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PRINCIPIO DI INDETERMINAZIONE MP

Corrado Malanga - Luciano Pederzoli

Rev.: 1.2 - 22 / 10 / 2003
(Rev.: 1.1 - 25 / 09 / 2003)


[nel testo questa grafia riservata allanalisi dimensionale ed ai relativi commenti]


Nel seguito si adotteranno le seguenti convenzioni:

c = velocit della luce (dallSI) [ l t
-1
]
f = frequenza di oscillazione (dallSI) [ t
-1
]
T = 1 / f = periodo di oscillazione (dallSI) [ t ]
e = carica elettrica unitaria (dal Sistema CGS) [ ( l
3
m t
-2
)
1/2
]
h = costante di Planck (dallSI) [ l
2
m t
-1
]

N.B.: Tutte le utilizzate nel testo sono costanti adimensionali, che non influiscono
sul comportamento qualitativo delle formule, ma servono solamente per tener
conto delle unit di misura adottate.

---------------

Heisemberg, con il suo principio di indeterminazione, afferma (dallSI) che:

1)
T*

E
h/(4
*
)

con h = costante di Planck.

Lindeterminazione rappresenta lincertezza
T*

E
nella definizione contemporanea
dellenergia che una particella possiede e dellistante temporale in cui la possiede.
Tale principio sancisce che, se si riduce a zero lincertezza temporale, laltra incertezza
diventa di ampiezza infinita, rendendo impossibile la determinazione dellenergia della
particella nellistante prescelto.
Naturalmente il principio consente anche di invertire la situazione, rendendo impossibile la
determinazione dellistante in cui la particella possiede quellesatta energia che stata
prefissata.

La
T*

E
= h/(4
*
) viene spesso scritta in un altro modo:

2)
X*

p
h/(4
*
) = /2

con X = posizione, p = quantit di moto (m
*
v) ed = h/(2
*
).

In questa forma lindeterminazione
X*

p
rappresenta lincertezza nella definizione
contemporanea della posizione che una particella ha e della quantit di moto (il prodotto
tra massa e velocit della particella stessa) che essa possiede in quella posizione.

2
Invece che:

2)
x*

p
h/(4
*
)

si potrebbe scrivere:

3)
x*

m*

v

h/(4
*
)


Espressione che implica lincertezza nella definizione contemporanea della posizione x,
della massa m e della velocit v della particella.

Si nota che lequazione
T*

E
= h/(4
*
) del tipo x
*
y = cost., che rappresenta uniperbole
equilatera in un piano cartesiano del quale T (Tempo) ed E (Energia) siano gli assi
coordinati. Di conseguenza si pu dire che il principio implica lesistenza di tali assi, tant
vero che, ricorrendo ad essi, si ottiene una sua semplice rappresentazione grafica, come
luogo dei punti che stanno oltre una curva limite costituita dalliperbole stessa.

Lequazione 3) mette in luce, tuttavia, limportanza della posizione (spazio), della massa e
della velocit (spazio/tempo). Complessivamente: spazio, tempo e massa. Ricordiamo,
per, che massa ed energia, secondo Einstein, sono la stessa cosa, infatti:

4) E = m
*
c
2


Considerando la 1) e la 3) lecito ritenere che gli assi cartesiani coinvolti non siano solo
due (Tempo ed Energia), ma ne esista anche un terzo, quello dello Spazio.

Introduciamo, quindi, lipotesi secondo la quale il principio di indeterminazione di
Heisemberg rappresenta solamente la versione bidimensionale di un principio di
indeterminazione pi generale (tridimensionale): di conseguenza, agli assi coordinati
T ed E aggiungeremo, in un sistema cartesiano tridimensionale, lasse spaziale S.

In luogo di E, per lenergia adotteremo, dora in poi, il simbolo U, cosicch il principio
di indeterminazione di Heisemberg diventer, nelle due forme esaminate:

5)
T*

U


h/(4
*
)

6)
x*

U*

S/T

h/(4
*
)

Dimensionalmente: [ l
2
m t
-1
] .

Nel nuovo sistema di coordinate ortogonali S, T ed U nascono, pertanto, tre principi di
indeterminazione PARTICOLARI (bidimensionali), uno per ciascuna coppia di assi
coordinati (il primo il classico principio di indeterminazione di Heisemberg).

Dal punto di vista dimensionale essi sono:

7)
U*

T
=
Energia

*

Tempo
[ l
2
m t
-2
][ t ] = [ l
2
m t
-1
] Heisemberg
8)
T*

S
=
Tempo

*

Spazio
[ t ][ l

] = [ l t]
9)
U*

S
=
Energia

*

Spazio
[l
2
m t
-2
][ l

] = [ l
3
m t
-2
]



3
Da cui si ricavano facilmente
S
,
T
e
U
, le quali, collocandosi rispettivamente sugli assi
S, T ed U, non possono avere altre dimensioni se non quelle di uno Spazio, di un Tempo e
di unEnergia.

10)
U
= Energia [ l
2
m t
-2
]
11)
T
= Tempo [ t ]
12)
S
= Spazio [ l

]
Ma si pu anche dire che:

13)
U
[ l
2
m t
-2
] = [ l
2
m t
-1
] [ t
-1
] (h
*
frequenza) = h
*
f

Cio lincertezza dellEnergia proporzionale ad una frequenza (f).

Allora perch
T
non deve essere proporzionale (secondo una costante che chiameremo

T
) ad un periodo (T) e
S
(secondo una costante che chiameremo
S
) ad una lunghezza
donda ()?
La lunghezza donda vale velocit/frequenza e sembra del tutto lecito adottare, come
velocit, c, cio quella della luce.
Di conseguenza: = c/f = c
*
f
-1
.

14)
T
[ t ] (periodo)
T*
T =
T*
f
-1

15)
S
[ l

] (lunghezza donda)
S*
=
S*
c
*
f
-1



La 13) ha le dimensioni della classica relazione E = h
*
f , che esprime lenergia del fotone,
ma vale anche [ l
2
m t
-2
] = [

m ] [ l t
-1
]
2
, con le dimensioni dellaltrettanto nota
E = m
*
c
2
, essendo, appunto, [ l t
-1
] una velocit (vedere Dimostrazione 1).

S
,
T
e
U
possono essere interpretate come LE TRE GRANDEZZE CHE
DEFINISCONO UNA PARTICELLA NEL DOMINIO S-T-U (Spazio-Tempo-Energia) e si
pu affermare che:

U
proporzionale ad una frequenza,

T
proporzionale ad un periodo e

S
proporzionale ad una lunghezza donda.

Facendo il prodotto delle dimensioni di
S
,
T
e
U
si ottiene:

16)
S*

T*

U
[ l

]

[ t ][ l
2
m

t
-2
] = [ l
3
m t
-1
]

Dalle 10), 11) e 12) si ricavano anche i rapporti, caratteristici del dominio S-T-U:

17)
S
/
T
velocit [ l t
-1
] = [ l t
-1
]
18)
U
/
S
forza [ l m t
-2
] = [ l t
-1
] [ t
-1
] [

m ]
19)
U
/
T
potenza [ l
2
m t
-3
] = [ l t
-1
]
2
[ t
-1
] [

m ]

Se si adotta c (velocit della luce) al posto di [ l t
-1
] ed mc
2
al posto di [ l
2
m t
-2
] , si
ricavano le:

4
20)
S
/
T
= c
21)
S
/
U
= m
*
c
2
/ = m
*
c
2
*
f/c = m
*
c
*
f
22)
U
/
T
= m
*
c
2
*
f

Ma analizziamo nuovamente relazioni 7), 8) e 9) dal punto di vista dimensionale:

14)
U*

S
[ l
3
m t
-2
]

= [ l t
-1
]
3
[ t ] [ m ]
15)
U*

T
[ l
2
m t
-1
] = [ l t
-1
]
2
[ t ] [ m ]
16)
T*

S
[ l t] = [ l t
-1
] [ t ]

[ t ]



Si nota che
U*

S
ha le dimensioni di una CARICA ELETTRICA AL QUADRATO
(vedere Nota), quindi vale
1*
e
2
, in cui
1
rappresenta una generica costante di
proporzionalit (scegliendo opportunamente le unit di misura, nulla vieta di renderla
uguale ad 1).

U*

T
, invece, come si visto, ha le dimensioni della costante di Planck (h).

Se, ancora una volta, in luogo di [ l t
-1
] , si assume il valore c, come gi stato fatto in
precedenza, si ottiene, essendo e la carica dellelettrone:

17)
U*

S

S*
h
*
c =
1*
e
2

18)
U*

T

T*
h =
1*

T*
e
2
/(
S*
c) =
2*
e
2
*
c
-1

19)
T*

S

c/f
2
=
T*

s*
c/f
2
=
T*

1*
e
2
/(h
*
f
2
) =
3*
e
2
*
f
-2
*
h
-1


I prodotti
U*

S
,
U*

T
,
T*

S
, come indicano i loro pedici, riguardano, rispettivamente, i
piani U-S, U-T e T-S, e definiscono superfici che possono essere equiparate a quelle di
cerchi, i cui raggi valgono:

20)
U*

S
area
S*
h
*
c =
1*
e
2
raggio h
*
(

S *
c/)
1/2
= (
1
/)
1/2
*
e
21)
U*

T
area
T*
h =
2*
e
2
*
c
-1
raggio h
1/2
*
(
T
/)
1/2
= (
2
/)
1/2
*
e/(c
1/2
)
22)
T*

S
area c/f
2
=
3*
e
2
*
f
-2
*
h
-1
raggio (1/f)
*
(c/)
1/2
= (
3
/)
1/2
*
(e/f)
*
h
1/2


Se
U*

S
proporzionale al quadrato della carica elettrica elementare, probabile che
anche
U*

T
sia proporzionale al quadrato di un altro parametro elementare
(magnetico?), di valore pari a radice di h (oppure di valore pari alla carica elettrica
elementare divisa per la radice di h), e che
T*

S
sia proporzionale al quadrato di un
ulteriore parametro elementare (gravitazionale?), di valore pari a radice di c divisa per f
(oppure di valore pari alla radice di h moltiplicata per la carica elettrica elementare e divisa
per f).

Come conseguenza di quanto detto, si pu definire IL PRINCIPIO DI
INDETERMINAZIONE GENERALE (tridimensionale):

23)
S*

T*

U

S*

T*
h
*
c
*
f
-1
=
4*
h
*
c
*
f
-1
= (
1*

2*

3*
h
*
c/
3
)
1/2
*
(e
3
/f) =
5*
e
3
*
f
-1


La 23) il prodotto di tre , cio una specie di volume, che pu essere equiparato a
quello di una sfera ed espresso da un opportuno raggio elevato alla terza potenza.
Tale raggio
STU
vale:

r
stu
(1,5
*

4*
h
*
c)/(2
*

*
f)
1/3
= [(3
*

4*
h
*
c)/(2
*
)]
1/3
= (
6*
h
*
c)/
1/3

5
In alternativa vale anche:

r
stu
e
*
(1,5
*

5
)/(2
*

*
f)
1/3
= e
*
[(3
*

5
)/(2
*
)]
1/3
=
7*
(e/
1/3
)

Essendo (pulsazione o velocit angolare) pari a 2
*

*
f.

importante notare che:
UN PARAMETRO CARATTERISTICO DELLA ROTAZIONE.
SECONDO IL PRINCIPIO DI INDETERMINAZIONE GENERALE MP IL PRODOTTO
DELLE INCERTEZZE DI LUNGHEZZA, TEMPO ED ENERGIA ALMENO PARI AD
UNA COSTANTE DIVISA PER UNA FREQUENZA.

Una particella soggetta a tale principio si comporterebbe, praticamente, come una palla
(con dimensioni dipendenti dalla frequenza) fatta di gomma sottilissima ed estremamente
elastica, piena dacqua e sospesa a mezzaltezza in una vasca dacqua. Schiacciandola,
la palla si deforma e si allarga, tanto pi quanto pi viene schiacciata. Poich la quantit
dacqua in essa contenuta sempre la stessa, il suo volume rimane costante, ma il suo
aspetto pu cambiare moltissimo.

PROSPETTIVE

Per principio di indeterminazione di Heisemberg gi stata dimostrata la validit lungo
ciascuno dei tre classici assi dello Spazio. Esistono, infatti, tre componenti dello Spazio: Sx, Sy
ed Sz ( di solito chiamate semplicemente: x, y e z), per ciascuna delle quali vale il suddetto
principio. , tuttavia, ipotizzabile che anche per il Tempo esistano tre componenti: Tx, Ty e Tz.
Per lEnergia esisteranno, di conseguenza, altre tre componenti: Ux, Uy ed Uz. In totale nove
componenti dimensionali: 3 per lo Spazio, 3 per il Tempo e 3 per lEnergia.

Poich un parametro caratteristico della rotazione e nelle 13), 14) e 15) appaiono
frequenza, periodo e lunghezza donda, nasce spontanea lipotesi che F, T e possano riferirsi
allo stesso fenomeno, schematizzabile con una rotazione a velocit angolare .

Se la massa proporzionale alla frequenza ed abbiamo a che fare con una rotazione, si potr
ipotizzare che la massa sia proporzionale alla velocit angolare = 2
*

*
f e sia una propriet
ad essa strettamente correlata.

Dimostrazione 1

Ammettiamo che, per la medesima particella (FOTONE), valgano ambedue le:

E = m
*
c
2

E = h
*
f
Uguagliandole, si ottiene:
m
*
c
2
= h
*
f
da cui si ricava:
m = ( h / c
2
)
*
f [ l
2
m t
-1
] [ l t
-1
]
-2
[ t
-1
] = [ m ]
Si deduce che la massa di un fotone proporzionale alla sua frequenza.
Infatti: f
*
6,626
*
10
-34
/9
*
10
16
= f
*
0,7362
*
10
-50
Kg (nellSI)
Per esempio, ad 1 GHz, la massa vale 0,7362
*
10
-41
Kg = 7,362
*
10
-39
g (nel Sistema CGS)

Nota
La legge di Coulomb, infatti, dice che:
F =
*
(Q
1

*
Q
2
)/r
2
in cui Q
1
e

Q
2
sono cariche elettriche,
una costante,
r la distanza che le divide ed
6
F la forza con cui si attraggono o si respingono, a seconda dei loro segni.
Assumendo che le due cariche siano uguali, si ha:
F = Q
2
/ r
2
dalla quale si pu ricavare:
Q = ( F
*
r
2
)
1/2
oppure, essendo F = m
*
a , anche la:
Q = (m
*
a
*
r
2
)
1/2
,


le cui dimensioni sono, appunto: [ l
3
m t
-2
]
1/2