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RIASSUNTI DI

DIRITTO PENALE
G.FIANDACA
E.MUSCO
- PARTE GENERALE -

Introduzione, origine ed evoluzione del diritto penale


moderno
1) Il diritto penale pre-moderno: cenni
LIlluminismo 700esco alla base delle concezioni teoriche del moderno
diritto penale (DP). Prima dellIlluminismo vi era una generale incertezza,
per via di diversi fattori ( mancanza codificazioni, ingerenza del potere
esecutivo su quello giudiziario,eccesso di arbitrio attraverso pene inflitte con
metodi terroristici o la spettacolarit delle sanzioni per impressionare la
collettivit). Il modello prevalente era quello INQUISITORIO, che non
prevedeva garanzie di difesa per linquisito.
Inoltre limputato era un nemico per il tribunale e vi era confusione tra reato
e peccato (la legge operava sia nellinteresse dello Stato che in quello della
religione).
In questo contesto il GIUSNATURALISMO LAICO afferma
che il
comportamento umano (illecito penale) si basa su basi laiche e razionali.

2) Lilluminismo penale
L Illuminismo razionalizza il DP con posizioni pi garantiste (diminuisce
rischi di arbitrio, pi garanzie per il colpevole per cui NON devono
esserci misure di inutile crudelt).
I principi penali illuministici sono:
1) il principio di legalit = certezza del diritto (ergo > protezione di
interessi collettivi
2) il giudice diviene bocca
della
legge
(non
applicazione di meccanicosillogismo giudiziario)

discrezionalit

ma

3) il danno sociale viene concepito come lunica cosa da punire (per tutelare la
collettivit)

4) necessit e proporzione della pena = applicabilit della pena solo nei


casi che effettivamente lo richiedono (e in proporzione al danno sociale
provocato dall atto illecito).
- Principi accantonati in periodi di autoritarismo ma SEMPRE sottesi
applicazione norme penali per i casi concreti

- Dei delitti e delle pene di


Cesare
Beccaria
=
compendio
importantissimo per una politica criminale razionale e moderna (dopo il 1764
Beccaria ebbe grande fortuna sia in Italia che allestero) - ILLUMINISMO
PENALE
- 1786 Granducato di Toscana = riforma Leopoldina (mitigazione delle pene,
proporzionalit, tipizzazione dei reati, eliminazione della tortura, abolizione
prove privilegiate)
- 1789 Dichiarazione dei diritti delluomo (es. principio di legalit,
dannosit sociale, necessit e proporzione delle pene, presunzione
di
innocenza ecc.)
- 1791 = codice penale Francese rivoluzionario
- 1810 codice penale napoleonico = regresso - reintroduzione pena di
morte, pene infamanti e odiose (gogna, marchio, confisca ecc.), tentativo =
consumazione, delitti contro lo Stato puniti severamente ecc.
- fine 800 = Pellegrino Rossi
pena/male delitto)

(ritorno di principio di retribuzione male

3-4) La nascita della moderna scienza penalistica italiana e la cd scuola


classica
- La dottrina penalistica italiana influenzata dalla nascita di 2 scuole:
1) Scuola classica: dalla seconda met dell800 (Francesco Carrara)
2) Scuola positiva: dalla fine dell800 (Cesare Lombroso).
- Le 2 differenti concezioni di reato:
1) concezione classica = reato = ente giuridico commesso da un agente con
libero arbitrio; per la libera scelta di commettere latto illecito, lagente subisce
una PENA RETRIBUTIVA per ristabilire lordine sociale turbato
2) concezione positiva = il reato un elemento bio-psicologico della societ
ed commesso da un agente PERICOLOSO SOCIALMENTE la cui sanzione
deve essere una PENA PREVENTIVA (il fine quindi non castigare ma
recuperare alla vita sociale)
- I 3 esponenti della scuola positiva:
1) Cesare Lombroso: aspetti biologici del soggetto proteso al reato
(caratteristiche fisiche/conformazioni biologiche danno propensione al
delitto). Tesi scientificamente non comprovate; Lombroso individua:
a) delinquente nato
b) delinquente doccasione
c) delinquente per passione
2) Raffaele Garofalo: aspetti psicologici del soggetto proteso al reato
(caratteristiche psicologiche abnormi portano a delitto); Garofalo individua:
a) delinquente pazzo
b) delinquente nato incorreggibile
c) delinquente per abitudine acquisitiva
d) delinquente per passione
3) Enrico Ferri: aspetti ambientali portano il reo a delinquere (per questo
meglio agire con correttivi sullambiente esterno detti SOSTITUTIVI
PENALI per eliminare sconnessioni ambientali e sociali che portano a
delinquere. Tesi scientificamente pi credibili

5) Genesi ed evoluzione dellindirizzo tecnico-giuridico


- Fine 800 nascita della scuola eclettica (media tra posizioni penalistiche delle
due scuole) Germania Franz von Liszt (che considera aspetti penali del
reato oltre che storici, politici, sociologici e psicologici scienza penale cd
integrata)
- scuola tecnico-giuridica (Arturo Rocco): vincolo del giurista al testo della
legge penale, senza
lasciarsi
influenzare da aspetti
di
natura
differente (extra-giuridici, che pure concernono il DP ma non devono
influenzare il giurista professionista) posizione autoritaria (Fascismo) ma
con principio di legalit e divieto di analogia (principi liberali)
- Giuseppe Bettiol (stesso periodo di Rocco) vede anche altre branche
attinenti al DP (es. la morale) che deve tutelare non un INTERESSE ma un
VALORE (un quid metastorico) = GIUSNATURALISMO CATTOLICO pi
LIBERALISMO KANTIANO

6) Il movimento della nuova difesa sociale


- Nel 2 dopoguerra Francia = NUOVA DIFESA SOCIALE (movimento
penalistico- dottrinale che influenza in Italia le posizioni di Filippo Gramatica
cerca il superamento del diritto punitivo)
- Francia = Marc Ancel (pi successo internazionale) ok principi di
positivismo criminologicocon connotati di maggior umanit
1) da responsabilit penalea antisocialit(attenzione a specifica
disposizione danimo del reo)
2) da concezione retributiva a pedagogica/retributiva della pena
7) Gli orientamenti attuali della scienza penalistica
- da anni 70 in poi (piena applicazione principi di Costituzione) rivitalizzato
il DP alla luce del garantismo costituzionale (principi di legalit, irretroattivit,
responsabilit personaledel reo, rieducazione ecc.)
- ripulite man mano molte impostazioni fasciste del DP

PARTE PRIMA
DIRITTO PENALE E LEGGE PENALE CAPITOLO I CARATTERISTICHE E FUNZIONI DEL DIRITTO PENALE
Premessa
Il diritto penale quella parte del diritto pubblico che disciplina i fatti
costituenti reato. Il reato ogni fatto umano alla cui realizzazione la legge
riconnette sanzioni penali. Le sanzioni penali sono la pena e la misura di
sicurezza ed entrambe tendono al duplice obiettivo di
distogliere la
generalit dei consociati dal commettere reati (prevenzione generale), e di
risocializzare il delinquente impedendo che torni a delinquere (prevenzione
speciale).
Il concetto di reato ruota attorno a 3 principi cardine:

Principio di materialit Non pu esservi reato se la volont criminosa non si


materializza in un comportamento esterno.
Principio di offensivit o lesivit Ai fini della sussistenza di un reato non
sufficiente la realizzazione di un comportamento materiale, necessario che
tale comportamento leda o metta in pericolo beni giuridici.
Principio di colpevolezza. Un fatto lesivo di beni giuridici pu
essere
penalmente attribuito allautore soltanto a condizione che gli si possa
muovere un rimprovero per averlo commesso.
2) Funzioni di tutela del diritto penale: la protezione dei beni giuridici
La funzione del diritto penale consiste
nella tutela dei beni giuridici,
predisponendo sanzioni ove tali beni siano lesi o messi in pericolo.
I beni giuridici sono i beni socialmente rilevanti considerati, in ragione
della loro importanza, meritevoli di tutela. Il bene giuridico, in diritto
penale, ha per carattere dinamico, nel senso che non corrisponde
semplicemente a una cosa o ad un interesse dotato di valore in s; i beni
giuridici esistono solo se, e nella misura in cui producono effetti utili nella
vita sociale. La definizione pi adatta infatti, quella che identifica il bene
giuridico come ununit di funzione : assurge a bene giuridico soltanto
quellinteresse o quellaccorpamento di interessi, idonei a realizzare un
determinato scopo utile per il sistema sociale o per una sua parte.

2.1) ORIGINI STORICHE DEL PRINCIPIO DELLA PROTEZIONE DEI BENI


GIURIDICI
Il sistema dei delitti e delle pene ha per scopo proteggere quei beni o
interessi, dalla cui tutela dipende la garanzia di una convivenza pacifica. La
prospettiva della protezione dei beni giuridici, circoscrive la funzione del
diritto penale ai soli casi di stretta necessit (Beccaria, Feuerbach). Se il
criterio della stretta necessit giustifica la sanzione punitiva solo nei casi in
cui il ricorso indispensabile, necessario che la tutela penalistica abbia ad
oggetto solo i beni essenziali ai fini di una pacifica convivenza. Laddove si tratti
di beni o interessi di dubbia consistenza sarebbe opportuno
ricorrere
a tutele di carattere extrapenale.
Nellordinamento vigente, per, sono diverse le fattispecie penali poste a
tutela di beni di dubbia consistenza e vi sono anche comportamenti puniti
anche se non raggiungono la soglia di una percepibile aggressione allinteresse
protetto (delitti di attentato): per cui si assiste ad una divaricazione tra la
concezione teorica del diritto penale e la realt dellordinamento.

Lidea della protezione dei beni giuridici ha tradizionalmente sollevato


problemi, per, data la difficolt nel determinare concettualmente i beni
assumibili a oggetto di tutela penale.

2.2) IL CONCETTO DEL BENE GIURIDICO


La paternit del concetto di bene giuridico riconosciuta al giurista
tedesco Birnbaum (XIX sec). Egli criticava la concezione illuministica del reato
come violazione di un diritto soggettivo, rilevando come tale concezione non
fosse idonea a spiegare la punizione di fatti lesivi di beni considerati di
particolare rango (moralit pubblica, sentimento religioso) perch non
riconducibili al paradigma del diritto soggettivo. Questa teorizzazione finiva
per, col riconoscere un catalogo pi ampio di legittimi oggetti della tutela
penale, anche se Birnbaum rimaneva ancorato allesigenza (di valenza
illuministica) di considerare oggetti della tutela penale solo interessi o beni
avvertiti come meritevoli di particolare considerazione nella
mbito della
comunit sociale.

Alla fine dellottocento Franz v. Liszt afferm che il diritto penale serve alla
soddisfazione di bisogni sociali che si impongono come dati preesistenti alla
disciplina giuridica, e con i quali il legislatore deve misurarsi senza
anteporre vedute astratte della realt. Egli propone, quindi , un concetto
materiale di bene giuridico, basato su interessi preesistenti alla valutazione
del legislatore e come tali idonei a garantire la corrispondenza tra la realt
sociale e disciplina normativa.
Il contenuto antisociale dellillecito indipendente dallapprezzamento del
legislatore: la norma lo trova non lo crea. Tale impostazione circoscrive
lambito
della tutela
penale
entro confini
rispondenti
all
esigenza di salvaguardare i fondamentali interessi umani, ma incorre in un
grave limite: non riesce a prospettare idonei criteri per selezionare i dati pre
giuridici che dovrebbero materializzare il concetto di bene giuridico, per cui
la pretesa di vincolare il legislatore nella scelta dei beni tutelabili rimane
insoddisfatta.
Agli inizi del 900 Arturo Rocco, in una sua celebre opera (lo
ggetto del reato e
della tutela giuridica penale), enuncia la concezione di reato come lesione
di un bene giuridico. Secondo il Rocco la determinazione del concetto di
bene giuridico non pu prescindere dalle valutazioni
normative
gi
compiute dal legislatore, per cui il concetto di bene giuridico finisce col
coincidere con lo
ggetto di tutela di una norma penale gi emanata. Risale al
Rocco poi, la triplice distinzione tra oggetto giuridico formale (diritto dello
Stato allobbedienza alle proprie norme da parte dei
cittadini); oggetto
giuridico sostanziale generico (interesse dello Stato alla sicurezza della
propria esistenza e conservazione); e oggetto giuridico sostanziale specifico (
bene o interesse di pertinenza del soggetto passivo del reato) .. tale
tripartizione si rivela superflua sicch lunico concetto rilevante quello di
oggetto giuridico sostanziale specifico, che individua il bene o
interesse
protetto dalla norma penale.

ORIENTAMENTI E CONCEZIONI DEL BENE GIURIDICO


Concezione metodologica stata elaborata intorno agli anni 30 in seno
alla dottrina tedesca e contesta il ruolo centrale del bene giuridico nella
configurazione della fattispecie incriminatrice, nel convincimento che questo
sia estraneo al processo strettamente interpretativo della norma. Secondo
tale orientamento,
assumo una non
minore importanza altri elementi,
quali la modalit della condotta aggressiva, le caratteristiche dellelemento
soggettivo, la qualit dei motivi a delinquere .
Questo
processo
di
revisione critica, ha portato ad un forte ridimensionamento del ruolo
autonomo del bene giuridico, infatti, secondo i metodologici il concetto di bene
giuridico finisce col ridursi ad una formula abbreviatrice del concetto di
scopo della norma penale, quindi il bene giuridico non
una
realt
preesistente alla norma, ma il risultato di una interpretazione di scopo (bene
giuridico = ratio legis).
Tale

concezione

risulta,

per,

inadatta

fornire

indicazioni

sicure

sulloggetto e sulle finalit della tutela penale, in quanto si incontrano difficolt


in sede di determinazione dello scopo della norma incriminatrice.
Concezione nazionalsocialista afferma che lintervenuto mutamento del
rapporto Statocittadino, quale effetto della rivoluzione nazionalsocialista, fa s che al
centro del reato assurga la violazione del dovere di fedelt nei confronti dello
Stato etico, impersonato dal Fuhrer.
Criterio di determinazione
della
dannosit criminale dei comportamenti punibili,
diventa
il
sentimento
popolare impregnato di valori
etici

quindi si
assiste
ad
un
assorbimento della sfera del diritto nella sfera etica. Inoltre il diritto penale,
secondo Kiel, non dovrebbe limitarsi alla conservazione di beni statici
preesistenti, ma dovrebbe contribuire a trasformare le condizioni di vita
della comunit sociale ed anche la coscienza del popolo, allo
scopo di
conseguire determinate finalit nazionali e sociali.

Ovviamente tale concezione del tutto incompatibile con i principi dello Stato
moderno.

Concezione liberale. Nei primi anni 60 e 70 si assiste alla conquista di


maggiori spazi di libert e di democrazia che hanno imposto un ripensamento
dei criteri di legittimazione dellintervento punitivo nellambito di un moderno
Stato di diritto. Sicuramente, lo scopo stato quello di emancipare il pi
possibile il diritto penale dalla
tradizionale subordinazione alla morale
corrente.
Secondo tale concezione, possono assurgere legittimamente a oggetto
di
tutela, solo entit dotate di sostrato reale e come tali, materialmente
ledibili e corrispondenti a valori suscettivi di consenso diffuso.
Il limite di questa concezione, consiste nellincapacit di fornire criteri di
individuazione del bene giuridico cos univoci, da potere vincolare il legislatore
nelle scelte degli oggetti tutelabili. Il concetto di entit materiale
concretamente ledibile infatti troppo generico e privo di idoneit selettiva.
Teoria costituzionalmente orientata del bene giuridico. Proprio lesigenza di
prospettare criteri atti a impedire rischi di arbitrio da parte di un legislatore
onnipotente, ha indotto la dottrina
ad assumere
la Costituzione a
fondamento o
comunque
a criterio fondamentale, nella scelta
di ci che pu legittimamente assurgere a reato. Gli obiettivi perseguiti da
questa teoria sono: elaborare un concetto di bene giuridico che preesista alla
valutazione
del
legislatore
ordinario
e;
prospettare
criteri
di
determinazione del bene giuridico dotati di vincolativit nei confronti del
legislatore penale.
Per individuare i casi di stretta necessit in cui si ammette il ricorso allo
strumento penale si fa riferimento a:
Art. 25 2c, Cost. che affidando al Parlamento o al Governo il potere di
legiferare in materia penale, muove dallesigenza di ridurre il campo
dellilliceit penale.
Art. 27 1c, Cost. che sancendo il principio del carattere personale della
responsabilit penale, pone limiti strutturali alla tecnica penalistica di tutela,
cos da ridurre le chance di utilizzo della stessa nei casi in cui risulta +
funzionale il ricorso a forme diverse di tutela.

Art. 27 3c, Cost. che attribuendo alla pena una funzione rieducativa,
presuppone una delimitazione dellarea dellillecito ai soli fatti lesivi di quei
valori che, possono essere assunti a met del processo di rieducazione del
condannato.
Art. 13 Cost. che sancendo il
carattere
inviolabile
della
libert
personale, riprova ulteriormente che luso della coercizione penale, va
limitato ai soli casi che lasciano apparire inevitabile il costo di un
restrizione della libert come effetto dellimposizione della sanzione.
Art.3 Cost. viene poi in considerazione

in

quanto la

pena

sacrifica

anche

altri valori costituzionali quali la dignit sociale, e di fatto frustra una


piena estrinsecazione della personalit umana.
Proprio a causa dellattitudine della pena a incidere negativamente su
beni di rango costituzionale il ricorso alla pena trova giustificazione soltanto
se diretto a tutelare beni socialmente apprezzabili dotati di rilevanza
costituzionale. La tutela penale per, estensibile anche ai beni che nella
Costituzione trovano un riconoscimento solo implicito.
Infatti, esistono beni che pur non menzionati dalla Costituzione trovano
tutela penale, in quanto rientrano nel sistema sociale dei valori nella comunit
sociale (piet dei defunti); e poi pu accadere che pi beni siano avvinti da un
nesso funzionale di tutela, per cui la tutela apprestata a un bene privo di
rilievo costituzionale esplicito, risulti finalizzata alla salvaguardia di un bene
espressamente contemplato dalla Costituzione. Infine c da dire che per
essere oggetto di tutela
penale
necessario
che
il
bene
sia
menzionato esplicitamente o implicitamente nella Costituzione, ma ci non
comporta lassunto che la rilevanza costituzionale di un bene, faccia sorgere
per il legislatore ordinario, lobbligo di creare fattispecie penali finalizzate alla
sua salvaguardia.
Quindi accertato che il bene sussumibile nellambito dei valori costituzionali,
la scelta del se e come punire (an e quomodo) risulta condizionata dalla
presenza di vari fattori
(criteri
della sussidiariet e meritevolezza
della pena); per cui
bisogna verificare se la tutela
del bene
sia
assicurabile mediante tecniche sanzionatorie extrapenali
e
se
il
grado dellaggressione a esso raggiunga una soglia tale da far
apparire inevitabile il
ricorso alla sanzione punitiva.

PROBLEMA

DELLA COMPATIBILITACON LA COST. DELLE FIGURE DI

REATO DELLORDINAMENTO
A)Bisogna verificare se si tratti di fattispecie poste a tutela di un bene
sufficientemente definito e se in armonia col sistema di valori costituzionali.
B) Bisogna controllare la conformit ai principi costituzionali delle tecniche
di tutela adottate dal legislatore per garantire la salvaguardia del bene
stesso.
Il problema riguarda i c.d. reati senza bene giuridico (es. pornografia, gioco
dazzardo, bestemmia ). In primo luogo controverso se al diritto penale
spetti salvaguardare valori attinenti alla sfera etica, la cui violazione non
comporti tangibili danni sociali diversi dalloffesa alla morale corrente.
Ovviamente in uno Stato pluralistico, il diritto penale non pu imporre ai
cittadini adulti una determinata concezione morale.
In secondo luogo, poco agevole lindividuazione del bene giuridico quando
si passa dalle fattispecie poste a tutela dei classici beni individuali (vita,
integrit fisica) a
quelle
finalizzate
alla
protezione
si
superindividuali o ad ampio raggio (economia pubblica, ambiente).

interessi

In questo caso loggetto della protezione penale perde concretezza, ma molti


di
questi
interessi sono
andati acquisendo unrango crescente nella
coscienza sociale, e poi ve
ne
sono alcuni che comunque presentano
un minor grado di indeterminatezza quali, il
regolare
esercizio
dellattivit
giudiziaria o
il
buon funzionamento
della pubblica
amministrazione.

In ultimo
luogo
possono
apparire
problematici
sotto
il
profilo
dellenucleazione di uno specifico bene giuridico, quale oggetto di tutela, i c.d.
delitti omissivi propri, consistenti nella mera inosservanza di un obbligo di
condotta penalmente sanzionato.

Qui il problema riguarda i seguenti modelli criminosi:


Reati di sospetto, la cui struttura si discosta molto
dal principio di
offensivit, infatti, la
repressione
di
tali
comportamenti
ha
una
giustificazione preventiva.
Reati ostativi: con la cui figura il legislatore si pone lo scopo di frapporre un
impedimento al compimento dei fatti concretamente offensivi.
Tali
fattispecie sono ammesse a una duplice condizione: che le
ffettiva idoneit
preventiva della fattispecie non sia presunta e che il bene finale da
salvaguardare sia di elevato rango.
Reati di pericolo presunto: questo modello tipizza fatti che presumibile
che provochino una messa in pericolo del bene protetto, ma non certo che lo
provochino. Questo modello ammissibile solo in presenza di alcune rigorose
condizioni.
Reati a dolo specifico con condotta neutra: sono illeciti imperniati su di una
condotta
che
pu
anche
costituire
esercizio
di
un
diritto
costituzionalmente riconosciuto, ma che assume rilevanza penale in virt del
fine perseguito (dolo specifico) dallagente (es. associazione sovversiva). Il
ricorso al dolo specifico inammissibile quando si riduce ad una finalit
meramente psicologica che non riesce a incrementare lidoneit lesiva del fatto
materiale.

SINDACATO DI LEGITTIMITACOSTITUZIONALE (domanda esame + sent.


394/2006) A norma dellart 28 l. n 87/1953 il controllo di legittimit della
Corte Costituzionale esclude ogni valutazione di natura politica e ogni
sindacato

sulluso del
potere discrezionale del Parlamento. Questi
limiti di sindacato non valgono per,
anche
in
materia penale, e il modello di controllo di legittimit adottato, si incentra sul
rapporto tra norma penale denunciata
e lesercizio
di
libert
costituzionalmente garantite. La
pplicazione di questo
modello ha dato luogo a 3 tipologie di pronunce.

Sentenze di rigetto.
Sono la maggior parte. La Corte ha, infatti, salvato molte fattispecie di
matrice autoritaria del codice Rocco contrastanti con i diritti fondamentali,
facendo leva sul rilievo che tali fattispecie sarebbero finalizzate alla tutela
di beni di rango costituzionale (es. reati di opinione, bestemmia)
Sentenze manipolative del bene protetto.
Sono sentenze con cui la Corte ha conservato nellordinamento, figure di reato
sospettate di contraddire i principi costituzionali, riformulando
loggetto
della tutela in modo da renderlo + compatibile con la Costituzione. (Es.
RELIGIONE. Nella concezione originaria la religione tutelata quale bene
funzionale allo stato fascista, la Corte ha mantenuto in vita le norme penali
denunciate, ridefinendo loggetto della tutela e ha enucleato come nuovo
bene protetto, il sentimento religioso come espressione della personalit del
singolo credente. Es. SCIOPERO.
Le norme sullo sciopero tutelavano leconomia corporativa del regime fascista,
divenuto lo sciopero un diritto costituzionalmente garantito, la Corte ha
salvato la norma elevando a nuovo oggetto di protezione lordine
costituzionale).
La legittimit della ridefinizione del bene giuridico deve sottostare a limiti
molto rigorosi: LIVELLO DI UNIVOCITA. La ridefinizione lecita se essa
discende automaticamente e univocamente dallapplicazione delle norme
costituzionali coinvolte, per cui la nuova interpretazione si impone come
quasi obbligata.

La riformulazione il risultato di una reinterpretazione costituzionalmente


orientata. Lopera di riformulazione, quindi, indebita tutte le volte che
il ricorso ai principi costituzionali lascia aperta la scelta tra pi soluzioni, per
cui linterpretazione finale presuppone unopzione politica, che riservata solo
al legislatore.
RISPETTO DEL TENORE LETTERALE.
La riformulazione del bene protetto deve sempre risultare compatibile con lo
schema formale del fatto di reato.
Sentenze di accoglimento.
Sono la minor parte e sono sentenze con cui la Corte riconosce lillegittimit
della

norma penale in questione, la quale dipende dalla

comprimere diritti

sua

attitudine a

libert costituzionalmente garantiti, senza che

tale

incidenza possa considerarsi giustificata dallesigenza di tutelare altri beni


o interessi costituzionalmente rilevanti. (es. sent. N 269/1986 con cui la
Corte
ha
dichiarato
incostituzionale
il
reato
di
eccitamento
allemigrazione perch in contrasto con lart 35 4c che afferma la libert di
emigrazione.) La concezione costituzionalmente orientata del bene giuridico
comporta che: Sul versante delle direttive di tutela volte a circoscrivere larea
di punibilit, non possono essere legittimamente elevati a reato fatti che
corrispondono
allesercizio
di
libert
fondamentali
garantite
dalla
Costituzione, a meno che non si tratti di incriminazioni poste a tutela di
espliciti interessi- limite o di altri interessi comunque dotati di rilevanza
costituzionale.
Sul versante delle direttive di tutela volte a dilatare larea di punibilit, il
legislatore non
legittimato a incriminare limmoralit in s, perch non compito dello
Stato educare coercitivamente i cittadini adulti.
2.6) ORIENTAMENTI SUL RUOLO DEL BENE GIURIDICO
Hans Welzel sostiene che il compito primario del diritto penale consiste nel
formare gli atteggiamenti etico sociali dei cittadini, al fine di favorirne la
disponibilit psicologica a rispettare le leggi: quindi, la protezione del bene
giuridico sarebbe un obiettivo indiretto, incluso nello scopo primario. Tale
tesi non da condividere perch compito del diritto penale non formare le
coscienze dei cittadini adulti, incriminando comportamenti anche privi di reale
minaccia al bene protetto.

Amelung tenta di riproporre la dottrina della

dannosit sociale, per cui il

reato sarebbe definibile pi che come fatto lesivo di un bene giuridico, come
un fatto socialmente dannoso. Dannosoviene definito un
fenomeno
disfunzionale che impedisce o frappone ostacoli a che il sistema sociale risolva i
problemi della sua conservazione.
Jacobs condivide con Amelung il tentativo di trapiantare nel diritto
penale la teoria sistemica di Luhmann. Secondo Jacobs, il compito del
diritto penale risiederebbe + che nella protezione dei beni giuridici, nel
confermare la validit o obbligatoriet della norma violata, quindi
bene
giuridico sarebbe la pratica vincolativit della norma penale. Secondo Jacobs,
assumerebbe rilievo non tanto un comportamento inteso
come
mero
accadimento esteriore che lede un bene concepito, a sua volta, come un
oggetto materiale del mondo
esterno.
Rileverebbe
piuttosto,
un
comportamento da considerare quale accadimento significativo sul piano
dellinterazione sociale e il significato consisterebbe nel rappresentare la
negazione della norma penale. Lo scopo del diritto penale
finirebbe col
consistere nella tutela di se stesso.
Hassemer tende a ricomprendere nella teoria del bene giuridico, anche lo
studio delle condizioni empiriche che ne assicurerebbero il successo pratico.
Lobiettivo principale sarebbe individuare i fattori sociali (frequenza della
condotta criminosa che viene in questione, intensit del bisogno di
preservare lo
ggetto meritevole di tutela, intensit della minaccia contro di
esso) che
abitualmente
presiedono
al
processo
legislativo
di
penalizzazione della condotta umana. Quindi, una politica dei beni giuridici
dovrebbe sollecitare mutamenti legislativi che non contrastino troppo con
le concezioni sociali predominanti.
Oggi si avverte lesigenza di aggiornare la tradizione illuministica in modo
da fornire
modelli di legittimazione che siano allaltezza dei compiti che il diritto penale
chiamato ad assolvere. In conformit a tale idea il reato configurabile
come un fatto che offende o pone in pericolo i beni giuridici (principio di
offensivit o lesivit)

3.4.5) I principi di
sussidiariet, di
meritevolezza di
pena,
frammentariete di autonomia
Lesistenza di un bene meritevole di tutela non basta a giustificare la

di

creazione di una fattispecie penale finalizzata alla sua salvaguardia. Sono


necessari altri 2 presupposti:

PRINCIPIO

DI SUSSIDIARIETA. necessario, che non sia

apprestabile

altra tutela extrapenale. Si parla di sussidiariet del diritto penale


per esprimere lidea dello strumento penale come estrema ratio. Il ricorso
alla pena statuale giustificato quando risulta
oltre
che necessario,
conforme allo scopo. Il principio di sussidiariet pu essere concepito
secondo due accezioni:
concezione ristretta
: il
ricorso allo
strumento
penale
appare
ingiustificato quando la salvaguardia del bene in questione

ottenibile
mediante sanzioni di natura extrapenale; concezione ampia: la sanzione penale
sarebbe comunque da preferire anche nei casi di non strettissima necessit,
tutte le volte in cui la funzione stigmatizzante propria della pena in senso
stretto, risulti utile ai fini di una + forte riprovazione del comportamento
criminoso e di una + energica riaffermazione dellimportanza del bene tutelato.
La concezione ristretta corrisponde a una visione + moderna e laica dei
compiti del diritto penale.

PRINCIPIO DI MERITEVOLEZZA DELLA PENA: necessario che ci si trovi


dinanzi ad una grave forma di aggressione
del
bene
protetto.
La
sanzione penale deve essere applicata infatti, non in presenza di un
qualunque attacco ad un bene degno di tutela, ma solo nei casi in cui
laggressione
raggiunga
un
livello
di
gravit
tale
da
risultare
intollerabile. Pi alto il livello del bene allinterno della scala gerarchica
recepita nella Costituzione ,pi giustificato risulter asserire la meritevolezza
di pena dei comportamenti che ledono o mettono in pericolo tale bene.

4) IL PRINCIPIO DI FRAMMENTARIETA
un principio secondo cui lordinamento colpisce ed eleva a fattispecie
delittuose soltanto le azioni pi intollerabili e solo nelle forme
di
manifestazione pi grossolane (Karl Binding). Opera a 3 livelli:
Alcune fattispecie di reato tutelano il bene oggetto di protezione solo
contro specifiche forme di aggressione.
La sfera di ci che rileva penalmente molto + limitata rispetto alla sfera
di ci che antigiuridico alla stregua dellordinamento nel complesso.
Larea del penalmente rilevante non coincide con quella
di
ci
che
moralmente

riprovevole.

Obiezioni: in primo luogo, in una prospettiva di prevenzione generale, si


rilevato che la frammentariet della tutela contrasterebbe con lesigenza di
reprimere tutti i comportamenti capaci di ledere un bene protetto. ( la
giurisprudenza per spesso ricorre
a
interpretazioni
estensive
delle
fattispecie incriminatrici, per ovviare a tale presunta lacunosit). Inoltre, la
pretesa alla completezza della tutela di determinati beni, rischia di condurre
ad una assolutizzazione degli stessi, perdendo di vista il fatto che le
scelte legislative sono sempre frutto di bilanciamenti e mediazioni.
In secondo luogo, dal punto di vista della prevenzione speciale
si
osservato che
la
frammentariet contrasta con lesigenza di reato
impossibile socializzazione: cio se la pena deve tendere non solo a impedire
la recidiva ma anche a reato impossibile orientare il reo secondo il sistema
dei valori dominanti, sarebbe pi coerente penalizzare tutte le condotte
lesive dei beni assunti a punti di riferimento del processo rieducativo; in
caso contrario ci si troverebbe dinanzi ad unantinomia (ma si tratta di
unantinomia solo apparente dato che proprio perch il processo rieducativo
ha lo scopo di favorire nel reo la reato impossibile acquisizione dellintegrale
rispetto dei valori, questi deve essere tendenzialmente sollecitato a reato
impossibile orientare la sua condotta
in
modo
da
evitare
tutti
i
comportamenti offensivi di tali valori e non
solo
quelli
che
risultano
formalmente penalizzati.)
In terzo luogo si osservato che lincompletezza della tutela dei beni giuridici
finisce con lingenerare nella
utore del reato la mentalit della
vittima,
quale conseguenza della disparita di trattamento che ne discenderebbe
rispetto a colui il quale offende lo stesso bene con modalit di aggressione
non previste dalle norme incriminatrici. Ma tale replica trascura il fatto che
spesso il disvalore penale di un comportamento si riconnette proprio alla
modalit di aggressione del ben protetto.

5) IL PRINCIPIO DI AUTONOMIA
Un orientamento risalente a Karl Binding attribuisce al diritto penale
una funzione accessoria, secondaria: cio la sua funzione consisterebbe nel
rafforzare, attraverso la sanzione, i precetti e le sanzioni degli altri rami del
diritto.
Questa teoria stata riformulata in Italia dal Grispigni, secondo cui
ogni condotta costituente reato sarebbe sempre e in ogni caso vietata anche
da unaltra norma di diritto privato o pubblico, e ogni reato pertanto
integrerebbe un illecito di natura non penale. La sanzione serve cos da
rafforzamento della
ltra sanzione non penale, stabilita dalla norma giuridica
che antecedentemente al diritto penale ha vietato la condotta. (tesi del
carattere sanzionatorio del diritto penale).
Tale tesi oggi respinta, infatti, il giudice per poter procedere allapplicazione
di sanzioni punitive non vincolato, di regola, a precedenti valutazioni di
altri giudici o autorit amministrative; per cui indifferente che la sanzione
penale sia preceduta o no da altri tipi di sanzione.
Anche quando lillecito penale costruito su di un evento lesivo che fa da
presupposto a illeciti extrapenali, lautonomia del diritto penale emerge sotto 2
profili:
Spesso lillecito penale rimane circoscritto a specifiche forme di aggressione
tipizzate dalla fattispecie incriminatrice, per cui si caratterizza come illecito
di modalit di lesione.
Anche quando il diritto penale richiama direttamente concetti e categorie
proprie di altri settori, le specifiche esigenze dellimputazione penalistica
possono richiedere che il significato di questi concetti venga ricostruito in via
autonoma.
6) Partizioni di diritto penale
Parte generale: che comprende la disciplina: dei criteri oggettivi e
soggettivi di imputazione del
fatto delittuoso
al
suo autore,
delle
conseguenze giuridiche del reato e di ogni altro elemento condizionante la
punibilit
Parte speciale: contiene il catalogo delle fattispecie che descrivono i singoli
comportamenti illeciti.

7) Caratteristiche del codice Rocco


Il codice penale vigente, codice Rocco, stato emanato durante il periodo
corporativo ma non del tutto permeato dellideologia fascista che ad esso
diede vita. Limpronta di regime si coglie solo in quei settori di per s +
esposti al mutare delle concezioni politiche (delitti contro la
personalit
dello stato, reati di opinione, alcune figure delittuose di sciopero), per il
resto il catalogo delle fattispecie di parte speciale ricalca
quello
ereditato dalla tradizione liberale.

La novit + rilevante rappresentata dallintroduzione delle misure


di
sicurezza in aggiunta o in sostituzione della pena (sistema doppio binario).
RIFORME
Per quanto riguarda la parte generale
D.lg.lgt. 288/1944 ha reintrodotto: la scriminante della reazione legittima del
cittadino agli atti arbitrari del p.u.; la c.d exeptio veritatis, cio listituto in
virt del quale si attribuisce allimputato il diritto di provare la verit
delladdebito di tronte allattribuzione di un fatto; le attenuanti generiche, che
hanno funzione di umanizzare la condanna adeguandola alla peculiarit della
vicenda concreta.
D.lg.lgt. 224/1944 ha abolito la pena di m orte.
L. 689/1981 ha risolto il problema della depenalizzazione. Il legislatore ha
introdotto un sistema di principi destinato a costituire la parte generale sia
dellillecito depenalizzato, sia dellillecito originariamente amministrativo. Ha
poi esteso la depenalizzazione agli illeciti puniti con la sola pena della multa.
Ha poi introdotto
sanzioni
sostitutive
delle pene
detentive
brevi
(semidetenzione, libert controllata, pena pecuniaria).

L.220/1974 c.d. Novella del 74 Ha introdotto:


La possibilit del giudizio di comparazione di tutte le circostanze aggravanti e
attenuanti; Il cumulo delle pene per il concorso formale di reati; Le
stensione
della disciplina del reato continuato; La trasformazione della
ggravante della
recidiva da obbligatoria in facoltativa; Lestensione dei limiti della
sospensione condizionale della pena anche per la seconda condanna;

L.354/1975 ha introdotto
liberazione anticipata)

le

sanzioni

alternative

(semilibert,

Per quanto riguarda la parte speciale stata di recente riformata


con lintroduzione dei reati in materia informatica e con la riforma dei
reati sessuali. Interventi precedenti, molto significativi, sono stati
lintroduzione dellassociazione di
tipo mafioso,
dello
scambio
elettorale politico-mafioso e delle nuove fattispecie di riciclaggio.

CAPITOLO II LA FUNZIONE DI GARANZIA DELLA LEGGE PENALE


1) Premesse generali
Il principio di legalit ha una matrice risalente alla dottrina illuministica del
contratto sociale , quindi una genesi politica. Si giustifica con lesigenza di
vincolare lesercizio di ogni potere dello Stato, alla legge.
Lidea di tutela dei diritti di libert del cittadino nei confronti del potere
dello Stato si esprime col divieto di retroattivit della legge penale:
agli
illuministi appare eccessivamente lesivo dei
diritti
di
libert
del
cittadino,punire successivamente unazione la quale, nel momento in
cui
viene commessa, non ancora penalmente sanzionata, anche se risulta gi
contraria alla morale o al diritto. Invero, il divieto di retroattivit va
riferito pi che al comportamento, alla sanzione, la quale si trasforma in una
misura arbitraria, inconciliabile con la libert del
singolo, se applicata
senza preventiva minaccia.
La traduzione di tale principio in termini giuridico- penali, avviene nei primi
dell800 ad opera del tedesco Feuerbach, il quale lo canonizza con la celebre
formula nulla poena sine lege. Se la minaccia della pena deve funzionare da
deterrente psicologico nel distogliere dal commettere reati, necessario che
i cittadini conoscano prima quali sono i fatti, la cui realizzazione comporta
linflizione della sanzione.
Nella Costituzione il principio di legalit ha trovato riconoscimento nellart
25, 2c che dispone: nessuno pu essere punito se non in forza di una legge
che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.
Nel codice penale, invece, il principio di legalit trova espressione allart. 1 che
statuisce: nessuno pu essere punito per un fatto che non sia espressamente
preveduto come reato dalla legge, n con pene che non siano
da essa
stabilite.
Il principio di legalit si articola in 4 sottoprincipi: la riserva di legge, la
tassativit, lirretroattivit e il divieto di analogia.

2) La riserva di legge: fondamento e portata


Il principio di riserva di legge esprime il divieto di punire un determinato
fatto in assenza di una legge preesistente che lo configuri come reato. Esso in
particolare, tende a sottrarre la competenza in materia penale, al potere
esecutivo. La
potest
normativa
in
materia
penale

riservata
esclusivamente al legislatore ordinario, il che si giustifica con esigenze di
garanzia formali e sostanziali.

Garanzie solo cos soddisfatte, in quanto solo il procedimento legislativo


pu in modo adeguato salvaguardare il bene della libert personale, e
consente di tutelare i diritti delle minoranze e delle forze politiche di
opposizione. Inoltre si evitano forme di arbitrio del potere esecutivo e
giudiziario. Perch il principio di riserva di legge
assicuri uneffettiva
garanzia necessario che sussistano 2 condizioni:
1-Mancanza della c.d. tirannia di maggioranza, che si verifica quando c un
accentuato squilibrio di forze, nel rapporto tra maggioranza e opposizione.
necessario che i partiti al governo dimostrino uneffettiva disponibilit a
tener conto delle eventuali obiezioni critiche manifestate dallopposizione
parlamentare, evitando forme di prevaricazione e abuso sostanziale del
potere di maggioranza.
2-

Deve esserci la concreta possibilit che le scelte politico-criminali siano

fatte oggetto di un ampio dibattito pubblico; nellambito Universitario, tra gli


esperti del sistema mediatico e negli altri luoghi ove si esercita il controllo della
pubblica opinione. Riserva assoluta o relativa?

Intorno agli anni 50, nel nostro ordinamento si tentato di ridimensionare il


ruolo della riserva di legge degradandola a relativa; si quindi ritenuta
ammissibile la partecipazione di fonti normative secondarie alla creazione delle
fattispecie penali. Questa concezione di riserva di legge relativa, finisce per,
con leludere le esigenze di garanzia che il principio di legalit deve soddisfare.
La riserva di legge quindi, deve essere intesa come assoluta, anche se esistono
divergenze sulla sua portata e i suoi limiti.
Secondo una formulazione elastica, il carattere assoluto della riserva di legge
non implica necessariamente lesclusione del concorso del potere normativo
secondario, nella configurazione del modello di reato. Si rilevato che la fonte
regolamentare non viene in rilievo come fonte normativa ma come fatto tra i
fatti. Tale impostazione oggi respinta perch svuota la ratio politica del
principio della riserva.
Secondo unaltra impostazione la riserva assoluta esclude che il legislatore
possa attribuire il potere normativo penale ad una fonte di grado
inferiore. Questa impostazione preferibile, anche se oggi viene concesso al
potere regolamentare uno spazio di intervento normativo, se pur limitato.
Lapporto delle fonti secondarie, appare infatti, necessario nei settori
bisognosi di continuo aggiornamento.
Quindi, le scelte di fondo relative allincriminazione rimangono monopolio del
legislatore, ma rimane affidata alla fonte normativa secondaria, la possibilit
di individuare dal punto di vista tecnico, il contenuto di elementi di fattispecie
gi delineati in sede legislativa.
Il concetto di legge
Si discusso sullammissibilit come fonti del diritto penale delle leggi, oltre
che in senso formale (leggi ordinarie), anche delle leggi in senso materiale
(decreti legge e decreti legislativi). La dottrina ritiene ammissibili sia la
legge delegata che il decreto legge, in quanto equiparati alla legge ordinaria
quanto a efficacia. In realt le caratteristiche delle leggi in senso materiale,
sono tali da risultare poco compatibili con la ratio sottesa al principio di
riserva di legge.
La legge delegata si pone con la legge delega nello stesso rapporto in cui si
pongono le fonti secondarie nei confronti di una legge che si limita a
configurare il precetto sostanziale, rinviando per la sua concretizzazione a
fonti subordinate. Quindi risultano se non eluse, attenuate,
le
garanzie
implicite nel principio di riserva di legge.

Il decreto legge attenua ancor di pi tali garanzie, non solo perch per
tutto il tempo necessario
alla conversione le
minoranze non possono
esercitare il controllo, ma anche perch la sua emissione giustificata da
ragioni di urgenza e necessit che contrastano
con
le
esigenze
di
ponderazione che non possono essere eluse in sede di criminalizzazione
delle condotte umane.
Quanto alla legge regionale, la dottrina e la giurisprudenza la ritengono esclusa
dal novero delle fonti di produzione delle norme penali. E ci sulla base di varie
motivazioni:
necessario che vi siano in tutto il territorio nazionale condizioni di
uguaglianza nella fruizione della libert personale, pena la violazione dellart. 3
cost. Un eventuale pluralismo di fonti regionali contrasterebbe col principio
di unit politica dello Stato, art 5 cost.
Infine si pu richiamare lart. 120 commi 2 e 3 che vieta alle Regioni di
adottare provvedimenti che sono di ostacolo al libero esercizio dei diritti
fondamentali dei cittadini. La motivazione pi ricca
contenuta
nella
sent. 487/89 in cui si afferma che
la criminalizzazione comporta, una
scelta tra tutti i beni e valori emergenti nella societ intera: tale scelta
non pu essere effettuata dai consigli
regionali, ciascuno per conto
proprio, per la mancanza di una visione generale dei bisogni ed esigenza
dellintera societ. ( Eammissibile per, lintervento di una legge regionale in
funzione scriminante, infatti, in questo caso si verifica un ampliamento della
sfera di liceit).

3) Il concetto di legge nellart. 25, comma 2 Cost. e nellart. 1 cp


Ecaratterizzato da:
- largo uso decreti
legge e leggi delegate (ad es.
terrorismo e mafia)
- ok penale anche leggi in senso materiale D.Lgs o D.L. (atti aventi forza
di legge)?

- decreti = equiparati a legge in senso formale (e quindi riconosciuti validi da


OG); per ambigui perch:
1) d.lgs per DP: = qualsiasi fonte secondaria (quindi specificazione tecnica
rispetto a elementi di normazione ordinaria)
2) d.l. per DP: per sua natura emanato in casi di necessit e urgenza
(quindi NO per fattispecie penale, perch materia richiede ponderazione su
quali provvedimenti penali adottare in <> contesti)
- SICURAMENTE MAI = LEGGE REGIONALE (sia di competenza esclusiva su
materie di interesse penalistico, sia di competenza concorrente con lo Stato
di medesimo ambito se non indicato da art. 117 Cost.)
- ammessa legge regionale se porta una causa di giustificazione alla norma
penale (ossia porta una circostanza che giustifica un comportamento
penalmente rilevante).
- ma caso 2 (tutela penale per settore e
lettoraleregionale sprovvisto di
tutela) - usa la r
ecezione della legge penale statale (sentenza CC considera
legittima la recezione ma con una motivazione che indicherebbe che non
doveva essere recepita)
4) Rapporto legge-fonte subordinata: i diversi modelli di integrazione (4
livelli)
Si distinguono 4 modelli di integrazione:
La legge affida alla fonte secondaria la determinazione delle condotte
concretamente punibili, norme penali in bianco (art 650 c.p. punito
colui che non osserva un provvedimento
emanato
dallAutorit
amministrativa; qui la determinazione del fatto costituente reato, rimane
affidata all Autorit amministrativa. La sent 168/1971
ha dichiarato
legittimo lart 650 perch, la materialit della contravvenzione descritta
tassativamente in tutti i suoi elementi costitutivi).

Parte della dottrina ritiene che la tecnica della norma penale in


bianco
contrasti con il principio di riserva di legge solo quando il precetto penale
generico, fa rinvio a fonti secondarie di carattere normativo astratto e
generale,
precetto

mentre sarebbe compatibile il diverso fenomeno del rinvio del


penale
a
singoli
e
concreti
provvedimenti
dellautorit

amministrativa come nel caso dellart 650 c.p. .

La fonte secondaria disciplina uno o pi elementi che concorrono alla


descrizione dellillecito penale (art. 659 c.p. riguardante la contravvenzione
commessa esercitando un mestiere rumoroso
contro
le
prescrizioni
dellautorit locale. In questo caso le prescrizioni contribuiscono a delineare
le modalit del fatto vietato, incidendo sul
suo
disvalore penale, ed
infatti dubbia la sua liceit).
La fonte secondaria assolve la funzione di specificare, in via tecnica, elementi
di fattispecie legislativamente predeterminati nel nucleo
significativo
essenziale. Questa tecnica sicuramente lecita ed anche necessaria nei
settori caratterizzati da complessit tecnica e bisognosi di continuo
aggiornamento. (es. specificazione mediante decreto del Ministro della
Sanit degli additivi chimici non autorizzati; ci non incide sulla completezza
del precetto penale gi integralmente costituito dal divieto di far uso di
additivi chimici).
La legge consente alla fonte secondaria di scegliere i comportamenti punibili
tra quelli da questultima disciplinati. Questa tecnica illegittima, perch il
legislatore si spoglierebbe della funzione di cui investito in forza del
principio della riserva di legge, per delegarlo integralmente al potere
regolamentare.
La Corte Costituzionale ha mostrato + volte la preoccupazione di salvare la
legittimit dei precetti penali integrati da atti amministrativi.
In un primo momento la Corte ha fatto propria limpostazione teorica che
degrada latto amministrativo a mero presupposto di fatto del precetto
penale.
Successivamente ha fatto ricorso al criterio
del precetto penale (es. art 650).

della

sufficiente specificazione

Pi di recente con la sent 289/90 la Corte ha interpretato la riserva di legge


in maniera pi rigorosa e da tale sentenza emergono 3
indicazioni
fondamentali:
compatibile con il principio di riserva di legge lintegrazione del precetto
penale rispetto ad elementi suscettivi di specificazione tecnica (es. elenco
sostanze stupefacenti a cura del Ministro della Sanit)

compatibile col principio di riserva di legge lipotesi in cui il precetto


penale
assume funzione
sanzionatoria
rispetto
a
provvedimenti
amministrativi, quando sia la legge a indicarne i presupposti, carattere,
contenuto e limiti.
in contrasto col principio di riserva di legge la tecnica del rinvio a fonte
secondaria per la determinazione di elementi essenziali dellillecito.
5) Rapporto legge-consuetudine
La consuetudine la ripetizione generale, uniforme e costante di un
comportamento, accompagnata dalla convinzione dellobbligatoriet dello
stesso. Nel diritto penale, la consuetudine non atta a svolgere funzione
incriminatrice o aggravatrice del trattamento punitivo, e lo stesso vale per la
funzione abrogatrice (desuetudine).
Parte della

dottrina

per ,

ammette

consuetudine come ad es. quando si


levento ex art. 40 cpv c.p. pu
consuetudinaria.

una funzione

integratrice

afferma che lobbligo


anche
scaturire da

della

di impedire
una
fonte

Al concetto di consuetudine integratrice si fa spesso ricorso x alludere ai


casi il ci il giudizio penale presuppone il rinvio a criteri sociali di valutazione
come in materia di osceno. (per, se dubbi di costituzionalit sorgono con
riferimento allapporto integrativo di un regolamento, a maggior ragione
sussiste un contrasto tra il principio di riserva di legge e la consuetudine
integratrice).
sicuramente ammessa, la consuetudine scriminante, infatti le norme che
configurano cause di giustificazione non hanno carattere
specificatamente
penale, per cui le situazioni scriminanti non sono necessariamente subordinate
al principio di riserva di legge. (ad es. ammissibile che lesercizio di un
diritto, quale causa di giustificazione, abbia la sua fonte in una norma
consuetudinaria).

6) Riserva di legge e normativa comunitaria


Ovviamente esclusa la potest legislativa penale dellUe, la quale per
legittimata a prevedere e irrogare sanzioni amministrative. LUe si pone
come obiettivo una tutela penale mediata degli interessi comunitari, cio
si preoccupa che questi ricevano una protezione anche a mezzo del diritto
penale interno.
Le tecniche utilizzabili sono:
Assimilazione degli interessi comunitari agli interessi
statali,
mediante
estensione ai primi delle forme di tutela previsti per i secondi. (es. artt. 316
bis e 640 bis c.p. che parificano la rispettiva tutela penale delle risorse statali
e di quelle comunitarie).
Armonizzazione delle legislazioni penali nazionali, realizzabile predisponendo
modelli di incriminazione tendenzialmente simili, onde
consentire
alle
autorit competenti una + efficace persecuzione dei reati nello spazio europeo.
Unificazione delle discipline penali nazionale, ovvero predisponendo una
normativa penale comune.
LUe allo scopo di promuovere larmonizzazione penale, ha introdotto un terzo
pilastro (cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale). Tale
pilastro pu avvalersi di strumenti quali azioni comuni (decisioni quadro, le
quali per sono prive di efficacia diretta). Con lintroduzione del terzo
pilastro si sono introdotte diverse innovazioni, tra cui una semplificazione
del sistema delle fonti mediante la previsione delle sole leggi europee ( self
executing) e delle leggi quadro europee (efficacia delle direttive). Quindi,
sembra ricavarsi dalle nuove norme, la competenza delle leggi
quadro
europee a determinare i criteri per il ravvicinamento
delle
legislazioni
nazionale, la competenza delle leggi europee a istituire una procura europea e
a definire i reati da questa perseguibili.
Nei rapporti tra legge nazionale e comunitaria vale il principio del primato
del diritto comunitario sul diritto nazionale, per cui la legge comunitaria
destinata a prevalere su quella nazionale in contrasto.

Con unimportante sentenza la Corte di Giustizia CE ha sancito lobbligo del


giudice di applicare le disposizioni comunitarie anche disapplicando,
alloccorrenza di propria iniziativa,
qualunque disposizione nazionale
contrastante, anche posteriore, senza dover attendere la rimozione della
stessa per via legislativa o il sindacato della Corte Costituzionale. Il primato
del diritto comunitario riguarda, per, solo i regolamenti e le direttive
aventi efficacia diretta.
Le forme di interazione tra norma comunitarie e diritto penale interne
possono essere di 3 tipi:

Conflitto totale o parziale tra norma comunitarie e legge penale italiana.


Se il giudice interno in dubbio sullinterpretazione della norma comunitaria
pu, e in alcuni casi deve (se si tratta di ultimo grado di giudizio), ex art.
234 CE ricorrere ad un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia CE cui
spetta il monopolio sullinterpretazione del diritto comunitario. Se
il
conflitto si manifesta in modo evidente e la norma comunitarie self.
executing, il giudice dovr disapplicare la norma penale italiana e applicare
quella comunitaria. (es. limiti previsti dalla direttiva sul livello di pressione
degli impianti, e limiti previsti dalla legge nazionale) pag 64. Leffetto della
prevalenza della disposizione comunitaria di tipo limitativo o restrittivo del
diritto penale.
Interazione di tipo specificativo- integrativo.
Nel senso che la norma comunitaria pu
concorrere a delineare i
presupposti
di
applicazione
di
fattispecie
incriminatrici
interne,
specificandone o integrandone gli elementi costitutivi. Ovviamente deve
essere precisato in che forme e limiti ci
sia possibile. Deve essere
sempre la legge statale a definire gli elementi essenziali della figura di reato.
Ad es. ammissibile che un regolamento comunitario specifichi, dal punto
di vista tecnico, elementi di fattispecie gi definiti nel nucleo significativo
essenziale, dal legislatore nazionale, mentre + controvertibile lipotesi in cui
la norma comunitaria, si presti
a
integrare
elementi
normativi
della
fattispecie incriminatrice (es. norma che introduca una nuova regola
cautelare idonea a integrare il concetto di colpa ex art. 43).

Sono previsti obblighi comunitari di tutela penale a carico degli Stati


membri, ma si discusso sulla compatibilit di tali obblighi con il principio di
riserva di legge.
Ammettendo che una fonte normativa europea sia legittimata a imporre ad
uno Stato membro ladozione di sanzioni penali per la tutela di un
certo bene o interesse comunitario , risulterebbe vanificata la garanzia
democratica del processo genetico delle norme penali;
al Parlamento verrebbe
sottratto di
fatto il potere di valutare
autonomamente i presupposti politico- criminali che rendono necessario il
ricorso alla tutela penale.
Pur conservando la competenza a scegliere il
tipo di sanzioni, gli Stati
devono vigilare a che le violazioni del diritto
europeo siano colpite con sanzioni interne avente carattere di effettivit
proporzionalit
e capacit dissuasiva. Quindi, in linea di principio non
sussiste nessuno obbligo di tutela penale in senso stretto, per lopzione
penalistica si pone in via mediata, quale
la tecnica di tutela pi adeguata.

riflesso

del

dovere di adottare

Giurisprudenza della Corte di Giustizia CE


La pronuncia pi recente afferma la competenza della normativa comunitaria
a imporre agli Stati lobbligo di prevedere sanzioni penali finalizzate alla tutela
di un bene comunitariamente rilevante. Tale obbligo va imposto
con lo
strumento della direttiva. La Corte non si limitata a ribadire che gli
ordinamenti nazionali hanno lobbligo di predisporre, a tutela degli interessi
comunitari, sanzioni adeguate, ma si spinta fino ad esigere ladozione di
sanzioni penali in senso stretto.
Sentenza Niselli del 2004 riguardava linterpretazione del concetto di rifiuto
nellambito della fattispecie incriminatrice prevista dallart 51 de decreto
Ronchi. Il problema nasceva dal fatto che il decreto (come modificato) forniva
una definizione contrastante con quelle comunitaria e aveva leffetto di
restringere la
rea della punibilit. La Corte ha ravvisato il contrasto tra le
due norme, ma si astenuta dal chiarire se il giudice italiano
fosse
obbligato a disapplicare la successiva norma modificativa, difforme dallo
standard comunitario, ed applicare invece, la norma incriminatrice sussistente
al momento del fatto. La sentenza del 2005 Berlusconi e altri.

La questione riguardava la riforma dei reati societari e in particolare la


nuova disciplina del reato di falso in bilancio, la quale suscettibile di
essere considerata troppo restrittiva dellarea di punibilit alla stregua delle
direttive comunitarie. Perci sarebbe comunitariamente illegittima
per
carenza di efficacia preventivo- repressivo. La Corte ha per respinto le
questioni sollevate sulla fondatezza della prevalenza accordata al principio del
favor rei.
Sentenza Pupino 2005 la Corte ha affermato il principio secondo cui lobbligo
di interpretazione giudiziale conforme, deve valere anche riguardo gli atti del
terzo pilastro quali le decisioni quadro, oltre che in rapporto alle norme
comunitarie in senso stretto.

7) Il principio nulla poena sine lege


Il principio nulla poena sine lege affermato allart 25 Cost. e in quanto
cardine del principio di
legalit
rientra tra i principi
penalistici
fondamentali
di
uno
Stato democratico.
Una
legge penale che si
limitasse a prevedere il fatto, ma rimettesse al giudice la scelta del tipo
e/o la durata della sanzione, contraddirebbe il principio di legalit,
ma
predeterminazione legale della sanzione
non significa esclusione di ogni
potere discrezionale del giudice. Anzila possibilit di scegliere tra + tipi di
sanzioni predeterminate imposta dalla necessita di rispettare i principi
costituzionali della individualizzazione
della
pena
e
del
finalismo
rieducativo.

Il principio di legalit veramente rispettato se lo spazio edittale oscilli


entro minimi e massimi ragionevoli. Tale ragionevolezza va rapportata al rango
del bene protetto e alla gravit delloffesa arrecata dal fatto incriminato.
Anche il rispetto del principio di legalit opera come riserva di legge assoluta:
solo la legge o un atto normativo equiparato, possono stabilire con quale
sanzione e in quale misura debba essere represso il comportamento criminoso.

8) Il principio di tassativit: premessa


Il principio di tassativit o di sufficiente determinatezza impone al
legislatore di individuare con sufficiente precisione il comportamento
penalmente sanzionato. Tale principio non riguarda la gerarchia delle fonti
in materia penale, come il principio di riserva di legge; ma coinvolge la tecnica
di formulazione delle fattispecie criminose e tende a salvaguardare i cittadini
contro eventuali abusi del potere giudiziario.
Tale principio fa da pendant col principio di frammentariet, perch se la
tutela penale apprestata solo contro determinate forme di aggressione ai
beni giuridici, necessario che il legislatore specifichi con determinatezza i
comportamenti che integrano tali modalit aggressive.
La
determinatezza
delle
fattispecie incriminatrici
rappresenta
una
condizione indispensabile perch la norma
penale possa efficacemente
fungere da guida del comportamento del cittadino: quanto + il cittadino
posto in condizione di discernere senza ambiguit tra le zone del lecito e
dellillecito, tanto + cresce il rapporto di fiducia nei confronti dello Stato e
delle sue istituzioni. Ove tale principio non fosse rispettato, risulterebbe
menomato il diritto costituzionale alla
difesa,
data
la
difficolt
di
confrontarsi con unimputazione ben precisa in assenza di una descrizione
legale del fatto contestato. GIURISPRUDENZA

La Corte Cost. ha nella quasi totalit dei casi, respinto le eccezioni sollevate
sotto il profilo della violazione del principio di tassativit, facendo leva su
vari argomenti, alcuni dei quali discutibili.
Secondo una opinione giurisprudenziale risalente nel tempo, il salvataggio
delle norme denunciate stato operato in base al criterio del significato
linguistico, in quanto al giudice sarebbe sempre possibile rintracciare un
significato determinato, corrispondente al normale uso
linguistico dei
termini impiegati nelle norme sospettate di eccessiva indeterminatezza. (es.
sent 191/70 sulle norme in materia di osceno; sent 42/72 in materia di
assistenza familiare). Per, tale criterio pu risultare utile tuttal pi in
rapporto ad espressioni linguistiche che il legislatore trae dal linguaggio
comune, ma quando invece, si tratta di espressioni tecniche, tale criterio si
rileva inadatto a conferire alla norma la ricercata determinatezza.

Un altro filone giurisprudenziale, fa leva sullargomento del diritto vivente,


che viene utilizzato in 2 versioni:
Secondo la prima versione, la Corte tende ad identificare il diritto
vivente
con linterpretazione costante o comunque dominante che la
giurisprudenza conferisce a una certa norma
incriminatrice:
per cui
tale norma assumerebbe sufficientemente determinatezza, se e in quanto
applicataalla streguadellinterpretazione giurisprudenziale prevalente. (es. sent
11/88 in tema di armi- giocattolo).
La seconda versione viene adottata nei casi in cui manca un indirizzo
interpretativo costante o prevalente, per cui in questo
caso, la Corte
concepisce il diritto vivente come il rapporto dialettico tra le varie
interpretazioni e il principio di determinatezza rimarrebbe salvo tutte le
volte in cui la disomogeneit interpretativa non superi la soglia di una
normale fisiologia (es. sent 21/90 in materia di inosservanza di misure di
prevenzione). Tale criterio del diritto vivente,
per,
oltre ad essere
suscettivo di applicazioni troppo duttili e manipolabili, attribuisce un
ruolo eccessivo alla giurisprudenza
che
viene incaricata del ruolo
di
supplire alle deficienze del legislatore.

La giurisprudenza ha anche per emesso sentenze di accoglimento come ad


es. la sent 96/81 in tema di plagio, che ha precisato che la
determinatezza o tassativit della fattispecie incriminatrice non attiene
solo alla sua formulazione linguistica, ma implica anche la verificabilit
empirica del fatto da essa disciplinato.
Nella sentenza si fa riferimento alla
rt. 25 Cost. che impone espressamente
al legislatore di formulare norme concettualmente precise sotto il profilo
semantico della chiarezza e dellintellegibilit dei termini impiegati. Inoltre,
implicito lo
nere di formulare ipotesi che esprimano fattispecie corrispondenti
alla realt.
Questa tesi stata sviluppata anche in altre 2 sentenze da cui emerge che il
vero punto di riferimento della determinatezza il c.d. tipo criminoso, come
sintesi espressiva di un omogeneo contenuto di disvalore penale.
Caso. Una significativa
pronuncia di accoglimento di uneccezione di
incostituzionalit per violazione del principio di tassativit, la sent
34/95 in cui nel dichiarare incostituzionale una disposizione incriminatrice
in materia di asilo e soggiorno di cittadini extracomunitari, la Corte ha
rilevato che lespressione
utilizzata
dal
legislatore
per indicare la
condotta omissiva punibile (cio non adoperarsi per ottenere il rilascio del
documento di viaggio), impedisce di stabilire con precisione quando linerzia del
soggetto che si sia intesa sanzionare, raggiunga la
soglia
penalmente
apprezzabile; ci in quanto mancano precisi parametri oggettivi di riferimento
diversi da mere sinonimie lessicali. Ovviamente una soluzione a tale problema
sarebbe un pi rigoroso rispetto dei criteri che presiedono ad una corretta
tecnica di redazione delle norme incriminatrici.

La circolare 1986 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si prefigge proprio
lobiettivo di razionalizzare la legislazione, fissando alcuni criteri orientativi
per la formulazione delle
fattispecie
penali,
in
conformit
ai
suggerimenti della migliore elaborazione dottrinale.

9) Il principio di tassativit e tecniche di redazione della fattispecie


penale
Il principio di tassativit vincola da un lato il legislatore ad una descrizione il
pi possibile precisa del fatto di reato e, dallaltro il giudice ad una
interpretazione che rifletta il
tipo descrittivo cos
come
legalmente
configurato. Le principali tecniche di legiferazione
sono:
Normazione
descrittiva. una tecnica che descrive il fatto criminoso mediante limpiego di
termini che alludono a dati della realt empirica. Per tale tecnica pu
portare ad un eccesso casistico.
Normazione sintetica. una tecnica che adotta una qualificazione di sintesi
mediante limpiego di elementi normativi (es. atti
osceni
invece
descrivere i singoli casi), rinviando ad una fonte
esterna rispetto

di
alla

fattispecie incriminatrice, come parametro per la regola di giudizio


applicare nel caso concreto. (tecnica preferibile)
Gli strumenti di tecnica legislativa atti a garantire la tassativit della
fattispecie sono:

da

Elementi descrittivi: sono elementi che traggono il loro significato direttamente


dalla realt (es. uomo, morte). Fattispecie costruite in forma descrittiva sono i
delitti di omicidio o di lesione personale.
Caso. Carlo Braibanti, accusato di avere, mediante suggestione, sottoposto 2
ragazzi al proprio volere, fino al punto di metterli in stato
di totale
soggezione psicologica viene accusato di plagio. In tale caso le diverse
interpretazioni dellart. 603 comprovano limpossibilit di accertare in modo
inoppugnabile il fenomeno di dipendenza psicologica tra 2 soggetti, richiesto
dalla norma incriminatrice.
che
necessitano,
per
la
Elementi
normativi:
sono
elementi
determinazione del loro contenuto, una etero- integrazione mediante in
rinvio ad una norma diversa da quella incriminatrice.
Caso. Una donna prende il sole a seno nudo in una pubblica spiaggia: tale
comportamento costituisce reato ex art. 726 per Cass. 1982, mentre

considerato lecito da Cass. 1983.


La
persistente
oscillazione
della
giurisprudenza tra parametri di valutazione dello
sceno contraddittori al di
l di ogni ragionevolezza, costituisce la prova dellindeterminatezza del
concetto di buon costume.

In questo caso la stessa inafferrabilit del bene oggetto di protezione, a


tradursi in un conseguente inafferrabilit dei fatti che lo ledono.
Se si tratta di elementi normativi giuridici lesigenza di tassativit per lo pi
rispettata perch la norma giuridica richiamata individuabile senza
incertezze. Se si tratta di elementi normativi extragiuridici, cio rinvianti a
norme sociali o di costume, il parametro di riferimento diventa incerto e
sorgono dubbi sul rispetto del principio di tassativit. (es. indeterminatezza
del concetto di buon costume).

10) Il principio di irretroattivit


Il principio di irretroattivit fa divieto di applicare la legge penale a fatti
commessi prima della sua entrata in vigore. Tale principio previsto:
per tutte le leggi dallart. 11 disp.att. , il quale statuisce: la legge non
dispone che per la
vvenire: essa non ha effetto retroattivo.
solo con riferimento alla materia penalistica dallart 25 Cost. 2c. per il quale
nessuno pu essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in
vigore prima del fatto commesso.
Al livello di legislazione ordinaria dall art 2 c.p. che al primo comma
ribadisce lirretroattivit della norma incriminatrice a ai commi successivi,
invece, la retroattivit di una eventuale norma + favorevole successivamente
emanata.

La ratio sottesa al principio codicistico dell applicabilit retroattiva


della legge + favorevole al reo, identica a quella che giustifica il
riconoscimento del principio di irretroattivit. In entrambi i
casi
allordinamento sta a cuore garantire al singolo la libert o comunque maggiori
spazi di libert. Tale principio di retroattivit della legge + favorevole trova
comunque rilevanza costituzionale nellart 3 cost. sotto il profilo di una
parit sostanziale di trattamento. La
rt 2 riguarda per, il diritto penale
sostanziale e non anche quello processuale.

11) La disciplina dettata dallart. 2 del cp


1 COMMA
Nessuno pu essere punito per un fatto che secondo la legge del tempo
in cui fu commesso non costituiva reato. In questo comma ci si riferisce la
fenomeno della nuova incriminazione,
che
ricorre
quando
la
legge
introduce una figura di reato prima inesistente. (es. delitto di usura,
introdotto solo col codice Rocco).
2 COMMA
Nessuno pu essere punito per un fatto che secondo una legge posteriore non
costituisce reato e se vi stata condanna ne cessano lesecuzione e gli effetti
penali.In questo comma invece, si fa riferimento al fenomeno di abolizione di
incriminazioni prima esistenti (es. abrogazione dei delitti di offesa allonore
del Capo del governo). Il fondamento della disposizione evidente: se
labrogazione dellillecito costituisce il risultato di una valutazione di
compatibilit tra il comportamento incriminato e linteresse collettivo,
sarebbe contraddittorio continuare a punire lautore di un fatto ormai
tollerato dall ordinamento giuridico.
In alcuni casi, per, la
norma penale successiva non abroga
una
disposizione incriminatrice preesistente, ma
ne riformula il contenuto
mediante la sostituzione degli elementi costitutivi o laggiunta di nuovi: in
questi casi il problema quello di stabilire se permanga la rilevanza penale del
comportamento in questione , salva ove ne
sussistano
i
presupposti,
lapplicazione della disposizione + favorevole ex art. 2, 3c.
12) Segue: successioni di leggi
e applicabilit della disposizione pi
favorevole al reo.
Sono diversi i criteri che presiedono allindividuazione del fenomeno della
successione di leggi penali nel tempo: secondo un primo orientamento, si ha
successione quando nel passaggio dalla vecchia alla nuova norma permane la
continuit del tipo di illecito. Come parametri di valutazione si utilizzano
linteresse protetto e le modalit di aggressione del bene, per cui
si verificherebbe una successione quando, nonostante la novazione legislativa,
permangano identici tali elementi.

Critiche. Le due condizioni si verificherebbero solo in caso di perfetta


identit del fatto di reato, quindi vana lutilit pratica di tale criterio.
Inoltre, la tesi risulta di incerta
applicazione,
perch
fondata
su
apprezzamenti
di
valore
opinabile
e
sullindeterminatezza del
peso
rispettivamente attribuibile al criterio del bene e
a
quello
delle
modalit aggressive del fatto. La funzione di garanzia del principio di
irretroattivit richiede invece, parametri di valutazione + certi e tali da
scongiurarne elusioni mascherate.
Un secondo criterio prospettato quello facente leva
sul
rapporto di
continenza tra la vecchia e nuova fattispecie: necessario che
tra
le
fattispecie si possa instaurare una relazione di genere a specie. Ci si
verifica quando la fattispecie successiva sia pienamente contenuta nella
precedente (es. quando la norma successiva sia speciale rispetto alla
precedente di contenuto + generico), oppure, secondo parte della dottrina,
anche nel caso in cui la norma successiva ampli il contenuto di una
precedente + specifica (quindi il rapporto di continenza configurabile anche
nellipotesi in cui leventuale abrogazione di una norma precedente speciale,
lasci reato impossibile espandere una norma di contenuto + generale
preesistente nellordinamento).
Caso. La sostituzione del reato di infanticidio per causa donore con la nuova
fattispecie di infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale (art.
578). In questo caso, tra la vecchia e nuova fattispecie non esiste un rapporto
riconducibile allo schema astratto della relazione di genere a specie: infatti, il
tipo di comportamento incriminato nel nuovo delitto di
infanticidio
in
condizioni di abbandono morale e materiale risulta strutturato in modo
eterogeneo rispetto a quello del preesistente reato di infanticidio per causa
donore. Per cui i fatti commessi sotto il vigore della precedente norma, non
possono essere ricondotti sotto la nuova previsione criminosa.
Labolizione del vecchio art. 578 comporta per, la potenziale reato impossibile
espansione

della

fattispecie

indubbiamente linfanticidio.

del

delitto

comune,

che

ricomprende

Quindi, sussistono i presupposti della successione di leggi, con applicabilit


della regola del favor rei ex art. 2, 3c. (quindi applicabilit della pena
prevista per il delitto di infanticidio per causa donore, nella specie)
Nei reati contro la P.A pi frequente il ricorso al criterio della continuit
del tipo di illecito accompagnato dalla mediazione del fatto concreto.
In materia di abuso di ufficio si ricorre alla specialit come
di soluzione della
lternativa abolitio/successione.

criterio

Nei reati tributari si afferma che vi successione se allesito della


comparazione e del raffronto degli elementi
strutturali
del
contenuto
normativo della fattispecie, persiste, anche se mutato, il giudizio di
disvalore astratto per effetto di un nesso di continuit ed omogeneit delle
rispettive previsioni, ed il
significato
lesivo
del
fatto
storico sia
riconducibile nel suo nucleo essenziale ad una diversa categoria dellillecito,
tuttora penalmente rilevante (cass.25 ottobre 2000)
3COMMA
Se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono
diverse, si applica quella le cui disposizioni sono + favorevoli al reo, salvo che
sia stata pronunciata sentenza irrevocabile.
Questo comma introduce il principio della retroattivit della norma +
favorevole al reo: fondamento del principio la garanzia
del
favor
libertatis, che assicura al cittadino il trattamento penale + mite tra quello
previsto dalle leggi successive, purch precedenti la sentenza definitiva di
condanna . il principio stesso anche collegabile allart 3 cost. che impone di
evitare ingiustificate o irragionevole disparit di trattamento.
Loperativit di tale comma presuppone un
ipotesi
di
successione tra
fattispecie incriminatrici accertabile secondo il criterio del rapporto di
continenza.
Per stabilire quando ci si trovi di fronte ad una disposizione + favorevole,
occorre operare un raffronto tra la disciplina prevista dalla vecchia norma e
quella introdotta dalla nuova. Tale raffronto va effettuato in concreto e non
paragonando le astratte previsioni normative delle 2 norme. Quindi
mettendo a confronto i rispettivi risultati dellapplicazioni di ciascuna di
esse alla situazione concreta oggetto di giudizio.

In alcuni casi, loperativit di tale criterio dubbia: ad es. la degradazione di


un illecito da delitto a contravvenzione, con conseguente estensione della
punibilit alle semplici ipotesi colpose prima non discriminate. In tal caso
lestensione della punibilit ad ipotesi colpose prima impunite decide della
stessa incriminabilit del fatto con conseguente applicazione dellart 2 ,1c.
Lart 14 l 85/2006 ha aggiunto allart 2 un nuovo 3c. con cui ha disciplinato
lipotesi della modifica nel
tempo,
del
trattamento
sanzionatorio
intervenuta dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna. Se vi
stata condanna a pena detentiva e la legge posteriore prevede
esclusivamente la pena pecuniaria, la pena detentiva inflitta si converte
immediatamente nella corrispondente pena pecuniaria ai sensi art.135

13) Successioni di leggi


integratrici di elementi normativi della
fattispecie criminosa
Si discute se, e in quali limiti, la disciplina di cui alla
rt 2 sia applicabile alle
modifiche normative che non incidono direttamente sugli elementi costitutivi
della fattispecie incriminatrice, ma che vi incidono
in maniera
soltanto
indiretta o mediata (es. modifica di norme che integrano il contenuto di
una legge penale o che disciplinano elementi normativi). (vedi casi nel libro).
La soluzione del problema controversa:
Secondo

un

primo orientamento restrittivo prevalente

in

dottrina,

la

disciplina dellabolitio criminis ex art 2, 2c inapplicabile al caso di


abrogazione di norme integratrici di elementi normativi: infatti, la legge
abrogatrice non introdurrebbe alcuna differente valutazione allastratta
fattispecie incriminatrice e del
suo
significato
di disvalore,
ma
eliminerebbe dallordinamento o modificherebbe disposizioni penali o
extrapenali che si limitano a influire nel singolo caso sulla concreta
applicabilit della norma incriminatrice stessa.
Secondo un altro orientamento, occorre distinguere a seconda che lelemento
normativo in questione sia o non in grado d incidere sulla portata e il disvalore
astratto della fattispecie
criminosa,
condizionandone
lampiezza
con
riferimento sia alla descrizione del tipo di reato, sia ai soggetti attivi.
Data la difficolt di stabilire con certezza in quali casi la modifica
mediata incida realmente sulla
fattispecie
incriminatrice
astratta,

preferibile la tesi + estensiva. (La disposizione integratrice nella misura in


cui contribuisce a disciplinare i presupposti normativi
della
rilevanza
penale del fatto, finisce col far corpo con la norma incriminatrice).

La disciplina di cui allart 2 viene in gioco anche quando la variazione ha ad


oggetto una norma integratrice di natura non solo extrapenale ma anche
extragiuridica. Anche se parte della dottrina contesta tale affermazione.

14) Successione di leggi temporanee, eccezionali, finanziarie


Ai sensi dellart 2, 5 c, il principio di retroattivit in senso + favorevole al reo
inoperante rispetto alle leggi temporanee e eccezionali.
Sono leggi eccezionali quelle leggi il cui ambito di operativit temporale,
segnato dal persistere di uno stato di fatto caratterizzato da accadimenti
fuori dallordinario (guerre epidemie terremoti).
Sono temporanee le leggi rispetto alle quali lo stesso
legislatore
a
prefissare un termine di durata.
In questi casi inapplicabile lart 2. Da un lato
connaturata
alle
caratteristiche di tali leggi lapplicabilit di un regime diverso da quello
eventualmente + favorevole, dallaltro ove il principio del favor rei dovesse
trovare
riconoscimento, si
offrirebbe una
comoda
commettere violazioni con la certezza di una futura impunit.

scappatoia

per

La stessa disciplina dettata dallart. 20 l. n 4/1929 x le leggi finanziarie Le


disposizioni penali delle leggi finanziarie e quelle che prevedono ogni altra
violazione di dette leggi, si applicano ai
fatti
commessi
quando
tali
disposizioni erano in vigore, ancorch
le disposizioni medesime siano
abrogate o modificate al tempo della loro applicazione.
Il fondamento di tale disciplina derogatrice risiede nellinteresse primario alla
riscossione dei tributi. Lart 20 per stato abrogato, per cui i commi 2 e 4 si
applicano anche nel caso di successione di leggi penali finanziarie.

15) Decreti-legge convertiti


Lultimo comma della
rt 2 stabilisce che la disciplina della successione di leggi
si applica anche nei casi di decadenza e di mancata ratifica di un decreto
legge convertito in legge con emendamenti. Dato che in caso di mancata
conversione del decreto si ha cessazione ex tunc degli effetti (art 77 cost.),
nellipotesi di decreti non
convertiti
che
eventualmente
introducano,
modifichino, o abroghino fattispecie penali preesistenti,
viene
meno
la
possibilit di configurare una successione di leggi penali nel tempo (ci in
quanto il fenomeno della successione presuppone la valida applicazione della
legge preesistente al fatto, mentre la caducazione con efficacia ex tunc di un
d.l. impedirebbe di continuarlo ad applicare anche a fatti commessi durante la
sua vigenza).

Nel caso in cui i decreti legge non convertiti abbiano contenuto modifiche della
disciplina penale preesistente + favorevole al reo (es. un d.l. che abroghi
una
incriminazione
preesistente
o
ne
attenui
il
trattamento
sanzionatorio), si dovrebbe pervenire alla conclusione che un fatto non
costituente reato, o punito meno gravemente al momento in cui fu commesso,
tornerebbe a costituire reato o ad essere + gravemente punito, dopo la
caducazione del d.l.
Ovviamente in questo caso le conclusioni sono
inaccettabili e il principio di irretroattivit della legge penale incriminatrice
o + sfavorevole (art 25, 2c, cost.) non pu mai essere derogato. Ne
consegue che anche le esigenze di cui art 77, devono rimanere subordinate
al rispetto al principio di irretroattivit della disposizione meno favorevole
al reo: quindi , deve essere applicato il decreto decaduto se , nel raffronto con
una precedente disposizione, risulta + favorevole al reo.
Corte C ostituzionale.
In alcune sentenze la Corte sembra contraddire tale tesi che attribuisce
prevalenza al principio di cui art. 25, 2c, cost. Con la sent.51/85 ha infatti,
dichiarato illegittimo, per violazione dellart 77 cost. 3c., lart 2 c.p. 6c,
nella parte in cui rendeva applicabili le disposizioni di cui ai commi 2 e 4 ai
casi di mancata conversione di un d.l. recante norma penale abrogatrice o +
favorevole. Tale orientamento della Corte, per, va circoscritto ai soli casi in
cui esso renderebbe applicabile il d.l. non convertito ai fatti pregressi, cio
compiuti anteriormente alla sua entrata in vigore.

Quindi esula dalla

portata della pronuncia, la questione della


pplicabilit del

d.l. non convertito ai fatti commessi durante la sua vigenza.

16) Leggi dichiarate incostituzionali


Lart 136 cost. 1 c. dispone quando la Corte
dichiara
lillegittimit
costituzionale di una norma di legge o di un atto avente forza di legge, la
norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della
decisione.
Inizialmente prevalse la tesi secondo cui la dichiarazione di incostituzionalit
di una legge ne produce ex nunc la cessazione di efficacia, per cui era
perfettamente ipotizzabile una
successione
di
leggi
tra
una
legge
antecedente e una legge posteriore (abolitrice o modificatrice della prima)
successivamentedichiarata incostituzionale. Tale interpretazione dava
luogo
a un inconveniente: in un ordinamento, in cui leccezione di costituzionalit
presuppone la concreta rilevanza della questione
in
un
giudizio
pendente,sarebbe venuto meno lo stesso interesse di adire la Corte cost. se
linvalidazione di una legge dichiarata incostituzionale non ne avesse
fatto
cessare
gli
effetti
anche
con
riguardo
ai
rapporti
maturati
antecedentemente la sentenza di accoglimento.

Cos stata emanata la l. n 87/53 che alla


rt.30 comma 3 e 4 dispone le norme
dichiarate incostituzionali non possono avere applicazione dal giorno
successivo alla pubblicazione della decisione. Quando in applicazione della
norma dichiarata incostituzionale stata pronunciata sentenza irrevocabile
di condanna, ne cessano la esecuzione e tutti gli effetti penali.
Oggi quindi , si ritiene che la dichiarazione di incostituzionalit abbia effetto
ex tunc, per cui la legge invalidata non pu essere applicata neppure alle
situazioni verificatesi sotto la sua vigenza. Quindi, non si pu ravvisare un
fenomeno successorio tra una legge preesistente ed una posteriore poi
dichiarata incostituzionale. La legge invalidata si applicher comunque ove
risulti + favorevole al reo rispetto a
una
precedente
disposizione
incriminatrice, per le stesse ragioni addotte con riguardo al d.l. non convertito.

17) Sindacato di costituzionalit sulle norme penali di favore(sent.


394/2006)
Le leggi penali c.d. di favore sono leggi abrogatrici o modificatrici in senso
favorevole al
reo,
di
preesistenti
incriminazioni;
leffetto
della
dichiarazione di incostituzionalit potrebbe essere quello di far rivivere una
precedente norma appunto + sfavorevole al reo, sino a renderla applicabile
ad un fatto commesso sotto la vigenza di una norma denunciata.
La prevalente giurisprudenza della Corte cost. , preso atto che i principi in
materia di irretroattivit delle norme penali impedirebbero che una eventuale
sentenza di accoglimento possa produrre un effetto
pregiudizievole per limputato
del processo penale pendente
dinanzi al giudice a quo, ne ha dedotto linammissibilit per
irrilevanza delle questioni relative alle norme di favore.

La stessa Corte, in alcune prese di posizione per, ha mostrato di superare


lassunto della inammissibilit di qualsiasi denuncia di norme penali
pi
favorevoli al reo, per necessaria irrilevanza nel giudizio a quo. Si
affermato infatti, che altro la garanzia del favor libertatis ex art 25
Cost., da considerare come autonomo principio
penale
che
spetta
comunque al giudice osservare, altro invece il sindacato di costituzionalit
sulle leggi penali di favore che non pu essere sottratto alla Corte a pena
di istituire zone franche del tutto impreviste dalla Costituzione,
delle quali la legislazione ordinaria diverrebbe incontrollabile.

allinterno

Il sindacato della Corte da ritenere ammissibile solo ad alcune condizioni:


quando, una vola accertato che la scelta legislativa in linea di principio quella
di penalizzare un certo tipo di condotte, appaia palesemente arbitraria, alla
stregua del principio di uguaglianza, una eventuale discriminazione
nel
trattamento punitivo delle condotte appartenenti allo stesso tipo.

18) Tempo del commesso reato


Per individuare la legge penale applicabile nel tempo,bisogna individuare
il tempus commissi delicti. La dottrina ha prospettato 3 criteri:
Teoria della condotta, la quale considera il reato commesso nel momento in cui
si realizza lazione od omissione;
La teoria dellevento, secondo cui il reato commesso allorch si verifica il
risultato lesivo causalmente riconducibile alla condotta e necessario ai fini
della compiuta configurazione dellillecito.
La teoria mista che guarda tanto allazione che allevento, nel senso che
il reato si considera indifferentemente commesso quando si verifichi luno o
laltro estremo.

Facendo leva sulla ratio dellart. 2 si respingono sia la teoria mista che la teoria
dellevento. Questultima perch porterebbe ad una applicazione retroattiva
della legge penale in tutti i casi , nei quali la condotta sia svolta sotto il vigore
di una precedente legge e levento si sia verificato invece dopo lintroduzione
di una nuova norma incriminatrice, nel frattempo eventualmente emanata. La
prima perch non sembra ragionevole considerare commesso un reato
indifferentemente sotto la vigenza di 2 norme incriminatrici diverse.

La determinazione del tempus delicti solleva qualche problema in relazione ad


alcuni tipi di reato:
Reati a forma libera: in cui manca la tipizzazione legislativa di specifiche
modalit di realizzazione dellevento. Se i reati sono dolosi, il tempo del
commesso reato coincide con la realizzazione dellultimo atto sorretto dalla
volont colpevole; se i reati sono colposi, con la realizzazione dei quellatto
che nel complesso degli atti causalmente collegati con levento, per primo da
luogo ad una situazione di contrariet con le regole di diligenza, prudenza.

Reati di durata
Reato permanente, contraddistinto dal

perdurare di

una

situazione

illecita volontariamente rimovibile dal reo. Secondo alcuni il tempo del reato
fissato nellultimo momento di mantenimento della condotta antigiuridica, nel
presupposto che la norma penale pu assolvere la sua funzione generalpreventiva fino allesaurimento della condotta. In tale caso
per
si
rende applicabile
una legge penale
sfavorevole
che, eventualmente
emanata poco prima della cessazione della permanenza,
aggravi
il
trattamento penale. Per questo motivo si preferisce lorientamento
minoritario che fissa il tempo del reato nel primo atto che da avvio alla
consumazione del reato permanente.
Reato abituale caratterizzato dalla reiterazione del tempo di condotte della
stessa specie. Anche qui occorre fare riferimento al primo atto , che
unitariamente ai successivi integra il reato abituale.
Reato continuato. Qui ci si trova in presenza di un concorso materiale di reati,
ciascuno dei quali presenta un proprio tempus commissi delicti.
Nei reati omissivi occorre fare riferimento al momento
termine utile per realizzare la condotta doverosa.

in

cui

scade

il

19) Il divieto di analogia


Lanalogia consiste in un processo di integrazione dellordinamento attuato
tramite una regola di giudizio ricavata dallapplicazione allipotesi di specie non
regolata espressamente da alcuna norma, di disposizioni regolanti casi simili. Il
presupposto di tale procedimento il ricorrere dellidentit di ratio.

Lart. 14 disp.att. esclude il procedimento analogico in caso di leggi penali, tale


esclusione si ricava anche dagli artt. 1 c.p. (nessuno pu essere punito per
un fatto che non sia ESPRESSAMENTE preveduto dalla legge come reato)
e 199 c.p. (nessuno pu essere sottoposto a misure di sicurezza fuori dai casi
dalla legge preveduti).
Tale divieto di analogia si pu ritenere costituzionalizzato perch il criterio
ispiratore di tale principio ha la stessa ratio di garanzia di libert del
cittadino sottesa al principio nullum crimen sine lege di cui rappresenta un
proiezione.

difficile per distinguere tra analogia e interpretazione estensiva.


Non si travalicano i limiti dellinterpretazione estensiva quando la soluzione
proposta, rientra nellambito dei possibili significati letterali dei termini
impiegati nel testo di legge. Per il carattere frammentario del diritto penale,
impedisce che si forzino i limiti di tipicit prefissatidal legislatore.
Con linterpretazione estensiva il giudice procede per
omiglianze,
concordanze, per cui presente il rischio di un giudizio
analogico
mascherato.
La Cassazione ha colto il discrimine tra
interpretazione estensiva e
analogia: la prima mantiene il campo di validit della norma entro larea di
significanza dei segni linguistici coi quali essa si esprime, mentre lanalogia
estende tale validit allarea di similarit della fattispecie considerata dalla
norma.

Linterpretazione estensiva perci pur sempre legata al testo della norma


esistente; il procedimento analogico invece creativo di una norma nuova che
prima non esisteva.
Il divieto di analogia violato anche in tutti i casi
nei
quali
il
legislatore fa ricorso a tecniche
di
tipizzazione
di
tipo
casistico
accompagnate dallaggiunta di formule di chiusura quali in casi simili, non
riempibili interpretativamente mediante lapplicazione di un criterio univoco
legislativamente prefissato.
PORTATA DEL DIVIETO DI ANALOGIA
Secondo un indirizzo minoritario, il divieto di analoga avrebbe carattere
assoluto , cio riguarderebbe sia le norme incriminatrici sia le norme di
favore (che prevedono cause di non punibilit o estinzione del reato). A
giustificazione di tale assunto si adduce lesigenza di certezza. La certezza
del comando penale,
verrebbe
meno
non
solo
se
si
estendesse
analogicamente la disposizione incriminatrice, ma anche se fossero incerti, in
conseguenza del procedimento analogico, i limiti della sua applicazione.
Obiezioni.

Da un lato lart 25, 2 c. sancisce il primato non delle


sigenza di certezza, ma
della garanzia di libert del cittadino, muovendo dal presupposto che la libert
la regola e la sua limitazione le
ccezione risulta conforme allart 2
uninterpretazione analogica che abbia come obiettivo di estendere la portata
di norme + favorevoli al reo.

Quindi il divieto di analogia ha carattere relativo perch riguarda solo


linterpretazione delle norme penali sfavorevoli.
Lammissibilit di uninterpretazione analogica in bonam partem
potrebbe
per trovare ostacolo nellart 14 disp.att. secondo cui le leggi che fanno
eccezione a regole generali o altre leggi, non si applicano oltre i casi e i tempi in
esse considerati.
Bisogna quindi stabilire il significato del concetto di leggi eccezionali
insuscettive di applicazione analogica sia in malam che bonam partem.
Secondo un insegnamento consolidato sono da considerare regolari le
norme che disciplinano situazioni generali in cui pu versare dunque
al
ricorrere di determinati presupposti, mentre ci si trova di fronte a norme
eccezionali tutte le volte in cui viene introdotta una disciplina che deroga
rispetto a particolari casi, allefficacia potenzialmente generale di una o pi
disposizioni.

Non tutte le norme che prevedono cause di non punibilit hanno carattere
eccezionale.
Il ricorso al procedimento analogico precluso rispetto a quelle cause di non
punibilit che fanno riferimento a cause particolari . In particolare lanalogia
non ammessa rispetto: Immunit in quanto derogano al principio della
generale obbligatoriet della legge penale rispetto a tutti coloro che si
trovano nel territorio dello Stato.
Cause di estinzione del reato e della pena le quali derogano alla normale
disciplina dellillecito penale e delle conseguenze sanzionatorie.
Cause speciali di non punibilit le quali rispecchiano valutazioni politico
criminali legate alle caratteristiche specifiche della situazione presa in
considerazione e perci non estendibili ad altri casi .

Oggi

il

problema

dellapplicabilit

dellanalogia

ha

perso

lintroduzione delle attenuanti generiche ex art 62 bis c.p.

rilevanza

con

CAP.III LINTERPRETAZIONE DELLE LEGGI PENALI


1) Premessa
Linterpretazione della legge penale linsieme di operazioni intellettuali
(che danno vita a una vera e propria attivit) volte a conoscere il significato
della norma penale stessa attivit interpretativa = risultato conoscitivo
raggiunto in seguito a interpretazione della norma stessa
2) Classificazioni dellinterpretazione in base ai soggetti tipici
Abbiamo diversi tipidi interpretazione, in base ai soggetti che la
compiono:
1) interpretazione autentica: dallo stesso organo che ha emanato la legge
(es. il legislatore)
2) interpretazione ufficiale:
da
pubblici funzionari dello
Stato

nellesercizio delle proprie funzioni


3)
interpretazione
giudiziale
(o
giurisprudenziale):
dal
giudice
nellatto di emanazione di una sentenza
4) interpretazione dottrinale: da studiosi del
diritto (utile solo se
fornisce orientamenti interpretativi per altri interpreti, altrimenti solo
speculazione teorica)

3) Le ragioni della problematicitdel vincolo del giudice alla legge


Il problema

di interpretazione

giudiziale

ha da

sempre

penale

preoccupato

legislatore (cfr Montesquieu: Les juges ne sont que la bouche qui pronunce les
paroles de la loi Lesprit des Lois, 1748). Oggi lidea Montesquieu non pi
accettabile (utopia); motivi:
a) se vero il brocardo in claris non fit interpretatio(cio norma = chiara e
precisa in senso letterale)

tuttavia
necessaria
comunque
un
interpretazione della volont del legislatore
b) luso del linguaggio giuridico quasi sempre distante dalluso comune
(quindi linterpretazione necessaria)

Il giudice pur interpretando sempre influenzato da personali convinzioni e


esperienze, non deve e non pu mai essere produttore di diritto, visto che in
Italia vige la tripartizione rigida di poteri.

4) La lettera della legge e lintenzione del legislatore


- quindi 2 canoni interpretativi:
a) interpretazione letterale
b) volont legislatore

- la dottrina ha per elaborato 4 canoni interpretativi per arrivare a


regola giuridica:
5) I tradizionali canoni ermeneutici
a)
CRITERIO
SEMANTICO:
attiene
allinterpretazione
letterale
(conoscenza della norma nella sua espressione grammaticale); previsto da
art.
12 disp. prel. per arrivare a norma da legge (quindi
anche penale);
insufficiente

vicinanza

parole

tecniche/giuridiche

lo

rende

per

b) CRITERIO STORICO: cerca la ratiodella norma (ossia volont di


legislatore inserito in proprio contesto storico); 2 modi di intendere volont
storica:
1) volont propria di legislatore (psicologia)
2) realt sociale obiettivata nella
adatta OG a realt che vive);

legge (senso pi

corretto-

legislatore

- non sufficiente se usato da solo, ma necessario abbinarlo ad altri criteri


c) CRITERIO LOGICO-SISTEMATICO: cfr interpretazione analogica (sulla
base della
legge)
e
attiene
alle
connessioni
giuridiche
e
interpretative tra norma incriminatrice e altre norme di OG (penali o
extrapenali);
- scopo: dare veste unitaria a tutti il diritto, permettendo contatto tra
branca (es. penale) e resto di OG
- sufficiente se la norma incriminatrice integrata (allinterno) da
elementi normativi(e quindi quando norma la penale pu
essere
espressa da una normazione sinteticaperch necessario far ricorso a
elementi extrapenali)

d)

CRITERIO TELELOGICO: confronta linterpretazione


analogica (in
base a valori di OG) per interpretazione attualizzatrice della norma
(linterprete deve valutare la norma calata nel momento storico che vive,
cercando significati che essa non poteva avere quando emanata)
- INTERPRETAZIONE SECONDO LE CONSEGUENZE: usare
interpretazione pi favorevole per il reo o per lambiente su cui la norma
incide
- interpretazione = NON mera sussunzione* sillogistica del fatto
concreto nella norma
*sussunzione = riconduzione del caso concreto alla fattispecie
astratta (2 modello logico-formale del sillogismo): premessa maggiore =
norma; premessa minore = fatto; da sussunzione del fatto nella norma si
ottiene lapplicazione della norma al fatto
- non basta sussunzione perch di fronte a casi non previsti occorre
linterpretazione analogica (cercando
disciplinata e non disciplinata)

elemento di contatto tra norma

- comunque sempre necessario il rispetto della legge (il giudice NON


pu svolgere un ruolo creativo di nuove norme giuridiche nellOG)
6) Recenti sviluppi sulla teoria dellinterpretazione
Esistono 3 profili di disciplina portati dalle riforme a fini di interpretazione
nel DIRITTO PENALE:
1) linterpretazione NON pu
condurre allestensione di un concetto
penalmente rilevante ad ambiti non considerati tali da stessa dottrina
penale (rispetto di principio di frammentariet)
2) linterpretazione NON pu estendere i modi di aggressione al
bene
giuridico se non sono previsti da norma penale (rispetto di principio di
frammentariet)
3) linterpretazione NON pu condurre a risultati che estendano ricorso a
norma penale oltre ai casi di strettissima necessit (rispetto di principio di
sussidiariet)

CAPITOLO IV AMBITO DI
DELLA LEGGE PENALE

VALIDIT

SPAZIALE

PERSONALE

SEZIONE I AMBITO DI VALIDIT SPAZIALE DELLA LEGGE PENALE


1) I principi che presiedono allapplicazione della legge penale nello spazio:
premessa Per determinare i limiti spaziali di applicabilit della legge penale,
sono prospettabili 4 principi:
1.
Principio di territorialit, per il quale la legge nazionale si applica a
chiunque (cittadino, straniero o apolide) delinque nel territorio dello Stato.
2.
Principio di
difesa
o tutela, che rende applicabile la legge
dello Stato cui appartengono i beni offesi o cui appartiene il soggetto passivo
del reato.

3.
Principio di universalit, a tenore del quale la legge
applica a tutti i delitti dovunque e da chiunque commessi.

nazionale si

4.
Principio di personalit, in virt del quale si applica sempre la legge
dello Stato di appartenenza del reo.
Nel nostro, come in molti altri ordinamenti, nessuno di questi principi
predomina, ma si assiste ad una combinazione di principi diversi, imposta
dallesigenza di contemperare la tutela di molteplici interessi.

2) Reati commessi nel territorio dello Stato: concetto di territorio


Lart. 6, 1c. sancisce il principio di territorialit, affermando che punito
secondo la legge italiana, chiunque commette un reato nel territorio dello
Stato.
Lart 4 c.p. fornisce la definizione di territorio, stabilendo che agli effetti della
legge penale, territorio dello Stato il territorio della Repubblica e ogni
altro luogo soggetto alla sovranit dello Stato. Il territorio dello Stato
costituito dalla superficie terrestre compresa entro i
confini
politicogeografici, dal mare costiero, dallo spazio aereo e dal sottosuolo. Le navi e gli
aeromobili italiani sono, per, considerati come territorio dello Stato ovunque
si trovino, salvo che siano soggetti, secondo il diritto internazionale, a una
legge territoriale straniera (principio della bandiera).

Tale principio di diritto internazionale


non richiamato nel capoverso
dellart. 4 rispetto alle navi e agli aerei stranieri che si trovano sul nostro
territorio, onde i fatti compiuti a bordo di essi dovrebbero considerarsi
sempre commessi in Italia.
Nel 2c. dellart 6 il legislatore ha accolto il principio della ubiquit, stabilendo
che il reato si considera commesso nel territorio italiano, quando lazione
od omissione che lo costituisce, ivi avvento in tutto o in parte, ovvero si
ivi verificato levento che la conseguenza della
zione od omissione.
Quindi, linteresse statuale alla repressione permane sia nel caso in cui nel
territorio dello Stato esteriorizzata la volont criminosa, sia nel caso in cui
si verificato le
vento offensivo.
Questione. Si discute sulla formula azione od omissione e ci si chiede

se

la parte di azione od omissione compiuta nel territorio dello Stato debba o no,
per assumere rilevanza penale, integrare gli estremi del tentativo punibile.
Si ritiene che ci non sia necessario, essendo sufficiente accertare che la
parte o frazione di azione compiuta, rappresenti un anello essenziale della
condotta conforme al modello criminoso. Per accertare se la parte di azione
realizzata in Italia, costituisca parte integrante del fatto complessivo, ci si
avvale non di un giudizio ex ante, ma di un giudizio a posteriori e in
concreto riferito ad un delitto interamente consumatosi.
Concorso di persone
Il principio di ubiquit comporta, in tema di concorso di persone, che il reato si
considera commesso nel territorio dello Stato, sia qualora lazione venga
iniziata alle
stero e proseguita in Italia (o viceversa), sia nel caso in cui,
pur essendo il reato eseguito interamente allestero, un qualsiasi atto di
partecipazione sia compiuto in Italia (o viceversa).
Reato
continuato
Lorientamento prevalente nega lapplicabilit della legge italiana ai fatti
verificatisi allestero (sulla base del rilievo che rispetto al
reato
continuato verrebbe meno ogni ragione che possa supportare lespansione
della nostra giurisdizione e la conseguente limitazione della sovranit di
altri Paesi), ma in dottrina, se pur con qualche forzatura, si sostenuta,
lapplicabilit dellart 6 alle ipotesi di reato continuato, tutte le volte in cui
ne derivi un concreto vantaggio allimputato.

3) Segue: locus commissi delicti


- dove commesso delitto? - principio di ubiquit (PdU; stato = italiano sia
se volont criminosa che evento lesivo avvengono il Italia)
- PdU= importante per concorso di persone
- PdU per concorso di persone reato = in Italia sia che iniziato estero e
proseguito ITA e viceversa , che realizzato allestero ma con concorso di
un solo atto partecipazione italiano e viceversa
4) Reati comuni commessi allestero
Gli artt. 7, 9 e 10 del c.p. contemplano diverse ipotesi di reati comuni commessi
allestero. Art. 7 c.p. Alcuni reati commessi in territorio estero, non importa
se da un cittadino o da uno straniero, vengono incondizionatamente puniti
secondo la legge italiana.
I delitti in questione sono elencati, appunto dallart. 7 e sono:
1)
Reati contro la personalit dello Stato;
2)
Reati di contraffazione del sigillo dello Stato e di uso di tale sigillo
contraffatto;
3)
Reati di falsit in monete aventi corso legale nel territorio dello Stato, o
in valori di bollo o in carte di pubblico credito italiano;
4)
Ogni altro reato per il quale speciali disposizioni di legge
convenzioni internazionali, stabiliscono lapplicabilit della legge italiana.

Tali casi si giustificano in base al principio di difesa, che rende applicabile la


legge dello Stato cui appartiene il bene offeso; o nellultimo caso in base al
principio di universalit. Art. 9 c.p. disciplina il fenomeno della punibilit del
cittadino per delitti comuni commessi allestero diversi da quelli previsti
dallart 7, rispetto ai quali per, la punibilit subordinata alla presenza
di 2 condizioni:
1) Che si tratti di delitto per il quale la legge italiana stabilisce
lergastolo o la reclusione non inferiore nel minimo a 3 anni, ovvero che

sussistono gli altri presupposti indicati dalla


rt. 9 commi 2 e 3.
2) Che il cittadino si trovi nel territorio dello Stato.

Acquario.80@libero.it

Secondo alcuni, la ratio di


questa
disposizione,
va
ravvisata
nellaccoglimento del principio di personalit, mentre secondo altri si
tratterebbe sempre di unapplicazione del principio di difesa.
2 comma. Ove si tratti di delitti punibili con una pena inferiore a 3 anni,
occorre oltre alla presenza del reo nel territorio dello Stato, la richiesta del
Ministro della Giustizia, ovvero listanza o querela della persona offesa.

3comma. Qualora si tratti di delitto comune commesso alle


stero a danno di
uno Stato estero o di uno straniero, il colpevole punito a richiesta del
Ministro della Giustizia, sempre che lestradizione non sia stata concessa o
accettata. La Cassazione ha precisato che tale 3comma, non ha riguardo ai
delitti che lo Stato
estero
sia
comunque interessato a
reprimere
nellesercizio del suo potere punitivo e nei confronti dei quali assume quindi la
qualifica di soggetto passivo generico, ma si riferisce al contrario a quelli in
cui lo Stato straniero assume la posizione di soggetto passivo specifico.
Art. 10 c.p. disciplina lipotesi dello straniero che commette allestero
delitti comuni (diversi da quelli indicati allart. 7) a danno dello Stato o di un
cittadino italiano, ovvero a danno di uno Stato estero o di un o straniero.
Le condizioni cui la punibilit subordinata, cambiano a seconda del
soggetto passivo:
1) Se il reato commesso a danno dello Stato o di un cittadino italiano, occorre
che si tratti di delitto punito con la reclusione non inferiore nel minimo ad un
anno; che il reo si trovi nel territorio dello Stato; che vi sia la richiesta del
Ministro della Giustizia ovvero istanza o querela della persona offesa.
2) Qualora il reato sia commesso dallo straniero a danno di uno Stato straniero
o di un cittadino straniero, lart 10 comma 2, esige, oltre alla presenza del reo
nel territorio dello Stato e alla richiesta del Ministro, che sia prevista per
il delitto, la pena dellergastolo ovvero la reclusione non inferiore nel minimo
a 3 anni e che le
stradizione non sia stata concessa o accettata.

4.1) DELITTO POLITICO COMMESSO ALLESTERO


Art. 8 c.p. agli effetti della legge penale, delitto politico ogni delitto, che
offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico
del
cittadino. altres considerato politico, il delitto comune determinato, in tutto
o in parte, da motivi politici.
1) Delitto politico in senso oggettivo ( definito tale in considerazione della
natura del bene o interesse leso) offende un interesse politico dello Stato,
vale a dire linteresse che proprio dello Stato considerato nella sua
essenza unitaria comprensiva di popolo, territorio e
indipendenza di
governo. Rientrano in questa categoria, i delitti contro la personalit dello
Stato e quelli previsti dalle leggi speciali che offendono
una
delle
predette
componenti.
Non rientrano invece, i delitti che offendono il potere amministrativo o
giudiziario dello Stato. Delitto politico in senso oggettivo poi, quello che
offende un diritto politico del cittadino, cio il diritto di partecipare alla
vita dello Stato e di contribuire alla formazione della sua volont.
2) Delitto politico in senso soggettivo, il delitto comune determinato in
tutto o in parte, da motivi politici. Il motivo politico quel motivo del
reato che determina la condotta in funzione di una concezione ideologica
relativa alla struttura dei poteri dello Stato e sui rapporti tra Stato e
cittadino. Mentre escluso il motivo sociale, ovvero quel motivo che orienta la
condotta della
gente, in funzione di una concezione della societ che non
necessariamente si riflette in maniera immediata sulla forma politica.
Si ammette poi, che il motivo politico possa coesistere con un movente
personale, purch il primo risulti prevalente.
Delitto politico nella Costituzione
Nella Costituzione si fa riferimento al
rapporto alle
stradizione, e

delitto politico allart. 26

alla
rt. 10 con

riguardo

al

in

diritto dasilo; ma

nessuna delle 2 norme fornisce una definizione di delitto politico e ci si


chiede se la definizione codicistica sia stata costituzionalizzata o se dalla
Cost. risulta una definizione diversa.
Inizialmente sembrava prevalsa la considerazione della definizione codicistica
come costituzionalizzata, ma nel corso degli anni si andato assistendo ad
un mutamento di indirizzo. Infatti,
oggi

prevalente
la
tesi
autonomistica.

Tra le opinioni espresse a riguardo, vi quella che assume a criterio


discretivo della natura politica del reato il tipo di rapporto intercorrente
tra i fatto commesso e le libert democratiche garantite dalla Cost.; per cui
potranno avvantaggiarsi del divieto di estradizione o del diritto di asilo solo
gli autori di reati commessi allestero al fine di lottare contro un regime
autoritario o per far valere diritti fondamentali il cui esercizio viene di fatto
impedito.

SEZIONE II AMBITO DI VALIDIT PERSONALE DELLA LEGGE PENALE


1) Premessa
Per

determinare lambito di

validit personale della legge penale, occorre

riferirsi allart. 3 cp che sancisce il principio di obbligatoriet. Tale principio


consiste
in
una
specificazione in
uguaglianzacostituzionale (norma penale

campo penale di
rincipio
p
si applica a tutti, cittadini

di
e

stranieri, senza distinzione di etnia)


- cittadino = chi possiede requisiti per ottenere cittadinanza italiana
- straniero = legato a rapporto di cittadinanza con Stato straniero (o
apolide residente allestero)
Ai sensi dellart.3 vigono 3 immunit penali (insieme di circostanze eterogenee
con scopo unitario di escludere applicabilit di legge penale a determinati
soggetti)
Esistono 2 tipi di immunit:
1) assolute: tutti i possibili reati
2) relative: solo per alcuni reati,
(accertabili da giudice ordinario)

o solo

per

chi ha

una

certa

carica

1) SOSTANZIALI: atti e opinioni espressi in esercizio delle funzioni


2) PROCESSUALI: perseguite dopo la cessazione della carica
Esistono 2 fonti di immunit (quindi 2 funzioni):
1) diritto pubblico interno
2) diritto internazionale

2) Fonte giuridica dellimmunit: il diritto pubblico interno


Il diritto pubblico interno concede immunit per garantire il funzionamento
dello Stato da possibili ingerenze esterne. Le immunit riguardano:
1)
Presidente
della
Repubblica
(immunit per
attivit
svolte
nellesercizio delle sue funzioni). Egli incriminabile solo per alto tradimento
e attentato alla Costituzione; al di fuori delle funzioni risponde penalmente
come qualsiasi cittadino per eventuali reati
2) Presidente del Senato (come PdR, visto che ne assume poteri in supplenza)

3) parlamentari = immunit (penale, civile e disciplinare) per opinioni espresse


e voti dati nelle
sercizio delle funzioni (al fine di impedire persecuzioni)
4) giudici della Corte Costituzionale = stessa immunit prevista per i
parlamentari (semmai accusati da CC stessa - autodicha)

5) consiglieri regionali = immunit per opinioni e voti espressi nellesercizio


delle loro funzioni
6) giudici CSM = immunit per opinioni e voti espressi nellesercizio delle loro
funzioni
3) Segue: il diritto internazionale
Le immunit di diritto internazionale sono concesse per garantire la pacifica
convivenza internazionale; esse riguardano
1) Santo Padre = persona sacra e inviolabile (non solo perch reggente di
Stato estero, ma perch depositario di fede cristiana nel mondo)
2) Capi di Stato e Reggenti che si trovano in stato estero (= immunit assoluta)
3) Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Esteri = immunit
per funzioni realizzate nello svolgimento dei loro compiti
4) agenti diplomatici = immunit penali assolute dello Stato cui appartengono
5) parlamentari europei = doppia immunit (sia in qualit di europarlamentari
che in qualit di parlamentari nel loro paese)
6) militari stranieri in stato estero (se autorizzati)
4) Natura giuridica dellimmunit
Limmunit causa di esclusione della pena, ma il fatto compiuto sussiste
comunque, non viene cio cancellato. A seconda delle cause di immunit:
- effetto tipico: se limmunit interviene nellesercizio delle proprie funzioni
causa di giustificazione (altrimenti sarebbe solo sottrazione alla potest
di coercizione penale, incapacit penale o processuale)
- contesto: se limmunit diritto interno - limmunit tutela interessi
essenziali per OG se limmunit diritto internazionale - limmunit serve ai
fini di tutelare la pacifica convivenza tra popoli (relazioni diplomatiche)
Pertanto limmunit costituisce un limite al potere giurisdizionale in
tutti i casi.
Acquario.80@libero.it

CAPITOLO V - NOZIONI DI TEORIA GENERALE DEL REATO


SEZIONE I CONCETTI GENERALI
1) Definizione formale del reato
Per reato si intende ogni
fatto
umano al
verificarsi
del quale
la
legge riconnette una sanzione
penale
(penain senso
specifico
o
misura di sicurezza). Dunque il reato ha
rilievo
solo
per la
conseguenza penale che comporta. Affinch si abbia un reato devono essere
compresenti: un fatto determinato dalla legge ordinaria quale reato
(la disciplina
secondaria pu intervenire solo per specificare in senso tecnico
alcuni
elementi della fattispecie gi emersi in una legge ordinaria, in base al
principio della riserva di legge) un
fatto di reato determinato in modo molto
preciso
e puntale dal legislatore, secondo
il principio di tassativit
un
fatto
riconducibile personalmente
a un
soggetto-autore (non

ammissibile
una
responsabilit per fatto altrui, secondo il p
rincipio di responsabilit personale)
differenze con lillecito civile lillecito civile ponibile positivamente anche da
fonte secondaria non vi obbligo per legislatore di determinare lillecito civile
in modo concreto (anzi in campo civile vige una legislazione per principi e non
per fatti concreti) in campo civile esiste anche un principio di responsabilit
oggettiva, cio per fatto altrui differenza con lillecito amministrativo
lillecito amministrativo voluto da legislatore con sanzione amministrativa di
carattere pecuniario differenza anche per natura amministrativa del
procedimento e organo competente a infliggere sanzione.

2) Il problema della definizione sostanziale del reato


Una nuova definizione di reato viene elaborata alla luce della Costituzione:
reato ogni fatto umano lesivo di un bene meritevole di tutela secondo gli
apprezzamenti di un legislatore orientato secondo i valori della costituzione,
sempre che la lesione al bene sia di cos notevole intensit da giustificare il
ricorso alla norma penale, posto che una norma di natura giuridica diversa (ad
esempio civile o amministrativa) non potrebbe conseguire idoneo risultato di
tutela.
3) Delitti e contravvenzioni
Il codice Rocco distingue i reati in delitti e contravvenzioni; i delitti
rappresentano le forme pi gravi di illecito penale, le contravvenzioni le
forme meno gravi. Buona parte delle contravvenzioni costituita dagli illeciti
di polizia, prima affidati alla competenza dellAutorit amministrativa.

La

dottrina

sostanziale

per

molto

tempo,

ha

cercato

di

rinvenire

un

criterio

di differenziazione tra delitti e contravvenzioni:

Secondo
un punto di vista risalente al Beccaria, mentre i delitti
offenderebbero la sicurezza
pubblica e privata, le contravvenzioni violerebbero soltanto leggi destinate a
promuovere il pubblico bene. Tale impostazione non per, compatibile
con la realt moderna, caratterizzata da un aumento di delitti posti
a
protezione di interessi di pura creazione legislativa e di contravvenzioni,
invece finalizzate alla protezione di beni
preesistenti
allattivit
di
legiferazione.

Secondo un altra teoria, i delitti offenderebbero le condizioni primarie del


vivere civile, mentre le
contravvenzioni
minaccerebbero
le
condizioni
secondarie e contingenti della convivenza. In realt, anche le contravvenzioni
possono aggredire le condizioni primarie della vita sociale, per cui anche tale
tesi da scartare.
Un
ulteriore concezione risalente al Rocco, fa leva sullidea
che le
contravvenzioni
sono
azioni
od
omissioni
contrarie
allinteresse
amministrativo dello Stato, interesse quale si riflette sia nellattivit della
polizia di sicurezza, sia nellattivit amministrativa sociale diretta a
migliorare le condizioni del vivere civile. Oggi, per si nota laumento delle
ipotesi delittuose a tutela di interessi latu senso amministrativi, per cui anche
tale tesi da scartare.
Oggi, la differenza tra le due specie di reato si fa poggiare su di un criterio
quantitativo, nel senso cio, che vengono distinte solo in ragione della maggiore
o minore gravit.
Con la rivalutazione dellillecito amministrativo, si discusso sulla possibilit di
superare la vecchia bipartizione e trasferire per intero, il blocco degli illeciti
contravvenzionali nella categoria degli illeciti puniti con sanzione pecuniaria
amministrativa. Per, una tale trasformazione appare sconsigliabile perch:
Esistono tipi di illeciti, i quali pur non integrando i requisiti richiesti dalla
qualificazione in termini di delitto, non tollerano una riduzione a mero illecito
amministrativo.

O perch la semplice sanzione amministrativa apparirebbe


poco
proporzionata rispetto al rango del bene protetto o al grado delloffesa; o
perch tale sanzione garantirebbe unefficacia preventiva minore rispetto al
ricorso alla sanzione penale.
necessario configurare modelli di disciplina penale differenziati
funzione delle peculiarit strutturali di determinati illeciti.
Il mantenimento della distinzione tra delitti e contravvenzioni,

in
pu

poi trovare giustificazione nellesigenza di configurare modelli di disciplina


penale differenziati in funzione delle peculiarit strutturali di determinati
illeciti.
Circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri 5 Febbraio 1986 Stabilisce
criteri orientativi per la scelta tra delitti e contravvenzioni. Secondo
tale circolare, il settore privilegiato
della materia
contravvenzionale
si
dovrebbe circoscrivere a 2 categorie di illeciti:

Fattispecie di carattere preventivo- cautelare che codificano regole


di
prudenza, perizia, diligenza finalizzate alla tutela di beni primari quali la
vita, lintegrit fisica . In queste
fattispecie,linosservanza
delle
norme

ugualmente significativa, indipendentemente


dallelemento
psicologico della
gente. La non punibilit del tentativo viene giustificata, con la
natura intrinseca dei reati di pericolo.
Fattispecie concernenti la disciplina di attivit sottoposte a un potere
amministrativo, per il perseguimento di uno scopo di pubblico interesse. (solo
per tali illeciti troverebbe vera giustificazione il regime previsto per le
contravvenzioni). In queste fattispecie lelemento psicologico indifferente,
poich lilliceit dipende da una valutazione operata dalla P.A. e la non punibilit
del tentativo viene giustificata col fatto che ci che rileva penalmente non
unazione diretta a realizzare lattivit sottoposta al potere amministrativo, ma
proprio la realizzazione di questultima. La circolare mette in evidenza come
il regime delle contravvenzioni, non presenta univocamente elementi di
minore gravit rispetto al regime previsto per i delitti, quindi anche il criterio
quantitativo andrebbe escluso, perch non sempre utilizzabile.
Oggi il criterio pi sicuro di distinzione il criterio di formale distinzione
(o di natura formale), facente leva sul diverso tipo di sanzioni comminate.
Lart. 39 afferma che i reati si distinguono in delitti e contravvenzioni, secondo
la diversa specie delle pene per essi rispettivamente stabilite
stesso.

dal

codice

Lart. 17 dispone che le pene principali stabilite per i delitti sono lergastolo, la
reclusione e la multa;
mentre
le
pene
principali
stabilite
per
le
contravvenzioni sono larresto e lammenda.
Altre differenze tra i delitti e le contravvenzioni sono:
I delitti richiedono di
regola,
il
dolo
e
la
colpa
rappresenta
leccezione; nelle contravvenzioni si risponde indifferentemente a titolo di dolo
o colpa.
4) Soggetto attivo del reato
Si definisce soggetto attivo - o autore, reo, agente, colpevole - colui il quale
realizza un fatto conforme ad una fattispecie astratta di reato. Pu
essere autore di un reato ogni essere umano, infatti, si parla di capacit
penale, per alludere allattitudine di tutte le persone, a porre in essere un
fatto rilevante per il diritto penale.
La capacit penale presente in tutti, ma si differenziano diverse specie di
capacit che incidono sullidoneit a diventare destinatari di conseguenze
giuridiche:

Capacit alla pena (imputabilit).


Capacit alle misure di sicurezza (pericolosit sociale).
Immunit (incapacit di essere assoggettati a conseguenze penali). In base al
soggetto attivo del reato distinguiamo:
Reato comune, quando il soggetto attivo pu essere chiunque.
Reato proprio, se invece la fattispecie incriminatrice richiede il possesso,
da parte del soggetto attivo, di particolari requisiti naturalistici (ad es.
lessere madre nel delitto di infanticidio) oppure giuridici (delitti dei p.u. ).

5) Il problema della responsabilit penale delle persone giuridiche


Il nostro diritto positivo sconosce forme di responsabilit penale a carico
delle persone giuridiche, continuando a vigere
il principio di origine
romanistica societas delinquere non potest.
Anche se la legislazione penale non contiene alcuna norma che escluda
e splicitamente la responsabilit penale delle persone giuridiche, tale
esclusione dedotta dallart 197 c.p. il quale prevede una obbligazione civile di
garanzia della persona giuridica, per il caso in cui colui il quale ne abbia la
rappresentanza o la
mministrazione, commetta un reato o in violazione degli
obblighi inerenti alla qualit rivestita o
nellinteresse della
persona
giuridica, e versi in condizioni di insolvibilit.
Lattribuzione alle
nte di tale obbligo di garanzia non si spiegherebbe se lente
potesse essere considerato soggetto attivo del reato. In realt per, si nota
come alcune tra le pi gravi forme di criminalit economica, sono vere e
proprie manifestazioni di criminalit di impresa o c.d. criminalit societaria.
Ci ha posto il problema del superamento del vecchio principio romanistico
societas delinquere non potest.
Riconosciuta lesigenza politico- criminale di predisporre sanzioni anche a carico
degli enti collettivi, rimane problematica la concreta individuazione dei
possibili meccanismi sanzionatori da adottare.
Obiezioni.

Secondo

una

parte della

dottrina,

il tradizionale

principio

romanistico riceverebbe un avallo a livello costituzionale. Lirresponsabilit


delle persone giuridiche discenderebbe
dal
principio
del
carattere
personale della responsabilit penale di cui allart. 27 comma 1. Muovendo
dalla tesi secondo cui la norma intende soltanto vietare la responsabilit per
fatto altrui, la societ non potrebbe rispondere penalmente
per
la
condotta (altrui) di un suo organo; mentre prendendo le mosse
dallinterpretazione che identifica il carattere personale della responsabilit
penale con la responsabilit ancorata al principio di colpevolezza, la societ
non potrebbe rispondere personalmente perch incapace di atteggiamento
volitivo colpevole.
Repliche.

A tali obiezioni si replicato facendo leva sulla teoria organicistica della


persona giuridica, che riconosce soggettivit reale e non finzionistica allente
collettivo, in virt di un rapporto di rappresentanza organica tra lente
stesso e le persone fisiche che ne determinano la volont e lazione; con la
conseguenza che lattivit degli organi diventa direttamente imputabile alla
persona collettiva.
Il problema resta il carattere personale della colpevolezza, in quanto lente
collettivo non capace di agire con dolo o colpa. Per superare limpasse si
proposto di configurare a carico della persona giuridica, sanzioni aventi il
carattere di misura di sicurezza (es. chiusura dello stabilimento, revoca
della concessione )
sul
presupposto
che
lapplicazione
di
queste
ultime implica pericolosit sociale e non anche colpevolezza.
In realt per nel nostro ordinamento, anche il concetto di pericolosit sociale
connesso a quello di risocializzazione, e tale prospettiva risulta poco
plausibile nei confronti dellente collettivo che per natura, opera con un
personale sostituibile e mutevole nel tempo.
RIFORMA d.lgs. 231/2001 E
INTRODUZIONE DELLA
RESPONSABILITA AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI COLLETTIVI.
Con la riforma del 2001, si introdotto un regime di responsabilit
amministrativa degli enti collettivi, per i reati commessi dai loro organi o dai
loro sottoposti. La qualificazione della responsabilit, come amministrativa
e non penale, non dovuta allesigenza di superare le resistenze della
dottrina penalistica, ma frutto della necessit di allentare le tensioni del
mondo imprenditoriale. In realt per, il legislatore ha configurato come
amministrativa, una responsabilit che di fatto assume volto penalistico: la
responsabilit dellente infatti, agganciata alla commissione di un fatto di
reato e la sede in cui viene accertata pur sempre un processo penale.
Lobiettivo perseguito dal legislatore quello di apprestare un presidio
forte contro la tentazione di commettere reati nellambito della politica
dimpresa; sono stati inclusi, poi, tra i reati cui si applica la disciplina anche i
delitti d associazione illecita.
Caratteristiche fondamentali dellistituto:

Le disposizioni sulla responsabilit amministrativa si applicano non solo agli


enti forniti di personalit giuridica ma anche alle societ ed associazioni che
ne sono prive. Ma non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali,
agli enti pubblici non economici e agli enti che svolgono funzioni di rilievo
costituzionale.
La normativa subordina il giudizio di responsabilit alla presenza di 5 requisiti:
La commissione da parte di una persona fisica, di un determinato reato,
consumato o tentato, espressamente previsto dalla legge ai fini della
responsabilit dellente.
Lesistenza di un rapporto qualificato tra lautore del reato e le
nte. Linteresse o
il vantaggio dellente. Il carattere non territoriale, non pubblico e non di rilievo
costituzionale dellente. Linesistenza di un provvedimento di amnistia per il
reato da cui dipende lillecito amministrativo.
Quanto al requisito dellinteresse o vantaggio delle
nte viene specificato che
linteresse, caratterizza in modo marcatamente soggettivo la condotta
delittuosa della persona fisica, ed necessaria solo una verifica ex ante; il
vantaggio invece, pu essere tratto dalle
nte anche quando la persona fisica
non abbia agito nel suo interessa e richiede sempre una verifica ex post.
stato configurato un modello di colpevolezza sui generis, ritagliato sulle
caratteristiche strutturali dellente. Si tratta di
una
colpevolezza
concepita come rimproverabilit soggettiva, ma connessa al fatto che il
reato dovr anche costituire espressione
della politica
aziendale o
comunque derivare da una colpa di organizzazione. Allente viene richiesta
ladozione di modelli comportamentali calibrati sul rischio- reato e volti
ad impedire, attraverso la fissazione di regole di condotta, la commissione di
reati. La colpevolezza si configurer quando il reato commesso da un suo
organo o sottoposto rientra in una decisione imprenditoriale, ovvero esso
conseguenza del fatto che lente stesso non si dotato di un modello di
organizzazione idoneo a prevenire reati,
oppure vi stata
omessa
o
insufficiente
controllo .

vigilanza

da

parte

degli

organismi

dotati

di

poteri

di

I criteri di imputazione soggettiva del reato, sono differenziati a seconda che


il reato sia commesso o da soggetti in posizione apicale, o da persone
sottoposte allaltrui direzione.
introdotto il principio dellautonomia della responsabilit dellente, nel senso
che questultimo risponde anche quando:
Lautore del reato non stato identificato o non imputabile; Il reato si
estingue per causa diversa dallamnistia.
La responsabilit dellente non ha portata generale, ma circoscritta alle
ipotesi di reato per le quali dal legislatore prevista in modo espresso. Tale
responsabilit pu scattare solo per i reati di cui agli artt. 316 bis e ter, 317,
318, 319, 319 ter commi 1 e 2, 321, 322, 640 comma 2 n.1, 640 bis e ter: e cio
per quei reati che producono offese a quellambito di beni o interessi, la cui
protezione corrisponde agli obiettivi specifici di tutela delle convenzioni
europee oggetto della legge di ratifica. Con la riforma dei reati societari del
2002 sono diventati oggetto di responsabilit tutti i reati societari di nuovo
conto,i delitti in materia di terrorismo e di eversione dellordine democratico,
le associazioni illecite.
Sono previste sanzioni pecuniarie, interdittive, confisca, pubblicazione della
sentenza di condanna.

6) Il problema dei soggetti responsabili negli enti o nelle imprese


Negli enti collettivi e nelle imprese non sempre agevole individuare i
soggetti responsabili dei reati commessi nello svolgimento dellattivit
facente capo allente o impresa. Ci in quanto spesso il soggetto formalmente
titolare degli obblighi di condotta penalmente sanzionati, delega tali predetti
obblighi ai propri collaboratori. Bisogna quindi stabilire se e a quali condizioni,
la delega possa assumente rilevanza penale.
La giurisprudenza prevalente condiziona la rilevanza penale della delega alla
presenza di tali presupposti:
- La ripartizione delle funzioni non deve avere carattere fraudolento; Limpresa
deve essere di grandi dimensioni;
- I collaboratori delegati devono essere dotati di mezzi
e poteri
necessari per svolgere efficacemente i compiti affidati;
- I collaboratori delegati devono possedere una provata competenza tecnica.
In presenza di tali presupposti, la giurisprudenza ammette che la delega
esoneri da responsabilit penale il soggetto delegante, e la responsabilit di
conseguenza si trasferisca la soggetto delegato.

La giurisprudenza considera efficace anche la delega delle funzioni in


mancanza del requisito di notevoli dimensioni dellimpresa, facendo leva su
una valutazione orientata
verso
le
caratteristiche
qualitative
dellorganizzazione aziendale: e argomentando dal fatto che il d.lgs. 626 del
1994 in tema di sicurezza sul lavoro, ha implicitamente escluso che
le
dimensioni aziendali abbiano effetto sul trasferimento delle funzioni.
Questa impostazione sostanzialmente avallata dalla parte di dottrina che
propende per un orientamento c.d. funzionalistico: e cio per una tesi,
secondo la quale lindividuazione del soggetto responsabile deve essere
effettuata sulla base della funzione di fatto esercitata allinterno
dellente collettivo, e ci in omaggio al principio di corrispondenza tra poteri
e funzioni da un lato, e obblighi e responsabilit dallaltro. Tale impostazione
presenta 2 inconvenienti:
- Lassunto che il diritto penale consideri prevalenti le funzioni di fatto svolte
rispetto alla titolarit delle qualifiche formali, rischia di configgere col
principio di legalit.
- Inoltre possibile che limprenditore o il datore di lavoro strumentalizzino la
preposizione in fatto di un collaboratore, per liberarsi dalla responsabilit,

trasferendola indebitamente su soggetti che occupano,


allinterno
dellimpresa, una posizione subordinata
e perci, sprovvisti di poteri
decisionali.
Altra parte della dottrina ritiene che la delega non liberi il titolare
originario da responsabilit, anzi costui manterrebbe un obbligo di vigilanza
sulladempimento delle incombenze delegate dal
collaboratore
o
al
preposto. In caso di inadempimento del soggetto delegato, il
soggetto
delegante continuerebbe a rispondere, eventualmente in concorso,
sotto
forma di mancato impedimento di reato
ex
art. 40 cpv, purch
ladempimento dellobbligo di vigilanza risulti completamente
esigibile
alla
stregua dei criteri che presiedono allimputazione a titolo di colpa.
Tale tesi per va incontro a un rischio: quello di far slittare troppo
verso lalto la responsabilit penale, chiamando a rispondere i
titolari
originari in base alla posizione o al ruolo astrattamente rivestito, pur in
assenza della concreta
possibilit di adempimento, con conseguente
violazione di principio della responsabilit penale personale.

7) Il soggetto passivo del reato


Ogni reato offende lo Stato, quale titolare dellinteresse ad assicurare le
condizioni della pacifica convivenza, ma nello stesso tempo lassunzione dello
Stato a soggetto
passivo generico
unenunciazione
priva
di
rilevanza

di ogni illecito si
riduce
ad
ai fini dellapplicazione delle norme

penali.
La nozione di soggetto passivo rilevante, quella che lo identifica come
titolare del bene protetto dalla singola fattispecie incriminatrice di parte
speciale. (il soggetto passivo coincide con la persona offesa dal reato).
Loggetto materiale del reato invece la persona o cosa sulla quale
materialmente ricade lattivit delittuosa.

Il danneggiato dal reato il soggetto


che
subisce
un
danno
patrimoniale o non patrimoniale risarcibile e che, pertanto legittimato a
costituirsi parte civile nel processo penale. (es. nel delitto di lesioni soggetto
passivo e danneggiato coincidono; diversamente nellomicidio, dove soggetto
passivo la vittima e danneggiati sono (ove esistano) i familiari).
La posizione del soggetto passivo pu anche spettare alle persone giuridiche,
allo Stato e perfino alle collettivit non personificate. Si parla di reati a
soggetto passivo indeterminato per alludere alle ipotesi in cui linteresse
offeso appartiene ad una cerchia indeterminata di persone (reati vaghi o
vaganti).
Caratteristiche del soggetto passivo possono assumere rilevanza:
Ai fini della configurabilit del reato (es. qualit di minore nel reato di
corruzione di minorenne);
Ai fini della determinazione del mutamento del titolo del reato (es. delitto
di violenza privata che si trasforma in violenza o minaccia al p.u. se
commesso a danno di una persona che riveste tale qualifica);
Possono
poi determinare
la
non punibilit
o allo
pposto rendere
applicabile una circostanza aggravante, le relazioni che legano il soggetto
attivo al soggetto passivo.
La condotta tenuta anteriormente, contemporaneamente o successivamente al
reato. Reati senza vittima o senza soggetto passivo Sono ipotesi di
incriminazione, dietro le quali non facile individuare lo
ffesa a un bene
giuridico afferrabile, ad es. delitti di pubblicazioni oscene.

Lindividuazione del soggetto passivo rilevante ai fini della presentazione


della querela e dellammissibilit del concorso scriminante della persona
offesa.
Vittimologia: una branca della criminologia che si occupa dello studio del
soggetto passivo o vittima del reato, e che negli ultimi anni ha assunto dignit
autonoma. Lapprofondimento criminologico delle reazioni del soggetto passivo e
delle interrelazioni tra soggetto attivo e vittima, pu riuscire di grande utilit
per far luce sul complesso dei fattori implicati nella genesi e nella dinamica del
delitto.

Sezione II Struttura del reato


1e2) Premessa e analisi della struttura del reato
Il reato definibile come un fatto umano tipico, antigiuridico e colpevole.
La tipicit il giudizio di corrispondenza tra il fatto e lo schema legale di
una specifica figura di reato.
Lantigiuridicit leffettivo contrasto tra fatto tipico ed ordinamento.
La colpevolezza la condizione di riconducibilit del
fatto
tipico
e
antigiuridico alla responsabilit di un soggetto che ne risulta lautore.
La concezione tripartita convive con la teoria della c.d. bipartizione, la quale
si limita a scomporre il reato in un elemento oggettivo
e
in
un
elemento soggettivo:
manca lantigiuridicit come
elemento costitutivo
autonomo dellillecito penale. In realt la concezione tripartitica soddisfa
meglio le esigenze di indagine del reato, in quanto ogni categoria in cui
viene scomposto assolve
funzioni
specifiche, corrispondenti
ad
un
peculiare aspetto della tecnica di tutela penalistica.
In Italia la concezione tripartita non
in quanto la giurisprudenza dominante
giustificazione ineriscano
esterne, impeditive della

ancora riuscita ad affermarsi


ha escluso che le
cause
di

alla struttura del reato, qualificandole


come
punibilit e quindi, suscettibili di operare soltanto

ove ne sia stata raggiunta la prova piena.

La ritenuta non
appartenenza
delle
cause
struttura del reato consente di evitare che
una causa di giustificazione possa giustificare
motivazione oggi non ha pi ragione dessere data
allart. 530 del nuovo c.p.p. che afferma che
pronunciare
sentenza
di
assoluzione
piena
dubbio sullesistenza di cause di giustificazione.

di
giustificazione,
alla
il dubbio sullesistenza di
sentenze assolutorie. Tale
la soluzione normativa di cui
il giudice dovr comunque
anche
ove
vi
sia

quindi venuta meno la preoccupazione pratica che finora ha


alla giurisprudenza di accogliere la concezione tripartita.

impedito

1 ELEMENTO: FATTO TIPICO


Il termine fatto o fattispecie indica, in generale, tutti i presupposti
oggettivi e soggettivi necessari a produrre la conseguenza giuridica.
In ambito penale, il concetto di fatto tipico o fattispecie o tipo delittuoso,
va inteso in una
ccezione pi ristretta comprendente il complesso degli
elementi che delineano il volto di uno specifico reato. Il fatto ingloba quindi,
solo quei contrassegni in presenza
dei quali
pu dirsi adempiuto
un
particolare modello delittuoso e non un altro. (es. nel delitto di omicidio il
fatto tipico il cagionare la morte).

Funzione del fatto tipico circoscrivere specifiche forme di aggressione ai beni


penalmente tutelati: selezionando le forme o modalit di
offesa
che
il
legislatore ritiene cos intollerabili da giustificare il ricorso allestrema ratio
della sanzione punitiva. La categoria della tipicit segna quindi, al contempo, i
limiti o confini della tutela penalistica.
La categoria del fatto tipico deve essere idonea a rispettare tutte le
esigenze poste dal principio di materialit: necessario, quindi,
che il
legislatore eviti di creare tipi artificiali di reato che non hanno riscontro
nella realt concreta: se lillecito penale che viene in questione privo di
riferimenti empirici, perch non ha alla base alcun fenomeno delittuoso ben
profilato nella realt sociale, non solo sar difficile ricostruirne la precisa
fisionomia, ma il giudice non sar in grado di accertare il
fatto
materiale, il
comportamento
esteriore
in
cui
il
reato
dovrebbe
concretizzarsi. (es. il delitto di plagio, dichiarato incostituzionale perch la
fattispecie incriminatrice non riusciva a descrivere un
fatto
materiale
suscettivo di accertamento empirico nella realt esterna).

Funzioni:
Descrivere specifiche modalit di aggressione ai beni penalmente protetti. La
tipicit del fatto si riconnette alla lesione del bene giuridico, il quale
funge, quindi, da criterio legislativo di criminalizzazione.
Il bene giuridico assolve anche una funzione dogmatica, che consiste nel
far s che la tipicit stessa concettualmente includa la lesione del bene
giuridico. Un fatto il quale, non sia capace di offendere il bene tutelato dalla
norma solo in apparenza conforme al tipo di reato. Perci la contrapposizione
tra tipicit e offensivit illusoria. Tipicit apparente si
ha
quando
allesteriore conformit del fatto alla fattispecie legale, non si accompagna
uneffettiva lesione del bene. Per es. nel caso di furto di un acino duva o falso
grossolano (non in grado di trarre in inganno).
2ELEMENTO: ANTIGIURIDICITA
In alcuni casi un fatto tipico, cio conforme ai modelli di reato previsti dalla
parte speciale, giustificato o consentito dallordinamento giuridico.
Il giudizio di antigiuridicit si risolve nella verifica che il fatto tipico non
coperto da alcuna causa di giustificazione o da alcuna esimente. La presenzia
di un esimente fa venir meno la
ntigiuridicit.
Lantigiuridicit ha natura oggettiva, quindi costituisce
una
qualit
oggettiva del fatto tipico e come tale prescinde ed distinta dalla
colpevolezza. La
rt 59. Fissa la regola della rilevanza oggettiva delle cause di
giustificazione, nel senso che operano anche se non conosciute dallagente.
Teoria degli elementi negativi del fatto. Alcuni autori hanno negato che
lantigiuridicit costituisca un elemento autonomo, facendo ricorso al
concetto di elementi negativi del fatto (cio di elementi che devono mancare
perch lillecito penali si configuri).
Tale teoria sicuramente da scartare, perch se dovessimo includere, nella
fattispecie anche se con segno negativo, i presupposti delle
scriminanti si
avrebbe ad es. che vietato cagionare la morte di un uomo, a meno che
lazione non sia giustificata dalla necessit di difendersi!. La ragione storica
che ha dato origine alla teoria in esame, era costituita dalla ricerca di
espedienti concettuali che consentissero di risolvere il problema dellerrore
sullesistenza di cause di giustificazione, nellambito di ordinamenti privi di
una norma ad hoc, che invece esiste in Italia.

La funzione della categoria del fatto quella di selezionare le forme di offesa


meritevoli di sanzione penale, ragion per cui la categoria stessa assume una
connotazione penalistica. Mente la categoria delle cause di giustificazione,
proprio perch non va ricostruita alla stregua dellintero ordinamento, non
ha funzione prettamente penale, anzi le scriminanti servono a integrare il
diritto penale nellordinamento generale.
Dal carattere non necessariamente penale delle scriminanti derivano varie
conseguenze:
da un lato la disciplina non necessariamente subordinata al principio della
riserva di legge, dallaltro essendo le norme sulle scriminanti autonome,
extrapenali desumibili da tutto lordinamento, se ne deduce la possibile
estensione analogica.

Antigiuridicit in senso materiale. Questo secondo concetto, darebbe conto


delle ragioni sostanziali che stanno alla base dellincriminazione,
ragioni
ravvisate dalla dottrina nella antisocialit del fatto e nella lesione del bene
penalmente protetto. Il profilo dellincidenza lesiva del fatto sul bene protetto
per gi assorbito dal giudizio di tipicit. Un concetto di antigiuridicit
materiale come requisito distinto e ulteriore rispetto a quello di non
conformit alle norme positive, appare a poi inaccettabile se ricostruito
sulla base di parametri dichiaratamente ultralegali (es. vaghi criteri di
cultura vivente o valori etico- sociali). Tali
orientamenti si pongono in
contrasto col principio di legalit e il giudizio di antigiuridicit non pu che
essere rapportato a precise norme giuridiche, suscettibili tuttal pi di
applicazione analogica ai casi simili se non espressamente regolati.
Antigiuridicit speciale. Eun concetto riferito
ai casi in cui la stessa
condotta tipica contraddistinta da una
nota di illiceit desumibile da una
norma diversa da quella incriminatrice. Questa nota di illiceit costituisce un
elemento diverso e ulteriore rispetto
alla
normale
antigiuridicit come assenza di
cause di giustificazione.
La presenza di
questa speciale
antigiuridicit si
nota
da
espressioni legislative quali: illegittimamente,
abusivamente, arbitrariamente . (per a volte si ha illiceit speciale anche
in
mancanza di tali espressioni e per
contro
si pu avere
illiceit speciale apparente anche quando tali espressioni sono presenti).

Nella maggior parte dei casi, si tratta


di
elementi
normativi
della
fattispecie, per cui per determinarne il concetto, occorre fare riferimento
ad una disposizione extrapenale.
Es. art. 348, il quale incrimina
chiunque abusivamente esercita
una
professione, per la quale richiesta una speciale abilitazione dello Stato.
Lavverbio abusivamente, richiede ai fini dellintegrazione della condotta tipica,
il contrasto col le disposizioni amministrative che disciplinano lesercizio delle
varie professioni.
Questa categoria ha rilevanza pratica soprattutto sul terreno dellerrore e
del dolo, posto che il contrasto tra la condotta tipica e la norma extrapenale
deve riflettersi nel momento conoscitivo della volont colpevole: un errore
sulla illiceit speciale, ove scaturisca dalla erronea interpretazione di una
norma extrapenale, pu risolversi in un errore sul fatto che esclude il dolo.
(art. 47 comma 3).
3 ELEMENTO: COLPEVOLEZZA
La colpevolezza riassume le condizioni psicologiche che
consentono
limputazione personale del fatto di reato allautore. Nel
giudizio
di
colpevolezza rientra, anzitutto, la valutazione del
legame
psicologico
o
comunque del rapporto di appartenenza tra fatto e autore,
nonch la
valutazione delle circostanze, di natura personale e non, che incidono sulla
capacit di autodeterminazione del soggetto. (Ovviamente il concetto di
colpevolezza non presuppone il libero arbitrio in senso filosofico).
La ratio liberal- garantista che giustifica il principio di colpevolezza
individuata nellambito di una prospettiva idonea a contemperare lefficienza
preventiva del sistema con le garanzie fondamentali di libert del cittadino.
Lassumere il dolo o colpa come presupposto della responsabilit, equivale a
circoscrivere la punibilit nei limiti di ci che prevedibile ed evitabile da
parte del soggetto; tale possibilit di controllo permette a ciascuno di
pianificare la propria esistenza senza incorrere in sanzioni penali.
Sent. 364/88 (domanda esame)

In tale sentenza, la Corte ha ravvisato la ratio della colpevolezza nellesigenza


di garantire al privato la certezza di libere
scelte
dazione:
per
garantirgli che sar chiamato a rispondere penalmente solo per azioni da
lui controllabili e mai per comportamenti che solo fortuitamente producono
conseguenze penalmente vietate. La colpevolezza quindi assume il ruolo di
principio di civilt. La Corte poi, ravvisa nella colpevolezza un principio
costituzionale, garantista in base
al
quale
si pone
un
limite
alla
discrezionalit
del
legislatore
ordinario
nellincriminazione
dei
fatti
penalmente sanzionabili, nel senso che vengono costituzionalmente indicati i
necessari requisiti minimi dimputazione senza la previsione dei quali il fatto
non pu essere legittimamente sottoposto a pena.
Si contesta quindi la legittimit delle ipotesi residue di
responsabilit
oggettiva; infatti in mancanza di coefficienti soggettivi di imputazione, il
soggetto pu essere
chiamato a rispondere
anche di fatti che si
sottraggono al suo personale potere di controllo, e a soffrirne la libert
di programmazione delle azioni future.
Nessuno oggi contesta il ruolo della colpevolezza come principio di civilt, ma vi
minore uniformit di vedute circa il contenuto della colpevolezza come
categoria dogmatica: mentre pacifico che essa abbraccia come requisiti
minimi il dolo o la colpa, si discute se vi rientrino elementi ulteriori e di quale
natura siano. Nella dottrina
contemporanea, la
colpevolezza in senso
dogmatico tende a essere distinta a seconda che funga
da elemento
costitutivo del reato ovvero da criterio di commisurazione della pena. In
questa seconda accezione la colpevolezza assurge a categoria di sintesi di tutti
gli elementi, imputabili al soggetto, da cui dipende la gravit del singolo fatto
di reato.

7) Costruzione separatadei tipi di reato


- storicamente dottrine generali
di
reato
=
nate
da
illecito
commissivo doloso (particolarmente da delitto di omicidio)
- non pi concezione unitaria di illecito penale ma - costruzione separata di

tipologie delittuose (doloso e colposo) e delitto commissivo diverso dal delitto


omissivo

8) Classificazione dei tipi di reato Reati di evento e Reati di azione.


Nei reati di evento la fattispecie incriminatrice tipicizza un evento esteriore
come risultato concettualmente e fenomenicamente separabile dallazione e a
questa legato in base ad un nesso di causalit. (es. la morte di un uomo del
delitto di omicidio, il danno nel delitto di danneggiamento delle cose ).
Si distinguono:
Reati di evento a forma vincolata sono quei reati per i quali il legislatore
specifica le modalit di produzione del risultato lesivo. (es. art. 438 che
incrimina chiunque cagiona unepidemia mediante la diffusione
di
germi
patogeni).
Reati di evento a forma libera (reato causali puri) sono quei reati per i quali
il legislatore non specifica le modalit di produzione del risultato lesivo
(es. art. 575 che punisce chiunque cagioni la morte di un uomo). In questo
caso sono sottoposte a pena tutte le possibili modalit di aggressione al bene.
La distinzione tra i reati a forma libera e vincolata assume rilievo
nellambito del procedimento di conversione di unipotesi di reato in unipotesi
di mancato impedimento dellevento ex art 40 cpv: solo le fattispecie causali
pure sono suscettibili di conversione.
I reati di azione. Consistono nel semplice compimento dellazione vietata,
senza che sia necessario attendere il verificarsi di un evento causalmente
connesso alla condotta stessa (es. sottrazione della cosa nel reato di furto)
Reati commissivi (di azione) e reati omissivi (di omissione) a seconda che la
condotta tipica sia rappresentata da un agire positivo o da unomissione.
I reati omissivi si distinguono poi in propri e impropri.
Il reato omissivo improprio (o commissivo mediante omissione) si ha quando
levento lesivo dipende dalla mancata realizzazione di unazione doverosa (es.
omicidio colposo dovuto a mancata sorveglianza di un bambino). Art 40 cpv
non impedire un evento, che si ha lobbligo di impedire, equivale a cagionarlo.
Il reato omissivo proprio consiste, invece, nel semplice mancato compimento di
unazione imposta da una norma penale di comando: a prescindere dalla
verificazione di un evento come conseguenza della condotta. (es. omissione di
soccorso, omissione di referto).

Reati istantanei, reati permanenti e reati abituali.


Nei reati istantanei la realizzazione del fatto tipico integra ed esaurisce
loffesa, perch impossibile che la lesione del bene persista nel tempo
(es. nellomicidio la lesione si esaurisce nel momento in cui si verifica la
morte).
Nei reati permanenti, sono quei reati in cui il protrarsi delloffesa dipende
dalla volont dellagente. La
zione delittuosa infatti, riesce solo a comprimere
il bene (es. bene della libert personale nel caso di sequestro di persona).
Rientrano in tale categoria, sia i reati che offendono beni immateriali, sia
quelli che ledono beni materiali purch suscettibili di compressione (es.
delitto di invasione di terreni o edifici art. 633). In questi reati, assume
rilevanza non sono la
ttivit del soggetto che realizza la lesione del bene, ma
anche quella successiva del mantenimento, quindi gli estremi della fattispecie
non sono realizzati senza il mantenimento, per un apprezzabile lasso di
tempo, dello stato antigiuridico. (es. non si ha sequestro se si immobilizza per
pochi istanti un uomo). La dottrina contesta questa concezione bifasica del
reato permanente, secondo la quale la fase della instaurazione si realizza
con unazione e quella del mantenimento con unomissione; da un lato si
riconosce che linstaurazione pu essere realizzata con unomissione e
dallaltro si ammette che lo stato antigiuridico pu essere mantenuto con
azioni positive.
Il reato permanente cessa nel momento in cui
si mette
fine
alla
condotta volontaria di mantenimento dello stato antigiuridico (ovvero ormai
impossibile porvi fine).
Secondo un criterio molto diffuso, il reato omissivo sarebbe permanente
tutte le volte in cui per ladempimento dellazione doverosa sia previsto
un
termine puramente ordinatorio, nel qual caso la permanenza si
produrrebbe fino a quando il soggetto non adempia allobbligo di agire;
sarebbe invece, istantaneo quando ai fini delladempimento sia previsto un
termine di scadenza perentorio, decorso il quale lobbligato non pi in
grado di far cessare lo stato di antigiuridicit determinato dalla condotta
illiceit. Per in realt, lunico termine che assume rilevanza penale quello
perentorio, perch ove si tratti di termine ordinatorio vuol dire che
concessa al soggetto la facolt di decidere il momento della
dempimento,
per cui non pu parlarsi di obbligo penalmente sanzionato.

In dottrina pi diffusa la tesi secondo la quale i reati omissivi


possono assumere, eccezionalmente natura permanente ove il dovere di
agire imposto dalla norma persista nel tempo anche successivamente al
primo manifestarsi della situazione da cui esso si origina: es.
mentre
sarebbe istantaneo il dovere di prestare soccorso
a una persona in
pericolo (art. 593), sarebbe perdurante lo
bbligo del proprietario
di
provvedere alla riparazione di un edificio pericolante (art.677).
Sono privi di reale autonomia le figure del reato eventualmente permanente
(nel quale loffesa fatta durare in concreto nel tempo dallagente, es.
ingiuria realizzata con numerose espressioni offensive) e
del
reato
istantaneocon
effetti permanenti
(caratterizzato
dalla durata
delle
conseguenze es. omicidio).
Reato abituale, un illecito per la cui realizzazione necessaria la
reiterazione del tempo di pi condotte della stessa specie. A differenza del
reato
permanente, caratterizzato dal perdurare
nel
tempo
senza
interruzione
della situazione antigiuridica,
prodotta
dallagente,
nel
reato abituale ci si trova di fronte alla reiterazione intervallata nel tempo
della stessa condotta o di pi condotte omogenee.
Reato abituale proprio. In tale forma di reato le singole
condotte,
autonomamente considerate, sono penalmente irrilevanti (es. sfruttamento
della prostituzione).
Reato abituale improprio. In tale forma di reato, come ad es. la relazione
incestuosa, ciascun singolo atto integra di per s altra figura di reato (reato di
incesto ex art 564).
Dalla circostanza che il disvalore penale deriva solo dallinsieme delle
condotte reiterate, non pu tuttavia farsi discendere la necessit che il
soggetto agisca con dolo unitario, equivalente ad un disegno complessivo
anticipatamente programmato: basta piuttosto una coscienza e volont di volta
in volta rapportata alle singole condotte.
Reato comune e reato proprio.
Il reato
comune il reato

realizzabile da

chiunque, mentre reato

proprio quel reato realizzabile solo da chi riveste una


particolare qualifica
o posizione, idonee a porre il soggetto in una speciale relazione con
linteresse tutelato. Si distinguono poi: reati propri in senso puro quando il
possesso della qualifica determina la stessa punibilit del reato; e reati propri
in senso lato se la qualifica comporta un mutamento del titolo del reato.

La distinzione assume rilevanza in sede di concorso di persone ( dubbio se


e a quali condizioni un soggetto estraneo ossa concorrere nel reato
proprio) e ai fini della determinazione del dolo ( controverso se la
volont criminosa presupponga la conoscenza della qualifica).
Illeciti di danno e illeciti di pericolo
Negli illeciti di danno la condotta criminosa comporta la lesione effettiva
del bene giuridico, negli illeciti di pericolo invece, la condotta criminosa
comporta solo la messa in pericolo del bene assunto a oggetto di tutela
penale. Un illecito di danno il delitto di omicidio (il bene aggredito, la vita,
subisce la completa distruzione per effetto della
zione criminosa), uno
di
pericolo lincendio ( il fatto di cagionare un incendio punito per i risultati
lesivi che possono derivare, anche nessuna persona subisce un danno).
I reati di pericolo vengono distinti in 2 categorie:
Reati di pericolo concreto. In tali reati il pericolo (ovvero la rilevante
possibilit di verificazione di un evento temuto) rappresenta un elemento
costitutivo della fattispecie incriminatrice, quindi, spetta al giudice,
in
base alle circostanze del singolo caso, accertarne le
sistenza. (Es. Art. 422
che ravvisa il delitto di strage nel fatto di chi al fine di uccidere, compie atti
tali da porre in pericolo la pubblica incolumit. In questo caso il giudice
deve accertare
leffettiva
pericolosit
nei
confronti
di
un
num.
Indeterminato di persone).
Reati di pericolo presunto o astratto. In questo caso si presume, in base ad
una regola di esperienza, che al compimento di certe azioni si accompagni
linsorgere di un pericolo. Il legislatore si limita a tipizzare una condotta
al cui compimento generalmente si accompagna la messa in pericolo di un
determinato bene. Accertata la prima, il giudice dispensato dallo svolgere
indagini ulteriori circa la verificazione del secondo. (es. art 423 chiunque
cagiona un incendio punito, nella presunzione che lincendio nella generalit
dei casi sia un accadimento di comune pericolo).
Con riguardo a questa bipartizione, negli ultimi anni, si messo in evidenza il
carattere di relativit tra pericolo astratto e concreto, rilevando come non
sia decisivo solo il coinvolgimento o no del giudice in sede di accertamento:
il grado di concretezza o astrattezza del pericolo dipende anche, sia
dalla collocazione che esso riceve nella struttura del tipo delittuoso, sia
dai criteri di accertamento adottati
dal momento del giudizio.

per

verificarne lesistenza, sia infine,

Secondo la dottrina si pu distinguere tra pi o meno concreto a seconda che il


giudice debba verificare:
che uno o pi soggetti passivi ben determinati abbiano subito una reale minaccia
che lazione realizzata sia generalmente idonea a ledere, a prescindere dalla
circostanza che qualcuno dei soggetti titolari del bene protetto sia stato di
fatto lambito.
Es. art. 440 chiunque corrompe o adultera acque o sostanze destinate
allalimentazione, prima che siano attinte o distribuite per il
consumo,
rendendole pericolose alla salute pubblica, punito in questo caso
spetta al giudice accertare di volta in volta, il pericolo, quindi ricorrerebbe
la fattispecie di reato di pericolo concreto. Per qui il pericolo non viene in
rilievo nel senso di una minaccia realmente individualizzata nei confronti di
una o pi persone; esso assume rilevanza come attitudine generica dellazione
tipica, a danneggiare la
salute
di quanti
soggetti,
in
futuro,
ed
eventualmente, possono venire in contatto delle sostanze adultere. Quindi
si pu essere indotti a ritenere che
lazione corrisponda di pi alla
fattispecie del pericolo astratto. Cos come x lart. 440 , vale per tutti gli
altri reati che ricalcano tale schema.
Problemi di costituzionalit dei reati di pericolo astratto.
Se tale modello si caratterizza per il fatto di tipicizzare una condotta
assunta come pericolosa in base ad una regola di esperienza non escluso che
di fatto si verifichino casi nei quali quel giudizio di esperienza si rivela falso.
Da qui il rilevo che i reati di pericolo astratto rischiano di
reprimere la
mera
disobbedienza
dellagente, la
semplice inottemperanza di un
precetto penale, senza che a questa si accompagni uneffettiva messa in
pericolo del bene protetto. Si finirebbe cos col disattendere il principio di
necessaria lesivit, comprensivo sia della lesione che della (effettiva) messa in
pericolo del bene.
Il problema sta nellindividuare i settori in cui necessario anticipare la
tutela sino alla soglia dellastratta pericolosit. Lincriminabilit delle condotte
pericolose in s presenta 2 vantaggi: per un verso si pone un argine alla
particolare diffusivit del pericolo insito in questo tipo di condotte; per
laltro verso si evita la probatio diabolica dellattitudine del fatto a provocare
uneffettiva lesione del bene nel caso concreto.

Inoltre vi sono beni superindividuali che per


natura,
possono
essere
danneggiati solo da condotte cumulative, ovvero molteplici condotte che si
ripetono nel tempo: ci rende impossibile provare che una singola condotta
tipica sia in concreto idonea.
La Corte ha pi volte affermato che le fattispecie di pericolo presunto o
astratto non sono incompatibili in linea di principio con la Costituzione,
rientrando nella discrezionalit del legislatore la scelta dei settori in cui il
ricorso a tali modelli delittuosi appare pi utile. Limportante che tale
scelta non risulti irrazionale e arbitraria, ma sia invece, il frutto di
apprezzamenti rigorosi, fondati sullesperienza.
Reati aggravati dallevento, sono reati per i quali previsto un aumento di
pena se dalla realizzazione del delitto- base deriva, come conseguenza non
voluta, un evento ulteriore (es. omissione di soccorso aggravata dalla morte
della persona in pericolo).
Delitti di attentato. Sono quelle forme di
o nellusare mezzi diretti a offendere un
questi reati data dalla circostanza che
delitto pur in presenza di tali atti, al pi
delitto tentato.

illecito consistenti nel compiere atti


bene giuridico. La caratteristica di
la legge considera consumato il
tipici rispetto ad una fattispecie di

PARTE SECONDA
IL REATO COMMISSIVO DOLOSO
CAPITOLO I TIPICIT
1) Premessa: la fattispecie e i suoi elementi costitutivi
- FATTISPECIE = insieme di elementi che caratterizzano una determinata
tipologia di reato, legislativamente tipizzata
- se sussistono elementi NON rientranti nella categoria tipica della
fattispecie non possono essere utili per inquadrare illecito penalmente
rilevante
- FATTISPECIE = assimilabile a FATTO TIPICO come elemento (insieme a
antigiuridicit e colpevolezza) per caratterizzare illecito penale - fattispecie
= vari elementi di natura oggettiva
a) di natura descrittiva
b) b) di natura normativa (entrambi
principio di tassativit)

nel

senso

gi

indicato) (per il

- fattispecie = anche elementi di natura soggettiva (quando reato ad es.


strettamente connesso con volont di soggetto agente)
2) Concetto di azione
Il presupposto per inquadrare la disciplina del reato commissivo doloso
verificare natura e determinazione che pu assumere lazione umana
(elemento che d impulso a realizzazione del reato (senza lazione umana il
reato NON configurabile come tale)
- varie teorie per considerare azione
umana:
2.1) TEORIA

CAUSALE = postula

la
zione

come fenomeno

in grado di

realizzare concretamente la modificazione della realt esterna; il dolo qui


NON lelemento che contribuisce a specifica la struttura dellazione, MA
lELEMENTO DI COLPEVOLEZZA (il fatto di reato si realizza al di l della
volont della
gente; - se esiste la volont rileva SOLO COME CRITERIO DI
IMPUTAZIONE DEL FATTO AL SUO AUTORE)
2.2) TEORIA FINALISTICA = cfr Hans Welzel = postula lazione come
riferita allo
scopo che lessere umano si prefigge come realizzabile (in
base
a
proprie obiettive possibilit); - il dolo qui NON costituisce criterio di

colpevolezza, MA

attiene alla specificazione della struttura dellazione

stessa (il fatto di reato si realizza in virt del fatto che lessere umano agisce
concretamente per realizzare scopo dannoso, puntando tutto sulla propria
volont di agire nel modo determinato; - il fatto SI REALIZZA SOLO IN
queste CIRCOSTANZE)
2.3) TEORIA SOCIALE = postula lazione come la possibilit di ogni singolo
individuo di reagire in un determinato modo (non imposto dallesterno)
agli stimoli della realt sociale; - questa concezione APPLICABILE A TUTTI I
TIPI DI REATO
3) Azione determinata da forza

maggiore o da costringimento fisico.

Caso fortuito Lazione umana rappresenta la base su cui poggia lintera


costruzione dogmatica del reato commissivo doloso. Lazione punibile deve,
per, essere accompagnata dal requisito della coscienza e volont. Il
legislatore ha configurato 2 situazioni in cui non pu giungersi ad un giudizio
di colpevolezza perch manca gi in partenza la precondizione di un addebito
a titolo di dolo o di colpa (precondizione rappresentata dalla possibilit di
considerare la
zione criminosa come opera propria di un determinato
soggetto). Tali situazioni sono:

La forza maggiore (art. 45). La forza maggiore definita come


qualsiasi energia esterna contro la quale il soggetto non in grado di
resistere e che perci lo costringe necessariamente ad agire. Es. uccisione
di un passante da parte di un operaio che cade dallimpalcatura perch
travolto da una tromba daria. Qui la
zione causativa dellevento non pu
certamente ricondurre al potere di signoria delloperaio, quindi si pu dire
che lazione non gli propria: manca perci il requisito della coscienza e
volont dellazione come presupposto di un rimprovero di colpevolezza. Non
si pu per, parlare di forza maggiore se la
gente dispone di un sufficiente
margine di scelta, per cui, in presenza degli altri presupposti, possono
risultare applicabili le norme sullo stato di necessit o coazione morale.

Costringimento fisico (art. 46). Tale art. stabilisce che non


punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato da altri costretto,
mediante violenza fisica, alla quale non poteva resistere o comunque
sottrarsi. In tal caso del fatto commesso dalla persona costretta, risponde
lautore della violenza. Perch tale art. sia applicabile per necessario che la
volont della
gente sia coartata in maniera assoluta; mentre se sussistono
margini di scelta si parla di coazione morale (art. 54).

Proprio perch il soggetto coartato solo uno strumento nelle mani di chi
esercita violenza, e quindi, manca la possibilit di considerare lazione criminosa
come effettiva opera del suo autore materiale: il vero potere di signoria sul
fatto per contro esercitato dal soggetto coartante, che di conseguenza
risponder dellazione commessa .

Caso fortuito (art. 45). Lart. 45 ammette poi unulteriore causa di


esenzione da responsabilit stabilendo che non punibile chi ha commesso il
fatto per caso fortuito. A differenza della forza maggiore che annulla la
signoria del soggetto sulla condotta e impedisce di configurare unazione
penalmente rilevante, il caso fortuito non sempre esclude le
sistenza
dellazione;
infatti,
il caso fortuito risulta dallincrocio
tra
un
accadimento naturale e una condotta umana, da cui deriva limprevedibile
verificarsi di un evento lesivo, ma ci impedisce comunque che lagente
possa essere chiamato a rispondere dellevento cagionato col concorso di
fattori che esulano dal normale ordine delle cose.
4) Presupposti dellazione
Secondo

la

categoria

di

reato

commissivo

doloso =

PRESUPPOSTI

dellazione (non ignorabili perch sono elementi che devono preesistere


o essere concomitanti a svolgimento della condotta criminosa se la si vuole
considerare tale)
- presupposti:
1) oggetto materiale
2) evento
5) Oggetto materiale dellazione
1) OGGETTO MATERIALE: persona o cosa su cui ricade

materialmente

lazione del reo (OM subisce quasi fisicamente azione criminosa del reo)
OGGETTO GIURIDICO: sinonimo di IL BENE GIURIDICO penalmente
protetto (come inquadrato prima)
SOGGETTO PASSIVO del reato: colui che subisce perdita
del IL
BENE GIURIDICO protetto da OG di cui era titolare
OM = unico o plurimo (es. furto di pi cose o delitto di rapina ricade
sia su 1 persona che su 1 cosa)

6) Evento
Levento nel linguaggio comune un accadimento qualsiasi della realt esterna,
mentre in senso naturalistico ha unaccezione pi tecnica e ristretta essendo
concepito come risultato esteriore causalmente riconducibile allazione umana.
Levento naturalistico pu anche consistere in un risultato esteriore che
concretizza non la lesione, ma la messa in pericolo di un bene protetto. (es.
art. 434 che incrimina chiunque commette un fatto diretto a cagionare il
crollo di una costruzione, se dal fatto deriva pericolo per la pubblica
incolumit. Levento di pericolo per, configurabile solo nella
mbito dei reati a
pericolo concreto, in cui spetta al giudice accertare se uneffettiva
situazione di pericolo si verificata come conseguenza dellazione).
levento naturalistico assume rilevanza in quanto:
D
Costituisce il secondo polo del nesso causale e quindi un requisito del
fatto tipico nei reati di evento.
D
Pu rivestire il ruolo di circostanza aggravante di un
reato gi
perfetto (es. morte come evento aggravante del reato di omissione di
soccorso).
D
Pu rivestire il ruolo di condizione obiettiva di punibilit (es. il pubblico
scandalo nellincesto).
La disputa sul concetto di evento e levento in senso
giuridico.
La disputa sul concetto di evento prende spunto dagli artt. 40, 41, 43 e 49 che
riconnettono ad ogni reato un evento dannoso e pericoloso come risultato
dellazione criminosa. La teoria di fondo si basa sul concetto che ogni reato
consiste nella lesione o messa in pericolo di un bene giuridico. Questo assunto
per, stato espresso dal legislatore attraverso una formula particolare: la
lesione o messa in pericolo del bene protetto stata configurata come un
risultato che sempre si aggiunge alla
zione delittuosa. Da qui lidentificazione
del concetto di offesa con quello di evento. Levento concepito appunto
come offesa allinteresse protetto dalla norma detto evento in senso
giuridico.

Nei reati di mera condotta, cos definiti perche privi di un evento in senso
naturalistico, non necessario ipotizzare un evento giuridico come risultato
che consegue o si aggiunge alla condotta stessa: loffesa allinteresse protetto
non unentit materiale che si somma allazione, ma la stessa azione
considerata come confliggente con la norma posta a tutela del bene
in
questione. Quindi la lesione o messa in pericolo del bene si immedesima e si
esaurisce nella realizzazione della condotta tipica.
Secondo i sostenitori dellevento giuridico, nonostante lavvenuta realizzazione
della condotta tipica, il giudice dovrebbe ulteriormente verificare limpatto
effettivo della condotta sul bene protetto. Ma cos si finirebbe col richiedere
un tipo di accertamento che si sovrappone al giudizio di lesivit gi espresso
dal legislatore, infatti, unazione tipica tale se lede il bene oggetto di
protezione penale. Inoltre, si
correrebbe
il
rischio di sovrapporre
arbitrarie interpretazioni del giudice alle scelte del legislatore mal tradottesi
a livello di formulazione delle fattispecie incriminatrici.
Dal punto di vista tecnico quindi, va mantenuta la sola nozione di evento
in senso naturalistico, inteso quale conseguenza dellazione e consistente in
una modificazione fisica della realt esterna. Non
necessario che si
verifichi quasi contestualmente allazione ed anche irrilevante che levento
si verifichi in un luogo diverso da quello in cui stata realizzata lazione
criminosa (reati a distanza).
7) Rapporto di causalit: premessa
Nei reati commissivi di evento ricompreso tra gli elementi costitutivi,
il nesso di causalit che lega lazione allevento stesso; limputazione di un
evento lesivo richiede infatti, come presupposto di partenza, che il reo
abbia materialmente contribuito alla verificazione dellevento dannoso.
Funzione. Laccertamento del nesso causale finalizzato a emettere un
giudizio di responsabilit

quindi,

da

il

rapporto

di

causalit

funge

da

criterio di imputazione oggettiva del fatto al soggetto. Il nesso causale tra


azione ed evento di regola comprova che non solo

lazione, ma

anche

il

risultato lesivo opera dellagente, per cui (sussistendo gli altri presupposti)
questultimo pu essere chiamato a risponderne penalmente.
Ai fini del giudizio necessario utilizzare una teoria della causalit che bene
si presti a spiegare lincidenza dellagire umano sugli accadimenti esterni, ma
si dibatte tuttoggi circa la scelta della teoria pi idonea.

Il codice Rocco contiene, sul nesso di causalit, una disciplina agli artt. 40 e
41, i quali per, si prestano a letture diverse, in quanto non riescono a
indicare un modello ben definito e univoco di causalit. Per questo motivo la
dottrina ha elaborato varie teorie.
8) La tradizionale teoria condizionalistica:
insufficienze
Lart. 40 richiede che levento dannoso o pericoloso dal quale dipende lesistenza
del reato, sia conseguenza dellazione del reo. necessario individuare a quali
condizioni levento lesivo pu essere considerato conseguenza dellazione.
Secondo la teoria condizionalistica causa ogni condizione dellevento, ogni
antecedente senza il quale levento non si sarebbe verificato. Questa teoria
detta anche delle
quivalenza perch, parifica lattitudine causale di tutti gli
antecedenti necessari allevento, quindi, perch lazione umana assurga a causa,
sufficiente che essa rappresenti una delle condizioni che concorrono a
produrre il risultato lesivo.
Per accertare il nesso causale si ricorre al procedimento di eliminazione
mentale (formula della condicio sine qua non), alla stregua del quale unazione
condicio sine qua non di un evento, se non pu essere mentalmente
eliminata senza che levento venga meno. Questa formula in alcuni casi porta
ad un risultato immediato, ma in molti altri casi non riesce a fornire le
indicazioni probanti in merito allesistenza del nesso eziologico. (es. nel caso del
talidomide e delle macchie blu).
Limiti e obiezioni.

Ha unefficacia limitata, e la sua universalit pu essere contestata


laddove non si conoscano in anticipo le leggi causali che presiedono ai rapporti
tra determinati fenomeni (es. caso del talidomide o delle macchie blu in cui
non si sapeva a priori se quelle azioni potevano portare alle conseguenze
verificatesi).

Proprio perch considera equivalenti tutte le condizioni che


concorrono alla produzione dellevento lesivo, la teoria condizionalistica
condurrebbe, se sviluppata fino alle estreme conseguenze, a considerare
causali anche i remoti antecedenti dellevento
delittuoso.
Regresso
allinfinito. (es. si potrebbe sostenere che un omicidio sia da far risalire
anche ai genitori dellomicida che
procreandolo
hanno
creato
una
condizione indispensabile dellevento).


Altri limiti si notano nei casi di:
o
Causalit alternativa ipotetica, la quale sussiste quando, in mancanza
dellazione del reo,
levento sarebbe stato
egualmente
prodotto da
unaltra causa intervenuta allincirca nello stesso momento (es. C fa saltare in
aria con la dinamite la casa di B, ma si accerta che la casa sarebbe stata
egualmente distrutta da un incendio di vaste proporzioni scoppiato
nelle
vicinanze per cause naturali quasi contemporaneamente al fatto);
o
Causalit addizionale, che sussiste quando levento prodotto dal
concorso di pi
condizioni, ciascuna capace da sola di produrre il risultato. Anche in questo
caso, il ricorso alla formula della condicio sine qua non porta a risultati
aberranti. (es. A e B allinsaputa luno dellaltro, versano due dosi di veleno,
ciascuna capace di produrre levento letale, nel bicchiere di birra di un nemico
comune, il quale muore dopo averlo bevuto. In questo caso A e B potrebbero
tentare di scagionarsi obiettando, rispettivamente che levento
letale si
sarebbe comunque prodotto. Infatti eliminando la condotta di A
levento morte si verifica ugualmente).

di

o
Causa sopravvenuta da sola sufficiente, che si ha quando sopraggiunge
una causa successiva idonea a determinare levento. In tali
ipotesi
supponendo come non realizzata la seconda azione, levento permarrebbe
come conseguenza della prima (con la conseguenza paradossale, di
considerare priva
di efficacia eziologica proprio lazione direttamente
produttiva dellevento).
9) Segue: correttivi

Lobiezione del regresso allinfinito si ridimensiona osservando che, sul


terreno dellimputazione penalistica, si selezionano come antecedenti causali le
sole condotte che assumono rilevanza rispetto alla fattispecie incriminatrice
di volta in volta considerata. Inoltre bisogna tener conto del dolo o colpa come
fattori che contribuiscono a circoscrivere lambito di rilevanza di tutti i
possibili antecedenti del risultato lesivo. La teoria condizionalistica per,
risulta eccessivamente rigorosa nei casi di responsabilit oggettiva, in
manca la possibilit di ricorrere al correttivo del dolo o della colpa.

cui


Le obiezioni riguardo la causalit alternativa ipotetica sono superabili
considerando che levento come secondo polo del nesso di causalit deve
essere concepito non come genere di evento ma come evento concreto che si
verifica: ci che conta che una catena causale sussista tra lazione
dellautore e le
vento in concreto, mentre resta irrilevante la circostanza che
potrebbero verificarsi eventi analoghi per effetto di altre cause.
(Nel caso dellincendio non avrebbe quindi efficacia liberatoria il fatto che
levento dannoso si sarebbe comunque verificato). Correttivo del riferimento
allevento concreto.
Il riferimento allevento concreto comporta che sia essenziale che sussista
una catena causale tra lazione dellautore e levento concreto, mentre
irrilevante la circostanza che potrebbero verificarsi eventi analoghi per
effetto di altre cause operanti allincirca nello stesso momento. (nel caso
dellincendio non importa se poi la casa sarebbe lo stesso stata distrutta).
Quanto alla causalit addizionale occorre precisare che hanno efficacia
causale quelle condizioni dellevento che, cumulativamente considerate, ne
costituiscono presupposto necessario e che lo sarebbero alternativamente se
laltra condizione mancasse.

Il limite non superabile, principale, di questa teoria


che il
metodo della
eliminazione mentale non funziona ove non si sappia in anticipo se in generale
sussistano rapporti di derivazione tra determinati antecedenti e determinati
conseguenti.
Per questo motivo si profilano 2 modelli alternativi di ricostruzione del
rapporto di causalit.

1)
Metodo individualizzante, secondo cui laccertamento del rapporto di
causalit si svolge tra accadimenti singoli e concreti, non importa se unici o
riproducibili nel futuro. Il giudice, quindi si limita a individuare le
connessioni tra eventi ben determinati e circoscritti, senza preoccuparsi
di rivenire leggi universali in cui sussumere il rapporto tra i
singoli
accadimenti. Tale metodo quindi, si affida allintuizione del giudice, il quale
sarebbe libero di scoprire le connessioni causali tra i singoli fatti oggetto del
giudizio. La prova del rapporto di causalit tra un antecedente e un
conseguente fornita dallo steso accadimento dei fatti, dalla
successione temporale che lega il secondo accadimento al primo.

stessa

Tale metodo esima il giudice dal ricercare leggi causali idonee a spiegare, da
un punto di vista scientifico, perch e come le
vento sia conseguenza dellazione
criminosa.
2)
Metodo generalizzante
presuppone
che il giudizio causale debba
fornire una spiegazione adeguata delle
vento concreto e la spiegazione del
nesso causale debba avvenire
esclusivamente
alla
stregua
del
modello
della sussunzione
sotto leggi scientifiche. Secondo
questo modello,
un antecedente
pu
essere
configurato
come
condizione
necessaria solo a patto che esso rientri
nel novero
di quegli antecedenti
che, sulla base di una successione regolare conforme ad una legge dotata di
validit scientifica (legge generale di copertura), portano ad eventi del tipo di
quelli
verificatesi in concreto. Occorre che laccadimento particolare possa
essere spiegato sulla base di una legge generale di copertura, la quale
permetta di sussumer in se stessa il rapporto azione- evento concepiti non
come fenomeni singolari e irripetibili, ma come accadimenti riproducibili in
presenza del ricorrere di determinate condizioni.
Le leggi generali di copertura accessibili al giudice ai fini de processo
penale sono:

Le leggi universali, che sono leggi in grado di affermare che la


verificazione dellevento invariabilmente accompagnata dalla verificazione di
un altro evento. Queste leggi soddisfano totalmente le esigenze di certezza.

Le leggi statistiche, che sono leggi che si limitano ad affermare che il


verificarsi di un evento accompagnato dal verificarsi di un altro evento
soltanto in una certa percentuale di casi. Tali leggi sono tanto pi dotate di
validit quanto pi sono suscettibili di ricevere conferma mediante il ricorso
a metodi di prova razionali
e
controllabili.
Concettualmente
bisogna
distinguere tra :
Probabilit statistica, che ricavata dallosservazione dei fenomeni ripetuta
nel tempo e
indica il grado di frequenza con cui la connessione tra certi antecedenti e
conseguenti si verifica nel mondo esterno.
La probabilit logica che indica il grado di fondatezza o credibilit razionale
con cui si pu sostenere che la legge statistica trovi applicazione anche nel
singolo caso concreto oggetto di giudizio.

Ovviamente ci che conta che la legge statistica trovi applicazione


anche nel caso
concreto stante lalta probabilit logica che siano da escludere fattori
causali alternativi.
10) La teoria condizionalistica orientata secondo il modello della
sussunzione sotto leggi scientifiche
Talidomide. Questo caso riguarda la messa in commercio di un preparato
(talidomide) farmaceutico che viene ingerito anche da donne gestanti, le
quali hanno, quasi tutte, partorito figli con malformazioni
congenite.
Il
problema era che non scientificamente chiaro il meccanismo di produzione
del fenomeno. In ogni caso lipotesi del danno del farmaco era dotata di
sufficiente sostegno teorico. Lo dimostravano: il fatto che durante i
10 anni antecedenti alla comparsa del talidomide molti scienziati avevano
dichiarato che non meno di 25 preparati provocavano morte e malformazioni
nei feti; gli effetti dannosi del farmaco erano confermati da esperimenti
scientifici compiuti su animali; e poi sulla base di
rapporti dei
medici
provenienti da tutte le parti del mondo e asserenti un nesso tra lingestione
del talidomide e la nascita di bambini malformati. Inoltre altre prove erano
desumibili dalle circostanze: londata delle malformazioni tipiche scomparve
dopo il ritiro del farmaco dal mercato e la distribuzione geografica delle
malformazioni coincideva con la
rea di vendita del prodotto. Per cui in questo
caso era razionalmente argomentabile una spiegazione su base statistica degli
effetti dannosi del farmaco.
Macchie blu. Questo caso riguarda le manifestazioni morbose cutanee a
carattere epidemiologico lamentate dagli abitanti della zona in cui era sita una
fabbrica di alluminio emittente fumi alle
sterno. Anche qui cerano molte
connessioni significative. Elevato numero di macchie blu nei luoghi in cui si
disperdevano i fumi dello stabilimento a fronte di una rarit di casi simili in
luoghi in cui non esistono fabbriche di alluminio; coincidenza di danni alle
persone,
colture e
animali
nei medesimi
luoghi; coincidenza
degli
avvenimenti attuali con quelli verificatesi 30 anni
prima
al
momento
dellapertura della fabbrica; cessazione dei danni, allora come ora, in seguito
alla messa in opera di un buon depuratore; guarigione delle persone che si sono
allontanate dalla zona e ricomparsa delle macchie al rientro. In mancanza di
conoscenze esaurienti sul meccanismo di produzione del fenomeno, solo una
spiegazione di tipo statistico avrebbe potuto condurre al riconoscimento di
un nesso causale
tra lemissione dei fumi e la comparsa dei danni
Acquario.80@libero.it
lamentati.

11) La teoria della causalit adeguata


In origine,
questa teoria stata prospettata come correttivo alla teoria
condizionalistica nella sfera dei delitti c.d. aggravati dallevento. Quindi, la
teoria della causalit adeguata non rinnega quella condizionalistica ma, fra i
molteplici antecedenti causali equivalenti, tende a selezionare quelli
veramente rilevanti in sede giuridico- penale. Lesigenza di selezionare gli
antecedenti si avverte soprattutto nei casi di decorso causale atipico,
caratterizzati da una successione di eventi che fuoriesce dagli schemi di
unordinaria prevedibilit. Secondo tale teoria considerata causa, quella
condizione che tipicamente idonea o adeguata a produrre le
vento in base ad
un criterio di prevedibilit basato sullid quod plaenrumque accidit. I criteri
di accertamento della generale attitudine causale dellazione sono quindi,
costituiti dai giudizi di probabilit che si emettono ella vita pratica.
I sostenitori di tale teoria, per evitare di ricorrere ad una diverso metodo
solo nel caso della fattispecie dei reati aggravati dallevento lhanno proposta
come teoria generale, affermando che il rapporto di causalit sussiste tutte le
volte in cui non sia improbabile che lazione produca levento. Il giudizio di
probabilit va
effettuato
sulla
base
delle circostanze presenti
al
momento dellazione e conoscibili ex ante da un osservatore avveduto,
con aggiunta di quelle superiori eventualmente
possedute
dallagente
in
concreto (criterio di prognosi postuma o ex ante in concreto).
Cos esposta tale teoria non riesce sempre a delimitare la responsabilit (
es. A provoca una ferita grave a B il quale, quasi guarito, muore in seguito ad
un incendio dellospedale. In questo caso un giudizio ex ante farebbe s che
la ferita risulti adeguata a produrre le
vento morte e ovviamente
sproporzionato accollare la morte dovuta allincendio ad A).
Una delle principali critiche mosse a questa teoria prendono spunto proprio
dallincapacit di risolvere casi in cui lazione criminosa appare ex ante idonea a
cagionare levento e questo si verifica tuttavia, per il sopraggiungere di cause
imprevedibili.

La dottrina allora ha suggerito di scindere il giudizio


anteriore e una posteriore al verificarsi dellevento:

in

fasi

una

In base al giudizio ex ante occorre verificare se non appaia


improbabile che allazione consegua un evento del genere di quello contemplato
dalla norma;

In base al giudizio ex post bisogna verificare se levento concreto realizzi


il pericolo tipicamente connesso allazione delittuosa.
Il caso di prima risulta cos risolvibile, infatti, lazione di A che infligge una
ferita grave a B si rivela ex ante idonea a cagionare le
vento morte in astratto,
ma la morte del ferito per lincendio (evento concreto) non rappresenta una
concretizzazione del rischio tipicamente connesso alla
zione del ferire, per cui il
nesso di causalit da escludere.
In ogni caso la teoria si espone a critiche difficilmente superabili.

Non agevole conciliare il requisito della prevedibilit ex ante


dellevento con laccertamento della causalit che invece, dovrebbe basarsi
su un giudizio ex post di natura oggettiva, cio che prescinde dalle
capacit di previsione dellagente (modello e concreto).

La teoria in esame

finisce con lincludere nellambito della causalit,

considerazioni che appartengono alla sfera della colpevolezza;

Inoltre lo stesso concetto di adeguatezza, in quanto


giudizi di probabilit, soggetto ad applicazioni incerte.

fondato

su

12) Teorie minori: la causalit umana


La teoria della causalit umana quella che ha avuto, tra le teorie
minori, maggiore diffusione nellambito della dottrina e giurisprudenza
italiana. La premessa da cui muove questa teoria che possono considerarsi
causati dalluomo soltanto i risultati che egli pu dominare in virt dei suoi
poteri conoscitivi e di controllo, che rientrano cio nella sua sfera di
signoria, mentre non possono essere da lui causati quelli che, per contro,
sfuggono al suo potere di dominio.
Antolisei, principale sostenitore di tale teoria, affermava che non tutti gli
effetti anormali, o atipici, come ritiene la teoria della causalit adeguata, sono
i risultati che sfuggono al potere di signoria delluomo. Ci che sfugge
veramente il

fattoche ha una probabilit minima,

verificarsi: il fatto eccezionale.

insignificante di

Per lesistenza del rapporto di causalit necessitano due


elementi:
1.
Uno positivo: che luomo con la sua azione abbia posto in essere una
condizione delle
vento, e cio un antecedente senza il quale levento stesso non
si sarebbe verificato.
2.
Uno negativo: che il risultato non sia dovuto al concorso di fattori
eccezionali.
In realt tale teoria non fornisce un criterio valido per distinguere i fattori
atipici dai fattori eccezionali, infatti, asserire che eccezionale quel fattore
che ha una probabilit minima di verificarsi, significa ribadire il criterio
delladeguatezza. Lo stesso concetto di eccezionalit dunque relativo.
La conferma dellincapacit di questa teoria a proporsi come autonoma
rispetto a quella
della causalit adeguata, fornita dalla circostanza che i casi addotti a
esemplificazione del ricorrere di un fattore eccezionale,
sarebbero
gi
risolubili alla stregua della causalit adeguata. Inoltre il concetto di signoria
(come dominabilit del fatto attraverso i poteri conoscitivi
e
volitivi)
richiama criteri di
imputazioni
che
coinvolgono
il
problema
della
colpevolezza.
LA TEORIA DELLIMPUTAZIONE OBIETTIVA DELLEVENTO
La teoria dellimputazione obiettiva dellevento incentrata su
ununica
prospettiva di fondo, ma si articola in filoni diverso. La comune premessa di
partenza si fonda sul rilievo che il nesso causale costituisce presupposto
indispensabile della responsabilit, in quanto in grado di riflettere la
signoria delluomo sul fatto: esso comprova ci che conta per il diritto penale,
cio che levento sia opera dellagente.
Non sempre per alla sussistenza di un nesso causale in
senso
condizionali stico, si accompagna la capacit umana di governare il decorso
eziologico (es. il nipote che induce lo zio ricco a compiere un viaggio in aereo
che ne determina il decesso). In tali casi, non si tratta tanto di verificare se
lagente abbia cagionato levento, quanto di stabilire se questo gli si possa
essere obiettivamente imputato come fatto proprio o se invece, non debba
considerarsi come conseguenza di una coincidenza del tutto casuale.
Un evento lesivo pu essere obiettivamente imputato allagente, soltanto se
esso realizza il rischio giuridicamente non consentito o
illecito
creato
dallautore con la sua condotta.

Si distinguono poi, due filoni di questa stessa teoria,


lutilizzo di due criteri diversi per la valutazione del rischio.

che

propongono

La teoria della
umento del rischio. Secondo tale filone, limputazione
obiettiva delle
vento presuppone, oltre al nesso condizionali stico, che lazione in
questione abbia di fatto
aumentato
la
probabilit
di
verificazione
dellevento dannoso.
Sarebbero
giuridicamente
vietate solo le azioni che vanno al di l del rischio socialmente consentito e che
producono eventi costituenti la realizzazione del rischio vietato; mentre
sarebbero lecite le condotte che non comportano un rischio disapprovabile o
che non aumentano le chance di verificazione di eventi lesivi. (es.
da
escludere linvito del nipote allo zio aumenti il rischio che questultimo muoia
per un incidente aereo; invece ad es. listigare un tossicodipendente a
riprendere la
ssunzione di eroina, accresce il rischio di un evento letale).

La teoria dello scopo della noma violata. Secondo questo


punto di
vista, limputazione viene meno
tutte
le volte
in
cui il fatto che
si verifica, pur
essendo causalmente riconducibile alla condotta
dellautore, non costituisce concretizzazione dello specifico
rischio che la
norma in questione tende a prevenire. In realt questo criterio porta a esiti
non sempre univoci. La teoria
dellimputazione obiettiva dellevento
stata sotto diversi aspetti criticata:
la prima critica attiene alla circostanza
che
la teoria

stata
elaborata nello
rdinamento tedesco, che a tuttoggi privo di
una normativa sulla causalit, da qui la difficolt di renderla compatibile
col sistema italiani che invece contiene una regolamentazione che non
sempre collima con gli estremi della teoria.
La seconda critica si appunta contro il criterio dellaumento del
rischio, perch applicando tale criterio, si asseconda una trasformazione
surrettizia degli illeciti di danno in corrispondenti ipotesi di illecito di
pericolo con lulteriore conseguenza di ribaltare il principio in dubbio pro reo
bel suo esatto contrario.

14) Concause
Il fenomeno delle concause disciplinato allart. 41 il quale lo definisce come
concorso di pi condizioni nella produzione di uno stesso evento; condizioni
che a loro volta possono essere antecedenti, concomitanti o successive rispetto
alla condotta del reo.
Il primo comma, stabilisce che il concorso di cause
preesistenti
o
simultanee o
sopravvenute, anche se indipendenti dalla
zione od omissione del colpevole, non
esclude il rapporto di causalit tra lazione e levento. (si tratta di una
riaffermazione della teoria condizionalistica accolta allart. 40 comma 1).
Il secondo comma, afferma che le cause sopravvenute da sole sufficienti
a produrre levento escludono il rapporto di causalit. Tale norma ha suscitato
molti
contrasti
interpretativi nellambito della
dottrina,
in
quanto
lespressione cause sopravvenute da sole sufficienti a determinare levento
sembra fare riferimento ad una serie causale del tutto autonoma, cio ad
una causa che opera a prescindere da qualsiasi legale con una precedente
azione del soggetto. Ma tale interpretazione finirebbe col rendere
superfluo lart. 41, infatti, lesclusione di un nesso causale penalmente
rilevante, dovrebbe gi derivare dalla semplice applicazione del principio
condizionali stico ex art. 40.
Si impone quindi una diversa interpretazione, la disposizione di cui allart. 41
comma 2 deve essere intesa come norma che tende a temperare gli eccessi
punitivi che derivano da una
rigorosa
applicazione
del
criterio
condizionali stico. (Questa
esigenza
di temperamento
si
avverte
nei casi di decorso causale atipico). Lart. 41 comma 2 rappresenta
quindi, lunica sede normativa che pu dare legittimazione a teorie causali
diverse dalla condicio sine qua non. In forza di tale articolo dovrebbe
essere escluso il nesso causale, in tutti i casi nei quali levento lesivo, non
sia inquadrabile in una successione normale di accadimenti.

CAPITOLO II
ANTIGIURIDICIT E SINGOLE CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE 1) Premessa
Lantigiuridicit del fatto tipico viene meno se una norma diversa da quella
incriminatrice, e desumibile dallintero ordinamento giuridico, facoltizza o
impone quel medesimo fatto che costituirebbe reato.
Sono cause di esclusione dellantigiuridicit (o cause di giustificazione,
scriminanti, esimenti o giustificanti) quelle situazioni normative previste, in
presenza delle quali viene meno il contrasto tra un fatto conforme ad
una fattispecie incriminatrice e lintero ordinamento giuridico.
In realt il codice non parla di cause di esclusione dellantigiuridicit, ma
di cause di esclusione della pena (art. 59), anche se la generica formulazione
delle stesse, ha finito col renderle un contenitore che ricomprende tutte le
situazioni in presenza delle quali, il codice dichiara un
determinato
soggetto non punibile. Distinguiamo per, tre categorie dogmatiche:

Cause di giustificazione in senso stretto, sono le cause che elidendo


lantigiuridicit o illiceit come contrato tra il fatto e lintero ordinamento
giuridico, rendono inapplicabile qualunque tipo di sanzione, inoltre si
estendono a tutti coloro che
eventualmente
hanno
partecipato
alla
commissione del fatto e operano in forza della loro obiettiva esistenza,
anche se sconosciute o ritenute per errore inesistenti. (es. legittima difesa,
esercizio di un diritto).

Cause di esclusione della colpevolezza o scusanti, sono cause che


lasciano integra lantigiuridicit o illiceit del fatto e fanno solo venir meno la
possibilit di muovere un rimprovero al suo autore; e comprendono tutte le
situazioni in cui un soggetto agisce sotto la pressione di circostanze
psicologicamente coartanti, che rendono difficilmente
esigibile
un
comportamento diverso conforme al diritto, o comunque, nelle quali il
soggetto agisce in difetto dellelemento soggettivo richiesto. Proprio perch
attengono allelemento soggettivo, queste circostanze
operano
solo
se
conosciute dallagente, e dato che lasciano integra lilliceit del fatto, operano
solo a vantaggio dei soggetti cui si riferiscono e non sono estendibili a
eventuali concorrenti (es. coazione morale).


Cause di esclusione della pena in senso stretto, consistono in cause
che lasciano sussistere sia lantigiuridicit sia la colpevolezza; la loro
ragion dessere consiste in valutazioni di opportunit circa la meritevolezza
della pena, avendo anche riguardo allesigenza
di salvaguardare
controinteressi che risulterebbero altrimenti lesi da unapplicazione della pena nel
caso concreto. Anche queste cause non sono estendibili
a
eventuali
concorrenti.
Si distinguono poi, cause di giustificazione comuni (applicabili a quasi tutti i
reati) e cause di giustificazione speciali (applicabili solo ad alcune figure di
reato).
2) Fondamento sostanziale e sistematica delle cause di giustificazione
Per spiegare il fondamento sostanziale delle cause
di giustificazione la
dottrina ha adottato un modello esplicativo di tipo monistico e poi pluralistico.

Secondo il modello esplicativo di tipo monistico, tutte le scriminanti


andrebbero ricondotte ad uno stesso principio, ravvisato di volta in volta,
nel criterio del mezzo adeguato per il raggiungimento di uno scopo
approvato dallordinamento giuridico; ovvero della prevalenza del vantaggio
sul danno; o ancora del bilanciamento tra beni in conflitto. In realt per,
ciascuna scriminante ha elementi propri per cui si utilizza laltro modello.

Il modello esplicativo di tipo pluralistico tende a ricondurre le esimenti


a principi diversi. Tra i criteri pi invocati rientrano quello dellinteresse
prevalente e dellinteresse mancante: il primo spiega le scriminanti
dellesercizio di un diritto, della
dempimento del dovere, delle difesa legittima
e delluso legittimo delle armi; il secondo spiega, invece, le altre due
scriminanti del consenso dellavente diritto e dello stato di necessit.
3) Disciplina delle cause di giustificazione
Le regole comuni a tutte le scriminanti sono contenute agli artt. 55 e 59 del
codice.
1) ART 59
Lart. 59 comma 1 stabilisce che le circostanze che escludono la pena sono
valutate a favore dellagente, anche se da lui non conosciute o da lui per
errore ritenute inesistenti. La dottrina ritiene che le esimenti operino su un
piano meramente oggettivo, cio vengano valutate a favore dellagente, in
virt della loro esistenza a prescindere dalla consapevolezza dello stesso.

Lart. 59 ultimo comma stabilisce che se lagente ritiene per errore


che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono
sempre
valutate a favore di lui. Il codice attribuisce, quindi,
rilevanza alla
scriminante putativa, equiparando la situazione di chi agisce effettivamente
in presenza di una causa di giustificazione a quella
di
chi
confida
erroneamente nella sua esistenza.
Lerrore,
per
spiegare
efficacia
scusante, deve per investire:
Presupposti di fatto che integrano la causa di giustificazione stessa (es. A a
causa di un errore di percezione crede di essere aggredito da B e reagisce
difendendosi) oppure.
Una norma extrapenale integratrice di un
elemento normativo della
fattispecie giustificante.
Infatti, chi agisce credendo che sussistano cause di giustificazione agisce
senza dolo cos come chi erra sullesistenza di un requisito positivo della
figura criminosa che viene in questione. esclusa invece, la rilevanza
esimente di un errore
di
diritto (es.
erronea convinzione
che la
provocazione escluda il reato) dato il principio ignorantia legis non excusat
ex art. 5.
La giurisprudenza tende a interpretare restrittivamente lart. 59 ultimo
comma perch non ritiene sufficiente, per escludere la
responsabilit
dolosa, che lagente supponga erroneamente lesistenza di una causa di
giustificazione, ma richiede (pur nel silenzio dellart. 59) che lerrore in cui il
soggetto versa sia ragionevole, abbia logica giustificazione, possa apparire
scusabile sulla base dei dati di fatto.
Errore colposo. Sempre secondo lart. 59 ultimo comma, se lerrore sulla
presenza di una
scriminante dovuto a colpa dellagente, la punibilit non esclusa, quando il
fatto preveduto dalla legge come delitto colposo. ( es. A, camminando di
notte in una via solitaria, viene avvicinato da un estraneo che chiede solo
uninformazione, e scambiando per effetto dellautosuggestione,
lestraneo
per un bandito, lo uccide. In tale caso sussistono i requisiti per la
responsabilit a titolo di colpa e quindi lomicidio comunque punito dalla legge
anche se realizzato in forma colposa, art. 589.)
Questultimo comma dellart. 59 applicabile oltre che ai delitti anche alle
contravvenzioni.

2) ART. 55
Lart. 55 sancisce che quando nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli
artt. 51, 52, 53, 54, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o
dallordine della
utorit, ovvero imposti dalla necessit, si applicano le
disposizioni riguardanti i delitti colposi, se il fatto preveduto dalla legge
come delitto colposo. Questa norma si riferisce alla figura delleccesso colposo,
la quale ricorre allorch sussistono i presupposti di fatto di una causa di
giustificazione, ma la
gente per colpa ne travalica i limiti (es. la
ggredito, a causa
di un errore inescusabile di valutazione, appresta mezzi eccessivi di difesa in
rapporto alle
ntit del pericolo). La situazione delle
ccesso
colposo si
distingue da quella di erronea supposizione di una scriminante, perch in
questultima la causa di giustificazione non esiste nella realt ma solo nella
mente di chi agisce, nel caso delleccesso colposo, invece, la scriminane esiste ma
lagente supera colposamente i limiti del comportamento consentito.
Il giudizio circa la natura colposa del travalicamento dei limiti viene effettuato
alla stregua della
rt. 43 che afferma che il travalicamento dei confini della
scriminante, deve dipendere da difetto inescusabile di conoscenza della
situazione concreta da parte dellagente, ovvero da
altre
forme
di
inosservanza di regole di condotta a contenuto precauzionale relative alluso
dei mezzo o alle modalit di realizzazione del comportamento. Parte della
dottrina distingue due forme di eccesso colposo:

Il primo si ha quando si cagiona un certo risultato volontariamente,


perch si valuta erroneamente la situazione di fatto.

Il secondo si verifica quando la situazione di fatto

valutata
esattamente, ma per un errore esecutivo si produce un evento + grave di
quello che sarebbe stato necessario cagionare.
In ogni caso, ci che conta che la volont dellagente sia sempre tesa a
realizzare quel fine
che
nella
situazione concreta rende giustificato il comportamento, e che
per un errore vincibile sulla necessit delluso dei mezzi o sullestensione
dei limiti concreti che la situazione impone, si
realizza
un
evento
sproporzionato rispetto a quello che sarebbe
stato
invece
sufficiente
produrre (es. A, volendosi difendere contro B che lo aggredisce con
un
frustino, scambiando erroneamente il frustino per una arma da punta,
reagisce con una pugnalata e uccide laggressore).

Si

fuori

conoscenza

dai

limiti

delleccesso colposo

della situazione

concreta

se
dei

lagente, essendo bene


mezzi

necessari

a
al

raggiungimento dellobiettivo consentito, superi volontariamente i limiti


dellagire scriminato (es. A rendendosi
conto
che basterebbero delle
semplici percosse a far desistere laggressore disarmato, lo ferisce con un
coltello per provocargli uno sfregio duraturo. In tale caso leccesso non si
riferisce ai mezzi ma ai fini dellagire).
Nonostante lart 55 non richiami la
rt. 50, la sfera di operativit della figura
delleccesso colposo deve ritenersi estensibile anche alla scriminante del
consenso della
vente diritto. Parte della dottrina e giurisprudenza ritengono
che la diposizione si applicabile anche nellipotesi di scriminante putativa,
anche cio quando leccesso si riferisca d una causa di giustificazione che non
esiste nella realt ma solo nella mente dellagente.
Natura del delitto. Inoltre, il delitto commesso in situazione di eccesso colposo
un vero e proprio delitto colposo. vero che levento pi grave pu essere
dallagente voluto e previsto ma , la volontariet del fatto viziata da un
errore inescusabile, che si converte in una falsa rappresentazione dei confini
entro i quali consentito agire: mancando le
satta conoscenza della situazione
concreta, esula lelemento del dolo, e dato che lerrore di valutazione in cui
lagente cade potrebbe essere evitato
prestando
maggiore
attenzione,
sussistono i presupposti strutturali tipici del comportamento colposo.

4) Consenso dellavente diritto


Lart. 50 stabilisce che non punibile chi lede o pone in pericolo un diritto,
col consenso della persona che pu validamente disporne. Tale scriminante
ispirata al tradizionale principio volenti et consenzienti non fit injiuria, e
ovviamente non c ragione per cui lo Stato appresti la tutela penale per un
interesse, alla cui salvaguardia il titolare mostra
di
rinunciare
consentendone, appunto, la lesione.
Lambito di operativit dellart. 50, va circoscritto alle ipotesi nelle quali il
giudice accerta un fatto tipico al completo dei suoi elementi (ipotesi nelle
quali il dissenso dellavente diritto non costituisce un esplicito requisito
del fatto di reato): per cui il consenso dello
ffeso, ha leffetto di
giustificare un fatto, che altrimenti costituirebbe un illecito penale.
Il consenso qui, non ha natura di negozio giuridico di diritto privato n di
diritto pubblico, ma va qualificato come un semplice atto giuridico, cio
un permesso col quale si attribuisce al destinatario, un potere di agire,
che non crea alcun vincolo obbligatorio a carico della
vente diritto e non
trasferisce alcun diritto in capo alla
gente. Inoltre il consenso sempre
revocabile, a meno
che
lattivit
consentita,
per
le
sue
stesse
caratteristiche, non possa essere interrotta se non ad avvenuto esaurimento.

Requisiti di validit
Perch il consenso esplichi efficacia scriminante deve
essere
libero
o
spontaneo: deve quindi, essere immune da violenza, errore o dolo. Dato che
il consenso non ha natura negoziale, pu essere
prestato in qualsiasi
modo, pu anche essere desunto dal comportamento univoco
dellavente
diritto (consenso c.d. tacito) purch sussista al momento del fatto (non
scrimina il consenso successivo o la ratifica).
Il consenso putativo se il soggetto agisce nellerronea supposizione della sua
esistenza (art. 59 comma 4); la sua efficacia scriminante viene meno ove
debba escludersi, in base alle circostanze del caso concreto, la ragionevole
persuasione di operare con lassenso della persona
che pu validamente
disporre del diritto.
Il consenso presunto quando si pu fondatamente ritenere che il titolare
del bene lo avrebbe concesso, se fosse stato a conoscenza della situazione di
fatto. La giurisprudenza ritiene che scrimini il convincimento putativo di un
consenso gi in atto, mentre nega la rilevanza al convincimento ipotetico ed
eventuale, che il consenso sarebbe stato prestato se richiesto. (es. A si
impossessa di alcuni oggetti altrui, desumendo il consenso dellavente diritto
dal rapporto di amicizia e familiarit che lo lega al proprietario degli
oggetti. In questo
caso lart.
50
sarebbe
inapplicabile,
in quanto
dallesistenza di tali rapporti non potrebbe desumersi
lesistenza di
un
consenso in atto, bench putativo).

La legittimazione
La legittimazione a prestare il consenso spetta:

Al titolare del bene penalmente protetto (nel caso di + titolari


necessario il consenso di tutti i cointeressati).

non

Al rappresentante legale o volontario, a meno che la rappresentanza


risulti incompatibile con la natura del diritto e della
tto da consentire.

Il soggetto legittimato a consentire, deve possedere la capacit di agire


(capacit di intendere e di volere da accertare caso per caso), ma basta che il
giudice accerti di volta in volta che il consenziente possegga una maturit
sufficiente a comprendere il significato del consenso prestato
(capacit
naturale).

Ambito di operativit dellart. 50


Lart. 50 circoscrive lambito di operativit della scriminante, ai casi in cui il
consenso abbia ad oggetto diritti disponibili. Linteresse alla repressione,
quindi, viene meno solo se il consenso ha ad oggetto la lesione di beni di
pertinenza del privato che ne titolare; permane invece, quando lo Stato ad
avere un interesse diretto alla salvaguardia del bene, come accade per i beni
dotati di rilevanza per la collettivit.
Sono disponibili i beni che non presentano unimmediata utilit sociale e
che lo Stato riconosce esclusivamente per garantire al singolo il libero
godimento.
Tra i diritti disponibili vi sono:

I diritti patrimoniali, purch non si eccedano i limiti stabiliti dalla


legge (es. il consenso scrimina nel caso di impossessamento di beni altrui)

Gli attributi della personalit, come onore, libert


morale
e
personale, libert sessuale, libert di domicilio. Il consenso
per essere
efficace, deve avere ad oggetto lesioni circoscritte, le quali non comportino
il totale sacrificio dei beni predetti e non deve comunque trattarsi di atti
di disposizione contrari alla legge, al buon costume o allo
rdine pubblico.
I limiti del consenso scriminante, sono influenzati dallevoluzione dei
valori socio- culturali; oggi possibili limiti sono desumibili dallesigenza di
rispettare gli interessi superindividuali costituzionalmente rilevanti.
Rispetto al bene dellintegrit fisica la portata del consenso scriminante, va
determinata assumendo come metro di riferimento lart. 5 c.c., secondo cui gli
atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando: cagionino una
diminuzione permanente dellintegrit fisica; quando siano contrari alla legge,
ordine pubblico o buon costume.

Ad es. fuori discussione la liceit di un trapianto di cute o di una


trasfusione di sangue, mentre una lesione permanente lecita
solo
se
necessaria per un miglioramento della salute psico- fisica del consenziente
(es. amputazione per cancrena).
Sono indisponibili tutti gli interessi che fanno capo allo Stato, agli enti
pubblici e alla famiglia. Tra i beni indisponibili va sicuramente annoverato il
bene della vita come si desume dagli artt. 579 e 580 che incriminano
lomicidio del consenziente e listigazione al suicidio.
5) Esercizio di un diritto
Secondo lart. 51 lesercizio di un diritto esclude la punibilit (qui suo
jure utitur menimenm laedit).
La ragione di tale scriminante va ravvisata nella prevalenza dellinteresse di
chi agisce esercitando un
diritto,
rispetto
agli
altri
interessi
eventualmente configgenti. Inoltre, bisogna rispettare il principio di non
contraddizione allinterno di un ordinamento giuridico, per cui sarebbe
illogico se da un lato una norma concedesse il potere di agire e, dallaltro ne
sanzionasse penalmente lesercizio (es. sarebbe illogico punire a titolo di
danneggiamento il proprietario che esercitando un diritto desumibile dallart.
896 c.c. tagli le radici provenienti da un fondo limitrofo).
Il concetto di diritto va inteso nella
ccezione pi ampia, cio come potere
giuridico di agire, a prescindere dalla denominazione dogmatica ( diritto
soggettivo, potere, facolt); non rientrano nella categoria,
invece,
gli
interessi legittimi e gli interessi semplici, perch non suscettivi di esercizio.
La fonte del diritto pu
essere
una
legge
in senso
stretto, un
regolamento, un atto
amministrativo, un
provvedimento giudiziario, un
contratto di diritto privato o perfino una consuetudine.

Lart. 51 per, non indica quando la norma attributiva del diritto debba
prevalere sulla norma incriminatrice, per questo, sono prospettabili i criteri
generali dellordinamento (gerarchia, specialit, cronologico).
Esercizio del diritto. Ai fini della sussistenza della scriminante, non
basta
vantare in astratto un diritto, necessario che lattivit realizzata costituisca
una corretta estrinsecazione delle facolt inerenti al diritto in questione. Se il
modo in cui il diritto viene esercitato non corrisponde ad una delle facolt
inerenti al diritto stesso, si superano i confini dellesercizio scriminante e
subentra lipotesi di abuso del
diritto ricadente al di fuori della sfera di
operativit dellart. 51.
Limiti. A causa dellesigenza di
salvaguardare altri diritti
egualmente
meritevoli di protezione sono previsti limiti allesercizio di un diritto, e si
distinguono:

Limiti interni, desumibili dalla natura e dal fondamento del diritto


esercitato
(parlare di limite, qui equivale a individuare lesatto ambito di operativit della
norma che lo configura);

Limiti esterni, ricavati dal complesso delle norme di cui fa parte


la norma attributiva del diritto. I diritti possono essere riconosciuti da una
legge ordinaria ( i limiti si desumono dalla fonte da cui il diritto promana
e dal complesso delle altre leggi dellordinamento) o dalla costituzione (in
questo caso il principio di gerarchia delle fonti, impedisce di ricavare limiti da
norme di rango inferiore)
Ipotesi significative di esercizio del diritto.
Diritto di cronaca giornalistica. Lattivit svolta dagli organi di stampa si
traduce spesso, nelle
sposizione di fatti lesivi dellonore e della reputazione
di terze persone, per cui sembrano sussistere i presupposti del reato di
diffamazione.
La giurisprudenza per, riconosce ormai, che il diritto di cronaca ostituisce
estrinsecazione del diritto costituzionale alla libera manifestazione del
pensiero, per cui si ritiene in questa materia ammissibile il ricorso alla
scriminante di cui alla
rt. 51. Ovviamente il diritto di cronaca non pu essere
esercitato illimitatamente, perch il bene contrapposto (lonore) anchesso di
rango costituzionale, per cui necessario bilanciare i due interessi
contrapposti e apporre dei limiti alle
sercizio del diritto di cronaca, che la
giurisprudenza riconosce nel:

Verit o verosimiglianza della notizia pubblicata;

Esistenza di un pubblico interesse alla conoscenza dei fatti


medesimi;

Obiettiva e serena esposizione della notizia.


Caso. Una giornalista pubblica un libro di inchiesta contenente addebiti
obiettivamente diffamatori, a carico di un Presidente della Repubblica e dei
suoi familiari, accusati di strumentalizzare laltissima carica per conseguire
vantaggi illeciti. (Cass.16 giugno 1981). In questo caso
esiste il pubblico
interesse alla conoscenza e denuncia dei vantaggi illeciti che un Capo dello
Stato carpisce attraverso la strumentalizzazione delle propria carica, per cui
gli addebiti risultano coperti dallart. 51 tanto + quanto + poggiano su
fatti corrispondenti al vero o seriamente accertati dalla giornalista.
Diritto di sciopero. Tale diritto incontra limiti interni (desumibili dalla natura
e dalla ratio del diritto) e limiti esterni (derivanti
dallesigenza di tutelare
altri diritti costituzionalmente garantititi).
Caso. Alcuni lavoratori in sciopero, tenendosi a braccetto e formando un
cordone attorno ad un collega intenzionato
a
recarsi a
lavori, gli
impediscono di entrare in fabbrica. Bisogna accertare se si configura un
reato di violenza privata.(sent. 9 febbraio 1981).
In questo caso, esiste un conflitto tra lesercizio del diritto di sciopero e la
libert dei non scioperanti di recarsi a lavoro; bisogna chiedersi se le
azioni
sussidiarie destinate a garantire la riuscita dellagitazione travalicano
i limiti interni al diritto di sciopero e se tra i limiti esterni al diritto di
sciopero rientri il diritto di lavorare da parte di chi non intende scioperare.
Data la delicatezza della materia esistono ancora opinioni contrastanti.
Jus corrigendi. il diritto dei genitori esercenti la parentale potest, di
educare i figli, e in alcuni casi pu sfociare in fatti corrispondenti a
fattispecie di reato (es. percosse, limitazione della
libert personale).
Ovviamente anche lo jus corrigendi soggetto a limiti, come lo si desume
dallart. 571 che incrimina la
buso di mezzi di correzione; questo art. per
rinvia la determinazione dei limiti alle
sercizio di tale diritto a criteri di
valutazione diffusi nel contesto
sociale.
Da
qui
la
difficolt di
individuare con certezza larea scriminante del diritto di correzione, stante
la mutevolezza dei canoni di giudizio. Offendicula. Sono i mezzi di tutela della
propriet (es. filo spinato, cocci di vetro sui muri di cinta) il cui impiego
provoca talora danni ai terzi. Le
fficacia scriminante degli offendicula
viene subordinata allesistenza di un rapporto di proporzione tra mezzo usato
e bene da difendere. ( anche da considerare, e per alcuni preferibile, la tesi
che inquadra lintera materia nella
mbito della legittima difesa).

6) Adempimento di un dovere
Sempre lart. 51 stabilisce che la
dempimento di un dovere imposto da
una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica Autorit, esclude
la punibilit.La ratio della scriminante va individuata nellesigenza di
rispettare il principio di non contraddizione.
Dovere imposto da una norma giuridica. Tipici casi sono quelli del poliziotto
che effettua un arresto, del testimone che riferisce (nelladempiere lobbligo
di testimonianza) fatti offensivi dellaltrui reputazione in questi casi
viene meno il reato di sequestro di persona e di diffamazione. Lobbligo di
agire pu derivare da una legge o un atto ad essa equiparato, ma anche da un
regolamento, dato che il principio di riserva assoluta di legge non si estende
alle cause di giustificazione (desumibili dallintero ordinamento); inoltre, in virt
dellart. 10 cost., il dovere scriminante pu trovare la sua fonte anche
in un ordinamento straniero purch, il diritto internazionale esiga che
tale dovere sia riconosciuto come valido anche dallo Stato italiano.
Dovere imposto da un ordine dellAutorit. Lordine consiste in una
manifestazione di volont che un superiore rivolge ad un subordinato, in vista
del compimento di una data condotta. Perch lesecuzione dellordine possa
assumere efficacia scriminante ex art. 51, necessario che tra il superiore e
linferiore intercorra un rapporto di subordinazione di diritto pubblico. (ad
es. non assume efficacia scriminante ladempimento del dovere nel caso Cass.
21 gennaio 1981, riguardante il trasportatore e il titolare di un deposito
di carburante, i quali commettono una contravvenzione relativa allo
svolgimento della loro attivit a seguito di ordini impartiti dal
rappresentante legale della compagnia petrolifera.).
Infine, il concetto di pubblica Autorit ricomprende,
secondo un
interpretazione restrittiva, i soli pubblici ufficiali; secondo uninterpretazione
estensiva, ricomprende
anche gli
incaricati di
pubblici
servizi
legati da
un
rapporto
servizi di pubblica necessit.
Presupposti di legittimit.

di subordinazione

e i soggetti esercenti

Ai fini della non punibilit per, non sufficiente lesistenza di un ordine,


infatti necessario che questo sia legittimo.
I presupposti formali si riferiscono a:

Alla competenza del superiore ad emanare lordine

Alla competenza dellinferiore ad eseguirlo

Alla forma prescritta


I presupposti sostanziali attengono alle
sistenza dei presupposti stabiliti
dalla legge per le
manazione dellordine (ad es. lemanazione di unordinanza di
custodia cautelare presuppone che sussistano sufficienti indizi di
colpevolezza a carico del destinatario del provvedimento).
Il sindacato
sulla legittimit
dellordine.
Lultimo comma dellart. 51 prevede che il subordinato abbia il potere di
sindacare la legittimit dellordine, infatti stabilisce che esclusa
la
punibilit dellesecutore di un ordine illegittimo, quando la legge non gli
consente alcun sindacato sulla legittimit dellordine stesso. Ovviamente,
bisogna precisare in quali limiti il potere di sindacato del subordinato possa
estendersi alla legittimit non solo formale
ma
anche
sostanziale
dellordine. (es. un poliziotto incaricato di eseguire un provvedimento di
arresto emanato da un magistrato, non potr valutare se gli indizi di
colpevolezza menzionati sussistano davvero nella realt, ma il poliziotto
potr, invece, rifiutarsi di eseguire un ordine di arresto in cui manca del
tutto una motivazione). Nel verificare i limiti al potere di sindacato,
bisogna considerare sia la natura dellordine, che il rapporto che intercorre tra
il subordinato e il superiore: pi aumenta la subordinazione gerarchica e pi
diminuisce il potere del subordinato di sindacare la legittimit sostanziale
dellordine.
Laddove il controllo di legittimit non venga effettuato dai subordinati
legittimati a farlo, anche
loro
rispondono
penalmente
delleventuale
reato
commesso in
esecuzione dello
rdine illegittimo: lart. 51 comma
2 infatti, dispone che del fatto commesso risponde sempre chi ha dato
lordine e al comma 3 si aggiunge che risponde altres chi ha eseguito lordine.
La regola secondo cui risponde anche le
secutore dellordine illegittimo soffre 2
eccezioni:


Se per errore di fatto, ha ritenuto di obbedire ad un ordine legittimo
(anche errore extrapenale)

Se la legge non gli consente alcun sindacato di legittimit (es.


rapporti di subordinazione di natura militare, qui si parla infatti, di ordini
illegittimi vincolanti).
Anche nel caso della seconda eccezione dottrina e giurisprudenza affermano
che c un limite allimpossibilit di sindacare la legittimit sostanziale
dellordine da parte dello stesso inferiore vincolato alla pi pronta
obbedienza: tale limite individuato nella manifesta criminosit dellordine
stesso.
Si tratta di une
stensione analogica al diritto penale comune di un esplicito
limite prima contemplato dalla
rt. 40 (ora abrogato) del c.p. militare, e in atto
previsto dallart. 4 delle nuove norme sulla disciplina militare, dove allultimo
comma

stabilito: il
militare
al
quale viene impartitoun
ordine manifestamente rivolto contro le istituzioni dello Stato o la cui
esecuzione costituisce comunque manifestamente reato, ha il dovere di non
eseguire lordine o di informare al pi presto il superiore.
Caso. Lufficiale cassiere di una capitaneria di porto compie operazioni
contabili manifestamente illecite, integranti i reati di peculato e falso
ideologico, per ordine del comandante della capitaneria. Di fronte
allingiunzione del comandante della capitaneria di porto di compiere
irregolarit amministrative manifestamente integranti fatti di reato,
lufficiale- cassiere ha il diritto- dovere di opporre un rifiuto, diversamente
anchegli si rende corresponsabile dei reati commessi in esecuzione dellordine.

7) Legittima difesa
Lart. 52 comma 1 stabilisce che non punibile chi ha commesso il fatto, per
esservi stato costretto dalla necessit di difendere un diritto proprio o altrui
contro il pericolo attuale di unoffesa ingiusta, sempre che la difesa sia
proporzionata alloffesa. La legittima difesa rappresenta un residuo
di
autotutela che lo Stato concede al cittadino , nei casi in cui lintervento
dellAutorit non pu risultare tempestivo; il fondamento dellesimente di cui
allart. 51 ravvisato nella prevalenza attribuita allinteresse di chi sia
ingiustamente aggredito rispetto allinteresse di chi si posto fuori la legge
(vim vi repellere licet).
Riassunti scritti da GennaroAcquario1980 (acquario.80@libero.it). Disponibili tutti i riassunti di Giurisprudenza.

A cquario.80@libero.it

Laggressione giustifica la reazione difensiva anche se laggressore sia un


soggetto immune o non imputabile, infatti, sufficiente che laggressore ponga
in essere un comportamento antigiuridico, anche se poi lilliceit viene meno per
difetto dei requisiti di natura soggettiva.
Lattacco deve avere ad oggetto un diritto altrui: per diritto si deve
intendere non solo il diritto soggettivo in senso stretto, ma qualsiasi interesse
giuridicamente tutelato. Laggressione deve provocare un pericolo attuale di
offesa: non si deve quindi, trattare di un pericolo corso perch non si
avrebbe necessit di prevenire uno
ffesa; e neanche di un pericolo futuro
perche sarebbe possibile
ricorrere
allintervento
della
utorit.
Nella
nozione di pericolo attuale per, rientra anche il pericolo permanente,
infatti non essendosi esaurita loffesa, non si ancora completato
il
trapasso dalla situazione di pericolo a quella del danno effettivo. (es. il
proprietario di un fondo, avendo sorpreso u ladro, esplode un colpo in aria
a scopo intimidatorio, il ladro si da alla fuga e dopo un tratto di 50 mt
abbandona la refurtiva costituita da 3 piante di cavolfiori. Ci nonostante il
derubato, insegue il ladro per raggiungerlo ed eventualmente arrestarlo,
trovatosi a circa 10 mt dal ladro tenta di esplodergli un altro colpo, il ladro
vistosi aggredito estrae la pistola e ferisce linseguitore. Cass. 20 marzo
1974. In questo caso la scriminante va concessa al ladro, infatti la facolt di
procedere allarresto ex art. 383 c.p.p. non autorizza ad attentare alla vita
dellinseguitogli esplodendogli contro dei colpi di fucile, quindi vengono meno
i presupposti della facolt di arresto e subentra il pericolo di offesa ingiusta
ex. Art. 52 che rende giustificata la reazione difensiva del ladro).

Loffesa deve essere ingiusta: ingiusta la condotta provocata contra jus, cio
arrecata in violazione delle norme che tutelano linteresse minacciato. Il
riferimento allingiustizia delloffesa sta ad indicare che laggressione, oltre a
minacciare un diritto altrui, non deve essere espressamente facoltizzata
dallordinamento. Quindi non pu invocare la legittima difesa chi pretende di
reagire contro una persona la quale agisca, a sua volta nellesercizio di una
facolt legittima espressamente stabilita dallordinamento o,a f ortiori,
nelladempimento di un dovere.
La condotta difensiva
La difesa deve essere necessaria per salvaguardare il bene posto in
pericolo: quindi, laggredito di fronte alla
lternativa tra reagire o subire, non
pu evitare il pericolo se non reagendo contro laggressore. Unazione
necessaria e quindi inevitabile, e non
sostituibile con unaltra meno
dannosa egualmente idonea ad assicurare la tutela dellaggredito. Il giudizio di
necessit- inevitabilit non per assoluto ma relativo perch si deve tenere
conto di tutte le circostanze del caso concreto (mezzi a disposizione, forza
fisica, modalit dellaggressione )
Tradizionalmente si discute se la legittima difesa esuli ove laggredito possa
mettersi in salvo con la fuga. Unopinione diffusa distingue tra fuga e
commodus discessus: si sarebbe tenuti a fuggire solo quando le modalit della
ritirata siano tali da non far apparire vile il soggetto aggredito, mentre
laggressore dovrebbe tollerare tutte le conseguenze della sua condotta
illecita.
Ovviamente tale opinione troppo rigida, infatti oggi si ritiene che il
soggetto non tenuto a fuggire in tutti quei casi in cui la fuga esporrebbe i
suoi beni personali o di terzi a rischi maggiori di quelli incombenti sui beni
propri del soggetto contro il quale si reagisce. La difesa deve essere
proporzionata alloffesa Secondo un primo punto di vista, oggi in via di
superamento, la proporzione dovrebbe intercorrere
trai i
mezzi
difensivi messi
a
disposizione
della
ggredito e
quelli effettivamente
impiegati. Quindi
la legittima difesa pu essere invocata anche da chi
reagendo
provoca
una offesa maggiore di quella a lui minacciata,
purch
il
mezzo
impiegato
fosse
il
solo
a disposizione
dellaggredito. (es. si potrebbe uccidere un individuo che senza motivo tenta di
ammazzare un cane di nostra propriet, se non
siano
disponili altri mezzi)
ovviamente la tesi della proporzionalit dei mezzi va incontro a obiezioni
difficilmente superabili, ad es. il fattoche si potrebbe giustificare la
difesa di un bene patrimoniale attraverso la lesione di un bene personale
come la vita o lintegrit fisica.

Per cui si accoglie lorientamento che assume a termine di giudizio


di
proporzione il rapporto di valore tra i beni o interessi in conflitto: in questo
senso occorre operare un bilanciamento tra il bene minacciato e il bene leso,
con la conseguenza che laggredito che si difende non consentito di ledere
un bene dellaggressore marcatamente superiore a quello posto in pericolo
dalliniziale aggressione illecita. Il raffronto tra
i beni non va operato
considerando i beni stessi in astratto ma tenendo conto del rispettivo
grado di messa in pericolo o di lesione cui sono esposti gli interessi
dinamicamente configgenti nella situazione concreta. ( se ingiustificato
uccidere per salvaguardare un interesse patrimoniale, pu apparire lecito
infliggere una ferita facilmente curabile per mettere al sicuro un patrimonio
di rilevante entit.
Criteri di valutazione invocabili per stabilire la p roporzione

se il conflitto intercorre tra beni omogenei si dovr porre a raffronto


il rispettivo grado di lesivit della
zione aggressiva e dellazione difensiva.

Se il confronto intercorre tra beni eterogenei, fuori dai casi in cui


il rapporto gerarchico particolarmente evidente dovr farsi ricorso
allausilio di indicatori diversi, quali leventuale rilevanza costituzionale del
bene.
Caso. Una sera dinverno, poco prima della chiusura dei negozi, un popolare
calciatore della squadra del Lazio (Re Cecconi) inscena uno
scherzo, poi
rivelatosi tragico: entrato in gioielleria col bavero alzato e mani in tasca
come ad impugnare una pistola, con espressione dura intima ai presenti
fermi questa una rapina. Il gioielliere impugna prontamente la pistola e
uccide il presunto rapinatore (Cass. 20 Febbraio 1977). Questo un caso di
legittima difesa putativa, perch il gioielliere si rappresenta in una situazione
di pericolo esistenze solo in apparenza: la responsabilit penale pu venir meno
perch lart.
59 ultimo comma, stabilisce che se la
gente ritiene per errore che esista
una causa di giustificazione (e le
rrore non dovuto a colpa), questa
valutata a suo favore. Nel caso sussista anche la proporzione tra i beni in
conflitto, dal momento che la minaccia non incombeva solo sul patrimonio, ma
sulla stessa vita del gioielliere aggredito.

LA LEGITTIMA DIFESA DOMICILIARE (L. 59 /2006)


La l. 59/2006 ha introdotto allart. 52 due nuovi commi destinati a
regolamentare lesercizio del diritto di autotutela in un privato domicilio: lo
scopo della norma tendere ad ampliare i presupposti di una difesa
legittima nei casi in cui la
ggressore sorprende laggredito, in casa o altro
luogo chiuso assimilabile.
Laspetto di maggiore novit consiste nella modifica del requisito della
proporzione: quando la reazione difensiva diretta contro un intruso in
una dimora, il giudice dispensato dal verificare in concreto la proporzione
tra offesa e difesa, che in questi casi presunta.
Alcuni autori avanzano riserve critiche sotto un duplice aspetto: per un verso
c il rischio che la riforma veicoli un messaggio fuorviante ai cittadini onesti
(la licenza di uccidere ladri e rapinatori che si introducono nelle abitazioni
e nei negozi), e per altro verso da paventare che la normativa incentivi
laggressivit dei delinquenti quale risultato di maggiori spazi di
aggressivit difensiva permessi alle potenziali vittime. Infatti la legge non
indica in modo univoco come possa reagire legittimamente il padrone di casa
o di negozio minacciato dal ladro o dal rapinatore, per cui si espone a riserve
critiche.
Struttura normativa. Il nuovo art. 52 comma 2 stabilisce che nei casi previsti
dallart. 614, comma 1 e 2, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo
comma del presente art. se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi
indicati, usa unarma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di
difendere:

La propria o altrui incolumit

I beni proprio o altrui, quando non vi desistenza e vi pericolo di


aggressione.
Il nuovo 3 comma poi aggiunge che la disposizione di cui al comma 2 si
applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto allinterno di ogni altro
luogo ove venga esercitata unattivit commerciale, professionale o
imprenditoriale.
La nuova disciplina lascia comunque
sussistere
alcuni
presupposti
tradizionali delle legittima difesa ovvero: la necessit di difendersi e il
pericolo attuale di unoffesa ingiusta ad un diritto proprio o altrui.

Oltre alla presunzione di proporzione, ulteriori elementi di novit sono


costituiti dallo specifico contesto in cui laggredito viene sorpreso, nonch le
condizioni concomitanti che devono essere presenti perch la reazione sia
legittima.
Quanto al contesto, occorre che la necessit di difesa sia provocata da un
aggressore che commetta nel contempo una violazione di domicilio ex art. 614,
si deve quindi, trattare di un estraneo che si introduce arbitrariamente
nellabitazione altrui ovvero di una persona che vi si trattiene contro la
volont dellavente diritto.
Quanto ai presupposti (art. 52, 2c.):
Il fine di difendere lincolumit propria o altrui. Dalla nuova formulazione
testuale (al fine di) sembra doversi ricavare che non basta una
situazione oggettiva di pericolo attuale di offesa ingiusta, ma occorre che
laggredito si rappresenti soggettivamente tale situazione e che reagisca
animato da un animus defendendi suscettibile di autonomo accertamento
giudiziale. La difesa deve avere ad oggetto la propria o altri incolumit, per
cui si allude ai beni della vita e dellintegrit fisica. La novit consiste nel
fatto che il giudice esentato dallaccertare
in concreto se vi sia
proporzione tra la rispettiva gravit del danno minacciato e di
quello
subito dallaggressore, essendo tale proporzione presunta.
Per evitare esiti inaccettabili qualche autore propone di controbilanciare la
presunzione legislativa della proporzione mediante adeguata ricostruzione del
requisito della necessit di difendersi: sarebbe necessaria solo la condotta non
sostituibile con una meno lesiva.
Il fine di difendere i beni propri o altrui quando vi pericolo di aggressione.
Si considera presuntivamente proporzionato luso di unarma, o di altro
mezzo di reazione violenta, finalizzato allo scopo di difendere i beni propri o
altrui , quando non vi desistenza e vi pericolo di aggressione. La
legittimit dellimpiego della
rma per subordinata alla presenza di due
requisiti ulteriori rispetto alla minaccia dellaggressore al
patrimonio:
occorre che lintruso aggressore non desistae che sussista un pericolo di
aggressione.

Sulla

non desistenza vi

chi

propone uninterpretazione di

procedura cavalleresca e cio nei termini di un onere


o avvertimento rivolta dallaggredito allaggressore;

di

intimidazione

ma tale interpretazione va incontro al rilievo critico che la esplicita


proposta di introdurre un invito a desistere, stata
nei
lavori
preparatori della legge, abbandonata proprio per evitare di peggiorare la
situazione della vittima dellaggressione esponendola a
gravi
rischi
supplementari (potendosi immaginare che alla vista di unarma in mano al
padrone di casa che intima lallontanamento, il malvivente possa agire per
primo con violenza contro la vittima prima ancora che questi abbia il
tempo di pronunciare la classica intimazione fermo o sparo).
Ma la
mancata
desistenza
non
basta,
perch
laggredito
possa
legittimamente reagire, occorre il requisito del pericolo di aggressione.
Linterpretazione pi plausibile di questo elemento che si debba trattare di
un pericolo che trascende la sfera dei beni patrimoniali e che si proietta sulla
vita
e
sullintegrit
personale
della
ggredito.
Anche
il
pericolo
dellaggressione inoltre, deve essere attuale; la difesa
armata sar
legittima, solo in presenza di un pericolo di aggressione concretamente
incombente nella situazione data.
Si obiettato per, che una tale interpretazione finisce col rendere vana la
riforma, perch si richiede grosso modo quanto gi chiesto prima della
riforma al fine di autorizzare la reazione difensiva. Per valorizzare la
rilevanza della riforma si dovrebbe invece, ritenere che oggi la persona
legittimamente presente in un domicilio violato possa reagire gi a fronte di
una situazione di aggressione attuale al patrimonio, che lascia presagire
una futura aggressione alla persona propria o di altro soggetto presente nel
domicilio; a fronte quindi, di una situazione di pericolo non attuale per la vita o
lincolumit fisica di taluno e in mancanza di atti direttamente aggressivi
dellincolumit fisica da parte dellintruso.
Una simile interpretazione per a sua volta, rischia di nullificare la rilevanza
pratica del requisito del pericolo di aggressione: infatti, nella maggior parte
dei casi concreti, non mai in astratto escludibile la possibilit che il
malvivente intruso, una volta scoperto, sviluppi azioni aggressive contro
lincolumit fisica della persona i delle persone presenti nel domicilio. Con tale
interpretazione si finisce quindi con
uccidendo o ferendo laggressore.

lautorizzare

laggredito

reagire

Riassunti scritti da GennaroAcquario1980 (acquario.80@libero.it). Disponibili tutti i riassunti di GiurisprudenzA


a. cquario.80@libero.it

Anche in questa ipotesi (sub b) perch una reazione difensiva violenta risulti
scriminata, occorre la presenza di un pericolo incombente di aggressione
ai beni personali del soggetto che si difende e anche in questo caso la
presunzione legislativa di proporzione finisce col riferirsi al rapporto tra la
rispettiva entit dei pregiudizi arrecati ai beni oggetto di difesa e offesa
(es. pu essere
considerato legittimo,
per
salvaguardare
la propria
incolumit, ferire laddove per respingere
laggressore
poteva
bastare
assestare un pugno).
In entrambe le ipotesi (sub a e b) la liceit del ricorso alluso di unarma o
altro mezzo idoneo subordinata a una duplice condizione: che larma sia
legittimamente detenuta e che chi si difende sia presente legittimamente
allinterno del luogo chiuso in cui subisce lintrusione del malvivente.
Ove la difesa armata sia azionata da un soggetto che possiede larma senza un
valido titolo
di legittimazione, verr meno la presunzione di proporzione, ma sar sempre
applicabile (se ne ricorrono i presupposti) la scriminante tradizionale della
legittima difesa, fatta salva la configurabilit di illeciti penali relativi alla
illegittima detenzione dellarma stessa.
8) Uso legittimo delle armi
Lart. 53 comma 1 stabilisce che, ferme le disposizioni contenute nei due art.
precedenti, non punibile il pubblico ufficiale, che al fine di adempi edere
un dovere del proprio ufficio, fa uso ovvero ordina di far uso delle armi o di
un altro mezzo di coazione fisica, quando vi costretto dalla necessit di
respingere una violenza o di vincere una resistenza allAutorit, e comunque di
impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione,
disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano
armata e sequestro di persona.
Tale scriminante stata configurata come autonoma solo dal legislatore
del 30: per giustificare la liceit dellimpiego della coazione fisica da parte
dei pubblici ufficiali si faceva infatti, prima riferimento, alla
legittima
difesa, allo stato di necessit o alladempimento di un dovere legale.
La ragione dellinnovazione da ravvisare nellintento del legislatore
fascista di sottolineare la prevalenza del potere di coercizione statuale nelle
situazioni che pongono in conflitto cittadini e autorit.
Acquario.80@libero.it

Oggi invece, dalla clausola di riserva inserita allinizio dellart. 53 (ferme le


disposizioni contenute nei 2 art. precedenti) si desume la natura sussidiaria
della scriminante in esame, nel senso che si fa luogo alla sua applicazione
solo ove difettino i presupposti della legittima difesa o della
dempimento del
dovere.
Possono beneficiare di tale scriminante solo i pubblici ufficiali, secondo
uninterpretazione restrittiva che circoscrive lambito della scriminante agli
agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria e ai militari in servizio di
Pubblica sicurezza. Per effetto del 2 comma pu beneficiare anche qualsiasi
persona che, legalmente richiesta dal pubblico ufficiale, gli presi assistenza.
Il fine perseguito dal pubblico ufficiale deve essere quello di adempiere il
dovere del proprio ufficio, quindi la scriminante esclusa in presenza di
uno scopo di vendetta o arbitraria sopraffazione.
Ragioni legittimanti il ricorso ai mezzi di coercizione fisica. Il ricorso
giustificato di fronte alla necessit di respingere una violenza o di vincere una
resistenza allautorit; tale necessit sussiste quando il pubblico ufficiale non
ha altra scelta per adempiere al proprio dovere, allinfuori di quella di far uso
di un mezzo coercitivo (la necessit va interpretata per nel senso che il
pubblico ufficiale deve impiegare tra i mezzi i idonei, quello meno lesivo).
La violenza. La violenza deve consistere in un comportamento attivo tendente a
frapporre ostacoli alladempimento del dovere di ufficio, e deve trattarsi di
un comportamento in atto, altrimenti non vi sarebbe necessit delluso della
coazione. Lart. 53 non distingue tra violenza e minaccia, sicch qualche
autore ritiene che la violenza abbracci
anche la coercizione psichica
tendente a influire sul comportamento dei destinatari (la minaccia deve
per essere seria e particolarmente grave).

La resistenza.
La resistenza deve essere attiva, non basterebbe quella passiva (come ad es.
la classica resistenza pacifica opposta alle donne scioperanti distese sui
binari per impedire il passaggio dei treni). In realt non sempre la resistenza
passiva esclude lapplicabilit dellart. 53, ma si richiede un rapporto di
proporzione tra i mezzi di coazione impiegati e il tipo di resistenza da
vincere e poi una proporzione tra i beni in conflitto.
Caso. Cass. 8 luglio 1977. Un commando di terroristi, lancia alcune bottiglie
molotov contro 2 ingressi laterali del ministero di grazia e giustizia, in segno di
protesta contro una sentenza di condanna
emessa
a
carico
di
un
simpatizzante della loro organizzazione: compiuto lattentato i componenti
del commando fuggono sparpagliandosi in gruppetti. Due agenti di servizio al
ministero di danno allinseguimento di uno di essi, e un agende esplode un
colpo uccidendolo. In questo caso la fuga (del terrorista) rappresenta una
resistenza passiva, che quindi di regola, esclude luso delle armi, perch manca
il rapporto di proporzione tra luso dellarma e il carattere della resistenza
opposta. La condotta dellagente non pu quindi apparire giustificata. Quindi
il rapporto non deve sussistere in base al reato commesso ma in base alla
forma di resistenza attuata dal delinquente (se non kiaro vedi pag 297).
l. 1 52/1975
La legge in esame ha aggiunto alla
rt. 53 le parole
e comunque di
impedire la consumazione dei delitti di strage, naufragio in realt per nel
concetto di violenza tali reati sono gi inclusi. Perci il legislatore ha inteso
attribuire nel caso di tali delitti, una funzione autonoma alla scriminante, per
autorizzare luso delle armi o altro mezzo idoneo per impedire la consumazione
dei reati predetti anche in una fase antecedente a quella in cui sono
ravvisabili gli estremi dellidoneit e univocit degli atti come elementi del
tentativo punibile. Questa interpretazione consente la reazione armata anche
in assenza di un effettivo pericolo per i beni presi di mira.
Lultimo comma fa poi riferimento allipotesi di uso legittimo della coazione fisica
previste dalla legislazione penale, tra cui le ipotesi di repressione del
contrabbando, espatrio clandestino, evasione dei detenuti

9) Stato di necessit
Lart. 54 comma 1 stabilisce che non punibile chi ha commesso il fatto per
esservi stato costretto dalla necessit di salvare s od altri dal pericolo
attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente
causato, n altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al
pericolo.
Mentre nel caso della legittima difesa, si reagisce contro un aggressore che
minaccia di offendere un nostro diritto, nellipotesi dello stato di necessit,
si agisce per sottrarsi al pericolo di un danno grave alla
persona e
lazione difensiva ricade, non gi su un aggressore, ma su un terzo estraneo
(su di una persona che non ha provocato la situazione di pericolo). (es. il
naufrago che per salvare se stesso respinge in mare il compagno che si
aggrappato alla stessa tavola capace di sostenere una sola persona; o
lalpinista che fa precipitare il compagno sospeso alla stessa corda che
minaccia di spezzarsi trascinando entrambi nellabisso; o ancora
A
per
sottrarsi alle violenze di B ruba e fugge con la macchina di C del tutto
estraneo ai fatti).
La ratio. Per molto tempo la dottrina ha considerato lo stato di necessit
come causa di esclusione della colpevolezza, muovendo dal presupposto che la
ratio dellistituto fosse da rinvenire nellimpossibilit di esigere, da parte di chi
si vede minacciato da una situazione di pericolo, un comportamento diverso
da quello tenuto. Lidea di una inesigibilit psicologica di una condotta
diversa pu giustificare la non punibilit di chi agisca per mettere in salvo
se stesso, o un congiunto, o una persona affettivamente vicina, ma non
sarebbe in grado di spiegare perch debba essere esentato da pena colui il
quale agisce in modo necessitato per salvare un estraneo o uno sconosciuto. In
questa ipotesi dubbio che la situazione di pericolo
possa provocare
nellagente unanormale motivazione
emotive particolarmente forti.

psicologica

per effetto di sollecitazioni

La dottrina dominante ha, allora, abbandonato il terreno della colpevolezza


ricercando una diversa spiegazione esimente dello stato di necessit. La
ragione giustificatrice viene fatta risiedere nella mancanza di interesse dello
Stato a salvaguardare luno o laltro dei beni in conflitto, posto che nella
situazione data un bene in ogni caso destinato a soccombere. In base al
principio del bilanciamento degli interessi in conflitto, per necessario
che il bene sacrificato sia di rango inferiore o equivalente o di poco superiore
rispetto a quello salvato.

Struttura. Dal punto di vista strutturale le


simente in esame presenta forti
analogie con la legittima difesa ma se ne differenzia per due elementi
fondamentali. Lazione necessitata si dirige non contro un autore di
unaggressione ma contro un individuo innocenteperch non responsabile
della situazione di pericolo. In secondo luogo, lazione giustificata non deve
tendere a salvaguardare un qualsiasi diritto come nella difesa legittima, ma
deve mirare a scongiurare il pericolo attuale di un danno grave alla persona.
Requisiti

Attualit del pericolo.


Lestremo del pericolo attuale come situazione di fatto in base alla quale sia
possibile formulare un giudizio di probabilit sul prossimo verificarsi di una
lesione, comune alla legittima difesa e vale quanto gi detto. Non sempre
per il
criterio
temporale
permette
una
corretta
determinazione
dellattualit del pericolo, per cui spesso opportuno agire anticipatamente
per
impedire
laggravamento
delle
potenzialit
lesive
insite
nella
situazione pericolosa.
Involontariet del pericolo.
Il pericolo deve inoltre, oltre
che
essere
attuale,
non
essere
volontariamente causato n altrimenti evitabile: ci in quanto nello stato di
necessit si ledono gli interessi non di un aggressore ma di
un terzo
incolpevole.
Laccertamento della volontariet deve essere
riferito
alla
situazione
pericolosa cui immediatamente si ricollega il danno e non ai suoi lontani
antecedenti, in ogni caso sono volontariamente causate le situazioni di
pericolo anche dovute a semplice colpa (es. automobilista che crea una
situazione di rischio per la propria condotta imprudente e che
poteva
prevedere il verificarsi di un sinistro, non potrebbe giustificarsi delle
lesione prodotte ad altri adducendo come scusa che linvestimento
derivato dalla necessit di evitare un pericolo durto contro un ostacolo).
Lesclusione della scriminante in tutte le ipotesi di colpa (cosciente
e
incosciente) trova un fondamento proprio nella ratio che
ha indotto
il
legislatore ha
richiedere linvolontariet del
pericolo: se lambito di
operativit dellart. 54 va circoscritto in considerazione della posizione del
terzo innocente che subisce il danno derivante dalla condotta necessitata,
giusto non riconoscere la causa di giustificazione quando lagente che si trova
in pericolo abbia contribuito colpevolmente alla sua verificazione.

Il requisito della inevitabilit altrimenti del pericolo.


Tale requisito sta ad indicare che nella
mbito dello stato di necessit non
solo pu scriminare soltanto la condotta che arreca il minore danno al terzo
coinvolto senza sua colpa, ma che la valutazione della inevitabilit stessa deve
essere effettuata con criteri + rigorosi che non nella legittima difesa.
Il requisito in esame riceve uninterpretazione molto rigorosa nella
giurisprudenza della cassazione, dove frequente laffermazione secondo cui il
pericolo non altrimenti evitabile postula una necessit inderogabile e cogente
di provvedere alla salvaguardia del bene mediante la condotta criminosa e
soltanto con quella, senza alternativa. La cassazione giunge alla conclusione
di ritenere inapplicabile lart. 54 nei casi di bisogno economico. Nel verificare
se una condotta sia veramente necessaria o no a scongiurare il pericolo di un
danno, non sufficiente considerare la possibilit ipotetica di ricorrere ad
altre condotte penalmente lecite: occorre
anche
accertare
se
queste
condotte alternative posseggano in concreto pari o analoga idoneit a porre in
salvo il bene in questione.
Il pericolo deve avere ad oggetto un danno grave alla persona.
Alcuni autori tendono a circoscrivere il danno grave alla persona alla morte e
alla lesione grave per cui fanno rientrare nellarea di tutela dellart. 54
solo i beni della vita e dellintegrit fisica. La maggior parte degli autori
per, appare oggi propensa a includervi i beni relativi alla
personalit
morale delluomo. La gravit del danno pu essere determinata mediante
un duplice indice:
criterio qualitativo: considerando le
ventuale rango del bene minacciato;
criterio quantitativo: tenendo conto del grado di pericolo che incombe sul bene
(soltanto il danno che comporta una lesione di particolare rilevanza)
Rapporto di proporzione tra fatto e pericolo.
Secondo lorientamento dominante il giudizio di proporzione deve avere ad
oggetto il rapporto di valore tra i beni configgenti: sussiste un rapporto di
proporzione se il bene minacciato prevale rispetto a quello sacrificato o
almeno gli equivale. Il principale difetto di questa tesi risiede nella pretesa di
ridurre il giudizio di equivalenza ad un raffronto dei beni come entit
statiche, escludendo altri elementi
significativi
quali,
la
ttualit
del
pericolo, la necessit di realizzare lazione difensiva
Per superare questo
ttica ristretta occorre integrare il raffronto del valore
dei beni con lesame comparativo dei rischi rispettivamente incombenti sul
bene da salvaguardare e su quello del terzo che vien aggredito.

Quando il rischio maggiore quello gravante sullinteresse del


terzo
innocente, il
rapporto di
valore
tra
i
beni
deve
essere
proporzionalmente a vantaggio di quello da salvaguardare; quando invece,
il bene di maggior peso quello aggredito, il rapporto tra i rischi deve
essere proporzionalmente a vantaggio di quello salvaguardato.
Caso. I componenti di una famiglia, in condizioni economiche disperate e in
precario stato di salute, occupano un appartamento vuoto di propriet
dellIstituto
autonomo
case
popolari
subito
dopo
essere
stati
improvvisamente sloggiati
dalla loro
abitazione pericolante. In questo
caso il rischio + immediato di lesione incombe
sugli
interessi dellente
proprietario della
ppartamento occupato, mentre meno prossimo il pericolo
per la vita o la salute dei soggetti sfrattati; ma il rapporto tra i
beni senzaltro proporzionalmente a vantaggio del bene da salvaguardare ,
per cui lart. 54 applicabile
IL SOCCORSO DI NECESSITA
Il primo comma della
rt. 54 contempla lipotesi del soccorso di necessit, la quale
ricorre se lazione necessitata

compiuta
non dallo stesso agente
minacciato, ma da un terzo soccorritore. Il secondo comma stabilisce che la
scriminante dello stato di necessit non si applica a chi ha un particolare
dovere giuridico di esporsi al pericolo (es. vigili del fuoco, guardie alpine..),
nonostante ci la
rt. 54 si deve considerare applicabile se chi ha
un
particolare dovere di esporsi al pericolo realizza unazione necessita per
salvare non se stesso, ma terzi in pericolo.
Lultimo comma estende lambito di operativit delle
simente ai casi un cui lo
stato di
necessit p determinato dalla
ltrui minaccia, ma in tal
caso
del
fatto
commesso dalla persona minacciata risponde chi lah costretta a commetterlo.
Si parla di coazione morale.( es. automobilista che provoca un incidente perch
spinto a correre sotto la minaccia di una pistola
Infine in caso di stato di necessit, a differenza che nel
caso
di
legittima difesa, al danneggiato dovuta unindennit, la cui misura rimessa
allequo apprezzamento del giudice.

CAPITOLO III
LA COLPEVOLEZZA - SEZIONE I NOZIONI GENERALI -

1) Premessa
Perch il fatto commissivo sia punibile non deve essere solo tipico e
antigiuridico, ma anche colpevole. La colpevolezza , quindi, il terzo elemento
costitutivo del reato.
Il
ruolo
della
colpevolezza.
Il ruolo centrale del principio di colpevolezza

confermato

dalla

sua

rilevanza costituzionale, come si desume:

dallart. 27, comma 1 Cost. che sancisce il


principio
della
personalit della
responsabilit penale. Inoltre,
secondo
uninterpretazione
diffusa,
tale
principio va inteso non solo nel significato minimo di divieto di responsabilit
per fatto altrui, ma nel senso pi pregnante di responsabilit per fatto
proprio colpevole. Il legislatore ha quindi, espresso il principio secondo
cui, lapplicazione della pena presuppone lattribuzione psicologica del singolo
fatto di reato alla volont antidoverosa del soggetto.
Come ha chiarito la Corte Cost. in una serie di sentenze, il fatto criminoso
pu essere imputato al suo autore solo se il fatto stesso gli sia attribuibile
almeno a titolo di colpa; ove non vi sia n dolo n colpa, viene meno il
carattere personale delladdebito,
ed
uneventuale
attribuzione
di
responsabilit si porrebbe in contrasto con lart. 27 della Cost.

dallart. 27 comma 3
che sancisce il finalismo rieducativo della pena.
Se fosse sufficiente, ai
fini dellassoggettamento a pena, il semplice fatto
di cagionare materialmente un evento
lesivo,
senza poter
rivolgere allagente nessun rimprovero, neppure di mera disattenzione, la
pretesa rieducativa dello Stato non avrebbe pi senso. Infatti, chi
agisce
senza dolo o colpa non
manifesta nessuna volont
di ribellione o
indifferenza nei confronti dei beni protetti,
per
cui manca lelemento
psicologico di contrasto con lordinamento giuridico che giustificherebbe la
necessit di
educare al
rispetto delle regole di convivenza. Inoltre, la punizione
finirebbe con lessere arbitraria, verrebbe vista
come ingiusta e ci
anzich
disporre
provocherebbe

lagente psicologicamente
leffetto

contrario

alla
di

raf orzare

prospettiva

di rieducazione,

in lui i sentimenti di ostilit

verso lordinamento.

La Corte Cost. nella sent. 364/88 ha affermato che comunque si intenda la


funzione rieducativa, essa postula almeno la colpa dellagente in relazione
agli elementi pi significativi della fattispecie tipica. Non avrebbe senso la
rieducazione di chi, non essendo almeno in colpa, non ha bisogno di essere
rieducato.
Lidea della colpevolezza presuppone il rifiuto della fattispecie della
responsabilit oggettiva: subordinare la punibilit alla colpevolezza equivale
cio a bandire ogni forma di responsabilit per accadimenti dovuti al mero
caso fortuito.
Inoltre risulta inammissibile la figura della colpa dautore; la colpevolezza
pu solo significare colpa per il fatto (lesivo di un bene penalmente protetto) e
non colpevolezza per il carattere o per la condotta di vita.

La teoria della colpevolezza


per
il
carattere
pretende
che
allagente si possa
muovere laddebito di non avere frenato in tempo le pulsioni antisociali, in
modo da formarsi un carattere meno propenso a delinquere.

La teoria per la colpevolezza della condotta di vita, pretende di


incentrare il giudizio di disapprovazione sullo stesso modello o stile di vita e
sulle scelte esistenziali del reo, che sarebbero allorigine della inclinazione al
delitto. Una colpevolezza cos ancorata alla personalit
dellagente,
contribuirebbe a spiegare la struttura di alcuni reati (come lo sfruttamento
di prostitute) nonch la recidiva o i casi di ubriachezza abituale.

Obiezioni. Lorientamento tipico del nostro diritto impone di individuare il


nucleo centrale del disvalore penale nel fatto offensivo di un
interesse
tutelato; ne discende che anche la colpevolezza deve assumere a punto di
riferimento il singolo fatto di reato. In secondo luogo, la tendenza a
ravvisare il carattere personalistico della responsabilit penale in un giudizio
di colpevolezza basato sullatteggiamento spirituale del reo, rischia di collocare
il centro di gravit sul modo di essere dellagente, sulla sua minore o maggiore
malvagit.
2) Colpevolezza e pericolosit sociale.
Il concetto di colpevolezza si contrappone a quello di pericolosit sociale: il
primo, che riguarda solo i soggetti capaci di intendere e di volere, esprime
un rimprovero per la commissione di un fatto delittuoso; il secondo,
privilegia la personalit dellautore e fa riferimento, pi che a un fatto di
reato gi commesso, alla probabilit che lautore continui a delinquere i
futuro. Mentre la colpevolezza costituisce presupposto dellapplicazione
della pena in senso stretto, la pericolosit giustifica la
pplicazione di una
misura di sicurezza.
Tale distinzione, chiara sotto il profilo teorico, tende a sfumare dal punto di
vista pratico, sia perch i giudici tendono ad emettere
giudizi
unitari
sullautore del reato, che finiscono col non distinguere tra atteggiamento
psicologico riferito al singolo reato commesso e personalit complessiva del
soggetto; sia perch esistono vari istituti che presentano una natura ibrida,
nel senso che possono essere ricostruiti privilegiando o
il
piano
della
colpevolezza o il piano della pericolosit (es. capacit a delinquere).
3) CONCEZIONI DELLA COLPEVOLEZZA
Le concezioni della colpevolezza risultano influenzate da ragioni dogmatiche
riguardanti la struttura del reato e da presupposti di fondo desunti dal
contesto politico- ideologico di riferimento.
3.1) LA CONCEZIONE PSICOLOGICA
La prima concezione della colpevolezza,

quella

psicologica,

risulta

influenzata dal liberalismo dominante nel secondo Ottocento. Secondo tale


teoria la colpevolezza consiste in una relazione psicologica tra fatto e
autore. La categoria della colpevolezza assolve quindi 2 funzioni:

Da un lato il concetto di colpevolezza esprime lidea che la responsabilit


richiede, come
presupposto,
una
partecipazione
psicologica alla
commissione
del
fatto (colpevolezza come concetto
di genere
comprendente dolo e colpa).

La colpevolezza quindi il rapporto psicologico tra lagente


cagiona un evento voluto, o non voluto, ancorch non
prevedibile.

Dallaltro la concezione psicologica esprime lesigenza di


la colpevolezza alla
tto di volont relativo al singolo reato,

e lazione che
preveduto ma
circoscrivere
a prescindere

da ogni valutazione della personalit complessiva dellagente e del processo


motivazionale che sorregge la condotta.
La colpevolezza, quale rapporto psicologico tipico (dolo o colpa) tra fatto e
autore, di per
s
non
ammette
graduazioni
in
funzione
delle
caratteristiche personali del reo, ma permane identica posto che tutti gli
individui sono da considerare astrattamente uguali; la diversa gravit del
reato va valutata sulla base di criteri oggettivi, facendo quindi leva
sullentit del danno obiettivamente arrecato alla societ. In questo quadro
non c spazio per valutazioni politico - criminali aventi come obiettivo la
neutralizzazione di uneventuale inclinazione a delinquere del reo e
la
prevenzione della recidiva.

La concezione psicologica va incontro a due principali


obiezioni:

Sul piano dogmatico, non riesce a fornire un concetto

veramente

in

grado di ricomprendere dolo e colpa: mentre il dolo costa di coscienza e


volont, a integrare la colpa sono sufficienti
atteggiamenti
psicologici
potenziali.

Sul piano funzionale, non valorizza tutte le potenzialit della


colpevolezza come
elemento di graduazione della responsabilit penale, perch non tiene conto
delle diverse motivazioni che inducono a delinquere.
3.2) LA CONCEZIONE NORMATIVA
La concezione normativa, si sviluppa per rimediare agli inconveniente
dogmatici della concezione psicologica, ma anche e soprattutto per soddisfare
esigenze
pratiche imposte al diritto penale
dallentrata in crisi
dellimpostazione retributiva liberale, legata al solo disvalore obiettivo del
fatto commesso. Lesigenza sempre pi sentita, quella di riportare allidea di
colpevolezza il peso che assumono i motivi dellazione e le circostanze in cui
essa si realizza.
La concezione normativa prospetta un criterio di colpevolezza idoneo a
fungere anche da criterio di misurazione giudiziale della pena. Quindi la
colpevolezza al contempo:

Elemento costitutivo dellillecito penale;


Criterio di commisurazione della pena.
Secondo questa concezione la colpevolezza consiste nella valutazione
normativa di un elemento psicologico, e precisamente nella rimproverabilit
dellatteggiamento psicologico tenuto dallautore. Si sostiene che il fatto doloso
un fatto volontario che non si doveva volere, e il fatto colposo un fatto
involontario che non si doveva produrre; lelemento comune al dolo e alla colpa
finisce con lessere costituito dallatteggiamento antidoveroso della volont
presente in entrambi i casi. Nello stesso tempo il giudizio di rimproverabilit
consente di esprimere giudizi graduati di disvalore penale in rapporto alla
qualit dellelemento psicologico che lega la
utore al fatto.
Questa concezione della colpevolezza per, non porta sullo stesso piano
di quella giuridica la colpevolezza morale, nel senso che ormai abbandonata
la tesi retributiva per cui la pena serve a compensare il male provocato
dallazione. Ed inoltre la colpevolezza
un
rimprovero
per
unazione
socialmente dannosa e non pu mai tradursi in un rimprovero per il
fatto di aver inosservato semplici concezioni morali o religiose;

per cui le 2 concezioni di colpevolezza restano sempre distinte e separate.


4)
ORIENTAMENTI
ATTUALI
E GIUSTIFICAZIONE
DELLA
COLPEVOLEZZA
Nel passato la colpevolezza era legata alla teoria retributiva perch la
retribuzione (concepita come reazione afflittiva al male commesso)
presuppone una colpevolezza da annullare. Con lentrata in crisi della teoria
retributiva, sorto il problema di trovare una nuova giustificazione della
categoria della colpevolezza.
Oggi la pena
non la conseguenza indefettibile dellaccertata colpevolezza,
ma questa solo condizione necessaria non anche
sufficiente; infatti,
una
volta accertata la colpevolezza, ha senso punire
solo se ci serve a
distogliere gli altri dal commettere reati (funzione di prevenzione generale)
o a impedire che lo
stesso autore torni a delinquere
(funzione
di
prevenzione speciale). Ma se linflizione della pena condizionata da
esigenze preventive, allora si in dubbio se la colpevolezza ha una vera
ragion dessere nel diritto penale o se invece, la sua sopravvivenza solo un
compromesso provvisorio con vecchio diritto penale retributivo.

Colpevolezza come elemento costitutivo del reato


Secondo una parte della dottrina, la colpevolezza come presupposto del reato,
oggi riceve una legittimazione grazie al suo rapporto si strumentalit rispetto
alla funzione preventiva della pena. Intercorre infatti un nesso di funzionalit
tra:

la categoria della colpevolezza e la prevenzione speciale: infatti, la


pretesa statuale
di promuovere il rispetto dei valori tutelati plausibile solo se lazione
criminosa costituisca il risultato di una scelta volontaria (dolo) o di una
condotta volontariamente evitabile (colpa), per contro la mera causazione di
eventi incolpevoli non giustifica un bisogno di rieducazione.

La categoria della colpevolezza e la prevenzione generale: la minaccia


della pena deve fungere da appello rivolto alla coscienza del potenziale
delinquente per indurlo a desistere dal commettere reati, ma perch ci
possa avvenire necessario che la commissione del
fatto
criminoso
rientri
nei poteri
di controllo personale del soggetto,
quindi
la
realizzazione del fatto deve dipendere da dolo o colpa.
Se infatti,
il
legislatore punisse anche la produzione di eventi lesivi sottratti al controllo
del oggetto, la minaccia della sanzione perderebbe efficacia deterrente (una
legge penale che punisse anche
fungere da

appello rivolto

commettere reati).

fatti incontrollabili difficilmente potrebbe

alla

volont dellagente per distoglierlo dal


Acquario.80@libero.it

Talvolta comunque (anche se mancano indagini empiriche probanti)

possibile che la consapevolezza del rischio di poter essere incriminati


anche per le conseguenze incontrollabili, abbia le
ffetto di
indurre a
desistere del tutto dal compimento di certe azioni ovvero a elevare gli
standars di diligenza. Se astrattamente ipotizzabile che il ricorso a forme
di responsabilit oggettiva sia idoneo a rafforzare la funzione preventiva
generale della pena, allora significa che la colpevolezza non presupposto
indefettibile del reato. Quindi la scelta di non derogare al principio di
colpevolezza non pu basarsi su motivazioni riguardanti il piano dellefficacia
general preventiva del sistema penale. Colpevolezza come criterio di
commisurazione della pena.
Anche la scelta della sanzione pi adeguata al caso concreto influenzata
dagli scopi di prevenzione generale e speciale cui la pena finalizzata. Il
problema se la prospettiva della prevenzione possa rappresentare lunico
criterio guida del giudice, sino al
punto di trascurare il rapporto di
adeguatezza che deve sussistere tra lentit della pena e il grado di
colpevolezza. In effetti, una misura di pena strettamente agganciata al
grado di colpevolezza potrebbe apparire, in alcuni casi, troppo blanda al
fine di scoraggiare altri soggetti dalla commissione potenziale di reati dello
stesso tipo, per cui il giudice potrebbe essere indotto,
per rafforzare
lefficacia deterrente della pena, a infliggere una pena che eccede al misura
giustache il reo meriterebbe in rapporto al singolo fatto gi commesso. Se si
punisse in misura sproporzionata rispetto alla gravit della colpevolezza, si
finirebbe col ledere lautonomia e la dignit della singola
persona
umana, che verrebbe strumentalizzata per fini politico- criminali. (es. se
A, nel traffico stradale, cagiona per lieve distrazione un incidente, per
ragioni di prevenzione potrebbe essere opportuno infliggere una sanzione
grave; ma il principio di colpevolezza impone una pena mite per una colpa
lieve, impedendo che la libert dellindividuo venga sacrificata allinteresse
della intimidazione generale).
Il principio di colpevolezza assume, quindi, una funzione limitativa della
punibilit (in sede di commisurazione della pena) perch il rispetto a
esso dovuto vieta, pur nel perseguire scopi di prevenzione, di infliggere
pene di ammontare superiore al limite massimo corrispondente allentit
della colpevolezza individuale.

Acquario.80@libero.it

Bisogna infine chiarire se il giudice debba accertare il potere individuale di


agire altrimenti (presupposto della colpevolezza), del soggetto concretamente
sottoposto a giudizio ovvero se la possibilit di agire altrimenti
vada
commisurata al potere di un uomo medio, prefigurato in base ad
aspettative normativo- sociali,ispirate a loro volta allesigenza di prevenire
lesioni ai beni giuridici.
Alcuni autori dubitano che con i mezzi del processo penale, si possa accertare
la possibilit di autodeterminazione dellagente concreto, mentre altri
insistono invece, sullesigenza di valutare la capacit individuale di agire
diversamente, perch il riferimento allu
omo medio sottrae al giudizio di
colpevolezza ogni fondamento reale, con la conseguenza di trasformare la
colpevolezza in una categoria vuota di contenuto perch priva di requisiti
positivi autonomi.
5) STRUTTURA DELLA COLPEVOLEZZA
colpevole un soggetto imputabile, il quale abbia realizzato con dolo o colpa la
fattispecie obiettiva di un reato, in assenza di circostanze tali da rendere
necessitata lazione illecita. I presupposti della colpevolezza sono:

Imputabilit
Dolo o colpa
Conoscibilit del divieto penale
Assenza di cause di esclusione della colpevolezza
Il dolo e la colpa sono pacificamente riconosciuti come fondamentali criteri
soggettivi di imputazione penale, cos come la categoria delle cause di
esclusione della colpevolezza. Invece sono sorte questioni circa la collocazione
sistematica dellimputabilit (capacit di intendere e di volere) allinterno del
reato.
Nellarea penalistica italiana, ha dominato la
tesi
secondo
la
quale
limputabilit costituirebbe una qualificazione soggettiva, estranea alla teoria
del reato e rientrante nella teoria del reo. Antolisei: limputabilit
rappresenterebbe un modo dessere, uno status della persona necessario
perch lautore sia assoggettabile a pena; la mancanza di imputabilit
opererebbe solo come causa personale
di
esenzione
da
pena.
Tale
impostazione teorica fa leva su alcune norme del c.p. (artt. 222 e 224) che
ricollegano i minimi di durata delle misure di sicurezza dellospedale
psichiatrico giudiziario e del riformatorio giudiziario, alla gravit dei reati
commessi, e contengono un implicito riferimento allintensit del dolo e al
grado della colpa. Ne deriva allora che secondo il legislatore il dolo e la
colpa sono anche riferibili ai non imputabili.

Se ne deduce che limputabilit non pu essere considerata un presupposto


della colpevolezza ma
solo
uno
stato
soggettivo
che
decide
dellassoggettabilit alla pena in senso stretto. Una simile impostazione
ovviamente riduttiva e pecca di formalismo in quanto perde di
vista
la
relazione intima che intercorre tra imputabilit e illecito penale.
Secondo una parte della dottrina italiana pi recente, va recuperata la
diversa prospettiva di fondo che riconduce limputabilit allalveo concettuale
della colpevolezza e in tale prospettiva proprio la colpevolezza che
consente di muovere un rimprovero alla
utore del reato. Un rimprovero ha
tanto senso in quanto il destinatario in grado di discernere il lecito
dallillecito e conformarsi alle aspettative dellordinamento giuridico. Allinterno
di tale impostazione non si contesta che il nostro sistema penale riferisce il
dolo e la colpa anche alla condotta degli incapaci di intendere e di volere,
ma il dolo e la colpa non esauriscono il concetto di colpevolezza in senso
normativo, che richiede ulteriori elementi nella prospettiva del rimprovero.
Inoltre il dolo e la colpa del soggetto non imputabile nonpossono coincidere col
dolo o la colpa del soggetto capace di intendere e di volere; da considerare
che essi sono meri stati psichici: il dolo come volontariet psichica del fatto
nella sua materialit, non pu non ricomprendere la consapevolezza del
significato offensivo, inoltre le
rrore di fatto condizionato dalla
malattia
mentale pu non escludere la pericolosit del soggetto non imputabile e quindi
pu sempre comportare lapplicabilit di una misura di sicurezza. Quanto
alla colpa del non imputabile, nella stragrande maggioranza
dei
casi
consiste nella violazione di una semplice misura oggettiva di diligenza, ma
sar fuori discussione un rimprovero da muovere sulla base di una misura
soggettiva e personalizzata.

Imputabilit e coscienza e volontdellazione


Limputabilit si distingue dalla coscienza e volont dellazione di cui allart. 42
comma 1 in quanto queste ultime costituiscono condizioni dellattribuibilit
psichica di una singola azione od omissione al suo autore; mentre
limputabilit, come capacit di intendere e di volere, rispecchia una qualit
personale dellautore che permette di qualificare
colpevole
un
comportamento gi ascrivibile a lui come cosciente e volontario.

SEZIONE II
IMPUTABILIT 1) Premessa
Limputabilit definita
di volere. Ovviamente

dalla
rt. 85 c.p. come capacit di
una volont libera, come libert

intendere e
assoluta di

autodeterminazione, ai limiti del puro arbitrio non esiste. La volont umana


pu definirsi libera secondo unaccezione pi ristretta, nella misura in cui
il soggetto non soccomba passivamente agli impulsi psicologici che lo
spingono ad agire in un determinato modo, ma riesca ad esercitare poteri
di inibizione e controllo idonei a consentirgli scelte consapevoli tra
motivi antagonistici.
Tale
libert
relativa
o
condizionata
presenta,
graduazioni diverse in funzione del livello di intensit dei condizionamenti
che il soggetto subisce prima di agire: pi forte la spinta dei motivi, degli
impulsi, degli istinti, tanto + difficile risulter lo sforzo di sottoporli al
potere di autocontrollo e viceversa.
Il diritto penale assume la libert di volere come necessario presupposto della
vita pratica non come dato ontologico; non come un dato scientificamente
dimostrabile, ma come contenuto di una
spettativa giuridico- sociale. La
scelta di una libert relativa la pi funzionale in ambito penalistico: se le
decisioni umane non fossero condeterminate da cause che operano secondo
leggi psicologiche, ma avessero la loro scaturigine nel puro arbitrio, non
avrebbe senso pretendere di influenzare la condotta umana mediante la
minaccia della pena. necessario che il timore di poter incorrere in una
sanzione punitiva eserciti un condizionamento idoneo a indurre lagente a non
delinquere.
Fondamento penalistico
Il fondamento penalistico dellimputabilit rinvenibile sul terreno
funzione della pena. Se la
minaccia
della
sanzione
punitiva

della
deve

esercitare unefficacia general preventiva distogliendo i potenziali rei dal


commettere reati, un necessario presupposto che i destinatari siano
psicologicamente in grado di lasciarsi motivare dalla minaccia. Se lesecuzione
della pena deve tendere a rieducare il reo (prevenzione speciale) necessario
che il condannato sia psicologicamente in grado di cogliere il significato del
trattamento punitivo. Tale motivabilit normativa non
presente
allo
stesso modo in tutti gli individui: i soggetti immaturi come i minori e le
persone inferme di mente, sono a tutto
ggi da considerare incapaci di subire
la coazione psicologica della pena, o comunque, incapaci di subirla nella stessa
misura in cui lavvertono gli adulti mentalmente sani.

Acquario.80@libero.it

La coscienza sociale avvertirebbe come ingiusta la sottoposizione a pena di chi


non compus sui.
Crisi del concetto tradizionale di imputabilit
Nel corso dellultimo trentennio sono emerse tendenze culturali che hanno
avuto leffetto di rendere incerta la distinzione tra soggetti imputabili e
non imputabili. In una prima fase, verso gli anni Settanta, si assistito alla
crescente affermazione di approcci scientifici orientati a interpretare certe
forme di criminalit come la risultante di disturbi psichici e/o di condizioni di
emarginazione sociale. Ne sono derivati seri tentativi
fondamenti della responsabilit penale, allinsegna di
soppiantare le idee di colpevolezza e di punizione con
psicologica e di trattamento curativo- riabilitativo.
In una seconda fase, invece, negli anni pi recenti, si

di porre in crisi i
tecniche inclini a
quelle di anomalia
assistito ad un

mutamento di tendenze in senso contrario allinterno di alcuni settori della


psichiatria. Non solo viene combattuta la prospettiva dellequiparazione del
delinquente al malato di mente, ma ci si spinge oltre sostenendo che errato
considerare gli stessi infermi psichici soggetti irresponsabili:
al
contrario
il
riconoscimento
di
una certa loro capacit
di
autodeterminazione avrebbe il positivo effetto di promuoverne il senso di
responsabilit.
Si poi infine avanzata la proposta di eliminare del tutto la categoria
dellimputabilit, con conseguente equiparazione del trattamento penale dei
soggetti sani e dei soggetti psichicamente malati,ma ovviamente tali pretese
vanno incontro ad obiezioni difficilmente superabili, infatti non appare
possibile raggiungere finalit di responsabilizzazione, di terapia, di
conferimento di dignit al malato di mente autore del reato
attraverso
una rigida affermazione di piena capacit di intendere e di volere. Il
problema rimane quindi, non potendosi eliminare la categoria dellimputabilit,
quello di una sua ridefinizione alla luce delle pi aggiornate acquisizioni
scientifiche.
2) La capacit di intendere e di volere
Il concetto di imputabilit un concetto

al

contempo

empirico

normativo. Spetta innanzitutto alle scienze del


comportamento
umano
individuare i presupposti empirici (requisiti bio -psicologici, delle attitudini )
in presenza dei quali sia fondato asserire che lessere umano in grado di
recepire il messaggio contenuto nella sanzione punitiva.

Mentre , in un secondo momento, compito del legislatore fissare le


condizioni di rilevanza giuridica dei dati forniti dalle scienze empiriche
(questa scelta implica
valutazioni
che
trascendono
gli
aspetti
strettamente scientifici e che attengono agli obiettivi di tutela perseguiti
dal diritto penale).
Lart. 85 fissa i presupposti dellimputabilit nella capacit di intendere e di
volere: questa capacit deve sussistere al momento della commissione del
fatto costituente reato. Il legislatore fa riferimento ad alcuni parametri:

Let del soggetto (artt. 97-98)

Lassenza di infermit mentale (art. 88)

Altre condizioni in grado


di
incidere
sullautodeterminazione
responsabile dellagente (artt. 95-96)
Le cause codificate non sono per tassative, per cui la capacit di intendere e
di volere pu essere esclusa anche da fattori diversi da quelli legislativamente
previsti.
Affinch vi sia imputabilit necessario che sussistano entrambe le capacit,
in quanto in difetto di anche una sola delle stesse il soggetto dichiarato non
imputabile.
La capacit di intendere lattitudine ad orientarsi nel mondo esterno
secondo una percezione non distorta della realt, e quindi la capacit di
comprendere il significato del proprio comportamento e di valutarne le
possibili ripercussioni positive
negative
sui terzi. Tale capacit manca, anche in assenza di una malattia mentale, in
tutte le ipotesi limite di sviluppo intellettivo ritardato o deficitario.
La capacit di volere consiste nel potere di controllare gli impulsi ad
agire e di
determinarsi secondo il motivo che appare pi ragionevole o preferibile in
base a una concezione di valore. quindi, lattitudine a scegliere in modo
consapevole tra motivi antagonistici (ovviamente presuppone la capacit di
intendere).
3) Minore et
Luomo consegue la maturit psicologica attraverso un processo evolutivo
che si snoda lungo fasi graduali. Lart. 97 c.p. dispone che non imputabile
chi, al momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i 14 anni.
stata quindi, introdotta una presunzione di incapacit, di natura assoluta
perch non ammessa prova contraria.

Lart. 98 poi dispone che imputabile chi, nel momento in cui ha commesso
il fatto, aveva compiuto i 14 anni, ma non ancora i 18, se aveva capacit di
intendere e di volere; ma la pena diminuita. Con riferimento ai soggetti di
et compresa tra i 14 e i 18 quindi, non esiste alcuna presunzione legale di
incapacit, ma il giudice che ha il dovere di accertare di volta in volta se il
minori sia imputabile o no.
Secondo un orientamento consolidato, lincapacit minorile non presuppone
necessariamente linfermit mentale, perch si fonda su di una condizione
identificabile con la situazione di immaturit, intesa come comprensiva non
solo del carente sviluppo delle capacit conoscitive, volitive e affettive, ma
anche dellincapacit di intendere il significato
eticosociale
del
comportamento e dellinadeguato sviluppo della coscienza morale.
La capacit di intendere e di volere presunta al compimento del 18 anno di
et: si tratta per di una presunzione relativa, perch la capacit esclusa o
diminuita in presenza di vizio totale o parziale di mentre o delle altre cause
previste.
4) Infermit di mente
Lart. 88 stabilisce che non imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il
fatto era, per infermit, in tale stato di mente da escludere la capacit di
intendere e di volere. Da questa disposizione si desume che non basta
accertare una
malattia di
mente per dedurne
automaticamente
linimputabilit del soggetto, ma occorre anche appurare se e in quale misura
la malattia ne comprometta la capacit di intendere e di volere.
Laccertamento per, risulta molto problematico
a
causa
della
crisi
attraversata dalla scienza psichiatrica, per cui il concetto di malattia
mentale non risulta univoco. Inoltre la responsabilit gravante sul giudice e sul
perito oggi ancora pi accentuata in
quanto, una volta abolita la
presunzione legale di pericolosit del malato di
mente, laccertamento
dellincapacit di intendere e di volere del malato, ove accompagnato dal
disconoscimento in concreto della sua pericolosit sociale, pu avere come
effetto la rinuncia a qualunque tipo di trattamento penale (c quindi il rischio
di mettere in libert persone incapaci di comportarsi in maniera auto
responsabile).

Il concetto di infermit
Oggi si pone il
problema di stabilire se il concetto
di infermit
adottato dallart. 88 coincida col concetto di
malattia. Nel suo
significato letterale infermit un concetto
molto ampio comprendente
anche disturbi
psichici di
carattere non
strettamente
patologico: ne consegueche
ove si tenga ferma la distinzione tra
i
due termini,
listituto
dellinimputabilit pu subire unestensione applicativa. La tesi della maggiore
ampiezza del concetto di infermit riceve sostegno se si considera lo scopo
sotteso alle norme in materia: ai fini del giudizio di imputabilit, non
interessa tanto che la condizione
del soggetto sia catalogabile nel novero
delle malattie elencate
nei
trattati di medicina, quanto che il suo
disturbo abbia in concreto lattitudine a compromettere gravemente la
capacit di intendere e di volere.
Inoltre, lart. 88 parla solo di infermit (tale da provocare uno stato di mente
che esclude limputabilit), e non specificatamente di infermit mentale, per
cui tale stato potrebbe anche essere provocato da una malattia fisica (delirio
determinato da stato febbrile). Orientamenti giurisprudenziali
Un indirizzo giurisprudenziale ancora diffuso, tende a ricostruire il concetto
di malattia mentale secondo un modello medico, per cui definito infermit
mentale solo il disturbo psichico che poggia su una base organica e/o possiede
caratteri patologici cos definiti da poter essere ricondotto ad un preciso
quadro nosografico- clinico. Questo orientamento esclude quindi, le semplici
anomalie psichiche e privilegia i parametri clinici. Da un lato lancoraggio alla
nosografia psichiatrica ufficiale garantisce la certezza giuridica, dallaltro
questo ancoraggio impedirebbe uneccessiva dilatazione dei casi di ritenuta
inimputabilit.
Un indirizzo giurisprudenziale minoritario invece, rivendica una maggiore
autonomia
della
valutazione
giuridica
rispetto
alle
classificazioni
nosografiche: in questo modo il giudice pu fare applicazione degli artt. 88 e
89 anche se il disturbo psichico in suscettivo di un preciso inquadramento
clinico, purch si possa fondatamente sostenere che esso abbia in concreto
compromesso la capacit di intendere e di volere dellimputato.
Tale
orientamento consente di attribuire significato
patologico
anche
alle
alterazione mentali atipiche (psicopatie), ovvero disarmonie della personalit
che, in presenza di particolare gravit, bloccano le controspinte inibitorie del
soggetto e gli impediscono di rispondere in maniera critica agli stimoli esterni.
(es. di psicopatie sono le reazioni a corto circuito, come il caso Corte Ass.
Milano 26 Maggio 1987.

Una giovane donna affettivamente immatura e con


rigidissimi meccanismi
di
difesa
diretti
a negarela
realt,
dopo
avere
psicologicamente rimosso il suo stato di gravidanza nel periodo della
gestazione, sopprime al momento del parto il neonato mediante una condotta
non controllata delle funzioni superiori dellIo.)
Per risolvere il dilemma se le psicopatie possano assumere rilevanza ai fini del
giudizio di imputabilit, si deve fare riferimento alla ratio delle norme in
materia: in nome del principio di colpevolezza (che presuppone la possibilit
di agire diversamente del reo) si dovr ammettere che anche le anomalie
della personalit, specie
se in
presenza di condizioni di particolare
gravit, possono incidere sulla capacit di intendere e di volere sino ad
escluderla del tutto.
La giurisprudenza di legittimit ha infatti deciso che anche i disturbi della
personalit, che non sempre sono inquadrabili nel ristretto novero
delle
malattie mentali, possono rientrare nel concetto di infermit, purch siano di
consistenza, intensit e gravit tali da incidere concretamente sulla capacit
di intendere o di volere, e a condizione che sussista un nessoeziologico con la
specifica condotta criminosa, per effetto del quale il fatto di reato sia
ritenuto causalmente determinato dal disturbo mentale.
Diversi dai disturbi della personalit sono gli stati emotivi e passionali: lart.
90 stabilisce espressamente che gli stati emotivi
e
passionali
non
escludono n diminuiscono limputabilit. Per il suo eccessivo rigore, tale
norma andata incontro a critiche da parte della dottrina che ne
ha
auspicato labrogazione. Lart. 90 stato di recente rivalutato, affermando
che la rilevanza scusante degli stati emotivi e passionali pu essere ammessa
soltanto in presenza di 2 condizioni essenziali:

Che lo stato di coinvolgimento emozionale si manifesti in una personalit


per altro verso gi debole

Che lo stato emotivo o passionale, assuma, per particolari


caratteristiche, significato e valore di infermit, sia pure transitoria (es.
raptus, panico, reazioni a corto circuito ) Gradi del vizio di mente

Il vizio di mente pu essere:

Totale se linfermit di cui il soggetto soffre al momento della


commissione del fatto, tale da escludere del tutto la
capacit di
intendere di volere. Tale capacit pu essere esclusa anche da uninfermit
transitoria (es. giovane madre affetta da una malattia mentale, definita
depressione reattiva, (consistente in uno squilibrio dellumore che arreca
sofferenze incontrollabili e che regredisce totalmente con la rimozione della
causa esterna che lh
a provocata) che si suicida gettandosi col figlio che le
sfugge e annega, mentre lei viene tratta in salvo.), nella prassi infatti, si
propende per laffermazione di responsabilit nei periodi c.d. intervalli di
lucidit.

Parziale se la capacit di intendere e di volere solo diminuita ma


non esclusa. Lart. 89 afferma che colui che nel momento in cui ha commesso il
fatto era, per infermit, in tale stato di mente da scemare grandemente, senza
escluderla, la capacit di intendere o di volere, risponde del reato commesso,
ma la pena diminuita.
La distinzione tra le due forme affidata ad un criterio quantitativo,
prendendo in considerazione il grado e
non lestensione
della
malattia
mentale. Vizio parziale non lanomalia che interessa un solo settore della
mente, ma quello che investe tutta la mente in modo meno grave.
Lapprezzamento quantitativo deve essere effettuato in concreto, caso per
caso, tenendo conto delle caratteristiche del disturbo e dellesperienza
soggettiva del singolo nei confronti del particolare delitto che
viene in
questione.
Secondo la giurisprudenza il vizio parziale di mente compatibile con le
aggravanti della premeditazione dei motivi futili e poi con la
ttenuante della
provocazione e le attenuanti generiche.
Sul
piano
del
trattamento
sanzionatorio, il vizio parziale di mente comporta una diminuzione della pena,
se il soggetto seminfermo giudicato in concreto pericoloso, gli si applicher
inoltre, la misura di sicurezza dellassegnazione ad una casa di cura e di
custodia.
5) Ubriachezza e intossicazione da stupefacenti
I fenomeni delle
tilismo e dellintossicazione da stupefacenti sono presi in
considerazione dal legislatore perch spesso contribuiscono alla genesi del
crimine. Il codice prevede un trattamento articolato in base alla causa dello
stato di ubriachezza (o di intossicazione da stupefacenti).
Ubriachezza accidentale (art. 91).

Si ha quando la perdita (totale o parziale) della capacit di autocontrollo


determinata da un fattore del tutto

imprevedibile che impedisce di muovere

al soggetto alcun rimprovero,oppure da

una

non si pu opporre alcuna

(es. operaio

resistenza

distilleria che si ubriaca a causa di

un

forza

guasto

esterna inevitabile cui


che

lavora

in

una

dellimpianto). Lubriachezza

esclude limputabilit solo se dovuta a caso fortuito o forza maggiore. Se


lubriachezza tale da far scemare, ma non escludere la capacit di intendere
e di

volere,

lintossicazione

la

pena

diminuita.

La

stessa

disciplina

vale

per

accidentale da stupefacenti.

Ubriachezza volontaria o colposa (art. 92). Non fa scemare n esclude


limputabilit, e lo stesso vale
per la
volontaria
intossicazione
da
stupefacenti. La ratio della disposizione risiede nel fatto che chi si
ubriacato volontariamente o per
leggerezza, non
pu pretendere di
accampare scuse; se realizza un reato, deve risponderne come se fosse
pienamente capace di intendere e di volere. Per in ogni caso, non si pu
escludere che al momento del fatto lautore fosse incapace di intendere e di
volere.
Una
parte della dottrina sosteneva
che, per
accertare lelemento
psicologico del reato commesso dallubriaco, occorresse risalire al momento nel
quale egli si pone in condizioni di ebbriet: per cui il reato sarebbe doloso o
colposo a seconda che lubriaco, prima di commetterlo si sia ubriacato
volontariamente o involontariamente.
(es. se zio partecipando ad una cena con amici, non riesce a controllarsi e
finisce col perdere lautocontrollo, ove provochi in tale stato la morte di una
persona, risponder comunque di omicidio colposo, e ci sia che levento
consegua ad un involontario incidente stradale, dovuto ad eccesso di velocit,
sia che derivi da una decisione
volontaria influenzata dallo
stato di
ubriachezza (ira)). In tal modo per, si confonde lo stato psicologico che
provoca la condizione di ubriachezza, con
quello
che
accompagna la
commissione del reato; ed inoltre, vi il rischio di punire come colposi delitti
commessi volontariamente (es. Tizio ubriaco uccide Caio che lo prende in giro
per scherzo), e punire viceversa come dolosi, delitti involontari che seguono
ad uno stato di ubriachezza volontario (es. Tizio ubriaco investe Caio con
lautomobile per imprudenza).

Lorientamento dominante, infatti, propende per una soluzione diversa: si


ritiene che il dolo o la colpa dellubriaco vadano accertati con riferimento al
momento nel quale il reato viene commesso. Questa soluzione permette di
evitare le possibili sfasature tra gli atteggiamenti psicologici relativi
rispettivamente, allo stato di ubriachezza e alla commissione del reato.
Anche a tale orientamento opponibile per una obiezione, per altro
difficilmente superabile, che trae origine dalla circostanza che lart. 92
comma 1 introduce una
finzione di imputabilit. Cio, considerato
imputabile dal codice per ragioni repressive, lubriaco in realt si trova in
una condizione
psicologica che non gli consente sufficienti capacit di
discernimento e di autocontrollo allora non ha senso distinguere tra dolo
e colpa nella condotta di una persona che, quando compie il fatto punibile,
non pi in grado a causa dellubriachezza di rendersi conto del significato
dei suoi atti. Il dolo dellubriaco equivale ad un impulso psicologico volontario,
ma la volont non davvero consapevole; la colpa dellubriaco equivale a mera
violazione di una misura oggettiva del dovere di diligenza. Ma in tal modo la
finzione di imputabilit finisce col tradursi in una finzione di elemento
soggettivo del reato commesso: quindi si tratterebbe di unipotesi di
responsabilit oggettiva mascherata.
Per rendere lart. 92 pi compatibile con i principi costituzionali della
responsabilit penale, parte della dottrina
muove
dal
rilievo che
la
disposizione in esame si limita ad affermare che
lubriachezza lascia
sussistere la piena imputabilit, senza dire che tale imputabilit implichi
automaticamente la colpevolezza per
il reato commesso. Il soggetto
risponder a titolo di dolo (eventuale) se si ubriacato nonostante
la
previsione della commissione del reato ed accettandone
il
rischio; sar
imputabile a titolo di colpa se il reato, al momento in cui il soggetto si
ubriac, fu previsto ma non accettato o comunque era prevedibile ed
evitabile come conseguenza dellubriachezza, sempre che si tratti di reato
previsto dalla legge come reato colposo. Anche tale terza impostazione non
esente da obiezioni, infatti, non possibile accettare in giudizio un
dolo
eventuale o una colpa rispetto alla futura commissione di fatti criminosi, che
potrebbero anche essere sufficientemente lontani
e
determinati
da
circostante imponderabili che sfuggono al potere di controllo di chi sta per
ubriacarsi.

perci auspicabile una riforma della disciplina in modo da renderla pi


compatibile col principio di colpevolezza.
Ubriachezza preordinata (art. 92 comma 2). tale quando provocata
al fine di commettere un reato o di prepararsi una scusa. In tale ipotesi il
soggetto si ubriaca allo scopo di commettere un reato, ci perch lo stato di
ubriachezza facilita la commissione di un fatto criminoso che lo stesso
soggetto non
sarebbe
capace
di
commettere
o commetterebbe con
maggiori difficolt, in condizioni di normalit.
Ubriachezza abituale (art. 94 commi 1e 3) non solo non esclude
n
diminuisce limputabilit, ma comporta anche un aumento
di pena e
la
possibilit di applicare la misura di sicurezza della casa di cura e di
custodia ovvero della libert vigilata. Labitualit subordinata al ricorrere
di due presupposti:

Dedizione alluso eccessivo di bevande alcoliche (o stupefacenti)

Frequente stato di ubriachezza (o di intossicazione)


Questo trattamento penale rigoroso appare oggi discutibile, perch ha come
base la teoria della colpevolezza per la condotta di vita; c la concezione
contraddittoria dellubriaco abituale come un vizioso che deve rispondere
della sua condotta di vita e come un soggetto bisognoso di trattamento
riabilitativo. Anche qui auspicabile che la disciplina venga abolita.
Cronica intossicazione (art. 95) da alcol o da stupefacenti pu arrivare a
escludere o far scemare grandemente la capacit di intendere e di volere.
definibile intossicazione cronica quella
che
provoca
alterazioni
patologiche permanenti, tali da far apparire indiscutibile che ci si trovi di
fronte ad una vera e propria malattia psichica.
6) Sordomutismo
Il codice prevede una disciplina sul sordismo sul presupposto che la mancanza
di udito e di parola
pregiudichi
la
capacit
di
autodeterminazione
responsabile dellindividuo. La
rt. 96 stabilisce il principio per cui tanto
lincapacit, quanto la capacit devono formare oggetto
di
concreto
accertamento in giudizio. Se quindi, si accerta in giudizio che il sordo al
momento della commissione del fatto era capace nonostante la sua
affezione, limputabilit non esclusa, mentre lo in caso contrario.
Lart. 96 parla solo di sordismo, per cui tale disposizione non pu essere
applicata ai casi di solo mutismo o di sola sordit,
sussistano entrambe le affezioni. Si distinguono poi:

ma

occorre

che


Sordismo congenito o precocemente acquisito, che ostacola gravemente
lo sviluppo psichico

Sordismo tardivamente acquisito, che quindi insorge in una fase in cui il


patrimonio linguistico gi conseguito.
Sembra che lart. 96 faccia solo riferimento al primo nei 2 casi. ACTIO LIBERA
IN CAUSA (ART. 87)
Lart. 87 nel disciplinare lo stato preordinato di incapacit di intendere
e di volere, stabilisce che la disposizione della prima parte dellart.
85
(secondo cui limputabilit deve sussistere al momento della commissione del
reato) non si applica a chi si messo in stato di incapacit di intendere e di
volere al fine di commettere il reato o di prepararsi una scusa.
Il principio generale di cui allart. 87 riceve una esemplificazione codicistica ella
disciplina della ubriachezza preordinata. Per giustificare laffermazione della
responsabilit in casi come questi si soliti ricorrere al paradigma dellactio
libera in causa, escogitato dalla teologia morale con specifico riferimento alle
condotte peccaminose poste in essere senza libera volont al momento della
loro realizzazione, ma pur sempre riconducibili ad un precedente atto di
volont dello stesso soggetto: actio libera in causa appunto perch il
soggetto aveva il potere di porsi o no in condizioni di incapacit.
Come si spiega che il soggetto risponde ugualmente del reato commesso, se al
momento del fatto, era in imputabile?
La dottrina ha sostenuto che lattivit esecutiva del reato posto in essere
dallincapace inizia gi nel momento in cui egli si pone volontariamente in
condizione di incapacit; ma tale
tesi
facente
leva
sullanticipazione della
zione
tipica,
finisce con
lampliare
eccessivamente il concetto di esecuzione del reato fino a farvi rientrare anche
quella che solo in realt, una condotta precedente.
Altra parte della dottrina rinviene il fondamento della disciplina nel
semplice nesso causale, per cui colui che determina una situazione dalla
quale
derivi un
evento lesivo,
deve rispondere
dellevento
stesso,
indipendentemente dalla circostanza che questultimo sia previsto o voluto.
Tale visione oggettiva contrasta per col principio di colpevolezza.
La soluzione migliore quella che riconduce nellalveo della colpevolezza anche
lipotesi di incapacit procurata: al soggetto quindi, pu essere mosso un
rimprovero per essersi liberamente posto in quella condizione di incapacit,
che gli ha reso possibile o pi
agevole
la
realizzazione
del
reato
programmato. Ai fini della punibilit occorre che il reato concretamente posto
in essere sia del tipo di
quello
inizialmente
programmato,
quindi
la
responsabilit esula se il fatto
del programma criminoso.

illecito

non

costituisce effettiva attuazione

SEZIONE III
STRUTTURA E OGGETTO DEL DOLO -

1) Il dolo: funzioni e definizione legislativa


Il dolo il normale criterio di imputazione soggettiva e lo si desume dallart.
42 comma 2 ove stabilito che nessuno pu essere punito per un fatto
preveduto dalla legge come delitto se non lha commesso con dolo.
Gli altri criteri di imputazione, cio la colpa e la preterintenzione operano
solo nei casi previsti dalla legge (es. se A brucia per disattenzione, con la
sigaretta, una preziosissima pergamena, non potr
rispondere
di
danneggiamento colposo perch la legge non ne prevede espressamente la
punibilit a titolo di colpa).
Il dolo assolve sostanzialmente due funzioni:

Rappresenta un elemento costitutivo del fatto tipico e impronta la


direzione lesiva della
zione contribuendo ad evidenziarne i profili di tipicit
(es. una dichiarazione non vera pu costituire una innocua bugia o una truffa).

Connota la forma pi grave di colpevolezza: chi agisce


con
dolo
aggredisce il bene protetto in maniera pi intensa di chi agisce con colpa, e
la maggiore carica aggressiva dellazione dolosa viene percepita non
solo
dalle vittime del reato ma
anche
dalla collettivit, la quale disapprova
con maggiore intensit le lesioni provocate in maniera intenzionale.
Definizione legislativa. Lart. 43 stabilisce che
il delitto doloso, o
secondo lintenzione, quando levento dannoso o pericoloso, che il risultato
dellazione od omissione e da cui la legge fa dipendere le
sistenza del delitto,
dallagente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od
omissione.
La nozione di dolo si incentra su 3 elementi: previsione, volont, evento
dannoso o pericoloso. I primi due elementi sono di natura strutturale,
in quanto indicano le componenti che
caratterizzano
il
dolo
come
elemento psicologico; il terzo elemento attiene, invece, alloggetto che deve
riflettersi nella rappresentazione e nella volizione.
Questa
definizione
strutturale del dolo si sforza di attuare un compromesso tra le due teorie
che si contendevano il campo al tempo della redazione del codice Rocco:


La teoria della rappresentazione, che concepiva la volont e
rappresentazione (o previsione) quali fenomeni psichici distinti, e riferibili a
dati diversi: si riteneva che la volont potesse avere ad oggetto solo il
movimento corporeo delluomo (atto fisico), mentre le modificazioni del
mondo esterno provocate dalla condotta (evento) si reputava potessero
costituire solo oggetto di rappresentazione mentale anticipata.

La teoria della volont, invece, privilegiava lelemento volitivo del


dolo, nel convincimento che potessero costituire oggetto di volont anche i
risultati della condotta. Tale teoria considerava la rappresentazione un
presupposto implicito della volont.
La contrapposizione tra le due teorie stata per superata, infatti, sul piano
analitico, rappresentazione e volont hanno punti di riferimento diversi; ma
la volont criminosa finisce con linvestire lintero fatto di reato colto nella
sua unit di significato. In questo senso il diritto penale considera voluto ad
es. non solo latto iniziale di premere il grilletto, ma anche lo sfociare di tale
atto nellevento letale.
In conclusione, comunque la disciplina di cui allart. 43 parziale,
infatti, lintera disciplina del dolo si ricava dal complesso delle disposizioni
che attribuiscono rilevanza alla conoscenza di elementi costitutivi di
fattispecie.
2) Struttura del dolo: rappresentazione e volont
Il dolo consta di 2 elementi psicologici:

Rappresentazione (coscienza o conoscenza o previsione)

Volont.
Le due categorie sono concettualmente distinguibili, ma vanno considerate in
reciproco rapporto, dal momento che una volont non accompagnata
dallelemento intellettivo finirebbe con lessere cieca.
La tesi che assegna al dolo una duplice dimensione, intellettiva e volitiva,
un punto fermo nella dottrina penalistica italiana, ma negli ultimi tempi
riemerso il dibattito tra i sostenitori della teoria della rappresentazione e i
sostenitori della teoria della volont. Lelemento intellettivo
Lelemento intellettivo consta della rappresentazione o
conoscenza
degli
elementi che integrano la fattispecie oggettiva: se il soggetto non conosce o si
rappresenta erroneamente un requisito del fatto tipico, la punibilit esclusa
per mancanza di dolo; da questo punto di vista dolo ed errore (ignoranza) sono
concetti antitetici.

La componente conoscitiva del dolo si atteggia diversamente

seconda che

abbia come punto di riferimento elementi descrittivi (es. uomo, morte, cosa
mobile ) o normativi (es. documento, pubblico ufficiale )di fattispecie. Nel
primo caso, sufficiente che il soggetto sia a conoscenza degli elementi del
mondo esterno cos come appaiono nella loro dimensione naturalistica; nel
secondo caso, per le
sistenza del dolo, non sufficiente che lagente sia a
conoscenza dei meri dati di fatto, egli deve piuttosto rappresentarsi anche gli
aspetti che fondano

la

rilevanza

giuridica

richiamate dalla fattispecie. (es. lautore di

delle

situazioni

un reato di

falso

di

fatto

documentale

non deve limitarsi a sapere di manipolare un pezzo di carta, ma deve avere


presente la funzione

certificante o probatoria connessa

materiale). Ma ci non vuol dire che

lautore

debba

quelloggetto

conoscere lesatto

significato giuridico dellelemento normativo in questione, sufficiente che egli


ne abbia una conoscenza parallela nella sfera laica. (es. basta
la funzione certificativa dellatto di

nascita,

anche

se

sapere qual

si

ignora

la

normativa che espressamente lo regola).


La previsione. La rappresentazione si atteggia
a
previsione
con
riferimento agli accadimenti futuri che si prospettano come risultato di una
condotta criminosa (es. evento letale come conseguenza di
una condotta
omicida). Nella previsione deve anche rientrare il nesso causale tra azione ed
evento.
Lo stato di dubbio. La rappresentazione sufficiente ai fini del dolo

compatibile con uno stato di dubbio in ordine a uno o +

elementi

di

fattispecie: il dubbio non equivale infatti, ad


ignoranza
od erronea
conoscenza,
in
quanto
il soggettosi
rappresenta
contemporaneamente il duplice possibile modo di essere di una cosa (es.
Tizio, nel dubitare che loggetto di
cui
si impossessa sia
di altri, si
rappresenta la possibilit di commettere un furto). La sufficienza dello stato
di dubbio ad integrare il dubbio, tuttavia esclusa laddove sia la particolare
struttura della fattispecie incriminatrice ad esigere la piena
conoscenza
di uno o + elementi di reato
(es. calunnia, che si realizza solo a
condizione che lagente sappia senza
incertezze che lincolpato in realt
una

persona innocente).

Per rilevare in sede di imputazione dolosa, la consapevolezza implicita si deve


riferire ad elementi rientranti in un insieme di circostanze non solo note
allagente, ma che egli potrebbe immediatamente richiamare alla mente
riflettendoci un attimo; il dolo esulerebbe invece, se il passaggio da una
rappresentazione
potenziale
ad
una
rappresentazione
attuale
presupponesse un processo di deduzione logica del dato attualmente ignoto
dalle circostanze precedentemente note. (es. lautore di corruzione di minore
agisce con dolo se pur non riflettendo attualmente sulle
t della persona
offesa, era da tempo a conoscenza di tale dato; non cos invece se il corruttore,
ignaro dellet del soggetto passivo, per stabilirla
dovesse
logicamente
desumerla da circostanze a lui note come dalla libert da controlli familiari,
dallet delle persone frequentanti ).
Lelemento volitivo
Il dolo non semplice rappresentazione degli

elementi

costitutivi

della

fattispecie delittuosa, ma volont consapevole di realizzare il fatto. La volont


in senso ampio investe lazione come movimento corporeo e il fatto complessivo
nella sua unit significativa. Se manca la volont di realizzare il fatto, non
bastano a integrare il dolo, i desideri, speranze, tendenze, inclinazioni .
Dolo e movente. Il dolo va tenuto distinto dal movente o motivo dellazione
delittuosa:
questultimo consiste nellimpulso o stimolo di natura affettiva che spinge il
soggetto ad agire (odio, vendetta, gelosia), per cui il dolo come volont del
fatto pu coesistere con le motivazioni psicologiche pi varie.
Limputazione a titolo

di

dolo

presuppone

che

la volont

si traduca

in

realizzazione, almeno nello stadio di tentativo punibile (art. 56). (ad es. Tizio
decide di collocare una bomba per realizzare una strage, ma
poi
non
concretizza il piano criminoso. In questo caso rimane tutto nella sfera
irrilevante dellideazione).
Proprio perch la volont rileva come espressione di un potere di
conformazione alla realt, e non come mero dato psicologico, privo di
rilevanza sia il dolo antecedente che il dolo susseguente: occorre che il dolo
sussista al momento del fatto, e perduri per tutto il tempo in cui la
condotta rientra nel potere di signoria dellagente
(la
volont
deve
abbracciare la condotta tipica fino allultimo atto), quindi leventuale venir
meno della volont in senso strettamente psicologico privo di rilevanza, ove
lagente non sia pi in grado di incidere sullo svolgimento degli accadimenti
(es. risponde di omicidio doloso anche chi non desideri + la strage nel
momento in cui la bomba ad orologeria scoppia, purch voluta risulti la
collocazione dellordigno).

Intensit del dolo.


Il dolo pu presentare unintensit diversa a seconda del grado di
consistenza della componente rappresentativa e/o volitiva.

Per quanto riguarda la componente conoscitiva, la sua graduabilit


dipende dal livello di chiarezza e certezza con cui il
soggetto
si
rappresenta gli elementi di fatto di reato: quindi, una rappresentazione in
forma dubitativa corrisponde ala soglia + bassa di intensit, mentre lintensit
maggiore sar raggiunta da una consapevolezza piena.

Per quando riguarda lelemento volitivo, lintensit va rapportata al


grado di adesione psicologica del soggetto al fatto, alla complessit ed alla
durata del processo deliberativo.
Si suole ritenere che la deliberazione criminosa esprima una minore gravit
allorch si traduca immediatamente in azione (dolo di impeto), per contro
sarebbe + grave il dolo di proposito, caratterizzato da un rilevante stacco
temporale tra il momento della decisione e quello dellesecuzione. Costituisce la
forma aggravata del dolo di proposito la c.d. premeditazione che si configura
quando il proposito criminoso non solo perdura per un rilevante
lasso di
tempo
ma
tradisce unostinazionecriminosaparticolarmente
riprovevole.
3) Oggetto del dolo
Oggetto del dolo il fatto tipico, quindi lo
ggetto del dolo costituito da tutti
gli elementi obiettivi positivamente richiesti per lintegrazione delle singole
figure di reato. Tale opinione trova un riscontro normativo nellart. 47 che
concorre a delineare la disciplina del dolo, confermando lassunto che la
rappresentazione e la volont devono avere ad oggetto il fatto tipico.
Pi precisamente il dolo deve abbracciare le diverse componenti in cui il fatto
tipico

pu articolarsi:

condotta, circostanze

antecedenti o concomitanti

allazione tipizzata dalla norma incriminatrice, levento naturalistico.


Perch lazione si a imputabile a titolo di dolo, occorre distinguere a seconda
che si tratti di reati a forma vincolata o a forma libera; nella
mbito dei primi
necessario che coscienza e volont abbiano ad oggetto le specifiche modalit
di realizzazione del fatto tipizzare dalla fattispecie incriminatrice; nei
secondi invece, posto che il legislatore
attribuisce
rilevanza penale a
qualunque modalit di
aggressione al
bene protetto, il dolo deve
normalmente accompagnare lultimo atto compiuto prima che il decorso causale
sfugga alla capacit di domino personale dellagente.

Per quanto attiene al nesso causale, basta che lagente se ne prefiguri lo


svolgimento nei tratti essenziali rilevanti ai fini della valutazione penalistica,
per cui non necessario che la corrispondenza tra decorso causale preveduto
e decorso casale effettivo abbracci anche i dettagli secondari (es. se Tizio nel
gettare Caio da un ponte vuole farlo annegare nel fiume sottostante, la
responsabilit per omicidio permarr anche se Caio muore battendo la testa
su di un masso vicino la riva, trattandosi di una divergenza nel
decorso
causale prevedibile
anche
al
momento
dellazione).
Le
specifiche modalit di causazione assumono rilevanza, invece, nei casi in cui
siano legislativamente predeterminati (es. nel dolo del reato di epidemia, art.
438, non pu mancare la consapevolezza che questa venga cagionata proprio
attraverso le specifiche modalit
prefigurate
dal
legislatore,
cio
mediante diffusione volontaria di germi patogeni).
Il dolo deve anche investire gli elementi normativi della fattispecie, cio quegli
elementi la cui determinazione presuppone il rinvio ad una norma diversa da
quella incriminatrice che vien e in questione (es. il delitto di furto non si
configura, per mancanza di volont colpevole, se la
gente non si rende conto
che la cosa di cui si appropria altrui, a causa di unerroneainterpretazione
delle
norme
sulla propriet).
La rilevanza dellesatta rappresentazione

degli

elementi

normativi

desumibile dallart. 47 ult. Comma che stabilisce se le


rrore su una legge
diversa dalla legge penale esclude la punibilit, quando ha cagionato un errore
sul fatto che costituisce reato.
Lo stesso vale per i casi di antigiuridicit speciale, in cui la stessa norma
incriminatrice esige
che il
fatto
sia
realizzato
illegittimamente,
abusivamente dal momento che in questi casi la condotta incriminata
in quanto presenti quel carattere di abusivit, illegittimit richiesto
dalla norma penale; il dolo si configura solo se lagente a conoscenza
dellilliceit speciale commessa.
dibattuto se rientrino nelloggetto del dolo le qualifiche soggettive che
ineriscono allautore dei reati c.d. propri. Nei casi (la maggioranza) in cui la
qualifica soggettiva non sia totalmente scissa dal fatto di reato, ma
contribuisca a caratterizzarne lo specifico disvalore penale, lignoranza o
erronea conoscenza della qualifica, impedisce al soggetto di cogliere il
significato criminoso del fatto. La conoscenza non deve avere ad oggetto la
qualifica considerata nella sua astratta configurazione giuridica, perch ci
equivarrebbe (contro lart. 5) a esigere la conoscenza attuale della norma
incriminatrice; occorre invece avere conoscenza dei substrati di fatto della
qualifica soggettiva, che sono quelli che assumono rilevanza ai fini del

dolo (es. in tema di bancarotta, il soggetto risponde penalmente se


ben consapevole di dissipare il proprio patrimonio
nelle
sercizio
di
unattivit economica la cui natura imprenditoriale gli chiara nella
sostanza, anche se ignori che la legge gli attribuisce la qualifica formale
di imprenditore. Quindi in conclusione rientrano nel dolo
i substrati di
fatto su cui si basano le qualifiche soggettive; esula dal dolo la conoscenza
della fonte giuridica delle qualifiche stesse, essendo tale
conoscenza
irrilevante ex art. 5.
in dubbio se il dolo comprenda la coscienza delloffesa, la quale come
concetto sta ad indicare lantigiuridicit del fatto, ovvero semplicemente
lincidenza negativa del fatto su interessi meritevoli di protezione. Per molto
tempo, il pensiero della dottrina stato influenzato dal principio di cui
allart. 5 nella sua originaria formulazione; a causa dellesistenza di questa
norma di sbarramento, che impediva di dare ingresso a ipotesi di scusabilit
dellignoranza della legge, era giocoforza escludere
abbracciare la conoscenza dellilliceit come tale.

che il

dolo

potesse

Per attenuare leccessivo rigore dellart. 5, la dottrina pens di privilegiare una


nozione di offesa scissa dallantigiuridicit penale in senso stretto (concepita
nel senso di presupporre la
conoscenza
della
specifica
norma
incriminatrice) e identificata con la lesione dellinteresse protetto
considerato nella sua dimensione fattuale; in modo tale che il dolo potesse
ricomprendere nel suo oggetto la consapevolezza che il fatto commesso
dannoso perch pregiudica interessi socialmente irrilevanti (anche se non la
conoscenza dellilliceit penale). La
ssenza della coscienza delloffesa cos intesa
avrebbe fatto venir meno il dolo, e quindi la punibilit.
La disputa teorica ha per perso rilevanza pratica a seguito della
dichiarazione di parziale incostituzionalit dellart. 5 (sent. 364/1988),
essendo ormai possibile ammettere a certe
scusabile della stessa antigiuridicit penale

condizioni che lignoranza


esclude la colpevolezza e

quindi la responsabilit penale.


Comunque loffesa intesa come sinonimo di illiceit penale esula sempre dal
dolo in virt della
rt. 5. Come oggetto del dolo loffesa pu venire in questione
solo in un senso fattuale o sostanziale cio come pregiudizio effettivo o
potenziale, ad interessi protetti percepiti nella loro dimensione sociale (e non
strettamente penale).

Parte della dottrina ha sostenuto che, ai fini della sussistenza del


dolo, sarebbe indispensabile la consapevolezza del carattere
del fatto. La valutazione di antisocialit andrebbe effettuata
base di opinioni e convincimenti personali dellagente, ma alla
criteri valutativi dominanti nella comunit sociale. In realt
riconosciuta lindipendenza della sfera giuridica da quella etica, la

antisociale
non
sulla
stregua di
una volta
contrariet

a preesistenti norme etiche o sociali non pu assumersi a caratteristica


o momento costitutivo necessario dellillecito penale.

Altra parte della dottrina ha poi sostenuto che il dolo include


la coscienza delloffesa dellinteresse protetto (loffesa viene considerata nella
sua dimensione fattuale). La peculiarit di questo orientamento consiste
nel duo diretto collegamento con la concezione realista dellillecito penale
che si espone a obiezioni difficilmente superabili. La dottrina argomenta il tal
modo: lart. 49 comma 2, assolverebbe la funzione di integrare la tipicit
formale del fatto col principio di necessaria lesivit, cos lart. 43 ne
costituirebbe un pendant sul piano dellelemento soggettivo e ci perch,
imperniando la definizione generale del dolo sullevento dannoso o pericoloso,
esso finirebbe col riferirsi allevento inteso appunto, come offesa.

In conclusione una piena affermazione del principio secondo cui al dolo


inerisce la coscienza delloffesa presupporrebbe una profonda riforma
dellordinamento penale, volta a circoscrivere la
mbito
della
rilevanza
penale ai soli fatti il cui disvalore sia tendenzialmente percepibile in una
dimensione concreta (cosa che non accade nei reati di pura creazione
legislativa come reati di mera condotta fiscale).
4) Dolo e coscienza delloffesa
1) Il dolo intenzionale (o diretto di primo grado) si ha quando il soggetto ha
di mira proprio la realizzazione della condotta criminosa (reati di condotta),
ovvero la causazione dellevento (reati di evento). La realizzazione del fatto
illecito costituisce lobiettivo che d causa alla condotta.
2) Il dolo diretto (o di secondo grado) tutte le volte in cui lagente si
rappresenta con certezza gli
elementi
costitutivi
della
fattispecie
incriminatrice, e si rende conto che la sua condotta sicuramente la integrer.
Questa forma di dolo si configura per, quando la realizzazione del reato
non lobiettivo che d causa alla condotta, ma costituisce solo unostrumento
necessario perch lagente realizzi lo scopo perseguito (es. terrorista, che
per sequestrare un politico, costretto a sparare contro gli uomini della
scorta con la quasi certezza di provocarne la morte (che avrebbe preferito
evitare). Questa figura di dolo caratterizzata dal ruolo dominante della
rappresentazione. Un caso celebre, verificatosi a Berna nel 1875, il caso del
signor Thomas che, per intascare il premio di assicurazione, fa saltare in aria il
battello di sua propriet, pur essendo certo che avrebbe causato la morte di
tutto lequipaggio.
3) Il dolo eventuale o indiretto, ha per presupposto che il soggetto agisca
senza il fine di commettere reato, altrimenti sarebbe dolo intenzionale.
Lagente deve rappresentarsi la commissione di
un
reato
solo
come
conseguenza possibile di una condotta diretta ad altri scopi (es.
Tizio,
disturbato da un gruppo di ragazzi che schiamazzano, lancia contro di essi dal
balcone una bottiglia di vetro, pur prevedendosi possibili ferimenti, e colpendo
di fatto un ragazzo). Occorre quindi, come requisito minimo, che lagente
preveda la concreta possibilit di verificarsi dellevento lesivo.

Secondo la teoria

della possibilit,questa previsione sufficiente

per la configurabilit del dolo, infatti agisce gi dolosamente chi


prevede la concreta possibilit di provocare una lesione di un bene giuridico e
ciononostante agisce ugualmente.

Secondo la teoria della probabilit, invece, occorre anche che lagente si


rappresenti come probabile (e non solo possibile) la verificazione dellevento
lesivo.

Questo quid pluris richiesto, stato ravvisato dalla teoria del


consenso in unapprovazione interiore
della
realizzazione
dellevento
preveduto come possibile, ma ovviamente nel nostro ordinamento non assume
rilevanza il semplice atteggiamento interiore.

Per questo motivo da preferire la teoria dellaccettazione del rischio,


che ritiene necessario che latteggiamento interiore manifestato dal soggetto
si avvicini il pi possibile ad una presa di posizione della volont capace di
influire sullo svolgimento degli accadimenti. Secondo questa teoria (oggi
dominante) perch il soggetto agisca con dolo eventuale, non basta la
rappresentazione mentale della concreta possibilit
di verificazione
dellevento; anche necessario che egli decida di agire anche a costo di
provocare un evento criminoso. Dato che la
ccettazione del rischio si traduce
in unaccettazione (sia pur sofferta) dello stesso evento lesivo che pu
verificarsi, il soggetto decidendo di agire a costo di provocare levento finisce
col consentire le
vento stesso. Per contro ove il soggetto si rappresenti la
possibilit delle
vento lesivo, ma
confidi
nella
sua
concreta
non
verificazione, si avr colpa cosciente o con previsione.
Anche se la teoria preferibile, lapplicazione del criterio dellaccettazione de
rischio va incontro a difficolt in tutti quei casi in cui lagente, pur
prospettandosi la possibilit di provocare un evento lesivo, tuttavia non la
prende troppo sul serio e sfugge ad una decisione in forma ponderata
dellaccettazione del rischio. In ogni caso poi,le diverse teoria convergono
nei concreti risultati pratici: cos sia la teoria della possibilit che del
consenso possono condurre a soluzioni analoghe se rispettivamente, il
giudizio di possibilit viene formulato col dovuto rigore e lestremo del
consenso viene ricostruito nella sostanza come accettazione del rischio e non
mera accettazione interiore.

Ovviamente laccertamento del dolo


eventuale
d
luogo
a
diverse
problematiche in sede processuale: il giudice infatti, si
trova a
dover
accertare processi psicologici complessi che si manifestano interiormente
nellagente, senza che spesso ne sia visibile una traccia esterna; per tale
motivo inevitabile il ricorso a regole generali di esperienza: il dolo
eventuale sar di regola da escludere nel caso di rischi lievi e ordinari,
mentre sar da affermare nel caso di rischi gravi e tipici.
4) Il dolo alternativo si ha quando la
gente prevede come conseguenza certa
(dolo diretto) o possibile (dolo eventuale) della sua azione, il verificarsi di due
eventi, senza sapere quale si verificher in concreto. (es. Tizio aggredisce
Caio con due diversi colpi di pugnale, volendone indifferentemente il
ferimento grave o la morte). Il dolo alternativo non una figura autonoma,
ma riflette situazioni in cui il soggetto, agendo con dolo
diretto o
eventuale, si rappresenta come conseguenza del suo agire, pi eventi
tra loro incompatibili.
5) dolo generico e dolo specifico. Il primo consiste nella coscienza e volont di
realizzare il fatto tipico (si ha congruenza tra volont e realizzazione); il
secondo consiste in uno scopo o finalit particolare e ulteriore che lagente
prende di mira, ma che non necessario che si realizzi effettivamente perch
il reato si configuri (es. nel delitto di furto necessario che la
gente oltre a
volere limpossessamento della cosa mediante
sottrazione,
persegua
lulteriore fine di trarne profitto, ovviamente per perch il reato si
configuri non necessario che il profitto sia effettivamente realizzato). La
figura del dolo specifico assolve 3 funzioni:

Restringe lambito della punibilit, perch senza il perseguimento della


particolare finalit indicata dalla legge, viene meno: questo effetto restrittivo
opera naturalmente solo se il dolo specifico si aggiunge a un fatto gi base
dellillecito.

Determina la punibilit di un fatto che risulterebbe altrimenti lecito


(es. il fatto di associarsi sarebbe lecito senza il fine di commettere delitti).

Pu produrre un mutamento del titolo di reato (es. il diverso scopo


perseguito distingue il delitto di sequestro di persona a scopo di terrorismo o
di eversione da quello a scopo di estorsione).

6) dolo di danno e dolo di pericolo. Il primo consiste nella volont di


realizzare un
fatto che provoca la completa lesione
dellinteresse
protetto; il secondo nella volont di provocare la semplice esposizione a
pericolo del bene.
Accertamento del dolo
Cos come ogni altro elemento costitutivo del reato, anche il dolo deve essere
provato, solo che la prova ne difficile. Lindagine del giudice esente da
limiti predeterminabili a priori, lo
rgano giudicante deve tener conto di tutte
le circostanze che possono assumere un valore sintomatico ai fini
dellesistenza della volont colpevole. Ad esempio la prova dellesistenza del
dolo, pu essere desunta dalle modalit estrinseche della condotta, dallo scopo
perseguito dallagente,
dal comportamento
tenuto dal
colpevole
successivamente alla commissione del fatto.
Nella valutazione di tutte le circostanze significative, si ricorre a regole di
esperienza, la conformit alle quali sufficiente a far ritenere dimostrato il
fatto psicologico da provare, in mancanza di dati da cui sia possibile inferire
che, nel caso concreto, i fatti si sono svolti diversamente
da quanto
lesperienza insegna.
Sono poi inammissibili gli schemi presuntivi, dato che il concetto stesso di
presunzione cozza col dolo inteso come coscienza e volont reali di un fatto
criminoso.

SEZIONE IV
LA DISCIPLINA DELLERRORE 1) Premessa
Se la volont colpevole presuppone la conoscenza degli elementi costitutivi
del fatto criminoso, la mancata o falsa rappresentazione, da parte dellagente,
di uno o pi requisiti dellillecito penale avr come effetto di escludere la
punibilit, appunto per il venire meno delle
lemento soggettivo del reato.
Anche nel diritto penale si distinguono:

Errore di fatto, il quale consiste in una mancata o erronea percezione


della

realt esterna (es. un

cacciatore

non si

accorge

di

prendere

di

mira un uomo anzich la selvaggina).

Errore
di diritto, il quale
si traduce nellignoranza o erronea
interpretazione di una norma giuridica, penale o extrapenale (es. Tizio
provoca la morte di un feto mostruoso, nella supposizione che non si tratti di
un uomonel senso della fattispecie incriminatrice dello
micidio).
Lignoranza equiparata allerrore, in quanto sia la mancanza di conoscenza, sia
lerronea conoscenza impediscono che lagente si renda conto di commettere
un fatto costituente reato.
Lo stato di dubbio invece, si distingue sia dallerrore che dallignoranza: finch
il soggetto versa nellincertezza circa la presenza o la
ssenza di determinati
requisiti di fattispecie, mancano i presupposti sia di una conoscenza esatta
che di un vero e proprio errore. Quindi lo stato di dubbio non pu
essere invocato come causa di esclusione della responsabilit.
2) Errore di fatto sul fatto
Lerrore di fatto costituisce il rovescio della componente conoscitiva del dolo.
Se lagente non conosce uno o + elementi del fatto concreto rilevante ai sensi
della corrispondente fattispecie incriminatrice, egli non agisce dolosamente e il
reato viene meno.
Errore motivo. Lerrore pu essere determinato da ignoranza
o
falsa
conoscenza della situazione di fatto nella quale il soggetto si trova ad agire:
tanto la mancanza assoluta di un elemento rilevante del fatto concreto,
quanto lerronea rappresentazione di
esso, possono, infatti, egualmente
sfociare nelleffetto di impedire a chi agisce di rendersi conto del significato
della sua condotta. Si parla in questo caso, di errore motivo perch influisce
sul processo formativo della volont ( distinto dallerrore inabilit che si
verifica durante lesecuzione materiale del fatto criminoso e assume rilevanza
nei casi di reato aberrante).

2.1) Errore

che verye

sugli elementi essenziali del fatto

Lart. 47, comma 1, stabilisce lerrore sul fatto che costituisce reato esclude
la punibilit dellagente. Nondimeno se si tratta di errore determinato da
colpa, la punibilit non esclusa, quando il fatto preveduto dalla legge come
delitto colposo.
Allerrore equiparata lignoranza. Sia lerrore che lignoranza devono vertere
su elementi essenziali del fatto, cio su elementi, la cui mancata conoscenza
impedisce che il soggetto si rappresenti un fatto corrispondente al modello
legale.
Caso 6 agosto 1979. Un bracconiere, scorgendo in un canneto una sagoma
simile a quella di un cinghiale, spara per abbatterlo. Poco dopo si accorge che
il bersaglio colpito un ragazzo che ha perso la vita. In tal caso lerrore
si scusa perch lomicidio doloso presuppone che lagente sia consapevole di
dirigere lazione verso un uomo, essendo la qualit di uomo essenziale.
Error in persona e error in obiecto. Sono irrilevanti gli errori conseguenti allo
scambio tra soggetti o tra oggetti, che rivestono una posizione equivalente sul
piano della disposizione incriminatrice. (es. si verserebbe in un
errore
irrilevante se un omicida scambiasse lidentit della vittima, perch la
norma sullomicidio tutela luomo in tutte le sue personificazioni, e non
solo la vita di una persona determinata; lo stesso vale se A danneggia la
macchina di B, credendo che fosse di C; solo essenziale che A danneggi una
cosa non propria, essendo indifferente lindividualit del proprietario
della cosa danneggiata).
Ove lo scambio riguardi persone od oggetti che rivestono un diverso rango
di fronte al diritto, lerrore pu avere leffetto di far venir meno il reato (es.
Tizio si impossessa di una bici senza accorgersi di averla rubata perch
identica alla sua per forma e colore) o di far scattare lapplicabilit di una
diversa figura criminosa (es. violenza privata piuttosto che resistenza
a
pubblico ufficiale) o ancora di incidere sul regime delle circostanze aggravanti
e attenuanti.
Errore sul nesso causale. irrilevante, almeno finch la divergenza tra
decorso causale prefigurato e decorso causale effettivo, non sia tale da far
escludere che le
vento costituisca pur sempre realizzazione dello specifico
rischio insito nelliniziale azione del soggetto. Errore determinato da colpa, non
esclude la punibilit se il fatto preveduto dalla legge come delitto colposo
e se lerrore rimproverabile, cio dovuto ad uninosservanza di norme
precauzionali di condotta imputabile allagente.

Errore del soggetto in imputabile. Qui bisogna distinguere tra errore


condizionato dalla infermit mentale ed errore non condizionato cio
indipendente dallinfermit.

Lerrore condizionato (es. A, afflitto da manie di persecuzione, uccide B


ritenendo di difendersi dal presunto persecutore) non ha
rilevanza
scusante (non si applica la scriminante della legittima difesa putativa). Se
cos non fosse si renderebbe inapplicabile la misura di sicurezza proprio nei
casi in cui il soggetto pu, a causa della malattia, risultare socialmente
pericoloso.

Lerrore incondizionato ha invece, efficacia scusante se determinato da


circostanze
di fatto che avrebbero presumibilmente tratto in inganno anche una persona
capace (es. A infermo di mente, si impossessa di una valigia altrui, simile alla
propria).
Error aetatis. Lefficacia liberatoria dellerrore non vale in tutti i casi. Caso
12 novembre 1976, Bologna. Un uomo si congiunge carnalmente con una
minore di 14 anni, che per errore ha ritenuto almeno 16 enne a causa del
notevole sviluppo fisico. In questo caso le
rror aetatis non potr essere
invocato perch, secondo lart. 609 sexies, il colpevole non pu, nellambito dei
delitto contro la libert sessuale, invocare a propria scusa lignoranza dellet
delloffeso, quando il fatto sia commesso in danno di un minore di anni 14.
Lart. 47 comma 2, afferma le
rrore sul fatto che costituisce un
determinato reato non esclude la punibilit per un reato diverso, ne
consegue che si risponde del reato di cui siano stati effettivamente posti in
essere gli estremi, tanto materiali che psicologici.
Es. se Tizio si impossessa di una cosa
mobile
altrui,
ritenendola
smarrita, non si configurer il delitto di furto, ma quello di appropriazione
di cose smarrite; o ad es. se lagente non sa che il destinatario della violenza
un pubblico ufficiale, sussister il delitto di violenza privata, non quello di
resistenza a pubblico ufficiale.

2.3) Errore di diritto


In materia penale si distinguono lerrore sul precetto penale e lerrore su
una norma extrapenale.
Lerrore sul precetto, cio che ricade sulla norma incriminatrice, ha ad
oggetto lilliceit penale del fatto. Quindi lagente per ignoranza o errata
interpretazione della norma, non si rende conto di realizzare un
fatto
costituente reato. (es. un venditore ambulante tunisino, residente in Francia,
trasporta per un breve tratto nel territorio italiano, una carabina ad aria
compressa senza rendersi conto che il fatto costituisce reato, perch
nellordinamento francese la vendita di queste armi libera e
priva
di
formalit).
Nel disciplinare lignoranza o errore sul precetto, i legislatori si preoccupano
di bilanciare da
un
lato,
la piena
affermazione del
principio di
colpevolezza, dalla
ltro,
le
sigenza general- preventiva di non indebolire
leffettiva tenuta dellordinamento giuridico.
Questa prospettiva di
bilanciamento, a seguito della sent. 364/88, si traduce nel seguente
principio: le
rrore sul precetto irrilevante (art. 5), a meno che non si
tratti di errore inevitabile e perci scusabile.
Lerrore su norma extrapenale, ha invece, ad oggetto una norma diversa da
quella incriminatrice, (ad es. Tizio erra nellinterpretare la disciplina del
matrimonio, e questo errore incide sulla consapevolezza di compiere un reato
di bigamia). Perch questo tipo di errore scusi, necessario, conformemente
allart. 47 comma 3, che esso si risolva o converta in un errore sul fatto
di reato: occorre cio che lagente ne risulti fuorviato al punto tale da non
essere consapevole di compiere un fatto materiale conforme a quello
previsto dalla legge come reato.
Ove lerrore su norma extrapenale non sfoci in un errore sul fatto tipico
e si limiti a suscitare indirettamente nellagente lerronea convinzione che il
fatto realizzato sia penalmente lecito perch non rientrante nella norma
incriminatrice, ci troviamo di fronte ad una situazione assimilabile, negli
effetti, allipotesi dellerrore che ricade sul precetto e quindi vale la disciplina
di cui allart. 5.

2.4) Errore che verte sugli elementi degradanti il tipo di reato


La disciplina su tale tipo di errore non pacifica. Lesempio classico quello del
soggetto che cagiona la morte di una persona, nella supposizione erronea
che la vittima abbia prestato il suo consenso alluccisione; bisogna stabilire se
si tratti di omicidio semplice (art. 575) od omicidio del consenziente (art. 579).
Alcuni autori propendono per una soluzione rigorosa, in base al rilievo che
andrebbe attribuita rilevanza non alla
mera rappresentazione, anche
se
aberrante, dellagente, ma alla sussistenza degli estremi materiali e psicologici
corrispondenti alla figura criminosa di fatto realizzatasi.
Secondo altri, si esclude invece, che il dolo del reato meno grave, inglobi il
dolo relativo allillecito- base + grave e si propende
quindi,
per
lapplicazione della fattispecie ipotizzante il reato meno grave (omicidio del
consenziente).
Data la mancanza di una soluzione legislativa di tende a ricorrere ad
unapplicazione analogica della disciplina delle
rrore sulle cause di
giustificazione (art. 59 comma 4); anche se discutibile ricorrere ad analogie,
la ritenuta prevalenza dellipotesi criminosa meno grave riflette meglio
latteggiamento psicologico dellagente.
3) Errore sul fatto determinato da errore su legge extrapenale
LArt. 47, comma 3, stabilisce lerrore su una legge diversa dalla legge penale
esclude la punibilit, quando ha cagionato un errore sul fatto che costituisce
reato.
Si distinguono:

Errore di percezione (es. lagente


crede propria perch simile)

si

impadronisce

di

una

cosa che

Errore di valutazione (es. lagente si impossessa di una cosa che


crede propria perch erra nellinterpretazione della legge civile che disciplina
il rapporto di propriet).
Il problema del rapporto tra art. 47, comma
Si discusso sul perch un errore che
converte in un errore sul fatto materiale
si ritiene (come peraltro corretto) che

3 e art 5.
verte su una norma extrapenale si
idoneo a escludere il dolo. Se per,
lerrore su legge extrapenale, in s,

dia luogo ad unipotesi di errore di diritto, sorge il

problema del rapporto

tra lart. 47 e 5 del c.p. il quale sancisce il principio ignorantia legis non
excusat.

Secondo un primo orientamento, consolidato in giurisprudenza, occorrerebbe


distinguere tra norme extrapenali che integrano la norma incriminatrice, in
quanto ne costituiscono un
necessario
presupposto,
e
finiscono
per
lincorporarsi con questultima, per cui lerrore che le coinvolge non scusa allo
stesso modo di un errore sul precetto; e norme extrapenali,
che
non
integrando la norma incriminatrice, rimangono distinte da questultima, per
cui un errore su di esse scusa come un qualsiasi errore sul fatto.
La Corte di Cassazione per, ha tradizionalmente applicato il predetto criterio
distintivo quasi sempre per sostenere la tesi della
integrazione tra
norma penale e norma extrapenale, con la conseguenza di negare efficacia
scusante allerrore. Tale impostazione si risolta, di fatto, di una sostanziale
abrogazione della
rt. 47 comma 3.
Tale orientamento rigoristico, subisce
un parziale temperamento a
seguito della
sent.
364/88, che ha attribuito efficacia
scusante ai casi ignoranza o errore inevitabile sulla legge penale:
infatti, anche se
la Cassazione, dovesse continuare a sostenere la
predetta tesi, si potrebbe pervenire egualmente ad
unesenzione da
responsabilit penale ove si ritenesse che le
rrore in cui
lagente incorso
presenta i caratteri della inevitabilitscusabilit. Limpunit, quindi,
non
conseguirebbe
alla mancanza del
dolodel
fatto (che sussisterebbe), ma al venir meno
delle legge penale quale requisito autonomo della consapevolezza.
Secondo un orientamento dottrinale, occorrerebbe invece, muovere dalla
premessa che le norma extrapenali richiamate dalla norma penale integrano
sempre la fattispecie incriminatrice: per cui un errore sulle prime si traduce
n un errore sulla portata e i limiti della seconda; insomma, lerrore su legge
extrapenale finirebbe col trasformarsi i un vero e proprio errore sulla legge
penale. Ciononostante, lerrore predetto, avrebbe
efficacia scusante, in
quanto lart. 47 comma 3, introdurrebbe una deroga espressa allart. 5. La
ragione politico- criminale di tale deroga, risiederebbe nella natura marginale
delle ipotesi di errore su legge extrapenale, e nel minor valore sintomatico e
sociale del fatto commesso in conseguenza di tale forma di errore. Tale tesi
trascura di considerare che vi sono ipotesi in cui lart. 47, comma 3, opera pur
in assenza di un fenomeno di integrazione tra legge
penale
e
legge
extrapenale (es. datore di lavoro che, a causa di una erronea interpretazione
delle norme attributive della qualifica di dirigente, esibisca ad un ente
pubblico, per ottenere la restituzione di somme anticipate, un elenco
comprendente i dirigenti per i quali non si ha diritto al rimborso. In tal caso la
(presunta) truffa commessa dal datore di lavoro
troverebbe
causa in
unerronea valutazione s di una norma extrapenale, ma di
una
norma
extrapenale che non risulta affatto direttamente richiamata da una norma
penale, quindi non ipotizzabile un rapporto di integrazione).

In realt non necessario ricorrere alla tesi della deroga allart. 5, perch
gi nel codice precedente a quello del 1889, in cui non erano
presenti
disposizioni analoghe allart. 47 comma 3, ma veniva riconosciuto il principio di
inescusabilit dellerrore su legge penale,
veniva
riconosciuta
efficacia
scusante allerrore su legge extrapenale, e ci in forza della
pplicazione dei
principi generali che presiedono alla responsabilit dolosa. Posto infatti,
che il dolo presuppone la conoscenza di tutti gli elementi del fatto costituente
reato, ove sia la fattispecie astratta a contenere elementi giuridicamente
qualificati
da norme extrapenali
(elementi normativi) giocoforza
concludere che tali elementi debbano riflettersi nella mente dellagente
nel loro esatto significato giuridico. La situazione di chi incorre in un errore
sul fatto determinato dallinesatta
interpretazione di
una
legge
extrapenale (qualificativa di un elemento di fatto del
reato)

psicologicamente identica, nelle conseguenza, a quella di chi agisce sotto una


falsa percezione di un dato reale; ci che cambia solo la fonte dellerrore,
originata nellun caso da un errata valutazione giuridica, nellatro da una falsa
rappresentazione della realt materiale. Il terzo comma dellart. 47 finisce
col collocarsi nello stesso alveo del 1 comma, in entrambi i casi, si tratta
di un errore sul fatto che costituisce reato.
Caso 11 Aprile 1978. Il padre di una studentessa presenta una dichiarazione
non veritiera sul reddito familiare, al fine di far ottenere il presalario alla
figlia: imputato di truffa ai danni dellOpera Universitaria, il genitore si
difende eccependo che le dichiarazioni non veritiere dipendono da una
errata interpretazione delle norme fiscali e delle norme che regolano la
concessione della
ssegno di studio.
Lerrore del genitore sia sulla legge discale sia
su quella
attributiva
dellassegno di studio, errore su legge extrapenale che provoca un errore sul
fatto costitutivo del reato di truffa, perch il soggetto, in conseguenza
dellerrore interpretativo, non si rappresenta il proprio comportamento come
diretto a frodare lO
pera Universitaria.
Questa forma di errore nettamente distinguibile da quella dellerrore su
legge penale, di regola irrilevante, che si avrebbe qualora il genitore,
consapevole di aver reso dichiarazioni
false e
dirette
a
carpire
lassegno di studio, fosse convinto che tali dichiarazioni non costituiscano
raggiri nel senso del delitto di truffa.
Parte della dottrina e giurisprudenza ritengono che anche nel caso di
errore su legge extrapenale, possa residuare responsabilit a titolo di
colpa, sempre in presenza della duplice condizione che lerrore sia dovuto a
colpa e il fatto sia preveduto dalla legge come delitto colposo.

SIGNIFICATO

DI LEGGE EXTRAPENALE

Lart. 47 intende richiamare non solo le norme di natura non penale (civili,
amministrative), ma anche norme penali diverse dalla norma incriminatrice che
viene in questione. Distinguiamo varie tipologie di errore su legge extrapenale:

Lerrore su legge extrapenale ha sempre efficacia scusante ove


si
converta in un errore sugli elementi normativi della fattispecie penale, cio
elementi per la cui definizione soccorre il rinvio a norma diversa da quella
incriminatrice considerata.
Pu
assumere rilevanza
scusante
anche
lerrore sulla illiceit speciale (ricorre quando la norma incriminatrice
contieneespressioni
come
abusivamente,
che introducono
una qualificazione di antigiuridicit ulteriore rispetto a quella normale e
la cui determinazione concettuale rinvia a norme appartenenti ad altro ramo
dellordinamento).

Lerrore su legge extrapenale ha efficacia scusante anche


ove si
converta in un errore sugli elementi normativi di natura etico- sociale.
Quindi se qualcuno ritiene il proprio comportamento conforme al comune
sentimento del pudore, a causa di un erronea valutazione della morale
sociale dominante, non potr rispondere del delitto di atti osceni perch
manca la coscienza di un requisito fondamentale della fattispecie. Si arriva
a tale conclusione in base al rilievo che lerrore su una norma etico- sociale
incide sul piano psicologico secondo un meccanismo analogo a quello operante
nellipotesi di errore su norma giuridica extrapenale, ricorre la stessa ratio
dellart. 47 comma 3.

Lerrore pu escludere la responsabilit anche quando ricada su una


norma penale integratrice di una norma penale in bianco: dal momento che
lultimo comma dellart. 47 non fa distinzione in ordine allampiezza della
norma extrapenale richiamata, sarebbe arbitrario, per linterprete,
distinguere a seconda che lerrore ricada su di una
norma penale
integratrice di un semplice elemento normativo o di una norma penale in
bianco. Una parte della dottrina, pur ammettendo la possibile rilevanza
dellerrore su norma penale in bianco, propende per un orientamento
restrittivo distinguendo 2 ipotesi a seconda che a) la norma penale
in
bianco
contenga
un
precetto
generico
ma sufficientemente
determinato e b) essa sia talmente indeterminata da rinviare interamente, per
lindividuazione del suo contenuto, alla norma extrapenale
richiamata.
Lerrore ritenuto rilevante nel primo caso, perch verterebbe solo sulla
riconducibilit di un singolo caso concreto alla norma penale incriminatrice;
irrilevante, nel secondo caso, perch lerrore cadrebbe su di una norma
che, pur essendo extrapenale, conferisce al precetto penale tutto il suo
contenuto, cos convertendosi alla fine in un errore sullo stesso precetto
penale, irrilevante ex art. 5.


Lerrore pu poi ricadere su una norma extrapenale che in concreto
rileva ai fini della
valutazione
del
significato
di
un
elemento
costitutivo del fatto, pur non instaurandosi sul piano della fattispecie
astratta un rapporto di richiamo espresso (es. il caso del genitore dellerrore
su norme fiscali).
4) Errore determinato dallaltrui inganno
Lart. 48 stabilisce le disposizioni dellarticolo precedente si applicano anche
se lerrore sul fatto che costituisce reato determinato dallaltrui inganno:
ma il tal caso, del fatto commesso dalla persona ingannata risponde chi lha
determinata a commetterlo. (es. A comunica al compagno cacciatore di
aver visto la selvaggina rifugiarsi dentro un cespuglio, ove in realt si

celata
una
persona;
se
il
cacciatore
spara
e
uccide
inconsapevolmente la persona, del reato di omicidio risponder A che lha
determinato a commetterlo).
Lerrore deve ricadere su
di
un
elemento
costitutivo
del
reato,
altrimenti esso non escluderebbe il dolo e la responsabilit permarrebbe.
Sono privi, quindi, di efficacia scusante gli errori vertenti sui motivi, sulle
circostanze e simili.
Linganno, deve consistere nellimpiego di mezzi fraudolenti sostanzialmente
assimilabili agli artifici e ai raggiri del delitto di truffa: esso pu consistere
in qualunque artificio o espediente atto a sorprendere la
ltrui buona fede. Ci
che conta che linganno provochi nel deceptus una falsa rappresentazione
della realt.
Secondo una parte della giurisprudenza, linganno rileverebbe solo quando
presenti una particolare idoneit causale a provocare lerrore: il legame
causale tra la condotta del decipiens e le
rrore del deceptus verrebbe meno,
se lerrore fosse evitabile con luso della normale diligenza. La tesi finisce
per con lintrodurre una arbitraria limitazione della sfera di operativit
dellart. 48.
Secondo un

orientamento

giurisprudenziale consolidato,lart. 48

configurerebbe unipotesi

di

servirebbe del deceptus come

autoria

mediata:

mero strumento

cui il vero e unico autore del reato non

cio

esecutivo

il

decipiens
del

si

reato, per

sarebbe le
secutore (immediato) del

reato, bens lautore dellinganno (autore mediato). La dottrina dellautoria


mediata non ha per una ragion dessere nel nostro ordinamento: la dottrina
italiana ritiene
categoria, siano

che

le ipotesi

tassativamente

riconducibili alla

+ correttamente inquadrabili nellambito del

predetta
concorso

di
persone nel reato.

5) Reato putativo
Lart. 49 comma 1, stabilisce che non punibile chi commette un fatto non
costituente reato, nella supposizione erronea che esso costituisca reato.
Il reato putativo un fatto criminoso immaginato da chi agisce, ma di fatto
inesistente. Lerrore di valutazione in cui incorre il soggetto, pu derivare da
un errore di fatto o di diritto.
Nel caso dellerrore di fatto, es. Tizio che ritiene di impossessarsi di un
oggetto altrui, ma per uno scambio di materiale, si impossessa di una cosa
propria.
Nel
caso
dellerrore
su
legge
extrapenale,
es.
Caio
errando
nellinterpretazione di una legge civile che disciplina il matrimonio
precedentemente contratto (in realt invalido), crede di commettere bigamia
contraendo nuove nozze.
Nel caso di errore su norma penale (o di diritto), es. un soggetto continua a
supporre che costituisca reato ladulterio, o ritenga illecito un rapporto
omosessuale .
la natura putativa del
reato
pu
anche
dipendere dallignoranza di
commettere il fatto in presenza di una causa di giustificazione o di
discolpa. Ovviamente la convinzione della
gente di commettere un reato
irrilevante.

SEZIONE V
- IL REATO ABERRANTE -

1) Errore-inabilit
La divergenza tra voluto e realizzato pu dipendere da un errore che incide
sul momento formativo della volont (errore sul fatto), oppure da un
errore nelluso dei mezzi di esecuzione del reato o errore dovuto ad altra
causa (es. A vuole uccidere B ma sbaglia mira e uccide C)
ABERRATIO ICTUS MONOLESIVA
Lart. 82 comma 1 stabilisce che quando per errore nelluso dei mezzi di
esecuzione del reato o per altra causa, cagionata offesa a persona diversa da
quella alla quale loffesa era diretta, il colpevole risponde come se avesse
commesso il reato in danno alla persona che voleva offendere, salve, per
quanto riguarda le circostanze aggravanti e attenuanti, le disposizioni
dellart. 60.
Si tratta quindi dellipotesi di aberratio ictus monolesiva, la quale si
verifica, appunto, quando a causa di un errore esecutivo, mutano loggetto
materiale dellazione e il
soggetto passivo, ma loffesa permane
normativamente identica, e di conseguenza non muta il titolo di reato.
IL
PROBLEMA
DEL
CRITERIO
DI
ATTRIBUZIONE
DELLA
RESPONSABILITA
Si dibatte se lart. 82, comma 1, introduca o no una vera deroga ai
normali principi dellimputazione dolosa.
Secondo lindirizzo dominante, la norma sarebbe superflua in quanto conforme
ai principi generali sullelemento psicologico del reato. A giustificazione
dellassunto, si osserva che loffesa in concreto realizzata normativamente
equivalente a quella voluta dal soggetto, quindi il dolo permane proprio
perch x la sua configurazione basta che lagente
si rappresenti gli
elementi del fatto rilevanti ai sensi della fattispecie incriminatrice
considerata (sarebbe ad es. sufficiente lessersi rappresentata la morte
di un uomo e laverla di fatto cagionata, mentre sarebbe indifferente ai fini
del dolo che la persona in concreto uccisa sia A o B)
Questa tesi per contestabile, ove si privilegi una ricostruzione del dolo che
ne esalti una concreta dimensione psicologica.

Non veramente decisivo, far leva sul principio di irrilevanza normativa


della specifica individualit del soggetto passivo, non si tratta di dimostrare
lesistenza di un dolo astratto, riferito ad un qualsiasi evento lesivo purch
dello
stesso
tipo di quello
previsto
dalla
fattispecie
incriminatrice ma si
tratta
di qualificare come dolosa la causazione
di un
certoevento concreto. Presupposto x una
tale qualificazione
la
reale
congruenza tra voluto e realizzato, e tale congruenza
difetta nellaberratio
ictus. Manca, appunto la congruenza tra latteggiamento
psicologico e levento
concreto che sarebbe necessaria x
considerare
levento
stesso come concretizzazione della volont dellagente.
Di conseguenza, lart. 82 finisce col mascherare unipotesi di responsabilit
oggettiva, x questo si avverte lesigenza di una riforma volta a eliminare la
discrasia tra lattuale disciplina dellaberatio e i principi dellimputazione
dolosa.
Parte della dottrina

prospetta

una

reinterpretazione

dellistituto

per

renderlo il pi possibile compatibile col principio di colpevolezza. Posto che


Nelle sent. Costituzionali n. 364/88 e n. 1085/88 la Consulta ha affermato e
ribadito lesigenza secondo cui

ciascuno elemento

della

essere

fattispecie penale deve

almeno a tutolo di

che

incide sul

disvalore

soggettivamente collegabile allagente

colpa, sul terreno dellaberratio monolesiva ne consegue

che per evitare che le


vento cagionato a persona diversa venga attribuito a
titolo di responsabilit
risulti

oggettiva, e

per

fa

si

minimamente compatibile col principio di

che

tale

attribuzione

colpevolezza, occorre

che

il giudice accerti che lerrore esecutivo dellagente sia dovuto a colpa, cio ad
inosservanza di una norma cautelare. Secondo
rimane ancora non dimostrata,
violazione di regole

la

cautelari, quale

altra

possibilit

di

parte

della

concepire

requisito fondamentale

dottrina

unautonoma

della

senso proprio, in contesti illeciti di base incentrati su di un agire

colpa

in

doloso:

si

rileva che come se il legislatore imponesse al soggetto per un verso di


astenersi

completamente

dal

compere

laggressione

stesso tempo, di realizzarla correttamente al fine


vittime diverse

da quella designata.

Se si

scongiurare la responsabilit obiettiva, si pu


accerti (in luogo della violazione di una

vera

volontaria,
di

condivide

evitare

ma
di

nello
colpire

tale obiezione, per

richiedere

che

e propria regola

il

giudice

cautela)

la

mera prevedibilit in concreto, da parte dellagente, dellevento cagionato a


persona diversa: cio un requisito minimo di colpevolezza che, seppure non
identico in tutto e per tutto alla colpa, a questo pu essere assimilato.

Non ci sono per contrasti sul fatto che il vero elemento di novit introdotto
dalla norma in esame riguarda linciso salve, per quanto riguarda le
circostanze aggravantie attenuanti, le disposizioni dellart. 60: in questo
modo si applica, infatti, una disciplina delle circostanze orientata al principio
della prevalenza del putativo sul reale.

ABERRATIO ICTUS PLURILESIVA


Lart. 82 al secondo capoverso dispone che qualora, oltre alla persona
diversa, sa offesa anche quella alla quale lo
ffesa era diretta, il colpevole
soggiace alla pena stabilit per il reato pi grave, aumentata fino alla met.
Caso. Tizio nellaggredire mortalmente Caio, presunto amante della moglie,
per errore infligge colpi di martello anche a Sempronio intervenuto
per
separare i contendenti. In tal caso lerrore- inabilit provoca un evento lesivo
ulteriore rispetto a quello preso di mira dalloffeso. (la situazione si verifica
anche in presenza di un semplice tentativo in rapporto a una o entrambe le
persone colpite).
Anche nel caso di aberratio ictus plurilesiva, si pone il problema relativo
ai criteri di attribuzione della responsabilit. La soluzione pi conforme alla
volont originaria del legislatore, nel senso di ritenere che, mentre si
risponde a titolo di dolo delloffesa arrecata alla vittima designata,
lulteriore offesa nei confronti della persone erroneamente colpita viene
attribuita a titolo di responsabilit oggettiva. La norma non richiede, ai fini
dellattribuzione dellevento non voluto, infatti, che si accerti lesigenza
di un agire colposo.
Nel caso di prima Tizio risponder delle ferite inferte a Sempronio anche se
per lerrore esecutivo in cui incorso non pu essergli mosso alcun rimprovero
di imprudenza.
Pure in questo caso secondo una parte della dottrina, prospettabile una
reinterpretazione correttiva volta a rendere listituto + compatibile col
principio di colpevolezza; pur se lart. 82, 2 comma in proposito tace,
occorrerebbe verificare che loffesa ulteriore sia in concreto dovuta ad un
atteggiamento colposo dellagente, (o comunque sia prevedibile).
Inoltre, appare eccessivamente rigoroso il trattamento penale previsto:
la sanzione complessiva risultante dalla
umento fino alla met della pena
stabilita per il reato + grave (quello attribuito a titolo di dolo), sar superiore
a quella che si applicherebbe nel caso di concorso formale di un delitto doloso
con uno colposo.

Sorge il problema di stabilire quale sia il trattamento applicabile quando,


oltre alla persona presa di mira, si ledano pi persone diverse, ovvero ,
mancata la vittima designata, rimangano lese solo pi persone diverse.
Secondo un primo indirizzo, si dovrebbero applicare tanti aumenti di pena sino
alla met, quante sono le offese arrecate ai soggetti non designati.
Secondo altro indirizzo, dovrebbe essere applicato un secondo aumento
di pena, a prescindere dal numero delle persone offese.
Secondo altri ancora, le disposizioni dullaberatio icrus
si
applicheranno
alloffesa non voluta + simile a quella voluta, mentre per le altre si potr avere
una responsabilit a titolo di colpa sempre che ne ricorrano i presupposti.
In realt preferibile limitare lapplicazione della disposizione in esame alle
ipotesi espressamente previste, pena

la

violazione del

divieto di

analogia

in malam partem. Quindi nel caso in cui , insieme o senza la persona


designata, rimangano colpiti diversi altri soggetti, da ritenere che debba
applicarsi il pi benevolo regime del concorso formale del reato doloso con
eventuali delitti colposi, sempre che le offese non volute siano dovute a
colpa dellagente che erra nellesecuzione del reato.
2) Aberratio delicti
Lart. 83 stabilisce al primo comma che fuori dai casi preveduti dallarticolo
precedente, se per errore nelluso dei mezzi di esecuzione del reato , per
unaltra causa, si cagiona un evento diverso da quello voluto, il colpevole
risponde, a titolo di colpa, dellevento non voluto, quando il fatto preveduto
dalla legge come delitto colposo.
Si tratta della figura dellaberratio delicti, la quale ricorre quando lagente,
per inabilit nellesecuzione, finisce col realizzare un reato che lede beni o
interessi diversi rispetto a quelli inerenti al reato originariamente preso di
mira. (es. uno scioperante lancia un sasso contro un autobus, ma a causa di un
errore nel tiro, colpisce in testa un passante; il reato che si realizza una
lesione personale reato contro lintegrit della persona, mentre il reato
programmato era un danneggiamento reato contro il patrimonio).
Lart. 83 afferma che levento cagionato in luogo di quello voluto sta a carico
dellagente a titolo di colpa (sempre che il fatto sia previsto dalla legge
come delitto colposo).
Non richiedendo esplicitamente la norma, che la produzione
dellevento
diverso sia determinata da colpa, limputazione dellevento
fonda sul criterio della responsabilit oggettiva.

non

voluto

si

Quindi lart.83 ricomprende le ipotesi di negligenza, impudenza sia ipotesi in


cui levento non voluto sia una conseguenza meramente accidentale
dellerronea condotta dellagente.
Il capoverso dellart. 83 prevede che se il colpevole ha cagionato altres
levento voluto, si applicano le regole sul concorso di reati, per cui lagente
risponde di 2 reati, uno doloso e uno colposo.
Caso. Un giovane, nel congiungersi carnalmente con una minore di anni 14 le
procura lesioni personali, in questo caso lagente provoca anche un evento
non voluto lesioni personaliper le quali risponder a titolo di colpa.
Sia in dottrina che in giurisprudenza si soliti ricondure allo schema
dellaberratio delicti con pluralit di eventi, il caso di cui allart. 586,il quale
contempla lipotesi che da un fatto preveduto come delitto doloso derivi, come
conseguenza non voluta, la morte o la lesione di una persona.
Anche nel caso della
berratio delicti, parte della dottrina suggerisce che il
giudice accerti in concreto la colpa in relazione allevento non voluto.

SEZIONE VI
LA COSCIENZA DELLILLICEIT 1) La possibilit di conoscere il precetto penale
Allinterno della colpevolezza, assume rilevanza la coscienza dellilliceit,
intesa come elemento costitutivo
autonoma: cio come requisitodistinto
che si aggiunge allimputabilit, al dolo o alla colpa e allassenza di cause di
discolpa.
Dato che si tratta di un requisito autonomo,
la
sua
assenza
lascia
impregiudicata lesistenza del dolo come coefficiente soggettivo che sorregge
la realizzazione del singolo fatto di reato. (il dolo non include la coscienza
dellilliceit penale).
Infatti, se la colpevolezza esprime un rimprovero per il fatto criminoso
commesso, il rimprovero risulter tanto pi giustificato quanto pi il reo
sia consapevole di aver realizzato
un
fatto
contrastante
con
lordinamento giuridico. Il grado psicologico di appartenenza del
fatto
criminoso allautore cresce, nella misura in cui il soggetto si rende conto del
disvalore del comportamento realizzato.
Chi non sa di aver commesso un fatto contrario alle esigenze dellordinamento
giuridico, non in grado di sentire la pena n come una
giusta
retribuzione (teoria della retribuzione) per il male arrecato, n come uno
strumento necessario a favorire il processo di risocializzazione.
Portata e limiti dellaffermazione non esiste colpevolezza senza coscienza
dellilliceit.
Il tradizionale fondamento del principio ex art. 5. da escludersi che la
volont colpevole richieda la piena conoscenza dellilliceit penale, infatti,
lart. 5 c.p. accoglie il principio ignorantia legis non excusat, principio che, si
riferisce tanto al caso di mancata conoscenza che a quello di
erronea
conoscenza della legge.
Laccoglimento di tale principio trovava, in
origine,
la
sua
ratio
nellincondizionata prevalenza della legge e degli interessi pubblici da essa
rappresentati, rispetto ad una pi puntuale valutazione delle
condizioni
personali che ne abbiano accompagnato la violazione, nel quadro di
uno
statalismo autoritario. La stessa Corte ha ritenuto in un primo tempo che, a
legittimare tale principio nel nostro ordinamento, fosse sufficiente la
possibilit di conoscere la norma
penale:
possibilit
garantita
dalla
pubblicazione della legge, come atto che precede lentrata in vigore
stessa e tramite il divieto di retroattivit delle norme incriminatrici.

della

Ma lo stesso impatto con la prassi ha fatto apparire astratta e teoria oltre


che iniqua, la pretesa dellassolutezza del principio di inescusabilit dellerrore
sulla legge penale. Lordinamento penale moderno, infatti ricomprende oltre
ai tradizionali c.d. delitti naturali (lesivi di valori etico- sociali tutela ti da
quasi tutte le legislazioni storiche) anche delitti di pura creazione legislativa,
cio tipi di illecito penale che sono tali per volont del legislatore, senza che ad
essi preesista una diffusa disapprovazione sociale.
La massa crescente delle disposizioni penale, pone il cittadino spesso , in una
condizione che favorisce lignoranza e/o erronea conoscenza della norma
incriminatrice.
Lefficacia scusante della buona fede. Infatti, a
seguito
di
pressioni
esercitate dalla prassi, la stessa
giurisprudenza
aveva
finito
con
laccogliere lopposto principio dellefficacia scusante dellerror juris. la
giurisprudenza incline a riconoscere efficacia scusante alla buona fede nelle
contravvenzioni, a condizione che la mancanza di coscienza della illiceit del
fatto derivasse non dalla semplice ignoranza della legge, ma da un
elemento positivo, consistente in una
circostanza che inducesse alla
convinzione della liceit del comportamento tenuto (es. il fatto che la
P.A. rilasci un provvedimento concessiorio come concessione edilizia, se di
per s non garantisce il rispetto di tutte le condizioni che lo rendono
legittimo, pu comunque indurre il cittadino a confidare nella piena liceit del
comportamento posto in essere, nel caso di specie costruzione edilizia
abusiva).
Linterpretazione correttiva della
rt. 5 alla cuce della
rt. 27, comma 1, cost. la
chiave di volta per linterpretazione dellart.5 rappresentata dallart. 27
comma 1 cost., il quale, sancendo il carattere personale della responsabilit
penale, impedisce per ci stesso di ritenere irrilevante la mancata percezione
del disvalore penale del fatto commesso. Perch risulti attuabile la funzione
rieducativa dellart. 27 comma 3, la risposta punitiva deve operare nei
confronti di un soggetto che si trovi in condizione di avvertire il disvalore
penale del fatto realizzato, diversamente,
cio
se
la
legge
risulta
inconoscibile, si altera il rapporto di fiducia tra il cittadino e lautorit
che fa anche da premessa alla stessa disponibilit del reo al procedimento
rieducativo.

Per soddisfare lesigenza costituzionale di una maggiore compenetrazione


tra fatto e autore, non per necessario richiedere leffettiva conoscenza
da parte dellagente del carattere criminoso
del comportamento;
si
richiede solo la conoscibilit, ovvero
la
possibilit
di
conoscenza
dellilliceit. Diventa sufficiente, ai fini del rimprovero di colpevolezza, esigere
che lautore del fatto, prima di agire, sia in grado di percepire il carattere
antigiuridico del fatto stesso.
La possibilit di conoscenza
del carattere
illecito del
fatto rende
evitabile e perci inescusabile, lignoranza o lerrore in cui il soggetto
eventualmente cada. Quindi, se lagente nella situazione concreta poteva
evitare di
rimanere in
uno
stato
di inconsapevolezza, questo
basta per muovergli un
rimprovero di colpevolezza; nessun addebito
invece, gli si pu muovere se nella situazione concreta non aveva alcuna
possibilit di comprendere la portata illecita del fatto commesso.
Il concetto di conoscibilit della legge penale richiama due coppie di concetti
simmetriche e opposte:

Evitabilit,
inescusabilit
dellignoranza,
con
conseguente
riconoscimento della colpevolezza;

Inevitabilit, scusabilit dellignoranza, con conseguente assenza di


colpevolezza.
La tesi secondo cui leffettiva

possibilit di conoscere

la legge

penale,

costituisce un ulteriore requisito


dellimputazione soggettiva,
ha ricevuto
avallo dalla Corte Costituzionale che con la sentenza n. 364/88
pervenuta a dichiarare parzialmente illegittimo lart. 5 nella parte in cui
non escludeva dal principio
di inescusabilit dellignoranza della
legge
penale, i casi di ignoranza inevitabile e perci scusabile. Le argomentazioni
della Corte si basano per lo pi, sulla
valorizzazione del
collegamento
sistematico tra 1 e 3 comma dellart. 27 Cost. i giudici costituzionali si
preoccupano anche di definire i c.d. doveri strumentali che incombono
sui privato in vista dello
sservanza dei precetti
penali
aventi
finalit
strumentali proprio perch intesi a prevenire la trasgressione
di leggi
penali. Tali adempimenti hanno fondamento costituzionale da ravvisare
nellesplicazione dei doveri di solidariet ex art. 2. Chi adempia i doveri
di conoscenza e nonostante ci versi in uno stato di ignoranza circa il
carattere penalmente illecito del fatto commesso, non pu essere trattato,
allo stesso modo di chi violi gli stessi doveri deliberatamente o per
trascuratezza.

Criteri in base ai quali emettere un giudizio sulla inevitabilit- scusabilit


dellignoranza o dellerrore

Criteri
soggettivi
puri,
che fanno prevalentemente
leva
sulle
caratteristiche personali del soggetto agente (livello di intelligenza, grado di
scolarizzazione e cultura ). Lindividuazione di questi criteri, consente di
personalizzare il giudizio di colpevolezza ma reca il rischio di
esiti
giudiziari manipolati per eccesso di indulgenzialismo o allopposto di rigore
( non facile in sede processuale disporre di criteri di valutazione della
personalit cos obiettivi e rigorosi da scongiurare il pericolo di giudizi
falsati). Per tali ragioni il ricorso a questi criteri va circoscritto a ipotesi
marginali, nelle quali i deficit di personalit dellagente emergono in maniere
incontrovertibile (soggetti che non sono in grado di percepire lilliceit del
fatto per carenza di socializzazione e cultura, come gli extracomunitari
trasferitisi da poco tempo)

Criteri oggettivi puri, che tengono conto di cause che rendono


impossibile la conoscenza della legge penale da parte di ogni consociato,
quali che ne siano le caratteristiche personali. Vengono
in rilevo le
circostanze oggettive quali, lassoluta oscurit del testo
legislativo,
un
repentino mutamento della giurisprudenza,
a
causa del
quale viene
considerato illecito un comportamento prima lecito. Tali circostanze possono
assumere rilevanza su di un piano che precede quello della colpevolezza in
senso stretto. Come affermato nella sentenza 364/88 intanto i cittadini
hanno lobbligo di osservare la legge penale, in quanto il legislatore adempia
preventivamente il suo obbligo di rendere le norme riconoscibili.
Riguardo i casi di assoluta oscurit del testo legislativo, ancor prima della
colpevolezza viene meno lesistenza di un precetto vincolante, il legislatore ha
infatti violato il principio di sufficiente determinatezza della fattispecie e il
principio di legalit, in quanto non p riuscito a definire con chiarezza i
contorni del fatto di reato, e il cittadino non pu essere chiamato a
rispondere penalmente perch non esiste lo
bbligo di osservare un precetto
sostanzialmente inesistente e privo di contenuto riconoscibile.

Lo stesso vale per il mutamento repentino di giurisprudenza; il nuovo


orientamento interpretativo per effetto del quale un fatto lecito diviene
illecito, crea esso stesso il fatto di reato, in analogia a ci che accade quando
il legislatore a introdurre nellordinamento una fattispecie incriminatrice,
ci che risulta violato il principio di non retroattivit delle incriminazioni, ed
questa la ragione , ancor prima della mancanza di colpevolezza, che giustifica
limpunit di chi agisce nella convinzione che un determinato comportamento
non costituisca reato, facendo leva sullorientamento
giurisprudenziale
precedente.

Criteri misti, tengono conto contemporaneamente delle circostanze


oggettive e delle caratteristiche del soggetto agente. Ladozione di tali criteri
si colloca sul terreno di uno colpevolezza che si preoccupa di bilanciare
esigenze individual garantistiche ed esigenze general preventive. Lobiettivo
perseguito quello di scongiurare da un lato labuso repressivo (derivante
dalla mancata considerazione
della personalit
dellagente) edallaltro leccesso di clemenza giudiziale (derivante dalla
considerazione della sola personalit dellagente).
Tra le circostanze di natura oggettiva, capaci di assumere rilevanza vi sono:

Indicazioni fuorvianti fornite dalle autorit competenti

Autorizzazioni amministrative o prassi di abituale tolleranza della


pubblica amministrazione

Emanazione di + sentenze, in contrasto luna con laltra.


Si tratta di circostanze esterne allagente che possono seriamente
precludergli la comprensione della regola d condotta da seguire in concreto.
Tra le circostanze di natura soggettiva sono da considerare:

Il livello di socializzazione e differenziazione culturale

Il ruolo sociale e la cerchia professionale di appartenenza dellagente


Qui pu essere applicato il criterio dellhomo ejusdem professioni set
condicionis, cio il contenuto e la misura dei doveri di conoscenza, relativi al
carattere illecito di una certa azione, vanno determinati in rapporto al diverso
campo di esperienza e al diverso livelli di socializzazione e
cultura
corrispondenti ai tipi di agente- modello , cui lagente concreto di volta in
volta riconducibile. (es. non si pu pretendere che un immigrato tunisino
trapiantatosi da poco tempo in Italia conosca la legge penale come un cittadino
italiano, o che un comune cittadino conosca tutte le norme circa la gestione si
societ commerciali allo stesso modo di colui il quale fa professionalmente
limprenditore o il dirigente dazienda.)

Caso. Un medico detentore di


2
pistole
regolarmente
denunciate,
acquisisce una terza pistola e si presenta
allautorit
competente
per
denunciarne il possesso, dichiarando il n. complessivo di armi possedute:
lautorit lo assicura che questa denuncia sufficiente ai sensi della normativa
in tema di armi. Invece secondo la legge costituisce reato detenere + di 2 armi
comuni da sparo senza licenza di collezione rilasciata dal questore. In tal caso
il soggetto non si rende conto di commettere un reato, non perch
personalmente convinto della liceit del fatto, ma perch indotto in errore
da una fonte qualificata in materia. Considerato
poi che il
soggetto
esercitava la professione del medico, pu apparire giustificato che egli
confidasse nel giudizio degli organi istituzionale ben + qualificati in materia
(diverso sarebbe stato se il soggetto fosse stato un penalista)
In generale vale la regola che chi esercita una
professionale tenuto a informarsi sulle leggi che
svolgimento.

particolare
attivit
ne
disciplinano
lo

Modi di accertamento dellinevitabilit - scusabilit


Pu accadere che:
A. Lautore del fatto, prima di agire, si rappresenti effettivamente la
possibilit che il suo comportamento sia antigiuridico e nostante lo realizzi
senza adempiere preventivamente lo
bbligo di maggiore informazione
B.Lautore non si rappresenti tale possibilit,perch nessun dubbio o
preoccupazione affiorano nella sua mente circa il carattere illecito del fatto da
realizzare.
Nel caso A. la rimproverabilit dellignoranza trova fondamento proprio nel
processo psicologico che si sviluppato nellautore, il suo atteggiamento merita
di essere censurato perch egli si di fatto rappresentata la possibilit di
compiere un illecito e ciononostante
ha
agito.
La
scusabilit
del
comportamento da escludere anche nel caso di soggettiva invincibilit del
dubbio (mentre da ammettere nel caso di dubbio oggettivo irrisolvibile, che
ricorre quando agendo o non agendo
si
incorre
ugualmente
nella
responsabilit penale).
Nel caso B, il rimprovero da rivolgere al soggetto per aver ignorato
il
carattere illecito del fatto privo di una base psicologica reale. Il giudizio di
colpevolezza per essere
emesso, non pu che avere un fondamento
normativo: supposta
lassenza
di cause
di inconoscibilit oggettiva della
legge penal,e cio che si rimprovera al soggetto di aver violato gli obblighi
di informazione giuridica che sono alla base di ogni convivenza civile, pur
essendo egli in grado di adempiere gli obblighi suddetti.

Il giudizio cos emesso risulta + funzionale alla funzione repressivo preventivo


del diritto penale.
Compromesso tra colpevolezza e prevenzione. Il giudizio di colpevolezza
finisce col presentare carattere ibrido, un misto di dolo e di colpa. Nei casi
di ignoranza
evitabileinescusabile, il rimprovero penale assume a
fondamento per un verso il dolo riferito al fatto tipico e per altro verso un
elemento di colpevolezza riferito alla mancata conoscenza del divieto penale
ch assume, strutturalmente i caratteri della colpa juris: al soggetto si
muove laddebito di non avere evitato una ignorantia legis che poteva e doveva
evitare. Questa
atteggiamento
psicologico
complessivamente
dolosocolposo, si colloca per gravit tra dolo e colpa, e si ritiene che in futuro il
legislatore, dovr valutare lo
pportunit di introdurre
una
circostanza
attenuante per i casi di ignoranza evitabile caratterizzati da dolo del fatto e
colpa juris. Il legislatore futuro dovr anche procedere ad una disciplina +
dettagliata dei presupposti dellingorantia legis.

SEZIONE VII
CAUSE DI ESCLUSIONE DELLA COLPEVOLEZZA -

1) Dolo e normalit del processo motivazionale; la cd inesigibilit


Secondo la concezione normativa, il rimprovero di colpevolezza presuppone
lassenza di circostanze anomali concomitanti allazione , che rendano
psicologicamente necessitato il comportamento delittuoso.
Parte della dottrina ha fatto assurgere a causa generale di esclusione della
colpevolezza, la c.d. inesigibilit cio limpossibilit di pretendere, in presenza
delle circostanze concrete in cui la
gente si trovato ad operare, un
comportamento diverso da quello effettivamente tenuto.
Ipotesi legalmente previste o prospettate in via analogica.
Una parte della dottrina configura
come
cause
di
esclusione della
colpevolezza lo stato di necessit e la coazione morale, sul presupposto che in
entrambi i casi, lagente si trovi sotto la pressione di circostanze esterne, che
impedendogli dal punto di vista psicologico di assumere un comportamento
diverso da quello effettivamente tenuto, farebbero apparire come non pi
rimproverabile il fatto commesso.
Linesigibilit al di fuori dei (presunti) casi espressamente riconosciuti dal
legislatore, destinato a operare anche quale canone extra legislativo del
giudizio, come categoria valida ad escludere la colpevolezza, pure in ipotesi
non esplicitamente previste dalla legge, purch meritevoli di essere prese
in considerazione dellordinamento giuridico (carattere aperto e analogico del
criterio in esame).
Caso 1. Il medico condotto , il quale si rifiuti di recarsi di notte a visitare
un infermo, adducendo stanchezza fisica per faticose visite gi compiute, che
gli impediscono di fare la marcia notturna di 4 ore tra la neve, indispensabile
per raggiungere il malato. In tal caso si al di fuori dello stato di necessit,
perch manca il requisito dellattualit del pericolo per la vita o la salute del
medico affaticato, tuttavia ricorre la stessa ratio della inesigibilit, nel senso
che il medico condotto nella dura alternativa di mettere in serio pericolo la
propria integrit personale o di andare a curare linfermo, preferisce salvare la
propria persona. Unapplicazione analogica del principio di inesigibilit
configurabile nelle situazioni caratterizzate da un insolubile conflitto di
doveri. (es. un soggetto, titolare di 2 o + obblighi giuridici di pari rango, il
quale

ne adempia uno solo per impossibilit di adempierli entrambi)

Infine si possono ricondurre anche le situazioni caratterizzate da un conflitto


tra norme di condotta appartenenti a sfere normative diverse e autonome
come lordinamento giuridico da un lato e il sistema morale o religioso dallaltro.
Si parla di illecito per convinzione per alludere ai fatti criminosi aventi come
motivazione psicologica un convincimento morale, religioso o un ideale politico.
Obiezioni al criterio di inesigibilit
Linesigibilit non pu assume lampio ruolo scusante attribuitogli da parte della
dottrina, in quanto non riesce a indicare i criteri che dovrebbero
presiedere alla soluzione dei diversi casi concreti. Se ci si limita ad asserire
che un comportamento non colpevole perch non era esigibile un
comportamento diverso, rimane sempre senza risposta linterrogativo +
importante, ovvero quello di sapere perch non si sarebbe potuto agire
altrimenti. Laccertamento delle
sigibilit di un determinato comportamento,
in presenza di date circostanze, presuppone anche che si individui il soggetto,
con riferimento al quale tale verifica va condotta. Ove questo soggetto sia lo
stesso agente, il rischio che si corre di subordinare lobbligatoriet
dellosservanza della legge agli interessi e alle passioni dei singoli.
Secondo lopinione ormai dominante, alla non esigibilit non compete + un ruolo
di causa generale di discolpa applicabile anche a prescindere da precisi
riscontri di diritto positivo: questo assunto restrittivo prevale con
riferimento ai reati commissivi dolosi. Viene invece, riconosciuto pi spazio
allinesigibilit nellambito dei reati omissivi e dei reati colposi; in entrambi i
casi, losservanza del precetto penale presuppone il possesso di determinati
requisiti psico- fisici da parte del soggetto titolare dello
bbligo di condotta.
Daltra parte il ricorso alla non esigibilit come clausola extra legale
non appare indispensabile neanche nei casi di conflitto di doveri e di
contrasto tra nome penali e norme etiche o religiose. Nel primo caso, si pu
sostenere che ci che viene meno

la
stessa
antigiuridicit
del
comportamento tenuto, per poter qualificare
illecito un
comportamento
dobbiamo infatti, presupporre che lo
bbligo di condotta violato fosse, nella
situazione data, chiaro ed in equivoco. Nel secondo caso, il diritto non pu
consentire a ciascuno di agire secondo le concezioni etiche o
religiose
individuali; dal riconoscimento del diritto alla libert religiosa pu derivare,
solo lobbligo di non sottoporre a pena fatti che consistano nel mero esercizio
di quella libert.

Ma laddove si tratti di fatti socialmente dannosi, tanto + se lesivi di beni


giuridici di rango primario, alla stessa libert religiosa non possono non
essere apposti limiti, determinabili in base ad un bilanciamento tra
esigenze di tutela in conflitto.
In ogni caso, nellambito dei reati dolosi, la
considerazione
delle
circostanze anomali concomitanti, se non vale a escludere la colpevolezza,
varr ad attenuare la misura del rimprovero e incider sulla graduazione
della pena. La graduabilit del giudizio di colpevolezza potr essere invocata
in generale, cio in tutti quei casi in cui le circostanze dellagire rendono
psicologicamente poco esigibile un comportamento lecito: purch per, il fatto
commesso rechi una credibile impronta del conflitto motivazionale dellagente.
SCUSANTI LEGALMENTE RICONOSCIUTE
Si escluso che linesigibilit possa assurgere a causa generale, per giunta
extralegale, di esclusione della colpevolezza. Le cause di esclusione della
colpevolezza o scusanti differiscono dalle cause di giustificazione o
scriminanti, perch lasciano integra la
ntigiuridicit obiettiva del fatto e
fanno venir meno solo la possibilit di muovere un rimprovero allautore.
Hanno quindi efficacia solo in rapporto ai soggetti cui si riferiscono e non sono
estensibili a eventuali concorrenti. Sono:

Lo stato di necessit scusante o cogente. lipotesi in cui il pericolo di


un danno grave alla persona incomba sullo stesso agente o su di un prossimo
congiunto: solo in questo caso, si pu plausibilmente ritenere che una condotta
diversa era da parte di chi ha agito, psicologicamente inesigibile.

La coazione morale, fa riferimento alla situazione di chi compie lazione


criminosa
sotto la minaccia psicologica esercitata da unaltra persona: anche in questo
caso si pu ragionevolmente sostenere che lagente realizza il fatto in
presenza di una situazione anormale, che rende inesigibile sul
piano
psicologico una condotta diversa.

Lordine criminoso insindacabile della pubblica Autorit. A


differenza delle
secuzione di un ordine legittimo, che elidendo
lantigiuridicit del fatto, costituisce
una
causa
di
giustificazione,
ladempimento di un ordine criminoso insindacabile da parte di chi lo esegue
non esclude lilliceit del fatto commesso. Per esentare da responsabilit
penale il subordinato che commette un reato eseguendo un ordine
illegittimo del superiore al quale non
leva sulla forte pressione

pu disobbedire, non

rimane che

far

psicologica nella quale egli si trova ad agire e che annulla i presupposti di un


processo normale di motivazione.

Lignoranza o errore inevitabile- scusabile della legge penale. Anche


lignoranza invincibile dellilliceit del fatto pu essere ricondotta nellambito
delle situazioni, nelle quali non si pu psicologicamente pretendere da chi
ha agito, una condotta diversa conforme al diritto. Essendo lignoranza
inevitabile, lagente non era in condizioni di comportarsi in modo da non
incorrere nella commissione di un fatto di reato.

SEZIONE VIII
- LA COLPEVOLEZZA NELLE CONTRAVVENZIONI 1) I criteri di imputazione soggettiva: dolo e colpa
Il codice detta una disciplina specifica per lelemento soggettivo nelle
contravvenzioni. Lart. 42 comma 4,
dispone
che nella contravvenzioni
ciascuno risponde della propria azione od omissione cosciente e volontaria, sia
essa dolosa o colposa Lart. 43 ultimo comma, aggiunge che la distinzione
tra reato doloso e reato colposo, stabilita per i delitti, si applica altres alle
contravvenzioni, ogni qual volta per queste la legge penale faccia dipendere da
tale distinzione un qualsiasi effetto giuridico. Linterpretazione dellart. 42
comma 4.
Linterpretazione di tale articolo ha dato luogo ad opinioni contrastanti, ma
risulta ormai superata la tesi che riteneva
sufficiente, ai
fini
della
sussistenza dellelemento psicologico nelle contravvenzioni, la mera coscienza e
volont della condotta, indipendentemente dal dolo o dalla colpa. Tale tesi
prendeva spunto dai lavori preparatori del codice, ove si sottolineava
lesigenza di una pronta osservanza delle norme contravvenzionali, la cui
efficacia si paventava venisse paralizzata da complesse indagini
sulla
colpevolezza dellautore.
Lobiezione principale mossa a tale tesi quella che ritiene che essa mascheri
unipotesi di responsabilit oggettiva. Ed invero, linciso di cui allart. 42
ultimo comma, sta a significare non tanto
che
la
punibilit
delle
contravvenzioni possa prescindere dal dolo o dalla colpa, quanto che
indifferente la presenza delluna o laltra forma di colpevolezza. Per cui
mentre nel campo dei delitti, il dolo rappresenta il criterio
tipico
di
imputazione e la colpa leccezione, con la conseguenza che di colpa si
risponde solo nei casi
espressamente
previsti
dalla
legge;
nelle
contravvenzioni sar sufficiente la sola colpa. La
ccertamento dellelemento
soggettivo.
Delle divergenze di opinione si hanno anche con riferimento alla tecnica di
accertamento delle
lemento soggettivo nelle contravvenzioni.
Parte della dottrina sostiene che la legge avrebbe dispensato il giudice
dallindagine sullaccertamento psichico del contravventore, sancendo una
presunzione di colpevolezza e addossando allagente lo
nere della prova
contraria.

Secondo altri, sarebbe sufficiente, in sede di accertamento, far ricorso alle


comuni regole di esperienza, sulla base delle quali sar consentito condannare
ove non vi siano circostanze in
grado
di
evidenziare una situazione
eccezionale in cui il soggetto abbia realizzato il fatto senza dolo o colpa.
Entrambe le impostazioni per, sono prive di appigli normativi, infatti, non vi
nessuna
disposizione che esplicitamente consenta di derogare, nella materia in esame,
ai principi generali in tema di accertamento.
Inoltre, la disposizione di cui allart. 43 comma 2, attribuendo rilevanza alla
distinzione tra dolo e colpa anche sul terreno delle contravvenzioni
tutte le volte che da tale distinzione derivino conseguenze
giuridiche,
ammette che dellintensit del dolo e del grado della colpa il giudice debba
tener conto ai fini della commisurazione della pena: quindi, il giudice, per
potere compiere la valutazione, deve
prima accertare
se lillecito
contravvenzionale sia stato commesso con dolo o colpa.

CAPITOLO IV
- CIRCOSTANZE DEL REATO 1) Premessa
Caso 38 Tizio reagisce con un violento schiaffo alle ingiurie di Caio e gli provoca
(non volendo) una grave scoliosi del setto nasale con disturbi alla respirazione
Le circostanze del reato sono gli elementi che stanno intorno (circum stant) o
accedono ad un reato gi perfetto nella sua struttura, e la cui presenza
determina soltanto una modifica della pena: o in termini quantitativi, sotto
forma di modifica proporzionale della pena edittale (aumento o diminuzione,
di norma fino a un terzo della pena prevista per il reato- base), o in senso
qualitativo (es. reclusione in luogo della multa o viceversa).
Le circostanze del reato, a differenza degli elementi essenziali del reato,
possono venire meno senza che venga meno il reato.
Funzione delle circostanze. Il legislatore ha mirato ad un duplice obiettivo:

Tener conto di un insieme di circostanze particolari, che incidendo in


concreto sulla gravit dellastratta figura di reato, permetto
di
meglio
adeguare la pena ai singoli e variegati casi criminosi che la realt prospetta.

Far si che tale adeguamento sanzionatorio non rimanga affidata al


mero potere discrezionale del giudice, ma si
attui
entro
confini
legislativamente predeterminati che fissano il tipo di situazioni suscettive di
essere rese in considerazione da parte del giudice stesso.
Fattispecie semplice o complessa. Per molto tempo si discusso se
lelemento circostanziale integri di per s una fattispecie autonoma o se invece,
combinandosi con gli elementi costitutivi del reato base, dia luogo ad una nuova
fattispecie complessa. Dato che la teoria generale afferma che ogni
elemento che incide sulla sanzione non pu non rientrare tra i presupposti
della conseguenza giuridica, corretto contestare la distinzione tra elementi
essenziali e accidentali del reato: quindi,
rispetto
alla
fattispecie
circostanziata, le circostanze sono elementi essenziali come gli altri. Ci non
toglie che la questione circa i rapporti strutturali tra circostanza e reato base
sia rilevante sotto diversi profili.
Il primo problema, riguarda la determinazione dei criteri
idonei a
distinguere, sul piano ermeneutico, tra elementi essenziali e circostanze del
reato. Il secondo problema concerne il rapporto tra le circostanze in senso
stretto e i criteri di commisurazione della pena ex. art. 133.

La legge n. 251/2005
La disciplina delle circostanze del reato stata innovata dalla legge n. 251
/2005, recante modifiche al codice penale e alla legge n. 354 in materia
di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di
comparazione
delle
circostanze di reato per i recidivi e altro.
Con questo intervento normativo, si voluto imitare lideologia punitiva
statunitense della c.d. tolleranza zero; lintento quello di differenziare il
rigore del trattamento penale, creando una sorta di doppio binario, uno pi
mite destinato agli incensurati, laltro pi severo destinato ai recidivi. (tutto
attuato mediante uno stravolgimento della disciplina della recidiva).
2) Classificazione delle circostanze
Circostanze aggravanti e attenuanti. Le prime comportano un aumento
della pena comminata per il reato base (variazione quantitativa) o
una
modifica qualitativa di sanzione (es. passaggio da pena pecuniaria a pena
detentiva). Le seconde comportano, viceversa, una diminuzione quantitativa
della pena prevista per il reato base, oppure una modifica qualitativa a
vantaggio del reo. Circostanze comuni e speciali. Le prime sono previste nella
parte generale del codice e sono applicabili potenzialmente a un insieme
non predeterminabile di reati
(art. 61,62,112,114).
Le
seconde
sono
circostanze previste dal legislatore solo in rapporto a specifiche figure di
reati (es. art. 625 e 626).
Circostanze oggettive e soggettive. Sono oggettive le circostanze che
concernono la natura, la specie, i mezzi, loggetto, il tempo, il luogo e ogni
altra modalit dellazione, la gravit del danno o del pericolo, ovvero le
condizioni o le qualit personali delloffeso; mentre sono soggettive le
circostanze che riguardano lintensit del dolo o il grado della colpa, le
condizioni e le qualit personali del colpevole, o i rapporti tra i colpevole e
loffeso, o che sono inerenti la persona del colpevole.
Circostanze tipiche e generiche o indefinite. Tale differenza dipende
dal grado di tipizzazione legislativa delle situazioni assunte ad elementi
circostanziali. Nella maggior parte dei casi, lelemento che integra la
circostanza fatto oggetto di puntuale descrizione normativa (es. uso di
sostanze venefiche come aggravante dello
micidio); ma vi sono anche casi in
cui spetta al giudice concretizzare elementi circostanziali indicati dal
legislatore solo in forma generica. Le circostanze generiche ci sono anche
nellambito delle attenuanti e risultano (a differenza delle aggravanti)
compatibili con la
rt. 25 comma 2 cost., poich il principio di tassativit, in
conformit alla sua ratio di garanzia, viene in questione solo quando si
tratta di restringere la sfera di libert del reo e non quando le
ffetto va a
suo beneficio.

3) Criteri di identificazione delle circostanze


Nella maggior parte dei casi, la natura circostanziali di dati elementi di
fattispecie risulta in maniere univoca dalla stessa formulazione legislativa;
ma talvolta non chiaro se lelemento integri una circostanza ovvero un
elemento essenziale di una diversa autonoma figura di reato.
Per tracciare la distinzione tra circostanze ed elementi costitutivi, non si pu
prescindere dalla considerazione della specifica funzione che le circostanze
stesse assolvono (esse si limitano a comportare una modificazione
quantitativa o qualitativa della pena edittale prevista
per
il
reato
semplice). Ma il problema quello di verificare quando un certo elemento
assolva la funzione predetta e non integri, invece, gli stessi elementi
costitutivi del reato.
Oggi prevale un criterio discretivo che fa leva sullesistenza di un rapporto di
specialit tra lipotesi circostanziata e lipotesi semplice di reato: nel senso
che la prima deve porsi in relazione di specie a genere rispetto alla
seconda, in quanto deve includerne tutti gli elementi con laggiunta di uno i
pi requisiti specializzanti.
Caso. Tizio reagisce con un violento schiaffo alle ingiurie di Caio e gli
provoca, come conseguenza non voluta, una grave scoliosi del setto nasale
con connessi disturbi alla respirazione nasale stessa.
Questa unipotesi di lesione aggravata; nonostante il codice definisca
allart. 583 la lesione grave o gravissima, circostanza aggravante, parte
della dottrina ha invece sostenuto che sia luno che laltra costituiscano
figure criminose autonome: infatti tra le ipotesi contemplate dallart. 583 ve
ne sono alcune (es. incapacit di attendere alle ordinarie occupazioni per un
tempo superiore a 40 gg) che secondo lo stesso legislatore possono anche
presentarsi senza il tramite di una malattia (elemento sempre richiesto nella
lesione semplice), per cui viene a mancare il rapporto di specie a genere che
caratterizza normalmente la circostanza rispetto alla figura semplice di reato.

In realt, la specialit condizione necessaria, non anche sufficiente


ai fini della qualificazione di un dato elemento come circostanziale ed per
questo che oggi possono
indici tradizionalmente
.mancano comunque oggi
per cui si di fronte ad

soccorrere nei casi + dubbi, i criteri ausiliari, ovvero


costituiti dal nomen juris, dai precedenti storici
criteri idonei a individuare gli elementi circostanziali,
un problema interpretativo.

4) Criterio di imputazione delle circostanze


Nellimpostazione originaria del codice, le circostanze venivano attribuite in
base ad un criterio puramente obiettivo: esse cio operavano in virt della
loro effettiva presenza, senza che fosse necessario che il soggette se le
rappresentasse (art. 59 comma 1 prima) e se il soggetto si rappresentava
per errore come esistente una circostanza, questa non veniva valutata n a
suo carico n a suo favore.
Con la legge n. 19/1990 intitolata modifiche in tema di circostanze,
sospensione condizionale e destituzione
dei
pubblici
dipendenti,
il
legislatore ha modificato il precedente modello oggettivo di imputazione
prevedendone uno soggettivo. Il nuovo testo della
rt. 59 comma 2, stabilisce
le circostanze che aggravano la pena sono valutate a carico dellagente
soltanto se da lui conosciute ovvero ignorate per
colpa
o ritenute
inesistenti per errore determinato da colpa

Per effetto di tale nuovo art., il principio nulla poena sine culpa, stato
esteso anche
alle circostanze che aggravano la pena: perch queste possano essere accollate
occorre un coefficiente soggettivo, rispettivamente costituito o dalla loro
conoscenza o dalla loro colpevole ignoranza.

rimasta inalterata, limputazione obiettiva delle circostanze


attenuanti, e ci perch esse incidono in ogni caso favorevolmente sul
trattamento punitivo e pertanto, non sollevano problemi di rispetto del
principio di colpevolezza.
Interpretazioni dellart. 59
Secondo una prima interpretazione, il legislatore del 90 sembra aver
accolto i suggerimenti di quella parte della dottrina che ha proposto una
regola di
imputazione soggettiva differenziata, a seconda
che
la
circostanza aggravante accada ad un reato doloso ovvero ad un reato
colposo: leffettiva conoscenza dellelemento circostanziale sarebbe richiesta
soltanto rispetto a un illecito- base attribuito a titolo di dolo; mente,
rispetto al reato colposo sarebbe sufficiente, ai fini dellattribuibilit
dellaggravante, che il reo, pur potendola conoscere, non ne abbia conosciuto per
colpa, lesistenza.
La lettura del nuovo art. 59 ammette un ulteriore interpretazione, la quale
si imposta come dominante. Secondo questa seconda interpretazione, ai fini
dellimputazione della circostanza aggravante, basta in ogni caso che il reo ne
abbia ignorato per colpa le
sistenza, non importa se la circostanza acceda ad un
reato base doloso oppure colposo. La specifica colpevolezza relativa alle
circostanze aggravanti, esige in tutti i casi, come coefficiente minimo di

imputazione, la colpa.

In realt linnovazione di cui allart. 59 risulta di rilevanza pratica modesta.

Gi sotto il
vigore della precedente formulazione,
la
regola
dellimputazione obiettiva subiva deroghe sia per espressa volont del
legislatore, si implicitamente in tutti i casi in cui la struttura stessa
dellaggravante fosse tale da rivelarsi incompatibile con un criterio di
attribuzione che prescindesse del tutto da coefficienti soggettivi (es. le
aggravanti che attengono ai motivi della
zione criminosa, che in quanto tali
richiedono necessariamente una corrispondente rappresentazione nella psiche
dellagente.


In secondo luogo stato + volte rilevato che, anche in presenza di
circostanze strutturalmente
compatibili
con unimputazione di
tipo
oggettivo,
delleffettivo
atteggiamento
psicologico
dellagente
la
giurisprudenza ha
finito col
tener
conto ai
fini
della
concreta
determinazione dellaumento della pena. Ovviamente per vi sono anche
circostanze aggravanti modellate dal legislatore in un certo modo, proprio
perch pensate in unottica di attribuzione oggettiva (es.
circostanze
estrinseche, che fanno leva su elementi che non hanno nulla a che fare con la
struttura del fatto tipico, come la recidiva). In ogni caso dora in poi
lattribuzione delle lesioni gravi o gravissime, presupporr sempre un
coefficiente psicologico consistente almeno nella prevedibilit
del
loro
verificarsi (nel caso di specie si trattava di una figura aggravatrice e non
una figura autonoma di reato)
ART. 60 C.P.
Lart. 60 prevede una disciplina particolare per lipotesi di errore sulla
persona offesa da un reato, e afferma che nel caso di errore sulla
persona offesa da un reato, non sono poste a carico dellagente le
circostanze aggravanti, che riguardano le condizioni o qualit della persona
offesa, o i rapporti tra offeso e colpevole. Sono invece, valutate a suo favore,
le circostanze attenuanti, erroneamente supposte, che concernono la qualit,
le condizioni o i rapporti predetti.
Caso. A ritiene di uccidere u nemico, ma a causa di un errore di percezione,
uccide un uomo che in realt suo padre; in tal caso A non risponder di
parricidio, ma di omicidio semplice, nonostante di fatto sussista il rapporto
di parentela previsto come aggravante dallart. 577. Ai fini dellapplicabilit
della norma sul parricidio, sarebbe necessaria leffettiva consapevolezza
da parte di A di indirizzare la
zione aggressiva contro il proprio padre,
non basterebbe la mera conoscibilit del rapporto di parentela, dato che
lart. 60 nella
ttribuire rilevanza allerrore, non distingue tra errore colpevole e
incolpevole. Proprio per questo lart. 60 prospetta rispetto ai casi di errore
sulla persona offesa, una regola soggettiva delle circostanze aggravanti, che
risulta per il reo + favorevole di quella prevista oggi + in generale dal nuovo
art. 59.

Lo stesso vale circa la rilevanza che lart. 60 accorda alla supposizione erronea
di una circostanza attenuante, in deroga alla disciplina generale per cui le
circostanze attenuanti sono applicabili solo in virt della loro oggettiva
esistenza a prescindere dal livello di consapevolezza che il reo ne abbia. (es.
Tizio, a causa di un errore percettivo, rivolge lazione criminosa contro
una persona diversa dal provocatore e lo uccide; in tal caso Tizio
beneficer dellattenuante della provocazione come se avesse realmente ucciso
il provocatore).
Lultimo comma della
rt. 60 ripristina invece, i criteri generali di imputazione di
cui allart. 59 qualora si tratti di circostanze che riguardano let o altre
condizioni o qualit, fisiche o psichiche, della persona offesa
5) Criteri di applicazione degli aumenti o delle diminuzioni di pena
Leffetto tipico delle circostanze quello di modificare il regime sanzionatorio
previsto per la figura semplice di reato, per i criteri che presiedono a questa
variazione di regime non sono sempre uguali.
Nelle circostanze a efficacia comune, laumento o la diminuzione della
pena dipendente dalla pena ordinaria, nel senso che
si effettua una
variazione frazionaria (fino a 1/3) della pena prevista per il reato semplice.

Nelle circostanze a efficacia o effetto speciale, che a norma dellart.


63 importano una variazione di pena superiore a 1/3, laumento o
la
diminuzione della pena non opera sulla pena ordinaria del reato, ma sulla pena
stabilita per la circostanza speciale.
In origine, la categoria delle circostanze a effetto
ricomprendesse quelle ipotesi in cui la circostanza:

speciale si riteneva

comporta una pena di specie diversa da quella prevista per il reato base
(circostanza autonoma). (es. art. 577, n2, prevede lergastolo al posto della
reclusione nel caso di omicidio commesso con laggravante delle sostanze
venefiche)

ne determina la misura in modo indipendente dalla pena ordinaria


(circostanza indipendente). (es. art.635 il quale, ove il danneggiamento sia
aggravato falla violenza alla persona o dalla minaccia, stabilisce che la pena
della reclusione da 6 mesi a 3 anni).
Lart. 63, comma 3, nelloriginaria formulazione stabiliva che quando per una
circostanza la legge stabilisce una pena di
specie
diversa,
o
ne
determina la misura in modo indipendente dalla pena ordinaria del reato,
laumento o la diminuzione per le altre circostanze non si opera sulla pena
ordinaria del reato, ma sulla pena stabilita per la circostanza anzidetta.

Era dubbio se dovessero rientrare nella categoria di circostanza in esame,


alcune ipotesi marginali come le circostanze che importano una variazione
frazionaria superiore al limite ordinario.
Con le modifiche attuate con la l. n. 400/1984, il legislatore (nellintento di
alleggerire il
carico di lavoro dei tribunali) ha ampliato la competenza per materia del
pretore, fissando il principio per cui questultima andava determinata tenuto
conto degli aumenti di pena indotti solo dalle circostanze ad efficacia speciale,
senza tener conto, quindi, degli aumenti determinati dalle
circostanze a
efficacia comune.
Lart. 63 comma 3, nella nuova formulazione dispone quando per
una
circostanza la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria
del reato, o si tratta di circostanza ad effetto speciale, laumento o la
diminuzione per le altre circostanze non opera sulla pena ordinaria del
reato, ma sulla pena stabilita per la circostanza anzidetta. Sono circostanze
ad effetto speciale quelle che importano un aumento o una diminuzione di
pena superiore a un terzo.
Il nuovo terzo comma dellart. 63, non
menziona
+
le
circostanze
indipendenti, esse quindi, non dovrebbero essere + sottoposte (a differenza
delle circostanze autonome che sono ancora menzionate)
alla speciale
disciplina
della
rt.
63.
Parte
della
dottrina
per,
suggerisce
uninterpretazione della norma, secondo la quale le circostanze indipendenti
continuano a essere ricomprese in quelle a effetto speciale, a condizione che
anchesse determinino, in base a un ideale calcolo frazionario, un aumento
o una diminuzione superiore a 1/3. In realt coglie il vero, laltra parte della
dottrina che, escludendo che il legislatore dell84 abbia potuto avere il
consapevole intento di sconvolgere
il precedente assetto normativo delle
circostanze, propende per la tesi che tutte le circostanze indipendenti
(determinino o no una variazione della pena superiore a 1/3) continuano, sia
pure implicitamente, a essere soggette alla disciplina speciale dellart. 63
comma 3. La vera novit introdotta consiste nellaver risolto in senso
positivo il dubbio circa la possibilit di far rientrare, nella categoria delle
circostanze a effetto speciale, anche quelle che comportano una variazione
frazionaria della pena base, superiore a 1/3.

6) Concorso di circostanze aggravanti e attenuanti


Allo stesso fatto di reato possono accedere + circostanze:

Si parla di concorso omogeneo nelle ipotesi in cui sono compresenti pi


circostanze della stessa specie (tutte aggravanti o tutte attenuanti);

Si ha concorso eterogeneo quando ad uno stesso fatto di reato


accedono contemporaneamente circostanze attenuanti e aggravanti.
Il concorso omogeneo
La disciplina del concorso omogeneo si differenzia, a seconda che si tratti di
circostanze a efficacia comune ovvero ad efficacia speciale.

Nel caso di circostanze a efficacia comune, lart. 63 comma 2,


dispone che se concorrono pi circostanze aggravanti o pi circostanze
attenuanti, laumento o la diminuzione si opera sulla quantit
della pena
risultante dallaumento o diminuzione precedente. Sempre salvi, per, i limiti
espressamente previsti: lart. 66 dispone che, se concorrono pi circostanze
aggravanti, la pena da applicare per effetto degli aumenti non pu superare il
triplo del massimo stabilito dalla legge; in ogni caso, non pu eccedere i 3 anni
se si tratta di reclusione e i 5 anni se si tratta di arresto. Nellipotesi di
circostanze attenuanti poi, lart. 67 dispone che la pena da applicare non pu
essere inferiore a 10 anni se la pena prevista per il delitto lergastolo,
mentre negli altri casi non pu essere inferiore a un quarto.

Nel caso di circostanze a efficacia speciale, lart.


63 comma 4,
stabilisce che, se concorrono pi circostanze aggravanti, si applica la pena
stabilita per la circostanza pi grave (ma il giudice pu aumentarla); mentre
al comma 5, stabilisce che se concorrono pi attenuanti, si applica solo la
pena meno grave stabilita per le circostanze predette (ma il giudice pu
diminuirla).
In entrambi i casi, quindi sia nel caso di circostanze a efficacia speciale che di
circostanze a efficacia comune:

Lart. 63 comma 3 stabilisce che quando per una circostanza la legge


stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato, o si
tratta di circostanza ad effetto speciale, laumento o la diminuzione per
le altre circostanze non opera sulla pena ordinaria del reato, ma sulla pena
stabilita per la circostanza anzidetta.


Lart. 68 dispone che fuori dai casi di specialit ex art. 15, quando una
circostanza aggravante comprende in s unaltra circostanza aggravante,
ovvero una circostanza attenuante comprende in s unaltra circostanza
attenuante, valutata a carico o a favore del colpevole soltanto la
circostanza aggravante o la circostanza attenuante, la quale importa,
rispettivamente, il maggiore aumento o la maggiore diminuzione della pena.
Lassorbimento opera in base ad un giudizio di valore.
Il concorso eterogeneo
Rispetto al concorso eterogeneo, il legislatore del 30 ha introdotto il diverso
principio del bilanciamento. A norma dellart. 69, infatti, il giudice deve
procedere ad un giudizio di prevalenza o equivalenza tra le circostanze
eterogenee,
con
la
conseguenza,
rispettivamente,
di
far
luogo
allapplicazione delle sole circostanze ritenute prevalenti, ovvero della pena
che sarebbe stata inflitta in assenza di circostanze.
Tale innovazione fu in origine motivata dalla ritenuta necessit che il giudice
avesse una visione organica e completa del colpevole e del reato commesso, in
modo che la pena da applicare in concreto fosse, per quanto possibile, il
risultato di un giudizio complessivo e sintetico sulla personalit del reo e
sulla gravit del reato, anzich larido risultato di successive operazioni
aritmetiche.
Nelloriginaria formulazione dellart. 69, il giudizio di bilanciamento era limitato,
tuttavia, alle circostanze ad efficacia comune: lesclusione delle circostanze a
efficacia speciale era motivata dallesigenza di sottrarre al sindacato
valutativo del giudice la gravit di circostanze gi autonomamente valutate
dal legislatore.
A seguito della riforma del 74, il giudizio di comparazione non incontra + alcun
limite: in base al 4 comma dellart. 69 riformato, le disposizioni
che
consentono il giudizio di prevalenza o equivalenza infatti, si applicano anche
alle circostanze inerenti alla persona del colpevole ed a qualsiasi altra
circostanza per la quale la legge stabilisce una pena di specie diversa o
determini la misura della pena in modo indipendente da quella ordinaria del
reato.
Tra le motivazioni principali di una tale
bilanciamento, rientra
il
proposito
di

dilatazione
attenuare

del
giudizio
di
leccessivo
rigore

sanzionatorio di diverse fattispecie del codice Rocco, in particolare del


trattamento dei furti aggravati da circostanze speciali, in
quanto tali
originariamente esclusi dalla valutazione giudiziale di prevalenza o equivalenza.
Sono per state mosse anche riserve circa la riforma del 74: in primo luogo, il
legislatore ha finito col delegare al giudice in sede di commisurazione della
pena, il compito di adeguare il trattamento sanzionatorio alla
mutata
sensibilit sociale
e ne conseguita uneccessiva dilatazione del potere

discrezionale del giudice.


In secondo luogo, la nuova disciplina ha effetti quasi sconvolgenti rispetto ad
alcuni istituti (es. i delitti aggravati dallevento come la rissa aggravata dalla
morte di uno dei contendenti, art. 588: ove si
ammetta
la
natura
circostanziale dellevento morte, e il giudice ritenga di dover bilanciare
laggravante con unattenuante, il reo potrebbe cavarsela con una sola multa)
Il problema dei criteri del giudizio di bilanciamento
Dato che il legislatore ha omesso di indicare i parametri del giudizio di
bilanciamento, sorge il problema di individuare i criteri che dovrebbero
guidarlo.
Secondo lorientamento prevalente, i criteri di valutazione relativi alla
comparazione di circostanze, andrebbero ricavati dagli stessi parametri di
cui allart. 133, che disciplina il potere discrezionale del giudice nella
commisurazione della pena. La tesi per si espone allobiezione che lart. 133 si
limita ad enunciare una serie di elementi di cui tener conto in sede di
commisurazione della pena, senza fissare alcuna gerarchia nelleventualit di
un conflitto tra tali elementi: se tale norma non riesce a risolvere i conflitti di
valutazione nel tipico ambito a essa riservato, a maggior ragione non lo potr
se si tratta di formulare il giudizio di bilanciamento tra circostanze in senso
tecnico.
Lorientamento di minoranza, sarebbe invece preferibile, e stabilisce che il
giudizio di comparazione andrebbe effettuato mettendo a reciproco
confronto le circostanze eterogenee, considerate
per
non
nella
loro
dimensione astratta, bens nella loro specifica intensit accertata in concreto.
Anche tale criterio per, non suscettivo di applicazione generale e certa.
Infatti da un lato, vi sono circostanze talmente eterogenee tra loro da non
consentire una valutazione basata su parametri omogenei; dallaltro lato, lo
stesso criterio della intensit in concreto non esente da apprezzamenti
soggettivi ed arbitrari.
Il giudizio di comparazione stato modificato con la riforma del 2005, che
intervenuta sullart. 69, proprio allo scopo di vincolare il giudice ad un
maggior rigore repressivo in sede di comparazione, eliminando, in sede di
bilanciamento, gli orientamenti di fatto sia in merito
alle
ccesso
di
discrezionalit, sia in merito alla sottovalutazione del disvalore della recidiva.
La nuova legge ha inserito un ultimo comma aggiuntivo allart. 69 il quale
introduce un divieto di prevalenza
delle
circostanze
attenuanti
sulle
circostanze aggravanti in due ipotesi:

Nei casi di recidiva reiterata di cui al nuovo art. 99 comma 4

Nei casi previsti dagli artt. 11 e 112 comma 1 n.4, relativi alla
determinazione al reato di persone non imputabili o non punibili.
La legge del 2005 non si spinta per sino al punto di impedire per legge, al
giudice anche il giudizio di equivalenza tra circostanze concorrenti.
7) Applicazione delle circostanze e commisurazione della pena
- art. 133 cp: criteri di imputazione e commisurazione dellentit delle
circostanze di reato (e della loro effettiva influenza su reato) e criteri
discrezionali di commisurazione della pena al reo da parte del giudice
- NE BIS IN IDEM = divieto di imputare due volte allo stesso soggetto, un
medesimo fatto di reato: ogni soggetto agente pu essere punito una sola
volta per il fatto di reato commesso (vale anche per valutare le
circostanze di reato, non computabili due volte ai fini della comminazione
della pena)
- inoltre (art. 133 cp): lo stesso fatto non computabile 2 volte (come
reato e come circostanza, magari aggravante)8) Le singole circostanze aggravanti comuni
- art. 61 cp: c
atalogodi circostanze aggravanti comuni:
ARTICOLO

61

CP:

AGGRAVANTI

COMUNI

(TOPSALDAAPD)

T Aver agito per motivo (T)urpe o futile

otivo= molla,
m

impulso, istinto

che

spinge soggetto ad agire;


- motivo

offende la

turpe

(abietto)

sensibilit

di

quando
qualsiasi

uomo di media moralit


-

motivo

futile

quando

sproporzione profonda tra

movente

di reato e azione delittuosa commessa


(azione

delittuosa

giustificata da
motivo)

esagerata

non

scarsa pregnanza di

O Aver commesso un reato per

Soggetto-agente commette un reato-

eseguirne o (O)ccultarne un altro

mezzo

per

realizzare

conseguenze

penali di un reato-fine;
- anche

se reato-fine non

= aggravanti aggiunte a

si compie

reato-

mezzo compiuto

3
4

P Aver agito (nei reati colposi) nonostante la (P)revisione dellevento


sevizie =
inflizione di
S Aver operato (S)evizie o aver agito
con

sofferenze fisiche

crudelt verso le persone

necessarie per
crudelt

realizzare reato;

inflizione

sofferenze morali
di

di

che

oltrepassano
sentimento

non

normale

umanit

(inutili

ai

fini del reato)

A Aver agito in modo da (A)pprofittare


di circostanze particolari di

tempo

minorata difesa= quando vittima di 1


reato

si

trova

in

stato

di

e di luogo (tali da ostacolare la

particolare vulnerabilit (il soggetto-

pubblica e privata difesa)

agente a conoscenza di tale stato del


soggetto passivo e ne approfitta per
ricavarne un vantaggio)

L Aver commesso un reato nel tempo in latitanza

quando

soggetto

cui ci si sottratti allesecuzione di

evita

una misura

coercitive dello Stato o evade da 1

coercitiva

(la

detenzione) spedita
un

per

D Aver

coercitiva

aggravante

nei
in

reati

contro

modo da

il

Danno
e non in
del

applicatagli;
maggior

criminale

valutare

un (D)anno di rilevanti proporzioni

misure

per

economico

cagionare

di

gi

pericolosit

agito,

patrimonio,

applicazione

misura

precedente reato

(L)atitanza

base

da

OGGETTIVAMENTE,
a capacit economiche

danneggiato

(se

benestante

avr meno danno)


- danno patrimoniale = da valutare in
base

circostanze

presenti

nel

momento in cui fatto = commesso

8
9

A Aver (A)ggravato o tentato di aggravare le conseguenze del reato commesso


di
pubblico
A Aver commesso reato con (A)buso Qualifica
dei

propri

poteri

qualifica di pubblico
o

alla ufficiale/ministro di culto deve

inerenti

funzionario,
anche

di

ministro del culto

aver

agevolato

commissione
che agente

di

reato

stesso

(consapevole di

potere) ne

approfitta

per

commettere reato

10 P Aver commesso un
(P)ubblico

ufficiale

reato contro

un -

pubblico

ufficiale

incaricato pubblico servizio = cfr

nellesercizio

delle sue funzioni o anche contro un artt. 357 e 358 cp


ministro del culto cattolico

ministri

di

culto

vedi

nei

rispettivi ordinamenti religiosi


- agenti

diplomatici o consolari = vedi

dir.internaz. (no se capo

11

D Aver commesso il reato con


di

relazione

(D)omestica

abuso Commettere
o

coabitazione o con abuso di autorit

di subordinato
anche

di stato

reato
(abuso
tra

contro
di

autorit)

persone

che

coabitano (non
necessariament
in

permanentemente)
ambiente domestico

La nuova circostanza aggravante di cui al n. 11 bis dell'art. 61 c.p.


Il primo inasprimento si tradotto nella creazione di una nuova circostanza
aggravante comune, aggiunta col n. 11 bis al previgente testo dell'art.
61 del codice penale. Precisamente, l'aggravante cos formulata: l'avere il
colpevole commesso il fatto mentre si trova illegalmente sul territorio
nazionale.
La circostanza, che comporta un aumento fino a un terzo della pena-base,
applicabile indistintamente a tutti i reati, sia dolosi che colposi. Considerato
il tenore letterale della sua formulazione, essa si riferisce al
soggetto
immigrato che sia entrato, o si trattenga nel territorio dello Stato, in
violazione delle disposizioni normative che disciplinano l'ingresso o la
permanenza degli stranieri.
Quanto alla ratio politico-criminale, si tratta di novit assai discutibile per
pi ragioni. Sotto il profilo innanzitutto dell'efficacia deterrente,
e
cio del perseguito effetto dissuasivo
nei
confronti
dei
clandestini
sostanziali autori di reato, sembra infatti ragionevole dubitare
che
la
possibilit di incorrere in un aumento di pena (pur sempre bilanciabile con
circostanze attenuanti eventualmente concorrenti) costituisca un fattore
davvero inibente.
Ma riserve critiche difficilmente superabili suscita la nuova aggravante sotto
un aspetto ulteriore, che invero quello della sua compatibilit con i
principi costituzionali a cominciare dal principio di uguaglianza.
V' da
chiedersi, infatti, se il fondamento giustificativo dell'aggravante (cio
la
ragione che dovrebbe far apparire comparativamente pi grave il reato
commesso da un immigrato irregolare) sia tale da indurre ad escludere il
sospetto che ci si
trovi invece di
fronte ad
una discriminazione
irragionevole: insomma, perch l'illecito di un extracomunitario clandestino
da considerare ceteris paribus, sempre pi grave rispetto allo stesso tipo
di reato commesso da chiunque altro?
Cercando di rinvenire una prima risposta sul versante dell'elemento oggettivo del reato, si potrebbe ipotizzare che la condizione di irregolarit dell'autore conferisca al reato commesso un maggiore disvalore in termini di
incremento dell'offesa insita nel reato medesimo. Ma, a ben vedere, cos non
. Quale che sia il tipo di illecito realizzato ad esempio un furto o una rapina o
un omicidio ecc. , la lesione del corrispondente bene giuridico coinvolto
(patrimonio, vita ecc.) rimane, infatti, uguale a prescindere dal fatto che a
commettere il reato sia un cittadino italiano o uno straniero, non importa se
regolare o irregolare.

Rimane, in secondo luogo, da verificare se sia pi persuasiva una


ragione di aggravamento rintracciabile sul versante soggettivo, in termini di
capacit a delinquere o di pericolosit sociale.
Qualcuno potrebbe forse sostenere, cos come si sostenuto in rapporto
alla aggravante che pu per certi aspetti apparire analoga del
reato commesso da soggetto latitante (art. 61, n. 6 c.p.), che l'emigrato
che delinque, in condizione di irregolarit manifesti un pi intenso grado
di ribellione alla legge (2), ovvero una maggiore pericolosit soggettiva.
Senon9) Le singole circostanze attenuanti comuni
ARTICOLO 62 CP: ATTENUANTI COMUNI (RIFDDR)

Aver

agito

per

motivi

di

Soggetto commette reato per motivazione

particolare (R)ilievo morale o

morali

sociale

condivise da tutti

non

Aver reagito in stato d( I)ra ad Attenuante

solo

soggettive

della

cd

ma

anche

provocazione

un

comportamento (azione non solo antigiuridica, ma anche


particolarmente ingiusto
contraria a normali regole del
vivere
civile

reagisce

con

stato

danimo

particolare, che fuoriesce dai suoi poteri


di autocontrollo)

Aver
emotiva

agito
di

sotto
una

tumulto, quando la
non
sempre
sia

sia
che

spinta Ratio

(F)olla

soggetto

folla

ribellione

riunione
vietata

il

in alla

di

attenuante
pu
che

e commetterebbero
non

essere

spingere

normalmente

in

mezzo

atti
non

di
si

delinquente abituale

Aver cagionato, nei reati contro Come


il

patrimonio,

speciale

Aver

un

fatto
colpevole,
commissione

- 2 elementi necessari:

oltre al
illecito

dello

ma al

danno di scarsissimo valore

anche

(D)oloso

simile

di contrario:

(D)anno

tenuit

concorso,

aggravante

del 1) materiale = evento doloso


il

offeso

fatto si pone nella catena causale che d vita al

ffeso

del

di

nella reato

reato

suoi danni

ai 2) psicologica = offeso vuole


Effettivamente
procurare danno a se stesso
-

danno

di

offeso

NON

concausa

sopravvenuta per reato di il soggetto


agente

Aver

operato,

prima

del 2 circostanze:

giudizio e dopo la commissione 1) il soggetto agente


del reato, in

modo da

(R)isarcire
danno

deve ravvedersi

del reato commesso


il 2) il soggetto agente ravveduto si opera
ovvero per

totalmente

commesso,

attenuarne le conseguenze

estinguere totalmente conseguenze di


reato
(risarcimento) o per attenuarle

10) Circostanze attenuanti generiche


Con lart. 62 bis, introdotto dal d.lg.lgt. n. 288 del 1944, sono state
reinserite nel nostro codice le attenuanti generiche, le quali erano state
soppresse dal legislatore del 30 in coerenza con lispirazione rigoristica
propria dellimpianto originario del codice Rocco. Lart. 62 bis dispone che il
giudice, indipendentemente dalle circostanze previste nellart.
62, pu prendere in considerazione altre circostanze diverse, qualora le
ritenga tali da
giustificare una
diminuzione della pena.
Esse sono
considerate, in ogni caso, come una solo circostanza, la quale pu anche
concorrere con una o pi delle circostanze indicate nellart. 62.

Natura e funzioni delle circostanze generiche


La natura e la funzione delle circostanze generiche sono ancora controverse.
Secondo lorientamento tradizionale, lart. 62 bis costituirebbe una sorta
di appendice dellart. 133, funzionalmente diretta a consentire una riduzione
del minimo edittale della pena, qualora questo minimo si riveli sproporzionato
rispetto alla gravit del fatto e alla persona del colpevole: in questottica le
circostanze generiche avrebbero funzione identica a quella svolta dagli indici
generali di commisurazione della pena. Questa impostazione per, vanifica la
funzione autonoma dellart. 62 bis.
Secondo unaltra opinione, peraltro preferibile, lart. 62 bis ha una funzione
autonoma, consistente nel permettere al giudice di cogliere un valore
positivo dal fatto, nuovo o diverso rispetto ai valori espressamente presi in
considerazione dallart. 62: valore nuovo o diverso non tipizzabile a priori in
linea generale e astratta, ma desumibile soltanto dai casi concreti considerati
nelle loro infinite sfumature.
Si tratta quindi di circostanze in senso tecnico, ancorch non tipizzate,
applicabili
anche
in
presenza
di
un
solo
valore
attenuante,
indipendentemente dalla valutazione
complessiva
del
fatto
e
della
personalit del reo. Ci ha come importanza pratica, che lart. 62 bis pu
essere applicato anche allorch la pena base sia irrogata in misura superiore
al minimo, il fatto criminoso sia obiettivamente grave ed il reo abbai
precedenti penali.
Divieto di doppia valutazione
Anche con riguardo alle circostanze attenuanti generiche vige il principio del
divieto di doppia valutazione, quindi, se un valore
attenuante si presta
a essere preso in considerazione, sia come criterio di commisurazione ex
art. 133, sia come circostanza generica ex art. 62 bis, lo si dovr valutare una
sola volta (ne bis in
idem sostanziale). Le circostanze generiche si
considerano come una sola circostanza e sono soggette al principio di
bilanciamento ex art. 69.

La riforma del 2005


La legge di riforma del 2005 ha innovato anche in materia di circostanze
attenuanti generiche, con laggiunta del 2 comma alla
rt. 69 bis che limita
lapplicabilit della diminuzione di pena ai recidivi reiterati che siano autori
di alcune tipologie delittuose previste dallart. 407 del codice di rito.
Lart. 69 bis al 2 comma stabilisce che ai fini dellapplicazione del primo
comma, non si tiene conto dei criteri di cui allart. 133, 1 comma, in relazione ai
delitti previsti dallart.
407, comma 2, lettera a) c.p.p., nel caso in cui siano puniti con la pena ella
reclusione non inferiore nel minimo a 5 anni.
Questa disciplina si espone per a gravi riserve. Lobiettivo perseguito quello
di ridurre la discrezionalit valutativa
del
giudice
ai
fini
della
concedibilit delle circostanze generiche nelle specifiche ipotesi di recidiva
reiterata, allo scopo di legare le mani al giudice, gli si preclude di tener
conto dei criteri di commisurazione giudiziale (art. 133) che fanno riferimento
allintensit del dolo e alla capacit a delinquere del colpevole;
con
la
conseguenza che la valutazione
giudiziale
dovr
incentrarsi
soltanto
sugli altri parametri indicati dal codice allart. 133, e cio a quelli a carattere
oggettivo relativi alla gravit del danno o del pericolo cagionato alla
persona offesa dal reato, nonch alla natura, alla specie, ai mezzi,
alloggetto, al tempo, al luogo e a ogni altra modalit dellazione.
Questa preferenza accordata ai parametri di valutazione
a
carattere
oggettivo implica che, secondo il legislatore, risulta
giustificata
una
presunzione normativa a carattere assoluto, circa le
levata intensit del dolo
e lelevata capacit a delinquere dei recidivi reiterati responsabili dei reati
di cui trattasi; da qui linopportunit di continuare a devolvere al giudice il
potere d valutare in concreto la gravit del reato ai fini della concessione delle
attenuanti generiche facendo applicazione di tutti i criteri (oggettivi e
soggettivi) previsti dal codice.
Questa scelta di comprimere gli spazi di discrezionalit del giudice criticabile
nel merito, perch irragionevole alla stregua dei principi generali di
responsabilit penale: una volta che il legislatore in generale fa dipendere la
valutazione giudiziale della gravit del reato dallapplicazione di criteri sia a
carattere oggettivo che soggettivo, non si comprende quale sia la logica che
consente di derogare ad alcuni di questi criteri con riferimento ad alcuni tipi
di autori e ad alcune tipologie di illecito penale.

Il nuovo comma 3 dell'art. 62 bis c.p.


In sede di conversione del decreto sicurezza (decreto-legge 23 maggio
2008, n. 92 convertito nella l. 24 luglio 2008, n. 125), stata introdotta una
modifica di disciplina delle circostanze attenuanti generiche, volta a
contenere il paventato rischio di un fin troppo facile o indulgenzialistico loro
riconoscimento ad opera del giudice.
Precisamente, il nuovo terzo comma dell'art. 62 bis c.p. dispone infatti: In
ogni caso, l'assenza di precedenti condanne per altri reati a carico del
condannato non pu essere, per ci
solo, posta
a
fondamento
della
concessione delle circostanze di cui al primo comma.
Il legislatore, escludendo d'autorit la
rilevanza
attenuante
della
semplice assenza di
precedenti condanne, intende d'ora in avanti sollecitare i giudici
a un
maggiore impegno nel motivare le ragioni che giustificano la diminuzione di
pena. Da questo punto di vista, l'aggiunta apportata alla disciplina precedente
si traduce in una sorta di regola di giudizio, avente appunto come
obiettivo di guidare e limitare la discrezionalit giudiziale in chiave
anticlemenzialistica.
Ma una lunga esperienza storica insegna che una semplice aggiunta tstuale
non basta di per s a promuovere un formale riorientamento della prassi
applicativa, se alla modifica formale della legge non si accompagna un reale
mutamento della cultura giudiziale.
appena il caso di esplicitare che anche questo monito legislativo ad evitare
un ricorso indiscriminato all'attenuazione della pena, quale che ne sar
l'effettivo impatto sulla prassi futura, ben riflette la generale tendenza
all'inasprimento repressivo che complessivamente caratterizza il decreto
sicurezza.

11) La recidiva
La recidiva una delle circostanze inerenti la persona del colpevole e
letteralmente equivale a una ricaduta nel reato. Secondo il
testo
originario del codice a chi dopo essere stato condannato per un reato, ne
commette un altro, poteva infliggersi un aumento di pena. La recidiva
stata per modificata con la legge 252 del 2005, con cui si perseguito lo
scopo di reagire al rischio di una eccessiva svalutazione applicativa della
recidiva, con conseguente attenuazione della risposta punitiva, quale effetto di
un ritenuto eccesso di clemenzialismo, dovuto a sua volta, alla discrezionalit
giudiziale nellapplicazione dellistituto. Per tale motivo la recidiva stata
trasformata da facoltativa in obbligatoria e sono stati previsti aumenti di
pena pi consistenti e ulteriori effetti giuridici. La prima importante
modifica ha riguardato lindividuazione dei reati- presupposti identificati
non solo nei delitti non colposi, con esclusione dia dellillecito colposo sia di
quello contravvenzionale. Recidivo quindi chi, dopo essere
stato
condannato per un delitto non colposo, ne commette un altro parimenti non
colposo. Fondamento dellistituto.
Il fenomeno del recidiviamo cominci a destare allarme a partire dalla
seconda met dell800, ma la recidiva come categoria giuridica si afferm
soltanto dopo , perch contrastava con lallora predominante concezione
classica del diritto penale: la previsione di un aumento di pena (o analoghi
effetti giuridici) come conseguenza della ricaduta nel reato da parte dello
stesso autore, finiva infatti, con l0alterare qel rapporto di perfetto equilibrio
implicito nellequazione gravit del singolo reato pena.
Superate le vecchie resistenze, la recidiva stata inserita in molti codici,
per soddisfare esigenze di prevenzione speciale: giustificherebbe un
aumento di pena proprio perch la misura di pena inflitta in occasione della
precedente condanna, si rivelata insufficiente a distogliere il reo dal
commettere nuovi reati.
La recidiva assurge poi a indice della maggiore capacit a delinquere del
soggetto, infatti, il reo dimostrerebbe, per il semplice fatto di persistere
nellillecito, sia una maggiore insensibilit ai dettami dello
rdinamento, sia una
maggiore propensione a delinquere in futuro.

Lart. 99 prevede 3 forme di recidiva:

La recidiva semplice consiste nella commissione di un delitto non colposo


a seguito della condanna irrevocabile per un altro delitto non colposo:
indifferente il tempo trascorso dalla precedente condanna. Laumento di
pena di 1/3 della pena da infliggere per il nuovo delitto non colposo; il
trattamento reso + rigido rispetto alla vecchia disciplina (aumento fino a
1/6), ma + rigido in misura fissa e non pi graduabile dal giudice.
Presupposto dellapplicabilit dellaumento di pena, che il precedente delitto
sia stato accertato con sentenza definitiva di condanna, ma non necessario
che la pena sia stata effettivamente scontata. Inoltre, rilevano ai fini della
sussistenza della recidiva, le precedenti condanne per le quali sia intervenuta
una causa di estinzione del reato o della pena, mentre non si considerano le
precedenti condanne per le quali siano intervenute cause estintive di tutti
gli effetti penali (es. riabilitazione).

La recidiva aggravata si ha se:

il nuovo delitto non colposo della stessa indole (recidiva specifica, art. 101);

stato

commesso

entro

anni

dalla

condanna

precedente

(recidiva

o ancora

durante il

infraquinquiennale);
o

stato realizzato durante o dopo lesecuzione della

pena

tempo in cui il condannato si sottrae volontariamente allesecuzione della pena

stessa.

In tali ipotesi la pena pu essere aumentata fino alla met e non pi fino
a 1/3; alla maggiorazione dellincremento della pena si accompagna per, il
mantenimento del carattere flessibile e discrezionale. Qualora concorrano +
circostanze tra quelle che fanno da presupposto alla recidiva
aggravata,
laumento di pena (non pu) della met (art. 99 comma 3).
Nellambito della recidiva aggravata, assume rilevanza la categoria dei reati
della stessa indole, in proposito il legislatore ha precisato, allart. 101, che
agli effetti della legge penale, sono considerati reati della stessa indole non
soltanto quelli che violano una stessa disposizione di legge, ma anche quelli
che, pur essendo preveduti da disposizioni diverse del codice o da leggi
diverse, nondimeno, per la natura dei fatti che li costituiscono o dei motivi
che li determinano, presentano, nei casi concreti, caratteri fondamentali
comuni. Dalla disposizione si desume, che la medesimezza
dellindole
implicita nellipotesi di violazione della
stessa
disposizione
di
legge;
quando si tratti di reati che violano disposizioni diverse, tra i reati
stessi, considerati nella
loro
concretezza,
dovranno intercorrere
i
caratteri fondamentali comuni.

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

Tali note comuni vanno desunte da un confronto operato sotto un duplice


aspetto:
dal punto di vista della natura dei fatti che li costituiscono.
In questo senso occorre accertarenon uno
mogeneit di astratte fattispecie
legali, bens una sostanziale omogeneit dei fatti concreti considerati nelle
effettive modalit di realizzazione e nei risultati lesivi che e conseguono: una
simile omogeneit in concreto ad es. sussiste tra la truffa e la frode in
commercio o tra la diffamazione e lingiuria.
La medesimezza dellindole pu poi essere ricavata dai motivi che
determinarono la commissione dei reati: in questo senso bisogna verificare
se alla base dei diversi fatti criminosi
vi sia unidentica o analoga
motivazione psicologica; si pensi ad es. ad un danneggiamento e ad
omicidio determinati dallintento di realizzare una vendetta mafiosa.

un

La recidiva reiterata se il nuovo delitto non colposo commesso da


chi gi recidivo. La riforma del 2005 ha irrigidito gli aumenti di pena per
questa forma di recidiva: nel senso che laumento di pena della met ( e non
fino a met) nel caso di recidiva semplice; ed di 2/3 (non fino a 2/3) se la
precedente recidiva aggravata o specifica o infraquinquiennale o si riferisce
ad un delitto non colposo commesso durante o dopo lesecuzione della pena,
ovvero durante il tempo in cui il condannato si sottrae volontariamente
allesecuzione della pena stessa (art. 99 comma 4).

La recidiva (reiterata) obbligatoria una nuova figura di recidiva che si


riferisce al soggetto recidivo che commette uno dei delitti indicati nellart.
407, comma 2, lett. a) c.p.p. . Tale innovazione indubbia sotto diversi
punti di vista; per la prima volta il catalogo di reati di cui allart. 407 viene
assunto a punto di riferimento per la disciplina di un istituto di diritto
sostanziale quale la recidiva, senza una motivazione politico- criminale.
Fino ad ora quel catalogo soddisfaceva esigenze processuali. x. Lipotesi di
recidiva obbligatoria non poi limitata ai casi di reiterazione, ma include
anche quelli di recidiva aggravata di cui al comma 2, rispetto ai quali si
stabilisce che la pena non pu esser inferiore a 1/3 della pena da infliggere
per il nuovo delitto (art. 99 comma 5). Lultimo comma dellart. 99 dispone, in
chiusura di disciplina, che in nessun caso laumento di pena per effetto
della recidiva pu superare il cumulo delle pene risultante dalle condanne
precedenti alla commissione del nuovo delitto non colposo.

Quanto agli effetti la recidiva comporta, oltre agli accennati aumenti di


pena, ulteriori conseguenze giuridiche
minori
in
rapporto
allamnistia,
allindulto, alla sospensione condizionale, alla estinzione della pena, al perdono
giudiziale, alla riabilitazione
A parte lipotesi di recidiva reiterata obbligatoria, lapplicazione della recidiva
resta facoltativa, avendo il legislatore del 2005 ritenuto di non modificare
sul punto le scelte fatte proprie dalla riforma del 1974, attribuendo al
giudice un ampio potere discrezionale ai limiti dellarbitrio giudiziale, perch
la legge omette in realt di indicare i criteri giuda dellesercizio di tale
potere. La Cassazione ha cercato di colmare questo vuoto, richiedendo
tra i diversi reati una sorta di nesso personologico, tale per cui la ricaduta nel
reato manifesti una stessa insensibilit etica allobbligo di non violare la legge e
una stessa attitudine a commettere in futuro nuovi reati
Linnovazione introdotta con la novella del 74 ha riproposto il problema
della natura giuridica dellistituto. Gi in passato parte della dottrina aveva
contestato la collocazione codicistica della recidiva tra le circostanze del
reato, sul presupposto che sia difficile concepire come circostanza del fatto
uno status personale del soggetto, derivante da una precedente condanna
per un altro reato. Inoltre, la facoltativit della recidiva, tenderebbe a farla
apparire come non una circostanza in senso tecnico, ma come una sorta di
indice di commisurazione della pena analoga agli indici previsti allart. 133.
Peraltro, dalla
soluzione
del problema dellinquadramento sistematico
derivano conseguenze importanti: se si ritiene che la recidiva integri una
circostanza
in
senso tecnico, essa pu essere assunta a giudizio di
comparazione tra circostanze ex art. 69.
In questultimo senso sembra orientata la giurisprudenza, la quale ritiene
da un lato, obbligatoria la contestazione della recidiva in quanto circostanza
e ammette il giudizio di comparazione, e dallaltro, limita la facoltativit al
solo aumento di pena: tutti gli effetti giuridici minori in tema di libert
condizionale, riabilitazione si produrrebbero invece, comunque , cio anche
nel caso in cui venga meno leffetto principale dellaggravamento sanzionatorio.
Contro tale orientamento giurisprudenziale si appuntano le critiche di una
parte della dottrina, la quale sottolinea come sia poco ragionevole ammettere
che il giudice possa escludere leffetto principale della recidiva e, nello stesso
tempo, tenerne conto per gli effetti minori.

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

CAPITOLO V
DELITTO TENTATO -

1) Premessa : la consumazione del reato


Il concetto di consumazione esprime, tecnicamente, la compiuta realizzazione
di tutti gli elementi costitutivi di una fattispecie criminosa: si quindi, in
presenza di un reato consumato tutte le volte in cui il fatto concreto
corrisponde interamente al modello legale delineato dalla norma incriminatrice
in questione.

Nellambito dei reati di mera condotta, la consumazione coincide con la


compiuta realizzazione della condotta vietata (furto quando
lagente
si
impossessa della cosa altrui);

Nellambito dei reati di evento, invece, la consumazione presuppone,


oltre al compimento dellazione, anche la produzione delle
vento (nel caso
dellomicidio la completa integrazione del reato si ha solo nel momento in cui
si verifica la morte di un uomo).
La determinazione del momento consumativo del reato assume rilevanza
sotto diversi profili:

In ordine allindividuazione della norma da applicare nel


caso
di
successione di leggi penali nel tempo (art. 2);

Rispetto allinizio della decorrenza del termine di prescrizione (art. 158);

Ai fini dellamnistia e dellindulto, di solito concessi limitatamente ai fatti


commessi fino al giorno precedente la data della legge;

Ai fini della competenza territoriale;

Per lapplicazione della legge penale italiana rispetto alla legge penale
straniera (art. 6).
Il concetto di consumazione funge anche da termine di riferimento rispetto
alla figura del tentativo. Es. un ladro, intenzionato a sottrarre una serie di
oggetti, riesce ad asportarne solo alcuni per cause indipendenti dalla sua
volont. Sembrerebbe ricorrere unipotesi di furto non
ancora consumato,
perch il ladro interrompe lazione prima di impossessarsi di tutti gli oggetti
presi di mira; ma tale scarto tra programmato e realizzato irrilevante dal
momento che, ai fini della consumazione del reato di furto, sufficiente
che lagente si impossesso anche di un solo oggetto.

2) Delitto tentato: in generale


La figura del delitto tentato ricorre nei casi in cui lagente non riesce
a portare a compimento il delitto programmato, ma gli atti parzialmente
realizzati sono tali da esteriorizzare lintenzione criminosa; diversamente, ci
si troverebbe di fronte ad un mero proposito, ovviamente irrilevante dato il
principio di materialit.
Il fondamento della punibilit del tentativo

Secondo la teoria oggettiva il fondamento della punibilit del tentativo


costituito

dallesigenza di prevenire

lesposizione

pericolo

dei beni

giuridicamente protetti.

Secondo le teorie soggettive,


il
fondamento
della punibilit del
tentativo il suo assurgere a sintomo di pericolosit criminale. Questa una
concezione tipica dei regimi totalitari: assumendosi a punto di riferimento
della punibilit la manifestazione di una volont individuale ribelle alla
volont generale dello Stato, il fondamento della punibilit del
tentativo
andrebbe individuato nel fatto che lazione tentata rappresenta lindice di
una volont ribelle. Per se si considera questo il fondamento, allora il
legislatore dovrebbe punire indifferentemente sia il delitto
consumato
che tentato, dato che in entrambi i casi ci si trova di fronte ad una stessa
volont ribelle allordinamento.

Le teorie miste o eclettiche si sforzano di mettere insieme la motivazione


oggettiva e soggettiva: muovono dal presupposto che il tentativo

espressione di una volont ribelle, ma ritengono meritevoli di punizione solo


quelle manifestazioni di volont ribelle che siano in grado di scuotere la
fiducia dei cittadini nello
rdinamento penale. Queste teorie potrebbero
portare fino al punto di ritenere punibile anche il tentativo privo di concreta
pericolosit.
La teoria oggettiva preferibile, perch si ricollega in maniera pi
coerente con gli irrinunciabili presupposti di un diritto penale del fatto:
presupposti riassumibili nella esigenza che il proposito criminoso si traduca
in un comportamento materiale che, a sua volta, produca uneffettiva lesione
del bene protetto.
Da un lato, lart. 56 menziona un requisito, quello dellidoneit dellazione,
che trova spiegazione solo nella
mbito di una concezione oggettivistica:
lidoneit, infatti, non pu che essere rapportata allattitudine della condotta
materiale ad aggredire il bene tutelato. Dallaltro lart. 49, parlando di reato
impossibile per inidoneit dellazione, conferma che nel nostro ordinamento il
tentativo inidoneo non rilevante.

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

Il tentativo come:

Messa in pericolo del bene protetto. Il tentativo rappresenta la lesione


potenziale e non effettiva del bene protetto, e ci giustifica una minore
severit del trattamento penale;

Titolo autonomo di reato. Dal punto di vista strutturale il delitto tentato


un delitto perfetto, perch presenta tutti gli elementi necessari per
lesistenza di un reato.
3) Linizio dellattivit punibile
La determinazione dellinizio
della
ttivit
punibile

un
aspetto
problematico della disciplina: quanto + la soglia della punibilit arretra, tanto
+ vi il rischio di far rientrare nella sfera del penalmente rilevante,
comportamenti innocui o
meri propositi delittuosi; mentre spostando
eccessivamente in avanti il discrimine tra punibile e non , si va incontro al
rischio di frustrare le esigenze
tentativo deve soddisfare.

preventive

che

listituto

stesso

del

Il codice Zanardelli del 1889, identificava il tentativo col cominciamento


dellesecuzione del delitto programmato, per ci erano penalmente irrilevanti
tutti gli atti preparatori, in quanto atti non ancora aggressivi del bene
giuridico.
Per risolvere il problema tra atti preparatori e atti esecutivi, sono stati via
via proposti diversi criteri, ma nessuno in grado di
pervenire
a
risultati applicativi sempre soddisfacenti:

Criterio della univocit, secondo cui si definiscono preparatori tutti


gli atti che ancorch idonei rispetto alla commissione del reato, siano
contrassegnati da una perdurante equivocit; sono esecutivi gli atti univoci.

Criterio della
ggressione, secondo ci sono preparatori tutti gli atti che
rimangono nella sfera del soggetto attivo; esecutivi, invece, quelli che riescono
a invadere la sfera del soggetto passivo. Tale criterio risulta troppo generico
e poi la sfera del soggetto passivo manca nellambito dei reati a soggetto
passivo pubblico o indeterminato.

Criterio dellazione tipica, secondo cui sono esecutivi solo gli atti che
danno inizio alle
secuzione della condotta descritta dalla fattispecie di parte
speciale. Tale teoria detta teoria formale oggettiva, restringe troppo
lambito della punibilit del tentativo, e poi con riferimento ai reati causali
(es. omicidio) non agevole individuare quando ha avuto inizio lazione tipica.


Per rimediare agli inconvenienti della teoria della tipicit, stata
elaborata la teoria materiale
oggettiva, secondo cui
sono
attratti
nellambito della punibilit a titolo di tentativo, anche gli atti prossimi o
contigui a quelli tipici, ovvero gli atti strettamente connessi e coerenti
rispetto a quelli tipici. Questa teoria
per,
risulta
di
difficile
applicazione nella
mbito dei reati causalmente orientati come lo
micidio.
Lesigenza di superare le difficolt connesse a tale distinzione, ha indotto il
legislatore ad abbandonare il tradizionale criterio dellinizio dellesecuzione,
lart. 56 infatti, dispone chi compie atti idonei, diretti in modo non
equivoco a commettere un delitto, risponde di delitto tentato, se lazione non
si compie o levento non si verifica. Lattuale definizione codicistica fa leva sul
duplice requisito dellidoneit e univocit degli atti.
4) Idoneit degli atti
Secondo lart. 56 comma 1 si a tentativo se lazione non si compie o
levento non si verifica, bisogna quindi, distinguere il tentativo compiuto e il
tentativo incompiuto.
A differenza del codice Zanardelli, lidoneit riferita alla
tto e non al mezzo.

Mezzo lo strumento utilizzato per commettere un delitto

Atto limpiego del mezzo


Il requisito dellidoneit ha natura oggettiva, tuttavia non
sempre
si
assiste a una convergenza di vedute sul suo contenuto.
In passato si era soliti risolvere il concetto di idoneit in quello di efficienza
causale: gli atti realizzati dovrebbero essere capaci di cagionare levento
del rato presi di mira. da obiettare che lidoneit a produrre levento
non pu essere intesa in senso strettamente causale, per lovvia ragione che,
mancando nel delitto tentato levento del corrispondente delitto consumato,
viene a mancate uno dei termini necessari allesistenza del
nesso
eziologico. Inoltre, se fosse adottabile unottica di tipo causale, il giudizio
di idoneit dovrebbe compiersi ex post: ma secondo una valutazione ex
post non si avrebbe mai delitto tentato punibile proprio
perch il
mancato
verificarsi
dellevento
costituirebbe
irrefutabile
riprova
dellinidoneit degli atti compiuti a cagionarlo! Lutilizzazione di un concetto
di idoneit in chiave causale presupporrebbe che tutti i reati presentino nella
loro struttura un evento naturalistico, ma non cos nei reati di mera
condotta: quindi lidoneit va riferito alla commissione del delitto che di volta
in volta viene in questione.

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

Oggi, si utilizza il criterio della prognosi postuma, e si concorda nel


ritenere che il parametro di accertamento dellidoneit consiste in un
giudizio ex ante e in concreto. Il giudice quindi, collocandosi idealmente
nella stessa posizione dellagente
allinizio dellattivit
criminosa,
deve
accertare se gli atti erano in grado, tenuto conto delle circostanze
concrete del caso, di sfociare nella commissione del reato. Questo criterio
viene detto della prognosi postuma in quanto il giudizio prognostico viene
effettuato s dopo la commissione degli atti di tentativo, ma ponendosi con
la mente al momento iniziale dellattivit delittuosa: solo questa prognosi
consente, di accertare se lagente in
concreto, sia in possesso di
conoscenze ulteriori rispetto a quelle
delluomo
medio
(es.
la
somministrazione di zucchero a una persona, ex ante in base a valutazioni
medie, non pu certo risultare idonea a cagionare la morte; ma il giudizio muta
se si accerta che il reo era a conoscenza del grave stato diabetico della vittima
designata).
Bisogna precisare se il criterio della prognosi postuma debba essere applicato
effettuando il giudizio di idoneit su una base parziale o totale.
attestato nel primo senso lorientamento dominante: il giudizio di idoneit
a base parziale in quanto tiene conto solo delle circostanze conosciute o
conoscibili, al momento dellazione, da un uomo avveduto pensato al posto
dellagente concreto: mentre esso non
tiene
conto
delle circostanze
eccezionali oggettivamente presenti sin dallinizio, ma conosciute dopo. Se si
propende per un giudizio di idoneit su base totale, per accertare lidoneit
dellazione, occorre prendere in esame tutte le circostanze gi presenti al
momento del fatto, anche se conosciute in un momento successivo.
Il grado di sufficienza dellidoneit.
Non c unitariet di vedute circa il grado o livello di idoneit necessario ai
fini della configurazione del tentativo punibile. Il termine idoneit potrebbe
essere sia identificato con la semplice possibilit che con la probabilit di
verificazione del risultato delittuoso preso di mira. Per, se il fondamento
sostanziale della punibilit del tentativo va ravvisato
nellesigenza
di
impedire la messa in pericolo del bene giuridico, coerenza impone di
escludere che il grado di sufficienza dellidoneit coincida con la semplice non
impossibilit di consumazione del fatto delittuoso. Invero, posto che
il pericolo presuppone la probabilit di verificazione dellevento lesivo, per
poter sostenere che gli atti di tentativo realizzati pongono in pericolo il bene
protetto,
lobiettivo.

necessario accertarne

la rilevante attitudine a

conseguire

Quindi la loro idoneit deve essere pi vicina alla probabilitpiuttosto che


alla mera non impossibilit.
Caso. Una domestica, figlia di un contadino friulano, in occasione della visita
settimanale del genitore verso cui nutre motivi di rancore, versa nella
botte di vino dosi letali di fosfuro di zinco al fine di procurarne la morte.
Il contadino spilla vino dalla botte e ne ingerisce alcuni sorsi; accorgendosi
per del colore torbido e del gusto diverso del liquido, provvede a travasarlo
in altro recipiente per far riacquistare a esso loriginaria limpidezza; in
conseguenza della quantit di vino gi ingerita il contadino accuser solo
dolori allo stomaco.
Ai fini dellaccertamento dellidoneit del tentato avvelenamento,

quasi
superfluo osservare che il propinare dosi letali di zinco versate in una botte di
vino mezzo idoneo a cagionare la morte addirittura con probabilit vicina
alla certezza. Inoltre il semplice intorbidamento del liquido e la
lieve
alterazione nel gusto non sono circostanze cos allarmanti da indurre a
(tramite una valutazione ex ante) ingenerare ragionevoli sospetti di
avvelenamento. Per cui tenuto conto delle circostanze concrete, le possibilit di
successo dellazione omicida sono almeno equivalenti alle
possibilit
di
insuccesso.
5) Univocit degli atti
Finch latto esterno sar tale da poter condurre tanto al delitto
quanto allazione innocente, non avremo che un atto preparatorio, il quale non
pu imputarsi come conato. Il requisito dellunivocit tende a impedire
uneccessiva dilatazione dellistituto del tentativo, nella quale si ricadrebbe
se si punissero atti privi della
ttitudine a esprimere una chiara direzione
criminosa.

Secondo la concezione soggettiva, il requisito


dellunivocit
da
riferimento ad un criterio di prova,
cio
lunivocit
degli
atti,
indicherebbe lesigenza che, in sede processuale, sia raggiunta la prova
del proposito criminoso; prova desumibile
oltre
che
dallatto
in
s
considerato, anche dallaliunde (ovvero dai precedenti, dalla personalit del
reo, dalla eventuale confessione ). Questo modo di intendere lunivocit per,
si riduce ad una sorta di interpretatio abrogans: lesigenza di provare
la volont criminosa discenderebbe comunque infatti, dalle regole generali in
tema di elemento soggettivo del reato, mentre il requisito della non equivocit
cui allude lart. 56 si riferisce alle sole ipotesi di delitto tentato.

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

Secondo la concezione oggettiva, la direzione non equivoca degli atti


rappresenta un criterio di essenza: cio lunivocit va considerata come una
caratteristica oggettiva della condotta, nel senso che gli atti
posti in
essere devono in se stessi possedere, riguardati nel contesto in cui sono
inseriti, lattitudine a denotare il proposito criminoso perseguito. Con tale
concezione per, si rischia di restringere troppo lambito di operativit
del tentativo, dato che solo in una minoranza di casi gli atti realizzati,
porterebbero in se stessi, i segni del delitto programmato.
Lesigenza di configurare lunivocit come caratteristica dellazione
non
esclude che la prova del fine delittuoso possa essere desunta in qualsiasi
modo, facendo applicazione dei normali canoni probatori in tema di elemento
soggettivo del reato. Solo che, una volta conseguita anche aliunde la prova
del fine verso cui tende lagente, necessaria una seconda verifica: bisogna
accertare se gli atti, considerati nella loro oggettivit, riflettano in maniera
sufficientemente congrua, la direzione verso il fine criminoso eventualmente
gi accertato per altra via.
Caso. Un venditore ambulante detiene allinterno di unauto, scatole
destinate a essere smerciate e contenenti in apparenza sigarette, ma in realt
riempite con patate. Leventuale ammissione del venditore di voler destinare
alla vendita le false scatole di
sigarette non sarebbe sufficiente
a
configurare un tentativo di truffa, fino a quando le scatole non sono tolte
dallautomobile e concretamente offerte in vendita.
Caso. Un gruppo di malviventi si apposta nelle vicinanze di una banca con pistole
cariche,
calze per mascherarsi, guanti per non lasciare impronte, sacchi per porvi la
refurtiva, dopo aver parcheggiato in posizione tale da facilitare la fuga e
tenendovi a bordo targhe di immatricolazione diverse da quelle proprie delle
autovetture. Qui gli atti sono univoci, senza che vi sia bisogno di un previo
accertamento della volont criminosa.

Allo scopo di accertare lunivocit prospettabile un altro criterio;


la teoria materiale oggettiva individuale, nel ricostruire lunivocit attorno
al concetto di tipicit degli atti, fa nel contempo, riferimento al concreto
piano criminoso dellagente. Alla stregua di tale teoria sono considerati
atti univoci ,quelli che secondo il programma criminoso ideato dallagente
nella situazione concreta, si collocano come prossimi o contigui allazione
esecutiva del reato.

6) Elemento soggettivo
Nel nostro ordinamento, il tentativo punibile solo se commesso con
dolo: non configurabile invece, un tentativo colposo.
Secondo la dottrina dominante, lesclusione della colpa spiegabile anche per
una ragione ontologica: se si muove dal concetto comune di tentativo, come
atto intenzionalmente
diretto
ad un risultato,
sarebbe
incongruente
ipotizzare un tentativo involontario.
Secondo una parte minoritaria della dottrina e della
giurisprudenza,
muovono dal presupposto che il nostro ordinamento non contiene nessuna
norma che esplicitamente distingua i 2 tipi di dolo: essendo la differenza tra
tentativo e consumazione, circoscritta dalla stessa legge al piano della sola
struttura oggettiva, se ne ricava che il dolo
del tentativo
e
della
consumazione sono identici. Inoltre, essendo la direzione non equivoca degli
atti, caratteristica che inerisce solo alla fattispecie oggettiva del tentativo,
essa non dovrebbe riflettersi anche nel dolo sotto forma di intenzione
diretta a commettere il reato. Spesso esigenze di prevenzione
generale
inducono la giurisprudenza a optare per il trattamento penale + rigoroso, e
ci anche per esigenze di semplificazione probatoria.

La tesi contraria, che ritiene incompatibili tentativo e dolo eventuale,


oltre a essere sostenuta dalla maggioranza della dottrina, andata sempre
+ affermandosi nella giurisprudenza. Riducendo lunivocit allesigenza di
provare in giudizio lintenzione criminosa della
gente, la non equivocit della
condotta, finisce col coincidere con la prova di una volont intenzionalmente
diretta a commettere il reato, ma proprio perch si richiede una volont
intenzionale, giocoforza escludere la compatibilit tra tentativo e dolo
eventuale.

Da un lato, la
utonomia strutturale del tentativo, giustifica che il dolo
del tentativo assuma un connotato diverso e non coincidente del tutto con
quello della consumazione.

Dallaltro, rimane ferma lincompatibilit strutturale tra dolo eventuale


e requisito di univocit della condotta.

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

7) Il problema della configurabilit del tentativo nellambito delle


varie tipologie delittuose
La concreta configurabilit di un delitto tentato dipende dalla possibilit
di rendere compatibili i requisiti previsti
dallart.
56
con
le
caratteristiche
ordinamento.

oggettive

dei

vari

tipi

delittuosi

presenti

nel

nostro

Il tentativo non ammissibile:

Nelle contravvenzioni, lart. 56 infatti, si riferisce esplicitamente ai soli


delitti. La minore gravit delle contravvenzioni, rende inopportuna, a giudizio
del legislatore, la loro perseguibilit anche a titolo di tentativo;

Nellambito dei reati colposi: se la colpa si connota per lessenza della


volont delittuosa, costituirebbe une
vidente contraddizione ammettere che il
tentativo possa coesistere con la mancanza dellintenzione di commettere il
reato;

Nel delitto preterintenzionale, perch nelleventualit


che
il
soggetto passivo sopravviva, la responsabilit rimane circoscritta (in assenza
di volont omicida) al delitto di lesione o percosse;

Nei reati c.d. uni sussistenti, dal momento che non consentono la
frazionabilit del processo esecutivo in + parti; compiuto lunico atto che
costituisce il delitto (es. ingiuria verbale) lazione criminosa completa;

Nei delitti di attentato e c.d. a consumazione anticipata, ci in


quanto in questi modelli delittuosi, da un lato, il tentativo equivale gi a
consumazione e, dallaltro, sarebbe un non senso ipotizzare atti idonei
diretti in modo non equivoco a commettere atti diretti a.

Nei reati abituali, dal momento che le singole azioni non assumono
rilevanza penale autonoma.
Il tentativo di incerta ammissibilit:

Nei reati di pericolo. Anche

se

parte

della

dottrina

ritiene

prospettabile la realizzazione in forma tentata di alcuni reati di pericolo


da condividere la tesi negativa sul presupposti che, punire il tentativo di un
reato di pericolo equivarrebbe a reprime il pericolo di un pericolo, finendo con
lanticipare la soglia della punibilit;

Nei reati condizionati, la configurabilit del tentativo dipende dalla


possibilit del verificarsi
della
condizione
obiettiva
di punibilit
indipendentemente dal perfezionarsi della condotta tipica.

Il tentativo ammissibile:

Nei reati aggravati dallevento, tutte le volte in cui levento


ulteriore si pu realizzare indipendentemente
dallesaurimento
della
condotta vietata (es. morte di una donna in seguito al tentativo di aborto);

Nei reati permanenti, a condizione che la condotta positiva sia


frazionabile.
8) Tentativo e circostanze
Taluni operano una distinzione tra la figura:

del tentativo circostanziato di delitto, che si avrebbe quando le


circostanze si realizzano compiutamente nel cotesto della stessa azione
tentata;

del tentativo di delitto circostanziato, si configurerebbe allorch un


delitto, se fosse giunto a consumazione, sarebbe stato qualificato dalla
presenza di una o + circostanze.
Nessun
dubbio
sussiste
sulla
compatibilit strutturale tra tentativo e circostanze compiutamente
realizzatesi anche prima che il reato giunga
a
consumazione
(es.
laggravante del rapporto di parentela si applica anche allomicidio tentale,
perch la parentela preesiste sia al tentativo che alla consumazione).
Le riserve appaiono giustificate a partire dalle ipotesi di tentativo
circostanziato di delitto caratterizzate da una realizzazione solo parziale
delle circostanze (es. omicidio tentato accompagnato da atti diretti a
seviziare).
Suscita ancor + giustificatamente, riserve, la figura del tentativo di delitto
circostanziato.
Da un lato non si vede la ragione per ritenere che in questo settore le
esigenze connesse al principio di legalit possano essere derogate: le
circostanze vengono applicate solo su presupposti esplicitamente previsti
dalla legge. Dalla
ltro esistono limiti di ordine strutturale; le circostanze
relative allevento consumativo del reato risultano compatibili solo con la
compiuta realizzazione del reato.
Quindi, le uniche circostanze compatibili col tentativo sono quelle che si
realizzano compiutamente nello stesso contesto della
zione tentata.

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Acquario.80@libero.it

9) Desistenza volontaria e recesso attivo


In alcuni casi ad impedire la consumazione del reato non un
ostacolo
esterno, ma uniniziativa dello stesso agente, il quale, mutando proposito,
recede dallazione criminosa gi intrapresa.
Lart. 56 stabilisce che se il colpevole volontariamente
desiste
dallazione, soggiace soltanto alla pena per gli atti compiuti, qualora questi
costituiscano di per s un reato diverso e che
se
volontariamente
impedisce levento, soggiace alla pena stabilita per il delitto
tentato,
diminuita da 1/3 alla met. Le due distinzioni prendono il
nome di
desistenza volontaria e recesso attivo (o pentimento operoso).
Entrambe le figure trovano una legittimazione nella teoria del ponte doro: in
altri termini, lo
rdinamento, al fine di prevenire loffesa ai beni giuridici,
farebbe assegnamento sulla promessa di impunit ( o di una riduzione di
pena nel caso del recesso attivo) come controspinta psicologica alla spinta
criminosa. La teoria del ponte do
ro ha perso la posizione dominante che
occupava prima a fronte di 2 obiezioni principali:

la funzione di incentivo per linterruzione dellattivit criminosa


presupporrebbe che tutti i rei conoscano la norma sulla desistenza;

lidea stessa del ponte doro poggerebbe su


concezioni
psicologiche
estranee alla realt, perch il soggetto che delinque solitamente spinto da
motivi di natura diversa, e spesso non capace di valutare razionalmente il pro
e il contro delle sue azioni.
Queste obiezioni, non sono per tali da destituire il fondamento della teoria,
infatti vero che le motivazioni di chi delinque spesso non corrispondono a
calcoli razionali, ma se ci fosse sempre vero, dovremmo per
coerenza
escludere gi in partenza la funzione deterrente della stessa minaccia
penale. Una ragione giustificatrice del fondamento della desistenza pu
essere individuata nellottica degli scopi della pena, e, precisamente, sul
duplice piano della prevenzione speciale e della prevenzione generale: chi
ritorna di sua iniziativa sui suoi passi da un lato non rappresenta un esempio
pericoloso per gli atri, e, dallaltro, mostra di non possedere una
volont
criminosa di tale intensit da giustificare il ricorso ad una pena rieducativa.
Per accogliere senza riserve lidea di un nesso tra desistenza e funzione
rieducativa della pena, sarebbe per necessario, attribuire maggiore rilievo alla
valutazione di meritevolezza dei motivi del recesso: in altri termini, la
desistenza volontaria
dovrebbe assumere rilevanza solo qualora fosse
espressione di un autentico ravvedimento,
semplicemente libera da costrizioni esterne.

non anche quando fosse

Si ha desistenza volontaria finch lagente recede da unazione che non


ha ancora completato il suo iter esecutivo; mentre si ha recesso attivo tutte
le volte in cui lazione criminosa si compiutamente realizzata, ma lagente
riesce a impedire il verificarsi dellevento lesivo.
Il requisito della volontariet
Per essere efficaci, sia la desistenza sia il pentimento operoso devono
verificarsi volontariamente. Secondo la quasi unanime opinione della dottrina
e della giurisprudenza, laccertamento del requisito della volontariet
prescinde dal giudizio sulla meritevolezza dei motivi che inducono lagente a
mutare proposito.
Cio non si pretende che la rinuncia allazione criminosa sia espressione di un
autentico ravvedimento, ma ci si appaga di verificare che la scelta
dellagente non sia imposta da
circostanze
ostacolano la consumazione del delitto.

esterne

che

obiettivamente

10) Tentativo e attentato


Lattentato una tecnica di costruzione della fattispecie penale utilizzata
soprattutto nel settore dei delitto contro la personalit dello Stato e, al
contempo, una
categoria dogmatica ottenuta
per astrazione delle
caratteristiche comuni alle singole fattispecie disciplinate.
In mancanza di una disposizione di parte generale che lo regoli, ci si chiede se
il delitto di attentato punisca gi lattivit preparatoria, oppure condizioni
la soglia della rilevanza penalistica alla presenza degli elementi strutturali del
tentativo.
Sotto il codice Zanardelli, nessuno dubitava in dottrina della completa
omogeneit concettuale e funzionale del tentativo e dellattentato: solo gli
atti esecutivi potevano configurare sia nelluno o altro tipo delittuoso.
Il codice Rocco ha fatto retrocedere la soglia della punibilit ad uno stadio
precedente ed ha equiparato a livello di attivit preparatoria, la punibilit del
tentativo e dellattentato.
11) Reato impossibile
Lart. 49 comma 2 stabilisce che la punibilit esclusa quando, per
la
inidoneit dellazione o per la inesistenza delloggetto di essa, impossibile
levento dannoso o pericoloso; lultimo comma aggiunge che il giudice pu
ordinare che limputato prosciolto sia sottoposto a misura di sicurezza.

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

Il reato impossibile quindi il tentativo impossibile, ed invero, anche in


mancanza di una norma come quella in esame, linidoneit dellazione o
linesistenza delloggetto materiale avrebbero giustificato limpunit
alla
stregua degli stessi principi regolativi del delitto tentato.
Concezione realistica dellillecito penale.
Alcuni
autori
ritengono di
poter desumere dallart. 49 un principio non limitato al campo del
tentativo, ma estendibile
allintero
sistema
penale:
si
tratterebbe,
addirittura, del principio generale che funge da criterio ispiratore della
concezione per la quale non pu esservi reato, senza una lesione o una messa
in pericolo effettiva del bene.
La rilevanza pratica del principio di necessaria lesivit emergerebbe, nei casi
di mancata corrispondenza tra tipicit e offesa al bene protetto; di fronte
cio a condotte formalmente conformi alla fattispecie incriminatrice, ma di
fatto innocue perch assolutamente incapaci di ledere
linteresse protetto,
il ricorso al 2 comma
art.
49,
legittimerebbe
quella valutazione
realistica che porta ad escludere lesistenza del reato, e dunque, la punibilit
del fatto. La tesi pretenderebbe di poggiare su sostegni di ordine esegetico;
lart. 49 comma 2, non rappresenterebbe il semplice aspetto negativo o
rovescio dellart. 56 comma 1, ma si caratterizzerebbe per la presenza di
elementi autonomi. E si argomenta:
lidoneit di cui allart. 49 comma 2, non riferita, come nella
rt. 56, agli atti,
bens allazione
non si spiega come mai gli atti diretti in
modo non equivoco a
commettere una contravvenzione rimangono impuniti se idonei a produrre
levento, posto che il tentativo non configurabile nelle contravvenzioni,
mentre possono portare allapplicazione di una misura di sicurezza.
La tesi si espone per a 2 obiezioni:

innanzitutto, lart. 49 non informando in alcun modo sulla natura degli


interessi tutelati, di per s non pu riuscire di ausilio nello stabilire quando
sussista la lesione o messa in pericolo del bene protetto: per cui necessario
desumere linteresse tutelato dalle singole fattispecie incriminatrici. Ma se
il bene protetto deve essere desunto (come affermano i sostenitori della
tesi) dalla intima struttura della fattispecie, ne consegue
che
riesce
impossibile ipotizzare un fatto conforme a questultima ma non lesivo del primo.

Poi vi la preoccupazione che il suo accoglimento potrebbe rappresentare


una fonte di pericolo per lo Stato di diritto: se il giudice dovesse far
seguire alla gi accertata corrispondenza tra fatto e modello legale, un
secondo giudizio, relativo questa volta alla effettiva lesivit. Risulterebbe
da un alto minacciaa la certezza del diritto, dalla
ltra sorgerebbe il rischio
di confondere le distinte funzioni giudiziaria e legislativa.

La vera funzione dellart. 49


Per capire la vera funzione dellart. 49 bisogna risalire alle ragioni storiche
dellintroduzione della disposizione in esame. Il legislatore del 30, ha inteso
fugare ogni dubbio circa lirrilevanza penale del
tentativo assolutamente
inidoneo in concreto a mettere in pericolo il bene protetto. Da questo punto
di vista il tentativo esula, quando un fatto astrattamente idonei, al momento
dellazione, a raggiungere lobiettivo criminoso perseguito, non potrebbe in
ogni caso sfociare in un delitto consumato per la presenza di circostanze che
ne rendono in concreto impossibile la realizzazione.
Per accertare se il bene in questione abbia corso un pericolo reale, non ci si
pu appagare del giudizio prognostico ex art. 56 nella sola
ottica
del
soggetto agente. A questa prima verifica se ne deve aggiungere una
seconda, compiuta su base totale nellottica della vittima come titolare del
bene posto in pericolo: il che vuol dire che il giudizio prognostico viene
applicato tentendo conto non solo delle circostanze
conosciute
e
conoscibili dallagente al momento dellazione, ma di tutte le circostanze
presenti nella situazione data, quale sia il momento in cui vengono conosciute.
I casi di tentativo inidoneo, se non mettono in pericolo il bene protetto,
possono tuttavia assurgere a indici di uno stato di pericolosit sociale
dellagente; per questa ragione che il giudice pu ordinare che il prosciolto
sia sottoposto alla misura di sicurezza della libert vigilata.
Caso 43 Un ladro desiste dal furto perch non riesce a forzare la chiusura di
protezione Caso 44 Tizio accoltella Caio, ma poi chiama il medico vedendo che
la vittima rischia di morire Caso 45 Una donna apre il gas per uccidere il
marito e esce di casa: poi per avverte polizia, che arriva e si limita ad
a rieggiare i locali (nessun danno stato fatto).
- in molti casi il tentativo resta tale non per fattori esterni, ma perch lautore
si ritira dalla possibilit di commettere reato
- 2 modi di scelta dellagente:
1) desistenza volontaria: il soggetto agente rinuncia allazione prima che il
tentativo si completi (es. caso 43)
2) recesso attivo: il soggetto agente
interviene
dopo
la realizzazione
dellazione per impedire che faccia danni (solo se tra azione e evento
intercorre del tempo) (es. caso 44, ma non anche, seppur discusso, caso 45,
che alla fine desistenza volontaria)

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

- teoria del cd. ponte doro: il soggetto


cerca
promettendo impunit (desistenza volontaria) o
(recesso attivo) a il soggetto agente eventuali
commettere che a commettere reato)
- NOTA: la teoria ponte doro non per accoglibile
capisce bene ci che fa) meglio premiare invece la

di
prevenire
reati
riduzione della
pena
(pi
incentivi a non
(chi commette reato non
non pericolosit sociale e

la mancanza di Effettiva volont criminosa.


- in entrambi i casi = RECESSO VOLONTARIO dal tentativo (il soggetto
agente deve desistere non perch intervengono elementi terzi oggettivi -, ma
perch adotta soggettiva volont di recesso) Caso 46 Borseggiatore
introduce mano in tasca (vuota) di vittima.
- reato impossibile (nientaltro che un tentativo impossibile che si realizza
quando gli atti posti in essere dal il soggetto agente
NON
hanno
caratteristiche di univocit e idoneit).
- art. 46 comma 2 cp: la punibilit esclusa quando, per la inidoneit
dellazione o per linesistenza dello
ggetto della stessa, impossibile levento
dannoso o pericoloso
- atto che NON pone in pericolo IL BENE GIURIDICO non configurabile come
reato
- reato impossibile (REATO IMPOSSIBILE) - tentativo per via dellIDONEITA
1) azione inidonea = REATO IMPOSSIBILE
2) azione idonea:
2a) oggetto verosimilmente esistente durante commissione fatto =
tentativo
2b) oggetto non esistente = REATO IMPOSSIBILE per inesistenza oggetto
- impo = PROGNOSI POSTUMA a base totale PPT - (con PP a base parziale
PPP - si arriverebbe a tentativo, ma in alcuni casi, anche se c dolo, mancano
le circostanze che la
gente non conosceva e che per impediscono di configurare
reato)
- con PPP si direbbe solo tentativo; con PPT (es. caso 46: ladro non poteva
rubare denaro
che non cera) si pu arrivare a reato impossibile (non punibile).

Capitolo 6
Concorso di persone Caso 47 Un passante si accorge che un ladro sta rubando e decide di fargli da palo
senza che il ladro lo sappia (azione non necessaria perch comunque furto sarebbe
avvenuto indisturbato)
Caso 48 A uccide B in presenza di proprio congiunto che si compiace per lomicidio.
Caso 49 Un soggetto condannato a titolo di concorso morale per non essersi
allontanato da luogo dove lanciati esplosivi (sua presenza con atteggiamento
aggressivo = contributo di natura psichica e ha rafforzato altrui proposito criminoso)
Caso 50 Tizio d mandato a Caio e Sempronio di rubare un determinato quadro in
museo. Ladri prendono per un altro dipinto essendo impossibile prendere il 1 (per
rifarsi delle spese)
Caso
51 Gruppo di correi organizzano colpo: 1 fa da palo, ma gli altri
commettono rapina e sequestro di soggetto rapinato (in difformit a accordi iniziali)
1) Premessa
- concorso di persone nel reato = partecipazione di pi soggetti a
commissione di medesimo illecito penale (nella convinzione che questo lo renda
pi agevole)
- concorso di persone (CdP) = carattere occasionale o eventuale (reati
perfettamente commessi anche da singolo)
- concorso di persone richiede unassociazione criminosa (concorso di persone
necessario: fattispecie possibile SOLO se pi persone)
2) Il problema dei modelli di disciplina del concorso criminoso
- ITA (ma anche altri codici moderni) manca disciplina esplicita di
CdP (tranne concorso necessario, lasciato al legislatore di parte speciale per
singole fattispecie) Ci sono dunque 2 possibilit per dottrina:
1) interpretazione
differenziata:
singole
figure
delineate
(autore,
coautore, complice, ecc.).
- rilevanza singola = pi evidente
2) interpretazione unitaria: analizza nesso causale di ogni singola

condotta

(hanno importanza solo quelle veramente rilevanti)


2.1) interpretazione unitaria = pi corretta anche
riferendo a art. 110 cp
(efficienza causale di ogni singola condotta)
- art. 110 cp: quando pi persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse
soggiace alla pena per questo stabilita tutti hanno responsabilit A PARI
TITOLO se danno un qualche contributo (concorso SENZA specificazione di
ruoli)
- se nessuno ha rilevanza qualitativa/quantitativa che senso ha parlare di
concorrenti (chi d contributo minimo, inferiore a quello del reo)?

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Acquario.80@libero.it

3) Le teorie sul concorso criminoso


La dottrina individua 3 ipotesi di studio per concorso di reato
1) accessoriet del concorso di persone: qualifica che pu mancare per
specificazione di reato (se condotta del partecipe considerata in modo
autonomo = NON rilevante penalmente)
a) concorso punibile in concreto perch individuabile in base a sua
accessoriet
b) concorso individuabile perch riferito a condotta principale(ma solo
condotta antigiuridica, senza riferimento Effettiva e concreta punibilit)
- teoria accessoriet = NON valida per casi di esecuzione frazionata del reato
(non esiste una condotta principalema tutte quante concorrono a stesso
reato).
2) fattispecie plurisoggettive eventuali:

condotte

singole

non

accessorie

alla condotta principale e autonoma, ma PUNITE singolarmente come NUOVE


FATTISPECIE.
- quindi NON analisi di codice per concorso a fattispecie incriminatrice
monosoggettiva ma cercare nuove fattispecie incriminatici plurisoggettive
3) fattispecie plurisoggettive differenziate: analizzate le condotte criminose
concorrenti con motivazioni e caratteri riferibili per ai determinati soggetti
(cio i singoli autori delle specifiche condotte considerate)
fattispecie = diverse (tante quanti sono i concorrenti che le attuano).
- teorie pi seguite = 1 e 2 (ma i singoli casi danno idea di quale
teoria usare).
- la dottrina per ha evidenziato quali ELEMENTI non possono mai mancare per
concorso di persone nel reato.
4) La struttura del concorso criminoso: la pluralit di agenti
- PLURALITADI AGENTI: il reato NON Ecommesso in regime di concorso se
NON ci sono pi il soggetto agente.
- art. 112 u.c. cp: le aggravanti di pena si applicano anche se taluno dei
partecipi al fatto non imputabile o non punibile(quindi CdP sussiste anche
se non c punibilit di tutti i concorrenti)
- art. 119 comma 1 cp: le circostanze soggettive, le quali escludono la pena per
taluno di coloro
che sono concorsi nel reato, hanno effetto soltanto riguardo alla persona cui si
riferiscono
- cio: c concorso di persone quando ci sono di mezzo pi persone (anche se,
ad es., uno dei conc. non imputabile)

- pluralit di soggetti quando:


1) costringimento fisico a commettere reato (art. 46)
2) costringimento psichico (coazione morale) a commettere reato (art. 54 uc)
3) reato commesso per errore determinato da altrui inganno (art. 48)
4) determinazione in altri dello stato di incapacit allo scopo di far
commettere un reato (art. 86)
5) determinazione al reato di persona non imputabile o non punibile
- in passato = ricorso a figura di AUTORE MEDIATO (chi strumentalizza
soggetto non punibile per fargli commettere reato)
- ma lautore mediato presupponeva esclusione di CdP (oggi no autore
mediato e invece CdP = pi corretto)
5) Segue: realizzazione della fattispecie oggettiva di un reato
- CdP = se singole condotte sono finalizzate a perseguimento di stesso
reato (anche se semplice delitto tentato)
- art. 115 cp: no fattispecie oggettiva di reato quando:
1) soggetti concorrenti agiscono ma non portano a compimento atto
criminoso (delitto tentato)
2) un soggetto istiga un altro a commettere reato ma il 2 soggetto non
agisce
In entrambi i casi il giudice pu applicare misure di sicurezza contro
istigatore/tentatore (per sanzionare pericolosit sociale desumibile da atti
posti in essere).

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

6) Segue. Contributo di ciascun concorrente: a) concorso materiale


Qual il contributo soggettivo al reato? 2 modalit di intervento:
1) concorso materiale: soggetto compartecipe interviene personalmente
senso materiale

in

- autore: d attuazione materiale a atti esecutivi di reato


- coautore: concorre ma con altri soggetti
- complice: d apporto materiale
a
realizzazione
(preparatoria o
esecutiva) ma NON compie condotta illecita personalmente (es. palo di un
rapina)
- complice sarebbe da punire se attua qualcosa senza cui no reato
(condicio sine qua non)
- tuttavia il complice punibile anche solo perch agevola il
reato
(sarebbe pi difficile)
- teoria della causalit agevolatrice: fornisce idea chiara per punibilit del
complice (valuta nesso di causalit che si realizza tra comportamento
antecedente e verificarsi di fatto concreto e non solo potenziale
come tentativo -)
- caso 47: fatto NON punibile sia perch contributo non concordato (il piano
iniziale resta lo stesso) sia perch non reca alcun apprezzabile aiuto al furto
7) Segue: b) concorso morale
2) concorso morale: influenza psichica su soggetto-agente (che poi commette
reato)
a) determinatore:
chi agisce
su psiche
altrui
facendo nascere
proposito delittuoso inesistente
b) istigatore: influenza psiche
altrui accrescendo predisposizione a
commettere reato
- posizione di concorrente morale = particolare non vale se il fatto non
si realizza
(soprattutto istigatore, che ha responsabilit attenuata rispetto al
determinatore)
- caso 48 (omicidio davanti a parente): complicit morale o adesione psichica a
reato altrui non basta per avere un reato
- no concorso morale neanche nel caso 49: se non mi allontano da dove sparano
le bombe non vado al di l del semplice compiacimento per reato altrui
- caso 50: istigatore ispira furto fino a richiedere un quadro ben preciso: la
realizzazione di un fatto diverso spezza il legame tra istigazione e
condotta successiva (quindi non punibilit per istigatore? dubbi dottrinali)

7.1) agente provocatore (AP): in genere


agente
di PS che favorisce
commissione di reato al fine di assicurare i colpevoli alla giustizia:
- 2 tesi per AP:
1) Agente Provocatore punibile salvo che si limiti a osservare e ctrl azioni
altrui senza intervenire psicologicamente sui il soggetto agente (che vengono
determinati ulteriormente a commettere reato)
- reato = pericoloso comunque su piano sociale
2) Agente Provocatore NON punibile: il suo comportamento non sorretto da
dolo, essendo la volont diretta a assicurare i colpevoli alla giustizia
8) Lelemento soggettivo del concorso criminoso
- elemento soggettivo: 2 profili:
1) volont manifesta di commettere reato ( = a dolo di reato monosoggettivo)
2) manifestazioni di volont dei singoli: 2 modalit:
8.1) partecipazione dolosa a delitto colposo: casi rari,
dottrina
scettica;
lelemento colposo altrui ma si valuta leventuale dolo di un il soggetto agente
che concorre
8.2) partecipazione colposa a delitto doloso: problemi ancor maggiori del
caso 1: semmai, invece che partecipazione colposa, non vi diligenza (il dolo
elemento molto preciso di motivazione individuale che
non
pu
essere
influenzato solo dai comportamenti colposi altrui)
9) Il concorso nelle contravvenzioni
- art. 42 uc cp: contravvenzioni punibili per dolo o colpa
- art. 110 cp: riferibile anche a contravvenzioni (anche se viene usato
termine reato)
- per dottrina art. 110 (concorso) anche per contravvenzioni dolose (meno
per quelle colpose)
- uninterpretazione estensiva del 110 colpirebbe anche le contravvenzioni
colpose (ma sarebbe troppo, meglio escludere eccessivi ampliamenti di
punibilit concorsuale)

Riassunti studiati e scritti da


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10) Le circostanze aggravanti


- esistono circostanze aggravanti o attenuanti anche per il concorso di
persone (per graduare pena caso per caso)
- art. 112 cp. obbligatorio applicare aggravanti se:
1) concorso di (G)ruppo di 5 o pi persone (salvo che la legge disponga <>mente)
2) essere soggetto (P)romotore (assume liniziativa), organizzatore (gestisce
programma di azione e sceglie mezzi e persone), direttore (assume funzioni di
guida e amministrazione) del reato
3) determinare a reato persona a s (S)ottoposta, nellesercizio dei poteri di
vigilanza e direzione
4) determinare a reato (M)inore di 18 anni o persona con (I)nfermit psichica
grave
11) Le circostanze attenuanti
minima importanza

ed

in

particolare il

contributo di

- applicazione delle attenuanti = facoltativa:


- art. 114 cp:
1) opera prestata da 1 dei concorrenti abbia avuto minima importanza nella
preparazione o esecuzione del reato(comma 1: contributo sostituibile o
surrogabile con diversa distribuzione di compiti)
2) minorazione psichica (comma 3): attenuante a favore di chi
determinato a reato se ci sono condizioni di coercizione esercitata da
soggetto rivestito di autorit o di minorit o infermit mentale
12) La responsabilit del
voluto (aberratio delicti)

partecipe per

il

reato

diverso da

quello

- art. 116 cp: ABERRATIO DELICTI (AD): qualora il reato commesso sia diverso
da quello voluto da taluno dei concorrenti, anche questi ne risponde, se levento
conseguenza della sua azione o omissione
- normale AD: commettendo un certo reato
voluto), frutto di scorretto uso dei mezzi.

se ne commette un altro (non

- AD in concorso: necessario che reato diverso sia volutoda uno dei


concorrenti responsabilit oggettiva (prescinde da dolo o colpa ma vuole
scoraggiare concorrenti a reati che possono sfociare in AD)
- casi previsti da art. 116 cp:
1) valido nesso di causalit tra comportamento di ogni partecipe e reato
(diverso da programmato)
2) grado di probabilit rispetto a reato-base: 2 forme di probabilit:

a) in astratto: reato finale deve rientrare in una


astrattamente e logicamente legati a reato-base

gamma

di possibili

b) in concreto: si guarda al fatto che il reato-finale conseguenza di reatobase


- art. 116 cp: se il reato commesso pi grave di quello volutola pena diminuita per
chi vuole reato meno grave
- vedi caso 51: tutti vogliono rapina, ma esecutori materiali commettono
rapina pi sequestro: solo esecutori materiali punibili per sequestro

13) Concorso nel


reato per taluno

reato
proprio
dei concorrenti

mutamento

del

titolo

del

- due figure: CD EXTRANEUS e CD INTRANEUS (persona che possiede una


qualifica particolare)
- se extraneus istiga intraneus al reato, per essere
punibile
doveva
conoscere
sua caratteristica personale (es. civile che istiga militare a
diserzione deve sapere che egli militare)
- concorso nel reato proprio = concorrere a reato che solo un certo il soggetto
agente pu commettere concorrente risponde solo se era a conoscenza di
qualifica personale del il soggetto agente
- intraneo punibile per reato proprio; estraneo punibile ma cambiando titolo
del reato (resta cos responsabilit oggettiva per estraneo, ma non dolo,
visto che estraneo non ha caratteristiche di qualit del reato proprio)
- adottando fattispecie
plurisoggettiva
eventuale
non
serve
pi
differenziare ruoli tra intraneo e estraneo (e quindi art. 117 cp non lo fa)
- unica differenza i/e: se estraneo ignaro di qualifiche di intraneo =
attenuanti (solo se estraneo voleva reato meno grave)
- 2 casi di reato proprio:
1) reato
proprio
esclusivo:
il soggetto agente
deve
rivestire
necessariamente una certa qualifica personale per configurare reato
particolare (es. reato di incesto, in cui autore = parente o affine entro certo
grado a vittima)
2) reato proprio non esclusivo: il soggetto agente deve rivestire certa
qualifica, ma se non la riveste commette comunque un reato (anche se con
nomen iuris diverso - es. peculato se pubblico ufficiale, senn furto)

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14) La comunicabilit delle circostanze


art.
118
cp
modificato
da
legge
19/1990:
regime
delle
attenuanti/aggravanti e loro comunicabilit a tutti i soggetti concorrenti a
reato
- 2 regimi per art. 118:
1) prima della 19/1990:
- circostanze o
ggettiveaggr/att applicabili a TUTTI i soggetti;
- circostanze s
oggettiveapplicabili alle singole persone
2) dopo 19/1990: aggr/att applicabili a compartecipi se
attengono
motivi a delinquere, intensit di dolo, grado di colpa e caratteristiche
personali del reo
- attenuanti sempre se non nelle categorie elencate
- aggravanti mai se non conosciute da compartecipe
15) La comunicabilit delle cause
della pena

di esclusione

- art. 119 cp comma 2: comunicabilit circostanze esclusione


della pena
- oggettive = assimilabili a cause di giustificazione (valgono quindi per
tutti i compartecipi) assurdo punire qualche concorrente per fatto che
legislatore non ritiene pi antigiuridico
- soggettive = attengono specifica persona del reo (non annullano in toto
lilliceit del fatto commesso, che resta antigiuridico) NON sono estensibili
agli altri correi
16) Desistenza volontaria e pentimento operoso
- concorrente pu
decidere se consumare
desistere/recedere da reato (se commesso)

(se

non

commesso)

- basta che cessi il proprio comportamento o deve anche impedire agli


altri di agire?
- es. se do a Tizio un arnese da scasso e poi mi pento, devo riprendermelo e
basta o devo impedire a Tizio di scassinare?
- bisogna rispettare principio della responsabilit penale(basta cessare
comportamento)
- se reo singolo = pi semplice (sua desistenza = blocca reato)
- ma se complice (d contributo PRIMA di messa in atto del reato) se
vuole desistere deve cercare di annullare proprio contributo (senn ne
risponde comunque)

- desistenza volontaria: se agisce prima del reato


- pentimento operoso: se agisce dopo reato per evitare realizzazione in
concreto di evento lesivo
17) Estensibilit della disciplina del concorso eventualeal concorso
necessario
- concorso necessario: collaborazione che deve esserci per far esistere una
certa fattispecie
prevista
dal
legislatore
(reato
necessariamente
plurisoggettivo) (es. associazione a delinquere, rissa, duello ecc.
- CN proprio: tutti i coagenti sono sottoposti a disciplina incriminatrice per
reato
- CN improprio: solo alcuni coagenti vengono sottoposti a disciplina (gli altri
sono esentati).
- se esentati da concorso necessario, sono punibili per concorso
eventuale?
- NO, perch violerebbe principio nullum crimen sine lege (sarebbe unastrazione
legislativa).
- se invece incriminati da concorso necessario ok guardare aggr/att valide
per concorso eventuale (disciplina concorso necessario estendibile a concorso
eventuale).
18) Concorso eventuale e reati associativi
- concorso di persone eventuale: verificare 2 situazioni:
a) posizione di dirigenti nella
ssociazione criminosa: NO responsabilit

in

singoli crimini (reati-scopo) commessi da agenti, anche se restano entro lineeguida dettate da dirigenti stessi
b) contributi da soggetti esterni a associazione: concorso (cd concorso
esterno)? - NO, semmai concorso morale (es. politico o professionista che non
fa parte della mafia che adotta comportamenti che favoriscono
sistematicamente la stessa)
- concorso morale = es. genitore che istiga figlio a entrare in associazione
criminosa.
- concorso a reato associativo = SOLO se si allinterno (dalle
sterno semmai
punibili comportamenti materiali di fiancheggiamento).

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PARTE TERZA
IL REATO COMMISSIVO COLPOSO CAPITOLO I
IL REATO COMMISSIVO COLPOSO Caso 52 Un conducente di autocarro militare invade corsia di sinistra e uccide tre
passeggeri di auto che viaggiava su corsia opposta: il guidatore militare era stato
colpito da crisi epilettica brevissima (cd pattern sensitive epilepsy)
Caso 53 Urologo e ostetrico chiudono garza nel paziente (che muore). Risponde
di omicidio colposo anche chirurgo capo quipe allontanatosi poco prima di chiusura di
operazione?
Caso 54 Un giornalista spagnolo rivela nomi di oppositori politici dellETA (che li
uccide):
responsabilit del giornalista per omicidio colposo?
Caso 55 Medici usano cocaina invece che novocaina per narcosi di paziente che muore.
In seguito si accerta comunque che il paziente sarebbe morto perch ipersensibile a
ogni tipo di narcotico (anche novocaina).
SEZIONE I
- TIPICIT 1) Premessa
- reato colposo (RC) = non si tratta di un reato di minore gravit, madi un
reato a s stante, da affiancare a reato doloso; colposo sul piano della
tipicitfino a quello della colpevolezza
2) Il fatto
Azione

commissivo colposo tipico:

- azione = esiste anche per reati colposi (ma ci sono maggiori problemi di
individuazione)
- azione = coscienza e volont del soggetto agente che mette in essere il
comportamento

criminoso

(tipiche

di reati dolosi;

senn:

NON

azioni

penalmente sanzionabili)
- quindi non c a
zioneper il reato colposo? NO, i reati colposi sono basati
comunque su azioni e comportamenti (ma non quelli con coscienza e volont
dolosa)
- azione (RC) = comportamento per cui si pu muovere rimprovero a titolo di
colpa contro lautore

- azionee colpanascono insieme e finiscono insieme (nei RC)


- coscienza e volont:
1) colpa cosciente (dato psicologico) in RC
2) colpa incosciente (dato normativo)
- rimprovero a titolo di colpa = muovibile al il soggetto agente se non
ha agito diligentemente e scrupolosamente per evitare evento lesivo
connesso a azione non diligente indicata dalla legge
3) Inosservanza delle regole precauzionali di condotta
- art. 43 cp: delitto colposo o contro lintenzione , quando levento, anche se
preveduto, non voluto dallagente e si verifica a causa di negligenza o
imprudenza o imperizia ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o
discipline.
- azione = connessa a RC se la PRIMA (per tempo e incidenza) che scatena
verificarsi di evento lesivo (che la norma voleva scongiurare)
- necessaria misura oggettivadi diligenza agendo in conformit con norme
precauzionali (cio misura minima di diligenza valida socialmente xc evitare
eventi dannosi).

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4) Criteri di individuazione delle regole di


ed evitabilitdellevento.

condotta: prevedibilit

Il limite del caso fortuito


- ci sono 2 parametri per valutare un comportamento diligente:
1) prevedibilit dellevento lesivo = ricorre quando il il soggetto agente si
accorge di essere in pericolo reale o potenziale
2)
evitabilit = ricorre quando il soggetto agente pu
agire
concretamente per evitare che le
vento lesivo si realizzi
- se il il soggetto agente si trova in situazioni di pericolo (che la societ ha
imparato a riconoscere) - meglio che adotti comportamenti diligenti
(come riconosciuti da vita sociale).
- anche adottando comportamenti socialmente non
insolit
non
si
pu
escludere comunque che il il soggetto agente non agisca senza diligenza
- se si tratta invece situazioni nuove (e non conosciute socialmente) - il il
soggetto agente deve ponderare la situazione e adottare comportamenti
consoni per evitare il fatto lesivo con unazione non diligente
- prevedibilit e evitabilit = sono configurabili anche nei reati a colpa
specifica (quando cio la condotta precauzionale indicata espressamente
dalla legge)
- caso fortuito = deroga al principio di prevedibilit e evitabilit (esula dai
canoni dei normali poteri di ctrl e diligenza attuabile dal il soggetto agente
nel novero di situazioni indicate come pericolose dalle norme precauzionali)
5) Fonti
colposa

e specie delle qualifiche normative relative alla

fattispecie

- rimprovero per colpa per RC: origine da diverse fonti (sociali o giuridiche)
1) COLPA GENERICA: rimprovero muovibile a il soggetto agente per
mancata osservanza regole di cond. della vita sociale
- negligenza = violazione di regola che prescrive un comportamento
positivo (FARE), o mancanza di attenzione facendo qualcosa
- imprudenza = violazione di regola
che prescrive un comportamento
negativo (NON FARE) o comunque condotta avventata che era meglio evitare
- imperizia = violazione per negligenza o imprudenza qualificatedi regole che
necessitano di specifiche conoscenze tecniche (che il il soggetto agente non ha)
2) COLPA SPECIFICA: rimprovero muovibile a il soggetto agente per
mancata osservanza di regole ricavabili da disposizioni scritte (leggi,
regolamenti, ordini, discipline)

- regole di condotta per legge = rilevanza penale

(perch

dettate

per

evitare specificamente evento lesivo che pu verificarsi a seguito di


esercizio di unattivit comunque lecita e consentita dalla legge specifica art.
43 comma 3-) art. 43 cp comunque: norma precauzionale esprimibile anche
con regolamenti, ordini e discipline (es. norme per infortuni sul lavoro ecc.)
- NON inficia possibilit di muovere a il soggetto agente rimprovero per
colpa
- regolamenti: regole di condotta a carattere generale per tutta collettivit
(emanate da Autorit pubblica)
- ordini e discipline: regole di condotta per soggetti specifici (emanata da
Autorit pubblica o privata)
a) norme giuridiche rigide: stabiliscono regole
soggetto agente.

di condotta tassative per il

b) norme giuridiche elastiche: stabiliscono regole determinabili in base a


situazioni concrete

6) Contenuto della regola di condotta


- colpa per assunzione = si presume la colpa perch situazione pericolosa (es.
uomo colto da malore deve evitare di guidare la macchina; un medico
inesperto deve rifiutarsi di compiere unoperazione se sa che ci sono colleghi
pi bravi di lui).
- altrimenti: legge non vieta al il soggetto agente di agire, ma deve osservare
certi canoni di diligenza e certe misure cautelari (es. il superiore gerarchico
deve scegliere collaboratori, istruirli e controllare il loro operato; i dipendenti
devono seguire indicazioni ricevute).

7) Standard oggettivo del dovere di diligenza


- agente modello = figura di pari professionalit, attivit e mestiere del il
soggetto agente (homo eiusdem professionis et
condicionis), preso
come
esempio per giudicare canoni di prevedibilit e evitabilit (giudizio ex ante)
- giudizio ex ante = vedo cosa farebbe lagente modello in quella
situazione (ma comunque tengo conto di situazione di il soggetto agente, che
potrebbe anche essere pi esperto)
- tipicit = si raffronta il il soggetto agente con lagente modello
- colpevolezza = viene valutato se Effettivamente il il soggetto agente poteva
ricoprire il ruolo astrattamente definito per agente-modello

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8) Limiti del dovere di diligenza: a) rischio consentito


- deroghe al rispetto delle norme di diligenza precauzionali:
a) rischio consentito o adeguatezza sociale
b) principio dellaffidamento
- rischio consentito = soglia di pericolosit e rischio ammissibili per
svolgere certe professioni di utilit sociale (ma non superabile, senn c
comunque una violazione dei criteri di diligenza)
- es. circolazione auto, ferrovie e aerei, attivit tecnologicamente complesse,
produzione esplosivi o veleni, ricerca medico-scientifica ecc.
- rischio consentito = accettato da prassi (criteri fattuali)
- sono anche ammissibili autorizzazioni amministrative che rendono lecito lo
svolgimento di attivit pericolose (giuridicamente pi valide ma deve rimanere
sempre il rispetto delle norme precauzionali)
9) Segue: b) principio dellaffidamento e comportamento del terzo
- il il soggetto agente deve ctrl comportamento non diligente dei terzi: 2 casi:
1) se legge prescrive che il soggetto
agente
doveva
ctrl
3 e
impedirgli comportamenti lesivi = il soggetto agente responsabile
2) se il il soggetto agente obbligato dagli usi sociali di una certa collettivit
(non dalla legge)
a) se 3 = colposo - il soggetto agente non responsabile (principio
dellaffidamento (PdA) = si presume che ciascuno abbia capacit di ctrl dei
propri comportamenti e adotti
la
giusta
diligenza)
- il
singolo
risponde per i propri comportamenti - no c PdA se mi affido a un 3
inaffidabile.
b) se 3 = doloso - il soggetto agente non responsabile (ancor di pi)
perch ciascuno risponde solo di proprie azioni
- comunque deroghe a principio di cui sopra (specie se il il soggetto agente
posto a vigilanza di beni di rilevanza sociale, da difendere contro ogni tipo
di attacco oppure

il

il

soggetto

agente

deputato a ctrl di fonti

di

pericolo armi, veleni ecc.- cui 3 pu accedere specie se si sa che li userebbe


male-)

10) Causazione dellevento


-

evento = concretizzazione materiale


comportamento non diligente

del

rischio

connesso a

un

- i problemi ci sono per se il nesso causale e lazione non diligente


provocano evento dannoso (che si sarebbe comunque verificato anche senza
il comportamento non diligente)
- evento lesivo = realizzabile solo se deriva da una violazione della condotta
diligente da parte del il soggetto agente (che la norma precauzionale mira a
prevenire)
- prevenzione evento: 2 modalit di considerazione:
1) giudizio di prevenzione astratto = legislatore prevede che la semplice
violazione di una norma precauzionale porti alla causazione assoluta e
determinata di evento lesivo previsto (non c lanalisi concreta dellevento
lesivo)
2) giudizio di prevenzione
volta 2 orientamenti:

concreto

(preferibile)

valuta

sua

a) correttivi dellaccertamento causale: accertano che:


1) evento sia davvero causato da azione non diligente; e
2) evento si sarebbe comunque verificato anche adottando
comportamento diligente.
b) aumento del rischio: azione non diligente ha aumentato probabilit che
evento lesivo si realizzi.

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SEZIONE II
ANTIGIURIDICIT 1) Premessa
- anche per RC = esistono cause di giustificazione che escludono antigiuridicit
del fatto
- dottrina e prassi - RC come RD(olosi) per cause di giustificazione.
2) Consenso dellavente diritto
Edifficile prevedere RC se soggetto passivo sia consenziente (ma possono
esserci dei casi) Il soggetto-passivo potrebbe consentire a certo
comportamento senza
per
volere conseguenze
negative
ad esso
connesso (es salgo su moto di amico sapendo che percorreremo strada
sconnessa: se cado il guidatore ha esimente)
- a volte poi metto a rischio la vita per necessit (es. equipaggio che segue
capobarca in mare): se
un
pescatore muore basta
controllare che
comandante avesse adottato norme precauzionali per ridurre il rischio
- attivit medica e sportiva = ambiti tradizionalmente classici di applicazione
dello sgravio di responsabilit per consenso di avente diritto
3) Legittima difesa
- legittima difesa = reazione a unoffesa grave perpetrata contro propria
persona (a cui non si pu fare a meno di reagire)
- commetto reato colposo mentre mi sto difendendo legittimamente?
plausibile (es. giovane aggredito estrae arma; aggressori tentano di
disarmare ma parte per sbaglio un colpo che uccide un aggressore
scriminante).
4) Stato di necessit
- stato di necessit (SdN) = pi come causa di esclusione di pena
causa di giustificazione

che come

- SdN = il soggetto commette un fatto illecito per esservi stato costretto


dalla necessit di salvare s o altri da un danno grave a persona, non causato
da lui n evitabile
- SdN in RC = quando condotta necessitata ascrivibile a comportamento
che viola la diligenza dovuta per una specifica condotta
- se non viola diligenza - NO SdN e NO risarcimento ex art. 2045
cc perch comportamento = conforme a norme di diligenza.

SEZIONE III
COLPEVOLEZZA -

1) Struttura psicologica della colpa


- criterio di colpevolezza = per imputazione soggettiva del fatto di reato a
autore anche in RC: colpa ricorre come elemento per
determinare
colpevolezza del reo quando non c volont di commettere fatto illecito (il
soggetto agente non deve volere coscientemente il fatto illecito poi
realizzatosi). Tipi di colpa:
a) colpa propria: mancanza assoluta di volont del il soggetto agente di
realizzare evento lesivo
b) colpa impropria: se c elemento involontario di natura eccezionale
(anche se il soggetto agente ha voluto evento lesivo - NON DOLO perch il
soggetto agente non ha voluto anche realizzazione di intero fatto tipico)
c) colpa cosciente: il soggetto agente non vuole evento lesivo ma
nonostante ci agisce e se ne assume i rischi (es. Tizio lancia una bottiglia
perch dei bambini fanno chiasso in cortile: non vuole colpirli, ma, per
sbaglio, ferisce al viso un bambino - reato colposo anche se altri non
percepiscono questo-)
d) colpa incosciente: il soggetto agente non vuole fare danno e non sa
neppure di porre in pericolo IL BENE GIURIDICO con suo comportamento
non diligente (ipotesi pi frequente nella realt).

2) Una misura soggettivadel dovere di diligenza


- tipicit = regole diligenza valutate con criterio oggettivo
- colpevolezza = regole valutate con criterio basato su cd misura soggettiva
(valuta se comportamento difforme da diligenza di il soggetto agente viola
una fattispecie tipizzata dalla legge)
- non valutabili TUTTE le caratteristichepersonali del il soggetto agente (si
giustificherebbe azione come unica possibile)
- semmai si confrontano le azioni del il soggetto agente con le azioni di un
agente-modello (homo eiusdem condicionis et professionis)
- non importano le istanze emotive o le caratteristiche caratteriali del
il soggetto agente (ci sono dubbi anche se tener conto di caratteristiche
fisiche-intellettuali del il soggetto agente stesso)

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3) Il gradodella colpa
- grado di colpa = valutazione di giudice su quanto il comportamento non
diligente del il soggetto agente sia grave
- art. 133 cp: menziona g
rado di colpafra indici di commisurazione della pena
affidando a giudice la commisurazione della pena a FTvo grado di colpa
- 2 fasi per calcolare grado di colpa:
1) calcolare quanto comportamento Effettivamente tenuto da il soggetto
agente si discosta dallo standard comportamentale (secondo i normali canoni
di diligenza).
2) verificare quali siano cause soggettive che spingono il il soggetto
agente a discostarsi dal modello comportamentale prescritto dalla legge (2
canoni di diligenza).

4) Cause di esclusione della colpevolezza


- anche per RC = cause di esclusione della colpevolezza ( = particolari
circostanze anomale che incidono su esigibilit di comportamento diligente
che il soggetto agente doveva tenere)
- cause tipizzate (vedi ad es. caso fortuito, forza maggiore, costringimento
fisico, ecc.) o no?
- piuttosto il problema vedere circostanze (spesso di natura psicofisica)
che non sono codificabili in legge scritta

SEZIONE IV
LA COOPERAZIONE COLPOSA -

1) La disciplina prevista dallart. 113 cp Caso 56 Il proprietario di unautomobile


affida a una persona priva di patente il proprio mezzo (e lo sa): laffidatario provoca
lesioni a terzi per la propria inesperienza alla guida.
- anche nel RC esiste un concorso di persone nel reato ma viene chiamato
diversamente:
- art. 113 cp: concorso di persone (RD) implica una cooperazione
colposa (RC)
- 2 orientamenti:
1) cooperazione colposa se legame tra 2 o pi il soggetto agente = di
natura psicologica (uno istiga un altro ad avere condotta non diligente)
- 1 parte di dottrina crede che basti sapere di concorrere ad un
comportamento non diligente
- 1 parte crede che basti sapere del comportamento colposo del il soggetto
agente
2) concorso di cause colpose indipendenti = NON esiste legame tra 2 o
pi il soggetto agente (che comunque non vogliono evento lesivo)
- art. 113 cp: nel delitto colposo, quando levento stato cagionato dalla
cooperazione di pi persone, ciascuna di queste soggiace alle pene stabilite per il
delitto stesso. La pena aumentata per chi ha determinato altri a cooperare
nel delitto, quando concorrono le condizioni stabilite nellart. 111 e nei numeri 3 e
4 dellart. 112
- art. 113 cp: descrive la fattispecie incriminatrice (tipizza comportamenti
colposi atipici che non rientrano in alcuna fattispecie incriminatrice di parte
speciale)
- PRIMA di considerare soggetto e colpevolezza = considerare CARATTERE
COLPOSO di simili circostanze atipiche gi sul piano MATERIALE (perch
il comportamento gi effettivamente capace di determinare in concreto
una condotta non diligente)
- responsabilit colposa di tutti i concorrenti = solo se le singole
condotte non sono conformi alla diligenza e violano regole
di
comportamento precauzionale prescritta dalla legge
- art. 113 = solo per comportamenti colposi a forma vincolata (solo
previsti da legge)
- art. 113 opera solo nellambito della colpa cd. cosciente (c colposit
concorrente solo se il concorrente atipico ha consapevolezza di colposit
della condotta dellattore principale)

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- caso 56: proprietario viola norma di prudenza di non prestare macchina a


chi non ha patente (quindi non importa art. 113) - prima si guarda la
fattispecie monosoggettiva (art. 590)

PARTE QUARTA
IL REATO OMISSIVO CAPITOLO I
IL REATO OMISSIVO SEZIONE I
NOZIONI GENERALI Caso 57 Testimoni di Geova interrompono trasfusioni a figlia (che muore per
anemia) malata di thalassemia omozigote; anche i vicini sanno che bambina ha
bisogno di trasfusioni, ma non intervengono.
Caso 58 Durante preparativi di gara di nuoto un filantropo prevede pericolo per
nuotatori e paga in segreto 1 barcaiolo, che per non presta soccorso quando dovrebbe e
lascia morire 1 nuotatore.
Caso 59 Ufficiale di polizia giudiziaria, sapendo che alcuni suoi amici vogliono
andare con prostituta su spiaggia, non impedisce il fatto cui per assiste senza
parteciparvi direttamente.
1) Premessa.
Si tratta di reati non solo commissivi o di azione; anche reati omissivi (RO;
teoricamente uneccezione, perch si richiede a soggetto non solo di non
commettere reato ma anche di agire per impedire che avvenga reato)
Oggi non costituiscono pi uneccezione alla regola, ma una vera e propria
categoria reati a s stante. Sono diversi da quelli commissivi sia per
caratteristiche assolute che strutturali (necessario quindi adattamento per
nuova categoria)
2) Diritto penale dellomissione e bene giuridico
- per reato omissivo si chiede tutela solidaristica che tiene conto di utilit
sociale (e non solo di soggetto passivo)
- rimprovero = non azione contro IL BENE GIURIDICO protetto, ma mancata
difesa di IL BENE GIURIDICO (per sua utilit futura)
- bisogna capire se IL BENE GIURIDICO viene avvertito come necessario
socialmente per il futuro (al fine di muovere eventuali obiezioni contro la non
attivazione)

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3) La bipartizione dei reati

omissivi in proprie impropri

- due categorie (per struttura e disciplina):


a) RO propri o puri: soggetto non-agente non agisce (ma legge penale
glielo imporrebbe); rimprovero per non aver agito doverosamente e non per
non aver impedito evento dannoso (es. omissione di soccorso: fattispecie
punita a s, se ferito muore: non omicidio ma omissione di soccorso con
aggravante).
b) RO impropri (o impuri) commissivi mediante omissione: rimprovero
per non aver impedito evento lesivo (ma non importa se non viene attuato
comportamento imposto da legge): es. madre che non presta soccorso a figlio
in pericolo, bagnino che non aiuta nuotatore in difficolt.
- manca per strumento legislativo che ne t
ipizzai tratti essenziali: per qt.
si rivede la categoria sopra indicata:
1) propri = RO disciplinati esplicitamente da cp.
2) impropri = RO ricavati per astrazione da reati di azione espressi da cp (ma
il RO non indicato dal cp).

SEZIONE II
STRUTTURA DEL REATO OMISSIVO I) Tipicit
A) La fattispecie del reato omissivo proprio
1) Situazione tipica
- elementi strutturali di RO propri = deve essere indicata da legislatore
(proprio come qualsiasi reato di azione).
- situazione tipica: serie di presupposti concreti su cui si fonda lobbligo
giuridico di agire.
- fini: elencati da legislatore che li ricava da natura sociale (implicitamente)
o da norma giuridica.
- specificazione di situazione tipica: 1) ricorso a elementi descrittivi (base
empririco- sociale, da verificare scientificamente) 2) ricorso a elementi
normativi (di carattere giuridico, distanti dal dato sociale e empirico, dati
tecnico-giuridici).
- quindi distinzione:
1) situazione tipica pregnante: soggetto che omette doveva tenere
comportamento dettato da norme sociale (anche se non conosce obbligo
giuridico)
2) situazione tipica neutra: soggetto omette azione perch non conosce
norma giuridica (penale) non essendo ricavabile da norma sociale quotidiana
2) Condotta omissiva tipica e possibilit di agire
- condotta omissiva tipica = soggetto trascura di attivarsi per rispondere
allobbligo di agire che si ha quando si realizza lastrazione di fattispecie
incriminatrice di parte speciale
- necessaria per la possibilit materiale di agire: non impedimenti psico-fisici
o di natura esterna per soggetto (che gli possano precludere azione doverosa)
- se impedimenti (esterni o psico-fisici) s-n-a escluso da imputazione per
reato omissivo
- se pluralit di persone obbligata ad agire: basta che UNO SOLO agisca per
liberare tutti dalla responsabilit di condotta doverosa.

Riassunti studiati e scritti da


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B) La fattispecie obiettiva del reato omissivo improprio


3) Premessa: autonomia della fattispecie omissiva impropria e principio di
legalit
- visto come simile a reato commissivo (qui per s-n-a doveva impedire reato
altrui).
- es. art. 575 punisce chi cagiona morte altrui (non solo agendo, ma
anche non impedendo)
- art. 40 cpv cp: clausola di equivalenza: n
on impedire un evento, che si ha lobbligo
giuridico di impedire, equivale a cagionarlo
- lart. 40 prevede che il RO sia species del genus del reato commissivo (una
sua forma attenuata)
- tuttavia NON c
questa equivalenza - RO categoria perfettamente
autonoma (anche se fonda le radici in una norma di comando)
- giudice = ruolo difficile perch deve:
1)
richiamare
fattispecie
incriminatrice
commissiva
per
ricavare
parametri di configurazione di RO improprio.
2) circoscrivere comportamenti non adottati che portano allevento lesivo.
4) La sfera

di operativit dellart. 40 cpv. cp

- se si pone clausola di equivalenza (art. 40 cpv cp) tra non impedire e


agire - si ha unestensione autorevole della
mbito di punibilit del fatto.
- per art. 40: soggetto punibile sia per commissione che
per omissione
(essendo 2 circostanze comportamentali equivalenti, almeno 2 la norma).
- nella pratica vengono puniti pi frequentemente i comportamenti
commissivi (es. reati di mano propria: richiedono un comportamento attivo del
il soggetto agente).
- pi difficile: puniti per ricorrenza di entrambe
le
situazioni
(sia
commissione che omissione es. perch il soggetto non agente aveva ruolo
sociale particolare).
- ambito effettivo di attuazione di art. 40 cpv: reati di evento (dove si pu
ravvisare nesso causale tra fatto omissivo o commissivo e evento lesivo).
- NON ci pu essere clausola di equivalenza per i reati di evento (reati che
attengono solo una condotta positiva - reato solo se c condotta attiva).
- semmai art. 40 per reati causali puri (reati per cui basta realizzarsi
dellevento, senza che questa circostanza sia connessa a commissione o
omissione specifiche) - NON CEil presupposto del nesso di causalit reatoevento).
- inoltre art. 40 cp: anche per partecipazione mediante omissione a reato altrui

- fattispecie: reato materialmente commesso da uno dei compartecipi ma che


poteva essere impedito da un altro compartecipe (che aveva lo
bbligo giuridico
di impedirlo ma che non lo fa).
- ma la partecipazione mediante omissione = NON
(rientra quindi nei reati causali puri gi affrontati)

Etipizzata

da legge

5) Situazione tipica
- situazione tipica = reato omissivo improprio
- situazione tipica = complesso di presupposti di fatto che danno vita a
situazione di pericolo per il IL BENE GIURIDICO, cosa che rende attuale
lobbligo per il garantedi attivarsi a protezione dello stesso.
- es. la presenza di nuotatore inesperto obbliga il bagnino ad attivarsi per
evitare levento- morte o altri eventi-lesivi)
6) Omesso
causalit

impedimento

dellevento

ed

equivalente

normativo

della

- altro reato omissivo improprio = condotta omissiva (il s-n-a omette e levento
capita solo per sua omissione).
- condotta omissiva di mancato impedimento da connettere a evento non
impedito (per capire nesso di causalit).
- causalit = NON pu derivare dalla semplice mancanza di azione, ma se il sn-a omette una
zione prevista (1 impedimento) che favorisce implicitamente
anche evento lesivo, evitabile (2 impedimento).
- per valutare nesso di causalit tra condotta omissiva e evento non impedito
- giudizio prognostico (condotto ex ante in via ipotetica dal giudice)
- giudice valuta se lomissione del s-n-a ha causato levento (senza condotta non evento).

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- applicazione della formula della condicio sine qua non (gi vista per i reati
commissivi) - lo
missione era necessaria per il verificarsi dellevento lesivo?
- CSQN: d probabilit vicina alla certezza? Sempre meglio usare criteri pi
stabili del semplice giudizio ipotetico (es. metodi statistico-matematici),
soprattutto se CSQN d un esito medio-basso.
- es. caso 57: genitori testimoni di Geova incriminabili per omissione
(trasfusione non garanzia automatica di salvezza, ma mancanza trasfusione ha
sicuramente causato morte); i vicini no, hanno il generico obbligo di chi si
imbatte in una persona in pericolo.
- caso 59 (agente non impedisce prostituzione): un rigido ancoraggio alla
teoria formale obbligherebbe lagente di polizia giudiziaria a impedire levento
di prostituzione (senn sussiste un concorso nel delitto).
7) La posizione di garanzia
- non SEMPRE c lo
bbligo del cittadino di attivarsi al fine di evitare evento
lesivo (ci sarebbe troppo condizionamento per la libert di comportamento del
singolo).
- obbligo di attivarsi = eccezione (che soggetto deve adottare se c un
obbligo giuridico).
- dottrina e giurisprudenza hanno sempre trascurato qt.
aspetto
(creando cos ipotesi sbagliate in materia, confusione tra etica e diritto: cfr il
caso della giurisprudenza tedesca nazista che ammetteva il non obbligo per
il figlio di impedire morte del padre, visto che dalla parte del codice civile sul
diritto di famiglia questo non si rilevava).
- fonte di obbligo giuridico di attivarsi: cd trifoglio:
1) legge (penale o extrapenale es. diritto pubblico o di famiglia -; no estensione
art. 40 cp a altre branche del diritto)
2) contratto (es. baby sitter incaricata di sorvegliare)
3) precedente azione pericolosa (chi compie azione pericolosa
deve poi
attivarsi perch dalla sua azione non derivino eventi lesivi) es. chi apre una
buca in strada deve attivarsi per evitare che un ignaro passante ci cada
dentro.
- art. 40 cp: troppo generico nel definire reati omissivi impropri (lascia
quindi
al legislatore ampli margini di discrezionalit nel regolare la
fattispecie e determinare la responsabilit per omesso impedimento).
- necessario quindi che legislatore fissi con legge (stabile) limiti di
responsabilit di s-n-a.

- non tutti hnno lobbligo di attivarsi: necessario individuare la posizione di


garanzia (indica rapporto vincolante di tutela tra il soggetto chiamato ad
attivarsi e il IL BENE GIURIDICO da proteggere, attesa lincapacit totale o
parziale del titolare del IL BENE GIURIDICO a difendere autonomamente i
propri interessi).
- garanti = identificati da legge per obbligo di attivarsi come soggetti
terzi rispetto al titolare del bene (aiutandolo se non riesce a tutelare il IL
BENE GIURIDICO).
- posizioni di garanzia assumibili dal soggetto-garante:
a) posizione di protezione:
per neutralizzare TUTTI i possibili pericoli
contro IL BENE GIURIDICO (da qualsiasi fonte promanino)
b) posizione di controllo: per neutralizzare ALCUNE specifiche fonti da
cui possono provenire ALCUNI specifici pericoli per IL BENE GIURIDICO
- posizioni di garanzia (sia di protezione che di ctrl):
1) originarie: sorgono in capo al soggetto perch dotato
personale specifica (o riveste un determinato ruolo sociale).
2) derivate: trasferite
(spesso per contratto).

dal

soggetto

detentore

a un

di

qualifica

altro

soggetto

- contratto = necessario che:


1) titolare originario del
IL BENE GIURIDICO protetto intervenga
chiedendo la garanzia.
2) il nuovo garante accetti lobbligo di tutela a titolo derivato.
- obbligo contrattuale (penale) permane anche nel caso che il contratto non sia
valido a fini civilistici.
- posizione di garanzia assumibile anche spontaneamente (senza che ci sia
un obbligo giuridico in tal senso).
- posizioni principali di garanzia = assunte con legge (le pi frequenti emergono
dal diritto di famiglia, es. genitori per tutela dei figli, che essendo
minori, non sono capaci di provvedere a s stessi e alla cura dei propri
interessi).
- altro es.: posizione di garanzia reciproca dei coniugi garanti reciproci per
beni ad essi singolarmente appartenenti.
- posizioni di garanzia anche per contratto o per assunzione spontanea.
- posizioni di controllo su fonti di pericolo: 2 condizioni:
a) il titolare del IL BENE GIURIDICO non pu provvedere.
b) il garante deve avere davvero controllo sulla fonte di pericolo.

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- spesso gli obblighi di posizioni di controllo derivano dalla legge (es. datore di
lavoro ha obbligo di proteggere dipendenti per i danni alla loro persona)
- alcuni soggetti-garanti obbligati per legge (es. le forze di PS hanno obbligo
generico di proteggere la collettivit).
- posizioni di controllo anche per contratto o per assunzione spontanea.
8) La distinzione tra agiree ometterenei casi problematici
- quando si connette la condotta omissiva a certi reati (specialmente
reati di azione) possono nascere problemi.
-2 circostanze:
1) Reato Colposo = spesso si individua condotta omissiva (perch il soggetto
che agisce senza diligenza in un certo senso
commette uno
missione) eccessivo ricorso a reati omissivi (facendo dimenticare il RC) - non
corretto (sono 2 tipi <>, anche perch non c SEMPRE la qualit di garante
per il s-n-a).
- es. Tizio impedisce con la pistola in pugno a Caio di salvare Sempronio
(non omissione di soccorso ma omicidio mediante azione).
2) Reato Doloso = si individua anche qui condotta una
omissiva
(es.
impedimento nellintervento soccorritore altrui, o arresto di intervento
soccorritore personale) - ricorre una volont dolosa attiva (non la semplice
omissione di soccorso, perch non dettata da negligenza o ostacoli
esterni o psico-fisici, ma ha una precisa volont impeditiva).
- es. tiro una fune a un uomo caduto nel pozzo ma poi la ritiro (se la ritiro
prima che la usi = omissione di soccorso; se la ritiro mentre la usa: omicidio
doloso mediante azione).
- es. medico attacca la macchina cuore-polmoni a un paziente e poi la stacca
(senza ragione)- non importa se azione o
omissione
- egli
era
garante di salvezza dellammalato (il problema si pone su un altro piano).

II) Antigiuridicit.
- reato omissivo = stesse basi di antigiuridicit che nei reati di azione.
- se c causa di giustificazione per omissione = punibilit annullata.
- es. legittima difesa (soccorro un uomo che estrae una pistola e mi minaccia:
desisto per legittima difesa) v bene, m sarebbe difficilmente dimostrabile
- pi diffuso: stato di necessit (ometto di prestare soccorso
deriverebbe un danno grave alla persona).

perch mi

III) Colpevolezza.
1) Premessa
- reati omissivi = hanno una carica energetica minore dei reati di azione
- il s-n-a ha una carica di pericolosit sociale minore rispetto al il soggetto
agente del reato dazione (quindi c
una attenuazione di trattamento
punitivo)
2) Dolo omissivo
- dolo omissivo = perplessit (quanto il s-n-a pu VOLERE uno
missione se non
conosce la norma penale che impone il comportamento doveroso?)
- distinzione:
1) reati omissivi propri: fattispecie pregnante e fattispecie neutra.
a) pregnante: il s-n-a conosce la norma sociale ma la disattende.
b) neutra: deriva dalla legge che il s-n-a conosce ma
decide

di

non

rispettare; deve conoscere cio la situazione tipica e la possibilit di agire


secondo la norma.
2) reati omissivi impropri: il s-n-a viene a conoscenza della norma di
arante, ma
garanzia ma non agisce spontaneamente (il s-n-a sa di essere g
disattende la posizione di garanzia che riveste).
3) Colpa
- lomissione potrebbe verificarsi per la mancata adozione dei normali canoni di
diligenza (quindi c
colpa).
- soggetto = deve poi rappresentarsi la concreta possibilit di agire con
la normale diligenza.
- presupposti per possibilit di agire con diligenza:
1) conoscenza o riconoscibilit della situazione tipica (presupposti alla base del
dovere giuridico di agire).
2) possibilit obiettiva di agire (potersi comportare in modo da attuare la
condotta diligente richiesta dalla legge).

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3) conoscenza o riconoscibilit del fine

dellazione doverosa (se si attua

la condotta doverosa, deve essere adeguata a realizzare il fine che la norma


si propone di attuare).
4) conoscenza o riconoscibilit dei mezzi necessari per raggiungere il
fine medesimo (per avere un comportamento diligente devo usare mezzi
adeguati).
- anche qui auspicabile il ricorso ad un agente-modello per capire se il il
soggetto agente ha agito omettendo diligenza prescritta dalla legge
- inoltre necessaria una valutazione di circostanze anormali (che
distoglierebbero anche la
gente-modello)

4) Coscienza dellilliceit
- sempre per colpa cosciente: per colpa incosciente =
pura
dimenticanza (non comporta una specifica accettazione del rischio di violare
una norma di condotta diligente).
- coscienza dellilliceit = il s-n-a sa che c una norma giuridica
impone un comportamento, ma realizza comunque lomissione sapendo
ci determiner un danno).

che
che

- per avere sussistenza di colpevolezza - sufficiente che il s-n-a sappia


dellesistenza di norma penale che impone un certo comportamento
IV) Tentativo
1) Il tentativo
- sempre tentativo se reati omissivi impropri
non segue a condotta omissiva volontaria)

(quando cio evento lesivo

- reati di azione: tentativo = attuazione di azioni cui manca solo


perfezionamento per essere reato completo (cio manca evento finale)
- reati omissivi impropri (ROI): tentativo = soggetto omette di attivarsi
in modo da evitare realizzazione di evento lesivo
- connessione tra tentativo e ROI:
a) tentativo = delitto strutturalmente perfetto cui manca solo realizzazione
evento
b) ROI = soggetto non impedisce evento lesivo (che aveva obbligo giuridico
di impedire) che un reato vero e proprio (e non un tentativo)
- si pu parlare di tentata omissione?

- es.: una donna tenta di uccidere bambino non dandogli da mangiare, ma


una vicina interviene e nutre il bambino: non tentata omissione ma
omissione tentata (la cosa pi importante il tentativo che si realizza
MEDIANTE lomissione).
- il tentativo nei reati omissivi propri (ROP) inammissibile.
- ROP = mancata adozione di condotta che la legge penale prescrive di compiere
- connessione tra tentativo e ROP = vedi i termini prescritti da legge:
1) tentativo incerto = se legge penale prescrive un certo comportamento
entro un certo tempo e il soggetto non agisce PRIMA della scadenza - non
tentativo perch non sono ancora decorsi i termini (il s-n-a potrebbe
agire).
2) tentativo inesistente = se il tempo utile passato - non tentativo ma un
reato vero e proprio (realizzato e consumato).
- non esiste quindi unomissione tentata per il reato omissivo proprio (il
tentativo, dallomissione, non esiste mai).
- la dottrina pi recente prevede che un tentativo di omissione se il
soggetto adotta comportamenti diretti in modo non
univoco a non
adempiere alla norma giuridica di comando (soprattutto se il termine non
scaduto) - omissione tentata.
- anche in qt. caso il protagonista il tentativo (realizzato mediante omissione).
- se si pone accento sulla semplice omissione (per avere tentativo)
- c un problema di decorso del tempo utile.
- se invece si pone accento sul comportamento del soggetto che si
preordina nella situazione oggettiva in cui pu solo realizzare omissione omissione tentata! (possibile a questo punto anche nel reato omissivo proprio).

V) Partecipazione criminosa
1) Partecipazione nel reato omissivo
- i criteri del concorso di personesono facilmente identificabili (e si applicano
allazione E allomissione).
- concorso in o missione:
a) concorso mediante omissione nel reato omissivo: nessuno dei soggetti,
tutti tenuti ad agire, agisce (basta solo analizzare il comportamento di un
singolo soggetto).

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2) Presupposti e limiti della partecipazione mediante omissione del


reato commissivo
b) concorso mediante commissione in reato omissivo: soggetto AGISCE
istigando un altro a non agire.
c) concorso mediante omissione in reato commissivo: SOLO se il s-n-a
aveva lobbligo giuridico di agire per evitare la messa in pericolo o la
lesione del IL BENE GIURIDICO (era cio titolare di una posizione di garanzia)
- condotta del 1 soggetto = omissiva (non agisce come garante) a fronte
della condotta del 2 soggetto (commissiva).
- garante o concorrente: problemi: (garante deve agire per impedire
che pericolo naturalistico comprometta il IL BENE GIURIDICO).
- se chiamato come concorrente perch doveva proteggere IL BENE
GIURIDICO - esclusa quindi la sua qualit di garante (art. 40 cp)?
- risposta = NO: il garante risponde per TUTTE le ipotesi considerate
- come considerare ruolo di concorrente del garante?
a) coautore? - mette in essere i comportamenti tipici del dolo (anche se
eventuale).
b) complice? - rimane inerte, mostrando mero compiacimento (si limita
a coadiuvare reato pur non partecipandovi materialmente).
- in Itali: la dottrina vede come complicit la possibile omissione del garante
(quindi - ANCHE UNA SEMPLICE OMISSIONE = pu essere AIUTO
DEL COMPLICE)

PARTE QUINTA
LA RESPONSABILIT OGGETTIVA CAPITOLO I
LA RESPONSABILIT OGGETTIVA -

1) Premessa
- nel nostro OG: oltre al dolo e alla colpa (come canoni di imputazione) c
anche la - responsabilit oggettiva (RO: art. 42 cp).
- art. 42 cp 2 comma: di un fatto delittuoso si risponde a titolo di dolo o
colpa (quanto a preterintenzione).
- art. 42 cp 3 comma: la legge determina i casi nei quali levento posto
altrimenti a carico dellagente, come conseguenza di una sua azione o omissione
- altrimenti = altro parametro di imputazione responsabilit oggettiva.
- RO = residuale quando gli altri 2 non usati per imputare la responsabilit al
il soggetto agente.
- RO = quando esiste solo nesso di causalit oggettiva tra azione del il
soggetto agente e levento.
- in passato: la RO veniva per punire tutti i crimini di reo-peccatore.
- Illuminismo vede la RO come strumento generico di prevenzione della
pena (idea presente ancor oggi nel nostro OG).
- oggi = si ricorre alla RO a fini di prevenzione deterrente?
- RO non valida allora perch il reo spesso non esperto di DP e quindi non
capisce la differenza tra:
- responsabilit colpevole <> responsabilit obiettiva
- la RO non sarebbe valida neppure se nel processo non
si riescisse a
provare il reato (e quindi il reato stesso fosse da imputare su base oggettiva)
2) Responsabilit oggettiva e principi costituzionali
- art. 27 Cost.: richiama circostanza che la responsabilit penale
personale(esclude quindi che qlcuno possa essere incriminato per colpe altrui,
ma non esclude neanche che si possa usare la fattispecie della RO).
- soggetto risponde solo di ci che ha commesso personalmente, ma
oggettivamente, anche se non ha agito per dolo o colpa.
- nella RO = non necessario parlare di colpevolezza (c
olpae quindi
colpevole- richiedono almeno unaccusa di negligenza o comunque di condotta
non diligente).
- con la RO viene meno anche il presupposto educativo della pena (il
soggetto non sentendosi colpevolenon deve essere r
ieducato). Acquario.80@libero.it

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- inoltre senza dolo o colpa sarebbe troppo pesante accusare per RO i


soggetti (grave limitazione a libert personali).
- per qt: la RO incostituzionale (quindi bisogna sempre ricorrere ai canoni di
dolo o colpa per limputazione penale).
- incongruenza tra principio di RO e il principio costituzionale
di
personalit della responsabilit
penale
potrebbe
condurre a
reinterpretazione di diritto ordinario in materia penale (e conseguente
necessit di conformare il DP ai rilievi costituzionali).

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3) Casi di responsabilit oggettiva pura


- due tipi di RO:
1) RO pura
2) RO mista a dolo e a colpa
-RO pura:
a) aberractio delicti: commissione di reato diverso da quello voluto (il reato
diverso imputato al il soggetto agente sulla base di RO, ma le sanzioni
vengono prese da quelle previste per la colpa).
b) responsabilit del concorrente per reato diverso da quello voluto: di
natura oggettiva (anche se il partecipe non ha voluto quel reato basta per
lesistenza del nesso di causalit materiale).
4) Segue: reati di stampa
- classico esempio di RO pura: reato a mezzo stampa (art. 57 cp) imputabile al
direttore e vicedirettore di un giornale che devono controllare il tenore degli
articoli scritti dai propri redattori (approvando solo quelli opportuni)
- legge 127/1958: riforma dellart. 57 cp. introduce il concetto di colpa
(negligenza nel controllo) da parte del direttore - RO mista a colpa.
- il direttore non deve controllare gli articoli (questo limiterebbe la libert di
stampa).
- se per il direttore appoggia un articolo penalmente doloso? -
responsabilit concorrente o autonoma?
- responsabilit di direttore = autonoma (ma se invece il direttore appoggia un
articolo che sa scritto con intento doloso - = concorrente doloso).
5) Casi di responsabilit oggettiva mista: la preterintenzione
RO mista dolo/colpa: reati
va OLTRE LINTENZIONE).

preterintenzionali

(preterintenzionale =

- art. 43 cp: canonizza la preterintenzione come criterio di imputazione


autonomo rispetto a dolo e colpa.
- nel nostro OG: ci sono 2 casi di reato preterintenzionale previsti dalla legge:
1) omicidio preterintenzionale (art. 584 cp): un soggetto procura lesioni e
percosse a un altro soggetto che quindi muore (il soggetto agente non voleva la
morte, ma il reato di omicidio conseguenza che si realizza oltre le
intenzionidel soggetto stesso).
2) aborto preterintenzionale (art. 18 comma 2 legge 194/78): le percosse
a una donna incinta comportano la perdita del bambino (laborto andava oltre
le intenzionidel il soggetto agente).
- entrambi sono considerati come reati con RO mista a dolo.
Acquario.80@libero.it

Riassunti studiati e scritti da


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- 1 reato imputabile per dolo; 2 non per colpa (non si adotta un


comportamento negligente) ma per oggettivo nesso di causalit materiale tra
azione esercitata e evento realizzatosi.
- la dottrina ha manifestato dubbi contro. preterintenzione come contro la RO
6) Segue:

i reati

aggravati dallevento.

- reati aggravati dallevento (RaE): a


affianca evento pi grave del primo- i
ma sono riscontrabili anche in reati
- i RaE sono imputabili al il soggetto

un fatto-base (gi di per s reato) si


RaE si hanno spesso nei reati dolosi,
colposi, omissioni e contravvenzioni
agente per RO (nesso di causalit) non

importa se voluto o meno da il soggetto agente stesso


- oggi: non c pi esclusione a priori dellimputazione dolosa o colposa al il
soggetto agente - le
vento pi grave comporta lapplicazione della fattispecie
pi grave (configurabile con dolo o colpa) ancora un tipologia mista di RO
7) Segue:

ulteriori ipotesi

- art. 44 cp: condizioni obiettive di punibilit: subordinazione di un evento


lesivo al verificarsi di una condizione il colpevole risponde di un reato
anche se levento, da cui dipende il verificarsi della condizione, non da lui
voluto.
- il fatto quindi imputato al il soggetto agente per puro nesso causale
(quindi RO) anche se il soggetto agente NON VUOLE un evento lesivo
- levento lesivo dipende dal verificarsi della condizione (causa obiettiva non
voluta dal il soggetto agente)
- codice penale: NON definisce le condizioni obiettive di punibilit, ma fissa
2 caratteri:
1) avvenimento del mondo esterno NON voluto da il soggetto agente.
2) estraneit alla condotta illecita.
- dottrina: condizioni obiettive di punibilit = avvenimenti futuri e incerti,
estranei a azione illecita, il cui verificarsi necessario per avere la punibilit
del reato (ma non per la sua semplice esistenza).
- condizioni:
1) intrinseche - contribuiscono ad approfondire la lesione a IL BENE
GIURIDICO protetto.
2) estrinseche - non sono a ci preordinate.
- c RO = solo nei casi in cui ricorrono
circostanze
obiettive
di
punibilitcon forza intrinseca.
- per condizioni obiettive di punibilit - vedi parte VII capitolo 4

Acquario.80@libero.it

PARTE SESTA
CONCORSI DI REATI E CONCORSO DI NORME CAPITOLO I
CONCORSO DI REATI Caso 60 Un automobilista, frettoloso di arrivare sulle piste da sci guida male e uccide
pi persone scivolando sul ghiaccio.
Caso 61 Un borseggiatore ruba un portafogli sul tram ma il derubato si ribella;
interviene un poliziotto ma il ladro si divincola e fugge agendo con violenza contro
derubato e agente.
Caso 62 Tizio tende un agguato e gambizza Caio (che lo ha offeso) con una pistola
rubata e senza porto darmi.
1) Premessa
- concorso di reati = 2 accezioni.
1) concorso materiale di reati = il soggetto con pi azioni o omissioni si
rende.
autore di pi reati (la sanzione sar la sommatoria delle pene previste per ogni
singolo reato commesso).
2) concorso formale di reati: il soggetto con una sola azione compie pi
reati (sanzione = pena del reato pi grave aumentata fino al max del TRIPLO).
2) Unit e pluralit di azione
- unitariet di azione =

quando si

realizzano i presupposti minimi della

fattispecie incriminatrice (anche se qt raggiunto con compimento di pi atti


naturalistici - UNA azione)
- azione unitaria:
1) contestualit degli atti: tra diverse azioni naturalistiche non
c un lasso di tempo sufficiente perch il il soggetto agente poteva intervenire
per evitare reato.
2) unicit di scopo: tutte le azioni naturalistiche devono essere
finalizzate al medesimo evento lesivo.
- es. lomicidio commesso con una serie di pugnalate sulla vittima: si tratta di
UNA azione (anche se si compiono diversi atti naturalistici, non distanziati da
lasciare il tempo per il ripensamento).
- lOG ritiene che tutti i fatti siano
incriminatrice di parte speciale (cio lo
micidio)

riconducibili alla

fattispecie

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Acquario.80@libero.it

- quindi la legge penale considera che una sola delle pugnalate inferte sia
idonea a realizzare il fatto di reato chiamato omicidio(non importa quindi se il
il soggetto agente arriva a ci con pi azioni naturalistiche - pi pugnalate).
- c unit di azione anche per i delitti cd di durata (es. sequestro di persona).
3) Unit di azione nei reati colposi e nei reati omissivi
- il concorso di reati possibile nei: reati dolosi, reati colposi e nelle omissioni:
a) reati colposi = c unit di azione quando evento si verifica 1 sola volta (anche
se violati pi volte gli obblighi di diligenza).
- se invece ci sono pi eventi dannosi: - il il soggetto agente aveva il tempo
per impedire il fatto?
1) s e quindi pluralit di zioni (gli atti non sono contestuali e quindi NON c
unit di azione).
2) no - c unit di azione
b) reati omissivi = c
unit di omissione solo se il s-n-a poteva impedire levento
lesivo attivandosi contemporaneamente alle diverse omissioni (in modo da
neutralizzare gli effetti per tutte quante).
- pluralit di omissioni quando, dopo la prima, il s-n-a poteva ancora
intervenire per neutralizzare le altre esiste uno stacco temporale tra le varie
omissioni.
c) reati omissivi propri = c pluralit di omissioni se lo
mittente viola
contemporaneamente pi obblighi di condotta (ma i
diversi
obblighi
potevano essere adempiuti uno dopo laltro); un eventuale unit di omissioni
invece uguale a quella dei reati omissivi impropri).
4) Concorso materiale
- concorso materiale omogeneo = il il soggetto agente con pi azioni o omissioni
viola pi volte la stessa disposizione di legge - es. A prima uccide B e dopo un
podi tempo uccide C
- concorso materiale eterogeneo = il il soggetto agente viola pi volte disposizioni
di legge diverse.
- es. A ruba unarma, quindi compie una rapina, quindi uccide B
- art. 71 cp: ipotesi che con una sola sentenza si debba pronunciare condanna
contro stessa persona.
- art. 80 cp: ipotesi che dopo una condanna si debba giudicare la stessa
persona per un reato commesso anteriormente o posteriormente
alla
condanna medesima (o quando contro stessa
condanne).

persona devono eseguirsi

pi

Acquario.80@libero.it

- codice Zanardelli = regime del cumulo giuridico (vedi meglio pi avanti).


- codice Rocco = regime del cumulo materiale (tot crimina, tot poenae) - tante
pene quanti sono i reati commessi (si applica la sommatoria delle pene previste
per ogni singolo reato).
- OGGI: c la sensazione che il cumulo materiale sia troppo pesante (il
principio di proporzionalit e legalit delle pene = non atteso).
- il legislatore successivo a 1930 ha introdotto correttivi per il cumulo
materiale.
(attenuabile in presenza di ununica sentenza per la pluralit di pene prevista ex
art. 71 cp).
- ATTENUAZIONE di cumulo materiale = se concorso di reato
comporta
applicazione di:
1) ergastolo o pene detentive temporanee
2) pene detentive temporanee o di pene pecuniarie della stessa specie
3) pene detentive temporanee di diversa specie
4) pene pecuniarie di specie diversa
- OGGI: il cumulo materiale NON viene pi usato (al max si usa la cd connessione
di reati come prevista da art. 61 n. 2 - il collegamento tra vari reati vale come
AGGRAVANTE e non come FATTISPECIE A SESTANTE)
5) Concorso formale: requisiti
- concorso formale = il il soggetto agente

con una

sola azione

viola pi

fattispecie incriminatici:
a) concorso formale eterogeneo: pluralit di violazioni commessa con
sola azione attiene a pi disposizioni di legge diverse.

una

- es. caso 61: reazione violenta del borseggiatore = sia rapina impropria (art. 628
cp) che resistenza a pubblico ufficiale (art. 337).
- confluenza di pi fattispecie = deve essere Effettiva (senn c solo
conflitto apparente di norme e quindi - unicit di reato).
b) concorso formale omogeneo: pluralit di azioni o omissioni del il
soggetto agente portano a una violazione plurima della stessa disposizione di
legge.
- per CFO necessario guardare a quante volte una medesima azione vola
la medesima fattispecie incriminatrice
- es. caso 60 (guidatore uccide pi persone?) o se con una bomba uccido pi
persone ecc

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

- loffesa a singola persona o diverse sicuramente facile da verificare


- ben pi difficile verificare loffesa ai beni naturalistici (non vero che
la violazione di pi soggetti passivi diversi comporta una pluralit di reati)
6) Segue:

disciplina giuridica

- art. 81 cp: - disciplina del concorso formale di reati e del regime


sanzionatorio.
(abbandona del tutto il principio del cumulo materiale).
- pitosto - cumulo giuridico (visto che la pericolosit sociale di chi con una
sola azione compie pi delitti minore dei veri destinatari del cumulo materiale).
- cumulo giuridico = al il soggetto agente viene applicata la pena prevista per il
reato pi grave tra quelli commessi, aumentata di un valore proporzionale
fisso (determinato con legge) che non deve superare il TRIPLO della pena-base
- il cumulo giuridico applicabile anche in caso di concorso di pene di specie
diversa? (es. pecuniaria e detentiva, delitti e contravvenzioni).
- problemi anche per la revisione della figura del reato continuato
7) Reato continuato: premessa
- reato continuato: tipologia particolare di concorso materiale - realizzati pi
reati per mezzo di pi azioni o omissioni (ma con medesimo disegno criminoso).
- rispetto al normale concorso materiale - riprovevolezza minore per autore
(consuma pi reati, ma per un programma preciso, cosa che lo rende meno
condannabile, nellottica sociale, del criminale senza scopo preciso)
- per qt. a reato continuato si applica il cumulo giuridico e non cumulo
materiale (applicato invece nei casi di concorso materiale).
- impo per art. 81 cp: che ci sia MEDESIMO DISEGNO CRIMINOSO
(anche se le fattispecie violano disposizioni di legge differenziate e
eterogenee).
- 3 elementi costitutivi di reato continuato:
8) Elementi costitutivi del reato continuato
1) pluralit di azioni o omissioni: no reato continuato se pluralit di azioni
o
omissioni tale solo sul piano naturalistico (cio si commettono pi atti
differenti tra loro che conducono a violazione di fattispecie diverse tra loro)
- necessario unico disegno criminoso.
- es. ripetuti impossessamenti di cose altrui (azioni differenti) devono
ricondursi a medesimo disegno criminoso (il furto) e non rimangono quindi
atti separati sul
piano naturalistico.
- anche tempi di realizzazione diversi (ma pi tempo passa
facile ravvisare medesimezzadel disegno criminoso.

e meno

Acquario.80@libero.it

2) pluralit di violazioni di legge: necessario violare pi


con pi azioni o omissioni (come per concorsomateriale).

disposizioni di

legge

- fino a 1974 (riforma): violazione di medesima disposizione di legge (cio di


stessa fattispecie incriminatrice reato continuato omogeneo).
- reato continuato eterogeneo = violazione anche di pi disposizioni legge per
avere ipotesi di art. 81 cp.
- pi che reato continuato - continuazione di reati (reati diversi realizzati
pi volte).
3) medesimo disegno criminoso: pluralit di azioni o omissioni con violazione
omogenea o erterogenea di legge deve realizzare unico scopo criminoso
- medesimezza di disegno criminoso= pdv del reo (che si prefigura persecuzione
di medesimoscopo)verificabile per oggettivamente.
- medesimezza di disegno criminoso = SOLO per reati dolosi (ogni singolo reato
deve essere voluto per arrivare a scopo finale).
9) Segue: regime sanzionatorio
- cumulo giuridico = pena per reato pi grave aumentata fino al max del triplo
secondo le indicazioni edittali.
- no per cumulo giuridico se si supera cumulo materiale delle stesse (cio si
sommano le varie pene).
- problemi:
a) cos violazione pi grave?
b) come cumulare pene eterogenee (es. reclusione e arresto, multa e ammenda).
a) cosa si intende per violazione pi grave? pena QUALITATIVAMENTE pi
grave (es. detenzione rispetto a pena pecuniaria) o QUANTITATIVAMENTE
pi elevata (es. pena con
max superiore o, a parit, pena
con minimo
superiore).
- per
pena
pi
grave:
cfr anche
attenuanti/aggravanti e
loro
bilanciamento; recidiva, consumazione Effettiva di reato (o mero tentativo)
b) possibile cumulare pene MOLTO eterogenee?
- meglio di no (per rispettare principio di legalit), ma legislatore
persegue applicazione al max e quindi ammissibilit di questo tipo cumulo
estenderebbe tantissimo il reato continuato.
- Corte

Costituzionale si pronunciata sullammissibilit di

cumulo giuridico

di pene eterogenee tra loro (nulla lo vieta, al max problemi se cumulo pene
di GENERE diverso: es. pene detentive e pene pecuniarie).
- reato continuato: figura MOLTO radicata in ITA (sia dottrina che prassi)

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

10) Segue: natura giuridica


- natura giuridica di reato continuato: - la pi vantaggiosa per il reo:
- reato continuato unico: a fini di - applicazione della pena (e decorrenza
iniziale del termine di prescrizione).
- reato continuato plurimo: ai fini - dellamnistia propria.
- della posizione del concorrente (nel concorso di persone).
- dellapplicazione delle circostanze (aggr/att).
- legge 220/1974 (legge Novelladi riforma) ha parificato le pene per
continuazione e concorso formale di reato (nel caso che il il soggetto agente,
perseguendo medesimo disegno criminoso,
azione o omissione).

commette

pi

reati

con

una

sola

Acquario.80@libero.it

Capitolo 2
Concorso apparente di norme Caso 63 Tizio si impossessa di oggetto altrui di poco valore per provvedere a un
proprio grave e urgente bisogno.
Caso 64 Caio mente a polizia e giudici per favorire lautore di un reato.
1) Premessa
- concorso apparente di norme = quando confluire di pi norme

contro.

disciplina di medesimo fatto di reato non reale ma solo APPARENTE (cio


reato, anche se sembra disciplinato dal concorso di pi norme diverse, in
realt disciplinabile con UNA SOLA norma giuridica).
- 2 requisiti quindi:
1) esiste medesima situazione di fatto (cio c un solo reato, una sola
fattispecie illecita).
2) esistono pi norme che apparentemente disciplinano medesimo fatto di
reato
(ma
non

cos:
ne
basta
una
sola!)
- a volte la legge stessa esclude espressamente lapplicazione di norme
concorr clausole di riserva.
- se le clausole non esistono: 3 criteri per avere concorso apparente di norme:
concorso app. norme: SSA Specialit Sussidiariet Assorbimento
a) specialit
b) sussidiariet
c) consunzione (o assorbimento o ne bis in idem sostanziale)
2) Specialit
- art. 15 cp: tipizza espressamente qt criterio - lex specialis derogat legi
generali: quando pi leggi penali o pi disposizioni della medesima legge penale
regolano la stessa materia, la legge o la disposizione di legge speciale deroga alla
legge o alla disposizione di legge generale, salvo che sia altrimenti stabilito
- legge speciale = contiene tutti gli elementi di norma generale ma
con
aggiunta di elementi specializzantio con sottoinsieme di casi rientranti in
quelli previsti da norma generale
- art. 15 cp: stessa materia: 3 interpretazioni:
a) stesso bene giuridico (quindi criterio di specialit ricorre solo se si
individuano norme giuridiche omogenee)
b) stesso fatto criminoso (su base di circostanze concrete, anche senza
rapporto di specialit tra loro)
- rapporto non necessariamente di genere a specie (ma comunque norme legate
tra loro.

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

3) Sussidiariet
- criterio di sussidiariet (CdS) = ricavabile implicitamente da OG (che non
ne ha una norma espressa)
- CdS = 2 norme disciplinano gradi o livelli di offensivit differenti del
medesimo IL BENE GIURIDICO
- lex primaria derogat legi subsidiariae (lapplicabilit di una norma
subordinata alla non applicazione dellaltra)
- disciplina delloffesa maggiore assorbe quella della legge sulloffesa minore non
importa il rapporto genere a specie (come per il principio di specialit) - le
due fattispecie potrebbero contenere elementi assolutamente differenti gli
uni dagli altri (il rapporto possibile anche sul piano concreto e empirico).
- sussidiariet espressa (con clausola di riserva) - es. abuso di
ufficio (art. 323) applicabile se non risultano applicabili altre fattispecie pi
gravi.
- sussidiariet tacita - es. contravvenzione per atti contrari a pubblica
decenza (art. 726) e delitto per atti osceni (art. 527) (tutelano = IL BENE
GIURIDICO, ma hanno intensit <>)
- CdS a volte difficilmente distinguibile da ASSORBIMENTO
4) Assorbimento: ne bis in idemsostanziale
- criterio dellassorbimento = il reato pi grave assorbe in s reato minore
(la sanzione comminata per il 1 esaurisce totalmente carica lesiva del 2)
- es. caso 64: mento alla polizia (favoreggiamento personale, art. 378) e poi al
giudice (falsa testimonianza, art. 372) - tra le due fattispecie non c
rapporto di specialit e tuttavia il 2 (pi grave) assorbe il 1 ma comunque
- viene punito una sola volta (per evitare violazione principio del ne bis in
idem sostanziale).
- ne bis
in idem sostanziale: divieto di attribuire due
medesimo autore un accadimento unitariamente valutabile
normativo.
- 3 sotto-categorie per principio dellassorbimento:
a) progressione criminosa
b) antefatto non punibile
c) postfatto non punibile

volte a
dal pdv

Acquario.80@libero.it

5) Progressione criminosa, antefatto e postfatto non

punibili

1) progressione
criminosa: aggressioni sempre pi gravi a medesimo
IL BENE
GIURIDICO
- reato necessariamente progressivo: progressivit = necessaria per reato
maggiore.
- reato eventualmente progressivo: passaggio da reato minore = solo eventuale
- es. prima di uccidere percuoto vittima; oppure commetto atti osceni dopo
aver compiuto atti contrari a pubblica decenza.
2) antefatto non punibile: reato
minore = strumento necessario
per
realizzare il reato pi grave (quindi il meno grave non viene punito, visto che
esaurisce la sua carica offensiva realizzando il reato pi grave).- es. possiedo
chiavi false e grimaldelli (art. 707 contravvenzione) per commettere un furto
3) postfatto non punibile: il reato minore segue il maggiore ma non punibile
(es. spendo monete false art. 455 ma prima le avevo falsificate art. 453 -)
6) Reato

complesso

- art. 84 cp: le disposizioni sul concorso di reati non si applicano quando la


legge considera come elementi costitutivi, o come circostanze aggravanti di un solo
reato, fatti che costituirebbero, per se stessi, reatocio in caso di REATO
COMPLESSO
- reato complesso = due o pi figure criminose vengono ricondotte a unico
reato (che comprende quindi gli elementi strutturali di ciascuna).
- es. delitto di rapina che comprende delitto di furto (art. 624) e violenza
privata (art. 610).
- oppure furto aggravato con violazione di domicilio (art. 625 n.1) = furto
semplice (624) pi violazione di domicilio (614)
- reati complessi in senso lato: reati che abbracciano un reato meno grave
con elementi ulteriori (che per s non sarebbero reato)
- es. violenza carnale = violenza privata pi congiunzione carnale (da solo = non
reato) - applicazione di principio di specialit
- disciplina per reati complessi:
- art. 84: disciplina generale
- art. 131: procedibilit dufficio per casi previsti da art. 84
- art. 170: comma 2: possibili cause di estinzione (la causa estintiva di un reato,
che elemento costitutivo o circostanza aggravante di un reato complesso, non si
estende al reato complesso)
- es. se amnistia applicabile a reati di furto NON applicabile a rapina
(di cui furto pure elemento costitutivo)

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

Parte Settima
Le sanzioni Capitolo 1
I presupposti teorici e politico-criminali del sistema sanzionatorio
vigente 1) Premessa
- sanzione = (in genere) rimprovero mosso ad un soggetto per aver commesso un
fatto illecito.
- in realt la sanzione segue lideologia dello Stato nel tempo.
- ad es. le cd misure di sicurezza (pi recenti in nostro OG) hanno finalit
differenti rispetto alle pene in senso stretto (es. neutralizzare carica
di
pericolosit sociale dimostrata nel commettere reato).
- funzioni pi classiche di comminazione di sanzione:
1) Retributiva: vuole creare proporzione tra reato commesso e pena inflitta.
2)Di prevenzione generale: fini deterrenti contro la societ in generale per evitare delitti
cui deve sempre seguire la sanzione.
3) di prevenzione speciale: funzione deterrente/rieducativi contro.
reo, per
non commettere pi delitti
2) Le originarie scelte

sanzionatorie del codice

Rocco

- ITA: due istanze:


1) scuola classica: vede nella pena lo strumento sanzionatorio cardinale
(ogni
soggetto ha libero arbitrio e quindi capace di autodeterminarsi a commettere o
meno il reato: la pena quindi retributiva del male arrecato alla societ
consapevolmente)
2) scuola positiva: vede nella misura di sicurezza (MdS) la sanzione da infliggere
al soggetto, che non ha libero arbitrio perch condizionato da fattori esterni
(sociale, economico, ecc.): la misura di sicurezza uno strumento rieducativo e non
di repressione
- ITA: Codice Rocco 1930: accoglie le due istanze e proclama la vigenza del
sistema del doppio binario (pena pi MdS,indifferentemente applicabili a
qualsiasi soggetto imputabile o pericolo socialmente)
- prevenzione generale = pena (ha pi presa su collettivit)
- prevenzione speciale = MdS (soggetto da rieducare deve
distolto da futuri crimini)

essere senzaltro

Acquario.80@libero.it

3) Contraddizioni e insufficienze del sistema a doppio binario


- la persona per OG ha 2 anime:
1) cosciente e autodeterminante; che viene sanzionato con una pena-retribuzione
2) uomo debole, influenzato da fattori esterni; che viene sanzionato con MdS
riabilitative e rieducative.
- sistema del doppio binario = applicabile a TUTTI i soggetti che delinquono (anche
se in base a caratteristiche): perde cos un po la sostanza differenziale che
si voleva che esistesse tra MdS e pena 4. La pena secondo la Costituzione.
- funzione rieducativa della pena = solo eventuale (obiettivo primario resta
comunque la retribuzionecome riparazione del male fatto attraverso la
comminazione di altro male).
- art. 27 Cost.: profilo rieducativo della pena da leggere SOLO in chiave
individuale (no connotazione collettiva e generica, senza
fini
di
risocializzazione).
- pena NON deve avere per carattere rieducativo generico, visto che
qt. funzione affidata alla MdS (per la dottrina lunica con carattere
rieducativo vero) - verrebbero annullate differenze del doppio binario
- se pena = MdS - doppione inutile
- semmai la caratteristica rieducativa di pena una possibilitsolo se il reo si
sottopone alla rieducazione.
- la pena deve svolgere funzione deterrente (volta a scoraggiare
delinquenti dal commettere violazioni di leggi penali).

5) Significato e limiti dellidea rieducativa


- MdS = non devessere necessariamente spalmatasu un

lasso

di

tempo (la

pena s, rieduca in modo forte e costante)


- pena = deve mantenere la funzione retributiva (la funzione educativa
solo eventuale).
- funzione rieducativa della pena: emerge dalla Costituzione (art. 25 comma
2 e art. 27 comma 3).
- la funzione rieducativa (in uno Stato democratico di diritto) =
finalizzata alla riacquisizione dei valori di convivenza sociale e buona
condotta nella vita civile persi quando ha commesso il reato ai danni della
societ.
- rieducazione: - obiettivo =
fine
di
indifferentemente da caratteristiche personali

recupero

di

soggetti

- tecnica = da calibrare sul singolo soggetto (dipende anche da disponibilit di


reo, che deve ammettere la propria mancanza per inziare il percorso di
rieducazione.

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

6) Rieducazione e prassi legislativa


- varie riforme nel corso del tempo in Italia:
a) legge di riforma 1634/1962: modificata disciplina dellergastolo
liberazione anticipata dopo 26 anni di pena.
b) 1974: riformata la sospensione condizionale della
pena
(per
ammortizzare danni di impatto
con vita carceraria)
c) riforma 354/1975: riformato ordinamento penitenziario (fini rieducativi
pi misure alternative a carcere).
- Anni 70 inasprimento carcerazione per anni di piombo; poi anni 80
miniriforma con processodi decarcerizzzione(legge Gozzini 663/1986)
- Anni 90: iniziale inasprimento
attenuazione (molto decisa)
d) legge di riforma 689/1981:

(lotta

alla mafia)

e successiva

regime delle sanzioni sostitutive delle pene

detentive brevi (soggetto di reati di


psicologicamente nellimpatto col carcere).

piccola entit

non

deve turbarsi

e) legge 689/81: commisurazione della sanzione pecuniaria in


situazione economica del reo
7) Levoluzione pi recente del
la prevenzione generale

base alla

dibattito sulle funzioni della pena:

a)

- funzione di prevenzione generale = certezza della pena in caso di


delitto (a fini deterrenti)
- NON ci deve essere proporzione tra gravit della pena e deterrenza
- funzione di prevenzione presuppone che reo sia essere raziocinante e
lucido, cio che agisca sapendo perfettamente i rischi che corre (non quasi
mai cos)
- semmai deterrenza serve a fini sociologici per intenti morali (emarginare
chi commette reati, far sentire pericolosit sociale del reato ecc.)
- sanzione non deve solo essere minacciata (ma anche veramente
irrogata)
- il sistema penale deve essere percepito come giusto e legittimo dai
consociati (nessuno vorrebbe essere punito da un sistema avvertito come
ingiusto)
- deterrenza = funzione max quando incute timore della pena a consociati
(NON in sede giudiziaria, dove sono da evitare le pene cd. esemplari,
venendo meno al principio di proporzione tra delitti e pene)
- no deterrenza della
pena
in fase di esecuzione
lu
nico obiettivo perseguito quello della risocializzazione)

materiale

(dove

Acquario.80@libero.it

8) b) la retribuzione
- la proporzione tra delitto e pena serve per alimentare senso di giustizia
che il sistema penale deve ispirare
- il reo deve sentire di essere trattato giustamente (ha ricevuto pena
adeguata e giusta) in modo da accettare il processo di rieducazione della pena
- non bisogna esagerare per, senn si rischia di coltivare il principio
dellocchio per occhio, dente per dente (aumentando bisogno di giustizia,
ma esasperando la sete di vendettadi cui OG non ha bisogno)
- fine di retribuzione = crescita morale dei consociati
- funzione retributiva (tramite la pena) non pu servire per TUTTO: deve
semmai solo spianare la strada verso la rieducazione
9) c) la prevenzione speciale
- prevenzione speciale = fine di evitare che reo gi condannato torni a
delinquere
- 2 tecniche per qt. obiettivo:
a) neutralizzare soggetto-reo (tenendolo lontano da vita sociale per un
certo periodo di tempo es. pena carceraria)
b) risocializzare soggetto-reo (provocando un processo di emenda morale
che condiziona reo a non commettere pi delitti)
- prevenzione speciale = si esplica al max grado durante lesecuzione della pena
(in cui reo deve essere seguito di pi)
- tuttavia la statistica ha dimostrato fallimento della funzione di
prevenzione speciale (non evita che reo reato impossibile-commetta reati
nellimmediato futuro)
- anche nostro sistema penitenziario (riformato nel 1975) non ha saputo
ancora attuare il nuovo sistema improntato sul rispetto della funzione di
prevenzione speciale.
- funzione di prevenzione speciale = NON unico obiettivo di sistema penale
italiano (ma solo strumento del legislatore per arrivare a max difesa di IL
BENE GIURIDICO protetti)

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

10) Il problema del superamento del doppio binario


- dottrina ha criticato sistema di doppio binario, auspicando unificazione tra
pena e MdS per creare unica sanzione che assolva entrambe le funzioni
(rispettando principio monistico della Costituzione)
- fine = far s che a ogni reato corrisponda una sola sanzione (lasciando per
al giudice la scelta tra pena o MdS in base al caso concreto)
11) Attualit e prospettive della pena nella realt dellordinamento
- corso del sistema penale = sempre incerto (legato a momenti storici)
- anni 70-80 rinuncia alla pena detentiva (fuga dalle carceri) con
intenti indulgenzialistici e clemenziali.
- poi marcia indietro (senza pena detentiva cerano troppi rischi di impunit,
mancando poi deterrenza generale e speciale e rieducazione).
- OGGI: sempre pi ricorso a riti alternativi (cio rito abbreviato e
patteggiamento sulla pena) con accordo tra le parti (pm e imputato) in
modo da garantire diminuzione della pena.
- inoltre benefici concessi a soggetti accusati di associazione di
stampo
mafioso (o comunque di criminalit organizzata) per cui vige un sistema
sanzionatorio duplice (creando un vero e proprio sottosistema penale):
a) politica del bastone: inasprimento della vita carceraria per qt delinquenti.
b) politica della carota: benefici penitenziari per coloro che decidono di
collaborare con la giustizia (cd pentiti) per

individuare

soggetti coautori

dei medesimi reati di criminalit

Acquario.80@libero.it

Capitolo 2
Le pene in senso stretto 1) Le pene principali
- art. 20 cp: pene principali e accessorie:
1) principali: conseguono a pronuncia di condanna penale emessa dal giudice
2) accessorie: conseguono direttamente a sentenza di condanna (sono effetti
penali della condanna stessa)
art. 17 cp:
PENE PRINCIPALI PER DELITTI:
a
b
c
d

Pena di morte
Ergastolo
Reclusione
Multa

PENE
PRINCIPALI
CONTRAVVENZIONI:
a Arresto

PER

b Ammenda

- ergastolo, reclusione e arresto = pene detentive


- multa e ammenda = pene pecuniarie
A) PENA DI MORTE: prevista da regime fascista (codice Rocco = 1930) ma del
tutto abolita: suoi effetti ricompresi tutti nellergastolo (in forma p
ovviamente)
- art. 27 Cost. comma 4 la rendeva possibile solo per violazioni
di legge in caso di guerra.
- 1994: eliminata previsione anche per questi casi eccezionali (vedendo
come negli USA empriricamente NON serva assolutamente come
deterrente preventivo)
B) ERGASTOLO: art. 22 cp: ergastolo = pena detentiva perpetua (durevole
cio per tutto il tempo della propria vita) da scontare negli istituti a ci
preposti, con lobbligo del lavoro e dellisolamento notturno.
- non incompatibile con Costituzione (che accetta idea di difesa della
collettivit tramite allontanamento per lungo tempo o tutta la vita
di determinati delinquenti dalla societ);
- no ergastoloper minorenne.
- art. 176 comma 3 cp: ergastolano pu godere della liberazione
condizionale purch abbia scontato 26 anni e abbia dati segni di sicuro
ravvedimento

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

C) RECLUSIONE: art. 23 cp: reclusione = pena detentiva temporanea per


chi abbia commesso delitti.
- da min 15 gg a max 24 anni (limiti rispettati tassativamente da giudice che
applica la
pena, ma fissabili discrezionalmente da legislatore)
- reclusione da scontare negli istituti a ci preposti e prevede obbligo del
lavoro e dellisolamento notturno.
- a detenuto = sistemazione dignitosa (no rottura con esterno e con la
famiglia tramite le
visite-).
- lavoro non di natura afflittiva ma pagato non meno di 2/3 di tariffe
sindacali.
- ok a attivit culturali e ricreative, sportive e religiose
- art. 146 cp: il
differimento
della reclusione obbligatorio per:
a) donna incinta o che ha partorito da almeno 6 mesi
b) soggetto affetto da HIV
- art. 147 cp: differimento=facoltativo per:

Acquario.80@libero.it

a)

chi

ha

presentato domanda

di

grazia

b) donna che ha partorito da pi di 6 mesi e meno di 1 anno (e non pu


affidare bambino a altri).
D) ARRESTO: art. 25 cp: pena detentiva temporanea per chi commette
contravvenzione.
- da un minimo di 3 giorni a un massimo di 3 anni
- regime = come reclusione
se non per regime di semilibert.
E) MULTA: art. 24 cp: pena pecuniaria prevista per chi commette delitti (in
base a sua condizione economica.
- da un minimo di 5a un max di 5.164(pagabile anche a rate mensili - min 3
max 30
- se soggetto = inadempiente- pena convertita in pena di altra specie (un tempo
da pecuniaria si convertiva
in detentiva, ma era
troppo comodo per reo)
- oggi conversione contro. libert controllata (ferrea restrizione di
libert con obblighi che reo deve soddisfare) e lavoro sostitutivo (lavoro
gratuito a favore della collettivit da svolgersi c/o Stato o altri EP).
F) AMMENDA: art. 26 cp: pena pecuniaria prevista per
contravvenzioni
- da un minimo di 2a un max di 1.032

chi

commette

2) Le pene accessorie: premesse generali


- pene accessorie: da sole non bastano a punire fatto illecito, devono
comunque essere connesse a pena principale
- non necessitano di pronuncia del giudice (ma potrebbe avvenire) conseguono immediatamente e direttamente alla sentenza di condanna
Art. 19 cp: indicazione tassativa di pene accessorie
PENE ACCESSORIE PER DELITTI:
a
b
c
d

PENE
ACCESSORIE
CONTRAVVENZIONI:

PER

Interdizione dai pubblici uffici


a Sospensione da una professione
Interdizione da una professione o da unarte
o da unarte
Interdizione legale
Interdizione dagli uffici direttivi di PG e
imprese
e Incapacit di intrattenere rapporti con PA
Sospensione dagli uffici direttivi
f Decadenza/sospensione di potest genitoriale b di PG o imprese
sui figli minori
COMUNE A TUTTE DUE: PUBBLICAZIONE DELLA SENTENZA A SPESE DEL
CONDANNATO

Riassunti studiati e scritti da


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- art. 19piart. 37 cp: pene accessorie perpetue e


temporanee
- se la durata della pena accessoria non stabilita da legislatore dura
per lo stesso tempo della pena principale (ma mai oltre limiti min/max che
legislatore aveva fissato per le stesse)
- art. 19pi389 cp: stabilisce la tipologia di sanzioni da infliggere a chi viola il
rispetto di una pena accessoria
3) Le singole pene accessorie
A) Interdizione dai pubblici uffici: art. 28 cp: chi si rende autore di un
delitto PUO ESSERE sottoposto a pena accessoria di interdizione
Interdizioni x reati: PPLURG

a) perpetua (ergastolo o pena detentiva > 5 anni)


b) temporanea (tra >1 anno e < 5 anni) per condanna > 3anni; conseguenze:
1)privazione
diritti elettorato attivo epassivo.
2) privazione di incarichi e servizi pubblici (anche solo temporanei)
3) privazione di onorificenze e riconoscimenti accademici.
B) Interdizione da una professione o da unarte: art. 30 cp: chi si rende
autore di un delitto nellesercizio di una professione o di un mestiere che
necessita di particolari autorizzazioni dellautorit (o viola doveri inerenti
suo ufficio professionale) viene interdetto dallesercizio di quella stessa
professione o arte per tutta la durata della pena stessa (tra > 1
mese e <5 anni).
- allo scadere il soggetto pu reato impossibile-ottenere senza problemi
ulteriori le autorizzazioni a esercitare la professione.
C) Interdizione legale: art. 32 cp: interdizione legale consegue a condanna a
ergastolo o pena detentiva > 5 anni:
- impossibilit di amministrare i propri beni e
di
esercitare
rappresentanza dei relativi atti (elimina cos la capacit di agire del
soggetto).
D) Interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle
imprese: art. 32 bis cp: chi commette delitti in qualit professionale di
imprenditore pu avere qt pena accessoria.
- inasprimento perch imprenditori troppo privilegiati
penalistico in passato.
- pena applicata per solo se professione non necessita per sua
realizzazione di licenze e autorizzazioni la PA.
- se non specificato durata = durata della pena principale

sul

piano

E) Incapacit a contrattare con la PA: art. 32 ter cp: chi si macchia di delitti di
concussione, corruzione per atti dufficio, associazione a delinquere, truffa
ai danni dello Stato o di altro EP, truffa per esonero ingiustificato dal
servizio militare ecc. sottoposto a qt pena accessoria
- durata tra >1anno e <3 anni.
F) Sospensione o decadenza dellesercizio della potest dei genitori: art.
34 cp: chi genitore e si rende autore di delitti con abuso della sua
posizione sottoposto alla
pena
accessoria
della
decadenza
o
sospensione delle
sercizio della potest stessa per un periodo doppio
della
pena inflitta.
- decadenza = consegue a ergastolo o a delitti particolari (morale pubblica
e buon costume.
- sospensione consegue a condanna a reclusione per periodo di tempo non <
nel minimo a 5 anni.

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3.1) pene accessorie per contravvenzioni:


A) Sospensione delle
sercizio di una professione o di unarte: art. 35 cp: autore
di contravvenzione nellesercizio della professione, per cui autorizzazione di PA pu
essere sospeso (allo scadere il soggetto pu reato impossibile-ottentenre senza
problemi ulteriori le autorizzazioni a esercitare la professione).
B) Sospensione dagli uffici direttivi delle PG e delle imprese: art. 35 bis cp:
per autore di contravvenzione con
pena principale = arresto
- durata > 15 gg e < 2 anni

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4) Pubblicazione della sentenza penale di condanna


I) Pubblicazione della sentenza di condanna: art. 36 cp: giudice pu
stabilire pubblicazione di sentenza di condanna relativa sia per autori di
delitti che di contravvenzioni
(a
spese del
condannato)
- pubblicazione per estratto e 1 sola volta su 1 o pi giornali scelti dal giudice
- se ergastolo: pubblicazione anche c/o comune dove pronunciata, ultimo
comune di residenza di condannato e comune dove fu commesso il fatto
5) Le pene sostitutive: generalit
- legge di riforma 689/1981: introduce sanzioni sostitutive delle pene
detentive brevi (per evitare impatto del carcere a autori di reati minori):
- pene brevi non riescono a esplicare forza punitiva e rieducativa per il reo
(che vive carcere come pena immeritata).
- pene sono:
a) semidetenzione
b) libert controllata
c) pena pecuniaria
- condizioni di applicabilit:
a) durata della pena principale:
< 1 anno - semidetenzione
< 6 mesi - libert controllata
< 3 mesi - pena pecuniaria
b) solo per alcuni reati (altri no, essendo previsto espressamente, quelli di
solito esclusi da amnistia) dubbi di costituzionalit!
c) escluse per determinati soggetti: esclusi:
- condannati complessivamente a pena detentiva > 2 anni;
- condannati 2 volte per reati di medesima indole.
- chi commette nuovi reati essendo sottoposto a MdS (es. libert vigilata)
6) Le singole pene sostitutive
A) semidetenzione: art. 55 legge 689/81: pena sostitutiva della reclusione fino
ad un anno.
- obbligo a trascorrere almeno 10 ore al giorno in istituto
penitenziario.
- divieto assoluto di detenere armi, munizioni e esplosivi a qualsiasi
titolo.
- ritiro del passaporto e sospensione della patente di guida.

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B) libert controllata: art. 56 legge 689/81: pena sostitutiva di reclusione


fino a 6 mesi:
- divietodi allontanarsidal comunedi residenza
- obbligo di recarsi almeno una volta al giorno c/o locale ufficio di PS
o comando dei carabinieri
- divieto a detenere a qualsiasi titolo armi, munizioni eesplosivi
- ritiro del passaporto e sospensione della patente di guida
C) pena pecuniaria: pena sostitutiva di reclusione fino a 3 mesi:
6.1) articolo 58 legge 689/81: rimessa a discrezionalit del giudice
lapplicazione di pene sostitutive (al fine di favorire recupero sociale e
riabilitazione).
- revocabili per 2 condizioni (si torna a normale detenzione):
a) sopraggiunge pena detentiva che mal sopporta o impedisce la sostituzione
b) interviene condanna a pena detentiva per reato successivo a
sostituzione delloriginaria pena detentiva.
pene
sostitutive:
ex
officio
o
per
richiesta
di
parte
(patteggiamento,quando cio imputato e PM convengono su entit e tipologia
della pena proponendo accordo al giudice che pu accettare o meno).
- patteggiamento = istituto particolare per prevenire microcriminalit (ma
mette in crisi prevenzione generale e, soprattutto, speciale).

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7) Le misure alternative alla detenzione


- misure alternative a detenzione (MaD) = interventi del legislatore
che mirano a modificare le modalit di esecuzione della pena detentiva
classica (favorendo contatto di detenuto con mondo esterno, cosa che
facilita la persecuzione dello
biettivo di risocializzazione)
- legge di riforma 663/1986 (Legge Gozzini): ha ampliato la loro applicabilit
-singole MaD:
A) affidamento in prova ai servizi sociali: art. 47 ord. penit.: detenuto per
pena detentiva non > 3 anni pu chiedere a giudice di essere affidato a SS
per periodo da scontare con la detenzione fuori da istituto carcerario (per
iniziare o continuare rieducazione o risocializzazione)
- tre anni di pena: per pene non > 3 anni (reati minori) o per tutti (negli ultimi 3
anni della pena)?
- se misura alternativa non accolta: ritorno a pena detentiva (semmai
tenendo conto di personalit del reo)
- se invece accolta: SS devono vigilare su progressi e rispetto di d
etenzionedel
reo (valutando contatti con mondo esterno e famiglia)
- provvedimento di affidamento =revocabile
per
comportamento del reo con la misura alternativa

incompatibilit di

- periodo in prova se revoca = scontabile da condanna? (dottrina


contrastante)
- se invece periodo di prova = OK (nessuna revoca) affidamento
estingue pena eccetto effetti accessori e eventuali obbligazioni civili che
condannato deve versare
B) affidamento in prova per tossicodipendenti o alcooldipendenti: art. 47 bis
ord. penit.: tossico o alcolizzato che sconta 4 anni pu chiedere in qualsiasi
momento affidamento a istituto di cura per tossicodipendenti o
alcooldipendenti in cui iniziare programma di recupero daccordo con
ASL.
- oggi: art. 94 dpr 309/1990 e art. 3 legge 165/1998 equiparano
affidamento terapeutico a quello ordinario (solo il peridoo di prova precluso).

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C) Detenzione domiciliare: art 47 ter ord pen: condannato recluso a 4 anni (anche se
residuo per pena superiore) o arresto, pu chiedere di scontare una pena nella propria
abitazione o altro luogo privato adibito a domicilio.
- padre di figli < 10 anni conviventi se madre morta o non in condizioni tali da
provvedere assolutamente ai figli.
-persona affetta da gravi disturbi di salute
- et > 60 anni e non in grado di provvedere
totalmente
stessa.
- et < 21 anni con particolari esigenze di studio, salute, lavoro.
- detenzione revocabile se comportamenti= incompatibili.
- se revoca = pena scontata in detenzione domiciliare detratta.

D) semilibert: art. 48 ord. penit.: condannato a arresto o a reclusione per


periodo di breve durata pu essere ammesso
trascorrere
parte
del
giorno fuori dallistituto di pena, per svolgere attivit ricreative e culturali
che facilitino re- inserimento nella societ (sia pur con restrizione di libert
personale e regime di libert limitato).
- giudice concede solo se accerta progressi del detenuto e verifica che pu
essere avviato contro recupero sociale.
- provvedimento revocabile in via:
- facoltativa: soggetto adotta comportamento incompatibile con
provvedimento o si allontana per pi di 12h.
- obbligatoria: soggetto si allontana per pi di 12 ore o non vi rientra
pi incriminato per evasione.
E) liberazione anticipata: art. 54 ord. penit.:
godere di sconto di 45
gg
per ogni

condannato che collabora pu


semestre di pena scontato

- non solo buona condottama anche partecipazione attiva a programma


di recupero (mostrando intenzione di risocializzarsi e rieducarsi a vita
civile)
- valutazione frazionata (1 semestre valutato volta per volta) o globale
(intero periodo di pena)?
- pi efficace adottare valutazionefrazionata
- revoca sempre possibile se incompatibilit comportamenti con misura
adottata
F) permessi premio: art. 30 ord. penit.: fino a max 3 permessi premio
allanno di 15 gg ciascuno (minorenni 20 gg = 60 allanno) da trascorrere
fuori se reo si comporta con condotta corretta.
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- regolare condotta = comportamento sempre corretto e responsabile in


tutte le attivit lavorative e culturali, interne o esterne, allistituto di
pena (al fine di reinserimento sociale).
- permessi premio <> licenze premio di
(art. 53) e NON cumulabili.

semiliberi (art. 52) o di internati

G) art. 4 bis. ord. penit.: differenza tra detenuti comuni e quelli per reati
connessi a criminalit organizzata e loro partecipazione (con eccezione per
collaboratori di giustizia e per coloro che, collaborando, non hanno pi
contatti con organizzazione criminale).
- lettera di articolo ammette permessi premio per collaboratori di
giustizia pentiti da organi criminali.
- ok pdv costituzionale, tranne che per esclusione di criminali marginali a
delitti (che non possono essere di grande aiuto) pur avendo dimostrato
pentimento.

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Capitolo 3
La commisurazione della pena 1) Premessa: il potere discrezionale del giudice
- art. 132 cp: commisurazione della pena = tipo di potere discrezionale del
giudice per operare scelte su tipo di sanzione da comminare per specifico
reato concreto e misura stessa della pena (oscillante tra min e max
temporali) stabiliti da legge (detti quindi edittali)
- discrezionalit per esclusa perch:
a) quadro edittale in cui stabilire durata della pena
b) presenza esplicita dei criteri di commisurazione della pena (art. 133 cp)
c) necessit di motivare la sentenza
- anche se giudice sottomesso solo alla legge(art. 101 Cost.) e obbligato a
rispetto di principio di legalit - comunque ha certa discrezionalit
2) Classificazione sistematica dei criteri di commisurazione
- giudice deve tener conto di:
a) criteri finalistici: valutare scopi di sanzione
b) criteri fattuali: valutare fatti o eventi concreti e se rispondono
a esigenze finalistiche.
c) criteri logici: verificare se fatti/eventi interagiscono tra loro per fornire
idea complessiva di gravit del reato
(indicare cos quale la misura della sanzione da adottare tra min e max edittali)
- art. 133 cp: stabilisce FTvi indici di commisurazione della sanzione da
applicare.
3) Gli
reato

indici di

commisurazione preveduti dallart. 133 cp: a) la gravit del

A) gravit del reato: fatti e eventi da valutare sia pdv materiale che psicologico
(creando disvalore penale)
- per danno materiale a IL BENE GIURIDICO = considerare forza incidente
(gravit)
delloffesa tipica realizzata da
il
soggetto agente.
- pericolo =valutarese concreto o astratto (meno grave).
- piano psicologico: gravit del dolo misurata in base a come si presenta,
regredendo da pi grave (dolo intenzionale) fino a dolo diretto (menograve) o
dolo
eventuale.
- gravit della colpa = misurata su quanto diverge da comportamento di il
soggetto agente rispetto a condotta precauzionale richiesta da legge (e
sua doverosit).

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4) Segue: b) la capacit a delinquere


B) capacit a delinquere: analisi della personalit del reo tenendo conto di
sua capacit a delinquere 2 proiezionidottrinali:
1) proiezione nel passato: valuta

attitudine

del

reo

compiere

determinato reato
(cfr capacit a delinquere come criterio
di
colpevolezza e diventa indice di valutazione della riprovevolezza sociale
contro. reo, per cui si emana una certa sanzione)
2) proiezione nel futuro: valuta se reo ha o meno capacit a ripetere lo
stessocomportamento delittuoso nel futuro pi o prossimo (cfr
capacit a delinquere possibilit di ripetere reato - con pericolosit
sociale probabilit a ripetere reato).
- OGGI: capacit a delinquere = esprime 2 funzioni:
1) grado di riprovevolezza sociale raggiunto dal soggetto con la
commissione del reato (quindi si ha un certo grado di colpevolezza nei
suoi confronti)
2) prevenzione speciale: indica quanto sia possibile che reo commetta
nuovamente altri reati in futuro
4.1) singoli indici fattuali della capacit a delinquere:
A) motivi a delinquere: motivo o movente = spinta
psicologica, agente avverte e lo spinge a commettere.
- anche se motivi = inconsci (raro) pdv penale questa
ipotesi viene considerata.
B) carattere del reo: carattere = posizione mediana che reo riesce a
assumere rispetto a influenze di ambiente esterno (che spingono
contro. Rispetto della legge) e impulsi interni istintuali (comportamenti
animaleschi,volti a semplice soddisfacimento di proprie esigenze)
- mix tra 2 fattori porta a formazione del carattere (permettendo al
soggetto di scegliere quali azioni compiere)
C) vita e condotta del reo antecedenti
al
reato:
giudice valuta
antecedenti della vita del reo (nella normale quotidianit) per capire se
manifestava gi propensione al delitto.
D) condotta antecedente, contemporanea e susseguente al reato:
indici particolarmente significativi data vicinanza temporale a
commissione del reato.
E) condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo: indici
per stabilire quanto lambiente esterno riesce
a
influire su

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condotta criminosa del reo e sulla sua formazione.

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5) Ambiguit e insufficienze del modello di disciplina contenuto nellart.


133 cp
- pi importante gravit di reato o
meglio contemperare entrambe)?

capacit

- art. 133 cp: non chiaro se


deve
prevenzione generale o
prevenzione
discrezionalit (arbitrio?) del giudice

di

delinquere

(o

prevalere
retribuzione,
speciale
rimesso
a

- meglio rileggere in chiave costituzionale lart. 133 cp:

6) Esigenza di una rilettura costituzionalmente orientata dellart. 133 cp


- alla luce della Costituzione (art. 27) si deve rileggere art. 133 cp:
a) se persegue prevenzione generale il giudice deve tenere conto di
gravit del reato e riprovevolezza sociale che suscita nella
collettivit (che determina diverso grado di colpevolezza delreo)
-colpevolezza per deve essere armonizzata con gravit di reato
stesso (pene esemplari non giustificabili: nessuna esigenza di
prevenzione generale le rende ammissibili).

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b) se persegue prevenzione speciale il giudice deve considerare


la
capacit a delinquere del reo (intesa come
pericolosit
sociale,
valutabile per il grado di propensione a nuovi reati)
- no pena eccessiva perch susciterebbe senso di ingiustizia nel reo
(pregiudicando rieducazione).
- per qt. giudice infligger condanna
per facilitare rieducazione del reo.

pi

leggera

del

giusto

- art. 27 Cost.: priorit delle sanzioni penali essere monito a


collettivit nel pieno rispetto del principio di proporzionalit tra
delitti e pene: deve sempre tendere alla rieducazione del reo.
7) Termini dellattuale dibattito teorico
- giudice che commina sanzione = svolge anche
criminale (prevenzione generale).

funzione

di

politica

- giudice per non ha chiarezza scientifica dei bisogni di politica criminale


del Paese.
- tuttavia giudice deve evitare di far s che il singolo reo faccia da capro
espiatoriodella collettivit (abusando con misure sanzionatorie troppo
gravose).
- se giudice per si attiene al quadro edittale di commisurazione della pena
(stabilito dalla legge, anche se in modo meno rigoroso di quanto
dovrebbe) - NON completa discrezionalit (e quindi no arbitrio).
- se giudice usa min/max edittali - NON viola criterio di proporzionalit
tra delitti e pene (non emaner mai quindi una sanzione esemplare rimanendo
nei limiti edittali).
8) Commisurazione della pena pecuniaria (art. 133 bis cp)
- legge 689/81

introduce disciplina della depenalizzazione e della pena

pecuniaria tra i modelli sanzionatori.


- art. 133 bis cp: giudice deve valutare situazione economica del reo gi
mentre valuta il quadro edittale della pena (non dimenticando per gli indici
fattuali di gravit del reato e della capacit a delinquere).
- pena pecuniaria da graduare sul soggetto perch deve far avvertire il
disvalore penale creato (cio il danno alla collettivit).
- per qt. bisogna considerare il livello di reddito del reo e
i beni
patrimoniali posseduti (non tutti, ma quelli pi costosi e lucrosi per reo).

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- da computo = escludere obbligazioni civili (es. alimenti a familiari) che il


soggetto tenuto a corrispondere.
- pena pecuniaria = non troppo leggera n troppo gravosa.
9) Potere discrezionale del giudice nella sostituzione delle pene
detentive brevi
- potere discrezionale del giudice = anche su scelta del tipo di sanzione da
comminare (es. ricorso a pene sostitutive della detenzione).
- pi che risocializzare reo a volte meglio NON DESOCIALIZZARLO e
AMMONIRLO (magari la pena inflitta aggraverebbe emarginazione del
soggetto).
- giudice deve SEMPRE motivare la scelta di attuare una pena sostitutiva,
in modo da rendere pi trasparente liter discrezionale della decisione.

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10) Potere discrezionale e misure alternative alla detenzione


- potere discrezionale anche per misure alternative a detenzione (MaD)
introdotte da legge 354/75 e modificate da 663/86.
- potere discrezionale
deve essere esercitato
da tribunale di
sorveglianzaistituito c/o ogni Corte dA
ppello (art. 70 legge 663/86 Gozzini)
con criteri finalistici (ed elastici, visto che fine = risocializzazione).
- affidamento in prova (art. 47 comma 2 lc) = osservazione di personalit
per almeno 1 mese in istituto.
- semilibert (art. 50 comma 4 lc) = concessa in base a progressi compiuti.
- liberazione anticipata (art. 54 comma 1 lc) = ok se condannato ha
dato prova di partecipare a opera di rieducazione.
- detenzione domiciliare (art. 47 ter l.Ord.Penit.) = elenca tassativamente le
condizioni per concederla.

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Capitolo 4
Le vicende della punibilit -

1) Condizioni obiettive di punibilit


- art. 44 cp: condizioni obiettive di punibilit (CoP) = eventi incerti e futuri,
concomitanti o susseguenti alla verificazione del fatto di reato(NB: gi citate al
termine dela parte sulla responsabilit obiettiva).
- es. contravvenzione per art. 688 cp: legislatore fa dipendere punibilit di
ubriaco dal fatto che venga trovato ubriaco in luogo pubblico.
- oppure es.: artt. 9 e 10: presenza del reo nel territorio dello Stato come
condizione per la punibilit dei reati commessi allestero.
- MAI antecedenti il fatto (senn si punirebbe fatto prima di sua commissione)
- obiettive = perch non volute da il soggetto agente (anche se loro esistenza
comporta la punibilit del reato).
- principio di legalit = prevede
che legislatore tipizzi le condizioni
Effettivamente idonee a costituire strumenti di punibilit del reo.
- CoP = elementi necessari o accessori del reato?
- 1 parte di dottrina - accessori (reato = gi perfetto allatto della
commissione, senza che intervenga la punibilit).
- 1 parte reatoe punibilit= strettamente correlati (cosa che rende
condizioni parte essenziale della disciplina).
- nesso causale tra condizioni e reato = non c SEMPRE (e quindi condizioni
NON sono casualmente connesse al reato)
- definizione esatta = ancora - CoP = evento futuro e incerto.
- CoP sono inoltre punibili in concreto anche se c moto di volont di il
soggetto agente (quindi non necessaria obiettivitper punibilit)
- come individuare CoP? - ricorso a indici strutturali (collocano condizioni
allinterno della struttura del reato) ricorso a parametri sostanziali
(determinano linteresse tutelato dalla norma).
- CoP:
a) intrinseche: incidenti nella
bito della fattispecie di reato (fino ad
aggravare di fatto la lesione gi apportata).
b) estrinseche: non incidono lambito della
fattispecie
di
reato,
ma
riguardano valutazioni di opportunit esterne allo specifico fatto di reato
verificatosi.
- CoP = troppo comode per evitare dolo o colpa - per qt CoP almeno
intrinseca = ricondotta almeno alla colpa (cui devono riferirsi tutti gli altri
elementi costituenti il reato)

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- art. 44 cp: esclude esplicitamente dolo (evento non voluto) dai criteri di
punibilit (ma non parla della colpa)
- CoP <> condizioni di procedibilit:
- assenza CoP impedisce a giudice di punire reo per fatto commesso
- assenza CdP impedisce a giudice di continuare processo gi iniziato nei
confronti del reo
Riassunti scritti da Acquario.80@libero.it. Disponibili tutti i riassunti di Giurisprudenza.

2) Le cause di estinzione del reato


- cause di estinzione = sia per reato che per pena:
a) sono assolutamente personali (solo per determinato soggetto)
b) devono essere rese note dal giudice in ogni stato e grado del processo
c) devono rispettare il principio del favor rei (estinzione di reato e di
pena devono avvenire mediante utilizzo della circostanza pi favorevole
al reo)
- cause di estinzione del reato: meglio distinguerle da estinzione della pena
(intervengono nella dinamica del reato prima di pronunciamento della
sentenza di condanna da parte del giudice,
escludendo
totalmente
loffensivit penale del fatto commesso)
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- cause di estinzione del reato: eludono non la semplice applicazione della


sanzione, ma lintero fatto di reato (che non costituisce pi fatto illecito)
a) generali: incidono su tutti o su un gran numero di reati (vedi parte
generale del codice)
b) speciali: incidono solo su alcuni reati e sono contenute in leggi speciali
(o nella parte speciale del cp)
c) condizionate: loro verificazione dipende da atto di volont del
il soggetto agente
d) incondizionate: non necessitano di atto di volont di il soggetto agente

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3) La morte del reo


- art. 150 cp: morte del reo prima della emanazione della sentenza definitiva di
condanna estingue il reato
- KO pene principali e accessorie e ogni effetto penale connesso
- NON estingue per le obbligazioni civili derivanti dal reato n quelle relative
alle spese processuali e di mantenimento in carcere (restano agli eredi)
- giudice civile pu perseguire punizione del reato civile di propria iniziativa, ed
eventualmente accogliere la pretesa risarcitoria
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4) Lamnistia propria
- art. 151 cp: amnistia = provvedimento di clemenza con cui lo Stato rinuncia
a punire determinati reati.
- amnistia PROPRIA perch viene irrogata prima di emanazione della sentenza
definitiva di condanna.
- storicamente amnistia nasce come strumento del Principe contro.
sudditi (atto di clemenza).
- ITA: prevista da art. 79 Cost. che ne fa istituto di competenza concorrente
tra Parlamento e PdR (PdR emana il beneficio, ratificando la legge
di
delegazione del Parlamento).
- istituto abusato e quindi la riforma della legge 1/1992 ha previsto che
art. 79 Cost. preveda competenza esclusiva del Parlamento nellemanazione del
beneficio (maggioranza 2/3 sia art.per art. che nel complesso della legge)
- legge di amnistia: contenuto:
1) termini utili per presentare domanda di amnistia
2) spazio temporale entro cui devono essere stati commessi i reati
amnistiati
3) elenco dei reati amnistiati (con articolo o nomen juris o tetto
pena per quel reato)
- NO amnistia per soggetti dichiarati da giudice come recidivi aggravati e
reiterati (non per semplici)
- NO amnistia per delinquenti abituali, professionali o per tendenza

di

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- beneficio rifiutabile da soggetto (processo quindi riprende nelle forme


ordinarie (sfocia in condanna o assoluzione)
- amnistia cancella pene principali, accessorie e MdS (ma non obbligazioni civile
nascenti dal reato)
5) La prescrizione
- art. 157 cp: prescrizione = causa estintiva del reato fondata sul decorso del
tempo senza che alla commissione di un reato
abbia
fatto
seguito
lemanazione di una sentenza definitiva da parte del giudice.
- troppo tempo = viene meno interesse a prevenzione generale.
- esistono per reati cos gravi (infatti sono puniti con ergastolo) che non
cadono mai in prescrizione (il loro disvalore penale si conserva intatto nel tempo).
- termini di prescrizione:
- 20 anni per reati con reclusione non < 24 anni
- 15 anni per reati con reclusione non < 10 anni
- 10 anni per reati con reclusione non < 5 anni
- 5 anni per reati con reclusione < 5 anni o multa
- 3 anni per contravvenzioni punibili con arresto
- 2 anni per contravvenzioni punibili con ammenda
- aggravanti si calcolano su base di misura massima
- attenuanti si calcolano su base di misura minima
- se per stesso reato = pena detentiva pi pena pecuniaria - solo
detentiva a fini di computo di prescrizione
- art. 158 cp: termine da cui inizia a decorrere periodo utile per prescrizione:
1) reato consumato: da giorno di consumazione
2) reato tentato: dal giorno in cui cessa attivit del il soggetto agente
3) reato permanente: dal giorno in cui cessa permanenza
4) reato continuato: dal giorno in cui cessa continuazione
- prescrizione: 2 distinti procedimenti:
1) pu essere sospesa per certo periodo di tempo (per rimuovere
eventuali ostacoli per sua corretta decorrenza) mantiene valido
periodo gi trascorso (es. 1 legge impone sospensione di prescrizione)
2) pu essere interrotta (annulla periodo gi trascorso e ne apre
uno nuovo e integro)
- casi: - richiesta di rinvio a giudizio
- ammissione a giudizio abbreviato
- ammissione a giudizio immediato
- emanazione di sentenze o decreti di condanna non revocabili
- termini di prescrizione = MAI prolungabili di un periodo di
tempo che superi la met
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6) Loblazione delle contravvenzioni


- art. 162 cp: oblazione delle contravvenzioni causa di estinzione del reato
con cui il contravventore si obbliga volontariamente al pagamento di una
somma di denaro al fine di estinguere il reato commesso. 2 forme:
a) oblazione comune: causa prettamente estintiva (prevista proprio da art.
162 cp)
- solo per contravvenzioni per cui legge prevede pena dellammenda - se
contravventore fa domanda di ammissione allo
blazione prima della pronuncia
della condanna
- se contravventore adempie tempestivamente allobbligo di pagare 1/3
del massimo ammontare dellammenda
b) oblazione speciale (art. 162 bis cp):
- concessa in caso di commissione di una
indifferentemente con larresto o con lammenda

contravvenzione

punita

- se giudice decide di applicarla discrezionalmente


- se soggetto paga del max dellammenda
- no oblazione per recidivi reiterati o abituali o professionisti del reato
7) La sospensione condizionale della pena
- art. 163 cp: sospensione condizionale della pena (ScP) prevista come
strumento di prevenzione speciale: emanata sentenza di condanna, con
sospensione della pena prevista e minaccia di attuarla se si presentasse il caso
- ScP: se pena detentiva non supera limite max di 2 anni (se < 18 anni, 3 anni; se
tra 18 e 21 e > 70; 2 anni e 1/2).
- revocabile se reo commette altro delitto o contravvenzione durante la
sospensione o se viene condannato per reato precedente la cui somma supera
i limiti (con quello giudicato ora) di legge.
- ScP = effettiva sospensione della misura detentiva per max 5 anni
(delitti) o 2 (contravvenzioni).
- sospensione concerne pena principale e accessorie (ma non elimina effetti
penali prodotti da condanna).
- no ScP se reato precedente con pena detentiva o misura di sicurezza, se
contravventore o delinquente abituale o di professione, o se soggetto
socialmente pericoloso.
Riassunti scritti da Acquario.80@libero.it. Disponibili tutti i riassunti di Giurisprudenza.

Riassunti studiati e scritti da


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8) Il perdono giudiziale e altri

istituti minorili

- art. 169 cp: istituto del perdono giudiziale per i minorenni (PgM)
evita impatto carcerario a minorenne (spesso al suo primo delitto) ed
concesso dal giudice
- PgM estingue reato e pene accessorie ed irrevocabile se:
- reo et tra 14 e 18 anni quando commette fatto
- minore non condannato per reato precedente a pena detentiva o
dichiarato delinquente abituale o di professione
- pena detentiva non > 2 anni o pecuniaria non > 1.549
- no commissione di reati in futuro
- nuove figure introdotte con riforma del processo minorile:
a) sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del
fatto:
reato leggero e occasionalit di delitto
b) sospensione del processo con messa alla prova: ordinato dal
giudice per formulare giudizio su
personalit
del minore,
affidandolo a servizi minorili dellamministrazione della giustizia;
- lesito positivo estingue reato e effetti penali connessi.

9) Le cause di estinzione della pena


- cause di estinzione della pena (CeP) intervengono invece dopo adozione di
sentenza di condanna definitiva ed estinguono solo la pena (lasciando
intatta lilliceit del fatto commesso - sempre reato)
-CeP sono:
10) Morte del reo dopo la condanna
- art. 171 cp: morte del reo avvenuta dopo emanazione condanna definitiva
estingue la pena (Detentiva, Pecuniaria, Accessorie e tutti gli altri effetti penali)
- non estinte n obbligazioni civili nascenti da reato n confisca.
11) Lamnistia impropria
- disciplina uguale a quella dellamnistia propria (art. 151 cp) ma con effetto solo
sulla pena (quindi dopo la sentenza definitiva di condanna).
- amnistia estingue pene principali (D e P, A e tutte le misure di sicurezza ad
eccezione della confisca)

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12) La prescrizione della pena


- artt. 172 e 173 cp: decorso del tempo (prescrizione) estingue pene di
reclusione, multa, arresto e ammenda: no invece per
ergastolo, pene
accessorie e altri effetti penali connessi a condanna
- modi di estizione:
1) reclusione = prescrizione pari
al doppio della
prescrizione < 10 anni 10 anni; se invece > 30 = 30 anni)
2) multa = prescrizione di 10 anni
3) arresto e ammenda = prescrizione 5 anni

pena

inflitta

(ma se

- decorso prescrizione: - da quando sentenza diventa


revocabile
- da quando condannato si sottrae volontariamente a esecuzione di
pena comminata
- no prescrizione per recidivi dichiarati, delinquenti abituali o professionali
- prescrizione rinunciabile per chiunque
13) Lindulto
- art. 174 cp: indulto = misura clemenziale con cui si condona in tutto o in parte
la pena a condannato (o la si tramuta in pena di genere uguale ma di
specie diversa - es. reclusionepiarresto si passa solo a arresto)
- indulto (come amnistia) concesso con legge del Parlamento con > 2/3
membri sia articolo per articolo che su testo complessivo
- indulto proprio: concesso successivamente a emanazione di sentenza di
condanna (pena gi in esecuzione)
- indulto improprio: emanato contestualmente a adozione di sentenza di
condanna da giudice
- indulto estingue pene principali ma non accessorie o effetti penali connessi
a condanna
- no indulto per recidivi dichiarati, delinquenti abituali o professionali o
per tendenza

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14) La grazia
- art. 172 cp: grazia concessa da Presidente della Repubblica che la adotta
senza previa legge di concessione del Parlamento e interviene su soggetto
gi contattato in modo definitivo e irrevocabile per impedire prosecuzione
di pena contro. reo gi risocializzato perfettamente.
- pu condonare pena in tutto o in parte o commutarla in pena di specie
diversa (es detentiva in pecuniaria).
- NON estingue accessorie e tutti gli effetti penali connessi a condanna
15) La liberazione condizionale
- art. 176 cp: liberazione condizionale applicata dal giudice in qt casi:
- minimo di pena gi scontata
- pena restante non > 5 anni
- comportamento tale da far ritenere sicuro ravvedimento
- adempiute obbligazioni civili nascenti dal reato (salvo dimostrata
impossibilit)
- non gi usufruita per stessa pena precedentemente
- effetti di concessione di libert condizionale:
a) cessazione della pena detentiva
b) cessazione della MdS
c) applicazione MdS di libert vigilata assistita dai SS
- LC revocabile se reo commette (durante la condizionale) 1 altro reato con
stessa indole o trasgredisce obblighi di LC stessa
16) La riabilitazione
- art. 178 cp: istituto della riabilitazione il condannato che ha scontato la
pena principale viene riammesso alla posizione (sociale) che aveva prima della
condanna definitiva
- art. 179 cp: condizioni per essere ammesso a simile provvedimento:
- pena inflitta da almeno 5 anni
- no MdS
- condotta di sicuro ravvedimento
- adempiute obbligazioni civili nascenti dal reato (salvo dimostrata
impossibilit)
- riabilitazione revocata di diritto se soggetto compie entro 5 anni delitto
non colposo punito con reclusione > 3 anni (rivivono cos pene accessorie e
effetti penali connessi a condanna)
- speciale sentenza di riabilitazione prevista per minorenni e per > 18 e <
25 anni et
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17) La non
giudiziale
- art. 175 cp:

menzione

della

provvedimento

condanna

nel

certificato

della non menzione

della

del

casellario

condanna

nel

certificato del casellario giudiziale: serve a evitare che la condanna sia


resa nota ai privati che richiedono certificati del casellario giudiziale (NON
per ragioni di diritto elettorale).
- non menzione = fine di recupero sociale (come riabilitazione).
- concessa da giudice (art. 133 cp) a sua discrezione se:
- 1 condanna
- pena detentiva non > 2 anni (nel complesso) o pena pecuniaria non > 516
- reo meritevole vedendo indici fattuali di gravit del reato e capacit a
delinquere
- revocabile di diritto se reo commette delitto successivamente (NON
contravvenzione)

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Capitolo 5
Le misure di sicurezza 1) Premessa
- misure di sicurezza (mdS) = volute da legislatore per neutralizzare
pericolosit sociale di determinati soggetti.
- pena = funzione retributiva e prevenzione generale; MdS = prevenzione
speciale, rieducazione del reo.
- cd. sistema del doppio binario che combina pena pi MdS
- espressione del Fascismo che anteponeva tutela di collettivit a diritti
individuali (autoritarismo).
- unione di teorie classiche (privilegiano funzione retributive) e positive
(privilegiano funzione special-preventiva).
- MdS = nasce come sanzione di natura amministrativa (svolta cio da organo
di polizia che ctrl soggetto pericoloso in via amministrativa)
- OGGI: MdS = considerata da prassi e dottrina - misura afflittiva (anche
pi della sanzione detentiva quasi) e viene inflitta mediante procedimento
giurisdizionale
- MdS inflitte a:
a) soggetti imputabili socialmente pericolosi - in via cumulativa della
pena.
b) soggetti semi-imputabili
c) soggetti non imputabili- in via esclusiva
2) Profili garantistici della disciplina a) principio di legalit; b) divieto di
retroattivit
- garanzie come quelle che accompagnano applicazione della pena:
a) art. 199 cp: rispetto del principio di legalit ma con tassativit minore
rispetto alle pene:
- sia perch riconoscimento di pericolosit sociale lasciato a valutazioni
soggettive sulla sfera caratteriale.
- sia perch discrezionalit comporta > margine derrore in concreto
b) art. 200 cp: rispetto del principio di irretroattivit (MdS sono applicate
secondo la legge vigente per loro al momento dellapplicazione.
- se esecuzione avviene con lex diversa - applicata lex vigente al
momento dellesecuz. in concreto della MdS.
- art. 25 Cost.: non punibile con MdS un fatto che, quando commesso, non era
reato oppure non punibile con MdS un reato che non la prevedeva o ne prevedeva
una di specie diversa.
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3) Presupposti di applicazione delle misure di sicurezza: il fatto


previsto dalla legge come reato
- 2 parametri di valutazione per applicazione MdS:
1) di natura oggettiva (art. 202 cp): MdS solo a soggetti che compiono
fatto preveduto da legge come reato.
- MdS dovrebbe avere carattere preventivo (impedire futuri reati) ma
non ammissibile punizione se fatto non commesso (anche se soggetto dimostra
indole propensa a delinquere).
- MdS ok per per cd quasi reati - fattispecie criminose che presentano
tutti i caratteri di reato anche se non lo sono in concreto (es. reatiimpossibili,
accordi criminosi non seguiti da attuazione di reato, istigazione a reato non
accolta ecc.).
- quasi reati anche se non integrano fattispecie astratta di reato
mancare cio qualsiasi causa di giustificazione) hanno caratteri di
pericolosit sociale

(deve

4) Segue: la pericolosit sociale


2) di natura soggettiva:
cio criterio di pericolosit
sociale
203 cp):
- pericolosit sociale: particolare indole caratteriale e
psicologica

(art.
del

soggetto, spesso influenzata dalla


mbiente esterno in cui vive, che
lo
determina contro. futuri reati (oltre a quello gi realizzato)
- livello di pericolosit stabilito da giudice in concreto anche ricorrendo a
indici
- deroghe a accertamento in concreto = presunzione di pericolosit (legge
indica concretamente i casi in cui certe caratteristiche psicologiche del
soggetto avrebbero portato a presunzionedi recidiva)
- comunque anche in presenza di presunzione legale di pericolosit giudice
deve valutare caso concreto
- giudizio su pericolosit: difficile perch giudice ha strumenti scarni (quasi
sua sola intuizione, esperienza e attitudine a conoscere uomini) rischio di
arbitrio!
5) Tipologie di pericolosit sociale specifica
- 3 tipologie di delinquenti rispettano parametri di pericolosit sociale
(quindi - penapiMdS).
1) delinquente abituale: pericolosit sociale non eccessiva anche se suo
comportamento porta ad abbassare freni inibitori
reato

con

propensione

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- art. 102 cp: delinquente abituale = reo condannato a reclusione > 5 anni
per 3 delitti non colposi della stessa indole entro 10 anni
non
contestualmente e riporta altra condanna per delitto non colposo di =
indole entro i 10 anni successivi a ultimo delitto
- art. 103 cp: delinquente abituale = accertato da giudice (cio quando
reo condannato per 2 delitti non colposi se riporta altra condanna a delitto
non colposo)
- art. 104 cp: delinquente abituale = chi mostra abitualit nel commettere
contravvenzioni (arrestato 3 volte per 3 contravvenzioni di = indole e
riporta poi altra contravvenzione di = indole dedito al reato!)
2) delinquente professionale (art. 105 cp): delinquente di
ci ricava sostentamento (pi pericoloso di delinquente
campa unicamente di delitti)

professione e da
abituale perch

3) delinquente per tendenza (art. 108 cp): pi pericoloso dei primi due: lo fa
per indole malvagia, non rispetta il prossimo e i comuni sentimenti morali
della collettivit in cui vive, che viola puntualmente commettendo reati
6) La durata della misura di sicurezza
- art. 207 cp: durata MdS = tendenzialmente indeterminata (non revocabile o
sospendibile fino a che reo = non recuperato a vita sociale).
- durata minima = fissata da legislatore (al di sotto di qt MdS NON pu essere
annullata).
- scadenza termine minimo - giudice riesamina situazione (se infermo di
mente riesamina relazioni sanitarie).
- dopo riesame: se pericolosit sociale = ko MdS sospesa, senn fissato
nuovo termine minimo di durata (quindi nuovo riesame ecc.)
7. Classificazione delle misure di sicurezza
- MdS = soggette a rigida classificazione
- personali (attengono sfera di libert personale del soggetto sottoposto) o
patrimoniali
- di natura detentiva (restringono ancor di pi libert personale) o non
detentive

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Misure detentive
Assegnazione a colonia
agricola o casa di lavoro

2 Ricovero in casa di cura e


custodia

Misure non detentive


Libert vigilata

2 Divieto di soggiorno in 1 o pi
comuni o provincie

3 Ricovero in ospedale
3 Divieto di frequentare osterie o
psichiatrico giudiziario
pubblici spacci di bevande alcoliche
4 Ricovero in riformatorio
giudiziario

4 Espulsione dello straniero dallo stato

Misure patrimoniali
1

Cauzione di buona condotta

2 Confisca

MDS
Misure
detentive: CRR
Colonia
agricola/di
lavoro Ricovero
casa
cura/custodia
Riformatorio
giudiziario

Misure non
detentive: LCOE
Libert vigilata
Comuni o province offlimits
Osterie e spacci offlimits
Espulsione straniero

Misure
patrimoniali:
CC Cauzione di
buona condotta
Confisca

8) Misure di sicurezza detentive: colonia agricola e casa di lavoro


- art. 216 cp: assegnati a colonia agricola oppure a casa di lavoro (stabilisce il
giudice):
1) delinquenti abituali, professionali, per tendenza (APT)
2) delinquenti APT che ci ricadono dopo 1a MdS
3) condannati o prosciolti mediante sentenza del giudice, nei casi previsti da
legge
- durata = 1 anno; abituali 2, professionali 3, per tendenza 4
- colonia agricola = lavoro agricolo; casa di lavoro = lavoro artigianale o industriale

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9) Segue:

casa di cura e di custodia

- esigenze curative pi di custodia previste per:


1) art. 219 cp: rei per delitti non colposi con pena
diminuit di mente, alcol, droghe o sordomuti
2) art. 221 cp: alcooldipendenti e tossicodipendenti
conda commesso in stato di ebbrezza/dose
3) art. 212 cp: sottoposti a altra MdS ma non gravi da essere
internati in ospedale psichiatrico giudiziario
4) art. 232 cp: infermi di mente cui non si pu concedere libert vigilata
- durata: min 6 mesi e max 3 anni (sempre tenendo conto di pena comminata
in astratto dalla legge)

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10) Segue: ospedale psichiatrico giudiziario


- art. 222 cp: soggetti inimputabili per infermit di mente - ospedale
psichiatrico giudiziario, cio:
1) soggetti prosciolti da giudice per infermit di mente, intossicazione da
alcool o droghe, sordomutismo.
2) soggetti sottoposti a altra MdS ma con infermit grave.
- durata: 10 anni se ergastolo, 5 anni se pena non < 10 anni, 2 anni per altri casi
- giudice ha bisogno dello psichiatra per accertare caso in concreto tramite
perizia.
- non sempre pericolosit sociale per infermi di mente; psichiatra poi NON
ha ruolo di prevenzione sociale.
- in passato il manicomio giudiziale ha fatto quasi pi danni al reo
anche oggi lospedale psichiatrico giudiziario non riesce a centrare
obiettivi di politica criminale prefissi).

(e
gli

11) Segue: riformatorio giudiziario


- art. 223 cp: riformatorio giudiziario = misura prevista in special

modo per

minori di et, cio:


1) minori di 14 e di 18 anni che commettono delitto doloso, preterintenzionale
o colposo, ma NON imputabili (per riconosciuti socialmente pericolosi).
2) minori tra 14 e 18 anni dichiarati imputabili (e quindi sottoposti a
pena diminuita).
3) minori di 18 anni dichiarati delinquenti APT.
4) minori tra 14 e 18 anni condannati per delitto commesso durante altra MdS
- durata = 1 anno e solo per minori condannati a pena detentiva non < a min 12
anni.
- dichiarazione di
pericolosit = solo ipotetica da
giudice (quando
potrebbero rendersi pericolosi con uso di armi o violenza personale)
12) Misure di sicurezza personali non detentive: libert vigilata
- misure personali (agiscono su libert personale del soggetto) non
detentive (non comportano comunque restrizione di libert cos drastica,
come precedenti:
- art. 228: libert vigilata statuisce una serie di comportamenti (fare e
non fare) che soggetto deve assolutamente tenere.
- durata: non < 1 anno (3 se pena con reclusione non < 10 anni).
- reo non pu cambiare residenza o dimora rispetto a assegnata, e deve
informare organi di vigilanza competenti anche solo per minimo spostamento
nel comune di residenza.
- anche per minori di et (anche se con norme specifiche).

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

13) Segue: divieto di soggiorno


- art. 233 cp: espresso divieto di soggiornare in comuni o province
espressamente indicate da giudice (ma non priva della libert personale) per
soggetti:
1) autori di delitti contro personalit dello Stato o contro OP.
2) autori di delitti politici.
- durata: non < 1 anno.
- criticata per sua incostituzionalit (art. 16 Cost. sancisce libert di
circolazione e soggiorno, vietando restrizioni per motivi politici che proprio
art. 233 cp invece prevede).

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14) Segue: divieto di frequentare osterie e pubblici spacci


alcoliche

di bevande

- art. 234 cp: divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di


bevande alcoliche:
1) condannati per contravvenzione di ubriachezza abituale.
2) chi commette delitto in stato di ubriachezza (se accertata abituale).
- durata: 1 anno
15) Segue: espulsione dello straniero dallo Stato
- art. 235 cp: espulso lo straniero che commette delitto con pena di
reclusione non < 10 anni.
- art. 312 cp: espulso straniero che commette reati contro personalit dello
Stato (quale che sia durata della pena).
- misura applicata previo accertamento di pericolosit sociale e DOPO aver
scontato pena detentiva (accompagnamento alla frontiera).
16) Misure di sicurezza patrimoniali: cauzione di buona condotta
- misure patrimoniali (incidono su sfera economica):
- art. 237 cp: reo pu essere sottoposto a misura di deposito di
cauzione di buona condotta (min 103, max 2065) da versare c/o la Cassa
delle ammende (se si comporta male: perde la somma versata).
- si applica a:
1) soggetti liberati da colonia agricola o casa di cura (se non c
altra MdS)
2) soggetti che trasgrediscono obblighi di libert vigilata.
3) trasgressori di divieto di frequentare osterie e pubblici spacci
di bevande alcoliche
- durata: non < 1 anno e non > 5 anni
17) Segue: confisca
- art. 240 cp: confisca = sottrazione al reo dei proventi o della cosa che sia
frutto del reato (senza qt ci sarebbe comunque incentivo a commettere nuovi
reati).
- pericolosit = non della cosa, ma del suo significato economico e simbolico (=
guadagno dellillecito).
- confisca facoltativa - disposta da giudice discrezionalmente se pensa
che reo user la cosa per altro reato o come incentivo economico dello stesso
- confisca obbligatoria - quando la cosa = prezzo del reato oppure se sua
fabbricazione/produzione/uso/acquisto/alienazione costituiscono reato in
s (non c quindi alcuna sentenza di condanna)

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- profitto del reato = guadagno economico derivante da commissione del reato


- prodotto del reato = cosa materiale che deriva da reato.
- confisca per equivalente - confiscata non cosa ma suo equivalente (essendo
impossibile farlo su cosa stessa).
- non confiscabili cose che appartengono a estranei al reato o che ad essi
pervengono lecitamente (tutela terzi) anche dopo reato.

Acquario.80@libero.it

18) Applicazione ed esecuzione delle misure di sicurezza


- Mds:
1) ordinate da giudice unitamente a sentenza di condanna a pena detentiva
(eseguite quindi DOPO pena stessa).
2) ordinate da giudice unitamente a sentenza di condanna a pena non
detentiva (eseguite quindi dopo che pronuncia di sentenza = passata in
giudicato).
- se pi MdS della stessa specie - giudice procede a loro cumulo.
- se pi MdS di specie diversa: giudice valuta pericolosit e decide qule
applicare.
- estinzione di reato = ESCLUDE MdS (tranne confisca).
- estinzione
pena = non applicabilit di MdS che legge non indica
applicabili in ogni tempo.

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

Capitolo 6
Le sanzioni civili 1) Premessa
- reato = sanzionabile penalmente e civilmente (cd doppia valutazione)
- sanzioni civili disciplinate nella parte generale del cp (quindi ammesse agli
effetti penali)
- previste da cp:
1) restituzioni
2) risarcimento di danno patrimoniale e non patrimoniale
3) obbligo di rimborso spese per mantenimento condannato
4) obbligazione civile per lammenda
5) obbligazione civile per la multa
- previste da cc: indegnit a succedere (art. 463 cc) o revocazione della
donazione (art. 801 cc)
2) Le singole sanzioni
A) Restituzioni: art. 185 cp: sanzione civile che prevede obbligo del reo di
provvedere a ristabilire la situazione esistente prima
del
reato
(restitutio in integrum). La restituzione riguarda sia le cose mobili che
i beni immobili. Lobbligo di restituzione indivisibile
Riassunti scritti da Acquario.80@libero.it. Disponibili tutti i riassunti di Giurisprudenza.

B) Risarcimento del danno (RdD): art. 185 cp: da operare se la restituzione non
possibile o non sufficiente per coprire il danno arrecato. Vi sono 2 aspetti
del RD: aspetto patrimoniale: laccezione di patrimonialit non differisce
da quella civile (vi rientrano sia il danno emergente che il lucro cessante)
aspetto morale: perturbamenti psichici (da afflizione a angoscia a ansia che
colpiscono vittima dellillecito) vera epropriasanzione penale.
- danneggiato dal reato <> offeso dal reato (es. familiari e vittima del
reato).
- danno = non si sarebbe verificato senza comportamento illecito di il
soggetto agente.
- obbligati = il soggetto agente o chi ha obbligo di rispondere per fatto
altrui (es. genitori con potest su minore, proprietario di veicolo
che prestaa guidatore ecc.).
- dottrina: figura
orientamenti:

sanzionatoria autonoma con propria dignit penale ma 2

Acquario.80@libero.it

1) RdD = specifica sanzione penale in cui convivono elementipenali ecivili.


2) RdD = costruibile come sanzione penale che mantiene intatta sua
natura civilistica (affiancato per come provvedimento di natura
afflittiva alla pena e alla MdS) - pi corretto
Riassunti scritti da Acquario.80@libero.it. Disponibili tutti i riassunti di Giurisprudenza.

C) Rimborso delle spese per il mantenimento del condannato: art. 188 cp:
condannato deve versare allo Stato somme corrispondenti a mantenimento
negli istituti di pena con tutto patrimonio (mobile o immobile, presente o
futuro, secondo le leggi civili)
-obbligazione NON trasmissibile agli eredi
- remissione del debito = per particolari condizioni disagiate e se
condannato mantiene regolare condotta durante vita carceraria
D) Obbligazione civile per la multa e per lammenda: artt. 196 e 197 cp: per
superare brocardo societas delinquere non potest
PG non

hanno resp.penale).

(datore

di

lavoro

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

- art. 196 cp: se colpevole non solvibile risponde colui che era preposto
ad altrui sorveglianza o vigilanza (es. datore di lavoro-dipendente) per somma
pari a multa o ammenda inflitta a colpevole.
- art. 197 cp: PG (escluso Stato, regioni, province e comuni) rispondono di
quanto commesso da colpevole non solvibile con somma pari a multa
o
ammenda a colpevole che ha rappresentanza o amministrazione di tali enti
3) Le garanzie per le obbligazioni civili
A) Sequestro conservativo penale: richiesto da PM in ogni stato e grado del
processo se sussiste fondato motivo per ritenere che i beni del reo
possano disperdersi e non coprire la sanzione civile emersa con il reato
(particolarmente rimborso contro. Erario per procedimento penale e per
mantenimento condannato)
B) Azione revocatoria: artt. 192-194 cp: atti compiuti fraudolentemente
prima e dopo il reato
(a titolo gratuitoo oneroso);
- soggetti a revocatoria perch inefficaci rispetto a pagamento dei
crediti vantati dallo Stato contro. condannato:
- atti titolo gratuito
commessi dal
colpevole dopo il
reato
- atti a titolo oneroso che eccedono la semplice amministrazione (salvo che
non si provi malafede di altro contraente)
- atti a titolo gratuito nellanno prima del reato (se si prova
malafede)
- atti titolo oneroso nellanno prima del reato se eccedono semplice
amm.ne e si prova malafede di altro contraente
C)

Prelievo sulle rimunerazioni: art. 145 cp: reddito da


istituti di pena prelevabile per max 2/5 della
medesima
remunerazione (se non possibile adempiere altrimenti).

lavoro

negli

Acquario.80@libero.it

Parte Ottava
Gli strumenti amministrativi di controllo sociale Capitolo 1
Il diritto penale amministrativo 1) Premessa
- numero di illeciti penali discussi davanti a giudice penale (soprattutto
contravvenzioni) troppo alto nel corso degli anni.
- per qt.:
necessaria depenalizzazione
per illeciti penali
nominati
rendendoli illeciti amministrativi (sanzionabili con la sola comminazione di
sanzione pecuniaria).
- in passato - contrario (da amm.vo a penale per salvaguardare meglio
cittadino).
- oggi con Stato di diritto = necessit alleggerire macchina penale sovraccarica
- meglio parlare di sistema intermedio pitosto che di sottosistema penale per
sanzioni di natura amm.va che conservano valore di illecito penale (sono dette
per illeciti di diritto pubblico) ma sono contrapponibili agli illeciti civili.
2) I principi generali dellillecito depenalizzato
- Legge 689/81 indica principi per comprendere disciplina e valutazione delle
modalit di gestione degli illeciti depenalizzati dal pdv processuale.
- intervento autorit amm.va = necessario se illeciti depenalizzati con
corresponsione di somma di denaro.
- se opposizione - competente giudice di pace e (per alcune materie) tribunale
- normativa per depenalizzazione = sia per illeciti amm.vi che per illeciti
depenalizzati (ora solo pagamento denaro).
- no 689/81 per illeciti non puniti con pena pecuniaria o per illeciti disciplinari
- normativa:
- art. 1: vigenza del principio di legalit e quindi necessit che ogni illecito
e sanzione siano determinatidalla legge.
- vigenza del principio di irretroattivit
comprendente anche
la legge
regionale (illecito penale = determinabile invece SOLO con legge statale).
- art. 2: no sanzioni amm.ve per incapaci di intendere e di volere (minorenni
ecc.) salvo che lincapacit non sia stata procurata.
- resta comunque colpa in vigilando = riconoscimento di responsabilit per
illecito commesso anche da chi doveva proteggere e sorvegliare incapace
(come a livello civile)

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

- art. 3: vigenza a elemento soggettivo anche per illeciti amm.vi se violazione


di precetto penale (quindi dolo o colpa, nesso psicologico
tra fatto
psicologico e evento cagionato).
- art. 5: riconosce possibilit di concorso di persone nellillecito amm.vo
(partecipi = sanzione prevista per reato commesso).
- art. 6: riconosce principio di responsabilit solidale (ispirazione civilistica)
per alcuni soggetti:
a) proprietario/usufruttuario/titolare diritto godimento su cosa che serv
a commettere reato (se non usata contro sua volont)
b) chi ha autorit/direzione/sorveglianza/vigilanza su
dimostra che non ha potuto impedire).

colpevole (se

non

c) PG o ente o imprenditore il cui dipendente o amministratore colpevole


di reato (nellesercizio delle sue funzioni) - comunque SEMPRE prevista
possibilit di regresso di intera somma versata contro. Colpevole.
- art. 7: riconosce principio di intrasmissibilit dal colpevole contro. eredi
(se colpevole muore senza aver ottemperato).
- art. 8: disciplina concorso di reati (e quindi) cumulo giuridico per sanzioni
(max di quelle previste con aumento sino al triplo).
- art. 9: disciplina concorso apparente di norme (se conflitto di norme penali
con amm.ve o di pi normeamm.ve).
- se caso = principio di specialit (anche da normativa penale) e riserva di
legge (legge penale > legge regionale).
- art. 11: disciplina criteri di commisurazione tenendo conto di gravit della
violazione, eventuale intervento del colpevole per eliminare conseguenze
dannose, del carattere del reo e della sua condizione economica.

Acquario.80@libero.it

CAPITOLO II
LE MISURE DI PREVENZIONE 1) Premessa
Le misure di prevenzione sono strumenti di natura amm.va che perseguono
lobiettivo di evitare che determinate categorie di soggetti possano
commettere reati. Sono applicabili a soggetti pericolosi anche senza che
commettano crimini.
Il

legislatore ha previsto per

evitare

pericoli

alla

societ,

indicando

situazioni preordinate alla commissione di futuri reati (esprimono cio una


certa pericolosit sociale). Il legislatore cita anche puri elementi soggettivi
che fanno
emergere pericolosit sociale (elementi decisi con valutazione
discrezionale anche tenendo conto di emarginazione sociale in cui versa).
Le misure di prevenzione non ha per svolto funzione prevista di prevenzione
ma spesso di repressione.
- es. legge 401/1989: vieta ingresso negli stadi a soggetti gi incriminati
per violenza sportiva o soggetti armati o con oggetti pericolosi (sempre negli
stadi).
- legge 327/1988: 3 categorie di soggetti cui applicare Le misure di
prevenzione:
1) chi si pu ritenere dedito a commettere fatti illeciti.
2) chi si pu ritenere viva abitualmente (anche solo in parte) con proventi di
attivit delittuose.
3) chi si pu ritenere dedito a commettere reati che violano integrit fisica o
morale dei minorenni (e sicurezza e tranquillit pubblica).
2) Le singole misure di prevenzione personali
1) Avviso orale: questore di provincia avvisa oralmente e

previamente

che

esistono ipotesi di incriminazione a carico di soggetto e che si intende


procedere con sorveglianza da parte di PS
- durata: max 3 anni e revocabile a richiesta dellinteressato
- se dopo 60 gg il questore non risponde a richiesta revoca il provvedimento
revocato.
2) Rimpatrio con foglio di via obbligatorio: se soggetto agisce contra legem in
erritorio diverso da sua abituale dimora
(questore
interviene
con
provvedimento di rimpatrio, emettendo foglio di via obbligatorio).
3) Sorveglianza speciale della PS: interviene se soggetto avvisato non cambia
condotta ma ritenuto pericoloso socialmente per PS

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

- questore della provincia di residenza chiede a Tribunale del capoluogo di


provincia di attuare provvedimento di sorveglianza speciale contro. soggetto
- presidente di tribunale pu attuare esami entro 30 gg valendosi di PM e
di interessato.
- tribunale pu anche comminare ulteriori misure restrittive:
a) divieto a soggiornare in uno o pi comuni/province diversi da abituale
residenza.
b) obbligo a soggiornare solo nel comune/provincia di residenza.

3) La prevenzione antimafia
- legge 646/1982 (cd Legge Rognoni - La Torre): nuova disciplina
antimafia.
- possibile la valutazione se il soggetto pu essere indiziato di appartenere a
associazione di stampo mafioso prima che commetta reati di stampo mafioso
- misure di prevenzione - patrimoniali:
a) sequestro = misura temporanea e cautelare disposta dal Tribunale sui beni
del soggetto se ci sono fondati motivi per ritenere che provengano da
attivit illecite (soprattutto se troppo grandi rispetto alle capacit
economiche/lavorative del soggetto).
b) confisca = misura ablativa che comporta devoluzione allo Stato dei
beni di sospetta provenienza illecita (salvo prova contraria - inversione
onere della prova) - onere della prova = suscita dubbi di costituzionalit
del provvedimento (diritto alla difesa e presunzione di non colpevolezza)
4) La legge 22 maggio 1975, n. 152 (cd legge Reale)
- Legge 152/1975 (cd Legge Reale): estensione delle misure di prevenzione
a soggetti politicamente (pi che socialmente) pericolosi, cio:
a) chi vive, isolatamente o in gruppo, ponendo in essere atti preparatori
volti a sovvertire lordine dello Stato
b) chi compie atti preparatori volti a ricostituire Partito Fascista
(mediante esaltazione e uso della violenza)
c) chi, gi pregiudicato, realizza nuovamente atti preparatori diretti a
sovvertire lordine dello Stato
- atti preparatori = atti che si manifestano allesterno ma che non siano
giunti a fase esecutiva

Acquario.80@libero.it

5) Insufficienze e profili di incostituzionalit del vigente


sistema preventivo
- diverse lamentele di incostituzionalit hanno riguardato le misure di
prevenzione personali:
a) violano principio di personalit della responsabilit penale.
b) violano principio di non colpevolezza.
c) violano principio di risocializzazione delle pene inflitte.
d) incentivano pi che disincentivare a commettere nuovi reati.
Si propende per misure di prevenzione patrimoniali (toccano minori garanzie
costituzionali e sembrano pi efficaci): uno Stato sociale di diritto PUO
comunque perseguire fini di prevenzione (ma non fini di repressione
preventiva, quanto piuttosto di risocializzazione e solidariet per eliminare
ostacoli concreti per realizzazione buon vivere civile).

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

LE MODIFICHE INTRODOTTE DAL DECRETO SICUREZZA


Il decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92 (convertito nella 1.
2008, n. 125), nell'introdurre misure urgenti in materia
di

24 luglio
sicurezza

pubblica, ha apportato alcune modifiche anche al codice penale, le quali


investono sia la parte generale, sia la parte speciale.
Pure questa volta, l'ispirazione di fondo che ha guidato il legislatore di taglio
repressivo, nel presupposto dato per scontato
ma
tutt'altro
che
dimostrato che ulteriori inasprimenti del regime sanzionatorio bastino
ad assicurare una maggiore efficacia di funzionamento del sistema punitivo.
In realt, con la sollecita emanazione del decreto la nuova maggioranza
governativa ha inteso dare una risposta emotivamente rassicurante a una
opinione pubblica sempre pi preoccupata, anche per effetto dell'ulteriore
allarme indotto dalla strumentalizzazione politico-mediatica
che
della
questione sicurezza stata fatta durante l'ultima campagna elettorale per
ragioni di facile consenso popolare.
Ma, a prescindere dalle contingenti motivazioni politico-simboliche in chiave
di rassicurazione pubblica, neppure questo ennesimo intervento reato
impossibileformistico pu dirsi espressione di un disegno ben ponderato,
capace di ridare razionalit e coerenza a un sistema penale ormai sfaldato e
frantumato a causa di numerose riforme settoriali non coordinate tra loro.
Riassunti scritti da Acquario.80@libero.it. Disponibili tutti i riassunti di Giurisprudenza.

Espulsione o allontanamento dello straniero dallo Stato


Nell'ambito delle modifiche apportate alla parte generale del codice
penale, rientra la revisione della disciplina della misura di sicurezza
dell'espulsione dello straniero dallo Stato.
Con la legge di conversione del decreto, il nuovo testo dell'art. 235 c.p.
stabilisce: Il giudice ordina l'espulsione dello
straniero
ovvero
l'allontanamento dal territorio dello Stato del cittadino appartenente a uno
Stato membro dell'Unione europea, oltre che nei
casi espressamente
preveduti dalla legge, quando lo straniero o il cittadino appartenente ad uno
Stato membro dell'Unione europea sia condannato alla reclusione per un
tempo superiore ai due anni.
Ferme restando le disposizioni in materia di esecuzione delle misure di
sicurezza personali, l'espulsione e l'allontanamento dal territorio dello
Stato sono
eseguiti
dal
questore
secondo
le
modalit
di
cui,
rispettivamente, all'art. 13, comma 4, del testo unico di cui al d.lgs. 2 5 luglio
1998, n. 286e all'art. 20, comma 11, del d.lgs.6 febbraio 2007, n. 30. Il
trasgressore dell'ordine di espulsione od allontanamento pronunciato dal
giudice punito con la reclusione da uno a quattro anni. In tal caso
obbligatorio l'arresto dell'autore del fatto, anche fuori dei casi di
flagranza, e si procede con rito direttissimo.
Acquario.80@libero.it

Da un confronto con la precedente formulazione testuale dell'art. 235


c.p., le novit emergenti dettate dalla discutibile preoccupazione politicocriminale di espellere dal territorio dello
Stato il maggior numero
possibile di stranieri suscettibili di essere qualificati pericolosi, e perci
indesiderabili, in quanto gi condannati per precedenti reati sono cos
riassumibili.
Sotto il profilo della determinazione dell'ambito soggettivo di applicazione
dell'espulsione, da segnalare che il nuovo testo, consente di applicare la
misura (sotto forma di provvedimento di allontanamento) anche ai cittadini
appartenenti a uno Stato dell'Unione europea.
Quanto ai presupposti in base ai quali pu essere disposta la misura di
sicurezza in questione (sempre che il soggetto risulti
in concreto
socialmente pericoloso), da segnalare che
stata
ulteriormente
abbassata la soglia minima della pena inflitta per il reato
oggetto
di
intervenuta condanna: non
pi
superiore
a
dieci
anni
(secondo
l'originaria disciplina codicistica), ovvero non inferiore a dieci anni (secondo la
disciplina immediatamente previgente), bznsi superiore a due anni.
Ora, mentre poteva apparire non privo di ragionevolezza elevare a possi-bile
indice di pericolosit una condanna a non meno di dieci anni di reclusione, lo
stesso certo non si pu dire di una pena che superi i due anni, magari di pochi
giorni. Sotto questo aspetto, appare tutt'altro che infondato il dubbio che un
simile eccesso di rigore risulti costituzionalmente censurabile.
Ci nel solco di una precedente giurisprudenza costituzionale, la quale ha
in linea di principio come ad esempio nella sent. n. 62/1994
affermato che quando venga riferito al godimento dei diritti inviolabili
dell'uomo, quale la libert personale,
il principio
costituzionale
di
uguaglianza non tollera in generale discriminazioni tra
la posizione
del
cittadino e quella dello straniero, ma sotto il profilo della disparit di
trattamento
occorrer
considerare,
al
fine
del
controllo
di
costituzionalit, le posizioni messe a confronto in relazione alla concreta
fattispecie oggetto della disciplina
normativa.
La
regolamentazione
dell'ingresso e del soggiorno nel territorio nazionale collegata alla
ponderazione di svariati interessi pubblici che spetta in via primaria al
legislatore ordinario, il quale possiede in materia un'ampia di-screzionalit,
limitata, sotto il profilo della conformit a Costituzione soltanto dal
vincolo che le sue scelte non risultino manifestamente irragionevoli.
Orbene: pu considerarsi manifestamente irragionevole la nuova previsione di
pena minima
oggi
prevista
per
giustificare l'espulsione
o
allontanamento dello straniero socialmente indesiderato?
Sia
consentito
limitarsi a rilevare che almeno un dubbio in proposito appare tutt'altro che
irragionevole in modo manifesto. Quanto poi pi in particolare
all'allontanamento dei cittadini co-munitari, rimane da verificare quanto la
ers
o.titi
nuova disciplina codicistica sia in effetti compatibile con i Avcqinuacroiol.i80i@
mlipbo

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

dal diritto comunitario agli Stati membri nel limitare la libert di


circolazione
di un cittadino europeo al-l'interno
del
territorio
dell'Unione: secondo i principi della direttiva n. 2004/ 38/CE, la sola
esistenza di una o pi condanne penali non giustifica
infatti
il
provvedimento di allontanamento.
Mentre il secondo comma esplicita le modalit di esecuzione dell'espul-sione o
dell'allontanamento ad opera del questore, l'ultimo comma dell'art. 235
c.p. innova la precedente disciplina che faceva riferimento alle sanzioni
previste dalle peraltro pi volte modificate leggi di pubblica sicurezza, stabilendo direttamente per il caso di trasgressione dell'ordine del giudice un
trattamento punitivo abbastanza rigoroso (cio la reclusione da uno a quattro anni).
Acquario Capri

Acquario.80@libero.it

GLOSSARIO
Aberratio causae Si ha quando il
processo causale si svolto in modo
diverso da come laveva previsto e
voluto lagente, pur avendo egualmente
prodotto levento.
Aberratio Consiste in una divergenza
tra voluto e realizzato dovuta a cause
incidenti sulla fase esecutiva della
volont.
Aberratio delicti Si ha quando fuori
dai casi di aberratio causae e aberratio
ictus si cagiona un evento diverso da
quello voluto per errore nelluso dei
mezzi di esecuzione.
Aberratio ictus Si ha quando per errore
nelluso dei mezzi di esecuzione del
reato o per altra causa, cagionata
offesa a persona diversa da quella alla
quale loffesa era diretta.
Accordo criminoso E una forma di
partecipazione psichica nel concorso di
persone nel reato. Si concreta in una
istigazione reciproca, un accordo di
commettere reato e di fornire ciascuno
un determinato contributo.
Agente provocatore Colui
che,
istigando od offrendo loccasione,
provoca la commissione di reati al
fine di coglierne gli autori in flagranza
o, comunque, di farli scoprire e punire.
Ammenda Pena pecuniaria prevista per
le
contravvenzioni
consistente
nel
pagamento di una somma non inferiore
a L. 4.000 n superiore a L. 2.000.000.
Amnistia Causa di estinzione della
punibilit, lamnistia un atto con cui
lo Stato rinuncia allapplicazione della
pena. La titolarit del potere di
clemenza

assegnata
dalla
Costituzione
al
Presidente
della
Repubblica, che lo esercita su legge di
delegazione delle Camere. Si distingue

tra: a) amnistia propria: riguarda i reati il


cui accertamento
giurisdizionale

ancora in corso ed estingue del tutto il


reato; b) amnistia impropria: interviene
dopo una sentenza irrevocabile di
condanna.
Analogia L'analogia il procedimento
attraverso cui vengono risolti casi non
previsti dalla legge, estendendo ad essi
la disciplina prevista per i casi simili o,
altrimenti, desunto dai principi generali
del diritto. Nel diritto penale italiano il
divieto di analogia espressamente
sancito
dall'articolo
14
delle
disposizioni preliminari.
Antefatto Con
le incerte categorie
dellantefatto e del postfatto
occorre
intendere quei reati che costituiscono la
normale premessa o il normale sbocco
di altri reati. Per una parte della
dottrina resterebbero assorbiti nel reato
principale in
base,
per, agli
inconsistenti criteri di sussidiariet o
consunzione. Inverit, le
categorie
dellantefatto e del postfatto non
punibili
mancano, invece,
di
fondamento di diritto positivo.
Antigiuridicit formale Si sostanzia nel
semplice contrasto tra il fatto e la
norma penale.
Antigiuridicit sostanziale Si sostanzia
nel contrasto fra il fatto e gli interessi
sociali tutelati dal diritto, legislativo o
extra-legislativo.
Arresto Pena detentiva prevista per le
contravvenzioni che si estende da 5
giorni a 3 anni (massimo elevabile a 5
anni nel concorso di aggravanti e fino a
6 anni nel concorso di reati).
Atti idonei a commettere un delitto
Sono idonei gli atti che si presentano
adeguati alla realizzazione del delitto
perfetto, perch potenzialmente capaci
di causarne o favorirne la verificazione.

Riassunti studiati e scritti da


Acquario.80@libero.it

Ausiliatore v. partecipe.
Autore
Colui
che materialmente
compie lazione esecutiva del reato.
Autore mediato Si parla di autore
mediato quando un soggetto si avvale
di un altro essere umano non punibile
come
strumento
materiale
per
commettere un reato.
Azione Movimento del corpo idoneo
ad offendere linteresse protetto dalla
norma o un interesse statale perseguito
dal
legislatore
attraverso
lincriminazione.
Capacit a delinquere (o capacit
criminale) Consiste nella disposizione o
inclinazione
dellindividuo
a
commettere fatti in contrasto con la
legge penale. La capacit a delinquere
consente di graduare la responsabilit e
quindi la pena da applicare al reato
commesso. Si desume: a) dai motivi a
delinquere e dal carattere del reo; b) dai
precedenti penali e giudiziari e, in
genere, dalla condotta e dalla vita del
reo; c) dalla condotta contemporanea o
susseguente al reato d) dalle condizioni
di vita individuale, familiare e sociale
del reo. La capacit a delinquere ha una
funzione bidimensionale che consente
di valutare la personalit nella sua
complessit morale e naturalistica, di
compromettere il dissidio tra libert e
necessit, di gettare un ponte tra diritto
penale e scienze delluomo: a) una
funzione retrospettivo retributiva, ove
va intesa come capacit morale di
compiere il reato commesso; b) una
funzione prognostico-preventiva, in
quanto serva ad accertare lattitudine
del soggetto a commettere nuovi reati.
Capacit di intendere Elattitudine del
soggetto non solo a conoscere la realt
esterna, ci che si svolge al di fuori di
lui, ma a rendersi conto del valore
sociale, positivo o negativo, di tali

accadimenti e degli atti che egli compie.


Capacit di volere E lattitudine del
soggetto ad
autodeterminarsi, a
determinarsi cio in modo autonomo
tra i motivi coscienti in vista di uno
scopo, volendo ci che lintelletto ha
giudicato di doversi fare e, quindi,
adeguando il proprio comportamento
alle scelte fatte.
Caso

fortuito
Abbraccia tutti quei fattori
causali,
non solo sopravvenuti
ma anche preesistenti o concomitanti,
che hanno
reso
eccezionalmente
possibile il verificarsi di un evento che
si presenta come conseguenza del tutto
inverosimile
secondo
la migliore
scienza esperienza.
Causalit dellomissione Trattasi di causalit
normativa ( la
legge che equipara il
non impedire al cagionare). Perch
l'omissione
dell'azione
impeditiva possa essere equiparata alla
causa dell'evento occorre, innanzitutto,
che secondo la migliore
scienza
e
esperienza del
momento storico
l'evento sia conseguenza
certa
o altamente
probabile di detta omissione, in
quanto l'azione suddetta l'avrebbe,
con certezza o con alto grado di
probabilit, impedito.
Cause di esclusione della colpevolezza
(o scusanti) Sono cause che escludono
la punibilit in quanto escludono la
colpevolezza,
per
mancanza
di
rimproverabilit, rispetto ad un fatto
che oggettivamente resta illecito.
Cause di esclusione della colpevolezza
Sono tutti quei fattori che eliminano il
dolo o la colpa: il caso fortuito; lerrore.
Cause di esclusione della pena Sono
cause di esclusione della pena quelle
particolari situazioni esterne al fatto
tipico, che non escludono il reato ma in
presenza delle quali il legislatore
ritiene, per ragioni di mera opportunit,
Acquario.80@libero.it

che non si debba applicare la pena e


ogni altra conseguenza penale. La loro
presenza esclude non la illiceit, ma
soltanto la punibilit del fatto. Tipiche
ipotesi sono quelle dei rapporti di
parentela di cui allart. 649 e delle
immunit derivanti dal diritto pubblico
interno e internazionale.
Cause di esclusione della suitas Sono
tutti i fattori che eliminano la coscienza
e volont di una azione od omissione
prevista dalla legge come reato:
lincoscienza
indipendente
dalla volont; la
forza maggiore;
il
costringimento fisico.
Cause di estinzione della punibilit Le
cause estintive sopravvengono dopo
che il reato gi perfetto ed incidono
sulla sola punibilit per
ragioni
estranee o contrastanti con la tutela del
bene protetto dalla
norma. Sono
applicabili senza il previo accertamento
dellesistenza e punibilit del reato, ma
sulla mera supposizione della sua
esistenza; impediscono
lapplicazione
delle misure di sicurezza. Dalle cause
estintive parte della dottrina distingue
le cause sopravvenute di non punibilit,
che escludono la punibilit per ragioni
di tutela del bene protetto, costituendo
esse lestremo mezzo di
tutela
predisposto per il caso in cui la norma
incriminatrice non abbia in concreto
funzionato. Tra le cause estintive il
codice distingue tra cause di estinzione
del reato e cause di estinzione della pena, a
seconda che sopravvengano prima che
intervenga o dopo che sia intervenuta
la sentenza definitiva di condanna.
Cause estintive del reato Sono cause
che estinguono la potest statale di
applicare la pena minacciata, la c.d.
punibilit in astratto, cio la possibilit
giuridica di applicare le conseguenze
penali del reato o talune di esse. In
sostanza lo Stato rinuncia ad applicare

la sanzione penale minacciata dalla


norma. Fra le cause generali di
estinzione
del
reato il
codice
comprende: a) la morte dell'imputato
prima della condanna definitiva; b)
l'amnistia propria; c) la remissione della
querela; d) la prescrizione;
e) la
oblazione nelle contravvenzioni; f) la
sospensione condizionale della pena; g)
il perdono giudiziale (v. anche cause di
estinzione della punibilit).
Cause estintive della pena Sono cause
che estinguono la punibilit in concreto,
cio concretizzatasi nella pena irrogata
con la sentenza di condanna esecutiva.
Lo
Stato
rinuncia,
cio, alla
applicazione della pena inflitta dal
giudice.
Sono considerate cause generali di
estinzione della pena: a) la morte del
reo dopo la
condanna
definitiva; b) l'amnistia impropria; c)
l'estinzione della pena per decorso del
tempo; d) l'indulto; e) la grazia; f) la
non menzione della condanna nel
certificato del casellario giudiziale; g) la
liberazione
condizionale;
h)
la
riabilitazione
(v. anche cause di
estinzione della punibilit).
Circostanze Sono elementi accidentali,
accessori, del reato. Come tali non sono
necessari per la sua esistenza
ma
incidono sulla sua gravit o rilevano
come indice della capacit a delinquere
del
soggetto, comportante una
modificazione,
quantitativa
e
qualitativa, della pena. Possono essere
definite o indefinite a seconda che siano
individuate con precisione dalla legge
nei loro specifici elementi costitutivi,
oppure
siano
individuatedalla
discrezionalit del giudice. La loro
presenza trasforma il reato semplice in
reato
circostanziato, aggravato
o attenuato.
Si distinguono inoltre le circostanze:

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comuni e speciali, a seconda che siano


previste
per
un
numero
indeterminato di reati, cio per tutti
reati
con
cui
non
siano
incompatibili, oppure per uno pi
reati determinati;
aggravanti e attenuanti, a seconda che
comportino un inasprimento od una
attenuazione della pena prevista per
il reato semplice;
ad efficacia comune e ad efficacia
speciale, a seconda che la legge
stabilisca la misura della pena in
modo
indipendente
dalla pena
ordinaria del reato oppure stabilisca
tale misura in modo indipendente o
una pena di specie diversa;
oggettive e soggettive: distinzione
posta dall'articolo 70 e di particolare
importanza nel concorso di persone
ai fini della comunicabilit delle
circostanze ai concorrenti secondo
l'originaria disciplina dell'articolo
118, ma pressoch privata di ogni
pratica rilevanza dopo la riforma di
tale
articolo,
nonch
dell'estensibilit
dell'impugnazione.
Sono
oggettive
quelle
che
riguardano:
a) la natura, la specie, i mezzi,
loggetto, il tempo, il luogo ed
ogni altra modalit dell'azione;
b) la gravit del
pericolo;

danno o

c) le condizioni o le
personali delloffeso.
Sono
soggettive
riguardano:

quelle

a) le condizioni
o
le
personali del colpevole;
b) lintensit del dolo o il
della colpa;

del

qualit
che
qualit
grado

c) i rapporti tra colpevole offeso.

Cos pure quelle inerenti


persona del colpevole.

alla

Si possono ancora distinguere le


circostanze in antecedenti, concomitanti
e susseguenti. Inoltre, sono dette
intrinseche le circostanze che attengono
alla condotta o ad altri elementi del
fatto tipico; estrinseche quelle che sono
estranee all'esecuzione e consumazione
del reato, consistendo in fatti successivi,
e che attengono pi strettamente alla
capacit a delinquere.
Coautore Soggetto che, assieme ad altri,
esegue lazione esecutiva del reato.
Colpa comune Riguarda le attivit
lecite perch non
proibite.
E
caratterizzata dalla inosservanza
di
regole di condotta finalizzate alla
prevenzione di qualsiasi misura di
rischio e dalla prevedibilit dell'evento.
Colpa

Consiste nel
rimproveroal soggetto
di avere
realizzato,
involontariamente ma
pur sempre
attraverso la violazione di regole
doverose di condotta, un fatto di reato,
che egli poteva evitare mediante l'osservanza,
esigibile, di tali regole. Tre sono,
pertanto, gli elementi costitutivi e
caratteristici della
colpa:
a)
l'elemento negativo della mancanza
della volont del fatto materiale tipico;
b) l'elemento oggettivo della
inosservanza delle regole di condotta,
dirette a prevenire danni a beni
giuridicamente
protetti;b)
l'elemento soggettivo della
attribuibilit di tale
inosservanza al soggetto agente,
dovendo avere egli la capacitdi
adeguarsi a tali regole e potendosi,
pertanto,
pretenderne
da lui losservanza.
Per la configurabilit della colpa
sufficiente la mancanza della
coscienza o della volont di almeno uno
degli elementi positivi oppure l'erroneo
convincimento della esistenza di un
elemento negativo. La colpa

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configurabile non solo quando non


voluto l'evento ma anche quando il
soggetto, pur avendo voluto l'evento,
non si sia rappresentato un qualsiasi
altro elemento positivo o negativo.
Colpa
cosciente (o
con previsione
dell'evento) Posta
in rilievo dalla
dottrina solo in tempi pi recenti della
colpa incosciente, si ha quando l'evento,
pur non
essendo
voluto,
tuttavia previsto dall'agente. Ha una
indubbia base psicologica,
essendo l'evento collegato
soggettivamente
all'agente
dalla previsione. La differenza tra dolo
eventuale e colpa cosciente
sta
nellaccettazione o meno del rischio.
Colpa

generica
E la colpa caratterizzata
dallinosservanza di regole cautelari
derivanti da fonti speciali non
giuridiche (negligenza,
imprudenza, imperizia). Insostituibile
il
criterio,
anche
ai
fini
dell'accertamento, della prevedibilit
dell'evento e della prevenibilit o
evitabilit del medesimoche vanno
determinante, innanzitutto, tenendo
presente tutte le
circostanze in cui
soggetto si trova ad operare in base al
parametro
relativistico dell'agente modello, cio
dell'uomo
giudizioso ejusdem
professionis et condicionis.
Colpa incosciente Si
ha
quando
l'evento non voluto e nemmeno
previsto dall'agente. Mancando anche
della previsione dell'evento, concetto
soltanto normativo.
Colpa speciale
o
professionale
Riguarda le attivit
giuridicamente
autorizzate perch
socialmente
utili, anche se per
natura
rischiose.
E caratterizzata
dalla
inosservanza
di
regole di condotta
finalizzate alla
prevenzione
non
del
rischio
dall'ordinamento consentito ma di un

ulteriore rischio non consentito e dalla


prevedibilit, non
adottando
tali

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misure, dell'evento.
Colpa
specifica E
la colpa
caratterizzata dallinosservanza di
regole
cautelariderivanti
da
fonti giuridiche (leggi,
regolamenti, ordini, discipline).
Non vi , rispetto alla
dimensione oggettiva, differenza con
la colpa generica: entrambe
richiedono l'inosservanza della regola
cautelare. Circa la dimensione
soggettiva, mentre per la colpa
generica occorre accertare caso per
caso la prevedibilit ed evitabilit da
parte dell'uomo ejusdem professionis
et condicionis, per la
colpa specifica
controverso
se occorra analogo
accertamento concreto oppure se
basti accertare la inosservanza della
regola
cautelare scritta
e la
riconducibilit dell'evento cagionato
al tipo di evento che tale regola
intende prevenire.

concezione normativa, elaborata


all'inizio del secolo, la colpevolezza
ilgiudizio
di rimproverabilit per
l'atteggiamento antidoveroso della
volont
cheera

Complice v. partecipe.
Concezione formale del reato Per la
concezione formale il reato tutto ci e
solo ci che previsto dalla legge
come tale.
Concezione giuridica dellevento
Per la
concezione giuridica,
levento leffetto
offensivo della condotta, e cio la
lesione
o messa in
pericolo dellinteresse tutelato
dalla
norma, ad essa
legate logicamente da un nesso di
causalit.
Concezione naturalistica dellevento Per
tale concezione, levento leffetto
naturale
della
condottaumana
penalmente rilevante ed esteriore
alla condotta, da
essa
logicamentee
cronologicamente diverso e distinto.
Concezione
normativa
della colpevolezza
Per

la

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possibile non assumere.


Concezione
psicologica
della
colpevolezza
Per
la
concezione
psicologica, dominante nella seconda
met del secolo scorso, la colpevolezza
consiste e si esaurisce nel nesso psichico
tra l'agente ed il fatto.
Concezione sostanziale del reato Per la
concezione sostanziale reato tutto ci
e solo ci che , in misura rilevante,
socialmente pericoloso.
Concorso di norme Si parla di concorso
di norme allorch pi norme appaiono,
almeno prima facie, tutte applicabili ad
un medesimo fatto. Deve trattarsi di
norme non antitetiche, perch in questo
caso si avrebbe un conflitto di norme,
ma soltanto diverse, tutte vietando,
comandando
o
consentendo
il
medesimo fatto. Di fronte ai molti casi
di concorso di norme incriminatrici si
pone il problema di stabilire se si tratta
di un concorso reale di norme, nel
senso
che
tutte
debbono essere
applicate (quindi,
di
un concorso
formale di reati) oppure se
trattasi
soltanto di un concorso apparente di
norme (quindi di un solo reato perch
solo a prima vista il fatto appare
riconducibile sotto pi norme, ma in
realt una soltanto
ad
esso
applicabile).
Concorso di persone nel reato Si ha
concorso di persone nel reato quando
pi persone pongono in essere insieme
un reato che, astrattamente, pu essere
realizzato anche da una sola persona.
Concorso di reati Si ha concorso di
reati quando uno stesso soggetto ha
violato pi volte la legge penale e,
perci, deve rispondere di pi reati. Il
concorso di reati presuppone risolto il
problema della unit e pluralit di reati:
Per la concezione naturalistica la unit
e pluralit di reati va desunta da

strutture preesistenti in rerum natura


ed individuabili in base ad una
teoria generale della realt.
Lagire
umano costituir un solo reato o pi
reati a seconda
che
esso sia
naturalisticamente unico o plurimo.
Si avr, quindi, un solo reato o pi
reati a seconda
che
si abbia,
rispettivamente, un'unica azioneo
pi azioni, un unico evento o pi
eventi, un'unica volont o pi
volont.
Per la concezione normativa, che la
pi condivisa, l'unit o pluralit di
reati va desunta esclusivamente
dalla norma penale, che l'unico
metro per decidere se il fatto storico
sia valutato dal diritto penale come
un solo illecito o come pi illeciti.
Per la concezione normativa a base
ontologica, pur
affermandos
che la norma costituisce il prius
logico per la valutazione del fatto
storico come unico o plurimo e che
il legislatore non rigidamente
vincolato al dato pregiuridico,
tuttavia
si
riconosce
che determinati schemiontologici
fondamentali, determinati sistemi di
valori e le correlative tipologie di
aggressione, non possono non
costituire lossatura concettuale, la
struttura portante, di ogni sistema
penale razionale e progredito.
Concorso eventuale di persone nel
reato Ricorre quando i reati possono
essere commessi indifferentemente da
una o pi persone (es. omicidio,
rapina).
Concorso formale
di reati S ha
concorso formale di reati quando il
soggetto ha posto in essere pi reati con
una sola azione od omis ione.
Pu essere
omogeneo o
eterogeneo
a seconda che si
violi la stessa norma pi volte o pi

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norme diverse.

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Concorso materiale di reati Si ha


concorso materiale quando il soggetto
ha posto in essere pi reati con pi
azioni o omissioni.
Pu
essere
omogeneo se stata violata pi volte la
stessa norma penale o eterogeneo se
sono state violate norme diverse.
Concorso necessario di persone nel
reato Si verifica in quei reati che
richiedono necessariamente per la loro
commissione la partecipazione di due o
pi persone
(es. rissa,
duello,
associazione per delinquere).
Concorso unilaterale Per la
dottrina prevalente e ancor prima per
il nostro codice non occorre, per aversi
concorso, la reciproca consapevolezza
dellaltrui contributo, essendo
sufficiente che tale consapevolezza
esista in uno solo dei concorrenti. La
coscienza e volont di cooperare ,
invece, necessaria in ogni singolo
agente perch risponda a titolo di
concorso.Il concorso
unilaterale
rende punibili condotte altrimenti non
perseguibili; in secondo luogo rende
possibile configurare il c.d. concorso
doloso nel reato colposo, che si ha
quando con una condotta
atipica il
soggetto
concorre
dolosamente
nellaltrui fatto colposo: strumentalizza
cio laltrui condotta colposa.
Condotta Comportamento umano che
costituisce reato.
Consiglio tecnico E una
forma
di partecipazione psichica nel concorso
di persone nel reato. Consiste nel
fornire allorganizzatore
o
allesecutore
del
reato notizie necessarie o agevolatrici.
Consuetudine nel diritto penale La
consuetudine consiste nella ripetizione
costante ed uniforme di un determinato
comportamento,
nella
convinzione
della sua obbligatoriet giuridica. In
diritto penale assolutamente negata
ogni
efficacia
alla consuetudine

innovatrice
e alla consuetudine
abrogatrice. Eammessa pacificamente
la consuetudine interpretativa. Di
consuetudine secundum legem
o integrativa sembra possa parlarsi
a proposito delle disposizioni penali
che rinviano,
esplicitamente
o
implicitamente, a norme di
rami
dell'ordinamento giuridico in
cui
la
consuetudine pu essere fonte
di
diritto.
Si
discute
infine
sullammissibilit di una consuetudine
derogatrice che crei cio nuovi tipi di
scriminanti.
Consumazione del reato Si ha quando
il reato perfetto ha raggiunto la sua
massima gravit concreta. Mentre la
perfezione indica il momento in cui il
reato venuto
ad esistere, la
consumazione indica il momento in cui
venuto a cessare, in cui si chiude l'iter
criminis per aprirsi la
fase del
postfactum. La consumazione segna il
momento
limite alla configurabilit della
legittima difesa,
del concorso
formale di reati, del concorso di
persone, della flagranza.
Continuazione
continuato.

dei

reati

v.

reato

Costringimento fisico Costituisce


una causa di
esclusione
della
suitas.
Particolare forma di forza maggiore che
impedisce la sussistenza di una
condotta umana. Si differenzia dal
costringimento psichico poich trae
origine da una violenza fisica (e non da
una minaccia) e costituisce una causa
oggettiva (e non soggettiva) di
esclusione del reato.
Criterio di consunzione Riguarda la
problematica relativa al concorso di
norme. Secondo tale criterio, ammesso
da una parte della dottrina pluralistica,
la norma consumante prevale sulla
norma consumata. E consumante la
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norma, il cui fatto comprende in s il


fatto previsto dalla norma consumata, e
che perci esaurisce lintero disvalore
del fatto concreto.
Criterio di sussidiariet Riguarda la
problematica relativa al concorso di
norme. Secondo tale criterio pressoch
concordemente ammesso, la norma
principale esclude lapplicabilit della
norma sussidiaria. E sussidiaria la
norma che tutela un grado inferiore
dellidentico interesse che tutelato
dalla norma principale.
Danno criminale Eloffesa necessaria
per la configurabilit del reato.
Si differenzia dal danno
risarcibile in quanto non
detto
che la figura del soggetto passivo del
reato coincida necessariamente
con
quella
del
danneggiato
civilmente
(v.
danno
risarcibile).
Danno risarcibile Detto anche danno
civile. Eil danno patrimoniale o non
patrimoniale cagionato dal reato. Da
non confondersi con il danno criminale
(v.) che costituisce invece loffesa
necessaria per lesistenza del reato.
Decadenza
o
sospensione
dallesercizio della potest dei genitori
Sono due pene accessorie: la decadenza
consegue allergastolo e agli altri casi
determinati dalla legge; la sospensione,
per un tempo pari al doppio della pena
inflitta, consegue alla condanna per
delitti commessi con abuso
della
potest dei genitori.
Delinquente abituale La abitualit
criminosa indica la qualit personale
dellindividuo
che, con lasua
persistente attivit criminosa, dimostra
una notevole attitudine a commettere
reati. Labitualit presunta ricorre
quando trattasi di persona: a) che
stata
condannata
alla
reclusione in
misura superiore complessivamente a

cinque anni per almeno tre delitti non


colposi, della stessa indole e commessi
non contestualmente, entro dieci anni;
b) che riporta altra condanna
per un
delitto non colposo, della stessa indole
e commesso entro dieci anni successivi
allultimo
dei
delitti precedenti.
Labitualit ritenuta dal giudice si ha
quando: a) il reo sia stato condannato
per due delitti non
colposi; b) riporti
unaltra condanna per
delittonon
colposo; c) il giudice, tenuto conto della
specie e gravit dei reati, del tempo
entro il quale sono stati commessi, della
condotta edel genere di vita del
colpevole e delle altre circostanze
indicate nel
capoverso dellart. 133, ritenga
che il colpevole dedito al delitto.
Il codice prevede anche labitualit
nelle contravvenzioni che, non mai
presunta, deve essere sempre accertata
dal giudice. Essa ricorre
quando: a) il reo sia stato condannato
alla pena dellarresto
per tre
contravvenzioni della stessa indole; b)
riporti
condanna per
unaltra
contravvenzione della stessa indole; c)
il giudice, tenuto conto della specie e
gravit dei reati, del tempo
entro il quale
sono stati commessi, della
condotta edel genere di vita del
colpevole e delle altre circostanze
indicate nel capoverso dellart. 133/2,
ritenga che il colpevole sia dedito al
reato.
Delinquente per tendenza La tendenza
a delinquere si ha quando il reo: a)
sebbene
non recidivo
o delinquente
abituale o professionale, commetta un
delitto
non
colposo
(doloso
o
preterintenzionale), contro la vita o la
incolumit personale; b) riveli, per s e
unitamente alle circostanze indicate
nellart.
133/2,una
speciale
inclinazione al delitto, che trovi la sua
causa
nellindole
particolarmente
malvagia del colpevole, e quindi non
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sia originata da infermit totale o


parziale di mente.
Delinquente
professionale
La
professionalit nel reato si ha quando:
a) il reo riporti una condanna definitiva
per altro reato consumato o tentato
trovandosi gi nelle condizioni richieste
per la dichiarazione di abitualit; b) si
debba
ritenere
che
egli
viva
abitualmente, anche in parte soltanto,
dei proventi del reato, avuto riguardo
alla natura dei reati, alla condotta e al
genere di vita del colpevole e alle altre
circostanze di cui allart. 133/2.
Delitti di
attentato (detti anche a
consumazione anticipata) Sono quei
delitti consistenti in atti diretti a ledere
il bene protetto e dalla legge elevati a
diritti perfetti, mentre potrebbero essere
al pi un tentativo o anche meno di un
tentativo, come quando si richiede tale
direzione, ma hanno anche la idoneit e
univocit degli
atti.
Per il timore
di pericolose strumentalizzazioni
politiche di tali fattispecie, la
dottrina
e giurisprudenza pi recenti
hanno
abbandonato
le
interpretazioni
soggettivistiche
adottando una
interpretazione oggettivistica, che riconduce il
reato
di attentato alla struttura del
tentativo
ed esige, comunque, la
messa
in
pericolo del bene protetto.
Il delitto di
attentato resta un
inutile residuo storico.
Delitti
senza vittime Sono cos
chiamati
quei
reati
che non
offenderebbero alcun bene perch a
sfondo esclusivamente etico (es.la
prostituzione,
lomosessualit,
la
sterilizzazione irreversibile, leutanasia
consensuale, luso di stupefacenti,
laborto, la pornografia, la bestemmia).
Delitto politico Agli effetti della legge
penale, delitto politico ogni delitto che
offende un interesse politico dello Stato,
ovvero un diritto politico del cittadino

(c.d. delitto oggettivamente


altres considerato delitto
delitto comune determinato,
in parte, da motivi politici
soggettivamente politico).

politico). E
politico il
in tutto o
(c.d. delitto

Delitto tentato Tale figura ricorre nei


casi in cui lagente non riesce a portare
a compimento il delitto programmato,
ma gli atti parzialmente realizzati sono
tali da esteriorizzare
lintenzione
criminosa. Per
quanto
riguarda
laspetto soggettivo, il tentativo un
delitto necessariamente doloso:il dolo
del
tentativo

intenzione di
commettere il delitto perfetto con conseguente
esclusione del
dolo eventuale. Da
un
punto di vista oggettivo, il
delitto tentato costituito da un
elemento negativo il
non
compimento dellazione o il non
verificarsi dellevento e un elemento
positivo lidoneit degli atti e la
univoca direzione degli stessi.
Desistenza dallazione Si ha quando
lagente rinuncia a compiere
gli
ulteriori atti che
poteva
ancora
compiere
perch
il
reato
si
perfezionasse.
Diagnosi criminologica Consiste in
una serie di accertamenti mirante a
definire
le
caratteristiche
della
personalit del reo.
Diritto internazionale penale Si parla
di diritto internazionale penale per
designare quel complesso di norme del
diritto internazionale generale, che
sanciscono la responsabilit penale
degli individui per quei fatti che
turbano
lordine
pubblico
internazionale e costituiscono crimini
contro il diritto delle genti. Tali crimini
internazionali sono: a) i crimini contro
la pace; b) i crimini di guerra (sia per
quanto riguarda le regole da seguirsi in
combattimento, sia per la protezione

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delle popolazioni civili); c) i crimini


contro lumanit.
Diritto penale delprivilegio Tipico
delle societ strutturate su profonde
discriminazioni tra classi sociali. Perch
concepito
come
strumento di
conservazione
delle
fondamentali
condizioni di vita di una societ, il
diritto penale liberale fatalmente svolse
una
funzione
conservatrice del
privilegio delle classi pi ricche, le vere
destinatarie della libert liberale
Diritto
penale
delloppressione
Rispondente in
passato
agli
ordinamenti di tipo assolutistico. Le
forme pi drastiche di diritto penale
dell'oppressione si ebbero innanzitutto
con l'assolutismo monarchico, dove il
diritto penale fungeva da strumento
dello strapotere del dispotismo regio e
dell'aristocrazia, e con gli ordinamenti
totalitari.
Diritto penale della libert In una
equilibrata sintesi delle posizioni della
vittima e del reo, da un lato tutela i
diritti fondamentali dei cittadini e gli
interessi della
comunit
sociale;
dall'altro assicura ai soggetti agenti la
certezza e l'eguaglianza giuridica.
Diritto
penale
della
pericolosit
sociale
Muovendo
dal
postulato
deterministico per cui luomo
determinato al delitto da cause inerenti
alla
sua
struttura
biologica
o
allambiente sociale in cui vissuto, si
fonda non sulla responsabilit morale
ma sulla pericolosit del soggetto.

complesso di norme di diritto interno


con cui ogni Stato risolve i problemi che
ad esso si
pongono per il fatto di
coesistere con altri Stati sovrani nella
superiore
comunit internazionale. Esso
abbraccia fondamentalmente
le
norme che regolano il campo di
applicazione della
legge
penale
nazionale nello spazio e le norme che
regolano lattivitdi
collaborazione
dello Stato con gli altri Stati in materia
penale.
Diritto penale misto Fondato sul
dualismo responsabilit-pericolosit.
Dolo dimpeto Si ha quando
la
decisione di commettere il reato sorge
improvvisa e viene immediatamente
eseguita, senza
che
vi
sia
alcun intervallo tra la
formulazione del proposito
criminoso e la sua attuazione.
Dolo dei reati di offesa Richiede anche
la coscienza e volont della offensivit,
e la conoscibilit della illiceit penale.
Dolo dei reati di scopo Richiede la
coscienza e volont del mero fatto
materiale tipico, ma non delloffensivit
e la conoscibilit della illiceit penale
del fatto.
Dolo

Diritto penale della responsabilit


morale Pone a proprio fondamento il
postulatodella libert
assoluta
indifferenziata del volere delluomo
come causa cosciente e libera (perci
irresponsabile) del proprio agire.

di
premeditazione
Figura discussa in
dottrina e nella pratica giudiziaria,
che tradizionalmente rileva pure come
aggravante dell'omicidio e delle
lesioni
personali. Per aversi
premeditazione occorre: un intervallo
temporale ampio tra l'insorgere
e
l'esecuzione del proposito criminoso,
tale da consentire
una
ponderata riflessione;
un
consolidamento, mediante
maturata riflessione, di tale proposito; una
persistenza,
tenace ed
ininterrotta, del medesimo.

Diritto penale internazionale Il diritto


penale internazionale sta ad indicare il

Dolo di proposito Si
ha
quando
intercorre un consistente lasso di tempo
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tra il sorgere dellidea criminosa e la


sua esecuzione.

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Dolo eventuale (o indiretto) Si ha


quando la volont non si dirige
direttamente
verso levento,
ma
lagente lo accetta come conseguenza
eventuale della propria condotta.
Dolo generico Si ha quando la legge
richiede la semplice coscienza e volont
del
fatto
materiale, essendo
indifferentemente per lesistenza del
reato il fine per cui si agisce (es.
omicidio).
Dolo intenzionale (o diretto) Si ha
quando la volont ha direttamente di
mira levento tipico, diretta alla
realizzazione del medesimo, sia esso
stato previsto dallagente come certo o
anche soltanto come possibile.
Dolo specifico Si ha nei casi in cui
assume rilievo una finalit dellagente
che deve sussistere perch si abbia il
reato, ma non necessario che si
realizzi perch il reato sia consumato
(es. furto: occorre il fine di trarne
profitto). Tale fine costituisce
un
elemento soggettivo costitutivo della
fattispecie legale ma che sta oltre il fatto
materiale tipico (onde il conseguimento
di tale fine non necessario per la
consumazione del reato).
Dolo. Il dolo rappresentazione e
volont del fatto materiale tipico, cio
di tutti gli elementi oggettivi della
fattispecie del reato: la forma
fondamentale, generale ed originaria di
colpevolezza. Sotto il profilo intellettivo
il dolo rappresentazione del fatto, ma
non
necessariamente
conoscenza,
poich il dubbio non esclude il dolo,
pur non essendo coscienza della realt.
Sotto il profilo volitivo il dolo volont,
che abbraccia sia il dolo intenzionale,
sia quello eventuale.
Eccesso (colposo) nelle scriminanti Si
ha eccesso nelle scriminanti quando, nel
commettere alcuni dei fatti previsti

dagli articoli 51, 52, 53, 54, si eccedono i


limiti stabiliti dalla legge o dall'ordine
dell'autorit ovvero imposti dalla
necessit.
L'eccesso va
distinto dall'erronea
supposizione
della
scriminante, poich questa nel primo
caso esiste realmente, pur se travalicata,
mentre nel
secondo
esiste solo nella
mente dell'agente. L'eccesso doloso,
colposo, o incolpevole, a seconda che il
soggetto ecceda i limiti
della
scriminante
con consapevole
volont
oppure per colpa o senza colpa alcuna.
L'eccesso
doloso
da
luogo
a
responsabilit per il reato doloso;
l'eccesso
colposo da
luogo a
responsabilit colposa, se il fatto
previsto dalla legge come reato colposo.
Effetti penali della condanna Per effetti
penali
della
condanna si
intendono la conseguenze negative che
derivano de jure dalla condanna stessa,
diverse dalla pene principali, dalle pene
accessorie e dalle misure di sicurezza.
Si distinguono, in senso tecnico, dalle
pene, perch
sono una conseguenza
della condanna a una
pena, ma non
coincidono con la stessa. Tra gli effetti
penali rientrano: a) limpossibilit di
godere della sospensione condizionale
da partedi chi ha gi usufruito, al
massimo per due volte, del beneficio; b)
lacquisto della qualifica di recidivo o di
delinquente abituale o professionale; c)
limpossibilit di partecipare a pubblici
concorsi, o di esercitare
determinate attivit;
d) liscrizione al
casellario giudiziale.
Gli
effetti
penali della condanna non
vengono
meno
in presenza di cause di
estinzione del reato o della pena,
ma soltanto per effetto della
riabilitazione.
Ergastolo Pena detentiva prevista per i
delitti consistente nella privazione
perpetua
della libert
personale.
Perpetuit, tuttavia, non assoluta in
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quanto
lergastolano
pu
essere
ammesso alla liberazione condizionale
quando abbia scontato almeno 26 anni
di pena.
Errore di fatto Mancata o imperfetta
percezione o valutazione di un dato
della realt naturalistica.
Errore inabilit Etale lerrore che cade
nella fase esecutiva del reato, cio nella
fase in cui la volont si traduce in atto.
Esso viene in considerazione nelle
ipotesi del cosiddetto reato aberrante.
Errore L'errore falsa conoscenza della
realt, naturalistica o normativa. A
seconda del momento dell'iter criminis
su cui l'errore incide, si distingue fra
errore motivo e errore inabilit. Lerrore
esclude il dolo a seconda che precluda o
meno la coscienza e volont del fatto,
previsto dalla norma penale.
Errore motivo Etale lerrore che cade
nel momento ideativo del fatto, sul
processo formativo della volont, la
quale nasce perci viziata da una falsa
rappresentazione del reale.

procedimento tramite il quale uno Stato


consegna un individuo, che si trova nel
suo territorio, ad un altro Stato perch
sia da questo giudicato o, se gi
condannato, sottoposto allesecuzione della
sanzione penale. Si distingue in attiva
o passiva a seconda che sia
richiesta ovvero concessa da uno Stato.
Listituto persegue lo scopo di evitare
che i delinquenti si sottraggano
alle conseguenze dei
loro
atti riparando
allestero.
Evento il risultato dellazione od
omissione.
Fase della ideazione del reato Si svolge
all'interno della psiche
del reo, passando
attraverso il
proces o di
motivazione
e culminando
nella
risoluzione
criminosa, in
se non
punibile. riscontrabile solo nei reati
dolosi e pu rilevare
ai fini
dell'intensit del dolo.
Fase della preparazione del reato Pu
aversi nei reati a dolo di proposito e, in
particolare, di premeditazione.

Errore sul fatto Siha quando


il
soggetto, che ben pu avere una
conoscenza della norma penale, crede
di realizzare un fatto diverso da quello
da essa previsto. Il soggetto erra sulla
fattispecie
concreta,
sulla
corrispondenza del fatto commesso alla
fattispecie legale.

Fase di esecuzione del reato Si ha


quando il soggetto compie la condotta
esteriore richiesta per la sussistenza del
reato.

Errore sul precetto penale Si ha


quando il soggetto si rappresenta e
vuole un fatto che perfettamente
identico a quello previsto dalla norma
penale, ma che egli, per errore su
questa, crede che non sia illecito e non
costituisca reato. Il soggetto erra sulla
sola
fattispecie
legale,
sulla
qualificazione
penale del
fatto
commesso.

Grazia Causa di estinzione


della
punibilit. E un provvedimento
rimesso dalla
Costituzione
alla
competenza esclusiva del Presidente della
Repubblica con il
quale viene
condonata in tutto o in parte la pena
principale inflitta per
uno o pi
reati nei confronti di una persona. Il
provvedimento adottato con decreto
su proposta del Ministro di grazia
e giustizia. Trattasi
pertanto
di
un provvedimento a

Estradizione

Consiste

in

un

Forza maggiore La forza maggiore si


identifica con tutte quelle forze naturali
esterne al soggetto che lo determinano
ad un determinato atto.

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carattere singolare,

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avente cio per destinatario un singolo


individuo,
e,
in
ci
differisce
dallamnistia e dallindulto che sono
contenuti
in
un
provvedimento
legislativo avente carattere generale e
cio indirizzato alla generalit dei
cittadini.
Imputabilit E il presupposto della
responsabilit penale, e consiste nella
capacit prevista dalla legge
penale di
rispondere per la
commissione di un
fatto previsto dalla legge come reato. Ai
sensi dellart. 85 imputabile che ha la
capacit di intendere e di volere.
Lespressione capacit di intendere (v.) si
riferisce alla idoneit del soggetto di
valutare il significato e gli effetti
della propria condotta. Lespressione
capacit di
volere
(v.) si
riferisce allattitudine
dello stesso
ad autodeterminarsi in
relazione
ai normali impulsi che motivano
lazione. Il
contenuto
sostanziale
dellimputabilit va ravvisato nella maturit
psichica e nella sanit mentale; essa
consiste
in un modo dessere
dellindividuo, uno status della persona
e deve sussistere nel momento in cui il
soggetto ha commesso il reato. Dal
combinato disposto dagli artt. 85 e 88
ss. si desume: a) che limputabilit
considerata normalmente esistente;
b)
che essa esclusa o diminuita soltanto
in presenza di determinate
cause; c)
che, pertanto, il giudice deve accertare
non, positivamente, la esistenza della
capacit di intendere e di volere, ma,
negativamente, la assenza o il dubbio
sulla esistenza per effetto di
dette cause.
Incapacit di contrarre con la pubblica
amministrazione Pena accessoria che
importa il divieto di
concludere
contratti
con
la
pubblica
amministrazione, salvo che per ottenere
le prestazioni di un pubblico servizio.

Incapacit procurata Ecos chiamata


lincapacit derivante non da cause
naturali ma dallo stesso soggetto o da
terzi.
Indulto Causa di estinzione della
punibilit. Al pari dellamnistia, un
provvedimento di carattere
generale,
ma ne
dif erisce
perch opera
esclusivamente sulla pena principale, la
quale
viene in
tutto
o in parte
condonata oppure commutata in altra
specie di pena, fra quelle consentite dalla
legge. Non
estingue le pene accessorie,
salvo che il decreto disponga in modo
diverso, e a maggior ragione lascia
sussistere gli altri effetti penali della
condanna.
Interdizione da una professione o arte
Pena accessoria consistentenella
perdita,
durante linterdizione, della
capacit di esercitare una professione,
arte, industria, commercio o mestiere,
per cui concesso uno speciale
permesso, licenza ecc.
Interdizione dagli uffici direttivi delle
persone giuridiche e imprese Pena
accessoria che priva temporaneamente
il condannato della capacit
di
esercitare,
durante
linterdizione,
lufficio di amministratore, sindaco,
liquidatore e direttore generale, nonch
ogni
altro
ufficio con potere
di rappresentanza della persona
giuridica o dellimprenditore.
Interdizione dai pubblici uffici Pena
accessoria che priva il condannato di
ogni diritto politico; di ogni pubblico
ufficio o incarico, non obbligatorio, di
pubblico servizio; dei gradi e dignit
accademiche, titoli e decorazioni ecc.
Interdizione legale Pena accessoria che
comporta la perdita della capacit di
agire, applicandosi al condannato
interdetto le norme della legge civile
per linterdizione giudiziale in ordine

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alla disponibilit e amministrazione dei


beni e alla rappresentanza negli atti
relativi.
Istigatore v. partecipe.
Liberazione condizionale
Causa di
estinzione della pena. La concessione
della libert condizionale fa cessare lo
stato
di detenzione
e
comporta
lapplicazione della misura di sicurezza
della libert
vigilata assistita dal
servizio sociale. La pena si considera
estinta e cessa la misura di sicurezza
non il decorso della pena inflitta; per gli
ergastolani, invece,
tale
effetto si
verifica col decorso di cinque anni dalla
data del provvedimento.
Misure alternative Consistono in
misure alternative alla pena detentiva
incidenti solo sulla fase esecutiva della
pena previste dalla L. 354/75
(sullordinamento penitenziario). Sono:
a) laffidamento in prova al servizio sociale,
fuori
dellistituto, per un
periodo
uguale a quello della pena da scontare;
b)
il
regime
di
semilibert,
corrispondente nella concessione di
trascorrere parte del giorno fuori del
carcere per partecipare ad attivit
lavorative, istruttive o comunque utili
al reinserimento sociale; c) la detenzione
domiciliare, consistente nellespiazione
della pena nella propria abitazione o in
altro luogo di privata dimora ovvero in
un luogo pubblico di cura o di
assistenza.
Misure di prevenzione Sono misure
specialpreventive ante o praeter delictum,
essendo applicabili ai
soggetti
pericolosi prima della commissione di
reati o a prescindere dalla avvenuta
commissione di altri reati. Hanno il fine
di impedire la commissione di reati.
Misure di sicurezza Sono misure con
una finalit terapeutica, rieducativorisocializzatrice applicabili ai soggetti

pericolosi che hanno gi commesso un


fatto penalmente rilevante: tendono
quindi ad impedire la commissione di
nuovi reati. Le misure di sicurezza si
differenziano dalle pene, poich sono la
conseguenza di un giudizio
non di
riprovazione per la
violazione di un
comando, ma di pericolosit; non di
responsabilit, ma di probabilit di
futura recidiva.
Misure preparatorie alla liberazione
Presuppongono una condanna a pena
detentiva e intervengono nella fase
esecutiva (comprendono lammissione
al lavoro esterno al carcere, il regime di
semilibert, licenze preliberatorie).
Misure sospensive
in
prova
Consistono nella rinuncia totale o
parziale alla punizione detentiva,
condizionata al buon esito di un
periodo di prova, controllata e assistita.
Misure sostitutive Consistono in misure
sostitutive della pena detentiva breve
previste dalla L. 689/81. Sono: a) la
semidetenzione, che
comporta
lobbligo di trascorrere almeno 10 ore al
giorno in un istituto situato nel comune
di residenza del condannato o in un
comune vicino e la limitazione di taluni
diritti. E sostitutiva delle pene
detentive determinabili dal giudice entro i limiti dei
sei mesi; b) la libert controllata, che
comporta il divieto di allontanarsi dal
comune di residenza, lobbligo
di
presentarsi almeno
una volta
al giorno presso il locale ufficio di
pubblica
sicurezza,
nonch
la
limitazione di alcuni diritti e la
eventuale
sottoposizione
del
condannato ad interventi dei centri di
servizio sociale, idonei
al suo
reinserimento. Esostitutiva delle pene
detentive determinabili dal giudice entro
i limiti di
tre mesi; c) la pena pecuniaria della
multa o dellammenda, sostitutiva
della
pena
detentiva
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rispettivamente della reclusione o


dellarresto, determinabile dal giudice
entro i limiti di un mese.
Misure
sostitutive
della
pena
detentiva Comprendono: le misure
patrimoniali (pene pecuniarie, misure
impeditive,
cauzioni di
buona
condotta);
le
pene
paradetentive
(arresto
saltuario,
semidetenzione,
arresto domiciliare); la pena del lavoro
libero di pubblica utilit; le misure
interdittive;
le
sanzioni
morali
(ammonizione, reprensione giudiziale).
Momento consumativo del reato Si ha
nel momento in cui si chiude liter
criminis.
Multa Pena pecuniaria prevista per i
delitti consiste nel pagamento allo Stato
di una somma non inferiore a L. 10.000
n superiore a L. 10.000.000.
Ne bis in idem sostanziale Desunto da
varie fonti normative (art. 15 Cost., art.
84 c.p.) in tutte le ipotesi di concorso di
norme vieta di addossare pi volte lo
stesso fatto allautore.
Non menzione della condanna nel
certificato del Casellario giudiziale
Beneficio concesso a discrezione del
giudice secondo i parametri dettati
dallart. 133. Occorre che: a) si tratti di
prima condanna; b) la pena se
detentiva, non superiore a due anni; c)
se pecuniaria,
non superiore
al
massimo di pena detentiva conteggiata
ex art. 135 c.p. (secondo quanto stabilito
con sentenza della Corte Costituzionale
n. 304 del 17 dicembre 1988); d) se
congiunta, la pena detentiva non deve
essere superiore a due anni e quella
pecuniaria deve essere tale che,
conteggiata a norma dellart. 135 c.p. e
sommata con quella detentiva, non
porti il condannato ad essere privato
della libert personale per pi di trenta
mesi.

Norma consumante Econsumante la


norma, il cui fatto comprende in s il
fatto previsto dalla norma consumata, e
che perci esaurisce lintero disvalore
del fatto concreto.
Norma penale in bianco Cos chiamata
perch in essa, mentre la sanzione
determinata, il precet o
ha carattere
generico, dovendo essere specificato da
atti normativi di grado inferiore, quali i
regolamenti,
i
provvedimenti
amministrativi ecc. (es. lart. 650 che
sanziona
linosservanza
dei
provvedimenti dellautorit
emanati
per ragioni di giustizia, di sicurezza, di
ordine pubblico, di igiene).
Per la concezione costitutiva, anche nella
norma penale in bianco il precetto in
verit completo e va identificato nel
generico dovere di obbedienza; per la
concezione sanzionatoria, dal momento
che la norma penale in bianco stabilisce
una sanzione per un precetto stabilito
da altri rami del diritto, del tutto
normale che invece di ripetere il
precetto si limiti a richiamarlo.
Per la Corte Costituzionale
le
norme penali in
bianco
possono
dirsi compatibili
con il principio della riserva di legge
qualora stabiliscano: a) le linee direttive
entro cui
il
soggetto
autorizzato allatto integrativo pu
operare la sua scelta discrezionale; b) la
specifica determinazione delloggetto
su cui influir latto integrativo; c) la
chiara individuazione dei soggetti cui
latto integrativo indirizzato.
Norma prevalente Etale la norma che
deve applicarsi ad
una
fattispecie
concreta in caso di concorso di norme
in rispetto del principio del ne bis in
idem sostanziale. In certe
ipotesi
la
norma prevalente individuabile in
forza di criteri che operano sulla base di
determinati rapporti formali fra norme,

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quali il criterio di specialit (la legge


speciale
prevale sulla generale), il
criterio cronologico (la legge posteriore
prevale su quella anteriore), il criterio
gerarchico (la legge di grado superiore
prevale su quella di grado inferiore).
Nelle ipotesi di norme di pari grado,
coeve edinrapporto di specialit
reciproca, la norma prevalente
va
individuata attraverso le clausole
di
riserva, quando esistono. Nelle ipotesi
in cui le clausole non esistono, tra gli
indici
rivelatori
della
norma
applicabile, il primo e pi sintomatico
, certo, quello del trattamento penale
pi severo.
Norma sussidiaria E sussidiaria la
norma che tutela un grado inferiore
dellidentico interesse che tutelato
dalla norma principale.
Obbligo di garanzia Obbligo giuridico
del soggetto, fornito dei necessari
poteri, di impedire l'evento offensivo di
beni, affidati alla sua tutela.
Gli obblighi di garanzia sono classificati:
a) in obblighi
di protezione
di
determinati beni contro tutte le fonti di
pericolo; b) in obblighi di controllo di
determinate fonti di pericolo per
proteggere tutti i beni ad esse esposti.
Oblazione E una
delle
cause di
estinzione del reato pi frequentemente
applicate
riguardante le
sole
contravvenzioni. Consiste
nel
pagamento, a domanda dellinteressato,
di una somma di denaro che ha
leffetto di degradare il reato in illecito
amministrativo e, quindi, di estinguerlo
prima dellapertura del dibattimento
o prima del decreto di condanna.
Offesa del bene giuridico la
concretizzazione del principio
di
offensivit. Pu consistere in una
lesione o in una messa in pericolo.
Offesa ingiusta E un sub-requisito

dellaggressione
ingiusta
per
la
configurabilit della legittima difesa.
Contrariamente alla comune opinione,
l'offesa ingiusta va intesa non come
l'offesa antigiuridica bens come offesa
ingiustificata cio arrecata al di fuori di
qualsiasi norma che la imponga o
l'autorizzi.
Oggetto giuridico del reato L'oggetto
giuridico del reato quel bene o
interesse,
individuale
o
sovrindividuale, che tutelato dalla
norma ed offeso dal reato.
Omissione Mancato compimento, da
parte di un soggetto, di unazione che
doveva essere compiuta.
Partecipe (o complice) Colui che pone
in essere una condotta che, di per s
sola, non integra la fattispecie del reato.
Si distingue fra partecipazione psichica,
che ha luogo nella fase creativa,
preparatoria o anche esecutiva del
reato, e partecipazione fisica, che ha
luogo nelle fasi della preparazione
e dell'esecuzione. La prima d vita
alla figura
dell'istigatore, di chi
cio fa sorgere in
altri
un
proposito criminoso prima inesistente.
La seconda d luogo alla figura
dell'ausiliatore, cio di
chi aiuta
materialmente nella preparazione
o
nella esecuzione.
Pena accessoria Le pene accessorie
sono misure afflittive, che comportano
una limitazione di capacit, attivit o
funzioni, ovvero accrescono lafflittivit
della
stessa
pena
principale, e
presuppongono sempre la condanna ad
una pena che sia lergastolo, la
reclusione, larresto, la multa o
lammenda. Possono essere perpetue o
temporanee. Ne sono caratteri normali:
a) lautomaticit,
poich di regola
conseguono di
diritto
alla condanna
principale; b) lindefettibilit, nel senso
che una volta irrogate sono sempre
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scontate non estendendosi ad esse la


sospensione condizionale della pena
principale.
Pena di morte Pena capitale prevista
per i delitti oggi completamente abolita
e assorbita nellergastolo sia per i reati
previsti dal codice penale e leggi
speciali diverse da quelle militari (L.
224/44, D.Lgs. 21/48) sia per i reati
previsti dal codice penale militare di
guerra (L. 589/94).
Pena La pena la limitazione dei diritti
del soggetto quale conseguenza della
violazione di un obbligo, che
comminata per impedire tale violazione
e ha carattere eterogeneo rispetto al
contenuto dellobbligo stesso.
Pena principale Ela pena inflitta dal
giudice con sentenza di condanna.
Pene sostitutive v. misure sostitutive.
Perdono giudiziale
Il
perdono
giudiziale una causa di estinzione del
reato, applicabile al solo diritto
minorile, che ricorre nel caso in cui il
colpevole:
a)
al
tempo
della
commissione del reato non avesse
compiuto i diciotto anni; b) che questi
non sia stato condannato in precedenza
a pene detentive per delitto, in chi sia
delinquente abituale o professionale; c)
che il minore non abbia gi goduto del
perdono giudiziale; d) che il giudice
ritenga di potere applicare una pena,
pecuniaria o detentiva contenuta entro
certi limiti; e) che il giudice in base a
determinate circostanze, presuma che il
colpevole si asterr dal commettere
ulteriori reati. Il perdono giudiziale
consente di evitare il rinvio a giudizio,
ovvero la condanna del minore, e
quindi pu essere concesso sia
alludienza
preliminare
sia
al
dibattimento.
Lapplicazione
del
perdono giudiziale presuppone un
accertamento
della
responsabilit

penale del minore; per tale motivo la


sentenza che applica il perdono
giudiziale pu essere soggetta ad
impugnazione.
Perfezione del reato Si ha allorch si
sono verificati tutti i requisiti richiesti
dalla singola fattispecie legale, nel loro
contenuto minimo cio necessario e
sufficiente per la esistenza del reato.
Pericolo Pu parlarsi di pericolo (con
riguardo ai reati di pericolo), quando
levento lesivo, secondo un giudizio ex
ante sulla base delle circostanze al
momento verosimilmente esistenti, era
prevedibile come verosimile secondo la
migliore scienza e esperienza. Il
pericolo , pertanto, la probabilit del
verificarsi dell'evento di danno.
Pericolosit criminale Agli effetti della
legge penale, viene definita socialmente
pericolosa la persona anche se non
imputabile o non punibile che abbia
commesso un reato o un quasi reato,
quando probabile
che commetta
nuovi fatti previsti dalla legge
come reati. Rileva sia per
lapplicazione delle misure
di
sicurezza,
sia
per la quantificazionedella
pena
ai sensi dellart. 133.
La
pericolosit deve essere accertata di
volta in volta dal giudice.
Postfatto v. antefatto.
Prescrizione Laprescrizione
una
causa estintiva della punibilit legata al
decorso del tempo.
Consiste
nella
rinuncia dello Stato a far valere la
propria
pretesa punitiva, in
considerazione
del lasso di tempo
trascorso dalla commissione di un
reato. Pu estinguere il reato o soltanto
la pena. Nel caso che estingua il reato,
la prescrizione presuppone che non sia
intervenuta una sentenza definitiva di
condanna.

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Presupposti

della
condotta
Antecedenti logici della stessa, cio
le

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situazioni di fatto o di diritto, che


preesistono alla condotta da cui questa
deve prendere le mosse perch il reato
possa sussistere (es. gravidanza nel
procurato aborto).
Preterintenzione Il
delitto

preterintenzionale, o oltre l'intenzione,


quando dalla azione od omissione
deriva un evento dannoso o pericoloso
pi grave di quello voluto dall'agente.
La preterintenzione un dolo misto a
colpa.
Principio dellattualit della
legge
penale Deriva dalla combinazione del
principio di irretroattivit e di non
ultrattivit. La validit della legge
penale rigorosamente circoscritta al
tempo in cui essa in vigore.
Principio della pari responsabilit
(concorso di persone) Per tale principio
i
concorrenti
sono
considerati
egualmente responsabili e punibili, in
via di principio, salvo valutare in
concreto la loro reale responsabilit e
graduare la pena in base al ruolo
effettivamente avuto.
Principio
della
responsabilit
differenziata (concorso di persone) In
base a tale principio i concorrenti sono
considerati diversamente responsabili e
punibili a seconda dei differenti tipi di
concorso.
Principio della riserva di
legge
Consiste nellattribuire il monopolio
della
criminalizzazione
al
potere
legislativo con il duplice scopo di
evitare un possibile arbitrio del potere
giudiziario e di evitare larbitrio del
potere esecutivo.
Principio di irretroattivit Il principio
di irretroattivit della legge penale
vieta di applicare una legge penale a
fatti commessi prima della sua entrata
in vigore.

Principio di legalit formale Esprime il


divieto di punire un qualsiasi fatto che,
al momento della sua commis ione, non sia
espressamente preveduto come reato
dalla legge e con pene che non siano
dalla legge
espressamente
previste.
Principio di
legalit
sostanziale
Esprime lesigenza che reati debbono
essere considerati i fatti socialmente
pericolosi, anche se non espressamente
previsti dalla legge, e che ad essi vanno
applicate le pene adeguate allo scopo.
Principio di materialit Secondo tale
principio pu essere reato soltanto il
comportamento umano materialmente
estrinsecantesi nel mondo esteriore e,
perci, suscettibile
di percezione
sensoria (art. 25/2 Cost.).
Principio di non ultrattivit Logico
corollario
del
principio
di
irretroattivit, vieta di applicare una
legge penale a fatti commessi dopo che
essa divenuta inefficace, salvo che da
essa non derivino conseguenze pi
favorevoli per il reo.
Principio di obbligatoriet Trova la
sua fonte nellart. 3 c.p. secondo il quale
la legge penale italiana obbliga tutti coloro
che, cittadini o stranieri, si trovano nel
territorio dello Stato, salve le eccezioni
stabilite dal diritto pubblico interno o dal
diritto internazionale.
Principio di offensivit Comporta che
il reato debba sostanziarsi anche
nelloffesa di un bene giuridico, non
essendo concepibile un reato senza
offesa. Tale principio desunto dagli
artt. 13, 15 e 27 Cost.
Principio di soggettivit Il principio di
soggettivit del fatto sta ad indicare
che, per aversi reato, non basta che il
soggetto abbia posto in essere un fatto
materiale offensivo, ma occorre altres

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che
questo
gli
appartenga
psicologicamente, che sussista cio non
solo un
nesso causale ma
anche un
nesso psichico
tra l'agente ed il
fatto criminoso, onde
questo
possa considerarsi opera di
costui.

determinato

rafforzato

laltrui

Principio di tassativit Sta ad indicare


il dovere per il legislatore di procedere,
al momento della creazione
della norma,
ad una precisa determinazione della
fattispecie legale, affinch risulti tassativamente
stabilito ci che

penalmente illecito e che


ci
che
penalmente
lecito. Principio
di determinatezza
e
principio di tassativit,
usati
come
sinonimi, indicano il
primo
il
modo di costruzione della
norma e il secondo l'effetto della
norma determinata.
Prognosi criminale Giudizio sul futuro
criminale del soggetto, effettuato sulla
base delle qualit indizianti
(v.
pericolosit criminale).
Progressione
criminosa
Per
progressione criminosa deve intendersi
il passaggio contestuale da un reato ad
un altro pi grave, contenente il primo,
per effetto di risoluzioni successive:
costituisce un fenomeno, per cos dire
intermedio, tra il concorso di norme
sullo stesso fatto e le ipotesi che danno
sicuramente vita ad un concorso
di
reati. La progressione si risolve nel
senso della unicit del reato
per
analogia juris, in quanto esistono i
presupposti
per
lapplicazione
del
principio, sopraordinato al concorso
apparente di norme anzich di quello
sopraordinato al concorso di reati.
Promessa di aiuto E una forma di
partecipazione psichica nel concorso di
persone nel reato. Consiste nella
promessa di aiuto da prestarsi dopo la
commissione del reato, allorch, abbia
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proposito criminoso.
Pubblicazione della sentenza
penale di condanna Pena accessoria
(v.).
Punibilit

Possibilit giuridica
di applicare la pena

minacciata.
Quasi reato Sono le ipotesi contemplate
negli artt. 49 (reato impossibile) e 115
(istigazione a commettere un delitto
non accolta; istigazione accolta
o
accordo per commettere un delitto,
quando il delitto non sia commesso).
Rapporto di causalit Il rapporto di
causalit materiale consiste nel nesso
di dipendenza causale tra la condotta
e levento (art. 40 c.p.).
Reati a condotta reiterata
reato abituale.

v.

Reati a dolo specifico di offesa Sono


quei reati ove l'offesa prevista come
risultato non oggettivo, ma meramente
intenzionale, rendendo cos punibile
una condotta di per s inoffensiva.
Reati a dolo specifico di ulteriore
offesa Sono quei reati dove
accanto
alloffesa obiettiva richiesta
una ulteriore
offesa
meramente intenzionale, che pertanto ha
una funzione restrittiva della
illiceit penale di un fatto gi di per
s offensivo e, quindi, meritevole di
pena.
Reati a struttura complessa
Possono denominarsi reati a struttura
complessa i vari tipi di reato che, pur
se diversi fra loro, sono tutti
composti da fatti gi
costituenti di per s reati e cio: il
reato complesso vero e
proprio; il
reato abituale; il
reato continuato.
Reati colposi di evento Sono tali
quei reati in cui sufficiente che

non sia voluto levento, mentre la


condotta pu essere
cosciente
e volontaria oppure
essere
anchessa
incosciente
e involontaria,
purch impedibile.

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Reati complessi in senso lato Sono tali


quei reati complessi in cui compreso
un solo reato con laggiunta di elementi
ulteriori non costituenti
reato
(ad
esempio la violenza carnale comprende
il reato di violenza e la congiunzione
carnale, che di per s non costituisce
reato).
Reati complessi in senso stretto Sono
tali quei reati complessi per lesistenza
dei quali sono necessari almeno due
reati che
possono assumere tutti la
posizione di elementi costitutivi (ad
esempio il furto e la violenza privata
nella rapina), o alcuni di elemento
costitutivo ed altri di circostanza
aggravante (es. furto semplice e
violazione di domicilio
nel furto
aggravato da violazione di domicilio).
Reati

con bene
giuridico vago o diffuso
Sono tali
quei
reati che
offendono beni
collettivi, non
ben
identificabili nella
loro
reale
consistenza, rispetto ai quali
non

pertanto ben
identificabile il
comportamento
lesivo
pericoloso,
anche perch appaiono ledibili per
effetto, pi che di una singola condotta,
del ripetersi generalizzato e frequente
di condotte illecite (es. reati contro la
fede pubblica).
Reati di offesa Sono i reati nei quali
loffesa funge da elemento costitutivo
esplicito (es. estorsione) o implicito (es.
omicidio).
Reati di pericolo astratto Sono tali i
reati nei quali il pericolo implicito
nella stessa condotta,
ritenuta
per
comune esperienza pericolosa, e
il
giudice si limita a riscontrare
la
conformit di essa al tipo (es. i reati, ora
decriminalizzati, di sorpasso su dosso o
in curva).
Reati di pericolo astratto Sono tali quei
reati nei quali il legislatore incrimina

una
condotta
presumendone
la
pericolosit. Differentemente dai reati
di pericolo presunto, non ammettono
alternative circa la loro ammissibilit
Costituzionale,
dato
l'impossibile
controllo ex ante dell'esistenza o meno
delle
condizioni
di
verificabilit
dell'evento lesivo: o vengono accettati
come tali o si rinuncia alla tutela penale
preventiva, anche di beni primari.
Reati di pericolo concreto Sono tali i
reati per la sussistenza dei quali il
pericolo deve effettivamente esistere,
costituendo esso elemento tipico
espresso e dovendosi perci accertarne
in ciascun caso la concreta esistenza; i
reati di pericolo concreto vengono, poi,
distinti in reati di pericolo diretto, nei
quali si punisce il provocato pericolo di
lesione del
bene giuridico; e reati di
pericolo indiretto, nei quali si punisce il
pericolo di un evento pericoloso per il
bene protetto.
Reati di pericolo concreto Sono tali
quei reati nei quali il pericolo
elemento costitutivo della fattispecie
incriminatrice, ed il giudice deve
accertarne di volta in volta lesistenza in
concreto (es. la strage, lincendio di cosa
propria, il danneggiamento seguito da
incendio).
Reati di pericolo presunto Sono tali i
reati nei quali il pericolo non implicito
nella stessa condotta,
poich al
momento di essa possibile controllare
la esistenza o meno delle condizioni per
il verificarsi dell'evento lesivo, ma viene
presunto juris e de jure, per cui non
ammessa neppure prova contraria della
sua concreta inesistenza (es. il reato, ora
decriminalizzato, di passaggio
con
semaforo rosso).
Reati di pericolo presunto Sono tali
quei reati nei quali
il
legislatore
incrimina una condotta presumendone
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la pericolosit. Sollevano sospetti di


incostituzionalit proprio perch contrariamente a quanto avviene per i
reati di pericolo astratto - l'esistenza o
meno delle condizioni di verificabilit
dell'evento lesivo qui accertabile.
Reati di scopo Sono tali i reati nei quali
loggetto dellincriminazione non

loffesa ad un bene-interesse giuridico,


bens la realizzazione di certe situazioni
che lo Stato ha interesse a che non si
realizzino. In questi ultimi, un vero e
proprio oggetto giuridico
manca,
mentre presente un mero interesse
dello Stato, che costituisce lo scopo
dellincriminazione (v. nota n. 12 pag.
34).
Reati di sospetto Si intendono quei
reati che riguardano comportamenti, in
essere n lesivi n pericolosi di alcun
interesse, ma che lasciano presumere
l'avvenuta commissione non accertata o
la futura commissione di reati (cos
l'essere colto
in
possesso
non
giustificato di valori, di chiavi false o di
documenti concernenti la sicurezza
dello stato).
Reati istantanei Sono reati istantanei
quelli in cui l'offesa istantanea, perch
viene ad esistenza e si conclude nello
stesso
istante
per la sua stessa
impossibilit di protrarsi nel tempo.
Reati monoffensivi Sono tali i reati per
l'esistenza dei quali necessaria e
sufficiente l'offesa di un sono bene
giuridico.
Reati
ostativi
Sono
quelle
incriminazione
arretrate,
che
non
colpiscono comportamenti offensivi di
un interesse, ma tendono a prevenire il
realizzarsi di azioni
effettivamente
lesive o pericolose, mediante
la
punizione di atti che sono la premessa
idonea per la commissione di altri reati.
Fra le altre, tipiche le incriminazioni del

possesso non autorizzato di armi o di


esplosivi o di sostanze stupefacenti.
Reati
permanenti
Sono
reati
permanenti quelli per la cui esistenza la
legge richiede che l'offesa al bene
giuridico si protragga nel tempo per
effetto della persistente
condotta
volontaria del soggetto.
Il reato
permanente reato unico. Si perfeziona
non nel momento
cui si instaura la
situazione offensiva, ma nel momento
in cuisi
realizza il minimum di
mantenimento di essa, necessario per la
sussistenza di tale reato.
Reati plurioffensivi Sono tali i reati che
offendono necessariamente pi beni
giuridici (es. la rapina che lede il
patrimonio e la libert personale).
Reati plurisoggettivi
impropri Sono
tali i reati in cui uno o taluni soltanto
dei coagenti sono punibili in quanto su
di essi soltanto
incombe
lobbligo
giuridico
di
non
tenere
il
comportamento.
Reati plurisoggettivi propri Sono tali i
reati in cui tutti
i coagenti
sono assoggettati a pena in
quanto lobbligo giuridico, la cui
violazione integra il reato, incombe su
ciascuno di essi. Cos nel duello,
nellassociazione
per
delinquere, nella rissa, in cui tutti i
soggetti sono tenuti alla osservanza del
dovere imposto dalla norma penale.
Reati qualificati dallevento Si dicono
qualificati o aggravati dallevento i reati
che subiscono un aumento di pena
allorch derivi un ulteriore evento che
viene posto a carico dellagente per il
solo fatto di essere stato causato dalla
sua condotta criminosa, a prescindere
dal dolo o dalla colpa.
Reato
(necessariamente)
plurisoggettivo Si
ha un reato
necessariamente
plurisoggettivo

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quando
parte

la

stessa

norma

di

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speciale che richiede, per la esistenza


del reato, una pluralit di soggetti
attivi.

del
comportamento
complessivo
dellagente rispetto ai normali casi di
concorso.

Reato a forma vincolata Reato in cui la


legge richiede che lazione tipica si
articoli attraverso determinate modalit
o, addirittura, attraverso determinati
mezzi.

Reato di danno E il reato che si


sostanzia
nella
distruzione
o
diminuzione del bene tutelato.

Reato abituale Edetto abituale il reato


per lesistenza del quale la legge
richiede la reiterazione di pi condotte
identiche o omogenee. Eproprio il reato
abituale consistente nella ripetizione di
condotte che sono in s non punibili,
come
nello
sfruttamento
della
prostituzione, o che possono essere non
punibili, come nei maltrattamenti in
famiglia. Eimproprio se consiste nella
ripetizione di condotte gi di per s
costituenti reato, come nella relazione
incestuosa, costituendo il singolo fatto
incestuoso delitto di incesto.
Reato complesso E tale il reato nel
quale un altro assorbito nel primo
quale elemento costitutivo ovvero quale
circostanza aggravante. Il delitto di
rapina ad esempio ha in s la
fattispecie di furto e di violenza privata.
La disciplina del reato complesso
quella del reato unico; non quella della
pluralit dei reati, neppure quando sia
pi favorevole al reo.
Reato continuato Costituisce una
particolare forma di concorso materiale.
Ai sensi dellart. 81/2 ( ) Alla stessa
pena (cio la pena
che dovrebbe
infliggersi per la violazione pi grave
aumentata sino al triplo) soggiace chi con
pi azioni od omissioni, esecutive di un
medesimo disegno criminoso, commette
anche in tempi diversi pi violazioni della
stessa o di diverse disposizioni di legge
( ). La ratio
del
trat amento
sanzionatorio pi mite, rispetto al
cumulo materiale delle pene viene
identificata nella minore riprovevolezza

Reato di pericolo E il reato che si


sostanzia nella minaccia
del bene
tutelato.
Reato reato ogni fatto umano che sia
in contrasto con la legge penale
conforme alla Costituzione. Inoltre
reato ogni fatto che si pone in contrasto
con il sistema di valori e beni giuridici
tutelati dalla Costituzione.
Reato eventualmente complesso Si ha
quando un
reato
contenuto come
elemento
particolare,
cosicch
possibile realizzare il reato complesso
senza realizzare un reato semplice. Si
ha specialit reciproca per coincidenza
tra fattispecie ed elemento particolare.
Reato
impossibile E
configurabile
quando per linidoneit dellazione o
per
linesistenza delloggetto, impossibile
levento dannoso
o pericoloso. Per
azione inidonea deve intendersi lintera
azione tipica prevista dalla norma,
la
quale,
in
virt di
caratteristiche concrete e oggettive,
inidonea a realizzare loffesa. Il reato
impossibile un non reato e, come tale,
non pu essere punito, ma in ragione
della esigenza preventiva l'autore pu
essere sottoposto a misure di sicurezza.
Reato
necessariamente
complesso Si ha quando almeno un
reato contenuto come elemento
costitutivo e non
possibile
realizzare la
fattispecie
complessa senza commettere
il reato
semplice.
Si ha
specialit
per
coincidenza tra fattispecie ed elemento
costitutivo.
Reato omissivo improprio o di non

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impedimento Consiste nel mancato


impedimento di un evento materiale,
per lesistenza del quale occorre il
verificarsi di tale evento.
Reato omissivo proprio o di pura
omissione
Consiste
nel
mancato
compimento dellazione
comandata,
per la sussistenza del quale non occorre
il verificarsi di alcun evento materiale.
Reato proprio quel reato per il quale
la legge richiede una speciale qualit
del soggetto attivo.
Reato proprio esclusivo tale quel
fatto che costituisce reato soltanto se
commesso da un soggetto con una
determinata qualifica (es. la falsa
testimonianza).
Reato proprio non esclusivo tale quel
fatto che costituisce particolare reato se
commesso da un soggetto con una
determinata qualifica e reato comune se
commesso da un soggetto senza tale
caratteristica
(es.
peculato
e
appropriazione indebita).
Reato putativo Si ha reato putativo
quando il soggetto crede di commettere
un fatto che costituisca reato, mentre
reato non .
Recesso volontario Il recesso si ha
quando lagente, dopo aver posto in
essere tutti gli atti causali necessari,
impedisce l'evento tenendo una controcondotta che arresta il processo causale
gi in atto.
Recidiva La recidiva la condizione
personale di chi, dopo essere stato
condannato per un reato con sentenza
passata in giudicato, ne commette un
altro: essa costituisce uno dei c.d. effetti
penali della condanna e va inquadrata
tra le circostanze inerenti alla persona
del colpevole. La recidiva comporta la
possibilit di una aumento di pena. Si
distinguono tre tipi di recidive: a)

semplice: consiste nel semplice fatto di


commettere un reato dopo aver subito
una condanna irrevocabile per un altro
reato; b) aggravata: si ha quando viene
commesso un nuovo reato: c) reiterata:
si ha allorch il reato commesso da chi
gi recidivo.
Reclusione Pena detentiva prevista per
i delitti consistente nella privazione
temporanea della libert personale, per
un tempo che va da 15 giorni a 24 anni
(massimo che pu essere elevato fino a
30 anni in caso di concorso di
aggravanti o di reati).
Regole di condotta preventive Sono
tali quelle
regole che
prescrivono
comportamenti, attivi od omissivi, non
tenendo i quali prevedibile e tenendo
i quali prevenibile un evento dannoso,
secondo la migliore scienza e
esperienza
specifiche.
La
loro
inosservanza
costituisce
il
requisito
oggettivo della colpa.
Responsabilit
E
penalmente
responsabile, e perci
punibile,
solo il soggetto che al momento del
fatto era capace
di intendere e
di volere. Presupposto
della
responsabilit

limputabilit (v.).
Responsabilit oggettiva Consiste nel
porre a carico dellagente un evento
sulla base del solo rapporto di causalit,
indipendentemente dal concorso del
dolo o della colpa.
Responsabilit oggettiva espressa E
tale
la
responsabilitoggettiva
espressamente prevista dalla legge.
Lart. 42 sancisce infatti che ( ) la
legge determina i casi nei quali levento
posto altrimenti a carico dellagente, come
conseguenza della sua azione od omissione.
( ).
Responsabilit
oggettiva
Riguarda quelle ipotesi,

occulta
o quei

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coefficienti,
oggettiva,

di

responsabilit

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che si annidano nello stesso concetto di


colpevolezza e nelle sue
specifiche
forme del dolo e della colpa, quando
non siano non solo concepiti ma anche
concretamente applicati in termini di
autentica responsabilit colpevole.
Riabilitazione
Consiste
nella
reintegrazione del condannato, che
abbia gi scontato la pena principale, in
tutte le facolt e diritti, preclusi
per effetto dalla condanna (art. 178
c.p.). Importa
lestinzione della pena
accessoria e di ogni altro effetto penale
della condanna.
Ha
lo scopo,
specialpreventivo,
di sottrarre il
condannato, che si sia ravveduto,
a
quegli
effetti penali che possono
pregiudicare il reinserimento sociale.
Riesame della pericolosit Il riesame
della pericolosit
consiste
nel
riprendere in esame le condizioni
dellindividuo, che stato dichiarato
pericoloso, per accertare se
egli
permane tale mentre sottoposto alla
misura di sicurezza.
Scriminanti putative Sono tali
le
scriminanti
erroneamente
ritenute
esistenti in tutti loro requisiti di legge
dall'agente che pertanto possono
costituire cause scusanti.
Scriminanti Sono particolari situazioni
in presenza delle quali un fatto, che
altrimenti sarebbe reato, tale non
perch la legge lo impone o lo consente.
Il fondamento politico-sostanziale della
liceit del fatto viene individuato
nell'interesse mancante, nell'interesse
prevalente o nell'interesse equivalente.
Il fondamento logico-giuridico dato,
invece,
dal
principio
di
non
contraddizione, per cui uno stesso
ordinamento non pu,
nella
sua unitariet, imporre o consentire e,
ad un tempo, vietare il medesimo
fatto senza rinnegare se stesso della
sua

politica di attuazione.
Infine, il
fondamento
tecnico-dommatico
consiste nell'assenza di tipicit del fatto
scriminante.
Soccorso difensivo Ecos chiamata la
legittima difesa quando il soggetto
passivo dellaggressione
non
il
soggetto che si difende ma un terzo.
Soggetto attivo del reato colui che
pone in essere un fatto penalmente
illecito.
Soggetto passivo del reato Soggetto
passivo del reato il titolare del bene
che costituisce l'oggetto giuridico del
reato. Tale non pertanto qualunque
persona che subisca eventualmente un
danno dal reato, ma solo il titolare del
bene protetto dalla norma e, quindi,
colui che subisce l'offesa essenziale per
la sussistenza del reato.
Sospensione condizionale della pena
Causa
di estinzione della punibilit.
Listituto trae la sua ragione iniziale
dalla necessit di evitare al condannato
a pene detentive
di breve durata il
contagio con lambiente carcerario che,
per esperienza
acquisita, tende a
desocializzarlo. Listituto tende, inoltre,
attraverso la prospettata minaccia di
esecuzionedella pena
inflitta, a distogliere
il reo dalla commissione di ulteriori
reati.
La
concessione del
beneficio comporta la sospensione della
pena principale e delle pene accessorie
per un periodo di cinque anni, nel caso
di delitti, e di due anni nel caso di
contravvenzioni. Se
durante questo
periodo il condannato non commette un
altro
delitto
o
unaltra
contravvenzione della stessa indole ed
adempie agli obblighi imposti, il reato
estinto. Restano, invece in vita gli altri
effetti penali e le obbligazioni civili.
Sospensione dagli uffici direttivi delle
persone giuridiche e delle imprese
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Pena accessoria (v.).


Sospensione dallesercizio di una
professione o arte Pena accessoria che
a
differenza
dellinterdizione

comporta solo il divieto di esercitare


una certa attivit.
Specialit reciproca (o bilaterale) Si ha
specialit reciproca allorch nessuna
norma speciale o generale, ma
ciascuna ad un tempo generale e
speciale, perch entrambe presentano,
accanto ad un nucleo di elementi
comuni, elementi specifici e elementi
generici rispetto ai corrispondenti
elementi dellaltra.
Specialit unilaterale Si ha specialit
unilaterale quando
una
norma,
speciale, presenta tutti gli elementi di
altra norma, generale, con almeno un
elemento in pi. Tipico esempio l'art.
341 rispetto all'art. 594, poich
l'oltraggio presenta tutti gli elementi
dellingiuria ed inoltre il quid pluris
della qualifica di pubblico ufficiale
nell'offeso.
Suitas della condotta Ela coscienze e
volont della condotta. Ai sensi dellart.
42/1, nessuno pu essere punito per
unazione od omissione preveduta dalla
legge come reato, se non lha commessa con
coscienza e volont. La suitas costituisce
lappartenenza della condotta
al
soggetto sia che questa sia sostenuta da
una volontariet
reale
ovvero
potenziale. Debbono essere considerati
coscienti e volontarie tutte le condotte
attribuibili alla volont del soggetto,
essendo tali non solo quelle che
traggono origine
da un impulso
cosciente, bens anche quelle che
derivano dalla inerzia del volere, ma
che con uno sforzo del volere potevano
essere impedite. La suitas, investendo il
rapporto specifico tra la volont del
soggetto ed una condotta, fa venir

meno, in sua mancanza, lattribuibilit

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della condotta posta in essere, e


quindi la responsabilit penale.
Teoria della accessoriet (concorso
di persone) Secondo tale teoria la
norma sul concorso
estenderebbela
tipicit della condotta principale
alle condotte accessorie dei
compartecipi: in tal modo il semplice
partecipe risponde del reato in quanto
la sua condotta atipica accede al fatto
tipico
dellautore, dal quale
attinge la sua rilevanza penale.
Suo vizio sta nellesigere, per la
punibilit dei
compartecipi, una
condotta principale tipica,
con le
due conseguenti insuperabili
limitazioni: a) di
non riuscire a giustif care la
punibilit dei concorrenti in tutti i
casi
c.d. di esecuzione frazionata,
ove nessuno da solo realizza
lintero fatto tipico,
ma ciascuno
ne
compie una
parte soltanto;
b)
di non riuscire a giustificare la
punibilit dei concorrenti nel reato
proprio, allorch la condotta
materiale
sia
posta
in
essere dallextraneus, dato
che lautore della condotta
principale non pu essere che
lintraneus, cio la persona che ha
la qualifica soggettiva.

tutte le
comporta leccessiva
concetto
di causa
conseguenze assurde.

condizioni e
estensione del
portando
a

Teoria della causalit scientifica Per la

Teoria della
causalit
adeguata
Ritiene che il rapporto di causalit tra
condotta ed evento sussiste quando un
soggetto ha determinato levento con
una azione proporzionata, adeguata, e
cio idonea a determinare levento, in
chiave di probabilit.
Teoria della causalit naturale (o
della condicio sine qua non)Ritiene
che deve considerarsi
causa
ogni
singola
condizione
dellevento,
ogni antecedente, senza il
quale levento non sarebbe venuto in
essere.
Considera equivalenti

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causalit scientifica lazione causa


dellevento quando,
secondo
la
migliore scienza ed esperienza del
momento
storico,
levento

conseguenza,
certa
o
altamente
probabile, dellazione, in quanto senza
di essa levento non si sarebbe, con
certezza o con alto grado di probabilit,
verificato.
Teoria
della
causalit
umana
Interpretando sistematicamente gli artt.
40 e 41 c.p., richiede, per la sussistenza
del rapporto di causalit, che il soggetto
abbia posto in essere una condizione
dellevento senza la quale lo stesso non
si sarebbe verificato e che il verificarsi
dellevento non dipenda dal concorso
di fattori causali eccezionali, che
abbiano cio una probabilit minima di
verificarsi.
Teoria dellaemenda
Per questa
dottrina la pena protesa verso la
redenzione morale del reo. Per
lanaloga teoria della espiazione, la
pena ha funzione di purificazione dello
spirito, operando come antidoto contro
la immoralit per la forza purificatrice
del dolore.
Teoria della equivalenza causale
(concorso di persone) Secondo questa
teoria, poich ogni
persona
che
concorre a produrre levento unico e
indivisibile lo cagiona nella sua totalit,
questo
andrebbe integralmente
imputato
ad ognuno dei compartecipi. Essa,
connaturale agli ordinamenti a
legalit sostanziale, inconciliabile con
quelli a legalit formale ove i reati sono
tipizzati nei loro requisiti oggettivi e
soggettivi.
Teoria della fattispecie plurisoggettiva
eventuale
(concorso
di
persone)
Secondo tale teoria, dalla combinazione
sulla norma sul concorso con la norma
incriminatrice di parte speciale nasce
una nuova fattispecie plurisoggettiva,

autonoma
e
diversa
da
quella
monosoggettiva e che ad
essa
si
affianca, con una sua nuova tipicit: la
fattispecie del concorso di persone nel
reato.
Teoria della prevenzione generale Per
i seguaci della teoria della prevenzione
generale, scopo della pena
impedire che vengano commessi in
futuro reati: nata
nell'ambito
dell'ideologia illuministica, questa teoria
attribuisce alla pena un andamento
utilitaristico, in quanto essa
costituirebbe un mezzo per distogliere
i consociati dal commettere atti
criminosi. In particolare, la pena
viene intesa come una controspinta
rispetto al desiderio di procurarsi quel
piacere che costituisce la spinta
criminosa.
Teoria della prevenzione generale
Secondo questa teoria la pena ha un
fondamento utilitaristico, costituendo
un mezzo per distogliere i consociati
dal compiere atti criminosi.
Teoria della prevenzione sociale Per
questa teoria la pena ha la funzione di
eliminare o ridurre il pericolo che il
soggetto, cui viene applicata, ricada in
futuro nel reato.
Teoria della prevenzione speciale
Secondo la teoria della prevenzione
speciale, la pena tende ad impedire che
colui che si reso responsabile di un
reato torni a delinquere anche in futuro.
Questo
effetto positivo pu
essere
conseguito in tre modi diversi: a)
attraverso l'emenda del reo, la sua
rieducazione o risocializzazione; b)
l'intimidazione e cio
l'efficacia dissuasiva
della condanna e dalla sua
esecuzione; c) la neutralizzazione
qualora si
tratti di pena detentiva
consistente nella segregazione del
reo
che gli impedisce di commettere altri
reati.

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Teoria della retribuzione Per questa


teoria,
compendiabile
nellassunto
che il bene va ricompensato con il bene
e il male con il male, la pena un
valore positivo che trova in
se
stessa la sua ragione e
giustificazione.
Essa
il
corrispettivo del male commesso e
viene applicata a cagione del
reato
commesso.

Limputato dichiarato non imputabile

Vittime fungibili Sono tali i soggetti


che assumono il loro ruolo di vittime al
di fuori di una qualsiasi relazione con
l'agente, non hanno favorito in alcun
modo la condotta criminale e sono
perci vittime accidentali.
Vittime infungibili Sono tali i soggetti
che diventano vittime per una precisa
relazione
con
l'agente.
Per
il
determinante influsso esercitato dalla
loro qualit o dal loro agire sul
medesimo. Sono, pertanto, vittime
partecipanti, quali le
vittime per
imprudenza,
volontarie, alternative,
provocatrici.
Vizio di mente parziale Causa di
esclusione
o
diminuzione
della
imputabilit (art. 89 ) che si ha quando
la capacit di intendere e di volere,
senza essere esclusa, grandemente
scemata (seminfermit): in tal caso si
opera una diminuzione della pena cui
si cumula, di regola, una misura di
sicurezza. Gli stati emotivi e passionali,
invece, non escludono n diminuiscono
limputabilit (art. 90) sempre che non
siano manifestazione di uno stato
patologico.
Vizio di mente totale Causa di
esclusione o diminuzione della
imputabilit (art.
88),
per
cui
non imputabile chi, nel momento in
cui ha commesso il fatto era, per
infermit, in tale stato di mente da
escludere la capacit di
intendere e
di
volere.
Acquario.80@libero.it

prosciolto ma se pericoloso
sottoposto alla misura di sicurezza
dellospedale psichiatrico giudiziario
(art. 222).

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Articoli rilevanti del Codice Penale citati:


art. 1 cp: nessuno pu essere punito per
un fatto che non sia espressamente
preveduto come reato dalla legge, n con
pene che non siano da essa stabilite
art. 2 cp: 1 comma:nessuno pu essere
punito per un fatto che, secondo la legge del
tempo in cui fu commesso, non costituiva
reato
2 comma: nessuno pu essere punito per
un fatto che, secondo la legge posteriore, non
costituisce reato; e se vi stata condanna, ne
cessano lesecuzione e gli effetti penali:
3 comma: Se la legge del tempo in cui fu
commesso il reato e le posteriori sono diverse,
si applica quella le cui disposizioni sono pi
favorevoli al
reo, salvo che sia stata
pronunciata sentenza irrevocabile
4 comma: il principio del favore contro. reo
(irretroattivit) NON opera per violazione
leggi temporanee e eccezionali (o leggi
finanziarie)
5 comma: la successione di leggi penali
si applica anche nei casi di decadenza o
mancata ratifica di un decreto-legge e nel caso
di decreto-legge convertito in legge con
emendamenti
artt. 1, 199 cp e 14 disp prel.: divieto di
analogia per norma penale
art. 3 cp: principio di obbligatoriet
determina ambito di validit di legge penale (
implicazione penale del principio di
uguaglianza costituzionale)
art. 4 cp: territorio dello Stato il territorio
della Repubblica, e tutto ci che sottoposto
alla sovranit dello Stato
art. 5 cp principio ignorantia legis non
excusat
art. 6 e ss cp: determinano ambito di
validit della norma penale
art. 7 cp: perseguiti reati commessi
allestero
art. 8 cp: delitti politici (senso oggettivo e
senso soggettivo)
art. 9 cp: perseguiti reati comuni compiuti
allestero (<> art. 7 cp)
art. 10 cp: perseguiti stranieri che
commettono reato contro Stato o cittadino

ITA (oppure contro Stato o cittadino


straniero)
art. 15 cp: lex specialis derogat legi generali:
quando pi leggi penali o pi disposizioni
della medesima legge penale regolano la stessa
materia, la legge o la disposizione di legge
speciale deroga alla legge o alla disposizione di
legge generale, salvo che sia altrimenti
stabilito
artt.
17
e
39
cp: delitto
<>
contravvenzioni solo per <> tipo di
sanzioni
art. 17 cp : pene per
delitti
e
contravvenzioni
artt. 19pi37 cp: pene accessorie perpetue
e temporanee
art. 20 cp: soggetto passivo la persona
offesa dal reato
art. 20 cp: pene principali e accessorie
art. 22 cp: ergastolo
art. 23 cp: reclusione
art. 24 cp: multa
art. 25 cp: arresto
art. 36: pubblicazione sentenza di
condanna
artt. 19pi37 cp: pene accessorie perpetue
e temporanee
art. 40 cpv cp: clausola di equivalenza:
non impedire un evento, che si ha lobbligo
giuridico di impedire, equivale a cagionarlo
art. 41 cp: disciplina delle concause (e
nesso causale)
1 comma: c nesso causale anche se ci
sono antecedenti/concomitanti/conseguenti
2 comma: non nesso causale se
sopraggiunge causa idonea
3 comma: nesso causale anche se c
azione di 3
art. 42 cp comma 2: (principio ricavato) i
delitti colposi sono puniti in rari casi); le
contravvenzioni sono sia colpose
che
dolose
art. 42 cp 3 comma: la legge determina i
casi nei quali levento posto altrimenti a
carico dellagente, come conseguenza di una
sua azione o omissione

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art. 43 cp: delitto colposo o contro


lintenzione , quando levento, anche se
preveduto, non voluto dallagente e si
verifica a causa di negligenza o imprudenza o
imperizia ovvero per inosservanza di leggi,
regolamenti, ordini o discipline
art. 44 cp: condizioni obiettive di
punibilit
art. 46 comma 2 cp: la punibilit
esclusa quando, per la inidoneit dellazione
o per linesistenza delloggetto della stessa,
impossibile levento dannoso o pericoloso
art. 46 cp: CONCORSO di reato
se
costringimento fisico
art. 47 comma 1 = errore sul fatto che
costituisce reato esclude la punibilit
dellagente. Nondimeno, se si tratta di errore
determinato da colpa, la punibilit non
esclusa, quando il fatto preveduto dalla legge
come delitto colposo
art. 47 comma 2: lerrore sul fatto che
costituisce un determinato reato non esclude
la punibilit per un reato diverso
art. 47 comma 3: errore su una legge
diversa da legge penale esclude la punibilit,
quando ha cagionato un errore sul fatto che
costituisce il reato
art. 48 cp: le disposizioni dellart. precedente
si applicano anche se lerrore sul fatto che
costituisce reato determinato dallaltrui
inganno: ma in tal caso del fatto commesso
dalla persona ingannata risponde chi lha
determinata a commetterlo
art. 48 cp: CONCORSO di reato se altrui
inganno
art. 49, comma 1: non punibile chi
commette un fatto non costituente reato, nella
supposizione erronea che esso costituisca
reato
art. 50 cp: non punibile chi lede o pone in
pericolo un diritto, col consenso della persona
che pu validamente disporne volenti et
consentienti non fit iniuria
- art. 51 cp: esercizio di un diritto esclude la
punibilit
qui suo iure
utitur
neminem laedit
inoltre: ladempimento di un dovere imposto
da una norma giuridica o da un ordine

legittimato della pubblica Autorit, esclude la


punibilit
art. 52 cp: non punibile chi ha commesso il
fatto, per esservi stato costretto dalla necessit
di difendere un diritto
proprio od altrui
contro il pericolo attuale di unoffesa ingiusta,
sempre che la difesa sia proporzionata
alloffesa
art. 53 comma 1 cp: non punibile il
pubblico ufficiale che, al fine di adempiere un
dovere del proprio ufficio, usa o fa usare armi
o altro mezzo di coazione fisica, quando vi
costretto dalla necessit di respingere una
violenza o di vincere una resistenza
allAutorit e comunque di impedire la
consumazione dei delitti di strage, naufragio,
sommersione, disastro aviatorio, ferroviario,
omicidio volontario, rapina a mano armata e
sequestro di persona
art. 54 comma 1 cp: non punibile chi ha
commesso il fatto per esservi stato costretto
dalla necessit di salvare s od altri dal
pericolo attuale di un danno grave alla
persona, pericolo da lui non volontariamente
causato, n altrimenti evitabile, sempre che il
fatto sia proporzionato al pericolo
art. 54 cp uc: CONCORSO di reato se
costringimento psichico
art. 55 cp: eccesso colposo/doloso
art. 59 cp 1 comma: scriminante anche se
sconosciuta
art. 59 comma 2 cp: le circostanze che
aggravano la pena sono valutate a carico
dellagente soltanto se da lui
conosciute
ovvero ignorate per colpa o ritenute
inesistenti per errore determinato da colpa
art. 59 cp 4 comma: scriminante putativa
(mai dolosa)
art. 59 cp: 4 comma: errore di
valutazione su scriminante
art. 60 cp: nel caso di errore sulla persona
offesa da un reato, non sono poste a carico
dellagente le circostanze aggravanti, che
riguardano le condizioni o qualit della
persona offesa, o i rapporti tra offeso e
colpevole. Sono invece valutate a suo favore le
circostanze
attenuanti,
erroneamente

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supposte, che concernono le condizioni, le


qualit o i rapporti predetti
art. 60 comma 2: ripristina criteri
generali di imputazione qualora si tratti di
circostanzeche riguardano let o altre
condizioni o qualit, fisiche o psichiche, della
persona offesa
art. 61 cp: catalogo di circostanze
aggravanti comuni TOPSALDAAP
art. 62 cp: catalogo di circostanze
attenuanti comuni
RIFDDR
art. 62 bis = circostanze attenuanti
generiche
art. 69 cp: quando in un reato ad una
circostanza aggravante accede unaltra
circostanza aggravante, ovvero ad una
circostanza
attenuante
accede unaltra
circostanza attenuante, il giudice applicher
al caso concreto la circostanza che importa,
rispettivamente, il maggior aumento o la
maggior diminuzione della pena
art. 69 cp 4 comma: il giudice deve operare
un giudizio di equivalenza, ovvero di
prevalenza delle une circostanze sulle altre
principio del bilanciamento
art. 71 cp:
ipotesi
che con
una
sola sentenza si debba
pronunciare condanna contro stessa
persona (concorso di reati) art. 80 cp:
ipotesi che dopo una condanna si debba
giudicare la stessa persona per un
reato commesso anteriormente o
posteriormente alla condanna medesima
(o quando contro stessa persona devono
eseguirsi pi condanne) concorso di
reati
art. 82 comma 1 cp: quando, per errore
nelluso dei mezzi di esecuzione del reato o per
altra causa, cagionata offesa a persona
diversa da quella alla quale loffesa era diretta,
il colpevole risponde come se avesse commesso
il reato in danno della persona che voleva
offendere, salve, per quanto riguarda le
circostanze aggravanti e attenuanti,
le disposizioni dellart. 60
art. 83 cp: fuori dei casi preveduti
dallarticolo precedente, se, per errore nelluso

dei mezzi di esecuzione del reato, o per altra

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causa, si cagiona un evento diverso da


quello voluto, il colpevole risponde, a titolo
di colpa, dellevento non voluto, quando
il fatto preveduto dalla legge come evento
colposo art. 83 cp: capoverso: se il
colpevole ha cagionato altres levento
voluto, si applicano le regole sul concorso
di reati
art. 84 cp: le disposizioni sul concorso di
reati non si applicano quando la legge
considera come elementi costitutivi, o come
circostanze aggravanti di un solo reato, fatti
che costituirebbero, per se stessi, reatocio
in caso di reato complesso
art. 85 cp: imputabilit = capacit
di intendere e di volere
art. 86 cp: CONCORSO se si inducono
altri in stato di incapacit a fini illeciti
(far commettere un reato)
art. 87 cp.: non si applica la disposizione
della 1 parte dellart.
85
cp

imputabilit deve sussistere


al
momento della commissione del
reato a chi si messo in stato di
incapacit dintendere e di volere al fine di
commettere il reato, o di prepararsi una
scusa actio libera in causa
art. 88 cp: infermit di mente = non
solo per accertamento di una Effettiva
malattia mentale, ma di
una
Effettiva diminuzione di
capacit di intendere e di volere, da
connettere a tale malattia
art. 90 cp: STATI EMOTIVI:
non incidono su imputabilit
artt. 91-95 cp: ubriachezza (AVPAC)
art. 96 cp: non
punibilit
per sordomutismo handicappante
art. 97 cp: incapacit allimputazione
di soggetto che,
quando fatto
compiuto, aveva
meno di
14 anni (incapacit assoluta, non
ammessa prova contraria) art. 98
cp: incapacit accertabile da giudice
per soggetti tra 14 e 18 anni
art. 99 cp: disciplina della recidiva
art. 99 cp comma 1: recidiva semplice
art. 99 cp comma 2 e 3:

recidiva aggravata
art. 99 cp comma 4: recidiva reiterata
artt. 102, 103, 104: delinquente abituale

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art. 110 cp: quando pi persone concorrono


nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace
alla pena per questo stabilita(sia delitti che
contravvenzioni)
art. 112 cp: aggravanti per concorso di
persone
art. 112 u.c. cp: le aggravanti di pena si
applicano anche se taluno dei partecipi al
fatto non imputabile o non punibile
(quindi CdP sussiste anche se non c
punibilit di tutti i concorrenti)
art. 113 cp: nel delitto colposo, quando
levento

stato
cagionato
dalla
cooperazione di pi persone, ciascuna di
queste soggiace alle pene stabilite per il
delitto stesso. La pena aumentata per chi
ha determinato altri a cooperare nel delitto,
quando concorrono le condizioni stabilite
nellart. 111 e nei numeri
3 e 4 dellart. 112
art. 114 cp comma 1: attenuante se opera
prestata da uno dei concorrenti abbia
avuto minima importanza nella preparazione
o esecuzione del reato (contributo
sostituibile o surrogabile con diversa
distribuzione di compiti)
art. 114 cp comma 1: attenuante se
minorazione psichica (concorso)
art. 116 cp: ABERRATIO DELICTI (AD):
qualora il reato commesso sia diverso da
quello voluto da taluno dei concorrenti, anche
questi ne risponde, se levento conseguenza
della sua azione o omissione
art. 119 comma 1 cp: le circostanze
soggettive, le quali escludono la pena per
taluno di coloro che sono concorsi nel reato,
hanno effetto soltanto riguardo alla persona
cui si riferiscono
art. 131: procedibilit dufficio per casi
previsti da art. 84 (reato complesso)
art. 132 cp: commisurazione della pena
art. 133 cp: menziona il grado di colpa
fra gli indici di commisurazione della
pena
art. 133 cp:
art. 146 cp: differimento obbligatorio per
reclusione (incinta, aids)

art. 147 cp: differimento facoltativo per


reclusione
(domanda
di
grazia,
neommma)
art. 150 cp: morte del reo (causa di
estinzione del reato)
art. 151 cp: amnistia propria (causa di
estinzione del reato)
art. 157 cp: prescrizione (causa di
estinzione del reato)
art.
162
cp:
oblazione
delle
contravvenzioni (causa di estinzione del
reato)
art. 163 cp: sospensione condizionale
della pena (causa di estinzione del reato)
art. 169 cp: perdono giudiziale (causa di
estinzione del reato)
art. 170: comma 2: possibili cause di
estinzione (la causa estintiva di un reato,
che elemento costitutivo o circostanza
aggravante di un reato complesso, non si
estende al reato complesso)
art. 171 cp: morte del reo dopo la
condanna (causa di estinzione della pena)
art. 172 e 173 cp: prescrizione della pena
(causa di estinzione della pena)
art. 172 cp: grazia del Presidente della
Repubblica (causa di estinzione della
pena)
art. 172 cp: liberazione
condizionale
(causa di estinzione della pena)
art. 174 cp: indulto (causa di estinzione
della pena)
art. 175 cp: non menzione della condanna
nel certificato del casellario giudiziale
art. 176: liberazione condizionale (causa
di estinzione della pena)
art. 176 comma 3 cp: liberazione
condizionale per ergastolano dopo 26
anni
art. 178 cp: riabilitazione (causa di
estinzione della pena)
art. 179 cp: condizioni per godere della
riabilitazione
art. 197 cp: societas delinquere non potest
art. 199 cp: garanzie che accompagnano
lapplicazione della pena: principio di
tassativit
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art. 200 cp: garanzie che accompagnano


lapplicazione della pena: principio di
irretroattivit
art. 202 cp: parametri oggettivi di
applicazione della MdS
art. 203 cp: parametri soggettivi di
applicazione della MdS
art. 207 cp: durata MdS (indeterminata
fino a recupero)
art. 212 cp: MdS casa di cura/custodia
per alcolisti/tossici
art. 216 cp: MdS colonia agricola o casa di
lavoro
art. 219 cp: MdS casa di cura/custodia
per infermi di mente/alcol ecc.
art. 222 cp: MdS ospedale psichiatrico
giudiziario
art. 221 cp: MdS casa di cura/custodia
per non manicomiali
art. 223 cp: MdS riformatorio giudiziario
art. 228 cp: MdS libert vigilata
art. 232 cp: MdS casa di cura/custodia
per infermi di mente non pericolosi
art. 233 cp: MdS espresso divieto di
soggiornare in comuni e province
art. 234 cp: MdS divieto di frequentare
osterie e spacci di bevande alcoliche
Articoli rilevanti della Costituzione citati:
art. 13: libert personale di ogni uomo
art. 25: irretroattivit
art. 27: responsabilit personale e
funzione rieducativi
Articoli rilevanti del Codice Civile citati:
art. 2045 cc: quando chi ha compiuto un
fatto dannoso vi stato costretto dalla
necessit di salvare s o altri dal pericolo
attuale di un danno grave alla persona, e il
pericolo non stato da lui volontariamente
causato n era altrimenti evitabile, al
danneggiato dovuta unindennit, la cui
misura rimessa allequo apprezzamento del
giudice