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FISICA QUANTISTICA

Bertosin Eva
1
Indice
1 Introduzione storica e problema del corpo nero 3
2 Dimostrazione della legge di Kirchho 5
3 Risultati sperimentali 6
4 Corpo nero spiegato dalla termodinamica classica 7
5 Radiazione elettromagnetica e modi normali 9
6 Planck 15
7 Stima di 19
8 Prove sperimentali 19
8.1 Radiazione cosmica di fondo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
8.2 Eetto fotoelettrico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
9 Esperimento di Young 25
10 Raggi X 25
10.1 Eetti ottici dei raggi X . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
11 Eetto Compton 26
12 Com`e fatta la materia 29
13 Esperiemento di Rutherford 31
14 Atomo di Bohr 35
15 Esperimento di Franck-Hertz 37
16 Raggi X 38
17 Laser 40
18 Natura ondulatoria e corpuscolare delle particelle 41
19 La funzione donda 43
20 Principio di indeterminazione di Heisenberg 45
21 Buca di potenziale innito 52
22 Risoluzione delleq. di Schrodinger 54
23 Numeri quantici 56
24 Eetto Zeeman 61
25 Esperimento di Stern-Gerlach 63
2
(6 marzo)
1 Introduzione storica e problema del corpo nero
Alla ne del 1800 si pensa di avere capito tutta la sica (positivismo): meccanica + termodina-
mica + elettromagnetismo.
Uno dei pochi problemi rimasti da risolvere `e quello della radiazione del corpo nero (relazione
tra emissione e assorbimento), che deriva dal problema pratico dellilluminazione stradale.
Von Siemens fonda un istituto di sica tecnica per studiare la radiazione elettromagnetica emessa
dai corpi.
Se si manda una radiazione verso un corpo, si trovano tre comportamenti:
1. trasparenza;
2. riessione;
3. assorbimento.
Negli atomi gli elettroni oscillano, se passa unonda con una frequanza diversa da quella propria
non interagiscono con essa.
Nei metalli gli elettroni sono liberi e assorbono tutto per poi riemetterlo ( riessione).
Negli altri materiali gli e

assorbono energia, ma essendo legati tra loro lenergia ricevuta la


cedono (sotto forma di calore).
Quindi materiali buoni assorbitori sono anche buoni emettitori (e viceversa).
Se scaldiamo un corpo qualsiasi questo inizia ad emettere radiazioni, la cui intensit`a vale:
I =
E
S t
(1.1)
=
_
W
m
2
_
(1.2)
cio`e lenergia che passa nella supercie S al tempo t.
Misurando a diverse si possono ricavare le curve (queste in funzione di ):
3
Al crescere di T cresce I, e il picco si sposta variando T, inoltre la forma delle curve dipende
dal tipo di materiale.
I
tot
=

_
0
I() d (1.3)
Da questi studi sulla radiazione in Germania emerge che lenergia emessa `e:
(E)
e
() = () S t (1.4)
dove () `e detto potere emissivo.
Per quanto riguarda invece lassorbimento:
(E)
a
() = A() E
i
(1.5)
dove A() `e il potere assorbitivo e E
i
`e lenergia data al corpo.
Deniamo:
F(; T) =
()
A()
(1.6)
che `e una funzione universale.
Conviene quindi considerare un corpo che abbia assorbimento pari a 1, cio`e un corpo che assorbe
tutta la radiazione che riceve corpo nero.
Consideriamo un corpo cavo: la supercie emette radiazione e poi la riassorbe (cio`e se mandiamo
dentro una radiazione questa non esce pi` u); dentro alla cavit`a avr`o una certa temperatura T.
Studiamo la radiazione emessa se praticassimo un formo nel corpo: avendo considerato A = 1,
F = .
Deniamo la densit`a di energia:
u =
1
2

0
E
2
+
1
2
0
B
2
(1.7)
E = cB , c =
1

0

0
(1.8)
u =
1
2

0
E
2
+
1
2

0
E
2
(1.9)
=
0
E
2
(1.10)
Vogliamo ora capire che rapporto c`e tra linterno ed esterno supponendo che la radiazione sia
collimata.
Quanta energia passa?
Quella nel volumetto che riesce ad uscire nel tempo t:
I =
E
t S
(1.11)
=
u V
t S
(1.12)
=
ut S
t S
(1.13)
= u c (1.14)
4
In realt`a `e unapprossimazione: nella cavit`a la radiazione non `e collimata ma casusale.
Consideriamo un innitesimo di volume di un corpo che emette e una supercie dS, voglio sapere
quanta energia passa attraverso di essa.
dE =
u d dV
4
(1.15)
dV = r
2
sin d d dr (1.16)
E =
ct
_
0
u
4
dS

2
_
0
cos sin d
2
_
0
d dr (1.17)
=
1
4
dS u 2 c t

2
_
0
cos sin d (1.18)
=
1
2
dS uct
1
_
1
cos d (cos ) (1.19)
=
1
4
u c t dS (1.20)
Quindi lintensit`a vale:
I =
1
4
uc (1.21)
Questa `e una funzione universale.
Boltzmann aerma che allinterno di una cavit`a u `e omogenea: consideriamo due sferette mi-
croscopiche uguali in tutto allinterno della cavit`a. Siccome sono ad una certa T abbiamo una
radiazione allinterno. Le due sfere si metteranno poi alla stessa T per eq. termodinamico, ci`o
signica che: sono alla stessa T emettono in modo uguale assorbono in modo uguale
sono del tutto uguali e u `e uguale u nella cavit`a `e omogenea.
Propriet`a di u:
1. omogenea: u
1
() = u
2
();
2. isotropa;
3. non polarizzata.
Vale lo stesso per due cavit`a omogenee alla stessa T.
2 Dimostrazione della legge di Kirchho
(7 marzo)
Consideriamo due corpi di materiali diversi con la stessa forma e le stesse propriet`a geometriche
allinterno di un corpo nero.
Allequilibrio le T sono uguali, ma essendo i corpi diversi assorbono energie diverse:
(E
in
)
1
= A
1
() (2.1)
(E
in
)
2
= A
2
() (2.2)
dove `e un coeciente dato dalle propriet`a geometriche dei corpi che sono uguali per entrambi,
quindi anche il coeciente `e lo stesso.
(E
out
)
1
=
1
() (2.3)
(E
out
)
2
=
2
() (2.4)
5
Allequilibrio, i E
i
sono uguali:
_
A
1
() =
1
()
A
2
() =
2
()
A
1
A
2
=

1

2
(2.5)


1
A
1
=

2
A
2
(2.6)
Cio`e il parametro di assorbimento `e costante (non dipende dal corpo).
3 Risultati sperimentali
Consideriamo un materiale qualsiasi: produciamo una cavit`a e ne studio la radiazione uscente
attraverso un prisma. Per tutti i materiali ottengo curve di questo tipo:
Si possono ricavare due leggi:
LEGGE DI STEFAN
I
tot
=

_
0
I() d (3.1)
= T
4
(3.2)
che aerma che larea delle curve `e proporzionale a T
4
e aumenta di molto cambiando anche
poco T.
La costante di Stefan vale: = 5.67 10
8 W
m
2
K
4
LEGGE DI WIEN

max
T = const (3.3)
= 2.898 10
3
m K (3.4)
dove
max
`e la lunghezza donda alla quale si trova il picco. Questa legge aerma che aumen-
tando T il picco si sposta a minori.
Dimostrazione della legge di Wien: Wien aerma che
u(; T) =
3
F
_

T
_
(3.5)
6
(relazione data per vera). Cerchiamo il massimo:
du
d
= 0 (3.6)
3
2
F
_

T
_
+

3
T
F

T
_
= 0 (3.7)

2
_
3F
_

T
_
+

T
F

T
__
= 0 (3.8)

2
G
_

T
_
= 0 (3.9)
dove si `e sostituito il termine nella prentesi quadra con una generica funzione G
_

T
_
.
Ci sar`a un certo valore di x tale che G(x) = 0, quindi nel massimo x =

1
T
1
.
Ad un altro valore di temperatura x =

2
T
2
, ma allora x =

1
T
1
=

2
T
2
, cio`e, se diamo per vero il
valore di u:

T
= const (3.10)

max
T = const (3.11)
Con la sica classica non si riesce a spiegare tutto ci`o.
4 Corpo nero spiegato dalla termodinamica classica
Ad una radiazione associo una quantit`a di moto p =
E
c
.
Consideriamo una radiazione collimata, ne voglio calcolare la pressione di radiazione. Come per
il calcolo dellintensit`a di radiazione, considero una supercie S; nel tempo t ci arriva la
radiazione che si trova in uno spazio ct.
p
I
x
=
uctS
c
, incidente (4.1)
p
R
x
=
uctS
c
, riflessa (4.2)
p
x
= p
R
x
p
I
x
(4.3)
= 2utS (4.4)
La p assorbita dalla parete vale:
p
x
= 2utS (4.5)
F
x
=
p
x
t
= 2uS (4.6)
P
x
=
F
x
S
= 2u (4.7)
Nel caso generale, cio`e nel caso in cui la radiazione non sia collimata, si ha che:
dp
z
= 2
d
c
cos (4.8)
dove il fattore 2 c`e perche la radiazione va avanti e poi viene riessa, `e lenergia e il cos
rappresenta la proiezione della p sullasse z.
7
p
z
=
2
c
ct
_
0
2
_
0

2
_
0
u
4
S cos
2
sin d d dr (4.9)
=
2
c
u
4
2 ct S

2
_
0
cos
2
sin d (4.10)
=
u t S
3
(4.11)
Quindi la forza e la pressione valgono rispettivamente:
F =
p
z
t
=
u S
3
(4.12)
P =
F
S
=
u
3
(4.13)
Proviamo ad applicare tutto ci`o alla termodinamica classica.
Considero un corpo cavo con allinterno della radiazione dotato di un pistone:
dQ = dE +PdV (4.14)
= d(uV ) +
u
3
dV (4.15)
= u dV +V du +
u
3
dV (4.16)
=
4
3
u dV +V
du
dT
dT (4.17)
Lultimo passaggio `e lecito in quanto u dipende solamente da T.
Consideriamo questa trasformazione reversibile, possiamo dunque calcolarne lentropia:
dS =
dQ
T
(4.18)
=
_
4
3
u
T
_
dV +
_
V
T
du
dT
_
dT (4.19)
=
_
S
V
_
T
+
_
S
T
_
V
(4.20)
dQ non `e un dierenziale esatto, mentre dS si, quindi le sue derivate parziali miste devono essere
uguali:

T
_
S
V
_
=

V
_
S
T
_
(4.21)

T
_
4
3
u
T
_
=

V
_
V
T
du
dT
_
(4.22)

4
3
u
T
2
+
4
3
1
T
du
dT
=
1
T
du
dT
(4.23)
1
3
du
dT
=
4
3
u
T
(4.24)
du
u
= 4
dT
T
(4.25)
u = A T
4
(4.26)
I =
1
4
uc =
c
4
A T
4
(4.27)
Con la termodinamica classica si riesce a capire la proporzionalit`a tra I e T
4
, ma non si riesce
a trovare il valore della costante A.
8
5 Radiazione elettromagnetica e modi normali
(13 marzo)
La densit`a di radiazione non dipende ne dal materiale ne dalla forma della cavit`a, quindi per
semplicit`a consideriamo la cavit`a cubica di lato l.
Cerchiamo i modi normali di vibrazione, che sono i modi stabili = radiazione allequilibrio.
Le eq. di Maxwell sono:
_


E = 0


B = 0


E
t
= c

B


B
t
= c

E

2

E
t
2
=

t


E
t
(5.1)
= c


B
t
(5.2)
= c
2
(

E) (5.3)
= c
2
[(

E)
2

E] (5.4)
= c
2

2

E (5.5)
Questa relazione vale componente per componente, per es:

2
E
x
t
2
= c
2

2
E
x
(5.6)
Per qualsiasi cavit`a sia ha:

2
t
2
((x, y, z, t)) = c
2

2
((x, y, z, t)) (5.7)
Utilizziamo il principio della separazione delle variabili per scomporre in modo da avere una
funzione con solo dipendenza spaziale e laltra con solo dipendenza temporale:
(x, y, z, t) = (x, y, z) f(t) (5.8)
(x, y, z)
d
2
f(t)
dt
2
= c
2
f(t)
2
(x, y, z) (5.9)
Dividendo ambo i membri per f:

1
f

d
2
f(t)
dt
2
= c
2
1


2
(x, y, z) (5.10)
Quindi il primo membro dipende solo da t, il secondo solo dalle coordinate spaziali.
Cambiando le coordinate spaziali, sia che
2
cambiano, ma il loro rapporto deve rimanere co-
stante perche il primo membro che non dipende dallo spazio non cambia (idem per la coordinata
9
temporale). Quindi:
1
f

d
2
f
dt
2
= c
2
1


2
=
2
(5.11)
_
1
f

d
2
f
dt
2
=
2
1


2
=

2
c
2
La soluzione della prima `e semplice e interessa poco:
d
2
f
dt
2
+
2
f = 0 (5.12)
f(t) = Ae
i(t+)
(5.13)
Ma per calcolare i modi normali mi interessa la soluzione dellaltra eq.
Scompongo nuovamente in funzioni indipendenti per risolverla pi` u facilmente:
(x, y, z) = X(x) +Y (y) +Z(z) (5.14)

x
2
+

2

y
2
+

2

z
2
=

2
c
2
(5.15)

X(x)Y (y)Z(z) +X(x)

Y (y)Z(z) +X(x)Y (y)



Z(z) =

2
c
2
X(x)Y (y)Z(z) (5.16)
Dividendo per X(x)Y (y)Z(z):

X
X
+

Y
Y
+

Z
Z
=

2
c
2
(5.17)

X
X
=

2
c
2

Y
Y

Z
Z
(5.18)
Analogalmente a prima,variando x varia la sua derivata seconda ma il rapporto no perche il
secondo membro `e indipendente da x.

X
X
= const = k
2
x
(5.19)
Ci`o vale anche per le altre due coordinate, cio`e:

Y
Y
= const = k
2
y
(5.20)

Z
Z
= const = k
2
z
(5.21)
In totale si ha che:
k
2
x
+k
2
y
+k
2
z
=

2
c
2
(5.22)
_
_
_

X +k
2
x
X = 0

Y +k
2
y
Y = 0

Z +k
2
z
Z = 0
Le soluzioni sono di tipo armonico perche le eq. trovate sono simili a quelle del moto armonico.
_
_
_
X(x) = X
0
sin(k
x
x +)
Y (y) = Y
0
sin(k
y
y +)
Z(z) = Z
0
sin(k
z
z +)
10
pu`o essere interpretata come il campo elettrico, che `e formato da 3 funzioni essendo un campo
vettoriale.
_
_
_
E
x
(x, y, z) = E
1
sin(k
x
x +
1
) sin(k
y
y +
1
) sin(k
z
z +
1
)
E
y
(x, y, z) = E
2
sin(k
x
x +
2
) sin(k
y
y +
2
) sin(k
z
z +
2
)
E
z
(x, y, z) = E
3
sin(k
x
x +
3
) sin(k
y
y +
3
) sin(k
z
z +
3
)
I modi normali sono gli stati stazionari.
Siccome la cavit`a cubica considerata `e riettente dobbiamo porre che tangenzialmente le com-
ponenti devono annullarsi:
E
x
(x, 0, z) = 0 (5.23)
y = 0 sin(0 +
1
) = 0 (5.24)

1
= 0; (5.25)
E
x
(x, y, 0) = 0 (5.26)
z = 0 sin(0 +
1
) = 0 (5.27)

1
= 0; (5.28)
Analogalmente per le altre componenti:
_
_
_
E
x
(x, y, z) = E
1
sin(k
x
x +
1
) sin(k
y
y) sin(k
z
z)
E
y
(x, y, z) = E
2
sin(k
x
x) sin(k
y
y +
2
) sin(k
z
z)
E
z
(x, y, z) = E
3
sin(k
x
x) sin(k
y
y) sin(k
z
z +
3
)
Le componenti tangenti devono essere nulle non solo nellorigine, ma anche nelle altre pareti
della cavit`a dove x, y, z = L
E
x
(x, L, z) = 0 (5.29)
sin(k
y
L) = 0 (5.30)
k
y
L = n
y
(5.31)
k
x
=
n
x

L
(5.32)
k
y
=
n
y

L
(5.33)
k
z
=
n
z

L
(5.34)
dove k
i
sono detti numeri donda e determinano i modi normali.
Per determinare le altre costanti, so che allinterno della cavit`a E = 0
E =
E
x
x
+
E
y
y
+
E
z
z
= 0 (5.35)
E
1
k
x
cos(k
x
x +
1
) sin(k
y
y) sin(k
z
z) + E
2
k
y
sin(k
x
x) cos(k
y
y +
2
) sin(k
z
z) +
+E
3
k
z
sin(k
x
x) sin(k
y
y) cos(k
z
z +
3
) = 0 (5.36)
Un modo perche leq. sia sempre nulla `e porre
1
=
2
=
3
=

2
, dunque siccome i cos diventano
sin posso raccogliere i termini:
(E
1
k
x
+E
2
k
y
+E
3
k
z
) sin(k
x
x) sin(k
y
y) sin(k
z
z) = 0 (5.37)

k = 0 (5.38)
Quindi le onde allinterno della cavit`a sono perpendicolari alla direzione di propagazione.
Per contare i modi normali, devo trovare i k
i
, contarli tutti e poi moltiplicare per 2 (perche
solo due degli addendi della penultima eq. sono indipendenti, ci`o signica che ho 2 stati di
polarizzazione, quindi devo moltiplicare per 2) Come sono distribuiti i k? Sono tutti multipli di

l
, quindi formano un reticolo cubico con spaziatura

l
; in 3 dimensioni ogni punto `e circondato
11
da uno spazio di
_

l
_
3
.
Conosciamo il vettore

k, vogliamo ora sapere quanti modi normali ci sono tra k e k + dk, cio`e
basta contare quanti modi normali sono contenuti allinterno della corona circolare o nel guscio
sferico di raggi k e k +dk.
Il volume della corona circolare in un ottante `e:
V =
4k
2
8
dk (5.39)
Per trovare il numero di modi, dividiamo per il volume che corrisponde ad ogni punto:
V =
4k
2
8
_

l
_
3
2 dk (5.40)
Il fattore 2 sta ad inidcare che per ogni k si hanno due possibili stati di polarizzazione.
Perch`e il conto sia signicativo, bisogna che la distanza tra due punti sia < k, altrimenti dentro
alla corona considerata ci sono pochi punti.
Quindi:
k
k
=

l


2
(5.41)
=

2l
<< 1 (5.42)
dunque la formula `e sempre corretta.
N(k)dk =
8k
2
l
3
8
3
dk (5.43)
=
1

2
k
2
l
3
dk (5.44)
=
_
k

_
2
V dk (5.45)
12
dove V `e il volume del cubo considerato.
k =
2

=
2
c
(5.46)
dk =
2
c
d (5.47)
Quindi possiamo riscrivere le formule in funzione della frequenza;
N()d =
1

2
4
2
c
2
V
2
2
c
d (5.48)
=
8
c
3
V
2
d (5.49)
Dunque il numero di modi normali al variare della frequenza sale come
2
.
Per trovare la densit`a di energia del sistema ora basta associare unenergia ad ogni modo normale.
Rayleigh aerma che i campi

E e

B sono perpendicolari e sfasati di

2
: possiamo porre

E lungo
x e

B lungo y.

E = (E
x
(z, t), 0, 0) (5.50)

B = (0, B
y
(z, t), 0) (5.51)
E
x
= E
0
sin(k
z
z) sin(t) (5.52)
B
y
= B
0
cos(k
z
z) cos(t) (5.53)
U
tot
= Acos
2
(t) +Asin
2
(t) (5.54)
`e una costante, ma `e composta da due termini che oscillano rispettivamente come un sin e come
un cos. Questa formula ricorda quella dellenergia del moto armonico si pu`o pensare al modo
normale come ad un oscillatore armonico.
Planck invece pensa ogni atomo come un oscillatore armonico. Ad ogni oscillatore armonico in
meccanica attribuisco unenergia che `e data dallenergia elastica + lenergia cinetica, nel nostro
caso ad ogni grado di libert`a (x, v) posso attribuire un energia pari a
K
b
T
2
:
U =
K
b
T
2
+
K
b
T
2
(5.55)
= K
b
T (5.56)
13
dove K
b
= 1.38 10
23 J
K
.
Dimostrazione: Gli oscillatori sono allequilibrio alla temperatura T: la probabilit`a che alla
temperatura T lenergia sia `e:
P() = e


K
b
T
= e

(5.57)
=

_
0
P() d

_
0
P() d
(5.58)
=

_
0
e

_
0
e

d
(5.59)
=

_
_
log
_
_

_
0
e

d
_
_
_
_
(5.60)

_
0
e

d =
1

0
(5.61)
=
1

(5.62)
=

log() (5.63)
=
1

(5.64)
= K
b
T (5.65)
Quindi abbiamo ricavato che i modi normali sono
2
, ogni contributo `e pesato per K
b
T,
quindi ad alte frequenze dovrebbe esplodere CATASTROFE ULTRAVIOLETTA
E()d =
8
c
3
V
2
K
b
T d (5.66)
E()d
V
=
8
c
3

2
K
b
T d = U()d (5.67)
Questultima `e detta legge di Rayleigh Jeans.
A basse frequenze la curva `e ben approssimata ma ad alte no.
14
6 Planck
(14 marzo)
Per basse 0, questa teoria `e stata sviluppata da Planck (1900).
Planck pensa che lenergia non sia continua (assunzione che abbiamo fatto in precedenza), ma
che sia quantizzata discretizzazione delle energie:

k
= 0,
0
, 2
0
, , n
0
(6.1)

0
= const (6.2)
Lintegrale diventa quindi una sommatoria:
=

k=0

k
e

k=0
e

k
(6.3)
=

_
log
_

k=0
e

k
__
(6.4)
Calcoliamo la sommatoria:

k=0
e

k
= 1 +e

0
+e
2
0
+ (6.5)
= 1 +e

0
+
_
e

0
_
2
+ (6.6)
=

0
(e

0
)
k
serie geometrica (6.7)
=
1
1 e

0
(6.8)
Dunque:
=

_
log
_
1 e

0
__
(6.9)
=
1
1 e

0
e

0
(6.10)
=
e

0
1 e

0
e

0
(6.11)
=

0
e

0
1
(6.12)
La densit`a di energia vale dunque:
u =
E
V
=
8V
V

2
c
3

0
e

0
1
(6.13)
La legge di Wien aerma che:
u(; T) =
3
F
_

T
_
(6.14)
Quindi, per avere una corrispondenza tra le due,
0
devessere per avere
3
al numeratore:

0
= h (6.15)
u = 8

2
c
3
h
e
h
KT
1
(6.16)
= 8

3
c
3
h
e
h
KT
1
(6.17)
=
h
e
h
KT
1
(6.18)
15
Verichiamo che soddis i prerequisiti che ci siamo posti:
1. Per grandi : e
h
KT
0;
2. Per piccole : =
h
1+h1
=
h
h
K
b
T = K
b
T.
Planck variando il valore di h riesce a trovare quello per cui la curva `e ttata in modo migliore:
COSTANTE DI PLANCK
h = 6.626 10
34
Js (6.19)
Perche la discretizzazione delle energie da un risultato mentre lenergia continua no?
Gracamente: discretizzare signica passare da
_
a

, se gli intervalli in cui divido la base della


curva sono stretti (cio`e
0
< K
b
T) la descrizione `e equivalente; mentre allargando gli intervalli
(
0
K
b
T,
0
> K
b
T), la prima parte del graco essendo il primo valore dellenergia `e sempre
nulla, quindi pi` u si allarga lintervallo pi` u la somma considera solo le code della curva.
In conclusione, lenergia si presenta sottoforma di pacchetti detti quanti.
Esercizio
1. Si consideri un oscillatore che emette a = 700nm (rosso).
h =?
h =
hc

=
6.63 10
34
3 10
8
700 10
9
= 2.84 10
19
J (6.20)
Il fattore 10
19
disturba, possiamo quindi cambiare unit`a di misura:
1eV = 1.602 10
19
J (6.21)
h = 6.63 10
34
Js =
6.63 10
34
1.602 10
19
= 4.14 10
15
eV s (6.22)
hc = 4.14 10
15
3 10
8
= 12.40 10
7
eV m (6.23)
= 1240eV nm (6.24)
Per il nostro esempio:
h =
hc

=
1240eV nm
700nm
= 1.77eV (6.25)
2. Se = 540nm (verde)
E =
hc

=
1240eV nm
540nm
= 2.30eV (6.26)

(20 marzo)
16
Esercizio
Pendolo con attrito viscoso di lunghezza l 1 m, di massa m 0.1 kg e che parta da un angolo

0
= 10

:
m x +c x +kx = 0 (6.27)
Ci aspettiamo che lenergia diminuisca esponenzialmente:
E = E
0
e
t
(6.28)
Questo oscillatore pu`o perdere energia quantizzata?
E = h (6.29)
=
1
2
_
g
l
= 0.5Hz (6.30)
E = 6.63 10
34
Js 0.5
1
s
(6.31)
= 3.31 10
34
J (6.32)
Bisogna confrontare questo risultato con lenergia del sistema:
E
0
= mg(1 cos
0
)l = 0.015J (6.33)
E
E
0
= 2.2 10
32
(6.34)
dove
E
E
0
rappresenta di quanto dovrebbe scattare ogni volta lenergia del pendolo. Siccome il
valore `e molto piccolo e non `e apprezzabile si pu`o considerare continua.

Esercizio
Stima della temperatura del Sole.
Consideriamo il Sole come un corpo nero.
R

= 7 10
8
m = raggio del Sole
d = 1.5 10
11
m = distanza Terra Sole
I
t
= 1380
W
m
2
= intensit`a del Sole sulla Terra
T

=?
1

MODO:
Usiamo Stefan Boltzmann
I

= T
4
(6.35)
17
Lenergia emessa dalla supercie del Sole deve nire tutta sulla supercie racchiusa dallorbita
della Terra (per la conservazione dellenergia).
4R
2

= 4(R

+d)
2
I
t
(6.36)
I
s
=
_
1 +
d
R

_
2
I
t
=
_
1 +
1.5 10
11
7 10
8
_
2
1380 = 64 10
6
W
m
2
(6.37)
T =
4

_
I

_
=
4

_
67 10
6
5.67 10
8
_
= 5800K (6.38)
2

MODO:
Usiamo la legge di Wien:

max
T = 2.898 10
3
m K (6.39)
Se supponiamo che lintensit`a massima del Sole sia nel visibile, = 500nm:
T =
2.898 10
3
500 10
9
5796K (6.40)

7 Stima di
Per stimare partiamo dal considerare la densit`a di energia totale integrata su tutte le frequenze:
U =

_
0
u(; T) =

_
0
8h
c
3

3
e
h
KT
1
d (7.1)
sia x =
h
KT
d =
KT
h
dx (7.2)
U =
8h
c
3
_
KT
h
_
4

_
0
x
3
e
x
1
dx (7.3)
=
8h
c
3
_
KT
h
_
4


4
15
(cfr. Matone) (7.4)
=
8
15

5
h
3
K
4
c
3
T
4
(7.5)
I =
Uc
4
=
2
15

5
h
3
K
4
c
2
T
4
(7.6)
=
2
15

5
h
3
K
4
c
2
= 5.66 10
8
W
m
2
K
4
(7.7)
Se usassimo al posto di , basterebbe fare un cambio di variabili cambiato di segno (perche
essendo inversamente proporzionali quando una aumenta laltra diminuisce):
u(; T)d = u(; T)d (7.8)
derivando u si potrebbe trovare il massimo e ricavare quindi Wien, ma bisognerebbe fare delle
approssimazioni, quindi questo calcolo non lo facciamo.
8 Prove sperimentali
8.1 Radiazione cosmica di fondo
Teoria sulla nascita delluniverso:
Big Bang temperatura molto alta ( 10
10
K)
18

Espansione interazione tra materia e radiazione

700 mila anni dopo disaccoppiamento tra materia e radiazione, questa dovrebbe continuare
ad espandersi e rimanere circa alla temperatura alla quale era ( 3000K).
Se questo fosse vero, cosa si dovrebbe vedere ora?
Siccome stiamo parlando di radiazione, possiamo applicare la formula della densit`a di energia
trovata in precedenza; in pi` u siccome luniverso si espande dobbiamo tener conto delleetto
Doppler (relativistico).

1
=
_
1 +
v
c
1
v
c
_
(8.1)
= F (8.2)
Nel nostro caso F 1000. Anche le distanze si espandono:
R
1
= F R (8.3)
dove R
1
`e riferito a oggi, mentre R al momento in cui si sono separati radiazione e materia.
U
c

1
=
c
F
(8.4)
V (R
1
)
3
= F
3
R
3
(8.5)
u
1
=
U
V
=
u
F

1
F
3
(8.6)
=
8hc

5
F
4

1
e
hc
KT
1
d (8.7)
=
8hc

5
F
5

1
e
hcF

1
KT
1
d
1
(8.8)
=
8hc
(
1
)
5

1
e
hcF

1
KT
1
d
1
(8.9)

E lespressione del corpo nero a meno della F anche siano uguali posso dire che leq.
rappresenta la temperatura di un corpo nero non alla temperatura originale T, ma ad una
temperatura scalata di un fattore F: T
1
=
T
F
u(
1
; T
1
) =
8hc
(
1
)
5

1
e
hc

1
KT
1
1
d
1
(8.10)
Quindi sapendo che T 3000K, T
1
3K.
Penzias e Wilson con delle antenne trovarono una radiazione distribuita uniformemente nello
spazio, che aveva un picco sulle microonde (di temperatura T 2.7K)
8.2 Eetto fotoelettrico
Quando viene inviata della radiazione su un corpo vengono emesse delle particelle.
19
Si ha un elettrodo nel vuoto e viene inviata della radiazione monocromatica; un altro elettrodo
viene posto poco lontano. Si crea una ddp e si misura uneventuale corrente prodotta dagli e

che si staccano. In sintesi:


Radiazione energia e

superano il potenziale di estrazione emissione.


Si lavora a frequenza ssata.
Si nota che anche se V = 0, I = 0, cio`e anche senza ddp alcuni elettroni hanno energia
suciente per staccarsi.
Aumentando la ddp sempre pi` u e

si staccano nche non viene raggiunto un livello di saturazione.


Con il procedimento opposto (inserendo una ddp opposta che frena gli e) la corrente si annulla
ad un certo V
0
detto potenziale darresto, cio`e lenergia in V
0
`e suciente a bloccare qualsiasi e.
Ad una certa e ad una certa I
a
lenergia cinetica dei fotoelettroni vale:
k
max
= e V
0
(8.11)
Classicamente ci si aspetta che aumentando lintensi`a aumenti il campo elettrico (I E
2
), quin-
di aumenti la forza e dunque laccelerazione; lenrgia dovrebbe quindi aumentare: invece si trova
che il V
0
`e sempre lo stesso.
(21 marzo)
La cosa sconvolgente rispetto alla meccanica classica `e che, mentre lintensit`a della corrente varia
a seconda dellintensit`a della radiazione, il potenziale darresto ad una certa frequenza rimane
sempre lo stesso (a frequenza ssata). Si trova che V
0
e hanno una relazione lineare.
20
Unaltra stranezza `e che la retta interseca lasse delle frequenze non nellorigine, cio`e sotto una
certa
0
non si riesce ad estrarre nulla:
0
`e detta frequenza di soglia.
Classicamente si pensava che mandando per tanto tempo una radiazione con qualsiasi , lenergia
si accumulasse e dopo un po gli e riuscissero ad essere emessi.
Quanto tempo sarebbe necessario se ci` o fosse vero?
Supponiamo di avere una lampadina di potenza emessa P
em
= 1mW, consideriamo una supercie
sferica di raggio d = 5m, il potenziale di estrazione sia
E
= 4.2eV . Il raggio su cui ruota le
vale r
e
= 10
10
m.
Quando arriva unonda, latomo riesce a raccogliere la radiazone in un raggio 10 volte maggiore:
r
eff
= 10 r
e
= 10
9
m.
A = r
2
eff
= 10
18
(8.12)
P
inc
= P
em
A
S
= P
em
A
4d
2
(8.13)
= 10
3
10
18
100
= 10
23
J
s
(8.14)
Per ogni secondo ho 10
23
J, quanti secondi per avere 4.2eV ?
t =

E
P
inc
=
4.2eV
10
23
J
s
(8.15)
=
4.2 1.602 10
19
10
23
= 6.73 10
4
s (8.16)
che equivalgono a circa 19 ore. Si `e per`o mostrato che il fotoelettrone o viene emesso subito
oppure non viene emesso, quindi tutto ci`o non `e corretto.
Einstein rivede il concetto di radiazione elettromagnetica: la radiazione `e formata da quanti di
luce (pacchetti), che saranno poi chiamati fotoni, con energia pari a:
E = h (8.17)
con h la costante di Planck. Se ci`o `e vero, ogni quanto che ha una certa ha la stessa energia
di ogni altro quanto con la stessa frequenza:
h =
E
+E
diss
+E
k
(8.18)
cio`e lenergia del quanto si trasforma in potenziale di estrazione degli e, in energia dissipata dagli
e e in energia cinetica per e: processo di urto tra e

e fotone.
21
Questa relazione vale per un solo elettrone, per`o non si riesce a risolverla in questo modo
utilizziamo lenergia massima di cui conosciamo il valore:
E
diss
= 0 (8.19)
E
k
= K
max
(8.20)
h =
E
+K
max
(8.21)
Il problema del tempo `e immediatamente spiegato perche lurto avviene in tempi brevissimi.
Anche la dipendenza dalla frequenza `e vericata: se h <
E
non ho alcuna K.
`
E spiegato anche il potenziale destrazione che resta costante perche K
max
= eV
0
.
La linearit`a tra e V
0
deriva da:
h =
E
+eV
0
(8.22)
V
0
=
h
e


E
e
(8.23)
`
E una retta che interseca le ascisse nel punto
0
=

E
h
e il cui coeciente angolare vale:
m =
h
e
=
|AB|
|BC|
(8.24)
=
2.30 0.68
(10 6) 10
14
= 4.1 10
15
V s (8.25)
Se moltiplico m per la carica delle:
m e = 6.57 10
34
h (8.26)
Va bene!!
In pratica abbiamo una teoria assurda che `e negata da tutti gli esperimenti sul comportamento
ondulatorio della luce ma che spiega bene gli esperimenti considerati nora.
Se considerassimo i fotoni come particelle, possiamo associare loro una quantit`a di moto:
E
2
= m
2
c
4
+c
2
p
2
(8.27)
p =
E
c
=
h
c
(8.28)
=
h

(8.29)
dove abbiamo assunto m = 0 perche le particelle in questione muovendosi alla velocit`a della luce
non possono avere massa.
(27 marzo)
22
Esercizio
= 350nm
I = 1.00
W
m
2

E
= 2.20eV
E
k,max
=?
Se lo 0.5% della luce incidente produce fotoelettroni, quanti ne vengono emessi per s?
E
k,
=
1240eV nm
350nm
= 3.54eV = h;
h =
E
+K
max
K
max
= h
E
= 3.54 2.20 = 1.4eV .
Riscriviamo lenergia del fotone in J:
E = 3.54 1.602 10
19
= 5.67 10
19
J.
Se si divide I per E si trova il numero di fotoni che passa nella supercie nel tempo t:
N

m
2
=
I
E

=
1
5.67 10
19
= 0.179 10
19
fotoni
m
2
s
(8.30)
Nella placchetta considerata:
N =
N

m
2
S = 0.179 10
19
10
4
= 0.179 10
15
fotoni
s
(8.31)
La percentuale emessa per`o `e pi` u bassa:
n
e
=
0.5
100
0.179 10
15
= 8.95 10
11
fotoni (8.32)

Esercizio

max
= 230nm
E
k,max
= 1.50eV
per avere questa energia=?

max
rappresenta la lunghezza donda oltre la quale non vengono pi` u estratti e, corrisponde alla
frequenza di soglia. Calcoliamo il potenziale di estrazione minimo:

E
= h
0
=
hc

max
=
1240
230
= 5.40eV (8.33)
h =
hc

x
=
E
+E
k,max
(8.34)

x
=
hc

E
+E
k,max
=
1240
6.9
= 180nm (8.35)
Contollo:
x
<
max
vero!

Esercizio
Radio.
P = 1kW
= 880kHz
Quanti fotoni/s emette?
n =
P
h
=
10
3
6.63 10
34
880 10
3
= 1.71 10
30
fotoni
s
(8.36)

23
Esercizio
d = 1.5 10
11
m = distanza Terra Sole
I = 1.40
kW
m
2
= 5 10
14
Hz
Quanti fotoni/s arrivano sulla Terra?
E = h = 5 10
14
6.63 10
34
= 33.1 10
20
J (8.37)
N
T
f
=
I
h
=
1.40 10
3
33.1 10
20
= 4.2 10
21
fotoni
m
2
s
(8.38)
P

=?, fotoni/s emessi=?


Per la conservazione dellenergia, la potenza del Sole `e data dallintensit`a del Sole che
arriva su una sfera di raggio uguale alla distanza d
P = 4d
2
I = 41.5
2
10
22
1.4 10
3
= 39.6 10
25
W (8.39)
N
S
f
=
39.6 10
25
33.1 10
20
= 1.2 10
45
fotoni
s
(8.40)
Quanti fotoni / m
3
arrivano sulla Terra?
Si deve trovare lintensit`a su m
2
, laltezza del volumetto corrispondente alla supercie
considerata `e data dal tempo impiegato dai fotoni a compiere 1 m:
N
f
m
3
=
I t
h
=
1.4 10
3
h c
= 1.3 10
13
fotoni
m
3
(8.41)

9 Esperimento di Young
Il fatto che la luce fosse unonda era gi`a dato per assodato.
Questo esperimento `e usato per vericare se i fotoni hanno comportamento ondulatorio o cor-
puscolare.
HP: i fotoni sono particelle che insieme hanno un comportamento ondulatorio (come le singole
molecole dacqua che assieme formano le onde). Tayolr manda una radiazione molto debole
attraverso dei fori di Young: se ci sono pochi fotoni la distribuzione `e casuale, se il loro numero
aumenta si comincia a vedere la gura di interferenza.
24

`
E il fotone singolo ad avere comportamento ondulatorio!
I fotoni hanno sia comportamento ondulatorio che corpuscolare.
10 Raggi X
Rontgen, 1905.
Riscaldando dei lamenti vengono liberati e che vengono successivamente accelerati da una ddp
molto elevata andando a scontrarsi con unaltra sostanza (rame). Viene prodotto un nuovo tipo
di radiazione.
Facendo passare la radiazione attraverso un campo elettromagnetico si vede che essa non `e
deviata, cio`e non `e carica.
`
E una radiazione molto energetica:
1. attraversa i corpi;
2. rende incandescenti le sostanze uorescenti.
Si nota inolte che lesperimento dei fori di Young non funziona, infatti la radiazione `e caratte-
rizzata da una 10
12
<< di quelle del visibile. Quindi per fare gli esperimenti per vericare
o meno le propriet`a ondulatorie di questa radiazione si usano gli spazi tra i cristalli.
Classicamente una particella accelerata e poi frenata dovrebbe emettere uno spettro continuo
(Bremsstrahlung).
Stranezze:
1.
min
non dipende dal materiale (come ci si aspetterebbe classicamente) ma solo dalla ddp;
2. Esistenza di picchi: per certe lintensit`a `e particolarmente elevata
Si ricava sperimentalmente la legge di Hund:

min
=
1.24 10
6
V
(10.1)
La spiegazione naturale avviene con la teoria di Einstein: quando gli e colpiscono il materiale,
vengono frenati, quindi emettono energia sotto forma di calore o di radiazione (fotoni).
E = e V = h (10.2)

max
=
e V
h
(10.3)

min
=
hc
e V
=
1240 eV
e V

1.24 10
6
V
m V (10.4)
I picchi invece sono spiegati dagli stati energetici degli e: a seconda del materiale i picchi
cambiano, cio`e dipendono dalla struttura atomica.
25
10.1 Eetti ottici dei raggi X
Si riescono a vedere gli eetti ottici di una radiazione se gli strumenti sono pari alla sua .
Mandando radiazione su un materiale ogni atomo oscilla a causa dei dipoli indotti alla stessa
frequenza della radiazione, cio`e viene emessa dagli atomi una radiazione con la stessa di
partenza. In particolare nei cristalli, che non sono isotropi, ci sono delle direzioni privilegiate,
cio`e gli e non emettono in tutte le direzioni.
AB +BC = 2d sin = m (10.5)
detta legge di Bragg.
Esempio
Consideriamo dei tubi catodici:
V = 10 kV
Che tipo di raggi sono?

min
=
1.2410
6
10
4
= 1.24 10
10
m

max
=
c

min
= 2.42 10
18
Hz

11 Eetto Compton
(28 marzo)
(1920 circa) Cerchiamo di evidenziare degli urti tra particelle per provare la natura corpuscolare
della radiazione.
26
Si studia la radiazione a inclinazioni diverse: si vede che esiste un solo picco per 0

, poi i picchi
aumentano separandosi (di molto piccole).
Un fotone colpisce un elettrone dellatomo di cristallo: studiamo il fenomeno con la relativit`a.
E
2
= m
2
c
4
+c
2
p
2
(11.1)
p =
mv
_
1
v
2
c
2
(11.2)
27
Il fotone entra con p
0
ed esce con p
1
, le esce con p
2
. Per il fotone:
p
0
=
E
0
c
=
h

0
(11.3)
p
1
=
E
1
c
=
h

1
(11.4)
Usiamo la conservazione della quantit` a di moto:
lungo x : p
0
= p
1
cos +p
2
cos (11.5)
lungo y : 0 = p
1
sin p
2
sin (11.6)
(p
0
p
1
cos )
2
+p
2
1
sin
2
= p
2
2
cos
2
+p
2
2
sin
2
(11.7)
p
2
0
+p
2
1
2p
0
p
1
cos = p
2
2
(11.8)
Applichiamo la conservazione dellenergia (m sar`a la massa delle perche il fotone ha massa
nulla):
E
0
+mc
2
= E
1
+
_
m
2
c
4
+c
2
p
2
2
(11.9)
c(p
0
p
1
) +mc
2
=
_
m
2
c
4
+c
2
p
2
2
(11.10)
c
2
(p
0
p
1
)
2
+m
2
c
4
+ 2mc
3
(p
0
p
1
) = m
2
c
4
+c
2
p
2
2
(11.11)
(p
0
p
1
)
2
+ 2mc(p
0
p
1
) = p
2
2
(11.12)
Quindi in totale:
p
2
0
+p
2
1
2p
0
p
1
cos = p
2
0
+p
2
1
2p
0
p
1
+ 2mc(p
0
p
1
) (11.13)
p
0
p
1
(1 cos ) = mc(p
0
p
1
) (11.14)
dividendo per p
0
p
1
:
(1 cos ) = mc
_
1
p
1

1
p
0
_
(11.15)
p
0
=
h

0
, p
1
=
h

1
(11.16)
Otteniamo quindi inne la formula di Compton:

0
=
h
mc
(1 cos ) (11.17)
Allinizio si ha una certa del fotone, che poi cambia per limpatto ad angolo (se = 0 non
c`e spostamento).

c
=
h
mc
(11.18)
=
6.63 10
34
9.11 10
31
3 10
8
= 2.42 10
12
m (11.19)
`e detta lunghezza donda di Compton per lelettrone.
Lo spostamento massimo si ha per = 180

, dunque
max
= 2
c
.
Il primo pico si spiega perche abbiamo considerato un urto con un e poco legato (se fosse stato
pi` u legato allatomo avrebbe avuto una massa ecace molto maggiore).
28
Esempio
= 10.0 pm = raggi X

(45

) =?

( = 45) =
0
+
h
mc
(1 cos ) = 10.7 pm

max
=?

max
=
0
+ 2
c
= 14.8 pm
E
max
k
(e

) =?
E
max
k
(e

) = h h

= hc
_
1

max
_
= hc
_
1

0
+2
c
_
= 6.54 10
15
J

Osservazione:
Raggi = 0.0106 10
10
m

=
0.0242
0.0106
= 2.3
Raggi X = 0.712 10
10
m

=
0.0242
0.712
= 0.034 vista da Compton
luce verde = 5640 10
10
m

=
0.0242
5640
= 4.29 10
6
insensibile normalmente
12 Com`e fatta la materia
Si usa la spettroscopia.
Lelemento con lo spettro pi` u semplice `e lidrogeno.
29
Ci sono delle righe che si accumulano no a 364.6 nm, sono state studiate da Balmer. C`e una
relazione sperimentale tra le righe:

j
=
bj
2
j
2
4
(12.1)
e la serie di Balmer; dove j = 3, 4, 5, b = 656.28 nm. Queste sono nel visibile, ma ci sono anche
altre righe: Balmer, Lymann, Paschen.
Rydberg generalizza la serie di Balmer:
1

n
=

n
c
(12.2)
= R
H
_
1
(n

)
2

1
n
2
_
(12.3)
detta formula di Rydberg. Sperimentalmente, R
H
= 1.097 10
7
m
1
.
Da qui si riesce a capire come sono fatti gli atomi:
Modello planetario: intuitivo ma sbagliato perche ruotando e dovrebbe collassare;
Modello a panettone: andrebbe bene perche le orbite percorse dagli e sono incompatibili
con la teoria dellelettromagnetismo.
a = 10
10
m `e il raggio dellatomo.
30
4
3
a
3
= e (12.4)
Lelettrone vede una carica q che sta dentro alla sfera di raggio r
Q =
4
3
r
3
(12.5)
=
4
3
r
3
e
4
3
a
3
= e
_
r
a
_
3
(12.6)
F =
Qe
4
0
r
2
(12.7)
=
e
2
r
3
4
0
a
3
r
2
= kr (12.8)
k =
e
2
r
4
0
a
3
= 230
N
m
(12.9)
=
1
2
_
k
m
= 2.5 10
15
Hz (12.10)
= 1200

A (12.11)
Il problema sta nellultravioletto perche trova una sola e non tutta la serie, inoltre non sono
previste le altre serie.
13 Esperiemento di Rutherford
Si usano le particelle , cio`e He ionizzato due volte: ha una massa molto elevata e carica positiva.
Queste particelle vengono accelerate e sparate su un foglio doro molto sottile (spessore 10
6

10
7
m). Quindi:
m 6.68 10
27
kg 8000m
e
(13.1)
v

2 10
7
m
s
(13.2)
E
k
= 5.5 MeV (13.3)
Si contano le particelle che rimbalzano: la maggior parte va dritta o `e deviata di piccoli angoli,
ma alcune particelle rimbalzano indietro.
Dal modello di Thompson quale sarebbe langolo di diusione previsto? Supponiamo che allin-
terno dellatomo la traiettoria sia lineare e calcoliamo la forza a cui `e sottoposta la particella
(gli e non entrano in gioco perche sono molto minori di e di Au)
F = Cr (13.4)
C =
Ze
2
2
0
a
3
(13.5)
(10 aprile)
Risultato sconvolgente: alcune particelle hanno una deessione notevole (anche se poche), tanto
31
che tornano quasi indietro
Modello dellatomo:
HP
0
: planetario non va bene perche lelettrone decade se gira
HP
1
: panettone
- a = raggio atomo;
- in ogni punto ad una distanza r abbiamo una forza;
- la carica dentro allatomo `e Ze;
Variazione quantit`a di moto perpendicolare (T=tempo, t=sezione):
p =
T
_
0
F

dt (13.6)
=
T
_
0
Cr cos dt (13.7)
= Cb
T
_
0
dt (13.8)
= CbT (13.9)
dove
b = rcos (13.10)
Velocit`a v

= mv

CbT =
Cb2

a
2
b
2
v

siccome ho angoli piccoli: =


p

=
2Cb

a
2
b
2
p

=
Cb

a
2
b
2
E
c
- Se b=0: passa per il centro e non sente spostamento
- Se b=a: passa tg e non sente spostamento
Per quale b ho spostamento massimo:

b
= = 0 (13.11)
b =
a

2
(13.12)

max
=
Ca
2
2E
c
(13.13)
(corrisponde al valore dellangolo per cui b vale
a

2
)
langolo varia tra 0 e questo valore; prendiamo il valore medio dellangolo
=

max
2
=
Ca
2
4E
c
(13.14)
con a = 0.1nm
E
c
= 5MeV (13.15)
= Z 1.4 10
6
rad (13.16)
Noi avevamo loro Z=79: 10
4
rad.
Vediamo cosa succede passata la lastra doro: la lastra `e na 10
6
; gli atomi sono pieni di
32
dimensioni di circa 10
10
; la particella ha dimensioni dellordine di 10
6
e urta gli atomi di
ordine 10
10
, dunque ha circa 10
4
urti, `e deviata dellangolo trovato prima che ovviamente sar`a
una volta su e una volta gi` u, in media vanno quindi dritte: prendiamo lo scarto dalla media per
vedere gli eetti.
=

i
(13.17)
=
_
< (0)
2
> (13.18)
=

< (

j
) > (13.19)
=

<

i
(
i
)
2
> (13.20)
=
_
N()
2
(13.21)
=

N = 10
2
= 0.6

(13.22)
Se mi metto nellhp della deviazione massima:

max
= N = 10
4
10
4
= 60

(13.23)
Probabilit`a che succeda questo: (
1
2
)
N
= 10
3000
cio`e la probabilit`a che gli urti avvengano anche sempre nella deviazione massima (che potrebbe
spiegare le particelle che tornano indietro) `e praticamente nulla scartiamo Thompson.
HP
2
:
- nucleo fermo rispetto alla particella , che pu`o essere considerato vero perche loro `e molto
maggiore delle ;
- usiamo la meccanica classica;
- forze coulombiane (i nuclei non si avvicinano e quindi non interagiscono tra loro attraverso
forze di natura nucleare che non so ancora fare);
OSSERVAZIONE: forza di coulomb = centrale, momento della forza // r si conserva il
momento angolare.
m= massa della particella
prima dellurto: p = mvb
dopo lurto: p

= mv

Conservazione dellenergia:
1
2
m(v)
2
=
1
2
m(v

)
2
(13.24)
v = v

(13.25)
p
1
= p
2
(13.26)
p = p
2
p
1
(13.27)
=

Fdt (13.28)
p
sin
=
p
sin
_

2
_ (13.29)
p = 2mv sin
_

2
_
(13.30)
33

_
Fdt

Fcosdt (13.31)
= 2mv sin
_

2
_
(13.32)
2mv sin
_

2
_
=

2
_

2
Fcos
dt
d
d (13.33)
(ho fatto un cambio di variabili)
So che si conserva il momento angolare:
mvb = mvr = mr
2
(13.34)
=
d
dt
(13.35)

d
dt
=
r
2
vb
(13.36)
lintegrale diventa:
2mv sin
_

2
_
=

2
_

2
Fcos
r
2
vb
d (13.37)
=
_
2Ze
2
4
0
r
2

r
2
vb
cos d (13.38)
mv
2
b
4
0
Ze
2
sin
_

2
_
= 2sin
_

2
_
(13.39)
= 2cos
_

2
_
(13.40)
cotg
_

2
_
=
E
c
4
0
Ze
2
b (13.41)
b= fattore dimpatto;
- b molto grande: la ctg va a innito, langolo va a : non ho deviazione
- b molto piccolo: posso tornare indietro perche langolo tende a

2
se b determina langolo, tutte le particelle dentro al cerchio b
2
vengono deesse di un angolo
maggiore
Mando tutte le particelle: che frazione di queste viene deessa di una angolo maggiore rispetto
a quello determinato da b?
`
E lo stesso ragoinamento di prima, ma ora latomo `e praticamente vuoto.
Dunque quando la particella attraversa il foglietto di oro viene deviata praticamente da un solo
atomo.
frazione: f =
nAtb
2
A
(area totale ecace del nucleo divisa per larea totale della supericie del foglietto, n=densit`a
di atomi su volume.)
f =
n t
E
2
c
_
Ze
2
ctg(

2
)
4
0
_
2
(13.42)
34
A noi interessano le particelle che cadono allinterno di una corona circolare ds attorno allatomo.
ds = 2rsin rd = 2r
2
sind (13.43)
df =
n t
E
2
c
_
Ze
2
4
0
_
2

1
_
sin
_

2
__
2
ctg
_

2
_
d (13.44)
=
n t
E
2
c
_
Ze
2
4
0
_
2
cos
(sin)
3
d (13.45)
N () d =
N
i
|f
i
|
ds
(13.46)
= N
i
n t
E
2
c
_
Ze
2
4
0
_
2
cos
(sin)
3

1
4r
2
sin cos
d (13.47)
N () =
N
i
n t Z
2
e
4
(8
0
)
2
r
2
E
2
c

_
sin
_

2
__
4
(13.48)
Il numero di particelle deviate pi` u del 1% `e molto piccola.
Se ho una energia cinetica molto grande, le particelle riescono ad arrivare molto vicine al nucleo.
Come posso stimare la distanza minima delle partiecelle dal nucleo?
E
c
=
2Ze
2
4
0
R
min
R
min
=
2Ze
2
4
0
E
c
(13.49)
Per energie sucientemente basse i risultati sperimentali corrispondono a quelli teorici, ma a
certe energie (molto elevate), cio`e quando R diventa piccolo (10
14
), non corrispondono: cade
lhp che avevamo fatto sulle forze coulombiane, i nuclei cominciano ad interagire con forze nu-
cleari.
(11 aprile)
Gli esperimenti portano a pensare che ci sia una massa positiva allinterno dellatomo (nu-
cleo 10
14
).
C`e un unit`a di misura che si chiama Fermi che vale 10
15
m.
14 Atomo di Bohr
Spiega come fa lelettrone a girare attorno senza decadere come per il modello planetario.
Postulati di Bohr:
1. Orbite circolari stabili lelettrone pu`o starci tranquillamente
2. Momento angolare L = n =
nh
2
, dove i valori di n previsti da Bohr sono numeri interi (il
momento angolare `e quantizzato da numeri interi)
3. h = E
i
E
f
4. Meccanica classica (il nucleo `e fermo).
35
In generale, oltre che per lidrogeno, i conti che faremo andranno bene per tutti gli idrogenoidi
(cambia solo un fattore moltiplicativo Z), i quali hanno un elettrone ma il numero dei protoni
non `e ssato.
La forza di Coulomb sullelettrone `e pari a quella centripeta, consideriamo inoltre che il momento
angolare vale (2)
Ze
2
4
0
r
2
= m
v
r
2
(14.1)
n = mvr (14.2)
Elevando al quadrato la seconda relazione e dividendo membro a membro la prima con la secon-
da trovo una relazione per il raggio:
m r
n
= 4
0

n
2

2
Ze
2
(14.3)
r
n
= 4
0

n
2

2
Ze
2
m
(14.4)
Va bene che ci sia Z al denominatore: intuitivamente, pi` u protoni ho, minore sar`a il raggio
dellatomo perche lelettrone `e pi` u attirato.
Mi posso ricavre la velocit`a:
v
n
=
n
m r
n
=
n
m4
0
(n)
2
Ze
2
m
=
Ze
2
4
0
n
(14.5)
Energia:
E = E
c
+E
p
=
1
2
mv
2

Ze
2
4
0
r
(14.6)
E
c
=
1
2
_
Ze
2
4
0
_
2
m
(n)
2
(14.7)
E
p
=
_
Ze
2
4
0
_
2
m
(n)
2
= 2E
c
(14.8)
E
n
=
1
2
_
Ze
2
4
0
_
2
m
(n)
2
(14.9)
Vediamo se i conti sono sensati:
-raggio:
r
n
=
n
2
Z

4
0

2
e
2
m
=
n
2
Z
a
0
(14.10)
a
0
(= raggio dellatomo di idrogeno con n = 1 e Z = 1 )= 0.529

A
-velocit`a:
Prendiamo lidrogeno:
v
1
=
e
2
4
0

(14.11)
v
1
c
=
e
2
4
0
c

1
137
= (14.12)
La velocit`a `e abbastanza minore di c, quindi possiamo usare la meccanica classica.
`e detta COSTANTE DI STRUTTURA FINE.
36
-energia:
E
n
=
Z
2
n
2
1
2
_
e
2
4
0
_
2
m

2
=
Z
2
n
2
E
0
(14.13)
E
0
= 13.6eV (14.14)
Ho una scala di energie: Parto da 13.6 eV (per lidrogeno, per gli altri invece devo moltiplicare
per Z), poi dividendo per n
2
ottengo la serie: 13.6 3.4 1.51 ho degli stati quantici delle-
lettrone, che salta da un livello allaltro.
h = E
i
E
f
=
Z
2
2
_
e
2
4
0
_
2
m

2
_
1
n
2
f

1
n
2
i
_
(14.15)
Assomiglia alla formula di Ridberg,
1

=
Z
2
2
_
e
2
4
0
_
2
m

2
hc
_
1
n
2
f

1
n
2
i
_
(14.16)
Sostituendo i dati per lidrogeno, la costante che appare `e proprio la costante di Riedberg
Lo sdoppiamento delle righe rappresenta un problema: si parte da questo modello e poi lo si
sviluppa (il modello di Bohr non `e corretto, bisogna cambiarlo)
Risultato importante: QUANTIZZAZIONE LIVELLI ENERGETICI
(17 aprile)
Possiamo anche scrivere:
1

= Z
2
R
H
(
1
n
2
f

1
n
2
i
) (14.17)
dove:
R
sper
H
= 109677.581cm
1
(14.18)
R
th
H
= 109737.267cm
1
(14.19)
R
th,corr
H
= 109677.531cm
1
(14.20)
A seconda dello stato quantico nale si trovano le serie (Balmer, Paschen etc.)
Anche modelli pi` u ranati saranno molto simili a questo perche questo modello da risultati
molto precisi rispetto a quelli sperimentali.
15 Esperimento di Franck-Hertz
(1914) Conferma quantizzazione dellenergia.
Non conoscevano la teoria di Bohr, studiavano gli urti elastici negli atomi.
Esperimento: tubo in cui viene fatto il vuoto in cui si inserisce un vapore di mercurio, studiano
cosa succede scontrando elettroni e questi atomi inserendo un catodo da cui vengono emessi
degli elettroni; si mette una ddp in modo che gli elettroni vengano accelerati verso una gri-
glia. Dopo la griglia viene inserito un altro potenziale in modo che vengano rallentati e alla ne
arrivino solo quelli che hanno una certa energia. Collegano linizio e la ne con un amperometro.
37
Variando il potenziale la corrente comincia a salire, raggiugne un picco (4.9 V), poi la corrente
crolla. Aumentando ancora il potenziale, la corrente risale no ad un picco e cos` via; la distanza
tra un picco e laltro vale 4.9 V.
Quando gli elettroni si scontrano con Hg ho un urto elastico:
1. Massa Hg molto maggiore di quella dellelettrone, non perdono energia durante lurto,
quindi aumentando la ddp aumento il numero di elettroni che riescono ad avere abbastanza
energia per superare la barriera, quindi la corrente comincia a salire.
2. Successivamente per`o la corrente scende: se colpisco latomo con energia suciente per
far passare lelettrone del mercurio ad uno stato quantico maggiore, lelettrone partito
dal catodo perde la sua energia, quindi anche la corrente scende. In questo caso lurto `e
anelastico.
3. Poi risale: gli elettroni hanno la massima energia in fondo sulla piastra, quando abbia-
mo ddp di 4.9 eV (necessaria per eccitare Hg), riescono a eccitare solo gli ultimi atomi
perche prima non hanno energia suciente e quindi arrivano alla ne con poca energia.
Aumentando la ddp lurto ecace avviene prima (spazialmente), quindi dopo lelettrone
ha tempo per riassumere energia, se ha ddp doppia tutto questo succede due volte (due
urti ecaci).
Quindi:
h = 4.90eV (15.1)

hc

= 4.90eV (15.2)
= 253nm (15.3)
Per vericare ci`o, posso fare uno spettro di emissione del mercurio: dovrei trovare una linea a
253 nm che indica atomi eccitati che poi ricadendo emettono a quella , e sperimentalmente
questo `e vero.
Abbiamo assunto che in ogni urto lelettrone faccia eccitare latomo di un solo stato quantico,
in teoria potrebbe succedere che lelettrone ecciti latomo di pi` u stati: ma lesperimento `e fatto
in modo tale che il mercurio sia molto rado, e che la ddp vari lentamente.
Se al posto di Hg ci fosse H, dovrei avere una ddp di 10 V (perche mi servono 10 eV per eccitare
H).
16 Raggi X
Sparo elettroni contro un bersaglio, in funzione della ddp e indipendentemente dal bersaglio
avevamo uno spettro continuo con una
min
che dipende dallenergia delle.
38
Ci sono per`o due picchi che dipendono dal materiale e non dallenergia: evidenziano qualche
propriet`a della materia.
Mosley: gli e mandati riescono a dare energia a e allinterno dellatomo e farli eccitare. I livelli
energetici dipendono dal tipo di atomo e dunque dal materiale.
La frequenza che corrisponde al picco :
LEGGE DI MOSLEY (SPERIMENTALE):
Z = A

+s (16.1)
dove A e s sono costanti che dipendono dal tipo di riga implicata nella transizione Noi sappiamo
che:
E
n
=
Z
2
E
0
n
2
(16.2)
=
Z
2
E
0
h
_
1
n
2
f

1
n
2
i
_
(16.3)
= Z
2

0
_
1
n
2
f

1
n
2
i
_
(16.4)
Questo funziona per lidrogenoide, ma per gli altri atomi no perch`e ho pi` u e. Mosley pensa
di assumere che la formula vada bene anche per gli altri atomi usando al posto di Z la carica
ecace, cio`e non tutte le cariche positive, ma quelle positive schermate da tutti gli e che stanno
tra le considerato e il nucleo.
La formula diventa:
= (Z s)
2

0
_
1
n
2
f

1
n
2
i
_
(16.5)
cio`e s indica la schermatura.
17 Laser
(18 aprile)
Laser: luce monocromatica collimata e coerente.
39
Supponiamo di avere due livelli di energia E
1
ed E
2
, passando da uno stato allaltro:
E
2
E
1
= h (17.1)
Se abbiamo un e al livello pi` u basso e arriva un fotone che ha la stessa frequenza, le passa al
livello pi` u alto (abbiamo un ASSORBIMENTO STIMOLATO).
Abbiamo una certa probabilit`a di assorbimento stimolato (quanto facilmente passo dallo stato
1 allo stato 2):
P
stim
ass
= B
12
u() (17.2)
u = densit`a per unit`a di tempo dei fotoni.
EMISSIONE SPONTANEA:
P
spont
em
= A
21
(17.3)
Siccome `e spontanea non ci interessa la radiazione (non `e stimolata).
Einstein si accorge che si pu`o anche avere EMISSIONE STIMOLATA: mando una radiazione,
le cade nel livello basso ed emette 2 radiazioni.
P
stim
em
= B
21
u() (17.4)
Prendiamo questo sistema a due stati e vediamo come si compotra allequilibrio.
Ci saranno un certo numero N
1
di elettroni nel livello 1 e un altro numero N
2
al livello 2. Possia-
mo suppore che sia immerso in un corpo nero cos` la radiazione `e quella termica. Allequilibrio,
usando Boltzmann:
N
1
= Ce
E
1
(17.5)
N
2
= Ce
E
2
(17.6)

N
1
N
2
= e
(E
2
E
1
)
= e
h
(17.7)
Allequilibrio ho un tot di e che vanno da 1 a 2, altro che va da 2 a 1 e allequilibrio i due numeri
saranno uguali.
N
21
= N
12
(17.8)
N
12
= N
1
B
12
u() t =
= N
21
= N
2
A
21
t +N
2
B
21
u() t (17.9)
u()[N
1
B
12
N
2
B
21
] = N
2
A
21
(17.10)
u() =
N
2
A
21
[N
1
B
12
N
2
B
21
]
(17.11)
=
A
21
[
N
1
N
2
B
12
B
21
]
(17.12)
=
A
21
e
h
KT
B
12
B
21
(17.13)
Noi sappiamo che:
u(, T) =
8h
3
c
3

1
e
h
KT
1
(17.14)
A =
8h
3
c
3
(17.15)
B
12
= B
21
= B (17.16)
40
La probabilit`a di scendere o di salire `e la stessa.
A frequenze alte `e pi` u importante lemissione spontanea, a frequenze basse quella stimolata.
Il tempo di decadimento `e dellordine di 10
9
s .
Idea per i laser: pompaggio ottico = creare uno sbilanciamento di popolazione per avere pi` u
elettroni nello stato eccitato in modo che quando arriva la radiazione essi cadono ed emettono
radiazione.
Come fare? Laser a 3 stati: Ci sono degli stati intermedi che dipendono dalle propriet`a delle
sostanze che sono molto stabili (10
3
s). Mandiamo una radiazione, gli elettroni da 1 vanno a
2, ma alcuni ricadono al livello intermedio emettendo radiazione. Si pu`o creare uninversione di
popolazione in modo da avere pi` u elettroni in 2, quando arriva la radiazione crea una reazione
a cascata che fa emettere fotoni in fase.
Esistono anche laser a 4 stati.
Questo succede perche le prob. di andare da 1 o a 2 `e uguale al viceversa, altrimenti non si
potrebbe creare questo sistema.
18 Natura ondulatoria e corpuscolare delle particelle
Le particelle hanno massa e quantit`a di moto, la radiazione ha una frequenza e una energia ma
anche delle propriet`a corpuscolari.
p =
E
c
=
h
c
=
h

(18.1)
De Broglie (1924): simmetria la radiazione `e onda e corpuscolo, ma allora perche la materia
(le particelle) non ha propriet`a ondulatorie?
Associa alla particella la lunghezza donda:
=
h
p
=
hc
E
(18.2)
contando che le particelle hanno massa, mentre i fotoni no.
(24 aprile)
Leq di De Broglie:
=
h
p
(18.3)
=
h
mv
(18.4)
Supponiamo di avere e con energia di 100 eV (accelerati da una ddp di 100 V)
E
c
=
1
2
mv
2
(18.5)
v =
_
2E
c
m
(18.6)
=
_
2 100 1.602 10
19
9.11 10
31
(18.7)
= 5.9 10
6
m
s
(18.8)
41
p = mv (18.9)
= 5.4 10
24
kgm
s
(18.10)
=
h
mv
= 1.2 10
10
m (18.11)
`
E una lunghezza donda molto piccola.
Per esempio, un virus ha lunghezza donda:
m = 10
15
kg (18.12)
v = 2
m
s
(18.13)
=
h
p
= 3.3 10
19
m (18.14)
La condizione per avere orbite stazionarie `e che la circonferenza compiuta dalle devessere un
multiplo intero della lunghezza donda:
2r
n
= n (18.15)
= n
h
p
(18.16)
r
n
p =
nh
2
(18.17)
L = n (18.18)
Per vericare che gli elettroni hanno comportamento ondulatorio:
1. Esperimento doppia fenditura: con un e alla volta;
2. Reticolo di dirazione guardando le frange di interferenza, ma `e dicile perche abbiamo
lunghezze donda piccole possiamo usare dei cristalli (nichel).
Il detector misura la corrente perche arrivano e.
La radiazione colpisce perpendicolarmente alla supercie, i raggi vengono emessi ad un certo
angolo rispetto ai piani, invece `e langolo tra i due raggi. La condizione di Bragg:
_
n = 2dsin
2 + =
Nel caso dei nostri esperimenti: E = 54eV , = 50

, = 65

d = 0.91

A
= 1.65

A
La previsione di De Broglie:
E
c
=
p
2
2m
(18.19)
p =
_
2mE
c
(18.20)
=
h
p
1.66

A (18.21)
Quindi De Broglie ha ragione.
Lenergia a riposo (tipo energia associata alla massa in relativit`a) `e associata da De Broglie a
un qualche gardo di libert`a interno che vibra.
Nellsdr in cui la particella `e ferma:
h

= mc
2
(18.22)
42
= Asin(2

) (18.23)
Nellsdr del laboratorio:
t

=
t
v
c
2
x
_
1 (
v
c
)
2
(18.24)
Quindi:
(x, t) = Asin
_
2

t
v
c
2
x
_
1 (
v
c
)
2
_
(18.25)
= Asin
_
2
_
t
T

x

__
(18.26)

v
_
1
2
c
2
=
1

(18.27)
=
_
1
2
c
2
h
vmc
2
=
h
p
(18.28)
Esercizio importante
Per vedere il comportamento ondulatorio delle abbiamo usato un reticolo.
Quale dovrebbe essere la di un pallone da calcio per vederne linterferenza?
Misure del campo: 100 x 50 m
Persone che fanno da punti di dirazione: 23
La supercie attorno ad ogni giocatore vale: S =
10050
23
= 217m
2
La distanza tra uno e laltro vale circa: d

S 15m
La distanza `e circa la lunghezza donda del pallone, supponendo che m = 1kg, v = 100
km
h

27.8
m
s
h d p = 416Js (18.29)
che `e molto pi` u grande rispetto alla vera costante di Planck.

Unapplicazione immediata del comportamento ondulatorio delle `e il microscopio elettronico:


con i microscopi riesco a vedere cose di grandezze paragonabili alla lunghezza donda che mando,
quindi il visibile `e troppo grande, i raggi X distruggono tutto, invece con gli elettroni riesco a
controllarli bene.
19 La funzione donda
Nel caso della materia, cos`e che oscilla? La funzione donda .
Lhp che viene fatta da Bohr `e:
Associamo una funzione donda (x, y, z, t) alla particella, quello che osserviamo `e il modulo
quadro (come il modulo quadro del campo elettrico `e legato al numero di fotoni, cio`e allinten-
sit`a).
La `e una probabilit`a quindi va da 0 a 1.
Descrizione del problema dal pt di vista statistico: dire che la probabilit`a vale 0.2 signica che
il 20% di tutti gli e `e in una certa posizione, non che il 20% di un e `e l` e il resto da qualche
altra parte.
43
v
p
= (19.1)
=
h
mv
(19.2)
=
mc
2
h
(19.3)
E = h = mc
2
(19.4)
=
h
mv

mc
2
h
=
c
2
v
> c (19.5)
Impossibile!!
= Acos(2t) (19.6)
x = v
p
t (19.7)
(x, t) = Acos(2(t
x
v
p
)) (19.8)
= Acos(2(t
x

)) (19.9)
= Acos(t kx) (19.10)
Con = 2, k =
2

.
Vogliamo costruirci il pacchetto donda. Supponiamo di avere due onde:
y
1
= Acos(t kx) (19.11)
y
2
= Acos[( + )t (k + k)x] (19.12)
Con k << k, idem per laltra. Sommando le due onde:
y = y
1
+y
2
(19.13)
= 2Acos
_ _
2 +
2
_
t
_
2k + k
2
_
x
_
cos
_ _

2
_
t
_
k
2
_
x
_
(19.14)
= 2Acos(t kx) cos
_ _

2
_
t
_
k
2
_
x
_
(19.15)
Sono i battimenti: due suoni non perfettamente accordati. Lampiezza sta oscillando.
A questi fenomeni posso associare una velocit`a di gruppo:
v
g
=

k
(19.16)
v
g
=
d
dk
(19.17)
Troviamo quanto vale la v
g
:
k =
2mv
h
(19.18)
h = mc
2
(19.19)
=
mc
2
h
(19.20)
=
2mc
2
h
(19.21)
v
g
=
d
dk
=
d
dv
dk
dv
(19.22)
44
dipende da v attraverso
d
dv
=
2mv
h

3
(19.23)
dk
dv
=
2m
3
h

_
1

2
+
v
2
c
2
_
(19.24)
=
2m
3
h
(19.25)
v
g
= v (19.26)
La velocit`a di gruppo `e proprio la velocit`a della particella!!!
PROBLEMA: per descrivere una particella ho bisogno di una sovrapposizione di onde, cio`e ho
k, , p per ogni onda, quindi devo sommare molti momenti ho una sovrapposizione di molti
momenti (indeterminazione!)
Esercizio
= 2pm
E
c
, v
g
, v
f
=?
E =
_
m
2
c
4
+c
2
p
2
cp =
ch

=
1240
0.002
= 6.2 10
5
eV = 620keV
E
0
= mc
2
= 511keV
E
c
= E E
0
= 290keV
Avendo una energia sui keV stiamo parlando di vel relativistiche E = E
0

v = c
_
1 (
E
0
E
)
2
= 0.771c
v
p
=
c
2
v
= 1.30c non va bene infatti.

20 Principio di indeterminazione di Heisenberg


(2 maggio)
Consideriamo la trasformata di :
(x) =
1

g(k)e
ikx
dk (20.1)
k =
2

=
2
h
p (20.2)
p = k (20.3)
g(k) =
1

(x)e
ikx
dx (20.4)
Supponiamo che la funzione donda sia una gaussiana:
(x) = e

x
2
4
2
e
ik
0
x
(20.5)
se ottengo londa piana:
P(x) = ||
2
=

(20.6)
= e

x
2
2
2
e
ik
0
x
e
ik
0
x
(20.7)
= e

x
2
2
2
(20.8)
45
Sia x il valore per cui la gaussiana si riduce del valore
1

e
, x =
Quindi maggiore `e pi` u piatta `e la gaussiana.
La trasformata di Fourier di g(k):
g(k) =
1

x
2
4
2
e
i(k
0
k)x
dx (20.9)
=
1

e
(
x
2
B)
2
e
B
2
dx (20.10)
i(k
0
k)x =
2xB
2
(20.11)
B = i(k
0
k) (20.12)
g(k) =
1

2
e

2
(k
0
k)
2

e
(
x
2
i(k
0
k))
2
dx (20.13)
se t = i(k
0
k), dt =
dx
2
g(k) =
1

2
2e

2
(k
0
k)
2

e
t
2
dt (20.14)
=
1

2
2

2
(k
0
k)
2
(20.15)
=

2e

2
(k
0
k)
2
(20.16)
Quindi il modulo quadro vale:
|g(k)|
2
= 2
2
e
2
2
(k
0
k)
2
(20.17)
Come prima denisco k =
1
2
, pi` u grande `e , pi` u piccolo `e k.
xk =
1
2
(20.18)
Questo vale per la gaussiana, per le altre vale il maggiore o uguale.
p = k (20.19)
dp = dk (20.20)
xp =

2
(20.21)
Non posso conoscere contemporaneamente sia x che k (o p), se ne conosco una con altissima
precisione, laltra `e molto bassa.
Questa indeterminazione `e vera, non dipende dal modo in cui descriviamo il sistema.
Per conoscere una particella, devo inviare dei fotoni. Posso ridurre lintensit`a del fascio, ma in
qualsiasi caso i fotoni hanno energia che perturbano il sistema. Se riduco lenergia aumento la
lunghezza donda e quindi riduco la precisione sulla determinazione della posizione della parti-
cella.
Gendankexperiment: Microscopio di Bohr.
Lente con potere risolutivo (angolo al quale riesco a risolvere due punti separati) 1.22f

D
x = l tan() (20.22)
l

D
(20.23)
46
O diminuisco la lunghezza donda o aumento il diametro della lente e quindi aumento la precisione
(cio`e riduco x). Poi colpisco con un secondo fotone la particella e calcolo la quantit`a di moto.
Ma in realt`a cos` facendo non calcolo posizione e p nello stesso istante, ma uno prima e uno dopo
lurto. Allora potrei guardare com`e cambiata la quantita di moto del fotone e ricavare quella
dellelettrone.
Quando mando il fotone, deve passare allinterno della lente, cio`e allinterno di un cono che dalla
sorgente va alla lente per riuscire a beccarla (angolo corrispondente: 2)
p
x
= p (20.24)
=
h

(20.25)
2l D (20.26)

D
2l
(20.27)
p
x
=
h

D
2l
(20.28)
Dunque:
xp
h

D
2l
l

D
(20.29)

h
2
(20.30)
A causa della doppia natura delle particelle, non riesco a determinare con alta precisione sia x
che p: salta completamente il concetto di traiettoria delle particelle.
Questi sono eetti che appaiono solo a livello particellare e atomico, non a livello macroscopico.
TEORIA DELLE VARIABILI NASACOSTE: Einstein dice che le variabili che regolano questi
fatti sono distribuite statisticamente, se noi avessimo una conoscenza precisa sarebbe tutto de-
terminato.
Le disuguaglianze di Bell dovrebbero valere, sperimentalmente si `e visto che sono violate.
(8 maggio)
Non possiamo avere una particella ferma per il principio di Heisenberg, altrimenti potremmo
avere sia la posizione che la velocit`a ben denite.
Esercizio
Classicamente:
E =
p
2
2m

e
2
4
0
r
(20.31)
m
v
2
r
=
e
2
4
0
r
2
(20.32)
E =
e
2
2
0
r
(20.33)
47
Per Heisenberg:
xp
x


2
(20.34)
r =
_
< r
2
> < r
2
> (20.35)
= |r| (20.36)
= r (20.37)
p =
_
< p
2
> < p
2
> (20.38)
r =
_
x
2
+ y
2
+ z
2
(20.39)

3x

p
x
() (20.40)
p =
_
p
2
x
+ p
2
y
+ p
2
z
(20.41)
p
x
rp (20.42)
rp rp (20.43)
p

2
(20.44)
E =

2
2mr
2

e
2
4
0
r
(20.45)
dE(r)
dr
= 2

2
2mr
2
+
e
2
4
0
r
2
= 0 (20.46)
r =
4
0
me
2

2
= a
0
(20.47)
Usando Heisenberg trovo che il raggio che minimizza lenergia `e il raggio dellidrogeno di Bohr.
Le varie costanti moltiplicative sono state trascurate.
() viene cos` perche lo spazio `e isotropo.
Principio di corrispondenza: torniamo alla meccanica classica quando r << r, quindi p << p,
dunque:
rp
rp
<< 1 (20.48)


n
=
1
n
(Bohr) (20.49)
Dunque n `e molto grande.

Abbiamo anche la parte temporale della funzione donda:


(t) =
1

2
_
G()e
it
d (20.50)
G() =
1

2
_
(t)e
it
d (20.51)
E = h =
2h
2
= (20.52)
t
1
2
(20.53)
tE

2
(20.54)
dove il t `e il tempo in cui lelettrone resta nel livello energetico.
48
Si scoprono regole di selezione, cio`e non ho transizioni tra tutti i possibili stati, inoltre mi aspetto
una linea singola e invece ce ne sono tante.
21 Equazione di Schr odinger
Teoria completa: la prima informazione che abbiamo `e che serve una funzione donda, anche se
ci da solo delle probabilit`a.
P(x, t) = ||
2
dx (21.1)
Come calcolare ?
Particella libera: potenziale costante, non `e sottoposta a forze.
U(x) = U (21.2)
(x, t) = e
i(tkx)
(21.3)
E = (21.4)
k =
p

(21.5)
(x, t) = e

(Etpx)
(21.6)
E =
p
2
2m
+U (21.7)
Vogliamo trovare leq che dato il potenziale mi dia trovare . Leq deve soddisfare la seguente
propriet`a: dal fenomeno sico di interferenza (quando la particella passa tra i fori di Young)
alleq. che deve soddisfare il principio di Huygens (intensit`a proporzionale al modulo quadro),
cio`e devessere lineare.
|
1
+
2
|
2
(21.8)
deve essere soluzione perche la somma di due soluzioni devessere soluzione, dunque leq. deve
contenere al massimo la funzione + sue derivate.

x
=
ip

(Etpx)
(21.9)
=
ip

(21.10)

x
2
=
p
2

2
(21.11)
p
2
=
2

x
2
(21.12)

t
=
iE

(21.13)
E =

t
(21.14)
=
p
2

2m
+U (21.15)
i
(x, t)
t
=

2
2m

x
2
+U(x, t) (21.16)
Quindi ho trovato eq. lineare che determina conservazione energia.
Si assume per estensione che questa valga per ogni U, non solo se `e costante. Abbiamo trovato
leq. di Schrodinger!!! Non possiamo dimostrarla ma sperimentalmente non `e mai stata violata.
49
EQ. DI SCHR

ODINGER
i
(x, t)
t
=

2
2m

x
2
+U(x, t) (21.17)
Troviamo la probabilit`a di trovare la particella alla posizione x al tempo t. Si chiede alla di
non divergere altrimenti avremmo probabilit`a innita di trovare l` la particella.
P(x, t) =
x
2
_
x
1
|(x, t)|
2
dx (21.18)
< x > =

xP(x, t)dx (21.19)


=

x|(x, t)|
2
dx (21.20)
Con P(x) normalizzata.
Per una generica funzione di x:
< G(x) > =

G(x)|(x, t)|
2
dx (21.21)
Calcoliamo il valore di aspettazione della quantit`a di moto:
< p(x) > =

p(x)|(x, t)|
2
dx (21.22)
NO!!!! p(x) non so trovarla perche ho il principio di indeterminazione di Heisenberg...
Allora ritorno al caso dellonda piana e lo generalizzo.
p =

i

x
(21.23)
E = i

t
(21.24)
Posso associare a p e a E un operatore dato da:
p p =

i

x
(21.25)
E

E = i

t
(21.26)
< p > =

pdx (21.27)
=

x
dx (21.28)
In meccanica quantistica sono tutti operatori Hermitiani cio`e hanno autovalori reali.
In generale:
< G(x, p) > =


Gdx (21.29)
50
Dobbiamo imporre delle condizioni al contorno dal punto di vista sico che porteranno alla
quantizzazione che prima abbiamo ricavato a occhio.
Atomo di idrogeno:
U(x, t) = U(x) (21.30)
Schrodinger si semplica.
Separo le variabili:
(x, t) = f(t)u(x) (21.31)
iu(x)
df
dt
=

2m
f(t)
d
2
u
dx
2
+U(x)u(x)f(t) (21.32)
Divido per uf:
i
f
df
dt
=

2m
1
u(x)
d
2
u(x)
dx
2
+U(x) (21.33)
= G (21.34)
A sinsitra dipende solo dal tempo, a destra solo dallo spazio, rifacendo il discorso fatto tempo
fa troviamo che `e una costante (G).
i
df
dt
= Gf (21.35)
Dalle eq. precedenti vedo che G = E:
df
f
=
iE

dt (21.36)
f(t) = Ae

iE

t
(21.37)
La u deve risolvere:


2
2m
d
2
u(x)
dx
2
+U(x)u(x) = Eu(x) (21.38)
_


2
2m
d
2
dx
2
+U(x)
_
u(x) = Eu(x) (21.39)


Hu(x) = Eu(x) (21.40)
Lultima `e uneq. agli autovalori con operatore Hamiltoniano

H.
Sconvolgimento: risolvendo lultima eq. si trova che i valori possibili dellenergia sono quantiz-
zati ( n ).
u(x) si chiama autofunzione, pu`o essere anche complessa.
(x, t) = Ae

iE
n

t
u
n
(x) (21.41)

= A
2
u

n
(x)u
n
(x) (21.42)
Il modulo quadro, cio`e la probabilit`a, non dipende dal tempo.
Propriet`a:
1. Sia u(x) che
du(x)
dx
sono nite (non divergono);
2. Sia la funzione che la derivata devono essere monodrome (es di funzioni non a singolo
valore: quelle che dipendono da variabili angolari);
3. Sia la funzione che la derivata devono essere continue ( eetto tunnel), altrimenti:
se la funzione non `e continua la derivata divergerebbe e va contro (1);
se la derivata non `e continua,
d
2
u
dx
2
=
2m

2
[U(x) E]u(x), la derivata seconda diverge-
rebbe.
51
22 Buca di potenziale
(9 maggio)
Nel graco dellenergia potenziale rispetto a x, mettiamo una barriera: U(x) esiste solo in un
certo range, cio`e:
U(x) = , x < 0, x > L (22.1)
U(x) = 0, 0 x L (22.2)

d
2
u
dx
2

2
2m
= Eu (22.3)
d
2
u
dx
2
+
2mEu

2
= 0 (22.4)
u(x) = Asin
_

2mE

x
_
+Bcos
_

2mE

x
_
(22.5)
Di sicuro `e nita e a valori singoli, devo controllare la continuit`a:
u(0) = 0 (22.6)
Asin(0) +Bcos(0) = B = 0 (22.7)
u(L) = 0 (22.8)
Asin
_

2mE

L
_
= 0 (22.9)

2mE

L = n (22.10)
Conseguenze:
u
n
(x) = Asin
_
n
L
x
_
(22.11)
2mEL
2

2
= n
2

2
(22.12)
E
n
=
2n
2

2
2mL
2
(22.13)
Abbiamo una teoria semplice che senza nessuna hp arriva a quello che aveva visto Bohr.
u
1
(x) = Asin
_

L
x
_
(22.14)
E
1
=

2
8mL
2
(22.15)
u
2
(x) = Asin
_
2
L
x
_
(22.16)
u
3
(x) = Asin
_
3
L
x
_
(22.17)
(22.18)
52
A seconda di n le u hanno sempre pi` u picchi, ci`o signica che la particella non ha prob. uniforme
di essere in un certo punto dello spazio, ma pi` u probabilit`a di essere nei due picchi.
Normalizzazione:

||
2
dx = 1 (22.19)
A
2
L
_
0
_
sin
_
nx
L
__
2
dx = 1 (22.20)
=
A
2
2
_
L
_
0
dx
L
_
0
_
cos
_
2nx
L
__
dx
_
(22.21)
=
A
2
2
_
x
L
2n
sin
_
2nx
L
__
L
0
(22.22)
1 =
A
2
2
L (22.23)
A =
_
2
L
(22.24)
Per u
1
(stato fondamentale) dovremmo avere una prob. maggiore al centro rispetto al primo
stato eccitato:
P
x
1
,x
2
=
x
2
_
x
1
|u
n
(x)|
2
dx (22.25)
x
1
= 0.45L (22.26)
x
2
= 0.55L (22.27)
P
x
1
,x
2
=
2
2L
_
x
L
2n
sin(
2nx
L
)
_
x
2
x
1
(22.28)
Calcoliamo il valor medio di x, cio`e dove sar`a in media la particella:
< x > =
2
L
L
_
0
sin
2
_
2nx
L
_
dx (22.29)
2nx
L
= y (22.30)
2n
L
dx = dy (22.31)
< x > =
2
L
_
L
2n
_
2
n
_
0
y sin
2
(y)dy (22.32)
n
_
0
y sin
2
(y)dy =
1
2
n
_
0
y[1 cos(2y)]dy (22.33)
=
1
2
_
y
2
2

n
_
0
y cos(2y)dy
_
(22.34)
= (perparti)
1
2
_
y
2
2

y
2
sin(2y)
n
_
0
sin(2y)dy
_
(22.35)
< x > =
L
2
(22.36)
53
Dunque il valore di aspettazione `e sempre nel mezzo anche se le probabilit`a sono divise in picchi.
Qual `e il valore di aspettazione di p?
< p > =

x
dx (22.37)
=

i
2
L
(22.38)
=
n
L
L
_
0
sin
_
n
L
x
_
cos
_
n
L
x
_
dx (22.39)
= 0 (22.40)
Se non avessimo avuto una buca innita (bens` nita) avremmo avuto delle oscillazioni allin-
terno della buca, ma anche due codine che penetrano nella zona in cui lenergia `e nulla. Ci`o
signica che se la zona `e stretta, la particella poterbbe attraversarla eetto tunnel.
23 Risoluzione delleq. di Schr odinger
(15 maggio)
Andiamo ora in 3D:
V (x) = 0 dentro (23.1)
V (x) = fuori (23.2)
0 x a (23.3)
0 y b (23.4)
0 z c (23.5)
(x, y, z, t) = u(x, y, z, )e

iEt

(23.6)
Hu = Eu (23.7)
Sappiamo inoltre che:
p
2
2m
u = Eu (23.8)
ma :
p
2
2m
=
p
2
x
2m
+
p
2
y
2m
+
p
2
z
2m
(23.9)
con:
_
_
_
p
x
=

i

x
p
y
=

i

y
p
z
=

i

z
54

p
2
2m
u =

2
2m
_

2
x
2
+

2
y
2
+

2
z
2
_
u (23.10)
=

2
2m

2
u = Eu (23.11)
Questa `e leq. di Schrodinger da risolvere.
Come in precedenza, separiamo le variabili:
u(x, y, z) = X(x) Y (y) Z(z) (23.12)


2
2m
_

XY Z +X

Y Z +XY

Z
_
= EXY Z (23.13)


2
2m
_

X
X
+

Y
Y
+

Z
Z
_
= E (23.14)


2
2m
_
k
2
x
k
2
y
k
2
z
_
= E (23.15)
Si ottengono 3 eq.
_
_
_

X +k
2
x
X = 0

Y +k
2
y
Y = 0

Z +k
2
z
Z = 0
Le soluzioni sono del tipo:
X(x) = Asin(k
x
x) +Bcos(k
x
x) (23.16)
(23.17)
Bisogna imporre anche altre due condizioni:
X(0) = 0 B = 0 (23.18)
X(a) = 0 sin(k
x
a) = 0 k
x
=
n
x

a
(23.19)
Analogalmente k
y
=
n
y

b
, k
z
=
n
z

c
.
u(x, y, z) = X(x) Y (y) Z(z) (23.20)
= Gsin
_
n
x

a
_
sin
_
n
y

b
_
sin
_
n
z

c
_
(23.21)
E
n
x
,n
y
,n
z
=

2

2
2m
_
_
n
x

a
_
2
+
_
n
y

b
_
2
+
_
n
z

c
_
2
_
(23.22)
Lenergia minima (quella nello stato fondamentale):
E
1,1,1
=

2

2
2m
_
1
a
2
+
1
b
2
+
1
c
2
_
(23.23)
Se poi a = b = c = L:
E
n
x
,n
y
,n
z
=

2

2
2mL
2
_
n
2
x
+n
2
y
+n
2
z
_
(23.24)
Dunque per lo stato fondamentale:
E
1,1,1
= 3

2

2
2mL
2
(23.25)
= 3E
0
(23.26)
Nel primo stato eccitato, invece:
E
2,1,1
= 6E
0
= E
1,2,1
= E
1,1,2
(23.27)
55
Consideriamo ora lenergia potenziale (per latomo di idrogeno): V (x) = 0
_

2
2m

2
+V (x, y, z)
_
u(x, y, z) = E u(x, y, z) (23.28)
se V (x, y, z) =
e
2
4
0
r
(23.29)

2
2m

2
u(x, y, z)
e
2
u(x, y, z)
4
0
_
x
2
+y
2
+z
2
= E u(x, y, z) (23.30)
Possiamo risolverlo per latomo di idrogeno, in cui possiamo utilizzare le coordinate polari in
quanto ha un solo e

_
_
_
x = r sin cos
y = r sin sin
z = r cos
Leq. diventa:

1
r

2
r
2
(r u(r, , ))
1
r
2
sin

_
sin

u(r, , )
_
+

1
r
2
sin

u(r, , ) =
2m

2
_
E +
e
2
4
0
r
_
u (23.31)
Ora possiamo separare le variabili:
u(r, , ) = R(r)Y (, ) (23.32)

1
r
Y
d
dr
2
(rR)
R
r
2
sin

_
sin
Y

R
r
2
sin
Y

=
2mRY

2
_
E +
e
2
4
0
r
_
(23.33)
Se moltiplichiamo tutto per
r
2
RY
:

r
R
d
dr
2
(rR)
1
Y sin

_
sin
Y

1
Y sin
Y

=
2mr
2

2
_
E +
e
2
4
0
r
_
(23.34)
Scomponiamo ora le parti che dipendono da r e quelle che dipendono da o da , saranno
costanti, con qualche altro passaggio si arriva ad ottenere:
_

_
d
2

d
2
+m
2
l
= 0
1
sin
d
d
_
sin
d
d
_
+
_

m
2
l
sin
2

_
= 0
1
r
2
d
dr
_
r
2 dR
dr
_
+
_
2m

2
_
e
2
4
0
r
+E
_


r
2
_
R = 0
dette equazioni associate di Bessel.
24 Numeri quantici
Non risolviamo le ultime eq. ma sarebbe possibile.
() = Ae
im
l

(24.1)
imponiamo () = ( + 2) (24.2)
Ae
im
l

= Ae
im
l
+i2
(24.3)
e
im
l
2
= 1 (24.4)
Questa condizione, detta condizione di singolo valore, implica che m
l
= 0, 1, 2, cio`e m
l
Z.
Per alte condizioni invece si ottiene che:
= l(l + 1) (24.5)
56
con l Z e l |m
l
|. Si arriva poi allenergia:
E
n
=
E
0
n
2
(24.6)
con E
0
= 13.6 eV , quindi lenergia dipende solo da un numero quantico intero n > l.
Le situazioni possibili sono:
n = 1 l = 0 m
l
= 0
n = 2 l = 0 m
l
= 0
l = 1 m
l
= 1
m
l
= 0
m
l
= 1

Consideriamo la funzione donda:
u(r, , ) = R
n,l
Y
m
l
,l
(24.7)
= R
n,l

m
l
,l
e
im
l

(24.8)
sono armoniche sferiche.
Consideriamo ora leq. radiale:
1
r
2
d
dr
_
r
2
d R
dr
_
+
_
2m

_
e
2
4
0
r
+E
_

l(l + 1)
r
2
_
R(r) = 0 (24.9)
Lenergia pu`o essere scomposta in radiale, orbitale e potenziale:
E = E
rad
c
+E
orb
c
+E
pot
(24.10)
Quindi la parentesi quadra diventa:
2m

2
_
E
rad
c
+E
orb
c

2
l(l + 1)
2mr
2
_
R = 0 (24.11)
Se `e nulla signica che alcuni termini si cancellano tra di loro:
E
orb
c
=
2
l(l + 1)
2mr
2
(24.12)
1
2
mv
2
orb
=
2
l(l + 1)
2mr
2
(24.13)
1
2
m
L
2
m
2
r
2
=
2
l(l + 1)
2mr
2
(24.14)
L
2
=
2
l(l + 1) (24.15)
L =
_
l(l + 1) (24.16)
perche v
orb
mr = L
Quindi il numero quantico l fornisce il momento angolare: per l = 0 il momento `e nullo al
contrario del modello di Bohr.
Quello che cambia `e la componente z, L
z
= m
l
che cambia con m
l
, che ci da quindi lorienta-
zione di L.
(16 maggio)
L =
_
l(l + 1) (24.17)
L
z
= m
l
(24.18)
57
Fissato lasse z arbitrario si pu`o misurare contemporaneamente il modulo e la componente lungo
z di L, mentre quella lungo x e y non si conoscono (anche se non sono casuali). Siccome la loro
media `e nulla, posso immaginare che le due componenti facciano ruotare il momento angolare
(ma non `e vero).
Se conoscessi esattamente L
x
e L
y
, sapremmo in che piano sta lelettrone, quindi conosceremmo
sia x che p
x
violando il principio di Heisenberg.
Determiniamo la prob. di trovare una particella ad una distanza r dal centro:
P(r)dr =
_ _

r
2
sin dd (24.19)
= R(r) (24.20)
P(r)dr = drR
2
(r)
_ _

sin dd (24.21)
P(r) = r
2
R
2
(r) (24.22)
Per esempio:
R
1,0
=
2
a
3
2
0
e

r
a
0
(24.23)
P(r) = r
2
R
2
(24.24)
=
4
a
3
0
r
2
e

2r
a
0
(24.25)
dP(r)
dr
= 2re

2r
a
0

2
a
0
r
2
e

2r
a
0
= 0 (24.26)
r
max
= a
0
(= Bohr) (24.27)
se n = 2, l = 0 abbiamo due massimi, se n = 2, l = 1 abbiamo un solo massimo.
In generale il massimo corrisponde al raggio di Bohr.
La prob. di trovare le vicino al nucleo `e molto pi` u alta per l piccolo:
P(r) r
2+l
(24.28)
Esercizio
<
1
r
>
100
(24.29)

100
=
e

r
a
0

a
3
2
0
(24.30)
<
1
r
> =
2
_
0

_
0

_
0
dddr
r
2
r
sin e

2r
a
0
a
3
0
(24.31)
=
1
a
3
0
2 2
_
dr re

2r
a
0
(24.32)
2r
a
0
= y (24.33)
<
1
r
> =
4
a
3
0
_
a
0
2
_
2

_
0
ye
y
dy (24.34)
=
4
a
3
0
a
2
0
4
(24.35)
=
1
a
0
(24.36)
58
Cerchiamo la probabilit`a che r = a
0
piuttosto che r =
a
0
2
P(r) = r
2

2
(24.37)
= Ar
2
e

2r
a
0
(24.38)
P(r
0
)
P(
r
0
2
)
=
r
2
0
e
2
r
2
0
4
e
1
(24.39)
=
4
e
1.47 (24.40)
La prob. che sia in r
0
`e 1.47 volte maggiore rispetto allaltra.

= Re
im
l

(24.41)
Per capire come sono fatti gli orbitali si misura ||
2
in funzione di .
Quindi troviamo la solita forma degli orbitali:
1. s non ho una direzione privilegiata (sfera);
2. p ho due lobi :
Se l = 1 ed m = 0 la prob. `e proporzionale a cos e quindi i lobi sono verticali;
Se l = 1 ed m = 1 la prob. `e proporzionale a sin e quindi i lobi sono orizzontali;
3.
(22 maggio)
Supponiamo di avere un sistema unidimensionale: stato n con E
n
; stato m con energia E
m
.

n
(x, t) = u
n
(x)e
iE
n
t

(24.42)

m
(x, t) = u
m
(x)e
iE
m
t

(24.43)
Il valore di aspettazione vale:
< x >
n
=
_

n

n
x dx (24.44)
=
_
u

n
(x) e
iE
n
t

x u
n
(x) e
iE
n
t

dx (24.45)
=
_
u

n
u
n
x dx (24.46)
Studiamo la transizione tra lo stato n e quello m (non ne studiamo le cause). Sapendo che leq.
di Schrodinger `e lineare:
= a(t)
n
+b(t)
m
(24.47)
con a(0) = 1, a() = 0, b(0) = 0, b() = 1 per rappresentare il cambiamento di stato.
< x > =
_

x dx (24.48)
=
_
(a

n
e
iE
n
t

+b

m
e
iE
m
t

) x (au
n
e
iE
n
t

+bu
m
e
iE
m
t

) dx (24.49)
= aa

_
u

n
u
n
x dx +bb

_
u

m
u
m
x dx +e
i(E
m
E
n
)t

_
b

au

m
xu
n
dx +
+ e
i(E
m
E
n
)t

_
ba

u
m
xu

n
dx (24.50)
59
I primi due addendi formano una costante; utilizzando la formula di Eulero per gli altri due
addendi si ha che:
< x > = K + cos
_
(E
m
E
n
)t

__
[b

au

m
xu
N
+ba

a
m
xa

n
] dx +
+ i sin
_
(E
m
E
n
)t

__
[b

au

m
xu
N
+ba

a
m
xa

n
] dx (24.51)
Ci sono due termini che oscillano: possiamo dunque calcolarne la frequenza.
cos
_
(E
m
E
n
)t

_
= cos
_
(E
m
E
n
)t 2
h
_
(24.52)
= cos(2t) (24.53)
=
E
m
E
n
h
(24.54)
Siamo in una dimensione, se consideriamo pi` u dimensioni la forma delle relazioni `e la stessa:
c`e sempre un termine oscillante, ma potrebbe succedere che i termini moltiplicativi siano nulli,
quindi non avrei nulla che oscilla. Questo fatto succede molto spesso: non `e detto che esistano
tutte le transizioni tra uno stato e laltro, ci sono delle transizioni solamente se lo stato iniziale
e quello nale sono rappresentabili da integrali che non siano nulli. Cio`e:
< x >
if
=
_
u

i
xu
f
dx = 0 (24.55)
E formule analoghe per le altre dimensioni.
Sperimentalmente si trova che si possono avere delle transizioni solamente se:
l = 1 (24.56)
m
l
= 0, 1 (24.57)
Le possibili transizioni sono molto poche.
Vogliamo ora giusticare queste regole per lidrogeno:

n,l,m
l
R
n,l
(r)
m
l
,l
()e
im
l

(24.58)
< z >
if
=
_

n
i
,l
i
,m
l,i
z
n
f
,l
f
,m
l,f
r
2
sin dr d d (24.59)
=
_
e
im
l,i

e
im
l,f

d
_
r
3
cos sin R

d dr (24.60)

2
_
0
e
(im
l,f
im
l,i
)
d (24.61)
Quindi lintegrale `e = 0 solo se m
l
= 0.
Considerando x al posto di z, ad exp ottengo una costante additiva che vale 1, quindi ottengo
che lintegrale `e = 0 solo se m
l
= 1.
25 Eetto Zeeman
Abbiamo una serie di situazioni dierenti: possiamo per esempio avere un campo magnetico.
Latomo `e formato da un elettrone che ruota: possiamo immaginarlo come una spira, che produce
un campo magnetico che interagisce con quello esterno.
U
m
=

B (25.1)
60
Possiamo associare allatomo di H il momento di dipolo:
= i A (25.2)
i =
q
T
=
e
2r
v (25.3)
Perche il tempo impiegato `e dato classicamente da: 2r = vT.
=
e
2r
v r
2
(25.4)
=
evr
2

m
m
=
eL
2m
(25.5)
=
e
2m

L (25.6)
con L = momento angolare.
Ogni atomo `e una spira che ha un certo momento angolare, questultimo `e quantizzato, dunque
anche lo `e. Per quanto riguarda lenergia:
E
B
= E
n
+U
m
(25.7)
U
m
=
e
2m

L

B (25.8)
se

B = B z (25.9)
U
m
=
e
2m
L
z
B (25.10)
=
e
2m
m
l
B (25.11)
dove
e
2m
=
B
= 9.27 10
24 J
T
= 5.8 10
5 eV
T
`e detto magnetone di Bohr
U
m
=
B
m
l
B (25.12)
E
n,l,m
l
= E
n
+
B
m
l
B (25.13)
Per esempio:
1. n = 2, l = 1 il livello energetico si splitta (suddivide) in 3 parti: m
l
= 1, 0, 1, dove il
livello 0 corrisponde a quello iniziale. Quindi ho 3 possibili transizioni tra questi livelli e il
livello n = 1, l = 0.
2. n = 3, l = 2 ho 5 suddivisioni: m
(3)
l
= 0, 1, 2 che vanno a
n = 2, l = 1 con m
(2)
l
= 1, 0, 1: mi aspetto 15 transizioni, invece se ne vedono solo 3.
Perche?
E
3
= E
0
3
+
B
m
(3)
l
B (25.14)
E
2
= E
0
2
+
B
m
(2)
l
B (25.15)

0
=
E
0
3
E
0
2
h
(25.16)
61
La frequenza prevista da Bohr:
=
E
3
E
2
h
(25.17)
=
E
0
3
E
0
2
h
+

B
B
h
(m
(3)
l
m
(2)
l
) (25.18)
=
0
+
e
4m
B(m
(3)
l
m
(2)
l
) (25.19)
Capiamo perche abbiamo solo 3 transizioni: la dierenza di energia `e costante tra alcu-
ne transizioni (per es, tra m
(3)
l
= 1 e m
(2)
l
= 0 `e uguale rispetto a tra m
(3)
l
= 2 e
m
(2)
l
= 1).
Inoltre la dierenza (m
(3)
l
m
(2)
l
) pu`o valere solamente 0, 1. Ne avrei 15 in totale, con
questa restrizione posso averne solo 3:
=
_

0
+
e
4m
B

e
4m
B
Esempio
B = 0.300 T

0
= 450 nm
=?
=
eB
4m
=
c

d =
c

2
d =

2
c

= (450)
2 eB
4mc
= 0.003 nm

26 Esperimento di Stern-Gerlach
Germania 1922.
Esperimenti sul dipolo magnetico in modo diverso.
Si immerge un fascio di particelle in un apparecchio magnetico anisotropo (quindi

B dipende
dalla posizione). Le particelle vengono collimate e ne viene aumentata lenergia cinetica, sono
sottoposte a un campo magnetico e sono poi visualizzate su di uno schermo. Possiamo pensare
ogni elettrone come un dipolo magnetico.
U =

B (26.1)
=
x
B
x
(x, y, z)
y
B
y
(x, y, z)
z
B
z
(x, y, z) (26.2)
62
Si pu`o semplicare: a parte eetti di bordo, non ci saranno ne componenti B
y
ne variazioni di
B lungo y:
U =
x
B
x
(x, y, z)
z
B
z
(x, y, z) (26.3)
Inoltre vale una simmetria tra la parte destra e sinistra del magnete, cio`e le componenti B
x
e
B
z
hanno lo stesso modulo se si trovano in posizioni simmetriche. Dunque se si manda il fascio
a x = 0 vale B
x
= 0.
U =
z
B
z
(x, y, z) (26.4)
F
x
=
U
x
(26.5)
=
z
B
z
(x, y)
x
(26.6)
= 0 (26.7)
dove lultima uguaglianza deriva dal fatto che abbiamo considerato il fascio collimato a x = 0.
Dunque resta solo:
F
z
=
z
B
z
(x, y)
z
(26.8)
Lesperimento vuole valutare lo spostamento degli atomi nel fascio, che dovrebbe essere quan-
tizzato:

z
= m
l
(26.9)
a
z
=
F
z
m
=

z
m
B
z
z
(26.10)
Inoltre vale che:
1
2
m v
2
=
3
2
K
b
T (26.11)
v
y

_
3K
b
T
m
(26.12)
dove lultima non `e una vera e propria uguaglianza perche si dovrebbero tener conto altri termini.
Dopo una distanza L
1
si ha:
z(L
1
) =
1
2
a
z
t
2
1
con t
1
=
L
1
v
1
(26.13)
`
E un moto uniformemente accelerato.
Se t
2
=
L
2
v
2
e v
z
(L
1
) = a
z
t
1
si ha che:
z(L
1
+L
2
) =
1
2
a
z
t
2
1
+v
z
(L
1
)t
2
(26.14)
=
1
2
a
z
t
2
1
+a
z
t
1
t
2
(26.15)
= a
z
t
1
_
t
1
2
+t
2
_
(26.16)
=
a
z
L
1
v
2
y
_
L
1
2
+L
2
_
(26.17)
=

z
m
B
z
L
1
v
2
y
_
L
1
2
+L
2
_
(26.18)
Adottiamo allora i seguenti valori: T = 500 K, L
1
= L
2
= 1 m,
z
10
23
,
B
z
= 1
T
m
. Dunque:
z(L
1
+L
2
) 0.7 mm (26.19)
63
Si riesce a vedere questa distanza.
In meccanica classica:
z
= cos ;
in meccanica quantistica:
z
= m
l
, (numero dispari).
Si trova che a campo spento le particelle si propagano linearmente, a campo acceso invece ci so-
no due linee (numero pari), sono orizzontali perche non `e possibile collimare perfettamente a zero.
Nasce cos` lidea di considerare un momento angolare intrinseco della particella: ogni e

ha il
suo

L intrinseco, che viene chiamato spin, s.
In analogia a quanto gi`a visto si dice che:
S =
_
s(s + 1) (26.20)
s
z
= m
s
(26.21)
Anche le cose tornino, si usa s =
1
2
, siccome s m
s
s allora m
s
=
1
2
.
Quindi per caratterizzare uno stato di una particella abbiamo 4 numeri quantici: n, l, m
l
, m
s
.
Consideriamo un esempio: abbiamo un e

di raggio r = 5 10
17
m.
S = I (26.22)
=
2
5
m r
2
v
r
(26.23)
=
2
5
m r v (26.24)
Inoltre abbiamo che:
S =

1
2
_
1
2
+ 1
_
=

3
2
(26.25)
v =
5

3
4m r
= 1.6 10
4
c (26.26)
Non pu`o essere.
Anche allo spin possiamo associare un momento:

s
=
e
m

S (26.27)
Quindi si raddoppiano tutti gli stati quantici:
n = 1 l = 0 m
l
= 0 m
s
=
1
2
n = 1 l = 0 m
l
= 0 m
s
=
1
2

Questo fatto `e noto come principio di esclusione di Pauli.
Ci sono due e

per stato quantico.


Il numero di elettroni in un atomo con shell piena `e:
N =
n1

l=0
2 (2l + 1) (26.28)
= 4
n1

l=0
l +
n1

l=0
2 (26.29)
=
4n(n 1)
2
+ 2n (26.30)
= 2n
2
2n + 2n = 2n
2
(26.31)
64
Le dimensioni degli atomi non variano di molto: nella tavola periodica, sono pi` u grandi a sinistra
e pi` u piccoli a destra perche gli e

si compensano con i p
+
.
Per esempio: Li.
Z = 3: 1s
2
, 2s, con energia di ionizzazione E
ion
= 5.39 eV .
E
n
= E
0
Z
2
s
n
2
, con Z
s
che considera la schermatura.
Z
s
= 1.26 che `e la carica vista delle

pi` u esterno.
Rimane il problema dello splitting: `e come se fosse presente un campo magnetico interno.
Lelettrone vede il nucleo muoversi attorno a lui:

j = Ze v (26.32)

B =

0
4

j r
r
3
(26.33)
=

0
4
Ze
r
3
v r (26.34)
=

0
4
Ze m
m r
3
v r (26.35)
=

0
4
Ze
r
3
m

L (26.36)
=
Ze
4
0
c
2
r
3
m

L (26.37)
`
E un campo generato dal moto degli elettroni nellatomo.
E =
s


B (26.38)
< B > =

0
4
Ze
m

L <
1
r
3
> (26.39)
<
1
r
3
> =
Z
3
n
3
a
3
0
l
_
l +
1
2
_
(l + 1)
(26.40)
< B > =

0
4
Z
4
e
m

_
l(l + 1)
n
3
a
3
0
l
_
l +
1
2
_
(l + 1)
(26.41)
ma
B
=
e
2m
(26.42)
< B > =

0

B
2a
3
0
Z
4
n
3
1
_
l
_
l +
1
2
_
(l + 1)
(26.43)
La prima frazione contiene solo costanit che valgono 12.52 T.
Consideriamo alcuni casi con Z = 1:
n = 1, l = 0: non ci sono ne L ne B.
n = 1, l = 1: < B >= 12.52
1
8

2
3

2
= 0.74 T.
Ma lenergia deriva dallinterazione con il dipoletto:

s
=
e
m

S (26.44)
su z :
s,z
=
e
m
S
z
(26.45)
=
e
m
(m
s
) (26.46)
=
e
2m
(26.47)
E =
s


B (26.48)
=
B
B (26.49)
= 5.788 10
5
eV
T
0.74T = 4.28 10
5
eV (26.50)
65
Esplicitiamo linterazione spinorbita:
E =
s


B (26.51)
=
1
2
Ze
2
m
2
1
4
0
c
2

S

L
r
3
(26.52)
dove il fattore
1
2
`e dovuto alla relativit` a.
66