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INFORMAZIONE SCOZZESE

RICORDARE INNOVARE TRASMETTERE ORGANIZZARE

Editoriale Antenati Luoghi dello spirito Lessico scozzese Per una societ decente Crocevia Biblioteca ideale Archivi
NUMERO 8 MAGGIO - AGOSTO 2013

EDITORIALE

INCOLLARE I VASI ROTTI


del Fr. Giovanni Casa, 33 M.A. Gran Segretario - Gran Cancelliere Aggiunto

Il disegno temerario dellottavo numero di INFORMAZIONE SCOZZESE di analizzare le ambiguit e i paradossi del nostro rapporto col corpo: Il modo in cui ogni epoca invita a ripensare il corpo. Il tentativo dilluminare le visioni dello spazio umano necessario per affinare la nostra comprensione della realt, i nostri ragio namenti e le nostre azioni: nello sforzo di creazione di senso che siamo chiamati a compiere, quotidianamente, tanto nellambito della vita privata quanto nellambito della dimensione etica e pubblica. Quattro secoli prima di Cristo la dottrina platonica della reminiscenza fond una credenza secondo cui lanima, apparentata col divino, prima di essere incatenata al corpo, contemplava lessenza: il sapere puro. Questa contemplazione ascetica ritenne che la trasformazione materiale della condizione umana, operata dalla mano e dalla tecnica, non avesse altra finalit che la sopravvivenza: non favorisse, cio, lesercizio delle attivit simboliche attraverso cui, esclusivamente, si manifesta la vocazione delluomo a superare la sua materialit. Da Platone in poi il corpo divent un corpo estraneo. I vasai e i filosofi si voltarono le spalle. Tuttavia, negli ultimi due secoli, la rivoluzione francese, la rivoluzione industriale e la scienza moderna hanno posto fine allidea che la societ poggi su un ordine divino, naturale o spontaneo: sono gli uomini, essi soltanto, che fanno la storia. Contro tremila anni di ortodossia si evidenzia che nulla pi umano della tecnica: materializzando ed esteriorizzando informazioni simboliche, luomo si costruisce, si accresce e si umanizza. Vigilando affinch le nuove tecniche non si sacralizzino, ambiguamente, in nuove credenze, alla ricerca etica della giusta misura, occorre incollare i vasi rotti dellidealismo e ricomporre tecnica e cultura. Se ogni Istituzione nasce da una tradizione e allude a un destino mitico, di fronte alle trasformazioni della societ, lIstituzione che mira alla durata vive solidale nella contingenza e si rinnova, col sorriso, senza soluzione di continuit, in un lavoro senza tregua. Nello spazio logico-concettuale in cui si articolano le relazioni tecniche, tra il soggetto e il mondo, e le relazioni pragmatiche, dei soggetti tra loro, si aprono due prospettive: talora una filosofia di relativizzazione storica e di decostruzione ermeneutica che dichiara la superiorit della domanda sulla risposta; talora la convinzione che si possono dare delle risposte di fronte a un realismo di sfondo, a uno zoccolo duro di realt. Queste due prospettive, nellaffrontare la realt del corpo e la finitezza della condizione umana, fruttuosamente si confondono e offrono idee necessarie per comprendere e per aprire nuovi varchi di senso. Ringrazio il nostro gruppo di lavoro per la passione e la competenza poste al servizio del progetto e auguro buona lettura a tutti.
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Spiaggia di Manhattan

EDITORIALE

ANTENATI

Riabilitare la memoria contro lamnesia e contro ogni tentazione narcisistica di ripensare un passato di cui ci si sente eredi. Rinnovare criticamente.

UNA RIFLESSIONE STORICA SUL LINGUAGGIO E LESALTAZIONE DEL CORPO del Fr. Giovanni Greco, 18
Il corpo, che costituisce il nostro regno, mi pare talvolta fatto di un tessuto inconsistente e sfuggente come unombra. M. Yourcenar

Per

gli scozzesi certo i valori sono di rilievo, ma altrettanto importanti, e forse di pi, lo sono i vettori, e il vettore per eccellenza senzaltro il corpo umano che rappresenta uno straordinario intreccio di saperi, di esperienze e di pensieri. Dai tempi pi antichi sia gli egizi che i greci scolpivano e disegnavano figure di giovani uomini nudi idealizzati, proiettati verso la divinit, ben proporzionati, tali da voler apparire come i prototipi del cittadino per eccellenza e la bellezza come un preciso valore sociale, sia la bellezza come disciplina, nellottica di Francesco Beretta, e bellezza come allegrezza, nelletica di Francesco Barbaro. Indubbiamente il corpo lo strumento attraverso il quale luomo svolge la sua vita, attua le sue azioni, agisce quotidianamente, comunica sentimenti e stati danimo e nella filosofia antica era unentit separata rispetto allanima, mentre nel periodo medievale veniva inteso come strumento dellanima. Ab antiquo il corpo stato al centro dellinsegnamento medico, anatomico, farmacologico e della necessit di essere rappresentato con le sue nobili proporzioni, come nel caso di Rutilio il vecchio, che nel V secolo scrisse il poema De reditu suo, il quale disegna la figura umana inscritta in una stella a cinque punte o luomo vitruviano di Leonardo, con una persona
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inscritta in un quadrato e in un cerchio. Nel quadrato laltezza delluomo pari alla distanza tra le estremit delle mani con le braccia distese, con lo stesso ombelico che anche il centro del cerchio che inscrive la persona con le braccia e gambe aperte, con lombelico baricentro del corpo umano, seguendo le regole della sezione aurea in base alla quale la divisione di un segmento era sempre in media ed estrema ragione. Anche se esaminiamo un volto non difficile dire che gli elementi che compongono il viso sono organicamente connessi con la proporzione aurea. A partire dal rinascimento luomo diventa la misura di ogni cosa e ci che circonda luomo sprigiona un certo fascino, tant che un francescano, Luca Pacioli, scrisse la Divina Proporzione predisponendo cos linfluenza di Leonardo. Naturalmente le divine proporzioni sono state oggetto di studi e dibattiti infiniti: basti solo ricordare, come fa opportunamente Claudia Pancino, che per Policleto la testa stia sette volte e mezza nellaltezza del corpo, Lisippo otto volte e mezza . Tra il 1521 e il 1523 lanatomista Berengario da Carpi pubblicava due fondamentali trattati anatomici, sulla base dellimmagine di Raffaello (1483-1520), con alti profili simbolici, filosofici e anatomici. A partire poi dallopera del medico fiammingo Andrea Vesalio De humani corporis fabrica (1543), la fabbrica del corpo e il corpo violato post mortem prendono sempre pi spazio, con dissezioni a beneficio di medici e studenti (strapazzare li cadaveri per loro istruzione); dissezioni pubbliche, private o segrete frequentemente attuate su corpi di giustiziati, ladri, assassini, sodomiti, contraffattori di monete, ebrei e altri infedeli di varia specie; quasi come una sorta di supplemento di pena: dividere e suddividere per conoscere. Non pochi gli anatomisti, da Domenico Gusmano Galeazzi a Luigi Galvani, che allestivano corsi di anatomia presso la propria abitazione discettando sul corpo maschile e femminile. Certo lirruzione del feto nel mondo dellimmagine e la costruzione del femminile, erano pressoch esclusivamente appannaggio dellimmaginario maschile, laddove invece la donna il suo corpo, il suo corpo e la sua mente non sono separabili e questa unit si trasmette anche al suo parto: frutto del suo ventre e della sua fantasia (C. Pancino). Non sono mancate naturalmente teorie che hanno attribuito al corpo stimmate criminali, come quelle pseudo scientifiche e destituite di ogni fondamento di Lombroso, che comunque ebbe il merito di cominciare a praticare larte delle dottrine criminali facendo percorrere primi passi, ancorch spesso maldestri, agli studi criminologici moderni. Per il veronese i comportamenti criminali delle persone sarebbero determinati da predisposizioni fisiologiche che si rivelano in specie nella configurazione del cranio. In particolare per Lombroso il delinquente ha la testa piccola, gli zigomi sporgenti, la fronte sfuggente, gli occhi mobili e vivaci, le sopracciglia folte e ravvicinate, il naso torto: ahim, mi ritrovo amaramente in questa descrizione! Quante cose proprio allopposto di un reciproco prendersi in custodia solidale (G. Casa). Nel corso dei secoli si modificato anche il concetto di pulito e di sporco in relazione al proprio corpo. Di norma era considerata persona pulita quella che cambiava ogni giorno la sua biancheria intima ed i suoi abiti, mentre non era ritenuto necessario luso dellacqua, anzi il bagno si pensava potesse addirittura essere dannoso perch capace di distruggere le difese naturali del corpo, tant che solo verso la met del settecento si cominci ad acquisire labitudine di creare apposite stanze per le funzioni private e per abluzioni. Secondo studiosi francesi lapproccio con lacqua doveva essere molto prudente soprattutto per le donne data la radicale convinzione del rapporto fra acqua e sterilit che ostacolava il progresso delligiene intima femminile. Fu per dallOttocento che si diffusero in modo sistematico concetti del5 ANTENATI

la salute legati alligiene e il sapone comincia a essere utilizzato sistematicamente prima dalle classi superiori, poi dagli altri ceti divenendo un fattore di distinzione sociale: la persona sporca veniva ritenuta indicatrice di un uomo socialmente inferiore. Contribuisce sicuramente al cambiamento di mentalit il diverso modo di porsi dellindividuo in rapporto al suo corpo, senza dimenticare che la prima frontiera del nostro corpo la pelle, per cui imparare a conoscere il nostro corpo significa innanzitutto conoscere la nostra pelle allinterno del suo confine naturale, la pelle quindi come involucro nel quale ci muoviamo e come ingresso nel fortino del nostro corpo. Per un verso quindi c chi punta alla nudit del corpo, al corpo come riappropiazione, al corpo per liberarlo dagli orpelli, e chi tende a ricoprire il corpo di simboli per farlo brillare, per ammirare le vesti del corpo. E la vera profonda innovazione risiede nellevoluzione dellimmagine del corpo, ritenuto non pi un semplice strumento, ma il vero grande motore dellessere umano che va mostrato al meglio. Soffrire per ben comparire, senza attraversare le discutibili prove della riformazione del corpo sollecitate da Michele Savonarola o gli eccessivi orpelli degli ornamenti delle donne enumerati dal medico modenese Giovanni Marinello. Le valenze sono per, oltre che di specie individuale e sociale, di carattere squisitamente politico: tanti infatti sono gli elementi che predispongono larrivo di tempi nei quali lesaltazione del corpo perfetto, della razza, ariana, dellestetica del corpo, trovano la loro sublimazione, come avvenne, per esempio, durante il nazionalsocialismo, ad opera di Hitler e della regista e fotografa Leni Riefensthal (1902-2003). Ladesione totale di questultima ai principi del nazionalsocialismo fu dovuta ai rapporti di stima e di amicizia con Hitler e dalla comune condivisione dellestetica nazista, per cui poi diede espressione visiva, fotografica e filmica, agli aspetti che esaltavano maggiormente la corporeit e la bellezza, le grandi masse, la figura e loperato del Fhurer, come nel caso del film Il trionfo della libert, i militari in parata o in guerra, il gesto atletico, come nel caso del film Olympia, celebrativo delle Olimpiadi di Berlino, il tutto organicamente condito con musica travolgente di stampo wagneriano. Si svilupp cos lidea di una Germania, che anche a livello di fotografia e di cinematografia, doveva ispirare forza, bellezza, potenza per propagandare nel mondo lessenza dello spirito nazista. Quanto di pi lontano dai nostri 33 vocabolari, dalle forme e dai linguaggi di ogni nostro grado che ci fanno ripensare alla complessit del mondo ed intendere il corpo come un ponte di irraggiamenti affettivi, come un segmento della storia dello sguardo (cfr. leditoriale del n. 3), come una diretta proiezione della vita. Persino quando sinsegna opportuno osservare con speciale attenzione il linguaggio del corpo per capire come meglio poter interagire. Certo importante osservare lespressione degli occhi, del volto (lo viso mostra lo color del core, Dante), delle mani, ma non vi nulla di pi indicativo, della mutata postura di chi ascolta, di quando lintero gruppo degli allievi, contemporaneamente, nel giro di pochi secondi, smette di prendere appunti e si sporge leggermente per non perdere neanche un piccolo passaggio di ci di cui si sta parlando. Perci mi auguro che il nostro affezionato lettore, nello scorrere i vari articoli di questo numero di IS si disponga anche col corpo, e non solo con la mente, ad accogliere con vivo interesse qualche particella che lo appassioni pensando al corpo nella storicit dei pensieri sul corpo (A. Biondi). Forse mentre da un lato il corpo umano lo strumento pi utile alla migliore definizione del Rito Scozzese grazie alle mani, al volto, agli occhi, alla posizione e al movimento, dallaltro lato non minor rilievo assume come si guarda un corpo, con quale spirito, in quale maniera ed a quale distanza Quanto lontana ormai La lezione di anatomia del dottor Tulp di Rembrandt (1632), che qui di seguito si riproduce.
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Rembrandt, 1632

ANTENATI

I LUOGHI DELLO SPIRITO Luoghi straordinari in terre consacrate dalla storia. Invenzioni miracolose che cercano radici nella presenza del passato e nutrono memorie nellimmagine e in culti millenari. Appare vitale, nellindefinitezza degli spazi fisici, lesistenza di spazi differenti per scoprire laltro che in s.

MASCHILE/FEMMINILE: NATURA O CULTURA?


del Fr. Roberto Gallassi, 31

Prima della differenza, nel caos primordiale dei racconti mitici sullorigine, un principio
unico ignora le distinzioni e contiene virtualmente in s tutti gli opposti. La nostalgia di ununit originaria in un mondo indistinto, che neutralizza la sessualit, trova i suoi simboli nel Simposio di Platone e nelle nuvole degli angeli senza sesso. Tuttavia, affinch il mondo si sviluppi in tutta la sua complessit, occorre che il maschile e il femminile si separino e si distinguano per poi congiungersi. La coppia dei due principi opposti, fecondante il maschile e generante il femminile, consente alla vita di crearsi e svilupparsi in modo differente. La riproduzione asessuata consente di moltiplicarsi in modo semplice ma limita la capacit di evoluzione delle forme viventi perch le caratteristiche genetiche trasmesse ai nuovi individui rimangono identiche per tutti, tranne che per levenienza di mutazioni. La riproduzione sessuata, che caratterizza tutti gli organismi superiori, non mira alla pura crescita numerica, ma, per nuove combinazioni di caratteri ereditari, stabilisce differenze atte a fronteggiare i mutamenti delle condizioni ambientali in modo pi ampio e flessibile. I fattori che determinano il sesso degli esseri viventi restano spesso un enigma e la variabilit sessuale influenzata dal contesto: affollamento, luce, temperatura Tuttavia, impedendo di specializzarsi in uno dei ruoli, linstabilit sessuale non reca solo vantaggi. Per questo in molte specie il sesso del singolo, poich determinato geneticamente, stabilito fin dallinizio. Nelluomo, la diversit sessuale stabilita dai cromosomi X e Y ma la sua realizzazione nelle fasi precoci dello sviluppo nella vita intrauterina e, successivamente, il suo mantenimento nel corso della vita, sono affidati agli ormoni, molecole specializzate che agiscono su tessuti e organi di per s neutri. Indipendentemente dal sesso genetico-cromosomico, lembrione dei mammiferi possiede tessuti che possono dare origine a genitali sia maschili sia femminili, il cui sviluppo dipende dallintervento attivo di regolazioni ormonali. Lattivit endocrina gonadica si spegne subito dopo la nascita e riprende dopo la pubert, determinando la comparsa dei caratteri sessuali secondari. Per quel che riguarda le differenze del comportamento maschile e femminile, la ricerca delle neuroscienze riguardo alle implicazioni funzionali delle differenze sessuali nel cervello umano, ha apportato nuove interessanti acquisizioni. Sfatando vecchi miti, come quello che il peso minore dellencefalo nella donna corrispondesse a una minore livello intellettivo. In realt, questa differenza riflette semplicemente la maggiore taglia corporea del maschio. Infatti, se si fa una misura non assoluta del peso cerebrale,
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ma relativa al peso corporeo, la differenza si annulla ed anzi ne esiste una molto lieve a favore della femmina. Oggi sappiamo che esistono alcune piccole differenze anatomiche fra il cervello della donna e delluomo: in particolare le connessioni fra i due emisferi cerebrali sono relativamente pi sviluppate nella donna che nelluomo (il cosiddetto corpo calloso che unisce i due emisferi) permettendo maggiori e pi rapide scambi dinformazioni fra i due emisferi. Sono state segnalate altre differenze anatomiche come una maggiore numerosit e dimensioni dei neuroni dellipotalamo nelluomo. Daltro canto, i test neuropsicologi e le immagini funzionali cerebrali hanno messo in luce differenze di alcune capacit cognitive fra i due sessi. La specializzazione emisferica meno pronunciata nel sesso femminile, a differenza di quello maschile che ha una maggiore asimmetria funzionale che si traduce, in linea generale a una maggiore prevalenza del pensiero logico-matematico, ma anche dellorientamento visuo-spaziale. In linea di massima, possibile ipotizzare oggi che luomo possegga un cervello che segue schemi logici pi basati sulla razionalit, mentre nella donna il funzionamento cerebrale sarebbe maggiormente di tipo intuitivo; che nelluomo il funzionamento dei circuiti nervosi sia pi rigido e pi plastico nella donna. Le donne si mostrano invece superiori negli esercizi collegati al linguaggio: trovare dei sinonimi, enunciare pi parole che cominciano con la stessa lettera. Esse possiedono in generale unelocuzione pi facile e padroneggiano meglio la grammatica e lortografia. In queste constatazioni, nessuno potr affermare con certezza in che misura interviene linnato e lacquisito. Le cellule nervose infatti non obbediscono solamente alla genetica: tessono le loro reti in funzione degli stimoli. dunque evidente che una parte delle differenze tra i sessi sono la conseguenza delle esperienze e delleducazione. Alcuni scienziati propongono una spiegazione evoluzionistica di queste differenze che sarebbero il risultato dellevoluzione che ha portato i due sessi a suddividere i compiti necessari per la sopravvivenza durante migliaia di anni. Il bambino, a differenza di altri esseri viventi, richiede cure e protezione per un lungo periodo. La sopravvivenza del gruppo ha necessitato quindi lo stabilirsi di una base abitativa e la suddivisione dei compiti: la donna al focolare domestico e luomo a caccia. La caccia avrebbe stimolato nelluomo migliori capacit visuo-spaziali. Nella donna, la vita sociale e leducazione dei figli avrebbero stimolato lo sviluppo del linguaggio. Seguendo questipotesi, si potrebbe trarre una conclusione: le donne hanno contribuito pi degli uomini allo sviluppo degli elementi che caratterizzano la nostra umanit: levoluzione delle zone cerebrali implicate nel linguaggio. Forse proprio per ricordarci la nostra storia evolutiva, le bambine parlano solitamente prima dei maschi? E da unottica culturalista che sono anche nati gli studi sul genere. Il termine genere, dallinglese gender, utilizzato fin dagli anni settanta dai movimenti femministi americani in opposizione a sex (la differenza fisica uomo/donna), definisce lidentit sessuale. Tale identit non deriva necessariamente dalla biologia e non riguarda la preferenza sessuale, in teoria mutevole. Nei cisgender, che rappresentano la maggioranza della popolazione, lidentit di genere (sentirsi appartenenti a un sesso), il ruolo di genere (essere percepiti dagli altri appartenenti a un sesso) e il sesso biologico corrispondono. Nei transgender tale corrispondenza non esiste e il sesso pu non coincidere con il genere. Intorno a questo problema i Gender Studies si sono sviluppati in modo spettacolare negli anni e hanno proposto la Queer e la Transgender Theory: movimenti intellettuali e politici che rifiutano le identit assegnate e cercano di annullare le frontiere tra i sessi mostrando come il sesso biologico sia manipolato dal genere sociale con ineguaglianze di ogni genere: nel lavoro, nella vita privata,
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nella vita pubblica e politica. In tal modo, continua il dibattito inaugurato nel 1949 da Simone de Beauvoir: non si nasce donna, lo si diventa. La coppia di opposti, maschile e femminile, che caratterizza la storia del genere umano dopo aver tracciato nette linee di confine con stereotipi per ogni sesso, sembra, idealmente, risolversi nella figura di Ermafrodito, ricordato nelle Metamorfosi da Ovidio: il giovane sedotto da una ninfa non riesce a sciogliersi dallabbraccio e si trasforma in un essere doppio, maschio e femmina riuniti nello stesso essere. E il mito utopico dellandrogino che si sottrae agli stereotipi, come auspicato dagli alchimisti, nella composizione armonica di ogni diversit. Ma anche il mito utopico di una psicologia del profondo che aspira a liberare la donna dalla condanna biblica di essere una costa delluomo e aspira a ristabilire tra i due sessi una complementariet e una simmetria speculare: ciascuno ospita in s laltro sesso, sepolto nellinconscio, e facendolo riaffiorare potr trasformarsi in un individuo completo. In questa suggestiva metafora, landrogino diventa il simbolo oscuro di un possibile futuro, in cui i poli convergono senza fondersi, si annodano senza confondersi, nel paradosso della presenza simultanea delle differenze. Ma lesperienza del mondo e di noi stessi pu darsi al di fuori delle differenze nellesperire maschile e femminile, che la purezza intellettiva sembra aver eliminato con incerte retoriche e grandiose metafore basate sulla volont individuale? La risposta non scontata e dobbiamo cercare di capire meglio. Alla ricerca della verit i Cavalieri Scozzesi non seminano, n raccolgono, ma cercano di smuovere il terreno.

Brancusi, 1907

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I LUOGHI DELLO SPIRITO

LESSICO SCOZZESE: LA SCELTA DELLE PAROLE E LE SUE SFIDE Affinch le nostre parole acquistino un

valore garantito contro linflazione banalizzante, le contraffazioni e le insensatezze del senso comune. Per nominare, nella quotidiana Babele, un presente frantumato, estraneo eppure invadente. Un dizionario, sia pure incompiuto, di libert e mutamento.

INCARNAZIONE
del Fr. Marco Veglia, 30

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1, 14). La sia pur approssimativa definizione di ci che, di per s, pare sottrarsi allargomentazione linguistica, sembra essere un compito troppo elevato, anche per un Ordine che ha la fortuna di articolarsi attraverso una moltitudine di linguaggi compresenti, come accade al RSAA. In altre parole, sul piano strettamente espressivo, il concetto di incarnazione, col mettere in relazione contesti remoti e, a prima vista, antitetici (astratto-concreto, infinito-finito, alto-basso, metafisico-fisico), potrebbe riferirsi a ci che gli specialisti della retorica definiscono tropi di dislocazione o di salto, capaci di mettere in rapporto (in un contatto ch simbiosi e intreccio e immedesimazione reciproca) contesti semantici normalmente remoti luno dallaltro. Come Dio, sino a Cristo, pareva esserlo dalla storia. In Ges convivono tutti quei risvolti del linguaggio che la modernit ha tentato di scindere: poich egli , appunto, parola, senso, potenza, atto, con la medesima ricchezza polisemica per la quale lebraico dabar significa, a un tempo, parola e evento. Per una creatura narrativa (dialogale), come luomo, la parola quindi la forma espressiva della carne, al modo in cui la carne la sostanza vivente della parola. Dobbiamo, via via, recuperare la sorpresa ontologica dellincarnazione, piuttosto che indugiare sul destino dogmatico subito dallincarnazione stessa, che era quanto di pi antidogmatico i Farisei avessero mai udito. La carne pu insomma, quando sia carne umana, senziente e pensante, parlare di s (allinsegna di unautentica embody knowledge). La cancellazione della trascendenza, che avviene con lincarnazione, ci ricorda anzitutto che, se la salute non il semplice rovescio della malattia, come nemmeno la morte lo della vita, allo stesso modo il corpo non il rovescio dello spirito, ma la sua casa, la sua dimora storica. Il Dio tonante dellAntico Testamento ha preso in affitto lappartamento accanto al nostro (Deus meumque ius). Il corollario la centralit, non solo storica, ma eterna, del corpo (poich, nella coppia incarnazione-resurrezione,
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sta inscritta, a lettere doro, la speranza degli uomini non solo di vivere a lungo, ma di vivere per sempre). Lunivocit ideale di Dio sceglie allora di manifestarsi attraverso la diffrazione dei corpi e dei linguaggi (dopo Babele, questo il dono della Pentecoste: non un esperanto o una lingua unica, nella Pasqua di Rose, ma la poliglotta). Proprio lepisodio della Pentecoste, che sancisce la presenza dello Spirito nella vita e nei corpi dei credenti, ci avvicina forse alle prime inferenze scozzesi di questo varco concettuale, cos arduo e periglioso da apparire un folle volo. Lesperienza cavalleresca si invera non nelluno, ma nel molteplice, e lo fa accettando questultimo come propria condizione e come proprio limite, come occasione propizia per un continuo esercizio di lettura, che ci consenta di trascorre da un linguaggio rituale allaltro, senza che nessuno di questi abbia lardire di presentarsi come definitivo. Tutti per uno, uno per tutti. Sintende che, quando si accetta la diffrazione dei linguaggi come precondizione della nostra comprensione, si pone perci stesso il corpo umano al centro di tutto (nessuno, ammoniva acutamente San Paolo, abbia in odio la propria carne): il silenzio del corpo n dovremmo stupircene - la casa della parola. E, col corpo al centro del discorso, non idolatrato n mistificato, non mercificato n soppresso, ecco poi che diventa possibile un cammino di perfezionamento costante, poich tutto pu e deve essere misurato nella certezza quotidiana di un percorso, non senza lausilio di ci che il corpo chiede a proprio conforto, a propria nobilitazione e, anche, a propria dilatazione funzionale e protesica (la tecnica e, in fondo, la scienza stessa). Il cammino dellincarnazione richiama di fatto lumanit alla scelta consapevole della cultura, del segno, del vettore (poich il Mistero stesso scelse appunto il vettore della parola per entrare nella storia). La teologia ha cos trovato cittadinanza attraverso le frontiere dei linguaggi - nella grammatica. La polvere di un dizionario cela una lava incandescenteSe, quindi, non si vive che allinterno dellincarnazione, ne discende che ciascun linguaggio (inclusi quelli rituali) si intende appieno seguendone la genesi complessa e la sua destinazione contingente: come un moto a luogo che diviene uno stato in luogo, come uno spostamento dellassoluto nel fenomenico, come la dislocazione di ci che semplice e puro entro una carnea ibridazione della storia e delle idee. Il Cavaliere, che non si compiace di un relativismo debole, accetta insomma lassoluto, che insegue nellarticolazione dei propri cammini, come un dato esperibile solo nel limite della propria carne e della propria avventura conoscitiva. Egli perci consapevole di vivere il tutto nel relativo, leterno nella storia, la purezza nella contaminazione dei linguaggi, lo spirito nella carne, a dispetto dogni dualismo risorgente. Il Cavaliere, mentre non cessa di combattere per una verit che sperimenta nella forme quotidiane della propria fisiologia, non solo della propria coscienza, insegue lideale e lo afferra grazie al limite della lingua, alla forza plastica della parola. La pluralit dei percorsi rituali, rappresentati dalla moltiplicazione dei gradini della piramide scozzese, testimonia una volta di pi che ogni accesso a un sistema simbolico e conoscitivo , in quanto tale, un nuovo linguaggio, e che, in quanto linguaggio, esso una nuova incarnazione. necessario per voi nascere di nuovo (Gv. 3, 7). Ogni iniziazione, come ebbe presto a comprendere Nicodemo, non fa allora che incarnare, entro un differente linguaggio, una nuova dimensione, ribadendo con ci stesso lidentit fra incarnazione e iniziazione, sancita, del resto, dal prologo giovanneo, che non casualmente sovraindente ai primi tre passi del nostro cammino: A quanti per lhanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue n da volere di carne n da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati (Gv 1, 12-13). LOrdine nuovo nasce perci da un atto della volont, da un passaggio dallinfinito al finito, dal mistero
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alla natura, dal caos alle geometrie variabili di un diverso cammino. Nel privarsi della gloria e dellonnipotenza, Dio ha scelto la contingenza e, nel mettersi in viaggio verso la carne, ha chiesto alla carne di porsi in viaggio verso le parole e le ha domandato di spogliarsi della propria pesantezza. Anche questo, a ben vedere, ci richiama a virt cavalleresche: poich, se lincarnazione esprime due universi che si incontrano, rinunciando ciascuno al proprio specchio e alla propria limitatezza, per ritrovarsi al fine nel volto dellaltro, essa presuppone del pari che questi mondi si strutturino secondo una relazione di cortesia (la prima entit si muove verso la seconda e bussa alla sua porta) e di ospitalit (la seconda entit accoglie la prima, dischiudendole almeno 33 porte lungo litinerario). Il Cavaliere, molto prima di Heidegger, ha capito bene che lunico modo per essere quello di apparire.

E il Verbo si fece carne

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LESSICO SCOZZESE

PER UNA SOCIET DECENTE Il problema non di realizzare la societ giusta, ma piuttosto la societ decente. Decente la societ le cui istituzioni non umiliano le persone. (A. Margalit)

DALL AMBIVALENZA AL SILENZIO: PER UNA BIOGRAFIA DEL CORPO


del Fr. Edoardo Ripari, Maestro del GOI

difficile essere un corpo e parlare del corpo. Lo ha ricordato Martin Heidegger, inter-

rogato sul perch, nella sua monumentale opera, abbia dedicato al corpo appena sei righe. Anche il suo maestro Edmund Husserl, in effetti, che dopo aver analizzato il mondo della vita inizi la sua riflessione sulla corporeit, si sent costretto a interrompere lindagine, a lasciarla priva di approfondimento. Il corpo, per il filosofo, resta il tema pi ineffabile, non riducibile a discorso. Cos Franco Rella, di recente, ci ha ricordato che la sola possibilit per indagarlo un approccio interstiziale che frantuma la speculazione in riflessioni mirate, in aforismi. Alla frantumazione aforistica ricorso altres Guido Ceronetti, affidando a una sorta di zibaldone insieme enciclopedico e personalissimo il suo tentativo di far parlare un corpo per sua natura votato al silenzio, perch parla lingue che, pur appartenendoci, restano altre dalla nostra. Il ritaglio, lannotazione, la citazione, la massima possono fornirci alcune chiavi per aprire quantomeno uno spiraglio sullenigma della corporeit. La scienza del corpo per eccellenza, del resto, la medicina, nasce nellaforisma. difficile parlare del corpo quando si un corpo. Tanto pi se si sente la necessit di opporsi a un processo di oggettivazione del corpo che ha raggiunto il limite estremo della sua desacralizzazione. Alcuni esempi emblematici e inquietanti sintetizzano questo limite: il Visible Human Projet, nato nel 1986 e i cui risultati sono oggi accessibili in rete, ha realizzato un rappresentazione anatomica dettagliata e tridimensionale del corpo maschile e femminile tagliando e fotografando a strati dello spessore di un millimetro due cadaveri. Il sito deathnews. com raccoglie immagini di corpi straziati, torturati, fatti a pezzi, divenuti cadaveri in
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seguito a esecuzioni capitali o vittime di crimini e serial killer. Gunther von Hagens, anatomopatologo tedesco, noto per aver inventato la plastinazione (procedimento che permette la conservazione dei corpi umani tramite la sostituzione dei liquidi con polimeri di silicone), altres autore di mostre intitolate Krperwelten (Body World) in cui corpi umani plastinati sono esposti in pose che riprendono celebri opere darte. Lo scopo sarebbe insegnare agli uomini a prendersi cura del loro corpo, a mangiare e fumare meno, ad astenersi dalle droghe (They will learn that they have to take care of their bodies, and eat less excessive food and smoke less, and refrain from drugs). Eppure, mai come in questo momento la negazione del corpo diventata letteratura, proposta etica, progetto politico. La smaterializzazione della carne, che sembra segnare il limite delloblio del corpo, il culmine di quella progressiva oggettivazione con cui la storia del corpo si identifica. Prima di essere ridotto a cosa, di diventare il negativo di ogni valore, il corpo ha vissuto una lunga preistoria in quellambivalenza che ne faceva apertura originaria al mondo, centro di unirradiazione simbolica incurante dei principi di identit e differenza. Ancora Omero del resto, per cui il corpo azione e il mondo lo spazio delle sue possibilit, identificava il soma nel mero cadavere inerte, esso s cosa fra le cose. Ma con Platone e il neoplatonismo accade qualcosa di incontrovertibile: soma diventa barbarica melma, follia, cavallo nero che lauriga riduce a obbedienza. Non confine e sconfinamento, limite e frontiera, ma involucro opaco, trappola, carcere. Cos Porfirio, iniziando a narrare la vita del maestro Plotino, osserva che il filosofo [] aveva laspetto di uno che si vergogni di essere in un corpo. Interrompendo la circolarit tra corpo e mondo, la filosofia occidentale si afferma dunque come disciplina che insegna a liberarsi della corporeit. La redenzione cristiana non stata che un momento: in attesa della sua resurrezione, il corpo resta massa abbandonata che sempre puzza e orribilmente insozza nelle parole di Lotario/Innocenzo III, o merda lutosa in quelle di Iacopone da Todi. N lapertura dei suoi orifizi, delle sue gioiose escrezioni, ha liberato il corpo grottesco di bachtiniana memoria dalla subordinazione al valore che lo determina come equivalenza e lo sottopone al potere di una ratio che sempre lo riduce a res extensa: come qualsiasi oggetto, anche il corpo lo conferma Descartes stato interamente risolto nelle leggi che presiedono allestensione e al movimento. Ridotto a superficie di scrittura, testo visibile della legge dettata dalla societ, codificato, domato, il corpo non irradia pi simboli; reagisce a dei segnali. Lastrazione che lo materializza procede inesorabilmente a decorporeizzarlo. Si afferma il corpo anatomico, un corpo in terza persona, aggregato di parti irriducibili a unit e private dellinteriorit. Un simulacro biologico che non guarda pi al mondo, ma osservato, dissezionato. Il secolo di Cartesio, del resto, lo stesso di Thomas Hobbes, che affida alla mostruosa macchina del moloch-Leviatano il dominio su un corpo asservito a chi detiene il potere delle rappresentazioni. Il corpo dellHomme machine un dispositivo su cui incidono altri dispositivi che ne determinano esistenza e funzioni. Su tutti, i dispositivi politici lo attraversano nella sua corporeit. La biopolitica, ci ricorda Michel Foucault, affonda le radici nelle pagine di La Mettrie. Attraverso i corpi la legge impone la sua fitta rete di coercizioni che costringono e proteggono, nella consapevolezza che il corpo protetto promuove il sistema di sicurezze in cui si esprime il potere. Ma la legge che marchiava il corpo docile lasciandovi il segno della tortura richiamava altres i corpi alla ribellione. Il marchio ha dovuto lasciare il posto a tracce sempre pi deboli, ridotte infine alla disciplina degli esercizi che impiegano e piegano il corpo alla successione di orari, alla regolamentazione delle attivit, dal lavoro ai banchi di scuola, dalle caserme alla routine della sessualit. Un corpo disciplinato meglio intelligibile,
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sorvegliabile. Sempre pi invisibile, il potere ha posto sotto i suoi occhi indiscreti un corpo ridotto al silenzio, astratto, smaterializzato. Cieco e trasparente, il corpo incarna la disciplina di un potere che lo esclude da ogni dialogo, che ha plasmato la coercizione in radiografia di unanima costretta a scorgere nello sguardo indiscreto e sempre pi violento della rappresentazione unispezione benefica e redentrice. In questa progressiva smaterializzazione che ha ridotto il corpo a ombra spettrale, a ci che la storia vi ha iscritto o il potere marchiato sulla superficie, dobbiamo attendere la cronaca, la letteratura, il cinema per ricordare, talvolta, la nostra carne. Vita alla nuova carne, recita il finale di un ambiguo e inquietante film di David Cronenberg, che del corpo mutante ha fatto una scelta stilistica e ideologica, portando alle estreme conseguenze e rovesciando una cyber cultura che ha pensato il corpo come appendice vestigiale non pi necessaria alluomo. Il corpo trasparente, radiografato, che Hans Castorp osservava con meravigliato stupore nella Montagna incantata di Thomas Mann, rivelava ancora la nostra mortalit nel mostrarci lo scheletro. Il corpo diafano che domina ossessivo nellodierno trionfo dellerotismo si oblia nella sua nudit patinata e indifferente lasciandoci obliare il dolore e la morte. Il corpo non parla certo di s nella moda che lo ha assottigliato: balbetta, piuttosto, dellindumento che indossa e pretende di sostituirlo. N ci parla del corpo la proliferazione dei programmi di medicina e salute, di cucina: lastrazione subita lo disancora dalla sua mortalit, differendo un dolore che sar amplificato. Eppure sembra quasi avverata la lucida e straniante profezia di Giacomo Leopardi , per cui il perfezionamento delluomo include [] il corrispondente e sempre proporzionato deterioramento e, per cos dire imperfezionamento di una piccola parte di esso uomo, cio del suo corpo: di modo che quanto luomo savanza verso la perfezione, tanto pi il suo fisico cresce nellimperfezione (Zibaldone, 3181). Le biotecniche, allora, quasi a rimedio di un corpo reso malato, mortificato, imperfetto, hanno cambiato per sempre il nostro sentirci un corpo, spostando i confini dentro i quali siamo abituati a pensarlo. Il corpo diventa cos plurale, fino a inglobare dentro di s laltro da noi, e parimenti mortalmente ammalato, testimone di uningiustizia morale ed economica. Ed ecco i corpi scannati da persone talmente ricche da poter comprare gli organi dei poveri globali e lasciarli assemblare chirurgicamente nei propri corpi. Nelle lande cosmopolizzate dei corpi degli individui ha osservato Ulrich Beck si mescolano [] continenti, razze, classi, nazioni e religioni. Reni musulmani lavano sangue cristiano. Bianchi razzisti respirano grazie a polmoni neri. Il manager biondo vede il mondo con locchio di un bambino di strada africano. Un milionario molto anziano continua a vivere grazie al fegato asportato magari a una prostituta protestante di una favela brasiliana. I corpi dei ricchi diventano patchwork. Al contrario, i poveri mutilati diventano meri depositi di ricambi, effettivamente o potenzialmente con un occhio solo o un solo rene. Il corpo unofficina di pezzi di ricambio, che possono essere acquistati di seconda o di terza mano, che i dannati della terra possono vendere per migliorare le condizioni di vita di venditore e acquirente. Nellera del codice genetico che identifica i costituenti universali in nucleotidi e amminoacidi il corpo lequivalente logico di un alfabeto, un testo per la cui comprensione sufficiente decodificare le iscrizioni. Ed allo stesso tempo corpo mostruoso, ibrido tra ci che umano, animale e tecnologico. Un corpo impersonale, diventato terza persona, nello parole di Roberto Esposito. Un corpo mutante che ricorda il pericolo di una tecnica autogiustificantesi e immemore di ogni limite. Un corpo obsoleto, mero contenitore di organi da usare e riutilizzare, rimuovere, trapiantare. Un corpo nazionalizzato, come vorrebbe Franois Dragonet, per cui gli organismi appartengono al potere politico e gli organi
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dovrebbero diventare oggetto del potere statale. Nessun problema etico, per Michael Lockwood. Neppure quando il potere, che da sempre ha potuto dare la morte al corpo, giunge ora a stabilire il confine della vita, a decidere quando un corpo cessa di essere vivo e diventa cadavere inerte. Quando ognuno conserva in s il principio del proprio assoggettamento, ci ricorda Michel Foucault, il potere alleggerisce la sua presenza, fino a tendere allincorporeo. E proprio per questo i suoi effetti abbandonano la coercizione ed evitano ogni scontro fisico. Tutto assoggettato in anticipo, a cominciare dalla trasgressione. Il corpo grottesco che proiettava allesterno il suo linterno, non ha pi niente di liberatorio: lastrazione non distingue tra interno ed esterno. Non concede aperture. Liniziato, per cui essere un corpo-microcosmo significa poter accedere alla sua proiezione macrocosmica, assiste sbigottito alla smaterializzazione della corporeit, e insieme vigila per cogliere il punto dove possibile rimaterializzare, riorganizzare un universo che, fattosi matrice disordinata e astratta, va di volta in volta tracciato perch, di volta in volta, ricalchi quelle architetture che rispondono ai disegni del Grande Architetto.

Colonia elioterapica

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PER UNA SOCIET DECENTE

CROCEVIA Arte, religione e politica. Scienza e tecnica. La storia

dei rapporti tra gli uomini incrocia la storia dei rapporti tra gli uomini e le cose. E in questo crocevia sinfrange ogni concezione rettilinea del pensiero umano.

METAFORE DEL CORPO: IL CORPO COME METAFORA


del Fr. Giovanni Casa, 33 M.A., Gran Segretario Gran Cancelliere Aggiunto

Gli

specialisti delle scienze cognitive, abitualmente anche i massoni, riconoscono nellanalogia e nella metafora due motori del pensiero o, per lo meno, due strumenti utili danalisi. Lanalogia, integrando due situazioni in una sola, svela una struttura nascosta. La metafora, creando un nesso di sovrapposizione semantica, sostituisce un termine con un altro, sia pure parzialmente. Se la metafora non il lusso della fantasia dei poeti, n lanalogia unesclusiva degli alchimisti, imprudente affidare il discorso teorico sul corpo agli asceti, agli esteti o agli stilisti. Certamente le metafore del corpo sono tante: la bella, la bestia, lembrione, il cadavere, i corpi celesti, Newton, la mela che cade. Ma resta il corpo, comunque, un sistema finito dai limiti precari: come le frontiere minacciate. E senza una visione e un pensiero diagonale si rischia di disegnare un collage teorico di scarsa pertinenza epistemologica. Soprattutto, si rischia di consegnare il corpo a quelle culture mediche che, subordinando il sociale al patrimonio genetico, in nome di una verit universale, ignorano lepigenetico. Il fatto che allo stato naturale il corpo non esiste: il significante corpo una finzione. Nei rapporti di produzione e di scambio, nellimmensa rete della vita sociale, dove tecniche e simboli si generano e si moltiplicano allinfinito, anche il corpo una produzione tecnica e simbolica: ambigua e variabile da una cultura allaltra. Antropologi ed etnologi sanno bene che la memoria di una comunit non risiede soltanto nei racconti, orali e scritti, o nel saper fare efficace delluomo artigiano; ma si tesse pure nelle buone maniere e nei segni effimeri del corpo associati allemozione e allinterazione: la discrezione o la confusione nei luoghi di attesa, il rituale del saluto inaugurale o del congedo, il segno dellassenso o del diniego. Il fatto che a ogni istante decifriamo il mondo in informazioni sensoriali; e ogni comunit elabora il proprio universo sensoriale come un universo di senso, del cui uso ogni individuo si appropria secondo la propria storia personale. A dispetto di una presunta universalit dellespressione emotiva, i sentimenti provati ed espressi dal corpo di un individuo sinseriscono in un codice prestabilito e radicato nei differenti corpi collettivi. Cos come la fame o la sete, anche il dolore un fenomeno biologico influenzato da dati culturali e psicologici differenti e sanno bene i medici senza frontiere che le attitudini di fronte al dolore variano secondo il gruppo di appartenenza: latini, ebrei, angloamericani. E, da una cultura a unaltra, anche le
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cure del corpo sono profondamente eterogenee. A volte sono private, mosse da uno scrupolo digiene preventiva. A volte sono pubbliche e ritualmente organizzate: in un sistema simbolico di riferimento che, in Occidente, ha nella moda, modellata in decenni, la sua forma pi effimera e mercantile. Questa tradizione mette luomo socialmente al mondo e lo umanizza attraverso dei segni, cruenti o attenuati, di distinzione, di appartenenza e di separazione: sottrazione di un frammento di cute e modificazione delle forme del corpo, scarificazione e incisione, trucco e tatuaggio, obesit e magrezza, barba e capelli, collana e orecchino. E quando, di fronte allemergenza della vecchiaia e allevidenza della morte, lefficacia medicale viene meno e il reale minaccia il simbolico, lefficacia simbolica del culturale e del relazionale riappare, per un rifiuto del nulla, come pratica di autodifesa preventiva. Alle cure intensive del moribondo, atte a prolungare il coma e a ritardare la fine, subentrano le cure del cadavere per prolungarne la vita in forme variamente organizzate. Queste forme sono differenti, perch le civilt dei nomadi e dei sedentari non hanno il medesimo aldil. I nomadi delle societ arcaiche inceneriscono i loro morti perch li affidano al vento, al mare o alle stelle. I nomadi globalizzati, della modernit liquida, inceneriscono per ripulire le citt, eliminare i cortei funebri e decongestionare il traffico; cancellano le ombre proiettate dalla morte e, parimenti, cancellano il lavoro dal capitale, con la finanza, e la figura dalla tela, con larte astratta. Cos, per la prima volta in Occidente, i morti muoiono realmente. Al contrario i sedentari si oppongono alla decomposizione della morte con la ricomposizione attraverso limmagine. I sedentari seppelliscono i morti sotto la loro madre terra nellattesa della rinascita e, per perpetuarne la memoria, ne organizzano la messa in immagine in vario modo. In Vie et mort de limage, Rgis Debray ricorda che la tomba egizia, invisibile dallesterno, era rivolta allinterno verso lanima del defunto; la tomba greca, rivolta allesterno, interpellava i viventi (sema, la pietra tombale, riconosce una sepoltura e fonda il segno di somiglianza); il calco in cera dal viso del morto romano, imago, era portato ai funerali dal magistrato e collocato in nicchie dellatrio di casa. Mentre in questi casi la casa del morto era distinta dalla casa degli Dei, la cultura cristiana fa entrare la spoglia fisica nello spazio consacrato del tempio. E il tempio si organizza in camere per reliquie. Lo scheletro esce dal sottosuolo e si eleva, in altezza e in gloria, attraverso una successione dincastri: dal reliquiario allaltare, dalla catacomba alla basilica, dalloratorio al santuario. Contravvenendo al divieto dellimmagine, allinterdetto biblico caro agli iconofobi, la compulsione documentaria materializza lillusione e si passa dallamore per le ossa allamore per larte. In questo modo il cadavere modella la cultura e la cultura consente di elevarsi dallo stato di natura, per mezzo di sistemi simbolici strettamente connessi alla morte. Per questo vi immagine piuttosto che nulla e, quando le onoranze funebri declinano, si moltiplicano gli annunci sulla morte dellarte! E quando i nomadi della modernit liquida sottraggono gli scheletri alla vista, allocchio rimane il visivo: un flusso dimmagini, che trasformano lemozione in pulsione, senza posta in gioco n conseguenze, se non quelle della seduzione e del consumo. In una societ fatta di oggetti, dal valore duso relativo, che misticamente mediano il bisogno di riconoscimento sociale dei soggetti, in un confuso agglomerato di corpi e di attributi da smerciare, il pensiero post-moderno rende fittizio il reale e, confondendo uomini, generi e cose, non sembra pi razionale del pensiero primitivo. In uno spazio non geometrico e in un tempo non cronologico, in un cyberspazio costellato di paradossi, la coppia anima-corpo non si risolve nellanima o nel corpo, ma nello sguardo alienato di Narciso verso il suo doppio. Mentre si scambiano gli organi e il sangue e sempre pi incerta diventa la
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frontiera tra organico e meccanico, la stampa in 3D prova a sostituire i polimeri con le staminali aprendo al mercato della stampa biologica! A un corpo iperbolico, cosmesi e tecnologia sostitutiva promettono la manutenzione eterna e tutto sembra rinnovabile e riproducibile. Salvo il cervello: il cervello elude ancora vere sostituzioni. Gli uomini si imitano in permanenza per creare, inventare e agire, ma i neuroni specchio continuano a essere disturbati da tutto ci che ricorda la mortalit e, per questo, sempre pi incapaci di empatia. Cos ogni epoca torna a ripensare l ineludibile enigma del corpo.

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CROCEVIA

LA BIBLIOTECA IDEALE Per far vivere libri senza i quali difficile pensare il mondo. Rigorosa e ludica. Definitivamente provvisoria o provvisoriamente definitiva.

IL CORPO COME DESTINO: DA FREUD A LOMBROSO


del Fr. Stefano Scioli, Maestro del GOI

N ella Lezione diciottesima Sigmund Freud, che aveva deciso di concludere, con

il ciclo iniziato nel 1915, il corso delle lezioni universitarie (era professor extraor dinarius presso lateneo viennese dal 1902), spiegava al suo affezionato pubblico del sabato siamo nellinverno tra il 1916 e il 17 le tre mortificazioni che luomo, trmite la scienza, aveva inflitto, nel corso della storia, al suo ingenuo amore di s: la prima ad opera di Copernico, dal quale aveva appreso che la Terra non il centro delluniverso, bens una minuscola particella di un sistema cosmico, la cui grandezza risultava difficilmente immaginabile; la seconda ferita era venuta dalla ricerca biologica che con Darwin, Wallace e i loro precursori aveva demolito la pretesa posizione di privilegio delluomo nella creazione, dimostrando alluomo la sua provenienza dal regno animale e line stirpabilit della sua natura animale; il terzo vulnus , destinato a colpire, nel cuo re pulsante, la stessa megalomania delluomo, derivava dallodierna indagine psicologica, di cui Freud era iniziatore, tesa a dimostrare allIo che non solo egli non padrone in casa propria, ma che deve fare assegnamento su scarse notizie riguardo a quello che avviene inconsciamente nella sua psiche. Insom ma, luomo agito da pulsioni che sfuggono alla comprensione razionale. Con queste parole, che chiudevano la celebre lezione dedicata alla fissazione al trau ma e allinconscio, lo studioso viennese sunteggiava mirabilmente alcuni dei principali nodi teorici che avevano travagliato (nella speculazione filosofica) la storia moderna dellumanit occidentale e che si erano prodotti e/o riprodotti nellultimo torno del diciottesimo secolo, quando le grandi certezze sorrette dallimpalcatura concettuale del positivismo avevano iniziato a vacillare sotto le scudisciate dei problematici quia da esso stesso snocciolati, consegnando al nuovo secolo questioni epistemologiche di difficile trattazione. Se, tuttavia, il sa pere astronomico si era assestato su conquiste sicure e dallalto di esse poteva osservare i resti fumanti delle battaglie ormai, in gran parte, vinte (nonostante il crepito di qualche breve favilla revivescente a fendere sinistramente laria) e se, daltro canto, le intuizioni delle nuove psicologie del profondo (che pure potevano vantare antenati illustri in lontane riflessioni sulluomo svolte, nellepoca dei Lumi, in seno al cosiddetto illuminismo nero) dovevano ancora comporsi in affreschi, pur parzialmente, organici, le polemiche sulla teoria evoluzionistica darwiniana a cavaliere tra Otto e Novecento lanciavano cupi bagliori di guerra nella comunit scientifica: tra curiosit entusiastiche di molti e forti avversioni, invece, di chi, in base al dettato biblico, sosteneva ancora, e con forza, idee di tipo creazio nistico. La conferma scientifica della validit della teoria darwiniana si avr, tut tavia, proprio agli inizi del XX secolo, con la riscoperta delle leggi di Mendel e la nascita della genetica (la genetica, nuovo ramo della biologia nel senso di Tre 21 LA BIBLIOTECA IDEALE

viranus il termine viene coniato nel 1906 da W. Bateson , collegandosi con la biologia molecolare giunger a scoprire il sistema ipercomplesso dei fattori che regolano leredit e la funzionalit dellorganismo: il genoma, V. Cappelletti, corpo , in LUniverso del corpo , Roma, Ist. Enc. It., s.v.). Uno dei principali approdi raggiunti dallautore dell Origine della specie era che come egli stesso annot, nel solco del funzionalismo anglosassone, alla fine del capitolo sesto e nel quat tordicesimo unit di tipo (le strutture morfologiche ereditate) e condizioni di esistenza (le pressioni selettive esterne) sono le due grandi leggi del cambiamento evolutivo. Questo significava che per dirla con Telmo Pievani la selezione non onnipotente, ma deve scendere a compromessi con il materiale a disposizione, che pieno di vincoli interni e di limiti fisici (Id., La bellezza senza finalit dellevoluzione darwiniana , in E. Boncinelli - G. Corbellini - G. Giorello - T. Pievani - C. Rovelli - P. Zellini, Qualcosa di grandioso . Linfinit bellezza e complessit di tutto ci che esiste, a c. di A. Massarenti, Milano, Dalai editore, 2011, p. 88). Era la riedizione aggiornata di una disputa vivace gi da secoli, anche se lo ricorda oggi Igor Branchi non si parlava di geni e ambiente ma di innato e appreso e personaggi illustri nel campo della scienza e della filosofia avevano sostenuto luna o laltra posizione. Il darwinismo contribuiva a ricollocare il pro blema al centro del dibattito scientifico: come pure faranno, mutatis mutandis , le sue riprese seriori (con le estensioni chesso verificher in diversi mbiti di ricerca, nonch, purtroppo, nelle varie, devastati strumentalizzazioni razziste, fonda mentaliste e nazionaliste). Comunque sia, anche grazie al darwinismo si ripropo neva nella fin de sicle la vexata questio sul giusto rapporto che riguardo alluomo, inteso nella sua unit biologica e di vissuto (quel frammento di mondo, dove il soggetto umano abita con il pensiero e la volont, limmaginazione e il sentimen to, Cappelletti, cit.), si doveva istaurare tra ci che oggi chiamiamo genetica e quello che oggi si definisce epigenetica . Limportanza dellinfluenza reciproca tra geni e ambiente nel determinare le traiettorie di sviluppo di un organismo vedr confrontarsi ancora durante il Novecento, con toni sempre pi accesi, due diver se posizioni: per luna sono i geni a determinare lo sviluppo di un organismo, per laltra tale ruolo da attribuirsi allambiente. Solo alla fine del XX secolo si regi strer lo spostamento del focus critico dalla forte contrapposizione nature vs nurture , inclinazione naturale contro educazione, al rapporto nature via nurture, na tura attraverso leducazione (I. Branchi, Geni e ambiente nello sviluppo del comportamento , in XXI Secolo, Il corpo e la mente , Roma, Ist. Enc. It.). Senza dimenticare in questa storia il capitolo scritto dalla sociobiologia doltre ocea no negli anni reaganiani di riaffermazione del primato internazionale statunitense. Grande importanza veniva accordata, in questottica, alla base genetica dei comportamenti sociali (visti in relazione alla sopravvivenza dellindividuo o dellintero gruppo sociale di appartenenza): il singolo individuo diventava, in questa continuazione teorica del cosiddetto socialdarwinismo, un mediatore per delle informazioni genetiche che tendono ad affermarsi sfruttando i comportamenti sociali dellindividuo. , comunque, nella temperie tardo-ottocentesca sopra rapi damente descritta, fermentante di teorie e speziata proprio dai dibattiti sullevolu zionismo e sulle ipotesi darwiniane, che si collocano le riflessioni di un grato lettore di Darwin ed estimatore, soprattutto, di un estimatore di Darwin come Ja cob Moleschott: parliamo di Cesare Lombroso. Antropologo, criminologo, psi chiatra, volle dimostrare, nel corso della sua esistenza, la correlazione secondo
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lui operante tra stigmate somatiche e deformit mentali in riferimento a precisi fattori (atavismo, degenerazione, epilettoidismo). Era convinto della natura so stanzialmente patologica del delinquente nato e della possibilit di spiegarne la degenerazione morale con le sue anomalie fisiche. Ricerc, pertanto, per anni e anni, in alienati e criminali (catalogandone fotografie in un archivio cospi cuo), la presenza di particolari anomalie somatiche, ritenendo, infine, di aver ne individuata unimportante variet in una fossetta di alcuni centimetri presente alla base del cranio in luogo della normale cresta occipitale (G. Armocida, in Dizionario Biografico degli Italiani , Roma, Ist. Enc. It., 2005, vol. LIV, s.v.). E c di pi. Dopo numerose osservazioni su centinaia di donne, ritenne che nel sesso femminile difettassero, rispetto a quello maschile, intelligenza e sensibilit, cos come degenerazione, alienazione e tendenza al crimine: questultimo si realizza va a suo dire principalmente nella prostituzione. Materialista convinto, si fece convincere anche dalla parapsicologia: curioso, si diceva, di penetrare quei feno meni psichici che sembravano sfuggire alle leggi psicofisiche. Con Lombroso, meglio con molti lombrosiani, luomo, nel suo corpo, rischiava di vedere iscritto necessariamente il suo destino, mentre l evoluzione risultava solo un dialogo tra geni e il comportamento correva il pericolo di diventare esclusivamente una inevitabilit . Il problema tocca quesiti essenziali per luomo. La storia ha parlato di fabbrica del corpo, macchina del corpo, saggezza del corpo, di corpo vissuto, ma anche di corpo violato, esibito, donato, venduto, ecc. Certa cultura lombrosia na sembrava vedere il corpo come realt, quanto ai comportamenti, irrevocabil mente determinata fin dal principio soltanto da se stessa: e facendolo voleva consegnare, per luso, le sue categorie e i suoi risultati alla giurisprudenza e alla sociologia. Con la solita finezza, Vincenzo Cappelletti, nella citata voce sul cor po, ricordava come qualsiasi tentativo di rispondere alla domanda che lanziano Kant, nellintroduzione alla Logica (1800), poneva tra i quattro problemi costituti vi del sapere Was ist Mensch? Cos luomo? non possa eludere il mo mento della corporeit, nodo di complesse correlazioni e di evidenze ambivalen ti, riconoscendo un rapporto sostanziale tra lIo (alcuni psicologi direbbero il S) e ci che gli conferisce disposizioni e funzioni, identit e visibilit. A que sto proposito, ci piace ricordare un brano di Umberto Eco, che permette di affron tare il medesimo problema da un altro punto di vista: ma le conclusioni saranno valide anche per la nostra prospettiva. Nel 1997 il semiologo interveniva con una sua Bustina di Minerva sul problema della clonazione, allora di scottante attualit: Supponiamo che un Dottore Pazzo ritenga che io rappresenti il migliore campione della specie umana [] e decida di clonarmi. Mi preleva una cellula somatica, fa tutto quel che deve fare e dopo nove mesi nasce un essere che ha il mio stesso patrimonio genetico. Ammettiamo che avrebbe occhi e capelli del mio colore, la mia stessa tendenza alla pinguedine, la mia stessa predisposizio ne ad alcune malattie, la mia stessa preferenza per le materie umanistiche, e via dicendo, probabilmente la foto di questo Umberto Secondo allet di sei mesi sulla pelle di leopardo apparirebbe molto simile a quella scattata a me nel 1932. Dopo di che le cose incomincerebbero a cambiare. Io sono stato allevato ed educato da due persone particolari appartenenti alla piccola borghesia in una citt della provincia italiana negli anni trenta, ascoltando parlare certi parenti, amici, conoscenti, ho mangiato certe cose che si trovavano in tempi di guerra, ho respi rato unaria meno inquinata di quella attuale, ma ho provato nellinfanzia lespe 23 LA BIBLIOTECA IDEALE

rienza dei bombardamenti, sono stato educato nella religione cattolica e nellIta lia fascista, ho visto la televisione solo oltre i ventanni eccetera eccetera. Umberto Secondo potrebbe essere allevato da una famiglia protestante in una farm del Midwest, o da una famiglia di ebrei ortodossi a Gerusalemme, manger cose diverse, legger libri diversi, ascolter altra musica, vedr o non vedr la televisione, se si ammaler sar curato con sostanze chimiche diverse da quelle che hanno curato il mio morbillo e i miei orecchioni. Giunto alla mia et che cosa sar? Nessuno pu dirlo, ma certamente sar qualche cosa di assai diverso da me quale sono ora, forse un cardinale, forse non un matematico ma magari un avvocato, o un drogato, o il proprietario di una taverna a Singapore, o il succes sore di Rauti, o il massimo esperto mondiale di filatelia E, daltra parte, se Hitler, allet di un anno fosse stato identificato da monaci tibetani come la rein carnazione di Buddha e fosse stato educato a Lhasa, sarebbe diventato Hit ler?...Con buona pace di tanti nuovi lombrosiani sempre in agguato pur sotto le pi varie (e mentite) fogge, andranno sempre scongiurate tutte le forme di de terminismo ingenuo, per cui il destino di una persona unicamente definito dal suo patrimonio genetico, senza considerare leducazione, lambiente, i disguidi del possibile In fondo,resta pur sempre valido che homo faber ipsius fortunae
William Hogarth, 1743

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ARCHIVI
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Ispettorato Regionale dellEmilia Romagna

APOCALITTICI E SCOZZESI
Convegno a Valli riunite Cesenatico 23-24 Febbraio 2013

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ARCHIVI

APOCALITTICI E SCOZZESI
del Fr. Giovanni Casa, 33 M.A. Gran Segretario - Gran Cancelliere Aggiunto

Ven.mo e Pot.mo Sovrano Gran Commendatore, Pot.mi

Grandi Dignitari del Supremo Consiglio, che ci onorate della vostra presenza, Cavalieri delle Valli, carissimi Fratelli tutti, per volont dellIspettorato dellEmilia Romagna e a riprova della nostra fedelt al RSAA, oggi ci riuniamo per testimoniare la nostra appartenenza e, soprattutto, per aggiornare le nostre competenze. Perch la Tradizione non viene dal cielo ma dallapprendimento; e viene dalla decostruzione-costruzione della memoria collettiva in un continuo divenire. Ci riuniamo perch anche le verit hanno una scadenza: quelle scientifiche, ritenute le pi affidabili, scadono del sessanta per cento dopo cinquantanni. Laspirazione ad accrescere la conoscenza e a modificare le coscienze si profondamente radicata nella Tradizione della Massoneria Scozzese grazie a una nuova descrizione di s, migrante attraverso trentatr vocabolari differenti: decisivi, ma non definitivi. Questa ridescrizione di s, descrizione che non si d per sempre, mira ad affrancarsi dal senso comune e dagli ordinamenti indecenti. Consapevoli della contingenza dei linguaggi utilizzati e solidali con gli esclusi e gli umiliati, non ci illudiamo di poter sempre realizzare limpresa; ma certamente la perseguiamo con perseveranza. Vecchi di anni e di Massoneria, avendo da qualche tempo rinunciato al paradiso in terra e ai messianismi panoramici, onniscienti e onnipotenti, ci piace sempre pi sostare al microscopio per osservare i parassiti e i funghi velenosi. Non avendo oggi una proposta di regia, che faccia in qualche modo la differenza, cerchiamo soprattutto di comprendere
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attraverso quali trame si tessono i sistemi di credenza: come si configura la pensabilit del mondo. Nella speranza che il guadagno della conoscenza possa liberare dai deliri e provocare unimpennata dellintelligenza collettiva, abbiamo organizzato un cantiere critico: lesatto contrario di quei racconti utopici cha hanno cullato i sogni di benessere. Se ritorniamo, qualche volta, su quei racconti pi per piacere di conoscenza che per progetto di guarigione. Senza promettere un supplemento di potere o di felicit, ci limitiamo a interrogare le condizioni di sviluppo delle dottrine e le competenze dellautorit dottrinale. Seguendo la lezione dei grandi iniziati cerchiamo di costruire uno spirito di verit, impedendo che lenergia indagatrice della mente si assopisca. In verit la storia contemporanea ha prodotto una profonda dissociazione nei massoni: quando da attore politico della modernit, ci si riscopre, nella post-modernit, povero di un ruolo sociale, o ci si rifugia malinconicamente nella speculazione autoconsolatoria fine a se stessa, oppure, rinunciando allindipendenza della funzione intellettuale, si cerca di diventare consulente del potere. Questa dissociazione la Massoneria di Rito Scozzese la vive, lucidamente, come unoccasione di emancipazione: siamo pi liberi di mantenere una funzione critica e lieti di essere una minoranza. Di questa condizione, certamente, assumiamo le costrizioni e le responsabilit. Ma ne reclameremo i diritti con fermezza. Nel grande supermarket delle modernit avanzate, il circolo mediatico politico-economico, con lausilio di presunti esperti e sotto il patrocinio dei Fondi Monetari, costruisce un futuro ove la catastrofe uno stato permanente: ogni giorno diventa un giorno storico, per aggiungere un supplemento di senso l dove il senso non esiste pi. Sopravvissuti ai terremoti e alle profezie dei Maya,scettici e agnostici, ma non indifferenti, oggi sostiamo in attesa dei sondaggi dopinione sacralizzati dalle urne elettorali. Sostiamo inquieti e consapevoli che le urne sono scatole a doppio fondo: raccolgono le speranze, le ceneri e, a volte, il nulla. Come i cenotafi! Oggi, di fatto, la regia del mondo si costruisce con sceneggiature di crisi che oscillano tra la certezza di essere sulla soglia del disastro e la certezza di esserci dentro. Nella dissoluzione dei saperi certi, nella triplice crisi dei principi, dei valori e dellidentit, si configura una cultura del disastro senza la speranza di un No che consenta dalla fine un nuovo inizio; e senza la visione estatica di una citt nuova che renda giustizia dei torti subiti. NellOccidente invaso dai barbari, lApocalissi di Giovanni, con la sua carica eversiva, fu un successo editoriale perch la parolakrisis designava in greco il giudizio e la decisione: il momento decisivo, in un processo incerto, che consente la diagnosi, la prognosi e la terapia. Oggi, al contrario, lespressione metaforica crisi indica unesperienza permanente e poco trasparente, segnata dallindecisione e dallindecidibilit. Come se non vi fosse pi nulla da giudicare circa le cause e gli effetti e nulla da decidere circa le possibili soluzioni: in un voyeurismo collettivo che continua ad accecare nel gioco delle emozioni per procura e a profitto di pochi. Noi pensiamo che in questo tempo senza promesse, non pi dialetticamente orientato verso il progresso, occorra un nuovo orientamento dello sguardo lontano da Medusa. Occorre prendere coscienza delle forme in cui la menzogna si organizza. Occorre riflettere sulla struttura dellapocalisse e ripensare tutto: una nuova frontiera, magari da varcare, e non nuove prigioni, ove marcire. A questo progetto per una migliore comprensione, speriamo oggi di contribuire con laudacia dellintelligenza e con la forza del sorriso. Oggi, maintenant, come suggeriscono i francesi. Ovvero: tenendoci per mano! Per fermarci a riflettere e cercare di comprendere che, pi del presente, il futuro il tempo della concretezza: basta sottrarlo alle nostre fuorvianti proiezioni. Vi ringrazio per lattenzione e auguro buon lavoro a tutti.
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Roberto Giusti, 2013

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LA MENZOGNA
del Fr. Giangiacomo Pezzano, 32

concetti di verit e di menzogna assumono rilevanza (come gli altri concetti filosofici fondamentali: il vero, il buono, il bene, la giustizia, etc.) e suscitano interesse solo quando, al riguardo, esistono dubbi, incertezze e dispute. In condizioni normali, infatti, noi non ci chiediamo se - ad esempio - il foglio di carta sul quale scriviamo sia reale, se quello che abbiamo fatto sia giusto o se quello che abbiamo letto o se ci che abbiamo detto sia vero. Ci facciamo solo quando in noi nascono perplessit, quando ci interroghiamo sul senso delle cose che udiamo, che vediamo, che facciamo, o se taluno mette in discussione le evidenze entro cui ci muoviamo. Pi semplicemente: quando sopravviene, spontaneo o sollecitato da altri, il dubbio. E, dunque, ragionevole affermare che il concetto di menzogna (come, del resto, ogni altro argomento che attorno a tale concetto si intreccia e si sviluppa) trae la sua ragion dessere proprio dalla verit e luna e laltra traggono origine dalla valorizzazione del dubbio. Affrontare la questione della verit e della sua importanza in termini antagonistici, contrapponendo i suoi difensori ed i suoi nemici , tuttavia, fuorviante, se non altro perch, a rigore, le ragioni scettiche dei secondi (i nemici) dovrebbero rappresentare elemento comune ai primi (i difensori) se essi sono davvero interessati alla verit e non alla difesa di poteri, di posizioni di privilegio o di ortodossie. Per una pi immediata definizione della menzogna (intesa come termine concettuale) sembra, prima, necessario riflettere sulla verit e sui suoi quattro punti di cosiddetta debolezza, utilizzando proprio la verit quale pietra di paragone per un diretto confronto con la menzogna. Ecco tali punti: 1) Lasimmetria della verit: la verit (meglio ancora se la chiamiamo realt) una, la menzogna molteplice; mentre il vero vero e basta, il terreno del non vero assai ampio e variegato: basti pensare alla menzogna semplice (cio, ad esempio, negare che oggi sia il 23 febbraio 2013), alla meta-menzogna (cio affermare che non si detto ci che, in effetti, si detto, oppure affermare che lo si detto senza finalit menzognere), alla premenzogna (cio quella che, di solito, prepara le condizioni affinch le future menzogne siano ritenute vere), alla menzogna senza menzogna (cio quella che consiste nellaffermare una verit parziale che lascia intendere il falso). 2) Linvisibilit della verit: il vero una propriet invisibile; infatti, per esempio, noi vediamo che il sole al tramonto, ma non vediamo che sia vero che il sole al tramonto. 3) Lincompletezza della verit: se dico io parlo, ci che dico tanto vero quanto pi tale affermazione circostanziata. Sar, quindi, verit il dire Nel pomeriggio di oggi 23/2/2013, a Cesenatico, presso una sala del Grand Hotel, si sta leggendo una Tavola del Fr. Giangiacomo Pezzano alla presenza di numerosi Fratelli Scozzesi, ma non sar altrettanto vero il dire Oggi il Fr. Giangiacomo Pezzano ha letto una sua Tavola alla presenza di numerosi Fratelli Scozzesi perch - come questi Fratelli sanno - condizioni oggettive, purtroppo, me lo hanno impedito. 4) La realt: questo concetto , per molti versi, ancor pi fragile (anche se la sua intima natura ci fa intravedere il vero assoluto). Infatti, se vero significa conforme ai fatti, ragionevole, daltro canto, chiedersi come sono questi fatti che rendono vere quelle affermazioni? . Fatte queste considerazioni , forse, non di poco conto proporre ora una riflessione sulla menzogna e sulla falsit, suggerendo quale elemento discriminatore tra luna e laltra la reale rappresentazione di un fatto che ciascuno di noi ha; di talch menzogna riferire una nostra rappresentazione del fatto diversa rispetto a quella da noi effettivamen29 ARCHIVI

te percepita; falsit, invece, la rappresentazione di un fatto diverso rispetto a quello effettivamente accaduto, ma che dentro di noi ha assunto caratteristiche e connotazioni tali da farcelo percepire come vero. Coloro che nella vita profana si confrontano quotidianamente con codici e pandette sanno bene che intorno al delitto di falsa testimonianza, previsto e punito dal vigente codice penale, esiste unampia letteratura ed una altrettanto ampia elaborazione giurisprudenziale che induce alla massima cautela allorquando si dibatte intorno alla struttura di questo reato per poi scendere allesame del suo elemento psicologico. In altre parole, la falsit nei termini di cui pi sopra ho accennato pu considerarsi alla stregua di un errore, cio di una menzogna non consapevole. Dopo aver passato in rapida successione gli svariati tipi di menzogna cui siamo odiernamente ed inconsapevolmente esposti (pensate alle cd. bugie legali, cio quelle che, magari profferite in lingua latina, suggestionano a tal punto linterlocutore da far sembrare veri taluni assunti tuttaltro che provati: argumentum ad misericordiam o argumentum ad verecundiam; oppure alle cd. bugie negli alimenti, come quella che chiama hot dog - testualmente, in lingua italiana, cane caldo - una panino caldo con una salsiccia che nulla ha a che fare con la carne di cane od ancora lanatra di Bombay, che un piatto a base di un assai raro pesce asiatico, ma che nulla ha a che vedere con lanimale da cortile) e prima ancora di affrontare in termini conclusivi e - almeno lo spero - propositivi largomento di riflessione affidatomi, confido che risulter interessante sapere quali sono - secondo uno studio condotto da Emma Hooley, Llyod Bradley e Jane Phillimore - le attivit in cui si pi portati a mentire o, meglio, ad economizzare con la verit per motivi professionali. In ordine decrescenteeccole: 1) agenti segreti e spie; 2) politici; 3) impiegati statali; 4) medici; 5) avvocati; 6) truffatori, imbroglioni e criminali in genere; 7) maghi; 8) venditori; 9) personale militare; 10) cartomanti e medium. Ma abbandoniamo la leggerezza di questi ultimi passaggi per tornare alle nostre riflessioni. Siamo spesso indotti ad immaginare lApocalisse come un ineluttabile evento che pu mettere fine allesistenza dellUniverso e dellUmanit intera, un evento conclusivo che segna la fine di tutto. Non , infatti, un caso se nel linguaggio comune, quando si afferma che successa unapocalisse, si vuol rappresentare che qualcosa di grandioso e per lo pi nefasto, di irreparabile ed al tempo stesso funesto si abbattuto in un certo momento, in un certo luogo ed in una determinata circostanza. Se inteso nel senso appena riferito, largomento non sollecita riflessioni di particolare pregio e, al massimo, induce i pi curiosi a ricercare le ragioni per le quali lApocalisse entrata nel linguaggio comune per significare un evento catastrofico, spaventoso e sconvolgente. Ma nella sua corretta etimologia (apokalypsis, composta da ap - cio separazione - e kalyptein - cio nascosto) e, quindi, nel suo significato di rivelazione, di scoperta, di rimozione del velo che copre che lApocalisse suggerisce le riflessioni pi compiute. LApocalisse non , dunque, una profezia, n possono considerarsi suoi
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principali interessi il futuro o la fine della storia: ESSA STESSA E IL FINE DELLA STORIA, quando tutto rivelato e, dunque, quando il velo che copre viene definitivamente rimosso ed il dissolvimento della menzogna - quali che siano le sue declinazioni - ci consente di scoprire chi siamo, dove andiamo e da dove veniamo, al di l e ben oltre ci che adesso immaginiamo come risposta. Quel momento, quella fase della nostra esistenza e della nostra inevitabile trasformazione (sia in divenire o, forse, gi in atto) non potr non indurre ad una individuale verifica interiore tesa ad accertare se la verit che dentro ad ogni Essere umano stia armonizzandosi con la verit apocalittica, unica e totale che la realt. A meno di ipotizzare lApocalisse come la menzogna stessa, cio come una costruzione artificiosa della verit (e, quindi, immaginare che mai la rivelazione avverr e che mai il velo sar squarciato e rimosso), non possiamo esimerci dallinterrogarci su quali saranno i valori che sopravviveranno alla rivelazione apocalittica e che diverranno autentici messaggi per una nuova dimensione etica allorquando il caos delle numerose e diverse verit sar ricondotto allordine ed allunit. Forse poco propenso ad immaginare valori nuovi e quindi messaggi nuovi, lUomo potr piuttosto riscoprire e coltivare quel patrimonio di valori antichi, ma con una volont quella s - nuova o rinnovata e nutrita dalla riscoperta linfa del volere e della determinazione del fare. Sar, quella, una irripetibile opportunit per piacevolmente riscoprire il valore della parola data a costo di grandi sacrifici personali; quello del perseguimento degli ideali senza tentennamenti opportunistici o interessate deviazioni; quello del rigore verso se stessi; la conservazione della memoria della nostra storia e del nostro passato; il lavoro nostro e quello altrui come strumento di realizzazione delle individuali inclinazioni e la sua stessa valorizzazione nel rispetto del merito di ognuno; loperosit; lamore verso lUomo e verso la Famiglia; la Solidariet verso i portatori di bisogni vecchi e nuovi; etc. - Nulla di nuovo, dunque, Carissimi Fratelli Scozzesi, se non quella riscoperta volont di trasformare concetti antichi in autentici valori rinnovati e condivisi, vissuti e addirittura viventi e, quindi, palpabili in quanto ispiratori delle nostre azioni. E noi Scozzesi, ma innanzitutto Liberi Muratori, non potremo mancare nel momento in cui inizier quellopera nuova su valori antichi ed eterni; anzi, dovremo esserne i promotori, gli ispiratori, gli esecutori e - perch no? - forse anche gli architetti, perch consapevoli che proprio quei valori fanno parte del nostro patrimonio genetico. Se cos non fosse, molta parte della nostra intima identit verrebbe irrimediabilmente posta in discussione e la rivelazione apocalittica non sarebbe altro che unoccasione perduta.

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CONSIDERAZIONI SULLA COSCIENZA


del Fr. Roberto Gallassi, 31

Udire non significa necessariamente ascoltare Ascoltare non significa necessariamente capire Capire non significa necessariamente ragionare Ragionare non significa necessariamente essere coscienti di s

La

coscienza un concetto apparentemente facile da intuire, ma difficile da comprendere nel suo significato e nei suoi meccanismi. La coscienza la summa pi elevata dei processi cognitivi ed emotivi dellindividuo o, invece, non al vertice dellevoluzione, ma un processo cerebrale tributario del corpo che mira a preservare lorganismo e non linverso? Che rapporti ci sono fra corpo, cervello, mente e coscienza? Che relazioni ci sono fra aspetti consci e inconsci della coscienza? Certamente non sar oggi possibile dare una risposta esaustiva a questi interrogativi per due ragioni. La prima, la pi importante, dovuta al fatto che molto stato ipotizzato su questi argomenti, tante conoscenze sono aumentate negli anni, alcune certezze sono state acquisite, ma moltissimi aspetti restano ancora indefiniti e incerti. La seconda ragione, che per me impossibile affrontare nel tempo, pur non breve che mi stato generosamente concesso, tutte le argomentazioni e le sfaccettature di questo complesso argomento. Anche se, per assurdo, questo fosse possibile, non sarebbe certo opportuno abusare della vostra attenzione e pazienza. Trattando di questo argomento, si possono commettere due opposte esagerazioni: da un lato, descrivere una generica fenomenologia, adottando una visione astratta, slegata da ogni attivit cerebrale e mentale, diciamo una visione solo morale e, forse, un po moralistica della coscienza. Dallaltro lato, indulgere in dettagliate ed eccessive descrizioni tecniche psicologiche e neurofisiologiche, con la pretesa di spiegare e approfondire i possibili correlati anatomici e funzionali del rapporto fra cervello, mente e coscienza. Cercher quindi di riassumere il pi possibile alcuni concetti, restando un po alla superficie dei problemi e delle spiegazioni e ben sapendo che ci sono altre impostazioni, altre teorie e altri punti di vista. Gi affidata solo ai filosofi e agli psicologi e di recente alla meta-fisica dei quanti, la coscienza, negli ultimi decenni, argomento di studio delle neuroscienze. Queste la inseguono nelle profondit del cervello, per studiarne il funzionamento in diretta, con lausilio del metodo sperimentale, avvalendosi dindagini neuropsicologiche, neurofisiologiche e neuroradiologiche. Comunemente intesa come consapevolezza o percezione di s in rapporto agli altri e allaltro, la coscienza, secondo uninterpretazione etica e morale, ritenuta il sistema di valori che permette di approvare o disapprovare propositi e atti: il bene e il male, il giusto e lingiusto, il vero e il falso e ladeguatezza del proprio comportamento sociale. In questaccezione, la coscienza anche definibile come lealt, responsabilit, impegno ideologico e pratico: unattivit dintrospezione e di valutazione del proprio agire. Cambiando prospettiva e interpretando la coscienza come una pura attivit nervosa, essa appare come una complessa attivit neurofisiologica e cognitiva che permette allindividuo di adottare le strategie pi adatte allinterazione con il mondo interno ed esterno. Secondo questa prospettiva, lumano cosciente pi efficiente per mantenere lessere e il benessere. Ma la coscienza non solo questo: uno stato della mente che include la conoscenza della propria esistenza e dellambiente circostante, possiamo dire, uno stato della mente a cui stato aggiunto il processo del s.
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Dal punto di vista neurofisiologico, la coscienza consta di due elementi: la vigilanza e i contenuti della mente ci le operazioni, le funzioni mentali. La vigilanza o veglia e il grado di adeguata attivit, di attivazione del sistema nervoso che permette di essere svegli e attivi per rispondere agli stimoli ambientali e interagire con lambiente circostante. Cio, unattenzione sostenuta nel tempo, con oscillazioni fisiologiche, in relazione alle situazioni ambientali. In situazioni di pericolo o di necessit, la vigilanza, e quindi lattenzione, sincrementano: sinstaura un aumento dellallerta, unattenzione selettiva, focalizzata a valutare e cercare di superare uno stimolo nocicettivo o che comunque necessita di una risposta adeguata. In questo senso, il pericolo, che sia ordinario o apocalittico, genera unattivazione del sistema nervoso che lo spinge a una decisione rapida, se non immediata. Allopposto, in altre situazioni, la vigilanza pu diminuire sino a uno stato di assopimento o di vero sonno. Per esempio, se viaggiando in treno, in una situazione di monotonia, ci addormentiamo, questa evenienza non da considerare affatto patologica. In altre situazioni di molteplici origini, al contrario, la sonnolenza pu essere patologica, sino ad arrivare allobnubilazione e allo stupor che sono gradi di alterazione della vigilanza, in tutto o in parte reversibili e di minore gravit rispetto al coma. In queste situazioni la coscienza diminuisce o sparisce del tutto, non di colpo ma come una luce che, piano piano, viene spenta da un reostato, per poi riapparire al riaccendersi della luce, cio alla ripresa della vigilanza. Le funzioni mentali o cognitive, permettono di interagire con il mondo circostante e con se stessi, di ricordare le esperienze passate, programmare le azioni future, di eseguire unazione e di correggerla, di comunicare i propri pensiero e comprendere quelli altrui con il linguaggio, i movimenti, i gesti. In altri termini, la vigilanza una condizione necessaria, ma non sufficiente, per il normale estrinsecarsi della coscienza, il cui contenuto fondamentale rappresentato dalla conoscenza, resa cosciente per mezzo dalle funzioni mentali, che si sono strutturate nello sviluppo di quellimmenso patrimonio genetico e neurofisiologico che il cervello. In senso stretto, per il significato e il concetto di mente non del tutto analogo a quello del termine coscienza. Infatti, la coscienza deriva dallaggiunta alla mente dellindividuazione del s, la consapevolezza, il pensiero della propria soggettivit, cio una mente orientata su di s. In poche parole significa essere il legittimo proprietario della propria mente. Vigilanza, funzioni mentali e coscienza, quasi sempre vanno di pari passo ma, in situazioni particolari, possono essere dissociate. Questo avviene nello stato vegetativo, in cui viene mantenuta la vigilanza, il sonno e le funzioni vegetative autonome come quelle respiratorie e cardiache, ma non il contenuto della coscienza. Vale a dire, la cognizione completa di s e del mondo, anche se alcune ricerche indicherebbero una limitata attivit mentale e, forse, una pur minima coscienza di s. Noti casi di cronaca, hanno aperto molti interrogativi soprattutto etici su questa condizione. Nella altrettanto triste condizione dei bambini nati senza la corteccia cerebrale (cosiddetti pazienti anencefalici) in cui vi un attivit vegetativa normale e unattivit mentale, per quanto primordiale e limitata, la coscienza appare ancora ridotta, ma non completamente abolita. Questo testimonia limportanza dellattivit delle strutture che si trovano nel tronco cerebrale che situate al di sotto degli emisferi cerebrali. Nella sindrome loked-in, in cui ci sono altri tipi di lesione dello steso tronco cerebrale, il contenuto della coscienza mantenuto praticamente intatto, pur potendo questi soggetti muovere nel loro corpo solo un numero limitatissimi di muscoli, in genere solo le palpebre, con cui riescono a comunicare in modo sorprendente. Affrontando aspetti pi speculativi, mentre il cogito ergo sum di Cartesio, celebrando il cogito, distingue e separa la res cogitans e la res estensa, la
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mente e il corpo, lintelletto e lemozione, le indagini di Antonio Damasio, noto neurologo statunitense nato a Lisbona, si muovono in tuttaltra direzione. Verso lessenzialit del valore cognitivo del sentimento! Sulla base di studi clinici e di ricerche sperimentali di pi di trentanni, Damasio ritiene che il comportamento umano, cio la capacit di elaborare rappresentazioni mentali, di costruire mappe neuronali dettagliate, di proiettarsi nel passato e nel futuro, di memorizzare e ricordare, di ragionare, di esprimersi con il linguaggio, sia certamente sostenuto dalla corteccia cerebrale: la parte pi recente e pi evoluta del cervello. Ma ci funziona perch vi una parte pi antica: il tronco cerebrale, orientato verso lomeostasi, che reagisce e da inizio allemozione e al sentimento, oltre che, come gi visto, alle funzioni vitali. La coscienza abbozzata nel tronco fiorisce nella corteccia. In un tale sistema, lemozione e il sentimento sono indispensabili per la razionalit. La drastica separazione fra emozione e intelletto operata da Cartesio, ha ispirato per secoli la ricerca come principio speculativo da non violare. Secondo Damasio, lerrore di Cartesio, stato quello di non capire che lapparato della razionalit non indipendente da quello della regolazione biologica. Nel tentativo di unificare mente e corpo sulla base di dati rigorosamente scientifici, Damasio ricorda la modernit della ricerca di Spinoza che per primo intu la medesima sostanza dellintelletto e delle passioni: La mente lidea del corpo. In altri termini, secondo Damasio, dietro la mente vi un cervello che sente i messaggi del corpo. Se comunemente, i termini emozione e sentimento sono utilizzati dal linguaggio come sinonimi, nellinterpretazione della coscienza, giova distinguere tra le emozioni, quali manifestazioni comportamentali di natura fisiologica e materiale, e la loro percezione consapevole, i sentimenti, di carattere mentale: uno stato del sentire e uno stato del sentire inconscio reso conscio. Alla percezione di un certo stato corporeo si aggiunge la percezione di uno stato della mente a esso associato ovvero consono al genere di emozione percepita. Come intu Spinoza, in questa prospettiva res cogitans e res estensa sono ancora distinguibili, ma sono anche attributi della stessa sostanza. Mente e corpo sono tagliati dalla stessa stoffa. I sentimenti ci aiutano a risolvere problemi inusuali che implicano creativit, giudizio e decisioni che richiedono lesibizione e la manipolazione di grandi quantit di conoscenza. Il processo decisionale, di fronte a differenti scelte, contrassegnato dalle tracce biologiche delle esperienze passate: i marcatori somatici, che normalmente ci orientano, a nostra insaputa, verso scelte che furono favorevoli ai nostri progenitori e al nostro organismo, in situazioni analoghe. Queste impronte funzionano come segnali prevalentemente automatici che facilitano, accelerano e rendono comunque pi affidabili le nostre decisioni. La mente, alimentata dal corpo e al corpo attenta, utile al corpo stesso nel suo complesso. Le neuroscienze mostrano come, nei meccanismi cerebrali comuni sia alle emozioni sia alla coscienza, questultima rappresenti un aspetto adiuvante della dotazione biologica di adattamento allambiente. E tuttavia la coscienza non monolitica, ma pu essere distinta, secondo la visione di Damasio, in Proto-s, Coscienza nucleare e Coscienza estesa. Il Proto-s, condiviso con gli animali superiori, il fenomeno primordiale di autoidentificazione. Alla sua base, per linterazione tra lorganismo e il mondo oggettuale, stanno le emozioni: eventi biologici, su cui si sviluppano i sentimenti (paura, fame, sesso, rabbia...). Il proto-s non ha una completa autoconsapevolezza: impara a riconoscersi, come parte separata dal mondo esterno, poco per volta. La Coscienza nucleare un fenomeno biologico nel quale sono contemporaneamente presenti tre elementi: loggetto di cui si coscienti, la posizione del proprio corpo rispetto a quelloggetto e la relazione che si stabilisce tra queste due entit. La coscienza nucleare fornisce
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allorganismo un senso di s nel presente e nulla ci dice nulla del futuro; lunico vago passato che possiede quello prossimo. Sulla base della coscienza nucleare, si forma la Coscienza estesa che allorigine del s autobiografico e che richiede il linguaggio: per formulare quella storia personale in cui prendono posto i ricordi, le speranze, i rimpianti e cos via. Questo modello di coscienza proposto da Damasio un modello gerarchico: non puo darsi il s nucleare senza il proto-s e non pu darsi quello autobiografico senza il s nucleare. A questo modello che non certamente lunico proposto, va comunque riconosciuto il merito di aver contribuito a introdurre il corpo nella discussione scientifica sulla coscienza, dopo secoli di cogito cartesiano. Lidea che lorganismo partecipi allesperienza cosciente, rompe nettamente con una tradizione che vuole la mente distinta dal corpo e restituisce alla coscienza i requisiti biologici indispensabili per divenire oggetto di studio scientifico. Ma veramente noi siamo il nostro cervello, secondo il titolo del recente libro di Dick Swaab? Questa impostazione troppo organicistica e meccanicistica? Probabilmente, rappresenta leccesso opposto della visione cartesiana. E lecito chiedersi: le neuroscienze, con il progredire di tecniche dindagine neurofisiologiche e neuroradiologiche sempre pi sofisticate, potranno spiegare tutto sui meccanismi della coscienza e del comportamento umano? Probabilmente potranno spiegare ancora molto, ma non tutto! Da sole non lo potranno la biologia, la genetica, la psicologia, la neuropsicologia, lo studio dellintelligenza artificiale, la psichiatria, la filosofia della scienza, la sociologia. E neppure nascenti discipline come la neuro-etica: che tenta di coniugare il funzionamento del sistema nervoso centrale con il comportamento etico dellindividuo. Tutte queste discipline, un tempo assolutamente distanti nei metodi e nei fini, tendono sempre di pi ad avvicinarsi e a collaborare nella ricerca. Non a caso, negli ultimi decenni eminenti fisiologi, biologi, filosofi della scienza, psicoanalisti, sono sempre stati pi attratti dalle scienze cognitive e dalle neuroscienze. Come possiamo riassumere quanto illustrato circa la coscienza, inquadrandolo nel contesto di questo interessante convegno e soprattutto della metodologia e del lessico scozzese? Certamente, non vi ho fornito le risposte complete alle domande iniziali, ne vi ho chiarito ogni aspetto di cosa sia e come funzioni la coscienza. Ma, non per giustificarmi, ancora molti aspetti sono ancora ipotesi, per quanto probabili, piuttosto che certezze incontrovertibili. In sintesi, possiamo affermare: io sono, ovviamente, perch ho un corpo, delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti, una mente e, alla fine, ho una coscienza, una capacit dintrospezione e una razionalit che mi permette di conoscere e agire secondo una consapevolezza interiore e sociale. Perci possiamo dire non cogito ergo sum ma sum ergo cogito? Forse, in questottica, la coscienza di s, degli altri e del mondo potr essere pi consapevole e, quindi, pi serena? Probabilmente, pu essere meno angosciata dalla consapevolezza della fragilit umana, e pi tesa alla conquista di un equilibrio che contemperi alcune certezze e molte incertezze. Non si tratta di svilire la coscienza a un puro e inconsapevole interprete ed esecutore del corpo; non si tratta di pensare che la coscienza sia determinata solo dallattivit cerebrale che costruisce la mente e che la coscienza sia solo un epifenomeno della mente. Tuttavia, una visione basata su osservazioni scientifiche e sperimentali psicologiche e neurofisiologiche, aiuta a capire la complessit del nostro essere uomini, a non banalizzare il funzionamento del nostro pensare e agire, a non considerare semplicisticamente il comportamento umano come solo assoggettato al corpo o, al contrario, completamente distinto da esso. Non potendo e non volendo dare conclusioni esaustive o ricette risolutive, possiamo comunque dire che la coscienza, comunque origini e comunque funzioni, pu aiutare
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e indirizzare la capacit e sviluppare, con un esercizio costante, lapprofondimento della conoscenza e della consapevolezza di s e dellaltro. Cercando di essere critici pi con se stessi che con gli altri, ponderando e rivalutando i giudizi, formulando idee e attuando azioni adeguate, avendo la capacit e il coraggio di modificarle se, ragionando e valutando attentamente, ci si rendesse conto che necessario correggersi. Cercando lo spirito di verit, sapendo che non sempre possibile raggiungere la verit, impiegando la coscienza per capire come si forma la menzogna verso gli altri ma anche verso se stessi. Evitando unillusoria sensazione di una propria di unaprisuperiorit e immortalit corporea o il pessimismo di un catastrofismo apocalittico.

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I RACCONTI DELLAPOCALISSE
del Fr. Italo Comelli, 32

La parola apocalisse evoca con immediatezza unidea di catastrofe, di disastro, di

un avvenimento estremamente sconvolgente e fuori dallordinario, come, del resto, anche laggettivo apocalittico a sua volta richiama (situazioni caratterizzate da drammi atroci, terribili, terrificanti). Situazioni catastrofiche e sconvolgenti che preludono e anticipano quella che viene indicata come la catastrofe finale e cio la fine del mondo, ovvero levento conclusivo della storia umana. Eppure, la parola nel suo significato etimologico vuol dire rivelazione, cio allude allatto dello svelare, togliere il velo e quindi rendere edotti e far conoscere eventi prossimi a realizzarsi. E proprio in questo senso originale viene inteso nel pi antico testo che porta questo nome, precisamente lApocalisse di Giovanni, testo che a sua volta influenzer profondamente la cultura, la religiosit e anche liconografia dellOccidente cristiano. LApocalisse di Giovanni un testo religioso, e la religione presuppone la credenza in un Dio creatore delluniverso, della terra e degli uomini. Se quindi il mondo stato creato, significa che non eterno, ma che ha avuto un inizio: come tale, esso ha pure una fine e quindi il mondo e la storia degli uomini avranno termine. Ma la fine non una catastrofe, ma solo il termine della esistenza di quel mondo e di quegli uomini, come noi li abbiamo potuti conoscere, e, a sua volta, linizio di una nuova esistenza (questa s, eterna) di felicit o di dannazione. A questo nuovo stato si giunge tramite un Giudizio Finale, nel quale la Divinit stabilir leterno destino degli uomini, sulla base del comportamento da loro tenuto nella vita terrena. Poich, del resto, la Divinit creatrice un essere dotato di amore (perch cos presuppone la credenza religiosa), essa intende premiare, nel giudizio, coloro che sono vissuti in maniera giusta, concedendo uneterna beatitudine e alimentando con questo la speranza della salvezza. Il giudizio, che giunge al termine degli eventi, sar preceduto da un periodo tormentato, caratterizzato da flagelli, guerre, massacri, persecuzioni. Ecco perch nella credenza ordinaria e comune il termine apocalisse viene inteso come inizio del periodo storico di sconvolgimenti, catastrofi, guerre e pestilenze, che preannunciano lintervento di Dio, la fine di un mondo e il sorgere di uno nuovo, rinnovato. Nei primissimi secoli dellera cristiana si sono diffusi molti testi che descrivono scenari apocalittici, con lo scopo di rendere edotti gli uomini degli ultimi eventi e quindi invitarli a nuovi comportamenti in vista del Giudizio Finale, ma tra tutti assume importanza fondamentale lApocalisse di Giovanni, che, essendo stata inserita successivamente nel canone ufficiale degli scritti della Chiesa ricompresi nel testo biblico, stata a lungo oggetto di interpretazione da parte di numerosi letterati cristiani. I commenti dei letterati cristiani hanno a loro volta contribuito a diffondere lidea apocalittica influenzando profondamente il comportamento della societ cristiana per oltre un millennio. Oltre al testo di Giovanni, gli scritti biblici riconducibili alla tematica apocalittica sono vari, sia nellAntico, sia nel Nuovo Testamento, quali lintero libro di Daniele, parti di Isaia, Ezechiele e Zaccaria nellAntico, e parti degli evangelisti Matteo, Marco e Luca, nonch delle lettere paoline e cattoliche nel Nuovo. I TESTI BIBLICI CON CONTENUTO APOCALITTICO Il pi importante testo apocalittico dellAntico Testamento il Libro di Daniele, compilato in unepoca compresa tra il IV e il II secolo a. C. Daniele un ebreo deportato a Babilonia ai tempi di Nabucodonosor e, per la sua fama di sapiente, viene chiamato
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dal re per interpretagli un sogno. Il re aveva sognato una grande statua la cui testa era doro, il petto e le braccia dargento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe e i piedi in parte dargilla e in parte di ferro. Una pietra colpisce i piedi e la statua crolla. Daniele spiega il sogno: la statua con la testa doro rappresenta il re, ma, dopo di lui, sorger un regno inferiore (simboleggiato dallargento),quindi un terzo regno di bronzo, e infine un quarto regno che finir, ma, per volont di Dio, sar seguito da un nuovo regno che non sar pi distrutto (Dn 2, 31-45) Nel medesimo libro lo stesso Daniele ad avere una visione: egli scorge quattro animali uscire dal mare, il primo somiglia a un leone, con ali di aquila, il secondo a un orso, il terzo a un leopardo, mentre un quarto animale, terribile, si presenta con i denti di ferro, dieci corna sulla testa e un undicesimo piccolo corno che sta spuntando. Appare quindi Dio stesso (definito lantico di giorni), assiso su un trono tra le nubi e compare il Figlio dellUomo, che da Dio ha ricevuto potest su tutti i popoli della terra. Questa, in sintesi, la spiegazione di Daniele: le quattro bestie sono quattro re. Lultimo re distrugger tutti gli altri e, con essi, tutta la terra. Le dieci corna significano che nellultimo regno spunteranno dieci re, ma giunger il Figlio dellUomo, il suo regno sar eterno e tutti gli imperi lo serviranno e obbediranno(Dn 7, 23-27). Infine, sempre nel libro di Daniele, vi sono ulteriori visioni: descrizioni di lotte tra persiani e greci, persecuzioni contro i giudei da parte di Antioco IV Epifane, la sua sconfitta ad opera del Impero romano Daniele profetizza gli ultimi tempi con queste parole: Verr un tempo in cui coloro che dormono nella polvere della terra si desteranno, gli uni per la vita eterna, gli altri per linfamia perpetua ( Dn 12, 1-2). Ci, prosegue, avverr per un tempo, pi tempi e met di un temposar abolito il sacrificio quotidiano e verr entro 1290 giorni labominazione della desolazione (Dn 12,11). Nei vangeli sinottici (redatti tra gli anni 60-80 del I secolo) numerosi sono i passi a contenuto apocalittico: mentre, ad esempio, Ges predica avvicinandosi a Gerusalemme, gli apostoli credono che la manifestazione del regno di Dio sia imminente (Lc, 19,11); ovvero, quando Ges profetizza la distruzione del tempio e, agli apostoli che gli chiedono quando ci sarebbe accaduto, risponde: quando vi sar labominio della desolazione predetta dal profeta Daniele ; ancora, Ges ne profetizza i segni premonitori (il sole si oscura, cadono le stelle, i cieli sono sconvolti) e conclude: non passer questa generazione, prima che tutto ci avvenga(Mt 24,34); altri segnali della fine saranno lapparizione di falsi cristi e di falsi profeti (Mt 24,24). Mai, tuttavia, Ges offre indicazioni temporali precise sullavvento della fine: quando ci possa avvenire nessuno lo sa, neppure gli Angeli, ma solo il Padre (Mt 24,36); per questo, nellincertezza del tempo della catastrofe finale, i discepoli hanno il dovere di vigilare, perch, di quellevento, non conoscono il giorno n lora (Mt 25,15). In Luca, poi, Ges specifica che quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la desolazione finita. E conclude: quando succederanno queste cose, sappiate che il regno di Dio vicino, e che non passer questa generazione prima che tutto ci sia avvenuto(Lc 21,20-32). In Matteo, infine, vi la famosa descrizione del Giudizio Finale, con il premio per i giusti e il supplizio eterno per i dannati (Mt 25, 31-46). E via di questo passo. Nella prima lettera dellApostolo ai tessalonicesi (che, risalendo agli anni 50-55 del I secolo, rappresenta il pi antico documento cristiano), Paolo vuole rassicurare i cristiani sullimminente ritorno di Cristo: Al segnale dato dalla tromba di Dio, il Signore discender dal cielo e risorgeranno i morti in Cristo, poi noi vivi saremo rapiti con loro tra le nubi per andare incontro al Signore. San Paolo non annunzia il giorno esatto, ma solo che esso verr allimprovviso, come un ladro di notte (1Ts. 4,15-17). Da quanto s detto sinferisce che i primi seguaci di Cristo pensavano immi38 ARCHIVI

nente il ritorno del Maestro e quindi lavvento del nuovo regno, tant che Paolo nella seconda lettera ai tessalonicesi sente il bisogno di tranquillizzare e di spiegare che il giorno del Signore non ancora arrivato perch prima si devono realizzare altri fatti, quali un periodo di apostasia, lavvento delluomo della iniquit, lAvversario (il personaggio che poi verr identificato con lAnticristo). La comparsa di questo Empio sar accompagnata da ogni sorta di portenti, di segni e di prodigi menzogneri, che il Signore Ges annienter (2Ts. 2,3-10). Il ritorno di Cristo, per, per gli impazienti cristiani delle origini, tardava ad avverarsi, e cos nella seconda lettera cattolica attribuita a Pietro si legge testualmente: Negli ultimi giorni verranno degli uomini e diranno: Dov la promessa della sua venuta? I padri sono morti ma tutto rimasto comera. Pietro, quindi, invita alla pazienza, ricordando che anche ai tempi di No gli uomini dubitavano del Diluvio e non credevano che sarebbe avvenuto. Sposta quindi in avanti gli eventi futuri, conferendo a essi un tempo indeterminato e simbolico e ricordando che un giorno davanti al Signore come mille anni e mille anni come un sol giorno. Il Signore non tarda nel compiere la sua promessa, ma paziente, perch non vuole che alcuno perisca, ma che tutti giungano al pentimento. Infine Pietro precisa,come gi aveva fatto Paolo, che verr il giorno del Signore come un ladro di notte (2Pt. 3,3-10) Nei testi evangelici e nelle lettere neotestamentarie, quindi, il tempo della fine dato per certo e preannunciato da segni evidenti, ma la sua collocazione temporale si sposta in avanti in un tempo indefinito, rispetto al quale i cristiani devono comunque restare vigili. LApocalisse di Giovanni dedicata interamente alla rivelazione degli avvenimenti che accadranno alla fine dei tempi, ma che devono ben presto accadere. Il testo risale allultimo decennio del I secolo, ai tempi dellimperatore Domiziano, caratterizzati da ampie persecuzioni nei confronti dei cristiani. Lopera attribuita a Giovanni, lautore del quarto vangelo. Gli eventi futuri sono esposti in maniera allegorica sotto limmagine di 7 lettere inviate alle 7 chiese dellAsia. Giovanni ha cinque serie di visioni: nella prima vi lapertura dei sette sigilli che chiudono il libro tenuto nella mano destra di Dio. Allapertura di ogni sigillo vi il manifestarsi di eventi portentosi e a volte calamitosi; nella seconda visione gli angeli suonano le sette trombe e ad ogni suono di tromba si verificano prodigi sconvolgenti; nella terza visione appare una donna rivestita di sole, con una luna sotto i piedi e sul capo una corona di 12 stelle, incinta ed in procinto di partorire e davanti a lei sta un enorme drago rosso con 7 teste e 10 corna. La donna d alla luce un figlio maschio, che il drago vorrebbe divorare, ma il bambino, destinato a governare tutte le nazioni, rapito verso Dio. La donna fugge nel deserto dove viene nutrita per 1260 giorni, periodo che corrisponde a un tempo, due tempi, met di un tempo. Giovanni vede quindi uscire dal mare una bestia e poi dalla terra unaltra bestia, che ha il numero 666. Nella quarta visione 7 angeli versano il contenuto di 7 calici e vi sono sconvolgimenti sulla terra, sul mare e nei fiumi, vi un terremoto ed squarciata la citt dellanticristo. Nella quinta visione vi la lotta tra Cristo e il demonio e vi la profeziasullavvento di 7 re,dei quali 5 sono gi caduti, uno regna in quel momento, e lultimo non ancor giunto, ma quando giunger, regner poi per poco tempo. Giovanni ha quindi la visione della lotta tra il Dragone, che lantico serpente, il diavolo, Satana, che viene ad essere sconfitto e incatenato per mille anni, finiti i quali sar sciolto per poco tempo, ma poi sar definitivamente sconfitto e gettato nello stagno di fuoco e zolfo assieme alla bestia e al falso profeta e saranno tormentati nei secoli dei secoli. Alla fine vi lultimo giudizio (il Giudizio Universale), in cui si apriranno i libri e i morti saranno giudicati secondo le loro opere, e chi non nel libro della vita sar gettato nel fuoco eterno, e questa la seconda e definitiva morte. Per
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coloro invece che sono destinati alla salvezza vi la Gerusalemme Celeste, la nuova Gerusalemme, al cui interno non vi alcun tempio, perch il Tempio rappresentato da Dio Onnipotente e dallAgnello. Giovanni conclude la visione ricordando che il tempo vicino. Dallinsieme degli scritti canonici contenenti visioni apocalittiche, emerge la seguente sequela logico-temporale: - Il mondo ha un inizio e una fine - La fine, ovvero la fine dei tempi, significa un mutamento di esistenza ed un inizio di una nuova vita, che pu essere di dannazione eterna o di beatitudine eterna - La fine dei tempi preceduta da accadimenti sconvolgenti: eventi naturali (terremoti, cataclismi, alluvioni, invasioni di cavallette) ed eventi bellici che sconvolgono Gerusalemme - Alla fine dei tempi apparir un falso profeta, un Anticristo, che per sar sconfitto definitivamente - Concluder il tutto il giudizio finale e universale, preceduto dalla resurrezione dei morti e seguito dalla salvezza per i beati e dalla seconda morte per i dannati. Per quanto riguarda i riferimenti temporali, dal momento che tutto considerato come prossimo a venire, ma collocato in un futuro non lontano, gli scritti danno le seguenti indicazioni: - Vi una serie di regni che si succedono uno dopo laltro (Daniele, Giovanni) - Si indica un tempo, pi tempi, met di un tempo( Daniele) - Dopo labominio della desolazione vi saranno 1290 giorni (Daniele) - Un giorno davanti al Signore come mille anni (2 Pietro) - La donna fugge nel deserto ed nutrita per 1260 giorni, corrispondenti a un tempo, due tempi, met di un tempo (Giovanni) - Satana sar incatenato per mille anni (Giovanni) LE INTERPRETAZIONI DEGLI SCRITTORI CRISTIANI Linteresse degli scrittori cristiani si rivolto a diversi ordini di considerazioni: innanzi tutto, a determinare la durata complessiva del mondo, dal momento che le indicazioni bibliche (il Salmo 90, ripreso dalla seconda lettera di Pietro, diceva che davanti al Signore un giorno come mille anni e mille anni come un giorno: sicch, essendo mondo stato creato in sei giorni, se ne induceva una durata complessiva di seimila anni). Questo tipo di cronologia viene sostenuta da scrittori come lo Pseudo Barnaba, Ireneo di Lione, Ippolito di Roma e lo stesso Lattanzio. Dal momento, per, che non si poteva conoscere linizio della datazione, difficolt si riscontavano nel determinarne la fine. Da qui, lattenzione ai segni premonitori della catastrofe, analizzando ed interpretando la scarse ma significative indicazioni degli scritti canonici. Spiccava per, da questa ricerca, una grossa contraddizione: perch da una parte bisognava prestare una estrema attenzione agli scritti profetici per poter conoscere con esattezza linizio della fine del mondo, dallaltra per, tale ricerca era ostacolata dagli stessi scritti e dalle parole stesse di Ges, ribadite con forza anche dopo la sua resurrezione, nella sua apparizione agli apostoli. Quando gli apostoli vorrebbero sapere, egli risponde con chiarezza che non spetta a loro conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato in suo potere (At.1,7). I primi cristiani pensavano e speravano che il nuovo regno sarebbe stato instaurato dallo stesso Ges, che avrebbe dominato su Gerusalemme. Ma poi, soprattutto dopo la sua morte e crocefissione, essi cominciarono a porre levento in un tempo successivo, anche se non lontano, e comunque durante la dominazione romana. La successione dei 4 regni contenuta nella visione di Daniele, come pure la visione dei 4 animali nellApocalisse, fa interpretare gli stessi regni come babilonese, persiano, greco e romano. quindi durante limpero romano che si attende linizio della fine, preceduto dai segni premonitori, quali soprattutto lavvento dellAnticristo. Nel Commento a Daniele dello scrittore cristiano Ippolito di Roma (III sec.), vi una chiara elencazione dei 4 regni, senza dimenticare che nel suo trattato su LAnticristo, dopo aver chiarito che esso un ebreo della trib di Dan, precisa che egli si impadronir con
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forza del regno e dominer per tre anni e mezzo (un tempo, due tempi, la met di un tempo, cio 42 mesi pari a 1260 giorni). Dio mander due testimoni (Elia ed Enoch) che predicheranno per 1260 giorni e saranno uccisi dallAnticristo. Alla fine, tuttavia, ritorner Cristo e lAnticristo sar sconfitto. Per i primi tre secoli dellera cristiana, caratterizzati da una religiosit praticata per lo pi nascostamente e soggetta a varie persecuzioni, si vive nella imminenza della fine dei tempi, che giungeranno durante limpero romano. Gli ultimi tempi saranno caratterizzati dalla presenza dellAnticristo che stabilir a Gerusalemme il suo regno e quindi labominio della desolazione, vi sar lultima persecuzione della chiesa, ma alla fine vi sar il ritorno di Cristo e la sua vittoria. La vittoria di Costantino su Massenzio e lemanazione del celebre editto di Milano (313), rende lecita la religione cristiana dopo secoli di persecuzioni. Nel giro di 50 anni la religione cristiana diviene religione ufficiale dellimpero e quindi unica religione, con ci stesso rendendo illecite tutte le altre confessioni religiose. Cos limpero romano si trasforma in impero cristiano, in cui la diffusione e la difesa del cristianesimo diviene compito precipuo dellimperatore. In questo mutamento radicale cessano le interpretazioni che vedono nellimpero romano, ormai divenuto cristiano, la fine dei tempi. Lo scrittore cristiano Lattanzio (IV sec), che vede in Costantino il pacificatore dellimpero e il liberatore della chiesa, pone la fine dei tempi in unepoca lontana, non prima dei prossimi due secoli, e lo scrittore Eusebio di Cesarea (che il primo storico della chiesa) rifiuta le interpretazioni millenaristiche ed ha molti dubbi sullApocalisse, il cui autore, per Eusebio, non certamente lapostolo Giovanni. La debolezza e il declino dellimpero romano dOccidente resa evidente dalla sua incapacit di fermare lavanzata e linvasione delle nuove popolazioni, cosiddette barbare (goti, visigoti,vandali). Eppure, questa disintegrazione dellimpero non posta in relazione con la fine dei tempi. Gli autori cristiani sono attaccati al loro impero romano, non ne vedono linizio della fine, anche perch limpero romano continua a regnare da Costantinopoli. Girolamo, che vive ai tempi del sacco di Roma (410) da parte del barbaro Alarico, e che ha prodotto un ampio commento a Daniele, non reputa che esso sia linizio della fine del mondo, anche se ritiene comunque prossima la fine dellimpero romano e lavvento dellAnticristo. Agostino, che vive in Africa durante il periodo in cui i vandali occupano territori cristiani e distruggono chiese, e che commenta quasi tutti i testi dellantico testamento, ma disinteressandosi del libro di Daniele, non interessato agli eventi apocalittici n alle profezie. E d uninterpretazione simbolica degli eventi indicati nellApocalisse. Per lui il regno di Cristo gi in essere e le anime possono essere salvate dalla predicazione della chiesa, la quale ha certamente ancora degli oppositori identificati con la bestia. Lanticristo apparir, ma alla fine dei tempi della storia umana, quando vi sar il giudizio finale in unepoca comunque assai lontana. Una svolta e una ripresa delle interpretazioni e dei commenti delle scritture apocalittiche avviene subito dopo la conquista di Gerusalemme da parte dei musulmani, e la occupazione dei territori del medio oriente e di quelli gi facenti parte dellAfrica cristiana. LIslam percepito come lultima potenza terrena che distrugger limpero romano, e le sue vittorie distruttive sono viste in termini apocalittici. Nel VII secolo appare in Siria un testo profetico, attribuito a Metodio di Olimpia, vescovo cristiano del III secolo, noto come Apocalisse dello Pseudo-Metodio, che descrive la conquista islamica, le sue distruzioni, la sua dominazione e persecuzione per settantanni, ma che alla fine sar sconfitta dalla comparsa di un imperatore romano. Vi sar un Anticristo che regner in Terrasanta a Cafarnao, ma sar anchesso sconfitto dallimperatore romano cristiano, che ristabilir lautorit cristiana e regner su Gerusalemme. Il testo rappresenta non solo una nuova
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interpretazione degli scritti apocalittici alla luce dei nuovi eventi storici che si sono succeduti, ma contiene anche una rivelazione nuova: compare infatti un nuovo personaggio, identificato come lultimo imperatore, che sconfigger lavversario e regner su Gerusalemme. Lavanzata islamica conquista la Spagna, varca i Pirenei ma viene fermata da Carlo Martello a Poitiers nel 732. La sottomissione dei cristiani spagnoli allIslam, viene percepita come persecuzione che preannuncia la prossima venuta dellAnticristo e quindi della fine dei tempi. Un monaco spagnolo dotato di grande cultura, noto come Beato di Liebana (730 circa-798), lautore di un Commentario dellApocalisse, che avr una straordinaria fortuna e diffusione nei tre secoli seguenti. Moltissime furono le successive trascrizioni dellopera,accompagnate da numerose miniature, riproducenti le visioni sia di Daniele che dellApocalisse di Giovanni. Rimangono una trentina di questi manoscritti miniati, noti come Beatus, compilati tra il IX e lXI secolo, costituenti autentici capolavori artistici, per la ricchezza iconografica delle immagini visionarie. Nel IX secolo compare una versione slava dellApocalisse di Daniele, nota come Apocalisse di Sergio Bahira, in cui si riprendono le profezie apocalittiche sulla successione dei regni, fino allavvento di Maometto, considerato eretico e assimilato allAnticristo. Anche le invasioni degli Ungari allinizio del X secolo vengono descritte nelle cronache cristiane con immagini violente tratte dallApocalisse. Un trattato sullAnticristo di quel periodo (954), redatto dal monaco Adsone di Montier-en-Dieu descrive lAnticristo come un ebreo, concepito per ispirazione diabolica, che perseguiter i cristiani e si stabilizzer a Gerusalemme, ma che alla sar ucciso da Cristo,dopo che avr fatto la sua comparsa un imperatore proveniente dal popolo dei Franchi. E la ripresa del tema dellultimo imperatore, con la variante della sua occidentalizzazione, rispetto alla precedente visione bizantina. Limportanza di Gerusalemme appare fondamentale sia nei testi dellAntico e del Nuovo Testamento, sia nel commento ai testi da parte dei successivi scrittori cristiani. A Gerusalemme Ges predica, arrestato, crocefisso, muore e risorge. A Gerusalemme vi lultimo atto della storia del mondo, il combattimento tra le forze del bene e quelle del male, di Cristo e dellAnticristo. A Gerusalemme avviene il Giudizio universale. A Gerusalemme avr luogo la discesa della Nuova Gerusalemme Celeste. Il senso di sconforto di molti cristiani eruditi, nel vedere la citt santa di Gerusalemme occupata dagli eretici musulmani e sottratta al dominio della vera fede, ha avuto una sua forza nel contribuire a formare quellidea di crociata, che susciter un vasto movimento politico ed ideologico volto a riconquistare con la forza i luoghi santi. Non a caso nella Spagna musulmana, che aveva visto la grande diffusione di testi miniati sullApocalisse, che si forma lidea del pellegrinaggio alla tomba di San Giacomo, come elemento di forza spirituale per combattere e cacciare il nemico islamico, in Spagna che ha inizio la Reconquista, ed pensando al successo della lotta in Spagna che a Clermond papa Urbano nel 1095 proclama la Crociata per la riconquista di Gerusalemme. Delle quattro cronache riportanti il discorso pronunciato a Clermond da papa Urbano, il resoconto lasciatoci dal monaco Gilberto di Nogent fa trasparire il clima apocalittico in cui si chiama la cristianit alla lotta, perch occorre riportare a Gerusalemme il dominio cristiano, in vista del prossimo arrivo dellAnticristo. Gli stessi resoconti degli scrittori cristiani sulla conquista di Gerusalemme nel 1099, sono densi di descrizioni di violenza, di stragi e di eccidi in termini apocalittici, nei confronti del nemico musulmano, quasi come una apocalittica vendetta divina. I toni apocalittici e profetici vengono meno in occasione della seconda crociata, indetta per riconquistare Edessa, a sua volta ripresa dai musulmani. Vi sono allopposto lamentele per il fatto che molti cristiani non credono pi alla fine del mondo, oppu42 ARCHIVI

re collocano la fine in un tempo cos lontano, per il quale si perde ogni importanza di attesa. Ma quando il Saladino riconquista Gerusalemme nel 1187, si mette in atto una nuova crociata condotta dai tre pi importanti regnanti cristiani (limperatore Federico Barbarossa, il re di Francia Filippo Augusto e il re dInghilterra Riccardo Cuor di Leone). E in un nuovo clima apocalittico il dominio del Saladino viene paragonato allultimo regno che precede la venuta dellAnticristo. Quando papa Innocenzo III indir una nuova crociata nel 1213 indicher Maometto col numero della bestia dellApocalisse (666), paragonato allAnticristo. La caduta di S. Giovanni dAcri nel 1291, la cacciata dei crociati dalla terrasanta e la scomparsa definitiva degli stati latini, fa spegnere ogni interesse per la riconquista dei territori, facendo venir meno tensioni apocalittiche accompagnato da visioni profetiche. Queste in realt da circa un secolo si erano incanalate in unaltra direzione, alimentata dalle divisioni allinterno della cristianit, in quei movimenti ispirati alla povert evangelica che non condividevano o addirittura criticavano e contestavano la gerarchia ecclesiastica. Il monaco Gioacchino da Fiore (11351202) si era interessato enormemente agli scritti profetici e apocalittici contenuti nelle sacre scritture e aveva compilato un commentario dellApocalisse conosciuto come Liber de Concordia Novi ac Veteris Testamenti, in cui metteva in corrispondenza la storia del popolo ebraico con la storia della chiesa. Divideva quindi la storia del mondo in tre et: quella del Padre, cio let della legge che andava da Adamo a Ges ed era posta sotto la direzione dei profeti; quella del Figlio, cio let della grazia che andava da Ges a Benedetto, posta sotto la direzione dei vescovi e dei preti; e infine quella dello Spirito, che il tempo a lui contemporaneo, sotto la direzione dei monaci. La terza et era dunque iniziata, anche se si sarebbe realizzata pienamente soltanto verso la fine e sarebbe stata caratterizzata da quelle grandi tribolazioni gi descritte nellApocalisse di Giovanni, ma ad esse sarebbe seguita anche la conversione degli ebrei. Quel dragone a sette teste descritto nellApocalisse che minaccia la donna partoriente il Diavolo che ha perseguitato la chiesa nel corso dei secoli tant che le teste sono individuate nei persecutori e precisamente in Erode, sotto cui avvenne la stage degli innocenti, in Nerone il violento persecutore dei cristiani, nellariano Costanzo, nell persiano Cosroe che aveva sottratto la Vera Croce a Gerusalemme, conquistata subito dopo dalle truppe di Maometto, nellimperatore Enrico IV, che aveva combattuto a lungo contro il papato di Roma ed infine il Saladino ultimo persecutore dei cristiani. Siamo quindi giunti alla fine dei tempi con la ormai imminente comparsa dellAnticristo, che risulta essere gi nato, e proveniente addirittura da Roma, dove avr preso il posto del papa. La terza et, che era gi iniziata, si sarebbe conclusa (nelle considerazioni di Gioacchino sulla base delle indicazioni temporali contenute negli scritti testamentari) nel 1260. Il pensiero di Gioacchino avr una vastissima influenza sulle idee religiose dei suoi tempi e in quelli immediatamente successivi. Una importante corrente del tronco francescano si ispirer direttamente a Gioacchino diffondendone gli scritti e rielaborandoli in una visione eretica e critica della gerarchia ecclesiastica romana, in cui lo stesso pontefice verr identificato con lAnticristo. Il vasto movimento dei flagellanti sorto nel 1259, poco prima della preannunciata fine del modo, caratterizzer, nelle sue numerose divisioni e confraternite, la storia religiosa italiana per oltre un secolo. Dante pone Gioacchino in Paradiso nella seconda corona degli spiriti sapienti del cielo del sole, accanto a San Bonaventura, santAgostino, Anselmo dAosta: lucemi da lato il calabrese abate Gioacchino di spirito profetico dotato(Par XII, 139-141). Le nuove interpretazioni gioachimite, fatte da seguaci che interpretavano molto liberamente il suo pensiero, favoriranno un uso politico dei termini e delle immagini proprie dellapo43 ARCHIVI

calisse. Nel conflitto politico e di potere che contrapporr a lungo e in maniera violenta i rapporti tra limperatore Federico II e il papa di Roma (Gregorio IX e Innocenzo IV), vi saranno reciproche accuse ed entrambi verranno reciprocamente identificati con la bestia dellApocalisse che sorge dal mare. Il francescano Pietro di Giovanni Olivi (1248-1298), grande predicatore e teologo, scriver un commento dellApocalisse (Lectura super Apocalypsim), individuando negli apostati e nei falsi profeti la bestia dellApocalisse che sale dalla terra sotto la guida di un falso papa. I suoi scritti verranno condannati dalla chiesa, ma la sua influenza sui francescani spirituali sar notevole. Il suo discepolo Ubertino da Casale (1259-1330) nella sua opera principale Arbor vitae crucifixae Jesu Cristi presenta anchessa una visione apocalittica della storia della chiesa, attende una riforma della chiesa guidata da un papa umile e angelico, e il papa regnante del momento (Benedetto XI) viene ad essere individuato nellAnticristo. I suoi scritti vennero condannati e Ubertino stesso scomunicato. Ormai erano i movimenti eretici ad utilizzare le terminologie e le visioni apocalittiche per criticare il papato e le gerarchie ecclesiastiche. Luso della profezia era divenuto unarma politica contro gli avversari,con ci screditando anche il valore del discorso profetico-apocalittico. Questi fatti faranno venir meno lo studio delle scritture apocalittiche da parte degli uomini della Chiesa ufficiale. Si ritroveranno solo molto pi tardi accenni apocalittici, con identificazione del papato nellAnticristo, nelle critiche dei movimenti riformatori che daranno poi origine al protestantesimo. Saranno invece i pittori e gli artisti a trasferire in immagini le grandi visioni apocalittiche. Basti pensare al Giudizio Universale di Giotto nella cappella degli Scrovegni a Padova (1309-1310), o alla maestosa raffigurazione della fine del mondo realizzata da Luca Signorelli nel duomo di Orvieto(1499-1504), con la predicazione e i fatti dellAnticristo, le scene sconvolgenti della fine del mondo, la resurrezione dei corpi, i dannati nellinferno e la chiamata al cielo degli eletti. O al Giudizio Universale realizzato da Michelangelo nella cappella sistina (1537-1541) o alle illustrazioni dellApocalisse di Albert Drer (1496-1499) o alle visioni apocalittiche realizzate da William Blake (1806-1809). I secoli seguenti vedranno il sorgere di numerose profezie sulla fine del mondo e sui tentativi di prevederne i tempi, elaborate da personaggi fantasiosi che spesso attribuiranno i loro scritti ad autori antichi, e quindi dotati per questo di maggiore autorevolezza. E in queste profezie si d molto peso alla catastrofe finale. Fa parte dellanimo umano cercare di conoscere per tempo gli eventi futuri. Oggi la parola Apocalisse ha un senso di annientamento, di una fine di tutto, senza speranza. Ma ci estraneo ad ogni tradizione religiosa ed estraneo anche allo spirito delluomo libero. In fondo apocalisse,come suggerito dal suo stesso significato etimologico, non vuol dire fine del mondo, ma rivelazione. E rivela in fin dei conti una buona notizia: larrivo di un nuovo ciclo ad opera di un Essere superiore che pone fine ad un periodo di sofferenza e di disastri, creati, questi, dalluomo, con le sue colpe, i suoi vizi, le sue cupidigie, i suoi desideri di potenza e di ricchezza. Se invece di credere in questaiuto esterno, ognuno contribuisse, per come ne capace, a scavare profonde prigioni al vizio e a lavorare al bene e al progresso dellumanit, potremmo vivere in un mondo migliore, senza per forza attendere e sperare in una nuova palingenesi.

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SINDROME APOCALISSE
del Fr. Andrea Musi, 30

E una ricorrente malattia dellanimo umano, inoculata dal morso dellantico Serpente,

come la doppia insidiosa s sibilante del suo nome sembra ancora oggi indicare: una patologia antica quanto lUomo, ora per lunghi periodi latente, ora pi virulenta. E la sindrome della Fine del Mondo, che porta con s la pi dilaniante ansia del Giudizio e del Dopo: fra attesa e paura di un Nuovo Inizio, dopo la distruzione del mondo conosciuto. Questo il senso delle visioni apocalittiche che da sempre abitano nellinconscio umano. Annunciata almeno 183 volte, dai tempi dellImpero Romano ai giorni nostri, la Fine del Mondo si verificata miliardi di volte. Perch ogni volta che unesistenza si spegne, il mondo intero si spegne con essa. LApocalisse con la A maiuscola, quella delle profezie e delle scritture, legata allApocalisse con la a minuscola, quella della prospettiva di morte individuale che continua ad influenzare la psiche umana, trascinando alla follia se il problema non rimosso dai pensieri quotidiani. Nelle societ umane esaurite, che hanno smarrito il senso della storia e la voglia di vita, i pensieri apocalittici si risvegliano in un misto ambiguo di paura e di speranza: che la fine di tutto sia anche il cambiamento di tutto, luscita da un tunnel esistenziale che pare, nei momenti di crisi, privo di sbocchi. Sono le Apocalissi della Storia e noi, contemporanei dellOccidente, abbiamo limpressione che stia accadendo di nuovo. Lambiguit della Sindrome Apocalisse procura uninsinuante e insopportabile incertezza. E su questa incertezza hanno fatto leva i profeti quando hanno fornito agli uomini, in varie epoche e in vari modi, le proprie visioni personali per risolvere il rebus semantico dellApocalisse: Fine o Inizio? E quale Fine e quale Nuovo Inizio? Delle tante visioni apocalittiche, succedutesi nel corso dei secoli, una ha trovato lavvallo della scienza moderna: lApocalisse Cosmica. Almeno per quanto riguarda lannuncio della Fine. Invece la scienza non ha ancora potuto fornire altrettante certezze sulla seconda parte dellevento apocalittico: la possibile rigenerazione di un nuovo mondo e di una nuova vita, magari in altre dimensioni fisiche o spirituali. Certo che il mondo finir fra quattro miliardi di anni, quando il Sole, venerato a lungo dagli uomini come fonte divina di vita, si ricorder di essere una semplice stella e si arrender alla legge dellentropia coinvolgendo nella sua agonia tutti i pianeti che lo circondano. Ecco come descrive lApocalisse Solare lastrofisica Margherita Hack: La morte del Sole una certezza: finir le riserve di idrogeno e per non esplodere dovr espandersi diventando una Gigante Rossa, che ingoier incendiandoli i pianeti pi vicini Mercurio e Venere, e lambir anche lorbita della Terra che diventer arida e invivibile, le temperature saranno torride, si morir subito. Insomma, una bella infornata. Del Sole, non pi in grado di produrre energia, rester solo un nocciolino centrale, una Nana Bianca, un cadavere di stella che ci metter miliardi di anni per raffreddarsi. E dopo qualche altro miliardo di anni avverr un evento cosmico ancor pi distruttivo: lo scontro fra la nostra galassia e quella di Andromeda. Gi da miliardi di anni-luce in rotta di collisione fra loro, che si sbricioleranno in unenorme massa di pulviscolo e detriti cosmici. A far da spazzino saranno i due buchi neri nascosti allinterno delle rispettive galassie, che si fonderanno in un unico super buco nero: un vortice immenso e famelico, destinato a inghiottire tutta la materia e tutta lenergia che lo circonda. Tutto sparir in quel grande buco nero, e quella sar la fine di ci che stato. In verit nessuno sa attualmente come e dove finisce la materia risucchiata dai buchi neri, presenti al centro di ogni galassia. E
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tuttavia, duemila anni prima che i pi moderni radio-telescopi potessero scorgere fenomeni simili gi avvenuti agli albori dellUniverso, Seneca scriveva: E quando verr il Tempo che lUniverso si estinguer per rinnovarsi, le cose che vedi si autodistruggeranno, le stelle cozzeranno con le stelle, tutta la materia prender fuoco e le varie luci del firmamento divamperanno in un unico incendio. La scadenza improrogabile dellApocalisse Cosmica di quattro miliardi di anni, sempre che la civilt umana non si autodistrugga prima, senza garanzie di un nuovo inizio, in una Apocalisse Nucleare, in unApocalisse Ecologica o in unApocalisse Esistenziale. E sempre che lApocalisse Cosmica non si compia prima in altra forma, per limpatto di un grande asteroide con il nostro pianeta o per la minaccia ciclica dellApocalisse del Decimo Pianeta: un corpo celeste errante, gi conosciuto dai Sumeri e dagli Egiziani, che attraversa il sistema solare ogni 3600 anni, con orbite sempre pi concentriche e intersecanti quella terrestre. Sar questo pianeta a determinare linversione dei poli terrestri? Sar il perfetto allineamento di questo Pianeta X con Marte, Giove, Venere e Mercurio ad aprire la Porta del Tempo? Albrecht Durer, che nel 1498 aveva gi prodotto una serie di xilografie sullApocalisse di Giovanni, rappresenta il tema di questa profezia astrologica nellopera la Melanconia, in cui una specie di cometa si abbatte su una piramide egizia alle spalle di una donna triste e pensosa. Durer incise lopera nel 1514, dopo aver assistito, lanno prima, al passaggio nei cieli occidentali di una cometa, la cui orbita era rivolta a Sud-Est: verso la Bilancia, segno zodiacale del Giudizio Universale. IL TEMPO DELLAPOCALISSE Il concetto del Tempo Apocalittico un fattore variabile della fenomenologia apocalittica. Basandosi su questo fattore si possono riconoscere le diverse Apocalissi, sovrappostesi nella storia mutuando e modificando valori semantici e simbolici. Una fusione di significati simbolici dellApocalisse, nel passaggio dal mondo classico a quello cristiano, ha comportato la fine della concezione ciclica-circolare del Tempo e lavvento di una nuova concezione lineare del suo svolgersi. Cos lApocatastasi degli antichi si trasformata nellApocalisse dellimmaginario cristiano. Apocatastasi, dal greco ap - kathstemi, in senso medico indica il ritornare in salute e, in senso astronomico, il ritorno di un corpo celeste al punto di partenza della propria orbita. Dagli Orfici a Platone, lApocatastasi indicava il destino ciclico del mondo che, dopo ogni apice di civilt, era destinato a precipitare nel caos, per riprendere poi il cammino verso una nuova Aurea Aetas: Et dellOro. Questa ciclicit per alcuni poteva dare aprire nuovi percorsi della storia; per i pi si sarebbe trattato di una replica di tutto ci che era stato. Nemesio di Emea diceva, infatti, che Vi sar di nuovo Socrate, vi sar di nuovo Platone e questo ritorno si effettuer non una sola volta, ma molte volte allinfinito. Il senso del Tempo e dellApocalisse cambier radicalmente tre secoli dopo Cristo. Il 28 ottobre del 312 il mondo classico sprofonder definitivamente nelle acque del Tevere, allaltezza del Ponte Milvio, dove annega il suo ultimo inadeguato difensore, Massenzio, sconfitto e inseguito dallesercito vittorioso di Costantino. Costantino avrebbe poi trasfuso lideologia di supporto dellImpero Romano nella nuova religione cristiana facendone culto di Stato: un culto che, emerso dalla clandestinit, da perseguitato sarebbe divenuto persecutore di tutto ci che rappresentava il mondo pagano. Il tempo nellera cristiana da circolare diventa lineare, come sviluppo di un piano divino verso la redenzione del genere umano, attraverso il fondamentale passaggio dellApocalisse: dal greco ap -kalpto nel significato di non nascondo, rivelo, Voce di Dio che parla al mondo. LApocalisse cristiana avrebbe significato quindi la scomparsa definitiva del mondo che aveva preceduto la sua Rivelazione e che ancora in parte resisteva
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a essa. Questo mondo non sarebbe mai pi tornato perch condannato, nel Giudizio Finale dellApocalisse, alla dannazione e a far posto a un mondo nuovo dominato da una nuova legge divina. Nella Primavera Cristiana lansia salvifica provoc varie psicosi individuali e collettive legate per lo pi alla credenza che la parousia, ossia la seconda e definitiva venuta del Messia, e con essa linappellabile Giudizio Finale, fosse imminente. Quando il vecchio mondo pagano divenne prevalentemente cristiano, lansia dei fedeli e dei loro teologi, si fece meno pressante, e alla tensione per unimmediata venuta del Messia, si sostitu il longum tempum della storia cristiana: un processo pi lento e progressivo - scrive Lowith a proposito di SantAgostino - nellattesa di un trionfo finale, di l dal tempo storico, della Citt di Dio sul regno degli uomini peccatori. Insomma con la Chiesa cos vicina al potere terreno, anche il paradiso poteva attendere. La prospettiva dellApocalisse qui e ora, veniva sostituita da una scadenza dilazionata di circa mille anni. Nel ventesimo capitolo dellApocalisse di Giovanni si parla del Regno di Dio instaurato da Cristo in seguito allimprigionamento di Satana per mille anni. Trascorsi i quali, vi sarebbe stata lultima lotta finale con il demonio, seguita dal Giudizio Universale, e, per i giusti, il definitivo avvento del Regno spirituale ed eterno. Nonostante la successiva dissociazione della Chiesa dal Millenarismo, condannato ufficialmente dal Concilio di Efeso nel 431, il parossismo dellApocalisse cre non pochi scompensi al popolo cristiano, ed in particolare ai primi cristiani che si aspettavano di incontrare gi durante la propria esistenza Ges tornato fra loro: con casi inconsulti di psicosi individuale e collettiva, come lansia di martirio, che al tempo delle persecuzioni, port molti cristiani ad autodenunciarsi per affrettare lincontro con Dio; casi singoli, ma anche di folle intere, come quella che, fra il 258 ed il 259, accompagn sul luogo del martirio il vescovo di Cartagine, Cipriano, chiedendo a gran voce agli esterrefatti magistrati romani di essere tutti uccisi con lui. Va invece ridimensionato il mito dellAnno Mille. La leggenda dei timori apocalittici, con processioni di penitenti terrorizzati che avrebbero affollato le chiese nellultima notte del primo millennio, credendo che fosse lultima della storia delluomo, fu in realt uninvenzione di Illuministi inglesi e, pi tardi, di Romantici tedeschi, per screditare la Chiesa di Roma e il fanatismo cattolico. Le persone comuni non conoscevano la loro et perch la Chiesa aveva abolito i compleanni quale retaggio pagano. E, se solo i dotti sapevano in che anno si viveva, risultava difficile anche alla gente istruita individuare lultima fatidica notte del primo millennio. In Francia lanno finiva nella notte tra il Sabato Santo e la Pasqua; a Roma e in Germania nella notte di Natale. In Toscana e in Lombardia il Capodanno era celebrato il 25 Marzo, giorno dellAnnunciazione. NellAnno Mille, dunque, sarebbe stato un vero problema sincronizzare tutte le paure della Fine del Mondo. Di queste paure, alimentate dalla predicazione missionaria dei monaci itineranti, rimane traccia, soprattutto in Francia, negli atti notarili di testamenti e donazioni (molte alla chiesa stessa), ove frequentemente appare la frase appropinquante fine mundo. Lintensificarsi della predicazione apocalittica da parte di vari gruppi e correnti religiose non aveva solo uno scopo utilitaristico. Cera sicuramente anche limpeto di una fede profonda e integrale. Ma cerano anche altri fini. Larsenale simbolico e semantico dellApocalisse, e soprattutto la figura dellAnticristo, divennero armi dialettiche e politiche potenti da scagliare contro lavversario nelle lotte che si accesero allora fra Papato e Impero, tra Papi ed Antipapi, tra fazioni dinastiche e ordini religiosi, fra semplici fedeli e le potenti istituzioni civili e religiose che li dominavano. Innescato luso dellApocalisse ai fini di una lotta di potere, la Chiesa Cattolica non potette evitare che il fenomeno sfuggisse al suo controllo, e le si rivoltasse contro, con linsorgere di eresie
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e di numerosi movimenti pauperistici, comunistici, profetici, spiritualistici, o di semplice protesta: come le famose Jacquerie del 1350, in Francia ed in Inghilterra. Le lotte di potere avevano minato limmagine della Chiesa, e cominciarono a levarsi voci apertamente critiche verso di essa, trovando schiere sempre pi numerose di persone propense ad ascoltarle, sfidando ogni possibile repressione. In questo clima di sbandamento di valori e di riferimenti tradizionali, proliferavano gruppi con atteggiamenti tanto fanatici e integralisti, quanto disperati. Sospinti da capi e guide spirituali di varia estrazione (da Pietro lEremita a Folco di Neully, dal falso conte Baldovino a Fra Dolcino, ma anche da tanti semplici impostori e profittatori) poveri e contadini diedero vita a rivolte utopiche, senza alcuna possibilit di successo, cullando il sogno di un nuovo Eden, ove azzerare le differenze sociali e mettere in comune tutto. Sogni disperati, spazzati via nel sangue. Clamoroso il caso dei Flagellanti, movimento nato a Perugia nel 1260, che si propag in tutta Europa, fino a quando, per i suoi massacri e i suoi eccessi anarchici, fu completamente annientato dal potere civile e religioso. Catari a parte, un altro movimento apocalittico che ebbe lunga durata e grande diffusione fu quello del Libero Spirito. In Europa assunse anche le definizioni di Amaulriani (credevano nellimminente divinizzazione di tutti gli uomini da parte dello Spirito Santo), di Begardi, Beghine, Turlupini Seguaci di Amalrico du Bne, teologo dellUniversit di Parigi, pensavano di vivere nellultima et del mondo e che a loro, gli Spirituali, sarebbe stata consentita ogni libert di costume, come praticare uno sfrenato erotismo, la nudit rituale (per questo il Papato emise una bolla contro quelli che pregavano nudi), perfino la truffa e la violenza. Problemi simili, forse maggiori, vennero poi dagli Hussiti di Boemia e dalla loro frangia estrema, quella dei Taboriti, che alla fine del 400 ritenevano di dover agevolare lApocalisse eliminando fisicamente gli avversari. Il testimone di tutti questi movimenti, soppressi nel sangue, sar raccolto dagli Anabattisti. Essi predicavano la necessit di un secondo battesimo e furono, sospinti dalla predicazione fanatica di Thomas Munzer in Svizzera e in Germania, lultimo dei grandi movimenti millenaristiciapocalittici sorti in Europa: prima del grande e definitivo strappo protestante. Le idee del movimento Anabattista furono larchitrave della rivolta dei contadini tedeschi e della loro rovina. Nel 1534, convinti che lApocalisse si sarebbe verificata nella Pasqua di quello stesso anno, gli Anabattisti conquistarono la citt di Munster e vi instaurarono una spietata teocrazia, esiliando tutti gli avversari, instaurando un vero e proprio Terrore politico-religioso che imponeva la comunione di tutti i beni, la distruzione di libri e opere darte, ed introduceva perfino la poligamia obbligatoria. Lanno successivo la citt fu assediata e ripresa dalle truppe del Vescovo. E il loro capo, Giovanni di Leida, che si era autoproclamato Re e Messia degli Ultimi Giorni, speriment unatroce Apocalisse personale sotto i ferri roventi del Boia di Munster. I tempi erano comunque ormai maturi per le Apocalissi della Modernit. LE APOCALISSI MODERNE Sar un semplice foglio di carta appeso il 31 ottobre 1517 da Martin Lutero e dai suoi allievi alla porta del Duomo di Wittenberg a determinare la prima Apocalisse Moderna. La Riforma Protestante sconvolge il mondo cristiano e ogni prospettiva apocalittica professata fino allora. Leffetto di frammentazione della cristianit che essa produce impedisce la perpetuazione di unidentit unitaria della Fede, e dissolve la convinzione dellesistenza di un unico Dio e di una sua unica Chiesa. La religione perde la sua aura universale per diventare non solo pi terrena, ma addirittura territoriale: regni che restano nellalveo tradizionale cattolico, regni che sposano la nuova religione protestante. Cuis regio, eius religio. E la terra guasta di Dante quella su cui lUomo del Cin48 ARCHIVI

quecento si ritrova a camminare, barcollante, senza sogni universali, proiettato in una solitudine spirituale, al limite del vuoto, che dora in poi si potr considerare la cifra dellApocalisse moderna. La Riforma stessa sar, di fatto, unApocalisse. La rottura del filo con cui era stata tessuta la storia cristiana fino allora. Cambier per sempre lordito e la trama del telos che aveva legato religione e societ. Sar proprio questo strappo ad aprire il varco a un nuovo soggetto della storia, la borghesia, che trover parole ed armi per realizzare la seconda grande Apocalisse Moderna, ovvero la Rivoluzione Francese, inverando cos il sogno mai concretizzato dei Millenaristi medievali: quello di distruggere in un colpo solo lintero assetto politico, sociale e religioso di un mondo in cui non credevano pi, in unapocatastasi cruenta ma necessaria per fare spazio ad una nuova Et dellOro; o almeno al tentativo di crearla ex novo. Assieme alla Rivoluzione Francese, quella Protestante sar quindi il discrimine pi netto fra passato e modernit. Entrambi questi eventi ebbero dei profeti puntuali. Albrecht Durer anticip di ventanni lApocalisse Protestante con una serie di stampe dedicate alle visioni di Giovanni. E gi nel 1300 il cardinale Pierre dAilly aveva indicato nel 1789 lanno in cui si sarebbero verificati eventi apocalittici. Levento che avr effetti dirompenti nellimmaginario simbolico dellintero Occidente fu la rottura della Sacra Ampolla: il crisma con cui da secoli, fin dal tempo di Ecberto, venivano consacrati i Re di Francia. Il gesto fu compiuto a Reims, il 3 ottobre 1793, da Philippe Ruhi, deputato della Convenzione per il Basso Reno. In un sol colpo si cancellava una tradizione che era alla base di un millenario ordine politico e sociale. Si spezzava per sempre il rapporto mistico fra i Monarchi e Dio, rendendo impossibile ogni futura legittimazione sacrale del potere. Nellestirpare ogni radice dellAntico Regime, quellampolla spezzata fu pi apocalittica della lama della ghigliottina. Si chiudeva cos una lunga epoca storica e se ne apriva unaltra, non meno tumultuosa e drammatica, densa di nuovi annunci apocalittici. Sinistramente si sono messi in moto gli ingranaggi dellOrologio dellApocalisse che, con il suo ticchettio virtuale, scandisce il tempo che ci separa dallinizio di una possibile guerra nucleare. Allindomani delle bombe di Hiroshima e Nagasaki, con lo stratagemma dellOrologio, gli scienziati hanno cercato di sensibilizzare lumanit sul rischio di unApocalisse nucleare. Lora fatale fissata alle 12. Al tempo dello scoppio della prima bomba atomica lorologio segnava le 11.45. Oggi segna le 11.55, perch oggi sono almeno venti i paesi dotati di bombe atomiche; senza contare il rischio delle centrali nucleari. Pare che nel Paleolitico, sul pianeta, non esistessero pi di cinque milioni di uomini. Oggi siamo circa sei miliardi e se la popolazione mondiale continuasse a crescere agli stessi ritmi del secolo scorso, nel prossimo millennio vi sarebbero cinquantamila abitanti per metro quadrato di terra emersa. In realt la curva demografica sta rallentando, ma ci non eviter che fra pochi decenni la popolazione mondiale raggiunga i 9-10 miliardi dindividui. Il pianeta potr sopportare un simile peso demografico? Lumanit non ha mai sperimentato una simile densit, e non sono pertanto del tutto note le reazioni che potrebbero manifestarsi in situazioni dincredibile sovrappopolazione: reazioni violente verso il prossimo, o autodistruttive verso se stessi. Se si appurasse che la Terra non pu garantire la sopravvivenza di tanti essere umani, quale sarebbe il rimedio? La risposta pi umana potrebbe essere quella di affidarsi ai processi naturali. Risposte pi ciniche e disumane giungono da sette elitarie statunitensi, che vorrebbero un Nuovo Ordine Mondiale: con una popolazione del globo ridotta a non pi di 500milioni dindividui, grazie a qualche olocausto regionale, alla ridotta efficacia dei sistemi sanitari, a nuove malattie infettive atte a colpire selettivamente solo certi ceppi umani. In verit luomo moderno, in Occidente, ha perso da qualche
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tempo la propria identit religiosa e anche le identit ideologiche sono ormai sfumate. La cultura della tecnica e quella del consumismo cancellano le utopie e favoriscono una diffusa depressione. E la sindrome delle civilt stanche, propense ad arrendersi al fato o a civilt pi energiche e vitali. In attesa di essere consumate dal tempo, sperano solo nei barbari, come in una famosa poesia del poeta greco Costantino Kavafis: la popolazione e i leader della citt sono cos esausti e privi di prospettive, che allavvistamento dei barbari fanno festa e, per andare incontro ai barbari con le chiavi della citt, si agghindano con i loro vestiti migliori. Forse verranno annientati o sottomessi, ma sarebbe comunque la svolta, che da soli non sarebbero in grado di darsi. Quando, allultimo momento, i barbari fanno dietrofront, la citt ripiomba nella depressione e nel suo spleen inerte. E questa la forma pi grave e perniciosa di sindrome apocalittica. Probabilmente gi in una fase conclamata, in cui si aspetta solo larrivo della fine, o di qualche barbaro prima che sia troppo tardi. E bisogner stare molto attenti a cogliere i segni premonitori dellatto finale, prima che scatti lapocalittico e irreversibile istinto autodistruttivo della citt di Kavafis. Quale potrebbe essere un segno del genere? Non ci sono pi sacre ampolle da rompere. Ma ci sono ancora simboli potenti che potrebbero essere attaccati. Forse un segno apocalittico c gi stato: lattacco alle Torri Gemelle del 2011. Ha avuto, in effetti, sviluppi apocalittici. Ha cambiato abitudini e concezioni del mondo, che ci improvvisamente parso pi ostile e meno sicuro di quanto pensavamo. Ma le Torri Gemelle erano forse un simbolo troppo giovane, privo di sufficiente vissuto storico per collegarsi agli archetipi pi profondi della nostra identit inconscia. Molto diverso sarebbe se a essere colpiti fossero simboli ben pi identitari, ben pi radicati nelle nostre tradizioni culturali. Che cosa accadrebbe, infatti, se ad esempio fossero attaccati e distrutti simboli assoluti delle nostre credenze religiose? Se fosse abbattuta la Chiesa di San Pietro in Occidente. Oppure se fosse distrutta la Pietra Nera della Mecca nel vicino oriente? Probabilmente sperimenteremmo lo stesso straniamento culturale del popolo ebreo, quando fu ripetutamente distrutto il Tempio di Gerusalemme. La paura di questo vuoto improvviso potrebbe generare mostri della ragione, pogrom vendicativi e istinti suicidi, fatale perdita di collante sociale e affettivo, dispersione di speranze in un letargico e mortifero nichilismo. La massoneria, con la testimonianza dei propri principi, deve quindi tenersi pronta a fronteggiare anche crisi di questo tipo. O ne sar fatalmente travolta anchessa. NellApocalisse pi immaginifica, scritta a novantanni dallevangelista Giovanni, esiliato in unisola sperduta, chiaramente descritto lo smontaggio divino del mondo, nel Giudizio Finale. Manca invece una visione altrettanto nitida e convincente, di quello che sarebbe il premio dei giusti: la nuova esistenza spirituale che ci attende, nel nuovo corso del Tempo, dopo che avremo meritato di superare la nostra tribolata condizione terrena. E non si tratta certo di un limite espressivo dellautore apocalittico per eccellenza, perch, come ha scritto Giorgio Manganelli, il Giovanni dellisola di Patmos aveva unintelligenza squisitamente visiva, egli pensava per immagini, non per metafore e traslati, ma direttamente per figure. Se dalla capacit immaginifica di Giovanni non scaturisce una rappresentazione pi nitida e precisa del Paradiso, perch lautore non aveva a disposizione una rivelazione: abbastanza materia prima, da potercelo descrivere. George Orwell, in un suo celebre articolo, rileva come tutti i tentativi di descrivere una condizione di felicit permanente si sono risolti in un sostanziale fallimento. Anche quelli di descrivere lapprodo a una felicit ultraterrena non hanno avuto maggior successo. Come utopia scrive sempre Orwell il Paradiso un fiasco; mentre linferno occupa una posizione ragguardevole in letteratura, ed stato spesso descritto in modo
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dettagliato e convincente. Molti pastori evangelici hanno spaventato a morte i fedeli con le loro rappresentazioni dellInferno. Ma quando si passa al Paradiso si torna inevitabilmente a valersi di parole come estasi e beatitudine, senza fare molto per spiegare in cosa consistano. Forse il passo pi vitale su questo argomento quello, famoso, di Tertulliano in cui si dice che una delle maggiori gioie (distrazioni) del Paradiso guardare le torture dei dannati allInferno. Tutto ci rende problematica ladesione convinta dellUomo moderno al progetto divino dellApocalisse, per battersi allo stremo nellArmageddon finale (dallebraico Ar, collina, e Megiddo, citt fortezza che difendeva Gerusalemme dai popoli nemici di Israele). Ma per battersi con il cuore contro lAnticristo ci vorrebbe una visione pi a fuoco del futuro post-apocalittico e purtroppo gli sguardi sul futuro sono sempre appannati. Tant che il dio vichingo Odino, per vedere il proprio futuro, dovette privarsi di un occhio e donarlo in pegno alle Parche del Walhalla che gli avrebbero svelato il suo destino. Occorre allora una visione interiore, che solo unispirazione iniziatica pu fornire. Pu la Massoneria Scozzese curare la sindrome apocalittica della societ moderna? In passato la Massoneria ha portato le proprie insegne sul suolo lunare e, nelle moderne Costituzioni che ha contribuito a redigere, ha voluto garantire il diritto alla Felicit: una promessa di felicit individuale nella Costituzione americana, e la promessa di una societ felice in quella francese. Forse bastava promettere semplicemente di conservare la Speranza; e sarebbe stato un voto impegnativo. Tuttavia questo impegno, per alcuni studiosi della Tradizione quale lesoterista Arturo Reghini, tradirebbe totalmente lo spirito della massoneria: non vi sarebbe allorigine della massoneria alcuna proposta di progresso sociale, ma solo lavoro esoterico per amplificare i livelli di consapevolezza dei fratelli e cogliere il senso sacro dellesistenza. Nonostante queste riserve, la Massoneria ha sicuramente in serbo qualche antidoto per contenere la sindrome nichilista delle varie Apocalissi prese in esame: ad esempio riconciliando la tecno-scienza con le attivit simboliche e liberandoci dallo schiavismo dei persuasori, in parte occulti, per accedere ai segreti del futuro. Come fratelli scozzesi abbiamo promesso di tenere viva la fiamma della speranza: di combattere la menzogna ed il male, anche abbattendo le colonne sacre dei templi se la menzogna ed il male riuscissero a penetrare al loro interno. E indubbio che il lato oscuro della forza, quello della saga hollywoodiana, sia sempre al lavoro. E bombardati, a ogni ora, da concetti negativi, ci domandiamo: dove e chi ancora in grado di produrre eggregoro positivo? I conventi di clausura? I monasteri tibetani? Le logge massoniche? Per eggregoro bianco intendiamo non solo la catena universale che abbraccia il mondo, ma soprattutto la capacit di diffondere idee positive, magari cominciando con atteggiamenti pi sereni. Un grande iniziato, Jeremy Bentham, pensava che il Bene potesse cominciare da un sorriso dispensato gratuitamente. Questattitudine evita il sospetto che il pessimismo apocalittico dilaghi perch i famosi Uomini Saggi di Borges, che inconsapevoli salvano il mondo con la loro bont, pur continuando a essere Giusti, non sono pi capaci di sorridere Forse ritrovare quel Sorriso Perduto, per tutti i massoni, potrebbe essere importante quanto ritrovare la mitica Parola Perduta. Perch lantidoto iniziatico funzioni occorre per che i primi a credere con convinzione nella sua efficacia siano proprio i fratelli scozzesi. Altrimenti resterebbe sempre un grosso dubbio: quello che leggregoro creato la sera in una tornata delle nostre officine, non possa reggere alle notizie disperanti del telegiornale che ci attende quando rincasiamo. E lo stesso dilemma affrontato in questo stesso convegno: siamo Scozzesi o Apocalittici?

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Note e Bibliografia France Presse Giuseppe Fersini, tavola Melancolie e Croce Enciclica di Hendeye: il Ritorno al Principio, 2011, su www.loggiagiordanobruno.com C-Lowith Significato e Fine della Storia, Il Saggiatore, 1991 Franco Cardini intervistato da Silvia Truzzi Apocalisse il Grande Classico di Ogni Crisi, La Repubblica. Franco Cardini Cristiani Perseguitati e Persecutori, Salerno Editrice 2011 Piero Angela e Alessandro Barbero Dietro le Quinte della Storia La Vita Quotidiana attraverso il Tempo, Eri Rai-Rizzoli, 2012 (il numero esatto dellapocalittica proiezione anagrafica citata nel libro in realt di ben 50mila miliardi di persone!!!). A cura di Claudio Bonvecchio ed Erasmo Silvio Storace LOrologio dellApocalisse La Fine del Mondo e la Filosofia, Edizioni Albo Versorio, Milano 2012. Gran parte delle citazioni testuali e la traccia principale di questa tavola sono state tratte dal testo sopra citato, ed in particolare dal saggio al suo interno di C. Bonvecchio Le Apocalissi dellOccidente. Angela-Barbero, opera citata (v. 6) Costantino Kavafis Aspettando i Barbari in UnOmbra Fuggitiva di Piacere, Piccola Biblioteca Adelphi, 2004 Giorgio Manganelli Introduzione a Apocalisse Illustrata di Albrecht Durer, BUR 1974 George Orwell Pu un Socialista essere Felice (articolo tradotto da Matia Sepa) dal Corriere della Sera 16 Dicembre 2008, Paul Le Cour Il Vangelo Esoterico di San Giovanni Il Vangelo degli Iniziati, Bastogi 1950 Antonio Silvestre LApocalisse Vicina? Lettura Profana di un Libro Iniziatico, Bastogi 2006 Angelo Aquaro E lAteismo la terza religione del Mondo, La Repubblica I credenti sono ancora l84% della popolazione mondiale. I cristiani restano in testa, incalzati sempre pi da vicino dai mussulmani. Jorge Luis Borges, Los Justos nel volume La Cifra 1981: Un uomo che coltiva il suo giardino come voleva Voltaire Che contento che sulla terra esista la musica Che scopre con piacere una etimologia Due impiegati che in un caff del sud giocano in silenzio agli scacchi Il ceramista che premedita un colore e una forma Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto

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I CAVALIERI SCOZZESI TRA ORDINE E DISORDINE


del Fr. Marco Veglia, 30

Il buon giorno, a differenza di quanto suggerisce la sapienza proverbiale, non si rico-

nosce dal mattino, ma dalla notte che precede laurora. Quanto pi profonda e oscura la tenebra, in effetti, tanto pi prossimi ci troviamo ai primi lucori dellalba. Per un Ordine che nasce dal Caos (Ordo ab Chao), quale il Rito Scozzese Antico ed Accettato, la prospettiva delle possibili o certe catastrofi (siano esse politiche, naturali, culturali, economiche o epidemiologiche) non appare forse una sventura, ma lopportunit contingente per dispiegare una rinnovata milizia ideale. Al pari degli antichi Cavalieri, che definirono i propri ideali al cimento con il disordine sociale dei regni romano-barbarici, noi siamo oggi consapevoli che una visione scozzese della vita, che diviene priva di senso ove non si traduca in una vita scozzese, non pu guardare con disprezzo o sussiego al presente, ma deve anzi radicarvisi con la certezza che, per bonum certamen certare, si debba recuperare il passato della tradizione per tradurlo in prospettive di azione quotidiana (con la fortuna, cui dobbiamo giorno per giorno rendere omaggio, di possedere trentatr linguaggi e altrettanti punti di vista rigorosamente compresenti per traguardare le cose della vita). Se come negarlo? - si vive in unepoca non solo impaurita, ma incline a usare politicamente la paura per ridurre gli spazi individuali e collettivi di libert, e di carattere tale da radicarsi nella videosfera attuale limpero delle immagini - come forma quasi triviale dintrattenimento, occorre prender coscienza del fatto che la normalizzazione della catastrofe, come pure il suo assorbimento nel bruso mediatico quotidiano, ne impedisce il dispiegamento, per cos dire, apocalittico: la catastrofe, insomma, non rivela pi nulla, come accadeva di contro alla biblica Apocalisse: non suscita cio il difficile e antiretorico eroismo quotidiano, ma la passiva contemplazione quasi mai disinteressata della propria potenza. Nel trionfo televisivo di Medusa, la partecipazione emotiva si sostituisce alla solidariet, la visione effimera alla stretta di mano, il tempo della comunicazione a quello che solo dovrebbe interessarci della riflessione consapevole. Nel dominio della videosfera, in altre parole, quali antidoti possiamo coltivare, coi nostri strumenti conoscitivi, per non ridurre lincontro coi fratelli alla mera accoglienza della loro figura nel nostro campo visivo? Quale catastrofe dobbiamo evitare in noi stessi per saper tessere risposte plurali alle catastrofi che ci circondano e che, al tempo stesso, ci interpellano? Quando la distruzione, con le molteplici sue forme, si fa tautologica e orizzontale, poich parla a se stessa e di se stessa; quando avvezza i suoi spettatori a perseguire forme tecnicamente evolute e sempre pi abbacinanti di millenarismo (religioso, ecologico, economico, politico), i Cavalieri Scozzesi, non impauriti, non autoreferenziali, non partecipi della menzogna collettiva, non soggetti al culto delle immagini (nemmeno, si badi bene, della propria: come apprendiamo sin dal IV grado), rivendicano il proprio diritto-dovere di interpretare le catastrofi, di coglierne in controluce un possibile significato. Costruiscono ponti. E, nel farlo, essi si guardano dentro e si guardano intorno. Se leggono, lo fanno con la matita in mano. Se osservano figure o ascoltano suoni, si compiacciono mentalmente di apporvi didascalie che preservino la propria libert dalla seduzione delle immagini e dalla fascinazione acustica (ci dimentichiamo di Ulisse?). Se scalano una piramide, lo fanno sorridenti e fiduciosi, con uno zaino leggero, dove la memoria e linnovazione non stanno luna senza laltra (come i due volti della nostra aquila). Mentre, vero, le angosce diffuse suscitano addirittura il timore degli antichi vaticin, non escluse le
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predizioni dei Maya, la post-modernit, al pari del suo antefatto immediato, edifica e instaura cos pare - una sicurezza sociale che trova insopportabile ogni forma di rischio (perfino quello del pensiero libero): se imperasse la Provvidenza, in altre parole, che ne sarebbe delle compagnie assicuratrici? Dinanzi a questo horror vacui, i Cavalieri Scozzesi vivono lattuale contingenza consapevoli di avere alle spalle un tempo non inferiore a quello che si staglia dinanzi a loro. Senza essere ebbri di futuro, ma senza cercare nel ritualismo la compensazione alle debolezze del presente, essi sanno bene che la mta da raggiungere non alla fine del percorso, ma nel vivo stesso del sentiero, en plain air. I 33 gradi, infatti, sono meno seriali che concentrici. Di un fatto, comunque sia, i Cavalieri vanno oggi orgogliosi: ovvero, della propria attitudine a rispondere alle provocazioni della Storia. Dinanzi alla catastrofe, la loro coscienza individuale avverte limperiosa necessit di una diversa e pi articolata risposta corale: Tutti per uno, uno per tutti. Come Alice, allora, forse opportuno attraversare lo specchio rassicurante della propria circoscritta individualit e viaggiare ripetiamolo - con un bagaglio lieve, con una ragione aperta e ironica, con una saldezza inflessibile di propositi. Pro veritate adversa diligere: era questo il motto illuminato di Carlo Maria Martini. Del resto, le catastrofi naturali e industriali, i disastri, le pestilenze, le epidemie, che ci mettono a fronte della nostra vulnerabilit, sono avvertimenti, possiedono un valore pedagogico, ci pongono in uno stato dallerta contro lo stesso catastrofismo tecnoburocratico e, soprattutto, contro luso simbolico del catastrofismo compiuto dai responsabili della politica mondiale e dai loro commentatori ufficiali. Su questo punto bene essere vigili: il lessico del potere politico ormai attratto in un campo semantico nel quale ogni elemento della comunicazione, mentre rivendica unorigine collocata nella catastrofe delleconomia planetaria, accentua programmaticamente lincertezza, la paura, il disagio, la precariet, il timore del cambiamento, la diffidenza stessa per la speranza e per lo slancio contagioso dellutopia. A questa cinica e luciferina desistenza delle virt morali, prospettata come saggezza e come civico valore, il Cavaliere oppone la milizia ideale di Don Chisciotte ibridata col realismo disincantato di Machiavelli, disposto lui pure a voltolare un sasso pur di giovare alla Repubblica. Per nutrire speranze, dobbiamo quindi decostruire la menzogna, conoscerne i codici, il tasso di falsificazione del linguaggio, lindice di programmatica ipocrisia. Mentre vi sono massoni spaventati dalla cultura e non dallignoranza, paghi del misticismo del Grande Spirito (che, del resto, adonesta la pochezza di spirito critico) e non dellintelligenza irrequieta (Mens agitat), noi non dovremmo renderci complici di tanta ostentata pochezza. Consapevoli, invece, come si legge nellEnrico V di Shakespeare, di essere pochi, non cerchiamo il plauso della maggioranza, incapace di distinguere Cristo da Barabba, ma coltiviamo della democrazia il significato originario, che la identificava nel governo di tutti sotto la guida dei migliori. Come si pu pensare di salire veramente una piramide interiore rimanendo rasoterra e lasciando incustoditi, ai nostri piedi, gli strumenti che consentono di tentare la parete (memoria, intelletto, volont)? Se, del resto, ci avvediamo che la tecnoscienza, come pure la burocrazia politica, non rimuove affatto la spiritualit, ma la rimette anzi in circolo, ci poniamo con la pi nuda semplicit propositi precisi. La menzogna propaganda un rinnovato misticismo, lo inflaziona, lo moltiplica, lo invoca ad ogni passo: ne ha necessit per attribuire quarti di nobilt alla propria pochezza. In gioco, comunque si giudichi il problema, sta sempre il nodo di unidentit, personale e collettiva, che pu essere tautologica o speculativa, pu annullarsi nelleffimero o disporsi su tempi lunghi, su spazi ampi e complessi, in una rete di relazioni che dischiude la monade, che noi sia54 ARCHIVI

mo, alla latitudine della storia. Laccelerazione mediatico-informatica prevede e quasi impone, a tutela delle fisionomie dei volti umani, il ritorno dellarcaico. Con lo sguardo alla tradizione, il moto stesso del progresso impone una rinnovata forma di profezia, che non si annulli nel passato e non si lasci irretire dalla violenza del nuovo: dobbiamo, per dir cos, osservare lavvenire in uno specchietto retrovisore, poich questo il carattere fondativo delle rinascite politiche e civili e tale la funzione del nostro laico piacere di tessere nuove e laiche profezie. Dobbiamo, per dirla in altro modo, applicare antichi messaggi a situazioni nuove, per cos anticipare future e auspicate liberazioni. Il Cavaliere, come laquila scozzese, simul ante retroque prospiciens. Dinanzi allo straniamento dovuto alla globalizzazione economica, gli uomini si rifugiano in identit locali o ancestrali. E se talvolta lo fanno scivolando nel grottesco di ritualit celtiche fuori stagione o nella contemplazione patologica della melma del Po come se fosse acqua di Vichy, non per questo non dobbiamo riflettere, come Ordine Cavalleresco, su questo fatto cruciale. La catastrofe che ci minaccia sollecita imperiosamente, nel presente, la memoria che ci salva dalla paura e dalla pietrificazione della nostra umanit (quanti, nella barbarie di Auschwitz, si sono salvati dalla disumanizzazione rimandando ossessivamente a memoria le poesie che avevano appreso, par coeur, nella loro infanzia!). Come non era mai accaduto in precedenza nella storia umana, le catastrofi attuali, politiche, epidemiologiche o ecologiche che siano (dall11 settembre a Fukushima, passando per il virus H1N1), hanno rivelato una interdipendenza tra gli uomini della quale mai vera stata cos sicura, cos immediata coscienza. Nulla ci , nulla ci deve o dovrebbe essere, indifferente, specie quando si appartenga a un Ordine cosmopolitico che, pi di altri, offre possibilit varie (33, per lesattezza) di lettura del presente e di laica, disincantata, ma non per questo meno eroica, profezia del futuro. Non c umanamento delluomo, viene subito da aggiungere, senza memoria; n v memoria vitale che non sia tradotta nel presente: essa soltanto, come specchietto retrovisore, pu lasciarci misurare il cammino futuro in funzione dello spazio che abbiamo percorso, informarci sulla nostra posizione (rispetto agli altri e a noi stessi) e, a un tempo, rassicurarci sul fatto che, sia pur con la velocit che vogliamo, non viaggiamo mai soli, che lunga la strada ma caloroso il cammino. Una laicit passiva ha scritto un filosofo studioso di mediazioni simboliche sarebbe poca cosa messa a confronto con le religioni positive. Una laicit di opinione e non di convinzione, di assenza e di silenzio, si ridurrebbe a un pezzo di cera sul quale ogni credenza si ritaglierebbe un proprio spazio per contrapporsi al vicino. Se la Repubblica un giorno e, noi potremmo aggiungere, la Massoneria si dovesse ridurre a una serie di circolari, decreti e convenzioni che solo duecento funzionari conoscono, se questo corpus di regole arrivasse a privarsi del florilegio di racconti che ne costituivano il succo, ben presto verrebbe a galla una schiera di micro-fanatismi, perch i fanatismi invece si fondano sulle tradizioni fatte di lingue, racconti, memorie e rituali. Non si pu sostituire una cultura carnale, quella conchiglia protettrice che ci nutre, con un universale astratto, anoressico, che lascia lindividuo al freddo, orfano di leggende. Solo unidentit narrativa pu tenere testa a unaltra: non c educazione civica nellastratto senza forze letterarie, artistiche e storiche. Conosciamo la particolare propensione che in tutti i continenti gli integralisti religiosi hanno dimostrato per le carriere di tipo scientifico e tecnologico. Le acque gelate delle scienze esatte potrebbero essere in grado di ravvivare la nostalgia delle calde abitudini di un tempo andato fatto di prescrizioni, feste e solidariet? A parlare troppo di princpi e regolamenti e troppo poco di emozioni e di fierezza, il nostro sentimento di cittadinanza si raffreddato. una cornice giuridica senza quadro
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dentro, soprattutto agli occhi di adolescenti privi di punti di riferimento che cercano un qualche posto in cui sentirsi esistere. La laicit alla ricerca di un cuore. La concomitanza della catastrofe e della profezia induce cos a un recupero dellantica funzione pubblica di dare testimonianza alla verit (a quella che si cerca e si prepara, come accadeva al Battista, o a quella che sfugge e che pur vive e palpita della propria lontananza, come accade a tutti noi). Senza pretendere di leggere ci che indecifrabile (il futuro), il profeta di oggi deve leggere nellapocalisse il segno del suo superamento. Nella profondit della notte pi nera egli scruta il punto pi contiguo alle luci dellalba. Impegnato nella volont di conferire senso alle cose, libero dalla pretesa di conoscerne il segreto intimo o il destino ultimo, scettico di fronte alla seduzione dellirrazionale, fedele alla concretezza della ragione e alle asperit della vita, agli slanci della virt e della bellezza, sprezzante verso i cultori delloblio, verso i nemici dellintelligenza, verso i bruciatori reali o metaforici degli archivi della memoria (poich, incapaci di ricordare, questi ultimi sono i veri ostacoli a ogni innovazione), il Cavaliere non dimentica di essere un bipede implume, un mammifero creato per simboleggiare, un malato di segni, neurologicamente attrezzato per conferire significato alle cose: per questo, con le pietre arcaiche del proprio edificio, egli si ostina lietamente, a dispetto di ogni avversit, ad attraversare la contingenza della vita assetato di futuro, aggiornato nelle conoscenze e nei linguaggi, consapevole che il sole nero della catastrofe, inscindibile dalle forme stesse del vivere, non possa che trasformarsi in una fonte perpetua di sfide rinnovate. Incurante dellaltrui malizia, egli resta cos abbarbicato al senso profondo della propria avventura. Honi soit qui mal y pense ( Sia sventurato colui che ne pensa male )

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INFORMAZIONE SCOZZESE una pubblicazione periodica a cura del Supremo

Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato. La rivista prende forma in Internet e pu essere consultata sul web, stampata integralmente o per singole pagine, scaricata e salvata in formato pdf. Tutte le pubblicazioni, quadrimestrali, saranno sempre disponibili nel tempo sia per la consultazione a video sia per la stampa. Le lettere alla rivista e i manoscritti degli Autori dovranno essere inviati online tramite il caporedattore (giovanni.casa@ritoscozzese.it).

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Direttore Responsabile Fr. Fernando Solazzo, 33 M. del Ruolo dOnore Caporedattore Fr. Giovanni Casa, 33 M.A., Gran Segretario Gran Cancelliere Aggiunto Progetto Grafico Fr. Roberto Giusti, 18 57