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Il ruolo del mercato e dello Stato. Le istituzioni economiche hanno degli aspetti costituzionali e degli aspetti di scelte correnti.

Se ci limitiamo agli aspetti costituzionali sono due le norme di interazione sociale: il mercato e lo stato. Il mercato costituito da istituzioni orientate al perseguimento di interessi individuali, mentre lo Stato costituito da istituzioni orientate al perseguimento di interessi collettivi. La contrapposizione non assume contorni cos netti per lesistenza di tipologie di organizzazioni a carattere misto. I risultati economici conseguibili dal mercato o dallo stato possono garantire i principi di efficienza e di equit. I criteri di scelta delle istituzioni: efficienza ed equit. In base alluno o allaltro dei criteri si potrebbe giudicare preferibile un sistema improntato a una istituzione rispetto a uno improntato allaltra. Adam Smith in particolare rappresenta tuttora il padre del filone di pensiero favorevole al mercato come istituzione totalitaria, ritenendo che esso possieda la capacit di garantire che scelte economiche compiute da ognuno in vista del perseguimento di interessi personali abbiano esiti benefici dal punto di vista dellintera societ. Una mano invisibile avrebbe portato effetti di vasta scala a partire dalla ricerca della massimizzazione del valore del bene individuale. il criterio paretiano di efficienza dice che un insieme di persone migliora la propria situazione se passando da A a B almeno uno di loro sta meglio in B che in A e nessuno di loro sta peggio in B che in A. Questo criterio criticabile e non necessariamente condivisibile da tutti, che potrebbero chiedersi chi siano le persone ad avvantaggiarsi o dubitare sul fatto che la societ debba sempre tendere a soddisfare le preferenze dei singoli. Dal criterio paretiano si arriva al concetto di ottimo paretiano: possiamo dire che la situazione A ottima in senso paretiano se non possibile migliorare la soddisfazione di qualcuno senza peggiorare la soddisfazione di un altro. Lottimo paretiano pi felicemente denominato efficienza allocativa in senso statico, che richiede: 1) lefficiente allocazione nel consumo di beni ovvero luguaglianza del s.m.s. (saggio marginale di sostituzione) per ogni coppia di beni tra i vari consumatori. (s.m.s. : dati un bene x e un bene y, il s.m.s. per esempio la riduzione del bene x necessaria per garantire un incremento di utilit del bene y al fine di mantenere costante la soddisfazione del soggetto) lefficiente allocazione degli inputs produttivi, ovvero quando vi uguaglianza del s.m.s.t. (saggio marginale di sostituzione tecnica) per ogni coppia di inputs tra le varie produzioni. Lefficienza generale che si ha quando il s.m.s. per ogni coppia di beni per tutti i soggetti uguale al SMT (saggio marginale di trasformazione: dati un bene x e un bene y il SMT per esempio la quantit di x che necessario produrre in meno se si vuole produrre una unit in pi del bene y, date le risorse produttive).

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Altro modo di definire lefficienza in termini statici , lefficienza x, la capacit di scegliere i programmi di produzione tecnicamente efficienti in modo da rendere massima la quantit degli OUTPUT, evitando comportamenti discrezionali di lavoratori che potrebbero perseguire interessi propri a scapito di quelli dellimpresa. La prospettiva dinamica di definizione dellefficienza riguarda innanzitutto lefficienza adattativa che consiste nella capacit di apprendimento graduale dei problemi e delle risposte corrette ai problemi stessi. (es. abbassare nel tempo il costo di produzione grazie al progresso tecnico o alla curva di domanda). Altro concetto di efficienza in chiave dinamica la capacit innovativa che consiste nella capacit di introdurre innovazioni di processo o di prodotto. Per quanto riguarda lequit, si dice che una distribuzione del reddito si considera equa quando assicura una uguaglianza di opportunit (punti di partenza) o di posizioni finali (prospettiva socialista) per i membri di una collettivit. Per alcuni poi, risulta equa una situazione in cui risulti parit di diritti e delle libert fondamentali degli individui. IL PRIMO TEOREMA FONDAMENTALE DELL'ECONOMIA DEL BENESSERE. Il primo teorema fondamentale delleconomia del benessere afferma che in un sistema economico di concorrenza perfetta nel quale vi sia un insieme completo di mercati, un equilibrio concorrenziale, se esiste, un ottimo paretiano. In concorrenza perfetta lequilibrio rappresentato da un ottimo paretiano. La concorrenza perfetta un regime caratterizzato sia nel lato della domanda che dellofferta da: 1. 2. 3. 4. 5. omogeneit dei beni ampia numerosit dei soggetti assenza di intese e accordi tra essi libert di entrata e uscita dal mercato perfetta informazione.

Il prezzo dei beni considerato come dato (price taking) e viene formato dal mercato e basta, quindi dallincontro di domanda e offerta, senza che influiscano fattori quali la disomogeneit dei beni, gli accordi tra i soggetti, ecc. La completezza dei mercati implica lassenza di esternalit, ovvero di vantaggi o svantaggi che un operatore produce su un altro operatore e che questultimo non riceve o non paga (quindi vantaggi o svantaggi che non sono oggetto di scambio, es. linquinamento). Lequilibrio walrasiano di concorrenza perfetta la situazione nella quale esiste un vettore di prezzi tale che leccesso di domanda nullo. Condizione perch ci avvenga lassenza di rendimenti di scala: se esistessero, il costo medio di lungo periodo sarebbe bassissimo, ci porterebbe le imprese esistenti ad accrescere le proprie dimensioni sino a saturare il mercato, e ci impedirebbe lingresso della molteplicit di imprese necessarie perch vi sia concorrenza. La portata propositiva del teorema alquanto limitata per la difficolt di soddisfare nelle economie concrete le condizioni che garantiscano lesistenza e la stabilit di un equilibrio di concorrenza

perfetta (limiti della mano invisibile). Lottimo paretiano inoltre, per come definito, pu essere raggiunto anche in regimi schiavistici e con una distribuzione iniqua delle risorse. Lincompletezza dei mercati e esternalit Il 1 teorema delleconomia del benessere postula lesistenza di mercati completi, ma nella realt pu esservi incompletezza dei mercati in relazione: 1. Allesistenza di esternalit. 2. Allesistenza di beni pubblici. 3. Allassenza di taluni mercati a pronti o a termine, a causa di costi di transizione ed asimmetria informativa in ambiente incerto. Lesternalit linesistenza di un corrispettivo a fronte del vantaggio o del danno procurati da un operatore ad altri e ci configura proprio lassenza di un mercato. Ci dovuto: 1. Inesistenza di diritti di propriet individuali su alcuni beni che risultano di propriet comune (sfruttamento beni). 2. Esistenza di attivit di produzione o consumo congiunto: nel momento in cui un operatore compie unattivit di produzione o di consumo, egli determina il sorgere di un bene per altri operatori (inquinamento). Leffetto che le esternalit provocano sulle condizioni di efficienza paretiana quello di richiedere che i SMS siano diversi fra i vari individui (est. di consumo) e che i SMST siano diversi per le varie industrie (est. di produzione). Considerando il caso delle esternalit di consumo ogni operatore dovrebbe tener conto di tutti gli effetti delle sue scelte, sia degli effetti sul suo livello di soddisfazione sia di quelli sul livello di soddisfazione degli altri e nella scelta del suo paniere di consumo A dovrebbe considerare anche lesternalit causata a B. Una condizione di efficienza allocativa del consumo valida in assenza di esternalit porta a una allocazione inefficiente in presenza di effetti esterni. Un efficiente allocazione del consumo in presenza di esternalit negative richiede per il soggetto che causa esternalit negative il SMS fra i beni sia superiore al rapporto fra i prezzi e al SMT. Considerando le esternalit di produzione, queste sono causa di divergenza fra costi privati e costi sociali, ovvero fra prodotto marginale privato e prodotto marginale sociale. Con economie esterne il costo marginale privato maggiore di quello sociale. Le industrie che causano esternalit negative producono pi di quanto sia socialmente ottimale. Lintervento pubblico pu rimuovere la divergenza fra costo privato e sociale, rendendo interno il costo o il vantaggio procurato dalloperatore al resto della collettivit. Si pu far ricorso a imposte pigouviane a carico dei creatori di diseconomie esterne; o introduzione di una regolamentazione che ne vieti la creazione. Beni pubblici I beni scambiati mostrano rivalit nelluso nel senso che luso di un bene da parte di un operatore ne riduce la disponibilit per altri operatori. I beni non rivali, tale che laumento del consumo da parte di un soggetto non riduce la disponibilit per il consumo di un altro, sono detti beni pubblici (difesa nazionale, illuminazione strade etc.). Un bene pubblico un bene per il quale i costi di produzione sono soltanto fissi (Faro, pag.55). I costi di costruzione e di esercizio restano largamente invariati al variare della quantit prodotta (caso di economie di scala). Lesistenza di costi fissi e la decrescenza dei costi medi portano al fallimento del mercato creando un incentivo per una soluzione cooperativa: se A sostenesse il costo fisso per la produzione di un bene pubblico, ne trarrebbero vantaggio sia A che B e a B non si potrebbe far pagare se non il costo marginale pari a zero in un

bene pubblico puro. Ma ognuno tender a fare il parassita in attesa che altri decida di produrre il bene pubblico. Per alcuni beni pubblici non possibile escludere dal consumo nessun operatore; la difficolt di esclusione accentua limpraticabilit del mercato e lesistenza di problemi di parassitismo. Le due propriet dei beni pubblici (non rivalit e non escludibilit) forniscono la ragion dessere dellintervento da parte di enti pubblici, per produrli o per stimolarne la produzione da parte di altri o per regolamentarne luso al fine di evitare la cosiddetta tragedia delle propriet comuni (commons). La condizione di efficienza generale nellallocazione delle risorse in presenza di beni pubblici che la somma dei SMS dei vari soggetti sia uguale al SMT. Guardando il dilemma del prigioniero si arriva al punto che la produzione di beni pubblici deve essere fatta dagli enti pubblici attraverso proventi fiscali I fallimenti macroeconomici del mercato aspetti macroeconomici della realt ( La metafora tipica per evidenziare i limiti delle scelte individuali quella del dilemma del prigioniero. Due prigionieri separati in stanze diverse sono accusati di aver compiuto un delitto, ognuno dei prigionieri sar portato ad accusare l'altro per ottenere la libert ed evitare la pena di morte. Si accuseranno reciprocamente ed entrambi saranno condannati alla pena capitale. I prigionieri avrebbero potuto salvarsi coordinando le proprie azioni ed evitando ognuno di accusare l'altro. Purtroppo per loro si trovavano in stanze separate ed ognuno di loro non poteva essere a conoscenza dell'agire dell'altro. Un classico caso di informazione imperfetta. Era quindi logico, dal punto di vista individuale, accusare l'altro del delitto ma questo non li ha salvati dal patibolo. Questa metafora importante in quanto evidenzia due aspetti:

non detto che la decisione migliore da un punto di vista individuale sia sempre la migliore le decisioni coordinate richiedono un minimo di organizzazione e di informazione tra gli uomini

In conclusione. Lo Stato deve intervenire laddove prevalgano queste imperfezioni del mercato causate dall'assenza di informazioni, svolgendo una funzione regolatrice.) La distribuzione del reddito e lequit Equit: la si pu distinguere secondo il criterio delle capacit (uguaglianza dei punti di partenza, appoggiata dalla dottrina liberale) e criterio del bisogno (uguaglianza dei risultati; appoggiata dalla dottrina socialista). La distribuzione del reddito un indicatore dellequit secondo gli aspetti economici. possibile che situazioni efficienti nel senso di Pareto siano caratterizzate da distribuzioni di reddito non eque. La ridistribuzione pu disturbare lefficienza e quindi lequit pu essere raggiunta soltanto a scapito dellefficienza (trade-off tra efficienza ed equit Metafora del
secchio bucato di OKUN La redistribuzione del reddito sarebbe come portare acqua, da chi ne ha tanta a chi ne ha poca, con un secchio bucato: nel momento in cui si opera il trasferimento, parte dell ammontare trasferito viene perso. Fuor di metafora: fare i trasferimenti costoso e il costo pu essere talvolta rilevante, sicch non detto che il reale beneficio di chi riceve il reddito trasferito sia sufficiente a compensare il danno arrecato a coloro i quali il reddito stato prelevato.). Lazione pubblica di ridistribuzione pu essere

attuata specialmente attraverso: la spesa pubblica, trasferimenti alle famiglie e/o alle imprese; la tassazione, progressivit delle imposte; politica dei prezzi. I bisogni meritori sono i bisogni che si vogliono tutelare e i beni dei quali si vuole salvaguardare il consumo. Sono cos definiti quei beni o servizi cui la collettivit attribuisce un particolare valore funzionale allo
sviluppo morale e sociale della collettivit stessa: si pensi all'istruzione, alle cure sanitarie, all'informazione indipendente, alla possibilit di leggere buoni libri o assistere a validi spettacoli musicali e teatrali ecc. Spesso l'operatore pubblico soddisfa questi bisogni prescindendo da una domanda specifica dei cittadini, ma in conseguenza della valutazione dei vantaggi che l'intera societ pu trarne. Altre volte l'azione pubblica, nell'ambito di questa

particolare categoria di beni o servizi, si esplica attraverso il divieto di tenere un determinato comportamento, come ad esempio fumare in luoghi pubblici.

1. I fallimenti macroeconomici del mercato aspetti macroeconomici della realt Sulla capacit dei mercati reali di svolgere il ruolo di mano invisibile non si possono trascurare alcuni fenomeni (crisi) non spiegabili con i fallimenti microeconomici, come la disoccupazione, inflazione, squilibri di bilancia dei pagamenti e sottosviluppo. Queste sono manifestazioni della instabilit delle economie di mercato capitalistiche, cio non solo la mancata convergenza del sistema economico verso un determinato equilibrio ma anche la possibilit che leconomia evolva secondo criteri non ottimali dal punto di vista dellefficienza e/o equit e permanga in tali posizioni non ottimali. I fallimenti macroeconomici sono quelli connessi con linstabilit delle economie di mercato. essi sono fallimenti perch denotano la presenza di inefficienze e/o iniquit; sono macroeconomici perch la teoria che meglio li spiega quella macroeconomica. Con disoccupazione si intende la disoccupazione involontaria; questa sorge quando vi sono lavoratori (potenziali) disposti a occuparsi al saggio di salario (reale) vigente o anche a uno leggermente inferiore, ma la domanda di lavoro insufficiente per occuparli: lofferta di lavoro risulta razionata. Lesistenza di disoccupazione involontaria configura una perdita di efficienza statica e dinamica per il sistema economico. Dal punto di vista statico essa implica la possibilit di migliorare la posizione di alcuni individui, senza peggiorare quella di altri, e il mancato utilizzo delle risorse umane ne implica il deperimento: per questo la sua possibilit di trovare occupazione si riduce con il tempo. La disoccupazione accresce inoltre lineguaglianza nella distribuzione del reddito. Le conseguenze economiche e sociali della disoccupazione possono essere temperate sul piano personale da interventi pubblici di ridistribuzione del reddito che consentano il pagamento di indennit di disoccupazione o lintegrazione dei guadagni. In Italia esiste la Cassa integrazione guadagni per integrare il salario dei lavoratori che vengono occupati a orario ridotto per effetto di una flessione di domanda. Lesistenza di indennit di disoccupazione facilita i licenziamenti o le sospensioni del lavoro (lay-off), con il ridurne il costo per i lavoratori interessati e per le imprese stesse che si trovano di fronte a ridotte resistenze da parte dei lavoratori. Lindennit di disoccupazione costituisce un costo economico per la societ nel suo complesso. Questo costo si aggiunge ai costi non economici della disoccupazione che sono ricondotti alla frustrazione, emarginazione, aumento della criminalit etc lesistenza di tutti questi costi pu spiegare limpegno a perseguire la piena occupazione assunto nel dopoguerra sotto linflusso delle soluzioni delle teorie Keynesiane. Questo impegno condizionato perch riguarda solo la disoccupazione involontaria in quanto quella frizionale normale in presenza di imperfezioni nel mercato. Inoltre la posizione di piena occupazione assume la natura di precipizio: 1. perch gli effetti della pressione della domanda di beni si fanno sentire sullofferta, che in pieno impiego inelastica. 2. Lassenza di disoccupati capaci di far concorrenza ai lavoratori occupati riduce il timore di licenziamento, il loro impegno nellattivit produttiva e al tempo stesso ne incentiva le richieste di aumenti salariali. Linflazione di norma un aumento del livello generale dei prezzi e pertanto la perdita di valore della moneta. I tipi di inflazione sono numerosi, distinti: 1. Dalle cause immediate, inflazione da domanda, da offerta, da profitti, finanziaria etc 2. Dal ritmo di aumento dei prezzi, inflazione strisciante, moderata, galoppante, iperinflazione. Linflazione da domanda deriva dalla pressione della domanda che si espande al di l della offerta disponibile in prossimit della piena occupazione delle risorse fisiche o umane. Linflazione finanziaria deriva dalla crescita della spesa pubblica finanziaria in deficit (senza un pari aumento

delle entrate fiscali) in condizione di prossimit al pieno impiego o da eccessiva creazione di credito da parte del sistema bancario. Linflazione da offerta si ha per effetto di shock che portano a ridurre lofferta (calamit, guerre etc.); linflazione da costi consiste nel trasferimento sui prezzi dellaumento dei costi dellimpresa (in genere quelli variabili); linflazione da profitti connessa con laumento del margine di profitto (si ha con forme di mercato diverse dalla concorrenza perfetta) Linflazione importata connessa con un prolungato aumento delle esportazioni del paese considerato stimolate da un eccesso di domanda di un paese estero (inflazione in quel paese), tutto ci provoca un afflusso di capitali che fanno crescere la base monetaria e stimolano la domanda. Quanto alla misura con la quale linflazione si manifesta si ha: strisciante (2-3% annui); moderata (minore di 10% annui); galoppante (tassi annui di 2 o 3 cifre); iperinflazione (tasso annuo di almeno 300%). La misurazione avviene utilizzando i vari indici di prezzo disponibili: deflatore implicito del PIL o di suoi componenti, prezzi allingrosso, prezzi alla produzione, prezzi al consumo (gli indicatori differiscono per il contenuto del paniere). Una pressione inflazionistica sorge quando i percettori dei vari redditi monetari (salari, profitti, rendite) cerchino di accrescere la propria quota nella distribuzione del reddito reale prodotto, a scapito degli altri. Dalle resistenze degli altri e/o dalla costanza della produzione reale totale scaturisce laumento dei prezzi. Linflazione implica inoltre una redistribuzione della ricchezza; il valore di un obbligazione che sia fissa in termini nominali si riduce in termini reali: se ne avvantaggiano i debitori (enti pubblici) e risultano svantaggiati i creditori (famiglie); ma con meccanismi di indicizzazione (scala mobile), il salario adeguato alle variazioni dei prezzi di un predeterminato paniere dei beni di consumo mantenendo invariata la distribuzione del reddito e della ricchezza. Una moderata inflazione pu essere benefica per lintero sistema economico (stimolo allinvestimento): le imprese vedono ridurre in termini reali i costi del capitale preso a prestito e laumento dei prezzi consente loro di incrementare i ricavi totali. Linflazione invece ha costi per la societ in quando fa sorgere oneri per ladeguamento dei listini o delle apparecchiature automatiche per il pagamento (menu costs e slot-machine costs) o come conseguenza della pi bassa detenzione di circolante; questa connessa con laumento del tasso di interesse che si associa allaumento del tasso di variazione dei prezzi e con laumento del costo opportunit della detenzione di circolante: i maggiori costi resi necessari dai pi frequenti prelievi dai conti correnti bancari vanno sotto il nome di shoe-leather costs. La riduzione dellinflazione un obiettivo di politica economica per 2 motivi: 1. Affievolimento dei conflitti sociali ad essa legati. 2. Timore che si inneschi un fenomeno incontrollabile di iperinflazione. 4.Teoria normativa della politica economica Si analizzeranno le potenzialit astratte di intervento di un operatore in uneconomia di mercato, con la finalit di correggere il funzionamento di questa istituzione oppure di sostituirla. Si svilupper la teoria che questo operatore dovrebbe fare agendo razionalmente per supplire le carenze di mercato. La programmazione Programmare significa adottare decisioni coordinate e coerenti di politica economica. Nel campo dellazione pubblica ci implica non procedere a interventi slegati (piece-meal) gli uni dagli altri, ma considerare per ogni problema il complesso delle finalit di politica (obiettivi) e linsieme delle azioni possibili (strumenti). Il bisogno di interventi coordinati deriva da 3 ordini di considerazioni: 1. Scelta dello strumento adatto per ogni obiettivo considerando lefficacia relativa di ognuno e il tempo richiesto perch ognuno esplichi i suoi effetti. 2. Non esistono problemi di politica separabili uno dallaltro, per risolvere un problema si far uso di uno strumento che avr effetto anche su altre questioni, non necessariamente nel senso desiderato.

3. I problemi di politica hanno natura intertemporale. La soluzione di un problema la presente legata alla soluzione dello stesso problema in periodi successivi. Gli elementi costitutivi del programma sono: 1. gli obiettivi, un traguardo di politica economica che si misura in termini di una grandezza (reddito, occupazione). 2. gli strumenti, una leva di cui dispongono i responsabili delle decisioni di politica economica per raggiungere un obiettivo, ossia per influenzare il valore di una variabileobiettivo. Lanalisi economica ci dice sulla capacit degli strumenti di influire sugli obiettivi, e indica le relazioni tra le varie variabili economiche e ci suggerisce la possibilit che la manovra di alcuna di esse consenta di influire su altre. La struttura informativa sulle relazioni fra le variabili economiche pu essere espressa da un modello matematico che descriva il funzionamento del sistema economico a livello aggregato (macro) o disaggregato (micro). In conclusione un programma costituito da 3 elementi: obiettivi, strumenti, modello di analisi. Gli obiettivi di politica economica che i policy makers si propongono di raggiungere possono essere coerenti fra loro (stessa manovra porta al raggiungimento di vari obiettivi simultaneamente) o sostituti luno dellaltro (la manovra che implica il raggiungimento di un obiettivo rende pi difficile il raggiungimento di un altro obiettivo; trade-off). possibile individuare 4 modi di esprimere gli obiettivi : 1. 2. 3. 4. metodo degli obiettivi fissi. metodo della priorit. metodo degli obiettivi flessibili con SMS variabile. metodo degli obiettivi flessibili con SMS costante.

Obiettivi fissi: Consiste nellattribuzione di valori prefissati alle variabili che costituiscono gli obiettivi di politica economica (Tinbergen, esempio su 2 livelli di reddito, e su occupazione; pag.143). Priorit: Lindicazione di obiettivi fissi pu non risultare conveniente se non si conosce bene la relazione che lega un obiettivo allaltro. Allora si indicano priorit nel raggiungimento degli obiettivi (si assicura il raggiungimento di un obiettivo massimizzando il raggiungimento dellaltro). In termini analitici si massimizza il valore dellobiettivo non prioritario, subordinatamente al valore desiderato dellobiettivo prioritario e al vincolo rappresentato dalla curva di trasformazione. Obiettivi flessibili con SMS variabile: Si indicano in termini flessibili gli obiettivi esprimendo le preferenze. Le preferenze rappresentate con una mappa di curve di indifferenza che riflettono i desideri della collettivit; Funzione del Benessere Sociale. Obiettivi flessibili con SMS costante: in questo caso si ha una funzione del benessere sociale che stata resa lineare negli argomenti e ha un SMS costante. Gli strumenti di politica economica

Uno strumento una variabile controllabile, efficace e separabile. Le variabili sono definite strumenti di politica economica se sono soddisfatte le 3 condizioni: 1. I policy makers possono controllarla e fissarla direttamente (controllabilit dello strumento). 2. La variabile cos fissata ha influenza su altre variabili che assumono il ruolo di obiettivi (efficacia dello strumento). 3. La variabile deve poter essere distinta da altri strumenti in termini di grado di controllabilit e di efficacia; due strumenti che hanno la stessa efficacia costituiscono uno stesso strumento (indipendenza degli strumenti). 5.I fallimenti del "non mercato" elementi per una teoria positiva della politica economica La teoria normativa della politica economica una teoria dellinteresse pubblico e non si pone il problema del grado di realismo delle ipotesi sulle quali essa si basa o del comportamento delle autorit pubbliche che ne discende. La teoria normativa della politica economica ipotizza lesistenza di un operatore che si faccia carico degli interessi dei singoli soggetti economici, riflettendo in una funzione del benessere sociale la volont del popolo. Ma questa impostazione trascura il fatto che 1. il sistema economico non composto di operatori indistinti 2. i responsabili delle decisioni di politica non sono anonimi. La teoria normativa assume lesistenza di individui quasi anonimi caratterizzati da specifiche preferenze e diverse dotazioni iniziali. Lazione pubblica tende a migliorare lefficienza e la distribuzione riflettendo unidea di pubblico interesse sostenuta dalla considerazione di individui indistinti. Gli individui suggeriscono le preferenze ai responsabili della politica economica i quali le recepiscono nella FBS. Ma il popolo non unentit composta di individui pi o meno indistinti; questi possono essere aggregati in classi o gruppi, aventi caratteristiche comuni. Fra le caratteristiche di queste classi vi quella del loro diverso potere, espresso nei rapporti economici reciproci e nellinfluenza che essi possono esercitare sulla formazione della FBS. La macroeconomia keynesiana ha introdotto differenze sistematiche nelle posizioni dei vari individui, tali da configurare lesistenza di diverse classi. La teoria dei gruppi di interesse (cattura) riconosce lesistenza di gruppi di individui con interessi comuni e vede il governo in larga misura come un riflesso della pressione di tali gruppi. La teoria stata riformulata dalla scuola delle scelte pubbliche (liberista). Sono emersi nel ruolo di operatori sociali le figure dei capitalisti e dei lavoratori come istituzioni intese a rappresentarli (sindacati, partiti). Anche le figure dei consumatori, lavoratori e imprese sono portatrici di interessi pi o meno differenziati e tendenti a sollecitare interventi pubblici a loro favore anche attraverso specifici organismi. Ogni gruppo pu desiderare di indirizzare lazione dellente pubblico in numerose circostanze: 1. Negli atteggiamenti pi generali (politiche espansive o restrittive etc.) 2. Negli atteggiamenti pi specifici che prevedono luso di interventi direttamente selettivi (diverse aliquote fiscali etc). I modi attraverso i quali i gruppi esercitano la loro influenza sui pubblici poteri sono anchessi numerosi e includono: il voto, le relazioni personali, le campagne dopinione, promessa a politici di lucrose future occupazioni. Lidentit dei policy makers trascurata nella teoria classica, non viene riconosciuta la loro natura di agenti degli individui indistinti che essi dovrebbero rappresentare o dei soggetti sociali organizzati in gruppi. Essi non hanno idee personali sulla preferibilit delle varie soluzioni, non hanno interessi propri o interessi altrui da perseguire, a parte linteresse pubblico. Non esiste un problema di incentivi o di vincoli istituzionali capaci di indurli a perseguire linteresse pubblico o linteresse di un gruppo sociale. Nella teoria classica della politica economica

gli individui che eseguono le politiche, sono ancora anonimi, perseguono senzaltro gli obiettivi indicati dal principale. Allora il soggetto pubblico costituito da 2 categorie di persone: 1. I politici che hanno origine elettiva e definiscono gli obiettivi dellazione pubblica. 2. I burocrati (lavoratori dipendenti), traducono in realt le linee di azione individuate dai primi. (per entrambi sorge problema di delega e perci di incentivi). Naturalmente anche i policy maker hanno specifiche connotazioni, ognuno portatore di valori e interessi e interagisce in differenti modi con gli altri attori sociali. Con riferimento ai politici stata formulata la teoria del ciclo politico-economico (Nordhaus). Una sua prima formulazione quella di Kalecki il quale sosteneva limpossibilit per un sistema capitalistico di perseguire il pieno impiego nel lungo periodo: leliminazione del ciclo economico attraverso politiche espansive keynesiane e listituzione di uno stato del benessere (Welfare state) avrebbero ridotto la disciplina dei lavoratori, non sottoposti alla minaccia della disoccupazione. Il ciclo politico-economico di Nordhaus non nasce come effetto secondario di politiche aventi altre finalit ma il risultato dellipotesi che le decisioni dei politici siano espressione di loro preferenze proprie. I politici caratterizzati per il loro status ed esprimono preferenze conseguenti, essi indirizzeranno leconomia in modo da massimizzare i voti attesi, essendo lobiettivo quello di essere rieletti. I risultati elettorali sono influenzati in modo significativo dallandamento economico; gli elettori attribuiscono peso predominante alla performance del periodo pi vicino alla scadenza elettorale e che siano ignari delle conseguenze negative di lungo termine delle manovre atte in periodo elettorale. Inoltre il governo ha la capacit di espandere nel breve periodo leconomia attraverso strumenti monetari e fiscali, lespansione nel lungo periodo porterebbe a uninflazione pi elevata; peraltro le conseguenze inflattive sono ritardate e consentono ai politici di godere di posizioni di popolarit nel periodo delle elezioni. Allora le ipotesi di Nordhaus appaiono verosimili, cio che i politici attribuiscono notevole importanza alla propria elezione, la dipendenza degli umori elettorali dallandamento corrente delleconomia. Secondo la teoria partigiana ogni partito politico assegna pesi diversi ai vari obiettivi economici per ragioni di carattere ideologico e in quanto assume la rappresentanza di differenti interessi e gruppi sociali. Lalternanza dei partiti al governo implica diverse politiche economiche e d luogo a un ciclo economico; landamento ciclico presenta caratteri di subottimalit, e linefficienza pu essere eliminata se i partiti riconoscono che ladozione di una regola politica comune di tipo cooperativo capace di migliorare nel lungo periodo la posizione di entrambi i gruppi sociali rappresentati. La competizione fra i vari partiti politici ha luogo attraverso non soltanto diverse proposte di politica economica ma anche differenti teorie circa il funzionamento delleconomia. Secondo indagini empiriche non sembra che si manifestino sensibili effetti pre-elettorali sulle variabili economiche e questo pu derivare dallincapacit di influire concretamente sulle variabili economiche, il cui andamento potrebbe dipendere da altri impulsi e circostanze esterne e dal fatto che i politici non tentino affatto di orientare in senso ad essi favorevole le posizioni degli elettori attraverso politiche espansive. Le indagini empiriche mostrano che i risultati elettorali non sono influenzati dallandamento economico in quanto vi levidenza di un ciclo politico di bilancio, ovvero di politiche fiscali e monetarie espansive in periodo pre-elettorale. La burocrazia costituita dallinsieme delle persone che attuano le misure decise dai politici. Il comportamento dei funzionari pubblici si spiega se si assume che essi tendano a massimizzare la propria utilit. Questa dipende da diversi fattori (esigenze personali) che sono legati alla dimensione dellufficio, impresa o agenzia nella quale si opera. Di conseguenza si ha un aumento delle dimensioni dellattivit pubblica e della condizione di monopolio nella quale si trovano i vari uffici (Niskanen). La burocrazia pubblica tende a produrre a costi elevati per linefficienza operativa attribuibile in larga misura non solo alla peculiarit del lavoro amministrativo rispetto alle normali attivit produttive ma anche alle difficolt di misurare i risultati, allambiguit delle tecnologie, e alla molteplicit degli obiettivi. Al contrario di ci che

afferma Niskanen esistono ragioni di contrasto fra dimensione dellufficio e interessi personali dei burocrati: unespansione dellofferta di beni e servizi da parte dellente pubblico riduce le risorse disponibili per il pagamento degli stipendi dei burocrati. A parte le precisazioni che modificano i vari aspetti della burocrazia pubblica, il vero problema consiste negli aspetti differenziali con lanalogo comportamento della burocrazia privata. I problemi fondamentali relativi allattivit dei burocrati pubblici sono: 1. Specificare i compiti individuali in modi coerenti con le capacit di elaborazione dellinformazione di ogni burocrate. 2. Fare in modo che il burocrate esegua i compiti affidatigli. Lobiettivo dei politici di evitare lelusione dei compiti, la corruzione dei funzionari da parte di individui che potrebbero trarre vantaggio da un loro specifico comportamento e la formazione di oligarchie burocratiche tali da sostituire le peculiari preferenze dei pubblici dipendenti a quelle espresse attraverso il processo democratico. Questo obiettivo lo si pu conseguire in due modi: 1. Fissazione di procedure amministrative rigide: individuati gli interessi, si indirizzano le decisioni dellesecutivo verso il loro soddisfacimento, specificando le procedure da seguire. 2. Introduzione di incentivi espliciti e positivi, come quelli legati alla produzione, svolgimento di compiti specifici etc... Quale modo per ottenere il comportamento dei burocrati dipende da numerose circostanze; in linea generale riconosciuto che il controllo della burocrazia rientra nellambito pi vasto dei problemi di delega e non esistono soluzioni ottime di primo ordine. Lazione dei politici riflette quella delle classi e dei gruppi sociali pi numerosi e/o potenti, quindi va rivista lidea del governo come di una rappresentanza indistinta della volont del popolo. Si accetta allora lidea che ogni azione pubblica abbia effetti diversificati sui vari gruppi sociali, ad esempio che una politica per loccupazione abbia effetti diversi da una politica antinflazionistica su obiettivi come la distribuzione del reddito nei suoi molteplici aspetti. In definitiva, il governo una istituzione di una societ e tende a sancirne la conservazione o plasmarne il mutamento. Ci avviene con la spinta delle forze sociali e con la possibilit di indirizzare il processo di formazione e esecuzione delle scelte pubbliche attraverso un sistema di controlli e incentivi ai politici e ai burocrati. A seconda del grado di coesione esistente fra i vari gruppi sociali la politica pubblica potr avere un maggiore o minore carattere di generalit (rivolte allinteresse generale). Gli obiettivi di efficienza e di equit possono essere meglio perseguiti attraverso lopera di istituzioni private che pubbliche; questo perch dal mutato funzionamento delleconomia scaturiscono problemi che risulta difficile gestire in termini delle esistenti istituzioni e che danno origine a interventi pubblici poco efficaci. Ci sono inoltre contributi dottrinali quali quello di Coase, di Simon (mercato istituzione pi adatta) o della Public choice che evidenzia le inefficienze ed iniquit che si associano allazione pubblica come conseguenza di questa ipotesi di comportamento. Sprechi, calcoli errati, difficolt a reagire a problemi nuovi si sono verificati e giustificano se non la riduzione dellintervento pubblico, una sua riforma. Il problema essenziale se i fallimenti del non mercato (fallimenti del governo o dello stato) possono essere valutati come i fallimenti del mercato e se sono superabili o no. La letteratura economica individua 3 punti rilevanti per lanalisi dellimportanza relativa del rischio morale nelle istituzioni pubbliche e private: 1. Misurabilit degli obiettivi. Non vero che controllo degli organi esecutivi nellorganizzazione privata risulta pi agevole ma gli indicatori di successo dellazione pubblica sono variegati, dal grado di alfabetizzazione alla durata della vita media. Inoltre la molteplicit degli obiettivi pubblici implica difficolt di controllo anche se tutti gli obiettivi fossero misurabili.

2. Estensione e natura delle situazioni nelle quali si presentano problemi di agenzia. Nel caso pubblico sono normali situazioni nelle quali si presentano molteplici rapporti di agenzia (fra elettorato, politici e burocrati etc) e spesso vi sono rapporti di delega e simultanei, come quando i politici sono sensibili a molteplici gruppi di interesse. 3. Effetto delle istituzioni complementari nella soluzione dei problemi di agenzia. Si asserisce che i problemi di incentivo con i managers privati possono essere risolti pi agevolmente. Un efficace controllo dei managers privati dipende dalle istituzioni concepite a livello pubblico. In sintesi il rischio morale un problema comune alle strutture di governo pubbliche e private. Due sono le argomentazioni della maggiore gravit dei problemi di incentivo per le istituzioni pubbliche sono: il maggiore numero di strati nel rapporto di delega e la molteplicit degli obiettivi e degli indicatori di successo nel caso dello stato. Sono numerosi i modi per risolvere i problemi di rischio morale nellambito pubblico; ci sono svariate ragioni per le quali le imprese pubbliche possono fornire ai loro managers gli stessi incentivi delle imprese private con ampia base azionaria. Inoltre lesistenza di regole pu certamente limitare larbitrio dei politici e dei burocrati e la capacit discrezionale di intervento dei politici per contrastare shocks inattesi, che provochino effetti depressivi (discrezione o inflazione?). Le decisioni di politica economica devono essere viste come il risultato di un processo dinamico che tenta di sviluppare regole e strutture organizzative per far fronte a vari limiti nella informazione e nelle azioni dei vari operatori. Ipotizziamo che i problemi di delega possano essere affrontati nellambito pubblico con lo stesso grado di successo ottenibile nellambito di istituzioni private. Lobiettivo di costruire una teoria normativa dellintervento pubblico consapevole delle alternative esistenti in presenza di una realt sociale variegata. 1. Lorigine dellintervento pubblico: si ha quando i politici sono consapevoli di un problema, per convincimenti propri o come effetto di dibattiti pubblici o pressioni di individui. 2. Lanalisi del funzionamento di altre istituzioni: lemergere di un problema non implica lintervento pubblico che si avrebbe quando: o Vi un fallimento del mercato o di altre istituzioni private (org. private volontarie, imprese etc) o Lo stato pu ottenere effetti migliori di quelli della altre istituzioni da almeno un punto di vista a parit di altre condizioni. o La scelta fra i tipi alternativi di intervento: lintervento pubblico ha luogo con strumenti diversi, che implicano costi e risultati differenti che devono essere analizzati e poi comparati. La scelta del tipo di intervento va operata pi specificamente nei termini dei seguenti elementi: 1. Fattibilit dal punto di vista burocratico e politico. 2. Fattibilit dal punto di vista delle reazioni dei mercati e delle altre istituzioni. 3. Natura dei risultati, in termini macroeconomici e microeconomici. A parte questi elementi necessario rafforzare le istituzioni pubbliche: 1. Adottando regole e vincoli efficaci per il funzionamento delle istituzioni pubbliche a tutti i livelli. 2. Ricorrendo ad una maggiore pressione competitiva. 3. Ricorrendo al controllo e alla partecipazione democratica. Le politiche microeconomiche in un sistema aperto

7. la politica microeconomica in azione: le politiche antimonopoliste ,le politiche in presenza di esternalit e beni pubblici Lesternalit genera una disuguaglianza fra costo privato e sociale (esternalit di produzione), e fra utilit marginale privata e sociale (esternalit di consumo). Queste divergenze provocano inefficienza che possono essere eliminate con il rimuovere le divergenze stesse, ossia interiorizzare il costo o il vantaggio procurato da un operatore alla collettivit. Le politiche pubbliche tendenti ad accrescere lefficienza allocativa in presenza di esternalit sono: La tassazione (sussidiazione) delle attivit dalle cui scaturiscono le diseconomie (economie) esterne; Incentivazione volta a eliminare le diseconomie esterne; Introduzione di diritti negoziabili alla creazione di diseconomie esterne; La regolamentazione. Se unattivit di produzione crea diseconomie (economie) esterne la differenza fra costo marginale privato e costo marginale sociale pu essere rimossa con lintroduzione di unimposta positiva (negativa). Si aggiunge al costo marginale privato unimposta pari al valore dellesternalit e si otterrebbe un pi elevato costo marginale privato, pari al costo marginale sociale, e si indurrebbe limpresa a compiere le sue scelte secondo questultima grandezza. possibile far produrre la quantit socialmente ottimale concedendo un sussidio per la mancata produzione (valore della diseconomia nel punto di ottimo sociale) per ogni unit prodotta in meno dallimpresa. Quindi il costo marginale viene accresciuto per il valore della diseconomia per ogni quantit prodotta. Il risultato nel breve periodo lo stesso che si sarebbe ottenuto attraverso unimposta commisurata alla quantit prodotta. Nel lungo periodo il livello della diseconomia esterna prodotta dallindustria in presenza di questa politica pu essere maggiore, per lentrata di nuove imprese e laumento della quantit prodotta; lincentivo alla riduzione della produzione diverso dallincentivo alluso di impianti capaci di ridurre la diseconomia esterna. Questa soluzione prevede che si predetermini il livello della diseconomia esterna ottimale che sarebbe corrispondente alla produzione socialmente ottimale e che siano assegnati attraverso vendite allasta, diritti o permessi a provocare le diseconomie (inquinare) fino al limite indicato. Ogni impresa pu partecipare allasta e avr convenienza a pagare un prezzo massimo pari al valore del diritto, che il valore della diseconomia corrispondente alla quantit socialmente ottimale (punto di ottimo sociale). Quindi la curva del costo marginale dellimpresa si innalza nella stessa misura come avviene per il caso di sussidio alla mancata produzione ed assicurata la produzione socialmente ottimale da parte di ogni impresa. Un effetto pu essere quello di incentivare le innovazioni tecnologiche tendenti a ridurre le diseconomie esterne. Leffetto sulla diseconomia (inquinamento) sembra pi affidabile in quanto il livello viene prefissato nel caso dei permessi ed solo ipotizzato nel caso di imposte. Con la regolamentazione si impone uno standard di produzione massima di diseconomie esterne o minima di economie esterne. I risultati sono simili a quelli dellimposta se si dispone delle stesse informazioni e si suppongono uguali costi di amministrazione; ma le info sono incomplete e le politiche si fondano su valutazioni inesatte. Regolamentazione e diritti sembrano preferibili alle imposte e ai sussidi se vi certezza delle reazioni delle imprese, inoltre i costi di amministrazione sono pi bassi se si ricorre a una regolamentazione, piuttosto che allimposta (o sussidio) e allemissione di diritti. A scapito delle regolamentazioni le altre politiche hanno il vantaggio che le imprese sono incentivate a ridurre la diseconomia per abbattere i costi relativi alle imposte o allacquisto dei diritti; riguardo alla regolamentazione c incentivo solo per le imprese che non rispettano gli standard previsti. Esistono 3 problemi sulla fornitura di un bene pubblico: 1. La determinazione del livello del bene pubblico socialmente efficiente. 2. Il suo finanziamento. 3. La produzione effettiva del bene in questione. Per determinare il livello del bene pubblico e alla ripartizione del costo si perviene attraverso meccanismi. I metodi usati per valutare la domanda di beni pubblici ricorrono a dati sia di mercato

(informazioni indirette sulla disponibilit a pagare manifestata dagli individui per godere del bene pubblico in questione) sia di non mercato (interviste o esperimenti). Determinato il livello del bene pubblico, un qualche soggetto pubblico che finanzia la produzione, a carico del suo bilancio con eventuali contributi di privati. Riguardo a chi deve produrre il bene pubblico, un problema che pu essere affrontato separatamente anche se la produzione da parte di privati pu risultare pi efficiente. La politica microeconomica in azione: le politiche industriali e regionali Per liberalizzazione si intende lingresso di nuove imprese su mercati serviti da monopolisti. Per privatizzazione si intende il passaggio di propriet (parziale o totale) da soggetti pubblici a soggetti privati. Si discute, sul terreno politico, su quale ordine temporale sia preferibile seguire nei due processi. Se la privatizzazione precede la liberalizzazione, limpresa pubblica potr essere venduta ai privati a un prezzo maggiore, poich il privato che acquisisce limpresa potr operare su di un mercato nel quale non vi sono concorrenti. Daltro lato, questa opzione consegna il mercato a un monopolio privato, con le inefficienze allocative che ne seguono. Le politiche industriali tendono a governare la struttura produttiva del sistema economico e il suo potenziale produttivo, oltre ad accrescere lefficienza allocativa e quella dinamica. Esse possono tendere: a) alla riconversione produttiva, ossia al mutamento della composizione settoriale della produzione b) al riposizionamento, ossia al mutamento della posizione occupata allinterno della filiera produttiva c) alla ristrutturazione, ossia al mutamento microeconomico nella struttura produttiva. La p. industriale pu essere di 2 tipi: - generale od orizzontale: cerca di influenzare le decisioni prese dalle imprese, per rafforzare la struttura produttiva - selettiva: tende a influenzare le decisioni delle imprese in alcuni settori produttivi o in certe aree geografiche (in questo secondo caso si parla di p. regionale). Essa pu avere finalit offensive (se si propone di mutare la struttura industriale) o difensive (se cerca solo di mantenere la struttura industriale esistente). Suoi strumenti sono: tassazione, sussidiazione, regolamentazione; impresa pubblica; La p. regionale una forma di p. industriale selettiva, finalizzata allo sviluppo di una parte circoscritta del territorio di un paese e ad una pi equa distribuzione territoriale del reddito. Strumenti della p. regionale sono gli interventi pubblici diretti (esecuzione di opere infrastrutturali, fornitura di servizi reali), gli incentivi al lavoro (fiscalizzazione e sgravi degli oneri sociali, premi per occupato), gli incentivi finanziari (contributi in conto capitale, in conto interessi, ai costi di gestione, leasing agevolato), gli incentivi fiscali (crediti di imposta, sgravi fiscali), gli interventi amministrativi (autorizzazioni, gestione selettiva della domanda pubblica). Altri strumenti della p. regionale sono: - le gabbie salariali, con la suddivisione del territorio nazionale in zone per ognuna delle quali si sarebbe dovuto applicare un diverso livello retributivo - la flessibilit salariale, con la possibilit di ridurre il salario e i vincoli allutilizzo della FL

- la flessibilit normativa, con la possibilit di ridurre la possibilit di licenziamento. Il presupposto teorico della necessit di p. regionali risiede nel fatto che, allinterno di una medesima economia, possano esistere permanenti e significative differenze tra le aree territoriali che la compongono. Tesi della causazione cumulativa: nella tradizione keynesiana, se i legami tra le diverse regioni che compongono un sistema economico sono ridotti, ossia le regioni sono assimilabili a economie chiuse, non vi motivo per ritenere che tutte debbano convergere ai medesimi livelli di reddito procapite; anzi, al contrario, vi sono motivi per ritenere che gli squilibri tra i livelli di reddito delle diverse regioni siano destinati a permanere. Misurazione delle divergenze regionali Gli indicatori per misurare lineguale distribuzione regionale del reddito sono: a) la sigma-convergenza: quando i valori dello scarto quadratico medio (sqm) dei livelli di reddito pro-capite diminuiscono nel tempo; b) la beta-convergenza: se crescono tendenzialmente in misura maggiore i redditi nelle regioni dove il livello di partenza minore. Distribuzione personale del reddito: riguarda il modo in cui il reddito si distribuisce tra i membri della collettivit. Distribuzione funzionale del reddito: riguarda il modo in cui il reddito si distribuisce tra i fattori produttivi. Distribuzione sociale del reddito: riguarda il modo in cui il reddito si ripartisce fra le classi sociali. Distribuzione spaziale (o geografica) del reddito: riguarda il modo in cui il reddito si ripartisce fra le aree geografiche di un sistema economico. Distribuzione settoriale del reddito: riguarda il modo in cui il reddito si ripartisce fra i settori di un sistema economico. Distribuzione personale del reddito Un primo passo costituito dallindividuazione della variabile da considerare: distribuzione del consumo, del reddito, della ricchezza. Un secondo passo riguarda lunit{ da considerare: individuo, famiglie, imprese, settori economici. Misure statistiche della dispersione e della concentrazione Gli indicatori di dispersione (o variazione) esprimono quanto una distribuzione sia dispersa intorno alla sua media: varianza (var), scarto quadratico medio (sqm), lo scostamento medio assoluto dalla media (smam), rapporto percentilico (rp). Gli indicatori di concentrazione forniscono una misura di quanta parte di un carattere misurabile sia posseduta da una data frazione della popolazione: curva di LORENZ, indice di GINI.

13.Gli obiettivi macroeconomici e la politica fiscale Con politica fiscale si designa la manovra del bilancio dello Stato e di altri enti pubblici con finalit di variazione del reddito e delloccupazione nel breve periodo. Il settore statale comprende lo Stato, gli organi costituzionali, la Cassa depositi e prestiti, lANAS, la Gestione ex foreste demaniali; un contenuto simile hanno le amministrazioni centrali al quale si contrappongono quelle locali (regioni, province, comuni, USL, universit, camere di commercio etc.) e gli Enti di previdenza (INPS, INAIL, istituti di previdenza amministrati dal Tesoro). Le amministrazioni pubbliche raggruppano le amministrazioni centrali e locali e gli enti di previdenza. Il settore pubblico include le amministrazioni pubbliche e le ex aziende autonome dellamministrazione centrale. Il bilancio pubblico e la sua manovra Lidentit contabile del bilancio pubblico : T-Cg-Trc-INT-Ig-Trk = Bs

Dove T sono entrate correnti, C consumi pubblici, Trc trasferimenti correnti esclusi interessi, INT interessi sul debito pubblico, Ig investimenti pubblici al netto di disinvestimenti, Trk trasferimenti in conto capitale, Bs saldo di capitale. Le entrate pubbliche sono di 2 tipi: 1. Entrate correnti che sono connesse con i tributi e in minima misura da altri fonti. 2. Entrate in conto capitale derivano da alienazione di beni patrimoniali e aziende pubbliche e dal rimborso di crediti. Le spese pubbliche sono composte da:

la spesa pubblica per beni e servizi. o Spesa per consumi pubblici che il costo per il personale aumentato delle spese per acquisti correnti di beni e servizi. o Spesa per investimenti pubblici che destinata ad ampliare la dotazione di capitale di propriet pubblica (scuole). I trasferimenti correnti in senso stretto includono: o trasferimenti alle famiglie, aventi finalit redistributive e di fornitura di beni meritori. o trasferimenti alle imprese, consistono di contributi assegnati alle imprese con varie finalit: miglioramento bilancia dei pagamenti, redistribuzione, aumento della domanda. trasferimenti al Resto del mondo, per contribuzioni a organismi internazionali, cooperazione con PVS etc. Gli interessi sono una voce di trasferimenti correnti; I trasferimenti in conto capitale consistono di pagamenti effettuati alle imprese per sostenere investimenti privati.

Il saldo complessivo la somma algebrica del saldo della parte corrente e del saldo in conto capitale. Il saldo corrente ha la natura del risparmio privato che pu essere impiegata per spese in conto capitale; per questa ragione un avanzo corrente positivo denota lesistenza di un risparmio pubblico (positivo). Scorporando gli interessi dal totale delle spese (Gt= G+Tr) si ha la spesa pubblica primaria (Gp = Cg+Ig+Trc+Trk). Se dal saldo corrente o complessivo si scorpora la spesa per interessi si ha rispettivamente il saldo corrente primario (T-Cg-Trc) o il saldo primario (T-Gp= T-Cg-Ig-Trc-Trk). La legge annuale di bilancio che scaturisce dalle linee guida sottostanti il documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF) presentato entro il 15 maggio di ogni anno approva un bilancio annuale e pluriennale; la funzione dellultimo bilancio quella di inserire la politica fiscale annuale in un quadro di pi ampio respiro ed presentato in 2 versioni: 1. bilancio pluriennale a legislazione vigente, che espone landamento delle entrate e delle spese sulla base della legislazione in vigore. 2. bilancio pluriennale programmatico, che tiene conto degli effetti sulle entrate e spese degli interventi programmati nel DPEF. La legge finanziaria lo strumento che dispone il quadro di riferimento finanziario coerente con il DPEF, ed indica:

il limite massimo del ricorso al mercato finanziario (rappresenta il fabbisogno lordo o disavanzo, ossia differenza fra totale delle spese aumentate dei prestiti da rimborsare e totale delle entrate aumentate di quelle derivanti da accensione di prestiti) e del saldo netto da

finanziare (fabbisogno netto, ossia totale delle spese al netto del rimborso dei prestiti diminuito delle entrate al netto dellaccensione dei crediti). Le quote di spese pluriennali destinate a gravare su ogni anno. Le variazioni alle imposte e alle tariffe esistenti.

Lequit e le imposte in Italia Dal fatto che le imposte dirette dono spesso progressive potrebbe desumersi che al loro aumento abbia corrisposto unincisiva azione perequativa della distribuzione personale del reddito. In realt, questo non avvenuto, per un insieme di circostanze, in particolare il manifestarsi di fenomeni di erosione, elusione ed evasione dellimposta, desiderati per varie finalit o, comunque, tollerati dai policy makers. Lerosione corrisponde allesenzione totale o parziale di taluni redditi dallimposta. Lelusione si riferisce alla possibilit di organizzare e gestire i propri affari, nellambito delle norme tributarie esistenti, in modo da rendere minimo, o evitare del tutto, il carico fiscale. Leffetto complessivo dei citati fenomeni di erosione, elusione ed evasione sembra essere stato quello di concentrare gli oneri fiscali sui lavoratori dipendenti, intaccando poco il reddito dei percettori di cedole e dei lavoratori autonomi. La spesa: levoluzione in Italia Le voci pi dinamiche degli anni settanta e ottanta sono state quelle per interessi e prestazioni sociali e i contributi alla produzione. Da sottolineare laumento particolarmente elevato degli interessi, dovuto a una duplice ragione: 1. lincremento dello stock di debito pubblico accumulato a seguito dei deficit di bilancio 2. laumento del tasso di interesse nominale al tempo stesso del tasso di interesse reale Tuttavia la crescita degli interessi non dovuta soltanto a un aumento dei tassi, ma anche e soprattutto alla notevole crescita del debito pubblico, causata da un aumento della spesa pubblica al netto degli interessi, al quale non ha corrisposto una parallela crescita delle entrate. Il finanziamento della spesa La spesa pu essere finanziata attraverso tributi (pareggio del bilancio) o in deficit (emissione di titoli del debito pubblico, a parit di BM, o creazione di base monetaria). 1. Pareggio del Bilancio Se il finanziamento avviene attraverso le imposte, laumento della spesa ha comunque effetti espansivi, in quanto agisce direttamente sul reddito nazionale, laddove lincremento dellimposta influisce soltanto sul reddito disponibile, quindi sul consumo e sul reddito nazionale; laumento di 1 euro della spesa pubblica comporta un pari aumento del reddito, laumento di 1 euro di imposte comporta una riduzione di c euro del consumo e del reddito. Poich c minore di 1 vi un aumento netto del reddito. Quindi il moltiplicatore della spesa maggiore di quello dei tributi: Se si ipotizza una variazione della spesa pubblica e dellimposizione. Dunque un aumento di spesa pubblica pari a 1 euro finanziato da un pari incremento delle imposte accresce il reddito di 1 euro (teorema del bilancio in pareggio o di Haavelmo); indica la possibilit di conseguire un qualsivoglia obiettivo di reddito anche in assenza di deficit di bilancio, ma con un livello di spesa pubblica pari a quello del reddito e con la pubblicizzazione dellintera economia. Finanziamento in deficit Se la spesa pubblica non viene finanziata con imposte, essa determina effetti pi elevati sul reddito e sulloccupazione. Se il totale delle spese supera le entrate, ossia se si ha un deficit di bilancio (Bs<0), si ha un disavanzo che pu essere finanziato in 2 modi, attraverso la creazione addizionale di base monetaria , o lemissione di nuovi titoli del debito pubblico, ; le modalit di finanziamento in deficit hanno effetti diversi. Finanziamento con Base Monetaria Il finanziamento con BM niente affatto costoso se realizzato attraverso emissione di monete o

biglietti del Tesoro; in minima misura costoso se ottenuto nellambito di convenzioni fra Stato e Banca centrale o nellobbligo della Bc di finanziare lo scoperto del Tesoro sul c/c della Tesoreria. La seconda differenza tra finanziamento monetario e finanziamento con titoli di del debito pubblico da ricollegarsi agli effetti espansivi sul reddito. In termini dello schema IS-LM un finanziamento della spesa addizionale attuato con base monetaria comporterebbe uno spostamento verso destra delle curve (aumento reddito certo mentre non lo quello di i ); una politica monetaria che assicuri linvarianza del tasso di interesse detta accomodante. Il finanziamento monetario pu provocare aumenti di prezzi in presenza di pieno impiego o di strozzature settoriali. Se questi effetti fossero presenti i policy makers dovranno scegliere fra pi elevati livelli di reddito e di occupazione associati a inflazione o a livelli di reddito e di occupazioni minori ai quali corrisponderebbe maggior stabilit monetaria. I Pmakers possono far abbassare la curva di trasformazione (u e ) con politiche di qualificazione professionale; politiche di mobilit e politiche di sviluppo della produttivit e della produzione in alcuni settori. Indebitamento Se laumento della spesa pubblica finanziato da emissione di titoli del debito pubblico avesse luogo in presenza di una LM orizzontale (tasso di interesse invariabile) si avrebbe un incremento di reddito pi alto che in un modello dove la LM non orizzontale, perch il moltiplicatore Y/G pi basso per leffetto freno prodotto dalla costanza dellofferta di moneta. In questo caso si parla anche di effetto di retroazione monetaria. Infatti laumento del reddito comporta in successione aumento della domanda di moneta per motivi transattivi, eccesso di domanda di moneta rispetto allofferta, incremento del tasso di interesse, riduzione degli investimenti e freno allaumento del reddito stesso. Leffetto di retroazione corrisponde al termine ak/v che essendo positivo fa aumentare il denominatore del moltiplicatore riducendone il valore. La sostituzione della spesa privata per investimenti da parte di quella pubblica prende il nome di spiazzamento finanziario ed connessa con laumento del saggio di interesse derivante dal finanziamento non monetario della spesa pubblica. Laumento della spesa pubblica causerebbe uno spiazzamento reale completo, in quanto gli individui si preparano a questa evenienza con il ridurre il consumo attuale. I titoli del debito pubblico non costituiscono ricchezza netta in quanto a un loro aumento nel portafoglio corrisponde una maggiore imposta che saranno necessarie per ripagare il debito pubblico; si ricava lequivalenza ricardiana che significa che il finanziamento della spesa con lemissione di debito pubblico in realt equivale al finanziamento mediante imposte. Il finanziamento mediante titoli del debito pubblico provoca aumento del tasso di interesse, un effetto di freno (retroazione) dellincremento del reddito indotto dallaumentata spesa pubblica. Debito pubblico Pu capitare che il debito pubblico si accumula nel tempo. Quali sono le ragioni della crescita ? Vi crescita quando nel rapporto B/pY il numeratore aumenta a tassi superiori rispetto a quelli del denominatore. se c un pareggio primario il debito pubblico pu crescere solo per gli interessi maturati sullo stock di debito precedente (iB; cresce solo di i ne deriva i-p-Y>0). Ma i-p il tasso di interesse reale quindi in assenza di deficit primario e di finanziamento monetario il rapporto fra debito pubblico e PIL cresce, se il tasso di interesse reale maggiore del saggio di crescita PIL. se si ha un deficit primario ci sarebbe unulteriore crescita del debito pubblico: questo potrebbe aumentare anche se il tasso di interesse reale fosse pari al tasso di crescita del reddito; al contrario un avanzo primario tende a frenare la crescita del debito pubblico. Negli anni 80 e 90 il tasso di interesse reale stato superiore al tasso di crescita del reddito per varie ragioni: I CCT fruttavano un saggio di interesse reale in media al 7% mentre il PIL era al 2,5%, questo per:

la stretta monetaria iniziata alla fine degli anni 70 in USA ha fatto aumentare i tassi di interesse mondiali. Divorzio Banca centrale e Tesoro che port ladozione di politiche monetarie restrittive portando un aumento del tasso di interesse reale a livelli superiori.

La diminuzione del finanziamento monetario del Tesoro ha comportato una crescita ulteriore del debito. Se il rapporto fra debito e prodotto risulta crescente si arriver alla dichiarazione di

insolvenza da parte dello Stato o il razionamento del credito da parte del creditore (mercato). La riduzione del rapporto fra debito e PIL (rientro) si ottiene con luso di strumenti capaci di influenzarne i fattori dai quali dipende la dinamica del rapporto. Politiche di sviluppo del reddito. Lo stimolo del reddito va affidato a un riorientamento della spesa pubblica e dei tributi che accentui lefficienza della spesa pubblica e abbia effetti di stimolo per lattivit economica privata (politica di offerta di servizi pubblici efficienti e di una politica industriale capaci di accelerare lo sviluppo). Inoltre si pu usare una politica monetaria espansiva, una politica di deprezzamento del cambio, una politica di moderazione salariale. Politiche riguardanti il saldo primario. Laccrescimento del saldo primario un obiettivo della manovra che porta alla riduzione del rapporto B/PIL, si agisce dal lato della spesa primaria e delle entrate. La riduzione della spesa una azione possibile ma si rischia di non avere miglioramenti sostanziali nella qualit dei servizi pubblici che si traduce in una perdita del benessere dei cittadini. Una riorganizzazione del sistema tributario e un migliore funzionamento dellapparato amministrativo, che hanno portato pi di recente ad una riduzione dellelusione e dellevasione. La privatizzazione di imprese pubbliche contribuisce a ridurre il fabbisogno finanziario netto. Politiche del saggio di interesse. Labbassamento del tasso di interesse reale sul debito pubblico pu contribuire a ridurre il rapporto fra debito e PIL. Si agisce con una politica di gestione del debito pubblico che si proponga di ridurre il costo reale del debito agendo sulle condizioni alle quali viene emesso il debito stesso o sul funzionamento del mercato secondario dei titoli di Stato. Sono state adottate soluzioni tendenti a facilitare lassorbimento di forme di obbligazioni, con lintroduzioni di strumenti di controllo diretto: obbligo di destinare una quota dellincremento dei depositi allacquisto di obbligazioni (vincolo di portafoglio) o prestito forzoso che garantisce lassorbimento di quantit del debito pubblico. Altre soluzioni per abbassare il tasso di interesse reale sono connesse con i mercati finanziari mondiali. 17.Le istituzioni pubbliche internazionali: la Banca mondiale e lorganizzazione mondiale del commercio Le istituzioni pubbliche per la disciplina dei rapporti economici internazionali create nel dopoguerra sono ispirate ai principi di cooperazione. Il principio di riferimento delle istituzioni pubbliche il multilateralismo: propensione a cooperare a livello mondiale, nonch a risolvere le questioni riguardanti le relazioni economiche fra i diversi paesi nellambito di istituzioni internazionali a ci preposte. Quasi tutte le istituzioni economiche internazionali sono in vario modo collegate con l ONU, che agisce in campo economico direttamente, attraverso organi sussidiari e istituti specializzati, il FMI la Banca Mondiale e lOMC. La Banca Mondiale La Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (in inglese International Bank for Reconstruction and Development IBRD) o BIRS un organismo internazionale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha lo scopo di aiutare paesi in via di sviluppo tramite il finanziamento di progetti mirati al raggiungimento di obiettivi precisi. Istituita il 27 dicembre 1945, insieme con il Fondo Monetario Internazionale, a seguito dell'entrata in vigore degli accordi della conferenza di Bretton Woods (tenutasi tra il 1 ed il 22 luglio del 1944) con sede a Washington (USA), aveva come scopo originario quello di finanziare la ricostruzione e lo sviluppo nei paesi coinvolti nella seconda guerra mondiale. Successivamente lo scopo stato allargato al finanziamento dei paesi in via di sviluppo tra gli stati membri, solitamente in cambio dell'adozione di politiche liberiste. In base all'atto istitutivo, la Banca Mondiale favorisce la ricostruzione e lo sviluppo dei territori dei paesi membri facilitando l'investimento di capitale a scopi produttivi; promuove l'investimento privato estero, fornendo garanzie o partecipando a prestiti; integra l'investimento privato, erogando, a condizioni pi favorevoli di quelle di mercato, risorse finanziarie da destinare a scopi produttivi. Il funzionamento operativo della banca assicurato dai versamenti delle quote a carico dei paesi membri. Attualmente le attivit della Banca Mondiale sono focalizzate sul finanziamento dei paesi in via di sviluppo in campi quali

l'educazione, l'agricoltura e l'industria; la BIRS chiede in contropartita, ai paesi beneficiari, l'attuazione di misure politiche tese, oltre che alla limitazione della corruzione ed al consolidamento della democrazia, alla crescita economica in termini di PIL ed all'apertura di canali commerciali stabili con l'estero. GATT Il General Agreement on Tariffs and Trade (Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio, meglio conosciuto come GATT) un accordo internazionale, firmato il 30 ottobre 1947 a Ginevra (Svizzera) da 23 paesi, per stabilire le basi per un sistema multilaterale di relazioni commerciali con lo scopo di favorire la liberalizzazione del commercio mondiale. Esso mirava sostanzialmente ad accrescere il benessere sociale dei paesi aderenti attraverso: leliminazione delle discriminazioni commerciali; la stabilizzazione e progressiva riduzione dei dazi; leliminazione delle restrizioni quantitative (contigenti ecc.). Uruguay Round negoziato nell'ambito del GATT avviato nel 1986 a Punta del Este (Uruguay) e voluto dagli USA per estendere la liberalizzazione degli scambi dal settore delle merci a quello dei servizi, facendovi cos rientrare banche, assicurazioni, telecomunicazioni ecc. La trattativa, rimasta a lungo bloccata per il tentativo degli USA di ottenere dalla CEE lo smantellamento della PAC, si conclusa solo nel 1994 a Marrakech; l'accordo prevede l'abbattimento delle barriere tariffarie e la creazione di norme precise antidumping e in fatto di propriet intellettuale, marchi e sovvenzioni. Si decisa anche la creazione di un organismo per il rispetto delle regole stabilite per gli scambi mondiali, il WTO (World Trade Organization), in italiano OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio). OMC- WTO conosciuta anche con il nome inglese di World Trade Organization (WTO), un'organizzazione internazionale creata allo scopo di supervisionare numerosi accordi commerciali tra gli stati membri. L'OMC stata istituita il 1 gennaio 1995, alla conclusione dell'Uruguay Round, i negoziati che tra il 1986 e il 1994 hanno impegnato i paesi aderenti al GATT ed i cui risultati sono stati sanciti nell"Accordo di Marrakech" del 15 aprile 1994. L'OMC ha assunto, nell'ambito della regolamentazione del commercio mondiale, il ruolo precedentemente detenuto dal GATT: di quest'ultimo ha infatti recepito gli accordi e le convenzioni adottati (tra i pi importanti il GATT, il GATS ed il TRIPS) con l'incarico di amministrarli ed estenderli; a differenza del GATT, che non aveva una vera e propria struttura organizzativa istituzionalizzata, l'OMC prevede invece una struttura comparabile a quella di analoghi organismi internazionali. Obiettivo generale dell'OMC quello dell'abolizione o della riduzione delle barriere tariffarie al commercio internazionale; a differenza di quanto avveniva in ambito GATT, oggetto della normativa dell'OMC sono, per, non solo i beni commerciali, ma anche i servizi e le propriet intellettuali. Tutti i membri dell'OMC sono tenuti a garantire verso gli altri membri dell'organizzazione lo "status" di "nazione pi favorita" (most favourite nation): le condizioni applicate al paese pi favorito (vale a dire quello cui vengono applicate il minor numero di restrizioni) sono applicate (salvo alcune eccezioni minori) a tutti gli altri stati. La sede dell'OMC si trova a Ginevra (Svizzera). Limportanza dei riflessi di queste politiche sul commercio internazionale si accresciuta nel tempo, in relazione sia allaumentata pressione competitiva sia allo stato di arretratezza nel quale si trovano molti PSV. Ci pone indubbi problemi di coordinamento internazionale e di salvaguardia degli interessi dei paesi in condizioni di arretratezza 1 Lintegrazione europea Le basi dellintegrazione europea sono state poste nellimmediato dopoguerra. Interessi economici, militari e politici furono alla base del piano di aiuti statunitensi ai paesi europei (Piano Marshall),

che condizionava gli aiuti stessi alleffettiva cooperazione tra i governi europei e alla progressiva liberalizzazione del commercio e dei pagamenti nellambito europeo. La cooperazione economica europea, innescata dallazione statunitense, si rafforza nei primi anni cinquanta, con la costituzione nel 1951 della Comunit economica del carbone e dellacciaio CECA, e si sviluppa successivamente con il Trattato di Roma del 1957, che istituisce il Mercato comune europeo e lEuratom fra Italia, Francia, Germania e Benelux. Il Mercato comune qualcosa, ma non molto, di pi di ununione doganale, prevedendo, insieme allabbattimento dei dazi interni e alla creazione di una tariffa doganale unica nei confronti dellesterno, un insieme di politiche comuni soprattutto nel campo agricolo e dei trasporti, nonch una legislazione antimonopolistica europea. Dopo una battuta di arresto negli anni settanta, alla fine del 1978 la cooperazione europea riprende forza in campo monetario con la costituzione dello SME. Segue una nuova pausa nei primi anni ottanta, fino al 1987, quando il processo di integrazione europea subisce unaccelerazione, con lAtto unico europeo che modifica e completa il Trattato di Roma. Nel 1992, infine, gli Accordi di Maastricht emendano il Trattato di Roma e fissano la nascita dellUnione Europea. Viene prevista inoltre, la formazione di unarea monetaria unica (UEM). LUnione europea: gli organi I principali organi dellUnione Europea sono: il Consiglio Europeo, costituito dai capi di Stato dei paesi membri e dal presidente della Commissione Europea, stabilisce gli orientamenti politici generali; il Consiglio dei ministri o consiglio dellUnione, costituito dai ministri degli stati membri responsabili della materia iscritta allordine del giorno; la Commissione europea, composta di 17 membri indipendenti designati dal suo presidente; la Commissione funziona come organo collegiale ed ha potere di iniziativa, esecuzione, gestione e controllo; il Parlamento Europeo, che approva il bilancio, vota la fiducia alla Commissione e ne controlla i lavori ; la Corte di giustizia; la Corte dei conti; la Banca europea degli investimenti; la Banca centrale europea; LUnione europea mette a disposizione dei paesi membri fondi strutturali per contribuire a ridurre gli squilibri socio-economici fra le varie regioni, essi sono: 1. Fondo europeo di sviluppo regionale, investimenti in infrastrutture, ricerca e sviluppo, ecc. 2. il Fondo sociale europeo, per laumento delloccupazione 3. il Fondo europeo di orientamento e garanzia, aiuti al settore agricolo 4. lo Strumento finanziario di orientamento per la pesca, ristrutturazioni nel settore della pesca Gli obbiettivi prioritari dei fondi strutturali sono i seguenti: 1. promuovere ladeguamento strutturale delle regioni in ritardo di sviluppo 2. riconvertire le regioni colpite da declino industriale (disoccupazione superiore alla media) 3. lottare contro la disoccupazione di lunga durata 4. agevolare ladattamento dei lavoratori ai mutamenti industriali

5. promuovere lo sviluppo rurale 6. promuovere lo sviluppo delle regioni a scarsissima densit di popolazione dei paesi nordici le azioni europee vanno intese come un complemento e non un sostituto delle azioni nazionali: esse si devono aggiungere alle spese pubbliche nazionali e devono essere scolte in stretta concertazione tra la Commissione Europea e lo Stato membro interessato. Le politiche di redistribuzione si attuano, oltre che con i fondi strutturali, anche attraverso la politica agricola comune (PAC) e la politica sociale. Della PAC basti semplicemente dire che si tratta di una politica con prevalenti finalit redistributivi a favore dei produttori agricoli (attraverso la fissazione dei prezzi minimi). La politica sociale consiste di un insieme di norme tendenti ad armonizzare la protezione dei lavoratori e a sancire la parit tra uomo e donna nel trattamento retributivo

La politica ambientale Le linee guida dellattuale politica ambientale sono fondamentalmente il principio dellintegrazione della politica ambientale con le altre politiche settoriali per garantire uno sviluppo durevole e sostenibile. A tal fine ogni politica settoriale deve essere compatibile con le esigenze di tutela dellambiente e contenere una valutazione di impatto ambientale (VIA). Gli strumenti della politica ambientale comunitaria sono: strumenti normativi, come la regolamentazione; interventi finanziari in azioni di dimostrazione e assistenza tecnica nei confronti delle imprese e degli enti locali; sussidi per lintroduzione di tecnologie pulite e la riduzione di emissioni inquinanti; imposte ambientali; permessi negoziabili allinquinamento; accordi volontari per la realizzazione di obbiettivi ambientali;