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G. Cornetti e F.

Millo

Tomo

A
FONDAMENTI DELLE SCIENZE TERMICHE
E MACCHINE A VAPORE
~
Bib

Il

GR UPP O

EDITORIALE

il capitello
(

A questo volume sono allegati:

- Diagramma di Moll ier h-s del vapor d'acqua


- Diagramma di Mollier p-h deli'Rl34a
- Diagranuna psicrometrico

Progetto grafico:

Valentino Oro
Videoimpaginazione e illustrazioni:

JGL- Torino
Realizzazione lastre CTP:

Fotoincisa EFFEGI - Savigliano (CN)


Stampa:
Edizioni il capitello - Torino

PROPRIET LETTERARIA RISERVATA

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l diritti di traduzione, di riproduzione e di adattamento, totale o parziale, con qualsiasi mezzo, compresi microfilm e copie fotostatiche,
sono riservati per tutti i Paesi.

BIBL . CENT . LE
DI INGEGNERIA
POLITECNICO MILANO

18 edizione: Ottobre 2007

Ristampa:
54 3 2 1

2012 2011

2010 2009 2008

0533
001

EDIZ IONI IL CAPITELLO


Via Sansovino, 243/22 - 10151 Torino
Telefono 011/451 .36.1 1
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E-mail: info @capitello.it

ACI
2 5 05

In copertina e su/ retro:

Turbine a vapore Ansa!do Energia.

Grandezza

Simbolo

A
AIF

Area di una sezione


Rapporto aria-combustibile

Coefficiente
Coefficiente di resistenza aerodinamica
Coefficienti di contrazione della vena, di efflusso e di velocit
Corsa dello stantuffo
Velocit assoluta
Velocit del suono
Velocit ideale
Capacit termica massica a pressione costante
Capacit termica massica a volume costante
Consumo specifico di combustibile

ex
Cc, Ce, Cv
c

Diametro, alesaggio
Diametro specifico
Frequenza: numero di cicli al secondo
Forza

Unit

mm
rn/s
m/s

rn/s
kJ/(kgK)
kJ/(kg-K)
g/MJ (g/kWh)
mm

Hz = 1/s
N

Accelerazione di gravit (9 ,8 1)
Carico idraulico totale
Potere calorifico inferiore
Prevalenza, carico
Altezza della paletta in una turbina
Entalpia massica, entalpia di ristagno

m
MJ/kg

m
mm
kJ/kg

Numero dei getti in una turbina idraulica


k, k.

Coefficiente di velocit periferica


Coefficiente di resistenza localizzata, coefficiente di resistenza di attrito

Titolo della miscela liquido-vapore

Lavoro, lavoro massico


Lavoro interno, lavoro delle resistenze passive
Lunghezza
Lavoro nell'unit di tempo (potenza meccanica)

kJ, kJ/kg
kJ/kg
mm
kW

Momento
Massa molecolare
Massa
Portata in massa

Nm
kglkmole
kg
kg/s

v
SIMBOLI

Simbolo

Grandezza

Unit

NPSH

Numero di Avogadro (6,024 x 106 )


Velocit (o frequenza) di rotazione
Numero di moli
Altezza netta positiva di aspirazione

p
p , po

Potenza
Pressione, pressione di ristagno

Q, q
Q

Calore, calore massico


Calore scambiato nell'unit di tempo (potenza termica)

kJ, kJ/kg

Costante caratteristica del gas in esame


Grado di reazione nelle turbine termiche
Numero di Reynolds
Resistenza
Raggio di un cerchio
Costante universale dei gas (8,314)

kJ/(kgK)

N
n

S, s, s0

molecole/kmole
giri/s (giri/min)
kmole

m
kW
MPa

kW

kN
mm
kJ/(kmoleK)

Entropia, entropia massica, entropia di ristagno


Lunghezza di un arco di circonferenza
Scorrimento
Velocit specifica di cavitazione

MPa

Temperatura, temperatura di ristagno


Tempo

K,
s

Coefficiente globale di scambio


Energia interna massica
Velocit tangenziale o periferica

W/(m2K)
kJ/kg
m/s

v
r:o
v

Volume, volume massico


Cilindrata di una macchina volumetrica
Volume molare (22,414)
Portata in volume
Velocit, velocit media

m 3 , m 3/kg

Velocit relativa

m/s

Perdita di carico totale in un condotto


Perdita di carico continua, perdita di carico localizzata
Frazione molare, frazione in massa del componente i di una miscela di gas

s*
T, T

u
u

V, v

f3F

r (gamma)
E (epsilon)

17 (eta)

oc

dm3
m 3/kmole
m 3/s
m/s

Numero dei cilindri in una macchina volumetrica

Simbolo (lettere greche)

a(alfa)
f3 (beta)

kJ/K, kJ/(kg K)

mm

Grandezza

Angolo
Angolo
Rapporto di compressione
Coefficiente di effetto frigorigeno specifico
Coefficiente di effetto utile o coefficiente di prestazione della pompa
di calore
Rapporto delle capacit termiche massiche e/cv
Rapporto di compressione volumetrico
Rendimento

Unit

rad, o
rad, o

VI
SIMBOLI

Simbolo (lettere greche)

(theta)
A (lambda maiuscolo)
A(lambda minuscolo)

J.1 (mi)
v (ni)

p (ro)
CJTh (sigma)
r(tau)
<P ( fi maiuscolo)
cp (fi minuscolo)
(chi)
P (p si maiuscolo)
lfl (psi minuscolo)
w(omega)

ws

Pedice

Grandezza

Unit

rad,

Angolo
Coefficiente di potenza in una turbomacchina
Rapporto relativo aria-combustibile
Fattore di attrito
Coefficiente di coppia
Viscosit dinamica
Coeffficiente di attrito
Viscosit cinematica
Rapporto di trasmissione
Massa volumica
Parametro di Thoma
Sforzo di taglio
Rapporto totale di trasmissione
Coefficiente di portata in una turbomacchina
Coefficiente di perdita nella palettatura fissa
Grado di reazione delle turbine idrauliche
Coefficiente di pressione in una turbomacchina
Coefficiente di perdita nella palettatura mobile
Velocit angolare
Velocit specifica

Cosa indica

(Ns)/m 2
mm2/s
kg/m 3
MPa

rad/s

Grandezza a cui rifrito

m, ecc.

Aria

Massa volumica p, portata

C
c
cond

Compressore
Spazio morto
Compressione
Condotti

Rendimento totale 17
Volume V in una macchina volumetrica
Rendimento interno isentropico 17 di compressione
Rendimento 17

d
disp

Unitaria
Disponibi le

Cilindrata V di una macchina volumetrica


Altezza netta positiva di aspirazione NPSH

Combustibile
Liquido saturo
Transizione da liquido saturo a vapore saturo

Volume massico v, portata


ecc.
Volume massico v, entalpia h, entropia s, ecc.
Volume massico v, entalpia h, entropia s, ecc.

Globale
Vapore saturo

Rendimento 17
Volume massico v, entalpia h, entropia s, ecc.

Inferiore
Interno o indicato
Ingresso

Temperatura T, calore massico q


Rendimento 17, potenza P, coppia M, ciclo, ecc.
Temperatura T dello scambiatore di calore

Meridiana

m an

Manometrico

Componente meridiana della velocit assoluta c


(o velocit di flusso)
Liquido

Organico

Rendimento 17

p
poi

Pompa
Politropico

Rendimento 17 totale della pompa


Rendimento interno 77, lavoro l

rich

Richiesta

Altezza netta positiva di aspirazione NPSH

c, es

fg
g

m,

VII
SIMBOLI

Pedice

Grandezza a cui riferito

Cosa indica

Superiore
Stechiometrico

Temperatura T, calore massico q


Rapporto aria-combustibile AIF

Turbina
Da totale a statico
Da totale a totale
Turboespansore
Totale

Rendimento 7J totale della turbina


Rendimento 1J di uno stadio di turbomacchina termica
Rendimento 1J di uno stadio di turbomacchina termica
Rendimento interno isentropico 1J di espansione
Prevalenza h, cilindrata V, ecc.

Utile
Periferica
Uscita

Rendimento 7], potenza P, coppia M, ecc.


Componente periferica o tangenziale della velocit
assoluta c
Temperatura T dello scambiatore di calore

Ventilatore
Velocit
Volumetrico

Rendimento totale 1]
Coefficiente di velocit Cv
Rendimento volumetrico 1J

Idraulico

Rendimento 7], carico h

st
T
TS

TT
t
u

v
v

Segno o simbolo matematico


a +b
Somma

a-b
ab,ab
a/b, !!:..

Sottra~.one

..

Moltjplicazione
Divls.i one

a=b
a=b
a:t;b
a >b
a <b
a "2: b
aSb
ab
ab
a ::::. b
a- b
a+b

Elevzione a potenza
Uguale
Identico oppure coincidente con
Diverso
Maggiore
MinOre
Maggiore o uguale
Minore o uguale
Molto pi grande di
Molto pi piccolo di
Uguale a circa
Proporzionale
Intervallo (da a a b)

la l

Valore assoluto

d'

Il

L ai

Sommatoria

i=l

fu:

Variazione

1t (pi

greco)

f(x) a

Incremento (f(b) - f(a) )

Jf(x)dx

Integrale indefinito

Jf (x)dx

Integrale definito tra gli estremi a e b

f f(z)

dz

logbx
lnx
log x
ex, expx
senx
cosx
tanx
cot x
arcsen x
arccosx
arctan x

Integrale riferito al ciclo


Logaritmo (in base b)
Logaritmo naturale o neperiano (in base e)
Logaritmo decimale (in base l O)
Esponenziale
Seno
Coseno
Tangente
Cotangente
Arcoseno
Arcocoseno
Arcotangente

Conversione del logaritmo di un numero N

Numeri utili

Incremento molto piccolo


Differenziale

x
dx

2,718 282""' 2,72

logN

3,141 59"" 3,14

lnN

= 0,434 294 x

lnN

= 2,302 585 x log N

VIli
SIM BOLI

Abbreviazioni e simboli chimici

CFC

co

C02
DME
H2

HC
Hg

HP

NH3
NO
N02
NOX

02
03
PM
PMI
PMS
RME

SO,

Clorofluotocarburi
Monossido di carbonio
Diossido di carbonio
Dimetiletere
Idrogeno
Idrocarburi incombusti presenti nei gas di scarico
Mercurio
Acqua
Ammoniaca
Monossido di azoto
Biossido di azoto
Ossidi di azoto
Ossigeno
Ozono
Particolato
Punto morto inferiore
Punto morto superiore
Metilestere di olio di colza
Zolfo
Ossidi di zolfo

IX
SIMBOLI

Simboli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

15. Termodinamica . . . . .

. ......... ... .

15.1
l 5.2
15.3
15.4

Oggetto della termodinamica .. ...


. ........ .
Sistema termodinarnico e trasformazioni .. ... .. . .
Il mezzo di lavoro .
Equazione di stato di una sostanza pura ......... .

15.5
15.6
15.7

Calore
..... .... ........... .
Ancora sul!' equilibrio termodinamico
Primo principio della termodinamica .

Esempio 15.1 - lvfassa di aria in un dato volume .... .

15.8

3
4
5
5
7

Esempio 15.2 - Corsa di compressione .

10

Grandezze termodinamiche del gas perfetto .

11

Esempio 15.3 - Propriet termodinamiche p er un


gas pe1jetto .

15.9

liJ

Secondo principio della termodinam ica ..


Esempio 15.4 - Entropia di un gas petfetto ...

12
13
15
15

15.10 Diagrammi termodinamici


15.1 1 Trasformazioni del gas perfetto nel sistema
chiuso. ........ .....
. ............ ...... ... ..... .. .
16
l 5.1 1.1 Generalit . . ........ ........ . ........ ...... . 16
Esempio 15.5 - lsotemza ...
17
17
Esempio 15.6 -Adiabatica ..
Esempio 15. 7 - Politropica ..
18
15.11.2 Dettagli .
19
22
Sommario ..... .
Esercizi risolti
......... .. 23
16. Vapori

27
....... .... 27

16. 1 Fasi
16.2 Cambiamento di fase - Trasfonnazione
isotermobarica . . .
...... . .... . ..... . ..
16.3 Titolo di una miscela liquido-vapore . . . . .

27
30
Esempio 16. l - VOlume massico del vapore.. .. ... . . . . . 31
Esempio 16.2 - Titolo di una miscela liquido-vapore 31
16.4 Tabelle . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32
16.5 Diagramma di Mollier ... ... .. ... .... ... ....
34
Esempio 16.3- Propriet del vapore dal diagramma
di Mollier . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. .... .. ...... ..... . ..
Esempio 16.4 - Propriet dell 'acqua in alcuni punti .
Esempio 16. 5 - Calore e lavoro in una trasformazione
a pressione costante . .
. . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Esempio 16.6 - Calore scambiato in una
tra~formazione a volume costante
. . . . . . . . . . . .. . . . . .

35
36
38
39

16.6
16.7

Diagramma pressione-volume ........ .... ... ..... ... 40


Diagrammi pressione-volume-temperatura.
40

Esempio 16. 7 - Capacit termica massica a pressione


costante . .. .. ... . ...... .
Sommario .. ....... .. .. .... .... .
Esercizi risolti. . ... . ....... ......... .... .

17. Cicli .. ..
.... .. .. ...... ......... ...... ..
17.1 Il ciclo di Camo t ..
17.2 Le macchine termiche .. ............. ........ ...... .. .
17.3 Rendimento del ciclo .
Esempio 17.1 - Coefficienti di prestazione . . . . . . .

17.4

42
43
43
46
46
48
50
52

Rendimento del ciclo di Carnot in funzione


della temperatura ........... .

52
54
17.5 Corollari di Carnot ..
56
17.6 Energia disponibile
57
Esempio 17.3 - Analisi di un ciclo motore a vapore
58
62
Sommario
... .... .... .............. .. .... .. . .
Eserci::.i risolti .
............ ........ ..... .... .. .... . 62
Esempio 17.2 - Ciclo di Carnot .

. .. ..... ... ... ... .. . .

18. Sistema aperto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

18.1

Conservazione dell'energia . . . . . . . . . . . .. . . .

l 8.2

Esempi di bilancio energetico

Esempio l 8. l - Bilancio energetico in una turbina .

.... ...... ...

Esempio l 8. 2 - Lavoro e potenza in una turbina . .


Esempio 18.3 - Condensatore di un impianto
... . ..... . ....
frigorigeno

18.3 Trasformazioni del gas perfetto per il sistema


aperto
.. .. . . .. . .. . . . ... .. .. .. . . . . .. .
18.4 Rendimenti interni della macchi na.. . . . . . . . . . . .
Esempio 18.4 - Rendimento di una trasformazione
in turbina .
.... .. ... .. ..... .. ...
Esempio 18.5- Lavoro e temperatura di mandata
. ... .... .. .... .. ..... ..
in un compressore . .

64
64
66
67
68
68
69
69
71

72
Sommario ...... . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... . . . . . . . 73
Esercizi risolti . . . . . . . . . .. . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
74
19. Dinamica dei fluidi comprimibili .....

19. 1 Ugelli ediffusori ....................... .. .


19.2 Condizioni di ristagno .
Esempio 19.1 - Propriet di ris tagno dell'aria in un
condotto .
.. ...... ....... . .... . ......

76
76
76
78

x
INDICE GENERALE

Esempio 19.2- Propriet del vapore nel distributore


di una turbina .. .
19.3

Velocit isentropica del suono


Esempio 19.3 - Velocit del suono nel vapore in un
condotto .
Esempio 19.4- Numero di Mach dell 'aria in un
condotto .
. ... ............. . ..... .. .. .

19.4

Flusso adiabatico isentropico in un condotto ..


19.4.1 Andamento delle aree
19.4.2 Efflusso del gas perfetto .
19.4.2.1 Rapporto critico .
19.4.2;2' Portata in massa.
.. .... .. .... ..
19.4.2:.3 Condotto semplicemente convergente
19.4.2.4 Condotto convergente-divergente .
EsemA(o !9.5- Portata di aria in un ugello
conveigente
Esempib-19. 6 - Ugello convergente-divergente .
19.4.3 Efflusso di vapori

Esempio 79. 7 - Distributore di una turbina .


Esempio 19.8 - Sezione di un ugello in funzione della
pressione in uscita ........... .. . ...... . .. ... . ..
19.5

Efflusso adiabatico non isentropico .

19.6

Misura della portata in un fluido comprimibile.

Esempio 19.9 - Espansione reale del vapore


Esempio 19.10 - Portata d 'aria con un tubo di Venturi
Esempio 19.11 - Lettura con manometro differenziale
della portata d 'aria
Esempio 19.12 - Portata d 'aria con un diaframma

Sommario ..
Esercizi risolti
Esercizi

.. .. .... ........ ... ..


.. ... .. .. .. .

20. Trasmissione d el calore .


20.1
20.2

I tre modi di trasmissione del calore


Conduzione .
Esempio 20.1- Conduzione attraverso una parete
semplice
Esempio 20.2 - Conduzione attraverso una parete
composta .

20.3
20.4

Convezione .. . ... ...... ... .. .


Jrraggiamento .

20.5

Conservazione dell'energia .

20 .6

Calore trasmesso tra due fluidi separati da una


parete.. .. ... .. .... ..
20.6.1 Parete piana ..

Esempio 20.3 - lrraggiamento tra due superfici .


Esempio 20.4 - Bilanc io di energie

Esempio 20.5 - Profilo di temperatura lungo una


parete piana .

20.6.2 Parete cilindrica .


Esempio 20.6- Coefficiente di scambio p er un tubo
con depositi .
20 .7

79
80
81
81
82
82
84
84
85
86
87
88
90
92
92
93
94
96
97
98
99
99
101
102
102
104
104
105

109

132
133
133

20.8.2 Analogia di Chilton-Colburn nella

convezione forzata
Sommario.
Esercizi risolti .
Esercizi .

147
149
150

21 . Miscele .

152
152
153
155
155
158

21.1
21.2

Miscele
.. ..... ... .. .
Equazione di stato riferita alla mole .

21.3

Miscele di gas perfetti .

Esempio 21.1 - Numero di moli di una miscela


Esempio 21.2 - Composizione in massa dell'aria
Esempio 21.3 - Composizione volumetrica
semplificata dell 'aria .
21.4
21.5
21.6

Miscele di aria e vapor d'acqua ... .. ... ..... ... . .


Umidit relativa e grado di umidit .
Conservazione della massa e conservazione
dell'energia per le miscele aria-vapore.

2 1.7
21.8
21.9

163

167
Il processo di saturazione adiabatica
168
Stato della miscela aria-vapore .. .
Diagramma psicrometrico ...... ..... ... .... .. ... .. . 169

Esempio 2 1.6 - Determinazione grafica di un


processo di raffreddamento ..
21.10 Impianti di condizionamento dell'aria .

Esempio 21. 7- Potenza termica necessaria per far


scaldare l 'aria
Esempio 21 .8 - Potenza termica necessaria per far
raffreddare l 'aria .
21.11

Torri di raffreddamento
Esempio 21 .9 - Acqua di reintegro di una torre .

117
117
120
121

22. Combustibili e combustione .

131

159
160
16 1

Esempio 21.4- Quantit di vapore condensato


nel raffreddamento
... . .. ... .. ..... . .. ... . .. .... . .. 165
Esempio 21.5 - Calore da sottrarre nel
166
raffreddamento

Sommario .
... .... ....... ... .. .....
Esercizi risolti
Esercizi .. .. .... ... .

122

140

Esempio 20. 12 - Scambio termico e perdita di carico


142
in un banco di tubi .

IlO
112
114
115
116

Esempio 20.8 - Scambiatore a correnti incrociate .

Numeri puri nella trasmissione del calore per


convezione .
20.8.1 Correlazioni tra le variabili

Esempio 20.9 - Flusso turbolento all 'interno


di un tubo .
.. . .. .. . .. .. . .. .
135
Esempio 20.1O- Flusso laminare al! 'interno
di un tubo .
.. .. .. .. .. .. .. .. .. . . .. .. .. . ..
137
Esempio 20. 71 -Potenza termica persa da un tubo . . 139

108

Scambiatori di calore
124
20.7.1 Classificazione
124
20.7.1. 1 Classificazione basata sull' applicazione 125
20.7.1.2 Classificazione basata sulla
126
configurazione dei flussi .
127
20.7.2 Progetto dello scambiatore di calore
Esempio 20.7- Scambiatore in controcorrente .

20.8

22.1
22.2
22.3
22.4
22.5

22.6

Combustibili
Combustibili solidi
Combustibili liquidi
Combustibili gassosi .
Combustione ..
22.5.1 Richiesta di aria stechiometrica.
22.5.2 Formula del combustibile e diossido
di carbonio
Rapporto relativo aria/combustibile

170
17 1
174
175
176
180
182
184
184
186
186
187
187
188
188
188
190
192

Xl
INDICE GENERALE

22.7
22.8

Potere calorifico ... ...... .. ..... ... ... . .


Temperatura di accensione e limiti di
infiammabilit
.... . .... . .

Esempio 24.2- Ventilatori in un generatore


a tiraggio bilanciato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. ... 193

Esempio 22.1 - Combustione di un combustibile solido


(carbone) . . . . . . . . . . .
... . ..... .. .... . .....
Esempio 22.2 - Combustione di un combustibile
liquido (isoottano) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Esempio 22. 3- Temperatura del punto di rugiada dei
. ... .... . . ..... . .... .... ... ..
fumi .. .. ... .... .. . ...
Esempio 22.4 - Combustione di un gas (metano)

Sommario.
Esercizi risolti .
Esercizi.

195
195
197
198
199
20 1
201
203

23. Impianti a vapore .... . ...... . ..... . ..


.... . .... .. 205
23.1 Impianto motore a vapore e ciclo Rankine-Him 205
Esempio 23.1 - Rendimento di un ciclo Rankine
209
23.2 Rendimento dell'impianto a vapore . . ... ... ... 211
Esempio 23.2 - Rendimento di un ciclo con
surriscaldamento .
.... . ...... ....
21 4
Esempio 23.3 - Rendimenti dell'impianto a vapore . 215

23.3 Consumi specifici ... .....


. . . . . . . . . . . . . . . . ..
216
23.4 Cogenerazione
. . .. . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . .
216
23.5 Aumento del rendimento del ciclo Rankine-Hirn 21 7
23.5.1 Abbassamento della pressione
217
di condensazione ..... ...... ....
23 .5.2 Aumento della temperatura finale
di surdscaldamento . . . . . . . .
218
23.5.3 Aumento della pressione di vaporizzazione 218
23.5.4 Surriscaldamenti ripetuti . . . . . . .
21 9
23.5.5 Rigenerazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
220
Esempio 23.4 - Rendimento di un ciclo con due
surriscaldamenti .
... ... ... ... .... .
223
Esempio 23.5- Ciclo con rigenerazione .... .. .... . ... 224

23.6
23.7

Impianti geotermoelettrici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Impianti ad energia nucleare.. ..... ..... .. ....... .
23.7 .l I tipi di reattori nucleari . . . . . . . . . . . . . . . . . .
23.7.2 Sicurezza .
. . . . .. . . . . .. . . . . .
Sommario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . .
Esercizi risolti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Eserci=i .. ... ... .......... ............ ..... .. .
24. Generatori di vapore ..... .. .... .. ... .. .. .... .. ... .
24.1 Descrizione generale .
. . .. .. . . . ... . . . . . . . . . . . . . .
24.2 Circolazione del fluido
. . . . . . . . . . . . . . .. .
24.3 Contenuto d'acqua del generatore. .. ... ......
24.4 Diversi tipi costruttivi di generatori . . .. . . . . . . . . . . .
24.4. 1 Generatori a tubo di fumo .. ... ... .. .... ... ..
24.4.2 Generatori a tubi d' acqua .... ... ...
24.4.3 Generatori a tubi d'acqua a convezione .
24.4.4 Generatori a tubi d'acqua a irraggiamento
24.5 Grandezze caratteristiche . . . . . . . . .
24.6 Rendimento e perdite . . . . . . . . . . . . . . . . . .

226
228
228
230
231
232
235

236
236
240
242
243
243
244
245
246
248
249
Esempio 24. 1 -Perdite in un generatore . . . .
250
24.7 Tiraggio ..... .... ... ...... ...... ........ ... ... .. ..... ..... . 25 1
24.7.l Pressione in camera di combustione.
251
24.7.2 Effetto camino..... . .. ... .
253

24.8

Alimentazione del combustibile e combustione


24.8.1 Tipo di combustibile
24.8.2 Polverizzatori di carbone . .
24.8.3 Bruciatori . . . . . . . . . . .
.. ... ..... ..
24.8.4 Caratteristiche costruttive del focolare .. .
24.9 Elementi del generatore ... .... .. ... .. .. .. ......... ....
24.9.1 Surriscaldatore (e risurriscaldatore)
24.9.2 Il recupero di calore. .. ... .......
24.9.2.1 Economizzatore . . . . . .. . . . . . ... .
24.9.2.2 Preriscaldatore d'aria
Sommario.
Esercizi risolti ......... .... .
Esercizi

253
254
254
255
257
260
262
262
263
263
264
267
267
270

25. Progetto degli element i del generatore .


25 .l Elementi del generatore di vapore . . . .
25.2 Trasmissione del calore .
. . . . . .. . . . . . . . . . .
25.2.1 Impostazione generale .. ..
25.2.2 Calcolo del coefficiente di convezione ..
25.2.3 Calcolo del coefficiente di irraggiamento
25.3 Perdite di carico . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

271
271
273
273
276
277
278
Esempio 25.1 - Rendimento del generatore di vapore 280
Esempio 25. 2- Progetto dello schermo . . . . . . . .
281
Esempio 25.3 - Progetto del surriscaldatore .
284
Esempio 25.4 - Progetto dell'evaporatore . . . .
287
Esempio 25.5- Progetto dell'economizzatore .
288
Esempio 25.6- Progetto del preriscaldatore ... ... ... 290
Esempio 25.7 - Potenza termica assorbita per la
generazione del vapore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

294
Sommario ........ ..... ..... ... .... .. .... ....... .... .... ..... ... .. . 295
26. Condensatori .... . .....
... . . ...
26.1 Obiettivi della condensazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
26.2 Tipi di condensatori .
. . . . .. .. . . . . . . . . . . . . ..
26.3 Pressione del condensatore
. .. . . . . . . . . .. . . .
26.4 Estrazione dell' aria ... .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
26.5 Raffreddamento dell' acqua che circola nel
condensatore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ...... ...... .... ..... ... .

297
297
298
298
299
301

Esempio 26. I - Portata di acqua condensatrice nel


condensatore .
. .. ..... .. .... ... . 302

26.6

Condensatori a superficie ... .... ..... . .. ... .... ... . 303


26.6.1 Descrizione
. . . . . . . . .. .. ... .. .. . 303
26.6.2 Dimensionamento
305
Esempio 26.2 - Condensatore a fascio tubiero a due
percorsi ...... ........ ... ..... . ... .. .. ... ... ............. .. . 307

26.7 Condensatori a miscela


Sommario
Eserciz i risolti .
Esercizi ..

310
311
312
313
313

27. Turbine a vapore ...... ... .... ... ... .


27. l Descrizione ........... ... .... ..... ... .
27.2 Lavoro dello stadio ... .. .
27.2.1 Relazioni di base ..

315
315
320
320

Esempio 26. 3 - Condensatore a miscela .... ..... .. .

Xli
INDICE GENERALE

27.2.2 Dimostrazione ....


27.3

Rendimenti e potenza . . . . . . . . . . . . .

. ..... ... .. . .

Esempio 27.1- Stadio di turbina assiale.


27.4

Coefficienti adimensionali . . . . ......... .

324
325
327
329

Esempio 27.2- Dimensionamento di uno stadio con


il diagramma di Balje ... .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 332
Esempio 27.3 -Stadi necessari a trattare una caduta
prestabilita
.. ...... .......
335
335
27.5 Regolazione
Sommario
. . ..... ....
336
Esercizi risolti
337

28. Turbine a vapore assiali ad azione .


28.1 Turbina semplice
28.1. l Descrizione
28.1.2 Rendimento nel caso ideale
28.1.3 Rendimento nel caso reale
28.2 La parzializzazione nelle turbine ad azione . . .
Esempio 28.1 - Potenza di una turbina fortemente
parzializzata
Esempio 28.2 - Dimensionamento di una turbina
assiale semplice ad azione . . . . . . . . . . . . . .
28.3
28.4

340
340
340
341
343
344
348
349

Limitazione della caduta di entalpia utilizzabile 352


Turbina ad azione a salti di velocit (Curtis)
353
Esempio 28.3- Turbina Curtis a due salti di velocit 356

Turbina ad azione a salti di pressione (Rateau) . 358


Esempio 28.4 - Turbina ad azione a salti di pressione 361
Sommario ........ ...... . ..... .. .. .. .
. ... .. .... . .
364
Esercizi ....... .. ..
365
28.5

29. Turbine a vapore a reazione . . . . . . . . . . ... . . . . . . . .


29.1 Funzionamento a reazione..
29.2 Grado di reazione

367
367
370
Esempio 29.1 -Determinazione del grado di reazione 370
29.3 Rendimento della turbina assiale a reazione .
371
Esempio 29.2 - Rendimento di uno stadio a reazione 374
29.4 Turbina radiale.
374
Esempio 29.3 - Turbina radiale centripeta a singolo
stadio
376
29.5 Turbine birotative .... .. .... . .
380
381
Sommario ..
Esercizi .
382

Appendici

383

Diagrammi allegati
Diagramma di Mollier h-s dell'acqua (Hp)
Diagramma p - h dell'R l34a
Diagramma psicrometrico

Xlii
INDICE GENERALE

15.1

Oggetto del/a,termodinamica
La termodinamica la scienza che si occupa del calore, del lavoro e di quelle propriet delle
sostanze che mettono in relazione il calore con il lavoro. Come per tutte le scienze, la base della
termodinamica l'osservazione sperimentale. In termodinamica queste osservazioni sono state formalizzate in alcuni principi fondamentali, che sono conosciuti come primo, secondo e terzo
principio della termodinamica. L'idea che l'energia, cio calore pi lavoro, si conserva alla base
del primo principio. questo il punto di partenza per il progetto delle macchine termiche. Un
secondo concetto che si trova in termodinamica l'entropia; questa grandezza fornisce un mezzo
per stabilire se un determinato processo pu o non pu avvenire. I processi che producono entropia sono possibili; quelli che distruggono entropia sono impossibili. Questa idea alla base del
secondo principio della termodinamica. Il terzo principio, o teorema di Nernst, stabilisce infine
che l'entropia di qualunque sistema termodinamico, alla temperatura dello zero assoluto, nulla.
Il secondo principio fornisce gli elementi per calcolare la massima quantit di lavoro ottenibile
da una data sorgente di energia oppure la minima quantit di lavoro che si richiede per ottenere
una data trasformazione. Questi calcoli possono essere fatti senza alcuna conoscenza specifica
della natura del sistema coinvolto nella trasformazione ed proprio questa estrema generalit
che rende la termodinamica uno strumento estremamente potente nel progetto di sistemi anche
complessi come motori a combustione interna, pompe di calore, motori a getto, impianti termoelettrici, turbine a gas, condizionatori d'aria, impianti frigorigeni, impianti petrolchimici, pannelli solari impiegati per il riscaldamento, ecc.
Lo studio della termodinamica pu essere affrontato sia a livello macroscopico che a livello
microscopico. L'approccio macroscopico non richiede la conoscenza del comportamento delle
particelle individuali (le molecole). L'approccio microscopico si basa al contrario sull'analisi del
comportamento statistico di un gran numero di queste particelle. Esso richiede l 'assunzione di
un modello molecolare della materia e pu fornire informazioni, non ottenibili attraverso lo studio svolto a livello macroscopico. Nella trattazione che segue verranno esaminate grandi quantit di materia composte da sostanze considerate come continue, cio su scala macroscopica.
Questo tipo di approccio contraddistingue la termodinamica classica da quella basata sulla meccanica statistica e viene utilizzato per analizzare il funzionamento delle macchine termiche.

15.2

Sistema termodinamico e trasformazioni


Un sistema termodinamico la porzione di materia dell'universo scelta per un'analisi tennodinamica. Il sistema separato dagli altri corpi, esterni al sistema, per mezzo di un contorno
chiaramente definito 15 1 Il sistema si dice chiuso se il suo contorno non viene attraversato da
15.1 Con il termine esterno si indica l'insieme dei corpi che circondano il sistema termodinamico e quindi non fanno
parte di esso. Il contorno del.sistema viene scelto in modo da includere (oppure escludere) determinati trasferimenti di energia che awengono sotto forma di calo re Q oppure di lavoro L.

1
15.2 - SISTEMA TERMODINA MICO E TRASFORM AZIONI

....... - .....
-------~Calore Q

/
/
~+:

,/,

'

'

Sistema

'

, '

Calore

~ Massam

Sistema

~Lavoro L

: L+
' ___ '-. Contorno
del s istema
Ambiente esterno

LavoroL

.. - .'

'

/'-.. Contorno
del sistema

Ambiente esterno

Fig. 15.1-a- Sistema termodinamico chiuso: scambio di calore Q e di lavoro L attraverso il contorno che
separa dall'esterno il sistema sotto esame. Il calore entrante e il lavoro uscente sono assunti positivi; il calore
uscente e il lavoro entrante sono invece negativi.
Fig. 15.1-b- Sistema termodinamico aperto: scambio di calore Q, di lavoro L e di massa m attraverso la superficie di controllo, che separa dall'esterno il sistema che si vuole esaminare.

Q,

l
--+1 ...,--- - - - -

r.~""--=- ""'--""'-'""'-'""";i;"f=--=-""
- =- -" "'-'""'-"":

Sistema

Stantuffo

Stantuffo in
movimento
' .........______

::-_]_- - --- -- - - -- ~. -t===~-'


\ Contorno
del sistema

materia (Figure 15.1-a e 15.2-a); aperto in


caso contrario (Figure 15.1-b e 15.2-b). Per
analizzare il sistema aperto si fa ricorso a un
volume di controllo separato dall'esterno per
mezzo di una superficie di controllo 152 Lo
stato di un sistema termodinamico specificato
dal valore delle sue propriet e pi precisa-

\ Cilindro

Fig. 15.2-a- Esempio di sistema termodinami co chiuso: motore ad


accensione comandata durante la combustione. Nell'ipotesi di perfetta tenuta delle valvole e, soprattutto del pistone, la massa di gas contenuta nel cilindro non varia; la quantit di calore Q,, che entra nel
sistema ( quella generata dalla reazione chimica della miscela ariacombustibile innescata dalla scintilla), viene in parte ceduta all'esterno
QP, attraverso le pareti, e in parte trasformata in lavoro L a seguito della
pressione esercitata sul pistone da parte dei gas combusti che si espandono. In questo caso il contorno della superficie immaginaria mobile:
esso infatti segue il movimento del pistone durante l'espansione.

Fig. 15.2-b- Esempio di sistema tennodinamico


aperto: turboelica. La massa d i aria fredda che
entra nel sistema viene prima portata a una pressione pi alta con un compressore, il bruciatore
inietta poi la massa del combustibile, successivamente i gas caldi della combustione vengono fatti
espandere in una turbina che produce il lavoro
necessario per sostenere il compressore e azionare un'elica, infine la massa dei gas combusti
viene scaricata nell'ambiente esterno. La superficie di controllo fissa individua un sistema !ermo- Aria
dinamico aperto con scambio di calore Q ( il
calore generato dalla reazione chimica diminuito
della parte persa attraverso le pareti e della parte
persa con i gas di scarico), scambio di lavoro L ( Volume di
il lavoro disponibile ali'asse della turbina utilizzato controllo
per azionare l'elica) e scambio d i massa m (massa
d'aria pi massa di combustibile entrante e massa
dei gas combusti uscenti dal volume di controllo).

q,..~~:w:~;.w~~~~;:;~-z.:~.y~~~

15.2 l a superficie di controllo del sistema termodinamco pu muoversi nello spa?io e il volume d i controllo, delimitatO da questa superficie, pu variare
nel tempo, Non vi quindi alcun requisito perch
il volume di controllo sia fisso, anche se in molte
applicazioni si utilizza di solito un volume di controllo indeformabile ruillo spazio e nel tempo.
Qualche volta il cont orno del sistema pu essere
scelto in modo che attraverso di esso non vi sia
alcun flusso di energia, tale cio ch non vi sia
scambio n di calore n di lavoro. Un tale contorno
racch iude un sistema isolato poich non vi nes"
suna comunicazio ne tra il sistema e l'esterno.

Gas
combusti

2
CAPITOLO 15 - TERMODlNAMICA

mente dalle sue variabili di stato: pressione p, massa volumica p (oppure il suo reciproco che
il volume massico v) e temperatura T. I.:espressione "il sistema si trova in un certo stato" significa che le variabili di stato assumono determinati valori che individuano quel dato stato.
Un sistema termodinamico in uno stato di equilibrio quando non pu evolvere spontaneamente
da uno stato ad un altro. Se si sottopone il sistema a una serie continua di cambiamenti attraverso una successione di stati di equilibrio, allora lo stato del sistema cambia con continuit e
conseguentemente si modificano i valori delle propriet di stato: il sistema subisce una trasformazione (o processo) reversibile. Reversibile vuol dire che il sistema passa da uno stato iniziale l allo stato finale 2 e pu essere poi riportato, per mezzo della trasformazione inversa, da
2 a l attraverso la stessa successione di stati percorsi in senso inverso. Dal momento che le propriet di stato assumono valori definiti in un dato stato termodinamico, la variazione di valore
di una propriet di stato dipende solo dalla differenza tra il valore che questa propriet raggiunge
alla fine 2 della trasformazione (ad esempio p 2 per la pressione) e il valore che essa aveva all'inizio l (p,), mentre non dipendedal particolare percorso seguito dalla trasformazione per passare dallo stato l allo stato 2.
Quando il passaggio dallo stato l allo stato 2 non avviene pi per successivi stati di equilibrio,
quando cio la trasformazione avviene bruscamente con disuniformit all' interno del s istema
che fanno s che le propriet assumano valori diversi in punti diversi del sistema oppure si in
presenza di attriti che introducono delle dissipazioni di energia, allora la trasformazione
irreversibile. Il secondo principio della termodinarnica misura lo scostamento della trasformazione reale (irreversibile) da quella ideale (reversibile), permettendo cos di confrontare tra loro
le varie trasformazioni reali e di scegliere quella che raggiunge il rendimento pi elevato.

15.3

Il mezzo di lavoro
Le sostanze particolari situate all'interno del sistema tennodinamico che, subendo una trasformazione, ne influenzano il comportamento sono chiamate fluido di lavoro o mezzo di lavoro.
Esempi di queste sostanze sono l'aria, l'acqua, molti gas e alcuni liquidi frigoriferi. In generale
sostanze esistenti come solidi, liquidi, gas e loro miscele possono essere utilizzati come mezzi
di lavoro nelle macchine. Con la sola eccezione di sistemi suscettibili di reazione chimica,
sistemi che verranno esaminati nel Capitolo 22 dedicato alle miscele reagenti, i mezzi di lavoro
considerati in questo testo sono sostanze pure. Una sostanza pura una sostanza che ha una composizione chimica definita e omogenea. Non detto che essa debba essere un composto chimico
singolo. Ad esempio una miscela omogenea di gas individua una sostanza pura alla condizione
che non si verifichino reazioni tra i gas costituenti la miscela. Una sostanza, come l'acqua, che
pu esistere in fotma solida, liquida e gassosa viene considerata come sostanza pura se, nelle varie
forme, la composizione chimica non cambia, se cio la molecola d ' acqua rimane sempre Hp.
Una sostanza pura pu esistere in forma di solido, liquido o vapore: tali diverse forme sono
conosciute come le fasi di una sostanza. Abitualmente una fase separata dalle altre fasi del
sistema per mezzo di una superficie di confine ben definita, come, ad esempio, il ghiaccio
(solido) dall'acqua (liquido). Il passaggio da una fase all 'altra, sotto l'influenza di una variazione
della pressione e della temperatura, viene detto passaggio di stato. Di particolare interesse il
passaggio dalla fase liquida a quella di vapore. Le caratteristiche di questo passaggio, e pi in
particolare della distinzione tra vapore e gas, verranno trattate nel Capitolo 16 dedicato ai vapori.
Nei Paragrafi che seguono, dedicati alla definizione dei principi che stanno alla base della termodinamica classica, verr soprattutto considerato il caso di un mezzo di lavoro rappresentato
da un gas. Avendo fino a questo punto trattato i problemi relativi alle macchine idrauliche,
opportuno riproporre le definizioni di liquido e gas introdotte all'inizio del corso (Paragraj 3.1).
Ricordiamo che si definisce fluido un corpo deformabile continuo che non ha forma propria e
che pu assumere la forma del recipiente che lo contiene. I fluidi si distinguono in liquidi e gas.
I liquidi, pur non avendo forma propria, hanno sensibilmente volume proprio; i gas non hanno
neppure volume proprio.

3
15.3 - IL M EZZO DI LAVORO

15.4

Equazione di stato di una sostanza pura


I.:esperienza mostra che, per ogni fluido, esiste un legame finito ben determinato tra la pressione
p, la massa volumica p e la temperatura T. Tale legame pu indicarsi genericamente scrivendo:

F(p, p, T)= O

La forma di questa equazione, detta equazione di stato, dipende dalle propriet della sostanza
che si considera. Ciascuna delle tre variabili pu essere espressa in funzione delle altre due, risolvendo l'equazione rispetto alla variabile che interessa. Lo stato del sistema quindi completamente determinato da due qualunque delle tre variabili (pressione p, massa volumica p e temperatura T) , che vengono appunto chiamate variabili di stato.
Nel caso di un liquido la funzione F non contiene la pressione p e l'equazione di stato si
scrive cos:
F(p, T)= O
oppure
p =f(T)
In idraulica la massa volumica del liquido stata infatti considerata costante in quanto la temperatura veniva mantenuta costante.
Nel caso di una miscela liquido-vapore, la funzione Fnon contiene la massa volumica p e l'equazione di stato si scrive:
F(p, T) =0
oppure
p= f( T)
Si consideri adesso un gas, per cui possibile trascurare le forze che si esercitano tra le molecole, come, ad esempio, avviene in condizioni di bassa massa volumica, quando le molecole
sono ampiamente separate le une dalle altre. Questo gas termicamente perfetto prende appunto
il nome di gas perfetto 15 3 e ubbidisce alla relazione:
p= RT

15-1

Se al posto della massa volumica p si considera il volume massico v= l!p, la 15-1 si scrive:

pv =RT

15-2

In queste due equazioni figurano :


- R [J/(kg -K)] costante caratteristica del gas in esame il cui valore riportato, per alcuni gas,
nella TabellaA-6 dell'Appendice;
- volume massico v (m3/kg] oppure massa volumica p (kg/m3] ;
- temperatura assoluta T [K] ;
- pressione assoluta p [Pa].
A differenza della trattazione dedicata alle macchine idrauliche, dov' abituale riferirsi alla pressione relativa all'atmosfera, nel caso delle macchine termiche, a meno che non sia altrimenti precisato, la pressione quella assoluta, definita nel Paragrafo 4. 2.
:ttntu .

"**

::; 22 t

:ua:~:::;c~~:oDll=

Rn.

15.3 Questa definizione di gas perfetto. come un gas che ubbidisce all'equazione di stato p v =
comune a tutte
le letterature (inclusa quella russa: si consulti L. D. Landau e E.M. Lifshitz, Fluid Mechanics, Pergamon Press, 1959).
S assume inoltre che, per il gas perfetto, la capact termica massica sia costante; tale assunto si applica, bene,
al gas perfetto monoatomico e, meno bene, al gas perfetto pluriatomico. Comunque, nel seguito, intenderemo,
per gas perfetto, un gas che ubbidisca all'equazione di stato pv = RT e che, se non altrimenti specificato, ha
capacit termica costante. Spesso, nella letteratura americana, secondo una t radizione iniziata da Fermi
(Termodinamica, Torino, Boringhieri, 1972), un gas che segue l'equazione pv = RT viene chiamato gas perfetto
oppure gas ideale; pi recentemente si parla solo di gas ideale e non pi di gas perfetto (J. Van Wylen e R. E.
Sonntag, Fundamentals of Classica/ Thermodynamics, John Wiley, 1976; F.W. Schmidt, R.E. Henderson e C.H.
Wolgemuth, lntroduction to Thermal Sciences, John Wiley, 1984; A.A. Asmden, J.D. Ramshaw, P.J. O'Rourke e
J.K. Dukowicz, KIVA: a Computer Program for Two- and Three-Dimensional Fluid Flows with Chemical Reactions
and Fuel Sprays, Laboratori di Los Alamos, 1985).
Ma, per non confondere il gas ideale con il concetto di fluido ideale (Capitolo 3), fluido che ha viscosit nulla
oppure trascurabile come effetti, preferibile parlare di gas perfetto e non di gas ideale. Infatti, in moto, il gas
perfetto pu esplicare quella viscosit (e non pu quindi essere assimilato nella definizione di fluido ideale), che
porta alle dissipazioni evidenziate dal termine /, .

CAPITOLO 15 - TERMODINAMICA

V equazione 15-2 viene chiamata equazione di stato di un gas p erfetto. Nessun gas reale ubbidisce esattamente all'equazione 15-2. Tuttavia essa si pu ritenere sufficientemente approssimata per descrivere l'evoluzione dei gas nei sistemi termodinamici, oggetto della presente
trattazione. Si pu riscrivere l'equazione 15-2 nella forma:
pV=mRT

15-3

utile per evidenziare il volume V [m 3 ] e la massa m [kg] del sistema al posto del volume massico v = V/m [m3/kg].

Esempio 15.1

Massa di aria in un dato volume

Nell'ipotesi di considerare l'aria un gas perfetto, determinare la massa di aria contenuta in una camera
(larga 4 m, lunga 5 m e alta 3 m) alla pressione atmosferica (p = l Ol ,32 kPa) e p er due diversi valori di
temperatura:

a) T= 15 oc;

b) T= 21 C.

Soluzione
a) Abbiamo detto cbe consideriamo l'aria un gas perfetto e quindi possiamo applicare l' equazione 15-3
con una costante R data, secondo la Tabella A. 6, da R aria = 0,287 kJ/(kg -K):
pV
m = --

=>

p V = rnRaria T

R.ria T

101,32 kPa (4 x 5 x 3) m 3
0,287 kJ/ (kg-K)(273,15 + 15) K

= 73 5 k
'

b ) Nel caso in cui la temperatura sia T= 21 C, la massa d'aria contenuta nella camera pi bassa, come
risulta applicando nuovamente la formula precedente:

101,32 kPa (4 x 5 x 3) m
0,287 kJ/(kg-K) (273,15 + 21) K

= 72 0 k
'

l. Il valore della pressione stato dato in kPa, anzich in Pa, in quanto la costante R aria stata espressa
in kJ/(kg -K) e non in J/(kg X ). La pressione uguale a I Ol ,32 kPa dal momento che, come abbiamo
precisato nella discussione dell'equazione di stato dei gas, la pressione da considerarsi la pressione
assoluta e non la pressione relativa (quest'ultima uguale a zero perch nella camera presente la
pressione atmosferica).
2. Al valore de lla temperatura in C va sommata la costante 2 73, 15 in modo da ottenere la temperatura
assoluta misurata in ke lvin [K].

15.5

Calore

Il calore Q energia che il sistema scambia con l'esterno attraverso il contorno (Figura 15.l -a).
Non quindi posseduto dal sistema, ma energia che viene identificata come calore solo nel
momento in cui attraversa il contorno del sistema; non si pu perci immagazzinare il calore,
ma occorre invece convertirlo in qualche altra forma di energia dopo che ha attraversato il
sistema. Non essendo energia immagazzinata o posseduta dal sistema, il calore non una propriet del sistema; ne segue che lo scambio di calore a, oppure da, un sistema richiede una variazione dello stato del sistema e che la quantit di calore scambiata funzione del percorso che
5
15.5 - CALORE

il sistema segue durante la trasformazione. Per evidenziare il fatto che lo scambio di calore fimzione del tipo di percorso effettuato, si usa il simbolo 1Q2 , calore scambiato durante la trasformazione per passare dallo stato iniziale l allo stato finale 2.
La differenza di temperatura l'elemento essenziale che determina il trasferimento di calore.
In base all'esperienza, ripresa dal secondo principio della termodinamica, il calore v iene scambiato dal corpo a temperatura pi alta verso quello a temperatura pi bassa. L'unit di misura
del calore il joule [J] , mentre la temperatura si misura in kelvin [K] oppure in gradi centigradi
0
[ C] con lo zero della scala kelvin posto a- 273,15 o
c (Paragrafi 1.13 e 1.8). Il trasferimento
di calore pu risultare in una variazione di temperatura del corpo con aumento dell'energia degli
atomi o delle molecole. Si tiene conto di ci attraverso la capacit termica massica c del
materiale (J/(kgK)] (Paragrafo 1.16), che la quantit di calore trasferita alla, oppure dalla,
massa m [kg] del materiale allorch la temperatura aumenta da T1 a T2 :
1Q2

= mc(T2 -

15-4

T 1)

11 processo adiabatico quando non vi alcun scambio di calore CQ2 = 0). Di solito nei calcoli
viene utilizzato il calore q rapportato all'unit di massa m: il calore scambiato 1q 2 = 1Qzlm, nella
trasformazione da l a 2, prende allora il nome di calore massico. Cos come la velocit con cui
si scambia lavoro rappresenta una potenza meccanica, la velocit con cui il calore viene scambiato unapotenzq termica [kW] ed pari al prodotto della portata in massa [kg/s] per il calore
massico [kJ/kg]: Q= mq. Al solito, il punto sopra il simbolo indica una variazione della grandezza in una variazione molto piccola - al limite infinitesima- del tempo t.

sl
Fig. 15.3-a - Il lavoro L [J] compiuto dalla forza F il
prodotto dell ' intensit della forza [N] per lo spostamento s [m] lungo il quale la forza agisce allorch il
corpo si muove. Nel caso in cui la forza non sia orientata nella direzione dello spostamento, il contributo al
lavoro viene dato solo dalla componente F; della forza
che agisce nella direzione dello spostamento da s 1 ad s2

Contorno
del sistema

IT-~~-----i-l
:
____... :
---------------

Il lavoro elementare in un sistema chiuso, ad esempio quello


svolto dall'espansione del gas sul pistone della Figura 15.3,
dato dal prodotto della forza pA [kN] (pressione p [kN/m 2 ]

Stanruffo

Anche il lavoro, come il calore, energia che viene scambiata tra il sistema e l'esterno; la differenza principale tra
calore e lavoro consiste nel fatto che la forza che pilota lo
scambio di calore una differenza di temperatura, mentre nel
caso del lavoro qualsiasi altra cosa diversa dalla temperatura. Anche il lavoro, come il calore, pu essere definito solo
nel momento in cui attraversa il contorno del sistema; non
pu quindi essere immagazzinato nel sistema e quindi non
una propriet del sistema. Il lavoro massico, lavoro L rapportato alla massa m (l= L/m) scambiato durante la trasformazione per passare dallo stato iniziale l allo stato finale 2,
v iene perci indicato con 1/ 2 poich, come il calore massico
1q 2 , dipende dal percorso seguito nella trasformazione.

Lavmo(+)
~

~~
Spostamento dT

dV

Vi

Fig. 15.3-b - Spostamento del pistone provocato dall 'espansione di un gas di massa m = l kg in un sistema termodinamico chiuso.
Fig. 15.3-c- Espansione nel piano pressione-volume (p - V): l'area gialla sottesa alla curva p= f(V), che individua il cammino fatto
durante la trasformaz ione reversibile, rappresenta il lavoro svolto dal sistema. Essendo la massa unitaria, si pu scrivere, al posto del
volume V, il volume massico v in modo da ottenere, con l'area, la misura del lavoro massico 1/ 2

6
CAPITOLO 15- TERMODINAM ICA

per A [m2], area del pistone) per lo spostamento elementare dx =dV/A [m] (volume V[m 3] diviso
l'area A [m 2]). Il lavoro massico J2 , nella trasformazione da l a 2, l'integrale del lavoro elementare, rapportato alla massa m del gas, p A (d V/A )/m =pd V/m = pdv con v volume massico
[m3/kg]:
15-5

15.6

Ancora sull'equilibrio termodinamico


Un sistema termodinamico in uno stato di equilibrio quando non pu evolvere spontaneamente
da uno stato ad un altro. Una miscela di idrogeno e ossigeno pu, ad esempio, costituire un
sistema, ma questo sistema non si trova in equilibrio te1modinamico se esso capace di una variazione spontanea (concretamente di tma reazione esplosiva tra idrogeno e ossigeno con formazione
di acqua) in presenza di un catalizzatore oppure di una piccola scintilla. Al contrario, se il
sistema isolato dali' esterno e non progredisce spontaneamente verso un nuovo stato, esso in
uno stato di equilibrio. il caso; ad esempio, di un gas chiuso in un recipiente di volume
costante con la pressione costante in ogni punto e la temperatura uguale a quella del recipiente.
Un sistema in equilibrio pu cambiare il suo stato solo alla condizione che il sistema venga sottoposto a uno o pi interventi, esterni a esso, che portino alla variazione di almeno una delle propriet del sistema, sia questa la pressione oppure la massa volumica oppure infine la temperatura.
Le variabili di stato, appena citate, hanno una caratteristica fondamentale: quella cio di assumere valori definiti in un dato stato termodinamico. Non solo le variabili di stato e cio pressione, massa volumica (oppure volume massico) e temperatura, ma anche altre grandezze, come
ad esempio l'energia interna sono funzioni dello stato del sistema.
Se si sottopone il sistema a una serie continua di cambiamenti attraverso una successione di stati
di equ ilibrio, allora lo stato del sistema cambia con continuit e conseguentemente si modificano i valori delle propriet di stato. Si dice che il sistema subisce una trasformazione o processo reversibile: reversibile nel senso che il sistema passa da uno stato iniziale l allo stato finale
2 e pu essere poi riportato, per mezzo della trasformazione inversa, da 2 a l attraverso la stessa
successione di stati percorsi in ordine inverso. Ebbene per quanto detto prima- e cio che le propriet di stato assumono valori definiti in un dato stato termodinamico - si pu ora affermare
che la variazione di valore di una propriet di stato dipende solo dalla differenza tra il valore che
questa propriet raggiunge alla fine della trasformazione 2 e il valore che essa aveva all'inizio
l, mentre non dipende dal particolare percorso seguito dalla trasformazione per passare dallo
stato l allo stato 2. Nel seguito una variazione molto piccola, al limite infinitesima delle propriet di stato, verr indicata con il simbolo d seguito dalla propriet considerata: dp indica,
ad esempio, una variazione infinitesima della pressione p funzione del solo stato del sistema.

In termini matematici possiamo affermare che le propriet di stato sono differenziali esatti; i valori dei
loro integrali dipendono perci soltanto dagli stati finale e iniziale del sistema. Presa una propriet del
sistema, sia questa la pressione p (ma potrebbe essere la massa volumica oppure la temperatura), essa in
un dato stato di equilibrio (ad esempio lo stato iniziale 1), nelle condizioni cio in cui tutte le propriet
sono definite, avr uno e tm solo valore. Si consideri adesso una variazione dello stato del sistema per cui
si passi al nuovo stato di equilibrio 2. Allora la pressione p viene espressa da:

dp

= P2- P1

dove p 2 il valore della pressione nello stato finale 2 e p 1 il valore della pressione nello stato iniziale
l. Il modo in cui si ottenuta la variazione, dallo stato l allo stato 2, non influenza il valore della variazione di p. In altre parole il valore della pressione p dipende solo dalla differenza del suo valore nello stato
finale 2 e il valore nello stato iniziale l , mentre non dipende dal canunino percorso per passare da l a 2.

7
15.6- ANCORA SULL'EQUILIBRIO TERMODINAMICO

Nel caso di un incremento infinitesimo di una g randezza che, come calore Q e lavoro L, funzione del
cammino percorso durante la trasformazione, si usa il simbolo . In termini matematici, diciamo che Q
non un differenziale esatto. Se si procede quindi ad integrare il calore scambiato durante la trasformazione, si ha:

dove 1Q2 rappresenta la quantit di calore scambiata dal sistema nel passare dallo stato I allo stato 2, lungo
un determinato cammino della trasformazione. A differenza di quanto avviene per le propriet di stato,
il risultato dell ' integrale non pu pi essere espresso da Q 1 - Q2, in quanto Q 1 e Q2 (espressioni che non
troveremo mai scritte) non hanno nessun significato, dal momento che il sistema non possiede un valore
di Q nello stato l e un valore di Q nello stato 2.

Per realizzare una trasformazione reversibile, occorre alterare le condizioni esterne molto lentamente in modo tale che il sistema abbia il tempo di adattarsi gradualmente alle nuove condizioni alle quali viene, istante per istante, sottomesso. Nella pratica, allorch le condizioni del
sistema vengono modificate, si verificano sempre degli scostamenti dalle condizioni di equilibrio,
ma se questi scostamenti, sia all' interno del sistema chiuso e sia tra il sistema e l'ambiente
esterno, sono sufficientemente piccoli il processo pu ancora essere considerato in equilibrio e
godere delle propriet che abbiamo enunciato. Chiamiamo questo tipo di processo trasformazione
di quasi-equilibrio (o trasformazione quasi-statica proprio per esprimere l'idea di una successione di stati di equilibrio la cui descrizione non richiede la presenza del tempo). Una trasformazione di quasi-equilibrio una trasformazione in cui la deviazione dall'equilibrio termodinamico infinitesima; tutti gli stati, attraverso cui evolve il sistema durante una trasformazione
di quasi-equilibrio, possono essere considerati come stati di equilibrio. Se ad esempio, si tolgono
ad uno ad uno i diversi pesetti posti sullo stantuffo della Figura 15.4-a, la trasformazione subita
dal gas pu essere considerata di quasi-equilibrio; se, al contrario, tutti i pesetti venissero rimossi
contemporaneamente, lo stantuffo si alzerebbe bruscamente fino a colpire il fermo superiore: in
questo caso avremmo una trasformazione di non-equilibrio in quanto nel sistema, durante questo cambiamento di stato, si avrebbero in ogni istante variazioni di velocit, tempi ed accelerazioni, ingredienti tipici delle condizioni di non equilibrio. Le trasformazioni del gas perfetto, che
verranno descritte nel Paragrafo 15. 6, vengono considerate reversibili proprio perch si assume
che la trasformazione reale possa venire ricondotta ad una trasformazione di quasi-equilibrio.
Vediamo ora un esempio di trasformazione per un sistema chiuso, un sistema cio per cui avvengono scambi di energia sotto forma di calore e di lavoro con l'esterno, ma non scambi di massa.
I successivi stati di equilibrio, attraverso i quali passa il sistema, possono essere tracciati su un
diagramma con le due variabili di stato indipendenti, pressione e volume massico, come coordinate. Come nel caso della Figura 15.3, si abbia uno stantuffo che sposta, all'interno di un cilindro, un gas perfetto con massa pari a l kg.

Pesi

Pistone -t=========::::~==:::::j
r - 1

'

'

Gas

/
Superficie

:
;

di controllo

: !
v

Fig. 15.4-a- Esempio di un sistema che pu


seguire una trasformazione di quasi-equi librio.

Fig. 15.4-b - Trasformazioni sul piano p- v.

8
CAPITOLO 15 - TERMODINAMICA

Essendo la massa unitaria, il volume V, delimitato dalla superficie interna del cilindro e dalla
parte superiore dello stantuffo, numericamente uguale al volume massico v (il volume V costituisce anche il contorno del sistema termodinamico in esame). Si dice percorso o cammino della
trasformazione la successione di stati attraverso i quali passa il sistema, allorch esso procede
da un determinato stato l a un altro determinato stato 2. Nella Figura 15.4-b sono indicati, come
esempio, gli stati lungo le linee B e C: B e C sono soltanto due dei m olti percorsi, che possono
essere seguiti dalla trasformazione nel passare dallo stato l allo stato 2. A ogni punto del percorso, si consideri ad esempio il percorso C, associata una coppia di valori p-v; nel punto l
abbiamo p 1-vp e nel punto 2 abbiamo p 2-v2 . Quando il sistema subisce una trasformazione, alla
fine della quale ritorna allo stato iniziale, la trasformazione prende il nome di ciclo. Un ciclo
viene, ad esempio, descritto (Figura 15.4-b) dal passaggio dallo stato l allo stato 2 lungo il percorso B e poi indietro da 2 a l lungo il percorso A; un altro ciclo quello da l a 2 lungo il percorso C e quindi da 2 a l lungo il percorso A.
Ricordando la caratteristica fondamentale delle propriet di stato e cio che la variazione del
valore della propriet di stato, lungo una trasformazione, dipende solo dalla differenza tra il
valore nello stato finale e quello nello stato iniziale, mentre non dipende dal cammino seguito,
possiamo scrivere (Figura 15.4-b):
- variazione di pressione lungo il percorso B = p 2 - p 1;
- variazione di pressione lungo il percorso A = p 2 - p 1;
- variazione di pressione lungo il ciclo B-A= percorso B +percorso A = (p 2 - p 1)

(p 2 - p 1) = O

Vediamo quindi che la pressione, una propriet del sistema, nulla allorch viene valutata su
un ciclo. In base a questo possiamo anche definire una propriet del sistema come quella caratteristica del sistema la cui variazione, lungo un ciclo, d per risultato zero.
Nel caso in cui il passaggio dallo stato l allo stato 2 non avvenga p i per successivi stati di
equilibrio, quando cio il processo avviene troppo rapidamente oppure si in presenza di
attriti, allora il cammino della trasformazione non pu pi essere definito e quindi tracciato
come diagramma. Allorch infatti intervengono variazioni brusche, si verificano, all' interno
del sistema, delle disuniformit che fanno s che le propriet assumano valori diversi in
punti diversi del sistema. Gli attriti in modo analogo introducono delle dissipazioni che contravvengono al principio di conservazione dell'energia. La generica p ropriet non pi fun zione univoca dei singoli stati del sistema a causa delle condizioni di non equilibrio esistenti
ali 'interno del sistema. In tali processi non reversibili si possono solo individuare gli stati di
equilibrio iniziale e finale.

15.7 . Primo principio della termodinamica


Il primo principio l'applicazione del principio di conservazione dell'energia ad un sistema
termodinamico. Il principio di conservazione dell' energia stabilisce che la somma algebrica di
tutte le energie che attraversano il contorno del sistema e quindi di calore e lavoro, che sono gli
unici meccanismi attraverso cui possono avvenire questi trasferimenti di energia, deve essere
uguale alla variazione di energia del sistema. L'energia del sistema rappresentata dalla sola
energia interna massica u, poich per un sistema chiuso in quiete non vi variazione n di energia cinetica n di energia potenziale per unit di massa. Considerando le energie - di solito misurate in kilojoule [kJ] - per unit di massa [kg], la conservazione dell'energia per un sistema
chiuso (Figura 15.1-a) si scrive:
15-6
Energia
che entta nel
sistema. fkj:!kg]

Energia interna
nello stato
finale [kJ/kg]

Energia interna
nello stato
iniziale [lJ/kg]

9
15.7- PRIM O PRINC IPIO DELLA TERMODINAMICA

Il primo principio della termodinamica fondamentalmente legato al concetto di energia


immagazzinata nel sistema, energia che nel sistema chiuso in quiete viene appunto individuata
dall'energia interna u. La variazione di u una propriet del sistema, viene cio definita solo
dalla differenza tra i valori finale u 2 e iniziale u 1 raggiunti nella trasformazione, mentre calore
q e lavoro 1/ 2 scambiati dipendono dal percorso seguito nella trasformazione. Per convenzione,
1 2
si assume positivo il calore entrante e negativo il calore uscente dal sistema; il contrario avviene
per il lavoro che positivo quando esce dal sistema e negativo se entra (Figura 15.1-a).
Il primo principio pu essere scritto in funzione delle quantit di calore q e di lavoro l elementari e della variazione infinitesima dell'energia interna du; tenendo conto dell'espressione
del lavoro (15-5) che in forma elementare si scrive / = pdv, si ha:

q = du + 8/ = du + pdv

15-7

Questa equazione afferma che in una trasformazione isocora, per cui non si verifica variazione
di volume (dv= 0), il calore scambiato q uguaglia la variazione di energia interna du. Alla
stessa conclusione si poteva arrivare tenendo presente che quando non esiste variazione di
volume il lavoro scambiato 112 nullo (15-5).
In determinati processi che coinvolgono o dei cambiamenti di fase (fusione, vaporizzazione,
sublimazione) nel sistema chiuso oppure la valutazione del bilancio energetico di macchine termiche nel sistema aperto, estremamente utile ricorrere a tm'altra funzione di stato, l'entalpia
massica h [kJ!kg], somma dell 'energia interna u e del prodotto della pressione p per il volume
massico v:
15-8
h= u +pv
Sostituendo nella equazione 15-7 il differenziale dell'energia interna du = dh- pdv- vdp,
ottenuto differenziando l'entalpia (dh = du + d(pv) = du + pdv + vdp), il primo principio, scritto
in forma elementare in funzione dell'entalpia, diviene:

8q = dh- vdp

15-9

Perci, in presenza di una variazione della pressione nulla ( dp =0), il calore scambiato q uguaglia la variazione di entalpia dh. Oppure, si pu scrivere che, nella trasformazione a pressione
costante (isobara) , il lavoro (15-5) risulta
diviene allora:

/d; pdv = pf dv = P iv!~= p(v

2 -

<< trasformazione a pressione costante >>

Esempio 15.2

v1); la 15-6

15-10

Corsa di compressione

Il lavoro 1/ 2 svolto sul gas, durante la corsa di compressione di un motore alternativo a combustione
interna, pari a 70 kJ/kg e il calore 1q2 , che lascia il cilindro del motore, vale 40 kJ!kg. Calcolare la variazione di energia interna u2 - u 1

Soluzione
Si applica l'equazione di conservazione dell'energia 15-6, tenendo presente che, per le convenzioni
assunte, il lavoro negativo perch entrante nel sistema (viene fatto dallo stantuffo sul gas) e il calore
negativo perch uscente dal sistema (il calore generato dall' aumento di temperatura del gas, prodotto
dalla compressione, viene trasmesso all'esterno attraverso le pareti del cilindro):
u 2 - u 1 = 1 q2 -

/ 2

= - 40 kJ/kg- (- 70 kJ!kg) = + 30 kJ!kg

10
CAPITOLO 15 - TERMODINA MICA

15.8

Grandezze termodinamiche del gas perfetto


Per i fluidi, come ad esempio i vapori che verranno trattati nel Capitolo 16, le relazioni tra le
variabili di stato che, a loro volta condizionano le propriet di stato, come l'energia interna e
l'entalpia, variano a seconda della regione considerata; i valori delle propriet di stato vanno perci ricavate dai diagrammi oppure dalle tabelle. Al contrario, nel caso del gas perfetto, possibile calcolare le propriet di stato ricorrendo all'equazione di stato e ad altre semplici relazioni
che verranno presentate in questo paragrafo.

Temperatura T

Temperatura T

fig. 15.5-a- La capacit termica massica a volume costante


Cr

Fig. 15.5-b - La capacit termica massica a pressione costante

cP =16.h/6.T lp=oostantc tangente alla curva che rappresenta la

= l6.ul >.T lv =costante tangente alla curva che rappresenta la

trasformazione a pressione costante nel piano h-T.

=asformazione a volume costante nel piano u- T.

Per il gas perfetto- quel gas che segue l'equazione (15-2) - l'energia interna u risulta funzione
della sola temperatura e non di due variabili tra loro indipendenti (ad esempio, temperatura e
volume massico) come avviene in generale. Per la 15-8 (h= u + pv = u + RT), anche l'entalpia h
risulta jnzione della sola temperatura. Dali' equazione generale 15-4 discende la capacit termica
massica [kJ/(kg-K)], propriet di stato che assume un valore costante per ciascun gas perfetto
(TabellaA.6). In particolare, si parla di capacit termica massica a volume costante cv, funzione
della variazione di energia interna rappresentando questa il calore scambiato a volume costante
nella 15-6, e di capacit termica massica a pressione costante cP, funzione della variazione di entalpia essendo questa il calore scambiato a pressione costante nella 15-10 (Figura 15.5):

15-11'

15-11
Essendo le capacit termiche legate alla costante del gas R dalla relazione:

15-12

possibile esprimere ciascuna capacit termica in funzione della costante del gas R e del loro
rapporto

=__p_
Cv

Cv=--

Y -1

yR
r- 1

c= - p

15-12'

Tenendo presente l'equazione di stato del gas perfetto (15-2) ed essendo R costante, l'entalpia (15-8) pu
essere scritta in forma elementare come:
dh = du + d(pv)

= du + d(R1) = du + RdT

Sostituendo adesso le espressioni elementari di energia interna du = cydTe di entalpia dh = cPdT in funzione della temperatura che si ricavano dalla definizione di capacit termica massica 15-11 e 15-11', si
ottiene la 15-12:

11
15.8- GRANDEZZE TERMODINAMICHE DEL GAS PERFETTO

Esempio 15.3

Propriet termodinamiche per un gas perfetto

Determinare la variazione di energia interna massi ca e di entalpia massica per aria sottoposta a una trasformazione che la porta dalla temperatura di 300 K alla temperatura di 850 K, con i due metodi
seguenti:
a) per mezzo delle equazioni che danno le funzioni di stato di tm gas perfetto;
b) per mezzo dei valori di energia interna ed entalpia riportati nella TabellaA. 8.

Soluzione

a) Nell'ipotesi di considerare l'aria un gas perfetto a capacit termica costante nell'intervallo di temperatura considerato (300 -7-850 K), dalla TabellaA.6 abbiamo:
capacit termica massica a volume costante

Cv = 0,7165 kJ/(kg-K)

capacit termica massica a pressione costante

cP = 1,0035 kJ/(kg -K)

Poich si assunto che l' aria si comporti come un gas perfetto, la variazione sia del!' energia interna
che dell'entalpia funzione soltanto della temperatura. Sapendo inoltre che le capacit termiche massiche si mantengono costanti, possiamo utilizzare le equazioni 15-11 e 15-11'.
fl.u

= u2 -

u 1 = cv(T2 - T1)

M= h2 - h 1 = cp(T2 -

= 0,7165 kJ/(kg-K) (850 K - 300 K) = 394,1 kJ/kg


T1) = 1,0035 kJ/(kgK) (850 K- 300 K) = 551 ,9 kJ/kg

..,..
<11111

b) Dalla TabellaA.8 si ricava, alle diverse temperature assegnate:


300 K

u 1 = u 300 = 214,09 kJ/kg

hl= h 300 = 300,19 kJ/kg

800K

u800 = 592,34 kJ/kg

h800 = 821 ,94 kJ/kg

900K

u900 = 674,63 kJ/kg

h900 =932,94 kJ/kg

Il valore dell'energia interna (come pure quello dell 'entalpia) a 850 K si ricava per interpolazione
lineare dei valori di u a 800 e 900 K nel seguente modo:
u2

= Usso = Usoo + u 900

- Ugoo

50

= 592,34 kJ/kg + 674,63 kJ/kg -

592,34 kJ/ kg 50
100

100
h

= h850 = h800 + h

900 -

hsoo 50

l 00

= 633,5 kJ/kg

= 821,94 kJ/kg + 93294 kJ/ kgl 00


- 821 94 kJ/kg 50 = 877 4 kJ/k
,
g

La variazione di energia interna fl.u e di entalpia fl.h e perci:


fl.u

=u

2 -

u 1 = 633,5 kJ/kg- 214,09 kJ/kg = 419,4 kJ/kg

fl.h = h2- hl= 877,4 kJ/kg- 300,19 kJ/kg = 577,2 kJ/kg

Commenti

Il primo metodo semplificato (a) sottostima l'energia interna oppure l'entalpia rispetto al secondo
metodo (b), pi corretto di un valore percentuale pari a:
fl.u. - fl.ub
= 394,1 kJ/kg - 419,4 kJ/ kg lOO = _ %
100
6
fl.ub
419,39 kJ/kg
fl.h, - fl.hb 100
fl.hb

= 551,9 kJ/ kg -

577,2 kJ/ kg 100


577,2 kJ/ kg

= -4 4%
,

I.: errore che si commette nell'assumere delle capacit termiche costanti (definizione di gas perfetto)
ancora accettabile quando l'intervallo di temperatura inferiore a 500 K.

12
CAPITOLO 15- TE RMODINAMICA

15.9

Secondo principio della termodinamica


Il primo principio della termodinamica non stato dimostrato sulla base di alcuni semplici esperimenti n stato derivato da qualche altra considerazione fondamentale: esso stato semplicemente enunciato e la sua validit risiede nel fatto che non si sono ancora scoperte contraddizioni sostanziali a tale principio. In modo analogo si affrontato il secondo principio: anche
in questo caso la validit del principio sta nel fatto che non si sono fino a ora evidenziate delle
sostanziali violazioni che lo contraddicano.
Il primo principio della termodinamica fornisce un bilancio energetico; sostanzialmente ci
garantisce l'impossibilit di produrre energia meccanica senza la simultanea diminuzione di
un'altra energia suscettibile di trasformazione (ad esempio il calore): l'energia non pu essere
n creata (impossibilit del moto perpetuo di prima specie) n distrutta. Ogni processo pu tuttavia essere idealmente ripercorso in senso inverso senza violare il primo principio. Tale possibilit negata dal secondo principio, che afferma che alcuni processi non possono avvenire.
Di fatto l'esperienza ci dice che, mentre alcuni processi avvengono in modo naturale, altri processi possono aver luogo soltanto sotto l'azione di forze esterne. Possiamo citare esempi di
natura meccanica, chimica e termica:
l. un gas si pu espandere liberamente, ma in natura non possibile osservare una compressione libera;
2. l'idrogeno e l'ossigeno possono reagire per formare l'acqua ma l'acqua non si dissocia naturalmente per formare idrogeno e ossigeno;
3. una tazza di cioccolato caldo si raffredder fino alla temperatura ambiente, mentre del cioccolato che si trovi alla temperatura ambiente non diventer caldo in modo naturale.
Il secondo principio della termodinamica fornisce una guida per determinare la direzione naturale dei processi.
La termodinamica classica non ci spiega per quale motivo la natura mostra una diversa preferenza per stati diversi in quanto si limita alla constatazione sperimentale, a livello macroscopico,
di fatti di carattere generale e li innalza a principi che divengono la base per lo sviluppo successivo della teoria. Una spiegazione pu attenersi solo dall'approccio microscopico, cio a
livello molecolare, per cui si riconosce che i diversi stati hanno una diversa probabilit di esistenza e l'evoluzione osservata non altro che il passaggio da stati meno probabili a stati pi
probabili. Se ad esempio agitiamo un barattolo contenente delle sferette rosse e verdi, si otterr,
partendo da una separazione netta dei due colori (ad esempio, in alto le sferette rosse e in basso
le sferette verdi), una miscela sempre pi uniforme dei due colori, mentre sar altamente
improbabile, praticamente impossibile, effettuare il processo inverso.
Ci sono diverse enunciazioni del secondo principio (Clausius, Kelvin-Planck), tutte pi o meno
equivalenti nell'affermazione che non possibile trasformare in energia meccanica il calore fornito da una sorgente senza produrre qualche ulteriore cambiamento nel sistema o nell'esterno
(impossibilit del moto perpetuo di seconda specie). Partendo da questi enunciati si pu arrivare a dimostrare l'esistenza di una funzione di stato, l'entropia s, guida che misura la preferenza della natura per alcune trasformazioni. La variazione infinitesima di entropia massica ds
[kJ/(kg-K)] definita come rapporto tra l'incremento 8q [kJ/kg] di calore massico entrante(+)
oppure uscente (-) e la temperatura assoluta T [K] del sistema in una trasformazione reversibile. Da qui, si pu ricavare il calore q scambiato durante la trasformazione ideale (reversibile)
integrando il prodotto della temperatura assoluta T per la variazione di entropia ds.
ds

= loql
T

..

revers1b1le

=>

f Tds ='q'

reversibile

15-13

Volendo tener conto delle trasformazioni reali, la variazione di entropia massica !J.s =s 1 - s 2 , tra
lo stato iniziale l e lo stato finale 2 della trasformazione, risulta maggiore, nella trasformazione
13
5.9- SECONDO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA

irreversibile ( il caso che si incontra nella realt), oppure uguale, nella trasformazione revere la temperatura T:
sibile, dell'integrale del rapporto tra il calore elementare scambiato

oq

=s

!:::.s

- s
2

~ f2oq

'

Di questa disuguaglianza, conseguente alle perdite proprie della trasformazione reale, si tiene
conto aggiungendo, al calore massico q scambiato dal sistema con l'esterno della 15-13, il calore
di irreversibilit che il sistema riceve per effetto del lavoro delle resistenze passive /w15.4:
15-14
La variazione di entropia !:::.s = s2 - s,, in una trasformazione reversibile che passa dallo stato iniziale l allo stato finale 2, si ottiene integrando la 15-13:
Lls

rloqT l
l

15-15

..

rcvembde

La soluzione dell' integrale richiede la conoscenza del legame che intercorre tra calore scambiato
e temperatura T. Si fornisca, ad esempio, in modo reversibile al sistema termodinamico il
calore massico 1q 2 = 600 kJ/kg alla temperatura costante T = 300 K; essendo la temperatura
costante, T pu essere portata fuori dall' integrale e la variazione di entropia data da:

oq

= fzl oq l

Lls

..

revers1bJle

= _!_ fzo = J!h_ = 600 kJ/ kg = 2 kJ/ (k


T

300 K

K)

I valori dell'entropia di un gas perfetto, alla temperatura T, si ricavano da tabelle che danno l'entropia massica, valutata rispetto a una temperatura di riferimento T0 , lungo una trasformazione
che viene effettuata alla pressione costante di 0,1 MPa: tale valore viene chiamato entropia dello
stato standard e viene indicato con s 0 (Tabella A. B). Occorre poi tener conto del rapporto tra la
pressione finale e la pressione iniziale della trasformazione in quanto a differenza di energia
interna ed entalpia, che dipendono dalla sola temperatura, l'entropia dipende da due variabili
di stato (ad esempio, temperatura e volume oppure temperatura e pressione). Cos l'entropia di
un gas perfetto in funzioni del rapporto delle temperature e del rapporto dei volumi oppure delle
pressioni data da
S2 -

S1

s, - s,

= Cv 1n( ~) + R ln( :~)

15-16

~ c, m( i,)- R ~ ~: )

15-16'

Introducendo la definizione di entropia (15-13) q = Tds nel primo principio (15-7) si ha:
Tds = du + pdv

15-17

Potendosi scrivere per un gas perfetto (15-11) du = cvdTe (15-2) p/T= Rlv, questa equazione, attraverso
i passaggi che seguono e tenendo presente la costanza di Cv ed R, permette di ottenere la 15-16.

. 15.4 lrreversibilit sono anche associate a tipici fenomeni dissipativi come, ad esempio, il mescola mento di due gas.
Nell'operazione di miscela di due gas diversi si ha infatti la diffusione di ciascun componente nell'altro, fenomeno
questo tipicamente irreversibile. La separazione delle molecole di un gas da quelle dell'altro gas non pu essere
realiuata seguendo a rovescio il processo di mescolamento, ma si deve far ricorso a una forza esterna al sistema.
~

14
CAPITOLO 15 - TERMODINAMICA

s2 -

s1 =

Cv

z dT

Jz dv
' v

+R -

s2

s 1 = Cv

In (

~ ) + R In ( ~: )

Analogamente, introducendo la definizione di entropia (15-13) 8q = Tds nell'espressione 15-9 del primo
principio, si ha:
Tds =dh - vdp
15-18
Avendosi per un gas perfetto (1 5-11 ') dh = cPdT e (15-2) v/T = Rlp, questa equazione, attraverso i passaggi
che seguono e tenendo presente la costanza di cP ed R, permette di ottenere la 15-16'.
ds =c dT + Rdp
P T
p

s2

s, = cP

z dT
fz dp
f1 - T + R 1 -p

Determinare la variazione di entropia dell'azoto, considerato un gas perfetto, in una trasformazione definita da una variazione di temperatura da 300 a 600 K, mentre la pressione scende da 465 a 350 kPa.

'Soluzione

.-\pplichiamo l'equazione 15-16':

~s = s

2 -

s=
1

cP In (

~) - R In(;:)

Essendosi considerato l'azoto un gas perfetto, la capacit termica cP rimane costante, con valore pari a
TabellaA.6): cP= 1,0416 kJ/(kg-K); la costante dell'azoto vale inoltre (TabellaA.6) R =0,2968 kJ/(kg-K).
~s

600K) -0,2968 kJ/(kgK) In (465 kPa) = 0,637 kJ/(kgK)


= 1,041 6 kJ/(kgK) In ( 300 K

350 kPa

Si pu anche calcolare la variazione di entropia come differenza tra i due valori di entropia dello stato
standard alle due temperature T2 = 600 K e T,= 300 K (TabellaA.8 relativa all'aria a bassa pressione):
s~ 2

= 3,2223 kJ/(kgK)

s~ 1

=2,5153 kJ/(kgK)

::on l'avvertenza di aggiungere il termine- R lnp2 /p 1 della 15-16', per tener conto della variazione di

pressione:
S2 -

S1

= (st - s~,) - Rln(;:)

s 2 - s 1 = (3,2223- 2,5153) kJ/(kg-K) - 0,2968 kJ/(kgK)ln(

465
kPa)
350 kPa

= 0,623 kJ/ (kgK)

15.10 , Pl~grammi termodinamici


I diagrammi termodinamici vengono impiegati per descrivere l'evoluzione del fluido di lavoro
all'interno del sistema termodinamico. Si visto che, nel diagramma pressione- volume massico p-v, l'area sottesa alla trasformazione rappresenta il lavoro massico 1/ 2 scambiato (Figura
15.3). Il diagramma entropico, avente in ascisse l'entropia massica se in ordinate la temperatura assoluta T, consente invece di risalire al calore massico scambiato 1q 2, misurato dall'area
sottesa alla trasformazione reversibile (Figura 15. 6) .
15
3.10 - DIAGRAMMI TERMODINAMICI

~0~-<S>'l>i..,o~l:,/ 2 l q 1rcvcrsibile = Td~


2

1 2

~~?>"' ~i>~e.

~..;"'__,7

Fig. 15.6 - Dalla definizione elementare di entropia ds =

_/"

-t--t-- dA = Tru

joqtTj ..

ottiene il calore elementare scambiato nella trasformazione reversibile

rc ..e~tbtle

(15-13) si

joq jreven:btle
.. = Tds.

L'area infinitesima dA= Tds sul piano temperatura- entropia T- s rappresenta


quindi il calore q. La somma delle aree infinitesime dA = Tds equivale all'opera-

j1q2 j .. = f Tds,
2

zione di integrazione
s

revcrstbtle

trasformazione reversibile l

che d il calore scambiato durante la

2.

I diagrammi pi utilizzati sono quelli in cui l'entalpia massica h una delle due coordinate. Il diagramma di Mollier, in ricordo di Richard Mollier che fu il primo a proporlo, una rappresentazione del processo sul piano h- s: entalpia massica h sulle ordinate ed entropia massica s in
ascisse; viene anche chiamato diagramma entalpico. Pur essendo simile al diagramma entropico,
il diagramma di Mollier non esprime pi il calore scambiato attraverso la lettura dell'area sottesa alla trasformazione. Nel caso degli impianti frigorigeni viene comunemente utilizzato il diagramma pressione - entalpia massica p -h, in cui questa volta l'entalpia figura in ascisse.

Trasformazioni del gas perfetto nel sistema chiuso

15.11

15.11.1

Generalit
Nel sistema chiuso le equazioni che caratterizzano le trasfo rmazioni a temperatura
costante (isoterma), a pressione costante (isobara) e a volume costante (isocora) si ottengono dall'equazione di stato del gas perfetto
(1 5-2) ponendo costante o la temperatura T o
la pressione p oppure infine il volume massico v (Figura 15. 7) . Le equazioni del primo
(Paragrafo 15. 7) e del secondo principio della
termodinamica (Paragrafo 15.9) consentono
di ricavare le espressioni del lavoro e del
calore scambiati nonch quelle delle variazioni di energia interna, entalpia ed entropia153. Queste espressioni sono elencate nelle
Tabelle A .13 dell'Appendice.

300
250
200
ISO

100
50
lO

Fig. 15.7 - Superficie p-v-T per l'aria allo stato di gas perfetto, che
segue quindi l'equazione pv =RTconR =0,287 kJ/(kgK) dalla Tabella
A.6. I colori individuano le seguenti trasformazioni:
- rosso, le isoterme rappresentate da iperboli;
- blu, le isobare come linee parallele alle ascisse;
- verde, le isocore come linee parallele alle ordinate.

La trasformazione reversibile del gas perfetto


in cui non viene scambiato calore con l' esterno (ad iabatica) anche isentropica, cio
a variazione nulla di entropia per la 15-8, ed
caratterizzata dall'equazione:

pvY =costante = p ,vr = P 2vJ

(A-36) 15-19

Di particolare interesse, in quanto molto


spesso le trasformazioni dei gas seguono questa legge, la politropica, trasformazione nella quale avviene uno scambio di calore tale da
poter essere rappresentato dall'equazione:

pvn = costante = p 1v:' = p 2v2'

(A-52) 15-20

16
CAPITOLO 15 - TERMODINAMICA

_,._

.....

Il Il

Il

::: ==

:::

Il
:::

8 c
Il

:::

Il

s
Fig. 15.8 - Assegnando opportuni valori all'esponente della politropica si ottengono tutte le trasformazioni del
gas perfetto: isoterma (n= 1), isobara (n.= 0), isocora (n= oo) e isentropica (n= y).

E~mpio l ~:j. .fsoterma


I.:in ;:nassa di aria m == 2 kg contenuta in un cilindro di volume V1 = l ,8 m3 alla temperah1ra T1 = 298 K.
.ar..l \iene compressa lentamente da uno stantuffo fino a un volume V2 = 0,7 m3 La trasformazione pu
essere considerata un 'isoterma (T1 = T2 =T), in quanto, trattandosi di una compressione lenta, esiste un
~suffi ciente

~a

!m3

perch la temperahlra del gas uguagli la temperahlra della parete del cilindro attraverso
scambiata sotto forma di calore. Calcolare il calore scambiato 1Q 2 durante la trasfonnazione.

trasformazione isotermica (formula A-6 dell'Appendice A.J3) il calore scambiato per unit di
q1 uguale al lavoro 1/ 2 ed dato da:

V/m

= RTln _t_ = RT In - 2~/m


v1

V
07m
= RT In _t_
= 0,287 kJ/(k.gX) x 298 K x In-'-- =

Il';

1,8 m~

- 80,78 kJ/kg

~ R = 0,287 kJ/(kgX) la costante dell 'aria ricavata dalla TabellaA.6. Il calore complessivo scamllar.1 Q2 vale:
1Q2 = m 1q2 = 2 kg x(- 80,78 kJ/kg) =- 161 ,56 kJ

segno negativo indica che il calore esce dal sistema, viene cio ceduto dal gas alle pareti del cilindro.

~ kg

di argon sono contenuti in un cilindro chiuso da uno stanruffo alla pressione p 1 = 700 kPa e alla
T1 =400 K. L: argon viene fatto espandere fino alla pressione p 2 == 100 kPa in una trasforRUlone adiabatica reversibile. Calcolare il lavoro fatto dall'argon durante l'espansione.
~rarura

t.r. oro per unit di massa si calcola con la formula A-45 dell'Appendice A.J3:
l

- R(T; -T;)
r-1

l 2-

Selli TabellaA.6 si leggono la costante dell'argon R = 0,208 kJ/ (kgK) e il rapporto tra le capac it masscl:<! r = l ,667. La temperahlra finale T2 si ricava con la A-39 del!'AppendiceA.J3:

T.2

= T.1 [ Pz ]
p1

<r -t)tr

= 400 I(

[ 1OO kP A ] (1,667 -1)11.667


700 kPA

= 184 K
17

l = 0,208 kJ/(kgK)(400 K -184 K) =


kJ/ k
67 4
2
l 667 -l
'
g

'

Il lavoro 1L 2 fatto da tutta la massa di gas vale:


1L 2 = m1/2 = 2 kg x 67,4 kJ/kg = 134,8 kJ

Esempio 15.7

Politropica

Nel cilindro di un motore Diesel viene compressa dell 'aria dalla pressione p 1 = 0,1 MPa e dalla temperatura T1 = 300 K fino alla pressione p2 = 4,42 MPa. La trasformazione pu essere approssimata con
una politropica avente per esponente n= 1,35. Si chiede di:
a) determinare la temperatura T2 alla fine della compressione;
b) calcolare il lavoro scambiato 1/2 ;
c) calcolare il calore scambiato 1q2;
d) tracciare, in modo qualitativo, il diagramma sul piano pressione-volume e temperatura-entropia.

a) La temperatura si determina con la A-55 dell'AppendiceA.J3:

[
= Pz
I;
P!

_1.

](n-I)/n

::}

](n-I)/n

T2 = I; [ - 2
P1

= 300 K

[ 4,42 MPa](l,35-l)/1,35
0,1 MPa

= 800,3 K

b) Il lavoro scambiato 1/2 dato dalla A -58 (AppendiceA.13) con la costante dell'ariaR = 0,287 kJ/(kgX)
che si legge sulla TabellaA.6 dell'Appendice:

l = R(I; - T2 ) = 0,287 kJ/(kgK)(300 K- 800,3 K) = _


kJ/k
410 25
n- l
l 35 - l
'
g

1 2

'

Il lavoro negativo in quanto viene fatto dallo stantuffo sull 'aria, entra cio nel sistema (convenzione
del Paragrafo 15. 7).
c) Il calore scambiato 1q2 si determina con la A-63 in cui figura la variazione di energia interna e una frazione che rappresenta il lavoro 1/ 2, gi calcolato nella risposta precedente. La variazione di energia
interna si calcola con la 15-11, in cui si pone la capacit termica massica dell'aria cv= 0,7165 kJ/(kgX)
letta nella Tabella A. 6.
u 2 - u, = Cv(T2 - T,) = 0,7165 kJ/(kg-K) [800,3 - 300] K = 358,46 kJ/kg
1q 2 = (u2 - u,) + 112 = 358,46 kJ/kg - 410,25 kJ/kg = -5 1,79 kJ/kg
d) Nella Figura 15.9 rappresentato l'andamento della trasformazione nei piani p-v e T-s.

T[K]

p(MPa]
2

800,3

4,42
300

0,1
lq2

= - 51,79 kJ!kg
s (kJ/(kg K)]

112 = 4 10,25 kJ/kg


v (mlfkg]

Fig. l 5.9 - Compressione politropica deli' Esempio 15. 5 sul piano pressione-volume e temperatura-entropia.

18
CAPITOLO 15 - TERMODINAM ICA

15.11.2

Dettagli

La rappresentazione (Figura 15.1 O) della trasformazione reversibile viene fatta su diagrammi

p-v e T-s: l'area sottesa rappresenta rispettivamente il lavoro

I pdv e il calore scambiati I Tds.

Nel caso di trasformazioni irreversibili, l'area sottesa alla trasfonnazione non ha pi alcun significato; non rappresenta quindi il lavoro oppure il calore scambiati. Possiamo infatti conoscere
solo gli stati iniziale e finale della trasformazione irreversibile, ma non siamo pi certi dello stato
esatto attraverso il quale passa il sistema durante la trasformazione; per questo motivo le trasformazioni irreversibili vengono rappresentate con una linea tratteggiata.
I..:isoterma T= costante= T1 = T2 (TabellaA.l3.1 dell'Appendice) caratterizzata dall'equazione
p v = costante =p 1v 1 = p 2v2, ottenuta ponendo la temperatura costante pv = RT n eli' equazione del
gas perfetto. La curva che rappresenta pv = costante un ramo di iperbole equilatera nel piano
p - v (Figura 15.11-a) e un segmento di retta orizzontale nel piano T-s (Figura 15.10). In un gas
perfetto sia l'energia interna u che l'entalpia h sono funzioni soltanto della temperatura T; ne
segue che, se la temperatura rimane costante (T1 = T2) , non si pu verificare alcuna variazione
n dell'energia interna (15-11) n dell'entalpia (15-11'). Essendo nulla la variazione di energia
interna, per la 15-6 il calore scambiato uguale al lavoro (A-4).

..

''

''

..

' ', 2

Tds

..

Fig. 15.10 - Trasforn1azioni reversibili e irreversibili su diagrammi p-v (pressione-volume) e T-s (temperaturaentropia). e area sottesa si calcola con gli integrali (lavoro scambiato) e (calore scambiato); i limiti di integrazione sono lo stato iniziale l e lo stato finale 2 della trasformazione.

Il lavoro scambiato 1/ 2 si calcola sostituendo la pressione generica p= (p, v 1)/v, che si ricava dall'equazione di base dell ' isoterma, nell'espressione del lavoro 15-5. Si ricorda poi la 15-2 pv = RTche, nel caso
dell'isoterma T1 = T2 =T, divienep 1v 1 =RT1 = RT.
1/ 2

v = RT In _1_
v
= J2pdv = J2-p 1v- 1 dv = p 1v 1J2-dv = p 1v 1 In _1_
l

v1

v1

Ma, per quanto detto prima, il lavoro scambiato / 2 nella trasformazione isoterma uguale al calore 1q 2 .
Inoltre, tenendo sempre presente l'equazione di base dell' isoterma p 1v1 = p 2v2, si pu sostituire al rapporto
dei volumi quello delle pressioni vzlv1 = p / p 2

A-6

A -7

I..:isobara p= costante= p 1 =p 2 (Tabella A.13.2) caratterizzata dall'equazione (v / T) =


costante= (v/ T1) = (v2/ T2), ottenuta ponendo la pressione costante nell'equazione pv = RT. Sul
piano p-v un segmento di retta parallela all ' asse delle ascisse (Figura 15.11-b), mentre sul
piano T-s una curva di pendenza inferiore a quella della curva della trasformazione a volume
costante (Figura 15.11-c). Rimanendo invariata la pressione durante la trasformazione, il calore
scambiato uguaglia la variazione di entalpia (15-10).

19
15.11 -TRASFORMAZIONI DEL GAS PERFETIO NEL SISTEMA CHIUSO

Pz

Pt

vl

vz

vz

l.
0

P2

- -r

P1

-------- - ' l
: Area sottesa nulla

(])

2
P2

vl = v2

tget = - dT'

d' '"00"
T tget = - dT '
P
ds p = cost

vl

T
Tz

--- -- -- -- 2

Tl

--- -- --- -

--~
'
''
'
'

:
l
P1 - - - - :--- - - --- -- -- l

'

'
v2

l
: Area sottesa nulla

VI

S1 = S2

Fig. 15.11 -Trasformazioni del gas perfetto:


a) isoterma nel piano p-v;
b) iso bara nel piano p - v;
c) isobara (curva blu) e isocora (curva verde) nel piano T- s;
d) isocora nel piano p-v;
e) adiabatica nel piano p-v;
f) adiabatica nel piano T-s.

Le espressioni delle tangenti alle curve a volume costante (quindi dv= O) e a pressione costante (quindi dp =O)
della Fig. 15.11-c si giustificano sulla base delle equazioni 15-17 e 15-18:

~:1>=<~1

= du + pd v = CvdT + pdv

:::}

(dv = O)

:::}

Tds

= CvdT

:::}

Tds = du + pdv = cPdT + vdp

:::}

(dp =O)

:::}

Td s = cPdT

:::}

Td s

~:Lcost

T
Cv
T
c"

All'equazione 1q2 = h 2 - h 1 (15-10, A-17), che nel caso di una trasformazione con capacit termica massica costante diviene 1q2 = c P (T2 - T1) (15-11', A-18), si pu anche arrivare considerando l'equazione q = dh- vdp (15-9) che, per dp =O (trasformazione a pressione costante),
d q=dh.
~o
CAPITOLO 15 - TERMODINAMICA

Il lavoro scambiato J2 si calcola ponendo nella 15-5 p= costante e sostituendo il prodotto pv con
il termine RT dell'equazione di stato 15-2.

J 2 = J; pdv =p J; dv= p (v2 -

v1 ) = R(T2 -

~)

A-15, A-16

Visocora v= costante= v 1 = v2 (TabellaA.J3.3) caratterizzata dall'equazione (p / T)= costante


= (p 1l TJ = (p/ T2), ottenuta ponendo il volume costante nell'equazione pv = RT. Sul piano p - v
un segmento di retta parallela all'asse delle ordinate (Figura 15.11-d), mentre sul piano T-s
una curva di pendenza maggiore di quella della curva della trasformazione a pressione
costante (Figura 15.11-c). Il lavoro scambiato nullo come risulta dal diagramma della Figura
15.11-d in quanto non vi variazione di volume (dv= 0). Essendo nullo il lavoro scambiato, la
variazione di calore uguaglia la variazione di energia interna 1q 2 = u 2 - u 1 (15-6, A-29), che a
sua volta, per la 15-11, pu essere espressa in funzione della differenza dl temperatura
1q 2 = Cv(T2 - T 1) (A-30).
V adiabatica una trasformazione senza scambio di calore con l'esterno (q = 0). caratterizzata dali' equazione pvr = costante = p 1v 1r = p 2v2Y dove y, costante, il rapporto tra la capacit termica massica a pressione costante e la capacit termica massica a volume costante (15-12'). Sul
piano p-v una curva esponenziale (Figura 15.11-e), mentre sul piano T-s un segmento di retta
parallelo all'asse delle ordinate (Figura 15.11-f) poich, non essendoci scambio di calore con
l'esterno ed essendo il processo reversibile, (15-15) ds =O. Essendo nulla la variazione di entropia, l'adiabatica reversibile una trasformazione isentropica (Tabella A.l3. 4). Posto uguale a zero
il calore scambiato con l'esterno nell' equazione del primo principio 1q2 - 1/ 2 = u2 - u1 (15-16),
il lavoro della trasformazione risulta uguale alla variazione dell'energia interna con il segno cambiato: / 2 =- (u2 - u 1) (A-42).

Il rapporto delle temperature TziT, si pu esprimere in funzione del rapporto dei volumi massici vJv2
ponendo la variazione di entropia uguale a zero nella 15-16 e poi facendo uso delle 15-12 e 15-12'.
Operando in modo analogo sulla 15-16' si esprime il rapporto delle temperature in funzione del rapporto
delle pressioni P/P 1
S2 -

S1

=Cv In

=>

(i)+
T

ln - 2
(

T;

R ln (

= -

:~) ~

CP Cv

Cv

=>

v,
v
v
ln -=- =- (y -l) In - 2 = In - 2
( vt )
( vl
( vl )

i (~~ )-r-

-~- D

T2 = ~
T; ( v2 )

(y - 1)

A-38

(y - 1)

A-39

Il lavoro si ricava sostituendo la pressione ricavata dali' equazione di base dell ' isentropica pvY = costante
(A-36, 15-19) nella 15-5. Si ottiene un'espressione in cui figura il rapporto delle temperature T/ T1, che
a sua volta pu essere esplicitato in funzione del rapporto dei volumi v/ v2 oppure delle pressionip/ p 1
con la A-38 o la A-39 ricavate sopra.
2
2
2
J z(costante) d v = costanteJ2 -dv = costante lv- r+l 1 = costante lv-rv1
/
=
pd
v
=
1 2
1
1
vY
1 vY
-y + l 1
l - y 1

--"p--v
1/

2 = costante

costante
1- y

~===--

A-44, A-45

21
15.1 1 -TRASFORMAZIONI DE L GAS PERFETIO NEL SISTEMA CHIUSO

lnp

Fig. 15.12- In coordinate logaritmiche In p e In v l'equazione


della politropica pv" =costante rappresentata da un segmento di retta di pendenza pari all' esponente della politropica: -(bi a ) = - n. Ris ulta infatti In p v " =In p+ In v" =
= lnp + n In v = In (costante); posti y = In p, x = ln v e
cost = ln (costante), si pu scrivere: y + n x = cost =}
y = cost- n x, equazione che rappresenta una retta.

La politropica una trasformazione reversibile 15 5


nella quale avviene uno scambio di calore tale da poter
essere rappresentata dall'equazione pvn = costante =
p 1v 1" =p 1v 2" dove n, costante, l'esponente della politropica (Tabella A .J3.5). di particolare interesse in
quanto molto spesso le trasformazioni subite dai gas
seguono questa equazione: ne un esempio l'espansione dei gas combusti nel cilindro di un motore alternativo. In un diagramma che ha come coordinate il
logaritmo naturale di pressione e volume massico, l'equazione della politropica viene rappresentata da una
retta di pendenza uguale ad n, esponente della politropica (Figura 15.12).

Sostituendo l' esponente n della politropica all'esponente y dell'adiabatica, si possono riscrivere le


espressioni del rapporto delle temperature in funzione del rapporto dei volumi o delle pressioni di una
politropica. Il lavoro risulta cosi:
l - R(T.. - Tz) - (pzvz - p,vl)
A-58, A-59
1 2 n- l
l -n
Il calore scambiato in tma trasformazione politropica si ottiene dal primo principio 1q 2 (15-6), tenendo presente l'espressione della capacit termica a vohune costante 15-12':

1/ 2

= u2 - u 1

15.5 L'aggettivo reversibile, che accompagna la definizione di una trasformazione politropica, e comune a tutte le
letterature; si citano, ad esempio, i Paragrafi 7. 10 di J. Van Wylen e R.E . Sonntag, Fundamenta/s of Classica!
Thermodynamics, John Wiley, 1976, e il Paragrafo 3.7.2 di F.W. Schmidt, R.E. Henderson e C.H. Wolgerriuth,
lntroduction to Thermal Sciences, John Wiley, 1984). La politropica viene anche definita come quella t rasformazione per cui la capacit termica massica rimane costante lungo tutta la t rasformazione.

Vapplicazione del principio di conservazione dell ' energia ad un sistema termodinamico


chiuso stabilisce che, nel passare dallo stato iniziale l allo stato finale 2 della trasformazione,
la somma algebrica dello scambio di calore 1q 2 [kJ/kg] e dello scambio di lavoro 112 [kJ/kg]
uguale alla variazione di una propriet di stato del sistema, l'energia interna che vale u 1 nello
stato l ed u2 nello stato 2: 1q2 - J2 = u2 - u 1
Per convenzione, si assume positivo il calore entrante e negativo il calore uscente dal sistema;
il contrario avviene per il lavoro che positivo quando esce dal sistema e negativo se entra . Il
lavoro massico espresso dall'integrale del prodotto della pressione per la variazione di
volume massico: 112

pdv . Introdotta l'entalpia h = u + pv, propriet dello stato del sistema

come l'energia interna, il principio di conservazione dell' energia, nel caso di una trasformazione a pressione costante del sistema chiuso, si scrive 1q2 = h2 - h 1

22
CAPITOLO 15 - TERMODINAMICA

Il bilancio energetico, ripreso dal primo principio della termodinamica, garantisce l' impossibilit di produrre energia meccanica senza la simultanea diminuzione di un'altra energia, come
il calore, suscettibile di trasformazione. Ogni processo pu tuttavia essere ripercorso in senso
inverso senza violare il primo principio. Tale possibilit negata dal secondo principio che
afferma che alcuni processi non possono avvenire. La guida offerta dal secondo principio per
determinare la direzione naturale dei processi rappresentata da una funzione di stato, l'entropia s [kJ/(kg-K)], che nella trasformazione reale (irreversibile) viene definita dall'integrale di Tds uguale al calore massico q scambiato dal sistema con l'esterno pi il calore di irreversibilit /w che il sistema riceve per effetto del lavoro delle resistenze passive:

JTds = q + /w.

Nel diagramma pressione-volume p-v, l'area sottesa alla trasformazione rappresenta il lavoro
J2, mentre nel diagramma temperatura-entropia T-s l'area sottesa il calore 1q2 I diagrammi
termodinamici pi utilizzati sono quelli in cui l'entalpia h una delle due coordinate.
Per un gas perfetto, quel gas cio che segue l 'equazione pv = RT, l' energia interna e cos pure
l' entalpia risultano funzioni della sola temperatura. La capacit termica massica [kJ/(kgK)]
assume un valore costante per ciascun gas perfetto: la capacit termica a volume costante cv,
definita dalla relazione u 2 - u 1 = c/_T2 - T1), funzione della variazione di energia interna;
la capacit termica a pressione costante cP, definita da h2 - h 1 = cp(T2 - T1), funzione della
variazione di entalpia. Le capacit termiche sono legate alla costante del gas R dalla relazione
cp- Cv= R; r= e/ cv il loro rapporto.
Nel sistema chiuso le equazioni che caratterizzano le trasformazioni a temperatura costante
(isoterma), a pressione costante (isobara) e a volume costante (isocora) si ottengono dall 'equazione di stato del gas perfetto ponendo costante rispettivamente temperatura T, pressione
p e volume massico v. I.:isentropica, trasformazione reversibile del gas perfetto quando non
viene scambiato calore con l'esterno (adiabatica), definita da pvr = costante =p1v t= p 2v[.
Molte trasformazioni dei gas seguono la politropica, trasformazione rappresentata dall'equazione pvn =costante = p 1vr = p 2v~', con n costante.

15.1 Calcolare il calore scambiato 1Q2 durante una trasformazione di un sistema termodinarnico chiuso in cui viene scambiata una quantit di lavoro 1L2 = 40 kJ con una variazione di
energia interna t).U = U2 - U1 = 660 kJ. Sapendo che l'energia interna iniziale vale U1 = 200 kJ,
calcolare l'energia interna finale

u2.

15-6:

1Q2 -

1L 2

= 1L2 + t).U = 40 kJ + 660 kJ = 100 kJ


U2 = U1 + t).U = 200 kJ + 660 kJ = 860 kJ

= U2 - U1 = t).U

U2 - U1 =t).U

==>

==>

1Q2

15.2 Assumendo una capacit termica costante (Tabella A.6), calcolare la variazione di
entalpia massica !).h di idrogeno, elio, aria ed argon quando vengono scaldati da T1 = 300 oc
a T2 = 800 C.
15-11':

t).hidrogeno

= h2 -

h 1 = 14,2091 kJ/(kgk) X 500 K = 7 104 kJ/kg

t).helio

= 5, 1926 kJ/(kgk) X 500 K = 2596 kJ/kg

t).haria

= 1,00351 kJ/(kgk) X 500 K = 502 kJ/kg

t).hargon

=0,5203 kJ/(kg k) X 500 K =260 kJ/kg

23
ESERCIZI RISOLTI

~ 15.3 Calcolare la massa m d'aria contenuta in un cilindro di volume V1 = l m 3 alla pressione

T1 = 600 K. Sapendo che l'aria viene fatta espandere in modo


reversibile in condizioni isoterme fino alla pressione p 2 =O, lMPa, calcolare calore massico 1q2 ,
lavoro massico 112, quantit di calore 1Q2 e lavoro 1L2 scambiati nella trasformazione.

p 1 = 4 MPa e alla temperatura

p1~ = mRT; ~

15-3, TabellaA.6:

A-7:

m=

~i = 0,~8~ ~~;(~::): 6~; K = 23,228 kg "" 23,2 kg


1

1 =1q2 = RT; ln(l!J...) = 0,287 kJ/(kg-K) x 600 K In( MPa ) = 635,2 kJ/ kg
P2
0,1 MPa

1 2

l= L/m oppure q = Q/m


~
L = ml ~
IL2 = IQ2 = 635,2 kJ/kg x 23,2 kg = 14.736,64 kg

Paragrafi 15.5:

~ 15.4 Calcolare il lavoro

1L 2 necessario per riempire di gas un pallone di raggio r = 11 m,


sapendo che il volume iniziale del pallone praticamente nullo (V1 = O) e che la pressione interna
p viene mantenuta sostanzialmente uguale alla pressione atmosferica esterna di l Ol ,32 kPa.

A-15:

1 = p(v1 - v 1);

12

l= L/m;

v= V/m;

V2 =

4
31tr

4
= ) x

1t

x (11 m) 3 = 5575,3 m 3

1 ~ = mp (~ - ~)=p (V ~) = 0,10132 MPa x (5575,3 m


2 -

O) = 564,9 MJ

~ 15.5 Le condizioni iniziali dell'aria, contenuta in un cilindro, sono caratterizzate dalla pres-

sione p 1 = l 00 kPa, dalla temperatura T 1 = 500 K e dal volume di V1 = l Om 3 . Calcolare le condizioni finali di temperatura T2 e pressione p 2, qualora il volume dell' aria venga ridotto fino
V2 = l ,5 m 3 seguendo una trasformazione isobarica oppure iso termica oppure politropica di
esponente n= 1,33 oppure infine adiabatica.
A-13:

T;

5
m
r;(~) = 500 K x ( 110m

V1

= 75

K;

p1

= p 1 = l 00 kPa

=p (vv) =100 kPa x(10m


-=666,7 kPa;
1,5 m
3

A-2:

p2

---l.

T1 =T; = 500 K

V1 n
)

,33
10m )1
=100 kPa x -=1246,8 kPa
1,5 m
(

A-52:

p1

=p

A-54:

T1

=T

A-36:

P2

=P1 (~)r
=100 kPa x(lO
m:) =1423,9 kPa
v
1,5 m

1( -

v2

1(

~)
v2

n -1

3)0,33
=500 K x 1,5
lO m
=935,1 K
m
(

.4

A-38:

T2

=T;(~)r-I
=500 K x(lO
m:)= 1423,9 K
v
1,5 m
2

24
CAPITOLO 15 - TERMODINAMICA

~ 15.6 La pressione e la temperatura iniziali di una massa d 'aria m= 0,1 kg, contenuta in un
cilindro, valgono rispettivamente p 1 = 100 kPa e T1 = 300 K. Varia viene compressa secondo
una politropica di esponente n= 1,246 fino a raggiungere un rapporto tra volume iniziale e
volume finale v/v2 = 8. Calcolare il lavoro scambiato J2, la temperatura finale T2, l'energia
interna per unit di massa iniziale u 1 e finale u2 e il calore scambiato 1Q2

l = RT; [l _

A-60, TabellaA.6:
l= L/m

1L 2

qz

'

= mJ2 = 0,1 kg x(- 233,75 kJ/kg) =- 23,4 kJ

ju j300 K = 2 14,09 kJ/kg;

TabellaA.8:

(..!i)n
-t]= 0,287 kJ/l (kg-K)
x 300 K [l _ 80,246] = _ 233 75 kJ/ k
v
246 - l
'
g

~ T,(:: ~ 300 K x 8'" ~ 500 K

T,

A-63:

n- l

r'

=::}

A-54:

1 2

ju j500 K = 359,53 kJ/kg


2

= (u - u) + R(T;- T2 ) = (359 53 -2 14 09) kJ/ k + 0' 287 kJ/(kgK) x (300- SOO) K


2
l
n- l
'
'
g
l 246- l

q= Q/m

1Q2

=::}

= m 1q2 = 0,1 kg x(- 87,89 kJ/kg) =- 8,9 kJ

'

= -87 89 kJ/ k
'

= 173 kPa e alla


temperatura T1 = 300 K viene compressa da un pistone, secondo una politropica di esponente
n= 1,3, fino a raggiungere la pressione finale p 2 =600 kPa. Calcolare la massa d'aria m contenuta nel cilindro, il volume finale V2 , il rapporto tra i volumi iniziale e finale VJ V2, il lavoro
scambiato 1L 2, la temperatura finale T2, l'energia interna massica iniziale u 1 e finale u 2, il
calore scambiato 1Q2

~ 15.7 Varia contenuta in un cilindro di volume V1 = 0,5 m 3 alla pressione p 1

v;

v; = mRT;

m= p 1

p1

15-3, TabellaA.6:

RT;

1/n

A-56:

V=V.
=05m 3 x
2
1 ( l )
'
p2

A-54:

T2 =T.

A-60:

'l, ~ nR:l [l -

l (

l = L /m
TabellaA.8:

A-63 :

v;

v2

Il - l

( 173

= 300 K x
)

)1/1,3

kPa
600 kPa

r] ~

O,S m

0,287 kJ/

173 kPa x 0,5 m


= 10k
0,287 kJ/ (kg-K) x 300 K
' g

=05m 3 x(0288) 0769 = 0192m 3


'
'
'

)1 3-1
,

0,192m 3

= 300 K x 2 63 = 400 K
'

(~~3K) x 300 K [l - 2,6'' l ~ -95,27 kJ / kg

L = m 1l2 = l kg x (- 95,27 kJ / kg) = -95,27 kJ

=::}

1 2

ju 1j300 K = 214,09 kJ/ kg;

q = (u2 -u1 ) + R(T;- TJ


n- l

1 2

Paragrafo 15.5:

q= Q/m

u 1
l 2 400 K

= 286,19 kJ/ kg

214,09)kJ/ kg+ 0' 287 kJ/(kgK) x (300- 400) K


1,3 -l

=(286,19 -

= -23,57 kJ/ kg

Q2 = m ,q2 = l kg x(- 23 ,57 kJ/kg) =- 23,57 kJ

25
ESERCIZI RISOLTI

~ 15.8 Calcolare calore massico q e potenza termica Q da somministrare ad una massa d'aria
=20 kg contenuta in un recipiente rigido (il volume cio rimane costante) affinch, in un
tempo t = l 000 s, aumenti la propria temperatura del valore !1T = l 00 C.

A-30, Tabella A. 6:

q = Cv(T;-

1 2

~)

= Cvl1T = 0,7165 kJ/ (kgK)

.
m
20 kg
P= Q= mq= - q= --71,65 kJ/ kg

Paragrafo 15.5:

1000 s

100 K = 71,65 kJ/ kg

= 1,433 kW

di elio m= 4 kg alla pressione p 1 =4 MPa e alla


temperatura T1 = 300 K. Ali' elio viene fornita una quantit di calore 1Q2 = 800 kJ in un processo
a pressione costante (p, =p 2 =p). Si fa l'ipotesi di considerare l'elio un gas perfetto e di poter
assumere un valore costante della capacit termica massica cP, dato il modesto aumento di temperatura T2 - T 1 come si vedr con il valore di T2 Calcolare temperatura T2 e volume V2 nelle
condizioni finali nonch il lavoro 1L 2 ottenuto.
~ 15.9 In un cilindro contenuta una massa

TabellaA.6 - elio:

15-3:

pV

= mRT

= 2,077 kJ/(kg-K),
=>

V.= mR~
1
p

A-18:

cP = 5,1926 kJ/(kgK);

T;

=>

4 kg x 2,077 kJ/(kg K) x 300 K =O


m
63 3
4000 kPa
'

=~ +

'Q2
mcP

A-14:

= 300 K +

V=
V.1
2

~ 15.10 A una bombola di volume

800
kJ
4 kg x 5,19 kJ/ (kg K)

= 338,5 K

(T )=

338 5
O 63m3 x (
K) = O 71m 3
'
300 K
'

T.l

V = 0,05 m 3, contenente aria alla pressione p 1 = 20 MPa e

alla temperatura T1 = 300 K, viene sonuninistrata una quantit di calore ,Q2 = 837 kJ. La trasformazione un'isocora. Si fa l'ipotesi di considerare l'aria un gas perfetto e di poter assumere un valore costante della capacit termica massica cv, dato il modesto aumento di temperatura T2 - T, come si vedr con il valore di T2 . Determinare la massa m d'aria contenuta nella
bombola, l'energia interna iniziale u" la temperatura T2 e la pressione p 2 alla fine del processo.

TabellaA.6- aria:

15-3:

pV

TabellaA.8:

= mRT

= 0,287 kJ/(kgK),
1
=> m = p V =
R~

cv= 0,7165 kJ/(kg-K);


3

=>

u 2 = u 1 + 1Q 2
m
T = T. + u2
2

p2

= 11 61 k
'

u300 K = u 1 = 214,09 kJ/kg;

A -29:

A-26:

20 x 10 kPa x 0,05 m
0,287 kJ/ (kg-K) x 300 K

=p

(T

= 20 MPa x (

40

K)
300 K

Cv

= 214,09 kJ/ kg +
u,

837

kJ
11 ,6 1kg

= 286,18 kJ/ kg

= 300 K + 286,18 kJ/ kg- 214,09 kJ/ kg = 400 K


0,7165kJ/ (kg-K)

= 26,67 MPa

26
CAPITOLO 15 - TERMODINAMICA

Le sostanze pure possono esistere come solidi o liquidi o vapori. Queste diverse forme fisiche
si chiamano fasi oppure stati di aggregazione della sostanza pura. Il passaggio da una fase
all'altra come fusione (passaggio da solido a liquido) e vaporizzazione (da liquido a vap ore) e
i loro inversi, rispettivamente solidificazione e liquefazione, vengono chiamati cambiamenti di
fase oppure passaggi di stato di aggregazione. Ai cambiamenti di fase che abbiamo citato,
occorre aggiungere la sublimazione consistente nel passaggio diretto da solido a vapore.
Nella presentazione delle caratteristiche della sostanza pura (Paragrafo 15. 3), si visto che uno
stato di equilibrio definito da due variabili indipendenti (ad esempio pressione e temperatura),
che vengono associate a una terza variabile dipendente (la massa volumica) per mezzo dell'equazione di stato F (p, p, T)= O.
V esperienza dimostra che, durante il cambiamento di fase di una sostanza pura, pressione e temperatura sono legate tra loro dall'equazione p = f(T) del Paragrafo 15.4, che prende il nome di
relazione di equilibrio, e perci non possono pi essere considerate come variabili indipendenti.
Tuttavia la conoscenza di una delle variabili, come la pressione del sistema durante il cambiamento di fase, non ci consente di definire la trasformazione; non possiamo sapere infatti la quantit di una fase (ad esempio il liquido) rispetto all'altra fase (il vapore), a mano a mano che il
processo progredisce. N d'altra parte ci pu aiutare la conoscenza della temperatura, presente
durante il cambiamento di fase, in quanto questa, essendo funzione della pressione, rappresenta
soltanto un altro modo di esprimere quelle stesse informazioni che derivavano dalla conoscenza
della pressione. In generale si pu affermare che, in un sistema a due fasi, la proporzione di una
fase rispetto all'altra (ad e sempio la concentrazione di vapore sul totale di liquido pi vapore)
e lo stato del sistema a quella data pressione (oppure a quella data temperatura) sono definiti
allorch vengono assegnati o la pressione o la temperatura, a cui avviene il cambiamento di fase,
e un'ulteriore variabile indipendente come, ad esempio, volume massico o energia interna
oppure entalpia.

di fase - Trasformazione isotermobarica


Si consideri il passaggio da liquido a vapore dell'acqua, fluido utilizzato in molti processi termodinamici. In questo cambiamento di fase il sistema sia costituito da l kg di acqua contenuta
in un cilindro alla temperatura di 20 C (Figura 16.1-a); un pistone a tenuta posto sul liquido
e il peso del pistone tale da mantenere una pressione pari a O, l MPa all'interno del cilindro.
Iniziamo a fornire calore all'acqua: la temperatura aumenta, il volume massico aumenta di poco
mentre la pressione rimane costante (cammino l -t 2). Allorch la temperatura arriva a 99,63 oc
(punto 3), l'acqua inizia a trasformarsi da liquido a vapore; in questo stato il liquido viene chiamato liquido saturo perch l 'ulteriore somministrazione di calore determina la trasformazione
di parte del liquido in vapore (cammino 3 -7 4). I valori di pressione e temperatura in corri-

27
~

2 - CAMBIAMENTO DI FASE - TRASFORMAZIONE ISOTERMOBARICA

l Liquido

2 Liquido

3 Liquido saturo

4 Liquido+
vapore

5 Vapore
saturo

6 Vapore
surriscaldato

Fig. 16.1-a- Passaggio da liquido a vapore dell'acqua.

spondenza dei quali si verifica il passaggio da liquido a vapore (o viceversa da vapore a liquido)
sono detti rispettivamente pressione e temperatura di saturazione o anche pressione e temperatura di equilibrio, in quanto pressione e temperatura sono legate tra loro, durante il cambiamento di fase, dalla relazione di equilibrio p= f(T).
Durante il cambiamento di fase,
pressione di saturazione (nel nostro
caso O, l MPa) e temperatura di
B
A
saturazione (99,63 C) rimangono
lsotem1a critica

374,14
costanti, mentre il volume massico aumenta notevolmente pasp=O,l MPa
sando da 0,00 l 043 m 3/ kg per il
6
liquido saturo a 1,6940 m3/kg per
99,63 -----------.-- - - 4
3
5
il vapore saturo (Figura 16.1-b).
Alla fine, tutto il liquido si tra2
20 - --- - -- sformato in vapore (punto 5). In
queste condizioni il vapore si dice
vapore saturo 16 1: la rimozione inv[mllkg]
fatti di una sia pur piccola quantit
di calore dal vapore determineFig. 16.1-b - Diagramma temperatura T - volume massico v correbbe
l'inizio della condensazione.
rispondente al processo d i riscaldamento della Figura 16.1-a.
Se si continua a somministrare
calore, la temperatura del vapore
inizia di nuovo a salire, partendo da 99,63 C. Parallelamente aumenta il volume massico del
vapore (punto 6). In queste condizioni il vapore si dice vapore surriscaldato in quanto si trova
ad una temperatura maggiore della temperatura di saturazione (99,63 C) a quella data pressione
(0,1 MPa).
Per tutta la durata del cambiamento di fase, che avviene a pressione costante, la temperatura
rimane essa pure costante, mentre il calore, che continua ad essere somministrato, determina il
passaggio da una fase ali ' altra della sostanza pura oggetto della trasformazione. La temperatura
comincia nuovamente a salire, a seguito della somministrazione di calore, soltanto quando presente una sola fase: il caso del vapore surriscaldato lungo il cammino da 5 a 6. Pi in generale si pu affermare che il cambiamento di fase una trasformazione che avviene a temperatura e pressione costanti (isotermobarica). Essendo il calore scambiato in una trasformazione
a pressione costante uguale alla variazione di entalpia (15-10), il calore fornito al (oppure ceduto
dal) sistema durante il cambiamento di fase misurato dall'aumento (oppure dalla diminuzione)
di entalpia del cambiamento di fase.
Sul diagramma T- s (temperatura - entropia massica) della Figura 16.1-c il cambiamento di fase
relativo alla vaporizzazione del liquido avviene all' interno di una curva a campana in cui la
16.1 Nella letteratura italiana, a differenza delle letterature francese, inglese e tedesca, si usa al posto di vapor saturo,
il termine vapor saturo secco, per indicare l'assenza di qualsiasi parte di liquido nel vapore (si veda anche la nota
16.2).

28
CAPITOLO 16- VAPORI

T[OC]

400

300

200

100

o
o

Punto critico

lsotrrma critica
Liquido
compresso

Liquido
saturo

3'

s [kJ/(kgK)]

Fig. 16.1-c - Diagramma entropico per le fasi liquido e vapore deli ' acqua.

miscela di liquido saturo e di vapore saturo si trova in condizioni di equilibrio. Questa regione
liquido-vapore 162 delimitata da due ramit 6 3 :
a sinistra, la curva limite inferiore (o curva de/liquido saturo), luogo dei punti in cui il liquido
inizia il processo di vaporizzazione;
a destra, la curva limite superiore (o curva del vapore saturo), luogo dei punti in cui termina
la vaporizzazione.

e area racchiusa nella regione liquido-vapore si va progressivamente restringendo all'aumentare


della temperatura (e quindi della pressione) fino ad arrivare al punto critico (per l'acqua,
Pcritica = 22,080 MPa e Tcritica = 374,136 C), al di l del quale svanisce la distinzione tra le due
fasi, liquido e vapore 16 4 .
Poich nel piano T-s l'area sottesa alla trasformazione rappresenta il calore scambiato
(Paragrafo 15.1 0), possibile evidenziare sul diagramma, momento per momento, le quantit
di calore che vengono fornite all'acqua (Figura 16.1-d) . Trattandosi di un processo a pressione
costante (0,1 MPa), l'area sottesa alla trasformazione l -7 6 rappresenta anche l'entalpia for-

16.2 Nella letteratura italiana, la regione liquido-vapore viene chiamata regione del vapor saturo intendendosi per
vapore saturo un vapore che si trova in presenza del proprio liquido. sempre per questo motivo che la letteratura italiana parla del vapore saturo secco per indicare la fine del processo di vaporizzazione (punto 5 di Figura
76.7-c).
16.3 Ricordiamo che il vapore surriscaldato quando (punto 6 della Figura 76.7-c) si trova a una temperatura maggiore della temp.eratura di saturazione corrispondente a quella data pressione. Un liquido pu essere indicato sia
come liquido sottoraffreddato, poich la sua temperatura pi bassa di quella di saturazione a quella data pressione (punto 2 di Figura 16. 7-c), oppure liquido compresso, perch la sua pressione maggiore della pressione
di saturazione a quella data temperatura (punto 3' di Figura 16. 7-c).
16.4 A temperature al di sopra della temperatura critica, il fluido pu passare da una zona, dove le sue propriet sono
simili a quelle di un liquido (punto A nella Figura 76.1-b), a una zona, dove le sue propriet sono simili a quelle
di un vapore (punto B nella Figura 16.1-b), senza subire un improwiso e distinto cambiamento con due fasi in equilibrio come awiene all'interno della regione liquido-vapore. Il cambiamento piuttosto graduale e continuo: si
verifica una variazione continua della massa volumica e in ogni istante presente soltanto una fase. Ci si pu porre
allora una domanda: quando dobbiamo considerare l'acqua un liquido e quando invece un vapore? La risposta
che, a temperature superiori a quella critica, non vi saranno mai due fasi liquido e vapore di una sostanza pura
esistenti in condizioni di equilibrio: dobbiamo parlare genericamente di un fluido, il cui comportamento, particolarmente per valori modesti della massa volumica, pu essere approssimato a quello del gas perfetto. In
effetti le sostanze che noi chiamiamo gas non sono altro che vapori altamente surriscaldati.

29
16.2- CAM BIAMENTO DI FASE- TRASFORMAZIONE ISOTERMOBARICA

300

200

s [kJ/(kgK)]

Fig. 16.1-d -Zone del diagramma T-s con evidenziato il calore scambiato nei diversi stadi del passaggio da
liquido compresso a vapore surriscaldato. I;area sottesa al tratto 3 --7 5, che d il calore somministrato per far
awenire il cambiamento di fase (2258 kJ/kg), prevale nettamente sulle quantit di calore utilizzate per far aumentare la temperatura del liquido da 20 C a 99,63 C ( l --7 3) o del vapore (5--7 6).

nita all'acqua per passare dallo stato iniziale l allo stato finale 6; in particolare l'area sottesa al
tratto 3 ~ 5 l'entalpia di vaporizzazione (2258 kJ/kg) necessaria perch avvenga il passaggio
da liquido a vapore.

16.3

Titolo di una miscela liquido-vapore


La miscela liquido-vapore viene caratterizzata con il titolo x, rapporto tra la massa di vapore
saturo mg e la massa totale m somma della massa del liquido saturo mr e di quella del vapore
saturo mg (m =mc+ mg):

massa di vapore saturo


massa di liquido saturo + massa di vapore saturo

= ------------------~-----------------

16-1

Il titolo zero (x= O) quando presente solo liquido saturo (mg =0), mentre vale uno (x= l )
quando presente solo vapore saturo (mc= O); in tutti gli altri casi il titolo x assume un valore
compreso tra zero e uno. Dalla 16-1 si ricava prima la massa del vapore mg=xm; si ricava quindi
la massa del liquido mc in funzione del titolo x e della massa m della miscela liquido-vapore con
i seguenti passaggi: m = mr + mg => mc= m- mg = m - xm = (l - x)m. In conclusione si ha:
mg=xm

16-1'

mr=(l-x)m

Se, ad esempio, la miscela di liquido e vapore con massa m = l kg contiene una massa di
vapore mg = 0,4 kg, titolo e massa di liquido valgono rispettivamente mg = xm => x= m/ m =
= 0,4 kg/1 kg = 0,4 e m c= (l -x) m= (l - 0,4) x l kg = 0,6 kg; risulta cos verificata la massa
totale m = mr + mg = 0,6 kg + 0,4 kg = l kg. Le curve che, all'interno della regione liquidovapore, congiungono punti a ugual titolo sono dette isotitolo (Figura 16.1-c). Il titolo x permette
di determinare le propriet dello stato del fluido nella regione liquido-vapore mediante le formule che seguono:
16-2
16-4

Zrg

= zg -

zx = zg -(l -

Zc

x) z rg

16-3
16-5

30
CAPITOLO 16- VAPORI

dove z

zx
zr
zg
Zrs

la generica propriet: pu essere il volume massico v [m3/kg] o l'entalpia h [kJ/kg]


o l'entropia s [kJ/(kg-K)] oppure infine l'energia interna u [kJ/kg];
la propriet calcolata in corrispondenza del titolo x;
la propriet riferita al liquido saturo;
la propriet riferita al vapore saturo;
il valore di vaporizzazione della propriet.

Dimostriamo queste formule nel caso in cui la generica propriet di stato sia il volume massico v. Dalla
definizione di volume massico v= V/m e dalle 16-1' si ha:

vx

Vr+~

= --L
=--=
m
m

mrVr +mgvg
m

(1 - x)mvr+xmvg
m

= (1 -

x) Vr +xv

Tenendo conto che la differenza tra i due volumi vrg = vs- vrrappresenta l'aumento del volume massico
quando lo stato cambia da liquido saturo a vapore saturo, la relazione precedente scritta in funzione di
Vrs d la 16-4 e la 16-5.

Volume massico del vapore

Esempio 16.1

Calcolare il volume massico v,. di vapore a 21 OC, avente un titolo x pari a 0,8. Sono noti il volume massico del liquido saturo Vr = 0,001173 m 3/kg e il volume massico del vapore saturo vs = 0,10441 m 3/kg.

C equazione 16-2 scritta sostituendo az il volume massico v, d:


vx = (l -x)vr+ xvg =(l- 0,8) 0,001173 m 3/kg + 0,8 x 0, 10441 m 3/kg = 0,8376 m 3/kg

Titolo di una miscela liquido-vapore .

Esempio 16.2

'

Calcolare il titolo x di una miscela liquido-vapore che, con una massa totale m = 3 kg, occupa un recipiente avente un volume V,.= O, 12m3 . Sono noti il volume massico del liquido saturo vr 0,001173 m3/kg
e il volume massico del vapore saturo vg 0,10441 m 3/kg.

Soluzione

'.~~.-

l: equazione 16-2 scritta sostituendo az il volume massico v, d:


vx

Vr

x= - - -

vs- Vr
Sempre dalla 16-2 ricaviamo il volume massico vx della miscela e quindi il titolo x:
3

V
0,12 m
=
--L =
= O' 04 m3/ kg
x
m
3kg

x =

0,04m 3/ kg-0,001173m 3 / kg =
0376
0,10441 m 3/ kg- 0,001173 m 3/ kg
'

Commenti
:Nello stato considerato la miscela costituita dal37,6% di vapore saturo e da (l- 0,376)100 = 62,4%
di liquido saturo.

3
16.3- TITOlO DI UNA MISC ELA LIQUIDO-VAPORE

16.4

Tabelle
Esistono delle tabelle che danno le propriet di stato per diverse sostanze e, in generale, esse si
presentano tutte nella stessa forma. In questo capitolo ci riferiremo in particolare alle tabelle del
vapor d'acqua (sono le Tabelle A. l , A.2 e A.3 riportate in Appendice), che la sostanza di gran
lunga pi utilizzata negli impianti di potenza e nei processi industriali.
La Tabella A.l presenta le propriet del liquido e del vapore saturo in funzione della temperatura. Nella prima colonna appunto indicata la temperatura T [0 C], mentre nella seconda
colonna riportata la corrispondente pressione di saturazione p [kPa] oppure [MPa]; come
d'uso nella trattazione delle macchine termiche, la pressione, che figura nelle tabelle, la
pressione assoluta e non quella relativa (Paragrafo 4.2). Quindi di seguito abbiamo:
- volume massico [m3/kg] del liquido saturo Vr e del vapore saturo vg;
- entalpia massica [kJ/kg] del liquido saturo hr, di vaporizzazione hrs e del vapore saturo hg;
- entropia massica [kJ/(kgK)] del liquido saturo sr, di vaporizzazione Srg e del vapore saturo sg
Per convenzione si sono posti uguali a zero i valori di hr ed sr relativi al liquido saturo, in corrispondenza della temperatura di O C (273,15 K). Questo perch, le grandezze precedenti vengono calcolate come variazione rispetto a uno stato di riferimento che occorre sempre definire,
sia pure in modo arbitrario.
La Tabella A.2 equivalente alla Tabella A.1; riporta per nella prima colonna la pressione e
nella seconda colonna la corrispondente temperatura di saturazione.
La Tabella A.2 viene utilizzata quando assegnata la pressione, mentre la Tabella A.1 viene
impiegata quando si conosce la temperatura. Il valore della generica propriet zx in corrispondenza del titolo x si calcola con le formule del Paragrafo 16.3.
La Tabella A.3 stata suddivisa nella Tabella A.3.1, relativa al vapore surriscaldato, e nella
TabellaA.3.2, relativa al liquido compresso; queste tabelle riportano i valori delle propriet v,
h ed sin funzione di coppie di valori della pressione p [MPa] (riga in alto) e della temperatura
T [0 C] (nella prima colonna). necessaria una coppia di valori di pressione e di temperatura,
in quanto, uscendo dalla regione di equilibrio liquido-vapore, non esiste pi una relazione univoca tra queste due variabili. Accanto alla pressione, tra parentesi tonde, viene indicato il
valore della temperatura di saturazione corrispondente a quella pressione. Naturalmente non
figurano pi i pedici f e g relativi rispettivamente al liquido saturo e al vapore saturo, in
quanto siamo al di fuori della regione di saturazione.
La TabellaA.3.1 comprende anche le caratteristiche dell'acqua nella regione al di sopra dell'isoterma critica, regione che avevamo detto appartenere al gas (ma il gas non altro che vapore altamente surriscaldato 16.4).
Per illustrare l 'uso delle tabelle, si consideri adesso la trasformazione della Figura 16.1 con il
passaggio di l kg d'acqua dalla temperatura T = 20 C a quella di 200 C, mantenendo nel cilindro una pressione costante p= 0,1 MPa. Il titolo all' interno della regione liquido-vapore sia
x = 0,4. Trattandosi di una trasformazione a pressione costante, la variazione di entalpia rappresenta il calore scambiato (15-10): occorre quindi determinare il valore di entalpia nei singoli
punti della Figura l 6.1.

l. p = O, l MPa, T= 20 oc
=> h 1 = 84,0 kJ/kg
Siamo nella regione del liquido compresso. Il valore dell 'entalpia si ricava dalla TabellaA. 1
alla temperatura di 20 o c (hr =83,96 kJ/kg :::: 84,0 kJ/kg) in quanto, per pressioni modeste, la
differenza tra l' entalpia del liquido compresso e quella del liquido saturo, alla stessa temperatura (20 C), molto piccola. Solitamente un processo, in cui il liquido viene scaldato a pressione costante, si considera coincidente con la linea del liquido saturo fino a quando viene raggiunta la temperatura di saturazione (Figura 16.1-c). Un altro modo per ricavare h 1 passare
attraverso la capacit termica massica dell 'acqua cacqua = 4, 18 kJ/(kgK), che si pu assumere

32
CAPITOLO 16 - VA PORI

costante al variare della temperatura. Per la 15-4, si ottiene un risultato uguale a quanto avevamo posto prima 16 5: h 1 = cacqua/::,.T= 4,18 kJ/(kgK) X 20 C = 83,6 kJ/kg ""' 84 kJ/kg.
2. p= 0,1 MPa, T= 60 oc

: : :}

h 2 = 251,12 kJ/kg

il valore ottenuto dalla Tabella A.1, in corrispondenza alla temperatura di 60 C. Facendo uso
della formula approssimata, si avrebbe h2 = 4,18 kJ/(kgK) x 60 C = 250,8 k:J/kg ""' 251 kJ/kg.
3. p = 0,1 MPa, T= 99,63

oc

: : :}

h3 = 417,46 kJ/kg

Poich assegnata la pressione, entriamo con il valore di 0,1 MPa nella Tabella A.2 ericaviamo la temperatura di saturazione T = 99,63 o c e l'entalpia del liquido saturo hr = h3 .

4. p= 0,1 MPa, T= 99,63 C, x= 0,4


:::::}
h4 = 1320,68 kJ/kg
C entalpia si calcola con la 16-2, sostituendo alla generica propriet z l'entalpia h. I valori dell' entalpia del liquido e di quella del vapore sono rispettivamente hr = 4 17,46 kJ/kg e
h g = 2675,5 kJ/kg:
h_, = (1-x) hr+xhg =(l- 0,4) 417,46 kJ/kg + 0,4 x 2675,5 kJ/kg = 1320,60 kJ/kg
5. p= 0,1 MPa, T= 99,63

oc

: : :}

h5 = 2675,5 kJ/kg

Dalla Tabella A.2 si legge, come entalpia del vapore saturo (x = 1), hg = 2675,5 kJ/kg.
6. p= 0,1 MPa, T= 200,0

oc

: : :}

h 6 = 2875,3 kJ/kg

Siamo nella regione del vapore surriscaldato. Sulla Tabella A. 3.1 si legge, alla temperatura
di 200 oc nel quadro che si riferisce alla pressione di 0,1 MPa, l'entalpia h= 2875,3 kJ/kg.
Il calore, che va fornito all'acqua per passare, lungo l' isobara con pressione pari a 0,1 MPa, dallo
stato di liquido a 20 oc allo stato di vapore surriscaldato a 200 C, dato dalla somma delle
variazioni di entalpia nei tre intervalli relativi al liquido, alla regione liquido-vapore, al vapore
surriscaldato (Figura 16.1).
Il calore da fornire al liquido, per passare dalla temperatura iniziale di 20 oc alla temperatura
di saturazione di 99,63 C, uguale alla differenza di entalpia del liquido saturo a 99,63 C e
quella del liquido a 20 C:
ql3 = h3- hl =

417,46 kJ/kg - 84,0 kJ/kg = 333,46 kJ/kg = 333 ,5 kJ/kg

Il calore da fornire nel passaggio di stato, per passare da liquido saturo a vapore saturo, dato
dalla differenza di entalpia hg - hr =hrg, che appunto l'entalpia di vaporizzazione:
q 35 = h5 - h 3 = 2675,5 kJ/kg - 417,46 kJ/kg = 2258,0 kJ/kg
Il calore da fornire al vapore saturo per portarlo nello stato di vapore surriscaldato alla pressione
di 0,1 MPa uguale alla differenza tra l'entalpia del vapore surriscaldato e quella del vapore saturo:
q56 = h6 - h5 = 2875,3 kJ/kg- 2675,5 kJ/kg = 199,8 kJ/kg
Il calore complessivo 166 somministrato all'acqua allora:

q,6 =

ql 3 +

q35 +q56= 333,5 kJ/kg + 2258,0 kJ/kg + 199,8 kJ/kg = 2791 ,3 kJ/kg

16.5 flT una differenza di temperatura valutata rispetto a O0 ( (273, 15 K), temperatura in corrispondenza della quale
abbiamo assunto il valore di zero dell'entalpia. Questa differenza di temperatura pu perci essere espressa indifferentemente in oc oppure in K.
16.6 In ogni trasformazione che coinvolge un cambiamento di fase non bisogna mai dimenticare di introdurre l'entalpia
di vaporizzazione; nel caso citato il calore da fornire nel passaggio di stato (2258 kJ/kg) di gran lunga superiore
al calore fornito nel riscaldamento del liquido (333,5 kJ/kg) o di quello necessario per surriscaldare il vapore
(199,8 kJ/kg) e ci in accordo con le aree evidenziate nella Figura 16.1 -d.

33
:; .! -

,ABELLE

Questo calore deve essere uguale alla differenza di entalpia nello stato finale 6 e nello stato iniziale l in quanto si ha:

ql6 = ql3 + q35 + qs6 = (h3- hl)+ (hs- h3) + (hs- h6) = (h6- hl) =

= 2875,3 kJ/kg- 84,0 kJ/kg = 2791,3 kJ/kg


In conclusione, possiamo scrivere che in una trasformazione isobarica ( la trasformazione che
riguarda in particolare i generatori di vapore) il calore da fornire all'acqua nello stato iniziale
l per arrivare allo stato finale 2 di vapore surriscaldato, espresso dalla variazione di entalpia
~!!h ed composto da tre termini:

16-6
dove /!ih 1iquido l'entalpia da fornire al liquido per arrivare allo stato di liquido saturo, hrg l'entalpia di vaporizzazione e /!ihsurr l'entalpia di surriscaldamento necessaria per passare da
vapore saturo a vapore surriscaldato.

Il valore dell'entropia massica si ricava dalle Tabelle A. l, A.2 e A.3. I: entropia di vaporizzazione sr8 pu
essere anche ricavata dall'entalpia di vaporizzazione hr8 , tenendo presente la definizione di entropia 15-15
e la costanza durante il cambiamento di fase di temperatura (la temperatura assoluta T pu perci essere
portata fuori dal segno di integrale) e pressione

S~8

S -Sr
8

cfc 8q perci uguale alla variazione di entalpia hr


8

f&(q)

Jr T

= _!_
rev

fSq =

T Jr

):

hfg

Se, ad esempio, si vuole calcolare Sr8 alla pressione di saturazione di O, l MPa, dopo aver letto sulla Tabella
A.2 una temperatura di saturazione di 99,63 C e un' entalpia di vaporizzazione hr8 = 2258 kJ/kg, si
ottiene 6,057 kJ/(kg K), valore praticamente coincidente con quello di 6,0568 kJ/(kg K) che si legge sulla
Tabel/aA.2.

= hrg =

rs

16.5

2258 kJ /kg
= 6 057 kJ /(k K)
(273,15 + 99,63)K
'
g

Diagramma di Mollier
Lo schema del diagramma di Mollier per l'acqua (ordinate: entalpia massica h [kJ!kg]; ascisse:
entropia massica s [kJ/(kg K)]) illustrato nella Figura 16.2. Come per le tabelle dell'Appendice,
i valori di entalpia e di entropia sono posti uguali a zero alla temperatura di O oc (273,15 K);
tuttavia l'origine non cade nel diagramma, poich viene in pratica utilizzata soltanto la parte
prossima alla curva del vapore saturo o curva limite superiore. La zona al di sopra della curva
del vapore saturo la regione del vapore surriscaldato, la zona al di sotto la regione della
miscela liquido-vapore. All'interno di quest'ultima regione, le isobare coincidono con le isoterme (ricordiamo che il cambiamento di fase caratterizzato da una trasformazione isotermobarica). Queste linee sono rette che hanno una pendenza uguale alla temperatura assoluta167 : la loro inclinazione perci aumenta, a mano a mano che ci si sposta verso l'alto, perch
in corrispondenza aumenta la temperatura assoluta di saturazione T. Per questo motivo il punto

16.7 Si pu dimostrare che il rapporto tra la variazione di entalpia (segmento hr8 sull'asse verticale) e la variazione di
entropia (segmento sr8 sull'asse orizzontale), durante il processo di vaporizzazione, costante e uguale alla temperatura di saturazione: T= hc8 1sr8 . La temperatura assoluta T perci il coefficiente angolare della retta isotermobarica che rappresenta il cambiamento di fase.

34
CAPITOLO 16 - VAPORI

, [hJ/kg]

lsocora

4000

critico non coincide con il massimo della


curva limite, ma il punto di tangenza, a
questa curva, della retta con pendenza
uguale alla temperatura critica Tcr

lsohara

Passando dalla regione liquido-vapore


alla regione del vapore surriscaldato, le
isobare piegano lentamente verso l'asse
3000
delle ordinate, separandosi dalle isoterme
Punto
che piegano verso il basso e tendono, per
elevati valori dell'entropia, a diventare
parallele all'asse delle ascisse. Al cre2000
scere dell'entropia infatti, per una data
temperatura, il vapore si allontana dalle
condizioni di saturazione e approssima,
nel suo comportamento, quello del gas
1000
perfetto, comportamento caratterizzato da
valori dell'entalpia, funzioni soltanto
della temperatura; ad un dato valore della
9
4
5
6
7
8
3
s [kJ/(kg-K)]
temperatura corrisponde cio un solo
valore deli ' entalpia. Le iso core (Figura
Fig. 16.2- Scheletro del diagramma di Mollier per l'acqua. Sono tracciate le tra15.11), hanno pendenza superiore alle
:;funnazioni con valore costante di pressione p (iso bara in azzurro), temperatura
isobare.
Proprio per il fatto che l'entalpia,
T (iso tenna in rosso), volume massico v (isocora in verde) e titolo x (in nero).
ali' interno della regione liquido-vapore,
non funzione della sola temperatura,
l'andamento del diagramma entalpico , a differenza di quanto avveniva per il gas perfetto, molto
diverso dal diagramma entropico.
Carea sottesa a una generica trasformazione nel piano h-s non ha nessun significato, mentre,
1
nel piano T- s, l 'area Tds rappresenta il calore scambiato.
Nel diagramma h- s , le isentalpiche sono rette parallele all'asse delle ascisse, mentre le isentropiche sono rette parallele all'asse delle ordinate. Lungo le linee contemporaneamente isoterme
e isobare, interne alla regione liquido-vapore, il calore relativo alla differenza di fase si ricava
dalla lettura diretta della differenza di entalpia. Le curve isotitolo, caratterizzate cio da un valore
x costante, convergono nel punto critico, punto di incontro della curva del liquido saturo (o curva
limite inferiore) e della curva del vapore saturo (o curva limite superiore).
Un diagramma di Mollier per l'acqua allegato al testo; qualora non sia richiesta una precisione
particolarmente elevata, precisione per cui si deve far ricorso alle tabelle ormai disponibili sul
calcolatore, questo diagramma costituisce uno strumento rapido e straordinariamente efficace
nell ' analisi dell'evoluzione del fluido acqua nelle macchine termiche.

Esempio 16.3

Propriet del vapore dal diagramma di Mollier

l nlizzando il diagramma di Mollier allegato al testo, determinare per l kg di vapor d'acqua:


a temperatura Tg, volume massico v8 , entalpia massica hg ed entropia massica s8 nelle condizioni di

'-apore saturo a 0,1 MPa;


b ,olume massico v, entalpia massica h ed entropia massica s nelle condizioni di 0,1 MPa e 200 C;
-: la quantit di calore q, che deve essere fornita al vapore saturo, per portarlo a 200 C lungo l'isobara
conp=O,l MPa.

'Soluzione
~

Sono le condizioni di vapore saturo (titolo x= l) alla pressione di O, l MPa. Sul diagramma di Mollier,
il punto individuato dalla intersezione della linea nera ascendente (pressione p= O, l MPa) con la

35
: 5 - 91AGRAMMA DI MOLLIER

curva nera del vapore saturo o curva limite superiore (luogo dei punti per i quali il titolo x uguale
a 1). La temperatura si legge sulla curva nera con andamento prossimo ad un orizzontale passante per
questo punto, mentre il volume massico un valore intermedio tra due curve verdi ascendenti con
l ,6 e l ,8 m 3/kg. Sulle ordinate e sulle ascisse si leggono rispettivamente entalpia ed entropia.

b) A 0, 1 MPa e 200 C, il vapore surriscaldato; sul diagramma di Mollier si osserva infatti che il
punto, intersezione della isobara nera ascendente (a O, l MPa) con l' isotenna nera quasi orizzontale
(a 200 C), si trova nella regione situata a l di sopra della curva limite superiore. Il volume massico
ha un valore leggermente superiore alla curva verde ascendente con 2,0 m 3/kg. Entalpia ed entropia
si leggono sugli assi.

v= 2,2 m 3/kg; h= 2875 kJ/kg; s = 7,83 kJ/(kg-K)


c) Trattandosi di una trasformazione a pressione costante, il calore da fornire al vapore (16-5) la differenza delle entalpie del vapore surriscaldato hsurr (indicata con h nella risposta precedente) e del
vapore saturo hg:

q= hsurr - hg= 2875 kJ/kg- 2675 kJ/kg = 200 kJ/kg

Esempio 16.4

Propriet dell'acqua in alcuni punti

La tabella seguente riporta condizioni diverse del! 'acqua, in corrispondenza a coppie di valori di pressione e di altre propriet. Completare la tabella individuando i vari stati e mostrare ciascun stato su un
diagramma entropico.

Pressione
Stato

[kPa]

[OC]

100

20

3500

4 50

700

30.000

200

Volume
massico
v
[m 3/kg]

Temperatura

Entalpia
h
[kJ/kg]

Energia
interna
u
[kJ/kg]

Entropia

s
[kJ/kgK]

2250

***

80

7, 1271

***

* Nelle condizioni D ed E, non si richiede la determinazione dell'energia intema.

Soluzio11e

A. La temperatura di saturazione corrispondente alla pressione di l 00 kPa (0, l MPa) 99,63 C (Tabella
A.2); la temperatura assegnata (20 oq e inferiore alla temperatura di saturaz ione e ci troviamo quindi
nella regione del liquido compresso. Le proprieta nello stato A vengono approssimate con le propriet
del liquido saturo (pedice f) alla temperatura di 20 oc (Tabella A. l), come spiegato nel Paragrafo
16.4.
VA "' Vr=

0,001002 m 3/kg

hA"' hr = 84,0 kJ/kg


0,2963 kJ/(kg-K)
UA "' Ur= 84,0 kJ/kg

S A "' Sr =

Il valore dell'energia interna u, non 1iportato nelle tabelle, si ottiene dalla definizione di entalpia 15-8:

h = u+pv

u = h-pv

uA = 84 x 103 J/kg - 100 x 103 Pa x 0,001002 m 3/kg = 84,0 kJ/kg

36
CAPITOLO 16 - VAPORI

B. La temperatura di saturazione corrispondente alla pressione di 3500 kPa (3,5 MPa) 242,6 C
(Tabella A.2); la temperatura assegnata in B (450 C) superiore alla temperatura di saturazione e
siamo perci nella regione del vapore surriscaldato. Dalla TabellaA.3.1 si ha:
V8

= 0,09 196 m3/kg

h 8 = 3337,2 kJ/kg

s 8 = 7,0052 kJ/(kg-K)
u8 = h 8 - pv8 = 3337,2 x l 03 J/kg- 3500 x l 0 3 Pa x 0,09196 m 3/kg = 3015,3 kJ/kg

C. Lo stato C viene individuato, esaminando, nella TabellaA.2, i valori di entalpia del vapore saturo in
funzione della pressione assegnata Pc = 700 kPa. I;entalpia assegnata hc= 2250 kJ/kg maggiore
di hr= 697,22 kJ/kg (enta lpia del liquido saturo) e minore di h8 = 2763,5 kJ/kg (entalpia del vapore
saturo). Siamo percio nella regione liquido-vapore. Il titolo x della miscela si ottiene dalla 16-4 dove,
al posto della generica propriet z, sostituiamo h:
=>

h -h
x = - -"_ _r
hfg

Indicati con Xc il titolo x e con hc l'entalpia che corrisponde a questo titolo (h x= hc), si ha:
Xc= hc -

hc = 2250 kJ/ kg- 697,22 kJ/ kg = 0,

hfg

2066,3 kJ/ kg

751

Temperatura di saturazione alla pressione Pc (dalla Tabella A.2):

Te = 164,97 oc

ve= ve+ Xc(vg- ve)= 0,001108 m3/kg + 0,751 (0,2729- 0,0011 08) m 3/kg = 0,2052 m 3/kg

(16-4 e 16-3)

Se= Sr+ Xc;Srg = l ,9922 kJ/(kgK) + 0,751 X 4 7158 kJ/(kg-K) = 5,5338 kJ/(kg K)

(16-4)

Ltc = hc- pvc =2250 x l 0 J/kg- 700 x l 0 Pa x 0,2052 m 3/kg = 2 106 kJ/kg

(15-4)

D. La pressione di 30.000 kPa (30 MPa) molto pi alta della pressione di saturazione (31, 19 kPa) corrispondente alla temperatura assegnata (80 C), come si deduce dalla Tabella A.2. Lo stato D si trova
nella reg ione del liquido compresso. A pressioni cos elevate, i dati del liquido compresso si devono
ricavare dalla Tabella A.3.2 e non si possono pi approssimare con quelli del liquido saturo all a stessa
temperatura (Tabella A.l). Per confronto riportiamo i valori delle due tabelle:
TabellaA.3.2

(p0

Tabella A. l
(T0 = 80 C)

=30 MPa, T0 = 80 C)

v 0 = 0,00101 56 m 3/kg

hl) = 358,77 kJ/kg


S 0 = l ,056 1 kJ/ (kg-K)

V 0 ""

Vr= 0,001029 m 3/kg

h0

hr= 334,91 kJ/kg

""

S 0 ""Sr=

450

1,0753 kJ/(kg-K)
0,1 MPa

E. In corrispondenza della pressione assegnata PE = 0,2 MPa


(200 kPa), leggiamo sulla Tabella A.3.1 l'entropia sE= 7, 127 1
kJ/(kg-K) quale entropia del vapore saturo sg a quella pressione. Ci troviamo perci sulla curva del vapore saturo o curva
limi te superiore con titolo x= l. Quanto sopra poteva anche
essere ottenuto dall 'esame della TabellaA.2 per la pressione di
0.2 MPa. I valori delle altre propriet sono:
TE= 120,23

oc

'"" = vg = 0,8857 m3/kg


hE=hg= 2706,7 kJ/kg

~-~__,..,-~-

- DIAGRAMMA DI MOLLIER

160
120

80
20

56

78
9
s [kJ/(kgK)]

Fig. 16.3 - Individuazione degli stati dell 'Esempio


16.4 su un diagramma entropico.

Riasswnendo, i risultati ottenuti e gli stati corrispondenti sono:

Stato

D
E

Temperatura

p
[kPa)

[oC)

[m 3/kg]

[kJ/kg]

Entalpia

Energia
interna
u
[kJ/kg)

Entropia

s
[kJ/kg-K]

100

20

0,001002

84,0

84,0

0,2966

3500

450

0,09196

3337,2

3015,3

7,0052

700

164,97

5,5338

30.000
200

80
120,23

2250
358,77
2706,7

2 106

0,2052
0,001015

***
***

1,056 1
7,127 1

A
B

Volume
massico

Pressione

:=}
:=}
:=}
:=}

=>

0,8857

liquido compresso
vapore surriscaldato
liquido-vapore
liquido compresso
vapore saturo sulla curva limite superiore

Il diagramma entropico della Figura 16.3 stato tracciato con scale alterate in modo da evidenziare
meglio i vari stati esaminati. Sul diagramma sono riportate le isobare e si sono indicati i valori di temperatura relativi ai singoli stati.

Esempio 16.5

Calore e lavoro in una trasformazione a pressione costante

Un cilindro chiuso da uno stantuffo ha un volwne V, = 0,15 m3 e contiene una massa m= 0,75 kg di una
miscela in equilibrio liquido-vapore alla pressione p= 0,6 MPa. Mantenendo costante la pressione, viene
somministrato calore fino a raggiungere la temperatura di 350 C.
Determinare il calore 1Q2 e il lavoro 1L 2 scambiati durante la trasformazione.

Soluzione
In una trasformazione a pressione costante il calore scambiato, dato dalla massa m per il calore massico
q, uguale alla variazione di entalpia (1 5-10):

Q2 =m 1q2 =m(h 2 - h 1)

mentre il lavoro dato dalla A-15, che, se scritta in tetmini di pressione e di variazione di volwne massico, valida per qualsiasi fluido e non solo per il gas perfetto:
L = m 1l 2 =mp(v2 -v1)

1 2

La massa m di fluido e la pressione sono assegnate; occorre perci calcolare entalpia massica e volume
massico nello stato iniziale l e nello stato finale 2.
l - Si trova all' interno della regione liquido-vapore alla pressione di saturazione p= 0,6 MPa. Dalla
TabellaA.2 si ha: vr= 0,001101 m 3/kg, vg = 0,3 157 m3/kg, hr= 670,56 k.J/kg, hg= 2986,3 kJ/kg.

STATO

Il volume massico iniziale v1 noto in quanto sono assegnati il volume iniziale V, e la massa totale della
miscela in equilibrio m:
v. =
= 0,15 m 3 = 0,2 m 3J kg
m
0,75 kg

v;

Il titolo x della miscela si ticava dalle 16-4 e 16-3, dove indichiamo con v 1 il volume massico v, corrispondente al titolo x .
x = v1 - vr = 0,2 m 3 /kg- 0,001101 m 3 / kg =
0 63
vg- vr
0,3157 m 3/ kg- 0,001101 m 3/ kg
'

38
CAPITOLO 16 - VAPORI

~oto

il tito lo x, possiamo calcolare, con la 16-4, l'entalpia iniziale (anche qui indichiamo hx con h 1):

h 1 = hc+ xhr8 = 670,56 kJ/kg + 0,63 x 2086,3 kJ/kg = 1989,5 kJ/kg


5L\TO 2 - assegnata pressione ( sempre la stessa: p = 0,6 Mpa) e temperatura (T2 = 350 C). Siamo
nt'lla zona del vapore surriscaldato (TabellaA. 3. 1); la temperatura di saturazione pari a158,85 C, indi.:ara in tabella, per la pressione di 0,6 MPa pi bassa della temperatura assegnata di 350 C. Dalla
TabellaA.3 abbiamo: v2 = 0,4742 m3/kg, h 2 = 3165 kJ/kg.

Siamo adesso in grado di calcolare il calore e il lavoro scambiati:


1Q2

= m 1q2 = m(h 2 - h,)= 0,75 kg (3 165, 7 kJ/kg - 1989,5 kJ/kg) = 882,1 kJ

L = m 1/ 2 = mp (v2 - v 1) = 0,75 kg x 600 kPa (0,4742- 0,2) m3/kg = 123 ,4 kJ

1 2

Esempio 16.6

Calore scambiato in una trasformazione a volume costante

con un volume V = l Om3 contiene acqua alla pressione di O, 15 MPa, parte sotto forma di
quido saturo con volume V11 ;q = 0 ,097 m 3 e parte sotto fo rma di vapore saturo con volume
..,. = 9,903 m3 . Viene fornito calore finch tutta l'autoclave e piena di vapore saturo (titolo x = l).
Determinare la quantit di calore scambiato. I valori di energia interna nello stato iniziale sono:
:.1. autoclave

= u lliq =466,94 kJ/kg e ug = u l va p = 2519,7 kJ/kg.

la rrasformazione avviene a volume costante in quanto il volume in cui contenuto il fluido, e cio l'aux:ave, non varia. In una trasformazione a volume costante il calore scambiato da tutta la massa di fluido
- = uguale alla variazione di energia interna (si veda la 15-7 applicata ad una trasformazione isocora):
- == U2 - U, .
1:....

energia interna u, la somma della energia interna del liquido ulliq e di quella del vapore ulvap date
prodotto della massa delliquldo m 11;q e del vapore m1""P per le rispettive energie interne massiche:

u, =

m lliqulliq

+m

lvdpu lvap

le energie interne u 1 del liquido e del vapore sono state assegnate inizialmente; occorre adesso calco;:re la massa di liquido e di vapore. Leggiamo allora sulla Tabella A.2, in corrispondenza della pressione
.. 15 MPa, il volume massico v 1 = 0,00 l 053 m 3/kg e vs = l , 1593 m3/kg ri spettivamente del liquido e
~ vapore. La massa si ottiene come rapporto tra il volume V e il relativo volume massico v:
= _v;,_
;q

""'

ve

0,097 m 3
0,001053 m 3/ kg

= 92 12
'

k
g

v; vap
ml vap

9,903 m

= _v_g_ = 1,1593 m 3 / kg

= 8 54 k

'

u, = 92,12 kg x 466,94 kJ/kg + 8,54 kg x 25 19,7 kJ/kg =64.533 kJ


Pa- deternnare lo stato finale 2 della trasformazione, occorre conoscere due propriet indipendenti. Una
c :-3 stata assegnata ed il titolo x = l in quanto, alla fine, tutto il fluido si trova nelle condizioni di vapore
:.:ro. I;altra propriet il volume massico v2 , che pu essere calcolato dal momento che sono noti il
::rme V dell'autoclave e la massa finale m, somma della massa iniziale del liquido e della massa inie del vapore:
m= m 11;q + m 1vap =92,12 kg + 8,54 kg = l 00,66 kg
3

v2 = V = lO m
=O 099 m 3/ ko
m
100,66 kg
'
o
~.:a TabellaA.2, al volume massico v8 = 0,099 m3/kg (cio il volume del vapore saturo) corrisponde

_pressione di 2,00 MPa e un 'entalpia massica hg= 2799,5 kJ/kg. Dall 'entalpia si ricava, per mezzo
Ca definizione 15-8, l' energia interna us:

u 2 = ug = hg- pvs = 2799,5 x 103 J/kg- 2 x 10 6 Pa x 0,099 m 3/kg = 2601 kJ/kg

u2 = mu2 = 100,66 kg x 2601 kJ/kg = 26 1.817 kJ


,Q2 = U2 - u, = 261.817 kJ- 64.353 kJ = 197.464 kJ

39
" :; - JU\GRAMMA DI MOLLIER

16.6

Diagramma pressione-volume

Un altro diagramma utile per visualizzare le


variazioni
nelle propriet della sostanza legate al
p (MPa]
cambiamento di fase il diagramma pressione5,00
volume massico. La Figura 16.4 descrive, nel
piano p- v, una compressione isotermica dell' acqua (T = 140 o q dallo stato l, nella regione
del vapore surriscaldato, allo stato 2, nella
regione del liquido compresso. I punti f e g
indicano rispettivamente il liquido saturo (sulla
curva limite inferiore) e il vapore saturo (sulla
0,3613
curva limite superiore). Nella regione del liquido
compresso, l' isoterma da f a 2 molto ripida:
alla temperatura di 140 C il volume massico
diminuisce di appena lo 0,3% (da 0,001080 a
vapore
0,00 l 0768 m 3 /kg), allorch la pressione aumenta da 0,3613 MPa (Tabella A.1) a 5 MPa
(Tabella A.3.2). I.:osservazione della Tabella
v [m3fkg]
A.3.2, relativamente al liquido compresso, mette
appunto in rilievo come le propriet subiscano
Fig. 16.4 - Diagramma pressione-volume massico per la regione
variazioni
molto modeste, al variare della presliquido-vapore.
sione per una temperatura prefissata. per questo motivo che le propriet dei liquidi compressi
possono, con ragionevole accuratezza, dipendere dalla sola temperatura, quando le pressioni non
sono troppo elevate(< 5 MPa). Usando questa approssimazione, volume massico e cos pure
entalpia ed entropia del liquido compresso possono essere ottenuti dai valori del liquido saturo
vr, hr e sr, entrando nella Tabella A.1 con il valore della temperatura del liquido compresso.

16.7

Diagrammi pressione-volume-temperatura

p [Pa]

: Punto
critico

Fase
liquido

Fase

Fase

solido

vapore
Punto triplo

Fig. 16.5 - Diag ramma pressione-temperatura per una sostanza che si


comporta come l'acqua.

Le caratteristiche del cambiamento di fase si


p ossono esprimere anche con il diagramma
pressione-temperatura (Figura 16. 5) relativo a
una sostanza, come l ' acqua, che aumenta di
volume nel passaggio da liquido a solido. Finora
abbiamo esaminato solo la vaporizzazione, perch il cambiamento di fase che pi interessa
nelle applicazioni. tuttavia opportuno esaminare brevemente anche gli altri cambiamenti di
fase, da solido a liquido oppure direttamente da
solido a vapore, in modo da avere una visione
generale del problema. Nel diagramma della
Figura 16.5 sono tracciate delle trasformazioni,
ad esempio AB, che avvengono, fornendo calore
al sistema in un processo a pressione costante .
Le linee nere indicano, sotto quali valori di pressione e temperatura, le tre fasi, solido, liquido e
vapore, possono coesistere in equilibrio. Lungo
la linea di sublimazione sono in equilibrio le
due fasi solido e vapore; lungo la linea di
fusione sono in equilibrio le due fasi, solido e
liquido; lungo la linea di vaporizzazione sono

40
CAPITOLO 16 - VAPORI

infine in equilibrio la fase liquida e la fase vapore. Il solo punto in cui tutte e tre le fasi possono
coesistere in equilibrio il punto triplo. Per l' acqua il punto triplo definito dalla temperatura
di 0,0 l O C e dalla pressione di 0,6 11 3 kPa. La linea di vaporizzazione finisce al punto critico;
oltre il punto critico tale linea viene tracciata a tratti per indicare che non pi possibile un cambiamento distinto da fase liquida a fase vapore.
Consideriamo un solido nello stato A indicato nella Figura 16.5. Allorch si aumenta la temperatura, mantenendo costante la pressione, la sostanza passa direttamente dalla fase solida alla
fase vapore. Questo tipo di trasformazione ben evidenziato dal diossido di carbonio solido
(ghiaccio secco) nelle condizioni di pressione atmosferica ( ~ O, 1 MPa). Il diossido di carbonio
(C0 2 ) ha una pressione al punto triplo di 0,517 MPa, valore che ben al di sopra di quello della
pressione atmosferica, cosicch alla pressione di 0,1 MPa il diossido di carbonio sublima a una
temperatura di circa- 77 C. Nella trasformazione CD, sempre a pressione costante, la sostanza
passa dapprima dalla fase solida a quella liquida in corrispondenza di un determinato valore di
temperatura, e quindi da liquido a vapore ad una temperatura pi alta. Un riassunto, particolarmente espressivo di quanto detto fino ad ora, rappresentato dall'esame della superficie termodinamica individuata dalle tre coordinate, mutuamente ortogonali, pressione-volume massico-temperatura. Le figure che seguono mostrano due superfici riferite a sostanze che
aumentano di volume quando solidificano, come l'acqua (Figura 16.6), oppure che subiscono
una contrazione nel solidificare, come quasi tutte le sostanze (Figura 16. 7). Sempre nelle
Figure 16.6 e 16. 7 sono riportate le proiezioni sui piani p-T e p-v del diagramma spaziale: le
proiezioni non sono nient'altro che i diagrammi illustrati dalle Figure 16.5 e 16.4, che abbiamo
appena commentato.
Ciascun stato di possibile equilibrio rappresentato da un punto sulla superficie termodinamica;
una sostanza pura infatti individuata da due variabili indipendenti: assegnati, ad esempio,
volume massico e temperatura, la pressione risulta univocamente determinata. Le regioni della
superficie che rappresentano una singola fase, cio o solo solido o solo liquido o solo infine
vapore, sono indicate nelle Figure 16.6 e 16.7 e sono caratterizzate da superfici a doppia curvatura. Al contrario le regioni a due fasi e cio solido-liquido oppure sol ido-vapore oppure
liquido-vapore sono evidenziate da rette parallele all'asse del volume massico. Queste rette,
essendo il cambiamento di fase un processo isobaro-isotermo, sono il luogo dell' intersezione
di piani a pressione costante con piani di corrispondente temperatura di saturazione costante.
Il punto triplo del piano p- T diventa una linea tripla sulla superficie p-v-T; pressione e temperatura infatti sono fissate, mentre il volume massico pu variare in funzione della pro-

' o
l

:-El

ra
:~cn:

"'eu

~.:::;

:.: l \. 1

A-.

o.

Gas
Vapore

: 1 ~
'

\ critico

:g~~ ,:\ Linea tripla


-~------.
~ .
VJ : ,

,_i-;----- ------ - ~ .. cy;o;; ....


\/

Temperatura T

'\ : Gas
:l 1 -8~
o, e'
~ : \ ! ~~
& : 1 ~:i ~ Punto

Solido - vapore

Volume massico v

Fig. 16.6- Diagranuna spaziale p-v-T con proiezioni sui piani p- Te p- v per sostanze che aumentano di volume quando solidificano.

41
. 6.7- DIAGRAMMI PRESSIONE-VOLUME-TEMPERATURA

Temperatura T

Volume massico v

Fig. 16.7 - Diagramma spaziale p-v- T con proiezioni sui piani p-T e p- v per sostanze che diminuiscono di volume quando solidificano.

porzione di ciascuna fase. I.:isoterma critica presenta un flesso in corrispondenza del punto critico. facile vedere, dalla superficie p-v-T, che qualsiasi processo a pressione costante, per cui
p maggiore di Per non pu coinvolgere un cambiamento di fase liquido-vapore. La Figura 16. 6,
relativa all 'acqua, mostra come la regione solido-liquido sia una superficie nascosta sul diagramma. Un processo a pressione costante, come quello tracciato in figura che porti l'acqua da
liquido a ghiaccio provoca perci un aumento del volume massico, aumento che indica la presenza di una dilatazione nel congelamento 168.

16.8 In realt le variazioni del volume massico nelle due fasi sono piuttosto modeste; si perci dovuto espandere la
scala del volume massico per evidenziare il fenomeno.

Esempio 16.7

Capacit termica massica a pressione costante

Determinare il valore della capacit termica massica a pressione


costante per l 'acqua nelle condizioni di gas alla pressione di l MPa e
alla temperatura di 800 C.

Solu:ioue

4392,9 ----------- - - - --- -- -

Leggiamo sulla Tabella A. 3.1 due valori di entalpia, situati alle estremit dell' intervallo di teljlReratura all 'interno del quale si vuole calcolare la capacita termici::massica a pressione costante; prendiamo,
ad esempio, TA = 700 C e T8 = 900 C. A queste temperature
corrispond ono rispettivamente le en talpie hA= 3923, 1 kJ/ kg e
h8 = 4392,9 kJ/kg. Applichiamo qu indi la 15-11':

= h8 -

c
P

" (kJ/kg]

hA = 4392,9 kJ/ kg - 3923,1 kJ / kg


T.B - TA
900 oc - 700 oc

= 2 35 kJ/(k

'

K) ~

4154,7
3923,1

700 800 900

g
Fig. 16.8 - Determinazione della capacit termica massica a pressione costante.

Commenti
l. Al denominatore, possiamo esprimere la variazione di temperatura sia in C sia in K, dal momento
che si tratta di una differenza di temperatura.

42
CAPITOLO 16- VAPORI

2.

e operazione che abbiamo fatto stata quella di approssimare la curva della Figura 16.1Ocon un segmento di retta, nell' intervallo di temperatura considerato, in modo da ottenere un valor medio della
capacit termica massica valido per quel dato intervallo. Nota la capacit termica massica a pressione
costante, possiamo detenninare il valore dell' entalpia per qualsiasi punto all'interno dell'intervallo
applicando la 15-11'. Ad esempio, per la temperatura di 800 oc l'entalpia h0 vale:

h0 - hA= cP (T0

TA)

:::::}

h0 =

cP

(T0 - T,.) + hA

h0 = 2,35 kJ/(kg-K) (800 -700) C + 3923,1 kJ/kg = 4158,1 kJ/kg

contro il valore di 4154,7 kJ/kg dato dalla Tabella A.3.1.

La miscela liquido-vapore viene caratterizzata dal titolo x, rapporto ha la massa di vapore


saturo mg e la massa totale, somma della massa di liquido saturo mr e della massa di vapore
saturo mg:

Il titolo quindi zero (x = O) quando presente solo liquido saturo (mg = 0), mentre vale l
(x= l ) quando presente solo vapore saturo (mr = O); in tutti gli altri casi il titolo x assume un
valore compreso tra zero e uno. Isotitolo sono le curve che, all'interno della regione di equilibrio liquido-vapore, congiungono tra loro punti a ugual titolo. Il titolo x viene utilizzato per
calcolare le altre propriet del fluido: volume massico v, entalpia h ed entropia s.
Nel processo a pressione costante tipico del passaggio di stato, la variazione di entalpia rappresenta il calore scambiato. Risulta perci particolarmente utile nelle applicazioni il diagramma di Mollier (ordinate: entalpia massica [kJ/kg]; ascisse: entropia massica [kJ/(kgK)]),
in cui, lungo le linee contemporaneamente isoterme e isobare interne alla regione liquido-vapore,
il calore relativo alla differenza di fase si ricava dalla lettura diretta della differenza di entalpia.
In una trasformazione isobarica il calore da fornire all'acqua per arrivare allo stato di vapore
surriscaldato espresso dalla variazione di entalpia !1h ed composto da tre termini:

/1h =

/1hliquido

+ h fg + /1hsurr

dove /1h 1;quido l'entalpia da fornire al liquido per arrivare allo stato di liquido saturo, hfg l'entalpia da vaporizzare e 6.hsurr l'entalpia di surriscaldamento necessaria per passare da vapore
saturo a vapore surriscaldato.

~ 16.1 Leggiamo sulle Tabelle dell'Appendice in quali regioni si trovano i seguenti stati dell'acqua:

a) p= 1,0 MPa, T= 205 oc


b) p= 1,0 MPa, T= 95 oc
c)
d)
e)
f)
g)

p=l,OMPa, T=179,91 C, x=O,O


p= 1,0 MPa, T= 179,91 C, x= 0,55
p= 1,0 MPa, T= 179,91 C, x= 1,0
T= 340 C, p = 22,0 Mpa
T= 340 oc, p= 2,2 Mpa

Tabella A. 3 .l: vapore surriscaldato


TabellaA.3.2: liquido compresso
TabellaA.2: liquido saturo
Tabella A.2: liquido saturo (curva limite inferiore)
TabellaA.2: vapore saturo (curva limite superiore)
TabellaA.3.2: liquido compresso
TabellaA.J.J: vapore surriscaldato

43
ESERC IZI RISOLTI

h)
i)
l)
m)

T= 340 oc, p= 14,586 MPa, x= 1,0


T= 340 C, p= 14,586 MPa, x = 0,0

==>
==>
==>
==>

T= 600 C, p = 30 MPa
p= 50 MPa, T= 100 oc

TabellaA.l: vapore saturo (curva limite superiore)


TabellaA.J : liquido saturo (curva limite inferiore)
Tabella A. 3.1: vapore surriscaldato
TabellaA.3.2: liquido compresso

~ 16.2 Essendo l'acqua una sostanza pura, due propriet indipendenti ne determineranno lo

stato. Per ciascuno degli stati che seguono, leggiamo sulle Tabelle dell'Appendice la fase dell'acqua indicando il valore della propriet richiesta:
a) p= 800 kPa, v= 0,04 m 3/kg, T=??? C
b) p= 200 MPa, T= 40 C, v=??? m 3/kg
c) T= 600 C, v= 2,0 m 3/kg, p=??? kPa
d) p= l MPa, T= 300 C, v=??? m 3/kg

==>
==>
==>
==>

Tabella A.2: liquido-vapore, T= 170,43 C


Tabella A. l : liquido com presso, v = 0,001008 m 3/kg
Tabella A.3.1: vapore surriscaldato, p= 200 kPa
Tabella A.3. l: vapore surriscaldato, v= 0,26 m 3/kg

~ 16.3 Definire volume massico del liquido saturo vr e del vapore saturo vg del refrigerante
Rl34a in corrispondenza della temperatura di saturazione T= 80 C. Calcolare poi il volume
massico v" e il titolo x di una miscela liquido-vapore di massa totale m = 2 kg, che occupa un
volume V= 0,01 m 3 .

TabellaA.4 :

16-3:

==>

Zrg = zg- Zr

Paraora. 1o 15.4:
o ' '

v =
x

16-4:

Vr= 1,076 dm 3/kg, vg = 6,50 dm3/kg

==>

T = 80 C

Vrg =

vs- Vr = 0,00650 m 3/kg- 0,00107 m 3/kg = 0,005424 m3/kg

~m = 0201kgm

==>

= O005 m 3/ kg
'

==>

x= vx - Vr
Vrg

= 0,005 m 3/ kg- 0,001076 m 3/ kg = 0 723


0,005424 m 3 / kg

'

~ 16.4 Definire pressione p, volume massico Vr ed entalpia hr del liquido saturo, volume massico vg ed entalpia hg del vapore saturo nel caso di acqua alla temperatura T= 30 C.

Tabella A.l :

T = 30 C ~p= 4,246 kPa, Vr= 0,001004 m3/kg, hr= 125,79 kJ/kg, vg = 32,89 m3/kg, hg = 2556,3 kJ/kg

~ 16.5 Definire temperatura T, volume massico

Vr ed entalpia hc del liquido saturo, volume massico vs ed entalpia h8 del vapore saturo nel caso di acqua alla pressione p= 2 MPa.

Tabella A.2:

p =2 MPa ~ T= 212,42 C, Ve= 0,001177 m3/kg, hr= 908,79 kJ/kg, vg =0,09963 m3/kg, h8 = 2799,5 kJ/kg

~ 16.6 Definire lo stato e trovare volume massico

peratura T= 400
TabellaA.3:

c e alla pressione p = l MPa.

v, entalpia h ed entropia s di acqua alla tem-

T= 400 C,p =l MPa ~ vapore surriscaldato, v= 0,3066 m3/kg, h= 3263,9 kJ/kg, s = 7,4651 kJ/(kg-K)

~ 16.7 Definire volume massico del liquido saturo vr e del vapore saturo vs del refrigerante
R134a in corrispondenza della temperatura di saturazione T= 50 C. Calcolare il volume massico di vaporizzazione vrg e il volume massico vx corrispondente ad un titolo x= 15% .

Tabella A.4:

T= 50 C

16-3: Zrs =zg- Zr

==>

==>

Vrg

16-5: zx = zg- (1- x)zrg

==>

Vr = 0,907 dm3/kg, vg

= vg- Vr =

= 15,05 dm3/kg

15,05 dm 3/ kg -0,907 dm 3/ kg = 14,143 dm 3/ kg = 0,014143 m 3/kg

vx= vg- (1- x) vr8 = 0,01505 m 3/ kg- (t- 0,15) x 0,014143 m 3/ kg = 0,00303 m 3/ kg

44
CAPITOLO 16 - VAPORI

16.8 In corrispondenza della pressione di saturazione p= I O MPa, determinare la temperatura di saturazione T, il volume di vaporizzazione vrg e il volume massico v, dell'acqua,
sapendo che il titolo x= 98%.
TabellaA.2:

p = lOMPa
~

16-3: zfg = zg- Zr

==>

T = 3ll,06C, vr=0,001452m3/kg, vg=0,018026 m 3/kg

Vrg = vg- Vr = 0,018026 m 3 / kg- 0,001452 m 3/ kg = 0,0 16574 m 3 / kg

16-5: zx=zg -(l- x)zr8

==> v, = vg- (1- x)vrg= 0,018026 m3/ kg- (l- 0,98) x 0,016574 m3/kg = 0,0 1769452 m3 /kg

16.9 Un recipiente di volume V = O, 15 m3 contiene una massa m = l kg di acqua alla temperatura T= 150 C. Calcolare il titolo x , la massa di vapore mg e il volume vg occupato dal
vapore.
~

TabellaA.1:

16-3:

==>

T = 150 C

Zrg = zg - Zr

Paragrafo 15.4:

vr = 0,001091 m 3/kg,

vg =

0,3928 m3 /kg

Vrg = vg- Vr = 0,3928 m 3/ kg- 0,001091 m 3/ kg = 0,391709 m 3 /kg

V
0,15 m 3
v , =-=
m
l kg

= 0,15 m 3/ kg
3

x = v, - Vr = 0,15 m / kg- 0,001091 m / kg =O

0,391709 m 3/ kg

Vrg
16-1':

mg = xm= 0,38

Paragrafo 15.4:

l kg = 0,38 kg,

mr =m - mg = l kg- 0,38 kg = 0,62 kg

Vg = mgvg = 0,38 kg x 0,3928 m3/kg = 0, 149264 m 3

~ 16.10 Leggere, sul diagramma di Mollier, titolo

x, ed entalpia h 1 di una massa m = 0,5 kg


d'acqua alla pressione p 1 = 140 kPa e con un volume massico v 1 = 1,0 m 3/kg. Leggere il nuovo
valore di entalpia h 2, che si raggiunge in un riscaldamento a pressione costante fino alla temperatura T2 = 170 oc. Determinare infine la quantit di calore q somministrata all ' unit di massa
e il calore complessivo Q.
Mollier:

p 1 = 140 kPa, v 1 = 1,0 m3 /kg

Mollier:

lungo isobarap 1 = 140 kPa fino a isoterma T2 = 170 C

15-10:

==>

x= 0,8, h 1 = 2240 kJ/kg

q= h2- h , = 2820 kJ/kg - 2240 kJ/kg = 580 kJ/kg

Paragrafo 15.5:

ESE RCIZI RISOLTI

Q= mq= 0,5 kg x 580 kJ/kg = 290 kJ

==>

h2 = 2820 kJ/kg

'

38

17.1

Il ciclo di Carnot
Il sistema termodinamico esegue un ciclo quando viene assoggettato ad una successione di trasformazioni attraverso le quali, dopo aver scambiato calore e lavoro con l'ambiente esterno,
ritorna nelle stesse condizioni che aveva all'inizio. La variazione delle propriet di stato del
sistema quali, ad esempio, pressione, volume massico, temperatura, energia interna, entalpia ed
entropia nulla: coincidendo infatti il punto iniziale con il punto finale della trasformazione ed
essendo le propriet citate funzione solo dello stato del sistema, i valori iniziale e finale delle propriet devono essere uguali. Un ciclo viene quindi rappresentato in un piano, avente per coordinate determinate propriet dello stato del sistema, ad esempio pressione p e volume massico v
oppure temperatura T ed entropia massica s, da una linea chiusa (Figura l 7.1). In questo capitolo
viene considerato tm ciclo ideale, percorso da unfluido ideale (avente cio caratteristiche chimicofisiche costantF') che evolve senza perdite (il lavoro /w delle resistenze passive nullo: lw= 0).
p

l' 4'

2' 3'

Fig. 17.1-a- Ciclo di Carnot nel piano p-v.

J2
i3
i4
/
4 1

Il ciclo di Carnot costituito da due trasformazioni isoterme (l ~ 2 e 3 ~ 4) e da due


trasformazioni adiabatiche (2 ~ 3 e 4 ~ l).
Iniziamo considerando il ciclo percorso in
senso orario. Si ricorda che l'area sottesa ad
una trasformazione reversibile esprime nel
piano p - v il lavoro massico che, per la 15-3,
positivo in una trasformazione in cui il volume
massico v aumenta, mentre l'area sottesa ad
una trasformazione reversibile esprime nel
piano T-s il calore massico scambiato che,
per la 15-13, positivo quando l'entropia s
aumenta.
I lavori scambiati durante le singole trasformazioni sono rappresentati da (Figura 17.1-a):

area 122' l'

il lavoro positivo poich il volume massico aumenta nel passare da l a 2;

area 233'2'

il lavoro ancora positivo;

area 344'3'

il lavoro diviene negativo poich il volume massico diminuisce nel passare


da 3 a 4;

area 411 '4'

il lavoro rimane negativo.

17.1 Nel Paragrafo 3.1 si era considerato come fluido ideale quel fluido che ha un coefficiente di viscosit nullo. Nella

trattazione dei cicli dei motori termici per fluido ideale si intende un fluido che evolve nel ciclo mantenendo propriet chimico-fisiche costanti.

46
CAPITOLO 17 - CICLI

Il lavoro del ciclo espresso dal lavoro positivo scambiato lungo il cammino da l a 3 passando
per 2 (area 1233'1') a cui va sottratto il lavoro negativo scambiato lungo il cammino da 3 a l
passando per 4 (area 3411'3'). Il lavoro complessivo, rappresentato dall'area interna al ciclo,
risulta positivo .
I calori scambiati durante le singole trasformazioni sono rappresentati da (Figura 17.1 -b):

q => area 122'1'

1 2

il calore positivo poich l'entropiamassica aumenta nel passare da l a 2;


trattandosi di una adiabatica reversibile
(isentropica) il calore scambiato uguale
a zero;

q
3 4

2'

l'

=> area 341'2'

il calore negativo poich l'entropia massica diminuisce nel passare da 3 a 4;


il calore scambiato uguale a zero come
lungo la trasformazione 2 => 3.

F1g. 17.1 -b- Ciclo di Carnot nel piano T- s.

Il calore scambiato dall'unit di massa del fluido rappresentato dall'area a tratti interna al ciclo,
area che rimane allorch al calore positivo 1q 2 si toglie la parte negativa 3q 4 (Figura 17.1-c).

:u~

Ts - - - - - - - - - . - - - - - -- - . - - .

]'

2'

4:

l'

2'

Fig. 17.1-c - Calore massico scambiato nel ciclo di Carnot (1 5-8): 1q 2 lungo l' adiabatica l --+ 2, lungo l'adiabatica 3 --+ 4 e somma
algebrica 1q2 - 3q 4 , rappresentata dall'area racchiusa dal ciclo.

Nel ciclo di Carnot, percorso in senso orario, il lavoro complessivo scambiato positivo; per la
convenzione di segno del Paragrafo 15. 7, ci significa che il sistema fornisce lavoro all'esterno.
Allo stesso tempo anche il calore scambiato positivo; per la medesima convenzione, ci
vuoi dire che il calore entra dall'esterno nel sistema . Un generico ciclo termodinamico percorso
in senso orario prende il nome di ciclo diretto oppure di ciclo motore in quanto al sistema viene
fornita una data quantit di calore per produrre lavoro.
Il ciclo inverso invece un ciclo percorso in senso antiorario (Figura l 7.2); l'area del ciclo inverso
nel piano p - v rappresenta questa volta un lavoro negativo, fatto cio dall'esterno sull' unit di
massa del fluido durante il ciclo, mentre nel piano T- s rappresenta una quantit di calore negativa: il calore viene cio trasmesso dal sistema ali' esterno. In un ciclo inverso viene fornito del
lavoro al sistema per sottrarre calore ali 'esterno; un ciclo inverso tipico il ciclo frigorigeno.

47
17.1 -IL CICLO DI CARNOT

l' 4'

2' 3'

Fig. 17.2-a- Ciclo di Carnot inverso nel piano p-v.

17.2

Le macchine termiche

2'

l'

Fig. 17.2-b- Ciclo di Carnot inverso nel piano T- s.

Un motore termico un sistema costituito da uno o pi componenti che, operando in modo continuo secondo un ciclo termodinamico, trasforma in lavoro parte del calore trasferito al fluido di
lavoro. Un motore termico (Figura 17.3-a) riceve il calore qs da una regione ad alta temperatura
T8 , la sorgente superiore, trasforma in lavoro l soltanto una parte dell' energia fornita e cede infine
la parte di calore q~> che rimane, a una regione a bassa temperatura T,, la sorgente infriore.
La Figura 17.3-b mostra un impianto semplificato per la generazione di potenza:
la pompa porta il liquido fino alla pressione richiesta dalla caldaia;
una sorgente ad alta temperatura, la caldaia, fornisce il calore qs necessario per generare il
vapore;
il lavoro l viene prodotto facendo espandere il vapore nella turbina termica;
il calore q, viene ceduto alla sorgente inferiore, facendo condensare il vapore per mezzo dell'acqua di raffreddamento che circola in un condensatore, in modo da chiudere il ciclo.

Sorgente superiore
Ts

Turbina

Sorgente inferiore

r,

Fig. 17 .3-a - Schema del motore termico.

Fig. 17.3-b- Schema di un impianto a vapore per la generazione di potenza


quale quello realizzato nell' impianto di turbine a vapore per la generazione di
energia elettrica.

48
CAPITOLO 17 -CICLI

Se si cambia il verso delle frecce che indicano il flusso dell'energia nel motore termico, si ottiene
una macchina che, invece di produrre, assorbe lavoro. Questa macchina, che effettua un ciclo
inverso, prelevando il calore q1 dalla sorgente inferiore e cedendo il calore q5 alla sorgente superiore (Figura 17.4-a) viene chiamata pompa di calore perch il lavoro meccanico l immesso nel
sistema viene utilizzato per trasferire energia, sotto forma di calore, da una regione a bassa temperatura a una regione ad alta temperatura, in modo analogo a quanto avviene per una pompa
che sposta l'acqua da una zona, situata a una quota bassa, a un'altra zona che si trova a una quota
pi elevata.
Gli impianti per la generazione del freddo rappresentano una classe particolare di pompe di
calore in cui (Figura 17.4-b):
il vapore saturo a bassa pressione entra nel compressore alternativo che fornisce il lavoro l
necessario per far aumentare la pressione del vapore;
il vapore ad alta pressione entra in un condensatore dove condensa, cedendo all'ambiente il
calore q5 generato nel cambiamento di fase, ed esce come liquido saturo;
il liquido viene fatto espandere nella valvola di espansione in modo da passare dall'alta
pressione del condensatore alla bassa pressione con cui si presenta ali' evaporatore; il liquido
in parte vaporizza e contemporaneamente diminuisce la temperatura;
la parte ancora liquida passa allo stato di vapore nell'evaporatore, sottraendo il calore q 1 dalla
zona da raffreddare che in pratica circonda l'evaporatore, e chiude il ciclo.

Sorgente superiore
Ts

Fig. 17 .4-a - Schema di una pompa di calore.

Fig. 17 .4-b - Schema di un impianto semp lificato per la generazione del freddo.

In entrambi gli impianti precedenti dedicati alla generazione di energia elettrica e alla generazione del freddo il fluido di lavoro esegue un ciclo termodinamico chiuso: il sistema scambia
con l'esterno unicamente energia, sotto forma di calore e lavoro, ma non massa. Ad esempio
(Figura 17.3-b), all' uscita dalla turbina il fluido viene mandato al condensatore che sottrae calore
al vapore fino a ricondurlo allo stato liquido in modo da poter essere inviato nuovamente alla
pompa di alimento permettendo cos al fluido di concludere il ciclo termodinamico.
Tn altri casi tuttavia il fluido non subisce un'evoluzione cicl ica, ma viene, al termine del ciclo
ricambiato con fluido "fresco" prelevato dall'ambiente: il sistema scambia con l'esterno non soltanto energia ma anche massa ed il ciclo viene detto aperto. Esempio di ciclo aperto que llo
descritto dalla turbina a gas per la generazione di energia elettrica (Capitolo 33) in cui il fluido
di lavoro, costituito inizialmente da aria prelevata dali 'ambiente, viene prima compresso e
quindi inviato in un combustore dove la combustione del combustibile iniettato con l'aria
genera gas combusti ad alta temperatura che vengono fatti espandere in una turbina producendo
lavoro e quindi scaricati ne li 'atmosfera. A ltro fluido ("fresco") rappresentato da aria prelevata

49
17.2 - LE MACCHINE TERMICHE

dal compressore inizia quindi un nuovo ciclo. Anche in questi casi (tipic i le turbine a gas e i
motori alternativi) il fluido di lavoro ritorna periodicamente nelle condizioni iniziali, riassumendo quindi i medesimi valori di energia interna, potenziale, cinetica, ecc.; allora possibile
assimilare i cicli aperti ai cicli termodinamici chiusi considerando una trasformazione "virtuale"
di chiusura in grado di riportare alle condizioni iniziali il fluido scaricato nell 'atmosfera.

17.3

Rendimento del ciclo


Si visto che, quando il sistema termodinamico esegue un ciclo, la successione delle trasformazioni tale da farlo ritornare allo stato iniziale. In particolare, il primo principio della termodinamica (15-2) applicato ad un ciclo diviene ILIciclo = lq lciclo' poich l'energia interna u, che
una funzione di stato, assume lo stesso valore all'inizio e alla fine del ciclo (uinizio = ufi nc). Il
calore scambiato nel ciclo l ql ciclo (si veda, ad esempio, la Figura 17. 1-c) la diffe renza tra il
calore entrante q 5 = 1q2 fornita al fluido dalla sorgente superiore e il calore uscente q,= 3q4 ceduto
dal fluido alla sorgente inferiore; il lavoro nel ciclo Il iciclo allora rappresentato da:

17-1
Ma per il secondo principio della termodinamica espresso dalla 15-8':
segno

f Td s = q + /w, dove il

f indica l'integrale sul ciclo, l' area racchiusa dal ciclo sul piano T-s rappresenta, nel

caso del ciclo ideale (/w= 0), il calore q e quindi, per la 17-1, il lavoro l del c iclo.
Il rendimento 7] del ciclo di un motore termico il rapporto tra il lavoro l (energia in forma meccanica che si vuole ottenere dal ciclo) e la quantit di calore q 5 fornita al fluido dalla sorgente
superiore, oppure, per la 17-1, tra q 5 - q 1 e qs:
"7] =

energia meccanica ottenuta dal ciclo


energ1a spesa

- qs- q,
qs

l - !JJ...
qs

17-1'

Nel caso di un ciclo inverso, si parla di coefficiente di prestazione della pompa di calore (o
coefficiente di effetto uti le) f3r, rapporto tra la quantit di calore qs, che v iene trasmessa per
riscaldare la regione ad a lta temperatura, e il lavoro speso l; applicando ancora la re lazione
l = qs - q~' si ottiene:
effetto utile

energta spesa

qs
l

qs
qs - q,

17-2

Gli impianti per la generazione del freddo ifrigorigeni) possono essere considerati una classe
speciale di pompe di calore in cui il calore qs reso disponibile dal processo di condensazione
viene smaltito nell'ambiente esterno caldo, mentre il calore q 1 viene estratto mediante il processo
di evaporazione dall' interno dell'impianto frigorigeno che si trova alla temperatura T, , inferiore
a ll a temperatura ambiente. Essendo questa volta l'effetto desiderato rappresentato dal calore q 1
sottratto alla sorgente inferiore, l' impianto ottimo raggiunge il massimo coefficiente di prestazione del ciclo frigorigeno f3r: sottraendo la quantit di calore q 1 (e quindi raffreddando un
determinato ambiente) con la minima richiesta di lavoro/:
f3r

effetto utile
energia spesa

!lJ.
l

17-2'

Le espressioni precedenti del rendimento oppure del coefficiente di prestazione sono state
scritte in termini di lavoro massico l e calore massico q [kJ/kg] scambiati nel ciclo. Queste stesse
relazioni possono venire espresse, utilizzando i valori estesi a tutta la massa [kJ]: lavoro L= mi
e calore Q= mq, oppm e questi valori calcolati nell' unit di tempo [kJ/s = kW]: L (potenza meccanica) e Q (potenza termica).

50
CAPITOLO 17 - CICLI

Dei molti enunciati del secondo principio


della termodinamica, tutti tra loro equivalenti, due riguardano in particolare le macchine termiche (Figura 17.5):

Sorgente superiore
Ts

Macchina
che nega
l'enunciato
di Clausius

Macchina
che nega
l'enunciato di
Kelvin-Planck

Fig. 17.5-a- Schema di macchina


che nega l'enunciato di KelvinPlanck.

l. enunciato di Kelvin-Planck: impossibile realizzare un ciclo con produzione


di lavoro utilizzando una sola sorgente
di calore;

/=o

2. enunciato di Clausius: impossibile


realizzare un ciclo che trasferisca calore
da una sorgente, a una determinata temperatura, a una sorgente a temperatura
pi alta senza apporto di energia.
Fig. 17 .5-b - Schema di macchina
che nega l 'enuncia to di Klausius.

Si visto sopra che le macchine termiche


richiedono rispettivamente:

l. una sorgente a bassa temperatura, a cui trasferire il calore proveniente dalla sorgente ad alta
temperatura, qualora, attraverso un ciclo diretto, si voglia produrre lavoro (Figura 17.3-a);
2. un'immissione di lavoro dall'esterno nel sistema qualora si voglia pompare calore dalla sorgente con temperatura bassa a quella con temperatura alta, secondo il ciclo inverso della
Figura 17.4-a.
Si pu cos spiegare come mai viene posto un limite superiore al rendimento dei motori termici;
il rendimento della trasformazione del calore in lavoro non pu arrivare ad l a causa della necessit di disporre della sorgente fredda inferiore, la qual cosa implica la presenza del termine sottrattivo q/q 5 nell'espressione 17-1' del rendimento. Per quantificare il limite del rendimento,
occorre ritornare al ciclo di Carnot il cui rendimento dato da (si veda il Paragrafo 17.4):

T.

17-3

T]=l -_j_

'Fs

Il rendimento del ciclo di COJ'not non dipende dalle caratteristiche del flu ido di lavoro ed funzione soltanto delle due temperature [K] superiore T5 e inferiore T1 Il rendimento del ciclo
aumenta rapidamente all'aumentare della temperatura superiore Ts, come si vede mantenendo,
ad esempio, fissa la temperatura inferiore ad un valore prossimo a quella ambiente T1 = 300 K:

T5 [K]

500

1000

1500

2000

2500

T]

0,4

0,7

0,8

0,85

0,88

Tr& tutti i cicli possibi li, realizzabili tra le stesse temperature estreme T5 e T1, il ciclo di Carnot
quello che presenta il rendimento maggiore; il valore del rendimento del ciclo di Carnot,
comunque sempre inferiore ad l , rappresenta il limite a cui debbono tendere, senza mai poterlo
raggiungere, i motori termici.
Il ciclo di Carnot, che essendo un ciclo reversibile pu essere percorso in senso inverso, fornisce le seguenti espressioni del coefficiente di prestazione della pompa di calore f3r e dell'impianto fiigorigeno f3F:
1:s
17-4
f3 p --

'Fs-T..

Il coefficiente di prestazione dipende solo dalle temperature [K] estreme del ciclo e rappresenta
il limite a cui tendono, senza poterlo raggiungere, una pompa di calore e un impianto frigorigeno che operano tra le stesse temperature estreme.

51
17.3- RENDIMENTO DEL CICLO

Esempio 17.l

Coefficienti di prestazione

I; impianto di condizionamento di una casa, alimentato con una potenza meccanica L = 3 kW, in grado
di trasferire alla sorgente superiore il calore nell ' unit di tempo Q 5 = 12 kW.

Determinare:
a) il coefficiente di prestazione f3P, quando, durante l ' inverno, la casa va riscaldata con la potenza termica Q8 , fornita dall'impianto che funz iona come pompa di calore;
b) il coefficiente di prestazione f3F, quando, nella stagione estiva, la casa va raffreddata, cedendo all'esterno la potenza termica Q5 con l'impianto che funziona come refrigeratore .

Soluzione
a) Essendo assegnate delle potenze, il coefficiente di prestazione va calcolato come rapporto tra
potenza termica e potenza meccanica anzich dei corrispondenti lavori (17-2):

f3 = ~s = 12 kW = 4
P

3 kW

b) Il lavoro q 5 scambiato nel ciclo la differenza tra il calore entrante q5 e i l calore uscente q 1 ( 17-1):
l= q5 - q 1 Si esprima questo bilancio in termini di potenze:
.
.
.
=> Q 1 = Q 5 - L = 12 kW - 3 kW = 9 kW
e si applichi la 17-2' per calcolare il coefficiente di prestazione dell' impianto fiigorigeno:

Commenti
regola generale, come si ricava da questo Esempio, che il coeffic iente di prestazione della pompa di
ca lore uguale al coefficiente di prestazione del corrispondente impianto fiigorigeno aumentato di l.

17.4

Rendimento del ciclo di Carnot in funzione della temperatura


Il ciclo di Carnot (Figura 17.1 ) un ciclo semplice, in quanto Io scambio di calore avviene con
due sole sorgenti, quella calda alla temperatura superiore Ts e quella fredda mantenuta alla temperatura inferiore r;, ed composto dalle quattro trasformazioni reversibili 17 2 :

17.2 Affinch il processo 9lobale sia reversibile occorre in primo luogo che il ciclo termodinamico sia di quasi-equilibrio (Paragrafo 15.5) e cio che il fluido che compie il ciclo evolva solo attraverso successivi stati di equilibrio;
quindi esclusa la presenza di attriti e di dissipazioni interne. Questa condizione necessaria, ma non sufficiente
in quanto gli scambi tra il fluido ed i sistemi esterni (le sorgenti) devono anch'essi awenire in modo reversibile:
il fluido deve cio essere costantemente in equilibrio termico con le sorgenti di calore. In altre parole gli scambi
di calore devono awenire con temperatura del fluido costante ed uguale a quella delle sorgenti stesse; si suppone
perci che le due sorgenti siano di capacit infinita. In particolare la reversibilit richiede che, nelle t rasformazioni
1 ~ 2 e 3 ~ 4, la temperatura del fluido di lavoro differisca soltanto di una quantit infinitesima d T da quella
della sorgente: durante la somministrazione di calore (trasformazione 1 ~ 2) la temperatura del fluido inferiore
del valore dT alla temperatura T 5 della sorgente calda, mentre durante la cessione di calore (trasformazione 3 ~ 4)
la temperatura del fluido superiore di d T alla temperatura ~ della sorgente fredda; si tratta di differenze di temperatura infinitesime, necessarie perch si verifichi lo scambio di calore tra il f luido di lavoro e le sorgenti. Oltre
alle due isoterme, corrispondenti alle due sorgenti, un ciclo termodinamico reversibile dovr essere composto da
altre trasformazion i che consentono scambi di calore reversibile esclusivamente all'interno della macchina: due
adiabatiche 2 ~ 3 e 4 ~ 1 (ciclo di Carnot) oppure due isobare (ciclo di Erickson) oppure due isocore (ciclo di
Stirling). Per ulteriori approfondimenti si suggerisce di consultare Fundamentals of Classica/ Thermodynamics, G.J.
Van Wylen e R.E. Sonntag, John Wiley & Sons, 1978 (Paragrafo 6.5) e Introduzione alla termodinamica tecnica,
E. Pedrocchi e M. Silvestri, Clup Milano, 1987 (Capitolo IX).

52
CAPITOLO 17- CICLI

l => 2

somministrazione del calore q 5 alla temperatura costante T5 ;

2 => 3

espansione adiabatica dalla temperatura T5 alla temperatura T1;

3 => 4

cessione del calore q 1 alla temperatura costante T1;

4 => l

compressione adiabatica dalla temperatura T1 alla temperatura T5 .

Nel caso di trasformazioni reversibili il lavoro delle resistenze passive uguale a zero (lw= O)

e il secondo principio della termodinamica espresso dalla 15-14' diviene q +/w = Td s


q =

=>

J Td s. I calori q5 e qy. scambiati rispettivamente nelle trasformazioni l => 2 e 3 => 4, risul-

tano allora:

qs = fTsds = Ts(sz - s, )

q= f3~~ds = T,(s
1

4 -

s3 ) =

~(s 1 - s 2 )

=>

,q, l = ~ (s2 - s,)

Da qui , facendo il rapporto dei calori q 5 e q 1 secondo la 17-1', si ricava la 17-3:

q,
qs

1]=1- - = 1-

~(s2 -

s1)

= 1- -

1's

Ts(Sz - s,)

Il ciclo di Carnot anche un ciclo simmetrico, costituito cio da trasformazioni che a due a due,
alternativamente in modo da poter chiudere il ciclo, appartengono alla stessa famiglia. Si pu
dimostrare che, in un ciclo simmetrico, il prodotto delle coordinate (v-p-T) in due vertici non
consecutivi costante:
17-5

La 17-5 si pu dimostrare per un caso particolare: gas perfetto che descrive il ciclo simmetrico della
Figura 17.1. Facendo il prodotto, membro a membro, delle equazioni relative alle trasformazioni isoterme
l ~ 2 e 3~ 4 (p,v, =p 2v2 e p 3 v3 p 4 v4 dall 'equazione A-2 dell 'appendice) e alle trasformazioni

adiabatiche 2 -7 3 e 4

-7

l (p2v{ =p 3v{ e p 4 vl =p 1v( dall 'equazione A-36), si ottiene:

Tenendo presente che y diverso da I, l'unico modo per verificare i due risultati che sia ( v2 v 4 ) /( v1v3 ) = l.
Applicando poi l' equazione di stato del gas perfetto 15-2, si ottiene anche l'equazione che lega tra loro
le temperature in due vertici non consecutivi del ciclo.

53
17.4 - RENDIMENTO DEL CICLO DI CARNOT IN FUNZIONE DELLA TEMPERATURA

Nel caso del gas perfetto, il calore q scambiato nelle due trasformazioni isotermiche si ricava
dalle relaz ioni A-6 dell'AppendiceA.J3 17.3. Per la propriet dei cicli simmetrici (v 1v3 = v2v4 =>
v/ v 1 = v3/v4), q 1 pu anche essere espresso in funzione del rapporto v/v 117.4 .
17-6

17.3 Nella 17-6, l'espressione del calore scambiato q 1 con la sorgente alla temperatura inferiore sarebbe
3q4 = RT1 In (v4 /v3): si tratta di un calore negativo perch ceduto dal sistema; preso, ad esempio, v 4 / v 3 = 1/1 O= O, 1,
il logaritmo naturale di O, 1 risulta negativo: In O, 1 =- 2,3. Qui invece si considera il valore assoluto lqd = 13q4 j;
per questo, si preso il rapporto v3 /v4 anzich il rapporto v4 /v3 In tal modo si ottiene un numero positivo:
In (v3 /v4) = In (1 0/1) =In 10 = 2,3.
17.4 La 17-3 pu anche essere ricavata dalle 17-6:

RT~ In ~- RT., In .:l


1J = qs - lh =

v,

Esempio 17.2

v4

R'fsln~
v,

qs

Ciclo di Carnot

Viene realizzato un ciclo di Carnot tra due sorgenti aJie temperature T5 = 370 K e T1 = 240 K con una
pressione massima di 700 kPa e una pressione minima di l 00 kPa. Il fluido di lavoro e costituito da l kg
di azoto.
Determinare:
a) i valori delle coordinate del ciclo nel piano p-v;
b) la quantit di calore scambiato alla temperatura superiore e a quella inferiore;
c) il rendimento rJ del ciclo motore e il coefficiente di prestazione di una pompa di calore {3Pe di un frigorifero {3F, basandosi sia sulle quantit di calore scambiate q sia sulle temperature T.

Soluzione
a) Per poter tracciare il ciclo nel piano p-v occorre conoscere i valori di pressione p e volume massico v.
Compiliamo in primo luogo una tabella con le variabili di stato assegnate (i diversi stati sono individuati dai numeti riportati in Figura 17.5 e determiniamone i valori non ancora noti:
Stato

T[K]

p [kPa]

v [m3/kg]

l
2
3
4

370
370
240
240

700

???
???
???
???

???
100

???

Il volume massico v nei punti 1 e 3 si ricava con l'equazione di stato 13-2 dove, come valore della
costante deli ' azoto, assumiamo, dalla Tabella A.6, R = 0,2968 kJ/(kg K):
pv = RT

v,

RT
v=p

= RT; = 0,2968 kJ/(kg-K) x 370 K = O,lS 7 m 3/ kg


700 kPa

p1

v3

==>

_ RT3

p3

0,2968 kJ/(kg-K) x 240 K _ O


3/ k
, 712 m
g
100 kPa

54
CAPITOLO 17- CIC LI

Preso un rapporto delle capacit termiche y = 1,4 (TabellaA.6), con l'equazione A-37 dell'Appendice
A.13 calcoliamo i valori della pressione ne i punti 2 e 4 relativi alle trasformazi oni adiabatiche
2=>3 e 4 => l:
P2 = PJ [ T2 J r'<r- I>= l 00 kPa [3 70 K ] 1,4t(l.4-Il = 455 kPa
....
T3

240 K

p 4 =p 1

T ]yl(y-1)
[

_i_

T.

=700 kPa K

[ 240 K]l.41(1.4-I)
-=154 kPa
370 K

con l'equazione A-3, tenendo presente che la trasformazione l => 2 isote rmica:
v2 = v 1

[/2] =
P2

0,157 m 3/ kg [

700

kPa]
455 kPa

=0,241 m 3/ kg

Per la relazione 17-5 caratteristica dei c ic li simmetrici, si ha:


v _ v2 v4
3
v1
-

0,241 m / kg x 0,7 12 m / kg ==
m /k
1096 3
0,157 m 3/ kg
'
g

_
-

Possiamo adesso completare la tabella che avevamo scritto all'inizio:


Stato

T [K]

p [kPa]

v [m3/kg]

l
2
3
4

370
370
240
240

700
455
100
154

0,157
0,241
1,096
0,7 12

b) Le quantit di calore scambiate con le sorgenti alla temperatura superiore T8 e a lla temperatura inferiore T1 sono date dalle 17-6. Il valore numerico del rapporto de i vol umi massici v/v 1 = v/ v4 viene
assunto pari a l ,539.

~ == 0,241 m / kg
0,154 m 3 / kg
v1
3

qs

v,

= 1q2 = RT8 In ~==

v,

v3 = 1,096 m / kg
v4
0,712 m 3 / kg

= 1 539
'

0,2968 kJ/ (kg-K) x 370 K x In 1,539 = 47,31 kJ/ kg

jq,j = R'f. In ~= 0,2968 kJ/ (kg K) x 240 K x In 1,539 == 30,69 kJ/ kg


v4

~~

Il rendim ento del ciclo motore (77) e i coefficienti di presentazione de l c iclo inverso (come pompa
di calore f3r e come ciclo frigorigeno {3F) possono essere ottenuti o in funzione delle quantit di calore
scambiate (equazioni 17-1', 17-2, 17-2') oppure in funzione delle te mperature (equazioni 17-3 e 17-4).
Nel primo caso si ha:
= qs- q1 = 47,31 kJ/ kg - 30,69 kJ/ kg = ,
..,..
0 35 1
17
qs
47,3 1 kJ/ kg

f3r == ___!b__ ==
47,31 kJ/ kg
== 2 ,846
q5 - q1 47,31 kJ/ kg - 30,69 kJ/ kg
1_
{3F= _q_
q5 - q 1

30,69 kJ/ kg
47,3 1 kJ/ kg - 30,69 kJ/ kg

....

= (,846

Quando i calcoli vengono fatti in fun zione de lle due temperature limite del ciclo, abbiamo:

11

f3

7's- T,_
T.s

= 370 K - 240 K = O
351
370 K
'

=~ =
T. -T.

= _!j_ =

f3
F

T.S - T.I

370 K
370 K - 240 K

=2 846

240 K
370 K - 240 K

= l 846

'

5~

7 4- RENDIMENTO DEL CICLO DI CARNOT IN FUNZIONE DELLA TEMPERATURA

Commenti
I valori delle quantit di calore q5 e q1 scambiate rispettivamente con la sorgente alla temperatura superiore e con quella alla temperatura inferiore, sono uguali sia che la macchina lavori come motore sia come
pompa di calore oppure come frigorifero. Differiscono soltanto per il verso secondo cui si attua lo scambio termico: nel caso del motore termico q 5 entra e q1 esce, nel caso della pompa di calore o del frigorifero invece q1 entra e q5 esce. Analogamente, il lavoro prodotto dal motore oppure richiesto dalla pompa
di calore ha lo stesso valore (17-1):
l= q5

q1 = 47,3 1 kJ/kg- 30,69 kJ/kg = 16,62 kJ/kg

Tutto ci possibile soltanto in quanto si tratta di un ciclo reversibile che opera tra due sorgenti di calore
a temperatura determinata. questo un altro modo di presentare il concetto associato alla definizione
di processo reversibile.

17.5

Corollari di Carnot
Si visto che un motore reale che operi tra le due temperature T5 e T1 non pu avere un rendimento maggiore del motore reversibile che operi tra le stesse temperature. questo il primo
corollario di Carnot. Il rendimento del ciclo di Camot (17-3) rappresenta perci il limite del
motore reale irreversibile l7.5. Un'altra conseguenza del secondo principio della termodinamica
(secondo corollario di Carnot) che tutti i motori reversibili, che operano tra le stesse temperature limiti, hanno uguale rendimento termodinamico. e equazione 17-3 era stata sviluppata
per un ciclo reversibile, relativo a un sistema chiuso, di un motore di Carnot che usava come
fluido di lavoro un gas perfetto. Sulla base dei due corollari, si pu affermare che il massimo
rendimento terrnodinamico per qualsiasi motore termico che lavori tra la sorgente superiore alla
temperatura T5 e la sorgente inferiore alla temperatura T1 dato da 77max = 71rev =(T5 - T1)1T5 Un
motore reversibile, che riceve calore da una sorgente alla temperatura Ts e cede calore alla sorgente a temperatura T1, dovrebbe convertire in lavoro per la 17-l ' una frazione massima del
calore trasferito dalla sorgente alla temperatura T5 pari a lmay/qs = lrcJ q 5 = (Ts - T1)1T5 .
TI rapporto /maJqs tanto maggiore quanto maggiore la temperatura della sorgente T5 , a pari
temperatura dell'ambiente esterno T1 Nei motori reali le temperature massime sono pi limitate dalle caratteristiche di resistenza dei materiali in grado di operare in modo continuato a temperature elevate, che non dalla nostra capacit di generare sorgenti ad alta temperatura. Occorre
infine ricordare che, per quanto detto sopra, la necessit di cedere calore alla sorgente a temperatura inferiore T 1 , per il secondo principio della termodinamica, inevitabile.
La Figura 17.6 mostra un esempio di una macchina termica che opera secondo un ciclo di
Camot: si tratta di un impianto a vapor d' acqua per la generazione di potenza, analogo a quello
che abbiamo gi commentato nella Figura 17.3 . Il calore viene trasferito dalla sorgente ad alta
temperatura, la caldaia, all 'acqua in modo da portarla allo stato di vapor saturo. Perch si verifichi uno scambio di calore reversibile la temperatura della miscela liquido-vapore deve essere
solo infinitesimamente pi bassa della temperatura della sorgente. Ci impl ica che, essendo
costante la temperatura della sorgente, anche la temperatura del fluido di lavoro rimanga
costante. Il cambiamento di fase da liquido a vapore a pressione costante appunto un processo
che avviene a temperatura costante: il sistema evolve perci secondo un ' isoterma reversibile.
La trasformazione successiva, nella turbina, avviene senza scambio di calore con l'esterno ed
quindi adiabatica. Poich tutte le trasformazioni del ciclo di Carnot sono reversibili, questa

17.5 Il motore reale si trova in pratica a lavorare non tra sorgenti semplici - tra sorgenti cio che hanno una distribuzione di temperatura uguale in tutti i punti (uniforme) e costante nel tempo-, ma tra sorgenti che presentano
temperature diverse da punto a punto e anche, in alcuni casi, variabili con il tempo. Risulta perci difficile individuare le due temperature estreme, ma, quando questa identificazione possibile, il rendimento del ciclo del
motore reale risulta sempre inferiore a quello del ciclo di Carnot tra le stesse temperature.

56
CAPITOLO 17 - CICLI

Sorgente ad alta temperatura


Ts

Evaporatore
(Condensatore)

-------.

Pompa
(Turbina)

--------

Condensatore
(Evaporatore)
(lfr)

Sorgente a bassa temperatum


Tr

Fig. 17.6 - Esempio di macchina termica che opera secondo il ciclo di Carnot; linea continua: impianto a
vapor d'acqua per la generazione di potenza; tra parentesi e linea tratteggiata: impianto frigorigeno.

una trasformazione adiabatica reversibile, durante la quale la temperatura del fluido di lavoro
passa dalla sorgente superiore a quella della sorgente inferiore. Nella trasformazione successiva,
il calore viene ceduto dal fluido di lavoro alla sorgente alla temperatura inferiore; questa deve
essere una trasformazione reversibile isotermica, in cui la temperatura del fluido in:finitesimamente pi alla di quella della sorgente a bassa temperatura. Durante questa trasformazione
parte del vapore condensa. La trasformaz ione finale che completa il ciclo un'adiabatica
reversibile che fa aumentare la temperatura del fluido di lavoro dal valore inferiore T, a quello
superiore T5 . Poich la compressione di una miscela liquido-vapore d luogo a inconvenienti,
nella pratica si preferisce condensare completamente il vapore in modo che la pompa possa lavorare con la sola fase liquida. Nella Figura 17.6 sono anche indicati- tra parentesi e con linea
tratteggiata - gli elementi di un ciclo di Carnot inverso, in questo caso un ciclo frigorigeno.

17.6

Energia disponibile
Il primo principio della termodinamica pone la base del bilancio dell'energia nelle sue varie
forme. Le limitazioni che esistono nel convertire l'energia da una forma all 'altra sono imposte
dal secondo principio, il quale in primo luogo afferma che non tutta l 'energia relativa al calore
di uguale utilit nel produrre lavoro.
Abbiamo cos un'energia disponibile qdi>r che quella parte di calore fornita dalla sorgente
che pu essere convertita in lavoro da un motore termico reversibile che opera tra le temperature estreme del ciclo T5 e T1, e un 'energia inutilizzabile qinutii> che quella parte di <.:alore che
non pu essere convertita in lavoro dal motore termico reversibile:
oppure

17-7

dove, al solito, qs indica la quantit di calore scambiata tra la sorgente alla temperatura superiore T5 176 e il sistema. Queste quantit, calcolate con la 15-13 dove si pone la temperatura fuori
B~I!Uill'!d(

_W

17.6 Nella pratica si incontrano non tanto sorgenti a temperatura costante quanto piuttosto sorgenti a temperatura
variabile. In q uesto caso possiamo pensare a una serie di motori di Carnot che operano tra la sorgente a temperatura variabile e l'ambiente esterno a temperatura costante T,.

57
17.6- ENERGIA DISPONIBILE

dal segno di integrale trattandosi di una trasformazione a


temperatura costante, sono riportate nel diagranuna entropico
della Figura 17. 7.

17-8

-i-- - - - - - - - .2

---- -- qdisp

= (Ts- Ts)ru

L'efficacia dell'energia termica, nel produrre lavoro, dipende


non solo dalla quantit di calore fornita al sistema da una data
sorgente, ma anche dalla temperatura della sorgente. Da qui
la necessit di disporre di sorgenti al le pi alte temperature
possibili, che per, come abbiamo gi detto, sono limitate, in
pratica, pi dalle caratteristiche di resistenza dei materiali che
compongono il sistema destinato a convogliare il fluido di
lavoro che non dalla capacit di generare temperature elevate.

Fig. l 7.7 - Ciclo di Carnot nel piano T- s per spiegare


il concetto di energia disponibile.

Esempio 17.3 Analisi di un ciclo motore a vapore


Sorgente superiore
Ts = 643,15 K

Turbina

Condensatore

Sorgente inferiore
TI= 278,15 K

Fig. 17.8-a - Schema dell 'impianto dell'Esempio 17.3.

In un impianto a vapor d'acqua per generazione di potenza (Figura 17.8-a), si realizza un ciclo in cui:
- una quantit di calore (2 ~ 3) viene sonuninistrata da una sorgente che si trova alla temperatura
r.~= 370 oc
- il vapore viene fatto espandere in una turbina (3 ~ 4);
-una quantit di calore (4 ~ l) viene ceduta all'ambiente esterno, rappresentato da un condensatore in
cui circola acqua alla temperatura T..= 5 C;
-infine, nell'ipotesi teorica che la miscela liquido-vapore si possa comprimere con una pompa (l ~ 2),
si passa dalla bassa pressione esistente nel condensatore all' alta pressione del generatore di vapore.
Si assume che le trasformazioni all'interno del sistema siano reversibili e che le trasformazioni attraverso
la turbina e la pompa siano adiabatiche. Lo stato del vapore nei vari punti del ciclo riassunto dalla
tabella che segue.

58
CAPITOLO 17 -CICLI

Stato

Pressione
[kPa]

Temperatura
[OC]

Condizioni
de/fluido

7,5
800
800
7,5

???
???

SI =S2
liquido saturo

350

??? ???

???

s4 =s2

l
2
3

ft
Si chiede di:

al completare la tabella precedente, riportando le principali caratteristiche del fluido di lavoro (pressione,

temperatura, condizioni, entropia, entalpia e titolo);

bi tracciare il ciclo nel piano T-s;


cl calcolare il rendimento del ciclo 1];

di calcolare il calore disponibile alla temperatura superiore, la parte di qs disponibile dopo che stato
trasferito al vapore e infine la parte di sponibile del calore q1 ceduto al condensatore.

al Ricaviamo nello stato

2. temperatura di saturazione, entalpia hr,


entropia sr> titolo x tenendo presente che il
fluido di lavoro liquido saturo (Tabella
A.2);

1'\ hH.I5 K
T3 = 623,15 K

I----~-,..;.:;..;::;~-----

-'

3. temperatura, entalpia ed entropia, sapendo

che, alla pressione di 800 k:Pa e alla temperatura di 350 C, siamo nella regione del
vapore surri scaldato (Tabel/aA.3.1).
Negli stati 4 e l occorre calcolare prima il
titolo x dai valori noti di entropia massica. Le
trasformazioni 3 ~ 4 e l ~ 2 sono per ipotesi, delle adiabatiche reversibili (isentropiche): quindi l 'entropia in 4 uguale a quella
che abbiamo gi determinato in 3; analogamente l'entropia in l uguale a quella in 2
gi determinata. Utilizziamo la 16-4, dove, al
posto della generica propriet z, sostituiamo
l'entropia massica s; i valori di sre di srg sono
ricavati dalla Tabella A.2 in corrispondenza
della pressione di saturazione di 7,5 kPa:
Sx

7,5 kPa

T 1 = 313,44 K

r1 27!!.15 K

1-+--1-;--------~-l~-

Fig. 17.8-b - Ciclo relativo ali' Esempio 17.3.

+ XSrg

= s4

Sr = 7,4089 kJ/(kg-K) - 0,5764 kJ/(kg-K) = O,S


9
Srg
7,675 kJ/(kgK)

Sr = 2,0462 kJ/ (kgK)- 0,5764 kJ/ (kg-K) = O,l


9
Srg
7,675 kJ/(kg-K)

Xl

= Sr

T2 = 443,58 K

S1 -

Sempre dalla 16-4 e dalla TabellaA.2, ricaviamo l'entalpia massica h:

h4 = hr + x 4hrg = 168,79 kJ/kg + 0,89 x 2406 kJ/kg = 2310, 1 kJ/kg


h 1 = hr + x 1hrs = 168,79 kJ/kg + 0,19 x 2406 kJ/kg = 629,5 kJ/kg

59
17.6 - ENERGIA DISPONIBILE

La tabella completa :
Stato

Pressione
[kPa]

Temperatura
[O C]

Condizioni
de/fluido

Entalpia
[kJ/kg]

Entropia
[kJ/(kgK)]

l
2
3
4

7,5
800
800
7,5

40,29
170,43
350
40,29

liquido-vapore
liquido saturo
vapore surriscaldato
liquido-vapore

629,5
721 ,11
3161,7
23 10, 1

2,0462
2,0462
7,4089
7,4089

b) La Figura 17.8-b mostra il ciclo descritto nella tabella precedente.


Sono state anche indicate le temperature della sorgente superiore
(Ts = 370 C) e inferiore (T1 = 5 C).

0,19
0,0
-

0,89

Energia entrante
qs = 2446,6 kJ/kg

c) Il calore q 5 viene scambiato con la sorgente ad alta temperatura


nel tratto 2 -7 3, processo che avviene a pressione costante, e
quindi, per la 15-10, pari alla variazione di entalpia:
q 5 = 2q 3 =h 3 - h2 = 3161 ,7 kJ/kg -72 1.1 1 kJ/kg = 2440,6 kJ/kg

Titolo

Prima del trasferimento


dell'energia entrante al vapore
qinutil = l 055,5 kJ/kg

Jqdisplsorg = 1385,1 kJ/kg

Analogamente il calore ceduto q1 :

q 1 = l 4q 1 l= h4 - h 1 = 231 O, l kJ/kg - 629,5 kJ/kg = 1680,6 kJ/kg

Dopo il trasferimento
dell'energia entrante al vapore

oppure, per la 17-8, da:


q1 = 14q 11= T4 (s4 -

S 1)

qinutil = 1491 ,6 kJ/kg

= (40,29 + 273,1 5) K [7,4089 kJ/(kg K)-

l2iqdisph = 949 kJ/kg

-2,0462 kJ/(kgK)] = 1680,9 kJ/kg


dove l 4q 1 1 indica il valore assoluto del calore scambiato in quanto, essendo ceduto dal sistema, dovrebbe essere preceduto dal segno negativo.

Energia uscente

Con la 17- 1 si calcola il lavoro massico prodotto nel ciclo e poi


con la 17-1' si ottiene il rendimento del ciclo:

l = q5

Calore sottratto

q1 = 2440,6 kJ/ kg- 1680,6 kJ / kg = 760 kJ/ kg

1] =_!_=
q5

l l = 760 kJ/kg

ql = 1680,6 kJ/kg

qinuril = 1491 ,6 kJ/kg

14lqdispll = 189 kJ/kg

760 kJ/kg =031 1 =311%


2440,6 kJ/ kg
'
'

d) Il calore disponibile alla temperatura della sorgente superiore Ts

Fig. 17.8-c- Bilancio dell'energia disponibile dell'Esempio 17.3.

(17-7) Jqdisp Jsorg = qs - qinutil dove q5 uguale a 2440,6 kJ/kg


e il calore inutilizzato vale (17-8) qinutit = T/:;.s = T1(q5 /Ts). Dopo aver convertito in kelvin le due temperature superiore (T5 = 370 oc + 273, 15 oc = 643,15 K) e inferiore(~= 5 C + 273,15 C = 278,15 K),
abbiamo
2440 6
kJ/ kg = 1055 5 kJ/ k
.. = 27815
K
qmuul
'
643 15 K
'
g

'
Jqdisp lsorg = 2440,6 kJ/ kg -1055,5 kJ / kg = 1385,1 kJ/ kg
La parte dispon ibile del calore entrante qs, dopo che questo stato trasferito alla trasformazione
2 -7 3, , secondo le 17-7 e 17-8 , data da:
2

jqdispJ = q 8
3

T;fls = q 5

I;(s 3 - s 2 ) = 2440,6 kJ / kg- 278,15 K(7,4089- 2,0462) kJ / (kgX) =

2440,6 kJ/kg- 1491,6 kJ/ kg

= 949 kJ / kg

Analogamente si ottiene la parte ancora di sponibile Jqdisp J del calore q1 sottratto nel condensatore
1
4
(trasfom1azione 4 -7 I):
4

jqdisp J, = q 1 - T;fls = q1 - I;(s 4

s 1) = 1680,6 kJ/ kg- 278,15 K(7,4089 - 2,0462) kJ/(kgK) =

= 1680,6 kJ/ kg -149 1,6 kJ/ kg = 189 kJ / kg


l risultati ottenuti sono riportati nella Figura 17-8-c.

60
CAPITOLO 17 - CICLI

~,~ Commenti

1. Il ciclo esaminato un ciclo che si svolge tra


le temperature estreme T5 = 370 oc e T1 = 5 C,
ma che raggiunge una temperatura massima
T~ = 350 oc e minima T4 = T1 = 40,29 C.
Queste differenze di temperatura tra le sorgenti e il ciclo sono necessarie in quanto solt3.Ilto cos pu realizzarsi il trasferimento di
.:alore. Sono queste tuttavia fonti di irreversibilit che si trovano sul contorno del sistema,
.:io tra le sorgenti e il sistema; esse vengono
indicate con il nome di irreversibilit esterne
per distinguerle dalle irreversibilit interne
al sistema. Nel caso illustrato dall'Esempio si
fatta per l'ipotesi che il sistema sia internamente reversibile (Figura 17.9).

Temperatura T

~Vapore

Liquido

Liquido

T+dT

T+!:lT

Fig. 17.9- Jllustrazione della differenza tra trasformazione internamente ed esternamente reversibile. Si assume che in ciascun sistema sia
presente una sostanza pura (ad esempio acqua che passa allo stato di
vapore) e che la temperatura T rimanga costante durante il processo di
somministrazione del calore Q. A sinistra, il calore Q viene trasferito
dalla sorgente ad una temperatura pi alta di un infinitesimo d T della
temperatura T presente nel sistema; a destra, la temperatura della sorgente molto pi alta - della quantit finita 6.T- di quella del sistema.
A sinistra, abbiamo un processo di trasferimento di calore reversibil e;
a destra, il processo di trasferimento di calore irreversibile. Tuttavia,
per quanto riguarda il sistema, esso passa attraverso gli stessi stati in
ambedue i processi, che noi assumiamo essere reversibili. Diciamo
perci che, nel caso del sistema di destra, il processo reversibile internamente ma irreversibile esternamente a causa delle irreversibilit che
avvengono al di fuori del sistema.

2. Il rendimento del ciclo di Carnot, che un


ciclo reversibile, per la 17-3 dato da:

1Jrev

Vaporef

= l - T., = l- 278,15 K = O 567


Ts
643,15 K
'

questo un rendimento notevolmente pi


alto del rendimento del c iclo esaminato
t 0,3 11). Il lavoro prodotto cio pari a l
31, l% del calore entrante q5

3. Se confrontiamo il lavoro prodotto l= 760 kJ/kg con l'energia disponibile a lla sorgente
abbiamo

lqdisp lsorg '

760 kJ/ kg = o 549


1385,1 kJ / kg
'
e cio il lavoro prodotto circa la met (54,9%) dell' energia disponibile

lqdisp lsorg che rappresenta,

a sua volta, il massimo lavoro ottenibile dal calore qs va lutato allivello della temperatura della sorgente superiore Ts. Se invece il lavoro l v iene confrontato con la parte di q5 che viene trasferita a l
vapore

1qdispl3 ,

abbian1o:

21qdisp l3

= 760 kJ / kg = o 801
949kJ/ kg
'

e cio il lavoro prodotto pari a 80,1% dell' energia disponibile trasferita al vapore .
..$. Il calore uscente q1 68,9% del calore entrante

q5

3.1_

= 1680,6 kJ/ kg

q5

2440,6kJ/ kg

= o 689
'

= 68 9%
'

Tuttavia solo 11 ,2% di q1


189 kJ/ kg = 0112=1 1 2%
1680,6 kJ/ kg
'
'
avrebbe ancora potuto essere convertito in lavoro. Questo ci dice che la maggior parte dell 'energia
ceduta dal ciclo energia di basso livello non pi utilizzabile. Ma ci non deve meravigliare: si tratta
di energia scambiata a temperatura bassa. Il rendimento di un ciclo di Carnot tra la temperatma
T3 = T4 = 313,44 K (minima del ciclo esaminato) e ~ = 278, 15 K infatti:

1J

= l - 2!_ = l- 278,15 K = O 112 = 11 2%


T
3 1344K
'
'
3

'

61
- .6- ENERGIA DISPONIBILE

Il rendimento Tf del ciclo di un motore termico il rapporto tra il lavoro l ottenuto nel ciclo e
la quantit di calore q8 fornita al fluido dalla sorgente superiore:
energia voluta

11 = energia spesa

= qs

Oppure, tenendo presente che il lavoro nel ciclo la differenza tra il calore entrante q 8 e il
calore uscente qp il rendimento si (::sprime con:

Tra tutti i cicli possibili, realizzabili tra le stesse temperature superiore T5 e inferiore 7;_, il ciclo
di Carnot, costituito da due isoterme e da due adiabatiche, quello che presenta il rendimento
maggiore; il valore del rendimento del ciclo di Carnot, comunque sempre inferiore ad l, rappresenta il limite a cui debbono tendere, senza mai poterlo raggiungere, i motori termici:
77 =1 -

I;.
Ts

~ 17.1

Calcolare il rendimento Tf di un motore termico, sapendo che il lavoro ottenuto


l = 400 kJ/kg e il calore fornito dalla sorgente superiore q5 = 1000 kJ/kg.
17-1':

Tf

= ..!:_ =
q8

400 kJ/ kg
l 000 kJ/ kg

= 0,4

~ 17.2

Calcolare il lavoro l ottenuto in un ciclo motore, sapendo che il calore fornito al fluido
dalla sorgente superiore q8 = 1000 kJ/kg e il calore ceduto dal fluido alla sorgente inferiore
ql =600 kJ/kg.
17-1:

l = q8 - q, = 1000 kJ/kg - 600 kJ/kg = 400 kJ/ kg

~ 17.3 Calcolare il re~dimento Tf di un motore, che segue un ciclo di Carnot tra la temperatura
superiore T8 = 2 160 ace la temperatura inferiore T1 = 700C.
17-3:

=l _

I;_

7;,

Tf

(273,15 + 700) K
(273,15 + 2160) K

= O6
'

~ 17.4 Calcolare il rendimento Tf di una centrale nucleare, in cui si produce una potenza mec-

canica L =40,9 MW introducendo una potenza termica Q5 = 157 MW


17-1':

11

= ~ = 40,9MW = 026
Qs

157 MW

'

62
CAPITOLO 17 - CICLI

7.5 Calcolare il coefficiente di prestazione f3Fdi un ciclo frigorigeno che opera tra le temIJiatu:re estreme T1 e T5 in un primo caso di- 5 oc e+ 35 oc e in un secondo caso di- 20 oc
35 C.
17-4:

f3 = ___IL_ =
Tg - I;

(273,15- 5) K
(273,15 + 35) K - (273,15 - 5) K

f3 = ___IL_ =
(273,15 - 20) K
F
1's - I; (273,15 + 35) K - (273,15 -

=6 7

20) K

'

=4 6
'

17.6 Una grande centrale termoelettrica sviluppa una potenza meccanica L= 1000 MW con
rendimento del ciclo fJ = 0,4. Calcolare la potenza termica Qs da fornire all'impianto e la
f01e11Za termica Q1 che va ceduta all'ambiente.

17-1':

71 'l -

Qs =

L = l 000 MW = 2500 MW
fJ
0,4

Qs

17-1:

L=

Q5 - Q1

Q1 = Q5 -L= 2500 MW -1000 MW = 1500 MW

63
ESERCIZI RISOLTI

18.1

Conservazione dell'energia
Sotto le ipotesi di moto stazionario e flusso unidimensionale (Paragrafo 5.1), al sistema aperto
della Figura 18.1 si applica l'equazione di conservazione della massa, scritta tra le sezioni di
ingresso l e di uscita 2 nella forma generale 5-2 valida per i fluidi compri mibili come gas e
vapori. Al posto della sola energia interna u considerata nel sistema chiuso, nel caso del sistema
aperto occorre tener conto anche delle energie di pressione pv, cinetica v 2/2 e potenziale gz
(Paragrafo 5.3) riferite ali 'unit di massa; di conseguenza l'energia del sistema risulta
u + pv + v 2/2 + gz =h + v 2/2 + gz, avendo convertito u + pv nell'entalpia h (15-8). Il bilancio
dell'energia per il sistema aperto tra la sezione di ingresso l e la sezione di uscita 2 espresso
dall'equazione:

q
calore
maSSICO
aggiunto
al sistema
[kJ/kg]

v2

hl +-I +gzi
2

h2 +

energia del fluido


che entra nel
sistema per
unit di massa
[kJ/kg]

v2
_L

+ gz2

energia del fluido


che lascia il
sistema per
unit di massa
[kJ/kg]

f::J

lr1 P1

li

18-1

lavoro
massico
fatto dal fluido
nel sistema
[kJ/kg]

t'i

l
Fig. 18 .1 - Schematizzazione del sistema aperto; lungo il contorno del sistema (linea a tratti verde) 1'energia viene
scambiata come calore q e lavoro interno alla macchina l; (rappresentato da un albero rotante), mentre attraverso
le sezioni di entrata A 1 e di uscita A2 circola il fluido comprimibile con entalpie h 1 ed 1! 2, masse volumiche p 1 e
p 2, velocit v 1 e v 2 .

64
CAPITOLO 18 - SISTEMA APERTO

In idrodinamica il fluido viene considerato incomprimibile, caratterizzato cio (3-3) da una


massa volumica p e quindi da un volume massico v= 11p costante. Il lavoro massico /i interno
alla macchina idraulica si ricava dal teorema di Bernoulli, scritto nella forma generalizzata 5-8.
Oltre ai termini di energia cinetica e potenziale, compare in questa equazione il lavoro massico
/wfatto dalle resistenze passive.

Nel caso del fluido comprimibile il volume massico v varia e quindi il termine del lavoro del
flusso (p 2

p, )j p va sostituito con

Jvdp.

Per verifica, applichiamo questa espressione gene-

rale del lavoro del flusso al caso del fluido incomprimibile: essendo v = 11p = costante, si ottiene

vdp

=v

dp

= (1 / p) !P!~= (p2 -

p,)j p e si ritorna cos all'espressione (p2

p,) j p che

compare nell 'equazione di Bernoulli. Il principio di conservazione per il fluido comprimibile


scritto in forma meccanica diviene allora:

18-2
dove il lavoro massico interno alla macchina /i nel sistema aperto risulta funzione, oltre che della
variazione dell'energia cinetica
e dell 'energia potenziale g (z 2- z ,):

(vi - vn/2

-dell'integrale

f vdp, la cui risoluzione richiede la conoscenza del legame tra volume massico v

e pressione p (Figura 18.2);


- del lavoro massico /,v fatto dalle resistenze passive interne al sistema che, essendo il fluido
viscoso (fluido reale), porta a quell'aumento del lavoro che tipico della trasformazione irreversibile.

Area proporzionale
al lavoro

1+----v~

Volume massico v

Fig. 18.2 - Lavoro interno alla macchina raccolto


durante l'espansione del gas tra la sezione di
ingresso l e la sezione di uscita 2 di uno stadio di
una turbina.

Dall 'energia per unit di massa fino ad ora


considerata, si passa alla potenza P [kW =kJ/s]
moltiplicando l'energia massica (q oppure /i
[kJ/kg]) per la portata in massa
[kg/s] del
fluido di lavoro che attraversa la superficie di
controllo. Avremo cos una potenza termica
Q= 1q, relativa alla quantit di calore scambiata nell' unit di tempo attraverso la superficie di controllo, oppure una potenza meccanica i = mli, che rappre senta il lavoro
scambiato nell 'unit di tempo dagli organi
mobili della macchina con il fluido che attraversa la superficie di controllo.

65
3 ' -CONSERVAZIONE DELL'ENERGIA

Esempio t 8.1

Bilancio energetico in una turbina

Una turbina (Figura 18.3), che elabora una portata di vapore

m= 2 kg/s, cede ali'esterno neli 'unit di tempo la quantit di calore

Q= li

kW. Le condizioni del vapore, all'ingresso l e all'uscita 2


della turbina, sono riassunte nella tabella che segue (in questa
tabella la quota z viene misurata rispetto ad un piano di riferimento).
Pressione Temperatura Titolo Velocit
T[K]
x [-] v [mis]
p [MPa]

l) Ingresso
2) Uscita

3,0
0,125

400
106

60
180

Quota
z [m]

5
2

Fig. I 8.3- Schema della turbina, descritta nell'Esem-

pio 18.1, con evidenziata la superficie di controllo.

Determinare la potenza meccanica L; sviluppata dalla turbina.

Soluzione
Scrivendo l'equazione 18-1 del bilancio dell' energia per il sistema aperto tra la sezione di ingresso l e
la sezione di uscita 2 della turbina, si ricava il lavoro massico interno l; [kJ!kg]; moltiplicando quest'ultimo.per la portata in massa di vapore [kgls ], si ottiene (Paragrafo 18.1) la potenza meccanica sviluppata L ; [kJ/s =kW]. I valori delle grandezze sono noti dalla tabella, fatta eccezione per le entalpie in
ingresso e in uscita che si leggono sul diagramma di Mollier in corrispondenza dei valori assegnati di
pressione e temperatura: h 1 = 3230 kJ!kg ed h2 = 2685 kJ!kg. Il calore ma~sico q [kJ/kg], che figura nel
bilancio dell'energia, si ottiene dividendo il calore nell'unit di tempo Q [kJ/s] ceduto all'esterno (e
quindi negativo) per la portata in massa di vapore [kg/s].

l; = (h 1

h2 )

+ .!.(v~ - vD + g(z1 -

z2 ) + q

h 1 - hz = 3230 kJ!kg - 2685 kJ/kg = 545 kJ/kg

~(v~ -vD =

(60 mis?

~(180

m /s?

= -14.000 m 2Js2 = -14,4

kJ/kg

g(z1 - Zz) = 9,8 1 m/sz (5m - 2 m)= 29,43 m 2/s2 = 0,029 kJ!kg
=

Q=

- 11 kW = _ 5 5 kJ/k

2 kg/s

'

/i = 545 kJ!kg- 14,4 kJ!kg + 0,029 kJ!kg - 5,5 kJ!kg = 525,1 kJ/kg

L; = mi; = 2 kg/s x 525,1 kJ/ kg = 1050,2 kW


Comme11ti
Se si confrontano tra loro i vari termini del bilancio energetico, si vede che il termine di gran lunga
prevalente la differenza di entalpia h 1 - hz = 545 kJ/kg, mentre l' apporto di energia potenziale
g (z 1 - :z 2) = 0,029 kJ!kg del tutto trascurabile. Il vantaggio di aver determinato, a uno a uno, i vari termini, che compongono il bilancio del sistema aperto, proprio quello di evidenziarne il peso e quindi
offrire un criterio per poter! i o meno trascurare nei calcoli semplificati. Nel calcolo delle turbine, a parte
lo scambio termico con l'esterno di solito molto modesto (per la rapidit del processo) e quindi trascurabile, viene sempre trascurata la variazione di energia potenziale, mentre la variazione di energia
cinetica pu essere trascurata soltanto per velocit basse, inferiori a 30 m/s.

66
CAPITOLO 18 -SISTEMA APERTO

18.2

Esempi di bilancio energetico


Per il fluido comprimibile considerato nelle macchine termiche, la variazione di energia potenziale g (z 2 - z 1) trascurabile rispetto alla variazione di entalpia (vedere i commenti dell' Esempio 18.1). Le equazioni 18-1 e 18-2 si possono cos semplificare, assumendo la forma che
verr utilizzata nelle macchine termiche:
18-3

/., =

-J vdn 2

v2v21
2
2

lw

18-4

La turbina a gas oppure a vapore una macchina che trasforma in lavoro meccanico l'energia
posseduta dal :fluido. Di solito si assume che:
l. la variazione di energia potenziale sia trascurabile;
2. la trasformazione avvenga in modo sufficientemente rapido da poter trascurare lo scambio
termico con l'esterno: il processo cio adiabatico (q= 0).
Nel caso delle turbine multistadio (cio con l'espansione frazionata tra pi stadi) si pu ritenere
inoltre, rispetto alla variazione complessiva di entalpia nella macchina, che:
3. l'energia cinetica all'ingresso e all'uscita della macchina sia trascurabile.
l? equazione 18-3 del bilancio energetico si semplifica e diviene:

l;= hl- h2

18-5

Nel caso di un compressore, l'entalpia entrante h 1 minore dell'entalpia uscente h2; il lavoro
risulta negativo, a riprova del fatto che il lavoro viene fatto dalla macchina sul :fluido (macchina
operatrice). Analoghe considerazioni possono essere fatte per una pompa, allorch si possa trascurare la variazione di energia potenziale rispetto alla variazione di entalpia.
Un generatore di vapore una macchina che permette di far scambiare calore tra un fluido
caldo (di solito i prodotti della combustione di combustibili fossili) e un :fluido freddo (l'acqua
che deve passare allo stato di vapore per sviluppare poi vapore durante l'espansione in turbina).
Si possono fare le ipotesi che seguono:
l. la variazione di energia potenziale trascurabile;
2. la variazione di energia cinetica trascurabile dal momento che molto bassa la velocit dei
due :fluidi sia in ingresso che in uscita;
3. il lavoro scambiato con l'esterno nullo (l;= O) in quanto le pareti della caldaia sono fisse:
non esiste cio alcun organo mobile che possa scambiare lavoro con l'ambiente.
l? equazione 18-3 del bilancio energetico si semplifica e diviene:

18-6
Questa equazione pu essere applicata anche ad un condensatore, macchina che, attraverso la
circolazione di un :fluido freddo (di solito acqua), fa condensare il vapore scaricato dalla turbina
a vapore.

67
s.2- ESEMPI DI BILANCIO ENERGETICO

Esempio 18.2

Lavoro e potenza in una turbina

Una portata nt = l O kg/s di vapore entra in una turbina con entalpia h 1 =3161,7 kJ/kg ed esce con entalpia h2 = 231 O, l kJ/kg.
Determinare:
a) lavoro massico l;
b) potenza meccanica L;

Soluzione
a) Il lavoro massico l; sviluppato dalla turbina si calcola con la 18-5:

l; = hl- h2 = 3161,7 kJ/kg- 2310,1 kJ/kg = 851,6 kJ/kg


b) La potenza meccanica data da (Paragrafo 18.1):

L;= rn l;= lO kg/s x 851 ,6 kJ/kg = 8516 kW = 8,5 MW

Esempio 18.3

Condensatore di un impianto frigorigeno

In un condensatore di un impianto frigorigeno, il fluido


di lavoro, costituito dal refrigerante Rl34a avente una
portata mc= 0,02 kg/s, entra con pressione Pc1 = 1,2
MPa e temperatura T0 1 = 100 C ed esce liquido con
pressione p 02 = 1,15 MPa e temperatura T02 =40 C.
L'acqua di raffreddamento entra nel condensatore
alla temperatura Tr 1 5 C ed esce alla temperatura
Tr2 = 15 oc. Determinare la portata dell'acqua di raffreddamento mr che circola nel condensatore.

Superfici tli cotllrollo ~

- -- - -

;-

- -

'

Soluzione
Per risolvere il problema consideriamo (Figura 18.4)
due volumi di controllo separati che racchiudono rispettivamente la parte del condensatore in cui circola
Fig. l 8.4- Schema del condensatore dell'impianto frigorigcno
l 'R 134a (il pedice C sta per fluido caldo) e la parte in
dell'Esempio 18.3 con evidenziate le due superfici di controllo.
cui circola l'acqua di raffreddamento (il pedice f sta
perfluido freddo). Queste due parti si scambiano, attraverso le superfici di controllo, la quantit di calore Q che, per la 18-6, dipende dalle variazioni di entalpia tra ingresso ed uscita. Le entalpie dell 'Rl34a e dell 'acqua sono riportate nella tabella che segue.

Posizione
Ingresso
Uscita
Ingresso
Uscita

cl
c2
f1
f2

h [kJ/kg]

Sostanza

Stato

Riferimento

481
256
20,98
62,9

Rl34a
Rl34a
Acqua
Acqua

Vapore surriscaldato
Liquido saturo (T= 40 C)
Liquido saturo (T= 5 oq
Liquido saturo (T= 15 C)

TabellaA.5
TabellaA.4
Tabella A. l
Tabella A. l

Le entalpie de li 'R 134a potevano anche essere ricavate dal diagramma di Mollier allegato al testo; per
questo motivo che i dati sono stati arrotondati.

Jl calore per unit di massa q che esce dalla superficie di controllo relativa all'Rl34a vale:

qc = h c2 - hcl = 256 kJ/kg- 481 kJ/kg = - 225 kJ/kg


calore negativo perch esce dalla superficie di controllo. La corrispondente potenza termica Qc data
da (Paragrafo 18.1):

Qc =mc qc= 0,02 kg/s (- 225 kJ/kg) =- 4,5 kJ/s =- 4,5 kW

68
CAPITOLO 18 - SISTEMA APERTO

.:alore massico qr che pu asportare l'acqua di raffreddamento :

q f = hf2 - hf l = 62,9 kJ/kg - 20,98 kJ/kg = 41 ,9 kJ/kg


o.llrra parte la potenza termica Qc= 4,5 kJ/s, che esce dalla superficie di controllo relativa ali'Rl34a,
che deve entrare (adesso con segno positivo in quanto calore entrante) nella superficie di con!o relativa all'acqua di raffreddamento in modo da poter far condensare l'Rl34a. Abbiamo allora:

~quell a

1i1

18.3

45
kJ/ s
419kJ/
kg
'

= O l 07 ka/s
'

"'

Trasformazioni del gas perfetto per il sistema aperto


Tenendo conto delle equazioni introdotte con la conservazione dell'energia nel sistema aperto,

possibile ricavare le e spressioni del lavoro e del calore scambiati e le espressioni della variazione di energia interna, entalpia ed entropia per le trasformazioni isentropica e politropica.
Anche queste espressioni sono elencate nelle tabelle de1l'Appendice A.J3. La differenza pi evidente tra i due sistemi aperto e chiuso rappresentata dal lavoro lungo una trasfonnazione isentropica che viene espresso:
- nel caso del sistema chiuso, dalla variazione di energia interna u (A-42) e quindi, per un gas
perfetto, mediante la capacit termica massica a volume costante Cv (A-43);
- nel caso del sistema aperto, con la variazione di entalpia h (A-69) e quindi, per un gas perfetto, mediante la capacit termica massica a volume costante cP (A-70).
Una trasformazione che interessa gli impianti frigorigeni la laminazione, processo per cui, a
causa della presenza di una valvola solo parzialmente aperta oppure di una strozzatura creata
da un capillare, avviene una caduta di pressione nel gas, che si muove in un condotto, in un
tempo talmente breve e in uno spazio talmente ridotto da non consentire alcun scambio di calore.
Il processo perci adiabatico; inoltre non v i scambio di lavoro (le pareti del condotto sono
fisse), la variazione di energia cinetica trascurabile e cos pure quella di energia potenziale (il
fluido un vapore). Sotto queste condizioni, l'equazione 18-1 del bilancio energetico del
sistema aperto si riduce ad affermare che l' entalpia finale uguale a quella iniziale (h 1 = h2 ). La
trasforma~ione perci isentalpica; per irreversibile a causa delle forti dissipazioni generate, nel moto del fluido, dalla strozzatura (Tabella A.l3.8).

18.4

Rendimenti interni della macchina


Nell'espansione del gas in una turbina, il processo sempre piuttosto rapido e il gas non fa a
tempo a scambiare calore con l'esterno; la trasformazione pu quindi essere considerata adiabatica. Se l' espansione avviene in modo reversibile, allora la trasformazione anche isentropica
(Paragrafo 18.3): sul diagramma entropico (Figura 18.5-a) infatti l'area sottesa alla trasformazione l ~ 2s, che un segmento verticale, uguale a zero e l'entropia finale s2., coincide
con l'entropia iniziale s 1 Se invece, come accade per il processo reale, l' espansione ancora
adiabatica, ma avviene in modo irreversibile (linea l ~ 2) allora, per la 15-13, la variazione
di entropia risulta maggiore di zero e l'entropia finale s2 maggiore de ll' entropia iniziale s 1
Irreversibilit tipiche delle trasformazioni reali sono le perdite generate dagli attriti presenti
all ' interno del sistema, evidenziate dal lavoro delle resistenze passive che, nell'equazione 16-7,
stato indicato con ( ".
Si tiene conto di tutte le perdite presenti nella macchina che attua quella particolare trasformaz ione (nel caso esaminato l'espansione che avviene nella turbina) attraverso il rendimento interno della macchina o rendimento della trasformazione, indice del grado di perfe-

69
18.4 - RENDIM ENTI INTE RNI DELLA MACC HINA

T[K]

p1

T2
T2s -- --- - ----- - -- - ---- 2s

= IOOk.PA

T, =300K

Fig. 18.5-a - Espansione in una turbina a gas sul


diagramma entropico temperatura-entropia.

s (kJ/(kg K)]

Fig. 18.5-b - Compressione in un compressore sul


diagramma entropico temperatura-entropia.

zione con cui avviene la trasformazione. Questo rendimento dato dal rapporto tra il lavoro
interno l; , che il fluido compie sugli organi mobili della macchina, ed il lavoro ideale corrispondente a una trasformazione priva di perdite, che si svolga tra le stesse pressioni estreme dell'espansione reale, partendo dalle stesse condizioni iniziali del fluido di lavoro. Il secondo principio della termodinamica afferma che la trasformazione ideale, a cui fare riferimento per
confrontare le prestazioni effettive della macchina, quella che avviene in modo reversibile. 'In
una turbina la trasformazione anche adiabatica; la trasformazione ideale di riferimento quindi
una trasformazione isentropica. Si definisce allora rendimento interno della turbina termica o
rendimento isentropico TJ1 il rapporto tra il lavoro l; effettivo prodotto dalla turbina, in un processo adiabatico reale e quindi irreversibile, e il lavoro ideale ls, che potrebbe essere realizzato
in una espansione isentropica da una turbina che operi tra lo stesso stato iniziale e la stessa pressione di scarico della turbina. Per la 18-5, il lavoro risulta uguale alla variazione di entalpia; il
rendimento della turbina pu cos essere espresso da:

18-7

Nel caso del compressore (Figura 18.5-b) si definisce un rendimento isentropico di compressione adiabatica Tfc come rapporto tra il lavoro 15 , riferito a una trasformazione isentropica (linea
l ==> 2s), e il lavoro l; assorbito, nel caso eli una trasformaz ione adiabatica che si svolga tra lo
stesso stato iniziale 1 e la stessa pressione di mandata p 2 (linea l ==> 2):

18-8

(!l

Dal momento che il lavoro richiesto per produrre un dato aumento di pressione in una compressione adiabatica reale pi grande di quello richiesto in una compressione isentropica, il
rendimento di compressione sempre inferiore a l. l compressori assiali e centrifughi, impiegati negli impianti di turbine a gas e nei motori a getto, hanno rendimenti isentropici compresi
tra 0,75 e 0,85 . Il fatto che impianti di turbine a gas di potenza modesta e quindi con compressori piccoli siano diventati recentemente una realt dovuto allo sviluppo di conoscenze che
hanno permesso di raggiungere rendimenti interni particolarmente elevati anche con i turbocompressori.

70
CAPITOLO 18 - SISTEMA APERTO

Esempio 18.4

Rendimento di una trasformazione in turbina

Una turbina alimentata con vapore avente pressione p 1 = l ,2 MPa e temperatura T1 = 300 C. Il vapore
lascia la turbina alla pressione p 2 = lO k.Pa. Il lavoro raccolto dalla girante l;= 1lz = 700 kJ/kg.
Servendosi delle tabelle relative al vapore, calcolare:
a) il rendimento isentropico Tlt della trasformazione in turbina;
b) l'entalpia effettiva h 2 e il titolo del vaporexz alla fine dell'espansione;
c) la variazione percentuale di entropia.
Utilizzando il diagramma di Mollier allegato al testo, determinare:
d) rendimento ry,, entalpia h z, titolo Xz ed entropia s 2

a) Il rendimento isentropico TJ, , per la 18-7, dato dal rapporto tra le variazioni di entalpia effettiva e
ideale. Il lavoro raccolto in turbina un dato dell'Esempio Clz = 700 k.J/kg); occorre allora determinare la variazione di entalpia ideale h 1 - h2s e cio lungo l'espansione isentropica l ~ 2s (Figura
l 8.5-a). Sulla Tabella A.3.1, relativa al vapore surriscaldato, leggo, in corrispondenza dei valori assegnati di pressione p 1 = 1,2 MPa e temperatura T 1 = 300 C: h 1 = 3045,8 kJ/kg ed s 1 = 7,0317 kJ/(kg-K).
11 valore deII' entalpia nel punto 2s si detennina sapendo che, in questo punto, la pressione Pz = l O kPa
e l'entropia s2, uguale, essendo l'espansione isentropica, a s 1 Con l'equazione 16-4, in cui sostituiamo, al posto della generica propriet z, l'entropia s, calcoliamo prima il titolo x 2 ,, utilizzando le
entropie massiche sr ed srs date dalla Tabella A.2 in corrispondenza della pressione di l O kPa:

= s 1 - Sr = 7,0317 kJ/(kgK)- 0,6493 kJ/(kgK)


2

srs

7,5009 kJ/(kgK)

= O 851
'

Sempre con la 16-4 calcoliamo, adesso che conosciamo il titolo x 2,, l'entalpia hz,, utilizzando i valori
delle entalpie massiche hr e hrg della TabellaA.2:

h2, = hr + x 2,hr8 = 191,83 kJ/kg + 0,851

2392,8 k.J/kg = 2228, l kJ/kg

Per la 18-5, il lavoro 112 , della trasformazione isentropica dato da:


1 ,= h, = h2, = 3045,8 kJ/kg- 2228,1 k.J/kg = 817,7 kJ/kg

1 2

e il rendimento interno ry, della turbina risulta:

T7
t

= .iL = 700 k.J/ kg = o 856


1'2 817,7 kJ/ kg '

b) {;entalpia effettiva hz per la 18-5:

,12 =h,- h2

hz= h,-Jz

hz= 3045,8 kJ/kg- 700 kJ/kg = 2345,8 k.J/kg


Ancora per mezzo della 16-4, ricaviamo il titolo x 2 :

Xz =

hz -

hr

= 2345,8 kJ/kg -

hrg

19 1,83 kJ/ kg
2392,8 kJ/ kg

= 0,90

c) Con la 16-4 si ottiene l'entropia massica Sz:

Sz = Sr + XzSrg = 0,6493 kJ/(kg-K) + 0,9 X 7,5009 kJ/(kgK) = 7,4 kJ/(kgK)

e aumento di entropia in percentuale :


Sz - s 1 lOO = 7,4 k.J/(kg-K) -7,0317 kJ/(kg-K) lOO =
%
52
s,
7,0317kJ/(kg-K)
'

71
18.4 - RENDIMENTI INTERNI DELLA MACCHINA

d) Procediamo adesso alla risoluzione grafica utilizzando il diagramma di Mollier.


- Individuazione del PUNTO l: intersezione dell'isoterma T,= 300 C con l'isobarap 1 = 1,2 MPa; ci
troviamo nella regione del vapore surriscaldato. Leggiamo h 1 = 3050 kJ/kg es, = 7,05 kJ/(kg-K).
- lndividuazione del PUNTO 2s: intersezione della verticale s 1 = 7,05 kJ/(kg-K), passante per l , con
l'isobara p 2 = l OkPa; siamo nella regione liquido-vapore. Leggiamo xzs = 0,854 e hz, = 2230 kJ/kg.
Il rendimento isentropico TJ, vale:

TJ, =

l 2

h,- hzs

700 kJ/ kg
= o854
3050 kJ/ kg - 2230 kJ/ kg
'

L'entalpia effettiva h 2 :

hz = h 1 -

1/ 2

= 3050 kJ/kg- 700 kJ/kg = 2350 kJ/kg

- lndividuazione del PUNTO 2: intersezione della linea orizzontale hz = 2350 kJ/kg con l'isobara
p 2 = IO kPa; siamo sempre all' interno della regione liquido-vapore. Leggiamo:
x 2 = 0,902

s 2 = 7,42 kJ/(kg-K)

Commenti
Riepiloghiamo nella tabella che segue i valori delle grandezze ottenute con i due procedimenti.

Entalpia effettiva
Entropia effettiva
Titolo ideale
Entalpia ideale
Rendimento
Entalpia effettiva
Titolo effettivo
Entropia effettiva

[kJ/kg]
[kJ/(kgK)]
[-]
x2s
[kJ/kg]
h2s
[-]
TJ,
[kJ/kg]
h2
[-]
x2
[kJ/(kg-K)]
Sz
h,
s,

Analitico

Grafico

3045,8
7,0317
0,851
2228,1
0,856
2345,8
0,90
7,4

3050
7,05
0,854
2230
0,854
2350
0,902
7,42

Si constata che il metodo grafico approssima molto bene i dati calcolati con il vantaggio di offrire una
soluzione estremamente pi rapida e con la possibilit di controllare passo passo l'attendibilit dei risultati ottenuti.

Esempio 18.5

Lavoro e temperatura di mandata in un compressore

Un compressore, che opera adiabaticamente con un rendimento TJc = 0,85, aspira aria avente pressione
p 1 = 100 kPa, temperatura T,= 300 K e velocit trascurabile. I:aria viene inviata alla mandata con velo-

cit trascurabile e pressione p 2 = l 000 kPa.


Nell'ipotesi di considerare l' aria un gas perfetto con y= 1,4 e cP = 1,0035 kJ/(kg-K), determinare:
a) il lavoro interno l;= / 2 assorbito dal compressore;
b) la temperatura effettiva alla mandata.

Soluzione
a) Il lavoro interno l;, dall'inizio l alla fine 2 della compressione (Figura 18.5-b), funzione, per la 18-8,
del lavoro isentropico di compressione l, e del rendimento di compressione TJc: TJc = l/ l; => l; = l/ 1Jc
Il rendimento di compressione un dato dell 'Esempio; occorre quindi determinare 1. Trascurando
la variazione di energia potenziale (fluido comprimibile), la variazione di energia cinetica (velocit
molto basse) e lo scambio termico con l'esterno (processo molto rapido e quindi q = 0), il lavoro di
compressione, per l'equazione di bilancio energetico 18-S, si esprime, analogamente a quanto

72
CAPITOLO 18 - SISTEMA APERTO

avviene per una turbina, con la variazione di entalpia. Il lavoro di compressione isentropico perci
uguale alla variazione di entalpia tra l' inizio l e la fine 2s della compressione isentropica. Ma, per
la 15-11', la variazione di entalpia di un gas perfetto funzione del prodotto della capacit termica
massica a pressione costante, che assegnata, per la differenza delle temperature.

ls =hl - h2s = cp(TI - T2s)


La temperatura T2s si calcola con la formula A-39 dell'AppendiceA .13.

[P2]<r- I>'r[1000 kPa](I,4- I)II,4- 300 K


- 579 K
P1
100 kPa

T;s - 7; -

fs = cP (T1 - T2s) = l ,0035 kJ/(kg K) (300 K - 579 K) = - 280 kJ!kg

/. = .!.r_ = - 280 kJ/ kg = l

~~

329 4 kJ/ ko
'

b) Applicando un'espressione simile a quella del lavoro isentropico, si ricava il lavoro reale del compressore ii e da qui la temperatura T2 raggiunta effettivamente dall'aria all'uscita del compressore.

T2

= 300 K-

- 329 4 kJ/kg
1,0035 kJ/ (kg-K)

= 628 K

Il lavoro interno assorbito dal compressore(- 329,4 kJ/kg) risulta negativo in quanto lavoro assorbito
dal compressore; cio un lavoro che entra nel sistema.

Il sistema aperto viene trattato sotto le ipotesi di moto unidimensionale e stazionario con le
leggi fondamentali di conservazione della massa, conservazione dell'energia (dal primo principio della termodinamica) ed evoluzione dell'energia (dal secondo principio). Per un fluido
comprimibile - fluido per cui possibile trascurare le variazioni di energia potenziale g~z
abbiamo due equazioni: la prima relativa al bilancio energetico e la seconda che esprime il
lavoro interno li della macchina termica, funzione, tra l'altro, del lavoro dissipato /w:

Il rendimento interno 1J1 della turbina (o rendimento della trasformazione) dato dal rapporto
tra il lavoro interno li che il fluido compie sugli organi mobili della macchina, e il lavoro ideale
ls corrispondente a una trasformazione priva di perdite, che si svolga tra le stesse pressioni
estreme dell'espansione reale, partendo dalle stesse condizioni iniziali del fluido di lavoro. Il
secondo principio della termodinamica ci dice che la trasformazione ideale, a cui dobbiamo
fare riferimento per confrontare le prestazioni effettive della macchina, quella che avviene
in modo reversibile; essendo l'espansione in turbina adiabatica, la trasformazione ideale di rife-

73
SOMMARIO

rimento insieme adiabatica e reversibile e quindi isentropica caratterizzata dal rendimento


isentropico T/ 1 = f/ ls che confronta l'espansione di una macchina reale con quella della corrispondente macchina ideale.
Nel caso di un compressore si definisce rendimento isentropico di compressione adiabatica
Tic= l/li il rapporto tra il lavoro ls per unit di massa del fluido, riferito ad una trasformazione
isentropica, e il lavoro effettivo li assorbito, nel caso di una trasformazione adiabatica che si
svolge tra lo stesso stato iniziale l e la stessa pressione di mandata p 2

ESERCIZI RISOLTI _.:.-_:--.-

_-._.

18.1 Nel corpo ad alta pressione di una turbina entra una portata di vapore m=74,2 kg/s con
l'entalpia hapi = 2765 kJ/kg ed esce con l'entalpia harz = 2517 kJ/kg, mentre nel corpo a bassa
pressione entra una portata di vapore riz =57 kg/s con l'entalpia hbp1 = 2674 kJ/kg ed esce con
!_'entalpia hbpZ = 2279 kJ/kg. Calcolare (fine del Paragrafo 18.1) la potenze meccaniche L .r ed
Lbp svilu~pate rispettivamente dal corpo ad alta e a bassa pressione, nonch la potenza complessiva L.
~

18-5:

i .r = mli = m(h.r1 - harz) = 74,2 kg/s x (2765- 25 17) kJ/ kg =


ibr =
o

m(hbpl- hbrz) =57 kg/s x (2674 - 2279) kJ/ kg


o

18,4 MW

= 22,5 MW

L= Lap + Lbr = 18,4 MW + 22,5 MW = 40,9 MW


18.2 Una portata d'acqua m= 75,6 kg/s entra con l'entalpia h1 = 688 kJ/kg in un generatore
di vapore ed esce con l'entalpia hz= 2765 kJ/kg. Calcolare (fine del Paragrafo 18. 1) la potenza
termica Qfornita dal generatore.

18-6:

Q = mq = m (hz - h1 ) = 75,6 kg/s x (2765 - 688) kJ/ kg = 157 MW

~ 18.3 Una portata di vapore

m= 54,3 kg/s viene scaricata da una turbina con l'entalpia h 1 =

2279 kJ/kg e, dopo essere passata attraverso il condensatore, esce con l'entalpia h 2 = 140 kJ/kg.
Calcolare (fine del Paragrafo 18.1) la potenza termica Qche va sottratta al vapore per farlo condensare.
18-6:

Q= mq= m(h 2 -

h,)= 54,3 kg/s x (140 - 2279) kJ/ kg = - 116,1 MW

~ 18.4 Servendosi del diagramma di Mollier, determinare entalpia iniziale h 1, entropia iniziale
s 1, entalpia ideale h2s alla fine dell'espansione e salto entalpico ideale 11hs effettuato in una turbina dal vapore che entra con una pressione p 1 = 4 MPa e una temperatura T 1 = 480 oc per
espandersi adiabaticamente fino alla pressione p 2 = l O kPa. Sapendo che il rendimento isentropico dell'espansione vale Tls = 0,85, determinare, alla fine de !l'espansione reale, entalpia h 2,
titolo del vapore x 2 e lavoro effettivo in turbina Jz

Mollier: p 1 = 4 MPa, T 1 = 480 C


Mollier:

==>

h 1 = 3398 kJ/kg, s 1 = 7,02 kJ/(kgK);

s 1 = s2 = 7,02 kJ/(kgK), p 2 = lO kPa => h2s = 2225 kJ/kg, !J.hs= h1 - h2s = (3398 - 2225) kJ/kg = 1173 kJ/kg;

74
CAPITOLO 18 - SISTEMA APERTO

1Pr7:
.Mollier:

1Pr5:

p 2 = l OkPa, h2 = 240 l kJ/kg

x 2 = 0,923

,12 =l;= h,- h2 = 3398 kJ/kg- 2401 kJ/kg = 997 kJ/kg

18.5 Una turbina alimentata con vapore avente una pressione p 1 = 1,5 MPa e una tempe-

.-ura T 1 = 350C. Il vapore lascia la turbina alla pressione p 2 = l OkPa. Il lavoro raccolto dalla

pante 1/ 2 =744,5 kJ/kg. Seguendo il procedimento illustrato nella risposta d) dell'Esempio


18.4, determinare, all'inizio dell'espansione, entalpia h 1 ed entropia s,, e, alla fine dell'espansione, entalpia ideale h2 , salto entalpico ideale M ., titolo ideale x2s, rendimento dell'espansione
flr entalpia effettiva h2 e titolo effettivo x2

.\follier: p 1 = 1,5 MPa, T1 = 350 C

Mollier:

18-7:

s1 =s2 = 7,10 kJ/(kg-K), p2 =lO kPa

11t = h, - h2

=~ =

h, - h2s

18-5: J 2 =l;= h, - h2
.\!ollier:

Mzs
~

h 1 = 3147 kJ/kg, s 1 = 7,10 kJ/(kg-K);


h2s= 2250 kJ/kg, 6.hs= h1 - hz.= (3147 - 2250) kJ/kg= 897 kJ!kg,.xzs= 0,86

744,5 kJ/ kg = o83


897 kJ/ kg
'
h2 =h ,- 112 = 3147 kJ/kg- 744,5 kJ/kg = 2402,5 kJ/kg

p 2 = 10 kPa, h2 = 2402,5 kJ/kg

x2 = 0,925

75
ESERCIZI RISOLTI

19.1

Ugelli e diffusori
Un u ello un condotto in cui il fluido comprimibile subisce un'espansione con aumento di
velocit; un diffusore invece un condotto nel quale il fluido subisce una diminUzione eh veloertae corrispondentemente iln aumento di pressione. Si tratta in pratica di condotti caratterizzati da
- una variazione graduale di sezione lungo l'asse (Figura 19.1) in modo tale che il movimento
si possa considerare costituito da filetti fluidi paralleli all'asse (moto unidimensionale);

(!)

-una superficie molto levigata delle pareti inteme 19 1 in modo tale che il gas oppure il vapore
""
evolva secondo una trasformazione che pu essere con(2)
siderata praticamente reversibile.
l

~
l

l
Flusso ~

Pressione
statica

o pressione di ristagno

Fig. 19 .l - Pressione stati ca e pressione di ristagno in un


condotto.

19.2

Il processo pu essere considerato adiabatico in quanto


avviene in un tempo sufficientemente rapido da poter
trascurare lo scambio di calore con l'esterno; il moto
stazionario in quanto non vengono considerati i transitori iniziali e finali del movimento del fluido.
Le relazioni che intercorrono tra il profilo delle aree del
condotto in cui scorre il fluido e le propriet della corrente lungo l'asse del condotto si basano su alcuni concetti quali quelli di propriet di ristagno e di velocit del
suono, che verranno esposti nei Paragrafi che seguono.

Condizioni di ristagno
Si visto (Capitolo 15) che, in molti problemi, sufficiente conoscere la variazione delle propriet del sistema rispetto ad uno stato scelto come riferimento. Per un fluido comprimibile questo stato di riferimento rappresentato dalle propriet di ristagno, definite come quelle condizioni che esistono nel punto della corrente dove la velocit del fluido viene ridotta a zero
attraverso un processo isentropico (adiabatico e reversibile). Nel Paragrafo 5. 6.1 si era definita
la pressione di ristagno p 0 (o pressione totale, perch sonuna della pressione statica p e della
pressione dinamica pv 2/2), quale quella misurata da una sonda avente l'imboccatura rivolta contro la corrente (Figura 19.1). Questa definizione era stata ottenuta dall'equazione di Bemoulli
19.1 Una superficie molto levigata delle pareti interne costituisce una condizione fondamentale per evitare che la tra-

sformazione diventi irreversibile. Ma non la sola. Esistono infatti anche altre condizioni, oltre l'assenza di rugosit delle pareti, da verificare se si vuole evitare l'insorgere di irreversibilit. Fattori di irreversibilit possono essere
rappresentati dalla forma stessa del condotto -un angolo di apertura troppo elevato nel tratto divergente di un
ugello subsonico pu causare il distacco dello strato limite- oppure dal valore della pressione a valle che, in un ugello
convergente-divergente, pu essere tale da generare urti, e quindi irreversibilit, all'interno del condotto.

76
CAPITOLO 19- DINAMICA DEl FLUIDI COMPRIMIBILI

che valida soltanto per una corrente incomprimibile, non viscosa e adiabatica. Ci significa
che la decelerazione della velocit della corrente avviene in un processo reversibile (senza attriti)
e senza scambio di calore. ~pari della pressione, anche ogni altra propriet del fluido diviene
una propriet di ristagno nel momento in cui si realizza l'arresto della corrente attraverso un processo tsen!!:2.PlCQlv.z:- - -Trattandosi di un processo caratterizzato da (Paragrafo 19.1) uno scambio di calore con l'esterno
trascurabile (q = 0), poich il processo avviene in tempi molto brevi, e da uno scambio di lavoro
nullo (l= 0), poiCh il fluido scorre in un condotto con le pareti fisse e all'interno della corrente
non esSte alcun organo mobile in grado di raccogliere lavoro, l'equazione del bilancio energetico
18-3 si riduce a:

v2

v2

1
2
h l +2 =h 2 +2

19-1

Si definiscono condizioni di ristagno quelle condizioni per cui:

---

- verificata la 19-1 scritta tra uno stato generico e lo stato 0 , che individua il ristagno della corrente (la velocit ciO si annulla: v 0 = O) ;
19-2
-il processo avviene, come stato detto prima, in modo isentropico: l'entropia dello stato generico uguale ali' entropia di ristagno (s = s 0)
pO= Pressione di ristagno
isentropica
h
0

I -7_:.:

ro =Temperatura di ristagno

-;o~~.--- isentropica

p= Pressione effettiva

J. ________/

T = Temperatura effettiva

!.,._____Stato effettivo

s =so

Fig. 19.2 - Defin izione delle condizioni di ristagno


sul diagramma di Mollier per il vapore. Nel caso del
gas perfetto, l' entalpia funzione della sola temperatura (h = ePT con cP costante dalla 15-11') e quindi
il diagramma h- s diviene simile al diagramma T- s.

La Figura 19.2 illustra questa definizione delle condizioni di


ristagno: i valori delle propriet di ristagno, e in particolare
quello dell'entalpia di ristagno h0 , si leggono sul diagramma
di Mollier in corrispondenza del punto p 0- T 0 che si ottiene
aggiungendo, lungo l'isentropica s = s0 all' entalpia h del
punto p- T che rappresenta le condizioni generiche del fluido)
una quantit pari, per la 19-2, all'energia cinetica v 2/2 della
corrente.
V equazione 19-2 puo essere risolta rispetto alla velocit del
fluido, che viene cos espressa in funzione della variazione di
entalpia D.h = h0 - h:

v = ~2 (h 0

h)

= ~2D.h)

19-3

Nel diagramma di Mollier del vapor acqueo allegato al testo


appunto riportato, in alto a sinistra, un segmento che, sul
lato sinistro, reca la scala della variazione di entalpia D.h [kJ/kg] da O a l 000, mentre, sul lato
destro, riporta la corrispondente scala della velocit v [mis] da Oa 1400. La conversione tra salto
entalpico D.h e la velocit v basata sulla 19-3, corretta in modo da tener conto che occorre moltiplicare per 1000 il D.h espresso in kJ/kg per ottenere J/kg, da cui, estraendo la radice, si
ottiene la velocit in m/s [J/kg = Nrnlkg = (kgms- 2)mlkg = m 2/s2]:

v=

~2D.h = ~2D.h [kJ/ kg] x 1000 [J/ kJ] = ~2000 [JikJ] ~D.h [kJ/ kg] = 44,72-Jt:h

19-4

V equazione 19-2 ci dice che nella corrente, che scorre nel condotto in un processo isentropico
e senza scambio di lavoro, l'entalpia di ristagno si conserva, mantiene cio un valore costante
19.2 Le propriet di ristagno vengono raggiunte nel momento in cui si verifica l'arresto adiabatico e reversibile,
quindi isentropico, della corrente. Il requisito della reversibilit si applica a tutte le propriet fatta eccezione per
l'entalpia (e, per la 15-1 1', la temperatura nel caso del gas perfetto). L'entalpia di ristagno infatti pu essere raggiunta attraverso un arresto adiabatico anche non isentropico.

77
19.2 - CONDIZIONI DI RISTAGNO

uguale ad h0 in tutte le sezioni del condotto. Oltre all'entalpia, le altre propriet del fluido che
rimangono costanti sono 193 l'entropia s = s0 e la pressione di ristagno p 0 . Per un gas perfetto poi,
essendo l'entalpia funzione della sola temperatura attraverso la capacit termica a pressione
costante (h= ePT con cPcostante dalla 15-11') si conserva anche la temperatura di ristagno T 0
Essendo infatti i valori delle entalpie nelle due sezioni l e 2 del condotto uguali al valore h0 indicato nella 19-2 (h 1 =h~ = h0 ), risulta: cPT1 =cPT2 =cPT0 :::::} T1 = T2 = T 0 Al posto delle tabelle
oppure del diagramma di Mollier necessari per calcolare (19-2) le caratteristiche del moto del
vapore in un condotto, nel caso del gas petfetto vengono utilizzate le relazioni dell'Appendice
A.13 relative alla trasformazione isentropica.

19.3 Dalla 15-18, riscritta in termini di propriet di ristagno T 0ds0 = dh0 - v 0dt, risulta dJ!= Oe dh 0 =O, perch entalpia ed entropia di ristagno si mantengono costanti; allora anche dp = O e quindi la pressione di ristagno p 0
rimane costante.

Esempio 19.1

Propriet di ristagno dell'aria in un condotto

In un condotto isolato a sezione variabile scorre, in modo reversibile e senza scambio di lavoro con l'esterno, dell 'aria avente le seguenti caratteristiche:
-all'ingresso: temperatura statica ~ = 800 K e velocit v 1 = 150 m/s;
- ali 'uscita: pressione statica p 2 = l 00 k.Pa e velocit v 2 = 600 mis.
Determinare:

a) le temperature di ristagno T1 all'entrata e T2 all'uscita del condotto;


b) la temperatura statica T2 all'uscita;
c) la pressione di ristagno p?all'entrata;
d) il rapporto A/A2 tra la sezione di ingresso e quella di uscita.

Soluzione
a) Il flusso isentropico in quanto la trasformazione reversibile e adiabatica (abbiamo detto che il condotto isolato). Per la definizione 19-2, possiamo allora scrivere che l'entalpia di ristagno o entalpia totale nella sezione di entrata h 1(nella definizione era stata indicata con h0) data da:

relazione che, per un gas perfetto, diviene (15-6'):

v2
c p (T.oT.)=_!_
l
l
2
Risolvendo rispetto alla temperatura di ristagno in ingresso
= 1003,5 J/(kg-K) (Tabella A.6), si ha:

Tl0

e utilizando per l 'aria il valore

cP = 1,0035 kJ/(kgK)

~ 0 = v~+~=
2cP

(1SOm /s)
+800K=811,2K
2 x 1003,5 J/(kgK)

La temperatura di ristagno all'uscita del condotto T2 uguale a quella in ingresso T1 dal momento
che, lungo il condotto, non vi scambio n di calore n di lavoro. Indicato con T 0 il valore costante
della temperatura di tistagno, possiamo scrivere che:

78
CAPITOLO 19- DINAMICA DEl FLUIDI COMPRIMIBILI

b) La temperatura statica T2 all'uscita si calcola sempre con la relazione 19-2 , scritta nella forma precedente, che tiene conto del gas perfetto, e applicata alla sezione di uscita dove la velocit ha il
valorev 2:
0
T.=T.
2
2

v~

=8112K=

2cP

'

(600mls)
=6318K
2 x 1,0035 x l 0 3 Jl(kgK)
'

c) Possiamo ricavare la pressione di ristagno p 2 all'uscita con la relazione A-37, in Appendice, che lega
pressione e temperatura del gas perfetto:
o ) y/ (y- 1)
0

p2

2 (

!J._

811 2 ) 1,4/(1,4 - 1)
K
= 239 8 kPa
631 8 K
'

= 100 kPa

T.

'

Ma in un flusso isentropico e senza scambio di lavoro, cos come avviene per la temperatura di ristagno, la pressione di ristagno in ingresso uguale a quella ali 'uscita, assume cio il valore costante
p 0 . Otteniamo cos il valore della pressione di ristagno in ingresso:
~

p ?=p 2=p 0 =239,8kPa

d 1 Per l'equazione di continuit 5-2 in cui mettiamo, al posto della massa volumica p, il valore ricavato

dall'equazione di stato del gas perfetto 15-1, si ha:

e il rapporto tra l'area di ingresso A 1 e quella di uscita A2 :


At
P2V2T;
-=-A2 PtVtTz
La pressione p 1 si ottiene sempre con l'equazione A-37:
0
P1 = p1 (

T.1
T.l0 )

y/(y - 1)

= 239 8 kPa
'

800 K
81 l ' 2 K

)1,4/(1.4 - 1)

= 228 4 kPa
'

~ _ p 2v 2T; = 100 kPa x 600 mis x 800 K = ,


2 22
A2
p 1V 1T2
228,4 kPa X 150 mis X 631,8 K

Esempio 19.2

Propriet del vapore nel distributore di una turbina

In una data sezione del distributore di una turbina a vapore si ha: pressione di ristagno p 0 = 800 kPa, temperatura di ristagno T 0 = 200 oc e
pressione statica p = 350 kPa. Utilizzando il diagramma di Mollier,
determinare:

pO= 800 kPa


T O= 200 C

a) la temperatura statica T e i corrispondenti valori di entalpia h e di


volume massico v;
h

b) la velocit del vapore v ;


c) la portata del vapore riferita all'unit di area lillA.

superiore
(x = 100 %)
Regione
l iqui~o-vapore

Soluzione
a) In corrispondenza di p = 800 kPa e T 0 = 200 C, leggiamo, sul diagramma di Mollier allegato al testo, entalpia ed entropia:

h 0 = 2839 kJ/kg, s 0 = 6,815 kJI(kg-K)

Fig. 19.3 - Condizioni del vapore relative ail'Esempio 19.2.

79
19.2- CONDIZIONI DI RISTAGNO

Le condizioni di ristagno corrispondono, per definizione, alla trasfom1azione isentropica caratterizata,


sul diagramma di Mollier, dali 'intersezione della verticale s = s 0 e l'isobara con pressione stati ca
p= 350 kPa (Figura 19.3). D punto si trova all'interno della regione liquido-vapore; la temperatura T
allora quella di saturazione corrispondente alla pressione p. Sul diagramma di Mollier leggiamo:

T= 139 oc

v= 0,5 m 3/kg

h= 2681 kJ/kg

...,..

b) La velocit si ottiene con la 19-3:

v=

~2 (h 0 - h)

~2t.hv = ~2 (2839- 268 1) x l 0 3 J/ kg

~2 x 158 x 103 J/ kg

= 562,1 mi s

...,..

Il valore della velocit del vapore v poteva anche essere ricavato utilizzando la scala di conversione,
posta in alto sulla sinistra, del diagramma di Mollier (19-4); entrando con t.h =!58 kJ/kg (valori a
sinistra), leggiamo (a destra) un valore della velocit v ""560 m/s.
c) Per l 'equazione di continuit 5-2 scritta in funzione del volume massico v, si ha:
.

Av

m=v

19.3

=>

m= !:. =
A

562,1 m /s
0,5 m 3/ kg

= 1124 2 kg/s
'

m2

Velocit isentropica del suono


La velocit del suono c la velocit con cui le piccole perturbazioni della pressione si propagano, sotto forma di onde, in un fluido comprimibile. La piccola perturbazione, proprio perch
piccola e cio di intensit estremamente modesta, associata alla propagazione dell'onda sonora
pu essere considerata un fenomeno adiabatico reversibile e quindi isentropico. per questo
motivo che parliamo di velocit isentropica del suono, chiamata tuttavia, pi semplicemente,
velocit del suono. Nel caso di Lm gas o di un vapore la velocit del suono c [rn/s] data da:

c=F;

19-5

con yrapporto tra le capacit massiche a pressione e a volume costante. Nel caso dell'acqua
y = 1,3 per il vapore surriscaldato e r = 1,135 per il vapore saturo. Nel caso del gas perfetto
(13-1), la velocit diviene:
19-6
c = ~yRT
In particolare per l'aria, essendo

= l ,4 ed R = 287 J (kg K), si ha:

= ~yRT = ~1,4 x 287 J/(kgK) T =

20,04

.fi

<<aria >>

19-7

Nel caso generale la velocit del suono c espressa dal rapporto tra la variazione della pressione !1p rispetto
alla variazione della massa volumi ca t.p del fluido per un processo isentropico: c =

~l f.p / t.pl s=costante.

Numero di Mach M il rapporto tra la velocit locale del fluido v e la velocit del suono c corrispondente ai valori di pressione e massa volumica che esistono nel punto dove viene misurata v.

M=!!_
c

19-8

Caria va considerata un fluido comprimibile quando il numero di Mach risulta superiore a 0,3;
al di sotto di tale valore l'aria pu essere trattata con le stesse equazioni del fluido incompri-

80
CAPITOLO 19- DINAMICA DEl FLUIDI COMPRIMIBILI

mibile utilizzate per le macchine idrauliche. Quando il numero di Mach e inferiore a uno la corrente si dice subsonica; se invece maggiore di uno, la corrente supersonica (vedere il paragrafo che segue).

Esempio 19.3

Velocit del suono nel vapore in un condotto

Calcolare la velocit del suono c nel vapore che scorre in un condotto con temperatura T= 200 oc e pressione p = 0,8 MPa.

:Soluzione
Siamo nella regione del vapore surriscaldato (Tabella A. 3.1); applich iamo allora la 19-5 con
un valore del volume massico v = l!p = 0,2608 m3/kg ricavato dalla Tabella:

c=

Esempio 19.4

r= l ,3 e

~y ~ = .JY; = ~ 1,3 x 800.000 Pa x 0,2608 m / kg = 520,8 m /s


3

Numero di Mach dell'aria in un condotto

Dell 'aria scorre in un condotto con velocit v= 500 m/s. Determinare il numero di Mach M:
a) in corrispondenza di due livelli di temperatura pari a 298 K e 1200 K;
b) qualora, al posto dell'aria, nel condotto venga fatto scorrere elio a lla temperatura di 298 K.

Soluzione
a) La velocit del suono c si calcola con la 19-7:

c = 20,04

fi = 20,04 ~298 K = 346 m /s

mentre il numero di Mach M si calcola con la 19-8:

= !!_ =
c

500
m /s
346 m /s

= l 44
'

(flusso supersonico)

Analogamente alla temperatura di 1200 K, si ha:


c = 20,04 ~ J/(kg K)

~1200 K

= 694,4 m /s

M =

500 m/s
694,4 m/s

= 0,72 (flusso subsonico)

b) La velocit del suono nel caso dell'elio viene calcolata con la formula generale 19-6, mentre le
costanti dell'elio si ricavano dalla Tabella A. 6:

c= ~yRT = ~ 1,667 x 2,077 x 10 3 J/ (kg-K) x 298 K = 1015,8 m/ s


500

M = !!_ =
m /s = O49 (flusso subsonico)
c
1015,8 m /s
'

Commenti
Si osservi il sensibile aumento della velocit del suono c all'aumentare della temperatura dell'aria.
Parallelamente, essendo costante la velocit della corrente v, il flusso passa da supersonico a subsonico.
Nel caso dell'elio, gas molto pi leggero dell'aria, la velocit del suono molto pi alta di quella dell'aria e allora il flusso rimane subsonico anche se la temperatura bassa.

81
19.3 - VELOC IT ISENTROPICA DEL SUONO

19.4

Flusso adiabatico isentropico in un condotto


19.4.1

Andamento delle aree

La velocit di propagazione delle perturbazioni della pressione, quando confrontata con la velocit della corrente, costituisce un'importante misura degli effetti della comprimibilit del
fluido. Quando un gas, come l'aria, oppure un vapore si muove con una velocit abbastanza pi
bassa di quella del suono (re[?ime iposonico), il fluido non manifesta la sua comprimibilit. Non
avviene per cos a velocit della corrente di poco inferiori a quella del suono (regime subsonico) e tanto meno a velocit maggiori (regime supersonico) o molto pi grandi (regime ipersonico). Il comportamento deLfluido n~l .Passare da una velocit pi bassa a u~a velocit pi alta
di quella del suono cambia drasticamente. A velocit della corrente inferiori a quelladel suono
infatti ci che avviene in un punto del campo di moto influenza ed , a sua volta, influenzato da
ci che avviene in ogni altro punto. A velocit maggiori di quella del suono esistono in ogm
punto del campo di moto delle zone di influenza e delle zone di silenzio.fl fenomeno pi vistQso
mezzi che si muovono a velocit prossime a quelle del suono (regime transonico)
legato
oppure superiori rappresentato dal formarsi di onde d ' urto che sono delle discontinuit nel
campo di moto attraverso le quali si verifica un brusco aumento della pressione e dell'entropia
(il fenomeno dissipativo) e una brusca diminuz ione della velocit. Per lungo tempo, nel progetto delle macchine, si vitato con cura di avvicinarsi a velocit della corrente prossime a
quella del suono proprio per evitare la comparsa di fenomeni- in primo luogo le onde d ' urto
-non sufficientemente conosciuti e quindi poco dominabili. Pi recentemente la possibilit di
disporre di misure accurate del campo di moto e lo svilu po di modelli multidimensionali hanno
consentito la realizzazione di macchine che, funzionando con fluidi di lavoro che si muovono
c:n velocit prossime oppure superiori a quella del suono, Ono in grado di cogliere alcuni vantaggi propri del regime supersonico.

Consideriamo due casi estremi del comportamento del


ondotto: ugello e diffusore. Ricordiamo che l'ugello
Ugello subsonico
Diffusore subsonico
un condotto accelerante in cui si vuole aumentare la
velocit del fluido e diminuirne la pressione, !Dentrej l
diffusore un condotto decelerante in cui si vuQle
Flusso
4i.rni.llllre la velocit e aumentare la pressione nella corr~nte. La Figura 19.4 illustra il comportamento di un
ugello e di un diffusore nei due casi di regime subsonico
(M< l) e supersonico (M> l). tJ"el caso di un ugello, se
il moto subsonico, a una di.J.ninuzione dell'area della
sezione trasversale dl condotto corrisponde una dimip diminuisce
Flusso
+---l~
nuzione della pressione, mentre la velocit aumenta.
C"(> l) v aumenta
lo stesso comportamento che avevamo osservato trattando con l'equazione di Bemoulli un flusso incomprimibile in un ugello (Capitolo 5). Quando il regime
Ugello supersonico
Diffusore supersonico
diviene supersonico, l'andamento dell'area di passaggio
dell' ugello si inverte completamente dal momento che il
Fig. 19.4- Effetto della variazione dell'area su un fluido comfluido deve incontrare, nel suo moto, sezioni di area via
primibile.
v!a crescente perch si verifichi la diminuzione della
pressione e l' aumento della velocit. Rimane ancora
valido, sia nel caso subsonico sia in quello supersonico, l'andamento relativo della velocit e della
pressione: la velocit aumenta e la pressione diminuisce all'avanzare del fluido nel condotto.

.,

Nel caso di un diffusore, l'obiettivo di decelerare la corrente viene raggiunto attraverso un andamento delle aree di passaggio opposto a quello illustrato nel caso dell' ugello.
Di solito il gas o il vapore si trova in una condizione di quiete con velocit e numero di Mach uguali
azero. ~ si vuole accelerare la corrente da questo stato di riposo fino a velocit supersoniche l'u.....
-- ~

82
CAPITOLO 19- DINAMICA DEI FLUIDI COMPRIMIBILI

nica soluzione quella di far percorrere al fluido, che si trova in condizioni subsoniche, il primo
tratto convergente (in alto a sinistra nella Figura 19. 4) in modo che il flusso acceleri fino alla veloit soni ca (M= l) e poi imboccare il secondo tratto divergente (in basso a sinistra nella Figura
19. 4) in modo da accelerare ulteriormente il fluido utilizzando le leggi del moto supersonico.

Sezione
ristretta
(o minima)

--+- M> l

Fig. 19.5-a- Schema di ugello De Lavai.

Il risultato rappresentato da (Figura 19.5-a) un ugello convergentedivergente (ugello De Lava/) caratterizzato da una sezione minima o
ristretta, la gola dell'ugello, che collega i due tratti convergente e
divergente in cui si raggiunge la velocit del suono (M= l ). Lo studente
probabilmente sa che i motori a razzo usano degli ugelli convergenti-divergenti (Figura 19.5-b) e pu rimanere sorpreso per il fatto che
anche le turbine a vapore usino gli stessi ugelli per produrre alte velocit di efflusso. l condotti di ingresso dell 'aria dei motori a getto supersonici utilizzano passaggi convergenti-divergenti nel modo opposto,
portando cio un flusso, inizialmente supersonico, fino a una bassa
velocit subsonica e renderlo cos adatto a lla compressione e alla successiva combustione.

Fig. 19.5-b- Ugello D e Lavai

del razzo Ariane 5.

La variazione della sezione del condotto dA pu essere messa in relazione con la variazione di velocit
dv della corrente nel condotto attraverso l'equazione
dA = dp (l- M2)
A
pv2

19-9

oppure, se al posto della variazione di pressione dp, si vuole considerare la variazione di velocit della
~orrente dv, dall'equazione 19 .4

19-10

19.4 La dimostrazione di queste due equazioni che danno la variazione frazionale dell'area dAlA (rapporto tra la variazione dell'area e l'area stessa) si pu trovare nei testi di fl uidodinamica. come, ad esempio, F.W. Schmidt. R. E.
Henderson e C. H. Wolgemuth, lntroduction to Thermal Sciences, John Wiley, 1984 (Paragrafo 6.5.5).

83
19.4- FLUSSO ADIABATICO ISENTROPICO IN UN CONDOITO

In queste due equaz ioni Uermini dA , dp e dv indi cano rispettivamente una variazione infnitesima (differenziale) de lla sezione del condotto A, della pressione p e della velocit della corrente v. Questa
'!_ariazione pu essere positiva (aumenlo) oppure negativa (diminuzione); ad esempio, dA> O indica un
awnento della sezione, mentre dA <O indica_una diminuzione della sezione (Figura l 9.4) .
Nel caso di moto subsonico (M< 1), una diminuzione della sezione di efflusso (dA< O) risulta in:
- una diminuz ione della pressione (d p < 0). Se nella 19-9 si pone M< l , allora risulta ( l - M2) > O e
quindi dA deve avere lo stesso segno di dp: se dA < O, allora deve essere anche dp < O;
- un aumento della velocit (dv> 0). Nell' equazione 19-10 dA ha segno opposto a dv e quindi se dA< O,
allora deve essere dv > O.
Nel caso supersonico (M > 1), un aumento della sezione del condotto (dA > O) conduce a:
- una diminuz ione della pressione (dp < 0). Questa volta, risulta ( l - M2) < O in quanto M> l e il prodotto dp (l - M2) nell'equazione 19-9 ha segno negativo;
- un aumento della velocit (dv> 0). Il secondo membro de lla 19-10, dato dal prodotto di due termini
negativi (-dv) e ( l - M 2), ha per risultato un numero positivo.
Perci nel caso di flusso supersonico, se si vuole far aumentare la velocit del fluido, occorre aumentare
la sezione del condotto, anzich diminuirla come avviene nel caso subsonico. Il comportamento del diffusore viene dedotto dalle equazioni 19-9 e 19-10 util izzando uno schema di di scussione analogo a quello
seguito sopra per l' ugello.
Finora abbiamo esaminato i casi di flusso subsonico e supersonico. Cosa avviene quando la corrente
sonica (M= l)?
Ponendo M = l nell' equaz ione 19-10, risulta dA /dv= O in quanto sia A che v han no valori fi niti diversi
da zero. Se dA /dv= O, l'area della sezione trasversale deve essere o massima oppure minima. La Figura
19.4 ci dice che tale area deve essere que lla minima dal momento che la corrente prima accelera (tratto
subsoni co) nella parte convergente de l condotto, arriva alla velocit del suono nella gola dell ' ugello e
quindi continua ad acce lerare, ma questa volta in regime supersonico, nel tratto divergente. In altre parole
la sezione che connette la parte convergente con la parte divergente, pu essere soltanto la sezione
minima dell ' ugello; in questo modo si ottiene il caratteristico profilo convergente-divergente dell ' ugello
De Lavai della Figura 19.5-a.

19.4.2 Efflusso del gas perfetto


19.4.2.1

Rapporto critico

Per caratterizzare l 'efflusso del gas in un condotto occorre disporre di re laz ioni che leghino tra
loro le propriet local i (in p art icolare massa volumica p, pressione p e temperatura T), le propriet di ristagno (p0 , p0 , T 0 ) e il numero di Mach M. 11 gas si consid e ra perfetto. Di partico lare
inte resse il rapporto tra T 0 e T dato da:

ro = l + (r - l ) M 2

19-11

L'equazione 19-2, che mette in relaz ione tra loro entalpia, energia cinetica ed entalpia di ristagno, risolta
rispetto a v d:
Per un gas perfetto l 'entalpia funzione della temperatura attraverso la capacit termica massica a pressione costante cP (h= ePT); questo pu, a sua volta, essere espresso in fun zione della costante del gas R
e del rapporto tra le capacit termiche massiche y secondo la t 5-12' :

v2

= 2c

(T 0
P

T)

= 2y RT (~ - 1)
y -l

84
CAPITOLO 19 - DINAMICA DEl FLUIDI COMPRIMIBILI

Ricordando l'espressione 19-6 della velocit del suono c e quella del numero di Mach M 19-8, l'equazione precedente diviene:

v2 = M z
c2

_
2
yl

(.z:__<'_ -

l)

equazione che, con semplici passaggi, d la 19-11.

Dal rapporto delle temperature, si passa al rapporto tra la pressione di ristagno e quella locale
p 0/p, utilizzando la A-39 valida per una trasformazione isentropica:
19-12
o

L=

( - l)

l+

M2

] y/(y- 1)

19-13

Si possono individuare le condizioni del flusso nella sezione minima dell'ugello, osservando che
in questa sezione il numero di Mach M uguale a uno. Le propriet ne!Ia sezione minima, dette
propriet critiche, vengono indicate facendo seguire il simbolo relativo con un asterisco (* ).
In particolare, se nell 'equazione 19- 13 poniamo M= 1, otteniamo il valore del rapporto tra la
pressione critica p* e la pressione di ristagno p0 , detto rapporto critico delle pressioni :
.
(
) y/(y- 1)
p"' = _2_

r +l

po

19-14

Nel caso dell 'aria (r= 1,4), il rapporto critico vale:

~* = 0,528

<< per aria >>

19.4.2.2

19-15

Portata in massa

La portata in massa per unit di area m/A, attraverso l'ugello, pu essere espressa in termini
di pressione di ristagno p 0 , temperatura di ristagno T 0 , numero di Mach M e propriet del gas:

19-16

Per l' equazione di continuit 5-2 il rapporto tra la portata in massa me l'area A di una generica sezione
dell'ugello dato da:
m

= pv

In quest'equazione, sostituiamo alla massa volumica p l'espressione che si ricava dall'equazione di stato

85
19.4 - FLUSSO ADIABATICO ISE NTROPICO IN UN CONDOTTO

15-1, moltiplichiamo sopra e sotto per


m

pv

A= RT
Al posto di

pV
= RT

~yT 0
rT

~yT 0 e poi sostituiamo a RTil prodotto


pv

=m m

~yT 0

pv

yT0 =

~rRT

.JRT .fiT:

Jr fTO /J

v"Rf"Tvro

v/~y RT sostituiamo il numero di Mach M, dal momento che per la 19-6 risulta c= ~y RT

e per la 19-8 M= vie; sostituiamo poi a TD!T la sua espressione 19-11:

~ = 1ro~~l+ y ~ l M 2
Sostituendo infine in questa equazione l'espressione della pressione locale p, che si ricava dalla 19-13,
otteniamo la 19-16.

Nel caso dell'aria (y= 1,4 e R


.

.fiO '

= 287 J/(kg K )), l'equazione 19-16 diviene:

m =_E_ O 07~(k K)/J

M
(l + 0,2M 2 ) 3

<< per aria>>

19-17

Fatto M= l nell 'equazione 19-16, otteniamo la portata per unit di area m/A* nella sezione
minima dell'ugello:
19-18

Nel caso dell'aria, questa equazione si riduce a:


.
m

19.4.2.3

= 0,0404 ~(kg-K)/J ~

<< per aria>>

~To

19-19

Condotto semplicemente convergente

Pc

Fig. 19.6 - Flusso comprimibile attraverso un ugello


convergente.

Vediamo adesso come varia la portata attraverso l 'ugello al


variare della contropressione Pc la pressione cio che si
trova a valle dell 'ugello e che immaginiamo di regolare attraverso l'apertura o la chiusura della valvola schematizzata
nella Figura 19. 6. Distinguiamo due casi: ugello convergente e ugello convergente-divergente. N eli 'ugello semplicemente convergente di Figura 19. 6, p 0 e T 0 sono rispettivamente pressione e temperatura di ristagno della corrente
indisturbata a monte dove la velocit del gas trascurabile
(v:::: O),Pu la pressione nella sezione di uscita dell'ugello e
Pc la contropressione regolata dalla valvola. Nella parte
inferiore della Figura 19. 6 riportato il rapp01to tra pressione locale e pressione di ristagn o p!p 0, misurato lungo
l'asse dell' ugello. La portata me il rapporto delle pressioni
all'uscita dell'ugello Pulp 0 variano al variare della contropressione Pc secondo i diagrammi di Figura 19. 7. Esaminiamo quattro valori decrescenti della contropressione Pc
indicati con le lettere a, b, c, d nelle Figure 19.6 e 19. 7.

86
CAPITOLO 19- DINAMICA DEl FLUIDI COM PRIMIBILI

Pu

pO

Portata critica

\.--

--------- ------a
'
'

'

Pc
pO

''

c
''

:'

'
'
''
'

Pc
pO

Fig. 19.7 - Portata e pressione ali 'uscita in funzioiJe della contropressione per un ugello convergente.

a) La contropressione Pc uguale a p 0 (pclp 0 = l ). Non vi pu essere nessun flusso di gas nell ' ugello (la portata zero) e nella sezione ristretta risulta Pulp 0 = l.
b) La contropressione Pc viene ridotta (pclp 0 < 1). Il rapporto delle pressioni Pclp 0 si mantiene
tuttavia sempre maggiore del rapporto critico espresso dalla 19-14 e quindi la velocit del
gas ancora subsonica. Al diminuire del rapporto Pclp 0 , la portata minizia a salire e la pressione all'uscita P u uguale a Pc
c) La contropressione Pc viene ridotta fino al valore critico p* (pclp 0 =p*/p 0) Nella sezione
ristretta dell 'ugello si raggiunge finalmente la velocit del suono; il numero di Mach
uguale a uno e la pressione all'uscita de il 'ugello P u ancora uguale alla contropressione Pc
d) La contropressione Pc viene ridotta ulteriormente e arriva a un valore inferiore alla pressione
critica p* (pclp 0 < p*/p0 ). In queste condizioni non si verifica alcun aumento di portata
rispetto al caso precedente in quanto nella sezione minima dell 'ugello la pressione di uscita
Pu si conserva costante e uguale alla pressione critica p* in corrispondenza di M= l. La
caduta di pressione si verifica questa volta al di fuori della sezione minima e precisamente
tra questa e la valvola. Nell'ugello passa la massima portata compatibilmente con i valori
della pressione e della temperatura di ristagno che esistono a monte dell' ugello (equazione
19-1 8); perci la portata massima ormai non aumenta pi, comunque si diminuisca la contropressione a valle.

...-

Ugelli convergenti critici sono spesso utilizzati come strumenti di misura della portata. Essendo
infatti nelle condizioni critiche la portata indipendente dalla contropressione, la misura di p 0 , T 0
e dell'area critica A* sufficiente, secondo l'equazione 19-18, per individuare la portata m.
Spesso gli ugelli critici vengono utilizzati come mezzi per mantenere u n flusso stazionario in
sistemi, come reattori chimici, indipendentemente dalle fluttuazioni di pressione nella camera
di reazione.

19.4.2.4

Condotto convergente-divergente

Analogamente ali 'ugello semplicemente convergente, distinguiamo d iversi casi a contropressione Pc decrescente nell 'ugello conver gente-divergente di Figura 19. 8. In questa
figura stata anche riportata la variazione del numero di Mach M lungo l'asse del condotto.
a) La contropressione Pc uguale a p 0 (pclp 0 = l ). La portata nulla in quanto la pressione a
monte uguale alla pressione a valle.
b) La contropressione Pc viene ridotta (pclp 0 < l ). Il rapporto delle pressioni Pclp0 tuttavia
maggiore del rapporto critico. La velocit del gas aumenta nel condotto convergente, ma nella
sezione ristretta non viene raggiunta la velocit del suono e quindi, essendo il flusso subsonico, nel tratto divergente la velocit diminuisce e la pressione aumenta. Il condotto si
comporta come il diffusore descritto nella Figura 19.4.

87
g 4

- FLUSSO ADIABATICO ISENTROPICO IN UN CONDOITO

Gola

Pc
l

LI
pO

lb=--~r----------r.~-.

o ~----~------~~L----

Jngrcsso

Scarico

Regione
degli w-ti

Ingresso

Gola

Scarico

Fig. 19.8- Flusso comprimibile attraverso un ugello convergente-divergente.

c) La contropressione Pc viene ridotta fino ad un valore che permette di raggiungere la pressione


critica p* nella sezione ristretta dell'ugello. Nella sezione ristretta dell' ugello si raggiunge
la velocit del suono, ma il tratto divergente si comporta come un diffusore subsonico, che
ha ali 'ingresso M= l, e cos la pressione aumenta di nuovo e la velocit diminuisce. Fin qui
il comportamento dell'ugello convergente-divergente quello di un tubo di Venturi.
y) La contropressione Pc viene ancora ridotta ma non tanto da permettere di realizzare un'espansione supersonica fino all'uscita dell ' ugello. Si raggiunge sempre la velocit del suono
nella sezione ristretta; da qui inizia un'espansione supersonica nella prima parte del condotto
convergente. Ma la contropressione ancora troppo elevata; si forma un'onda d 'urto che
comprime il gas, portandolo a una pressione prossima alla contropressione Pc e a un numero
di Mach inferiore ad uno. L'onda d ' urto fonte di un tipico fenomeno dissipativo con notevole aumento di entropia. Mano a mano che diminuisce la contropressione, l' espans ione
supersonica si estende nel tratto divergente, ma non arriva a stabilirsi fino all'uscita dell'ugello.

...

d) La contropressione Pc viene finalmente ridotta ad un valore tale per cui il flusso supersonico in tutto il divergente. La velocit del suono, raggiunta dal gas nella sezione ristretta,
viene progressivamente aumentata lungo tutto il divergente. L'espansione del gas continua
fino all'uscita, dove la pressione P u uguale alla contropressione Pc, e avviene in modo iseotropico in quanto non sono pi presenti fenomeni dissipativi legati alla presenza di onde
d'urto. In queste condizioni l ' ugello supersonico si dice adattato.
e) La contropressione Pc diminuisce ancora. A questa ulteriore diminuzione della contropressione non corrisponde pi una diminuzione della pressione ali 'uscita Pu La caduta di pressione tra Pu e Pc avviene al di fuori deIl' ugello.

Esempio 19.5

Portata di aria in un ugello convergente

Da un condotto effluisce ari a attraverso un ugello semplicemente convergente con sezione di sbocco

A 0 = 520 mm2 La pressione e la temperatura di ristagno a monte del convergente valgono rispettivamente
p 0 = l 042 kPa e J'O = 400 K. N eli 'ipotesi di efflusso isentropico, determinare la portata di ariani in corrispondenza dei seguenti valori della pressione di uscita p 2 :
a) p 2 = pressione critica;
b) p 2 = 850 kPa;
c) p 2 = 400 kPa.

88
CAPITOLO 19- DINAMICA DEl FLUIDI COMPRIMIBILI

Soluzione
a Per l'aria il rapporto critico delle pressioni vale (19-15):

p:p = 0,528
La pressione critica allora:

p* = 0,528p 0 = 0,528 x l 042 kPa = 550 kPa


La portata nella sezione di uscita Usi calcola con l'equazione di continuit 5-2:

m= PuAuVu
In quest'equazione l'area della sezione di uscita Au un dato de li' Esempio, mentre occorre ricavare
la massa volurnica critica p* = Pu per mezzo dell'equazione di stato dei gas perfetti 15-1 e la velocit Vu che, essendo la sezione critica, coincide con la velocit del suono c data, per l'aria, dalla 19-7.
In ambedue le equazioni compare la temperatura critica T*; dobbiamo allora ottenere prima di
rutto la temperatura con l'equazione 19-11:

To = l + (y - l) M 2
T
2
dove posto M= l , perch il calcolo si riferisce alla sezione critica, abbiamo:

T*

To =l+ (y -l)
T*
2

T*= T 0

r +l

2
-

- *-p*
Pv - p - RT*
c=

T0

2
- = 400-= 333 3 K
+1
1,4 + 1
'

550kPa
=5 75k Jm3
0,287 kJ/ (kg-K) x 333,3 K
'
g

20,04~1/(kg-K)..j"r

m= p*A c=5,75 kg/m

20,04~333,3 K

= 366 m/s

x 520 x J0-6 m 2 x 366 m/s = 1,094 kg/s

La p011ata critica poteva essere direttamente ricavata per mezzo della 19-19 valida per l'atia:

m=!!!_ A* = 2104,8 kg/(s-m 2 ) x 520 x JQ- 6 m 2 = 1,094 kg/s


A*

b) La pressione di uscita vale ora p 2 = 850 kPa. Dobbiamo ricavare in primo luogo la temperatura nella
sezione di uscita T2 con la 19-12:

~=

T2

(po)<r-1)/y
Pz

T,

f "'

( !!_
P2

kPa )'''-""' = 377,


= ( 1042 400

4
K

850 kPa

Poi con la 15-4, la 19-11 e la 19-7 otteniamo rispettivamente la massa volurnica dell'aria p2, il numero
di Mach M2 e la velocit del suono c2 nella sezione di uscita:
p2

__!!__1__

RT2

850 KpA
= 7 85 k l m 3
0,287 kJ/(kg-K) x 377,4 K
'
g
0

_2_( T -l)=
y - l T2

_2_ ( 400 K _ 1) = 0 547


1,4 - l 377,4 K
'

89
19.4 - FLUSSO ADIABATICO ISENTROPICO IN UN CONDOnO

c 2 = 20,04 ~Ji(kg-K)

F* = 20,04~J/(kg-K) ~377,4 K = 389,3 mis

Sulla base della definizione di numero di Mach 19-8, si ricava la velocit v 2 nella sezione di uscita:

v2

= M 2 c2 = 0,547 x 389,3 mis = 213 mi s

Da qui, con l'equazione di continuit 5-2, si ottiene la portata:

-m = p2A~ v

2=

7,85 kg/m 3 X 520 x l o-6 m 2 X 2 13 mis= 0,87 kg/s

ln modo pi diretto, si poteva ricavare la portata con la 19-17 valida per l'aria:

m=Lo 07 ~(k
A

-fiO '

-K)/J

M
(l+ 0,2M 2 Y

= 1.042.000 Pa o07 ~(k


~400 K

'

-K)/ J
g

0,547

(l + 0,2 x 0,5472) 3

= 1675 7 k / (s-m2)
'

m=1675,7 kgi(sm2) x 520 x w-6 m 2=0,87 kgis


c) La pressione di uscita p 2 vale adesso 400 kPa. Questo valore inferiore a lla pressione critica
p*= 550 kPa calcolata all'inizio; la portata mnon p u pi aumentare, in quanto la portata massima
viene raggiunta nelle condizioni critiche e poi, anche se la pressione p 2 continua a diminuire, rimane
costante e uguale al valore massimo
1,094 kg/s.

m=

Esempio 19.6

Ugello convergente-divergente

Nella sezione ristretta di un ugello convergente-divergente con area A*= 520 mm2 si raggiunge la
velocit del suono. I; aria entra nell'ugello con una pressione di ristagno p 0 = l 042 kPa e una temperatura di ristagno T 0 = 400 K. Ci troviamo nelle stesse condizioni della domanda a) dell'Esempio 19.5 e
la portata in massa quella critica che avevamo gi calcolato (m = l ,094 kg/s) .
Determinare areaA 2 , pressione p 2 e velocit dell 'aria v 2 nella sezione di uscita dell'ugello per i due valori
del numero di Mach:
a) M=2,2;

b) M=0,305.

a) Per ricavare l'area della sezione di uscita, applichiamo la 19-17 che d il rapporto tra la portata di aria
me l'area A:

m=
Lo
M
A
-fiO '01 ~(kg -K)/ J (l+ 0,2M

2)3

Calcoliamo il rapporto m/A 2 e da qui l 'area A2 , dai momento che la portata in massa m nota:

m = L 0,07 ~(kgK)/J
A2
-fiO

042 000
22
M
= 1.
Pa 0,07 ~(kgK)/J
= 1052,6 kg/s

2 3
(l + 0,2M )
~400 K
(l+ 0,2 x 2,2 2 Y
m2

m
Az = -- -- -- 2
1052,6 kg/ (sm )

1 094
kg/s
= 000104m 2 = 1040mm 2

1052,6 kg/ (s-m 2 )


'

La pressione all'uscitap2 si ottiene con la 19-13


( -l)
] y/(y -1)
Lo = [ 1+ -r
_ _ Mz

p2

90
CAPITOLO 19 - DINAMICA DEl FLUIDI COMPRIMIBILI

..

che per l'aria diviene:

=_L=
l O69

Pz

'

1042 kPa = 97 5 kPa


l O69
'

'

Per ottenere la velocit v 2, dobbiamo prima calcolare la temperatura T2 nella sezione di uscita con
la A-39:

ro
Tz

(po) (y- 1)/y

P2

T0
(~: J y-1)/y

400 K
10,69(1,4- 1)/1,4

= 203,3 K

e poi, nota la veloci t del suono c 2 con la 19-7,


c2

= 20,04 ~J/(kgK) F = 20,04 ~J/(kg-K) ~203,3 K = 285,7

m /s

risolvere la definizione del numero di Mach 19-8 rispetto a v 2 :


V2

= M 2 c2 = 2,2 x 285,7 m/s = 628,5 m/s

b t Applichiamo adesso lo stesso procedimento per ricavare i valori delle grandezze richieste quando la
velocit del suono nella sezione di uscita deve essere uguale a 0,305:
0,305
= 1052,5 kg/s
1.042.000 Pa 0,07 ~(kgK)/ 1
2
~400 K
(l+ 0,2 x 0,305 ?
m2
Az =
o

!!._
Pz
T.

1,094 kg/ s
= 1040 mrn2
1052,5 kg/(sm 2 )

= (I + 0 2 x O 305 2 ) 35
'

'

40
= 1,066(1.4
K
= 392,8 K
-1)/1,4
V2 =

c2

= l 066

'

Pz

= 20,04~J/(kg-K)

= 1042 kPa = 977 5 kPa


l 066

'

'

= 20,04~J/(kgK) ~392,8 K

= 397,2

mis

M 2 c2 = 0,305 x 397,2 rn/s = 121,1 m/s

Commenti
In ambedue i casi esaminati, la sezione di uscita uguale a l 040 mm 2, il doppio cio della sezione
ristretta del condotto. Ma mentre nel primo caso il flusso all'uscita supersonico (M2 = 2,2 > l) e il condotto si comporta come un ugello De Lavai (punto d di Figura 19-8), nel secondo caso il flusso all'uscita subsonico (M2 = 0,305 < l) e il condotto si comporta come un tubo di Venturi (punto c di
Figura 19-8). Esistono perci, per lo stesso rapporto delle aree A / A*, due possibilit di flusso super-

sonico e subsonico, con pressioni di uscitap2 uguali rispettivamente a 97,5 kPa e 977,5 kPa. Tra questi
due valori di pressione, possiamo avere altri valori della pressione di uscita regolando opportunamente
la contropressione allo scarico Pc (punto c di Figura 19.8); tuttavia in quest'ultimo caso il flusso sonico,
che esce dalla sezione ristretta, raggiunge il valore della pressione di uscita attraverso una ricompressione prodotta da un 'onda d'urto, tipico fenomeno dissipativo. In conclusione, solo alle pressioni esaminate di 97,5 kPa e di 977,5 kPa, si stabilisce nel condotto un flusso isentropico, mentre per tutti gli altri
valori di pressione compresi tra 97,5 e 977,5 kPa il flusso non pu pi essere considerato isentropico.

91
19.4 - FLUSSO ADIABATICO ISENTROPICO IN UN CONDOTIO

19.4.3

Efflusso di vapori

Regione liquido-vapore

Fig. 19.9 - Espansione adiabatica


reversibile di un vapore da l a 2.

T principi che sono stati seguiti per il flusso isentropico del


gas perfetto possono essere applicati anche aljiusso isentropico di un vapore (Figura 19.9). In questo caso vanno
tuttavia utilizzate le tabelle delle propriet termodinamiche
oppure il diagramma di Mollier dal momento che il comportamento di un vapore si allontana da quello del gas perfetto. La portata e la velocit del vapore vengono rispettivamente calcolate con le relazioni generali 5-2 e 19-3. Il
rapporto critico delle pressioni viene determinato ancora
con la relazione 19-14 in cui il comportamento del vapore,
sia questo surriscaldato oppure saturo, viene approssimato
con i valori di ydel Paragrafo 19.3.

p: = 0,546

p*

p0

<<per vapore surriscaldato >>

19-20

<< per vapore saturo >>

19-20'

= 0,577

Noto il rapporto critico, si pu calcolare prima l'area della sezione ristretta dell'ugello e poi
l'area della sezione di uscita dell ' ugel lo.

Esempio 19.7

Distributore di una turbina


vO pO = 800 kPa

In un ugello convergente-divergente del distributore di una turbina si


vuole fare espandere una portata di vapor d'acqua ni = 5 kg/s dalle condizioni di pressione di 800 kPa, temperatura 250 C e veloci t trascurabile fino alla pressione di 250 kPa.

____ ro = 250 oc
p*

j:/p

h*

Nell'ipotesi di flusso isentropico e con l'aiuto del diagramma di Mollier


allegato al testo, determinare:
a) velocit del vapore nella sezione ristretta;

2=

250 kPa

~Curva limite superiore


s

b) area della sezione ristretta;


c) velocit e area della sezione di uscita;

Fig. l 9. l O- Espansione del vapore relativa


all'Esempio 19.7 sul diagramma di Mollier.

d) pressione di ristagno all'uscita dell'ugello.

Soluzione
a) All'ingresso dell'ugello la velocit nulla e quindi i valori assegnati di pressione e temperatura rappresentano le condizioni di ristagno della corrente pari a p 0 =800 kPa e T 0 =250
(Figura 19.1 0).
Per queste condizioni di pressione e temperatura, leggiamo sul diagramma di Mollier: h0 = 2950 kJ/kg
ed s0 = 7,04 k.l/(kg-K).

oc

Vediamo innanzi tutto come il flusso nella sezione ristretta; per questo calcoliamo la pressione critica p* in base al rapporto critico delle pressioni relativo al vapore surriscaldato (19-20):

p~= 0,546
p

p*= 0,546 p 0 = 0,546 x 800 kPa = 437 kPa

92

..

CAPITOLO 19- DINAMICA DEl FLUIDI COMPRIMIBILI

La pressione critica (p* = 437 kPa) risulta maggiore della pressione esistente all'uscita dell'uge llo
: = 250 kPa) e quindi nella sezione ri stretta si raggiunge la velocit del suono (v* = c). La velocit
del \apore nella sezione ristretta si calcola con l'equazione 19-3 che funzio ne de lla differenza di
entalpia tra il punto Oe il punto l, individuato da il ' intersezione della verticale a entropia costante s 0
espansione si considera isentropica) con l'isobara p*. Nel punto l leggiamo: T* = 190 C,
- = 0,45 m 3/kg ed h* = 2825 kJ/kg.

v*= ~2 (h 0

h*) =

~2 (2950 x

103 J / kg - 2825 x 103 J/ kg) = 500 mi s

la velocit del vapore nella sezione ristretta si pu calcolare anche con l 'equazione 19-5 che d la
'elocit del suono c, mettendo al posto della massa volumica il volume massico (v= l /p) e utilizzando
l ,a Jore approssimato di y pari a 1,3 del Paragrafo 19.3:

c=

~(r ~) = ~rpv = ~1,3 x 437 x IO' Pa x 0,45 m' / kg = 505,6 m/ s

\alore praticamente coincidente con quello che avevamo calcolato prima.


L" area della sezione ristretta si ricava con l'equazione di continuit 5-2:

.
A*v*
m=- -

v*

A*

mv* = 5 kg/s x 0,45 m 3/ kg = O0045 m 2


v*
500 mis
'

= 4500 mm 2

All'uscit dell'ugello conosciamo p 2 = 250 kPa e s0 = 7,04 kJ/(kg-K), mentre sul diagramma di
~1ollier leggiamo T 2 = 127 C, v 2 = 0,72 m 3/kg ed h 2 = 2720 kJ/kg.
Con questi valori otteniamo, con la 19-3, la velocit v 2 e, con la 5-2, l' area della sezione di uscita A 2:

v2

~2 (h 0 - h 2 )

~2(2950 x 103 J / kg -

2720

x 103 J/ kg = 678 m / s

A2 = m v2 = 5 kg /s x 0,72 m 3Jkg =O 0053 m 2 = 5300 mm2


678 m /s

V2

'

J, La pressione di ristagno all' uscitapf ug uale ap 0 , in quanto in un ugello isentropico la pressione


di ristagno si conserva lungo il condotto (Paragraj 19.2):
p ? = p 2= p 0 =800kPa

Esempio 19.8

<11111

Sezione di un ugello in funzione della pressione in uscita

Vapore, avente una portata ,iz = 3 kg/s, si espande in modo isentropico in un ugello dove entra con pressione p 0 =l MPa e temperatura di ristagno yo = 350 C. Determinare, con l' aiuto del diagramma di
Mollier, l' area della sezione dell' ugello in corrispondenza dei valori di pressione statica p pari a
0,8 MPa, 0,6 MPa, 0,546 MPa, 0,4 MPa e 0,2 MPa.

Soluzione
Scendendo, sul diagramma di Mollier, lungo la verticale con entropia s 0 = 7,3 kJ/(kg K), valore che corrisponde a p 0 = l MPa e yo 350 C, si intersecano via via le isobare contraddistinte dai valori assegnati
di pressione p. Su queste si leggono entalpia h e volume massico v. Si calcolano quindi la velo-

cit

vdel vapore con la 19-3 (v= ~2 (h

- h) e l'area A della sezione con l'equazione di continuit 5-2

(m = Av /v ~ A = mv lv), ottenendo la tabe lla che segue. Come esempio, si sono riportati i calcoli della
velocit e dell'area per la pressione p = 0,8 MPa.

93
19.4 - FLUSSO ADIABATICO ISENTROPICO IN UN CONDOTIO

p [MPa]

h [kJ/kg]

l
0,8
0,6
0,546
0,4
0,2

3157,7
3100
3022
2998
2922
2775

v=

v [m3/kg]

v [mis]

0,2825
0,34
0,42
0,45
0,57
0,98

340
521
565
687
875

~2(h 0 - h)= ~2(3157,7 - 3100) x 103 J/kg

= lnv = 3 kg/s x 0,34 m 3/kg


v

340 m/ s

= O003 m2
'

A [mm2]

3000
2418
2389
2489
3360

= 340 mis

= 3000 mm 2

Commenti
l. La pressione p= 0,546 MPa la pressione critica, come risulta dal rapporto delle pressioni critiche
che, per il vapore surriscaldato, vale (19-20):

p*lp 0 = 0,546

p*= 0,546p 0 = 0,546 x l MPa = 0,546 MPa

2. Alla pressione p= p*= 0,546 MPa si raggiunge la velocit del suono nell'ugello (c= v*= 565 m/s):
il numero di Mach M uguale a uno.

Il raggiungimento di M= l messo in evidenza anche dal fatto che, come risulta dalla tabella, al diminuire ulteriore della pressione l' area dell'ugello ritorna di nuovo ad aumentare. L'ugello deve avere
cio una conngurazione convergente-divergente con un flusso subsonico nel tratto convergente e un
flusso supersonico nel tratto divergente.
3. l dati di entalpia e volume massico riportati nella prima riga sono quelli dedotti dalla TabellaA.3.1
relativi al vapore surriscaldato. Gli altri valori della tabella potevano essere ottenuti interpolando,
lw1go una linea ad entropia costante, i dati della tabella del vapore surriscaldato.

19.5

Efflusso adiabatico non isentropico


Il flusso reale nel condotto soggetto a diverse irreversibilit; ne citiamo due tipiche: quella associata all'attrito nella regione viscosa adiacente alle pareti del condotto e quella generata dalle differenze di velocit tra gli elementi del fluido all'interno della corrente. Avevamo poi citato un altro
tipo di irreversibilit creato da discontinuit di elevata intensit nella corrente: le onde d'urto.
A causa degli attriti in seno al fluido e tra fluido e pareti, si verifica, in un ugello (Figura
19.11-a), una riduzione della velocit di efflusso effettiva v rispetto alla velocit vs, calcolata
nell' ipotesi di espansione isentropica, e, di conseguenza, una riduzione della portata. Si tiene
conto di questo attraverso un coefficiente di riduzione della velocit q> che lega la velocit reale
v a quella ideale vs secondo la relazione:
V= q>Vs

19-21

Il coefficiente q> risulta pari a 0,97 + 0,99 per ugelli convergenti e a 0,94 + 0,96 per ugelli convergenti-divergenti che presentano, nel tratto divergente, velocit pi elevate e quindi perdite
maggiori. Le due velocit, effettiva e ideale, corrispondono all ' incremento di energia cinetica,
che viene calcolato scrivendo il bilancio energetico dell'ugello, dato dall'equazione 19-1 , per
l'espansione reale e nell' ipotesi di espansione isentropica, a parit di condizioni iniziali e di pressione finale. Questo bilancio illustrato graficamente mediante il diagramma di Mollier (Figura
19.11) che mette in evidenza come l'espansione reale sia rappresentata da una linea inclinata,

94
CAPITOLO 19 - DINAMICA DEl FLUIDI COMPRIMIBILI

'

~,~

'
:-----+v2
'

# ~_:

7r.2 - ---- -- -- -----~-- 2


o2s

'
;_------

'
'

" !g. 19. 11-a - Schema dell'ugello con il volume di controllo.


Fig. 19.11-b - Espansione in un diagramma h-s con evidenziati gl i effetti delle irreversibil it in un ugello in cui il gas entra con velo&. nulla.
!'ig. 19.11-c - Espansione in un diagramma h-s con evidenziati gli effetti delle irreversibilit in un ugello in cui il gas entra con velo::t diversa da zero.

mentre l'espansione isentropica segua al solito una verticale. In particolare possiamo distinguere
due casi in cui la velocit all' ingresso dell 'ugello sia
- nulla (v,= 0), come illustrato dalla Figura 19.1 1-b, e allora le condizioni iniziali dell 'espansione (punto l = punto O) coincidono con quelle di ristagno individuate dalla pressione p 0 e
dalla temperatura T 0 ;
- diversa da zero (v 1 > 0), come illustrato dalla Figura l 9.1 1-c, e allora le condizioni di ristagno sono spostate, rispetto alla pressione p " di un segmento verticale pari a v~/2 per raggiungere la pressione di ri stagno P? a cui corrisponde l 'entalpia di ristagno h?.

Si definisce rendimento di un effusore o d eli' ugello 'T] e il rapporto tra l'energia cinetica effettiva all 'uscita
de il 'ugello e l'energia cinetica a li 'uscita dell' ugello neli 'ipotesi di flusso isentropico a parit di condizioni
iniziali e di pressione finale:
Energia cinetica effettiva all ' uscita dell'ugello
71
= Energia cinetica all'uscita dell'ugello con flusso isentropico
Applicando questa defi nizione al caso illustrato dalla Figura 19. 11-b e ricordando la 19-1, si ottiene:
7)2

h 0 = h 2 + _1_ p er l'espansione reale

h0

= hs + v;
2

per l 'espansione isentropica

Il rendimento d eli 'ugello 'T]" allora dato da:

19-22
Confrontando questa equaz ione con la 19-21 , abbiamo :

19-23

95

=5- EFFLUSSO ADIABATICO NON ISENTROPICO

Nel caso di un diffusore, una parte della variazione


di energia cinetica si converte in calore e quindi, a
pari variazione di entalpia !1h e di energia cinetica
(v ~ -vi)/2 (Figura 19.12), l' aumento di pressione
risulta minore di quello che si raggiungerebbe con
una compressione isentropica.

2----T
vi -v~
2
P1

- - - - -- - - - - _Y_

Fig. 19. 12 - Trasformazione in un diffusore


su un diagramma h- s.

Esempio 19.9

Espansione reale del vapore

In un ugello convergente-diyergente del distributore di una turbina (Figura 19.13), viene fatto espandere
del vapore, che entra' coh velocit trascurabile (v 1 =v 0 = O) e pressione p 0 = l O MPa e temperatura
T0 = 550 C, fino ~la pressione p 2 =3 MPa. Nel! 'espansione reale si verifica una perdita quantizzata da
un coefficiente di rid~ione della velocit ideale di efflusso pari a q>= 0,95.
Determinare:

r--- - - -- -- - - - - - . ,

a) la velocit reale di efflusso v 2 ;


b) l'entalpia effettiva h 2 alla fine dell'espansione reale.

Fig. 19.1 3 -Schema del di stributore dell'Esempio 19.9.

Soluzione
a) La velocit reale di efflusso del vapore v2 , per la 19-21, data dal prodotto del coefficiente di riduzione della velocit q> per la velocit ideale vs, data a sua volta, per la 19-3, dal salto entalpico corrispondente all'espansione isentropica (Figura 19.11-b):

Nel punto individuato dap0 = IO MPae T0 = 550 oc (TabellaA.3.1), l'entalpia h 0 = 3500,9 kJ/kg,
mentre l'entropia vale s 0 = 6,7561 kJ/(kg-K). Scendendo, sul diagramma di Mollier, lungo la verticale a entropia costante, uguale a s 0 , fino a incontrare l'isobarap2 = 3 MPa, individuo il punto 2s caratterizzato da entalpia hs = 3125 kJ/kg:

v = 0,95 ~2 (3500,9 x 10 3 J /kg - 3125 x 103 J / kg) = 823,7 m is


b) L'entalpia h2 si ottiene risolvendo la 19-1 , che rappresenta il bilancio di energia scritto tra ingresso
( l = O) e uscita (2) del distributore.
h0 = h 2 +

=>

h 2 = h0

~~

2
823 7
= 3500,9 x 10 3 J/ kg - (
m/s) = 3.161.659 J/ kg = 3161,6 kJ / kg
2

..

96
CAPITOLO 19- DINAMICA DEl FLUIDI COMPRIMIBILI

19.6

Misura della portata in un fluido comprimibile


I parametri generali che influenzano la portata di un fluido comprimibile sono stati esaminati
nel Paragrafo 19.4.2.2. La misura della portata di un fluido comprimibile viene realizzata
impiegando gli stessi strumenti, come tubo di Venturi, boccaglio e diaframma, che sono stati utilizzati per il fluido incomprimibile. Viene mantenuta ancora nella forma la stessa equazione, che
adesso esprime la portata in massa n1 e non pi quella in volume V, attraverso l' introduzione di
un f attore di espansione Y 195 definito come rapporto del flusso di un fluido comprim ibile a
quello di un fluido incomprimibile a parit di numero di Reynolds R. Le equazioni 6-10 del venturimetro e 6-11 del boccaglio oppure del diaframma vanno perci moltiplicate per il fattore di
espansione che, nel caso di un gas con rapporto delle capacit termiche y= 1,4 (tipicamente l'aria), assume i valori espressi in funzione del rapporto tra le pressioni nella sezione ristretta p 2
e all'ingresso dello strumento p 1 e per diversi valori del rapporto tra i diametri d/D dalle linee
della Figura 40.21.
In particolare, nel caso del tubo di Venturi, la portata in massa data da:
19-24

dove, oltre al fattore di espansione Y, troviamo il coefficiente di portata C0 , la radice quadrata


contenente il rapporto tra i diametri della sezione ristretta e del condotto d/ D, l' area della
sezione ristretta a, la massa volumica del gas p 1, che viene determinata con l'equazione di stato
dei gas 15-2, e la differenza delle pressioni /).p =p 1 - p 2

Consideriamo la differenza h (Figura 6.9) tra il livello segnato da un piezometro nella sezione l , all' ingresso del convergente, e il livello segnato da un piezometro posto nella gola 2 del venturi; teniamo conto
che, trattandosi di un gas, il contributo dato dalla differe nza di quota z trascurabile. Facciamo poi riferimento alle propriet de lla corrente all' ingresso l della sezione di misura dove la massa volumica del
gas rappresentata da p 1

= CP1

- P2)
plg

Moltiplichiamo l' equazione 6-10 della portata in volume Vper il fattore di espansione Ye la massa volumica del gas p 1 in modo da ottenere la portata in massa m. In questa equazione sostitu iamo ad h il valore
trovato sopra.

Portando sotto radice la massa volumica p 1 e semplificando si ottiene la 19-24:

.
m=

YC a
e

~l - (d / D) 4

2gp~ (PJ - P2 )
P1g

YCea

~l - (d/ D) 4

~2gpl (p) -

P2)

19.5 Per la derivazione dell'equazione della portata del fluido comprimibile in un tubo di Venturi e del fattore di espansione Y, si rimanda ai testi di meccanica dei fluidi e in particolare a J.K. Vennard e R. L. Street. Elementary Fluid
Mechanics, John Wiley, 1982 (Paragrafo 5.8) e R.L. Daugherty, J.B. Franzini e E.J. Finnemore, Fluid Mechanics with
Engineering Applications, McGraw-Hill, 1985 (Paragrafo 12.1 O).

97
19.6- MISURA DELLA PORTATA IN UN FLUIDO COMPRIMIBILE

L'equazione 19-24 direttamente applicabile alla


misura, con un tubo di Venturi, della portata di un
fluido comprimibile in condiz ioni subsoniche. Il
fattore di espansione Y viene infatti dato dalla
Figura 19.14 fino al rapporto di pressione p / p 1
critico, che nel caso di gas con rapporto delle capacit termiche y = l ,4 vale 0,52 8 (19-15); in corrispondenza di questo valore che si raggiunge la
velocit del suono nella gola del Venturi. Nel caso
di efflusso in condizioni supersoniche occorre tener
presente la formazione di onde d 'urto, e questa
trattazione non pi valida.

(pl -p2)/pl

1,00

0,1

0,2

0,3

0,4

0,5

0.6

0,95
0,90

:>.,

0,85

Q)

c:
o
;;;
c:

0,80

'O

0,75

"'o.
l3

eo

t:

0,70

Per un diaframma, il fattore di espansione Y varia in


modo diverso da quello del Venturi, in quanto nel dia0,65
framma presente una contrazione della vena fluida
caratterizzata da un coefficiente Cc che dipende dal rap0,60
porto di pressione p/ p 1 (Paragrafo 6.4.3). I valori del
rapporto di espansione Y per un diaframma sono perci
diversi da quelli del tubo di Venturi (o del boccaglio).
0,55 l
0,8
0,9
0,7
0,4
Inoltre non si pu pi utilizzare come limite il rapporto
Pt P1
critico delle pressioni (Y infatti tracciato anche a valori
di p/p 1 inferiori a 0,528), in quanto nelle prove dei diaFig. 19. 14- Fattori di espansione Y.
frammi non si osserva il fenomeno del flusso critico. Nel
caso del diaframma la massima velocit del getto
quella sonica, ma ci non pone un limite alla pot1ata in quanto l'area del getto continua a crescere al diminuire del rapporto p/p 1

Esempio 19.10

Portata d'aria con un tubo di Venturi

l n un condotto con diametro D= 34 mm scorre dell'aria alla pressione assoluta p 1 = 700 kPa e alla temperatura T1 = 310 K. Calcolare la portata in massa 1n sapendo che la pressione assoluta misurata nella
gola di un tubo di Venturi, avente un diametro d= 24 mm e un coefficiente di portata Ce= 0,98,
p2 = 550 kPa.

Soluzione
Si applica l'equazione 19-24 che d la portata in massa m.
Sapendo che il rapporto tra i diametri vale d/D= (24 mm)/(3 4 mm) = 0,7 e che il rapporto tra le pressioni vale p/p 1 = (550 kPa)/(700 kPa) = 0,79, sulla Figura 19.14 si legge un valore del fattore di espansione Y"" 0,84.
La massa volumica p 1 si calcola con l'equazione di stato dei gas 15-2, in cui prendiamo la costante dell'aria R = 0,287 kJ/(kgK) (Tabella A.6):

Pt = RT;

Pt
I.; area

==>

550 kPa

P1

3
Pt = RT; = 0,287 kJ/ (kg-K) x 310 K = 6' 18 kg/ m

della sezione di gola data da:


a

= rtd 2 = 1t x (0,024 m2)


4

= O 00045 m 2

'

mentre la differenza di pressione !:J.p :

!:J.p =p 1 - p 2 = 700 kPa - 550 kPa = 150 kPa = 150.000 Pa

98
CAPITOLO 19- DINAMICA DEl FLUIDI COMPRIMIBILI

txJnata

mrisulta allora:

YC<a
-.,l-(d / D) 4

~ 2pl(p1

_: "f!mpio 19.11

- Pz)

= 0,84 x OJ8 x 0,00045 m2 ~2 x 6,18 kg/ m J x 150.000 Pa = 0,58 kg/s


1-0,7 4

Lettura con manometro differenziale della portata d'aria

;m condotto di diametro D= 150 mm scorre dell'aria con temperatura T 1 = 290 K e pressione rela-

pari a 140 kPa. Il dislivello, indicato dal manometro a mercurio (Pman = 13.600 kg/m 3) di un tubo di
\e:lruri avente diametro d= 75 mm e coefficiente c.= 0,985, vale hman = 150 mm. La pressione atmosto:=Jca p atm = l Ol ,3 kPa. Determinare la portata di aria m.

Soluzione
~plica

l'equazione 19-24 che d la portata in massa m.

:'artore di espansione Y funzione, per il valore assegnato del rapporto tra i diametri d/D=

= -s mm)/(150 mm) = 0,5, del rapporto tra le pressioni. Determiniamo in primo luogo le condizioni del

ps nel condotto, calcolando la pressione assoluta p 1 come somma della pressione relativa nel condotto
.r la pressione atmosferica P.,m:
p 1 = 140 kPa + 101 ,3 kPa = 241 ,3 kPa

Ll massa vo1umica p 1 si calcola con l'equazione di stato dei gas 15-2 con la costante dell'aria
= 0,287 kJ/(kg-K) (Tabella A. 6):
P! = RT,
P!

PI

=.l=
RT,

24 1,3 kPa
= 2 89 k /m3
0,287 kJ / (kg-K) x 290 K
'
g

Per ottenere la pressione p 2 , calcoliamo prima la differenza di pressione 11p = p 1 - p 2 con la 40-3:
j,p = hman g (Pman- p1) = 0,15 m, X 9,81 m/s 2 (13.600 kg/m3 - 2,89 kg/m 3) = 20.008 Pa = 20 kPa

;: poi la pressione p 2

11p = p 1 - p 2

=>

p 2 = p 1 - 6p = 241 ,3 kPa- 20 kPa = 221,3 kPa

;: infine il rapporto tra le pressioni


p 2 = 221,3 kPa =
0 92
p1
241,3 kPa
'
Entriamo adesso nel diagramma di Figura 19.14 e leggiamo, in corrispondenza di p / p 1 = 0,92 sulla linea
:on d/D= 0,5 relativa al tubo di Venturi, Y = 0,95.
Calcoliamo infine l'area a della sezione ristretta del venturi:
a = nd2
4
. =

YCea
~ 2 (p _ )
p1 1 p 2
4
1-(d/ D)

Esempio 19.12

= n x (0,075 m2) = O00442 m z


4

'

0,95 x 0,985 x 0,00442 m ~ 2 2 89 k l 3 20 008 p _ 4 k l


~
x ,
g m x .
a - l, 5 g s
1-0Y
2

Portata d'aria con un diaframma

Un diaframma con diametro d = 14 mm installato in Wl condotto di diametro D = 52,5 mm in cui scorre


aria alla pressione assoluta p 1 = l 000 kPa e alla temperatura di 290 K. Viene letto un dislivello manometrico hman =3,9 m di colonna d'acqua. Determinare la portata dell 'aria m.

99
19.6 - MISURA DELLA PORTATA IN UN FLUIDO COMPRIMIBILE

Soluzione
La portata data dalla 19-24:

in cui abbiamo sostituito il rapporto tra il coefficiente di portata Ce e la radice quadrata contene nte il rapporto tra i diametri con il coefficiente K del diaframma dato dalla Figura 6.11 -c. Essendo il rapporto tra
i diametri d/D= ( 16 mm)/(52,5 mm) = 0,3, assumiamo, in prima approssimazione, un valore di K pari
a 0,605 ( il valore di K nella regione in cui non varia pi all'aumentare del numero di Reynolds R).
Determiniamo le condizioni del gas nel condotto, calcolando la massa volumica p 1 con l'equazione di
stato dei gas 15-2 con la costante dell'aria R = 0,287 kJ/(kg K) (Tabella A. 6).

El. = R~

Pt

Pt

=A

RI;

1000
kPa
0,287 kJ/ (kg-K) x 290 K

= 12 Ol k
'

lm3

Per ottenere la pressione p 2 , calcoliamo prima la differenza di pressione tc..p = p 1 - p 2 con la 4-5:
l1p = hman g

CPman- p ) = 3,9 m x 9,8 1 m/s2 ( l 000 kg/m 3 -

12,01 kg/m3) = 37.799 Pa = 37,8 kPa

e poi la pressione p 2

l'ct.p =P 1 - P2

p 2 =p 1 - tc..p = 1000 kPa- 37,8 kPa = 962,2 kPa

=:}

e infine il rapporto tra le pressioni

= 962,2 kPa = O96

p2

1000 kPa

p1

'

Entriamo adesso nel diagramma di Figura 19.14 e leggiamo, in conispondenza di pzfp 1 =0,96 sulla linea
prossima a d/D = 0,5 (d/D uguale a 0,3) relativa al diaframma, Y = 0,98. Calcoliamo l'area a della
sezione ristretta del diaframma:
2

La portata

= -rr.d- = rr. x
4

(0,01 6 m)l

= 0,0002 m 2

mri sulta allora:


m= 0,98 x 0,605 x 0,0002 m 2 ~2 x 12,01 kg/ m

x 37.799 Pa = 0,113 kg/ s

Commenti
Verifichiamo che il numero di Reynolds sia sufficientemente elevato in modo da mantenere il valore del
coefficiente K adottato in prima approssimazione. Calcoliamo prima la portata in volume V1:

= m=
p1

0,11 3 kg/s
12,01 kg/ m 3

= 0,0094 m 3/s

e poi il numero di Reynolds R, sostituendo nella 5-1, al posto del prodotto v p (il diametro D rappresenta la lunghezza caratteristica L), la portata in volume V1, che abbiamo appena calcolato, tenendo presente che :

e che la viscosit J..L 1 dell'aria nel condotto pu essere considerata pari a 180 x 10- 7 N s/m 2 .

= p 1v 1D = 4p1 ~ = 4 x 12,01 kg / m 3
J.l 1

rr.DJ.l1

x 0,0094 m /s
rr. x 0,0 16 x 180 x I0- 7 Ns/ m 2

= 499 .1 00

Per R =499 .l 00 "" 5 x l 05 siamo nella regione piatta della curva e quindi si pu mante ne re K = 0,605.

100
CAPITOLO 19 - DINAMICA DEl FLUIDI COMPRIMIBILI

Cugello un condotto accelerante in cui si vuole aumentare la velocit del fluido e diminuirne
la pressione, mentre il diffusore un condotto decelerante in cui si vuole diminuire la velocit
e aumentare la pressione nella corrente.
Le propriet di riferimento di una corrente che scorre in un condotto sono le propriet di ristagno o totali, definite come quelle condizioni che esistono nel punto della corrente dove la velocit del fluido ridotta a zero attraverso un processo adiabatico e reversibile, cio isentropico.
C equazione del bilancio energetico applicata al moto di un fluido comprimibile, in un condotto
in cui si possono trascurare gli scambi di calore e di lavoro, diviene

vz

h+-= h0
2

dove, nel secondo membro, h0 indica l'entalpia di ristagno, l'entalpia cio valutata quando la
velocit della corrente si riduce a zero in un processo isentropico. Questa equazione ci dice che
nella corrente, che scorre nel condotto in un processo isentropico e senza scambio di lavoro,
l'entalpia di ristagno si conserva, mantiene cio un valore costante uguale ad h0 in tutte le
sezioni del condotto.
Oltre all'entalpia, le altre propriet del fluido che rimangono costanti sono l' entropia s0 e la
pressione di ristagno p 0 Per un gas perfetto poi, essendo l'entalpia funzione della sola temperatura attraverso la capacit termica massica a pressione costante, anche la temperatura di
ristagno yo si conserva.
Dall 'equazione precedente si ricava la velocit del fluido in funzione della variazione di
entalpia !1h = h 0 - h:
v=

~2!1h

La velocit del suono c la velocit con cui le piccole perturbazioni della pressione si propagano sotto forma di onde, in un fluido comprimibile. Nel caso di un gas o di un vapore la
velocit del suono data da c

= ~y(plp) , mentre nel caso del gas perfetto si ha c = ~yRT,

che nel caso dell 'aria si riduce a c

= 20 .JT.

Il numero di Mach M il rapporto tra la velocit locale del fluido v e la velocit del suono c
corrispondente ai valori di pressione p e massa volumica p che esistono nel punto dove viene
misurata la velocit v :
M=!!_
c

Caria va considerata un fluido comprimibile quando il numero di Mach risulta superiore a 0,3;
al di sotto di tale valore l'aria pu essere trattata con le stesse equazioni del fluido incomprimibile, che avevamo utilizzato per le macchine idrauliche. Quando il numero di Mach inferiore a uno (M < l ) la corrente si dice subsonica; se invece maggiore di uno (M > 1), la corrente supersonica.

101
SV'v1MARIO

19.1 Nella sezione di un condotto viene misurata una temperatura statica T= 900 K.
Calcolare la temperatura di ristagno T 0 dell'aria che scorre all'interno con la velocit v di
120 rn/s oppure di 200 m/s.

19-2, 15-11', TabellaA.6:

T0

(120 m/s)3

v2

v2

v2

v2

h+- = h0 ~ c T+- = c T 0 ~ T 0 = -+T =


+T
2
P
2
P
2cP
2 x 1,0035 x 103 J/(kg-K)

+ 900 K

2 x 1,0035 x l 0 J/ (kg-K)

= 907 K

To =

200 m/ s) 2
+ 900 K = 920 K
2 x 1,0035 x 103 J/(kg-K)
(

19.2 Determinare volume massico v e velocit del suono c nel vapore d'acqua che scorre in

un condotto con la temperatura T= 300 oc e la pressione p = 200 kPa.


c =~= ~1 ,3 x 0,2 x 106 Pa

19-5, TabellaA.3.1:

x 1,3 162 m 3/ kg = 585 m /s

19.3 Calcolare la velocit del suono c e il numero di Mach M dell'aria che, alla temperatura
T= 600 C, scorre in un condotto con la velocit v = 400 m/s.
19-7, 19-8:

c = 20,04

.fi = 20,04 ~(600 + 273,15) K

= 592 m / s

M = ~ = 400 m/s = 0, 67
c
592 m/s

19.4 Calcolare la velocit di efflusso v di un vapore sapendo che il salto entalpico vale
!!h= 120 kJ/kg.
19-3:

v= .J2D.h

= ~2 x

120 x 103 J/ kg

= 490 mis

ESERCIZI
~

19.5 Determinare entalpia h 1 ed entropia s 1 del vapore che entra in un ugello con pressione
di 800 kPa, temperatura di 200 oc e velocit trascurabile. Sapendo che il vapore viene fatto
espandere fino alla pressione di 200 kPa e che l'ugello ha un coefficiente di riduzione della velocit cp pari a 0,975, determinare il salto entalpico ideale, !!hs, il titolo alla fine dell'espansione
isentropica x2s la velocit ideale vs e la velocit effettiva v del vapore all'uscita dall'ugello.
h 1 = 2839,3 kJ/kg;

= 6,8158 kJ/(kgX);

x2s =0,945;

!!hs = 254 kJ/kg;


v = 695 mis

vs =712,7 rn/s;

19.6 In un ugello semplicemente convergente con sezione di sbocco pari a 588 mm2 scorre
dell'aria. Pressione e temperatura di ristagno a monte del convergente valgono rispettivamente 947 kPa e 506,5 K. Nell'ipotesi di efflusso isentropico, detenninare in quali condizioni
e per quale valore di pressione p si arriva alla massima portata; calcolarne poi il valore m.

Condiz ioni: critiche;

p = p*

= 500 kPa;

m= l kg/s

102
CAPITOLO 19 - DINAMICA DEl FLUIDI COMPRIMIBILI

.7 Nell'ugello convergente-divergente del disnibutore di una turbina, viene fatto espandere


che entra, con velocit trascurabile, a una pressione di 9 MPa e una temperatura di
oc. fino alla pressione di 4 MPa. Determinare entalpia h0 ed entropia s0 all ' ingresso delIlo ed entalpia h 2s all'uscita dell'ugello per l' espansione isentropica. Sapendo che il coefte di riduzione della velocit ideale di efflusso <p= 0,97, calcolare i valori effettivi della
it di efflusso v 2 e della entalpia h 2 alla fine dell'espansione.

~-apore,

h0 = 3386,1 kJ/kg;

s 0 = 6,6576 kJ/(kg-K);
v 2 = 680,5 mis;

h2 = 3 140 kJ/kg;
h2 = 3154,5 kJ/kg

19.8 In un condotto di diametro D= 33 m m scorre de li 'aria alla p ressione assoluta

= 71 O kPa e alla temperatura T1 = 300 K. Sapendo che la pressione assoluta misurata nella
di un tubo di Venturi, avente un diametro d = 25 mm e un coefficiente di portata Ce =0,98,

P= = 500 kPa, determinare rapporto tra i diametri d/D , rapporto tra le pressioni p / p 1 , fattore
espansione Y, area della gola a, differenza di pressione t::,.p e portata in massa

m.

d/D= 0,76;

p / p 1 =O, 7;

Y = 0,75;
a = 0,00049 m 2 ;
t::,.p = 2 10 kPa;
ni = 0,7 kg/s

103
ESERCIZI

20.1

l tre modi di trasmissione del calore


Se accostiamo corpi aventi temperatura diversa, la temperatura del corpo pi caldo diminuisce
mentre la temperatura di quello pi freddo aumenta. Consideriamo, ad esempio, una lattina di
birra che, tolta dal frigorifero, viene posta sul tavolo, a contatto quindi con l' aria pi calda della
stanza. La temperatura della birra inizia ad aumentare e continuer a farlo fino a quando non
diventer uguale alla temperatura dell'aria circostante. La temperatura della lattina, appena tolta
dal frigorifero , pi bassa di quella che raggiunge dopo due ore: toccandola possiamo renderei
conto di questa variazione; non siamo invece in grado di avvertire una diminuzione della temperatura dell'aria circostante a causa della notevole massa di aria contenuta nella stanza. La progressiva riduzione della differenza di temperatura deve essere ricondotta a uno scambio di energia tra la lattina e l'ambiente, scambio che continua finch esiste la differenza di temperatura.
I fenomeni fisici e i parametri che governano sia la velocit con cui viene scambiata energia sia
la sua quantit totale sono piuttosto complessi. Quando il trasferimento di energia avviene solo
a causa di una differenza di temperatura e non viene fatto alcun lavoro dalla oppure sulla
sostanza, allora il trasferimento di energia viene studiato in una scienza che prende il nome di
trasmissione del calore. Lo scopo di questa scienza appunto quello di individuare i fattori che
condizionano l'energia scambiata nell'unit di tempo tra solidi e fluidi, oppure in una combinazione di questi, in modo da poter prevedere la distribuzione delle temperature e la velocit di
trasferimento dell' energia nei sistemi termodinamici.
Questo trasferimento di energia viene espresso come quantit di calore Q trasmessa nel! 'unit di
tf!mpo t; un flusso di calore e prende il nome di flusso termico.. II flusso termico si indica con
Q =Q /t e si misura in W dal momento che l J/ s equivale a l W; Q perci una potenza termica.
Molto spesso utile considerare il calore scambiato ne/l 'unit di tempo e per unit di area A
normale alla direzione secondo cui viene trasm esso il calore. questa una grandezza riferita
a un'area (e quindi chiamata areica); viene perci chiamata flusso termico areico e indicata con
cf>= Q/A [W/m 2 ].

b) Convenzione

a) Conduzione

c) Irraggiamento

T' Temperatura del


fluido in moto
<P

f~

:::: ! [
<P

T1 Temperatura
-----'---<..._-,,della superficie

rl

Superficie alla
temperatura r ,

<P,

alla~ ~

Superficie
temperatura T2

Fig. 20.1 - I tre modi di trasmissione del calore.

104
CAPITOLO 20- TRASM ISSIONE DEL CALORE

La trasmissione del calore in sostanza energia che viene trasmessa in conseguenza di una differenza (o gradiente) di temperatura !:!.T. Come si realizza questo trasferimento di energia? Vi
sono tre modi (Figura 20.1):
a) conduzione: quando il trasferimento di calore, prodotto dal gradiente di temperatura,
avviene in un solido oppure in un fluido in quiete;
b) convezione: si tratta invece del trasferimento di calore che avviene tra una superficie e un
fluido in movimento dotati di temperature diverse;
c) irraggiamento: tutte le superfici che si trovano a una data temperatura emettono energia sotto
forma di onde elettromagnetiche; perci, in assenza di un mezzo situato tra di esse, il calore
tra le due superfici a diversa temperatura viene trasmesso per !>Olo irraggiamento.

20.2

Conduzione
Il meccanismo fisico che alla base della conduzione fondamentalmente legato all'attivit
molecolare, e cio a quel punto di vista microscopico cui si accennato nel Paragraj 15.1 , nell ' introdurre la termodinamica. La conduzione infatti pu essere vista come energia che viene
trasmessa dalle particelle, aventi un pi alto livello energetico, a quelle dotate di minor energia.
Consideriamo, ad esempio, un gas in quiete che si trova tra due pareti mantenute a diversa temperatura (Figura 20.2): il fatto che il gas sia in quiete esclude il trasporto di massa da una parete
ali' altra. La temperatura in un determinato punto associata ali' energia immagazzinata dalla
molecola vicina a quel punto. Quest'energia dovuta sia a un moto disordinato di traslazione della
molecola, sia a moti di rotazione e di vibrazione. Le molecole, a pi alta temperatura, sono quindi
quelle che hanno energia pi elevata e, venendo a collisione con le molecole vicine, trasferiscono
a queste ultime parte della loro energia. In presenza di un gradiente di temperatura si verifica un
trasferimento di calore per conduzione nel senso delle temperature decrescenti. Infatti, pur
essendo un moto disordinato delle molecole quello che d origine al trasferimento di energia sotto
forma di calore, nel complesso avremo che le molecole a pi alta temperatura si trovano nella
parte superiore della Figura 20.2 e trasmettono energia e quindi calore alla parte inferiore.

Fig. 20.2 - Meccanismo della conduzione.

Nei liquidi e nei gas il processo di trasmissione del calore sim ile . Nel caso dei solidi il trasferimento di energia avviene perch gli atomi che si trovano a temperatura pi elevata vibrano
in modo pi eccitato e trasferiscono energia agli atomi vicini pi pigri, realizzando cos quel
lavoro microscopico che il calore. In un isolante solido il trasferimento di energia avviene
esclusivamente per eccitazione degli stati vibrazionali dell'atomo; in un metallo (conduttore) il

105
20.2 -CONDUZIONE

trasferimento di energia avviene anche per mezzo


del moto traslazionale degli elettroni liberi. Un esempio di conduzione rappresentato da un cucchiaino
d'argento (metallo notevolmente conduttore) immerso improvvisamente in una tazza di caff bollente: il manico si porta a una temperatura pi alta di
quella dell'ambiente circostante.

Qcntrantc ~

Fig. 20.3- Trasmissione del calore per conduzione.

Si consideri un materiale, di spessore l, situato tra


due superfici di area A, mantenute a temperature
costanti ~ e ~ (Figura 20.3). La quantit di calore
nell 'unit di tempo Q che viene trasferita per conduzione, lungo la direzione x normale ad A dalla
superficie a temperatura maggiore ~ a quella a temperatura minore ~' , per la legge di Fourier, data da:

Q= kA ~- ~
l

kA !:!..T
l

20-1

dove k la conduttivit termica del materiale [W/(m K)], mentre !:!..T/l il gradiente di temperatura [K/m], variazione di temperatura !:!..T=~ -~ riferita allo spessore l.
La costante di proporzionalit k tma propriet di trasporto, funzione del tipo di materiale
(Figura 20.4-a) e della temperatura (Figura 20.4-b). Valori della conduttivit termica k di
alcuni materiali metallici e non metallici sono riportati nella Tabella 20.1.
Spesso la conduttivit del materiale viene assunta costante; in questo caso e con le ipotesi fatte
precedentemente, la caduta di temperatura ali 'interno dello strato di spessore l rappresentata
da un segmento di retta che unisce~ a~ (Figura 20.3).

Zinco

Argento
Metalli puri

Nichel

Alluminio

Schiume

Schiume

Liquidi

Ghiaccio
Solidi non metallici

Ossidi

Fibre
Isolanti

Oli i
Anidride
carbonica

Mercurio

Idrogeno

Gas

0,01

Acqua
1
Liquidi

0, 1

IO
Conduttivit termica k [W/(m-K)]

100

1000

Fig. 20.4-a- Intervallo di variazione della conduttivit termica per stati diversi di materiali nelle condizioni normali di pressione e temperatura.

106
CAPITOLO 20 - TRASMISSIONE DEL CALORE

500

.wo

:--.....

Tabella 20.1
Conduttivit termica k di alcune sostanze alla temperatura di 20 C
000::::::

[W/(mX)]

300
:!()()

100

50

::::

::

20

-=~

Nitruro di sii icio

IO

100

300

500

1000 2000

4000

Temperatura [K]

Fig. 20.4-b - Variazione della conduttivit termica in fun zione della temperatura per alcuni materiali.

Acciaio inossidabile
Acqua
Allunna (ossido di alluminio)
Alluminio
Argento
Asbesto
Asfalto
Bronzo
Carbone (antracite)
Cemento portland
Duralluminio
Ferro
Ghisa
Grafite
Incrostazioni di caldaie
Legno
Magnesia impasto
Mattone comune
Mattoni refrattari (tra 200 e 1000 C)
Nitruro di silicio
Olio minerale
Ossido di zirconio
Ottone
Piombo
Pyrex
Rame
Sughero
Titanato di alluminio
Vetro per finestre

20
0,63
16,7 .;- 29,3
204
420
0,113
0,64
52
1,3
0,29
160
65
50
4,9
1,15 .;- 3,5
0,10 .;- 0,27
0,067
0,69
0,67 1,4
8,4 .;- 16,7
0,12 .;- 0,17
3,8
11 1
35
1,4
386
0,052
3,3 .;- 5,4
0,78

l
'
!

Si consideri il sistema della Figura 20.3, in cui il flusso di calore avviene solo lungo la direzione x, in condizioni stazionarie (quando cio le temperature delle superfici 7; e T;_ non variano nel tempo) e senza generazione di calore al~'interno dello strato considerato. Per il p~ncipio di conservazione dell'energia,
l'energia che entra Q entrante deve essere uguale a quella che esce Q uscentc; il flusso termico cio costante
e indipendente dalla coordinata x. Se inoltre la conduttivit termica viene assunta costante (non varia ci<?
in funzione della temperatura e quindi della x), allora nell'equazione di Fourier 20-1, essendo costanti Q,
k e A, deve risultare costante anche il gradiente D.T/1 e indipendente da x. Ne segue che la variazione di
temperatura nello strato lineare (Figura 20.3); se infatti b. T/l = costante, allora risulta D. T= costante l,
che appunto l'equazione di una retta.

I.: equazione di Fourier 20-1 pu essere riscritta nel seguente modo:


20-2
risultando, in questo modo, formalmente equivalente alla legge di Ohrn che, nei circuiti elettrici,
mette in relazione l'intensit di corrente i con la differenza di potenziale V attraverso la resistenza
elettrica R:
.
l
t=

- V
R

20-3

107
20.2- CONDUZIONE

Sostituendo al posto del flusso termico Q l' intensit di corrente i e al


posto della variazione di temperatura llT la differenza di potenziale V,
rimane il termine:

Arca A

20-4

R=-1
kA

formalmente identico alla resistenza elettrica R (Figura 20. 5). Il termine


ll(kA) pu perci essere definito una resistenza termica, misurata in K / W
Questa analogia importante sia dal punto di vista concettuale, in quanto
ci permette di comprendere meglio il meccanismo della trasmissione del
calore, sia perch ci consente di risolvere pi rapidamente i problemi
facendo ricorso alle propriet dei circuiti elettrici. Consideriamo, ad esempio, le pa~eti composte da pi strati di Figura 20.6: il caso a, in cui il flusso
termico Q incontra dapprima lo strato l e poi lo strato 2, equivale a un circuito in serie in cui la resistenza termica la somma delle resistenze dei
due strati; il caso b, in cui Q incontra sia lo strato l che lo strato 2, rappresentabile invece con un circuito in parallelo, dove il reciproco della
resistenza termica totale (1 /R) dato dalla somma dei reciproci delle resistenze termiche (l /R 1 + IIR 2 ) dei due strati.

0 ~--------~---+

Fig. 20.5 - Analogia elettrica con la


parete semplice.

Q
G)

)o

R2
1/R = l /R 1 + IIR2

Fig. 20.6-a - Una parete composta e il corrispondente circuito in serie.


Fig. 20.6-b- Una parete composta e il corrispondente circuito in para llelo.

Esempio 20.1

Conduzione attraverso una parete semplice

La parete di un forno e costruita con mattoni comuni. Lo sp essore della parete l = 12 cm. Durante il
funzionamento stata misurata una temperatura della parete interna ~ = 200 oc e dell a parete esterna
T; = 20 C. Calcolare il calore perso in un'ora attraverso una parete di dimensioni l m x 2 m.

Soluzione

Appl ichiamo l'equazione di Fourier 20-1. Dalla Tabella 20.1 si ricava il valore della conduttivit termica
del mattone comune k = 0,69 W/(m K), mentre l'area della parete vale A = l m x 2m = 2m2

Q=

k A 7; - ~
L

= 0,69 W /(m-K) x 2 m 2 200 oc - 20 oc

= 2070 W

0,12 m

Essendo il flusso termico Q dato dall a quantit di calore Q nel tempo t,

. Q
Q =t

108
CAPITOLO 20- TRASMISSIONE DEL CALORE

~ il

calore Q perso in un'ora (3600 s) dato dal prodotto del flusso termico Q per il tempo t= 3600 s:

Q= Qt= 2070 w x 3600 s = 7.452.000 J = 7.452 kJ

Comme11ti
1. II flusso di calore

Q diretto dalla parete calda alla parete fredda.

2. ~el calcolo di Q la temperatura stata riportata in gradi centigradi nonostante che k sia espresso
in W/(m-K) in quanto, trattandosi di una differenza di temperatura, indifferente utilizzare i gradi
centigradi oppure i kelvin.

Esempio 20.2

Conduzione attraverso una parete composta

calore perso all'esterno del forno dell'Esempio 20. l viene


giudicato eccessivo. Si decide allora di isolare la parete interna
~ quella esterna rivestendole con uno strato di impasto di
magnesia avente uno spessore pari a 4 cm: la conduttivit di
questo materiale a 200 oc k = 0,08 Wl(m K).
ell'ipotesi che, a parte l'aggiunta dei due strati di isolante,
nmi gli altri dati dell'Esempio 20.1 rimangano invariati, determinare:
al il calore perso all'esterno;

b 1 la distribuzione di temperatura nei vari strati.

4cm

12 cm

4cm

Soluzio11e
a1 Dopo la sovrapposizione dei due strati di magnesia, la
parete del forno diviene simile a un circuito elettrico in
serie (Figura 20. 7). La resistenza termica totale R allora
data dalla somma delle resistenze R1 R2 ed R3 degli strati,
resistenze che, per la 20-4, valgono:

R = R1 +R2 +R3 =

l,
k1A

/2
k 2A

Fig. 20.7- Parete isolata relativa all'Esempio 20.2 .

/3
k3 A

-+- +-

Gli spessori degli strati valgono l= /3 = 4 cm= 0,04 m. A parte la conduttivit gi assegnata
k1 = 0,080 W/(mK) (magnesia impasto a 200 C), le altre conduttivit termiche si ricavano dalla
Tabella 20. l e valgono fs= 0,69 W/(mK) (mattone comune), fs= 0,067 W/(mK) (magnesia impasto a 20 C). I.: area della superficie interessata allo scambio termico A =2 m 2

R1 =

R2 =
R

0 04
m

0,08 W /(m-K) x 2m 2

O25 K / W
'

0 12
m
=O 085 K/ W
'
0,69 W / (mK) x 2m 2
0,04 m
0,067 W /(mK) x 2m 2

= O3 K / W
'

R = 0,25 KIW + 0,085 KIW + 0,3 KIW = 0,635 KIW


Indicando con I;= 200 C la temperatura all'interno del forno e con . T;,= 20 oc la temperatura
esterna ai tre strati, la quantit di calore trasmessa nell'unit di tempo Q data dalla 20-2 dove, al
posto di l/(kA), poniamo la resistenza termica totale R:

Q=

_!_ L'iT = (7; - T4 ) = 200 oc- 20 oc = 283 4 W


R

0,635 K / W

'

109
20.2 -CONDUZIONE

Jl calore Q perso in un'ora dato dal prodotto del flusso termico Q per il tempo t= 3600 se risulta:

Q= Q t= 283,4 w x 3600 s = 1.020.240 J = l 020 kJ


contro Q= 7452 kJ dell'Esempio 20.1.
b) Dal momento c he il circuito in serie, il flusso di calore Q, che passa attraverso i vari strati, rimane
sempre lo stesso. Applicando allora sistematicamente l'equazione 20-2, si ricava la differenza di temperatura !lT relativa ai diversi strati:

O=
- _!_!lT
R

!lT

RQ

T; = R 1Q = 0,25 KJW x 283,4 W = 70,9 oc


!lT;= T; - T;= RiJ = 0,085 KJW x 283,4 W= 24, l C
!lT; = T., -

.....

1:11; =

.....
.....

~- ~

=R3 Q = 0,3 KJW x 283,4 W= 85

oc

La somma delle differenze di temperatura !lT nei vari strati deve dare la differenza complessiva di
temperatura !1J;0131e. Si ha infatti:
!lT,otale =T;

- 4 = 200 C - 20 C = 180 C

!l:f.otalc =!l T; +!l T; + !lJ; = 70,9 C + 24, l C + 85 C = 180 C


Le temperature intermedie sono:

I;= z;- 1:17; =200 oc- 70,9 oc = 129,1 oc


T;= I;- !li;= 129, l oc - 24, l oc= l 05 oc
Commenti
l. La conduttivit termica stata assunta costante in ciascuno strato. Nel caso del rivestimento di magnesia
si sono assunti due valori rispettivamente ad alta (parete interna) e a bassa temperatura (parete esterna).
2. 11 flusso di calore costante per tutti gli strati.
3. La d istribuzione di temperatura lineare all'interno del singolo strato.
4. La caduta di temperatura pi elevata negli strati con resistenza termica pi alta e cio negli strati
isolanti.

20.3

Convezione

Distanza
dalla superficie

--~-----Distribuz ione
della velocit

v (y)

v (y)

Superficie
riscaldata

T(y )

Fig. 20.8 - Meccanismo dello scambio termico per convezione.

La trasmissione di calore per convezione un trasferimento di energia tra un fluido e una superficie solida che
avviene attraverso due meccanismi causati dalla presenza
di una differenza di temperatura. Il primo il trasferimento di energia determinato dal moto di agitazione
disordinato delle molecole, cio dal processo di diffusione molecolare che alla base della diffusione. Il
secondo meccanismo basato sul trasferimento di energia attraverso un movimento macroscopico del fluido,
movimento dovuto al fatto che, a ogni istante, vi un gran
numero di molecole che si muovono tutte insieme come
aggregate; in presenza di un gradiente di temperatura,
questo movimento d luogo a un trasferimento di energia.

Consideriamo un fluido che si muove lungo una superficie fissa riscaldata (Figura 20.8). A causa delle interazioni
tra fluido e parete, la velocit del fluido passa da zero nell'immediata prossimit della parete,
dove la velocit del fluido viene frenata fino ad annullarsi, a un valore fin ito a una distanza sufficientemente grande dalla parete. Se poi continuiamo ad allontanarci dalla parete, questo
110
CAPITOLO 20 - TRASMISSIONE DEL CALORE

valore di velocit si mantiene costante e coincide con quello che noi abbiamo definito come velocit della corrente; la regione di fluido, prossima alla parete, in cui si verifica la variazione di
velocit, prende il nome di strato limite idrodinamico. Analogamente allo strato limite idrodinamico esiste uno strato, che pu avere anche spessore diverso da questo e che prende il nome
di strato limite termico; qui la temperatura del fluido varia dal valore T5 = I; uguale alla temperatura della superficie fino al valore T~ = T' a una distanza sufficientemente grande dalla
superficie. Vicino alla parete, dove la velocit della corrente bassa e, al limite, nulla, prevale
il primo meccanismo, che d origine al fenomeno della convezione e cio la diffusione molecolare. A mano a mano che ci si allontana dalla parete, la velocit della corrente aumenta, portando un contributo decisivo al trasporto di massa del fluido, caratteristico del secondo meccanismo che alla base del moto convettivo.
Qualora la velocit del fluido venga generata da mezzi esterni come ventilatori, pompe, ecc.,
diciamo che la convezione forzata . Definiamo, al contrario, convezione libera o convezione
naturale i moti del fluido provocati dalle differenze di massa volumica che si verificano, per
effetto delle differenze di temperatura, tra le diverse parti del fluido considerato. Esempio di convezione naturale la circolazione che si stabilisce in una camera che ha il pavimento riscaldato:
l'aria, a contatto con il pavimento, calda e quindi, essendo pi leggera (nell 'equazione di stato
dei gas 15-l la massa volumica inversamente proporzionale alla temperatura), si sposta verso
l' alto, richiamando verso il basso la massa di aria fredda pi pesante, che viene a sostituirsi all'aria calda. Questa circolazione continua fino a quando esiste una differenza di temperatura tra l'aria contenuta nella stanza e il pavimento.
La legge che regola lo scambio termico convettivo la legge di Newton, che pone in relazione
il calore trasmesso nell' unit di tempo Q con la differenza L\Ttra la temperatura della parete I;
e quella del fluido T'attraverso una costante di proporzionalit h [W/(m 2K)] che prende il nome
di coefficiente di convezione:

Q=

hA (I;

- T') = hAf1T

20-5

Il coefficiente di convezione h dipende dalle condizioni dello strato limite (che, a loro volta, sono
funzioni della geometria della superficie), dalla natura del movimento del fluido e da parametri adimensionali che tengono conto delle propriet termodinamiche e di trasporto del fluido.
L'ordine di grandezza del valore del coefficiente di convezione h (Tabella 20.2) cambia drasticamente in funzione del tipo di convezione (naturale oppure forzata), del fluido (gas oppure
liquido) e del processo coinvolto (nel caso di un passaggio di stato, come ebollizione o condensazione, h pu raggiungere valori enormi20 1).
Tabella 20.2
Valori orientativi del coefficiente di convezione h; questo coefficiente pu essere ritenuto rappresentativo anche del contributo della trasmissione del calore per irraggiamento a temperature
non molto elevate(< 400 C)

Convezione naturale
Gas in quiete
Liquidi stagnanti
Convezione forzata
Gas
Liquidi
Convezione con cambiamento di fase
Ebollizione o condensazione

5 -d5
50 .;- 1000
15 .;- 250
100 .;- 20.000
2500 .;- 100.000

20.1 La trasmissione di calore per convezione stata descritta come effetto combinato di conduzione e del trasporto
del fluido. In genere l'energia trasferita l'energia interna termica del fluido. Tuttavia in alcuni casi, come ebollizione e condensazione, l'energia del fluido deve tener conto anche della variazione di entalpia propria del passaggio t ra i due stati di liquido e vapore del fluido.

111
20.3 - CONVEZIONE

Nelle applicazioni la trasmissione di calore per convezione molto spesso associata a quella per
irraggiamento. Per semplicit si fa uso ancora dell' equazione 20-5, in cui il coefficiente h tiene
conto non solo del calore trasmesso per convezione, ma anche di quello scambiato per irraggiamento. In questo modo si evita di dover ricorrere ad una legge, quella dell' irraggiamento, che
fa dipendere (si veda il Paragrafo 20.4) il calore trasmesso nell ' unit di tempo dalla quarta
potenza della temperatura anzich soltanto da T, come nel caso dello scambio convettivo.
Come per la conduzione (20-2), anche qui, per analogia con la legge di Ohm 20-3, possiamo
introdurre una resistenza termica R , che tiene conto di convezione e irraggiamento e che si
misura in KJW:
20-6

R=-I
hA
I: equazione 20-5 pu adesso essere riscritta in funzione della resistenza termica R:

Q= _!_!!.T

20-7

20.4

lrraggiamento
I:irraggiamento termico energia emessa da un corpo che si trova a una determinata temperatura. Di solito si considera l'irraggiamento di superfici solide, ma anche liquidi e gas possono
emettere. Indipendentemente dalla forma della sostanza, l' emissione va attribuita a variazioni
nella configurazione elettronica degli aton, che avviene a spese dell'energia interna della
sostanza che sta emettendo. La variazione di configurazione elettronica determina l' emissione
di particelle elementari di energia luminosa, dette fotoni; l'irraggiamento perci trasferimento
di energia che avviene per mezzo di una propagazione disorganizzata di fotoni. Ciascun corpo
infatti emette continuamente fotoni in modo casuale per direzione, fase e frequenza; l'energia
utile trasferita da questi fotoni costituisce il calore. Per contrasto qualsiasi energia di fotoni organizzati, come ad esempio una trasmissione radio, pu essere identificata in modo macroscopico
e non viene considerata calore. Ancora una volta ritroviamo il concetto in base al quale calore
tutto il trasferimento di energia che non possiamo vedere, tutto il trasferimento disorganizzato
associato con cambiamenti macroscopici tra sistemi, trasferimento che non incluso in una
rappresentazione macroscopica del lavoro.
A differenza degli altri due modi di trasmissione del calore, conduzione e convezione, l' irraggiamento non richiede la presenza di un mezzo materiale. Addirittura se il mezzo materiale
manca, se cio si fa il vuoto attorno alla superficie che emette, il trasferimento di energia
radiante avviene con maggiore efficienza.
L'irraggiamento termico emesso da una superficie di area A dipende, p er la legge di
Stefan-Boltzmann, dalla quarta potenza della temperatura T della superficie:
20-8
attraverso le due costanti:
CJ

= 5,67 x

I0- 8 W/(m 2 K4 ) , costante di Stefan-Boltzmann relativa a un corpo che ha la massima possibilit di irraggiamento202;

c emissivit, coefficiente che tiene conto della possibilit a irradiare della superficie reale
(Tabella 20.3).
20.2 Questo corpo viene chiamato radiatore integrale o corpo nero. Il corpo nero caratterizzato dal fatto che
assorbe completamente la luce incidente e l'irraggiamento termico; perci, quando viene scaldato, emette la massima quantit di luce che pu essere irradiata da un corpo. Un esempio di corpo nero l'ingresso di una caverna
avente le pareti nere; alla persona che guarda dall'esterno l'apertura apparir nera, in quanto tutta l'energia del
sole non viene n riflessa n trasmessa dalla caverna.

112
CAPITOLO 20- TRASM ISSIONE DEL CALORE

Tabella 20.3

Emissivit E di corpi diversi


Sostanza
Corpo nero ideale
Acciaio inossidabile
Acqua (profonda)
Alluminio molto lucidato
Alluminio molto ossidato
Argento pulito
Ferro levigato e pulito
Ferro arrugginito
Ghisa fortemente ossidata
Legno liscio
Muratura in mattoni comuni
Muratura in mattoni refrattari
Muratura in mattoni refrattari bianchi
Olio minerale
Oro lucidato
Ottone molto lucidato
Ottone ossidato
Rame lastra lucida
Rame nero ossidato
Sabbia
Tungsteno (filamento)
Vernice
Vetro
Zinco

0,39
0,92
0,038-;.- 0,06
0,20 -;.- 0,33
0,01-;.- 0,03
0,28
0,61
0,95
0,9
0,93
0,7
0,29
0,82
0,018
0,028 -;.- 0,031
0,60
0,02
0,78
0,75
0,39
0,92-;.- 0,96
0,9
0,23

La determinazione dell'irraggiamento tra due superfici in genere piuttosto complessa. Occorre


considerare un fattore di forma o fattore di vista, grandezza geometrica definita come la frazione
che, dopo aver lasciato la superficie l , viene intercettata dalla superficie 2. Nel caso particolare
di due piastre parallele di uguale area A che si vedono l'una con l'altra e non vedono nient'altro, tenendo conto delle riflessioni sempre presenti nei corpi reali, il calore trasmesso vale:

Q= F;pA(T14 -

T24)

20-9

con un fattore di forma F; 2 dato da:


l

20-10

A parte il caso complesso dell ' irraggiamento tra due superfici appena considerato, vi un caso
che si incontra piuttosto frequentemente nella pratica, costituito dal flusso di calore che viene
scambiato tra una piccola superficie l e una superficie molto pi grande 2 che circonda completamente la prima (Figura 20.9). In mezzo, tra le due superfici, vi un gas che nC?n influenza
la trasmissione del calore. In questo caso il calore trasmesso nell'unit di tempo Q dato da:
20-11
dove A l'area della superficie l avente emissivit t: e temperatura~ . e T;_ la temperatura della
superficie che circonda il corpo l.
Qualora si debbano confrontare i coefficienti relativi a irraggiamento e convezione, occorre portare l'equazione 20-11 a un'espressione formalmente equivalente all 'equazione 20-5 che
governa il calore trasmesso per convezione: nella 20-5 la dipendenza dalla temperatura

113
20.4- IRRAGGIAM ENTO

Superficie di

emissivit e
e di area A alla

Fig. 20.9 - lrraggiamento tra una superficie piccola e una molto grande che la circonda.

lineare, la temperatura cio figura alla prima potenza e non alla quarta, come nel caso della
20-11 relativa al calore trasme~so per irraggiamento. Ci si ottiene esprimendo il flusso di calore
trasmesso per irraggiamento Q;,, con la seguente relazione:
20-12
Qirr = hirrA(J; - ~)
dove

hirr

coefficiente del calore trasmesso per irraggiamento, vale:

cn

20-13
hirr = E()(I; + ~)
+ TD
Nell'equazione 20-12, il calore trasmesso nell'unit di tempo per irraggiamento dipende da
(7;- ~)e non pi da
Ti), come nella 20-11. Occorre tuttavia tener presente che il coefficiente hirr cos definito, dipende fortemente dalla temperatura, mentre la dipendenza dalla temperatura del coefficiente di convezione molto debole.

Cn-

Nei problemi che di solito si incontr_ano nelle applicazioni presente sia lo scambio convettivo
sia quello dovuto all 'irraggiamento: si fa allora uso dell 'equazione 20-5, in cui il coefficiente
h tiene conto non solo della convezione ma anche deli' irraggiamento. Il valore del coefficiente
h citato per i diversi casi della Tabella 20.2 tiene appunto conto dei due meccanismi di trasmissione del calore: convezione e irraggiamento.

Esempio 20.3

lrraggiamento tra due superfici

Due superfici molto grandi e parallele sono mantenute a una temperatl.!ra uniforme pari rispettivamente
a 800 C e 300 C. Dete1minare il flusso termico per unit di area c!J= Q/A, scambiato per irraggiamento
tra le due superfici, qualora la prima superficie, a temperatura pi alta, sia di acciaio inossidabile,
mentre la seconda superficie, a temperatura pi bassa, venga realizzata con i seguenti materiali:
a) rame fortemente ossidato;
b) rame molto lucido.

Soluzione
a) Le due superfici sono sufficientemente grandi perch si possa considerarle come due piastre infinite
affacciate. Si pu allora applicare la 20-9 che d un flusso termico per unit di area pari a:

cp =Q/A = F,2CJA(Ti- TD
Il fattore di forma F; 2 si calcola con la 20-10, tenendo presente che (Tabella 20.3) per l'acciaio inossidabile l'emissivit E1 = 0,39, mentre per il rame nero ossidato E2 = 0,78:

F;2

_l _- _E_1 +l+ _I _- _E_2


E1

C/J= 0,351 x

E2

= - - - - - -- - = 0,351
1- 0,39 + l+ l - 0,78
0,39
0, 78

5,67 x I0- 8 W/(m 2K 4) [(1073,15 K)4 - (573,15 K) 4 ]

= 24.248 W/m2 = 24,3 kW/m 2

114

..

CAPITOLO 20 - TRASMISSIONE DEL CALORE

l"emissivit del rame lucidato (Tabella 20.3) 2 =0,02. Ripetendo i calcoli con questo valore si ha:

F; 2 =

_l -__1 + l +

= - - -- - - -- = 0,019
_1 _- __2

l - 0,39 + l + l - 0,02
0,39
0,02

tP = 0,019 x 5,67 x 10- 8 W/(m 2 K 4 * 1073,15 K) 4

(573,15 K) 4 ]

= 1312 W/ m 2 = 1,3 kW/ m 2

....

Commenti
L

el calcolo del flusso termico dovuto all' irraggiamento, la temperatura va espressa in kelvin in quanto
figura alla quarta potenza (equazioni 20-8 e 20-9). Al contrario, nel calcolo del flusso termico
dovuto a conduzione o a convezione, la temperatura pu essere espressa indifferentemente in gradi
centigradi oppure in kelvin in quanto, nelle equazioni 20-1 e 20-5, figura una differenza di temperatura 11T con la temperatura elevata a uno (la dipendenza dalla variazione di temperatura cio
lineare).

l. Proprio a causa della dipendenza dalla quarta potenza della temperatura, l 'importanza del flusso termico per irraggiamento cresce enormemente ali ' aumentare della temperatura della parete che irradia.
l. II flusso termico per irraggiamento si riduce notevolmente allorch, al posto del rame ossidato
t!>= 24,3 kW/m2), si passa al rame lucido (et>= 1,3 kW/m 2); in quest'ultimo caso parte del flusso di
calore irradiato dalla superficie di acciaio inossidabile ad alta temperatura viene riflesso (e non assorbito) dalla superficie a bassa temperatura.

10.5

Conservazione dell'energia
Vi sono differenze e affi nit tra termodinamica e trasmissione del calore.
La differenza principale consiste nel fatto che la termodinamica considera stati di equilibrio della
materia e trasferimenti di energia sotto forma di calore per un sistema che passa da uno stato
di equilibrio ad un altro, mentre la causa prima della trasmissione del calore costituita da un
gradiente di temperatura, tipico stato di non equilibrio. La trasmissione del calore cerca di fare
ci che la termodinamica intrinsecamente incapace di fare e cio di quantificare il calore trasmesso nell'unit di tempo in termini di livello di non equilibrio termico. Sono le equazioni 20-1,
20-5 e 20-9 del flusso termico che abbiamo visto per i tre modi di trasmissione del calore: conduzione, convezione e irraggiamento.
D'altra parte la trasmissione del calore utilizza importanti strumenti sviluppati nello studio della
termodinamica: innanzitutto il primo principio della termodinamica che alla base della equazione di conservazione dell' energia. Vediamo perci l' applicazione dell'equazione di conservazione dell'energia ai problemi che vengono solitamente affrontati con la trasmissione del
calore.

E;uscente

Per un volume di controllo - una regione dello spazio delimitata da


una superficie di controllo attraverso cui pu avvenire lo scambio
di energia e di materia (Figura 20.1 0). - possiamo scrivere un
bilancio in termini di flusso di energia E (variazione dell'energia
E n eli 'unit di tempo t).
.

E entrante + E generata - E uscente = E immagazzi nata

20-14

Fig. 20.1 O - Conservazione del! 'energia applicata a un volume di controllo.

Quest'equazione ci dice che il flusso con cui l' energia termica e


meccanica entra nel volume di controllo pi il flusso dell 'energia
che viene generata all'interno meno il flusso dell 'energia uscente deve essere uguale alla variazione nell'unit di tempo dell' energia immagazzinata nel volume di controllo.

115
20.5- CONSERVAZIONE DELL'E NERGIA

In condizioni stazionarie, il caso del sistema aperto, l'energia immagazzinata uguale a zero
in quanto il flusso di energia entrante pi quello dell'energia generata all'interno del volume di
controllo deve uguagliare il flusso di energia uscente.
TI termine relativo alla generazione di energia (Egene rata) associato alla conversione di qualche
altra forma di energia (chimica, elettrica, elettromagnetica o nucleare) in energia termica; un
tipico fenomeno legato al volume: avviene cio all'inter:J!O del sistema e la sua variazione nel
tempo proporzionale al volume del sistema. Anche E immagazzinata associata al volume del
sistema nel senso che, in condizioni non stazionarie, definisce semplicemente un aumento
oppure una diminuzione della energia della sostanza contenuta nel volume di controllo.

Al contrario E entrante ed E uscente sono tipici termini di flusso associati ad un fenomeno superficiale,
associati cio esclusivamente a processi che avvengono alla superficie di controllo. Perci il
flusso di energia entrante e il flusso di energia uscente sono proporzionali all'area superficiale.
La situazione pi comune quella che coinvolge l'entrata e l'uscita di energia attraverso i tre
diversi modi di trasmissione del calore. Qualora poi si avesse un passaggio del fluido attraverso
la superficie di controllo, occorrerebbe considerare, come gi discusso per il sistema aperto, l'energia trasportata con il fluido nelle sue diverse forme: potenziale, cinetica e termica; di solito
per nei problemi che interessano la trasmissione del calore tale energia trascurabile. Cos pure
non oggetto della trasmissione del calore, in quanto assente, lo scambio di lavoro che pu
essere compreso nelle energie entrante e uscente.

allora conveniente applicare l'equazione di conservazione dell'energia alla superficie del


mezzo. In questo caso del tutto speciale, ma di estremo interesse per i problemi affrontati nella
trasmissione del calore, la superficie di controllo non include n massa n volume (Figura 20.11).
Non sono perci pi significativi i termini di generazione ed immagazzinamento di energia associati, come si detto, al volume di controllo; l'equazione 20-14 si riduce allora ai soli termini
relativi a fenomeni di superficie:
.
.
20-15
E entrante - E uscente = Q
l
l

l
l
l

Parete
circostante

ll>cond

l--*
l
<1>;,,
l

l
l

1----.
:
<I>conv
l
l
l Tz

Fluido in moto
alla temperatura T"

+++

Fig. 20.11-a- Bilancio energetico alla superficie di


un mezzo.

Esempio 20.4

Bilancio di energie

La generazione di energia pu ancora avvenire nel mezzo, ma


non influenza il bilancio energetico alla superficie di controllo.
Con questa schematizzazione possiamo inoltre tener conto di
processi sia stazionari che non stazionari, anche se non compare pi l'energia immagazzinata, altro termine legato al
volume di controllo.
Nella Figura 20.11-a abbiamo evidenziato i tre diversi modi
della trasmissione del calore riportandone i relativi flussi termici areici <P (calore trasmesso ne Il ' unit di tempo e per unit
di area). Essendosi considerata come superficie di controllo la
parete a sinistra del mezzo (a destra del muro), il flusso termico
areico dovuto alla conduzione <Pconct risulta uguale all a somma
del flusso termico areico per convezione <Pconv e di quello per
irraggiamento <P;rr; il bilancio allora dato da:
20-16

I gas caldi di combustione di una fornace (Figura 20.11-b) sono separati dai!' aria ambiente e dalle pareti
circostanti, ambedue alla temperatura T" =I; =20 C, da un muro di mattoni refrattari avente uno spessore l= lO cm. In condizioni di funzionamento a regime viene misurata una temperatura della superficie esterna della fornace Tz = Il O C. La trasmissione di calore nell'aria situata tra la fornace e l'ambiente

116
CAPITOLO 20- TRASMISSIONE DEL CALORE

.. ostante avviene per convezione libera con un


coefficiente h= 12 W/(m 2 K).

~ del

Determinare la temperatura .7; della parete interna


dla fornace.

Ar ia ambiente
alla temperatura
T"= 20

oc

, .::~Soluzione
La. temperatura della parete interna della fornace si
calcola scrivendo l'equazione del bilancio 20-16:

ttt

= l,O W/(m-K) - 1 - --

h= 12W/(m2 -K)

l= IO cm
l l
l

=QJA

cui sostituiamo i rispettivi flussi termici areici


tratti dalle equazioni 20-1, 20-5 e 20-11:
k T; - Tz = h (T2 -T")+ m (T24
l

T34 )

= 0,7
Superficie di controllo

Fig. 20. 11-b - Trasmissione del calore relativa all'Esempio 20.4.

la conduttivit termica dei mattoni refrattari (Tabella 20.1) k= 1,0 W l(m K), mentre l'emissivit dei
mattoni refrattari (Tabella 20.3) E= 0,7:
1,0 W/ (m-K) (T;

-0~~3~5 ) K

- 0,7 x 5,67 x 10- 8 W/ (m 2 K 4 )[c383,15 K) 4

= 12 W/ (m 2 K)(383,15 K- 293,15 K) +
-

(293,15 K) 4 ] = 1080 W/m 2 + 561 W/m 2 = 1641 W/ m 2

Risolvendo rispetto a T;, si ha:

T;= 383,15 K +

O,lOm
1641 W/ m 2 = 547,25 K = 274,1 oc
1,0 W/ (m-K)

Commenti
l. Mentre i valori orientativi del coefficiente di trasmissione della Tabella 20.2 si riferiscono sia a con-

vezione che a irraggiamento, in questo Esempio abbiamo tenuto distinti i due meccanismi di trasmissione del calore in modo da impostare, in modo rigoroso, il bilancio energetico completo.
1. Il contributo dell ' irraggiamento, alla trasmissione del calore ali' esterno della parete, ancora significativo (561 W/m2 contro un totale di 1641 W/m 2). Questo contributo risulterebbe proporzionalmente
ridotto qualora si passasse a convezione forzata (h > 15 W/(m2 K) secondo la Tabella 20.2) e/o la
temperatura Tz diminuisse. La temperatura, che figura nell 'equazione 20-11 del flusso termico scambiato per irraggiamento, infatti elevata a quattro e quindi il flusso estremamente sensibile alla
variazione di T.

3. Quando si scrivono bilanci di energia che coinvolgono l' irraggiamento, oltre agli altri due modi di
trasmissione del calore, opportuno esprimere tutte le temperature in kelvin per tener conto dei
diversi esponenti della temperatura (4 nel caso de!l ' irraggiamento e l nel caso di conduzione e convezione).

20.6

Calore trasmesso tra due fluidi separati da una parete


20.6.1

Parete piana

questo il caso di maggior interesse nelle applicazioni. Si consideri la parete a facce piane e
parallele, della Figura 20.12-a, lambita, a sinistra, da un fluido ad alta temperatura T'e, a destra,
da un fluido a bassa temperatura T": sia T' che T" sono le temperature della corrente al di fuori
dello strato limite termico, concetto che abbiamo introdotto nel Paragrafo 20.3. All'interno dello
strato limite termico, la temperatura della corrente T' scende fino a l valore T" che ha sulla fac117
20.6 ~ CALO R E TRASMESSO TRA DUE FLUIDI SEPARATI DA UNA PARETE

eia a sinistra della parete; continua a diminuire lungo la parete


di spessore l fino al valore 7;, che ha sulla faccia di destra;
infine si raccorda, passando attraverso lo strato limite termico adiacente alla faccia di destra, alla temperatura della
corrente T". In sostanza risulta, secondo quanto rappresentato
nella Figura 20.12-a, un profilo di temperatura:

T' > 7; > T; > T"

ttt

Fluido caldo
in moto

.l T't tt

l.
-

La trasmissione del calore, che avviene tra il fluido alla temperatura pi alta T' (fluido caldo) e il fluido alla temperatura
pi bassa T" (fluido freddo), si realizza per:
- convezione con il fluido caldo e per irraggiamento con i
corpi circostanti, posti a sinistra della parete;

Fluido freddo
in moto

R'

-conduzione all 'interno della parete;

R"

iL~
T'

T1

T2

- convezione con il fluido freddo e per irraggiamento con i


corpi circostanti, posti a destra della parete.

T"

Lo stesso flusso tennico Q, che entra a sinistra ed esce a


destra della parete, percorre un circuito termico (Figura
20.12-b) avente prima una resistenza termica R' = 1/(h'A)
Fig. 20.12-b- Circuito termico equivalente nella traper
la 20-6 sul lato del fluido caldo, una resistenza termica
smissione del calore attraverso una parete piana.
R = 1/(kA) nella parete per la 20-4 e infine una resistenza termica R" = ll(h"A) sul lato del fluido freddo, ancora per la
20-6. La resistenza totale del circuito termico R 101 allora data dalla somma di tutte le resistenze
elencate, essendo queste disposte in serie:
Fig. 20.12-a- Distribuzione di temperatura nella trasmissione del calore attraverso una parete piana.

R
101

l
l +-l
= R ' + R + R" =-+
-kA
h'A
h"A

20-17

La qual).tit di calore trasmessa n eli ' unit di


tempo Q , per la 20-7, data da:

T'

- T")
= -!:lT = -'(T'
-------_:_
Rtot

20-18

Rtot

dove la differenza di temperatura !:lT uguale a


(T'- T"), temperature estreme del circuito termico considerato.

ttt

Fluido caldo
in moto

T"

<D

l. .l. .l. .l
Il

In

ttt

Fluido freddo
in moto

Fig. 20.13-a - Distribuzione di temperatura nella trasmissione del


calore attraverso una parete piana composta.
Fig. 20.13-b- Circuito termico equivalente nella trasmissione del
calore attraverso una parete piana composta.

Spesso la parete, che separa i due fluidi, composta da pi strati di materiali diversi (Figura
20.13-a) oppure sulle facce della parete a contatto
con i due fluid i si forma uno strato (di solito isolante) di incrostazioni, perch i fluidi possono
essere sporchi e/o perch, per effetto della variaz ione di temperatura, si possono depositare
sostanze inizialmente disciolte (Figura 20.14-a).
Il circuito termico deve allora tener conto di spessore e conduttivit dei vari strati attraverso una
resistenza termica totale R 101 data, per la 20-17,
dalla somma delle resistenze del circuito termico
in cui, oltre ali ' unica resistenza R della parete
considerata precedentemente, abbiamo adesso
anche le resistenze degli altri due strati situati a

118
CAPITOLO 20- TRASMISSIONE DEL CALORE

l ncrostazioni

Fig. 20.14-b- Circuito termico equivalente nella trasmissione del calore attraverso una
parete rivestita di incrostazioni.

sinistra e a destra della parete originale (Figura 20.13-b):

' '
d, l

.11.

R tot

d, TI

Fig. 20.14-a - Distribuzione di temperatura nella trasmissione del


calore attraverso una parete rivestita di incrostazioni.

= R' + R strato,I + R + R strato,ll + R"

20-19

Nel caso di depositi dovuti ad incrostazioni, si sa dall'esperienza quanto valgono spessore e conduttivit termica del deposito; viene data una valutazione
complessiva di ci attraverso un fattore di sporcamente F [(m 2 K)/W]
(Tabella 20.4), definito in modo che la resistenza termica dello strato di
deposito Rd sia rappresentata da (Figura 20.14-b):

F
Rd = A

20-20

Con le pareti a pi strati conviene utilizzare il coefficiente globale di scambio U (Tabella


20.5), grandezza inversamente proporzionale alla resistenza termica totale R10t' espresso in
W/(m 2K) e definito da:
20-21

I; equazione 20-18, che d la quantit di calore

Qtrasmessa nell'unit di tempo, diviene allora:

Q= UA!!.T

20-22

u =_Q__

20-22'

Risolvendo la 20-22, rispetto a U:

At!.. T

possiamo definire il coefficiente globale di scambio come il flusso termico Q trasmesso, attraverso una
parete di area A unitaria, in corrispondenza di una variazione di temperatura !!..T unitaria.

Tabella 20.4
Valori rappresentativi del fattore di incrostazione o fattore di sporcamento F
Fluido

[(m2-K)/W]

Acqua di mare (sotto 50 C)


Acqua dj mare (sopra 50 oq
Acqua di fiume (sotto 50 oq
Olio combustibile
Liquidi refrigeranti
Acqua trattata per caldaie (sotto 50 C)
Acqua trattata per caldaie (sopra 50 C)
Vapor acqueo (non contenente olio)
Aria industriale

0,0001
0,0002
0,0002 7 0,0001
0,0009
0,0002
0,0001
0,0002
0,00009
0,0004

119
20.6- CALORE TRASMESSO TRA DUE FLUIDI SEPARATI DA UNA PARETE

Tabella 20.5

Valori rappresentativi del coefficiente globale di scambio U

Esempio 20.5

Combinazione di fluidi

[W/(m2 -K)]

Acqua/acqua
Acqua/olio
Gas/gas
Condensatore di vapore (acqua nei tubi)
Condensatore di ammoniaca (acqua nei tubi)
Condensatore eli alcool (acqua nei tubi)
Vapore/olio combustibile denso
Scambiatore di calore a tubi alettati
(acqua nei tubi, aria in corrente incrociata)

850-;- 1700
110 +3 50
lO + 40
1000 + 6000
1000 + 6000
250 + 700
56+ 170
25-;- 50

Profilo di temperatura lungo una parete piana

~aria contenuta nel forno di Figura 20.15-a si trova


a una temperatura T' = 400 C, mentre la temperatura
esterna T" = 15 C. J coefficienti, che tengono conto dello scambio termico per convezione e irraggiamento all'interno e all' esterno del forno, valgono rispettivamente h'= 35 W/(m2 K) e h"= 10 W/(m2 K).
Le operazioni che avvengono nel forno sono seguite
attraverso una finestra avente superficie A = 0,5 m 2 e
spessore l = 15 cm. Per fare questa finestra si ha a
disposizione del pyrex e una plastica speciale molto
costosa avente conduttivit k = 0,2 W /(m2 K)

1,4 W/(m-K) Pirex

rr

T~=

k = { 0,2 W/(mK) Plastica


speciale

= 15 cm

ttt

T"= 15 C
h" = l O W/(m 2 K)

A = 0,5 m 2

Fig. 20.1 5-a- Schema del forno trattata dall 'Esempio 20.5.

Determinare:

a) la resistenza termica totale R,0 ,, e il coefficiente globale eli scambio U per il pyrex e la plastica speciale;
b) il materiale da impiegare qualora, per motivi di sicurezza, non si voglia superare la temperatura
Tz = 60 sul lato della finestra rivolto verso l'operatore.

oc

So/u~ione

a) La resistenza termica del circuito, equivalente alla parete del forno in


cui inserita la finestra (Figura 20.15-b), data dalla 20-17:
R

= R'

+ R + R"

= _ l_

IOl

h'A

+ _l_ + _l_
kA

h"A

..!_ (_!_ + i + _l)


A h'

totlpyrcx

R"

-~
T'=400 oc
T
T"
oc
2= ?

= 15

h"

Fig. 20. 15-b - Circuito termico equivalente


al forno dell 'Esempio 20.5.

Nel caso in cui il materiale della :finestra sia fatto in pyrex


(k = 1,4 W/(mK) dalla Tabella 20.1), abbiamo:
R

R'

= _ I_ (
l
+ 0,15 m +
l
) = O47 K /W
0,5 m 2 35 W/ (m 2 -K) 1,4 W/ (m-K) 10 W/(m 2 -K)
'

Se invece si usa la plastica speciale, si ha:

=-1-(

R
olplast

0,5 m 2

35 W/ (m 2 -K)

0,15m

0,2 W/(m-K)

10 W/(m 2 -K)

)= 176
'

K/ W

Il coefficiente globale di scambio dato dalla 20-21:

120
CAPITOLO 20- TRASMISSIONE DEL CALORE

l
=425W/(m 2 -K)
0,47 K / W x 0,5 m 2
'

l
= 1,14 W/ (m 2 -K)
1,76 K / W x 0,5 m 2

pyrcx -

Uplast

ora la resistenza termica totale R,0 . , si calcola, con la 20-18, il flusso termico Q che percorre il circuito della Figura 20.15-b:

f:.T
(T' - T")

Q =-

= _,_____ __:_

R tot

Rtot

e poi la temperatura T; della finestra, sapendo che il flusso termico Q anche quello che viene scambiato per convezione (20-7) tra finestra e ambiente:

Q = h"A (T2 - T")


13lDO

=>

T.2 = _fl_ + T"

h"A

allora nel caso del pyrex:

Q
pyrcx

T.2

pyrex

= (400 -

= 819 W

819

+ 15 C = l 78 8 oc

15) K
0,47 K/W

= 10W/ (m 2 -K) x 0,5m 2

'

c nel caso della plastica speciale:

Q
plast

= ( 400 - 15) K =

l, 76 K / W

219 W

219
W
+l5C=588 C
2plast = 10 W/(m2-K) x 0,5 m 2
,

T.

Commenti
1. Il materiale da impiegare la plastica speciale dal momento che, con questa, la temperatura T; della
parete della finestra rivolta verso l'operatore non supera 60 C. Qualora si volesse ridurre ulteriormente la temperatura basterebbe aumentare lo spessore della finestra.
2. La differenza di temperatura !:.T pu essere espressa indifferentemente in gradi centigradi o in kelvin.

20.6.2

Parete cilindrica

Se al posto di una parete piana, consideriamo un clindro cavo (Figura 20.16-a), il trasferimento
di calore avviene lungo il raggio r del tubo. La superficie del tubo interessata dallo scambio termico per convezione e irraggiamento data dall'area della circonferenza 2nr moltiplicata per
la lunghezza del tubo l e quindi l' area laterale esterna A 1 = 2nrJ, mentre l'area interna
A2 = 2nr2 l. Pi laboriosa la determinazione della resistenza dovuta al flusso termico per
conduzione all'interno del tubo, che assume l'espressione203 :
R

= In (r2 hj)
2rtlk

20-23

20.3 Per il calcolo della resistenza termica per conduzione si rimanda a F. P. lncropera e D.P. Dewitt, Fundamentals of
Heat Transfer, John Wiley, 1981 (Paragrafo 3.3. 1).

121
20.6- CALORE TRASMESSO TRA DUE FLUIDI SEPARATI DA UNA PARETE

Fluido caldo
in moto alla
temperatura
T'

Fluido freddo
in moto alla

Fig. 20. 16-a- Distribuzione di temperatura nella trasmissione del calore attraverso una parete cilindrica.

--

R'

In (r 11r2)

2rck/

R"

T"

h'2rcr1/

h"2nr21

h"= 50.000 W/(m 2-K)

Fig. 20. 16-b - Circuito termico equivalente


nella trasmissione del calore attraverso una
parete cilindrica.

Fig. 20. 16-c - Tubo con depositi all ' interno e all' esterno
(si veda l'Esempio 20.6).

Nel caso di parete cilindrica, la determinazione della resistenza termica complessiva (Figura
20.16-b) e dell'effetto dei depositi (Figura 20.16-c) analoga a quanto fatto per la parete
piana. Per maggiori dettagli si veda l'Esempio 20.6.

Esempio 20.6

Coefficiente di scambio per un tubo con depositi

Un condensatore di vapore a fascio tubiero formato da tubi di bronzo con diametro interno d 1 = 40 nun
e spessore di parete pari a 4 mm. Il fluido di raffreddamento costituito da acqua di mare con temperatura di l O C. Il valor medio del coefficiente di convezione all'interno dei tubi dove scorre l'acqua di
raffreddamento h'= 8000 W/(m 2 K), mentre all'esterno dei tubi h" = 50.000 W/(m 2 K). Determinare
il coefficiente globale di scambio U 1 , relativo alla superficie interna del tubo, nelle due condizioni di
scambiatore:
a) nuovo senza incrostazioni;
b) con depositi su ambo i lati dei tubi.

122
CAPITOLO 20 - TRASMISSIONE DEL CALORE

Solwdone
a)

Il coefficiente globale di scambio U dato dalla 20-21:


U=1-

R,0,A
La resistenza termica totale R,0 , data dalla 20-19, dove:
- per la 20-6le resistenze convettive valgono R' = l!(h' A 1) ed R" = 1/(h" A 2) ;
-al posto delle resistenze degli strati R srrato' poniamo, per la 20-20, quelle dei depositi all'interno
Rd1 = F/Ap e all' esterno del tubo Rd 2 = FIA 2 ;
- esprimiamo la resistenza della parete del tubo con la 20-23:

= In (r2 l '1)
2rclk

C area A della superficie di scambio, a cui facciamo riferimento, quella della parete interna del tubo
A 1, in quanto dobbiamo determinare il valore di U 1 Abbiamo allora:

u1 =

l
( - 1- + F; +In (r2 h1) + F2 + _ I_)A
Al
2rclk
A2
h"A 2 1
h'A l

_!_ +F.1 +In (r2 11J)


h'
2rclk

A1 + F2 ~ + ~
A2

h"A 2

Sostituiamo in questa espressione l'area della superficie interna del tubo, di lunghezza/, A 1 = 2 rcr1l
e quella della superficie esterna A 2 = 2rcr2 /:

ul = - - - - - - - - - - - - - - - - - = - - - - - - - - - - - - 1 F.
ln(r2 / r1)
l F2rcfjl
2rr.r11
- + 1+
2 nr.1 + 2 - - + ---'--h'
2rclk
2rr.ri h"2rcr2 L

l
F.
ln(r2 hj)
F'i
fj
- + 1+
r1 + 2 - + -h'
k
r2
h"12

Le costanti che compaiono in questa espressione sono:


- i valori assegnati dei coefficienti di convezione lato acqua e lato vapore h'= 8.000 W/(m 2 K),
h"= 50.000 W/(m 2 K);
- la conduttivit tennica del bronzo k =52 W/(m-K) dalla Tabella 20.1 ;

- i fattori di sporcamento F 1 = 0,0001 (m 2 K)/W e F 2 = 0,00009 (m2 K)fw, rispettivamente sul lato
dell 'acqua di raffreddamento all'interno e sul lato del vapore condensante all'esterno del tubo
(Tabella 20.4).
Sono inoltre noti il raggio interno r 1 = 20 rnm = 0,02 m e il raggio esterno che, essendo lo spessore
del tubo 4 nun, r2 = (20 + 4) mm = 24 mm = 0,024 m.
Nel caso di scambiatore nuovo, non si sono ancora formate le incrostazioni e i fattori di sporcamente
sono nulli (F1 = F 1 = 0).

ul =-- - - - - - - -- ---------------------------------=
l
+ + In (24/20)
m+ 0 +
20 mm
0
0 02
8000 W/(m 2 K)
52 W/(m-K) '
50.000 W/(m 2 -K) x 24 rnm

------------~-=
2
(0,000125 + 0,0000701 + 0,0000167) (m X )/ W

0,0002118 (m 2 X)/ W

= 4721 W/(m 2 -K)

b) Nel caso dello scambiatore vecchio occorre aggiungere al denominatore della frazione precedente i
valori delle due resistenze dei depositi:
l

U1 =
(

0,0002118 + 0,0001 + 0,00009

mm) (m -K)/ W
24mm

20

=2585W/(m 2 -K)

....

123
20.6- CALORE TRASMESSO TRA DUE FLUIDI SEPARATI DA UNA PARETE

Commenti
l. Essendo U1A 1 = U2A 2 = l!R,w indifferente utilizzare A1 (area della superficie interna) oppure Az
(area della superficie esterna), purch si faccia poi riferimento rispettivamente a ul oppure a u2.
Questo problema non esiste per la parete piana dove A 1 =Az = A .
2. La presenza dei depositi fa diminuire il coefficiente globale di scambio del 45%. Ci significa che
occorre prevedere, in caso di depositi, un dimensionamento della superficie dello scambiatore molto

pi grande con conseguente aumento dei costi.


3. I valori di U ottenuti cadono nell'intervallo tra 1000 e 6000 W l(mz. K), assegnati ai condensatori di
vapore nella Tabella 20.5.

20.7

Scambiatori di calore
20.7.l

Classificazione

Uno scambiatore di calore tipicamente una macchina in cui l'energia viene trasferita da un
fluido ad un altro attraverso una superficie solida (Figura 20. 17). I meccanismi, che governano
questo trasferimento di energia, sono soprattutto quelli di convezione e di conduzione.

Seconda
vaschetta
di espansione

~~~~~in~~F~fil~==~~~b~~~d:el~radiatore
Valvola
di laminazione
Vaschetta
di espansione

Radiatore di
raffreddamento
motore

Interrefrigeratore
aria/aria

Scambiatore
dell'olio lubrificante
raffreddato dali' acqua
di raffreddamento motore

Condensatore
dell'impianto di
condizionamento
Compressore
dell'impianto
di condizionamento

Ventilatore
viscostatico

Fig. 20.17 - Scambiatori Behr impiegati nei diversi circuiti di un autocarro: condizionamento della cabina
(verde) con evaporatore e condensatore, raffreddamento dell'aria di alimentazione del motore Diesel con interrefrigeratore (grigio chiaro con tubo celeste), raffreddamento dell'acqua del motore con radiatore (marrone), raffreddamento dell 'olio del motore con scambiatore (giallo).

124
CAPITOLO 20 - TRASMISSIONE DEL CALORE

Gli scambiatori di calore possono essere classificati sia in funzione del tipo di applicazione sia
sulla base della configurazione relativa, che assumono tra loro la corrente del fluido pi freddo
e la corrente del fluido pi caldo.

20.7.1.1

Classificazione basata sull'applicazione

Senza cambiamento di fase. Esistono sostanzialmente due tipi di scambiatori in cui i fluidi, che
scorrono all' interno dell'unit, non sono soggetti a un passaggio di stato. Nello scambiatore a
fascio tubiero (Figura 20.18-a), utilizzato prevalentemente per liquidi, uno dei due fluidi scorre
a1l'interno dei tubi mentre l'altro ne lambisce la superficie esterna descrivendo un percorso,
determinato dalla posizione di diaframmi trasversali i quali, oltre a generare turbolenza, promuovono una componente della velocit di questo fluido diretta normalmente ai tubi (flusso
incrociato). Lo scambiatore compatto (Figura 20.18-b) viene invece principalmente impiegato
quando occorre trasferire calore tra due gas oppure tra un liquido e un gas. Questi scambiatori
hanno una superficie di scambio, per unit di volume, molto ampia, che viene raggiunta con pacchi di lamierini oppure alette poste attorno ai tubi.

Diaframmi trasversali

Uscita
mantello

l ,cua
tub1

Fig. 20.18-a - Schema dello scambiatore di calore a fascio tubiero.

--

~--

--,

.....

__,.

~ ~~
'~_,_:
__,. [' ~,

Flu"o

Flu~'o

del ga>

del gas

l ~
l

L -

''

Flusso
nei tubi

ll

Il

',1, _ __ ____ -.; :l:


Flusso
nei tubi

Fig. 20.1 8-b- Schema dello scambiatore compatto e particolare di tubi alettati in modo da aumentare la superficie di scambio.

Con cambiamento di fase. Molte applicazioni sono rivolte a ottenere il passaggio di stato di uno
dei due fluidi . Lo scambiatore, di disegno molto spesso derivato dallo scambiatore a fascio
tubiero, prende il nome di evaporatore quando si forma vapore e di condensatore quando invece
si voglia condensare una corrente di vapore. Come esempio di questi processi, possiamo citare
la caldaia, alimentata con aria e combustibile fossile, la cui combustione genera dei gas caldi che
trasferiscono l'energia tennica necessaria per il passaggio dell'acqua allo stato di vapore.
125
20.7- SCAMBIATORI DI CALORE

2 fase

l" fase

Gas freddi

Materiale
di
immagazzinamento

Rigeneratore. lo scambiatore in cui le correnti dei due


fluidi scambiano calore usando periodicamente lo stesso
passaggio in modo tale che, in un dato istante, soltanto
uno dei due fluidi sia a contatto con lo scambiatore
(Figura 20.19). Nel progetto del rigeneratore occorre
dedicare un'attenzione particolare alla capacit di immagazzinare calore, raggiunta con una notevole massa di
materiale; questi scambiatori possono raggiungere perci
dimensioni notevoli.

20.7.1.2

Gas caldi
Calore da immagazzinare

Calore ricuperato

Fig. 20.19 - Rigeneratori a letti fissi impiegati in siderurgia: il flusso dei gas viene cambiato tra il periodo di immagazzinamento del calore e il periodo di ricupero del calore.

t,

Equicorrente. I due fluidi scorrono, uno parallelo all'altro,


nella stessa direzione (Figura 20.20-a); si tratta di unit
non molto diffuse in quanto di efficienza piuttosto bassa.
Controcorrente. I due fluidi scorrono l'uno parallelamente all'altro, ma in direzione opposta (Figura 20.20-b);
la configurazione di scambiatore caratterizzata dali' efficienza pi elevata.

't

~~

~D

Classificazione basata sulla


configurazione dei flussi

....

<. ~

_....t'"'-

.~.r.
..'-. ,..r..
t
@

Ingresso mantello
l

y
Ingresso mantello
l

cl ,.--/ _1

',, !

"'

(......l
Uscita mantello

... ...

/ 1'

\ _..l

...

( f ' . . , l _._/"J
~--

', l , ...
'

...

Uscita tubi

In gresso tubi

l
l

'

Uscita mantello

Fig. 20.20 -Tipi diversi di scambiatori di calore:


a) equicorrente; b) controcorrente; c) a correnti incrociate; d) controcorrente a flusso incrociato;

e) fascio tubiero a pi passaggi: el. un passaggio nel mantello e due passaggi nel tubo; e2. due passaggi nel mantello e quattro passaggi nel tubo.

126
CAPITOLO 20 - TRASMISSIONE DEL CALORE

A correnti incrociate. I due flussi formano tra loro un angolo retto (Figura 20.20-c); per
quanto questi scambiatori non siano cos efficienti come quelli in controcorrente, queste unit
vengono impiegate per la facilit con cui il fluido pu essere convogliato allo scambiatore.
Esemplificazioni tipiche di questa soluzione sono i radiatori degli autoveicoli e gli interrefrigeratori usati nei motori alternativi a combustione interna sovralimentati.
Controcorrente a flusso incrociato. un compromesso (Figura 20.20-d) tra uno scambiatore
di costruzione pi semplice e un'alta efficienza che approssima quella dello scambiatore in controcorrente all 'aumentare dei passaggi (il numero delle volte in cui la corrente viene ripiegata).
Fascio tubiero a pi passaggi. Sono scambiatori utilizzati in molte applicazioni per la semplicit di costruzione (Figura 20.20-e).

Progetto dello scambiatore di calore

20.7.1

Nel calcolo di progetto oppure di previsione delle prestazioni di uno scambiatore di calore
essenziale arriva~e a espressioni che mettono in relazione la quantit di calore trasmesso nell'unit di tempo Q con le temperature di ingresso e di uscita dei due fluidi e l'area A della superficie totale richiesta per quel dato scambio termico. Due di queste espressioni possono essere
facilmente ottenute applicando l'equazione del bilancio energetico di sistemi aperti al fluido
caldo (pedice c) e al fluido freddo (pedice f), caratterizzati rispettivamente dalle portate in
massa rizc e rizr
Nell'ipotesi che siano trascurabili il calore trasmesso tra scambiatore e ambiente esterno, le
variazioni di energia cinetica e le variazioni di ene!gia potenziale, l'equazione del bilancio energetico 18-1, scritta in termini di flusso termico Q, diviene:
20-24

. r---------------------,

mc

~l
Cl

~------

--

L-

l Tcu
1 ......
l

~ :-------~-)1"-----------1

......

~~ L--------------------- ~
Fig. 20.21 -Bilancio energetico complessivo tra fluido
caldo e fluido freddo di uno scambiatore.

dove hu e hi rappresentano rispettivamente


le entalpie in uscita (pedice U) e in ingresso (pedice i) del fluido. Se esprimiamo l'entalpia in funzione della temperatura (per un gas perfetto h = ePT),
otteniamo una prill!a equazione, che afferma che il flusso Q (Figura 20.21) entra
nel fluido freddo, facendone aumentare la
temperatura dal valore in ingresso 7;-1 al
valore in uscita Tr} 0.4:
20-25

Ma la sottrazione del flusso termico Q fa diminuire la temperatura del fluido caldo dal valore
in ingresso T,i al valore in uscita T,u e quindi per il fluido caldo l'equazione 20-24 diviene:
20-26
Note le temperature di ingresso dei due fluidi e specificate, oppure facilmente determinabili in
base alle equazioni di bilancio 20-25 e 20-26, le temperature in uscita, si procede al dimensionamento deli' area A della superficie di scambio con una equazione che mette in relazione il
20.4 La gral}dezza mcP [J/(KS)( definita la capacit termica del fluidq per ~nit di tempo e viene indicata con il sim
bplo
Abbiamo perci un valore relativo al fluido freddo C r = m rcpr e un valore relativo al fluido caldo

Cc= r11 0 Cpe

127
20.7 - SCAMBIATORI DI CALORE

calore trasmesso nell'unit di tempo Q tra i due fluidi (caldo e freddo) con l'area A e la differenza media di temperatura !1Tm dei due fluidi.

20-27
Il legame tra il flusso termico Q [W] (a sinistra nell'equazione 20-27) e il prodotto (a destra nell'equazione) dell'areaA [m 2] per la differenza di temperatura !1Tm [K] espresso dal coefficiente
globale di scambio U [W/(m 2-K)], coefficiente che va determinato empiricamente. La Tabella 20.5 riporta dei valori indicativi di U per diverse condizioni di scambio termico che si possono incontrare nelle applicazioni.
T

!1T1

T..:u
!1T

I!1T2
Tru

Lunghezza
di scambio

Fig. 20.22 - Distribuzione di temperatura per uno scambiatore di calore in equicorrente.

Nell'equazione 20-27 si considerato un valore medio


appropriato D.. Tm della differenza di temperatura tra i due
fluidi dal momento che la differenza di temperatura D..T
varia con la posizione nello scambiatore di calore. Se
consideriamo infatti lo scambiatore in equicorrente (flussi
che scorrono nello stesso verso) della Figura 20.22, tra i
due fluidi esiste una differenza di temperatura iniziale
!1T1, una differenza di temperatura finale !1T2 ed una differenza di temperatura D.. T in una posizione generica.

I.: espressione generale della differenza media di temperatura, detta differenza di temperatura media logaritmica (al denominatore figura infatti il logaritmo naturale, il logaritmo cio in base e), si ottiene facendo
riferimento alla sezione iniziale l e alla sezione finale 2
dello scambiatore ed data da:
20-28

con !1T1 = 7;, 1 - Tfl: differenza di temperatura iniziale;


t1T2 = 7;,2 - Tr 2 : differenza di temperatura finale.
La valutazione della differenza media logaritmica di temperatura !1Tm dipende dal flusso relativo dei due fluidi che scambiano calore. Abbiamo visto che, sulla base dei flussi , gli scambiatori possono essere classificati in tre tip i principali: equicorrente, controcorrente e a correnti
incrociate. Ricordiamo che abbiamo indicato rispettivamente con l la sezione iniziale e con 2
la sezione finale dello scambiatore, mentre con i pedic i i ed U rispettivamente le sezioni di
ingresso e di uscita del fluido caldo ( pedice c) e del fluido freddo ( pedice f).
Tenendo presente il senso di scorrimento all' interno dello scambiatore dei due fluidi otteniamo, nelle due disposizioni di base equicorrente e controcorrente, le differenze di temperatura evidenziate rispettivamente nella Figura 20.23-a e nella Figura 20.23-b. Nel caso dello
scambiatore a correnti incrociate (Figura 20.23-c) occorre introdurre un fattore di correzione
F;ncr (si veda la Figura 20.24), per tener conto del fatto che questo tipo di flusso si avvicina, ma
non uguale a quello in controcorrente.
Vi sono dei casi particolari in cui la temperatura di uno dei due fluidi, che circolano nello scambiatore, non varia tra le sezioni di ingresso e di uscita; ci avviene in presenza di un passaggio
di stato
-o di condensazione (Figura 20.25-a), in cui la temperatura del vapore caldo che condensa
rimane costante (T;,;= ~u = ~ = cost),
-o di vaporizzazione (Figura 20.25-b), in cui la temperatura del liquido freddo che evapora
rimane costante (7;; = Tru = I;- = cost).

128
CAPITOLO 20 - TRASMISSIONE DEL CALORE

T::u

Dr,
T.,

7u

D.7 = Tel - Tn = rei - 7[;


D.T2
D. T

= Te2

In ( rei - 7[; )
rcu - 7fu

7[,

2
Lunghezza di scambio

T.:

Tcu

7j,

7j-,.

ID.rl

D.7 = Tc1 - Tn = Te; - 7ru

:::::::--..

D.T2 = Tc2 - T12

~D.T2
7j;

= Tcu

- 7[;

D. T = (Tci - 7fu) - (Tcu - 'Jf; )


m
In ( Te; - lfu )
Tcu - 'lf;

20-30

2
Lunghezza di scambio

r._,

20-29

7u

7j-,

- T12 = rcu - 7fu

= (Tci -7[;)- ('f.:u- 'lfu}

f.:u

+t t+
?j-,

~-

7u

D.T2

r.

lf;

t tr..,

D.Tj = 'f.:1 - Tn = Te; - 'lfu


D.T2

= Tc2 -

Tf2 = 'f.:u - 7[;

D.T = (Te; -'lfu}- (Tcu - 7[;) F


m
mcr
In ( Te; - 'lfu )
Tcu - 7(;

20-3 1

2
Lunghezza di scambio

Fig. 20.23 - Differenza di temperatura media logaritmica !1T,, tra fluido pi caldo c e fl uido pi freddo/per i tipi
principali di scambiatori di calore.
a) Scambiatorc in equicorrente.
b) Scambiatore in controcorrente.
c) Scambiatore a correnti incrociate con F;ncr calcolato in base alla Figura 20.24.

0,9
0,8

0,7

R= 4,0 3,0

0,2

20-3.~J.

0,6

0,1 0,2

0,3

0,4

0,5 0,6 0,7 0,8

0,9

1,0

20-32'

Fig. 20.24 - Fattore di correzione F;ncr per Io scambiatore di calore a flusso incrociato di Figura 20.23-c.

129
: J.7 - SCAMBIATORI DI CALORE

L'.1j =

'fc1 - 1fl

= re2 -

L'.T2

L'.T

rn

Te -1f;

= Te - 1fu

7fu -J;

20-33

m- ln(re-Tri)
Te -1fu

-1fl

Mj = Te1
L'.T2

= Te2 -

Tf2

= rei -

1f

= Tcu - 1f

:Z:,;- Teu

L'.T -

20-34

In( rei -Tr )

m-

Tcu

-Tr

Fig. 20.25 Distribuzione di temperatura per uno scambiatore di calore in cui uno dei due fluidi subisce un passaggio di stato.
a) Vapore condensante. b) Liquido evaporante.

In queste condizioni l'espressione della temperatura media !J.Tm si semplifica e assume i valori
illustrati nella Figura 20.25 205

mc/

0
Esiste infine il caso particolare in Cl!-i le c_apacit termiche per unit di tempo =
.4 dei due
!.,~ fluidi caldo e freddo sono uguali: C c= C r. In tali condizioni205 (Figura 20.26) le differenze di
temperatura all ' ingresso !J.I; e all'uscita !J.I; dello scambiatore sono uguali e la differenza
.wl 1rf O media di temperatura !J.Tm calcolata con la 20-30 diviene indeterminata (zero diviso zero). La
differenza media si mantiene cio costante lungo tutto lo
scambiatore cos come illustrato nella Figura 20.26.

7, _

"f.c; =60 (.

20.5 Quando la differenza di temperatura t ra ingresso e uscita del fluido


modesta la media logaritmica pu essere convenientemente approssimata dalla dHferenza media aritmetica di temperatura; si semplificano i calcoli e l'errore che si commette molto piccolo. La differenza
media aritmetica t..T~n data da:

t..T'

= Te; + T;,.,
2

Lunghezza di scambio
t!.rl = !!.~ = t!.Tm = 29

oc

Fig. 20.26 - Andamento delle temperature di due


fluidi aventi uguale capacit termiche per unit di
tempo in uno scambiatore in controcorrente. questo il caso considerato nell'Esercizio risolto 20.5 con
le differenze di temperatura t..T1 = t..T2 = t.. Tm= 29 C.

- l;; + T;.
2

20-35

Qualora uno dei due fluidi subisca un passaggio di stato, allora la relazione- precedente si semplifica ulteriormente e diviene nel caso di
vaporizzazione del fluido freddo (T6 = Tfil = Tr= costante):

tlT'm = T;,; + T.:u -T.f

20-36

e nel caso di condensazione del fluido caldo CI;;= Teu= T.= costante):

13.7''m

=T

- T;; + 4.

20-37

130
CAPITOLO 20 - TRASMISSIONE DEL CALORE

Esempio 20.7

Scambiatore in controcorrente

C no scambiatore in controcorrente a tubi concentrici (Figura 20.27) viene impiegato per raffreddare
olio lubrificante di un impianto motore a turbina a gas. La portata dell 'acqua di raffreddamento, che
~orre nel tubo interno di diametro D;= 15 mm, ri1 r = O, l kg/s, mentre la portata dell'olio, che circola
nel tubo esterno di diametro Dc= 30 mm, mc= 0,05 kg/s. Olio e acqua di raffreddamento entrano rispetm-amente alle temperature T;_;= 11 Ooc e ~ = 30 C. Nell'ipotesi di assumere un coefficiente globale di
:S:ambio U = 40 W/(m 2 -K), si chiede la lunghezza del tubo necessaria affinch l' olio esca dallo scamr-iatore con una temperatura T;_u = 70 C. Si considerino dei valori della capacit termica massica per l'o:.io lubrificante cpc =2,13 kJ/(kg-K) e per l'acqua cpr =4, 18 kJ/(kgK).

T;,;

I lO'('

U= 40 W/(m' -K)
Olio

i
l - . . - - - - - - - . !----:=-- .

~ ~

Tru

~-:-- - - - - 8~Q- cl"~


l.
.l
Acqua

40 C

Lunghezza di scambio

Fig. 20.27- Schema dello scambiatore in controcorrente e profilo di temperatura relativi all' Esempio 20.7.

'Soluzione
l" equazione 20-27 ci permette di calcolare l'area di scambio A e quindi la lunghezza del tubo /legata
lll"area dalla relazione A= rr.DJ:

In questa espressione U e D; sono noti perch assegnati; rimangono da determinare Q, attraverso il bilandel flusso di calore scambiato attraverso la parete (con le equazioni 20-26 per il fluido caldo e 20-25
per il fluido freddo), e la differenza media di temperatura con la 20-30. Per il fluido caldo si ha:
d)

Q = 1n. cpc =(T.; -T,.) = 0,05 kg/s x 2 130 J /(kg-K) (110 C- 70 C) =

4260 W

mentre per il fluido freddo :

Q = mfcpf
Tru
~T

=(Te;- fr.) - (Tcu- 7;;)


"'
In (Te; - Tru)
T,u - 7;;

= (J;.u -

Ti;)

4260 W
+ 30
0,1 kg/ s x 4180 J/(kg-K)

oc = 40 2 oc
'

= (110- 40,2)C- (70- 30) C = 69,8 C - 40

In (110 C- 40,2 oc)


70 C - 30 C

oc

In 69,8 oc
40 C

oc = 53 5 K
'
'

53 5

4260W
=
42 2 m
40 W /(m 2 K) x rr. x 0,015 m x 53,5 K
'

Commenti
Trattandosi di una ctifferenza di temperatura, b.T, pu essere espresso indifferentemente in gradi cenoppure in kelvin.
11

~gradi

131
:.: --SCAMBIATORI DI CALORE

Esempio 20.8

Scambiatore a correnti incrociate

I gas di scarico di un motore Diesel lento a due tempi vengono fatti passare all'interno di una serie di
tubi paraJleli lambiti, in direzione normale ai tubi, da acqua pressurizzata. Lo scambiatore perci a correnti incrociate (Figura 20.28) con temperatura dei gas di scarico all'ingresso ~i = 400 oc e in uscita
Zu = 120 C. II calore viene ceduto ad acqua pressurizzata che, con portata rnr= 1,2 kg/s passa da
1fi = 30 oc a lfu = 140 C. La capacit termica massica deJI'acqua cpr= 4,187 kJ/(kg K) e il coefficiente
globale di scambio U = Il O W/(m2 K). Determinare l'area A della superficie di scambio.

400!1 (

Lunghezza di scambio

l.,

U= 110 W/(m2K)

Fig. 20.28 - Schema dello scambiatore a flusso incrociato e profilo delle temperature relative ali' Esempio 20.8.

Solu-;.ione
L'area di scambio A si calcola con la 20-27:

In questa espressione cono~ciamo soltanto il coefficiente globale di scambio U, che uno dei dati
dell'Esempio. Calcoliamo Q con la 20-25, relativa al fluido freddo, dal momento che, in questo caso,
abbiamo tutti gli ingredienti dell'equazione:

Q= mrcpr CTru - TrJ = 1,2 kg/ s x 4187 J/ (kgK) (140 C- 30 C) = 553.000 W


La differenza media di temperatura !:l Tm si calcola con la 20-7, in cui figura il fattore correttivo F:ncr che
tiene conto del fatto che lo scambiatore a correnti incrociate. Il valore di F:ncr si ricava dalla Figura
20.24, in cui entriamo calcolando i valori di PeR:

p = lfu - 'Jfi = 140 C - 30 C = O3


~i

- 7fi

400 oc- 30 oc

'

R = ~i - 'Zu = 400 C - 120 C = 2 5


lfu - Tr;
140 C - 30 C
'

Fincr= 0,88

t:lT = (~i- 'Tru)- (Tcu- T,-;) F


m

In

(r.-- lfi
c

T, )
fu

TC\1

A =

___il_ =
U!:iTm

mcr

= (400 - 140) oc - (120 - 30) oc O = 141 K


88
,
In (400 oc - 140 oc)
120 oc- 30 oc

553.000 W
= 35 65 m 2
110 W/(m 2 K) x 141 K
'

132
CAPITOLO 20 - TRASMISSIONE DEL CALORE

20.8

Numeri puri nella trasmissione del calore per convezione


In questo Paragrafo viene affrontato il problema della determinazione del coefficiente di convezione h, che, in assenza di irraggiamento, rappresenta l'elemento fondamentale per il calcolo
del coefficiente globale di scambio U (equazione 20-22). Anche se la determinazione di h fa particolare riferimento alla geometria dello scambiatore a fascio tubiero (Figura 20.18), i criteri
introdotti sono del tutto generali e costituiscono una conoscenza indispensabile nel dimensionamento degli impianti termici. Questi stessi concetti verranno ripresi nel Capitolo 25 dedicato
al progetto degli elementi di un generatore di vapore.

20.8.1

Correlazioni tra le variabili

Analogamente a quanto fatto con le turbopompe, si possono definire dei puri numeri, dei coefficienti cio senza dimensioni (adimensionali), che caratterizzano la trasmissione del calore per
convezione. Se si considera, quale lunghezza caratteristica del fenomeno, il diametro D del tubo
la cui parete delimita le regioni in cui sono presenti i due fluidi, uno caldo e l'altro freddo che
scambiano tra loro calore, questi puri numeri sono:
- Il numero di Reynolds R si pu esprimere sia come rapporto tra il prodotto del diametro D
[m] per la velocit del fluido v [m/s] e la viscosit cinematica v [m2/s] sia in funzione della
viscosit dinamica J.1 [Pas] (v= J.ilp):
R =Dv= pDv
v
J.1

(5-l) 20-38

Il numero di Reynolds, che era stato introdotto nello studio del moto dei fluidi, verr utilizzato nella detenninazione non solo dei coefficienti di scambio ma anche delle perdite di carico
incontrate dai fluidi, che scorrono nello scambiatore, secondo i criteri illustrati nel Capitolo 6.
-Il numero di Grashof Gr il rapporto tra il prodotto de li' accelerazione di gravit g [ rn/s 2 ] per
il coefficiente di dilatazione del fluido f3 [1 /Kf06 per la differenza di temperatura tlT [K]
(D. T= temperatura della parete calda I; -temperatura del fluido freddo T') per il diametro al
cubo D 3 [ m 3] e la viscosit cinematica al quadrato v 2 [ m 4/s 2] . Anche il numero di Grashof pu
essere espresso, al pari del numero di Reynolds, in funzione della viscosit dinamica f.i:

20-39
Il numero di Grashof esprime il rapporto tra le forze di galleggiamento legate a f3 (la spinta
cio generata dalla differenza tra la maggiore densit del fluido freddo pi pesante e la
minore densit del fluido caldo pi leggero) 20 6 e le forze viscose legate a v.

20.6 La dilatazione f3 del fluido definita come coefficiente di espansione termica (va riazione t. del volume massico
v rispetto alla variazione t. della temperatura T) a pressione p costante rappresentato da:

f3 =

!..1~1
t,T p~cost
V

l v- v'

v'T - T'

p'- p
p(T- T')

20-40

con p' massa volumica del fluido freddo nella regione indisturbata a monte alla temperatura T'e p massa volumica del fluido pi caldo alla temperatura T. l movimenti nello strato fluido che lambisce la superficie solida sono
dovuti alle variazioni di densit prodotte dalle differenze di temperatura che si generano tra le diverse zone del
fluido. Nasce allora una forza che spinge gli strati caldi pi leggeri (di massa volumica p) verso l'alto e gli . strati
freddi pi pesanti (di massa volumica p') verso il basso misurata nel campo g ravitazionale terrestre da (p'- p)g,
espressione che, per la 20-40 risulta uguale a f3p (T- T')g . Applichiamo qui gli stessi criteri che avevamo esposto nel Paragrafo 4. 1O, parlando della spinta di Archimede. Nel caso di un oggetto alla temperatura T1 la spinta
diviene pg/3 (T- T').

133
:::: 8 - NUMERI PURI NELLA TRASMISSIONE DEL CALORE PER CONVEZIONE

- Dopo aver introdotto la diffusivit termica a [m 2/s], rapporto tra la conduttivit termica
k [WI(m-K) = (J/s)/ (m-K)] e il prodotto della capacit termica massica a pressione costante cP
[J/(K kg)] per la massa volumica p [kg!m3 ]:
20-41

possiamo definire il numero di PrandtJ Pr come rapporto tra la viscosit cinematica v


[m 2/s] e la diffusivit termica a [m 2/s]. Tenendo presente la definizione 20-41 di diffusivit termica, il numero di Prandtl pu essere anche espresso in funzione della conduttivit termica
k, della capacit termica cP e della viscosit dinamica J1 (v = Jllp) :

JlCP
Pr = -V = __
a
k

20-42

Il numero di Prandtl fornisce una misura della efficacia relativa nel trasporto per diffusione
della quantit di moto (interpretata da v) e del calore (interpretato da a) nello strato limite.
- Il numero di Nusselt Nu il rapporto tra il prodotto del coefficiente di convezione
h [W/(m 2 K)] per il diametro del tubo D [m] e la conduttivit termica k [W/(mK)]:
Nu

= hD

20-43

La conoscenza del numero di Nusselt permette di risalire al coefficiente di trasmissione del


calore per convezione h, che figura al numeratore della 20-43.
Le diverse costanti, che compaiono nelle equazioni sopracitate, sono riportate nelle Tabelle B,
C, D ed E dell'Appendice. N ella Tabella F dell'Appendice sono riportati i valori della diffusivit di materia D AB [m 2/s] del la specie A nella specie B: questo un fattore che viene utilizzato
nel trasferimento di materia. Nella Tabella C dell'Appendice sono infine riportati, oltre ai puri
numeri citati sopra, altri puri numeri uti lizzati nella trasmissione del calore e nel trasferimento
di materia.
I rilievi sperimentali dello scambio termico convettivo indicano che esiste una relazione tra il
numero di Nusselt Nu e gli altri puri numeri di Reynolds R, Prandtl Pr e Grashof Gr; si dice
che questi numeri sono tra loro correlati oppure, in una parola, che esiste una correlazione tale
per cui il numero di Nusselt risulta funz ione (f), dei numeri di Reynolds, Prandtl e Grashof:

N u =fc(R, Pr, Gr)

<< convezione >>

20-44

Nella convezione naturale la velocit v del fluido molto bassa (Paragrafo 20.3); si pu quindi
ritenere trascurabile la velocit (v = O) ed il numero di Reynolds (20-38) diviene perci uguale
a zero (R = 0). La correlazione 20-44 si riduce allora a:
Nu

=fcn(Pr, Gr)

<<convezione naturale >>

20-45

Nella convezione forzata- fenomeno di estremo interesse perch quello che riguarda il maggior numero di applicazioni - la velocit di circolazione del fluido viene sostenuta da pompe
oppure da ventilatori e diviene quindi trascurabile il contributo della convezione naturale; ci
significa porre uguale a zero il numero di Grashof (Gr= 0):
Nu

=fcr (R, Pr)

<< convezione forzata >>

20-46

La Figura 20.29 mostra la correlazione che esiste tra i dati sperimentali relativi allo scambio termico convettivo del moto turbolento di un fluido a ll 'interno di un tubo; l'equazione, riportata
sulla retta, precisa, attraverso una costante (0,023) e gli esponenti del numero di Reynolds R (0,8)
e del numero di Prandtl Pr (0,4), la funzionefcr, indicata dalla 20-46.

134
CAPITOLO 20 - TRASMISSIONE DEL CALORE

10.000

'

1000

,<Y.:

o) IO

?('o;

~~

"'-'\'

100

....;,..\\

~l l c~o
v

~\j~

P~ :'C
lo

QY

ofi

16

IO
1000

100.000

10.000

1.000.000

pvD
R= -11

Fig. 20.29 - Retta che interpreta, in un diag ramma logaritm ico, la correlazione che esiste tra i dati sperimentali
relativi alla trasmissione di calore per convezione nel moto turbolento di un fluido all'interno di un tubo liscio.

Negli Esempi che seguono verr illustrata la determinazione del coefficiente di convezione h
mediante le correlazioni 20-46 e 20-45 applicate ad alcuni problemi tipici di scambio termico.
Per una presentazione sistematica delle diverse correlazioni, che occorre utilizzare nelle applicazioni, si suggerisce di ricorrere ai testi specializzati. Occorre infine tener presente che le equazioni di correlazione per lo scambio termico approssimano di solito i dati sperimentali con una
precisione di 25%.

Esempio 20.9

Flusso turbolento all'interno di un tubo

L.) scambio termico relativo al moto turbolento di un fluido all' interno di un tubo, lungo l e di diame::o interno D , descritto da lla correlazione:

20-47
-alida per
10.000 < R < 120.000, 0,7 < Pr < 120, l/D> 60 (per poter trascurare l' influenza del tratto di imbocco).
'eli' equazione 20-47 tutte le propriet fisiche vengono valutate alla temperatura media del fluido T nel
trile strato limite (film) adiacente alla parte del tubo dato da:
T = temperatura di parete+ temperatura media del flu ido

20-47'

135
_ 8- NUMERI PURI NELLA TRASMISSIONE DEL CALORE PER CONVEZIONE

Aria, alla pressione di 0,2 MPa e alla temperatura media (tra ingresso e uscita) di 190 C, scorre in un
tubo di diametro interno D= 20 nun con la velocit v di l Om/s. La temperatw-a di parete del tubo pari
a 210 C. Si chiede di:
a) verificare che si possa applicare la correlazione espressa dall' equazione 20-47 nell'ipotesi che la condizione !ID sia gi soddisfatta;
b) determinare il coefficiente di convezione h.

Soluzione
a) Per verificare la possibilit di applicare la correlazione citata nell'enunciato dell' Esempio occorre calcolare i numeri di Reynolds R e di Prandtl Pr ad una temperatura di riferimento T pari, per la
20-47, a 200 C, intermedia tra la temperatura dell'aria di 190 C e la temperatura della parete del
tubo di 210 C:

= 21 O oc + 190 C = 200 oc
2

Sulla Tabella D. l dell'Appendice leggiamo le propriet dell' aria alla pressione atmosferica in corrispondenza della temperatura di 200 C:
- massa volumica p= O, 723 kg/m3
- capacit termica massica a pressione costante cP = 1035 J/(kg-K)
- conduttivit termica k = 0,0370 W/(m K)
- diffusivit termica a x l 06 = 49,7

a = 49,7 x J0-6 m 2/s

::::}

- viscosit dinamica J1 x l 06 = 25,693


6

- viscosit cinematica v x l 0 = 35,5

::::}

::::}

J1 = 25,693 x l 0-(j N s/m 2 = 25,693 x 10-Q Pa s


v= 35,5 x 10-6 m2/s

- numero di Prandtl Pr = O,71.


All' interno del tubo l' aria si trova alla pressione di 0,2 MPa e non alla pressione atmosferica
("' 0,1 MPa). Applichiamo allora l' equazione del processo a temperatura costante e calcoliamo il
nuovo valore della massa volwnica alla pressione di 0,2 MPa:
pv

= !!.. = El_ = p 2 = cost


P

P1

::::}

::::}

p= 0,723 kg/m 3

P2

0,2 MPa
= 1,446 kg/m 3
0,1 MPa

Oltre a p , occorre modificare le altre propriet, come la diffusivit termica a e la viscosit cinematica v, che sono rapportate alla massa volumica; questi valori vanno divisi per 2 (rapporto tra la pressione: 0,2 MPa /0,1 MPa) oppure si possono ricavare dalle loro definizioni (rispettivamente l'equazione 20-41 e v = J.L/p):
0,0370 W/(m-K)
a - - k- = 24,8 x 10- 6 m 2 /s
- cPp - 1035 J/(kgX) x 1,446 kg/ m 3
v

= J1 = 25,693 x 10- 6 Pas = 17,75 x 10_6

m2/s

1,446 kg/m 3

Calcoliamo il numero di Reynolds con la 20-38:


R

= D v = 0,020 m x IO m /s = !1.268
17,75 x J0- 6 m 2/s

mentre il numero di Prandtl quello che abbiamo letto sulla Tabella:


Pr= 0,71

Il numero di Prandtl poteva anche essere calcolato sulla base della definizione 20-42:
Pr

= ~ = 17,75 x 10- 6 m 2 / s
a

24,8 x I0- 6 m 2/ s

= O 71
,

136
CAPITOLO 20 - TRASMISSIONE DEL CALORE

Essendo verificate le condizioni:


10.000 < R = 11.268 < 120.000,0,7 < Pr= 0,71 < 120
possiamo applicare la correlazione 20-47. Possiamo inoltre affermare che, essendo il nwnero di
Reynolds maggiore di 4000, il moto (Paragrafo 5. 1) sicuramente turbolento.

b Il coefficiente di convezione h si ricava dalla definizione 20-43 del numero di Nusselt:


hD
Nu = k

=>

h= kNu
D

Occorre allora ricavare il numero di Nusselt dalla correlazione assegnata 20-47:


Nu = 0,023 R 08 Pr 04 = 0,023 x 11.2688 x O,71 4 = 34,971

= 35,0

h = kNu = 0,037 W/ (m-K) x 35 = 64, 75 W/ (m 2-K) = 65 W/(m 2-K)


D
0,02 m
~ ~Comnrenti

'"alore del numero di Prandtl nel caso dei gas praticamente costante (Appendice D): compreso tra
e 1,0; si avvicinano al valore pi basso (0,67) i gas che hanno pochi atomi ( l o 2) nella molecola,
r:Jentre i gas che hanno molti atomi (3 o 4) nella molecola sono prossimi ad 1,0.1 metalli liquidi hanno
:llori del nwnero di Prandtl (Appendice E) molto bassi a causa della loro conduttivit termica molto alta.
metalli liquidi possono allora rimuovere flussi termici maggiori che non i liquidi e i gas e vengono per.. l'utilizzati nei reattori nucleari all'interno dei quali si generano flussi di calore estremamente elevati.
.h-

E'tempio 20.1 O Flusso laminare all'interno di un tubo

l" scambio termico relativo al moto laminare di un fluido all'interno di un tubo lungo l e di diametro
terno D descritto dalla correlazione proposta da Sieder e Tate:
Nu = 1,86(RPr)0 33

0.33( )0,14
(~ )
:

valida per

R-Pr

>IO

20-48

Ye tutte le propriet sono valutate alla temperatura media del fluido T data da:

T = temperatura ingresso + temperatura uscita


2

20-48'

e t: fattore empirico di correzione J.liJ.l. (con J.ls temperatura della superficie o parete del tubo) viene introtto per tener conto dell ' influenza che le variazioni della temperatura hanno sulla viscosit.
r\cqua, con una temperatura in ingresso di 54 C ed una temperatura in uscita di 66 C, scorre in un tubo
diametro interno D = 3 mm lungo 0,3 m alla velocit v = 0,25 m/s. La temperatura della superficie
dd rubo viene mantenuta alla temperatura di 80 C. Si chiede di
,erificare che si possa applicare la correlazione espressa dall 'equazione 20-48;
calcolare la portata in massa ni di acqua che scorre nel tubo;
determinare il coefficiente di convezione h.
:;~Soluziolle

_ Per verificare la possibilit di applicare la correlazione citata nell'enunciato dell'Esempio occorre calcolare i numeri di Reynolds R e di Prandtl Pr ad una temperatura di riferimento T pari, per la
20-48', a 60 C, intermedia tra la temperatura dell' acqua in ingresso 7;; =54 oc e la temperatura delracqua in uscita Tru= 66 C:

T = Tri + Tru = 54 oc + 66
2
2

oc = 60 oc
137

- - 8- NUMERI PURI NELLA TRASMISSIONE DEL CALORE PER CONVEZIONE

Sulla Tabella C. I dell'Appendice leggiamo le propriet dell'acqua alla pressione di saturazione in corrispondenza della temperatura di 60 C:
- massa volumica p= 983,2 kglm3
- capacit termica massica c 1120 = 4181 Jl(kg K)
- condultivit termica k = 0,658 Wl(m K)
- diffusivit tenni ca a x l 06 = O, 159
=>
a= O, 159 x l 0-6 m21s
6
- viscositdinamica.ux 10 = 472
=> p=472x J0-6 Nslm2 = 472 x J0-6 Pas
- viscosit cinematica v x l 06 = 0,4 78
- numero di Prandtl Pr = 3,0.

=>

v = 0,4 78 x l 0-6 m 21s

Il numero di Rcynolds (20-38):


R = Dv = 0,003 m x 0,25 mis =
1569
v
0,478 x J0- 6 m 2/ s

inferiore a 2100 e quindi (Paragrafo 5.1) il moto sicuramente laminare; abbiamo allora verificato
la prima condizione che impone l'esistenza del moto laminare.
Il numero di Prandtl quello della Tabella e cio 3,0 oppure si pu calcolare sulla base della definizione 20-42:
J0-6 21
Pr = 2:. = 0' 478 x
m s = 3O
a 0,159 x J0- 6 m 21s
'

Calcoliamo adesso l 'ultimo ingrediente DII, che figura nella condizione di validit della correlazione
20-48:
D = 0,003 m = 0 01
l
0,3 m
'
Essendo verificata la condizione:
( R.Pr

~) = 1569 x 3,0 x 0,01 = 47 > 10

possiamo applicare la correlazione 20-48.


b) La portata in massa
T = 60 C, (5-2):
.

mdi acqua, che scorre all'interno del tubo alla temperatura di riferimento
nD 2

m = pAv = p-- v= 983,2 kg/ m 3


4

1t

x (O 003 m)l
'

0,25 mis = 1,74 x JQ- 3 kgl s

....

c) TI coefficiente di convezione h si ricava dalla definizione 20-43 del numero di Nusselt:

hD

Nu=k

kNu
h=-D

Occorre allora ricavare il numero di Nusselt dalla correlazione assegnata 20-48, assumendo (Tabella
C. I) .Us = 352 x l o-6 N slm 2 in corrispondenza della temperatura di superficie T, = 80 C:

( 472xlo- 6 Pas )0,14


.
D 0,33 ( )0,14
Nu= l 86(R-Pr) 033 l!:_
=186x(l569x3)0 33 x 00133
=186x163x022xl04 = 69
(l)
'
352x!0- 6 Pas
'
'
'
'
'

.u,

'

'

h = kNu = 0,658 W l (m-K) x 6,9 = 1513 Wl (m 2 -K)


D
0,003 m

Commenti
Nei problemi che si incontrano nelle applicazioni si conosce solo la temperatura in ingresso del fluido
~, ma non la temperatura in uscita 'fcu, che invece, nel nostro Esempio, stata, per semplicit, assegnata.

138

..

CAPITOLO 20 - TRASMISSIONE DEL CALORE

crive allora il bilancio del flusso termico Q, che, passando attraverso la parete del tubo (equazione
fa aumentare la temperatura del fluido (equazione 20-25). Nell'equazione 20-5 figurano adesso
_ coefficiente di scambio convettivo h = 1513 W/(m2 K), una superficie laterale del tubo A= nDl e una
..:..fferenza di temperatura ~T tra la temperatura di superficie (e cio della parete del tubo) Ts = 80 oc e
.:;:uella media del fluido T (20-48 '). NeIl 'equazione 20-25 figurano la portata di acqua
la capacit ter::::llca dell'acqua cH20 e la differenza di temperatura dell'acqua tra uscita e ingresso Tru- ~-

~5).

m,

In questa equazione di bilancio non nota la temperatura Tru e quindi non sarebbero neanche disponi::ili gli altri parametri h e r1, funzioni, a loro volta, della temperatura Tru in quanto le propriet dell 'ac~ vanno lette sulla Tabella CI in corrispondenza della temperatura media T=(~+ fru)/2. Si leggono
...:.!ora le propriet del fluido alla temperatura ~=54 C, si determinano poi il coefficiente di scambio
e la portata n? e infine con l'equazione citata sopra si ricava un primo valore della temperatura Tru; si
.:ice che si fatta una prima "iterazione". Quindi si procede ad una seconda iterazione leggendo, que:>:a volta, le propriet alla temperatura media T= (~ + frJ /2 utilizzando il valore di Tru ricavato dalla
:':ima iterazione. Qualora il nuovo valore di Tru sia se nsibilmente diverso da quello ricavato nella prima
:erazione, si continua il calcolo fino ad arrivare ad un valore di temperatura molto vicino a quello cal .:>lato nella iterazione immediatamente precedente. In caso contrario il calcolo viene arrestato. Un csem- .o di questo procedimento presentato nei Commenti all'Esempio 25.2.

Esempio 20.11

Potenza termica persa da un tubo

:..o scambio termico per convezione naturale da un cilindro orizzontale lungo l rappresentato dalla cor-elazione:
Nu = 0,53 (GrPr) 025 valida per 104 < (GrPr) < 109
20-49
.:..:r.e tutte le propriet sono valutate ad una temperatura di riferimento T intermedia tra quella della super.::;:ie esterna del cilindro e quella del fluido in cui immerso il cilindro:
T = temperatura superficie + temperatura fluido

20-49'

n tubo orizzontale, di diametro D= 300 mm e lungo l O m, che contiene vapore, ha la temperatura della
;;::::perficie esterna T;= 180 C. La temperatura dell'aria dell 'ambiente in cui si trova il tubo T'= 20 C.
=;chiede di:
~

verificare che si possa applicare la correlazione espressa dall'equazione 20-49;

- determinare il coefficiente di convezione h;


.: calcolare il flusso termico Q dissipato dal tubo.

_ Per verificare la possibilit di applicare la correlazione citata nell'enunciato dell'Esempio occorre calcolare i numeri di Grashof Gr e di Prandtl Pr ad una temperatura di riferimento T pari, per la
20-49 ', a l 00 C, intetmedia tra la temperatura della superficie esterna del tubo (T; = 180 C) e la temperatura dell'aria ambiente (T'= 20 C):
T = TI

+ T'
2

= 180

oc + 20 oc = l 00 oc
2

Sulla Tabella D. l dell 'Appendice leggiamo le propriet dell'aria in corrispondenza della temperatura
T= 100 C:
- massa volumica p= 0,916 kg/m3
- coefficiente di dilatazione f3 x l 03 = 2,68
=> f3 = 2,68 x l o-J 1/K

139
::.8- NUMERI PURI NELLA TRASMISSIONE DE L CALORE PER CONVEZIONE

- capacit termica massi ca cP = l O19 J/(kg K)


-conduttivit tenni ca k = 0,0307 W/(m K)
-diffusivit tennica a x 106 = 33,6

- viscosit dinamica .u x l 06 = 21 ,673


- viscosit cinematica v x 106 = 23,6

a= 33,6 x 10--<\ m2/s


~

.u = 21 ,673 x
v = 23,6 x

10-6 Ns/m 2 = 2 J ,673 x 10-6 Pa s

w- m2/s
6

- numero di Prandtl Pr = O,71

- gf3/v 2 x

JQ- 8 = 0,472

gf3 /v 2 = 0,472 x 108 li(Km 3)

Il numero di Grashof Gr e dato dalla 20-39 dove introduciamo la differenza !J.T, temperatura della
superficie esterna de l tubo(~ = 180 C)- temperatura dell'aria ambiente (T'= 20 C), e il parametro
gf3/v 2 = 0,472 x 108 li(Km3 ), che abbiamo appena letto sulla Tabella:
3

Gr = gf3!1:D = g/3 11TD3 = 0,472 x 108 li(K-m 3 )(l 80


v-

v2

oc- 20 C)(0,3 m) 3

= 2,04 x 108

Il prodotto del numero di Grashof per i l numero di Prandtl, letto sulla Tabella D. l , allora:
Gr.Pr = 2,04 x 108 x 0,71 = 1,45 x 10 8

Essendo verificata la condizione:

possiamo applicare la correlazione 20-49.


b) Il coefficiente di convezione h si ricava dalla definizione 20-43 del numero di Nusselt:

hD

Nu = k

h = kNu
D

Occorre allora ricavare il numero di Nusselt dalla correlazione assegnata 20-49;


Nu = 0,53 (GrPr) 0 25 = 0,53 x ( 1,45 x 108) 025 = 58,2

h= kNu = 0,0307 W/(m-K) x 58,2 = 5,14 W/ (m 2 X)


D
0,3 m

c) La potenza termica persa per convezione (20-5) data da:

Q= hA!J.T= hrtDl(T; - T')= 5, 14 W/(m 2K) x 1t x 0,3 m x 10m = (180 C- 20 C) = 7750 W= 7,75 kW

20.8.2

Analogia di Chilton-Colburn nella convezione forzata

Nel Paragrafo precedente abbiamo esaminato la forma classica di grupp i adimensionali, principalmente i numeri di Nusselt, Prandtl e Reynolds, per esprimere il coefficiente di convezione
forzata. Abbiamo anche visto (Esempio 20.1 O) che, per valori del numero di Reynolds inferiori
a l 0.000 (R < l 0.000), opportuno aggiungere il rapporto del diametro D alla lunghezza l del
tubo (D/l) e il rapporto tra le viscosit j1/Jls
Un' altra forma, sempre adimensionale, per presentare lo scambio termico convettivo forzato
dovuta a Colburn: essa mette in relazione tre gruppi adimensionali: i numeri di Prandtl e di
Reynolds, che abbiamo gi visto, e il numero di Stanton S t, legato ancora ai numeri citati sopra:

St = _h_ = Nu
pvcP

20-50

R.Pr

140
CAPITOLO 20- TRASMISSIONE DEL CALORE

Con l'analogia di Chilton-Colburn207 si dimostra che il prodotto del numero di Stanton per il
numero di Prandtl elevato a 2/3 uguale, per un intervallo di valori del numero di Prandtl compresi tra 0,6 e 60, alla met (112) del coefficiente di resistenza di attrito k. che figura nell'equazione di Darcy-Weisbach (6-5):
) H = St.Pr 2 / 3

k.
2

<< 0,6 < Pr < 60 >>

20-51

dove il gruppo senza dimensioni)H prende il nome di fattore di Colburn per la trasmissione del
calore.

0,1
0,07
0,05
0,04
0,03
:!

;;;

l
r--: ID

-......:.
0,02 ...,...,
['..
0,01

;::-

.....,

50

ID= 100

, :><
!'-....

l /)= 200

ci: 0,007
~

0,005
0,004 ID
0.003
0.002
0,001

-too l l '

.......
l

.....,
........ _.......

1'--J
100

1000

!0.000

100.000

1.000.000

Numero di Reynolds R

Fig. 20.30- Fattore di Colburn j 11 = St.Pr 23 moltipl icato per il parametro correttivo (p) J1) 014 in funzione del
numero di Rcynolds. La regio ne al di sotto del numero di Reynolds uguale a 10.000 viene descritta da pi curve
caratterizzate da valori diversi del rapporto !ID; si tratta di una regione, soprattutto in corrispondenza del
regime di transizione (R compreso tra 2000 e 6000), che pu essere instabile con fluttuazioni nella caduta di pressione e nello scambio termico; le prestazioni degli scambiatori possono cos deviare anche considerevolmente
dal comportamento predetto sulla base di queste curve.

20.7 L'interrelazione esistente tra trasferimento della quantit di moto e trasmissione del calore risulta dall'analogia concettuale (Figura 20.8)

tra strato limite idrodinamico e strato limite termico e dall'analogia formale tra equazione di moto ed equazione del flusso termico.
possibile infatti scrivere che (legge di Newton 3-4) nel sottostrato laminare (Paragrafo 6.2) lo sforzo tangenziale di attrito r pu essere
valutato dalla conoscenza del gradiente di velocit v lungo una direzione normale y alla superficie:
~v

1: = f..l~y

e che (legge di Fourier 20-1 ) il flusso termico (riferito all'unit di area del sottostrato laminare) cp risulta funzione del gradiente di temperatura T lungo la direzione y normale alla superficie:

([) =

-k~
~y

dove figurano rispettivamente la viscosit dinamica J.l , legata alla viscosit cinematica v, e la conduttivit termica k dello strato adiacente alla superficie, legata alla diffusivit termica a . Questa analogia tra calore e quantit di moto viene invocata partendo dall'assunzione che la diffusione del calore, espressa da a, e la diffusione della quantit di moto, espressa da v, awengono essenzialmente
attraverso lo stesso meccanismo cosicch una relazione relativamente semplice deve esistere tra i coefficienti di diffusione. L'analogia
empirica di Chilton-Colburn rappresenta appunto una risposta a questa ricerca. Allo stesso modo dell'analogia che riguarda i fenomeni di trasmissione termica, si riconosce l'esistenza di un'analogia relativa ai fenomeni di trasferimento di materia, interpretati dalla
diffusivit in massa D AR [m 2/s] della specie A nella specie B (Tabella F dell'Appendice); anche qui viene definito un fattore di Colburn
Jm, in cui il pedice m sta per massa, cos come prima nel fattorejH il pedice <<H stava per calore (in inglese "Heat"). Per ulteriori
approfondimenti dell'argomento si consigliano: R.B. Bird, W.E. Stewart e E.N. Lightfoot. Fenomeni di trasporto, Casa Editrice
Ambrosiana, Milano 1979; F.P. lncropera e D.P. De Witt, Fundamentals of Heat Transfer, John Wiley, New York 1981 ; C. Bonacina, A.
Cavallini e L. Matta rolo, Trasmissione del calore, Cleup, Padova 1989.

141
: : 3 - NUMERI PURI NELLA TRASMISSIONE DEL CALORE PER CONVEZIONE

Anche qui, per una pi accurata correlazione dei dati sperimentali, occorrerebbe tener conto di
due altri gruppi adimensionali (Figura 20.30): il rapporto elevato a O, 14 tra viscosit alla
superficie del tubo Jls e viscosit media del fluido J1{J1/ J1.)014 e il rapporto della lunghezza l al
diametro del tubo D(!!D) per valori del numero di Reynolds inferiori a l 0.000.
Per determinare il coefficiente di scambio convettivo h, esistono infine delle equazioni dimensionali, solitamente derivate dalle correlazioni tra i gruppi adimensionali citati sopra, in cui i
termini sono espressi in unit di misura opportune e in cui tutti i fattori numerici sono raggruppati in una singola costante. In alcuni casi le propriet fisiche sono funzioni lineari della
temperatura e l'equazione dimensionale viene risolta in un 'equazione contenente soltanto una
oppure due variabili (esempi di equazioni dimensionali sono trattati nel Paragrafo 25.2.2).

Esempio 20.12

Scambio termico e perdita di carico in un banco di tubi

All'interno di un banco con 7 file (ranghi) di tubi, disposti in modo sfalsato secondo lo schema della
Figura 20.31, scorre dell' acqua pressurizzata; all' esterno, il banco viene investito con flusso incrociato
da aria, avente una temperatura T' = 15 oc e una velocit v =6 m/s. Il diametro esterno dei tubi
D= 16,4 mm, i passi longitudinale SL e trasversale Sr valgono rispettivamente SL = 34,3 mm e
Sr = 31,3 m m; la temperatura della superficie esterna dei tubi T, = 65 o c.

L Rango l

L Rango 7

Fig. 20.31-a - Schema del banco di tubi deli' Esempio 20. 12.
Fig. 20.31 -b - Scambiatore di calore e fasc io tubiero, destinazione tipica del banco di tubi trattato nell'Esempio 20.12.

Facendo uso dei diagrammi tiportati nella Figura 20.32, calcolare nella regione esterna ai tubi ( il lato
mantello dello scambiatore di calore a fascio tubiero):
a) il coefficiente di trasmissione del calore per convezione forzata h tra aria e parete;
b) la cadula di pressione !:,.p dell'aria nell'attraversare il banco.

Soluzione
a) Per determinare il coefficiente di scambio h, lato mantello, utilizziamo il diagramma della Figura
20.32, che porta in ordinate (in basso) il prodotto del fattore di Colburn jH per il rapporto delle viscosit (jL.fJ1) 014 e in ascisse il numero di Reynolds (lato mantello).
Le propriet del fluido, nel nostro caso l 'aria che lambisce in flusso incrociato il banco di tubi, vanno
calcolate ad una temperatura di riferimento T, intermedia (20-49') tra la temperatura della superficie

142
CAPITOLO 20 - TRASMISSIONE DEL CALORE

D [mm]
[mm] Configurazione Curve
IOO~~~~~~~~~~~J$~~~~~~~~8(;:~~~~~~l
..-...
I 5,9
20,6
<J
3
ST

~~'?'~,...,~.-~,1:_i,"2jft;dHH-+
++It.tt---_++--+t--++-t-+-+
++ttlttl----_+t----HH
-~~

l ""3./ ~~<
10 f.---14L-

<]

23,8
25,4

19
19

25,4

19
25,4
25,4
19
25,4

I --

o
<l
o

31 ,7
3I ,7

4 --

3 --2 -.-

<l

l --

D
2 - (,
'""'-"
D
I~-b~~~~~~~~1+HH--1-~~rrn--~~~rrrr~~~~m
~t'.....

25,4
3I ,7

~~~
~~~~+H##--r+~~--r+~~--~++~

O,OI
O, l

:!

~
~

i;

..

r--"'-.....V

5<:St---:-

;;;;liiiii'i

~~;;;1;~;1"..~~~~~;;;1;-~
2

... , -....:;-.

ll'll

"'

. .,... . ,....

l
D [mm]
00
' l
0,008
15,9
19
I9
19
19
25,4

Sr [mm]

Configurazione

1 11~~m~~~~~~~~

-- ~ ij

<l

23,8
20.6
25,4
25,4
25,4

lI - 3 -- 2 - . - f--1-++++1+1-----+-+-H-t+t+t--t---t--H--t-1-f"H
l --

<l

31,7

.::::-:::r:::-,i"'==:

Curve

3 ---

1--H+t-H-++-- H--t-++++tH---+,-+++-H+H
11.741

j2~5,~4--j3~
j-~~~El~~~~tE~~~~~~
3I1 .2
,77 ____~og_
<l ___i2~=
.l
'
:
O,OOI L 25,4
l

IOO

IO

1000

10.000

100.000

Numero di Rcynolds R
Fig. 20.32 - Coefficiente di resistenza di attrito k, (in alto: curve blu e verdi) e fattorej11 (in basso: curve rosse)
;::orretto con il rapporto delle v iscosit (J.l) J1.) 014 in funzione del numero di Reynolds massim o Rmax lato man:ello per un banco di tubi ideale208

20.8 l fattori di correzione ai fattori }H e k, del banco di t ubi ideale sono trattati nel manuale Chemical Engineers'
Handbook di Perry edito da McGraw-Hill a New York (pagine da 10-25 a 10-30). Altri metodi di calcolo del coefficiente di scambio h e del coefficiente di resistenza di attrito sono presentati nel Paragrafo 7. 6 del volume
Fundamentals of Heat Transfer di F.P. lncropera e D.P. De Witt edito da John Wiley a New York nel 1981; si
rimanda a questo libro e in particolare all'Esempio 7.6 per i valori di h, citati nei Commenti. Per ulteriori
approfondimenti sul metodo presentato del calcolo del fattore di Colburn si consiglia Progetti di impianti termici di M. Filippi, edito da Levrotto & Bella a Torino nel 1979.

esterna del tubo (T, = 65 C) e la temperatura dell' aria (T' = 15 C):

= T,

+ T'

= 65 oc + 15 oc

40

oc

Sulla Tabella D. l dell'Appendice leggiamo Je propriet dell' aria in corrispondenza della temperatura
T= 40 C:
- massa volumica p= l ,092 kg/m
- capacit termica massica cP = l O14 J/(kg K)
- conduttivit termica k = 0,0265 W/(m K)
~
a= 24,8 x l o-6 m2/s
- diffusivit termica a x l 0 6 = 24,8
- viscosit dinamica ,u x l 06 = 19,123
~
J..L = 19, 123 x 10-6 Ns/m 2 = 19,1 23 x J0-6 Pa s
~
v= 17,6 x 10-6 m 2/s
- viscosit cinematica v x l 0 6 = 17,6

- numero di Prandtl Pr = O,7 1.

143
::J.8 - NUM ERI PURI NELLA TRASM ISSIONE DEL CALORE PER CONVEZIONE

l Tabella 20.6

Valori tipici del passo tra i tubi per diverse configurazioni di banchi di tubi
Diametro
esterno

D[mm]

Passo
ST [mm]

SL [mm]

S{ [mm]

17,9

10,3

20,7

11,9

25,4

25,4

17,9

17,9

22,0

12,7

31,7

31,7

Configurazione

~
~

15,9

20,6

----..

19,0

23,8

----..

19,0

25,4

----..

19,0

25,4

----..

19,0

25,4

25,4

31,7

----..

25,4

31,7

----..

22,4

22,4

25,4

31 ,7

27,5

15,9

w
w

"r:~ -6)

~ ~ ~]

w
L

Occorre inoltre determinare il valore della viscosit dinamica alla temperatw'a della superficie
esterna del tubo T5 = 65 C, per poter calcolare la viscosit dinamica Jl, che figura nel rapporto
{jl/ J1)014 . La viscosit dinamica alla temperatura di 65 C viene approssimata dall'interpolazione
lineare dei valori di J1 a 60 C (19,907) e a 80 C (20,790) che si leggono sulla Tabella D.l.
=

J16s

J1 6o

Jls X 106 = 20,127

= Jl so- J1 6o

20

=>

oc

oc =

19,907 5 = 20 127
19 ,907 + 20,79020
,

Jls = 20,127 x 10-{; Ns/m 2 = 20,127 x 10-{; Pas

Note le propriet del fluido, calcoliamo i puri numeri che figurano in ascisse e in ordinate del diagramma della Figura 20.32. Iniziamo con il numero di Reynolds massimo lato mantello (20-38), calcolato cio in funzione della velocit massima vmax che incontra l'aria nel passare attraverso il
banco tubi. La velocit massima si raggiunge l dove la sezione di passaggio diventa minima. Nel caso
dei tubi allineati (Figura 20.33-a) la sezione minima A1; ma l'aria, nelle condizioni assegnate di
velocit e di temperatura, pu essere considerata un fluido incomprimibile e l'equazione della conservazione della massa (5-2) tra la sezione di ingresso A e quella minima A 1 ci d:
Av = A 1Vmax

A
A,

=-v=
max

S
T
v
ST - D

20-52

dove, al posto del rapporto delle aree, abbiamo sostituito il rapporto tra le distanze relative sul

144
CAPITOLO 20- TRASMISSIONE DEL CALORE

piano del disegno in quanto l'altra dimensione dell'area, che la lunghezza normale al piano del disegno, si mantiene costante.
Nel caso di tubi sfalsati (Figura 20.33-b), se la sezione minima viene raggiunta nel piano trasversale
A 1, allora si applica ancora la 20-52. Se invece la sezione minima sul piano diagonale A 2 , le file dei
tubi sono spaziate in modo tale che risulta:

20-53
dove il fattore 2, che compare nel primo membro della prima disequazione, dovuto al fatto che il
fluido si suddivide nella biforcazione che incontra procedendo oltre l'ingresso in corrispondenza delle
due sezioni A 2 rappresentate sulla Figura 20.33-b.

Fig. 20.33 - Disposizione tipica dei tubi in un banco:


a) allineati;
b) sfalsati.

La distanza S0 si calcola appl icando il teorema di Pitagora:


SD= [S~ + (Sr / 2)2JL'2

20-53 '

Mentre la velocit massima v m"'' ' nel caso in cui verificata la 20-53, data da:

V
max

2(SD - D)

20-54

Trattandosi di tubi sfalsati, dobbiamo calcolare in primo luogo S 0 con la 20-53 ':
S0

= [~ + (Sr / 2)2Jl12 = [(34,3 mm)2 + (31,3 mm/2)2 ) 0 5 = 37,7 mm

e quindi confrontarlo con (Sr + D)/2 secondo la 20-53:


Sr + D _ 31,3 mm + 16,4 mm

---'---~--

= 23,8 mm

Risulta cos che la disuguaglianza 20-53 non verificata, in quanto S0 molto pi grande di
(Sr + D) /2. La velocit massima va allora calcolata con la 20-52:

v
mox

Sr

ST - D

3 1,3 mm
6 m / s = 12,6 m / s
31,3 nun - 16,4 nun

Il numero di Reynolds vale:

R
max

= Dvmax = 0,0164 m x 12,6 m / s = 1.


1 741
V
17,6 X J0- 6 m2fs

Partendo da Rmax = 11.741 (letto sulle ascisse del diag ranuna della Figura 20.32), arriviamo sulla
curva, che la stessa per tutte le configurazioni, e da qui passiamo sulle ordinate dove leggiamo:

145
_ 8 - NUMERI PURI NELLA TRASMISSIONE DEL CALORE PER CONVEZIONE

Il rapporto delle viscosit l e quindi si pu trascurare; risulta infatti:

Jls
Jl )

0.14

-6

20,127x l0 Pas
19,123 x J0- 6 Pas

) 0,14

= I,007 "' l

Poniamo a ll ora uguale a 0,008 il fattorejH definito dalla 20-51:

JH = StPr 213 = 0,008


e risolviamo rispetto al coefficiente di scambio termico per convezione h, ricordando la definizione
del numero di Stanton St (20-50):
} 11

= StPr 213 =

Pr061 =

P V maxcp

=>

1,092 kg/ m 3

h
O79 =O 008
13.952 W/(m 2 -K) '
'

=>

h
12,6 m/s

h= O 008
'

10 14 J/(kgX)

(0,7 1) 067 == 0,008

=>

2
13 952

W/ (m -K) = 141 3 W/(m 2 X)


0,79
'

b) Il calcolo della caduta di pressione !!p, subita dall ' aria nel passare attraverso il banco di tubi, basato
sui concetti sviluppati in aerodinamica per descrivere la resistenza incontrata da un profilo:

6p = NX (
dove N

pv2~ax ) k.

20-55

il numero di ranghi di tubi;

un fattore correttivo che vale l quando il numero di ranghi maggiore di l O, mentre


per un nwnero di ranghi inferiore a l O maggiore di l ; in p1ima approssi mazione viene
posto uguale a l;
la massa volumi ca del fluido che attraversa il banco;

p
vmax

k.

la velocit massima del fluido ;


il coeffic iente di resistenza di attrito che si legge sulla parte alta delle ordinate della
Figura 20. 32.

Leggiamo allora sul diagramma del la Figura 20.32, in corrispondenza di R max = 11.741 , un valore di
k. = 0,17; nell 'equazione 20-55 mettiamo N= 7 ( il numero di ranghi), X = 1,04 ( il valore che si
ricava dai testi specializzati20 R per queste condizioni) oltre agli altri valori indicati in precedenza:
An=
'->J'

Nx(pv~'"'
)ka =
2

3
2
1 092
26
7 x l 04
kg/ m x (1 m / s) O17
'
2
'

107 3 Pa
'

Commenti
I calcoli si riferiscono ad un banco di tubi ideale: non si tiene conto cio della configurazione dello scambiatore a fascio tubiero in cui la pre senza dei diafrarruni d origine a un deflusso tortuoso del fl uido che
si svolge da parallelo a normale a ll 'asse del fascio di tubi; vi sono poi le tolleranze di lavorazione e di
montaggio che consentono a l fluido di scon ere tra il mantello ed il fascio tubiero e tra i tubi ed i diaframmi. Esistono allora dei fattori di correzione208 , che vanno moltiplicati per i valori forniti dai diagrammi della Figura 20.32 .

II valore di h( 141,3 W/(m2 K), che abbiamo calcolato per il banco di tubi ideale, in buon accordo con
valori (143 oppure 154 W/ (m 2K)) calcolati con altri metodF0 8.
Per lo scambio termico ali 'interno dei tubi dello scambiatore a fascio tubi ero si rimanda a lla correlazione
dell'Esempio 20.10, mentre le perdite di carico all'interno dei tubi vann o calcolate con il metodo esposto nel Paragraj 6.2.
La trattazione genera l.e del calcolo dello scambio termico e della caduta di pressione verr presentata
nel Capitolo 25.

146
CAPITOLO 20 - TRASMISSIONE DEL CALORE

La trasmissione del calore studia il trasferimento di energia che avviene in conseguenza di una
differenza di temperatura t!,.T tra i corpi: La quantit di calore Q, trasmessa nell'unit di
tempo t, un_flusso termico, si indica con Q= Q/ t e si misura in W dal momento che l J/s equivale a l W; Q perci una potenza termica. Questo trasferimento di energia si pu realizzare
in tre modi:

A. conduzione: quando il trasferimento di calore, prodotto dal gradiente di temperatura,


avviene in un solido oppure in un fluido in quiete;
B. convezione: invece il trasferimento di calore che avviene tra una superficie e un fluido
in movimento dotati di temperature diverse;
C. irraggiamento: tutte le superfici, che si trovano a una data temperatura, emettono energia
sotto forma di onde elettromagnetiche. Perci, in assenza di un mezzo situato tra due superfici, il calore tra le due superfici a diversa temperatura viene trasmesso per solo irraggiamento.

La legge di Fourier regola la trasmissione di calore per conduzione. Essa dice che il flusso termico Q [W], che viene trasferito per conduzione dalla superficie a temperatura maggiore a
quella a temperatura minore, proporzionale all' area della superficie A [m2 ] e al gradiente di
temperatura !).T/l [Kim] (variazione di temperatura !).T riferita allo spessore l del materiale)
attraverso una costante k [W/( m K)] che prende il nome di conduttivit termica ed funzione
del tipo di materiale e della temperatura:

Q=

kA t!,.T
l

La legge che regola la trasmissione ~i calore per convezione la legge di N ewton; questa legge
mette in relazione il flusso termico Q [W] con la differenza t!,. T [K], tra la temperatura di parete
della superficie di area A [m 2 ] e quella del fluido, attraverso una costante di proporzionalit h
[W/(m 2 K)], che prende il nome di coefficiente di convezione:

Q= hAt!,.T
I.; ordine di grandezza del valore del coefficiente di convezione h cambia drasticamente in fun-

zione del tipo di convezione (naturale oppure forzata), del fluido (gas oppure liquido) e del processo coinvolto (nel caso di un passaggio di stato, come ebollizione o condensazione, h pu
raggiungere valori enormi).
A differenza degli altri due modi di trasmissione del calore, conduzione e convezione, l'irraggiamento non richiede la presenza di un mezzo materiale. Addirittura se il mezzo materiale
manca, se cio si fa il vuoto attorno alla superficie che emette, il trasferimento di energia
r~diante avviene con maggiore efficienza. Per la legge di Stefan-Boltzmann il flusso termico
Q [W] emesso per irraggiamento da una superficie di area A [m2 ] dipende dalla quarta potenza
della temperatura T [K] della superficie:

Q=ECJAr
attraverso la costante di Stefan-Boltzmann CJ = 5,67 x

I0- 8 W/(m 2 K 4 ) e l'emissivit

E.

La macchina che permette di trasferire energia da un fluido a un altro, attraverso una superficie solida, lo scambiatore di calore. I meccanismi, che governano questo trasferimento di
energia, sono soprattutto quelli di convezione e di conduzione. Gli scambiatori di calore possono essere classificati sia in funzione del tipo di applicazione (senza cambiamento di fase, con
cambiamento di fase, rigeneratore) sia sulla base della configurazione relativa che assumono
tra loro la corrente del fluido pi freddo e la corrente del fluido pi caldo (equicorrente, controcorrente e a correnti incrociate).

147
:: '\AARIO

Nel calcolo di progetto di uno scambiatore di calore essenziale arriv~re a espressioni che mettano in relazione la quantit di calore trasmesso nell'unit di tempo Q [W] con le temperature
di ingresso Ti e di uscita T.. dallo scambiatore dei due fluidi caldo c e freddo f, il coefficiente globale di scambio U [WI(m2 K)] e l'area A [m 2] della superficie totale richiesta per quel
dato scambio termico.
Due equazioni si ottengono, scrivendo l'equazione del bilancio energetico di sistemi aperti al
fluido caldo e al fluido freddo. Nell'ipotesi infatti che siano trascurabili il calore trasmesso tra
scambiatore e ambiente esterno, le variazioni di energia cinetica e le variazioni di energia
potenziale, l'equazione del bilancio energetico :

Q= m(hu- hJ
dove hu e hi rappresentano rispettivamente le entalpie del fluido in uscita e in ingresso dello
scambiatore. Esprimiamo l'entalpia in funzione della temperatura (per un gas perfetto
h = ePT) e applichiamo l'equazione precedente del bilancio e~ergetico al fluido freddo, ottenendo una prima equazione, che afferma che il flusso di calore Q entra nel fluido freddo, facendone aumentare la temperatura dal valore in ingresso I;; al valore in uscita 7;-..:

Q = mr Cpr (1'ru- J;..)


Ma la sottrazione del flusso termico Q fa diminuire la temperatura del fluido caldo dal valore
in ingresso r ei al valore in uscita ~u e quindi applicando l'equazione del bilancio energetico
al fluido caldo otteniamo una seconda equazione:

Q= mccpc (Tci- ~,)


Note le temperature di ingresso dei due fluidi e specificate, oppure facilmente determinabili,
in base alle due equazioni precedenti relative al fluido freddo e al fluido caldo, le temperature
in uscita, si procede al dimensionamento dell'area A della superficie di scambio con l 'equazrone,

che lega il flusso termico Q[W] alla superficie di scambio A [m 2 ] e alla differenza media di
temperatura l1T, [K], attraverso il coefficiente globale di scambio U [WI(m 2 K)].
11

I.: espressione generale della differenza media di temperatura, detta differenza di temperatura
media logaritrnica (al denominatore figura infatti il logaritmo naturale, il logaritmo cio in base
e), si ottiene facendo riferimento alla sezione iniziale l e alla sezione finale 2 dello scambiatore ed data da:

con

Ll~ = Tc 1 - Tr 1: differenza di temperatura iniziale;


l1Tz = Tc2 - Tr2 : differenza di temperatura finale.

Il coefficiente h dello scambio termico nella convezione forzata in assenza di irraggiamento


pu essere espresso in modo adimensionale ( il metodo presentato in questo Capitolo) sia
attraverso le correlazioni tra il numero di Nusselt Nu, il numero di Prandtl Pr e il numero di
Reynolds R sia attraverso il fattorejH di Colburn oppure (metodo del Capitolo 25) pu venire
espresso da formule dimensionali.

148
CAPITOLO 20 - TRASMISSIONE DEL CALORE

20.1 Calcolare la differenza di temperatura media logaritmica 11Tmdi uno scambiatore in conlrocorrente in cui il fluido caldo (olio) entra alla temperatura Tc = l 00 C ed esce alla tempeatura di T.ou = 60 C, mentre il fluido freddo (acqua) entra a una temperatura I;;= 15 C ed esce
alla temperatura Tru =40 C.
20-30:

20.2 In uno scambiatore di calore a fascio tubiero in controcorrente il fluido caldo entra alla
11:mperatura Tc = 160 C ed esce alla temperatura T.ou = 95 C, mentre il fluido freddo entra a
una temperatura I;;= 20 C ed esce ad una temperatura Tru= 80 C. Sapendo che l'area dello
scambiatore A= 15m2 e che il coefficiente globale di scambio vale U = 240 W/(m 2 -K), calcolare la differenza di temperatura media logaritmica 11Tm e il flusso termico Q.
20-30:

!J.T = (~; - Tru)- (~u - I;J = (160 C- 80 C) - (95 C - 20 C) =


m

20-27:

In ( ~ ~ Tru )
Tcu T;;

In ( 160 C _- 80 C)
95 0 C 20 0 C

77 5
'

Q= UA!1Tm= 240 W/(m2 -K) x 15,0 m 2 x 77,5 oc = 279 kW

20.3 Calcolare la superficie di scambio A di uno scambiatore di cui sono assegnati il flusso
lmnico Q= 560 kW, il coefficiente globale di scambio U = 100 W/(m2 -K) e la differenza media
mtemperatura !J.Tm= 140 K.
20-27:

= UAI1Tm

= __IL_ =
U!1Tm

560.000 W
= 40 m 2
100 W/ (m 2 -K) x 140 K

20.4 In uno scambiatore di calore a fascio tubiero in equicorrente passa una portata

Ilic = l 0,45 kg/s del fluido caldo (etanolo) che deve essere raffreddato dalla temperatura
Te = 60 C fino alla temperatura T.ou = 35 C dal fluido freddo (acqua) avente una portata
r = 6 kg/s e una temperatura di ingresso I;; = 6 C. Si conoscono la capacit termica massica
dell'etanolo cpc = 2,4 kJ/(kgK), la capacit termica massica dell'acqua cpr = 4,1 8 kJ/(kgK), il
tiametro esterno del tubo D= 0,25 mm che viene utilizzato per realizzare il fascio tubiero dello
scambiatore e il coefficiente globale di scambio, riferito alla superficie esterna del tubo,
l: = 550 W/(m2K). Determinare la lunghezza complessiva l dei fasci di tubi che costituiscono
lo scambiatore.
20-26:

Q= mccpc (I;,;- ~u ) =

10,45 kg/ s x 2400 J/(kg-K) x (60 C- 35 C) = 627.000 w


Tfu

=_iL_+ Tfi
mfcpf

627.000 W
+6
6kg/ sx4180J/ kg

oc =

31

oc

20-29:

20-27: Q= UAI1Tm

= U(1tDl)!J.Tm

149
.=.::.KIZI RI SOLTI

20.5 Utilizzando i dati nonch alcuni risultati dell'Esercizio 2 0.4 (Q= 627.000 W,

Tru= 31 C), si calcolino, per uno scambiatore in controc_orrente, la differenza media di temperatura !1Tm, le capacit termiche per unit di tempo20.4 C= mcP dei due fluidi e la lunghezza
complessiva l dei fasci di tubi dello scambiatore. Si trover che la /1Tm, calcolata con la 20-30,
d zero fratto zero, forma indeterminata che non permette di stabilire la differenza media di temperatura, e che le capacit termiche dei due fluidi, caldo e freddo, sono uguali. ln tali condizioni
le differenze di temperatura (20-28) a ll 'ingresso !1T1 =Te;- Tru = 60 C - 31 C = 19 C e all'uscita /1T2 = ~" - 4; = 35 oc- 6 oc = 19 oc sono uguali: la differenza di temperatura
111Tmlcontrocorrente = 29 o c si mantiene cio costante lungo tutto lo scambiatore (Figura 20.6).
20-30: /1T = (~;- Tru) - (~u- T1J = (60 C - 31 C) - (35 C - 6 C) = 29 C- 29 C
m

ln (~i

~u

: -

Tfu)

:c)

In ( 60
31 C)
35 C - 6 0 C

Tfi

=Q

In ( 29
29 C

Cc = mccpc = 10,45 kg/ s x 2,4 kJ/(kg-K) = 25,08 kJ/(s-K) = 25,08 kW/K

r = mrCpr = 6 kg/s X 4 ,18 kJ/(kgK) =


20-27: Q

= U(nD/)!1Tm

1=

25,08 kJ/ (s-K) = 25,08 kW/ K

UnD!1 Tm

627.000 W
= 500 m
550 W/(m 2K) x 1t x 0,025 m x 29 K

~ 20.6 Utilizzando i dati nonch alcuni risultati degli Esercizi 20.4 (Q = 627.000 W, Tru= 31 C)
e 20.5 (j/1Tmlconrrocorrente = 29 C), si calcoli la lunghezza complessiva l dei fasci di tubi che costituiscono uno scambiatore a flussi incrociati.

P = Tru - Tti

20-31:

/1Tm= lf1T.nlcontrocorrcntcFincr = 29 C X 0,9 = 26, l C

20-27:

TCl. - T:fi

= 3l

oc - 6 oc
60 C - 6 oc

= U(nD1)!1Tm

= O46

R= ~i- ~u = 60 oc - 35 oc = l
Tru - Tfi
3 l C - 6 C

20-32:

20-32':

'

1=

UnD!1T.n

550

627.000 W
0,025 m

W/(m 2-K) X 1t x

26,1 K

incr =

09

= 556 m

20.7 In un negozio la parete esterna della vetrina, di area pari a 9 m2 e di spessore pari a
8 rnm, si trova alla temperatura di 5 C, mentre la parete interna raggiunge la temperatura_ di
lO C. Sapendo che la conduttivit del vetro e 0,78 W/(mK), calcolare il flusso termico Q e
il calore scambiato in un'ora.
~

Q= 4387,5 W;

Q = 15.795 kJ

20.8 Calcolare il flusso termico per unit di area <P di un muro, di conduttivit
k= 0,69 W/(mK) e di 12 cm di spessore, avente la parete esterna alla temperatura di -lO oc
e la parete interna a 20 C.
<P= Q/A = 172,5 W/m 2

150
CAPITOLO 20- TRASMISSIONE DEL CALORE

20.9 Il flusso termico per unit di area, attraverso un muro di mattoni refrattari avente
I W/(m K) di conduttivit e 25 cm di spessore, vale 300 W/m 2. Sapendo che una parete si trova
alla temperatura di l 00 C, determinare la temperatura Tz a cui si trova l'altra parete del muro.

Tz = 25 oc
20.10 Utilizzando i dati della Tabella 20. 1, calcolare la resistenza termica R di una parete di
IO cm di spessore e di area unitaria realizzata in mattoni comuni oppure in sughero.

Mattoni comuni: R = 0,14 K /W;

Sughero: R = l ,9 K /W

20.11 Uno strato di materiale in fibra di vetro, avente conduttivit di 0,035 Wl(m K) e spes:ore 5 cm, viene interposto tra due pareti di mattoni, dascuna di 8 cm di spessore, aventi conduttivit 0,7 W/(mK). Le temperature della parete composta, avente 2m2 di superficie, sono
pari a 200 C su un lato e a 20 C sul lato opposto. Determinare la resistenza termica del primo
strato di mattoni R 1 del secondo strato in fibra di vetro R 2 e del terzo strato di ma~oni R 3
Calcolare poi la resistenza termica totale R della parete composta e il flusso termico Q.

R1 = 0,057 KIW;

R2 = 0,714 KIW;

R3 = 0,057 K/W;

R = 0,83 K/W;

Q= 217 W

20.12 Lo spessore della finestra (di area 0,5 m2) del forno, trattato nell ' Esempio 20. 5 e
mostrato in Figura 20.15-a, viene portato a 20 cm, impiegando due pannelli di plastica con conduttivit k= 0,2 W/(mK). I.:aria contenuta nel forno si trova a una temperatura T' = 400 C,
mentre la temperatura esterna T"= 15 C. I coefficienti di scambio all 'interno e all 'esterno
del forno valgono rispettivamente h' = 35 '!\'l(m 2 K) e h"= 10 W/(m 2K). Determinare la resi~tenza termica totale R 1w il flusso termico Q e la temperatura T; della parete della finestra rivolta
\ erso l'esterno.

R 10 1 = 2 ,26 KIW;

= 170 W;

20.13 Uno scambiatore di calore formato da tubi di ottone (leggere sulla Tabella 20. l la
conduttivit k), con raggio interno di 10 mm e raggio esterno 12 mm, lambiti esternamente da
aria. Il valore medio del coefficiente di convezione all 'interno dei tubi, dove scorre vapore,
h'= 210 W/(m 2K), mentre all'esterno dei tubi h"= 70 W/(m2 K). Seguendo il metodo illustrato n eli' Esempio 20.6, determinare il coefficiente globale di scambio ~, re lativo alla superficie interna del tubo, nelle due condizioni di scambiatore nuovo senza incrostazioni e con depo:-iti sulla parete interna dei tubi (leggere sulla Tabella 20.4 il fattore di sporcamento F).

k= 11 1 W/(m K);
scambiatorenuovo: U1 =59,94 W/(m 2 K);
2
F 1 = 0,0009 (m K)/W;
scambiatore con depositi: U2 = 59,62 W/(m 2 K)

151
:OSERCIZI

21.1

Miscele
Una sostanza pura tma sostanza che ha una composizione chimica definita e omogenea; esempi
sono l' acqua, l'azoto e il mercurio.
Nelle applicazioni ci si imbatte molto spesso in miscele di sostanze pure. Caria ne un esempio; l' aria una miscela di diversi gas, in primo luogo azoto e ossigeno, come si pu dedurre
dalla composizione dettagliata (Tabella 21.1-a) e da quella semplificata util izzata nelle applicazioni (Tabella 21.1-b).
Una miscela un aggregato di particelle (molecole, ioni, elettroni, ecc.) distinguibili le une dalle
altre a causa della diversa struttura chimica. Definiamo specie quel costituente di una miscela
suscettibile di reazione chimica, la cui quantit non pu essere cambiata in modo indipendente
dalle altre specie in quanto, variando tra loro le proporzioni dei vari reagenti, possiamo modificare la reazione chimica fino al punto di non farla pi avvenire. Definiamo invece componenti
i costituenti di una miscela, chimicamente inerte, che possono essere variati indipendentemente
gli uni dagli altri.
Tabella 21. l -a
Aria secca allivello del mare: composizione volumetrica
Costituente

Simbolo
chimico

Azoto
Ossigeno
Argon
Anidride carbonica
Idrogeno
Neon
Elio

Percento
in volume

Massa molecolare*
[kg/kmol]

78,03
20,99
0,94
0,03
0,01
0,0012
0,0004

28,013
31,999
39,948
44,01
2,016
20,183
4,003

Massa molccolare dell'aria= 28,97 kg/kmol.


*La massa molecolare trattata nel Paragrafo 21.3.

Tabella 21.1-b
Aria secca allivello del mare: composizione (in volume e in massa) semplificata per le applicazioni
Costituente

Simbolo
chimico

Percento
in volume

Percento
in massa

Massa molecolare*
[kg/kmol]

Azoto
Ossigeno

N2
02

79,1
20,9

76,8
23,2

28
32

Massa molecolare dell' aria = 28,97 kg!kmol.


*La massa molecolare trattata nel Paragrafo 21.3.

152
CAPITOLO 21 - MISCELE

Una quantit di materia che sia omogenea per composizione chimica e struttura fisica viene chiamata.fase. Una fase pu contenere diversi componenti: ad esempio l'aria una fase gassosa composta da diversi gas, mentre una benzina una fase liquida composta da diversi idrocarburi. Se
un sistema contiene solo una fase si dice omogeneo, quando invece ha pi di una fase il sistema
si dice eterogeneo. Una sostanza pura tale da mantenere inalterata la composizione chimica
in tutti gli stati. Ad esempio, l'acqua va considerata una sostanza pura che, nello stato di
vapore surriscaldato, costituisce un sistema omogeneo, mentre, nella regione della miscela
liquido-vapore, costituisce un sistema eterogeneo.

21.2

Equazione di stato riferita alla mole

Nel Paragrafo 15.4 si erano scritte tre espressioni diverse dell 'equazione di stato di un gas perfetto dove figuravano press ione p, massa volumica p, volume massico v, massa m, temperatura
T e costante del gas R:
p

= RT

(15-1) 21-1

pv =RT (15-2) 21-2

p V= mRT (15-3) 21-3

La costante R caratteristica del gas considerato; si dovrebbe cio scrivere R aria se si considera
l' aria oppure RN, quando si tratta l'azoto (N2 il simbolo chimico dell'azoto) e cos via.
Anzich fare riferimento alla massa m [kg], l' equazione di stato pu anche essere scritta
facendo riferimento ad un 'altra grandezza fondamentale del sistema SI (Tabella 1.1): la quantit di sostanza n chiamata mole [molfu. In questo corso verr di solito considerata il suo multiplo kmol ; per kmol di una sostanza si intende un numero di kg pari alla sua massa molecolare
M 2 I. 2 (TabellaA.6). Negli esempi che seguono viene illustrato il significato della mole.
La massa molecolare dell'azoto N 2 (composto chimico costituito da due atomi di azoto N) vale
28,013 kg/kmol (TabellaA.6). Una mole di azoto corrisponde a
l kmol di N 2 x 28,013 kg/kmol = 28,013 kg di N2
Per il carbonio C s i ha 12,011 kg/kmol e per l' idrogeno H si ha 1,008 kg/kmol ( cio la massa
molecolare dell'idrogeno H 2 data dalla TabellaA.6 diviso 2, in quanto nella molecola sono presenti due atomi H) 213
La massa molecolare del metano CH4 (composto chimico costituito da un atomo di carbonio C
e da quattro atomi di idrogeno H)
l atomo di C x 12,011 kg/kmol + 4 atomi di H x 1,008 kg/kmol = 16,04 kg/kmol di CH4
Una mole di metano corri sponde perci a
l kmo1 di CH4 x 16,04 kg/kmol = 16,04 kg di CH4
Tenendo presente che la massa molecolare dell 'ossigeno 0 2 3 1,999 kglkmol (Tabella A.6), una
massa di ossigeno di 127,996 kg corrisponde a un numero di moli pari a
127,996 kg
3 1,999 kg/kmol

= 4 kmol di Oz

21 .1 In modo pi generale si intende per kmolla quantit di sostanza presente in un sistema che contenga tante entit
elementari del tipo considerato quanti sono gli atomi di carbonio contenuti in 12 kg di carbonio_12. Le entit elementari vanno di volta in volta specificate e possono essere atomi, molecole, ioni, elettroni, altre particelle, oppure
gruppi specifici di tali particelle. Il numero di atomi contenuto in 12 kg di carbonio_12 il numero di Avogadro
NA = 6,024 x 1023 mol-' . Il numero di Avogadro rappresenta anche il numero di molecole N contenute in n mol
di qualsiasi sostanza (NA =N/n).
21.2 La definizione di quantit di sostanza presentata all'inizio del testo (Pa ragrafo 1.4) faceva riferimento alla mole
[mol] che trova una sua corrispondenza nella massa misurata in grammi [g].
21.3 Se, al posto della molecola, consideriamo l'atomo (nel caso specifico l'atomo di carbonio C o l'atomo di idrogeno
H) dovremmo parlare di massa atomica e non di massa molecolare.

153
:: .2 - EQUAZIONE DI STATO RIFERITA ALLA MOLE

Sulla base di quest'ultimo esempio, possiamo indicare il numero n di moli [kmol] per una data
sostanza di massa m [kg] avente la massa molecolare M [kglkrnol] come:
m

n=-

21-4

l: equazione 21-2 pu adesso essere applicata alla kmol, sostituendo al posto della massa m del
gas la massa M della kmol:
21-5
p(Mv)=MRT
Il prodotto Mv = Vm [kg/kmol x m 3/kg = m 3/kmol] rappresenta il volume occupato dalla mole ed
perci chiamato volume molare . Sulla base di rilievi sperimentali , si visto che il volume
molare vm presenta circa lo stesso valore per tutti i gas, quando misurato nelle stesse condizioni
di pressione e temperatura. Ad esempio, nelle condizioni normali (sono contrassegnate da un
asterisco) di pressione p* = l Ol kPa ( il valore arrotondato della pressione atmosferica al
livello del mare) e di temperatura T*= 273 K ( il valore arrotondato corrispondente a O 0 C),
il volume molare vale Vm = 22,414 m3/k:mol. Il volume massico di un dato gas v (m3/kg] pu
allora essere ottenuto come rapporto tra volume molare Vm [m 3/kmol] e massa molecolare
M [kg/kmol] , ambedue determinati nelle stesse condizioni di pressione e temperatura:

v = ~

21-6

M
Ad esempio per l'azoto abbiamo:
3

= 22,4 14

v
N,

m / kmol
28,0 13 kg/kmol

= 0 8 m 3/ k
'

Anche il prodotto MR = Rm [kglkmol x J/(kgK) = J/(kmoiK)] una costante; questa grandezza


viene chiamata costante universale dei gas e assume appunto lo stesso valore per tutti i gas:
8,3 l 4 kg/(kmol-K). La costante R [kJ/(kg -K)] del singolo gas perfetto pu allora essere ottenuta
come rapporto tra la costante universale Rm [kJ/(kmol K)] e la massa molecolare M [kg/kmol]
del gas considerato:

= Rm
M

21-7

Se, ad esempio, consideriamo l'azoto, abbiamo:

R,
N,

= 8,3 14 kg/ (kmolK)


28,013 kg/ kmol

= O 2968 kJ / (k K)
'
g

che appunto il valore riportato nella Tabella A. 6.


L'equazione di stato del gas perfetto (21-5) pu adesso essere espressa su base m olare da:

21-8
oppure per n moli da:

p(nVm) = nRmT
Ma, essendo Vm il volume riferito alla kmol, il prodotto n [kmol] per Vm [m3/ kmol] il volume
V [m3]. Allora per n moli di un gas perfetto possiamo scrivere :

pV

= n~T

21-9

Quest'ultima equazione traduce la legge di Avogadro per i gas perfetti che afferma: uguali volumi di gas
nelle stesse condizioni di pressione e temperatura contengono lo stesso numero di molecole. Infatti, se

154
CAPITOLO 21 - MISCELE

nella eq uazione 21-9 vengono fissati p , Ve T, allora il numero di moli n anche fissato dal momento che
Rm, costante universale dei gas, ha lo stesso valore per tutti i gas. Come abbiamo precisato2 u, il numero
di Avogadro vale N = 6,024 x l 026 molecole/kmol. Quindi, se il numero di moli n fissato, anche il
numero di molecole fissato. Questo ci dice che una mole di un gas p erfetto semplicemente un
numero defi nito di molecole di quel gas.

Numero di moli di una miscela

Esempio 21.1

Cna miscela di gas pe rfetti, avente una massa molecolare M= 28,97 kg/kmol, occupa un vo lume
= 5,3 m 3 alla temperatura T= 25 oc e alla pressione p= 0,101 MPa. Determinare il numero di moli
"!.la massa m e il volume massico v della miscela .

.:~So/uzio11e
Occorre risolvere l'equazione 21-9 rispetto a n:
6

n= pV =
0,101 x 10 Pa x 5,3 m
= ,216 krnol
0
RmT
83 14 J /(kmoi-K) x (273,15 + 25) K

La massa m della miscela si ottiene con la relazione 21-4:


m= nM= 0,216 krnol x 28,97 kg/kmol = 6,257 kg
:nentre il volume massico v dato da:
v = V =
m

53 3
m = O 847 m 3/ kg
6,257 kg
'

,olwne massico v pu anche essere calcolato, determinando prima il volume massico v* nelle condizioni normali con la 21-6:
v* =

V.,
M

= 22,414 m / kmol = O,n4 m 3 / kg

28,97 kg/ krnol

e poi facendo il rapporto tra l ' equazione di stato de i gas 21-1 , scritta nelle condizioni proposte
dall'Esempio (p= p* = 0,101 MPa e T= 298,15 K), e l'equazione di stato, scritta per le condizioni normali (p* = 0, 101 MPa e T* = 273 K):
~~

=RT

condizioni d eli' Esempio (la pressione p non vatia)

. *= RT*

condizioni normali di pressione e temperatura

v
v*

T
T*

v = v"'... -T = O 774 m 3/ k a 298,15 K = O 845 m '!


' kg
T*
'
"" 273 K
'

n valore del volume massico, cos calcolato, coincide praticamente con quello (0,847 m 3/kg) che ave'3IT10

calcolato con la prima procedura.

21 .3

Miscele di gas perfetti


Si definisce frazione molare X; d i un comp on ente di una miscela d i gas il rapporto tra il numer o
di m o li n; d e l componente i e il numero di moli totali n dell a miscela, dato dalla sommatoria
(indicata con il simbolo :E) del numero d i m oli relative a tutti i diversi componenti contenuti ne lla
miscela:

x - n;
n

"'i -

21-10

con

21 -10'

155
: 3 - MISCELE DI GAS PERFETII

Analogamente s i definisce frazione in massa w; il rapporto tra la massa m; del componente i e


la massa totale della miscela, data dalla sommatoria delle masse di tutti i componenti la
miscela:

21-11

21-11'

con

Consideriamo, ad esempio, una miscela di due gas A e B contenuti nel recipiente di volume V della Figura 21.1. Siano p la pressione e T la temperatura della miscela. A llora la frazione molare x A del gas A vale:

Temperatura = T

~ Pressione = p

oo
o oooo
o
o o o
oooooooo
o o oo o o
o o o o o 00

dal momento che il numero totale di moli uguale a nA + n8 .

Volume= V

La Legge di Dalton ci permette di trattare le miscele di gas perfetti. Essa


afferma: La pressione di una miscela di gas perfetti data dalla somma
Fig. 21.1 - Una miscela di due gas.
delle pressioni dei costituenti quando la pressione di ciascun componente
viene misurata come se questo fo sse solo, si trovasse alla temperatura
della miscela e occupasse tutto il volume a disposizione deli ' intera miscela. La pressione di
ciascun componente la sua pressione parziale e la somma delle pressioni parziali P; dei diversi
gas costituenti la miscela d la pressione totale p della miscela :

21 -12

p= Lp;

Consideriamo i due recipienti della Figura 21 .2:


il volume V, occupato una volta completamente
dal gas perfetto A e l 'altra volta dal gas perfetto
B, lo stesso volume V che la m iscela A + B
occupa ne ll a Figura 21.1 . La temperatura T
sempre la stessa. Ma la pressione, nel caso in
cui sia presente il solo gas A , la pressione
parziale p A, mentre la pressione, esercitata dal
solo gas B, la pressione parziale p 0 (Figura
21.2); la somma delle due pressioni parziali
PA + p 13 d la pressione totale p, misurata dall' indicatore della Figura 21.1.

Temperatura = T

Temperatura = T

. ~ Pressione = p 8

~ Pressione =pA
,.---

r-

o
o oo o o o
o o
oo o oo o
o o
o oo

o
o
o
o o o o o
o
o
o o

Volume = V

Volume = V

Fig. 21.2 - Il modello di Dalton.

Applichiamo infatti l'equazione di stato 21-9 prima alla miscela e poi ai singoli componenti:
pV = nRT

pV
n= RT

pAV = nART

p 8 V = n 8 RT

(miscela)
p v
RT

= - A-

(componente A)

P uV
nu = - RT

(componente B)

Ma dalla 21-10' si ha:

pV

RT

pAV

PBV

RT

RT

= - - + --

=:}

= PA + PrJ

156
CAPITOLO 21 - MISCELE

e cos abbiamo riottenuto la 2 t-t 2. Se poi si divide l'equazione di stato del componente A per l'equazione
di stato relativa a tutta la miscela, si ottiene la relazione tra pressione parziale e frazione molare, relazione
che verr enunciata in modo generale dall'equazione 2t -13:

pAV
pV

n ART
nRT

Dal modello di Dalton discende che la frazione molare X; definita come rapporto di moli dalla
21-10, anche uguale al rapporto tra la pressione parziale P; del componente i e la pressione
totale della miscela p:
n

21-13

Immaginiamo di portare i due gas perfetti A e B (Figura 21. 3) alla temperatura T e alla pressione p della
miscela: in questo caso il gas A occuper il volume VA> mentre il gas B occuper il volume V8 . Il
volume del singolo componente, ad esempio VA> si ricava dall'equazione d i stato 2t-9:

p VA= nARmT
mentre la miscela dei due gas perfetti seguir l'equazione

pV=nRmT

_l_Cl

~ Pressione = p

,...-

o
o o
oo
oo

o
o
o
o

o ooo
o
o o
o o
00
o
o o o o
o

Volume = V=

Pressione =p

Temperatura = T

Temperatura= T

o o o
o
o o
o o
o

'A + V8

Volume=

V,.

f------'-- - ,

o o

o o oo
o o o o
o o o 00
Volume= V8

Fig. 21.3- Modello di Amagat:


a) una miscela di due gas perfetti;
b) i due componenti A e B nei due volumi VA e V8 .

Dividendo queste due equazioni, si ottiene:

___b,_

n = x
n
A

___b,_

In modo generale possiamo scrivere per il componente i della miscela di gas:


x.-n;
n
I

21-14

Perci la frazione molare x; del componente i non solo uguale al rapporto tra la pressione parziale P; e la pressione p della miscela (equazione 21-13), m a anche uguale al rapporto tra
volume V; occupato dal componente i (alla pressione p e alla temperatura T della miscela
come indicato in Figura 21.3) e volume V della miscela (equazione 21-14).
157
.::. 3 - MISCELE DI GAS PERFETII

Il mode llo di Dal ton altrettanto uti le per determinare energia inte rna U, entalpia H ed entrop ia S di una
miscela di gas perfetti in quanto si continua a fare l 'ipotesi che c iascun componente si comporta come
se, da solo, occupasse tutto il volume disponibi le. Quindi energia interna, entalpia ed entropia possono
essere calcolate come somma delle singole propriet dei gas componenti, val utate nelle condizioni in cui
il componente si trova nella miscela. Essendo, p er un gas perfe tto , e nergia interna U ed ental pia H funzioni soltanto della te mperatura, possiamo scrivere che:

21-15

21-16

dove um ed hm [kJ/k:mol] sono rispettivamente energia interna ed entalpia, riferite alla mole, del geneti co
componente i, con tutti i componenti valutati alla stessa te mperatura T, che coincide con la temperatura
de lla miscela.
Nel caso dell 'entropia S, possiamo ancora moltiplicare il numero di moli n per l'entropia riferita a lla mole
[kJ/kmoiK],

sm

21-17
Tenendo tuttavia presente che le entropie molari dei singoli componenti sm; vanno riferite, questa volta,
non solo alla temperatura T, che uguale per tutti i componenti e per la miscela, ma anche alla relativa
pressione parziale P;. che, per la legge di Dalton, risulta diversa per ciascun componente la miscela (Figura
21.2). A differenza di energia interna ed entalpia (Paragrafo 15. 8), l' entropia di un gas perfetto infatti
fun zione non solo della temperatura, ma anche della pressione (Paragrafo 15.9).
I valori di energ ia interna um, entalpia hm ed entropia sm, riferiti alla mole, si ricavano moltiplicando i
rispettivi valori massici per la massa de l componente desiderato. Qualora poi si vogliano utilizzare le capacit termiche a volume e pressione costante per il calcolo rispettivamente di energia interna e di entalp ia, si fa riferimento alla capacit termiche molari indicate con i simboli Cvm e cpm [kJ/k:mol-K]. Nel caso
dell 'entalpia avremmo:

21-19

21-18

Esempio 21.2

Composizione in massa dell'aria

Utilizzando i dati noti de lla composizione in volume dell' aria (Tabella 2 1.1-a), determinare la composizione in massa percentuale, la massa molecolare e la costante dell 'aria.

Soluzione
La Tabella 21.2-a riporta i principali calcoli necessari p er arrivare a determinare la composizione in
massa [% ]dei vari componenti la miscela di gas che compongono l'aria.
I vari passaggi sono cosi giustificati:
- La frazione molare X; del singolo componente la miscela di gas, che compone l'aria, corrisponde, per
la 21-14, alla concentrazione in volume VJ V. Tenendo presente che la composiz ione volumetrica della
seconda colonna espressa in percento, la frazione molare, che figura ne lla terza colonna, si ottiene
allora dividendo per 100 i valori riportati dalla seconda colonna. D 'altra parte, per la defin iz ione di
frazione molare 21- 10, la frazione molare X; del singolo componente anche rappresentata da nJn.
Moltiplicando la frazione molare X;= nJn per la massa molecolare M;relativa al singolo componente,
si ottiene la massa riferita alle moli de lla miscela mJn [kg/(kmol di miscela)], in quanto il prodotto
n;M; , p er la 21-4, la massa m; d i que l componente.
La massa molecolare della miscela M la somma dei valori mJn, relativi ai si ngoli componenti i, dal
momento che, per la 21-11', la massa totale della miscela m data dalla somma delle masse m; dei
singoli componenti, mentre la qua ntit n, che figura al denominatore, gi riferita a tutta la miscela.
- La composiz ione percentuale in massa, riportata nell'ttima colonna, si ottiene moltiplicando p er
l 00 il rapporto tra la quantit mJn de lla penulti ma colonna e la m assa mo lecolare dell'aria
M = Maria= 28,966 kg/kmol: si ha infatti:

mJn
M

kg componente i/ kmol miscela _ kg componente i


kg miscela
kg miscela/ kmol miscela

158
CAPITOLO 21 - MISCELE

Tabella 21.2-a
Calcolo della composizione dell'aria in massa
Componente
iesimo

Composizione
in volume
[%]

Frazione
molare

X; (-]

Azoto

78,03

0,7803

28,013

Ossigeno

20,99

0,2099

31,999

.-\rgon

0,94

0,0094

39,948

Diossido
di carbonio

0,03

0,0003

44,01

Idrogeno

0,01

0,000 1

2,0 16

;\eon

0,001 2

0,000012

20,183

Elio

0,0004

0,000004

4,003

.-\.ria

100,00

Massa per kmol


di miscela
m/ n [kg/kmol]

Massa
molecolare
M; [kg/kmol]

Composizione
in massa
[%]

2 1,859

2 1,859
100 = 75,46
28,966

6,7 17

6,7 17
100 = 23,19
28,966

0,376

02376
100 = 1,30
28,966

0,013

0,013
100= 0,045
28,966

0,0002

0,0002
100 = 0,0007
28,966

0,0003

020003
100 = 0,00 1
28,966

0,00002

0,00002 l 00 = 0,00007
28,966

28,966

100,00

La. costante R ana della miscela di gas che compongono l'aria si ricava infine facendo il rapporto, per la
::!1-7. tra la costante universale dei gas Rm e la massa molecolare M della miscela:

~ria

= ~ = 8,314 kJ /(kmoi-K) = 0 287 kJ/(kg-K)


Maria
28,966 kg/kmol
'

.....

:alore di 28,966 kg/kmol, ottenuto per la massa molecolare dell'aria Maria' viene arrotondato nelle
.rplicazioni a 28,97 kg/kmol.

Esempio 21.3

Composizione volumetrica semplificata dell'aria

~~lizzando

i valori della composizione (in massa) semplificata dell 'aria indicati nella Tabella 21.1-b,
mficare che la composizione volumetrica corrisponda ai dati riportati nella stessa Tabella.

_..:.Tabella 21.2-b riporta i calcoli necessari per arrivare a determinare la composizione in volume [%]
azoto (N2) e ossigeno (OJ, che rappresentano i principali costituenti dell'aria. Si tratta di una com:x izione semplificata, pi che sufficiente, per l'uso necessario p er le applicazioni; in p articolare si fa
~rvare che la massa molecolare dell 'azoto e quella dell' ossigeno sono state arrotondate rispettiva-..ente a 28 kg/kmol e 32 kg/kmol.

ari passaggi sono cos giustificati:


- La frazione in massa w; = m/m dei singoli componenti N 2 e 0 2 , costituenti dell'aria nella composizione semplificata, definita dalla 21-11 e si ottiene dividendo p er l 00 la composizione in massa percentuale riportata dalla seconda colonna.
- Dividendo (il segno l indica appunto la divisione) la frazione in massa w;= m/ m per la massa molecolare M;, relativa al singolo componente, si ottengono le moli ri ferite alla massa della miscela n/ m .
infatti:
n.
m ./m
kg componente ilkg miscela
kmol componente i
......1- = - ' - =
(kg componente/ kmol);
m
M;
kg miscela

159
~

:; -MISCELE DI GAS PERFETII

- La somma delle moli nJm del singolo componente riferite alla massa della miscela d le moli totali
riferite alla massa della miscela n/m= 0,03465 kg/kmol.
- La frazione molare x; = nJ n, riportata nella penultima colonna, si ottiene dividendo le moli, riferite
alla massa di miscela, n/ m per il rapporto n/m, riferito alla miscela:
n ./m
kmol componente i/ kg miscela
kmol componente i
x - _,_ - - -- ----"--- ; - n /m kmol miscela/ kg miscela
kmol miscela

- In conseguenza della proporzionalit tra moli e volumi definita dalla 21-14, la frazione molare
X; = nJn rappresenta anche la concentrazione volumetrica. La concentrazione percentuale allora data
dalla frazione molare moltiplicata per 100.
Tabella 21.2-b
Calcolo della composizione dell' aria in volume sulla base della composizione in massa semplificata
Composizione
in massa
[%]

Frazione
in massa

Massa
molecolare

W;(-]

M; [kg/kmol]

kmol per massa


di miscela
n/ m [kmollkg]

N2

76,8

0,768

28

0,0274

02

23,2

0,232

32

0,0072

Componente
iesimo

Aria

l ___

100,0

i_

Frazione
molare

H
0,0274 = o791
0,0346

0,0072 = o209
)
0,0346
~

Composizione
in volume
[%]

79, 1
20,9
100,0

Commenti
La massa molecolare M ario riferita alla composizione semplificata, si pu ricavare facendo il reciproco
di n/m:
l
l
=
= 28,9 kg/ kmol
n/m
0,0346 kmol /kg miscela

M . =ano

Il valore ottenuto praticamente coincidente con il valore di 28,97 kglkmol ottenuto nell'Esempio 21.2 .

.21.4

Miscele di aria e vapor d'acqua


I.: aria atmosferica costituita da Lma miscela di aria e vapor d'acqua in varie proporzioni; essa
viene indicata pi semplicemente come aria, riservando il nome di aria secca ali ' aria priva di
vapor d'acqua. Le caratteristiche dell 'aria secca sono state citate nella Tabella 21.1: si tratta di
una miscela di gas perfetti, in proporzione tra loro costante, miscela che pu essere trattata come
un s ingolo gas perfetto. Il vapor d 'acqua, presente nell 'aria atmosferica pu, anch'esso, essere
trattato come un gas perfetto in quanto la sua pressione parziale molto bassa. Facciamo
adesso l'ipotesi che la miscela di aria secca e vapor d'acqua, cio l'aria atmosferica, possa
essere trattata come una miscela di gas perfetti.
Sj_definisce punto di r_ygllida della miscela ~ria-'{_apore la temperatura a CJli occorre raffreddare l'aria, Ln w1 processo a pressione costante, perch possa iniziare la condensazione del vapor
q 'acqu_l. Seguiamo questo processo sul diagramma entropico di Figura 21.4-a. Sia A lo stato
inizia le del vapor d 'acqua presente nell' aria: sono condizioni di vapore surriscaldato in quanto
il vapore s i trova nella regione delimitata inferiormente dall a linea del vapor saturo. Se la
miscela viene raffreddata a pressione costante, la pressione parziale del vapore Pv rimane
costante fino al punto B, situato sulla linea del vapor saturo, dove inizia la condensazione. La
temperatura, nello stato B, viene chiamata temperatma del punto di rug iada. Se infatti facciamo
lambire da una corrente d 'aria il vetro di una finestra oppure un tubo in cui scorre acqua

160
CAPITOLO 21 -MISCELE

Temper. punto
B

di rugiada
Linea del

fredda, la formazione di goccioline d'acqua


(rugiada) sta a indicare che la temperatura
della superficie al di sotto del punto di
rugiada del vapore contenuto neli' aria che
viene a contatto con la finestra oppure con il
tubo. Possiamo anche _definire iLpumo di
rugiada co~~ la temperanrra di_sah!_~aziQne
corrispondente alla pressione parziale P v del
yapo d'acqua contenuto nell' aria.

vapor saturo

Quando il vapo re si trova alla temperatura e


alla pressione di saturazione, la miscela viene
detta miscela satura o, pi semplicemente,
Fig. 2 1.4-a - Definizione del punto di rugiada e temperatura del bulbo
aria
satura. Sempre nella Figura 21.4-a,
secco sul diagramma entropico.
stata indicata anche la tem2eratura iniziale in
A Tbs' come !flm_J2erallf:.rq_del bul bo ~ecQ. .9
asciutto, cio la temperatura della miscela aria-vapore che pu essere misurata da un normale
termometro a mercurio avente, come verr spiegato nel Paragrafo 21.8, il bulbo asciutto. 1-e cond iopi.9iaturazione del vaQore, alla tem2eratura del bulbo asciutto, ~on9 quelle del punto C;
la pressione in 9!:!esto punto viene chiamata pressione di saturazione alla tem12eratura del bulbo
eCCO ev iene indicata con p~ (Figura- 21.4-a).
-s

Du_rant~il

raffreddamento, a pressione_ost
ante,
dallo
stato A allo stat o B (Fig ura
T
21.4-b) della miscela aria-vapore, la pressione
parziale del vapore Pv rimane costante finch
si raggiunge il punto di rugiada B, in corri~pondenza del quale il vapore contenuto nella
miscela saturo. La parte del vapore che iniz ia a condensare si trova nello stato D ed in
equilibrio con il vapore che si trova nello stato
B. Se la temperatura viene ulteriormente
.ilibassata, una quantit maggiore di vapore
s
condensa; di conseguenza si abbassa la pressione parziale del vapore nella miscela. Il
Fig. 21.4-b -Raffreddamento di una miscela aria-vapore in un processo
vapore che rimane nella miscela aria-vapore
3 pressione costante sul diagramma entropico.
sempre saturo e il liquido in equilibrio con
esso. Quando, per esempio, la temperatura
viene diminuita fino al valore Te, il vapo~e nella miscela si trova nello stato C e la sua pressione
parziale la pressi_one di satura;>;ione conj .pondente a Te . Il liquido in equilibrio con il vapore
- - -si trova nello stato E.
A

Abbiamo finora considerato un raffreddamento a pressione costante, lungo l'isobara A-B. Se al


contrario l'aria venisse scaldata, per esempio dalla temperatura del punto C a quella del punto
F, anche qui la pressione di vapore rimarrebbe costante (pvc = P vF) dal momento che la concentrazione del vapore nell 'aria non varia.

21 .5

Umidit relativa e grado di umidit


L'umidit relativa definita come rapporto tra la pressione parziale del vapor d' acqua Pv e la
pressione di saturazione Ps ~np. ra~ra qel bulbo. s~c~<? (nella Figura 21. 4-a: Pv =PA =p~
e p ,= p c).
.
r.0ti;, et 'r"- A} , "> ., 'c

_
,
n-.
Pv
, -lE.. \,t.. u< ....,. -l.;.fCh...
~ = 21-20

Ps

161
-

5- UMIDIT RE LATIVA E GRADO DI UMIDIT

C umidit relativa pu anche essere definita in termini di massa volumica oppure di volume massico come:
(/)=./?..:i_ = Pv = ~
21-20'
Ps
Ps
V,

Potendosi infatti considerare il vapore un gas perfetto, possiamo scrivere (Figura 21.4-a):

_ Pv

Pv - RT

Ps

P. = RT

Da qui, dividendo membro a membro queste due espressioni, si ottiene la 21-20' per quanto riguarda il
rapporto delle masse volumiche; il rapporto dei vol umi massici viene di conseguenza, poich il volume
massico il reciproco della massa volumica.

Nell'aria satura, quando cio il vapore si trova alla temperatura e alla pressione di saturazione,
la pressione parz iale del vapore uguale alla pressione di saturazione (p. = p.) e quindi l'umidit relativa cP (relazione 21-20) pari a uno (I 00%).
Si definisce grado di umidit o umidit specifica w dell 'aria il rapporto tra la massa di vapor
d'acqua m. e la massa di aria secca m,:
21-21

Ricordando che sia l'aria che il vapor d' acqua vengono considerati gas perfetti, si pu scrivere
(equazioni 21-9 e 21-4):
m
pV = nRT =>
pV = - RT
M
Risolvendo rispetto alla massa m sia per il vapore che per l'aria secca, si ha:
p.VM v

= ~---"-

RT

p.VM .

m = .:....:!..- .!'-.

"

RT

e allora il grado di umidit relativa risulta:


21-22

La massa molecolare del vapore (TabellaA.6) Mv= 18,01 5 kg/kmoFL4 , mentre la massa molecolare dell'aria (Tabella 21.1-b) M. = 28,97 kg/kmol. La 21-22 diviene perci:
W=

18,015 kg/kmol Pv _ O
,622 P.
28f}7 kg/kmol Pa
Pa

21-23

Ma la pressione totale della miscela aria pi vapore data da:

P = Pv + Pa

21-24

.......,s..,.,.,.,,H.,..,.,,..,....,n,..,.o..,....-...., ....,....,..,.---._.....,.....,..,...._......,._,..,.

""~
~"".::~,.,.,

21.4 La massa molecolare del vapore d'acqua pu anche essere ricavata dalle masse molecolari degli elementi che com-

pongono l'acqua. L'acqua (formula chimica Hp) infatti costituita da una molecola di idrogeno H2 (2,016 kg/kmol
dalla Tabella A.6) e un atomo di ossigeno O (3 1,999/2 = 15,9995 kg/kmol qui occorre dividere per due in quanto
nella Tabella figura la massa molecolare dell'ossigeno 0 2 e non quelia dell'atomo O). La massa molecola re complessiva risulta allora:

1 molecola di H2 x 2,016 kg!kmol + 1 atomo di O x 15,9995 kglkmol = 18,015 kg!kmol di H20.

162
CAPITOLO 21 - MISCELE

e quindi, risolvendo rispetto alla pressione parziale dell'aria Pa e sostituendo nella 21-23, si
ottiene l'espressione:
O)

0,622

Pv
P- Pv

21-25

che lega il grado di umidit alla pressione parziale Pv del vapor d'acqua e alla pressione totale
della miscela p.

21.6

Conservazione della massa e conservazione dell'energia per le


miscele aria-vapore
Si prenda, come esempio, l 'unit di condizionamento della Fig ura 21.5, in cui entra dell'aria che
si trova a pressione p 1, temperatura T1 e con umidit relativa cJ> 1; l'aria esce pi fredda con temperatura T2 , pressione p 2 e umidit relativa cJ>2 , mentre una parte del vapore condensa. Si tratta
di un sistema aperto, a cui, potendosi trascurare le variazioni di energia cinetica e potenziale,
applichiamo le equazioni di conservazione della massa 5-2 e di conservazione dell 'energia 18-6
scritte tra la sezione di ingresso l e la sezione di uscita 2.

Serpentino
refrigerante

Fig. 21.5 - Schema di un processo tipico delle miscele aria-vapore: il condizionamento dell ' aria.

m.

I.: equazione di continuit deve tener conto sia della portata di aria
che di quella del vapore
mv; di quest'ultima va poi considerata la parte di portata che, a causa del raffreddamento, condensa, diventando un liquido (da qui il pedice l), e che indichiamo con 12 in quanto esce dal
sistema. Abbiamo allora:
.
.
21 -26
mal = m a2
<< per l'aria >>

m vi

= m v2 +m 12

<< per il vapore >>

21-26'

-'>- Il bilancio energetico, dato dalla 18-6 va interpretato in termini di potenze termiche (prodotto
della portata in massa ri1 per il calore q o per l'entalpia h riferiti alla massa), proprio per tener
conto dei diversi fluidi e dei lo~o contenuti energetici. Il bilancio di potenze comprende, al primo
membro, la potenza termica Q (quantit di calore scambiata dal sistema nell ' unit di tempo),
la potenza termica associata con l 'aria 1al h al e quella del vapore mvl hvl>mentre, al secondo
membro, tiene conto delle potenze che escono attraverso l' aria m.2ha2 il vapore mv2hv2 e il
liquido (cio quella parte del vapore che condensa) ml2hl2 :
21-27
Ma, per la 21-26, la portata in massa dell'aria rimane costante e quindi possiamo scrivere, al
posto di m. 1 ed m.2, un unico valore della portata di aria m. In modo da fare riferimento al kg
163
: .6 - CONSERVAZIONE DELLA MASSA E CONSERVAZIONE DELL'ENERGIA PER LE MISCELE ARIA-VAPORE

m..

di aria secca, dividiamo per


tutti i termini dell 'equazione di continuit 21-26' e dell'equazione 21-27, relativa al bilancio delle potenze:
21-28

21-28'

m.=

m)m.,

Se adesso poniamo Ql
q e sostituiamo, al posto del rapporto
il grado di umidit
secondo la definizione data con la 21-21 , le equazioni 21-28 e 21-28' si trasformano in:

wl

m
= m2 + _12

===>

m,

21-29

m.

21-30
Essendo h" l'entalpia del vapore per unit di massa m" di vapore, il prodotto whv = (m) mJh"
rappresenta adesso l'entalpia del vapore riferito al kg di aria secca m . Allora la somma dell'entalpia h. dell'aria pi l'entalpia wh" del vapore riferito al kg di aria secca l'entalpia h: della.
miscela aria-1J.El2o_re rifet:itq_cd kg di aria secca:
-- 21-31
e l'equazione 21-30 pu essere cos riscritta:

q+ h~

= hi + (w

1 -

w 2)h 12

21-32

n termine !~latj~_i!ll 'eJ!t!!I>~

del liquido (wl -:..f!J_zlhl2 _l!l~lto piccolo; nelle applicazi<?ni


q_u_esto termine viene spesso trascurato e la 21-J2, risolta rispetto al_calor~scambiato q, g~!_[ante
il processo di riscaldamento oppure di raffreddamento, pu essere approssimata da:

\'V'

q "" h{ - h~

21-32'

secca alla temperatura di T [0 C], assunto uguale a zero il suo valore a O C,


data, nell'ipotesi di considerare l'aria un gas perfetto (a capacit termiche massiche costanti),
da (15-11'):
21-33
h.= c"T= 1,0035 kJ/(kg 0 C) x T [kJ/kg]

I; entalpia dell'aria

Le entalpie massiche del vapore hv1 e h"2 sono rappresentate dai valori (indicati con hg nel
Capitolo 16) dell'entalpia del vapor saturo in corrispondenza delle temperature del bulbo
secco rispettivamente in ingresso (T1) e all'uscita (T2? 1-S, mentre h12 l'entalpia del liquido saturo
(indicata con h, nel Capitolo 16). L entalpia del vapore saturo hv si pu leggere sulla Tabella A.
l (dove compare come hs) oppure viene, pi semplicemente, calcolata con la formula valida nell'intervallo di temperatura compreso tra - 20 C e+ 70 C,

hv = 250 J kJ/kg + l ,82 kJ/(kg 0 C) X T [kJ/kg]

21-34

dove 250 l kJ/kg il calore necessario per vaporizzare un kg di acqua a O o c ( quello che
abbiamo indicato con hrg nella Tabella A. I ), mentre l ,82 T il calore necessario per riscaldare
da O C a T [0 C] il vapore.
...
I"Crr'............
R
,_,...
U...,. ,.eHI...
O...
Ua-11""""""""'"""'"'---------------

~~JIUM~U!>:~--~ZOJCS&CUWW_,.......__

21 .5 Il vapor d'acqua. alle basse pressioni in cui si trova, pu essere considerato un gas perfetto e quindi la sua entalpia funzione della sola temperatura. Perci l'entalpia del vapore d'acqua lievemente surriscaldato, uguale all'entalpia del vapor saturo valutata alla stessa temperatura.

164
CAPITOLO 21 -MISC ELE

Utilizzando le relazioni 21-33 e 21-34, l ' espressione dell' entalpia dell ' aria umida, data dalla
21 -31, diviene:
--- - - h*

= l ,0035T +cv (2501 + 1,82T)

21-35

.Lentalpia del liquido saturo h12 si deduce dalla Tabella A. l (dove compare come hf) oppure, in
modo pi semplice, con la formula del Paragrafo 16.4:
h 12 = 4,18 kJ/(kg 0 C) X T [kJ/kg]

21-36

Quantit di vapore condensato nel raffreddamento

Esempio 21.4

un locale di 150m3 si trova inizialmente aria a 40 oc e 68% di umidit relativa. La pressione, esistente
~!locale, quella atmosferica che viene arrotondata a 0,1 MPa. I.: aria viene successivamente raffredlta, in una trasformaz ione a pressione costante, fino alla temperatura di 20 C. Determinare:
~

_ le condizioni iniz iali dell ' aria in termini di pressione parziale del vapore, temperatura del punto di
rugiada, grado di umidit, massa dell 'aria e massa del vapore;
~

la quantit di vapore d'acqua che condensa a causa del raffreddamento.

_ Associamo il pedice l alla condizioni iniziali esistenti nel locale. Dalla definizione di umidit relativa 21-20, si ricava la pressione parziale p . 1 del vapore d 'acqua:
C/)

= P vl

P vt =

:::::}

cp P si

P s1

Ma l'umidit relativa assegnata <P = 68% = 0,68, mentre p, 1, che la pressione di saturazione del
vapore in corrispondenza alla temperatwa dell'aria di 40 C, si legge sulla TabellaA.l (p5 1 = 7,384 kPa).
P v1

= 0,68 X 7,384 kPa = 5,0 kPa

....

La temperatura del punto di rugiada la temperatura di saturazione che corrisponde alla pressione
di 5,0 kPa (vedi punto B in Figura 21.4-a). Leggendo perci la Tabe/laA.2 del vapore in corrispondenza a 5,0 kPa, si ottiene:
Trugiada, l = 32,88 o c
Il grado di umidit si ricava dalla relazione 21-23:
W

= 0,622

Pvl

= 0,622

P - Pvt

5
kPa
= 0,0327 kg di vapore/ kg di aria secca
100 kPa- 5 kPa

La massa di aria secca m, si calcol a con l'equazione di stato 21-23, una volta nota la pressione parziale dell 'aria secca p. dalla 21-24:

Pa= p - Pvt = 100 kPa - 5 kPa = 95 kPa

p =p.,+ P.
p. V= m. R. T

=>

p. V

m = -- =

R,T

95kPa x 150m
0,287 kJ/ (kg-K) x (273,15 + 40)K

k d' .
1586 g 1 ana secca
'

La massa di vapore m"1 si ricava attraverso la definizione (21-21) del grado di umidit w:

m"1 =

W1m. =

O,0327

kg di vapore
d' .
k d'
. .
15 8 ,6 kg 1 ar1a secca = 5,1 9 g 1 vapore
kg d1 ana secca

La massa di vapore mv1 pu anche e ssere calcolata, applicando l'equazione di stato 21-3 al vapore,
che, come abbiamo spiegato a ll' inizio del Paragrafo 21.4, viene considerato un gas perfetto:
_ PvtV _

m vl -

R,~

k d.
5kPa x l50m 3
= 5 ' 19 g l vapore
0,461 kJ/ (kg-K) x (273,15 + 40)K

dove la costante Rv del vapore stata ricavata dalla Tabella A. 6.

165
: 6- CONSE RVAZIONE DELLA MASSA E CONSERVAZIONE DELL'ENERGIA PER LE MISC ELE ARIA-VAPORE

b) La miscela aria-vapore, raffreddata fino alla temperatura di 20 C, satura in quanto si trova a una
temperatura al di sotto di quella del punto di rugiada pari, come abbiamo visto all'inizio, a 32,88 C.
La pressione parziale del vapore Pv2 . nella nuova situazione, quella di saturazione corrispondente
alla temperatura di 20 C; sulla TabellaA.l leggiamo:

Pv2 = 2,339 kPa


e il grado di umidit W 2 per la 21-23:
W2 = 0,622

2 339
P v2
= 0,622

kPa
= 0,0149 kg di vapore/ kg di aria secca
100
kPa2,339 kPa
P- Pv2

mentre, per la 21 -29, la massa di vapore che condensa m 12 :


W1 -W2

= ~ 12 => m12 = m. (w 1 -W2 ) = 158,6 kg aria secca (0,0327 -0,0149) kg ~apore =2,823 kg di acqua

Esempio 21.5

<Oill

kg ana secca

m.

Calore da sottrarre nel raffreddamento

La miscela aria-vapore dell'Esempio 21.4 ha nelle condizioni iniziali temperatura T1 = 40 C, umidit


cP 1 = 68 %e W 1 = 0,0327 kg di vapore/kg di aria secca; dopo essere stata raffredda ta, si presenta nelle
condizioni finali di temperatura T2 = 20 C, cP2 = 100% e w2 = 0,0149 kg di vapore/kg di aria secca.
Trascurando la leggera differenza eli pressione tra ingresso e uscita necessaria per rendere possibile il
movimento dell'aria nel condotto, calcolare la quantit di calore q per kg eli aria secca che occorre sottrarre alla miscela per passare dallo stato l allo sta to 2.

Soluzione
La quantit di calore q, da sottrarre alla miscela, si calcola con l'equazione 21-32:

q+ hf =h{+ (w1

W 2 )h 12

=>

q = h{- hi + (w1

w2 )h 12

dove l'entalpia della miscela aria-vapore h* definita, per la 21-31 , da:


h* = h. + whv
Detenniniarno allora, con l'espressione 21-35, le entalpie della miscela nelle condizioni iniziali l e finali 2:

hi = 1,0035 kJ/(kg 0 C) x TI- wl [250 1 kJ/kg + 1,82 kJ/(kg 0 C) x TI] = 1,0035 kJ/(kg0 C) x 40 oc +

+ 0,0327 kg ~apore

kg ana secca

[2501 kJ/kg + 1,82 kJ/(kg0 C) x 40 C) = 124,30 kJ/kg di aria secca

h{= 1,0035 kJ/(kg 0 C) x T2 + W2 [2501 kJ/kg + 1,82 kJ/(kg 0 C)

+ 0,0149 kg ~apore

X Tzl =

1,0035 kJ/(kg 0 C) x 20 C +

[2501 kJ/kg + 1,82 kJ/(kg 0 C) x 20 C) = 57,88 kJ/kg di aria secca

kg ana secca

I.:ultimo termine dell'equazione 21-32, relativo all' entalpia del liquido h 12 , viene detemnato con la relazione 21-36:
(w 1 - W 2) h 12 = ( w1 - W 2) x 4,18 kJ/(kg 0 C) x T2 =
= (0,0327- 0,0149) kg ~apore 4,18 ~ 20
kg ana secca
kgC

oc =

1,49 kJ/ kg di aria secca

La quantit di calore da sottrarre q allora:

q= (57,88 - 124,30 + 1,49)

~J

kg ana secca

=-

64,93 kJ / kg di aria secca

con q negativo dal momento che si tratta di calore che viene sottratto al fluido di lavoro.

166
CAPITOLO 21- MISCELE

l. indifferente usare, come unita di misura della temperatura, gradi Celsius [0 C] oppure kelvin [K]
purch si tenga presente che si tratta di differenze di temperatura rispetto a uno stato di Iiferimento
fissato a Ooc (273,15 K), cos come precisato nel Paragrafo 21.6. Risulta tuttavia pi immediato l'uso
dei gradi Celsius in quanto, se si usano i kelvin, bisogna sottrarre 273,15 .
., I valori delle entalpie del vapore hv edel liquido h1 potevano anche essere letti sulla TabellaA.1 sotto
i simboli rispettivamente di hg e hf' Si consiglia all'allievo di fare un confronto tra i dati calcolati con
le relazioni (21-34 e 21-35) e i dati letti sulla Tabella.
~.

Osservare il valore modesto del tennine relativo all'entalpia del liquido (1,49 kJ/kg di aria secca)
rispetto ai termini che esprimono le entalpie della miscela in ingresso e all'uscita (rispettivamente
124,30 e 57,88 kJ/kg di aria secca).

21.7 :r)l;processo di saturazione adiabatica


Nel processo di saturazione adiabatica la miscela aria-vapore viene a contatto con acqua, che
viene lambita dalla miscela (Figura 21.6-a) oppure che viene spruzzata nella miscela (Figura
21.6-b), in un condotto accuratamente isolato. Se all'ingresso del condotto la miscela aria-vapore
ha un valore di umidit relativa inferiore al l 00 % parte dell'acqua evapora e la sottrazione del
corrispondente calore di evaporazione causa la riduzione della temperatura della miscela
aria-vapore. Se la miscela che abbandona il condotto satura e se il processo adiabatico, allora
la temperatura T2 della miscela aria-vapore all'uscita nota come temperatura di saturazione

adiabatica.

Miscela
non satura
aria + vapore

Miscela
satura
aria + vapore

Acqua

Fig. 21.6-a- Processo di saturazione adiabatica.

Acqua

Miscela
non satura
aria +vapore

Miscela
satura
aria + vapore

Fig. 21 .6-b - Realizzazione di un processo di saturazione adiabatica.

167
: 7 -I L PROCESSO DI SATURAZIONE ADIABATICA

C equazione che rappresenta il processo ancora la 21-32, in cui si ponga q = O (processo adiabatico) :

h*l + ( w 2 - w l ) h 12 -- h*
2

21-37

e si porti al primo membro l 'ultimo termine de li ' equazione 2 1-32 in modo da ricavare l' espressione di hi, entalpia della miscela aria-vapore che esce dal condotto. C evaporazione dell'acqua, che viene spruzzata nella corrente della miscela aria-vapore produce la diminuzione
della temperatura tra le sezioni di ingresso l e di uscita 2: si parla perci di rciffi'eddamento evaporativo.
Centalpia della miscela all' uscita h~' solo lievemente superiore all 'entalpia della miscela in
ingresso h~, dato il valore estremamente modesto del termine ( w2 - w, ) h ;2; ne segue che, qualora si trascuri questo termine, il processo di saturazione adiabatica coincide praticamente con
un processo a entalpia costante (h~ = hi).

21.8 Stato della miscela aria-vapore

L'umidit di una miscela aria-vapore viene di


solito determinata sulla base della temperatura del
Ventola
bulbo secco e della temperatura del bulbo umido
di
due diversi termometri. Queste due temperature
-+--~~
sono ricavate con lo psicro metro (misuratore di
Temperatura
c_
r=-'
Temperatura
umidit), strumento costituito da un condotto in
bulbo umido
bulbo secco
cui una corrente di aria, asp irata da una ventola a
una velocit superiore a 2,5 mis in modo che lo
scambio termico per convezione tra termometro e
corrente sia sufficientemente elevato, lambisce il
bulbo secco e il bulbo bagnato dei due termomeGarza
tri (Figura 21. 7). Il bulbo del termometro avente il
imbevuta
bulbo umido ricoperto da una sottile garza imbe~t l11grcsso
vuta di acqua distillata. Il termometro con il bulbo
miscela
aria + vapore
secco, che di solito un normale termometro a
mercurio, viene usato semplicemente per misuFig . 21.7 - Princ ipio d ello p sicrometro: apparare la temperatura dell' aria . Se l'ambiente non
recchiatura per la m isura della temperatura del
saturo l' acqua evapora sulla garza e, assorbendo
b u lb o secco e del l a temperatura d el bu l bo
calore, raffredda il bulbo del termometro e ragum ido.
g iunge una temperatura inferiore a quella dell ' ambiente. Quanto pi bassa l' umidit relativa
della miscela aria-vapore, tanto pi alta la differenza tra le temperature misurate dai due termometri a bulbo secco e a bulbo umido. Se, al contrario, la miscela aria-vapore satura, l'acqua distillata, di cui impregnata la garza non riesce a evaporare, e sui due termometri si legge
la stessa temperatura 2 L6,

n
t

11 diagramma psicrometrico, allegato al testo e spiegato nel Paragraj 21.9, permette di risalire
dalla lettura delle due temperature, quella del bulbo secco e quella del bulbo umido, all'umidit
relativa <P e al grado di umidit w della miscela aria-vapore.
~- -

wl

Ul!i!l!~lliii

21.6 La temperatura misurata dal termometro a bulbo umido d iversa dalla t emperatura di saturazione adiabatica introdott a nel Paragrafo 2 7. 7. La t emperat ura del bulbo umido inf atti influenzata dal fl usso di calore e di massa, mentre la t emperatura di saturazione adiabatica coinvolge semplicemente l'equilibrio tra la miscela aria-vapo re
entrante e l'acq ua alla temperatura di saturazione adiabatica. Tut tavia, a temperature e pressioni atmosf eriche,
la t emperatura del bulbo umido e quella di saturazione adiabatica delle miscele aria-vapore sono pressoch coincidenti. Ci non e p i vero per valori di pressione e temperatura che si discostano in modo significativo dai valori
atmosferici ordinari oppure per miscele diverse da aria-vapor d'acqua, co me ad esempio aria-alcool.

168
CAPITOLO 21 - MISCELE

.21.9

Diagramma psicrometrico
~~ P_!Qpriet delle_mi~cele aria::-vapor d ~a_cqua sono ~iportate sul diagramma psicrometrico o
diagramma dell'aria umida2 t. 7 , che rappresenta la soluzione grafica delle equazioni citate nei
Paragrafi 21.5 e 21. 6. La Figura 21.8 ne riporta gli elementi essenziali, mentre un diagramma
psicrometrico completo allegato al testo.

Il diagramma psicrometrico ottenuto alla pressione atmosferica standard al livello del mare
( 101,325 kPa), reca in ascisse la temperatura del bulbo secco2t.8 e in or9inate, a destra, il grado di
umidit co definito, per la 21-21, come rapporto tra la massa di vapore acqueo e la massa di aria
~ecca [kg di vapore/kg di aria secca]. Sulle ordinate, a destra, stata riportata una scala con la pr~s
sione parziale del vapore acqueo Pv' dal momento che, per la 21-23, essendo fissata la pressione
~iOsferica, a ogni valore del grado di umidit co corrisponde un determinato valore dip}1.9
Su un asse inclinato, a sinistra, sono riportate le entalpie h* della miscela aria-vapore [kJ/kg di
ria secca], definite dalla 21-31. Le linee di temperatura del bulbo umido costante sono
anch 'esse inclinate e, molto spesso,-per semplicit, vengno fatte coincidere con le linee inclinatea entalpia li.* costante (isentalpiche), anche se esiste un lieve scostamento tra linee isentalpiche e linee a uguale temperatura del bulbo umido.

----------- --

Curve a <1> costante


Linee a Tbs costante
Linee a h* costante
Lince a Tbu costante
Linee a w costante
Linee a v costante

p= 10 1,325 kPa

Temperatura bulbo secco Tbs [ 0 C]

Fig. 21.8 - Elementi di base del diagramma psicrometrico.

21.7 Si fa risalire a W.H . Carrier (1876-1950) l'iniziativa di tracciare un diagramma psicrometrico, ispirato a quello di
R. Mollier e particolarmente studiato per il progetto degli impianti di condizionamento.
21 .8 Le rette, a temperatura del bulbo secco costante, innalzate dalle ascisse non sono verticali. Solo l'isoterma a 50 oc
esattamente verticale, mentre le isoterme a temperatura pi bassa sono via via pi inclinate verso sinistra.
21.9 Il diagramma psicrometrico perci valido solo per una miscela aria-vapore che si trova a quel solo valore della
pressione atmosferica per cui stato preparato il diagramma. Nel nostro caso il valore della pressione atmosferica quello standard allivello del mare (1 01,325 kPa). Per quote significativamente al di sopra del livello del mare,
le variazioni della pressione atmosferica sono tali da introdurre degli errori inaccettabili nel calcolo delle grandezze
che si basano sul diagramma standard.

169
.::. -.9- DIAGRAMMA PSICROMETRICO

Sempre sul diagramma psicrometrico sono tracciate le linee a volume massico, riferito al kg di
aria secca, costante (rette non parallele) e le curve a umidit relativa W, data dalla 21-20,
costante. Lungo la curva di saturazione, corrispondente al l 00% di umidit relativa (W= l 00%),
sono indicate le temperature di rugiada. Nel punto di rugiada, che appartiene appunto alla curva
del vapor saturo (<P = l 00%), coincidono le tre temperature: del bulbo secco, del bulbo umido
e del punto di rugiada. Il diagramma psicrometrico esprime graficamente le relazioni che esistono tra temperatura del bulbo secco, temperatura del bulbo umido, grado di umidit, umidit
relativa e le altre propriet della miscela aria-vapore. Per definire lo stato della miscela
aria-vapore sono necessarie tre propriet indipendenti, tra cui la pressione. Essendo nella
Figura 21.8 fissata la pressione, che quella atmosferica, allora due delle seguenti cinque propriet dell' aria umida sono necessarie per definirne lo stato: temperatura del bulbo secco, temperatura del bulbo umido, temperatura di rugiada, umidit relativa e grado di umidit. Una volta
fissato uno stato, si possono leggere le tre grandezze rimanenti sul diagramma.

Esempio 21.6

Determinazione grafica di un processo di raffreddamento

Risolvere graficamente, facendo ricorso al diagramma psicrometrico allegato al testo, i quesiti posti dagli
Esempi 21.4 e 21.5, che trascriviamo.
Un locale di 150m3 si trova inizialmente a pressione atmosferica, temperatura T1 = 40 oc e umidit rela-

tiva <1>1 = 68 %. e aria viene successivamente raffreddata, in una trasformazione a pressione costante, fino
alla temperatura T2 = 20 oc. Determinare:

a) le condizioni iniziali dell'aria in termini di pressione parziale del vapore, temperatura del pwltO di
rugiada, grado di umidit;
b) le condizioni finali dell'aria come pressione parziale del vapore e grado di umidit;
c) il rapporto tra la quantit di vapore d' acqua che condensa a causa del raffreddamento m 12 e la massa
di aria secca m,;
d) la quantit di calore q per kg di aria secca che occorre sottrarre alla miscela per passare dallo stato
l allo stato 2.

Q)

a) Lo stato iniziale l si ricava come intersezione della retta a


40 C (temperatura del bulbo secco), innalzata dall 'asse delle
ascisse, e la curva, ricavata per interpolazione tra <P = 80% e
<P = 60%, con umidit relativa cP 1 = 68% (Figura 21.9).
Sull 'ordinata di sinistra si legge la pressione parziale del vapore:
P vt

=
1

C/J = 100%
(/) =

68%

0,033

= 5000 Pa = 5 kPa

mentre sull 'ordinata di destra si legge il grado di um idit:


C

[kglkgJ

0 033
'

kg di vapore
kg di aria secca

0,0 15
<01111

20
Il punto di rugiada viene determinato spostandosi dal punto
che individua lo stato iniziale lungo la retta orizzontale, a
Fig. 21.9- Soluzione grafica dell'Esempio 21.6 con
grado di umidit C 1 costante, fino alla curva con un1idit reladati tratti dal diagramma psicrometrico allegato al
testo.
tiva pari al l 00% (confine a sinistra del diagramma). Il punto
di rugiada si deve infatti trovare su una retta con rapporto
costante tra kg di vapore e kg di aria secca, in quanto il vapore,
partendo dalla regione di vapore surriscaldato (punto A di Figura 21.4), non ha ancora iniziato a condensare e quindi mantiene costante la sua massa. Allo stesso tempo si deve trovare su un punto della
curva del vapore saturo (punto B di Figura 21.4) per definizione di punto di rugiada: il luogo di questi punti e la curva con umidit relativa cP = l 00%, dove cio Pv= Ps e quindi <P= pj p, = l = l 00%.
Sul diagramma leggiamo allora in corrispondenza di C1 e cP = l 00%:
T rugiada,l

= 33 C

170
CAPITOLO 21 -MISCELE

- Con il raffreddamento a pressione costante si passa prima dal punto iniziale 1 fino al punto l'con umidit ([>;;:; l 00% e poi ci si sposta, lungo la curva con ([> = l 00%, fino ad atTivare alla temperatura
T2 =20 oc. In corrispondenza di questa temperatura si legge sulle ordinate di destra il nuovo grado
di umidit che risulta leggermente inferiore a 0,0 15 kg di vapore/kg di aria secca, ma che arrotondiamo a:
w = 0 0 15 kg di vapore
2
kg di aria secca
'
mentre, sull'ordinata di sinistra, si legge la pressione parziale di vapore uguale alla pressione di saturazione dal momento che siamo sulla curva con ([> = l 00%:

Pv2 = p 82 = 2,3 kPa


Si osserva come, sulla curva con cp = 100%, la temperatura di rugiada coincide con la temperatura
del bulbo secco e con quella del bulbo umido; infatti nel punto di rugiada, cio sulla curva del vapor
saturo, le tre temperature coincidono.

... n rapporto tra la massa di vapore condensata m 12 e la massa di aria secca m. per la 21-29:

!!:.JL = w, - w2
m.

= (0,033 - 0,0 15)

kg _di ~apore = 0,018 kg di vapore/kg di aria secca


kg d1 ana secca

-4

... Il calore q da sottrarre per raffreddare la miscela dallo stato 1 allo stato 2 pu essere calcolato come
differenza tra i due corrispondenti valori dell' entalpia della miscela aria-vapore h*, trascurando il termine contenente l'entalpia del liquido h 12 dell' equazione 21-32 dato il suo peso modesto (si veda il
Commento n. 3 all'Esempio 21.5). Sulle rette inclinate che danno l'entalpia della miscela leggiamo
allora:
h~= 125 kJ/kg di aria secca, h{ = 58 kJ/kq di aria secca
e il calore q risulta:
q =

h! - hi =

(58- 125)

~J

kg ana secca

= -

67

kJ
kg aria secca

\alore in buon accordo con quello trovato(- 64,93 kJ/kg di aria secca) per mezzo del metodo analitico seguito nell 'Esempio 21.5.

:! 1.10

Impianti di condizionamento dell'aria


Oltre alla sua utilit nello stabilire le condizioni dell 'aria atmosferica (che va considerata sempre come una miscela di aria e vapore), il diagramma psicrometrico trova il suo impiego principale nell'affrontare quelle trasformazioni in cui l'aria atmosferica rappresenta il fluido di
lavoro. Le trasformazioni di maggior interesse sono quelle che occorre esaminare nel progetto
degli impianti di condizionamento dell'aria, cio in quei sistemi che, modificando temperatura e umidit relativa dell 'aria, influiscono sul grado di benessere del nostro organismo.
Nel riscaldamento, a pressione costante, indicato con una orizzontale sul diagramma psicrometrico di Figura 2 1. 1O(essendo Pv= costante, ci si sposta da l a 2 seguendo una linea orizzontale),
non cambia il grado di umidit co, mentre si riduce l'umidit relativa <P (si veda l'Esempio 21. 7).
Nei mesi invernali occorre scaldare l'aria e, per evitare la diminuzione di umidit relativa evidenziata dalla Figura 21.1 O, occorre provvedere all 'umidificazione del! ' aria che viene immessa
nell'ambiente. Il raffreddamento, a pressione costante, indicato sempre con una orizzontale
sulla Figura 21.11 , non modifica il grado di umidit co, mentre fa aumentare l'umidit relativa
<P; la temperatura non deve scendere al di sotto del la temperahrra di rugiada, che, come spiegato
nel Paragrafo 21.9, viene valutata sulla curva di saturazione, altrimenti parte del vapore inizia a
condensare e al raffreddamento viene associata la deumidificazione (si veda l'Esempio 2 1. 8).

171

- o -

IMPIANTI DI CON DIZIONAMENTO DEL!: ARIA

Temperatura bulbo secco Tbs [0 C]

Fig. 21.10- Riscaldamento senza umidifcazione sul diagramma psicrometrico: l'umidit relativa diminuisce.

25

32

'"al=

0.876 m'l kg

Temperatura bulbo secco Tbs [ C]

Fig. 21 .11 - Raffreddamento senza deumidifcazione sul diagramma psicromehico: l' umidit relativa aumenta.

Uno schema di processo di condizionamento rappresentato dalla Figura 21.12: partendo dallo
stato iniziale l , caratterizzato da temperatura T 1 = 35 C (temperatura del bulbo secco) e umidit
relativa lf> 1 = 80%, con il raffreddamento, a pressione costante, ci si sposta, lungo l'orizzontale
con grado di umidit costante W 1 = w ,.= 0,029 kg di vapore/kg di aria secca, fino a 1', punto che
si trova sulla curva di saturazione ( <1>1 = l 00%). I.: ulteriore raffreddamento produce la condensazione di parte del vapore, a mano a mano che il processo si sposta, lungo la curva di saturazione
(<P= 100 %) fino al punto 2', contraddistinto da una temperatura di 10 o c. Riscaldando quindi.
a pressione costante, ci si sposta, lungo la linea orizzontale w2 = W2 = 0,0075 kg di vapore/kg di
aria secca, fino a raggiungere il punto 2, dove la temperatura dell'aria (temperatura del bulbo
secco) di nuovo pari a quella iniziale (T1 = T2 = 35 C). Ma adesso l'umidit relativa @ 2 pari
al 25%, mentre l'umidit relativa iniziale @ 1 era pari a 80 % . La deumidificazione che stata
realizzata (indicata nella Figura 21.12-b con il vapore condensato che esce dal sistema) pari
a W 1 - w2 = 0,029-0,0075 = 0,0215 kg di vapore/kg di aria secca. La temperatura di rugiada.
corrispondente allo stato iniziale l , la temperatura che si legge (sul diagramma psicrometrico
allegato) in l' (3 1,5 o q, mentre la temperatura di rugiada, corrispondente allo stato finale 2,
la temperatura che si legge in 2' (l o 0 C).
Un impianto di condizionamento estivo naturalmente si ferma a una temperatura pi bassa di
quella iniziale: sia questo, ad esempio il punto 2", contraddi stinto da 25 C di temperatura e da

172
CAPITOLO 21 - MISCELE

:n

[kglkg)

Miscela

allo stato l~

Misce la
allo stato 2

-~ ~ ~ ~~ ~ ~ -

0,029

Serpentino
refrigerante

0,0075

Serpentino
riscaldante

Vapore condensato

Fig. 2l.l2 - Schema di processo di condizionamento con dcumidificazione:


a) la rappresentazione del processo sul diagramma psicrometrico;
b) il sistema.

umidit relativa pari al45%. Il risultato finale di un processo di condizionamento, realizzato nei
mesi estivi, rappresentato da temperature e umidit relative pi basse (rispettivamente 25 oc
invece di 35 C e 40% invece di 80 %), raggiunte con il sistema schematizzato nella Figura
21.12-b. Alcuni sistemi conunerciali di condizionamento deli' aria impiegano un raffreddamento,
ottenuto con lo spruzzo di acqua finemente polverizzata; le goccioline di acqua, vaporizzando
in seno all 'aria, abbassano la sua temperatura fino al punto di rugiada, realizzando le condizioni
di saturazione adiabatica con un processo, che pu essere considerato a entalpia costante (tratto
1-1' in Figura 2 l. l 3). La temperatura pu poi essere ulteriormente ridotta, al di sotto del punto
di rugiada, permettendo di raggiungere il livello di deumidificazione voluto, quando il sistema
v iene riscaldato. Un altro processo importante nel condizionamento dell'aria rappresentato
dalla miscelazione adiabatica di due correnti di aria aventi temperature e umidit relative
diverse.

(J)

Acqua

[kglkg]

Ml~l&lo ffi
l~:

- """'"
stato l

~~A-

Miscela allo
stato 2

______...

Serpcntino
riscaldante

Vapore
condensato

Fig. 21.13 - Dcumidificazione con spruzzo.

Sul diagramma psicrometrico di Figura 21.14 sono riassunte le varie situazioni che si possono
realizzare nei processi di riscaldamento e raffreddamento, con e senza umidificazione, che
abbiamo trattato precedentemente. In particolare sono stati rappresentati, con tratti verticali, l'andamento teorico dei processi di deumidificazione o di umidificazione, p rocessi utili per capire
come ci si muove sul diagramma psicrometrico, anche se si tratta di processi che, sotto questa
forma (di segmenti verticali), non possibile realizzare nella pratica.

173

:.o-

IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO DELL'ARIA


l

0,060
0,055

8000

0,050
7000

0,045
0,040

6000

0,035
5000
O,Q30
>

c.

(ii'

e:.

Oi

4000

0,025

"'-

0,020

3000

0,015
2000
0,010
1000

lo

0,005
0,000

o "--"--"

IO

20

30

40

50

J'

'?v'

Fig. 2 1. 14 - Andamento dei vari processi di riscaldamento e di raffreddamento sul diagramma psicrometrico.

Esempio 21.7

Potenza termica necessaria per far scaldare l'aria

1!1 un processo industriale occorre aumentare la temperatura di una corrente di aria, avente tma portata
v = l m3/s, dar, = 15 oca r 2 = 40 C. L'umidit iniziale de li 'aria <P, = 60%.
Determinare:
a) la potenza termica Q da somministrare all' aria;
b) il grado di umidit finale

cfJ2

a) La potenza termica Q da somministrare all'aria data dal prodotto della portata in massa
da riscaldare per il calore massico q dato dalla 21-32':

Q=

m.di atia

m.q= rn, w:- ht)

Occorre perci ricavare l'entalpia iniziale hi, la portata di aria 1it, e l'entalpia finale h{ Sul diagramma
psicrometrico, allegato al testo, si individua il punto iniziale l (Figura 21.10) come intersezione della
retta innalzata dall'asse delle ascisse, in corrispondenza della temperatura T1 = 15 oc (temperatura
del bulbo secco in ascisse), e la curva con umidit costante cfJ 1 = 60%. Facciamo passare per il punto
l una retta parallela all'isentalpica; questa retta individua sull'asse delle entalpie il valore:

hi = 32 kJ/kg di aria secca

174
CAPITOLO 21 - MISCELE

Allo stesso modo, conducendo w1a retta parallela compresa tra le due rette inclinate con volume massico rispettivamente pari a 0,800 e 0,825 m3/kg, otteniamo un volume massico nel pWltO l:
v01 = 0,820 m 3/kg di aria secca

La portata di aria r1. perci data da:


1 3
ma = .!:__ =
= l 22 kg/s
m /s
v. 1
0,82 m 3 / kg
'
Il punto finale 2 individuato sul diagramma, spostandosi orizzontalmente (Figura 21.10) fino a
incrociare la retta innalzata dall e ascisse in corrispondenza della temperatura T2 = 40 oc_ TI processo
di riscaldamento avviene infatti, a prui contenuto di vapore, nella miscela aria-vapore e quindi il grado
di wnidit w, = 0,007 kg di vapore/kg di aria secca deve rimanere costante e uguale a W2 Nel punto
2 l'entalpia vale:
hi = 57 kJ/kg di mia secca
La potenza termica da somministrare all'aria allora:

Q=
:>)

l ,22 kg di aria secca (57 - 32)


. ~
s
kg d1 ana secca

= 30,50 kW

L'umidit relativa c!>2 si legge sul diagramma tracciando Wla curva passante per 2 (Figura 21.1 O);
risulta inferiore al 20% e vale approssimativamente:
(/>2 =

Esempio 21.8

15%

Potenza termica necessaria per far raffreddare l'aria

La temperatura dell'aria contenuta in un ambiente di 3600 m 3 vale T1 = Tbsl = 32 C (temperatura del


;,ulbo secco), mentre la temperatura del bulbo um ido e Tbul = 20 C. Si vuole raffreddare quest'aria fino
3lla temperatura T2 = Tb,2 = 25 C, garantendo un ricambio completo ogni ora. Determinare:
31

le condizioni iniziali in termini di grado di umidit w,, umidit relativa c!> 1, entalpia h:-' e temperatura del punto di rugiada;

o) le condizioni finali in termini di grado di umidit

w2 , umidit relativa c:J>2 , entalpia h{ e temperatura

del punto di rugiada;


cl la potenza termica Q da sottrarre all'aria.

3)

Sul diagramma psicrometrico, allegato al testo, leggiamo, in corrispondenza dell'intersezione tra la


retta innalzata dalle ascisse alla temperatura T 1 = Tbsl = 32 oc e la retta inclinata con temperatura
Tbul = 20 C, i seguenti valori (Figura 21.11):

w, = 0,0095 kg di vapore/kg di aria secca,

ci>, = 35%,

h:-' = 57 kJ/kg di aria secca

mentre la temperatma del punto di rugiada si ottiene spostandosi lungo l'orizzontale con w, costante
fino a intersecare la curva con 4J = l 00%:
Trugiada, l

= 13,5

b) Il raffreddamento avviene senza deumidificare l'aria, mantenendo cio invariato il grado di umidit

e quindi w2 = w,. Spostiamoci adesso lungo l'orizzontale con w, = w2 = costante fino a incontrare
la retta innalzata dalle ascisse in corrispondenza di T2 = Tb,2 = 25 C, che la temperatura a cui
vogliamo raffreddare l'aria. In questo punto (Figura 21.1 l ) leggiamo un aumento dell'umidit relativa e Wla diminuzione dell'entalpia:

h{= 50 kJ/kg di aria secca

175
::" 1.1 O- IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO DELL'ARIA

mentre la temperatura di rugiada rimane uguale a quella del punto I , essendo data dall' intersezione
di m1 = m2 con la curva avente C/>= 100%.
c) La potenza tennica Q che occorre sottrarre all 'aria data dal prodotto del calore massico q per la portata di aria che occorr~ raffreddare. Siccome occorre garantire un ricambio ogni ora (3600 s), allora
la portata in volume V :

V=

3600 m3 = l m 3/s

3600 s

m,

e la portata in massa di aria


si ottiene dividendo la portata in volume V per il volume massico riferito all'aria secca v, 1 che si legge sul diagramma psicrometrico:

m,

I m 3l s

= -v,-1 = 0,876 m 3/ kg

l 14 k /s
'

Il calore massico q, nell'ipotesi di trascurare il termine relativo all'entalpia del liquido h 12 , vale
secondo l'equazione 21-32':

q=h{- h t= (50- 57) kJ/kg di aria secca =- 7 kJ/kg di aria secca


valore negativo perch il calore esce dal sistema. La potenza termica Q allora:

Q= m.q = l kg/s x 7 kJ/ kg di aria secca= 7 kW

Commenti
Per raffreddare l' aria fino alla temperatura di 25 C occorre farla passare sopra uno scambiatore avente
una temperatura inferiore a 25 C. Questa temperatura tuttavia non pu essere pi bassa della temperatura
di 13,5 C, che, come abbiamo visto la temperatura del punto di rugiada, perch in tal caso parte del
vapore condensa e l 'aria risulterebbe deumidificata.

21.11

Torri di raffreddamento
Nel Capitolo 17, abbiamo visto che, in un ciclo a vapore, occorre sottrarre una determinata quantit di calore da parte della sorgente a temperatura inferiore, processo che avviene, attraverso la
superficie del condensatore, facendo scambiare calore tra il vapore da condensare e l'acqua di
raffreddamento che circola nel condensatore. La portata di acqua, che si deve far circo lare nel
condensatore, per asportare questa quantit di calore, ad esempio in un impianto termoelettrico,
pu essere enorme (si veda l'Esempio 26.1). Quest'acqua dovrebbe venir prelevata da un fiume
per essere portata alla centrale termoelettrica che, per questo motivo, deve essere situata non
molto distante dal fiume, circolare nei tubi del condensatore e quindi venir scaricata nel fiume
con una temperatura pi alta di circa l O oc (si veda il Paragrafo 26.5), operazione che altera,
in modo grave, l' equilibrio ecologico nel fiume e tra fiume e regione circostante.
Le alternative a questo sistema sono sostanzialmente basate nell'utilizzare il calore di evaporazione dell'acqua. Ci pu avvenire facendo scorrere l' acqua calda, che esce dal condensatore
in canali, dove l' acqua viene raffreddata per evaporazione e per scambio termico convettivo con
l'ambiente. Un metodo pi efficace per raffreddare l' acqua che circola nel condensatore rappresentato dalle torri di raffreddamento (o di refrigerazione) o torri evaporative.
In una torre di raffreddamento (Figura 21.15) l'aria ambiente entra lateralmente (A) ed esce
in alto (B) con umidit relativa molto elevata, prossima al l 00%. L'acqua calda che proviene
dal condensatore viene finemente suddivisa in goccioline, passando attraverso ugelli situati
nella parte alta della torre di raffreddamento (C), viene poi lambita dall'aria che sale ed esce
fredda in basso (D), dove viene miscelata con altra acqua (acqua di reintegro) per compensare

6
CAPITOLO 21 - MISCELE

Ventilatore

Uscita aria

Acqua calda
dal condensatore

-~- ~_,

~~
--~
+1D~~=i;;t
;
;;;;;;~;;;;;;;;;;
l

Aria
A
atmosferica _ ___:__ _..\

Acqua fredda
al condensatore

--.1-

Ugelli

_,_,
'--

Aria
atmosferica

Acqua fredda
di reintegro

Fig. 21. 15 - Rappresentazione schematica di una torre di raffreddamento a circolazione forzata.

quella che evaporata nella torre e che quindi stata sottratta dall'aria satura che esce in a lto
dalla torre.
La torre di raffreddamento schematizzata in Figura 21.15 del tipo a circolazione forza ta: il
moto dell 'aria sostenuto da ventole. La torre schematizzata in Figura 21 .16 invece del tipo
a circolazione spontanea o naturale: qui mancano le ventole e il moto affidato all 'effetto
camino prodotto dalla differenza di massa volumica tra aria calda, pi leggera, e aria fiedda, pi
pesante; alla base della torre circola dell 'acqua calda che fa aumentare la temperatura dell'aria prossima all' ingresso, in modo che questa possa venir richiamata all'interno della torre e iniziare a salire.

Uscita
aria satura

Uscita
aria satura

t
Tubi ingresso
acqua calda
Torre

Ing resso
:M:qua
calda

---tVasca raccolta
acqua fredda
Gocce di acqua fredda
cadono nella vasca

:Cig. 21.16- Rappresentazione schematica di una torre di raffreddamento a circolazione spontanea:


_ esterno della torre;

01 interno della torre.

177
-

1 -TORRI DI RAFFREDDAMENTO

Fig. 21 .17 -a - Torri di raffreddamento per impianti geotermoelettrici a Larderello (Enel): il pennacchio bianco
visualizza il vapor d'acqua, presente nell 'aria estremamente umida che esce dalla torre e che, venendo a contatto con l'ambi ente esterno pi freddo, condensa.

A differenza delle torri di raffreddamento a circolazione forzata (Figura 2 1.1 7-b), tutte le torri
di raffreddamento impiegate negli impianti di notevole potenza sono a circolazione naturale
(Figura 21.17-a) e possono arrivare anche ad altezze piuttosto elevate(""' 100 m). Uno degli svantaggi tipici delle torri di raffreddamento, sia a circolazione forzata come a circolazione spontanea, che l' aria che esce dalla torre normalmente satura, mentre la temperatura dell 'ambiente
circostante pu essere anche notevolmente al di sotto della temperatura del punto di rugiada dell' aria scaricata. Queste condizioni possono portare alla condensazione del vapor d'acqua nell' aria scaricata, con il condensato che viene trasportato dalla corrente e che si deposita sulla terra
e sulle costruzioni situate vicino alle torri.
L'analisi termodinamica del processo, che avviene in una torre di raffreddamento, si basa sulle
ipotesi che siano nulli gli scambi di calore e di lavoro tra le pareti della torre e l'ambiente esterno
e che la variazione di energia cinetica sia trascurabile. Abbiamo allora un' equazione di continuit analoga alla 21-29, in cui, al posto della portata di liquido m 12 che usciva dal sistema di
Figura 2 1.5, figura adesso la portata dell'acqua di reintegro fin1 1120 , l 'acqua cio che entra nel
sistema e che deve essere aggiunta per sopperire ali ' acqua evaporata che si allontana con l 'aria satura che esce dalla torre. L'acqua di reintegro determina un aumento del grado di umidit,
tale per cui il grado di umidit w 2 dell ' aria che esce dalla torre maggiore del grado di umidit w 1 dell 'aria che entra nella torre:
21-38

1'78
CAPITOLO 21 - MISCELE

'---~

Aria~nte
~

Uscita acqua fredda

Fig. 21. 17-b- Torre di raffreddamento a circolazione forzata (Baltimore Aircoil tipo FXT) con indicati:
l pacco di scambio; 2 ventilatore; 3 struttura; 4 organi di trasmissione; 5 albero del ventilatore; 6 motore; 7 ing resso dell 'aria;
8 protezione delle parti rotanti; 9 sistema di d istribuzione dell'acqua; l O accesso; I l fi ltri dell'acqua; 12 valvo la a galleggiante
di reintegro dell'acqua evaporata; 13 ganci di sollevamento.
)lel funzionamento (schema accanto), l'acqua calda in arrivo, da raffreddare, viene distribuita sul pacco scambiatore mediante ugelli
diffusori a gravit. Simultaneamente l'aria viene soffiata attraverso il pacco e ci determina l'evaporazione d i una piccola percenruale d'acqua, con sottrazione di calore all 'acqua rimanente. L'acqua raffreddata si raccoglie nella vasca della torre e viene ri mandata all 'util izzazione.

L'equazione del processo risulta formalmente analoga a lla 21 -37, in cui al posto di h 12, entalpia
del liquido che alimenta il sistema di saturazione adiabatica esemplificato nella Figura 21. 6, si
sostituisce, relativamente alla portata di acqua 1izH20 da raffreddare2 L10 , il termine hH20 ' 3 - h 11 20 4 ,
differenza tra l'entalpia dell'acqua che entra e l' entalpia dell'acqua che esce dalla torre circolando in controcorrente rispetto a!l'aria, secondo lo schema di Figura 21.18:
m

___!!E_(h
- h H20,4 ) =h*
- hl*
ft
H20 ,3
2

21-39

21.1 O Con riferimento allo schema di Figura 21. 18, la variazione di entalpia relativa all'acqua, rappresentata dal primo

membro dell'equazione 21-39, dovrebbe essere scritta

1i1H,0,3 hl-1 ,0.3

n1 H,0,4 hH,0,4

ma

in cui la differenza tra la portata dell'acqua che entra in alto e di quella che viene raccolta ai piedi della torre per
essere awiata all' utilizzazione l'acqua di reintegro:
I H,0,3 - IH,0, 4

= D.JI-1,0

Nell'ipotesi di assumere una portat a di acqua di reintegro notevolmente inferiore alla portata totale dell'acqua
che occorre raffreddare, lecito trascurare la differenza tra le due portate di acqua entrante e uscente dalla torre
e assumere l'unica portata n1 1120 che figura nella 21-39.

179
: 11 -TORRI DI RAFFREDDAMENTO

Acqua mH,O,l
calda

132 + 1il"2

Aria satura

+vapore

Scambio
~r-.;~ di calore

-4!--~_.._..__.
Acqua
refrigerata

Aria
atmosferica

rnH,0,4

Fig. 21. 18- Schema della circolazione dell'acqua e dell'aria


all'interno di una torre di raffreddamento.

In questa equazione, il primo membro stato diviso per la portata d'aria ri1., in quanto le entalpie h* che figurano al secondo membro sono riferite al kg di aria secca.

Esempio 21.9 Acqua di reintegro di una torre


La portata dell'acqua di raffreddamento che circola nel condensatore di una centrale termoelettrica da
600 MW(si veda l'Esempio 26.1) vale mH,O = 22.084 kg/s. L'acqua esce dal condensatore alla temperatura T3 =40 C e va raffreddata fino alla temperatura T4 =30 C con aria atmosferica, che entra in una
torre con temperatura T1 =27 C (cf> 1 =40%) ed esce satura (c.P2 = 100%) con temperatura T2 = 35 C.
Calcolare la portata di acqua di reintegro t1ntH,o la frazione di acqua che evapora t1ntH,01!nH,o e la potenzialit termica della torre Q.

Soluzione
La portata di acqua di reintegro, che figura nella 21-38, funzione della portata di aria m. Determiniamo
questa portata facendo ricorso all 'equazione 21-39, che caratterizza il processo che avviene in una torre
di raffreddamento:

In questa equazione la portata di acqua rizH,o nota perch assegnata. Ricaviamo allora gli altri elementi,
in modo da poter calcolare riz . Con l'equazione 21-36 calcoliamo la variazione di entalpia dell'acqua:

hu,o, 3 - hH,o. 4 =4,18 kJ/(kg0 C)(40 - 30) C =41 ,8 kJ/kg


Sul diagramma psicrometrico (Figura 21-19) leggiamo le entalpie dell' aria atmosferica in ingresso e
all'uscita:
h( = 51 kJ/kg di aria secca,
hi = 130,5 kJ/kg di aria secca
Sostituendo questi valori nella 21-39, otteniamo:
22 084

kg/ s 4 1 8 kJ /kg

'n

'

= (130 5 -

'

51)

kJ
kg di aria secca

==>

m.

=11.6llkg/s

180
CAPITOLO 21 - MISCELE

0,060
0,055

8000

0,050
7000

0,045
0,040

6000

0,035
5000

';;;;

0,030
~

et

~
-=:.

0,025 8

4000

O,20

3000

0,015
2000
0,010
1000

IO

0,005
0,000

o -~

IO

20

30

40

50

d'

Tbs [OC]

'?,.

.,.;
,.p

Fig. 21.19 - Impiego del diag ramma psicrometrico nella soluzione dell ' Esempio 2 1.9.

C acqua di reintegro si calcola con la 21-38, dopo aver letto, sul diagramma psicrometrico, il grado di

umidit che si riferisce allo stato iniziale

w1 e quello che si riferisce allo stato finale w2 del! 'aria:

w =

w = 0 037 kg di vapore
2

0 0085
'

(1)2

kg di vapore
kg di aria secca

- w,

L'.!nH,O
= - .- -

m.

'

=>

L'.mH = 11.611 kg di aria secca (0,037 - 0,0085)

'

kg di aria secca

kg ~i ~apore = 330,91 kg/s


kg d1 ana secca

La frazione di acqua che evapora :


6.ri1H,o = 330,91 kg/s =O 01498 "" l 5%

mH,O

22.084 kg/s

'

'

La potenzialit termica della torre la quantit di calore Q che la torre sottrae all' aria; essa data dal
prodottO della portata d'acqua mHp per la differenza di entalpia tra ingreSSO e USCita hH,0,3- hH,0,4'

Q= mH,O (hH,o,3 - hH,0, 4) = 22.084 kg/S X 4,18 kJ/(kg 0 C) (40 - 30) C

=923,11 kW

-4

Commenti
In questo Esempio la temperatura di uscita dell'acqua T4 (30 C) pi alta della temperatura di ingresso
dell'aria T1 (27 C). Ma T4 potrebbe anche essere inferiore a T1 in quanto il calore scambiato per eva-

181
2 l. 11 -TORRI DI RAFFREDDAMENTO

porazione pi grande di quello che pu essere scambiato direttamente dai normali scambiatori studi ati
nel Paragrafo 20.7. La temperatura minima all'uscita dell'acqua infatti la temperatura del bulbo
umido dell'aria entrante (Tbul = 18 C dal diag ramma psicrometrico della Figura 21.19); questo un
valore del tutto teorico raggiungibile solamente in una torre di raffreddamento avente dispersioni nulle
di calore ali 'esterno (processo perfettamente adiabatico) e con una superficie di scambio infinita tra l'acqua e l'aria (efficienza infinita di scambio termico). Nella pratica la temperatura minima all'uscita dell'acqua risulta superiore di circa 6 oc alla temperatura del bulbo umido dell'aria entrante; nel nostro caso
la temperatura minima ali 'uscita deli 'acqua sarebbe perci 18 oc + 6 C =24 C contro T4 = 30 oc assegnata nell'Esempio.

Al posto dell 'equazione di stato del singolo gas perfetto pv = RT (con p pressione, v volume
massico, R costante di quel gas e T temperatura assoluta), consideriamo l 'equazione di stato
riferita alla mole:

pV,n=RmT
dove Rm= 8,3 14 kJ/(kmol K) chiamata costante universale dei gas perch assume appunto
lo stesso valore per tutti i gas e V [m3/kmol] il volume per kmol o volume molare. La costante
R del singolo gas perfetto pu essere ottenuta come rapporto tra la costante universale Rm
e la massa molecolare M [kg/kmol] del gas considerato (R = Rn/ M). Nelle condizioni normali di pressione p* = 101 kPa e di temperatura T* = 273 K, il volume molare vale
V= 22,414 m 3/kmol. Il volume massico di un dato gas v [m3/kg] pu essere ottenuto come rapporto tra volume molare V [m3/kmol] e massa molecolare M [kg/kmol] (v= V/M).
Se definiamo il numero n di moli [kmol] come rapporto tra la massa di una data sostanza m
[kg] e la sua massa molecolare M [kg/kmol] (n = m/M), l'equazione di stato pu anche essere
scritta nella forma:

pV= nRmT
con

v [m ] volume dato dal prodotto di n [kmol] per vm [m3/kmol].


3

Definita la frazione molare X; di un componente di una miscela di gas come rapporto tra il
numero di moli n; del componente i e il numero di moli totali n della miscela (n = In ;),

x.
l

= n.

_.!_

per la legge di Dalton la frazione molare X; pu essere espressa anche come rapporto tra la pressione parziale Pi del componente e la pressione totale p della miscela oppure dal rapporto tra
volume Vi occupato dal componente i e volume V della miscela:
x.1

= n. = P = V.
_.!_

__!_

_J_

Analogamente si definisce frazione in massa wi il rapporto tra la massa mi del componente i


e la massa totale della miscela m (m= l::mJ:
w _ _m l.
;-

La trattazione sulle miscele pu essere estesa all 'aria atmosferica (o aria umida), costituita da
una miscela di aria e vapor d 'acqua in varie proporzioni. C umidit relativa v iene definita come

182
CAPITOLO 21 - MISCELE

rapporto tra la pressione parziale del vapor d'acquapv e la pressione di saturazione Ps alla temperatura della miscela aria-vapore:

Il grado di umidit w de li' aria, definito come rapporto tra la massa di vapor d'acqua mv e la
massa di aria secca ma (w= m) ma), dato da:
W=

0622 P v
'
Pa

0622

'

Pv
P- Pv

Nella seconda espressione di w, si sostituito a Pa la differenza p- Pv , dal momento che la


pressione totale p della miscela pari alla somma della pressione parziale P v del vapor d'acqua e della pressione parziale Pa dell'aria secca (p= Pv + p.).
ll bilancio energetico, riferito al kg di aria secca, di un'unit di condizionamento, in cui dell'aria entra nelle condizioni 1 ed esce nelle condizioni 2, :

q+ h~= hi + ( (l

OJ2) hl2

dove q [kJ/kg di aria secca] la quantit di calore scambiata, ( OJ 1 - OJ2) h 12 il termine relativo all'entalpia del liquido h 12 (termine di solito molto piccolo e quindi spesso trascurato) e
h* [kJ/kg di aria secca] l'entalpia della miscela aria-vapore, somma dell'entalpia dell'aria ha
pi l'entalpia del vapore (h*= ha+ whJ. I:entalpia h* della miscela aria-vapore viene approssimata con la formula:
h*= I ,0035T + w(2501

+ 1,82T)

Le propriet delle miscele aria-vapor d'acqua sono riportate sul diagramma psicrometrico o
diagramma dell'aria umida. Questo in pratica un diagramma di Mollier che rappresenta la
soluzione grafica delle equazioni precedenti.
I: analisi termodinamica del processo, che avviene in una torre di raffreddamento, svolta con
gli stessi criteri seguiti per l'aria umida. Abbiamo ancora un'equazione di continuit in cui, al
posto della portata di liquido ri1 12 che usciva dal sistema, figura adesso la portata dell'acqua di
reintegro ~mH,o l'acqua cio che entra nel sistema e che deve essere aggiunta per sopperire
all'acqua evaporata che si allontana con l'aria satura che esce dalla torre. C acqua di reintegro
determina un aumento del grado di umidit, tale per cui il grado di umidit w 2 dell'aria che
esce dalla torre maggiore del grado di umidit OJ 1 dell'aria che entra nella torre:

I: equazione del bilancio energetico ancora quella scritta per l 'unit di condizionamento, per
la quale si assuma q = O (processo adiabatico) e si tenga presente che occorre raffreddare la
portata d' acqua nzH2O SOttraendo Un Calore pari alla differenza tra l'entalpia hH20 , 3 dell' acqua
che entra e l 'entalpia hH20 , 4 dell'acqua
che esce dalla torre, circolando in controcorrente
.
rispetto all ' aria che con portata ma entra da l ed esce da 2:
mH,O
- .1na

(h H,03
. ,

hH0,4 )
'

* - h*l
= }l z

183
:J:AMARIO

21.1 Calcolare la massa d'aria m contenuta nel volume V= 172,2 m 3 alla pressione
p = l 00 kPa e alla temperatura T= 300 K.
21-3 e TabellaA.6:

pV

= mRT

= __l?_!!_ =
Ran.T

l 00 kPa x 172,2 m
0,287 kg/(kg-K) x 300 K

= 200 kg

21.2 Calcolare la pressione p esercitata dalla massa di metano m = 5,27 kg in un autoclave


avente il volume V = 0,4 m 3 alla temperatura T = 20 C.

21-3 e TabellaA.6:

pV

= mRT

::::}

p= mRmet;J.noT

= 5,27 kg X 0,518 kg/(kg-K) X 293,15 K = 2000 kPa = 2 MPa


0,4 m 3

21.3 Calcolare il volume massico v di argon nelle condizioni di pressione p= 101 kPa e temperatura T= 273 K.
21-2 e TabellaA.6:

pv

= RT

::::}

v
argon

= RargonT = 0,208 kJ/(kg-K) x 273 K = O 562 m 3/k


p

101 kPa

'

~ 21.4 Calcolare il volume massico v di Argon (Ar), monossido di carbonio (CO), elio (He) e
idrogeno (H2) nelle condizioni normali di pressione e temperatura.

21.5 Calcolare la massa volumica p di Argon (Ar), monossido di carbonio (CO), elio (He)
e idrogeno (H2) nelle condizioni normali di pressione e temperatura.

PAr = 1,78 kg/m3;

Pco = 1,25 kg/m3 ;

PHe= 0,178 kg/m 3;

PH2 = 0,0899 kg/m 3

~ 21-.6 Calcolare il volume massico v di Argon (Ar), monossido di carbonio (CO), elio (He) e
idrogeno (~) nelle condizioni di pressione pari a O, l Ol MPa e temperatura pari a 25

oc.

184
CAPITOLO 21 -MISCELE

21.7 Calcolare, sulla base della costante universale Rm, le costanti R di Argon (Ar), monossido di carbonio (CO), elio (He) e idrogeno (H2) e verificare che siano in accordo con il valore
riportato nella TabellaA.6.

RAr = 0,208 kJ/(kg K); Reo= 0,297 kJ/(kg K); RHe= 2,077 kJ/(kg K); RH2 = 4,124 kJ/(kg K)]

21.8 Leggere sul diagramma psicrometrico il grado di umidit m e l' umidit relativa 4> di aria
che ha una temperatura del bulbo asciutto di 30 oc e una temperatura del bulbo umido di 25 C.

m= 18 g di vapore/ kg di aria secca;

4>= 67%

21.9 Leggere sul diagramma psicrometrico la temperatura del bulbo umido Tbu' l'umidit
relatva 4>, il volume massico dell'aria va e l'entalpia h*, sapendo che la temperatura del
bulbo secco e pari a 30 o c e il grado di umidit pari a l 0,6 g di vapor acqueo/ kg di aria secca.

Tbu =20 oc;

et>= 40%;

v. = 0,873 m 3/kg;

h*= 57,5 kJ/ kg di aria secca

21.10 Servendosi del diagramma psicrometrico, determinare volume massico iniziale dell" aria va 1, entalpia iniziale ht e finale hi dell' aria umida, grado di umidit m, umidit relativa
finale t:P 2 e potenza termica Q necessaria per riscaldare una portata d'aria di 7,9 m 3/s con umidit relativa dell'SO% da 5 oc fino alla temperatura di 35 oc.
v, 1 = 0,79 m 3/kg;
h~= 16 kJ/ kg di aria secca;
m1 = m2 = 4,3 g di vapore/ kg di aria secca;

h2* = 46 kJ/ kg d! aria secca;

4> 2 = 13%;

Q = 300 kW

21.11 Servendosi del diagramma psicrometrico, determinare volume massico iniziale delr ana val > entalpia iniziale h~ e finale hi dell 'aria umida, grado di umidit w, umidit relativa
finale 4>2 e potenza termica Q da sottrarre all'aria per raffreddare, senza deumidificazione, una
portata d'aria di 9,0 m3/s con umidit relativa del 56% da 35 oc fino alla temperatura di 25 C.
V31

h~ = 86 kJ/ kg di aria secca;


hi = 75,5 kJ/ kg di aria secca;
m 1 = m2 = 19,8 g di vapore/ kg di aria secca;
t:P 2 = 98%;
Q= 105 kW

= 0,9 m 3/kg;

21.12 Servendosi del diagramma psicrometrico, calcolare la temperatura finale di lilla corrente d 'aria di l ,5 kg/s alla temperatura di 25 oc in cui viene spruzzata dell'acqua in modo da
far aumentare il grado di umidit da 4,4 a 8,6 g di vapore/ kg di aria secca. Si tenga presente
che si tratta di un processo di saturazione adiabatica e quindi, una volta individuato il punto iniziale, il punto finale viene determinato spostandosi lungo una retta a entalpia costante fino a
incontrare m2 = 8,6 g di vapore/ kg di aria secca.

185
::SERCIZI

22.1

Combustibili
Tutte le sostanze che, sotto opportune condizioni, sono in grado di combinarsi (reagire) con un
comburente o ossidante, in genere ossigeno, sviluppando una notevole quantit di calore
prendono il nome di combustibili.
Requisiti di un combustibile, utile per le applicazioni industriali, sono il costo relativamente
basso, la faci lit di estrazione o di preparazione, la velocit di combustione elevata, l' assenza
di prodotti di combustione nocivi. Questi requisiti limitano la portata della definizione, squisitamente chimica, di combustibile che stata data prima. Non possibile infatti considerare dei
combustibili, dal punto di vista industriale, la grafite e il diamante (forme diverse di cristallizaz ione del carbonio C), che, pur sviluppando la stessa quantit di calore prodotta da un 'ugual
massa di carbone, hanno costi elevati e presentano notevoli difficolt di combustione. Allo stesso
modo lo zolfo (S), anche se brucia facilmente sviluppando una notevole quantit di calore, non
pu venire considerato un combustibile industriale, in quanto, combinandosi con l' ossigeno (02 ) ,
d origine a due prodotti, estremamente velenosi, quali il diossido (S0 2) e il triossido (S03 ) di
zolfo; anzi viene posta particolare attenzione al problema di limitare il pi possibile il contenuto
di zolfo, qualche volta presente nel combustibile, anche per problemi di corrosione delle superfici metalliche con cui i fumi possono venire a contatto.
I combustibili al momento pi diffusi sono i combustibili.fossili, materiali organici, che rappresentano largamente, per non dire completamente, i resti di sostanze vegetali sintetizzati dal
calore solare nelle prime ere geologiche. Questi combustibili , opportunamente trattati in funzione delle specifiche richieste dalle diverse utilizzazioni, vengono anche chiamati combustibili naturali. Per contrapposizione indichiamo con il termine di combustibili di sintesi tutti quei
combustibili che o derivano da processi di trasformazione di sostanze che di per s non sarebbero in grado di bruciare, come ad esempio il biogas risultato della decomposizione dei rifiuti
solidi urbani, oppure vengono ricavati con trasformazioni rilevanti dei combustibili naturali in
modo da renderli adatti ali ' utilizzaz ione, come ad esempio la sintesi di metanolo da metano e
ossigeno per l' impiego nei trasporti su strada.
T combustibili si distinguono in solidi, liquidi e gassosi, a seconda del loro stato di aggregazione.
I combustibili solidi vanno frantumati in modo da facilitarne sia il trasporto sia la successiva utilizzazione nell ' impianto di combustione. I combustibili liquidi sono i migliori dal punto di vista
del trasporto, ed per questo che sono cos diffusi; essi inoltre non pongono particolari problemi
di miscelazione con l'ossidante. I combustibili gassosi presentano le migliori caratteristiche di
miscibilit con l' ossidante, ma per contro possono presentare problemi di trasporto insuperabili sia nel trasferimento dal luogo di estrazione o di produzione sia nella distribuzione all' utilizzatore. Si pensi, come esempio, al gas naturale che va trasferito con metanodotti, e poi deve
essere compresso a oltre 20 MPa, per ridurne il volume a un valore accettabile, qualora lo si
voglia utilizzare su un veicolo.

186
CAPITOLO 22 - COMBUSTIBILI E COMBUSTIONE

Costituenti dei com bustibili sono essenzialme nte carbonio (C), idrogeno (H) a cui si possono
aggiungere ossigeno (O) e piccole percentuali di zolfo (S) e azoto (N). Altri dati interessanti per
la valutazione del com bustibile sono i residui incombustibili, le cosiddette ceneri, e la quantit
di acqua presente inizialmente (umidit).
I dati di maggiore interesse ai fini della valutazione e della utilizzazione di un combustibile sono
la quantit di aria necessaria per la combustione, il potere calorifico, la temperatura di accensione e i limiti di infiammabilit.

22.2

Combustibili solidi
La TabellaA .9 dell'Appendice riporta i valori medi della composizione di alcuni combustibili
solidi; i valori effettivi oscillano da un minimo a un massimo e p ossono essere anche abbastanza
diversi da i valori citati . Il contenuto d i zolfo di un carbone, ad esempio, pu arrivare anche al
4 %, mentre nella Tabella figurano valori medi attorno al l % .
Un dato importante del combustibile solido il contenuto di acqua (umidit), valore che condi ziona la
quantit di calore che pu essere ottenuta nella combustione di quel determinato tipo di combustibile. Il
legno e la torba presentano valori estremamente elevati del contenuto di acqua: il legno delle piante,
appena tagliato ne contiene fino al 50%, mentre la torba, combustibile che proviene dalla trasformazione
di piante acquatiche, risulta impregnata con quantit d'acqua, che arrivano fino al 90%. Mediante la stagionatura ali 'aria si riesce a essiccare il combustibile fino a raggiungere valori accettabili del contenuto
d'acqua, come quelli citati in Tabella.
Le ligniti si distinguono in torbose (con struttura simile alla torba), xiloidi (con struttura molto simile a
quella del legno) e picee (le pi prossime ai carboni fossili); in Tabella riportata la composizione di una
lignite picea.
Ma i combustibili solidi, che vengono effettivamente impiegati, sono i carboni fossil i propriamente
detti, indicati con il nome litantraci e antracite. Secondo la terminologia italiana (tra parentesi viene citata
la terminologia americana) i carboni fossili si distinguono in:
- carboni secchi (o carboni subbituminosi) molto ricchi di sostanze volatili, come acqua, gas e vapori
catramosi;
- carboni grassi (o carboni bituminosi ad alto, medio oppure basso contenuto di sostanze volatili) con
un contenuto di sostanze volatili inferiore ai carboni secchi;
- carboni magri antracitosi e antraciti (semiantracite, antracite e meta-antracite) che sono i carboni pi
vecchi e contengono pochissime sostanze volatili e, di solito, molto carbonio.

Come combustibile artificiale ricordiamo il carbone di legna e il coke, derivante dalla distillazione ad alta
temperatura di carboni grassi (coke delle cokerie o coke metallurgico) oppure dalla pirolisi (riscaldamento
in assenza di ossigeno) del petrolio (coke di petrolio). Quest'ultima sostanza, per la notevole purezza viene
utilizzata per impieghi speciali, come la fabbricazione di elettrodi per forni elettrici industriali.
Da ultimo citiamo gli scisti bituminosi e le sabbie carbonifere, rocce oppure sabbie molto ricche di carbonio, di cui esistono giacimenti enormi in Nord America e in Siberia e che, in futuro a mano a mano che
si ridurranno le disponibilit di petrolio greggio, diverranno economicamente interessanti per l'estrazione
di quelle sostanze, da cui, con successivi processi chimici, verranno ricavati i combustibili liquidi.

22.3

Combustibili liquidi
A causa della facilit d i trasporto, i combustibili liquidi presentano il maggior numero di applicazioni; una prima classificazione pu essere fatta sia sulla base dell'intervallo di distillazione
(la temperatura cio in cui avviene l' ebollizione dei diversi componenti del combustibi le) sia
sulla base dell'applicazione (Tabella A. lO dell'Appendice):

- benzina, iI combustibile pi leggero (costituito da idrocarburi che bollono tra 25 e 180 C),
p er i motori ad accensione comandata;

187
22.3 - COMBUSTIBILI LIQUIDI

- cherosene, combustibile leggero che bolle tra 170 e 220 C, per i turboreattori utilizzati nel
trasporto aereo;

- gasolio, combustibile di media densit che bolle tra 180 e 360 C, per motori ad accensione
per compressione e per il riscaldamento di abitazioni e uffici;

- olio combustibile, prodotto pesante con punti finali di ebollizione fino a 390 C, utilizzato nel
riscaldamento industriale e, soprattutto, negli impianti termoelettrici.
Sempre nella Tabella A.l O sono state ripo rtate, per riferimento, anche le caratteristiche di
alcuni idrocarburi, componenti caratteristici dei diversi combustibili citati, e due alcool, etanolo
e metanolo.

In particolare g li oli combustibili si distinguono in funzione della viscosit cinematica v (tra parentesi),
misurata alla temperatura di 50 C, in:

-fluidissimo (v< 2 1,2 mm2/s);


- .fluido (v= 2 1,2 + 37,4 mm 2/s);
- semifluido (v= 37,4 +53 mm2/s);
- denso (v> 53 mm2/s).
Gli oli combustibili hanno di solito un contenuto di zolfo piuttosto elevato (possono arrivare fino a
2,5 + 4% in massa); fa eccezione un particolare tipo, indicato con la sigla BTZ (a Basso Tenore di Zolfo),
olio combustibile denso con un contenuto di zolfo anche sensibi lmente inferiore a O, l % (in massa).

22.4

Combustibili gassosi
TI pi importante dei combustibili gassosi, sia in termini di caratteristiche di impiego c sia,
soprattutto, come disponibilit, il gas naturale, costituito prevalentemente da metano (Tabella
A. l l dell 'Appendice) . Con il diffondersi capillare dei metanodotti, il gas naturale ha sostituito
il gas ottenuto dal trattamento del carbone, detto gas di citt, largamente diffuso in passato in
Europa .
La Tabella A. Il riporta anche le caratteristiche di altri gas artificiali come il gas d'altoforno e
il biogas e le caratteristiche di idrocarburi e di gas combustibili, come idrogeno (H2) e monoss ido di carbonio (CO), spesso presenti come costituenti di questi gas.

Di notevole interesse, per le applicazioni, il Gas di Petrolio Liquefatto (GPL), miscela in proporzioni
variabili di propano e di butano: sono idrocarburi gassosi, nelle ordinarie condizioni di pressione e temperatura, che passano facilmente allo stato liquido per compressione a temperatura ambiente; vengono
poi facilmente ri condotti allo stato gassoso per essere utilizzati come combustibili domestici e industriali
nelle zone sprovviste di reti di distribuzione del metano.

22.5

Combustione
22.5.1

Richiesta di aria stechiometrica

Il processo di combustione coinvolge l' ossidazione di tutti quei costituenti del combustibile che
sono in grado di essere ossidati: esso viene rappresentato da un'equazione chimica che traduce
quel determinato tipo di reaz io ne. Durante il processo di combustione la massa di ciascun e lemento rimane costante. La scrittura delle equaz ioni chimiche c la soluzione dei problemi relativi a quantit diverse dei vari elem enti, che costituiscono il combustibile , avviene essenzialmente attraverso il rispetto della conservaz ione della massa di ciascun elemento.

188
CAPITOLO 22 -COMBUSTIBILI E COMBUSTIONE

Si consideri dapprima la reazione dell'idrogeno atomico H presente nel combustibile con l'ossigeno 0 2 dell'aria in cui i due reagenti H e 0 2 danno luogo a un prodotto, il vapor d'acqua Hp.
4H

4kmol
4 kg

+
+

l kmol
32 kg

-7
-7

Questa equazione stabilisce che (Paragrafo 21.2 e TabellaA.6) circa 4 kg di idrogeno atomico
(4 kmol x l ,008 kg/kmol) pi circa 32 kg di ossigeno (l kmol x 31,999 kg/lanol) danno circa
36 kg di vapor d' acqua. Vi un bilancio di masse uguali da un lato e dall'altro: (4 kg + 32) kg =
= 36 kg di reagenti entrano ed escono 36 kg di prodotto; si pu inoltre osservare che occorrono
32 kg di ossigeno per ossidare 4 kg di idrogeno, mentre il rapporto tra massa di vapor d'acqua
e massa di idrogeno 36 kg/4 kg = 9.
Un'altra reazione fondamentale quella relativa al carbonio che, insieme all'idrogeno, costituisce il componente principale dei combustibili convenzionali. In questo caso una mole di carbonio C si combina con una mole di ossigeno dell'aria 0 2 per dare una mole di diossido di carbonio C0 2; si pu anche dire che circa 12 kg di carbonio (l kmol x 12,011 kg/kmol) pi circa
32 kg di ossigeno (l kmol x 31 ,999 kg/kmol) danno circa 44 kg (l kmol x 44,0 l kg/kmol) di
diossido di carbonio.

l kmol
12 kg

+
+

co2
l kmol
32 kg

-7

l kmol
44 kg

U,n altro elemento, questa volta indesiderato ma in bassissima concentrazione per ridimensionare gli effetti delle emissioni, lo zolfo S, di massa molecolare pari a 32 kg/kmol:

l kmol
32 kg

+
+

so2
l kmol
32kg

-7

l kmol
64kg

In conclusione questi tre elementi - idrogeno, carbonio e zolfo - presenti nel combustibile combinandosi con l'ossigeno dell 'aria danno luogo a:
4H (combustibill +0

2(arial

2H20 (gl

C <combustibilel

+0 2canal

C02(gasJ

S (combustibileJ

+0

2(arial

S02(gasJ

22-1

A idrogeno, carbonio e zolfo andrebbero aggiunti altri costituenti del combustibile quali azoto
N e ossigeno 0:
2N(combustibile)

N 2(gas)

20(combustibi le)

02(gas)

22-2

La richiesta stecbiometrica di aria data dalla massa di aria necessaria al fine di realizzare una
combustione idealmente completa, appunto stechiometrica, di un kilogrammo di combustibile.
possibile determinare il numero di moli di ossigeno per unit di massa di combustibile necessarie per i vari elementi che prendono parte alla combustione e quelle che si sviluppano dall'ossigeno gi presente nel combustibile, come di seguito indicato. Si consideri, ad esempio, l'idrogeno; si prenda la frazione percentuale in massa dell'idrogeno w 11 = mHi mr , rapporto per la
21-11 tra massa di idrogeno atomico mH e massa del combustibile mr (il pedice fsta perjel, combustibile in inglese), riferita ad l kg di combustibile. La massa di idrogeno sar allora
m H= (w1/ l 00) x l kg di combustibile. Dividendo mHper Ia massa atomica MHdell 'idrogeno si
ottiene il numero di moli di idrogeno atomico nH contenute nell'unit di massa del combustibile:
nH= (wH/ 100)/Mw Essendo (22-1) il rapporto molare ossigeno-idrogeno pari a 1/4, il numero di
moli di ossigeno n 0 , necessarie per la combustione del solo idrogeno contenuto in un chilo-

189
22 .5 - COMBUSTIONE

grammo di combustibile, sar un quarto de ll ' ultimo valore ottenuto: n 0 , = [(wH/ 100)/MH]/4. Se
adesso si considerano tutti gli elementi che costituiscono il combustibile, si ottiene:

w11

o,--.H - 4 l 00 M

n
Il

o, ...... c

Wc
= - --"---

l l 00 M c

o,-.s

w
s
l l 00 Ms

o,_,o

w
= 2100-M
o

II volume di ossigeno V0 , [m3 ] necessario alla combustione dell'unit di massa di combustibile


la somma dei volumi che competono alla combustione dei singoli e lementi; i volumi sono il prodotto di ciascun numero di moli n 0 , [kmol] per il volume molare V.n [m3/kmol] che (Paragrafo
2 1. 2) in condizioni normali, cio a-lla pressione di 101 kPa e a lla temperatura di 273 K, vale
22,414 m 3/kmol. I soli e lementi che reagiscono sono carbonio, idrogeno e zolfo, l' azoto non
compare poich inerte, mentre il contributo d eli ' ossigeno deve essere sottratto perch la
parte di ossigeno fornita dal combustibile non deve essere pi presa dall'aria. I motori che impiegano combustibili ossigenati, come ad esempio gli alcoli, possono quindi contare su un "effetto
sovralimentazione" che i combustibili convenzionali non forniscono.

Moltiplicando il volume normale di ossigeno V0 , [m3] per la sua massa volumica M 0 ,1Vm
[(kg/kmol)/(m 3/lunol) = kg/(m 3], riferita sempre alle condizioni normali, si ottiene la massa di
ossigeno m 0 , [kg]. Non dobbiamo dimenticare che i termini citati sopra si riferiscono alla
combustione dell 'unit di massa di combustibile e che l'ossigeno di cui parliamo quello necessario per la combustione completa e cio stechiometrica; quindi la massa di ossigeno va rapportata alla massa del combustibile: lm 0 ,fm rls, . Si ricordano inoltre (Tabella A.6) la massa molare
di ossigeno M 0 , = 31 ,999 kg/kmol "" 32 kg/kmol e le masse atomiche di idrogeno, carbonio,
zolfo e ossigeno. presenti nel combustibile: Mu "" l kg/kmol, Mc "" 12 kg/kmol, M5 "' 32 kg/kmol
e M 0 16 kg/kmol.

-lm J mc ls, =100)-(-4MH- + M- c- +M- -2M


Wc

WH

Ws

W0

m /m

0'

f st

=_I_ (32 wH
l 00
4 l

l ( W 11
Wc
W0 )
V01 -M o.
- =- --+ - + -W s - - 32kg / kmol
v;n 100 4MH M c M 5 2M0

+ 32 Wc + _3_2 _w
_ s _ 32 w0 ) = 8w11 + 2,667wc + w 5
12

32

2 16

==>

w0

-'-'----'--1-0-"'0---"----"'-

dove wH, wc, w 5 e w0 sono le percentuali in massa rispettivamente di idrogeno, carbonio, zolfo
e ossigeno presenti nel combustibile.
Moltiplicando questa espressione del rapporto tra le masse dell ' ossigeno e del combustibile per
4,31, coefficiente che tiene conto della percentuale in massa di ossigeno nell'aria secca (Tabella
A.J2), si ottiene la massa d 'aria necessaria per la combustione completa dell ' unit di combustibile lm/ mf ls, [kg di aria secca/ kg di combustibile]. Il rapporto tra le masse m oppure tra le
portate n1 di aria e combustibile si indica con AlF, rapporto che nel caso di combustione stechiometrica s i scrive IA/F is,

A/F

mc

mr

=- "=~

= 4,31 x

AlFI

22-3

8wH

+ 2,667wc + Ws - Wo
100

SI

22-4

'
22.5.2

Formula del combustibile e diossido di carbonio

La formula chimica del combustibile generico sia rappresentata da C11 HaSrN,PFcon a, {3, y, 8 ed e nume1i
senza dimensione. La massa molecola re media del combustibile Mr :
22-5

190
CAPITOLO 22 - COMBUSTIBILI E COMBUSTIONE

Purtroppo non in genere possibile conoscere i coefficienti a, {3, y, ed e che compaiono nella
CpHaS~,Pe perch non si possono misurare tali valori praticamente. Ci che invece si riesce ad ottenere
la misura delle frazioni in massa w dei vari elementi presenti nel combustibile stesso. Ci si pu allora
riportare ad una moleco la di rife1imento in cui il numero di atomi di carbonio viene posto pari ad uno.
Si ottiene allora una re lazione convenzionale del tipo C 1HaS~,Pe (detta su base C 1), in cui i nuovi coefficienti si possono determinare dalle frazioni in massa w degli e lementi singoli.
Si consideri a tal scopo un combustibile CfJHa che, per semplicit, sia formato solo da idrogeno e carbonio.
Seguendo quanto spiegato nel Paragrafo 21.2 e l 'equazione 21-11, si ricavano prima le fraz ioni in massa
di idrogeno w H e di carbonio w11 e quindi i rispettivi coefficienti a e {3:

Per portarsi nella nuova condi zione di formula del combustibile su base C 1 a llora sufficiente dividere
il valore originale di a per il valore di {3. Cos facendo si ottiene il nuovo coefficiente ada assegnare all'idrogeno nella formula su base C 1

Semplificando i termini uguali e facendo lo stesso ragionamento per il combustibile generico, si possono
ricavare i nuovi coefficienti, il cui simbolo, per comodit, non stato modificato rispetto a quello della
formula originale.

f3 =l

22-6

Avendo determinato i coefficienti della formula del combustibile s u base CI> si pu ora procedere a l calcolo della massa molecolare convenzionale del combustibile che diviene:
22-5'
Ad esempio, per un classico gasolio privo di altri elementi diversi da carbonio e idrogeno (w" = 0, 135 =
= 13,5% e wc = 0,865 = 86,5%), si ottiene a uguale a circa 1,85 e, di conseguenza, una massa molare convenzionale di circa 13,88 kg/kmol.
a=

WH / MH

Wc fM

= 13,50/ 1,00794 = 1 8598 "" 186


86,50/ 12,01 1
'
'

Mr= aMH + lMc +O= 1,86 x 1,00794 + l x 12,011 = 13,88 kg/kmol


Il valore teorico di concentrazione di diossido di carbonio (C02) che si avrebbe con una combustione
ideale completa di una mole di combustibi le su base C 1 si pu ricavare sulla base della seguente equazione generale:
CHaSrN,Pe +(l+ a+ y - E)[o2 +O, 79
4
2
0,21

N2l ~

l Co 2 + -a H 2 0 + yS0 2 + [0,21
- - -l us: + ( l + -a + y - -e)]0,79
--N2
2
O, 79 2
4
2
0,21

22-7

Il totale delle moli di prodotti dato da:


n iOI

= l +a- + r +3,762 ( l +a- - -e +r+O,I329o )


2
4
2

Dal momento che nelle miscele di gas perftti le frazioni volumetriche equivalgono per la 21-14 a quelle
molari, la frazione in volume di biossido di carbonio nel caso di combustione stechiometrica lxco,lst vale:

jxco,jst

=
1+

a +
2

r + 3,762

(
1+

a -E+ r + 0,13298
4

22-8

191
22.5 - COMBUSTIONE

Qualora si trascurasse la presenza di componenti diversi da carbonio e idrogeno nel combustibile, si otterrebbe la formula semplificata seguente:

lxco,L=

a
+2 +

( + 4a)

22-8'

3, 762 l

Per un tipico gasolio da trazione pesante, che presenti un rapporto idrogeno-carbonio pari a l ,85, il valore
teorico di diossido di carbonio presente allo scarico si aggira quindi intorno al 13,5%.

= 0,134645
l + 1,85 + 3 762 l + 1,85
2

22.6

'

"" 0,135

= 13,5%

Rapporto relativo aria/combustibile


L'aria teorica va sempre riferita a quel determinato combustibile; per questo che viene utilizzato il rapporto tra le masse [kg], oppure le portate [kg/s], di aria e combustibile. Il valore del
rapporto jA/Fj51 si calcola con la 22-4, una volta nota la composizione del combustibile. Nel caso
dei combustibili solidi, la composizione piuttosto variabile (i dati riportati nella Tabella A.9
hanno solo valore indicativo) e questo valore deve essere calcolato di volta in volta. Non cos
per combustibili liquidi (Tabella A.l O) e gassosi (Tabella A. l l), per i quali sono stati riportati
i valori di jA/F isr Quando, con l'aria teorica, si raggiunge la combustione completa, i prodotti
della reazione non contengono ossigeno. Nella pratica si constata che, di fatto, non possibile
raggiungere la combustione completa a meno che non venga fornita una quantit di aria maggiore di quella richiesta teoricamente. Il rapporto aria-combustibile AIF, che effettivamente viene
reali~zato nelle macchine termiche, assume cos valori piuttosto diversi al variare del tipo e/o
.. delle condizioni di funzionamento del sistema di combustione. Pu, ad esempio, raggiungere
valori relativamente bassi di 13 + 14 nei motori ad accensione comandata fino a valori di 70 e
oltre nei motori ad accensione per compressione funzionanti a carico ridotto. Queste oscillazioni
vengono rese pi intuitive, valutando il valore effettivo AIF del motore relativamente al rapporto
stechiometrico mediante il rapporto relativo aria combustibile Il:

22-9

Il rapporto assume un valore inferiore ad l per miscele ricche di combustibile e un valore superiore ad l per miscele povere di combustibile: preso, ad esempio, un rapporto stechiometrico di
14,7, valore tipico per la benzina o il gasolio impiegati sul motore alternativo, = 0,90 corrisponde adAIF= 13,3, mentre = 5,0 corrisponde adAIF = 74.
Nel caso dei focolari o dei bruciatori utilizzati nei generatori di vapore si usa l'eccesso di aria che
la quantit di aria fornita al di sopra dell'aria teorica; il l 50% di aria teorica diviene, ad esempio, il 50% di eccesso d 'aria. L'eccesso d'aria si pu esprimere, tramite la 22-4, in funzione di Il:
AI F - IA!FI
Eccesso di aria = --;----'--;----"5"-1 =

IA/Fist

A/F

- l = - l

22-10

IA /FL

L: eccesso d' aria funzione del tipo di combustibile e del sistema di combustione. Considerato
il solo combustibile, si pu dire che l'eccesso d'aria pu essere tenuto basso sia per i combustibili liquidi che per quelli gassosi, dal momento che ogni particella di questi combustibili
diffonde rapidamente e riesce ad incontrare l'ossigeno necessario per la combustione. I.;uso del
polverino di carbone ha poi ridimensionato in modo drastico il problema della combustione dei
combustibili solidi, per i quali, in passato, venivano richiesti eccessi d'aria notevolmente elevati (Tabella 22.1).

192
CAPITOLO 22 - COMBUSTIBILI E COMBUSTIONE

Tabella 22.1
Quantit usuali di eccesso d'aria, impiegati nella combustione dei focolari dei generatori di vapore
Tipo di focolare
o di bruciatori

Combustibile

Carbone
polverizzato

Carbone
frantumato
Carbone

Focolare completamente raffreddato ad acqua con


rimozione delle ceneri
Focolare parzialmente raffreddato ad acqua con rimozione
delle ceneri
Focolare a ciclone in pressione oppure aspirato

Griglia alimentata per di sopra


Griglia alimentata per di sotto
Olio
Bruciatori a olio combustibile di tipo registrabile
Bruciatori policombustibili
combustibile
Gas naturale
Bruciatori registrabili
Bruciatori policombustibili
Gas d'alto forno Bruciatori con tubo interno a ugello
Su grate
Legno

22.7

Eccesso d 'aria
% in massa

15 -7- 20
15 + 40
10 + 15
30+60

20 + 50
5 + 10

lO+ 20
5 +IO
7 + 12
15 + 18

20 -7- 25

Potere calorifico
Il potere calorifico la quantit di calore sviluppata nel corso della combustione completa dell 'unit di massa del combustibile considerato. In un processo di combustione, a pressione
costante, la quantit di calore liberato pari alla variazione di entalpia: possiamo perci considerare il potere calorifico come entalpia di combustione. Il potere calorifico viene misurato in
un calorimetro a flusso continuo, nel caso di combustibili gassosi, e in un apparecchio conosciuto
come calorimetro a bomba di ossigeno (si tratta di un'autoclave contenente ossigeno), nel
caso di combustibili liquidi e solidi.
Si distinguono due poteri calorifici: superiore e inferiore. TI potere calorifico superiore H,
quello che viene misurato quando l'acqua, presente al termine della combustione (somma di
quella eventualmente presente all'inizio nel combustibile pi quella prodotta nella combustione
stessa), si trova allo stato liquido. Il potere calorifico inferiore H; quello che viene misurato
quando, alla fine del processo di combustione, l'acqua si trova allo stato di vapore; perci pi
basso (si dice appunto inferiore) del primo in quanto manca il calore necessario per far condensare l'acqua. Il caso che di solito si presenta nelle applicazioni quello di impianti, nei quali
i fumi, che escono, sono a temperatura pi alta di quella a cui avviene la condensazione del vapor
d'acqua; il potere calorifico inferiore allora quello che occorre conoscere per determinare l'apporto energetico di quel determinato combustibile al processo di combustione. per questo
motivo che, nelle Tabelle A. 9, A .l O e A .Jl, si sono riportati i valori de l potere calorifico inferiore H; misurato in MJ/kg.
Il potere calorifico inferiore H; si ottiene dal potere calorifico superiore Hs (ambedue espressi
in MJ/kg) con la seguente relazione che tiene appunto conto delle percentuali [%] in massa di
umidit (indicata con wumidit) e di idrogeno atomico (w,,), presenti nel combustibile:

=H

H
l

2,5 (wumidi t + 9wH)


100

22-11

dove 2,5 MJ/kg l'entalpia di vaporizzazione hrg dell'acqua alla temperatura di O oc (esattamente 2501 kJ/kg) nella Tabella A. l, mentre 9 il rapporto tra la massa di Hp (36 kg) e la
massa di idrogeno (4 kg) della prima equazione 22-l. Si voglia, a titolo di esempio, calcolare

193
22.7 - POTERE CALORIFICO

il potere calorifico inferiore H; di un carbone avente Hs = 33,5 MJ/kg, w umidit


WH = 4,7%:

2, l % e

= 33 5 MJ/kcr 2,5 MJ/ kg(2,1 + 9 x 4,7) = 32 4 MJ/ k

H
l

100

'

Nel caso dei gas (Tabella A.l l ) stato riportato anche il valore del potere calorifico H ;* riferito
al volume della miscela stechiometrica aria-combustibile.

La massa volumica Pmiscela della miscela aria-combustibile si pu esprimere in fun zione della massa volumi ca dcii 'aria p,, avente massa m,, e della massa volumica del gas combustibile p,., avente massa m,., come
rapporto tra m.+ m,. e il vo lume corrispondente di aria+ combustib ile.

Pmiscela

_ m.+ mr
m.
m,.

22-12

- +P.
Pr

In termini di unit di misura, possiamo visualizzare questa espressione ricordando che, al denominatore,
il rapporto tra una massa [kg] e una massa volumica [kg/m3], d un volume [m3]:
_ [ kg di aria + kg di combustibile]
P misccla -

Se nella 21 -12 si divide il numeratore e il denominatore per m r e si indica con AIF = m/ mr il rapporto
aria/combustibile effettivo, otteniamo:
AIF +l
22-13
Pmiscela
AIF
l

-- +P.
Pr

Dividendo il potere calorifico inferiore H;, che riferito alla massa di combustibile, per (AIF + l), si
ottiene il potere calorifico riferito alla somma della massa di aria pi la massa di combustibile
H;
A/F + l

H;

m.+ l
m,.

m. + m,.
m,.

e in termini di u nit di misura

-l

H;
AIF + l -

co~~ustibilc

kg di
] _ [
MJ
]
kg di aria + kg di co mbustibile - _k_g_d_i_a-ri_a_+_k_g_d_i_c_o_m_b_u-st_i_bt-.le
kg di combustibile

Facendo riferimento al rapporto ari a/combustibile stechiometrico IA/FI .. , il potere calorifico H~ , riferito
al volume, dato dal prodotto del termine che abbiamo appena ricavato per la massa volumica della
miscela aria-combustibile ottenuta con la 22-13 :
22-14

e come unit di misura

H* = [
MJ
kg di aria + kg di combustibile] =
'
kg d i aria + kg di combustibile
m3

[MJ]
m3

194
CAPITOLO 22 -COMBUSTIBILI E COMBUSTIONE

A titolo di esempio, presa una massa volumica dell'aria:

Pa = l ,23 kg/m3
calcoliamo il valore di Hi~ del gas d'acqua che, secondo la Tabella A.JJ, ha:
IA/F I,, =4,3

Pr =0,7lkg/m3

Hi = l5,1MJ/kg

15, l MJ /kg
H(= _ _ _____:____ _ -=-- - - = 3,1 MJ/ m 3
4,3
l
----'--, + - - -- 3
1,23 kg/ m'
0,7 1 kg/ m

22.8

Temperatura di accensione e limiti di infiammabilit


Le Tabelle A.l Oe A.ll, relative rispettivamente ai combustibili liqui di e gassosi, riportano anche
la temperatura di accensione, che la temperatura necessaria perch, alla pressione atmosferica, possa avere inizio la combustione ne lla miscela stechiometrica costituita da vapori del
combustibile liquido oppure dal gas pi l'aria.
La temperatura di accensione di un combustibile solido di pi difficile caratterizzazione;
approssimativamente si pu ritenere che alla pressione atmosferica si abbiano i seguenti valori:
-

carbone di legna:
carbone bituminoso:
carbone semibiturninoso:
antracite:

340 oc
4 10 C
465 C
450-;- 600

oc

Altrettanto importanti sono i limiti di infiammabilit o di accensione (Tabelle A.l Oe A.li): si


tratta dell'intervallo in cui la miscela aria-combustibile pu accendersi. C intervallo contraddistinto da un valore inferiore e da un valore superiore della concentrazione in volume di
vapori del combustibile liquido oppure del gas in aria.

Esempio 22.1

Combustione di un combustibile solido (carbone)

In un focolare di un generatore di vapore viene bruciato un carbone avente una composizione percentuale in massa (kglkg di combustibile [%]) riportata nell 'elenco che segue.
-

carbonio
c
idrogeno
H2
ossigeno
02
azoto
N2
zolfo
umidit (acqua) HP
cenen

72,8
4,8
6,2
1,5
2,2
3,5
9
100,0

totale

Calcolare:
a) rapporto aria-combustibile stechiometrico IA/F I,,;
b) rapporto aria-combustibile effettivo A/F considerando tm eccesso di aria del 25%.
c) massa dei prodotti della combustione per unit di massa di combustibile bruciato, nell' ipotesi di prendere l'aria standard con un grado di umidit w = 0,013 kg di acqua/ kg di aria secca.

a) Il rappo1io aria-combustibile stechiometrico si calcola con la 22-4:


+ Ws lAlFI =4 31x 8wH +2,667wc
100
st

'

Wo

= 4 318 x4,8+2,667 x72,8+2,2 - 6,2


'

9,85 (kg di aria/ kg di combustibile),, ~

100

195
22.8- TEMPERATURA DI ACCENSIONE E LIMITI DI INFIAMMABILIT

b) !.;aria secca effettiva si pu calcolare con la 22-9, dal momento che un eccesso di aria del25% significa avere il125% dell' aria teorica ( = 1,25):
kg aria_ . = 12,31 kg di aria/ kg di combustibile
AIF = IA!FI = 1,25 x 9,85
"
kg combushbt!e
oppure si pu dedurre direttamente con l'espressione 22-10 che d l' eccesso d'aria:
Eccesso di aria =
0 25 = AIF - 985 (kg aria/kg combustibile)st => A/F
'
9,85 (kg aria/kg combustibile)"

A/F -IA!FI

iAlFI,

st

=0,25 x 9,85 + 9,85 = 12,31 kg di aria/ kg di combustibile ..,...

c) I prodotti della combustione sono riportati nella Tabella 22.2


Tabella 22.2
Prodotti della combustione dell'Esempio 22.1
Prodotti

kg di prodotto/ kg di combustibile

l. Acqua (H20)
2. Diossido di carbonio (C02)
3. Diossido di zolfo (S02)
4. Ossigeno (02)
5. Azoto (N2)
Totale

0,432 + 0,035 + 0,16 = 0,627


2,670
0,044
0,570
9,45 + 0,015 = 9,465
13,376

Di seguito riportato il procedimento per ricavare i vari tennini elencati nella Tabella 22.2.

l. ACQUA (Hp)
1.1 Con l'equazione 22-1 relativa all'idrogeno si ottiene la quantit di acqua prodotta per ogni kg di
idrogeno contenuto nel combustibile:

kg acqua
36 kg di acqua =
9
4 kg di idrogeno
kg idrogeno
!.;idrogeno contenuto nel combustibile 4,8% = 0,048; per ogni kg di idrogeno si ha allora:
kg acqua
kg idrogeno x
kg acqua =
0 048
0 432
9
'
kg combustibile
kg idrogeno
'
kg combustibile
1.2 !.;acqua contenuta originariamente nel combustibile :

3,5% = 0,035 kg di acqua/kg di combustibile


1.3 Al posto dell'aria secca considerata fino a ora (prime due domande dell'Esempio), prendiamo
l'aria standard che (TabellaA.l2) ha un grado di umidit w= 0,013 kg di acqua/kg di aria secca. Dalla
risposta al punto b) sappiamo che l'aria secca effettiva pari a 12,3 1 kg aria/ kg combustibile.
Allora l'umidit dell' aria riferita al combustibile vale:

kg aqua x
kg aria secca =
kg acqua
0 013
0 16
12 31
'
kg aria secca
' kg combustibile
' kg combustibile
2. DIOSSIDO DI CARBONIO (COJ
2.1 Con l'equazione 22-1 relativa al carbonio si ottiene la quantit di diossido di carbonio prodotta
per ogni kg di carbonio contenuto nel combustibile:

kg diossido di carbonio
44 kg diossido di carbonio =
3 667
12 kg carbonio
'
kg carbonio

196
CAPITOLO 22 - COMBUSTIBILI E COMBUSTIONE

Il carbonio contenuto nel combustibile 72,8% = 0,728; per ogni kg di carbonio si ha:
kg carbonio x
kg diossido di carbonio
0 728
3 667
'
kg combustibile
'
kg carbonio

=2

'

670

kg diossido di carbonio
kg combustibile

3. DIOSSIDO DI ZOLFO (SOJ


Con l'equazione 22-3 si ottiene la quantit di diossido di zolfo prodotta per ogni kg di zolfo contenuto nel combustibile:
64 kg diossido di zolfo = kg diossido di zolfo
2
32 kg zolfo
kg zolfo

22-16

Lo zolfo contenuto nel combustibile 2,2% = 0,022; per ogni kg di zolfo si ha:
kg zolfo
x kg diossido di zolfo =
kg diossido di zolfo
2
0 022
0 044
'
kg combustibile
kg zolfo
'
kg combustibile
4. OSSIGENO (0 2)

Tutto l'ossigeno teorico si combina con il combustibile per dar luogo ai prodotti di reazione. Rimane
l'ossigeno in eccesso, cio quella quantit di ossigeno che stata fornita in pi per far s che l'ossigeno possa incontrare il combustibile in ogni punto della camera di combustione. I: eccesso di aria
secca si ottiene per differenza tra aria effettiva (punto b) e aria teorica (punto c).
Eccesso di aria =AIF -!AlF I,,= 12,31- 9,85 = 2,46 kg aria secca/ kg combustibile
Dalla Tabella A.l2 sappiamo che il rapporto in massa tra aria e ossigeno pari a 4,31 e allora la quantit di ossigeno relativo all 'eccesso di aria vale:
kg ossigeno
.
.
2,46 kg arialkg combustibile
= 0,57
Eccesso d1 oss1geno =
4,31 kg arial kg ossigeno
kg combustibile
5. AZOTO (N2)
5.1 La percentuale in massa di azoto nell'aria, che (Tabella A.J2) 76,8% = 0,768, va moltiplicata
per l'aria effettiva AIF = 12,31, ottenuta al punto b).

kg azoto x
kg azoto
kg aria secca =
12 31
0 768
9 456
'
kg aria secca
' kg combustibile
'
kg combustibile
5.2 Oltre al valore precedente, nel calcolo dell'azoto presente nei prodotti di combustione va
aggiunto l'azoto presente inizialmente nel combustibile pari a:

1,5% = 0,015 kg di azoto/ kg di combustibile


Sommando adesso tutti i prodotti di combustione da l a 5, otteniamo una massa totale pari a
(Tabella 22.2)
13,376 kg di prodotti di combustione/ kg di combustibile

Esempio 22.2

Combustione di un combustibile liquido (isoottano)

Un motore ad accensione comandata viene alimentato da una miscela stechiometrica di isoottano (formula chimica C8H 18). Confrontandone i risultati con quelli relativi ai combustibili liquidi della Tabella
A.JO, determinare:
a) il contenuto in massa di carbonio e idrogeno presenti nel combustibile;
b) il rapporto aria-combustibile stechiometrico !Al Flst .

197
22 .8 - TEMPERATURA DI ACCENSIONE E LIMITI DI INFIAM MABILIT

Soluzione

~,

,~

a) Utilizzando la procedura illustrata nel Paragrafo 2r2 a proposito del metano, ricaviamo la massa di
una mole di isoottano, combustibile composto da 8 atomi d i carbonio C e 18 atomi di idrogeno H
secondo la formula C8H 1K
8 atomi C x 12,081 kg/kmol + 18 atomi H x 1,008 kglkmol = 96,088 kg C + 18, 144 kg H = 114,232 kg C8H 18
Le proporzioni in massa degli elementi sono allora:
96,088 kg di C
=
"" % kg di carbonio
0 8412 84
'
kg di isoottano
114,232 kg di C 8 H 18
=
"" % kg di idrogeno
18,144 kg di H
01588 16
114,232 kg di C 8H 18
'
kg di isoottano

Nella Tabella A. lO si leggono, sulla colmma relativa al% in massa dei costituenti principali, i valori
84 C e 16 H, corrisp ondenti a quanto abbiamo appena calcolato.
b) La quantit di aria teorica, espressa dal rapporto aria-combusti bi le stechiometrico jA/F j," si calcola
con la 22-4.

A!FI
I

= 4 3 1 x8wH+2,667wc+ ws-Wo = 431 8xl6 + 2,667x84


st

'

l 00

'

l 00

= l 52 ( kgdiaria )
' kg di isoottano si

valore corrispondente a quello indicato nella colotma dell 'aria teorica richiesta, riportato nella

Tabella A.l O.
Quest'ultima domanda pu anche essere risolta facendo riferimento all'equazione che traduce la relazione chimica di una miscela stechiometrica di isoottano e aria:
C8H 18 + 12,5 0 2 + (1 2,5 x 3,76) N 2

8 C02 + 9 HP+ (1 2,5 x 3,76) N 2

dove l'azoto N 2 uguale al numero di mol i di ossigeno 12,5 moltiplicato per 3,76, che il rapporto
tra le moli di azoto e quelle di ossigeno (uguale al rapporto tra i volumi) secondo i dati della Tabella
A.l2. Riscrivendo l'equazione precedente, si ha:
C 8H 18 +1 2,5 0 2 +47N2

8C02 +9 HP+ 47N2

Il rapporto tra le moli di aria, date da 12,5 moli di 0 2 + 47 moli di N 2, e la mole del combustibile
C s i-118 :
(12,5 + 47) kmol di aria
59,5 kmol di aria
l kmol di isoottano
l kmol di isoottano
Moltiplicando il numeratore di questo rapporto per la massa molecolare dell' aria 29 kg/kmol (Tabella
A.l2) e il denominatore per 114,232 kg/kmol "" 11 4,2 kg/ kmol (massa molecolare dell'isoottano
dedotto dalla domanda precedente), otteniamo il rapporto a ria combustibile stechiometrico jA/Fist:

IA!FI =
st

59,5 kmol di aria x 29 kg/ kmol di aria


l kmo l di isoottano x 114,2 kg/ kmol di isoottano

Esempio 22.3

1725,5 kg di aria
114,2 kg di isoottano

= 15 1

kg di aria
' kg di isoottano

Temperatura del punto di rugiada dei fumi

Determinare il punto di rugiada dei prodotti della combustione de li 'isoottano, sapendo che questi vengono scaricati alla pressione di l 00 kPa.

La reazione di combustione dell'isoottano in condizioni stechiometriche data da (vedi Esempio 22.2):


C8H 18 + 12,5 0 2 + 47 N 2

8 C0 2 + 9 I-12 0 + 47 N 2

198
CAPITOLO 22- COMBUSTIBILI E COMBUSTIONE

con un numero totale di moli n dei prodotti della combustione pari a (21-10')

n = neo, + nH,o +nN,= 8 + 9 + 47 = 64 kmol totali


mentre la frazione molare x; dei singoli prodotti vale per la 21-10:

Xco,

= neo, = 8 kmol di co2


n
64 kmol totali

=o 125 kmol di co2


'

_ nH,o _ 9 kmol di H 2 0 _

xH,o -

xN = nN,
'
n

- 64 kmol totali -

kmol totali

kmol di H 2 0
0 141
'
kmol totali

= 47 kmol di N 2 = 0 734 kmol di N 2


64 kmol totali

'

kmol totali

Ma, per la 21-13, la frazione molare X; del singolo componente anche uguale al rapporto tra la sua pressione parziale P; e la pressione totale p dei prodotti.
x .= n; =P;
,
n
p

In particolare nel caso dell'acqua possiamo scrivere:

ed, essendo la pressione totale p= 100 kPa, la pressione parziale del vapor d'acqua risulta:
p 1120 = 100 k.Pa

0, 141

= 14,1

kPa

La temperatura di saturazione corrispondente a questa pressione anche la temperatura del punto di


rugiada. Sulla Tabella A.2 leggiamo, alla pressione di lO kPa, 45,8 1 C e, alla pressione di 15 kPa,
53,97 C. Alla pressione di 14, l kPa, la temperatura allora circa pari a 52 C e quindi la temperatura
a cui inizia a condensare il vapor d 'acqua (vedi Paragrafo 21.4) vale:
Trugiada

= 52 C

L'acqua, che condensa dai prodotti della combustione, di solito contiene dei gas disciolti e perci pu
essere molto corrosiva. per questo motivo che i prodotti di combustione vengono mantenuti al di sopra della temperatura del punto di rugiada fino al momento in cui vengono scaricati nell'atmosfera. Si
pensi, ad esempio, agli elevati quantitativi di zolfo che si possono trovare in un olio combustibile; questo d luogo a diossido di zolfo che, in presenza di acqua, si trasforma con elevata efficienza in acido
solforico. Nella Tabella A .l Osi sono citati, come principali costituenti del! ' olio combustibile, il carbonio (85% in massa) e l' idrogeno (Il% in massa); la d ifferenza a 100 di questi due elementi pu essere
in buona parte rappresentata da zolfo (cio fino al 4% in massa).

Esempio 22.4

Combustione.di un gas (metano)

Nel caso del metano (CH 4) determinare:


a) il contenuto in massa di carbonio e idrogeno presenti nel combustibile;
b) il rapporto aria-combustibile stechiometrico IAIF I,1;
c) il rapporto aria-combustibile effettivo AIF nel caso in cui si abbia un rapporto . pari al 110% dell'aria teorica.
d) la variazione di volume dei prodotti di reazione rispetto ai reagenti;
e) l'equazione, che rappresenta la reazione chimica, nel caso in cui il rapporto . sia pari al IlO% dell'aria teorica.

199
22.8- TEMPERATURA DI ACCENSIONE E LIMITI DI INFIAMMABILIT

Soluzione
a) I costituenti in massa del metano (massa molecolare 16,04 kg/kmol dalla TabellaA.6) sono (Paragrafo
21.2):
l atomo di C x 12,0 11 kg/ kmol =
"" % kg di carbonio
0 7488 75
16,04 kg di metano
'
kg di metano
4 atomi di H x 1,008 kg/ kmol =
"" % kg di idrogeno
0 25 14 25
16,04 kg di metano
'
kg di metano
Sono questi valori che possiamo leggere sulla Tabella A .Il, in corrispondenza della colonna relativa
al% in massa de i costituenti principali.
b) La quantit di aria teorica, espressa dal rapporto aria-combustibile stechiometrico IAIFI.1, si calcola
con la 22-4 .

A!FI = 43 1 x8wH+ 2,667wc+w8 -w0 = 431 8x25+2,667x75 = 172 (


81

l 00

'

'

l 00

'

kgdiaria )
kg di isoottano SI

valore corrispondente a que llo indicato nella colonna de Il 'aria teorica richiesta, riportato nella
Tabella A. li.
c) Il valore di A. assegnato pari a 110% = l, l e allora per la 22-9 si ha:

AIF=A-IA!FI.~ =l l xl72 kgdiaria


'

' kg di metano

= 1892 kgdiaria
' kg di metano

d) La reazione di combustione del metano


CH4+ 2 0 2+ (2 x 3,76) N 2
CH4 + 2 0 2 + 7,52 N 2

=>

C0 2+ 2 Hp+ (2 x 3,76) N 2

=>

C02 + 2 HP + 7,52 N 2

22-18

La somma delle moli dei reagenti :

n0

1,

+ n 02 + nN2 = l kmol + 2 kmol + 7,52 kmol = 10,52 kmol

mentre quella dei prodotti di reazione :


nc 0 2 + nH2 o + nN2 = l kmol + 2 kmol + 7,52 kmol = l 0,52 kmol
Non si ha cio alcuna trasformazione molecolare o volumetrica nel corso della combustione: i prodotti della combustione occupano, nelle stesse condizioni di pressione e temperatura, un volume
uguale a quello occupato dai reagenti. Nel caso della reazione del monossido di carbonio CO si
avrebbe invece:
2 co +
=>
2 co2

oz

Nella combustione del CO si passa dalle 3 kmol di reagenti a 2 kmol di prodotti con una contrazione
di 2/3 .
e) Nel caso in cui si abbia il l lO% dell'aria teorica l 'equazione, che rappresenta la reazione chimica del
metano nelle condizioni stechiometriche, div iene:
CH4 + 1,1 [2 0 2 + 7,52 N 2 ]
CH4 + 2,2 0 2 + 8,27 N 2

=>
=>

C02 + 2 Hp+ 0,2 0 2 + (1 ,1 x 7,5) N 2


C0 2 + 2 Hp + 0,2 0 2 + 8,27 N 2

Si cio moltiplicato per l ,ll'aria, data da ossigeno pi azoto, nel membro a sinistra della equazione;
a destra l 'azoto si mantiene naturalmente immutato, perch inerte, mentre dell 'ossigeno rimane solo
la p arte in eccesso (0,2), che non ha partecipato alla trasformazione in C0 2 e H2 0. Questa reazione
pu adesso essere trattata, in modo analogo a quella stechiometrica dell' isoottano citata nell'Esempio
22.2, per dare l'aria effettiva e tutte le altre informazioni relative alla combustione.

200
CAPITOLO 22 -COMBUSTIBILI E COMBUSTION E

La combustione del combustibile, solido o liquido oppure gassoso, richiede l'ossigeno, componente principale, insieme all 'azoto, dell'aria. Per questo occorre alimentare la camera di
combustione con un dato rapporto aria-combustibile AIF = nz.fmr. Il rapporto teorico tra la
minima portata d'aria richiesta per la combustione completa di quel dato combustibile e la corrispondente portata di combustibile il rapporto stechiometrico IA/Fis, Dividendo il rapporto
effettivo aria-combustibile realizzato su quel dato sistema di combustione per il rapporto stechiometrico, s ottiene il rapporto relativo aria-combustibile A= (A /F)I(IA/Fis,). Il rapporto A
assume un valore inferiore ad l per miscele ricche di combustibile ed un valore superiore ad
l per miscele povere di combustibile.
Il potere calorifico la quantit di calore che la massa del combustibile sviluppa durante la
combustione, s misura in MJ/kg e si distingue in potere calorifico inferiore H, e potere calorifico superiore H,. Normalmente viene usato nei calcoli il potere calorifico inferiore H, che
quello misurato quando, alla fine del processo di combustione, l'acqua ancora allo stato d
vapore, come avviene nei fumi d molti impianti.
Altre grandezze importanti per caratterizzare il processo di combustione sono la temperatura
d accensione, che la temperatura necessaria per iniziare la combustione e i limiti di infiammabilit che definiscono l'intervallo in cui la miscela aria-combustibile pu accendersi.

22.1 In un focolare d un generatore di vapore viene bruciato un carbone bituminoso avente


la seguente composizione percentuale in massa [kg/kg di combustibile]:

carbonio
idrogeno
ossigeno
azoto
zolfo
umidit (acqua)
cenen

72,0
4,4
3,6
1,4
1,6
8,0
9,0

Hz

02
Nz

H20

Calcolare il rapporto stechiometrico IA/Fist e il rapporto effettivo AlF, considerando tm eccesso


d aria del40%.
22-4:

+ Ws - w
lA/Fl = 4 31 x 8wH+ 2,667wc
l 00

st

'

22-10: Eccesso di aria= A- l

::::::>

= 4 31 8 X 4,4 + 2,667 x 72,0 + 1,6 - 3,6 = 9 7 kcr aria/ k<r comb.


0
0
'
l 00
'

0,4 = A- l

::::::>

A= 1,4

AIF = AIA/Fis, = 1,4 x 9,7 = 13,58 kg aria / kg combustibile

22-9:

22.2 Nel cilindro di un motore Diesel che funziona con A= 1,6 (miscela povera) viene iniettato un gasolio costituito da 85,5% di carbonio e 14,5% d idrogeno (percentuali in massa).
Calcolare il rapporto stechiometrico IA/FI,, e il rapporto effettivo A /F.

22-4:

IA!FI
SI

= 4 ,3 1 x 8wH + 2,667wc + Ws 100

Wo

= 4,318 x 14,5 + 2,667 x 85,5 = 14,8 kg aria/ kg comb.


100

201
ESERCIZI RISOLTI

22-9:

=>

AIF = lliA IFist = 1,6 x 14,8 = 23,7 kg arial kg combustibile

22.3 Un olio combustibile (tipo Bunker C) ha la seguente composizione percentuale in


massa [kg/kg di combustibile]:

carbonio
idrogeno
ossigeno
azoto
zolfo

87,9
10,3
0,5
O, l
1,2

H2
02
N2

Calcolare il rapporto stechiometrico IAIFist e il rapporto effettivo AIF, considerando un eccesso


di aria del 19%.
22 _4:

IA!Fj = 4 ,31 x 8wH + 2,667wc + ws - w0

100

22-10: Eccesso di aria= lt - 1


22-9:

=>

=>

=4,31 8 x 10,3 + 2,667 x 87,9+ 1,2-0,5 = 13,7 kg aria/ kg comb.

0,19 = /t -1

100

=>

lt = l , l 9

AIF = ll!AIFL = 1,19 x 13,7 = 16,3 kg arial kg combustibile

~ 22.4

Una benzina costituita da 86% di carbonio e 14% di idrogeno (percentuali in massa) alimenta un motore alternativo ad accensione comandata che funziona con /t= 0,95 (miscela
ricca). Calcolare il rapporto stechiometrico IAIFI,t e il rapporto effettivo A/F.
22-4:

!AlFI = 4,31 x 8wH + 2,667wc + ws- W o = 4,3 18 x 14,0 + 2,667 x 86,0 = 14,7 kg aria l kg comb.
Sl
100
100

=>

22-9:

AIF = ~t!AIFj,t = 0,95 x 14,7 = 14,0 kg aria/ kg combustibile

~ 22.5 In un impianto petrolchimico si ha a disposizione dell'etano che viene utilizzato per alimentare un motore ad accensione comandata che funziona a regime con un rapporto aria/combustibile effettivo Al F = 17,7 kg di aria l kg di combustibile. Dopo aver letto neli' Appendice la
percentuale in massa di carbonio (C) e di idrogeno (H), calcolare il rapporto stechiometrico
IAIFist> il rapporto relativo aria-combustibile /t e il tipo di miscela.

TabellaA.Jl:

C = 80% kg carboniolkg etano, H = 20% kg idrogenolkg etano

22-4:

!Al FI = 4,31 x 8wH + 2,667wc +ws- Wo = 4,318 x 20,0+ 2,667x80,0 = 16,1 kg aria/ kg comb.

100
100

22-9:

/t= AIF = 17,7 kg aria/kg combustibile =


""
1 099 1 10
IA !FL
16,1 kg aria/kg combustibile
'
'

(miscela povera)

202
CAPITOLO 22 - COMBUSTIBILI E COMBUSTIONE

22.6 Il gas naturale che alimenta i bruciatori di un generatore di vapore composto dalle
seguenti percentuali volurnetriche:
-metano
CH4
85,3
-etano
C 2H 6
12,6
- ossigeno
02
0,3
-azoto
N2
1,7
co2
o,l
- diossido di carbonio
Calcolare in primo luogo le moli di carbonio C e di idrogeno H 2 presenti in 100 moli di combustibile. Passare quindi dalle concentrazioni molari (o volumetriche) alle concentrazioni riferite alla massa. Determinare infine il rapporto aria-combustibile stechiometrico IA/Fist e, nell'ipotesi di assumere un eccesso d'aria del 14%, la dosatura effettiva A/F.
Concentrazioni molari (kmol/ l 00 kmol di combustibile2
nel C 2H 6
nel CH4
Carbonio
c
85 ,3
25,2
Idrogeno
170,6
37,8
H2
Concentrazioni in massa
[kg]
Carbonio
c
1327,2
420,1
Idrogeno
H2
Ossigeno
9,6
02
Azoto
47,6
N2
C02
4,4
Diossido di carbonio
Combustibile
1808,9

Totale
110,5
208,4
[%]
73,4
23,2
0,5
2,6
0,3
100,0

IAIFist = 16,4 (kg di aria/kg di combustibile)51;


AIF = 18,7 kg di aria/kg di combustibile

22.7 La composizione in volume [kmol/kmol di combustibile] e in massa [kg/ kg di combustibile] del gas naturale descritto nell'Esercizio 22.5 la seguente:
Specie

Volume Massa
- carbonio
1,105
13,272
c
-idrogeno
2,084
4,201
Hz
- ossigeno
0,003
0,096
02
- azoto
0,017
0,476
Nz
- diossido di carbonio C02
0,001
0,044
gas
3,21
18,089
Totale
Calcolare l'ossigeno teorico (kmol di 0 2) necessario per la combustione di 3,21 kmol di gas e
il corrispondente volume di atia teorica V.na, rcorica Calcolare poi, nell' ipotesi di un eccesso di aria
del14%, il volume dell ' aria effettiva V.na. effettiv Passare infine dalle concentrazioni volumetriche, attraverso le masse molecolari dell' aria M , e del gas M gas alle concentrazioni in massa per
verificare che il rapporto aria-combustibile effettivo AIF sia lo stesso di quello calcolato
nell 'Esercizio 22.5.

v aria teorica =

Da C a C02 =:::} + 1, 105 kmol 0 / 3,2 1 kmol gas


da H 2 a HP =:::} + 1,042 kmol 0 / 3,21 kmol gas
Presente =:::} - 0,003 kmol 0 / 3,21 kmol gas
Teorico =:::}
2, 144 kmol 0 / 3,21 kmol gas
l 0,2 kmol aria/3,21 kmol gas = l 0,2 m 3 aria/3,21 m 3 gas

203
ESERCIZI

Vana effettivo = l 1,63 kmol aria/3,21 kmol gas= 11 ,63 m 3 aria/3,21 m 3 gas= 3,62 m 3 aria/ l m 3 gas
M. = 29 kg/ kmol;
Mgas = 18,089 kg/ 3,21 kmol = 5,6 kg/ kmol;
AIF= 337,3 kg di aria/ 18 kg di gas = 18,7 kg di aria/ kg di combustibile

~ 22.8 Facendo uso dei dati delle Tabelle A. l Oe A.ll , calcolare la massa m rispettivamente di
metano, propano, metanolo, benzina e gasolio necessaria per ottenere una stessa quantit di
calore pari a I 00 MJ e la corrispondente quantit di diossido di carbonio mc0 2 prodotto. Il
metano viene poi utilizzato per alimentare un motore ad accensione comandata avente un ren,dimento utile pari 0,24, mentre il gasolio alimenta un motore ad accensione per compressione
con rendiment utile di 0,37 (sono i rendimenti medi di motori di autobus utilizzati su un per. corso urbano); in queste condizioni determinare la massa m' rispettivamente di metano e di
gasolio e la corrispondente quantit di diossido di carbonio mc0 2 prodotta, nell'ipotesi che
ambedue i motori sviluppino lo stesso lavoro utile di l 00 MJ. Valutare infine il rapporto r tra
prodotto nella combustione dei diversi combustibili e il
prodotto dalla combustione
il
del gasolio.

co2

co2

metano
propano
metano lo
benzina
gasolio
metano
gasolio

==>
==>
==>
==>
==>
==>
==>

m =2,0 kg;
m = 2,2 kg;
m = 5,1 kg;
m = 2,3 kg;
m= 2,3 kg;
m' = 8,3 kg;
m'= 6,2 kg;

mcoz =
mcoz=
mcoz=
mCOz =
mc;02 =
m co2 =
m'co2 =

5,5 kg;
6,5 kg;
7,0 kg;
7,2 kg;
7,3 kg;
22,9 kg;
19,7 kg;

r = 0,75;
r = 0,89;
r= 0,96;
r = 0,98;
r= l,OO;

r = 1,16;
r = 1,00

"

22.9 Sono assegnati i valori minimi del consumo specifico di combustibile di un motore ad
accensione per compressione (198 g/kWh) e di un motore ad accensione comandata (245
g/kWh); i combustibili che alimentano i due motori (gasolio nel caso del primo motore e benzina nel caso del secondo) hanno entrambi tin contenuto di carbonio di 0,86 (Tabella A.l 0).
Convertire i valori del consumo specifico di combustibile c.r in g/ MJ e determinare i corrispondenti valori di C02 in g/ MJ e in g/ kWh in modo da valutare il contributo all' effetto serra
(e cio alla produzione di diossido di carbonio) dei due diversi tipi di motori.
motore ad accensione per compressione ==> csr= 55 g/MJ;
motore ad accensione comandata ==> csc= 68 g/MJ;

C02 = 173,5 g/MJ = 624,4 g/kWh;


C02 = 214,6 g/MJ = 772,6 gtkWh

204
CAPITOLO 22 - COMB USTIBILI E COMBUSTIONE

23.1

Impianto motore a vapore e ciclo Rankine-Hirn


Un impianto motore a vapore consiste in un insieme di macchine che trasformano in lavoro
meccanico l 'energia termica posseduta da un fluido che si trova allo stato di vapore. Il fluido pu
gi essere disponibile come vapore: il caso del vapore naturale proveniente dal sottosuolo;
oppure viene portato allo stato di vapore, utilizzando l'energia termica derivante dalla combustione di combustibili fossili, biomasse o rifiuti, dal recupero di cascami termici oppure prodotta
dalla reazione di fissione dei combustibili nucleari. Negli ultimi due casi il calore viene ceduto
dalla sorgente, a temperatura superiore, al fluido di lavoro attraverso una superficie: cos, ad
esempio, il fluido di lavoro pu scorrere all'interno di tubi che scambiano calore con il gas caldo
( la sorgente ad alta temperatura) prodotto dalla combustione di olio combustibile; si tratta cio
di un impianto a combustione esterna. Il fluido che descrive il ciclo rimane perci sempre lo
stesso (ciclo chiuso): con l'ambiente non vi cio scambio di massa, ma solo di energia 23 1 Lo
scambio di energia avviene nel senso di ricevere calore dalla sorgente a temperatura superiore
e cedere calore a quella a temperatura inferiore in modo da poter descrivere un ciclo secondo
l'analisi fatta nel Capitolo 17. Inizialmente verr presentato il ciclo ideale per poi passare alla
trattazione del ciclo reale. e acqua rappresenta il fluido di lavoro pressoch universalmente utilizzato negli impianti motore a vapore. Essa non si pu ritenere i l fluido ideale; tuttavia la sua
disponibilit e il basso costo prevalgono largamente sulle caratteristiche indesiderate.
II ciclo Rankine-Hirn rappresenta il ciclo pi semplice che si pu effettuare sull'acqua per convertire in lavoro parte del calore sviluppato dal generatore di vapore. Il ciclo opera tra due livelli:
uno di vaporizzazione, che corrisponde alla pressione di ingresso in turbina, e l 'altro di condensazione, che corrisponde alla pressione di scarico della turbina. 11 ciclo ideale (fluido ideale
in una macchina ideale) costituito dalle seguenti fasi (Figura 23.1):
l
2'

2s compressione secondo un trasformazione adiabatica reversibile (e quindi isentropica)


dell'acqua di alimento fino alla pressione di esercizio del generatore di vapore;
3 vaporizzazione, sempre a pressione costante, dell'acqua fino allo stato di vapore saturo
(cio titolo x= 1), come indicato nella Figura 23.1 (ciclo Rankine), oppure oltre nella
regione del vapore surriscaldato (ciclo Hirn);

23.1 La distinzione tra ciclo chiuso e ciclo aperto stata presentata nel Paragrafo 17.2. Si ricorda che nel ciclo aperto
l'impianto riceve dall'ambiente una parte del fluido che compir il ciclo e la restituisce in condizioni diverse da
quelle iniziali; si veda, ad esempio, il ciclo tipico dell'impianto motore con turbina a gas in cui l'aria iniziale, aspirata dall'ambiente, viene restituita come gas combusto. Possiamo tuttavia ritenere che, in quest'ultimo caso, il ciclo
si chiuda attraverso l'atmosfera con un'ipotetica trasformazione che riporta allo stato iniziale il fluido espulso in
modo tale che, anche i cicli aperti, si possano trattare come chiusi dal punto di vista termodinamico. Dal punto
di vista del fluido, la differenza principale tra un impianto motore a vapore e l'impianto motore con turbina a gas
consiste nel fatto che, nell'impianto a vapore, il fluido motore subisce dei cambiamenti di fase liquido-vapore
durante la descrizione del ciclo termodinamico; cambiamento tipico il passaggio da liquido a vapore, che avviene
all'interno del generatore di vapore al momento della somministrazione di calore, oppure il passaggio da vapore
a liquido, che avviene al momento della sottrazione di calore all'interno del condensatore.

205
23.1 - IMPIANTO MOTORE A VAPORE E CICLO RANKINE-HIRN

@T

Generatore
di
vapore

------4s

Condensatore

@h
3

s
Fig. 23.1 - Cic lo Rankinc ideale.
a) Schema di impianto a vapore con la portata d'acqua costante che viene prima compressa dalla pompa (l ~ 2), poi riscaldata e
fatta evaporare all' interno del generatore (2 ~ 3), quindi fatta espandere come vapore nella turbina (3 ~ 4s) in modo da produrre lavoro (utilizzato solitamente da un generatore elettrico) e infine riportata allo stato liquido nel condensatore (4s ~ 1).
b) Rappresentazione del ciclo nel piano entropico T- s.
c) Rappresentazione del ciclo sul diagramma di Mollier h- s.

3 => 4s espansione adiabatica reversibile (e quindi isentropica) del vapore in turbina23 2 in


modo da produrre lavoro;

4s => l sottrazione di calore, a pressione costante, nel condensatore con la condensazione del
vapore scaricato dalla turbina fino a far ritornare l'acqua nello stato iniziale del ciclo.
Se si trascmano le variazioni di energia cinetica e potenziale, il calore scambiato (Cap itolo 17)
e il lavoro possono essere rappresentati dalle diverse aree sul piano temperatura ed entropia. Il
calore qs trasferito nella caldaia al fluido di lavoro rappresentato dali 'area A-2s-2'-3-B-A, mentre il calore q 1 ceduto dal fluido di lavoro rappresentato dall'area A-l -4s-B-A. Per il primo principio della termodinamica il lavoro scambiato nel ciclo dato dalla differenza tra il calore
entrante qs e il calore uscente q1 (17-1) e viene perci rappresentato geometricamente dalla differenza tra queste due aree:

l = q5 - q1

= area 1-2s-2'-3-4s- l

23.2 In passato la macchina in cui aweniva l'espansione del vapore era la motrice alternativa a vapore, macchina praticamente scomparsa, tranne che per poche applicazioni particolari limitate a potenze decisamente modeste. La
motriEe alternativa ha tuttavia un valore storico perch ha contribuito allo sviluppo iniziale dell'industria.

CAPITOLO 23- IMPIANTI A VAPORE

Il rendimento del ciclo Rankine viene allora espresso come rapporto di aree da (17-1'):

TJ

area l-2s-2' -3-4s-1


= -l = -- - - --

qs

area A-2s-2'-3-B-A

Il riscaldamento del fluido, che avviene lungo l'isobara (2s:::::} 3), fatto a spese del calore q 5 ,
uguale alla corrispondente variazione di entalpia tra 3 e 2s (18-6) poich nel generatore di vapore
si possono ritenere uguali a zero:
- le variazioni di energia potenziale;
- le variazioni di energia cinetica essendo molto bassa la velocit del fluido sia in ingresso che
in uscita;
-il lavoro scambiato con l'esterno in quanto non esiste alcun organo mobile che possa scambiare lavoro con l'ambiente (le pareti della caldaia sono infatti fisse).
Se si tiene presente che il lavoro di compressione di un liquido, per definizione incomprirnibile,
molto piccolo, si pu trascurare la variazione di entalpia nella compressione da l a 2s e considerare coincidenti questi due punti (1 = 2s). Si ha perci q 8 = h3 - h2s h3 - h 1 Il calore del
fluido viene ceduto nel condensatore lungo l'isobara 4s:::::} l (che anche isoterma); analogamente a quanto avviene per il generatore di vapore, il calore q1 sottratto dal condensatore per
la 18-6 uguale alla variazione di entalpia: q 1 = h45 - h 1 Il lavoro massico allora dato da:

ed il rendimento del ciclo ideale da:


23-1

TJ

Il lavoro del ciclo pu essere ottenuto, oltre che dalla differenza tra i calori scambiati con le due
sorgenti superiore e inferiore, anche come differenza tra il lavoro ideale prodotto dalla turbina
llS e il lavoro ideale assorbito dalla pompa lP' (Figura 23.1-c); trascurando quest'ultimo perch
molto piccolo, si ha:

l= /ts- lps

= h 3-

h4s- (h2s- h l) "" h3 - h4s- O "" h3 - h4s

Nel caso reale le trasformazioni di compressione del liquido nella pompa e di espansione del
vapore nella turbina avvengono ancora senza scambio di calore con l'esterno (il processo cio
adiabatico), ma, proprio perch reali, sono irreversibili. Si tiene conto di ci attraverso il rendimento interno della turbina (18-7) TJ1 =lAs' rapporto tra il lavoro reale di espansione 11 e quello
ideale '"'' e il rendimento interno della pompa T/p=
analogo a quello del compressore (18-8)
altra macchina operatrice. Al posto dei segmenti verticali l :::::} 2s, relativo alla compressione
ideale operata dalla pompa, e 3:::::} 4s, relativo all'espansione ideale in turbina, compaiono
adesso sul diagramma entropico (Figura 23.2-a) e sul diagramma di Mollier (Figura 23.2-b) dei
segmenti inclinati l :::::} 2 e 3 :::::} 4 che rappresentano le rispettive trasformazioni reali subite dal
fluido. Su questa figura anche rappresentata (Figura 23.2-c) la trasformazione nel piano
pressione p ed entalpia h in modo da evidenziare l'aumento di pressione subito dall'acqua nel
passare attraverso la pompa.

vzps'

In generale il vapore viene portato, sempre lungo una trasformazione a pressione costante, fino
allo stato di vapore surriscaldato come nella Figura 23.3, in modo da evitare di scendere al di
sotto di un valore del titolo di 0,9 del vapore scaricato dalla turbina. Il lavoro l del ciclo per le
trasformazioni reali l :::::} 2 :::::} 3 :::::} 4, nell'ipotesi di considerare coincidenti il punto l con il
punto 2 (l = 2), dato da:
23-2

207
23. 1 - IMPIANTO MOTORE A VAPORE E CICLO RAN KINE-HIRN

/, = h3- h4

\
t

Cfs = h1- h"

q, = h.-1! ,

p
s

Fig. 23.2- Ciclo Rankine con il fluido di lavoro portato fino allo stato di
vapore saturo (titolo x= l ): la trasformazione all'interno del generatore di
vapore si arresta quando tutta l'acqua passata allo stato di vapore .
h

a)

temperatura T ed entropia s (diagramma entropico);

b)

entalpia h ed entropia s (diagramma di Mollier);

c)

pressione p cd entalpia h.

Fig. 23.3 - Ciclo Hirn con il flu ido di lavoro portato fino allo stato di vapore surriscaldato; l'esigenza di surriscaldare il vapore determinata dal limite sul titolo allo scarico della turbina (generalmente x ~ 0,9).
a) temperatura T ed entropia s (diagramma entropico);
b) entalpia h ed entropia s (diagramma di Mollier).

con il rendimento 17 del ciclo reale espresso da:

!t - lp "" h3 - h4
h3 -hz
h3 - hl

23-2'

208
CAPITOLO 23- IMPIANTI A VAPORE

Esempio 23.1

Rendimento di un ciclo Rankine

In un ciclo Rankine del vapor d'acqua saturo entra in turbina alla temperatura T3 = 190 oc ed esce dal
condensatore come liquido saturo alla temperatura T1 = 60 oc (Figura 23. 2). Nell'ipotesi che i rendimenti
interni della turbina 7]1 e della pompa 7Jp siano uguali a 0,7, si chiede di
a) calcolare il lavoro massico della pompa /Pe l'entalpia hz alla fine della compressione del liquido;
b) calcolare il lavoro massico della turbina /" l'entalpia h4 alla fine dell'espansione e il titolo del
vapore x4 ;
c) calcolare il rendimento del ciclo 7];
d) riportare su una tabella pressione, temperatura ed entalpia in corrispondenza dei vari stati esaminati.

Soluzione

a) La pompa ha la funzione di portare il liquido dalla pressione p (pressione del liquido saturo all'uscita
dal condensatore) fino alla pressione p 2 (pressione con cui il liquido entra in caldaia per diventare
vapore saturo). Dividendo il lavoro massico ideale lps assorbito dalla ponwa ( l'equazione di
Bernoulli 5-8 in cui si trascurano le variazioni di velocit e di quota) per il rendimento interno 7Jp della
pompa si ottiene il lavoro effettivo /P:

Sulla Tabella A.l si legge la pressione di saturazione p 1 = 19,94 kPa, corrispondente alla temperatura
T1 =60 C, e la pressione di saturazione p 2 = 1,2544 MPa = 1254,4 kPa, corrispondente alla temperatura T3 = 190 C, mentre il volume massico v del liquido saturo, che leggiamo sulla Tabella A. l tra
le temperature T1 e T3 , rimane praticamente costante (v = 0,001 m3/kg).
3

= 0,001 m / kg (1254,4 kPa- I 9,94 kPa) =


kJ/k
1' 764
7
g

o
'

Tenendo presente che il lavoro assorbito dalla pompa vale /P= hz - h 1(Figura 23.2) e che l'entalpia
del liquido saturo (TabellaA.l in corrispondenza della temperatura T1 = 60 oq h 1 = 251 ,11 kJ/kg,
si ricava l'entalpia h2 alla fine della compressione:

=>

/p = h2 - hl

h2=lp + hl= l ,764 kJ/kg + 251, 11 kJ/kg = 252,87 kJ/kg

b) Il lavoro fatto in turbina (Figura 23.2) l, = h 3 - h4 . I: entalpia h3 a!l'inizio dell'espansione si pu leggere sulla Tabella A. l in corrispondenza della temperatura T3 = 190 C, come valore hs del vapore
saturo, e risulta h3 = 2786,4 kJ/kg. Questo stesso vapore poteva essere letto sul diagramma eli Mollier,
allegato al testo, nel punto in cui l'isoterma T3 = 190 C interseca la curva limite.
Per determinare lo stato 4, utilizziamo il diagramma di Mollier. Si scende con una verticale dal punto
3 fino al punto 4s, che si trova sull' isobarap4 "" 20 kPa (sulla Tabella A. l si era letto 19,94 kPa); questa isobara corrisponde all' isoterma T4 = 60 C (Figura 23.2). Ricordiamo che la verticale rappresenta
l'espansione isentropica con s 3 = s4s = 6,51 kJ/(kg-K). Nel punto 4s l'entalpia vale h4 = 2145 kJ/kg.
Il lavoro ideale /t< sviluppato dalla turbina (23-2):

h3- h4 = 2786,4 kJ/kg- 2145 kJ/kg = 64 1,4 kJ/kg

fts =

mentre, per la relazione 18-7, il rendimento interno della turbina risulta:

1J

=_l_
t

=>

l,= 7JJ L< = 0,7 x 647,4 kJ/ kg = 449 kJ/kg

/,.,.

Il lavoro massico effettivo svolto dalla turbina (Figura 23.2) consente di ricavare l'entalpia h 4 alla fine
deli' espansione:
l, = h3- h4

=>

h4 = h3-l, = 2789,4 kJ/kg- 449 kJ/kg = 2337,4 kJ/kg

209
23.1 -IMPIANTO MOTORE A VAPORE E CICLO RANKINE-HIRN

mentre sul diagramma di Mollier si legge il titolo x 4 , in corrispondenza dell'intersezione di


h 4 = 2337,4 kJ/kg con l'iso bara p 4 =20 k:Pa pari a:
x 4 "" 0,89
c) Il rendimento del ciclo TJ dato dalla 23-2'.
TJ

= _!_ = ~ =
q5

h3 - h 2

449 kJ/ kg- l, 764 kJ/kg


2786,4 kJ/kg - 252,57 kJ/kg

447,24 kJ/kg = 0,176


2533,53 kJ/kg

d) La tabella che segue riassume le propriet principali determinate lungo il ciclo.

Stato

2s
2

2'
3
4s
4

Pressione
[k:Pa]

Temperatura
[OC]

Entalpia
[kJ/kg]

19,94
1254,4
1254,4
1254,4
1254,4
"'20
"'20

60
60
60
190
190
60
60

251 ,11

Condizioni del fluido

Liquido saturo
Liquido sottoraffreddato
Liquido sottoraffreddato
Liquido saturo
Vapore saturo
Miscela liquido-vapore
Miscela liquido-vapore

252,57
807,62
2786,4
"'2 145
2337,4

Nella tabella il segno"" (circa) si riferisce ai valori letti sul diagramma di Mollier. La temperatura nei punti
2s e 2 uguale a quella iniziale in l ; l'aumento della temperatura, a seguito della compressione esercitata dalla
pompa, infatti del tutto trascurabile perch un liquido appunto incomprimibile.

Commenti
l. La variazione di entalpia dovuta alla compressione del liquido estremamente modesta ed quindi
trascurabile:
!_p_= h2 - h, = 1,764 kJ/ kg =o 007 =o 7%
h,
h,
251,11 kJ/kg
'
'
Altrettanto basso il lavoro della pompa rispetto al lavoro ottenuto dalla turbina l, , il loro rapporto
risulta

1. = 1,764 kJ/ kg =o 004 =o 4%


l,

449 kJ/ kg

'

'

Il lavoro di compressione, proprio perch avviene su un liquido (e quindi incomprimibile), estremamente modesto. Di solito questo lavoro viene trascurato nel calcolo del rendimento del ciclo; in
tal caso occorre tenerne conto nel rendimento organico TJ0 (si veda il Paragrafo 23.2, considerando
le pompe di estrazione della condensa e di alimentazione come ausiliari). Trascurando il lavoro assorbito dalla pompa, il rendimento del ciclo risulta allora per la 23-2'
TJ

= h3- h4 = 2786,4 kJ/ kg- 337,4 kJ/kg =o 177


h3 -h,

2786,4 kJ/ kg- 51 ,11 kJ/ kg

'

2. Il rendimento di questo ciclo molto basso. Manca infatti di tutti quegli accorgimenti che, come
vedremo nel Paragrafo 23.2 possono far aumentare in modo sostanziale il rendimento del ciclo
Rankine. Il rendimento TJ =O, 176 (17,6%), che abbiamo calcolato, ci dice che soltanto il 17,6% dell'energia immessa viene convertita in lavoro. La parte rimanente costituisce un aumento dell'energia del fluido di lavoro, che viene poi ceduta come calore q1 al condensatore. Dalla definizione di rendimento TJ (17-1') si ha:

q,= 2533,53 kJ/kg - 2533,53 kJ/kg x 0,176

=2087,6 kJ/kg

210
CAPITOLO 23- IMPIANTI A VAPORE

Il calore massico q 1 ceduto al condensatore, pu anche essere calcolato come differenza delle e ntalpie tra monte e valle del condensatore

q,= h4- h,= 2337,4 kJ/kg- 25 1,11 kJ/ kg = 2086,3 kJ/kg


Un altro modo per ottenere il calore q1 ceduto dal fluido al condensatore consiste ne llo scrivere il
bilancio energetico globale:
q,
calore ceduto
al condensatore

qs

l,

calore fornito
al ciclo

lavoro prodotto
in turbina

lp
lavoro assorbito
dalla pompa

dove

q5 = h3- h2 = 2533,53 kJ/kg

/, = h 3 - h4 = 449 kJ/kg

/P= h2 - h 1= l ,76 kJ/kg

q,= 2533,53 kJ/kg- 449 kJ/kg + 1,76 kJ/kg = 2086,3 kJ/kg

23.2

Rendimento dell'impianto a vapore


Il lavoro utile /u il lavoro disponibile all 'albero motore e viene calcolato come differenza tra
il lavoro/, complessivamente fornito dal fluido motore lungo il ciclo (23-2), e i lavori spesi per
gli attriti fra gli accoppiamenti degli organi di trasmissione (/attrito) e per azionare gli accessori
non comandati direttamente dalla turbina Uaccessor;):

23-3
La potenza utile data dal prodotto della portata in massa del fluido di lavoro mlungo il ciclo
e il lavoro utile per unit di massa /u (Paragrafo 18.1):

23-4
Il rendimento utile T'fu il rapporto tra il lavoro utile /u [kJ/kg] e il calore q 8 [kJ/kg] ricevuto dal
fluido nel generatore di vapore. Il rendimento organico Tf0 , che tiene conto del lavoro perso negli
attriti e speso negli ausiliari233, dato dal rapporto tra il lavoro utile ( [kJ/kg] e il lavoro l [kJ/kg]
fornito dal fluido motore lungo il ciclo23 .4 . Il rendimento del generatore Tfb il rapporto tra la

23.3 Gli ausiliari comprendono le pompe di estrazione della condensa e di alimento in modo da trascurare nel calcolo
del rendimento del ciclo 17 il lavoro di compressione del liquido.
23.4 La definizione di rendimento organico presentata in questo capitolo del tutto generale e si pu applicare anche
alle altre macchine. In realt, nella quasi totalit delle applicazioni terrestri e spesso in quelle per la trazione navale,
gli impianti a vapore sono utilizzati per la produzione di energia elettrica mentre l'accoppiamento diretto di carichi meccanici all'albero di turbine a vapore utilizzato raramente. Ne consegue che le voci di perdita da sottrarre
a lavoro l potenza interni per ottenere la potenza elettrica lorda (owero erogata ai terminali dell'alternatore) sono
le seguenti:
-perdite meccaniche nella turbina, nell'eventuale riduttore di giri e nell'alternatore (attriti, ventilazione, eventuali
ausiliari di macchina connessi meccanicamente all'albero, ecc.);
-perdite elettriche nell'alternatore (ferro, rame, eccitazione).
Per ottenere la potenza elettrica netta necessario sottrarre l'assorbimento dei seNizi ausiliari (pompe alimento,
pompe estrazione condensato, altre apparecchiature elettriche a seNizio dell'impianto) e le eventuali perdite per
trasformazione (in caso siano presenti trasformatori). Tutte queste ulteriori perdite sono di natura elettrica in quanto
tutti i seNizi ausiliari alimentati elettricamente (in particolare le pompe sono azionate a mezzo di motori elettrici).
Risulta perci alquanto difficile definire un rendimento organico, imputando tutto questo complesso di perdite
di natura meccanica ed elettrica come una singola perdita all'albero della turbina. Sarebbe allora opportuno non
limitare la trattazione all'albero ma estenderla alla potenza elettrica, definendo il rendimento organico come prodotto di due termini:
-un rendimento meccanico-elettrico della linea d'asse turbina-riduttore (eventuale)-alternatore;
- un rendimento elettrico che tenga conto degli assorbimenti dei seNizi ausiliari e delle perdite di trasformazione.

211
23.2 - RENDIMENTO DELL'IMPIANTO A VAPORE

potenza termica Q5 =mq 1 [kW] ricevuta dal :fluido nel generatore (m [kg/s] la portata in massa
di vapore lungo il ciclo) e la potenza termica messa a disposizione dalla combustione del
combustibile Qb=meli;. con mc [kg/s] portata in massa di combustibile e H; [kJ/kg] potere calorifico inferiore del combustibile.

23-5
Il rendimento globale dell ' impianto 77g' prodotto dei due rendimenti 77ued 11o oppure dei tre rendimenti 77, 11o ed 77b (essendo 77u= 7777a), esprime il rapporto tra la potenza utile Pu= mlu [kW]
prodotta dall'impianto a vapore e la potenza termica Qb=mrH; [kW] fornita bruciando il combustibile:

23-6
Tra i vari rendimenti che compongono il rendimento globale, il rendimento del ciclo 17 quello
che assume i valori pi modesti, proprio perch, a differenza degli altri rendimenti (e prescindendo dalle perdite legate ai rendimenti interni della pompa e della turbina), esso riguarda la con-

Fig. 23.4- Ciclo con surriscaldamenti ripetuti:


a) schema dell'impianto (AP indica lo stadio ad alta pressione, mentre BP indica lo stadio a bassa pressione);
b) rappresentazione nel piano T- s.
c) rappresentazione nel piano h - s.

212
CAPITOLO 23 -IMPIANTI A VAPORE

versione del calore in lavoro. Valori limite di rendimento (si pensi ad un grosso impianto termoelettrico) sono:
- rendimento del ciclo 77 = 0,43;
- rendimento organico 710

= 0,98;

-rendimento del generatore 77b = 0,94;


-rendimento globale 71g = 7777o77b= 0,40.
I valori dei rendimenti organico e del generatore sono, come si vede, sensibilmente pi elevati
del rendimento del ciclo; sono inoltre gi piuttosto elevati in assoluto e un ulteriore ipotetico
miglioramento avrebbe un'influenza percentualmente modesta sul rendimento globale. Al contrario il rendimento del ciclo raggiunge il valore di 0,43, citato sopra, solo se si introducono
accorgimenti particolari in quanto il rendimento del ciclo base (Figura 23.1) si aggira attorno
a valori piuttosto bassi, ad esempio 0,2. e assetto del ciclo a vapore deve rispettare (Figura 23.3):
- il limite alla temperatura T3 di surriscaldamento del vapore imposta dai materiali;
- il limite sul titolo x 4 del vapore allo scarico della turbina, che non deve essere inferiore a 0,9;
- la conseguente individuazione della pressione p 3 di ammissione in turbina.
Sotto questi vincoli, i mezzi che possono venire utilizzati per aumentare il rendimento 77 del ciclo
sono (Parag raf 23.5):
- abbassamento della pressione di condensazione;
- aumento della temperatura finale di surriscaldamento;
- aumento della pressione di vaporizzazione;
- surriscaldamenti ripetuti (Figura 23.4);
- la rigenerazione (Figura 23.5), con cui viene trasferito calore dal vapore che si espande
all ' acqua che deve venire riscaldata approssimando cos un ciclo di Camot, che (Parag rafo
17.3) il ciclo che presenta il rendimento maggiore tra tutti i cicli possibili effettuati tra le
stesse temperature estreme T2 e T1

3
Generatore
di
vapore
l

'Jtl--

'
/
'
'
-_...;:..c...J'-'i
4 ,_
/ _ _ _.4'

Fig. 23.5- Ciclo rigenerativo ideale:


a) schema dell'impianto;
b) rappresentazione del ciclo nel piano T-s. Il calore equivalente all'area C-4-3-D-C viene spillato dal vapore che si sta espandendo
nella turbina per preriscaldare l 'acqua (area A- 1-2-B-A) da T1 a T2

213
23.2- RENDI MENTO DELL'IMPIANTO A VAPORE

Esempio 23.2

Rendimento di un ciclo con surriscaldamento

In un c iclo a vapore surriscaldato (Figura 23.3) la pressione iniziale vale p 1 = 4 kPa e i valori di pressione e temperatura nello stato 3 (ammissione in turbina) valgono rispettivamente p 3 = 4,5 MPa e
T3 = 600 C. Sono assegnati la portata di vapore nel ciclo = 800 kg/s, il rendimento della turbina 71,
= 0,9 e il rendimento organico TIo= 0,97, comprensivo anche del lavoro assorbito dalla pompa.

Determinare:
a) il rendime nto del ciclo 71;
b) la potenza utile P,_,.

Soluzione
a) Il rendimento del ciclo 11 dato dalla 23-1':

Occorre quindi determinare i valori di entalpia negli stati l, 3 e 4. Nello stato l la condizione quella
di liquido saturo alla pressione p 1 = 4 kPa = 0,004 MPa. In corrispondenza di questa pressione, sul
diagramma di Mollier allegato al testo, si legge una temperatura di saturazione T1 di circa 30 C.
I.: entalpia h 1 del liquido si ricava (Paragrafo 16.4) sapendo che la capacit termica massica dell'acqua cacqua vale 4, 18 kJ/ (kg-K); trattandosi di una differenza di temperatura (rispetto alla temperatura
di OC che anche la temperatura di riferimento del diagramma di Mollier) pu essere espressa indifferentemente in gradi centigradi o in kelvin:
h 1 = cacqua (T1 - 0) = 4 , l 8 kJ/(kg K) x 30 K

= 125 kJ/kg

Nello stato 3, condizioni di vapore surri sca ldato, individuato dal punto avente p 3 = 4,5 MPa e
T1 600 C, leggiamo l'entalpia h 3 3670 kJ/kg e l'entropia s 3 = 7,31 kJ/(kgK). Dello stato 4,
conosciamo la pressione p 4 = 4 kPa = 0,004 MPa uguale alla pressione p 1 Per determinare l'entalpia h4 , occorre prima individuare le condizioni dello stato 4s relativo all'espansione isentropica.
Scendendo, sul diagramma di Mollier, dal punto 3 lungo la verticale ad entropia costante s 3 = 7,31
kJ/(kgK) fino ad incontrare l' isobarap4 = 0,004 MPa, leggiamo l'entalpia h4 , = 2300 kJ/kg e il titolo
x 4 , = 0,855. Il lavoro l., relativo a ll 'espansione isentropica in turbina :

lt., = h 3 - h 4 , = 3670 kJ/kg - 2300 kJ/kg = 1470 kJ/kg


Sulla base della definizione di rendimento interno (18-7), si ottiene il lavoro effettivo in turbina:

=>

711 = :

l,= 11Ju = 0,9

X 1470 kJ/kg = 1323 kJ/ kg

lt

Ma il lavoro effettivo uguale alla variazione di entalpia nell'espansione reale:

=>

l,= h} - h4

h4 = h3 - l, = 3670 kJ/kg - 1323 kJ/kg = 2347 kJ/kg

I.:intersezione dell'orizzontale h4 = 2347 kJ/kg con l' isobarap4 = 0,004 MPa individua il punto 4, relativo allo scarico della turbina; si tratta di una miscela liquido-vapore con un titolo x4 = 0,91. La tabella
che segue riassume le principali propriet del fluido di lavoro nei diversi stati.
Stato
l
3
4s
4

Pressione
[MPa]

Temperatura
[OC]

Entalpia
[kJ/kg]

Condizione de/fluido

0,004
4,5
0,004
0,004

30
600
30
30

125
3670
2200
2347

Liquido saturo
Vapore surriscaldato
Liquido-vapore (x= 0,855)
Liquido-vapore (x= 0,91)

li rendimento del ciclo vale allora:

11

=h3 - h4 = 3670 kJ/kg - 2347 kJ/kg = 0,37


h3- hl

3670 kJ/kg - 125 kJ/kg

214
CAPITOLO 23- IMPIANTI A VAPORE

b) Per calcolare la potenza utile P"= ml" (23-4), occorre calcolare il lavoro utile /u passando attraverso
il lavoro del ciclo l (23-2), praticamente coincidente con il lavoro l, della turbina calcolato sopra
essendo trascurabile il lavoro della pompa, e l'espressione dei rendimenti (23-5):
l = l, = h3 - h4 = 3670 kJ/kg - 2347 kJ/kg = 1323 kJ/kg

=>

/u = 170 / = 0,97

1323 kJ/kg = 1283 kJ/kg

P" = 800 kg/s X 1283 kJ/kg = l 026,4 MW

Commenti
Il rendimento del ciclo (7J = 0,37) notevolmente pi alto di quello calcolato nell 'Esempio 23.1
(1J = 0,176). Ci dovuto alla bassa pressione di scarico (4,0 kPa contro 20 kPa dell'Esempio 23. 1) e
alle condizioni di maggiori pressione e temperatura di ammissione in turbina (4500 kPa e 600 C contro 1254,4 kPa e 190 C).

Esempio 23.3

Rendimenti dell'impianto a vapore

Nella caldaia di un impianto a vapore viene bruciata una portata mr = 2,5 kg/s di olio combustibile avente
un potere calorifico~= 42 MJ/kg. Illavo~o massico complessivo fornito dal fluido l = 1200 kJ/kg.
I.; acqua di raffreddamento ha una portata V.cqua = 1,45 m 3/s e, nel far condensare il vapore, subisce un
aumento di temperatura t.T= l OK. Sono assegnati il rendimento organico 170 = 0,97 e il rendimento della
caldaia 17b = 0,88. Determinare:
a) il calore Q8 fornito nell'unit di tempo dal generatore all'acqua;
b) il calore Q, sottratto nell'unit di tempo dall'acqua di raffreddamento;
c) il rendimento 11 del ciclo, il rendimento utile 11u e il rendimento globale 178 dell ' impianto;
d) la portata del fluido di lavoro rn.

".

Soluzione

a) Il calore fornito nell'unit di tempo dal generatore ( rum potenza termica) si ricava dalla definizione
del rendimento del generatore 17b (23-5).

Q5 = 0,88 x 2,5 kg/ s x 42 MJ l kg = 92,4 MW


b) Il calore sottratto nell'unit di tempo Q1 dall'acqua di raffreddamento dato (Paragrafo 16.4) dal prodotto della portata in massa di acqua di raffreddamento m acqua per la sua capacit termica massica
cacqua = 4,18 kJ/(kgK) e per il suo aumento di temperatura t.T = l OK. Al posto della portata in massa,
che non ~ nota, sostituiamo il prodotto della massa volumica Pacqua = l 000 kg/m3 per la portata in
volume V.cqua = 1,45 m3/s, che invece assegnata.

Q1 =

macquacacquat.T = PV.cquacacquat.T = 1000 kg/ m 3 x 1,45 m 3 /s x 4,18 kJ/(kg-K) x IO K = 60,61 MW

c) Il rendimento pu esse.re espresso sia in termini di lavoro (o cal9re) per unit di massa sia in termini
di potenza meccanica L, fornita dal ciclo, e di potenza termica Q, trasmessa dalla sorgente superiore.

l
L
17=-=-.
qs
Qs
.

Ma, per la 17-1 , la potenza meccanica L data dalla differenza tra Q5 e Q1

L=r7 (qs -

q1 ) =

Qs- Q =
1

92,4 MW- 60,61 MW = 31,79 MW

'11

= 31 ,79 MW =O 344
92,4MW
'

215
23 .2 - RENDIMENTO DELL'IMPIANTO A VAPORE

Per le definizioni di rendimento utile e di rendimento globale (23-5 e 23-6) si ha poi:

T/g = TluT/b = 0,33 X 0,88 = 0,293

T/u = T/T/0 = 0,344 X 0,97 = 0,33

d) Noto il lavoro massico complessivo l, fornito dal fluido, si ricava la portata di vapore (23-4) :

i= ,nz

23.3

=>

3 1 79
MW = 2649 kg/s
12
'
' MJ/kg

m=!:_=
l

Consumi specifici
Parallelamente ai rendimenti, trattati nel Paragrafo 23.2, si definiscono dei consumi specifici di:
- calore q calore = qsll" = l/r7u, come quantit di calore necessaria per produrre l'unit di lavoro
utile,
- combustibile qr = mrl(ml")
l 'unit di lavoro utile;

= 1/(7]/ li), come quantit di combustibile spesa per produrre

-fluido di lavoro q fluido = ml(m!J


durre l' unit di lavoro utile.

l/lu , come quantit di fluido motore necessaria per pro-

Il consumo di combustibile qr = 11(7]8H), per unit di lavoro prodotto dali 'impianto motore a
vapore, tanto pi basso quanto pi alto risulta il rendimento globale 17s

23.4

Cogenerazione
Gli impianti di cogenerazione (o a recupero) sono impianti destinati alla produzione di energia termica, sotto forma di vapore o di acqua compressa, da utilizzare nelle lavorazioni industriali o in centri di riscaldamento di grosse aree urbane, con produzione congiunta (di qui il termine di cogenerazione) di energia elettrica quale risultato del lavoro prodotto dalla turbina. In
molte industrie (chimiche, tessili oppure alimentari) che richiedono elevate quantit di vapore
o in centri di riscaldamento conviene produrre vapore a temperature e pressioni pi elevate, di
quelle che sarebbero necessarie per l ' utilizzazione termica, in modo da sfruttame il lavoro di
espansione in una turbina e ottenere cos la produzione di energia elettrica che viene impiegata
a coprire il fabbisogno dello stabilimento o dell 'area urbana.

Gen~~torc
m pore

m
~

Pompa

Q)

,....---lf----+--1.-i

Rigeneratore
aperto

Pompa del
condensato

Fig. 23.6 - Cogenerazione con turbina a contropressione.

216
CAPITOLO 23 - IMPIANTI A VAPORE

- - - - - - --

Il caso pi semplice di cogenerazione quando tutto il vapore prodotto viene fatto espandere
nella turbina fino a raggitmgere le condizioni richieste dall' utilizzazione termica. proprio questa utilizzazione che assume la funzione di condensatore dell'impianto: la condensa, ove possibile, viene poi inviata nuovamente al generatore. Questo tipo di impianto viene detto a recupero totale o anche a contropressione, dal momento che la pressione di scarico della turbina,
imposta dalle esigenze dell'utilizzazione termica, , in genere, superiore o, al limite, uguale alla
pressione atmosferica (Figura 23.6).
Nel caso in cui non vi sia equilibrio tra potenza termica e meccanica e non perci possibile
soddisfare l'utenza con un impianto a recupero totale, viene impiegato l'impianto a recupero
parziale (Figura 23. 7): si tratta di un impianto nel quale la portata di vapore, necessaria per l'utilizzazione termica, viene estratta dalla turbina (turbina a estrazione), mentre la portata di
vapore, che rimane, continua a espandersi e si scarica in un condensatore ( il solito impianto
a condensazione). Anche qui, ove possibile, la condensa proveniente dall'utilizzazione termica
viene di nuovo mandata nel generatore di vapore.

Generatore
di
vapore

Scambiatore
di calore

Pompa
Fig. 23.7 - Cogenerazione con turbina a estrazione.

23.5

Aumento del rendimento del ciclo Rankine-Hirn


23.5.1

Abbassamento della pressione di condensazione

Nell'impianto a vapore il fluido cede lavoro alla turbina, espandendosi dalla pressione di
ammissione p 3 fino alla pressione di scarico p 4 . Dallo stato 4 si ritorna allo stato iniziale l del
ciclo, inserendo tra turbina e caldaia235 , il condensatore, in cui il vapore di scarico, attraverso
la sottrazione del calore di condensazione q 1, viene convertito in liquido in modo da richiedere
un lavoro di compressione estremamente basso (Esempio 23.1); la condensazione un passaggio
di stato e avviene quindi a pressione costante (p4 =p 1).
23.5 La successione di trasformazioni che costituisce il ciclo potrebbe anche essere ottenuta facendo funzionare l'impianto a vapore in circuito aperto, inviando cio nel generatore sempre nuovo vapore e scaricando nell'ambiente
il vapore che ha lavorato in turbina. In pratica il ciclo aperto non viene realizzato in quanto l'acqua, che viene utilizzata come fluido di lavoro, deve possedere requisiti di purezza tanto pi spinti quanto pi elevati sono i valori
di pressione e temperatura raggiunti nel generatore. Proprio per evitare inutili sprechi di acqua che ha subito trattamenti di depurazione, l'acqua viene reimmessa in ciclo dopo la condensazione del vapore, che awiene allo scarico della turbina. La condensazione inoltre, che oltretutto viene esercitata su un fluido facilmente condensabile
come l'acqua, offre il vantaggio, come viene spiegato in questo Paragrafo, di poter scendere a pressioni note
volmente inferiori a quella atmosferica.

217
23.5- AUMENTO DEL RENDIMENTO DEL CIC LO RANKINE-HIRN

Immaginiamo adesso di ridurre la pressione di scarico dal valore p 4 al valore p 4, con una corrispondente riduzione della temperatura a cui il calore q 1
viene ceduto (Figura 23.8). Il lavoro l del ciclo
aumenta deli' area 1-4-4'-l '-2'-2-1 , mentre contemporaneamente la quantit di calore q 8 trasferita all'acqua, nel generatore, aumenta dell' area A'-2'-2-A-A'.
Queste due aree sono circa uguali; l'effetto complessivo un aumento del rendimento 11 del ciclo in
quanto, sia al numeratore che al denominatore dels
l'equazione 24-2, viene aggiunto lo stesso valore.
A' A
B
Nel
ridurre la pressione di condensazione, occorre
Fig. 23.8- Effetto sul ciclo Rankine dell 'abbassamento della
tuttavia non scendere al di sotto di valori del titolo
pressione di condensazione.
della miscela liquido-vapore pari a 0,9, in quanto non
solo abbiamo una riduzione del rendimento interno dell 'espansione in turbina, ma soprattutto si
pu andare incontro a problemi di erosione delle palette della turbina per la presenza di liquido.
T

23.5.2

Aumento della temperatura finale di surrisca/damento

B'

Fig. 23.9- Effetto del surriscaldamento sul rendimento del ciclo


Rankine-Hirn.

23.5.3

Aumento della pressione di vaporizzazione

Nel caso di surriscaldamento del vapore (Figura 23.9),


a una data pressione di vaporizzazione, il lavoro l
aumenta dell'area 3-3'-4'-4-3, mentre il calore q8 , trasferito al vapore nel generatore, aumenta dell' area 33'-B'-B-3. Essendo il rapporto di queste due aree maggiore del rapporto tra il lavoro del ciclo e il calore
forillto per il resto del ciclo, ne risulta un aumento
complessivo del rendimento del ciclo Rankine-Hirn.
Inoltre il surriscaldamento determina uno spostamento
a destra delle condizioni di scarico, con aumento del
titolo x della miscela liquido-vapore; ci pu compensare la diminuzione del titolo che avevamo fatto
osservare, come controindicazione, alla riduzione della
pressione di condensazione nel Paragrafo 23.5. 1 e
come vedremo nel Paragrafo 23.5.3, quando viene
fatta aumentare la pressione di vaporizzazione.

B'

Fig. 23 .l O - Effetto della pressione di vaporizzazione sul rendimento del ciclo Rankine-Hirn.

In questa analisi consideriamo costanti la temperatura massima del ciclo e la pressione di scarico.
All'aumentare della press ione di vaporizzazione
(Figura 23.10), il calore ceduto diminuisce dell' area
B'-4'-4-B-B'. Il lavoro del ciclo l aumenta dell 'area
blu, mentre diminuisce dell 'area rossa. Complessivamente perci il lavoro tende a rimanere lo stesso,
ma, essendo diminuita la quantit di calore ceduta, il
rendimento del ciclo Rankine aumenta. Nel caso di
un aumento della pressione di vaporizzazione, il
titolo x del vapore che viene scaricato dalla turbina
diminuisce.
Caso limite di aumento della pressione massima del
ciclo rappresentato dal ciclo a vapore ipercritico
(Figura 23.1 1) in cui l'acqua viene scaldata a pres-

218
CAPITOLO 23 - IMPIANTI A VAPORE

sioni superiori a quella critica (22 MPa) e quindi passa in modo continuo da liquido a gas.

T
3

23.5.4

Surrisca/damenti ripetuti

Nel Paragrafo 23.5. 3, abbiamo visto che il rendimento del ciclo


Rankine pu essere aumentato, innalzando la pressione durante il
processo di trasferimento del calore dal generatore al fluido. Questa
operazione comporta tuttavia la riduzione del titolo della miscela
allo scarico e quindi a un contenuto di liquido nel vapore spesso
inaccettabile. E stato allora sviluppato un ciclo con dei surriscaldamenti ripetuti, che trae vantaggio dall'aumento di rendimento legato
alle pressioni pi elevate, e nello stesso tempo in grado di evitare
s
un titolo eccessivamente basso (cio un contenuto di liquido troppo
elevato). La caratteristica principale di questo ciclo (Figura 23.12)
Fig. 23 .Il - Ciclo ipercritico.
che il vapore viene fatto espandere una prima volta nel cosiddetto
stadio ad Alta Pressione (AP) della turbina e poi inviato di nuovo nel
generatore, dove subisce un secondo surriscaldamento (risurriscaldamento) prima di essere
immesso nello stadio a Bassa Pressione (BP) della turbina per l'espansione finale. Tale pratica

@ T

s
Fig. 23.12- Ciclo con surriscaldamenti ripetuti:
a) schema dell ' impianto (AP = alta pressione, BP = bassa pressione);
b) rappresentazione ne l piano T- s;
c) rappresentazione nel piano h-s.

219
23.5- AUMENTO DEL RENDIMENTO DEL CICLO RANKINE-HIRN

caratteristica dei grossi impianti, dove quest'operazione pu essere ripetuta pi volte (sun-iscaldamenli ripetuti).
Nel caso di surriscaldamenti ripetuti occorre tener conto del maggior calore introdotto con i successivi surriscaldamenti e del maggior lavoro relativo alle successive espansioni del vapore. La
procedura esposta nell'Esempio 23.4.

23.5.5

Rigenerazione

Un altro mezzo utilizzato per aumentare il rendimento del ciclo Rankine quello di trasferire
calore, dal vapore che si espande, all'acqua, che
deve venir riscaldata, dalla temperatura di condensazione fino alla temperatura a cui poi inizia la
vaporizzazione. Occorre infatti tener presente
(Figura 23.13) che all'uscita dalla pompa, praticamente da l a 2, il fluido di lavoro viene riscaldato, mentre in fase liquida, e la temperatura del
4'
l'
liquido molto pi bassa durante questo processo
che durante il tratto 2 => 3, in cui avviene la vapos
rizzazione del fluido. Questo fa s che la temperatura media, a cui il calore viene somministrato
Fig. 23.1 3 -Relazione tra il rendimento del ciclo di Carnot e il rennel ciclo Rankine, sia inferiore a quella nel ciclo
dimento del ciclo Rankine sul diagramma entropico.
di Camot 1'-2-3-4'- 1 e di conseguenza il rendimento de l ciclo Rankine inferiore a quello del
ciclo di Carnot. Nel ciclo rigenerativo, al contrario, il liquido viene preriscaldato ed entra nel
generatore in uno stato prossimo al punto 2; perci la temperatura media, in corrispondenza della
quale viene somministrato il calore, aumenta.
T

Consideriamo dapprima un ciclo ideale rigenerativo a vapor saturo, realizzato nell'impianto


schematizzato in Figura 23.14. Il liquido, che esce dalla pompa, viene fatto circolare attorno alla
cassa della turbina in controcorrente ri spetto al vapore che si sta espandendo. In questo modo
possibile trasferire calore dal vapore, che scorre nella turbina, al liquido, che circola attorno
alla turbina. Immaginiamo che lo scambio di calore avvenga in modo reversibile e cio che in

Generatore

di
vapore

Fig. 23. 14- Ciclo rigenerativo ideale:


a) schema dell 'impianto;
b) rappresentazione del ciclo nel piano T-s.

220
CAPITOLO 23 - IMPIANTI A VAPORE

ciascun punto la temperatura del vapore sia solo in:finitesimamente pi alta di quella del liquido.
Al posto dell'adiabatica isentropica 3 => 4' che eravamo abituati a considerare, abbiamo adesso
la linea 3 => 4, che sul diagramma T-s rappresenta lo stato del vapore durante l'espansione; questa linea esattamente parallela alla linea l => 2, che rappresenta il riscaldamento dell'acqua
fino al punto 2, da cui ha inizio la vaporizzazione. Viene cio utilizzato il calore equivalente all' area C-4-3-D-C = A- 1-2-B-A perpreriscaldare l'acqua da T1 a T2 Il calore q5 viene trasferito al
fluido di lavoro, a temperatura costante, lungo la trasformazione 2 => 3, e l'area 2-3-D-B-2 rappresenta questo calore scambiato. Il calore q 1 viene ceduto dal fluido di lavoro lungo la trasformazione 4 => l , e l' area 1-4-C-A-1 rappresenta questo lavoro ceduto. Quest'area esattamente uguale all ' area 1'-4'-D-B-1', area che rappresenta il calore ceduto nel ciclo di Carnot
corrispondente 1'-2-3-4'-1'. Perci il ciclo rigenerativo ideale ha lo stesso rendimento del ciclo
di Carnot effettuato tra le stesse temperature estreme Ts = T2 = T3 e T 1 = T 1 = T4 Analoghe
considerazioni possono essere estese, in linea di principio, a un ciclo con vapore surriscaldato.
Il ciclo perfetto rigenerativo, che abbiamo esaminato, in pratica irrealizzabile principalmente
per due motivi. Il primo dovuto alla impossibilit di ottenere uno scambio continuo del
calore posseduto dal vapore, che si espande nella turbina, all'acqua, da inviare nel generatore.
Il secondo motivo che il vapore avrebbe, per buona parte dell'espansione, un titolo talmente
basso (la curva 3 => 4 infatti spostata verso sinistra) da portare a una consistente presenza di
liquido e quindi a danni alle palette della turbina.
Nella pratica la rigenerazione viene realizzata, preriscaldando l'acqua di alimento per mezzo di
tutto il calore che pu essere ceduto da una parte del vapore estratto (si dice spillato) dalla turbina, durante l' espansione, e non da un' aliquota di calore sottratta a tutto il vapore, che viene
ammesso in turbina. La sola energia, che deve essere immessa nel fluido, come calore dall ' esterno del sistema, quella richiesta per portare il flusso totale di vapore dallo stato di liquido
preriscaldato, nel punto in cui finisce l'intervento della rigenerazione, fino allo stato di vapore
surriscaldato, pronto per l' ammissione in turbina; questa operazione porta a un miglioramento
sensibile del rendimento. Il ciclo corrispondente non pu pi essere rappresentato nel piano
entropico, che abbiamo fino a ora considerato, ma in un piano che abbia in ascisse l' entropia

Turbina

Generatore
di
vapore

Generatore
elettrico

t
Scambiatore
a
superficie

Fig. 23.15- Schema di impianto per ciclo rigenerativo con rigeneratore chiuso costituito da uno scambiatore a
superficie.

221
23.5 - AUMENTO DEL RENDIMENTO DEL CICLO RANKINE-HIRN

Pompa

Pompa

s
Fig. 23.16 - Impianto rigenerativo con rigeneratore aperto (scambiatore a miscela):
a) schema dell' impianto;
b) rappresentazione nel piano T- S.

totale S, al posto dell'entropia massica s, in quanto, dopo lo spillamento, la massa del vapore
diminuita e l'espansione non pi riferita a una quantit costante di vapore.
In definitiva il processo di rigenerazione consiste nel riscaldare, passo passo, l' acqua di alimento
utilizzando il vapore spillato nei vari stadi di espansione della turbina. In questo modo, se da un
lato si perde del lavoro durante l'espansione, dall'altro lato possibile utilizzare una parte del
calore di condensazione altrimenti p erduto.
Quindi il vantaggio della rigenerazione legato alla diminuzione del calore che dovrebbe
essere ceduto dal condensatore, dal momento che il calore di condensazione del vapore spillato
viene utilizzato nuovamente nel ciclo anzich essere perso al condensatore. In altre parole ogni
rigeneratore funziona come un condensatore che lavora alla pressione a cui viene prelevato il
vapore. Il vantaggio della rigenerazione tanto maggiore quanto maggiore la pressione a cui
viene pmtato il vapore ed quindi particolarmente utilizzata negli impianti che lavorano ad alte
pressioni e temperature.

8,7MPa

500

oc

89 kgls
Generatore

di
vapore

Pompa

Generatore
elettrico

Fig. 23 .17- Impianto reale con ciclo rigenerativo.

222
CAPITOLO 23 -IMPIANTI A VAPORE

La rigenerazione pu essere realizzata in due modi. Nel primo caso (rigeneratore chiuso) parte
del vapore viene estratto (spillato) dalla turbina e condensato (Figura 23.15): il calore di condensazione del vapore spillato viene ceduto, attraverso uno scambiatore a superficie, al liquido
a bassa temperatura che esce dalla pompa. Nel secondo caso, rigeneratore aperto, il vapore spillato viene miscelato direttamente con il liquido proveniente dal condensatore a bassa pressione
(Figura 23.16).
Nelle grandi centrali termoelettriche, che impiegano sia surriscaldamenti ripetuti sia la pratica
della rigenerazione, si arrivati a rendimenti globali pari al 40%, utilizzando diversi stadi (da
4 a 7) di rigenerazione. La Figura 23.17 mostra un impianto tipico con diversi rigeneratori.

Esempio 23.4

Rendimento di un ciclo con due surriscaldamenti

In un ciclo a vapore con surriscaldamento e risurriscaldamento, come quello della Figura 23.12, la pressione iniziale vale p 1 = 4 kPa. Il vapore viene surriscaldato fino alla pressione p 3 =4,5 MPa e alla temperatura T3 = 600 C per essere fatto espandere in una prima turbina, individuata come turbina di alta
pressione (AP), fino alla pressione p 4 = 500 kPa. Dopo il vapore subisce un risurriscaldamento con una
e viene fatto espandere in una seconda turpressione p 5 = p 4 = 500 kPa fino alla temperatura T5 = 500
bina, individuata come turbina di bassa pressione (BP), fino alla pressione p 6 = p 1 = 4,0 kPa. Nell'ipotesi
che i rendimenti interni delle due turbine siano uguali 77tAP = 171sp =0,9, calcolare il rendimento 17 del ciclo
e confrontarlo con quello del ciclo con semplice surriscaldamento dell'Esempio 23.2.

oc

So/uziolle
lo stesso procedimento seguito per ricavare la 23-1'. Adesso (Figura 23.12) si scrive che il rendimento

17 di questo ciclo dato dal rapporto tra il lavoro complessivo /, uguale alla somma del lavoro raccolto
nella prima turbina lt.,P pi quello della seconda turbina l18 p, diviso la quantit di calore complessiva,
uguale alla SOmma dell'entalpia di SurriscaldamentO qSAP> pi quella di risurrSCaldamentO q SAJ3 Il
lavoro /tAP nella prima turbina dato dalla variazione di entalpia h3 - h4 , mentre quello l18p della seconda
turbina dato dalla variazione di entalpia h 5 - h 6 La variazione di entalpia nel primo surriscaldamento
vale q SAP = h3 - h 1, mentre quella del risurriscaldamento q 88 r =h5 - h4

Nella tabella, riportata pi avanti, sono citate le principali propriet del fluido di lavoro nei diversi stati.
Quelle relative agli stati l e 3 sono ugual i a quelle riportate nella tabella dell'Esempio 23.2 in quanto
il ciclo, fino al primo surriscaldamento, lo stesso.
Utilizzando il diagramma di Mollier, si individua prima lo stato 4s scendendo dal punto 3, lungo la verticale con s 3 = 7,31 kJ/(kg-K), fino a incontrare l'isobarap4 = 500 kPa, pressione di scarico della prima
turbina. Qui leggiamo h45 = 3000 kJ/kg. Il lavoro relativo all'espansione isentropica
ftAPs =

h3- h4s = 3670,5 kJ/kg - 3000 kJ/kg = 670,5 kJ/kg

Con la 18-7 ricaviamo il lavoro effettivo nella prima turbina / tAP


7J1AP =

=>

/ tAP

/ lt..P

= 7J 1AP/tAP = 0,9 X 670,5 kJ/kg = 603,5 kJ/ kg

/ tAPs

Ma il lavoro effettivo uguale alla variazione di entalpia nella espansione reale (Figura 23.2).
[ tAP

= h3- h4

=>

h4= h3- / tAP = 3670,5 kJ/kg- 603,5 kJJkg = 3067 kJJkg

Il punto 5, fine del risurriscaldamento e ammissione nella seconda turbina, caratterizzato da


p 5 = 500 kPa e T5 = 500 C. Sulla Tabella A.3.1 leggiamo h 5 = 3483,9 kJ/kg e s 5 = 8,0873 kJ/(kgX) =
= 8,09 kJ/(kgK). Scendendo sul Mollier lungo la verticale s 5 = 8,09 kJ/(kgK) fino a incontrare l' isobara con p 6 = 4.0 kPa, pressione di scarico della seconda turbina, leggiamo h6s = 2435 kJ/kg e un titolo
x 6s = 0,95 . Il lavoro relativo all'espansione isentropica :
/tBPs

=h;- h6s = 3483,9 kJ/kg- 2435 kJ/kg = 1048,9 kJ/kg

223
23.5 - AUMENTO DEL RENDIMENTO DEL CICLO RANKINE-HIRN

Con la 18-7 ricaviamo il lavoro effettivo nella seconda turbina l,8 p


l

11tBP

=~

=::}

/tBP

= 171sp/IBPs"' 0,9 X 1048,9 kJ/kg "' 944 kJ/ kg

/ tBPs

Ma il lavoro effettivo uguale alla variazione di entalpia nella espansione reale (Figura 23.2).
/ tBP

==>

= hs - h6

h 6 = hs -/,8 p = 3483,9 kJ/kg- 944 kJfkg"' 2539,9 kJfkg

I;intersezione tra l'orizzontale h6 = 2539,9 kJ/kg e l'isobara p 6 =4,0 kPa, individua il punto 6; il titolo
corrispondente x6 = 0,995.

Stato

Pressione

Temperatura

Entalpia

[kPA]

[OC]

[kJ/kg]

4,0
4500,0
500,0
500,0
500,0
4,0
4,0

28,96
600
"'260
"'304
500
28,96
28,96

121,46
3670,5
""3000
3067
3483,9
""2435
2539,9

l
3
4s

4
5
6s

Condizione del fluido

Liquido saturo
Vapore surriscaldato
Vapore surriscaldato
Vapore smTiscaldato
Vapore surriscaldato
Liquido-vapore (x = 0,95)
Liquido-vapore (x= 0,995)

In questa tabella il segno"" (circa) si riferisce ai valori letti sul diagramma di Mollier.

Il rendimento del ciclo 17 con surriscaldamento e risurriscaldamento allora:

17

/tAP

+ /lf)P

(h 3 - h 1 ) +(h 5 - h4 )

603,5 kJ/ kg + 944 kJ/ kg


= 1547,5 kJ/kg =Q
39
(3670,5 kJ/ kg - 12 1,46 kJ/kg)+ (3483,9 kJ/ kg - 3067 kJ/ kg) 3965,94 kJ/ kg
'

mentre quello del ciclo con un solo surriscaldamento (Esempio 23.3) era risultato pari a 0,372.

Commenti
{;influenza dei surriscaldamenti ripetuti sul rendimento modesta. Ma la pratica dei surriscaldamenti
ripetuti offre la possibilit di avere un maggior titolo allo scarico (x6 = 0,995 contro x 4 = 0,915
dell'Esempio 23.2) e il grosso vantaggio di ottenere maggior lavoro utilizzando sempre la stessa portata
di vapore me quindi sollecitando meno l'impianto. Infatti, a parit di potenza dell'impianto P= ml, diminuisce la portata di vapore m, che occorre produrre, a causa del maggiore lavoro massico l prodotto.

Esempio 23.5

Ciclo con rigenerazione

Nell'impianto a vapore con due surriscaldamenti affrontato nell'Esempio 23.4, viene effettuato un
ciclo rigenerativo del tipo di quello mostrato in Figura 23.16. La tabella che segue riporta le principali
propriet nei diversi stati del ciclo.

Stato

l
2
3
4
5
6
7
8

Pressione

Temperatura

Entalpia

[ kPA]

[OC]

[kJ/kg]

4,0
500,0
4500,0
500,0
500,0
4,0
500,0
4500,0 -

28,96
28,96
600
304
500
28,96
152
152

121 ,46
122,0
3670,5
3067
3483,9
2539,9
640,2
646

Condizione del fluido

liquido saturo
liquido sottoraffreddato
vapore surriscaldato
vapore surriscaldato
vapore surriscaldato
miscela liquido-vapore (x= 0,995)
liquido saturo
liquido sottoraffreddato

224
CAPITOLO 23 -IMPIANTI A VAPORE

Determinare:
a) La frazione di vapore spillata mim 3 e la frazione di liquido

m2/m 3 proveniente dal condensatore;

b) il rendimento 1J del ciclo.

Soluzione
a) Per rispondere alla prima domanda occorre impostare il bilancio di massa e di energia relativa al rigeneratore aperto della Figura 23.16. Sia
la portata in massa principale, quella cio che, dopo essere
uscita dal rigeneratore, viene compressa dalla seconda pompa, passa attraverso il generatore ed entra
nella prima turbina. Sia inoltre 2 la portata di vapore che, scaricata dalla seconda turbina, diventa
liquido nel condensatore ed entra nel rigeneratore per essere preriscaldata con la portata di vapore
4 , spillata dalla prima turbina. Per l'equazione di continuit (5-2) abbiamo:

m3

23-7
mentre per il principio di conservazione dell'energia (18-6), scritto in termini di bilancio di potenze
(23-7) date dal prodotto della portata per la corrispondente entalpia massica, abbiamo:
23-8
Queste due equazioni costituiscono un sistema la cui soluzione permette di ottenere la portata di vapore
4e la portata di liquido m2 proveniente dal condensatore, ambedue riferite alla portata prinspillata m
cipale m3 Sostituendo m2 = m3 - m4 , ricavato dalla prima equazione, nella seconda equazione, si ha:

(m 3 - mJh2 + m4h4 =m3h7


m4
m3

m3h2 - m4h2 + m4 h4 =m3h7

= <~

-h

2)

= 620,2 kJ/ kg- 122 kJ/ kg =

3067 kJ/kg - 122 kJ/kg

(h4 - h 2 )

Dividendo poi la 23-7 per

m4 (h4 - h2) = mlh7 - h2)

0 176
'

m si ha:
3,

~ + "!4 =l

m3

mJ

.
=>

m. 2 = l - m. 4 = l - O' 176 = O'824


m3
m3

b) Trascurando come al solito il lavoro delle pompe, il rendimento del ciclo espresso dalla relazione che
abbiamo usato in occasione del ciclo con surriscaldamento e risurriscaldamento dell'Esempio 23.4.
1] = -

q$

ln + l,n
"' -"---=--

qst + qsn

dove 1,1 = lavoro massico della prima turbina


!, 11 = lavoro massico della seconda turbina
q51 = calore massico entrante fino al surriscaldamento
q 5 n ==calore massico entrante con il risurriscaldamento

Ma sia il calore che il lavoro vanno riferiti a un'unica portata in massa: sia questa 3 , portata di vapore
ammessa alla prima turbina. Ricordiamo inoltre che sia il calore (18-6) che il lavoro (18-5) vengono
espressi come variazioni di entalpia. Teniamo infine presente che, dovendo riferire tutte le grandezze
a una portata, dobbiamo considerare il rapporto tra il lavoro (o il calore) nell'unit di tempo (cio una
potenza) e la massa nell'unit di tempo (cio una portata) in modo che, essendo ambedue queste grandezze riferite al tempo, come se facessimo il rapporto tra entalpia e massa. Il lavoro, prodotto nell'unita di tempo, dalla prima turbina L,r gi riferito a 3, perch qui entra tutto il vapore:

Ltl
- . =::

m3

h3-

h4 = 3670,5 kJ/ kg- 3067 kJ/ kg =603,5 .\ d/kg

Il lavoro, prodotto neli 'unit di tempo, dalla seconda turbina L.n invece riferito a 2 , in quanto 1altra parte di m3, che m4 , viene spillata per realizzare la rigenerazione. Per ridurre a m3 , moltiplichiamo il salto entalpico 5 => 6 nella seconda turbina per

m/m3.

~l

m3

~2 (h5 -

m3

h6 ) = 0,824 (3483,9 kJ/kg- 2540 kJ/kg) = 777,8 kJ/kg

225
23.5 - AUM ENTO DEL RENDIMENTO DEL CICLO RANKINE-HIRN

Seguiamo la stessa procedura per il calore

~SI = ~- h8 = 3670,5

kJ/kg- 646 kJ/ kg

3024,5 kJ / kg

mJ

~SII
mJ

~2 (h

5 -

h4 ) = 0,824 (3483,9 kJ /kg - 3067 kJ/ kg) = 343,5 kJ/kg

m3

n lavoro massico complessivo prodotto dalle due turbine, che, a meno del lavoro delle due pompe, coincide con il lavoro nel ciclo dato da:
l"' lt! + ltll = 603,5 kJ/kg + 777,8 k.T/kg = 1381,3 k.T/kg

mentre il calore totale trasferito al fluido :


q8 = q51 + q511 =3024,5 kJ/kg + 343,5 kJ/ kg =3368 kJ/kg

e il rendimento vale:
1]

= _!_"'
q5

1381,3 kJ/ kg
3368 kJ/ kg

= 0,4 1

Commenti
Il confronto tra il ciclo rigenerativo trattato in questo Esempio e il ciclo analogo, ma senza rigenerazione,
dell 'Esempio 23.4 porta a:

....-Ciclo

Con rigenerazione
Senza rigenerazione

23.6

,_-

Lavoro l

r---

Calore q5

[kJ/kg]

[kl/kg]

1381,3
1547,5

3368
3965,9

--

Rendimento h
[-]

l_

0,41
0,39

Impianti geotermoelettrici
Gli impianti geotermoelettrici trasformano in energia elettrica l'energia termica posseduta dal
vapore che, o spontaneamente o a seguito di perforazioni, esce dal sottosuolo (vapore endogeno
=generato dal sottosuolo). Questo vapore molto spesso trascina con s elementi provenienti dal
sottosuolo ( il caso dei soffioni boraciferi di Larderello) e, per questo motivo, venne utilizzato.
nel secolo scorso, per la produzione di composti chimici come acido borico, borace e bicarbonato di ammonio. A partire dal 1904 si iniziarono a costruire degli impianti in cui prima il vapore
veniva fatto espandere per trasformare in energia elettrica l 'energia termica posseduta e quindi
veniva trattato in modo tale da produrre i composti chimici.

Il vapore endogeno viene raccolto e quindi convogliato da apposite tubazioni coibentate (i vapordotti fotografati in Figura 23.18), in modo da non disperderne il calore, :fino all'impianto di trattamento. La Figura 23.19 mostra sulla sinistra lo schema pi semplice di utilizzazione del
vapore, in cui le turbine vengono alimentate direttamente dal vapore endogeno, che pu essere
poi scaricato direttamente n eli ' atmosfera oppure inviato a utilizzatori diversi (centrale a contropressione); sulla destra invece il vapore endogeno continua l'espansione in una turbina a bassa
pressione e quindi scaricato a bassa pressione nel condensatore a miscela, da cui compressori
centrifughi di grande portata aspirano i gas incondensabili scaricandoli nell'atmosfera o convogliandoli agli impianti chimici23 6 . Dal condensatore, il liquido condensato viene inviato con
23.6 Qualora il fluido contenga impurit o sostanze aggressive, possibile ridurne gli effetti dannosi iniettando
acqua o soluzioni alcaline nel circuito del vapore endogeno, che vengono successivamente separate da cicloni
assiali disposti a monte della turbina. L'iniezione di acqua comporta tuttavia un aumento del consumo specifico
di vapore del4%.

226
CAPITOLO 23 -IMPIANTI A VAPORE

Fig. 23.1 8 - Tubazioni in acciaio di grande diametro (fino a 800 mm), isolate termicamente, per convogliare all 'utilizzazione il vapore estratto dal sottosuolo; sullo sfondo la pi potente centrale geotermoelettrica italiana
("Larderello 3" da 120 MW) e quattro torri di raffreddamento (ENEL).

Soffione

Alternatore

~~

l
l
l
l
~~A~I~t~at~m~o~sf<~e~ra~----~- l
l
l

o (usi diversi)

l
l
l

l.

Sezione a contropressione

Estrattore
di gas

Condensatore

~ Refrigerazioni
diverse

Pozzo caldo
l
~~
~
~~~
l ~A~;ua
supero ~
Sezione a condensazione
.1.

Fig. 23.19 - Centrale a contropressione, trasformabile in impianto a condensazione (ENEL).

una pompa alla torre di raffreddamento (Paragrafo 21.11 ), dove, cadendo a pioggia, viene raffreddato dall 'aria che sale dal basso e mandato quindi in parte al condensatore e in parte utilizzato come refrigerante per il gas o per refrigerazioni diverse .

227
23.6- IMPIANTI GEOTERMOELETIRICI

23.7

Impianti ad energia nucleare


Dal punto di vista termodinamico la differenza tra la potenza ottenuta da una centrale nucleare
e quella ottenuta da una centrale convenzionale che il combustibile fossile, utilizzato come sorgente di energia per alimentare il generatore di vapore, viene sostituito dal combustibile
nucleare, l ' uranio del reattore.

La fissione dei nuclei di uranio nel reattore, e cio la loro disintegrazione per urto di un ncutrone.
avviene negli elementi di combustibile contenuti nel nocciolo e si sviluppa secondo le seguenti fasi:
- il nucleo, colpito da un neutrone, esplode in pi frammenti: sono i prodotti di fissione;
- si libera allora una quantit di calore di fissione notevolmente superiore a quella messa a disposizione
dalla reazione chimica di un combustibile fossile 237 ;
-si producono in media 2,5 neutroni liberi che, bombardando altri nuclei, danno luogo alla propagazione
di una reazione che si comunica da nucleo a nucleo (reazione a catena).

23.7.1

l tipi di reattori nucleari

Il calore, prodotto negli elementi di combustibile nucleare, viene asportato mediante un fluido
refrigerante costituito da acqua oppure da gas: di qui la suddivisione dei reattori in reattori a gas
e in reattori ad acqua.
Nel reattore a gas 23 8 (Figura 23.20-a), gli elementi di combustibile, costituiti da barre di uranio naturale rivestite con una lega di alluminio e magnesio (detta magnox) che ha lo scopo di
contenere i prodotti della fissione, sono sistemati in fori verticali ricavati in un impilaggio di
blocchi di grafite sorretto e rinforzato da strutture di acciaio.
Il calore, sviluppato dalla reazione di fissione del nucleo, viene asportato dalla circolazione di
diossido di carbonio in pressione; successivamente il diossido di carbonio cede questo calore
all' acqua del generatore di vapore. Il complesso citato, chiamato nocciolo, che, insieme ai dispositivi di regolazione (barre di controllo) e alle apparecchiature di spostamento del combustibile,
costituisce il reattore nucleare, racchiuso in un contenitore metallico sferico circondato, a sua
volta, da una struttura di calcestruzzo armato che fa da schermo alle radiazioni nucleari. La grafite ha la funzione di moderare la velocit dei neutroni, prodotti nella fissione, riducendola di
circa 10.000 volte in modo tale che risulti elevata la probabilit di interazione tra i neutroni e i
nuclei di combustibile nucleare.
I reattori ad acqua si dividono ulteriormente in reattori ad acqua bollente (Figura 23.20-b)
e reattori ad acqua pressurizzata (acqua in pressione) (Figura 23.20-c). In ambedue i casi gli
elementi di combustibile sono costituiti da un insieme di tubi di acciaio inossidabile o in lega
speciale di zirconio contenenti il combustibile nucleare. Il nocciolo del reattore, racchiuso in un

23 .7 l granuli di combustibile nucleare sono arricchiti con l'isotopo uranio-235 per produrre il combustibile fissile.
Tipicamente i granuli di combustibile contengono circa il13% di questo isotopo. La fissione di 1 grammo di uranio U-235 corrisponde al rilascio di un'energia termica pari a circa 86.500 MJ. Questa energia equ ivale a quella
prodotta dalla combustione di circa 2,5 Mg (tonnellate) di carbone.
23.8 Nel reattore a gas pi recente (reattore avanzato a gas) si impiega al posto di uranio naturale metallico, uranio arricchito sotto forma di ossido con i vantaggi di una minore dimensione del nocciolo e dell'impiego di una
guaina in acciaio inossidabile, materiale pi resistente alle alte temperature del magnox. Nel reattore a gas ad
alta temperatura il gas costituito da elio in pressione, mentre il combustibile costituito da sferette (0,25 mm
di diametro) di carburi di uranio e torio. Dal momento che il reattore ricicla l'uranio-233 prodotto per fertilizzazione del torio, il materiale fissile prodotto circa uguale a quello fissionato; il reattore si dice perci autofertilizzante con fattore di conversione pari all'unit.

228
CAPITOLO 23- IMPIANTI A VAPORE

...

Acqua delle Acqua di


opere di presa restituzione

Acqua delle Acqua di


opere di presa restituzinne
Pompe

Fig. 23.20 - Schemi di centrali nucleari funzionanti secondo


tre diversi sistemi (ENEL) :
a) con reattore a gas-grafite (tipo Latina);
b) con reattore ad acqua bollente (tipo Garigliano);
c) con reattore ad acqua pressurizzata (tipo Trino Vercellese).

Acqua delle Acqua di


opere di presa restituzione

contenitore di acciaio a pressione di adeguato spessore, costituito dagli elementi di combustibile e dalle barre di controllo, tenuti in posizione verticale da una struttura di sostegno in
acciaio. La funzione di moderare i neutroni di fissione adesso affidata alla stessa acqua di raffreddamento, che, attraversando il nocciolo dal basso verso l'alto, asporta il calore prodotto. Nei
reattori ad acqua bollente l'ebollizione avviene nella parte superiore del nocciolo e il vapore cos
ottenuto viene convogliato direttamente in turbina. Nei reattori ad acqua pressurizzata l'ebollizione viene impedita, portando l'acqua, che circola all 'interno del reattore (circuito primario),
a una pressione notevolmente pi elevata della pressione di saturazione corrispondente alla temperatura esistente all'uscita dal reattore. Vacqua del circuito primario cede, nello scambiatore
di calore, il proprio calore a un circuito secondario acqua-vapore, che costituisce il generatore
del vapore che viene poi avviato alla turbina per produrre lavoro.

229
23. 7 -IMPIANTI AD ENERGIA NUCLEARE

In tutti e tre i tipi di reattore nucleare23 9 il vapore, dopo l'espansione nella turbina, attraversa.
come negli impianti convenzionali fin qui esaminati, il condensatore, dove viene raffreddato con
acqua proveniente da una sorgente esterna (fiwne o mare). Come ulteriore elemento di sicurezza.
il circuito vapore viene tenuto chiuso e separato dalla sorgente esterna (Figura 23.20).
La Figura 23.21 mostra uno schema e la relativa rappresentazione del processo di un reattore
pressurizzato. Oltre al generatore di vapore, che semplicemente uno scambiatore di calore, in
cui l' ebollizione avviene nella parte alta (lato vapore), vi un serbatoio indicato con il nome di
pressurizzatore (Figure 23.20-c e 23.21-a); questo serbatoio contiene vapore nella parte superiore e acqua liquida nella parte inferiore e viene utilizzato per controllare la pressione nel circuito primario. Da osservare inoltre come i diversi stati del circuito primario (Figura 2 3.21 -b)
siano tutti situati nella regione del liquido sottoraffreddato o compresso.

Pressurizzatore

Turbina

Condensatore
7

o(

Fig. 23.2 1 - Reattore ad acqua pressurizzata:


a) schema del sistema;
b) rappresentazione del processo.

23.7.2

Sicurezza

Nel progetto delle centrali nucleari occorre porre estTema attenzione al problema della sicurezza
in modo da evitare qualsiasi incidente che, oltre a provocare danni a persone ed impianti, pu
determinare un pesante impatto psicologico come quello seguito all'incidente della centrale
nucleare di Chernobyl (Ucraina, 25-26 aprile 1986) che ha determinato l'abbandono del programma di costruzione delle centrali nucleari in molti paesi, tra cui l'Italia (referendum del
1987). La sicurezza d eli ' impianto nucleare va seguita sia a livello del progetto sia mediante le
apparecchiature di controllo utilizzate nel suo esercizio.
Il fluido primario e qualsiasi materiale trasportato nei passaggi del circuito primario possono
divenire radioattivi a seguito del bombardamento neutronico. Dal momento che questa radioat----

..-:a~;G t

..._,...

lillllli&

t.n~~Dtzl!ll! ~-

23.9 l tipi di reattori nucleari pi diffusi sono i reattori ad acqua bollente e ad acqua pressurizzata, ambedue utilizzanti
come combustibile l'ossido di uranio lievemente arricchito (dal 2 al 4%). Un altro tipo, sviluppato in Canada,
il reattore ad acqua pesante (ossido di deuterio), sostanza dotata di un elevato potere moderatore, che consente di ridurre le dimensioni del nocciolo e quindi del reattore; il combustibile costituito da ossido di uranio naturale. Infine va citato il reattore veloce, in cui, essendo la reazione nucleare determinata da neutroni veloci,
assente l'elemento moderatore. Il combustibile costituito da uranio-238 e plutonio (85% e 15% rispettivamente),
mentre il refrigerante sodio liquido (oppure sodio e potassio) che, oltre a non dar luogo ad un effetto di moderazione dei neutroni veloci, permette di raggiungere coefficienti globali di scambio termico estremamente elevati.
Il reattore veloce autofertilizzante con fattore di conversione compreso tra 1,2 e 1,4 in quanto i nuclei di plutonio-239 fissile prodotti sono pi di quelli di uranio-235 fissionati, e quindi la quantit di combustibile fissile globalmente presente nel reattore aumenta nel tempo, a spese dell'uranio-238, che di per s non utilizzabile per
la fissione. Si rammenta che l'uranio naturale costituito per lo 0,7% dall'isotopo 235 e per H 99,3% dall'isotopo 238 che non partecipa alla reazione nucleare.

230
CAPITOLO 23 -IMPIANTI A VAPORE

tivit pu permanere ad un livello elevato anche per periodi di tempo molto lunghi con prodotti
radioattivi che possono venire depositati in qualsiasi parte del circuito primario, occorre progettare il reattore in modo da ridurre al minimo l 'esposizione del personale alla radiazione. Ci
si ottiene (Figure 23.20 e 23.21) mediante una rigorosa separazione del circuito primario dalla
rimanente parte dell' impianto. Alcune volte si giunge a realizzare un circuito intermedio tra il
primario e il secondario com e avviene, ad esempio, nei reattori veloci239 con un primo scambiatore dove il sodio fortemente radioattivo proveniente dal reattore cede calore ad altro sodio;
questo sodio, che non radioattivo, cede il calore in uno scambiatore intermedio all'acqua del
circuito secondario dal quale viene prodotto il vapore che aziona la turbina.
Alcuni prodotti di fissione sono letali non soltanto perch sono radioattivi ma perch sono veleni
chimici sia per ingestione che per inalazione; il plutonio, ad esempio, prodotto particolarmente dai reattori veloci23 9 un m ateriale di altissima tossicit (tra parentesi il plutonio viene
utilizzato nella costruzione di bombe nucleari). Il personale va perci adeguatamente protetto
contro tali veleni.
In alcuni impianti nucleari il possibile contatto tra i fluidi primario e secondario pu determinare violente reazioni chimiche. Il sodio, ad esempio, che viene scelto come fluido di lavoro nei
reattori veloci23 9 a causa delle sue eccellenti propriet nucleari e delle buone caratteristiche di
trasmissione del calore, reagisce violentemente con l'acqua; cos quei generatori di vapore che
fanno uso del sodio vanno progettati in modo che non possa mai avvenire il contatto diretto tra
sodio ed acqua.
Esistono degli strumenti di controllo delle principali grandezze che caratterizzano il funzionamento del reattore23 10; in funzione dei segnali elaborati da questi strumenti scattano le apparecchiature di sicurezza dell ' impianto costituite dal:
-raffreddamento di emergenza del nocciolo del reattore in modo da evitarne il danneggiamento
(il lim ite la fusione) con trasferimento del calore asportato dal nocciolo all'esterno dell'impianto;
- arresto rapido del reattore con diversi sistemi tra i quali ricordiamo oltre alle normali barre di
controllo (assorbitrici di neutroni), che vengono inserite in modo automatico o manualmente,
oppure vengono lasciate cadere per forza di gravit qualora venga a mancare per il guasto l'energia elettrica, anche l' iniezione di veleno neutronico nel refrigerante del circuito primario.

2 3.1O Il reattore nel suo funzionamento viene sottoposto a diverse operazioni che riguardano:
1. 1'avviamento:
- a freddo che si riferisce all'awiamento di un reattore nuovo o di un reattore in cui sono stati appena sostituiti gli elementi di un combustibile oppure infine di un reattore che rimasto spento per parecchi giorni;
-a caldo quando si vuole rimettere in funzione un reattore che ha subito un arresto per breve tempo;
-a livelli di potenza quando occorre aumentare la potenza del reattore, da un livello ad un altro a causa di
un aumento della richiesta;
2. funzionamento a potenza quando il reattore funziona alla normale potenza di esercizio;
3. arresto.
l'operazione pi rischiosa quella dell'awiamento a freddo perch in queste condizioni il reattore, che nuovo,
possiede la massima reattivit ; mentre salgono le barre di controllo, la densit neutronica potrebbe raggiungere
livelli pericolosi in tempi talmente brevi da non poter essere awertiti dagli strumenti di controllo.

Il ciclo Rankine il ciclo dell 'impianto motore a vapore; esso rappresenta il ciclo pi semplice
che si pu effettuare sull'acqua per convertire in lavoro parte del calore immesso dal generatore di vapore. Il ciclo Rankine costituito dalla compressione dell'acqua di alimento con una
pompa fino alla pressione esistente nel generatore di vapore (l => 2), dal riscaldamento a pressione costante dell'acqua fino allo stato di vapore surriscaldato (l => 3), dall'espansione in turbina (3 => 4) e infine dalla condensazione del vapore (4 => 1).

231
SOMMARIO

Il rendimento T] del ciclo Rankine, rapporto tra il lavoro raccolto l e il calore introdotto qs,
espresso da:

Il rendimento globale dell'impianto T] prodotto del rendimento del ciclo, del rendimento
organico e del rendimento del generator~,. il rapporto tra la potenza utile p u = mlll prodotta dall'impianto a vapore e la potenza termica Qb == mrH, fornita nella combustione del combustibile:
0 ,

T]
g

=+

Qb

Tra i vari rendimenti che compongono il rendimento globale, il rendimento del ciclo T] quello
che assume i valori pi modesti, proprio perch, a differenza degli altri rendimenti, riguarda
la conversione del calore in lavoro. I mezzi che possono venire utilizzati per aumentare il rendimento del ciclo sono:
-

abbassamento della pressione di condensazione;


aumento della temperatura finale di surriscaldamento;
aumento della pressione di vaporizzazione;
surriscaldamenti ripetuti;
.
.
ngenerazwne.

~ 23.1 Del vapore descrive un ciclo Rankine-Hirn ideale; gli stati sono quelli indicati nella

Figura 23.1, ma con il punto 3 nella zona del vapore surriscaldato. Il vapore entra con una portata = l O kg/s in turbina, alla pressione p 3 = l O MPa e alla temperatura T3 = 500 C, e viene
poi scaricato alla pressione p 4 = l OkPa. Successivamente il vapore viene fatto condensare fino
allo stato l di liquido saturo e dopo viene portato dalla pompa allo stato 2s di ingresso nel generatore. Determinare entalpia h 3 ed entropia s 3 all'ingresso della turbina, entalpia h 1 e volume
massico v1 nello stato di liquido saturo, lavoro della pompa lrs, entalpia h25 all'uscita dalla
pompa, entalpia h 4 , ~ titolo x4 , allo scarico della turbina, lavoro della turbina /b., lavoro l e
potenza meccanica L del ciclo, calore massico qs fornito dal generatore e calore massico q1
ceduto nel condensatore e rendimento del ciclo T].

rn

TabellaA.3.1: p 3 = lO MPa, T3 == 500 oc


TabellaA.2:

p 4 = p 1 = 10 kPa

Esempio 23.1-a:
Figura 23.1:
Mollier:
23-2:

l=

fts

h 3 = 3373,7 kJ/kg, s3 = 6,5966 kJ/(kg-K)"" 6,6 kJ/(kgX)

v 1 = 0,00101 m 3/kg, h 1 = 191,83 kJ/kg

= 0,00101 m 3/kg x (10.000- 10) kPa= 10,09 kJ/kg


h1
~
h 2, = h 1 + lps = 191,83 kJ/kg + 10,09 kJ/kg = 201,92 kJ/kg
s 3 "" 6,6 kJ/(kg-K)
~
h4 s = 2090 kJ/kg, X 45 == 0,793

lrs =v (p2 - p 1)

lps = h2s -

p 45 =IO kPa,

Figura 23.1:

lt, = h 3 - h 45 = 3373,7 kJ/kg- 2090 kJ/kg = 1283,7 kJ/kg


-lps = 1283,7 kJ/kg - 10,09 kJ/kg = 1273,61 kJ/kg

L= nll = 10 kg/s x 1273,61 kJ/kg = 12.763 kW


Figura 23.1:

q 5 = h3 - h2s = 3373,7 kJ/kg- 201,91 kJ/kg = 3171,79 kJ/kg

Figura 23.1: q1 = h4,


23-1:

T]=..!_=

qs

h 1 = 2090 kJ/kg - 191,83 kJ/kg = 1898,17 kJ/kg

1273,61 kJ/ kg
3171,79 kJ/ kg

= 0,401

232
CAPITOLO 23 - IMPIANTI A VA PORE

23.2 Del vapore entra in una turbina (rendimento 17, = 0,8) con pressione p 3 = l O MPa e temperatura T3 = 500 C; viene poi scaricato alla pressione p 4 = l O kPa. Successivamente il vapore
viene fatto condensare fino a llo stato l di liquido saturo e dopo viene portato da una pompa,
che ha un rendimento 17p= 0,8, allo stato 2 di ingresso nel generatore. Determinare entalpia h3
ed entropia s3 all' ingresso della turbina, entalpia h 1 e volume massico v 1 nello stato di liquido
saturo, lavoro della pompa /r, entalpia h2 all'uscita dalla pompa, lavoro dell a turbina /P entalpia h4 e titolo x 4 allo scarico della turbina, lavoro l del ciclo, calore massico q 5 fornito dal generatore, calore massico q 1 ceduto nel condensatore e rendimento del ciclo 17.
p 3 = 10 MPa, T3 = 500 oc

TabellaA.3.1:
TabellaA.2:

p 4 = p 1 = lO kPa

Esempio 23.1-a:

lp =

v (p 2

17p
=>

h 3 = 3373,7 kJ/kg, s 3 = 6,5966 kJ/(kg-K)"" 6,6 kJ/(kg-K)

v 1 = 0,00 101 m3/kg, h 1 = 191,83 kJ/kg

=>
p 1)

=>

0,00101 m 3/ kg x (10.000- 10) kPa

,8

Figura 23.3:

/P= h 2 - h 1

Figura 23.1:

Il, = h 3 - h 4s = 3373,7 kJ/kg- 2090 kJ/kg = 1283,7 kJ/kg

18-7:

= . l. )_

17

Figura 23.3:

h 2 = h 1 +/P= 191 ,8 kJ/kg + 12,6 kJ/kg = 204,4 kJ/kg

l, = 11Jts = 0,8 x 1283,7 kJ/kg

/l,

l, = h3 - h4

=>

= 1027 kJ/ kg

h4 = h3 - l,= 3373,7 kJ/kg - 1027 kJ/kg = 2346,7 kJ/kg

=>

Mollier: p 4 = 10 kPa, h 4 = 2346,7 kJ/kg

23-2:

= 12,6 kJ/ kg

x 4 = 0,9

l= l, -lp= 1027 kJ/kg - 12,6 kJ/kg = 1014,4 kJ/kg

Figura 23.3: q 5 = h 3 - h 2 = 3373,7 kJ/kg- 204,4 kJ/kg = 3169,3 kJ/kg


Figura 23.3:

23-1:

1]

q1 = h 4 - h 1 = 2346,7 kJ/kg- 19 1,8 kJ/kg = 2 154,91 kJ/kg

= _.!_ =
q5

1014,41 kJ/ kg
3169,3 kJ/ kg

= 0,32

~ 23.3

Il lavoro di un ciclo Rankine-Hirn vale l = 1014,4 kJ/kg, mentre il calore fornito dal
generatore q s = 3169,3 kJ/kg. Calcolare i1lavoro utile /u, sapendo che il rendimento organico
vale 1]0 = 0,98, il rendimento utile 17ue la potenza utile Pu corrispondente a una portata di vapore
lO kg/s.

m=

/u = 170 1 = 0,98

23-5:

1014,4 kJ/kg = 994,1 kJ/ kg

23-5:

17 = ~ = 994,1 kJ/ kg

23-4:

Pu = mlu = 10 kg/s x 994, 1 kJ/kg = 9,94 MW

"

q5

3169,3 kJ/ kg

=o31
'

233
ESERCIZI RISOLTI

mdi fluido motore in un impianto a vapore, sapendo che il lavoro


utile raccolto l"= 1250 kJ/kg mentre la potenza utile P" = 150 MW

~ 23.4 Calcolare la portata

m= _Pu

23-4:

fu

150 MW = 120 k /s
1250 kJ/ kg
g

23.5 Un generatore di vapore viene alimentato con una portata mr= 4 kg/s di olio combustibile aven~e un potere calorifico inferiore~ =41 MJ/kg. La potenza te1mica sottratta dal condensatore Q1 = 88,6 Mw, mentre il lavoro massico complessivo fornito dal vapore l = 11 80 kJ/kg.
Sapendo che il rendimento dC?l generatore 17b= 0,9 e che il rendimento org~ico 7]0 = 0,97,
calcolare la potenza termica Qs fornita dal generatore, la potenza meccanica L del ciclo, la portata del fluido di lavoro
i rendimenti del ciclo 1], utile 17ue globale dell'impianto 17g
~

m,

23-5:
.

17-1:

L= Q8 - Q1 = 147,6 MW- 88,6 MW = 59 MW

23-4:

i = -mt

23-1':

17 = - . =

m=

=>

Qs

L =
59 x 10 W = 50 kg/s
l
11 80 x 10 3 J/ kg

59MW
1476MW

= o3997 z o40

'

'

'

17u= 1]1]0 = 0,4 X 0,97 = 0,39, 1Joo = 17u1Jb = 0,39 X 0,9 = 0,35

23-6:

~ 23.6 In un ciclo Rankine-Hirn ideale determinare entalpia h3 ed entropia s3 ali 'ingresso del
vapore in turbina, entalpia del liquido saturo h 1 alla fine della condensazione, entalpia allo scarico h45, titolo allo scarico x 4s e rendimento 17 al variare della pressione p 3 di ingresso in turbina
(1 MPa, 3 MPa e 6 MPa), mentre rimangono fisse la temperatura di ingresso T3 = 350 cc e la
pressione di scarico p 4 =p,= 10 kPa.

TabellaA.3.1: p 3 = l MPa, T3 = 350


TabellaA.2: p 4 =p 1 = 10 kPa

11

p 3 [MPa]

l
3
6

=>

=>

h3 = 3157,7 kJ/kg, s 3 = 7,30 kJ/(kg-K)

h 1 = 191 ,8 kJ/kg

p 45 = 10 kPa, s 3 = 7,3 kJ/(kg-K)

Mollier:
23-1:

cc

=>

h4 ,

= 2320 kJ/kg,

X 45

= 0,887

= ~ - h4 , = 3 157,7 kJ/ kg ~-hl


T3

[CC]

350
350
350

2320 kJ/ kg =O
28
3157,7 kJ/ kg- 191,8 kJ/ kg
'
h3 [kJ/kg]

s 3 = [kJ/(kg-K)]

h4s [kJ/kg]

x4s

1J

3157,7
3115,3
3043 ,0

7,30
6,74
6,33

2320
2 140
2005

0,887
0,813
0,76

0,28
0,33
0,36

234
CAPITOLO 23 - IMPIANTI A VAPORE

~ 23.7 In un ciclo Rankine-Hirn ideale il vapore entra in turbina con pressione p 3 = 17,5 MPa
e temperatura T3 = 550 C; viene poi scaricato alla pressione p 4 = l O kPa. Determinare entalpia h 3 ed entropia s3 all'ingresso della turbina, entalpia del liquido saturo alla fine della condensazione h 1, entalpia allo scarico h45 , titolo allo scarico x 4s e rendimento TJ.

TabellaA.2:
Mollier:

==>

p 3 = 17,5MPa, T3 =550C

TabellaA.3.1:

==>

p 4 = p 1 =lO kPa

h 3 =3421,4kJ/kg, s3 =6,42kJ/(kg-K)

h 1 = 191 ,83 kJ/kg

==>

p 4s = 10 kPa, s3 = 6,42 kJ/(kg-K)

h4s = 2030 kJ/kg,

TJ = h 3 - h4 s = 3421,4 kJ/kg - 2030 kJ/ kg


h3- h l
3421,4 kJ/kg- 19 1,8 kJ/ kg

23-1:

X 43

= 0,77

= O43
,

23.8 In un ciclo Rankine-Hirn ideale detenninare entalpia h3 ed entropia s3 all'ingresso del


vapore in turbina, entalpia del liquido saturo h 1, entalpia allo scarico h4s, titolo allo scarico x 4s
e rendimento 17 al variare della temperatura T3 di ingresso in turbina (300 C, 400 oc e 600 C),
mentre rimangono fisse pressione di ingresso p 3 = 3 MPa e pressione di scarico p 4 = p 1 = 7,5 kPa.
Tabella A.3.1: p 3 = 3 MPa, T3 = 300
TabellaA.2:

p 1 = 7,5 kPa

==>

oc

==>

h 1 = 168,8 kJ/kg

==>

p 4s = 7,5 kPa, s 3 = 6,54 kJ/(kg-K)

Mollier:

h3 = 2993,5 kJ/kg, s 3 = 6,54 kJ/(kg-K)

h4.. = 2035 kJ/kg, x 4s = 0,77 8

TJ = h 3 - h4 s = 2993,5 kJ/ kg - 2035 kJ/ kg = O


34
h3 - hl
2993,5 kJ/ kg - 168,8 kJ/ kg
,

23-1:

p 3 [MPa]

,.,
.J

3
3

T3

[OC]

300
400
600

h3

[kJ/kg]

2993,5
3230,9
3682,3

s3 = [kJ/(kg-K)]
6,54
6,92
7,51

h4s

[kJ/kg]

2035
2160
2340

x4s

Tf

0,778
0,828
0,902

0,34
0,35
0,38

23.9 In un ciclo Rankine ideale con risurriscaldamento, il generatore fornisce vapore a


pressione p 3 = 5 MPa e temperatura T3 = 500 C. Il vapore viene fatto espandere fino alla pressione p 4 = 0,5 MPa, viene poi risurrisca\dato, lungo la pressione p 5 = 0,5 MPa, fino alla temperatura T5 = 400 oc e viene infine scaricato nel condensatore alla pressione p 6s = 5 kPa.
Detenninare entalpia del liquido saturo alla fine della condensazione h 1; entalpia h3 ed entropia s3 al! 'ingresso dello stadio ad alta pressione, entalpia alla fine della prima espansione h45,
,entalpia h5 ed entropia s5 all' ingresso dello stadio a bassa pressione, entalpia alla fine della
seconda espansione h6s rendimento TJ e titolo allo scarico x 6s.

hl = 137,8 kJ/kg;
h4s = 2820 kJ/kg;

h 3 = 3433,8 kJ/kg;
s 3 = 6,98 kJ/(kg -K);
h5 = 3271,9 kJ/kg;
s 5 = 7,79 kJ/(kg-K);
h6s = 23 80 kJ/kg;
T7 = 0,40; x6s = 0,925

235
ESERCIZI

1'rq

24.1

Descrizione generale
Il generatore di vapore OJ2PU~ pi comu_nements:, la caldaia l'apparecchio ch~tr&S_ferisce
calore a un 1lqU!do Tnmodo.Q.il_gen~rare vapore saturo o surriscaldato oppure liquido avente una
temperatura pii! elevat(! di quella presentataa ll' ingresso def'generatore:-11 calore que~e
p u essere svi luppat dal combustibile bruciato in camera di combustior{e oppure queliQ...gen_erato da energia elettrica o da reazioninucleari oppure infine quello recuperato (in questo caso
-- ---"'
- --- .--.-.:;-,.si parla di generatori a recupero) ~a gas calQ.i scaric~ti da alti:iimpianti motori - ~rbit~~B-S
(Figura 24.1-a) ~Qlotori Die~el - o provenienti da processi industriali, come, ad esempio, processi chimici e forni da vetro.
I_!_!ig_uido a ~viev~ trasferito ca~ d_i ~
~ ~~E'b ~ -ol!!e _a :@vorevoli caratteristiche ter!llOdi~amiche, presenta un cost_o molto basso. Ma si
possono utilizzare anche altri liquidi come, ad esempio, i fluidi diatermici (olio minerale, proveniente
cio dalla raffinazione del petrolio, oppure un fluido
organico)24 1 r;~q!,!a,_prima di essere imm~sa nel
cj_rcui!o del generatore, deve essere opp~rtun~te
liberata sia dalle sostanze solide (processo di demineralizzazione), che darebbero luogo a depositi, sia
qall ' ossigeno o da altri gas che possono corrode~~
le superfici.
Le caldaie per uso industriale coprono un ampio
intervallo di dimensioni: dalle pi piccole (Figure
24.1 -b e 24.1-c) alle pi grandi (Figura 24.2), utilizzate negli impianti termoelettrici e alte fi no a
80 m, che sono in grado di produrre oltre l 000 kg/s
di vapore con pressioni e temperature piuttosto elevate (35 MPa e 600 C).
=

...

Fig. 24.1-a- Generatore a recupero di calore di una turbina a


gas da 19,5 kg/s di vapore a 2,6 MPa e 475 C in una centrale di
45 MW (Sulzer).

a&lltt !X

24.1 l fluidi diatermici sono caratterizzati da un'elevata temperatura di ebollizione; il loro impiego quindi possibile,
ad alta temperatura (compresa tra 170 e 350 (), in
fase liquida a pressione atmosferica. La potenza di un
generatore di vapore, che opera con fluido diatermico,
generalmente inferiore a 15 7 20 MW. La caldaia a fluido
diatermico non richiede il conduttore patentato in
quanto il fluido di lavoro si trova alla pressione atmosferica. Il fluido diatermico di solito non viene utilizzato
direttamente, ma opera in circuito chiuso, cedendo a
sua volta calore, in uno scambiatore, all'acqua in modo
da generare vapore; perci pi costoso e di minor rendimento di un comune qeneratore di vapore.

236
CAPITOLO 24- GENERATORI DI VAPORE

Fig. 24.1-b- Caldaia a fl uido diatermico (Seveso, tipo VOT-HOT-HRA).

Nella caldaia di un impianto termico sono in genere


I?.reseilti i seguenti ~le_!l1enti (Figura 24.3):- - -

- Focolare la zona dove avviene la combustione.


o eiTcolare fanno parte la camera di combustione,
dOve situata l'apparecchiatUra di combustione
(solitamente dei bruciatori), e il sistema di alimentazione del combustibile. I bruciatori sono alimentati con combustibili gassosi oppure con combustibili liquidi e/o solidi polverizzati. Nel caso di
alimentazione di combustibile solido in pezzatura,
al posto dei bruciatori troviamo una griglia su cui
avviene la combustione.

-Economizzatore I: acqua di alimentazione viene


preriscaldata prima dell 'immissione nella parte
del generatore destinato alla vap01izzazione, recuperando parte del calore contenuto nei gas di scarico.

Fig. 24.1 -c - Caldaia a focolare integrale per generazione da IO


a 80 kg/s di vapore fino alla pressione di 7 MPa (I3abcock &
Wilcox).

- Evaporatore All'uscita dall' economizzatore il


liq uido entra nefa partedella caldaiadestinata-~lla
generazione del vapore; questa parte caratterizzata dal_g presel]_za ~el corpo .E_ilindricg superiore
<? corpo cilindrico in cui avviene la separazione tra
il vapore (nella parte alta) e il liqu ido (nella parte

237
24.1 -DESCRIZIONE GENERALE

Fig. 24.2 - Centrale termoelettrica Enel d i Vado Ligure in q uattro sezioni, ciascuna delle quali costitu ita dal generatore di vapore
e dal relativo imp ianto in grado d i sviluppare ai morsetti dell'alternatore la potenza di 320 MW con un consumo di carbone pari a
23,3 kg/s; i quattro generatori di vapore, a circolazione forzata, vengono alimentati con acqua alla temperatura di 292 C e sono in
grado di produrre, al carico nominale continuo, 284 kg/s di vapore; il volume della camera d i com bustione e l'altezza di ciascuna
ca ldaia sono pari rispettivamente a 4000 m 3 e 60 m; l'altezza d elle ciminiere (una per ciascuna coppia di caldaie) pari a 200m.

'X lRM~\1\l\"Cf'.S\ 0
Uscita

Preriscalatorc d'aria

dei gas

a scrpcntina di vapore

-l-- --

Corpo
- - - cilindrico
superiore
Corpo
linrico

bassa, sempre del corpo cilindrico superiore). Lungo


i tubi che escono dalla parte bassa del_o_rpq_ilp-:
Qti.co superiore, illiq1;1ido discende fino al _corpo cfhnc(rico inferiore 24 2 , a cui fanno capo i tubi costituenti
il fascio tubiero vaporizzatore e le tubazioni deli ' evaporatore presenti in camera di combustione (pareti
membranate).

- Surriscaldatore Dalla parte pi alta del corpo ~i!in


drico suP.eriore es_c e il vapore che, passando nel surriscaldatore lambito dai gas che escono dalfocolare,
si porta nelle condizioni di temperaturacorr isQS>ndenti allo stato di surriscaldamento desiderato. La
P.!essione di_surriscaldamento naturalmente pi
bassa di quella che ha il liquido, all ' uscita delia
pompa di alimentazio~e, <!_causa delle perdi te di
arico che il fluido subisce nel passare attraverso le
diverse tubazioni.

>-

24.2 Il corpo cilindrico inferiore di volume pi piccolo in quanto


qui presente solo acqua la cui massa volumica maggiore

Fig . 24.3 - Schema generale di una caldaia da 70 kg/s d i


vapore alla pressione di l 0 ,8 M Pa e alla tem peratu ra di
480 C (Babcock & W ilcox).

di quella della miscela liquido-vapore. Nei grandi generatori


di vapore il corpo ci lindrico inferiore spesso prat icamente
inesistente; il suo volume viene sostituito dal volume dei tubi
che appartengono al circuito in cui scorre l'acqua che scende
dal corpo cilindrico superiore. Si parla allora di generaton di
vapore a un corpo (cio il solo corpo cilindrico superiore)
per contrapposizione ai piccoli e medi generatori a due corpi.

238~----------------------------------------------~==~~==~~~==
CAPITOLO 24- GENERATORI DI VAPORE

o, f\I'\"hu\2..""' ~~ Qov-- i\ ~b~.J'2..'\\\::,\ ~


- r~Ceriscaldatore Prima di entrare in camera di combustione, l '~ia a!!_raversa uno scambiatore
di calore (i!_j)reriscaldatore appuntof in cui assorbe parte del calore ancora coptenuto nei 8.f1S
di scarico che escono dali' economizzatore, calore che altrimenti verrebbe scaricato nell' aml;>iente e quindi persq. l: aumento di temperatura dell'aria petmette, a parit di combustibile
introdot!Q,.Qi aumentare il rendimento e di ottenere temperature di combustione pi elevate.

Qtscc.\c\o... \ 0.U: Q

..k c."-~-.ro

l \::s\..)~Cl~.\

- Camino I fumi che lasciano il preriscaldatore vengono inviati al camino che provvede a scaricare i gas & c ombustione nell 'ambiente.
~--

- Ausiliari Sono le pompe di alimentazione dell'acqua, i_ventilatori n~~essari per la circolai ione dell'aria e dei gas combusti,~ apparecchiature per la preparazione e l'alimentazione del
~Qmbustibile ai bruciatori oppure alla griglia.
- Strumentazione di regolazione e controllo I segnali degli strumenti di misura di pressione
e di temperatura, sistemati nei diversi punti della caldaia, vengono elaborati dal calcolatore
in modo da intervenire con appositi attuatori su valvole di sicurezza, organi di regolazione
delle portate e altri organi che rendono possibile il controllo dell'intero processo e in particolare della temperatura del vapore prodotto dal generatore. Vengono misurate anche le concentrazioni di monossido di carbonio (CO), anidride carbonica (C02) e ossigeno (02) in
modo da poter tener sotto controllo il processo di combustione.
- Apparecchiature di manutenzione Sono molto numerose. Ricordiamo i sistemi utilizzati
nella pulizia della superficie dei fasci tubieri, come i sistemi a percussione, a sfere metalliche
o i soffiatori di fuliggine; in particolare per questi ultimi si tratta di apparecchiature (Figura
24.4) che, attraverso getti di vapore oppure ari a, rimuovono i depositi in modo da mantenere
elevata l'efficienza dello scambio termico.
- Apparecchiature antinquinamento Si cerca di ridurre la formazione di inquinanti gassosi,
come gli ossidi di azoto (NO e N02), intervenendo, in sede di progetto dell' impianto, per evitare il pi possibile, la presenza, durante la combustione, di zone caratterizzate da una miscela
aria e combustibile leggermente povera, condizione questa che favorisce la formazione degli
ossidi di azoto.
Inoltre possibile disporre sistemi di abbattimento (DeNOJ basati su iniezione di urea in camera
di combustione oppure con catalizzatori allo scarico. Gli inquinanti solidi, costituiti dalle polveri presenti nei fumi, vengono rimossi con il
precipitatore elettrostatico (Figura 24.5) o con
il filtro a maniche. Nel primo caso si tratta di
un cassone suddiviso in scomparti dove sono
disposti un gran numero di fili e piastre metallici ai quali applicata una tensione altissima:
le particelle vengono prima caricate elettricamente dai fili e quindi sono attratte dalle piastre su cui si depositano; le ceneri vengono poi

Ingranaggi per la trasmissione


del moto rotatorio

lavaggio
Fasci
tubi eri

..&. Ingresso aria o

vapore di lavaggio

Fig. 24.4 - Soffiatore di fuli ggine rotante con ugelli multipli.

Fig. 24.5 - Precipitatore elettrostatico.

239
24.1 - DESC RIZIONE GENERALE

fatte cadere in tramogge ed evacuate. Il filtro a maniche attua una filtrazione su tessuto, permettendo di ottenere un 'elevata rimozione delle polveri. Discorso a parte merita il diossido di
zolfo (SO, ) su cui si interviene impiegando combustibili a basso tenore di zolfo 24 3 attraverso
opportuni sistemi di abbattimento (desolforatori o DeSOx).

24.2 Circolqzione del fluido


Velemento essenziale della caldaia costituito dal sistema di generazione del vapore rappresentato dai fasci tubi eri di vaporizzazione; possono infatti mancare sia l 'economizzatore
(organo che eleva la temperatura dell'acqua di alimentazione) sia il surriscaldatore (organo che
porta il vapore alle condizioni di surriscaldamento) ma dovr essere sempre presente il sistema
di evaporazione dell'acqua di alimentazione. La generazione del vapore e il controllo delle temperature dei tubi metallici in tutti i circuiti dell ' unit richiedono un flusso adeguato di acqua e
di miscela liquido-vapore. Questa circolazione pu essere naturale, accelerata oppure forzata.
La forza disponibile per produrre il 'flusso nella circolazione naturale originata dalla differenza di
massa volumica fra l'acqua satura che scende lungo
i tubi di caduta e la miscela di acqua-vapore che
risale nei tubi vaporizzatori. La Figura 24.6 mostra
uno schema semplificato di un sistema di circolazione naturale. Lungo il tubo di caduta, situato a sinistra nella zona relativamente pi fredda del generatore, scende l'acqua proveniente dal corpo cilindrico
superiore (Figura 24. 7), elemento in cui sono presenti
sia l'acqua che il vapore, e viene immessa nel corpo
inferiore. Nel tubo vaporizzatore (a destra
cilindrico
Ramo
figura),
che si trova in una regione a temperatura
nella
ascendente
Ramo
riscaldato
discendente
pi elevata perch lambito direttamente dai fumi, si
non riscaldato
forma una miscela acqua-vapore che, essendo dotata
di massa volumica minore della massa volumica del
'fluido contenuto nel tubo di caduta, risale dal corpo
cilindrico inferiore fino a quello superiore dove le
due fasi si separano; l'acqua cos si raccoglie in basso
e r icomin cia i l p ercorso , c he ab biamo appena
descritto, scendendo lungo il tubo di caduta, mentre il
vapore si libera in alto e da qui procede verso l ' utilizzazione. Il rapporto tra portata di vapore prodotta
e portata della miscela bifase in arrivo al corpo cilindrico che circola nei tubi evaporanti varia tra l :5 a
Fig. 24 .6 - Circuito semp lificato di circolazione naturale della
l : l Oin funzione delle esigenze di scambio termico e
miscela acqua-vapore comprendente il separatore d el vapore
di
temperatura del metallo. In conclusione, la diffenel corpo cilindrico superiore.
renza di massa volum ica tra i due rami del circuito,
giustificata dalla diversa situazione termica (ramo a
sinistra freddo e ramo a destra caldo) la fonte della circolazione naturale (per gravit) del
flu ido. Questo effetto di pompaggio tanto maggiore quanto:
Uscita vapore

- pi il fluido, presente nei tubi di caduta, acqua prossima alle condizioni di saturazione (sono
cio assenti bolle di vapore che ne farebbero diminuire la massa volumica);
- maggiore il diametro dei tubi in modo tale da rendere minime le perdite di carico.
-

.......
_....._..,....,,__...................., _ _...,......,____.,..,..... ,_...,........
~-.:-

,rE~

2~~.;:~

24.3 Il gas naturale (metano} totalmente esente da zolfo. Si pu trovare carbone con contenuti d zolfo che scendono
fi no a 0,7 .;. 1%. Normalmente l'olio combustibile ha un contenuto di zolfo pari a 2 .;. 2,5% (% n massa}; esiste anche olio combustibile a basso tenore d zolfo(< 0,5%}, molto pi costoso.

240
CAPITOLO 24 - GENERATORI DI VAPORE

Fig. 24.7 - Operazione di foratura del corpo cilindrico superiore di


un generatore di vapore tipo VU-60 (Franco Tosi).

1000

'E

800

ll

c.

"'u
e

600

~
l

:.0

:::J

:-::

o> 400

"~

g;

"'""

Ci

200

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!=-== ~
\'a

:-::.....___

::!

:.-

:--

12

16

")

20

24

28

Pressione [MPa]

Fig. 24.8 - Massa volumica di acqua e vapore alla temperatura di


saturazione per valori della pressione compresi tra la pressione
atmosferica e la pressione critica.

Nei generatori di vapore, che lavorano a elevate


pressioni di esercizio, tuttavia necessario limitare il diametro dei tubi per motivi di resistenza
meccanica. Diminuisce inoltre, all 'aumentare
della pressione di esercizio, la differenza di massa
volumica tra acqua e vapor saturo (Figura 24.8).
Perci, a elevate pressioni di esercizio, il sistema
di circolazione naturale (Figura 24.9) diventerebbe grande e costoso, dovrebbe cio essere
dimensionato in modo tale da permettere una circolazione sufficiente a evitare la formazione di
sacche di vapore che porterebbero al surriscaldamento locale delle superfici di scambio.
Una pompa inserita nei tubi di caduta (Figura
24.9), diviene allora il mezzo pi economico per
assicurare la circolazione del fluido, e quindi il
corretto raffreddamento dei tubi, senza dover
ricorrere a un surdimensionamento dell'impianto
nel caso in cui, data la ridotta differenza di massa
volumica tra liquido e vapore, la circolazione
naturale non pi sufficiente: l'acqua, che esce
dal corpo cilindrico, entra nella pompa di circolazione che fornisce la pressione necessaria per
far s che la miscela acqua-vapore possa scorrere
all'interno del circuito dei tubi vaporizzatori per
ritornare al corpo cilindrico dove l'acqua e il
vapore vengono separati. Questo tipo di circolazione prende il nome di circolazione forzata e
utilizza un corpo cilindrico (superiore) simile a
quello utilizzato nelle caldaie a circolazione naturale. La quantit totale di acqua pompata varia da

Surriscaldatore

Surriscaldatore

C.'--.

--=-.,...._

Bruciatori
Pompa di

alimentazione

Bruciatori
Pompa di
alimentazione
Pompa di
circolaz ione

Fig. 24.9-a - Schema di caldaia con circolazione naturale; presente un solo corpo cilindrico (quello superiore) in quanto il volume
del corpo cilindrico inferiore quello del circuito in cui sono inseriti i tubi di caduta242; sono inoltre rappresentati i bruciatori, l'economizzatore con la pompa di alimentazione dell'acqua e il surriscaldatore.

Fig. 24.9-b - Schema di caldaia con ci rcolazione accelerata o assistita.

241
24.2 - CIRCOLAZIONE DEL FLUIDO

Acqua

Vapore

Pompa di

alimentazione ~ ~ ~

;====!:;llUJ UJJ

(!)Ai

nu u TllUL~ ~*=i=

Economizzatore

Evaporatore

SurriscaldatOre

Fig. 24.9-c - Schema di caldaia con circolazione forzata.

4 a 6 volte la quantit di vapore generato; la prevalenza della pompa corrisponde a un aumento


di pressione di circa 0,2 1 + 0,28 MPa, mentre la potenza assorbita pari a circa lo 0,5% della
potenza termica immessa nella caldaia. Nei generat ori ad attraversamento forzato (Figura
24.9-c), l'acqua viene mandata da una pompa, che assolve contemporaneamente alle due funzioni di alimentazione e di circolazione, percorre un circuito aperto, lungo il quale si realizza
l' evaporazione, e, alla fine, esce nelle condizioni volute di surriscaldamento; mancano perc i
il corpo c ilindrico e i tubi di caduta. La presenza dela pompa, analogamente ai generatori a circolazione accelerata, permette di utilizzare tubi di diametro pi piccolo con la possibilit di realizzare generatori pi compatti. A causa dell 'eliminazione del corpo cilindrico e della ridotta
superficie di scambio, il tempo necessario per l'avviamento del generatore piuttosto breve. Nei
generatori ad attraversamento forzato la portata in massa di acqua la stessa di quella de~ vapore;
al massimo carico, occorre utilizzare velocit del fluido maggiori di quelle necessarie per le unit
a circolazione naturale oppure forzata in modo da mantenere velocit adeguate anche a basso
carico e garantire cos soddisfacenti valori di temperatura di parete a tutti i carichi. Proprio per
garantire una velocit dell'acqua adeguata nei tubi vaporizzatori non possibile scendere al di
sotto di un terzo o un quarto del massimo carico 244 . La circolazione forzata viene impiegata nei
generatori di elevata potenza che funzionano in prossimit della pressione critica (22,5 MPa);
per valori di pressione infatti uguali o superiori (generatori ipercritici) a lla pressione critica, la
transizione da liquido a vapore avviene senza che si verifichi una variazione di massa volumica
(Figura 24.8) la separazione del vap ore dall' acqua quindi impossibile e occorre utilizzare la
circolazione forzata.

24.3

Contenuto d'acqua del generatore

Tra i generatori distinguiamo quelli a grande, a medio oppure a piccolo volume d' acqua, in base
al rapporto tra il contenuto d' acqua e l ' area della superficie riscaldata del generatore. Grandi
volumi d'acqua, mentre da una parte rendono pi rapida la risposta del generatore alla variazione
del carico, presentano dall 'altra parte un' estrema lentezza all'avviamento. La tendenza moderna
quella di costruire generatori con piccolo e, al lim ite, piccolissimo volume d 'acqua, facendo
affidamento, per le variazioni della produzione di vapore, sulla pronta risposta dei bruciatori,
che, come abbiamo visto, hanno realizzato notevoli progressi sia nella meccanica che nella regolazione automatizzata.

24.4 l a turbina, associata al generatore di vapore, pu tuttavia lavorare anche a carichi pi bassi utilizzando un sistema
che invia il vapore in eccesso a un accumulatore di vapore per il recupero del calore. Un'altra soluzione rappresentata dalla circolazione combinata: si tratta di unit a circolazione forzata, in cui parte dell'acqua, che esce
dai circuiti del focolare, viene fatta ricircolare miscelandola con l'acqua di alimentazione, in modo da fornire adeguate velocit dell'acqua durante l'awiamento e il funzionamento a basso carico del generatore. L'impiego della
mcolazione combinata fa aumentare la velocit dell'acqua nei tubi del focolare ai bassi carichi senza portare all'aumento della velocit, e quindi della resistenza al flusso ai carichi elevati, in quanto la ricircolazione non viene pi
mantenuta ai carichi elevati.

242
CAPITOLO 24- GENERATORI DI VAPORE

Generatori a grande volume d'acqua ( l 00 + 200 kg di acqua per m2 di superficie riscaldata).


Capostipiti sono le caldaie Cornovaglia a tubi di fumo, dette cos perch il fumo scorre all'intemo dei tubi, mentre l'acqua lambisce l'esterno di questi. Le caldaie a tubi da fumo sono tuttora largamente impiegate (anche e soprattutto per il minor costo) per produzione di vapore fino
a circa 2 MPa e 7 kg/s.
Generatori a medio volume d'acqua (50 + l 00 kg di acqua per m2 di superficie riscaldata)
Sono sempre caldaie a tubi di fumo, come la caldaia scozzese impiegata una volta in marina.
Generatori a piccolo volume d ' acqua (20 + 50 kg di acqua per m 2 di superficie riscaldata)
Sono i generatori a tubi d' acqua; questa volta l'acqua scorre all'interno dei tubi, mentre il fumo
si trova all'esterno di questi. Si realizza cos un migliore scambio termico con un aumento del
rendimento e un avviamento estremamente pi rapido, dell'ordine delle decine di minuti contro le ore necessarie per avviare i generatori a grandi volumi d'acqua.
Generatori a piccolissimo volume d'acqua (inferiore a 20 kg di acqua per m 2 di superficie
riscaldata). Sono soprattutto le unit dei grossi impianti termoelettrici.

24.4

Diversi tipi costruttivi di generatori


24.4.1

Generatori a tubo di fumo

Il generatore a tubi di fumo stato il primo a essere utilizzato, sia nella trazione ferroviaria
sia negli impianti navali. Si tratta di generatori a grande oppure medio volume d' acqua che funzionano a pressioni di esercizio piuttosto modeste (fino a 2 MPa) e con produzione di vapore
fino a 7 kg/s. La trasmissione del calore avviene prevalentemente per convezione. Esempio tipico
stata la caldaia Cornovaglia, costituita da un involucro cilindrico nel cui interno situato il
focolare formato da un grosso tubo di acciaio molto spesso e ondulato, sia per aumentare la
superficie di scambio sia per contenere le dilatazioni e resistere meglio alla pressione dell'acqua che si trova all'esterno. Pi recentemente sono stati aggiunti, in fondo al focolare, una serie
di tubi percorsi all'interno dai gas combusti (tubi di fumo): tali tubi sono suddivisi in varie
sezioni (passaggi) lungo i quali i gas procedono dal fondo del focolare verso il fronte del
generatore e viceversa (Figura 24.1 0-a con due passaggi e Figura 24.1 0-b con tre passaggi).
Un'ulteriore distinzione tra i generatori a tubi di fumo quella tra fondo asciutto (Figure
24.10-a e 24.10-b) e fondo bagnato (Figura 24.10-c): nel caso di fondo asciutto la prima
camera di inversione situata all'esterno della piastra tubiera posteriore e non quindi lambita
dall'acqua; nel caso invece di fondo bagnato la prima camera di inversione lambita dall' acqua e quindi l'estremit del focolare arretrata rispetto alla piastra tubi era posteriore. La
Figura 24.1 0-d mostra un moderno generatore a tubi di fumo.

Fig. 24.1 O - Caldaie a tubi di fi.tmo alimentate a olio combustibile o gas naturale:
a) a due passaggi con focolare ondulato e fondo asciutto;
b) a tre passaggi con fondo asciutto;
c) a due passaggi con fondo bagnato.

243
24.4 - DIVERSI TIPI COSTRUTIIVI DI GENERATORI

Fig. 24.1 0-d - Generatore a tre giri di fumo (Seveso, tipo TNG-TGNIRA).

II generatore a tubi di fumo viene soprattutto impiegato per richieste di vapore estremamente
variabili nel tempo, richieste che possono essere soddisfatte dall'elevato contenuto di acqua di
questo tipo di generatore. Questo generatore non viene utilizzato per pressioni di esercizio superiori a 2 MPa in quanto le alte pressioni comportano forti aumenti di spessore del fasciame rendendone antieconomica la costruzione.

24.4.2

Generatori a tubi d'-~

Nei generatori di vapore a tubi d'acqua i tubi vaporizzatori, di piccolo diametro, sono percorsi, all'interno, da acqua e, all'esterno, sono lambiti dai gas caldi originatisi nella combustione.
Il generatore a tubi d ' acqua presenta, rispetto a quello a tubi di fumo, i seguenti vantaggi:
- migliore trasmissione di calore tra prodotti della combustione e fluido di lavoro;
- possibilit di raggiungere pressioni di esercizio pi elevate in quanto il minor diametro dei tubi
permette, a pari spessore di parete, una maggiore resistenza meccanica; perci con questi generatori possibile lavorare ad alte pressioni subcritiche e anche a pressioni supercritiche;
- rapporto elevato tra superficie di riscaldamento e superficie occupata in pianta (oppure
vo lume del generatore); questo fatto si traduce in un notevole aumento a parit di ingombro.
della produzione di vapore;
- messa in funzione estremamente rapida a causa del basso contenuto di acqua (Paragrafo 24.2).
In pratica i generatori di vapore a tubi d ' acqua non presentano i limiti dei generatori a tubi di
fumo nella produzione del vapore. Si possono, ad esempio, costruire caldaie con superficie di
riscaldamento di oltre 40.000 m 2 con produzione di vapore di 1200 kg/s alla pressione di 24 MPa
e alla temperatura di 550 oc. Possiamo suddividere i generatori a tubi d 'acqua in generatori a
convezione oppure in generatori a irraggiamento proprio perch l'appartenenza all' una oppure
all ' altra famiglia sottintende differenze sostanziali nella costruzione e nell' utilizzazione.

244
CAPITOLO 24- GENERATORI DI VAPORE

24.4.3

Generatori a tubi d'acqua a convezione

I generatori a tubi d'acqua a convezione (Figura 24.11) sono dotati di un non trascurabile
fascio di tubi vaporizzatori in quanto la trasmissione del calore ai tubi vaporizzatori avviene in
gran parte per convezione (e in minor parte per irraggiamento a cui, come ne l caso della
Figura 24.11-c, viene rivolta un 'attenzione particolare). Si tratta di caldaie a piccola e media
potenza destinate a impieghi industriali con produzione di vapore spesso per utilizzatori diversi.
In passato sono stati costruiti generatori a tubi suborizzontali, costituiti da un fascio di tubi vaporizzatori diritti leggermente inclinati (l 0 + 15 rispetto ali' orizzontale); per questo che venivano chiamati suborizzontali. Tali generatori sono ormai abbandonati e sostituiti da generatori
a tubi verticali solitamente a due corpi cilindrici sovrapposti disposti parallelamente alla fiamma
per basse produzioni di vapore (Figure 24.11 -a e 24.11 -b), oppure trasversalmente alla fiamma
per produzioni di vapore pi elevate (Figura 24.1-c).
Il corpo cilindrico superiore, contenente acqua e vapore, grava sui tubi vaporizzatori oppure
appoggiato o, ancor meglio, sospeso a un' armatura metallica che circonda la caldaia. Il corpo
cilindrico inferiore, a cui fanno capo il fascio dei tubi vaporizzatori e i tubi che schermano le
pareti della camera di combustione appoggiato su selle oppure sospeso ai fasci tubieri. La
circolazione naturale (Paragrafo 24.2): l'acqua scende lungo i tubi pi freddi, quelli cio
investiti da un flusso termico pi basso, mentre la miscela di acqua e vapore (meno densa dell'acqua) risale nei rimanenti tubi vaporizzatori pi caldi perch investiti direttamente dai gas
combusti; qualora siano installati tubi di caduta esterni, tutti i tubi vaporizzatori vengono coinvolti nella risalita della miscela liquido-vapore nel corpo cilindrico superiore. Molto spesso questi generatori sono dotati di surriscaldatore. Possono essere anche presenti economizzatori e preriscaldatori dell'aria in modo da raggiungere un rendimento pari a 88 + 90%. Le pressioni di
esercizio sono preferibilmente non elevate (""-' 10 MPa), proprio per garantire rendimenti ancora
buoni, con produzione di vapore fino a valori massimi di l 00 + l 50 kg/s.
Gli esempi di Figura 24.11 rappresentano un importante passo nello sviluppo di queste caldaie
destinate alla generazione di vapore per usi industriali; si tratta infatti di caldaie a focolare integrale, caldaie cio in cui la superficie del focolare raffreddata ad acqua e la superficie dell'evaporatore sono messe in comunicazione in modo tale che tutte e due possano diventare parte
integrale dell'unit. All'inizio invece il raffreddamento ad acqua del focolare disponeva di un
sistema di c ircolazione essenzialmente indipendente dalla circolazione dell 'evaporatore. Le caldaie a focolare integrale, per una produzione di vapore fino a 30 kg/s, possono essere spedite
come insieme completo per ferrovia o per strada oppure per produzioni maggiori di vapore in

Fig. 24. l 1-a- Generatore di vapore integrale per produzioni di


vapore tra l O e 20 kg/s fino alla pressione di 6 M Pa (Babcock &
Wilcox).

Fig. 24.1 1-b - Sezione di generatore di vapore a focolare


integrale per produzion i di vapore tra 20 e 28,5 kg/s fino
alla pressione di 6 MPa (Babcock & Wilcox).

245
24.4 - DIVERSI TIPI COSTRUTTIVI DI GENERATORI

Fig. 24.11-c- Generatore di vapore a tubi d'acqua con trasmissione a convezione e irraggiamento (Seveso, tipo
SKN/RA).

moduli che vengono poi assemblati sul posto. Un altro particolare interessante, che ritroveremo
come norma nelle caldaie a irraggiamento, l'adozione quasi sempre del focolare a pareti membranate descritto nel Paragrafo 24.8.4.

Questi generatori, che trovano il loro impiego in grandi unit ad alta pressione e ad alta temperatura, per produzioni di vapore comprese tra 60 e 1300 kg/s, sono destinati prevalentemente
a impianti termoelettrici. Nei generatori a irraggiamento poco o quasi nulla del vapore prodotto viene generato per convezione sulle superfici destinate allo scambio termico in quanto tutto
il vapore viene virtualmente generato nei tubi che formano le pareti, che racchiudono il focolare, dal calore che viene trasmesso per irraggiamento a questi tubi per mezzo dei gas caldi della
combustione. Quindi in questi generatori a irraggiamento i tubi vaporizzatori rivestono completamente le pareti della camera di combustione costituendone lo schermo, mentre il fascio
tubiero vaporizzatore, quando presente, di modeste dimensioni. Di solito tutto il generatore
in pressione con valori decrescenti dall'ingresso dell'aria fino al camino e quindi anche la
camera di combustione rivestita da pareti membranate; non mancano tuttavia i casi in cui
viene adottato il tiraggio bilanciato (Paragraj 24. 7.1). La circolazione del fluido pu essere
naturale, assistita oppure forzata (o combinata) ed in base al tipo di circolazione che solitamente vengono classificati i generatori a irraggiamento.
246
CAPITOLO 24 - GE NERATORI DI VAPO RE

Il sistema che costituisce il generatore sospeso, mediante tiranti, a una struttura portante in
modo da essere libero di dilatarsi in tutte le direzioni; tale struttura viene progettata per sopportare il peso del generatore e allo stesso tempo per resistere alle notevoli spinte orizzontali
dovute al vento e a possibili scosse provocate dai terremoti.
Nei generatori a irraggiamento con circolazione naturale oppure assistita il corpo cilindrico
situato in alto: l'acqua satura esce dal corpo cilindrico alimentando i collettori inferiori a cui arrivano i tubi vaporizzatori di schermo del focolare; i collettori di uscita convogliano poi la
miscela acqua-vapore che risale nel corpo cilindrico. La Figura 24.12 mostra un generatore a
irraggiamento a circolazione naturale dotato di surriscaldatori, risurriscaldatore, economizzatore e preriscaldatore d 'aria e in grado di bruciare olio combustibile e gas naturale sia separatamente sia in combinazione tra loro. Tra il surriscaldatore primario e quello secondario, situato
l' attemperatore a spruzzo, che miscela acqua e vapore surriscaldato in modo da regolare la temperatura finale del vapore 24 5 .
Nei generatori a irraggiamento a circolazione forzata vengono a mancare (Paragrafo 24.5) il
corpo cilindrico e i tubi di caduta, mentre il circuito dei tubi vaporizzatori, propri dell 'evaporatore, estremamente diverso da quello dei generatori esaminati precedentemente; rimane tuttavia invariata la disposizione reciproca degli elementi principali del generatore: evaporatore,
surriscaldatore, risurriscaldatore, economizzatore e preriscaldatore d'aria. Si tratta di generatori realizzati per potenze molto elevate, anche oltre l 000 MW, e in grado di raggiungere rendimenti pari a 0,93 (Figura 24.13).

Fig. 24.1 2 - Generatore a irraggiamento a circolazion e naturale tipo El-Paso (Babcock & W i lcox).

..

~----~------~------------------~------~--~~~------~~~-~~~
24.5 L'attemperatore un apparato che viene utilizzato per ridurre e controllare la temperat ura di un vapore
su rriscaldato oppure di un fluido che lo attraveFsi. Possono essere classificati in due tipi:
- attemperatore a superficie, costituito da un fascio di tubi sommersi nell'acqua dell'evaporatore, attraverso
i quali viene convogliato il vapore surriscaldato, in tutto o soltanto in parte, in modo da cedere il suo calore e
regolare cos la temperatura finale del vapore;
- attemperatore a contatto d iretto a spruzzo, il pi diffuso, in cui acqua estremamente pura viene spruzzata,
attraverso un ugello, nella linea del vapore surriscaldato.

247
24.4 - DIVERSI TIPI COSTRUTIIVI DI GENERATORI

Fig. 24.13-a- Modello della caldaia CE (Su lzer); la caldaia,


alta 80 m, alimentata con polvcrino di carbone per una produzione di 5000 kg/s di vapore a 25,4 MPa e 541 C pi un
surriscaldamento intermedio a 569 C per due gruppi di turbine da 600 MW.

Fig. 24. 13-b - Due generatori di vapore a risurriscaldamento


a pressione ipercritica con circolazione combinata per gruppi
da 660 MW ciascuno con produzione di vapore di 600 kg/s a
pressione di 27 MPa e temperatura 540 C (Franco Tosi).

- Carico del generatore [%] il rapporto percentuale tra il vapore effettivamente prodotto in
date condizioni e il vapore prodo!_to in condizioni di progetto.ll lOO% delc arico rappresenta
perci la produzione di vapore al massimo carico continuo corrispondente alle condizioni di
progetto. Questo valore pu essere superato, per brevi periodi di te~po, in funzione del surdimensionamento degli organi ausiliari; in questo caso parliamo di carico di punta.
- Carico specifico volumetrico della camera di combustione [W/m 3] una potenza volumica, ~pporto tra la pote!_I.Za d~l~~ame~:"_<!_di co~ustione e il suo volume.
- Carico specifico superficiale della camera di combustione [W/m2] una potenza areica
(cio per unit di area), rapporto tra la potenza della camera di combustione e la superficie
della camera esposta all;irraggiamento dei prodotti della combustione.
-- Consumo di combustibile [kg/s] la portata in massa nir del combustibile bruciato.
- Indice di vaporizzazione [- ] il rapporto tra la produzione di vapore rizvapore [kg/s], in con4izioni di progetto, e la portata di combustibile bruciato nir [kg/s].
-Potenza della camera di combustione (o al focolare) [W] il flusso di calore Qb svilupp~
dalla combustione ottenuto moltiplicando il consumo di combustibile mr per il suo potere calorifico inferiore H; [JikgrQ. _ H
_..
b - mr ;
24-1
-Potenza del genera_!Q_re [W] ,.ill pQtenz.aJermi~..a.Qs ricevuta dalfluido n~l gene;:a_tor.e...e.di;
~ata dalla produzione di vapore mvapore [kg/s] P.erJ a differenza (1 8-6) tra l~ e!ltalpi~h 2 [J/kg]
jel vapore che esce d~lla cg1daia e l 'entalpia h 1 [J/kg] dell 'acqua di alimentazione:
24-2

248
CAPITOLO 24 - GENERATORI DI VAPORE

-Pressione di esercizio [Pa] la pressione, di solito espressa rispetto alla pressione atmosferica (pressione relativa), in condizioni di funzionamento normale del generatore.

-Produzione di vapore [kg/s] la massa di vapore


dizioni di progetto.

mvapore, prodotta nell'unit di tempo in con-

- Superficie riscaldata del generatore [m2] la superficie di scambio, misurata dal lato fumi,
tra Cgs combusti e il fluido dCprocesso (l'acqua nelle fasi liquida e vapore). Si fa riferimento
ll 'areaoella superficie riscaldata A per valutare la potenza specifica del generatore(Q s JA) e
la produzione specifica di vapore (m vapore/A).

24.6

Rendimento e perdite

'!-

~:~:

Il rendimento T]b del generatore di vapore il rapporto tra la potenza termica ric.e vuta dal
fiuid2_Eel generatore Qs, data dalla 24-2, ~a potenza della camera di combustione_Q~h<u>er
la 24-1, viene espressa dal prodotto del conswno di combustibile mr per il suo potere calorifico
inferiore H;:
24-3
~Lo~~ ne..!_! 'i~pia~to sj faccia ricorso a un risurriscaldamento del vapore, alla potenza termica,
data dalla 24-2, occorre aggiungere il salt erifulpfco fornito dal risurriscaldatore e teneme conto
.!!_e!_calcol<2_di_Q; che compare al numeratore della 24-3. AJl~stesso modo, qualora, per il preriscaldamento del combustibile e dell'aria, venga utilizzata una sorgente esterna al generatore,
occorre aggiungere termine nicfij che figura al denominator-e della 24-3, !a potenza termica
COiTispollilente alli"sorgente esterna.
.

al

--- --

La potenza termica ricevuta dal fluido nel generatore Q 5 pu essere anche calcolata come differeria irala potenza dHa camera di cmbustione Qb
rH; e la potenza persa Qpersa1.. somma
delle perdite che accompagnano il funzionamento del generatore (Figura 24.15):

=m

Qs = Qb - Qpersa
dove Q incombusti
Qfumi
Qvarie

= mrH; -

(Qincombusti + Qrumi + Qvarie)


~

24-4

il calore perso nell'unit di tempo per incombusti solidi e gassosi;


il calore sensibile perso, nell' unit di tempo, con i fumi che lasciano la caldaia;
un termine, indicato genericamente come perdite varie, che tiene conto di
perdite termiche per dispersione di calore all 'esterno (ad esempio per irraggiamento) e dell'energia richiesta per azionare gli ausiliari.

La perdita di calore per incombusti solidi dovuta alle sostanze ancora combustibili contenute
nei residui della combustione (fuliggine e, nel caso di combustibili solidi, scorie del focolare e
combustibile che cade sotto la griglia). Nel caso in cui il generatore venga alimentato con combustibile gassoso questa perdita trascurabile. Se viene utilizzato Lm combustibile liquido, come
olio combustibile, pu essere stimata pari a 0,5%. Se infine. il generatore viene alimentato con
un combustibile solido il calore perso nell'unit di tempo Q incombusti dato da:
Qincombusti

= 34 X RESIDUJ X COMBUSTIBILI

24-5

dove si sono moltiplicati per un potere calorifico H; = 34 MJ/kg246 i RESIDUI [kg/s] della combustione (scorie e ceneri) e il contenuto di sostanze ancora COMBUSTrBILJ [%in massa di carbonio
incombusto] presenti nei residui.
~~~~--~--~----P-~~--~.~--

~~

24.6 Si considerato un potere calorifico piuttosto elevato (34 MJ!kg) in quanto si fa l'ipotesi che i residui contengano
prevalentemente carbonio incombusto.

249
24.6 - RENDIMENTO E PERDITE

La perdita di calore per incombusti gassosi funzione della quantit di monossido di carbonio
(CO) presente nei fumi. La concentrazione di CO, indice di non completa reazione del combustibile con l'aria, funzione dell'eccesso di aria che viene utilizzato nella combustione ed
praticamente assente, se il bruciatore viene fatto funzionare in modo corretto.
La perditaJ!E:_ calore..E!Sil!.ile disperso dai fumi, che vengono scaricati ancora caldi nell'ambiente,
, .!!:_a tutte, la perdita_pi ~~nsistente . A parit di te-mperatura al camino (defirita in base a considerazioni relative allo scambio termico e agli eventuali problemi di corrosione), .!aie .12erdita
risulta tanto pi rilevante quanto pi elevato l'eccesso d'aria con il quale avviene la combustione.
lfpoteri:Za termica Qr~mi persa vi_ene alcolati con la 15-~rche, riferita ai fumi, viene cos riscntta:
24-6
la portata dei fumi;

dove

T.
cp,fumi

la temperatura dei fumi che lasciando il generatore non possono pi essere utilizzati (di solito la temperatura all' uscita del preriscaldatore dell ' aria);
la temperatura dell'ambiente esterno in cui scarica il camino;
la capacit termica massica a pressione costante dei fumi (media tra le temperature Tu e T.,) .

Le perdite varie comprendono le perdite termiche per dispersione di calore all'esterno (ad esempio per irraggiamento), l' energia richiesta per azionare gli ausiliari e le eventuali perdite per spurghi di acqua che vengono scaricati senza recuperarne il calore. La potenza corrispondente alle
perdite per irraggiamento rappresenta un ' aliquota della potenza del generatore e varia da circa
2% per potenze del generatore inferiori a l MW fino a 0,5% per potenze attorno a 20 MW e
0,4% per potenze ancora maggiori. Le altre perdite possono essere stimate pari a l ,5%. Di solito
queste perdite, dette perdite non contabilizzabili, una volta tenuto conto dell' energia spesa per
azionare gli ausiliari, vengono ottenute per differenza dalle altre perdite nel bilancio globale.

Esempio 24.1 Perdite in un generatore


Un generatore di vapore viene alimentato con carbone polverizzato (mr =l kg/s) avente un potere
calorifico inferiore H;= 33,5 MJ/kg. La portata di aria m,= 14 kg/s. La temperatura di uscita dei fumi
1;, = 193 cc, mentre la temperatura dell'aria esterna T., =20 cc; la capacit termica massica dei fumi
cp,fumi = 1,13 kJ/(kg-K). La quantit di scorie e ceneri, aventi una percentuale di carbonio incombusto
pari al 12%, pari al l 0% del carbone bruciato.
Determinare:
a) la potenza termica fornita dal combustibile
.
.
.
b) le diverse perdite Qincombusti> Qfumi e Qvarie;

Qb;

c) la potenza termica ricevuta dal fluido Q5 e il rendimento del generatore Tlb

Soluzione
a) La potenza termica fornita dal combustibile data dalla 24-1:
Q b

=mrH ; =

l kg/s x 33 ,5 MJ/kg = 33,5 MW

b) La perdita per incombusti solidi (24-5) si ricava, tenendo presente che i residui rappresentano il l 0%
del carbone consumato (0, l x l kg/s) e il loro contenuto di carbonio incombusto il 12% (0,12):
Q incombusti

34 MJ/kg X

RESIDUI

[kg/s) X COMBUSTIBILI = 34 MJ/kg

0,1 x l kg/s X 0,12 = 0,408 MW

e della portata di
Tenendo presente che la portata dei fumi fumi la somma della portata di aria
combustibile rizr, si ricava con la 24-6 la perdita per calore sensibile disperso dai fumi:
f1 fumi =
Qrumi;:::; mrumicp.fumi

m. + ritr =

l 4 kg/s + l kg/s = 15 kg/s

(Tu- T,) = 15 kg/s x 1,13 kJ/(kg-K) (193

oc - 20 cq = 2932,35 kW = 2,932 MW

250
CAPITOLO 24 - GENERATORI DI VAPORE

Le altre perdite vengono stimate nella misura di 0,5% per l'irraggiamento (la potenza del generatore
infatti superiore a 20 MW) e di 1,5% per le perdite varie non contabilizzabili. In totale le perdite
varie assommano al 2% della potenza del generatore:

Qvarie= 0,02 x 33,5 MW = 0,67 MW


c) La potenza termica Q 8 ricevuta dal fluido nel generatore, per la 24-4 data da:

Qs = tc fi;-

( Qincombusti

+ Q fumi + Q,..,;e) = 33,5 MW - (0,408 MW + 2,932 MW + 0,67 MW) = 29,49 MW

e il rendimento del generatore 7Jb (24-3) :


=

T/b

__ik_ =
. H1
mc

29,49 MW
33 5 MW

O 88
'

Le perdite in percentuale sono:


MW 00 - l 2 o;
Q.incombusti -- 0,408
_
l
- , 2 IO
33,) MW

Q .=
fumi

2,932 MW 100 = 8 75%


33,5 MW
'

Q varie

= 2%

Si vede perci che la perdita di gran lunga pi importante quella p er calore sensibile dei fumi che
escono dal generatore.

24.7

Tiraggio
24.7.1

.
Pressione in camera di combustione

Durante la combustione e il trasferimento di calore che awiene attraverso le superfici di scambio, necessario mantenere una differenza di pressione tale da superare le resistenze al flusso
imposte prima all'aria di alimentazione nei condotti che convergono nei bruciatori e dopo ai prodotti della combustione nel loro percorso attraverso i fasci tubieri degli scambiatori, i cambiamenti di clirezione, la ca1ma fumaria e il camino. La resistenza ai flussi dell' aria e del gas dipende
dalla disposizione dei diversi elementi del generatore e varia con le velocit del flusso e con le
temperature dell'aria e del gas di combustione.

11 termine tiraggio indica la differenza tra la pressione atmosferica e la pressione pi bassa esistente nel focolare o nei passaggi del gas all' interno del generatore. La perdita di carico relativa al tiraggio viene definita come la clifferenza nella pressione statica di un gas tra due punti,
ambedue al di sotto della pressione atmosferica, ed il risultato della resistenza al flusso.
L: origine di questi termini legata all'uso delle cosiddette unit a tiraggio naturale, unit in cui
le differenze di pressione sono ottenute per mezzo di un camino (o ciminiera) che in grado di
creare valori di pressione statica inferiori alla pressione atmosferica in corrispondenza alle
diverse condizioni di funzionamento del generatore: si pu cos stabilire un flusso continuo di
aria fredda (pi densa) che preme dall' esterno e viene "tirata" all'interno del focolare dando
luogo alla colonna di fumi caldi (meno densi) che salgono lungo il camino per essere scaricati
all'esterno. Questi termini ormai mal si applicano ai moderni generatori di vapore dove l'impiego dei ventilatori fa s che la pressione nel generatore possa essere, anche sensibilmente, superiore alla pressione atmosferica.
Il camino non ha pi perci la funzione che aveva una volta di aspirare i gas combusti, dato che
la circolazione dell'aria e dei gas affidata ai ventilatori; al camino viene adesso affidato il compito di scaricare il gas prodotto dalla combustione a un 'altezza tale da poter essere disperso nel-

251
24.7 - TIRAGGIO

Fig. 24.14 - Caldaia con tiraggio bilanciato (Babcock & Wilcox).

l'atmosfera senza inquinare il suolo mentre il suo tiraggio naturale viene utilizzato per superare
le perdite di carico proprie del camino.
Il termine tiraggio forzato viene utilizzato quando l'aria e i gas di combustione, che fluiscono
lungo i vari elementi situati ali' interno del generatore, vengono mantenuti al di sopra della pressione atmosferica per mezzo di un ventilatore premente dell'aria: la pressione assume valori via
via decrescenti passando dal ventilatore al camino. La camera di combustione risulta cos i.r;
pressione e ci, se da una parte richiede la perfetta tenuta del generatore e strutture particolar:
per resistere alle spinte dovute alla pressione, dall' altra parte permette di evitare una diminuzione del rendimento conseguente all'ingresso nel generatore di aria che potrebbe entrare.
qualora parti del generatore fossero in depressione.
Il termine tiraggio aspirato viene utilizzato quando l'aria oppure i prodotti di combustione fluiscono lungo il generatore sotto l' influenza di una pressione, che progressivamente diminuisce
rispetto a quella atmosferica. Quando il camino che, da solo, fornisce il tiraggio sufficiente
per superare delle deboli perdite di tiraggio (o di carico), allora siamo nel caso del tiraggio na1u-

252
CAPITOLO 24- GENERATORI DI VAPOR.:

rale; pi spesso il tiraggio, provocato dal camino, viene integrato con ventilatori aspiranti in
modo da raggiungere differenze di pressione maggiori: il tiraggio aspirato deve essere, in
questo caso, considerato artificiale per la presenza del ventilatore.

Il tiraggio bilanciato (Figura 24.14) si verifica infine quando si adottano ventilatori prementi dell'aria e ventilatori aspiranti dei gas di combustione in modo da vincere perdite di carico dovute
a sistemi di depurazioni fumi.
I ventilatori prementi costituiscono il mezzo economicamente pi conveniente per produrre un
flusso di aria fresca attraverso un it di elevata potenza. I ventilatori aspiranti che trattano i gas
combusti, richiedono maggiore potenza e sono soggetti all'erosione provocata dai composti volatili contenuti nelle ceneri. Le unit vengono perci sempre pi spesso costruite con la camera
di combustione in pressione in modo da eliminare la necessit di ricorrere a ventilatori aspiranti.

24.7.2 . Effetto camino


!.:effetto camino la differenza di pressione !!J.pcamcausata solamente dalla differenza di quota
tra due posizioni di un condotto verticale che convoglia i gas caldi. Come il tiraggio naturale,
l'effetto camino il risultato dell 'azione della forza di gravit. La differenza di pressione !!J.pcam
cio il risultato della differenza tra la massa volumica Pa dell' aria fredda circostante il condotto
alto Z e la massa volumica media dei gas caldi pg, prodotti dalla combustione, che scorrono
all ' interno:
24-7
In questa equazione le masse volumiche e dell'aria e dei fumi vanno calcolate con l'equazione
di stato dei gas 15-2 per tener conto di condizioni di pressione p e temperatura T diverse da
quelle assegnate p0 nelle condizioni normali di riferimento (l Ol ,3 2 kPa e O o c= 273,15 K):
273,15 K

= Po

p
101,32 kPa

24-8

Di solito si assume per l' aria una massa volurnica Pa = 1,17 kg/m3, mentre la massa volum ica
dei gas combusti pg viene calcolata con una formula semplificata in funzione della temperatura
media Ts [K] ( la media aritmetica delle temperature dei fumi all'entrata e all' uscita del tratto
di condotto considerato), nell'ipotesi che la pressione rimanga costante e uguale a quella atmosferica:

Pg

= l ' 33 kg l m 3

273 K
T

24-9

!.:effetto camino esiste anche entro i vari elementi del generatore ed molto pronunciato in unit
alte con passaggi del gas verticali. La singola colonna di gas pu aiutare il carico prodotto dal
ventilatore oppure dalla ciminiera se il flusso ascendente, mentre pu ridurlo se il flusso
discendente.

Esempio 24.2

Ventilatori in un generatore a tiraggio bilanciato

Nel generatore con tiraggio bilanciato della Figura 24.14 un ventilatore premente, con prevalenza

h.=330 rnm di colonna d'acqua, invia al focolare una portata di aria m.= 54 kg/s prelevata dall' ambiente
alla temperatura T. = 27 C. Un ventilatore aspira i gas di combustione aventi portata mg= 57,3 kg/s e
temperatura Tg= 182 C con prevalenza hg= 274 rnm di colonna d' acqua. Nell 'ipotesi di assumere un
rendimento del ventilatore 17v = 0,75, determinare:
a) potenza del ventilatore premente ~remente;
b) potenza del ventilatore aspirante P.spirnnte

253
24.7- TIRAGGIO

Soluzione
a) L'aria trattata da un ventilatore pu essere considerata un fluido incomprimibile. La potenza assorbita P, si calcola allora con un'equazione del tipo 6-4 introdotta per valutare la potenza assorbita da
una macchina operatrice per muovere il fluido in un condotto. Dividiamo poi questa equazione per
il rendimento del ventilatore 17v per tener conto che la potenza effettivamente assorbita maggiore
di quella teorica per la presenza delle perdite.
p = Vt.p

11v

La massa volumica P. deJraria viene considerata, cos come spiegato nel commento alla 24-8, pari
a l, 17 kg/m3 e la portata v. risulta allora data da:

V a-

54 kg/ s
= 46,15 m 3 /s
P. - 1,17 kg/ m 3

-2.. -

La pressione t.p. corrispondente alla prevalenza h. espressa in mm di colonna d'acqua, per la 4-2:
t.p. = Pacquagh. = l 000 kg/m3 x 9,8 1 m/s2 x 0,33 m= 3237 Pa

La potenza F;,remeore assorbita dal ventilatore premente allora:


p
premente=

46,15 m3/s x 3237 Pa = 199.1 83 W = 19918 kW


'
O, 75

b) La massa volumica del gas pgtrattata dal ventilatore aspirante per la 24-9:
p 8 =l 33 kg/ m 3
'

e la portata in volume

273 K
,
= O 80 kg/ m'
(273 + 182) K
'

vgvale:
V=
8

mg = 57,3 kg/ s = 71 6 m3Js


'
pg
0,80 kg/m 3

La pressione t.pg corrispondente alla prevalenza\ espressa in mm di colonna d'acqua, per la 4-2:
f.p8 = Pacquoghg = = 1000 kg/m3 X 9,8 1 rnls 2 X 0,274 m= 2688 Pa

La potenza Paspirante del ventilatore aspirante :


P.spirante

24.8

71 6

2688
x
Pa = 256.614 W = 256 61 kW
O'75
'

01315

Alimentazione del combustibile e combustione

I combustibili utilizzati nei generatori di vapore possono essere solidi (rifiuti, coke, antracite.
carboni bituminosi a diverse percentuali di componenti volatili, carboni subbituminosi, ligniti.
coke di petrolio, legno e altre biomasse), liquidi (oli combustibili e loro emulsioni di origine
petrolifera o prodotti da biomasse) e gassosi (in primo luogo gas naturale: gas estratto da giacimenti del sottosuolo e costituito prevalentemente da metano), gas di cokeria, di altoforno e altri
gas derivati, gas di sintesi prodotti da processi di gassificazione di combustibili solidi, biogas
da discarica o processi di digestione anaerobica). La tendenza attuale, soprattutto nei grandi
impianti termoelettrici, quella di poter disporre di un sistema di combustione in grado di trattare in alternativa i tre diversi tipi di combustibili solido, liquido e gassoso. Mentre la sostitu-

254
CAPITOLO 24- GENERATORI DI VAPORE

zione dell'olio combustibile con il gas naturale comporta problemi modesti, l'uso del carbone
richiede una camera di combustione notevolmente pi grande e quindi impone l'adozione di particolari soluzioni costruttive.

I.: alimentazione del combustibile solido, soprattutto per problemi connessi con l'eliminazione
delle ceneri e con l'inquinamento, viene ormai quasi esclusivamente realizzata con l'impiego
del polverino di carbone; richiede perci impianti specifici di stoccaggio, trasporto e polverizzazione il cui costo pu essere giustificato soprattutto negli impianti di grosse dimensioni.
I..:alimentazione a olio combustibile richiede l'installazione di serbatoi di stoccaggio, di impianti
di pompaggio e di sistemi di riscaldamento, realizzati elettricamente all'avviamento e successivamente con il vapore, in modo da ridurre la viscosit dell'olio combustibile fino al valore
richiesto per una buona polverizzazione. Il gas naturale deve venir decompresso, dopo il prelievo dalla rete di distribuzione, fino a raggiungere il valore della pressione con cui vengono alimentati i bruciatori (alcuni kPa al di sopra della pressione atmosferica).
Oltre ai combustibili citati, possono venire utilizzati anche combustibili poveri (di contenuto
energetico), disponibili perch sottoprodotti di particolari lavorazioni oppure per motivi sia di
risparmio energetico sia di carattere ecologico come i rifiuti urbani. In genere questi combustibili
sono bruciati su griglia. A causa del basso potere calorifico dei combustibili poveri e del
grande volume dei gas prodotti, necessario ricorrere a particolari soluzioni costruttive della
camera di combustione.
A differenza dei combustibili gassosi, i combustibili solidi e liquidi danno origini a ceneri e a
scorie che, oltre a creare problemi di sporcamente e intasamento, rappresentano un problema
non indifferente dal punto di vista ambientale ed economico per il loro smaltimento (in genere
in discarica), particolarmente nel caso dei combustibili cosiddetti "poveri". Le ceneri possono
dar luogo a depositi compatti che ricoprono le pareti della camera di combustione e dei vari elementi della caldaia che vengono a contatto con i gas di combustione. Questi depositi devono
essere rimossi periodicamente in modo da mantenere elevato il rendimento del generatore; essi
infatti peggiorano notevolmente la trasmissione del calore e fanno aumentare le perdite di
carico del gas combusto che passa tra i vari tubi che costituiscono la superficie di scambio.

24.8.2

Polverizzatori di carbone

Le limitazioni imposte dalle griglie (Figura 24.15), il cui uso confinato ad impianti di piccole
dimensioni, sono state superate con lo sviluppo di sistemi di combustione del carbone polverizzato. In questo modo possibile aumentare notevolmente la superficie di contatto tra combustibile ed ossidante con i seguenti vantaggi:
- possibilit di utilizzare carbone di qualsiasi dimensione;
- risposta migliore alle variazioni di carico;
- aumento del rendimento a causa del minore eccesso di aria richiesto24 7 e delle minori perdite
di carbone rispetto ai dispositivi di caricamento meccanico;
-riduzione del numero di persone necessarie per il funzionamento dell'impianto;
- possibilit di bruciare carbone in combinazione con olio combustibile e gas naturale.
La polverizzazione del carbone si ottiene con i polverizzatori. I polverizzatori si distinguono tra
loro a seconda della velocit (bassa, media oppure alta velocit) e consistono in superfici affacciate che, scorrendo l' una sull'altra come le mole di un mulino, macinano il carbone fino alla
finezza desiderata. Il polverizzatore a velocit media, illustrato nella Figura 24.16, ha un anello
fisso in alto, un anello rotante in basso azionato dall'albero del polverizzatore e, tra i due anelli,

24.7 Il minore eccesso d'aria richiesto una conseguenza dell'aumento della superficie di contatto tra combustibile
e ossidante che ne favorisce l'incontro. Questo minore eccesso d'aria naturalmente accompagnato da temperature di combustione pi elevate.

255
24.8- ALIMENTAZIONE DEL COMBUSTIBILE E COMBUSTIONE

Uscita aria
e polverino di carbone
(ai bruciatori)
Valvola
intercettazione

Ingresso
carbone
Tenuta
d'aria

Fig. 24.15 -Griglia mobile alimentata per di sopra con cenerari o frontale (Babcock & Wilcox). Dalla tramoggia il carbone
passa su un piano inclinato che fa scivolare il carbone fino a
un rotore che, nella quantit voluta (dosatore), lo rovescia
sulla griglia. Il carbone viene trascinato dalla griglia, mossa
da un motore elettrico, a una velocit regolabile, in funzione
del carico termico che si vuole raggiungere. I:immissione
dell 'aria, dal di sotto attraverso compartimenti stagni e dal di
sopra in pi parti, viene regolata in modo tale che il carbone
alla fine del suo viaggio sulla griglia abbia completato la
combustione.

Fig. 24.16 - Sezione di polverizzatore a sfere (Babcock &


Wilcox).

una serie di sfere che costituiscono gli elementi che macinano il carbone. La pressione necessaria
per ottenere il grado di polverizzazione richiesto 248, ottenuta attraverso la regolazione esterna
di molle a doppia azione che agiscono sull 'anello fisso. Il carbone fresco alimenta la zona di polverizzazione, dove viene miscelato con quel carbone, gi in parte macinato, che costituisce il veicolo per trasmettere il carico delle sfere al carbone fresco da macinare. A ogni passaggio delle
sfere, il carbone viene progressivamente macinato finch diventa di dimensioni cos piccole da
poter essere trascinato via da una corrente di aria che lo convoglia al classificatore, apparecchio
che permette di separare il carbone della finezza desiderata, che viene inviato all'utilizzazione.
dal carbone di dimensioni ancora eccessive, che viene rimandato alla zona di macinazione.
Il classificatore un ciclone249 a ingressi multip li, con i condotti di ingresso regolabili in
modo da poter far variare la velocit di ingresso in funzione della finezza desiderata per il carbone polverizzato.
Nel polverizzatore l' aria entra con una temperatura variabile da 150 a 400 C, a seconda del
grado di umidit del carbone, in m odo da essiccare il carbone; dal polverizzatore esce, con una
temperatura compresa tra 55 e 80 C, aria mista a polverino di carbone. Nei sistemi di raccolta
a sila, il carbone e l'aria, provenienti dal polverizzatore, vengono separati con cicloni, il carbone
v iene successivamente immagazzinato in si lo e quindi inviato al bruciatore nel momento in cui
viene richiesto (Figura 24.1 7). Questo sistema ha un interesse storico; esso veniva utilizzato
24.8 Il grado di polverizzazione richiesto varia con il tipo di carbone e con le dimensioni e il tipo di focolare, di solito
compreso tra 65 e 80% qualora venga utilizzato un setaccio con dimensioni da 200 mesh. Questa dimensione
corrisponde a un setaccio avente un'apertura nominale di 0,074 mm.
24.9 Il ciclone un dispositivo meccanico per separare le polveri trasportate da un gas. La corrente di gas, entrando
tangenzialmente in un cilindro verticale che termina in basso con un cono descrive un percorso a spirale. Le particelle maggiori di 1O ~m vengono centrifugate, a causa della loro massa su cui si esercita appunto la forza centrifuga, contro le pareti del ciclone e sono.poi raccolte in un serbatoio posto in fondo.

256
CAPITOLO 24 - GENERATORI DI VAPORE

Convogliatore .r::l
del carbone - (~)

,..--lc::~'I-U-

Separatore
a ciclone

Silodel
carbone

Valvola
a farfalla

Silo del
carbone

Filtro

Camera
dell'aria

Linee del polverino


di carbone
e dell'aria

Alla tramoggia
'--.. di alimentazione
Polverizzatore

Fig. 24.17 - Sistema a silo per carbone polverizzato (Babcock


&Wilcox).

Pareti della
camera di
ombustione

Bruciatori
di polverino
di carbone

Sito del
polverino
di carbone
Ventilatore

Aria calda
dal preriscaldatore

Aria fredda
Valvola
a farfalla -

Pavimento

Fig. 24. 18 - Sistema a combustione diretta (Babcock &


Wilcox).

quando gli impianti di polverizzazione non avevano ancora raggiunto il grado di affidabilit e
di flessibilit che presentano attualmente. Adesso vengono impiegati i sistemi a combustione
diretta: carbone e aria passano direttamente dal polverizzatore ai bruciatori e la velocit di combustione voluta (o carico termico di griglia) viene ottenuta regolando la velocit di polverizzazione (Figura 24.18).

24.8.3

Bruciatori

Lo scopo primario di un bruciatore di combustibile, sia questo rappresentato da carbone polverizzato o da olio combustibile oppure infine da
Supporti di Portelli di registro
Atomizzatore
gas
naturale quello di miscelare e dirigere il
centraggio dell'aria secondaria dell'olio combustibile
flusso di combustibile e aria in modo da assicurarne la rapida accensione e completare la
combustione. La quantit di aria necessaria per
la combustione maggiore di quella teorica;
l'eccesso di aria richiesto dai diversi combustibili stato riportato nella Tabella 14.1. I bruciatori pi utilizzati sono i bruciatori circolari,
come quello della Figura 24.19 per olio combustibile (ed anche per carbone polverizzato), e
i bruciatori a cella, come quello della Figura
24.20 per gas naturale.

Elica

Gola di refrattario
con tubi fissati da viti

Parete del focolare


raffreddata ad acqua

Fig. 24. 19 - Bruciatore circo lare per olio combustibile (Babcock &
Wilcox).

Sia nel bruciatore circolare (Figura 24.19) che


nel bruciatore a cella (Figura 24.20) i portelli
deli' aria (serrande), disposti tangenzialmente e
di apertura regolabile, forniscono la turbolenza
necessaria per miscelare il combustibile con l'aria in modo da dar luogo a fiamme corte e compatte. La miscelazione di aria e combustibile
promossa dali' elica, che la parte del bruciatore
di cui occorre effettuare con maggior cura la

257
24. 8 - ALIMENTAZIONE DEL COMBUSTIBILE E COMBUSTIONE

Anello di supporto
del distributore

Collettore del gas


Elemento singolo

Asta di regolazione

Alimentazione del gas

Stabilizzatore
di fiamma

Accensione

Elica
Serrande di registro
Distributore del gas
Gola

Parete del focolare


raffreddata ad acqua

Fig. 24.20 - Bruciatore a cella per gas naturale (Babcock & Wilcox).

manutenzione. I.: aria necessaria per la combustione, viene


distinta in aria primaria e aria secondaria. Parliamo di
aria primaria per indicare l'eventuale aria che miscelata
al combustibile prima dell' ingresso nel bruciatore e lo
accompagna, lungo l'apposito condotto dedicato all'aria
primaria, fino all'uscita, mentre con aria secondaria
intendiamo l'aria restante che deve essere inviata attorno
al getto di combustibile, esternamente al condotto dell'aria primaria, in modo da completare la combustione.
Vaso espansione

sicurezza

Fig. 24.21-a- Caldaia per uso domestico HERA (Immergas)


pensile, a camera stagna e tiraggio forzato con produzione
istantanea di acqua calda. La caldaia raggiunge un rendimento maggiore del 90% alla potenza nominale della camera
di combustione.

Particolare attenzione viene rivolta alla riduzione degli


inquinanti, dalle caldaie pi grandi per uso industriale a
quelle pi piccole, aventi una potenza della camera cb
combustione-inferiore a 35 kW, per uso domestico. A
esempio, la caldaia pensile, a camera stagna e tiraggio
forzato con produzione istantanea di acqua calda della
Figura 24.21-a, dispone di uno speciale bruciatore atmosferico con bassissime emissioni inquinanti. Il bruciatore
(Figura 24.21-b) composto da26 venturi posti in verticale attraverso i quali la miscela aria primaria/gas viene
convogliata nel bruciatore stesso, che occupa tutta la
camera di combustione, rendendo in tal modo minimo
l'afflusso di aria secondaria; per mantenere la superficie
del bruciatore ad una temperatura relativamente bassa.
in modo da evitare la formazione degli ossidi di azoto.
il bruciatore attraversato da un tubo in cui circola l'acqua del circuito primario del ritorno impianto che provvede a raffreddarne la superficie.

La Figura 24.22 mostra lo schema di un bruciatore in cui la riduzione degli ossidi di azoto viene
realizzata facendo ricircolare parte dei gas di scarico nell' aria (secondaria e terziaria) che alimenta il bruciatore; questi sono costituiti da inerti (C0 2 e Hp), che diluiscono l'aria producendo
un abbassamento della temperatura di combustione e quindi degli ossidi di azoto (Scheda 2.1).

258
CAPITOLO 24- GENERATORI DI VAPORE

Aria
..ollllllllll

Ritorno

~impianto
Aria
secondaria

Aria primaria

Fig. 24.21-b- Bruciatore della caldaia HERA (Jmmergas), attraversato da un tubo in cui circola l'acqua del circuito primario del ritorno impianto che, raffreddandone la superficie, permette di ridurre la formaz ione degli
ossidi di azoto.

Fig. 24.22 - Schema di un bruciatore a olio combustibile oppure a gas per bassi ossidi di azoto (Sulzer):
l) aria terziaria attorno alla fiamma;
2) gas di scarico ricircolato;
3) sistema di accensione del bruciatore;

4) vapore che viene iniettato sulla linea dell ' olio combustibile quando il bruciatore alimentato con olio combustibile;
5) olio combustibile;

6) gas;
7) aria primaria e aria secondaria.

259
24.8 - ALIMENTAZIONE DEL COMBUSTIBILE E COMBUSTIONE

Fig. 24.23 -Pannello di tubi di


un angolo di camera di combustione con inseriti i bruciatori tangenziali inclinabili per
olio combustibile e carbone
polverizzato (Franco Tosi).

Fig. 24.24 - Centrifugazione della fiam ma in un camera di combustione con bruciatori tangenziali (Franco Tosi).

I bruciatori sono installati in punti strategici del focolare e su supporti mobili in modo da poter
variare la loro inclinazione e raggiungere cos le migliori condizioni di combustione (Figura
24.23). Vengono anche utilizzati bruciatori d ' angolo (Figura 24.24); la miscelazione dell ' aria
avviene allora nel focolare con una centrifugazione della fiamma che esalta la turbolenza e favorisce il completamento della combustione.

24.8.4

Caratteristiche costruttive del focolare

Il focolare o camera di combustione lo spazio messo a disposizione per la combustione del


combustibile. Questo spazio confina con i prodotti della combustione ed in grado di sopportare
le elevate temperature sviluppate e le pressioni necessarie per smaltire i prodotti della combustione.
La Figura 24.25 mostra la temperatura dei gas all' uscita del focolare nei diversi casi di alimentazione del generatore con carbone, olio combustibile oppure gas naturale. In ascissa stata
riportata la potenza della camera di combustione riferita all'estensione della superficie esposta
allo scambio termico della camera di combustione, superficie che riceve calore prevalentemente
per irraggiamento.
Il focolare dei modetni generatori di vapore ha tutte le pareti raffreddate ad acqua. Questo non solo
riduce l' onere della manutenzione delle pareti del focolare, ma anche contribuisce a ridurre la temperatura dei gas che entrano nei fasci tubieri convettivi fino al punto in cui i depositi di ceneri o
di scorie e la corrosione del surriscaldatore possono essere controllati dai soffiatori di fuliggine.

260
CAPITOLO 24 - GENERATORI DI VAPORE

1400

1200

( ~~~ "'

800

('IIZ/atO

L'l"

1000

600

,.. t)Jk OOl

100

plio

200

COI

~
v

....-:::
p-

r::---

--

t:-

bustibil

300

400

500

600

700

Carico specifico superficiale (kW/m 2)

Fig. 24.25 - Temperatura di uscita dei gas dal focolare in funzione del carico specifico superficiale della camera
di combustione per diversi combustibili.

I tubi della parete del focolare sono situati piuttosto vicini tra loro per ottenere il massimo assorbimento di calore. La costruzione a tubi tangenti, utilizzata nelle unit non molto recenti, stata
sostituita dalle pareti membranate, ottenute interponendo tra i tubi un 'aletta continua di acciaio
o membrana saldata (Figura 24.26). Questo tipo di costruzione, utilizzata nella quasi totalit
degli attuali generatori di vapore, consiste in sezioni di parete piana composte da pannelli
contenenti una fila di tubi tra loro spaziati di una distanza maggiore del diametro e collegati per
mezzo di una membrana saldata nel mezzo del tubo. La parete si presenta perci con una superficie continua di costruzione ruvida e a tenuta di pressione in grado di trasferire la massima quantit di calore al tubo. Talvolta le caratteristiche del combustibile sono tali da dare origine a condizioni particolarmente aggressive in camera di combustione (in particolare in caso di presenza
di cloro); in questi casi si ricorre a rivestimenti protettivi delle pareti membranate con apposite
malte refrattarie. I pannelli individuali sono di ampiezza e lunghezza adatti per la costruzione
e l'assemblaggio in officina (Figura 24.27) .

rIl

Ri~timemo me~IHoo

dell'isolante

lso1an1ento

Fig. 24.26-a - Parete membranata


(Seveso).

Fig. 24.26-b - Costruzione di una parete


membranata (Babcock & Wilcox).

Fig. 24.27 - Pannello di tubi saldati


per la parte inferiore della camera
di combustione di un grande generatore di vapore (Franco tosi).

261
24.8 - ALIMENTAZIONE DEL COMBUSTIBILE E COMBUSTIONE

24.9

Elementi del gel!~rcjtQ'-

L: aggiunta di calore al vapore dopo l'evaporazione24 10 accompagnata da un aumento della temperatura e della entalp ia del fluido. Il calore viene aggiunto al vapore negli elementi del generatore chiamati surriscaldatore e risurriscaldatore, costituiti da fasci di tubi esposti all'elevata temperatura dei prodotti della combustione.

24.9.1

Surrisca/datore (e risurriscaldatore)~~(;~~- .,.~~~;

Originariamente i surriscalda tori (e i risurriscaldatori) erano sostanzialmente del tipo a convezione, in quanto erano sistemati in zone del
generatore piuttosto lontane dal focolare, dove
g"'
ormai le temperature dei prodotti della combul::
:.0
stione erano al di sotto di quei valori che con~
sentono di trasmettere il calore per irraggia"'u
mento. La temperatura del vapore che esce dal
~
~
....
a convezione aumenta all 'au surriscaldatore
o
o.
mentare
del
carico
del generatore, poich, dimi"'>
-;:)
nuendo la percentuale del calore immesso che
"O
e
viene assorbito dal focolare, rimane una mag.a
E
giore
quantit di calore disponibile per essere
"o.
E
assorbita da parte della superficie del surriscal~
datore. Essendo poi il flusso di calore per convezione pressoch direttamente proporzionale
alla produzione di vapore, l' assorbimento totale
per
kg di vapore del surriscaldatore a conve100
20
40
60
80
zione
aumenta al crescere della produzione di
Vapore in uscita [
vapore del generatore (Figura 24.28). Questo
Fig. 24.28- Caratteristiche della temperatura del vapore all 'uscita
effetto tanto pi pronunciato quanto pi il surdel surriscaldatore al variare della produzione del vapore per surririscaldatore viene posto lontano dal focolare, e
scaldatori a convezione e a irraggiamento; possibile raggiungere una
cio quanto pi bassa la temperatura dei gas di
temperatura finale del vapore sostanzialmente uniforme, su tutto il
combustione che entrano nel surriscaldatore.
campo di produzione del vapore, attraverso la disposizione in serie di
D'altro canto, il calore assorbito da un surricomponenti del surriscaldatore a irraggiamento e a convezione.
scaldatore, situato sulle p areti del focolare in
cui praticamente tutto il calore viene trasmesso
per irraggiamento, non aumenta in diretta proporzione con il carico del generatore, ma a una
velocit sensibilmente minore, e la curva del surriscaldatore a irraggiamento ha un andamento
decrescente all 'aumentare della produzione di vapore del generatore. Si arriva perci a una combinazione in serie di elementi di scambio per convezione e per irraggiamento in modo da ottenere una curva piuttosto piatta della temperatura finale di uscita del vapore dal surriscaldatore
al variare delle condizioni di carico del generatore (Figura 24.28).

"'

Essendo il surriscaldatore posto in zone dove la temperatura relativamente elevata, preferbile che gli sforzi vengano sostenuti dagli stessi tubi che provvedono poi a trasferirli ai tubi vaporizzatori situati nella parete per mezzo di alette in leghe con alto contenuto di cromo-nichel saldate da una parte ai tubi vaporizzatori e dall'altra ai tubi del surriscaldatore; supporti a sella

nr r

ww

24. 10 Nel Capitolo dedicato agli impiant i motore a vapore si osseNa come l' operazione di surriscaldamento (quando
viene trattato vapore ad alta pressione) di risurriscaldamento (quando viene trattato il vapore a bassa pressione che ha gi ceduto parte della sua energia durante l'espansione nello stadio ad alta pressione della t urbina)
permette di alzare la temperatura massima del ciclo Rankine e quindi di aumentare il lavoro che pu essere fatto
dalla turbina dal momento che il punto finale di espansione limitato dal liquido presente nel vapore (t itolo)
che pu essere ancora trattato dalla turbina senza portare all'usura eccessiva delle palette .

262
CAPITOLO 24 - GENERATO RI DI VAPORE

Tubo di supporto
nella parete

Tubo di supporto
nella parete

Tubo
nella parete

Tubo
nella parete
~-

Tubi di supporto

Supporto
estruso
Supporto
estruso

Fig. 24.29-a - Sezione di un surriscaldatore orizzontale con


tubi supportati all 'estremit (Babcock & Wilcox).

Fig. 24.29-b - Sezione di un surriscaldatore orizzontale con


tubi di supporto disposti trasversalmente (Babcock & Wilcox).

permettono inoltre i moti relativi tra componenti


adiacenti del surriscaldatore (Figura 24.29-a).
Al crescere delle dimensioni d eli 'unit, la lunghezza dei tubi del surriscaldatore pu divenire
talmente elevata che questi non possono pi
essere sostenuti alle estremit, ma devono essere
appoggiati su traversine di tubi aventi un passo
inferiore a quello dei tubi vaporizzatori situati
nella parete . Meno problemi pongono i surriscaldatori pensili, disposti cio verticalmente, i
cui punti di appoggio sono situati al di fuori della
corrente dei gas di combustione.
I tubi del surriscaldatore vengono poi raccolti in
collettori, come quelli mostrati nella Figura
24.30.

Fig. 24.30 - Collettori di uscita surriscaldatore e risurriscaldatore di


alta temperatura per gruppo a pressione ipercritica da 660 MW
(Franco Tosi).

24.9.2
24.9.2.1

La regolazione della temperatura del vapore


all'uscita del surriscaldatore viene realizzata con
diversi sistemi tra cui ricordiamo, oltre ai pi
importanti gi citati come il ricircolo dei gas di
combustione e gli attemperatori 24 5 , la quantit
di eccesso d'aria nella zona di combustione e
l'adozione di bruciatori orientabili.

Il recupero di calore
Economizzatore

Dopo essere passati attraverso i tubi vaporizzatori e il preriscaldatore, i gas di combustione si


trovano a temperatura ancora moderatamente elevata. I: economizzatore rimuove parte di que-

263
24.9 - ELEMENTI DEL GENERATORE

sto calore, facendo lambire l'esterno dei tubi, di cui composto, dai gas che cedono il calore
all' acqua di alimento, che scorre all' interno dei tubi, prima della sua immissione nel circuito di
generazione del vapore. A ogni 20 oc di diminuzione della temperatura dei fumi, corrisponde
mediamente un aumento del rendimento del generatore pari a l%.
Sempre nelle grandi unit e qualche volta anche nelle unit di media e bassa potenza, l'economizzatore seguito dal preriscaldatore d 'aria; l' economizzatore rappresenta cos il penultimo stadio incontrato dai gas combusti prima di abbandonare il generatore. La temperatura dei gas combusti, all ' uscita dell'economizzatore, ancora elevata (300..;. 350 C), in quanto deve subire
successivamente un' ulteriore riduzione nel preriscaldatore, mentre parallelamente la temperatura
dell' acqua di alimento aumenta partendo da un livello iniziale anche sensibilmente superiore a
100 o c (200 ..;. 250 o c), ottenuto preriscaldando l'acqua mediante scambiatori ad alta pressione
con vapore spillato dalla turbina. A queste elevate temperature dell'acqua e dei fumi assente il
pericolo di corrosione esterna24 11 del materiale che costituisce il fascio dei tubi del recuperatore:
viene a cadere infatti la possibilit che il vapor d 'acqua contenuto nei gas combusti possa condensare e che la combinazione dell ' acqua con il diossido di zolfo (S02) originato dallo zolfo.
spesso contenuto in elevata concentrazione nel combustibile, possa dar luogo ad acido solforico.
Le superfici di scambio possono perci essere realizzate in tubi lisci di acciaio.

Flusso dei fumi

Fig . 24.3 1 - Econom izzatore a tub i continui con d isposizi one


parte in controcorrente e parte in equicor rente.

24.9.2.2

Quando invece, come nei generatori di bassa potenza, l'economizzatore rappresenta l'unico sistema di
recupero del calore, la temperatura dei fumi all 'uscita dell' economizzatore pu scendere anche al di
sotto di 190 oc e, se la temperatura dell' acqua di alimento e, se la temperatura dell' acqua di alimento
bassa24 12 , allora opportuno utilizzare tubi in ghisa.
materiale pi resistente dell' acciaio alla corrosione.
Questi tubi sono anche a lettati p er permettere, a
causa dell' elevata superficie di scambio, un maggiore raffreddamento dei fumi con ingombro ridotto
dello sc ambiatore . L a Figura 24.31 mostra lo
schema di un grande economi zzatore con disposiz ione in controcorrente, in corrispondenza della
sezione di ingresso dell ' acqua , e in equicorrente, in
corrispondenza della sezione di uscita.

Prerisca/datore d'aria

Il pr eriscald atore d ' aria, situato a valle dell'economizzatore, rimuove parte del calore ancora
p osseduto dai gas di combustione, prima che vengano scaricati, attraverso il camino, nell'atmosfera. Il calore rimosso dai fumi viene trasferito all'aria che viene utilizzata per la combustione:
l 'uso di aria preriscaldata fa a umentare la temperatura in camera di combustione e porta a:
- accelerare l'accensione;
- prom uovere la rapida e completa combustione del combustibile;
- migliorare il rendimento del generatore realizzando un risparmio di combustibile piuttosto sensibile (Figura 24.32).
24.1 1 Nel progetto dell'economizzatore va anche considerato il problema della possibile corrosione interna a causa
di elevate concentrazioni di ossigeno dell'acqua che scorre all'interno dei tubi. Tale problema si risolve con procedimenti di deareazione dell'acqua di alimento.
24.12 La temperatura dell'acqua di alimento non scende al di sotto di 120 o c poich la degasazione awiene in genere
tra 105 e 120 (, cio tra O, 12 e 0,20 MPa). La soluzione con tubi alettati riguarda prevalent emente i generatori di vapore a recupero, in quanto in genere tutti i banchi dei generatori a tubi d'acqua di media-elevata potenzialit sono realizzati con tubi lisci in acciaio.

264
CAPITOLO 24 - GENERATORI DI VAPORE

12

lO

~
2

:l

..0

ao
t.>

'O
o

~
a.

"'

/
50

v
100

ISO

200

250

300

350

Temperatura [0 C]

Fig. 24.32 - Frazione di combustibile ri sparmiato all 'amnentare della temperatura dell'aria utilizzata per la combustione.

Ingresso
dell ' aria fredda

Uscita del gas

Farfalla di
by-pass
dell"aria

Diaframmi
Uscita
dell ' aria dal
Tubi

l ngresso dei gas

Fig. 24.33- Preriscaldatore d'aria tubolare in controcorrente


e con by-pass dell'aria per controllare la temperatura del
metallo dalla parte di ingresso dell'aria (Babcock & Wilcox).

Essendo le temperature dei fluidi che circolano nel


preriscaldatore ancora pi basse di quelle caratteristiche dell 'economizzatore, devono, a maggior ragione,
essere rispettati determinati limiti della temperatura
della superficie e devono essere scelti quei materiali
che consentono di evitare i problemi di corrosione da
acido solforico.
I preriscaldatori d'aria vengono solitamente classificati
in ricuperativi e rigenerativi. In ambedue i tipi la trasmissione di calore dalla corrente dei gas combusti
all'aria avviene per convezione e la superficie di scambio, a differenza dell'economizzatore, sempre piuttosto estesa in quanto, essendo ambedue i fluidi dei gas,
il coefficiente globale di trasmissione del calore risulta
piuttosto basso.
Nel tipo di preriscaldatore ricuperativo, esemplificato
da quello tubulare mostrato in Figura 24.33 , le pareti
di metallo dei tubi, nel cui interno scorrono i fumi,
definiscono il confine attraverso il quale, per conduzione, i l calore passa dai gas caldi ali' aria fredda.
Sempre dello stesso tipo ricuperativo, esistono anche
preriscaldatori a piastre con disposizioni le pi diverse.
Esistono due tipi di preriscaldatori d'aria rigenerativi:
rotante, derivato da quello ideato da Ljungstrom,
oppure fisso .

Il primo preriscaldatore consiste in un rotore ruotante attorno a un asse orizzontale (Figura 24.34-a)
oppure verticale (Figura 24.34-b) a una velocit molto bassa (0,05 -:- 0,07 giri/s) e composto da
diversi cestelli che alloro interno contengono pacchetti di lamierini ondulati. I canali dei lamierini, trascinati in rotazione dal rotore, si affacciano alternativamente al condotto che convoglia i
gas caldi di combustione, provenienti dali ' economizzatore, e al condotto che convoglia l'aria
265
24.9 - ELEMENTI DE L GENERATORE

Cassa

-- --.
l
r e--!

f.- Struttura
centrale aperta

Superficie
esterna fredda

Superficie
esterna fredda

a cestelli
Tenuta
radiale
fissa

Tenuta
assiale
fissa

Fig. 24.34-a- Preriscaldatore d'aria rigenerativo rotante ad asse orizzontale (Babcock & Wilcox).

fredda, aspirata dall'ambiente esterno mediante il ventilatore. Nel momento in cui all'interno dei
lamierini scone il gas caldo si accumula del calore che successivamente viene ceduto all'aria
fredda, quando, spostandosi il rotore, i canali vengono percorsi dall'aria da preriscaldare.
Nel secondo tipo di preriscaldatore rigen~rativo a piatti fissi (Figura 24.34-c), il flusso alternato
di gas caldi e di aria fredda controllato ruotando semplicemente le bocche di ingresso e di
uscita dei due fluidi .
Infine, allorch non sia possibile utilizzare preriscaldatori fumi/aria per problemi di corrosione
e/o polverosit dei fumi, vengono impiegati i preriscaldatori d'aria a vapore ("steam coi/s'').

Sezione B-B

Tenuta radiale
Uscita Ingresso Uscita
dei gas dell 'aria dei gas
Ingresso deli ' aria

~------) ~------)!
i Gruppi di i i Gruppi di i
i

cestelli

L(_______\
Ingresso dei gas

cestelli

k------~

Uscita dell'aria

Fig. 24.34-b - Preriscaldatore d'aria rigenerativo rotante ad asse


verticale con aria e gas in controcorrente (Babcock & Wilcox).

Ingresso Uscita Ingresso


dei gas dell'aria dei gas

Fig. 24.34-c - Preriscaldatore d 'aria rigenerativo in controcorrente con piatti fissi (Babcock & Wilcox).

266
CAPITOLO 24- GENERATORI DI VAPORE

La potenza del generatore la potenza termica Q s [kW] ricevuta dal fluido nel generatore ed
data dalla produzione di vapore m vapore [kg/s] per la differenza tra l'entalpia del vapore, che
esce dalla caldaia h2 [kJ/kg], e l' entalpia h 1 [kJ/kg] dell'acqua di alimentazione:
Q g ::::;; m vapore

(h2- hl)

li rendimento T]b del generatore di vapore il rapporto tra la potenza .termica ricevuta dal fluido
nel generatore Q 5 [kW] e la potenza della camera di combustione Q b [kW], prodotto del consumo di combustibile mc [kg/s] per il suo potere calorifico inferiore Hi [kJ/kg] :
-

Qg

TJb - --:----H
mc i
La potenza termica ricevuta dal fluido nel generatore Qs [kW] pu essere anche calcolata come
differenza tra la potenza della camera di combustione mrHi [kW] e le perdite:

Qs =

mrH; -

(Qincombusti

.
.
+ Qfumi + Q vane)

La potenza persa Qincombusti [kW] interessa solo nel caso di combustibili solidi; viene allora calcolata con la formula:
Qincombusti = 34 X RESTDUl X COMBUSTffilLI
dove si sono moltiplicati per un potere calorifico di 34 MJ/kg i RESIDUI della combustione (scorie e ceneri) e il contenuto di sostanze ancora COMDUSTffiiLI (% in massa di carbonio incombusto), presenti nei residui.
La potenza persa Qrumi [kW] con i fumi, che vengono scaricati ancora caldi nell'ambiente,
di gran lunga la perdita pi consistente; essa viene calcolata moltiplicando mfumi [kg/s], portata dei fumi, e cp, fumi [kJ/(kg-K)], capacit termica massica a pressione costante dei fumi, per
la differenza tra la temperatura dei fumi all'uscita T" [K] e la temperatura dell'ambiente T. [K]:
Qrumi

= mfumi cp,rumi (T"- T.)

Le perdite varie Qvarie [kW] comprendono le perdite termiche per dispersione di calore all'esterno (esempio per irraggiamento), l'energia richiesta per azionare gli ausiliari e le eventuali
perdite per spurghi di acqua che vengono scaricati senza recuperame il calore.

24.1 La camera di combustione di un generatore viene alimentata con una portata di carbone
2 kg/s e con una portata d'aria
28 kg/s. La temperatura di uscita dei fumi
polverizzato
Tu= 185 C, mentre la temperatura dell'aria esterna T. = 20 C; la capacit termica massica
dei fumi vale cp,fumi = 1,13 kJ/(kg-K). La quantit di scorie e ceneri, aventi una percentuale di
carbonio incombust<? pari all' 11%, 1'8% del carbone br!Jciato. Determinare la potenza persa
con gli ~ncombusti Qincombusti' la potenza persa nei f\lmi Qrumi e la potenza persa complessivamente Q persa ' sapendo che le perdite varie valgono Qvarie = l ,2 MW.
24-5:

24-6:

mr=

Q incombusti =

m.=

34 X

RESIDUI X COMBUSTffiiLI =

34 MJ/kg X 0,08

2 kg/s

0,11

0,6 MW

mfumi= m.+ mf = 28 kg/s + 2 kg/s = 30 kg/s


Q rumi =m fumi cp,rumi (T"- T.) = 30 kg/s x l , 13 kJ/(kg-K) x (185 - 20) oc = 5,6 MW
.
.
.
.
Q persa

= Qiocombusti + Qfumi + Q varie =

(0,6 + 5,6 + 1,2)MW = 7,4 MW

267
ESERCIZI RISOLTI

~ 24.2 La camera di combustione di un generatore viene alimentata con una portata di carbone
2 kg/s il cui potere cal~rifico inferiore H;= 33 MJ/kg. Sapendo che la
polverizzato
potenza termica p~rsa complessivamente Qpersa = 7,4 Mw,_calcolare la potenza termica fornita
dal combustibile Qb, la potenza termica ricevuta dal fluido Qs e il rendimento del generatore T]b.

mr=

24-1:

Qb = mrH; = 2 kg/s x 33 MJ/kg = 66 MW

24-4:

Qs = Q b - Qpersa = 66 MW -7,4 MW = 58,6 MW

24-3:

TJb

= ___ib_ = 58 6 MW = O887 "" O89


mrH;

66 MW

'

'

~ 24.3 In un generatore un ventilatore premente, con prevalenza h = 400 mm di colonna d'acqua, invia al focolare una portata d'aria
= 60 kg/s di massa volumica Pa = 1, 17 kg/m3 .
Nell'ipotesi di assumere un rendimento del ventilatore TJv = 0,76, calcolare la potenza P. assorbita dal ventilatore.

tn.

Esempio 24.2:

Va-

m. - 60 kg/ s
P. - 1,17 kg/ m 3

= 51 3 m 3l s
'

4-2:

!).p = Pacquagh = 1000 kg/m 3 X 9,81 m/s 2 X 0,4 m = 3924 Pa

6-4:

= Vf).p = 51,3 m 3/s x 3924 Pa = 264 87 kW


TJv

0,76

'

ms

~ 24.4 In un generatore un ventilatore aspira i gas di combustione, aventi portata


=63,5 kg/s
e temperatura T= 185 C, con la P.revalenza hs =250 mm di colonna d'acqua. Calcolare massa
volumica Ps e portata in volume V8 dei fumi. Nell'ipotesi di assumere un rendimento del ventilatore TJv = 0,76, calcolare la potenza P. assorbita dal ventilatore.

24-9:

Ps = l ' 33 kg/ m

Esempio 24.2:

273

v = mg =
s

pg

273

K = l 33 kg/ m 3
K
= O 79 kg/ m 3
Tg
'
(273 + 185) K
'
63,5 kg/s = 80 4 m 3/s
0,79 kg/ m 3
'

4-2:

f).ps = Pacquaghs = 1000 kg/m 3 x 9,81 m/s 2 x 0,25 m= 2452,5 Pa

6-4:

p = Vgf).Ps
a
TJv

= 80,4 m 3 /s x 2452,5 Pa = 259 4 kW


0,76

'

~ 24.5 All'uscita dal focolare i fumi percorrono i tre passaggi di altezza AB, BC e CD dove

sono situate tre superfici di scambio (Figura 24.35); di conseguenza la temperatura media dei
fumi diversa nei tre tratti del condotto. Nel punto D, punto in cui i fumi escono dal camino,
la pressione quella atmosferica, il tiraggio cio nullo. Sapendo che la temperatura dell'aria
esterna pari a 26,7 C, calcolare:
a) l'effetto camino nei tre tratti AB, BC e CD;
b) l'effetto camino complessivo tra A e D;
c) la pressione relativa in mm di colonna d'acqua letta da manometri posti in D, C, Be A.

268
CAPITOLO 24 - GENERATORI DI VAPORE

~~K~~~~D~I~- -

815

.._____...,
.. _____""\
t-------

oc

'-~---

'---~-

, ---~-~

...

,-----"'
---,

~::::=:

,_::-::_-_~

c::::::: --<)

-------'...
'-----~.::--- f

120 oc

540C
___.:=.:)

_____...
'-----

.;

(")

_____

'----...,
...
,-----""
------,
..:::::=: -(}
,- ---~

ay

:nqnnn:

-- __ __ _J.L~U.if.W.t.;_t . _ __ __ . ~ - c

"

~f8,3=H,O

UUliUUU

Fig. 24.35 - Camino relativo all'Esercizio risolto 24.5. Lungo i vari tratti del camino vengono posti dei manometri con l'estremit aperta all'atmosfera in modo da poter indicare la pressione relativa; il tiraggio nei vari punti
vale come pressione p [Pa] oppure come carico h [m di colonna d'acqua].

24-9:

AB:

p =l 33 kg/ m 3
g

BC:

'

p8 = 1 33 kg/ m 3

273 K
= O 45 kg/ m 3
(273 + 540) K
'

p = 1 33 kg/m 3

273 K
=O 92 kg/ m 3
(273 + 120) K
'

'

CD

24-7

273 K
=O 33 kg/ m 3
(273+8 15)K
'

'

AB:

t}.pcarn = + ( 1,17 kg/m3 - 0,33 kg/m3 ) 9,81 m/s2 X 15m=+ 124 Pa

)BC:

!l.pcam = - (1,17 kg/m 3 - 0,45 kg/m3 ) 9,81 m/s2 X 30 m =- 212 Pa

CD:

!l.pcam = + (1,17 kg/m3 - 0,92 kg/m3 ) 9,81 m/s2

33,5 m=+ 82 Pa

Il valore di !l.pcam nel tratto BC negativo in quanto l'effetto camino aiuta la corrente
di gas che sale verso l'alto, mentre oppone resistenza alla corrente di gas che scende
verso il basso. Perci per stabilire l'effetto camino nei singoli tratti del condotto viene
assegnato il segno positivo alla corrente ascendente e il segno negativo alla corrente di
gas discendente. I; effetto camino complessivo tra A e D la somma di tutti e tre gli
effetti.
AD:

t}.pcarn = + 124 Pa- 212 Pa + 82 Pa =- 6 Pa

Questo effetto negativo e quindi si oppone al flusso del gas. per questo motivo che
i ventilatori o l'altezza del camino vanno scelti non solo per provvedere il tiraggio
necessario per superare le perdite di carico attraverso il generatore, ma anche per tener
conto dell'effetto camino complessivo del sistema.

269
ESERCIZI RISOLTI

4-2

h_

_p_ _

p [Pa]
- pg - 1000 kg/ m 3 x 9,81 m /s 2

D:

p= OPa

h = O mm di colonna d'acqua

C:

Tiraggio in D meno l'effetto camino tra C e D


p = O-(+ 82 Pa) =- 82 Pa
h=- 8,3 mm di colonna d' acqua

B:

Tiraggio in C meno l 'effetto camino tra C e B


p =- 82 Pa- (- 2 12 Pa) =+ 130 Pa
h =+ 13,2 mm di colonna d'acqua

A:

Tiraggio in B meno l'effetto camino tra A e B


p=+ 130 Pa - (+ 124 Pa) = + 6 Pa
h = + 0,6 mm di colonna d'acqua

Essendo la direzione delle somme (da D ad A) opposta al flusso dei gas, i diversi effetti
camino vengono sottratti nel calcolare le diverse pressioni statiche (o tiraggi); se, al contrario, la somma venisse fatta nella direzione del flusso di gas, gli effetti camino
dovrebbero venire sommati.
(

~ 24.6 Determinare l'effetto camino b.pcam in un tratto, lungo 35,1 m, in cui la temperatura
media dei fumi pari a 120 C, mentre la temperatura esterna dell 'aria pari a 15,5 oc.

b.pcam= 100 Pa

270
CAPITOLO 24 - GENERATORI DI VAPORE

Elementi del generatore di vapore

25.1

Nel capitolo precedente abbiamo esaminato le caratteristiche principali e i diversi tipi di caldaie.
In particolare abbiamo discusso il sistema di generazione del vapore e il sistema di combustione.
Passiamo adesso all'esame dei criteri di progetto dei principali elementi del generatore che i gas
di combustione, che escono dal focolare, incontrano via via sul loro percorso.
Nel caso pi generale, esemplificato dallo schema di Figura 25.1 che ci accompagner lungo
tutto il capitolo, i gas di combustione incontrano nell'ordine:

A. Schermo. All'interno dei tubi vaporizzatori di schermo della camera di combustione arriva
l'acqua proveniente dall 'economizzatore, inizia a evaporare ed entra poi nel secondo fascio
tubiero dell'evaporatore dove completa il processo; in questa zona della caldaia un' importante parte del calore viene trasmessa per irraggiamento dei gas combusti.
B. Surriscaldatore. Il vapore, proveniente dall 'evaporatore, raggiunge lo stato di vapore surriscaldato in questo elemento del generatore situato tra il primo fascio tubiero dello schermo
e il secondo fascio tubiero dell'evaporatore.

3m

i
'\~
")

1370 K

A
1320 K

11 24K

.,..,s
v)

Fig. 25.1 - Schema dei principali elementi del generatore di vapore che verr trattato negli esempi di questo
capitolo.

271
25.1 - ELEMENTI DEL GENERATORE DI VAPORE

C. Evaporatore. l'elemento centrale del generatore di cui abbiamo gi parlato in detta~ _


nel Capitolo 24.
D. Economizzatore. I gas di combustione che lasciano l'evaporatore posseggono una quana:::.
notevole di calore che pu essere, in parte, recuperata fornendola all'acqua di alimentaziro=
della caldaia prima di entrare nello schermo.
E. Preriscaldatore. La parte residua di calore posseduta dai gas di combustione viene quas
interamente recuperata preriscaldando l' aria, che alimenta la camera di combustione, in mod.::
da raggiungere, a causa dell'aumento di temperatura dell 'aria, un pi elevato rendimento ::
combustione del combustibile.
I vari elementi del generatore della Figura 2 5.1 possono essere considerati scambiatori co::
liquido evaporante (schermo ed evaporatore) o in controcorrente (surriscaldatore ed economizzatore) oppure infine a flusso incrociato (preriscaldatore dell'aria). La Figura 25.2-a mosrrz
la disposizione spaziale del banco di tubi nel caso di flusso incrociato; una disposizione anal~
ma con tubi piegati all'estremit in modo da riportare pi volte il fluido sullo stesso percorse
uno dei modi utilizzati per approssimare la configurazione in controcorrente (Figura 25.2-b
All'interno del banco poi i tubi possono essere disposti in linea (o infila) come nl caso de!!z
Figura 25.3-a oppure sfalsati (o a quinconce) come nel caso della Figura 25.3-b. Gli Esemp .
che verranno illustrati in questo capitolo si riferiranno a banchi di tubi disposti in fila.

Fig. 25.2-a - Schema di un banco di tubi in flusso


incrociato; disposizione tipica del preriscaldatore
dell 'aria della Figura 25.1.

Fig. 25.3 - Disposizione di tubi in un banco:


a) in linea (oppure in fila);
b) sfalsati (oppure a quinconce).

Fig. 25 .2-b- Schema di scambiatore in controcorrente.

La trattazione basata sull'applicazione dei


principi della trasmissione del calore trattati ne:
Capitolo 20, principi che occorre seguire per
dimensionare le superfici di scambio. altrertanto necessario definire, utilizzando i metodi
esposti nel Capitolo 6, i principi da seguire ne!
calcolo delle perdite di carico incontrate dai
gas di combustione nel percorso dal focolare
fino all' ingresso del camino oppure dal fluido
freddo (acqua, vapore o aria) che circola negli
scambiatori; la conoscenza delle perdite, che
si verificano attraverso le diverse superfici di
scambio, permette di stabilire la potenza assorbita dai ventilatori o dalle pompe per spostare i
diversi fluidi.

272
CAPITOLO 25 - PROGETIO DEGLI ELEMENTI DEL GENERATORE

25.2

Trasmissione del calore


25.2.1

Impostazione generale

L'equazione generale del flusso di calore Q trasmesso, attraverso una superficie di area A, tra
il fluido caldo, nel nostro caso i gas di combustione, e il fluido freddo -acqua che deve essere
portata fino allo stato di vapore surriscaldato oppure aria che va preriscaldata - , l'equazione 20-27, che avevamo illustrato nel Paragrafo 20. 7, dedicato agli scambiatori di calore:

(20-27) 25-1
La differenza media di temperatura D.Tm, tra il fluido caldo c e il fluido freddo f, con riferimento
alle condizioni di ingresso i e di uscita u dei due fluidi, riassunta, per i possibili casi che riguardano i diversi elementi del generatore, dalle equazioni 20-29, 20-30, 20-31 e 20-34 riportate
rispettivamente nelle Figure 20.23-a, 20.23-b, 20.23-c e 20.25-b.
Il coefficiente globale di scambio Usi calcola, nel caso pi generale, con l' espressione:
U

= _(_h_~o_nv_+_h_~rr_)_h_"_
h'conv + h~rr + h"

25-2

dove h:onv il coefficiente di convezione relativo al lato caldo (gas di combustione);


h~rr

il coefficiente di irraggiamento dei gas di combustione (ancora lato caldo);

h"

il coefficiente di convezione relativo al lato freddo (ad esempio l'acqua che deve
evaporare).

Di solito gli scambiatori di calore del generatore di vapore sono costituiti da fasci di tubi. Il coefficiente di scambio h' viene calcolato per il lato esterno del tubo ( riferito cio al diametro
esterno Dc del tubo), mentre il coefficiente h" viene calcolato per la parte interna del tubo ( riferito al diametro interno D); allora h" va moltiplicato per il rapporto tra il diametro interno e il
diametro esterno del tubo D/ Dc in modo da convertirlo al diametro esterno del tubo, cosicch
tutti i componenti che figurano nella espressione 25-2 di U possano venir riferiti al diametro
esterno del tubo De.

La 25-1 afferma che il flusso termico Q il risultato della differenza media di temperatura fo..Tm, moltiplicata per il prodotto del coefficiente di scambio U per l'area laterale corrispondente A. Una volta fissata fo..Tm , il prodotto UA deve cio essere tale -:- sia che venga riferito all' esterno del tubo sia che venga
riferito all'interno- da dare il flusso termico Q:
Uinterno Aimerno

= Ucstemo Aesterno

Ma l'area laterale A data dal prodotto della circonferenza del tubo (2n:r = n:D) per la sua lunghezza l:

A= 2n:rl = n:Dl
Possiamo scrivere allora:
Uintcmo n:Dmterno l = Uesterno n:D esterno l

_ U

esterno -

D intemo

interno ~
esterno

Nel caso specifico la valutazione di h", rispetto al lato esterno, si ottiene moltiplicando il valore di h",
determinato per il lato interno, per il rapporto tra diametro interno e diametro esterno. lo stesso problema che era gi stato discusso nel commento n. l dell'Esempio 20.6.

273
25.2 -TRASMISSIONE DEL CALORE

Se l'irraggiamento trascurabile, l' equazione precedente diviene:

U=

h'h"
h'+ h"

mentre, qualora dal lato freddo della parete dello scambiatore vi sia un liquido, ad esempio ac...evaporante con valori estremamente elevati di h" ("" 11.000 W/(m2 K)), nell'equazione 25-:
lecito trascurare questo coefficiente, dal momento che il fluido non pone alcuna resistenza al p::.r
saggio del flusso termico, e otteniamo:

Dimostriamo le espressioni del coefficiente globale di scambio~


abbiamo appena introdotto. Al posto della parete cilindrica (si \ed:
Paragrafo 20. 6.2 e l'Esempio 20.6) che costituisce i tubi attravers
quali viene scambiato calore tra il fluido caldo e il fluido freddo. -sideriamo, per semplicit,. una parete piana (Paragrafo 20. 6. l
calore nel! 'unit di tempo Q, fornito dai gas di combustione per c.c-vezione (coefficiente: h~onJ e, se la temperatura elevata(> 600 =._
an che per irraggiamento dei gas (coefficiente: h~,,), viene prima'!::!smesso, per conduzione, attraverso la parete di acciaio di spesso.--e
e conduttivit k, e poi trasferito al flu ido freddo, ad esempio r accrche deve evaporare, soltanto per convezione (coefficiente: h" quanto l' irraggiamento qui decisamente trascurabile. il circu::
termico della Figura 25.4 dove, avendo indicato con A l 'area de
superficie di scambio, abbiamo:

l.

.l

Spessore di parete

- le prime due resistenze (20-6) R'com = 1 /(h~onv A) e R';rr = 1/(h',_.-.


sono in parallelo; il calore dalla parte del fluido caldo viene ..-::smesso contemporaneamente per convezione e per irraggiamec:...
- la resistenza di parete (20-4) R = 1/(kA) in serie;

Fig. 25.4-a - Parete del tubo attraverso cui avviene


lo scambio di calore.

- la resistenza per convezione, sul lato del fluido freddo, ancora m


serie e data da (20-6) R" = ll(h"A).
Tenendo presente il modo di comporre le resistenze in parz.:lelo e quelle in serie (si riveda l' analogia dei circuiti elenncdel Paragrafo 20.2), la resistenza totale R 1w del circuito terrmco data da:

R,ol

- - -- - + R + R"

Fig. 25.4-b - Resistenze termiche del circuito equivalente.


Sostituiamo adesso, a l posto delle resistenze, i valori dei coefficienti di scambio citati sopra; sostituiama
poi, al posto della resistenza R 1w il coefficiente globale di scambio che, per la 20-21, U = 1/(R 101A):

101 -

h'conv A

1 irr A
+ J'

l
kA

l
I1"A

+ -+ --

u
Per i tubi di acciaio utilizzati nel generatore possiamo prendere uno spessore di circa 4 mm, mentre la loro
conduttivit termica vale k = 45 W/ (m K); in questo caso il termine Il k, relativo al calore trasmesso per
conduzione, pu essere trascurato perch il suo contributo estremamente modesto, come risulta da:

274
CAPITOLO 25- PROGETIO DEGLI ELEMENTI DEL GENERATORE

0 004

m = 0,000089 (m 2 -K)/ W
45 W/(m-K)

Sotto questa prima ipotesi semplificativa si ottiene l'espressione 25-2 del coefficiente globale di scambio U:
l
l

- -- - + h~onv + h~rr
h"

Qualora anche l'irraggiamento sia trascurabile (h~" = 0), allora lo scambio, lato gas, solo convettivo
(h'= h~orn.) e l'espressione del coefficiente globale di scambio rappresentata dalla 25-3:
l

h'

h"

- = - +-

::::}

h'h"
U = -- -

h' +h"

Facciamo invece l'ipotesi che l'irraggiamento dei gas combusti non possa essere trascurato (h~"> O) e che
dall'altra parte della parete ci sia un fluido freddo avente un elevato coefficiente di scambio; consideriamo,
ad esempio, il caso dell' acqua evaporante che scorre all'interno dei fasci tubi eri dell'evaporatore con
h"= 11 .000 W/(m 2 K), mentre all'esterno i gas di combustione lambiscono i tubi con coefficiente di convezione h'conv = 42 W/(m2 K) e coefficiente di irraggiamento h~rr = 15 W/(m 2 K). L'espressione completa
di U darebbe:
l

- -- - + - =
+
=
h~onv + h;rr
h"
42 W /(m 2 -K) + 15 W /(m 2 -K) 11.000 W / (111 2 X)

= 0,01 754 (m 2K)/W + 0,00009 (m2 K)/W = 0, 1763

==>

U = 56,7 W/(m2 K)

con un contributo molto modesto da parte di h" di cui compare il reciproco. Considerando allora l'espressione di U che tiene conto solo della prima frazione, otteniamo la 25-4:

che, in questo caso, darebbe un risultato pressoch coincidente con quanto trovato prima con la formula
pi completa:
U = 42 W/(m2 K) + 15 W/(m2 K) =57 W/(m2 K)

Accanto all'equazione 25-1 del calore trasmesso, occorre considerare il bilancio energetico
dello scambiatore di calore esposto nel Paragrafo 20. 7.2 (equazioni 20-25 e 20-26). Nel nostro
caso il calore scambiato nell'unit di tempo Q tra il fluido caldo c (rappresentato dai prodot