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Italia e Germania. di Carlo Rossi http://chiarodiluna-karl.blogspot.it/2012/12/italia-e-germania.

html Sul Corriere della Sera del 19 dicembre 2012 una lunga intervista al ministro de gli esteri tedesco Westerwelle, realizzata da Paolo Lepri. http://www.corriere.it/economia/12_dicembre_19/debito-pubblico-non-colpa-della-g ermania-intervista-westerwelle-lepri_60ea695c-49cb-11e2-8f39-57d26b118e07.shtml "Sono assolutamente sicuro che la grande maggioranza degli italiani sa che la Ge rmania non responsabile dei problemi dell'Italia e del suo elevato debito pubbli co. Noi tedeschi non vogliamo diventare il capro espiatorio per le omissioni dei responsabili italiani del passato. Non vogliamo nemmeno che l'Europa diventi il parafulmine per una campagna elettorale populista". "Chi vuole ridurre la disoccupazione, e in particolar modo la disoccupazione gio vanile, deve difendere la causa delle riforme e di una maggiore competitivit. Ogg i anche una politica sociale responsabile una politica di riforme, capace di cre are opportunit per tutti, e in particolare per i giovani. Con nuovi debiti, con n uove instabilit, non si creano posti di lavoro". "Noi abbiamo preso la dura e difficile strada delle riforme. Abbiamo investito n ell'educazione, nella scienza e nella ricerca, abbiamo accresciuto la nostra com petitivit, abbiamo ridotto il debito pubblico e siamo oggi al livello migliore da quando stata realizzata l'Unit tedesca. Il nostro tasso di disoccupazione giovan ile il pi basso di tutta Europa". "La nostra politica per sconfiggere la crisi del debito non si limita infatti ai soli risparmi, ma poggia su tre pilastri: disciplina di bilancio con meno debit i, solidariet - poich gli europei sono uniti da un destino comune - e crescita. Ma per noi chiaro che la crescita non si realizza con nuovi debiti, bens con maggio re competitivit". "Potremo affermare il nostro modello di vita europeo di fronte alle nuove centra li del potere, come la Cina, soltanto se ci uniamo strettamente. In Europa si pa rla spesso di differenze di mentalit tra Est e Ovest, tra Nord e Sud. Soltanto qu ando siamo lontani - in Cina, India, Africa, America Latina - ci rendiamo conto del fatto che siamo una unica comunit culturale. C' una "way of life" europea. Da noi non conta solo la collettivit, ma l'individuo. La dignit umana al centro della politica europea". I governanti tedeschi indicano sempre alla politica nell' epoca della globalizza zione i medesimi obiettivi, in larga misura interdipendenti: un welfare sostenib ile, disciplina di bilancio con meno debiti, crescita conseguita con maggiore co mpetitivit e innovazione produttiva, integrazione europea, affermazione del model lo di vita europeo nella competizione globale tra sistemi. Si tratta di una visione notevole per lucidit e lungimiranza, che non si pu non co ndividere. Ernesto Galli della Loggia ha scritto: "Pur con molti tratti particolari, l' Italia che nel 1914 si affacciava alla mod ernit era tutto sommato - nel suo impianto civile, amministrativo e di governo, n ei suoi ideali - un paese molto simile agli altri della parte d' Europa che era la sua. Anche perch, essendo arrivato all' Unit quasi spoglio di tradizioni e di u

n passato statale significativo, esso aveva dovuto prendere a prestito da altri paesi e trapiantarli in casa propria istituzioni, leggi, modelli organizzativi". "... avevamo "copiato" da Francia e Germania soprattutto: e ci era riuscito senz a troppe difficolt". "Dopo il primo conflitto mondiale, invece, inizia un' esperienza novecentesca ch e sempre pi far dell' Italia un paese con caratteristiche proprie e distinte" (Tre giorni nella storia d' Italia, 2010, pp. 8-11). L' Italia giolittiana assunse come modelli di inclusione politico-sociale Franci a e Inghilterra: il grande statista piemontese cerc di attuare la democrazia libe rale italiana e di estenderne i diritti e le opportunit a settori sempre pi ampi d ella popolazione. Ma il modello di sviluppo economico di riferimento fu la Germa nia. Giolitti avvers il suo militarismo, non am la sua filosofia, ma conserv una pr ofonda ammirazione per l' efficienza della sua pubblica amministrazione, la labo riosit del suo popolo e la capacit dei suoi imprenditori. Dopo due sanguinose guerre mondiali il militarismo ed il nazionalismo tedesco so no stati sconfitti, annichiliti. La nuova Germania democratica consapevole delle responsabilit tedesche e da alcuni decenni propone un modello che, nell' Occiden te alla deriva, ha mostrato di rispondere meglio di altri alle sfide poste dalla globalizzazione. Ancora una volta l' Italia che arranca sulla via della modernizzazione, con un a mpio divario di competitivit da colmare, deve adottare un coraggioso approccio co mparativo. In questa prospettiva deve guardare alla Germania, non in quella dell a ricerca di alibi per fallimenti e inadeguatezze inescusabili.