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USA. La bolla dello shale oil complica il quadro economico.

di Carlo Rossi
http://chiarodiluna-karl.blogspot.it/2014/11/usa-la-bolla-dello-shale-oilcomplica.html
Su Il Sole 24 Ore del 12 novembre 2014 Sissi Bellomo ha dato conto della
crisi dello shale oil negli Stati Uniti. La caduta del prezzo del petrolio mette in
grave difficolt le piccole e medie compagnie che lo estraggono con la
costosa tecnica del fracking:
"Finanziarsi sta diventando sempre pi caro e pi difficile per gli operatori
dello shale oil: societ quasi tutte di piccole o al massimo medie dimensioni,
molto spesso costruite dal nulla e con fortissimi livelli di indebitamento, tanto
che persino con il barile a 100 dollari faticavano in molti casi a pagare gli
interessi".
"... per sua stessa natura l'estrazione di shale oil necessita di un flusso
incessante di investimenti: la vita produttiva di questi pozzi tuttora
brevissima, tanto che l'output crolla del 65-90% dopo il primo anno. Anche
solo per mantere stabile la produzione bisogna quindi trivellare
continuamente nuovi pozzi, spendendo ogni volta milioni di dollari. Il che
molto spesso significa contrarre nuovi debiti: un meccanismo perverso, che
ha spinto alcuni osservatori a paragonare lo shale a un gigantesco schema
Ponzi".
"Un ridimensionamento dello shale oil americano, con eventuale corollario di
imprese in bancarotta, potrebbe comunque richiedere tempo. Il crollo del
petrolio nell'immediato pu anzi addirittura accelerare le estrazioni, se gli
operatori come sembra che stia accadendo cercano di contrastare con
maggiori volumi il calo delle entrate che minaccia di renderli insolventi".
La fragilit del settore petrolifero complica ulteriormente il quadro dell'
economia statunitense, assai meno incoraggiante dell' immagine a lungo
diffusa dai media prima delle recenti elezioni di medio termine.
Su Il Sole 24 Ore del 20 novembre 2014 la professoressa Adriana Castagnoli
ha indicato alcuni nodi irrisolti dell' economia USA:
"...i salari ristagnano e la partecipazione alla forza lavoro si ridotta al livello
del 1978. Questa fiacchezza pu dipendere dal tipo di occupazione in
crescita: con contratti a termine, nei settori dei servizi alla salute e della
ristorazione. Manifattura e costruzioni sono cresciute poco..."
"...anche negli Usa la polarizzazione politica su questioni cruciali per il lavoro,
come la legge sull'immigrazione, nonch le elevate tasse sui redditi

d'impresa (39,1%, almeno sulla carta) hanno finito per rallentare l'industria.
Come ha sottolineato Janet Yellen, preoccupa la contrazione nel numero di
nuove imprese, tradizionale segno di vitalit. N si vede un significativo
slancio nella ripresa dei consumi. Pertanto, alle elezioni del 4 novembre, gli
americani hanno bocciato innanzitutto la politica economica del presidente
Obama. E per questo i repubblicani hanno promesso di assicurare il loro
appoggio a una rapida conclusione della Trans-Pacific Partnership".
"Si prevede che la Federal Reserve aumenter i tassi di interesse nella prima
met del 2015. Ci stimoler la domanda per azioni, bond e nel settore
immobiliare ma non si tradurr in migliori condizioni di vita per molti
americani. Anzi, tender ad acuire i gi alti livelli di ineguaglianza perch la
propriet degli asset concentrata nelle mani dei pi ricchi, e premier lo
strapotere della finanza".
Le difficolt della economia USA e di quella giapponese costituiscono un duro
richiamo alla realt per gli europei in cerca di modelli e visioni. Purtroppo non
esistono pasti gratis. Meglio riflettere su fattori di crescita prosaici ma di
consolidata efficacia: capitale umano (conoscenze tecniche, matematiche,
scientifiche), pressione fiscale, investimenti privati, istituzioni economiche.
Incisive riforme strutturali possono fermare il declino dei paesi che hanno gi
conosciuto il benessere legato alla modernit, ma che ora sono appesantiti da
debito, pressione fiscale, stato sociale, insufficiente competitivit e
demografia sfavorevole.