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Giuseppe Bellantonio

UNO STUDIO SUL TRINOMIO parte II: le diverse valutazioni Riprendiamo la trattazione del Trinomio, affrontando la seconda parte dello Studio. Iniziamo quindi ad entrare nel vivo del tema. Cominciamo con lo sfatare subito quello che per i pi un mito: ossia quello che il Trinomio origini dalla Rivoluzione Francese, e da qui quale vessillo simbolico di molte idealit di popolo sia stato via via adottato da chi aspirava a liberarsi dal gioco dell'oppressione quando non della tirannia o vvero da chi proprio tali valori intendeva esaltare. In realt i termini e quindi i concetti di LIBERTA' UGUAGLIANZA FRATELLANZA erano certamente in uso pur se con formulazione lessicale diversa, al pari della posizione delle parole anteposte o meno l'una all'altra (ossia: Libert-Fratellanza-Uguaglianza o LibertEguaglianza-Fraternit o Libert-Eguaglianza-Fratellanza o il binomio Libert-Fratellanza o Eguaglianza-Libert o Fratellanza-Eguaglianza o Libert-Uguaglianza: come appariva sulla primissime Bandiere Tricolori in uso nel Modenese, con il verde/bianco/rosso posizionato in bande orizzontali) - prima della Rivoluzione Francese del 1789. Ci non conflittuale ma anzi ne integra i contenuti - con un altro e diverso discorso: l'adozione del motto in modo ufficiale e formale da parte del Supremo Consiglio di Francia e quindi della Massoneria continentale dell'epoca -, avvenuta solo del 1792, quale vera e propria divisa successivamente condivisa universalmente proprio con riferimento ai moti rivoluzionari. Motto, dapprima, e poi anche divisa della Massoneria Universale. Credo che due siano le riflessioni da fare prima di entrare ancora pi in dettaglio nel merito delle valutazioni: la prima che comunque si possa valutarne l'adozione (binomio o trinomio che possa essere stato, un tempo), l'origine e l'elaborazione di concetti tanto antichi ha certamente radici molto lontane e complesse. La seconda che le valutazioni devono seguire due filoni: quello legato alle tradizioni ancorch simboliche e quindi con una cospicua retrodatazione, certamente influenzata da una serie complessa e stratificata di elementi -, e quello correlato ai fattori della societ, della religione, della storia, della scienza, della filosofia. Se andiamo ad analizzare l'essenza del pensiero e la storia della sua formazione e sviluppo sotto il profilo storico, scientifico, sociale, filosofico e religioso, a mio avviso si pu sostenere a ragione che ancora prima della LIBERTA' stata coltivata una paziente sopportazione verso tutto ci che, anche in termini di angherie e soprusi, opprimeva le genti. Ma per definire OPPRESSIONE un qualcosa occorre averne prima coscienza, consapevolezza, perch in epoche lontane - quando l'oppressione era diffusa, stratificata, sedimentata ed i contatti tra persone e genti erano quantomeno circoscritti - era persino difficile rendersi conto di subirla, dal momento che la stessa sembrava essere una condizione, se non la condizione, normale; persino sopportabile se non vi era la possibilit di identificare e valutare delle possibili alternative. A questa sopportazione i pensatori ed i linguisti hanno adattato un sinonimo, quello di TOLLERANZA; a questa, ciascuno ha adattato la propria realt, facendo s che divenisse un

valore positivo tale da dare esaltazione a ci cui veniva coniugata: si ebbero cos, per citarne alcune, la CRISTIANA TOLLERANZA o la TOLLERANZA INIZAITCA oppure la TOLLERANZA MASSONICA (che ovviamente sono cose ben diverse, ad esempio, della TOLLERANZA CRISTIANA e della MASSONICA TOLLERANZA!). A me sembra evidente che la sopportazione ha in s caratteristiche tali non solo lessicali: si pensi nella vita -, forse scavate pi nella sofferenza, che la tolleranza non contiene: cos che, nel confronto, il termine tolleranza sembra poter nobilitare, edulcorare, contenuti che nell'altro termine appaiono pi forti, persino severi; solo en passant cito come nel linguaggio quotidiano il temine PAZIENZA abbia molti contenuti in comune con quest'ultima. Aderendo al ragionamento di cui sopra, un trinomio possibile sarebbe quindi TOLLERANZA - LIBERTA' FRATERNITA' che potremmo far risuonare con toni pi alti di un'ottava qualora volessimo sostituire il concetto di tolleranza con quello di ORDINE: cos ottenendo LIBERTA' ORDINE - FRATERNITA' Ma nel momento in cui si sottolinea il valore che in Massoneria attribuito alla TOLLERANZA, non possiamo trascurare come ho gi evidenziato in altra sede - ci che con essa ben si identifica: la BONTA', la SPERANZA, la LEALTA', l' AMICIZIA e l'' AMORE. Concetti come avr modo di valutare insieme a Voi, tra poco, per l' amore che si prestano a molteplici combinazioni dando cos luogo ad innumerevoli trinomi: tutti degni di attenzione e considerazione. Moltissimi filosofi e pensatori Massoni e non hanno sempre ritenuto che il concetto di UGUAGLIANZA sia erroneamente proposto, dal momento che essere uguali l'uno con l'altro presuppone specularit anche con i principi dei soggetti e delle cose: una per tutte la Natura. E' indubbio che, nell'ambito della nostra specie, siamo somiglianti gli uni agli altri, ma non siamo certo simili l'uno con l'altro. Siamo quindi simili (rammentiamo certe frasi amare i nostri simili o trovarsi con i propri simili) solo nella misura in cui apparteniamo antropologicamente alla stessa specie: quella umana; quindi, siamo simili tra simili della nostra medesima razza. Importanti scrittori (cfr. tra gli altri: Rflexions d'un vieux philosophe sur une dvise clbre, periodico La Chaine d'Union, Parigi annata 1946-1947; La Symbolique Maonnique, J. Boucher, Parigi 1948) si rifanno proprio alla Natura per porsi e porre un quesito: pu l'enunciazione filosofeggiante di un principio come quello dell'UGUAGLIANZA, far s che un tronco sia uguale ad un altro, e fare lo stesso per un frutto o per un semplice filo d'erba? Come a dire: possiamo enunciare un'uguaglianza filosofico-concettuale, che per cosa ben diversa dall'uguaglianza pratica, reale. Una UGUAGLIANZA, quindi, che al di l del filosofare - appare essere una sorta di formula magica racchiusa in una sola parola: un fattore accomunante, un medesimo intendere da parte di soggetti simili, ovverosia resi simili da medesimi ideali (abbracciati durante il divenire della vita di ciascun individuo), principii (elementi, questi, squisitamente soggettivi che, ove si possano riscontrare in una molteplicit di soggetti, d luogo a correnti di pensiero o a movimenti di maggiore spessore, con riverberi anche di natura sociale). Anche chi qui scrive, proprio sulla base di quanto precede, concorda con la linea di pensiero che adotterebbe meglio un pi equilibrato principio di EQUITA' rispetto a quello di UGUAGLIANZA.

Per cui la divisa della Massoneria, secondo questa visione, suonerebbe pi assonante con i principi e le idealit riposte nel trinomio (peraltro conosciuto e quindi gi studiato) LIBERTA' EQUITA' FRATELLANZA Ma a ben sviscerare la materia, c' da soffermarsi anche sul concetto di AMICIZIA piuttosto che non su quello di FRATELLANZA: un concetto quest'ultimo che in quanto esplicito, alla luce di molte letture e ri-letture di testi pi datati, pi appartenente alla Massoneria Moderna che non a quella antecedente il 1714-1717. Il motivo riconduce alla considerazione che come nelle origini - ci si pu sentire legati da un vincolo di tipo intimistico, di familiarit e quindi di fratellanza: ma, proiettando questo ragionamento, pur se si Fratelli si pu non essere amici. E l'AMICIZIA semprech sincera - certamente un vincolo pi saldo, pi radicato, pi duraturo che non un affratellamento spesso pi formale che sostanziale, e forse anche limitato nel tempo quand'esso basato su una mera appartenenza. Le Logge di tale periodo, quindi legate al sopra citato trinomio, non a caso erano indicate e qualificate come LUOGO ASSAI ILLUMINATO o ASILO DELLA VIRTU', dove dichiaratamente ...regnavano la Pace, l'Innocenza e l'Uguaglianza. Il che ci condurrebbe all'individuazione di altri due importanti concetti insieme all'UGUAGLIANZA, idonei ad essere dichiarati e sostenuti a gran voce: motto o divisa che siano. Da ci, ne deriverebbe il trinomio PACE INNOCENZA UGUAGLIANZA che premia concetti nuovi allo studio la pace (anche quale qualit/obiettivo interiore) contrapposta alla guerra, ma anche quale risultanza positiva della rivendicazione di propri come di altrui diritti, mentre l'innocenza proposta quale candore interiore che deve essere mantenuto, difeso e persino ri-conquistato (dal momento che vero solo che si nasce candidi), sottraendolo agli attacchi del mondo profano -, coniugati a quello dell' uguaglianza , gi sopra richiamato. Ma desidero offrire una chiave di lettura pi chiara: fermo restando che la Comunit Universale costituita dal Genere Umano idealmente posta sotto un'unica egida - Divina, Superiore, Celeste, Astrale, et similia - al di sotto della quale siamo tutti fratelli, nella particolarissima realt del Recinto Sacro, al di l di ogni schema, c' chi confonde l'intrinseca valenza del termine FRATELLANZA. Secondo chi scrive, si Fratelli Massoni dentro il Tempio, sulla base di un vincolo squisitamente di natura iniziatica fondato sulla condivisione di idealit e concetti spiritualmente elevati ed esotericamente-simbolicamente-alchemicamente-magicamente importanti e quindi significativi. Ma fuori dal Tempio non tutti questi Iniziati-Fratelli-Massoni sono in realt AMICI, quantomeno non per un nesso automatico di causa-effetto : ossia l'AMICIZIA percorre realmente non dico profondamente: quello un dono nel dono - l'animo solo di pochi tra loro. Le radici, le sostanzialit, i livelli di coinvolgimento intellettuale ed emotivo, le sensibilit correlate alla tipicit (ma anche esclusivit) del mondo iniziatico, hanno s punti di contatto, ma sostanzialmente i due concetti quelli, appunto, dell'AMICIZIA e della FRATELLANZA comprendono tematiche tra loro diverse. Per cui, riandando agli argomenti poco sopra evidenziati, un trinomio massonico basato su LIBERTA' EQUITA' AMICIZIA

non proponibile, poich sarebbe solo un sogno ( utopico?) da concretizzare, peraltro a livello Universale; un tocco profondo in questo caso - che ci fa sentire idealmente FRATELLI con tutto il genere umano, indipendentemente da etnie, convinzioni politiche e sociali, sesso, idealit religiose. Ma che non necessariamente pu costituire ovvero divenire amicizia nel senso letterale e completo del termine, proprio perch per potersi definire compiutamente amici occorrono soprattutto due elementi: il tempo (da sapersi dedicare, come pure da investire nel rapporto: tanto per conoscersi che per una giusta frequentazione), e la giusta intensit emotiva (che presuppone un coinvolgimento a livello emotivo di sensibilit pi profonde, piuttosto che non quelle tipiche della fraternit iniziatica di cui sopra ho specificato gli mbiti). Portare quindi questi concetti ad emblemi e simboli della Massoneria specie a livello Universale - come se fossero dei dati certi piuttosto che un qualcosa cui si tende francamente materia estremamente delicata e difficile da imporre. Cos che per essere corretti sempre seguendo questo mio ragionare -, un trinomio pi idoneo potrebbe essere LIBERTA' EQUITA' FRATELLANZA UNIVERSALE ma sarebbe anche valutabile il trinomio LIBERTA' GIUSTIZIA SOCIALE FRATELLANZA DEI POPOLI come pure quello LIBERTA'GIUSTIZIA SOCIALEFRATELLANZA DELLE GENTI CHE SI INCONTRANO Ma questi concetti, cos espressi, perderebbero molto poich la sintesi apparirebbe non idonea a catalizzare attenzione e reminiscenze, favorendo proiezioni dell'intelletto e dell'animo. Se vogliamo ricondurci ad una Tradizione pi certa, esisteva in Italia un motto che era in uso particolarmente nel GRANDE ORIENTE SCOZZESE D'ITALIA cui allora si riferiva la GRAN LOGGIA NAZIONALE gi GRAN LOGGIA (Regolare) D'ITALIA (la Serenissima per antonomasia; l'unica ad essere allora definita tale e ad avere il diritto di mantenere tale titolo: tutto ci che oggi esiste di alter non che pedissequa ed insostanziale copiatura o storpiatura o tentativo ingiustificato ed ingiustificabile di qualificarsi o auto-celebrarsi e quindi pavoneggiarsi. Circa l'uso corrente del termine serenissimo o serenissima, nei ritualisti puri e negli storici spesso si genera un moto di fastidio e repulsione, rilevandone l'uso e l'abuso da parte di chi possa adoperarli con la stessa disinvoltura con cui la parola si possa trovare sull'insegna di un'autoscuola o di una tintoria o nella marca di una soletta per scarpe: utile a far sembrare pi alto chi la usi) -, questo motto era il latino VIVAT - VIVAT- SEMPER VIVAT che fu a lungo adottato in Italia, specie dai puristi amanti delle Tradizioni - anche dopo che venne apportata una modifica ritualistica con la sostituzione di un triplice uzza (delle cui origini molto si trattato, spesso in modo rocambolesco quanto inesatto, ma il cui etimo pi logico proprio riconducibile alla Moderna Massoneria nata agli inizi del XVIII secolo nell'omonimo lemma inglese in uso tra i marinai ed a sua volta riconducibile al loro energico hurrah). Uzza poi divenuto uzzai o huzzai, talvolta modificandosi in un italianissimo evviva. Quindi, nel contesto della citata Gran Loggia veniva utilizzato tale motto: ma molte Logge in essa attive lo utilizzavano anche come vera e propria divisa: ma non c' da stupirsi. E' noto difatti che l'attuale trinomio LIBERTA'- UGUAGLIANZA - FRATELLANZA tuttora utilizzato con valenza sia di divisa che di motto; cos che non suscita meraviglia che questo avvenisse

anche per il motto latino sopra citato, utilizzato a lungo come dicevo anche quale divisa: ci certamente antecedente a quello L U F adottato in epoca successiva anche da tutti coloro che rispettavano le originarie Tradizioni. A me personalmente ed a quanti hanno operato nella Comunione di Piazza del Ges, cos conoscendone ed apprezzandone la linea ritualisticamente rispettosa delle pi antiche Tradizioni noto che in questa dal 1978, su impulso dell'allora Grande Oratore Gregorio B., anche caro un altro trinomio, sovente ricordato in occasioni solenni ed altrettanto solennemente utilizzato sia come esplicito motto orale che quale vera e propria divisa eticofilosofica. Si tratta della citazione dei concetti di GERARCHIA - ORDINE GIUSTIZIA E' anche vero che via via, perfezionando l'ispirazione iniziale, si decise di incardinare questo pensiero sui valori della GIUSTIZIA e della LIBERTA', tanto cari ai Massoni ieri ed ai Liberi Muratori ieri -. Perch? Perch la GIUSTIZIA la sola radice su cui pu crescere l'albero della LIBERTA' (senza Giustizia, quale Libert potr mai esserci; e per converso, senza Libert quale Giustizia potrebbe mai essere degna di tale nome? Sarebbe una radice senza tronco, senza prospettiva di vita). Se quindi abbiamo individuato in GIUSTIZIA e LIBERTA' due valori fondanti e universalmente validi, l' EQUITA' (che ci riconduce immediatamente ai valori della TOLLERANZA come pure della PROSPERITA' e del BENESSERE) e l'AMICIZIA si contendono la completezza del trinomio. Anzi, se fosse possibile, dovremmo valutare di poter utilizzare il quadrinomio GIUSTIZIA LIBERTA' EQUITA' AMICIZIA che se da un lato appare pi completo e fortemente evocativo, in ogni caso troppo interpretabile e quindi meno deciso e conciso nel proprio dettato. Ragionando e approfondendo, il Lettore si sar forse reso conto che tutto ci riconduce gradualmente alla sostanza di valori essenziali: agevolandoci cos nel condensare i pensieri. Questi, portano costantemente l'Iniziato a due valori universali: la FILANTROPIA (amore

verso il prossimo attraverso l'altruismo, la generosit, l'umanitarismo, la solidariet, la fratellanza) e la FRATELLANZA. Fratellanza che in ogni caso si sovrappone a parte dei contenuti insiti nello stesso contesto della Filantropia.

Scriveva il nostro Sovrano Saverio Fera e sottolineavano energicamente a distanza di tempo anche i nostri Sovrani e Gran Maestri Carlo De Cantellis, Tito Ceccherini, Piero Piacentini, Francesco Bellantonio, Don Gregor che la Massoneria non degna di tale nome qualora in essa non venga esercitata la FILANTROPIA. Anzi, specificavano che non si pu essere buoni Massoni - n pu dirsi ritualisticamente regolare anche un contesto pi ampio che non pratichi concretamente e visibilmente la FILANTROPIA. Ci siamo mai chiesti concretamente: quale valore reale muove il Mondo? Quale valore che includa la Filantropia pu considerarsi salvifico l dove le Tenebre sembrano voler oscurare ogni Luce? Quale sia l'Energia che solleva dagli abissi le montagne della Vita? La risposta ci riconduce, attraverso la GENEROSITA' dell'animo, dei propositi e dei gesti, all'AMORE. Ma un AMORE da non confondere con le pur importanti corde di quel sentimento che

pu pervaderci in determinate circostanze: quindi, qui valutiamo un concetto nel suo significato pi autentico e vero, quello di AMORE quale valore essenziale nel nostro vivere in modo solidale e altruistico, in modo generoso e quindi fraternamente responsabile. Gli insegnamenti iniziatici ricevuti, gli stessi studi, mi dicono che l'Amore Vita, l'Umilt Fratellanza e Gioia, la Speranza Solidariet. In proiezione, avremo quindi questi altri possibili trinomi AMORE UMILTA'- SPERANZA AMORE FRATERNO SPERANZA - UMILTA' VITA - FRATELLANZA - SOLIDARIETA' VITA GIOIA - SOLIDARIETA' Proprio riguardo il concetto di AMORE in Massoneria, stato sempre il pensiero, il filosofare, il retaggio feriano e l'insegnamento di Tito Ceccherini, di Italo Letizia, di Francesco Bellantonio, di Don Gregor, ad essermi stati di sostegno. Tra questi fu proprio Francesco il primo che, ancor prima di assumere rilevanti Dignit a livello nazionale ed internazionale, inizi con costanza ad approfondire, utilizzare ed esplicitare i considerevoli valori insiti nel concetto di AMORE FRATERNO : un valore inconfondibile ed insostituibile, da applicare con pienezza d'animo. Fu quindi dalla seconda met del 1960 che - nelle Logge degli Antichi Liberi Accettati Massoni che costituivano nella Comunione di Piazza del Ges il Corpo Azzurro alle dipendenze della Gran Loggia Naz.le l'AMORE FRATERNO viene sentito, interpretato, vissuto e celebrato non quale risposta ad un processo di elaborazione cerebrale, ma quale autentico palpito del cuore: vera e propria esaltazione della FILANTROPIA. Riepilogando, penso che la GIUSTIZIA sia la radice della LIBERTA'. Quindi, GIUSTIZIA e LIBERTA' si coniugano: a cementarle l'AMORE e quando questo talmente intenso, maturo, profondo, ricco di tutto ci che la FILANTROPIA implica, ecco che emerge prepotentemente l'AMORE FRATERNO. Un sentimento, una concettualit a tutto tondo, la cui chiave di lettura iniziatica pi ampia quella dell'AMORE UNIVERSALE. Potremo quindi dire che GIUSTIZIA, LIBERTA' e AMORE FRATERNO siano il giusto trinomio Universale, cos come da quell'epoca rappresentano il trinomio interiore e profondo, simbolico ed esoterico, della sopra citata Gran Loggia. Quindi, avremmo il trinomio GIUSTIZIA LIBERTA' AMORE FRATERNO che ben si coniugano con l'Alta Tradizione del mai dimenticato originario motto/trinomio VIVAT, VIVAT, SEMPER VIVAT e che ritengo, l'uno per l'altro, ben potrebbero rappresentare la divisa della Massoneria Italiana: oggi come allora. La GIUSTIZIA, la LIBERTA', l'AMORE FRATERNO al di l del singolo valore concettuale - sono quindi simboli e come tali costanti, determinati e certi: parole che sottendono concetti forti, in quanto colmi di energia vitale. Il resto pu ricondursi ad un emblema, e come valore emblematico quindi variabile. Rammentiamo: il simbolo considerato di origine divina o sconosciuta (nella sua imperscrutabilit, che risale a tempi lontanissimi: di cui neanche si pu avere memoria): come tale, il simbolo quindi ammantato di sacralit. Invece, l'emblema inventato da qualcuno, pur con i migliori e pi nobili intenti. Il simbolo possiede significati che, anche attraverso il ricorso ad analogie, sono di facile

e immediata comprensione. L'emblema, invece, richiede uno sforzo intellettuale per poter essere ben compreso: infatti richiede la compenetrazione del pensiero di chi lo ha ideato, magari con idee e significati tra loro differenti. Ai pi probabilmente ignoto, e con questo rendo pi completa questa panoramica, che la sopra citata Comunione di Piazza del Ges tanto per trattare una materia a me maggiormente nota - ha sempre adottato due motti complementari in uso per gli atti rituali interni di elevata importanza: l'uno CORAGGIO GIUSTIZIA - SILENZIO per l'Ordine Simbolico, l'altro AUDI VIDE - TACE per il Rito. Questi motti, peraltro, erano in uso fin dalle primissime forme organizzate della Massoneria Italiana pi conosciuta, ma anche meno nota, che quantomeno fino al 1908 si rifaceva con tenacia e costanza alle pi sensibili ed altre Tradizioni iniziatiche d'Italia. Ritengo che altrettanto poco conosciuto sia il Trinomio adottato dalla Gran Loggia Femminile Italiana - modello iniziatico femminile costituitosi nel 1974 LIBERTA' UGUAGLIANZA FRATERNITA' le cui aderenti le Tessitrici - evocano la storicit, la forma ed i contenuti dell' Ordine delle Diaconesse di San Giovanni di Scozia, cui si richiamano per originaria discendenza (la sua costituzione in Italia pu dirsi Storia alla mano - la prima Opera di quel Mondo Femminile che collocando a Roma, tra la seconda met degli anni '50 e '60 del 1900, la pietra angolare del proprio Ordine - ha individuato nella Massoneria il proprio riferimento Iniziatico. Nella propria carta intestata di quei lontani anni, la Diaconessa responsabile indicava a proprio motto, nelle comunicazioni riservate di livello istituzionale, MODESTIA PAZIENZA - UMILTA' Un trinomio che ben si adatta alla valntia dimostrata da quelle come da altre Ill.me Sorelle che, negli anni, hanno comunque dato il loro apporto costruttivo alla Grande Opera: cos dimostrando che la LIBERTA' di riunirsi un diritto insopprimibile e inalienabile, al pari della LIBERTA' di informarsi e informare, come pure di poter esercitare una corretta critica: sempre nel rispetto della LIBERTA' e della DIGNITA' altrui, nonch nel pieno rispetto delle leggi. Temi che ci riconducono a ci che in apertura ho inteso sottolineare con maggiore enfasi che non altri concetti: alla LIBERTA', in tutte le sue mille sfaccettature. Roma, 31-1-13
e-mail: bellantoniogius@gmail.com

Giuseppe Bellantonio