aver eliminato le conseguenze dannose o pericolose
del reato.
LE MISURE DI SICUREZZA.
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Rappresentano quei provvedimenti diretti a riadattare il reo alla vita sociale e ad impedirgli di
nuocere nuovamente. Hanno funzione di prevenzione speciale positiva perch hanno lo scopo di
una risocializzazione del delinquente e prevenzione speciale negativa in quanto finalizzate ad
impedire la recidiva da parte di un soggetto pericoloso.
Il soggetto imputabile se riconosciuto colpevole viene condannato ad una pena alla quale si pu
aggiungere una misura di sicurezza qualora egli sia socialmente pericoloso.
Il soggetto non imputabile invece non punibile e ci comporta la non condanna e, una volta
riconosciuta lincapacit di intendere e di volere, il proscioglimento. Limputato prosciolto proprio
perch non imputabile sanzionabile con una misura di sicurezza personale se socialmente
pericoloso ed lunica sanzione di natura penale a disposizione del sistema penale per tali soggetti.
Si ritiene comunemente che le misure di sicurezza siano sanzioni criminali. Sono molto afflittive
e possono essere irrogate solo dopo un processo giurisdizionale come le pene ma, diversamente da
esse, non seguono lidea del castigo inteso come corrispettivo per ci che ha fatto il soggetto
imputabile in passato, ma guardano al futuro e mirano ad evitare che il soggetto non imputabile
possa fare qualcosa di pericoloso. Le misure di sicurezza devono avere una seria garanzia
costituzionale, in particolare il principio di legalit e, quindi, della riserva di legge e della tassativit
(art. 199 c.p. e art. 25, u.c. Costituzione). Non pu essere retroattiva. I presupposti per la sua
applicabilit sono due (art. 202 c.p.):
1. la realizzazione di un fatto previsto come reato (presupposto oggettivo);
2. la pericolosit sociale del reo (presupposto soggettivo).
Il giudice pu ordinare che limputato prosciolto in caso di reato impossibile sia sottoposto a misura
di sicurezza (art. 49 c.p.). In caso di concorso tra due o pi persone per il solo accordo per
commettere un delitto, il giudice pu applicare una misura di sicurezza. Le misure di sicurezza non
possono essere revocate se le persone ad esse sottoposto non hanno cessato di essere socialmente
pericolose (art. 207 c.p.). Se ne desume che la durata di esse indeterminata e si protrae finch
esiste la pericolosit sociale del soggetto.
Le misure di sicurezza sono personali e patrimoniali. Le personali si distinguono in:
Detentive (art. 215, 2 comma, c.p.):
1. lassegnazione ad una colonia agricola o ad una casa di lavoro
2. il ricovero in una casa di cura e ricovero
3. il ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario
4. il ricovero in un riformatorio giudiziario.
Non detentive (art. 215, 3 comma, c.p.):
1. la libert vigilata
2. il divieto di soggiorno in uno o pi Comuni o in una o pi provincie
3. il divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcooliche
4. lespulsione dello straniero dal territorio dello Stato.
Le patrimoniali sono (art. 236 c.p.):
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1. la cauzione di buona condotta (art. 237 c.p.)


2. la confisca (art. 240 c.p.) (obbligatoria e facoltativa).
Il delinquente abituale un soggetto che ha ripetutamente commesso atti criminosi tanto da
acquisire una sorta di familiarit con il delitto (consuetudo delinquendi) e continua a dimostrare
una spiccata pericolosit sociale.
Lart. 102 c.p. prevede la c.d. abitualit presunta dalla legge che si ha quando il delinquente dopo
essere stato condannato alla reclusione complessivamente a cinque anni per tre delitti non colposi
commessi entro dieci anni, riporta unaltra condanna per delitto non colposo entro dieci anni
successivi allultimo dei tre precedenti.
Labitualit ritenuta dal giudice disciplinata dallart. 103 c.p. il quale prevede invece che sia il
giudice dopo tre delitti non colposi, stante la gravit dei delitti, a ritenere dedito al delitto lauto.
Lart. 105 c.p. parla invece del delinquente professionale. E tale chi essendo considerato gi
abituale subisce una condanna per altro reato e viva anche solo parzialmente dei proventi del reato.
La figura del delinquente per tendenza prevista dallart. 108 c.p. Egli sebbene non recidivo o
abituale o professionale commette un delitto non colposo contro lincolumit pubblica o la vita il
quale anche se non previsto dal c.p. riveli una speciale inclinazione al delitto che trovi la sua causa
nellindole particolarmente malvagia del colpevole.
CONSEGUENZE CIVILI DEL REATO.
La commissione di un reato oltre a conseguenze penali pu produrre effetti anche sul piano
civilistico. Alcune di esse sono previste dal codice civile, altre dal codice penale.
A titolo esemplificativo le prime sono:
1. i casi di esclusione dalla successione (come indegno) (art. 463 c.c.)
2. le ipotesi di revoca della donazione (per ingratitudine) (art. 801 c.c.)
3. lannullabilit della transazione fatta sulla base di documenti falsi (art. 1973 c.c.).
Le seconde sono previste dallart. 185 e ss del c.p. e sono delle vere e proprie obbligazioni civili:
1. obbligazioni nei confronti delle vittime del reato:

Restituzione. Ripristino della situazione di fatto preesistente al reato.

Se il ripristino non possibile vi il risarcimento del danno. La disposizione di cui allart.


185 c.p. fonte di responsabilit autonoma rispetto a quella dettata dallart. 2043 del c.c. in
tema di risarcimento per fatto illecito.
Il danno patrimoniale quantificabile. Si divide in danno emergente (perdite subite) e
lucro cessante (mancato guadagno).
La valutazione del danno non patrimoniale pi difficile. Vi rientra il c.d. danno morale
comunemente identificato nella sofferenza fisica o psichica o nel discredito o pregiudizio
sociale patito dalla vittima. Trattandosi di unentit immateriale per sua natura sottratta ad
una puntuale valutazione economica. Lart. 186 c.p. prevede quale forma speciale di
risarcimento del danno non patrimoniale la pubblicazione della sentenza di condanna.
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Tale sanzione civile da reato non deve essere confusa con la pena accessoria di analogo
contenuto ex art. 36 c.p.
2. obbligazioni nei confronti dello Stato. Il soggiorno in carcere non gratuito per il detenuto.
Egli obbligato a rimborsare allerario le spese per il suo mantenimento e risponde di tale
obbligazione con tutti i suoi beni presenti e futuri. Il rimborso riguarda il periodo di custodia
cautelare e la fase di esecuzione della pena. Inoltre obbligato a pagar le spese processuali. Tuttavia
vi la possibilit della rimessione del debito da parte dello Stato il detenuto versi in condizioni
economiche disagiate e si sia distinto per regolare condotta.
Le obbligazioni aventi ad oggetto le restituzioni e la pubblicazione della sentenza di condanna sono
espressamente qualificate dalla legge come indivisibili (art. 187 c.p.) ossia non sono suscettibili di
adempimento parziale. E prevista la regola della solidariet tra condannati per lo stesso reato.
Hanno invece carattere sussidiario e non solidale le c.d. obbligazioni civili per le pene pecuniarie.
Esse sorgono solo se il condannato insolvibile. Il c.p. prevede:
1. lobbligazione civile per le pene pecuniarie in capo alla persona rivestita dellautorit sul
dipendente (se questo era obbligato alla vigilanza sulloperato del dipendente);
2. lobbligazione civile per le pene pecuniarie in capo alle persone giuridiche eccettuati gli enti
pubblici per le condanne contro chi ne abbia la rappresentanza o lamministrazione.
A garanzia delladempimento delle obbligazioni civili nascenti da reato il c.p. contempla i
seguenti istituti:
1. il sequestro conservativo penale dei beni dellimputato;
2. lazione revocatoria nei confronti degli atti in frode compiuti dal colpevole;
3. il prelievo sulla remunerazione per il lavoro prestato dal condannato in carcere.

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INDICE
INTRODUZIONE...pag. 2
IL DIRITTO PENALE......pag. 2
IL CODICE PENALE..pag. 3

PARTE I - I PRINCIPI COSTITUZIONALI...........................................................pag. 4


IL PRINCIPIO DI LEGALITA.pag. 4
IL PRINCIPIO DI MATERIALITA.pag. 6
IL PRINCIPIO DI OFFENSIVITA...pag. 7
IL PRINCIPIO DI COLPEVOLEZZA..pag. 7

PARTE II LA LEGGE PENALE E LA SUA APPLICAZIONEpag. 8


LA LEGGE PENALE NEL TEMPO..pag. 8
LA LEGGE PENALE NELLO SPAZIO...pag. 10
LINTERPRETAZIONE DELLA LEGGE PENALE..pag. 12

PARTE III IL REATO......pag. 13


LA TIPICITA..pag. 15
LANTIGIURIDICITA..pag. 18
LA COLPEVOLEZZApag. 23

PARTE IV LE FORME DI MANIFESTAZIONE DEL REATO.................pag. 32


LE CIRCOSTANZE DEL REATOpag. 32
IL TENTATIVO O DELITTO TENTATO...pag. 35
IL CONCORSO DI PERSONE NEL REATO..pag. 37
UNITA E PLURALITA DI REATI.pag. 39

PARTE V PENE, PUNIBILITA E MISURE DI SICUREZZA pag. 40


LE PENE PRINCIPALI..pag. 41
LE PENE ACCESSORIEpag. 41
50

LA COMMISURAZIONE DELLA PENA....pag. 43


LE VICENDE DELLA PUNIBILITA..pag. 44
LE MISURE DI SICUREZZA....pag. 46
CONSEGUENZE CIVILI DEL REATO...pag. 48

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