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PROCURA.DELLA REPUBBLICA
pres~o il Tribunale di Brescia

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RAGGRUPPAMENTO OPERATIVO SPECIALECARABINIERI
Reparto Anti Eversione

Nr. 378/581 ~8 di prot.llo Roma, 04 giugno 1999.


Rif. f.n. 91/97 mod 21 del 23.10.1998

ia
OGGETTO:~ Procedimento Penale 91/97 R.G. Mod.21 della Procura della Repubblica
presso ilTribunale di Brescia.

or
~

ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA


PRESSO IL TRIBUNALE DI

em
(Dr. R. di Martino e Dr. F. Piantoni)
BRESCIA
M
Fa seguito al foglio pari numero datato 19.02.1999 di questo Reparto. '1

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~~
In merito alla delega in riferimento, riferita alla nomina
dell'ausiliario di P.G., si trasmette la traduzione del dattiloscritto asseritamente in
de

possesso di Labruna Antonio, sia su supporto informatico che cartaceo:

. nr. 3 floppy disk da 1.44 mb 3 %", a scioglimento della riserva formulata nel foglio cui
~
a

si fa'seguito;
. verbale di restituzione del dattiloscritto, redatto in data 26.05.1999;
as

. nr. 644 pagine contenenti la traduzione integrale del dattiloscritto, ognuna siglata
dall'ausi1iario di P.G.;
C

. dichiarazione resa dall'Ausiliario. di P.G. Bernabe' Sara, riguardante il rimborso del


lavoro sostenuto per la traduzione del testo.

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Per quanto
.
riguarda il contenuto del testo tradotto, l'analisi dello stessQ potrebbe essere
affidata al perito Prof. Aldo Sabino GiarlLli.

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comandante d Reparto
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COPERTINA
PER GLI ATTI DEL CARTEGGIO

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Specialità ~~.

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(1) Per il carteggio elas.silicato si deve indicare la prevista sigla.

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PROLOGO

Da quando il Consiglio per la Sicurezza Nazionale fu istituito nel


1947, come strumento riservato dell 'Esecutivo, le sue operazioni
sono rimaste nell'ombra, sconosciute sia al resto del governo che
ai cittadini dello Stato che lo avevano eletto. Ne fece conoscenza
invece chi ne restò vittima, nei Paesi stranieri che, in tutti gli
angoli del mondo, ne hanno sofferto l'attività. La storia può

ia
essere ricostruita sulla base degli autorevoli documenti, la cui
tragica testimonianza contiene spesso sconvolgenti dettagli,

or
classificati come riservati, degli ultimi 40 anni, e quindi esclusi,
nella sfera indeterminata della "sicurezza nazionale", dalla

em
conoscenza dei cittadini solo nominalmente sovrani nonché del
congresso da essi eletto.
\ Ostentatamente istituito per difendere la democrazia
dall'imperialismo comunista, il C.S.N. è stato invece dirottato per
M
intraprendere operazioni segrete mirate al controllo, attraverso il
terrore, di Paesi amici, per indebolirli, favorendo regimi autoritari
lla

di destra, con grave danno dell'immagine U.S.A., nel contesto


internazionale.
Piuttosto che impiegare risorse nei "marines" , in una legittima
de

1J esibizione della potenza strategica degli Stati Uniti, gli artefici di


~
questa strategia segreta ritennero essere più economico e facile '1
imporre la loro politica "pseudo~anticomunista" sul mondo, ~
assoldando terroristi mercenari e killer: da qui, i colonnelli in
a

Grecia, Pinochet in Cile, D' Aubusson in S. Salvador, Marcos


as

nelle Filippine, e così via, "ad nauseam", con il lavoro sporco


portato avanti da torturatori e squadre della morte.
Per un caso ~fortuito come quello del Watergate.. è venuta infine
C

alla luce questa cospirazione di potere occulto, che assoldava


scorte di neo..nazisti, neo..fascisti, criminali, gangster, poliziotti
sadici, truffatori, mercanti d' armi, spacciatori, finanzieri corrotti,
killer professionisti della Mafia, spesso operando all' ombra di una
fantomatica fratellanza massonica internazionale.

~.ßJ~
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P\3

Tutto cominciò con un normale raid di polizia il 17\05\1981, quando,


una pattuglia, composta da 12 auto della Guardia di Finanza, uscì
rombando dal cuore finanziario ed industriale italiano, l'antica città
longobarda di Milano. Allorché il loro stemma fiammeggiante
splendette ai primi raggi dell'alba, gli agenti si trovarono impegnati in
una missione così segreta che il suo obiettivo era sconosciuto a tutti,
tranne che al loro ufficiale superiore, colonnello E. Bianchi. In una

ia
cartella di pelle nera, egli recava con sé ordini sigillati, emanati da due
magistrati di Milano, G. Turone e G. Colombo, da aprirsi solo al

or
momento in cui si fossero trovati sull'Autostrada del Sole, in
direzione della città di Arezzo, avendo come meta una collina toscana,

em
ad una sessantina di km, a sud~est della città di Firenze.
Tecnicamente adibita al controllo doganale, la Guardia di Finanza è
una delle 8 forze di polizia armata d'Italia, ed ha come fine la lotta al
M
contrabbando d' armi, della droga, della valuta, alla frode e alla
corruzione, in uno dei regimi politici più corrotti e fraudolenti, inserito
in una superiore devastante strategia, sostenuto e protetto da tutta la
lla

serie di Amministrazioni U.S.A., fin dalla fine della seconda Guerra


Mondiale.
Sospettosi che ci fosse una "talpa", in alto loco, nella Guardia di
de

Finanza (poi, si scoprì che ce ne erano tre: il Comandante Generale, il


Capo del Personale, il Capo dell 'Informazione), i magistrati avevano
pianificato l'operazione con la massima precauzione, timorosi che la
a

loro preda potesse prendere il volo, proprio all'ultimo momento.


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Quando la pattuglia si arrestò, alla periferia di Arezzo, nel cuore di


una terra resa famosa dai suoi pittori rinascimentaJi, il Col. Bianchi si
apprestava a portare alla luce la trama di una Italia molto più
angosciante di quella, uno di quegli scenari lunari del mezzogiorno
mafioso, dell' omertà, del segreto, del potere occulto,
dell'implacabilità, ignobilmente dipinto col sangue.
Aperta la busta che conteneva le istruzioni specifiche dell' operazione

ia
segreta, il Col. lesse che doveva perquisire la residenza e gli uffici del
Maestro Venerabile della Loggia occulta della Libera Massoneria

or
Italiana, conosciuta come P2, o Propaganda 2, il canuto, occhialuto L.
Gelli, forse il più potente manovratore di uomini in Italia. Come capo

em
di un Ordine Universale Internazionale, si riteneva che egli fosse
coinvolto nella più bizantina delle cospirazioni segrete, la scoperta
della quale avrebbe avuto un forte impatto, non solo in Italia, ma
M
anche negli U.S.A., oscurando addirittura il Watergate.
Il Col. fece segno alla sua pattuglia di seguire una tortuosa strada di
campagna, fra ulivi e cipressi, in direzione della sommità della collina,
lla

chiamata S. Maria, che sovrasta Arezzo. Lì, dietro un muro di cinta,


con controllo elettronico, circondato da un parco di trenta acri, con
statue di manna, fontane zampillanti e una piscina olimpica, era
de

situata la sontuosa villa, da venti stanze, di Gelli, col nome di Wanda.


Nonostante gli agenti avessero effettuato una accurata perquisizione,
non fu trovato nulla di molto interessante; all'interno vi era solo la
scostante moglie di Gelli, Wanda. Allora si diressero ai suoi uffici,
a

nella vicina cittadina di Castiglion Fibocchi. Lì, nella fabbrica di


as

GioIe, per la produzione di molle per materassi di lusso, trovarono la


segretaria di Gelli, Carla Giovannini, che dichiarò di non avere da
esibire a1cunchè potesse loro interessare.
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< Che c'è lì dentro ?> chiese il colonnello Bianchi, indicando la borsetta
della donna sulla scrivania.
< Niente ~rispose la segretaria.. solo cose personali>
Frugandola, il colonnello trovò una chiave che aprì la scrivania della
segretaria. Nel cassetto c' erano altre due chiavi. Una aprì la cassa
forte. Conteneva la lista del gruppo massonico segreto italiano, gli 848
membri regolari della P2; i nominativi di 114 membri cancellati

ia
dall'appartenenza; di 5 sospesi; di 23 trasferiti. Erano i nomi dei
membri della Confraternita più segreta d'Italia, la cui identità, nella

or
maggior parte dei casi, era nota solo al Gran Maestro in persona. Vi
erano anche i nominativi di 49 membri "in sonno", il termine

em
massonico che indica gli inattivi, e una lunga lista di richieste
d'ammissione alla P2, con il nome del papabile ministro della
Giustizia, Adolfo Sarti e del Comandante Generale dei Carabinieri la ~
M
polizia paramilitare speciale d'Italia.. Alberto Dalla Chiesa, che, da lì a
breve, sarebbe stato ucciso dalla Mafia a Palermo, insieme alla bella e
giovane moglie, per essersi avvicinato troppo alle connessioni tra la
lla

P2, l'eroina e l'assassinio di Aldo Moro. C'era anche un reso conto


delle attività finanziarie segrete della Loggia.
Gli occhi del colonnello si posarono su una vecchia valigia di pelle
de

marrone, riposta accanto alla cassaforte, con la dicitura "fragile". La


seconda chiave aprì la sua serratura, per rivelare 32 buste sigillate.
Queste erano piene di fotocopie di documenti di stato segreti,
compresi anche dei documenti segreti della N.A.T.O.; annotazioni di
a

denaro depositato, in conti cifrati, in banche svizzere, da parte di alti


as

magistrati, politici, dirigenti di pubblici enti; una ricostruzione


dettagliata dei maggiori scandali politici che avevano fatto vacillare il
Paese, negli ultimi 10 anni, sporchi accordi riguardanti petrolio e
C

tangenti per armi, estorsioni, spionaggio, terrorismo, tutti spesso


connessi con il C.N.S. statunitense.

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Si trattava, come scrissero i giornalisti italiani, P. Bongiorno e M. De


Luca, nel loro libro "Avant Garde", l'Italia della P2, "della storia
segreta di 10 anni di vita pubblica italiana". Ma c' era molto di più:
era la chiave di lettura, non solo per la storia segreta del neofascismo
in Italia, sin dalle sue origini, ma, cosa più importante, dei suoi
sponsor internazionali e soprattutto della sua sopravvivenza ed
espansione nell' astuta scalata ai potere, come fenomeno mondiale,

ia
durante i 40 anni trascorsi dal fuoco che distrusse il cadavere di
Hitler nel Reichskanzlerei di Berlino, e dallo spettacolo del cadavere

or
di Mussolini, appeso per i piedi, in piazza Loreto a Milano.
Per capire il fascismo nelle sue articolazioni internazionali, come

em
messo in pratica dal C.S.N. degli U.S.A., esso deve essere analizzato,
in dettaglio, nel suo luogo di origine, l'Italia, dove nacque la
"Strategia del terrore" del Duce; il sistema palese con cui prese il
M
potere, lo stesso sistema che fu portato ai suoi estremi limiti, fino alla
mostruosità dell 'Olocausto, dal suo ammirato imitatore, il Fuehrer. Il
vecchio fascismo governò l'Italia in maniera ufficiale, forse non
lla

molto efficientemente, tranne che per la sua crudeltà, per due soli
decenni. Il neofascismo, che aveva trovato il suo spazio negli oscuri
meandri dove si annida il vero potere, ha dominato questo povero
de

Paese, con sistematicità e per il doppio del tempo, rispetto a quando


era al potere in maniera ufficiale. Occultamente il sistema si
ramifica nel mondo in vari aspetti, ascia e fasci sono il debole ripiego
a

nella morsa massonica, il bicchiere di vino in una suite del Vaticano


o il mantello dell'integrità militare, il menu appropriato per il tavolo
as

situato sulle colline della Virginia.


n perché, il Gran Maestro Gelli scelse di lasciare del materiale, così
fortemente compromettente, allo scoperto nei suoi uffici, resta un
C

mistero. Alcuni reputano che lo "status" di Gelli, consigliere


commerciale dell' ambasciata della Repubblica Argentina (la cui
giunta gli aveva concesso la doppia cittadinanza, come segno di
gratitudine, per essersi adoperato in favore del colpo di Stato), lo
avesse tratto nell'inganno di ritenersi in godimento della immunità
diplomatica, nei confronti di qualsiasi ispezione. Seconda
spiegazione: Gelli aveva deliberatamente lasciato in evidenza quel
materiale per un disegno più ampio, machiavellico e diabolico.

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Qualunque fosse stata la ragione, e a prescindere dal fatto che la


G.d.F. avesse agito lecitamente o no, gli agenti presero il materiale e
tornarono velocemente dai magistrati milanesi. La soddisfazione di
questi ammirevoli magistrati fu ben presto temperata dalla sorpresa e
dal timore. Coraggiosi e onesti, erano infatti anche pratici. Si resero
conto che sarebbe stato fatto di tutto per insabbiare tale scoperta. La
pressione non sarebbe venuta da Roma, ma tramite Roma: poteri più

ia
grandi, d'oltreoceano, si sarebbero messi in moto. Fu impiegata tutta
la notte per fotocopiare il loro bottino. La mattina, erano pronte tre

or
copie, per essere nascoste in tre sedi diverse, e ben a ragione: dall'
Avvocatura Generale di Roma arrivò infatti l' ordine di trasferimento

em
di tutto il materiale, dalla giurisdizione milanese a quella della
magistratura, politicamente più malleabile, della capitale. Tentando di
non rendere pubblica la lista esplosiva, 1'ufficio dell'A vvocatura
Generale aprì un procedimento, sulla vaga base di "concorso
M
criminoso", un mero pretesto, per avocare a sé il materiale in oggetto,
poiché non c'era ancora evidenza di crimine.
lla

L' allora primo ministro, il diccì A. Forlani .. il cui nome non appariva
nella lista fece inviare al suo ufficio tutto il materiale originale. Per
~

due mesi regnò il silenzio: il contenuto non fu reso pubblico. Infine


de

una Commissione parlamentare, sospettando l' occultamento, insistette


perché quei documenti fossero messi a conoscenza del Parlamento. I
membri di destra della Commissione, invocando l'immancabile
minaccia alla sicurezza nazionale, insistevano affmché l' accesso ai
a

documenti fosse riservato solo al Presidente della Commissione, uno


as

dei loro membri, sottomesso agli U.S.A. e sostenuto dalla D.C.; ma la


maggioranza dei membri decise che i documenti dovessero essere
messi a disposizione dell'intero Parlamento.
C

Di fronte a tale tempesta, Forlani, da insabbiatore, capovolse il suo


atteggiamento e stabilì che il materiale fosse messo a disposizione
della pubblica opinione tramite la stampa, il 20 maggio 1981.

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Il giorno successivo cadde il governo Forlani. Si era scoperto che


molti dei suoi ministri appartenevano alla Loggia segreta P2. Molte
"brillanti" carriere politiche inaridirono, allo scrutinio di questa lista
stupefacente. Quarantasei generali e sei ammiragli, inclusi i maggiori
ufficiali superiori della N.A.T.O., vennero sollevati dalloro incarico,
così come lo furono anche i capi dei servizi segreti ed il loro
coordinatore generale. Così anche il Comandante dei Carabinieri, il

ia
direttore delle reti televisive nazionali, e, ironia della sorte il
Comandante della G.d.F., il Gen. Orazio Giannini, i cui uomini

or
avevano realizzato il blitz. E come dopo qualsiasi terremoto, le
scosse sismiche continuarono a far tremare quella distesa di macerie

em
per mesi; le onde sismiche vennero avvertite fill nei bui corridoi dei
servizi segreti di tutto il resto del mondo.
Per due anni e mezzo, una gagliarda antifascista veneta, l' ex ministro
M
T. Anselmi, presiedette la Commissione Parlamentare dei 40,
cercando di far luce all'interno dellabirinto. Nelluglio 1984, avendo
avuto a disposizione migliaia di pagine di testimonianze, e avendo
lla

passato al setaccio una enorme mole di rapporti speciali della


magistratura, la sua Commissione documentò la massiccia
cospirazione dei massoni cattolici di destra, "un potere occulto ~come
de

testimonia l' Anselmi.. parallelo al governo legittimo".


L' attenzione maggiore fu naturalmente concentrata sull' azione della
cospirazione in Italia: assassinii, mutilazioni, latrocini, frodi,
rapimenti; una sanguinosa e prolungata strategia del terrore; con una
a

serie di efferati attentati dinamitardi, culminati nel massacro del 1980,


as

con 85 vittime innocenti, alla stazione ferroviaria di Bologna. Ma lo


scenario si presentava simile in tutto il resto del mondo: in Guatemala,
Brasile, Argentina, Cile, Bolivia, Grecia, con l'agghiacciante
C

partecipazione di torturatori e bande sporche di sangue.

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L'interesse principale consisteva nel fatto che l'Italia fosse il primo


(ma non sarà l'ultimo) Paese, non appartenente al terzo mondo, ad
essere vittima del terrore. Così la Commissione si concentrò sul
l' evidente e immanente pericolo per l'Italia. Molte connessioni
erano evidenti: scopi e direzione della cospirazione avevano ~arattere
internazionale, globale. La documentazione della Commissione
dimostra che le azioni illecite furono portate avanti da neonazisti e

ia
neofascisti, i cui leader (1'equivalente di numerosi Klaus Barbies)
furono appositamente risparmiati, dai servizi segreti alleati,

or
dall'essere perseguiti per crimini di guerra, allo scopo di essere
introdotti in varie organizzazioni segrete ed unità d' assalto para~

em
militari, finanziati con prodigalità da industriali tormentati, dal
Vaticano, dalla Mafia e soprattutto dalla C.I.A. del Consiglio per la
Sicurezza Nazionale, reclutati e delegati alla Loggia segreta P2,
M
corriere diplomatico delle tenebre.
I singoli cospiratori furono identificati e messi in stato di accusa
dalla Commissione; ma, per "ragioni di stato", considerando il ruolo
lla

dell'Italia, con la sua dipendenza "coloniale" dagli U.S.A., la


Commissione fu prudente nei confronti della C.I.A., e nemmeno
menzionò il C.S.N.. Eppure legami erano chiari tra i delinquenti
de

menzionati e la scellerata Agenzia che agiva al servizio dei suoi


padroni presidenziali, nella lunga guerra contro la democrazia, in
nome della democrazia.
<Quando il fascismo arriverà negli U.S.A. ~rifletteva Huey Long,
a

prima che diventasse troppo scomodo~ 10 chiameranno


as

"antifascismo"> .
La storia di traffici illegali di armi con terroristi iraniani, per
sovvenzionare i Contras anti sandinisti , in modo occasionale, e
C

l'abbattimento fortuito di un aereo del C.S.N., sulla giungla del


Nicaragua, operante per conto della C.I.A., con eguale occasionalità,
dettero inizio insieme allo scoperchiamento di una storia molto più
grande: quella della volgare ingerenza del C.S.N. negli affari interni
di Paesi sovrani spesso amici e, talvolta, anche alleati che risaliva
~
~

al periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale.

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Molto era già stato reso evidente in Italia, attraverso innumerevoli


testimonianze, nel corso dei processi, nelle inchieste dei magistrati, e nei
rapporti investigativi, brillanti e spesso eroici: molto di più ancora è
rimasto sepolto, assieme ai cadaveri chirurgicamente esecutati dai killer
professionisti del gruppo segreto. Ciò nonostante, l' eredità incriminante
delle vittime sopravvive e grida giustizia.
Negli U.S.A., molte operazioni internazionali sono state svelate, molto

ia
spesso da ex agenti della stessa Agenzia, nauseati dai crimini che avevano
avuto l'ordine di commettere: torture, assassinii, genocidi, molto spesso

or
confermati dalle clamorose memorie dei dirigenti al vertice dell'Agenzia,
quali Allen Dulles, William Colby, Richard Helms, tutti direttori, e Liman

em
Kirkpatrich, ultimamente ispettore generale. Mancano solo le memorie di
George Bush, per riempire gli spazi vuoti. M
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CAPITOLO 1
LA TRAGICA DOTTRINA TRUMAN

Quando nella primavera del 1945, Harry Truman, presidente


neofita ed occasionale, si trovò catapultato nell'ufficio ovale dove il ~

suo mastro Fra. Roosevelt aveva regnato sovrano per 13 anni .., era
così impreparato ad afftontare la politica su scala mondiale, che fu
costretto ad assicurarsi il più meditato parere di James F. Byrnes, suo
primo Segretario di Stato.

ia
Byrnes sintetizzò l'approccio pacifico dell'Amministrazione negli
affari mondiali, senza mezzi termini: <la nostra tradizione di popolo

or
amante della pace, democratico e rispettoso della legge, costituisce la
garanzia che le nostre forze armate mai saranno usate, tranne che nel

em
caso in cui ne sia richiesto l'impiego dal Consiglio di Sicurezza (da
poco creato nell'ambito dell'O.N.U.) e non saranno impegnate in
alcuna guerra, senza il consenso da parte del Congresso.>
Questa enunciazione politica era certamente chiara; e nel
M
sottolineare l' intento etico e pacifico dell'Amministrazione (così
presto dopo Hiroshima e Nagasaki) , Byrnes aggiunse: <per quel che
lla

concerne gli U.S.A., noi non ci assoceremo ad alcuna azione contro


nessuno Stato. Non faremo nulla per dividere il mondo in blocchi
contrapposti o sfere di influenza, in questa epoca atomica. Il mondo è
de

uno e non ci adopereremo per dividerlo.>


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1\2

Nel Dipartimento di Stato, Byrnes ebbe come consigliere uno


degli ultimi idealisti del New Deal, Ben Cohen, descritto dall'analista
politico J.F. Stone, come saggio, prudente e cortese la cui filosofia era:
<accordare il massimo della fiducia, usare ogni opportunità possibile
per perseguire una soluzione pacifica, piuttosto che assumere
atteggiamenti aggressivi e intransigenti".
Byrnes ~ sostiene Martin Weil, nella sua opera di analisi storica

ia
del Dipartimento di Stato, "Founding Fathers" (i Padri Fondatori) ~

considerò se stesso erede della politica estera di Fra. Roosevelt,

or
ponendo a fondamento della politica americana del dopoguerra,
l' obiettivo del mantenimento di stretti rapporti con la Russia Sovietica.

em
Che Truman fosse alla Casa Bianca al posto suo sostiene Weil ~ ~ era
considerato da Byrnes, solo una mera anomalia della Storia; egli intese
"proiettare una immagine di guida, che mettesse in ombra Truman ed
elevasse lui a figura di grandezza storica. Sarebbe stato il grande
M
artefice della pace, favorendo l'armonia fra gli interessi conflittuali
delle nazioni."
lla

Come Assistente Segretario di Stato per l'Economia, Byrnes ebbe


Will Clayton, un commerciante internazionale di cotone, convertito al
New Deal, che aveva fatto con successo affari con i Russi, per un
de

quarto di secolo, volendo dare ai Sovietici una opportunità per aiutarli a


ricostruire il loro Paese devastato, che aveva subito la perdita di 20
milioni di persone, nella guerra contro l' aggressione nazista. Dei
Sovietici Clayton disse: < Ho fatto affari con loro per anni. E hanno
a

sempre onorato i loro impegni>.


as

Come Byrnes, Clayton che nutriva la visione di un mondo unito, si


oppose a qualsiasi legislazione limitativa del commercio con la Russia,
favorendo, al contrario, la concessione di sostanziosi crediti, così come
C

a qualsiasi altra nazione dilaniata dalla guerra, per ripristinare la loro


potenzialità commerciale, e così prevenire lo stabilimento di "blocchi
chiusi", est e ovest, che avrebbe strangolato gli scambi.

~~~
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1\3

Ma quando il suo collega "New Dealer", il Segretario del Tesoro,


Henry Morgenthon, raccomandò un credito di 10 bilioni di dollari alla
Russia, il Capo Dipartimento di Stato, Eldrige Ambrow, facendosi
portavoce della vecchia guardia intransigentemente anticomunista,
pose come tetto massimo la irrisoria cifra di duecento miliono di
dollari che, l' ambasciatore a Mosca, George F. Kennan,
violentemente anticomunista, voleva fosse addirittura azzerata.

ia
Diplomatici di carriera, abituali frequentatori di salotti del
Vecchio Mondo, inalterabilmente radicati nell'idea che il regime

or
sovietico "non avrebbe mai potuto essere un affidabile interlocutore
degli U.S.A." , cercavano appoggi a sostegno delle loro convinzioni.

em
Iniziarono allora le raccomandazioni da parte della vecchia guardia
reazionaria del Dipartimento di Stato, alle rappresentanza estere, che
sollecitavano una vigorosa opposizione alle aperture verso la Russia.
Come risultato, i dispacci, provenienti dall 'Europa, cominciarono
M
uniformemente a descrivere un Comunismo in marcia, diretto da
Mosca, e risoluto a sottomettere l'intero continente. Dalle capitali
lla

liberate dell 'Europa dell 'Est e dai Balcani, scorreva un fiume


giornaliero di informazioni per il Dipartimento, che documentava le
atrocità russe. Non fu difficile ~ osserva Weil ~ per gli alti dirigenti
de

che ricevevano tali informazioni, presentare come reali i "fatti" che


leggevano .
Doverosamente, Truman leggeva le informative, ma, avendo
imprudentemente abolito, nel settembre del 1945, l'O.S.S, non aveva
a

altra consulenza, cui affidarsi, se non a quella della vecchia guardia


as

dei dirigenti dei Servizi Esteri. Trincerati nei loro pregiudizi


antisovietici, con l' esclusivo controllo delle informazioni dall' estero,
di cui potevano distorcere l'ottica come desideravano, furono felici di
C

provocare il ribaltamento della politica rooseve1tiana, riguardo ai


Sovietici, e di sabotare ogni costruttivo sforzo del segretario Byrnes .

~~-
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1\4

Come i membri del New Deal, l'O.S.S, O.W.! e F.E.A. fecero i


bagagli per andarsene da Washington, "avvocati, accademici, uomini
d' affari ~ sostiene Weil ~ che avevano cercato di realizzare la Grande
Alleanza, aiutando la Russia con merci, propaganda ed intelligenza,
tornarono al più lucroso pascolo della vita privata", lasciarono campo
libero, negli affari esteri, ai professionisti del Vecchio Dipartimento di
Stato, con gli antisovietici più determinati nelle posizioni..chiave.

ia
A Mosca, Kennan era un nostalgico dei buoni vecchi giorni degli
Czar. In Germania e Francia, i reazionari ambasciatori cattolici,

or
Robert Murphy e Jefferson Caffery, si erano decisamente reinseriti nei
loro vecchi comportamenti filofascisti. A Roma, il nuovo

em
ambasciatore, era James F. Dunn, uno dei più fanatici anticomunisti
del Dipartimento, che aveva fortemente appoggiato Franco, ed era
impaziente di ristabilire il vecchio gioco: favorire al massimo gli
industriali tedeschi, per ricostituire la Germania come baluardo contro
M
il Bolscevismo. All'interno, il più vicino consigliere di Truman era
l'integralista ammiraglio cattolico, William Leahy, amico e
lla

sostenitore del maresciallo Petain, il fascista di Vichy.


Una volta che i resti dell' O.S.S., il trust di cervelli della R & A
(ricerca e analisi), menti brillanti come H. Stuart Hughes, Herber
de

Marcuse, Franz Neumann, furono spediti all'inferno, perché


pericolosamente di sinistra, ed esiliati nella "Siberia del Fondo
Nebbioso", in lontani uffici con telefoni che squillavano raramente,
Truman ebbe poca scelta, se non quella di credere a ciò che la vecchia
a

guardia gli diceva.


as

Con la Casa Bianca priva del settore adibito all'analisi dei


rapporti, di cui si era giovato Roosevelt, senza ufficio politico militare
nel Pentagono, che provvedesse alle infonnazioni sulle attività
C

sovietiche, e , fino a quel momento senza la C.I.A., Truman si


lamentava della contraddittorietà dei rapporti della "Intelligence" che
affluivano sulla sua scrivania, lasciandolo confuso, irritato e
disinformato.

~~~
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1\5

Per rimediare ad una situazione così potenzialmente pericolosa,


istituì un provvisorio Gruppo Centrale di Intelligence, o C.LG., il 22
gennaio 1946, che rilevasse le funzioni del vecchio ufficio dei Servizi
Segreti, e potesse fornirgli una più chiara visione, meno parrocchiale,
dei fatti.
William S. Donovan e Allen Dulles, brillanti leader della vecchia
O.S.S., che erano entrambi ansiosi di gestire la nuova organizzazione,

ia
pregarono Truman che a questa fosse concesso di effettuare "operazioni
di destabilizzazione all' estero" , ma il Presidente, che diffidava di

or
Donovan, da quando avevano partecipato insieme alla famosa
"Divisione Arcobaleno" di Donovan stesso, nella prima guerra

em
mondiale, ed era ancora ingenuamente puritano e moralista, rifiutò
saggiamente di ammettere operazioni di siffatta natura. Fu una
decisione che finÌ poi per rovesciare.
In quel periodo, nel primo 1947, si verificarono molti eventi
M
sfavorevoli. Rapporti monumentalmente allarmanti daB'Italia
(sventagliati dagli agenti "stay behind" di Donovan a Roma),
lla

annunciavano clamorosamente che, sia i comunisti che i socialisti di


Nenni, si stavano preparando alla rivoluzione. La C.I.G, di recente
costituzione e povera di organizzazione ~ asseriva perfino di ricevere
de

rapporti segreti da parte del Vaticano, attraverso il capo della polizia a


Roma .. prevedeva che sarebbe stata effettuata una concomitante
invasione dell'Italia, da parte della Jugoslavia di Tito.
L'ambasciatore Dunn cablò al Dipartimento: < i servizi segreti
a

italiani reputano che i comunisti abbiano abbandonato la speranza di


as

ottenere una vittoria elettorale e si stiano preparando ad una azione di


forza > , aggiungendo ingenuamente di ritenere che, comunque, nulla
sarebbe accaduto, prima che i lavoratori avessero riscosso la loro
C

gratifica natalizia, come tredicesima mensilità.


Alcide De Gasperi, primo ministro democratico cristiano, si recò
in visita segreta negli Stati Uniti, per sollecitare fondi. Una figura di
rilievo, che dette corpo e vigore a quelle pallide minacce. La
Rivoluzione, la conquista del potere, i senzadio, tutto veniva ad essere
reso plausibile nello stile freddamente enfatico di De Gasperi.

~~~
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1\6

Nel tardo febbraio 1947, il Dipartimento di Stato ricevette un


telegramma di 8000 parole di Kennan, da Mosca, attraverso il quale si
sarebbe poi formata la base ideologica della politica americana, non
solo nei confronti della Russia, ma nei confronti di tutto il resto del
mondo. Kennan scriveva che, Stalin o Molotov, occidentali od
orientali, il sistema sovietico era implacabilmente espansionista, una
forza animalesca ed inesorabile che si espandeva per spadroneggiare

ia
sulle coste dell'Atlantico e del Pacifico.
Questo telegramma ..sostiene Weil~ spinse Byrnes a considerare la

or
politica russa, non nei termini di uno Stalin assediato e bisognoso di
un gesto di conciliazione americano, per screditare i suoi rivali

em
integralisti, bensì come una forza della natura che oltrepassava
demoniacamente gli argomenti sulla sua persona.
I repubblicani anticomunisti di professione, come il generale
Donovan e Allen Dulles, speravano di dirigere, appena possibile, una
M
nuova agenzia di Intelligence, nel momento in cui, come fermamente
erano convinti, la loro addestrata pedina, Thomas E. Dewey, sarebbe
lla

stata insediata alla Casa Bianca con le elezioni del novembre 1948;
ora riecheggiavano con forza l'affermazione del maestro Churchill,
che la Russia rappresentava una minaccia per il mondo così come,
de

precedentemente, Hitler. Con il sostegno degli studi effettuati dal


Consiglio sulle Relazioni Estere, sovvenzionato da Rockefeller, del
quale erano membri importanti, e che, come un gas inodore, pervasivo
ma impalpabile, permea e concettualizza tuttora la politica estera
a

statunitense a tutti i livelli, essi predicavano la dottrina del


as

containment, con l'uso segreto della violenza, lungo tutte le frontiere


dell'U.R.S.S. , ed il reclutamento di forze anticomuniste (cioè
nazifasciste) ovunque e comunque potessero trovarsi. Le loro
C

maggiori speranze erano quelle di potersi infiltrare oeIl'U.R.S.S.


stessa, e mettere il comunismo in ginocchio, con la forza.

~ (dJ"
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1\7

Truman fu inesorabilmente risucchiato da questo scostamento


repentino dalla politica di Roosevelt, convinto dalle sue fonti del
Dipartimento di Stato, che l'U.R.S.S. avrebbe cercato di impadronirsi
di tutto e che sarebbe indietreggiata, solo se ostacolata con fermezza.
Quando i Britannici, esausti fisicamente e finanziariamente dopo
6 anni di guerra, annunciarono nel febbraio, che avrebbero interrotto
tutti gli aiuti a Grecia e Turchia, Truman, colpito dalla retorica di

ia
Churchill sulla Cortina di Ferro, indossò il mantello nero da vecchio
combattente e proclamò: < Dobbiamo dare loro una lezione (ai

or
Sovietici) >.
Presentandosi al Congresso, nel famoso discorso del marzo 1947,

em
con la sicurezza di possedere l' arma atomica, egli enunciò la sua
dottrina: contenimento e controrivoluzione, e se nessuna
controrivoluzione avesse potuto essere provocata, adoperarsi per
annientare le forze politiche considerate rivoluzionarie. Massicci aiuti
M
militari dovevano essere inviati alle forze armate di Grecia e Turchia,
non perché fossero, come sostenuto da Walter Lippeman, esempi
lla

brillanti di democrazia e delle quattro libertà, ma perché si trovavano


o stavano per trovarsi nella situazione di fronteggiare le porte
strategiche del Mar Nero e quindi del cuore dell'U.R.S.S..
de

Così cominciò la strana "teoria del domino", posta in essere da un


oscuro vice console del porto di Tabriz, sul Mar Nero. Troppo
ambizioso e troppo disoccupato, per la sua mente febbrile, alcune
minori manovre "Rosse" divennero per lui una minaccia contro l'Iran,
a

l'Iraq e Turchia e l'ultima tessera nel medio~oriente, della sequenza


as

del domino.
C

LßJ~
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1\8

Cercando invano di ostacolare la filosofia della Cortina di Ferro,


Ben Cohen sosteneva che i Russi più venivano pressati e più
avrebbero pressato. Allo stesso modo, Stuart Hughes era convinto che
gli steccati ideologici innalzati contro i regimi filosovietici,
nell 'Europa orientale, spingevano semplicemente i Russi a stringere la
loro morsa su di essi. E , capo del vecchio O.S.S., R.&A.,
divisione russa, riteneva che se gli Stati Uniti avessero cercato un

ia
compromesso, i Russi sarebbero probabilmente stati disponibili; e che
invece, nel caso in cui gli U.S.A. avessero fatto pressione fmo agli

or
estremi limiti, l'U.R.S.S. sarebbe stata incoraggiata ad adottare una
contropolitica di espansione rivoluzionaria. Tale consiglio non fu

em
seguito, e la Cortina di Ferro di Churchill, debole metafora ne)
Missouri, divenne una dura realtà, a110rchéfu calata per spaccare in
due l'Europa, per una generazione.
M
Un Truman bellicoso (che Rooseve)t aveva de)iberatamente
scelto come Vice, invece del più ovvio Byrnes, per le sue posizioni
conservatrici, che Roosevelt sperava lo favorissero nel rapporto con
lla

un Senato isolazionista) , abbandonò il pacifista Byrnes e rivelò le


sue reali opinioni nei confronti dei "New Dealers" . Henry
Morgenthau, disse Truman, "non è in grado di distinguere la merda
de

dal burro fatto con le mele". Quanto a Henry Wallace, "non è altro
che un gatto bastardo".
Byrnes venne sostituito da un militare di carriera, George
Marshall, che, allorché si insediò nel suo incarico civile, come
a

Segretario di Stato, presentò un piano per salvare l'Europa dalla


as

"avanzata del comunismo". A dire il vero, il pensiero di Marsha11


riguardo al migliore antidoto al comunismo, era quello di combattere
la povertà in Europa; ma gli ingenti sussidi offerti dagli U.S.A. a11e
C

forze dell' anticomunismo, sarebbero poi stati più militari che civili.
Si trattava di una politica protesa a confonnare tutto il mondo,
dividendolo in due campi armati, comunista e anticomunista; con )a
Cortina di Churchill addobbata di tendine ne11asezione nord, e quella
di bambù, armata di lance, fino a circondare il globo. Qua)siasi
opposizione al piano era bollata come comunista o filocomunista.
Fu )' apice del maccartismo.

~~~~~
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1\9

In Grecia, la dottrina Truman provocò l' esplosione del terrorismo


di destra contro gli oppositori. Dei primi trecento milioni di dollari,
stanziati per la Grecia, la metà andò all' ala destra dell' esercito, per lo
più sotto la guida del Gen. Napoleone Zervas, ministro dell'Ordine
Pubblico, che era stato messo al potere dai Britannici, per opporsi
all'Esercito Popolare di Liberazione Nazionale, E.L.A.S., e al Gen.
Grivas che, durante l'occupazione tedesca, era stato il leader

ia
dell' organizzazione terroristica di destra "X". Questi signori,
desiderando avere a tutti i costi una loro guerra personale, avevano

or
dato la caccia all'E.L.A.S. antinazista, con brutali assassinii.
Alla liberazione, l'E.A.M. ~il braccio politico della resistenza ~

em
insistette con i Britannici per una immediata punizione dei
collaborazionisti di guerra, sostenendo che tale azione sarebbe stata
essenziale, per un sano futuro della Grecia, nonché un esercito
rinnovato di sana pianta, nei suoi vertici. Invece il Comandante
M
Generale britannica, Sir Ronald Scobie, sostenuto dall'intrasigente
Churchill, scelse di disperdere le forze partigiane e mantenere la
lla

polizia e la gendarmeria, che erano state filo~Asse, a sostegno di un


esercito realista, purgato dagli elementi repubblicani.
Come conseguenza dell' ondata di fiducia reazionaria, promossa
de

dalla dottrina Truman, la vecchia E.A.M. fu messa fuori legge, mille


e trecento dei suoi veterani, molti dei quali avevano rischiato la vita
per la causa comune, furono massacrati come comunisti, altri finirono
in campi di concentramento, 100 mila furono confinati sulle isole.
a

n governo U.S.A. non aveva più interesse di quello britannico alla


as

istituzione di una democrazia in Grecia, ma solo di avere uno stato


completamente succubo della sua nuova politica; a questo fine fu
usata la feccia della destra nazi~collaborazionista. Al Congresso
C

alcuni moderati brontolarono; altrimenti regnò il silenzio e la


neutralità. Quando il corrispondente della C.B.S., ad Atene, George
Polk, cercò di fare una cronistoria obiettiva fu assassinato da canaglie
della destra. n Gen. Donovan, della defunta O.S.S., incaricato dal
Congresso di investigare su questo delitto, scelse invece di far istruire
un processo farsa, nel quale un comunista innocente fu condannato
all' ergastolo, per un crimine mai commesso.

~~~
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1\10

La guerra civile in Grecia, in cui la Sinistra combatteva a difesa


della propria libertà, divenne l'occasione per mettere in pratica il
primo serio coinvolgimento di agenti operativi, di quella che sarebbe
poi diventata la C.I.A.; molti di questi agenti ricevettero un
addestramento, per ironia, chiamato ellenico, per le future scorrerie
antidemocratiche in Guatemala, Indonesia, Vietnam e tutto il sud~est
asiatico.

ia
Nel tardo 1947, le spie e le contraspie della vecchia O.S.S. che
erano state ereditate dal C.I.G., per il settore delle Operazioni Speciali,

or
andavano al di là dei loro compiti circoscritti. Per permetterglielo,
Truman aveva deciso di far passare la legge per la Sicurezza

em
Nazionale. L'establishment militare, unito sotto la direzione unica del
Segretario della Difesa, fu portato da tale legge a mettere insieme sia
le operazioni ufficiali che quelle segrete, poiché era a disposizione sia
del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, che dell'Agenzia centrale
M
dei Servizi Segreti; questa, con la sua libertà di azione, avrebbe finito
col macchiare di sangue la nostra bandiera.
lla

Anche uno scioccÇ>può intuire che il termine scelto di "difesa",


era una deliberata maschera con il significato di "attacco", anche se in
modo coperto e non ufficiale. La frase chiave si trovava nelI' atto
de

istitutivo della C.I.A. ed era quella che la autorizzava "a portare


avanti altre funzioni e compiti di Intelligence riguardanti la Sicurezza
Nazionale, che il Consiglio può, di volta in volta indicare".
A questo fu aggiunto un emendamento che esentava la C.I.A. da
a

tutte le disposizioni che richiedevano la pubblicizzazione di funzioni,


as

nomi, titoli ufficiali, salari, numero di personale assunto dall'Agenzia.


C

.~.~~
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1\11

Ciò scoperchiò il vaso di Pandora. In poco tempo gli agenti della


C.I.A. furono in grado di condurre operazioni segrete contro Paesi
stranieri, in tutte le regioni del pianeta. Il fatto che operassero sotto il
controllo del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, limitò, ad un
vertice ristretto, la conoscenza delle loro operazioni distruttive,
lasciando nella completa ignoranza sia il Congresso che il popolo
degli Stati Uniti. *(nota)

ia
Non che i membri del Congresso, incaricati regolarmente della
gestione dell'Agenzia, fossero entusiasti di farIa, in quella altamarea

or
di culto per l'Esecutivo, che combinava il culto dell'eroe
internazionale di metà secolo ~da quello di Hitler attraverso De Gaulle

em
fino a Mao~ con gli interessi propri di politici accademici e giornalisti.
Il Congresso era soddisfatto di considerare la C.I.A. come una riserva
particolare dell 'Esecutivo, uno strumento per il solo Presidente, da
usare nel caso del cosiddetto interesse di Sicurezza Nazionale, e
M
approvò i fondi dell' Agenzia, con poca o nessuna discussione,
riguardo la tipologia delle operazioni per le quali accorrevano.
lla

< Voglio essere molto :fÌ"anco~disse il Senatore Richard Russel~


non voglio avere informazioni, eccetto che in casi rarissimi >. Il
Senatore Leverett Saltanstal aggiunse che si trattava di informazioni
de

che, come membro del Congresso e come cittadino, avrebbe preferito


non avere, < Poiché avrebbero potuto coinvolgere la vita di cittadini
americani>. Per non parlare dei cittadini di qualsiasi altro Paese.
a

*(nota) presieduto dal Presidente, i membri del C.S.N. consistono


as

nel Vicepresidente, Segretari di Stato e della Difesa, il Direttore della


Pianificazione d'Emergenza, il Presidente dei Capi del Personale, e il
direttore dei Servizi Segreti Centrali. Poiché questi vertici escutivi
C

erano in genere troppo carichi di incombenze, per seguire i dettagli


delle attività segrete, fu istituito un piccolo gruppo, alle dirette
dipendenze del Presidente e del Direttore dei Servizi Segreti Centrali.
Prima conosciuto come "Quadro 5414", cambiò con regolarità il
proprio nome, da Gruppo Speciale al Comitato 303, 1909, 40.

Á~~
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1\12

Quindi l'Agenzia aveva mano libera, o libero pugno di ferro; ed


assumendo personale del vecchio O.S.S., esperto in operazioni
segrete, istruì numerosi agenti pronti all' azione. I soldi non erano più
un problema. Abilmente l'Agenzia riuscì ad accedere ad un sistema di
finanziamento senza documentazione, che la rese in grado di operare,
senza dover rendere conto al Congresso, delle diverse destinazioni; si
trattava di un sistema che venne reso successivamente di una sicÜrezza

ia
perfetta, grazie ad un emendamento apportato alla legge per la
Sicurezza Nazionale, secondo il quale il Direttore del "Center

or
Intelligence" avrebbe dovuto semplicemente garantire che si trattava
di denaro "speso correttamente", senza bisogno di ulteriori dettagli.

em
Somme sempre più grosse vennero nascoste, con fittizie
assegnazioni ad altri Dipartimenti o altre Agenzie, consentendo
all' Agenzia di spendere e spandere, e permettendo al Direttore di
farIa, senza riguardo alcuno per la legislazione nazionale e
M
internazionale, o delle regole relative alla spesa dei fondi del Governo.
Il primo ad accusare il peso dell' aggressione segreta, nelle sue
lla

forme più subdole e insidiose, fu il popolo italiano.


de
a
as
C

~~,
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Capitolo 1a
Lo spettro del fascismo

In Italia, quando la V Armata Alleata sbarcò a Salerno il


09\09\1943, il re V. Emanuele III, sollecitato dal suo primo ministro,
l' ex fascista Ma.llo. Pietro Badoglio, fuggì, per sottrarsi all' esercito
alleato, in uno dei tradimenti più ignominiosi della storia, lasciando la
città aperta di Roma priva di comando militare, con la difesa affidata a
pochi patrioti, per lo più civili, e presto occupata dai tedeschi. Circa

ia
55 divisioni italiane, che avrebbero potuto fiancheggiare lo sbarco
alleato, e quindi accorciare la guerra di un anno, restarono senza ordini,

or
per essere poi disarmate da piccole squadre decise di nazisti; con un
unico atto di vigliaccheria, il re aveva tradito i suoi precedenti alleati,

em
quelli futuri ed. il popolo italiano, il cui onore aveva giurato di
difendere.
In mezzo a tutti questi inganni, un brillante raid di alianti, al
M
comando del capo squadriglia Otto Skorzeny, delle S.S. aereo
trasportate, prelevò Mussolini dalla sua prigione, in cima a una
montagna, dove i suoi rivali fascisti massoni, lo avevano rinchiuso.
lla

Il Fascismo, considerato dal vacillante re formalmente sepolto, con


l' arresto di Mussolini, ora resuscitava come Lazzaro, per ricostituirsi
come neo fascismo nella Repubblica Sociale di Salò, rifugio per alcuni
de

dei personaggi più sinistri della storia italiana, molti dei quali sarebbero
presto stati reclutati dalla O.S.S. dalla e.I.G e quindi dalla e.LA, fra
cui il futuro Maestro Venerabile della P2, Licio Gelli.
a

È sufficiente un semplice sguardo al regime di Salò, per mostrare


la vera natura di questi neo fascisti, la loro arroganza crudele e
as

cialtrona, le squadre della morte e le torture, prodomi dei Pinochet,


Papadopoulos, Gualtieri e Somozza. *(nota)
C

*(nota) sono un testimone diretto di questi avvenimenti, poiché ho


passato 5 duri mesi nella Repubblica di Salò, operando per conto del
Sevizio di Intelligence della O.S.S, in connessione con i partigiani,
spesso travestito con una delle uniformi della polizia di Salò.

~~,
L
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la\2

Tutto cominciò quando, Mussolini, raggrinzito, depresso, vestito


con un trasandato pastrano nero, cappello floscio nero, il collo che
usciva, come quello di un pollo, da un colletto troppo largo ~pregnante
parodia dell' anarchico vagabondo che era stato in gioventù~, fu
trasportato in aereo a Monaco, per ordine di Hitler. Nel rifugio del
Fuehrer, il mito delle aquile, l'ex duce confessò che il suo unico
desiderio era quello di ritirarsi nella sua casa di campagna, in

ia
Romagna, per scrivere le sue memorie chiariticatrici. Hitler invece
aveva idee diverse: voleva che Mussolini tornasse nel Nord Italia per

or
riorganizzare i suoi seguaci fascisti, in un governo che fosse stato in
grado di amministrare una Italia occupata dai tedeschi, e a protezione

em
della retroguardia tedesca, affmché il Feldmaresciallo Kesselring
potesse opporsi agli Alleati, lungo la "Linea d'inverno", a nord di
Napoli. Quando Mussolini si dimostrò dubbioso, lo sguardo di Hitler
M
si indurì: o il Duce avrebbe acconsentito a farlo, oppure Hitler avrebbe
lanciato le VI e le V2, le sue armi segrete, contro Milano, Torino e
Genova.
lla

Fu così che nacque Salò. Pallido, smunto e indebolito, con gli


occhi sbarrati sul viso emaciato, reinsediato ma cupo, il Duce tornò in
Italia il25\09\43, per rimettere in piedi con la feccia del suo vecchio
de

regime, l'infame Repubblica Sociale Italiana. Per sua capitale, fu


Hitler a scegliere la piccola cittadina di Salò, sulle sponde dellago di
Garda; apparentemente, per metterlo a sicuro da un attacco aereo
alleato, in realtà, per tenere Mussolini ed ogni sua mossa, sotto il
a

controllo accurato di un distaccamento delle S.S, lontano dalla più


as

animata vita politica dei centri industriali. Da questo villaggio di


pescatori, situato ad un bivio (con una drogheria, un bar, una sala da
biliardo, con il velo dell' aspetto melanconico che ha un luogo di
C

villeggiatura estiva, nel bel mezzo dell'inverno), il neonato governo,


fu gestito da una congerie di fascisti intransigenti.

~/LJ~
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la\3

Il nuovo regime passerà unicamente alla storia, per aver messo


insieme i pochi superstiti ancora fedeli a Mussolini, alla sua ideologia,
al patto d'acciaio con la Germania, i pericolosi perdenti del tempo
della Rivoluzione Fascista. I fascisti più pratici, che avevano imparato
a prendere quello che potevano, si stavano ora accostando alle
passioni, a lungo nascoste, di convinzioni democratico~cristiane,
sussultarono nei loro cuori.

ia
Il posto chiave del Ministero degli Interni andò al brutto, grasso,
inaffidabile squadrista della prima ora, Bufarini~Guidi, uno dei favoriti

or
del Vaticano, che aspirava ad essere, allo stesso tempo, il Fouché e il
Talleyrand di Salò. *(nota)

em
Perfino a Salò, questo squallido poliziotto fece il doppio gioco tra
i fascisti più intransigenti e quelli più moderati, tenendosi in contatto
con questi ultimi, attraverso i suoi stretti rapporti con il Vaticano, e in
M
particolare con un ingegnere di nome Castelli, sperando ~in qualsiasi
modo gli eventi fossero maturati o degenerati~ di riuscire alla fine a
salvare se stesso.
lla

Il metodo di Bufarini~Guidi per mantenere il controllo a Salò, era


quello con c'-1idava un assaggio del regime democristiano ~ che sarà
sostenuto dagli Alleati vittoriosi, con l' aiuto dei loro servizi segreti, e
de

che sarebbe durato 40 anni e più~. Egli era solito assegnare ai suoi
amici più stretti, senza valutare se ne avessero la capacità o meno, o se
fossero inadeguati al compito (primaria caratteristica che identifica la
a

D.C), la guida di varie provincie, con largo uso di somme di denaro,


sempre disponibili, di dubbia provenienza, allo scopo di corrompere là
as

dove non avrebbe potuto esercitare un controllo diretto.

*(nota) Anche se aveva agito vicino a casa Savoia, usando come


C

carta vincente un dossier segreto che rivelava la vita sessuale, "à voile
et à vapeur", del Principe di Piemonte, era riuscito a tenersi fuori
dalla riunione del Gran Consiglio, e non aveva quindi votato contro
Mussolini, così scampando, a Verona, all' esecuzione che lo avrebbe
visto in compagnia del genero di Mussolini, Ciano, e degli altri
cospiratori condannati.

L~~,
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la\4

Il fratello di Bufarini~Guidi dette inizio al metodo, creando una


fasulla forza di polizia che si appropriava di gioielli e denari, con la
semplice autorità delle uniformi, minacciando e se necessario
applicando prigionie e torture, in risposta a qualsiasi resistenza. Detto
con le parole di Dean Achenson: < ero quindi presente alla
creazione...> della applicazione scientifica su scala mondiale del
potere della C.LA .

ia
Intorno ai ministeri di Salò, svolazzavano anche le sottane di una
curia squadrista: preti che avevano trovato una vocazione nella

or
Repubblica Sociale, e che erano ~come raccontato dallo storico
Giorgio Bertoldi~ incapaci di rinunciare alla identificazione del

em
fascismo con il cattolicesimo: ciò era strano, poiché l'ateismo di
Mussolini era sempre stato a malapena nascosto, per esigenze
diplomatiche. Bertoldi descrive un monaco ~Eusebio Zappaterreni~
M
che indossava camicie di seta e frequentava donne penitenti che
uscivano dalle sue stanze con i capelli arruffati e gli occhi lucidi. Un
altro monaco ~Epaminondo Troja~ aveva un debole per assistere alle
lla

torture e incitava gli aguzzini a un sempre maggiore impegno. L'alto


Rinascimento, almeno nei suoi aspetti novellistici, non si è mai
concluso, in Italia, e nemmeno"la Controriforma.
de

Tutto ciò era avvilente per Mussolini, come, del resto, la sua vita
famigliare con Rachele, la bisbetica moglie che, con la sua lingua
velenosa, acutizzava le fitte della sua ulcera. Era appena venuta a
a

conoscenza (tramite Bufarini~Guidi), dopo averlo ignorato per lunghi


anni, che Mussolini da tempo beneficiava delle giovani grazie
as

dell' amante, Claretta Petacci. Alloggiata in una villa vicino al lago,


Claretta era guardata a vista, 24 ore su 24, da un piccolo gruppo di
S.S, eccetto quando arrivava Mussolini, sotto una pioggerellina
C

incessante, per la sua regolare visita, dalle cinque alle sette.

L~"-~
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la\5

Bufarini aveva parlato con cognizione di causa: dietro sue


istruzioni, il Capo del controspionaggio di Salò, Eugenio Apollonio,
aveva applicato una microspia alla lampada vicino alletto di Claretta.
Ciò le sarebbe costato una punizione, quando Mussolini scoprì che
ella cercava di ottenere un incarico per il fratello, nella Repubblica di
Salò, come Ministro delle Finanze.
n Duce, alloggiato nella villa estiva della benestante famiglia

ia
Feltrinelli, sul litorale nord~ovest del lago, "grigio, umido e cupo",
fissando fuori le acque grigie, velate dalla nebbia, confidò al suo

or
diario di sentirsi essere stato tradito da Hitler, che l'aveva costretto a
partecipare di nuovo alla guerra comune ma gli aveva negato la

em
dignità di alleato, riducendolo alla stregua di un Vlasov o di un
assassino ustascio; limitandolo a borbottare con ufficiali tedeschi
distaccati e disattenti; con un solo telefono, di seconda scelta,
M
riservato, a lui che, una dozzina di anni prima, era stato il decano della
reazione internazionale. Se Mussolini si fosse per un momento
distolto dall' oggetto delle sue lamentele, si sarebbe reso conto che la
lla

ruota, per il mondo, stava girando con più importanti conseguenze,


che non per lui, povero vecchio despota esaurito: il comando del cielo
era passato dal nero al bruno, da Roma a Berlino; ma se avesse
de

compreso alcune sinistre associazioni divine, avrebbe potuto


accorgersi che era di nuovo passato al nero, a Roma ~ più
appropriatamente e duraturamente al Vaticano. ~

Per riguadagnare un po'di prestigio, Mussolini decise di


a

ricostituire la sua vecchia milizia fascista, che si era disintegrata dopo


as

l'armistizio dell'otto settembre; i suoi 130.000 membri in divisa,


smesse le camicie nere, si erano nascosti, mischiandosi alla
popolazione di profughi della disorientata penisola.
C

A capo della sua nuova Guardia Nazionale Repubblicana,


Mussolini designò Renato Ricci, un vecchio squadrista della marcia su
Roma, responsabile del massacro di una ventina di antifascisti, a
Sarzana, nel 1921, prima che il fascismo andasse al potere, e che si era
spavaldamente lasciato alle spalle, impunito, il massacro.

~~-
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la\6

Alto, bello e rinomato donnaiolo, Ricci era giunto fmo al


comando dei balilla, l'equivalente italiano dei boy~scouts: un
retroterra utile, visto che molte delle sue guardie neo reclutate, erano
appena adolescenti.
Per assicurare il flusso di tali reclute, fu disposta la pena di morte
per tutti i coscritti che non si fossero presentati entro tre giorni. Con

ia
orrore della cittadinanza per il decreto di siffatta Repubblica, le
famiglie dovettero assistere allo spettacolo dei loro giovani, costretti a
scavarsi la fossa, per poi essere sommariamente massacrati dentro di

or
essa, da fascisti vomitati da un passato nauseante, un compito che
eseguivano con demoniaca allegria, immortalati dai cinegiornali

em
dell' epoca, come ammonimento per i potenziali disertori. Attraverso
le farfugliate distorsioni della dottrina del filosofo fascista Gentile
(assassinato misteriosamente più a sud) sul dovere, la lealtà,
M
I'eroismo, era avvertibile il sussurro più vecchio, profondo e duraturo:
"il male è la mia guida".
Illavoro principale della polizia italo~tedesca, era affidato a questi
lla

mostri, che operavano al comando di Ricci per i compiti militari, e di


Bufarini~Guidi, per quelli di polizia; in effetti erano senza reale
controllo, specialmente quando erano i tedeschi a prendere l'iniziativa
de

per i loro obiettivi più odiosi. In tutto il territorio della Repubblica,


nacquero bande di fascisti, armati fino ai denti, mascherati da forze
dell'ordine private, decisi a stuprare e rapinare per vendicare le
a

umiliazioni sofferte alla caduta di Mussolini.


I tedeschi trovavano utili questi sicari, come li avrebbe trovati
as

utili la C.LA, per eseguire azioni che altrimenti avrebbero depresso


delle truppe disciplinate. A Salò era impossibile, per il governo,
controllarli. Molti erano delinquenti comuni, appositamente
C

scarcerati, che usarono la loro divisa per trafficare in valuta, fare del
mercato nero, in concorrenza con quello dei siciliani e dei napoletani
che si trovavano nella zona alleata.

~~~
~
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la\7

Al comando di tali malviventi, uscirono fuori, come feci dalla


latrina del troppo realistico film di Pasolini su Salò, delle figure folli,
originali maniaci, pervertiti autorealizzatisi, molti dei quali avevano
usurpato gradi gerarchici dell' esercito e perfino titoli di nobiltà:
sergenti erano diventati colonnelli (e guai ai superiori che avessero
osato sfidarli!), venditori ambulanti si erano inventati marchesi. In
mezzo a questi delinquenti, apparve un arcifascista di 24 anni,

ia
veterano della guerra civile di Franco in Spagna, ora autodesignatosi
ufficiale di collegamento tra Salò e la divisione di paracadutisti

or
"Hermann Goering Panzer": Licio Gelli, il futuro Maestro Venerabile
della Loggia massonica P2.

em
Per acquisire informazioni con cui mettersi in luce presso la
Sicherheitsdienst (forza di Sicurezza tedesca), Gelli e i suoi compari
poliziotti neofascisti, usarono il pretesto della lotta contro i partigiani,
M
ex~badogliani ed agenti alleati, per allestire locali per la tortura che
avrebbero fatto invidia a quelli dell'Inquisizione.
Uno di questi, gestito da un ex luogotenente dei Granatieri, di 27
lla

anni, Pietro Koch, di padre tedesco e madre italiana, alto, bello, con
spalle strette e una testa troppo piccola (infme spappolata da un
plotone di esecuzione nel classico e terribile documento visivo di
de

Visconti), torturò a morte alcuni dei miei compagni partigiani.


Mentre frustava le sue vittime, bastonava le reni con manganelli di
sabbia, rompeva denti, schiacciava testicoli, strappava unghie,
a

obbligava a bere coktails di urina e cherosene, le sgualdrine del


torturatore davano un sapore piccante al suo divertimento facendo lo
as

strip~tease, bevendo champagne e mangiando ghiottonerie, dinanzi


alle vittime affamate, offtendosi per scherno in cambio di
informazioni.
C

~.~~
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la\8

Per quanto fosse stato duro fmo alla nausea, all' epoca, dover
sopportare tutto questo, mi sarei sentito oltraggiato, solo all'idea che
tali persone e tali metodi avrebbero mai potuto essere usati da noi. Ma
l' Agenzia ha fatto diventare realtà quell'incubo, in tutto il mondo,
istruendo, sovvenzionando e sostenendo torturatori e squadre della
morte, in nome dell' anticomunismo, percorrendo la stessa strada,
macchiata di sangue, di Hitler e Mussolini.

ia
Già a Salò avevano il loro prototipo e protetto. Furono
ugualmente utili alla C.LA, coloro che fecero anni dopo su larga scala

or
ciò che Koch aveva fatto al minuto: gli assassini del gruppo che
fiancheggiava il "Principe Nero", Junio Valeria Borghese, degno

em
discendente del casato romano, al tempo stesso papale e militarista,
comandante di una unità di uomini rana conosciuta come X Mas.
Questa squadriglia di torpedini, aveva acquistato grande fama,
M
penetrando nelle grandi basi navali britanniche di Gibilterra, Suda
Bay, e Alessandria, per affondare 264.792 tonnellate di naviglio,
comprese le navi da guerra Queen Elizabeth e Valiant. Il Principe
lla

Nero fu sorpreso dall' armistizio nella base navale italiana di La


Spezia, mentre stava programmando il suo colpo più temerario, un
raid nella città di New York, con un sottomarino di grande autonomia,
de

infiltrato lungo il fiume Hudson. La O.S.S. avrebbe trovato altre


utilizzazioni per il talento di Borghese, e la C.LA lo preparò per
capeggiare un putsch neofascista nell 'Italia del dopoguerra, secondo le
linee del colpo di stato dei colonnelli in Grecia.
a
as
C

... ~.,
~l~.
~
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la\9

N el frattempo, infuriato per essere stato tenuto all' oscuro


dell' armistizio da parte dell'Alto Comando, Borghese insistette per
continuare la lotta accanto ai suoi alleati originari, i nazisti. Questi,
ansiosi di emulare i suoi atti coraggiosi di uomo rana, desideravano di
entrare in possesso del suo armamento sofisticato, temendo che
potesse finire nelle mani degli Alleati. Il Gran Ammiraglio, Karl
Doenitz, capo della flotta tedesca, permise che Borghese usasse i suoi

ia
1.300 marinai, come nucleo di un esercito privato. Nacque così la
banda più dura e crudele di killer e cacciatori di partigiani; temuti per

or
le loro rappresaglie indiscriminate e non differenziabili da veri e
propri omicidi. I lampioni di Salò si appesantirono dei &utti del

em
Principe: ad essi vennero impiccati uomini, donne e bambini.
Ottocento di queste morti gli furono poi imputate al suo processo,
prima che la O.S.S lo salvasse per salvare noi da Sovietici.
M
Allettati dall' offerta di un trattamento speciale, speciali razioni e
paghe più alte, decine di reclute neofasciste si arruolarono nella X
Mas di Borghese, che si trasformò gradualmente da unità marina ad
lla

esercito terrestre regolare, completo di battaglioni di artiglieria, truppe


alpine e paracadutisti; molti di questi corpi erano ritenuti così
affidabili dai tedeschi, da essere impiegati contro gli Alleati, sul fronte
de

di Anzio. Queste truppe, appena disoccupate, furono poi assunte dalla


e.I.A, come forze anti..insurrezionali, per fare fronte alla minaccia di
una vittoria comunista alle elezioni. Un gruppo speciale, il battaglione
a

San Marco, era già noto alla O.S.S. e alla C.I.G, da quando le sue
squadre si erano rese minacciose nelle linee alleate con uccisioni e
as

distruzioni. Il battaglione Vega, una unità di spionaggio, aveva fatto


infiltrare i suoi agenti nelle linee partigiane ed alleate, con documenti
falsi e parole d'ordine strappate con le torture più crudeli; questi
C

agenti finirono per essere spensieratamente reclutati dall'O.S.S, per un


gratuito viaggio di ritorno tra le braccia dei loro padroni nazisti.

L~,..'
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la\IO

Tuttavia gli eventi contrari si erano andati accumulando sui


nazifascisti ed i loro occulti protettori. Nonostante le brillanti azioni di
retroguardia di Kesselring, due eserciti alleati stavano risalendo
inesorabilmente lo stivale italiano, con organizzazione ed
informazioni superiori, molte delle quali fornite dai partigiani, in un
vortice di antifascismo nazionale, seminato dal vento fascista. I
combattenti per una duratura libertà, salirono in montagna,

ia
avaramente armati dalla O.S.S, e dal suo equivalente britannico, il
S.O.E, ma sufficientemente forti da obbligare Mussolini, e i suoi

or
seguaci più vicini, sull 'ultima trincea del fascismo, in una totale
guerra civile.

em
Tutti i cittadini maschi fino all' età di 60 anni, non impiegati già
nella Guardia Repubblicana, dovettero essere inquadrati nelle Squadre
d' Azione, note come le Brigate Nere, sotto il comando dell'ultimo
segretario del partito, Alessandro Pavolini. Composto da reclute che,
M
prima dell' armistizio, avevano avuto poco o niente da fare, se non
ftequentare bar e bordelli, con regolarità dentro e fuori di galera,
lla

furono inquadrati in quelle squadre, senza alcuna gerarchia o distintivi


di truppa, con una uniforme di giacconi neri di pelle, sopra maglioni
neri, con baschi neri da sciatore, convenientemente adornati con un
de

teschio. Chiunque si fosse rifiutato di arruolarsi, si sarebbe presto


ritrovato di fronte ai plotoni di esecuzione della X Mas di Borghese.
Inutili al fronte, dove venivano guardate con disprezzo dai
tedeschi, le' Brigate Nere venivano impiegate nei compiti più
a

degradanti: insieme alle unità di "Italienische S.S" (italiani in


as

uniformi tedesche della S.S), le Brigate Nere si dedicavano alla


speciale
C

L~~
....
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1a\11

caccia agli ebrei, riscuotendo una taglia per ciascuno di quelli che
fosse poi stato deportato nei campi di sterminio di Eichman.*(nota)
I brigatisti si abbandonarono presto ad una tale Walpurgisnacht di
rapine, furti e orrori gratuiti, bruciando gli abitanti dei villaggi nelle
loro case, uccidendo donne e bambini, orge di sommarie
impiccagioni; persino gli stessi tedeschi, che pur avevano insegnato
loro come farsi temere, si preoccupavano che tali atrocità potessero

ia
esasperare i partigiani fmo a provocare una loro reazione ancor più
determinata. Il ministro tedesco a Verona, Rudolf Rahn, chiamò il

or
ministro responsabile di Salò, per lamentarsene. Pavolini difese le
brigate con la giustificazione che doveva poi diventare il refrain dei

em
"felici combattenti di Langley", come Frank Wisner, Richard Helms,
William Colby, Bill Harvey, e Theodore Shackley: "il terrore deve
essere combattuto con il terrore". Rahn fece allora notare che
M
ovunque operassero le Brigate Nere, non solo i partigiani non
diminuivano, ma illoro numero aumentava di parecchio. Era infatti un
tranello, evidente anche ai tedeschi, che i presidenti Nixon, Johnson,
lla

Reagan, e Bush, avrebbero fatto meglio ad evitare in Vietnam, Cile,


Brasile, Nicaragua ed anche in Iraq.
de

*(nota) Ufficialmente furono deportati dal regime di Salò, verso


le camere a gas, 6.885 ebrei; le squadre li avevano scovati tramite i
dossier forniti loro dal ministro degli Interni, Bufarini~Guidi. Di mille
ebrei italiani deportati in Germania, nell'ottobre del 1943, solo 15
a

fecero ritorno. Come ai tempi dell'Inquisizione si ricavava un


as

guadagno nel bruciare gli ebrei. Salò beneficiò di 7.000 decreti di


espropriazione, che £ruttarono 900 milioni di lire in beni immobili,
730 milioni in titoli di borsa e un miliardo in gioielli e beni mobili.
C

~~,~
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la\12

Alla fine della guerra, i partigiani italiani erano pronti a restaurare


l'ordine e ridemocratizzare illoro Paese. Nella primavera de11945,
Mussolini e soci erano ormai agli sgoccioli. Il 25 Aprile, quando gli
Alleati attraversarono il Po, minacciando Milano, tutte le forze
tedesche del nord d'Italia, incalzate dai partigiani, si arresero agli
Alleati. Mussolini, furioso. per essere stato tradito, .. anche se

ia
l' occultamento della resa era perfettamente coerente con il
trattamento, riservatogli dalla Germania, durante Salò ~ abbandonò il

or
palazzo dell'Arcivescovo, giurando vendetta: avrebbe combattuto fino
alla fine sull 'ultima trincea fascista. Circondato dagli ultimi suoi
fedeli, compreso il suo supposto figlio naturale, Pino Romualdi, ed il

em
suo "chef de cabinet", Giorgio Almirante, il Duce era comunque
turbato da contrastanti consigli. Il principe Borghese nutriva dubbi su
questa "Alamo" fascista; egli sperava, con buona ragione, di essere il
M
benvenuto alla tavola di "carni guaste", che gli Alleati stavano per
servire a tutti gli Italiani: salvaguardò quindi la sua posizione,
rivelando agli Alleati le localizzazioni delle mine tedesche, all'esterno
lla

dei porti del nord Italia. Anche Mussolini, recuperando un po'del suo
vecchio spirito, stava programmando di tradire tutti, scappando in
Svizzera.
de

Sotto il braccio teneva ben stretta una cartella contenente


documenti segreti, compreso, si dice, il carteggio segreto con il suo
corrispondente W. Churchill; sperava di usarlo come un passaporto e
a

come la prova, in un eventuale processo da parte degli Alleati, che egli


era sempre stato partecipe alla loro guerra segreta contro il comunismo
as

nel mondo. Ma egli non sapeva che il suo perfido, o, in questo


contesto, meramente professionale, Ministro degli Interni, lo aveva
anticipato. Bufarini~Guidi aveva esplorato la possibilità di assicurare la
C

fuga in Svizzera per l'intero Gabinetto di Salò, senza Mussolini.


Questo affinché gli Alleati non avessero insistito per la sua
estradizione, creando un precedente che avrebbe coinvolto tutti nel
ritorno, per affrontare un processo poco piacevole.

L~,
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la\13

Mentre stava terminando l'ultimo giorno di Mussolini a Milano,


un pallido raggio di sole s'infiltrava nello smog del tardo pomeriggio;
alle 20, il Duce, scoraggiato, uscì dalla Prefettura di polizia,
all'imbrunire di una tiepida primavera. I gerarchi fascisti che avevano
giurato di seguirlo fmo alla morte, come alle loro Tennòpili, fintanto
che erano stati protetti dalle unità delle S.S tedesche, si dimenticarono
della difesa, senza cedimenti, dell'''Impero'', e della loro imperterrita

ia
fedeltà alla "Razza". Come riferisce Bertoldi: < essi nascosero le
loro camicie nere ed i loro fez; abbassarono i loro sguardi magnetici;

or
sgonfiarono i loro petti; ammorbidirono la linea delle loro mascelle; e,
quatti~quatti, sparirono >. Per un po' avrebbero dovuto restare

em
nell'ombra. Più tardi, molti di loro sarebbero stati recuperati dalla
O.S.S e, poi, dalla C.I.A.
Mentre il convoglio del Duce proseguiva, durante la notte, verso
M
il lago di Corno, la strada migliore per la loro fantasticata trincea (e
per la frontiera svizzera), i vari gruppi cominciarono aseparasi.
Bufarini~Guidi cercò di fuggire in Svizzera, ma i partigiani lo stavano
lla

aspettando; trascinato via tra le urla, egli fu portato dinanzi ad una


corte marziale, che lo condannò per i suoi assolutamente incontestabili
crimini. Mentre attendeva l' esecuzione, cercò di inghiottire del
de

veleno, ma non ci riuscì. In uno slancio di quella legalità che egli


aveva sempre ignorato, coloro che lo avevano catturato, lo
trasportarono a Milano, appena liberata, dove una Corte d'Assise
a

confermò la sentenza. Alla luce dei fari di una macchina, fu trascinato


su una sedia, con la camicia bianca aperta sul grasso collo, implorante
as

pietà, mentre una raffica di fucileria lo colpiva a morte.


C

L~~
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la\14

Le ultime ore di Mussolini furono spese tra le braccia di Claretta;


essi trascorsero insieme quella che fu forse la loro unica notte
d'amore. Il giorno successivo, scappando verso la frontiera, con le
mutande bianche di Claretta sventolate in segno di tregua, furono
catturati dai partigiani. Il Duce, nonostante fosse travestito con il
pesante cappotto della Wehrmacht, fu trascinato via dalla macchina,
per affrontare il destino dei tiranni. Alle prime ore, la mattina

ia
seguente, il29 Aprile 1945, in piedi davanti al cancello di ferro di una
villa per le vacanze, il capo di Salò fu mitragliato a morte, assieme

or
alla sua ancora devota amante.
Ma i semi neri del fascismo, generati dal dittatore, stavano già

em
germogliando nella terra fertile della reazione cattolica. Un orda di
nazisti in fuga stava per essere affidata, dalla Madre Chiesa, alle
braccia confortevoli della C.I.A.
M
lla
de
a
as
C

~~,
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CAPITOLO 2
ATTRAVERSO I SOTTERRANEI DEL VATICANQ

Ancor prima della disfatta della sadica neofascista Repubblica di


Salò di Mussolini, e della sua esecuzione da parte dei partigiani, i suoi
servizi segreti avevano predisposto un serbatoio sotterraneo di agenti,
per proseguire nello spionaggio e nelle operazioni clandestine, anche
nel caso di sconfitta da parte degli Alleati. Questi agenti dovevano
trovare nascondigli e reperire vie di fuga, per coloro sui quali

ia
gravavano incriminazioni tali, da dover persino essere protetti dagli
Alleati. L' organizzazione segreta installò il suo quartier generale nel

or
nord, nella città di Padova, che rappresentò da allora come verrà ~

descritto in seguito un rifugio permanente per i neofascisti; si


~

em
costituì come una organizzazione commerciale, i suoi uomini forniti di
documenti falsi, ed il quartier generale della N.A.T.O, a due passi,
come angelo custode, per rifornimenti e protezione. Erano stati presi
accordi con il Vaticano, per dare rifugio ai fascisti nei monasteri e
M
nelle sedi di proprietà vaticana, al sicuro, ed in attesa di ordini, per le
mosse successive, da parte del Segretario di Stato del Vaticano,
lla

Monsignòr Montini, poi diventato Papa Paolo VI.


Documenti, di cui si venne poi in possesso, dimostrano come si
consigliava agli uomini dell' organizzazione di infiltrarsi nei
de

democratici Comitati di Liberazione Nazionale e nel P.C.!. Ciò fu


realizzato, con rapidità ed efficienza, grazie all'attività del futuro
Grande Maestro della P2, Licio; era ancora giovane, ma già giocava
su due tavoli, quello sovietico. e quello statunitense, mentre
a

organizzava vie di fuga verso il più salubre clima argentino del regime
as

di Juan Peron, nata Perrone. *(nota)

*(nota) Vedere rapporto dettagliato in appendice.


C

L~~
L
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2\2

Nel frattempo il maggiore delle S.S, Otto Skorzeny, che, con una
prodezza, aveva liberato Mussolini dalla sua prigione di montagna,
stava mettendo a punto un sistema di fuga per migliaia di criminali di
guerra tedeschi, compresi uomini del calibro di Barbie e Eichmann: la
tristemente famosa operazione "Odessa". Si trattò di costituire 50
stazioni clandestine, che andavano da Brennen, nella Gennania del
nord, fino a Bari nel sud Italia; ciascuna era fonnata da 5 uomini, con

ia
la città di Padova come stazione chiave di collegamento.
Già nell'agosto de11944, si era tenuta una riunione, segreta anche

or
per Hitler, a Strasburgo, nella quale 67 membri del partito nazista ed
un consorzio dei maggiori industriali tedeschi, Thyssen, I.G. Farben,

em
Krupp, Reinmetal, Messerschmidt, ecc avevano progettato come
scampare alla sconfitta. La cosa non deve sorprendere, considerato
che si trattava di persone ed industrie, che avevano ricevuto
M
sovvenzioni dai banchieri americani, a sostegno dell' ascesa al potere
di Hitler e per il riarmo della Wehrmacht, come bastione contro il
Comunismo. *(nota)
lla

Per finanziare la fuga dell' élite nazista sconfitta, quando dovette


cominciare a nascondersi, furono trasferiti 500 milioni di dollari in
paesi neutrali o non belligeranti, in conti bancari di prestanome o di
de

attività di copertura. Furono costituite 750 ditte fantoccio: 112 in


Spagna, 58 in Portogallo, 35 in Turchia, 98 in Argentina, 214 in
Svizzera ed il resto sparpagliato in altri paesi. L'efficienza tedesca
fece sentire la sua presenza clandestina in posti sorprendenti, da
a

Baghdad a Bulawayo (vedi Philippe Aziz). Mentre decine di


as

migliaia di nazisti e fascisti fuggivano verso il sud America e il medio


Oriente, per installarvisi, con la complicità delle filofasciste autorità
locali, la maggior parte dei criminali s~ebbe presto stata accolta
C

benevolmente dalla C.LA, con la prospettiva di asilo negli U.S.A.


Tutto ciò fu realizzato grazie al coinvolgimento diretto del Vaticano,
ed in particolare di una ristretta cerchia di prelati di destra, che
operavano con l' approvazione del Pontefice. (inserire più notizie su
Pio XII)

*(nota) vedi capitolo 40

~&J~
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2\3

Un rapporto segreto, stilato dal rappresentante diplomatico


americano in Vaticano, Harold Tittman, segnalava che papa Pio XII
aveva deciso di predisporre una organizzazione "per controllare la
situazione politica interna italiana, e combattere il comunismo".
Doveva essere gestita dal cardinale Enrigo Gasparri (responsabile di
aver appoggiato la Marcia su Roma di Mussolini) e doveva
comprendere monsignor Montini, padre Norberto de Boynes,

ia
generale dei Gesuiti, Pietro Boetto, arcivescovo cardinale di Genova,
e l'integralista di destra, cardinale Caccia~Dominiani. Montini

or
doveva mantenere le relazioni con l' episcopato italiano e, tramite
questo, indirizzare l' attività di tutti i parroci italiani; così come

em
doveva tenere informata l'organizzazione su quel che pensava la
gente. Dopo la liberazione di Roma, Montini aveva cominciato a
collaborare con l'O.S.S, fornendo persino informazioni, sugli
M
obiettivi da colpire in Giappone, all' Air Force. (per la mobilitazione
della organizzazione cattolica e le affermazioni del Pontefice, vedere:
l' 85600\5~ 146 di Harold Tittman).
lla

Un rapporto della O.S.S segnalava che un gruppo di industriali


italiani del nord, fra i quali spiccava un genovese, armatore e
zuccheriere, Rocca Piaggio, aveva anch' esso deciso di intraprendere
de

una offensiva, su tutta la linea, contro il comunismo, facendo


propaganda contro i suoi leader, corrompendo i suoi giornalisti, ed
armando squadre anticomuniste, come gli squadristi di Mussolini del
a

1922, e le sue Brigate Nere del 1944; migliaia di quegli uomini


stavano solo aspettando l' occasione per vendicarsi della ignominiosa
as

sconfitta, sofferta per mano dei partigiani democratici ne11945.


Piaggio si espresse con chiarezza: avrebbe preferito consegnare
le sue industrie agli Alleati, piuttosto che lasciarle cadere nelle mani
C

degli operai.

~~,
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2\4

Il professore Mario Francesco Odasso ~ un altro accademico


fasullo: le cattedre nell'Italia democristiana possono essere valutate
come i titoli nobiliari al tempo di Lloyd George ~ che era stato
nominato, grazie alla sua posizione, amministratore dell'importante
industria tessile Snia Viscosa, fu il promotore dell 'associazione
segreta fra gli industriali. I nomi della quale sembravano usciti dalla
lista di invitati al matrimonio di un Agnelli. Altri membri erano

ia
Franco Marinotti, suo superiore alla Snia Viscosa, il propagandista
Luigi Barzini Jr., assieme alla moglie Giannalisa FeltrinelIi. Gli

or
industriali sostenitori erano Vittorio Valletta della F.I.A.T, e i
magnati della gomma, Piero Pirelli, e dell'acciaio Enrico Falk. Essi

em
si tassavano ogni anno di 120 milioni di lire; i soldi venivano
depositati nella Città del,Vaticano, per essere investiti, e quindi messi
al riparo dalla svalutazione della lira.
Un altro rapporto della O.S.S, ottenuta co] consenso di fonti del
M
P.C.!, esponeva nel dettaglio un piano messo a punto da industriali
italiani, uomini d'affari e grandi proprietari, in associazione con forze
lla

monarchiche, per organizzarsi contro la minaccia delle


espropriazioni. L'obiettivo di tali gruppi, descritti come "sotto gli
auspici della massoneria italiana e britannica", era quello di "agire
de

sulla diplomazia internazionale ed interna, per poter quindi avere


sotto controllo i governi e cambiare quelli che si dimostrino benevoli
verso il comunismo".
Tali industriali venivano accusati di pianificare l' organizzazione
a

di squadre della morte, formate da nazifascisti e gangester


as

professionisti, per essere usate contro i comunisti, per assassinare


altri ufficiali, ed effettuare attentati terroristici contro la popolazione
civile, usando materiale falsificato e riconducibile alla Sinistra, per
C

far credere che queste azioni provenissero da quella parte. I rapporti


furono ben presto confermati, quando i membri delle Brigate Nere di
Mussolini, freschi massacratori nel regime di Salò, cominciarono ad
essere apertamente arruolati in bande paramilitari anti~antifascisti.

~~,
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2\5

La strategia delle operazioni segrete in Italia, era già stata


messa a punto dal Gen. dell'O.S.S, William I. Donovan, poco dopo
la liberazione di Roma, nel giugno '44. Il nemico, non più il
fascismo, ma la Sinistra ~inprimis socialisti di Nenni e comunisti di
Togliatti~ doveva essere indebolito, e se possibile, battuto, con tutti
i mezzi possibili: gli uomini da reclutare, più disponibili ed
informati, erano, naturalmente, i superstiti dei Servizi Segreti

ia
fascisti, l'O.V.R.A, il S.I.M e in particolare la sezione segreta
autonoma del contro spionaggio di quest'ultimo. *(nota)

or
La fiducia reazionaria consisteva nell'abbondante disponibilità
di personale professionista autoctono, addestrato da 20 anni, a

em
fiutare e neutralizzare quelli della Sinistra, fornito di migliaia di
dossier, completi di foto segnaletiche. Ben fmanziati e, tramite le
forze armate alleate, protetti nei confronti, in particolare, delle
M
nuove leggi contro il fascismo e il neofascismo, gli agenti potevano
dedicarsi alloro lavoro senza problemi finanziari.
Già l'O.S.S di Donovan aveva accolto membri dei disciolti
lla

Servizi Segreti di Mussolini, e li aveva impiegati per usare la loro


esperienza in sabotaggi, ricatti ed assassinii, e senza rischi. Come
l' ancor più segreta Cheka di Mussolini ~un gruppo di picchiatori
de

sfacciatamente gestiti dal Ministero degli Intemi~, questa nuova


Cheka americana aveva il compito di minacciare o eliminare figure
importanti e importune della vita politica ed economica italiana. Il
a

che, in pratica, stava ad indicare qualsiasi persona di sinistra, che


intendesse ristabilire una democrazia laica.
as

*(nota) L'O.V.R.A era la polizia segreta di Mussolini; il


S.LM, l'ufficiale Sevizio Segreto dell'Esercito, che era comunque
C

controllato da agenti fascisti.

~~,
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2\6

Per agire in stretto collegamento con il Vaticano, Donovan


piazzò, dietro le quinte, un domenicano esperto di spionaggio, padre
Felix Morlion, da poco reclutato in Belgio, che doveva restare
agente effettivo, anche per gli anni a venire.
Per le operazioni di copertura immediata, in stretto contatto con
il Vaticano, Donovan si portò da Londra un 27enne anglicano,
James Jesus Angleton, incaricato di essere il referente romano dell'

ia
X~2, la più segreta, indipendente, pericolosa sezione dell'O.S.S, che
gestiva il controspionaggio. Solenne e di carnagione olivastra, con

or
una bocca larga e carnosa, grandi orecchie e capelli ondulati con la
riga in mezzo, Jim, come era chiamato, era il figlio del Lt.

em
Colonnello Hugh Angleton, anch'egli agguerrito reazionario
anglicano, veterano del distaccamento a.s.s della V Armata in
Italia. Per molti anni concessionario per l'Italia dei registratori di
cassa "National", a Milano, e presidente, qui, della Camera di
M
Commercio, il vecchio Angleton era in ottimi rapporti con quella
élite fascista, che credeva che l'Italia gli fosse stata affidata da Dio.
lla

Come ci si poteva aspettare, egli era anche un membro, di grado


elevato, della Massoneria di rito scozzese, la stessa che aveva fatto
salire al potere Mussolini nel '22, abbattuto nel '43, e che sarebbe
de

stata successivamente diretta da Licio Gelli nell'italia del


dopoguerra.
Jim era stato messo al mondo da Hugh a Boise, Idaho, nel1917
con una messicana 17enne incontrata neI periodo in cui, insieme a
a

"Wild Bill'" Donovan e "Black Jack" Pershing, cavalcava


as

all'inseguimento di Pancho Villa. Quando la famiglia Angleton si


trasferì a Milano, negli anni '30, il piccolo Jim, aveva imparato a
parlare italiano, e aveva poi stretto legami amichevoli con gli
C

avanguardisti fascisti.
In Inghilterra, prima al Malvem College, e poi a Yale, Jim si
era dedicato apparentemente alla poesia, e pubblicava una rivista
letteraria, chiamata Furioso, in cui apparivano poesie di Ezra Pound,
le cui teorie fasciste lo avevano affascinato; in Italia nel periodo
post ~bellico, egli gli fece visita più volte in carcere, dove il poeta era
detenuto, per reati di tradimento contro gli U.S.A, e riferiti alle sue
trasmissioni radiofoniche di propaganda fascista.

~~,
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2\7

Per assicurarsi che la polizia, nell'Italia del dopoguerra, fosse


diretta dagli stessi poliziotti che avevano fatto corona al regime di
Mussolini, 1'X2 cominciò a lavorare subito dopo la liberazione di
Roma, nel giugno del 1944, mentre le forze tedesche si trovavano
ancora a sud di Firenze. Da ciò che rimaneva del Ministero degli
Interni Italiano, 1'0.S.S assunse un giovane poliziotto, Federico
Umberto D' Amato e lo fece paracadutare nel territorio controllato

ia
dai tedeschi, con il compito di contattare in segreto, nella zona di
Salò, Guido Leto, un poliziotto di carriera da tempo al comando

or
della polizia segreta di Mussolini, l'OVRA. Ciò che l' O.S.S
voleva, erano gli archivi dell'OVRA, completi dei dossier di tutti gli

em
antifascisti conosciuti, specialmente socialisti e comunisti, per
tenerli sotto controllo, al meglio. Ciò che Angleton aveva in mente,
era di salvare Leto e gli altri alti commissari regionali dell 'OVRA,
al fine di formare una équipe di specialisti contro la Sinistra.
M
Subito dopo la morte di Mussolini nel 1945, i poliziotti segreti
del Duce vennero trasferiti dall'O.S.S a Roma, sottratti alla giustizia
lla

partigiana, per andare ad occupare i posti chiave nella burocrazia


della ricostituita polizia dell'Italia liberata, saldamente protetti dagli
Alleati, loro datori di lavoro. Fra i colleghi di Leto vi erano:
de

Riccardo Pastore, capo dell'OVRA di Napoli e Ciro Verdiani,


responsabile della Serbo~Crazia, un collega degli assassini ustasci;
egli doveva diventare il primo Comandante di polizia della Roma
liberata.
a

Dei 369 prefetti nell'Italia liberata, solo 2 non avevano fatto


as

parte del regime fascista. Dei 274 capi di polizia e dei loro vice,
solo 5 avevano avuto rapporti con la Resistenza.
Per quanto riguarda i Carabinieri, il loro Comandante Generale
C

fino al 1944, il Generale Giovanni Pieche, aveva agito, in qualità di


spia n° 1 di Mussolini, in appoggio del dittatore ustascio, Ante
Pavelic. Sotto il governo De Gasperi, sarebbe diventato l'esperto
anti~insurrezionale di Scelba.

~.~{,
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2\8

Per il successivo mezzo secolo, D' Amato avrebbe agito, come


agente segreto di Angleton, nel ricostituito Ministero degli Interni in
Italia, lavorando segretamente per l'O.S.S, poi per la e.LA e infme
per il Maestro Venerabile Licio Ge1li, capitalizzando la sua
posizione chiave come ufficiale di massima sicurezza per tutte le
autorizzazioni N.A.T.O .
Con la liberazione di Milano, Angleton, che non faceva segreto

ia
delle sue simpatie c1erico~fasciste, fu inviato dall'Ammiraglio
E1lery Stone, schierato sulla stessa linea, Capo della Commissione

or
di controllo alleata, per salvare il suo vecchio amico Valerio
Borghese, il Principe Nero, nel caso che questo inflessibile fascista,

em
fosse stato condannato a morte dai partigiani, come rappresaglia per
i misfatti della sua X Mas, i boia delle Brigate Nere di Mussolini.
Aiutato da un ufficiale (presente e futuro) dei Sevizi Segreti
M
Marittimi Italiani, capitano Carlo Resio, riuscì a trovare Borghese
che si era nascosto a Milano, e lo scortò a Roma, travestito con una
uniforme americana, sottraendolo alla giustizia, e lo nascose
lla

nell' appartamento di un amico compiacente.


Che l'Ammiraglio Stone desiderasse salvare Borghese, non
deve sorprendere: prima de1la guerra, Stone era stato il
de

rappresentante in Italia della multinazionale 1.T.T, ed era stata la


LT.T, insieme ad altre società americane, a finanziare la rivoluzione
di Hitler e a riannare la Wehrmacht per la guerra. *(nota)
a

*(nota) Sosthenes Behn, "il re mondiale del telefono",


as

fondatore americano della I.T.T. nel 1920 (con fmanziamenti


Morgan) aveva guadagnato l' accesso alla simpatia della élite
nazista, tramite le compagnie LT.T tedesche, di cui era proprietario.
C

I suoi dirigenti tedeschi erano il Barone Kurt Von Schroeder, un


colonnello delle S.S, e Walter Schellenberger, capo della
Sicherheitsdienst di Himmler, o Forza di Sicurezza.
Durante la guerra, la LT.T continuò a produrre sofisticate
attrezzature per le comunicazioni per i nazisti; come proprietaria di
gran parte della Focke~wulf, i suoi aerei bombardarono la Gran
Bretagna e mitragliarono spietatamente i soldati americani sul
campo.

~~L,
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2\9

Stone, ammiratore del blasonato Borghese, aveva sposato una


giovane contessa italiana ed era stato nominato Gran Ufficiale della
Corona d'Italia. Dopo la guerra, tomato nell'I.T.T, Stone venne
descritto da Antony Sampson in "The sovereign state of LT.T" (lo
stato sovrano della LT.T), come un uomo molto attivo in Europa,
sempre in movimento per contattare i suoi vecchi amici, lasciando il
suo nome ovunque, intrattenendo ospiti al Savoy (a Londra) e nella

ia
sua suite speciale all 'Hotel Metropole di Bruxelles a suo agio
ovunque come sul suo ponte di coperta.

or
Né il suo protetto, Angleton, si limitò a salvare e reclutare
fascisti italiani. Quando il Capo del controspionaggio dell' esercito

em
tedesco per il nord Italia, George Sessler, consegnò la sua intera
documentazione agli Alleati, Angleton ordinò che tale "regalo
inaspettato", fosse tenuto lontano dagli inglesi: temeva che questi
M
potessero condannare Sessler come criminale nazista. Quando
Sessler fu processato, Angleton Io fece uscire di prigione mediante
corruzione. David Martin, nel suo "Wilderness of Minors"
lla

(Specchi Selvaggi), riferisce che Angleton premiò Sessler con una


nuova identità, lo fece riunire alla sua compagna, facendoli stabilire,
come proprietari di una pensione, nel sud della Francia.
de

Già nel 1945, la politica di salvataggio dei vertici nazisti, e la


loro assunzione presso i Servizi Segreti americani, aveva ricevuto il
suo imprimatur allivello più alto: da Eisenhower e dal suo Direttore
a

del Personale, il Generale Walter Bedell Smith, futuro direttore


della C.LA. Questi assunse deliberatamente, ed in gran segreto, il
as

Generale Maggiore Reinhold Gehlen, un nazista esperto di cose


sovietiche, unitamente al suo staff dei Servizi Segreti del "frende
Shere Host", che affermava di essersi profondamente infiltrato nella
C

Russia sovietica, ed aver accumulato tonnellate di impressionanti


archivi. Anni dopo, una volta spremuti dalla C.LA, i documenti di
Gehlen furono consegnati ai Servizi Segreti della Germania ovest,
dove circa 4000 agenti delle s.S. ed S.D. erano stati assunti, e
avevano mantenuto i loro contatti con l'Internazionale Nazista in
tutto il mondo, ignari che in essa si fossero profondamente infiltrati
i Sovietici.

~ {hJ-
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2\10

La stessa tattica, impiegata nell'Italia fascista, era più difficile


da tenere segreta. Quando il Gen. Mario Roatta, già capo del S.LM,
fu processato per una serie di delitti e crimini, fra i quali
l' avvelenamento con il curaro, di diplomatici abissini, gli inglesi,
temendo che Roatta potesse fare rivelazioni su compromettenti
corrispondenze tra Churchill e Mussolini, favorirono la sua fuga;
egli fu trasferito in uno ospedale militare e affidato alla sorveglianza

ia
del Generale dei Carabinieri, Taddeo Orlando, un uomo che aveva
operato, come sottoposto di Roatta, in Albania e Jugoslavia. Qui

or
entrambi erano stati fra i protagonisti nell'infliggere torture e
condanne a morte a partigiani. Roatta non ebbe alcuna difficoltà ad

em
eludere i suoi custodi, e con indosso unicamente un pigiama, si era
dileguato dall' edificio; saltato il recinto del giardino accanto al
Tevere era scappato, con l'aiuto del Vaticano, in Spagna dove visse
senza essere ricercato, libero, negli anni a venire, di progettare con
M
il nazista Maggiore Skorzeny ed il neofascista Principe Borghese,
un colpo di stato per ristabilire il fascismo in Italia. Per aver favorito
lla

la fuga di Roatta, Orlando venne promosso comandante dei


Carabinieri, ufficio nel quale le sue tendenze politiche lo spinsero a
favorire noti fascisti ed ostacolare i loro oppositori.
de

Solo quando il Colonnello Sante Emanuele, del controspionaggio


S.l.M., venne arrestato, il Paese fu messo a conoscenza, con la sua
confessione, di una lunga serie di crimini, compreso un omicidio
perpetrato sotto il regime fascista. I fratelli Rosselli erano stati
a

brutalmente assassinati dai fascisti francesi, i Cagoulards, in cambio


as

della fornitura di mitragliatrici Beretta, da parte del S.I.M, una storia


ricostruita fedelmente nel romanzo di Moravia, "Il conformista" e nel
film di Bertolucci. Altri delitti ed atrocità erano stati portati a termine
C

dall' estrema Destra e dai Cagoulards, al servizio dei loro datori di


lavoro Darlan e Petain. L'obiettivo a lungo termine della
cospirazione del S.I.M, era quello di creare un grande blocco fascista,
comprendente Germania, Francia, Italia, Spagna e, a tempo debito,
l' America Latina.

L~,c
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2\11

I cospiratori avevano in comune il collegamento con il Vaticano


e con una misteriosa organizzazione sinarco~massonica, che aveva
agenti dislocati in ogni posizione strategica, compresi, anzi
soprattutto, gli U.S.A. Gli agganci segreti con tale cospirazione
mortale furono, ben presto, ristabiliti e consolidati dal Maestro
Venerabile della Massoneria, Licio Gelli, con la sua occulta Loggia
P2. Fu fra questi personaggi equivoci che 1'0.S.S e la C.LA

ia
detenninati dalla loro endemica paranoia anticomunista, scelsero di
selezionare gli agenti operativi, per promuovere quelli che

or
fraintendevano essere gli interessi degli U.S.A nel mondo.
Non a caso, il Capo dei Servizi Segreti della O.S.S, in Italia, era

em
Earl Brennan, un massone di rito scozzese, del 33°, elevato a tale
augusto rango, negli anni 20, nella medesima Loggia toscana
frequentata da Balbo e Farinacci, i fedeli di Mussolini, e che, più
tardi, sarebbe stata guidata da Licio Gelli.
M
Nonstante fosse stato il primo massone americano ad arrivare a
Roma, Hugh ~il padre di Jim Angleton.. che si appoggiava al
lla

comandante della V Armata, il Gen. Mark Clark, anch' egli massone di


rito scozzese, era sorvegliato da vicino da un agente di Earl Brennan.
Michael Chinico, che in precedenza aveva lavorato nell 'ufficio del
de

Notiziario Internazionale di Roma ed era tornato con l'incarico di


corrispondente di guerra, doveva, con i fondi di Brennan, aiutare il suo
vecchio Grande Maestro, Raoul Palermi, che nel frattempo aveva
lavorato in segreto per l'OVRA di Mussolini.
a
as
C

L-~,
c

'1 '\
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APPENDICE 2
LA CONNESSIONE AMERICANA

Per comprendere il meccanismo di perpetuazione del


fascismo in Italia, e il suo velato controllo da parte dei fascisti
americani tramite la CIA, bisogna tornare a11943.
Solo all' alba della liberazione della penisola, quando le
truppe alleate trascinarono i loro stivali infangati su per lo Stivale, le

ia
logge Inassoniehe liberali enlersero dai bui sotterranei, per
sventolare le loro verdi bandiere, che avevano riposto per vent'anni.

or
Mark W. Clark, generale USA, massone di trentatreesimo
grado, pose il proprio quartier generale nella malandata Reggia di

em
Caserta, a nord est di Napoli. I massoni italiani, appena conosciuta
la lieta notizia, giunsero scodinzolando, con il cappello in mano, per
riallacciare le relazioni con i loro conftatelli americani. Spuntarono
logge di ogni tipo, che sostenevano di rappresentare I' autentica
M
massoneria, esibendo attestati e pergamene, e cercando
riconoscimento e soldi. Sfortunatamente per i massoni liberali di
Giustini, Clark era un massone di rito scozzese.
lla

A Napoli, il mafioso Charles Paletti, ex governatore di New


y ork, si illsediò CaIne Govenlatore luilitare di tutta l'Italia occupata,
de

assistito dal vecchio amico di Cosa Nostra di New York, Don Vita
Genovese, un criminale che era sfuggito ad una accusa di omicidio,
nel 1937, con un bottino di 750mila dollari, con cui comprare il
rispetto degli eminenti fascisti napoletani. "Scoprì che il genero di
a

Mussolini sniffava cocaina, ciò era tutto quello di cui Vita aveva
as

bisogno di sapere" disse Lucky Luciano con professionale


ammirazione. "Da lì in avanti, divenne il fomitore personale di
Ciano" .
C

L~,
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AP.2\2

Nella Napoli liberata, Genovese usò la propria conoscenza


dell'inglese, e i suoi contatti mafiosi, per divenire l'interprete delle
Forze Alleate, posizione chiave per alimentare un prosperoso
luercato nero, e con parte dei guadagni, nonché una lussuosa auto
bianca, ricambiare Paletti. *(nota).
Anche gli espatriati piÙ nobili ritrovarono la strada di casa.

ia
Insieme agli eserciti di liberazione, giunse un gruppo di massoni
esiliati di Palazzo Giustiniani, talvolta sostenuti e talvolta ignorati

or
dai confratelli inglesi e americani. Essi si davano da fare per
l'immediata abdicazione di Vittorio Emanuele Ill, a causa del suo

em
sostegno ondivago del fascismo, e il suo vigliacco comportamento
nella mancata difesa della sua capitale dai tedeschi. Desideravano
fonnare un governo anti fascista, con il giovane nipote del re come
monarca, sotto reggenza. Non avevano calcolato il sostegno
M
reazionario di cui godeva il re e il suo valletto Badoglio: dovevano
rimanere al potere, con l' aiuto dei servizi segreti alleati, sulla base
della cinica teoria che erano più vulnerabili e ricattabili, che non gli
lla

ostinati partigiani che perseguivano la democrazia.


de

*(nota).
La Divisione di investigazione criminale dell' esercito
inchiodò Genovese, come il capo di una banda di disertori canadesi
e civili italiani, che rubava rifornimenti dell'esercito USA. Riportato
a

negli Stati Uniti, accusato di omicidio, evitò il processo a causa


as

dell' avvelenamento del testimone chiave, Peter La Tempa. Quando


un altro magistrato tentò di incrim inarlo, il suo testimone chiave
"Rupolo il Falco", fu trovato cadavere e mutilato nella Jamaica Bay.
C

L~,
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AP 2\3

Sull' altro fronte, nella Roma occupata dai tedeschi, gli agenti
segreti di Badoglio (appartenenti al vecchio SIM) si trovarono a
combattere su tre fronti: contro i tedeschi, che li consideravano
traditori dell'Asse; contro i repubblichini di Mussolini, che li
consideravano traditori del Duce; e contro i Comitati di Liberazione
Nazionale ~soprattutto il Partito d' Azione, socialisti e comunisti~

ia
che avevano ogni ragione di considerarli traditori del popolo
italiano.

or
La Massoneria del Gesù, nell'Italia tedesca, era ufficialmente
rappresentata nei C0111itatidi Liberazione, dal cosiddetto Partito

em
Socialista Democratico, una élite di vecchi massoni, come gli ex
premier Bonomi, Orlando, Nitti e De Nicola. Aveva a che fare ben
poco sia con la democrazia che con il socialismo, e poteva essere
considerata a malapena un partito, visto che aveva la testa ma non il
M
corpo. Come figura dominante militare fu scelto il vecchio generale
giustiniano, Roberto Bencivenga, il quale svolgeva il suo lavoro
dall'interno di un sicuro monas'tero del Vaticano.
lla

L' anticomunismo, che caratterizzava questi veterani ~per non


parlare della loro certezza di quale tavolo scegliere a cui
de

accomodarsi~ li avvicinò a Badoglio, e agli ufficiali del SIM, fra cui


il giovane colonnello De Lorenzo.
Come gli Alleati si accinsero a liberare Roma, incaricarono
Bencivenga del comando delle forze partigiane locali, ufficialmente
a

per unificare il Comitato di Liberazione, ma in realtà per emarginare


as

le forze di sinistra.
C

iL k~,
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AP 2\4

Gli Alleati erano detenninati a tenere Roma saldamente in


pugno, senza preoccuparsi della libera autodeterminazione politica.
Badoglio e il suo re si preparavano ad agire come esecutori, per
conto dei loro conquistatori, progettando di rioccupare il Quirinale,
attaccati alla giacca degli Alleati, protetti da un battaglione di

ia
Carabinieri. Ma non era destino. Bencivenga tergiversò troppo a
lungo, dal suo nascondiglio vaticano, mentre i membri della

or
resistenza, seguendo le indicazioni den 'OSS, prendevano il
controllo della città, che consegnarono intatta nelle mani degli

em
Alleati.
Nell'aria soffocante di Roma liberata, nell'estate del '44,
spirò ciò che lo storico H. Stuart Hughes definì "La brezza
chiarificatrice del nord" fredda abbastanza, da costringere Badoglio
M
a dimettersi, e il re ad abdicare a favore del figlio Umberto.
11vuoto fu riempito da un governo in cui erano rappresentati
lla

tutti e sei i partiti del Comitato di Liberazione Nazionale, capeggiato


dal massone Ivana Bonami, con il giustiniano Carlo Sforza al
Ministero degli Esteri, e il giustiniano Tito Zaniboni ~ appena
de

liberato dalla prigione di Ventotene dall'OSS~ accusato di eliminare


i fascisti, per vendicare i vent' anni passati in prigione, a seguito
dell'attentato al Duce del '24.
Ma i leader del governo esapartito a Roma, come sottolinea
a

Hughes, non erano altro che i fantasmi del vecchio parlamento


as

oligarchico, che tornavano a fluttuare nelle aule di Montecitorio, per


tentare di restaurare la democrazia, così come esisteva in Italia
prima del 1922. Non riuscirono nel loro intento: una nuova
C

generazione di massoni stava per contrapporsi loro, per il controllo


del Paese, finanziati prima dall'OSS e poi dalla CIA, segretamente
manipolati dal Vaticano, e ufficialmente guidati da De Gasperi e dal
suo partito democristiano.

L~~
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AP 2\5

Il primo degli agenti massoni di Brennan a rientrare nella


Roma 1iberat~ fu Michael Chinigo, di origine albanese, che aveva
lavorato in Italia per l'INS, prima della guerra, ora travestito da
Brennan conle corrispondente di guerra per Hearst.
Chinigo trovò il vecchio Gran Maestro di Brennan, Raoul
Palenni, anch'egli fresco d'esilio in Sicilia, pronto a darsi da fare,

ia
per sostenere gli Alleati, indirizzando Chinigo al Supremo
Consiglio dei 33, con un messaggio untuoso per il confratello

or
massone, Franklin D. Rooosevelt, il quale aveva rapidamente
ritnpiazzato il Duce negli affetti di Palenni.

em
Per dare corpo alla rinascita ufficiale dei Massoni di Gesù,
con i soldi dell'OSS, Palermi giudiziosamente stabilì la sede nel
vecchio palazzo Barberini, a via della Mercede, di fronte al Club
della stampa estera. Lì, convocò i 12 membri del Consiglio
M
Supremo~ ma vi erano già dei rivali nella loggia, che conoscevano la
sua lunga deferenza ossequiosa verso il FascislllO, e ritenevano
lla

fosse più saggio che lasciasse 1'incarico di Gran Maestro a qualcun


altro. Palenni non se ne diede per inteso, neanche quando il suo
nome figurò nella Gazzetta ufficiale fascista, come membro della
de

polizia segreta di Mussolini, 1'OVRA, e fu obbligato a fare un passo


indietro~ continuava comunque a ritenersi il Sovrano Comandante
del Rito.
I confratelli dissidenti formarono una Loggia rivale,
a

stringendosi attorno al generale Ricciotti Garibaldi, nipote del


as

grande liberatore. Coloro che rimasero nella Giustiniani facevano


notare che Ricciotti Garibaldi aveva anch' egli lavorato per l'OVRA,
e che ~nei primi tempi dell' euforia antifascita~ era stato internato a
C

Padova, e liberato grazie all' amnistia di Togliatti.

~~,
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AP 2\6

In tutta Rom~ gruppi di massoni si diedero da fare per


ricostituire le loro logge, cercando di ristabilire i contatti con il
Grand Orient francese, e con le logge di Rito Scozzese statunitensi.
Maynard Johnson, Gran Maestro di Rito Scozzese dei distretti del
nord, forti di due milioni e mezzo di adepti, consentì a riconoscere i
massoni di Palazzo Giustiniani e ristabilire le relazioni. Era

ia
spalleggiato da John Cowles, Gran Sovrano della Grande Loggia di
Rito Scozzese del sud il quale, sotto inchiesta, aveva revocato il

or
riconoscimento delle Logge di Gesù del 1908.
A ROIna arrivò un altro degli agenti n1assoni di Brennan, "Il

em
reverendo" Frank Gigliotti, il rappresentante dell' anticomunismo,
che faceva avanti e indietro tra la Massoneria americana e quella
italiana. *(nota).
M
*(nota) Nonostante il suo nome, Gigliotti era cresciuto nel
Montana, come un indiano d'America, e aveva fatto parte della rete
di trasmissioni, usata durante la prima guerra mondiale, per la
lla

sicurezza derivante dall'idioma indiano incomprensibile per i


tedeschi. Guadagnò una borsa di studio dalla Legione Americana
de

per Roma, e qui fondò una stazione della Legione, di cui fu a capo,
sottraendosi all'abbraccio dell'Italia fascìsta, e persuadendo
Washington a pennettere agli italo..alnericani, che avevano
combattuto nell'esercito italiano, di rientrare negli USA senza
a

pregiudizio, e accordare loro la cittadinanza statunitense. Brennan


as

favorì Gigliotti prima della seconda guerra mondiale, finanziando i


suoi viaggi a Washington e lo iniziò nella confraternita di Gesù.
Gigliotti fu anche inserito nei "Figli d'Italia", quella potente
C

organizzazione conservatrice italo..a¡nericana, presieduta dal


magistrato di New York, Ferdinand Pecora.

L~,
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AP 2\7

Il compito di Gigliotti, nel 1947, era di ricreare una


massoneria anticomunista, riunendo la Gesù e la Giustiniani, ed
escludendo qualsiasi adepto di sinistra. Brennan gli aveva dato 34
mila dollari da investire. Ma non era così facile, e i soldi non
potevano fare tutto.
La prima mossa di Gigliotti a Roma era stata di aiutare i
Giustiniani a riprendere possesso del loro quartier generale, un

ia
vecchio palazzo in via del Governo Vecchio, sottratto dal governo
fascista. Il Gran Maestro entrante Publio Cortini, un industriale

or
saragattiano, aveva fatto ricorso alla Corte di Cassazione. Gigliotti,
che era in contatto anche con Christian Herter (più tardi Segretario

em
di Stato) della Loggia di Mount Tabor, a Boston, offrì di fare da
intermediario per riunire i massoni italiani ai loro confratelli nord
atllericani, e convinse l' Atnbasciata a iniziare una campagna di
stampa. La Corte di Cassazione intanto decretava la restituzione del
M
Palazzo.
A questo punto, il Gran Maestro Maynard Johnson di Boston,
che aveva riconosciuto il Grande Oriente Italiano, rimase dì stucco
lla

nell'apprendere chela Giustiniani contava, oltre ai repubblicani più


111oderati,che avversavano l'influenza clericale nella vita politica
de

italiana, anche molti uomini di sinistra, specialmente socialisti e


qualche comunista. Fabiani lo racconta nella sua opera illuminante
sulla massoneria italiana: "Si trattava del periodo in cui la loggia
segreta, Propaganda, era ancora addetta alla protezione dei
a

confratel1i più in vista dai "fulmini" del Vaticano. II meglio della


as

fatlliglia romana dei nlassollÍ era riunita nella Loggia di Cola Di


Rienzo, alla quale apparteneva l' editore comunista di Paese Sera,
Tommaso Smith, deputato comunista nena prima legislatura. Non
C

durò a lungo.

L &J(,
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AP 2\8

Furioso all'idea di dover sostenere dei sovversivi, Johnson


ritirò il proprio ricol1oscnnento alla Giustiniani, e fece di tutto
perché il Gran Maestro del sud facesse altrettanto con le logge
italiane che avessero ammesso degli elementi radicali. Per questo
stato di cose, i giudici romani rovesciarono la loro sentenza sul
quartier generale della Giustiniani.
Per quel che riguarda i confratelli della Gesù, Raoul Palenni,

ia
manovrando per rientrare nel suo ufficio massonico, si mise al
sicuro con gli USA, con una circolare che affennava che le sue

or
logge escludevano tutti gli atei dichiarati. "Aderiamo ai principi
morali e sociali della religione praticata da quasi tutti gli italiani,

em
quella cattolica. L'alta autorità morale della Chiesa è assolutamente
essenziale per il futuro della Nazione e della umanità".
Quindi, forse sentendo la minaccia della morte vicina,
Palermi si liberò di 50 anni di segreti, e fece atto di pubblica
M
sottomissione alla Chiesa, annunciando il proprio ritiro dalla
Massoneria. Ricevuto in udienza da Pio XII, il vecchio Gran
Maestro della Gesù, che aveva collaborato all'intesa tra Mussolini e
lla

il Vaticano, ottenne infine il suo premio: il ritiro della scomunìca.


Egli Illorì, superati gli 80 anni, tra le braccia di Madre Chiesa, ed
de

ebbe un funerale religioso celebrato a San Gioacchino di Prati, con


circa 500 confratelli della Gesù presenti. Durante il sermone,
l'officiante commentò: "Nonostante il deceduto fosse consapevole
di aver peccato, si rese poi conto dei propri errori, e si pentì
a

aggiungendo minacciosamente.. dovrebbe essere un esempio per chi


as

ha ancora il tempo di pentirsi".


C

Lu,
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AP 2\9

Appena la bara fu sotterrata al cimitero, uno dei devoti di


Palenni, il prefessor Manfredi de Franchis, maestro di Rito
Scozzese, dichiarò: "Non è vero che Raoul Palermi abbia rinnegato
la Massoneria. Fino alla sua morte, l'altra sera, era il nostro
legittimo Gran Maestro, si recava regolannente al suo ufficio per
dirigere la vita della comunità".

ia
Di lì a poco la Loggia Trinagria si distaccò dal gruppo di via
della Mercede ~piazza del Gesù, affermando che il nuovo Gran

or
Maestro, Cesare Terzani, si era accordato con il padre gesuita
Macri, per porre il gruppo sotto la direzione dei gesuiti. Era

em
abbastanza chiaro, in ogni caso, che coloro che seguivano Terzani
erano dei forti sostenitori democristiani, che spalleggiati dalla CIA
appena nata, stavano per dar prova di se nelle crociali elezioni del
1948.
M
Uno dei gruppi che si erano staccati dai massoni di Gesù di
Palern1Î, l' Alatll, capeggiato dal dottore del Vaticano, Tito
Ceccherini, si diceva che iniziasse chiunque fosse disposto a pagare,
lla

per lo più ex fascisti. Il colpo migliore di Ceccherini era stato di far


iniziare l' atnico di Brennan, il principe siciliano Alliata di
de

Monreale, definito da Fabiani, "amante di Casa Savoia, delle belle


donne e del gioco di azzardo", che fu poi nominato Sovrano
Comandatlte di Rito Scozzese, soprattutto perché era riuscito ad
acquisire al gruppo Alam il sostegno dei distretti del sud degli USA.
a

Ma poi Alliata ruppe i rapporti con Ceccherini, e formò un gruppo


as

proprio, portandosi appresso il credito statunitense. I massoni


atnericani, rendendosi conto dell' incongruità della situazione,
diedero illoTo sostegno ad Alliata, riunendo la Massoneria italiana.
C

L~\
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AP 2\ IO

I Gran Comandanti Sovrani americani, del distretto del nord e


del sud, giunsero infme in Italia. Gigliotti li incontrò al porto di
N apoli, e li condusse a Roma per incontrare il Ministro delle
Finanze, il massone democristiano Giuseppe Trabucchi e Antonio
Segni, il Ministro degli Affari Esteri e successivamente presidente.

ia
Gli americani fecero pressioni affinché si riunisse la
Massoneria italiana, il che, commenta Fabiani, accadde "dopo

or
alcune procedure grottesche". L' amico di Brennan, Alliata di
Monreale, consapevole che il suo piccolo gruppo sarebbe sempre

em
stato confinato ai margini, tese la mano ai membri della Giustiniani.
Ma questi, continua Fabiani, conoscendo il tipo di fascisti che aveva
ftequelltato le Logge di Alliata e Ceccherini, dichiararono che
avrebbero accettato solo a patto di esaminare le credenziali di ogni
M
singolo membro.
Molti massoni italiani sparirono dalla circolazione, compreso
lla

Alliata, che rinunciò alla sua posizione nella confraternita. Era stato
talmente poco accorto, da essere processato per bigamia, e fu
interrogato dalla Caillera, riguardo il l11assacro di Portell a della
de

Ginestra, perché il cugino di Giuliano, Pisciotta, lo aveva accusato


di esseme il mandante, insieme al Ministro degli Interni Scelba.
Per riunire la Massoneria italiana e mantenere i suoi stretti
legami con la CIA, fmalmente si presentò l'uomo giusto, secondo
a

gli americani, al ruolo di Gran Maestro: un dignitario spirituale


as

della Chiesa gnostica di Ravenna, imbevuta di rituale esoterico della


Massoneria, Giordano Gamberini.
Giovane in confronto all' età media dei politici italiani ~aveva
C

45 anni~ politicamente 11loderato, segretario provinciale del PSDI,


Gamberini venne eletto Gran Maestro, nel giugno de11960.

~~,
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AP 2\11

Il patto di unione fu firmato al cospetto del reverendo di


Brennan, Gigliotti, e dell'ambasciatore americano. E così,
all'interno di questa casa dalle numerose stanze ~circa 600 logge~
entrarono i Giustiniani, che ambivano a rendere laMassoneria una
forza etica al di sopra della politica di partiti, e i massoni di Gesù
determinati a coadiuvare il Vaticano, e il suo ramo secolare

ia
democristiano, non solo a restaurare segretamente il fascismo, ma
addirittura la sua espansione oltre che in Italia anche a livello

or
mondiale.
Sotto il protetto della CIA, Gatnberini, i Giustiniani liberali

em
furono ben presto emarginati. L' assistente del Oran Maestro,
Roberto Ascarelli, ufficialmente un socialista distaccatosi dal PSDI,
in realtà simpatizzante di destra, piazzò nelle posizioni di
avanguardia, neo fascisti dichiarati, soprattutto raccomandati da
M
Alliata di Monreale e dal funzionario Elvia Sciubba.
Gamberini riconobbe prontamente, e stabilì un rapporto con
le logge dell'esercito USA a Venezia, Livorno e Bagnoli, quartier
lla

generale delle Forze NATO, stazionate in Italia: insielne formavano


"Associazione Militare americana di Rito Scozzese del nord Italia",
de

e la "Associazione militare americana di Rito Scozzese del sud


Italia e della Sicilia". (vedere The New Age, marzo 1979 p. 34)
Gamberini visitava regolarmente gli USA, per mantenersi in
contatto con il compagno massone Vanni Montana, a capo dei
a

lavoratori tessili, e tramite lui, con Earl Brennan e la CIA. l


as

maggiori sostenitori negli USA, a parte i confratelli Harry Truman,


George Marshall e Douglas Mc Arthur, erano i generali, di Rito
Scozzese, Ljman Lemintzer e Ornar Bradley, entrambi appartenenti
C

allo staff dei Capi riuniti, ed esponenti di destra, COlneJames H.


Doolitle, Eddie Rickenbacker e Charles A. Lindbergh.

~~,
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AP2\12

Il passo successivo fu quello di creare una organizzazione


assolutamente segreta in Italia, per portare avanti un piano di
cospìrazione. Ritornato a Roma, Gamberini cominciò ad iniziare
membri della Loggia segreta Propaganda, di solito iniziazioni
sollecite, ""inpunta di spada", e presto passò questo compito a Licio

ia
Gelli.
Nel marzo del 1964, mentre De Lorenzo stava organizzando

or
SOLO, il Gran Maestro Gamberini fu rieletto per secondo triennia,
grazie al forte sostegno di Gelli. Ciò consentì a Gelli stesso di

em
consolidare la sua P2, reclutando circa 400 membri delle Forze
Armate, molti dei quali saranno poi coinvolti in tentativi di colpi di
stato.
Appena uscì di scena Giovanni XXIII, Gelli iniziò a spingere
M
per un accordo massonico con la Chiesa. La reazione di Paolo VI
viene descritta da padre Felix Morlion, rettore dell'Università Pro
Dea di Roma, uno dei favoriti dell' OSS del generale Donovan,
lla

piazzato fra i vertici del servizio segreto del Vaticano: "quando i


tenIpi saranno luaturi, regnerà la pace tra la Chiesa e la Massoneria.
de

Sono sicuro che ci riusciremo. La Chiesa ritirerà la scomunica e i


massoni deporranno le loro armi. Ma ci vorrà tempo. Tempo e
prudenza" .
Per facilitare l'intesa, Gamberini iniziò un dialogo con una
a

delle autorità della Chiesa di Roma meglio informate sulla


as

Massoneria, il paolino padre Rosario Esposito, "non siamo stati noi


a dichiarare guerra alla Chiesa. Siete stati voi a perseguitarci". "E'
stato l'atto di un Papa vecchio e malato" rispose serenamente
C

Esposito. *(nota).

*(nota). Intendeva riferirsi a Clemente XII che, nel 1790,


aveva emanato una bolla che proibiva ai cattolici, pena la
dannazione, di unirsi alla Massoneria.

JIiA:
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AP 2\13

Il dialogo a livello paritario, instaurato con la Chiesa, fu un


successo per Gamberini. Ma il prezzo non fu basso: Gamberini
dovette accettare un livello di basso profilo sul tema amaro del
divorzio, e sulla spinosa questione della revisione dei Patti
Lateranensi, che la sinistra voleva abrogare o almeno modificare.
Presagendo complicazioni, i massoni di sinistra fecero fronte

ia
comune contro Gelli, e tentarono, senza successo, di far rimuovere
Gamberini nel 1967. Solo nel 1969, quando il terzo ed ultimo

or
reíncarico consecutivo consentito, fu scaduto, egli :fu costretto a fare
spazio a un successore. Questo fu scelto dallo stesso Galuberini e da

em
Gelli: Lino Salvini, un fiorentino quarantatreenne geriatra,
specializzato in medicina nucleare.
C' era molto disaccordo fra i Giustiniani, durante i primi mesi
del 1970: scandali, lotte intestine, tradimenti ed espulsioni; tutto
M
riconducibile alle conseguenze delle operazioni di Gelli. Per
l' equinozio di pritl1avera, Gelli e Gatnberini avevano fatto insediare
illoro nuovo Gran Maestro, che opportunamente confermò Gelli a
lla

capo della P2, e mantenne Gamberini come collegamento chiave


con la CIA.
de

Presto uscì fuori che il nominalmente socialista Salvini era


coinvolto in traffici discutibili, e affari loschi riguardo concessioni
petrolifere, per i quali fu infine incrinlÌnato. Per coloro che
sapevano, era già tutto scritto.
a
as
C

~~
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AP 2\14

Quando Salvini, nelle vesti di nuovo Gran Maestro, volle


recarsi a presentare i suoi omaggi al presidente Saragat, pretese di
farsi accompagnare da un confratello, Alessandro del Bene, uno dei
Inaggiori trasportatori in Italia, che dichiarava di aver speso 30
milioni di lire per l'elezione di Salvini. Ma gli agenti di sicurezza
del Presidente si rifiutarono di ammettere la presenza di Del Bene al

ia
Quirinale. Le ragioni furono chiare quando il cavo di una gru, che
sosteneva contenitori di "attrezzature elettroniche", nel porto di

or
Livorno, si spezzò, riversando il suo contenuto di mitra, per tutta la
banchina. L' accaduto fu fatto passare ufficialtnente sotto silenzio,

em
grazie a una telefonata di Geni alla polizia doganale. Ma i guai
stavano per arrivare.
I massoni notarono presto delle anomalie politiche nella
attività di Salvini. La prima importante cerimonia tenuta dal Gran
M
Maestro ~per celebrare il centenario della Liberazione di Roma da
Pio IX~ ebbe luogo nel Palazzo dei Congressi, il 20 settembre 1970,
lla

alla presenza di 2.000 confratelli. La cerimonia fu rovinata dalla


partecipazione di 100 neo fascisti aderenti ad "Europa Civiltà",
guidati da Loris Facchinetti, ~un amico di Elvia Sciubba e di
de

Alliata~ ognuno dei quali era stato pagato 2.000 lire per la presenza.
All'inizio del 1971, anche il Gran Maestro Salvini aveva
cominciato a preoccuparsi della P2. Escogitò quindi uno
stratagemma per sottomettere Gelli, e dichiarò la sua intenzione di
a

creare una seconda Loggia segreta, che si sarebbe chiamata


as

Propaganda I. I suoi membri sarebbero stati conosciuti solo da lui


stesso, da Gelli, da Domenica Bernardini, e dall'immancabile
Sandra del Bene.
C

L (]J,
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AP 2\15

Per aderire alla PI non ci sarebbe stato necessità di avere


importanti credenziali, essa avrebbe compreso solo elementi di
quinto grado, facenti parte dell'amministrazione statale. Durante le
riunioni della confraternita, i membri avrebbero indossato tuniche e
cappuccí neri, e guanti bianchi. Salvini si augurava che, nomínando

ia
Gelli suo vice, l'avrebbe spinto a portarsi dietro qualche mel11bro
della sua P2. Ma le adesioni furono poche e a basso livello. Gelli si

or
tenne stretta la P2, dando a Salvini poco più che dei consigli.
Era il 1971, e onnm Gelli aveva creato con la sua Loggia un

em
mondo massonico separato, che comprendeva i livelli più alti della
società, del mondo finanziario e industriale, e delle Forze Armate.
n suo quartier generale era stabilito in un piccolo palazzo in via
Cosenza, ed era gestito da due fedeli generali: Franco Picchiotti e
M
Luigi De Sanctis, quest'ultimo addetto a fornire i nomi in codice ai
membri.
lla

Tra i confratelli di spicco c'era Nicola Picella, segretario


generale del Presidente della Repubblica~ due membri del Gabinetto
democristiano Amoldo Forlani e Gaetano Stammati, insieme al
de

Capo dei servizi segreti, al Capo della pubblica sicurezza, al


Comandante dei carabinieri, al Presidente del tribunale militare, ed a
tutta una serie di alti appartenenti alla sfera ll1ilitare.
I massoni della P2 ~commenta Fabiani~ venivano iniziati,
a

non nell'interesse della Massoneria tradizionale, per essere fedeli al


as

proprio giuramento di fratemità, libertà e uguaglianza, "ma


semplicemente per perpetuare poteri e privilegi".
C

~~
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AP 2\16

Quaranta di tali massoni si riunirono a Roma, nella primavera


del 1971, per esaminare la situazione politica ed economica italiana,
che si trovava di fronte alla minaccia della sete di potere del PCI,
appoggiato dai clericali di sinistra di Moro. Lamentavano
"l'incapacità del Governo di governare, la corruzione dei costumi e

ia
la posizione economica dell' Italia, che rischiava di diventare un
Paese sottosviluppato, con la lira che perdeva terreno e i sindacati

or
sempre più prepotenti".
Alla fine del 1971, Salvini con un improvviso voltafaccia,

em
trasferì 450 membri dalla sua PI a Gelli, confennò a questo il potere
di iniziare segretamente i membri della P2, fornendogH addirittura
della carte di identità false. Ciò lasciò Salvini alla gestione delle
altre 330 logge, con 15mila membri, che erano completamente
M
all'oscuro di ciò che succedeva nella P2. Nel 1972, Giorgio
Almirante ammise i massoni nell'MSI. I massoni della P2 erano ora
liberi di essere anche fascisti. L' ammiraglio Gino Birindelli, allora
lla

presidente dell'MSI, e Osvaldo Minghelli, generale della Pubblica


Sicurezza, potevano ora agire liberamente, sia dietro il fascio che il
de

grembiule. La mossa ebbe vaste ripercussioni. Il 13 settembre 1972,


Salvini e i suoi confratelli ebbero la piacevole sorpresa di rícevere
un documento, da parte del Duca di Kent, Gran Maestro della
Loggia Unita di Gran Bretagna, in cui si riconosceva il Grande
a

Oriente d'Italia, e cioè la Giustiniani. Si trattava di un


as

riconoscimento da parte di colui che era considerato il custode delle


antiche tradizioni massoniche, e al quale i massoni italiani
ambivano da quasi cento anni.
C

~fL1"
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AP 2\17

Grazie a tale riconoscimento, Gelli, lavorando dietro le


quinte, fu in grado di spingere Salvil1i a tentare il suo colpo
maggiore, la riunificazione della Giustiniani anti~clericale con le
logge di Gesù apertamente filo cattoliche. Quando il Gran Maestro
di quest'ultim~ Francesco Bellantonio, acconsentì ad unire i suoi
3.500 confratelli ai 12.000 della Giustiniani, e divenire Gran
Maestro congiunto di un Grande Oriente unificato, Gelli, come

ia
capo della P2, riusCÌ a far incorporare i membri segreti delle logge
di Gesù (conosciute come Giustizia e Libertà), direttamente nella

or
sua P2 e quindi avere il controllo di entrambe le logge.
Fra i nuovi membri vi era una schiera di politici di spicco e di

em
banchieri, compreso il membro chiave per le operazioni future,
parente di Bellantonio, Michele Sindona. Le logge segrete fuse
c0111prendevano la crèl11e dell' establislu11ent italiano, che avrebbe
poi giocato un ruolo chiave nella P2, negli avvenimenti che
M
sarebbero seguiti. *(nota).
Nella Loggia segreta di Gesù, ciascunmembro aveva un
codice, un espediente che, unito alla prudenza di Gelli, consentiva
lla

di tenere insieme, nella medesima organizzazione segreta, numerosi


personaggi incongruenti e spesso litigiosi, COl11eAloya e De
de

Lorenzo. I confratelli che non desiderava accogliere, come


Bellantonio, venivano scartati senza scrupoli.
Sapendo che la Giustiniani era stata in contatto con gli
emissari del Vaticano, Bellantonio si era illuso di diventare, un
a

giorno, il Gran Maestro di tutti i massoni. Ne era così sicuro, che


as

acconsentì a fondere il tesoro della Gesù con quello della


Giustiniani, e a cedere a Salvini l'uso di Piazza del Gesù. Due anni
dopo, quando Gelli aveva ormai tutto quello che voleva, l' accordo si
C

ruppe e Bellantonio non poté più accedere neanche al suo vecchio


quartier generale, per tentare di ricostituire una Massoneria di Gesù
indipendente.

*(nota) Giovanni Caradonna Eugenio Cefis ~


Leopoldo ~

Modugno Giuseppe Arcaini Enrico Cuccia Raffaele Ursini


~
~
~
~

Cesare Merzagora Francesco Cosentino


~

Carmelo Spagnolo ~
~

Ettore Bernabei.. Vito Miceli.

LßJ-
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AP 2\ 18

A mano a mano che il suo potere crescev~ GeUi, trasferì il


suo quartier generale in Via Condotti, al di sopra della gioieUeria
Bulgari, e proseguì la sua scalata al mondo politico.
Si recava spesso dal nuovo Presidente democristiano
Giovanni Leone, (costretto più tardi aUe dimissioni per corruzione)
che credeva, ingannandosi, di dover la propria posizione a Gelli,
grazie ai 100 "amici" che questo contava in Parlamento.

ia
Suggerendo a Leone che si sarebbe potuto trovare emarginato, al
Quirinale, e disinformato su ciò che accadeva nel Paese, Gelli si

or
offtì, di tenerlo quotidianamente aggiornato, tramite la sua vasta rete
informativa.

em
Ogni mattina, alle 6.00, riferisce Fabiani, Gelli riceveva una
chiamata nelle sue stanze, all'Hotel Excelsior, che lo informava
degli ultimi avvenimenti politici, economici e fmanziari, grazie ai
membri segreti della P2 nei vari ministeri e nei servizi segreti.
M
Gelli approfittò della situazione per riempire la testa di Leone
di disinformazioni riguardo l'instabilità politica del Paese, che
sosteneva si trovasse sull'orlo del disastro economico ~tutto
lla

manovrato appositamente da Sindona~ a causa della minaccia


politica de "l'apertura a sinistra". Gelli accusò il partito comunista
de

italiano di aver fatto dividere la Chiesa tra i prelati ricchi e poveri,


di aver sovvertito le Forze Annate, sobillando i militari a non
eseguire gli ordini dei loro superiori, e di praticare lo spionaggio
militare.
a

Serviva un governo molto più forte, sosteneva Gelli, con il


as

controllo della stampa, così da far riguadagnare fiducia al mondo


imprenditoriale, che stava entrando in crisi, a causa dei continui
scioperi. I salari, sosteneva Gelli, dovevano essere bloccati. E se
C

qualcuno si fosse opposto, il Presidente avrebbe potuto ricorrere


immediatamente alle Forze annate, portando avanti questa politica,
tramite un nuovo partito della destra democristiana, guidato
dan' ammiraglio della P2, Gino Birindelli.

L(3J~
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AP 2\19

Poi arrivò il Watergate, il crollo di Sindona, l' arresto di


Miceli e le rivelazioni di Andreotti riguardo i tentativi di un colpo di
stato. Per salvare la propria posizione, e quella della Massoneria
italian~ Salvini decise di demolire pubblicamente la P2 di Gelli,

ia
lasciando intendere, durante la convenzione massonica, del
dicembre 1974, a Napoli, che Gelli era stato coinvolto nel tentativo

or
di colpo di stato del 1970, con la P2 in collusione con la CIA.
Esterrefatti da tali accuse, i Maestri Venerabili riuniti

em
decisero, quasi all'unanimità, di abolire la Loggia colpevole. In
futuro, solo Salvini, in qualità di Gran Maestro, avrebbe potuto
effettuare la selezione dei membri, da tenere nell'ombra o no.
Gelli fu informato da Salvini dopo fonnale riconoscimento
M
~

per la sua attivìtà~ che non era più segretario della P2: "lei mi piace,
ma è esonerato". Imperturbabile, Gelli invitò Salvini nella sua villa,
nei pressi di Arezzo, e gli disse che non aveva alcuna intenzione di
lla

rinunciare alla P2, e quindi di non disturbarsi a chiedergli la lista dei


membri segreti. Se Salvini avesse insistito, Gelli avrebbe trasferito
de

tutti i membri dalla Loggia italiana e li avrebbe inscritti a una nuova


Loggia nel Principato di Monaco, che sarebbe stata subito
riconosciuta dalla Massoneria americana del nord e del sud.
Se Salvini fosse stato tanto sciocco da tentare di espellere
a

Gelli, avrebbe tirato fuori dei documenti che l'avrebbero mandato


as

diritto in galera. Gelli confidò ad un confratello: "con tutto quello


che so sul conto di Salvini, potrei, se volessi, distruggerlo in un
momento. Ce l'ho in pugno. Gli ho imposto la mia politíca e se
C

I1lanca di portare a cOlllpÌ1l1entoillnio progranuna, lo farò cadere".


(Barberi & Pagani).

~~-
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AP 2\20

Salvini, face~do mostra di tranquillit~ annunciò che avrebbe


tirato dritto. Subito una serie di documenti compromettenti
cominciarono a filtrare, che vedevano coinvolto Salvini in frode e
corruzione. Durante una riunione pubblica, all'Hotel Hilton di
Roma, un giovane avvocato siciliano esibì un documento che
accusava il Gran Maestro: vari dirigenti della Confmdustria, e in

ia
particolare della Fiat, gli avrebbero consegnato ingenti somme di
denaro, per mobilitare la confraternita massonica contro il

or
movimento sindacale e il suo progetto di unificazione. I pagamenti
.avrebbero avuto inizio nel 1971, con l50milioni di lire, ed erano

em
proseguiti nel 1972, arrivando alla cifra di 500 nrilioni. Mario
Cantamessa, dirigente anuninistrativo della Fiat, aveva emesso degli
assegni intestati ad un fautomatico Ugo Bassi, poi incassati da
Danilo Pastorboni, dirigente Fiat a Roma, e intascati infme da
M
Salvíni, senza che il suo nome apparisse.
Pallido e scosso, Salvini aggiornò la riunione, e pregò Gelli
di richiamare i suoi segugi. Gelli soddisfatto acconsentì a che
lla

Salvini mantenesse la sua carica di Gran Maestro, a condizione che


il completo ed irrevocabile controllo della P2 rimanesse nelle sue
de

mani. In cambio, il giovane avvocato avrebbe chiesto formalmente


scusa a Salvini, e inviato una circolare ai confratelli, in cui
affennava di essere stato ingannato, in buona fede, da l11enzognedi
matrice comunista. Lo stesso Salvini, sollevato, spiegò che si era
a

trattato di un complotto comunista per distruggere la massoneria


as

italiana. Ufficialmente elevato a rango di Venerabile Maestro, Gelli


era ora libero di mantenere la segretezza sui suoi membri P2, anche
al Gran Maestro, e fare ciò che voleva.
C

A Inarzo del] 976, con l'aiuto di Gelli, Salvini fu rieletto, per


il terzo triennia, Gran Maestro da 20.000 massoni di 486 Logge
riunite in 100 Templi. Bellantonio, espulso daI Grande Oriente,
lasciò a Gelli la crema della Loggia segreta del Gesù, da usarsi
come arma per una P2 ancora più potente. Fu l' apoteosi, fmché un
raid sfortunato non scoprì le liste segrete di Gelli.

JLM~
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ia
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M
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de
a
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C

ÁI3J
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Capitolo 3
Il primo sangue

I segnali di Reazione organizzata e occulta contro la Sinistra nel


dopoguerra italiano, si manifestarono ben presto. L 'Italia, come
prima vittima, fu la cartina di tornasole per il resto del mondo.
Gli Alleati, dopo aver installato al potere, a Roma, i loro
sostenitori conservatori, cedettero la loro autorità diretta, all'inizio
del 1946, lasciando ad Angleton, e alle sue forze occulte, la gestione

ia
della situazione, nel momento in cui il Paese andava incontro alle
elezioni, per formare una Assemblea Costituente che promuovesse

or
una costituzione democratica. Il 2 giugno il popolo italiano doveva
decidere con un plebiscito, se mantenere la compromessa monarchia,

em
oppure diventare una repubblica. Angleton non voleva neppure
sentir parlare di repubblica.
Meno di un mese prima delle elezioni, il vecchio re, Vittorio
M
Emanuele III, il re di Mussolini, che era stato il pedissequo e debole
notaio dell'inizio e della fme del regime fascista, muovendosi come
un blocco di ghiaccio, abdicò a favore del suo piÙ popolare figlio
lla

Umberto, e andò in esilio in Egitto; tale partenza, troppo a lungo


procrastinata, apportò una manciata di voti al partito monarchico.
Ma mentre gli italiani erano di fronte al primo esercizio del loro
de

potere legale, dopo un quarto di secolo, la situazione era caotica.


Anche se il fascismo era formalmente morto , stavano nascendo
numerosi gruppi di neofascisti ..come mosche dalle loro larve~
a

sostenuti, ispirati ed organizzati da una ben definita coalizione di


industriali, Vaticano e Angleton. Gli esperti del vecchio D.S.S e della
as

R & A, identificarono una mezza dozzina di formazioni armate di


Destra: Squadre d' Azione Mussolini; Cadetti della Violenza;
Battaglioni del Mondo; Decima Mas; Squadre di Vendetta Mussolini;
C

Gruppi d'Azione Fascista. (D.S.S x14336 10 aprile 1946)


La politica alleata, o quello che è ora la N.A.T.O, pianificò di
armare la feccia fascista europea, per lottare contro le forze della
Sinistra, dellavoro, del comunismo, con bande di strada e con gruppi
occulti che simulavano essere di sinistra.

L~'
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3\2

La violenza reazionaria neofascista aumentò giorno per giorno,


soprattutto al nord. La polizia non si opponeva a coloro che la
perpetravano, dove poteva invece l'agevolava, come ne11922.
Le prefetture ~ formidabili strumenti del governo centrale~ si
rifiutavano di vedere quello che succedeva, così togliendo la
possibilità di intervenire, anche a quegli uomini perbene che pure

ia
facevano parte del governo. Il pretesto era sempre lo stesso, come
un'eco dei duri a morire del Dipartimento di Stato americano: la

or
Sinistra preparava ovunque la rivolta, le teste dell'Idra comunista
dovevano essere mozzate ovunque spuntassero.

em
Il Primo Ministro democristiano, De Gasperi, alla ricerca di
fondi, andò insinuando alle autorità americane di un supposto
complotto per arrestare la famiglia reale, eliminare la proprietà
terriera ed occupare le fabbriche. Ragionevolmente, l' ambasciata
M
americana a Roma sosteneva che non c' erano prove di alcun colpo di
stato di sinistra, e che, a parte le provincie rosse dell 'Emilia~
Romagna, non era probabile che si andasse oltre a tafferugli locali.
lla

L'ambasciatore Alexander Kirk, un anticomunista di vecchia scuola e


simpatizzante di Mussolini, che aveva prestato servizio a Mosca, e
non avrebbe potuto mai essere accusato di simpatie di sinistra,
de

comunicò al Dipartimento di Stato che, sebbene ci fossero stati


numerosi assassinii di famigerati fascisti, nei primi giorni della
Liberazione, i successivi delitti, accompagnati da piccole ruberie,
a

erano stati falsamente attribuiti a comunisti di stretta osservanza.


< Queste persone ~spiegò Kirk~ sono comunisti in quanto hanno la
as

tessera del partito; portano il fazzoletto rosso al collo, e altri


distintivi. La loro appartenenza al comunismo è epidermica e, per la
C

maggior parte, si tratta di elementi sbandati della popolazione che


hanno scoperto come un fazzoletto rosso dia loro una certa immunità,
e che una tessera del partito li avvantaggi rispetto a quelli che non
l'hanno> .
Quello che Kirk ometteva di rilevare, era che molti di quelli, se
non la maggior parte, erano fascisti travestiti da comunisti.

~~(
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3\3

Kirk concluse che certamente non v' era alcuna prova che tali
violenze fossero commesse su istigazione del Partito. Stuart
Hughes, di Harvard, con l'autorevolezza del servizio all'O.S.S che
aveva alle spalle, si schierò su una posizione ancora più netta: "dalla
fme del giugno 1945, qualsiasi tenue probabilità che una rivoluzione
italiana fosse mai stata possibile, era defmitivamente tramontata".
David Key, incaricato d'affari degli Stati Uniti, quando Kirk

ia
tornò negli U.S.A asserì che queste accuse contro la Sinistra,
specialmente quelle che la proclamavano pronta ad un colpo di

or
stato, erano "parte integrante di interessate esagerazioni, fatte
circolare dagli avversari del P.C.!" ed erano "invenzioni scaturite da

em
circoli monarchiei" .
Comunque il martellamento di relazioni allarmistiche crebbe
(86500\5~2346), e Angleton deluso dai tiepidi rapporti di Key,
M
organizzò in segreto, e realizzò con successo, il trasferimento di
questo inopportuno ufficiale del Servizio Estero.
Grazie ai servizi resi al fascismo monarchico, Angleton venne
lla

decorato da re Umberto durante una udienza privata. Per aver


contribuito alla causa cattolica ~operando così una raffinata
distinzione rispetto all'azione di altri in quel periodo~, Angleton ed
de

il suo delegato, Raymond Rocca, ricevettero una croce al merito, da


parte del Sovrano Militare Ordine di Malta del Vaticano, una
istituzione, come sarà evidente nelle indecenti connessioni che
racconteremo, che rappresenta il cuore della cospirazione mondiale
a

di destra.
as

Con Kirk in America e Key rimosso, la direzione della politica


effettiva, all'ambasciata, passò nelle mani del co..cospiratore di
Angleton, Cormel Offie, un piccolo, raffinato omosessuale,
C

originario delle montagne abruzzesi, cresciuto nella Pensylvania


occidentale, dove suo padre aveva una drogheria. Massone di rito
scozzese e viscerale anticomunista, Offie era stato assunto, come
stenografo traduttore, a Mosca, dall' ambasciatore William Bullit, il
quale lo presentò a Robert Murphy, rinomato cattolico di destra.
Ufficialmente Offie lavorava a Roma come consigliere politico
per la Commissione di Controllo Alleata, in collegamento con i
membri dei Servizi Segreti italiani.

~
~/3J
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3\4

La sua prima richiesta agli Italiani fu quella di una lista


aggiornata di tutti gli attivisti della Sinistra, potenzialmente
pericolosi. Tutti, dal teologo liberale al sostenitore dell' autonomia
operaia, venivano considerati come agli ordini di Mosca.
Secondo Thomas Powers, nel suo libro su Richard Helms,
vecchio direttore della C.LA, Offie era un uomo di grande abilità ed
iniziativa, "ambidestro, fmo al punto di poter scrivere, con la destra,

ia
una simpatica lettera personale, e, con la sinistra, un documento
governativo". *(nota)

or
N onostante tutti gli sforzi di Oftie e di Angleton, a sostegno
della monarchia, il 2 giugno 1946, la repubblica vinse, se pur con un

em
magro 54% di suffragi. Nell' Assemblea Costituente, i
democristiani di De Gasperi ottennero 207 deputati, i socialisti 115,
i comunisti 105. Una semplice addizione dimostrava come la
M
Sinistra, se alleata in un unico fronte, poteva costituire una grande
minaccia. Si sarebbe dovuto quindi fare un impegnativo sforzo per
annullare tale democratica minaccia: era giunta l' ora di liberare il
lla

grande gruppo di talenti fascisti disponibili.


Per ironia, il primo passo in questa direzione fu compiuto dal
Guardasigilli della nuova Repubblica, il leader comunista Palmira
de

Togliatti. Per dimostrare la generosità pacificatrice della


democrazia, egli propose una amnistia comprendente tutti i crimini
politici, eccetto quelli particolarmente gravi.
a

*(nota) Successivamente elevato alla posIzIone di capo


as

deputato dell 'ufficio di coordinamento politico della C.LA, Offle


stava per guadagnarsi una posizione di considerevole potere, nel
cuore degli sporchi giochi mondiali del Dipartimento, quando il
C

senatore Joseph Me. Carthy, un maestro ancor più raffinato in


questa arte, apprese, dalla polizia di Washington, che Offie era stato
arrestato nel parco La Fayette, per atti osceni in luogo pubblico.
Interrogato, Oftie ammise di essere omosessuale; ciò gli costò
il suo posto federale, ma non la sua posizione in Italia, dove
continuò con considerevole successo il suo lavoro sotterraneo.

~~~
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3\5

Ma i magistrati, che erano rimasti quelli del periodo fascista,


dimostrarono, e la cosa non è sorprendente, di avere uno stomaco di
ferro, applicando quel testo alla lettera: cosÌ, chiunque avesse ucciso
un bambino, nel nome della Repubblica Sociale di Mussolini, o
avesse strappato gli occhi a un partigiano, nella lotta contro il
bolscevismo, venne liberato, con la destabilizzazione del Paese,
permettendogli così di percorrere di nuovo le vecchie strade ~con il

ia
compiacente aiuto di Angleton e affie~.
Circa 12.000 fascisti vennero scarcerati, e, assieme agli

or
innocenti e agli sbandati, uscirono anche i peggiori criminali di
guerra, compreso mostri come Aurelio Languasco. L' ex

em
comandante dei "Cacciatori degli Appennini", era stato condannato
alla fucilazione dalla Corte d'Assise di Cuneo, per l' assassinio di 40
persone, compreso quello di una partigiana dilaniata da una granata,
M
introdotta tra le gambe. La Corte di Cassazione annullò ora la sua
condanna, e lo mandò libero; egli diventò il responsabile
dell 'Unione Veterani di Salò, e concorse persino per il Senato.
lla

Dai sotterranei e dai conventi, uscì la peggiore feccia ~o per


altri, la crème de la crème~, le svariate élite sociali, politiche e
psicopatiche del vecchio Partito Fascista, e la maggior parte dei più
de

autorevoli membri governativi di Salò, che erano stati condannati a


morte dai partigiani. Si misero subito d' accordo per rivitalizzare il
loro movimento ~non morto ma solo dormiente~, per il quale
scelsero apertamente l'innocente nome di "Movimento Sociale
a

Italiano": il cui acronimo segreto era il nostalgico "Mussolini Sei


as

Immortale !" l' emblema di questo partito neofascista era una


fiamma bianco~rosso~verde che si elevava da un funereo
baldacchino nero, a simboleggiare che il genio del Duce ispirava
C

ancora i suoi seguaci superstiti.

Á~'
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3\6

E cosÌ, come ci si poteva aspettare, i fascisti tornarono, come


rigurgitati: killer e torturatori amnistiati, le cui azioni erano
documentate dai pubblici archivi, si riunirono con gli altri spiriti
affmi, resi liberi da un atto di generosità, che era però stato concepito
solo per risolvere le scomode situazione giudiziarie, in cui si
sarebbero trovati soggetti come vigili urbani o poliziotti onesti. Allo
scoperto tornò allora il propagandista di Salò, Giorgio Almirante,

ia
sporco di sangue partigiano, leale a Mussolini fino all'ultimo, che si
tolse l'improbabile travestimento da rappresentante di saponette, per

or
formare i Fasci d'Azione Rivoluzionaria: una collezione di duri del
regime, un distillato dei peggiori .

em
Il F.A.R unì le sue forze a quelle del M.S.!, guidato da Arturo
Michelini, per formare un compatto blocco anticomunista, che
vantava una piattaforma politica simile a quella della rimpianta
M
Repubblica Sociale. La sua tetra leadership era guidata da pallide
luci, come l' arrogante Pino Romualdi, presunto bastardo del Duce, e
il suo giornalista favorito, Giorgio Pini (che era stato sottosegretario
lla

agli Interni del Governo di Salò). Un altro dei primi aderenti al


F.A.R, fu il giornalista neonazista Pino Rauti, che ben presto
avrebbe diretto una propria organizzazione neonazista, Ordine
de

Nuovo, che diventerà la fucina del successivo revival della Strategia


del Terrore. Indirettamente gestito dalla Agenzia, si sarebbe poi
sentito parlare molto di lui, e per niente di buono: la sua prima
a

bomba fu fatta esplodere il 22 ottobre, per commemorare


l' anniversario della marcia su Roma di Mussolini. Visto che nessun
as

passo effettivo veniva fatto dalle autorità, per fermare simili azioni
criminose, la Destra entrò beffardamente nell' ordine di idee di
aumentare il numero degli attentati, diretti alle sedi dei partiti di
C

sinistra, e di far ricadere la responsabilità sugli anarchici ..in


omaggio, senza dubbio, del giovanile anarchismo del Duce...

L &J,-
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3\7

La direzione dell'M.S.!, fu affidata ad Almirante, il macellaio,


che aveva intitolato con orgoglio la sua autobiografia: "Il boia dei
partigiani". Altri dirigenti di alto grado e funzionari fascisti
amnistiati gravitavano nell'M.S.I: il maresciallo Rodolfo Graziani
(salvato da due ufficiali dell'O.S.S dalla condanna a morte, che
avrebbe meritato se non altro per i massacri compiuti in Abissinia
con i gas); Valerio Borghese (comandante della X MAS); Augusto

ia
Dei Marsanich (sottosegretario agli Affari Esteri di Salò); ed il
vecchio quadrumviro della marcia su Roma, Cesare Maria De

or
Vecchi di Val Cismon, che era miracolosamente scampato alla
condanna a morte fuggendo in Spagna.

em
Il nucleo principale dell'M.S.I neofascista era dunque costituito
dalla peggiori canaglie di Salò, ma visto che la praticità veniva
prima della ideologia, si accettò, grazie a larghi finanziamenti,
persino la partecipazione degli oppositori massoni di Mussolini,
M
proprio di quegli uomini che, il 25 luglio 1943, avevano votato
affmchè illoro Duce decadesse dal suo incarico. Con fmanziamenti
lla

aggiuntivi da parte di Angleton, del ricco genovese ed altri


industriali, I'M.S.! fu in grado di affidare al militare fascista, gen.
Enzo Galbiati, il compito di acquistare delle armi; e di allargare la
de

propria presenza sul territorio fino a 2000 sedi col sostegno della
propaganda di 30 pubblicazioni sovvenzionate, settimanali o
bisettimanali.
Con la piena approvazione del Vaticano, 1'M. S.I ricevette .
a

ancora un consistente contributo grazie agli sforzi del gesuita,


as

Giovanni Battista Janssens, un ideologo belga, che andava alla


ricerca di un governo di tipo salazariano per l'Italia. Un editoriale
apparso sull'organo ufficiale di stampa del Vaticano, l'Osservatore
C

Romano, (ed attribuito alle sollecitazioni congiunte dei cardinali


Giuseppe Siri, Ernesto Ruffini, Alfredo Ottaviani) dichiarava che la
collaborazione con i neofascisti era accettabile in quanto essi erano
"Buoni cattolici, mentre i socialisti non lo sono".

L~,
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3\8

Per intensificare la lotta con tutti i mezzi possibili, leciti e non


leciti, al punto di ignorame la distinzione, negli interessi della Fede,
la Santa Sede diede disposizione ai suoi vescovi diocesani che
nessun cattolico potesse iscriversi o votare per un partito di sinistra,
pena la scomunica e quindi la perdizione. Con tale deterrente,
1'M. S.I si presentò come partito alle elezioni municipali di Roma
nel 1947, in cui ottenne 25.000 voti ed insediò tre consiglieri.

ia
Con la garanzia di ulteriori successi, la leadership neofascista
cominciò a contattare le sue anime gemelle all'estero: i nazisti

or
ancora presenti in Germania, i Resistenti belgi, i Quislings
norvegesi, i Falangisti spagnoli ecc... e naturalmente la diaspora

em
fascista in Egitto, Irlanda, e Sud America. Mentre I'M.S.I
rappresentava l' espressione ufficiale del neofascismo, Angleton,
industriali e Vaticano finanziavano una fungaia pullulante di
invisibili fascisti che matureranno nel buio, in tutta la penisola.
M
Fra gli stratagemmi più subdoli che la Destra usava, vi era
quello di agire camuffata da formazioni di Sinistra. Un gruppo di
lla

questo tipo, Bandiera Rossa, venne creato per compiere azioni


criminali, mirate al fine di screditare i partiti di sinistra; un arma che
sarebbe sta impiegata, ancora più subdolamente, dai futuri ispiratori
de

delle cosiddette Brigate Rosse, e comunque ogni qualvolta


l' Agenzia dovesse dedicarsi alla propria missione. Un altro
gruppo mascherato, Unione Proletaria, fu fondato dal già~
monarchico agente britannico, Umberto Salvarezza, legato al
a

maresciallo Badoglio, e al Gen. Adolfo Infante: questo gruppo viene


as

definito, nellibro d'avanguardia di Roberto Faenza e Mario Fini,


"Americani in Italia", come formato da ricattatori e banditi, nascosti
sotto una facciata di sinistra, e in realtà strettamente legati alla
C

banda del sottobosco romano del "Gobbo del Quarticciolo".

~~~
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3\9

Le "speciali operazioni" di estrema segretezza di Angleton,


spesso ignote alla stessa Ambasciata Americana, o al Dipartimento
di Stato, erano destinate a creare una fitta rete sotterranea contro i
comunisti. Furono forniti denaro ed armi agli agenti, per lo più
provenienti da Salò, guidati da ex ufficiali del S.LM, nonostante
molti non fossero che comuni criminali, alcuni ~come i famosi
banditi Bozzi..Barbieri e Tombolini.. proprio all'apice della loro

ia
carriera. Tali antibolscevici furono ingaggiati ~ome ai tempi del
Duce~ per assassinare i leader dell' opposizione e rapinare banche

or
per autofinanziarsi. Si trattò deBa prima scintilla che avrebbe poi
provocato l'incendio in Italia, e dopo anche nel resto del mondo.

em
Era giunto il momento di spargere sangue, usando come
burattini, i sacrificabili personaggi della malavita o, più
subdolamente, idealisti fuorviati, i futuri candidati aIle Brigate
M
Rosse, che con le loro azioni sanguinarie, provocassero una violenta
e giustificata reazione, ed una ulteriore oppressione poliziesca.
Furono fatti i primi passi esplorativi verso la Mafia. La più forte
lla

offensiva contro la Sinistra fu attuata in Sicilia. Questa venne


appoggiata con impegno dalla Mafia che temeva che una vittoria
della Sinistra potesse sconvolgere il suo secolare controllo del
de

territorio. Socialisti e Comunisti, col Fronte Popolare, erano riusciti


ad avere più voti de~ Democristiani; il risultato ottenuto impedì
allora di poter più tenere comizi nelle zone mafiose. Le sedi di quei
a

partiti furono fatte oggetto di attentati con esplosioni, incendi,


sparatorie. Esponenti di sinistra e sindacalisti furono minacciati,
as

spaventati e uccisi a decine. Quando la Mafia si dichiarò pronta a


combattere i comunisti con proprie squadre armate, i suoi sodali a
Roma, accettarono l' offerta, gestendo un aperto massacro dipartiti
C

costituzionali. (Dipartimento di Stato. Doc. 86500\11..2395)

~&J~
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3\10

Nell'aprile del 1947, vicino a Montelepre, il bandito mafioso


Salvatore Giuliano ricevette un messaggio che avrebbe dovuto
essere letto e subito bruciato. Il suo braccio destro, Giovanni
Genovese (lontano parente del gangster Vito) successivamente
raccontò, ad un magistrato che lo interrogava, di aver visto il
bandito dare fuoco al messaggio e commentare, con soddisfazione:
< E' arrivato il momento: entriamo in azione contro i comunisti. Li

ia
faremo fuori il primo maggio, a Portella delle Ginestre>.
ParteIla, un villaggio pittoresco situato tra due catene

or
montuose, le cui pendici declinano verso la splendida Piana degli
Albanesi, era una tradizionale roccaforte della Sinistra. Nelle

em
elezioni, tenutesi ad aprile, aveva dato 2739 voti alla Sinistra e solo
13 voti alla Destra sostenuta dalla Mafia. I contadini avevano
riesumato la loro vecchia usanza ~soppressa negli anni del fascismo~
M
di celebrare il primo maggio con cortei ed una festa all'aperto. La
sera prima della festa, Giuliano e i suoi banditi presero posizione
sulle pendici più basse del monte Pizzuta. Quando un esponente
lla

socialista, un calzolaio, iniziò a parlare, cominciarono a sparare


addosso a lui e alla folla.
Quarantuno persone, uomini, donne e bambini caddero morti a
de

terra, mischiati ai corpi insanguinati di asini e muli che scalciavano


nelloro stesso sangue. La giornalista Gaia Servadio, nel suo storico
libro~indagine sulla Mafia, scrisse di questa scena: "così deve essere
a

apparsa Guernica a Picasso". Ben 800 bossoli vuoti erano sparsi


sul terreno di monte Pizzuta.
as
C

~u~
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3\11

Le prove che il massacro fosse stato ispirato da Roma,


sfumarono nel nulla, ma gli istigatori erano ben conosciuti in Italia.
Uno dei banditi di Giuliano aveva fatto, durante il processo, il
nome dei tre principali colpevoli: il Principe siciliano Gianfranco
Alliata (un nobile locale decaduto, massone vicino all'O.S.S);
Bernardo Mattarella , ministro democristiano siciliano; e Mario
Scelba, il siciliano ministro degli Interni. La Corte d' Appello

ia
dichiarò tutti e tre innocenti, "per insufficienza di prove".
Anni dopo, quando l'unico testimone a conoscenza della verità,

or
il cugino diGiuliano, Gaspare Pisciotta, si rese conto di essere stato
abbandonato dai suoi protettori democristiani, decise di parlare, e

em
chiese un colloquio con un alto magistrato della Corte di Palermo,
Pietro Scaglione. Il magistrato si recò da solo da Pisciotta, nella
cella del carcere dell 'U cciardone a Palermo, per far deporre il
M
detenuto, senza essere accompagnato dall' assistente, come prescrive
la legge. Quel che i due si dissero, non si è quindi mai saputo.
Nello stesso giorno in cui Scelba fu nominato Primo Ministro,
lla

Pisciotta fu trovato morto nella sua cella, avvelenato. Di lì a poco,


l' onesto magistrato fu ucciso, assieme al suo autista, mentre stava
rendendo visita alla tomba della moglie, da "persone ignote".
de

Will Rogers era solito dire che il Polo è un gioco da gentleman,


per la ragione che gli uomini alti vengono chiamati "Shorty": è la
stessa cosa in Sicilia, per le persone defmite "Ignote". La strategia
a

dette buoni frutti: 468 membri della Sinistra furono uccisi in Sicilia
nel 1947, perché ciò fosse ricordato con paura. Alle elezioni
as

successive in Sicilia, i Democristiani di Scelba raddoppiarono i voti.


La vecchia "Strategia del Terrore" così abilmente impegata da
Itala Balbo, il massone uomo di fiducia di Mussolini, nelle elezioni
C

degli anni'20, e poi sviluppata da Hitler negli anni'30, diventò


scienza negli anni'40.
E funziona tuttora, in tutto il mondo, nelle abili mani degli
allievi nordamericani: in Estremo Oriente, nel Centro e Sud
America e, più sottilmente, in Europa.

~~~
, ~ .
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CAPITOLO 4
O VOTI O PALLOTTOLE

All'inizio del '48, l'amministrazione Truman era in allarme per


la possibilità che i comunisti, in Italia, potessero ottenere il potere
legalmente, vincendo le elezioni che si sarebbero tenute ad aprile.
James Farrestal, Segretario alla Difesa, un anticomunista
viscerale (fmo a quando perse defmitivamente la testa e saltò giù da
una finestra d'ospedale), decise che i democristiani dovessero essere

ia
fortemente finanziati, proprio come avevano fatto, prima di hii,
Dillan e Read che avevano finanziati Hitler, negli anni '30, tramite

or
industriali tedeschi ed americani. Ma Forrestal questa volta trovò
degli ostacoli. Gli industriali del nord Italia, che avevano fatto

em
pressione sugli amici americani nel 1920..22, affinché finanziassero
i fascisti del1a prima ora di Mussolini, e di nuovo nel 1945 per i suoi
neofascisti, si tirarono indietro nel '48 nel timore di rappresaglie,
M
nel caso in cui i comunisti avessero vinto le elezioni, come del resto
sembrava probabile.
Consapevole del fatto che sarebbero stati gli imprenditori
lla

americani, a beneficiare di una vittoria democristiana, e del Piano


Marshall, che ne sarebbe seguito, Farrestal cominciò a tastare il
terreno, facendo circolare il cappello delle collette nel Brook club, a
de

New York, tramite i suoi amici dell "'Eastern establishement".


Tocqueville era rimasto in bilico tra le previsione che gli U.S.A
sarebbero stati destinati a dividersi il mondo con i Russi e la
a

considerazione che non avrebbero mai potuto avere una politica


estera, perché privi di una aristocrazia.
as

In questo curioso party, tenuto nella stanza per fumatori, del


Brook club, i due temi si incontrarono e trovarono una loro sintesi.
C

j~~ ße.J-
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4\2

Ulteriori contributi per aiutare i partiti italiani dì centro, furono


racimolati dai fratelli Dulles, John Foster e Allen, che tornarono a
quella che passa per essere una pratica privata, a Wall Street, per
uomini come loro (riapparvero, più tardi, uno come Segretario di
Stato, l' altro come Direttore dei Servizi Segreti).
Truman tirò i remi in barca, minacciando di tenersi soldi e
rifornimenti destinati all 'Italia, se fossero stati inclusi dei ministri

ia
comunisti nel futuro governo. Mentre i fondi federali riservati
all'Italia, venivano illegalmente dirottati a sostegno della D.C, gli

or
italo..americani, mobilitati da una straordinaria campagna di
allarmismo radiofonico e di editoriali strumentalizzati dall'Agenzia,

em
cominciarono ben presto a versare denaro nei salvadanai
democristiani, con allarmata solerzia.
Per instillare il messaggio negli elettori italiani, iniziò una
M
campagna epistolare tra gli itala americani negli U.S.A ed i parenti in
Italia. La Chiesa cattolica negli U.S.A promosse una valanga di
lettere e cartoline, mentre il suo arcivescovo, Cardinale Spelman,
lla

caro all'industria e Cappellano Generale delle Forze Armate, apparve


a New York assieme a Truman, per dichiarare alla folla: < Non
posso credere che la gente italiana sceglierà Stalin al posto di Dio, la
de

Russia invece che l'America, quest' America che ha fatto così tanto e
che ancora è disposta a fare, purché l'Italia rimanga libera e amica>.
a
as
C

LU-
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4\3

Era commovente vedere Spelman, che si era mostrato


abbastanza indifferente verso la libertà italiana, tra il 1922 ed il
1943, quando era intimo del filonazista Pio XII, improvvisamente
risvegliarsi di fronte al pericolo. Le lettere, stampate a cura dei
reduci dell 'Unità dei Servizi Segreti, e che ora sono nella C.LA,
concludevano: "Fai arretrare la minaccia comunista. Questo
t'implorano tutti gli Americani di origine italiana, il giorno della

ia
Santa Pasqua, nella speranza che la Resurrezione di Nostro Signore,
possa essere sempre celebrata nella terra che è il centro del

or
cattolicesimo."
Il precedente governatore di New York, Charles Paletti, passato

em
al servizio pubblico dopo aver operato come Governatore Militare
di Napoli (assieme al gangster Vita Genovese, come suo assistente),
era impegnato in una furiosa campagna contro la Sinistra italiana.
M
Era aiutato, in tale compito, dalla crema della vecchia colonia
fascista di New York, rappresentata dall' affermato editore de "Il
Progresso Italo~americano", Generoso Pope. Un fascista dichiarato
lla

e potente, intoccabile, grazie al serbatoio di voti che garantiva al


partito di Roosevelt aNew York.
Hugh Angleton, il padre Jim, fece la spola tra New York e
de

Milano, per sostenere la campagna epistolare, che arrivò ad un


totale di 35 milioni di lettere, spedite tra marzo e aprile 1948.
Meschinamente, l' ambasciatore Dunn riuscì a fare includere nel
a

testo, la minaccia che i pacchi di cibarie e di regali non sarebbero


più stati spediti in Italia, se il Fronte Popolare avesse vinto le
as

elezioni.
C

~CiJ,
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4\4

Per dare maggior forza alla battaglia, Marshall, nuovo


Segretario di Stato di Truman, si rivolse alla C.LA, da poco creata.
Al primo direttore della C.I.A, Roscoe Hillenkoetter, per molti
aspetti inadatto al compito, fu ordinato di intraprendere una vasta
serie di attività coperte, al fme di impedire una vittoria comunista
nelle elezioni italiane. La prima mossa della e.I.A era stata l'invio
di grandi quantità di grano ed altre provviste per sopperire alla

ia
penuria alimentare italiana; più che altro per tirar acqua al mulino
americano. Le operazioni, sotto copertura, della C.LA, passate per

or
speciali direttive del C.N.S, sono ancora classificate ~~Riservate",ma
molte di loro furono ben presto evidenti, specie a chi ne restò

em
vittima.
La serietà con la quale fu affrontata la situazione, è esemplificata
da un cablogramma di George Kennan, diventato direttore del
M
Personale di Programmazione Politica del Dipartimento di Stato,
inviato a rappresentanti U.S.A in Europa, in cui si proponeva, senza
mezzi termini, un intervento militare americano, nel caso di vittoria
comunista: "Per quanto concerne ) 'Europa, l'Italia è ovviamente il
lla

punto chiave. Se i Comunisti dovessero vincere le elezioni, tutta la


nostra posizione nel Mediterraneo, e quindi in Europa, verrebbe
de

probabilmente minata alle radici." *(nota)

*(Nota) Documento 740454: in esso si descrive l'importanza


a

politica e strategica dell 'Italia, e si afferma che ]a sua sicurezza


interna era un elemento essenziale nella lotta contro il Kormintem,
as

poiché l'Italia costituiva la porta per l'Europa centrale ed orientale,


dalla quale dipendeva il controllo dell'Adriatico, dello Ionio e dei
Ba1cani. Il documento, firmata dal Col. J. Williams, era esplicito:
C

"l' esercito italiano non offre la minima garanzia contro Tito e la


Quinta Colonna comunista in Europa. Dobbiamo quindi contare su
tutti coloro che nutrono sentimenti anticomunisti."

L(lJ~
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4\5

Un rapporto del Consiglio Nazionale di Sicurezza (vedere


relazione estera 1948 vol. 3 pago 770) disponeva un piano per aiutare
i movimenti clandestini anticomunisti, con armi e denaro. Il "Piano
X" consisteva nel fornire a De Gasperi grandi quantità di armi per i
movimenti reazionari, che erano per lo più dichiaratamente
neofascisti. Questi dovevano promuovere sabotaggi, guerriglie, e
disordini da addossare poi al Fronte Popolare. Falsi rifornimenti

ia
civili furono fatti segretamente transitare per il passo del Brennero:
50.000 fucili, 20.000 fucili mitragliatori, 50 milioni di munizioni... .

or
"Siamo ora in grado di dare assistenza con contributi per 300
tonnellate di materiale di base" affermava il cablogramma di

em
Marshall a Dunn, il 23 marzo 1948. La consegna sarebbe stata
effettuata come proveniente da un "Paese vicino" e sarebbe apparsa
come una transazione privata.
M
A questo punto gli U.S.A affrontarono dei piani di emergenza per
un maggior coinvolgimento militare, nel caso di una guerra civile,
conseguente ad una vittoria comunista. La direttiva del C.S.N, dellO
lla

febbraio 1948, impegnava gli U.S.A ad impiegare la forza militare per


assicurare che l'Italia restasse uno stato anticomunista.
I Capi congiunti del Personale istituirono un comando unificato a
de

Norlfolk, Virginia, per programmare e coordinare una operazione


militare di supporto ad un eventuale intervento. Una squadra di
combattimento del reggimento della marina U.S.A, venne inviata per
a

rinforzare le forze navali americane nel Mediterraneo. I piani militari


prevedevano addirittura il reclutamento di truppe polacche, nella
as

eventualità di una insurrezione. Nel frattempo, furono inviati


consiglieri militari ed altri supporti, per sostenere le forze di sicurezza
interne italiane.
C

Randolfo Pacciardi, ministro della Difesa, veterano della guerra


civile spagnola, assunse il controllo della polizia e delle altre forze di
sicurezza interna, in previsione di una insurrezione che egli stesso ed
il Ministro degli Interni Scelba e non i comunisti, intendevano
pilotare. L 'uomo dell'Agenzia che sovraintendeva a tali operazioni,
era Carmel Offie.

~~,
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4\6

Il 10 febbraio 1948, l'Ambasciata a Roma informò con


precisione il Dipartimento Di Stato, su come si stessero organizzando
dei particolari servizi di polizia "per la lotta contro il comunismo".
Erano stati appositamente reclutati degli ex agenti dell 'OVRA, la
polizia segreta di Mussolini. L'operazione, organizzata dal Ministro
degli Interni Scelba, e ispirata da Angleton e Offie, era basata sul
modello francese. "Per combattere il pericolo comunista, la Francia

ia
aveva organizzato dei corpi di polizia esterni alla polizia regolare,
pur se sempre dipendenti dalla Suretè Nazionale. Essi erano

or
finanziati ed addestrati in modo speciale".
Tali forze di polizia agivano come copertura per le operazioni

em
effettuate da gruppi di estrema destra. Intanto Scelba manipolava la
sua organizzazione dei Servizi Segreti, per attribuire inesistenti
intenzioni rivoluzionarie al Fronte Popolare, tentando di far ricadere
M
su questo la responsabilità dei giochi che egli stesso imbastiva.
Monsignor Mc. Geough, del Segretariato di Stato della Santa
Sede, fece visita all' Ambasciata U.S.A, su incarico del suo Capo di
lla

Stato Monsignor Montini, contatto primario di Angleton in Vaticano,


per informare che i comunisti avevano distribuito divise da
carabiniere ad agenti provocatori. Questi avrebbero dovuto
de

confondersi fra la folla, alla Basilica di Massenzio, che sarebbe


intervenuta ad un comizio del Col. Valeria (l'esecutore di Mussolini).
Il piano, riferiva Mc. Geough, era quello di assassinare Valeria,
a

perché egli sapeva troppo sulla sparizione di 10 milioni di lire


appartenente al Tesoro di Dango, e persi teoricamente durante la
as

veloce fuga di Mussolini verso la Svizzera. I falsi carabinieri


avrebbero avuto il compito di fare fuoco anche sulla folla, per creare
il panico ed assicurarsi che fossero accusati i neofascisti. Ma perfino
C

Dunn dovette ammettere che questo piano così contorto appariva


essere "estremamente irrealistico".

L~,
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4\7

Il 19 febbraio 1948, Dunn informava il Dipartimento che il


Partito democristiano stava per inviare il dotto Pietro Ruffino negli
U.S.A, per ottenere dei finanziamenti per le elezioni: "Egli vuole
fonnare un piccolo comitato, a New York, di industriali e banchieri,
con interessi in Europa". I fondi avrebbero dovuto essere
riservatamente depositati in un conto speciale della National City
Bank, intestato all'Istituto delle Opere Religiose (LO.R) del

ia
Vaticano, per poi essere trasferiti al Vaticano stesso.
Al fine di scuotere un Congresso riluttante ad aprire il

or
portafoglio in aiuto dell 'Italia, Angleton ed Offie impegnarono le
loro forze segrete per incrementare gli atti di violenza, ben travestiti

em
da comunisti. Presto la loro strategia del terrore cominciò a far
vedere i suoi frutti. Deputati del Congresso, in viaggio in Italia,
rimasero sbigottiti dalla violenza diretta contro un governo filo..
M
americano, e quando tornarono non indugiarono un attimo a votare a
favore degli aiuti finanziari per l'Italia.
Truman, approfittando dei successi di Angleton, si appellò al
lla

Congresso affinché approvasse il Piano Marshall, prima delle


elezioni del 18 aprile. "l'Italia, disse Truman, rischia di cadere nelle
mani deIl'U.R.S.S e se se ne andasse, l'intero Mediterraneo la
de

seguirebbe". I quotidiani, assediati da una campagna coordinata


nominalmente dal Dipartimento di Stato, cominciarono a scrivere che
non approvare il Piano Marshall, avrebbe letteralmente significato
a

consegnare l'Italia ai comunisti.


as
C

L~,
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4\8

La maggior parte degli italiani consideravano il Piano Marshall


come un rimarchevole atto di altruismo dell'America, promosso per
far riprendere una Europa dilaniata dalla guerra. Solo i Comunisti
sostenevano che questo aiuto era invece più vicino agli interessi
dell'industria americana e, in particolare, a quelli di un ristretto
gruppo di multinazionali che vedevano nel "European Recovery
Plan" una opportunità per estendere i propri interessi nei mercati

ia
esteri, a spese del cittadino americano che pagava le tasse a sostegno
dell'economia. (vedi Eldridge Durbrow. Dpt. Affari Esteri al

or
National War College).
A questo punto la scena era pronta, nella primavera del 1948, per

em
la scelta del popolo italiano (la più vicina alla democrazia, sulla carta,
della sua storia) per il Senato e per la Camera della nuova
Costituzione Repubblicana.
M
Per quanto detto, un grande test del valore del processo
democratico, a gran voce sostenuto dall'Amministrazione Truman, si
sarebbe poi trasformato, di fatto, in un progetto di demolizione
lla

sistematica, dal principio alla fine dell'intera sfera dell'interesse


americano, di governi eletti democraticamente, per favorire regimi di
destra, o le correnti di destra dei partiti di centro, come i democristiani
de

in Italia, sempre in nome della salvezza del processo democratico del


totalitarismo sovietico.
Scrisse un giorno Archibald Macleish:
Libertà, era un bene di cui disporre
a

L 'hanno trasformato in un bene da risparmiare,


as

Gli hanno scavato tutt'intorno e recintato


Come la tomba di un uomo morto.
C

k~-
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4\9

Era ormai chiaro che né il governo americano né quello italiano


di De Gasperi erano disposti ad accettare a questo punto una
sconfitta elettorale. Erano stati trasferiti armamenti, rifornimenti e
consigli tecnici alle forze armate in Italia, in maniera tale che si
potesse mettere in atto un colpo di stato, in caso di fallimento alle
ume.
La notte delle elezioni portai Edward R. Murrow della C.B.S,

ia
per cui lavoravo, al ministero per fargli conoscere il ministro degli
Interni Scelba. La sede era pittorescamente circondata da carri

or
armati Sherman. Spiegai a Scelba che saremmo andati in onda
entro un'ora, e che i dati riportati da "Il Messaggero", il quotidiano

em
numero uno della D.C, indicavano una grande vittoria elettorale,
non registrata però da altre attendibili fonti, visto che i risultati a
disposizione delle principali sedi dei vari partiti, erano ancora
M
largamente incompleti. Avevamo fatto un controllo facendo un giro
con la nostra jeep, attraverso la città in ebollizione. Scelba, radioso,
fece schioccare i suoi guanti di pelle nera e ci assicurò che
lla

potevamo andare in onda, riportando i dati pubblicati dal


Messaggero. E così fece Murrow, mettendo a segno lo scoop, con
un anticipo di 24 ore.
de

Ci rendemmo conto allora di quel che aveva fatto Scelba. Egli


aveva fatto trapelare i risultati vincenti, già a sua conoscenza, al
Messaggero. Infatti, l'intero sistema telefonico e telegrafico italiano,
a

attraverso cui dovevano passare i risultati delle elezioni,


appartenente allo stato, era controllato dal Ministero degli Interni,
as

con sofisticate postazioni d'ascolto. Così, alla minima avvisaglia di


un vantaggio della Sinistra, Scelba avrebbe potuto mettere in moto il
suo colpo di stato, accusando l'opposizione di frode o di aver
C

causato incidenti, ciò che avrebbe fatto scattare la reazione


governativa. Il sistema telefonico era dunque paralizzato e tutta
l'informazione o disinformazione era gestita da Scelba.
Più tardi quando feci presente questa situazione ad un amico
ufficiale della C.LA, egli impallidì, sbalordito dal fatto che avessi
scoperto uno stratagemma, che non avrebbe potuto ingannare
nemmeno Pulcinella.

~~
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4\10

Scelba, lavorando con Angleton e gli altri suoi segreti


sostenitori, aveva diviso l'intero paese, in zone articolate, a capo
delle quali aveva piazzato uomini decisi e di fiducia, preferibilmente
siciliani. Solo allora fu chiaro che Scelba avrebbe preferito forse
perdere le elezioni, in modo da rendere inevitabile, anche per i suoi
colleghi più cauti e rispettosi della legge, il ricorso al colpo di stato,
accuratamente pianificato con Angleton e Offie. La vera ragione

ia
dello sproporzionato dispiegamento di polizia, fu chiaro anche a
quegli osservatori italiani che rimarcarono come andasse ben oltre

or
una normale tutela dell' ordine pubblico, durante le elezioni. I1
giornalista Antonio Gambino rilevò che l'obiettivo di Scelba e

em
compagni, non era tanto quello di. difendere la democrazia dal
comunismo, quanto di abbattere il neonato stato costituzionale,
trovando un qualsiasi sistema che fosse tanto accettabile, da poter
M
gettare la miglior luce possibile, sul loro padrone Langley;
instaurare un governo di destra, sotto la protezione U.S.A
(precisamente il programma della vecchia "Mano Nera" degli anni
lla

'20, descritto dallo storico Gaetano Salvemini); un piano


impemiato sulla sostituzione di governi parlamentari, con governi
autoritari. Nel '48 andarono molto vicini al successo.
de

In quel periodo i dirigenti comunisti, per la maggior parte,


~come fece notare Stuart Hughes~ avevano ormai rinunciato ad una
vera e propria rivoluzione, come poteva essere concepita nel 1921.
Essi facevano affidamento piuttosto sulla forza del Fronte Popolare
a

per ottenere il successo nelle elezioni. Avevano tuttavia fatto i conti


as

senza Scelba che, al minimo segno di successo, avrebbe accusato la


Sinistra di brogli elettorali e quindi attivato le sue forze dal grilletto
facile.
C

L~~
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4\11

Così fmì che la Democrazia Cristiana, in un modo anelI' altro,


ottenne una maggioranza schiacciante in entrambe le Camere. La
politica americana aveva vinto. Ma ancora, come commenta Stuart
Hughes, "la maggior parte degli americani non era in grado di
valutare i risultati elettorali nella loro complessità. Videro solo il
trionfo della democrazia occidentale (o almeno del potere
occidentale). Quel che non colsero fu che, attraverso lo stesso

ia
schema, i gruppi sociali che avevano sostenuto il regime fascista,
erano tornati ad occupare le medesime posizioni di predominio.

or
Potevano vedere cioè solo la parte emersa dell' iceberg
democristiano, quella che propugnava la libertà degli individui e la

em
tradizione democratica occidentale. Non si vedeva la parte
sommersa, più larga ed importante, in cui azioni ed interessi
intrecciati, smentivano le nobili enunciazioni della dirigenza
ufficiale" .
M
Come fece notare James E. Miller ~appena prima di
raggiungere l'Ufficio Storico del Dipartimento di Stato americano~
lla

"il risultato pratico raggiunto dagli U.S.A, con la loro mascherata


ingerenza, fu quello di affidarsi ad un partito in maggioranza
conservatore, e quindi di soffocare quelle stesse riforme che i
de

politici americani ritenevano essenziali, quale base di un sistema


democratico stabile la democrazia stabile, auspicata dagli U.S.A,
fu la vittima prima delle azioni e della politica americana".
I sintesi, Miller descrisse nel dettaglio ciò che attendeva l'Italia,
a

mentre i dirigenti della D.C dividevano scrupolosamente incarichi


as

ed aiuti americani, fra le correnti del loro partito. "Tali


atteggiamenti della dirigenza D.C ~scrisse Miller~ minarono alla
base ogni sforzo di rafforzamento dell'ala progressista dei partiti
C

democratici, che rappresentava l'unica potenziale alternativa alla


regola della D.C.
I comunisti nel frattempo si ripresero dagli effetti della sconfitta
del 1948, e rinforzarono la loro influenza su un largo strato della
popolazione italiana. Cominciò un lungo duello tra le due principali
e rivali forze politiche in Italia.

~ (L;L '
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4\12

De Gasperi, forte della sua vittoria, arrestò la purga dei dirigenti


coinvolti col fascismo. Quasi tutti i dipendenti pubblici sospesi, in
quanto compromessi con il fascismo, furono reintegrati, a
prescindere dai loro reati del passato. I maggiori gerarchi fascisti,
non pentiti, tornarono tranquillamente ad occupare le loro posizioni
chiave, nell'amministrazione pubblica e nelle attività private.
Le elezioni dell'aprile '48 dettero anche 500.000 voti ai

ia
neofascisti dell'M.S.I, con 6 deputati, infiammando la battaglia
contro la Sinistra. Poi arrivò il momento del sindacato: andava

or
smembrato per sottrarlo all'influenza comunista. A Washington,
Hillenkoetter diede incarico a James Angleton, ormai divenuto

em
assistente speciale della C.LA, di cooperare con Luigi Gedda e i
suoi comitati civici ultra~cattolici, per avviare una lotta psicologica
ed ideologica nel settore sindacale.
M
(Inserire Gigliotti)
Altri capitali vennero impiegati dagli agenti C.LA, a Roma, per
dividere le due organizzazioni della destra sindacale, dalla C.G.I.L,
lla

dominata dai comunisti. Prima l'Unità dei Servizi Strategici, e poi


la C.LA spesero complessivamente dai 20 ai 30 milioni di dollari,
per fmanziare partiti anticomunisti, sindacati e quotidiani italiani.
de

Ma le conseguenze peggiori della vittoria democristiana si


fecero sentire altrove. A Washington, il successo della campagna
italiana, con il suo pesante uso di fondi e propaganda, con i suoi
a

sporchi giochi e le sue forze paramilitari, provocò un' ondata di


entusiasmo per le operazioni segrete da impiegare nella Guerra
as

Fredda, che molto presto finiranno in metastasi.


C

~(lJ~
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CAPITOLO 5
VISCIDI "NON~SKIDS"

Nel maggio 1948, George Kennan, Capo della Programmazione


Politica al Dipartimento di Stato, raccomandò la creazione di una
sezione permanente all'interno della C.LA, che operasse, a livello
mondiale, così come era stato fatto, tanto egregiamente in Italia.
Rapidamente una serie di direttive ad alto livello della
"Intelligence" del C.N.S ~simpaticamente definite "non..skids" (non

ia
scivolose) dalla C.LA che doveva metterle in atto~, produssero una
nuova organizzazione chiamata "Ufficio di Coordinamento Politico",

or
destinata a sostenere speciali operazioni per sovvertire sistemi
politici esteri, come quelli dell'U.R.S.S e dei suoi stati..satellite.

em
L'Ufficio di Coordinamento Politico (O.P.C), diretto da Frank
G. Wisner, veterano dell'O.8.S per le operazioni nei Balcani, da un
punto di vista amministrativo dipendeva dalla C.LA, ma per quello
M
operativo era agli ordini di Kennan e quindi del Dipartimento di
Stato. Era gestito da un insieme di personaggi machiavellici, già
appartenenti all'O.S.S, che avevano autorizzazione a uccidere,
lla

distruggere e sovvertire, in nome della democrazia americana.


Profeti armati di un tragico destino superiore, eccitati da una
visione messianica, i gelidi guerrieri di Wisner erano autorizzati ed
de

attrezzati per attuare della propaganda destabilizzante, guerra


economica, sabotaggio, annientamento, sovversione ed altri attività
criminali contro i dirigenti della Sinistra, e per presiedere alla
a

formazione di gruppi clandestini, a sostegno di elementi indigeni


anticomunisti; tutto ciò in previsione di una "guerra calda" con i
as

Sovietici, reputata ormai imminente. Le operazioni dell'Ufficio di


Coordinamento Politico dovevano restare assolutamente segrete, e
perfmo la loro esistenza sempre e comunque negata.
C

1~.
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5\2

Nel suo "Armies of Ignorance", William R. Corson puntualizzò


che la fonnazione dell'O.P.C veniva interpretata nell'ambiente dei
servizi segreti, "come una dichiarazione di guerra, con lo stesso
impatto, se non maggiore, che avrebbe provocato se fosse stata fatta
dal Congresso medesimo" (Pag 304). Secondo W. Colby, che si unì
presto al gruppo, il suo capo Wisner "cominciò ad agire in una
atmosfera che faceva pensare a quella del tempo dei Templari, per

ia
salvare la libertà occidentale nel conflitto con l' oscurità comunista".
L'ordinaria amministrazione dei Servizi Segreti della C.I.A,

or
venne a quel punto gestita dall'Ufficio delle Operazioni Speciali,
considerato da Wisner come una combriccola di vecchiette.

em
Wisner, avvocato di successo a Wall Street, affabile e con mezzi
personali, era descritto imponente e dotato di eloquio facondo; gli
piaceva la bella vita e spendere per divertirsi, ma fu obbligato a
M
stabilire gli uffici segreti dell'O.P.C, in luoghi scadenti di edifici
provvisori, lungo il centro commerciale vicino al Lincoln Memorial.
Di lì cominciò a reclutare uomini risoluti dei servizi segreti di
lla

Georgetown, come Kermit Roosevelt, Tracy Barnes, Desmond


Fitzgerald, Richard Bissel e Cord Meyer Jr, tutti destinati a diventare
famosi, o malfamati, negli annali dei servizi segreti. Insieme
de

formavano una squadra consacrata all' avventurismo, tanto segreto


quanto pericoloso, che provocava in continuazione rischi di guerra;
stampa, pubblico e Congresso erano tenuti completamente all' oscuro.
a

Un Congresso che comunque preferiva, in defmitiva, non sapere.


Tale situazione era destinata a durare per quasi una generazione.
as

Ray Cline, in precedenza alto ufficiale dell'Agenzia, ed uno dei


suoi cronisti più accondiscendenti, ammise che: "dopo la direttiva del
1948, che autorizzava azioni segrete, quelle successive del ' 50 e del
C

,
51, in cui si richiedeva una intensificazione delle attività, erano
restate prive di precise linee guida". Tale concessione, da tale
provenienza, dice tutto.

LIL1~
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5\3

Il Col. L. Fletcher Prouty, per lungo tempo ufficiale di


collegamento tra la C.LA e i Capi Uniti del Personale, accusò
l' Agenzia di usare il suo ruolo di "Intelligence" per coprire le sue
operazioni occulte. Peggio ancora, continuava, l'Agenzia operando
tramite quello che egli chiamava "Secret Team", aveva creato una
sezione occulta del Servizio Segreto, come strumento per operazioni
che dovevano restare ignote, in nome della sicurezza nazionale,

ia
cosicché nessuno potesse mettere in dubbio la buona fede. La
falsità genera il potere, il potere necessita di ulteriore falsità per

or
giustificarsi: il risultato finale fu una forza illegale operante
nell 'assoluta oscurità.

em
Già nella primavera del 1948, secondo il veterano della O.S.S
Harry Rositzke, la Casa Bianca considerava imminente la guerra
con I'V.R.S.S . Non vi era dubbio alcuno nella mente degli agenti
M
operativi dei Servizi Segreti dell'Vfficio Operazioni Speciali della
C.LA . "L 'Unione Sovietica ~afferma Rositzke~ era il nemico, la
missione dei nostri servizi segreti aveva i Sovietici come bersaglio.
lla

Eravamo dei professionisti impegnati in una unica causa, in una


crociata americana, contro Stalin, così come lo eravamo stati contro
Hitler . Avevamo lavorato sodo e per lunghe ore, di notte e nei fme
de

settimana, in una atmosfera di inquietudine e tensione. La Guerra


Fredda, per noi, era una guerra calda, visto che la vita dei nostri
agenti era a rischio continuo."
Tuttavia in mezzo a questa confusione, v' era anche un
a

assennato gruppo di analisti della C.LA che lavorava al progetto


as

nGSA W ~un segretissimo studio sul Comunismo nel mondo,


iniziato nel tardo '49~ che concluse come, a Mosca, non esistesse
alcun grande progetto per il dominio della Terra. Ray Cline, che si
C

concentrò sull 'Europa, e John Maury sul settore russo, reputavano


che l'V.R.S.S "fosse essenzialmente uno Stato conservatore, che
avrebbe certamente cercato di estendere la sua influenza, ogni
qualvolta ciò fosse stato possibile, con aggressioni parziali e
sovversioni locali, ma non con un conflitto generalizzato."

~&J-
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5\4

Le conclusioni del progetto nGSA W erano talmente poco


ortodosse ~racconta Trevor Barnes della C.I.A~ che vennero
smontate immediatamente, all'interno dell' Agenzia stessa. Il 20
gennaio I'N.S.C redigeva il piano con l'obiettivo essenziale della
lotta segreta: la caduta del sistema socialista nell 'Unione Sovietica,
un obiettivo considerato "irrealizzabile senza una guerra".
Ironicamente, o sinistramente, la terminologia adottata era

ia
simile a quella della Direttiva n° 21 di Hitler, emanata 7 anni prima,
con il nome, in codice, di "Barbarossa".

or
Con l' arrivo delle elezioni presidenziali del novembre '48,
Wisner, repubblicano convinto, aveva contato sulla vittoria di

em
Dewey per collocare il suo vecchio capo e amico, Allen Dulles, alla
direzione della C.LA, e John Foster Dulles, al Segretariato di Stato.
Quando Truman mandò a rotoli i suoi piani, a Wisner non restò che
M
aumentare la pressione sulla Casa Bianca, presentando in termini
esagerati la forza della minaccia sovietica, al suo ingenuo
presidente.
lla

I diplomatici di professione stavano facendo il lavaggio del


cervello a Truman; i militari soffiavano sul fuoco ~rischiavano
infatti di non ottenere ulteriori favori, senza una guerra o una
de

minaccia di guerra~; egli fu infine addirittura coinvolto, dai falchi


dell'industria e della politica, in un gioco pericoloso, quale era
quello di studiare uno scenario di guerra aperta contro l'U.R.S.S.
L'operazione "Dropshot", preparata da un comitato di Capi Uniti
a

del Personale nel 1949, con l'assenso informato del Presidente,


as

consisteva in un piano studiato per l' annientamento nucleare della


Russia, seguito da una sistematica occupazione militare e
dall'auspicato annullamento del Bolscevismo.
C

Nei primi 30 giorni di guerra si proponeva di sganciare 133


bombe atomiche su 70 città sovietiche, 8 su Mosca, per fare terra
bruciata di circa 40 miglia quadrate del centro della città, 7 su
Leningrado per spazzare via circa 35 miglia quadrate.

L ()J"
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5\5

Il Gen. Curtis Le May, il capo appena in carica del Comando


Aereo Strategico, successivamente Capo del Personale, conosciuto
come .. , commentò che "Avremmo potuto distruggere
completamente la Russia, senza neanche sbucciarci i gomiti!". Ma
gli ideatori del "Dropshot", più cauti, avvertivano che i Sovietici
avrebbero potuto occupare l'intera Europa occidentale, nel giro di

ia
20 giorni, e che forse, alla lunga, gli U.S.A avrebbero anche potuto
perdere la terza guerra mondiale.

or
In ogni caso sarebbe rimasto il problema di cosa fare della
Russia, se fosse stata conquistata, un problema che Stalingrado

em
aveva evitato ad Hitler. Il "Non~skids" addetto a tale problematica,
rilevò prontamente che "non sarebbe conveniente o comunque
fattibile, per noi, occupare e portare sotto la nostra amministrazione
M
militare, il territorio nemico dell'U.R.S.S. Tale evenienza è da
escludersi, per le dimensioni del territorio, e per il numero dei suoi
abitanti. "
lla

Secondo Weir, rimaneva un'unica soluzione: quella di una


politica non aggressiva, come era stata originalmente improntata da
F. D. Roosevelt e dai suoi New Dealers. Poteva essere facilmente
de

attuata anche dal suo successore Truman. Ma i bellicosi politicanti,


presenti nel Dipartimento, incapaci di concepire la pace in qualsiasi
termine, furono determinati, in mancanza di meglio, a sguinzagliare
a

i guerrieri della segreta O.P.C di Wisner.


as
C

L~~
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5\6

Per la carenza di proprie specifiche fonti di infonnazione, i


suggeritori di tale deciso progetto antisovietico, erano alla disperata
ricerca di elementi utili, e non riuscirono a trovare niente di meglio,
come fonte informativa sul nemico, di un generale nazista che aveva
rifornito Hitler e la sua macchina di guerra: il Maggior Generale
Reynhardt Gehelen, capa del Fremde Heere Ost, la sezione
informativa militare dell'esercito tedesco sul fronte russo.

ia
Considerato un esperto della strategia militare sovietica, Gehelen,
sin dall'inizio era riuscito a dare solo cattive notizie ad Hitler.

or
*(nota)
Con l' esercito sovietico alle porte di Berlino, ed il disastro

em
incombente, Gehelen, criminale di guerra ~se non altro per gli
interrogatori, le torture e le esecuzioni di centinaia di migliaia di
prigionieri di guerra sovietici~ evitò abilmente il capestro,
M
rifugiandosi sulle montagne della Baviera, con quel che equivaleva
ad un passaporto per la libertà. Come succulenta carota con cui
adescare i servizi segreti alleati, Gehelen, non solo si portò dietro i
lla

migliori esponenti del suo staf:f, ma anche 52 preziosi involucri


contenenti microfilm segreti, interi archivi di spionaggio su
personalità sovietiche, piani di battaglia, reti di spionaggio, e liste di
de

potenziali partigiani anticomunisti.

*(nota) John Loftus riferisce un divertente aneddoto sul Gen.


Heinz Guderian: nei primi giorni del '45, in qualità di Capo
a

Personale sul fronte orientale, aveva presentato ad Hitler un


as

resoconto della situazione militare, in rapida degenerazione, e della


minacciosa forza delle armate sovietiche. Tale resoconto era stato
stilato da Gehelen. "Idiota integrale!" aveva urlato il Fuehrer
C

ordinando che Gehelen fosse rinchiuso in manicomio. Guderian


replicò rabbiosamente che Gehelen era "uno dei migliori ufficiali
della mia organizzazione" e che non avrebbe certo consegnato il
rapporto a Hitler, se egli stesso non fosse stato d'accordo sul
contenuto. Da quel momento sia Gehelen che Guderian finirono
sulla lista nera di Hitler.

L~,
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5\7

Gehelen fu interrogato dal Centro di Controspionaggio dei


servizi segreti, un ufficio politicamente inetto, vicino a Oberursal,
nena zona americana di occupazione. Egli si offrì di proseguire la
guerra contro i Sovietici, dalla parte degli Americani, con l' ausilio
dei suoi archivi segreti e dei servizi del suo staff di nazisti. Il Col.
William R. Philip, al comando di quell 'ufficio polveroso e mal
organizzato, trasmise tale offerta, politicamente dubbia, ma

ia
professionalmente anettante, al Gen. Edwin L. Sibert, che era a
capo dei Servizi Segreti della XII Annata, che a sua volta la passò al-

or
Capo del Personale, radicale anticomunista, di Eisnehower, il Gen.
W. Beddle Smith. Gehelen fu immediatamente assunto e messo su

em
un volo per l'America, con approvazione al più alto livello,
travestito con una unifonne da generale statunitense.
Divenuto amico, a Washington, di Allen Dulles che stava
M
aspettando la propria occasione al Dipartimento, ~ansioso com' era
di rientrare nel settore delle operazioni segrete~ il nazista cominciò
subito a lavorare per l'O.P.C, sotto la copertura del Dipartimento di
lla

Stato; le spese del suo ingresso, e di quello del suo staff, negli
U.S.A fu sostenuto da George Kennan, grazie all'influenza della sua
posizione di Capo della Programmazione Politica di Stato. Fra i
de

ripugnanti nuovi membri nazisti, vi erano dei criminali del calibro di


Franz Six e di Hemil Augsburg, che aveva guidato le squadre mobili
della morte sul fronte orientale, partecipando alla gestione
a

dell'Olocausto. Six, un prottetta di Himmler, veniva descritto da


Adolf Eichman come un vero "castoro operoso" nello sterminio
as

degli Ebrei. Augsburg aveva personalmente guidato gli squadroni


della morte, nella Russia occupata, organizzando assassinii a decine
di migliaia dietro le linee tedesche.
C

~&J,
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5\8

Prima della fme dell' anno, Gehelen fu di ritorno in Germania,


per gestire le operazioni segrete della C.LA; si stabilì nella
precedente base di addestramento della "Waffen S.S" presso
Pullach, un villaggio di contraddittoria gradevolezza in Bavaria, 8
miglia a Sud di Monaco.
Con la speranza di soddisfare il desiderio dell'esercito U.S.A di
destabilizzare l' impero sovietico con operazioni clandestine, prima

ia
dell'ormai inevitabile conflitto Est~Ovest, Wisner necessitava di
forze anticomuniste affidabili e pronte ad intraprendere le pericolose

or
attività antisovietiche. Egli era originario del sud, di sangue
reazionario, ossessionato da un innato anticomunismo, che si era

em
accresciuto coi contatti avuti con i Sovietici nei Ba1cani e nella
Germania del dopoguerra. Aveva già stilato, a Bucarest, una lista di
fascisti rumeni, collaborazionisti dei nazisti, coi quali era
M
determinato ad iniziare a contrapporsi all'impero sovietico.
Centinaia di migliaia di altri collaboratori, provenienti da altri Paesi
già occupati dai tedeschi, stavano in quel periodo nascondendo il
lla

loro passato nei campi alleati per dispersi. Vi erano Bielorussi,


Baltici, ustasci, Ungheresi e Rumeni, tutti ex collaborazionisti, rei di
atroci crimini contro i loro connazionali; avevano scovato Ebrei e
de

partigiani antinazisti, li avevano torturati e uccisi; avevano afa


bisogno di protezione e voglia di vendetta.
I Bielorussi avevano....
a

In un giorno Jasiuk, fu accusato dello sterminio dell'intera


as

popolazione ebraica di un paese, stimata in circa 5.000 persone.


C

L~~
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5\9

In Armenia i collaboratori dei nazisti, non solo avevano fatto a


pezzi 200.000 Ebrei, ma anche centinaia di migliaia di Armeni
cristiani. Gli ustasci croati, agli ordini del governo fantoccio di Ante
Pavelic, imposto da Hitler, sterminarono mezzo milione di
Jugoslavi: Serbi, Ebrei e zingari. Durante i primi mesi del regime,
era stata promessa la salvezza a circa 150.000 Serbi di fede
ortodossa, se si fossero convertiti al cattolicesimo. Coloro che si

ia
rifiutarono vennero immediatamente macellati, ad alcuni venne
tagliata la gola da un orecchio all' altro, con speciali coltelli. Altri

or
furono arsi vivi. Ad altri ancora furono strappati gli occhi dalle
orbite, rotte gambe e braccia, strappati gli intestini ed altri organi,

em
dai corpi ancora in vita.
Papa Pio XII, che approvava il Cattolicesimo militante di
Pavelic, e che considerava la Croazia come la "Frontiera della
M
Cristianità", concesse una udienza privata a Pavelic nell' aprile del
1942, e lo definì come un "uomo molto diffamato". E quando il
suo Segretario di Stato, monsignor Montini (futuro Paolo VI), fu
lla

informato sulle atrocità croate, replicò che dovevano sicuramente


essere state opera dei comunisti, e poi malvagiamente imputate ai
cattolici.
de

All'inizio del 1943, quasi tutti gli 800.000 Ebrei ucraini erano
stati liquidati dai connazionali che erano al servizio delle Unità
Mobili della Morte delle S.S. Furono messi in scena atroci
spettacoli, mai visti in alcun momento della storia umana. Così a
a

Babi Yar, dove 100.000 Ebrei furono fucilati in appena tre giorni, le
as

donne denudate, violentate e fotografate prima dell' esecuzione.


C

~aJ.,
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5\10

Impenitenti colpevoli di crimini di guerra, decine di migliaia di


nazi~collaborazionisti erano ora disponibili per le attività
anticomuniste. Con denaro ed equip aggiament i statunitensi,
Gehelen, con l' ausilio dei suoi vecchi collaboratori, promise di
reclutare dalle loro file una efficiente équipe di agenti di spionaggio
e sabotaggio; assassini a conoscenza della lingua, in grado di
operare sul terreno, all'interno dell 'Unione Sovietica e dei Paesi

ia
dell 'Est. Per rendere più rapida e praticabile l'operazione, Wisner
ottenne da parte del C.LC, che in Germania si arrestasse la caccia ai

or
nazisti, per cominciare ad ingaggiarli. Per potersi assicurare il
meglio dei criminali già appartenenti alle S.S e alle S.D, fu

em
ingaggiato niente di meno che Klaus Barbie (e molti suoi simili),
direttamente dal C.LC che si occupò di tale delicato reclutamento.
Trovare i nazisti e i loro collaboratori, che si erano nascosti sotto
M
false identità, richiedeva la presenza di ufficiali delle S.S e delle
S.D, con uno specifico livello di conoscenza in modo da poter
garantire il passato anticomunista dei reclutabili e, si sperava,
lla

l'individuazione delle spie infiltrate dai Sovietici.


Barbie di cui i conservatori francesi non desideravano il ritorno,
nel timore che potesse fare i nomi di vari politici francesi di spicco,
de

che erano stati informatori della Gestapo, compreso l' Alto


Commissario francese per la Germania, Francoise Poncet, si
adoperò con vivacità, fino al momento in cui, con l' aiuto della C.I.A
si rifugiò in Sud~America.
a

Gehelen, con molto impegno, riuscì finalmente a far armare ed


as

attrezzare migliaia di ex soldati ed ufficiali delle S.S. Waffen,


perché fossero impiegati da Wisner nel terrorismo, in territorio
sovietico e in quelli occupati dai Sovietici. Per usufruire di centri
C

sicuri, in cui addestrare i nuovi collaboratori, Wisner si mise in


combutta col Comandante alleato in Germania, il Generale Lucius
Clay, un "ragazzo del sud" furibondo anticomunista, definito come
l' Americano più potente d'Europa. Il Generale accettò volentieri le
reclute filonaziste di Wisner, e le nascose nei suoi campi militari,
travestiti da operai, dando così vita ad un esercito segreto all'interno
dell' esercito regolare.

L&JL '
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5\11

A riprova dello spirito del tempo, il Gen. George S. Patton, che


aveva pian piano radunato i nazisti nella sua zona della III Armata,
faceva pressioni affinché molte delle migliori divisioni delle S.S
Waffen potessero essere aggregate al suo esercito, così da poterIe
"guidare contro i Rossi".
In campi speciali, le reclute venivano addestrate da ex istruttori
delle S.S. Waffen, e da istruttori americani, per combattimenti a

ia
mani nude e all' ann a bianca, per comunicazioni radio e
paracadutismo, e per tutto ciò che necessitava come requisito per

or
operare al di là delle linee nemiche. Con l' aiuto di Gehelen, i
Bielorussi avevano letteralmente preso il controllo dei campi D.P,

em
nei quali erano stati dislocati. A Pullach, la rete delle S.S dei
Bielorussi era ora diventata un gruppo di "analisti di ricerca".
A questo punto, Gehelen era riuscito a reclutare la maggior
M
parte dello staff originale degli squadroni della morte della
Einsatzguppen.
Wisner desiderava addestrare le migliori forze speciali,
lla

compreso il gruppo dei migliori agenti dell' Intelligence nazista,


negli U.S.A. Ciò per tenere le operazioni lontano dagli occhi degli
agenti sovietici e da quelli degli agenti dei Servizi Segreti rivali.
de

Escogitò pertanto un piano molto sottile: avvalendosi della sua


copertura di deputato assistente del Segretariato di Stato nei Paesi
occupati, Wisner riuscì a piazzare i propri agenti negli uffici chiave
del dipartimento adibito alla concessione dei visti sui documenti.
a

Grazie alla C.LC che in Germania riforniva false identità, da


as

cittadini esemplari, Wisner fu in grado di far emigrare molti nazisti,


criminali di guerra compresi, tanti quanti riteneva essere necessari,
per essere addestrati al terrorismo, in una base segreta, specialmente
C

attrezzata in Virginia, vicino a Williamsburg, e a Fort Bragg nel


nord Carolina, per i paracadutisti.
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5\12

Nell'estate del 1948, il Congresso approvò il "Displaced


Persons Act" che permetteva l'immigrazione in America di circa
400.000 rifugiati, ma proibiva in maniera esplicita tale possibilità ai
criminali di guerra. Truman era allora sicuro che nessuno ufficio
americano avrebbe mai potuto permettere di far arrivare nel Paese
qualche nazista o traditore o criminale di guerra. Wisner invece,
imperturbabile, facendosi forte della sua posizione all'interno del

ia
Dipartimento, spalleggiato da George Kennan, fece entrare nel
Paese, tra il '48 e il ' 50, tutti i leader nazisti dei regimi fantoccio

or
responsabili di crimini di guerra. Gli erano necessari, e per far
questo coinvolse migliaia di cittadini incolpevoli.

em
Per quel che riguardava i finanziamenti, Wisner non aveva
problemi. Come racconta Tom Braden, ufficiale senior delle
operazioni nei primi anni '50, l'Ufficio di Coordinamento Politico
M
"non doveva mai rendere conto del denaro che spendeva, tranne che
al Presidente, nel caso in cui egli avesse voluto conoscere nel
dettaglio l'ammontare della spesa. Altrimenti le spese non solo erano
lla

incontestabili ma non erano nemmeno documentate, e non vi era


quindi alcun modo per operare dei controlli .1O.P.C poteva
assumere tutto il personale che voleva poteva fare tutto ciò che
de

voleva. ... reclutare eserciti o comprare banche. Non c'era


semplicemente alcun limite al numero di persone che si poteva
assumere, né limite alcuno alle attività che si potevano intraprendere,
qualora fossero state necessarie alla conduzione della guerra segreta.
a

Si trattava di una multinazionale. Forse è stata anche una delle


as

prime". Con soltanto 302 agenti in 5 compartimenti ed un budget di


4,7 milioni di dollari, nel '49 e fino a tutto il '52, dopo lo scoppio
della guerra in Corea e l' acquisizione della bomba atomica da parte
C

russa, l'O.P.C era cresciuta fino ad avere 4.000 agenti dislocati in 47


compartimenti, con un bilancio di 82 milioni di dollari. Il Gen.
Bedell Smith, nominato nel 1952 direttore del Central Intelligence,
da Truman, aveva a quel punto abilmente fuso l'O.P.C e l'O.S.O, nel
"Directorate of Plans", gestito da Allen Dulles, dando via libera a
Wisner, e ai suoi sbrigativi nazisti, contro i Sovietici.

Á~'
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5\13

Come collegio di esperti per l'Europa orientale, lo staff di


Wisner contattò i dirigenti di quattro ministeri nazisti che avevano
gestito i collaborazionisti in quell'area, durante la guerra.
Inclusero criminali di guerra come Gustav Hilgher, un
diplomatico del Ministero Affari Esteri nazista, protetto da Kennan,
che aveva lavorato, in qualità di esperto per la Russia, a fianco di
Hitler nella stesura del piano Barbarossa. Per gestire il reclutamento e

ia
l'addestramento delle "forze speciali" di Wisner, Gehelen suggerì il
nome del dotto Franz Six. Nel1940 Six, un ex professore di Berlino

or
in scienze politiche, aveva capeggiato un Einsatzcommando, le
formazioni mobili speciali con il compito di liquidare ufficiali

em
comunisti, partigiani ed Ebrei, sul fronte orientale. Quattro Einsatz~
gruppen, provvisti di liste tratte dagli archivi dei servizi segreti
sovietici, da uomini di fiducia di Geheten, furono responsabili della
M
morte di due milioni di Ebrei, commettendo atrocità tali da nauseare
persino i tedeschi stessi.
Con poche eccezioni, i comandanti delle Einsatzgruppen erano
lla

stati tutti condannati a morte, ma molti di essi, come Six, vennero


salvati e messi a disposizione dell'Intelligence alleata. Furono
esercitate forti pressioni per commutare la condanna a morte di Six,
de

in 22 anni di prigione. Dopo un certo periodo di detenzione, fu


amnistiato dal Gen. Clay. In breve, Six si trovò al fianco di Gehelen,
per ingaggiare altri nazisti e collaborazionisti.
a
as
C

~~,
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5\14

Gehelen aveva dichiarato di aver lasciato in territorio russo un


gigantesco apparato sotterraneo, in ogni grande città, in previsione
di una rivoluzione anticomunista. Wisner, che gli aveva creduto, era
determinato a rivitalizzare tali presunte forze di resistenza, facendo
entrare di nascosto in U.R.S.S, gli ex collaborazionisti dei nazisti.
Agenti di lingua russa provenienti dall'Ucraina, Bielorussia e dai
Paesi Baltici, addestrati nei centri della e.LA, furono fatti infiltrare

ia
attraverso tutte le frontiere, terrestri, di mare, e d'aria; dai Paesi
Scandinavi, dalla Germania federale, la Grecia, la Turchia, l'Iran e

or
il Giappone, allo scopo di formare bande armate segrete e
raccogliere informazioni di interesse militare.

em
Incoraggiato dall'acquisizione, attraverso Gehelen, dei
documenti dei Servizi Segreti nazisti, riguardanti le operazioni
contro l'U.R.S.S, incluso le tecniche di falsificazione di documenti
M
di identificazione, l'O.p.e intraprese le operazioni con grande
fiducia. Ma il successo fu minimo. In pratica tutte le operazioni
dell' Agenzia, in Russia e nel blocco orientale, furono smascherate
lla

ed i suoi agenti condannati a morte. I nazisti di Wisner non


.

trovarono alcuna rete sotterranea, e che pochissimi complici su cui


contare. Velocemente, senza alcun frutto, essi furono terribilmente
de

eliminati.
La p~ggiore operazione di Wisner fu forse la devastante "Win",
con la quale un imprecisato numero di agenti venne fatto infiltrare
a

in Polonia. Dopo poche settimane, una ventina di loro, inviava


informazioni e richiedeva sempre più denaro, dichiarando di avere
as

500 sostenitori attivi, 20.000 parzialmente attivi, ed altri 100.000


che sarebbero stati pronti nell' eventualità di una guerra. Ma ci fu
qualcosa che Wisner mancò di apprezzare. Sin dal 1947, le forze di
C

sicurezza polacche si erano infiltrate nella "Win", acquisito la


complicità dei suoi leader. I doppi agenti di Wisner divennero tripli
agenti del K.G.B. . Nel1952 i comunisti avevano ormai convertito
a loro favore l'intera operazione polacca, poiché si erano
impadroniti di tutti i contatti anticomunisti con l'Occidente.

~~-
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5\15

Come illustrato da Mark Aarons e John Loftus in "Ratlines",


decine di milioni di dollari vennero spesi, nel vano tentativo di
combattere i comunisti dall'interno, poiché "una dopo l'altra, le
forze sotterranee di Wisner furono eliminate e con loro, gli
innocenti cittadini che con esse avevano collaborato."
Ma la follia continuò. Con Eisenhover alla Casa Bianca, il suo

ia
Segretario di Stato, John Foster Dulles, fu lasciato libero di
esercitare la sua bellicosa politica del rischio calcolato, mentre al

or
fratello più giovane, Allen, fu consentito di soddisfare la sua
nevrotica passione per le azioni segrete. Sotto lo sguardo vigile e
cupo del Vice Presidente Nixon, Wisner, lo stratega della guerra

em
fredda del Presidente, fu incoraggiato a continuare nello
addestramento degli agenti dissidenti del blocco comunista per "fare
arretrare i Sovietici". Nixon fu accompagnato da Wisner in persona
M
nel suo centro di addestramento delle "forze speciali" in Virginia.
Ma visto il continuo e miserevoie fallimento di tali operazioni,
a tutto il 1954, cessarono i lanci di paracadutisti muniti di radio
lla

ricetrasmittenti. N eppure nella Cina comunista, l'Agenzia riuscì a


far meglio, ed i dirigenti cinesi, anche a fmi propagandistici,
pretesero l' esecuzione di 106 spie americane e cinesi, che erano
de

state paracadutate nel loro territorio, tra il '51 e il ' 54, nonché la
condanna al carcere di altre 124. In Albania, 500 neofascisti,
reclutati tramite Brennan, addestrati in Grecia ed inviati oltre
confine da Wisner, con l'obiettivo dichiarato di destituire il dittatore
a

comunista Envere Hoxha, vennero trucidati: i comunisti ..grazie alle


as

rivelazioni di Kim Philby.. li stavano aspettando al varco.


C

L~~
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5\16

La folle mania di riciclare nazisti per presunti fmi democratici,


è raccontata da Christopher Simpson nel suo chiaro e rivelatorio
"Blow Back". Era noto che le informazioni di guerra sui Sovietici
erano state ottenute principalmente in due modi: attraverso
interrogatori, torture e facendo morire di fame circa 40.000
prigionieri di guerra, nonché tramite una rete di agenti filotedeschi ,
in territorio sovietico, chiamata Max, in codice. La rete Max era

ia
ancora in grado di operare nel dopoguerra; questo fu il contributo
principale fornito da Gehelen alla C.I.A. . Le relazioni e le analisi di

or
Gehelen ~scrive Christopher Simpson~ furono riportate
integralmente su carta intestata dell'Agenzia, e presentate alla Casa

em
Bianca come resoconti informativi, senza aggiunte. Questo
rappresentava tutto ciò di cui il Presidente riusciva ad essere
informato sull'Unione Sovietica e sull 'Europa dell'est. In effetti
M
Eisenhower, con Dulles come Segretario di Stato, ebbe unicamente
Gehelen come fonte informativa dalla Germania.
Per sopravvivere, Gehelen e i suoi criminali di guerra
lla

camuffati, dovevano presentare la minaccia sovietica, nella maniera


più critica possibile: significava poter continuare il loro lavoro,
incassare più soldi con cui perpetuare l'inganno.
de

Gehelen passò una gran mole di false informazioni sulle mosse


sovietiche, che vennero considerate attendibili, esasperando così la
paranoia americana contro il Comunismo e l'U.R.S.S. Simpson
a

afferma che la stessa assunzione di Gehelen rappresentò una


sostanziale escalation della guerra fredda, tale da minare alla base le
as

scarse speranze di pace e cooperazione Est..Qvest, negli anni


crociali 1945..1948.
Con i Repubblicani al potere, la fiducia in Gehelen continuò.
C

Ma fu tutto denaro buttato, considerato lo sviluppo degli eventi.


Secondo Victor Marchetti, già capo analista dell'Agenzia,
addetto allo studio delle potenzialità militari sovietiche,
"l' organizzazione di Gehelen non riuscì a fornire alcun contributo
alla comprensione, o aiuto per l' adeguata valutazione della sostanza
militare e politica dei Sovietici nell 'Europa dell' est e altrove".

~~~
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5\17

Secondo Arthur Macy Cox l' organizzazione di Gehelen,


che era la fonte primaria di Intelligence, sosteneva che "i Sovietici
stavano per aggredire la Germania. .. .. .. un mucchio di sciocchezze
allora, come Io sono ancora oggi."
Il professore John Lucas, nel suo Foreign Affairs, concluse che
Stalin non aveva alcuna intenzione di invadere l'Europa occidentale,
e prestava anche poca attenzione ai pur potenti partiti comunisti

ia
francesi ed italiani.
Ma all'Agenzia Gehelen piaceva, "perché riferiva quello che si

or
aspettavano di sentire". Con il popolo americano riluttante a
finanziare il settore militare, a meno che non si fosse di fronte ad

em
una reale aggressione, Gehelen era di essenziale importanza.
"Davamo sempre molto peso ai suoi rapporti e li passavamo,
così come erano, a tutti gli altri, al Pentagono, alla Casa Bianca, ai
M
giornali. Anche a questi piacevano. Ma si trattava solo di
spazzatura sullo spauracchio sovietico: procurò molti danni al
nostro Paese".
lla

Così Marchetti sintetizzò la situazione: " assumere Gehelen è


stato solo una perdita di tempo, di denaro e di fatica; a parte il fatto
che forse aveva anche un certo costo per il controspionaggio, visto
de

che praticamente tutti, nella sua organizzazione, tenevano i piedi in


due staffe, una sovietica ed una americana."
In quale grave misura, Gehe1en fosse stato coinvolto nel doppio
a

gioco, non si è saputo per un decennio, fino a quando non si scoprì


che Heins Felfe, il suo dirigente di controspionaggio, era anche un
as

agente sovietico. Non esisteva segreto in tutti gli archivi della


N.A.T.O ~rivela John Loftus, nel suo "Belarus Secret"~ a cui Felfe
non avesse avuto accesso, compresi i piani operativi di Wisner.
C

Il risultato fu la distruzione di centinaia di reti di agenti,


organizzate da Wisner.

~~~
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5\18

Quaranta anni dopo venne alla luce anche il fatto impensabile


che perfmo durante la guerra, le informazioni che Gehelen era
riuscito ad ottenere, da dietro le linee sovietiche, tramite la rete
Max, in realtà erano state fornite dai sovietici stessi. Visto che la
rete Max aveva rappresentato il maggior contributo fornito da
Gehelen alla C.LA, le false informazioni sovietiche avrebbero
depistato, per un intera generazione, Dulles, Wisner, e Angleton,

ia
durante tutto il corso della loro carriera; il tutto fu brillantemente
orchestrato dal Gen. Torkul, un agente sovietico del K.G.B, le cui

or
operazioni segrete riscossero più successo di quelle di Kim Philby.
Prima di lasciare il suo posto di capo delle operazioni segrete

em
della C.LA, Wisner, scrive John Loftus, deve essersi reso conto di
quanto fosse stato profondamente tradito dai suoi protetti nazisti. Ad
ogni modo, per imbarazzo o per rabbia, egli non informò i suoi
M
successori. E Dulles, preoccupato che la rivelazione della
infiltrazione sovietica nella rete nazista, potesse rovinare la carriera
politica di Nixon, si tenne il segreto.
lla

Le peggiori conseguenze di questo trastullarsi con i nazisti ed i


loro collaboratori, dovevano sfortunatamente ricadere, non solo su
l'estero, ma anche in casa, negli Stati Uniti.
de

Come premio per aver investigato sui Sovietici, a migliaia di


collaboratori nazisti di Wisner, e alle loro famiglie, fu concesso di
trasferirsi in America, compresi i peggiori criminali di guerra
Ucraini ed Ustasci. Tutto ciò viene descritto, con grotteschi dettagli,
a

da Loftus e Simpson, sulla base dei documenti recentemente


as

svincolati dalla segretezza.


C

~~~
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5\19

Decine di migliaia di nazisti e di loro collaboratori furono


aiutati anche dalla Chiesa cattolica a fuggire, via Roma e Genova,
nell' America centrale e del sud, dove la Chiesa poteva fare pressioni
sui regimi di destra, per farli accettare. Il macellaio Pavelic,
assistito nella sua fuga in Argentina da Padre Krunoslav
Draganovic, attraverso le strutture del Vaticano, si trasformò in
consigliere per la sicurezza di Peron, e fu in contatto ..raccontano

ia
Loftus e Simpson.. "con quasi l'intero governo, dirigenti statali,
ufficiali dell'esercito e della polizia, molti dei quali erano criminali

or
di guerra ricercati".
Grazie agli sforzi personali di Papa Pio XII, l'intera Divisione

em
della S.S Waffen ucraina, all'incirca 11.000 uomini, più le loro
famiglie, fu recuperata alla sopravvivenza e sostegno del mito
nazista. Wisner, che usò le strutture del Vaticano come uno dei
M
percorsi occulti per l'immigrazione, col nome in codice di
"Operazione sangue di pietra", fece salpare da Bremerhaven alla
volta degli Stati Uniti i suoi neo arruolati, sopravvissuti alla guerra,
lla

ed i loro famigliari, in navi militari adibite appositamente al


trasporto passeggeri.
CosÌ, circa 10.000 criminali nazisti furono fatti infiltrare negli
de

Stati Uniti, e, una volta all'interno del Paese, fu difficoltosa anche la


loro localizzazione, visto che dovevano firmare registri una sola
volta l'anno. Ci si assicurò anche che una speciale normativa
a

riducesse l' obbligo di residenza, già stabilito in cinque anni, per tutti
coloro che erano stati impiegati all' estero negli "Istituti di Ricerca
as

Americani"! .
Come mette in evidenza Simpson, le operazioni clandestine che
impiegarono i nazisti non produssero mai i risultati programmati,
C

contribuirono invece a rafforzare alcuni dei più reazionari


orientamenti della vita politica americana. Queste tossine estranee
non furono innocuamente metabolizzate dall'organismo americano:
gli immigrati restarono dei fanatici nazifascisti che, come sostiene
Loftus, disprezzavano ugualmente sia la democrazia americana che
il comunismo sovietico. Così, le cellule cancerose filonaziste si
diffusero liberamente nel corpo politico della nazione, come una
metastasi.

~&J~
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5a\1
CAPITOLO 5a
Gli amici di Reza Shah Pahlavi

Visto che l'Unione Sovietica e la Repubblica Popolare cinese


~nonostante tutte le diavolerie che Wisner era riuscito a mettere in
campo~ erano ancora stabilmente in piedi, l' Agenzia, ancora
tenacemente dipendente dalla droga dei maneggi sotterranei, si
adeguò al più semplice compito di imporre regimi anticomunisti a

ia
Paesi meno recalcitranti, in lontane aree di influenza statunitense,
che venivano considerate, o meglio che l'Agenzia considerava,

or
tendenzialmente attratte dall' area comunista.
L 'Occidente, secondo Allen Dulles, doveva imparare a

em
sconfiggere il Comunismo usando gli stessi "sporchi trucchi". Per
proteggersi quindi, il mondo libero avrebbe dovuto far propri i
metodi terroristici delle Brigate Nere di Mussolini. Come diceva
M
Dulles: "dobbiamo combattere il fuoco con il fuoco".
Joseph Smith dette le dimissioni dalla C.LA, disgustato dopo 20
anni di sporchi giochi, quando capì che provare a sconfiggere i
lla

comunisti con questi metodi, equivaleva ad alimentare una


controreazione e ritrovarsi inevitabilmente di tronte ad un
atteggiamento ancora più intransigente.
de

David Wise, co~autore con Thomas B. Ross di uno dei primi e


migliori trattati sull'Agenzia, "Il governo invisibile", commenta così
quei metodi, senza peli sulla lingua: "è difficile trovare una qualsiasi
base etica o legale per tali operazioni che appaiono, nei migliori dei
a

casi, di dubbia costituzionalità. Nessuno ha mai dato mandato agli


as

U.S.A di intervenire negli affari interni di altre nazioni. Tali


operazioni rappresentano una flagrante violazione della Carta
dell'O.N.U. . Si può ben immaginare quale reazione si scatenerebbe
C

nel nostro Paese, se un servizio segreto straniero provasse a


provocare una invasione della Florida; spendesse milioni di dollari
per sostenere un candidato presidenziale o congressuale,
influenzando l' esito delle nostre elezioni; tentasse di rovesciare il
Presidente con un colpo di stato",

L[¡.
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5a\2

Proprio ciò che stava facendo l'Agenzia in più di quaranta stati


sovrani, con i quali eravamo in rapporti pacifici, con cui non
avevamo alcun contenzioso e che non ci avevano mai arrecato alcun
danno. La verità è che tutto questo intrallazzare sotterraneo era
perseguito solo nell'interesse di grandi gruppi privati, e sempre a
spese del contribuente. I costi furono enormi; i soldi buttati, tanti. E
raramente erano stati approvati e stanziati pubblicamente.

ia
Una delle prime operazioni vide coinvolto l'Iran, con
conseguenze che la comunità internazionale ancora oggi sconta. I

or
guai ebbero inizio nell'estate del 1951 e riguardavano il petrolio.
Lo Shah, Mohammed Reza Pahlavi aveva esercitato pressione

em
d' ordine economico sul suo primo ministro, il settantenne dotto
Mohammed Mossadegh; questo provvide allora all' esproprio e alla
nazionalizzazione delle azioni della Compagnia petrolifera Anglo~
M
iraniana. A quel punto, le grandi compagnie petrolifere americane,
fermamente decise a non lasciarsi sfuggire l' occasione di penetrare
nella ricchissima area, si dettero da fare per inserire alcuni loro
lla

fidati rappresentanti nel Consiglio di Sicurezza Nazionale, per


indurre la.C.LA ad orchestrare imbrogli tali da costringere lo Shah a
licenziare il suo primo ministro, agitando il solito spauracchio del
de

comunismo.
Mossadegh, leader carismatico, sprezzantemente descritto
dall' Assistente del Segretario di Stato, Dean Acheson, come
"piccolo e rinsecchito, senza un capello sulla testa liscia, come una
a

palla da biliardo, un viso magro corredato da un lungo naso adunco,


as

affiancato da due occhi luccicanti come bottoni", fu accusato di aver


favorito il partito comunista ¡raniano, il Tudeh, per il quale, al
contrario, non provava alcuna simpatia, visto che era un genuino
C

liberale. Aveva anzi preso più volte decise posizioni anti..Tudeh,


quando quel partito aveva cercato di favorire talune ambiziose mire
sovietiche sull'Iran.

~~-
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5a\3

L' autore iraniano Sepehr Zabih mette in evidenza, nel suo


saggio "The Mossadegh Era", come fossero stati usati contro di lui,
per farlo apparire come un filosovietico, sia la sua convinta politica
di non allineamento, che il suo rifiuto, su basi costituzionali, di
mettere fuori legge un partito politico, solo per fare un favore agli
U.S.A. Se, in un primo momento, aveva infatti ricevuto un qualche
appoggio dal Tudeh, in un secondo tempo, questo gli si era

ia
schierato contro. Pertanto erano prive di fondamento le accuse di
filocomunismo riversate su di lui, quando non volle soddisfare le

or
"avversioni" espressegli dall'ambasciata U.S.A. In effetti, sostiene
Zabih, il movimento politico di Mossadegh, nonostante fosse giunto

em
al potere su una spinta di matrice nazionalistica, con toni
spiccatamente xenofobi, era fondamentalmente liberale,
costituzionale e riformista. Il partito era orientato, sul piano interno,
M
a ridurre l' autorità dello Shah, e la sua xenofobia era più diretta
verso i vecchi invasori che avevano spaccato il Paese, la Gran
Bretagna e la Russia, piuttosto che verso i lontani e ben voluti Stati
lla

Uniti d' America. Anche quando i Britannici, per ritorsione,


applicarono l' embargo sugli acquisti di petrolio dall'Iran,
Mossadegh e il suo Ministro degli Esteri, Hossein Fatemi,
de

limitarono la loro reazione a riorganizzare l' economia iraniana, sulla


base dei previsti minori introiti dell'industria petrolifera.
Ma gli U.S.A, o meglio le sue compagnie petrolifere avevano
a

altre idee. Con l'intento di negoziare un accordo tra le parti, Truman


inviò Averell Harriman, già ambasciatore in U.R.S.S, a Teheran, in
as

compagnia del suo scaltro interprete, il Col. Vemon Dick Walters,


personaggio che diverrà noto in seguito, più per aver organizzato dei
colpi di stato, che non degli accordi diplomatici. Si aspettavano
C

un amichevole benvenuto, ma furono accolti con lanci di uova e


pietre.
Il governo britannico laburista dichiarò inaccettabili alcune
clausole della nazionalizzazione. Il 4 ottobre 1951, tutto il personale
britannico fu richiamato dalle raffinerie di Abadan, abbandonando
"il più grande affare d'oltremare del commercio britannico".

L-&J.
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5a\4

La compagnia petrolifera anglo~iraniana costituiva una delle


principali fonti di introiti, in valuta estera, per il Regno Unito, e
garantiva inoltre gran parte del fabbisogno petrolifero della Gran
Bretagna. Questa perdita, con le riserve in dollari pericolosamente
basse, significava essere costretti ad acquistare il petrolio da altri
fomitori, con pagamento in moneta pregiata, una scoraggiante
prospettiva per il partito laburista britannico, fino a quando

ia
Churchill ~il paladino dell'Impero~ tornato di nuovo al potere, con
Anthony Eden come ministro degli esteri, non si accinse a mettere

or
in campo un adeguato piano di rivincita.
I britannici che avevano scarsi fondi ed esigui spazi di manovra,

em
come quelli che erano loro garantiti dagli agenti segreti presenti in
Iran, si rivolsero allora ad uno degli agenti dell'Ufficio di
Coordinamento Politico di Frank Wisner, un giovane sulla trentina
M
che aveva operato per l'O.S.S, durante la guerra: Kermit "Kim"
Roosevelt. Era, significativamente, nipote di quel Roosevelt che si
era impadronito di Panama, con un colpo di mano sovversivo,
lla

cinquanta anni prima. Kim era abbastanza anglofilo da rischiare


volentieri di togliere le castagne dal fuoco di Mossadegh, per conto
degli inglesi. Aveva come dote, non solo il suo nome, ma anche un
de

discreto retroterra di familiarità con l'establishment orientale. Era


quindi in grado di ottenere l' appoggio non solo dei suoi superiori,
Waspy a Washington, Allen e John Foster Dulles, rispettivamente
D.C.! e Segretario di Stato di Eisenhower, ma dello stesso
a

Presidente in persona, che era formalmente illoro capo, anche se


as

molto nominalmente, tanto che Foster Dulles aveva sibilato: "non


diciamogli troppo". Tali argomenti era meglio affrontarli con
l'esperto militare e civile di Ike, il Gen. Waiter Bedell Smith, da
C

poco trasferito dall' Agenzia al Segretariato di Stato..

L~.
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5a\5

Il motivo che costrinse il giovane Roosevelt ad attendere, per


mettersi in azione, l'insediamento della squadra Eisenhower ~Nixon,
el' ascesa al potere dei fratelli Dulles, un periodo di quindici mesi
dopo l'iniziativa di Mossadegh, fu rivelato a Joseph Smith, da un suo
collega della C.LA, uno dei falchi della Agenzia: "ora la faremo
finita con quei fottuti bastardi comunisti, e ci libereremo di tutti i
rossi del Dipartimento di Stato e dintorni. Chiuderanno tutti bottega,

ia
come quel pelato figlio di puttana che, ieri notte, stava quasi per
piangere, quando ha dovuto arrendersi ad Ike" si riferiva

or
naturalmente ad Adlai Stevenson.
Aprendo il concilio segreto per approntare l'operazione AJAX, a

em
quanto riferito da Kim Roosevelt, Foster Dulles, appoggiato allo
schienale della sedia, la sigaretta tra i denti, cominciò così:
"Finalmente ora possiamo liberarci di quel matto di Mossadegh!"
sottolineò gli aspetti geo~politici dell' operazione, aggiungendo, con
M
tono didascalico: "Voi signori sapete, presumo, dove si trovi l'Iran e
cosa rappresenti. Se i Sovietici riuscissero a mettervi le mani sopra, a
lla

quel punto controllerebbero tutto il Golfo Persico. E questo è sempre


stato illata ambizioso sogno, fin dai tempi di Pietro il Grande",
Tutti compresero, anche se non fu detto esplicitamente, che
de

Foster Dulles aveva anche messo gli occhi sulle concessioni


petrolifere iraniane perse dai Britannici.
a
as
C

~~,
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5a\6

Il primo passo di Kim Roosevelt, secondo i piani preparati dal


Servizio Segreto britannico, fu quello di introdursi in Iran con il suo
pseudonimo operativo di James F. Lochridge. Una volta a Teheran,
con a disposizione un mucchio di dollari ~quasi un milione, per
l' esattezza~ con i quali comprare e corrompere a sua discrezione,
avrebbe fatto in modo di introdursi segretamente nel palazzo dello
Shah, nascosto nel cofano di una macchina, avvolto in una coperta.

ia
Durante un appuntamento segreto, in mezzo alla notte, avrebbe
offerto a Sua Maestà Imperiale ~come Roosevelt amava chiamarlo~

or
il sostegno segreto degli Stati Uniti per esonerare Mossadegh, un
leader troppo sbilanciato a favore dei Sovietici, e che concedeva

em
troppi favori al partito comunista del Tudeh. Lo Shah avrebbe
dovuto emanare due decreti reali, stilati da Roosevelt stesso e già
pronti per la firma. Con uno avrebbe licenziato Mossadegh, con
)' altro l' avrebbe rimpiazzato, come primo ministro, con il Gen.
M
Fazollah Zahedi.
Da tale strategia, saltò subito agli occhi l'orientamento
lla

dell' operazione: Zahedi era stato il duro ministro degli interni di


Mossadegh, ed era stato estromesso dall'incarico, dopo aver
soffocato nel sangue, una dimostrazione di protesta. Era stato un
de

simpatizzante nazista ed anche condannato al carcere dagli Inglesi


come collaborazionista hitleriano. Quando fu arrestato, gli Inglesi
scrissero, nel loro rapporto, di aver trovato, nella sua camera da
letto, "una collezione di armi automatiche tedesche, biancheria di
a

seta, oppio, corrispondenza con paracadutisti tedeschi operanti sulle


as

colline, ed una album fotografico con tutte le più sofisticate donnine


di Teheran" .
C

~~~
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5a\7

Per organizzare il sostegno militare al golpe, Kim Roosevelt


doveva agire in collegamento co~ alcuni colonnelli dell' esercito, già
scrupolosamente selezionati e provvisti di nome in codice. Questi
ultimi erano stati attribuiti dall' Agenzia stessa che, a questo
proposito, dette una prova del proprio senso dell 'umorismo: nomi
come "L'uomo che ride", "Musicista matto" e così via. Il S.LS
britannico aveva un consistente patrimonio di appoggi negli

ia
ambienti più influenti, dentro e fuori il governo, grazie alla
supervisione di eminenti orientalisti inglesi, quali il Col. Geoffrey

or
Wheeler e Miss Anne K. Lambton della London University. La
stessa compagnia petrolifera anglo..iraniana poteva contare, in tutto

em
il paese, su una fitta rete informativa che comprendeva anche
orientalisti del calibro del dotto Lawrence Lockhard e di Richard
Sedan. Ma dopo lo strappo di Mossadegh, i Britannici furono
M
costretti ad affidarsi ad elementi iraniani e ad altri agenti stranieri,
piuttosto che ai propri connazionali. Il contributo del S.LS ad AJAX
non sarebbe stato quello di fornire appoggi diretti, quanto quello di
lla

mettere a disposizione le proprie superiori conoscenze del paese e


della sua cultura.
Il maggiore sostegno a Roosevelt venne dal caposezione della
de

C.I.A. presso l' ambasciata, Antony Cuomo, nominalmente


segretario politico, e dai suoi due principali agenti, Reporter
Shahpour, un iraniano di fede zoroastriana, ed Ernst Peron,
fiduciario svizzero dello Shah che godeva di molto credito a
a

Palazzo. Erano questi a gestire una ampia ed articolata rete di agenti


as

iraniani, molti dei quali erano militari di grado elevato, in attività o


in pensione. Lo Shah, quando venne a conoscenza dei dettagli
dell' operazione, decise di defilarsi, trasferendosi nella sua residenza
C

estiva sul mar Caspio, insieme all'Imperatrice Soraya; agli


americani ricordò, a sostegno della sua scelta, l' analogo
comportamento tenuto dal Profeta, con l'Egira.

~ !3J.. -
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Sa\8

Roosevelt rivelò quanto goliardico fosse il livello del


complotto, descrivendo come, alla fme del suo ultimo incontro
clandestino con lo Shah, avesse ritenuto opportuno inventarsi un
messaggio di saluto del Presidente Eisenhower, diretto al "Trono del
Pavone", "visto che Ike non ne aveva mandati", usando termini che
riteneva che il Presidente avrebbe sicuramente avallato. "Vostra
Maestà, ho ricevuto proprio questa sera un cablogramma da

ia
Washington: il Presidente Eisenhower mi ha chiesto di riferirvi le
sue parole". Il messaggio era : "che Dio benedica Vostra Maestà

or
Imperiale. Se i Pahlavis ed i Roosevelt, lavorando assieme, non
riescono a risolvere questo piccolo problema, nessun altro ci

em
riuscirebbe. Io ho completa fiducia che voi avrete successo!".
"Siamo d'accordo ~aggiunse con piaggeria Roosevelt~ che il
Presidente ha fatto bene il punto della situazione." Ricorda
Roosevelt che "compiaciuti ed entrambi più fiduciosi, ci lasciammo
M
di ottimo umore". Ma i fatti non andarono come ci si aspettava: nel
giro di 12 ore, Roosevelt cominciò a sentirsi nervoso; nel giro di 36,
lla

profondamente a disagio; dopo una settimana, completamente


disperato. "Quel ciccione stronzo", come riferì ad uno dei suoi
compari, non era riuscito a recapitare i decreti per la firma, prima
de

che 10 Shah partisse per il Mar Caspio. Appena riuscì a


raggiungerlo, quelli furono fmnati, ma intanto era arrivato il fine
settimana islamico, durante il quale non era più possibile dare inizio
all' azione. Allarmato, lo Shah, la cui autorità imperiale avrebbe
a

dovuto già essere acclamata, quale pilastro per l'Occidente, si


as

rifugiò precipitosamente a Roma.


C

L~~
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5a\9

Già insospettito dalla fuga del suo re, Mossadegh ricevette il


Col. Nematollah Nassiri, capo della guardia imperiale dello Shah,
che si presentò con il decreto finalmente firmato. Data un'occhiata
al documento, Mossadegh fece immediatamente arrestare il
Colonnello. Fece poi confluire delle truppe attorno alla propria
residenza, allO 1 di Avenue Kahk, al comando del suo fidato Capo
del Personale, il Gen. Taghi Riyahi. Imposto il coprifuoco,

ia
Mossadegh parlò alla radio, denunciando che "elementi stranieri"
stavano tentando di farlo destituire. La radio di stato smise di

or
trasmettere l'inno nazionale, omise la quotidiana preghiera di
fedeltà allo Shah e fece omettere il nome del sovrano dalla preghiera

em
del mattino.
Nella confusione che ne risultò, Roosevelt, il grande
organizzatore del putsch, si ritrovò impotente, obbligato ad oziare
sul bordo della piscina del capo sezione dell'Agenzia, a bere vodka
M
e succo di limone, a fumare, a giocare a carte con i bambini, o a
backgammon con il suo ospite, "bestemmiando oscenità appropriate
lla

solo alle occasioni più disperate". Sentiva che la sua carriera si


stava avviando al disastro. Ricevette infatti un secco richiamo da
parte di Bedell Smith: "Molla tutto e squagliati".
de

Ma Mossadegh, descritto da Ackeson nervoso come un


uccellino saltellante fra i rami, finì per crollare per primo. Quando i
ribelli si presentarono, davanti alla sua casa, armati di bazooka e
decine di iraniani a lui fedeli rimasero uccisi, dichiarò che preferiva
a

essere linciato dalle bande inferocite, che rischiare una guerra civile.
as

Sgusciò dalla porta sul retro e sparì al di là della staccionata. I


ribelli, intravedendo la loro grande occasione, presero d' assalto la
stazione radio e trasmisero la notizia dell' avvenuta nomina, a primo
C

ministro, del Gen. Zahedi. Incoraggiati da una grande folla,


organizzata da agenti britannici che avevano reclutato lottatori,
giganteschi sollevatori di pesi ed altre squadre di atleti, provenienti
dai quartieri popolari, e che avevano marciato attraverso i bazaar di
Teheran, i cospiratori esibirono la loro forza con un contingente di
carri armati, guidati dal Col. Nassidy, che era stato nel frattempo
liberato.

~~~
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5a\10

Per aggiungere altra legna al fuoco di questa eterogenea


moltitudine, ecco apparire anche un Brigadiere Generale americano,
H. Norman Schwarzkopf, allora meglio noto per i suoi interventi
radiofonici a "Gang Busters", oppure per avere investigato sul
rapimento del piccolo Lindberg, nel 1932, come capo di polizia
dello stato del New Jersey. Si ripresentò a sostegno del suo vecchio
amico Zahedi, per il quale aveva riorganizzato la forza di polizia

ia
dello Shah, negli anni '40. Spinto dalla folla, un gruppo di ufficiali
andò a cercare Zahedi, che era stato nascosto da Roosevelt in una

or
casa sicura. Anch' egli aveva attraversato le strade sotto una coperta.
Irrompendo nella cantina, gli ufficiali trovarono il playboy, un

em
omone di un metro e ottantacinque, seduto in un angolo, vestito solo
della sua biancheria invernale, che teneva ben stretta una valigetta
con dentro la sua divisa da generale. Portato in trionfo sulle spalle
della folla, e trascinato fino al club degli ufficiali, il nuovo primo
M
ministro scelse i componenti del suo gabinetto da un gruppo di
vecchi commilitoni.
lla

Mossadegh, scoperto, fu messo agli arresti domiciliari, per tre


anni. Per la prima volta nella storia, fu consentito ad un consorzio di
compagnie petrolifere americane, ~Gul:f,Exson, Mobil, Texaco~ di
de

partecipare con una quota del 40% alle risorse petrolifere dello Stato
iraniano, pari a quella della Compagnia Anglo~Iraniana. *(nota)
A Teheran, per proteggere questo bottino, James Jesus
Angleton fece trasferire i suoi amici dei servizi segreti del Massad,
a

per creare la Savak, una organizzazione iraniana' di Intelligence, che


as

passerà alla storia come una delle più crudeli ed oppresive, una vera
multinazionale, visto che era un ibrido di varie nazionalità,
dominata dagli Americani e dai loro soldi.
C

*(nota) per il resto, la Royal Shell olandese aveva il 14%; e la


francese il 6%.

L&J,~
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5a\11

Gli esponenti più spietati e decisi della Savak, dovevano


promuovere una eventuale rivolta; fmiranno poi per far piombare il
Paese dalla padella dei Palahis, alla brace degli Aytollahs. Nel
regime imposto dan' Agenzia, ogni richiesta di limitare l' autorità
costituzionale dello Shah, fu abbandonata; il programma politico era
semplicemente quello di starsene tranquilli; fmo a che non scoppiò
la rivoluzione degli anni '70, che, con i suoi eccessi radicali,

ia
avrebbe potuto benissimo essere evitata. In quell' occasione, proprio
vicino alla fme, lo Shah si rivolse, in cerca di appoggio, ai

or
sostenitori di Mossadegh: ma era ormai troppo tardi. Invece di un
equo accordo di sfruttamento delle risorse petrolifere iraniane, gli

em
Stati Uniti preferirono imporre a quel Paese un regime che fu
esecrato fin daB' inizio, costringendoci ad ereditare non solo
Khoumeni, ma anche e soprattutto l'inimicizia del popolo iraniano.
M
Sebbene il contribuente statunitense avesse versato una somma pari
a 1,3 miliardi di dollari, per l'Iran, tra 52 e 64, ben poco fu fatto per
.
alleviare la povertà delle masse. La maggior parte dei quattrini finì
lla

nelle mani di una burocrazia irrimediabilmente corrotta. Un


rapporto del "House Commitee", riguardo le operazioni governative
del 1957, affermò che l'aiuto americano all'Iran, era stato così mal
de

gestito che "ora è impossibile ~per quanto accuratamente si possa


investigare~ dire che fine abbiano fatto quei fondi.
Shapour Reporter della Intelligence britannica, che fu nominato
Sir dalla regina Elisabetta II, per il successo dell' AJAX, divenne il
a

maggior referente per le aziende e le industrie militari britanniche


as

che facevano affari con l'Iran, in particolare i fabbricanti di carri


armati "Chieftain" e di missili "Rapier". Due anni prima della
rivoluzione, fu processato da una corte britannica, "per
C

appropriazione indebita" di grandi somme di denaro, per


"commissioni". Non sorprese nessuno che fosse poi dichiarato "non
colpevole", per mancanza di concreta evidenza di reato.

"Il male si sparge per il mondo, preda di mali più grandi


dove l'opulenza si accumula e gli uomini imputridiscono"

~~~
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5a\12

Mentre l'Iran con poche o nessuna riforma sociale ed


economica, continùava ad alimentare comunismo, fondamentalismo,
e OPEC, John Foster Dulles continuava a rimanere estraneo a
qualsiasi senso etico.
"Dondolandosi sulla sedia, con un ghigno volpino" ~così la scena
viene descritta da Kim Roosevelt~ consegnò a Kermit una
onorificenza al merito per la Sicurezza Nazionale, e in più gli offrì di

ia
guidare la prossima grande avventura dell'Agenzia, il golpe
guatemalteco, già in gestazione, per recuperare gli ettari di terra che

or
la United Fruit Company aveva perso, a causa della riforma terriera.
Kim doveva muoversi, adeguatamente al suo nome, dalle "notti

em
d' Arabia" a "O. Henry". Onestamente cosciente di quanto fossero
stati occasionali i suoi successi in Iran, egli declinò il nuovo incarico,
ammonendo sui pericoli insiti in tali pericolose avventure, che non
M
avevano adeguata preparazione. Successivamente, quando si unì
alla corporazione del petrolio del Golfo, come direttore della
relazioni inter~govemative, dette questo resoconto finale della sua
lla

attività: '~Ho dato le dimissioni dalla C.LA, prima del disastro della
Baia dei Porci, che ha clamorosamente dato ragione a quel mio
monito".
de
a
as
C

~~~
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6\1

CAPITOLO 6
Il golpe in Guatemala

ILLEGGIBILE

ia
or
em
M
lla
de
a
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C

cL iJvL
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6\2

Nel 1956, quando Kim Roosevelt rifiutò l'offerta di Dulles, il


Paese era guidato da Jacobo Arbenz Guzman, figlio di un emigrato
svizzero che si era congedato daU'esercito, per diventare farmacista.
Arbenz era da poco salito al potere, succedendo al Presidente Juan
Josè Arevalo, un socialista dichiaratamente anti~americano. Appena
in carica, si era trovato davanti alla questione dei braccianti delle
piantagioni di caffè che reclamavano il raddoppio del loro salario

ia
minimo, che era di quaranta centesimi al giorno, nonché quella dei più
sindacalizzati lavoratori delle piantagioni di banane, che reclamavano

or
un salario giorna1iero di un dollaro e 63 cent.
Pienamente consapevole che fosse essenziale, anche per il
mantenimento dell' ordine pubblico, cominciare a metter mano a

em
qualche riforma sociale, Arbenz fece approvare una riforma terriera
e condizioni di lavoro meno pesanti per i braccianti agricoli. Ciò
costrinse anche la United Fruit, come datare di lavoro, a migliorare
M
le misere condizioni di vita dei contadini. Nello stesso tempo,
commise anche l'errore di espropriare 200.000 acri di terreno
incolto, di proprietà deUa United Fruit, acquistati anni prima per un
lla

tozzo di pane; il risarcimento offerto era di valore pari a quello


dichiarato all'acquisto, che era stato addirittura inferiore a quello
reale, per ragioni di tasse. Fu come un drappo rosso agitato sotto
de

il naso dei fratelli Dulles, legati a filo doppio aU'azienda


multinazionale. Non ebbero difficoltà a convincere Eisenhower che
era necessario ripristinare lo "status qua ante", e che questo scopo
a

poteva essere raggiunto con un modesto intervento mascherato della


C.LA. Ben venti milioni di dollari, tasse pagate dal contribuente,
as

furono stanziati per questa avventura che, ancora una volta, vantava
la paternità del Sottosegretario di Stato, Walter Bedell Smith.
C

Quando Eisenhower chiese di conoscere il programma, Dulles


gli illustrò il suo piano. Scrisse David Philips, incaricato allora di
promuovere trasmissioni clandestine anti~Arbenz: "era una calda
notte d' estate. Bevemmo tè freddo seduti attorno ad un tavolinetto,
nel giardino posteriore della casa di Dulles, a Georgetown. Si
distingueva, attraverso gli alberi, il fascio di luce che illuminava il
monumento a G. Washington , finalmente Brad iniziò
l' esposizione del suo piano. Quando ebbe concluso, Allen Dulles
commentò: "non avevo mai sentito tante stronzate in vita mia!"

LßJ~
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6\3

Il bello è, che il piano fu approvato. Fu promosso un accanito


battage propagandistico, attraverso una radio clandestina
dell 'Honduras, sotto la direzione del ragazzaccio della C.LA,
Howard Hunt; la D.S.LS, come poi stato ammesso dal suo direttore
dell' epoca, si mise rapidamente in moto per far pubblicare articoli
diffamatori sui giornali latino..americani, nei quali, molti importanti
dirigenti guatemaltechi, incluso Arbenz stesso, venivano

ia
apertamente defmiti comunisti. L' A.LD si era rifiutato di vendere
armi al Guatemala; quando Arbenz commissionò una partita di

or
armamenti alla Cecoslovacchia, che avrebbe dovuto arrivare su una
nave svedese, fu inviata segretamente una nave della marina

em
statunitense, per intercettare e fermare navi "sospette", dirette in
Guatemala. Questa mossa incauta, attribuita a Dulles da Robert
Murphy, allora assistente Segretario di Stato, fu un atto di pirateria
tale che avrebbe "fatto rivoltare nella tomba l'Ammiraglio Von
M
Tirptz" .
Tanto bastò alla C.LA comunque per entrare in azione.
L' operazione fu affidata alle mani esperte di Frank Wisner. Wisner
lla

trovò il sostituto di Kim Roosevelt nella persona di Jahn Emil


Peurofoy, soprannominato "sorridente Jack", un provinciale, nato a
de

Walterbora, Sud Carolina; il suo aspetto stile "vecchio sud" e le sue


maniere affettate mascheravano appena una ferocia da brivido.
Appena rientrato dal tour come rappresentante diplomatico per
la Grecia, dove si era macchiato di sangue nella guerra civile,
a

agendo neIl' ombra, Peurifoy era rimasto senza occupazione. Una


as

spiacevole retrocessione per un uomo che aveva appena fatto una


dura salita. Dopo aver lasciato (o essere stato espulso da) West
Point, aveva avuto dei momenti difficili, durante il periodo della
C

Depressione. Aveva lavorato come cassiere nel ristorante Child a


New York; come ragazzo d'ascensore al Congresso; come
giardiniere ai Giardini Botanici di Washington. Tutti questi lavori,
prima di approdare al Servizio Estero. Con tale misero retroterra e
con poche prospettive, senza conoscere una parola di spagnolo, e
avere la minima conoscenza del Paese, Peurifoy accettò ora l' offerta
di Wisner. Fu praticamente uno scherzo riuscire a destinado
all' ambasciata in Guatemala, visto il rapporto di simbiosi tra Stato e
Agenzia.

LL~
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6\4

Wise e Ross riportano che la mattina del 18 gIUgnO 1954,


l'ambasciatore Peurifoy, che aveva sostituito, in maniera così
inopinata, l' affabile Rudolf Schoenfeld, buon amico di Arbenz,
rivolto al suo personale d' ambasciata, proclamasse con spavalderia:
"bene ragazzi, domani a quest' ora, staremo già ballando al nostro
party!".
Si riferiva naturalmente agli attesi risultati del colpo di stato,

ia
targato C.LA; riteneva che avrebbe conseguito un pieno successo
nel giro di 24 ore. Ma il complotto, come in Iran, andò incontro a

or
dei problemi, e quel party dovette essere rimandato.
Il personaggio sul quale l'Agenzia contava, per mandare in porto

em
il golpe, era stato un compagno di corso di Arbenz, all' Accademia
militare del Guatemala, il Col. Carlos Castillo Armas, un ufficiale
tutto d 'un pezzo, dall' aria ascetica. Era riuscito a tirarsi fuori di
M
prigione, dove era stato sbattuto da Arbenz, per aver già tentato un
putsch. Grazie ai due anni trascorsi a Fort Leavenworth, nel Kansas,
in una scuola di preparazione per comandanti militari e personale
lla

dirigenziale, Castillo Armas era considerato dall'Agenzia come


1'uomo "ad hoc" per i propri disegni.
Appena prima dell'alba del 18 giugno, alcuni vecchi
de

bombardieri Thunderbolt P..47, pilotati da personale statunitense,


dipendente dall'Agenzia, colpirono la città portuale, sul Pacifico, di
San Josè. Un altro aereo inondò Città del Guatemala di volantini
propagandistici anti..Arbenz. Era pilotato da Jerry Fred Delarm, di
a

San Francisco, un ometto magro e audace oosoprannominato"Faccia


as

di falco".. Rosebinda, in codice, che si nascondeva sotto i panni di


un venditore di autovetture Chevrolet, a Managua.
In poche ore, Castillo Armas attraversò il confine tra Honduras
C

e Guatemala, a bordo di una malandata station..wagon, alla testa di


150 mercenari della C.LA, in direzione di Esquipulas. Sei miglia al
di là della frontiera, giunsero di fronte al più importante santuario
del Paese, la chiesa del Cristo Nero; qui dovevano serrare le fila, per
la marcia trionfale verso Guatemala City, a bombardamenti ultimati.
All' ora prefissata, "Rosebinda" bombardò e mitragliò la capitale,
facendo guadagnare ai suoi P..47 il soprannome di "Los Solfatos", "I
Purganti", in spagnolo.

LßJ~
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6\5

A questo punto cominciarono i guai. Dopo aver nuovamente


danneggiato le importanti, e certamente inoffensive, rovine degli
antichi monumenti Maya a Coban, due aerei statunitensi furono
colpiti e costretti ad atterraggi di fortuna a Tapachula, in Messico.
Arbenz sfruttò l' accaduto per rafforzare la propria posizione e
richiedere l'aiuto internazionale. Henry Cabot Lodge, un'altra
acqua cheta al Servizio delle multinazionali, in veste di

ia
ambasciatore alle Nazioni Unite, posizione rischiosa ma
inattaccabile, si affrettò a smentire seccamente qualsiasi

or
coinvolgimento statunitense "nell'invasione. Come spiegò Stephen
Schleisinger, in "The Nation": "Ci si avvalse della posizione di

em
forza degli Stati Uniti, in seno alle Nazioni Unite, per impedire che
Francia e Gran Bretagna accettassero la proposta sovietica di un
intervento militare, per il ristabilimento della pace."
M
L'accusa di Arbenz era che l'operazione "El Diablo" avesse il
suo centro operativo a Managua, capitale del Nicaragua, con la
complicità del Presidente Anastasio Somoza, il dittatore che era
lla

stato indottrinato negli States, e l' appoggio dell' altro dittatore, il


dominicano Rafael Trujillo. Arbenz sosteneva che gli invasori
fossero stati addestrati nella piantagione di Somoza a Puerto Cabeza
de

..che costituì la base aerea, sette anni più tardi, per l' operazione della
Baia dei Porci... In effetti ..informano Wise e Ross.. l'addestramento
aveva avuto luogo a Momotombito, un'isola vulcanica al largo del
Nicaragua, sotto la guida del Col. Rutheford della C.LA; Somoza
a

era comunque pienamente coinvolto.


as

Alla Casa Bianca, fu convocata frettolosamente una riunione,


per trovare una via di uscita. Henry F. Holland, assistente
Segretario di Stato per gli affari inter..americani, preoccupato,
C

raccomandava un disimpegno immediato. Allen Dulles invece


insisteva per andare avanti, il che significava inviare altri
bombardieri. Eisenhower chiese a Dulles quante fossero le
probabilità di successo del golpe. "Circa il 20%" rispose Dulles.
"Va bene, andiamo avanti" disse allora Eisenhower. Più tardi, gli
spiegò: "Se tu avessi detto il 90%, avrei detto di no. La tua risposta
mi ha convinto per la sua onestà".

ÁßJ~
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6\6

Altri P~47 furono fatti passare attraverso il Nicaragua, e la


C.LA si fece carico del relativo costo, circa 150.000 dollari.
Guatemala City fu di nuovo bombardata, e questa volta fu distrutta
la stazione radio, tra l' altro di proprietà di una missione protestante
di Passaic, nel New Jersey.
Sul fronte dell'invasione, i comandanti di Arbenz non sapevano
bene come comportarsi, erano incerti. La e.LA, che poteva

ia
intercettare le loro comunicazioni, inserendosi sulle loro frequenze,
aveva fatto infiltrare delle false notizie, che li avevano indotti a

or
ritenere che gli eventi stavano rapidamente precipitando a loro
sfavore.

em
Dopo un'altra incursione dei "Solfatos", Arbenz decise di
passare la mano, lasciando la capitale alla guida del Col. Carlos
Enrique Diaz, a capo di una giunta militare. Enrique Diaz fece
M
l' errore di annunciare pubblicamente che la lotta contro i mercenari
sarebbe continuata. E ciò fu troppo per Peurifoy ~commentano Wise
e Ross~. Indossò la sua migliore uniforme, strinse alla cintola la sua
lla

45 bellum e si preparò di nuovo ad attaccare, per cacciare anche


Diaz. Ma questo capì al volo la brutta piega, e ne trasse le
conseguenze.
de

L'improvviso vuoto di potere, fu sbrigativamente riempito


dall'arrivo di Castillo Armas, sull'aereo privato di Peurifoy. In
quel momento, Foster Dulles stava ricostruendo per radio "i rapaci
disegni del Kremlino, accusato di tentare di insediarsi in "nidi" nelle
a

Americhe. Dulles dichiarò che "i patrioti, guidati dal Col. Castillo
as

Armas, erano insorti contro i comunisti al potere, per rovesciarli. I


Guatemaltechi stessi, insomma, stavano provvedendo da soli a
sovvertire la pericolosa situazione."
C

~ßJ-
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6\7

Senza indugi, i rappresentanti di quel che rimaneva della giunta


militare, elessero Castillo Armas presidente del Guatemala, l' 8
luglio, tre settimane appena dopo l'inizio del golpe. Entro agosto, il
"liberatore" aveva già soppresso tutte le garanzie costituzionali.
Uno dei sui primi provvedimenti fu quello di abolire il diritto di
voto per gli analfabeti, privando così dei propri diritti politici, in un
sol colpo, circa il 70% della popolazione guatemalteca, in pratica

ia
quasi tutti gli Indios. Fu istituito un Comitato "Per la difesa contro
il Comunismo", con ampi poteri discrezionali. Il Comitato infatti,

or
dopo riunioni a porte chiuse, poteva accusare chiunque di
comunismo, senza diritto d' appello. Chiunque fosse stato sospettato

em
di tale reato poteva essere fermato, per un periodo fino a sei mesi.
In una settimana, il governo, in via cautelativa, arrestò circa 4000
persone. In 4 mesi, in 72.000 erano stati accusati di comunismo, o
M
di esserne dei simpatizzanti. Il Comitato sosteneva che fossero
coinvolti almeno 200.000 guatemaltechi. Un numero che,
probabilmente, era almeno di dieci volte superiore alle persone che
lla

avessero mai sentito parlare di Comunismo; prima che il Comitato


stesso non l'avesse pubblicizzato, naturalmente.
Il governo si riappropriò di 800.000 acari di terreno dai
de

contadini (più di quelli che erano in precedenza stati espropriati) e


revocò gli emendamenti apportati alla legge del 1947, che
garantivano i diritti dei lavoratori e dei loro sindacati. Gli occupati,
a

da 100.000, scesero a soli 27.000.


Subito dopo il golpe, circa 200 sindacalisti furono trucidati, nel
as

corso delle violenze scatenate da squadracce di destra, che


soppressero altre migliaia di vite. Tutti le conquiste fatte in dieci
anni di riforme, furono brutalmente cancellate; i contadini furono
C

ridotti in miseria e in schiavitù dai grandi latifondisti. Si verificò


quella che il sociologo inglese Andrew Pierce definì essere stata
"l'illegalità e l'ingiustizia più macroscopica che si sia mai vista nel
mondo intero".

L&J~
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6\8

In breve tempo, le multinazionali statunitensi raddoppiarono i


loro investimenti diretti in Guatemala, dando un segno della loro
piena fiducia nel nuovo ordine politico e cominciando a sfruttare fra
l'altro, uno dei più ricchi giacimenti di nichel del mondo. Non a
caso, John Foster Dulles era stato uno dei direttori del "Nichel
trust", ed anche uno dei principali consiglieri, per tutti gli affari
fuori del continente americano. Durante tutta la II Guerra

ia
Mondiale, il Trust aveva continuato le consegne di nichel, materia
prima strategicamente importante, ai nazisti, che negò invece

or
all'alleato degli Stati Uniti, la Gran Bretagna.
Quando i giocatori d'azzardo nord~americani cominciarono ad

em
arrivare a Guatemala City, fu costruita una casa da gioco, in cui
militari guatemaltechi, di grado elevato, si associarono
finanziariamente con gli imprenditori statunitensi. E q~ando perfino
M
Castillo Armas dichiarò che era inaccettabile questa corruzione, a
tali livelli, fu assassinato da una delle guardie del palazzo
governativo. Fu sostituito da Miguel Ydigoras Fuentes, la cui lealtà,
lla

all'inizio, fu messa in dubbio dalla C.LA. Gli fu offerto mezzo


milione di dollari in contanti, che Ydigoras sosteneva di aver
rifiutato; fatto sta, che finÌ poi per concedere alla C.LA
de

l'autorizzazione ad usare il Guatemala come area di addestramento


per il futuro sbarco a Cuba, nella Baia dei Porci. Quando una parte
dell' esercito insorse contro Ydigoras, l' Agenzia lo aiutò a
sopprimere la ribellione: ma nemmeno questo gli bastò per rimanere
a

in sella con i suoi padroni. Fu destituito con un golpe del Col.


as

Enrique Peralta, rapidamente riconosciuto dagli Stati Uniti, che


strinse il Paese in una morsa militare di ferro. Ciò fu seguito da
una ulteriore brutale repressione, quando iniziò una campagna di
C

terrorismo contro~rivoluzionario, promossa dall'addetto militare


U.S.A, il Col. John Webber.

L~~
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6\9

Secondo le stime di Amnesty International, circa 20.000


Guatemaltechi, per la maggior parte contadini e poveri braccianti
urbani, perirono di morte violenta, per mano delle squadriglie della
morte tra il '60 e il '70, a questi si aggiunsero altri 15.000 tra il '70
e il '75. Nel maggio 1978, la Chiesa Cattolica, in Guatemala, rese
noto che erano stati uccisi 114 contadini, in un villaggio Indio,
dall' esercito, quando i contadini tentarono di presentare una

ia
petizione di protesta, contro l' esproprio dei loro terreni, da parte di
grandi latifondisti. E ancora nel 1985, sempre la Chiesa riferì al

or
Vaticano che, nella zona di Patzun, l' esercito aveva trucidato 60
contadini, bambini compresi.

em
In un Paese che sarebbe stato facilmente in grado di soddisfare
le esigenze alimentari, non soltanto dei propri cittadini, ma anche di
quelli dei suoi vicini a sud, 50.000 bambini muoiono ogni anno, per
malnutrizione. Le tracce di D.D.T, presenti nellatte materno, in
M
Guatemala, sono le più alte del mondo occidentale, 185 volte al di
sopra della soglia considerata di sicurezza. Pesticidi cinque volte
lla

più potenti di quelli già considerati pericolosi, e quindi letali, il cui


uso è proibito negli States, vengono inviati in Guatemala e falll10
parte degli aiuti ufficiali degli Stati Uniti. Gli unici beneficiari sono
de

i produttori di questi prodotti mortali, pagati dai contribuenti


. americani che si rendono così complici, senza saperlo, del
genocidio.
Nel giugno del 1963, l'ex presidente Eisenhower si permise il
a

lusso di confessare che gli U.S.A avevano rovesciato il legittimo


as

governo del Guatemala, nel 1954. Parlando nel suo solito stile
involuto, quasi avesse difficoltà ad esprimere il suo rudimentale
guazzabuglio di pensieri, Eisenhower, dichiarava: "ci fu un
C

momento in cui eravamo in una situazione molto rischiosa, o


almeno noi reputavamo che tale fosse, in America Centrale, e
dovemmo rovesciare un governo comunista che aveva preso il
potere. I nostri primi tentativi andarono a vuoto, per un brutto
incidente e fummo quindi costretti ad inviare dei rinforzi, per
correre ai ripari".

L&J~
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6\10

Nell'ottobre del '78, Stephen Schlesinger produsse, in un


articolo sul "The Nation", dei documenti, ottenuti grazie all' Atto di
Libertà d'Informazione, i quali provavano che, al contrario di quella
che si riteneva essere stata una operazione promossa da esuli
politici, ed eseguita con solo un modesto aiuto da parte della C.LA,
"quello era stato un golpe concepito e realizzato, al livello più alto
di governo, in stretto collegamento con l'United Fruit Company e,

ia
sotto la piena direzione del Segretario di Stato, John Foster Dulles,
d' accordo con il Presidente Eisenhower".

or
Tutto quello che era accaduto fu una tragedia per i poveri
discendenti dei Maya, in Guatemala, la riconferma di un destino

em
implacabile da ben quattro secoli. Ma anche per l'ignaro cittadino
U.S.A si stava preparando una tragica novità: i congiurati a
Wßshington erano ormai convinti di avere il diritto di potersi
M
ripetere, impunemente, ovunque nel mondo avessero interesse a
farlo. Soltanto il capo sezione della C.LA, a Guatemala City, ebbe
il buongusto di mollare tutto, disgustato da quel degradante
lla

comportamento, tenuto in nome della democrazia. Si ritirò per


lavorare nel settore del cemento. Un lavoro di ben più onesta
solidità, in tutti i sensi.
de
a
as
C

L~~
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7\1

CAPITOLO 7
Il nostro agente a L'A vana

Per convincersi che la C.LA fu coinvolta nella programmazione


istituzionalizzata di torture ~come queUe praticate daUa Savak
iraniana~ e come ciò fosse scaturito da ordini provenienti da John
Foster Dulles, basta attingere informazioni dal dettagliato rapporto

ia
redatto dall'Ispettore Generale dell' Agenzia, Lyman B. Kirkpatrick,
pubblicato a Taipeh, Taiwan. Kirkpatrick, alto dirigente di

or
integrale dedizione, avrebbe un giorno potuto succedere ad Allen
Dulles, come direttore, se la polio non l' avesse confinato sulla sedia

em
a roteUe. Allen Dulles inviò Kirkpatrick a L'A vana, nel giugno del
'56, ufficialmente per "riscuotere una promessa che il Presidente
Fulgencio Batista aveva fatto a suo fratello, John Foster. La
M
missione di Kirkpatrick in realtà era quella di allestire atroci
strutture per la tortura, come quelle che sarebbero poi spuntate come
funghi in occidente, e quindi in tutto il resto del mondo.
lla

Riferisce Kirkpatrick che: "Batista aveva detto a Foster Dulles


che avrebbe organizzato una efficiente struttura che si occupasse
specificatamente delle attività comuniste a Cuba". In quel periodo,
de

nel 1956, i fratelli Dulles erano insoddisfatti, perché ben poca cosa
era stata fatta a L'A vana, pur avendo convogliato ingenti
fmanziamenti a favore di una struttura anticomunista, la cui
esistenza era più teorica che reale, visto che non era mai riuscita ad
a

ottenere risultati. "Il signor Dulles ~scrive Kirkpatrick ~ ci esortò a


as

convincere Batista a mettere quella organizzazione sotto la


direzione di qualche dirigente governativo, attribuendogli anche un
alto grado di responsabilità". Allen Dulles prometteva un impegno
C

scritto, da parte del fratello, per Batista, finalizzato a migliorare


l' organizzazione "Buro Para Repression de los Actividados
Communista", il cosiddetto B.R.A.C.

L~~
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7\2

Descrivendo il suo viaggio a Cuba, l'ispettore generale ~bella


qualifica alla Gogol~ osservò che "sarebbe stato meglio defmirlo un
volo charter per giocatori d'azzardo, visto che gli altri passeggeri
sembravano essere dei personaggi usciti dalle pagine di un romanzo
di Damon Runyon assillavano la hostess perché servisse loro i
daiquiris ghiacciati, compresi nel prezzo del volo di 55 minuti.
All' aeroporto della splendida città de L'A vana, "che sembrava

ia
una replica de Las Vegas, visto l'affollamento di americani",
Kirkpatrick fu accolto dal capo~settore della C.LA, chiamato, per

or
ironia il "Nostro agente a L'A vana". Se si riuscisse a convincere
Angleton e Graham Greene, due devoti cattolici, a fare l'uno la

em
descrizione dell' altro, avremmo il ritratto dei due personaggi che si
incontrarono. Accompagnato all'ambasciata dal capo settore,
Kirkpatrick venne a conoscenza che l' ambasciatore, Arthur
Gardner, un ricco industriale del Michigan, aveva impartito la
M
disposizione che nessuno del suo personale potesse avere contatti
con l' opposizione a Batista. Ciò in quanto "egli era stato
lla

accreditato presso il governo cubano, e la ragione di Stato gli


imponeva di sostenere, a tutti i livelli, il governo in carica, compresa
l' assistenza politica."
de

Batista era alla presidenza già da quattro anni; aveva anche


inscenato un golpe, nel momento in cui sembrava che non sarebbe
riuscito ad ottenere più del 30% di voti alle elezioni. Nello stesso
anno, il 1956, Fidel Castro apparve nella provincia orientale, con
a

alcuni seguaci, per dare inizio ad azioni di "guerrilla", nella Sierra


as

Maestra, attirando su di sé, prima l'interesse, e poi un


considerevole consenso, in tutta Cuba. Sorpreso dall' atteggiamento
pedissequamente schierato di Gardner che, come riferisce lo stesso
C

Kirkpatrick, "non aveva alcun senso, dal punto di vista dei Servizi...
e avrebbe potuto mettere il Direttore della C.LA in una posizione
difficile e delicata", ciò nonostante, riferì all' ambasciatore il
programma, che era quello di ottenere il pieno sostegno di Batista,
per migliorare il B.R.A.C; e gli consegnò la lettera di Foster Dulles.

L6J~
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7\3

Una volta che l'ambasciatore venne a sapere che nel


programma vi era anche l'allestimento di un carcere di sicurezza,
per sottoporre i "sospetti comunisti", alle più moderne tecniche di
"interrogatorio", dette immediatamente il suo entusiastico assenso,
e si mise in contatto con la residenza presidenziale, per fissare un
incontro. Kirkpatrick era soddisfatto, essendo "particolarmente
interessato a conoscere quell' ex sergente dell' esercito, che aveva

ia
preso il potere due volte". Commentando l'ottimo inglese di Batista
~che attribuì al suo lungo esilio in Florida.. Kirkpatrick non si

or
rendeva conto che, come la maggior parte dei satrapi messi al potere
dagli Stati Uniti, in America Latina, Batista era stato indottrinato a

em
Fort .....
Kirkpatrick informò Batista che avrebbe volentieri messo a
disposizione la propria ampia conoscenza delle tecniche e tattiche
comuniste, e che sarebbe stato lieto di assistere all' addestramento, e
M
fornire assistenza aJ B.R.A.C, per soddisfare Je attese di Washington
che riteneva occorresse un impegno maggiore.
lla

Egli promise poi di fornire al ministro cubano, designato a


questo incarico, de))e specifiche proposte scritte, per rafforzare iJ
B.R.A.C, prima di lasciare Ja città. Kirkpatrick suggerì anche che, a
de

Cuba, ci si concentrasse di più sui comunisti, invece dì usare iJ


B.R.A.C contro ogni opposizione al governo, visto che vi era il
coinvolgimento del S.LM (il Servizio Segreto Militare) e del Burn
de Investigaciones. Quando si trattò di discutere de))'uso della
a

tortura, Kirkpatrick pensò di includere qualche osservazione


as

negativa sull 'uso di questa violenza ~che era invece così congeniale
al S.I.M~, ma decise che non era il caso, visto che già era stato
abbastanza critico.
C

~~~
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7\4

Quando Kirkpatrick ritornò a Cuba, nel 1958, per verificare


quali progressi fossero stati fatti, trovò il regime di Batista in
disfacimento. I suoi oppositori ora si raccoglievano attorno al
movimento del 26 luglio di Fidel Castro, che stava acquisendo
rapidamente sempre maggiori consensi.
Invece di aver fatto diminuire il numero dei ribelli, sembrava
che il B.R.A.C li avesse fatti aumentare. La spiegazione razionale di

ia
Kirkpatrick, che fosse ingenua o invece perfidamente sottile, colse
in pieno nel segno: "era un circolo vizioso e mortale: a mano a

or
mano che aumentava l' opposizione, di pari passo diventava sempre
più terribile la reazione brutale della polizia e degli agenti

em
delI'Intelligence militare, e viceversa Le persone torturate a
morte o direttamente uccise dalla polizia, erano più di dieci a
settimana, solo a L' Avana.
L' abilità di Kirkpatrick di non sporcarsi mai le mani di sangue,
M
è messa in evidenza dalla sua disincantata descrizione delle
fotografie di un donna, scattate da un dottore al quale si era rivolta,
lla

per essere soccorsa. Una insegnante che era stata arrestata, insieme
ad un suo studente, con l'accusa "di aver complottato contro il
governo". Il dottore ammise di non aver mai visto un corpo umano
de

più brutalizzato di quello, e aveva scattato delle foto, perché "c' era
ancora chi non credeva, o si rendeva conto di ciò che stava
succedendo ed era un caso dopo l'altro, anche di giovani delle
migliori famiglie di Cuba, che dopo essere entrati a far parte di
a

organizzazioni studentesche, o del movimento del 26 luglio, erano


as

stati arrestati e torturati amorte".


C

~.~~
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7\5

"Era questo tipo di atrocità ~reagiva finalmente Kirkpatrick~ che


stava costando a Batista la perdita degli ultimi sostenitori fra la
gente, a Cuba... nell' autunno del ' 58 si stimò che l' 80% della
popolazione era schierata contro il regime di Batista, e mentre
probabilmente una percentuale inferiore appoggiava il movimento
del 26 luglio, questo stava rapidamente guadagnando consensi
sempre maggiori... . Poteva trovare facilmente rifornimenti in

ia
generi alimentari, visto che trattava bene i campesinos, che così
parteggiavano per il movimento, e questi assicuravano oltre che

or
cibo, anche informazioni, tanto che poteva operare sul territorio con
relativa tranquillità".

em
In effetti, solo l'esercito (addestrato negli U.S.A e finanziato da
questi) divideva ormai il dittatore dalla disfatta: ma anche i militari
non avevano più voglia di rischiare la pelle.
M
Sulla base degli elementi disponibili, l'ispettore generale ed i
suoi colleghi non potevano avere la piena sicurezza che Castro fosse
allora un comunista. *(nota)
lla

Per quanto riguardava il B.R.A.C ~allora, sotto il suo quarto


comandante, un ufficiale di polizia con addestramento statunitense~
Kirkpatrick assicurava al nuovo ambasciatore americano, Earl
de

Smith, che "abbiamo fatto del nostro meglio per metterlo in piedi. ..
per addestrare il personale, fornire attrezzature e garantire un
ufficiale di collegamento, a tempo pieno".
Le attrezzature erano, naturalmente, gli ultimi sofisticati
a

macchinari elettrici per la tortura.


as

*(nota) dopo aver ascoltato un dettagliato resoconto della


C.LA, nell' autunno del 1960 (dieci mesi dopo la conquista del
C

potere da parte di Castro), dal quale non si evinceva con chiarezza


se Castro fosse o meno un comunista, Robert Lovell, che aveva
servito in qualità di Sottosegretario di Stato e Segretario della
Difesa, così descrisse la reazione dell' establishment: "Beh, che
importa? Agisce come se lo fosse!"

L~~
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7\6

Mentre il regime di Batista si disintegrava, l'Agenzia, temendo


un bagno di sangue, prese in considerazione l'ipotesi di sostituire
Batista con una giunta militare, "che avrebbe garantito maggiori
possibilità di riportare la pace in quell'isola inquieta". Ci fu un
dibattito su quali fossero i generali più idonei "a riportare l' ordine e
la calma"; un problema reso ancora più complesso perché quei
generali avrebbero dovuto essere ben accetti a Batista, che

ia
altrimenti non avrebbe mai lasciato loro alcuno spazio. D'altro
canto, non avrebbero dovuto essere nemmeno troppo vicini al

or
presidente, altrimenti non avrebbero potuto trattare con i ribelli.
Il Segretario di Stato ~osserva blandamente Kirkpatrick~ aveva

em
deciso di non tenere informato, a questo proposito, l'ambasciatore
americano a Cuba.
Batista, cosciente che per lui il gioco era agli sgoccioli, invitò i
suoi amici più fedeli ad un banchetto di addio, alla periferia de
M
L'Avana. Festeggiò con loro, e poi scappò in Spagna. Il giorno
seguente, il 10 gennaio del 1959, Fidel Castro ed i suoi barbudos
lla

conquistarono il potere e, con sorpresa di Washington, formarono


un governo che "comprendeva alcune delle personalità politiche
cubane più degne di rispetto.
de

Ma il Dipartimento di Stato restò responsabile solo


nominalmente: in fondo non aveva più molto di cui preoccuparsi.
Tutta la faccenda ormai, non si trovava più nelle sue mani, ma
piuttosto in quelle della vecchia Mafia de L'A vana, e del suo boss
a

Meyer Lansky. La Mafia, unitamente agli imprenditori americani


as

che avevano patito gli espropri, era fermamente determinata a


liberarsi di Castro, il più rapidamente possibile; a reinsediare al
potere Batista, o chi per lui, affinché tutto, a Cuba, tornasse come
C

pnma.
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7\7

Kirkpatrick era molto preoccupato per il B.R.A.C. Infatti questo


diventò "il bersaglio numero uno per i barbudos entrati a L'A vana;
si erano diretti subito al suo quartier generale, si erano impadroniti
di tutta la documentazione ed arrestato tutti i membri del personale,
che erano stati così scemi da farsi trovare ancora in giro". Sebbene
"fossero stati compiuti tutti gli sforzi, da parte del governo
americano, per assicurare il loro rilascio" (bella mossa

ia
diplomatica!), i sadici torturatori furono processati da una corte
marziale, e fucilati.

or
Kirkpatrick rimase scioccato: "mi ferisce quando perdo degli
amici e compagni in un paese ostile, ma ciò mi fa ancora più male,

em
in un paese amico."
L' esigenza di Washington era ora quella di togliere
rapidamente Fidel Castro di mezzo, poiché ~come commenta in
M
modo illuminato Kirkpatrick~ "gli Stati Uniti avevano, sì, superato i
tempi della diplomazia del dollaro, ed avevano anche rinunciato ad
intervenire con la forza, negli affari interni degli altri Paesi, tuttavia
lla

c' era una volontà talmente ossessiva di liberarsi di Castro, che


sembrò quasi naturale l'uso, a questo fine, di mezzi illeciti, visto
anche che, proprio grazie a questi, lo stesso Castro aveva ottenuto il
de

successo. Se gli U.S.A avessero dato la loro assistenza agli esuli


cubani, per organizzare forze paramilitari, questi avrebbero potuto
rientrare a Cuba, rovesciare Castro, così come egli aveva fatto con
Batista" .
a

Quale fosse la volontà del popolo cubano, non costituiva mai


as

oggetto di discussione.
N on si era ancora spento l' eco della fucilazione dei torturatori
di Kirkpatrick che, il mentore di Batista, Richard Nixon, cominciò a
C

muoversi di persona, per preparare una immediata, drastica


vendetta, sostenendo un'associazione criminale, per rovesciare
Castro.

~&J~
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7\8

Prima della caduta di Batista, tra gli Stati Uniti e Cuba era
operante una associazione criminale, un vero racket internazionale,
guidato da un boss de] crimine organizzato americano, Meyer
Lansky, che spaziava dal gioco d' azzardo alla prostituzione, dagli
omicidi su commissione al traffico di stupefacenti. A Cuba, il
lavoro era gestito da Santo Trafficante Jr., che aveva stretti legami
con Batista, il dittatore fantoccio della C.LA, al quale passava una

ia
percentuale sui proventi, in cambio di protezione delle sue attività
delittuose. Con il vittorioso ingresso di Castro a L'A vana, questo

or
gioco finì. Trafficante, e molti dei suoi, furono obb1igati a sparire
dalla circolazione.

em
A Miami, assieme a molti dei 250.000 esu1i cubani politici,
questi criminali furono ingaggiati da Nixon, per essere inviati in due
basi d'addestramento militare, nelle Everglades e in Guatemala, per
formare un corpo di spedizione, denominato Brigata n° 2506,
M
programmato per scagliarsi, dagli U.S.A, contro il popolo ed il
governo cubano. Per spiegare il costoso fallimento dell'avventura
lla

alla Baia dei Porci, Kirkpatrick, che ebbe l'incarico di stendere il


rapporto definitivo della C.LA sull'operazione (ancora considerato
top~secret), addusse una serie di motivi attinenti alla Sicurezza,
de

Servizi, politica ed operatività; "ma, essenziale fu l'incapacità


governativa di comprendere che non avrebbe mai potuto supplire,
con interventi mascherati e sotterranei, a ciò che non era disponibile
a fare con la diplomazia o con un diretto intervento militare."
a

Era l'accusa pubblica più forte mai fatta, fino a quel momento,
as

alle operazioni segrete dell'Agenzia, da parte di uno dei suoi


massimi dirigenti. Quando arrivò l' ora, per Kirkpatrick, di essere
promosso direttore, lo buttarono fuori, anche se gli consentirono di
C

dare le dimissioni.

L~~
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8\1

CAPITOLO 8
Dolce far niente

Questi brevi resoconti dell' attività del)' Agenzia si riferiscono


ad avvenimenti ricostruiti fedelmente, con il contributo di fonti
diverse, visto che la maggior parte della documentazione ad essi
relativa, è ancora classificata top~secret. Essi rendono l'idea di

ia
quanto fosse vasto il campo delle operazioni, pur se non è possibile
scendere nei dettagli di tutti i golpe e di tutti gli attentati terroristici,

or
che vennero di fatto effettuati, per conto dell'Agenzia, da mercenari
neofascisti e neonazisti, recuperati dalle ceneri della Seconda

em
Guerra Mondiale, e cinicamente reclutati per eseguirli.
In Italia la situazione era però diversa. Chi aveva cospirato per
restaurare il regime fascista, o un regime decisamente di destra,
aveva infine fallito. Avevano provato prima con la corruzione, poi
M
con le bombe. Fallirono perché i padroni d'oltreatlantico avevano
optato per un metodo più tortuoso per raggiungere i loro scorretti
lla

fmi. Tutta questa vicenda può essere ricostruita nei dettagli,


straordinari e spesso raggelanti, grazie alla perseveranza e
collaborazione di un insieme di onesti magistrati, coraggiosi
de

investigatori e appassionati legislatori, i cui sforzi congiunti sono


stati esaurientemente documentati da un comitato parlamentare. Per
altro sono state di grande aiuto anche le scottanti testimonianze di
quegli agenti C.LA che rassegnarono le loro dimissioni, accusando
a

l'assoluta immoralità delle operazioni nelle quali si erano trovati


as

coinvolti. In Italia, negli anni '50, l'epoca della Dolce Vita, la lotta
contro il comunismo fu combattuta in maniera diversa, più
silenziosa, con un silente metodo di corruzione. L'Agenzia scelse
C

infatti di combattere con l'arma del denaro. Dalle informazioni dei


propri servizi, aveva acquisito la certezza che Mosca stesse
versando la cifra annua di 50 milioni di dollari, per finanziare
l'attività del P.C.! . Sull'assunto che comunque l'Agenzia avrebbe
dovuto e saputo fare meglio dei Sovietici, iniziò una rincorsa per
superarli, finendo per andare ben al di là di ogni ragionevole misura.

L flJ~ ~
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8\2

Il compito di distribuire la generosità dell'Agenzia fu dato ad


un nuovo arrivato a Roma, un veterano dell'O.S.S, il moderato e
devoto cattolico, William Colby, il cui aspetto era
straordinariamente ingannevole: un Clark Kent nelle vesti del
cronista, di modi gentili, che lavorava per l'Osservatore Romano del
Vaticano, ma divenuto Supennan, un Torquemada, freddo e deciso.
Quando, più tardi, fu inviato in Vietnam, per gestire il criminale

ia
programma di stenninio, Phoenix, i suoi occhi chiari avrebbero
freddamente assistito alla tortura e alla morte di circa 40.000 civili

or
vietnamiti, la maggior parte dei quali, e ciò fu ammesso anche
dall' Agenzia, erano innocenti dell'accusa di essere complici dei

em
Vietcong.
Ma a Roma, all' ombra della cupola di San Pietro, la radice
inquisitoria di tante politiche perennemente sanguinarie, tutto
M
sembrò pacifico e amabile nei primi anni '50. Gli Italiani, che sono
svegli, approfittarono della straordinaria occasione, ed emuli dei
fondatori di Roma, Romolo e Remo, succhiavano beatamente ai
lla

capezzoli del Cremlino e della Casa Bianca, rendendo ancora più


dolce la loro già Dolce Vita. I più furbi incrementavano i loro
guadagni con traffici illegali di valuta, e depositavano illoro bottino
de

neUe banche svizzere, tramite la banca del Vaticano, lo LO.R .


Questo fu forse il più corrotto fra gli importanti istituti finanziari del
mondo, nel periodo in cui, alla sua guida c' era l' arcivescovo
americano Paul C. Marcinkus di Chicago, personaggio a cui il Papa,
a

da una parte, e la cupola della Mafia, dall' altra, avevano dato il


as

massimo di fiducia. I noti finanzieri criminali, Michele Sindona e


Roberto Calvi, avrebbero avuto molto a che fare con lui, e fmiranno
poi per pagarlo dolorosamente. Sindona condannato al carcere, per
C

un quarto di secolo, fu trovato avvelenato nella sua cella; Calvi, che


soffriva di vertigini, fu trovato impiccato sotto il ponte dei Frati
Neri, in un'alba londinese: una vendetta di stampo massonico.
Marcinkus fu più fortunato: non perse la sua testa ma solo il
cappello, quello rosso~sangue da cardinale, che tanto sospirava.

L~.
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8\3

Nelle sue memorie, Colby defmisce il suo ruolo a Roma,


nell'autunno del 1953, come "una delle più eccitanti sfide che
l' Agenzia avesse potuto offrirmi. Si trattava della gestione del
maggiore programma segreto di azione politica, mai eseguito fino
ad allora; una occasione senza precedenti, per dimostrare come, con
un aiuto segreto, si potesse aiutare i nostri amici e sconfiggere i
nostri nemici, senza l'uso della forza e della violenza". Purtroppo,

ia
l'uso della forza e della violenza ci sarebbe stato, e in maniera
massiccia, in misura pari alla sottile falsità del ragionamento di

or
Colby ed all'ipocrisia del suo ripensamento sUll'uso della forza.
Alla luce rosata di ogni tipica mattinata romana, con le mura

em
colar ocra illuminate dal sole, Colby riempiva la sua station~wagon
di mucchi di banconote di grosso taglio, e scivolava via, per
recapitarli dove meglio avrebbero reso, non tanto all' Agenzia, ma ai
M
suoi avidi destinatari. Il successo che ottenne, con tale metodo,
nella lotta contro il comunismo, può essere equiparato a quello
ottenuto da chi si fosse impegnato a combattere una epidemia di
lla

peste bubbonica, sparando con un fucile da caccia, dalla propria


finestra di casa, ai ratti responsabili, in una notte di buio pesto.
L' esibizione di scandalosa opulenza ~tutti sembravano essere
de

felicemente in business~ della nuova classe politica italiana,


alimentata dalla prodigalità di Colby, otteneva solo uno
straordinario effetto di proselitismo per il P.C.! .
Colby racconta nel suo "Honorable Man", il suo metodo di
a

distribuzione dei fondi della C.LA: "io, o uno de miei agenti,


as

prendevamo contatto diretto con i destinatari del nostro aiuto. Ci


incontravamo, dopo un approccio questa volta indiretto, in case
accuratamente selezionate e appartate, luoghi sicuri, anche se i soldi
C

sarebbero stati poi consegnati materialmente da una terza persona,


affinché la consegna non avvenisse in presenza di qualche agente
americano, che avrebbe potuto essere riconosciuto".
La guerra è pace; la schiavitù è libertà; la segretezza è
trasparenza!
Se, come è sempre stato proclamato, lo scopo di queste
operazioni era quello di difendere il sistema democratico, perché
tanta segretezza? È chiaro: gli scopi erano altri.

~~
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8\4

Il pupillo dell'Agenzia, in Italia, era il deciso anticomunista


Presidente del Consiglio, A. De Gasperi, che aveva però perso
molto consenso dalle elezioni del 1948, e che quindi, per assicurare
la vittoria al suo partito, nelle successive elezioni del 1953, fu
obbligato a ricorrere ai vecchi espedienti di Mussolini, che erano
quelli di truccare le carte. Ma il piano, per lui, non funzionò, come
aveva egregiamente fatto per Mussolini. Infatti, senza le bande di

ia
Italo Balbo a condizionare, in maniera decisa, gli elettori fin dentro
le cabine elettorali, la coalizione centrista di De Gasperi non riuscì

or
ad ottenere la maggioranza necessaria, e il governo cadde. I
democristiani registrarono una diminuzione di suffragi, circa 2

em
milioni di voti in meno di quelli ottenuti nella vittoria del 1948,
raggiungendo una percentuale del 40%. Comunisti e socialisti
guadagnarono quasi un milione e mezzo di voti.
M
Era un compito molto difficile, per Colby, invertire questo trend
politico negativo e impedire che l'Italia fosse conquistata
legalmente dai comunisti, nelle successive elezioni del 1958. "Si
lla

trattava di impedire soprattutto ~come egli scrisse~ il pericolo che le


basi militari della N.A.T.O, fossero spiate e controllate da una
quinta colonna sovversiva", quale era considerato appunto il P.C.I.
de

Nonostante il programma di azione politica della C.I.A fosse,


come egli orgogliosamente vantava, "la maggiore operazione della
C.I.A, e i milioni di dollari disponibili, la più grande somma mai
stanziata per una singola operazione", nonostante il completo
a

sostegno dell'Ambasciata, occupata dall' arci~cattolica Clare Booth


as

Luce, a sua volta consigliata da un vecchio esperto di politica


romana, l'anticomunista Eldridge Durbrow, i loro sforzi congiunti
non portarono ad alcun risultato positivo.
C

Come per Gehelen, erano stati tutti soldi buttati via.

L~-~.
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8\5
Era necessario applicare metodi, nello stesso tempo più
penetranti e più efficaci.
La mia controparte dell 'O.S.O, nel 1958, in Italia ~spiega Colby
nelle sue memorie~ era coinvolta in varie attività di spionaggio e
controspionaggio, con connessioni con i Servizi Segreti italiani.
Da quando l'Italia era diventata parte della N.A.T.O, ed era
considerata in possesso di sufficiente autonomia, per gestire propri
servizi segreti, Carmel Offie, l'instancabile agente C.I.A, aveva
lavorato, a stretto contatto, con il Ministro della Difesa dell' epoca,

ia
Randolfo Pacciardi, da lungo tempo legato all'O.S.S e alla C.LA .
Dovevano appunto dare vita ad un Servizio d'Informazione delle

or
Forze Armate, il S.I.F.AR. Convenivano che questo apparato, in
stile Charlie Macarthy, dovesse passare tutte le sue informazioni

em
alla C.I.A e riceveme le istruzioni. Per meglio controllare tale
accordo a senso unico, l'Agenzia riteneva necessario avere alle
proprie dirette dipendenze il Capo della organizzazione del
S.LP .A.R. Era una metodologia che cercava di applicare ovunque
M
operasse.
Per questa essenziale posizione, Offle scelse un ambizioso
Generale di Brigata, il siciliano Giovanni De Lorenzo. Tendenze
lla

fasciste a parte, De Lorenzo era molto interessato, per favorire la


propria carriera, a prestare servizio in una Intelligence, nazionale o
de

estera che fosse. Nato in Sicilia da madre sarda ~ed è incredibile


quanti mascalzoni, in questa storia, siano siciliani~ De Lorenzo
aveva studiato a Genova, ed era così fiero della sua laurea in
Ingegneria Navale, che amava farsi chiamare Ingegnere, nella vita
a

privata. Era stato, prima nazionalista, poi fascista, quindi si era


as

associato ai fascisti monarchici di Badoglio, quando questi dette


inizio alla sua poca energica lotta contro i tedeschi. Durante
l' occupazione nazista di Roma, De Lorenzo aveva gestito il servizio
C

di informazione monarchic a, i cui bollettini giornalieri, stilati su


carta velina rosa, erano spesso contraddittori, sia da un punto di
vista militare che politico. *(nota)
*(nota) Ne ho diretta conoscenza poiché, in veste di ufficiale
della O.S.S in carica a Roma, dietro le linee tedesche, pagavo
l' enorme cifta di 20.000 £ al mese, per ottenere quelle veline; poi
avevo la possibilità di metterle a confronto con quelle d' altre fonti,
che risultavano essere molto più attendibili, oltre che meno costose.

L r3eJ0
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8\6

Promosso Generale di Brigata dopo la guerra, De Lorenzo


cominciò a portare con civetteria il monocolo e a fare, con sussiego,
riferimento a ''Noi di un certo ceto". Si lamentava sempre di non
poter fare affidamento sui suoi collaboratori, inaffidabili, a suo dire,
perfino per spedire un pacco. I suoi colleghi lo consideravano
ambizioso, impulsivo e tirannico ed alludevano spesso al fatto che
avesse passato la maggior parte della sua carriera dietro una

ia
scrivania, senza alcuna, o poca, esperienza pratica.
Per poter soddisfare la propria ambizione di carriera, De

or
Lorenzo aspirava a raggiungere una maggiore autorità gerarchica:
da qui l'idea, coadiuvato da pochi fidati consiglieri, di architettare

em
un piano astruso e incredibile, tipico del cospiratore confinato ad
una scrivania. Il piano intendeva assicurarsi il favore del Presidente
della Repubblica, da poco eletto, Giovanni Granchi.
M
La sezione della e.LA a Roma era, notoriamente in quel
periodo, sotto stress paranoico, nei confronti di Granchi, che era
ritenuto tendenzialmente di sinistra. Come capo del S.I.F .AR, De
lla

Lorenzo era intenzionato a convincere il Pres~dente Granchi,


facendo riferimento a segretissime informazioni, che fosse stato
organizzato ai suoi danni un complotto per rapirlo dalla sede
de

balneare delle sue vacanze, la residenza presidenziale di San


Rossore, già del re, sulla costa tirrenica. De Lorenzo informò il
Presidente, sul piede di partenza con l' aereo per le vacanze, che il
rapimento sarebbe stato effettuato da un gruppo scelto di
a

paracadutisti traditori, appoggiati da elementi dell'O.A.S francese.


as

Un caccia torpediniere era pronto a rilevarlo e a farlo sparire in


Corsica. Il putsch sarebbe stato poi seguito daB' instaurazione di un
governo militare, guidato dall' ex Ministro della Difesa, Randolfo
C

Pacciardi (un pupillo di Earl Brennan) con la partecipazione di


tecnici ed industriali. La sottigliezza di questo piano era, che
sarebbe stato davvero architettato un complotto di tal genere, ma
sarebbe stato possibile effettuarlo solo molto più tardi, quando De
Lorenzo si sarebbe trovato in una posizione così autorevole da
poterla egli stesso eseguire.

~ßJ~
GI
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8\7

Il giorno del fantomatico rapimento, De Lorenzo fece confluire


un cospicuo gruppo di paracadutisti "leali", a protezione del
Presidente, e perfino delle forze navali, con considerevole spesa a
carico del contribuente italiano (e pure di quello americano), per
dare l'impressione di tenere lontano il pericolo.
Con gratitudine mal riposta, il Presidente Granchi, da allora
iniziò a consigliarsi assiduamente con il Gen. De Lorenzo, in qualità

ia
di Capo dei Servizi Segreti, e, suo tramite, finiva per prendere
consigli ed istruzioni dalla Agenzia entusiasta, influenzando, a sua

or
volta, in modo anticostituzionale , il Capo del Governo ed il suo
gabinetto.

em
De Lorenzo fu gratificato di un' altra promozione, come premio
per il suo operato: da Generale di Brigata a Generale di Stato
Maggiore. I regolamenti vietavano tale grado agli ufficiali che non
avessero operato sul campo, al comando di forze militari, ma un
M
decreto presidenziale ovviò alle regole, stabilendo che il Direttore
dei Servizi Segreti, sarebbe stato automaticamente elevato a questo
lla

grado.
Presto, De Lorenzo cominciò a complottare con i suoi mentori
una serie di mosse totalmente anticostituzionali, così segrete da
de

poter essere celate anche ai membri del governo, allora in carica,


compreso Primo Ministro e Ministro della Difesa. Furono aggiunte
delle clausole segrete ai protocolli relativi all'adesione italiana alla
N.A.T.O, che imponevano al Capo del S.I.F.AR di eseguire un
a

piano, chiamato DEMAGNETIZE, diretto a ridurre l'influenza del


as

p .C.!, in qualsiasi modo possibile. Questa organizzazione ~

ufficialmente inesistente.. doveva assicurare che l'Italia sarebbe


rimasta a fare parte della N.A.T.O comunque, indipendentemente da
C

chi fosse stato eletto a governare.

k~~
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8\8

Per ottenere una segretezza assoluta ~e tale segreto è stato


custodito per più di una generazione~ fu creato nel Dipartimento del
Ministero degli Interni, un altro reparto segreto, con funzioni
relative al patto Atlantico, incaricato del controllo di tutto il
personale italiano assegnato alla N.A.T.O. Aveva la prerogativa
esclusiva di poter promuovere l' esonero di chiunque, membri
governativi compresi, e a tutti gli effetti finiva per ridurre il paese

ia
al ruolo di una Repubblica delle Banane. L'uomo chiave di questo
ufficio super segreto era, non a caso, il poliziotto vecchio amico dal

or
'45, di Angleton: Umberto Federico D'Amato.
Per l'ottimale funzionamento di DEMAGNETIZE, De Lorenzo,

em
come capo del S.I.F.AR, provvide ad ampliare i segreti quadri di
sicuri anticomunisti, già organizzati, negli anni'40, da Angleton ed
Offie; gli uomini erano chiamati, in codice, GLADIA TORI. Fu così
M
pronto ad applicare DEMAGNETIZE che doveva opporsi, con
qualsiasi mezzo, ai tentativi comunisti di conquistare il potere,
legalmente o no, e, se necessario, a mettere in campo le tecniche
lla

oscure della Strategia del Terrore: destabilizzare il Paese, per poter


favorire un colpo di stato di destra.
Per classificare amici e potenziali nemici, e tenere sotto controllo
de

qualsiasi cosa, De Lorenzo incrementò, in misura abnorme, il numero


dei 10.000 dossier realizzati da Angleton, nella sua attività di
controspionaggio; questa volta, aggiunse i dossier relativi a tutti i più
a

importanti uomini politici italiani, con un occhio di riguardo per


coloro che avrebbero potuto favorire una svolta di sinistra.
as

L' Agenzia, per assicurarsi di essere informata su tutto ciò che


avveniva al vertice del potere, ordinò a De Lorenzo di nascondere
delle microspie, persino negli uffici del Presidente, al Quirinale, e
C

negli uffici del Papa, in Vaticano.

I
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8\9

Con grande disappunto di De Lorenzo e dell'Agenzia, Pio XII,


il loro potente alleato, si ammalò e morì. Fu sostituito
dall'intelligente Cardinale Roncalli, la peggiore scelta possibile, per
i sostenitori di una politica di destra.

ia
or
em
M
lla
de
a
as
C

~~,
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8\10

Malgrado tutte queste articolate manovre anti~comuniste, le


elezioni del1958 furono le più libere della storia italiana.
Risultarono catastrofiche per i partiti di destra, che
complessivamente ottennero solo il 9,5% dei voti. Entrambi i partiti
socialisti aumentarono i loro voti e "una svolta a sinistra", ciò che
avrebbe significato l'ingresso al governo dei socialisti di Nenni,
diventò una prospettiva plausibile.

ia
Per opporsi a tale pericolosa ipotesi, il centro destra cominciava
ora a prendere in considerazione l' alternativa di una intesa con i

or
fascisti dichiarati del M.S.! .
Nelle sue memorie, Colby, per sottile falsità o disperante

em
ingenuità, par1a in maniera specifica di non sostegno per i fascisti:
"Fu decisa, a Washington e a Roma, una chiara e coerente linea
politica che escludeva di fornire un qualsiasi tipo di sostegno al
partito fascista e a quello monarchica . . . dopo tutto, quel che
M
desideravamo di più, per l'Italia, era la democrazia, perciò non
potevamo appoggiare gruppi antidemocratici, che fossero di Sinistra
lla

o di Destra.
Eppure era esattamente quello che veniva fatto. Quanto fosse a
conoscenza Colby di tutte le attività segrete, prima di essere
de

trasferito a Saigon ~e discretamente omesso nelle sue memorie~ non


è comunque dato a sapere. Secondo De Lutiis, nella sua dettagliata
storiografia sui Servizi Segreti italiani, fino al 1958, l'Italia non
aveva avuto bisogno di una polizia segreta. Le normali forze di
a

polizia di Scelba erano state sufficienti. Ma quando i partiti di


as

centro si disfecero nel 1958, e la Sinistra reiterò la sua richiesta di


riforme e di una diretta rappresentanza nel governo, l' ex ministro
degli Interni del governo Scelba, Fernando Tambroni, che era stato
C

un centuriane della milizia fascista, decise di ricostituire il settore


dei Servizi Segreti di polizia assumendo personale che già aveva
appartenuto all'O.V.R.A., la polizia segreta di Mussolini. * (nota)
*(nota) Tambroni era stato un modesto esponente del Partito
Popolare, al tempo dell' assassinio Matteotti; entrò a far parte del
Partito Fascista quando Mussolini (definito da Tambroni come
"l'uomo destinato da Dio a fondare la grandezza del mondo")
diventò dittatore nel 1935.

~~
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8\11

MANCANTE

ia
or
em
M
lla
de
a
as
C

LßJ~
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8\12

Visto che il partito socialista e, per una certa parte, anche i


Comunisti davano l'impressione di apprezzare sinceramente
l'istituto democratico, soprattutto dopo la brutale repre~sione
sovietica in Ungheria, la Chiesa di Giovanni XXIII e la corrente di
sinistra della D.C., erano orientati ad aprire un dialogo con la
Sinistra. Papa Giovanni si presentò con una linea di sfida
all'episcopato italiano e alle forze conservatrici del Vaticano: una

ia
serie di audaci innovazioni, contenute in una Enciclica che trattava
il tema della povertà nel mondo, e nella quale si faceva anche un

or
appello diretto ad un intesa, che facesse cadere gli steccati innalzati
dalla guerra fredda.

em
I democristiani della corrente di sinistra, ancora scottati dalla
sconfitta elettorale, erano di fronte al bivio, se invitare i socialisti di
Nenni a far parte del governo, e aprire ad un nuovo progetto di
M
sviluppo economico, oppure restare sulla linea politica degli
industriali, che era semplicemente quella del boom economico nella
stabilità.
lla

La corrente democristiana guidata da Aldo Moro era


logicamente a favore della più sensata scelta di una intesa con i
socialisti di Nenni. Ma questo passo era ostacolato sia dagli
de

ambienti industriali che dal Vaticano. Giovanni XXIII infatti, non


aveva ancora imposto in maniera completa la sua guida, e doveva
confrontarsi con un Curia dominata da una pentarchia di vecchi
Cardinali conservatori, che gli bloccavano la strada. Il Concilio
a

Vaticano II, iniziato dal nuovo Papa nel 1959, che doveva
as

"modernizzare la Chiesa" non sarebbe diventato realtà prima di due


anni più tardi, nell'Ottobre de1I962.
C

~~
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8\13

I democristiani di destra, in un frenetico tentativo di impedire


una svolta a sinistra, esercitarono forti pressioni sul Presidente
Granchi, tanto da indurlo a dare l'incarico di formare il nuovo
governo a Fernando Tambroni, palesemente uomo di destra.
Impossibilitato ad avere l'appoggio del Partito Repubblicano e di
quello Socialdemocratico, Tambroni poteva assicurarsi la
maggioranza parlamentare, solo con il sostegno del Movimento

ia
Sociale neofascista. Invece di una svolta di sinistra, si ottenne così
di avere dei fascisti dichiarati al governo. Intendendo dare il

or
massimo di visibilità alla loro parte, le antiche camicie nere
organizzarono uno sfavillante Congresso del partito a Genova, che

em
doveva essere presieduto dall' ex caporione provinciale,
responsabile, durante l' occupazione tedesca, della deportazione e
morte di centinaia di lavoratori.
Invece di impedire il Congresso, con la motivazione di sospetta
M
ricostituzione del Partito Fascista, ciò che sarebbe stato pienamente
legale, il governo Tambroni dette il suo assenso a che si tenesse il
lla

raduno.
Le forze del lavoro reagirono con una dimostrazione popolare
di massa. La città antifascista di Genova si sollevò in una
de

insurrezione corale, e l' opposizione al governo si estese ad altre


città, spaventando seriamente gli ambienti di destra. Proprio quello
che si aspettavano i colleghi dell'O.S.O. di Colby: un pretesto per
introdurre misure repressive contro la sinistra.
a

Agendo tramite De Lorenzo, Oftie decise di permettere che le


as

squadracce fasciste, nella stessa maniera dei vecchi squadristi della


prima ora di Mussolini, venissero a scontrarsi nelle strade con i
dimostranti. AI10rchè cinque lavoratori finirono uccisi, Tambroni,
C

usando la stessa tattica della strategia del terrore di Mussolini, fece


richiesta al Capo dello Stato di poteri speciali, militari e di polizia,
per reprimere la sommossa.
Il Presidente Gronchi si dimostrò prima perplesso, poi,
cosciente che tale mossa non avrebbe mai potuto ottenere l'assenso
del Parlamento, oppose un rifiuto: Il governo Tambroni cadde.

L&J-
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8\14

La sollevazione popolare mise in grande allarme gli ambienti di


destra, che cominciarono a cercare un "uomo forte", alla De Gaulle,
da poco andato al potere in Francia, per instaurare una repubblica
presidenziale che arginasse l'avanzata della Sinistra.
N acque l'idea di organizzare un colpo di stato che, ideato
dall' Agenzia, fosse eseguito da De Lorenzo. Il fme era quello di
sotterrare la prima repubblica italiana, ed instaurare al suo posto un

ia
governo militare. Per i neofascisti il sogno era di imporre in Italia ~e
poi nel resto del mondo, come cantava la gioventù hitleriana~ una

or
dittatura di destra come quella di Salazar in Portogallo, una
riedizione, se possibile, del regime di Salò, già condannato dalla

em
storia.
De Lorenzo già si vedeva galoppare alla ribalta come "l 'uomo
sul cavallo bianco", per salvare il Paese sia da un governo troppo
debole che da un governo comunista. La veste di capo dei servizi
M
segreti del suo Paese già gli andava troppo stretta. Con il sostegno
dei suoi capi dell'Agenzia, puntò alla nomina di comandante dei
lla

Carabinieri, la polizia paramilitare italiana, mantenendo al tempo


stesso le redini del S.I.FAR. Non aveva importanza che questo
incarico fosse già ricoperto dal Gen. Renato De Francesco, a cui
de

rimanevano molti anni prima del pensionamenta. Il S.LFAR. si


attivò per incastrare in qualche modo De Francesco, mettendo sotto
controllo il suo telefono, e pedinandolo 24 ore su 24. Furono anche
adibiti allo scopo degli agenti provocatori, ma senza esiti
a

soddisfacenti: De Francesco sembrava esente da qualsiasi macchia.


as

Tuttavia il solo fatto che il Comandante dei Carabinieri fosse


persino solo sospettato di qualcosa, fu considerato base sufficiente
per sostituirlo. " Non poteva essere permesso che il Comandante dei
C

Carabinieri fosse anche solo sfiorato dal sospetto"!

~~
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8\15

Per mantenere per intero i1 controllo del S.I.FAR., che era


comunque un ufficio gestito, quasi integralmente, dai Carabinieri,
l' esultante De Lorenzo si portò dietro una dozzina di ufficiali del
S.LF.AR, scelti con la massima cura rra quelli a lui personalmente
devoti, lasciando un suo fidato luogotenente, il Gen. Egidio
Viggiani, nominalmente capo dell'ufficio. Il suo rapporto con il Col.
Luigi Tagliamonte fu ancora più equivoco nella gestione finanziaria

ia
congiunta di carabinieri e S.LF.AR. De Lorenzo poteva infatti usare
a suo piacimento le ingenti somme non documentate, fornite

or
sottobanco dalla C.LA per il S.I.F.AR, per controllare e corrompere
anche il corpo dei carabinieri.

em
Sotto forma di bonus, cominciò a distribuire consistenti
gratifiche a tutti gli ufficiali superiori. In Italia, dove favori e
bocciature ~come quella di cui fu vittima De Francesco~ insieme
all'inflazione e al disordine pubblico, provocano anche personali
M
incertezze economiche, tali inconsuete regalie non furono certo
considerate offensive. Erano materialmente convenienti ed in più
lla

davano una gratificazione emotiva. Neanche coloro che erano


perplessi, rifiutarono; prendevano infatti in considerazione il
rovescio della medaglia, costituito dal potere che aveva il
de

Comandante di poter trasferire, su due piedi, e non si sa dove,


qualsiasi ufficiale non condiscendente. Così, presto, De Lorenzo
regnò indisturbato. Per soddisfare le richieste dei suoi capi
dell' Agenzia ed allargare il suo personale potere, come primo passo,
a

il Generale, assunse agenti di controspionaggio per aprire dossier,


as

non solo su gli elementi sospettati di spionaggio, provocazione o


legami con potenze straniere, ma su tutte le personalità più in vista
del Paese. Emulava così John Edgar Hoover, che può essere
C

considerato un maestro di questo gioco di prestigio.

~
~l~~
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8\16

A tutti gli ufficiali di controspionaggio del S.I.F .AR, fu


ordinato di redigere la biografia, con dettagliate informazioni, di
tutti i deputati e senatori, inserendo i particolari riguardanti gli
introiti professionali e ogni entrata economica. La documentazione
fu allargata anche agli esponenti del clero: 45.000 dossier su di loro,
su un totale di 157.000; 30.000 riguardavano personalità industriali
e del mondo della finanza. Le copie di questi documenti finivano

ia
alla C.LA e se certamente questa banca dati era preziosa per
l' Agenzia, era altrettanto lesiva della sovranità e della indipendenza

or
dell 'Italia. La struttura spionistica di De Lorenzo era in effetti
diventata lo strumento dell' Agenzia e della N.A.T.O per controllare

em
e condizionare l'intero apparato statale italiano.
Seguendo alla lettera le istruzioni contenute nei manuali U.S.A,
curati dal Gen. Westmoreland, De Lorenzo operò una puntigliosa
indagine su l'intero corpo militare, usando i carabinieri ai suoi
M
ordini, per compilare i dossier di tutti gli ufficiali superiori e di
molti altri di grado inferiore. Qualsiasi ufficiale indiziato. di avere la
lla

minima simpatia per la sinistra, fu, senza alcuno scrupolo,


defmitivamente emarginato.
Quando fu ordinato al S.LF.AR di inserire anche le
de

informazioni sulla vita privata, specie quelle scandalose, come


abitudini sessuali, predilezioni deviate, frequentazioni mercenarie di
entrambi i sessi, aborti procurati e figli illegittimi, ciò significò che
non si trattava più ormai di controspionaggio, bensì della raccolta di
a

elementi atti a esercitare ricatti politici, puri e semplici, chiaramente


as

in previsione di un golpe. Proprio quello che De Lorenzo, assieme


al Col. Vernon Walters ..riapparso a Roma, in qualità di attaché
militare U.S.A~ stava organizzando. Un golpe che dovendo essere
C

eseguito soltanto da De Lorenzo e dal Corpo dei Carabinieri,


sarebbe passato sotto il nome, in codice, di SOLO.
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10\1

CAPITOLO 10
Kennedy tradito

Dalla parte opposta del Pacifico, nelle agitate acque atlantiche


del Mar dei Caraibi, in un giorno assolato di gennaio de11959, Fidel
Castro ed i suoi fedeli barbudos erano dunque entrati a L'A vana,
costringendo il dittatore alle dipendenze degli U.S.A, Fulgencio

ia
Batista, a fuggire alla volta della Spagna. A Washington, senza
esitare, il vicepresidente Nixon ed un gruppo reazionario formato da

or
vecchi proprietari terrieri americani di Cuba, erano decisi a
rimettere al poter a L' Avana, Batista, o qualche altro simile despota,

em
che si ponesse al loro servizio. Informato dei pericolosi sviluppi
della situazione dal suo abile G~2 a Miami, Castro decise di tenere
duro, e proteggere la sua sudata e vittoriosa rivoluzione, alleandosi
M
anche, se necessario, con il diavolo in persona. Il suo satanico
salvatore, in questo caso, si rivelò essere Khruschev, che, con il suo
K.G.B, offrì a Castro un sostegno spontaneo.
lla

Iniziò così la lunga lotta tra Davide e Golia, una contesa


assolutamente sterile e frustante, sia per Cuba che per gli Stati Uniti,
che ridusse un'isola bellissima, economicamente vitale, ad un
de

dittatoriato comunista ed alla indigenza, costantemente tenuta sotto


tiro da parte della Mafia e della C.LA .
La prima mossa di Nixon fu quella di convocare il successore di
a

Wisner nel D.D.P, Richard Bissell, per dargli l'incarico di trovare la


strada più veloce possibile, per eliminare Castro.
as

Bissell che aveva capito al volo le intenzioni di Nixon, convocò


allora William Harvey, un veterano caposezione della C.LA, e gli
ordinò di allestire un "permanente potenziale operativo",
C

eufemisticamente chiamato "Azione Esecutiva", in parole povere,


una operatività atta ad eseguire assassinii di leader esteri scomodi.
Come sintetizza Ray Cline "che la C.LA fosse direttamente
responsabile di assassinii premeditati, era ormai un fatto: non si
trattava più riguardo a questi della aberrazione temporanea di
qualche agente coinvolto".

cL~~
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10\2

Era del tutto evidente, ad esempio, che fosse stato il presidente


Eisenhower stesso, ad approvare il tentato omicidio del leader
congolese Lumumba, che costituì uno dei primi obiettivi di Harvey,
pur se furono all' epoca messe in atto molte cautele, perché non
fosse evidente. Allen Dulles aveva usato le sue maniere più subdole,
quando inviò un cablogramma al caposezione C.LA, a Leopoldville,
Lawrence Devlin, in cui rifaceva il verso alla insinuante

ia
provocazione di Beckett: "chi mi libererà di questo prete
turbolento?".

or
Bissell ed Harvey, consapevoli comunque che la Casa Bianca
avesse in pratica dato loro mandato, anche se solo a livello

em
discorsivo, di compiere un omicidio, si attivarono con discrezione,
ed Harvey, allo scopo di colpire Lumumba, ed evitare che fosse
possibile collegare l'Agenzia a tale atto, ingaggiò due killer
professionisti, che nemmeno si conoscevano tra loro.
M
Come criminale alle dipendenze del governo, non si poteva fare
scelta migliore di Harvey. Caritatevolmente definito come una
lla

"figura variopinta", era un ex agente dell'F.B.I, licenziato da


Hoover a causa della sua frenetica attività sessuale. Una testa calda,
affiliato alla "Associazione Nazionale del Fucile", Harvey era di
de

robusta costituzione, aveva una pancia da birra e degli occhi da


sbirro minaccioso. Viene descritto, da uno dei suoi biografi, rosso
di viso, cogli occhi sporgenti e la testa lucida, con "una andatura da
papera, un po'dondolante ed un po'spavalda". Vestito con
a

pantaloni larghi, cappello grigio di feltro con la tesa piegata in


as

basso, capelli corti, sfoggiava il fermacravatta el' anello del college.


Secondo Ramelgh, poiché Harvey era stato allevato in un paesino
del west, si sentiva come un pesce fuor d' acqua, a frequentare il
C

sofisticato ambiente di Washington.

~&d-
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10\3

Harvey aveva lavorato insieme ad Angleton, fm dal 1947, per


scoprire spie sovietiche in America, collaborando felicemente con
Kim Philby, che scherzava sempre con loro, e che non sarebbe mai
stato smascherato da Harvey come spia sovietica, se non fosse stato
per l'indiscrezione di Guy Burgess. *(nota)
Ciò che rese Harvey famoso fu il fatto di aver escogitato e

ia
gestito il funzionamento del famoso tunnel di Berlino.
(inserire la storia del muro di Berlino)

or
em
M
*(nota)
Come racconta Ranelagh, Burgess era l' ospite chiassoso di
lla

feste in cui tutti si ubriacavano; aveva sviluppato una certa abilità a


fare la caricatura ai suoi ospiti. Quando Libby, la moglie di
Harvey, gli chiese di posare per la sua, Burgess la ritrasse come una
de

ubriacona, a gambe larghe, senza indumenti intimi e la gonna tirata


su fino alla cinta. Harvey, furioso stava per venire alle mani ed
Angleton dovette calmarlo, portandolo fuori a fare una passeggiata
all'aria fresca. Ma Harvey non dimenticò e non perdonò. Il 13
a

Giugno 1951, tre settimane dopo la fuga di Maclean e Burgess a


as

Mosca, Harvey consegnò un memorandum di cinque pagine al Capo


delle Operazioni Speciali in cui accusava categoricamente Philby di
essere un agente sovietico. +
C

L~~
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10\4

Per organizzare l' assassinio di Castro, Bissell ingaggiò un altro


poco raccomandabile ex agente dell 'FBI, Robert Maheu, braccio
destro del miliardario Howard Huhes, che aveva stretti legami con
la Mafia. Era conosciuto anche per essere stato il produttore del film
a luci rosse "Happy Days", che aveva messo in ridicolo Sukarno,
rappresentato in atteggiamenti sconvenienti a Mosca, nudo e
circondato da belle donnine. I contatti mafiosi di Maheu gli erano

ia
tornati utili in Italia, per l' acquisto del "Rame Daily American", per
conto della CIA, e poi per assumere giornalisti prezzolati addetti

or
alle pubbliche relazioni in favore delle compagnie petrolifere
americane in Italia. Le sue tendenze ad associarsi con personaggi

em
poco raccomandabili, si manifestò con l' aiuto prestato in difesa di
Aldo Icardi, che era stato accusato dell' omicidio, compiuto durante
la guerra, dal Maggiore dell'OSS, William Holchan.
Per l'affare Castro, Maheu si mise in contatto con un gangster,
M
John Roselli, boss mafioso di Chicago e Las Vegas, già
appartenente alla gang di Al Capone. Il suo vero nome era Filippo
lla

Sacco, era sposato all'attrice June Lane ed amico di Frank Sinatra.


Maheu offrì a Roselli la cifra di 150.000 dollari per la testa di
Castro, suggerendogli di ingaggiare dei mercenari cubani per essere
de

sicuro che il delitto non fosse messo in relazione con ambienti


statunitensi. Roselli, poco noto a Miami, assunse il nome di John
Rawiston per questa operazione; affermava di lavorare per un
gruppo di Wall Street, con interessi a l'A vana.
a

Durante una cena all'Hotel Fontainbleau, sulla spiaggia di


.
as

Miami, . Roselli presentò a Maheu due malavitosi della Florida, Sam


Giancana e Santo Trafficate Jr., entrambi attivamente ricercati dalla
FBI. Il secondo era stato appena scarcerato, dopo aver scontato una
C

condanna per spaccio di eroina e sfruttamento della prostituzione, e


poteva quindi ritornare tranquillamente a L' Avana.

L~~
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10\5

Ma i mesi passavano e i gangster sembravano procedere con


piedi di piombo; un tentativo dopo l'altro andava a vuoto, per una
ragione o l'altra. Nixon, che aveva ftetta do ottenere dei risultati,
aveva ormai quasi convinto Eisenhower che fosse necessario che la
CIA organizzasse una vera e propria invasione di Cuba, per andare a
rinforzare la supposta opposizione sotterranea che, così pensava il
Vicepresidente, era pronta a ribellarsi a Castro. Quindi Bissell

ia
cominciò a lavorare all' operazione della Baia dei Porci, una
operazione che richiedeva tempi lunghi: si dovevano assoldare

or
uomini, addestrarli in campi segreti della Florida, del Guatemala e
dell 'Honduras. Quando John Kennedy riuscì a battere Nixon, per

em
una manciata di voti, alle elezioni del Novembre 1960, tutto questo
si trovò, all'improvviso, nelle sue mani.
Il fiasco della Baia dei Porci, su cui sono stati versati fiumi di
inchiostro, portò al defenestramento di Bissell e di Allen Dulles,
M
diventati i capi espiatori di questo inatteso disastro. Il primo sarà
sostituito da Richard Helms, un veterano del 'ass e professionista
lla

CIA; il secondo dall'indipendente John McCone, un miliardario che


aveva accumulato una fortuna, durante la guerra, nel settore
costruzioni di navi ed aerei. Secondo l'U fficio Generale delle
de

Finanze, McCone aveva, con un investimento iniziale di centomila


dollari, ricavato un profitto di 44 milioni di dollari, ed era
proprietario per un valore di molti milioni della Standard Oil.
a
as
C

YCWL ~~
J
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10\6

Si diceva che McCone, uno scozzese severo, ironicamente


chiamato dentro la Compagnia "Allegro John", avesse "una mente
eccezionale, disciplinata, dura, pulita, controllata in modo
stupendo. .." sfortunatamente per Kennedy ..e soprattutto per il
Paese, MacCone non era solo un cattolico bigotto, un repubblicano,
un industriale reazionario, ma anche l' esponente di una visione
politica che andava in direzione opposta a quella del Presidente.

ia
Kennedy affermava che, poiché il suo margine vittorioso su Nixon
era stato così ridotto, aveva bisogno di un repubblicano alla testa della

or
CIA, per ottenere il massimo di appoggio unitario alla sua politica. Ma
poiché, su questa base, aveva incluso altri repubblicani nel suo

em
gabinetto, come Douglas Dillon al Tesoro, e Robert Mac Namara alla
Difesa, i suoi sostenitori progressisti si trovarono senza alcun potere
effettivo, visto che le posizioni strategicamente più importanti, erano
M
state occupate dai conservatori repubblicani.
Le influenze più negative provenivano forse da MacGeorge Bundy,
il consigliere per la Sicurezza Nazionale, e dal Gen. Maxwell Taylor,
lla

promosso alla direzione dei Capi Riuniti. Entrambi stavano cercando di


riscaldare la guerra fredda, insistendo con la solita canzone dei
Sovietici che stavano minacciosamente macchinando contro la paca
de

mondiale. Bundy era favorevole ad attaccare Cuba, e peggio ancora, 10


era anche Bob Kennedy che era furioso per la perdita di prestigio subita
dal fratello, a causa del fiasco alla Baia dei Porci, e cercava la rivincita
a

su Castro. Goliardicamente infatuato dalle operazioni segrete, così


come lo era stato Nixon, Bob chiamò Harvey e gli ordinò di preparare
as

un piano per assassinare Castro.


Si dette così inizio alla operazione "Mangusta", diretta da Harvey a
Miami, che coinvolse 300 agenti della CIA, e con 60 milioni di dollari
C

stanziati, si avvaleva della disponibilità di 100 veicoli, di un esercito di


3000 esuli cubani, la maggior parte dei quali, erano criminali, ruffiani,
trafficanti di droga ed avventurieri fuggiti da Cuba per non finire in
galera. Le tendenze sanguinarie e sadiche di Harvey ~dice David
Martin.. erano evidenziate anche dai nomi attribuiti ai suoi agenti di
Mangusta: "sangue.. frusta.. artiglio ecc...

L~~
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10\7

Come era successo ai tempi di Wisner, la maggior parte dei lanci


con cui si intendeva infiltrare dei paracadutisti, per farli aggregare alla
supposta rete sotterranea di oppositori di Castro, fmì per essere
neutralizzata dalle forze cubane. Harvey, che non aveva ritenuto
opportuno informare MacCone sul complotto di morte, credendolo già
informato, esercitò forti pressioni su Rosselli, minacciando di non
versargli una lira dei 150.000 dollari pattuiti, fino a che non si fosse

ia
visto un risultato positivo.
Il corrispondente del New York Times, Tad Szulz, tomato da un

or
viaggio a Cuba, scrisse una lettera all' assistente di Kennedy, lo storico
di Harvard, Arthur Schlesinger, in cui motivava il suo suggerimento,

em
di cercare di normalizzare le relazioni con Cuba. Ma il consiglio fu
ignorato dai falchi che circondavano Kennedy e, invece fu formato un
gruppo anti~insurrezionale con a capo Bobby.
Per rendere più acuminati i denti della Mangusta, Harvey fece
M
arrivare dalla Germania il suo precedente assistente, Theodore
Shackley, che fu senz'altro uno dei più brutali agenti dell' Agenzia.
lla

Un trentacinquenne pallido, magro, psichicamente instabile, che


guardava passivamente attraverso i suoi occhiali con grosse lenti,
soprannominato "Biondo Fantasma"; Shackley si aggirava per Miami,
de

a bordo di una potente Cadillac, e pensava a come seminare il panico a


Cuba con incendi, attentati dinamitardi, contaminando alimenti e
magari avvelenando tanto zucchero da obbligare tutti gli altri Paesi a
cessarne l' acquisto. Il suo guardaspalle, Thomas Clines, grosso e
a

taciturno, a cui piaceva "farsi un goccio con gli amici" lo seguiva


as

dappertutto come un cane.


Poi, un giorno, gli Americani si svegliarono con la notizia che
Kruschew aveva dislocato dei missili a Cuba, puntati su obiettivi
C

. .
amencanl.
Il temerario sbarramento della flotta al largo, con cui si rischiò
una guerra atomica, convinse infine Kruschew a fare marcia indietro;
in cambio Kennedy dovette impegnarsi a non invadere Cuba e a porre
fille all' embargo economico.

~~,
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10\8

L' ordine di Bobby ad Harvey di annullare tutti i piani, venne


preso poco in considerazione da questo e dai suoi sostenitori di destra,
che ritenevano di saper meglio degli altri come fare ad occuparsi di
Castro. Ne nacque una discussione accesa, durante la quale, fu
intimato ad Harvey di uscire dalla stanza della Casa Bianca in cui si
teneva la riunione. MacCone, irritato dell' atteggiamento di Harvey,
pretendeva le sue dimissioni, ma Helms, motivato sicuramente da

ia
solidarietà professionale, si oppose, ed Angleton approfittò della
occasione per suggerire di spedire Harvey in Italia, per sostituire

or
Thom Karamessines. Questo era stato, infatti, costretto a lasciare
precipitosamente ]'Italia, lasciando scoperto il suo posto di

em
caposezione C.LA a Roma, quando su di lui si erano addensati sospetti
di un suo coinvolgimento nell' assassinio di Enrico Mattei.
I cubani reclutati dall'Agenzia, che si stavano addestrando in
Louisiana, ricevuto l' ordine per cui non avrebbero più potuto attaccare
M
Castro, si rifiutarono di accettare quello che consideravano un
tradimento. Jack Kennedy, furioso per tale insubordinazione, ordinò di
lla

irrompere, nei campi di addestramento, alla polizia militare a bordo


degli elicotteri dell 'Esercito. Gli esuli, considerandosi beffati e traditi,
giunsero alla conclusione che, per liberarsi di Castro, dovevano prima
de

liberarsi di Kennedy.
Messa da parte la questione cubana, Kennedy diede ascolto
all'argomentazione del suo assistente speciale Arthur Schlesinger, che
indicava nell'Italia la frontiera più urgente su cui confrontarsi, per
a

contrastare l'influenza dei Sovietici, che qui si avvalevano


as

dell' appoggio del PCI.


Schlesinger suggeriva che la soluzione della crisi politica italiana
dovesse passare attraverso un appoggio all'apertura nei confronti di
C

una parte della sinistra. Favorendo infatti l'ingresso dei Socialisti di


Nenni nella coalizione governativa, i Comunisti sarebbero rimasti
isolati all' opposizione. Questa mossa ..spiegava Schlesinger~
gioverebbe alla stabilizzazione politica italiana, dopo la caduta del
governo centrista, tamponando, tramite i socialisti, l' avanzata
comunista. Non agire prontamente in questo senso, equivaleva a
rischiare di far cadere l'Italia in mani comuniste.

~~
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10\9

La crisi era nata per la maturata indisponibilità della


Democrazia Cristiana a riproporre una coalizione di centro, come
quella che aveva governato l'Italia per 10 anni; tuttavia n~:mriusciva
a decidersi se orientarsi a sinistra verso i socialisti di Nenni o a
destra verso i liberali e i neofascisti. Piuttosto che operare questa
scelta si preferì indire nuove elezioni, per il Maggio 1963.
Al quartiere generale della CIA, Angleton cominciava ad

ia
innervosirsi. Dal suo punto di vista, il Partito Socialista, in Italia,
altro non era " che una semplice appendice comunista, e il progetto

or
politico kennediano equivaleva ad una sicura sconfitta". Angleton
sospettava addirittura ~e lo affermò anche pubblicamente~ che

em
Schlesinger, il primo responsabile ad avere prospettato questo
"incontro suicida con la Sinistra" era in effetti un agente sovietico.
*(nota) Ora era chiaro perché Angleton volesse Harvey a Roma.
Desiderava avere accanto qualcuno che fosse politicamente di sua
M
fiducia, per contrastare la politica di Kennedy, ed aiutare,
sottobanco, De Lorenzo nel colpo di stato che avrebbe dovuto
lla

instaurare, in Italia, un regime di destra.


David Martin, nel suo "Wilderness of Mirrors" sostiene che,
nonostante fossero passati ormai quindici anni, da quando Angleton
de

aveva operato a Roma, egli esercitava ancora un certo controllo


sulle attività italiane. "Era ancora molto ben introdotto, quanto la
mano più esperta". Thom MacCoy, che aveva rappresentato la CIA,
durante. gli anni 50, disse: "Jrn aveva un paio di uomini che
a

lavoravano solo per lui, e non per la sezione, compresa una talpa in
as

Vaticano, anche se non sono mai riuscito a provarlo".


*(nota) Martin ricostruisce le circostanze su cui si fondava
questa sorprendente affermazione: " Un membro dell' Ambasciata
C

sovietica, a Caracas, era stato sentito affermare di aver appreso la


data dello sbarco alla Baia dei Porci, da qualcuno della Casa Bianca;
Angleton aveva indicato Schlesinger, ex membro dell'OSS e unico
dirigente dell'Amministrazione ad essere contrario all' operazione,
come il colpevole più probabile".

k~'
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10\10

Anche Martin riferisce che un altro agente dell'Agenzia sosteneva che


Angleton continuava ad avere diretti contatti con tre fiduciari della CIA,
che erano inseriti nell' apparato statale, assunti da lui stesso e dal suo
assistente, Ray Rocca, negli anni immediatamente successivi alla fine della
guerra. "Occupavano tutti e tre posizioni di alto livello ~specificava
l'agente dell'Agenzia, che era a conoscenza della loro identità~ Uno era al
Ministero degli Interni; un altro, nome in codice, Detector, era un

ia
Maggiore dei Carabinieri, già a capo del controspionaggio italiano in
Svizzera, durante la guerra. Quest'ultimo era a conoscenza di tutti gli

or
armadi dove erano stati nascosti gli scheletri."
Harvey, che non conosceva affatto l'Italia, e ancor meno vi era

em
interessato, arrivò a Roma nei primi mesi del 1963, fresco reduce
dell'altolà subito da Robert Kennedy. Grossolano, bevitore, sempre
armato, con un gran pancia, il nuovo capo venne soprannominato "Pera"
dai suoi colleghi, e "Cow Boy" dai romani. Sebbene non parlasse alcuna
M
lingua, a questo perfetto campione dello spionaggio statunitense, spettava
in quel momento, l'incarico di collegamento con i Servizi Segreti italiani.
lla

Che Harvey fosse più indifeso nei confronti degli italiani di quanto
questi non lo fossero nei suoi confronti, è testimoniato anche dalla moglie.
Secondo Libby Harvey, il marito era un donnaiolo impenitente, restava
de

fuori quasi tre notti a settimana e rientrava sempre la mattina all' alba;
circostanze che Harvey stesso confermava, vantandosi di aver avuto
rapporti con una donna ogni giorno della sua vita, fin dall' età di dodici
anni. Proprio quello di cui De Lorenzo aveva bisogno, per tenere Harvey
a

sotto il suo controllo. Era stato proprio durante una di tali scappatelle che
as

~secondo la testimonianza della moglie~ Harvey era stato licenziato dalla


FBI: l' omossessuale Hoover non approvava le relazioni extraconiugali, tra
i suoi agenti eterosessauali.
C

k~~
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10\11

Di umili origini, la moglie di Harvey era una alcolizzata, ciò


rendeva ancor più difficile, ad Harvey, la frequentazione degli
ambienti delle ambasciate. Secondo i suoi conoscenti, era comunque
egli stesso che la incoraggiava a bere, per tenerla così, meglio
sottomessa.
"Harvey racconta uno della CIA odiava tutti quei maledetti
~

terroni, ed era molto freddo con i suoi contatti italiani". Abituato a

ia
trattare con i tedeschi, Harvey disprezzava gli italiani con cui
lavorava, e non amava per niente Roma. Gli unici italiani, con cui

or
andava d'accordo, erano i mafiosi italo~americani, che operavano
fuori Miami.

em
Prima di lasciare gli Stati Uniti, Harvey aveva ricevuto una lista
di nomi, da Rosselli, Giancana e Trafficante, con i quali prendere "
contatto, una volta arrivato in Italia: uomini di potere, coinvolti
nello spaccio di droga e riciclaggio di denaro sporco, tutti legati a
M
Sindona.
Tra le sue prime operazioni, vi fu quella di piazzare delle
lla

rnicro~spie nel quartier generale del Partito Comunista. Harvey così


apprese che i comunisti non stavano programmando alcun tipo di
azione eversiva; al contrario, sembravano desiderosi di rendersi più
de

indipendenti possibile da Mosca. Ciò nonostante inviò un bollente


resoconto a Langley, in cui sosteneva che i comunisti stavano per
mettersi in azione, in Italia, e che dovevano essere fermati, a tutti i
costi. Harvey aveva già appreso da "Vemon Walters ....
a

corrispondente militare USA a Roma~ dei preparativi del golpe


as

programmato insieme a De Lorenzo.


"A Roma ~sostiene Martin~ Harvey, che aveva già fatto la sua
parte, litigando con quasi tutti i dipendenti della Sicurezza
C

Nazionale dell' Amministrazione kennediana, aveva ora l'occasione


per inimicarsi anche tutti i dipendenti della Sicurezza Nazionale
Italiana." Il capo divisione CIA dell'Europa occidentale definiva
Harvey come "un pesce fuor d' acqua", a Roma. E un altro alto
dipendente dell'Agenzia, lo etichettò come "un completo disastro".

~~~
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10\12

Nonostante avesse a disposizione una lussuosa villa di un bel


colore dorato, su uno dei sette colli di Roma, dove veniva servito da
un domestico in guanti bianchi, Harvey, sostiene Martin, era
costantemente ubriaco; portava sempre con se una pistola, ogni
giorno diversa, visto che poteva sceglierla dalla sua collezione che
contava più di duecento pezzi. Durante una riunione di emergenza,
convocata dall' ambasciatore Rheinhardt, si racconta che si fosse

ia
addonnentato di colpo e che la sua pistola, uscita dalla fondina,
fosse rotolata sul pavimento.

or
A quanto raccontava un collega, Harvey cominciava a bere così
presto che a mezzogiorno era già incapace di intendere e di volere.

em
Quando arrivò a Roma John MacCone, per la sua regolare visita al
Papa, in cui sperava, quella volta, di dissuadere Giovanni XXIII, dal
suo pericoloso approccio nei confronti dei comunisti italiani e
sovietici, Harvey avrebbe dovuto accompagnare ed intrattenere il
M
suo dirigente. Per fare fronte a questa noiosa incombenza, visto che
MacCone non gli era affatto simpatico, arrivò a bere cinque
lla

bicchieroni di Martini Dry, prima di pranzo. "Mai visto un uomo


bere cosÌ, in vita mia" disse un assistente. Comunque sia, Harvey
stava combattendo una battaglia senza speranza sia con il suo
de

Presidente che con il Papa.


L'approvazione papale alle nuove tendenze presenti nella
politica italiana ~afferma Stuart Hughes~ non avrebbe potuto essere
più esplicita. "Papa Giovanni sembrava dire che la separazione
a

insonnontabile tra Cattolicesimo e Marxismo, la scomunica di Pio


as

XlI nei confronti del Comunismo, la stessa divisione ideologica del


mondo, erano ormai da confinarsi ad un passato non felice".
Questo, almeno, era come i conservatori italiani interpretavano
C

l' appello di Giovanni XXIII, che fu prontamente etichettato come il


"Papa Rosso".

~~~
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10\13

Nonostante gli sforzi di Harvey, molti cattolici, che erano


favorevoli all' avvio di riforme economiche, fmirono per votare per i
partiti di sinistra, alle elezioni del 1963, tenutesi in Aprile. I
Comunisti ebbero molti suffragi, conquistando il 25,3% del voto
popolare, la più alta percentuale mai ottenuta. Questo successo del
PCI mise in crisi lo schieramento di centro~sinistra. Le notevoli
perdite della DC, portarono a galla le beghe interne al partito

ia
nonché le relazioni conflittuali con i partiti minori del centro~
sinistra. Inoltre anche il Partito Socialista era diviso, al suo interno,

or
sulla alternativa se insistere per una radicale riforma dell' economia
o piuttosto cercare di arginare l'inflazione. Il risultato fu la nascita

em
di un altro partito socialista, il PSIUP, che si aspettava forse un
aiuto da parte dell'Agenzia.
Kennedy che subiva forti opposizioni da una parte dal
Dipartimento, dall'Ambasciata USA a Roma, e dalla parte operativa
M
della CIA, tutti determinati a lottare contro l' apertura a sinistra in
Italia, decise di recarsi di persona a Roma, in Luglio, a parlare con
lla

Nenni.
Ad un ricevimento all'Ambasciata di Roma, al quale era stato
invitato anche Nenni, Harvey convinto che il Presidente avrebbe finito
de

per sostenere l'ingresso al governo dei socialisti, e determinato a


boicottare, in qualche modo, le intenzioni di Kennedy, incaricò i suoi
uomini di piazzare delle micro~spie per registrare la conversazione di
Kennedy con illeader socialista, ma non gli servì a molto.
a

Mentre Kennedy partiva dall' aeroporto, A. Moro, pur se


as

contrastato con decisione, sia dal Presidente Segni che dal Ministro
della Difesa Andreotti, si stava già preparando a formare un nuovo
governo di centro~sinistra.
C

Moro, che aveva la carica di segretario del Partito Democristiano,


era riuscito a persuadere le forze di centro del partito, ad allearsi con
una parte della sinistra, per formare un governo di coalizione che
includesse, appunto, i socialisti di Nenni.
Vi era ancora una forte resistenza a tale spostamento dell'asse
politico, da parte degli industriali, ma questa volta venne meno il veto
dal Vaticano. Giovanni XXIII aveva ormai affermato la propria
autorità sulla Curia.

~&vL,
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10\14

Aldo Moro, i1leader democristiano, era senz' altro più gentile e


più paziente del suo predecessore, il corrosivo Fanfani, e fu
descritto da Hughes come " un uomo del sud, con una malinconia
congenita, unita ad una impassibilità di stampo anglosassone".
Aveva dimostrato un alto grado di tenacia e competenza nel
perorare la causa della nuova apertura politica. Come disse Hughes
" nessuno ebbe più abilità di lui a convincere sia il suo partito che

ia
quello socialista a collaborare". Il primo risultato di questa svolta fu
la nazionalizzazione dell'industria dell' energia elettrica, una delle

or
maggiori del Paese. Fu il chiaro segnale che in futuro, il governo
italiano riteneva necessario che i settori di pubblico interesse in

em
campo economico, fossero gestiti direttamente dallo Stato, a a
vantaggio dei consumatori e non di un gruppo di speculatori privati.
Con l'ingresso dei socialisti al governo, si tentò di arrestare la
divorante speculazione nel settore immobiliare, che era da sempre
M
stata una pratica fascista. L'industria edile impazzava, grazie a
crediti statali a basso costo, nella costruzione di edifici da incubo,
lla

antieconomici, per i quali correvano tangenti scandalose. Alcuni


relatori ufficiali, ad un congresso internazionale, denunciarono la
presenza di ventitremila appartamenti di costo sproporzionato,
de

permanentemente inabitati, nelle grandi città italiane, mentre tanti


cittadini a basso reddito, non riuscivano a trovare una abitazione.
a
as
C

~&J-
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10\15

Sul fronte delle Destra, l'alternativa proposta a queHa che era


considerata una politica di sprechi fmanziari, era il blocco degli
stipendi e il rinvio di ogni riforma economica. Quando apparve
infruttuosa l'opposizione alla politica che era di Kennedy, Moro e
Giovanni XXIII, la Destra si preparò a fare ciò che di solito decide
di fare, in casi come questi: un colpo di stato militare con
l' eliminazione delle personalità ingombranti.

ia
Il 22 Novembre 1963 John F. Kennedy fu assassinato. Gli
successe il Vicepresidente L.B. Johonson, completamente all'oscuro

or
di politica italiana. Anche Giovanni XXIII, amico di Kennedy, e a
lui associato politicamente nel progetto di apertura verso la sinistra,

em
morì. Gli successe, convenientemente per la Destra, Paolo VI; quel
Monsignor Montini, che era stato di grande aiuto all'OSS e più
tardi, in veste di Segretario di Stato Vaticano, alla CIA. La Destra
M
si stava preparando a conquistare il potere con la forza, minacciando
il governo Moro. Per gestire le delicate relazioni con De Lorenzo,
che era a capo del complotto, l'Agenzia aveva bisogno di qualcuno
lla

che fosse più affidabile di Harvey. Facile alle ingiurie, quando era
ubriaco, aveva fmito per mettersi nei guai con la polizia italiana.
Dopo una serie di incidenti automobilistici, l' ambasciatore
de

Rheimort, fu costretto a denunciare il suo sconveniente


comportamento a Washington. Quando alla fine fu trasferito,
organizzò una festa di addio, in un salone riservato all'Hilton, in cui
a

campeggiava una fontanella zampillante champagne. Alla fine,


secondo quanto riferisce Martin, uscì e pisciò contro il muro
as

dell' Ambasciata USA. Questo lasciò Vemon Walters a trattare con


De Lorenzo e il Col. Rocca che era a capo di quel delicato settore
del SIFAR, che si occupava dei contributi provenienti dagli
C

industriali nonché dell'ingaggio e dell'addestramento di gruppi


clandestini di guerriglieri fascisti, da mobilitare nelle piazze contro
il mondo dellavara.

~~
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10\16

Per preparare la strada al colpo di stato, si dette inizio ad una


violenta campagna di stampa contro il diritto di sciopero, soprattutto
ad opera dei giornali di Attilia Monti. Monti, come Mussolini, era
figlio di un fabbro, di Ravenna, e aveva fatto i soldi con il petrolio
durante la guerra. Grazie ai suoi stretti legami con il segretario del
Partito Fascista, Ettore Muti, era diventato il proprietario della più
grande raffineria italiana. Dopo la guerra, aveva stretto un accordo

ia
con la British Petroleum per rifornire le basi N.A. T.O, tramite la sua
raffmeria, ed aveva presto acquistato altre raffmerie a Gaeta, per

or
rifornire le navi cisterna. Questa iniziativa aveva provocato la
sollevazione da parte della popolazione locale per i grossi danni

em
arrecati al tudsmo balneare. Monti reagì riversando soldi dove era
opportuno farlo: nel SIFAR. Per accrescere gli effetti della sua
campagna di stampa, furono studiati dei piani per una strategia di
intimidazione, del tipo' di quella che era stata attuata da Mussolini
M
negli anni 20.
Il compito di Rocca era quello di arruolare della milizia
lla

mercenaria con nomi falsi e indirizzi di copertura; sarebbe stata


armata e addestrata per " speciali occasioni". Gli uomini da
reclutare venivano ricercati fra gli ex militanti della X Mas di
de

Borghese, militari congedati, specialmente repubblichini, e fra gli


ex carabinieri.
a
as
C

~&J~
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10\17

Viaggiando attraverso Liguria e Piemonte si mise in contatto


con ex paracadutisti ed ex militari di Salò. Mentre stava
organizzando le sue forze paramilitari, si teneva in stretto contatto
con i vertici confindustriali, specie la FIAT. Il direttore generale
della FIA T, Valletta, si impegnò finanziariamente a favore della
organizzazione della squadra destra, in Piemonte e Liguria, con la

ia
motivazione formale che essi erano semplici informatori, pagati
dalle industrie e dalla CIA.

or
Come parte del piano generale di destabilizzazione, per arrivare
al colpo di stato, l'ambasciatore Reinhardt, giudicato troppo blando,

em
fu sostituito dal più duro anticomunista, Graham Martin, scelto
appositamente per appoggiare l'operazione. Martin, che
successivamente sarebbe diventato l'ultimo ambasciatore americano
in Vietnam, lavorava, in Italia, a stretto contatto con Michele
M
Sindona, per indirizzare denaro negli ambienti politici e in quelli dei
Servizi. deviati, in vista del golpe.
lla

Il SIFAR continuò ad esercitare la sua influenza anche sul


nuovo Presidente della Repubblica, Antonio Segni, eletto nel 1963.
Nell' Aprile del 1964, il Col. Rocca gli sottopose una scottante
de

relazione, in cui la situazione economica era descritta vicina al


collasso, a causa delle rivendicazioni sindacali, e in cui si avvertiva
che se la Destra non fosse stata messa al timone della situazione, ci
sarebbe stata una grave crisi economica, che avrebbe potuto essere
a

sfruttata dai comunisti. Per contrastare l'attivismo sindacale


as

dell'aPI e salvare l'Italia dalla minaccia di un regime di sinistra,


diceva Rocca, era necessario un governo di Destra, così come era
stato instaurato in Brasile, e ciò poteva essere realizzato con un
C

golpe, organizzato da Vemon Walters, l' esperto CIA in tale materia,


perfetto punto di riferimento per il SOLO di De Lorenzo.

L&..L ~
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11\1

CAPITOLO 11
Gli squadroni brasiliani della morte

Due anni prima, nel 1962, il Presidente brasiliano Goulart si era


trovato in una situazione di tensione con gli Stati Uniti, a causa della
prospettata espropriazione di una azienda controllata dalla I.T.T. Il
contenzioso con Washington era acuito anche dalla sua

ia
determinazione a riannodare i contatti diplomatici con l'Unione
Sovietica, e dalla sua riluttanza a schierarsi a favore dell' espulsione

or
di Cuba dalla Organizzazione degli Stati Americani.
Reso prudente dalla lezione guatemalteca, Goulart cercò di

em
evitare la diretta espropriazione di una proprietà statunitense,
temendo un ulteriore deterioramento dei rapporti bilaterali.
Proponeva quindi una tranquilla operazione di compravendita per
alcune imprese operanti in Brasile: ciò fu comunque considerato
M
come una provocazione da parte dei proprietari statunitensi.
Nella speranza di ottenere un qualche riscontro favorevole alle
lla

sue proposte, Goulart si era recato in visita dal Presidente Kennedy,


a Washington, nell'aprile del 1962, ed aveva anche ottenuto la
promessa che la visita sarebbe stata ricambiata in Brasile, a luglio.
de

Sembrava che tutto filasse liscio. Poi arrivò una relazione riservata
della C.I.A, in cui si ammoniva che il Brasile stava per diventare
un'altra Cuba, che era quindi necessario promuovere una azione
diretta alla caduta del governo costituzionale di Goulart.
a

Le aziende interessate, protette dalla C.LA, erano spaventate


as

per le proposte di Goulart; :iTa le altre, vi era la richiesta che le


aziende si impegnassero anche a concedere prestiti ai lavoratori, a
imporre affitti, sulle locazioni di loro proprietà, proporzionati agli
C

stipendi minimi. Goulart stava anche promuovendo una inchiesta, su


larga scala, su tutti gli investimenti pubblici ed era anche arrivato a
firmare un decreto che obbligava le industrie manifatturiere a
comprendere nel loro listino, un assortimento di scarpe e tessuti, a
prezzo calmierato, per permetterne l' acquisto anche da parte dei più
indigenti. Fu considerato come un attentato alla libera iniziativa.

J~~,
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11\2

A Langley, decisero che Goulart doveva andarsene.


L'occasione migliore si sarebbe presentata con le elezioni
brasiliane, in programma per l'ottobre dello stesso anno. Philip
Agee, che aveva lavorato, in lungo ed in largo, in Sud America, per
l' Agenzia ..e che più tardi si dimise per fare luce su tutti i complotti
architettati.. riferì che, per abbattere Goulart, furono spesi più di 20
milioni di dollari, in occasione delle elezioni del ' 62, a sostegno di

ia
candidati anti..Goulart, non solo di quelli a livello nazionale ma
anche provinciale o municipale. Fu orchestrata una enorme

or
campagna propagandistica contro il presidente in carica, la stampa
fu inondata di articoli in cui l'informazione era deliberata

em
disinformazione, proveniente da fonti inquinate di istituti di ricerca,
editori e scrittori disponibili. La C.LA aveva a disposizione dozzine
di giornalisti prezzolati ed era in grado quindi di far stampare più o
M
meno quel che voleva.
I media brasiliani furono saturati di 80 programmi radiofonici
settimanali, e con trecento ore di inserzioni propagandistiche
lla

radiofoniche e televisive. Fu pubblicata e distribuita gratuitamente


anche una elegante rivista mensile, in ricercata carta patinata.
Furono stampate grandi quantità di manifesti ed installati grandi
de

cartelloni di pubblicità elettorale, nelle strade. L' Agenzia


sovvenzionò l'edizione anonima di varie pubblicazioni d'ispirazione
reazionaria, che venivano distribuite gratuitamente. Non soddisfatta
della produzione di tanta diretta disinformazione, l'Agenzia spese
a

anche parecchi soldi, per diffondere notizie diffamatorie atte a


as

screditare candidati individuali, come dei volantini su cui era


denunciata la presenza, di qualche candidato ad una qualche
riunione marxista, che naturalmente non era mai avvenuta.
C

L fL¡-
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11\3

Il principale argomento di propaganda, diffuso fra i Brasiliani,


era quello secondo il quale Goulart aveva inserito nelle posizioni
chiave del suo governo, ben 23 comunisti, di linea intransigente.
Pur se priva di fondamento, questa storia passava per essere
attendibile, non solo in Brasile ma anche all' estero. Uno dei bersagli
maggiori dell'Agenzia furono i sindacati: divennero il bersaglio del
A.LF .L.D brasiliano, che era sostenuto dai finanziamenti della CIA.

ia
Fu una delle prime mosse della cospirazione, quella di incaricare gli
uomini del A.LF .L.D, addestrati negli States, di liberare il sindacato

or
dagli elementi "sovversivi". Quel che s'ignorava era che, un paio di
mesi dopo il golpe, tutto il movimento sindacale sarebbe stato

em
soppresso, ed anche I'A.LF .L.D ne sarebbe rimasto coinvolto.
La sezione dell' Agenzia a Rio, ed anche i suoi maggiori
distaccamenti, presenti in tutto il Paese, finanziò dimostrazioni
M
urbane di massa di presunti oppositori del governo Goulart.
Comunque, i risultati di tutte queste fatiche, quando finalmente i
Brasiliani votarono, furono deludenti per Washington. Con una
lla

affluenza record, i candidati di Goulart ottennero notevoli successi,


sia a livello nazionale che locale. Così l'Agenzia decise di passare a
metodi più incisivi, e l'uomo scelto per guidare l'operazione fu il Lt.
de

Colonnello Vernon (Dick), Walters, inviato a Rio come attaché


militare, visto che era grande amico del Gen. Humberto Castelo
Branco, Capo del Personale delle Forze Terrestri Brasiliane.
a

L' Agenzia vedeva nel Generale la persona più adatta, per guidare il
Brasile su posizioni di maggiore affidabilità. Branco era diventato
as

amico di Walters durante la campagna italiana, quando il Generale


brasiliano aveva guidato un corpo di spedizione aggregato alla V
Armata.
C

LG~L
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11\4

Visto che Walters parlava portoghese, aveva avuto l'incarico di


ufficiale di collegamento tra Blanco e i1 Gen. Mark Clark. Già
coinvolto nel golpe iraniano, Walters stava diventando un esperto, e
la sua naturale tendenza alla reazione, non si era ridotta affatto dopo
essere stato preso a sassate ed insultato, assieme a Richard Nixon,
che aveva seguito, nell'infelice visita compiuta dal Vicepresidente

ia
in sud America, per fargli da interprete.
A spalleggiare Walters c'era Lincoln Gordon, ambasciatore Usa

or
in Brasile, allievo di Rhoches; già noto come un " ragazzo
prodigio", era stato professore di Economia Internazionale ad

em
Harvard in" Business Administration". Apertamente critico nei
confronti del governo brasiliano, Gordon offÌ'ì il suo attivo sostegno
per il colpo di stato, promettendo anche di mettere a disposizione
M
attrezzature militari che, come ci si poteva aspettare, l'Agenzia
aveva già trovato modo di introdurre clandestinamente, a supporto
delle forze anti~governative.
lla

Nell'Ottobre del 1963, il governo Goulart, che si era accorto di


quanto stava accadendo, annunciò la scoperta di scorte nascoste di
armamenti USA, entrati nel Paese in casse inviate dalla "Alliance
de

far Progress" ed indirizzati a personaggi anti~govemativi.


Nel momento in cui prese coscienza di ciò che avveniva,
Goulart capì che avrebbe potuto fare affidamento solo sulle forze di
a

sinistra e per mantenere la sua maggioranza in Parlamento, nel


Marzo del 1964, fu obbligato a formare una coalizione frontista.
as

Ciò tracciò una chiara linea di demarcazione con le forze


dell' opposizione: da una parte stavano i militari brasiliani, sostenuti
e finanziati dalla CIA; dall'altra, il fronte popolare di Goulart,
C

sostenuto dai sindacati, dalle leghe dei contadini e da molti militari


semplici dell' esercito.

~~~
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11\5

Il 27 Marzo, Walters dette assicurazione al Dipartimento di


Stato che Castelo si era formalmente impegnato, con tutto il suo
prestigio, a partecipare al complotto : "E' ora chiaro che il Gen.
Castelo Branco ha finalmente accettato di mettersi alla guida delle
forze determinate ad opporsi al Fronte Popolare di Goulart ed al
controllo del potere da parte comunista.
I generali brasiliani decisero di mettersi in azione, fidandosi

ia
delle assicurazioni ricevute da Gordon, da Walters e dal capo
sezione della C.LA che se avessero preso San Paolo e resistito per

or
48 ore, Washington li avrebbe riconosciuti come rappresentanti del
nuovo legittimo governo del Brasile.

em
Da parte sua, Washington acconsentì ad assistere ed agevolare
direttamente il golpe del generale. Langguth, corrispondente del
Times, descrisse così gli avvenimenti: "Furono effettuati tutti i
preparativi necessari per attuare un pronto supporto segreto, nel
M
caso fosse stato necessario: fu programmato illancio paracadutato
di armi, mentre navi cisterna sarebbero rimaste in attesa a Santos,
pronte per eventuali rifornimenti, nel caso in cui i comunisti
lla

avessero occupato Petrobas. Era stato studiato perfino un piano di


emergenza nel caso, poco probabile, di una qualche mossa sovietica.
de

Un giornalista cileno, più tardi, riferì di un'altra assicurazione:


durante il suo soggiorno a Rio, in Marzo, il Gen. Andrew
P.O'Meara, responsabile del'U.S. Southern Command, si era
impegnato ad aviotrasportare truppe paracadutiste, dalla zona del
a

Canale di Panama, per lanciarle dove si fossero eventualmente


as

formate delle sacche di resistenza".


Relazioni "top secret" dei Capi Uniti del Personale, dettero la
misura, più tardi, di quanto il Pentagono facesse affidamento
C

sull'ambasciatore Gordon e sul suo personale, per garantire il ruolo


americano nel golpe. In un messaggio si assicurò la disponibilità di
armamenti e munizioni per 100 tonnellate, alla base aerea di Me
Guire, nel caso che Gordon avesse giudicato fossero necessarie per
l'esercito o la polizia brasiliana. In più una task force d'appoggio
che si stava dirigendo alla massima velocità verso il sud Atlantico,
era a disposizione di Gordon, e dei suoi eventuali ordini di gettare
l' ancora nei porti, se fosse stata necessaria una dimostrazione
intimidatoria della potenza navale statunitense.

~~~
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11\6

Durante tutta l'operazione, gli Stati Uniti tenevano sotto stretto


controllo le consegne di petrolio al Brasile.
All 'alba del 31 Marzo, 4000 soldati e 18000 poliziotti dettero
inizio alla loro rivolta armata contro il governo centrale; molti
furono trasportati su automezzi forniti dalla compagnia americana
"Hanna Mining Corporation", che avrebbe tratto grandi benefici,

ia
per il suo disinteressato aiuto, dopo il golpe, con concessioni
minerarie di considerevole valore. Le truppe coinvolte avevano

or
capito così poco degli avvenimenti, che molti militari pensavano di
essere diretti verso Rio, per proteggere la città dai nemici di Goulart

em
e viaggiavano con l' ansia fiduciosa di chi si appresta a difendere la
democrazia" .
Si fece in modo di convincere il Paese che stava cadendo nel
M
caos politico, e che l'unica salvezza dall' anarchia consisteva nel
controllo da parte dell'esercito, sceso in campo; a sostegno di questa
versione si provvide alla larga diffusione di un manifesto, già
lla

preparato per tempo dalla CIA, in cui si evidenziava la preesistente


minaccia comunista.
L' Agenzia, ad ogni modo, non avrebbe avuto ragioni di assillo:
de

Goulart, deciso a non far scorrere sangue, si rifiutò di ordinare, alle


truppe rimastegli fedeli, di opporsi con la forza alla ribellione. Così,
i comandanti delle Forze Armate si impadronirono del potere, senza
a

colpo ferire e Castelo Branco fu nominato presidente. Il giorno


dopo il suo insediamento, pranzava con Walters, nella sua nuova
as

residenza presidenziale.
C

s~~~
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11\7

Il Brasile, a questo punto, non guadagnò in democrazia, anzi fu


il contrario. Branco instaurò, senza perdere tempo, un regime
dittatoriale, attribuendosi la prerogativa di poter destituire qualsiasi
deputato eletto, o fare arrestare chiunque decidesse. L "'Habeas
Corpus" fu disconosciuto per gli oppositori politici; i processi che
vedevano coinvolta la "sicurezza nazionale", vennero posti sotto la
giurisdizione dei tribunali militari. Furono vietati gli scioperi. I

ia
leader dei sindacati di sinistra arrestati in massa; i movimenti
studenteschi disciolti.

or
Negli USA ci fu solo una mmlma reazione: "E'stato
scongiurato un ennesimo golpe comunista". Il Gen. O'Meara riferì

em
al Congresso: "l' ascesa al potere del governo di Castelo Branco ha
salvato il Paese da un regime dittatoriale, a cui avrebbe fatto seguito
un regime comunista". Quando Harold Gross, un repubblicano
M
dell' Iowa, chiese: " ma, oggi, è un regime dittatoriale?" la risposta
del Gen. O'Meara fu : "certamente no!".
John Connolly, portavoce di un largo intreccio di interessi,
lla

nonché membro di un ristretto gruppo che pretendeva un maggior


peso dei conservatori nel Paese, asserì candidamente: " gli USA
dovrebbero seguire l'esempio del Brasile, per rimettere ordine nella
de

propria economia". Un prototipo di pensiero stravolto. Nei dodici


anni successivi, il contribuente statunitense si fece carico della cifra
di 2miliardi di dollari, in aiuti economici e militari al Brasile, per
a

proteggere investimenti privati del valore di un miliardo e mezzo di


dollari. Investimenti tanto strategici, da dover essere tutelati con
as

l' imposizione della più sanguinaria dittatura, fra tutte le sanguinarie


dittature del continente.
Un portavoce dell' AID affermò al Congresso che il suo
C

compito, in Brasile, era stato quello di "assistere la polizia di quel


Paese a reclutare, addestrare ed organizzare una struttura destinata
al mantenimento della legge e dell' ordine".
Dopo BRAC e SAVAK, non era certamente una novità.

J~~~
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11\8

Subito dopo il colpo di Stato, cominciarono a sparire uomini e


donne, per riapparire cadaveri, nei campi e nei dirupi, con segni di
torture e mutilazioni.
Sergio Fernando Paranhos Fleury, che era figlio di un medico
legale, aveva, nelle descrizioni, "capelli lisci, sguardo assente e una
bocca serrata come la fibbia di un portamonete" si professava un

ia
non violento, un animo tenero del tipo che si commuove anche al
cinema: sarebbe diventato famoso come capo degli squadroni della

or
morte brasiliani.
Erano già state prese segrete iniziative nel Paese, sin dai primi

em
anni '60, da parte di un gruppo di militari di alto grado ed ufficiali
di polizia, per la creazione di una rete di "squadroni della morte",
autonomi se pur coordinati, per annientare l' opposizione politica.
M
Secondo quando riportato dal" Jornal do Brasil", ben presto gli
squadroni della morte furono responsabili di migliaia di uccisioni.
Gli squadroni avevano anche delle proprietà ufficiali e
lla

amministravano perfino un giornale, il G. Gringo. I corpi trovati


nelle acque del fiume Macacu, ricoperti di fango, mostravano
ancora i segni riconoscibili di manette, lividi e bruciature di
de

sigarette. Le successive autopsie misero in evidenza poi che le


vittime erano state torturate, colpite a morte e poi buttate in acqua.
Per illustrare i metodi di tortura da applicare per strappare ai
a

torturati i nomi delle future vittime, nell 'Operacao Bandeirantes"


descritto come "una scuola avanzata di tortura", furono usati come
as

cavie dei prigionieri politici. Secondo Jean Pierre Clavel,


giornalista del "The New York Times", alcuni torturatori brasiliani
"già abilitati", si recarono presso le accademie militari di Paesi
C

limitrofi, per tenere delle lezioni su ciò che veniva eufemisticamente


definito "tecnica di interrogatorio".
Il Dott. Timothy Shallice, dell' ospedale di Londra,
commentando tali situazioni dichiarò : una volta la tortura era un
fatto artigianale, ora è alta tecnologia".

~~~
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11\9

Flavio Tavares Freitas, giornalista brasiliano, fu arrestato


quando portò allo scoperto i collegamenti esistenti tra la CIA e
l'OBAN ~l'organizzazione che comprendeva agenti di polizia e
militari, che si consideravano liberi di colpire, a loro piacimento,
l' opposizione. L'ispettore di polizia a capo dello squadrone che
l' aveva fermato, un uomo soprannominato "chines", per i suoi occhi

ia
a mandorla, spiegò a Tavares che, come Nazionalista Cristiano, egli
era ancora più pericoloso, per il governo, di un comunista, in quanto

or
la sua credibilità era maggiore. Portato al quartier generale di
polizia, venne torturato per tre giorni e tre notti, in un locale

em
appositamente attrezzato; gli incaricati ai macchinari elettrici di
tortura, impiegavano un piccolo generatore grigio, lungo circa un
piede e mezzo. Dallato opposto a Tavares si vedeva lo scudo rosso
M
bianco e bleu del USAID. I torturatori gli applicarono fili elettrici al
pene, gliene introdussero altri nell' ano ed altri nelle orecchie ed
ancora, fra i più sottili a disposizione, perfino fra i denti. Il dolore
lla

doveva essere atroce.


Jean Mark, un leader degli studenti, venne portato nella
prigione principale, al piano terra del Ministero della Marina, vicino
de

al porto, e bastonato per 24 ore da agenti che si davano il cambio,


prima di essere sottoposto alla tortura elettrica. All'interno della
prigione, racconta il corrispondente del New York Times, Langguth,
a

i prigionieri si scambiavano informazioni, e molti raccontavano di


aver visto i marchi di fabbricazione USA sui telefoni da campo e sui
as

generatori elettrici usati per le torture. "Tutti concordarono


nell' attribuire agli USA l' efficienza e la preparazione brasiliana.
Prima che arrivassero i consiglieri statunitensi, per dare una mano,
C

accorrevano giorni, prima di riuscire a capire se un nuovo


prigioniero apparteneva o meno al movimento ribelle. Dopo, fu
solo questione di qualche ora..".
I torturatori volevano avere dei nomi e questo si poteva ottenere
solo spezzando la volontà delle vittime. A Santiago, per strappare
informazioni ad una donna che non voleva sapeme di parlare, "i
suoi torturatori le misero davanti il figlio, di un anno e mezzo, e gli
strapparono le unghie una ad una, con le pinze".

J~ ~¿~
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11\10

Il capo~consigliere americano era Don Mitrione, fervente


cattolico, che era stato istruttore di polizia in una cittadina del
Middle West. Mitrione arrivò a Rio nel 1963, per collaborare con i
colonnelli della polizia che stavano preparando il colpo di Stato.
Cominciò a lavorare nei sobborghi, in un piccolo ufficio della
caserma di polizia, "quartel"; nel cortile interno c'era una piccola

ia
cappella dedicata a "Nossa Senora das Dolores", Nostra Signora del
Dolore, coerentemente. Fu Mitrione a fornire la sofisticata

or
attrezzatura per la tortura, gli aghi più sottili, con la tecnica per
renderli più penetranti. Questo moderno inquisitore di modi gentili,

em
era convinto che più forte fosse il dolore inflitto alla vittima, prima
questa avrebbe confessato, rendendo meno probabile la sua morte
sotto interrogatorio. Nel caso di un leader sindacale, il cui
M
"interrogatorio" doveva durare meno possibile, ordinò: "Mettetelo
nudo, faccia al muro e fatelo violentare dal più volenteroso dei
giovani carcerieri; lasciatelo in cella senza acqua per tre giorni e
lla

quindi dategli da bere una ciotola di acqua e orina. Come elemento


di pressione psicologica con cui terrorizzare le vittime, Mitrione
suggeriva di far ascoltare al prigioniero delle registrazioni di urla di
de

donne e bambini, riferendogli che erano quelle della sua famiglia,


nella cella accanto. La pubblicazione britannica "The New
Scientist" descrive un congegno, chiamato " La camicia di
a

Mitrione" , che gonfiato, lentamente finiva per frantumare le costole


della vittima.
as

Fu riservata poca attenzione a certe storie provenienti dal


Brasile. Anche nel 1973, quando un membro della opposizione
brasiliana cercò il Senatore James G. Abourezk, del South Dakota,
C

per descrivergli, sotto segreto professionale, queste disgustose


torture, e gli sottopose prove convincenti, se pur frammentarie, del
coinvolgimento USA, niente fu fatto per dare un seguito alle
rivelazioni.

~w~'
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Il \11

Nel 1967, dopo quasi cinque anni di indottrinamento di


centinaia fra i 100.000 poliziotti brasiliani, addestrati dall'OPS,
Mitrione se ne andò a praticare la sua arte in Uruguay, dove fu
acchiappato e ammazzato dalle sue vittime in quel Paese, i ribelli
Tupamaros. Quando le sue spoglie furono riportate dove era nato, a
Richmond, nell'Indiana, per essere tumulate, il Presidente Nixon e

ia
Signora inviarono una corona di fiori, con garofani rossi, crisantemi
bianchi e fiordalisi azzurri, coerentemente.

or
Dieci anni dopo l'abbattimento del governo Goulart, il Brasile
fu accusato dall'ONU di violazione dei diritti umani, per le torture

em
inflitte a circa 15.000 prigionieri politici. In Brasile non esisteva più
la libertà di parola, di stampa; erano scomparsi i sindacati, non
c' erano più elezioni o dibattiti politici o diritti civili. Non è
M
sorprendente che l'opposizione affermasse che l'unica strada
percorribile, a quel punto, per riottenere la libertà, fosse quella della
violenza.
lla
de
a
as
C

L~~
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Il a\ l

CAPITOLO Il a
De Lorenzo al potere

Ora era il turno dell 'Italia. Walters tornò a Roma, in veste di


attaché militare, e qui si rimise in stretto contatto con il Gen. De
Lorenzo. Ad una riunione dei comandanti di divisione di De
Lorenzo, nel Marzo 1964, furono messi a punto i piani di SOLO.

ia
Come in Brasile, l'obiettivo era quello di impadronirsi dei
centri nevralgici del Paese. Su tutto il territorio italiano, l' azione

or
sarebbe stata coordinata dai Comandanti delle tre divisioni dei
Carabinieri. Le installazioni militari dovevano essere protette da

em
una possibile reazione popolare; i centri strategici di telefoni,
telegrafo e televisione dovevano essere occupati. I leader dei partiti
di opposizione, senatori e deputati compresi, e i direttori dei giornali
M
di opposizione, sarebbero stati arrestati, radunati in centri di
smistamento, da dove sarebbero stati trasportati, in aereo o in nave,
in campi di concentramento, in Sardegna, sotto giurisdizione
lla

NATO.
Per massima sicurezza, tutti i documenti riguardanti il golpe
dovevano essere scritti a mano, oppure battuti a macchina, dagli
de

stessi Capi del Personale, senza alcun intervento di segreteria.


Furono previste tre fasi nello stabilire i piani per fermare i
personaggi "pericolosi". Si sarebbe organizzata una sorveglianza
a

per potere stabilire esattamente la residenza degli individui presi di


mira, comprese le località in cui si sarebbero potuti rifugiare, per
as

evitare l'arresto. Si sarebbero dovute preparare anche delle chiavi


false degli appartamenti di coloro che abitavano in case senza il
portiere, in modo da facilitare illoro arresto prima dell'alba.
C

De Lorenzo sottolineò che il piano avrebbe funzionato a dovere


soltanto se fosse stato eseguito con prontezza e senza far domande,
sotto i suoi ordini di Generale Comandante dei Carabinieri. Egli
stesso avrebbe trasmesso la notizia al Paese, una volta che il golpe
fosse andato in porto.

s~~~
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lla\2

Per la gestione delle stazioni radio e televisione, erano stati


intensamente addestrati alcuni sottufficiali dei Carabinieri, destinati
a sostituire i tecnici civili della radio~televisione di Stato. Il piano
SOLO, durante la sua esecuzione, doveva garantire "di mantenere
l' ordine nel Paese", anche nei momenti precedenti al trasferimento
di potere, che si sarebbe realizzato, dall' autorità civile a quella
militare. Lo schieramento tempestivo di una brigata completa di

ia
carri armati M6 americani, era indispensabile, secondo De Lorenzo,
per il successo dell' operazione. Visto che nessuna brigata, di tipo

or
corazzato, esisteva allora neIl' organismo dei Carabinieri, De
Lorenzo ne creò una dal nulla, e ne assunse direttamente il

em
comando. Riuscì ad organizzarla, ancor prima di aver ottenuto
l' autorizzazione a farlo, e non si consultò né con il Ministro della
Difesa né con il Presidente del Consiglio. E' chiaro però che una
M
tale iniziativa poteva essere stata possibile, soltanto se il Generale
avesse avuto la copertura, col tacito consenso, di una autorità
superiore: questa alta autorità poteva essere rappresentata solo dal
lla

Ministro della Difesa, Giulio Andreotti, che aveva alle spalle gli
USA e la NATO. La gestione dei rapporti in quel momento era
nelle mani di Walters.
de

L 'approvazione ufficiale, per la Brigata Corazzata, arrivò


diversi mesi dopo la sua nascita.
a
as
C

J~~~
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11a\3

Fra i Carabinieri, gli ufficiali che ignoravano la vera ragione


della costituzione della brigata corazzata, non riuscivano a capire la
necessità di un simile reparto. I Carabinieri infatti, anche se
facevano parte integrante delle Forze Armate, erano impiegati
soprattutto in operazioni di polizia. In quale modo, si chiedevano
perplessi, si poteva usare un carro annata da 50 tonnellate, per
mantenere l' ordine pubblico? Nel caso in cui avessero mai avuto

ia
bisogno di equipaggiamento più pesante, avrebbero potuto
richiedere il sostegno dell' esercito regolare. Ma le istruzioni erano

or
esplicite: l'esercito regolare, come la polizia regolare, dovevano
rimanere all'oscuro dell'operazione SOLO. I Carabinieri avrebbero

em
agito da soH.
In più, per aumentare l' autonomia del Corpo, De Lorenzo riuscì
ad ottenere per i Carabinieri un più elevato budget, distinto dal resto
M
den' esercito, malgrado le proteste da parte della Marina a cui erano
destinati finanziamenti uguali a quelli del, più piccolo, Corpo dei
Carabinieri. I soldi spesi per le forze di sicurezza, in Italia, ------c
lla

452 miliardi di lire~ erano quasi pari alla somma destinata a tutte le
Forze Annate, nelloro insieme.
Il 2 giugno 1964, anniversario della Repubblica, la brigata
de

meccanizzata dei Carabinieri, creata da De Lorenzo, sfilò nella


parata militare, attraverso la città di Roma, esibendo spavaldamente
il proprio moderno equipaggiamento fornito dagli USA. Il 14
a

Giugno, nell'anniversario dei 15° anni della fondazione del Corpo


dei Carabinieri, la brigata corazzata, che comprendeva 900
as

Carabinieri con 30 carri armati, 20 mezzi cingolati e 50 veicoli


annati, sfilò di nuovo in parata, alla presenza del Presidente Segni.
Il giorno seguente, De Lorenzo parlò con ognuno dei suoi
C

Comandanti di Divisione, per metterli sull' avviso che una azione


improvvisa sarebbe stata, a breve, possibile. A Milano il piano
SOLO fu illustrato ai comandanti della I° divisione. Ai comandanti
della brigata corazzata fu ordinato di tenersi pronti per l' azione,
nella più grande segretezza.

L~'
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11a\4

Secondo i piani, i Carabinieri avrebbero dovuto assumere il


controllo di tutte le installazioni civili e militari, Prefetture, Ufficio
del Presidente, Ufficio degli Esteri e pure del carcere, "per impedire
che cadesse sotto il controllo dei sovversivi", e neutralizzare
qualsiasi possibile reazione popolare.
Un piano ausiliario, denominato SIGMA, doveva scartare non
appena SOLO fosse stato eseguito; comprendeva l'arruolamento di

ia
3450 riservisti dei Carabinieri, guidati da 92 ufficiali, per garantire
il mantenimento dell' ordine dopo il golpe. Prima del 25 giugno, i

or
. . . . .. , .
preparativI erano ormaI fi stato avanzato, SI era gla prontI per
l' azione. . Il 25 giugno cadde il governo quadripartito di Moro, per

em
divergenze nate sulla Pubblica Istruzione; il problema riguardava un
sussidio, di 149 milioni di lire, destinato alle scuole cattoliche
private. Tutti, a parte i democristiani, avevano votato contro,
M
mettendo in crisi il governo Moro. *(nota)

*(nota) Il ministro della Pubblica Istruzione, il democristiano


lla

Luigi Gui, aveva aggiunto una clausola destinata ad incrementare i


fondi delle scuole secondarie religiose, al]'insaputa del suo collega
di gabinetto, il ministro socialista del bilancio, Antonio Giolitti. Ma
de

la vera questione, come la spaccatura del 1908, tra Massoni~Laici e


Massoni~Cattolici, era politica. I democristiani erano determinati a
perseguire la politica del Ministro del Tesoro, Emilio Colombo, e
a

del Governatore della Banca d'Italia, Guido Carli, i quali erano stati
istruiti da Washington a lottare energicamente contro l'inflazione,
as

rimandando qualsiasi rifonna economica.


l partiti che rappresentavano il mondo del lavoro, insistevano
invece per una politica di garanzia dei salari e di piena occupazione.
C

Questo impasse era favorevole: la circostanza adatta al golpe di De


Lorenzo.

~&d~
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Il a\5

Il giorno dopo, anche se era di domenica, De Lorenzo convocò


i suoi tre Comandanti di Divisione, nel suo ufficio di Roma, in abito
borghese. Erano presenti gli ufficiali superiori del srp AR,
compreso il Generale Giovanni Allavena, capo della "Sezione D"
del controspionaggio, tutti in borghese.
Furono distribuiti gli elenchi delle persone da arrestare e si

ia
chiarì che sarebbe stato lo stesso Gen. De Lorenzo, ad impartire
l'ordine d'inizio dell'azione, via telefono, a tutti loro. Gli elenchi,

or
in buste blu, comprendevano i nomi di 1200 persone, di alto livello,
da arrestare, in tutta Italia, concentrati soprattutto nelle grandi città

em
industriali del nord, come Milano, Torino, Genova, Alessandria e La
Spezia.
Mentre gli ufficiali esaminavano gli elenchi, molti di loro erano
M
trasecolati. Invece di contenere i nomi e gli indirizzi di pericolosi
sovversivi, sabotatori addestrati all' estero, come ci si aspettava, gli
elenchi contenevano i nomi di personaggi politici, che gli ufficiali
lla

consideravano completamente inoffensivi, regolarmente eletti,


appartenenti a vari partiti politici, pericolosi solo per le loro idee
democraticamente espresse.
de

A Milano, quando il Generale Adamo Markert spiegò, agli


ufficiali subordinati, che dovevano essere occupate le Prefetture e
che anche i Prefetti avrebbero dovuto essere arrestati, in caso di
a

resistenza, o anche soppressi senza esitazione, gli ufficiali si resero


finalmente conto che si trattava proprio di un colpo di stato.
as

Tuttavia, quando fecero rilevare che la Prefettura di Milano era


protetta da 1000 uomini e sarebbe quindi stato impossibile arrestare
il Prefetto, da Roma giunse l' ordine di lasciare perdere la Prefettura.
C

~~~
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11a\6

Mentre la crisi di governo si protraeva un giorno dopo l' altro,


apparvero dei .manifesti sui muri di Roma e di Torino, affissi
nottetempo, con la richiesta di un governo militare. "Potere a De
Lorenzo" recitavano a chiare lettere, e "Tutti con Pacciardi per un
Governo d'Emergenza".
Pacciardi, il beniamino dell'O.S.S, si considerava l'uomo del
momento, il De Gaulle italiano; aveva da poco creato una nuova

ia
organizzazione politica, subito finanziata, "L 'Unione Popolare e
Democratica per una Nuova Repubblica". Il suo partito neonato era

or
appoggiato da un settimanale "La Folla", edito grazie al massiccio
fmanziamento degli industriali e della CIA. Il Colonnello Rocca

em
raccontò che Pacciardi era, da lungo tempo, sovvenzionato dal
Comitato Nazionale Repubblicano degli USA, tramite l'ambasciata,
nella persona dell'ambasciatore Claire Boothe Luce. Earl Brennan,
M
vecchio amico di Pac ciardi, aveva provveduto a raccomandarlo a
quel Comitato, a Washington, nonché al capo sezione di Roma,
William Colby, che gli aveva versato finanziamenti per anni.
lla

Pacciardi aveva anche il sostegno di "Azione Agraria", gestita da ex


repubblichini.
Richiamandosi al mito gollista, con gli stessi sottintesi dello
de

smantellamento del Parlamento del 1935 di Mussolini, Pacciardi


proponeva l'instaurazione di una Nuova Repubblica, accusando il
sistema parlamentare di essere una parodia, dominato com' era da
a

fazioni che non rappresentavano altri che loro stesse. Domandò al


Presidente Segni di assumere su di sé i pieni poteri, e di formare un
as

Governo d'Emergenza per la Sicurezza Pubblica, un forte governo


di destra con stretti legami NATO; un governo che avrebbe abolito
il diritto di sciopero, cancellato il concetto di "lotta di classe" e che
C

avrebbe confermato il Concordato con il Vaticano. Per chiarire la


propria posizione personale, Pacciardi tornò pubblicamente alla fede
cattolica. Era ormai chiaro che stava preparandosi ad assumere il
potere.

~~~
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Il a\7

Negava che avrebbe mai usato la violenza per primo, ma, se


costretto, avrebbe reagito con la forza: chiara indicazione di chi, in
effetti, avrebbe dato inizio alla battaglia.
I microfoni, nascosti da tempo negli uffici di Segni al Quirinale,
permettevano a De Lorenzo, e pure all'Agenzia, di seguire di
nascosto l' evolversi delle consultazioni del Presidente, per la

ia
formazione di un nuovo governo. Qualsiasi mossa nella direzione
sbagliata avrebbe dato ilIa al golpe.

or
Il 14 Luglio, per uno sciopero di tipografi, non uscirono i
giornali, a Roma. Mentre De Lorenzo controllava da vicino Segni,

em
pronto a fare la sua mossa, Pacciardi, dietro le quinte, restava in
attesa. Il Capo di Stato Maggiore Generale italiano, Giuseppe
Aloja, era convenientemente occupato nelle esercitazioni Nato della
M
Terza Armata a Padova, e si rese tecnicamente indisponibile a
dirigere eventuali contromisure da parte dell' esercito regolare.
D'improvviso e del tutto inaspettatamente, il 16 Luglio, proprio
lla

nel momento in cui il golpe stava per scattare, con il tacito appoggio
del Quartiere Generale di Verona della Nato nel Sud Europa, la crisi
politica ebbe termine, grazie all'azione dell'accomodante leader
de

democristiano A. Moro, e della perspicacia del leader socialista


Nenni. Sospettando la possibilità di un golpe, Moro, con rapidità, si
spostò su posizioni più moderate. Secondo Nenni, la crisi si risolse
a

quando Moro fu cosciente del pericolo imminente; e se anche Nenni


non avesse moderato la sua posizione, tutti avrebbero rischiato tutto,
as

travolti da un golpe di destra.


C

~&J~
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l
Il a\8

Stabilizzando la situazione, Moro riuscì a formare un nuovo


governo comprendente il duro Scelba, che andò a sostituire
l'irrequieto socialista di sinistra, Lombardi, al Ministero degli
Interni. I ministri graditi alla CIA rimasero ai loro posti strategici:
Saragat, affidabilmente, agli Esteri; Andreotti stabile alla Difesa;
Colombo al Tesoro. I membri di quello che i partiti all'opposizione

ia
chiamavano "il partito americano del golpe", avevano le redini del
potere. Tre settimane più tardi, migliorarono ancora di più la loro

or
posizione: durante una violenta discussione, al Quirinale, tra il
Ministro degli Esteri, Saragat, e il Presidente Segni, alla presenza

em
del Presidente del Consiglio, Moro, Segni si infuriò talmente fino a
provocarsi una ischemia cerebrale che gli paralizzò tutto il lato
destro del corpo. I commessi del Quirinale riferirono di aver
M
sentito, di sfuggita, la minaccia di Saragat di deferire Segni all'Alta
Corte di Giustizia, per incriminarlo di alto tradimento.
Impossibilitato a restare in carica, Segni rassegnò le dimissioni, e
lla

Saragat, con il beneplacito degli U.S.A, fu eletto Presidente al suo


posto, pronto a cospirare con la CIA, per organizzare un altro golpe,
non appena si fosse presentata l' occasione favorevole.
de
a
as
C

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CAPITOLO 12
Arruolati nell 'Ombra.

SOLO morì ancor prima di nascere e l'aborto fu sepolto in


silenzio, senza che gli Italiani si accorgessero di essere scampati,
per miracolo, ad un colpo di stato, con l'imposizione di un governo
militare. Alcuni giornalisti, che erano sul chi vive, intuirono la
pericolosità di ciò che avrebbe potuto succedere, ma furono
prontamente messi a tacere, dalla legge che protegge i segreti

ia
imposti per motivi di sicurezza, e dal pesante rischio di essere
denunciati per diffamazione, visto che non erano in grado di

or
documentare le accuse.
Per quanto riguarda De Lorenzo, egli si rese conto che i tempi

em
non erano ancora maturi: c' era stato in effetti scarso appoggio
popolare. Per spianare la strada ad un forte regime di destra, c' era
bisogno di una intensificazione della strategia del terrore:
M
spaventare gli italiani con le bombe, gli attentati, i crimini, fino a
che fossero stati talmente scossi, da augurarsi, essi stessi, un
governo militare, abbastanza forte da ristabilire l'ordine pubblico.
lla

Con una armata segreta di terroristi neofascisti, che era pronta ad


agire nell' ombra, si dovevano ora attirare altri ufficiali superiori nel
complotto. A tale fine l'Agenzia, forgiò il suo sotterraneo.
de

collegamento con la Massoneria, che le avrebbe permesso di


operare, con le spalle coperte.
A Roma al primo massone vincolato all'Agenzia, il Gran
a

Maestro Giordano Gamberini, fu richiesto di aumentare il numero di


iniziazioni, "in punta di spada", alla Loggia Propaganda, che già
as

annoverava, al suo interno, personaggi di tutto rilievo, della


burocrazia, del governo, delle forze armate, della magistratura e
dell 'università nonché la presenza di personaggi anche poco
C

raccomandabili, come il Gen. Saverio Malizia, conosciuto come un


inflessibile giudice militare, a Salò, durante l' occupazione nazista.

~~~
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12\2

Un altro che si era ricoperto di gloria a Salò, e che ben presto


sarebbe salito alla ribalta, superando lo stesso Gamberini, era il
brillante parvenu Licio Gelli. Frequentatore assiduo delle riunioni,
che si tenevano il mercoledì, della Loggia "Gian Domenica
Romagnosi" ~un noto raggruppamento democratico, al quale fu
introdotto nel 1962, a 43 anni~ Gelli, era stato relegato al grado più
basso a causa del suo passato fascista. Ma proprio grazie ai suoi

ia
trascorsi, venne scelto dall'Assistente Gran Maestro, Roberto
Ascarelli, e presentato a Gamberini, a cui l'ovvio apostata, piacque

or
subito. Fu presto promosso, "in punta di spada", a Maestro di IIIO
grado, e gli fu affidato il compito di reclutare adepti, per la segreta

em
Loggia P2, negli "ambienti giusti". Cominciò così la straordinaria
ascesa di Gelli, fino al grado di Venerabile Maestro. Fabiani
descrive questo arrivista come uno scaltro operatore, una mente
eccezionale per l' organizzazione, sprezzante degli "aspetti,
M
filosofici, spirituali ed esoterici della Massoneria", e intento alla
formazione di un importante centro di potere occulto, in grado di
lla

controllare il destino della gente, che riunisse, "sotto la volta stellata


del tempio", gli uomini che avrebbero deciso le sorti del Paese.
Per realizzare questo obiettivo, Gelli creò quello che, senza
de

alcuna modestia, chiamò "Raggruppamento Gelli P2". I suoi adepti,


selezionati fra gli ambienti italiani di alto livello, conosciuti solo da
lui stesso ~e neanche dal Grande Maestro, come esigeva la regola~
avevano in comune, fra loro, l'appartenenza al cattolicesimo, alla
a

Destra, e in molti, alla estrema Destra neofascista.


as

Lo stesso passato, da camicia nera, di Gelli era irreprensibile.


Nato a Pistoia ne11920, figlio di un mugnaio, a 17 anni era già stato
espulso da tutte le scuole che aveva frequentato. Convinto che la
C

sua unica prospettiva fosse quella di percorrere la strada dell' eroe


fascista, falsificò la sua data di nascita, e si offrì volontario, insieme
al fratello Raffaele, per combattere, in un battaglione di camicie
nere, in favore di Franco contro la Repubblica.

5~~,
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12\3

Già era diventato, racconta Pino Buongiorno, ~che ha


laboriosamente raccolto i dettagli degli anni giovanili di Gelli~ uno
scaltro manipolatore, e spiegava ai suoi camerati fascisti come fosse
stato espulso dall'Istituto di Ragioneria, per aver preso a calci negli
stinchi il preside " perché non era pienamente d' accordo con il
pensiero fascista".
Tornato a Pistoia nel 1939, in lutto per il fratello, caduto a

ia
Malaga, gli fu tributato un benvenuto da eroe, fu portato
trionfalmente in piazza del Duomo, e fu poi premiato con un ben

or
retribuito incarico. Questo consisteva, per lui che non era
nemmeno diplamata, nella posizione di organizzatore degli studenti

em
universitari fascisti, incarico che accrebbe la sua reputazione
fascista, anche grazie alla pubblicazione di articoli, scritti da altri,
sulla rivolta anti~bolscevica in Spagna. In un libello, scritto nello
M
stile fiorito della decadente e criminale idolatria fascista per la
guerra, che fu poi drammaticamente affossata, due anni più tardi,
nella sabbia del Nord Africa, Gelli vantò le sue presunte avventure,
lla

sotto il fuoco nemico.


Nel 1942, quando i Tedeschi soccorsero l'esercito italiano nei
Balcani, Gelli era presente nella città costiera jugoslava di Cattaro
de

(ora Kotov), come segretario del Fascio locale.


n tesoro trafugato dalla Banca Centrale di Jugoslavia si trovava
proprio a Cattaro e quando fu restituito nel 1949, era stato
alleggerito di circa 20 tonnellate d' oro. Era un bottino di guerra,
a

dice Pino Buongiorno, che può essere servito di base alle fortune
as

della P2.
Tornato a Pistoia, due giorni dopo l'Armistizio dell'8 Settembre
1943, Gelli si presentò in testa ad un battaglione di tedeschi,
C

indossando una uniforme di sua invenzione: " di colar cachi, che si


intonava ai suoi capelli castano chiari; stivali gialli da cavallerizzo;
sciarpa di seta intorno al collo e nessuna mostrina".
Protetto dal Colonnello della Wehrmacht al comando, Gelli si
faceva passare per ufficiale di collegamento tra Salò e la Divisione
di paracadutisti della Herman Goering Panzer.

~~,
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12\4

Contattato daB' odioso Ministro degli Interni di Mussolini,


Bufarini Guidi, e dal suo vecchio segretario del Partito,
l'intellettuale Alessandro Pavolini, Gelli si unì alle SS. Italiane e
cominciò a dare la caccia ai partigiani. Quando il vento di guerra
cominciò a calmarsi, tornò a galla il patriottismo di Gelli, come la
materia solida in una fossa biologica, e cominciò scaltramente a
dirottare le pattuglie tedesche là dove non c' erano "ribelli". Fece

ia
rilasciare dei lasciapassare tedeschi e degli attestati di "assistenza
alla Wehrmacht" a quei partigiani che avrebbero potuto risultare

or
utili per il prossimo corso italiano.
Questo doppio gioco decise i comunisti ad ordinare di

em
eliminarlo, ordine che fu poi misteriosamente annullato. Quando i
tedeschi si accorsero della sua condotta disonesta, così come Salò,
finì nel mirino di tutti; dapprima fu protetto dai primi Alleati che
entrarono a Pistoia, poi dalle unità Sudafricane, che erano sembrate
M
sapere esattamente dove rintracciare il loro uomo, che gli
concessero una certa libertà, e lo impiegarono come loro confidente.
lla

Con tale sostegno, bastò poi un solo passo per diventare


informatore del controspionaggio della VOarmata, e poi dell 'ass.
Con la fme della guerra, nel maggio del '45, arrivò anche, a suo
de

carico, una sentenza di condanna a morte: Gelli sparì e ricomparve


presso una zia, in Sardegna, moglie di un ufficiale di Marina, del
controspionaggio SIM, con il quale Gelli concluse un accordo: < in
cambio di protezione nei confronti delle accuse a mio carico, mi
a

impegno a fornire i nomi di coloro che hanno collaborato con i


as

servizi segreti tedeschi>.


N e risultò un rapporto di quattro pagine che fu successivamente
rinvenuto negli archivi dei Servizi Segreti a Roma.
C

Se Gelli abbia fornito i nomi per fare in modo che quei traditori
fossero incastrati o, più probabilmente, per farli reclutare dall'OSS,
è discutibile. Ormai il vento era cambiato, e ora la lotta si
concentrava contro la Sinistra.

s~~~
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12\5

Arrestato per omicidio nel 1946, Gelli uscì di galera con


l'amnistia di Togliatti. Tra il'46 ed il 1948, secondo il giornalista
Gianfranco Piazzesi, si trasferì in Argentina, dove partecipò al
traffico di opere d'arte, trafugate dalle SS., a sostegno dei loro
fuggiaschi, dopo il crollo del Reich.
Il trionfo elettorale democristiano del 1948 riportò Gelli in
affari in Italia, dove entrò nell' entourage di alcuni leader più

ia
influenti del regime, Giulio Andreotti e Amintore Fanfani, e
frequentò una schiera di preti e monsignori, anche dopo la sua

or
iniziazione massonica.
Uno dei suoi nuovi "fratelli" fu così colpito dal successo in

em
questo incarico di Gelli da commentare: " Se il nostro Pistoiese
continua di questo passo, fa diventare massone perfino il Papa".
Negli affari Gelli era egualmente abile; ben presto controllava
M
una fabbrica di materassi con grande giro di vendite, per addolcire il
sonno delle truppe NA TO, ed una rivendita di vestiti, che smerciava
migliaia di completi di qualità media, confezionati in Romania.
lla

Con i proventi di queste imprese, Gelli acquistò la sontuosa villa in


cima alla collina, fuori Arezzo; quanto le sue entrate fossero frutto
di affari legali e quanto provenissero da altre fonti, rimane un
de

mistero. Il suo andirivieni in Romania e Bulgaria fece nascere


sospetti di spionaggio (per quante parti?) e di traffico di armi, un
arma ugualmente a doppio taglio.
a

(Inserire più notizie sugli incontri tra Gelli e i Sovietici)


as

( Per un quadro storico sulla massoneria italiana e la carriera


successiva di Gelli vedere l'Appendice).
C

J~~~
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12\6

Nel Marzo del 1964, mentre De Lorenzo organizzava SOLO,


Gamberini ottenne un secondo mandato di 3 anni per la carica di
Gran Maestro, grazie anche al forte appoggio prestato da Gelli; in
cambio questi ottenne ancora maggiore libertà di azione, che lo mise
in condizione di ingrossare le fila della P2, con l'ingresso di 400
membri delle Forze Armate, appetiti dall'Agenzia per quello e futuri
colpi di Stato.

ia
Per l' assalto futuro alla cittadella del potere, De Lorenzo si
apprestò a rafforzare la propria posizione, facendosi promuovere al

or
posto chiave di Capo di Stato Maggiore Generale, per il controllo,
non solo dei Carabinieri, ma di tutte le Forze Armate.

em
La medesima situazione d' altronde si era appena verificata a
Washington, alla fonte del potere, dove l'informatore della CIA, il
Gen. Maxwell Taylor, si era fatto nominare Direttore dei Capi Uniti
M
del Personale da un troppo fiducioso ed ingenuo Kennedy.
Diversamente dagli USA però, dove gli avvicendamenti, nelle
posizioni di comando, sono periodici ed avvengono senza drammi,
lla

in Italia, il Capo di Stato Maggiore Generale era il Gen. Giuseppe


Aloja, fermamente deciso a restare saldamente al suo posto. Per
sottrargli la poltrona, De Lorenzo si rivolse alla sua manovalanza
de

del controspionaggio, sguinzagliando i suoi segugi. Si scoprì presto


che un ufficiale del personale di Aloja era stato da lui incaricato di
spendere 2 milioni di lire, per la dote della figlia di Aloja, prossima
a

al matrimonio.
Poco dopo Aloja fu costretto a far strada a De Lorenzo, che a
as

questo punto poteva seriamente aspirare, con i suoi capi segreti, ad


instaurare fmalmente un governo militare in Italia.
C

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12\7

Aloja che era uno dei membri della P2, come del resto lo era De
Lorenzo, si infuriò quanto seppe che era stato silurato per colpa
delle spie del SIFAR. Meditando vendetta, incaricò due giornalisti
neofascisti, Pino Rauti e Guido Giannettini, di scrivere un libercolo
dal titolo "Mani rosse sulle Forze Armate", nel quale De Lorenzo
veniva accusato dell'inconsistente delitto, ormai un classico, di aver
permesso l'accesso dei comunisti nell'esercito. La cosa buffa, di

ia
questo teatro dei burattini, era che tutti i protagonisti, De Lorenzo,
Aloja, Rauti e Giannettini, erano a libro paga, o lo sarebbero stati

or
presto, del]' Agenzia.
L"Alta Autorità", venuta a conoscenza di questa faida, si

em
adoperò per parle fine, con una soluzione che fosse vantaggiosa per
tutti. "Bibì" e "Bibò" furono incaricati di cooperare alla rinnovata
cospirazione militare.
M
Per soddisfare il desiderio di rivalsa di Aloja, il Capo del
SIFAR di De Lorenzo, il Gen. Giuseppe Allavena, anch' egli futuro
affiliato CIA, fu sostituito da un fedelissimo di Aloja, l'Ammiraglio
lla

Eugenio Henke, e i 10.000 libretti di Rauti e Giannettini furono


mandati al macero, a spese della CIA.
de
a
as
C

J~~~
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12\8

L 'unico uomo in Italia, che potesse ora mediare fra queste


manovre complicate, richiamando alla disciplina entrambi i ûatelli
massoni, era Licio Gelli, il Venerabile Maestro della P2, ben presto
soprannominato "Il burattinaio", a suo vantaggio e in generale a
vantaggio della cospirazione. Gelli mise sotto la sua protezione
anche il Gen. Allavena, guadagnando la disponibilità di un gran
numero di dossier su personaggi di spicco italiani, tutti dossier

ia
sottratti al SIFAR. Ciò avrebbe aumentato i poteri di Geni che
aveva così scottanti elementi di persuasione.

or
Per reclutare nuovi partigiani della Strategia del Terrore, e allo
stesso tempo, rabbonire i due giornalisti delusi da Aloja, Rauti e

em
Giannettini, De Lorenzo offrì loro di assumerli nei Servizi Segreti; i
loro curricoli da estremisti erano fra i più idonei per la nuova
stagione del terrore. Giuseppe Rauti, noto come Pino, alias Flavio
M
Messala, era un razzista antisemita, fanatico ammiratore della
Germania nazista. All'età di 17 anni si era arruolato volontario
nen' esercito di Salò. Catturato dagli Alleati, era scappato in
lla

Marocco, per arruolarsi nell' esercito falangista. Fu arrestato nel


1946 e poi rilasciato per la sopravvenuta amnistia e si iscrisse al
MSI. Arrestato di nuovo nel 1951 per aver gettato bombe nelle
de

sezioni dei partiti avversari, passò 10 mesi in carcere, e poi fu


assunto presso il giornale di destra, Il Tempo, allineandosi con
Almirante, segretario del MSI, nel dichiarare che "La democrazia è
a

la malattia dello spirito". Era regolarmente stipendiato


dall' Agenzia, a dimostrazione che, quando Colby aveva affermato
as

che i fascisti non sarebbero mai stati protetti, aveva detto una
sciocchezza.
Decidendo che il MSI era troppo morbido per i suoi gusti, Rauti
C

fondò un movimento rivoluzionario di destra, Ordine Nuovo.


Ufficialmente era un gruppo di studio, di analisi dell' esperienza del
Fascismo e del Nazismo, nella loro strategia di conquista del potere.
In effetti, Ordine Nuovo era un movimento nazista a tutto tondo, che
cercava di ricostituire lo squadrismo dei bei tempi di Mussolini,
negli anni '20, con l'uso dello strumento dialettica più persuasivo
del Fascismo: il manganello.

~~~
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12\9

Ordine Nuovo era legato alla Internazionale neo~nazista,


rappresentata in Francia dalla Jeune Europe, ed in Germania dalla
N.P.D.. Ma i contatti più stretti, Rauti li aveva con il Vaticano,
attraverso il derico ~fascista Baget Bozza ed il suo movimento
integralista, Ordine Civile~. C'era un chiaro legame tra gli
integralisti cattolici e la violenta internazionale neo~nazista
Il compagno d' armi di Rauti, Guido Giannettini, era un fascista

ia
radicale. Del 1930, nativo del Sud, figurava negli schedari del
Ministero degli Interni già nel 1960, quando i suoi movimenti

or
cominciarono ad essere seguiti da vicino dalla polizia. Chi era a
conoscenza deUe sue opinioni di destra, lo assunse come

em
informatore. Era specializzato in unità corazzate e fu avvicinato dal
Gen. Aloja che 10 invitò a scrivere per la pubblicazione "La rivista
militare" e lo inviò come osservatore italiano alle riunioni NA TO.
M
Da qui il suo legame con la CIA. Nel1962, Giannettini fu invitato
dal Gen. Pedro del Valle, della Marina USA, a tenere una
conferenza di tre giorni, ad Annapolis, sulle "Tecniche e possibilità
lla

di un colpo di stato in Europa", un incarico che nessuno sarebbe


riuscito ad ottenere senza prima essere stato attentamente vagliato
daB'Agenzia.
de

Gli obiettivi dei cospiratori divennero più chiari nel maggio del
1965, quando si tenne un simposio di tre giorni, su "La guerra
rivoluzionaria", nellussuoso albergo romano del Parco dei Principi;
sponsorizzato da un virtualmente sconosciuto istituto di studi storici
a

e militari, sotto il quale si nascondeva la CIA. Assieme a molti


as

generali e ammiragli di destra, la riunione era presieduta dal Conte


Pio Filipponi Ronconi, uno studioso di sanscrito.
C

k~e
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12\10

traduttore di lingue orientali che lavorava nell 'ufficio dei codici


del Ministero della Difesa, e dall' egittolo go Boris Rachevils, genero
del reazionario poeta americano Ezza Pound; secondo la rivista
Panorama, entrambi erano legati ad un gruppo di diplomatici italiani
che mantenevano i contatti tra la CIA e il MSI.
Alla conferenza, Ronconi propose la creazione di piccoli nuclei
scelti, sconosciuti fra loro, addestrati in ciò che egli chiamò

ia
"contraterrorismo"; coordinati da un commando centrale, e
stranamente simili agli "squadroni della morte" brasiliani, ed ai

or
gruppi greci nazi~fascisti che, proprio in quel momento, stavano
preparando il golpe dei Colonnelli, infiltrandosi nella Sinistra e

em
compiendo azioni terroristiche.
La conferenza presentò le credenziali dei neofascisti italiani,
come esperti nella teoria e nella pratica della "contro insurrezione",
qualificandoli alla candidatura dei Servizi Segreti.
M
Come premio per gli spazi letterari prodotti per il Gen. Aloja, e
per il suo silenzio quando vennero cancellati, Giannettini finì sul
lla

libro paga del SID, nella sezione dello spionaggio estero, la "R",
guidata dal Generale Di Marco. Era il 27 Settembre 1966.
Giannettini ben presto fu trasferito nella sezione nazionale di
de

spionaggio, con il compito più pericoloso e delicato di individuare


ed ingaggiare giovani disponibili ad impegnarsi in attività
terroristiche; gli fu anche assegnata la responsabilità del controllo di
Sicurezza, fra i gruppi dei giovani neofascisti aderenti alle
a

organizzazioni di Avanguardia Nazionale ed Ordine Nuovo. Il


as

gruppo di estrema destra di Avanguardia Nazionale, fondato nel


1962 era. per lo più formato da giovani provenienti dalla classe
media, che si era arricchita con il boom edilizio, ed era finanziato,
C

con 300.000 lire al mese, dalle solite fonti come Carlo Pesenti della
Confindustria, industriale del cemento, i cui precedenti da gerarca
fascista s' allineavano perfettamente, con il suo ruolo centrale nelle
segrete manovre finanziarie del Vaticano.

~~~
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12\11

e come Ernesto Brivio, denominato "l 'ultimo giustiziere di


Salò", e il cui servizio prestato con le Brigate Nere e con il dittatore
cubano F. Batista, erano lusinghieri requisiti, tali da meritargli la
candidatura missina al Parlamento.
Mentre l' estrema Destra dei neofascisti si era organizzata
attorno al Fronte Nazionale di Borghese, chi era più propenso al
terrorismo, era vicino a Ordine Nuovo di Rauti. Avanguardia

ia
Nazionale e Ordine Nuovo si concentrarono sulle azioni
squadristiche ed attentati dinamitardi, specie contro gli studenti anti..

or
fascisti, compiendo le prime violenze nelle università assieme a
"Primula Goliardica" di Pacciardi. *(nota)

em
*(nota). Gli universitari italiani protestavano, sia contro la
recrudescenza del Fascismo, sia per l'impossibilità di ricevere una
istruzione seria: " l'istruzione superiore italiana, dichiaravano
M
giustamente, è ormai diventata una farsa". Dopo la guerra, il
numero degli studenti era aumentato del 40%, mentre i titolari di
lla

cattedra, solo del 20%. I vecchi professori, cresciuti in epoca


fascista, erano degli autocrati inaccessibili. Le biblioteche ed i
laboratori erano in uno stato penoso, e non solo i professori erano
de

pochi, ma poche erano anche le aule adibite alle lezioni che, dal
canto loro, erano irrilevanti ed obsolete. Come mette in evidenza
Stuart Hughes, solo un terzo, fra quasi un milione di studenti iscritti,
potevano trovare posto nelle aule che erano per lo più precarie.
a

Dopo aver sperimentato l' annosa inerzia del Parlamento


as

democristiano, per una riforma del sistema dell'istruzione, visto che .


le proposte venivano già affossate in Commissione, gli studenti
infine insorsero, pretendendo dei fatti concreti.
C

E ne fecero presto conoscenza ma sotto forma di aggressioni di


neo fascisti, mobili{ati per lo più, dalla visceralmente anti..
intellettuale "Avanguardia Nazionale".

~~~
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12\12

Le violenze presentarono al proscenio una terza canaglia,


Stefano Delle Chiaie. Con Rauti e Giannettini, Delle Chiaie sarebbe
stato conosciuto per i suoi attentati terroristici, anche all' estero. Era
un trentaduenne studente fallito di Scienze Politiche, e si occupava
di una agenzia di assicurazioni, ma, col nome di battaglia "caccola"
era più noto come segretario della sezione del quartiere Appio del

ia
MSI. Nel 1958 abbracciò Ordine Nuovo e nel '62 fondò il GAR (
Gruppo di Azione Rivoluzionaria). Il suo ruolo più prestigioso lo

or
ricoprì come dirigente di Avanguardia Nazionale. Schedato dalla
polizia per 126 pestaggi, soprattutto di studenti, "caccola" non fu

em
mai arrestato. Quando non si agitava nelle piazze, frequentava il
"Club Savages", un ritrovo per il Fronte Nazionale di Valeria
Borghese, bazzicato anche da generali in pensione ed ex
repubblichini, ed anche, in modo sconcertante, da Carabinieri in
M
servIzIO.
Si tenevano delle riunioni presiedute da estremisti come Giano
lla

Accame, del "La folla" di Pacciardi. Delle Chiaie era anche


corrispondente del NPD, il partito neonazista tedesco.
Uno dei membri di Avanguardia Nazionale, Paolo Pecoriello,
de

riferì poi che, tra il '60 e il '66, l' organizzazione si prefiggeva


l' obiettivo di fomentare il disordine partendo dalle università: i
disordini unitamente all' avvicinarsi di una crisi economica,
deliberatamente provocata, avrebbero dovuto spianare la strada al
a

golpe dei Carabinieri.


as
C

~.~~
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12\13

"Nel 1964, ~ scrive Pecoriello-, vi erano stretti contatti tra i


nostri dirigenti e gli agenti del SIFAR. Dopo la scomparsa
temporanea di Avanguardia Nazionale, fu formato un movimento
clandestino, costituito solo dai suoi dirigenti. Fu allora che
stringemmo collegamenti più stretti con ex membri della
Repubblica di Salò, con funzionari del Ministero degli Interni,
agenti dei Servizi Segreti, e con la longa manus del Vaticano, i

ia
Comitati Civici Cattolici. A Roma, frequentai un corso di guerra
psicologica, basata su un manuale scritto da Guido Giannettini, e

or
tratto dalla documentazione dei Servizi Segreti, i quali erano a
perfetta conoscenza di quello che ognuno di noi stava facendo, in

em
ogni città italiana." *(nota)
A metà Aprile del 1966, per molti giorni consecutivi, bande di
neofascisti devastarono l'Università di Roma, infierendo contro gli
studenti con spranghe di ferro e sfollagente di sabbia. La polizia
M
stava a guardare. Il merito dei successi di tali aggressioni andò a
Giulio Caradonna e a Luigi Turchi, il cui solido civismo, fu
lla

successivamente premiato dai "Comitati Nazionali Repubblicani"


degli USA, che li invitarono negli Stati Uniti, per la campagna
elettorale di Nixon del 1968.
de

Registrazioni su nastro, alle quali è stato di recente tolto il


segreto di Stato, dimostrano in modo inequivocabile la mentalità
fascista comune tra le due sponde dell' Atlantico. Per fare fronte
all' opposizione alla guerra nel Vietnam, il Capo del Personale di
a

Nixon, K.R. Haldeman , suggerì che manovali ed ex combattenti e


as

quelli che egli chiamava i delinquenti del "Teamster union" fossero


usati per caricare i dimostranti. Al che Nixon rispondeva con
entusiasmo: "Bene, mettiamogli di fronte dei ragazzi che andranno
C

a rompere un po'di teste" ed Haldeman: "Sicuro sono assassini.


Ragazzi che, sai, lo fanno veramente .si tratta proprio di regolari
rompiossa. .. ...e gliela faranno fare sotto, a quella gente. E, ub,
spero proprio che gli facciano male. Voglio che gli rompano la
schiena" .
*(nota) Il manuale base di guerra psicologica USA, da
utilizzare per la destabilizzazione del Paese, sarebbe poi riapparso
tra le carte di Gelli.

L~~
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12\14

Un altro entusiasta elemento fra i bulli organizzati da


Giannettini, era un giovane fascista, pronto a ricoprire = ruolo
chiave nella imminente strategia del terrore, il ventenne Mario
Merlino, figlio di un funzionario romano della cattolica Propaganda
Fide. Dal 1962, Merlino aveva militato in gruppi di estrema destra,
come Avanguardia Nazionale, Giovane Italia e Ordine Nuovo, e
passava le vacanze estive in Germania, per imparare tattiche

ia
paramilitari. Nel 1965..66, con Della Chiaie, restò per 6 mesi in uno
dei campi di addestramento nazisti, che erano stati organizzati da

or
Skorzeni, e poi sviluppati dal DNB e dalla CIA, dove imparò a
maneggiare gli esplosivi. Strettamente alleato a Pino Rauti e al

em
deputato del MSI, Giulio Caradonna, Merlino era diventato
segretario provinciale della Giovane Italia, in riconoscimento per la
sua campagna di pestaggi alla guida di gruppi squadristi.
Il 27 Aprile 1966, durante una violenta battaglia provocata da
M
Delle Chiaie, di fronte alla Facoltà di Lettere, Merlino fu fotografato
fra i neofascisti che avevano lasciato lo studente socialista, .Paolo
lla

Rossi, pestato a sangue e moribondo. La polizia aveva affermato


che le ferite erano state provocate da una caduta causata da
vertigini, e finÌ per riconoscere l' omicidio solo un anno più tardi.
de

Il 2 Maggio, l'intera Università di Roma era occupata. Tremila


studenti e cinquantuno membri di Facoltà denunciavano le violenze
e la illegalità che regnava nella Città Universitaria, ormai in
ostaggio di unità neofasciste che ostentavano svastiche e altri
a

simboli nazisti.
as

Il Rettore dell 'Università, l'ex fascista Ugo Papi, lamentava che


"mia unica colpa è stata quella di aver ostacolato i professori troppo
politicizzati e sbilanciati a Sinistra". Trecento squadristi guidati da
C

Caradonna presero d'assalto la Facoltà di Giurisprudenza ma gli


studenti si opposero con la lotta, mettendo in evidenza la flagrante
complicità della polizia. Il Commissario di Polizia D' Alessandro fu
punito per aver favorito i Fascisti: le autorità furono costrette ad
intervenire per proteggere gli studenti.

k&4~
l
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12\15

Qualche settimana più tardi, Delle Chiaie ed alcuni dei suoi


uomini furono arrestati, per aver fatto esplodere dei candelotti di
dinamite, di ftonte agli Uffici della Rai, un Via Teulada. Ma Delle
Chiaie fu prontamente rilasciato, il che non fece che far aumentare
le voci che avesse protezioni "in alto loco", che lo rendevano
"intoccabile" per la polizia.

ia
In Ottobre, la polizia romana intercettò una lettera, in codice, in
cui si denunciava che Stefano Delle Chiaie fosse un trafficante di

or
armi; ma non fu fatto nulla. La sua impunità ricevette una ulteriore
conferma quando Antonino Aliotti, figlio di un comunista, che era

em
diventato, per reazione,. uno dei picchiatori più accaniti, in una delle
bande di Delle Chiaie, lo accusò di non essere un vero
rivoluzionario ma una pedina del sistema. Una accusa
M
perfettamente legittima, come sarà svelato successivamente da
testimonianze processuali. Delle Chiaie era sempre stato a libro
paga dell'Ufficio di Affari Confidenziali del Ministero degli Interni,
lla

guidato dalla vecchia recluta di Angleton, Federico Umberto


D'Amato. .

Poco dopo le pubbliche accuse di Aliotti, egli fu fermato dalla


de

polizia che, perquisendo la sua automobile, trovò dell' esplosivo nel


portabagagli che Aliotti giurava di vedere per la prima volta.
Sospettando che fosse stata l' opera di Delle Chiaie, Aliotti minacciò
a

di rivelare le relazioni di quello con il Ministero degli Interni. Fu


una vana minaccia. Aliotti fu trovato cadavere al posto di guida
as

della sua macchina, di nuovo piena di esplosivo. La sua morte fu


ufficialmente attribuita a suicidio.
Poi, uno degli elementi più vicini a Giannettini, in Avanguardia
C

Nazionale, Adriano Romualdi, figlio di Pino, che era diventato ricco


come costruttore, presentò Giannettini ad un giovane veneziano,
Franco Freda. Si trattò del momento cruciale: Freda stava per
diventare uno dei terroristi più agguerriti, giocando un ruolo
importante quanto quello di Merlino, nena imminente strategia del
terrore.

k~L
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~
I
"I,

CAPITOLO 13
Inferno- greco

L' obiettivo dei neofascisti e dei loro sostenitori CIA diventò


chiaro a tutti, il 21 Aprile de1I967, il giorno del colpo di Stato dei
Colonnelli; la conclusione, puntuale come un cronometro, di una
prolungata ed efficace strategia del terrore, durante la quale molte
persone innocenti erano state indiscriminatamente vittime di bombe,

ia
armi da fuoco e da taglio, ovunque in Grecia. Erano stati tutti
crimini le cui responsabilità erano state attribuite ai Socialisti o al

or
Partito Comunista, che già era stato messo al bando; in realtà fu un
lavoro di terroristi di destra, commissionato, finanziato e diretto

em
dalla CIA, tramite il suo equivalente greco, il KYP.
Le elezioni greche erano state le più libere, da un secolo a
quella parte. La Gendarmeria era stata tenuta sotto controllo, con
risultati sorprendenti. Per la prima volta, in trentacinque anni, un
M
partito del centro libera]e aveva ottenuto ]a maggioranza assoluta, e
ancora di più avrebbe potuto guadagnare se non ci fossero stati dei
brogli. Il Palazzo, l'estrema Destra e l'Esercito furono presi dal
lla

panico, rendendosi conto di rischiare la perdita del controllo che da


sempre avevano esercitato sul Paese. Il leader del Partito
de

dell 'Unione di Centro, il vecchio liberale George Papandreou, mise


la Grecia sulla strada di una libertà ben più ampia di quella concessa
dalla NATO, limitando le attività di quelle che Sthefhen Rousseas,
in una delle sue prime rivelazioni sulla tragedia greca, chiamò "le
a

forze di Sicurezza al controllo dell'informazione" e decretando una


as

amnistia generale per i prigionieri politici. Ancora più moleste per


quelli, risultarono le attività parlamentari del figlio di Papandreou,
Andreas. Rinunciato alla sua cittadinanza statunitense, Andreas era
C

tornato in Grecia, lasciando la sua cattedra in Scienze Politiche, alla


Università di Berkeley in California.

L~,
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13\2

Era tornato per offrire il suo contributo ad un programma


ragionato e pacifico, per rifonnare una società fondamentalmente
corrotta, così come appariva a tutti i democratici greci. Ma la
piattafonna politica di Andreas che, secondo Rousseas, era un misto
di "New Deaf', "New Frontier" e " Great Society", agli occhi degli
oligarchi bizantini della semifeudale Grecia, era l' espressione di un
pericoloso comunista. Così pensava il Palazzo, e così la burocrazia

ia
in trincea; così l'Esercito e la Polizia, nonché la bnltale
Gendanneria, che aveva massicciamente collaborato con i Nazisti,

or
quando questi avevano preso il sopravvento. Le loro proteste si
levavano, con intensità melodrammatica, e ad esse davano seguito

em
quelle dell' Ambasciata Americana e dei membri della Missione
Militare USA in Grecia che, con le sue relazioni infonnative al
Dipartimento di Stato e della Difesa, riuscì a suscitare quella che
Rousseas chiama una "ostilità quasi patologica".
M
Per tarpare le ali ad Andreas, il Capo sezione CTA, Laughlin
Campbell, uno scaltro e bonario cinquantenne, "bon~vivant" ed
estroverso, si recò a ca.~a di Andreas, nel quartiere periferico di
lla

Psychico. Affabile ed eloquente, Laughlin cercò di convincere


Andreas ad esercitare pressioni sul padre, perché cambiasse il
de

sistema elettorale in vigore, con un altro sistema truffa che avrebbe


tolto qualsiasi rappresentanza alla Sinistra, anche nel caso che
avesse ottenuto il49% dei voti.
Quando Andreas commentò che il padre aveva troppo rispetto
a

per il sistema democratico, Campbell, secondo la descrizione dello


as

stesso Andreas, si alzò di scatto e puntandogli contro l'indice,


replicò furioso: " Vada a dire a suo padre che in Grecia bisogna fare
a modo nostro. Siamo comunque in grado di ottenere quello che
C

vogliamo, senza fennarci di fionte a nulla".

~~-
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13\3

Dando seguito a questa minaccia grossolana, John 1\1aurydella


CIA, un uomo che non si lasciava certo crescere l'erba sotto i piedi,
con disinvoltura corruppe 49 deputati del Partito dell'Unione di
Centro, che pretesero pure cifre elevate. I traditori, come furono poi
defmiti, cercarono, ma senza successo, di convincere gli altri loro
122 colleghi a togliere la fiducia al vecchio Papandreou.
La maggioranza rimase leale. Per risolvere l'impasse, il

ia
ventiseienne Re Costantino, incostituzionalmente, cacciò il governo
Papandreou, ed insediò una schiera di ministri fantoccio, in attesa

or
delle elezioni programmate per il 28 Maggio 1967. Tl Re e
l' Agenzia intendevano manipolare queste elezioni, così come

em
avevano fatto con quelle del 1961, con un ondata di atti terroristici
ed con una intimidazione violenta. Fu lasciata mano libera ai
Battaglioni di Sicurezza Nazionale, TEA, una nauseante
organizzazione paramilitare. Ma i risultati furono controproducenti.
M
Tutto indicava che il Partito dell 'Unione di Centro avrebbe ottenuto
una maggioranza ancora più schiacciante; certe previsioni
indicavano il 600/0dei voti, ciò che avrebbe significato un numero di
lla

deputati pari ai tre quarti del Parlamento. L'unica alternativa


prevista dall' Agenzia, davanti a tale realistica ipotesi, era quel1a di
de

un golpe prima delle elezioni, servendosi dell'Esercito greco, ormai


completamente assoggettato. Non era stato un compito difficile, se
si considerano i cento milioni di dollari destinati ogni anno al1'aiuto
militare alla Grecia, e l'integrazione di tutto l'Esercito greco nella
a

N ato, dove, a comandare, erano gli ufficiali statunitensi, che


as

potevano, a loro piacimento, distribuire favori e bocciature.


C

L~'
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13\4

Per di più, la CIA aveva sotto controllo il giovane Re,


attraverso l'influenza che su di lui esercitava l' amico, ed eccellente
compagno di "squash", il simpatico Lt. Colonnello Joseph L.
Liposyk, l' Assistente Attaché Militare nonché agente CTA.Si fonnò
un comitato, che comprendeva i generali più importanti, il Re e la
madre Frederika, reazionaria nipote del Kaiser Wilhelm, pronto ad
agire nei quindici giorni che avrebbero preceduto le elezioni. Ma,

ia
sotto la superficie dell' acqua, era in agguato un complotto più
machiavellico, che avrebbe dovuto coprire la figura del Re e della

or
CIA. Si trattava di un gruppo più ristretto e compatto, formato per
lo più da colonnelli di estrema destra. TIloro compito era quel10 di

em
anticipare il colpo di stato, senza infanTIare né i generali né il Re,
che così sarebbe potuto apparire come "preso di sorpresa". Secondo
Henry Kamm del New York Times (5 maggio 1967), gli Stati lJniti
erano rappresentati in tutte e due gli organismi. La simulata
M
riluttanza del Re e l' apparente sorpresa degli Americani, doveva
servire a coprire l'uno e mascherare il coinvolgimento dei secondi.
Entrambi i Papandreou sospettavano che ci sarebbe stato un golpe.
lla

Un ricco armatore greco aveva informato Papandreou padre, di aver


sentito da un suo buon amico, John McCone, allora direttore della
de

CIA, dell'esistenza di un complotto organizzato dal Palazzo e dal


Ministero della Difesa.
Andreas dichiarò coraggiosamente che se il Re avesse innescato
un golpe, tutto il sistema politico basato sulla monarchia avrebbe
a

avuto necessità di essere rivisto; una allusione esplicita alla


as

possibilità che la Casa Reale avrebbe potuto essere rispedita in


esilio, per instaurare un sistema repubblicano in Grecia.
C

k!3J-
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13\5

La Regina madre~ furiosa~ fece accusare Andreas di tradimento.


Avvertito di un arresto imminente, il quarantenne professore ormai
non dormiva più in casa sua. Per ironia ~commenta Rousseas~ egli
era stato I'uomo che con i1 suo impegno aveva, più di ogni altro,
indebolito la posizione dei comunisti in Grecia~ ottenendo più
risultati della repressione reazionaria della polizia. Mentre si stava
avvicinando il "D-Day" ~il Lt. Col. Lipozik tornò dagli Stati Uniti in

ia
compagnia di Richard Barhamm, un agente CIA che aveva trascorso
tre anni in Grecia. Questo, come Attaché Commerciale, aveva

or
esercitato un ruolo di primo piano, nella crisi del Luglio del 1965,
quando il Re aveva rimosso Papandreou senior. Questa volta

em
Barhamm si presentò come funzionario di una compagnia
petrolifera la Esso-Pappas. *(nota)
Arrivò dagli Stati IJniti anche Nicholas Fannakis ~per una
missione segreta "aumma aumma", come aveva scherzato con i suoi
M
amici di New York- il quale sarebbe poi diventato il portavoce
ufficiale della nuova Giunta militare.
Per coincidenza, la VIo Flotta Americana del Mediterraneo~ era
lla

ancorata nel porto di Atene, nella baia di Phaleron, pronta, su


eventuale richiesta, ad intervenire per qualsiasi minaccia alla
de

NATO. Quando fu chiesto all'Ambasciatore Philips Talbot, se


sarebbero sbarcati i marines~ rispose " si~ nel caso di un colpo di
Stato della Sinistra".
a

*(nota) La fondazione Pappas di Boston fu indicata essere il


as

canale sotterraneo dei finanziamenti della CIA, e quando John C.


Pappas tornò dalla Grecia, subito dopo il golpe, il "Boston Herald"
riferi che egli aveva dichiarato a proposito dei colonnelli:"... sono
C

dei vari patrioti. Altri Paesi farebbero bene a prenderli come


esempio" .

L~,.
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13\6

Il personaggio più importante che arrivò ad Atene, fu Daniel


Brewster, 10 statista che si occupava del settore greco ~ turco.
Brewster era cresciuto in Grecia, dove il padre aveva insegnato, ed
il significato del suo arrivo, appena prima dell'inizio della guerra
israeliana dei sei giorni, non sfuggì ai suoi vecchi amici. La Grecia
aveva fornito agli Stati Uniti la base strategica, non solo per il

ia
controllo dell'estremo sud~est del Mediteranneo, ma per tutto il
Medio Oriente, con Cipro che ne costituiva una parte essenziale.

or
Qualsiasi problema che si fosse creato con Cipro, avrebbe
minacciato l'indebolimento del fianco della NATO. Era considerato

em
cruciale avere in proprio potere la Grecia. Ma il sostegno evidente
di Brewster al golpe dei Colonnelli, gli sarebbe costato la simpatia
degli amici greci con cui era cresciuto, e dopo il golpe non fu più
considerato una "persona gradita" fra loro.
M
L'ultima coincidenza fu l' assenza, senza apparente ragione,
dalla scuola di Atene, in quella settimana, dove studiavano i figli
dell' Ambasciatore Talbot.
lla

Alle tre di mattina di venerdì 21 Aprile, commandos, in assetto


di guerra, apparvero nelle strade di Atene, annati di mitra. Li
de

seguivano dei carri armati. Pochi coraggiosi cercarono di incitare i


cittadini alla resistenza, al grido di "Viva la Democrazia!". Una
dozzina di loro, passata per le armi, fu abbandonata sul selciato,
cadavere, come monito. Non che dei cittadini disarmati avrebbero
a

potuto fare molto, a mani nude, contro un moderno esercito


as

convenientemente equipaggiato.
Alle sei di mattina, i golpisti avevano occupato tutte le posizioni
strategiche in città: stazioni radio, centri di comunicazione, uffici
C

postali, ministeri, sede del Governo, Parlamento nonché tutti gli


snodi stradali più importanti che furono bloccati dai carri armati.

L~,
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13\7

Furono anche occupati tutti gli uffici della Stampa e sequestrati


tutti i giornali già stampati. Tutte le strade, in entrate ed uscita,
della capitale furono bloccate; chiuso l'aeroporto e le linee
ferroviarie internaziona1i; chiuse le frontiere. Furono tagliati tutti i
servizi telefonici, a parte quelli militari.
Alle sei e trenta, la radio nazionale, che aveva, fino ad allora,
trasmesso delle marce militari, annunciò che l' esercito aveva

ia
assunto il potere ed imposto 10 stato di assedio. Fu comunicato che
undici articoli costituzionali erano stati sospesi, senza specificare

or
quali, a causa della ~~minacciaaU'ordine pubblico e alla sicurezza
dello Stato". Chiunque avesse violato l' ordine pubblico sarebbe

em
stato messo sotto processo da speciali tribunali militari, con la
reintrodotta pena di morte per i crimini politici.
Furono sufficienti mille uomini per precipitare la Grecia nella
dittatura militare. La Forza aerea e della marina e la maggior parte
M
del1a polizia non fornirono una partecipazione diretta. Solo trecento
ufficiali, selezionati con cura fra i 10.000 dell'esercito, sapevano del
golpe: quelli della N.A.T.O e le brigate d'assalto degli alpini, che
lla

erano state addestrate negli Stati Uniti e organizzate come i Berretti


Verdi. Erano appoggiati da una brigata corazzata, al comando
de

dell'unico generale che prese parte al golpe, Stylianos Pattakos e


dal1a polizia militare agli ordini del col. Dimitrios Tamidis, un duro
"testa rasata". Entrambi questi ufficiali erano, da molto tempo,
subaltemi deUa C.I.A, come è stato poi accertato. Appena prima
a

dell' alba tutto era finito. Gli arresti erano iniziati presto, verso l'una
as

di notte. Plotoni misti di soldati e polizia avevano fatto quasi 10.000


prigionieri in tutto il Paese, per la maggior parte si trattava di
militanti e simpatizzanti di sinistra ma anche i dirigenti di altri
C

partiti furono arrestati, compreso il Primo Ministro Kanelopoulos e i


Ministri del suo Gabinetto, deputati, sindacalisti, giornalisti,
scrittori, attori e qualsiasi altTa persona che nutrisse opinioni non
conformiste.

L~,
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13\8

Gli elenchi erano già pronti, ~come quelli di De Lorenzo~ forniti


ai go]pisti da complici nella polizia e nei Servizi Segreti ed in parte
scaturivano dai vecchi archivi preparati dai nazisti, una generazione
prima della guerra civile greca.
Gli elenchi definitivi, tenuti scrupolosamente aggiornati, erano
stati forniti dal Colonnello George Ladas, un militare abile e deciso

ia
che era Segretario Generale del Ministero della Sicurezza. Le
persone che avevano cambiato indirizzo, in quella settimana,

or
trovarono anche esse, le truppe alpine alla porta. Gli arresti non
dovevano creare solo un clima di terrore e la disponibilità di un gran

em
numero di ostaggi, essi furono essenziali per il successo
dell' operazione perché decapitarono, in un colpo solo, tutta
l' opposizione, reale e presunta. Precisamente quello che aveva
programmato De Lorenzo, per l'Italia. All'alba la maggioranza dei
M
leader dell' opposizione era ormai nelle mani dell'esercito, compresi
George e Andreas Papandreou. *(nota)
Gli arrestati furono trasferiti all'interno degli stadi sportivi di
lla

Atene e dintorni, e quindi in altri campi sorvegliati della Grecia,


situati prevalentemente nelle isole. Duemilacinquecento Comunisti
de

riconosciuti furono trasportati. fino all'isola di Yaros, una estesa


roccia priva di alberi ed acqua potabile, infestata da topi, poche
miglia ad est del Pe1oponneso.
a

*(nota). Andreas riuscì ad evitare l'immediata esecuzione,


as

grazie alla personale intercessione del Presidente Johnson,


costrettovi dalla clamorosa petizione di tutto il mondo accademico
americano. Esprimendosi nella tenninologia tipica de] personaggio,
C

Johnson ringhiò: "Ho semplicemente detto a quei greci bastardi di


lasciare stare quel figlio di puttana, chiunque egli sia".

k~-
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13\9

Priva anche dei ripari più elementari e costantemente battuta dal


vento, era stata considerata, perfino dagli antichi Romani, inadatta a
tutti, anche ai condannati all'esilio. L' obiettivo dei Colonnelli era
chiaramente quello di mandare al1'altro mondo i prigionieri, molti
dei quali erano vecchi e malati; e c'erano anche donne con bambini
piccoli. L'esilio alla Cayenna, durante la Rivoluzione Francese, era
stato definito come condanna a una " ghigliottina senza

ia
spargimento di sangue"; questa isola poteva essere definita come un
plotone d'esecuzione meteorico.

or
Il 21 Aprile, la sera,la radio di Atene annunciò la formazione
del nuovo governo guidato da Costantine Collias, Procuratore

em
Generale della Corte di Cassazione, il reazionario pubblico
ministero che aveva cercato di incriminare per tradimento Andreas
Papandreou. Collia..ç; motivò il colpo di Stato, sostenendo che
altrimenti il Paese sarebbe andato verso il disastro, ancor più
M
velocemente con le elezioni.
Il colpo di Stato era stato condotto da tre Ufficiali relativamente
giovani: il Colonnello George Papadopoulos, il Generale di Brigata
lla

Sty1ionos Pattakos e il Colonnello Nikolas Makarezos.


Papadopoulos, come capofila, spiegò che il golpe aveva prevenuto
de

una insurrezione comunista. Ma Pattakos, il carrista trasformatosi in


Ministro degli Interni, confessò pubb1icamente: "L'abbiamo fatto
per evitare le elezioni".
Poche ore prima del colpo, Pattakos aveva radunato i suoi
a

ufficiali, alla scuola di guerra, col pretesto di pianificare una


as

esercitazione notturna, poi aveva sprangatole porte e annunciato:


"Signori, dobbiamo salvare la Patria. Il dovere più sacro
del1'esercito è ora quello di impedire che la Sinistra vada al potere.
C

k&J~
I
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13\] O

Ed infine il colpo di Stato era andato in porto, dopo un


complotto pluriennale, eseguito da un gruppo di militari, ma
orchestrato e fmanziato dalla CIA. Molti dei Colonnelli coinvolti
erano stati giovani ufficiali sotto la dittatura fascista di Metaxas, ed
avevano collaborato con i tedeschi durante l' occupazione. Ora, col
sostegno dell' Agenzia, i Colonnelli avevano aggirato il Re e la sua
Giunta di generali. Il Re, non volendo ammettere che qualcuno del

ia
suo esercito l' avesse tradito, restò in silenzio, fmgendo di
approvare il golpe, pur se la sua intera congrega di generali, con una

or
sola eccezione, era sotto chiave nel proprio ridicolo "Pentagono".
L' eccezione era il capo di Stato Maggiore Generale, Gregorius

em
Spandidakis; i cospiratori avevano avuto bisogno del suo appoggio
per portare a compimento con successo illoro disegno.
Dopo aver colto tutti di sorpresa, era indispensabile il supporto
del piano segreto "Prometeo". Questo era stato studiato dalla
M
NA TO, come una variante di Gladio, per contrastare un colpo di
Stato comunista coordinato ad una invasione daB'esterno, da parte
di lm Paese del blocco comunista. Era stato, di recente, rivisto e
lla

adottato per essere impiegato solo per una situazione interna, e


poteva essere attivato, appunto, solo dal Capo di Stato Maggiore. ]
de

cospiratori rintracciarono illoro generale, la mattina presto, mentre


stava giocando a carte in casa di amici. Bloccato e con le direttive
già avviate, Spandidakis poteva soltanto dichiararsi d' accordo e
avallare l' attivazione, già avvenuta, di Prometeo. Visto che si era a
a

conoscenza che tutti i Comandanti dell' esercito si trovavano ad


as

Atene, per una conferenza tenuta dal Ministero della difesa per il
Personale Generale, i vari ufficiali designati sul campo avevano
cominciato a mettere in esecuzione il piano senza esitare.
C

k~~
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13\11

Era comunque perfettamente chiaro, a Papandreou padre e


figlio, che era stata la Cl A ad architettare il complotto: il suo
collegamento con almeno tre dei cinque uomini al centro della
cospirazione, non lasciava spazio alcuno a dubbi. Papadopolous,
era l'ufficiale di collegamento tra la CIA e il KYP~ il suo numero
due Makarezas era a capo del settore infonnativo del KYP stesso; e

ia
Michael Roufogalis, il Luogotenente Colonnello, in casa del quale
si era raccolto il gruppo, il 20 Aprile, per dare il segnale di avvio del

or
golpe, era direttore di settore del personale, sempre del KYP. 11
KYP, come tutti sapevano era solo un appendice, anche dal punto di

em
vista amministrativo e finanziario, della CIA. Il piano Prometeo era
una operazione strettamente della NATO.
Secondo l'Observer" di Londra, Papadopoulos era stato da
sempre un agente della CIA, facilmente tenuto sotto controllo, per la
M
sua precedente collaborazione con la Sicherneiscienst nazista,
durante la guerra, e a causa della sua partecipazione, al comando di
un battaglione della Sicurezza, al massacro di partigiani nell' area di
lla

Patras. L'ufficiale di controllo di Papadopoulos, ne11aCTA, tra il


'60 ed il '64, era stato il deputato di John Maury, James Patts, un
de

ufficiale di carriera della CIA che aveva perso una gamba in guerra,
ed era poi stato messo al comando degli Affari dell' Africa
Occidentale.
Per ottenere il sostegno dei civili, i ColonneBi ricorsero. al
a

movimento del "Quattro Agosto", diretto dal neonazista Kostas


as

Plevris, finanziato daBa Regina. Madre Frederika, un' altra buona


amica della CIA.
C

(inserire più notizie su Frederika)

k~,
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13\12

L'investitura di Paul Totomis come Ministro per l'Ordine


PubbJico, costituiva una ulteriore prova del legame con la CTA.
Totornis aveva 1asciato la Grecia nel 1951,a causa di uno scandalo,
ed aveva lavorato negli USA, tornando poi in Grecia come Direttore
del Personale delle imprese di Tom Pappas. Pappas rese di pubblico
dominio i suoi accordi con l'Agenzia, durante una intervista, nel

ia
luglio del 1968, quando la Fondazione Pappas, a Boston, fu
riconosciuta essere il canale preferenziale per i fmanziamenti occulti

or
diretti in America Latina. Come sottolineò Andreas Papandreou,
visto che Totamis non aveva mai preso parte alla vita politica

em
pubblica in Grecia, l' assegnazione a lui di un Ministero di così
cruciale importanza ~nei Paesi Europei questo è il dipartimento
responsabile deHa polizia e dell' ordine pubblico~ considerata
contestualmente alla sua posizione nelle imprese Pappas, aveva una
M
unica plausibile spiegazione.
Due anni più tardi, i Colonnelli greci trovarono illoro maggior
alleato in Richard Nixon, e nel suo vicepresidente greco~americano,
lla

Spiro Agnew, le cui campagne elettorali erano state largamente


finanziate da Tom Pappas, ormai capofila, a Washington, della
de

lobby che sosteneva la Giunta militare greca. Pappas sarebbe ben


presto stato avvicinato dall'avvocato di Nixon, il Gen. John
Mitchen, per trovare i soldi necessari a comprare il silenzio degli
"idraulici" del Wartegate.
a

Il primo Maggio del 1977, il "Washington Post" riferì che il


as

fratello di Tom Pappas, John, era sospettato di aver usato la sua


posizione di capo della Fondazione Pappas, per fmanziare il Colpo
di Stato. Dove infatti la Giunta avrebbe potuto reperire i
C

fmanziamenti necessari per la propria vasta rete di polizia, di


informatori e per i suoi mercenari? E quale profittò ricavò la Grecia
dalle loro attività! Tparenti dei militari al potere furono tutti assunti
in posizioni pubbliche di prestigio. La corruzione dilagò invece di
diminuire. Tutti i contratti degli investimenti pubblici venivano
assegnati segretamente, senza concorso. Le figlie dei cospiratori per
i loro matrimoni ebbero sontuose cerimonie, degne di lll1Niarchos.

k~'
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13\13

Gli stipendi degli ufficiali furono raddoppiati~ vennero messe a


disposizione ingenti somme per l'acquisto di automobili e di case, e
si finanziarono cooperative di costruzioni, con il 3% di tasso di
interesse in venti anni. E mentre i Colonnelli, e i loro neo arricchiti
ufficiali, frequentavano con una assiduità, senza precedenti, night e
ragazze squillo, un lugubre e grottesco perbenismo, un'orgia di

ia
puritanesima fu imposto a tutto il Paese. Barbe e capelli lunghi
furono vietati agli uomini, le minigonne alle donne, turisti inclusi.

or
*(nota). Come puntualizza Noam Chomsky, le giunte militari

em
e i dittatori sponsorizzati e sostenuti dagli Stati Uniti, abitualmente
proclamavano come, uno dei loro obiettivi prioritari, fosse quello di
ripulire dalla corruzione democratica il tessuto civile della società.
Invece questi regimi hanno portato la corruzione ai livelli più alti
M
mai visti, una volta insediati al potere. Nel Vietnam del Sud, il Gen.
Khanh, scelto come leader degli US, nel '64 '65, espatriò con tUl
~

patrimonio valutato in dieci milioni di dollari. Marcos, che era fra i


lla

primi dieci contribuenti deBe Filippine, accumulò una fortuna di


decine di milioni di dollari, nonostante il suo appannaggio fosse di
de

solo 4500 dollari l'anno. Mobuto, in Zaire, depositò una enorme


fortuna nelle banche svizzere e nelle sue residenze estere. Il
bilancio nazionale iraniano aveva conferito aHa Shah un fondo
discrezionale di un miliardo di dollari, e le sue proprietà personali
a

erano valutate sui tre miliardi. Chian Kay~shek fu tra i peggiori: una
as

analisi effettuata su 43 milioni di dollari in certificati di risparmio e


titoli, messi in vendita nell'ottobre del 1943, portò alla luce che la
proprietà era nelle mani dei leader del Kuomintang: T.V. Sung
C

aveva 4 milioni e mezzo di donari. La lunga frequentazione del


Gen. Stilwell con il Kuomintang, 10 portò a concludere, e 10 ripeté
spesso, che si trattava semplicemente di "gangsters" che credevano
di poter continuare a "succhiare favori dagli USA, in tennini di
soldi e rifornimenti, usando il vecchio ritorneno che avrebbero
mollato tutto. . .se non fossero più stati sostenuti".

~~-
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13\14

Gli studenti, obbligati a frequentare le chiese, dovettero


abbandonare i loro vecchi testi di stori~ ed acquistame di nuovi,
contenenti una parte esclusivamente dedicata ai Re greci, e
incensanti trattazioni dei regimi di destra. Si ordinò, a tutti i teatri di
prosa, di sottoporre i loro copioni all'esame preventivo di una
commissione che poteva, non solo disporre delle cancel1azioni, ma

ia
aveva anche il potere di riscrivere intere parti. Quegli attori che
deviavano dal copione rivisto, rischiavano l' arresto immediato.

or
Tutte le antiche tragedie e commedie di Eschi1o, Sofocle, Euripide
ed Aristofane furono censurate. Fu vietata la musica di Tchaikosky,

em
Prokoviev ed altri compositori russi. La storica lealtà allo Zar di
alcuni, non fu considerata come una attenuante all'essere russi: in
effetti, nessuno avrebbe mai osato scommettere che, un individuo
come Pattakos, ne avesse mai sentito parlare. Quanto alla Stampa,
M
Papadopoulos si vantava che l' avrebbe ridotta ad una ubbidienza di
tipo militare.
Con la Stampa imbavagliata, l'intera leadership in prigione,
lla

l'opposizione poteva solo fare appello alle democrazie estere


affmché esercitassero una qualche pressione sui Colonnelli. Il
de

sottocomitato europeo per i Diritti Umani e Amnesty International


inviarono dei loro incaricati che presentarono degli agghiaccianti
rapporti sulle condizioni di vit~ nei campi di concentramento e
nelle prigioni; identificarono 200 fra i maggiori responsabili di
a

torture che continuavano ad esercitare impunemente e


as

disinvoltamente la loro attività. Il principale luogo di tortura, ad


Atene, era situato al piano attico di Via Bouboulinas al n. 121,
proprio dietro il Museo Nazionale di Archeologia. Qui i prigionieri
C

venivano assicurati ad un tavolaccio, in un locale attrezzato di tutto


il corredo occorrente aHa bisogna: spranghe di ferro, sfoHagenÚ~,
fruste, bastoni, tenaglie per strappare le unghie, sofisticati
macchinari elettrici. Inumane brutalità erano compiute su giovani,
uomini e donne, sotto la supervisione dell'Ispettore delle Forze di
Sicurezza, il tristemente noto capitano Basil Lambrou

L~'
L
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13\15

Amnesty International 10 descrisse come un tipo elegante e


sorridente, sempre contTollato pur se con un lieve tic nervoso sulla
guanci~ che aveva studiato psicologia negli Stati Uniti.
Lungo tutto il giorno, sottoponeva i prigionieri alla " falanca
bastinado" sulle piante dei piedi. I carnefici erano costretti a fare i
tum(, e finivano spesso per storpiare per sempre le loro vittime. Le

ia
obbligavano a bere decine di galloni di acqu~ mentre appoggiavano
attizzatoi roventi sugli organi genitali, maschili e femminili. Lo

or
stupro era esercitato normalmente sulle vittime, di entrambi i sessi.
Le donne venivano violentate con i revolver e venivano introdotti

em
nell' ano dei tubi, dentro cui scorreva acqua gelata a forte pressione.
Anthony Marreco, di Amnesty International, riferì il caso di una
ventenne, Maria Kellerghi, denudata in tUla caserma e costretta ad
inghiottire i peli strappati dal suo pube, ed obbligata ad espletare le
M
sue funzioni fisiologiche, alla presenza dei militari.
Tntutta la Grecia, i prigionieri erano rinchiusi, anche venti alla
volta, in celle infestate dai ratti, senza lettini, con il pavimento
lla

ridotto ad un pantano melmoso dei loro stessi escrementi. Le


prigioni, i campi di concentramento, le camere di tortura, il
de

personale" anticomunista" che gestiva il tutto, erano stati approntati


da tempo, come De Lorenzo in Italia. l consiglieri americani erano
presenti neHa maggior parte delle basi militari, ed anche nei locali
adibiti alle torture. Il gruppo degli ufficiali greci che aveva portato
a

a termine il golpe, era stato addestrato dal AID militare statunitense


as

,~
per conferire conoscenze e capacità oltre quelle militari
possedute". E in campi NATO, erano pure stati addestrati, in
"controinsurrezione", molti seguaci dei Colonnelli.
C

Una agenzia della France Presse, del 28 Novembre ] 968,


indicava Aghia Paraskevi, come un campo militare, vicino ad
Atene, adibito a speciali interrogatori con l'impiego delle torture,
sotto il diretto comando NATO.

~~~
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13\16

Gli agenti americani riuscirono a stabilire, là dove era nata la


democrazia, la prima dittatura che riappariva in Europa dopo 30
anni. Davanti al Comitato del Senato che aveva approvato la sua
nomina a Direttore del Central Intelligence, William Colby negò
sfacciatamente che la C.I.A avesse finanziato Papadopoulos. Ciò
era comunque formalmente corretto: il finanziamento era avvenuto
attraverso degli intermediari, con gli stessi metodi che Colby rivelò,

ia
poi, essere stati usati nella distribuzione delle onerose mazzette in
Italia, da lui gestita.

or
Come disse Vietar Marchetti, già dirigente anziano della C.LA:
"dopo un anno di bugie propinate a noi e pure al nostro governo, ora

em
sappiamo che l'Agenzia è stata coinvolta in pieno con la Giunta, e
che alcuni dei leader, due dei suoi stessi capi, Papadopoulos e
Ioannides erano a libro paga della C.I.A stessa" _ Ioannides, il
sadico, raffmato capo della polizia militare, più tardi tradì i
M
Colonnelli, quando la fortuna abbandonò loro e dette una mano a
Papadopoulos.
Intanto, Andreas Papandreou sosteneva che la Grecia non era
lla

stata trasformata soltanto in un bastione della NA TO, ma era anche


diventata la principale base della CIA, per 10 spionaggio ed il
de

controspionaggio in Medio Oriente. Il Segretario aHa Difesa del


presidente Johnson, Clark Clifford, il 17 maggio 1968, dichiarò: "gli
obblighi che abbiamo nei confronti dell'Alleanza NATO, sono
molto più importanti del tipo di governo che hanno in Grecia, e
a

anche di ciò che noi ne pensiamo". Il golpe sembrava aver risolto il ,


as

problema di Cipro, secondo le linee auspicate dal Pentagono e dalla


CIA. I Turchi, come commentò Papandreou, "avevano sufficiente
esperienza per capire che la Giunta greca era solo una appendice
C

statunitense, e che i Colonnelli erano degli ubbidienti burattini di


quelle forze che spingevano per una soluzione a favore della
Turchia, sulla questione di Cipro".

L~'
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13\17

Una volta che questa fu, almeno temporaneamente, sotto


contraBo, la CIA poteva cominciare a pensare a come togliere di
mezzo il Re. Papadopolous fu incaricato di lasciare al Re lo spazio
necessario, per farlo cadere nella trappola di compiere un colpo di
Stato per proprio conto. Gli uomini di Costantino furono
tempestivamente arrestati, ed il Re fu mandato in esilio, lasciando ai

ia
Colonnelli la soddisfazione di vedere fmalmente la Grecia diventare
una Repubblica delle Banane.

or
Andreas Papandreou forni tre ragioni per]a preferenza
accordata dalla Agenzia a Papadopolous, piuttosto che al Re. Gli

em
uomini del KYP erano letteralmente uomini della CIA, e ci si
poteva fidare di loro, come esecutori di ordini. La Giunta dei
Generali si era sgonfiata: parlavano troppo e agivano poco. L'utilità
del Re, per la CIA e per la Missione Militare Americana, era quasi
M
nulla. Egli aveva dato prova di essere poco furbo, poco abile, poco
affidabile e molto ingenuo; ed era riuscito a farsi odiare dalla grande
maggioranza del suo popolo.
lla

La CIA aveva sperato che la gente interpretasse il Colpo di


Stato, come una minaccia diretta ai privilegi di Costantino, e che si
de

sarebbe potuto capitalizzare il sentimento anti Realista, diffuso in


Greci~ per dare al]a dittatura perfino un sostegno popolare.
Ma in questo i Colonnelli non riuscirono mai: erano
evidentemente più corrotti dei loro predecessori, pur con tutto illoro
a

chiacchiericcio sulle riforme, visto che erano, tanto evidentemente,


as

succubi della CIA e del Pentagono. Quando i Colonnelli cessarono


di essere utili, auch' essi furono gettati via, senza tante cerimonie.
Come commenta Marchetti: ''Nel momento in cui la CIA tolse il suo
C

appoggio alla Giunta, nel 1974, essa crollò, in una sola notte, senza
che fosse stato sparato un solo colpo".
Purtroppo, come Papadopolous era solito vantare: " Ci sono
Colonnelli ovunque, sconosciuti come lo eravamo noi, il 2] Aprile
del 1966".
E quanto avesse ragione, ]0 dimostrò soprattutto l'Italia.

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CAPITOLO 14
Avanti S. Nixon

Il canale, attraverso cui i Colonnelli greci erano collegati ai loro


corrispettivi italiani, era l'attaché militare ad Atene, il colonne110
Giannadiello Maletti, appartenente al SID, per anni in contatto con
il KYF greco, da cui aveva appreso come riuscire ad imporre un
regime militare al Paese, con l'impiego deBe Strategia del Terrore.
Per indottrinare i suoi compatrioti sune tecniche di successo del

ia
KYP, quella del terrorismo criminale, Maletti organizzò un viaggio
in Grecia per circa quaranta giovani terroristi di Ordine Nuovo ed

or
Avanguardia Nazionale. Come ospiti d'onore, ad Atene, deHa
"lega dei fascisti greci in Italia", gli italiani, guidati da Stefano Delle

em
Chiaie e Pino Rauti, furono gratificati con attestati da parte del
ministro Pattakos. Tl contatto con il movimento nazista greco fu
stabilito tramite il suo capo, Costantino Plevris.
In Italia, la strategia appresa in Grecia dal gruppo dei fascisti di
M
Maletti, fu esemplificato dalla radicale trasformazione dal terrorista
cattolico ventunenne, Mario Merlino, già responsabile dell'omicidio
del giovane studente Rossi. Gli era stato ordinato di infiltrarsi tra le
lla

file della Sinistra; ed aveva cambiato completamente atteggiamento:


si era fatto crescere i capelli e la barba e aveva fondato una fasulla
de

organizzazione di Sinistra, il movimento "XXII Marzo" . Aveva


addirittura tentato di unirsi ad un vero movimento di sinistra,
Avanguardia Proletaria, ma fu subito riconosciuto come un
provocatore fascista. Quando provò ad iscriversi al PCI, fu ben
a

presto identificato come uno dei fascisti che aveva messo a


as

soqquadro il quartiere generale del partito, in Via delle Botteghe


Oscure.
C

L~,
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14\2

Merlino respinto, come altri fascisti dichiarati, riprese gli


attacchi agli studenti all'Universit~ mentre cercava una migliore
copertura per infiltrarsi. Il 17 Marzo 1968, Merlino era fra i 200
neofaseisti, provenienti da tutta Italia, spinti ad aggressioni di
gruppo per le strade, dai deputati del MSI Almirante, Caradonna e
Turchi, buoni amici del Comitato Repubblicano Nazionale USA. I

ia
fascisti tornarono all' attacco della Università di Roma, prendendo
specialmente di mira la facoltà di Lettere. Nel corso dei tafferugli,

or
uno degli studenti, Oreste Scalzone, si ruppe la colonna vertebrale.
Anche la lezione dell'ex premier italiano, Ferruccio Parri,

em
all'Istituto di Storia Moderna, fu interrotta dall'inno fascista di
"Giovinezza", e dallancio di bombe lacrimogene; i suoi studenti, ed
egli stesso, furono malmenati. Non ci fu alcuna reazione da parte
del Rettore. I poliziotti si limitarono ad arrestare gli studenti
M
malconci.
L'Italia non costituiva un caso a sé. Ovunque, studenti
esasperati daB' approccio globalmente medioevale all'istruzione,
lla

venivano caricati dalla polizia, in molti altri Paesi, evidentemente


come parte di una strategia concertata e guidata dai vari Servizi
de

Segreti. In Francia. ...

(Inserire)
a

Quando la primavera riportò fuori gli studenti, neB' aria


as

profumata di Roma, Almirante e compagni tornarono ad aggredirli


con gruppi di teppisti armati di spranghe di ferro, manganelli e
catene. Ci fu una colluttazione con centinaia di studenti nel
C

Piazzale della Minerva, all'Università. I fascisti respinti si


attestarono nella facoltà di Giurisprudenza, da dove inflissero
diversi danni ai loro inseguitori. Proprio quando questi stavano per
avere la meglio sulla canaglia, intervenne la polizia, come era
successo ne11922.

L~~
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14\~

Tra i fascisti fermati c' erano Stefano Delle Chiaie e Mario


Merlino, oltre ad una dozzina di Bulgari, ingaggiati da un campo
profughi vicino a Latina. Furono tutti rilasciati ------e lo stesso non
accadde agli studenti vittime~ e si apprese poi che, a ciascuna
recluta fascista, era stata elargita la somma di 50.000£, cortesemente.
messa a disposizione dal SID, di concerto con la CIA. C'erano, e ci

ia
sono naturalmente, numerosi sostenitori della Destra, in Italia, ma
tentare di cavare loro fuori dei soldi, per una causa pubblica,

or
sarebbe come strappare loro un dente. Hanno sempre fatto ricorso
all'uso del denaro di quello Stato al quale preferiscono non pagare

em
le tasse. L' obiettivo di tutto questo violento disordine era, proprio
come in Grecia, quello di intimidire la gente per le elezioni del
1968, ventesimo anniversario dell' exploit della DC del 1948.
Questa volta i risultati furono inaspettati. l socialisti riunificati
M
dal PSU, fortemente sovvenzionati dalla CIA, rimasero molto delusi
dagli esiti delle urne. Avevano sperato di poter condividere il
potere con i Democristiani, con una forte rappresentanza, magari
lla

ottenendo più voti del PCI, ed invece sfiorarono la rovina. *(nota)


Il segretario della DC, Aldo Moro, vedeva ora chiaramente che
de

se il suo partito avesse voluto mantenere la sua posizione di


predominio, non avrebbe potuto farlo avendo contro il PCT: si
doveva concepire un radicale e nuovo orientamento. L'unica strada
percorribile sembrava essere quella di superare la precedente
a

"timida apertura nei confronti della Sinistra", e tentare un approccio


as

diretto con il PCI. Una mossa ardita ma incontestabile.

*(nota) i democristiani mantennero la loro posizione di primo


C

partito, i comunisti avevano registrato un lieve progresso, ma il


PSU, nonostante gli appoggi dall'estero, perse il 5,4% dei voti
rispetto al 1963. A Sinistra, il PSTUP sorprese tutti con il 4%) dei
voti.

L ;3JZ
,
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14\4

Imperturbabile, malgrado le minacce di morte, Moro informò


ufficialmente il Consiglio Nazionale del1a DC, nel Dicembre 1968,
proprio nel periodo in cui Nixon si stava avvicinando alla Casa
Bianca, che era sua intenzione ricercare ulteriori convergenze con la
Sinistra, superando le tradizionali posizioni del suo partito.
Quando i comunisti mostrarono di accogliere favorevolmente le

ia
avances di Moro, il grande "esperimento" della politica italiana fu
maturo per venire alla luce ed altrettanto rapidamente abortire.

or
Ad Harvard, Stuart Hughes spiegò così lo sviluppo: "Quando il
leader comunista Enrico Berlinguer coniò lo slogan "compromesso

em
storico", saltando a piè pari i Socialisti, per trattare direttamente con
la corrente democristiana guidata da Moro, fu chiaro che, in Ita11a,
la dirigenza comunista non aveva alcuna intenzione di intraprendere
una rivoluzione violenta, ed era contraria a rischiare la posizione di
M
rappresentatività raggiunta. La via della legalità, attraverso regolari
elezioni, offriva prospettive più solide".
Ma Moro non aveva tenuto conto di Richard Nixon, e degli
lla

intransigenti della Agenzia, per i quali una simile idea rappresentava


un anatema. Quando il neoeletto Presidente americano arrivò a
de

Roma, alla fme di Febbraio del 1969, un mese appena dopo la sua
investitura, ufficialmente per discutere della situazione monetaria
mondiale, in compagnia del Consigliere Speciale per la sicurezza
Henry Kissinger, fu accolto da violente dimostrazioni anti
a

americane. Migliaia di poliziotti e carabinieri erano stati mobilitati


as

per permettere a Nixon di rendere visita a Saragat, al Palazzo del


Quirinale. L'avversione dimostrata, che avrebbe fatto infuriare ed
irrigidire Nixon, non era solita per gli italiani e tantomeno per i
C

romani, che hanno un debole" per gli stranieri e soprattutto


accolgono quelli importanti esibendo una ospitalità generosa.
TI putiferio era stato organizzato dal nuovo caposezione deBa
CIA e dall'onnipresente Vernon Walters.

~ i3J[
~
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14\5

Fra i falsi dimostranti anti Nixon c'erano naturalmente, i neo


~

fascisti di Delle Chiaie, con fascia rossa al braccio, per farsi passare
come appartenenti alla Sinistra. Fu lanciata anche una bomba
molotov contro la fmestra dell 'ufficio di Roma della American
Minnesota Mining and Manifacturing Company, proprio come era

ia
accaduto ad Atene, per rendere incandescente l' atmosfera pre
rivoluzionaria del colpo dei Colonnelli. Diede alla polizia romana

or
l'occasione per disperdere la manifestazione con la forza. Proprio
per questa ragione Mario Merlino, fresco del suo indottrinamento al

em
KYP greco, aveva gettato la bomba. Il giorno successivo fece a
pezzi il parabrezza di una jeep della polizia con una spranga di
ferro, provocando una ulteriore reazione repressiva. L'MSI espose
uno striscione in cui si avvertiva Nixon che il centro sinistra stava
M
per tradire i suoi alleati americani, e gli impegni assunti nei
confronti della NATO.
A! Quirinale, il Presidente Saragat spiegava che gli operai
lla

italiani reclamavano per avere la loro parte del "miracolo


economico" del Paese. Anche gli operai democristiani si
de

schieravano in una azione congiunta con quelli comunisti. E gli


studenti non si davano pace.
Nixon, Kissinger e Saragat analizzarono la situazione, e ciò che
più li preoccupava era la possibile spaccatura del PSU, come
a

conseguenza del tracollo elettorale, che avrebbe rafforzato la


as

corrente di sinistra della DC, guidata da Moro, e dato ossigeno al


suo programma di convergenza verso i Comunisti. Entrambi i
Presidenti 10 consideravano pericoloso, per la propria
C

amministrazione, e per la NATO.

LM~
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14\6

Fu allora, secondo l' autore francese Laurent, che Nixon,


Kissinger e Saragat si trovarono gesuiticamente d'accordo con il
concetto "del fme che giustifica i mezzi" e concordarono di seguire
l' esempio dei Colonnelli greci, promuovendo, anche in Italia, una
brutale Strategia del Terrore. Sarebbero state coinvolte tante vittime
innocenti, da garantire le migliori condizioni per un colpo di Stato.

ia
n compito sarebbe stato affidato alla CIA e ai Servizi Segreti
italiani, per inscenare un terrorismo di cui avrebbe potuto essere

or
accusata solo la Sinistra.
Lo scrittore comunista Ruggero Zangrandi, autore della più

em
autorevole cronistoria sulla fme del regime di Mussolini, che
raccolse e pubblicò tutta una serie di documenti segreti del STFAR e
del SID, riferiva che, per l'intera durata del soggiorno di Nixon, in
Italia, i generali De Lorenzo e Aloja, erano stati sorvegliati dal SID
M
che relazionò sui loro stretti e frequenti contatti con il generale
Vemon Walters, il falco dell'Agenzia, una autorità in fatto di
organizzazione di colpi di mano, che sarebbe presto stato nominato
lla

da Nixon direttore deHa CTA. Le rivelazioni di Zangrandi erano


circostanziate e furono presto avvalorate dalla sua misteriosa caduta
de

da una finestra del suo appartamento, con una morte


prematura. *(nota).
Poco dopo la partenza di Nixon e Walters, cominciarono ad
esplodere bombe in tutta Italia, tre a Palenno in quell'aprile, seguite
a

da una lunga e dolorosa serie a Padova. Come avevano già fatto in


as

precedenza, gli inquirenti rivolsero le loro indagini verso sinistra.


Poi arrivò il vero terrore in tutta la sua crudezza.
Il 18 Aprile, Delle Chiaie, inviò Pino Rauti, esperto di
C

terrorismo, e Giannettini del SID, altrettanto esperto, a Padova, per


incontrare il giovane estremista Franco Freda
*(nota). Naturalmente non prima di avernli consegnato il
manoscritto del suo.libro per la pubblicazione.

L~~
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14\7

Fervido antisemita e ammiratore di Hitler, Freda si era iscritto


al MST, per organizzare gli studenti universitari; successivamente
era passato a Ordine Nuovo, negli u1timi anni '60, per divulgare le
sue opinioni. Per farlo al meglio, aveva assunto la gestione di una
libreria, in via Patriarcato a Padova, che diventò presto il punto di
ritrovo degli estremisti.

ia
Il 18 Aprile, Giannettini e Rauti si incontrarono, per la prima
volta, con Freda e con il suo braccio destro, il ventiduenne Giovanni

or
Ventura, di famiglia democristiana, che scriveva articoli su una
rivista di nome "Reazione", contro le "democrazie bolsceviche e

em
borghesi". Ventura era anche il segretario, a Venezia, della
"Associazione dell' Amicizia italo~tedesca", un gruppo neonazista,
non solo dedito alla reciproca ammirazione.
Nonostante Giannettini si fosse regolarmente registrato con il
M
proprio nome, a11'Hotel Monaco di Padova, la notte del 18 Aprile
1969, fu presentato a Freda e Ventura solo come "Agente Z" del
SID. Si incontrarono in un locale dell'Università messo a
lla

disposizione dal portiere, il neofascista Mario Pozzan, che restò di


guardia. Di cosa discussero, non si sa, ma di li a pochi giorni Freda
de

partì per Milano, come più tardi dichiarerà al suo processo, per
piazzare delle bombe neHa agenzia di cambio della Stazione
Centrale, e nel padiglione della FIAT alla Fiera Campionaria.
Molte persone rimasero ferite e solo un miracolo evitò un vero
a

massacro.
Furono prontamente arrestati quindici anarchici e la campagna
as

isterica della stampa di destra contribuì a tenere le indagini lontane


da altre piste. Gli anarchici restarono in carcere malgrado che a loro
C

carico non risultassero ne indizi ne prove.

~~,
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]4\8

Il 27 Aprile 1969, Giannettini tornò a Padova, registrandosi con


la consueta arroganza e faciloneria, al Monaco Hotel, portando le
congratulazioni di Delle Chiaie e incoraggiando i neo assunti
terroristi, incentivandoli a continuare l'ottimo lavoro. La Strategia
stava iniziando a srotolarsi. Il piano successivo fu ricostruito
dall'analista Walter Rubini, sulla base della successiva

ia
testimonianza processuale, accuratamente raccolta ed ordinata:
Rauti e Giannettini infonnarono Freda e Ventura che l'evolversi

or
della situazione politica, richiedeva una intensificazione della lotta.
n che significava che avrebbero dovuto uccidere più gente possibile.

em
Pozzan, il portiere, testimoniò poi che "L 'uomo del SID" li aveva
così assicurati: "qualsiasi cosa succeda, nessuno vi potrà toccare".
Freda e Ventura appresero che il segretario "moderato" del MSI
era morto, e che sarebbe stato presto sostituito dal più duro e -~
M
radicale Giorgio Almirante. *(nota).
La prova delle riunioni è contenuta in due rapporti dati da
Giannettini a Freda e Ventura, il 4 ed il 17 maggio, le cui copie
lla

vennero rinvenute più tardi in una cassetta di sicurezza. Gli originaJi


spuntarono fuori tre anni più tardi, in casa di Giannettini, quando fu
de

perquisita dalla polizia. Sotto giuramento, Giannettini ne ammise la


paternità.
*(nota). Quando I'MSI passò alla guida del nuovo segretario
Almirante, fu nominato vicesegretario il presunto figlio naturale di
a

Mussolini, Pino Romualdi, e come "federale" di Roma, l'incallito


as

fascista e sostenitore di Nixon, Caradonna. Il senatore Nencioni, un


industriale miliardario con amicizie in Vaticano, fu nominato alla
presidenza dei senatori missini. Insegnante alla Università Cattolica
C

di Milano, Nencioni era il proprietario del settimanale neofascista


"Il Borghese", che era del resto fmanziato anche dall'Agenzia
tramite il SID.

~6JL '
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14\9

A Freda e Ventufa fu detto che la Strategia del Terrore, favorita


dal "partito americano" di Saragat, avrebbe diviso il Paese e
l'avrebbe indirizzato alla radicalizzazione della lotta politica, fmo al
punto di non ritorno di una guerra civile tra la Sinistra e la Destra,
che si sarebbe conclusa con un regime che avrebbe ristabilito
I' ordine civile. Una soluzione greca, o indonesiana al problema.

ia
Assicuratosi l'accordo di Freda e Ventura, Giannettini informò
il SID che si sarebbe potuto fare affidamento sui neofaseisti, per

or
portare avanti con continuità la violenza, fino alla completa
insurrezione de]];¡ Destra. In uno dei suoi rapporti segreti

em
Giannettini segnalava che l'industriale del Nord e padrone di
giornali, Attilio Monti avrebbe finanziato l' azione. Più avanti,
nell'inchiesta si trovò la prova di un suo versamento di diciotto
milioni e mezzo di lire in favore di Rauti e Ordine Nuovo-.- -- ~~_..~~_.~
.. --
M
Poco dopo le elezioni del 1948, i1 ruolo che Monti ricopriva,
come presidente di numerose e importanti imprese, 10 portò ad
allacciare contatti con Eugenio Cefis, che era alla testa del consorzio
lla

petrolifero italiano deJl'ENT, e, più tardi, con ]'impero finanziario


del banchiere del Vaticano, Michele Sindona. In Sicilia, il
de

collaboratore di Monti era Guttierez Spatafora, legato alla Mafia e


fmanziatore dei fascisti. Per mantenere i contatti con le loro guide
americane, i neofascisti inviarono Monti negli Stati Uniti, nel
Giugno 1969, per incontrare i sostenitori di Nixon, fmanzieri ed
a

industriali. Tramite una agenzia di stampa, finanziata da Monti con


as

la somma di due milioni mensili di lire, si stava preparando il


terreno politico per il colpo di Stato ormai prossimo. Il 4 luglio, la
data fu scelta forse in onore dei capi d' oltreatlantico, la corrente
C

saragattiana decise la scissione dal PSU; annunciò che non avrebbe


più appoggiato il governo di centro sinistra di Moro, e che invece
era disponibile a sostenere, dall'esterno, un monocolore "ponte"
democristiano, che governasse il Paese fino allo spirare della
legislatura, dieci mesi più tardi.
Ciò per dare al PSDJ il tempo di riorganizzarsi con i fondi
dell' Agenzia e con altri sollecitati dall'Agenzia stessa.

L~-
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] 4\10

Durante il periodo immediatamente precedente a questa


scissione socialis~ il dirigente sindacale americano Vanni
Montana, amico di Earl Brennan deB'ass, e noto per i suoi stretti
legami con l'Agenzia, inviò personalmente i contributi dei sindacati
USA per il PSDI. Secondo l'inchiesta del Rappresentante di New
York, Otis Pike, ]a CIA spese 65 milioni di doUari, in aiuti per i

ia
Socialisti di destra, e 125 milioni per spaccare la Confederazione
Generale del Lavoro. I sindacati che si divisero, la CISL e la UIL,

or
ricevettero finanziamenti anche dalla FIAT.
Fra chi aveva orchestrato la scissione fra socialisti, c' era Mario

em
Tanassi che, successivamente, come ministro deBa difesa del PSDI,
doveva essere incriminato per la sua partecipazione aHa scandalo
Lockheed.
Come fu riportato dal corrispondente di Roma di "Le Monde":
M
"aB'interno del Partito Socialist~ Tanassi era considerato come il
colonneBo favorevole ad un colpo di Stato morbido, che avesse
riproposto al governo una coalizione sostenuta dalle correnti della
lla

destra democristian~ dai liberali, dallo stesso PSDI e, naturalmente,


dalla grande industria e dagli Americani."
de

Nella tarda estate del 1969, fecero la loro apparizione a Roma,


dei manifesti che inneggiavano: "1 Generali al Potere". Tutte le
organizzazioni di destra strepitavano per la mobilitazione. I
Comunisti, a quanto riportato dai loro giornali, avvertirono la
a

necessità di mettere in allerta le loro sedi e le loro 11170 ceBule, per


as

difendersi.
In risposta al disegno del PSDI di Saragat che era queBo di
proporsi come unica forza decisamente anti comunista, e capace di
C

tenere il PCI lontano dalle posizioni di potere, Moro offiì


l'alternativa consistente nella costituzione di un nuovo governo di
maggioranza democristiano, che si opponesse alle elezioni
anticipate, con Forlani, come segretario della DC, apertamente in
contrasto con Saragat e contro lo scioglimento del Parlamento.

~~~
" Platinum Sponsor: Provincia di Brescia - Regione Lombardia - Comune di Brescia

Per contrastare questa manovra ~racconta Rubini~ Saragat si


14\11

rivolse all' Ambasciatore USA> Graham Martin, "per mettere in


scena il loro show" con un immediato colpo di Stato. Martin che
era un anti comunista viscerale, descritto dalla stampa americana
come aggressivo e senza scrupoli, disponibile ad impiegare qualsiasi
mezzo, pur di raggiungere lo scopo, si dichiarò determinato ad

ia
ague.
Secondo il rapporto SID, redatto dal dirigente in capo a Milano,

or
il Luogotenente Colonnello G. Battista Pasino, il Principe Valeria
Borghese ~il protegé di Jim Angleton~ fu incaricato di organizzare il

em
colpo di Stato. Era già stato a Genova per tenere una serie di
riunioni e raccogliere fondi dagli industriali locali, che si erano
presentati con sorprendenti larghe disponibilità di denaro, d' accordo
con il suo-piano, che era quello di impadronirsi di tutte~le maggíori
M
città italiane. Si recò quindi a La Spezia, Biella, Milano, Bergamo
e Brescia.
A Settembre, Giannettini e Rauti ~stando alla loro successiva
lla

testimonianza~ si recarono in Germani~ ufficialmente per visitare


la scuola militare di guerra ~strano, come le stesse istituzioni
de

abbiano le stesse associazioni!~ a Musterlanger, )a scuola di Guerra


Psicologica de])'Esercito tedesco a Coblenza, e le fabbriche di carri
armati Leopard a Monaco. In realtà cercavano, attraverso i loro
amici neonazisti, di reperire disponibilità per fomiture di armi da
a

impiegare nell'imminente colpo di Stato.


as

Ovunque sia possibile, la CIA gradisce che i suoi finanziamenti


siano ricic1ati e le sue armi fornite da fonti apparentemente estranee.
C

~&J[,
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,, .
CAPITOLO 15
Freda prepara le bombe

Nell'estate del 1969, che sarà poi ricordata come restate


"caldan, fu chiaro che gli attentati dinamitardi di Freda e Ventura,
con la supervisione di Giannettini, Rauti e Delle Chiaie, erano
eseguiti non solo con il sostegno del SID, e quindi della CIA, ma
anche con la protezione del Ministero degli Interni italiano. Alcune

ia
conversazioni telefoniche registrate evidenziarono una serie di
implicazioni talmente pericolose, da richiedere più incisive misure

or
di segretezza, in vista di ulteriori attentati: tali misure
comprendevano anche l' omicidio.

em
A seguito della bomba nelI'ufficio di Enrico Opocher,
l' antifascista Rettore dell 'Università di Padova, il procuratore dello
Stato, Aldo Fais, ordinò, da Roma, di mettere sotto controllo il
telefono di Freda, fortemente indiziato. Fortunatamente per Freda,
M
tale compito fu affidato al dirigente della Polizia politica locale,
Saverio Molino, uomo della Destra, che sviò i sospetti. Fino al 18
aprile, ci furono importanti intercettazioni suna linea di Freda, tra
lla

cui quella che Pino Rauti, capintesta di Ordine Nuovo, stava


giungendo in città insieme ad un agente del SID, "Agente zn, che
de

era stato descritto come un individuo sulla quarantina, piccolo,


corpulento, con cape])i scuri e impomatati: evidentemente
Giannettini. Questi sospetti collegamenti, stavano pericolosamente
venendo a galla. Molino, temendo che le attività sovversive di
a

Freda fossero scoperte, tolse l'intercettazione e inviò le registrazioni


as

al Procuratore Fais, commentando, contro ogni evidenza, come non


fosse stato registrato nulla di importante.
C

~
}~ &J.
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15\2

Insoddisfatto del nulla di fatto ~in realtà del molto occultato~


nella caccia al terrorista locale, il Capo della Polizia di Padova,
Federico Manganella, incaricò del compito Pasquale Juliano, capo
della Squadra Mobile. L'ispettore Juliano, un abile professionista,
decise di applicare il producente metodo di ottenere informazioni, in

ia
cambio di qualche banconota da diecinrila lire, da ladri, ruffiani e
prostitute. Una pista indicata da Alberto Murano, sorvegliante di un

or
edificio frequentato da neofascisti, gli consenti di stabilire che Freda
e Ventura erano in effetti a capo di una cellula terroristica.

em
Nonostante le sue tendenze politiche di destra, Juliano capì che si
trattava di un fatto importante, e sapeva quale fosse il suo dovere.
Il 6 Settembre 1969, refficiente ispettore inoltrò una nota
informativa al Giudice Francesco Ruberto, il magistrato inquirente
M
di Padova, riportando ciò di cui era venuto a conoscenza,
aggiungendo di aveme infannato anche il capo della polizia
politica, Molino. Il gatto nero stava quasi per essere tirato fuori dal
lla

sacco ministeriale. Molino immediatamente prese misure drastiche


per coprire gli indizi che portavano ai terroristi. Ventura, avvisato
de

del pericolo da qualcuno della polizia, si preparò a sparire. Di li a


poco, arrivò a Padova un ispettore del Ministero degli Interni di
Roma, ufficialmente per prendere visione dei progressi delle
indagini di Juliano, in realtà per rimuoverlo.
a

Iniziò il solito balletto: il testimone chiave di Juliano, Murano,


as

improvvisamente ed inspiegabilmente, ritrattò la sua prima


dichiarazione riguardo Freda e Ventura. Come risultato, la Squadra
Mobile di Juliano fu accusata dall'ispettore ministeriale, di aver
C

usato dei "testimoni inaffidabili e inattendibili".

~ /3J~
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15\3

Resosi conto della minaccia, Juliano si recò a casa di Murano e


lo convinse a ripensarci e riconfennare la sua prima versione, e
quanto dichiarato su Freda e Ventura. Ma prima che Juliano potesse
presentare di nuovo il testimone, a sua difesa, Alberto Murano :fu
trovato morto in fondo alle scale del palazzo in cui lavorava.

ia
Severamente censurato dal Ministero, Juliano venne sospeso
dal suo incarico, senza stipendio, e fu poi sbattuto in un distretto

or
lontano, in fondo allo stivale italiano, con l' accusa di aver "istigato
dei testimoni a dichiarare il falso": una prova evidente che la

em
Strategia del Terrore veniva coperta direttamente dal Ministero
degli Interni. Soltanto più tardi, molto più tardi, I'uomo chiave
della CIA al Ministero, eredità di Angleton, sarebbe stato finalmente
portato allo scoperto.
M
A Freda fu ridato il via libera. Per festeggiare, si recò, Io stesso
giorno, a Milano e piazzò un' altra bomba nel Palazzo di Giustizia.
Fortunatamente, fu scoperta in tempo, prima che esplodesse, ed al1a
lla

polizia non sfuggì il fatto che era simile a quella usata per gli
attentati del 25 aprile. Le bombe "standard" di Freda consistevano
de

di un contenitore di acciaio, corredato di due resistenti batterie a


secco, un timer tedesco "Ruchia" e un modesto quantitativa di
T.N. T.: erano ordigni di media efficacia, il cui precario
funzionamento non convinceva Freda; le esplosioni non
a

producevano danni devastanti tali da impressionare l'opinione


as

pubblica. Alla ricerca di esplosivi più potenti e più sofisticate


tecniche per portare al massimo il loro potere distruttivo, Freda
avvicinò un ingegnere elettronico suo amico, Tullio Fabris.
C

~&-
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15\4

che successivamente dichiarò al Giudice Giancarlo Stiz di


Treviso: "a fine agosto del 1969, Freda mi chiese informazioni sui
circuiti elettrici di batterie con elementi a secco, con un relay. Stava
studiando un circuito che potesse bruciare la resistenza con un certo
ritardo" .

ia
IllS Settembre 1969, Freda telefonò a Fabris per sapere quando
avrebbe potuto ritirare i 50 Timer Junghaus ordinati alla

or
Elettrocontrolli di Bologna. A quel punto, il telefono di Freda era di
nuovo sotto controllo, per ordine del Procuratore Fais, ma Freda fu

em
di nuovo messo in guardia da parte del capo della Polizia di Padova,
Molino. Ventura, testimoniando al processo Freda, dichiarò: "Gli
amici di Freda, alla questura di Padova 10 tenevano costantemente
informato su tutto ciò che succedeva" . (tale deposizione fu poi
M
confermata da Freda stesso al suo terzo processo).
Fabris ritirò i timer dalla ElettrocontrolJi ~del tipo di solito
impiegato per uso domestico, con uno scostamento di 60' e insegnò
lla

a Freda come innescare la carica con quelli.


Era tutto pronto per una massiccia serie di attentati, tranne la
de

scelta del capro espiatorio, che sviasse i sospetti dai veri


responsabili e dai loro mandanti.
Gli anarchici rappresentavano i migliori soggetti per essere
colpevolizzati, ed anche i meno abili a difendersi, quindi la polizia
a

di Roma era alla ricerca del personaggio adatto a cui addossare la


as

responsabilità dei prossimi attentati di Freda, e scelse come vittima


potenziale un anarchico dalla maniere miti, Giuseppe Pinelli, la cui
occupazione era quella di capo scambista alla stazione Centrale di
C

Milano, e la cui aspirazione principale era la leadership di un


"Comitato della croce nera", una organizzazione di assistenza per le
vittime della persecuzione fascista. Un tipo cordiale, il cui telefono
. messo sotto controllo, non rivelò nulla di sospetto: la polizia in un
primo momento trovò che sarebbe stato molto difficile far passare
Pinelli per un terrorista assassino.

~ ilL-
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15\5

Ma un informatore riferì che Pinelli era arrivato alla stazione


Centrale di Milano, l' 8 agosto, portando una pesante valigia, ed era
ripartito per Roma, con il treno delle 11,40. 11treno era arrivato 10
minuti prima, da Udine, e vi era stata trovata, prima che potesse
esplodere, una bomba. La coincidenza indusse la polizia a ritenere
Pinelli responsabile. Solo molto più tardi, il magistrato inquirente,

ia
Gerardo Ambrosio, stabilì che il treno con la bomba era giunto a
Milano con 20 minuti di ritardo. Era provato che Pinelli era già

or
partito, quindi non avrebbe potuto essere lui il responsabile.
La bomba, come fu provato in una successiva testimonianza,

em
era in effetti stata piazzata dalla squadra Freda ~ Ventura; era una
delle dieci, di cui otto erano esplose regolarmente, provocando
diversi morti. Le due inesplose erano identiche a quella piazzata il
24 luglio nel Palazzo di Giustizia di Milano, ciò convinse la polizia
M
~che ancora riteneva che il treno di Pinelli fosse partito dopo
l' arrivo di quello con la bomba a bordo~ che illoro sospettato fosse
responsabile di entrambi gli attentati.
lla

Ma prima di arrestare Pinelli, il capo della polizia a Roma,


Antonio Allegra, decise di scoprire a chi Pinelli avesse portato la
de

valigia a Roma. Si trattava di Ivo Della Savia, fratello di uno degli


anarchici fermati per gli attentati del 25 Aprile. Era tornato da un
viaggio nell 'Europa Nord Orientale, e si vantava di essere membro
del gruppo anarchico "Barcelona 39", responsabile di vari innocui
a

attacchi ad agenzie di viaggio spagnole, e ai consolati spagnoli


as

franchisti. Diceva di essere stato membro del "Bakunin club". Era


amico di un ballerino anarchico : Pietro Valpreda.
C

~&-
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15\6

Per tenere sotto controllo sia Valpreda che Pinelli, e quindi


scoprire il contenuto della valigia, la polizia mise al lavoro il
proprio informatore, Mario Merlino, che ricevette istruzione di
inftltTarsi nel gruppo anarchico Marzo XXII. Nessuno del gruppo
ancora sospettava di Merlino. La sola cosa che appariva singolare

ia
in quei circoli era che egli si presentava come un cattolico devoto,
andava a messa la domenica regolarmente alle 10, nella chiesa delle

or
Suore di via Montanelli, punto di ritrovo di cattolici integralisti; li
era conosciuto come un fervente commentatore dei testi evangelici.

em
Ma un giorno, Merlino lasciò da qualche parte una rubrica, in cui vi
erano indirizzi, nomi e numeri telefonici di molti noti fascisti
romani. Fu la fine. Nel settemhre 1969 era completamente bruciato
per tutti i circoli di sinistra nei quali cercava di infiltrarsi.
M
L'unico campo di azione che gli era rimasto era quello fra gli
anarchici, ai quali si avvicinò affermando che era ricercato e
chiedendo di essere introdotto nel Bakunin Club. Questo gioco
lla

andò in porto casi bene, che il capo dell 'ufficio politico al Ministero
degli Interni, Bonaventura Provenza, cercò di assoldare anche il
de

ballerino anarchico Valpreda come -informatore. Lo incontTò vicino


al Colosseo e gli offri tre anni di contratto retribuiti con 800.000 lire
e una nuova macchjna~ Valpreda rispose volgarmente al poliziotto,
indicando ciò che' poteva farci con quel lavoro, un insulto che g1i
a

costò un paio di schiaffoni (testimonianza resa al processo); più


as

seriamente, fu annotato come un possibile sospetto per le bombe di


agosto.
Quando Valpreda raccontò al suo compagno anarchico, Della
C

Savia, dell' offerta della polizia, Della Savia fuggì dal Paese.
La fuga all' estero dell 'uomo che la polizia considerava il primo
anarchico "d'azione", fece concentrare ancor di più il sospetto su
Valpreda.

LM~
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15\7

Nel frattempo, Freda era pronto, con le sue bombe, ad


infiammare l'autunno italiano. Una serie di scioperi, a gatto
selvaggio, era riuscita a produrre un aumento, del 200/0medio, dei
salari nell'industria. La Confindustria chiese al governo di porre un

ia
freno agli "scioperi politici", e, in un rapporto riservato, chiese a
Saragat un governo forte, senza Socialisti, in grado di controllare gli

or
operai del nord, proibire i picchettaggi, e impedire la "propaganda
sovversiva" e le "riunioni sediziose".

em
A Novembre, il Ministero della difesa del PSDI, Tanassi
dichiarò guerra aperta al comunismo, in tutte le manifestazioni e
fonne si fosse presentato. Nell' atmosfera di tensione che ne risultò,
un funzionario del Ministero degli Interni, citato da Panorama,
M
dichiarò: "Sarebbe sufficiente la morte di un poliziotto, durante una
manifestazione, o anni da fuoco scoperte nelle mani dei dimostranti,
per far dichiarare lo stato di emergenza, da parte del Capo di Stato e
lla

del Governo".
L'Economist di Londra, il 17 novembre 1969, intitolava:
de

"Italia: potrebbe diventare vera guerra".


(citare)
a
as
C

~ßJl-
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15\8

Il 19 Novembre 1969, durante uno sciopero generale, che ebbe


larga partecipazione, l' agente Antonio Annarumma della Celere, si
ferì mortalmente mentre era alla guida di un auto della po1izia.
Per la Destra si trattò di "una morte caduta dal cielo". Il
Presidente Saragat addossò prontamente la responsabilità della

ia
morte di Annarumma ai Comunisti; e reclamò dal governo severe
misure per difendere l'ordine e la legge. Nonostante una ripresa

or
filmata da un amatore dimostrasse che Annarumma aveva sterzato
bruscamente, salendo sul marciapiede, e aveva sbattuto la testa

em
contro il parabrezza, questo fatto, che non faceva comodo, fu subito
ignorato. Visto che non esistevano altre testimonianze, non si poté
provare quello che era veramente accaduto.
Al funerale di Annarumma, i poliziotti della Celere, erano di
M
umore decisamente aggressivo. Sui muri di Milano apparvero dei
manifesti: "Lunga vita ai Parà" e "Abbasso i partiti politici" e
ancora "L' esercito al potere". Presto il funerale si trasformò in una
lla

grande marcia anticomunista, con la presenza di Arditi Fascisti,


nelle loro uniformi del 1921, Brigate Nere in uniformi
de

Repubblichine, volontari del MSI, squadristi di professione, spioni


della polizia e l'inevitabile "maggioranza silenziosa".
Cominciò una caccia sfrenata ai "rossi": ragazzi, colpevoli solo
di avere i capelli lunghi, venivano presi e pestati "per principio",
a

mentre il Ministro degli Interni, Franco Restivo, e il Capo del1a


as

Polizia, Angelo Vicari, guardavano da un'altra parte, senza


curarsene.
Il 10 dicembre 1969, il settimanale tedesco "Der Spiegel"
C

pubblicò una dichiarazione del segretario del MSI, Giorgio


Almirante: "I nostri giovani si stanno preparando per la guerra
civile. NelJa lotta al Comunismo ogni mezzo è lecito".

L(L(~
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15\9

Per metà Dicembre tutte le parti erano pronte alla lotta. Saragat
e il "partito americano" stavano cercando di anticipare le elezioni
per far tornare il Paese al clima politico del centro..destra degli anni
~50_ Spostandosi a Destra, compiacendo il rifiuto popolare della
Strategia del Terrore (ancora pervicacemente attribuita all~azione

ia
della dannata Sinistra), Saragat sperava di poter raccogliere tre
milioni di voti. Ma non poteva anticipare le elezioni senza il

or
consenso de11a maggioranza del1e Camere; 1'unico sostegno gli
proveniva da Nixon, dalla CIA e dagli industriali.

em
~
Se Moro avesse potuto mettere d accordo le correnti del suo
partito ed allinearle su una unica posizione con i Comunisti, contro i
Socialisti del PSI e del PSDI, avrebbe potuto contare su uno
schieramento pari all~80% in Parlamento. Se Saragat, in veste di
M
Presidente della Repubb1ic~ si fosse mosso contro una taje
maggioranza, ciò si sarebbe configurato come un atto
anticostituzionale, simile a quel di Re Costantino contro Papandreou
lla

del 1965.
Per impedire una tale coalizione demo~comunista, gli USA
de

potevano solo agire in funzione della creazione di uno stato


d'emergenza che isolasse Moro e la sinistra DC. "Bisognava
scuotere violentemente ruomo della strada ~diceva Rubini.. per
fargli credere di essere costretto a difendere la propria libertà dalla
a

sovversione comunista".
L ~Ambasciatore americano, Graham Martin, fu messo in
as

azione. Il suo contatto con Stefano Delle Chiaie era Peter Bridges,
~
Primo Segretario all Ambasciata US. Si dette il via libera alla
C

organizzazione terroristica, purché fosse la Sinistra ad apparire


sempre responsabile di ciò che sarebbe accaduto.

~/LC
..
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\

15\1O

Nel corso di una riunione di "Marzo XXII", il provocatore


Merlino venne a conoscenza che Valpreda stava per partire per
Milano, I'll Dicembre, per fare visita a sua madre, per le feste
natalizie, e rispondere a un mandato di comparizione, relativo alla

ia
distribuzione di volantini che attaccavano Paolo VI, sulla sua
posizione sul controllo delle nascite.

or
Una coincidenza perfetta. Valpreda poteva diventare il capro
espiatorio per l' attentato terroristico programmato a Milano. Per

em
incastrare Valpreda, Merlino stabilì con Delle Chiaie che le bombe
avrebbero dovuto esplodere non appena Valpreda fosse giunto a
Milano, l' Il dicembre.
La mattina delIO, Delle Chiaie telefonò al socio terrorista di
M
Freda, Ventura, dandogli disposizione di partire per Roma dove gli
aveva prenotato una stanza all'Hotel Locarno. Nello stesso giorno,
a Padova, Freda comprava dal negozio di pelletteria "Al Duomo",
lla

quattro valigette di peHe, neHe quali piazzare le bombe.


La mattina del 12, Freda partì per Milano, mentre l'amico
de

Ventura prendeva il treno per Roma. Lì fu visto parlare con Stefano


Delle Chiaie: fu una grossolana imprudenza visto che ciò stabiliva
un filo diretto con Peter Bridges e l' Ambasciata USA.
a
as
C

L~
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CAPITOLO 16
MASSACRO A MILANO

All'imbrunire di quel venerdì 12 dicembre, piazza del Duomo era


affollata da gente che faceva spese, nel fme settimana. Precisamente
alle 16.37, una forte esplosione distruggeva l'ingresso della Banca
dell' Agricoltura. Si contarono sedici cadaveri, ottantotto feriti, alcuni
dei quali orribilmente mutilati, accecati, i lineamenti sfigurati, gambe
e braccia irrimediabilmente danneggiate. Era statoil miglior lavoro di

ia
Freda, fmo a quel momento. A distanza di cento metri, in piazza della
Scala, vicino al Teatro dell 'Opera, un impiegato della Banca

or
Commerciale Italiana trovò, vicino ad uno degli ascensori, una
valigetta nera .contenente una scatola di metallo. Questa non era

em
esplosa.
Nello stesso momento esplodeva a Roma una bomba, nel
sottopassaggio della Banca Nazionale del Lavoro, all'angolo di via
Veneto, vicino all'Ambasciata Americana. Rimasero ferite solo
M
tredici persone. Mezz'ora più tardi, esplosero due altre bombe, una
vicino al grande monumento a Vittorio Emanuele, nella piazza da cui
Mussolini aveva infiammato la folla. Rimasero leggermente ferite
lla

altre quattro persone, e due passanti furono colpiti dai calcinacci:


Merlino e Ventura non erano stati efficienti quanto Freda.
de

Al Ministero degli Interni si discuteva animatamente. Il Ministro,


Franco Restivo, voleva accusare la Sinistra, ma il Capo della Polizia,
Angelo Vicari, cominciava a sospettare anche degli ambienti di
Destra. Luigi Calabresi, incaricato di indagare sugli attentati,
a

informò immediatamente la stampa che le bombe erano dello stesso


as

tipo degli attentati del 25 aprile. "E' un lavoro dell' estremismo di


Sinistra" affermò Calabresi al corrispondente della Stampa di Torino,
"Anarchici" .
C

b~~
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16\2

Descritto dalla stampa come il "Commissario della CIA~~,a causa


di un corso speciale di polizia che aveva ftequentato negli Stati Uniti,
si sapeva che Calabresi aveva fatto da guida ufficiale al gen. Vemon
Walters della C~ durante la prima visita di quello in Italia. Alcuni
giornalisti avevano anche riportato che Walters era stato per la prima
volta presentato proprio da Calabresi al gen. De Lorenzo, in un
appartamento di via Villa Sacchetti 15.

ia
Era stato un gioco da bambini, per Calabresi, addossare la colpa
agli anarchici: essi erano senza copertura parlamentare, male

or
organizzati e in definitiva incapaci di difendersi. Per la gente, solo la
parola "anarchico" faceva pensare al caos nichilista. Era già successo,

em
che diversi attentati dinamÜardi a chiese e a sezioni di carabinieri, più
tardi riconosciuti come opera dei neofascisti della "Giovane Italia",
fossero stati attribuiti agli anarchici, che poi erano stati incarcerati,
senza nemmeno l' assistenza della difesa.d'ufficio.
M
Nella tarda serata del 12 dicembre, si cominciò a raccogliere i
~
frutti dall' albero dell indignazione. TICapo della Polizia di Milano,
Marcello Guida, annunciò, in una conferenza stampa che si stavano
lla

prendendo speciali misure contro circoli della estrema sinistra. Poche


ore dopo 10 scoppio delle bombe, le sedi di sinistra, degli anarchici,
de

maoisti, trotskisti, furono messe a soqquadro e furono effettuati molti


arresti. Il Ministro degli Interni confermò che erano state arrestate 244
persone ed erano stati perquisiti 367 locali sede di organizzazione
politiche. Erano tutte di sinistra, Avanguardia Nazionale non fu
a

nemmeno sfiorata.
as
C

LM~
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16\3

La città di Milano chiuse i battenti: caffè e altri posti pubblici


furono rapidamente chiusi, mentre bande di squadristi anti~comunisti
si aggiravano per le strade, colpendo la gente a casaccio.
I neo fascisti formarono perfino blocchi stradali, e anche un
senatore del PCI, Gianftanco Maris, fu riconosciuto, fennato e
picchiato. Gli studenti se ne stavano a casa. A Roma, le correnti di
destra della DC reclamavano misure d'emergenza contro "banditi di

ia
sinistra" ed i loro complici nel PCI, nel PSI, nella sinistra della stessa
DC. Soltanto il senatore democristiano Giovanni Marcora si dissociò,

or
dichiarando che le bombe avevano semplicemente 10 scopo di
attentare alle conquiste fatte dai sindacati, dopo mesi di trattative

em
pazienti e democratiche.
Mentre la Destra insisteva a parlare di un complotto comunista, il
PCI fu accusato direttamente, senza la minima esitazione, dal
Presidente Saragat, che ammoniva che tale attentati avrebbero potuto
M
provocare un colpo di stato, come quello dei Colonnelli in Grecia.
Saragat convocò il Ministro degli Interni Restivo, e il nuovo
Comandante dei Carabinieri, Luigi Forlenza, e chiese loro di
lla

proclamare "10 stato di emergenza". I Prefetti di tutte le città italiane


avrebbero potuto arrestare chiunque senza fornire immediata
de

motivazione e il Ministero degli Interni avrebbe potuto emettere dei


decreti immediatamente esecutivi: fatti senza precedenti, nella storia
della Repubblica. Quand9 perfino Restivo disse che prima avrebbe
dovuto consultare il Primo Ministro, Saragat fece marcia indietro.
a

Il 14 dicembre, l'Observer di Londra accusò Saragat di aver


as

incoraggiato i neo fascisti ad usare la violenza, defmendo la sua svolta


politica come una "strategia della tensione". L'Observer commentò
che la situazione non era sfuggita di mano solo grazie al senso di
C

responsabilità dimostrato dal PCI. Saragat, furioso, costrinse il


Ministro degli Esteri ad inoltrare una nota ufficiale di protesta agli
editori del Giornale.

~,
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16/4

Il 15 Dicembre, ai solenni funerali delle vittime degli attentati,


elementi di Destra e neofascisti speravano di ripetere disordini ed
incidenti, per le strade, che avevano caratterizzato il funerale di
Annarumma. Cercavano l'occasione per farH diventare una
imboscata contro i comunisti. Arrivarono i neofascisti da tutto il
nord con l'intenzione di prendere parte alla caccia all'uomo. Ma

ia
non avevano fatto i conti con l' ordinata organizzazione dei partiti di
sinistra e dei sindacati, che avevano previsto la possibilità di scontri.

or
Il PCI ed il PSI, congiuntamente alle organizzazioni sindacali,
schierarono i loro militanti lungo tutto il corteo per tenere divisi gli

em
opposti schieramenti. Fin dalla mattinata, i lavoratori avevano
occupato i centri strategici intorno a Piazza del Duomo, con le loro
tute blu da lavoro, affluendo dalle metropolitane, integrati dagli
studenti, con le loro giacche a vento. Quando i neofascisti, che
M
erano arrivati peñmo dal Veneto, videro la organizzata
determinazione, desistettero e si dispersero.
Quando cominciò la cerimonia, alla presenza del Capo dello
lla

.
Stato e delle più alte autorità del Paese, trecento mila persone erano
presenti, in un silenzio composto, sotto un cielo di piombo, per
de

seguire il corteo. Peñmo il Primo Ministro, Mariano Rumor, colpito


dalla disciplina e dalla calma, esclamò: "il popolo italiano non vuole
la guerra civile. Non vuole avventure pazze!". Tornato a Roma,
aveva perso ogni fiducia nella strategia programmata e golpista di
a

Saragat.
as

Quanto alle indagini della polizia, un importante indizio


avrebbe dovuto essere la bomba inesplosa alla Banca Commerciale.
Il suo rivestimento di alluminio e il suo timer tedesco Diel
C

Jungleans avrebbe dovuto costituire un vero tesoro investigativo.


Invece di analizzare la bomba e cercare di stabilirne la provenienza,
fu fatta inspiegabilmente detonare, nel cortile centrale dell'edificio,
distruggendo improvvidamente un importante indizio. Non avevano
bisogno di prove, come disse la polizia, visto che già si
conoscevano i colpevoli: quei terribili anarchici.

&JàJ~,
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16\5

Fra questi colpevoli indifesi in pnglone, c' erano diversi


studenti adolescenti, di buona famiglia. Perfino la polizia si rendeva
conto che era improbabile che questi avessero piazzato una bomba,
con l intenzione di mutilare e massacrare delle persone innocenti.
L' anarchico dichiarato, che era stato interrogato più

ia
stringentemente dal commissario Calabresi, era il capro espiatorio
precedentemente selezionato con tanta cura da Merlino: Pietro

or
Valpreda, il ballerino professionista trentasettenne, senza alcuna
precedente penale, che si era rifiutato di diventare una spia, non si

em
sa se per avidità o per paura. L'unico elemento di sospetto era la
somiglianza tra gli attentati di aprile e di dicembre. Invano si cercò
di stabilire dove fosse stato il 12 dicembre. Per incriminarlo, il capo
della polizia, Bonaventura Provenza, incalzato dai suoi superiori,
M
decise di sacrificare il proprio agente infiltrato, Mario Merlino. Se
Valpreda fosse stato coinvolto nel -possesso di esplosivi, ciò
avrebbe significato, per Merlino, confessare di esserne stato a
lla

conoscenza, ma di non aver rivelato l'esistenza di un deposito di


armi, lasciato da Della Savia appunto in custodia di Valpreda: tale
de

silenzio avrebbe costituito un..reato.


Merlino, che sarebbe stato descritto dal Tribunale, che poi lo
avrebbe accusato di aver eseguito gli attentati del 1968, come
"uomo di intelligenza superiore, astuto e con una forte personalità",
a

rifiutò di sacrificarsi, rendendosi conto che questo avrebbe rischiato


as

di renderlo complice. Tuttavia, quando fu minacciato di una più


grave incriminazione, cioè di essere il responsabile delle bombe di
Roma, finì per piegarsi, e fu immediatamente fermato. Alle lOdi
C

sera del 14 dicembre, rilasciò una deposizione in cui accusava


Valpreda. Questo, sotto pressante interrogatorio confessò di essere a
conoscenza dei timer nascosti da Della Savia in nascondigli nella
Via Tiburtina. La polizia concluse che Valpreda e il ferroviere
Pinelli erano i colpevoli. In questo senso, informò la stampa,
aggiungendo di essere alla ricerca di più importanti mandanti. Alle
lOdi sera del 15 dicembre, cominciarono ad interrogare Pinelli,
come il maggior indiziato.

g~,
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16\6

Più o meno a mezzanotte, Aldo Palumbo, giornalista dell 'Unità,


lasciò la sala stampa della stazione centrale della polizia. Si fermò
per accendere una sigaretta per le scale, chiedendosi se sarebbe
riuscito ad avere ulteriori informazioni sulle centinaia di fermati che
erano sotto interrogatorio al quarto piano. Quando iniziò ad
attraversare il cortile, vide cadere il corpo di un uomo dal quarto
piano. Rimbalzò sul cornicione del terzo e poi del secondo,

ia
atterrando ai suoi piedi con un pesante tonfo. Il tuffo verticale, da
peso morto, senza segno di saito, fece capire a Palumbo che il corpo

or
era stato lasciato cadere, senza vita o senza coscienza, da una
fmestra. Il corpo era quello di Giuseppe Pinelli, del cui "suicidio",

em
la polizia darà diverse versioni, nelle settimane seguenti. Prima,
dichiararono che un sottufficiale aveva cercato di fermare Pinelli,
mentre saltava dalla fmestra, tanto che era rimasto con una scarpa in
mano. Questa versione non resse, perché i reporter che si erano
M
precipitati nel cortile avevano visto l'uomo con tutte e due le scarpe.
Successivamente, il "suicidio" di Pinelli fu definito una chiara prova
di colpevolezza: gli attentati, era chiaro, spiegarono con una
lla

consequenzialità irrazionale, dovevano essere stati opera degli


anarchici, visto che il motto di Valpreda era "bombe, sangue,
de

anarchia. "
Per concludere il caso, la polizia fece pressione su un tassista
suggestionabile, Cornelio Rolandi. Questi che si era presentato
"casualmente" alla sede centrale, affermò che prima dell'esplosione
a

alla Banca dell' Agricoltura, aveva lasciato, nei pressi, un uomo con
as

una cartella nera, in cui aveva riconosciuto Valpreda.


Controinterrogato, il tassista ammise che la polizia gli aveva
mostrato prima la fotografia dell' anarchico che doveva riconoscere.
C

~,
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16\7

Poco tempo dopo aver fmnato una deposizione scritta per i


magistrati ~testimonianza valida, secondo la legge italiana, anche in
caso di successiva morte del testimone~ a Rolandi fu permesso di
tornare a casa, avendo incriminato Valpreda in maniera decisiva per
una condanna.
Ad evitare che Rolandi potesse essere interrogato dagli avvocati di

ia
Valpreda, "un atto di Dio" rese il tassista non disponibile per
qualsiasi Tribunale di questo mondo. Morì alrimprovviso e

or
misteriosamente di polmonite galoppante.

em
M
lla
de
a
as
C

~~L,
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CAPITOLO 17
UOMO MORTO NON MENTE

Era uno sport pericoloso essere un testimone, pericoloso quasi


quanto essere a conoscenza della paternità d' oltreoceano degli
attentati. Armando Calzolari, che era stato durante la guerra un
appartenente al gruppo di assalto di Valerio Borghese, fu sentito
vantarsi del fatto di essere a conoscenza degli autori delle stragi di

ia
Milano e Roma. La mattina del Natale del 1969, solo 13 giorni
dopo l'esplosione delle bombe, lasciò il suo appartamento a Monte

or
Mario, a Roma, per portare a spasso il suo setter, dicendo alla sua
compagna, Maria Pia Romano, che sarebbe tornato verso le 10,00

em
per accompagnarla a Messa.
All 'una, non era ancora tornato e Maria Pia cominciò a
preoccuparsi, specialmente dopo aver notato che aveva dimenticato
a casa il suo portafoglio con la carta d'identità. La loro Cinquecento
M
bianca non si trovava dove l' avevano parcheggiata, e fu un vicino
che l'accompagnò al Parco di Villa Doria Panfili, dove dei vigili
urbani riferirono di non aver visto passeggiare nessun uomo con un
lla

cane.
Dopo aver fatto ricerche presso vari ospedali senza successo,
de

Maria Pia si rivolse ad un amico, un monsignore del Vaticano


affmché facesse ricerche anche presso la polizia. Il 28 dicembre la
Cinquecento bianca di Calzolari fu ritrovata; era a circa 200 metri
da casa e la moglie e i vicini erano sicuri di non averla vista li prima
a

di allora.
as

n giorno seguente degli amici neofascisti di Calzolari fecero


visita a Maria Pia, e un capitano dei carabinieri le suggerì di non
fare caso alle ipotesi di certa stampa, secondo cui il marito avrebbe
C

potuto essere stato vittima di un omicidio politico.


In un articolo del Tempo, il giornale neofascista romano, si
riferiva che Calzolari era stato visto impallidire rispondendo al
telefono. E qualche giorno dopo, Sergio Te, che era un reporter del
quotidiano missino Il Secolo d'Italia, nonché membro di
Avanguardia Nazionale, era appunto giunto ad accusare la Sinistra
di aver commesso un omicidio politico.

~,
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17\2

Secondo la moglie, Calzolari si era trasferito a Roma da


Genova, soltanto 2 mesi prima, in quanto la capitale offriva
maggiori opportunità per il suo lavoro di public relation di
incontrare gente importante. Spiegava che il suo lavoro era quello di
incontrare varie personalità, a livello ministeriale~ e che questi
incontri avvenivano in genere durante delle cene, che erano

ia
organizzate in un noto ristorante subito fuori Roma, sulla via
Aurelia, Villa Radieuse. A queste cene intervenivano industriali,

or
politici, religiosi tra cui persino il cardinale Eugenio Tisserant e
alcuni pezzi gros~i come il famoso carrozziere Zagato. *(nota).

em
Confidava che il marito ammirava i colonnelli greci e considerava
gli arabi e i negri subalterni e incompetenti. La moglie pretendeva di
non essere a conoscenza del suo lavoro politico, ma di sapere solo
che aveva stretti legami con delle personalità del Vaticano, che
M
frequentava i monaci di San Battista dei Genovesi e che andava a
Messa nella chiesa di Sant' Andrea della Valle, quella stessa chiesa
in cui Scarpia di Puccini aveva intrappolato la bella Tasca. Maria
lla

Pia aggiungeva che aveva molti amici all'estero specie negli Stati
Uniti e che la sua conoscenza delle lingue lo aveva reso prezioso per
de

i suoi datori di lavoro, che sembravano occuparsi della costruzione


di strade e di ponti. In realtà il vero lavoro di Calzolari era stato
quello di raccogliere ed amministrare dei fondi, per il Fronte
Nazionale di Valeria Borghese.
a

Un compagno del Fronte confidò che Calzolari era stato


as

reclutato come istruttore di "forze speciali" in Israele e che avrebbe


dovuto recarsi lì, nella primavera del 1970.
C

*(nota)
La connessione tra gli organizzatori "neri" di terroristi come
Borghese, personaggi del Vaticano e Servizi Segreti, è più facile da
cogliere quando ci si rende conto che J.J. Angleton era incaricato
del controspionaggio della CIA del settore del Vaticano e di Israele.

s~~~.
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17\3

N ato a Genova nel 1926, Armando Calzolari, conosciuto come


Dino, era stato un ufficiale della Marina Mercantile Italiana ed era
stato membro della Decima Mas di Borghese, e non aveva più visto
il mare dal1960.
Mercoledì 28 gennaio 1970 un muratore, attraversando un
terreno a fianco di un cantiere, molto scosceso, pieno di alberi e

ia
canne, vicino alla sede del SIM a Forte Bravetta, trovò i corpi di un
uomo e di un cane dentro un piccolo stagno. Era Calzolari e il suo

or
setter Paurette. Era molto fuori mano e i carabinieri non si erano
spinti fm là nelle loro ricerche, in quanto la moglie di Calzolari

em
aveva escluso la possibilità che avrebbe potuto portare a spasso il
cane, in una simile zona, così fangosa e lontano da casa.
L'orologio al polso di Calzolari si era fermato alle 8,34. TI
corpo era in stato di avanzata decomposizione e l' autopsia non
M
rivelò alcun segno di violenza. I carabinieri conclusero che
Calzolari era caduto nello stagno forse per salvare il suo cane e che
qui era annegato. Nessuno aveva sentito chiedere aiuto. Lo stagno
lla

era nascosto da una scarpata e da una macchia di canne ed era al


centro di una zona recintata e resa molto fangosa dalle piogge.
de

Lo stagno non era profondo più di l metro ed era costeggiato da


un muro di mattoni di un metro e mezzo. Sarebbe stato veramente
difficile caderci dentro, specialmente per un uomo come Calzolari
che era atletico, campione di judo ed esperto subacqueo. Ma questi
a

particolari furono trascurati. Il vero scivolone di Calzolari era stato


as

un altro e causato dalla sua lingua lunga. Quando il magistrato Aldo


Vittozzi espresse l'opinione che Calzolari fosse stato assassinato per
qualche suo legame con gli attentati, l'inchiesta gli fu tolta ed
C

assegnata ad un magistrato più accomodante, che infatti concluse


che Calzolariera morto cercando~dLsalvareilsuo c.ane.

~~~
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17\4

Dopo il verdetto del Giudice Istruttore, la moglie di Calzolari


lasciò la città per recarsi a Torino; ma due mesi più tardi cominciò a
lamentarsi che il magistrato non si fosse ancora deciso a chiudere il
caso, e che questo fatto le provocava dei problemi finanziari.
La stampa rilevò ciò come una stranezza, in quanto non risultava
essere assicurata. Qualcuno evidentemente aveva dovuto prometterle
un aiuto fmanziario, non appena il caso fosse stato fonnalmente
archiviato.

ia
La successiva vittima, per aver cercato di rivelare i veri autori
degli attentati fu Vittorio Ambrosini, procuratore della Corte

or
d' Appello a Roma e fratello di un ex presidente della Corte
Costituzionale. Era stato abbastanza incauto da inviare al ministro

em
Franco Restivo una lettera, nel gennaio 1970, in cui accusava i
membri di Ordine Nuovo di essere stati i veri responsabili della
carneficina. Poco dopo, per una tragica coincidenza, doveva cadere
dalla fmestra di un ospedale, in cui era ricoverato per accertamenti.
M
A rendere più complicate le cose per l'anarchico Valpreda
sopravvenne la morte di tre testimoni della sua difesa, che rimasero
lla

schiacciati nella loro Mini Morris, da un grande camion che si era


fermato all'improvviso davanti alla loro macchina; un camion
opportunamente guidato, pare, da un militante del Fronte Nazionale di
de

Valerio Borghese.
Un altro che avrebbe dovuto fornire una testimonianza a favore di
Valpreda, Mario della Savia, fu trovato soffocato, in maniera
misteriosa, senza alcun segno di violenza e nessun motivo apparente;
a

poi ci si rese conto che era stato probabilmente scambiato per il


as

fratello, l' anarchico Pietro, che era prudentemente fuggito all'estero,


prima che tutto cominciasse.
Un altro che credeva di aver capito quello che in realtà era successo,
C

fu un po' più fortunato. La sera del 17 dicembre 1969, Guido Lorenzon,


un giovane democristiano della città veneta di Maserata sul Piave, si recò
dal suo avvocato, Alberto Steccanella, a Vittorio Veneto dicendo di essere
molto allarmato. Il suo vecchio amico, Giovanni Ventura, l'editore di
Padova, si era vantato con lui di appartenere al gruppo terroristico, che
aveva come centro Padova, e di aver compiuto parecchie operazioni a
Roma e a Milano, compresi gli attentati del 12 dicembre. Ventura gli
aveva anche confidato di aver nascosto armi ed esplosivi nella sua casa di
Castelfranco Veneto.

£J1A~ '
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17\5

L' avvocato Steccanella consigliò allora Lorenzon di informare


il Pubblico Ministero veneto, Luigi Bianchi D'Espinosa, che era un
democratico riconosciuto. A sua volta, D'Espinosa, avverti il
Pubblico Ministero di Treviso, che ordinò una perquisizione della
casa di Ventura al questore locale. Ma prima di eseguire l' ordine, il
capo dell 'ufficio politico di Treviso ritenne opportuno avvisare i

ia
suoi colleghi di Milano, ritardando l'operazione. Gli agenti si
presentarono a casa di Ventura solo tre giorni più tardi. Ventura era

or
ormai già stato avvertito, ed era sparito insieme a tutte le armi
segnalate e agli esplosivi. Per liberarsene, Ventura chiese aiuto ad

em
un collega, Franco Cornacchia, che gli concesse di nasconderle in
un posto sicuro. Ventura venne poi a sapere che il 29 dicembre,
Lorenzon era stato invitato a comparire, a Treviso, a Palazzo di
Giustizia, per essere interrogato dall' assistente procuratore della
M
regione, Pietro Calogero, su tutto quello di cui era a conoscenza
riguardo le attività di Ventura stesso. Preso dal panico, Ventura
telefonò a Giannettini del SID per chiedere aiuto, e salì sul primo
lla

treno per Roma. Giannettini lo ascoltò e lo rassicurò: "Forze


importanti ti proteggono e l'inchiesta è tutta centrata su Valpreda e
de

sugli anarchici. Soltanto loro saranno ritenuti responsabili per gli


attentati del 12 dicembre". Il magistrato Vittorio Occorso era
d'accordo con la polizia che Valpreda e gli anarchici fossero i veri
colpevoli. Quindi la copertura sembrava funzionare bene. Ma c' era
a

anche un' autorità superiore alla ricerca della verità: subito dopo
as

l' attentato del ] 2 dicembre, Luigi Guy, ministro della difesa e uomo
di fiducia di Moro, aveva chiesto al SID di svolgere un'indagine
sugli attentati.
C

~~~
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17\6

Sotto tale pressIone, il servIzIo segreto produsse


tempestivamente importanti risultati. Già per il 14 dicembre, il
luogotenente Mario Santoni poteva dichiarare che Stefano delle
Chiaie era il responsabile operativo degli attentati di Roma, che
Mario Merlino lo aveva aiutato ad eseguirli e che Merlino stesso si
era infiltrato nel gruppo anarchico XXII Marzo per poter

ia
incriminare la Sinistra.
Santoni indicò un agente del SID come fonte informativa, il

or
neonazista Stefano Serpieri, che era stato infiltrato, insieme a
Merlino, nel movimento anarchico. In effetti la rivelazione

em
proveniva da un documento perfettamente esplicito ~sostiene
Rubini~ fomito da Guido Giannettini all'ufficio "D" del
controspionaggio del SID, del novembre 1969, ma mai inoltrato alla
magistratura.
M
Giannettini informava il suo superiore, il col. Gasca Queirazza,
che Avanguardia Nazionale aveva intenzione di mettere in atto,
entro breve tempo, una serie di attentati in luoghi chiusi, i cui effetti
lla

sarebbero stati devastanti.


Secondo Rubini il documento, inviato alla sezione del
de

controspionaggio del SID, aveva lentamente percorso la scala


burocratica, risultando alla fme con un contenuto molto alterato.
Quando infatti raggiunse il col. Antonio Caciuttolo, capo del
controspionaggio, i veri autori del complotto erano indicati come i
a

neonazisti Yves Guerin~ Serac e Robert Leroy, entrambi deftniti


as

anarchici. Che questi due criminali internazionali erano in effetti


degli hitleriani ~Leroy era stato un ufficiale della Waffen SS~ era
ben noto al SID. Ma il "gioco" pretendeva che fossero identificati
C

come anarchici.
Il 16 dicembre 1968, il dossier di Santoni, riguardo questa rete
di terroristi, giunse nelle mani dell'Ammiraglio Eugenio Henke,
nuovo capo del SID, che telefonò al ministro della Difesa Guy,
fissando un. appuntamento per il giorno seguente. Guy
immediatamente informò Moro, che si trovava in quel momento a
Bruxelles in~una riunione dei ministri della~CEE~

&&L,
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17\7

Moro tornò a Roma qu~llo stesso giorno, e Guy lo incontrò il


17. Furono d'accordo che Henke trasmettesse il dossier alla polizia
giudiziaria di Roma (così riferì Henke durante il terzo processo di
Catanzaro). Una volta che i carabinieri avessero controllato le
informazioni, avrebbero potuto inviare un rapporto circostanziato ai
magistrati incaricati dell'inchiesta.
TI 20 dicembre 1969, mentre la polizia politica di Roma

ia
mostrava di non essere a conoscenza, sia del telex incriminante di
Treviso, che del rapporto del SID, il col. dei carabinieri Pio

or
Alferano diede l'ordine al capitano Francesco Valentini di inquisire
Delle Chiaie e Merlino. Delle Chiaie. fu arrestato in via.Tommaso

em
da Celano, e la sua abitazione perquisita. Merlino nel frattempo era
già agli arresti, a Milano.
"Caccola", come era universalmente conosciuto Delle Chiaie, si
comportò con l' arroganza di chi sapeva di poter contare su
M
protezioni molto in alto. Tuttavia, dopo tre giorni di prigione,
cominciò a cedere e confessÒ di essere. stato cün Merlino fino a
poche ore prima degli attentati.
lla

A tutto il 22 dicembre, il col. Alferano aveva ultimato e


consegnato un rapporto in cui si stabiliva che gli attentati erano in
de

effetti stati eseguiti da terroristi di destra. Questo rapporto avrebbe


avuto un effetto esplosivo se fosse stato reso di dominio pubblico.
Cautamente, Moro decise di tenerlo segreto, ma anche di usarlo
per fmi politici. Sostiene Rubini che quanto evidenziato dal col. dei
a

carabinieri, sarebbe servito a Moro per sconfiggere i falchi del


as

partito americano e forzare la mano a Saragat, per ripristinare un


governo quadri~partito di centro sinistra. Ciò fino a che regolari
elezioni avrebbero tolto allo stesso Sargat l' opportunità di imporre
C

ai socialisti una svolta anti..comunista.


Gli attentati di Freda e Ventura avevano avuto un effetto
controproducente, come succede spesso facendo uso
dell' estremismo.

~~
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17\8

Il 23 dicembre, Moro si recò al Quirinale per incontrare


Saragat. Durante l'incontro ~sostiene Rubini~ pervennero ad un
accordo tra "gentiluomini". Messo di fronte all'evidenza
inconfutabile che era stato Saragat stesso e il suo "partito
americano", con fmanziamenti CIA, ad avere organizzato la
strategia del terrore, con l'impiego di assassini neofascisti, Saragat
acconsentì a rinunciare alla sua campagna anti~Nenni, e a non

ia
mettere in atto la minaccia di sciogliere le camere. In cambio, Moro
si disse disponibile a non usare il rapporto di Alferano. li giorno

or
seguente, il portavoce di Saragat, il ministro Tanassi, aveva già
cominciato ad ammorbidire la linea anti:.socialista.

em
Da parte sua, quel che Alferano doveva fare era di bloccare
l'inchiesta riguardante Merlino ed i suoi rapporti con Delle Chiaie, e
non consegnare ai magistrati il rapporto SID e le infonnazioni
raccolte dal capitano Valentini. Delle Chiaie fu scarcerato; il
M
processo degli anarchici, scopertamente senza amici nello stato
italiano, fu rimandato a data da destinarsi. Qualsiasi altra persona,
infonnata dei fatti, ed abbastanza sciocca da insinuare
lla

pubblicamente che gli attentati non fossero opera degli anarchici,


rischiava una silenziosa sparizione, come Calzolari e gli altri.
de

Nulla venne a conoscenza della gente. E la cosa sarebbe morta


lì, se non fosse stato per il magistrato di Treviso, Bianchi
D'Espinosa, ancora con professionalità a caccia, seguendo l'indizio
di Lorenzon.
a
as
C

~{i;~ "
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CAPITOLO 18
IL PRINCIPE NERO COLPISCE

Sia il Presidente Saragat, che il suo partito americano erano ben


consapevoli che il nuovo governo Moro di centro sinistra, non avrebbe
avuto un programma politico morbido, come quello degli anni "60.
Presero la decisione pertanto di portare avanti un'azione più
decisa, per ostacolarlo, specialmente ora che si era venuti a

ia
conoscenza che, per le elezioni regionali, nelle zone tradizionalmente
di sinistra, come Emilia, Toscana e Umbria, i socialisti di Nenni erano

or
pronti a presentarsi insieme ai comunisti, in un Fronte popolare, come
nel "48. Per opporsi a tale minaccia, quindi, la destra avrebbe dovuto

em
agire con estrema decisione.
Per assicurarsi il controllo dei ministeri chiave, quando fosse
giunto il momento dell' azione, i socialisti democratici di Saragat, il
PSDI, garantirono l'appoggio al nuovo governo Moro, a condizione di
M
ottenere il Ministero della Difesa, che in effetti andò a Tanassi. Così
con Restivo al Ministero degli Interni, si garantirono il controllo del
SID, di polizia e di Forze Armate: nessuna forza militare avrebbe
lla

potuto essere di ostacolo.


Per collocare un uomo di fiducia a capo del SID, il nuovo
de

ministro della Difesa, Tanassi, si liberò per tempo di Eugenio Henke.


Lo fece con una promozione a capo di. Stato Maggiore Generale,
premiandolo manifestamente per aver taciuto sull '''affare'' Delle
Chiaie, e per aver ordinato ai suoi subordinati di non fare menzione ai
a

giudici istruttori dei dossier incriminanti. Per sostituire Henke, a capo


as

del Servizio Segreto, con un tocco di ispirazione trans atlantica,


Tanassi incaricò Vita Miceli, un siciliano fortemente caratterizzato a
destra. Durante gli anni "70, Miceli, con l'aiuto palese
C

dell' Ambasciata Americana ispirata occultamente dalla CIA, era stato


alla testa del servizio di controspionaggio militare del SID.

~&L~
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18\2

Miceli era diventato amico di colui che sarebbe diventato


l'organizzatore del prossimo tentato colpo di stato, Remo Orlandini,
fedelissimo braccio destro di Valerio Borghese. Preparandosi al
grande momento, i congiurati incrementarono la loro strategia del
terrore dandole nuovo impulso.
Giovanni Ventura si recò a Trenta per trattare apparentemente un
affare con il deputato democristiano Flaminio Piccoli. Ma questo, per

ia
la sua presenz~ fu un semplice pretesto. Appena giunto, una serie di
attentati neofascisti contro i rappresentanti della sinistra, si scatenò in

or
tutta la provincia. Quando la città reagì, con una manifestazione, di
grande partecipazione, contro tale delitti, Almirante, segretario del

em
MSI, pretese illicenziamento immediato del prefetto. TIministro degli
Interni, Restivo, si attivò per soddisfare illeader fascista, licenziando
il questore. Lo sostituì con un uomo di fiducia: il capo della polizia
politica, già conosciuto come intimo del neofascista Molino.
M
Tale mossa diede il via ad una serie di gravi conseguenze: il 3
settembre vi furono degli attentati ferroviari; il 4 ottobre vi furono tre
attentati dinamitardi all'interno di sale cinematografiche; tUl ulteriore
lla

esplosione avvenne la settimana dopo. E' ovvio che gli attentati


avevano tutti la stessa matrice.
de

Una bomba fu trovata, appena in tempo, prima che causasse un


massacro, ad una riunione antifascista di massa. Si sostenne che fosse
stata scoperta da Molino, ma il col. Santoro, dei carabinieri ammise,
poi, che le sue indagini furono fermate, quando stavano per giungere
a

alla conclusione che la bomba, in effetti, era stata piazzata proprio


as

dalla polizia.
TI lavoro era stato eseguito da uno studente ingaggiato dalla
polizia politica, Sergio Zani, che confessò di aver ricevuto la bomba
C

direttamente da Molino. Per mesi, nessuno fu arrestato, fatta eccezione


dei soliti studenti di sinistra.
Nel frattempo, la situazione politica era deteriorata. ' Nei primi 8
mesi del 1970, ben tre governi si erano succeduti. Il democristiano
Rumor si dimise dopo solo 100 giorni, sotto la minaccia di uno
sciopero generale che non sarebbe riuscito a controllare. La coalizione
di centro sinistra che Moro aveva rattoppato non riusciva a produrre di
meglio.

.£JLL '-
I
I
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18\3

L' arnica di Angleton, il Principe nero, Valerio Borghese,


commentò con il giornalista Giampaolo Pansa che "il regime
democratico -è ormai esaurito e fatiscente. Alla prima nuvol~ cadrà".
Intanto nel settembre 1970, Almirante dichiarava: "E' arrivato il
momento di smettere di definirei solo fascisti ma di cominciare. ad
agire da fascisti".
Si accelerarono i preparativi per l' azione contro "i sovversivi

ia
della sinistra". Grazie al nuovo capo di Stato Maggiore, ammiraglio
Henke, ci si assicurò la disponibilità di rifornimenti di camion, radio,

or
divise ed equipaggiamenti anfibi, per le forze neofasciste
extraparlamentari, da usarsi esattamente come nel 1921, per attacchi

em
tipo "mordi e fuggi". Al 9° congresso del MSI, a novembre,
Almirante, defmendosi con orgoglio il "boia di Salò", dette
l'annuncio: "prima del prossimo congresso, saremo in trincea". E
sapeva quel che diceva. Il golpe era stato programmato per il mese
M
seguente.
Valerio Borghese si era acquartierato dentro un piccolo palazzo a
Roma, in Via Santa Anna Merici. TIputsch doveva seguire il modello
lla

di quello dei colonnelli greci, e iniziare il giorno della Immacolata


Concezione. La notte del 7 dicembre 1970 fu denonrinata in codice,
de

TOA~TORA, in onore dei vecchi alleati dell' Asse di Borghese, che 29


anni prim~ nello stesso giorno, avevano compiuto il loro attacco di
sorpresa a Pearl Harbour. Alle 19,50 Borghese seppe che la sua
insurrezione aveva avuto inizio.
a

Per parecchie ore, gruppi di neofascisti selezionati con cur~ si


as

erano andati radunando in una palestra di via Elenian~ eccitati per


l'imminente azione. Così era avvenuto in altre parti della città.
" Il colpo comincia stanotte. Le anni saranno consegnate tra
C

breve. Cacciati i comunisti, domani saremo al potere".


Alle 22, in piazza Romani~ una dozzina di veicoli si misero in
moto verso il palazzo del Viminale, sede del Ministero degli Interni.
Nello stesso momento, dall'altra parte della città, 2000 guardie
forestali, al comando del magg. Berti, arrivarono sulla via Olimpica.

g~~L ~
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18\4

Erano giunti dalla vicina località di Città Ducale, seguiti da una


dozzina di camion ed erano annati con mitr~ pistole e granate. La
colonna si fermò vicino a Via reulada davanti alla sede RAI.
Nel suo quartiere generale, Borghese ed il suo staff seguivano
l' operazione via radio~telefono. I loro obiettivi erano quelli di
prendere sotto il loro controllo, i Ministeri degli Interni e della
Difes~ i cui ministri erano ovviamente coinvolti nel complotto, di

ia
occupare la RAI, e di arrestare il capo della polizia Vicari.
In un' altra sede, il braccio destro di Borghese, Remo Orlandini,

or
aspettava il segnale insieme ad un gruppo di agitatori, per
organizzare disordini in tutta la città, tali da giustificare l'intervento

em
militare, a sostegno del golpe.
L'incarico più delicato era stato assegnato al Gen. Giuseppe
Casero che doveva agire, non solo da aiutante di campo di
Borghese, ma al momento opportuno, doveva accompagnare al
M
Ministero della Difesa il Gen. Duilio Fanelli. Questi, già Capo
Generale delle Forze Aeree, era l'uomo destinato a guidare le Forze
Armate, che avrebbero "soffocato qualsiasi resistenza usando ogni
lla

mezzo fosse necessario".


Alle 22,30 tutti i raggruppamenti maggiori avevano raggiunto i
de

loro obiettivi. Altri isolati, a piccoli gruppi, avevano preso


posizione davanti alle abitazioni delle personalità politiche più
importanti, e dei dirigenti sindacali, pronti ad arrestarli per poi
trasferirli in campi di concentramento.
a

Alle 22.35, una dozzina di uomini erano radWlati a breve


as

distanza dal Ministero degli Interni. Alle 23.15 Borghese dette il


segnale della fase numero 2: i cancelli del Ministero degli Interni si
aprirono e i golpisti scivolarono in silenzio all'interno dell'edificio.
C

I poliziotti incaricati della sicurezza erano misteriosamente


spariti. All'interno dell' edificio, 50 uomini erano in attesa; erano lì
dalla mattina, travestiti da operai, ed erano entrati da un garage
sotterraneo.

~~vA~
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18\5

Nel cortile centrale, i golpisti si divisero in due gruppi: uno, con


Stefano Delle Chiaie alla testa, si diresse verso l' anneria; l' altro,
guidato dall'ex parà, il deputato neo~fascista Sandro Saccucci,
penetrò nel centro comunicazioni. Da qui Saccucci telefonò a
Borghese: "Tutto bene".
Fuori dalla RAI, le truppe del magg. Berti erano in attesa
dell' ordine di occuparla. Infatti sarebbe dovuto intervenire

ia
Borghese, per rivolgere un discorso alla Nazione. Aveva
scarabocchiato su un pezzo di carta: "La fonnula politica che ha

or
governato l'Italia, negli ultimi 25 anni, e che l'ha portata sull'orlo
del precipizio, del collasso morale ed economico, cessa di esistere.

em
Italiani, la svolta politica da lungo tempo auspicata, il colpo di stato
da lungo tempo aspettato, è compiuto. Le forze annate, quelle
dell' ordine pubblico, gli uomini più competenti e più rappresentativi
della nazionecsono al nostro fianco".
M
Borghese aveva già assicurato ai suoi uomini l'appoggio delle
forze aeree, di unità militari terrestri, nonché dei carabinieri. Le
truppe erano in stato di allerta nelle caserme. Una colonna armata
lla

era in marcia verso la Capitale, in appoggio dei golpisti. Alle 0.53 il


col. Giorgio Genovesi del SID, telefonò al col. Federico Gasca
de

Queirazza, capo della sezione D del controspionaggio: "alcuni


uomini armati hanno occupato il Ministero degli Interni ed altri si
apprestano ad occupare il centro radiotelevisivo. Altri uomini
armati si stanno radunando n~ strad~ ~fa.c~ciamo?".
a

Il col. Queirazza chiamò l'uomo di Saragat, il Gen. Miceli ..che


as

aveva sostituito l' ammiraglio Henke a capo del SID~ chiedendo


disposizioni. Miceli rispose: "Per il momento nulla. Tieni gli occhi
aperti" al Ministero degli Interni, i golpisti erano in attesa
C

dell'annuncio radiote1evisivo e controllavano nervosamente gli


orologi. All 'una di mattina non c'era stata ancora nessuna
trasmissione. Poi squillò il telefono. Ad uno stupefatto Saccucci, fu
riferito che il golpe era cancellato e gli fu ordinato di ritirarsi
insiemec ai suoi uomini. Inutilmente cercò di mettersi. in. contatto
con il Principe Nero.

~ßJ~ ~
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18\6

Quanto alluogotenente di Borghese, Remo Orlandini, egli riferì


più tardi, ricordando: "mi precipitai alla sede di Borghese, quasi
facendomi ammazzare in un incidente. Là incontrai il gen. Casero
che usciva. Quando sentii la cattiva notizia stavo per spararmi.
Borghese ci disse che anche lui doveva obbedire a chi stava più in
alto: "dovremo ritirarci".
Al Ministero degli Interni, si era in pieno panico, e già si

ia
sentiva parlare di tradimento. Delle Chiaie voleva proseguire a tutti
i costi, ma i suoi uomini avevano cominciato già a ritirarsi

or
dall'edificio. Davanti alla Rai, il magg. Berti ricevette 10 stesso
contrordine, e si diresse in ftetta verso Città Ducale alla testa delle

em
sue truppe sbalordite
Tutti gli uomini che si erano messi in agguato davanti alle case
delle personalità da arrestare, sparirono silenziosamente nella notte.
Alle 2 di mattina, i carabinieri arrivarono davanti al Ministero: tutto
M
era a posto e mancavano solo poche anni dan' anneria.
All' alba del' 8 dicembre, delle intercettazioni telefoniche
registrarono una conversazione tra Orlandini e il col. Cosimo Paci,
lla

uomo di fiducia del gen. Miceli: "che cosa è successo?" chiedeva


Orlandini. "Cerca di comprendere ~rispondeva il col. Paci~ non
de

c'era alternativa". "Che cosa facciamo adesso?" chiedeva Orlandini;


"Bisogna tenere la testa bassa. L'operazione è cancellata".
Qualche tempo più tardi, la stampa annunciava che un colpo di
stato era fallito, nella notte dell'otto dicembre; che il Principe Junior
a

Valeria Borghese, che ne era stato a capo, era fuggito in Spagna,


as

raggiungendo il suo amico nazista, col. Otto Skorzeny.


C

~&l'
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18\7

Il 15 dicembre 1970, il capo del SID, Miceli, aveva un


completo rapporto del fallito golpe, con i nomi dei partecipanti e
degli obiettivi programmati. Ma prima del 17 marzo 1971, il
pubblico non aveva avuto nessuna infonnazione. Quel giorno un
giornale di sinistra, Paese sera, pubblicò un primo resoconto. Fu
minimizzato e ampiamente negato dal ministro Restivo e dal gen.
Miceli. Fu soltanto quando Giulio Andreotti obbligato, dopo

ia
Watergate e la caduta di Nixon, a rendere pubblici gli autentici
documenti del SID, che i fatti divennero infme noti.

or
Nel frattempo un altro golpe era in cantiere. Ma prima che
potesse essere eseguito, con sicurezza, parecchi dei principali

em
cospiratori del golpe fallito, dovevano essere costretti al silenzio,
con l' assassinio, non perché sapevano troppo del golpe, ma perché
sapevano chi veramente l' aveva ispirato.
M
lla
de
a
as
C

~4'
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CAPITOLO 19
IL COMPLOTTO SI SNODA

Il delitto era necessario per mantenere segreti i veri artefici


della strategia del Terrore. Ciò fu messo in evidenza dalla serie di
assassinii commessi, per far calare il silenzio sulla storia che stava
dietro il complotto SOLO, del I 964, di De Lorenzo.
Nel tardo 1966, i democristiani percossero la vecchia strada

ia
dell' occultamento tramite inchiesta. Il comitato parlamentare,
incaricato di fare luce su SOLO e sulle operazioni deviate del
SIFAR, fmì naturalmente per insabbiarsi. Per le indagini furono

or
scelti i generali Aldo Beolchini e Umberto Turrini: che in soli 3
:plesi erano giunti a delle valide conclusioni, ma ciò che era stato

em
scoperto fu ben presto coperto.
Aldo Moro aveva costellato di "omissis" le parti più
compromettenti del rapporto, con la motivazione di garantire la
M
~~sicurezza nazionale", Fu solamente nel maggio del "67, dopo
specifiche rivelazioni apparse sulla rivista "Espresso", che Moro
diede incarico a Roberto Tremelloni, Ministro deBa Difesa, affmché
lla

desse disposizioni al gen. Carlo Ciglieri di portare a conclusione una


inchiesta completa, riguardo le attività del vecchio SIFAR. Cìglieri
incaricò il gen. Giorgio Manes di organizzare l'inchiesta e di
de

stilargli un rapporto quotidiano, mantenendo un assoluto segreto.


L' esistenza del rapporto Manes venne alla luce alla fme del
1977, nel corso di una causa per diffamazione intentata da De
a

Lorenzo contro due giornalisti dell 'Espresso. Sotto la minaccia che


Ciglieri fosse chiamato a deporre, il generale fu rimosso dal suo
as

incarico, e spedito a comandare la Terza Armata, a Padova, sotto il


sicuro controllo del comando NATO.
C

~~,
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19\2

Quando infine Ciglieri fu chiamato a deporre, e gli fu richiesto


di consegnare alla Corte il rapporto Manes, fu costretto a farlo. H
giorno successivo, il 23 dicembre 1967, Ciglieri ebbe un
ripensamento ~spontaneo o indotto che fosse.. e chiese alla Corte di
segretare parti del rapporto, con la solita motivazione della
sicurezza nazionale.
TIPubblico Ministero, il gi~dice Occorsio, lo stesso che aveva

ia
creduto che fossero gli anarc1ìici i responsabili della strage di
Milano, riconsegnò mal volentieri il rapporto a Ciglieri, per

or
permettergli di operare i tagli opportuni; durante la notte Occorsio
aveva letto il rapporto, da cima a fondo: un gesto audace che gli

em
sarebbe costato la vita assieme a quella di tanti altri.
Certo del coinvolgimento di De Lorenzo, nel tentato colpo di
stato, e non curandosi di quanto scottasse il rapporto, Occorsio
decise diiniziare le procedure giudiziarie contro il generale.
M
Nel frattempo il gen. Manes era stato ufficialmente ammonito,
"per essere andato troppo in là con la sua inchiesta" e per aver
trattato argomenti "politici". Un rapporto curato nei minimi
lla

particolari fu prontamente reso pubblico: era pieno di buchi come


un setaccio, l'effetto che ottenne fu minimo. Ma da quello che era
de

venuto a galla, era chiaro che il col. Enzo Rocca, capo della sezione
REI, del SIFAR, avrebbe avuto molto da raccontare sulle
cospirazioni della Destra, sostenute dagli industriali del Nord e
fmanziate dall'estero. Ufficialmente, Rocca aveva già lasciato il
a

SIFAR, nel giugno del 1967, ma era noto che lavorava ancora per i
as

servizi segreti, assumendo addirittura degli agenti, da un ufficio


privato, in un locale appartenente alla FIAT.
C' era il rischio tangibile di una vera allannante inchiesta
C

parlamentare, che lo avrebbe costretto a testimoniare, sotto


giuramento, per rivelare l'intera storia del coinvolgimento della CIA
in tutte le operazioni.

~(lJ~
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19\3

1127 giugno 1968, aIle 19,30, la polizia romana avvisata dal SID
di indagare sulla morte di un colonnello dell'esercito, avvenuta al 6°
piano di via Barberini 86, trovò il col. Rocca, riverso sul pavimento
del suo ufficio, in un lago di sangue, con una ferita di arma da fuoco
alla testa, ed una pistola al suo fianco. Era stata la segretaria, con
l' aiuto del portiere a trovarlo nell' appartamento, e testimoniò di aver

ia
trovato spalancata una finestra, che comunicava con un appartamento
a fianco, che risultava vuoto. Dalla scia delle macchie di sangue, la

or
polizia accertò che il colonnello prima di uccidersi si sarebbe dovuto
sdraiare. Anomalie ed interventi estranei ~tre ufficiali del SID

em
avevano rimosso i documenti~ si incastravano armoniosamente.
In quel giorno, il comportamento di Rocca sembrava escludere
completamente quaIsiasi intenzione di suicidio. Aveva lavorato
nonnalmente durante tutta la mattina, ricevuto varie visite, e aveva
M
anche preso appuntamenti per il pomeriggio. Durante il corso della
mattinata, aveva ritirato diversi milioni di lire in banca, ma non li
aveva ancora depositati nella sua cassaforte. A casa, durante il
lla

pranzo comunicò alla famiglia che non sarebbe rientrato per cena.
n test con il guanto di paraffina, per individuare tracce di polvere
de

da sparo, risultò negativo: Rocca non aveva premuto il grilletto per


"uccidersi". La sua morte soppresse comunque tutto quel che
sapeva.
Per il resto del 1968, ogni richiesta di aprire una inchiesta, su
a

quel che era avvenuto nel 1964, fu bloccata dalla maggioranza


as

democristiana. Solo nel gennaio 1969, le ripetute insistenze


dell' opposizione, portarono al risultato della creazione di una
commissione di inchiesta.
C

n gen. C~glieri, che si trovava a Padova con tutti i documenti,


comprese le parti che erano state segretate del rapporto Manes, fu
chiamato a deporre, ancora una volta, di fronte alla Commissione.

~,
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19\4

Il sabato mattina del 25 aprile 1969, alle 11,45, il gen. Ciglieri


salì sulla sua auto, una Giulia Alfa Romeo, da solo, in borghese,
apparentemente per prendere parte ad una riunione di veterani della
seconda guerra mondiale. Tra Padova e la vicina cittadina di
Cittadella, J'auto del generale, uscì improvvisamente di strada e per
lo scontro con un albero, si ribaltò. Scaraventato fuori

ia
dall' abitacolo, il generale morì, 4 ore più tardi, nell'ospedale di
Campo S. Martino, senza aver ripreso conoscenza. Non aveva con

or
se documenti di identit~ e non era usuale per lui viaggiare senza il
suo autista, il cui cappello, trovato in macchina, indusse la polizia a

em
credere che il morto fosse proprio il suo autista, e non il generale. In
auto c'era una borsa contenente diversi milioni di lire in contanti.
Non fu riscontrato nessun segno di ftenata sull' asfalto, e la polizia
concluse che l' autista fosse svenuto al volante, per un malore o
M
qualche droga, e fosse rimasto vittima dell 'urto contro lo sterzo.
Il 28 aprile, il Gazzettino di Padova pubblicò una foto della
macchina del generale in cui, nel cofano aperto, si vedeva una busta
lla

di plastica all'interno. Quando corse voce che il generale stava


recando con se dei documenti importanti, la foto originale sparì dai
de

documenti del Gazzettino e della stessa polizia stradale. Il giorno


della morte di Ciglieri, i riflettori dell'inchiesta parlamentare furono
puntati sul gen. Giorgio Manes, vice comandante del carabinieri,
che aveva portato a conclusione la severa inchiesta del 1967.
a

Manes si soffennò al bar del Parlamento, prima di affrontare la


as

Commissione, e qui improvvisamente ebbe un collasso. La seduta


dovette essere rimandata. Portato in una clinica, dal suo ufficiale
aiutante, il luogotenente Remo Dottavio, il generale morì per
C

improvvisa insufficienza cardiaca. Con Manes sparì il testimone


chiave.

L ~ (i.l ~
,
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19\5

L 'unica persona rimasta a conoscenza dei fatti, non coinvolta,


era il luogotenente Dottavio, che aveva provveduto a battere a
macchina il rapporto sugli avvenimenti del giugno e dellugJio 1964.
Venne trovato seduto alla propria scrivania, con una pallottola in
testa.
Tutto ciò che risultò dalle indagini, riguardanti il complotto di
De Lorenzo, fu una mozione, approvata fmalmente dal Parlamento,

ia
che disponeva la distruzione dei dossier SIFAR, riguardanti le
persone. Una disposizione la cui validità può essere giudicata dal

or
fatto che, nel 1967, il ministro della difesa, Tremelloni, aveva
assicurato il Parlamento, che quei dossier erano stati effettivamente

em
distrutti, mentre 3 anni più tardi il nuovo ministro della difesa,
Giulio Andreotti, aveva dovuto ammettere che essi erano ancora
esistenti, anche se incompleti.
Le copie di molti dossier furono consegnati alla Commissione
M
Parlamentare del 1983 che conduceva l'inchiesta sulla P2. Erano
stati consegnati dalla polizia uruguaiana che li aveva reperiti in un
nascondiglio segreto, nella villa di Montevideo del Gran Maestro
lla

Licio Gelli.
De Lorenzo comunque preoccupato dagli eventi, pensò bene di
de

coprirsi con l'immunità parlamentare. Per le elezioni del 1971 si


candidò, insieme al suo compagno di cospirazione, ammiraglio
Gino Birindelli. Entrambi furono eletti nelle liste dell 'unico partito
che era disponibile ad accettarli, I'MSI neofascista. Per il momento
a

erano fuori pericolo, e la strategia del terrore poteva procedere


as

inesorabilmente, con il positivo risultato di fomentare risentimenti


contro la sinistra, in chi fosse stato ignaro delle vere radici fasciste
del terrore.
C

Scoppiarono delle bombe dan' estremo nord, a Trento, vicino


alle Alpi, fino all' estremo sud, a Catanzaro, alla punta dello stivale.
Nessuno fu arrestato. I giudici continuarono a scarcerare i
neofascisti fermati per possesso di anni, con il pretesto che fossero
semplicemente dei "collezionisti".

~ßel~
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19\6

Il commissario di polizia che aveva più dati in .suo possesso,


riguardo agli attentat~ e che avrebbe potuto smascherare i colpevol~
era Luigi Calabresi di Milano, l'ufficiale 32enne, noto nei circoli di
sinistra, come "commissario CIA", a causa del suo addestramento
avvenuto in America.
Una mattina del maggio 1972, Calabresi stava per entrare nella
sua macchina, per recarsi in questura. Era solo, perché la settimana

ia
prima, il capo della polizia l' aveva privato della guardia del corpo.
Da W1adistanza di 3 metri, un uomo esplose 3 colpi da W13pistola

or
della seconda guerra mondiale, coperta da un giornale, nella schiena
di Calabresi, per poi fmirlo con il classico colpo di grazia alla nuca.

em
La strada era piena di testimoni, uno dei quali descrisse l'uomo:
biondo e con gli occhi azzurri. Riferì, che dopo gli spari, l'uomo si
incamminò, con calma, a passo sicuro in direzione di una macchina
rossa, che stava aspettando con un complice al volante. Il testimone
M
notò che, quando l'impermeabile del killer si impigliò nello
sportello, egli lo riaprì con indifferenza, e dopo aver pulito
l'impermeabile, fece segno all'autista di partire. A parere del SID,
lla

l' assassino era presumibilmente un tedesco, prestato dal BND di


Gehlen agli italiani.
de

Quando tre individui sospetti furono fermati alla frontiera con


la Svizzera, furono infine lasciati passare, malgrado una circolare
della polizia segnalasse tre individui che corrispondevano alla loro
descrizione, come possibili colpevoli dell'assassinio. Visto che la
a

polizia italiana odia gli assassini dei poliziotti, quanto qualsiasi altra
as

polizia, la loro protezione doveva essere stata garantita da autorità


supenoTI.
Solo il giovane giudice di Treviso, Giancarlo Stiz, sembrava
C

non credere che il circostanziato racconto fornito da Lorenzon, sulla


azione di provocazione neofascista, fosse tutta una fantasia. Ordinò
quindi l'arresto di Freda e Ventura, con l'imputazione di azione
sovversiva e tentata ricostituzione del partito fascista. Ma la
protezione che li copriva era troppo forte. Stiz non riuscì ad ottenere
cooperazione da parte della polizia centrale. Dal suo canto, il gen.
Miceli ribadiva che la documentazione in suo possesso non.
conteneva nulla che potesse sostenere tali accuse.

~8JL ~
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19\7

Era una flagrante menzogna: Miceli aveva in mano il rapporto


Alferano. Ovunque Stiz indagasse, si trovava di fronte ad un muro
di silenzio, impenetrabile come quello dell'omertà mafiosa. Dopo
mesi di interrogatori senza successo, fu costretto a rilasciare Freda e
Ventura, la loro protezione era stata più forte. Tuttavia l' arresto di
Ventura fini per innescare una reazione a catena. Franco
Cornacchio, l'amico di Ventura, si spaventò a tal punto da pregare

ia
un collega, Giancarlo Marchesini, di nascondere a sua volta
l' arsenale criminale che gli era stato pericolosamente affidato da

or
Ventura. Per un po'di tempo tutto filò liscio, ma, a dicembre, alcuni
operai che lavoravano all'interno della villa di Marchesini, si

em
imbatterono casualmente in 5 mitra, una dozzina di pistole,
silenziatori e 3000 munizioni. Quando la polizia arrestò Marchesini,
questi accusò Cornacchio che a sua volta affermò di aver ricevuto il
pericoloso materiale da Ventura. Finalmente i magistrati poterono
M
emanare dei nuovi mandati di arresto per Freda e Ventura. Passando
al setaccio gli archivi del Palazzo di giustizia, a Padova, Stiz riusci a
rintracciare le registrazioni deIle conversazioni telefoniche di Freda,
lla

quelle occultate da Molino. Queste rivelarono che gli attentati erano


stati protetti e coperti dal Ministero degli Interni. Rintracciò
de

l' esperto di elettronica, Tullio Fabris, che testimoniò che i terroristi


avevano ricevuto i 50 timer, dalla Elettrocontrolli di Bologna, nel
settembre del 1969. I timer avevano targhette di identificazione
della Targlindustria, come quella rinvenuta nella ventiquattrore,
a

contenente l'ordigno inesploso alla Banca Commerciale di Milano.


as

Nel contempo, l'Istituto di ricerche di Breda, confermava


l'opinione dell'ingegnere, Teonesto Cern, che i 12 ordigni di
dicembre erano stati innescati con timer di quella marca.
C

~ (3eJ ~
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19\8

Il magistrato poteva ora accusare, in maniera documentata,


Freda e Ventura, di aver organlzzato una base terroristica, e di aver
compiuto gli attentati, del 25 aprile, del 24 luglio, dell' 8 agosto e
del12 dicembre 1969. La documentazione fu inviata a Milano, dove
il compito di completare le indagini fu assunto dal giudice Gerardo
D' Ambrosio e dal suo sostituto Emilio Alessandrini. Ciò avrebbe
portato presto ad un altro assassinio. Stiz aveva insistito anche per

ia
l' arresto di Pino Rauti, con l' accusa di aver arruolato i terroristi. I
magistrati di Milano trattennero per un po'di tempo Pino Rauti, ma

or
poi decisero di rilasciarlo, in quanto era candidato nelle liste del
MSI e, una volta eletto, avrebbe comunque dovuto essere rilasciato

em
per l'immunità parlamentare. Nel caso in cui fosse rimasto in
carcere, l'intera indagine sugli attentati terroristici, correva il rischio
di essere sottratta alla giurisdizione di Milano, per essere trasferita a
quella delle Camere, dove la schiacciante maggioranza DC, avrebbe
M
potuto seppellirla per sempre.
Mentre i magistrati di Milano studiavano la documentazione,
spuntò un' altra prova incriminante. Al corrispondente dell 'Espresso,
lla

Mario Sciajola, che era a Padova per una inchiesta su un movimento


studentesco che si proponeva di opporsi alla sovversione fascista, fu
de

consegnata una ventiquattrore M. Gruber, da uno degli studenti, che


affennava di averla comprata in un negozio di Padova. Era identica
a quella che aveva contenuto la bomba non esplosa in banca, e che
era stata riprodotta dal Gazzettino, dopo l'attentato. Sciajola portò la
a

valigetta al giudice D'Ambrosio a Milano, che interessato, fece


as

subito controllare quella fonte a Padova. Furono inviati i magistrati


Fiasconaro ed Alessandrini per interrogare il negoziante, Fausto
Giurati, e la commessa, Loretta Galeazzo, sulle valigette vendute il
C

10 dicembre 1969.

~fLL~
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19\9
Con grande sorpresa appresero che anche il negoziante e la
commessa avevano visto l articolo e la riproduzione della valigetta
~

sul Gazzettino~ e che si erano recati immediatamente in questura per


denunciare di aver venduto la valigetta ad un giovane, il 10
dicembre. In questura, i due Pubblici ministeri~ con interesse
crescente, trovarono copia di un vecchio telex, inviato dal questore
Manganella all 'ufficio Affari Riservati del ministero degli Interni,

ia
nonché alla polizia politica di Roma e di Milano. Tale telex non era
mai giunto in possesso dei magistrati che indagavano sul caso.

or
Scoprirono, inoltre, che il Ministero degli Interni aveva poi inviato
dei frammenti della ventiquattrore esplosa nella Banca Nazionale

em
del Lavoro, per essere identificati dalla M. Gruber. La ditta li aveva
riconosciuti come di loro fabbricazione. Neanche questa
informazione era stata inoltrata ai magistrati.
Questa indagine provocò l' accusa di ostruzionismo e
M
occultamento di prove, da parte del giudice D'Ambrosio, nei
confronti di Elvia Catenacci, capo del dipartimento Affari Riservati
del Ministero, e di Buonaventura Provenza e Antonino Allegra, capi
lla

degli uffici di polizia politica di Roma e di Milano.


Prontamente processati, secondo il tradizionale balletto
de

d' accusa e proscioglimento~ entrambi furono scagionati per


insufficienza di prove.
L' arresto di Preda e Ventura portò alla scoperta di una piccola
cassaforte, di proprietà della madre di Ventura, che conteneva delle
a

copie di diversi rapporti, stilati dall ~agente "Z" della sezione "D",
as

ossia da Guido Giannettini. Il giudice D'Ambrosio chiese a Ventura


di svelare l'identità dell'agente "Z"ma questi si rifiutò.
Giannettini, per assicurarsi di non essere chiamato in causa da
C

Ventura, organizzò la fuga del" bombardiere nero", dal carcere di


Monza; ma Ventura consapevole che tale fuga avrebbe giovato alla
libertà dei suoi complici, ma sarebbe costata a lui la vita, non
assecondò il progetto.

,
gQvQ(3Jl
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19\10
Il primo ad identificare in Giannettini l'agente "Z", fu il
giornalista Piero Sanavio, del periodico Il Mondo. Scrisse che
Giannettini era "l 'uomo del SID", che aveva presieduto una
riunione con Freda e Ventura, a Padova, il 18 aprile 1969. Ciò colpì
l'ambiguo vice capo della polizia del Ministero degli Interni, il
segretissimo agente di Angleton, Federico D' Amato. Per proteggere
se stesso, decise di rischiare di bruciare Giannettini, il quale fmo a

ia
quel momento era riuscito a restare nell' ombra. D'Amato, che era il
cervello dell'Ufficio AtIariRiservati del Ministero degli Interni,

or
indirizzò l'attenzione di D'Ambrosio su un "giornalista romano, che
è anche un membro del SID, e che conosce bene il retroterra del1a

em
strategia delle bombe". Successivamente fu 10 stesso Giannettini a
dichiarare che D'Amato aveva riferito a D'Ambrosio, sulla sua
appartenenza al SID. Fu allora che il Ministro degli Interni fece
emettere un ordine di cattura immediato per Giannettini, come
M
membro di Avanguardia Nazionale.
Messo di ftonte all'evidenza di prove schiaccianti, Ventura finì
per confessare di aver piazzato un'intera serie di ordigni: alla Corte
lla

di Torino; alla Fiera di Milano; alla stazione di Milano;


all 'Università di Padova; al Palazzo di giustizia a Roma e su una
de

ventina di treni.
Giannettini, sotto la minaccia den' arresto, ricorse ai suoi
superiori del SID, in cerca d'aiuto. Gli suggerirono di espatriare
immediatamente. Il cap. dei carabinieri, Antonio La Bruna,
a

accompagnò l'agente del SID all' aeroporto di Fiumicino, dove,


as

usufruendo delle sue credenziali, consentì a Giannettini di salire su


un aereo per Parigi.
Lì, Giannettini, restò a libro paga del SID, incaricato di inviare
C

rapporti sune attività delle organizzazioni anti~fasciste in Francia, e


con la disposizione di tenersi fuori dai guai. Ci riusci, ma per poco.
Passo dopo passo, il caso cominciò ad evolversi, fmo ad
arrivare a Washington, alla Casa Bianca.

~ Rtf---L"
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CAPITOLO 20

Per comprendere ID pieno quanto completo fosse il


coinvolgimento della Casa Bianca, sul sinistro sviluppo della
strategia del terrore, e la sua espansione mondiale, basta guardare
agli eventi in Cile nel 1973. Nixon, Kissinger, Haig, sotto la
sollecitazione dell'Agenzia, si accingevano ad effettuare con

ia
successo un golpe che avrebbe porfato ad una dittatura feroce.
Da11958, la CIA aveva contrastato la candidatura presidenziale

or
di Salvator Allende, e aveva definito stalinisti i sostenitori del
partito dei lavoratori socialisti. Durante 12 anni, dal 1958 al 1970,

em
l' Agenzia profuse un tniliardo di dollari, per tenere Allende lontano
dal potere, con una operazione cinicamente defmita " battaglia per
la preservazione della democrazia in Cile". Secondo il rapporto del
"Senate Select Committe", le segrete attività americane furono
M
fattore di decisiva influenza, in ogni elezione tenutasi in Cile, dal
1961 al1964. NeI1964, la CIA fornì la metà delle spese effettuate
per sconfiggere Allende, e per fare eleggere, invece, il
lla

democristiano Edoardo Frei, un leale cattolico, che aveva come


consigliere un gesuita belga, Roger Vekeman, a sua volta
de

collaboratore della CIA. In questa operazione si riuscirono ad


ottenere risultati positivi, con i soldi e l'informazione tendenziosa.
Ma per le elezioni del 1970, si dovette far ricorso al terrorismo e
alla insurrezione tnilitare, quando la CIA si rese conto che non vi
a

era altro modo, per contrastare la volontà popolare in Cile.


as

Quando ne11969, Nixon salì al potere, era dell'idea che perfmo


i democristiani fossero spostati troppo a sinistra, e abbandonò Frei,
considerato uomo di Kennedy, per favqrire Jorge Alessandri, che
C

secondo l'ambasciatore americano, Edward W. Korry, era l'ovvio


candidato di ceti abbienti, e che si proponeva di smantellare le pur
modeste riforme sociali di Frei. Un programma politico che,
secondo Korry, sarebbe risultato un disastro, sia per il Cile che per
gli Stati Uniti.

~CMl !1JL '


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20\2

Nixon confessò a David Frost, più tardi, che la sUa reazione


decisa nei confronti del Cile, fu anche influenzata
dati' ammonimento di "un uomo d' affari italiano (quasi certamente
Sindona o Gelli): "se Allende dovesse vincere le elezioni in Cile,
dopo Castro a Cuba, che è un boccone rosso, avrete tutta l'America
Latina rossa, da dover inghiottire". (NYT 25 maggio 1977).
Fu del resto evidente che Nixon stava per creare dei problemi al

ia
Cile, quando la stampa diffuse la notizia dell'arrivo a Santiago, alla
fme del 1968, del gen. Vernon Walters, uomo di punta della CI~

or
sul fronte dei colpi di stato. A luglio del "69, il terrore promosso da
Walters in Italia, era in pieno svolgimento sanguinoso, e Nixon

em
decise di eliminare la minaccia costituita da Allende, allo stesso
modo. Secondo il Senate Select Committe, fu allora che la CIA
ricevette l' autorizzazione a mettere in piedi una rete segreta
all'interno delle forze annate cilene; piazzarono agenti in tutti e tre i
M
corpi, con l'intenzione dichiarata di dare vita ad un golpe.
Furono inviati grandi quantità di armamenti, trasportati vía
mare, per garantire la classe militare; si sosteneva con i militari che
lla

essi fossero da considerarsi una classe superiore, ma li si avvertiva,


che i loro privilegi sarebbero stati minacciati da un governo di
de

sinistra.
L' esercito del Cile dipendeva già, quasi, totalmente dal
sostegno americano.
Sulla base del trattato di sicurezza inter americano, del 1949, e
a

del trattato di mutua difesa del 1952, l'addestramento professionale


as

degli ufficiali superiori cileni, era stato, per anni, sotto il controllo
diretto del Pentagono. L'intero continente era, in effetti, armato in
maniera paradossale, con una pletorica casta militare, innecessaria e
C

reazionaria, che era sostenuta soltanto per disegni illiberali.

~ßJL '
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20\3

Per contrastare Allende, nelle future elezioni presidenziali, in


programma per metà dell'estate, John McCone, membro del Consiglio
di Amministrazione della ITT, fece pressioni sulla compagnia,
affinché contribuisse con 350 mila dollari, a favore del candidato di
Nixon, Jorge Alessandri; Harold Geneen, alla testa della ITT, si offi:ì,
poi, di aumentare la somma fmo ad un totale di un milione di dollari.

ia
*(nota).
L' amministratore delegato dell' Anaconda offrì, a sostegno, altri

or
500 mila dollari. Tutta questa generosità non servì a molto: Allende
fu eletto presidente del Cile e 1'11 settembre 1970, con largo suffragio

em
popolare. Comunque, prima che potesse assumere il potere, la sua
nomina doveva essere ratificata da1 Congresso. Ciò fornì a Nixon e
a11aCIA un'ultima occasione per ostacolarlo.
Il direttore della CIA in carica, Richards Helms, si era già
M
consultato con il suo predecessore Johnn McCone, (ancora a1 servizio
della CIA come consulente), su come comportarsi nel caso di vittoria
di Allende. La follia che l'Amministrazione stava per compiere, fu
lla

emblematicamente rivelata dalle parole del Consigliere della


Sicurezza Nazionale di Nixo~ Henry Kissinger: " non capisco perché
de

dovremmo stare a guardare, mentre un paese diventa comunista, a


causa della irresponsabilità del suo popolo".
a

*(nota).
as

Ciò non era sorprendente, considerando che rITT, fondata nel


1920 da G.P. Morgan, e sviluppata in una gigantesca Multinazionale
.da Sosthenes Benn, nativo delle isole Vergini, era stato uno dei fautori
C

del riarmamento nazista. Benn acconsenti a sostenere Hitler nel 1933,


e massicci fmanziamenti erano stati effettuati a favore di Heinrich
Himmler, tramite associate tedesche, perfino durante la seconda
guerra mondiale. La ITT aveva interessi concreti, nell'industria
tedesca degli armamenti, compresi gli aerei Fock~Wolfe, impiegati
contro i soldati americani e i loro alleati, da cui la ITT ricavava un
eccellente profitto.

~~~
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20\4

Quando scambiava note infonnative con i corrispondenti


diplomatici, Kissinger, non mancava di avvertire che gli Stati Uniti
non sarebbero stati passivamente a guardare, nel caso che Allende
fosse andato al potere, ma che avrebbero considerato ciò come una
minaccia per l'intero emisfero ovest.
Il Senate Select Committee stabilì che il complotto per togliere

ia
Allende di mezzo, fu messo a punto da Nixon, nell'ufficio Ovale
della Casa Bianca, ill5 settembre, assieme a Helms, Kissinger, e al

or
suo vice Alexander Haig, e al procuratore Johnn Mitchell. Nixon
dichiarò con forza che non era accettabile un governo guidato da

em
Allende, e diede disposizioni a Helms di occuparsi pèrsonalmente di
promuovere un golpe militare in Cile, per bloccare Allende. Furono
messi a disposizione IO milioni di dollari, per effettuare
l' operazione, e altri ancora in caso di necessità La CIA fu
M
autorizzata ad agire, senza infonnare il Dipartimento di Stato o la
Difesa, né l'Ambasciatore americano in Cile, anche se Korry era
stato indipendentemente sollecitato a promuovere, per suo conto,
lla

qualsiasi ostacolo possibile ad Allende. Per una maggiore sicurezza,


il progetto del golpe cileno fu diviso in due operazioni: Track l e
de

Track 2, in codice. La prima palese, e la seconda assolutamente,


segreta. Helms assegnò al veterano della CIA, Thomas
Karamessines, (capo delle operazioni segrete, dopo la sua fuga
dall'Italia), l'incarico di collegamento con la Casa Bianca, e ordinò
a

a William V. Broe, Capo Divisione dell' Agenzia per i Servizi


as

Clandestini, nell'emisfero ovest, di incontrarsi con Ed Gerrity, vice


presidente della ITT, per discutere e ricercare quante altre possibili
trappole potessero inventare. In Cile Johnn B. Tipton e James E.
C

Anderson erano incaricati di dirigere la rete degli agenti infiltrati nei


partiti della sinistra e della destra. Tra settembre e ottobre,
l' Agenzia spese 350 mila dollari, per corrompere i membri del
Congresso e indurii a votare contro Allende.
Nel frattempo Helms chiamò un gruppo ristretto di dirigenti
CIA, a Washington, per informarli sulle segretissime direttive per
Track2.

~~~~
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I

20\5

Per mettere in atto Track 2, Helms richiamò negli Stati Uniti,


dalla Germania, Theodore Sceckley, l' agente più tenace e senza
scrupoli, daI tempo di Bill Harvey. Il 21 settembre, il Capo sezione a
Santiago, Henry Hecksner, ricevette un telegramma in codice 236 da
Langley: "scopo dell'operazione è di prevenire l'ascesa al potere di
Allende. Il gioco di prestigio con il Congresso è scartato e la
soluzione migliore è questo obiettivo".

ia
Hecksner presto scoprì l'esistenza di correnti anti~A11ende, sia
nell' esercito, sia fra i carabinieros, ma riscontrò che erano paralizzate

or
da quella che chiamava la loro "tradizione di lealtà militare per la
Costituzione". Questa posizione onorevole era fortemente sostenuta

em
dal Capo dell'esercito, il gen. Rene Schneider irremovibile nella sua
stretta osservanza del dettato Costituzionale. Pochi dei suoi subaltemi
avevano il coraggio di opporsi a taIe posizione. (pag 240 del rapporto
Select Committee).
M
A questo punto, l'Agenzia si rivolse ad un generale fellone, già
destituito per un golpe tentato nel passato, Robert Viaux, e gli offtì 20
mila dollari in contanti, più una polizza assicurativa sulla vita di 250
lla

mila dollari, se fosse stato d'accordo di ripetere il tentativo golpista.


Durante 10 sviluppo dei contatti con il gen. Viaux, l'Agenzia si
de

servì di cittadini di altre nazionalità, e si avvalse molto della loro


intraprendenza per mantenere i contatti con i cospiratori. Chi altri se
non gli uomini della P2 di Licio Gelli, membri dell' alleanza
anticomunista, operante in America Latina?
a

A metà ottobre, Viaux segnalò alla CIA di essere pronto, ma che


as

prima egli e i suoi complici avrebbero dovuto rapire il gen. Schneider.


I cospiratori el' Agenzia speravano che, una volta che il Capo
dell' esercito, ostinatamente democratico, fosse defmitivamente tolto
C

di mezzo, gli alti gradi militari eileni, indottrinati con cura dalla CIA
avrebbero avuto il coraggio di scatenare il colpo di stato,
apparentemente a sostegno dell' ex presidente Frei, ma in realtà per
instaurare un regime militare.

~~~
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20\6

Il 17 ottobre, il col. Paul Winnert, attaché militare americano in


Cile, incontrò un gruppo di cospiratori che gli sottoposero la
richiesta di 3mitra calibro 45, 500 caricatori e 10 granate
lacrimogene.
Il 19 ottobre, armi e munizioni furono inviate tramite posta
diplomatica, da Washington a Santiago. ( pag 229 del Committee

ia
report).
La mattina presto del 20 ottobre, nei sobborghi di Santiago,

or
l' attaché provvide a consegnare il tutto ad lU}ufficiale delle forze
armate cilene. Ciò dette inizio al complotto, che doveva essere

em
eseguito da un nucleo di terroristi scelti tra i figli dei maggiori
cospiratori, e che doveva sortire un esito negativo e
controproducente.
Alle 8 della mattina de] 22 ottobre, seguendo il piano "alfa", la
M
macchina del gen. Schneider fu bloccata sulla strada che portava al
suo ufficio. Quando il generale impugnò]a pistola per difendersi, fu
colpito a morte.
lla

n 24 ottobre, il piano Alfa era fallito e tutti i suoi più importanti


esecutori arrestati. Il Congresso cileno, ferito, reagi ratificando la
de

elezione di Allende. Ci vollero altri 10 mesi prima che l' oligarchia


fmanziaria americana, che operava tramite ]a CIA, riuscisse a
ricostituire l'organizzazione del complotto, in maniera adeguata, per
sperare di mandare via Allende, e rendere finalmente sicuri gli
a

investimenti effettuati dalle grandi compagnie in Cile.


as

Valeva la pena di impegnare tempo ed energia, per una delle


regioni del mondo potenzialmente più ricche di risorse naturali. Ciò
soprattutto se si riusciva ad ottenere di difendere i propri interessi a
C

spese del contribuente, con l'aiuto di un pezzo dello Stato il cui


soprannome di "Agenzia" calzava in questo caso a pennello.

~~,
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20\7

TESTO ILLEGGIBILE PERCHE MAL FOTOCOPIA TO

ia
or
em
M
lla
de
a
as
C

~~ &1~ ~
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20\8

Per mettere fme a questo successo evidente, e tentare di


sminuire tutto il prestigio politico guadagnato da Allende e
dall 'Unione Popolare, in vista di un nuovo golpe, Nixon e Kissinger
iniziarono una campagna di boicottaggio e sabotaggio.
8 Milioni di dollari furono messi a disposizione del "Forty
Committee", per destabilizzare Allende con sabotaggio economico,

ia
azione sovversiva, propaganda ostile, falsa informazione. Gli ordini
di Nixon erano semplici e diretti: "far piangere l'economia". (vedi

or
Anthony Sampson in the Soverein State of ITT).
Era stata lanciata contro il Cile la stessa guerra che era stata

em
iniziata contro Cuba. Per metterla in atto, Kissinger approntò una
nuova "squadra". Henry Hecksner, capo della sezione CIA che
aveva predetto la sconfitta di Allende, fu sostituito da Warren
Raymond, un agente di carriera con esperienza in Bolivia e nel Cile
M
stesso. Ne11971, l'ambasciatore Edward Korey, un indipendente e
politicamente duro, sempre tenuto all'oscuro da Nixon, fu sostituito
da Nathaniel M. Davis, anch'egli statale di carriera, ma anche ex
lla

ufficiale CSS, che era stato precedentemente ambasciatore in


Guatemala, al tempo del terribile programma di "pacificazione",
de

negli anni '60. La sua caratteristica più preziosa, secondo Borosage,


era quella di eseguire gli ordini di Kissinger senza fiatare.
a
as
C

~~~~
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20\9

Il piano di Kissinger, comprendeva naturalmente restrizioni di


credito, tali da portare alla bancarotta, che furono orchestrate da
John Connaldy e John Hennesy de] Tesoro statwritense, affmché le
banche americane e le maggiori compagnie potessero eseguire un
boicottaggio immediato.
In soli 2 mesi, le linee di credito del Cile precipitarono da 230 a

ia
30 milioni di dollari. Il prezzo del rame, che era la fonte principale
di rimessa estera per il Cile, divenne il successivo bersaglio. Gli

or
USA sospesero tutti gli acquisti di rame e fu imposto un embargo su
tutte le importazioni del Cile. Tutti gli specialisti tecnici americani

em
furono richiamati in Patria e nessun pezzo di ricambio era più
disponibile per il mercato cileno; visto che la maggior parte degli
autobus, in Cile, erano di fabbricazione americana, questo fmì per
paralizzare il sistema dei trasporti.
M
A sostegno dell' attività CIA, si favorì il mercato nero di dollari.
Shesch and Garrett, due osservatori americani in Cile, durante tutto
il periodo di destabilizzazione, riferirono, in un articolo, che i
lla

proprietari terrieri distruggevano o manomettevano di proposito un


gran numero di macchinari agricoli, e uccidevano o trasferivano in
de

Argentina decine di migliaia di capi di bestiame, da latte o da carne.


Anche le imprese industriali rovinavano e danneggiavano
deliberatamente grandi quantità di merce destinate al consumo.
a
as
C

~~
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20\10

Molti dei soldi messi a disposizione dal "Forty Committee"


finanziarono la disinfonnazione tendenziosa, che doveva ingenerare
confusione e panico. Ingenti somme di denaro furono destinate al
giornale conservatore "IL Mercurio", che invocava apertamente
una insurrezione. La speranza era quella di favorire un' ondata di
violenza, che avrebbe reso necessario l'intervento dei militari per

ia
restaurare l'ordine. Ironicamente, la tragedia del sistema
democratico fu che, malgrado le oltraggiose provocazioni, il

or
governo di Allende non fece mai alcun atto al di fuori della legge,
che potesse ledere i diritti democratici.

em
Ogni fonna di infonnazione funzionava senza censura, e fmo
alla fine, la stampa reazionaria poté trasmettere infonnazioni
violentemente provocatorie e sediziose. In defmitiv~ il successo
del golpe fascista dipese, in gran parte, dal rispetto di Unione
M
.Popolare per le fonne democratiche.
Nel frattempo, l'aiuto americano ai militari cileni aumentò, per
assicurarsi il favore delle forze armate. I consiglieri americani
lla

incoraggiavano i loro assistiti a considerarsi una forza di stabilità,


contro il disordine causato dal governo di Allende. Mentre John
de

McCone della ITT si incontrò con William Brae dell'Agenzia per


studiare "contatti con membri scelti delle forze armate cileni capaci
di guidare una insurrezione", l'esercito cileno era infannato che gli
Stati Uniti avrebbero appoggiato un golpe "per salvare il Cile dal
a

comunismo". Quando la collusione ITT~CIA fu rivelata da Jack


as

Anderson delW ashington Post, il 21 marzo 1972, Nixon si infuriò


talmente, da considerare seriamente di usare Hunt Haward, per
eliminare tale pericoloso giornalista non allineato. Hunt disse di
C

essere stato chiamato alla Casa Bianc~ e che gli fu detto che
qualcuno avrebbe dovuto imbottire di LSD Anderson.

g~~~
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20\11

Anderson citò un telegramma di Nathaniel P. Davis, al


dipartimento di Stato, nel quale l' ambasciatore parlava della strategia
del tenore che si stava approntando: il suo suggerimento era che per
favorire un golpe militare, era necessario creare un clima così
profondo di scontentezza, che l'intervento militare sarebbe stato il
benvenuto.
Per produrre una tale situazione, i cospiratori crearono una

ia
organizzazione terroristica che doveva essere di sostegno e
preparazione all'intervento militare. L' Agenzia. fornì appoggi e

or
informazioni a tale organizzazione para~militare, insieme ad un altro
milioni di dollari dal "Forty Committee". Furono fatti arrivare in Cile

em
85 brasiliani, che erano stati addestrati per illoro colpo di stato del
1964. (per la connessione brasiliana, vedi Washington Post dell' 8
settembre 1974). Furono allacciati stretti contatti con il gruppo fascista
~~Patriay Libertad", creato appositamente per fornire dei guastatori
M
che avrebbero creato il necessario caos sociale e politico. Furono
organizzati dei campi di addestramento in Bolivia, e furono stabilite in
Cile stazioni clandestine per le comunicazioni radio. L' elaborato
lla

sistema di cellule specializzate in terrorismo dette i risultati sperati


nella campagna di terrore dell' estate del 1973.
de

In due mesi, Patria y Libertad fu responsabile di 500 attentati e


diversi assassinii, compreso l' assassinio del principale consulente
militare di Allende, il Com. Arturo Araya Peeters, e del capo della
Associazione di Santiago degli Small Truckers, che.si era opposto agli
a

scioperi dei camionisti, scioperi finanziati dalla CIA. La maggior


as

parte degli assassinati erano contadini ed operai.


Un altro gruppo chiamato "Vanguard of the People" (ad
imitazione di Avanguardia Nazionale in Italia), aveva origini sospette
C

e nessuna evidente base di sostegno, visto che era formato solo da una
dozzina di uomini. Questo gruppo assassinò Admundo Perez
Zukovich, ex presidente e leader del partito democristiano; il risultato
~ come 1~assassinio di Aldo Moro in Italia~ fu di porre fme a qualsiasi
tentativo di cooperazione tra i democristiani e la coalizione di Unità
Popolare.

~M~
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20\12

I cospiratori, come in Italia e in Grecia, si adoperarono nel


creare gruppi di falsa ultra~sinistra, come il sedicente comunist~
~'Bandera Roya". Tali gruppi, che conta~ano ~eno di 50 uomini,
non possedevano alcuna evidente fonte fmanziaria, per le fortune
che spendevano per sobillare la mannaglia. Gli attacchi erano
portati soprattutto contro Unità Popolare, invece che contro la
.
destra, come sarebbe stato naturale.

ia
.
Dopo un tentativo abortito di colpo di stato da parte di Patria y
Libertad, nell'estate del 1973, il governo Allende.' scoprì che la

or
struttura para~militare di quella organizzazione comprendeva una
rete di cellule sovversive, addestrate" alla guerriglia.

em
L'addestramento e l'annamento dL t~ ce11uleufu localizzato~ in
Bolivia e. in Texas. In Texas, secondo Shesch e Garrett,
l' accademia di polizia sovraintendeva una scuola di terrorismo, in
cui gli "studenti" apprendevano tecniche esplosive per il sabotaggio.
M
La maggior parte degli istruttori, ~ Bolivia, erano veterani della
zona del Canale di Panama. L'intera operazione era coordinata da
due ufficiali cileni in pensione, i generali Alfredo Canales e Arturo
lla

Marshall, tutti e due costretti al pensionamento da Allende, per


attività sediziose. A Marshall, un fanatico fascista, si imputavano
de

una serie di attentati eseguiti a Santiago, e persino un tentativo di


assassinio di Allende.
Secondo il controspionaggio di Allende, il capo di Patria Y
Libertad, Pablo Rodriguez, aveva avuto contatti negli Stati Uniti con
a

gli operatori del Watergate: Bernard Barker, Prank Sturgis, Virgilio


as

Gonzales, e Eugenio Martinez. Questi uomini avevano eseguito il


furto di documenti riservati dall'Ambasciata Cilena a Washington,
un anno prima. Michael Twnley, cittadino americano, membro del
C

Corpo di Pace in Cile, durante il governo Frei, era tornato in Cile, in


qualità di agente CIA, per collaborare con Patria Y Libertad.