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DIRITTO DELL’ECONOMIA (6 CFU)

OGGETTIVO (Insieme di norme giuridiche)


DIRITTO POSITIVO (“Ius positum”)
NATURALE
Società - organizzazione più o meno complessa di persone che vivono,agiscono, hanno relazioni in
determinati luoghi. Esistono delle regole morali e religiose che se violate non comportano sanzioni ma
creano solo conflittualità. Per le regole giuridiche esiste il diritto oggettivo,se queste regole vengono
trasgredite si incorre in sanzioni(coattive, è la conseguenza negativa che affligge il trasgressore,devono
essere applicate dallo stato anche con l’uso della forza se previsto da norma giuridica,se lo stato violasse il
diritto dell’uso della forza si parlerebbe di dittatura). La sanzione non colpisce tutte le norme giuridiche.
L’oggetto di studio è il diritto oggettivo, che è l’insieme di norme giuridiche.
Il diritto positivo è l’insieme delle norme poste in essere dagli organi predisposti a produrre leggi.
Il diritto naturale è l’opposto del diritto positivo: è l’insieme di norme diverse da quelle del diritto positivo.
Ci sono 2 versioni del diritto naturale: secondo la versione teologica è la divinità che trasmette all’umanità il
diritto naturale, secondo la versione secolare è la coscienza la fonte del diritto naturale, non è più Dio.
In Italia si applica il diritto positivo. La filosofia del diritto naturale era molto forte fino all’Illuminismo, dopo
questo momento viene soppiantata dal diritto positivo.
Il diritto naturale si appresta ad opinioni soggettive poiché la coscienza umana è diversa da persona a
persona, non è uguale per tutti.
Il diritto positivo, invece, nasce per essere uguale per tutti da organi di governo.
Certi fatti sono regolati dal diritto, altri no, perché la società ha sollecitato la regolamentazione di alcune
situazioni rispetto ad altre,tutti rispettiamo le regole giuridiche perché siamo spaventati dalla sanzione.
Nascita norme giuridiche:in diritto romano consuetudini(ripetizioni di determinati comportamenti da
parte di una pluralità di soggetti convinti di rispettare in questo modo una legge provocano e consolidano
consuetudini giuridiche, Cives con “manomissione dello schiavo”), sentenze giudici (regole giuridiche
create prima con i pretores poi con l’imperatore,(potere nelle mani di un solo uomo) poi riv francese (il
popolo borghese non accetta più che sia il monarca a fare norme giuridiche essendo legittimato da dio e
affida al parlamento democratico la possibilità di legiferare .
1)ordine spontaneo 2) autorità investita da dio 3) Parlamento
Unica parziale deroga al rispetto di norme giuridiche obiettori di coscienza
Norma/regola giuridica
La regola è uno schema di qualificazione che definisce il rapporto tra causa ed effetto.
Solo alcuni rapporti sono regolati dal diritto, tanti altri sono regolati da altre regole (es. morali, religiose…).
La norma giuridica è una regola sociale che ha delle caratteristiche particolari, che la distinguono dalle altre
regole sociali:
1) Esteriorità la norma giuridica si applica sempre in rapporti tra individui. Non rimane all’interno
delle persone, non è interiore.
2) Generalità riguardano tutti i soggetti
3) Astrattezza la norma giuridica descrive un comportamento individuando gli elementi essenziali e
a questo comportamento attribuisce una conseguenza/fanno riferimento ad una classe di
fattispecie e sono applicabili quindi ad una pluralità di casi.
4) Coattività la sanzione giuridica è coattiva perché può essere imposta anche con l’uso della forza,
della violenza fisica, legittima se c’è una sentenza giuridica.

Risarcimento per fatto illecito. Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto,
obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.
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E’ una regola perché c’è la causa e l’effetto, è una regola generale astratta.
“doloso” se il fatto è volontario, “colposo” se si è verificato per una negligenza o per imprudenza.
Il danno è “ingiusto” perché è contro il diritto, non è giustificabile. Il rapporto di casualità va verificato dal
giudice, se ci sono nessi giuridici. Un fatto è giuridicamente rilevante se esiste una norma giuridica che lo
prevede e significa che c’è un giudice che rende giustizia. Non tutti i fatti sociali sono giuridicamente
rilevanti e ciò viene deciso da chi produce le norme giuridiche.
Il diritto oggettivo non copre tutti i campi. Chi produce regole giuridiche interpreta i bisogni della società e
cerca di soddisfarli. Non tutti i fatti sono regolati dal diritto, solo quelli previsti dalle norme giuridiche.
La politica decide il punto di equilibrio tra diritto ed economia.

DI PRODUZIONE
FONTI DEL DIRITTO SULLA PRODUZIONE
DI COGNIZIONE

Le fonti del diritto sono atti/fatti che producono norme giuridiche.


La “fonte” è qualcosa da cui trae origine qualcosa, è una parola che non è stata scelta a caso.
Le fonti sulla produzione sono gli atti che individuano organi e procedure di produzione del diritto.
Le fonti di cognizione sono atti che garantiscono la conoscenza ufficiale del diritto oggettivo.
Conoscenza del diritto significa che per rispettare le regole queste vanno conosciute prima che vengono
assunti determinati comportamenti. Certezza del diritto significa aver la possibilità di prevedere
conseguenze giuridiche delle nostre azioni. A livello statale la fonte di cognizione è la gazzetta ufficiale.
Ogni regione ha un bollettino ufficiale e una volta pubblicate le norme queste divengono operative nei
confronti dei destinatari. La legge non ammette ignoranza. Il diritto oggettivo prevede che bisogna
conoscere tutte le norme che riguardano il tipo di attività che interessa intraprendere. Ci si può rivolgere ad
un avvocato, ad un consulente… Esempio: un titolare di un bar vuole dotare la propria attività di nuove
attrezzature (slot machines, biliardini…) e chiede informazioni ad un funzionario del comune, questo gli
risponde che può farlo liberamente senza che fosse necessaria una delibera. Una volta attrezzato il bar, il
titolare viene multato.
Nel 1988 la corte costituzionale è intervenuta affermando che la legge non ammette ignoranza a meno che
l’ignoranza è scusabile poiché in questo caso l’imputato è stato diligente e la colpa è di un altro, del
funzionario del comune. Le fonti di cognizione sono importanti per la certezza del diritto. La fonte di
produzione è qualsiasi atto o fatto abilitato dall’ordinamento a produrre norme giuridiche. La fonte atto è
un documento che è manifestazione di volontà di produrre norme giuridiche (es. legge, decreto legge,
costituzione della legge italiana). La fonte fatto per eccellenza è la cosiddetta consuetudine. La
consuetudine è la ripetizione costante e uniforme nel tempo di un certo comportamento da parte della
grande maggioranza delle persone e questa ripetizione nel tempo deve essere supportata dal
convincimento interiore di rispettare una norma giuridica. Non c’è alcun riferimento a documenti o
manifestazioni di volontà ma ad un’azione che si ripete nel tempo. Ci sono 2 elementi, uno materiale, che è
l’azione che si ripete costantemente e uniformemente nel tempo, e uno psicologico, che è il convincimento
interiore di rispettare una norma giuridica. Esempi: nel fare colazione non c’è l’elemento psicologico, non
c’è consuetudine. Nella compravendita di mucche con stretta di mano invece c’è l’elemento materiale e
psicologico, c’è consuetudine. Oggi non esistono più consuetudini come fonte del diritto, dopo la
Rivoluzione francese tutto viene codificato.
Gli elementi deboli della consuetudine sono:
1) Il comportamento uniforme e costante nel tempo
2) La grande maggioranza delle persone
3) Il convincimento interiore di rispettare una norma giuridica, perché non si può prevedere la
psicologia di un individuo

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La consuetudine può essere plasmata da chi governa, era una fonte di privilegio e arbitrio, che viene
eliminata con la Rivoluzione francese. E’ diversa dalla legge che non può essere plasmata. La consuetudine
è riscontrabile nel potere giudiziario ed è la forma meno importante nel nostro diritto.
In Italia c’è una pluralità di atti fonti del diritto che causano un problema di conflittualità e confusione
poiché possono cambiare le conseguenze di 2 norme che regolano la stessa fattispecie. Una contraddizione
tra norme giuridiche viene definita antinomia quando ci sono almeno 2 norme che regolano lo stesso fatto
in modo diverso. Le antinomie sono fonti del disordine. Il diritto oggettivo serve a garantire ordine e per
fare ciò deve essere certo e a sua volta ordinato, deve essere un sistema. Il sistema è un insieme di più
elementi tra loro in armonia, dove non c’è contraddizione e ognuno ha la sua collocazione. Ciò che
garantisce al diritto di funzionare come sistema sono le regole che consentono di risolvere le antinomie.
Poiché le antinomie non si possono prevenire ci devono essere delle norme in grado di risolvere queste
antinomie quando si presentano. Nell’ordinamento italiano esiste una gerarchia tra le fonti del diritto.
Kelsen ha immaginato le fonti come elementi di una struttura piramidale (Stufenbau). Più si è in cima,
maggiore è l’importanza. La costituzione è in cima ed è detta fonte superprimaria. Ad un gradino sotto ci
sono le fonti primarie: la legge ordinaria, il decreto legge, il decreto legislativo. A seguire le fonti
secondarie: i regolamenti del governo. Alla base della piramide si trovano le consuetudini. Nel caso della
costituzione il tasso di democrazia è elevato. Più si è in alto nella piramide, maggiore è il livello di
democrazia.

FONTI SUPERPRIMARIE
(Costituzione)

FONTI PRIMARIE
(Legge ordinaria(parlamento),
decreto legge, decreto
legislativo(governo),leggi regionali)

FONTI SECONDARIE
(Regolamenti del governo,regioni comuni
...)

CONSUETUDINI

Perché sono ordinate così? 1)stabilità nel tempo(quale fonte è destinata a perdurare di più e a subire
meno modifiche. 2)tasso di democraticità(rapporto tra maggioranza e opposizione rispettato
nell’approvazione di una fonte, quanto una fonte è stata condivisa da una pluralità di partiti con ideali
diversi tra loro) Più è rappresentata solo la maggioranza nell’approvazione di una fonte meno è
democratica ( tasso dem costituzione> tasso dem regolamenti del governo)

VERTICALI CRITERIO GERARCHICO


ANTINOMIE
ORIZZONTALI CRITERIO CRONOLOGICO
A MENO CHE
CRITERIO DI COMPETENZA

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Un’antinomia è una contraddizione tra fonti del diritto(uno stesso caso e regolato da due fonti differenti) e
può essere verticale o orizzontale. Produce incertezza, nemica del diritto.
Si ha un’ antinomia verticale quando la contraddizione riguarda 2 fonti collocate su piani diversi (Es. legge
contro regolamenti). Si ha un’ antinomia orizzontale quando la contraddizione riguarda 2 fonti collocate
sullo stesso piano (Es. decreto legge contro decreto legislativo).
Il criterio gerarchico è l’unico criterio applicabile ad antinomie verticali. Secondo il criterio gerarchico
prevale la legge di grado superiore e le fonti primarie non possono mai opporsi alla costituzione,antinomie
risolte dalla corte costituzionale. Se una fonte secondaria violasse una primaria violerebbe anche il principio
di legalità(criterio gerarchico tra fonti primarie e secondarie) conflitti risolti dal tar che annulla la fonte
secondaria. Conflitti tra costi. E regolamento? Se regolamento fosse autorizzato da legge la corte
costituzionale annullerebbe la regge , altrimenti se non è autorizzato da legge, il tar annulla il regolamento.
Per risolvere antinomie orizzontali si utilizza il criterio cronologico:tra due leggi prevale quella più recente
per l’attualità, poiché il Parlamento interpreta i bisogni della società e li traduce in legge, e per il cambio del
potere politico, perché le nuove leggi assecondano il nuovo programma politico.
Il criterio cronologico, a differenza del criterio gerarchico, prevede eccezioni.
Lo Stato ha dato alle regioni il potere di creare leggi perché regioni diverse hanno esigenze diverse, che non
riescono ad essere interpretate dallo Stato (Es. il turismo in Puglia è diverso dal turismo in Trentino,
l’industria lombarda è diversa dall’industria campana).
Ci sono dei casi nella Costituzione italiana in cui certe materie sono riservate a determinate fonti del diritto:
il Parlamento si divide in Camera dei deputati, che ha il regolamento della Camera, e Senato, che ha il
regolamento del Senato. Tutto quello inerente alla Camera dei deputati è regolamentato dal regolamento
della Camera, tutto quello che riguarda il Senato è regolamentato dal regolamento del Senato, non può
intervenire né il Parlamento né tantomeno il Governo. I regolamenti di Camera e Senato sono fonti
primarie, cioè fonti subordinate solo alla Costituzione. Nel caso in cui ci sia una legge a competenza
riservata (Es. Camera o Senato) si applica il criterio di competenza, che fa eccezione al criterio cronologico
per la risoluzione di antinomie orizzontali. Quando si applica un criterio si escludono gli altri due: non
esistono antinomie tra criteri.
FONTE SUPERPRIMARIA vs FONTE PRIMARIA PRINCIPIO DI COSTITUZIONALITA’
CRITERIO GERACHICO
FONTE PRIMARIA vs FONTE SECONDARIA PRINCIPIO DI LEGALITA’
Secondo il principio di costituzionalità la Costituzione è suprema rispetto le leggi.
Secondo il principio di legalità le fonti secondarie non possono prevalere su quelle primarie.
In Italia la violazione del principio di costituzionalità viene sanzionata dalla Corte costituzionale con una
dichiarazione di incostituzionalità della legge e la fonte primaria viene eliminata.
La violazione del principio di legalità comporta l’annullamento della legge secondaria in contrasto con
quella primaria da parte del giudice amministrativo, che è il custode del principio di legalità.
E se ci fosse un’antinomia tra fonte superprimaria e fonte secondaria? Il governo emana leggi solo in base a
leggi esistenti del Parlamento. Se c’è una legge primaria che ha permesso al governo di emanare un
regolamento incostituzionale oppure è il regolamento del governo che viola una legge primaria del
Parlamento che invece segue la Costituzione, nel primo caso si applica il principio di costituzionalità, nel
secondo il principio di legalità.
ESPRESSA
CRITERIO SUCCESSIONE DELLE ABROGAZIONE TACITA
CRONOLOGICO LEGGI NEL TEMPO IMPLICITA
Abrogazione significa che da quel momento in poi si applica la legge nuova.
L’abrogazione è espressa quando la nuova legge indica in maniera testuale esplicita le disposizioni
abrogate.
E’ tacita quando c’è incompatibilità tra la nuova e la vecchia legge.

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E’ implicita quando la nuova legge introduce una nuova disciplina organica di una determinata materia

2000 2005 2010 2015

Legge sul leasing Inizio società Intervento di una nuova Controversie con la società
L1 di leasing, bisogna legge L2 che ha derogato L1 Nel 2015 si attua comunque
Seguire L1 la legge L1

Se invece nel 2010 L1 viene dichiarata incostituzionale, nel 2015 non si può applicare L1.
L’abrogazione è diversa dall’incostituzionalità: l’abrogazione di regola vale solo per il futuro, nel caso di
incostituzionalità la legge viene completamente annullata. L’abrogazione vale per ragioni di merito,
l’incostituzionalità per ragioni di legalità. Il vizio di incostituzionalità è presente dall’inizio e quindi la legge
viene eliminata completamente.
Un atto è retroattivo quando produce effetti per il futuro e per fatti accaduti prima della sua entrata in
vigore. Per la certezza del diritto le leggi devono riguardare solo il futuro, ma ciò non vale per le leggi
retroattive. In Italia e altri stati esistono leggi retroattive(producono norme giuridiche applicabili a fatti
futuri ma anche a fatti passati).
Solo la Costituzione potrebbe affermare un divieto generale di retroattività, ma nella Costituzione italiana
non c’è alcun divieto di retroattività.
Un divieto di questo tipo c’è nelle pre-leggi: disposizioni che disciplinano il sistema delle fonti. Sono decreti
legislativi (fonti primarie) e non possono vincolare fonti primarie e future. Per il diritto penale vale l’articolo
25 cost: Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto
commesso.Le leggi penali che prevedono reati non possono essere mai retroattive perché lo vieta la
Costituzione. Il divieto di retroattività è sancito solo per norme penali incriminatrici, sfavorevoli. Le norme
penali favorevoli sono invece sempre retroattive.
Le leggi retroattive devono essere ragionevoli, proporzionate e motivate per essere valide.
I diritti quesiti sono dei diritti soggettivi che nessuno può più mettere in discussione (Es. pensioni: la legge
retroattiva del nuovo sistema di calcolo della pensione viene applicata anche a chi sta già lavorando o è in
procinto di andare in pensione, ma non può essere applicata a chi è già in pensione perché è un diritto
quesito). Le sentenze civili passate in giudicato e i diritti quesiti sono un limite alla retroattività delle leggi.
Altri limiti prescrizione e decadenza. Leggi di incentivazione hanno una funzione promozionale del
diritto ma possono danneggiare i soggetti che abbiano fatto affidamento al diritto stesso. In queste
situazioni la corte valuta caso per caso secondo il principio di ragionevolezza.
Negli ordinamenti civili vige la “presunzione di non colpevolezza”, l’imputato non è colpevole fino alla
definitiva sentenza di condanna, nel processo penale la difesa deve confutare la tesi del pm , essendo il
processo penale formato da tre gradi(primo grado,appello e cassazione), il processo sarà chiuso solo con la
condanna della cassazione, esistono più gradi di giudizio perché è possibile che un giudice possa sbagliare.
Se il parlamento abroga un reato , chi è già in carcere per quel reato viene scagionato(favor rei,tutto ciò che
può colpire favorevolmente un condannato anche definitivamente si applica in via retroattiva.
La norma giuridica spesso è assistita da un’azione coattiva, dall’uso della forza fisica. In un ordinamento
moderno lo Stato è un’organizzazione giuridica complessa che il monopolio dell’uso legittimo della forza.
Affinché un’organizzazione giuridica complessa sia qualificabile come Stato è necessario che ricorrano 3
elementi costitutivi:
1) Il Territorio = porzione del globo terrestre delimitato da confini politici, non sempre coincidenti con
quelli fisici, comprende acque territoriali marine,sottosuolo e spazio aereo.
2) Il Popolo = insieme dei cittadini di uno stato (sono coloro che possono vantare la cittadinanza)
3) Il Governo = insieme delle istituzioni pubbliche. Popolo e popolazione sono concetti diversi la
popolazione comprende tutti i soggetti che fanno si trovano fisicamente su uno stato in un dato

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momento, cittadini e non. Una nazione è un insieme di individui accumunati da
cultura,tradizioni,lingua e storia, non sempre coincidono con il popolo.
Uno stato ha la sovranità: sovranità interna(fonte di tutti i poteri dello stato, in Italia appartiene al
popolo che legittima i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario/ sovranità esterna, lo stato può
essere titolare di diritti e obblighi giuridici ed è una personalità giuridica di diritto internazionale,lo
stato ha l’obbligo di rispettare la sovranità degli altri stati e ha il diritto alla propria indipendenza, la
sovranità è illimitata, originaria ed esclusiva.
Extraterritorialità: condizione giuridica di ciò che, pur trovandosi nel territorio di uno stato, non è
soggetto alla sua sovranità, gode di immunità (es. ambasciate, ambasciatore nella sua camera
d’albergo).
Il diritto internazionale è primitivo, non c’è un parlamento. Chi produce norme giuridiche è un gruppo
ristretto di nazioni, che non rappresenta tutti gli Stati membri. L’immunità è una consuetudine, non si ha
una regolamentazione fissa, le fonti del diritto internazionale sono consuetudini e trattati
internazionali(es.Kyoto). il diritto internazionale può subire delle deroghe per far fronte a determinati casi
particolari (es Tribunale di Norimberga principio giudice naturale precostituito per legge e Caso
Heichmann). L’UE è difficilmente qualificabile come stato perché pur avendo i 3 presupposti manca una
costituzione e non ha una sovranità piena ed esclusiva.
Il diritto internazionale non prevede un limite sull’estensione del territorio (Es. Vaticano, Principato di
Monaco). Anche se uno stato non viene riconosciuto tale da alcuni stati può essere stato, se ricorro i tre
presupposti.
Il cittadino è colui che è legato allo Stato da un rapporto giuridico di cittadinanza. Sono due i criteri
fondamentali per ottenere la cittadinanza:
1) “Ius sanguinis”(diritto di sangue): la cittadinanza di almeno uno dei genitori si tramette al figlio. Ciò
è valido in Italia.
2) “Ius soli” (diritto del suolo): è cittadino di uno Stato chi nasce nel territorio di quello Stato
indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Vige negli Stati Uniti. In Italia si applica se 1) i
genitori del bambino sono ignoti 2) figlio di apolidi 3) figlio nato da genitori stranieri il cui stato non
riconosce la cittadinanza
La cittadinanza si può acquistare o perdere: acquistare a 18 anni facendo domanda entro un anno o per
matrimonio o per adozione, per elezione e per naturalizzazione(10 anni extracomunitario/ 4 anni
comunitario/ 5 anni apolide, cittadinanza ottenibile anche per meriti). In certi casi è possibile avere doppia
cittadinanza. Perdita per incompatibilità o rinuncia.
La qualità giuridica di uno Stato è la sovranità, acquistata una volta che si possiedono questi 3 elementi:
territorio, popolo e Governo.
Ci sono 2 significati di sovranità: nel suo significato interno il monopolio dell’uso della forza, tutti sono
sottomessi all’autorità dello Stato, nella sua dimensione esterna la sovranità è intesa come indipendenza: lo
Stato è originario, è tale per forza propria, è riuscito ad imporsi e non deriva da potere altrui.

INTERPRETAZIONE DEL DIRITTO capire il significato di una disposizione da applicare in un caso


concreto,norme poco chiare possono portare difficoltà ai giudici che devono applicarle violazione del
principio di certezza e uguaglianza RIMEDIO intervento cassazione(le sentenze degli altri giudici però non
sono vincolanti in Italia, abbiamo la civil law e non la common law, quindi interviene il parlamento fornendo
una legge a chiarimento della precedente legge, poiché lo stesso legislatore ha interpretato la legge si dice
interpretazione autentica, l’interpretazione è vincolante per i giudici ed è retroattiva. La cassazione può
dichiarare anticostituzionale una legge di interpretaz.autentica che chiarisca una legge già chiara.

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In Inghilterra la separazione dei poteri era già sufficientemente praticata prima della Rivoluzione francese.
Per l’eguaglianza sostanziale lo Stato sociale non si limita soltanto ad estendere i diritti a tutti, ma si
preoccupa dell’effettivo esercizio degli stessi, al contrario dello Stato di diritto.
Lo Stato sociale quindi interviene creando scuole pubbliche, ospedali pubblici ecc…
Oggi In Italia lo Stato è Stato sociale di diritto: uno Stato che mette insieme il meglio dello Stato sociale e di
quello di diritto. La denominazione “Sociale” è sintetizzata da:
Costituzione
Art. 3 I e II Comma
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di
razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la
libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva
partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Il concetto di Costituzione è giovane, del ‘700. Nasce dopo la guerra di indipendenza con la nascita degli usa
che avevano bisogno di un nuovo documento per disciplinare il nuovo stato appena nato. E’ racchiuso
nell’art. 16 della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 e recita: “Ogni società che non
tutela i diritti e non ha la separazione dei poteri non ha una costituzione”. E’ scritta in negativo. Letta in
positivo la Costituzione serve a tutelare i diritti dei cittadini attraverso la separazione dei poteri. La
costituzione è stata approvata dalla borghesia per togliere poteri alla monarchia e per consacrare un patto
tra società e popolo.
Poteri stato 1)Esecutivo,rappresentato da Polizia,Carabinieri e guardia di Finanza(per l’arresto ci vuole un
mandato) 2) giudiziario, ai giudici che risolvono controversie 3) legislativo, al parlamento, riguarda le leggi.
Con la separazione dei poteri si garantisce il controllo reciproco dei poteri dello stato. Nella costituzione
USA di fine ‘700 manca la parte relativa ai diritti fondamentali, mancanza successivamente ovviata
attraverso degli emendamenti. Con la costituzione nasce il costituzionalismo filosofia politica che sancisce
la superiorità della costituzione rispetto a tutti i poteri dello stato.
Prima della Rivoluzione francese la tutela dell’ordine riguardava i rapporti tra i cittadini. La Costituzione
serve a tutelare i diritti dei cittadini nei confronti dello Stato, ha una funzione fondamentale ed è un
elemento di novità della Rivoluzione francese. Tutelare i diritti dei cittadini nei confronti dello Stato vuol
dire che lo Stato può diventare nemico/carnefice dei diritti dei cittadini, può calpestarli.
Es. quando la polizia arresta un uomo privandolo della propria libertà personale, diritto inviolabile, quando
ad una persona viene impedito di manifestare il proprio pensiero violando il diritto alla libertà di pensiero o
lo Stato vieta di professare una religione, quando lo Stato impedisce di costituire un’associazione: tutti
questi casi hanno in comune che lo Stato vieta una libertà personale.
1° passaggio: lo Stato può violare i diritti fondamentali
2° passaggio: può farlo solo in alcuni casi, non può farlo sempre.
I diritti fondamentali possono essere limitati dello Stato, ma non sempre.
La legge dice quando si possono limitare i diritti fondamentali, se no sarebbe arbitrario, stabilisce quando e
come limitarli. Non si può saper fin dove si esprime la legge, il Parlamento con la maggioranza, il potere
legislativo. Es. la maggioranza per vincere le elezioni cambia la legge elettorale, vieta le associazioni, la
manifestazione, le critiche al governo.
Opposizione vs maggioranza non è un sistema democratico.
La Costituzione tutela i diritti della persona ponendo limiti alla legge, alla maggioranza. Il Regno Unito non
ha una costituzione scritta ma ha un sistema di principi costituzionali affermati tramite sentenze,
consuetudini, atti del parlamento… Es. l’Islam fa paura all’Italia, ma non può esser vietata la religione
islamica, le associazioni non possono essere vietate perché comuniste, perché la Costituzione glielo vieta.
La polizia non può decidere l’arresto arbitrariamente serve una delibera dal potere giudiziario.
Porre dei vincoli alla funzione legislativa, questo vuol dire Costituzione secondo l’art. 16.

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ESPERIENZA ITALIANA
1848 Statuto Albertino nel Regno d’Italia: il re Carlo Alberto concesse ai regnicoli la Costituzione, che
proclamava il principio di eguaglianza, i diritti fondamentali, regolava la forma di governo. Era flessibile
Nel 1922 marcia su Roma: Benito Mussolini conquista il potere facendosi nominare presidente del consiglio
dal re Vittorio Emanuele III per oltre 20 anni.
Alla fine degli anni ’30 Mussolini decreta la soppressione della Camera dei deputati e la sostituisce con la
Camera dei fasci e delle corporazioni con una legge,approva leggi razziali anche se lo Statuto albertino
aveva consacrato il principio di eguaglianza e questa legge discrimina gli ebrei. Lo statuto è stato violato
perché flessibile. Alla conclusione della 2° guerra mondiale, nel ’48 in Italia e nel ’49 nell’ovest della
Germania subentrano nuove Costituzioni rigide, prodotte da un giudice, che deve intervenire sulle leggi
incostituzionali.Caduto il regime fascista, il comitato nazionale decide che deve essere il popolo italiano a
scegliere tra monarchia assoluta e Repubblica e chi scrive la nuova Costituzione.
Il 2 giugno 1946 sono ammesse anche le donne al voto per la prima volta.
1° domanda: Monarchia assoluta o Repubblica?
2° atto: membri dell’assemblea costituente.
Furono elette 6 forze politiche: democrazia cristiana, comunisti e socialisti, formazioni liberali minori
(partito d’azione ecc…), che insieme formavano l’assemblea costituente, che si occupava solamente della
Costituzione. Il 22 dicembre 1947 l’assemblea costituente approva la Costituzione, che viene votata in
maniera definitiva con l’88% dei voti a favore. Fu la Costituzione di tutti, di tutti i partiti democratici, fu
espressione di una grandissima maggioranza.
Caratteristiche della Costituzione italiana:
1° Caratteristica: SCRITTA
In Inghilterra non c’è una Costituzione scritta, ma c’è un sistema costituzionale. Ci sono principi
costituzionali, che hanno fonti diverse: consuetudini, convenzioni costituzionali (accordi tra partiti),
sentenze dei giudici (giurisprudenza), leggi che il Parlamento inglese approva e contribuisce a formare il
sistema costituzionale.
Perché in America e Francia le Costituzione sono scritte?
Perché provengono da emancipazioni violente e la Costituzione scritta segna un taglio netto al passato.
2° Caratteristica: RIGIDA (Es. Costituzione americana)
All’opposto di flessibile, vuol dire che una Costituzione può essere modificata solo con una procedura più
complessa rispetto a quella ordinaria per le leggi. Le Costituzioni possono essere modificate anche in
piccole parti. Nelle Costituzioni flessibili non esiste una procedura aggravata (Es. Statuto albertino).
3° Caratteristica: VOTATA
Al contrario di concessa (Es. Statuto albertino), la Costituzione italiana è stata votata.
4° Caratteristica: LUNGA
All’opposto di breve, lunga perché si occupa di tante cose, la materia costituzionale è ampia.
5° Caratteristica: CONVENZIONALE/COMPROMISSORIA
Frutto di un accordo tra parti politiche anche molto diverse ideologicamente.
All’epoca c’era tensione tra la democrazia cristiana e i comunisti.
6° caratteristica: PROGRAMMATICA ha disciplinato situazioni che al momento erano solo fattispecie mai
realizzatesi.
Uno dei principi ordine è il principio democratico: la Repubblica italiana è fondata sulla democrazia.

Costituzione
Art. 1 Comma 1 e 2
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

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DIRETTA
DEMOCRAZIA MAGGIORITARIO COLLEGI UNINOMINALI
RAPPRESENTATIVA SISTEMI ELETTORALI
PROPORZIONALE COLLEGI PLURINOMINALI

Si ha Democrazia diretta quando la volontà dello Stato è manifestata direttamente dal popolo. La volontà
dello Stato di abrogare una legge viene espressa dai cittadini referendum abrogativo (la democrazia
diretta è quindi un’eccezione).
Si ha Democrazia rappresentativa quando la volontà dello Stato è manifestata dai rappresentanti del
popolo scelti mediante elezioni o in alternativa sorteggio. Le decisioni dello Stato sono posti in essere dai
rappresentanti del popolo: i deputati (membri della Camera) e i senatori (membri del Senato).
Elementi sintomatici democrazia: pluralismo politico,diritto di voto, suffragio universale, separazione dei
poteri, parità del voto, elezioni periodiche, libertà di opinione politica, durata definita del mandato.
Nella forma parlamentare come in Italia, c’è un rapporto di fiducia tra potere esecutivo e legislativo,q
quindi il potere esecutivo non è eletto direttamente dal popolo e l’organo esecutivo per funzionare deve
godere della fiducia delle camere, in Italia il governo deve avere sempre la maggioranza nella camere e nel
senato.
Sistema elettorale = meccanismo di conversione dei voti in seggi.
Ognuno ha un voto a disposizione, il numero dei voti è uguale al numero degli elettori. I voti vanno a
candidati o liste e vengono convertiti in seggi, in posti da deputati (630 alla Camera) o senatori (315 al
Senato). Il sistema elettorale maggioritario è diverso da quello proporzionale. Il collegio è la suddivisione
territoriale degli elettori. Si può solo votare in un posto, al comune di residenza, solo in quella zona. C’è
ordine: gli elettori vengono suddivisi a seconda dei collegi. Il collegio uninominale è diverso da quello
plurinominale. E’ nominale quando c’è a disposizione un solo seggio (tanti concorrenti, ma un solo posto).
E’ plurinominale quando vengono messi a disposizione 2 o più seggi per cui gareggiano le liste. Il sistema
elettorale maggioritario va insieme al collegio uninominale, il sistema elettorale proporzionale va insieme al
collegio plurinominale. Con il sistema elettorale maggioritario(collegi uninominali) viene assegnato un
seggio a chi ha ottenuto più voti, con quello proporzionale(collegi plurinominali) 2 o più seggi vengono
distribuiti tra le liste in proporzione ai voti ottenuti.
Es. Sistema elettorale proporzionale:
10 seggi
30% voti => 3 seggi
5% voti=> 0 seggi
Il sistema elettorale proporzionale è percepito come quello più democratico.
Pregio: rappresenta meglio la società
Difetto: troppa frammentazione e difficile governabilità
Nel sistema elettorale maggioritario ci sono meno partiti e la governabilità è maggiore.
Pregio: maggiore governabilità
Difetto: sacrifica la società, non la rappresenta al meglio(solo chi ha più voti ottiene seggi), nel caso
in cui in un sistema ci siano tre partiti forti, il collego uninominale può diventare un problema

Es. Sistema elettorale maggioritario:


I II III
A 100 30 100
B 90 120 80
C 40 60 50
A totalizza 230 voti, vince 2 seggi, governa e ha la maggioranza. B ottiene 290 voti e 1 seggio, C 150 voti e 0
seggi. A è fortissima in 2 collegi. B è fortissima in 1 collegio. Anche se B ottiene più voti di tutti perde, la

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prossima volta concentrerà la campagna elettorale negli altri 2 seggi. In Inghilterra due volte ha vinto un
partito che non aveva raggiunto il massimo dei voti.
Evoluzione del sistema elettorale in Italia.
1948 1° sistema elettorale proporzionale, puro, semplice e secco. Le liste ottengono seggi in proporzione ai
voti ricevuti. Era proporzionale perché si proveniva da partiti unici. Con le elezione del ’48 il panorama
politico si frammenta. Vince Democrazia cristiana, ma non ha la maggioranza, voti sotto al 50%. La
Democrazia è salva, ma la governabilità scricchiola. Il partito vincente deve accordarsi con altri partiti.
Anni ’50 tutti i governi sono democristiani.
Anni ’60 ulteriore frammentazione. La Democrazia cristiana perde consensi, i partiti minori vogliono
entrare nel governo. Si formano governi di coalizione che però durano pochissimo.
Tra gli anni ’50 e ’60 continuano a cadere governi, non viene raggiunta la maggioranza, l’accordo non regge.
Negli anni ’70 la DC è in continuo crollo e il PCI in ascesa raggiunge la DC.
1978 Rapimento del presidente Aldo Moro, colpito dalle Brigate Rosse perché fautore dell’accordo tra
Democrazia cristiana e partito comunista, viene eliminato.
Anni ’80 sono gli anni del Pentapartito: coalizione colorata che mette insieme 5 partiti: Democrazia
cristiana, socialisti, socialdemocratici, liberali, repubblicani, centro destra e sinistra. Per la prima volta un
non democristiano, Bettino Craxi, diventa leader. Fino al 1992 crisi.
’92-’93 Accadono 2 cose:
1) Referendum: gli italiani esprimono un voto al maggioritario, stanchi della frammentazione della
governabilità.
2) Tangentopoli: serie di indagini giudiziarie condotte a livello nazionale nei confronti di esponenti
della politica, dell'economia e delle istituzioni italiane. Craxi scappa in Libia. Segna la fine della 1°
Repubblica, i partiti vengono spazzati via e perdono credibilità, i leader scappano. Nascono la Lega
Lombarda con Bossi e entra in politica Silvio Berlusconi.
1993 il “Mattarellum” proposto da Sergio Mattarella diventa legge elettorale. Prevede un sistema 75%
maggioritario, 25% proporzionale. E’ una soluzione compromesso, non si passa direttamente al
maggioritario.
1994 Berlusconi vince le elezioni, ma non raggiunge la maggioranza e deve allearsi, si allea con Fini, leader
del movimento sociale, e Bossi, leader della Lega. 7 mesi dopo Bossi ci ripensa, esce e cade il governo.
Berlusconi si è dimesso, richiede nuove elezioni ma Scalfaro assegna un Governo tecnico fino al 1996 a
Lamberto Dini.
1996 Le elezioni vengono vinte da Romano Prodi, (centro sinistra),deve allearsi anche con la sinistra
radicale, per raggiungere la maggioranza.
’98 Bertinotti(rifondazione comunista) fa mancare il suo sostegno a Prodi su un atto su cui prodi aveva
posto la fiducia, il governo cade. Sale al governo D’Alema, che faceva parte del partito di Prodi, con delle
alleanze.
2001 Vince Berlusconi con una coalizione solida con la Lega e Alleanza nazionale, perde solo Casini. Per la
prima volta il governo dura 5 anni.
2005 Berlusconi scopre che col “mattarellum” avebbe vinto il centro sinistra alle prossime elezioni quindi
viene votato un nuovo sistema elettorale chiamato “Porcellum”, ottiene il 55% dei voti alla Camera e al
Senato. Il padre di questo progetto è Calderoli. Si ritorna al proporzionale con alcune novità che avrebbero
dovuto garantire la governabilità:
1° novità: premio di maggioranza alla coalizione che vince, che non ha la maggioranza(prevede 340
deputati da raggiungere e il 55% dei senatori).
2° novità: soglie di sbarramento, una % al di sotto della quale la lista non va in Parlamento
3° novità: nessuna preferenza, viene votata solo la lista
2006 Vince Romano Prodi per pochi voti,(maggioranza assoluta solo alla camera).
2008 L’alleato Mastella toglie il suo sostegno a Prodi (sempre in seguito ad atto di fiducia), il governo cade.
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Il “Porcellum” arriva alla Corte costituzionale. Berlusconi vince nettamente alle elezioni e governa fino al
2001, quando un politico della sua coalizione cambia partito facendogli perdere la maggioranza. Napolitano
non indice nuove elezioni ma nomina un governo tecnico con Monti. Nel 2013 Napolitano per mantenere
un equilibrio politico accetta la rielezione ma solo fino a quando si sarebbe raggiunta una nuova stabilità
politica. Alle elezioni del 2013 col porcellum solo il PD di Bersani ottiene il premio di maggioranza alla
camera, mentre al senato né PD, né M5S né FI ottengono la maggioranza. Napolitano, constatando che
Bersani non aveva ottenuto la maggioranza per governare in senato decise di non seguire la prassi e
nomina Enrico Letta che formò un esecutivo capace di ottenere la fiducia nelle camere.Nel 2014 Renzi
diventa segretario del PD grazie al suo programma più audace che viene apprezzato anche alle elezioni
europee col 41% dei voti e raccoglie consensi nel suo partito, presentando un programma di governo più
convincente si impone come presidente del consiglio. Napolitano si dimette e diventa presidente della
Repubblica Mattarella
Con la sentenza 1 del 2014 la Corte costituzionale fa saltare 2 parti fondamentali del porcellum 1) il premio
di maggioranza perché non è legato ad alcuna soglia minima, viene falsato il principio di rappresentatività
2) non consente di esprimere almeno una preferenza, sono le liste dei partiti ad esprimerle , i candidati
iscritti per primi avranno più possibilità di salire in parlamento e violando il principio di uguaglianza tra i
candidati e la libertà di esprimere preferenze è quindi incostituzionale. L’intervento della corte
costituzionale ha destato dei dubbi perché un giudice (la corte) è intervenuto in merito ad una legge (quella
elettorale) ad altissimo tasso di politicità. Conseguenze solo per il futuro e non per il passato per seguire la
continuità dei principi costituzionali.
2015 legge 52 prevede un nuovo sistema elettorale chiamato “Italicum”, voluto dal presidente Matteo
Renzi, valido soltanto per la Camera dei deputati. Gli elettori vengono suddivisi in 20 circoscrizioni elettorali
e quindi in 100 collegi uninominali. Su 630 deputati da eleggere 12 sono eletti dalla circoscrizione
estero,618 distribuiti in questi collegi in cui verranno assegnati dai 3 ai 9 deputati. E’ previsto un premio di
maggioranza: sono attribuiti 340 seggi alla lista che ottiene almeno il 40% dei voti. Se un partito ottiene
una forte maggioranza ottiene da solo il premio di maggioranza, se nessuno ottiene il 40% ci sarà un
ballottaggio fra le prime due liste nazionali e chi vince prenderà il premio di maggioranza.
C’è una sola soglia di sbarramento del 3%.Non si possono presentare coalizioni elettorali ma ogni partito
deve presentare la propria lista. Gli elettori possono esprimere 1 o 2 preferenze, se esprimono 2 preferenze
una deve andare necessariamente ad un uomo, l’altra ad una donna, se no il voto è ritenuto nullo. Ogni
lista ha un n°1, un capolista che a prescindere dal voto espresso andrà in parlamento. Con il “Porcellum”
non si esprimevano preferenze, le segreterie decidevano l’ordine delle liste. Una parte dei capilista verrà
comunque scelta dalle segreterie dei partiti.
Anche sull’Italicum la corte aspetta a pronunciarsi aspettando l’esito del referendum, i dubbi riguardano il
ballottaggio perché in un sistema tripolare difficilmente si supererà il 30% e quindi il premio potrebbe
essere dato a d un partito con circa ¼ dei consensi ottenuti, con i capilista bloccati inoltre si limita il diritto
di voto.
CONDIZIONE GIURIDICA DEL PARLAMENTARE
Rappresentanza: i parlamentari sono i rappresentanti del popolo, agiscono per il popolo e la democrazia è
la fonte legittima del potere politico.
Rappresentante è colui che agisce il nome e per conto del rappresentato, c’è un contratto/mandato con
rappresentanza, in base al quale si conferisce potere di rappresentanza per tutelare gli interessi del
rappresentato, se questo non avviene il mandato viene revocato.
Costituzione
Art. 67 Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di
mandato.
La rappresentanza non è vincolo di mandato, divieto di mandato imperativo vuol dire che una volta votata
una persona e questa non mantiene le promesse, questa persona non può essere mandata a casa.

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Es. Tizio è stato eletto in Parlamento con una lista e disobbedisce al partito. Viene espulso dal partito, ma
non può essere cacciato dal Parlamento. La rappresentanza politica è diversa da quella giuridica.

INDENNITA’
STATUS DEL DIVIETO DI MANDATO IMPERATIVO
PARLAMENTARE INSINDACABILITA’
IMMUNITA’

I parlamentari non sono come i comuni cittadini, godono di garanzie che i cittadini non hanno.
La Costituzione prevede una serie di garanzie per i parlamentari. Ogni parlamentare riceve un’indennità
stabilita per legge. Gli stipendi sono stabiliti da un contratto, per i parlamentari è la legge che decide.
Si parla di indennità perché i parlamentari non lavorano, ma svolgono una funzione pubblica. NON uno è
stipendio, l’indennità è volutamente alta, mediamente di 15000 euro al mese, come deterrente per la
corruzione. Eccetto alcuni casi, come l’avvocatura dello stato, il parlamentare non può lavorare e
l’indennità diventa una garanzia democratica e di sostentamento.
La preoccupazione principale è che tutti possano andare in Parlamento e l’elevata indennità serve a
favorire l’accesso a questa carica. Un altro benefit è la rendita vitalizia, la pensione del parlamentare. E’ un
divieto esteso anche al partito
La seconda garanzia è il divieto di mandato imperativo che fa sì che l'eletto riceva un mandato generale dai
suoi elettori, in virtù del quale non ha alcun impegno giuridicamente vincolante nei loro confronti; questi
non gli possono impartire istruzioni né lo possono revocare, possono solo non rieleggerlo al termine del
mandato. Si parla di transfughismo parlamentare quando un parlamentare in piena libertà passa da un
gruppo ad un altro. Il passaggio è legittimo perché c’è il divieto di mandato imperativo, non c’è alcun
legame giuridico tra il parlamentare e il gruppo di appartenenza. Il transfughismo è un rischio perenne per
la maggioranza.
La terza garanzia è l’insindacabilità.
Es. Vengono rivolti degli insulti ad una persona. Colui che insulta viene querelato per diffamazione. Avviene
un processo dove il pubblico ministero accusa la persona che parlava male dell’altra, la parte civile
costituita da colui che viene insultato richiede il risarcimento.

Costituzione Art. 68 I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni
espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.

E’ una forma di irresponsabilità giuridica assoluta. Nessuna sanzione giuridica, assoluta perché vale anche
dopo la scadenza del mandato per questioni riguardanti gli anni da parlamentare.
Es. un parlamentare offende un prefetto. Questo non può denunciarlo, querelarlo davanti al giudice per il
risarcimento. C’è libertà di espressione del pensiero. Il parlamentare attaccando il prefetto attacca il
governo dal momento che il prefetto è stato eletto dal governo, ma c’è opposizione democratica, rivolge
una critica dura, obiettiva, fa il suo mestiere.
L’insindacabilità è una garanzia per l’opposizione, protegge il parlamentare che critica l’operato di una
persona.
Tutti questi casi sono diffamazioni posti in essere da deputati. L’offeso ha querelato l’offensore. Il giudice
non può processare il parlamentare, che ha richiesto la delibera della Camera per l’insindacabilità.
Sono tutte interviste rilasciate a giornali, dichiarazioni rese al di fuori delle sedi parlamentari. I giudici si
sono appellati alla Corte costituzionale di fronte alle delibere della Camera. La Corte costituzionale ha dato
ragione ai giudici, l’art. 68 non poteva essere applicato perché mancava il nesso funzionale. C’è
insindacabilità se la dichiarazione resa al di fuori del Parlamento riproduce fedelmente gli atti del
parlamentare in Parlamento, solo in questo caso c’è nesso funzionale(e quindi il parlamentare non può

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essere chiamato a rispondere, altrimenti, se si tratta di insulti e offese totalmente al di fuori del principio di
insindacabilità, il parlamentare può essere chiamato a rispondere).

INVIOLABILITA’ AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE? NO!


DEL
PARLAMENTARE AUTORIZZAZIONE ALL’ARRESTO ECC…? SI!
Insindacabilità nelle sedi: il parlamentare non può essere condannato per i voti dati nell’esercizio delle
funzioni. All’interno della camera, la critica comunque non può essere scurrile e non si può ricorrere alle
mani, il presidente è il titolare del potere disciplinare e può sospendere il parlamentare.
Il giudice deve ricostruire il fatto a cui non era presente. La prova (es. DNA, video, impronte, testimonianze
ecc…) è un elemento di fatto che permette al giudice di ricostruire un fatto. La prova si deve formare nel
processo, non prima, perché ogni processo si svolge nel contradditorio tra accusa e difesa.
Il testimone deve prestare giuramento. Al testimone vengono rivolte alcune domande da chi ha richiesto la
sua testimonianza. Per l’avvocato difensore il compito è di minare l’attendibilità del testimone. La
testimonianza deve essere valutata dal giudice.
Nella fase preliminare del processo il pubblico ministero e la polizia raccolgono le prove. Terminato il
processo, il giudice pronuncia la sentenza. Si può proporre appello avverso alle sentenze di condanna
ricorrendo al giudice d’appello, infine alla corte di cassazione.
La polizia ha una strumentazione per acquisire le prove. Nel corso delle indagini preliminari il giudice può
prendere provvedimenti misure cautelari, limitative, nei confronti dell’accusato (es. custodia
cautelare=prigione) se sussistono indizi (non ancora prove) gravi di colpevolezza. Nella prima fase
l’accusato è indagato, con il rinvio a giudizio. All’inizio del processo da indagato diventa imputato.

Costituzione
Art. 68 Comma 1 e 2
I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati
nell'esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere
sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà
personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna,
ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in
flagranza.

Solitamente, quando sussiste il pericolo, si cerca , attraverso la misura della custodia cautelare(che rispetta
la presunzione di non colpevolezza di ogni imputato non ancora passato in giudicato) di evitare la fuga del
sospettato,l’inquinamento delle prove e la reiterazione del reato. La custodia cautelare, in alternativa agli
arresti domiciliari, può essere richiesta quando una persona sussistono i 3 casi enunciati prima o quando vi
sono “gravi indizi di colpa”. Per quanto riguarda i parlamentari,attualmente, è necessaria l’autorizzazione
della camera per arrestare, perquisire o comunque compiere un atto restrittivo della libertà nei confronti di
un parlamentare.
Quando un pubblico ministero indaga un parlamentare ed utilizza una serie di strumenti per acquisire
prove, non può farlo senza il consenso della Camera d’appartenenza.
Es. Un onorevole è accusato di corruzione. Per il sequestro e altre modalità di indagine, per l’arresto, il pm
deve chiedere l’autorizzazione alla Camera d’appartenenza. L’autorizzazione viene concessa o negata con il
voto della Camera. Questa è una garanzia che i comuni cittadini non hanno.
L’autorizzazione non è necessaria se c’è una sentenza definitiva di condanna o si è in flagranza di reato, per
il quale è obbligatorio l’arresto. La qualità del metodo investigativo delle intercettazioni risiede nell’effetto
sorpresa. Per intercettare un parlamentare è necessaria l’autorizzazione alla Camera, in questo caso

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scompare l’effetto sorpresa. Se non c’è l’autorizzazione, tutto ciò che viene acquisito non può essere
utilizzato nel processo. Le prove sono inammissibili se le modalità di acquisizione sono illegittime.
Es. Viene intercettata una cosca mafiosa con riprese video. Partecipa inaspettatamente un parlamentare.

Costituzione
Art. 68 Comma 3
Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi
forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

Vi è la possibilità di richiedere un’autorizzazione a posteriori, successiva, che giustifica che l’indagine non
era rivolta al parlamentare. Art. 68 comma 3 può essere utilizzato per intercettazione casuali, imprevedibili.
Le intercettazioni vengono negate se l’intervento è persecutorio. Si parla di “fumus persecutionis” quando
c’è il sospetto di un accanimento, complotto nei confronti di un parlamentare.
Il pubblico ministero non deve richiedere l’autorizzazione della Camera per le indagini preliminari, solo per
la modalità di indagine è richiesta l’autorizzazione. Concluse le indagini, il pm chiede il rinvio a giudizio per il
parlamentare, non deve richiedere l’autorizzazione alla Camera per sottoporre il parlamentare al processo.
L’autorizzazione a procedere esisteva fino al 1993. Negli anni ’40-’50 trovava applicazione il codice penale
fascista. Non potevano esserci comizi, propagande, non poteva essere utilizzato l’altoparlante senza
un’autorizzazione. Il codice penale era antidemocratico e solo dal ’56 la Corte costituzionale inizia a
funzionare. L’autorizzazione a procedere era l’unico modo per proteggere il parlamentare. In questo modo
il giudice non poteva processare il parlamentare e applicare le norme fasciste. Dal 1983 al 1993 solo 1 su 4
autorizzazioni a procedere fu concessa, il 75% veniva respinto. C’era un forte abuso dell’autorizzazione a
procedere. Sulla scia dell’opinione pubblica, stanca degli abusi, il Parlamento toglie l’autorizzazione a
procedere nel cuore di Tangentopoli. L’aspetto in comune di queste prerogative è la tutela dell’esercizio
libero, sereno e corretto della funzione parlamentare

CAMERA
PARLAMENTO BICAMERALISMO PERFETTO
SENATO

Il Parlamento si divide in Camera e Senato. Questo ordinamento, definito Bicameralismo, si ritrova anche in
altri stati. Oggi, in Italia, vige il Bicameralismo perfetto: le due camere esercitano le stesse identiche
funzioni al di là del diverso numero di elettorato attivo e passivo. Per fare leggi si necessita di un doppio
passaggio tra Camera e Senato. Ci sono differenze d’età nell’elettorato attivo e passivo: per candidarsi alla
Camera bisogna avere più di 25 anni, al Senato più di 40. L’idea dei padri costituenti era di rendere la
Camera più dinamica e il Senato caratterizzarlo da esperienza e saggezza per evitare leggi libertine. Il
Bicameralismo perfetto fu dettato da queste ragioni. Una legge, oggi, non può nascere senza
l’approvazione di Camera e Senato. Il procedimento legislativo è lento e può durare mesi, addirittura anni.
Nel corso degli anni l’iter legislativo ha cominciato a manifestare criticità. Le leggi non sono soluzioni
tecniche a problemi sociali, ma atti politici e ciò rende complicata la procedura legislativa. In Italia il
governo deve godere della fiducia di entrambi i rami del Parlamento, in caso contrario avviene la dimissione
del governo. La fiducia può anche essere revocata, in tal caso si verifica una crisi di governo: o si forma un
nuovo governo o si va alle elezioni. Questo è un motivo di crisi del Bicameralismo perfetto. Altri motivi
sono: idea che il numero di deputati sia eccessivo, vitalizi alti. La Camera e il Senato hanno un proprio
regolamento.
Quando un parlamentare viene eletto, per prima cosa ,deve scegliere un gruppo parlamentare, in base alla
propria idea politica, (un partito presente nel Parlamento) a cui iscriversi. I partiti raggruppano deputati e

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senatori di forma politica omogenea. I regolamenti prevedono un numero minimo di parlamentari per
formare i gruppi.
Il gruppo misto mette insieme tutti quelli che fan parte di gruppi minori e a tale gruppo si possono iscrivere
tutti quelli che non si riconoscono nei partiti esistenti.
Seconda cosa che viene fatta sul piano organizzativo è formare le cosiddette commissioni permanenti
competenti per materia. Sono degli organi interni, specializzati per determinate materie e ogni
parlamentare fa parte di uno di questi. La suddivisione in commissioni permanenti competenti per materia
risponde all’efficienza formativa: solo un gruppo ristretto di parlamentari prende la parola dato il numero
esiguo di parlamentari (630 deputati alla Camera, 315 senatori al Senato).
I parlamentari vengono divisi valorizzando il curriculum del parlamentare, la suddivisione non è causale.
Le commissioni sono composte in modo tale da riflettere il peso dei singoli gruppi parlamentari: tot % alla
Camera di un dato gruppo, tot % in ogni commissione del gruppo. Fotografa su scala ridotta gli equilibri
della Camera, stesse proporzioni nella Camera e nelle commissioni.

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PROCEDIMENTO ORDINARIO COMMISSIONE REFERENTE
FASE INIZIATIVA FASE COSTITUTIVA PROCEDIMENTO DECENTRATO COMMSSIONE DELIBERANTE
PROCEDIMENTO MISTO COMMISSIONE REDIGENTE

PROMULGAZIONI
FASE INTEGRATIVA DELL’EFFICACIA PUBBLICAZIONI
ENTRATE IN VIGORE

E’ una successione di atti finalizzata all’approvazione di una legge ordinaria del Parlamento.
Soltanto la Costituzione prevede chi può presentare una proposta di legge, un atto di impulso che dà avvio
al procedimento(sequenza non casuale di fasi,è un elemento di garanzia per i destinatari delle norme
giuridiche). FASE INIZIATIVA I soggetti che possono presentare una proposta di legge sono: i
parlamentari(spesso un certo numero di parlamentari presenta una proposta di legge che viene ricordata
col nome del primo parlamentare proponente), il governo(tramite i disegni di legge), il consiglio nazionale
dell’economia e del lavoro (o CNEL), i consigli regionali, il popolo può proporre un disegno di legge con
50000 firme di maggiorenni, ma in questi ultimi casi il Parlamento può anche non prenderla in
considerazione.
La FASE COSTITUTIVA è il momento in cui si crea la legge e si arriva alla sua applicazione e presentazione,
prima di essere presentata la legge viene detta “perfetta ma non ancora efficace”.Presentata, la proposta di
legge viene discussa, modificata con emendamenti e votata.
Ci sono 3 diverse forme di fase costitutiva: il procedimento ordinario, il procedimento decentrato e il
procedimento misto. In tutti i procedimenti, c’è sempre almeno una commissione che svolge un’attività
istruttoria per studiare il disegno di legge.
Tutte le proposte di legge arrivano alla commissione di competenza.
Nel procedimento ordinario la commissione studia, analizza il testo, eventualmente modificandolo, e lo
presenta alla Camera. A sua volta l’aula lo discute, modifica e vota articolo per articolo.
Pregio: tutti hanno voce e possono esprimersi democraticamente, anche chi non è stato nella commissione
può proporre modifiche
Difetto: processo lungo,la camera e la commissione fanno la stessa cosa.
Nel procedimento decentrato la fase costitutiva si esaurisce nella commissione competente per materia. La
commissione discute, modifica e approva il testo.
Pregio: veloce

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Difetto: manca il confronto, gran parte del Parlamento non viene coinvolta nel processo decisionale.
Le commissioni sono formate in modo tale da rispecchiare le conformazioni delle aule, stessi equilibri tra
maggioranza e opposizione, tra partiti.
Nel procedimento misto la commissione e l’aula fanno cose diverse: la commissione analizza e modifica il
testo, l’aula vota quel testo senza discussione ed emendamenti.
In sintesi: nel procedimento ordinario la commissione e l’aula fanno le stesse cose (commissione referente),
nel procedimento decentrato fa tutto la commissione (commissione deliberante), nel procedimento misto
la commissione modifica ed analizza, l’aula vota (commissione redigente). La legge passa all’altra camera
che ripete il procedimento( fase istruttoria + voto). La fase costitutiva finisce quando il testo elaborato dalle
due camere è identico.
Il 70 % delle leggi viene approvato con il procedimento decentrato.

Costituzione
Art.72 Comma 4 La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre
adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa,
di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

L’ultimo comma dell’art.72 della Costituzione pone dei limiti individuando delle leggi per le quali è
obbligatorio il procedimento ordinario (es. elettorale).
La decisione del procedimento di norma spetta al presidente della camera(che ne discute assieme ai
capigruppo) ed è una scelta reversibile.
Le lobby sono gruppi di pressione, soggetti che esercitano pressione sui parlamentari finanziando le loro
campagne elettorali. Il lobbying è compatibile con la democrazia se rappresenta gli interessi del popolo.
Per essere sostenibile è necessario un albo pubblico delle lobby, pubblicità e trasparenza in modo che si
sappia chi ci sia dietro le leggi. Il lobbying va regolamentato. In Italia non c’è una legge sulle lobby.
Nel procedimento decentrato ci sono pochi parlamentari su cui fare pressione, da convincere.
In Italia vige il bicameralismo perfetto, la funzione legislativa spetta ad entrambe le camere.
Camera e Senato devono approvare lo stesso identico testo, i risultati devono convergere.
Finita la fase costitutiva si è in presenza di una legge perfetta, ma non ancora efficace: ha tutti i prequisiti di
una legge, ma non è ancora vincolante per i suoi destinatari. Per essere efficace è necessaria la 3° fase, la
FASE INTEGRATIVA DELL’EFFICACIA. Si articola in 3 momenti successivi:
Promulgazione
Pubblicazione
Entrata in vigore
La promulgazione spetta la presidente della Repubblica, che promulga le leggi del Parlamento.
Dopo la promulgazione viene pubblicata sulla gazzetta ufficiale della Repubblica italiana. Di regola passano
15 giorni dalla pubblicazione affinché la legge entri in vigore (“vacatio legis”). Non entra subito in vigore in
modo da far conoscere la legge. Di regola alcune entrano in vigore subito, altre le allungano.
Il presidente della Repubblica non rappresenta il potere legislativo, il potere giudiziario e quello esecutivo.
Non può fare valutazioni sul merito della legge. La promulgazione avviene nel momento in cui il presidente
della Repubblica mette la firma dopo che verifica, certifica che l’atto provenga dal Parlamento.
La Costituzione dice che entro il lasso di tempo per la promulgazione il presidente della Repubblica può
rinviare la legge alle Camere. Queste possono accettare il rinvio oppure riapprovare il testo, in quest’ultimo
caso la Costituzione prevede l’obbligo del presidente della Repubblica a promulgare le leggi.
Per quale motivo il presidente della Repubblica può rinviare la legge, che non gli piace, che ritiene
politicamente non adeguata?
Il Parlamento valuta, è lui il responsabile del potere legislativo, è colui che risponde delle proprie azioni
davanti al popolo. Il presidente della Repubblica non può rinviare una legge per motivazioni politiche, ma

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perché viola la Costituzione, per una questione giuridica e non politica. Il presidente della Repubblica opera
come custode della Costituzione e rinvia la legge se ci sono vizi di incostituzionalità. Se il Parlamento la
riapprova, il presidente della Repubblica è obbligato a promulgarla, prendendosi la responsabilità. La Corte
costituzionale, eventualmente, interviene dopo. Nella fase costitutiva si utilizza la maggioranza semplice:
50% + 1 dei presenti.

REVISIONE COSTITUZIONALE
La Costituzione italiana è rigida non perché non può essere modificata, ma perché per essere modificata è
necessario un procedimento lungo,detto aggravato, in questo modo è possibile dare più stabilità nel tempo
alla costituzione. La fase d’iniziativa è la medesima del procedimento ordinario
Per leggi di revisione costituzionale è sempre obbligatorio il procedimento ordinario.
Per modificare la Costituzione sono necessarie due distinte deliberazioni per ciascun Parlamento: 2 distinte
deliberazioni alla Camera, 2 distinte deliberazioni al Senato. Tra la prima e la seconda devono passare
almeno 3 mesi.

Presentazione della proposta al Senato passano 3 mesi


S 1 2
Passa
alla
Camera passano 3 mesi
C 1 2
Può arrivare a durare anche un anno.
Nella seconda deliberazione non si possono presentare emendamenti, effettuare modifiche. Basta che il
secondo ramo (Camera) apporti modifiche per andare oltre un anno con il ritorno al Senato.
Costituzione Art. 138
Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con
due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta
dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne
facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli
regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei
voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna
delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

Presentazione della proposta al Senato passano 3 mesi


S 1 2
Passa
alla
Camera passano 3 mesi
C 1 2

Presentazione della proposta al Senato


S 1 S’ S 1 S2 2
Passa
alla
Camera passano 3 mesi
C 1 C’ 2

17
Percorso: primo step il disegno viene presentato ad una commissione, secondo step la commissione
lavora sul disegno di legge attraverso il procedimento ordinario. Il disegno poi passa alla camera che lo
revisiona e poi vota. Se una camera modificasse il testo (possibile solo in prima lettura), il procedimento
riparte da capo.
Ogni ramo del Parlamento mantiene la propria autonomia.
1° elemento di aggravamento: 2 distinte votazioni finali alla camera e al senato con almeno 3 mesi di
distanza.
2° elemento di aggravamento della maggioranza: nella prima approvazione è sufficiente la maggioranza
semplice, nella seconda deliberazione è richiesta qualcosa di più: 2/3 in entrambi i rami del Parlamento dei
membri di ciascuna Camera, solo allora la legge è approvata con la sua promulgazione, pubblicazione ed
entrata in vigore.
2/3 = 420 voti a favore
Nella seconda deliberazione è richiesta la maggioranza assoluta sia alla Camera sia al Senato. Anche se non
si raggiungono i 2/3, ma si raggiunge il 50 % + 1 dei voti dei componenti, la legge è approvata ma è
possibile richiedere un referendum.
3° elemento di aggravamento: ART 131 COST è possibile richiedere il referendum entro 3 mesi dalla
pubblicazione del testo nella gazzetta ufficiale. Può chiederlo 1/5 dei membri di ciascuna camera, oppure
può essere richiesto da 5 consigli regionali o da 500000 elettori. Se il referendum non viene richiesto entro
3 mesi, la legge viene promulgata, pubblicata ed entra in vigore. Se il referendum viene chiesto non è
richiesto alcun quorum costitutivo, è necessario il 50 % + 1 dei voti degli aventi diritto, è valido a
prescindere da quanti soggetti partecipano. In questo caso c’è volontà di coinvolgere il più possibile il
popolo. Se prevalgono i “Si” la legge viene promulgata, pubblicata ed entra in vigore, se invece prevalgono i
“no” la legge non viene approvata, finisce li. Si vota in blocco. Per il referendum costituzionale non è
richiesto alcun quorum minimo di validità.
Il referendum abrogativo serve ad eliminare una legge, il referendum costituzionale riguarda una legge non
ancora approvata.
La Costituzione può essere modificata in ogni aspetto? NO.
Limiti della revisione costituzionale:
1) Limite formale, procedurale: non si può modificare da un procedimento diverso.
2) Limiti materiali, sostanziali: contenuto. C’è un limite sostanziale espresso alla revisione
costituzionale, sostanziale perché si guarda al contenuto, espresso perché viene espresso
esplicitamente. L’art. 139 della Costituzione dice che “la forma repubblicana non è soggetta alla
revisione costituzionale”. La scelta è direttamente posta in essere dal popolo, non può essere
modificata, solo con un colpo rivoluzionario si potrebbe ritornare alla monarchia.
Esistono altri 2 ordini di limiti sostanziali impliciti:
1) I principi supremi dell’ordinamento costituzionale, talmente importanti, radicati nella società da
definire l’identità dello Stato, sono gli elementi del nucleo forte della Costituzione, i suoi pilastri:
eguaglianza, separazione dei poteri, principio di legalità,principio lavorista, laicità dello stato,
sovranità popolare, principio personalista.
2) I diritti fondamentali nel loro contenuto essenziale non sono oggetto di revisione costituzionale.

LEGGI TRIBUTARIE E
LEGGI E ATTI DI BILANCIO COSTITUTIVO
REFERENDUM AVENTI FORZA NO LEGGI DI AMNISTIA QUORUM
ABROGATIVO DI LEGGE E INDULTO DELIBERATIVO
DELLO STATO LEGGI RATIFICA
TRATTATI INTERNAZIONALI

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Il referendum abrogativo è uno strumento di democrazie diretta. Attraverso il referendum lo Stato assume
una decisione, che è espressione diretta della volontà del popolo. Il referendum abrogativo è anche una
fonte di diritto perché produce un’innovazione nell’ordinamento giuridico modificando il diritto oggettivo.
Il referendum serve ad abrogare, ad eliminare una norma giuridica modificando l’ordinamento giuridico.
Il referendum abrogativo può avere come oggetto leggi e atti aventi forza dello Stato: decreti legislativi e
decreti legge. Leggi e atti sono fonti primarie.
L’abrogazione è un tipico effetto dell’ordine cronologico.
Il referendum abrogativo è una fonte primaria, che sta sullo stesso piano degli atti che abroga.Non si
possono abrogare fonti secondarie o fonti super-primarie.
Il referendum mira ad abrogare norme non per illegittimità, incostituzionalità, ma è uno strumento di lotta
politica.
Costituzione
Art. 75
E` indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto
avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a
ratificare trattati internazionali.
Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli
aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum.
L’art. 75 della Costituzione si occupa del referendum abrogativo, che è diverso dal referendum
costituzionale. Le leggi regionali non possono essere oggetto del referendum abrogativo, solo le leggi
statali. Ogni regione ha un proprio statuto, che si occupa delle leggi regionali.
L’art. 75 stabilisce 3 limiti, 3 tipologie di fonti, che non possono essere abrogate:
Le leggi tributarie e di bilancio (1)
Le leggi di amnistia e indulto (2)
Le leggi di ratifica di trattati internazionali (3)
1) Nelle leggi di bilancio il governo approva il bilancio dello Stato. Le leggi tributarie prevedono
prestazioni a carico dei contribuenti (es. tasse, imposte, tributi), senza le quali lo Stato non
potrebbe funzionare. Non possono essere sottoposte a referendum abrogativo perché le persone
abrogherebbero tutte le tasse, fondamentali per la sopravvivenza dello Stato.
2) L’amnistia e l’indulto sono due atti di clemenza nei confronti di coloro che hanno subito una
sentenza definitiva di condanna. Entrambi sono provvedimenti generali, al contrario della grazia
che è individuale. L’amnistia cancella il reato e la pena, l’indulto interviene solo sulla pena
attraverso una sorta di sconto sugli anni da passare in carcere. Valgono entrambi solo per il
passato, mentre la grazia riguarda solo una persona, cancella pena e reato ed è concessa dal
presidente della Repubblica. L’amnistia e l’indulto sono concesse dal Parlamento con legge e
maggioranza di 2/3. Si è notato come un’alta percentuale di chi ha ricevuto l’indulto o l’amnistia è
tornato a delinquere.
3) Le leggi di autorizzazione di trattati internazionali sono contratti fra stati. La stipula viene fatta dal
governo, dopo di che interviene la ratifica del presidente della Repubblica. Ci sono dei casi previsti
in cui il presidente della Repubblica deve essere autorizzato alla ratifica con legge. Queste
particolari tipologie di legge non possono essere abrogate perché si ritiene che il potere estero sia
una prerogativa del governo.
Oltre a questi limiti, dal 1978 la Corte costituzionale ha posto ulteriori limiti al referendum abrogativo:

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- Il quesito, che viene sottoposto agli elettori, deve essere chiaro, omogeneo, coerente. La Corte
costituzionale ha richiesto semplicità.
- Sono inammissibili i referendum che impediscono il rinnovo degli organi costituzionali (effetto
pratico). Es. non si può applicare un referendum abrogativo su un’intera legge elettorale perché se
si abroga non si può più ritornare alla legge elettorale precedente. Se non c’è una legge elettorale,
non può esserci una votazione e senza votazione non c’è un rinnovo dell’organo costituzionale. Si
può applicare il referendum abrogativo solo su una parte della legge elettorale.
Chi può chiedere un referendum abrogativo?
Il referendum abrogativo può essere richiesto da 5 consigli regionali oppure da 500000 elettori. Il comitato
promotore deposita la richiesta di referendum abrogativo presso la Corte di cassazione, dopo di che c’è la
raccolta delle firme, che può avvenire dal 1 gennaio al 30 settembre (9 mesi).
Dopo la raccolta delle firme, il primo controllo viene fatto dalla Corte di cassazione, che controlla la
regolare raccolta delle sottoscrizioni e verifica che non ci siano nomi inventati e persone morte. Il secondo
controllo viene effettuato dalla Corte costituzionale, che verifica l’ammissibilità del referendum: se è
inammissibile lo annulla, se è ammissibile spetta al presidente della Repubblica fissare la data del
referendum.
Per il referendum abrogativo sono decisi 2 quorum:
- Costitutivo: il referendum abrogativo è valido se partecipa il 50 % + 1 degli aventi diritto al voto, i
maggiorenni con cittadinanza italiana.
- Deliberativo: se prevali il “Si” la legge viene abrogata, eliminata, se prevale il “No” la legge non
viene abrogata.
Non si può ripresentare il referendum abrogativo prima dei 5 anni.
Dal 1995 al 2011 il referendum abrogativo non ha funzionato, non si è mai raggiunto il quorum costitutivo
data l’astensione dal voto.
Nel 2011 ci sono stati i referendum abrogativi per il legittimo impedimento e la privatizzazione dell’acqua.
Nel 1974 ci fu il primo referendum in Italia sul divorzio, che determinava uno scioglimento degli effetti del
matrimonio civile interrompendo il rapporto coniugale. Vinsero i “No”, fu raggiunto il quorum costitutivo, la
legge non venne abrogata.
Per il referendum abrogativo è necessaria una legge dettagliata, che lo disciplini. Questa legge arriva nel
1970, più di 20 anni dopo la Costituzione, perché faceva comodo, il referendum era ed è uno strumento
anti-maggioranza.
L’aborto è l’interruzione volontaria della gravidanza. Con la legge che ha disciplinato l’aborto non c’è più il
carcere. Ci furono i referendum sul nucleare e sui finanziamenti pubblici dei partiti.
Tra il 1997 e il 2009 non fu mai raggiunto il quorum costitutivo, solo nel 2011 c’è una ripresa.
Causa? C’era sfiducia nei confronti del governo.
Referendum su procreazione assistita. Legge 40 del 2004 su procreazione assistita è una legge restrittiva
con sanzioni, poi durismo procreativo. Alcuni partiti invitarono gli elettori a non votare perché c’era
interesse a non raggiungere il quorum costitutivo, invitarono a non adempiere ad un dovere stabilito dalla
Costituzione. Il 90% del 25% voleva l’abrogazione della legge.

Il Governo è un organo complesso composto dal presidente del Consiglio(organo monocratico) e dai
ministri(ogni ministro è organo monocratico), che insieme formano il Consiglio dei ministri(organo
collegiale). Il Governo è l’organo esecutivo. Il presidente del Consiglio è nominato dal presidente della
Repubblica, che a sua volta nomina i ministri su indicazioni del presidente del Consiglio,dopo la nomina vi è
il giuramento nelle mani del presidente della repubblica. Per poter funzionare il Governo deve godere della
fiducia di entrambe le camere, Senato e Camera. Il presidente del Consiglio non è eletto direttamente dal
popolo. Non c’è elezione diretta, ma un rapporto di fiducia con le camere. Nella prassi il P. della Rep

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nomina il capo della maggioranza, il segretario del partito che quindi ha ottenuto il 50% +1 di voti alle
elezioni, dal ‘48 al ‘94 nessun partito è però riuscito in questo. Il pres di rep procedeva quindi con le
consultazioni( colloqui con membri dell’opposizione, ex presidenti della repubblica e altri personaggi politici
rilevanti per capire se effettivamente ci fosse una maggioranza, poi veniva nominato il nome risultante
dalle consultazioni che di solito accettava con riserva per capire se avrebbe ottenuto la fiducia nelle camere
per poi eventualmente accettare l’incarico. Col Mattarellum, il compito del P.D.R. è in teoria più semplice
perché si presentano alle elezioni soltanto due grandi coalizioni formatesi precedentemente. Le camere,
separatamente voteranno con appello nominale(col voto palese, il presidente della camera chiama
singolarmente ogni deputato in ordine alfabetico per votare) una mozione di fiducia motivata, al fine di
confermare il Pres del consiglio, è sufficiente la maggioranza semplice. I ministri sono solitamente scelti del
Pres del consiglio e la loro nomina è promulgata dal Pres della Rep. 1/10 dei componenti di una camera
possono proporre una mozione di sfiducia per far cadere il governo. Per evitare che si approfitti di una
superiorità numerica in un dato giorno dell’opposizione, la mozione di sfiducia non può essere votata prima
che siano passati 3 giorni dalla sua proposta. Rispettando il principio di parità, il governo può porre la
questione di fiducia su determinati atti fondamentali per il governo stesso, subordinando la sua
permanenza alla votazione a favore di un atto. E’ possibile sfiduciare un singolo ministro, imputandogli
delle responsabilità politiche proprie, attraverso il voto a maggioranza semplice da parte di una delle due
camere.
RESPONSABILITA’ GIURIDICA(PENALE) DEI MINISTRI

Questa tipologia di responsabilità si ha quando un ministro commette un reato. Consideriamo due casi:
1. REATI COMMESSI DAI MINISTRI NELL’ESERECIZIO DELLE LORO FUNZIONI(reati funzionali)
Per processare un membro del governo per un reato funzionale è richiesta l’autorizzazione della camera da
cui proviene il ministro e del Senato se il ministro è extraparlamentare. La rispettiva camera può negare
l’autorizzazione( a maggioranza assoluta) anche quando il ministro abbia commesso un reato per tutelare
un interesse pubblico preminente. Il ministro viene giudicato dal tribunale dei ministri, un collegio
composto di tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio nei tribunali
del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o qualifica superiore.
Il tribunale dei ministri svolge solo le indagini preliminari e poi entro 90 giorni richiede l’autorizzazione a
procedere, se questa è ottenuta, il tribunale trasmetterà gli atti e il processo sarà continuato, secondo la
procedura penale, dal tribunale ordinario.
2. REATI COMMESSI AL DI FUORI DELL’ESERCIZIO DELLE FUNZIONI MINISTERIALI (REATI
EXTRAFUNZIONALI)
Il membro del governo viene trattato come un comune cittadino,col LODO ALFANO, poi dichiarato
incostituzionale perché approvato con una legge ordinaria anziché con una legge costituzionale, il
processo veniva sospeso per tutta la durata del mandato. Anche la legge sul legittimo
impedimento, che stabiliva il potere della Presidenza del Consiglio dei Ministri di attestare essa
stessa l'impedimento di un suo membro, venne poi considerata anticostituzionale e
successivamente abrogata.

DECRETO LEGISLATIVO Art. 76


ATTI AVENTI
FORZA DI LEGGE DECRETO LEGGE Art. 77 CASI STRAORDINARI DI NECESSITA’ E D’URGENZA

La funzione legislativa appartiene agli organi rappresentativi degli elettori, spetta al Parlamento, alla
maggioranza e all’opposizione. I rappresentanti sono scelti in modo democratico.
Il potere esecutivo è attribuito al Governo, che è espressione della maggioranza. Il potere esecutivo è tutto
ciò che non è potere giudiziario, legislativo (Es. amministrazione pubblica delle agenzie delle entrate,

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carabinieri, ministeri). Il potere esecutivo spetta solo alla maggioranza perché lo Stato non può vivere senza
potere esecutivo. Il potere legislativo produce norme giuridiche subordinate alla Costituzione, il potere
esecutivo le applica a casi concreti. Il potere esecutivo è solo della maggioranza ed è subordinato al potere
legislativo secondo il principio di legalità, risponde alla legge. La funzione legislativa spetta di regola al
Parlamento, eccezionalmente la Costituzione prevede due casi in cui il Governo può fare atti equivalenti
alla legge, pur non essendo del Parlamento:
1) Decreto legislativo previsto dall’art. 76 della Costituzione
2) Decreto legge previsto dall’art. 77 della Costituzione
Entrambi sono fatti esclusivamente dal Governo e l’opposizione non partecipa. La legge nasce dal confronto
tra maggioranza ed opposizione, il decreto legislativo e il decreto legge no.
Sono quindi incostituzionali?
Costituzione Art. 76
L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di
principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

L’ art. 76 della Costituzione, che disciplina il decreto legislativo, dice che “il Parlamento può con legge
delegare al governo l’esercizio della funzione legislativa”. L’atto con cui il Parlamento delega la funzione
legislativa al Governo è detto LEGGE DELEGA. E’ una delega, il Parlamento può cambiare idea in ogni
momento, dell’esercizio della funzione legislativa, non della titolarità. Nel momento in cui il Parlamento
delega il Governo deve stabilire dei limiti, affinché la legge delega sia valida:
- Principi e criteri direttivi
- Delimitazione dell’oggetto: su cosa il Governo eserciterà la delega
- Termine: il lasso temporale entro il quale il Governo deve esercitare la funzione legislativa
Solo dopo la legge delega del Parlamento può esserci il decreto legislativo del Governo. Il governo non è
obbligato a produrre un decreto legislativo una volta ricevuta la delega dal Parlamento, se però decidesse
questo verrebbe a mancare il rapporto fiduciario che lega i due organi. Solitamente è il Governo stesso a
richiedere al Parlamento una legge delega per poter realizzare il programma di governo. La legge delega
viene approvata di solito col procedimento ordinario, seguendo i 3 criteri indicati prima e poi il governo
adotta i decreti legislativi per attivare la delega. La legge delega è una fonte primaria come il decreto
legislativo, in caso di antinomia, se il decreto legislativo non rispetta cosa c’è scritto nella legge delega, viola
l’art. 76 della Costituzione, che obbliga il Governo a rispettare i principi.
C’è democrazia? Si, c’è il Parlamento che fa la legge delega. Normalmente si interviene con la legge delega
quando c’è un intervento tecnico difficile da effettuare per il Parlamento( es. nuovo codice penale del
1989) oppure quando il Parlamento vuole scaricare la responsabilità relativa a certe scelte (es. Jobs act)
Decreto legge: in casi straordinari di necessità e d’urgenza il Governo interviene con un decreto legge, che
ha lo stesso valore e forza di una legge. Tempo: 1 giorno. (Es. Stanziamento dei soldi per terremoti, chiusura
delle frontiere per attentati terroristici). Caratteristica peculiare: intervenire quando il procedimento
legislativo è troppo lento, per risolvere situazioni improvvise. Problema? Abuso. Esso è provvisorio in
quanto rappresenta una deroga al principio di separazione dei poteri.

Costituzione
Art. 77
Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità,
provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere
che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

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I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro
pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti
non convertiti.
Per limitare questo rischio interviene l’art.77 della Costituzione, che prevede che il decreto legge deve
essere convertito in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione. Quando entra la conversione, la disciplina
contenuta da disciplina provvisoria diventa disciplina definitiva. Il decreto legge non convertito perde
efficacia sin dall’inizio. Dopo il decreto legge del Governo interviene la legge di conversione del Parlamento,
in cui partecipa anche l’opposizione e per questo motivo c’è democrazia.
1° abuso: reiterazione del decreto legge. La reiterazione del decreto legge dura fino al 1996, anno in cui con
la sentenza n° 360 la Corte Costituzionale, per la prima volta, dichiara illegittima la reiterazione.
Il presidente della Repubblica può non firmare il decreto legge se lo ritiene incostituzionale e il Parlamento
può contraddire il Governo nel momento della conversione. Il più delle volte il Parlamento non contraddice
il Governo per la questione della fiducia.
2° abuso: presupposti. Nel 2007 con la sentenza n° 171 sul tema dei presupposti la Corte Costituzionale per
la prima volta dichiara incostituzionale il decreto legge quando è evidente la mancanza nel caso
straordinario.
3° abuso: emendamenti. Questa volta riguarda il Parlamento. La conversione deve essere effettuata entro
60 giorni e ha la precedenza per non superarli. Con la sentenza n°22 del 2012 la Corte Costituzionale
definisce incostituzionali quegli emendamenti(inseriti nel decreto per approvarli velocemente) del tutto
estranei all’oggetto originario del decreto legge.
La Corte Costituzionale è intervenuta tardi al riguardo perché fino ad allora riteneva che gli abusi erano
problemi dei rapporti tra Governo e Parlamento.
Decreto legge in epoca fascista: La conversione in legge doveva avvenire entro 2 anni e il decreto legge non
convertito perdeva efficacia solo per il futuro.

MANOVRA DI BILANCIO

Lo Stato è una persona giuridica e come persona giuridica ha bisogno di soldi per funzionare. Lo Stato, che
finanzia le proprie attività erogando una serie di servizi, ha bisogno di regole. Alcune regole sono incluse
nella Costituzione. L’art. 23 della Costituzione è una riserva di legge (è una fonte primaria) per le
prestazioni patrimoniali a carico di individui. Lo Stato può mettere le mani nelle tasche degli individui solo
se c’è una legge (garanzia).
L’art. 53 della Costituzione riguarda il modo in cui lo Stato opera il prelievo fiscale. (principio di generalità +
principio di uniformità + principio di progressività)
In materia fiscale il 1° principio riguarda la capacità contributiva: ogni persona ha il dovere di contribuire
alle attività di finanziamento dello stato secondo la propria capacità contributiva(uguaglianza formale).Solo
chi ha reddito contribuisce alle imposte.
Il 2° principio riguarda il criterio di progressività,collegato ad uguaglianza sostanziale: il prelievo fiscale
aumenta in considerazione del reddito delle persone. Le aliquote cambiano a seconda di quanto si
percepisce di reddito lordo. Se il reddito è al di sotto di una certa soglia non si paga, rientrando nella “no
tax area”.
In sintesi con l’uguaglianza formale tutti pagano la stessa % di tasse, con il criterio di progressività a
seconda del reddito percepito. Il criterio di progressività è abbinato al criterio di uguaglianza sostanziale ed
è una scelta politica.
Lo Stato si finanzia con i tributi, con l’alienazione o dismissione di beni pubblici e con le emissioni di titoli di
Stato (forma di indebitamento con cui vengono acquisiti i risparmi dei contribuenti, i quali accettano la
proposta, consci del fatto che riceveranno indietro il capitale assieme ad una certa quota di interessi),

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trasformando le società pubbliche in private, in società per azioni, mantenendone il controllo
(sdemanializzazione).
Tutte le spese dello Stato devono essere previste da una legge. Ogni anno il Governo, in quanto organo
esecutivo dello Stato, predispone il bilancio di precisione per l’anno successivo: spese ed entrate previste
per l’anno successivo.

Costituzione
Art. 81
Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e
delle fasi favorevoli del ciclo economico.
Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa
autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di
eventi eccezionali.
Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.
Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.
L'esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori
complessivamente a quattro mesi.
Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l'equilibrio tra le
entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono
stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei
princìpi definiti con legge costituzionale.

Secondo l’art. 81 della Costituzione il bilancio redatto dal Governo deve essere approvato con legge dal
Parlamento. In sede di approvazione del bilancio, il Parlamento non può modificare il bilancio redatto dal
Governo, può solo dare solo il consenso o meno, senza apportare emendamenti. Nella realizzazione del
bilancio, il ministro dell’economia coordina gli altri ministri che devono predisporre la propria parte di
bilancio,nel definire le voci di spesa però devono rispettare le leggi inerenti e i doveri verso i cittadini.
Il Governo ha un programma da realizzare e per realizzare questo programma ci sono nuove spese, che non
possono essere inserite nel bilancio durante l’approvazione del Parlamento e il bilancio si realizza con le
norme vigenti.
Nella seconda metà degli anni ’70 il Parlamento ha ideato la cosiddetta legge finanziaria. La legge
finanziaria è lo strumento per adeguare le leggi di spesa e di entrata agli obiettivi politici del Governo.
Questi obiettivi venivano scritti nel documento di programmazione economico-finanziaria (o DPEF).
La legge finanziaria era una sorta di contenitore in cui venivano inserite tutte le modifiche necessarie ai
ministeri per raggiungere i propri obiettivi.
DPEF Parlamento approva l legge finanziaria il governo redige il bilancio manovra di bilancio
approvazione del bilancio dal parlamento con una legge

La legge finanziaria ha reso elastica la modifica del meccanismo di bilancio, prima rigido, in modo da
permettere al Governo di realizzare un bilancio congeniale.
Il Governo realizza la legge finanziaria, il Parlamento la vota, la discute con emendamenti incrementando le
norme della spesa pubblica.
L’Europa comincia ad imporre delle limitazioni, fissa dei tetti con il trattato di Maastricht:
- Rapporto tra deficit pubblico e PIL non superiore al 3%.
- Rapporto tra debito pubblico e PIL non superiore al 60%.
La legge finanziaria non funziona più,il Parlamento, potendo modificare il progetto di bilancio apportava
degli emendamenti, i parlamentari favorivano la propria zona geografica causando gonfiamenti delle spese

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e aumenti della spesa pubblica . Dagli anni ’90 l’Europa incomincia ad entrare, intromettersi, nel bilancio di
ogni paese. L’art. 81 della Costituzione viene cambiato, viene inserito il principio del pareggio di bilancio su
richiesta dell’Europa. Non ci deve essere debito e non si può più di ricorrere all’indebitamento rispetto al
passato. E’ stata introdotta la legge di stabilità, che ha sostituito negli ultimi anni la legge finanziaria, stessa
definizione, ma molti più vincoli. L’UE voleva quindi evitare che il forte debito pubblico di alcuni paesi si
ripercuotesse su tutta l’Unione.
FASI DI MANOVRA DI BILANCIO
Il governo entro il 10/4 redige il DEF (documento di economia e finanza) esso contiene il programma di
stabilità all’interno del quale sono fissati tutti gli obiettivi che lo stato vuole raggiungere, soprattutto in
relazione ai parametri UE e anche gli adeguamenti rispetto alle previsioni dell’anno precedente, la seconda
sezione ( prevista solo dal DEF italiano) è un’analisi delle tendenze della finanza pubblica a legislazione
vigente e a politiche invariate, senza quindi tener conto delle riforme che sono in via di attuazione. La terza
sezione è invece il programma nazionale di riforme che indica tutte le riforme strutturali da attuare per
aumentare la crescita e l’occupazione. Il DEF entro il 30/4 dev’essere approvato dal parlamento e
trasmesso alla Commissione europea. A giugno viene redatto il rendiconto generale e entro il 30/6
dev’essere approvata la legge di assestamento del bilancio, utilizzata per modificare la voci di spesa e di
entrata del bilancio attraverso valori effettivi e non più ipotetici. Entro fine luglio l’UE si pronuncerà in
maniera positiva o negativa sul DEF. In seguito a ciò, il Governo modificherà il DEF per andare incontro ai
rilievi segnalati dall’UE. Entro il 20/10 il governo presenta al Parlamento il disegno di legge di stabilità e il
disegno di legge di bilancio, in seguito vengono inviati all’UE che si pronuncerà sui disegni, eventualmente
spingendo i governi a modificarli. Entro il 31/12, il parlamento approva la legge di stabilità e bilancio,
autorizzando i progetti di spesa del Governo per l’anno successivo. Nel caso in cui il bilancio non fosse
approvato entro i termini si entrerebbe nel cosiddetto esercizio provvisorio e il governo potrebbe spendere
solo le risorse previste e già stanziate per i primi 4 mesi.

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


La Costituzione dice che il presidente della Repubblica è capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.
Siccome l’art 5 cost afferma che il la Repubblica (unica e indivisibile) promuova le autonomie locali, il P.D.R.
diventa garante di quell’unità nazionale con cui si vuole indicare una coesione intorno a valori
comuni(religiosi,politici, ecc). Per essere eletti P.D.R. bisogna avere almeno 50 anni, essere italiani e godere
di pieni diritti civili e politici. Non è espressamente richiesta pregressa esperienza politica o appartenenza
partitica. La carica dura 7 anni (per distaccare P.D.R. dal parlamento che resta in carica 5 anni) e c’è
possibilità di rielezione. In caso di assenza temporanea il P.del Senato sostituisce temporaneamente il
P.D.R.(supplenza), il P.D.R. può dimettersi oppure può trovarsi sottoposto(per varie ragioni, es mediche) ad
impedimenti permanenti.
ELEZIONE P.D.R. Eletto da Parlamento in seduta comune con votazione nei primi 3 scrutini dei 2/3 e con
maggioranza assoluta dal quarto scrutinio in poi. Non esiste nomina formale ma ogni partito in teoria ha il
proprio favorito.

C’è un problema di inquadramento nel sistema istituzionale.


RAPPORTI TRA IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E ISTITUZIONI
1° livello rapporti tra presidente e Parlamento:
- Il presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in sede comune: Senato, Camera e consigli
regionali. Per essere presidente non è necessaria la nascita in Italia e una laurea.
- Rinvio(potere di veto)
- Promulgazione delle leggi(il P.D.R. valuta costituzionalità, il P.D.C. valuta opportunità)

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- Indice le elezioni del Parlamento
- Messaggi motivati alle camere
- Nomina di 5 senatori a vita
Non è titolare della funzione pubblica in generale, legislativa in particolare. Dietro ogni legge c’è una
decisione, Il Parlamento decide, il presidente della Repubblica non decide. Non essendo titolare della
funzione legislativa non decide il contenuto delle leggi.
2° livello rapporti tra capo dello Stato e Governo:
- Il capo dello Stato nomina il presidente del Consiglio e su proposta di questo i singoli ministri 1
- Emana i decreti legge e i decreti legislativi 2
- Autorizza il Governo a presentare in Parlamento disegni di legge 3
- Ratifica i trattati internazionali 4
E’ organo esecutivo chi decide, si occupa dell’amministrazione pubblica, cura gli interessi generali.
1) Sceglie all’interno della maggioranza colui che è in grado di avere la fiducia dal Senato e dalla
Camera, la scelta non è libera.
Fino al 1994 le coalizioni venivano stipulate dopo le elezioni, erano deboli, fragili. Con il
“Mattarellum”, sistema parlamentare maggioritario, le coalizioni venivano stipulate prima delle
elezioni.
Il potere presidenziale di nomina del presidente del Consiglio non è libero, non è scelto nemmeno
dagli elettori, ma dalla maggioranza del Parlamento.
2) Il Governo decide il contenuto dei decreti legge e dei decreti legislativi.
3) Il Governo decide i disegni di legge.
4) I trattati internazionali sono stipulati dal ministro degli esteri, in alcuni casi dal Governo che ne
decide il contenuto, il presidente li ratifica soltanto.
In sintesi: il presidente della Repubblica non è titolare della funzione legislativa e del potere esecutivo.
3° livello rapporti tra presidente e mondo giuridico:
- Il presidente della Repubblica è presidente del Consiglio Superiore della Magistratura (o CSM),
organo che amministra i magistrati.
- Il presidente concede la grazia ai condannati in maniera definitiva.
Funzione giurisdizionale: applicazione delle legge a casi concreti per sanzionare comportamenti
illeciti e redimere controversie.
Il CSM non è un giudice, è un organo amministrativo, il presidente della Repubblica non è titolare
della funzione giurisdizionale.
Ha molti contatti con il Parlamento, il Governo e il mondo giuridico, ma non decide mai. Non è titolare di
nessuno dei 3 poteri classici dello Stato.

RESPONSABILITA’ DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


Ci sono 2 tipi:
- Responsabilità giuridica 1
- Responsabilità politica 2
1) Responsabilità giuridica vuol dire insieme di conseguenze negative (sanzione), che affliggono una
persona quando questa viola una norma giuridica. Come comune cittadino risponde come ognuno
di noi con l’unica differenza, che l’autorità giudiziaria non procede fin quando rimane in carica.
Come presidente risponde per atti commessi nell’esercizio delle funzioni da presidente della
Repubblica. In questo caso si parla di reati presidenziali:
- Alto tradimento
- Attentato alla Costituzione
In tali casi viene messo in stata d’accusa con il voto nel Parlamento e processo davanti alla Corte
Costituzionale. L’attentato alla Costituzione si verifica quando sussiste la volontà di volere violare la

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Costituzione, l’alto tradimento quando calpesta il giuramento di fedeltà alla Repubblica,
concedendo alle forze armate di un altro paese di entrare nel paese.
2) Responsabilità politica: nel nostro ordinamento il presidente della Repubblica non è mai
politicamente responsabile perché nessuno può cacciarlo per questioni politiche.
Il Governo è responsabile politico degli atti del presidente della Repubblica attraverso la controfirma.

FORMALMENTE E SOSTANZIALMENTE PRESIDENZIALI P


CONTROFIRMA ATTI FORMALMENTE PRESIDENZIALI E SOSTANZIALMENTE GOVERNATIVI G
MINISTERIALE COMPLESSI P=G

Tutti gli atti del presidente della Repubblica devono essere controfirmati dal Governo. Esistono 3 tipi di atti
e sono tutti formalmente presidenziali.
Ci sono atti non soggetti a controfirma, definiti “atti personalissimi”:
- Affermazioni atipiche (Es. Lettere, messaggi di fine anno)
Chi ha il potere di controfirma non si limita al controllo, ma aspira a non controfirmare l’atto. Non
controfirmando l’atto scoppia la rivalità. Per porre rimedio alla rivalità ci sono diverse tipologie di atti:
- 1° tipologia: atti formalmente e sostanzialmente presidenziali, atti in cui il presidente ha redatto e
deciso il contenuto, per cui il Governo può solo verificare la veridicità della firma con funzione
notarile.
- 2° tipologia: atti formalmente presidenziali, ma sostanzialmente governativi: il presidente è l’autore
materiale dell’atto, ma è frutto di una decisione del Governo (Es. Trattati internazionali,
emanazione di decreti legge e decreti legislativi).
- 3° tipologia: atti complessi, atti formalmente presidenziali rispetto ai quali c’è equilibrio tra volontà
del presidente e quella del Governo (Es. Nomina del presidente del Consiglio).
Il presidente della Repubblica scioglie anticipatamente le camere e indice le elezioni se il Governo perde la
fiducia e non c’è più la maggioranza ( non può scioglierle nel cosiddetto “semestre bianco”, gli ultimi sei
mesi del suo mandato). Il presidente può sciogliere anche una sola camera. Oltre alla crisi di Governo il
presidente della Repubblica può sciogliere le camere se il Parlamento non emana leggi, non svolge la
propria funzione. Lo scioglimento non è inquadrabile in nessuna delle tre ipotesi.
La grazia è un provvedimento di clemenza individuale che estingue il reato e la condanna. Nella sentenza
n°200 del 2006 la Corte Costituzionale ha definito la grazia come atto formalmente e sostanzialmente
presidenziale, il ministro della giustizia è obbligato a controfirmare. La grazia è un provvedimento
umanitario nei confronti del condannato e quindi la dimensione della grazie>dimensione della politica. Es.
Sallusti, Romano, Eichmann in cui la grazia interviene poco dopo la sentenza.
Il presidente della Repubblica interviene nelle controversie con la persuasione e come arbitro neutrale.
Svolge una funzione strumentale(per dare validità atti), non è eletto mediante un meccanismo politico, ha il
compito di far funzionare l’istituzione.
Neutralità politica del presidente della Repubblica vuol dire che il presidente non deve intromettersi nelle
questioni politiche e non deve rinnegare il proprio credo, pensiero. Il suo obiettivo è far funzionare le
istituzioni. E’ garante della Costituzione senza sostituirsi alla Corte Costituzionale, è il quarto potere e non è
inquadrabile nel quadro politico(non è un organo politico). Il presidente della Repubblica incarna i valori
repubblicani, è il garante del funzionamento delle istituzioni e mantiene l’unità nazionale.
MAGISTRATURA
La costituzione fissa alcuni principi riguardo l’ordine giudiziario: la giustizia è amministrata dal popolo
italiano(riconduce la funzione giurisdizionale alla sovranità popolare), I giudici sono soggetti soltanto alla
legge(quindi non sono soggetti ad altri giudici e al potere politico), i magistrati costituiscono un ordine
autonomo ed indipendente da tutti gli altri poteri dello stato ciò si realizza attraverso il CSM. Esso è

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formato da 3 membri di diritto (P.D.R., 1° presidente della corte di cassazione e il procuratore generale
della corte di cassazione), 24 membri elettivi(16 membri togati: magistrati scelti tra gli stessi magistrati
mediante elezioni quadriennali + 8 membri laici (eletti dal parlamento ogni 4 anni in seduta comune tra
avvocati con almeno15 anni di esperienza e professori universitari in materie giuridiche). Esistono 8 membri
politici per evitare che il CSM diventi una corporazione a sé stante. Le sue decisioni sono decreti del P.D.R.
controfirmati dal ministro della giustizia.
FUNZIONI CSM
Trasferisce(per ragioni di incompatibilità ambientali), assume( dopo concorso pubblico), promuove e
sanziona(ammonizione,sospensione e licenziamento) i magistrati. I magistrati non devono fare politica
attraverso il proprio impiego giudiziario( favorendo qualcuno o danneggiando altri).

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

NOMINATIVITA’ LEGALITA’
PUBBLICA POTERE UNILATERALITA’ PRINCIPI IMPARZIALITA’
AMMINISTRAZIONE AMMINISTRATIVO IMPERATIVITA’ BUON ANDAMENTO
RAGIONEVOLEZZA

La PA è una formula che include una molteplicità di soggetti (Es. Prefetture, regioni,ASL,università, scuole,
ospedali, comuni, ecc) con diversi ruoli, poteri e competenze. Gli elementi che accomunano le PA sono:
- 1° elemento: sono organizzazioni giuridiche complesse, strutture variamente articolate in uffici,
dipartimenti che servono a svolgere diverse attività.
- 2° caratteristica: sono persone giuridiche create dal diritto oggettivo. Vuol dire che tutte le PA sono
state istituite da una norma giuridica, normalmente una legge, diversamente dal contratto nelle
società.
- 3° caratteristica: le PA tutelano gli interessi generali(stato d’aspirazione di tensione ideale verso un
bene materiale o immateriale ritenuto necessario per soddisfare un determinato bisogno)
Ognuno ha n interessi personali, privati. Il termine “generali” indica coloro che sono titolari di
quell’interesse, riguardano tutte le persone indistintamente (Es. sicurezza, istruzione, salute, trasporto,
informazione, ambiente).Le PA e gli interessi generali sono un binomio assoluto.
In che modo tutela gli interessi generali? Per realizzare un interesse privato si ricorre ad un contratto da cui
nascono diritti soggettivi e obblighi corrispondenti (Es. Acquisto motocicletta). Diritto soggettivo
nell’acquisto e atti giuridici messi a disposizione. Qualche volta la PA per tutelare gli interessi generali
ricorre agli strumenti utilizzati per realizzare interessi privati. Un interesse generale si concretizza come tale
quando vi è una legge. Un interesse non nasce come generale (es. ambiente negli anni’60) ma diventa tale
quando viene applicata una legge.
Il potere amministrativo è lo strumento utilizzato dalla PA il più delle volte per realizzare interessi generali,
è la capacità giuridica speciale che la PA usa per realizzare un interesse generale. Il potere amministrativo è
lo strumento, l’interesse generale il fine.
CARATTERISTICHE POTERE AMMINISTRATIVO
Tipicità/Nominatività/Tassatività = esistono soltanto i poteri previsti dalla legge. Nella PA il potere è tipico.
Rispetto ai privati c’è autonomia contrattuale.
E’ unilaterale = espressione del potere è l’atto amministrativo, che è esercizio del potere. E’ unilaterale
quando è espressione della volontà di un solo soggetto (la P.A) , il contratto non è espressione della volontà
di due o più parti.3° caratteristica è l’imperatività = il potere si esercita anche contro la volontà di chi lo
subisce (Es. Espropriazione).
4°funzionalizzazione: ogni singolo potere è funzionale alla tutela di un determinato interesse generale

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NB. La donazione non è unilaterale! 2°/4° non validi per negozi giuridici privati. La PA potrebbe fare di tutto
se il potere fosse arbitrario, proprio per queste caratteristiche incontra una serie di limiti affinché il potere
non si trasformi in soprusi.
L’azione amministrativa deve rispettare una serie di principi:
- Legalità: la PA deve rispettare la legge.
- Imparzialità: deve rispettare il principio di eguaglianza.
- Buon andamento dell’azione amministrativa:
Efficacia = rapporto tra obiettivi e risultati. E’ efficace se gli obiettivi sono stati raggiunti.
Efficiente = rapporto tra obiettivi e mezzi.
L’azione amministrativa deve essere efficace ed efficiente. Non bisogna gravare la posizione dei
singoli. La semplificazione dell’azione amministrativa è sinonimo del suo buon andamento.
- Ragionevolezza/Proporzionalità: adeguare lo strumento utilizzato all’obiettivo da raggiungere.
Qual è la posizione giuridica del privato rispetto al potere amministrativo della PA?
Il privato non versa in uno stato di subordinazione, soggezione, passività, è in qualche modo tutelato
dall’ordinamento giuridico. Nei rapporti tra privati si ha una posizione di parità. Non tutti i nostri interessi
sono riconosciuti dal diritto oggettivo. Un interesse privato tutelato dal diritto oggettivo è definito come
diritto soggettivo garantisce al suo titolare una piena tutela, basta dimostrare che sia stato violato dalla
P.A.

PRIVATO PRIVATO : DIRITTO SOGGETTIVO OBBLIGO


PA PRIVATO : POTERE INTERESSE LEGITTIMO
Mentre il diritto soggettivo è tutelato in modo pieno, l’interesse legittimo non ha questa protezione
completa, in cui non ci sono giustificazioni. Tuttavia l’interesse legittimo ha un po’ di protezione.
Nel 1865 nasce nozione di interesse legittimo.
L’interesse legittimo può essere sacrificato in nome dell’interesse generale quando l’interesse legittimo è in
contraddizione con l’interesse generale.
Il titolare dell’interesse legittimo è protetto dall’ordinamento attraverso due strumenti:
1) Potere di partecipazione
2) Potere di reazione
1. Tutti i poteri amministrativi sono esercitati attraverso un procedimento, il cosiddetto procedimento
amministrativo, una serie di atti che ha avvio con una domanda. Vuol dire che il titolare dell’interesse
legittimo può partecipare al procedimento.
2. Se l’amministrazione rifiuta/rigetta la domanda, l’atto richiesto, il privato può rivolgersi al giudice
(Strumento di reazione).
L’interesse legittimo è una creazione del diritto italiano, in altri ordinamenti non c’è il potere
amministrativo e la PA opera in parità con i privati. Gli interessi legittimi sono tutelati dal TAR e in appello
dal CONSIGLIO DI STATO. Nel caso in cui un interesse venga violato, occorrerà dimostrare al TAR che
l’interesse legittimo sia compatibile con quello generale e che i due non siano quindi in conflitto.
Caso particolare: ESPROPRIAZIONE atto con cui, secondo l’art 42 cost, la P.A. acquisisce con forza la
proprietà di un determinato bene immobile, solo per finalità di interesse generale e salvo indennizzo. Il mio
diritto soggettivo diventa diritto affievolito, il valore di indennizzo dal 2007, anno in cui l’Italia ha aderito
alla “convenzione europea dei diritto dell’uomo”, deve avvicinarsi di molto al valore di mercato.

Esistono più tipologie di attività amministrativa:


VINCOLATA
ATTIVITA’ DISCREZIONALE
AMMINISTRATIVA DI DISCREZIONALITA’ TECNICA

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L’attività amministrativa è riconducibile al potere esecutivo. L’attività amministrativa deve sempre
rispettare i vincoli posti dalla legge. L’attività amministrativa è la cura concreta degli interessi generali sotto
i principi della legge. E’ necessario attribuire dei poteri all’attività amministrativa. Gli interessi privati
possono confliggere con gli interessi generali, spetta alla PA l’equilibrio. La legge prescrive norme generali e
contratte. Potere esecutivo significa applicare a casi concreti la norma generale astratta.
Attraverso l’attività amministrativa si concretizza la legge (la funzione giurisdizionale non è attività
amministrativa), ma l’attività amministrativa non è un’attività lineare, semplice e diretta.
L’attività amministrativa è:
- VINCOLATA alla legge, direttissimo rapporto tra legge ed attività amministrativa. Il funzionario
effettua semplicemente un accertamento su quello che la legge prescrive e se vi sono i requisiti la
applica, l’amministrazione non ha margini di discrezionalità e deve solo verificare la sussistenza dei
requisiti (Es. Funzionario che emette tessera elettorale: accerta che chi fa la domanda ha i requisiti
previsti dalla legge, come l’essere cittadino, e se sì gli fornisce la tessera elettorale). L’interesse
legittimo è molto forte per P.A.
- DISCREZIONALE: (Discrezionalità amministrativa) in questo caso la pubblica amministrazione non
solo applica la legge, ma fa una scelta in base a ciò che ritiene meglio (Es. Dare il permesso di
sfruttamento di un bene pubblico). La pubblica amministrazione non si limita ad applicare la legge
al caso concreto, ma fa una scelta in base a dei margini di apprezzamento, scelti direttamente dalla
PA. Inoltre lo Stato, in questo tipo di attività discrezionale, può anche scegliere di far sfruttare il
bene. La scelta deve avvenire secondo opportunità. La caratteristica fondamentale è che la scelta
discrezionale deve sempre essere fatta nel rispetto delle leggi. La scelta discrezionale non è
un’azione arbitraria perché ha vincoli stabiliti dalla legge, il primo vincolo posto dalla legge è quello
di rispettare gli interessi generali. Inoltre la discrezionalità è diversa dalla libertà (libertà nel fine), la
PA non è libera nel fine, ma è sempre vincolata al fine, che è l’interesse generale. La PA non può
scegliere il fine, ma può scegliere il mezzo. Anche il permesso di attività commerciale è attività
discrezionale. La P.A. deve prevedere dei parametri di riferimento oggettivi ed essere
consequenziale dal punto di vista logico. Una volta effettuata la scelta non può essere messa in
discussione da un organo giuridico perché il merito( effetti della scelta amministrativa) competono
sempre al potere esecutivo e mai a quello giudiziario.
- DI DISCREZIONALITA’ TECNICA: in questo caso la scelta deve essere fatta da professionisti in
materia (Es. L’esame viene giudicato dalla commissione competente). E’ un’attività vincolata che
richiede un alta conoscenza tecnica da parte dell’amministrazione pubblica. Secondo la
giurisprudenza tradizionale, l’accertamento diventa una scelta tecnica insindacabile dai giudici nel
rispetto della separazione dei poteri (es. se un candidato avvocato viene bocciato non potrà essere
il TAR a sostituirsi alla P.A. nella valutazione tecnica(dell’esame in questo caso) altrimenti il giudice
violerebbe la separazione dei poteri e interferirebbe con l’attività della P.A.
PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO

FASE FASE FASE FASE ATTO


DELL’INIZIATIVA ISTRUTTORIA COSTITUTIVA INTEGRATIVA DECISIONE o
DELL’EFFICACIA SILENZIO
Il potere amministrativo è esercitato attraverso un procedimento. Un procedimento è una sequenza di atti
e operazioni scandita in modo rigoroso dalla legge.
Il principio del procedimento amministrativo è importante per evitare un cattivo esercizio del potere.
L’interesse legittimo è meno protetto del diritto soggettivo, il titolare dell’interesse legittimo ha due poteri:
il potere di partecipazione e quello di reazione.
Processo vuol dire procedimento, il contrario è il nulla.

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Per evitare un cattivo esercizio del potere è necessario un percorso tracciato e le fasi del procedimento
amministrativo sono:
1° Fase FASE DELL’INIZIATIVA: vuol dire come viene avviato il procedimento. L’elemento formale è la
domanda del privato, è l’atto di iniziativa, l’impulso (Es. Autorizzazione).
NB. Anche la PA può aprire una procedura amministrativa: PA davanti a se stessa, PA davanti a PA diversa.
Dopo la fase dell’iniziativa l’amministrazione deve fare due cose:
1) Comunicazione di avvio del procedimento amministrativo
2) Indicazione del cosiddetto responsabile del procedimento
In ogni momento il privato può rivolgersi al responsabile del procedimento per tutto ciò che lo riguarda, in
questo modo il privato non è abbandonato a se stesso. Tale obbligo entra in vigore dal 1990.
Se manca la comunicazione di avvio del procedimento amministrativo l’atto finale è illegittimo e può essere
impugnato. La comunicazione di avvio del procedimento amministrativo è importante:
- Per la partecipazione
- Ogni procedimento deve concludersi entro un certo termine, hanno tutti una durata massima.
Il termine decorre dal momento in cui viene data la comunicazione di avvio del procedimento
amministrativo.
2° Fase FASE ISTRUTTORIA: l’amministrazione per decidere in un caso concreto deve conoscere
la realtà dei fatti su cui la decisione è destinata ad incidere. L’attività istruttoria è finalizzata alla
conoscenza del contesto, di tutto ciò che è necessario per conoscere. Tale fase viene svolta dal
responsabile del procedimento. Il privato può partecipare alla fase istruttoria e può contribuire a
costruire la situazione reale.
3° Fase FASE COSTITUTIVA: al termine della fase istruttoria interviene la fase costitutiva.
L’amministrazione prende una decisione e la tramuta in un atto amministrativo, normalmente scritto. E’ un
documento cartaceo con alcuni requisiti specifici, è redatto seguendo certi criteri ed è importante la
motivazione.
Nella fase costitutiva ci troviamo di fronte ad un atto perfetto perché ha tutti gli elementi dell’atto
amministrativo, ma non ancora efficace.
4° Fase FASE INTEGRATIVA DELL’EFFICACIA: con tale fase l’atto perfetto diventa anche efficace. L’atto
viene notificato al privato. L’atto viene portato a conoscenza del destinatario in maniera ufficiale (Concetto
di notificazione). Da quel momento l’atto è impegnativo per il destinatario.
L’atto è invalido quando manca un elemento della procedura:
- Mancata comunicazione, notifica
- Mancato parere
L’atto amministrativo è normalmente scritto, ma in realtà non sempre gli atti amministrativi hanno la forma
di un documento scritto. Il potere amministrativo può essere esercitato anche attraverso comportamenti,
fatti (Es. Semaforo, ordini del vigile).
Il termine è stabilito dalla legge ed è di 60 giorni, diverso per singoli procedimenti. I termini sono perentori,
tassativi, obbligatori per la PA. Se il termine viene violato ci sono delle sanzioni.
La legge chiede di decidere alla PA di fronte alla domanda entro il limite. Decidere: accogliere o rifiutare,
purché decida in maniera esplicita con un atto.
Quando l’amministrazione non decide entro il termine si ha il cosiddetto “silenzio” della PA.
Silenzio = inadempimento dell’obbligo giuridico di decidere, è la regola generale del silenzio della PA. La
legge come regola generale interpreta il silenzio come inadempimento.
Di fronte al silenzio il privato può rivolgersi al giudice (TAR) e chiedere di condannare l’inadempimento.
Se l’amministrazione non rispetta il termine del giudice, il giudice nomina un funzionario della PA come
commissario ad acta, che a sua volta entro un certo termine deve decidere.
Il silenzio non è né decisione favorevole né decisione contraria. Di fronte al silenzio della PA il giudice non
può decidere a causa della separazione dei poteri e può solo nominare un commissario. Non è il giudice che

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decide, ma un altro funzionario. Il silenzio, l’inadempimento da parte della PA non vuol dire che il privato
può festeggiare, ma è solo un rinvio.
L’omissione d’atti d’ufficio è un reato previsto dal codice penale. Di fronte al silenzio, l’inadempimento, il
privato può querelare il funzionario, ma bisogna fornire prove del dolo, bisogna provare che il pubblico
funzionario ha omesso volontariamente/intenzionalmente l’atto.
Nei casi tassativamente previsti dalla legge il silenzio della PA viene provato/interpretato come rifiuto o
accoglimento della domanda del privato, oppure nei casi tassativamente previsti dalla legge vige la regola
generale del silenzio come inadempimento.
Il silenzio-assenso è una forma di semplificazione dell’attività amministrativa. Un’altra forma di
semplificazione è la DA, denuncia di inizio attività, che oggi si chiama SCIA, acronimo di segnalazione
certificata di inizio attività. Il privato inizia l’attività e l’amministrazione ha 30 giorni per bloccarla.Senza
autorizzazione espressa bisogna stare fermi.
NULLITA’
o
INESISTENZA
INVALIDITA’
DELL’ATTO ANNULLABILITA’ INCOMPETENZA
AMMINISTRATIVO o VIOLAZIONE A LEGGE
ILLEGITTIMITA’ ECCESSO DI POTERE
Si ha NULLITA’ o INESISTENZA dell’atto amministrativo quando l’atto è carente delle condizioni minime
perché possa essere riconosciuto come espressione di un potere amministrativo.
Un atto è ILLEGITTIMO quando presenta uno o più vizi: incompetenza, violazione di legge, eccesso di
potere.
1° INCOMPETENZA = atto amministrativo della PA non competente.
2° VIOLAZIONE DI LEGGE = ogni volta che viene violata una norma giuridica l’atto è invalido/illegittimo.
Es. Se non ha la motivazione, se non c’è la comunicazione di avvio.
Il procedimento è regolato dalla legge.
3° ECCESSO DI POTERE = vizio tipico del potere esercitato male, in maniera scorretta. E’ tipico della
discrezionalità amministrativa. Non esiste una definizione di concetto dell’eccesso di potere, ma sono state
identificate delle figure sintomatiche dell’eccesso di potere.

AUTOTUTELA
RIMEDI RICORSI AMMINISTRATIVI
RICORSI GIURISDIZIONALI DS GIUDICE ORDINARIO
IL GIUDICE AMMINISTRATIVO

Ecco i poteri di reazione, cosa si può fare contro un atto invalido:


1° AUTOTUTELA AMMINISTRATIVA = vuol dire che il procedimento, che porterà alla rimozione del vizio, è
attivato d’ufficio. L’autotetala può condure a due esiti differenti: o si elimina l’atto viziato o l’atto viziato
viene corretto.
- 1° caso: annullamento d’ufficio è un provvedimento di autotela con il quale l’amministrazione
elimina radicalmente l’atto.
- 2° soluzione: si rimuove il vizio.
Nei RICORSI AMMINISTRATIVI c’è un’iniziativa del privato, che presenta un ricorso e a decidere sul ricorso è
la PA. I ricorsi amministrativi sono azionati dai privati e la decisione spetta alla PA.
I ricorsi amministrativi sono 3:
1) Ricorso gerarchico

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2) Ricorso in opposizione
3) Ricorso straordinario al presidente della Repubblica
Il RICORSO GERARCHICO prende il nome di “gerarchico” perché l’atto viene impugnato davanti l’autorità
superiore se c’è una gerarchia.
Il RICORSO IN OPPOSIZIONE viene promosso davanti alla stessa autorità, che ha emanato quell’atto
amministrativo viziato.
Il ricorso gerarchico è il rimedio generale, mentre il ricorso in opposizione può essere promosso solo nei
casi tassativamente previsti dalla legge.
Con il RICORSO STRAORDINARIO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ci si rivoge ad un’autorità che non è
amministrazione. C’era la possibilità di ricorso al Re ed è stata mantenuta. Il ricorso è gratuito e non
necessita di patricinio di un professionista. La decisione non è propriamente presa dal presidente della
Repubblica perché tutta l’attività istruttoria è svolta dal ministro competente per materia, che suggerisce al
presidente del Repubblica.
In comune ai tre tipi di ricorsi amministrativi è la PA che decide, non un estraneo, ma un soggetto di parte.
Questo rischio non c’è nei RICORSI GIURISDIZIONALI, nei quali il privato si rivolge ad un avvocato, che
redige un ricorso e impugna l’atto davanti al giudice (potere giurisdizionale). E’ un sistema unico al mondo,
che prevede un doppio binario, 2 diversi giudici: il GIUDICE ORDINARIO (giudice di pace, il tribunale, la
Corte d’Appello) e il GIUDICE AMMINISTRATIVO (Tribunali amministrativi regionali (TAR) come giudici di
primo grado, in secondo grado c’è il Consiglio di Stato a Palazzo Spada a Roma).
Il problema è: a quale giudice rivolgersi?
Soluzione: se il privato lamenta la violazione di un diritto soggettivo da parte della PA si rivolge al giudice
ordinario, se il privato lamenta la violazione di un interesse legittimo da parte della PA si rivolge al giudice
amministrativo.
Ci sono dei casi in cui non è agevole distinguere tra diritto soggettivo e interesse legittimo.
La legge stabilisce una serie di materia (Es. Servizi pubblici gas, acqua, luce, trasporti, telefonia) in cui esiste
la cosiddetta giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, in vigore da anni in Italia.
La PA è in vantaggio rispetto ai privati.
1° TEMA La PA non sempre agisce esercitando il potere amministrativo, a volte si comporta come un vero e
proprio privato utilizzando contratti di diritto privato. Si parla di attività consensuale. Il problema è la scelta
del contraente. Quando la PA deve stipulare un contratto di diritto privato per importi superiori a una
soglia viene emanato un bando per la gara d’appalto, aperto a tutte le imprese. I bandi vengono fatti per la
trasparenza, imparzialità e buon andamento.
2° TEMA Le autorità amministrative indipendenti sono: Banca d’Italia, Antitrust, AGCOM…
Sono accoumunate dall’essere amministrazioni indipendenti. “Amministrazione indipendente” è un
ossimoro perché le “amministrazioni” rispondono al potere politico, non sono imparziali e fanno gli
interessi di una certa maggioranza e “indipendenti” vuol dire invece che non rispondono al potere politico.
Tutelano i diritti fondamentali disciplinati dagli art. 13, 14, 21, 41 della Costituzione. Intervengono in settori
sensibili, in cui sono in gioco i diritti fondamentali degli individui. Sono neutrali, imparziali.

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