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La Restaurazione Gli straordinari avvenimenti susseguitisi in Italia, dalla fine del Settecento agli albori dell'Ottocento, con le campagne

napoleoniche, stravolsero in rapida successione l'ordinamento politico e territoriale allora esistente. Con la sconfitta di Napoleone a Waterloo nel giugno del 1815 si chiudeva definitivamente la lunga stagione delle guerre che avevano opposto la Francia rivoluzionaria alla vecchia europa delle dinastie. Successivamente, caduto Napoleone, il Congresso di Vienna, con il suo atto finale del 9 giugno 1815, ridette all'Europa il vecchio assetto, restaurando anche in Italia gli antichi sovrani. Il fatto che le vecchie dinastie fossero state restaurate, che il Papa regnasse di nuovo nello Stato Pontificio e persino che in Italia settentrionale fosse ripreso il dominio austriaco pot forse sembrare, a gran parte della popolazione, una realt sopportabile, sotto l'aspetto pratico e psicologico, anche perch uno Stato italiano non era mai esistito prima, le differenze fra nord, centro e sud erano profonde ed assai ristretta era la classe culturale che aveva a cuore il bene pubblico. Tuttavia, nella penisola scoppiarono subito sporadici ma intensi fermenti di un'ansia rinnovatrice e trasformatrice, che si sarebbero presto diffusi in tutto il territorio, dando vita ad una feconda irrequietezza, una lotta del nuovo contro il vecchio. Nell' Italia del 1815 il Regno Lombardo Veneto univa sotto il dominio asburgico il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. Il Granducato di Toscana era tornato invece a Ferdinando III di Lorena, fratello di Francesco I d' Austria, il Ducato di Parma era stato assegnato a Maria Luisa, ex imperatrice dei francesi figlia di Francesco I. Lo stato della Chiesa venne reintegrato nei suoi vecchi confini mentre il Regno delle due Sicilia ritorn ad essere di dominio borbonico.

La penisola italica dopo il 1815

Dopo il Congresso di Vienna, l'influenza francese e rivoluzionaria rimase nella vita politica italiana attraverso la circolazione delle idee e la diffusione digazzette letterarie; fiorirono salotti borghesi che, sotto il pretesto letterario, crearono veri e propri club di tipo anglosassone, o giacobino, spesso di modello iniziatico massonico che si prestarono a coprire societ segrete. In questo panorama patriottico settario, la principale associazione politica segreta fu quella della Carboneria, originariamente nata a Napoli nel 1814 per opporsi alla politica filonapoleonica di Gioacchino Murat; dopo la caduta di quest'ultimo e l'insediamento o il ritorno sui troni in alcuni stati della penisola italiana di sovrani illiberali tramite l'intervento delle truppe austriache, la Carboneria si diffuse nella penisola assumendo un carattere cospiratorio con lo scopo di trasformare questi stati in stati costituzionali provocandovi moti rivoluzionari.

Mazzini A partire dai primi anni trenta dell'Ottocento si impose come figura di primo piano Giuseppe Mazzini che divenne membro della Carboneria nel 1830. La sua attivit di ideologo e organizzatore lo costrinse a lasciare l'Italia nel 1831 per fuggire a Marsiglia, dove fond la Giovine Italia, un movimento che raccoglieva le spinte patriottiche per la costituzione di uno Stato unitario e repubblicano, da inserire in una pi ampia prospettiva federale europea. La condivisione del programma mazziniano port Giuseppe Garibaldi (18071882) a partecipare ai sommovimenti rivoluzionari in Piemonte del 1834, per il fallimento dei quali fu condannato a morte dal governo sabaudo e costretto a fuggire in Sud America, dove partecip ai moti rivoluzionari in Brasile ed Uruguay. Per la mancanza di coordinamento tra i congiurati, per l'assenza e l'indifferenza delle masse, tutte le rivolte mazziniane fallirono.

Giuseppe Mazzini (1805-1872) La primavera dei popoli e la prima guerra di indipendenza Gli anni 1847-1848, la cosiddetta "Primavera dei popoli", videro lo sviluppo di vari movimenti rivoluzionari in tutta Europa; rivolte scoppiarono il 23 febbraio in Francia, il 28 febbraio nello Stato di Baden inizio' la rivolta che velocemente si estese a tutti gli stati tedeschi e il 13 marzo raggiunse l'Austria, il 15 marzo insorse l'Ungheria, il 28 marzo la Polonia. Tutti questi moti furono repressi secondo gli schemi della Restaurazione, tranne che in Francia,

dove la Seconda Repubblica francese si sostitu alla monarchia di re Luigi Filippo Borbone d'Orlans con Luigi Napoleone che, dopo quattro anni, diventer Napoleone III imperatore dei francesi. Questi eventi francesi provocarono la fine degli equilibri politici esistenti in Europa dal Congresso di Vienna, modificando le alleanze fra gli stati ed influiranno sulle vicende italiane, spingendo persino alcuni esuli napoletani a progettare l'insediamento sul trono di Napoli di Luciano Murat econdogenito di Gioacchino Murat. In Italia furono segnati dalla decisione da parte del Regno di Sardegnadi farsi promotore dell'unit italiana. Primo passo in tal senso fu la Prima Guerra d'Indipendenza, anti austriaca, scoppiata in occasione della rivolta delle Cinque giornate di Milano (1848). Tale guerra, condotta e persa da Carlo Alberto, si concluse con un sostanziale ritorno allo statu quo ante. In tale ambito assunsero notevole importanza le esperienze, pur senza esito, della resistenza della Repubblica Romana e della Repubblica di San Marco e l'episodio delle Dieci giornate di Brescia. Cavour e la seconda guerra d'indipendenza Nel 1850 entra nel governo piemontese: inizialmente come ministro per il commercio e l'agricoltura, divenendo poi anche ministro delle finanze e della Marina; infine prima ministro il 4 novembre 1852. Fin dall'inizio come ministro del commercio intraprende una azione che punta a molteplici accordi con le nazioni europee. Cavour si convinse che era necessario l appoggio di Napoleone III per scacciare gli austriaci dal suolo italico, firm dunque a Plombires un accordo militare in vista della guerra contro l' Austria che scoppi nell' aprile dell'anno successivo. Le sorti del conflitto volsero subito a favore dei Franco-piemontesi ma l'armistizio di Villafranca firmato da Napoleone III pose fine al conflitto assegnando solo la Lombardia allo stato sabaudo.

La spedizione dei Mille e l unit Nel maggio 1860 Garibaldi sbarc in Sicilia con mille volontari e sconfitte le truppe borboniche fond uno stato provvisorio. Spaventati dalle agitazioni agrarie i proprietari terrieri guardarono con favore all'annessione al Piemonte. Dopo lo sbarco di Garibaldi in Calabria e il suo ingresso a Napoli, divenne urgente per il governo piemontese un' iniziativa al Sud tale da eevitare complicazioni internazionali e garantire alla monarchia sabauda il controllo della situazione. Con l'intervento dell'esercito piemontese, i plebisciti e le annessioni, la situazione del sud venne cosi' ricondotta entro i binari della politica cavouriana. Il 17 marzo del 1861 Vittorio Emanuele II fu proclamato re d' Italia.

Teano: incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II

Risorgimento e poesia In letteratura (come anche nella musica e nell'arte) fior un grande risveglio di creativit, che spesso ebbe rapporti assai diretti con l'attivit politica. Gli avvenimenti dell'epoca furono di notevole impatto, anche perch implicavano un rinnovato sentimento della identit nazionale ed erano infatti tali da incidere profondamente sull'animo degli artisti, tanto da stimolare in molti di loro afflati di grande e vivido patriottismo. Pu quindi dirsi, senza tema di esagerazione, che gran parte della produzione letteraria nel periodo risorgimentale ebbe il merito di contribuire fattivamente alla realizzazione dell'unit d'Italia. E questo merito va in particolar modo attribuito all'attivit poetica, in virt delle doti di immediatezza e schiettezza, e della capacit di coinvolgimento emotivo che sono proprie di questo genere letterario. Questa attiva partecipazione dei poeti alle imprese del Risorgimento stata quindi di grande rilievo, non solo per aver avuto il pregio e il privilegio di contribuire efficacemente a suscitare ampio consenso anche nelle classi meno pronte a cogliere l'importanza del nascente periodo storico, riuscendo ad infiammare gli animi dei cittadini con versi pregni di amor patrio, ma anche per aver lasciato tracce, spesso di indubbio valore, nella storia letteraria. Di questi poeti diamo una rassegna cronologica che vuol dare il quadro di un particolare periodo e rappresentare, esemplarmente, l'attivit di autori che hanno saputo incidere con il loro impegno civile e politico nella realt del loro tempo. Ci troviamo di fronte a stili e forme che, per lo pi, incarnano, dato il gusto allora imperante, l'ultima fase del neoclassicismo italiano, con l'uso di modelli, simboli e atteggiamenti ricavati dalla storia greca e romana. Giovanni Berchet (1783-1851) Tra i fondatori del Conciliatore, si iscrisse alla Carboneria nel 1820 ed esul, avendo partecipato ai moti del 1821, prima a Parigi, poi a Londra e nel Belgio. Rientrato nel 1845, partecip all'insurrezione di Milano (1848) e fu costretto a riparare in Piemonte dopo il ritorno degli austriaci. Alessandro Manzoni (1785-1873) In et giovanile Manzoni ebbe contatti con gli esuli politici che si erano rifugiati a Milano (tra cui i letterati Vincenzo Cuoco e Francesco Lomonaco, reduci dalla rivoluzione napoletana del 1799) e si accost alle idee dell'anticlericalismo e del radicalismo giacobino: vedi il poemetto in quattro canti Del trionfo della libert (1801), dove celebrata la sconfitta del dispotismo ad opera della libert trionfante nella Repubblica Cisalpina. Successivamente la sua cultura si apr a una dimensione europea, grazie alla frequentazione, a Parigi, di ideologi repubblicani come Claude Fauriel. Nel 1810 torn a vivere a Milano e la sua casa divenne luogo di frequenti riunioni fra poeti e letterati: Carlo Porta, Tommaso Grossi, Giovanni Berchet e i redattori del Conciliatore. Manzoni, tuttavia, non collabor mai a questo periodico, pur condividendone sostanzialmente le posizioni, e neppure partecip direttamente ai moti del Risorgimento. peraltro fieramente ispirata da motivi patriottici l'ode Marzo 1821 (pubblicata nel 1848 insieme al frammento Il proclama di Rimini). Aleardo Aleardi (1812-1878) Prese parte attiva ai moti del 1848-49, prima a Roma, poi a Venezia. Incarcerato dagli austriaci nel 1852 e nel 1859, fu poi deputato al Parlamento unitario. Nella sua poesia non mancano temi patriottici e istanze a carattere sociale.

Luigi Mercantini (1821-1872) Attivamente impegnato nei moti risorgimentali, scrisse numerose liriche patriottiche di facile intonazione, tra cui sono famose (e perci ne riportiamo soltanto le prime strofe) La spigolatrice di Sapri (1857), poesia dedicata alla spedizione di Carlo Pisacane nelle Due Sicilie (24 giugno-2 luglio 1827), conclusasi con la sconfitta in localit Sanza ad opera delle truppe borboniche, eCanzone italiana, musicata da Alessio Olivieri e nota come L'inno di Garibaldi(1859).

Goffredo Mameli (1827-1849) Mazziniano, prese parte alle cinque giornate di Milano. Nel 1849 combatt per la difesa della Repubblica Romana: ferito a Villa Pamphili, mor poco dopo per un'infezione. Poeta fecondo gi in giovanissima et, scrisse numerosi canti patriottici, tra cui citiamo: Viva Italia! era in sette partita, Ai fratelli Bandiera e Ella infranse le sette ritorte. Il pi popolare fu indubbiamente Fratelli d'Italia, musicato da Michele Novaro e divenuto dal 1946 il nostro inno nazionale. Altrettanto celebre, negli anni risorgimentali, l'Inno militare (di cui riportiamo la parte iniziale): la cronaca dice che fu Mazzini ad inviare a Verdi, nell'ottobre 1848, quei versi, perch, ove possibile, venissero musicati; e Verdi ader all'invito.

Ippolito Nievo (1831-1861) Svolse un'intensa attivit patriottica: partecip alla campagna del 1859 tra i Cacciatori delle Alpi e segu Garibaldi nella spedizione dei Mille. Rimasto in Sicilia con compiti politico-amministrativi, Nievo mor in mare per naufragio, di ritorno dalla Sicilia con i documenti della spedizione. Molto noto il romanzo Le confessioni di un italiano; qui sono da ricordare i versi della raccolta Amori garibaldini (1860). Giosue Carducci (1835-1907) Nonostante non abbia attivamente partecipato ai moti del Risorgimento, Carducci merita ugualmente di essere inserito in questa rassegna, poich egli pu, a pieno titolo, essere detto il maggior poeta civile dell'Italia unita, colui che seppe meglio interpretare l'anima democratica, repubblicana e laica del Risorgimento. Egli fu, particolarmente durante gli anni Sessanta e Settanta, l'apologeta della rivolta contro tutte le tirannidi e la voce di un'Italia solidale coi movimenti europei avversi agli imperi di Francia, d'Austria e di Russia. Non difficile cogliere, nella vasta produzione poetica di Carducci, passi significativi di una poesia che si fatta garante dello spirito del Risorgimento.

C'erano molte certezze fra quegli uomini dell'Ottocento, quando l'Italia era politicamente divisa; oggi, nell'Italia unita, ci si deve chiedere se non sia opportuno cercare di riattivare, nel nostro Paese, un senso di comune appartenenza storica, che sia fonte di solidariet civile.