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GiovanniLozza

DIPARTIMENTODI ENERGETICA
POLITECNICO 01 MILANO

A GAS
TURBINE
ECICLICOMBINATI

PROG8TTO 00
BOLOGNA
LeoNARDO
"In copertina: Vista in sezione della turbina a gas GE LM6000 .
R iproduz ione gentilmente concessa dalla
GE Marine & Industriai, Cincinnati, OH, USA "

TUR81HE i< !,l;S E


CIQ.1 UN, i ~T I

f'l>Cl.lH'IO
...

ISBN 88-86524 -08-0

PROGeTTO eJj L90NAAOO

Prima edizione: Giugno 1996


Ristampa : Dicembre 1997

© Società Editrice Escu lapio s.r.l.


40131 Bologn a - Via U. Te rr acini 30 - Te!. 051-63.40 . 113, Fax 051 -63.41. 136

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PRESENTAZIONE
a cura del
Prof Ennio Macchi
ordinario di "Conversione de/l'energia"
ne/La Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano

"La mllcchina più studiata al mondo": questa definizione della


turbina a gas è stata spesso utilizzata per ricordare l'enorme flusso di denaro e
di risorse e l'imponenle impegno di scienziati, ingegneri e tecnologi che hanno
caratterizzato l'evoluzione di questa ma cchina, solo apparentemente semplice,
ma che in realtà richiede metodologie di progetto di grande raffinatezza e
tecnologie realizzative estremamente avanzate. Per un curioso paradosso, gli
studenti (ma anche gli ingegneri che vogliano stare al passo con gli avanzamenti
tecnologici), trovano grandi difficoltà a reperire testi adeguati su cui studiare la
"macchina più studiata al mondo". La letteratura tecnico-scientifica è infatti
ricchissima di anic oli scientifici che illustrano i risultati di studi e ricerche
estremamente specialistiche, ma essi risultano quasi inevitabilmente di ostica
lettura per i non addetti ai lavori. Per contro, i numerosi "manuali" sulle turbine
a gas, reperibili soprattutto nella lelteratura anglosassone, sono spesso troppo
schematici ed empirici e mancano di rigore, di una visione unitaria di sintesi, dei
necessari approfondimenti: in una parola, dei requisiti indispensabili per un buon
testo universitario.

Sono quindi sicuro che il volume preparato con tanto impegno e competenza
dal professor Giovanni Lozza , a suo tempo mio bravissimo allievo, oggi
prestigioso collega e carissimo amico, sarà accolto con grande favore, non solo
nel mondo universitario. E' un testo chiaro, compl eto, aggiornato, che coniuga
i f rntti di un appassionato lavoro di sintesi della più qualificata letteratura del
settore con l'esposizione dei risultati delle ricerche condotte su turbine a gas e
cicli combinati nell 'ultimo decennio dal grnppo di ricerca del Dipartimento di
Energetica del Politecnico di Milano, di cui fan no parte, unitamente al prof
Lozza e al sottoscritto, il professor Stefano Consonni, i ricercatori Paolo Chiesa
e Paola Bombarda, numerosi "dottorandi di ricerca" e laureandi. Proprio perché
tutti noi, vuoi per la comune passione verso le tematiche trattate, vuoi per
amicizia, ci siamo sentiti coinvolti nell'opera, abbiamo "vivisezionato" il testo qui
presentato, non risparmiand o all'Autore consigli e critiche (poche in verità!) e
suggerendo (a volte pretendendo!) le aggiunte e modifiche che ritenevamo utili
vi Presentazione

per una migliore qualità e completezza de/l'esposizione. Per questo, senza


naturalmente nulla togliere ai m eriti del prof essor Lozza, sentiamo questo
volume come un poco nostro.

Rispetto ad altri libri di testo universitari, l'opera presenta alcun e peculiarità


che voglio sottolineare:

J. Riporta pochissime formule ed equazioni, ma è densa di concetti fisici e


presenta copiosi risultati. E' un segno dei tempi: oggi i calcoli relativi alle
turbine a gas vengono condotti con complessi codici di calcolo e difficilmen-
te possono essere banalizzati con equazioni e formule semplificate.

2. 1 risultati che presenta non sono mai indicativi o qualita1ivi:essi sono sempre
calcolati con grande rigore, sulla base di coerenti ipotesi sulle "qualità" dei
componenti e sulle condizioni operative, ipotesi puntigliosamente indicate nel
testo. Per questo motivo, l'opera è an che una preziosa raccolta di dati e di
risultati che ben "fotografano" lo stato dell'arte delle turbine a gas.

3. E' solidamente ancorata alla realtà industriale: le turbine a gas di cui si


parla sono quelle effettivament e reperibili sul mercato internazionale e Ie
applicazioni cui si fa riferimento sono di piena attualità.

4. E' fort emente interdisciplinare: una necessità, poi ché il progetto di una
moderna turbina a gas nasce da una sintesi degli avanzamenti registratinelle
più importanti discipline alfa base della moderna ingegneria (la termodinami-
ca, che guida ne/l'ottimazione dei cicli, la fluidodinamica, fondamentale
nell'ottenimento di elevate prestazioni delle turbomacch ine, la chimica,
sempre più importante nel settore energetico p er lo studio dei processi di
combustione e per la riduzione delle emissioni nocive, la trasmissione di
calore, che governa il raffreddamento delle paletta ture di turbina e il
dimensionam ento degli scambiatori di calore, la meccanica e la metallurgia,
che stabiliscono i limiti di funzionamento delle macchine).

5. Introduce spesso concetti di ottimazione tecnico-economica, un v1attco


prezioso nelle scelte ingegneristiche, spesso trascurato nei corsi universitari.

6. Attribuisce la giusta importanza ai problemi di impatto ambientale, di


fondamentale importanza in ogni settore industriale, e decisivi nelle
applicazioni energetiche.
Presentazione vii

Le turbine a gas stanno conquistan do, a ritmi assai sostenut i, un ruolo


sempre più importante nel panorama energetico internazionale: fino a pochi anni
fa, le loro applicazioni in campo industriale erano, con poche eccezioni, relegale
a centrali di punta, un utilizzo in cui il rendimento modesl o che le caratterizzava
era economicamente poco penalizzante. Oggi, avvenuto il "sorpasso" rispetto alle
turbine a vapore, sono le macchine più vendute al mondo (la potenza complessi-
va delle lurbine a gas installate annualmente supera i 30. 000 Mw, oltre il 50%
della nuova potenza messa in esercizio su base mondiale). Inserite in impianti
a ciclo combinato, consentono rendimenti di conversione elevatissimi, impensabi -
li solo poco anni or sono: chi scrive ricorda lo scetticismo con cui veniva
ascoltato quando citava il superamenlo del muro del 50% di rendimento netto
di con versione. Sono passati pochi anni, e oggi tutti concordano nella facile
previsione che enlro un decennio si otte"anno rendimenti di conversione
superiori al 60%.

Questa "rivoluzione " tecnologica avvenuta nel settore energetico richiede un


rapido riaggiornamento dell'insegnamento delle discipline energetiche nelle
Facoltà universitarie di ingegneria: sono quindi certo che il libro del professor
Lozza sarà un prezioso ausilio per i colleghi impegnati nel difficile compi to di
formare le nuove generazioni di ingegneri.

Milan o, 5 giugno 1996

/' e_
Enn io Macchi
INDICE
Prefazione . . Xlll
Ringraziamenti . xv
Nomenclatura ............ . . . xvu

1. Fondamenti termodinamici delle turbine a gas in ciclo semplice


1.1 Il ciclo chiuso ideale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1.1
1.2 Il ciclo aperto ideale .......................... . 1.8
1.3 Cicli se mplici reali (fonda menti ) .................. . l.11
A 1-A Proprietà dei gas perfetti e delle loro miscele . . . . . . . . 1.17
Al-B Combustione: definizione e calcoli .............. . 1.20
A 1-C Richiami sulle trasformazioni politropi che ......... . 1.22

2. I componenti delle turbine a gas


2.1 Compre sso re ......... . 2.3
2. I . 1 Le perdite nei compressori 2.6
2.2 Combustore . . . . . . . . . . ... 2.10
2.2.1 I combustibili per le turbin e a gas .............. . 2.13
2.3 Turbina . ..... ... ............ ... ..... .... . 2.15
2. 3. I Il raffreddament o deJJe pale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2.15
2.3.2 I materiali . ........................... . 2.20
2.3.3 Definizioni di TIT; sua evoluz ione nel tempo ....... . 2.24
2.3.4 Le perdite nelle turbine .................... . 2.25
2.4 Generat ore elettric o .......................... . 2.27

3. Prestazioni delle turbine a gas


3.1 Anali si completa del ciclo reale ..... . ............. . 3.1
3.2 Analisi entropica .. .. ...... .. ................ . 3.8
3.3 II mercato delle turbine a gas .................... . 3.13
3.3.1 Macchine heavy-dut y e aero-derivative ........... . 3.15
3.3.2 Rassegna delle moderne unità ................. . 3.18
3.4 Prestazi oni operative: influenza delle condizi oni esterne .... . 3.23
3.4.1 Perdite di cari co ......................... . 3.25
3.4.2 Pre ssione ambiente ......... . ........ ... . . . 3.26
3.4.3 Temperatura ambiente .... ...... . ...... ... . . 3.27
3.4.4 Sporcamento e invecchiamento ............ .... . 3.29
3.5 Regola zione e avviamento delle turbine a gas ........... . 3.30
X Turbine a gas e cicli combinati

4. Possibili variant i de l ciclo a gas


4. 1 Rigenerazione .............................. . 4. 1
4.1 . 1 Ciclo chiuso ideale rigenerat ivo . . .. . . . ........ . 4.2
4.1 .2 Cicli reali rigenerativi .... .... . ...... . .. ... . 4.4
4 .2 Compress ione interrefrigerata ............ . ... .. . . . 4.10
4.3 Ricombustione ...... . .... . . ...... .. ........ . 4. 16
4.4 Combinazione di rigenerazione , interc ooling e reheat 4.20

S. Il ciclo combinato gas/vapore


5.1 Fondamenti termodinamici ...................... . 5.2
5 . 1.1 Cicli a recupero ideali . . . .... .. ............ . 5 .2
5.1.2 Come approssimare i cicli ideali con fluidi rea li ... . . . 5.6
5 . 1.3 Potenzialità dei cicli combinati . . . .. ... .... . ... . 5 .9
5.2 Cicli a vapore a recupero ....................... . 5.10
5.2.1 Lo scambio termico nella caldaia a recupero . . .. . ... . 5.10
5 .2 .2 Aspetti prog ettuali della caldaia a recupero ...... . . . 5.15
5.2.3 Assetti dei cicli a recupero .................. . 5.22
5.3 Prestazioni dei cicli combinati ... ................. . 5.27
5.3. l Ottimizzazione delle pressioni di evaporaz ione .. . ... . 5.29
5.3.2 Influenza dell'a ssetto del ciclo . . 5.31
5 .3.3 Rendimenti dei cicli combinati . . .............. . 5.34
5.3.4 Costo dell 'elettricità prodotta ................. . 5.37
5.3.5 Cenni alla regolazione .... .... . ............ . 5.41
5.4 Altri assetti dei cicli combinati ................... . 5.43
5.4. l Cicli con post-combustion e . . .... .... ... ..... . 5.43
5.4.2 Repowering . ......................... . . 5.47
5.5 Cicli misti gas/vapore . . .... . . . .. ... . .... ...... . 5.53
5.5. l Il ciclo con iniezione di vapore . . .. . .. . 5.54
5.5.2 Il ciclo con iniezione d'acqua ......... ... ..... . 5.61
5.5 .3 Il ciclo "umidificato " (HAT) ........... . . .. . . . 5.62
5.5.4 Prestazioni e confronti ..................... . 5.62

6. Le turbine a gas e la cogenerazione


6. 1 Generalità sulla cogenerazione e indici di valutazione . ..... . 6.1
6.2 Turbina a gas con recupero semplice .... . .. . .... ... . . 6.7
6.3 Turbina a gas con iniezione di vapore .. . ............ . 6.13
6.4 Cicli combinati . . . . . . . . . . . .................. . 6.15
Turbine u gas e cicli comhinati xi

7. Le emissioni dalle turbine a gas


7 . 1 Unit à di misura delle e missioni 7.2
7.2 Meccanismi di formazione di CO e NO nella combustione .. . . 7.6
7 .2.1 F ormazione e distruzione di CO ..... . ..... . ... . 7.7
7 .2.2 Formazion e d i NO ........... . . . ....... .. . 7.8
7 .3 Sist e mi di riduzi one di NO in se de di combu stione .... . .. . 7.11
7 .3 .1 Iniezione di acqua o vapore . . ..... . ...... .. .. . 7.12
7.3.2 C ombustori a sec co (DLN ) ...... .. .... . . .. .. . 7.15
7.4 Sistemi di depuraz ione dei gas co mbusti . . . . . . .. . . . 7.18
7 .5 C enni alla produ z ione di bio ss ido di ca rb onio .... . .. . .. . 7.21

8. Prospettive future: Je turbine a gas e iJ carbone


8 . 1 La ga ss ificazione de l carbone ..... . ..... ..... .. .. . 8.3
8 . 1. l Il ga ss ificatore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8.3
8.1.2 Gli impianti aus iliari al gass ificatore . .. . ..... . .. . 8 .7
8.1.3 Integrazione con il ciclo combinato .. . ....... . .. . 8.13
8.1.4 Pr estazioni e stato dell'art e . .... ... . . .... .. .. . 8.16
8.2 I le tti fluidi pr ess ur izzati . .. .. ..... . .. . ..... . ... . 8. 19
8.2.1 La combu stione a letto fluid o ..... . .. .... .. . .. . 8.19
8.2.2 Uti lizzo delle turbine a gas con i PFBC . ..... . ... . 8.23
8.2.3 I PFBC di 23 generazione ....... .. ...... ... . . 8.26
8.3 Con side razioni conclusive . ... ... . . . .. ... ....... . 8.28

Appendice: Analisi entropica dei processi termodinamici


A 1 Premes sa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ......
Al
A2 Limiti de lle analisi con il solo primo princip io .. . .. .. . .. . . Al
A3 Formula z ione ge ner a le ..................... . .. . . . A3
A4 Applicazi oni ed esempi generali . . . .... . . . ..... . . A5
A5 Determin azione delle irreversibilità nei cicli termodinami ci . . . AJO
PREFAZIONE

La dispensa sulle turbine a gas in uso per molti anni presso il Politecnico di
Milan o ripor tava in cope rtina la frase "Allo stato auuale delle limitazioni
tecnologiche, le turbine a gas non sono particolarmente competitive in termini
di consumi con altre soluzioni di potenza , ma presentano caratteristiche che le
fanno preferire là dove compattez.z.a, mobilità e indipendenza da acque di
raffreddamento costituiscono esigenze fondamentali de Il 'impianto" . Qu esta
affermazione, indubbiamente valida alla data di stes ura di tale dispensa (1977 ),
non è certo oggi sufficiente a spiegare il successo commerciale delle turbin e a
gas, una vera rivoluzione nel mercato dell'industria energetica che sta
caratterizzando gli anni '90. Basti pensare che le previsioni operate da diver si
enti sulla pot enza delle nu ove centrali elettriche installate nel prossimo decennio
() 996-2005 ) ammonta a 650-:-680 GW: di questi si ritiene che circa 100 sa ranno
prod otti da turbine a gas in ciclo se mplice e oltre 200 da cicli comb inati gas-
vapore , a fronte di 200 7 250 da centrali a vapore convenzionali (la restante
parte è relativa a macchine idrauliche e, per circ a 20 GW , a cent rali nucleari ).
Pertanto , le turbine a gas, fino a pochi anni fa relegate a un ruolo del tutto
marginale nell'i ndustria elettrica, saranno protagoniste di più della metà della
co nver sione dei co mbustibi li fossili in elettri cità . Non è poi da dimenticare il
ruolo delle turbine a gas nella propulsione aeronautica, in cui detengono una
posizione di quasi monopolio, e in quella navale .
Vista l' importanza di questa tecnologia, mi è sembrat o indispensabile
affrontar e il non facile compito di rivedere , completare e aggiornare il materiale
didatti co a disposizione degli studen ti del 4 ° e del 5 ° anno di Ingeg neria . Que sto
tes to è dedicato ad allievi che abbiano una solida preparazione di base di
termodinam ica e di fluidod inamica delle macchine, nozi oni impartite dapprima
in Fisica Te cnica e poi nella prima parte dei corsi di Ma cch ine (o di insegna -
menti disciplinariamente affini). Il grado di approfondimento della materia potrà ,
in certe sezioni, risultare forse eccessivo per i co rsi universitari non specialisti ci
(ivi compresi quelli di Macchine) : il docente potrà facilmente "sfro ndare" alcune
sezioni a seco nda delle impostazioni sugge rite dall'articolarsi dei piani degli
studi nei diversi Corsi di Laurea. D'altro canto, alcuni temi più spec ialistici , qui
comunque trattati, potranno costituire una base sostanziosa (da completar si
eventualmente a cura del doce nte) per gli argomenti in oggetto ai Corsi più
avanzati , tipica mente quelli del 5° anno con forte caratterizzazione energetica.
Ho peraltro l'immodestia di pensare che questo testo possa risultare utile anche
al di fuori del campo universitario, per ope rat ori del setto re energe tico che
voglian o rinfrescare le loro conoscenze o acquisire gli elementi teori ci
fondamentali sull'argomento in oggetto.
xiv Turbine a gas e cicli combinati

Nell'impostazione generale del testo ho cercato di introdurre alcune sezioni


di caratte re applicativo, concretament e ancorate alla realtà industriale odierna
e alle problemati che di ese rcizio delle macchine. Lo stile espositivo è comunque
orientato a fornire i concetti e gli strum enti di base per una corretta analisi dei
problemi, più che a costruire teorie semplificate per la soluzione di questi: è mio
convincimento che, esclusi i casi di cicli ideali con fluidi ideali, di pura valenza
didatti ca, cercare di esprimere realtà complesse come le macchine reali con
formulazioni analitiche debba comportare se mplificazio ni tali da alienare
l'attendibilità dei risultati. E' allora meglio discutere i metodi di base usat i (o
usabili) in modellizzazioni numeri che più sofisticate, sorvolare sul loro sviluppo
(che resta lavoro assai spec ialistico ) e fornire tuttavia i risultati numerici
concreti , indispensabili a trasmettere al lettore sensibilità e professionalità
sull'argomento (requisiti che secon do me non dovrebbero mancare ai laureandi
in Ingegneria ). Con questo concetto ho voluto discutere la problematica dei cicli
reali, avvalendomi di metodi di calcolo sviluppati in anni di lavoro scientifico
a riguardo.
Que sto tipo di approccio, ricco pertant o di informazioni ad oggi (1996)
realistiche, porrà in futuro pr oblemi di aggiornamento periodico dei risultati
presentati nel testo. Questo è però un problema inevitabile per qualsiasi tema
tecnico di valenza applicativa: anche se le turbine a gas sono un settore in
evoluzione ben più rapida di altri (al meno nel mondo dell'energetica), il
probabile invecchiamento dei risultati esposti non deve essere una scusa per
rimandare ali' infinito la stes ura del testo!
Questo lavoro è sostanzialmente diviso in tre sezioni. La prima (Cap.1-3)
si occupa dei cicli semplici di turbina a gas: il primo capitolo tratta gli aspetti
teorici più basilari, il seco ndo, dedicato ai componenti, illustra le peculiarità
costruttive delle macchine, mentre il terzo unisce approfondimenti term odinamici
a considerazioni del tutto prati che (prestazioni, mercato, esercizio). La seconda
sezione è dedicata ai cicli a gas più complessi (Cap.4) e ai cicli combi nati gas-
vapore (Cap.5): si trattano quindi gli interventi "aggiuntivi" risp etto ai cicli
semplici per migliorarne le prestazioni termodinamiche nella produzione di
energia elettrica. Anche qui si affronteranno sia gli aspetti teorici che soprattutto
quelli impiantistici e applicativi, soprattutto per i cicli combinati che costituisco-
no oggi la tecnologia più avanzata per la generazione elettrica. La terza sezione
completa le nozioni generali necessarie per una esauriente preparazione in tema
di turbine a gas. Si tratta di argomenti diversi: (i) la coge nerazione, settore in
cui le turbine a gas costituiscono la tecnologia di riferimento ancor più che nella
sola generazione elettrica, (ii) le emissioni di elementi inquinanti, la cui
riduzione coinvolge oggi sforzi di sviluppo e ricer ca almeno pari a quelli
dedicati al miglioramento delle prestazioni, (iii) le tecnologie che consentono
l'impiego del carbone e dei combustibili pesanti con le turbine a gas (letti fluidi
Turbine a gas e cicli combinati xv

e gasificazione), argomento di grande peso nello sfruttam ento delle riso rse
foss ili nel medio-lungo termine. Il livello di approfondimento in questi ultimi
capitoli è tale da non appesantire eccessivamente il testo, in relazi one ai suoi
scopi, e non risulta ce rto esau riente; tutta via le nozi oni contenute sono
sufficienti, a mio giudizio, a completare le conoscenze necessa ria ad oper are con
profe ssio nalità nel settore ene rgetico.
In appendice, è poi riportata una trattazione genera le del! 'anali si entr opica
dei sistemi termod inam ici, in termini conc isi ma su fficie nti a rico rdare gli
elementi fondamentali di tale utile appro ccio, spesso utilizzat o nel testo. Si
co nsiglia pertanto al lettore non avvezzo a questa moda lità di analisi di leggere
l'ap pendice prima di affrontar e il testo.
Per concludere, mi auguro naturalmente che il libro possa essere co nsiderato
un ut ile ausilio alla com prensio ne d elle turbine a gas: argomento import ante,
per ché i molti che si occupa no (o si occ uperann o) di energetica e di generazione
di potenza in esse si imbatte ranno inevitabilmente!

Ringraziamenti

Des idero innanzitutto ring razia re il Prof. Enni o Macc hi, che tanto ha fatto
per far co noscere ed apprezzare la tecnologia delle turbin e a ga s nel nostro
Pae se, e che ho il privil egio di ave re avuto co me maestro: da lui non solo ho
impa rato praticamente tutto quello che mi è dato di sape re sulle turbin e a gas,
ma anche e soprattutt o l'entusiasmo, la pa ssione e il rigore nel lavoro
accade mico e nella profe ssio ne di ingegnere.
Ring razio poi il Prof. Stefano Con sonni e I' lng . Pao lo Chiesa, assieme ai
qu ali ho lavorato a lung o per svi luppa re i metodi di calc olo impie gati per dare
concretezza numeri ca ai temi trattati in questo lavoro. A Stefano Con sonni devo
anche un prezioso ausilio nella stesura del settimo cap itolo .
Un ulterio re ringraziamento ai colleghi del D ipartimento di Energetica,
sop rattutt o all'ing. Paola Bombare.la, che, leggendo le bozze di questo testo , mi
hanno dato prezi os i sugger imenti per migl iorarne la comp rensib ilità, la
co mpletezza e la co rr ettezz a formale.
Turbine a gas e cicli combinati xvii

NOMENCLATURA
A sup er ficie, m 2
b g randez za term odinami ca d e finita come h-T 0 ·s , J/ kg
e capa c ità termica , W /K
cP calore specifico a p=cost., J/kgK
Cv calore specifico a v =cost., J/kgK
D diametr o, m
ex e xe rgia , J/kg
f coeffi ciente di attrit o
fo coefficiente di fouling , m 2 K/W

?e frazi one di post- combustione


potenza termica sv iluppata dalla co mbustione , W
Ft coe ffic ie nte co rr ett ivo LMTD
G portata mass ica, kg/s
h e ntalpia specifi ca , J/kg
HHV potere calorifico superiore, J/kg
k co efficiente di scambio convettivo , W / m 2K
L lunghezz a, m
LHV potere ca lorifi co infe riore, J/kg
LMTD d iffere nza di te mpe ratura media logaritmica, K
MM massa molecolar e , kg/ kmol
Ns numero di giri ca ratteristico
NTU Number of Thermal Units
p pr ess ione, Pa
Q poten za te rmi ca, W
q ca lore specifi co alla massa, J/k g
R costante universal e dei gas (8314 J/kmolK)
Rg cos tante del gas tra ttato = R/MM
s e ntropia specifi ca , J/kgK
s en tropia assoluta , W /K
t spesso re, m
T temperatura, K o °C
Tbmx te mperatura mass ima sopportabil e dal materiale, K o °C
TIT tem peratura tot ale a li 'ingresso del primo rotore della turbina, K o °C
u ene rg ia interna, J/kg
u c oeffic iente globa le di scambi o te rmico, W / m2 K
V volume spec ifico, m 3/ kg
V porta ta volumetri ca , m 3/s
w potenza elettrica o meccanica, W
w lavoro reale , J/kg
xvm Turbine a gas e cicli combinali

lavor o ideale (isentropico), J/kg


frazione molare, kmol/kmoltotali
y frazion e massi ca, kg/ kgtotali
(X rapporto tra aria e combustibile, in massa
{3 rapp orto di co mpr ess ione (pex,/ Pin,c)
{3LPC rapporto di co mpres sione del compre ssore di ba ssa pre ss ione
{3HPT rapp orto di espan sione della turbina di alta pres sio ne
'Y rapporto dei ca lori spec ifici, cp/cv
À variazione di una gene rica grandezza
il Tap temp.m assi ma gas - temp.massima vapore (approach-point)
ÀTPP temp.gas usc ita evaporatore .:.temp.evaporazione (pinch-point)
ÀTsc temp.evaporazione - temp.uscita economizzatore
À1] perdita di rendim ento
e effica cia di uno sca mbiator e di calo re
te efficacia del raffr eddam ento delle pa le
tr efficienza d'al etta
r, rendimento
1J1 rendi mento per il primo principio
7111 rend imento per il secondo principio
11is rendim ento isentrop ico
1Jp rendim ento politropico
71p,00 rendiment o politrop ico di una macch ina infinitamente grande
11rec rendiment o di recup ero di un ciclo bottoming
e = (-y-1)/-y
À con ducibilità termi ca, W / mK, o rapporto di equ ivalenza (ari a effettiva
I aria stech iometri ca) in un processo di comb ustione
µ. viscosità dinamica, Pa ·s
V velocità, m/s
~ coe fficiente di perdita termica
p densità, kg/m 3
({) flusso termi co, W /m2
X fattore di re cupero termico di un ciclo bottom ing
w velocità di rotazione, rad /s
Turbine a gas e cicli combinati xix

Pedici
a riferito ali 'aria aspirat a dal compr esso re
amb riferito alle condizioni amb iental i
av di spon ibile
b rifer ito alla pala (paret e esterna)
bi riferito alla pala (parete interna)
c rifer ito al compressore
C ottenuto con un proces so non cog enerativo
ce all'estremità fredda di uno scambiatore
cf riferito al fluido freddo
d riferito al diffusore
des rela tivo alle co ndizioni nominali
diss dissipato
e evapo raz ione
el elettrico
eq all 'eq uilibri o chi mico
ext esterno
f riferito al comb ustibile
g riferito al gas co mbus to
h riferito alla sorgente calda
he all'estre mità calda di uno scambiato re
hf riferito al fluido cald o
in ingr ess o
is isentropico
int interno
max massi mo
me mecca nico equivalente
min minimo
out uscita
ox riferito all 'ossida nte in una com bust ione
r rifer ito al refrigerante delle pal e
rev rev ersib ile
t riferito alla . turbina
th termi co
u ut ile
v riferito al vapor e
w riferito ali 'acqua
O riferito allo stato morto termodin am ico (15°C)
xx Turbine a gas e cicli combinati

Acronimi

CC ciclo combi nato


DLN combustore "dry -low-NO,/
EFCC cicli combinati a combustione esterna
FBC combustione a letto fluido
GT turbina a gas
HP alta pressione
HRSG generatore di vapore a recupero
ICR ciclo interrefrigerato e rigenerativo
Ien indice energetico (eq.6.7)
IGCC gassificazione integrata con ciclo comb inato
IGV inlet guide vane - pale del compressore a calettamento variabile
IP pressione intermedia
IRE indice di risparmio energetico (eq.6 .4)
LP bassa pressione
PFBC combustore a letto fluido pre ssurizzato
SCR riduzione catalitica selettiva
SH surri scaldamento
STIG turbina a gas con iniezione di vapore
RH risurriscaldamento
USC cent rali a vapore "ultra-supercritiche"
Turbine a gas e cicli combinati 1.1

Capitolo 1

FONDAMENTI TERMODINAMICI
DELLE TURBINE A GAS IN CICLO SEMPLICE

Il presente capito lo affronta i concetti di base del ciclo delle turbine a gas,
giungendo alla definizione del ciclo reale e dei parametri fondamentali che ne
governano le pre stazioni. Nelle appendi ci A 1 verranno inoltre richiamate e
approfondite alcune nozioni termodinamiche di base. La trattazione resterà
volutamente svincola ta dagli aspetti tecnologici e cos truttivi delle macchine
(affrontati al Cap.2), ma già si vedrà la decisiva influenza che le loro prestazioni
eser citano sul ciclo termodinamico, aspetto che sarà poi ripreso, con conoscenza
di causa, al Cap.3. Il contenuto del capitolo è quindi un primo mattone ,
incompleto ma fondamentale, su cui basare lo studi o delle turbine a gas.

1.1 Il ciclo chiuso ideale


I cicli delle turbine a gas hanno come riferim ento concettua le il ciclo
Brayton (o Joule) che è composto dalle seguenti trasformazioni di un gas
(fig.1.1): (a) una compressione adiabati ca; (b) un riscald amento a pressione
costante; (c) un 'espansione adiabatica; (d) una cessi one di calor e a pressione
costante. Per chè tale ciclo possa essere cons ider ato ideale occo rre che le
trasformazioni adiabat iche siano anche isentropiche (macc hine ideali) e che le
isobare siano rigorosamente tali ( ovvero il Ouido non subisca perdite di
pressione all'interno degli scambiatori che provvedono agli scambi termici con
le sorgenti di calore tra cui opera il ciclo). Per una schematizzazione semplifica-
ta ma didatticamente utile, possiamo intr odurr e l' ipotes i di "gas perfetto" cioè:

- il gas è ideale , cioè rispetta l'equazione p·v = Rg-T e pertanto le proprietà


termodinamiche u, h, cP' 'Y non dipendono dalla pressione;
- il gas non subisce trasfo rma zion i di stato e di composizio ne;
- il gas ha un cp costante, indipend ente anche dalla temperatura .

Queste condizioni sono realizzabili da un gas ideale monoatomico, ad esempio


He o Ar, che evo lva in un ciclo chiuso, cioè senza scamb i di massa con
l'ambiente esterno: la separazione fisica tra il Ouido di lavoro e l'ambiente è
assicurata dalle pareti degli scambiatori di calore (fig . 1. 1).
1.2 Turbine a gas e cicli combinati

3 CICLO CHIUSO IDEALE

Oin
((

(
.\
4
T 2

·~:.> ,) ...
'.V Oex
s

Fig.1.1: Ciclo chiuso ideale di turbina a gas nel piano T-s e schema concettuale
del'impianto atto a realizwrlo .

Analizziamo il rendimento del cic lo, definito in generale come il rapporto


tra la potenza meccani ca utile prodotta e la potenza termica introdotta nel cic lo.
Essendo la portata massic a (G, kg/s) costante nel ciclo chiuso, il rendimento può
essere espresso in termini di lavoro e di calore specifici (J/kg). Allora, il
rendimento del ciclo può essere facilmente calcolato come:

qex = 1 - cP(T4-T1) = TI (T4/T1-1)


Tl ,:: 1 -- 1---- --
qifl c/T 3 - T2) 72(T3'T2 -1)
(1. 1)
TI 1- p-0
t) = 1--
T2
I termini T 4 /T I e T / T I risultano uguali (sempre per gas perfetto a cp =cost. e
ciclo ideale) perchè:

(1.2)

Si noti che le ( ]. 1) e (] .2) sono valide solo se cp e 'Y sono costa nti lung o tutte
le trasformazioni e se la portata massica non varia all'intern o del ciclo, ipotesi
che può essere verificata solo in un ciclo chiuso.
Nelle (I . 1) e (1.2 ) è stato introdotto il rapporto di compressione del cic lo /3
(definito, in generale , co me rapporto tra la pressione massima e quella minima
del ciclo - p 2/p 1), che è un parametro di fondamentale importanza nella
classificazione e nell 'otti mizzazione dei cicli a ga s.
Turbine a gas e cicli comhinati 1.3

La (1.1) ci insegna che il rendimento di un ciclo ideale ch iuso a gas dipende


unicam ente dall'inna lzamento di temperatura isentrop ico fornito dal compresso-
re: al suo aumentare aumenta la differenza tra la temperatura media di
introduzione di calore nel ciclo e quella di cessio ne di calor e all'ambiente, come
è necessa rio nella pratica della con versione dell 'energ ia te rmica in energia
meccanica. Lo stesso innalzamento di temperatura può essere ottenuto mediante
rapp orti di compressione diversi, a seco nda della natura del fluid o, ovvero de l
rapporto dei calori specifici -y: la fig.1.2 mostra che, a parità di {3, un gas
monoatomico con y=5/3 ottiene un rend imento più elevato (in virtù del maggior
T 2/T 1) rispetto a un gas biatomico , per esempio l'aria, o di un gas a moleco la
complessa (idrocarburi, fluidi refrigeranti) .

Cicli idea li con


gas perfetto
0.8
Fig.1.2: Rendimento cp/cv=S/3
in ju,nzione del (gas monoatom ico)
o
rapporto di com- eCl) o.6
E
pres sione di cicli '6
e
chiusi ideale di ~ 0 .4
turbina a gas con
gas perfetti aventi
diversa complessità 0 .2 cp/cv=1 .1
molecolare, e quindi ~--- (gas a molecola
complessa)
diversi valori del o ..::;~~~~~~~~~~~~~~~~_,

rapporto dei calori 1 2 3 5 10 20 30 50 100


Rapporto di compressione, 11
specifici.

E ' importante notare che la ( 1.1) non dipende dalla temp era tura massima del
ciclo T 3 : il rend imento è pari a quello di un ciclo di Carnot con temperatura
superiore pari a T 2 . Essendo T 2 < T 3 (condizione essenziale perchè il ciclo
produ ca lavoro, come vedremo fra poco), ne con segue che, date le temperature
estreme del cicl o (T 3 e T 1), il rendimento ottenibi le da un ciclo a gas ideale è
inferiore a quello di un ciclo di Carnot operante tra le stesse temp erature.
Oltre al rendimento è interessante considerare il lavoro specifico utile w
(espresso in J/kg) prodotto dal ciclo: questi è la diff ere nza tra il lavoro prodotto
dalla turbina e qu ello assorbito da l compr esso re , cioè l' outp ut meccanico del
ciclo. Tale definizione val e, al solito, per un cicl o chiuso, mentre in generale
il lavoro utile è conve nzi ona lmente definito come potenza utile riferita alla
portata mas sica aspirata dal co mpre sso re. Per un ciclo chiuso idea le, con fluido
ideale , si ha:
1.4 Turbine a gas e cicli combinati

R T
w = 11·qin = (1-p- 0 )cP(T3 -T 2) = (l - p- 0 ) ;T 1 (/ - P9> (1.3)
I

Nella (1.3) compare il rapporto T 3/T 1: dato che T I è comunq ue molto pro ssima
alla temperatura dell'ambient e (se non per applicazioni particolariss ime), la (1.3)
evidenzia la dipendenza del lavoro spec ifico dalla temperatura massima T 3 , oltre
che da (3 e dalle caratter istiche del fluido. La ( 1.3) è rappresentata graficamente
nella fig.1.3 (per aria, MM =29, supposta per il mom ento a cp=cost. =Rg/8);
dalla figura e dalla eq.( 1.3) si possono trarre le seguenti informazioni:

- la funzione ha una fortissima dip endenza da T 3 ;


- la funzione si annulla sia per f3=I (lavoro nullo sia di turbina che di
compre sso re), che per {38 = T i T 1, ovvero per T 2 =T 3, cond izione in cui il
lavoro isentropico delle due macchine è uguale e l'ou tput netto è zero;
- la funzione ha un massim o per /3e= (T 3/T 1) 05 (come si ottiene derivando la
(1.3) rispetto a {3), condizione per cui T 2 =T 4 =(T 3 ·T 1) 05 (come si dimostra
faci lmente ricordando la (1.2)).
800-----------------~
Cicli ideali,
MM=29 , Fig.1.3: Lavoro
600 T1=1s·c specifico in fan-
~
-"'
zione del rapporto
Q) di compr essione di
5 400 cicli chiusi ideali di
eo turbina a gas, con
> gas perfetto biatomi-
j
200 co avente massa
molecolare di 29, a
T 1 di 15°C e con
-=:...._________ __.:::,,..____ ~-~ diversi valori della
0
1 2 3 5 1o 20 30 50 1oo temperatura massi-
Rapporto di compressione. B ma T3 .

La situazione può essere chia rita dall.a fig .1.4 , dove vediamo l'evoluzio ne dei
cicli all'aumentare di (3 a pari T iT 1, per tre situazioni significative:

- il ciclo a /3= I (più un infinitesimo), per cui Tr~T 1, T 4-+Tf il lavoro di


entrambe le macchine è infinitesimo, il ca lore introdotto è finito, il
rendimento è nullo;
- il ciclo a f3tale da otte nere il massi mo lavoro specifico, per cui T 2 =T 4 : sia
Turbinea gas e cicli combinati 1.5

calore che lavoro sono finiti, il rendiment o non è massimo;


il ciclo a {3 tale da ottenere il massimo rendimento (meno un infinitesimo),
per cui Tr~T 3 , T 4-.T 1: il lavoro utile è quindi infinitesimo, essendo i lavori
co mpre ssione ed espansione uguali a meno di un infinit esimo . Il ciclo
produrrebbe una potenza finita solo con portata tendente a infinit o. Tuttavia,
essendo infinitesimo anche il ca lore en trant e, il rendi mento tende a quello
di un ciclo di Carnet operante tra due sorgenti a temperatura costan te, pari
a T 3 e T 1: infatti il calore è introdott o e ceduto nel ciclo a gas a temperature
infinitamente vicine rispettivamente a T 3 e T 1, ovvero in modo rever sibile
come richiesto dal cic lo di Carnot.

Ci siamo soffe rm ati sul lavoro 2 3


CICLI IDEALI
utile, per chè è un parametro
di grandissima importanza
nelle turbine a gas, dove il
lavoro della turbina e del
compresso re sono comu nque
dello stesso ordine di grandez-
za. Infatti, per una compres- 2
sione o una espansione isen- 4
1
tropi che, w = J v·dp = r..~1 r..~max
vmedio·.::lp: essendo uguale il w=max 11::::::>max
11~0
salto di pressione, la possibili- W::::>0
W=:>0
tà di creare lavoro utile è
determinata dalla differenza di
Fig.1.4: Cicli chiusi ideali nel piano T-s a tre
volume specifico medio (ai
rapporti di compressi one: tendente ali 'unità, al
sensi del teorema della media)
valore di massimo lavoro, al valore di massimo
tra espansione e compressio-
rendimento.
ne, che, per un gas, deriva
solo dalla differenza della
tempe ratura media assoluta 1• Ciò spiega intuitiv amente la necessità di "allonta-
nare" le due ise ntropi che per poter ottenere lavoro, condizione critica (come
vedremo) in una turbina a gas. In termini generali, vi è un importante ricaduta
del concetto di lavoro utile su l piano economico: più elevato è il lavoro

Così non è per un ciclo a vapore, in cui la differenza del volume spec ifico deriva
tra l'espa nsione e la comp ressione è determinata anzitutto dalla differente fase in cui si
trova il fluido (rispettivamente vapore e liquido). Perta nto , il lavoro specifico è sempre
ampiamente positivo nei cicli a vapore, anche con macchine inefficienti, essendo il lavoro
della pompa piccolo rispetto al lavoro della turbina; il lavoro utile è quindi un parametro
di scarsa rilevanza nello studio dei cicli a vapore.
1.6 Turbine a gas e cicli combinati

specifico, minore è la portata massica che dovremo utilizzare per sviluppare una
certa potenza utile, minori saranno le dimens ioni tra svers ali e quindi il costo
delle macc hine impiegate (turbina e compressore). Questa considerazione è di
grande importanza dal punto di vista industriale: pertanto, nell'ottimizzazion e
delle turbine a gas la condizione di massimo rendimento non è neces sariamente
l'obiettivo unico da perseguire, ma occorrerà tenere conto in qualche misura di
considerazioni riguardanti il lavoro specifico. Ce ne rendiamo conto già
parlando del ciclo ideale, per il quale non potr emo considerare ottimale il cicl o
a destra di fig.1.4, anche se ha il massimo rend imento: come abbiamo visto
ragionando al limite, è un ciclo che non produ ce potenza se non con una porta ta
infinita, a cui corrispondono d imensioni infinite e costi infiniti .
Ritornando a considerazioni di carattere termodinamico, è utile ana lizzar e
il ciclo ideale anche dal punto di vista del secondo prin cipio. L' analisi entropica
dei cicli di potenza 2 alimentati da una sorgente di calore a temperatura
costa nte (si veda nell'appendice il paragrafo A4 . l) ci insegna che:
W Wrrv- Wd T0 A.S
(1.4 )
1l = Qin = Qin = 1),ev - Qin

essen do W rev la potenza meccanica ottenibile con un processo rever sibile e Wd


la potenza persa a causa delle irrev ersibilità, che è pari a T 0 ·~S . con To
temperatura dell'ambi ente di riferim ento e ~S la somma delle produzioni di
entropia nelle varie trasformazioni connesse al ciclo termodinami co . Nel ciclo
ideale, essendo le turb omacc hine reversibili , le perdite di pre ssione e termiche
nulle, etc., esistono solo due irreversibilità:

- la cess ione di Qin dalla sorgente di calore al fluido di lavoro del ciclo;
- la cess ione di Qex dal fluido all'ambiente.

Per ambiente si intende un serbatoio di capacità infinita allo stato termodinamico


di riferimento Po, T 0, cond izione dalla quale non è poss ibile ricavare alcuna
forma di energ ia utile. Per sorgente di ca lore si intende un serbatoio termico,
sempre di capacità infinita , a temperatura costante pari (o eventualment e
supe riore) alla massima temperatu ra del ciclo, da cui è prelevato tutto il calore
introdotto nel ciclo .
Nel caso in discussione, con l' ipotesi di gas perfetto e supponendo che le
temperature delle sorgenti coinc idano con le temperatu re estreme del ciclo, si
potranno scrive re le seguenti relazioni:

2 La metodologi a dell'anali si entropica è tratta ta con generalità nell'appendi ce


"Analisi entropi ca dei sistemi tennodinami ci", a cui si rimanda senz ' altro il lettore che
non abbia sufficiente familiarità con questo tipo di app rocci o, spesso impiegato nel testo .
Turbine a gas e cicli combinati 1.7

( 1.5)

LiSsorge !tlt =T q
sorg enù

I .::lSnella (1.5 , 2 3 riga) sono scritti per sorg enti di calore a temperatura costante
e per una portata unitari a di fluid o evo lvente da una condiz ione generica iniziale
"y" a un finale "x ". Si not i inol tre che tal i relazi oni vann o intese in senso
algebr ico: ad esempio, t..S di una sorgente è negativ o se da essa viene estratto
calore, e viceversa; ilS di un fluido è posit ivo se questi vie ne risc aldato, a
press ione cos tant e, da un a temperatura inizial e TY a una finale T x• e viceversa .
Positiv o deve risul tare il .::lS tota le di una trasformazione (in accordo con il
second o principio). Appli cando le relazioni della (I .5) al ciclo in esame (fig . 1.1)
lungo le tra sformazio ni 2-3 e 4- 1 (isoba re, per le qua li ln(px/Py) = 0), si ottiene:

TI T3 TI
= -- ln--- (1.6)
T3- T2 T2 T3

TI [ c/T4-TI) T41 T4-T1 TI T.


~TJQ., = c/T3-T2) T1 - cPlnT 1 = , - Tz 1n TI
T3- Tz - T_ (1. 7)

E ' facil e dimostrare che dalla ( 1.4), utilizzando le (1.6 - 1.7), si ottiene
nuovamen te il rendim ento seg nalato dalla (l. l) :

fl =T) -dt)
1 m QUI
- dt) =1---
Q<X
TI ( Tl T4-T I
T
3
- -+--
T. T. -T
3 32
l
T4-TI
=l---=1--
T -T.
32
TI
T.
2
(l .8)

Al di là del formalismo, è importante sott olineare che i cicli dì turbina a gas


sono cost ituzi onalmente affetti da questo "difett o termodinamico" , che è
costituito da sca mbi di ca lore a temperatura var iabi le: so no quindi intrin seca-
mente meno effic ienti, come già segna lato, rispetto ad altri cicl i operanti nello
stesso ca mpo di tempera tu ra.
Dalle considerazioni fatte, risulta qu indi che, per ottene re rendimenti
accettabili senza trasc ur are la necessità di sv iluppa re un lavoro utile co ns istente,
è neces sario, anche a livell o dì cicl o ideale, agire su due fronti :

aume ntar e il campo di temperatur e tra cui lavora il ciclo, i.e. ricorr ere a
temperature massime elevate, per scava lcare il difetto termodinami co citato;
- ric orrere a rapporti di co mpre ss ione ele vati, sempre per ridurre tale difetto ,
ma nei limiti stabiliti dai ri sultati di fig. 1.3 riguardo il lavoro utile.
1.8 Turbine a gas e cicli combinati

1.2 Il ciclo aperto ideale


I risultati del Cap.1.1 sono stati ottenuti con l'ipotesi di idealità delle
macchine e con un fluido evolvente in un ciclo chiuso, considerato gas ideale
a cp costante (gas perfetto ). Per fare un passo avanti, si può rimuovere l'ipotesi
di indipendenza del cp dalla temperatura: infatti, ogni gas (con l'escl usione di
quelli monoatomici), seppur ideale, presenta un aumento più che sensibile del
calore spec ifico al crescere della temperatura. Come si può rilevare in Al-A,
l'aria, che può essere considerata a buona ragione un gas biatomico essendo
composta al 99% da gas biatomici (N2 e Oi), mostra una variazione del cp di
circa il 18% tra O e 1000°C, un campo di sicuro interesse per le turbine a gas.
Tuttavia, si compie un passo ben più importante per avvicinarc i alle macchine
reali rimuovendo l'ipotesi di ciclo chiuso e riferendoci ai cicli aperti. Il ciclo
aperto è real izzato con il macchinario schematizzato in fig.1.5, che, rispetto a
fig.1.1, mostra le seguent i differenze:

- il fluido di lavoro del ciclo è


necessariamente l'aria, 3 W1. Wc
aspirata dal compr essore alla
press ione e alla temperatura
dell'ambiente;
- l'introduzione di calore nel 1 4
ciclo avviene mediante un
3
processo di combustione CICLO
interna, per il quale l'aria, APERTO
dopo la compressio ne, funge IDEALE
da comburente, oltre che da
fluido di lavoro della prima
O in .,.,
"i
Wt
(gas
parte del ciclo; i prodotti combusti)
della combustio ne cost itui-
scono il fluido di lavoro per
1 4

2 ... ,,.
la parte seguente del ciclo
(l'espansione); T ·' . ( (;"
W ( I' ' , , ' "'>
-. I
- la cessio ne di calore all'am-
biente avviene semplice men-
te disperdendo i gas combu-
,i
1 l, , , ' Oex
(scarico all '
ambiente)
s
sti nell'ambiente .
Fig.1.5: Ciclo apeno ideale di turbina a gas
Le conseguenze di questo ap- nel piano T-s e schema concettuale dell 'im-
proccio modificano radicalmente pianro atto a realizzarlo.
la macchina che ne risulta:
Turbine a gas <' cicli combinati 1.9

- il ciclo aperto non ha scambiatori di ca lore: la riduzione di ingombri , di


costi e di peso che ne consegue è enorme (si pensi alle dimensioni di una
caldaia e di un condensatore in un ciclo a vapore); la turbina a gas diviene
quindi una macchina leggera e compatta, adatta a scopi propulsivi oltre che
a impieghi staz ionari ;
- l'assenza degli scambiatori modifica in modo de cisivo i vincoli esistenti sulle
massime temperature operative, rimuovendo quelli imposti dall'integrità
meccanica delle pareti fisiche degli scambiatori stessi; le parti ad alta
temperatura della mac china saranno limitate a ce rte zone del combustore e
della turbina, che possono venire raffr eddate co n relativa sempl icità;
pertanto il ciclo aperto è costituzionalmente adatto ad ope rare a temperature
molto più elevat e di qualsiasi ciclo ch iuso;
- d'altra parte, i gas comb usti investono direttamente la turbina: per evitare
problemi di erosione e di corrosione alle palettature occorre che i gas siano
"puliti", introducendo quindi severi limiti sul tipo di combustibile utilizzabile
(si veda Cap.2.2 ); con un ciclo chiuso è invece possibile uti lizzare qualsiasi
combustib ile, es sendo i problemi di sporcamen to e di corr osio ne limitati ad
organi esterni al ciclo;
- il concetto di ciclo aperto obbliga di fatto ad usare l'a ria come fluido di
lavor o, imponendo come pressione inferiore del ciclo la pressione ambiente;
in un ciclo chiu so è possibile impiegare qualsiasi gas a qualsiasi pressione:
ciò in gene rale consentirebbe una migliore progettazione delle turbomacchi-
ne , in relazione alle loro dim ens ion i assolute 3 .

I vantaggi del ciclo aperto sono tali da avere relegato il ciclo chiuso ad
applicazioni del tutt o specia li (ad esempio la generazione elettrica in veicoli
spaziali), dopo studi e impianti dimostrativi realizzati prevalentemente negli anni
50. Le analisi svolte nel seguito saranno quindi esclusivamente riferite a
macchine a ciclo aperto, utilizzanti l'ar ia come fluido primario di lavoro.
L'analisi termodinamica del ciclo aperto è più complessa di quella svolta nel
Cap.1.1, pur mantenendo l'ipotesi di macchine ideali: infatti la trasformazione
2-3 (fig.1.5) è in realtà un processo di com bu stione che comporta una variazione
della composizione chimica del fluido di lavoro, e quindi di tutte le sue variabili
termodinamiche. Tale composizione è inoltre funzione del combustibile usat o,

3 Per esempio, in una macchina di grande potenza sarebbe possibile contenere le


dimensioni trasversali delle macchine, a pari velocità di attraversamento, operando
l' impianto a pressioni più elevate, a causa dell'aumento della densità del fluido.
Viceversa , in piccole macchine l'uso di basse pressioni conse ntir ebbe di evitare le perdite
fluidodinamiche nelle turboma cchine legate alle imprecisioni delle lavorazioni meccani-
che, presenti qualora le dimensioni assolute risultino troppo ridotte.
1.10 Turbine a gas e cicli combinati

per cui le prestazioni di uno stesso ciclo (c ioè co n pari pre ssio ni e temperature)
variano a seconda de l tipo di co mbustibile che ne permette la rea lizzazione.
Occorrerà poi rico rdare che la portata massica e il ca lore spec ifico del fluido
che compie la 3-4 sono diversi da quelli del! 'aria che co mpie la 1-2, a causa
dell'addizion e della portata di comb ustibile e del co nseg uente ca mbio di
compo sizione chimica.
Pertanto, il calco lo pratico di un ciclo ideale aperto con fluido reale (tenendo
conto cioè del processo di co mbustione e della variazione de l cp con la
temperatura e la co mpo s izione) è assai più imp egnativo d ella se mpli ce analisi
svo lta in 1.1, pur mant enendo valida l'ipotesi di gas ideal e. A que st' ultimo
riguard o, va detto che, parlando di aria e gas combusti, la sc hema tizz azione del
gas ideale è del tutto adeguata, perchè la temp eratura ridotta è sempre molto
superiore all'unità e nel campo di pre ssio ni di inter esse per la turbin e a gas
(indicativamente da 1 a 50 bar) non è presente alcun effetto di gas reale
(scos tamento dall'equazione v =RgT!p). Il calco lo energetico di un pro cesso di
combustione è trattato in Al-B.
L'in fluenza della 0.7 ,-------------------,
"re altà" del gas s ulle CICLI IDEA LI ..
.. ·...
prestazioni di un ciclo
ideale apert o è visua-
0.6
.··..·..
lizzat a nelle fig.1.6 e
I .7, rispettivamente
per il rendimento e il
:g
0
e
Q)
0.5

0.4
"
· gas perfetto

..,·····
__
,,~-·
• • •••

lavoro spec ifico, co n-


eQ)
frontati con i ris ultati cr _,, ,
fluido reale:
del ciclo ideale chius o 0.3 ,, T3=1000°C
con gas ideale (cp = , ,, T3=1300°C
,
cos t.) biatomico. I 0.2 ••
cicli aperti sono stati
calcolati co n aria e 0.1 ~--~--~~~--------~
imp iegand o metano 2 3 5 10 20 30 50
Rapporto di compressione. ~
(CH 4) come co mbusti-
bile; il rendimento è Fig.1.6: Rendimento di cicli ideali in .funzione del
riferito al potere calo- rapporto di compressione, operanti con gas perfetto
rifico inferiore (vedi (ciclo chiuso) o con aria e combustione di metano
AI-B ) . Si noti dalle (fluido reale, ciclo aperto).
figure che l' influenza
delJa natura del gas è
notevole: in particolar e il lavoro specifico aum enta in modo importa nte,
principalmente a causa di un maggior cp nell'espansione piuttosto che nella
Turbine a gas e cicli combinmi I.li

com pre ssio ne (infatti cp cresce con T )4 . Non variano tuttavia gli andament i
qualitativ i delle cu rv e: il rendimento è sempre crescente con (3 e dipende in
modo trascurabi le da T 3, il lavoro specifico presenta un mas simo in posizioni
analoghe.

700
CICLI IDEALI
600
Ol T3=1300°C
,1!:
~ 500 ..
Fig.1.7 : Lavoro ò
u
specifico di cicli i.::

ideali in .fu.nzione del ·~ 400


c.
rapporto di compres- Cl)

o ......
sione, operanti con o> 300 ..-.........
gas perfetto (ciclo _,
(1)
T3=1000°C
chiuso) o con aria e 200
combustione di meta-
no (fluido reale, ciclo 100
aperto). 2 3 5 10 20 30 50
Rapporto di compressione , B

1.3 Cicli semplici reali

Nei cic li cons iderat i fino ad ora le uni che irreversibilità presenti erano
relative ai processi di introduzione e di cessione del calore ne l ciclo. Le
macchine reali presentano numerosi ulteriori scostamenti dai processi ideali. che
comportano inevitabilmente, alla luce della (1.4 ) , delle perdite di rendimento.
Riferendosi , come faremo sempre d'ora in poi , a cicli aperti, i processi
dissipativi sono attribuibili a cause differenti:

1) la compressione e l'espansione non sono isentropiche, ma sono effettuate


tramite macchine reali, aventi un rendimento minore dell'unità;
2) le trasformazioni 2-3 e 4-1 non sono isobare, ma vi sono numerose perdite
di pressione localizzate in diversi punti del ciclo:
all'aspirazione del compressore (filtro e condotti dell'aria),

4 Per maggiore precisione, bisogna ricordare che gli andame nti di fig.1.6 e 1.7
sono anche influenzati dall'ipotesi che il metan o necessario alla combust ione sia sempre
disponibile alla stessa pressione massima del ciclo e alla temperatura T 1• Ipotesi differenti
compo rterebbero variazioni piccole ma non insensibili dei valori riportati nelle figure.
1.12 Turbine a gas e cicli combinati

nel combustore e nei condott i di adduzione alla turbina,


a valle della turbina (ca mino, silenziatori , eventuali organi preposti
al recupero di calore dai gas scaricati);
3) perdite termiche localizzate nelle varie parti ca lde della macchina;
4) perdite di energia chimica per incompleta ossidazione del combustibile (es:
presenza di CO nei gas combusti invece che C0 2);
5) perdite di massa (es: aria comp ressa dalle tenute);
6) processi irrever sibi li legat i al raffreddamento delle parti ad alta temperatura;
7) perdite meccaniche: asso rbimenti di potenza per ventilazione delle parti
rotanti , per attr iti su i cusci netti, per la lubrificazione , per ausilia ri, etc.;
8) perdite nella trasformazione da energia meccanica a energia elettrica .

La fig.1.8 rappre senta qual itativament e l'influ enza delle voci di perdita da l a
6, chiamate "interne" al ciclo perchè ne modificano la forma nel piano T-s .

perdita di

linea effettiva di
espansione imposta
dal miscelamento
con il raffreddante
perdite
di calore
perdite ' ·,, - Jl
di massa .•~i" 0 ~o ,
compress ione
non isentropic~
· \ 'I>ç_ ~0(è'
~~ ò~l> 4,s. ;
,., \
2 çO~<..e;
T espansione
2 is ,,'f-'7<..'1>
non isentropica
<:.,
(;.Sri

scarico
incombusti

perdita di pressione
aspirazione

Fig.1.8 : Ciclo aperto reale di turbina a gas nel piano T-s e indicazione delle
principali ragioni di scostamento dal ciclo ideale.
Turbinea xas e cicli comhinati 1.13

Le perdite 7 e 8 si poss ono invece considerare "es terne" . In fig.1 .8 si noti come
sia la compre ssio ne (1-2) che l'espans ione (3-4) avvengano ad entropia
cre sce nte, mentre le perdite di cari co fann o s1 che p 1 ;é p4 ;é Pamb e P2 ;é P3.
Più complesso è il problema del raffr edda men to: vediamo di cosa si tratta,
essendo peraltro chiaro il signifi cato fis ico delle alt re voci di perdita. Nelle
moderne turbine a gas si ragg iung ono (per motivi di prestazioni, co me vedremo
fra poco) temperature mass ime all'uscita del combustore ( 1100 -1300°C ) assai
più elevate di quanto sia sopportato dai materiali meta llici più sofisti cati (al
massimo 8007 850 °C). E' perciò necessario mant enere le pareti metalliche delle
parti calde (sopr attutto le pale della turbina) a un live llo di temperatura
compatibile con la loro integrità fisica: è cioè necessa rio raffr eddar le . Ciò si
rea lizza utilizzand o come refrigerante un a quantità opportuna di aria pr ele vata
dal compre sso re (fig. l .9), che, dopo aver lambito le pareti da raffreddare, viene
misce lata con il flusso prin cipale fluent e nella turbina stessa. In una turbina
raffr eddata , l'espan sio ne non è più adi abati ca e il miscelamento con l'aria fredda
può far sì che l'e ntro pia spec ifica de l flusso in espa nsione diminui sca (fig.1.8);
il miscelam ento tra flusso caldo e refrigerante è altament e irrev ersi bile e come
tale comporta dell e perdite di ren di ment o (si r imanda al par. 2.3. 1 per una
discussione più appr ofondita ).

compressore combustore !!':!~ o principa le


-- \\ .... !
\ I stadi della turbina
\ i

oI o:::
../ _ _. t
/ ;
@ma
I .,
!/ flussi di raffreddamento

Fig.1.9: Concetto di base del raffreddam ento a circuito aperto delle pale delle
turbine a gas: l'aria pr elevata dal compressore agisce come refrige rame nelle
pale e viene poi scaricata nel flu sso prin cipale di gas combusti.

La perdita I (rendim enti delle turboma cchine) è in genere la più impor tante
tra quelle che differenziano il ciclo rea le da quello ideale: la discuteremo
approfonditamente , poichè è tale da alter are completamente l'anali si del ciclo
1.14 Turbine a gas e cicli combinati

e indirizzare verso sce lte di rapporto di compre ssione e temperatura massima


assai diverse da quelle viste nell'analisi dei cicli ideali. Infatti , cons iderando i
rendim enti adiabatici di turbina e compressore , si ha:
(1.9)
Poichè i lavori ideali (isentropici) sono, in un ciclo a gas, molto simil i, si può
facilmente comprende re come l'effetto peggiorativo dei rendiment i delle due
macchine possa avere un 'e norme influenza sul rendimento del ciclo . Per dare
concretezza numeri ca alla (1.9), si consideri la Tab . 1. 1, che confronta dei cicli
chiusi con gas perfetto, aventi ora macchine isentropiche, ora macchine con un
rend imento adiabatico dell' 85 % (un valore peraltro piuttosto elevato!),
mostrandoci pertanto l'i nfluenza del rendim ento della turbina e del compressore,
per valori di f3e T 3 in cui incidentalmente sono co mprese quas i tutte le turbin e
a gas presenti sul mer cato. Si noti che:

- nel caso più sfavorevole, cioè f3= 30 , T 3 = 1000°C (laddove i lavori


isentropici di turbina e compress ore sono più simili), il rendim ento è calato
dal 62 % a poco più del 20%, e questo, ripetiamo, con un rendiment o delle
turbomacchine anco ra elevato: un rendim ento del 77 .3 % avrebbe annullato
il lavoro utile e quindi il rend imento del ciclo!
- a T 3 = l000 °C il ciclo con /3=IO diviene super iore, in termini dir,, al ciclo
con /3= 30 , al contrari o di quanto accadeva col ciclo ideale: si può intuire
che esisterà un /3che dà il rendimento massimo, mentre l'anali si del ciclo
ideale forniva una funzione monotona crescente di r, con /3;

T 3 = 1000°C T 3 = 1300 °C
/3=10 /1=3 0 {3= 10 /3=3 0
Lavoro id. co mpresso re 269.1 474 .9 269 . 1 474.9
Lavoro id. turbina 615.8 794 . 1 760.9 98 1.2
Lavoro utile, 11is(t,c) =1 346.7 391.2 491.8 506.3
s<t e) = 0.85
La voro utile , '11i 206 .9 116.2 330.2 275 .3
s(t,c)= I
Rendimento , 11i .4821 .6216 .4821 .6216
Rendi mento, 11i
s(t c)= 0.85 .2876 .2263 .3236 .3380

Tab.1. 1: Influenza del rendimento adiabatico di turbina e compre sso re su


rendimento e lavoro utile di cicli chius i con gas perfetto biatomi co avente
MM = 29. Lavori in kJ/kg .
Turbine a gas e cicli combinati l. /5

a T 3 = I 300°C, dove esiste un maggior margine tra il lavoro ideale della


turbina e quell o de l compressore, l' effetto di 171 e 71c è se mpr e rilevant e ma
meno marcato : allo stesso {3, il rendimento è super iore che nei cas i con
T 3 = 1000°C. la temperatura massima del ciclo influenza quindi in modo
importante il rendimento del ciclo. a l contrario di quanto accadeva nel cic lo
ideale.

La fig . l. IO c i most ra inv ece, in termini più ge nerali, i ri sultati di un 'anal isi
parametrica sul rendiment o e il lavoro specifico di cicl i aperti in cui l'unico
scostamento rispetto al ciclo ideal e siano i rendimenti politropici della turbina
e del comp resso re (ovvero le perdit e da 2 a 8 sono ancora null e). a l variare di
{3, di T 3 e di 71p,t' 1/p.c.

0 .7 .----------------------.
r?.=40
rip=1.0 I
0.6 T3=1000°C ~ 1,30
• • • ~40
(/
1
•22
0 .5
....
o
e
Q) 0.4
E
"U
~ 0 .3
a:::
0 .2 .T3=1300°C

0.1

o ~-----------~--~---__.
o 100 200 300 400 500 600 700
Lavoro specifico, kJ/kg

Fig.1.10 : Rendimento e lavoro specifico di cicli aperti , aventi come unico


scostamento dal ciclo ideale il rendimento po!itropico della turbina e del
compressore (posti a 0.8, 0.9 e /) . Sono sta1i considerati diversi rapporti di
compressione (da 4 a 40) per due valori di temp eratura massima T3.

Al contrario di Tab.1.1 (di cara tter e puram e nte esplicativo ), è stato ora
utiliz zato il ren dim ento politr opico, co me è co rr etto fare ne ll'ana lisi ge neralizza -
ta dei cicli termodinamici (i motivi di ciò sono ricorda ti in Al-C , che ri chiama
i concetti relativi alle tra sfo rmazi oni politropi c he). I risultat i differiscono
1.16 Turbine. a gas e cicli combinali

numerica mente da quelli di Tab.1.1, oltre che per il concetto di rendimento


utilizzato, perchè il ciclo è aperto e utilizza aria come co mbur ente e metano
come comb ustibil e; il rendimento è riferito al potere calor ifico inferiore. La
fig.1.10 usa una imp ostazione grafica diffusa nell'an alisi delle turbin e a gas: i
punti su una stessa linea rappr ese ntano cicli con le stesse ca ratteristiche (o
ipotesi di calco lo) a diversi rapporti di compressione. I valori co nsiderati in
figura coprono la dispersione presente nella pratica della turbin e a gas ({3 da 4
a 40 , temperature massime da 1000 a 1300°C, rendim enti dell e macchi ne da 0.8
a 0.9 - il caso a 11=1 è riportato per riferimento). Discutiamo i risultati:

- per rendim en ti tendenti ali 'u nità , T 3 diventa ininfluente su 11ma aumenta il
lavoro, mentre 11è sempre crescen te con {3, come noto dal ciclo ideale;
- a "bassi" rendimenti (ricordiamo che un rendimento politropico di 0 .8 è
basso per le turbine a gas, ma può essere ritenuto molto buono per
comp ressor i industriali di media-piccola taglia, per turbine a vapore anche
di diverse decine di MW , etc.), i rendimenti del ciclo calano eno rmem ente,
il rapporto di compressione ottimo per il rendimento è piuttosto conte nuto
(12 a T 3 = 1000°C, valore oltre il quale calano il rendimento e il lavoro e
aumenta la complessità de lla macchina) e l'influenza di T 3 è notevole sul
rendimento;
- a 1Jp=0.9 (un valore diffuso nelle migliori turbine a gas di grande potenza)
è interessante lo scostame nto tra il {3 ottimo per il rend imento (che tende a
valori molto alti, da 30 in su, a seconda di T 3) e quello ottimo per il lavo ro
specifico (che si posiziona tra 16 e 22), lasciando un importante grado di
libertà ai prog ettist i (massimo r,: minimi cost i di combus tibile, massimo w:
minimi costi di impianto).

Si può senz'altro affermare che il rendimento delle turbomacchine gioca un


ruolo determinante nello scollamento tra cicli ideali e reali, non solo perchè
abbassa i valori numerici del rendimento del ciclo, ma anche perchè condiziona
la determinazione dei suoi parametri ottimali (soprattutto del rapport o di
comp ressione).
Le altre perdite elenc ate all'inizio di questo paragrafo giocano un ruolo più
facilmente analizzabi le (ad esc lusione di quelle di raffreddamento), in quanto
agg iungo no dei fattori peggiorativi che in prima ana lisi possono esse re ritenuti
sostanzialmente indipen denti dalle caratteristic he del ciclo ({3e T 3). Discutiamole
brevemente, rimandando al l'analis i completa de l Cap.3:

- perdite di pressione: sono so litament e contenute a 1-3 percento in termini di


.6p/p; la loro rid uzione comporta sezioni di passaggio del fluido sufficien te-
mente ampie da con tenere la velocità di attraversamento; la loro influenza
Turbine a 1:as e cicli comhinati 1.17

non è pe rò tra sc urabil e , nè in termini di rendim e nto nè <li pote nza;


- le perdite termiche sono in gen ere infer iori a 0.5 71 % del la potenza termi ca
svi luppata dalla combu stion e e son o limitate <la un sufficiente isolamento
delle parti ca lde;
- le perdite per inco mpl eta co mbu stione sono tra scurabi li nelle turbine a gas,
dove vi è un largo eccesso d'aria;
- anche le perdite di massa (so prattutto trafi lamen ti dalle tenut e del co mpr es-
sore) sono solitame nte trascura bili ;
- le perdit e mecca niche, e lettriche e per au silia ri so no in ge ne re respo nsabili
dell'assorbim e nto di qu alc he pe rcen to (indicativam e nte dal 3 a ll' 8 %) della
potenza netta prodott a ; dipendono dalla prob lem at ica meccani c a ed elettrica
dei va ri comp onenti e non so no correlate alla prob lema tica termodinamica .

Diverso è il pr ob le ma de lle perd ite per raffre ddamento del le pal ettature, che
impone innan z itutto dei limiti superiori alla temp eratura massima de l ciclo, e
presenta inoltr e un peso qua ntitativo cres ce nte con T f co me è logi co aspettarsi ,
più sa le T 3, più grand i sarann o le portat e di raffreddam en to e le perdite ad esse
connesse. Ciò infl ue nze rà in maniera dete rminante le co nsiderazioni su lla sce lta
dei valo ri ottimali di Tf prima di affro ntare l'a nali si termodinami ca co mpleta
dei c icli reali è però bene approfo ndire la con oscenza conc reta del macc hinari o
che cost ituisc e le turbine a gas, co me far e mo nel p ross imo capit olo.

Appendice Al-A: Proprietà dei gas ideali e delle loro miscele


Lo studio de lle turbin e a gas ric hiede la valutazio ne dell e prop rietà
termodinam iche di gas e mis cele di gas , pe r i qua li la sche matizzazi one del gas
ideale è univer sa lmente ac cettata. La term odin amica e lementare ci inseg na che
tutte le proprie tà estens ive (ri ferite cioè ali 'u nità di massa o di mole) di un ga s
perfetto sono ricavab ili, note la ma ssa moleco lare (kg/kmole) e la legge di
variazione de l ca lore spec ifico in funzione del la tempera tura. per og ni p e T
(pressione e temperat ura assoluta) dall e sem plici re lazio ni:
T
R
p·v = --· T h = h0 +J cP·dT
MM To
T (l. l O)
f
s = s O + e . dT - _!i_ ·ln L
P T MM
To Po
Nelle tabelle Al . I-A l .8 son o riportate , per N 2 , Ar , 0 2 , C0 2 , CH 4 , CO, H20
(vapore), H 2 (gas che sono sufficie nti a riso lvere la stragra nde magg ioranza dei
1.18 Turbine a ROSe cicli combinali

problemi relativi alle turbine a gas), i seguenti valori in funzion e della


temperatura (per un range da 15 a 1500°C):

- l'e ntalpia specifica alla massa (kJ/kg] : è indipendente dalla pre ssione (ipotesi
di gas idea le) ed è convenzionalmente posta a zer o a 25°C per sos tanz e pur e
(N2 , Ar , 0 2 , H2), mentre per sostanze risultan ti dalla combinazione di più
spec i atomi che il suo valore assoluto a 25°C corrisp onde al calore di
formazione della mo leco la. Un esem pio varrà a chiarir e il conce tto di calore
di formazione. La C0 2 è il prodotto di com bustione di C e 0 2 : essendo
questa reazio ne fortemente esotermi ca, per produr re una mole di C0 2 a
25°C, si è dovuta sottrarre una certa quantità di ca lore alla misce la di una
mole di C e una mole di 0 2 dopo la loro reaz ione: questa quant ità è il calor e
di formazion e, che, in questo cas o specifico, corri sponde peraltro al poter e
ca lor ifico del combust ibile "carbonio". Il sistema è rappresentato in fig.1 . 11:
il calore usce nte è il ca lore di reazione (e quindi di formazione della C0 2)
e perc hè venga rispett ato il bilanc io enta lpico del sistema d i fig.1.11 (nella
forma hi0 = hex+ qex) occo rr e che l'enta lpia della C0 2 sia l' opposto del
ca lore uscente dal sistema. Questa convenzi one è estremame nte comoda nei
calcoli per chè permette di fare a meno nel bilancio entalp ico del concetto di
potere ca lorifi co.

1 kmol C CALOR E DI FORMAZIONE CO 2:


12.011 kg MJ
=
T 25 °C Q ex= hin • hex = 393.5
kmol
CO
2
h=O

1 kmol C02
44 .010 kg
T =25 °C
1 kmol 02 h =- 8941 .7 kJ
31.999 kg kgC02
T = 25 °C h =-393.5 MJ
h=O kmol C02

F1g.1.11 : Reazione di combustione del carbonio e dif ormazione del biossido di


carbonio.

- il ca lore spec ifico a p=cost., così come ricavato dalla forma polinomiale
riportata per ogni fluido in Tab . A 1-16.
- l'e ntropia speci fica a p0 = 1 atm ( 101.325 kPa), posto s=O a T =O K;
l'e ntropia dipende ovviament e dalla pr essione e va corretta con il termine
Turbine a gas e cicli combinati 1.19

(RIMM)-ln(p!p 0) per pre ssio ni diver se da 1 atm.


- l'exergia a p0 = 1 atm, ovvero [(h-ho) - T0 ·(s-soJJ, con T 0 =25°C; l'exergia
corrisponde in generale al lavoro ottenibile con un pro cess o reversibile da
una mas sa unitaria di gas in una condizione generica di p e T, riportandola
allo stato morto termodinamico (qui assunto a T=25°C e p= 1 atm. I valori
della tabella valgono per pressione di partenza pari a quella atmosferica: per
pressi on i diver se occorre aggiungere, in senso algebri co , la cor rezione
dell'entropia già c itata.

Le grandezze delle tab. A 1.1-8 sono riferite al kg. Per riferirle alla kmole, basta
ovviamente moltipli ca rle per la massa molecolar e [kg/kmol e] .
Le miscele di gas si calco lano dai gas puri in esse co ntenut e, nota la
composizione molare (o volumetrica) [moligas i-esimo/molitotaliJ o massica [kggas
i-esim/kg 1ocl della miscela in esame. Per questo si ricordi , nota per esempio la
composizione molar e, che:

frazione molare xi = moli I mol 101


pressione parziale Pi= X j. p
massa mol. miscela MM = E-I X··MM
I
·I
frazione massica Yi = (xi·MMi) I MM

L 'e ntalpia spec ifica al kg sarà la somma de lle enta lpie specific he al kg dei
componenti moltipli cate per la loro frazione mass ica (ovvero h = Ei hi·yi);
l'entalpia specifica alla mole sarà inve ce la somma delle entalpie molari dei
componenti per la loro frazi one molare . Lo stes so vale per il cp. L'entropia di
un gas perfetto dipende dalla pressione oltre che dalla temperatura (diversamente
dall'entalpia): in una miscela, lo stato termodinamico di un sing olo gas è
determinato dalla sua pressione parziale , per cui si dovrà utilizzare, per ogni
componente, l'entropia alla sua pressione parziale (pi) e non alla pressione della
miscela (p) . Quindi s = Ei yi·si(Pi,T); esprimendosi invece in termini di si(p,T ),
cioè con i vari si calcolati alla pressione totale, si ott iene:

R P· R
s = :E. y .[s . - - Jn...!] = :E. y .[s -- ln(x .)]
I I I MM . p I I I MM . I
I I
(l.11)
R
s = I: . y.s. - -
I I I MM I: I x.ln(x.)
I I

E' interessante not a re che i termini -(RIMM)'xi -ln(xi) costituiscono la cosidetta


entropia di miscelamento (.6smix): l'entropia di una miscela risulta più elevata
dell'entropia dei suoi componenti prima di essere miscelati a p e T cos tanti, il
chè rend e co nto dell'irreversibilità di un'operazione di miscelamento, ovvero di
avere dissipato il lavoro ricavabile dall 'e spansione dalla pressione totale alle
1.20 Turbine a gas e ciclì combinati

singole pressioni parziali (che è appunto T o·.::\.smix).


Le tabelle contengono le proprietà termodinamiche di una misce la di ovvio
utilizzo , ovvero l'a ria (Tab.Al .9), calcolate come sopra dalla composizione
molare riportata . I dati sono riferiti all'aria secca (in assenza di vapore d'acqua ).

Appendice Al-B: Combustione: definizione e calcoli


La combusti one è una reazione chimica tra un comb ustibile e un comburente
che avviene con produzione di calore: i prodotti della reaz ione avranno una
temperatura più elevata dei reagent i. ·ci riferiremo al combustibile con il pedice
f (dall'inglese fuel), al comburente col pedice ox (dall'inglese ox.ydizer, in
quanto le reazioni che ci inter essano sono tutte di ossidazione) e ai gas combusti
col suffisso gas.
Il calcolo della combustione si può riportare ad un semplice bilancio
entalpico, qualora l' entalpia dei gas combusti sia calcolata per una miscela la cui
composizion e tenga conto della trasfo rmazione chimica effettuata. Tale
composizione è facilmente ricavab ile nota la reazione di ossidaz ione del
combustibile, ipotizzando la sua completa ossidazione. In questo caso , con la
convenzione per l' entalpia utilizzata in A 1-A (che include il calore di formazio -
ne delle moleco le) il bilancio di un combust ore diviene semplicemente:
Go.x ·h o.x + Gf ·hf -- Ggas ·h gas (1. J2)

dove ovviamente G 0 x+Gr=Ggas· Converrà svo lgere fino in fondo un esempio


di calcolo per meglio illustrar e il procedimento.

Esempi o: si abb ia una kmole di aria (supposta per semplicità composta solo da
N 2 (79.05%) e 0 2 (20.95% ) a 400 °C e si realizzi una combustione di metano
puro a 25°C , in quantità pari al 25% di quello stechiometrico (X=4). Calcolare
la temperatura dei gas combusti.

Comburente:
0 2 (MM=31.999)-+ 0.2095 kmoli = 6.704 kg
N2 (MM=28.013 ) -+ 0 .7905 kmo li = 22 .144 kg
totale = 28.848 kg (MM= 28 .848 kg/kmol )
entalpia = 6.704·363.012 + 22 .144·396.709 = 11220 kJ/ kmol
(h di N 2 e 0 2 da relativ e tabelle - h0 x= l 1220/28 .848=393.85 kJ/kg)

Combustibile:
Reazione: CH 4 +20 2 --+ 2H20+C0 2; per una mole di metan o ne servo no
due di 0 2 in una reazione stechiometrica (X= l) ; se X=4, si avrà:
Turbine a gas e cicli combinati 1.21

moli CH 4 = moli 0 2 /2 /4 -+ 0 .2095/2/4 = 0.02619 kmoli CH 4


che corrispondon o a 0.42 kg, essend o MM= 16.043 - l'entalpia è -4688.94
kJ/kg (da tabella a 25°C) per cui l'input è -4688.95·0.42 = -1970 kJ

Gas combusti :
l'entalp ia totale sarà: 11220-1970=9250 kJ - essendo la massa pari a
28.848+0.42= 29.268 kg, l'e ntalpia dei gas risulterà pari a:
9250/29.268 = 316 kJ/kg .
Per conoscere la temperatura del gas co rrispond ente a tale entalpia occorre
costruire la relazione T-h di una miscela di gas con la comp osizione
derivante dalla reaz ione in ogge tto. I com ponenti della misce la, supponendo
la totale oss idazione del metano, saranno 0 2 e N2 (dal co mburente) e H20
e C0 2 (prodotti di combustione). Avendo usato 0.02619 kmoli di CH 4 e
ricordando la reazione di co mbustion e , avremo :

0.7905 kmoli N 2 (22. 144 kg)


0.02619 kmoli C0 2 ( l.1526 kg)
0.02619·2 = 0.05238 kmoli H20 (0.9 434 kg)
0.2095-0.02619 ·2 = 0.15712 kmoli 0 2 (5 .0278 kg)

Con questa comp osizione è possibile trovare l'entalpia massica dei gas
combusti: h = (Ei hi·mi) I (Ei mi)• note le hi (per l' i-esimo co mponente)
dalle tabelle a varie temperature. A l000°C si ottiene hgas=32 5.86 kJ/kg,
a 900°C hgas=202.55 kJ/kg: interp olando linearmente tra i due valori si
ottiene una temperatura di 992°C (il procedim ento può esse re poi reso più
sofisticato dal punto di vista dell'interpolazione numeri ca).

Più complesso è il calcolo in un problema in cui sia nota la temperatura dei gas
combusti e si voglia determinare la quantità di combustibile neces saria ad
ottenerla (pr oblema che si inco ntra sove nte nei calcoli di turbin e a gas): non
essendo nota a pri ori la comp osizione finale, indispensabi le per il ca lcolo
dell'entalpia dei gas , occo rre pro cedere iterativamente ripetend o il calcolo sopra
illustrato per diverse quantità d i co mbustibi le fino a conve rgere alla temperatur a
desiderata. Ovviament e la so luzione di tali probl emi ben si presta al! ' impiego
del calcolatore.

E' interessa nte notare che la scrittura del bilancio entalpico, utilizzando la
definizione di entalpi a usata nelle tabelle , permette di ricavare il potere
calorifico di un combu stibile. La definizione di potere calorifico è infatti :
(l .13)
1.22 Turbine a ias e cicli combiruiti

dove il pedice O significa che tutte le entalpie sono relative a una condizi one di
riferimento , solitamente di 25°C. Calcoliamo il potere calorifico del metano,
riferend oci alla combustione di una kmole di metano con ossigeno puro (ma i
risultati non camb ierebbero utilizzando aria , in quanto l'azoto e l'eventuale
eccesso di ossige no non modificherebbero il bilancio entalpico, compa rend o sia
nel termine "ox" che nel termine "gas"). Si avrà, per la già citata reazione di
combustione del metano:

Combustibile : CH 4 : 1 kmol, 16.043 kg, ho=-4667


Comburente: 0 2: 2 kmol, 63.998 kg, ho=O
Gas combusti: C0 2 : 1 kmol, 44 .010 kg, ho=-8941.668
H 20: 2 kmol, 36.032 kg, h0 = -13422.89

Svolgend o il calcolo si ricava LHV =500 10 kJ/kg. Il potere ca lorifico citato è


quello inferiore (L HV = lower heating value), perchè l'entalpia dell'acqua di
Tab .A 1.7 è relativa allo stato vapore. Se si vuole calco lare il potere calo rifico
superiore (HHV), basta ricordar e che il calore di evaporazione dell'a cqua a
25°C è 2442.51 kJ/kg e quindi l' entalpia dell'acqua liquida a 25°C risulta , nelle
nostre convenzio ni, pari a - 15865.4 kJ/kg. Ripetendo il calcolo con questo
valore si ottiene l' HHV che è 55495 kJ/kg .

Le tab .A 1.1O e A 1.11 riportano infine le proprietà di gas risu ltanti dalla
combustione stechiometrica di CO e H2 (due combustibi li gassosi spesso presenti
in gas sintetici), mentre le T ab.A l.12-Al.1 5 sono riferite a gas combusti di
metano con diversi rapporti aria/combustibile.

Appendice Al-C: Richiami sulle trasformazioni politropiche


La presente appendice vuole richiamare i concetti fonda menta li delle
trasformazioni politropiche, in termini e~senziali (visto che l'argomento
dovrebbe essere già noto), con lo scopo di enfatizzare l'utilità di tale concetto
quando applicato al calcolo dei cicli di turbina a gas.
Consideriamo il caso di una compressione adiabatica reale di un gas perfetto
da un punto I noto a una pressione p2 (fig. l .12). La tra sfor mazion e avviene ad
entropia cresce nte per effetto delle dissipazioni interne alle macchine: il punto
finale sa rà quindi 2, ad entropia maggiore di 2is• dove termina la compressione
isentropica. La trasformazione politropica è un generico processo rappresentato
dall 'e quazi one p·ifl = cost., con l'espo nente n (indice della politropica) tale da
far passare il gas da I a 2. Si noti che per n=-y la politropica coincide con
l'i sentropica. I lavori compiuti lungo tali trasfor mazioni sono:
Turbine a gas e cicli combinali 1.23

w u. =
li2"v·dp
1
, ; w = J.2
v·dp + J.2
1
T-ds = w . +w cr +w mss
1
,.s
. (1.14)

dove wis è il lavoro lungo l'isentropica e w il lavoro reale per la compressione


adiabatica da I a 2; wcr e wdiss sono:

wcr
2
= Jfl v·dp - J.12"v·dp (1.15)

Se il volume specifico del fluido lungo


l-2is è diver so da quello lungo l-2
(come accade per i gas, ma non per i
fluidi incomprimibili), il lavoro reale w
risulta superiore alla somma del lavoro
ideale più quello necessario per vincere
le dissipazioni interne (wis +w diss) per il
termine di controrecupero (wcr). Tale
lavoro di controrecupero nasce, fisica-
mente, dal fatto che il lavoro dissipato
è man manq degradato a energia termi-
ca nel gas da comprimere aumentando-
ne il volume specifico e quindi il lavoro
necessario per un'ulteriore compressio-
ne. La rappre sentaz ione grafica dei vari
termini di lavoro è mostrata in fig.1.12:
Fig.1.12: Trasformazione di compres -
- wis è l'a rea sottesa nel piano T-s sione Lwigo wia politropica 1-2 e
(che coincide per un gas perfetto co l indicazione grafica dei lavori scam-
piano h-s, a meno del valo re nume- biali.
rico dell'ordinata) ali' isobara p 2 tra
punti 2* e 2is (dove 2* è caratter izzato da p=p 2 e h=h 1). Infatti :

w.u = h21, -h l J,
= h21, - h.2 = 2'2,'7·ds +
J,2
.
"v·dp

= f uy.ds
2.
2'
(l.16)

essendo ovviamente dp = O tra 2* e 2ìs·


- per la stessa ragione w è l'area sottesa all'isobara p2 tra i punti 2 e 2*
- wdiss è per definizione J/T·ds,ed è quindi l'area sottesa alla linea che
rappresenta la trasformazione 1-2.
- wcr è il triangolo curvilineo I-2i 5-2, in virtù della (1.14).

Per comprendere in concreto il senso di wcr> supponiamo la compressione divisa


in due fasi successive (fig. 1. 13): il lavoro dissipato nella prima fase va ad
aumentare la temperatura e quindi il volume specifico del gas (T2 > T 2is e
1.24 Turbine a ga.s e cicli combinati

v2 > v2 is in virtù di w diss tra 1 e 2); il lavoro


necessario per la fase success iva della com-
pressione (da p 2 a p 3) sarà quindi più elevato
T
partendo da 2 di quanto non sarebbe partendo
da 2is (ovvero il salto entalpico tra 3* e 2 è
maggiore di quello tra 3is e 2is• proprio a
causa delle dissipazioni introdotte tra 1 e 2) .
Tale effetto, come già detto , dipende dalla
comprimibilità del fluido : per un fluido incom-
primibile il cont rore cupero risulta nullo.
E' interessante notare che ! 12v·dp ha
l'im portant e signi ficato fisico di lavoro ideale
necessario per percorrere la trasformazione 1-
2 (qual ora per esempio wdiss venga fornito
reversibilmentedall'e stemo ). La valutazionedi s
tale integrale dipende dal percorso effettiva-
mente segu ito dal fluido per passare dallo stato Fig.1.13 : Compressione reale
1 a quello 2, che si svolge lungo una generica di un gasfrazionata in due fasi
linea nel piano T- s congiungente i due punti. succ essive.
Tuttavia, poichè lo scambio di lavoro con
l' esterno è del tutto indipendente dal percorso segu ito (si ricordi che h, s e v
sono funzioni di stato), tanto vale supporr e che questi sia quello della politropi-
ca, definito cioè dalla legge p·v 0 = costan te. Potremo allora valuta re I' ! ?v·dp
e lo chiameremo sinteticamente "lavoro politropi co" (wp). Introdu cendo f =(n-
1)/n, si avrà, per gas perfetti:

(da: pvY =cost .)

(da: pv"=cost.) ( 1.17)

Sorge allora la possibilità concettuale di definire un rendimento del compresso re


che usi come riferim ento il lavoro politropico, in luogo del lavoro isentropico.
Tale rendiment o è detto rend imento polilropico (r,p), in luogo del rendimento
isentropi co (o adiabatico) T1is:
2,
Jrl2v·dp
1
=
w-w dis.s w IS. +w e, J."v· dp
1 :; (1.18)
w w w w w
Turbine a gas e cicli combinati 1.25

E' interessante dis cutere il significato fisico dei due rendim enti:

- il rendimento isentropi co rappresenta lo scos tamento tra la trasformazione


ideale e quella reale : è quindi di faci le comprensione e di grande utilità per
calcolare ad esempio Ja potenza reale necessaria per effettuare una
compressione, essendo immediato il calcolo del lavoro isentropico;
- il conce tto di rendim ento politropico è più sottile. Per comp renderlo,
guardiamo ancora la fig.1.13: nella compre ss ione tra 2 e 3, 11isrende conto
della diff erenza di lavoro tra 2-3 e 2is-3is (essendo riferito all'isentropica 1-
3is), mentre 1/p rende co nto della differenza tra 2-3 e 2-3*, perchè è riferito
al lavoro ideale lungo la trasformaz ione reale 1-3. In altre par ole, 1/p non
attribuisce alla 2-3 la "co lpa" di essere discostata da 2is-3is• ma solo di
essere discostata da 2-3"': ciò è assai sensato, perchè la differenza tra 2 e 2is
è attribu ibile alla 1-2 e non alla 2-3. Quindi 1Jpè più aderente al concett o di
rendimento come indi ce di "qualità de lla trasfo rmazi one", cioè, per
esempio, di cosa sa re bbe capa ce di realizzare un certo compressore (o stadio
di compressore) indipendentemente da ciò che lo ha preceduto o da ciò che
lo seguirà e dalla comprimibilità del fluido elaborato, ovvero indipendente-
mente dalla trasformazione nel suo co mple sso .

Una conseguenza immediata di questo concetto, ben visibile dalla fig .1 .13, è che
se consideriamo du e compressori di uguale rendimento posti in ser ie, la
compressione totale non manterrà lo stesso l'lis dei due compressori, bensì ne
manterrà lo stesso 11p·Si co mprende quindi come nell 'a nalisi di cicli termodina-
mici aventi diversi rapporti di comp res sione e in generale div erse caratteristiche
operative l' impiego di 11p in luogo di 7/is sia molto più corretto , al fine di
mantenere la stessa qualità dell e macc hine impi ega te. E' peraltro ovvio che 1/is
mantiene tuttavia una indubbia utilità, grazie al suo impiego immediato, quando
ci si riferisca a una ben precisa trasformazione.
E' anche important e ricor dar e che 11pe l'lis co incidono per una compressione
infinitesima, essendo in tal caso infinit esima la varia zione di volume specifico
tra 2 e 2is e risu ltando quindi wcr un infinitesimo di ordine superio re (da
eq. l.15). In altre parole è possibile scrivere dw = dw is + dwdiss e definire un
unico rendimento:

dw. dw . .. _ 1- T)
TJ = __ =
IS is (da CUl . dw diss - -- dw is ) (1. 19)
dw dw is + dw diss TJ
E' ben ragionevole ritenere che questo rendimento sia considerato l'indice più
logico della qualità della trasformazione : la sua applicazione a una co mpre ssione
finita tra 1 e 2 dà origine al rendimento politropi co (essendo dwis =v·dp),
proprio per chè non appare il termine di controrecupero, essen do riferita la
1.26 Turbine a gas e cicli combinali

compressione reale a quella isentropica infinitamente vicina.


A livello di applicazioni numeri che, si ri cordi che, per un comp ressore, 17p
è sempre maggiore di 11is (si veda la 1.18), e sono uguali so lo per una
compressione infinitesima e per una compressione isentropica in cui entrambi
sono pari a 1. Dalla ( 1.17) e (l.18) si ricava sub ito (sempre per gas ideale):

1)
p
= -eç (1 .20)

in cui è chiaro co me 11isdipenda da {3, al contrario di 71p,a conferma di quanto


detto sopra: la qualità della trasformazione è infatti misurata solo da quanto n
si discosta da 'Y, ed è indipendente dalla variabile intensiva {3. E' altresì
interessante valutare la produzione di entropia nella co mpr ess ione:

ds - dw diss - l - 11 dw is - l -11 v ·dp - 1- t'j R dp


T TJ T ri T t'J 8 p
( 1.21 )
l - 11
lls =--P R
T} g
·lnP
p

Tale As, valido per i ga s ideali, è facile da valutar e num ericamente anche per
i gas il cu i cp è variabil e lung o la compressione (che è, come noto, il caso dei
gas preval entemente biatomi ci utilizzati nelle turbine a gas): div iene quindi faci le
determinare le proprietà termodinami che de l punto finale di una co mpr ess ione
a 71passeg nato (note p e s si valutan o poi h e T dalle tabell e ter modinamiche
Al . l-15 ), senza necess ità di valutare cp e 'Y med i lung o la trasformazi o ne.
L 'utilizz o numerico de l rendim ento politropico è invece assa i problematico per
i gas reali (per esempio il vapor d'a cqua), per i quali la scrittura dell e ( l.17 ,
1.20, 1.21) non è corretta : occo rre quindi calco lar e una seri e di compressioni
più piccole possibi le , che appr oss imando si alla co mpr essio ne infini tes ima
sfruttan o l' uguaglianza di 71p e 'l7is·

Infi ne, pe r una turb ina valgono esatta mente gli stess i concetti , fatte sa lve le
opportune diff eren ze di seg no: infatti l'aum ento di volume specifico a seg uito
di wdi ss va stavolta ad aum entare il lavoro di spo nibil e per l'es pansi one, per cui
non si parla di co ntror ecu pero ma di recupero (nel se nso che parte delle pe rdite
pos sono essere recupera te in termini di maggi or lavoro a d ispos izione pe r il
rest o dell'espansione). In un 'es pan sion e da p 1 a p2 , defi nend o e=p 1/p 2 , si
avranno le seg uenti relazion i:
Turbinea gas e cicli combinati 1.27

( 1.22)

ç 1- p -t
11p=
w
0
,,is= ---r2·w 1- p -e
( 1.23)
J/v ·dp J, 'Vdp

(1.24)
1.28 Turbine a gas e cicli combinati

Te b.A1 . 1 : N2 ·AZOTO· Massa mol. 28.013 Tab .A1. 4 : co 2 • biossido C · Massa mol. 44.010

l eftl). Entalpia Cp Entropia Exergia Teffll. Entalpi a Cp Entropia Exergi e


•e kJ/kg kJ/kgl( J/ kglC kJ/lcg •e kJ/kg kJ/kgl( J/kgl( kJ/kg
15 ·10.399 1 .0399 6800.596 .178 15 ·8950.064 .8345 4826. 748 . 143
25 0.000 1.0398 6836.071 .000 25 · 8941.668 .8446 4855.390 .000
100 78.027 1.0418 7069.502 8.429 100 ·8875.614 .9152 5052. 714 7.221
200 182.666 1.0523 7317 .90 1 39.009 200 ·8779.977 .9950 5279 .412 35.268
300 288.705 1.0695 7521. 161 84.445 300 ·8677.09 0 1.0606 5476.482 79.399
400 396.7 09 1.0912 7694 .808 140.677 400 ·8568.261 1.1142 565 1 .385 136.081
500 507.028 1. 1154 7847 .566 205.451 500 ·84 54.572 1.1582 5808.780 202.842
600 619.787 1. 1397 7984.689 277.326 600 ·8336.878 1. 1947 5951.892 277.868
700 734.891 1.1619 8109.476 355.225 700 · 8215.8 05 1.2261 6083.141 359.809
800 852.050 1. 1809 8224.061 438.222 800 ·809 1.9 05 1 .2504 6204.315 447.581
900 971.016 1. 1981 8330.04 1 525.589 900 ·7965.816 1 . 2710 6316.640 540. 180
1000 1091 .608 1 . 2135 8428.679 616.m 1000 • 7837.781 1.2894 6421.364 636.991
1100 12 13.66 0 1 .2273 8520.959 711. 310 1100 ·7708. 006 1.3058 6519.483 737.512
1200 1337.01 9 1.2397 8607.670 808.817 1200 ·757 6.68 0 1.3204 6611. 793 841.316
1300 1461.545 1.2507 8689.451 908.960 1300 ·7443.976 1 .3334 6698 .945 948.036
1400 1587.1'1 1.2605 8766.832 1011 .45 4 1400 ·73 10.050 1.3449 6781 .477 1057.355
1500 1713.60 0 1 .2 691 8840.256 1116.052 1500 ·7175.046 1.355 0 6859.844 1168. 994

Tab .A1 .2: Ar · ARGON


· Massa mol. 39.944 Tab.A1 .5: CH4 • HETAIIO · Massa mol . 16.043

Te<ll). Entalpia Cp Entropi~ Excrgia Te,~. Entalp ia Cp Entropia Exergia


•e kJ/kg kJ/k glC J/kgl( kJ/kg •e kJ/kg kJ/kg l( J/kglC l:.J/kg
15 ·5.204 .5 204 3846.560 .0 89 15 ·4688.940 2.1787 11528. 100 .375
25 0.0 00 .5204 3864.412 .000 25 ·4 667.000 2.2094 11602. 950 .000
100 39.028 .5204 398 1.0 75 4.21 5 100 ·4492.373 2 .4503 12124.380 19 . 161
200 91.065 .5204 4104.628 19.415 200 ·4230. 346 2.7934 12744. 910 96.178
300 143.102 .5204 4204 .402 41. 705 300 · 3933.298 3.1484 13313.370 223. 741
400 195 .140 .5204 4288.089 68.791 400 ·3600.736 3.5014 13847.440 397.070
500 247.177 .5204 4360. 163 99.339 500 ·32 33.551 3.8386 14355 .4 70 612.786
600 299.214 .52 04 4423.458 132.5 05 600 ·2833.987 4.1467 14841.090 867.561
700 351.251 .5204 4479 .882 167.719 700 ·2405.621 4.4125 15305.310 1157.519
800 403.288 .5204 4530.783 204.5 80 800 · 1953.2 73 4.6287 15747 .610 1477.998
900 455.3 26 .5204 4577 . 145 242. 795 900 · 1480.494 4.8240 16168.700 1825. 229
1000 507 .363 .520 4 4619.7 12 282. 140 1000 · 989.018 5. 0028 16570.630 2196.867
1100 559 .400 .5204 4659.059 322.446 1100 ·480.442 5. 1662 16955. 110 2590.813
1200 611.437 .5204 4695.639 363.577 1200 43. 733 5.3150 17323.520 3005. 146
1300 663.475 .5204 4729.8 15 405.425 1300 582.094 5.4501 17677 .oso 3438. 102
1400 7 15.5 12 .5204 4761.885 447 .900 1400 1133 .318 5 .5724 18016. 720 3888.053
1500 767.549 .5204 4792.092 490.931 1500 1696. 167 5.6827 18343.420 4353.497

Tab .A1.3 : 02 • OSSIGENO· Masso mol. 31 .999 Tab .A1.6 : co • Monossido e· Massa mol. 28.010

Tefll>. Entalpia Cp Entrop i a Exergia Te,rp. Entalpia Cp Ent ropi a Exergi a


•e kJ/kg kJ/kgl( J/kg l( kJ/kg •e kJ/kg kJ/kglC J/kglC kJ/kg
15 ·9. 171 .91 63 6376. 226 . 157 15 ·3956.822 1.0398 7016.997 .179
25 0.000 .9179 6407.51 2 .000 25 · 3946.423 1. 0400 7052 .473 .000
100 69.405 .9340 6615.088 7.516 100 ·3 868.290 1.0446 7286.210 8.444
200 164. 209 .9629 6840.047 35.248 200 - 3763. 184 1.0589 7535.698 39.165
300 262.076 .9944 7027 . 596 77.198 300 ·3 656.285 1.0800 7740.596 84 .974
400 363.01 2 1.0238 7189.85 9 129. 755 400 ·3547 .0 60 1. 1050 79 16. 199 141.843
500 466.675 1.0486 7333 . 397 190.622 500 · 3435 .237 1. 1315 8071. 037 207 .501
600 572.576 1. 0686 7462. 185 258. 125 600 ·33 20 .794 1. 1570 8210.207 280.451
700 680 .289 1.0853 7578.963 331.021 700 · 3203.937 1.1794 8336.895 359.536
800 789. 506 1.0980 7685. 784 408.389 800 ·3085 .068 1. 1975 8453. 152 443. 743
900 899.852 1. 1088 7784.089 489 . 426 900 ·2964.50 3 1.2136 8560.559 532.285
1000 101 1.25 7 1. 1192 7875.214 573.662 1000 ·2842.412 1. 2280 8660.423 624.602
1100 1123.671 1.129 0 7960.208 660. 734 1100 ·2718.949 1. 2410 8753.771 720.232
1200 1237.047 1. 1384 8039.903 750.349 1200 ·2594 .258 1. 2526 8841.418 818. 791
1300 1351.342 1. 1474 8114.966 842.265 1300 ·2468.470 1.263 0 8924 .028 9 19.949
1400 1466.517 1. 1560 8185.943 936.278 1400 ·2341.705 1.2722 9002. 148 1023.422
1500 1582.533 1. 1643 8253.288 1032.215 1500 ·2214 .072 1.2803 9076.236 1128.966
Turbine a gas e cicli combinati 1.29

Teb.A1.7: H20 (vapo re) · Massa mol. 18.016 Tab .A1.10 : COMB.STECH. DI CO E ARIA SECCA

Teq,, Enta lp ia Cp Ent ro pia Exergia ···CO··· IU / kg MJ/ Nm3 MJ/S trn3
•e kJ/k g kJ/kgK J/kgK kJ/kg Pot. ca l. sup. 10.103, 12.626, 11.969
15 • 13441. 520 1.8615 10411. 780 .3 20 Pot. cal. inf. 10.103, 12.626, 11. 969
25 ·13 422.89 0 1.8641 10475.330 .000 Exergia 9.832, 12. 288, 11.646
100 • 13282, 160 1.8905 10896. 250 15.233 lavoro rever. 9.163, 11.477, 10.879
200 • 13090. 760 1.9396 11350.460 71.207
300 ·12893 .900 1.9989 11727. 740 155 .586 kg combur. /kg cont>ust. 2 .4679
400 ·12690.800 2.0638 12054.220 261.344 Moli combur./mo li combus t. 2.3866
500 ·12481.060 2.1313 12344.610 384.503 Hrn3 funi/ kg cOITbustib il e 2.3099
600 • 12264.500 2.2002 12607.940 522.553 COll'pOsizione fraz. molare mass ic a
700 · 12040.960 2,2710 12850.260 673.845 Ar Argon .00769 .00913
800 · 11810. 140 2.3454 1307'5.970 837.365 C02 Bi oss ido carbonio .34667 .45339
900 ·11572.030 2.4160 13288.070 1012.242 H2 Azoto .64564 .5 3748
1000 • 11327. 100 2 .4818 13488.390 1197.448 Massa mol. (kg/ kmoll 33 .651
1100 ·11075.820 2.543 1 13678.370 1392. 089
1200 ·10818.630 2.6000 13859. 130 1595.38 1 lèt1'4>, Entalpia Cp Ent ropia Exergia
1300 • 10555. 950 2.652 9 14031.630 1806. 627 •e ltJ/k9 kJ/kglC J/l(glC kJ/t9
1400 • 10288. 180 2.7020 14196.640 2025.205 15 · 4063.5 40 .9420 6048.486 . 162
1500 · 10015.6 70 2.747'5 14354.820 2250.549 25 ·4054.097 .9466 6080. 701 .000
100 ·3981 .8 54 .9797 6296.696 7.84 3
200 ·3881. 777 1.0214 6534.117 37. 134
Teb.A1 .8: H2 • IDROGENO
• Massa mol. 2.016 300 · 3777 .659 1.0604 6733.626 81.767
400 · 3669 . 792 1.0964 6907.021 137.937
Te,op. Enta lpia Cp Entropia E1<er9ia 500 ·3558.478 1. 1293 7061. 145 203 .300
•e kJ/kg kJ/kgK J/ kgK kJ/kg 600 ·3444.035 1. 1590 7200 .3 10 276 . 250
15 • 143.276 14.32 15 64280. 160 2.458 700 ·332 6.801 1. 185 I 7327 .402 355 .592
25 .000 14.3336 64768.950 .000 800 · 3207. 179 1 .2064 7444.394 440 .332
100 1078 . 130 14.4136 67994. 140 116. 539 900 ·3085.595 1.2249 7552. 706 529.623
200 2523.772 14.4949 71426.180 538.919 1000 · 2962.254 1.2416 7653. 591 622.885
300 3976.4 13 14.5554 74211.220 1161.200 1100 ·2837.340 1.2564 7748.036 719.641
400 5434.585 14.6082 76556.150 1920.2 32 1200 · 2711.020 1.2697 7836.628 819.488
500 6898.389 14.6714 76583 . 480 2779. 586 1300 ·25 83.447 1. 2815 7920.610 922.081
600 8369.973 14.7680 80373.320 3717.530 1400 ·2454.762 1.2 920 7999.913 1027.1 22
700 9854 .012 14.9255 81962.320 4721.846 1500 ·2325.092 1.3012 8075. 183 1134.350
800 11357.370 15. 1435 83452.660 5786. 825
900 12882.610 15.36 05 84811.410 6906.948
1000 14429.330 15.5732 86076.540 8076.472 Teb.A1.11: COMB
. STECH, IDROGENO
E A.RIA SECCA
1100 15997.090 15.7813 8726 1.880 9290.827
1200 17585.440 15.9847 88378.330 10546.300 ··· H2· · • MJ/kg MJ/Nm3 MJ/Stll\3
1300 19193.870 16.1830 89434.630 11839.800 Pot. eal. sup. 141 .781, 12.7'53, 12.089
1400 20821.870 16.3762 90437 . 880 13168.680 Pot. cal. in f. 119.954 , 10. 790, 10.228
1500 22468.930 16. 5640 91393.930 14530.690 Exergia 136. 765, 12.482, 11.832
lavoro reve r. 117.6 53, 10.583, 10.032

Teb .A1.9: ARIA SECCA• Massa mol. 28.964 kg combur./kg conbu s t. 34.289
Moli conbur./mo l l cccrbust. 2.3866
c~sizione fraz.mol ar e frn .massica Nm3 fL111i
/kg coc,t,ust ib ile 32.093
Ar Argon .93000E·2 . 12826E· I Nm3 f1.111isecchi/ kg combustibil e 20.976
C02 Bioss.car b. .30000E · 3 .45584 E· J C~siz ion e fraz. molare massica
N2 Azoto . 76090 . 7'5527 Ar Argon .00769 .01246
02 Ossigeno .20950 .23145 C02 Biossi do carbo nio .00025 .00044
H20 Acqua (vapore) .34642 .25324
Te,op. Entelpia Cp Ent r opia El'.ergi a N2 Azoto .64564 . 73386
•e tJ/kg kJ / kgl( J/kgK kJ/kg Massa mol. [kg/kmolJ 24.646
15 ·14 . 123 1.004 6 6826.210 . 172
25 ·4.076 1.0048 6860.485 .000 T ellll, Entalpia Cp Entrop i a Exergia
100 71.450 1.01 01 7086.419 8.163 •e k J/kg kJ/kgl( J/kglC tJ /kg
200 173.134 1.0 247 7327. 782 37.885 15 ·3415.528 1. 2414 7909.893 .213
300 276.587 1.0450 7526.0 75 82.217 25 • 3403. 111 1 .2420 7952.254 .000
400 382.238 1.0683 7695.934 137 .225 100 · 3309.696 1.2502 8231.695 10.099
500 490.270 1.0923 7845 .525 200.656 200 ·3183. 746 1.2 703 8530.647 46.9l7
600 600.665 1. 1153 7979. 775 271.025 300 · 3055.382 1.2980 8776.681 101.926
700 713.253 1.1360 8101.834 347. 221 400 -2923. 993 1. 3304 8987.912 170.336
800 827.742 1. 1533 8213.809 428.325 500 ·2 789.223 1. 3652 9174.520 249.469
900 943.857 1. 1688 8317. 251 513.599 600 ·26 50.93 1 1.4005 9342.686 337.62 2
1000 1061.447 1. 1828 8413.433 602.511 700 ·2509. 152 1.4348 9496.386 433.576
1100 1180.374 1. 1955 8503 . 352 694.629 800 · 2364.0 19 1.4676 9638.321 536.391
1200 1300.511 1.2070 8587.798 789.5 89 900 ·22 15.711 1,4981 9770.435 645.309
1300 1421.743 1.2174 8667.416 887.083 1000 ·2064.483 1.5261 9894.126 759.658
1400 1543.965 1.2268 8742. 735 986.848 1100 · 1910.575 1. 5517 10010.490 878.873
1500 1667.079 1.2353 8814.200 1068.655 1200 ·1754.211 1.57'52 10120.400 1002.468
1300 ·15 95.600 1.5967 10224.560 1130.023
1400 · 1434 . 934 1.6163 10323.570 1261.169
1500 • 1272 .393 1.63 42 10417.920 1395.560
1.30 Turbine a gas e cicli combinati

Ta b .Al . 12: COHB.STECH.01 METANO


E ARIA SECCA Ta b.A1 .14: COMB.META
NO E ARIA SECCA, LAM8DA=4

· ·· CH4· • • MJ/ kg MJ/ Nm3 MJ/Stm3 •• · CH4· • · MJ/ kg MJ/ Nm3 MJ/Stm3
Pot. ca l. si..p. 55 .495, 39.723, 37 .65 6 Pot. cal. sup. 55.495, 39 .7 23, 37.656
Pot. ca l. i nf. 50.0 10, 35 . 797, 33.933 Pot. cal. in f. 50.010, 35 .79 7 , 33.933
Exer g i a 57.3 04, 4 1 .018, 38 .88 3 Exergi a 57.304, 41. 0 18, 38 .883
Lavoro rever . 50 .986, 36.496, 34.596 Lavoro r ever . 50.986, 36.496, 34.596

kg cont,ur. /kg c ontxJst. 17.235 kg cocrbur./k9 c ombus t. 68.940


Moli contxJr. /mol i contxJst . 9.5465 Ho l i combur ./moli conbust. 38. 185
Nm3 funi/kg cOffbustibile 14. 735 Nm3 fun i/ kg cO<fbustibile 54.747
Nm3 fyn i secchi/kg conbust ib ile 11. 940 Nm3 f1.111
i secchi / kg cont>ustibi le 51.952

C~s i z ione fraz . mola re mass;ca Coq>os i z ione fraz . molare massi ca
Ar Argon .84182E·2 .01212 Ar Argon .90627E·2 .01264
C02 Bioss.carbon i o .95089E · 1 . 15087 C02 Bioss.carbonio .25812E·1 .03967
H20 Acqua (vapore) .18964 . 12316 H20 Acqua (vapo re) .51039 E- 1 .03211
N2 Azoto .70686 . 71385 N2 Azoto .76097 . 74447
02 Oss igen o .0000 0 .000 00 02 Ossigen o .1 5311 .1711 0
Massa mol. Ckg/kmolJ 27 . 739 Massa mol. (kg/kmoll 28 .634

T~. Entalpia Cp Entropi a Exergia T~. Entalpia Cp Entropia Exerg ;a


•e kJ/kg kJ/kg( J/kglC kJ/kg •e kJ/k9 k J/ kgl( J/k91( kJ/k9
15 - 3013.2 66 1. 1038 7158.895 .190 15 · 796.088 t.0 304 6955.959 . 177
25 · 3002.219 1. 1056 7196.583 .000 25 · 785.780 1.031 1 6991. 124 . 000
100 · 29 18. 748 1. 1209 7446.245 9.03 4 100 • 708. 183 1 .0390 7223.2 45 8.390
200 ·2805 .419 1. 1465 7715.205 42 .173 200 -603.463 1.0565 7471.8 03 39 .00 3
300 ·2689.324 1. 1759 7937. 709 91.928 300 ·4 96.713 1.0792 7676.4 09 84. 749
400 ·25 70. 161 1 .2075 8129. 280 153. 974 400 · 387 .539 1. 1046 7851. 929 141.592
500 ·2 447 , 796 1 .23 97 8298. 710 225.824 500 ·275 . 770 1. 1307 8006.692 207 .21 8
600 ·2322. 243 1 . 2711 8451. 386 305.856 600 ·161 .423 1. 1559 8145.747 280. 106
700 ·2193.648 1.3004 8590. 794 392.887 700 ·44.66 2 1. 1788 8272.329 359.127
800 ·2 062.262 1 .3268 8719.288 485.962 800 74 .233 1. 1985 8388.610 443.352
900 • 1928.359 1. 3509 8838.573 584.30 1 900 194.986 1. 2162 8496. 184 532.0 33
1000 · 1792 .161 t.3727 8949 .974 687 .28 5 1000 317.427 1.2323 8596.333 6 24.615
1100 • 1653 .876 1. 3926 9054. 525 794.397 1100 441.4 01 1 .2 469 8690.067 720.641
1200 ·1513.697 1 .4107 9153 .058 905. 199 1200 566. 764 1.2601 8778. 187 819. 732
1300 · 1371.800 1 .427 0 9246 .245 1019 . 312 1300 693.384 1.2721 8861 .3 42 921.559
1400 ·122 8.349 1 .4418 9334.646 1136 . 406 1400 821.141 1.2829 8940.073 1025.84 2
1500 · 1083.494 1. 4551 9418.73 0 1256 . 192 1500 949.924 1.29 26 90 14.828 1132 .337

Ta b.Al.13 : COMB.M
ETANOE ARIA SECC
A, lAMBDA=2 Teb .Al .15 : COM8.HETA
NO E ARIA SECCA, l AMBDA=8

kg c ont>ur./ kg c ori>us t. 34.470 kg c ont>ur . / kg cO<!'bu


s t. 137.88
Mol i combur ./mo l i cont>. 19.093 Moli cocrbur. /mol i cO<lb.ist. 76.371
Nm3 fun i/ kg cO<lb.istib il e 28. 072 Nm3 funi/ kg combu~ti bi l e 108.10
Nm3 funi secc h i/ kg cont>us tibi le 25.2 78 Nm3 fun i secch i /k g cont>us t i bi l e 105. 30

Coq>os i z io ne fraz. mal are massi ca Coq>osizione fraz. mol a r e mossica


Ar Argon .88371E·2 .01246 Ar Ar gon .91 798E· 2 .012733
C02 Bioss.carbonio .500 54E·1 .07778 C02 Bioss.ca r boni o .13221E·1 .020205
H20 Acqu a (vapore) . 99539E· 1 .06 332 H20 Acqua (vapore) .25850E · 1 . 016172
N2 Azo to . 74204 . 73397 N2 Azoto .77081 . 74983
02 Ossigeno .9953 5E· 1 . 11246 02 oss i geno .18094 .2 0106
Massa mol. (kg/kmoll 28.321 Mas sa mal. [kg/kmol J 28. 797

Tefr4). Entalpia Cp Entropia Exergia T~ . Entalpi e Cp Entropi a Exerg ia


•e kJ/kg kJ/kg K J/k gl( kJ/kg •e kJ/kg kJ/k9K J/kgl( kJ/kg
15 · 1556.00 5 1.0556 7047. 290 .181 15 ·40 7.92 1 1.0176 6899.647 .175
25 · 1545 . 444 1.0566 7083.319 .00 0 25 · 397.743 1 .0 180 6934.370 .000
100 • 1465 .83 4 1.0671 7321.452 8 . 611 100 · 32 1. 174 1 .0 247 7163.419 8.278
200 • 1358. 163 1.0873 7577.002 40.090 200 ·217.960 1.0407 7408.406 38.4 48
300 ·1248.21 1 1.1 123 7787.743 87.210 300 ·1 12.847 1.0622 7609. 878 83. 492
400 • 1135 .613 1.1399 7968 . 764 145 .83 6 400 ·5.4 22 1.0866 7782.588 139.424
500 ·1020.2 12 1. 1681 8128 .555 213 . 595 500 104 .492 1.11 17 7934. 785 203.961
600 ·9 02 . 024 1.1954 8272.277 288 .932 600 216.8 77 1. 1358 8071 .454 275.598
700 • 781.207 1.220 5 8403 . 256 370.698 700 331. 567 1.1576 8195.791 353.217
800 ·658.031 1 .2425 8523.724 457.95 6 800 448. 274 1. 1761 8309.935 435.892
900 ·532.77 1 1 .26 24 8635 .311 549.947 900 566. 725 1. 1927 8415.456 522.882
1000 ·405.6 15 1 .2805 8739 .316 646.094 1000 686. 758 1. 2077 8513.637 613.643
1100 · 276.736 1 .2969 8836. 758 745. 921 1100 808.227 t.22 14 8605. 477 707.729
1200 ·146.295 1. 31 17 8928.446 849.025 1200 930 .996 1.2338 8691 . 772 804. 769
1300 · 14 .439 1.3 252 9015.040 955 .06 3 1300 1054. 941 1.2450 8773. 173 904. 445
1400 118 .697 1.3373 9097 .085 1063 . 737 1400 1179.950 1.2551 8850.210 1006.485
1500 252.988 1.3483 9175 .038 1 174 .78 7 1500 1305.919 1. 2642 8923 .332 1110 .653
Turbine a gas e cicli cmnhinati 1.31

Tab . Al . 16 : Co eff ici ent i p er il po lin omi o di 4 ° grado che definisce il c alo re
specifico in fun z ion e d e l l a t emper atu ra ne l le tabelle da Al.l a Al. 15 (cr =
2
a+ b ·T + c · T + d·T 3 4
+ e · T J I con e•n in J/kg KI T in °c
Tab. a b c d e
Al. l 1043.26 -. 825203 e-l .76 40 4 le - 3 - • 7277 lJe - 6 .214620e-9
Al. 2 520. 372 o o o o
Al.3 898.610 . 3 4 8098 -. 4 6242 l e - 4 - .1 4 1526e-6 .6 44756e - 10
Al. 4 821. 49 5 1.02 7 3 1 -.88718 4e -3 .397857e - 6 - .70049e - 10
Al. 5 2152.87 2.67 496 .35265le - 2 -. 51 4929e - 5 . 177 012e - 8
Al. 6 10 4 1. 89 - . 44 5 141e -l .79 51 32e - 3 -.823077e- 6 .2 55613 e- 9
Al. 7 18 4 9.28 .3 519 88 .610 30 5e- 3 - .41 44 84e - 6 . 7828 4 3e -1 0
Al.8 14246. 4 2 . 20992 -.623271 e -2 .86 4853e-5 - .3248 4 6e - 8
Al. 9 1000 .6 1 .4 82759e - l . 4 62906e-3 -.45 4 035e - 6 . 129112 e- 9
Al.10 937. 939 . 42 4 123 .8 411 06 e- 5 -.210743e-6 .835931e -1 0
Al. 11 1238.35 .591458e-l .609 9 02e -3 - .508288e-6 .128530e-9
Al. 12 1102 . 17 .1 46 540 . 4 6 1952e-3 -.4 79681e - 6 . 14 0765 e- 9
Al.13 105 1. 88 .1 10 588 . 4 2 13 11 e- 3 -.4 16097e - 6 , ll600 5e- 9
Al. 14 1026.61 .798 77 8e-l . 44 1810e-3 - .4 34 79 4e-6 .122 4 64e - 9
Al.1 5 1013 .7 1 . 64 1882 e -l .4 52287e-3 - .44 4 350e-6 . 125765 e- 9

Tab.Al , 17: Proprietà t e r mod i namiche del vapor


__ -
d'acqua
, ..._
in condi zi oni sature

T p,ba r hl - kJ/k g - hv sl -k J/kg K- sv .ol - kg/m3 - pv i


10 .012 27 41 .99 2519.90 .1510 8.9020 999 . 7 . 9395e-2
20 .02 33 7 83 .86 2538. 18 .2 963 8.668 4 998.3 .1729 e- 1
30 .04241 125.66 2556.35 .4 365 8 . 45 46 995 . 7 .3036e- l
40 .07375 167.45 257 4 .37 . 5721 8.2583 992.2 . 5ll6e - l
50 .12335 209.26 2592. 17 .7035 8.0776 988.0 .830le -1
60 .19920 25 1.0 9 2609 .7 1 .8 310 7 . 9108 983.1 .l3023e0
70 . 31162 292.97 2626.92 . 95 4 8 7.7565 977 . 7 . 19817e0
80 . 4 7360 334. 92 2643.75 1.0753 7. 6132 971. 6 .29333e0
90 .70109 376.9 4 2660 . 14 1. 1925 7.4799 965.l . 4 2350e0
100 l. 0132 4 19.0 6 2676 . 01 1 . 3069 7.355 4 95 8 . l . 59773e0
110 1. 4326 4 6 1. 32 2691.31 1.4185 7.2388 950.7 . 82649e0
120 1 .9 85 4 503 . 72 2705.96 1. 5276 7.1293 942.8 .11217 e l
130 2.7013 54 6 .3 1 2719 . 90 1 . 6 344 7.0261 934.6 .14967el
140 3.6137 589 . 10 2733.07 1. 7390 6.9284 925 . 9 .19666el
150 4. 7599 632.15 2745.37 1. 8 4 16 6.8358 916.8 .2548lel
160 6.1806 675 . 47 27 56.73 1. 9 4 25 6.7475 907.3 .32599 e l
170 7.9202 719.12 2767.06 2.0 4 16 6.6630 897.3 .41228el
180 10.0266 763.12 2776.27 2.1393 6.5819 886 . 9 .51599el
190 12 .551 2 807 . 52 2 78 4 .26 2.2356 6.5036 876.0 .63973el
200 15.5488 85 2. 37 2790 . 94 2. 3307 6 .4 278 864.7 . 786 4 lel
210 19.0773 897.73 2796.20 2. 4 24 7 6 . 3539 852.8 .95934el
220 23 . 1983 9 4 3 . 67 2799.92 2.5 178 6.2817 840 .4 .11 623 e 2
230 27 . 97 60 990. 27 2801. 9 7 2.6102 6.2107 827.3 . 13996e2
240 33.4 783 103 7 .60 2802 .21 2 .70 20 6 . 1406 813.6 . 16763e2
250 39.7760 1085.78 2800. 4 3 2.7935 6.0708 799 .2 .19985e2
260 46 . 9433 1134. 9 4 2796 .4 2 2.8848 6.0010 783.9 . 2 37 34e2
270 55.0 580 1 185 .23 2 789 .87 2 . 9 76 3 5.9304 767.8 .28099e2
280 64.2017 1236.84 2780. 42 3.0683 5. 8586 750.5 .33194e2
290 7 4 .4607 129 0 .01 2767.64 3 .1611 5.7848 732 , l . 39 162e2
300 85 .9 269 1345 .0 5 2 751 . 03 3 . 2552 5 . 7081 712 . 2 . 4 6192 e2
310 98.700 1 140 2.39 2730 . 0 1 3 .35 12 5 .6278 690 . 6 .54544e2
320 1 12.890 1462.60 2703.67 3. 4 500 5 . 5423 666.9 .64600e2
330 128 .625 152 6 .52 2670 . 17 3.5528 5.4490 640 .4 .7 6986 e2
340 146.05 1 15 95 .47 2626. 16 3 . 66 16 5. 3427 610 . 2 . 9276le2
' 350 165 . 351 1671.78 2567 .7 0 3 .7 801 5.2177 57 4 . 4 . ll365e3
360 186 . 750 176 4 .17 24 85. 4 5 3.9210 5 . 0600 527 . 5 . 144 10 e 3
370 210 .54 0 1890 .2 0 2 34 2.8 0 4. 11 08 4. 81 44 451. 7 .2 0 109 e3
374. 15 221.20 21 07. 4 4 . 44 29 315. 4 57
1.32 Turbine a gas e cicli combinali

Tab.Al . 18 : Proprietà termodinamiche del vapore d'acqua a varie Te p.


T in °c, p in bar, h in kJ/kg, e in kJ/kgK, p in kg/ml.

T 15 100 200 300 400 500 538 565 600


p= .020 h• 62.94 2688.50 2880.02 3076.81 3279 .71 3489.21 3570.62 3629.07 3816.3 7
Ts=17.51 s= .2243 9. 1934 9.6479 10.0251 10.3512 10.6413 10.7441 10.8149 11.0277
pX.9992e3 .116e·1 .916e·2 .756e·2 .643e·2 .560e · 2 .534e · 2 .517e · 2 .469e·2
p= .oso h= 62.94 2688.14 2879.88 3076.74 3279.66 3489.18 3570.59 3629.05 3816.35
Ts•32.90 s• .2243 8.7698 9.2248 9.6021 9.9283 10.2184 10.3212 10.3920 10.6049
p=.9992el .290e·1 .229e·1 • 189e · 1 • 161e·1 .140e · 1 . 133e· 1 • 129e· 1 .117e · 1
P" • 100 h= 62.95 2687.52 2879.64 3076.62 3279.58 3489.13 3570. 54 3629.00 3816.31
Ts=45.83 s= .2243 8.4486 8.9045 9.2820 9.6083 9.8984 10.0012 10.0721 10.2849
p• .999 2e3 .581e·1 .458e·1 .378e·1 .322e·1 .280e · 1 .267e · 1 .258e · 1 . 234e· 1
P" .200 h= 62.96 2686. 29 2879.17 3076.38 3279.43 3489.02 3570.45 3628.91 3816.24
Ts•60 .09 s• .2243 8.1261 8.5839 8.9618 9.2882 9.5784 9.6812 9. 7521 9.9650
p=.9992e3 .1165e0 .917e·1 • 756e· 1 .644e· 1 .561e · 1 .534e · 1 .517e · 1 .695e · 1
p= .500 h• 62.99 2682.56 2877.75 3075.67 3278.98 3488.69 3570.15 3628.64 3816.03
Ts• 81.35 s• .2243 7.6953 8. 1587 8.5380 8.8649 9 . 1552 9.2581 9.3290 9,5419
p•.9992e3 .2926e0 .2296e0 .1693e0 .1611e0 .1402e0 .1336e0 .1293e0 .1174e0
p= 1.00 h• 63.04 2676.18 2875.36 3074.47 3278.22 3468.14 3569.67 3628.19 3615.67
Ts:99.62 s• .2243 7.3618 7.8349 8.2166 8.5442 8.8348 8.9377 9.0087 9.2217
p: .999 2e3 .5898e0 .4603e0 .3790e0 .3223e0 .280Se0 .2673e0 .2587e0 .23.t;BeO
P" 2.00 h• 63.13 419.14 2870.49 3072.07 3276.69 3467.05 3568.69 3627.28 3814.96
Ts•120.2 s= .22,3 1.3068 1.5on 7.8937 8.2226 6.5139 8.6170 8.6880 8.9012
p=.9993e3 .9582e3 .9256e0 .7598e0 .6455e0 .561 4e0 .5350e0 .5176e0 .4698e0
p= 5.00 h• 63. 42 419.36 2855. 13 3064.76 3272.11 3483. 77 3565.75 3624.57 3812.82
Tsz151.8 s= .2242 1.3066 7 .0592 7 .4614 7. 7948 8.0879 8. 1914 8.2627 8.4766
p• .9994e3 .9583e3 .2353e1 .1914 e1 .1620e1 .1407e1 . 1340e1 . 1296e1 .1176e1
p= 10.0 hr. 63.90 419.74 2826.79 3052. 14 326'.40 3478.29 3560.86 3620.04 3809.26
Ts• 179.9 s• .22'2 1.3062 6.6922 7. 1251 7.4665 7.7627 7.8670 7.9387 8. 1537
p•.9996e3 .9586e3 . 4856e1 .3876e1 .3263e1 .282 5e1 . 2689e1 .2600e1 .2356e1
p= 20.0 h= 64.85 420.49 852.55 3025.04 3248.70 3467.28 3551.05 3610.98 3802.13
Ts=212.4 s= .2240 1.3054 2.3300 6.7696 7.1296 7.4323 7.5380 7.6107 7.8279
p•. 1000e4 .9590e3 .8650e3 .7968e1 .6617e1 .5696e1 • 5414e1 .5231e1 . 4731e1
P" so.o h" 67.72 422. 74 853.79 2925.51 3198.26 3433 .66 3521.31 3583.58 3780.71
Ts=263.9 s• .2236 1.3030 2.3253 6.2105 6.6508 6.9770 7.0877 7. 1632 7.3872
p• . 1001e4 .9605e3 .8673e3 .2207e2 • 1730e2 • 1460e2 . 1381e2 .1331e2 . 1197e2

p= 100. h• 72.,47 426.50 855.92 1343.36 3099.93 3374.60 3470.09 3536.85 3744.74
Ts• 310.9 s• .2227 1.2992 2.3176 3.2488 6.2182 6.5994 6.7200 6.8010 7.0373
p•. 1004e4 .9628d .8711e3 .7154e3 .3787e2 .3053e2 .2863e2 .2745e2 .2441e2

P" 170. h" 79.09 431. 78 859.05 1336.54 2921. 75 3283.47 3393.50 3468.16 3693.50
Ts•352.3 s • .2215 1.2939 2.3073 3.2200 5.7599 6. 2636 6.4026 6.4931 6. 7493
p• . 1007e4 . 9661 e3 .8761e3 .729Se3 .7672e2 .5S66e2 .5137e2 .4885e2 .J;268e2

p= 250. h: 86.59 437.83 862.78 1331.13 2581.99 3165.93 3298.11 338'.27 3633.36
s= .2201 1.2879 2.2959 3.1916 5. 1455 5. 9655 6. 1325 6.2370 6.5203
p:. 1010e4 .9697e3 .8816e3 • 7433e3 . 1663e3 .8986e2 .8091e2 . 7600e2 .6'87e2

p= 300. h: 91.25 441.62 865.20 1328.69 2161.77 3084.97 3234.40 3329.07 3594.98
s• .2191 1.2843 2.2891 3.1757 4.4896 5. 7972 5.9860 6. 1008 6.4033
p• . 1013e4 .97 19e3 .8849e3 .7510e3 .3533e3 • 1152e3 • 1017e3 .9466e2 .7948e2
p= 350. h• 95.89 445.42 867.67 1326.81 1993.07 2998.26 3167.87 3272.08 3556.13
s= .2181 1.2807 2.2824 3. 1608 4.2214 5 .6349 5.8492 5.9756 6.2989
p•. 1015e4 .9741e3 .888 1e3 .7581e3 .4738e3 .1444e3 • 1245e3 .1 148e3 .9468e2
Turbine a gas e cicli combinati 2.1

Capitolo 2

I COMPONENTI DELLE TURBINE A GAS

La turbina a gas è composta da tr e macchine fondame ntali: il compressore,


il combustore e l'e spansore (fig.2. 1). Nella pratica ingegne ristica attuale, si può
affermare che non esistono eccezioni a tale affer mazione: da un lato i cicli
chiusi non hanno ad oggi trovato applicazi oni significative in campo industriale
e propulsivo, dall'altro tali tre componenti sono comunque il cuore del( 'impianto
anche laddove, negli impianti stazionari, siano presenti altre macchine (scamhia-
tori di calore - vedi Cap.4 - o macchine a vapore - vedi Cap.5 ) atte a migliorar-
ne le prestazioni. Compr esso re, combustor e ed espansore sono comunque gli
elementi chiave dei motori aerona utici, se escludiamo gli elementi propu lsivi
veri e propri (ugello. fan, elica) e il post-combustore dove presente.
A questo proposito, è bene sottolinear e che la turbina a gas è nata eù è stata
sviluppata proprio per la propul sione aeronauti ca (prima nel settore militar e e
poi in quello civile), e come tale è stata oggetto, dagli anni 40 ad oggi, di sforzi
di ricerca e sviluppo del tutto inus.itati nel settore industriale. A ciò hanno
contribuito i grossi finanziamenti spec ifici per la difesa e gli armame nti ope rati
soprattutto dagli Stati Uniti (ma anche dai Paesi europei - Gran Bretagna in
testa); d'a ltra part e , è necessa rio per l' industr ia aeronau tica devolvere maggiori
quote finanziari e alla ricerca, visti gli alti standa rd di qualità, affidab ilità e
prestazioni richiesti dal settore. Le applicazioni industriali - princ ipalmente la
generazione di elettr icità - e gli altri scopi propulsivi - motori marini 1 -
usufruiscono perc iò e sempre più delle ricadute scientifiche e tecnologiche delle
applicazioni aeronauti che, anche nei cas i in cui le macchine industriale non sono
strettamente derivate da quelle aeronautiche.

Le turbinea gas n()n hanno ad oggi registrat()successi significativinella trazione


terrestre, tranne che come motori per i più grossi e moderni carri armati, nonostante un
susseguirsi di studi e progetti dimostrativi. Net settore delle piccole potenze (anche
parlandodi 300-400 kW utilizzati per il trasporto su ruota), i motori alternativi, oltre a
costituire una tecnologia consolidata da ormai un secolo, offrono consumi specifici,
economicità, flessibilitàe affidabilità tali da non rendere attraente una sostituzione totale
della tecnologia imperante. Un futuro sviluppo di veicoli a bassissimeemissione, basati
su motori ibridi elettrici-tennici, potrebbe tuttavia rinnovare I' interesse per le turbine a
gas in campo automobilistico.
2.2 Turbine a gas e cicli combinati

Fig.2.1: Vista in sezione di due turbine a gas industriali. In alto (Fiat-Mitsubishi


701D): 1 giunto alterruuore, 2,3,11 cuscinetti, 4 inlet guide vane, 5 compresso-
re assiale , 6 combustore, 7 liner, 8 transition piece , 9 turbina. In basso
(Genera[ Electric 9001F): 1 giunto alternatore , 2 ingresso aria, 3 cuscinetto,
4 compressore, 11 combustore, 13 ugelli combustibile, 14 camera di combustio-
ne, 13 transition piece, 16,17,18 turbina, 19-20 diffusore.

Lo studio e lo sv iluppo di component i efficienti ed avanzati è di particolare


importanza per le turbine a gas . Ad esempio , la realizzazi one di turbomacchine
di altissimo rendimento non è so lo importante di per sè (Cap.1), ma anche
perchè consen te il ricorso a più eleva ti rapporti di compress ione. L 'a umento
della temperatura massima del ciclo è possibile solo con tecnologie e materiali
estremamente sofist icat i. La riduzi one delle emissioni passa att raverso la
realizzazione di combustor i specializzati. Si può ben dire che la qualità di una
turbina a gas risied e quindi nel livello tecnol ogico dei suoi tre componenti di
base, diversamente per ese mpio da una centrale a vapore dove elementi
Turbine a RGS e cicli c:oml,inari 2.3

"quantitati vi" (nume ro di surriscaldamenti e di spi llamenti rigenerativi, valori


assoluti delle pressioni massime e minime, sezioni di scarico della turbine, etc.)
hanno un ruolo preponderante.

2.1 Compressore

li co mpre sso re di una turbina a gas è sempre trascinato dir ettame nte
dall'espansore , mediante co llega mento meccanico (uno o più alberi). Si tratta
quasi sempre di un compressore assiale (tig.2.2): le eccezioni sono limitate a
macchine di picco la potenz a (fino a 1-2 MW e>che, per motivi di carattere
puramente economico, impiegano uno o due stadi di compresso re centrifugo
(fig.2.3), o talvolta uno stadio centrifugo a seguito di un certo numero di stadi
assiali. La convenienza degli stadi ce ntrifughi è ev idente se si pensa che questi
sviluppano rapporti di compressio ne pari a 4+6 e anche più (lavori isentropici
dell'o rdine di 150-200 kJ/kg) nelle tipologie molto caricate che si usano nelle
turbine a gas, quando uno stadio assiale può fornire {3 dell'ordine di 1.1 + 1.3
o meglio lavori dell'ordine dei 20-25 kJ/kg. I limiti nell'uti lizzo di stadi
centrifughi risiedono come ben noto nel loro rendimento, inferiore (indicativa-
mente di 5 + 10 punti percentuali) rispetto agli assiali, e nella loro limitata
capacità di elaborare grandi portate volumetri che .

Fig.2.2: Vista di un compressore assiale di una grande turbina a gas industriale


(fonte: Nuovo Pignone).
2.4 Turbine a gas e cicli combinaJi

Fig.2.3: Compressore centrijùgo bistadio di una pic cola turbina a gas. A destra
è visibile la turbina assiale a due stadi che lo rrascina (fonte: Kongsberg -
Dresser Power).

Quindi la tipologia prevalente è quella del comp resso re assiale (fig.2.2); i


rapporti di compress ione delle turbine a gas so no tali da richiedere un numero
di stadi che varia da IO a 20 (generalmente 14 + 17). T rattandos i di macchine
molto ca ricate aerodinamicamente, con molti stadi transonici, la curva
cara tteristica (fig.2.4) è sempre prati ca mente verticale, cioè a portata volumetri-
ca costante. E' tuttavia molto diffusa l'adozione di palettature statoriche ad
angolo di calettamento variabile, in modo da consentire una ce rta varia zione
della portata d'aria a numero di giri costante (fig.2.4) ai fini della regolazione
di potenza , nel rispetto della problematica dello stallo.
Le macchine cosidette "heavy-duty" o "industrial i" (che sono cioè state
progettate appositamente per l'impiego stazionario e non derivate da unità
aeronautiche) hanno tutti gli stadi d isposti su un unico albero. Le velocità di
rotazione vanno da 3000 a 20 + 30,000 RPM, a seconda della taglia della
macchina: per piccole unità, le dimensioni rid otte imporranno una elevata
velocità di rotazione per disporre di velocità periferiche e quindi salti entalpici
adeguati (vedi a segui to 2.1.1). La velocità angolare di 3000 RPM, che consente
un accoppiamento diretto ali 'alte rnatore in una rete elettrica a 50 Hz , è possibile
solo per macchine molto grandi, con potenze da 50 + 60 MWel in su. E' infatti
intere ssante notare come, nella pratica dell e turbine a gas, non sia possibile
giungere a compromessi su lla velocità di rotazio ne, come succede invece spesso
per le turbine a vapore al fine di facilitare l'accoppiamento con la macchina
Turbine a gas e cicli combinati 2.5

elettrica: la penalizzazione di rendimento di turbina e compressore (vedi seguenti


paragrafi ), derivante dall a sce lta di una veloc ità di rotazio ne non ottimale per
il progett o fluidodinami co delle tur bo macchin e, comporterebbe una perdita di
prestazioni inaccettabile nelle turbine a gas.
20.--~~~""""'T'"~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Q
1-
I~
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C(
w
a:
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(/)
(/)
w
8:10

Fig.2.4: Esempio di curva caratteristica di un compressore assiale con


palettature s1atoriche a calelfarnento variabile (fonte: Nuovo Pignone).

La vel oc ità di 3000 RPM (3600 per il mer cato dei 60 Hz) stabilisce oggi la
taglia massi ma dell e turbine a gas: i I imiti di res istenza meccani ca delle pale del
compresso re impongono infatti una massima veloci tà periferica (ogg i di 400 -450
m/s all'ap ice), quindi un diametro massim o, quind i una mass ima sezio ne
frontale , quindi una massim a portata d'aria (c irca 600 kg/s per i 50 Hz e 420
per i 60 Hz) da cui le massime potenze, che risultano, allo stato attuale
dell'arte, di 200-:-220 MW el per i 50 Hz e di 140-:-150 MWel per i 60 Hz.
La progettazione del co mpressore è uno dei passi più impegnativi e
dispendiosi nello sviluppo di una turbina a gas. La problem atica fluidodinami ca
è di grandissima co mples sità ed è oggetto di studi teor ic i e spe rimentali di
enorme impegno , così come la prog etta zione meccanica. I costruttori affrontano
una pro gettaz ione ex-nov o molto raramente: nella maggior parte dei casi si
ass iste ad evo luzioni e perfezio nam ent i di macc hine o di gruppi di stadi già
esistenti. In ogni caso, il compressore è una macchina cos tituzionalmente molto
rigida (pensiamo ai problemi di stallo!) e questo è il motivo principale per cui
nel mond o delle turbine a gas non è pensab ile una costruzione su spec ifica del
cliente, co me avvie ne invece comunemente per le turbine a vapore: ogni
costruttore ha un ce rto numero di modelli disponibili sui quali non viene
accettata nessuna variante imposta dalla singola installazione.
2.6 Turbine a gas e cicli combinali

2.1.1 Le perdite nei compressori

Dal punto di vista della termodinamica del ciclo, il compressore è luogo di


importanti perdite di rendimento. Va anzitutto operata una distinzione tra le
cosiddette perdite "interne" e quelle "esterne". Le prime sono quelle relative alla
trasformazione termodinamica e modificano lo stato del fluido evolvente: sono
correttamente esprimibili attraverso il rendimento poli tropico della macchina. Le
seconde sono responsabili di assorbimenti di potenza meccanica , ma l'effetto
dissipativo non è raccolto dal fluido di lavoro del ciclo: sono dovute a diverse
cause quali gli attriti meccanici, le perdite di calore e di massa verso l'esterno.
Le perdite fluidodinamiche ("interne") sono causate principalmente dai
seguenti fenomeni (con riferimento ai compressori assiali):

- perdite di profilo e di incidenza, causate dal passaggio del fluido sulle


palettature, sia mobili che fisse, per effetto del loro coe fficiente di
resistenza: dipendono dalla sagomatura del profilo della paletta, dal suo
spessore, dall'angolo di defles sione (variazione di direzione impre ssa al
flusso) , dall'angolo di incidenza del flusso sul bordo d'ingresso della pala,
dal rapporto passo/ corda del canale interpalare (solidity), nonchè dal numero
di Mach del flusso;
- perdite legate ai flussi seco ndari , causati cioè da moti vorticosi del fluido in
direzione radiale , indotti dalla presenza dei bordi (pareti fisiche ali 'apice e
alla base della pala): la loro previsione è di grande difficoltà teorica e sono
più elevate in pale a basso aspect-ratio (rapporto tra altezza della pala e
corda del profilo);
- perdite legate allo sviluppo dello strato limite sui bordi esterni del compres-
sore (cassa e mozzo): è un fenomeno di particolare importanza nei
compressori - contrariamente alle turbine - a causa della decelerazione del
flusso principale nel cana le interpalare, che consente un aumento dello
spessore del flusso a bassa velocità a contatto con le estremità;
- perdite di trafilamento , ovvero passaggio di fluido tra i giochi esistenti tra
la parte rotante e quella fissa (tipicamente all'apice delle palette rotoriche),
che comporta una circolazione di flusso già compresso verso zone a bassa
pressione.

Le perdite secondari e, di estremità e di trafilamento sono più importanti , come


ben si può intuire, in pale con sviluppo radiale piccolo rispetto alle altre
dimens ioni. Pertant o il rapp orto altezza di pala I diametro deve restare entro
valori vicini a quelli ottimali: d'altro canto , un 'eccess iva altezza di pala
comporterebbe una variazione dei triangoli delle velocità tra base e apice,
allontanandosi ancora dalla configurazione ottimale. Ciò si può ottenere, per una
Turbinea gas e cicli combinati 2.7

data portata volumetrica e un dato salto entalpico dello stadio, scegliendo


opportunamente la velocità di rotazione, ossia progettando lo stadio a numero
di ~iri caratteristico (Ns) ottimale. Si ricorda che N s è definito come:
fv
N = w ._V_. in_ (2. 1)
s !:ih ~/4
L$

Naturalmente, in una macchina pluristadio a un solo albero, scegliere w tale da


mantenere Ns ottimo è possibile, a rigore , per un solo stadio, a causa della
variazione della portata volumetrica durante la compressione 2 . Si dovrà quindi
ricercare w tale da ottenere il migliore compromesso tra il primo e l'ultim o
stadio, che si trovera nno inevitabilmente a Ns rispettivamente maggiore e
inferiore di quello ottimo (ciò succede peraltro in modo assai più accentuato
nelle turbine a vapore). Una soluzione molto brillante a questo problema è
disporre il compressore (nonchè la turbina che lo trascina) su due o tre alberi ,
in rotazione a velocità differenti (fig.2.5).

Compi...,,.
-..-..
Cllmdll
C-
~
~
Fuel .,._..
s..,,..,-
,,,_,,..
compAISl(N
(U"C)
=-1
;,. .

-
Tutl>inàeh.a
~(2stadij
2-stege high press,.,re

Fig.2.5: Sezione di una turbina a gas multi -albero di derivazi one aeronaurica
(Generai Electric LM6(X)(), fonte: Fiat A vio).

2 Teori camente si potrebbe mantene re costan te Ns, a pari w, diminue ndo 6.h is
parallelamente alla diminuzion e di portata volum etrica: tuttavia ciò co mporterebbe una
drastica riduzione del salto enta lpico per stadio e quindi un aume nto de l numero di stadi,
inaccettabile dal punto di vista eco nomico .
2.8 Turbine a gas e cicli combinati

Gli stadi di bassa pre ssione, che han no maggi o r portata volumetrica, hanno w
più basse, mentre, avanzando nella co mpr essio ne, al diminuire di V corrispo n-
dono w più elevate, mantenendo cos1 il numero di giri caratt eristico di tutti gli
stadi in un intorno ristretto del valore ottimale . Ognun o di questi alberi è
tras cinato da uno o più stadi di turbina . Que sta soluz ione è piutto sto comune
nelle macc hine direttamente derivate dai grandi motori aeronautici (turbine
"aero-d erivative" - vedi Cap.3 .2), caratterizzate da alti rapp orti di compre ssione.
Nell'unità riportata in fig.2.5 la turbina di bassa pre ssione trascina il compre sso-
re di bassa pre ssio ne, nonchè l'utilizzatore meccan ico, a 3600 RPM , mentre la
turbina e il compressore di alta pressi one so no in equilibrio meccan ico, a
numero di giri libero (circa 9000 RPM). Questa sofisticata so luzione non è però
ad oggi impiegata nelle più economiche unità industriali .

Si è prima visto co me la generazione delle perdite sia esse nzialmente lega ta


agli sforzi viscosi esercitati dal fluido sulle par eti fisiche della macchina (pa lette,
cassa, mozz o): in una macc hina più piccola, in dimensioni assolute, le forze
viscose saranno per ciò più importanti rispetto a queJle di iner zia , essendo questa
caratterizzata da superfici di contatto più estese rispett o al volume di fluido
trattato. Ciò comporta inevitabilmente un minor rendim ento delle macchine di
piccole dimensioni assolute , risultato a cui concorre la mancata similitudine
geometrica di molti parametri dime nsionali , quali la rugo sità superficiale, i
giochi radiali , etc. , che non possono ; per motivi tecnologici evidenti, diminuire
proporzionalmente a dimensioni assolute quali il diametro. Per porre il probl ema
in termini generali e co rrelabili alla teoria della similitudine, alcuni rice rcato ri
utilizzano un "size paramet er" (SP), definito come:
fv
SP = _V_'in (2.2)
6.h ~/4
IS

che ha la dimen sione di una lunghezza [m] ed è il denominatore del diametro


caratteristico (Ds = D/SP, dove D è il diametro med io della macc hina). Su base
statistica, il rendim ento dei compresso ri assia li (co me peraltro di ogni altra
classe di turboma cchine) è corr elabile ai param etri Ns, Ds o SP. Parti colarmente
semplice, e come tale adatta ad anali si termodinamiche di cicli, è la correlazione
propo sta nella figur a 2.6 , valida per stadi progettati a N5 in un intorno
relativament e esteso ( ± 30 %) dell' ottimo .
Il rendimento politropico dei co mpressori assiali è comunque molto elevato,
pur tenuto conto dei vari effetti di perdita citati. Valori vicini al 90% sono
ormai ottenuti dai compre sso ri delle grandi turbine a gas da 100MW in su (con
rapporti di co mpressione di 12+ 16) e dai modelli aero-derivative più importanti
con {3 attorno a 30. Modelli più datati e di potenze intermedie mostrano
Turbine a gas e cicli combinati 2.9

rendimenti stimabili attorno a 84-87%, mentre solo le unità da pochi MW


scendono attorno al 80-82 % (valori indicativi).

Turbina non raffreddata :


'
Compressore ( aero-der.)
o
u
'ci
~ 0 .9
• • j.

g_
~Cl)
E
:S 0 .8
e
Cl)
a::: heav -duty)

0 .7 ..__._.____.._._........a ______ _.___.. _ _._ ................


__ _,__,
0.05 0.1 0.2 0.5 2
SP (Size Parameter). m

Fig.2.6: Rendimento polirropico medio di stadi di compressore e di turbina


assiali in funzione del parametro SP (eq. 2. 2) a numero di giri caratteristico non
lontano dai valori ot1imali.

Le perdite esterne sono causate dai seguenti fattori:

- perdite organiche (potenza assorbita dai cuscinetti, per la lubrificazione,


etc.): indicativamente inferiori allo 0.5 % della potenza richiesta dal
compressore;
- perditedi massa (trafilamenti di aria compressa verso l'esterno, specie lungo
l'asse): inferiori ali' I% dell'aria trattata;
- perdite di calore verso l'esterno : generalmente trascurabili.

Unaperdita di una certa importanza ha sede nel filtro di aspirazione e nei canali
di adduzione dell'ar_ia alla bocca del compressore: si considera normale nelle
installazioniuna perdita di carico di I kPa rispetto alla pressione ambiente. La
filtrazionedell'aria è di grande importanza sia per evitare effetti di erosione
delle pale (se non danni catastrofici a seguito di ingresso di corpi di una certa
massa!) sia per diminuire lo sporcamento ("fouling") delle pale del compressore,
che comportaun deterioramento importante delle prestazioni della turbina a gas.
Il fouling è comunque inevitabile ed è necessario provvedere periodicamente a
lavaggidel compressore.
2.10 Turbine a gas e cicli combinali

2.2 Combustore
Il compito del combusto re è provvedere all'innalzamento di temp eratura del
ciclo (2-.3) mediante il ca lore liberato dalle reazioni di ossidaz ione del
combustibil e. Essendo la T 3 limitata dalla resi ste nza dei material i a valori oggi
non superiori ai 1200-1300°C, la quantità di combust ibile necessa ria è
notevolmente inferiore a quella co rrispondent e ad una combustione stechiometri-
ca dell'aria uscente dal compressore. Per esempio, supponendo l' aria in uscita
dal compressore a 400°C e metano come combus tibil e (vedi anche Al .2), la
combustione ideale stechio metrica porterebbe i gas combust i a una temperatura
di circa 2430°C, ben al di là dell'attuale tecnologia delle turbin e a gas. Il
raggiungim ento di una temperatura di 1300 °C (rappresentativa delle più
mode rne unità industriali) richiede invece 45 kg di aria per un kg di metano ,
contro un rapporto stechiometrico di 17.235. Nelle turbine a gas infatti il
rapport o di equivalenza (quan tità di aria effettiva rispetto a quella stechio met ri-
ca) risulta esse re compreso tra 2.5 e 3 .5, sia per gas naturale che per comb usti-
bili liquidi, in relazi one all'aumento di temperatura richiesto nel combustore.
Conseguentemente, il ten ore di ossigeno presente nei gas combusti è ancora
assai elevato (mediament e il 14-15 % i.n volume) e rende possibile utilizzar e tali
gas come comburente in ulteriori processi di combus tione.
Mantenere la comb ustione in presenza di grandissimi eccessi di aria può di
fatto risultar e problematico, se non impossibile: es iste infatti un limite inferiore
di infiammabilità di una miscela aria/combustibile, che si definisce co me la
concentrazione di combustib ile al di sotto della quale la fiamma non riesce a
mantenersi e a propagarsi corretta mente . Tal e limite viene misurato con una
procedura standard ed è va riabil e, oltre che co n il tipo di combustibi le, con la
temperatura dei reagenti. Per il metano, il limite inferiore di infiammabilità
corrisponde a ci rca un 5% in volume (cioè una miscela aria/metano non è
infiammabil e se il metano è pre sente in misura inferi ore al 5 % del volume
totale). Tal e limite espresso in termini massi ci corrisponde a circa il 2. 8 %:
seguendo l' esempio di prima, co n I kg di metano per 45 di aria, cioè il 2.2 %,
si ottiene una miscela non infiammabile!
Ciò condiziona evidentemente il di seg no di un combustore di turbina a gas
(fig.2.7): occorre crear e una ca mera di combustione (detta "zona primaria ")
dove affluisce so lo una parte dell'aria comburente, in modo da realizzarvi un
corretto rapp orto aria/combustibile, non lontano da quello stechiometrico. Si
otterrà così una fiamma stabi le, largame nte al di sopra del limite di infiammabi-
lità anche nel funzionamento a car ico parzi ale. La rimanent e portata di aria
verrà man mano aggiu nta nella "zona secondaria" (dove com pleta l' ossidazione
del combustibile a seguito della combustione primaria piutt osto ricca) e quindi
nella "zona di diluizione ", dove l'aria viene aggiunta per ottene re i gas
Turbinea gas e cicli combinati 2.ll

combusti alla temperatura desiderata per iniziare l'espansione in turbina .


Tutto ciò è realizzat o da un "liner"(fig.2 .7), ovvero un cil indro forato, che
contiene dapprima la fiamma e permette quindi il passaggio dell'aria di
diluizione attraverso i suoi fori. Il liner è raffr eddat o dal flusso di aria di
diluzione al suo esterno, contenendo i gas ad alta temperatura: ha quindi anche
l'importante funzione di isolare termicamente la zona di fiamma dalle pareti
esterne del co mbustore, le quali sono a contatto solo con l'aria di diluizione a
temperatura moderata. Il liner è dunque sottoposto ad intense sollecitazioni
termiche, trovandosi a co ntatto con la fiamma: essendo realizzato in materiale
metallico, neces sita di un'azione raffreddante estremamente vigorosa da parte
dell'aria di diluizione. La sua superficie è caratterizzata da fori e canalizzazioni
che hanno lo scopo di inna lza re lo scambio co nvettivo e di creare film e getti
di aria fresca taJe da mantenere la parete metallica a temperature sopportabili dal
materiale.

ZONA ZONA ZONA DI


COMBUSTIBILE PRIMARIA SECONDARIA DILUIZIONE

DAL
OMPRES-
SORE

DIFFUSORE UGELLI CANALI DI FORI DI


DELL'ARIA RAFFRED· DILUIZIONE
PRIMARIA DAt.1ENTO

Fig.2.7:Schema funzionale, in sezione, di un combust ore di turbina a gas. Il


concettodi funzionamento è esteso a tutte le disposizioni illustrate in fig. 2. 8.

Nelle attuali turbine a gas, esistono tre tipi fondamentali di combustori


(fig.2.8), differenti come siste mazion e geometrica, ma tutti riconducibili al
principio di funzionamento sopra esposto:

- Combustore anulare: il Jiner co stitui sce un "anello" che collega direttamente


l'uscita del compres sore con l'ingr esso della turbina, in linea co n l'albero; è la
geometria più compatta e con minime perdite di cari co , per cui è adottata
soprattutto dai motori aeronautici; per contro è costosa e di difficile sv iluppo .
- Combustore tubolare: è il sistema più semplice, con liner e camera di
combustione sostanzialmente cilindrici. Va sistemato esternamente alla turbina
2.12 Turbine a gas e cicli combinati

a gas, per cui offre perdite


ANULARE
di car ico elevate e necessi- SEZ.
ta di un condotto di addu-
zione alla turbina dei gas
caldi, sottoposto a grandi
sollecitazioni termi che. E'
una so luzione preferita per
la sua sempl icità nelle TUBOLARE
picco le unità, ma è stata
adottata anche su grandi
mac chine dai costruttori
europe i (ABB e Siemens).
- Combu sto re multi-
tubolare (o tubo-anulare,
da "can-annular"): si tratta
di disporre numerosi com- MULTI - TUBOLARE
bustori tubolari (fino a 15-
20) nell'anello di adduzio-
ne dei gas alla turbina. E'
soluzione oggi preferita
per le turbine industriali,
per chè elimina gran parte
Fig.2.8: Disposizione indicativa di tre tipi di
degli svantaggi della solu-
combus rore per rurbina a gas: anulare, mono-
zione mono-tubolare man-
1ubolare. mulli-wbolare.
tenendone la semplic ità
intrinseca. Ha inoltre il vantaggi o di essere mod ular e: è quindi più facile da
sviluppare e da applicare in mac chi ne di diversa potenza variando solo il numero
e non il progetto dei combus tori.

In generale, il progetto di un combustore dev e soddisfare i seguenti requisiti:

- avere un fiamma stabile, esente da pulsazioni e con minime vibrazioni


indotte, in ogni condizione di funzionamento;
- operare un co nver s ione chimica completa del combustibile;
- co mportare bas se perdite di ca rico ;
- offrire affidabilità e facilità di manutenzione;
produrre il minimo tenore possibile di inquinanti, cioè mono ssido di
ca rbonio (CO) e ossidi di azoto ( NOx).

Negli ultimi anni, la riduzione delle emissioni, in particolare dei NOx, è stata
oggetto di enormi sforzi di ricerca e sviluppo da parte di tutti i costruttori, al
Turbinea gas e cicli combinali 2.13

punto da condizionare com pleta ment e lo sv ilupp o de i co mbu stori. Son o ogg i
disponibili, per i mod elli più avanzati , combu stori "dry-low-NOx" che
permettono una ridu zio ne di a lmeno un ordine di grandezza delle emi ss ioni
specifiche di NOx, senza aggiunta di acqua o vapore ("dry"), rispetto ai
combustori tradizionali. L 'argomento sarà approfondito al Cap.7.

2.2.1 I combustibili per le turbine a gas

Le turbin e a gas sono motori a combustione interna , ovvero i gas co mbu sti
partecipano direttamente al ciclo termodinamico, es pandend os i sulla turb ina. E'
pertanto necessario che i gas non siano chimicamente e fisi ca mente aggressivi
nei confronti della turbina (nonchè del co mbu store stesso), ovvero non
comportino fenomeni dì corrosione, erosione, sporcamente e inta sament o oltr e
a certi limiti not i e ritenuti tollerabili. Ciò imp one dell e limita zio ni relativamente
severe ai combustibili impiegati nelle turbine a gas.
I principali elementi riten uti dann os i per la turbina , presenti nei co mbustibili
fossili (siano ess i solidi, liquidi o gas sos i) , sono :

- Ceneri: composti prevalent emente metallici pr ese nti nel ca rbon e (anche oltr e
il 5 %) e neg li oli pe sa nti (max 0.5 %) che si liquefano nella co mbu stion e e
tendono poi ad ade rir e alle pal ettature a più bassa temperatura, provo cando
sporcamente e occl usioni.
- Vanadio : anch' esso liquefatt o nell a combustione, s i so lidifi ca sull e
palettature, pr ovoc ando gr av iss imi fenomen i di co rrosi one; la per ce ntual e
tollerata nei combustibili è bassissima (poche part i per milione - ppm ).
- Metalli alcalini (so dio, potassio): pr ese nti sotto forma di sa li (NaCI , KCI),
in sede di combustione formano HCI , che è altamente corrosivo per le
palettatur e, sopr attutt o ne i co nfr onti del cromo; le co nce ntr azioni non
devono superare, indicativam ente, il ppm.
- Zolfo : pre sente in percentu ali piuttosto alte (fino a l 5 %) ne i co mbustibili
liquidi e sol idi , è co rr osivo per il s istema del co mbust ibile (so tto for ma di
H2S) e in genere per i mat eriali metall ici dopo la combustione, rendend o
acide le condense . L 'e mi ss io ne di S0 2 deve esse re comunque limitata per
motivi di salvaguardia ambi ental e .
Idrocarburi pesa nti (asfalteni , co mpo sti gommos i): danno pr oblemi di
intasamento ai sistemi di adduzione del co mbust ibile.

In relaz ione a tali consi derazioni, i va ri combustibili si posizionano com e segue


per un impiego di retto nelle turbine a gas :

- Carbone : il suo uso dirett o è di fat to imp oss ibile, prin cipalment e per il
2.14 Turbine a ias e cicli combinati

problema delle ceneri, che comporta uno sporcamento inaccettabile dopo


tempi brevissimi. E ' invece possibile l'impiego di gas sintetici derivati da
processi di gasificazione del carbone (trattati al Cap.8.1). Sono allo studio
particolari combustori con un lavaggio (quench) intermedio dei prodotti di
combustione, ad oggi però lontani dall'indu strializzazione .
- Oli combustibili pesanti (residui della distillazione del greggio): il loro uso
è possibile a patto di: (i) effettuare lavaggi e additivazioni allo scopo di
rimuovere il vanadio e i metalli alcalini, (ii) accettare uno sporcamento
elevato delle pale e quindi frequenti operazioni di lavaggio, (iii) disporre di
un sistema di alimentazione adeguato, (iv) accettare un certo "derating"
ovvero prestazioni minori, anche a macchina pulita, per ridurre le tempera-
ture di funzionam ento . Di fatto gli inconven ienti e i cost i sono tali da sconsi-
gliare, nella quasi totalità dei casi, il loro impiego diretto.
- Olio greggio: anche qui l'impi ego è possibil e, con gli stess i inconvenienti
degli oli pesanti, anche se in misura più limitata a causa della presenza di
elementi volatili e più leggeri.
- Distillati (nafte, kero sene, gasolio): appartengono a questa classe i
combustibili usati per la propulsione aeronautica. Il loro impiego non causa
problemi, ammesso che vengano rispettat e le specific he es istenti in termini
di concentrazioni di vanadio, sodio e ceneri. Esistono diverse categorie, dai
più leggeri e volatili (Jet B, JP4 ) a quelli meno volatili (Jet A, JP5 ) ai gasoli
(Diesel 1 e 2, Burner 2).
- Gas naturale: è il combustibile per eccellenza nelle applicazioni stazionarie,
in virtù delle sue ottime proprietà (virtuale assenza di qualsiasi composto
nocivo) e del suo basso costo . Con sente le migliori pre stazi oni e facilita il
progetto del comb ustore rispetto ai combustibili liquidi, non essendo
necessario realizzare l'atomizzazione e la volatilizzazione del combustibile.
- Gas di petrolio liquefatti (propano, butano): sono pure perfettamente adatti
alle turbine a gas; il loro difetto consiste in un costo normalmente più alto
di quello del gas naturale.
- Gas sintetici di carbone, di biomas se , gas di cokeria: richiedono un ottimo
filtraggio per rimuovere ce neri, particolati e catrami (solitamente effettuata
con scrubbing a umido) e, per i gas di carbone, zolfo e metalli alcalini. Va
sottolineato che la rimozione di tali elementi da correnti gassose è estrema-
mente più agevole e completa che da combustibili liquidi.

Pertanto, sussistono gravi difficoltà tecni che, al di là dei problemi ambientali,


ad utilizzar e combustibili di basso costo (carbone e oli residui pesanti)
normalmente usati per la generazione di potenza tradizionalmente effettuata con
motori a combustione esterna (centrali a vapore). Ciò costituisce indubbiament e
un serio limite agli impieghi della turbina a gas nell'industria elettrica. Tale
Turbinea KGS e cicli comhinari 2.15

limite non ha tuttavia rappresentato un ostacolo insormontabile alla diffusione


delle turbine a gas: l'ampia disponibilità di gas naturale a prezzi competitivi,
nella presente situazione degli approvvigionamenti energetici dei paesi
industrializzati, fa sì che nel parco elettrico ci sia spazio notevole per una
modalità di generazione basata su questo combustibile. I minori costi d'impian-
to, i minori consumi specifici e il minor impatto ambientale delle turbine a gas
alimentatea gas naturale costituiscono comunque una serie di attrattive a cui è
oggi difficile rinunciare .

2.3 Turbina
L'espansore delle turbine a gas può essere considerato l'elemento più
peculiaree più critico di tali macchine, in relazione alle temperature estreme a
cui è sottoposto in modo continuativo. Come abbiamo visto al Cap. l (e come
si vedrà al Cap.3.1 ), la temperatura massima del ciclo ha un'influenza talmente
spiccata sul rendimento e sopra ttutto sul lavoro specifico del ciclo che il suo
innalzamento giustifica enormi sforzi di ricerca e sviluppo. La peculiarità delle
turbine nei turbogas, rispetto ad esempio agli impianti a vapore, risiede proprio
nella necessità di operare a temperature oggi comprese tra i 1100 e i 1300°C ,
ben superiori alla temperatura massima sopportata dai materiali metallici
(indicativamente 800°C se si parla di superleghe , 550-600°C se si parla di
acciai altolegati). Ciò è possibile seguendo due strade: (i) l'impiego di materiali
non-metallici come le ceramiche, (ii) raffreddando il corpo metallico della
palettatura della turbina. La prima tecnologia non è oggi industrialmente matura
(se non per componenti statici, rivestimenti e per piccole giranti centripete).
mentre la seconda è impiegata massicciamente in tutte le macchine prese nti sul
mercato: sarà l'oggetto del seguente paragrafo.

2.3.1 ]) raffreddamento delle pale

Il raffreddamento delle pale può avvenire secondo diverse modalità di


scambio termico, esposte concettualmente in fìg.2. 9 e discusse nel seguito. Se,
per motivi didattici, i vari meccanismi di scambio sono discussi separatamente,
si ricordiche tali modalità sono tuttavia usate congiuntamente nelle soluzioni più
efficienti di pale raffreddate.

Raffreddamento convettivo
In generale, un sistema di raffreddam ento della palettatura della turbina deve
essere tale da mantenere ogni punto della pala a una temperatura inferiore, o al
limite uguale, alla massima temperatura T bmx sopportab ile dal materiale nelle
2.16 Turbine a gas e cicli combinati

~ / /
(a) raffr. convettivo

(d) raffr. a film este so

(b) raffr. per impi ngement

(e) raff r. per trasp irazione

(e) raffr. a film {da fessura)

Fig.2.9: Meccanismi conceltuali di raffreddamento delle pale di turbina a gas.

condizioni di sforzo che si verificano in esercizio. Tra la parete este rna della
pala (a temperatura T b) e il flusso prin cip ale di gas (a temperatura T g) 3 deve
esistere un flusso termico '{):
<p = k8 ·(Tg - T'bi (2.3)
tale da ottenere T b < T bmx. Nella (2. 3) kg è il coe fficiente di scambio convett ivo
tra gas e paret e esterna della pala. Il flusso termico cp dovrà esse re asportato da
un fluido refrigerante a temperatura inferiore a T bmx; per far ciò esistono
concettua lmente due possibilità:

- raffreddamento a circuito aperto: il refrigerante, dopo aver assorbito il


ca lore, viene scaricato nel flusso prin cipale di gas e prosegue nell'espansio-
ne; per far ciò deve ovviamente ess ere a pressione superiore di quella dei

3 In realtà, il flusso di gas si muove co n elevata velocità rispetto alla pala, per cui
la temperatura statica e la temperatura totale del flusso sono sensibilmente di verse
(f 1=T s+v 2 /2/cr). Ai fini del flusso termico (eq.2.3), T coinciderebbe con T 1 per un
8
arresto isentropi co del fluido a contatto con la pala; tuttavia, in tali condiz ioni si
verificherebb e un flus so termico tra fluido fermo e fluid o in movimento, dovu to a T 1-T 5:
perciò la temperatura effettiva T (chiamata da alcuni autori temperatura di recupero) da
8
usare nella 2.3 risulta leggermente inferiore alla tempera tura totale.
Turbine a gas e cicli combinati 2.17

gas combusti a cui viene miscelato;


- raffreddamento a circuito chiuso: il
refrigerante non interagisce con il
flusso principale.

Il sistema a circuito chiuso non è stato


finora utilizzato nelle turbine a gas per
molti motivi: da un lato vi è la complessità
tecnologica di realizzare tale circuito su
schiere rotoriche, dall'altro il calore aspor-
tatoverrebbe disperso nell'ambiente invece
che "trattenuto" nella fase restante di
espansione, con ingente perdita termica dal
ciclo (a meno che tale calore non possa
venire utilizzato in altri macchinari che
esulano però dal concetto di ciclo sempli-
ce4). Pertanto, la soluzione a circuito
aperto è universalmente utilizzata nella
turbinea gas, impiegando come refrigeran-
te l'aria prelevata dal compressore a pres-
sioni opportune: questa viene fatta fluire
all'interno del profilo della pala in canali
opportunamente sagomati (fig.2.1 O) e
quindi, una volta asportato il calore neces-
sario, scaricata nel flusso principale di gas. Fig.2.10: Esempio di pala raffred-
La pala raffreddata per convezione può dala con sistema misto film-convet-
essere vista come uno scambiatore di calo- tivo. Si notino i vari canali del
re: il flusso termico 'P deve vincere le tre circuito interno con promotori di
resistenze termiche in serie offerte dalla scambio termico. I forellini visibili
convezione gas-parete , dalla conduzione sulla superficie esterna pennetrono
nello spessore della parete, dalla convezio- i 'eiezione del film di raffredda-
ne parete-refrigerante (fig.2.1 1): mento (fìlm-cooling).

4 La Generai Electric (uno dei maggiori costnitt ori di turbine a gas, anzi da molti
considerato il "technol ogy leader") ha recentemente (1995) presentato la futura
generazione di grandi macchine industriali, la cosiddetta serie "H ": è previsto il
raffreddamento a vapore in ci rcuito chiu so delle palettature più ca lde, co n utilizzo del
calore asportato per effettuare il risurris caldamento nel ciclo a vapore che segue la n1rbina
a gas nella disposizione in ciclo combinato.
2.18 Turbine a gas e cicli combinati

(2 .4)
Considerando la potenza termica richiesta per raffreddare una cer ta supe rfi cie
A (sia essa una pala intera o una sua porzione), si avrà:

~ = J<p·dA = G, ·cp.r·(Tr,ouc-T,,,ùt) (2.5)


A

L'impieg o delle (2. 4) e (2.5) permette


di risolv ere il prob lema di determina-
re la portata di refrigerante G, tale da
avere in ogni punto della pala T b < Lato
refrigerante
T bmx. Il problema non è ov viamen te
sempli ce, perchè richiede la co no-
sce nza locale dei coef ficienti di sca m-
bio, dei fattori da cui essi dipendono,
nonchè della geometria dei cana li. Per T,
Lato gas
so luzioni semp lificate, può essere I

ut ile introdurre l' "efficacia del raf-


Parete
freddamento" ec, defin ita come: della pala

e = Tr,ou/ - Tr,,n.
(2.6)
e T bi - T, ,in
Fig.2.11 : Distribuzione sche matica
che diviene unitaria quando il refrige - della temperatura in una sezione di pala
rante, a temperatura di introduzi one raffreddala per convezione.
nella pala T r in• raggiunge una tempe-
ratura di uscita T r ex par i a quella massima co nsentita dal problema fisico, c ioè
T bi (vedi fig.2.1 1). Si noti che T bi< T b per la conduzio ne nella par ete della
pala: questo effetto , spes so trascurabile negli scambiato ri di ca lore, è qui invece
di notevole importanza e può esse re responsabile di LlT di 100 + 150°C.
Assumendo che lungo la superficie A la variazione di T e T b sia piccola
rispetto ai LlT in gioco , e imponendo Tb = Tbmx• si può ca lcofare Gr con discreta
appro ssima zione mediante la (2. 7):

4> = k '(T - T )A = 1 + 1 i-I(T -T .) (2 .7)


g g bmx [ G;cp.r·e, (À/t)A bnu r,in

Le assunzioni fatte sono in realtà ragionevoli solo per una sezio ne di calco lo
relativamente piccola rispetto ad una reale schiera di pale, e possono perciò
aiutare nella ricerca della portata di raff redd amento solo nell 'i potesi di di videre
l'espansione refrige rata in un nume ro disc reto di sezion i di calcolo. Rig uardo
i term ini che compa iono nella 2.7 si possono segnalare i seguenti valori più
Turbine a gas e cicli combinati 2.19

frequentemente riscontrati nella pratica delle turbine a gas:

- kg (coeff. scambio gas/parete): 2 -;-5 kW/m2K; in generale è derivato da


correlazioni del tipo Nu = a·Re 0 ·63 ·Pr 113 (dove Nu, Re e Pr sono i ben noti
numeri adimensionali di Nusselt, Reynolds e Prandtl), con a compreso tra
0.14 e 0.3 a seconda degli autori;
- À (conducibilità termica del materiale costituente la pala): 15-20 W/mK per
leghe adatte agli impieghi ad alta temperatura;
- t (spessore della parete della pala): I.5 -;-2 mm;
- Tbmx (temperatura massima del materiale costituente la pala): i valori più
diffusi sono tra 750 e 830 °C (vedi 2.3.2);
- te (efficacia del raffreddamento): esiste una forte dispersione a seconda del
tipo di canalizzazione impiegata all'interno della pala, da semplici condotti
radiali a complesse circuitazioni multi-passaggio con superfici atle a
promuovere lo scambio termico (fig.2.1 O); i valori per le configurazioni più
sofisticate possono arrivare a 0.7-;-0.8.

I flussitermici scambiati sono ingenti: nelle prime schiere delle moderne turbine
a gas sono dell'ordine di 1 MW/m 2 . Appare quindi evidente come la portata di
raffreddantein una moderna turbina a gas possa costituire una frazione molto
importante(fino al 20-25%) del flusso principale, e quindi abbia una notevole
influenzasulla termodinamica del ciclo. Per limitare il più possibile tale portata,
dati i valori di T g• T bmx e Tr.in• occorrerà, dalla 2.7:

- limitare le superfici da raffreddare: per far ciò occorre dividere il salto


entalpicodella turbina sul minor numero possibile di stadi, cioè realizzare
un carico aerodinamico elevatissimo sulle palettature;
- ottenere la massima efficacia e, mediante condotti di raffreddamento molto
sofisticatidal punto di vista della capacità di scambio;
- ridurre lo spessore delle pale, compatibilmente con la resistenza meccanica
e con i problemi costruttiv i.

Raffreddament o a film
Il raffreddamento a film consiste nel creare un film di fluido a bassa
temperaturache agisca come "barriera termica" tra i gas caldi e la parete
metallicadella pala. Il film è generato dall'aria di raffreddamento fatta uscire
a velocitàopportuna da fessure (slot) o da piccoli fori sulla parete della pala
(fig.2.9 c,d). Analiticamente, il calcolo termico della pala raffreddata a film può
esseresvolto introducendo la "temperarura della parere adiabatica" (Taw) in
luogo della temperatura del gas (Tg) nelle eq. 2.4 e 2.7. Taw rappresenta
fisicamentela temperatura a cui si porterebbe una parete adiabatica (che non
scamb ia cioè calore con il refrigerante) qualora fosse lambita dai gas ca ldi e dal
refrigerante inietta to dai fori del film: tale te mper atura è inferiore a quella del
gas e ciò compor ta un evidente vantaggio in term ini di scambio termico. La
determina z ione di T aw • che dip ende dai parametri geometrici e cinematici del
film, è spesso di carattere speri mental e e una sua discussione eccede i limiti di
approfondimento della pre sente trattazi one. Basti sapere che i migliori risultati
si ottengono co n fori più piccoli e più ravvi cinati possibile e con velocità di
eiezione pro ss ime a quelle del gas.
Il raffredd amento a film richiede una realizzazione della pala ancora più
complessa dal punto di vista costruttivo (è necessario realizzare numero siss imi
fori di precisione su una supe rficie co mple ssa come quella della pala - vedi
fig.2.10) e necessita un'elevata pulizia dell'aria e del co mbu stibile al fine di
evitare occlusioni dei forellini. Questa tecnologia è intensamente utilizzata nei
primi stadi dei motori aeronau tici ad elevate prestazioni; nelle più mode rne
macchine industriali è util izzata per raffreddare le parti più c riti che della
palettatura del primo sta tor e.

Altri mecca nismi di raffredda mento


Un ulte riore tipo di raffreddament o è quello per "impingement" (fig .2.9b),
co n cu i si crea un getto di refr igerante ad alta velocità che co lpisce violentemen-
te la parete ca lda: l'effetto di raffreddamento è localmen te molto efficace e viene
utilizzato per punti parti co larm ente sollec itat i delle pale (esempio: bordo di
ingr esso). Tuttavia il consumo d'aria è elevato e per una pala interament e
refrigerat a per impingem en t risu lta eccessivo ai fini delle prestazioni generali.
Il limit e di massima e fficacia del raffreddamento è invece ottenuto dal
raffr eddamento per "traspi razi one" (fig.2.9e), in cui la parete della pala è un
mezzo po roso in cu i il re frige rant e "tra spir a", portandosi alla stessa temperatura
della parete esposta ai gas. Ad oggi sono in atto importan ti ricerche per
approssimare tale conce tto co n sol uzi oni tecnologicamente possibili.

2.3.2 I materiali

La scelta dei materiali da impiegarsi per la realizzazione della pal ettature


dell e turbine a gas è condizionat a principalmente dalla resistenza ad alta
temp erat ura di esercizio. Oltre alla resistenza alla sollecitaz ione mec canica
normalm en te esistente ne lle turbomacchine, sop rattutt o per le parti rotanti (sforzi
centrifughi), è cruciale per le turbine a gas la resiste nza a oss idazione e
corrosione, principalmente dovute all'alta reattività dell'ossigeno ad alta
temperatura , e all'erosione causata dal pas saggio dei gas ad alta velocità.
Nelle cond izioni di ese rc izio delle turbin e a gas, è il fenomeno dello
scorrimento viscoso (creep ) a dete rminare lo stato di sollec itazi one accettabile
Turbine a gas e cicli cmnhinati 2.21

per un determinato materiale. Tale fenomeno, che comporta una deformazione.


progressiva del materiale col tempo a pari stato di sforzo di trazione fino alla
conseguenterottura , fa sì che la "vita", espressa in ore di esercizio con un dato
livello di sollecitazione, e la temperatura di funzionamento, per un certo
materiale, siano tra loro correla ti. Una relazione generalmente accettata è
espressa del parametro di Larson-Miller, definito dalla:
T (20 + logtr) = cost. = /(o) (2.8)
dove T è la temperatura (in K), tr il tempo di rottura (ore) e o lo sforzo di
tensione (MPa) (n.b. il logaritmo è in base IO). Il comportamento di un
materiale è quindi convenientemente riportato in un piano che mostra la
relazione tra parametro di Larson-Miller e o (es: fig.2.12). E' importante quindi
rilevare come, per un certo materiale, il suo stato di sforzo o la sua temperatura
d'esercizio dipendano dall' utilizzo della macchina, ovvero dalla vita utile
previstadelle palettature. Quest'ultima può essere evidentemente assai diversa ,
ad esempio tra un motore per aereo militare e una turbina industriale: il primo
tollererà, a parità di materiali, temperature o stati di sforzo superiori e
consèguentementefornirà prestazioni più elevate.
400 ........
~~~~~~~~~~..-........-~~~~~~~

350

300

IV 250 Lega Ni IN738LC


Q.
~
o 200 Lega Ni U710
~
o
ù5
150
Acciaio al carbonio

Lega Ni Single Crystal


100'--~-'-~~~----J.-- ~ --- ~~ ~ ~~ ~__._.__~~
16 18 20 22 24 26 28 30
Parametro di Larson-Miller (x10-3)

Fig.2.12: Curve di lars on-Miller per acciai convenzionali e per maJeriali


avanzatiimpiegati nelle turbine a gas.

I materiali ferrosi (es: acciai al carbonio, acciai alto-legati e inossidabili)


rivelanouna insufficiente resistenza a creep già nel campo 500-600°C, come è
ben noto dalla pratica delle macchine a vapore (da fig.2.12: un parametro di
Larson-Millerdì 20· l 03, per un acciaio NiCr 18-8, significa una temperatura
2.22 Turbine a gas e cicli combinati

di 800 K per t = 105 ore , insufficiente per l'uso in turbine a gas). Risultati
nettamente migliori si ottengono con leghe a base Nichel o a base Cobalto, le
prime usate preval entemente nelle pale rotoriche (in virtù di migliori proprietà
meccaniche) e le seconde in pale statoriche. Alcune composizioni di leghe
frequent emente usate sono riportate in Tab .2.1.

Tab.2.1: Composizione di alcuni materiali frequentemente usati per le parti


calde di turbine a gas; "bai" significa la pe rcentuale di complemento a 100.
Materiale B c AI Ti Cr Fe Co Ni Nb Mo w Ta
GTD I 11 - .12 3.1 4.5 12.5 - 9 .0 bai - 2.0 3.8 4.0
GTD 222 - .10 1.2 2.3 22.5 - 19.0 bai - - 2.0 0.1
Inconel 738 .01 .10 3.5 3 .5 16.0 - 8 .5 bai 0 .8 1.7 2.6 1.7
Udimet 520 .005 .05 2.0 3.0 19.0 -
12.0 bai - 6.0 i.O -
Udim et 710 .02 .07 2.5 5.0 18.0 0.5 14.7 bai - 3.0 1.5 -
FSX 414 .01 .25 - - 29.0 1.0 bai 10.0 - - 7.0 -
Nel definire le proprietà meccaniche di un materiale non è rilevante solo la
composizione, ma anche il trattamento di solidificazione impiegato, in relazione
alla struttura cristallina. Poichè si è notato che la defo rmazion e plastica e la
fessurazione in molti materiali avv eniva ai confini del grano cristallino, un
notevol e migliorament o ne lle proprietà è stato ottenuto con la solidificazione
direzionale (DS) in cui i grani hann o una struttura unidir ez ionale orientata
secondo la direzione radial e della pala, ottenuta con partic o lari tecniche di
raffreddamento del materiale dopo la fusione. Ad esempio il GTD 111 con DS
mostra un aumento di resistenza a trazion e del 25 % rispetto allo stess o materiale
con solidifi cazione equiass iale, o un incremento di circa 30°C di temperatura
ammiss ibile. Un ulteriore passo in av anti è costituito dalla stru ttura monocri stal-
lina (SC: single crysta l), in cui non esistono direzioni pref erenziali di attacco:
pale così realizzate sono di sponibili per le turbine aeronautiche più avanzate, ma
esistono ad oggi diffi coltà a produrre pezzi di grandi dimensioni per macchine
heavy -duty .
La fig .2 . 13 mostra l'in cremento della temperatura operativa dei materiali
dagli anni pionieristici ad oggi, delineando un trend continuamente crescente.
Si noti la forte differenza tra motori aeronautici (specialmente per app licazioni
militari , come mostrato in figura) e moto ri industr iali , spiegab ile alla luce delle
diverse durate pr eviste per le palettature.
Un ulteriore sviluppo nella preparazi one di palettatur e sempre più resi stenti
alle alte temperature è dato dai "rivestimenti a barriera termica" (TBC: Th ermal
Barrier Coating ). Le TBC con sistono in uno strato isolante di materiali quali lo
zirconio e l'ittri o, rip ortati su lla superficie metallica della pala , che costituisce
Turbine a gas e cicli comhinati 2.23

una resistenza termica tra i gas ca ld i e la parte met allica. Qu est a tecno logia
comincia a trovare app licazioni importanti nelle unità più moderne, sebbe ne
ostacolata dalla poss ibilità di dista cco e di erosione dello barri era. E ' quindi
usata più frequent ement e per le part i stati che , quali i transition-pieces {i tr atti
che uniscono i combustori alla turb ina) e le pale degl i ugelli.

1200

Motori aeronautici
Prati & Wh itney

l
1100
..
c.>
'iii
·;:: Trend :
Q)
ro 1000 MM200 + Hf
s·c, anno

ì
E MM 247
·a, IN 100
'O 713 U
(O

-.....
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(IJ
..... 900
(I)
a.
se
ALLOYS /
;'

E
~
Generai
800 Electric
heavy-duty

100~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
1940 1950 1960 1970 1980 1990 2000
Anno

Fig.2.13: Evoluzione negli anni della temperatura operativa dei materiali


avanzati impiegati nelle turbine a gas (settore aeronautico e industria le).

Un ultimo cen no ali 'i mpi ego della leghe ce rami che nelle turbine a ga s:
l'interesse verso tal i mate riali è notevo le, poi chè offrono la possibilità di
eliminare total men te i sistemi di raffreddament o delle pale , potendo sopportare
temperature operative che vanno dai 1400 a olt re 2000°C. T uttav ia le diffico ltà
di ordine mecc anico (scar sa resi stenza, fragilità, man canza di comportamento
plastico) sono state ad ogg i inso rm on tabi li, e l' impiego di parti ceramiche nelle
turbine a gas è oggi limi tato al massi mo a parti colari di picco le dimensioni o a
rivestimenti non so llecitati meccanicamente. La rice rca è comunque attiva,
specialmente per macchine di piccole dimensioni (a l di sotto di 1-2 MW ), do ve
2.24 Turbìne a gas e cicli combinati

la tecnologia cerami ca è più credibile e dove è più critico, per motivi di cost i,
raggiungere temperature elevate senza ricorrere a co mplessi sistemi di raffredda -
mento e a materiali sofis ticati.

2.3.3 Definizioni di TIT; sua evoluzione nel tempo

Gli enormi sfo rzi di ricerca e svil uppo nel settore del raffreddamento e dei
materiali hanno il preciso scopo di permettere un incremento della temperatura
mass ima del ciclo termodi namico, al fine di migliorare rendimento e lavoro
specifico delle turbine a gas. E' però necessario definire cosa si intende per
temperatura mas sima del ciclo, in presenza di un sistema di raffreddamento delle
paJe. Esistono a que sto proposito tre definizioni, ampiamente diffuse nella
letteratura tec nica, introd otte allo scopo di definire una temperatura che sia
rappr ese ntativa del livello tecnologico raggiunto, della qualità del ciclo
termodinami co e dello stato di solle citazione dei materiali:

- temperatura di uscita dal combustore (detta COT - combustor outlet


temperature - o ''firing temperature"): è la temperatura totale media 5 dei
gas combust i uscenti dalla camera di combustio ne , così come investono la
prima schie ra statorica;
- temperatura tota le di ingr esso nel primo rotore (sbr igativamente detta TIT :
turbine inlet temperature): è la temperatura che si ottiene miscelando i gas
provenienti dal combustore e 1•aria di raffr eddamento della prima schiera
stato rica; fisicamente, è la temperatura sentita dal bordo di ingresso del
primo rotore con un arresto isentropico del flusso;
- temperatura di ingresso turbina secondo ISO (detta TIT 150): è la temperatura
che si ott iene miscelando i gas provenienti dal combustore con tutti i flussi
di raffreddamento delle pale d ella turbin a; non ha un significato fisico
preciso ed è ottenibile solo teoricamente, qualora si conosca l'entità e le
temperature di tutti i fluss i di raffreddante.

Detto che risulta ovviamente COT > TIT > TIT 150 , tutte e tre le temperature
hanno pregi e difetti nel rappr esentare un punto di riferimento del ciclo. La
COT ha il vantaggio di essere fisicamente ben individuabile e di essere di fatto

5 Si parla di temperatura "media" perchè la distribuzione di temperatura sull'arco


di ammissione alle pale statori che è caratterizzata da significat ive disuniformità, dovute
alla geometria della camera di combus tione . In realtà il sistema di raffreddamento del
primo statore deve essere dimensi onato sul picco di temperatura, stimabile mediante un
•pattern factor " (rapporto tra innalzamento massimo di temperatura nel combu store e
innalzamento medio), i cui valori sono solitamente dell'ordine di 1.05 + l.l.
Turbine a gas e cicli combinali 2.25

la più alta temperatura sentit a dai materiali (eccetto il liner che è però
fortemente raffreddato dall 'aria di di Euizione): se però vien e raggiunta a spese
di ingenti quantità di aria di ra ffreddam ento perde val ore co me indice della
bontà del ciclo. La TIT ha un importante valore co me temperatura sentita
dall' ele mento più so llecitato della macchina (la prima schie ra roto rica) e
rappr esen ta inoltr e il punt o fisico in cui il ciclo te rm odi namico comin cia a
compiere lavoro. Infatti, ragionando a pa ri TIT , l'en ta lpia tota le a ll'in gresso
della turbina, che com par e nella form ulazi one de l lav oro di espa nsione, non è
influenzata dalla portata di raffreddamento del primo uge llo , come inve ce
avver rebbe ragio na ndo a pari COT. Il riferimento alla TIT permette quindi di
conside ra re la portata di raffreddante del primo ugello (una quan tità pe raltro
notevolissima) alla stessa str egua delle portate di diluizione , c ioè di co nsid e rarla
"non-cha rgeable", ossia priv a di influenza su l lavoro. Per questi motivi la TIT
è gene ralm ente accettata com e la temperatur a di riferimento del ciclo termodina-
mico, anche se nulla dice sui flussi di raffreddamento "charg ea ble" , ossia quelli
degli stadi success ivi al primo. La TIT 1so può esse re co nsiderata un indice della
bontà dei sistemi di raffreddam ento delle pal e, ma non fa disti nguo tra il
raffreddamento del prim o stad io, di gra n lunga il più c r itico, e quello deg li stadi
successivi; inoltre, non av en do alcun senso fisico, non è generalment e ritenuta
utile nel calcolo dei cic li te rm odi nam ici.
In questo testo faremo più spesso r iferimento alla TIT , per i motivi sopra
descritti ma anche perchè è più freq ue nte mente usata ne l settore . Appare quindi
interessant e vedere l'e voluzi one nel tempo de lla TIT , resa pos sib ile dall'introdu -
zione e dall'affinamento de l raffreddamento delle pale e dal miglioram en to dei
material i (fig.2. 14). Si noti anco ra la diff ere nza tra le macc hine aero nauti che e
quelle industrial i: tale differenza è però andat a ridu ce ndosi ne ll'ultimo dec enn io
a causa dell'eno rme successo co mmerciale de lle turbine a gas industriali, che ha
reso più attiva la competizion e e il pronto trasferimen to di tecno logia dal settore
più avanzato a quello più co nse rvativo. Va inoltre nota to che non ci sono segna li
di rallentamento de l trend crescen te del le temp erature ma ss ime delle tur bine a
gas: alla data od iern a (1996 ) so no una realtà opera tiv a consol idata ma cch ine
industriali con TIT co mprese tra 1250 e 1300°C (le cosidette serie "F " nel
"gerg o" di alc uni importanti cos trutt ori com e Generai Electri c e W est inghou se),
ma sono già state annunciate mac chine della se rie "G" con TIT attorn o ai
1400°C, di cui in a lcuni cas i sono già operativi i prototipi.

2.3.4 Le perdit e nelle turbine

Se parlan do della turbi na ci siamo dilun gat i sui problemi conness i alle alte
temperature, non bisog na dimenticare le tematiche lega te agli as petti fluid odina-
mici, al rendimento di es pan sione e a lle perdite in ques to com ponente, la cu i
2.26 Turbine a gas e cicli combinati

1500 ..
Pratt & /
1400 VVhitney,

p
c,f
1300
motori
aeronautici

Generai .•• j
/ ..
,. ...
/
J
-
: .

e Electric,
€ 1200 ..... · · heavy-duty •··
~
o Rolls Royce,
: 1100 ...
motori
~ aeronautici
O)
E 1000
....
(O
:,
~Q) 900
a.
E 800
~ '-- Heavy-duty MHI
700
Heavy-duty ABB
600

5001....-~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
1940 1950 1960 1970 1980 1990 2000 2010
Anno

Fig.2.14 : Evoluzione negli anni della temperarura torale di ingresso del primo
rotore (l'/T) secondo vari cosrruuori del seuore aeronawico e indus1riale.

importanza è stata enfatizzata nel primo capitolo.


Una discussione semplificata delle perdite è del tutto parallela a quella svolta
riguard o al compressore (vedi 2.1. 1) in quanto i concetti ivi esposti sono di
validità generale pe r tutte le turbomacchine. A livello di entità num erica delle
perdite fluidodinamiche , se è vero cihe in una turbina vi sono gradienti di
velocità positivi che tend ono naturalmente a diminuire Io spessore degli strati
limite (al contrario che in un compressore) e quindi le perdite di profilo e
secondarie , è anche vero che i ca ricihi aerodinami ci sono enormemente più
elevati, a scapi to del rendimento. I salti entalpici per stadio arrivano sino a un
massimo d ell'ordin e dei 300+ 350 kJ/kg (contro i 20+ 25 del compressore) tanto
che le turbine indu strial i con rapporti di compress ione di circa 15 hanno
espa nsori con so lo 3 o al ma ssimo 4 stadi. La corsa a tale impressionante
aumento del carico aerodinamico, ben oltre a quello ottimale per il rendiment o,
Turbinea ROSe cicli combinati 2.27

è dovuta alla necessità di limit are le superfici da raffreddare e quindi le portate


di aria destinata a questo scopo, oltre che a diminuire il costo della macchina.
L'iniezione de ll'a ria di raffreddamento nel flusso prin cipa le comp or ta inoltre
un "disturbo" co nsiderev ole alla fluidodinamica del gas con una conseguente
diminuzione delle prestazioni delle palettature. A questo proposito, va r icordato
che l'aria uscente dai canali di raffr eddamento deve accelerare per portarsi alle
condizioni di velocità del flu sso principa le: l'energia relat iva a questa accelera-
zione viene fornita dall'energia posseduta dal flusso prin cipa le e quindi so ttratta
al lavoro potenzialmente svi luppabile dalla turbina . Il rendim en to politropico
della turbina è mediamente non diss im ile da que llo del co mpressore (89-9 0% per
grandi macchine, vedi fig .2.6), e per i motivi visti risulta in gene ral e meno
brillante nei primi stad i (più car icati e con maggi ori portate di raffreddamento)
e più elevato (fino al 92 %) negli ultimi stad i non raffr edda ti .
Un ultimo aspetto, dì rilevante importanza, è cos tituit o da l recupero
dell'en erg ia cine tica dei gas all'uscita dell'ultimo stadio della turbina: il numero
di Mach de l flusso assiale a llo scarico è dell'ordine dei 0.4 70 .45, cioè con
velocità vicine ai 250 m/ s . A ciò co rri spo nde un'energia cinetica di circa 30
kJ/kg: se si pensa che il lav oro spec ifico util e de l ciclo di una moderna turbina
a gas è di 300 + 350 kJ/kg, l' energia cinetica posseduta da l flusso sca ricato
corrisponde a ben il 10% del lavoro della macchina! E' ev idente che dissipare
tale contenuto energetico sa rebbe disastroso: si re nde quindi assolutamente
necessar io impiegare diffusori efficienti a seguito della turbina . Si rico rda che
il compito di un diffuso re è di con sentir e l'instaurarsi di una pre ss ione alla
sezione di scarico della turbina minore di quel la dell'ambiente in cui il flusso
viene inviato a ll'uscita del diffusore. A tale salto di pr essione (fornito
dall' energia cinetica utile rec uper ata mediante la diffusione) co rri sponde un salto
entalpico isentropi co ~h is d• c he viene messo a disposizione della turbina
aumentandone il lavoro. Il ' rendimento di un diffusore è definito come:

!::..his.d
,,d= -2 - (2.9)
V;,,,)2
dove con vin d si intende la velocità a ll'ingresso del diffusore; per gli elementi
usati nelle tu'rbine a gas '7d varia, in genere, da 0 .5 a O.7.

2.4 Generatore elettrico

Il generatore elett ric o non è parte integrante di una turbina a gas, tanto che
le turbine a gas possono essere usate per il trascinamento di macchine ope ratri ci
(mechanical drive). Nel pr eva lente utilizzo per produz ione di elett ricità, il
turbogas e il generatore sono accoppiati meccanicamente in modo diretto, cioè
con un giunto, qualora l' albero della turbina a gas ruoti a una velocità
2.28 Turbine a gas e cicli comhinaJi

compatibile co n la frequenz a di rete (3000 o 3600 RPM per 50 o 60 Hz).


Quando i turbogas necessitano di velocità superio ri (vedi 2.1) è necessario
interpor re un riduttore di gi ri meccanico ad ingranaggi, il cui costo ra pprese nta
una frazione non indifferente del costo totale del macch inari o. Non parler emo
qui di generatori elettric i, se non per ricorda re che le perdite che in esso si
verificano vanno a discapito del rendim ento del ciclo: il rendimento "mecca nico"
si differenzia infatti da quello "elettrico" appunto a causa di tali perdite. Le
perdite di un generatore sono di tre tipi:

- perdite meccaniche: per rotolame nto dei cusc inetti, lubrificazione, etc .
- perdite di ventilazione: tengono co nto dell 'ene rgia asso rbita per mant enere
in rotazione la macchina in presenza dell'attrito tra il rotore e il fluido
contenuto nella cassa;
- perdite elettri che : dovute alla resistenza a l passaggio della co rrent e negl i
avvolgimenti della macchina; come tali dipendono da lla potenza elettrica
apparente, mentre le alt re due dipendono sop rattutt o dal numero di giri.

In presenza di un riduttore , occor re tener conto delle perdite agg iuntive di


quest'ultimo (meccanic he e di ventilazione). I rendimenti medi degli alternatori
sono comunque piuttosto elevat i e divengono migliori ali 'aumen tare della
potenza di progetto, per il minore peso relativo delle perdite meccaniche e di
vent ilazione. Una sti ma attendibile dei rendim enti att esi deg li alternatori e dei
riduttori è data da fig .2. 15.

0.98

o 0.96
e
Q)

~ 0.94
e Generatore elettrico
Q)
+ riduttore
O:: 0.92

0.9

0.88 L.----~---~- 3
- - -~~----~
10 30 100 300 1,000
0. 1 0.3
Potenza , MW

Fig.2.15 : Rendimenti medi di alternatori e di gruppi a/Jematore + riduttore


meccanico, in .funzione della loro potenza attiva.
Turbine a gas e cicli combinati 3.1

Capitolo 3

PRESTAZIONI DELLE TURBINE A GAS

3.1 Analisi completa del ciclo reale

Il calco lo co mplet o di un ciclo di turbin a a gas consiste nel trovare la


potenza utile sviluppata, il rendimento e le caratterist iche termodinamiche dei
punti del ciclo tali da poter stendere k spec ifiche di progetto dei componenti.
Nonostante la semplicità del mac chinario e il limitatissimo numero di componen-
ti, il calco lo del ciclo è un'operazione di una ce rta co mplessità e di una certa
delicatezza, in quanto:

- i risultati sono stret tament e dipendenti dalle assunzioni operate riguardo le


prestazioni dei compo nenti: per otte nere risultati realisti ci è assolutamente
necessario fare assunzioni precis e circa i param et ri che defini scono tali
prestazioni (l'esempio più lamp ante, già dis cusso al Cap.1, sono i rendimenti
di turbina e compressore);
- il calcolo è pro ce duralm ente co mplicato dalla pr ese nza del raffreddam ento
delle pale, che va ricostruito in modo non banale.

Riguardo quest'ultimo punto, non ci addentreremo nei dettagli operativi de l


problema, in quanto la present e trattazione non vuole affrontare aspetti special i-
stici che interessano i costruttor i e i progettisti delle turbine a gas, ma vuo le solo
fornire gli elemen ti di base di tali problematiche. Alla luce di quanto esposto nel
Cap.2.3. 1, un calcolo del raffreddamento deve prevedere i seguent i punti:

- conoscenza della geometria di base della parte raffreddata della turbina , in


modo da stabi lire le superfici da raffreddare;
- determinazione di una temperatura di funzionamento del metallo costituente
la pala;
- calcolo del flusso termico neces sario ad assicurare tale temp eratu ra ;
- calcolo dell'efficacia del raffreddamento, in funzione del coefficiente di
scambio aria-pa la e della geomet r ia dei canali;
- calcolo della portata di refrigerante necessaria;
- calcolo della pressione a cui prelevare tale refrige rante, che deve esse re
superiore a quella nel punto di eie,zione dalla pala per vincere le perdite di
3.2 Turbine a gas e cicli combinati

carico nei condotti di adduzione, per creare la quota cinetica necessaria al


flusso eiettato e, in una pala rotorica, per accelerare il flusso alla velocità
periferi ca del punt o di eiezione.
- calco lo delle proprietà termod inamiche del flusso risu ltante dal miscelamento
del flusso principale di gas con il flusso di raffreddant e eiettato, tenendo
conto dell'accelerazione di quest'ultimo per portare il flusso miscelato a
velocità uniforme.

Questo tipo di ca lcolo va ripetuto in un numero opportuno di punti in cui il


refrigera nte è iniettato, quindi almeno per ogni schiera raffreddata. La soluzio ne
si presta ovvia mente a procedure computerizzate. Nel resto della trattazione
daremo per scontata la so luzione di questo oneroso probl ema.
Circa le assunzioni necessarie per il ca lcolo di un ciclo reale aperto di
turbina a gas, occorre quantificare le cause di scostamento rispetto a un ciclo
ideale, già illustrate in 1.3 . La tabella 3.1 contiene un elenco di tali assunzioni ,
con una serie di valori che , a giudizio dell'autore, ben rappresentano in generale
gli standard riscontrabili nello stato dell'art e delle modern e unità indu striali,
specie se di grande potenza. A tali assunzioni andranno aggiunti i seguen ti dati:
(i) la portata d'aria, che definisce la taglia e la potenza della macchina , (ii) il
rapp orto di compressio ne f3, che varia in genere tra I O e 30, di cui discuteremo
in seguito.
Nella tab.3 . 1 un dato di particolare importanza è ovviamente la TIT: il valo-
re indicato di l 280°C rappresent a ad oggi (1996) il livello più elevato
riscont rabile sul mercato, ma si tenga presente che modelli molto validi operano
con TIT decisamente inferi ori (1100 - 1200°C ).
La fig.3. 1 mostra il bilan cio energeti co e di massa completo e i punti del
ciclo derivanti dal ca lcolo con le assunzio ni sopra citate, con riferim ento a una
portata d'aria di 600 kg/s, tipica di una macchina della classe dei 200 MW el• e
un rapport o di comp ressione {3= 15. Il rendimento della macch ina è riferito al
potere ca lorifico inferiore del combustibile usato (LHV) e diviene quindi :
w w (3.1)
~ = =
Giah 0 x,o +h/.0 -(a +l)h,.cJ G/LHV
Nel definire LHV l'e ntalpia hg ,O deve considerare l'acqua contenuta nei gas
combusti allo stato vapore (se allo stato liquido si ottiene HHV - vedi
Appendi ce). Dal bilancio di fig .3.1 si posson o verificare alcune considerazioni
qualitativamente già esposte, ad esempio: (i) la potenza sviluppata dalla turbina
è circa doppia di quella assorbita dal comp resso re (in altri casi, i.e. turbine
aer onautiche, risulta solo 1.5 + 1.6 volte superiore a que lla del compr essore a
causa del maggior {3); (ii) la potenza termica svilup pata dal combus tore e non
convertita in lavoro utile è quasi interamente contenuta nei gas di scarico; (iii)
Turbine a gas e cicli combinati 3.3

Cond izioni ambientali


Temperatura e umidità relativa ambi ente 15 °C, 60%
Pres sione ambiente 101325 Pa
Comp resso re
Ap filtro aspirazion e I kPa
A~s per ogni stadio 27 kJ/kg
Massa trafilamenti allo scarico compressore 0.8%
Rendimento politropico
SP< I : '7p=0. 895 ·[l- 0 .07 108· Iog 102 (SP) ]
SP~ I: '7p=0. 895
Rendiment o organi co 99.7%
Combustore
Combustibile: gas naturale (93 % CH 4 - LHV=44 . 14 MJ/kg)
Temperatura combustibile 15°C
Pressione combustibi le 30 bar
Ap/p combu stibile (min. ) 33 %
Ap/p aria 3%
Perdite term iche ( % del calor e sviluppato ) 0.4 %
Temp.totale ingresso I 0 rotore (TIT) 1280°C
Turb ina
Al\s, stadi raffreddati 300 kJ/kg
A~ 5 , stadi non raffreddati 100 kJ/kg
Rendimenti politropi ci
SP< I : '7p= '7p.oo·[I-0.02688·log10 2 (SP)]
SP ~ l : '7p='7p.oo
'7p,oo: 0.89 (stadi raffr. ), 0.925 (stadi non raffr.)
Rendimento politr opico I 0 ugello 0.95
Rendimento organ ico 0 .997
Temperatura massi ma palettature I 0 ugello 830 °C
Temper atura massima pale di altre schiere 800°C
Ap/p medio re frigerante 40 %
Numero di Mach assiale allo sca rico 0.45
Rendimento del d iffusore 0 .50
Ap scarico I kPa
Generatore elettri co
Rendimento: vedi fig.2. 15

Il fararnetro SP usato nella valutazion e di 'Tip è definito come


v0 · /Ahi/ ·25 , dov e V è la portata volumetrica all 'usc ita pe r gli stadi di
turbina e la portata volumetrica media per il compre ssore .

Tab.3.1: Esempio di assunzioni necessarie per il calcolo di una


moderna turbina a gas. Questi valori saranno utilizzati nello sviluppo
degli esempi del presente testo, quando non specificato diversamente.
3.4 Turbine a gas e cicli combinati

l'entità di questa perdita e l'elevat a temperatura dei gas (quasi 600°C) rend ono
estremamente attrae nte un recupe ro termico dai gas (vedi Cap.4 e 5); (iv) le
portat e di raffreddamento costituiscono quasi il 15 % della portata di aria ; (v) la
TIT risulta di conseguenza 86 °C inferi ore alla COT e 77°C supe riore alla
TIT 150 ; (vi) la composiz ione dei gas di scarico segnala una per centuale di 0 2
del 12. 67 % , a riprova del larg o eccesso di aria discusso in 2. 2 (in altre
macchine, con TIT inferiori e/o con magg ior i rapporti di compre ssione,
l'eccesso d'aria è spesso più eleva to, con contenuti di 0 2 di circa 14~ 15%) .

G = 14.17 kg/s
=
T 15"C
p = 30bar
COMP. MOL. %

--~-
G = 520 .2 l(g/s lv = 0.88 CO z=4.27
COMBUST IBILE COMBUSTORE: POTENZA T= 1336 "C Hi 0=9 .47 N 2 =74 .08
N 2 =7 .08% IMMESSA= 625 .3 MW t (LI-N) =
p 14.6 bar Oi= 11.3
CH, = 92.92%
LHV = 44.14 MJA<g ......
HHV = 48.96 MJ/l(g

G = 500 iqvs
= ç =
TIT 1200 'C
T 396 .4 ' C
p = 15.05 bar PERDITA TERMICA= 2.5 MW
=
T lT iso 1203 "C

RENDl~NTO =O.~
=
TRAFIL <1 .8 kg/s POT. ELETIR. =222.3 MW
(2.1 MW 1)
TURBINA
COMPRESSORE 457.1 MW
Z30.4MW
)
PER~l:~n
ORG/MEC_c~
, .. ., t PERDITE ELETI RICHE
=2.4MW
I
ARIA RAFFR. 1' UGELLO= 37.7 l(gls
FILTRO '\.
'\.
---~
G =600 kgls
=
T 15 'C
p = 1.003 bar
ARIA RAFFR. TURB INA= 51 .5 kg/s

COM P. MOL. %
T = 15 'C lv = 0 .92 CO 2 =0.03
UR =60% H20 = 1.04 N 2= n .28
p = 1.013 bar 02=Z>.73
I

Fig.3.1 : Bil ancio termico compiero di una turbina a gas in ciclo semplice con
j3 = 15, TIT = J280°C, portata aria (j()() kgls. Assunzioni di calcolo da Tab.3 .1.

E' interessa nte valutare la sensibi lità delle prestazioni (rendi mento e lavoro
specifico) alle assunzioni di calcolo. La fig.3.2 mostra i risu ltati di un' analisi
effettuata var iando alcune ipotesi importanti rispetto a quelle di Tab.3.1 , per lo
Turbine a gas e cicli combinati 3.5

stesso caso base di fig.3.1.


Si noti che: -1 ptoo/o +1 ptoo/o
11PC
- la variazione di un solo 11Pt
punto percentuale di rendi-
mento politropico delle TIT
turbomacchine ha influenza Tbmx
di rilievo sia su TJche su w,
specie per ciò che riguarda TIT+
la turbina (in virtù del suo
Tbmx
maggiorlavoro); .1pin
- un aumento di TIT (a .1pex-
pari tecnologia di raffredda-
mento) ha un'influ enza 6pc 0%
fortemente benefica sul
lavoro specifico, ma com- -1 -0.5 o 0.5
porta una lieve diminuzione Variazione di rend imento. punti%
del rendimento: ciò è causa-
to solamentedalle maggiori - 1 ptoo/o
portate di raffreddamento
richieste. Un aumento della
temperatura sopportabil e +50"C
dal materiale delle pale
(Tbmx) ha effetti benefici Tbmx
per il motivo opposto. E' TIT+
interessante notare che un Tbmx
aumentocongiunto di TIT e .1pin - 3 kPa O kPa
di Tbmx (come è più ragio-
nevole, perchè i due para- .1pex 3 kPa OkPa
metri sono tra loro corre la-
ti) permette un aumento del 6 pc
rendimento, oltre che di w ;
-8 -6 -4 -2 O 2 4 6 8
- le perdite di carico
Variazione di lav oro specifico, o/o
(aspirazione, combustore e
scarico) hanno effetti tut- Fig.3.2: Analisi di sensibilità di rendimento e
t'altro che trascurabili, sia lavoro specifico della turbina a gas di fig. 3. I alla
sul rendimento che sul variazione delle assunzioni di calcolo rispetto ai
lavorospecifico. valori ripor tati in Tab. 3. 1.

Se, per puro esercizio, combiniamo insieme tutti gli effetti in senso negativo
consideratiin fig.3.2 , si ottiene 71=32.54% e w=3l8 kJ/kg; combinandoli tutti
3.6 Turbine a gas e cicli combinali

in senso positivo si ottiene r,= 37.88 e w=421. La sensi bilità delle pre stazi oni
di un ciclo a varia zio ni anche così picco le delle assunzioni è quindi elevatissima
e dimostra numericamente come sia important e nel prog etto di una turbina a gas
ragg iunge re i massimi livelli di capa cità progettuale co nsentiti dalla miglior e
tecnologia del moment o.
Nella realtà, l'evo luzione delle ma cchine prevede parall elamente interv enti
migliorati vi su diver si fronti (re ndimenti di turbina e co mpr essore, migli ora-
mento dei materiali, affinamento dei sistemi di raffr eddamento dell e pal e,
aumento della TIT, aumento del rapp orto di co mpr essio ne). E' quindi possib ile
individuar e degli scenari tecno logici di versi, che fotografano lo stato di
avanzamento delle turbin e a gas, nonchè, più didatticamente, la dipendenza delle
loro prestazioni dallo sce nari o tec nologico stesso. Non va infi ne tra scurato I'
"effetto taglia" ov ver o il fatto che le macchine più piccole sono intrinsecamente
meno efficienti di quelle grandi , perchè:

- le turbom acc hine hanno rendimenti inferi ori, per i noti motivi legati
ali ' impo ssibil ità di una rigorosa similitudin e (par .2.1.1),
- le sofis ticazio ni accettabili su grandi unità non lo sono più su piccole
macc hine , per motivi sia econ omici che tecn olog ici : ci rife riamo alle
tec niche d i raffr edd ame nto, alla pr oge ttazio ne fluidod inam ica, al num ero di
stadi delle turbom acc hine, ai materiali , etc.

Per discutere questi aspetti (live llo tecnologico e effe tto taglia) si può guarda re
la fig .3.3, do ve sono mostrate le pre stazioni, al variare del rapporto di
compressio ne, di quattro famiglie di macchine , le cu i assunzioni di calc olo sono
r iportate in Tab.3. 2, per i valori diff erenziat i rispetto a quelli di Tab.3.1.
I livelli tecno logic i descritti in Tab. 3 .1 sono stati indicativamente associati
a una data, ad indicare che il livello C è rappresentativo delle macchine della
precedente generazion e (un decennio fa), il livello B è quello dell'attuale stato
dell'arte, il live llo A è una pre vis ione delle prestazi on i di macc hine della futura
generazione, oggi (l 995) nella fase di svi luppo e progettazione, che potranno
essere pre senti su l merc ato in versione definitiva entro un dece nnio 1• Dall 'esa-
me di fig. 3 .3 si possono trarr e importanti co nclusioni :

- Gli effe tti di taglia sono molto ev ident i: una macchina dell a classe di pochi

In realtà, tutti i maggiori costrutt ori (ABB , GE , Siemens, Westinghouse) hanno


già annunciato nuovi modelli di macchine con prestazioni in linea con quan to previsto
dalle ipotesi A (e talvolta superiori), alcune con soluzioni rivoluzionari e quali la
ricombustione e il raffreddament o a vapore . I prot otipi sono previ sti per il 1996-98 e i
primi esemplari com merciali per il 2000 circa .
Turbinea gas e cicli combinati 3. 7

MWel supera appena il 25 % di rendimento (casi C - piccole unità), mentre


a quasi parità di livello tecnologico, una da 100 MWel (casi C- grandi unità)
si colloca tra il 30 e il 35 %: per quest'ultima il rendimento delle turbomac-
~hine si avvicina molto a ,ip , oo• mentre per le piccole risulta di circa 0.85,
m accordo con la fig.2 .6;
- L' incremento di prestazioni dalla tecnologia C a quella attuale B è molto
marcato in termini di lavoro specifico ( +30 % circa). In termini di
rendimento si è assistito a un aumento di circa 2 punti se si adottano i
rapporti di compressione che corrispondono al massimo lavoro (\2 -;..)8 ) .
L'increment o è più marcato (fino a 5 punti) se si impiegano {3 più elevati,
fino a 30, resi possibili dai migliori rendimenti delle turbomacchine (si
ricordino le considerazioni fatte in 1.3 - scostamento dei cicli ideali da quelli
reali - qui confermate con maggiore realismo) e dal miglioramento del
raffreddamento2 .
- Il passaggio alla tecnologia A mostra incrementi non dissimili da quelli già
discussi, confermando ulteriormente la convenienza ad usare rapporti di
compressione sempre più elevati .

Tab.3.2: Assunzioni che descrivono i livelli tecnologici considerali infig .3. 3:


sono riportati solo i valori variati rispeuo a Tab. 3. 1. Per la tecnologia di
raffreddamento, il valore e~r esso è relativo al raffreddamento p er convezione,·
f.c . significa film cooling. J i due valori sono per stadi raffreddati e non,· (* *)
i due valori sono per il I 0 ugello e pe r ie restanti schiere.
Tecnologia c (J 985) c ( J985) B (1995) A (2005)
piccole unità grandi unità grand i unità grandi unità
Portata aria, kg/s 10 400 600 600
TIT, °C I 100 1100 1250 1400
)}DC 00 0.885 0.88 5 0.895 0 .905
(*)
l1ot oo .88/. 915 .88/. 9 15 .89/ .925 .90/. 925

Tbmx
(**)
, oc 8001780 8001780 830/800 880/850
Tecnologia media medio/alta medio/alta alta
raffreddamento no f.c. no f.c. f.c. 1°ug. f.c.

2 Ad alti {3, l' aria disponib ile per il raffr eddamento è a temperatura molto elevata ,
in corrispondenza dell' aumento di T 2 . E · quindi necessaria una tecnologia avanzata per
consentire uno scambio termi co elevato co n t:.T limitati tra refrigerante e il metallo. Di
fatto la tecnologia C non consente il raggiungimento di {3=30 perchè sarebbe ro necessarie
portate di refrigerante inco mpatibili con lo smaltimento de l flusso nella sezione delle pale.
3.8 Turbinea gas e cicli comhinati

0.45 r.=========:;--".----:---.,,---,
Cicli reali: analisi completa
(grandi unità) 8=36 30 .

0.4 ?~
Tecn .B: 18
2 1995 ..... 18
eO)
11=24 .. 15
~ 0.35
eO)
o::
Tecn .A:
12
2005
0.3 ""
t:ll
(prev.)
8=18 "'15

4•m• (piccole unità)


9
0.25 ~~~-----~~'--~~~~ .........
~~....._~~-----
150 200 250 300 350 400 450 500
Lavoro specifico, kJ/kg

Fig.3.3: Rendimento e lavoro specifico di cicli semplici reali di rurbina a gas


al variare del rapporto di compressione. Assunzioni di calcolo da Tab.3. /, con
le variazioni imposte da Tab. 3. 2 per le tecnologie A e C.

3.2 Analisi entropica


L'utilizzo del secondo principio della termodinamica, cong iuntam en te al
primo, permette di esprimere il rendimento di un ciclo di potenza in funzione
delle perdite causate dalla produzione entropica nei processi irreversibili che si
verificano all 'interno del ciclo e nelle sue interazioni con l'ambiente esterno. Si
ricorda che i conce tti e le applicazioni dell'analisi entropica sono esposte
nell'appendice.
In questo paragrafo discuteremo l'analisi entropica di alcuni casi significativi
di ciclo semplice, con lo scopo di comprendere la ripartizione delle perdite
secondo i vari fenomeni fisici , a cui attribuire il giusto rilievo in termini
numerici , e di capire , entro certi limiti, quali margini di miglioramento sono
possibili rimuo vendo in parte tali perdite o, meglio, sostitue ndo i processi
irreversibili con altri più vicini alla reversibilità. Si farà riferimento a un
rendimento di secondo principio definito come:
Turbine a gas e cicli cnmbinaJi 3.9

11,,= w =
T0 :E.~S .
= 1- w
1 1
= l-L~T)r 7· (3.2)
w,ev UII
I 1<,I

dove con .tl1111si intendon o le per dite di rendimento di cui si vuo le disc utere .
Riguardo al denom inator e (W re), nei cicl i alimen tati a combustibile foss ile si
pone il problema di stabilir e quale sia la potenza ottenibile da un combu stibile
con processi reversibili . Defi niremo W rev f riferend oci al "lavoro reversibile"
(wrev r) del combustibile, ossi a: '
'
w,evf= Gox<h - Tos ') ox,o+Gt<h- Tos ')f.0-G,( h - Tos')g ,O (3.3)
dove con la grandezza s * si inte nde l'entropia depurata dal contr ibuto del lavoro
di miscelamento ottenibile sfruttand o la differenza di co mposizi one chimi ca dei
reagenti, ossia:
N
s' = s - ~s . = s - Rg ·Ex
IIILr i=l
.·ln(x.)
I I
(3 .4)

Una definizione alternativa è po ss ibile usa ndo a den ominat ore I' "exergia" del
combustibile (exr), inserendo s in luogo di s* nella (3.3) (vedi , per maggiori
informaz ioni, l'appe ndi ce). La differenza tra i po ssib ili denominatori del
rendimento di un ciclo a co mbu stio ne (LHV , HHV , w rev f• exr) dipende dalla
composizione chi mica del co mbu stibi le. Per quello usat o nei calcol i a cu i ci
riferiamo nel pre se nte capito lo (una miscela al 93 % di metano e al 7 % di azoto,
quest'ultim o agg iunto solo per rispettare il poter e ca lorifico di un gas naturale
medio) si ha:

LHV =44l 37 - HHV =48978 - wrev =45606 - ex =46359 [kJ/kg]


1 1
Ciò crea una diff ere nza tra i valori di '17(che usa LHV ) e di 1111(che usa wrev r),
non grandi ss ima ma neppure tra scurabi le (è naturalmente se mpr e possibile,
anche se formalmente meno co rr etto, riferire i termini T ()AS a LHV ed otte nere
una analisi de lle irrever sibilità rispetto a 17invece che a 11 11).
La fig.3 .4 mostra l'analisi de lle perdite pe r il primo prin cipio (fluss i di
energia) e per il secon do prin cipio (perd ite entropiche) del ciclo a gas di fig.3.1.
Come è ben noto le due ana lisi diffe riscono profondam ente: se quella di 1°
principio attribui sc e quasi tutta la mancata conve rsione in lavoro allo scari co dei
gas, quella di 2 ° fa rilevar e quattro importanti voc i di perdita : due dovu te alla
non reversib ilità della comp ressione e dell' espa ns ione e du e ai process i di
scambio di energia termi ca. Soff ermi amoc i su que sti ultimi , che sono di gran
lunga più impo rtanti : lo scar ico dei gas ca ldi cos titu isce senz'altro un evidente
difetto del ciclo se mplice, a cui è poss ibile ovv iare in due modi: (i) rec uperando
il calore per ulteriore produzione di potenza (il metodo più efficien te è il ciclo
3.10 Turbine a gas e cicli combinati

Analisi 1° principio Analisi 2° principio

Compressione
2.74%

El./mecc.
-0 .69%

I
Scarico gas
/ ---..
= ---
Espansione
63.0% 4.61%

Fig.3.4: Analisi di primo e di secondo principio della turbina a gas di fig.3.1.

comb inato gas /vapore che vedremo al Cap.5), (ii) diminuendo la temperatura dei
gas di scarico, il che è possibile , a pari TIT , con un più alto rapporto di
comp ressione (s i veda, a seg uito, il cicl o a /3=30). Numeri camente altrettanto
importante è l'irreversibilità nella combus tione (29 punti) che rende conto della
degradazione dell'energia chimica del combustibile ali 'energia termi ca necessaria
all'innalzamento di temperatura del fluido di lavoro. La perdita è ingente
nonostante l'introduzione di cal ore avvenga a una temperatura media molto
elevata (da 400 a 1300 °C circa). L 'unica possibilità per ridurre la perdita di
combustio ne è innalzare ulteriormente tale temperatura media: ciò richiede, in
un ciclo sempli ce, di: (i) elevare la TIT, (ii) au menta re il rapporto di compres-
sion e, ovvero la temperatura di ingr esso nel combustore. Ciò conferma le linee
di svi luppo da sempre perseguite dai progettisti di turbine a gas.
L'analisi entrop ica mostrata in fig .3.4 è semplificata , raggruppando tutte le
perdite nei quattro gruppi prin cipali. In realtà è poss ibile ottene re un dettagli o
molto maggiore , co llegando una perdita di rendimento ad ogni singolo fenomeno
irrever sibile presente nella mac china , come elencato in Tab .3.3. Tale tabella
con tiene un confro nto tra il cic lo di fig.3.1 e un ciclo calcolato con identiche
assunzi oni ma con un rapporto di co mpres sio ne di 30: il bila ncio termi co e i
punti di tale ciclo sono illustrati in fig .3 .5. Il co nfronto permette di quantificare
i miglioramenti ottenibili con l'aumento di /3 e di approfondire l'effetto del
rapp orto di compressione sulle prestazioni dell e turbine a gas:

- in virtù della maggior temperatura del comburente (551 °C contro 398) le


Turbine a gas e cicli combinati 3./J

perdite di combustione diminuiscono di oltre 2 punti;


- in virtù della minor temperatura dei gas scaricati (473 °C con tro 600) le
perdite relative diminui scono di ben 5 punti;
- aumentano tuttavia in modo sens ibile (olt re 3 punti ) le perdit e di compr essio-
ne e di espansione, in virtù del maggior lavoro effettuato dalle due
macchine;
- le perdite conn esse al raffr eddam ento rise ntono della maggi or temperatura
di tali flussi a /3=30: aumentano quelle di scarico del refrigerante nel flusso
principale, a causa dell 'aumento della massa iniettata, diminuiscono quelle
di scambio termi co, per la min or diff e ren za di temperatura tra refrig erante
e flusso prin cipa le (il primo effetto è comunque preponderante).

Tab.3.3:Analisi entropica di due cicli di turbina a gas aventi rapporto di


compressione 15 e 30, in accordo con le assunzioni rip or1me in Tab. 3. 1.
Fenomen o irrever sibile Cicl o /3= 15 Ciclo /3=30
dp aspirazi one 0.077 0.0 94
Compr ess ione 2.390 3.689
Perdita di massa 0.2 75 0.4 79
Combu stione 27.930 25 .680
Perdite termiche 0.556 0 .545
dp combusto re 0.422 0.314
Espan sione raffr edd ata 1.753 2 .072
Espansione non raffr. 0 .506 1.172
Scarico e dp refrigerante 1.347 2.340
Scambio termi co raffr edd . 0.482 0. 332
Diffus ore 0.519 0.621
Llp scari co 0.078 0.094
Scari co gas 28.580 23.420
Perdite organiche 0 .319 0.489
Perdite elettriche 0 .368 0.429
Compr ess ione gas nat. - 0.100
Rendimento 2 ° principio 34.398 38.130

Guardando con maggior dettagli o i ri sult ati es posti in fig. 3 .5 , si co mpr ende
come il maggior rendimento del ciclo a /3= 30 sia ottenuto a prezzo elevato dal
punto di vista costruttivo e impiant istico , in rife rim ento al compressore e alla
turbina. Infatti, per ottener e una minor potenza utile (202 MW el inve ce di 222)
a parità di portata d'aria (e quindi in prima anali s i a parità di dimensione
3.12 Turbine a gas e cicli combinati

frontale delle macchine) si impiegano macchine di potenza singolarmente assai


superiore, con un maggior numero di stadi e quindi più raffinat e e costose.
Inoltre l'energia termi ca disponibile allo scarico della turbina è diminuita di un
25 % rispetto al caso con iS=15: se ciò è irrilevante per un ciclo semplice , può
al contrario divenire un difetto qualora tale energia termica venga recuperata in
modo utile (cogenerazione , cicli combinati, etc.). Si noti anche che è indispen sa-
bile comprimere il gas natural e per poter alim entar e un combustore con la
necessaria sovrappr essione agli ugelli del combustore : ciò costitui sce spesso una
ulteriore complicazione impianti stica.

=
G 14.17 kg1s COMPRESSORE DI GAS:
COMP. MOL %
T"' 15 •c POTENZA"' 1.0 MtNe
p~~bar .7 icGfs AT= 0 .88
G • 41!1:, CO 2= 3.93
=
T 1392 ·c H 20 = 8.79 N 2= 74.34
p • 29.2 bat O 2= 12.07
COMBUSTIBILE
N 2 =7.0B% COMBUSTORE: POTENZA
CH4 = 92.92 % IMMESSA= 513.9 ~ (LJ-IV)
LHV= 44.14 MJ/kg
HHV" 48.98 MJA<g
I
TIT = 1280 ·c
G =454 kg/s \ TIT ,so= 1199 ·e
T =551.2 ·c \~
p =3>.1 bar PERDITA TERMICA = 2.1 MW =
RENDIMENTO 0 .3940
TRAFIL =4.8 icGfs
=
POT. ELETIR. 203 .5 P<AN
...
(2.7Wiltl
=
POT. NETIA 202.5 P<AN

COMPRESSORE
327.81.f/t/
)
PERDITE
=
ORG/MECC. 2.6 MtN PERDITE ELETIRICHE
=2 .3MW

ARIA RAFFR 1• UGELLO= 79.8 kg/s


FILTRO
, ARIA RAFFR TURBINA = 61.2 kgls
G =600kgls
T =15 'C
p = 1.003 bar

COMP. MOL. % COMP. MOL. %


T " 15 ·c
UR =60%
lv = 0.92 CO 2 = 0.03 G " 606.6 kgfs
T =472.9 'C
IAT : 0.89 CO 2 =3.03
H o =7.01 N 2= 75.01
H 20 = 1.04 N2= n .'28 2
p = 1.013 bar 02= 20.73 p =1.02 bar o 2 =14.06

Fig.3.5 : Bilancio termico completo di una turbina a gas in ciclo semplice con
}3=30 , TIT=l280°C, portata aria 600 kgls. Assunzi oni di calcolo da Tab.3.1.
Un 'u ltima co nsiderazione può chiarir e il significato dell'analisi entropi ca dei
cicli. E' infatti curioso notare come, nel ciclo a iS= 15, la perdita co llegata al
.1p dei gas di scarico com porti un '111di 0.078 punti , mentre la fig.3. 2 segnala
Turbine a 11ase cicli comhinari 3.13

che in assenza di tale Ap il rendimento del ciclo aumenterebbe di 0.22 punti. Lo


scollamento tra i due valori non deve trarr e in inganno: infatti il 6.rJ segnalato
dall'analisi entropica non ha il significato di "punti di rendimento guadagnati se
l'irreversibilità in oggetto venisse rimossa", ma è più semplicemente proporzio-
nale al "lavoro perso compiendo una certa trasformazione in modo irreversibile"
invece che in modo revers ibile. Tale lavoro nel caso di una perdita di carico
isentalpica vale Rg·T0 ·ln(p4/P0), intendendo con "4" il punto all'uscita della
turbina. Se invece il Ap venisse rimosso, l'espan sione da p4 a Po non sarebbe
isentalpica ma una politropica caratter izzata dal rendimento della turbina: il
punto finale deJl'espansione sarebbe quindi a temperatura più bassa , riducendo
le perdite termiche allo scarico e giustificando così lo scollamento tra i due
valorisopra segnalati. Solo qualora il processo a valle fosse reversibile (cioè se
i fumi venissero riportati reversibilmente allo stato morto) i due valori
coinciderebbero.
La considerazione è di carattere generale: ad esempio, se il compressore
avesserendimento unitario, non si guadagnerebbe il relativo 6.17,perchè la minor
temperaturadel comburente farebbe aumentare le irreversibilità nella combustio-
ne. Più in generale, il lettore non deve pensare all'anali si entropica come un
sostituto dell'analisi di sensibilità del rendimento di un ciclo alla qualità dei
componenti,ma più semplicemente a un indicatore delle perdite di lavoro subite
a causa della non-reversibilità di una ben definita trasformazione , senza tener
conto della variazione dei processi concatenati qualora l'irreversibilità venisse
rimossa.

3.3 Il mercato delle turbine a gas

Strutturalmente, la turbina a gas in ciclo semplice aperto è una macchine


assai semplice e compatta, in relazione alla potenza sviluppata. Come si è visto
al Cap.2, gli organi costitutivi sono limitati alle turbomacchine e alla sezione di
combustione, ancor più compatta: sono del tutto assenti organi di scambio
termico interagenti con l'ambiente esterno. Se si guarda per esempio al lay-out
di una centrale a vapore, si ha una immediata percezione di quali siano gli spazi
e gli impegni di materiale dedicati al generatore di vapore in primo luogo, ma
ancheal condensatore (soprattutto se si deve ricorrere a torri di raffreddamento
a umido o, peggio, a secco), alla linea di alimento del liquido, al piping, agli
ausiliari. Una turbina a gas ha invece dimensioni paragonabili a quelle del solo
turbogruppo di una centrale a vapore di pari potenza. A tale compattezza
intrinseca, che ne ha decretato il successo incontrastato in campo aeronautico,
corrispondono numerosi vantaggi di grande peso anche in campo industriale:
3.14 Turbine a gas e cicli combinali

- possibilità di installazione in spazi limitati;


- facile trasportabilità e montaggio in fabbrica invece che in cantiere;
- tempi di installazione e di realizzazione dell'impianto drasti camente limitati
rispetto alle centrali a vapore (ad esempio, 1 anno invece che 5 + 7) con
conseguente risparmio sull'immobilizzo del denaro;
- non necessità di acqua di raffreddamento: ciò rende enormemente più libera
la scelta del sito per l'installazione;
- costo di investimento limitato: questo è l'asp etto sovente più importante ,
conseguenza primaria delle dimensioni cont enute e del mod es to impegno di
materiale. Si stima che, per potenze di rilievo (oltre I 00 MW el) sia poss ibile
oggi costruire una centrale completa in ciclo semplice, alimentata a gas
natural e, a un costo speci fico di 350 +400 USD /kW el• una valutazione di
circa 3 volt e inferiore ri spetto a una centrale a vapore che usi lo stesso
combustibile (per cui si stimano 1000 -:-1200 USD/kWe 1).

Due considerazioni hanno limitato l'impieg o delle turbine a gas nei passati
decenni: l'affidabilità e il rendimento. A tutt' ogg i si può tranquillamente
affermare che l'affidabilità e la disponibilità 3 delle turbine a ga s siano
significativamente superiori a quell e dell e ce ntrali a vapore. Circa il rendimento,
il quadro generale sarà più co mpleto nei prossimi capitoli: s i può anticipare, alla
luce dei risultati del Cap .3 .1 , che il divario rispe tto al rendimento tipico delle
migliori centrali a vapore (40+42%) si è notevolment e ·ridotto nell ' ultimo
decennio , ma perman e se ci si riferisce al ciclo semplice. Non biso gna però
dimenti care che la po ss ibilità di sfruttam ento del ca lore co ntenut o nei gas allo
scarico della turbina (di valore termodinamic o pre ssoc hè nullo in un ciclo a
vapore e invece elevatissimo nelle turbine a gas , in virtù della sua alta
temp eratura) può far sì che il rendimento , o com unque l' "utilizzo del
combustibile", risulti, al contr ario, un punt o di grande vantaggio per la turbina
a gas (vedi Cap.6.2 ). L'uni ca vera limitazi one di questa macc hina è quindi oggi
legata alla problematica dei combustibili, ampiamente discussa in 2.2.1.
D 'a ltro canto, l'alto livello tecnol og ico delle turbine a gas, unitament e alla
comple ssi tà dello sviluppo e della prog ettazio ne, fanno sì che il mercato di
queste ma cchine sia estremamente rigido e articolato su modelli ben definiti . I
seguenti paragrafi 3.3. l e 3.3.2 sono ori entati a darne una panoramica
sufficientemente esauriente.

3 Si ricorda che la disponibilità è la frazione di tempo per cui una macchina è in


grado di operare efficientemente in un certo arco temporale , mentre l'affidabilità è riferita
al tempo totale detratto il periodo di fermate programmate per la manutenzione o peraltri
motivi.
Turbinea gas e cicli combina ti 3.15

3.3.1 Macchine heavy-duty e aeroderivative

Le turbine a gas per applicazioni stazionarie sono , dal punto di vis ta


costruttivo e progettuale, clssificabili secondo due ca tegori e:

- "heavy-duty" o industriali: sono state progettate e sviluppate esclusivamente


per l'impiego industriale e principalmente per la produzione di e nergia
elettri ca;
- "aero-derivative": sono derivate, con modifi c he più ridotte possibili, da
motori progettati e sviluppati per la pr opu lsion e aeronautica.

Le macchine heavy-duty sono generalment e caratterizzate da una progettazione


più esse nzi ale e più pesante, in cui la ridu zio ne del peso e dell'ingombro non
è un fattore dete rminante rispetto alla riduz ione dei cos ti di costruzione. Nella
stragrande maggioranza sono caratterizzate da una costruzione monoalbero,
ovvero la turbina e il compresso re sono calettati sullo stesso albero che trasmette
la potenza al giunto dell'utilizzatore (fig.3 .6a). Sono in genere caratterizzate da
rapporti di co mpre ssi one inferiori ai val ori ottim ali per il rendimento (vedi
fig.3.3 ), perchè: (i) al fine di ridurre i costi, s i tende alla massimizzazione del
lavoro specifico; (ii) sempre per lo stess o motivo, si tende a limitare il più
possibile il numero di stadi delle macchine; (iii) l' eleva to con tenuto termico dei
gas di scarico, conseguente a l {3 ridotto, spesso non è un inconveniente in
presenza di sistemi di recupero di calo re.
Le mac chine di deriva zione aeronautica hanno ca ratteri st iche se nsibilm e nte
differenti. In primo luogo è essenz iale che siano leggere, per poter aumentare
il carico utile (il "pay-load ") dell'aeromobile, e di ridotta se zione frontale, per
diminuire la resist enza aerodinamica (da cui per esempio l'adozione dei
combustori anulari). Inoltre, l' ottenime nto di un rendimento del cic lo elevato ha
una valenza in più rispetto alle appl ica zioni stazionarie: esso cons en te non solo
di contenere la spesa per il combustibile, ma anche di diminuire il peso
(ingente!!) del carburan te da trasportare, sopra ttutt o al decollo, consentendo un
ulteriore e fondamentale aumento del pay-load. Le turbine aeronautiche sono
quindi dotate di tutti gli accorgimenti tecnicamente fattibili per ottenere il
massimo rendimento , talvolta a discap ito del! 'economicità della cost ruzione. In
particolare esse adottano rapporti di compression e note vol ment e più elevati
rispetto ai modelli indus tri al i, ma si distinguono a nche per sistem i di raffredda-
mento molto sofisticati e per di seg ni delle turbomacchine particolarmente
avanzati. Importante è an che il ric orso a soluzioni multi-albero, che vedono gli
stadi di alta pressione del comp resso re e della turbina calettati su un albero più
veloce rispetto agli stadi di bassa pressione (fig .3. 6-b2) , ottimizzandone il
numero di giri specifico e quindi il rendimento (si ric ordi il par.2.1 ): per
3.16 Turbine a gas e cicli combinali

esempio, le turbin e Rolls-R oyce di maggiori dimen sioni hann o addirittura tre
alberi.
La conve rsio ne da un motore aeron auti co a una versione per applicazioni
stazio narie richie de delle modific he diff erenti a seconda della destinazione del
motore di origine; si distingu ono due casi estremi:

- Il motore a getto (o a reazione): la spinta propul siv a è caus ata da un getto


di gas combust i, uscen te dalla turbina a gas, creata da un uge llo pro pulsivo
(fig.3.6 -c l) . La turbina a gas non genera potenza (il co mpre sso re e la
turbina sono mecca nicamente bilanciati, assumendo il nome di "generatore
di gas"), ma produce una cor rente di gas caldi in press ione che viene
espa nsa nell'ugello, ge nera ndo energia cinetica che, per effet to di reaz ione,
fa avan zare il velivolo. La trasformazione per produzione di potenza
richiede che la co rr ente di ga s usc ente dal ge neratore di gas venga fatta
espandere in una turbina , generando così potenza meccan ica (fig.3.6-c2).
Tale turbin a , detta "turbina di potenza", non è prese nte nel motore originale
e va progettata appos itamente .
- Il motore a elica (tu rboe lica): la turbina a gas pr oduce potenza mecc anica,
util izzata per muove re un organo propul sivo apposito, cioè l' e lica (fig.3.6-
dl). Nell'uso stazionario è quindi sufficiente sostitu ire l'e lica con l'utiliz·
zato re meccani co desiderato (fig.3.6-d2).

Nella rea ltà, i due tipi sopra descritti coprono una parte piuttosto limitata delle
applicaz ioni , perchè da un lato il turboeli ca è impiegato solo per ae romobi li di
picco le dimensioni o per il tra scinamento de l rot ore d i elicotte ri, co n potenze
massime di pochi MW , e dall'altro il motore a getto puro è un propu lsore
effic iente so lo per aere i molto veloc i4 (che abbiano velocità di croc iera
superio ri a Mac h 2 e oltre ), il che esclu de tutti i ve livoli com merciali e gran
parte di quelli militari 5 . I moto ri ae ronautic i sono, qua si esclus iva mente, del
tipo a "by-pass" (fig.3.6e), ovvero la turbina a gas al imen ta l'ugello propulsivo
ma produc e anche potenza mecca nica . Que st' ultima è utilizzata dal ''fan",
ovvero uno stadio di com press ore che agisce in par te d a elica, gene rand o un

4 La velocità teorica del getto per il massimo rendimento propuls ivo è infatti pari
alla velocità de ll'ae romob ile stesso, in modo che l' ener gia cinetica del getto rispetto
all'osservatore fisso sia nulla. Essendo la pressione a monte del getto piuttosto elevata
(3+6 bar), il getto r isulta fortemente supe rson ico.
5 Anche se molti aerei militari da caccia sono capaci di volare a Mach 2 e oltre,
tali velocità sono ottenu te con l' uso della piena post -combustione. Il motore è ottimizzato,
in termini di cons umi spec ifici, per velocità di croc iera leggermente subso niche, non
molto differenti di quelle degli aerei commerciali.
Turbine a gas e cicli combinati 3.17

a) turb ina industriale monoalbero

b1) turbina o gen .di gas


monoalbero b2) turbina o gen.di gas bi-albero

generatore ugello generatore turbina di


di gas propulsivo di gas

·D=dw·
c1) motore a getto c2) turbogas stazionar io
derivato da motore a getto

d1) turboelica d2) turbogas stazionario


derivato da turboelica

e) motore con by-pass

Fig.3.6: Concelfi di funzionamento e disposizione indicativa delle turbine a gas


per impieghi industriali o aeronautici, e schematizzazione delle possibilità di
trasformazione dei propulsori aeronautici in macchine per la generazione di
potenza elettrica.
3.18 Turbine a gas e cicli combinati

getto a velocità ridotta, e in parte da stadio iniziale del generatore di gas. li


rapporto di by-pass è definito come il rapp orto tra la portata d'aria che non
fluisce nella turbina a gas (qu indi la "by-passa") rispetto a quella che evolve nel
ciclo ter modinamico (vale quindi zero per il jet puro). I motori d'aereo più
moderni sono caratter izzati da rapporti di by-pass molto alti (fino a 8 + 10) per
i velivoli commercia li e più moderat i per quelli militari (2 + 3) o di progettazione
più datata. Nella versione stazionaria, un motore a basso-medio rapporto di by-
pass necessiterà ancora della turbina di potenza (es: GE LM2500 e LM5000 ),
ma questa non sarà necessar ia per un motore ad alto rapporto di by-pass, dove
l'ut ilizzatore meccanico più semp licemente sostituirà il fan: è questo il caso delle
macchine aero-deriva tive più recenti, come la GE LM6000 , la Rolls-Royce
Trent e la PW4000 (le ultime due non ancora commercializzate), che mostrano
i rendimenti più elevat i oggi ottenuti (ne ll'i ntorn o del 40%).
Quest'ultimo tipo di trasformaz ione minimizza gli interventi e quindi i costi
relativi alla conve rsione di una macchina aeronaut ica in una industriale. Va
tuttavia fatto notare che l'adozione della turbina di potenza permette di
svinco lare il numero di giri dell'albero del generatore di gas da quello della
turbina di potenza stessa, essendo so lo que st 'ultima vincolata ali 'u tilizzatore
meccan ico: è quindi possibile opera re il generatore di gas a carich i ridotti
variando il suo numero di giri, pur mantenendo costante la velocità di rotazione
dell'utilizzatore. Questa opzione, precl usa alle turbine industriali monoalbero e
a quelle derivate da motori ad alto by-pass, accresce la flessibilità ope rativa
delle macchine e in talune app licazio ni il vantaggio può risu ltare di notevole
importanza.
Dal punto di vista dei costi, le turbine aero-derivative godono di un'econo-
mia di scala resa possibile dal grande numero di motori d'aereo richiesti dal
mercato: i loro notevolissimi costi di sviluppo sono sostanzialmente ammortizza-
ti da tale mercato, piuttosto che da quello industriale. Le loro caratteris tiche le
rend ono tuttavia intrinsecamente più costose dei modelli heavy-duty, in termini
specifici alla potenza. Il loro punto di forza risiede nei rendimenti più elevati,
frutto della già discussa impostazione di base del loro progetto termodinamico,
che co nsente un'imp ortan te riduzione del costo del co mbu stibile impiegato a
parità di energia utile prodotta.

3.3.2 Rassegna delle modern e unità

Il mercato delle turbine a gas per applicazioni stazionarie compre nde un


numero di costruttori e di mode lli re lativamente limitato: si ricordi che si tratta
di macchine di progettazione "r igida", nel senso che non sono mai adattabili alle
specifiche de l cliente . La Tab.3.4 co mprende una ra ssegna di tali macchine, con
le loro principali caratter istiche di funzionamento . T ale rassegna potrebbe essere
Turbinea ,:as e cicl i comhinati 3.19

assai più lunga, se si conside ra che la stessa macchina è molto spesso venduta
in "packag e" da numero si altri cost ruttori, lice nzia tar i e installatori. La Tab .3.4
riporta un determinato mode llo una sola volta per il suo pri nc ipal e cos trutt ore,
non avendo la pretesa di fo rnir e indicaz ioni su "a chi rivo lgersi per acquis tare
una macch ina ", ma solo di offr ire una panoramica sulla sit uazi one tecnologica
e sulla gamma di propo s te. La situazione indust riale in quest o mercato è peraltro
assai com plessa e in continua evo luzi one , in virtù di accordi indust rial i, di
licenze, d i cooperazioni e di ac quis izioni.
Dal punto di vista did att ico e scientifico, è importante rilevare il dat o più
significativo dal punto di vist a delle prestaz ioni, e cioè il rendimento delle
macchine presenti sul mercato. La fig.3.7 mostra il suo and ame nto in funzione
della potenza elettrica sviluppa ta. Si not i che:

- la cresc ita de l re ndi mento con la potenza è chia ramente evid enziata: nel
campo di 1-3 MW el non si superano valori del 25 % , mentr e le grandi
macchine indust r iali mos tran o rendime nti atto rn o al 35 % (e più pe r quel le
di progettazione più avanzata);
- le turb ine aer o-deri vative, nella fascia di potenza tra IO e 40 MWel hanno
rendimenti com pr esi tra il 35 e il 40%, sens ibilm ente superiori alle loro
controparti industriai i.
45....-~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Aero (dopo 90)

40 •
Aero (prima 90)

,··,
....
HD (d.o 90)
o
e
Q)
35 HD (prima 90)
.,~
E
ii
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o::

25

')

20....._.~_._ ........
~~..._~~ .........
...._.~~~~__._ ..........................
~__...__.
0.3 3 10 30 100 300
Potenza, MW

Fig.3.7: Rendimento in condizione ISO delle turbine a gas presenti sul mercato,
in/unzione della loro potenza. Dati da Tab.3.4 (fonte ivi citata).
3.20 Turbin.e a gas e cicli comhinaJi

Costruttore Modello Anno MWe1 11,% 13 G, kg/s TOT, °C RPM


ABB GT5 1995 2.65 27.21 12.0 15.18 445 3000
GTM7 1994 5.72 29 .27 12.7 21.47 556 15/18
GT10 1981 24.63 34.23 14.0 78.37 534 30/36
GT8C 1994 52.80 34.41 15.7 178.94 517 6200
GT11N 1990 83.80 32.91 13.3 316 .65 505 3600
GT13D 1993 97.90 32.31 11.9 393.66 490 3000
GT11N2 1993 109.30 34.21 15.0 374.63 524 3600
GT13E2 1993 164.30 35.71 15.0 524 .12 525 3000
GT24 1994 165.00 37.51 30.0 375.54 610 3600
GT26 1994 240.00 37.80 30.0 541.34 608 3000
Allison 111 501-K83 1994 2.84 25.98 9.3 12.87 566 12850
501-KB5 1982 3.93 28.68 10.1 15.58 549 14200
501-K85S 1990 4.10 29.52 10.1 15.58 579 14200
501-KB7 1992 5.22 31.58 13.4 20.20 538 14600
571-K 1986 5.91 33.89 12.7 19.89 582 11500
DeutzMWM KA2334 1992 2.15 23.70 9.2 9.29 575 22000
RA151 1992 4.70 32.50 14.2 19.03 515 17400
RA165 1992 6.15 32.50 12.3 27.18 480 11085
EGT Hurricane 1991 1.63 24.52 9.2 7.38 602 27245
TBSOOO 1977 3.81 25.78 6 .8 21.29 488 7950
Typhoon 1989 4.21 29.93 12.8 17.67 510 16570
Typhoon M 1992 4.56 30.40 14.0 19.03 514 17384
Tornado 1981 6.25 30.30 12.1 28.09 471 11085
FiatAv io TG20 87/8 1971 39.36 29.86 11.0 166.70 513 4918
TG20 811/12 1990 47.80 33.46 14.0 174.41 507 5425
TG50 05 1985 140.79 34.51 14.0 457 .08 520 3000
TG50 D5S 1991 147.75 34.54 14.1 452.55 535 3000
GE LM1600-PA 1989 13.43 35.70 22.3 45.30 487 7000
Marine & LM2500-PE 50Hz 1973 21.93 35.55 18.9 69.31 529 3000
Industriai (il LM2500-PE 60Hz 1973 22 .80 36.8 1 18.8 68.86 523 3600
LM2500+ pk50 1998 27.33 35.37 23.1 86.07 526 3000
LM2500+ pk60 1998 28.50 37.24 22.8 85.16 505 3600
LM2500+ pv 1998 28.95 37.54 22.5 82.90 486 6100
LM5000-PC 50Hz 1984 34.45 36.58 25.5 125.03 432 3000
LM5000- PC 60Hz 1984 34.45 37.18 24.8 120.95 434 3600
LM6000-PA 50Hz 1992 40.59 39.18 29.6 126.84 460 3000
LM6000-PA 60Hz 1992 41.20 39.78 29.6 126.84 460 3600

Tab.3. 4: Modelli di turbina a gas per generazione di elettricità presenti sul


mercato e loro prestazioni fondamentali in condizioni ISO. Dati tratti da Gas
Turbine World Handbook 1995, Pequot Publication - continua (pag.J di 3).
Turbine a gas e cicli combinati 3.21

Costruttore Modello Ann o MWftl l'\, % p G. kg/s TOT . °C RPM


GE 5001PA 1987 26.30 28.47 10.5 122.31 487 5094
Power 60018 1978 38.34 31.37 11.8 136.81 539 5094
Generation <3> 6001FA 1993 70.14 34.20 15.0 196.15 597 5247
700 1EA 1984 83.50 32.57 12.4 291.73 530 3600
700 1EC 1994 116.00 34.51 14.2 348 .36 554 3600
7001FA 199 1 167.80 36.23 15.2 417.21 596 3600
900 1E 1987 123.40 33.79 12.3 403.17 538 3000
9001EC 1994 169.20 34.93 14.2 497 .85 558 3000
900 1FA 1991 226 .50 35.66 15.0 60 1.13 589 3000
LM6000 60Hz 1992 40.06 38.89 30.0 122.76 464 3600
Hitachi H15-intcoo 1990 13.80 30.90 - 49.38 550 9710
H25 1988 23.50 32.32 - 87.88 530 7280
H25 -intcoo 1988 26.77 32.61 - 87.88 550 7280
IHI IM5000 50Hz 1978 32.28 35.40 24.9 120.50 444 3000
IM5000 60Hz 1978 33.54 36.31 25.1 121.40 441 3600
Kawasaki M1A-11 1989 1.24 23.34 9.3 8.20 459 15\ 18
M1A-13 1989 1.47 24.21 9.4 8. 11 518 15\18
M1A-23 1991 2 .04 24 .95 11.2 9 .29 575 15\18
M7A-0 1 1993 5.72 29.27 12.7 21.47 575 15\18
MHI MF-61 1989 5.93 28.66 15.0 27.18 496 13800
MF-111 A 1985 12.6 1 30.34 13.0 47.57 547 9660
MF- 1118 1985 14.57 30.97 15.0 55.27 530 9660
MF-22 1 1994 30.00 31.99 15.0 108.27 533 7200
Mitsui $85 1987 1.08 25.49 10.0 4.98 492 26600
$8 15 1988 2.72 25.60 10.0 14.50 491 13070
S860-2 1988 13.57 29.70 13.2 59.34 492 6780
S8 120 1985 23.00 30.50 11.7 101.93 475 5070
NK - Russia HK-39 1995 16.00 38.00 25.9 54.36 492 30\36
HK-37 1993 25.00 36.40 23 .1 101.02 475 30\36
NuovoPignone PGT2 1989 2.00 23 .70 12.5 10.87 550 15\18
PGT5 1971 5.22 25 .51 9.2 24.46 523 15\18
PGT 10 1986 10.14 29.27 14.0 42 .13 484 7900
PGT16 1989 13.39 33.36 21.5 45.30 493 7900
PGT25 1981 2 1.91 33 .61 17.8 67.95 524 6500
Pratt&Whi1ney FT8 1990 25.42 38.13 20.3 85. 16 443 30\36
FTB Twin 1990 51.10 38.33 20.3 170.33 443 30\36
RollsRoyce Avon 1964 14.58 28.2 1 9.2 77.01 442 5500
R8211 1974 27.21 35.80 20.8 91.96 487 4800
Trent 1996 51.19 4 1.57 35.0 159.00 427 30\36

Tab.3.4: Modelli di turbina a gas per generazione di elettricità pr esenti sul


mercato e loro pre stazioni fondamentali in condizioni ISO. Dati tratti da Gas
Turbine World Handbook 1995, Pequot Publication - continua (pag.2 di 3).
3.22 Turbinea gas e cicli combinati

Costruttore Mode llo Anno MW ... l't, % p G, kg/s h'OT, •e RPM


Siemens V64.3 1990 62.20 35.11 16.1 191.62 529 30\36
KWU( 4J V64 .3A 1996 70.00 36.82 16.6 193.43 526 30\36
V84.2 1985 106.18 33.73 10.8 352.43 548 3600
V84 .3A 1994 170.00 38.01 16.6 453 .00 562 3600
V94 .2 1981 156.45 34.20 11.0 513.25 543 3000
V94 .3A 1995 240.00 38.01 16.6 638.73 562 3000
Solar Satum 20 1995 1.14 24.25 6.4 6.43 486 22516
Centaur 40 1970 3.52 27.88 9.7 18.57 437 14951
Centaur 50 1985 4 .35 28.77 10.3 18.98 497 14951
Taurus 60 1989 5.00 30.34 11.7 21.34 481 14951
Taur us 70 1994 6.30 31.31 15.0 25.10 488 10500
Mars 90 1977 9.29 31.70 16.9 40.63 456 8568
Mars 100 1989 10.70 32.49 17.1 4 1.59 488 8568
Turbomeca Bastan VII 1972 0.80 21.36 7.2 5.98 450 15\18
Mak ila TI 1988 1.05 25.44 9.6 5.44 505 15\18
Westinghouse 50105A 1993 121.30 34.51 14.2 387.45 538 3600
Electric <5 > 7010A 1992 138.30 34.16 14.1 456.17 533 3000
501F 1989 167.00 36.08 14.0 448 .79 596 3600
701F 1992 236 .70 36.78 15.6 668 .63 548 3000
501G 1994 235 .24 39.05 19.2 552 .66 590 3600
1
< > Anche come Centrax e IHl -
121Anche come Dresser Rand , EGT, FiatAvio. IHI, MTU. Stewart &Stevenson . Thomassen S&S
131Anche come EGT, John Brown, Kvaerner Energy , Nuovo Pignone , Thomassen . Tosh iba
14
< l Anche come Ansaldo Energia
5
< > Anche come MHI e per il modello 701 F come FiatAvio e Rolls Royce
NOTA: RPM pari a 15\18 o 30\36 significa che la macchina comprende un riduttore con albero
lento a 1500 o 1800 giri e a 3000 o 3600 giri, per i mercati a 50 o 60 Hz. _ __J

Tab.3.4: Modelli di turbina a gas per generazione di elettricità presenti sul


mercato e loro prestazioni fondamentali in condizioni ISO. Dati tratti da Gas
Turbine World Handbook 1995, Pequot Publication - fine (pag.3 di 3).
Turbine a gas e cicli combinati 3.23

Confrontando inoltre il posizionamento dei modelli più recenti rispetto a quelli


più datati appare evide nte l'avanzamento delle prestazioni delle turbine a gas.
Si può concludere che , pur limitandosi al ciclo semplice, l'idea tradizionale della
turbina a gas come macchina a basso rendimento non sia più accettabile: si pensi
infatti che, se nel paragone con le macchine a vapore ci si riferisce più
correttamente a centrali di media taglia (20-80 MW) per autoproduzione
industriale, queste ultime hann o rendimenti netti non certo superiori al 35 % , un
valore alla portata delle macchine heavy-duty, per non parlare di quelle aero-
derivative. Se ci si vuo le r iferi re alle grandi centrali elett riche, il cui rendimento
comunque non supera generalmente il 40%, il confronto più cor retto va fatto
con i cicli combinati (Cap.5) che hann o oggi rendim enti supe rior i al 50%. Il gap
tra central i a vapore e cicli semplici è comunque limitato e tende rà ad annullarsi
con l'introduzione delle grandi macchine della prossima generazione, per i quali
sono previsti rendimenti del 38-38.5%.

3.4 Prestazioni operative: influenza delle condizioni esterne


Le prestazioni delle turbine a gas sono comunemente riportate, sui catalogh i
e sulle riviste specializzate, nelle cosidde tte "condizioni ISO ", definite da:

- temperatura ambiente: 15°C,


- pressione ambiente: 101325 Pa,
- assenza di perdite di ca rico all'aspirazione e allo scarico,
- combustibile gas naturale a pressione sufficiente,
- macchina nuova e pulita.

La tab.3 .4 fa appunto riferimento a tali condizioni. Le turbine a gas tutta via


risentono in misura rilevante delle variazioni delle condizion i operative, pur
operando in modo da fornire la massima potenza possibile (discu teremo della
regolazione di potenza nel prossimo paragrafo). Fatt o salvo che le valutazioni
quantitative dei fenomeni legati a tali variazioni in realtà dipendono da macchina
a macchina, è bene innanzitutto chiarire le regole di base del funzionamento
fuori progetto delle turbine a gas, che con approssimazione più che sufficiente
per i nostri scopi possono essere approssimate dalle seguenti leggi:

ville = cost. (3.5)

• P ;,.,r
K -- (3.6)
JT;n,t
La (3.5) ipotizza che la portata volumetrica aspirata dal comp ressore sia
3.24 Turbine a gas e cicli combinati

costante, legge seguita con ottima prec1s1one da un comp ressore assiale


funzionante a numero di giri costante 6, qualora non si agisca su organi di
regolazione , in virtù della forma della curva caratteristica del compressore
(fig.2.4), che ha un andamento pressochè verticale. La (3.6) rappr esenta invece
la portata massica che attraversa un 'ugello in condizioni di blocco sonico: questa
è univocamente funzione della pressione e della temperatura a monte dell'ugello.
Più esplicitamente , la (3.6) è riferita al primo statore (ugello) della turbina, che
ha nella sez ione di gola un 'area di passaggio pari ad Anz; Pin t e Tin t sono le
condizioni totali a monte dell'ugello; K è Una costante che per Un gas ideale è
funzione univoca della natura del gas, attraverso ì', data da:
y+l
1C
= fi·(_2_ )2(y
-l) (3.7)
y+l
Essendo Anz non modificabi le, trascurando insignificanti variazioni di ì' (e
quindi di K) e di Rg, la portata dell'ugello è solo funzione di p e T a monte
attraver so una costante K• (3.6), se si ammette che l'uge llo sia sempre in
condizioni di blocco sonico. Quest'ultima condizione è da ritenersi realistica,
visto il notevole car ico aerodinami co con cui sono progettate le macchine, per
uno spettro piutto sto ampio di condizioni operative (vanno escluse condizioni di
funzionamento a potenza molto ridotta, in cui la (3. 6) va corretta per esempio
secondo la legge dell'ellisse di Stodola).
Alle (3.5) e (3.6 ) va aggiunta un'informazione che riproduce le modalità di
intervento del sistema di regolazione della macchina, in termini di azioni
effettuate sulla valvola di ammissione del co mbustibile in funzione di una
grandezza fisica che si intende controllare. La seguente relazione (3.8):
Tm,r = cost. (3.8)
ci dice, per esempio, che il sistema di controllo, qualora sia richiesta la massima
potenza, agisce in modo da mantenere costante la temperatura di ingresso in
turbina , al fine di salvaguardare il rendimento e la potenza della macchina. E'
solo una delle possibili logiche di intervento (altre potrebbero mantenere
costante la temperatura di uscita dalla turbina (TOT ) o un 'altra temperatura
intermedia nella turbina), ma è probabilmente quella che fornisce i migliori
risultati in termini di prestazioni, oltre ad consentire un'elaborazione più
semplice ai fini della nostra trattazi one. La (3.8) non è comunque rigorosamente
seguita nelle macchine reali , poichè non è tecnicamente fattibile una misura

6 La (3.5) non può quindi essere usata con sicurezza nel caso di una macchina
bialbero, in cui il numero di giri del compressore può variare libera mente . La trattazione
del Cap.3 .4 è quindi cen trata su turbine mon oalbero (peraltro le più diffus e) anche se
molte considerazio ni non perdono validità, in termini generali, per i modelli bialbero .
Turbine a f!.OS e cicli combinati 3.25

diretta della temperatura all'uscita del combustore, visti i suoi valori molto
"'levati. La misurazione di TIT viene effettuata in maniera indiretta, acquisendo
!r esempio la TOT o una temperatura intermedia e risalendo alla TIT sulla
1se del rapporto di compressione: vista la presenza del raffreddamento e di altri
1ttori secondari l'operazione non è rigorosa, ma la (3. 8) può essere accettata
1anto meno da un punto di vista concettuale.
Chiarite le regole base, andiamo a considerare gli effetti dei diversi fattori
1e influenzano le prestazioni di una turbina a gas .

.4.1 Perdite di carico

Nelle installazioni , le turbine a gas presentano una pressione all'imb occo del
compressore inferiore a quella dell'ambiente, a causa della presenza di filtri e
canalizzazioni dell'aria , e una di scarico della turbina superiore a quella
dell'ambiente, a causa dei condotti di scarico, di silenziatori, del camino e,
molto spesso, di scambiatori a recupero. Tali perdite influenzano evidentemente
il ciclo come già anticipato in 1.3. Cerchiam o, in modo approssimato ma
realistico (quantomeno per macchine monoalbero) di valutare l'influenza di tali
perdite.

- Perdite allo scar ico (i:lPex): nelle ipotesi della (3.5) e (3.6) , la portata
volumetrica e massica della macchina restano invariate, non avendo ilPex alcuna
influenza sul compressore; alla luce della (3.6) resterà invariata pure la
pressione di ingresso in turbina (Pin.J Varierà invece la pressione di scarico
dalla turbina, da Pamba Pamb+ ilPex• e quindi il lavoro della turbina. Se ilPex è
piccolo, si può supporre che il lavoro di espansione ideale sottratto sia pari a
vex·Ape/: la perdita di potenza della macchina può allora essere scritta come:
Apu
i:1W = n·1 ·G·v ex ·!lp tX
= nI ·G-Rg ·T ·--p
' tX
(3 .9)
amb

dove con 11intendiamo il prodotto del rendimento isentropico, meccanico ed


elettrico della turbina. A il W corrisponde una parallela diminuzione del
rendimento, restando inalterate le condizioni di lavoro del combustore e quindi
il consumo di combustibile.

- Perdite all'aspirazione (ilpi 11): in questo caso si ha una variazione della portata
massica all'aspirazione del compressore, e quindi della portata G fluente nel

7
Ciò è vero se il volume specifico resta con buona approssimaz ione costan te
nell'espansione tra Pamh+ ~Pex e Pamh• ipotesi più che ragionevole pe r i va lori nonna li
di l1Pex (tra le 3-+4 k.Pa).
3.26 Turbine a gas e cicli combinati

ciclo. Infatti a pari portata volum etrica (eq.3.5) la den sità dell'aria asp irata
dim inuisce proporzionalmente alla pressione:

V=V1so ... G ·vin=Grso ·vin.ISO


Rc·Tt,JPamb (3. 10)
-- G =
VinJSO
= = 1- llpln
GJSO vin Rg Tin/(.ptvJlb
- llP 1n) Pamb
Alla diminuzione di por tata ma ssica corrisponde:

(a) una pari diminuzi one di potenza, suppo nend o per il momento che il
lavoro della macchi na resti cos tante; diminuisce tuttavia il co nsumo di
co mbu stibile perchè è necessario riscalda re una minor quantità di aria;
(b) una pari diminuzione della pressione di ingresso in turbina, in virtù della
(3.6) (pma/Pmax,ISO = G/0 150 ): ferma restando la pressione a llo scarico
della macchina (Pamb) diminuisc e quindi il lavoro della tu rb ina nella
stessa misura dell'eq.3 .9 (con ~P in in luogo di ~Pex);
(c) re sta inalterato il lavoro de l compressore , essendo sia la pressio ne di
ingresso che que lla di mandata variate del fattore (1-llp i/Pamb)

Si noti che la (3.6), determinando la pressione massima de l ciclo in corrispon-


denza della portata massica, impone di fatto il rapporto di compressione del
ciclo. Ai fini della (3. 10), si ricord i che la perdita di pressione è una trasforma-
zione isoentalpica e qui ndi, con gas idea le, isoterma. Una perdita all'aspirazione
comporta quindi un duplice effetto sulla potenza svi luppata dalla ma cchina
(voci a e b: minor po rtata e minor lavoro di espansione) , ma il rendimento è
penalizzato solo dall'effetto descritto in (b).
Sia ne l caso di ~Pin che di ~Pex bisogna infine tener conto di un aumento
apprezzabile ma contenuto (pochi gradi) della temperatura dei gas scar icati della
turbina, qualora il sistema di rego lazione sia effettiva mente a TIT costante, a
causa de l mino r rapporto di espansione della turbina.

3.4.2 Pr essione ambiente

La pressione ambie nte può variare a seguito di variazion i de lle condizioni


climat iche , ma soprattutto per l'altitudine su l livello del mare a cui è effettuata
l'insta llazione. La variazione della pressione ambiente comporta una variazione
della portata ma ssica del ciclo, nella stessa misura ev idenziata dalla (3.10), e
una proporziona le diminuz ione della potenza de l ciclo . Non si hanno invece
effetti sensibili sul rendimento del ciclo, perchè di fatto la "forma" de l ciclo
termodinamico resta ina lterata (infatti Pmax diminuisce in virtù della (3.6) nella
stessa ragione della press ione di aspirazione): in un piano T-s il ciclo risulta
sempliceme nte "spostato a destra", ossia su isobare più basse ma a pari
Turbine a gas e cicli combinar i 3. 2 7

temperature. Tr atta ndosi di gas ideal i, ciò non muta rapp or ti tra lavoro e
calore e quindi il rend imen to.

3.4.3 Temperatura ambiente

Le variazioni della tempera tur a ambie nte hanno effetti molto vistosi sulle
prestazioni di una turbina a gas. In questo caso, è più diffi ci le dar e indicaz ioni
numeriche di validità gen era le, in quanto si posso no verifi care ca ratteristiche dei
sistemi di rego lazi one p iuttosto diversi da modello a modello. In linea di
principio si pu ò comu nqu e affermare che:

- La portata mass ica elabo rata dal ciclo varia sempre in accordo con il volume
specifico, quindi in modo inversamente pr oporz ionale alla temperatura
assoluta. Si tratta di variazioni importanti: ad esempio, da -5 °C a + 30°C,
escurs ione stagio nale de l tutto normale in climi temperat i, la variazjone di
volume speci fico, quindi di porta ta, qu indi in prima approssimazione di
potenza , è del 12% circa.
- II rapp orto di compressione tende a di minuire sempre per effetto della
diminuita portata mass ica, qua lora la te mperatura ambiente aumenti. A pari
TIT ciò giustifi ca un aume nto di TOT.
- Per ciò che riguarda gli effet ti sul ciclo in termini specifici alla ma ssa, si
può generi camente osse rva re che un aumento di tempe ratura ambiente ha
l'effetto di avvici nare la temperatura media d i com pressio ne a quella di
espansione, con consegue nte diminuzione del lavo ro specifico e del
rendiment o, anche se il ca lore introdotto diminuis ce per effe tto della
aumentata tempera tura di fine compr ess ione .

A titolo di esempio la fig .3.8 riporta le cur ve di prestazi oni (pote nza, consumo
specifico, portata e temperatura dei gas di scarico) d i due mod elli spec ifici di
turbina a gas al varia re de lla temperatura ambiente. La prima macchi na (un
modello industriale monoalb ero) mostra andamenti in pieno accordo co n le linee
di tendenza sopra riportate. La seco nda (una aero -derivative bialbero), a
dimostrazione delle si ngolarità dei modelli, ripete tali andamenti sino a una
temperatura minim a d i -5°C, al di sotto della quale intervengono limitazioni
strutturali sulla potenza sviluppata e sul numero di giri del generatore di gas che
rendono necessaria una diminuzio ne di TIT, ridu cendo la portata di co mbustibi-
le, bene evi denziata dal crollo di T OT .
La fig.3.8 most ra che la diminu zione di potenza all'a umentare della
temperatur a ambiente è assai ma rcata, arr ivando per ese mpio già al 10% a
30+ 35°C. L ' impatto econom ico, in termini di mancata produzione, può essere
rilevante, tanto che in molti casi può esse re utile rico rrere a un sistema di
3.28 Turbine a gas e cicli combinati

raffrescame nto dell'aria aspi rata, che si può realizzare in più modi:

- Con una semp lice umidificazione evaporativa dell'ar ia, ottenuta spruzzando
acqua a monte de l compressore: la temperatu ra si porta a que lla de l bulbo
umid o, che, qualora l' umidità relativa sia bassa, è notevolmente inferiore a
quella del bu lbo secco (es: da 30°C con 40% di umidità a 20°C alla
saturaz ione); è una soluzione economica ma di efficacia limitata in molte
condizioni ambientali; vanno comunque tenuti in conto il cons um o di acqua
e gli eve ntuali prob lemi legati alla sua disponibilità.
- Con un frig o rifero ad assor biment o, che utilizza co me sorgente ca lda i gas
di sca rico della turbina (anche dop o un eve ntuale recupero); è una so luzione
molto attraente in term ini di pre stazioni , ma a costo di impiant o decisamente
elevato. Si ricordin o però le perdite di carico addizionali a seguito dello
sca mbiato re di raffrescamento e a quello per il recupero termico.
- Con un frigorifero a compre ssione: il suo consumo elettrico è per ò da
detrar si al guadagno di potenza, e peggi ora il rendimento complessivo
dell'imp ianto: è pertanto scarsamente perseguita nella pratica.

15

10 Potenza elettrica

::R
o 5
ai
e
o
.N
C'O
o ...
·e:
Fig.3.8 : Variazione ~ -5
di potenza elettrica,
-10
consumo specifico,
· portata e temperatu- -15
ra dei gas di sca rico 15 30
in .funzione della Portata gas ,, <.)
~ 10 20 o

-...
temperatura ambien- $1 «i
C'O :,
te , a pieno carico, 15
a.
5 10 ~
Q)
di due modelli di a.
turbina a gas (linea ~ o 1--~--,,~~~~~-i-~~~~~~~~ o E
o
.N ~
continua: industriale Q)
·~ -5 -10 eo
monoalbero, linea ~ , .N
tratteggiata: aero- · -10
,, (1)
-20 ·e:
, ' Temperatura gas scarico ~
derivative bialbero). ,,
-15 '-"'~~~~~~~~~~~~~~~----' -30
-20 -10 O 10 20 30 40
Temperatura ambiente. ·e
Turbine a gus C' cicli combinati 3.29

3.4.4 Sporcamento e invecchiamento

Le prestazioni delle turbine a gas, rispetto alla macchina nuova e pulita,


sono soggette a degradamento nel tempo, in termini di diminuzione di potenza
e di rendimento. I fattori che determinano tale degradamento sono riconducibili
a sporcamento (fouling) e a usura o micro-danneggiamento ("age ing" o
invecchiamento) :

- Sporcamento: il filtro di aspirazione e la palettatura del co mpressore sono


soggetti a spo rcamento a causa delle particelle disperse in atmosfera. La
pulizia del compressore è eff ettuata con frequenza di 12-48 ore, mediante
lavaggi con acqua o co n soluzioni detergenti a macchina in funzione. La
pulizia del filtro e del compressore a macchina fer ma sono effettuate a
cadenze determinate dalle co ndizi oni ambientali. Le operazioni di pulizia
ristabili sco no le prestazioni della macchina ne l breve termine, ma si assiste
(fig.3 .9) a un degrado progressivo non recuperabile se non con interventi
più complessi, a causa dell'invecchiamento.
- Invecchiamento: è attribuibìle a varie cau se di danneggiamento microscopico
(usura delle sup erfi ci a con tatto col fluido) o macroscopico (piccole rotture,
asportazione di strati di rive st imento, danneggiamento di pareti sott ili) non
dannose alla funzionalità della macchina ma con effetti sensibili sulle
prestazioni. E' necessar io quindi agire co n operazio ni di manutenzione a
frequenza per esempio annuale, con le opportune sostituzioni, per ristabi lire
del tutto o in parte le ca ratteri stiche della macchina .

Un andamento qualitativo delle prestazioni in funzione del tempo è visibile in


fig.3.9, dove si evidenzia un fenomeno di breve periodo (legato al fouling del
compress ore) e uno di lun go periodo , recuperabile in piccola parte con le
ispezioni annuali (genera lmente limitate al combusto re e all' esame degli ugelli
della turbina) o in mani era più efficace co n gli interventi di manut enzione vera
e propria ("major overhaul ") che comprendono, a seconda delle situazioni e
dello stato della macchina, sost itu zio ne di parti rilevanti (liner, transition , pale
della turbina, etc.). I major overhaul sono in genere prescritti dopo almeno
50,000 ore di funzionamento.
Una trattazione più approfondita degli elementi qui accennati esula dal
carattere didattico di questo testo. E' però importante sotto linea re che l'effetto
combinato dei vari fattori citati (da 3.4.1 a 3.4.4) comporta un sensibi le distacco
delle prestazioni effettive di funzionamento di una turbina a gas "on -site" e "on-
duty" da quelle riportate in condizioni ISO sui cata loghi dei cost ruttori: tale
distacco va tenuto debitamente in conto in sede per esempio di analisi di
redditività di un impianto.
3.30 Turbine a ~as e cicli combinati

Ore di funzionamento 20.000 40,000


o o

-2% -4%
2° intervento
(completo)

f Var. di potenza
Var. di rendimento

Fig.3.9: Andamento qualitarivo nel tempo della perdita di potenza e rendimento


di una turbina a gas, per spo rcamenro e invecchiamenro.

3.5 Regolazione e avviamento delle turbine a gas


La regolazione della pot enza elettrica (o meccanica) erogata da una turbina
a gas è condizionata dalla compatibilità dell 'i ntervento di regolazione con la
problematica di stallo del compressore. Infatti il sistema di regolazione ottimale
è quello che mantiene inalterato il rendimento del ciclo termodinamico ai carichi
parziali: per far ciò è nece ssa rio limitare il più possibile le modifi che all'assetto
del ciclo (p e T dei suoi punti) , mant ene ndo quindi il suo lavoro speci fico , e far
variare la portata massica fluente nel ciclo. Purtroppo è ben noto che i
compressori, e spec ialment e qu elli assiali, hanno margini di variazione della
portata estremamente ridotti dall'insorgenza dei problemi di stallo e pompaggio,
qualora essi funzionino a velocità di rotazione cost ante (che è il caso, di enorme
importanza prati ca , delle turbine monoalbero in produz ione elettrica). Un
sistema di regolazione della potenza come quello adottato dalle centrali a vapore
(valvola di ammissione in turbina e/o regolazione della sez ione di ammissione
del vapore) è quindi incompatibile con la curva caratteristica del compressore.
D'altra parte accettare di lavorar e a portata d'aria costante (a salvaguardia
Turbine a ,:as e cicli comb inati 3.31

del compressore) regolando semplicemente l'afflu sso di co mbustibile co mporta


evidentemente una diminuzion e della temp e ratura massima del c iclo e una
conseguente forte degradazione del rend imento della ma cc hina.
Resta pertanto ne cessa rio operare, nei limiti del possibile, modifi ca ndo la
portata massica di aria aspirata dal co mpr essore. Ciò è possibile, in analogia co n
quanto succ ede per i compr esso ri industria li , ne i seguenti modi:

- Regolazi one mediante pale a ca lettament o variabile : ne i compressori assiali


è pos sib ile variare, mediante dei se mpli c i leveragg i, l'angolo di ca lettam ento
delle pale stator iche (IGV : inlet guid e van es). Co sì face ndo si re stringe, al
diminuire della portata, la sez ione di passaggio dell'aria , mantenendo
sostanzialme nte inalterata la ve locità assoluta del fluido a div erse portate: ciò
co nsent e di non modifi ca re il tri angolo dell e ve locità all'ingresso del rotore ,
e in parti co lare l'angolo di inc idenza sulla pala , che determiner ebbe lo
stallo. Operando sulle IGV s i ottengon o c urve caratt e ristiche come quelle di
fig.2 .4 , che risolv ono brillant emente il problema di regolazione fino al 50-
70% della portata: tale modalit à è ampiam ente utiliz zata nell e turbine a ga s.
- Regolazione con valv ola di la minazione all' asp ira zio ne : intr oducen do una
perdita di pre ssio ne all'a sp irazione si può diminu ire la portata massica
lasciando inalterata la portata volumetri ca. Essen do quest'ultim a a determi-
nare le vel oci tà del fluido nella macc hina e quindi l'in so rgenza dello stallo,
il s iste ma è ef fic iente ai fini de lla rego lazi one ma la pe rdit a di cari co ,
operazione di ssipa tiva, si paga in termini di rendi mento co n le modalità
descritte in 3.4 . 1. Per ques to moti vo, insieme alla difficoltà pratica di
realizzar e tale reg olazi one co n le grandi portate d 'a ria in gio co, è un sistema
di sca rsa diffusione.
- Regolazion e del numero di giri: ladd ove app licabile (turbin e bialbero, con
generatore di gas operante senza coll egame nto mecca nico con la turbina di
potenz a, o macchine acco ppiate ad utili zza tori a giri variabili) rappresenta
la soluz ione pref e ribile, in quanto non dissipativa e perme ttendo grande
fless ibilità nell a rego lazi one di pot enza. Sono so litam ente pr ese nti le IGV
variabili con la funzione di e lement o regolatore del numero di giri del
generatore di ga s.

Tutti i sistemi citati va nno com unqu e integ rati co n una rego lazione de lla portata
del combustibile, spes so operata in mod o da mante nere la tempe ratur a
all'ingresso o allo sca rico de lla turbina cos tante. Tutti i tre s iste mi citat i
presentan o un limit e tecnico inferi ore, c ioè non sono in grado di rego lare la
macchina sino a potenza zero: al di sotto di tale limit e tec nico è necessario
intervenire diminu endo la temperatura di fiamma.
L'andamento effettivo della regolazione tipica di una turb ina a gas è
3.32 Turbine a 1:ase cicli combinati

evidenziato in fig.3.10. Si denotano due diversi andamenti:

- Dal 50 al 100% della potenza la rego lazione è effettuata con le IGV, che
determinan o la diminuzione lineare di portata di fluido. La TOT è mantenuta
costante dal sistema di regolazione del combustibile; il rapporto di
compressione diminuisce, poi chè la pres sio ne mass ima del ciclo segue la
diminuzione della portata massica (eq.3.6); a pari TOT e minor f3 la TIT
automaticamente diminuisce.
- Dal 50% a zero, si ope ra a IGV più chiuse possibile, a portata massica
costante, variando l'afflusso di combustibile e quindi la TIT : la diminuzione
di rendimento si fa man man o più vistosa.
110
La perdita di rendim ento
del ciclo è com unqu e 100
significa tiva anche nella Temp.
zona di regolazione delle '#- 90
Q)
IGV : al 50% di carico il e
o 80
rendimento è sceso ali' .i;f
·e Portata di
80% di quello nominal e
~ 70 · gas scarico
nell'esempio di fig.3.10 (s i
riscontrano spesso valori 60
più sfavor evo li). Per con- Rapporto di compressione
50
fronto, le cen trali a vapore 120:=::==============================~
hann o cali di rendimento Rendimento
100
più contenuti (al 50% le '#-
Q) 80 ....
variazioni sono in genere e
o
molto limitate, di pochi ·i;f 60 ..
percento): non si può j 40 ...
quindi affermare che la 20 ......
turbina a gas sia una mac-
china adatta ad operare in 00 20 40 60 80 100 120
modo efficiente a carico Potenza elettrica, %
parziale. Resta però vero
che le variazioni di carico Fig.3.10 : Prestazioni fondamentali di una turbina
possono essere effettuate a gas industriale in regolazione di potenza.
in tempi estremamente brevi, per la mancanza delle elevat e inerzie termiche
tipiche dei cicli a vapore. La flessibilità delle turbine a gas negli impieghi di
picco è quindi determinata non tanto dalle prestazioni termodinamiche ma
principalmente dalla ve loc ità di risposta alla variazion e dei caric hi.
Turbine a gas e cicli combinati 3.33

L'avviamento delle turbine a gas deve essere effettuato con un motore di


lancio. E' infatti necessario portare il compressore a una velocità di rotazione
sufficiente a fornire un certo rapporto di compressione, nel rispetto dei limiti di
stallo dello stesso (ovvero con le valvole anti-pompaggio aperte). Raggiunta tale
velocità viene accesa la fiamma, a regime minimo, in modo che la macchina
raggiunga la condizione di autosostentamento, ovvero che la turbina produca
abbastanza potenza da trascinare il compressore. A questo punto, disinserendo
il motore di lancio, si aumenta la portata di combustibile fino a portare la
macchinaalla velocità di sincronismo, chiudendo nel contempo le valvole anti-
pompaggio: la macchina è ora pronta a prender e carico. Questa operaz ione,
normalmente gestita in modo del tutto automatico dal sistema di controllo,
prevededelle rampe di carico compatibili con gli stress meccanici e termici del
sistema. I tempi sono notevolmente ridotti per le turbine aero-derivative
(pochissimi minuti negli avviamenti a caldo fino al carico massimo, e non più
di una decina per avviamenti a freddo), ma si dilatano per grandi macchine
industriali, senza tuttavia superare i 20-30 minuti negli avviamenti a freddo: si
tratta comunque di tempi ridottissimi rispetto alle centrali a vapore, che nelle
partenze a freddo richiedono diverse ore .
La necessità di un motore di lancio (con una potenza indicativamente del
5-;-10%di quella della macchina) pone una problematica particolare nel caso si
vogliaprevedere l'avviamento anche in assenza di tensione sulla rete elettrica.
Se questo requisito non è essenziale, è sufficiente prevedere un motore elettrico
di lancio o, per una turbina monoalbero, utilizzare il generatore elettrico in
funzione di motore, con gli opportuni accorgimenti di carattere elettrico. Se
l'indipendenza dalla rete elettrica è invece importante, la problematica è più
complessaperchè l'energia necessaria per l'avviamento è notevole e un semplice
accumulo elettrico con batterie elettrochimiche potrebbe risultare di grandi costi
e ingombri. Le soluzioni trovate sono disparate e vanno dai motori alternativi
a turbine azionate ad aria compressa preventivamente accumulata; nelle centrali
di compressione dei gasdotti, si aziona addirittura la turbina di lancio col gas
naturaleprelevato dal gasdotto in pressione. Senza entrare in ulteriori dettagli,
si ricordi comunque che tale problematica comporta soluzioni impiantistiche di
non indifferente complessità.

Come ultimo argomento di questo capitolo, merita un breve cenno la


problematica della compress ione del gas naturale per l'alimentazione della
macchina.Infatti il gas deve essere disponibile alla pressione massima del ciclo,
più un 30-50% necessario a vincere le perdite di car ico della valvola di
regolazione e degli ugelli del combustore: pertanto è assai probabile che le
specifiche richiedano una pressione del gas tra i 20 e i 30 bar (e anche più, in
relazioneal fJ della macchina). Una simile pressione non è in genere garantita
3.34 Turbine a gas e cicli combinali

nelle normali reti di distribuzione, specia lmente per gli impianti di piccola e
media potenza non collegati alle grandi dor sali di distribuzion e del gas. E'
pertanto indispensabi le pr evede re un sistema di compres sione del gas dalla
pressione minima garantita nel gasdotto a quella richiesta dalla turbina a gas.
Ciò si realizza con macch ine in genere alternative a uno o due stadi , che
costituiscono un costo addizi onale di un ce rto peso, in relazi one alle notevolissi-
me problematiche di sicurezza ad esse connesse (sistemi anti-incendio e anti-
esplosione, controllo e detenzione delle fughe, sistemazione in edificio isolato
e ben aerato, etc.).
Turbine a gas e cicli combinati 4.1

Capitolo 4

POSSIBILI VARIANTI DEL CICLO A GAS

Le turbine a gas in ciclo semplice hanno oggi raggiunto prestazi on i e


rendimenti di tutto rispetto, come ben evidenziato al Cap.3.3. Tuttavia ciò è
stato ottenuto sulla spinta di un forte sviluppo tecn ologico, se nza intervenire
sulla qualità intrinsecamente modesta del ciclo termodinamico di base, che resta
sempre caratterizzato da uno scarico di ca lore all'ambiente ad alta temperatura
e da un lavoro di com pr essione molto elevato rispetto a quello di espansione.
Per ridurre l'impatto di questi "difetti" sono possibili alcuni interventi sul ciclo
termodinamico, oggetto del presente capito lo: si parlerà comunque di cicli
termodinamici che utilizzano come fluido di lavoro un gas (in pratica aria e gas
combusti), mentre i cic li misti gas/vapore saranno oggetto del prossimo Cap.5.
Gli interventi discussi in quest o cap itolo sono in realtà stati oggetto di stud i
e di realizzazioni sin dagli albori della storia dell e turbine a gas (cioè dal
secondo dopoguerra), allorquando si trattava di portar e il rendi mento dei cicli
a gas a livelli eco nom icamen te accettabili, pur operando a bassa temperatura a
causa del limitato livello tecnologico allora disponibil e. In rea ltà l' evo luzione
delle turbine a gas, sulla scorta degli impieghi aeronautici, ha seguito la strada
opposta: ciclo sempl ice ad alta tecnologia in luogo di un cic lo complesso con
condizioni operative prudenti. Ad ogg i tuttavia non mancano rilevanti progetti
di ricerca e sviluppo che tentano di unire la moderna tecnologia con una
progettazione del ciclo più complessa ma inerentemente più efficiente. Pertan to
gli interventi discussi in questo capitolo, sebbene oggi raramente riscontrabili
nelle unità presenti sul mercato, restano di attualità e potrebbero essere
largamente rivalutati nei pross imi sviluppi del settore.

4.1 Rigenerazione

La rigenerazione in un ciclo aperto consiste nell'utilizzo del calo re co ntenuto


nei gas sca ricati dalla turbin a al fine di elevare la temperatura dell'aria ent rant e
nel combustore. Si tratta quindi di inserire, tra il compressore e il combustore,
uno scambiatore di calo re (rigeneratore) che prer isca lda l'aria combure nte ,
prelevando ca lore dai gas di scarico prima di rilasciarli all'ambiente (fig.4.1).
Prima però di tr attare il caso reale di ciclo aperto, conviene rifarsi (in analogia
4.2 Turbine a gas e cicli combinati

al Cap. l ) al caso semplice , ma


didatti ca mente utile, del ciclo
4
chiuso ideale con gas ideale .
3
4.1.1 Ciclo chiuso ideale rige-
nerativo
2-- - 4f,5---- =t}
Wt -Wc
La fig.4.2 most ra la rap-
presentazione di tale ciclo nel Fig.4.1: Schema impiantistico semplificato di
piano T -s, con i flussi di energia turbina a gas con ciclo aperto rigenerativo.
relativi e uno schema di impian-
to. Il calo re Qrig conseg uito dal
raffr eddamento del gas uscente
CICLO CHIUSO
dalla turbina (tras formazi one 4-
RIGENERATIVO
6) rientra nel ciclo cont ribu endo IDEALE
al riscaldamento del gas in pr es-
sione (trasformazione 2-5) ,
prima che questi rice va calore
dall'esterno. Il cic lo opera con
un gas per fetto (gas idea le a
c =costante) e con macchine 2
T
ideali, ivi compreso il rigene -
ratore . Un rigeneratore è ideale,
cioè non introduce irr eve rsibilità
nel ciclo, quando (i) le perdite di
ca rico sono nulle, (ii) le perdite
di calore verso l'es terno sono
nulle, (iii) scambia calo re in
· ogni punto della trasformazione
sotto differenze di temperatura
infinit esime .
L 'ultima condizione compor-
ta in particolare l'uguaglianza
delle temperatu re terminali dello
sca mbiatore (T 2 = T 6 e T 4 =T 5). Fig.4.2 : Trasformazioni nel piano T-s e
Perc hè ciò sia possibi le è neces- schema semplificato di una turbina a gas con
sar ia una superficie di sca mbio ciclo chiuso rigenerativo ideale.
infinita e l'equivalen za delle
capacità termi che delle due correnti. Si ricorda che la capacità termica C è il
prodotto della portata massica per il ca lore specifico (G·cp): in un ciclo chiuso,
dove G è la stessa sui due rami del rigen eratore, con gas a cp=costa nte , i due
Turbine a gas e cicli combinati 4.3

fluidi operanti sul rigene ratore poss iedo no effett ivam ente la stessa capacità
termica . In queste condizioni è facile rendersi co nto degli effetti della rigenera-
zione sulle prestazioni del ciclo . Se confrontiamo il ciclo di fig.4.2 con lo stesso
ciclo (a pari T 1, T 3 e {J) ma privo di rig enerazione si dedu ce che:

- il lavoro della turbina e del compressore re stano inalterati , per cui la


rigenerazione ideale non influisce sul lavoro util e;
- il calore entrante nel ciclo viene ridotto , essendo necessario per passare da
T 5 a T 3 invece che da T2 a T 3;
- il rendimento del ciclo (rapporto lavoro I calore entrante) aumenta.

L'in fluenza benefica della rigenerazione è giustificabile anche pensando m


termini di anali si di secondo principio: alzando la temperatura media di
introduzione del ca lore e diminuendo quella di cessione del calore, si riduc ono
le due sostanziali irrever sibilità che penalizzano il ciclo a gas. Il rendimento del
ciclo rigenerativo ideale può essere espresso da:

qex c/T6-T1) Tz-T1 T1 (P9 - l) Ti


'Tl = 1-- = 1- = 1--- l ----- = 1-- (4.1)
qill cA~-T5) T3- T4 T4(pe - l) r.
Ricordando la (l.1), che dava
17=l-T11T2per il ciclo semp li-
ce, è evidente che finchè Ciclo rigenerativ o
T2<T 4 (condizione perchè la (T 3= 1300°C)
rigenerazione possa aver luogo) 0.8
il ciclo rigenerativo supera in
rendimento quello semp lice. o
1: o.s
Volendo esplicitare il rapporto (I)

di compres sione, in virtù della E


'6
e
eq.1.2 si ha T 4 = T 3 ·{3·9 , e & 0 .4
quindi: Ciclo semplice

T1 e 0.2
11=1-- ·P (4.2) Cic li ideali con fluido
T3 ideale (y=1.4)
La (4.2) è rappresentata grafi- o------~-~ .........
...._
___ __,
camente (per 'Y = l . 4 e 1 2 3 5 10 20 30
T1= 15°C) nella fig.4.3 , assie- Rapporto di compressione, B
me alla curva del rendimento
Fig.4.3: Rendimento in funzione del rapporto
del ciclo sem plice. Si noti che
di compressione del ciclo chiuso rigenerativo
la rigenerazione offre i massimi
ideale, in confronto col ciclo semplice.
vantaggi per bas si rapporti di
4.4 Turbine a gas e cicli combinati

comp ressione, ovvero laddove T 4 è più distante da T2 e quindi l'apporto di Qrig


è determinante rispetto a Oin· Le curv e del ciclo rigenerativo e semplice
convergono dove si verifica la condizione T 2 =T 4 (che, per inciso, è quella per
cui si ottiene il massimo lavoro specifico - vedi 1.1). Si noti anche che per f:J-.1
il rendimento tende a quello del ciclo di Carnet, in quanto Oin• seppure -0 , è
introdotto tutto a una temperatura infinitamente vicina a quella massima , e nel
contempo Qex• pure -0, esce a temperatu ra infinitamente vicina a quella
ambiente. Tutto ciò vale solo nel caso di rigenerazione ideale: se il calore
introdotto non fosse infinitesimo, il rendimento sarebbe nullo.

4.1.2 Cicli reali rigenerativi

Nei cicli reali, oltre ai vari motivi di scostamento dall' idealità comu ni ai
cicli semplici (vedi 1.3), occorre tener conto del comportamen to reale del
rigeneratore stesso. Le tre condizioni citate in 4.1.1 (perdite di pressione e di
calore nulle, scambio termico sotto ~T infinitesimi) non sono verifica te in uno
scambiato re di calore reale, e pertanto il rigeneratore diviene sede di trasforma-
zioni irreversibili, contrariamente a quanto visto sinora. Lo scostamento dal-
!'idea lità può essere discusso e quantificat o rifer endosi alle seguenti equazioni:
(4.3)

(4.4)

l 1 1 t (4.5)
-
u =- --+---+-+fo..,+fo
A .v Acf À ,y CJ
k --~ k ·-
hf A cf A
e·µ
k =~(a ·Re b ·Prc) Re= pvD P,=_P_ (4.6)
cf/hl D µ À
v2 L
llpcfllif=f-p .2. D (4.7)

con riferimento alla generica situazione di fig.4.4. La (4.3) è l'equazione di


conservazione dell'energia; la (4.4 ) e la (4.5) sono le equazioni costitutive degli
scambiatori di calore (si ricordi che Ft è un coefficiente correttivo per la
disposizione dei flussi pari ali 'unità per scambiator i in controcorrente, a cui
faremo sempre rifer imento); la (4.6) determina i coefficient i di scambio per ogni
lato dello scambiato re in. convezione forzata (situazione a cui faremo sempre
riferimento: a, b e c sono numeri adimensionali che variano a seconda della
geometria dello scambiatore, ma in genere b è compreso tra 0.4 e 0.8 e c tra
0.33 e 0.4); la (4.7) determina le perdite di pressione per ogni lato dello
scambiatore (il coefficiente di attrito f è funzione del numero di Reynolds Re e
Turbinea gas e cicli combinali 4.5

della scabrezza relativa della supe rficie;


in moto puram ente turbolento f è spesso
ritenuto proporzional e a Re-0.2).
Alla luce delle suddette equazion i, si .6.Tht
possono fare le seguenti consideraz ioni
circa la "realtà" di uno scambiatore:

- Le due correnti fluide sub iscono delle .6.Tmax


perdite di pressione nell'attraversa-
mento dello scambiatore (eq.4.7). .6.Tce
Tali perdite possono essere limitate in t.Tct
sede di progettazione imponendo
larghe sezioni di passaggio e quindi
modeste velocità II dei fluidi (Ap è
all'incirca proporzi onale al quadrato
di v). Tuttavia , cosl facendo si limita Potenza termica scamb iata
il coefficiente di scambio convett ivo
k (eq.4.6 ), quindi U (eq.4.5), aggra - Fig.4.4: Diagram ma temperatura -
vando la richie sta di super ficie porenza termica di un generico
scambiatore di calore, con indica-
(eq.4.4) e il costo dello sca mbiat ore.
- Le perdite termi che ver so l'este rno zione delle differenze di temperatura
significative.
non sono nulle , in virtù del coeffi-
ciente ~ (eq.4.3), anche se possono essere notevolm ente ridotte con un
isolamento termico efficace (che pure aggrava il costo dello sca mbiatore) .
- Le superfici di scambio non saranno ce rto infinite (condizione necessaria -
ma non sufficiente, come vedremo fra poco - per avere AT.-.0) , per ovvi
motivi di costo dello scamb iatore (pera ltro uno scambiatore molto grande
aggraverebbe il problema di contenimento delle perdite di carico, per un
aumento di L nell'eq.4.7). Tra le due correnti gassose dovrà perciò esistere
una differ enza di temperatura finita , che agisca da "forza motrice" dell o
scambio termico.

Inoltre, le capaci tà termiche delle co rrenti di aria e di gas combus ti in un cic lo


aperto non sono ugua li, perchè: (i) il calore specifico dei gas combusti è
leggermente superiore a quello dell'aria, (ii) la portata di combustibile immessa
interessa solo il ramo ca ldo del rigene ratore, (iii) la portata d'aria necessaria al
raffreddamento delle pale della turbina è prelevata dal compressore, quindi non
interessa il lato freddo del rigeneratore: tuttavia anch'essa, rimiscelata con il
flusso principale della turbina, ne percorre il lato ca ldo. Qu est' ultimo è l'a spetto
quantitativamente più importante (si vedano i bilan ci di mas sa di fig.3.1 e 3.5).
Pertanto la situazione effettiva di funzionamento di un rigeneratore di una
4.6 Turbine a gas e cicli combinati

turbina a gas è prop rio quella espli citata qualitativamente in fig.4.4: nel piano
T-Q, le linee che rappresentano la trasformazione subìta dalle due correnti
gassose sono separate da un 6T variabile. Tali linee sono rette se si considera
per ciascuna di esse un c costante par i al c medio tra le temperature in
oggetto . La pendenza di tafi rette nel piano T-Q è inversam ente proporzionale
alla loro capacità termica (ess endo 6Q = C·6T , si ha 6T/6Q = 1/C). Per tutti
e tre i punti (i-ii-iii) sopra elencati si verifi ca che la capacità termi ca dei gas
combusti è super iore a quella dell'aria, perciò il 6 T subìto dall'aria (6 T cr) sarà
supe riore a quello dei fumi (6Th f)· Con seguent emente , risulterann o poi diversi
i cosid etti 6T "terminali" dell o scambiatore (6The e 6Tc e).
Rispetto ad uno scambiatore ideale, dov e le due linee delle tra sforma zione
dei fluidi son o co incidenti , si instaura quindi la segu ente situa zione :

- il minore <lei 6 T terminali (nel nostr o caso 6 T he) è da imputar si al fatto che
lo scambiat ore non ha sup erfi cie infinita (se A-+oo, 6T he~) ;
- se anche A-+oo non si avr ebbe 6T ce~• a cau sa dello sbilanciament o delle
capa cità termi che (C 11r > Ccr).

Più in general e , pe r quantifi care le re lazioni interco rr enti tra i 6T e la superficie


degli scambiatori con param etri adimensi onali, è utile fare riferimento
all'appro cc io t -NTU, in cui I' "effi cacia" e di uno scambiat ore di calore è
espres sa come una funzi one di NTU e di Cri definiti come:

c .
NTU = U-A C =~ (4.8 )
cmin ' cmax
dove Cmin rappr ese nta la capacità termica della co rrente fluida ave nte il minimo
valore di C, tra le du e correnti che attraver sano lo scambiat ore. In particolare
t ha l'imp ortante signifi cato fisico di poten7.a termi ca effettivament e scamb iata
r ispetto alla potenza termi ca che si potrebbe scam biare in un o scambiatore
ideale, in cui la temp eratur a di uscit a della corrent e avent e Cmin risulter ebbe
ugual e alla temperatura di ingresso dell'altro fluido. NTU è invece un indice
adimensionale propor z ionale alla sup erficie di scambi o . e, NTU e Cr sono legati
da relazion i che dipendono dalla di sposizion e <lei flussi nell o scambiatore ; per
uno scambiatore in contr oc orr ente si ha :
1- exp [ - NTU(l - C,)]
e = (4.9)
1-C,exp[ - NTU(l-C,)]
La (4. 9) è rappresentata grafi camente in fig.4 .5: si noti l'andamento tipicamente
asintotico delle curve, che ci dicono come, una volta raggiunti valori di e
sufficie ntem ente alti (0.8-:-0 .9), debba crescer e eno rm eme nte NTU per
Turbinea gas e cicli combin ati 4. 7

migliorare ulteri orment e


l'efficacia .
Que s ti parametri 0.8
risultano utili nello
studio della rigenerazio-
n, 0.6 0 ,I
ne nelle turbin e a ga s . ·13
Infatti, per poter svolge- ~
o.2s I
lE Cmin/Cmax= 0.5 __J
re il calcolo dì un ciclo LU 0.4
rigenerativo, è corretto
o.;s · ·_J
fare riferim ento a una
0.2 Scamb iatori con flussi ·
determinata effi cacia ,
controcorrente
che (i) individua lo
scostamento dello scam - o ~~~~~~~~~~~~~~~~~

o 2 3 4 5
bio termico dal la situa - NTU
zione ideale , (i i) fornis ce
Fig.4.5: Relazione tra efficacia e NTU p er scambia-
un'indi caz io ne s ulla
tori con flussi in controcorrente.
quantità di superfi cie, in
termini di NTU, che si è di sposti ad impi egar e nello sca mbiat ore. Oltr e a ciò
occorrerà definire le perdit e di carico e quell e termi che. Pertant o , aggiungiam o
le seguenti assunzioni (ritenut e reali stiche nella prati ca delle turbin e a gas) a
quelle elencate in Tab .3. 1:

Efficacia del rigeneratore e: O.9


~p/p (entrambi i lati): 0 .02
Coeff.p erdita termi ca!: 0.7%

I risultati ottenuti dal calco lo dei cicli reali così definiti son o es posti in fig.4 .6 ,
per TIT = 1280 °C e portata di aria di 600 kg/s, in co nfr onto con qu elli ottenuti
per i cicli se mplici (curva "Tec n.B - 1995 " d i fig .3 .3). Dall 'es ame di fig.4.6 si
desumano le segu enti cons ider azioni:

- il rendim ento dei cicli rigen erati vi ha una sca rsa dipend enza dal rapporto di
compress ione, al co ntrari o di qu ello dei cicli sempl ici;
- l'aum ento di rendimento rispetto al cicl o se mpli ce è modesto ad alti f3(non
è ragionevole superar e f3= 18 per mant enere una temperatura di usc ita
turbina signifi cativam ente superiore a quella di uscita dal compressore ) e
determinant e a bas si {3;
- il rendim ento non supera mai il 43 % , co n un vantaggi o non decisivo rispetto
ai migliori cicli sempli ci;
- il lavoro specifico è leggerm ente inferiore a quello de i cicli sempli ci per
effetto delle perdite di cari co del rigenera to re.
4.8 Turbine a gas e cicli combinali

8
·B=6 .. •
~
0.4 Cicli ~ -.
Fig.4.6: Prestazioni rigenerativ i
dei cicli rigenerattv1 .2
eQ)
18
reali. in confronro con
i cicli semplici , a vari uE 0.35 Cicli 15
e se mplici
Q)
j3. Assunzioni di cal- a:::
colo in Tab. 3.1 e al
0.3 · Cicli reali,
par. 4. 1. 2, con portata TIT=12 80°C .
di aria di 6(X) kg/s grand i unità
(grandi unità). 6
0.25 L--------=-------------J
250 275 300 325 350 375 400
Lavoro specifico, kJ/Kg

700

Temp.uscita turbina
~ 600 . . , AThe
Fig.4.7: Andamento
~
delle temperature in :::, Temp. ingresso
~ 500 combustore
cicli rigenerativi reali, Q.) Temp. scarico gas
al variare di j3 (stesse ~ I
l
assunzioni di fig. 4. 6). ~ 400
Si noti come la tempe-
ratura dei gas di 300
scarico resti comun- Temp.uscita compressore
que elevata. 200L--
6
---~-----'------.....J
..........
8 10 12 14 16 18
Rapporto di compressione
Una maggi ore co mpr ension e dei risultati è possibile esaminand o le temperature
terminali del rigeneratore ai var i f3 (fig.4 .7). Si noti anzitutto co me la
temperatura di ingresso nel combustore aumenti al diminuir e di f3, essendo
correlata, att raverso e, alla temp eratura di scarico della turbina: a pari TIT ciò
comporta un minor consumo di co mbustibile e il miglioramento del rendiment o.
E' poi importante notare co me anche a rapporti di comp ressione molto ba ssi i
gas vengono rila scia ti all'ambiente a temperature ancora di tutto rispetto (attorno
ai 400°C). Infatti il recupero termi co è limitato da due fattori: (i) non si può
Turbine a gas e cicli combinati 4.9

scendere sotto la tempe ratur a di mand ata del compressore, che dipende da {3,(ii)
il LlT tra i due fluidi sull'estremità fredda dello scambiato re è condiz ionato non
tanto da e, ma soprattutto dallo sb ilanciamento dell e capacità term iche: è
evidente in fig.4.7 come AT ce s ia notevo lmente supe riore a AThe·
Il ciclo rigen erativo , sebbene più efficiente di quello semp lice, non ha
pertanto la capacità di raggiung ere rendimenti parti cola rmente elevati in quanto
non è costit uzi ona lmente in gra do di recuperare in modo sod disfacente e
completo il calore conten uto nei gas di sca rico.
La fig.4.8 mo stra la sensibi lità delle prestazioni di un cic lo (avente {3= 10,
che risulta un valore ottim ale per i cicli rigenerativi) all'efficacia del rig ener ato-
re. Un aumento di e conse nte sig nificativ i miglioramenti de l rendimento, ma ne
conseguono valori sempr e cre scenti di NTU , con una sa lita ver tiginosa per
t>0.9 , le cui ricadute in termini di costo d ' impian to sono ovvie . Si noti anche,
a conferma di quant o sopra detto , che anche sp ingendo al massimo l'effica cia
dello scambiato re non si riesce ad ottenere un recupero termi co soddisface nte.

NTU Rendimento Cicli rigenerativi reali, Temperatura , •e


10 o.5 .------1 r..=10
. r1r=12eo·c t----- ..,.,100
Temp. ingresso
combustore
7.5 0.45

Fig.4.8: Influenza
5 0.4 500
dell'efficacia del
rigeneratore sui
parametrisignifica-
tivi di un ciclo 2.5 0.35 400
rigenerativo reale
conj3 pari a IO e Temp. scarico gas
TJTdi 1280°C. o 0.3 -~--------- .......---~ 300
0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1
Efficacia rigeneratore
I risultati d i fig.4.8 ci indicano come il dimen s ionamento di un ri gene rat ore di
una turbina a gas sia oggetto di una ottimizzazio ne tecnico -economica: bisog na
determinare un livello di effi cacia ott imale, tenendo conto da una parte del costo
dello scambiatore (crescente in modo circa proporzio nale co n A e quindi con
NTU) e dall 'altr a del maggior ricavo consentit o dall ' aumento di rendimento (a
seguito della maggiore energia prodotta a parità di con sumo di combustibile).
Altri aspetti riguardano la sce lta de lle velocità ott imali (compro messo tra k -
eq.4.6 - e Llp - eq.4.7), deg li isolam enti , degli ingo mbri, del lay-out di impianto.
4.10 Turbine a gas e cicli combinati

La rigeneraz ione non ha avuto molta fortuna nel mer cato delle turbine a gas
industriali, causa un notevole aumento dei cos ti di impianto e degli ingombri a
fronte di un mode sto vantaggio di rendimento. Si ricordi che si tratta di
scambiatori gas-gas, che operano cioè con fluidi a bassa densità e caratterizzati
pertanto da co efficie nti convettivi intrin secamente mode sti (eq.4 .6) . Le
applicazioni rigu arda no oggi unità di progettazione antiquata, co n bassi f3e TIT,
a cui la rigenera zione conse nte di raggiungere rendimenti accettabili. E' invece
un'operazione sempre perseguita negli studi e nelle realizza zioni nel campo della
traz ione terrestr e, dove appunt o i rapporti di co mpr ess ione sono limitati dalla
semplificaz ione delle turboma cchine e dove risu lta part ico larmente co nven iente
a cari chi parziali : la penet razione sul mer cato è però oggi limitati ss ima.

4.2 Compressione interrefrigerata


Una seco nda operazione atta a
migli orare le prest az ioni dei cicli
a gas è la co mpr ess ione inte rrefri-
4
gerata (tig.4. 9): la co mpres sione
è realizzata in due fasi (1-2 e
1'-2 ') intercalate da uno scambia -
tor e di calore (" intercooler") che
ridu ce la temperatura di ingre sso
nel seco ndo com presso re . L'int er- Fig.4.9: Schema concettu ale di ciclo a gas
refrig era zione è pratica co mune aperto con compressione interrefrigerata.
nei co mpres sori industriali: lo
sco po è quello di diminuir e il lavoro d i co mpr ess ione necessar io per portare il
gas da p 1 a p2 , operazione resa possibile dalla diminuzione del volum e specifico
del gas pe r effetto de ll' abba ssa ment o di temperatura ottenuto nell 'i ntercooler.
La riduzi one de l lavoro di co mpression e in una tur bina a gas è un fatto di
grande import anza, aume ntando il margine tra questo e il lavoro di espansi one,
a vantaggio del lavo ro utile . Tu ttavia le conseguenze in termini di rend imento
del ciclo non so no affatto sco ntate, in quanto all'aumento del lavoro del ciclo
co rri sponde un au mento del ca lore entrante. La situa zio ne è illustrata in
fig.4 .10, con riferim ento , co me di consuet o, ai cicli chiusi ideali: se in un ciclo
semplice B (l-2*-3-4) introdu c iamo l' inter refrigeraz ione, la co mpre ssione tra la
pres sione intermedia e quella finale si spos ta da 2-2* a l '-2' (con un minore
lavoro, a causa della dive rge nza delle isobare ), ma il calore andrà intr odotto nel
cic lo a partire da 2 ' invece che da 2*, con un evidente agg ravio. In pratica, il
ciclo interrefrigerato può esse re visto co me la so mma di due cicli : il ciclo B
(quello semp lice di base) e il cic lo A (l '-2' -2*-2). Risulta infatti evidente che
Turbinea gas e cicli combinati 4.JJ

Qin ==Qin A +Qin 8 e che W = WA+ W8 , essendo la trasformazione 2-2* comune


ai due cièli (espànsione di A e compressione di B). Pertanto il rendimento del
ciclo potrà essere espresso come:

,, -
w
=
WÀ+WB 11A ·Q in,A + fl B ·Qin,B
(4.10)
Q in Q in,A + Q in.B Qin,A + Q in,B
ovvero esso risulta la media 3
pesata sui calori entranti dei CICLO CHIUSO IDEAL E
rendimenti dei cicli A e B. Par- INTERR EFRIGERATO
lando di cicli ideai~ il cui rendi-
mento è pari a 1-{3- , e avendo A Oi n f \
un rapporto di compressione ~:
evidentementeinferiore a B, si ha
che rJA< 'IJB e dalla (4. IO) 1J< 'lJB, B 4
céoè l'aggiunta della inrerrefrige-
razionea un ciclo sempli ce ideale
ne peggiora il rendimento.
La situazione è delineata in
fig.4.11, per cicli idea li con
fluido a -y= 1.4 e MM =29: la
diminuzionedi rendimento diven-
ta sensibile per rapporti di com-
pressione abbastanza elevati (oltre Fig.4.10 : Rappres entazione nel pian o T-s di
10), mentre l'aum ento del lavoro un ciclo chiuso ideale con compr essione
utile è rilevante, soprattutto a {3 interrefrigerata. Si noti che pu ò essere
alti. I risultati di fig.4.11 sono considerato come i 'unione di due cicli
stati ottenuti nell'ipotesi di suddi- semplici A e B, tra loro interagenti.
videre equamente il salto di pres-
sione totale sui due compressori (cioè f3Lpc=f3HPC=YB),situazione per la
quale risulta minimo il lavoro di compressione.
Nel ciclo reale la situazione può tuttavia cambiare profondamente per fattori
legati ai seguenti aspetti:

l) Il rendimento del compressore: questi agisce a sfavore del lavoro utile e


quindidel rendimento del ciclo. Può essere che il minor lavoro di compressione
consentito dalla interrefrigerazion e ristabilisca il bilancio del ciclo in modo
favorevole anche al rendimento. Per comprendere questo aspetto, si consideri
la fig.4.12, che mostra il ciclo aggiunto A deformato dall 'aumento di entropia
causato da rie (l '-2'-2*-2) . Tale ciclo presenta un'espansione 2*-2, ovviamente
fittizia, ad entropia decre scente, che è in realtà equivalente al lavoro della
seconda compressione del ciclo di base B. E' facile rendersi conto di come
4.12 Turbine a gas e cicli combinati

0.8 ,-----------.-------------. 800


Ciclo semplice
Ciclo IC
(Tr1300°C)
0.6

.9
e
Q) 8
i.=
E 400·0Q)
=o0.4
::::...".....
e a.
..:::::::::::::::::::
Q) (/)

o::
...~-- e
0.2 ..· ,,.., ...:•
...
- - -- ~
Cicli ideali con gas 2ooj
g

...··
...,,•
: ...
perfetto (y=1.4)
rendimento ..
····---- lavoro spec .
0--------- .........
---------~o
1 2 3 5 1O 20 30 50 100
Rapporto di compressione, 11
Fig.4.11 : Rendimento e lavoro specifico in funzione del rapporto di compres-
sione di cicli chiusi ideali con compressione interrefrige rata, in confronto con
quelli dei cicli semplici. I risultati , riferiti a un gas p erfetto con MM=29 e
'Y= I .4, sono sviluppati per due temperature massime dei cicli (900 e 1300°C).
Nei cicli inrerrefrigerati i due compressori hanno lo stesso {3 (condizione di
minimo lavoro di compressione).

questo ciclo fittizio A sia equiva lente , da tutti i


punti di vista, al ciclo C delimitato da l "-2' -2*-
2" , nell'ipot es i di gas ideale e di pari rend imen-
to politropico delle due co mpressioni l '-2' e 2-
2*: infatti C riceve lo stesso ca lore di A (da 2'
a 2*) e cede pure lo stesso calo re, perchè l' iso- C
bara inferior e di C è traslata di uno stesso .6s
(ved i la 1.21) rispett o a quella di A. Pertanto il
rendim ento di A è equiv alente a quello di un
ciclo ideale C avente un rapporto di compres -
sione leggermen te super iore . Si stabilisce quindi
la seguente situazione: B è un ciclo real e con {3 Fig.4.12 : Ciclo chiuso inter-
più elevato, ma essendo A equivalente a un refrigerato reale: il ciclo A
ciclo idea le, può essere che TfA> 778 , nonostante aggiunto al ciclo reale di
il più basso {3: in tal caso il rendimento del base B è equivalente a un
ciclo interrefrigerato (eq.4.10) può risultare ciclo ideale C, costruito
superiore a quello del ciclo semplice di riferì- traslando l'isobara inferiore.
Turbine a gas e cicli combinati 4. /3

mento A. Che ciò avvenga o meno dipende da quanto il ciclo si scosta dalle
condizioni di idea lità: è quindi probabile che l' inter refrigerazio ne abbia effetti
benefici anche sul rendimento per ese mpio in macc hin e di piccola potenza,
caratterizzate da rendim enti dell e turbomac chine non particolarmen te brillanti.

2) Il raffreddamento della turbina: av endo l 'interrefrigerazione lo scopo di


diminuire la temperatura nella parte finale della compressione, i flussi di aria
destinati al raffr eddamento delle pal e de lla turbina risult ano più freddi, e quindi
più efficac i al fine del raffreddamento, r ispetto a un ciclo se mpli ce con lo stesso
fJ.Ciò co nsen te importanti ss imi vanta gg i nella pro getta zione di una moderna
turbina a gas: a seguito della disponibilità di refrigerante pi ù freddo è possibile
alternativam ente o in co mbinaz ione :
- ridurre i fluss i d i raffreddamento , ridu ce ndo così le irr evers ibilità ad essi
legati e migliora ndo il rendimento;
- aumentare la TIT, operazione resa possibi le a parità di tem peratura del
materiale dal maggior flusso termico conseguent e al maggior ~T tr a pala e
refrigerante ; si migliora così sia il rend imento che il lavoro specifico;
- aumentare il rapp orto di co mpr ess ione tota le della macchina, che in un ciclo
semplice è limit ato sia dalla temperatura finale nel comp resso re che da
quella d el refri ger ante: I'interrefri ge razione, che le mod era entrambe,
consente quindi di eliminare tali ba rr iere, rendend o fattibili cicli a {3 assai
più elevati di quello se mplice.

Nella fig.4.13 sono riport ati i risultati del calcolo completo dei cicli reali,
confront ati con quelli semplic i, nel le se guenti ipotesi: (i) assunzio ni generali
come da Tab.3 . 1; (i i) rapporto di co mpress ione sudd iviso eq uament e tra i due
compressori ; (iii) temperatura d i uscita dall'inter co oler di 25° C . Si è fatto
riferimento a du e famiglie di macc hin e : una è quella or mai consue ta delle grandi
unità con TIT= l 280°C , la secon da è quella delle picco le turbine, così come
definite nella se co nda colonna di Tab.3 .2 (T ecn .C, piccole unità). Per le grandi
unità si nota che :

- il rendiment o a pari {3 resta praticamente inalterato ;


- se assumiamo che la tecnologia attua le, in termini di limita zioni sulla
temperatur a di mandata del compre sso re e sul flusso vo lumetrico di
refr igerante , non conse nta dì superare {3= 30 in ciclo sem pli ce, con gli stessi
limiti sarebbe possibile raggiunger e un (3 fino a circa 80 con un ciclo
interr efrige rato ; ciò conse nte d i ritoccare i rendi menti mass imi ottenibili,
arrivand o al 43 % di rendimento;
- il lavoro specifico aumenta notevolmente, per esempio di circa il 50 % a
fJ=3 0, con con segu enze interessanti sulla potenza sv iluppat a.
4.14 Turbine a gas e cicli combinar/

0.45 .---------------------,
:f35
grandi unità , ...._. 50
TIT=1280 JH.....-
ll.=30
0.4
o
e:
(1) Ciclo
18

.so.35
"O
semplice
15
e ll.=30 Fig.4.13: Prestazioni
(1) 12
O::'. 24
____ Ciclo inter-
di cicli interrefrigerati
0.3
.J15 12
12
.A!!.
.
picco le unita .
1
refrigerato

. .
reali a diversi j3, con
ipotesi di calcolo da
Tab.3. I e 3.2 (C,
0 .25 L_ __ 9
..a:;. _____
9 ~m __im TIT=1100
______ ....-J
piccole unità, e B,
400 500
grandi unità).
200 300
Lavoro specifico, kJ/kg

Per le piccole macchine, caratterizzate da rendimenti assa i più modesti, si


verifica anche un significativo aumento del rendimento , che può superare il 30%
a {3 ancora ragionevoli: ciò co nferma come l'int errefrigerazione sia una pratica
di notevole interesse nel campo delle piccol e potenze.
Per completare l'analisi termodinamica, occorre ricordare che l'assunzione
finora operata di mantenere un pari f3 nei due compressori (cond izione che
permette di minimizzare il lavoro di compressione) non è necessariamente la
soluzione ott imale: in realtà la scelta di {3LPC influisce in modo impor tan te sulle
prestazioni de l ciclo, come evidenziato da fig.4.14. Si noti che, indipendente -
mente dal rapporto di compress ione totale: (i) è confermato che f3LPc=v'if è la
cond izione che permette il ma ss imo lavoro specifico, (ii) se {3LPC>v'B si
verifica un forte ca lo del rendimento, perchè occorre introdurre calore nel ciclo
a temperature sempre più basse, (iii) se /1LPC <-vif, si ha in genere un certo
aumen to del rendimento , soprattutto ad alti {3, a fronte di un calo del lavoro
specifico. Si può concl udere che il valore ottimale di {3LPC po ss a essere pari o,
meglio, leggermente inferiore a vff.

Dal punto di vista applicativo , si può concludere che l'interrefrigerazione è


una operazione interessante per rivalutare le prestazion i globali delle piccole
ma cchine (es istono infatti sul mercato alcune unità interrefrigerate con potenze
attorno a I -:-5 MW) , mentre risulta di interesse limitato per le unità di maggior
potenza (il mer cato non offre oggi soluzioni del genere per taglie superiori a
quelle citate). Bisogna infatti ricor dare che l'incremento del lavoro specifico,
fattore di interesse più che altro economico, è controb ilanciato da un maggior
Turbine a gas e cicli comhinati 4.15

costo della macchina, che richiede uno scambiatore di calore il cui impatto, in
termini di costi, di ingombri e di consumi ausiliari per la movimentazione del
refrigerante, rende evanescenti i vantaggi offerti dal maggior lavoro della
macchina. A ciò si aggiunga che la inter refrigerazione rende dipendente la
turbina a gas dalla disponibilità di acqua di raffreddamento, perdendo una
positiva peculiarità dei cicli semplici (e anche di quelli rigenerativi): operare
l'intercooling con aria ambiente è tecnicamente fattibile, ma accresce in modo
spesso intollerabile l' impatto negativo dello scambiato re, nei termini già citati.
0.5 r----------- --- ------,
Grandi unità, ~=65
TIT=1280°C
Fig.4.14: Prestazio- 0.45
ni di cicli reali B LPC=2
o
inte rrefrig e rati e
(l) B=30
aventi tre diversi E
'6 0.4
rapporti di compres- e:
(l)
sione (15, 30, 65), o::
al variare del j3 del BLPC=v1
.5 - 2 - ·~
compressore di 0.35 12
..Jr.. 5
bassa pressione.
8 ",. ~=15
A ssunzioni di
Tab.3.1 e 3.2, 0.3 ---- - ---- ----- ---~
tecn.B. 350 400 450 500 550
Lavoro specifico, kJ/kg
Nonostante le riserve sopra espresse , l'interrcfrigerazione è oggi largamente
studiata, con elevate probabilità di realizzazioni commercial i nei prossim i anni,
in abbinamento con macchine aero-derivative di grande taglia (progetto ICAD -
lnterCooled AeroDerivative - sponsorizzato dai grand i costruttori del settore e
da enti pubblici e privati americani). Questo progetto prevede di sviluppare, a
partire dalle migliori macchine di derivazione aeronautica disponibili, tutte le
potenzialità dell 'inte rrefrigerazione già descritte , cioè aumento di TIT (da 1250
a 1430°C circa) e di rapporto di compressione (da 30 a 45 748), mantenendo
sostanzialmente inalterate le parti più "difficili" (compressore e turbina di alta
pressione) della macchina originale e aggiungendo un compressore di bassa
pressione che operi da "sovralimentatore". Così facendo, il gruppo ICAD
prevede un rendimento del ciclo attorno al 46% (leggermente superiore a quanto
stimato in fig.4.13, in virtù della TIT più alta e di alcuni componenti più
efficienti) e, aspetto ancora più importante, una potenza dell'o rdine dei I00
MWet, contro i 40 MWel della macchina originale, a fronte di un aumento dei
costi relativamente contenuto. La ragione di un così importante incremento della
4.16 Turbine a gas e cicli combinati

potenza risiede nell'aumento sia del lavoro specifico, in virtù dell 'inte rcoo ling
e dell'aum ento di TIT, che della portata massica, a causa dell'addizione del
compressore di bassa pressione che sp inge aria già pressurizzata (quindi più
densa) nel compressore esistente.

4.3 Ricombustione
Q in,1 Q in,2 4'
La terza ope razio ne da consi-
derar si è la ricomb ustione (o

d
"reheat"), che consiste in una
espansione in turbina frazionata
e intercalata da un secondo
pro cesso di combustione (fig.
4.15). Come l ' interrefrigerazi one
aveva lo scopo di diminuire il
lavoro del compressore, la ri- Fig.4.15 : Schema conceuuale di ciclo aperto
combus tione permette di aumen- con ricombustione.
tare il lavoro della turbina ,
presentando alla turbina di bassa
pre ssione un fluido a volume
spec ifico incrementato dal riscal-
damento conseguente alla secon-
da combustione. Si ricorda che
I' eccesso d'aria presente nella
combustio ne primaria delle
turbine a gas è tale da offrire
ampia disponibilità d i ossigeno
per la seco nda co mbustio ne.
2( ' B I . 4•
Dal punto di vista termodina-
mico, l' analis i di un ciclo ideale
TI wc (, (V/ ilOex
con ricombusti one (che dovrem o 1
più propriam ente chiama re ciclo s
con riscaldamento intermedio - Fig.4.16: Rappresentazione nel piano T-s di
fig.4.16 - essendo il ciclo ideale un ciclo chiuso ideale con riscaldamento
chiuso) è del tutto analoga a intermedio durante i 'espansione.
quella del ciclo interrefri gerato,
essendo anche qui poss ibile individu are un ciclo aggiun to A a un ciclo di base
B. L'aumento di lavoro utile, rispetto al ciclo semplice, è ottenuto a spese di un
aumento del calor e entrante (quello introdotto nel ciclo A da 4 a 3' in fig.4.16).
Poichè {3A< {38 si ottiene, dalla (4. 10), che il rendimento del ciclo con
Turbine a gas e cicli combinati 4.17

riscaldamento intermedio è inferiore a quello del ciclo semplice avente lo stesso


rapporto di compressione. I risultati per il ciclo chiuso ideale sono esposti in
fig.4.17 (ne lle ipotesi di fluido ideale a -y= 1.4 , MM=29 , {3HPT=Vfi, T 3 =T 3,),
in cui si confrontano il ciclo semplice, quello interrefrigerato e quello con
riscaldamento intermedio: si noti che que st'ultimo consente un ulteriore aumento
di lavoro specifico risp etto al ciclo inter refrigerato (essendo il lavoro della
turbina superiore a quello del compressore, maggiore è pure il mar gine di
aumento), e un rendimento ancora più basso.
0.8 800
Ciclo con Ciclo semplice
riscaldamento
intermedio
0.6 6001
--,
~
o
ea, ot.>
.:::;
.§ 0.4 400 ·o
a,
'O
e a.
a, cn
o:: oI...
o
>
0 .2 200 j
Cicli ideali, T3=12oo·c
rendimento
...........
lavoro spec .
o--~~~~~~~~~~~~~~~~~~o

1 2 3 5 1O 20 30 50 100
Rapporto di compressione, '1
Fig.4.17: Rendimen10 e lavoro specifico in jìmzione del rappor10 di compres-
sione di cicli chiusi ideali con riscaldamento ifllermedio, confrontati con quelli
dei cicli semplici e con compressione interrefrigerata. I risultati sono riferiti a
un gas perfetto con MM=29 e -y=l.4, con temperatura massima dei cicli di
1200°C.Nei cicli inrerrefrigerali e con riscaldamento intermedio i compressori
e le turbine (rispettivamente) hanno lo stesso {3.

Il "difetto " termodinamico del ciclo co n ricombustione risiede nel rilascio


del gas a temperature ancora più alte di quanto non fosse con gli alt ri cicli
(T 4 ,>T 4 * in fig.4 .1 6), ribaltando sulla fase di rilas cio del calore quanto
avveniva nel ciclo interrefrigerato in termini di introduzi one di calore a bassa
temperatura.
Nell'ana lisi dei cicl i reali s i assiste a fenomeni in controtendenza: da un lato
resta valido l'approccio di 4 .2 (punto 1), in cui il ciclo aggiunto A diviene
assimilabile ad un ciclo ideale e può risultare più efficiente de l ciclo reale di
base B, ma viene specularm ente ribaltata la considerazione fatta al punto 2)
4.18 Turbine a gas e cicli combinati

circa il raffreddamento delle pale. Infatti , se I 'i nterrefrigerazione rendeva


disponibile un refrigerante più freddo, migliorando gli aspetti relativi al
raffreddam ento, nel presente caso non solo ciò non accade , ma si richi ede un
ca rico di raffr edd ame nto molto più eleva to per la turbina di bassa pressione, che
si trova anch 'ess a ad operare in condizion i estreme d i temperatura. All 'elevato
ca rico di raffredd amen to richiesto cor risponde un aumento delle irreve rsibilità
ad esso legate e quindi una ulteriore diminuzione del rendimento del ciclo. La
situazi one è ben evidenziata in fig.4.18, dove a parità di assunzioni di calcolo
(que lle consuete di Tab .3. 1) con /3HPT= vB e con pari TIT per le due turbine ,
si nota co me i cicli con ricombustione presentino un rendimento notevo lmente
inferi ore a quelle dei cicli se mplici. Il risult ato è facilmente compr ensi bile se si
pensa che a /3= 15 si ha una temperat ura dei gas di sca rico di ben 893°C,
evide nteme nte incompa tibile con un ciclo di buon rendimento , come conseguen-
za di un rapporto di espa nsione molto picco lo su lla seconda turbina. A /3=30
la temperatura di scarico è so lo leggermente più moderata (803 °C) e il 31 %
dell'aria aspirata viene utilizzata per scopi d i raffreddamento.

0.45 ..-------------------,
!TIT=1280°Cj tecn . avanzata.

B
e
0.4
11=30 .

18
B","0
1···~\, Fig.4 .18: Prestazioni di
cicli reali con ricombu-
stione, a confronto con
Q)

~ 0.35 15 .. ·18·- i cicli semplici , a diver-


e si fi. Assunzioni di
~ 11=30 Tab.3. 1 e 3.2 (tecn.B)
tranne per il caso
0.3
)."
15 '.~HPT=...ffi
"tecn. avanzata" che fa
riferimento alla recn.A
di Tab.3.2, pur mante-
0.25 '-----------~-------' nendo TIT = l280°C.
300 350 400 450 500
Lavoro specifico , kJ/kg

I risultati sono tuttavia condizionati dalla bontà tecnologi ca delle so luzioni


adottate per il raffreddamento, nonchè dall' ipotesi particolarme nte penalizzante
di adottare una par i ripartizione del rapporto di espansione su lle du e turb ine. Se
si fa riferimen to a un {3HPTmoderato (poniamo lo pari a 2) e a un livello
tecnologi co più avanzato (seguendo le ipotesi dell' u ltima colonna di Tab .3.2 pur
mantenendo la TIT a l 280°C), i risultati fornit i dal ciclo con ricombustione
sono notevolmente rivalutati, come si vede in fig.4.18, ottenend o rend imenti
simili a quelli del ciclo sempli ce e un lavoro speci fico super iore.
Turbine a gas e cicli combinati 4.19

Si è voluto, con quest'ultimo confronto, ritornare sulla stretta dipendenza


delle prestazioni delle turbine a gas dalla tecnologia assunta come riferimento
per comprendere come mai un grande costruttore di turbogas industriali (ABB)
abbia recentemente (1994) presentato un modello di macchina di grande potenza
con ricombustione (GT24/26), un fatto rivoluzionario in un mercato dominato
dal ciclo semplice. Tale macchina, con {3=30 e f3HrT=2, ha un rendimento
previsto del 37.8%, un valore di tutto rispetto ma non superiore a quello di
macchine della prossima generazione previste dai concorrenti e per esempio
inferioredi quello delle macchine aeronautiche in ciclo semplice con pari f3(che
hanno però minor lavoro specifico). Allora, perchè affronta re le enormi
difficoltà tecnologiche connesse allo sviluppo della ricombustione? Si ricordi
infatti che mentre l'intercoo ling è una soluzione che comporta modifiche alle
parti fredde della macchina e l'aggiunta di uno scambiato re del tutto convenzio-
nale (ed è quindi una strada a basso rischio tecnologico), la ricombustione è
un'operazione ben più difficile, toccando gli elementi cri tici (combustore e parte
calda della turbina) di una turbina a gas. La risposta è articolata su due punti:

- Il maggior difetto termodinamico della ricombustione sta nello scaricare gas


molto caldi (la macchina in questione ha una temperatura dei gas di scarico
di 608 °C): tale difetto viene molto smorzato, o persino annullato, se il
calore è recuperato efficientemente da un ciclo a vapore (ciclo combinato,
vedi Cap.5). In realtà le grandi turbine industriali sono oggi progettate più
per l'impiego in ciclo combinato che in ciclo semplice: ABB prevede un
rendimento del ciclo combinato del 58 % , un valore estrcmemente elevato.
E' evidente che ciò modifica in modo sostanziale l'approccio verso la
ricombustione.
- La produzione di ossidi di azoto, l'inquinante che più preoccupa i costruttori
e gli utenti di turbine a gas (vedi Cap.7) , cresce con la temperatura massima
del ciclo. Se questo motivo pone un limite superiore alla TIT, la ricombu-
stione, unitamente a un rapporto di compress ione più elevato di quello tipico
delle macchine industriali, è un metodo per incrementare le prestazioni del
ciclo senza diminuire la temperatu ra dei gas di scarico, così importante per
il ciclo a vapore sottoposto.

E' presto per dire se la strada aperta dalla ricombustionc verrà percorsa in modo
esteso nel futuro della turbina a gas: in realtà altri costruttori si muovono su
linee di sviluppo diverse, sempre articolate sull'aumento di TIT e ricorrendo
magari a tecniche di raffreddamento a vapore. La strada percorsa da ABB è
comunque una conferma che le modifiche al ciclo semplice, pur se oggi
rarissime, vanno guardate in modo interlocutorio, essendo lo sviluppo delle
turbine a gas un capitolo ancora del tutto aperto.
4.20 Turbine a gas e cicli combinati

4.4 Combinazione di intercooling, rigenerazione e reheat


I tre interventi sul ciclo
semplice decritti nei prece- ICR
denti paragrafi possono
essere utilizzati in varie
combi nazi oni tra di loro,
offrendo interessanti pro-
spettive. Un aspetto fonda- _- --~
(]
. t ...........
-,
..........,,.......i :
mentale di tali combinazion i
è che l'adozione della flussi d i raffreddamento (indicativi)
rigenerazione permette di Fig.4.19 : Schema concettuale di un ciclo aperto
eliminare il difetto termodi- con interrefrigerazione e rigenerazione (ICRJ.
namico di base dei cicli
interrefrigerati o con ricombustione rispetto al ciclo semplice, cioè quello di
richiedere un aumento del calore entra nte nel cic lo. Consideriamo per esempio
un ciclo interrefrig erato e rigenerativo (fig.4.19) che chiama rem o con
l'ac ronimo ICR (lnterCooled Recuperative): la fig.4.20, riferita a un ciclo
ideale, mostra come il calore entrante lungo 2'-2*, responsabile del minor
rendimento del ciclo interrefrigerato non rigenerativo (fig.4.1 O), può essere
fornito gratuitamente dal recupero termico dai gas di scarico operato dal
rigeneratore. Così facendo il maggior lavoro utile si traduce inequivocabilmente
in un aumento di rendimento. Per un ciclo con ricombustion e, l'aumento di
temperatura ali 'ingresso del rigenerato-
re (da 4' a 4* di fig.4.16) permette un
CICLO CHIUSO IDEALE aumento della temperatura dell'aria
INTERREFRIGERATO
RIGENERATIVO (ICR)
entrante nel combustore, con analogo
ri sparmio di calore entrante.
Considerando che è possibile ope-
rare anche più di una interrefrigerazio-
ne o più di una ricombustione, i possi-
bili assett i di ciclo divengono numero-
sissimi. Il limite termodinamico con-
cettuale è il ciclo di Ericson (due
isoterme e due isobare), un ciclo ideale
a rendiment o pari a quello di Carnot,
che verrebbe approssimato da un ciclo
a gas con infinite interrefrigerazioni
Fig.4.20 : Rappresent azione nel piano (compressione isoterma) e espansioni
T-s dè un ciclo chiuso ideale con inter- (espansione isoterma) e uno scamb io di
refrigerazione e rigenerazione (ICR). calore rigenerativo tra le due isobare,
Turbinea gas e cicli combinati 4.21

lungo le quali non si scambia pertanto calore con l'esterno (fig.4.21). Il


concetto, valido per il ciclo ideale, è stato perseguito ai tempi pioneristici delle
turbine a gas, con la realizzazione di alcuni impianti (anche a ciclo chiuso)
dotati di numerosi interrefrigeratori e di due o tre fasi di espansione. Tali
impianti, a basso rapporto di compressione e con temperature massime non
superiori ai 600-650°C, dimostrarono tuttavia un rendimento inferiore a quello
delle centrali a vapore, con una complicazione impiantistica e un impegno di
superfici di scambio tali da risu ltare nettamente sconvenienti rispetto alla
tecnologia imperante del vapore: tale linea di sviluppo fu pertanto abbandonata.
L'evoluzione tecn ologica
delle turbine a gas e il loro im- CICLO DI ERICSON
piego sempre più generalizzato APPROSSIMATO
nelle applicazioni terrestri porta- DA CICLO A GAS
no talvolta a ripensare ad assetti
di ciclo più complessi: il ciclo
ICR è per esempio oggi oggetto
di un ampio programma dimo-
strativo, finanziato dalla Marina
Militare degli Stati Uniti, con lo
scopo di ridurre il consumo
specifico delle applicazioni pro-
pulsive navali, in cui le turbine a
gas sono da tempo protagoniste. Fig.4.21: Rappr esentazione nel piano T-s di
A livello di esempio, analiz- un ciclo chius o id eale rigenerati vo con
ziamo le prestazioni termodina- multiple inrerre.frigerazioni e multipli riscal-
miche di un ciclo ICR (fig.4.19) damenti inrerme di. Al loro tendere a infini10,
e di un ciclo più complesso, che si realizza il ciclo di Ericson.
chiameremo ICRRH, caratte rizzato da due interrefrige razioni, rigeneraz ione e
ricombustione (fig.4.22 ). La Tab.4 . 1 mostra i risultati ottenuti da tali cicli,
ovviamente reali, calcolati con le usuali assunzioni di Tab.3.1, con rapporti di
compressione totale e intermedi ottimizzati al fine di ottenere il massimo
rendimento. A questo proposito, si noti che la presenza della rigeneraz ione
altera i valori ottimali dei (3 intermedi, rispetto per esempio ai risultati di
fig.4.14: per il ciclo ICR la scelta di .BLPC=-vifrisulta ottimale non solo per il
lavoro specifico ma anche per il rendimento. Per il ciclo ICRRH è invece
importante scegliere un {3HPT assai inferiore a {3LPT (2.8 contro 15), per ridurre
la portata di raffreddamento alla turbina di alta pressione (che è comunque tutta
raffreddata) e la temperatura finale del ciclo. Da Tab.4 . 1 si noti che:

- Il rendimento del ciclo ICR è del 49 .4 % , un valore stavolta nettamente


superiore a quello dei cicli semplici; il ciclo più complesso permette un
4.22 Turbine a gas e cicli combinati

ICRRH

..........
......................
........ ........
..... ......
........................
...... ...................
.............
...............·
flussi di raffreddamento (indicativi)

Fig.4.22 : Schema concettuale di un ciclo aperto con doppia interrefrigerazione,


rigenerazione e ricombusrione (ICRRH).
guadagno di un ulteriore punto di rendimento , a fronte della notevole
co mplicazio ne apportata dalla ricombustione.
- Nel ciclo ICRRH la temperatura di ingresso del seco ndo combus tore è molto
elevata (quasi 1000°C): ciò rende problematico il progetto del liner, che
dovrebbe pr obab ilment e essere raffreddat o per impingement con aria
prelevata dal compresso re; tale temperatura può esse re ridotta ripart endo il
salto di pressione in modo più equo: per esempio co n ~ HPT==V"B questa
risulta dì 780°C ma il rendimento scende a 47 .9%.
- I gas vengono scar icati all'ambiente a circa 300°C in entrambi i cicli,
otte nendo pertanto un recupero termico non soddisfacente, nonostante
l' elevatissi ma efficacia del rigeneratore. La ca usa di ciò risied e prin cipal-
mente nel già discusso sbilanc iamento delle capac ità termiche delle due
cor renti gassose: mentre il AT sul lato ca ldo è di 30°C, quello sul lato
freddo risu lta di ben l 20°C nel ciclo ICRRH .
- L'analisi entropica riportat a nella Tab.4.1 mostra che: (i) le perdite legate
all'intercooling non so no trascurabili (5 punti); (ii) il rige neratore , nonostan-
te l'a ltissima efficacia, è sede di circa 2 punti di perdite, sia per la perdita
di car ico che per l'ampio ATce; (iii) le perdite per lo scarico dei gas caldi
all'ambiente sono ancora elevate (8 + 10 punti) in consegue nza del punto
precedente , ma risultano drasticamente ridotte rispe tto al ciclo se mplice.

Le pr ospett ive di sim ili cicli sono pertanto interessanti, conciliando migliora-
menti sia di lavoro specifico (spec ialmente nel ciclo ICRRH ) che di rendim ento,
che si pos iziona nelle vicinanze del 50 %. Il prezzo da pagare rispetto al ciclo
semplice è relat ivo ali 'aggiunta di sca mbiatori cos tosi e ingombranti, alla
dipendenza di acqua di raffreddamento e ad altri aspetti già sott ilineati in
pre cede nza . Relat ivamente ai due cicl i conside rati , l'ICR risulta promette nte,
anche in relazione a un mode rato rapp orto di co mpressione, e il suo successo
Turbine a gas e cicli combinati 4.23

dipende in gran parte dalla possibilità di sviluppo di un rigenerator e compatto


e relativamente poco costoso. Ben più complessa la seco nda alternat.iva, che
mostra un rendiment o addizionale modesto e richiede un grande lavoro di
sviluppo relativo alla ricombustione. Più in genera le, il termine di riferim ento
per questi cicl i non è il ciclo semplice, ma il ciclo combinato gas/vapore
(Cap.5), a cui più ci si avvi cina in termini di prestazioni termodinamiche e di
complicazioni impianti stiche. Rimandiamo perci ò al termine del prossimo
Capitolo un confronto più articolato riguardo le opzioni di sviluppo del ciclo a
gas (di per sè semplice , economico, ma con rendimento non supe riore al
35+40%) in un ciclo più complesso, costoso, ma con efficienze termodinami che
nettamente super iori .

Tab.4.1: Prestazioni , punti termodinamici e analisi entropica di un ciclo


inrerrefrigerato e rigenerativo (ICR: fig. 4. I 9) e di uno con doppia interrefri-
gerazione, rigenerazione e ricombustione (fig.4. 22).
Tipo di ciclo (TIT = I 280°C) ICR ICRRH
rapporto compressione ottimale 13=16 {3=42
Rendimento LHV 49 .39 50.35
Lavoro specifico, kJ/kg 438.1 619.5
Potenza elettrica, MW (G=600 kg/s) 262.9 371.7
Temp . uscita co mpr. HP, °C 189.7 170.5
Temp. ingresso 1° combustore, °C 563.6 576.3
Temp. ingresso 2 ° combustore, °C - 995.2
Temp . gas ingresso rigeneratore, °C 593.6 606.4
Temp. gas scarico, °C 280.3 299.3
Pressioni uscita compressori, bar 4/ 15.9 3.5/12 /42
Pressione uscita I O turbina, bar 1.04 15.0
Portata totale raffredd. turbine, % I0.4 16.1
Potenza termica rigeneratore, MW 1h 214 2 14
Efficacia rigeneratore (~T min=30°C) 0.925 0.931
Analisi entropica: Perdite
Compression e 1.794 3.154
Interrefrigeraz.ione 5.115 4.783
Rigenerazione 2.171 1.932
Combustion e 27.208 25.955
Espansione 5 .510 6.578
Scarico gas 9.592 8.047
Elettromeccaniche 0.840 0.858
Turbine a gas e cicli combinati 5.1

Capitolo 5

IL CICLO COMBINATO GAS/VAPORE

Il presente capitolo è dedi ca to ai cicli combinati gas/v apore, che consistono,


nella loro variante più diffusa e sig nificativa, nell'a ccopp iamento tra una turbina
a gas e un ciclo a vapore d'acqua, in cui il ca lore entrante nel ciclo a vapore sia
ottenuto da l recupe ro termico effe ttuato sui gas co mbu sti scaricat i da lla turbina
a gas (fig.5.1). In questa schematizzazione ben si distingue il ruo lo del cic lo
"topping" a gas, che opera alle temp erature più elev ate, e del ciclo "bottoming"
a vapore, sotcopos to a l precedente, che ne utilizza il ca lor e scaricato a livell o
termodinami ca ment e infer iore.
Lo schema di fig.5. I , il più sem plice e immediato, è carat terizzato da una
netta separazione fisic a tra il gas e il vapo re, costitu ita dalla parete dei tubi della
caldaia a recupero , ed è pertanto escl usa ogni interazione e miscelame nto tra i
due fluidi. N on è presente alc un a intr oduzione d i calo re dall'esterno se non nella
turbina a gas stessa: que sto ciclo viene pertanto chiamat o "unfired", non essendo
prevista una co mbu stione che intere ss i dir etta mente il ciclo a vapore.
Lo schema unfi -
red è tuttavia affian-
cato, nella pratica
impianti st ica , da CALDAIA A RECU PERO
numero se so luzio ni
alternati ve, discus se
in 5.4 e 5.5 , in alcu-
ne delle quali si
effettua una co mbu- TURBINA A
stione addizionale a VAPORE
servizio del ciclo a
vapore, mentre in altre
gas e vapore vengono
miscelati con diverse Fig.5.1 : Schema semplificato di un ciclo combinato
modalità. Queste "unfired": non vi è alcun processo di combustione al di
ultime ricadon o più fuori della turbina a gas.
propriamente nella categoria dei "c icli misti" piuttos to che in qu ella dei "cicli
combi nati": la distinzione tra ciclo topping e bottoming r isulta pertanto più
sfumata . Qu esto capitolo sarà tuttavia prevale ntemente dedi cato al più sempli ce
5.2 Turbine a gas e cicli combinati

concetto di ciclo comb inato (quello di fig.5.1 - Cap.5.1, 5.2 e 5.3), essendo
questo il più importante dal punto di vista industriale, il più diffuso e anche
quello con maggiore efficienza termodinamica. Come avremo modo di sotto-
lineare, il ciclo combinato gas/vapore rappresenta oggi indiscutibilmente la
migliore tecnologia per la produzione di energia elettrica da gas naturale, in
termini di efficienza, di emissioni e di costi (sia di investimento che operativi)
ed è stato, nell'ultimo decennio, protagonista di una vera e propria rivoluzione
nel settore dell'indu stria termoelettrica, spodestando le centrai i a vapore dal
ruol o praticamente monopolistico finora detenuto.

5.1 Fondamenti termodinamici


5.1.1 Cicli a recupero ideali

Affrontiamo anzitutto il problema termodinamico di base di un ciclo


combinato , che consiste (i) nel recuperare nel modo più efficien te possibile il
calore disponibile in una sorgente gassosa, la cui temperatura diminuisce quando
si estrae il calore , e (ii) nel cedere il ca lore non conve rtito in energia meccanica
a un pozzo di calore a temperatura costante (I 'ambiente). La so rgente gassosa
è ovviamente costituita dai gas caldi rila-
sciati dalla turbina a gas. Un ciclo termo- T
dinamico reversibile, adatto a tale scopo,
dovrebbe quindi ricevere calore a tempera- Ciclo reversibile
tura variabile e cederlo all'ambiente a
temperatura costante, dopo un'e spansione
isentropica. Dovrebbe per ciò avere una T
forma "tr iangolare" nel piano T-s
(fig.5 .2) , per (i) acquisire e cedere calore
sotto differenze nulle di temperatura con
le sorgenti, (ii) essere in grado di sott rarr e
ai gas tutto il calo re disponibile, cioè
raffreddarli fino a temperatura ambiente, Fig.5.2: Forma del ciclo reversibile
(iii) operare con compressione ed espan - adatto a sfruttare una corrente
sione reversibili. gassosa cedendo calore all 'am-
Con sideriamo una portata G di un gas biente a temperatura costante.
generico a pr essione ambiente e a una
generica temperatura T, a cui corrisp ondo no l' entalpia h e l' entropia s;
chiamamo T 0 la temperatura dell'ambiente di riferimento e ho e s0 l'entalpia e
l'entropia di tale gas a T 0 . Defin iti ~h = h-h0 e ~s=s-s 0 , la potenza meccanica
ricavabile in modo reversibile da tale corrente gassosa (W rev) sarà data da :
Turbine a gas e cicli combinati 5.3

Wrev = G·[(h-T 0 ·s)-( h0 - T0 ·s0)] = G ·(!::.h-T 0 ·!::.s)


!::.s To (5.1)
W
rev
= G·!::.h·(l-T. O
-)
!::.h
= Qav ·(1- !::.h/6.s
)

in virtù del bilancio combinato di 1° e 2 ° principio di un sistema aperto (vedi


Appendice, eq.A5). La grandezza Q av (pari a G·!::.h) rappresenta la potenza
termica "disponibile" nella corrente gassosa, cioè quella ricavabile dal suo
completo raffreddamento. Tale grandezza è il naturale riferimento per la
definizione del rendimento (di primo principio) di un ciclo a recupero. Nel caso
di un ciclo reversibile si può definire il suo rendimento come:
wrev l T.O
(5.2)
11,ev = Q(J\I= - !::.h/1::.s
che nel caso particolare di un gas a calore specifico costante diventa:

11,ev= (5.3)

Si noti pertanto che il ciclo reversibile di fig.5.2 ha lo stesso rendimento di un


ciclo di Carnot avente come temperatura superiore Tml• che è la temperatura
media logaritmica tra T e T0 . Per un ciclo reale , che produrrà W in luogo di
Wrev• si possono definir e i rendimenti di I O e 2 ° principio come:

,, = - w 1111= --
w (5.4 )
l Qav w,ev
E' importante sottolineare come 171 così definito sia profondamente diverso dal
rendimento del ciclo bottoming (r,), inteso come rapporto tra lavoro e calore
entrante nel ciclo (Qin) : infatti un generico ciclo reale non sarà in grado di
recuperaretutto il calore disponibile nella corrente gassosa, cioè non riuscirà a
raffreddare i gas fino a TO e risulterà perciò Q in < Oav· Pertanto:
W W Qìn
,,, = - =- ·- = 11·x = 11,ec (5.5)
Qav Qin Qav
dovecon x definiamo un "fattore di recupero" del calore disponibile. Il concetto
espresso dalla (5.5) è molto importante: nella ricerca della configurazione di un
ciclo a recupero dovremo cercare la soluzione ottimale che massimizza '17i(e non
il rendimento del ciclo!), curandoci di ottenere un valore di x più vicino
possibile all'un ità. E' pertanto usuale riferirsi a '17tcome al "rendimento di
recupero" del ciclo: lo chiameremo anche '17rec·
5.4 Turbine a gas e cicli combinali

Il cic lo "triangolare" di fig.5 .2 è in grado di soddisfare tali requ1s1t1 ,


pre senta ndo un 1J elevato (perc hè è reversibile) e un x unitario. Purtroppo
realizzare nella pratica un ciclo simile è assai problematico, semplicemente
perchè non esiste un fluido che sia in grado di comportarsi allo stesso tempo
come un gas (nella fase di assorbimento di ca lore a temperatura variabile) e
come un vapore condensante (nella cessione di calore a temperatura costante).
E' pertanto inter essa nte vedere come si co mporta il più familiare ciclo di Carnot
(con introduzione e cessione di calore a temperatura cos tante), che sappiamo di
poter approssimare in modo soddisfacente con un ciclo a vapore d'acqua. La
fig.5.3 mostra come l'introduzione di calore a temperatura costante Te comporti
due importanti irreversibilità:

- AsA, che riguarda lo scambio termico


a AT finiti tra il gas e il fluido in
evapora zion e: tale As è presente anche
impiegando uno sca mbiat ore di super-
ficie infinita, nel quale uno solo dei
AT terminali sarebbe nullo;
- .1.s8 , che è causato dal mancato raf-
freddamento dei gas fino a T 0 : anche
nel caso di ciclo ideale , il recupero del
ca lore è limitato a Te• temperatura a
cui i gas devono essere rilasciati al-
l'ambiente produ cendo appunto As 8 . Fig.5.3: Ciclo di Carnorsouoposto
a una corrente gassosa: sono pre-
Il rendimento di re cupero che si otterrà senti due trasferim enti di calore
con tale ciclo dipende ovviamente da Te. fortemente irreversibili.
Per i valori estremi di Te (T e T o) 11rec
risulterà nullo perchè: (i) per Te =T il rendimento del ciclo sarà elevato (1-T ofT)
ma il calore recuperato sarà nullo (x=O), per cui AsA risulterà nullo e As8
massimo, (ii) per Te=To si re cupererà tutto il calore (x= l nell'ipotesi di
scambia tore infinito), ma il ciclo avrà rend imento nullo lavorando co n AT nullo
(AsA =max., Lis8 =0).
E' quindi ovv io che esisterà un val ore di Te che rende massimo 1Jrec; la sua
ricerca può costituire un utile esercizio. Supponendo di operare con una corrente
gassosa a cp costante, è facile calcola re, con riferimento a fig.5.3, i due As
sopra citati , considerando l' aumento di entropia del componente che riceve
calore (il fluido del cic lo in AsA e l'ambiente in As 8 ) e la diminuzione di
entropia del gas che cede ca lore. La situazione di ottimo rendimento sarà quella
che rende minima la somma dei due As, oss ia ne annulla la derivata rispetto a
Te. Per ciò:
Turbine a gas e cicli combinati 5.5

e -(T-T) T
.6.sA= P t -e ·ln-
Tt Tt P
e ·(T -T.) T
.6.sB = P t o - e ·In-e

!ls +.6.s
A B
To P

I
= e -T
PT
To

t
-1 + -Te -1 - ln(- T ·-)Te
T.
O
T T.
e O
l (5. 6)

Tt = JT ·T.o

Anche nella s ituazione ottim ale , il rendim ento di recup ero ri sulta fortem ente
penalizzato ri spetto a qu ello ottenibile co n un ciclo revers ibile (fig. 5.2 ) . Per
esempio, supp onend o T=500 °C (773.15 K) e To= 15°C (288 . 15 K), dalla (5.6)
si ha Te= 198.85° C (472 K), da cui :
T. T-T
T) = I - ~ =0 .3895 X =- -e =0.6209 fl m = ri·x =0.24 19
Te T-T.O
(5.7)
To
t) ==I - - =0.4136 (T m1 =491.39.K)
rev T
ml

che ci dimostra com e il ciclo di Ca rnot, se ppur e internam ente re vers ibile , non
sia una soluzi one sodd isfacente per il recu pero term ico da corr ente gass osa.
La s ituaz ione può tuttavia esse re miglior ata ponendo d ue o più cicl i di
Carnot in serie rispetto al flusso gassoso (fig. 5.4 ) , ovve ro impi egand o un ciclo
ad alta tempera tura ladd ove i gas sono più cald i e sfruttando il gas ancora ricco
di energia te rmica co n un seco ndo c iclo a temperatura più contenuta (e poi

CIC LO IDEALE CICLO IDEALE


A DUE LIVELLI A PIU' LIVELLI

Fig.5.4: Cicli di Carnot post i in sequenza rispetto alla corrente gassosa.


5.6 Turbine a gas e cicli combinali

eventualmente con un terzo e cosl via). Il miglioramento è evidente se si pensa


alla diminuzione delle irreversibilità nello scambio termico e nella dispersione
del gas ali 'ambiente, qualitativamente visualizzate in fig .5 .4 e valutabili in
analogia con le prime due righe dell 'e q.5.6. Al tendere a infinito del numero di
cicli in serie si tenderà asintoticamente al rendimento del ciclo reve rsib ile. Dal
punto di vista numeri co, con una procedura del tutto analoga a quella svolta in
eq.5.6, è possibile ricavare le temperature di evaporazione ottimali e il
conseguente rendimento di recupero. Per il caso con due cicli di Carnet in serie
si ottengono, sempre per gas a cp costante, i seguenti risultati:

Te1 = Tot/3. T 2/3 Te2 = To2/3. T 1/3


T0 T- T 1 T0 T - Te2 (5.8)
Tlrec (1--) __ e + (1-- ) --
Tel T- To Te2 T-To
Nell'esempi o di prima (T=500°C, T 0 = 15°C), il rendimento di recupero passa
da 0.2419 con un uni co ciclo a 0.3056 co n due cicli in serie e a 0.3349 con tre
(contro 0.4136 del cic lo reversibile - eq .5. 7), evidenziando un netto migliora-
mento.

5.1.2 Come approssimare i cicli ideali con fluidi reali

Nel precedente paragrafo ci siamo posti il problema di stu diare il compo rta-
mento di un ciclo di Carnol propri o perchè sappiamo che è possib ile realizzare
cicli a vapore d'acqua che ne rispettino i presupposti fondamentali, cioè la
cessione e l'a ssorbimento di calore a temperatura costan te . In realtà è ben noto
che in un ciclo a vapore è possibile cedere calore a T costante nella conde nsa-
zione , ma durante l'introduzione di calore nel ciclo prevede la fase di
riscaldamento del liquido e quella di surri scaldamento del vapore che avvengono
a temperatura variabile, ivi essendo il fluido in condizioni monofa se. Il peso
relativo di tali due fasi è crescen te all'aumentare della pressione di eva porazio-
ne. Nel la pratica del recupero termico da una corrente gassosa, tali due fasi
poss ono costituire un vantaggio risp etto alla schematizzazione del ciclo di Carnet
se la caldaia a re cupe ro ha una disposizione in controcor rente. Infatti , data una
certa temperatura di evaporazione, il preriscaldamento del liquido può
co ntribuire in modo s ignifi cativo a ridurre ulteriormente la temperatura del gas
prima di scaricarlo in ambiente, mentre il surriscaldamento aumenta il livello
termic o di introduzione del calore. Approfondir emo meglio questi aspetti nel
Cap.5 .2; vale tuttavia la pena di sotto lineare che il problema di determinare una
temperatura di evaporazione ottimale per il recupero non viene alterato, almeno
concettualmente, da queste differenze. In altre parole, mentre nel ciclo di una
Turbinea gas e cicli combinati 5.7

centralea vapore la pressione superiore non ha un massimo tcrmodinamico1 (è


sololimitatada problemi tecnologici ed economici), in un ciclo a recupero esiste
una pressione di evaporazione ottimale determinata da soli motivi termodinami-
ci, in funzione della temperatura iniziale dei gas. Ciò costituisce una fondamen-
tale differenza tra i cicli a recupero e quelli di una centrale con caldaia a
combustione.
La realizzazione di due o più cicli posti in serie rispetto ai gas di scarico è
ottenibilecon un ciclo a vapore a più pressioni (o livelli) di evaporazione (ciclo
multi-livelli), il cui assetto reale sarà discusso in dettaglio al Cap.5.2.
Il ciclo a vapore d'acqua non si presta invece ad approssimare con
sufficienterealismo il ciclo reversibile individuato da fig.5. 2, proprio perchè
esso presenta, a pressioni subcritiche, un 'importante quota di calore introdotto
a temperatura costante nella fase di evaporazione isotermo-barica. E' vero che
il peso di tale fase diminuisce all'avvicinarsi alla pressione critica e scompare
se si passa a condizioni supercritic he, ma, difficoltà tecnologiche a parte, la
temperatura critica dell'a cqua (374.15 °C) è troppo elevata per consentire un
buon raffreddamento di gas di scarico a 450 +6 00°C (il campo tipico delle
turbine a gas) (fig.5.5 ). Il concetto del ciclo reversibile (assorbimento di calore
a temperatura variabile e cessione di calore a temperatura costante) potrà essere
allora approssimato secondo due diverse filosofie (oltre a quella già discussa del
ciclo multi-livello):

- Un ciclo a vapore , che condensi a temperatura costante, ma con una


evaporazione a pressioni fortemente ipercritiche: in tal caso, scompare il
cambiamento di fase isotermo, e il calore viene interamente introdotto a
temperatura variabile (fig.5.5); ciò implica, come già detto, il ricorso a
fluidi diversi dall' acqua e l'ad ozione di pressioni operative molto elevate,
con conseguenti problemi di costo e/o di sicurezza. Un fluido adatto a tale
scopo è per esempio l'am moniaca, con una temperatura critica di 132.4°C.
Comunque, anche lungo un 'isoba ra ipercritica il calore specifico varia in
modo importante tra la fase liquida e quella vapore, mentre il calore
specifico dei gas provenienti dal turbogas subisce variazioni di scarso
rilievo: pertanto non è comunque possibile effettuare uno scambio termico
con differenze di temperatura limitate in tutta la trasformazione, allontanan-
dosi dalla condizione di idealità.
- Un ciclo a gas con compressione isoterma, riscaldamento isobaro ed
espansione adiabatica (noto come "air bottoming cycle" - fig.5.6): come è
noto la compressione isoterma può essere solo approssimata mediante una

Ammessoche l'aumento di pressione sia accompagnato da un numero appropriato


di risurriscaldamenti, in modo da contenere la presenza di liquido nella turbina a vapore.
5.8 Turbinea gas e cicli combinati

Fluido con temperatura Fluido con temperatura critica


critica alta (es :acqua) : bassa (es: ammoniaca)
Raffreddamento del
gas insufficiente Cessione di calore
non isoterma

T T

Fig.5.5: Recupero termico da corrente gassosa con ciclo ipercritico: occorre


che la temperatura critica del fluido sia sufficientemente bassa per consentire
un buon raffreddamento del gas.
com pres sione fortemente interrefrigerata, allontanandosi ancora dall'idealità.
L 'ostaco lo maggiore a questa soluzione consiste tuttavia nell'enorme
sensibilità dei cicli a gas ope ranti a basse temperature ai rendimen ti delle
macchine, come già sottol ineat o al Cap. l: nella pratica tale ciclo diviene
scarsamente efficiente e per nulla competit ivo con i cicli a vapore d'acqua.

Senza addentrar ci ulteriormente in tali


argomenti, si può senz'altro anticipare che Air Bottoming
la pratica impianti stica dei cicli combi nati Cycle
si è stabilizzata sull'impi ego di cicli a
vapor d'acqua a due e talvolta a tre livelli
di pressione. Tale soluzione concilia la
ricerca di prestazioni termodinamiche
brillanti con i vantaggi in termini di affida- T
bilità e di costi derivanti dall'impiego della
ben nota tecnologia dei cicl i a vapore .....····
d'acqua.
Nel seguito faremo semp re quindi
riferim ento a cicli a recupero operanti con Fig.5.6: Recupero termico da cor-
vapore d'acqua, che rappr esentano peraltro rente gassosa con ciclo a gas do-
l'unica so luzione significativa a livello tato di numerose interrefrigerazioni
industriale. (air bottoming cycle).
Turbine a gas e cicli comhinari 5.9

5.1.3 Potenzialità dei cicli combinati

Se si suppone che il ciclo bottoming operi recuperando il solo calore


disponibile nei gas di scarico del turbogas (come da fig.5. l: ciclo "unfircd",
senza cioè una combustione al di fuori di quella propria della turbina a gas), si
può esprimere il rendimento di un ciclo combinato 'Tlcccome:
11cc = 1lGT+ (l - 11c r - O· T'luc (5.9)
Nella (5. 9) con 77GTsi intende il rendimento netto della turbina a gas e con ~
si intende la potenza termica dispersa in fonti diverse dai gas di scarico (perdite
elettriche, term iche, meccaniche, etc.) rispetto alla potenza termica entrante con
il combustibile. Pertanto il termine (l-110 T-0 ha il significato di potenza termica
disponibile nei gas di scarico, sempre rispetto alla potenza sviluppata dalla
combustione. Se prendiamo come riferimento la turbina a gas (reale!) descritta
in fig.3.1, per questa si ha 77 oT= 0.3555 e ~ =0 .0144 ; con gas allo scarico a
599.7°C e T0 = 15°C si ottiene TJcc=0.6415 con un ciclo a recupero reversib ile
(eq.5.3 e 5.9 con 11re c= 77rev>e 'Tl
cc =0.5693 con un ciclo di Carnot a due livelli
(1Jre
c da eq.5 .8 - i calcoli sono comunque approssimat i perchè non tengono conto
della variazione del cp del gas con la temperatura). Tali valori di rendimento,
seppure per ora solo indicativi in quanto basati su cicli a recupero ideali (ma su
un turbogas reale), spiegano i motivi di interesse per il ciclo combinato come
soluzione per ottenere livelli di efficienza nettamente superiori a quelli degli
impianti a vapore. Tutto ciò è possibile senza modificare in alcun modo la
macchina principale, cioè la turbina a gas, già sviluppata per l'u so in ciclo
semplice (modifiche che sarebbe ro invece pesantemente richieste dai cicli
considerati al Cap.4 ), ma solo aggiungendo dei componenti tecnologicamente
ben noti essendo derivati dalla pratica pluri-decennale degli impianti a vapore.
5./0 Turbine a gas e cicli combinati

5.2 Cicli a vapore a recupero


Qu esta sezione sa rà dedicata agli aspetti più propriamente impiantistici della
sezione a re cupero, co n particolare riguard o alla caldaia a recupero, l'organo
forse più peculiare dei cicl i combinati, alla sua progettazione e ottimizzazione,
e alla disposizione impiant istica dei vari compo nent i del ciclo al fine di
realizzare nel modo più efficiente i concetti termodinamici delineati al
pre cede nte Cap.5.1.

5.2.1 Lo scambio termico nella caldaia a recupero

La caldaia a recupero (spesso indicata co n gli acronimi GVR - Generatore


di Vapore a Recupero - o HRSG - He at Recovery Steam Generator) è sede del
trasferimento di calore tra i gas uscenti la turbina a gas e il nuido (acqua) che
percorre il ciclo bottoming. Ci riferiremo in questo paragrafo e nel successivo
al ciclo più semplice, cioè a un ciclo a vapore monolivello, specificando che le
conside ra zio ni qui falle so no estensibili , senza alcuna va riazion e concettuale, a
cicl i a più livelli di pressione.
In un ciclo monolivello, I' HRSG deve provvedere a tre operazioni di
scambio termico ben individuabili:

- il riscaldamento dell'acqua liquida proveniente dalla pompa di alimento


- l'evaporazione dell'acqua (generazione di vapore saturo)
- il surriscaldamento del vapore (SH)

La situaz ione è delineata in fig.5 .7 , che evidenz ia la separazione fisica dei


banchi di tubi che provvedono alle tre diverse operazio ni. In fig.5.8 è riportata,
per un caso concreto, la rappresentazione de l processo di scamb io termico nel
diagramma Temperatura - Potenza termica scambiata, che, ricordiamo, è il
piano di riferimento nello studio degli scambiatori di calore. Osservando quanto
accade nel piano T -Q, si noti che la disposizione in controcor rent e è essenzia le
per (i) poter surrisca ldare il vapore a beneficio del rendimento del cic lo, (ii)
poter sfruttare la fase di preriscaldamento del liquido per recup erare una quota
ulteriore di calo re dai gas: per questo motivo lo scambiato re rel ativo viene
chiamato "economizzatore" (in analogia con le caldaie a combust ione). La
possibilità di preriscaldare il liquid o sfruttando il contenuto termico, altrimenti
irrecuperabile, del gas uscente dalla sezione di evaporazione ci fa capire come
la pratica degli spillamenti rigenerativi, ampiamente utilizzata nei cicli a vapore
convenziona li, sia solo controproducente nei cicli a recupero: essa compo rte-
rebbe un'inutile dissipazione dei gas ancora caldi nell'ambiente, accompagnata
da una perdita di potenza dalla turbina a vapore non recupe rabile da un minor
Turbine a ,:as e cicli c:omhinati 5. 11

f a gas

Surriscalda tor·~~

Turbina a
vapore

Fig.5.7: Ciclo combin ato unfired a singola evap oraz ione. Nello schema della
caldaia a recupero sono indicare le Tre sezioni di scambio termi co (surr iscalda-
rore, evaporarore ed economizzmor e).

6 T approac h-point ,,•' '

400

o
t 300
::i

Q) ·······
a. 200
E evaporazione
~

100
preriscaldame nto
o ~~~~~~~~~~~~~~~~~-'

o 20 40 60 80 100
Potenza termica scambiata, %
Fig.5.8: Diagramma del recupero termico in una caldaia a recup ero monolivel-
lo: sono evidenziat i i punti in cui la differenza di temperatura è di maggior
importanza per il dimensionamento degli scam~iatori.
5.12 Turbine a gas e cicli combinaJi

con sumo di combustibile . In fig.5.8, i cui valori num erici sono riferiti a un ciclo
adeguato per il re cupero dalla turbina a gas di fig.3 .5, si noti infatti che la
temperatura finale del gas è di 147°C, con una sos tanziale riduzione rispetto ai
222°C pre senti all'us cita dell'evap oratore.
In fig .5.8 si noti c he lo scamb io termi co tra il gas e il vapore è ca ratterizza-
to da tre differenze dì temp eratura significative:

- il .6.T al pinch-point (.6.Tpp), che è il minimo .6.T nell'evaporazion e (cioè tra


il gas usce nte i banchi evaporatori e la temp eratura di evaporazione),
- il .6.T all'approach-point (.6.T~), che è il minimo .6.T nel su rri sca ldamento
(cioè tra il gas entrant e l' HRSG e la mas sima te mperatura del vap ore),
- il .6.T di sottora ffr edda mento (.6.T sc), che è la diff e renza tra la temperatura
di evaporazi one e quel la dell'a cqua uscent e l'economizzatore.

I prim i due stab ilisco no le diff ere nze di temperatura che sta nno alla base del
progetto termico della ca ldaia, mentre .6.T se è necess ario ad evitare rischi di
inizio di eva porazi one nei tubi dell'economizzatore (spec ie in condizioni di
funzionamento non-no minali ), che compo rterebbero un "blocco" temporaneo di
portata nei tubi a causa del volume occ upato dalla bolla di vapore e co nseg uenti
osci llazioni di pres sione . .6.Tsc (per il qual e sono frequenti valo ri I O+ l 5°C nella
prat ica progettuale) influenza le pre stazioni del ciclo in quanto al suo aumentare
diminuis ce il calo re sottratto ai gas dall 'eco nomizza tore. L ' influ enza sulle
pre stazio ni de l ciclo dì .6.Tap e d i .6.TPP sono anco ra più evidenti , poichè
all'aumentare di .6.Tap diminuisc e la temperatur a massima de l ciclo a vapore e
quindi il suo rendiment o, mentre all 'a umentar e d i .6.TPPaumenta, a pari Te, la
temperatura di scar ico dei gas e di m inuisco no: (i) il gra do di rec upero termico,
(ii) la portata di vapore pr odot to (Gy) e quindi (iii) la potenza del ciclo a vapore.
Il lega me tra .6.TPPe Gv è evide nziat o da eq.5.10, che si ottien e applicando il
bilancio energetico unitamente all' eva poratore e al su rri sca ldato re:

_ Gg ·cp,g [Tg,in- (Te+d TP)] (


Gv - (5.10)
dht +t..hse
La Tab.5.1 most ra l' influ enza dei tre .6.T in d iscuss ione su un cicl o a recupero
a singola pressi one adatt o ad operar e a seguito della turbina a gas di fig.3.5 . Si
noti co me le variazioni della potenza svi luppat a dal ciclo a rec upero siano
piuttosto importanti , specie per ciò che r igua rda il .6.T di pinch-poi nt , sebbe ne
le variazioni co nsiderat e siano di ent ità limit ata rispetto ai va lori valo ri più
co munemente usati nella prati ca e adotta ti co me r ifer iment o. E' imp ortant e
sottolineare che la riduzi one di .6.TPP(ma anc he di .6.Tap e .6.T5 c), consigliato
dalla rice rca delle migliori presta zioni term odinami che, richiede l' adozione di
superfici di scambio sempre più ge ner ose (es pres se in termini di U · A in·
Turbine a gas e cicli combinati 5.13

Tab.5.l: l'in cremento è quasi del 20% passando da l0 °C a 5°C): infatti ATPP
altri non è che uno dei due AT terminali (il più importante) nella formulazione
dell' LMTD dell'evaporatore. A un aumento della superficie corrisponde un
aumento, con buona approssimazione proporzionale, del costo iniziale della
caldaia a recupero. La determinazione del valore più conveniente di ATPP( come
peraltro di ATap) è quindi un tipico problema di ottimizzazione tecnico-
economica, che svolgeremo a livello di esercizio in 5.2. 2.

Tab.5.1: Variazioni delle prestazioni e di alcuni parametri di un ciclo a


recupero (per il rurbogas indicato infig.3.5 ) conseguenti a diversi valori dei !:iT
di pinch-point, approach -point e subcooling, rispello a un caso base caratteriz-
.
zato da !:iTnn =10°C AT an = 25°C e AT ,\'(' = l0°C
ti.T pinch-point ti.T approach-point ti.T so ttora ff redd.

Caso base 5°C 20°c 10°C 50°C 0 °C 20 °C


Potenza elettrica 65.20 66.52 62.62 65.66 64.46 66.46 64.03
lorda turbina (+2.0 %) (-4 .0%) ( + 0 .7%) (- 1.1 %) ( + 1.9%) (- 1.8%)
vapore, MW,:1
Portata di vapo - 67.19 68.49 64.58 66.32 68.70 68.44 66.00
re, kg/s
Temp. dei gas 147.0 140.5 160.1 148.0 145.3 140.7 153.0
al camino , oc
U·A, kW /K 3349 3971 2670 3496 3266 3742 3129

Le variazioni della potenza sviluppata, e quindi anche del rendimento di


recupero del ciclo bottomer , sono facilmente comprensibili anche in termini di
analisi entropica: l' aumento dei LiT dello scambio termico è infatti una delle più
classiche cause di irreversibilità.
Dal punto di vista costruttivo e morfologico, una caldaia a recupero è
profondamente diversa da una caldaia a combustione. Il punto centrale, a cui
sono riconducibili tutte le dissimilarità, è che nella caldaia a recupero non sono
mai presenti zone in cui i gas combusti si trovino a temperature particolarmente
elevate. Infatti la temperatura massima è imposta dalle condizioni del gas
uscente dalla turbina a gas (non più di 600°C). Al contrario, in una caldaia a
combustione la zona della fiamma supera abbondantemente i 2000°C: in tali
zone il meccanismo di scambio termico è principalmente controllato dall'irrag-
giamento piuttosto che dalla convenzione, con flussi termici particolarmente
elevati. Pertanto , in una caldaia a combustione, grande attenzione deve essere
posta a mantenere le tubazioni in condizioni termiche molto ben controllate (cioè
a una temperatura molto più vicina a quella del vapore che a quella del gas
5./4 Turbine a gas e cicli combinati

combusto), pena la rottura fisica dei tubi. Essendo questo problema di rilevanza
molto minore in una caldaia a recupero , diviene pos sib ile:

- realizzare la disposizion e in controcorrente, e in parti cola re porre il


surriscaldatore a contatto con i gas a temperatura più elevata (in una caldaia
a combustione il surriscaldatore deve restare "nascosto" alla zona di fiamma,
che irraggia so lo i tubi bollitori più facili da co ntrollare termi camente );
- realizzar e una zona dedicata ali' evaporazione con semplici fasci tubieri, in
cui lo scambio termi co avviene per convezi one, in luogo che con le pareti
membranat e che circondano la zona di fiamma;
- utilizzare, almeno per l'evaporatore e l' econo mizzator e, tubi alettati che
rendono la cost ru zione assai più compat ta ed eco nom ica.

A quest'ultimo prop osito, si ricorda che la presenza dell'alettatura in un


generico scambiatore di calore permette di offrire una maggi or superficie di
scambio al fluido che presenta un minor coefficiente di scambio convettivo, in
modo da bilanciare, entro cer ti limiti, le resistenze termiche su ent rambi i fluidi.
Ciò è evidente dall 'espressione del coefficien te globale di scambio riferito alla
superficie esterna del tubo alettato (trascurand o i coefficien ti di foul ing):

_!_ = (-1-+.!._).Ainr+ 1 (5. 11)


U kint À A ..xt f./km
Il term ine Aext/Aint (il cui val ore può arrivare anc he attorno a 20 per un tubo
fortemente alettato) ha un evidente effetto moltiplicativo della superfic ie di
scambio utile a pari metri lineari di tubo. L' "efficienza dell'aletta" ef tiene
conto dell'effettiva distribuzione di temperatura lungo l'ascissa radi ale dell'aletta
(ec sarebbe pari a I se l'aletta fosse isoterma a temperatura pari a quella del
tubo: il suo valore d ipende dall'altezza, dall o spes sore e dalla conducibilità
termica dell'aletta, non chè da kext - per maggiori informazi oni e valutazioni
numeri che si consu ltino i testi di scambio termico). L 'effetto moltiplicatore della
superficie dell'ale tta ha utilità pratica solo se ~xt è notevol mente inferiore a kint:
è questo però, in generale, il caso di tutti gli scambia tori con aria (o gas
combusti) a pr essio ne atmosferica a conta tto con liquidi o con fluidi in cambio
di fase, e quindi anche delle ca ldaie a recupero. Si pensi infatti che l'acqua in
evaporazione presenta normalm ente dei coefficienti di almeno di IO kW /m 2K,
contro valori di 50+ 100 W/m 2K dei gas combusti a velocità normali, per effetto
della bassa densità e della ridotta conducib ilità termica dei gas.
In questi cas i l'im piego di tubi alettati, pera ltro non ammissibile nelle caldaie
a combustione perchè l'estremità dell'aletta si porterebbe a temp erat ure troppo
elevate, permette enormi risparmi in termini di metri lineari di tubo utilizzato,
abbattendo in maniera drastica i costi e gli ingombri dello scambiatore.
Turbinea gas e cicli combinati 5.15

S.2.2 Aspetti progettuali della caldaia a recupero

Esempio di ottimizzazione del .1T di pinch-point


Come già segnalato nella discussione di Tab. 5. I , la ricerca del valore
ottimale del AT al pinch-point è risolvibile ricercando i minimi costi di gestione
dell'impianto. Svolgiamo questo eserc izio per il caso concreto di un ciclo a
recupero a due livelli di pressione , a valle di una turbina a gas come quella
considerata in fig. 3 .5. E' anzitutto necessario determinare i valori U ·A dei
banchi dell ' HRSG e della potenza elettrica sviluppata, in corrispondenza di
diversi valori di ~T pp· Questi risultati sono ottenibili dal calcolo completo del
ciclo a recupero , operazione piuttosto impegnativa che non svolgeremo in questa
sede. Supponiamo pertanto di conoscere i valori risultanti, che in questo
esempio sono i seguenti:

- ATpp= 5°C -+ Pel nena= 74764 kW - U·A = 6673 kW/K


ATpp= 10°C
~ -+ Pel,neua= 7346 1 kW - U·A = 5434 kW/K
- ATpp= 15°C -+ Pe,:neua= 72144 kW - U· A = 4684 kW/K

Nell'ottimizzazione tecnico-economica considereremo le variazioni dei seguenti


costi (determinati in base ad assunzioni realistiche nella pratica industriale, che
verranno man mano segnalate):

- costo di capitale dell'HRSG: è con buona approssimazione proporzionale a


U·A e quindi diminuisce all'aumentare di .1Tpp· Faremo l'ipotesi di U
(definito dalla 5.11) par i a 35 W/m 2K e di un costo specifico di 250 k.f/m2
per determinare il costo dell 'HRSG. Si stabilirà poi la quota di tale costo da
attribuire alla gestione annuale con le regole della matematica finanziaria:
per un investimento 10 concentrato all'anno zero, la quota annua di
ammortamento a rate costanti è data da:
lo NY 1
Quota annua = -- Paf = E--. (5.12)
Paf 1-1 c1+iY
Supponendo una vita utile (N Y ) di 20 anni e un tasso di interesse i
deflazionato del 5 % si ottiene Paf (Present Annuity Factor) pari a 12.462;
- costo addizionale di impianto, legato ali 'aumento della potenza elettrica che
si verifica al diminuire di ATPP: terrà conto di maggiori dimensioni della
turbina, del condensatore, del macchinario elettrico, etc. Si ipotizzi un
maggior costo in ragione di 800 kf:/kWe1: la quota annua sarà determinata
come prima;
- valore del l' elettricità prodotta: la maggior potenza conseguente a una
riduzione di ATPPcomporta un rientro di capitale determinato dal valore del
5.16 Turbine a f(as e cicli combinali

bene prodotto (elettricità). Ciò può essere visto come "costo della mancata
produzione elettri ca" che aumenta con L\T PP rispetto a un valore di
riferimento (es: 5°C). Esso è determinato dal valore dell'elettricità, che è
realistico stimare a 85 {/kWh (all'incirca il costo medio di produzione del
kWh secondo ENEL), e dal numero annuo di ore di utilizzo dell'impianto,
che nell'esempio è posto a 6500 ore.

I risultati dell'analisi in tali ipotesi è riportato in fig .5.9: il punto ottimale è il


minimo della curva ottenuta sommando i tre contributi di costo sopra descritti,
che si ottiene attorno agli 8 °C . Le ipotesi elencate sono reali stiche e centrate su
macchine di potenza medio-grande, e per un impiego continuativo del ciclo
(6500 ore/anno). Il valore ottimale di .L\TPP dipende ovviamente da tali assun-
zioni: per esempio, per un utilizzo di punta o di medio-carico risulterebbero
convenienti valori più generosi di L\T PP' essendo il costo per mancata produzi o-
ne proporzionale alle ore/anno, mentre la quota capitale ne è indipendente (ad
esempio, già a 4000 ore/anno il valore di .1T PP ottimale è di 15°C ).

(...I 1400 6. costo totale


~
-:=-1200 +
e
o
.N 1000 · ··· · ottimo
«l
·;::
_! 800 ....
o:::,
§ 600 ti costo impianto
(turboalt.,cond., etc.)
-
Cl)
o
(/) 400
o
u

7.5 10 12.5 15
~ r pinch-point , • e
Fig.5.9: Dimensionamento ottimale di una caldaia a recupero: andamento delle
diverse voci di costo e di esercizio dell 'impianro al variare della differenza di
temperatura al pinch-point.
Turbine a gas e cicli combinati 5.17

Scelta de lla sezione trasversale della caldaia e perdite di carico


Un altro aspetto progettuale, ri so lvib ile co n una procedura d i ottimizzaz ione
tecnico-economica, riguarda la scelta della velocità di attraversamento dei fumi
nella calda ia. ln realtà, è più corretto esp r ime rs i in termini di sezione trasversale
(cioè normale alla direzione principale dei fumi) della caldaia: infatti esse ndo
la portata mass ica di gas costante ma variand o il volume specifico con la
temperatura lung o il processo di raffreddamento, la velocità del gas varia con
continuità nella caldaia, ment re, per ovv i mo tivi cost ruttivi , la sezio ne
trasversale è cos tante . Adottando una minor sezione trasversale (leggasi:
aumentando la veloci tà dei gas) si verifica che:

- il coefficie nte convettivo dei fumi (kext) aumenta, esse ndo p roporzio nale al
numero di Reynold s con esponente compreso tra 0.5 e 0.65 : diminuisce
pertanto la s uperfi cie di scambio necessa ri a e quindi il cos to iniziale della
caldaia;
- aumentano le perdite di carico dei gas nell'attraver same nto della caldaia ,
essendo ques te all'incirca proporzionali al quadrato della velocità:

dp = E/;"P;" v:=(t-
P-~] NR (5.1 3)
ic l 2 2 m.ed

dove NR è il numero di ranghi (ovvero de lle file di tubi di sposte in ser ie


rispetto al flusso dei fumi) della caldaia. Que ste perd ite di ca ri co cost ituisc o-
no una con tropr essione all'us c ita del turbogas (t.Pex) e hanno quindi
un'influenza negativa su lla sua potenza, come trattato in 3.4.1. ·

Si tratterà perciò di individuare la miglior combinazione tra la citata riduzione


del costo della caldaia e il minor guadagno cons eguen te alla minor produzione
di elettricità causata da APex• con processo concett ualm ente simile a quanto
prima esemp lificato. I valori co rrenti sce lti per t.P ex nella pratica progettua le
sono compres i tra 2.5 e 3 .5 kPa.

Disposizio ne della ca lda ia


Un HRSG può avere disposizione orizz ontale o verticale, a seconda della
direzione principale de i fumi. La scelta è determinata in base a pur i cr iteri di
convenienza cos truttiva e di spazi disponibili, non essendovi alcuna pr egi udiziale
di carattere funz ionale. Una ca ldaia verticale avrà una minore occupazione del
suolo, ma, soprattutto per gran di unità, por rà magg iori problemi strutturali, d i
fondazioni, di accessibilità e di montaggio. Tuttavia sono state prop oste caldaie
verticali anche per le gro sse tu rbine a gas industriali da 200 MWer·
5.18 Turbine a gas e cicli combinati

Circolazione nell'evaporazione
Un elemento distintivo nelle caldaie a recupero è il tipo di circolazione
previsto nel banco di evaporazione. Esso può essere di tre tipi (fig.5.10):

- Ad attraversamento forzato (once-


through): non prevede distinzione
fisica tra evaporatore, economizzato-
re e surriscaldatore, ma l'acqua/va-
pore prosegue senza soluzione di


continuità dallo stato iniziale a quello gas
finale. E' la situazione tipica dei
generatori di vapore ipercriti c i, ma è
scarsamente usata nei cicli combinati
non essendo ad oggi mai stati realiz- Attraversamento forzato
zati cicli bottomer ipercritici. E'
invece talora proposta in piccoli vapore
impianti, consentendo risparmi eco- saturo
nomici a causa dell'eliminazione dei all'SH
corpi cilindrici: le conseguenti diffi-
coltà di controllo del le condizione tubi ; _o ~
gas bollito ri Q) ~
o::,
del vapore nei transitori e a carichi .o o
• (miscela
parziali la rend ono tuttavia piuttosto acqua- i~ ~
impopolare.
- A circolazione naturale: la circ ola-
zione tra i corpi cilindrici è garantita Circolazione naturale
dalla diversa densità del liquido nel
down-corner e della miscela di liqui-
do e vapore nei tubi bollitori. Per la vapore
saturo
sua semplicità e le sue capacità auto -
all'SH
regolanti è spesso la soluzione prefe-
rita.
- A circolazione forzata: la circolazio-


gas Pompa di
ne è assistita da una pompa che circolazione
garantisce il controllo della portata
nei tubi bollitori. E' la soluzione
preferita nelle caldaie verticali,
perchè evita di porre il corpo cilin- Circolazione forzata
drico in posizione s_opraelevata ri-
spetto ai tubi bollitori (che sono Fig.5.10: Schemi concetruali di
orizzontali e non possono fornire il circolazione del vapore in una ca/-
battente necessario alla circolazione). daia a recupero.
Turbine a ias e cicli combinati 5.19

Il collocamento del degasatore


In ogni ciclo a vapore è necessario introdurre un degasarore al fine di
liberare l'acqua dai gas disciolti (perlopiù aria), provenienti dalle imperfette
tenute della parte in depressione dell'impianto. Tali gas andrebbero ad occupare
rilevanti volumi interni compromettendo il funzionamento dell' impianto, oltre
ad innescare fenomeni corrosivi. Il degasatore consiste in un serbatoio a
pressione superiore a quella atmosferica , in cui una opportuna quantità di
vapore, insufflato su dei piatti forati, mette in agitazione l'a cqua di alimento,
facilitando la separazione dei gas e la loro raccolta nel duomo superiore, da cui
possono essere sfiorati in atmosfera. In un ciclo a vapore convenzionale il
vapore è prelevato dalla turbina e il degasatore agisce pertanto come uno
scambiatore rigenerativo.
Come abbiamo visto, tale funzione ( fig.5 . 11a) è controproducente in un ciclo
combinato: lo spillamento della turbina può essere eliminato (e con esso la
perdita di potenza relati va) mediante la generazione del vapore richiesto dal
degasatore in un banco di tubi apposito posto nella caldaia a recupero
(fig.5. 11b), sfruttando perciò il contenuto termico del gas a bassa temperatura.
La produzione di vapore in tale banco può, in molti casi, essere spinta fino a
quantità superiori a quelle necessarie per la degasazione: l'ec cesso di vapore può
essere inviato alla turbina per ulteriore produzione di potenza. Questa soluz ione
unisce la funzione di degasazione con quella di un corpo cilindrico per la
produzione di vapore di bassa pressione (fig.5.1 lc). Un'ultima alternativa
consiste nell' utilizzare vapore saturo proveniente da un corpo cilindrico a
pressione superiore (fig.5.1 ld): si tratta però della soluzione peggiore in termini
di rendimento del ciclo, in quanto sottrae vapore pregiato all'espa nsione in
turbina (in misura più rilevante quanto maggiore è la pressione in tale corpo
cilindrico rispetto al degasatore).
Nella realtà impiantistica le qualtro soluzioni delineate coesistono, a seconda
del grado di sofisticazione dell'impianto e di esigenze particolari. Dal punto di
vista termodinamico, le migliori sono indubbiamente quelle di fig.5.11 be c, che
aggiungono però un ulteriore livello di pressione ali 'impianto con una certa
complicazione operativa e un lieve incremento di costi.

Sistema di by-pass e giunzioni col turbogas


Il collegamento della caldaia con la turbina a gas deve prevedere delle
giunzioni flessibi li in grado di permettere le dilatazioni di quest'ultima (e non
è problema da poco, viste le temperature in gioco e le dimensioni). E' poi
necessario un tronco di collegamento per portar e il gas a velocità conformi a
quella della caldaia, partendo dai valori molto elevati all'usci ta della turbina:
tale tronco ha solitamente un notevole sviluppo assia le per mantenere il più
possibile uniforme la distribuzione di tempera tura e di velocità nelle varie
5.20 Turbinea gas e cicli combinali

Vapore per degasazione


generato nell'HRSG

(b)

ECO
HP
HRSG

Vapore da
Vapore alla
corpo ~
turbina --~--
Vapore per t cilindrico~ r
degasazione,----, ,

. Fig.5.11: Quauro possibili schemi di funzionamen10 del degasatore, inserito


nella caldaia a recupero di un ciclo combinato.
sezioni della caldaia.
In molti casi (soprattutto negli impianti di cogenerazione) è previsto un
sistema di by-pass della caldaia, che consente di allontanare i gas di scarico
direttamente in atmosfera senza attraversare la caldaia a recupero , mediante un
apposito camino, visibile sulla sinistra di fig.5. 12 (che mostra una sezione reale
di un HRSG completo), a cui i gas sono deviati mediante un sistema di
serrande . Il by-pass serve a (i) permettere il funzionamento della turbina a gas
anche in caso di disservizio dell'impianto a vapore, e (ii) regolare la produzione
di vapore. Quest'ultimo aspetto non è tuttavia di rilievo negli impianti per sola
produzione di elettricità, perchè, come vedremo, è conveniente a ca richi parziali
ridurre il carico della turbina a gas e lasciare "seguire" il ciclo a vapore.
- - 6 - o,,IC, \..tL, I (... (.ll•M , 01 ..........

Peraltro, la semplicità meccanica del sistema di by-pass è solo apparente,


sempre in relazione alle temperalure di eserciz io e alle dimensioni delle
serrande: si tratta di un elemento delicato, piuttosto costoso e spesso fonte di
perdite di gas caldi per imperfetta tenuta. Viene quindi installato solo se
dichiaratamente previsto dal piano operativo della centrale.

camino di
by-pass
m
' i,

camino
princip ale
l

corpo cilin-
drico LP ·

Fig.5.12: Vista in sez ione della caldaia a recup ero, con flusso del gas verticale,
di un ciclo combinato di grande pOlenza, a tre livelli di pressio ne con RH.
5.22 Turbine a gas e cicli combiMJi

5.2.3 Assetti dei cicli a recupero

Come dichiarato al par.5.1.2, i cicli bottomer a vapore sono per lo più


ca ratt er izzati da più fasi di evapo razion e (due o tr e) a diverse pressioni. Tale
a rr angiamento co nsente di limitare le dissipazioni del potenziale termodinamico
dei gas legate agli sca mbi termici tra gas e vap ore: occorre produrre vapore ad
alta pressione (e quindi ad alta temperatura, in grado di sv iluppare molto lavoro
nella successiva espansione) laddove i gas sono caldi, e abbassare progressiva-
ment e il livello della produzione termica (gene rand o vapore a pressioni più
contenute) man mano che i gas vengono raffreddati. Tutto ciò è la con seguenza
del fondamentale concetto di limit are le irreversibilità nello scambio termico tra
gas e vapore, pe rseguibile att ra ve rso la riduzione dei AT sotto cui avviene la
cessione di calore dalla sorgente al ciclo.
Tal e conce tto va appl ica to non solo alle fasi di ev aporazi one, ma anche a
quelle di preriscaldamento e di surriscaldamento dei flu ssi di acqua e vapore alle
diverse pressioni. Da ciò de ri va la disposizione general e dei vari banchi
dell'HRSG mostrata dalla fig.5.13, relativa a casi a due e tre livelli di pressione
con e senza risurriscaldamento (RH). L'eventuale presenza dell'RH è infatti una
possibile ulteriore opzione nell'a sse tto dei cicli a recupero: la sua moda lità di
realizzazione è del tutto analoga a quella dei cicli a vapore classici e come tale
contribuisce al miglioram e nto de l rendimento del ciclo, in quanto (i) aumenta
il livello medio di temperatura a cui il calore è introdotto nel c ic lo termodinami-
co2, (ii) dim inuisce la per ce ntu ale di liquido presente alla fine dell 'espa ns ione
in turbina, migliorandone le condizioni operative e il rendimento. L'RH
rappresenta ovviamente una complicazione impiantistica e un cos to addizionale:
il suo impiego nei cicli combinati non è generalizzato ma è perlopiù limitato agli
impianti di grande potenza. M a analizziamo ora in dettaglio gli schemi di
fig.5.13:

- Due livelli se nza RH (fig .5 . 13a - 2L): all'us c ita dal degasatore (che può
corrispondere a uno qualsiasi degli schemi di fig .5.11 ), due pompe di alimento
portano l'acqua alle due pressioni co nsiderate. Seguono due economizzatori di
bas sa temperatura , che possono es ser e posti in parallelo sulla corrente gassosa
(come in figura - in realtà si preferisce alte rnar e tra di loro i vari ranghi dei due
economizzatori, per evitare gli effe tti di eventuali disuniformità del flusso del

2 Nel ciclo a recupero esiste sicuramente una larga disponibilità di calore a


temperatura piuttosto elevata, che viene assorbi to nell'evaporaz ione (fig.5 .8) a livello
tennico inferiore: l'addizione dell ' RH permette di trasferire parte di questo calore al
vapore a temperatura più elevata, con un conseguente abbattimento delle irreversibilità
e aumento del rendimento, in modo del tutto analogo all'SH .
Turbine a gas e cicli combina ti 5.23

gas in senso trasversale) o in più semplicemente in serie (con quello HP , più


importante, che precede quello LP, nel senso dei fumi). Dopo l'evaporatore LP,
è posto il secondo economizzatore HP (si noti che il preriscaldamento HP è
diviso in due fasi, sempre seco ndo il concetto di contrapporre acqua calda con
gas caldi e viceve rsa), quindi il surr iscaldatore LP. L'evaporatore HP è poi
seguito dal suo SH , sempre in controcorrente; qualora si desiderasse surriscal-
dare al massimo anche il vapor e LP, un secondo SH potrebbe essere disposto
in parallelo con quello HP: tale opzione non è generalmente seguita perchè la
sua influenza sul rendimento è controver sa e in ogni caso talmente marginale da
nongiustificare ulter iori complicazioni del l'a ssetto. Lo schema 2L è di larghissi-
ma diffusione nella prat ica dei cicli combi nati, realizzando un buon compremes-
so tra prestazioni termodinamiche e semplic ità d' impianto.
- Due livelli con RH (fig.5.13b - 2LR): differi sce dallo schema precedente
perchè il banco di RH è posto in parallelo con l'SH di alta press ione. La
disposizione in parallelo è necessa ria affinchè amhedue le correnti di vapore
(quella HP e quella di RH) possano raggiungere i massimi valori di temperatura
consentiti dal ATap con i gas provenienti dalla turbina. Come già dello in
precedenza per gli economizzato ri , si pre ferisce comunq ue alterna re i vari
ranghidi SH e RH , come schematicamente rappr esentato in figura . La pressione
a cui effettuare l' RH in modo otlimak per le prestaz ioni dell'impianto è
intermedia tra le due pressioni di generazio ne tlel vapore. Lo schema 2LR è
scarsamente diffuso: infatti se si accetta la complicazione conseguente I 'RH
(andata e ritorno delle tubazioni di vapore, separaz ione della turbina in due
corpi distinti, maggiori superfici di sca mbio) è probabile che diventi pure
accettabile uno schema a tre livelli.
- Tre livelli senza RH (tig.5.13c - 3L): lo schema di fig.5.13a viene ripetuto
in pratica raddoppiando la sezione LP con quella aggiuntiva IP. Nella figura si
fa riferimento a uno schema con <legasatorc integrato al livello LP, opzione che
diventa più ragionevole con 3L visti i valori modesti della pressione LP (attorno
ai 3 bar). Si noti che l'S H a pressio ne intermedia prosegue anche nella zona ad
alta temperatura , favorendo un'espansione più "secca" (minor formazione di
liquido in turbina ). Anche lo schema 3L è di diffusione limitata, perchè, come
vedremo in 5.3, se non abbinato all' RH , non consente l'o ttenimento di
prestazioni significativamente superiori agli schemi a due livelli.
- Tre livelli con RH (fig.5 . 13d - 3LR): anche in questo caso l'HRSG
differisce dal caso pre cedente per l'aggiunta del banco e.liRH. La pressione a
cui effettuare I 'RH coincide sempre con quella di evaporazi one IP: il vapore
proveniente dalla turbin a HP viene miscelato con quello generato nella sezione
IP e quindi risurri scaldato fino ai massimi valori consentiti dai gas di scarico,
prima di tornare alla turbina. Ta le ampio surriscaldam ento, effettuato a una
pressione piuttosto bassa (tra 15 e 30 bar), previene in modo decisi vo la
5.24 Turbine a gas e cicli combinali

formazione di liquido in turbina, problema che affligge i cicli 2L e soprattutto


3L. Si pensi infatti che, partendo dalla stessa temperatura massima (ossia TOT·
~Tap), diverso è il titolo a fine espansione se questa inizia a 707100 bar (valori
comuni della pressione massima dei cicli 2L e 3L} piuttosto che ai 15 7 30 a cui
viene effettuato l'RH nei cicli 2LR e 3LR: ciò costituisce un punto decisivo a
favore dei cicli con RH . La soluzione 3LR è pertanto l'opzione di punta nella
pratica dei cicli combinati ed è riconosciuta come quella vincente nei grandi
impianti per produzion e elettrica di base.

Le disposizioni dei banchi di scambio termico negli HRSG possono subire


lievi modifiche a seconda delle soluzioni adottate dai vari costruttori e quindi le
indicazioni di fig.5.13 non sono le uniche possibili, pur restando rispettate nelle
linee generali. A titolo di esempio, in fìg.5. I2 è riportata la sezione reale di una
caldaia a recupero vertica le per un ciclo 3LR di grande potenza, in cui la
disposizione dei banchi tubieri segue piuttosto fedelmente quella di fìg.5 .13d.
A livello impiantistico, bisogna poi aggiungere che è diffuso nella pratica
asservire una sola turbina a vapore a più turbine a gas (fino a quattro). Lo scopo
è ottenere un'evid ente economia di scala per ciò che riguarda il turhoalternatore
a vapore, con riflessi positivi sulle prestazioni della centrale. Infatti le macchine
a vapore presentano, come ben noto, rendimenti interni sempre cresce nti con la
loro dimensione assoluta. In questi casi è comunque sempre prevista una singola
caldaia a recupero per ogni turbina a gas: le economie di scala risultanti da una
loro unificazione sarebbero irrilevanti rispetto ai costi dei condotti dei gas caldi
e delle serrande necessarie a permettere la fermata di una singola turbina a gas.
Quando invece ogni turbina a gas ha la propria turbina a vapore è possibile
utilizzare un 'unica macchina elettrica, sempre allo scopo di ridurre i costi. In
tal caso bisogna però introdurr e un giunto autosincronizzante tra alternatore e
turbina a vapore, affinchè quest'ultima non venga tra scinata durante I' a vviamen·
to del turbogas, operazione che la danneggerebbe in assenza di produzione di
vapore.
Turbine a gas e cicli comhinati 5.25

n n
SH HP SH LP
n
~etr~ u ev. LP
eco
u
.......
,._--eco HP (1)
eco HP (2)

turb.HP / LP -=-
8
CICLO A DUE LIVELLI (senza RH)

Fig.S.13a:Ciclo a recupero a due livelli di pressione senza risurriscaldamemo.

n
eco
u
eco HP (2)

turb.HP --=..::: turb .lP/LP -e


CICLO A DUE LIVELLI CON REHEAT

Fig.5.13b: Ciclo a recupero a due Livelli di pressione con risurriscaldamemo .


5.26 Turbine a gas e cicli combinali

turt>.HP

CICLO A TRE LIVELLI (senza RH)

Fig.5.13c: Ciclo a recupero a tre livelli di pressione senza risurriscaldamento.

n
eco LP
u

turb .HP

CICLO A TRE LIVELLI CON REHEAT


Fig.5.13d : Ciclo a recupero a tre livelli di pressione con risurriscaldamento.
Turbine a gas e cicli comhina,i 5.27

5.3 Prestazioni dei cicli combinati

Prima di pro cedere a considerazioni quantitative riguardo le prestazioni dei


cicli combinat i e alla loro ottimizzazione, è necessari o stabili re le assunzioni con
cui eseguire i calcoli e i limiti tecnologi ci entro cui ricer care le so luzioni
ottimali per i cicli a vapore (in analogia con quanto fatto al Cap.3. l per il ciclo
reale delle turbine a gas). La seguente Tab.5 .2 contiene i valori impiegati nelle
valutazioni ripor tate in questo testo: chiarament e, ess i non rappre sentano
condizioni "obbligatorie", ma sono derivati da una disamina dei valori più
frequentemente riscontrati nella prati ca.

AT minimo tra gas ed evaporazione (AT pp) IO °C


AT minimo tra gas e vapore surriscaldato (ATa ) 25 °C
AT tra uscita economizzat ore ed evaporazione (ATs.J IO °C
Massima temperatura del vapore surrisca ldato 538 °C
Massima pre ssione di evaporazione 140 bar
Minima pressione di evap orazione 3 . 1 bar
Minima pressione di risurri scaldamento 15 bar
Pressione di condensazion e 0.0 5 bar
Pressione al degasatore (se non integrato) 1.4 bar
Ap/p economizzator i 15 %
Ap/p surriscaldatori e piping di adduzio ne turbina<a) 8%
Velocità di rotazione della turbina 3000 rprn
Perdite tem1iche HRSG , lato gas 0.7 %
Perdite di pressione nell'HR SG 3 kPa
Rendimento interno della turbina vedi nota 3
Rendimento alternatore (h) 98.5 %
Rendimento meccanico della turbina (hJ 99.5 %
Perdita di vapore vivo per trafilamenti dalla turbina 1%
Perdita per energia cinetica allo scarico turbina (e) 24 .2 kJ/kg
Rendimento idrau lico delle pompe 83 %
Rendimento elettrico -meccanico delle pompe 90 %
Potenza ausiliari I Potenza termica del condensatore 0.5 %
Temperatura del!' ambiente di riferimento 15 °C .

(a) per la massima pressione include le valvole di regolazione turbina ; per il


risurriscaldamento include la tubazione di ritorno ali' HRS G.
(b) per una potenza di 100-120 MWc1. In generale , si veda fig .2. 15.
(e) corrispondente a una velocità di 220 m/s, senza recupero di energia cinetica.
Tab.5.2: Assunzioni usate nel calcolo della sezione a vapore a recupero di cicli
combinati gas-vapore .
5.28 Turbine a gas e cicli combinatì

A parziale co mm ento di tali assunzioni si noti che:

- Non so no stati imposti limiti inferi ori alla temp eratura dei gas al camino,
r iferendosi a fumi di co mbu stione di metano con largo ecce sso d 'aria, per
i quali il pericolo di corrosione acida è assai remoto . Non è comunque bene
sce ndere sotto i 70-80°C per evitare la formazione di pennacchi di fumo resi
visibili dalla co ndensazio ne del vapor d'a cqua all 'u scita da l ca mino.
- Il rendimento della turbina a vapor e, dato di grande importanza nella stima
della potenza del c iclo, è stato calco lato co n un metodo prop osto dall 'au to-
re3. Tale metodo effettua un ca lco lo seque nziale degl i stad i, attribuendo
loro un rendim ento isentropico in funzione de l num ero di giri caratt eristico
dello stadio, e co rreggen dolo per l'eve ntual e presenza di liquid o. Al di là dei
dettagli operativi, si noti che in tal modo si tiene conto di importanti effetti
che non posso no essere trascurati nel deter minare le pr estaz ioni di una
tur bina a vapore: in partic olare la "taglia" della turbina (le pic cole unità
hann o re ndimenti assai inferiori di quelle g randi , per la loro ridott a port ala
volumetri ca), la variaz ione del volume specifico durante l'e span sione (gli
stad i ad alta pre ss ione, quindi a basso Ns hann o rendim enti inferiori di quelli
di media pressio ne) e la già citata presenza de l liquido. Tali effetti hanno
pesi diver si nei var i cicl i, e non sarebbe stato corr etto assu mere valori
cos tanti dei rendimenti dei vari co rpi di turbin a.
- Nel seg uito si fa sempre riferim ento a una portata di gas di 600 kg/s, a cui
co rri spondono, per i va lori usua li di TOT , turbin e a vapore di potenza
dell'ordine dei 100 MW . I già cit ati effetti di taglia fanno sì che le
pr evisio ni qu i rip ortate risultino ottimi stiche per macchine di potenza
sensibil mente inferi ore.
- I valori massimi delle cond izion i del vapore (140 bar, 538°C) sono coe renti
co n quelli normalmente risco ntrati nelle ce ntrali a vapore di potenza
relativam ente limitata (appunto 100- 150 MW ). I val ori tipi ci dei gruppi più
importanti (es: 600 MW, con 240 bar , 565°C) sono stat i esclusi in qu anto
finora mai utilizzati nella pratica dei cicli combinati. Tuttav ia, non è
azzardato preved ere che i rece ntiss imi affinamenti della tecnol ogia del
vap ore (sono oggi operativ e cen trali a 300 bar e 600°C con doppio RH)
abbiano nel prossimo futuro ricadute sui cicli combi nati, laddov e la taglia
dell'impianto e la temperatur a dei gas di sca rico lo consentano.
- Le con di zioni d i co ndensazione (0.05 ba r) e i co nsumi degli ausilia ri

3G.Lozza "Bottoming Steam Cycles Jor Combined Gas-steam Power Plants: a


Theoretical Estimation of Steam Turbine Performance and Cycle Analysis", Pr oceedings
of the 1990 ASME Cogen-Turbo Symposiurn, pp.83-92, New Orleans, USA, IGTI
Vol.5.
Turbine a gas e cicli combinati 5.29

(principalmente le pompe di ci rcolazion e del refrig era nte del co ndensatore )


sono ragi onevol i per condensaz ione con acqua in ci rcuito aperto (fiu me ,
mare , etc.) o con torre evapo rativa. In caso di co nden sazione ad aria a
secco , sono più frequ enti pre ssio ni di condensazione di c irca 0.1 bar con
consumi degli ausi liari più elevati se il sistema prev ede la circo lazione
forzata dell'aria: in tali cas i la dip endenza da parametri amb ientali e da
scelte progettuali co nting enti è molto forte ed è quindi difficile generaliz-
zare.

5.3.1 Ottimizzazione delle pressioni di evaporazione

Sulla base delle assunzioni ope rate è po ss ibile determinare le condizioni


operative ottimali dei cicl i a recupero. Infatti , come al par.5.1.1 abbiamo
determinat o la migli or temperatura di evaporazione per un ciclo di Carnot, nel
caso reale di ciclo a vapor e si pone lo stesso problema. Si noti che:

- La pressione ottima le dipenderà dalla temperatura inizial e dei gas sca ricati
dal turboga s;
- In un ciclo multi-liv elli andranno ottimizzate co ntemporaneamente tutte le
varie pressi oni ope rativ e del ciclo;
- La soluzione non può esse re ricercata con metodi analiti ci (non fos se altro
che per la sua dip endenza dall e pr op rietà termodinamic he del vapore , inteso
come gas reale): essa va rice rcata per via numerica, nel caso ge nerale con
metodi di rice rca del ma ss imo di funzioni non -lineari multivariabili .

Consideriamo, co me ese mpio applicativo, il probl ema di ricerca della pressione


ottimale per un se mpli ce cic lo monolivello, analizzando ne gli asp etti termodina-
mici con il metodo dell'analisi entropica. La fig.5. 14 riporta le perdite di
rendimento , ai sensi del secondo principio, che s i verificano in cic li a recupero
al variare della pr ess ione di evaporazione, per due diverse turbine a gas: la
prima ad alto rapporto di co mpr ess ione (13=30, co me da fig.3 .5) e la seconda
a {J tipico delle macchi ne heavy-duty (13= 15, fig.3.1 ). Le temperature de i gas
allo scarico sono assai diverse, rispe ttivamente 476 e 603°C, tenendo conto di
una perdita di pr ess ione allo scarico d i 3 kPa. Dall'anali si della fig.5 . 14 si
possono effettuare le seg uenti osservazioni:

All'aumentare della pre ss ione del ciclo a recup ero, in entra mbi i casi
diminuiscono le perdit e relative allo scambio termico nell'HRSG e
aumentano quelle di scarico dei ga s caldi nell'ambiente (come peraltro era
già stato ri levato impiega ndo la semplice schematizzazione del ciclo di
Carnot ) .
5.30 Turbine a gas e cicli combinati

0.6 ------------- 0.6 --------------


I

;=~~i
~o
lavoro utile lavoro utile ;
ottimo
·[o .5
·u
e:
~~-1~-d~-----:---:::: 0.5
1•
-~ condensazione
= 0.4 ~.L-----.-----
e/rnlt 0.4 c--+~~-~ ..........
---1
0
e
Q)
E 0.3 scari co gas 0.3
'5
~
....
'i5 0.2 0.2
2
'i5
~ 0.1 T.gas ~=30 0.1 T.gas ~= 15
(fig.3 .5) scambio termico (fig.3 .1) scambio termico
o.._ _______ ___..__
___ _.
o----
10
-----...__
20 30
__ _ _,
40 50 60 20 30 40 50 60 70 80 100 120140
Pressione evaporazione, bar Pressione evaporazione. bar
Fig.5.14: Analisi entropica di cicli a recupero monolivello, al variare della
pressione di evaporazione.
- Le pe rdite di sca rico gas sono ben più rilevanti nel caso ad alto {3, in quanto
il co ntenuto exergetico residuo dei gas rilasc iati ali 'ambiente è più
importante in termini percentuali quando la turbina a gas rilascia gas più
freddi (ovvero il lavoro reversibile da essi estraibile è infe riore). Que sta
voce è la prin cipa le responsabile del minor rendime nto di seco ndo principio
del ciclo a recupero (che è il complemento all'unità della som ma delle
perdite segna late in figura) nel caso a {3=30 rispe tto a {:3=15.
- Le perdite causate dal rendim ento non unitario della tu rbina crescono con
la pressione, in relazione al maggior lavoro svolto.
- Le perdite nella co ndensazione, dovute al AT tra conde nsazio ne (32.9°C)
e ambien te (15 °C), sono di una certa importanza nonostante il modesto
va lore di tal e AT . Esse tendo no a diminuire con l'aume nto della pres sione,
perc hè di minuisce il calore entrante nel ciclo e con esso quello scar icato al
condensatore.

Il valore ottimale della pressione è molto diverso nei due casi: circa 20 bar
contro 70, a cui corr ispondono 212 e 285 °C. Si noti che la (5 .6) app licata ai
cas i in esame avrebb e sugger ito temp eratur e di evapo razione rispettivamente di
191 e 229°C, entrambe più basse di quelle effettivamente ottim izzata. Questa
dis crepanza è att ribui bile al fatto che la pr oced ura svolta in (5.6) non co nsidera-
va l'effetto dell'ulteriore recupe ro termi co reso poss ibile dalla pr esenza
dell'economizzatore. Si può tuttav ia notare che l'infl uenza della pressione sul
Turbin.ea gas e cicli combinati 5.31

rendimento di recupero è piuttosto con tenuta: ne l caso a {3= 15 per esemp io la


variazione di 1111è conte nuta ent ro il 2 % in tutto il campo tra 40 e 140 bar . Ciò
consen te al pr oge ttista de l ciclo di scegli e re la pressi one del ciclo ten endo conto
anche di altri fattori (econo mic i, ope rativi , etc.) senza per questo compromettere
in modo significativo il rendimento.

5.3.2 Influenz a dell'assetto del ciclo

L'adozion e di cicli multili vell o può migliorar e nettamente la qualità del


recupero termi co nei cic li comb inat i, ottenendo contemporaneame nte la
riduzione dell'energia termi c a dissipata allo sca rico e de lle irrev e rsibilità nella
cessione di c alo re al ciclo a vapor e . E' possibile rendersene cont o osservando
in figura 5 .15 i diagrammi temperatura-potenza termi ca dei cicli ottimizzati per
il recupero da turbina a gas heavy-duty ({3= 15) e in fig.5 . 16 l'analisi di secondo
principio del ciclo co mbinato risultante. I tre casi delle figure 5.15 e 5.16 so no
relativi alle di sposizioni impiantistiche più frequentemente usate nella prati ca:
a un livello ( IL , fig.5. 7), a due livelli (2L, fig.5. l 3a), a tre livelli con RH
(3LR , fig .5. l 3d). Si noti che:

- Utilizzando un ciclo a due livelli (fig.5 .15b) invece che monoliv ello
(fig.5.15a ) , la quota di potenza termica dissipata al camino si ridu ce dal 21
al l 0% c irca, con una dr astica riduzi one della pe rdita exe rgeti ca co llegata
(fig.5.16). Contemporaneamente, la maggior pr ess ione di evapo razi one nel
caso 2L riduce i LlT nella zona ad alta temp eratura dell 'HRSG e il
conseguent e A17, senza co mprometter e la po ssi bilità di un efficace re cupero
termico, rea lizza to co n l'e vap orazion e di bas sa pressione .
- Adottand o il ciclo 3LR (fig.5. 15c), oltre all'affinamento del re cupero a
bassa temperatura, si ve rifica un sos tanziale inc rem ento della potenza
termica scambiata ad alta te mperatura, cioè nell'SH e RH : il ciclo a vapor e
riceve ca lo re ad alta te mp eratura , diminu e ndo ulterio rmente le irreversibilità
nello scambio termi co nell'HRSG.
- Nella fig.5 .16, le prim e quattro vo ci di perdita (in basso) sono relati ve alla
turbina a gas e quindi comun i ai tr e cas i. Va inve ce notata la differenza
delle perdit e loca lizz ate ne lla turbina a vap o re: esse aume ntan o dalla
soluzion e 1L a quella 2L (mi tigandone i vantaggi) in relaz ione al maggior
lavoro svolto (la pressi one di ammi ss ione è superiore in 2L) e al minor
rendimento consegue nte alla più elevata perc en tuale di liquido in turbina
(infatti all'ammissione il vapore ha la stessa temperatura nei due casi, ma in
2L la press ione è sup eriore, per cui l'espan s io ne resta più sinistra nel
diagramma di Mollie r di quanto non avvenga in 1L).
5.32 Turbine a gas e cicli combinati

Fig.5 .15: Diagram-


ma dello scambio 600 UN LIVELLO quota di
tennico per cicli a potenza
500 diss ipata
recupero ottimizzati u allo scarico
per la turbina a gas
difig.3.1 , nei casi:
~400
:::, \
(a) a un livello di ro
ci>300
pressione, (b) a due a.
E
livelli, (e) a tre livelli ~200
surr isca ldamento
con RH.
100
preriscaldamento

600 DUE LIVE LLI quota di


qh potenza
E>q1
500 . o;~ dissipata
u ~~& allo scarico
O'o:
~ 400
:::, ql""'
él,,/,
ro ------ , 0.9.
ci>300
a. evap .HP / \ q.s-
E
~ 200 SH HP SH LP /
2·eco HP evaplP
100
eco HP e LP ----

600 TRE LIV ELLI + RH quota di ..


potenza
500 dissipata
u allo scarico
ro400
'- 'f\'""
::,
...,
nl ecoHP
ci>300 evap.lP ..............
a. ecoHP e IP
E
~ 200

100 evap.L · ..
eco HP, IP e LP --/.
o.._~ -~-~~ ~~~~ --_..___,
o 20 40 60 80 100
Potenza termica disponibile, %
Turbine a gas e cicli combinati 5.33

Blsc.gas
'*' •e /m/t
ò
ro
e:
:o
45
.1V
lmcond.
mlllhrsg
E •e /m
o
u 40 Oesp.
o •compr .
o
·c3 Dcornb.
.g_35
·u
e
·;::::
o.
:_ 30
~
<l

1L 2L 3LR
Tipo di ciclo a recupero
Fig.5.16: Analisi entropica di cicli combinati per fa rurbina a gas di fig. 3. J.
legenda delle perdite: comb: combustione nel turhoxas. compr: compressiom! nel
turbogas, esp: espansione nel lurhogas, elm: perdite elel!romeccaniche nel turbogas,
hrsg: scambio termico nella caldaia a recupero, TV: turhina a vapore. cond: condensato-
re, e/m/t: eleuromeccaniche e lenniche nPlla sezione a vapore, se.gas: scarico gas.

- Nel caso 3LR invece le perdite della turbina subiscono una riduzione, a
seguito del risurriscaldamento che elimina gran parte del liquido in turbina
e aumenta la portata volumetr ica degli stadi di media pressione, migliorando
N5 e quindi il rendimento. Si può quindi concludere che l'eff etto dell'RH è
positivo sia per motivi termodinamici (miglioramento dello scambio termico)
che per il miglioramento delle prestazioni della turbina a vapore. effetto che
è spesso preponderante rispetto al primo.

La tab.5.3 contiene infine una serie di risultati ottenuti dall'ottimizzazione del


recupero termico dai due usuali tipi di turbina a gas, con i diversi assetti di ciclo
illustrati in precedenza (fig.5.7 e fig.5.13), in accordo con le assunzioni di
Tab.5.2. Ad essi è stato aggiunto (solo per il primo caso) un ciclo a 3 livelli con
RH aventi caratteri stiche più avanzate (che chiameremo 3LRA), derivanti da (i)
rimozione del vincolo sulla pressione massima di 140 bar, (ii) adozione di un
tratto di RH tra l'evap oratore HP e quello IP, (iii) temperatura massima di
565°C invece che 538°C. Il caso 3LRA è quindi rappresentativo dello stato
dell'arte più avanzato oggi conseguibile per un gruppo combinato di grande
potenza. Dall'e same di tab.5.3 si rilevi che:
5.34 Turbim_,a 1:as e cicli combinati

- I rendim enti dei cic li co mbin ati si attestano, ne lle ipotesi della tabe lla , su
valori sempre superiori al 50%, pertanto co n un salto di qualità decisivo
risp etto ai cicli semplic i, ma anche rispetto ai cicli a vapore tradiz ionali .
- I cicli a recupero sono in grado di utilizzare l'exerg ia disponibile nei gas di
scarico con un rendim ento variabile dal 50 al 70% circa.
- La progres siva complicaz ione dello schema d'impianto migliora le prestazi o-
ni: è da rilevare che i cicli 3L offrono vantaggi marginali rispetto a quelli
a du e live lli (e ciò fa intuire come spinger e oltre a tre livelli di pression e sia
de l tutt o superfluo ), mentre i cicli 2LR non sono in grado di sfrutt are
appieno le poss ibilità o fferte dal risurriscaldamento. In pratica pertant o sono
rile vanti solo gli schemi 2L e 3LR, essendo il semplice caso monol ivello
confinato alle appli caz ioni in cui non è praticabi le un raffreddamento
co mpleto dei gas (pe r esempi o in macc hin e che utilizzano combustibili
liquidi contenent i zo lfo).
- Aum entando la sofisticazione del ciclo aum entano le superfici richieste per
lo sc ambio termi co: l'aggrav io di cos ti di impianto è tuttav ia mode sto (si
pen s i che l'HRSG completo non pe sa per più del 10% nel costo iniziale di
un ciclo co mbinato) e l'a um ento di potenza elettrica prodotta è, sa lvo casi
parti cola ri in cui non sia previ sto un utilizz o intensivo dell'impianto, tale da
co mpensare abbondantemente tale aggravio.
- L'ad oz ione di co nd izioni avanzate del vap ore (in parti co lare della pr es sione
ipercrit ica) è imp ortante an che nei cicli a recupero, se i gas di scari co sono
a temp eratu re eleva te: il caso è privo di senso per la turb ina ad alto /3dove
il limit e alla pres sio ne è di carattere term od inami co e non economi co-
impianti stico.

5.3.3 Rendimenti dei cicli combinati

Un esame più generalizzato de lle pre stazi oni dei cicl i co mbinati è sin tetizzato
in fig.5 . 17, nel co nsueto pi ano lavoro utile - rendimento, al variare del rapporto
di co mpr ess ione del cic lo di turbin a a gas. In tale figura sono rappres entati per
confronto: (i) i punti a vari {3 dei cicli se mpli ci, per la tecnologia attuale e per
quella della futura gene razi one (ri spettivamente tecnologie A e B definite in
Tab.3.2 , con TIT di 1280 e 1400°C: i punti del grafico sono gli stessi di
fig.3 .3), (ii) i punti dei cicli co mbinati per la tec nologia B , con cicli a recupero
di tip o 1L , 2L , 3LR, in accordo con le assunzioni di T ab.5 .2 , (iii) i punti dei
cicli comb inati per la tec no logia A, con ciclo a vapore a tr e livelli co n RH e con
le stesse assunzioni del caso 3LRA di T ab.5 .3. Formuliamo le seguenti
osservazioni:
Tab.5.3 : Prestaz ioni e valori ortimizzati delle pri ncipali variabili di progerro di cicli combinati con diversi assetti.
ITipo di ciclo a recupero IL 2L 2LR 3L 3LR 3LRA

Recupe ro da turbogas J3:::::


15, TOT = 603.5°C, G = 609.4 kg/s, wreY= 183059 kW
0.5256 0.5417 0.5482 0.5451 0.5536 0.5642
is·
Rend . ciclo combinato , '17cc g_
Rend. ll 0 pr. recupero , 7711 0.5963 0.6515 0.6736 0.6628 0.6917 0.7281
Potenza elettrica netta, kW 109161 119260 123307 121339 126622 133283
Pressioni, bar 69.2 124.4 /5.3 123/20.7/6.8 125119.7/3.1 I 40/21 . 8/3. 1 295/15 /3
Te mp. vapore, °C 538 538/312 538/538/3 1O 538/538/3 11 538/538/321 565/565/345
Portate di vapore, kg/s 92.9 92.2/1 6 .1 69.6/22.3 87 .5/ 1217.3 69 .5/16.5/ 9. 9 7 1.9/9.9/8 .5
Temp. gas scaricaù, °C 144 84 100 79 85 88
U·S caldaia recupero , kW/K 4536 7486 6809 8826 8401 9750

Recupero da tu rbogas J3=30, TOT=476.3°C, G=60 6.6 kg/s, Wn:v= 123286 kW


Rend . ciclo combinato, 11cc 0.5182 0 .5344 0.5393 0.5 403 0 .5459 n.a.
Rend. Il O pr. recupero, 1111 0.5281 0.5959 0.6164 0.6206 0 .6438 -
Potenza elettrica netta , kW 65108 7346 1 75990 76512 79375 -
Pressioni , bar 19.4 49 .3/3.3 54.8/15/3.5 70.4/15 /3.1 84.6 /15. 6/3.1 -
Temp. vapore, °C 451 451 /248 451/451/255 451/451 /27 I 45 I /45 l /284 -
Portate di vapore, kg/s 67.8 61 .3/1 9.8 51.6 /22.7 55115.619.4 43 .6119.4/10.7 -
Te mp. gas scaricati, °C 145 84 101 94 98 -
U·S caldaia recupero, kW/K 3366 5433 5440 6661 6647 -
5.36 Turbinea gas e cicli combi110li

0.6
Ciclicomb .. 1rnm~ ~=36~ >
tecn.A ( 30 24 18 15
0.55
13.liv.+ RHI-:-~
~~ ~ 1:1 s 12 9
0.5 .... ~ --~=30 ... .. ~
....
o
e ~~.,,
(l)
E 0.45 [ Cicli combinati. tecn.B I.
"'O
e(l) P.i=36 30
a:: 0.4
~=30 24 ()' - .·. 24 ..
18 ·,· 18 .fll\HI
e·ICI1·semp 1·ICI,.
_; TIT=140o·c . tecn .A
0.35 15 15

12 •mGE{
Cicli semplici. TIT=128o·c . tecn.B I
0.3
300 350 400 450 500 550 600 650 700 750
Lavoro specifico, kJ/kg
Fig.5. 17: RendimenLi e lavori specifici di cicli combinati, per diversi rapporti
di compressione della turbina a gas, a confronto con i cicli semplici. Le
tecnologie A e B sono definite in Tab. 3. 2,· per i cicli combinati con recn. B sono
presentati i risultati con cicli a recupero a diversi livelli di pressione, mentre
pe r quelli con tecn.A ci si riferisce solo a cicli 3LR (avanzati - Tab.5.3).

- I rend imenti dei cicli combinat i con turbine a gas mode rne e di grande taglia
sono sempre superio ri al 50%, a conferma di quanto g ià rilev ato: il grafico
evide nzia l'enorme salto rispetto al ciclo semp lice.
- L'andament o del rendimento è scarsamen te influenzato dal rappo rto di
co mpre ssione della turbin a a gas: l'energia termica ad alta temperatura
dispersa allo scarico da un ciclo a basso {3 viene co munqu e efficac iemente
recupe rata dal ciclo a vapore elevandone la quali tà (si r ico rdi, da Tab .5.3,
che l7II è più alto per gas più caldi ). Il lavo ro specifico cresce al diminuire
d i {J, in relazione alla magg ior potenza sv iluppata dal ciclo a vapore.
- E' importante notar e che il B ott imo in ciclo comb inato è attorno a 12-18.
Ciò spiega uno de i motivi più importanti per cu i le unità heavy-duty sono
progettate a f3notevo lmente inferiori di que lli ottimali per il rendimento del
ciclo semp lice: esse sono in rea ltà ottimizzate per l' impiego in ciclo
combina to, oltre che per l'ottenimento del massimo lavoro speci fico e dei
minimi cos ti per unità di potenza.
Turbine a gas e cicli combinati 5.37

- L'aumento delle prestazioni delle turbine a gas, passando dalla tecn.B alla
A e in particolare aumentando la TIT , comporta un aumento ancora più
sensibile delle prestazioni del ciclo combinato. I vantaggi di un aumento di
TIT non sono più smorzati da un aumento della temperatura di scarico dei
gas, perchè questi sono recuperati in modo termodinamicamente efficiente.
Con macchine di prossima generazione e con un ciclo a vapore adeguato,
la fig.5 .17 segnala rendimenti netti attorno al 58 %, un valore confermato
dagli studi dei principali costruttori del settore, ottenuto peraltro senza
ricorrere a {3 particolarmente elevati (il campo ottimale è attorno al 20). La
soglia del 60%, impensabile con qualsiasi altra tecnica di conversione
termodinamica, appare alla portata dei cicli combinati del prossimo
decennio.

Infine, è utile confrontare i rendimenti illustrati dalla fig.5.17 con que lli dei
diversi cicli discussi nel Cap.4: il ciclo combinato si pone in una posizione di
netta superiorità non solo rispetto ai cicli rigenerativi e interrefrigerati (che non
superavano mai il 45 %), ma anche rispetto a configurazioni più complesse (es:
ICR e ICRRH di Tab.4.1 ). Inoltre le migliori prestazioni termodinamiche sono
ottenute senza alcuna modifica della turbina a gas (operazione quanto mai
delicata e costosa , necessaria a realizzare i cicli del Cap.4), ma solo aggiungen-
do a posteriori l'impianto a vapore. Quest'ultimo risulte rà magari impegnativo
e complesso, ma non aggiunge certo incognite progettuali trattandosi di
macchinario ben conosciuto e tecnologicamente consolidato.

5.3.4 Costo dell'elettricità prodotta

Alla luce dei valori di rendimento discu ssi al precedente paragrafo è evidente
come il ciclo combinato si presenti prepotentemente come una tecnologia
competitiva per la produzione di energia elettrica su vasta scala. Infatti la
competitività di una centrale elettrica, al di là di consideraz ioni termodinamiche
e ambientali, si misura in termini di "costo dell'elettricità" (COE, espresso in
{/kWh), che può essere sinteticamente espresso come:

Paf
CC.API c,..UEL
COE = ---- + COM + (5.14)
h~q
dove:
- il primo termine è la quota di capitale, in cu i CcAP è il costo complessivo
di capitale dell'impianto specifico alla sua potenza netta nominale [f/kW el],
riportato all'anno di inizio delle operazioni commer c iali, Paf è il fattore che
permette di calcolare la quota di ammortamento a rate annual i costanti
(eq.5.12), in dipendenza dal tasso d'interesse e dalla vita utile dell'impianto,
5.38 Turbine a gas e cicli combinali

heq è il numero di ore annue equivalenti di funzionamento alla potenza


nominale (cioè kWh effettivamente prodotti in un anno diviso per i kW di
potenza nominale);
- il secondo termine è dato dai costi totali operativi e di manutenzione (OM)
riportati ai kWh prodotti [f/kWh];
- il terzo termine è la quota di combustibile, in cui CFUEL è il costo specifico
del combu stibile [f/kWhth], derivante dal suo costo unitario (es: f/kg) e dal
suo potere calorifico (es: kWh 1h/ kg), e r, è il rendim ento netto dell ' impianto
[kWhe ifkWh 1h].

E ' pertanto evidente che un elevato rendimento è un fattore ch iave nella riduzio-
ne del cos to dell'elettricità. Per capire come si posizionano i cicli co mbinati in
un confronto con le altre modalità di generazione termoelettrica, è con veniente
riferir si alla tecnologia più diffusa su scala mondiale , cioè le ce ntrali a vapor e
con ca ldaia a polverino di carbon e; co mpleterem o il confronto cons iderando
anche una turbina a gas heavy-duty in ciclo semplice . Le ipotesi ado ttate in
questo confronto sono riportate in Tab .5 .4 (espresse in dollari USA , per evitare
dipendenza dalle continue osci llazio ni del ca mbio):

Tab.5.4: Ipotesi impiegate nella determinazione del costo dell'elettricità


Tipo di impianto CcAP• COM• 11 CFUEL• $/GJ
$/kW $/ MWh
Ciclo co mbinato 500 5 0 .54 3 (165 !/Nmc)
Il
Turbina a gas 350 5 0.35
Centrale a carbone 1200 7.5 0.40 1.8 (48 $/ ton)

Tali ipotesi sono derivat e dalla situazione attuale (1995) del mer cato, a miglior
conoscenza dell' au tore, per centrali di grande potenza. Emerge subito l'enorme
diff erenza dei costi di impianto tra le ce ntrali a car bone e gli impianti basati
sulle turbine a gas, co n alimentazi one a gas naturale: que ste differenze sono
anzitutto giustificate dall'intrin seca struttura del mac ch inario (la grande
co ncentrazione di pote nza della turbina a gas), ma anche dall'aggravio di costi,
per le centrali a carbone, derivante dai sistemi di deso lforazione e denitrificazi o-
ne necessa ri ad assicurare un impatt o ambientale entro le normative esistenti. Il
costo unitario del combustibile è invece favorevole al carbone: i valori riportati
sono quelli medi effettivamente pagati nel 1994 dai produttori europei di
elettricità per gas naturale e carbon e importati. Le ipotesi di Tab .5 .4 vanno
integrate con le seguenti: (i) tasso di interesse deflazionato de l 5 % , (ii) vita utile
dell'impianto di 20 anni , da cui Paf = 12.462.
Turbine a gas e cicli combinati 5.39

o 500
e

--
e
ro
~
....,
400

:.J_ 300
o::, ,.~:;·::
·'< - -.---
e ....······· ····---1- Ciclo ì
e ....···· ~bi natoi
ro 200
.8
"'
o Costo combustibili:
O 100
-v alori attuali {1995)
····· gas +50%, carb.+20%
o --~~~- - ------- - --..._ _ __ _ _
o 2000 4000 6000 8000
Ore annue di funzionamento
Fig.5.18: Costo specifico annuo di esercizio e di ammortamento del capitale,
infunzione delle ore annue equivalenti di esercizio, di centrali elettriche con (i)
ciclo a vapore e caldaia a polverino di carbone, (ii) ciclo combinato a gas
naturale, (iii) ciclo semplice a gas naturale. Ipotesi in Tab.5.4

La fig.5.18 mostra i risultati del confronto, nelle dette ipotesi e con un


cambiodi 1600 Lit per USD , in un piano che riporta il costo di gestione annuo
per ogni kW di potenza installata in funzione delle ore annue equivalenti di
utilizzodell'impianto. In questo piano, l'ord inata all'origine rappresenta la quota
capitale, mentre la pendenza delle rette è determinata dalla quota variabile
(combustibile + OM); il costo del kWh è rappresentato da un fascio di rette
uscenti dall'o rigine. E' subito evidente che il ciclo combinato, nelle ipotesi di
Tab.5.4 (linee continue di fig.5. 18) appare la soluzione che permette di ottenere
il minor costo dell'elett ricità, tranne che per un utilizzo inferiore alle I000 ore
equivalenti (generazione di punta), dove un ciclo semplice si avvantaggia dei
minor costi di capitale. Nel confronto con le centrali a carbone, la forte
differenza dei costi di capitale non viene mai compensata dal minor costo del
carbone: il maggior rendimento dei cicli combinati, assieme a costi operativi più
ridotti, compensa gran parte di tale disparità. Infatti il costo marginale del kWh
risulta di 40 f/kWh per il ciclo combinato e di 38 per la centrale a carbone,
differenza esigua rispetto ai costi iniziali; anche un ciclo semplice risulta
5.40 Turbine a gas e cicli combinati

co nveniente ri spetto al caso a ca rbon e fino a 6000 ore/anno, nonostante il suo


rendimento nettamente inferiore.
Solo ado ttando ipote si di aumento dei cos ti dei combustibili nel medio-lungo
ter mine nettamente sfavore voli al gas naturale è possibile modificare, alme no in
parte, queste co ns ider azio ni . Ad esempio, in fig.5. 18 (linee tratteggiate) si è
immaginato un aumento del 50% del costo del gas a fronte di un aumento di
solo il 20% di quello del carbo ne, ipotizzabile su lla base di un progre ssivo
esauriment o delle scorte economiche di gas, quando invece quelle di carbone
risultino se mpre abbonda nti. An che in queste ipotes i il ciclo comb inato
rappresenta sempre la soluzio ne più economica per impiego d i base (6000-:-6500
ore/anno), seppure a sosta nzial e parità con le cent rali a carbo ne, e mantiene una
netta superiorità ne i med i ca richi. Ci ò dimostra che il fattore rischio legato a un
possibile volatilità dei prezzi de l gas è piuttosto limitato e che il ciclo combinato
è com unque una so luzione "solida".
Il lettore tenga tuttavia presente che i risultati di analis i come qu elle svolte
in fig .5. 18 sono se mpre influenzati da un ce rto g rado di soggett ività, essendo
le assunzioni di base non generalizzabili: ad ese mpio i sostenitori del ca rbone
potr ebbero riferir si a costi di impianto attorno a l 000 $/kW, un valore possibile
per cent rali men o cu rat e dal punt o di vista ambie ntale e locate in s iti a minor
den sità di popo laz ione (ma stime ENEL per centra li policombustibil i segna lano
cos ti attorno ai 1500 $/kW), potrebbero asserire che la vita utile è di 30 anni
inve ce che 20 o ob ietta re che è oggi possib ile cos truire centrali co n rendimenti
del 42-44% in co ndizioni favorevoli (ma il rendimento medio delle centrali in
esercizio rarament e supera il 38%). Se si considerano poi dive rsi sce nari di
esc alati on futura dei cos ti dei co mbusti bi I i il ventaglio delle conclusioni possibili
s i allarga a d ismi sura. Tuttavia, non esistono ragionevoli dubbi che oggi il ciclo
combinato a gas naturale sia i 'opzione più economica per la generazione di
elettricità (oltre ad esse re quella a minor impatt o ambienta le, co me di scuter emo
più avanti). Ne è tes timonianza il grandissimo numero d i ce ntr ali, sia di grande
che di media potenza, rea lizzate in tutti i paesi industrializza ti e "emergenti"
negli ultimi cinque anni.
Quanto detto nei con fronti del carbone è valido anc he conside rando centrali
a vapore ad ol io combustibile (d i grandissima diffusione in Ital ia), che hanno un
costo iniziale de l 10% circa inferi ore (a causa della maggior semplicità dello
stocca ggio e della movime ntazione de ll 'olio r ispe tto al carbone), ma con un
costo unitari o del co mbustibile intermed io tr a gas e ca rb one e co n lo stesso
rendim ento de lle centrali a ca rb one. Del tutto insensato dal punto di vista
eco nomico è invece costru ire centra li a vapo re alimentate a gas natura le, che
unir ebbero alti cost i di impian to con alt i costi variabili.
Turbine a gas e cicli combinali 5.41

5.3.5 Cenni alla regolazione

Concludiamo ora la trattazione sui cicli combinati "unftred" con alcune


sintetiche considerazioni riguardanti il funzionamento a carichi ridotti, cioè in
"regolazione". Occorre premettere che ridurre la potenza prodotta con
un'operazione di by-pass della caldaia a recupero (ovvero scaricando in
ambiente i gas uscenti dalla turbina a gas mediante il camino di by-pass -
fig.5.12 - e rinunciando perciò , in parte o del tutto, al recupero termico e alla
produzione di potenza della turbina a vapore) è un pessimo sistema di
regolazione in quanto non si modificherebbe il consu mo di combustibile, che nei
cicli "unfired" è appunto concentrato nella turbina a gas. E' pertanto logico
operare la regolaz ione sulla turbina a gas, con le modalità descritte al par.3 .5,
e permettere al ciclo a vapore di "seguire" le variazioni di portata e di
temperatura dei gas conseguenti appunto alla regolazione del turbogas (vedi ad
esempio fig.3 . 10).
Più in dettaglio, il ciclo a vapore è in grado di regolarsi naturalmente ,
almeno entro certi limiti di discesa del carico, variando la pressione di
evaporazione (in particolare quella massima, nei cicli a più livelli) e la portata
di vapore, senza la necessità di intervenire su organi di regolazione quale la
valvolaprincipale di ammissione del vapore in turbina, sempre presente in una
centrale con caldaia a combustione. Infatti, a una generi ca variazione della
portata e/o della temperatura dei gas di scarico, è sempre possibile determinare
in modo univoco una variazione della portata e delle condizioni del vapore che
soddisfi le equazioni significative del sistema. Per rendersene conto si pensi a
un ciclo monolivello (fig.5.7) con un diagramma T-Q come in fig.5.8, di cui
siano note tutte le variabili di progetto nel funzionamento nominale della turbina
a gas: a seguito della regolazione di quest'ultima , per una nuova coppia di valori
della temperatura e della portata dei gas di scarico, risultano in generale
incognite le seguenti 7 grandezze:

- portata di vapore
- pressione (e quindi temperatura ) di evaporazione
- temperatura del vapore surriscaldato
- temperatura del liquido uscente l'ec onomizzatore
- temperatura del gas uscente il surriscaldatore
- temperatura del gas uscente l'ev aporatore
- temperatura del gas uscente l'ec onomizzatore

Questepossono univocamente determinat e con le 7 seguenti equazioni:

- portata negli ugelli della turbina a vapore (eq.3.6)


5.42 Turbine a gas e cicli combinati

- 3 equazioni di bilancio entalpico nell'SH, nell'evaporatore e nell'eco;


- 3 equazion i di scambio termico (U·A- LMTD) ancora nell'SH, nell'evapora-
tore e nell'eco, le cui superfici A ovviamente non variano col carico e i cui
coefficienti di scambio U hanno variazioni facilmente prevedibili con le leggi
della convezione forzata.

Al di là delle procedure numeriche di soluzione (che possono divenire non


banali nel caso di schemi più complessi multilivelli), l'asp etto più vistoso è la
variazione di pressione di evaporazione, legata alla portata di vapore mediante
l'equazione 3.6. In sostanza, in un ciclo combinato è bene lasciare diminuire la
pressione operat iva, invece che scollegare la pressione di evaporazione da quella
di ammissione in turbina mediante una valvola, così come si agisce in una
centrale a vapore. Infatti, al diminuire della portata e soprattutto della
temperatura dei gas di scarico, a seguito della regolazione del turbogas , un2
diminuzione della pressi one di evaporazio ne consente un aumento del grado di
recupero termico dai gas combusti: in parole più semplici, se bassa deve essere
la pressione di ammissione, perchè lo impone la (3.6) a car ichi ridotti, tanto
vale che ciò serva a migliorare il recupero term ico. Questa modalità di
operazione, chiamata "sliding pressure ", presenta inoltre il grande vantaggio
della semplicità, non richiedendo azioni attive sul ciclo a vapore.
In queste condizioni, il calo del rendimento di recupero a carichi parziali è
limitato anche se sensibile, a causa delle degradazioni delle condizioni del
vapore (si ricordi però - fig.5.14 - come in un ampio campo di pressioni le
variazioni di rendimento siano minime). Ciò si accompagna al naturale calo di
rendimento della turbina a gas, per cui una plausibile curva del rendimento di
un ciclo combinato a carico parziale non differisce in modo sostanziale da quella
presentata nella parte inferiore di fig.3.10.
Turbine a gas e cicli combinati 5.43

5.4 Altri assetti dei cicli combinati

5.4.1 Cicli con post-combustione

I gas scaricati dalle turbine a gas si prestano a subire un ulteriore processo


di combustione, qualora lo si ritenga utile, che è conveniente effettuare
all'ingresso nella caldaia a recupero, mediante una serie di bruciatori posti prima
della sezione di scambio termico della caldaia (fig.5 .19) . Questo processo è
possibile grazie al contenuto di ossigeno ancora elevato (dal 12 al 16%) nei gas
di scarico, a causa dell'ampio eccesso d'aria con cui avviene la combustione
nelleturbine a gas (Cap.2.2).
La combustione così effettuata è nota come "post-combustione" (in inglese
"supplementaryfiring" o talvolta "duct burning"): tale pratica è ben nota anche
in campoaeronautico, dove, nei motori militari, viene usata (preferibilmente per
brevi periodi) al fine di aumentare la spinta a costo di un forte aumento del
consumo di combustibile.

CALDAIA A RECUPERO
"FIRED "

f TURBOGAS

POST -CO MBUSTORE alla turbina a vapore

Fig.S.19:Schema conceuuale dé ciclo combinato "fired", ovvero con combu-


stionesupplementare auuata a valle della turbina a gas. lo schema del ciclo a
recuperopuò essere uno quaLi;iasidi quelli di fig. 5. 13 o 5. 7.

Nell'ambito dei cicli combinati può essere interessante effettuare la post-


combustioneper aumentare la produzione di vapore nella caldaia a recupero e
conseguentementela potenza della turbina a vapore. Il ciclo combinato risultante
viene chiamato "fired", in contrapposizio ne con i cicli "unfired" finora
considerati.L'int eresse verso la pratica della post-combustione è avvalorato dal
fattoche il rendimento termico di questa operazione (1Jpc.th), definito come:
produzione termica addizionale
(5. 15)
llpc,11i = potenza termica sviluppata dal post-combustore
5.44 Turbine a gas e cicli combinati

è estremamente elevato e
spesso risu lta superiore linea di raffreddamento del gas:
all'unità. La motivazione __.....----con post-combust ione
di questo apparente con- enza post-combustione
tro senso termodinami co è
comprensibile, in termini (.)
.
qualitativi, guardando la minor temperatura allo
fig.5.20: infa tti, ne lla scarico conseguibile con
produzione di vapore, la post-combustione
linea di raffreddamento
de l gas "ruota" attorno al
pinch-point , ossia si può
ottenere una minor tem-
linea di generazione del ./
peratura al camino se si vapore __/
parte da un livello termi-
co più elevato e produrre Potenza termica scambiata,%
quindi una maggior quan - Fig.5.20: Diagramma qualitativo del recupero
tità di vapore di pari termico in un HRSG in presenza o meno di post-
caratteristi che termod ina- combustione. Si noti come la post-combustione
miche. In altre parole, permeua di ottenere un miglior raffreddamento dei
non solo si recupera gas di scarico.
interamente il calo re
addizionale introdotto (ammesso che la combustione sia completa, ma questo è
in genere garantito dall'ampio eccesso d'ossigeno esistente), ma si miglio ra il
recup ero term ico dalla corrente gassosa originaria.
Questa prerogativa rende la post-combustione di grande interesse nelle
applicazioni coge neratìve. Negli impianti di pura produzione elettri ca bisogna
però anche tener conto di come il calore addiz ionale viene conve rtito in
elettricità dal ciclo a vapore a recupero e, quindi, di come la post-combustione
può influenzare il rendimento di un impianto a ciclo combinato, rispetto alla
soluzione "unfired". Estendendo l'eq.5.9 in presenza di post-combustione e
introducendo il fattore f pc, definito come rapporto tra le potenze term iche
sviluppat e dalla combustione nel post-combustore e nella turbina a gas, si ha:

T)GT + (1 - T) GT - ~ +f pc) 11,ec


(5.16)
1lcc = 1 +f.pc

Studiando J'eq.5.16 in funzione di fpc, si può dimostrare che:

- se 11recè supposto costante al variare di f pc, e poichè sicuram ente 11recè


Tùrbinea gas e cicli combinati 5.45

inferiore a TJcc un/,il rendimento del ciclo combinato diminuisce ali 'au-
mentare dì fpc. Tale situazione è rappresentata nell' "ipotesi A" di fig.5 .21;
- se si ammette che 11rec possa crescere con fpc• non è possibile desumere
alcun andamento generalizzabil e ai sensi della (5 . 15), poichè l' aumento di
c potrebbe rivalutare la qualità del recupero termico globale (cioè anche
11re
della frazione ( 1-TJTG-n), per cui non si può affermare con certezza che la
post-combustione sia dannosa per il rendimento.

Nella realtà, non vi è dubbio che 11recsia destinato ad aumentare con fpc: basti
pensare che per fpc-+oo il ciclo diventa un puro ciclo a vapore , e che il
rendimento di questi ultimi è dell'ordine del 40-44%, e quindi sensibilmente
superiore agli 'T'frec tipici dei cicli a recupero . In particolare , abbiamo già visto
come al crescere della temperatura dei gas sì rivaluti la qualità del ciclo a
vapore (pressione e temperatura massima più elevate, possibilità di introduzione
del risurriscaldamento); inoltre, per il citato effetto dì "rotazione" attorno al
pinch-point (fig.5 .20) la produzione di vapore si concentra sul livello di alta
pressione, aumentando il livello di introduzione del calore nel ciclo a recupero
e quindi il suo rendimento.
Se sì ipotizza una crescita del rendimento di recupero in funzione di fpc è
quindi possibile, mediante la (5.16 ), prevedere l'and amento del rendimento del
ciclo combinato in presenza di post-combustione . A titolo di esempio, la
fig.5.21 mostra i risultati ottenuti con una certa ipotesi (B) di tale andamento,
che prevede una crescita progre ssiva di 7lrec fino a stabilizzarsi attorno al
rendimento di un ciclo a vapore di elevata qualità (44 %): il rendimento del ciclo
combinato "fired" non riesce comunque mai a supera re quello del ciclo
"unfired", nonostante l'ipote si B sia realistica solo spingendo al massimo
tecnicamente plausibile le condizioni del vapore nel ciclo a recupero. Nella
pratica impiantistica si può perciò affermare che la post-combustione comporta
una diminuzione del rendimento del ciclo combinato, ma che tale diminuzione
può essere piuttosto contenuta se la disponibilità di ca lore a temperatu ra più
elevataè accompagnata da un miglioramento delle condizioni del ciclo a vapore
a recupero.

4 11cc,unf è il rendimento del ciclo unfired dato dalla (5.9); in base alle analisi
svolte,non vi sono dubbi che questi risulti superiore a rJrt!c: infatti, se per 'lcc.unf sono
realistiche stime tra il 50 e il 55 % , '1rec si attesta su valori non superiori al 30-32 % nei
cicliunfired, trattandosi. nella migliore delle ipotesi. del rendimento di un ciclo a vapore
non rigenerativo e non molto spinto in termini di condizioni del vapore. Si ricordi che
il ciclobottomer è ottimiz1,atoper il recupero a temperature variabili e quindi, in tennini
di puro rendimento, non può che risultare notevolmente inferiore a quello del ciclo di una
centralea vapore, che comunque è assai inferiore a rJcc ,unf·
5.46 Turbine a gas e cicli combinati

0.6
Rendimento CC unfired
~
0.55
,,
7 ................ ; .. ..

Hp.B

-
o
e
Q)
E
0.5 ~"Rendime
Hp.A
nto
ciclo combinato
(
0.45
"O
e

,.
Q)
o:::
0.4
Hp.B :
· --:::;:. Rendimento di recupero
0.35 ·HpA ........

0 .3 .______ ___ ___ ....._


___ __ _ ___,
o 0.25 0.5 0.75 1.25 1.5
Fattore di post-combustione
Fig.S.21: Rendimento elellrico di cicli combinati in presenza di post-combustio-
ne. Il risultato, rispetto al ciclo "unfired", dipende dalla variazione del
rendimento di recupero del ciclo a vapore. Sono mostrale due ipotesi estreme:
A: nessun miglioramento del ciclo a vapore - B: massimo miglioramento del
ciclo a vapore compatibile con gli attuali vincoli tecnologici.

La convenienza della post-combustione non può essere solo va lutata in


termini di rendimento, ma occorre tener conto di altri fattori quali (i) la
possibilità di usare per essa combustibili pesanti (olio, carbone), (ii) l'aggravio
di costi impiantistici in relazione all'aumento di potenza del ciclo a vapore. A
quest'ultimo proposito si ricordi che la sezione a vapore è intrinsecamente più
costosa, in termini specifici, di que lla a gas e che, per temperature dei gas
superi ori a 800-1000 °C (corrispondenti a fpc indicativamente di 0.25-0.5) la
st ruttura della ca ldaia a recupero si allontana progressivamente da quella
semplice e compatta vista al par.5.2 per passare a quella delle caldaie
convenzionali (camera di fuoco, pareti membranate, etc.).
Pertanto, nell'attuale pratica imp iantistica la post-combustione è sca rsamente
utilizzata negli impianti per produzione di sola energia elettr ica. E' invece
largamente impiegata negli impianti cogenerativ i (Cap.6) con lo scopo di
aumentare, quando necessario, la produzione di vapore per scopi termici.
Turbine a gas e cicli combinati 5.47

5.4.2 Repowering

La turbina a gas trova interessanti applicazioni, in congiunzione con i cicli


a vapore, anche per ripotenziare (da cui "repowering") centrali a vapore
esistenti. Il concetto si basa su alcune considerazioni di carattere impiantistico:
(i) nel sito di una centrale a vapore è generalmente possibile trovare lo spazio
per installare una turbina a gas, vista la sua compattezza; (ii) una aggiunta di
potenza in una centrale esistente è possibile senza affrontare le difficoltà di
reperimento di nuovi siti per realizzare centrali elet~riche; (iii) è facile ipotizzare
un recupero termico dai gas combusti del turbogas, ai fini di migliorare il
bilancio termico della centrale esistente. Il repowering può essere realizzato
essenzialmente con quattro schemi impiantistici:

- Con preriscaldamento dell 'acgua di alimento (fig.5 .22a): si utilizza il calore


recuperato dai gas per il riscaldamento della linea di alimento della caldaia.
Essendo tale operazione normalmente effettuata tramite gli spillamenti
rigenerativi, il recupero termico del turbogas consente di abolire i prelievi dalla
turbina a vapore. Il risultato è un aumento notevole della portata in turbina,
speciein bassa pressione, e quindi un incremento della sua potenza a parità di
produzionedi vapore HP e di consumo di combustibile nel generatore di vapore.
La possibilità pratica di operare in questo modo è, in un impianto esistente,
condizionata dai margini progettuali esistenti sulla turbina di bassa pressione,
sull'alternatore e sul condensatore. Se i margini non sono tali da accomodare gli
aumenti relativi alla chiusura degli spillamenti, diventa necessario ridurr e la
portatadi vapore alla turbina ad alta pressione in modo da rispettare gli esistenti
vincoli sulla portata in bassa pressione e sulla potenza, riducendo nel contempo
la potenza termica sviluppata dai bruciatori del generatore di vapore. Questo
intervento richiede modifiche minime all'impianto esistente: si tratta di
intercettare la linea di alimento caldaia, in modo da poter deviare il flusso di
acqua verso la caldaia a recupero. In caso di mancato funzionamento del
turbogas, non resta compromessa la possibilità di mantenere in esercizio il
gruppo a vapore : è sufficiente riattivare la linea di alimento tradizionale.
L'incremento di potenza della centrale è stimabile attorno al 20-35% 5, mentre

5 La fascia è piuttosto larga in quanto esistono ampi gradi di libertà nella


progettazione del sistema: ad esempio è possibile far fronte col recupero termico
all'intero fabbisogno della linea di alimento (degasatore incluso) o solo a quello dei
preriscaldatori di alta pressione. In ogni caso, i limiti superiori sono determinati dai
margini di incremento di potenza del turboalternatore e del condensatore: sono
eventualm ente proponibili anche interventi limitati su tali componenti (per esempio,
"revamping " della turbina di bassa pressione con adozione di pale più alte) per rimuovere
i "collidi bottiglia" che ostacolano l'aumento di potenza.
5.48 Turbine a gas e cicli combinali

il rendimento co mple ss ivo può aumentare di qualche punto (ad esempio dal 40
al 42%). Que sta tecn ologia di repowering è stata impi ega ta in Italia da ENEL
su alcuni gruppi da 300 MW el• ed ha il suo punto di forza nella limitata entità
di interventi e su i brevi tempi di fermata della centrale es istent e .

- Con genera zione di vapor e di media pressione (fig.5.22b): il contenuto


termi co dei gas di sca rico del turbogas è utilizzato per generare vapore
surriscal dato alle stesse cond izion i di quello del risurriscaldamcnto del ciclo a
vapore (usualmente 35 bar, 540 °C). Il vapore prodotto dall'HRSG confluisce
sulla turbina a vapor e esistente, assieme a quello proveniente dal reheater della
caldaia principale. Si noti che la pressione di reheat coincide con buona
approssimazione con quella ottimale per un ciclo monolivello per turbine a gas
industriali di larga diffusione aventi gas allo scarico a 540-560°C. L'aumento
di portata alla turbina a vapore, nelle sezioni di media e bassa pressione, pone
sostanzialmente gli stessi problemi ev idenziat i nel caso precedente: è spesso
necessaria la riduzione della produzione di vapore ad alta pressione, per
compensare il maggior afflusso dopo il reheate r. Conseguentemente, gli
incrementi di potenza e di rendim ento non so no dissimili da quelli del caso
precedente. Anche in questo caso, si tratta di un intervento facilmente
realizzabile con modifiche minime al macchinario esistente. E' interessante
notare che in questo caso le linee di collegamento tra la centrale e la caldaia a
re cupero, non chè la ca ldaia a re cupero stessa, operano a pressione moderata,
mentre nel caso precedente si trattava della massima pressione del ciclo a vapore
(circa 200 bar per un ciclo sub-critico). Questa tecnologia è pure di impiego
diffu so, ed è prevista da ENEL ne lla centr ale di Montalto di Castro per
"co llegare" gli 8 turbogas esistenti da 120 MW ciascuno co n i 4 gruppi a vapore
da 660 MW in costruzio ne.

La qualità termodinami ca di que ste due ipotesi di repowering non può essere
conside rata ott imale. In entrambe , il recupero termi co dai gas presenta
differenze di temperature elevate tra gas di scarico e acqua/vapore, con
irreversibilità notevoli che penalizzano il rendim ento dell'operazione. Si pensi
che l'a cqua di alimento è riscaldata al massimo fino a 270-290°C nei migliori
cicli a vapore, mentre la temperatura di evaporazione corr ispondent e ai 35 ..,...40
bar del reheat è di ci rca 250°C: queste temperature vanno confrontate con i
550 °C circa dei gas di sca rico , evidenziando i forti ..1.
T presenti nella caldaia a
recup ero. Inoltre, diffi cilmente il recupe ro termico è completo, perchè spesso
si tende, per sem plicità, ad alimentare la ca ldaia a recupero con acqua
proveniente dal degasatore dell'impianto a vapore, a non meno di 150°C,
compromettendo la possibilità di un completo raffreddament o dei gas. Queste
limitazioni termodinamiche, deri vate dall'esigenza di limitare gli interventi
Turbinea gas e cicli combinati 5.49

aria
===:>

parte
dell'impianto
disattivata -
nota: può
comprendere
degasatore e
scamb . bassa
pressione
f
turbina a gas e caldaia a recupero aggiunte
Fig.5.22a: Repowering di cemrale a vapore con turbina a gas: schema con
preriscaldamento del! 'acqua di alimemo caldaia.

impianto a
vapore
esistente

turbina a gas e caldaia a recupero aggiunte


Fig.5.22b: Repowering di cemrale a vapore con turbina a gas: schema con
produzione di vapore di media pressione, alle stesse condizioni del rehear.
5.50 Turbine a gas e cicli combinati

sull'impianto esistente, fanno sì che i guadagni di rendimento del!' operazione


di repowering sian o piutt osto modesti .

- Con ricombustione in caldaia (fig.5.22c - noto , in terminologia anglosasso-


ne, come "hot windbox "): i gas sca ricati dal turbogas sono inviati direttamente
al generatore di vapore della centrale esistente, dove, in virtù del loro ampio
co ntenuto di ossigeno, sostituiscono, in tutto o in parte, l'aria primaria come
comburente del pro cesso di combustione in caldaia (che in generale utilizza un
co mbu stibile pesante, come carbone o olio). Essendo i gas ad alta temperatura,
l'ap port o en talpi co proprio del co mbur ente è eleva to e si ridu ce di conseguenza
il consumo di combustibile a pari potenzial ità termica della caldaia (eq.1.12).
Il recupero termico è pertanto di qualità termodinamica molto elevata (con traria-
mente ai casi precedenti), tradu cendosi in un risparmio netto di combustibile.
Il ciclo risultant e può essere considerato alla stessa stregua di un ciclo
co mbinato "fully-fired", con rendimenti che posson o realisticamente raggiungere
il 45-4 7 % (in dipendenza dalle condizioni del vapore nell 'ass ett o originario della
central e). In termini di potenza aggiuntiva, si conside ri che i gas di scari co di
un 'unità heavy-dut y moderna sopportano un'ulteriore combustione per una
potenza termica pari a 1.3 -=-1.5 volte quella svilup pata nel combustore della
turbina a gas : ciò si tradu ce in una potenza elettrica del cicl o a vapore di 2 + 2.5
volte quella della turbina a gas, o, se si preferisce , in una aggiunta di potenza
alla centrale pre-esistente dell' ordine del 40 % (significativamente superiore ai
casi precedenti). E ' possibile tuttavia realizzare aumenti di potenza superiori
(mantenendo una percentuale di oss igeno sup eriore al normal e nella combustione
finale) o inferiori (aumentando il contenuto di ossigeno del comburente mediante
diluizi one dei gas di scarico con aria ambiente: si noti che è co munque
conveniente mantenere la poss ibilità di funzionamento della ca ldaia con aria
comburent e, mediante soffia nte, per non co mprom etter e la funzionalità della
central e in caso di indisponibilità del turbogas). Q uesta sol uzione di repowering
è per tan to più attraente dal punto di vista pr es tazi onale ri spett o alle due
preced enti. Tuttavia essa richiede mod ifiche import anti al generatore di vapore,
per accomod are la maggi or po rtata volumetrica sia di co mburente che di gas
combu sti , rid isegnando tutti i condott i rel ativi e interv ene ndo dove necessario
sulle superfici di scambio. Si tenga anche presente che, mancando l'apport o di
aria combu rente fresca, non è po ssibi le operare il raffreddamento dei gas
combusti con un rec uperatore Ljung stro m: per ottenere co munque il massimo
recupero termi co, è nec essa rio utilizzare i gas di sca rico per preriscaldare una
parte dell'acqua di alimento a valle del degasatore, istituendo un ramo in
parallelo con i preriscaldatori (operazione non mostrata per semplicità in
fig.5.22c). Si può conclud ere quindi che gli interventi su ll' impianto sono assai
più gravosi, in termini di spesa e di tempo, rispetto agli altri sistemi: diventano
Turbinea gas e cicli combinati 5.51

impianto a
vapore
esistente

disattivaz ione alimento aria


comburente alla caldaia - può
essere mantenuta per riserva
o integrazione
turbina a gas aggiunta

Fig.5.22c: Repowering di centrale a vapore con rurbina a gas: schema con


utilizzo dei gas di scarico come comburente per la caldaia (hot windbox).

turbina a gas e caldaia a recupero (es: 2 livelli con RH)


aggiunte

impianto a
vap ore
esistente

Fig.S.22d: Repowering di centrale a vapore con turbina a gas: schema di


trasformazione in ciclo combinato unfired, con completa disattivazione della
caldaiaconvenzionale e della linea di preriscaldamento del liquido.
5.52 Turbine a gas e cicli combinali

tuttavia g iustificati e co nvenienti quando un adeguamento (o una sosti tuzi one)


della caldaia si rende comunque necessario per motivi funzionali , per raggiunti
limiti di età o altro.

- Con trasformazione in ciclo combinato "unfi red" (fig.5.22d): s i tratta di


un 'intervento radicale, destinato ad aumentare drasti camente la potenzialità
dell'impianto. L'intervento consiste nella completa sos tituzion e della calda ia e
della line a acqua di alimento esistenti con una calda ia a recupero tipica di un
ciclo combinato unfired (vedi 5.2). L'impiant o a vapore esistente è pertanto
trasformato nella sezione a recupero di un ciclo combina to , che ne riutilizza il
turboalternatore, il conde nsato re , gli ausiliari e i sottosis temi elett rici. Il
mantenimento della turbina esisten te impone ovv iame nte dei vincoli nella scelta
delle pressioni operative del ciclo a recupero e nelle portate di vapore risultanti.
Infatti in una turbina a vapore per ciclo combinato la portata massi ca di vapore
cresce durante l'espansione per l'apporto dagli evaporatori di bassa e media
pressione, mentre in un cic lo con venzion ale la portata diminuisce a causa degli
spillamenti rigenerativi. La turbina dovrà quindi sottostare a questa mutata
situazio ne, rispettando l'eq.3.6, che lega la portata fluente neg li ugelli alla
pressione a monte di essi (e quindi nella caldaia a recupero ). Per esempio, è
probabile che si verifichi una diminuzione della pressione massima del ciclo a
vapore , perchè occo rr erà diminuire la portata massica in alta pressione (come
già visto) se si vuole mantenere inalterata, ri spetto ai valori originali, quella in
media pres sione, a causa dell'apporto di vapore dall'HRSG multilivelli. Un tale
effetto può essere favorevole al rendimento del ciclo , perchè r ipo rta i valori
massimi di pressione a quelli più congenia li per il recupero termico. In pratica
è quasi sempre possibile acco ppiare felicemente la turbina a vapor e es istent e con
le mutate condizio ni in ciclo combina to, a patto che la turbina a gas sia di
potenza adeguata ali ' operazio ne di repowering. L'incremento della potenza
dell'impianto è dell'ordine del 180-220%, essendo in un ciclo co mbinato la
potenza della turbina a vapore all'incirca la metà di quella a gas. Il rend imento
del nuovo impianto non è significativamente dissimile da quello di un ciclo
combinato progettato ad-hoc, se non per effetti seconda ri legati a sce lte non
ottima li imposte dai vincoli sopra discussi: è realis tico attende rsi rendim enti
dell'ordine del 50%. Una simile operazione di repowering necessita di
inves tim enti e di tempi di reali zzazione notevoli, in relazione all'importanza
dell'intervento: si ricordi che si tratta di tripli ca re la potenza dell'impianto. Ciò
stabi lisce chiaramente i campi di applicazione pe r questa strategia di repowering:

- E' un intervento diffi cilmente proponibile per i moderni gruppi da 300 e da


600 MW. a causa delle dimensioni in assoluto e dei consumi di gas naturale
che ne co nseg uirebb ero: infatti con i precedenti tipi di intervento il
Turbine a gas e cicli comhinati 5.53

generatore di vapore continuava ad operare con olio pesante o carbone,


mentre in questo caso è precluso l'impiego di combustibili "poveri", essendo
la combustione concentrata all'interno della turbina a gas.
- E' invece di grandissimo interesse per centrali di potenza più piccola ma
comunque ragguard evole: ad esempio, sono numerosi i gruppi ENEL da 80
o 150 MW , costruiti negli anni 50-60, che sono oggi praticamente
inutilizzati per il loro elevato consumo specifico e per la scarsa funzionalità
dei generatori di vapore. Con questo intervento si ottengono centrali di
potenza significativa e di ottimo rendimento, riutilizzando lo stesso sito e
con investimenti ridotti rispetto alla realizzazione di nuove centrali;
- E' forse ancor più allettante e conveniente per le centrali di cogenerazione
degli autoproduttori industriali, largamente diffuse nel territorio nazionale,
con potenze ancor più piccole (da pochi MW a poche decine). Nella
generalità dei casi, la rivalutazione della potenza elettrica e del rendimento
sono ancora più vistosi che per le centrali ENE L, viste le più modeste
prestazioni dei cicli a vapore originali e lo scadimento di produzione
elettrica imposto dalla generazione di calore: questo tipo di repowering
risulta di regola economicamente attraente per chi investe e di sicuro
interesse per il miglioramento del bilancio energetico nel settore industriale.

5.5 Cicli misti gas/vapore


I cicli combinati finora descritt i sono caratterizzati da una separazione fisica
tra gas e vapore (i tubi della caldaia a recupero), che corrisponde a una ben
precisa distinzione tra i due cicli termodinamici, quello con fluido in fase
gassosa (aria o gas combusti) e quello con Ouido in cambio di fase (acqua o
vapore). E' però possibile immaginare altri tipi di ciclo in cui gas (o aria) e
vapore (o acqua) vengono miscelati in determinati punti del ciclo, dando luogo
a un ciclo almeno parzialmente unificato. Chiamerem o questi cicli con il nome
"cicli misti", per ricordarci con tale terminologia la sostanziale differenza con
i cicli combinati, nome con cui ci si riferirà solo ai cicli con separazione fisica
tra la due fasi.
In termini generali , i cicli misti nascono con l'intent o di coniugare i vantaggi
in termini di elevati rendimenti propri dei cicli combinati con i ridotti costi
specifici tipici dei cicli aperti. In particolare, elemento caratterizzante dei cicli
misti è l' eliminazione di componenti importanti e costos i quali la turbina a
vapore, il condensatore e i loro sottosistemi.
Come si vedrà nei seguenti paragrafi, il grado di maturazione industriale dei
cicli misti è completo solo per la configurazione più semplice con iniezione di
vapore, che garantisce la promessa riduzione di costi ma con rendimenti
5.54 Turbine a gas e cìcli combinali

significativamente inferiori a quelli dei cicli combi nati . Per le altre configurazio-
ni, sicuramente più efficienti ma piuttosto comp lesse (ISTIG, RWI, HAT , di cui
parlerà nel seguito) non esisto no ad oggi realizzazioni industriali su cui basare
una stima dei reali costi di impianto e quindi istituire un confronto completo con
il ciclo combinato. Vista la modesta penetrazione di queste tecnologie
nell'attuale mercato, il peso della trattazione dei cicli misti in questa sede sarà
pertanto limitato alle informazi oni più importanti, sufficienti tuttavia a
comprenderne i concetti di funzionamento e le future potenzialità applicative.

5.5.1 Il ciclo con iniezione di vapore

La più semplice configurazione di ciclo misto prevede la generazione di


vapore in una caldaia a recupero (del tutto simile a quelle descritte in 5.2) e la
sua iniezione nella ca mera di combustio ne della turbina a gas (fig.5.23). Questo
ciclo è commercia lmente noto con l'ac ronimo STIG (STeam Injected Gas
turbine - marchio regi strato dalla Generai Electr ic) o come ciclo Cheng, dal
nome del detentore del brevetto fondamentale per la sua realizzazione.

Fig.S.23 : Schema di
impianto di un ciclo
a gas con iniezione Vapore iniettato
di vapore (STIG) ,
nella sua forma più
semplice (genera-
zione di vapore
mono-livello e inie-
zione nel combus10- HRSG
lmp. tratt. acqua i--- - -- -_.
re).

Il vapore deve essere prodotto a una pressione sufficiente ali 'iniezione nel
combustore, quindi come minimo a 1.25-;-} .4 volte la pressione massima del
ciclo a gas. Questi viene iniettato sia nella zona del co mbustore esterna al liner
(fig.2.7), sia miscela to con il combustibile (gas naturale) attrave rso gli ugelli del
combus tibile stesso: quest'ultima modalità ha l'effetto, importan tissimo, di
ridurre la temperatura della fiamma nella zona primaria e quindi di contenere
dra stica mente le emissio ni di ossidi di azoto (N0x) 6. Il vapore viene quindi

6 Il meccanismo sarà meglio discusso al Cap. 7; è però importante rilevare che


l'iniezione di vapore viene spesso praticata col solo scopo di ridurre la formazione di
NOx. Per que sto scopo, la quantità di vapore necessaria è però decisamente inferiore a
quella producibile dalla caldaia a recupero (è sufficiente una portata di vapore pari a 1-:-2
Turbinea gas e cicli comhinatì 5.55

miscelatocon l'aria, riscaldato dalla combustione tino alle temperature tipiche


delle turbine a gas , espanso nella stessa turbina della macchina a gas e scaricato
a pressione ambiente, dopo aver attraversato I 'HRSG per il recupero termico.
La semplificazione dello schema impiantistico rispetto a un ciclo combinato è
evidente, mancando del tutto l' espansore del vapore e il condensatore; rispetto
a un ciclo semplice è necessaria l'aggiunta di una caldaia a recupero, componen-
te peraltro non particolarmente costoso e comunque già presente in un impianto
di cogenerazione.
E' tuttavia naturale chiedersi: una turbina a gas, se derivata da un'unità
sviluppata in ciclo semplice, può impunemente sopportare l'iniezione di una
consistenteportata di vapore? La risposta deve articolarsi su tre punti:

- La qualità del vapore iniettato deve essere ottima, in termini di contenuto di


elementi che potrebbero causare incrostazioni sulla turbina e sul combustore
o aggressione chimica alle alte temperature. La presenza di sali e ossidi
(contenenti Cl, Na, K, Pb, V, Ca, Si, S, etc.) deve pertanto essere ridotta
a livelli trascurabi li: per esempio Generai Electric specifica un contenuto
totale di solidi disciolti inferiore a 200 ppb (parti per miliardo). In altre
parole è necessario un ottimo impianto di demineralizzazione dell'acqua di
alimento della ca ldaia, elemento che contribuisce a una certa lievitazione dei
costi di impianto.
- La portata di vapore immessa, aggiunta a quella di aria , comporta un
aumento notevole della portata in turbina rispetto all'uti lizzo in ciclo
semplice. In virtù dell 'eq.3.6, a ciò corrisponde un aumento della pressione
in ingresso e quindi del rapporto di compress ione del ciclo, a meno che non
si preveda di modificare la sezione di passaggio degli ugelli della turbina.
Se, come spesso accade , tale modifica non è accettabile per motivi
costruttivi e di costo, occorre verificare che tale aumento di {3 sia compatibi-
le con i limiti di stallo del compressore: di fatto, il margine di stallo è
sufficientemente ampio solo nei compressori di macchine aero-derivative,
limitando la potenziale diffusione dei cicli STIO.
- Infine bisogna verificare che il notevole aumento di potenza della macchina
sia sopportato in termini di sollecitazioni meccaniche dalla struttura (albero,
cuscinetti, riduttore, etc.).

Chiariti tali aspetti di carattere tecnico e funzionale, andiamo a considerare le


prestazioni(rendimento e lavoro specifico) dei cicli STIO. Dal punto di vista del
primo principio, è evidente che, rispetto a un ciclo semplice, si verifica una

voltequella di combustibile) , per cui non si può propriamente parlare di ciclo STIG se
l'iniezione di vapore resta entro que sti valori.
5.56 Turbine a gas e cicli combinati

drastica riduzi one del calo re sensib ile dissipato dai gas di scarico, essendo
questo in gran parte riutilizzato per la generazione di vapore; tuttavia, occorre
tener presente che l'a cqua introdotta nel cic lo viene poi scarica ta in forma di
vapore, con dispers ione del calore di evaporazione relativo. Questo effetto è
presente anche nei cicli combinati, in quanto il flusso di ca lore uscente dal ciclo
è determinato, oltre che dalla piccola frazione dovuta al non comp leto recupero
dai gas, dal raffr eddamento del condensa tore del ciclo a vapore. Pertanto il
primo principio non è in grado di stabilire con precisione delle differenze tra i
due tipi di ciclo. Nell'ana lisi di secondo {)rincipio (per il cui approfondimento
si rimanda alla letteratura specia lizzata 7) compare invece una importante
perdita, causata dall'irreversibilità ·nel processo di miscelamento tra aria e
vapore (vedi in Appendice, par.A5), del tutto assente nei cicl i combinat i. Questa
perdita corrisponde al mancato lavoro utile ottenibile idealmente dall'espansione
isote rma dei due gas tra la pressione totale e la pressione parziale a cui si
trovano dopo il miscelamento, oltre ad un ulteriore effetto "te rmi co" presente
se i due gas non sono alla stessa temperatura. Inoltre, l'abbondante pres enza di
vapore nei gas scaricati al camino comporta la perdita di un 'a ltra quantità di
lavoro utile, che sarebbe estraibile con un ciclo reversibi le che sfruttasse come
so rgente termica il ca lore reso disponibile dalla condensazione di tali gas di
scarico. La tempe ratura a cui tale condensazione sa rebbe possibil~ dipende dalla
pressione parziale del vapore (quindi dalla sua frazione molar~ e, in ultima
analisi, dalla quantità relativa di vapore iniettato) e varia durante la conde nsazio-
ne stessa (a causa della minor pressione parzi ale causata dalla progressiva
sottrazione del liquido già cond ensato ). Si può comunque affermare che la
condensazione si verifica normalmente a partire da 50+60°C, in condizioni di
equilibrio: si tratta di temperature basse per la conversione termodinamica, ma
la quantità di ca lor e associata è notevole (50+60% del calore introdotto nel
ciclo) per cui la perdita exergetica allo sca rico è comunque rilevante.
Que ste due perdite, ai sensi del secondo principio, sono classiche dei cicli
misti (seppure in varia misura) e sono assenti nei cicli combinat i, dove non
avviene nè miscelamento nè scarico di vapore in atmosfe ra. In questi ultimi
infatti il calo re è rila sc iato alla temperatura di condensazione, che è costante e
può essere abbassata a piacimento nel rispetto dei vincoli tecnico-economici di
dimensionamento del co ndensat ore.
Pertanto, svolgendo i calcoli dei cicl i nelle stesse ipotesi delineate in

7 Si veda ad esempio: Macchi.E., Lozza,G ., Chiesa,P., Co nsonni ,S. "An


Assessment of the Thermodynamic Performance of Mixed Gas-Steam Cycles. Part A:
lnJercooled and Steam-lnjected Cycles. Pan 8: Water-lnjected and HA T Cycles" Joumal
of Engineering for Gas Turbine s and Power, ASME Transactions, Vol.117 , pp.489-5 08,
July 1995.
Turbine a &as e cicli combinmi 5.57

Tab.3.1, 3.2 e 5.2, con l'ip otesi aggiuntiva di produrre vapore a 1.3 volte la
pressione di mandata del compresso re, si ottengono i risultati riportati in
fig.5.24, nel consueto piano lavoro utile - rendimento. Per la tecnologia di
riferimento (B, con TIT = 1250°C, grandi unità industri ali con portata di ar ia di
600kg/s), è evidente la perdita di 5 + 6 punti di rendimento rispetto a un ciclo
combinato a due livelli di pressione. E' tuttavia ancor più evidente il vantaggio
rispetto al ciclo semplice (fig.3.3 o 5.17), che va da 5 a IO punti a seconda del
rapporto di compressione: come per i cicli comb inati , i cas i con bassi valori di
~ e quindi con alte temperatur e allo scarico ottengono miglioramenti più
sostanziali a causa della maggior portata di vapore prodotto e iniettato in
turbina. A questo proposito, la figura riporta la portata di acqua (e quindi di
vapore) rispetto alla portata di aria del compresso re (Gw/0 3 ): per quanto appena
detto, questa cresce al diminuir e di {3, fino a valori del 25%, corri spondente a
~= 15, qui ritenuto il valore massimo ammissibile per consentire una combustio-
ne stabile e completa.

0.55 ....--- -- ---------------- -,

~'&~~
~12 9
r1- 30
Cicli comb. 2 livelli
0.5 grandi unità. tecn .B '1=30 27 24 21
18
o
....., / 0.1~2 0.167 \
e:
(1)
Gw! Ga=0.12 7 PI o.1a6\
E 0.45
·- ~:/' 0.2 12 \
'O __ _ ___,,,<>.;
_ _ 0.249
e:
(1) Ciclo STIG
cx:: Gw/Ga=O 152 grandi unità . tecn.B
. 0. 173
0.4 ~=18 / 1y 12 0.20
~ .!B i Ciclo ST IG
"'. ~0 .25 piccole unità, tecn.C
0.35 ._ __ __ _ __ _ ___ _ _ _ __ __ _ _,
300 400 500 600 700
Lavoro specifico, kJ/kg
Fig.5.24: Rendimento e lavoro specifico di cicli ad iniezione di vapore, al
variaredel rapporto di compressione della turbina a gas, per grandi e piccoli
impianti. Sono riportati per confronto i dati di grandi cicli combinati a due
livelli. Ipotesi di calcolo da tab. 3.1, 3. 2 e 5. 2. E' indicata la quota massi ca di
acqua inieuata rispetto alla port ata di aria al compressore (GwfGa).
5.58 Turbine a ias e cicli combinati

Sempre da fig .5.24, si noti che il lavoro specifico alla portata di aria dei
cicli STIG è conside revolmente superiore a quello de i cicli combinat i; rispetto
al ciclo semplice, l'incremento è drastico, dal 45% a {3=30 a11'80% a {3=15.
Se si pensa che a ciò corr isponde un pari incremento di potenza qualora siano
rispettate le tre cond izioni di fattibi lità del ciclo STIG, è facile rendersi conto
del notevolissimo potenziale di riduzione dei costi specifici di macchine con
iniezione di vapore. Nel confronto co n i cicli combinati, l'aum ento di lavoro
specifico a dispetto di una diminuzione del rendimento è giustificato dal fatto
che il consumo di combustibile in un ciclo combinato unfir ed è lo stesso che in
ciclo semplice, mentre in un ciclo STIG cresce in modo rilevante, dovendo
fornire il calore necessario a riscaldare il vapore iniettato dalle condizioni di
uscita dalla caldaia a recupero a quelle di ingress o nella turbina a gas (ind icati-
vamente da 450+500°C a 1250+ 1300°C).
In fig.5.24 è riportata anche la curva relativa a piccole unità (con portata di
aria di 10 kg/s, tecn.C di Tab.3.2), che mostra come macchine di pochi MW
di potenza possano raggiungere rendimenti prossimi al 40%, con incrementi di
rendiment o e di lavoro spec ifico ancora più importanti percentualmente di
quanto verificato per le grandi macchine.
In quest'ultimo punto risiede la peculiarità più attraente dei cicli con
iniezione di vapo re , che è app unto la sua applicabilità a piccole turbine a gas.
Infatti, una curva di prestazioni di cicli combinati per macchine con potenza di
circa 2 MW in ciclo semplice avrebbe un valore puramente accadem ico: la
soglia minima di potenza per giustificare i costi di impiant o e la comp lessità di
gestione di un ciclo co mbinato è di fatto ben oltre i 10 MWel• limite sotto il
quale i costi specifici crescono vertiginosamente e il rendim ento delle macchine
a vapore scende a livelli molto bassi. Il ciclo ad iniezione di vap ore diventa in
queste condizioni l'unica vera alternativa per ottenere rend imenti elett rici di tutto
rispetto (confrontabili a quelli di central i a vapore con potenze superiori di due
ordini di grandezza!), con cost i specifici accettabili. Un esempio concreto di
quanto affermato può essere ricercato in una macchina prodotta da GM Allison,
che in cic lo semp lice (mod.501-KB5) fornisce 3920 k W el con TJ=27. 9 % , mentre
in versione STIG (mod .50 1-KH) produce 6750 kWel con 71=40%, con costi
specifici del package rispettivamente di 408 e 366 USD/kW e! (dati da Gas
Tur bine W or ld Ha ndbook, 1995).
Un altro punto di forza del ciclo STIG è la sua versati lità di uso nell'impie-
go cogenerativo: il vapore prodotto dalla ca ldaia a recupero può esse re inviato
a un 'utenza termica o alla turbina a gas, a seco nda dell'andamento temporale di
tale richiesta termica. E' . semp re poi pos sibile aumentare la portata di vapore
prodotto con la post -com bustione per fare fronte a picchi contemporanei
dell 'ute nza termica ed elettrica (Cap.6).
Dal punto di vista impiantistico e funzionale, è com unque nece ssario
Turbinea gas e cicli combinati 5.59

ricordare che il consumo di acqua del ciclo STIO può in alcuni casi costituire
un elemento critico, visto che normalmente non si effettua alcun recupero dai
gas umidi rilasciati ali 'ambientc 8. Il consumo di acqua può essere facilmente
calcolato dai dati di fig.5.24 mediante l'eq.5. 17:
kgw 3600 ·(GjG)
consumo acqua [- - ] = (5.17)
kWh lavoro specifico [k.J/kg0 ]
I valori risultanti sono compresi tra e 2 kg/kWh, o, se si preferisce, tra 0.3
e 0.6 kg/s per MWeJ· Si tratta di valori non enormi ma che presuppongono la
disponibilità di una discreta risorsa di acqua, in relazione alla potenza
dell'impianto. Per confronto, sono in pratica equivalenti (anzi leggermente
inferiori) al consumo di acqua che si avrebbe in un ciclo combinato con il
condensatoreraffreddato con torre a umido. li fattore impiantistico più rilevante,
in un ciclo STIO , è determinato più che altro dalla necessità di demineralizzare
accuratamente l'acqua, come già segnalato.

Considerati quindi aspetti positivi e negativi, si può concludere che il ciclo


a iniezione di vapore, nella versione più semplice (fig.5.23), sia una soluzione
tecnologica di grande interesse per le applicazioni cogenerative di piccola e
mediapotenza: sono infatti operative nel mondo decine di unità di questo tipo,
che operano con pieno successo. Nella pura produzione di elettricità e per
potenze più importanti, il minor rendimento rispetto ai cicli combinati, e in
secondoluogo i consumi di acqua e i problemi di adattamento tecnologico delle
turbinea gas, costituiscono degli elementi decisamente sfavorevoli che ne hanno
ostacolato la diffusione.

Per far fronte alle limitazioni in termini di rendimento, sono stati studiati
schemi impiantistici più complessi: quello di fig.5.25, noto come ciclo ISTIG,
ne è un esempio esauriente. Si tratta di un ciclo interrefrigerato (da cui la I
nell'acronimo), con generazione di vapore a tre livelli di press ione: il vapore HP
viene iniettato in camera di combustione, mentre quello IP e LP direttamente
nella turbina in posizioni opportune. Nell'esempio è anche presente un sistema

8 E' tecnicamente possibile recuperare l'acqua dai gas combusti facendola


condensarein uno scambiatore di calore in coda alla caldaia a recupero. I gas devono
tuttavia essere raffreddati molto energicamente: si ricordi che la miscela gas vapore
divienesatura a una temperatura pari alla temperatura di saturazione corrispondente alla
pressione parziale del vapore nella miscela. Il recupero totale dell'acqua iniettata richiede
nonnalmente di spingere tale raffreddamento a circa 40°C. Il processo diviene
convenientese la notevole quantità di calore associata a tale condensazione può essere
utilmentesfruttata da un'utenza di calore a bassa temperatura.
5.(i) Turbine a gas e cicli combinari

di riscaldamento del combustibile, che concorre a ridurre il consumo di gas


naturale (e quindi ad aumentare il rendimento) elevando l'entalpia del gas stesso.
L'interrefrigerazione permette di adottare rapporti di comp ressio ne decisamente
elevati ed eventualmente di adottare TIT più alte, a parità di consumo di aria per
il raffreddament o delle pale (come da par.4.2). La generazione di vapore a tre
livelli consente un comp leto recupero termico dai gas di scarico, cont ribuendo
ad aumentare il lavoro della turbina.
Questo ciclo , come peraltro quelli de sc ritti nei prossimi paragrafi, è stato
sviluppato con lo scopo di ottenere potenze e ren dim enti simil i a quelli dei cicli
comb inati : è quindi dedicato alla generazione di elettricità di scala medio/gran-
de. In questi impianti è previsto l'impiego della parte calda di grandi turbine
aeronautiche (comp ressore di alta pressione, combustore, primi stadi della
turbina) come nucleo centra le ad alta tecnologia della macchina, con modifiche
il più possibile limitate in modo da avvantaggiarsi nello sviluppo e nella
produzione delle economie di scala consentite dal grande merca to della
propulsi one aeronautica. Si rimanda l'a nalisi dei risultati ottenibili dal ciclo
ISTIG al par.5.5.4, per un confronto sia con i cicli co mbinati che con le altre
soluzioni appartenenti alla famiglia dei cicl i misti .

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HPC
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aria I gas
combustibile
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Fig.5.25: Schema di impianto di un ciclo a gas con zmezwne di vapore e


compressione interrefrigerata (ISTIG), con generazione di vapore a tre livelli
e preriscaldamento del combustibile. LPC: compressore di bassa pressione,
HPC: compressore di alta pressione, T· turbina, C: combustore , IC: intercooler,
HP, IP, LP: vapore di alta, media e bassa pressione, mu: acqua di reintegro.
Turbine a gas e cicli combi nali 5.61

5.5.2 Il ciclo con iniezione d'acqua

Questo ciclo, da taluni chiama to RWI (Recuperated Water lnj ected), è una
variante più sofisticata del ciclo ICR presentato al par.4.4. Nel ciclo ICR si
assisteva infatt i a un recupero piuttosto incompleto del calore contenuto nei gas
di scarico, vuoi perchè l'aria uscente dal compresso re HP entrav a nel rigenera-
tore a una temperatura abbastanza elevata, vuoi perchè la capac ità termica delle
due corr enti nel rigeneratore era fortemente sbila nciata a favore dei gas
combusti. In questo ciclo (fig.5 .26) si cerca di ovviare a tali inconvenienti
miscelando l'aria uscente dal compressore HP con una rilevante quantità di
acqua. Così facendo si ottiene anzitutto un brusco abba ssa mento della
temperatura della misce la aria-acqua che entrerà nel rigenerator e, in quanto
l'evaporazion e dell'acqua fino alle condizioni di saturazione assorb e calore
sensibile dalla co rrente gassosa. Inoltre si fa in modo che tale miscela sia
sovrasatura, cioè che contenga anche acqua allo stato liquido. Il rigeneratore
deve perci ò risc aldare un flusso a bassa temp erat ura e provvedere al calore
necessario ali 'eva pora zione della frazione liquida : è così possibile ottenere un
recupero termico completo dai gas di scarico, bilanciando le capacità termiche
delle due correnti media nte l'addizione di questa fase evaporativa.

t $mu

aria I gas R
combust ibile Eco
acqua
raffr .turb ina

Fig.5.26: Schema di impianto di un ciclo a gas con iniezione di acqua,


rigenerativo e interrefrigerato (RWI), con preri scaldamenro del combustibile.
LPC, HPC: compressori di bassa e alta pressione, T: turbina, C: combusrore,
!Cl, IC2: intercoolers, R: rigeneratore, Eco: economizzatore fi nale, M:
miscelatore aria/acqua , mu: reintegro acqua.
5.62 Turbine a xas e cicli combinati

L'ottimizzazione del ciclo suggerisce poi di preriscaldare l'acqua di iniezione


con il primo inter coo ler e con un economizza tore finale sui gas di scarico,
operando nel frattempo anc he il preriscaldamento del combust ibile (fig .5. 26).

5.5.3 Il ciclo "umidificato" (HAT)

Il ciclo HAT (Humid Air Turbin e) è un 'ulterior e evo luzione del ciclo RWI
e ha una configurazione impiantisti ca piuttosto comp lessa (fig.5.2 7). L'elemento
peculiare dell'imp ianto è il saturatore S: in qu esto compo nente si assiste a una
progres siva satu razi one dell'aria usce nte dal compressore HP con acqua che è
stata preri sca ldata (a temperature piuttosto elevate, attorno ai 250°C) nell 'inter-
cooler IC I che segue il compresso re LP, nell'aftercooler ACI che segue il
compressore HP e in un econo mizzat ore (ECO) posto sui gas di sca r ico. Il
saturatore sost ituisce pertanto il miscelatore M del c iclo RWI , con un processo
termodinamicamente più raffinat o: mentre in M le due co rrenti sono se mplice-
mente miscelate, in S si ver ifica un processo di progressivo e contemporaneo
sca mbio di calore e di massa tra due flussi in controco rrente . Infatti, segue ndo
il flusso d'aria si assiste dapprima alla sat urazion e adiabatica, seguita da un
riscaldam en to con progr essi va umidificazione dell'aria, caratte r izzata da
ridottis si me irreversibilità, visto che si tratta di aggiungere acqua a una miscela
già satura sotto 6.T molto piccoli. Per tanto l'acqua, a diretto contatto co l flusso
d'aria, si raffredda ed evapo ra cedendo ca lor e e massa ali 'ar ia in condizio ni
sempre vicine all'equi librio della miscela acqua-aria. In definitiva, il saturatore
permette di trasferire ingenti quantità di calo re a bassa temperatu ra dagli
interrefrigeratori e dai gas di scar ico (via l'economizzatore) all'aria di alimento
del ciclo a gas, riutilizz ando al l'i nterno del ciclo quelle quote di calore che
andrebbero perse nell'ambiente per esempio in un ciclo ICR.
Il ciclo è rig enerativ o: il calore ad alta temperatura pr op rio dei gas uscenti
dalla turbina viene tra sfe rito a li 'aria ca lda e umidificata uscente dal saturatore;
la temperatura relativam ente elevata dei gas co mbu sti all'uscita dal rigene ratore
(ci rca 300°C) non è un problema come in altri c icli , poichè l' econom izzatore
realizza un ulteriore e decisivo recupero termico. Nello sc hema di impianto sono
anche presenti gli scambiatori IC2 e AC2 per preri scalda re l'acqua di reintegro
del ciclo, ed è previ sto un sistema di risca ldamento del combustibile.

5.5.4 Prestaz ioni e confro nti

La tab.5 .5 contiene i valor i più real istici delle previsioni di rendimento e


lavoro specifico , in corr isponde nza dei rapporti di co mpressione ottimi ivi
segna lati, dei cicli misti avanzat i descritti nei precedenti paragrafi, a confronto
con qu e lle dei cic li combi nati. Le stime sono relative a due valori di TIT,
_ .. ~ws e cicli combinati 5.0J

LPC
HPC

IC1

s '
..-·· Eco i
~
aria I gas
combust ibile
__. t
FH[Il]
acqua
raffr turbina

Fig.5.27: Schema di impianto di un ciclo a gas con saturazione. rigmerativo


e interrefrigerato (HAT) , con preriscaldamento del combustibile. LPC , HPC:
compressori di bassa e alta pressione, T: turbina, C: combust0re, /Cl, IC2,
JC3: intercoolers, ACJ, ACJ , AC2, AC3: aftercoolers, R: rigeneratore , Eco:
economizzatore , S: satura tore aria/acqua, FH:fuel hearer, mu: reintegro acqua.

rappresentativiuno della tecnologia attuale (1250°C) e l'a ltro della prossima


generazionedi turbine a gas, pari a 1400°C per i cicli combinati e a 1500°C per
quelli misti. La ragione di questo divario sta nel fatto che i cicli misti sono
interrefrigerati e hanno pertanto a disposizione aria di raffreddamento a
temperaturecontenute, che rende fattibile un aumento di TIT a pari tecnologia
di raffreddamento. Inoltre, vista l'ampia diluizione del comburente con vapore,
destanomeno preoccupazioni le emissioni di ossidi di azoto che accompagnereb-
beroil raggiungimento di valori molto elevati della temperatura di combustione.
I valori riportati nella tab.5.5 sono derivat i da investigazioni teoriche (non
5.64 Turbine a 1:ase cicli combinali

esse ndovi rea lizzazi oni pratiche di tali cicli) in parte svolte dall'autore (vedi
referenz e citate in nota 7) e in parte ricavate dalla letteratura tecnica disponibile
sull'argomento.

Tab.5.5: Confronto tra le presrazioni di cicli combinati e cicli misti


Tip o di ciclo CC (3LR) ISTIG RWI HAT
fig .5 . l 3d fig .5.25 fig.26 fig.5 .27
TIT = l250 °C
{3 ottimo 15 + 21 30+42 18+24 24 + 30
Re ndimento, % 54+55 50+51 52+53 54+55
Lavoro spec., kJ/kg 8 530+580 550+590 510+560 600+640
TIT=1500 °C (CC = 140 0)
(.3ottimo 18 +2 4 40+50 27+36 40+55
Rendim ento, % 58+59 52+53 54+55 56+57
Lav oro spec .. kJ/kga 620 + 680 740 + 780 700 +75 0 830+ 890

Si noti anzitutto che il rendimento dei cic li combina ti , nella loro co nfigurazi one
più effi cie nte, resta sos tanzialm en te il più elevato: so lo il ciclo HAT riesce ad
ottenere val ori mo lto simili. Pur senza entra re nel detta glio di un 'analisi
approfondita , le irr eversib ilità tipiche del ciclo ad iniezione d i vapore (miscela-
mento aria / vapo re e rila scio di gas umidi all'ambiente ) permangono anche nel
ciclo ISTIG e, in misu ra sol o legg ermente minore, nel ciclo RW I. Il ciclo HAT
risulta superior e perchè il processo di saturaz ione (o meglio l' intr oduz ione di
calore e massa nella miscela satura) è molto pros simo alla rever sib ilità ; permane
tuttavia il rilascio di gas umidi all 'a mbiente . Ad alte TIT , mentr e il ciclo
combinato continua a migliorar e la sua qualità con la produzi one di vapore in
con dizioni sempre più favorevoli, nel c iclo HAT aume nta l' irrever sibi lità nel
rigeneratore, che so ffr e sempre dello sb ilancia mento delle ca pacità termiche.
Sempre ad alte TIT è da notare che i cicl i ISTIG e HA T richi edono rapporti di
co mpr ess ione più ele vati di quelli massimi oggi usati nelle turbin e a gas. Il
lavor o speci fico dei cicli misti è part icolarmente elevato, specie per i cicli HAT,
a ca usa dell 'a umento di lavoro della turbina per effetto delle rilevanti quantità
di acqua iniettate ( 18 + 20%) e dell a co ntemporan ea dimin uzione del lavoro di
co mpre ss ione consentita dall' interrefrig erazi one.
Il lettore tenga co munque pres ente che le stim e di tab.5. 5 sono soggette a
un ce rto grado di arbitr arietà, in quanto le assunzioni nel calcolo dei cicli (es:
effi cienza degli scambia tori di calo re , perdite di ca rico, etc.) posson o avere
co nseguenze di un ce rto peso nella stim a delle pres tazio ni. E ' però opinione
diffusa che il ciclo HAT sia l' unica alternativa ad oggi studiata in grado di
otten ere rendimenti confron tabili con quelli dei cicl i comb ina ti.
Turbine a gas e cicli combinati 5.65

Pertanto le possibilità di affermazione a livello industriale dei cicli HAT


dovrebbero risiedere principalmente in una riduzione di costi specifici: è però
da ricordare che l'eliminazione del ciclo a vapore a recupero viene compensata
con organi di scambio termico tutt'altro che trascurabili (saturatore, rigenerato-
re, interrefrigeratori) e permane il consumo di acqua con il relativo impianto di
trattamento. Inoltre è impensabile adattare macchine esistenti ali 'impiego in ciclo
HAT, visto l'aumento di potenza conseguente all'aumento di lavoro specifico
(finoa 3 volte quello di un ciclo semplice!): ciò significa che bisogna sviluppare
unità dedicate a questo scopo, con costi di ricerca e sviluppo enormi anche per
le possibilità dei grandi gruppi industriali del settore. Assieme alle macchine,
bisogna anche sviluppare sistemi di controllo e regolazione dell'impianto del
tutto nuovi e acquisire l' esperienza operativa necessaria. In pratica, si crea una
situazionedi "impasse" del tipo: non si realizzano impianti dimostrativi perchè
non c'è un mercato sicuro su cui ripartire gli investimenti ad essi relativi, non
c'è mercato perchè non ci sono impianti funzionanti a fornire adeguate garanzie.
E' una situazione non inusuale quando si confrontano tecnologie nuove con
tecnologie collaudate (in questo caso i cicli combinati), qualora la tecnologia
nuova non comporti forti e indiscutibili vantaggi, almeno potenziali.
Queste considerazioni non contengono comunque alcun giudizio definitivo:
nessuno può oggi escludere che i cicli misti gas-vapore possano avere nel futuro
un successo commerciale e sicuramente l'attività di ricerca e sviluppo in questo
settore è vivace e viene seguita con attenzione dai costruttor i di turbine a gas,
soprattutto aeronautiche.
Turbinea gas e cicli combinati 6./

Capitolo 6

LE TURBINE A GAS E LA COGENERAZIONE

Nel settore industriale, le turbine a gas e i cicli combinati sono largamente


utilizzati non solo per la pura produzione di energia elettromeccanica, a cui
abbiamo rivolto sinora le nostre attenzioni, ma anche per la cogenerazione. La
cogenerazione è definita come produzione combinata di elettricità e di calore,
entrambi intesi come e.ffeui utili, con un processo in cascata. La precisazione
concernente l'utilità del calore è necessaria, in quanto qualsiasi motore
termodinamico produce calore, come risultato dell'incompleta conversione in
potenza meccanica della potenza termica entrante nel ciclo. In questo contesto ,
la turbina a gas non può che trovare una naturale applicazione, essendo un
motoretermico che rilascia gas ad alta temperatura, dai quali è facile recuperare
utilmente calore, come abbiamo diffusamente visto al Cap.5. In questa sezione
non affronteremo l'intera tematica della cogenerazione (anche se in 6.1 ne
verranno richiamati i concetti fondamentali e i parametri di valutazione), ma.
coerentemente con il tema del testo, ci limiteremo ad approfondire gli aspetti
tecnologicie operativi delle turbine a gas, quando utilizzate come motore primo
per la cogenerazione.

6.1 Generalità sulla cogenerazione e indici di valutazione


Il processo in cascata a cui fa riferimento la definizione di cogenerazione
comprende essenzialmente due casistiche (fig.6.1 ): quella "topping", in cui la
produzione elettrica è effettuata con un ciclo termodinamico ad alta temperatura
e quella termica è conseguente al rilascio di calore dal ciclo, e quella "botto-
ming", in cui il calore entrante nel ciclo termico è il cascame di un utilizzatore
di calore ad alta temperatura. Non vi sono dubbi che i sistemi basati sulle
turbine a gas appartengano esclusivamente alla prima categoria, visti i livelli di
temperatura a cui operano queste macchine. Nel riferimento "topping" la fonte
primaria di energia è generalmente costituita da un combustibile, caso a cui
faremo invariabilmente riferimento. Pertanto, in tale sistema cogenerativo
esistono schematicamente quattro flussi energetici rilevanti che attraversano la
frontiera tra il sistema e l'amb iente (fig.6.2):
6.2 Turbine a gas e cicli combinati

- la potenza termica sviluppata da lla combustione completa del co mbustibile


immesso nell'impianto, che chiameremo F (di norma con riferimento LHV);
- la pote nza elettr ica netta W, primo effetto util e;
- la potenza termica utile netta Ou, secondo effetto utile;
- Ja potenza termica dispersa Qdiss• che chiude il bilancio di primo principi o
del sistema (F =W +Qu +Qdiss), somma di varie dispersioni che possono
essere allocate in diversi processi present i nel sistema.

TOPPING BOTTO MING Fig.6.1: Concet-


ti di eogenera-
O in (o F)
Odiss
'Q in(O F) zione "topping"
e "bouoming". I
UTILIZZO Ou
MOTORE
TERMICO
sistemi con
turbina a gas
appartengono
Odiss alla prima cate-
RECUPER MOTORE A
TERMICO RECUPERO goria.

F
Calore dispon ibile (combust ibile~
con il recupero
termico
Fig .6.2 : Princi-
W (elettricità} pali flussi ener-
getlcl in un
0d iss
sistema di coge-
Ou (calore utile) nerazione top-
t ping.
PERDITE front iera del sistema EFFETTI UTILI

La definizione di un "rendimento" di un sistema cogenerativo non è operazione


univoca, poichè, a fronte di una spesa energetica rappresentata da F, vi sono
due effetti utili W e Qu, che hanno diverso valore term odinamico ed economico
e possono essere "pesa ti" in modo diverso (il problema non si pone invece in
una central e elettrica, essendo presente un unico e ben determinato effetto utile,
ovvero W). Anzitutto, bisogna dire che indici che tengono conto di solo due dei
tre flussi energetici W, Qu e F non possono essere cons iderat i "re ndimenti " in
senso proprio, ma appunto solo "indici", utili per stabilire certe caratteristiche
dell'impianto ma non certo in grado di attribuirgli un merito. Questi sono il
Turbinea gas e cicli combioori 6.3

rendimento elettrico 11eJ•il rendimento termi co 11the l'indi ce elettrico le:

w
11e, = F (6.1 )

Per tener conto di entrambi gli effetti utili, è naturale definire un "rendimento
di primo principio", come:

w+ Q"
(6.2)
F
Questo rendimento, s icuram ente utile in termini quantitativi, ha però il difetto
di attribuire lo stesso valore a elettricità e calore, approccio lacunoso sia dal
punto di vista energetico (vedi A2) che da quell o economico. E ' allora possibi le
riferirsi a un "rendimento di secondo principio", definito come:

T\11= (6 .3)

in cui il calor e è pesato con il suo equivalente meccan ico, intendend o co me T x


la temperatura media è cui è re so di spon ibile il calore (si noti che rispetto alla
definizione data in eq. Al 8 la (6.3) presenta a denominat ore l'LHV del
combustibile inve ce che il lavoro reversibile, per maggior semp licità operativa
e per rendere più facile il confronto con altri indici). Tuttavia 1111, seppure
ineccepibile dal punto di vista ter modi namico, ha in genere il difetto opposto a
111, cioè quello di attribuire un valore in genere troppo bas so al ca lore utile
(soprattutto per valori di T x medio -bassi), che spesso non rende giustizia alla
opportunità energetica di effet tuare la cogenerazione. Possiamo giustificare
questa affermazione se ci r icordiamo che in un pr ocesso non cogc ncrativ o il
calore utile sa rebbe presumibilmente prodotto in una caldaia convenz ionale,
bruciando del combustibile con un rendimento di primo prin cipio magari
elevato, ma co n una forte dissipazione di excrgia. Que st 'ultima risulta
largamente superiore a quanto si verifica per la produzione termica in un
impianto cogenera tivo, essendo in esso interp osto, tra il combustibile e la
generazione di calore, il ciclo di potenza. Pertanto, 1111 può essere inteso co me
un indice della validità delle tr asfo rmazioni interne all'impianto, ma nulla ci dice
sulla convenienza dell'op erazio ne rispetto a quanto avvien e con i modi nor mali
(non cogenerativi) di produzione dei beni energetici utili. Conseguentemente,
per esprimere con un uni co indi ce la qualità termodinamica di un'operazione di
cogenerazione , co nviene operare un confronto tra i consumi energetici del nostro
impianto e quelli che si avrebbero produ cendo gli stes si beni in assenza di
cogenerazione . I flussi di com bustibile chiamati in causa so no illustrati in
fig.6.3: si tratta di Fwc, necessario a produrre W in una normale cen tral e
6.4 Turbinea gas e cicli combinali

COGENERAZIONE GENERAZIONE SEPARATA

F w
CENTRALE Fwc=--
w W .,---, ELETTRICA 11elC
IMPIANTO
COGENERATIVO
Ou Ou ~~F _-9.I!_
V ~ oc-llthC
stessi effetti utili

Fig.6.3: Confronto dei flussi energetici necessari a soddisfare la stessa utenza


con un sistema cogenerativo e con la generazione separata dell'elettricità e del
calore.

elettrica co n rendimento lJelC• e di Foc• necessario a produrre Qu in una caldaia


conve nzi ona le co n rendimento 11thC (il pedice C ci ricorda che si tratta del
processo "conve nzionale" , ovvero della generazione separat a). Chiamando Fc
la loro somma (Fc = Fwc + Foc), è allora possibi le definire un "indice di
risparmio energetico" IRE come:
F -F
IRE = _e _ = 1- - -F __ = 1 --- - F__ _ (6 .4)
Fc Fwc+FwQ J
W/ TJtlC + Q TlrhC
Questo indi ce esprime chiaramente quanto combustibile abb iamo risparmiato
utilizzando la cogenerazione rispetto alla produzione separata degl i stessi beni.
E' quindi il riferimento più opportuno per valutare la conve nienza energetica in
termini globa li di un processo cogenerativo. A questo concetto si ispi rano altri
indici utilizzati nelle applicazioni: tra questi è molto popolare il "rendimento di
produzione eleurica" 1Jpe, cioè:
w = ----
w (6.5)
'lpe = F-F F-QulTJ,hc
QC
che attribuisce alla produzione elettrica solo la quota di combustib ile in più
rispetto alla produzione termica co n una caldaia. 17peè facilmente confrontabile
con 17elC•stabi lendo come la cogenerazione consenta di produrre elettricità con
un rendimento supe riore alle centrali puramente e lettri che: si noti che in certi
casi 7J può raggiungere valori non molto inferiori ali 'unità (per esempio nelle
centraU a vapore a contropressione). Ha però il difetto di non dire nulla sulla
quantità di elettricità prodotta in più rispetto al ca lore e ricercare una sua
massimizzazione può risultare deviante.
Turbinea gas e cicli combinati 6.5

In questi rendimenti si pone il problema di stabilire i valori di riferimento


di '11eIC
e 77thC,necessari alla formulazione numerica. Esistono due linee di
tendenza:

- dare ad essi i valori medi di esercizio delle caldaie e delle centrali elettriche,
riscontrati su un parco medio di riferimento: per 77elCsi può considerare il
rendimento medio delle centrali termoelettriche ENEL, che vale circa 0.375
(includendo le perdite di trasformazione e trasporto in alta tensione), mentre
per le caldaie i valori possono variare tra O.65 e O.9, a seconda che ci si
riferisca ad applicazioni di riscaldamento urbano o a utilizzi industriali,
anche in relazione alla potenza termica e allo stato medio di manutenzione;
- dare ad essi i valori massimi ottenibili con la miglior tecnologia oggi
disponibile: i valori di riferimento stabiliti dal decreto CIP 6/92 sono
'11efc=0.51(ovvero il rendimento di un buon ciclo combinato) e 17,hc=0.90.

Il primo approccio permette di quantificare i risparmi ottenibili rispetto alla


situazione esistente, il secondo confronta la via cogenerativa con quella
tradizionale qualora ci si riferisca a nuovi impianti e progetti, soprattutto se
alimentatia gas naturale, come di solito avviene nella pratica della cogenerazio-
ne. Questa è la via seguita dal già citato decreto CIP 6/92, che sancisce il
criterio per considerare un impianto cogenerativo "assimilato a energia
rinnovabile", ovvero un impianto che influisce positivamente sul bilancio
energetico nazionale e ha pertanto diritto ad agevolazioni autorizzative e
tariffarie, nel quadro delle leggi sul risparmio energetico. Tale decreto fa
riferimento a un "indice energetico" (Ien) concettualmente non dissimile
dall'IRE, così definito:

Ien =~ + Tl,,. - 0.49 (6.7)


0.51 0.9
L'impianto è considerato "assimilato" quando presenta Ien > 0.51, e ha diritto
ad ulteriori premi tariffari se Ien > 0.6. Bisogna però notare che i rendimenti
elettrico e termico dell ' impianto sono riferiti all'energia netta nell'esercizio
annuale e non alle potenze di progetto come formalmente enunciati sinora:
peraltro, tutti gli indici definiti da (6.1) a (6.7) possono essere basati sull'ener-
gia prodotta o consumata in un certo periodo, piuttosto che sulle potenze.
Gli indici definiti in questo paragrafo sono applicabili a qualsiasi impianto
cogenerativo, e non solo a quelli basati sulle turbine a gas. Si è ritenuto
comunqueutile richiamarli perchè verranno citati nella disamina che segue: in
particolare l'indice di risparmio energetico verrà usato con riferimento a
'11eic=0.375e l'lthC=O. 90, seguendo il primo dei due approcci sopra delineati,
in modo da offrire al lettore una valutazione concreta dei risparmi di energia
6.6 Turbine a gas e cicli combinati

primaria conseguibili da i sistemi in oggetto nel panorama energetico nazionale.


Per dare un'idea precisa del peso della cogenerazione in Italia e dei tipi di
impianto e di combustibile con cui essa è realizzata, in rapporto alla pura
produzione elettrica, si faccia riferimento alle Tab.6.1, 6.2 e 6.3, che riportano
i dati pubblicati da ENEL relativi al 1994. Da queste si può notare come il peso
delle turbine a gas e dei cicli combinati sia assai modesto a livello di centrali
elettriche (ENEL non ha ancora in funzione un ciclo combinato, contrariamente
a molte altre aziende elettriche nel contesto internazionale, mentre gli autopro-
duttori operano quasi esclusivamente in cogenerazione), mentre in ambito
cogenerativo coprono quasi il 40% della produzione, quota comunque in ampia
crescita dopo il 1994 (ultimo anno di cui sono disponibili i valori, alla
pubblicazione di questo testo).

Tab.6.1: Produzione di eleuricità nella in Italia nel 1994, in GWh.


Termoelettrica ENEL, non cogenerativa 135488
Termoel. altri produttori, non cogenerativi 8353
Termoel. altri produttori, in cogenerazione 25698
Idroelettrica e geotermoelettrica 46473
Produzione netta al consumo 216012
Saldo import/export 37599
Richiesta di elettricità sulla rete 253611

Tab.6.2: Produzione netta di elettricità {GWh] per via termoeleurica in Italia


nel 1994, con sistemi non cogenerativi, per combustibili (CL: carbone+ lignite,
GN: gas naturale, DP: derivati del petrolio , AL: altri, compresi gas sintetici e
combustibili residui) e per tipo di motore (Cl: motori alternativi, TG: turbine
a gas in ciclo semplice , C: impianti a vapore a condensazione). Non vi sono in
esercizio cicli combìnati. In ogni casella il primo numero (E) è relativo alla
produzione ENEL, il secondo (A) ad autoproduttori e aziende municipalizzate.
CL GN DP AL Totale
CI E - - 32 - 32
A - 11 228 21 260
TG E - 1054 133 - 1187
A - 5 12 67 84
e E 18128 20216 95831 104 134269
A - 2996 2889 2124 8009
Totale 18128 24282 99125 2316 143841
Turbinea gas e ciclì combinati 6.7

Tab.6.3: Produzione netta di elettricità /GWhj per via termoeleurica in Italia


nel 1994, con sistemi cogenerativi, p er combustibili (vedi legenda in Tab. 6. 2)
e per tipo di motore primo (CI: motori alternativi, TG: turbine a gas in ciclo
semplice, CC: cicli combinati, CP: impianti a vapore a contropressione , CS:
impiantia vapore a condensazione e spillamento). ENEL non esercisce impianti
cogenerativi: i dati sono relativi ad autoproduuori e aziende municipalizzate.
CL GN DP AL Totale
CI - 277 170 21 468
TG - 2700 1174 2 3867
cc - 5727 - - 5727
CP 219 2454 3405 344 6422
es - 2899 5523 783 9205
Totale 219 14057 10272 1150 25698

6.2 Turbina a gas con recupero semplice


La turbina a gas in ciclo semplice è un motore costituzionalmente molto
adatto per la cogenerazione: dai suoi gas combusti è tecnicamente agevole
recuperare calore, da usare utilmente in un processo industriale o per qualsiasi
scopo termico, mediante una caldaia a recupero o, in certi casi, mediante un
utilizzo diretto dei gas (es: forni industriali ad alta temperatura) . Nel caso di
produzionedi vapore (fluido di larghissimo impiego in campo industriale come
vettore termico), la caldaia a recupero ha esattamente le stesse caratteristiche
viste per i cicli combinati (Cap.5.2); nel caso di produzione di acqua calda o
olio diatermico o altri fluidi senza cambio di fase la disposizione è ancora più
semplice,consistendo in un unico fascio tubiero. Il recupero termico non altera
le prestazioni elettriche della turbina a gas, se non per la piccola quota dovuta
alle perdite di carico dei gas nella caldaia a recupero, che comportano una
modestacontropressione allo scarico della turbina (vedi 3.4.1).
L'indifferenza della produzione elettrica da quella termica è aspetto di
grandissima importanza se si confronta la turbina a gas con un impianto a
vapore, per il quale invece lo spillamento di vapore comporta una perdita di
potenzaelettrica prodotta. Tale perdita cresce con la pressione a cui si effettua
il prelievo, perchè il salto entalpico disponibile per la turbina, nell'espansione
tra la pressione massima e quella del prelievo, diminuisce progressivamente. La
turbinaa gas invece non risente minimamente, dal punto di vista elettrico, della
pressionedel vapore nella caldaia a recupero; la quantità di vapore prodotto sarà
6.8 Turbine a gas e cicli combinali

invece decrescente all'aumentare della pressione (e quindi della temperatura di


evaporazione), perchè vale ancora l'eq.5 . 10: ad essa corrisponde una temperatu-
ra dei gas al camino più elevata e quindi una maggior perdita di calore verso
l'am biente. La fig.6.4 illustra quantitativamente questi effetti, con riferimento
a una turbina a gas e a un impianto a contropre ssio ne che producono la stessa
potenza termica quando il vapore è prodotto a 5 bar. I risultati della figura sono
significativi per un paragone più generalizzato tra turbine a gas e a vapore in
cogenerazione. Si rilevi infatti che:

- aumentando la pressione, la produzione elettrica nel caso vapore diminui sce


vistosamente, mentre quella termica aumenta di conseguenza nella stessa
misura (i co nfronti sono effettuati a consumo di comb ust ibile indipendente
dalla pre ssione); nel caso a gas si verifica solo una certa diminuzione di
potenza termi ca (eq.5. 10):
- la produzione elettrica nel caso a gas è comu nque molto supe riore a quella
dell'impianto a vapore , anche per basse pressioni di preli evo: la turbina a
gas offre un indice elettrico sempre più elevato, e privilegia la produzione
di energia pregiata;

.........
_ .....................................
··········7····-············
30 [:••:::
••• ·~
-~~-~
··-::.:T
r~--~- 0 .8 ······:··········· · ·············
/

~ potenza
~ term ica 0 .6
·u
~ 20 '-6
e:
Q) / e
0.4
& potenza
elettrica
10 :.. \ - 0.2 ••••••••••••, •••; ····
·······-~ IRE •.•.•.
·············
.······..............
·········· ; ······!······················
-
o.__---~~~~~ ~~~~--'~ o
2 5 10 20 50 2 5 10 20 so
Pressione vapore, bar Pressione vapore, bar
Fig.6.4 : Potenze utili e indici di valutazione (eq.6. 2, 6. 4, 6. 7) al variare della
pressione a cui è prodotto il vapore di processo, per due impianti cogenerativi:
il primo ~ basato su una turbina a gas (modello GE LM2500) con recupero
semplice (linee continue, TG}, il secondo su un impianto a vapore a contropres-
sione (linee tratteggiate, TV) con condizioni del vapore vivo 60 bar, 480°C e
rendimento del generatore di vapore del 90%.
Turbinea gas e cicli combinati 6.9

- il rendimento di primo principio è sempre molto elevato per il caso vapore:


in un impianto a contropressione le uniche perdit e sono quelle relative al
rendim ento della ca ldaia e quelle elettromeccaniche e per ausiliar i; l'li
decresce invece con la pressione nel caso a gas, perchè aumenta la perdita
al camino, aumentando la temperatura dei gas scaricati dalla calda ia a
recupero, come già discus so;
- nonostante ciò, sia lo Ien che !'IRE (eq.6.7 e 6.4) sono decisamente a favore
della turbina a gas, in virtù della maggior produzione elettrica (anche se
questa è accompagnata da un maggior consumo dì combustibile), bene
energetico più pregiato giustamente rivalutato da tali indici. Nel caso a
vapore, si noti che al tendere a zero della produzione elettri ca IRE diventa
nullo e Ien diventa 0.51, av endo assunto rendimento della caldaia pari a 0.9,
come nella definizione dei due indici.

I valori riportati in fig .6.4 sono tuttavia rappresentativi di una condizione


"nominale" di esercizio, in cui le macchine lavorano a piena potenza e a pieno
recupero termico . In generale un impi anto di cogene razione sarà invece
chiamato a soddisfare utenz e elettriche e termich e variabili nel tempo, e
comunque non coincidenti con il punto nominale di funzionamento. E ' quindi
importante capire come si può gestire un impianto cogenerativo co n turbina a
gas in modo da soddisfare delle generiche richieste dì elettricità e calore ,
individuate da un punto qualsia si nel piano W-Qu: per fare ciò dobbiamo
considerare le modalità di reg olazio ne del sistema, con riferim ento allo schema
tipico di fig.6.5 .

BY-PASS

\
t TURBOGAS

fresh-air firing
(opzionale)

POST-COMBUSTORE

Fig.6.5: Schema di impianto di cogenerazione con turbina a gas a recupero


semplice. Sono compresi gli organi di regolazione della produzione termica (by-
pass e post-combustore).
6./0 Turbine a gas e cicli combinati

Anzitutto, stabilito un punto


nominale con turbogas a massima Qu
potenza in cui si produca wdes e linea di regolazione
sdes
Qu des• si può individuare nel piano del motore a max PC
W -'Qu una curva che rappresenti i ""
risultati ottenuti con la regolazione di
potenza della turbina a gas. Con le
modalità discusse al Cap.3.5, alla
diminuzione della potenza elettrica
seguirà comunque una riduzione
della potenza termica utile raccolta ·
dalla caldaia a recupero: ciò vale sia
che la regolazione agisca sulla porta- linea di regolazione
ta d'aria mediante inclinazione delle del motore senza PC
pale statoriche (e quindi varierà la
portata dei gas di scarico e con essa
il calore recuperato), sia che agisca zona con
sul combustibile a pari portata d'a-
dissipazione di calore w
ria, nel qual caso varierà la TIT e Fig.6.6: Campo operativo nel piano elet-
quindi la temperatura dei gas ali' in- tricità-calore di un impianto di cogenera-
gresso della caldaia (vedi le curve di zione con turbogas a recupero semplice.
fig.3.10). I punti W-Qu conseguenti
a qualsiasi sistema di regolazione della turbina a gas determineranno una linea
nel piano W-Q, per semplicità rappresentata in fig.6.6 da una retta che unisce
i punti "des" e "min"; poichè esistono dei minimi tecnici di funzionamento, in
generale tale linea non terminerà nell'origine degli assi.
Tuttavia l'impianto deve essere in grado di soddisfare ri chieste dall'utenza
non necessariamente giacenti su tale linea. Per offrire questa flessibilità occorre
dotare l'impianto di due dispositivi (fig.6.5):

- uno in grado di dissipare calore, per operare al disotto della linea di


regolazione: il modo più conveniente è quello di dotare la caldaia di un
sistema di by-pass, con una serranda in grado di deviare i gas uscenti la
turbina o alla caldaia a recupero o direttamente all'esterno, mediante un
camino di by-pass (vedi ad esempio fig.5.12);
- uno in grado di produrre una quota di calore addizionale rispetto a quello
recuperato: è conveniente ricorrere a un sistema di post-combustione, di cui
si è trattato al par .5.4. l. Infatti, rispetto a li 'aggiunta di una caldaia di
integrazione, la post-combustione permette maggiori rendimenti termici (si
ricordi la fig.5.20) e minori costi di investimento, poichè si sfrutta la
strutture e le superfici di scambio della stessa caldaia a recupero.
Turbine a gas e cicli combinaJi 6.11

Questi due sistemi sono generalmente sem pre presenti negli impianti di
cogenerazione, contrariamente al caso dei cicli combinati per sola produzi one
elettrica, proprio per offrire la nece ss aria flessibilità ali 'impianto. Infatti in
fig.6.6 si può individuare la "zona di by-pass", al di sotto della linea di regola-
zione, e, al di sopra di essa, la "zona di post-combustione". Quest'ultima zona
è limitata superiormente dalla una linea di "mass ima post-combustione", che
rappresenta i lim iti tecni ci del sistema, determinati da due fattori: (i) il
raggiungimento della combustione completa dell'ossigeno pre se nte nei gas di
scarico della turbina (a meno di un margine di contenuto di 0 2 , che bisogna
sempre riservarsi per evitare produzioni significative di CO); (ii) il raggiungi-
mento di temperature dei gas troppo elevate per le caratteristiche struttural i
dell'HRSG (cap.5.2 ) che normalmente non tollera temperature di fiamma tipiche
delle cald aie convenzionali . In alcuni casi il sistema di fig .6. 5 può essere
completato da un ventilator e che adduce aria primaria di combustione agli ugelli
di post-combustione ("fresh-
air-firing") con lo scopo di
mantenere in funzione la pro-
duzione termi ca in caso di Qu
disservizio della turbina a gas.
Date le caratteristiche di
funzionamento nel piano W-Qu
di un determinato impianto, è
poi necessario chiedersi co me
esercire effettivamente la
macchina per una gen erica
coppia di valori di richiesta
dell'utenza. Di sc utiam o il
problema con un esempio,
riferendoci alla fig .6. 7, nella Punto 5:
quale, a fronte di una certa impianto
richiesta , si sono ind ividuate fermo
cinque possibili modal ità di w
funzionament o, nell 'ipotes i (in
genere sempre verificata) che Fig.6.7: Possibili punti operativi di un im-
l'impianto sia in grado di pian10 di cogenerazione con turbina a gas a
scambiare elettricità con la ret e recupero semplice.
esterna (ENEL, ad esempio):

1) turbogas a massim a potenza: l'elettricità prodotta è superiore alla richiesta,


per cu i si cederà l'e ccedenza alla rete; anche la produzione termica è in
eccesso, per cui una parte dei gas combusti per cor rerà il camino di by-pass;
6.12 Turbine a gas e cicli combinali

2) turbogas a potenza tale da soddisfare la richiesta termica ("termico segue"):


si cederà ancora l'elettricità in eccesso alla rete;
3) turbo gas a potenza tale da soddisfare la richiesta elettrica (" elettrico segue"):
questa volta non ci sarà alcuno scambio con la rete, ma occorrerà ricorrere
alla post-combustione per soddisfare l' utenza termica;
4) turbogas a minima potenza: bisogna ricorrere alla post -combustione e
acquistare elettricità dalla rete; si preferisce però non fermare completamen·
te l'impianto per poter riprendere carico in qualsiasi momento;
5) impianto fermo: si acquista tutta l'elettri cità dalla rete e si soddisfa il carico
termico con il fresh -air-firing o con una caldaia ausiliaria.

La scelta tra queste modalità operative dipenderà e-ssenzialmente da mot1V1


economici: il fattore determinante è in genere il costo dell' elettricità , acquistata
o venduta alla rete esterna, che come è noto può variar e consi derevolmente nelle
ore vuote o piene, in dipendenza dal contesto tariffario in cui opera l'impianto.
In particolare le modalità 1 e 2 sa ranno convenient i se è possib ile cedere
elettricità a pr ezzi remunerativi , ovvero se il ritorno economico dalla cessione
è superiore al maggior costo di com bustibile necessa rio per far funzionare la
turbina a gas a potenza più elevata della richie sta; la modalità 3 è tipica di un
situazione in cui non è conve niente la cessio ne, ma il cos to di produzione
dell'elettricità è inferiore al prezzo dell'a cquisto dalla rete esterna; le modalità
4 e 5 possono risultare utili quando l'elettricità è dispon ibile dalla rete a basso
costo (es: ore vuote).
Pertant o la sce lta del punto di esercizio dell'impianto deriva da una
valutazion e dei cos ti (e dell 'eve ntuale ricavo dalla cessio ne di elettricità) in ogni
punto sig nificativo di funzionament o (ad esempio, i 5 sopra citati), che sono
appunto i costi del combustibile (per il turbogas, per il post-combustore e, se il
caso, per una caldaia integrativa) e i costi dell' elettricità sca mbiata con la rete:
il gestore sceg lierà il punto che permette di soddisfa re le utenze con il minimo
costo marginale di esercizio, a meno di vincoli tecnici (es: evitare troppe
fermate dell' impianto, seg uire ramp e di carico accettabili, indisponibilità, etc.).
Va da sè che questa problematica è co mune a qualsiasi impianto di coge nerazio-
ne (anche quelli che vedremo nei prossimi capito li, così come quelli a vapore
o con motori alternativi), seppure con diverse poss ibilità per ciò che riguarda
le modalità tecniche di ese rciz io.
Turbine a gas e cicli combinati 6.13

6.3 Turbina a gas con iniezione di vapore


Il ciclo di turbina a gas con iniezione di vapore (STIG) trattato in 5.5. l
trova una sua felice applicazione nell'ambito cogenerativo (fig.6.8): il vapore
prodotto nella caldaia a recupero può essere inviato all'utenza termica o
all'iniezione in camera di combust ione, a seconda che nell'esercizio dell'impian-
to si voglia privilegiare la produzione termica o quella elettrica. Ciò consente
una grande flessibilità di funzionamento ali 'impianto che possiamo discutere
mediante la fig.6.9, che riporta il campo operativo nel piano W-Qu. Si noti
anzitutto che rispetto alla fig.6.6 è present e una nuova linea operativa ("des-
max"), che rappresenta il funzionamento della turbina a gas, mantenuta a
massima potenza, mentre si varia l'iniezion e di vapore da zero al massimo
prodotto dall'HRSG. Il punto "max" riguarda il funzionamento in sola
produzione elettrica (tutto il vapore prodotto è iniettato nel combustore e non vi
è pertanto produzione termica), mentre nel punto "des" tutto il vapore è inviato
all'utenza termica e la turbina a gas funziona in ciclo semplice: la linea che
unisce i due punti rappre senta tutte le soluzioni intermedie. La linea "min-des"
è ora rappresentativa della regolaz ione della turbina a gas in assenza di iniezione
di vapore. E'importante notare che la zona sottostante la linea "min-des-ma.x"
non è più caratterizzata da una brutale dissipazione termica (infatti la fig.6.8 non
comprende il camino di by-pass), ma i suoi punti sono ottenibili con una
adeguata regolazione della macchina, sia in termini di portata di combustibile
che di vapore iniettato : il sistema diviene pertanto notevolmente più efficiente
a carichi term ici ridotti. Nella fig.6. 9 è poi riportata la zona che può essere
coperta con la post-combustione , aumentando la produzione termica senza
alterare quella elettrica.

TURBOGAS

f
linea di iniezione vapore

Fig.6.8: Impianto di cogenerazionecon turbina a gas a iniezione di vapore.


6.14 Turbine a gas e cicli combinoJi

Qu
linea a max PC sdes / linea a max PC

linea a max . carico


regolando l'iniezione
di vapore

smax

linea di regolazione senza


iniezio ne di vapore

zona di regolazi one max W

Fig.6.9 : Campo operativo, nel piano elettricità -calore, di un impianto di


cogenerazione con turbo gas a iniezione di vapore e con post-combustione (PC).
La sce lta del punto operativo più economico per una data richies ta di
elettri cità e di calore dall'utenza diviene ancor più ampia che nel caso
precedente, poi chè si ha un ulteriore grado di libertà consentito dalla quantità
di vapore iniettato in turbina. Non è nece ssario entrare nei dettagli, essendo
piutto sto estesa la casistica da analizzare: fatto salvo il soddisfac imento della
richie sta dell'utenza, il criterio di scelta del punto operativo è sempre quello del
miglior bilancio economico derivante dall'analisi dei costi di combustibile e del
saldo dell'interscambio con la rete elettrica.
Gli indici di valutazione di un impianto STIG vari ano a seconda dell'ut ilizzo
del vapore, dai valori visti per le turbine a gas semplici (fig.6.4) in produzione
termi ca a quelli di una centra le elettrica in piena iniezione. In quest'ultimo caso,
essendo il rendimento elettrico in genere dell'ordin e del 40% (vedi 5.5.1)
l'indice di rispa rmio energetico diventa circa nullo e lo len scende abbondante-
mente al di sotto dei valori richi esti dalla normativa: un esercizio prolungato
dell'impianto in sola produzione elett rica (o comunque con rapporti elettricità -
calore molto grandi), anche se in certe situazione potrebbe essere giustificato
economicamente, preclude presumibilment e il raggiungimento di Ien > 0.51 su
base annuale.
Turbinea gas e cicli combinati 6.15

6.4 Cicli combinati


Un ciclo combi nato gas-vapore può essere eser cito come impiant o
cogenerat ivo, qualora s ia presente un prelievo regolato di vapore , da uno o più
corpi cili ndri ci o, più frequent emente, dalla turbina a vapore. Il concetto può
essere applicato a uno qualsiasi degli schemi di impiant o delle fig .5. 7 (mono li-
vello) o 5.13 (a più livelli di pre ss ione) prelevando il vapore di processo
laddove esso sia disponibile alla pre ss ione richiesta dall'ut enza. Vista la taglia
tipica degli impianti di cogene razione (generalmente più picco li di quelli di sola
produzione elettri ca , a partire da 20 MW et ma con punte anche superiori ai 100
MW el) sono più diffusi gli schemi a due livelli di pressione (fig.5. l 3a).
Per il ciclo a vapore, è generalmente adottato uno schema a co ndensazione
e spillamento , anche se nulla vieta che il ciclo comb inat o preveda se mplicemente
una turbina a co ntropres sione. Infatti, la possibilità di ope rar e a condensaz ione
(parziale o totale) perm ette all 'i mpianto di produrre elettricità in modo
economico, in virtù degli alti rendimenti tipici dei cicli co mbinati, anche nei
periodi di scarsa o assente ri chiesta termica (es: teleri sca ldame nto , in cu i il
carico termico è co ncentrato nei mesi invernali). E' così possibile ripartire i
costi di capitale, piuttosto elevati rispetto agli impianti di 6.2 e 6.3, su un
periodo operativo più lungo su base annuale.

Qu

• sdes
linea a max PC con
tiW da TV per maggior
portata di vapore

linea con TG a max .


carico regolando I'
estraz ione daTV

linea di regolazione
TG+TVa max.
estrazione

zona di regolazione w
Fig.6.10: Campo operativo, nel piano elettricità-calore , di un impianto di
cogenerazione con ciclo combinato, con turbina a gas (I'GJ e turbina a vapore
(1VJa cond ensazione e spillamenro, in presenza di post- combustione (PC).
6.16 Turbine a gas e cicli combinati

Il campo operativo è qualitativamente riportato in fig.6.10. La linea "min-


des" rappresenta la produzione di energia utile a piena estrazione di vapore al
variare del carico della turbina a gas: l'elettricità prodotta tiene conto anche del
contributo della turbina a vapore, la cui potenza varia a seconda della portata
di vapore generata dalla caldaia a recupero. La linea "des-max" è costruita con
la turbina a gas a piena potenza, variando l'estrazione del vapore sino ad
annullarla (punto "max", in cui l'impianto lavora a piena condensazione). I punti
al di sotto di queste due linee rappresentano una combinazione tra carico del
turbogas ed estrazione, e, come nel caso precedente, non comportano dissipazio-
ne del ca lore scari cato dal turbogas mediante by-pas s. Nella figura è pure
riportato il ca mpo ottenibile con la post- co mbusti one , sebbene tale pratica sia
di impiego poco frequent e nei cicli combinati (vedi 5 .4 . 1). Nel caso di una sua
adozion e si noti che, oltre a un aumento di Qu, si verifi ca un aumento della
produzione elettrica, a segu ito della maggior portata di vapore generata e quindi
fluente nella turbina.
Contrariamente alle turbina a gas in ciclo semplice e agli STIG, la pr essione
a cui è richi esto il vapore influisce sulla produzion e elettrica , condizionando il
salto entalpico di sponibile per la turbina a vapore. L 'e ffetto è · molto meno
evidente che in un impianto a vapore, perchè la quota preponderante dell 'ele ttri-
cità è ge nerata dalla turbina a gas, ma non è cer to trascurabile. L'uso del ciclo
co mbinat o è quindi parti co larment e vantaggioso quando l'utenza termica richiede
calo re a bassa temperatura.
Il punt o fondamentale di superiorità dei cicli co mbinati in coge nerazion e,
rispetto alle alternative a vapore o a quelle di Cap.6.2 e 6.3 , è quello di poter
funz ionare in pura produzi one elettri ca con i rendimenti molto elevati tipici dei
cicli combi nati , dell'ordine del 50%, e quindi di consentire operazioni
energ eticamente convenienti, in termini di Ien o di IRE , anche in pre senza di
basse richieste termiche rispe tto a quelle elett riche e/o quando sia no pre senti
forti variazi oni nell'esercizio annuale della potenza termi ca erogata.
Per discutere questo importante aspetto, facciamo riferimento ad un esempio ,
co nsiderando un impianto a cic lo co mbinato di taglia medio -grande nell'ambit o
cogenerativo (ma gli indici che otterremo non so no dis simili per impianti con
macchine aero-derivative da 20-30 MW el, di cu i in Italia sono pre senti alcune
significativ e rea lizzazioni). La fig .6 . 11 ne riporta lo schema impiantisti co e i
dati fondamentali: si noti che il ciclo a recupero è a due livelli di pre ssione,
senza risurriscaldamento (quindi non partico larmente sofisticato); il vapore di
media pre ssione, prodotto dal seco ndo co rpo cilindrico o proveniente dalla
turbina di alta pressione, è raccolto in un co llettore dal quale può essere
riamme sso in turb ina, previa una valvola di regolazione, o inviato ali 'utenza
termi ca.
Turbine a gas e cicli combinati 6.17

Pel.lorda=67675 kW 5.2 p 97T


F=203064 kW
Pel.netta=67325 kW

I
198.6 G
1.04 p
TURBOGAS 604 T
GE Fr.6A

Pel.lorda= 31.1 G
59.8 p
26755 {34155) kW 520T
Pet.netta= UTENZA
26155 {33555) kW TERMICA
21.5 G 34960 {O) kW
(35 G)
0.11 p
30.6 G 47 .7 T 13.5 (O) G
5.1 p
224T 2~tr

Fig.6.11: Impianto di cogenerazione a ciclo combinalo. con turbina a gas GE


Frame 6A e ciclo a vapore a due livelli di pressione (6515.5 bar), prelievo a 5
bar, condensazione a 0.11 bar. l valori di potenza, di portata (G. kgls),
pressione (p, bar) e temperatura (I', °C) sono relativi a un prelievo del 50% del
vapore,· i valori tra parentesi si riferiscono alla pura produzione elettrica. La
potenza elettrica netta in piena condensazione è di 100. 9 MW, mentre a
massima estrazione è di 86. l MW, con una produzione termica di 72.5 MW.

Gli indici di valutazione dell'impianto di fig.6.11 sono riportati in fig.6.12,


al variare della produzione termica utile; dall'esame di questa figura si può
commentare che:

- la potenza elettrica scende solo del 15% passando dalla pura produzione
elettrica alla massima estraz ione 1: ciò significa che l'indice elettrico resta

I Si ricordi che in un impianto a conde nsa zione e spillamento non è possibile


annullare co mpletament e la portata di vapo re nella turbina di bassa pressione, per evitare
che l'energia assorbita dalle pale in rotazione nella cassa surriscaldi il fluido ivi
contenuto: tale fluido va rinnovato conùnuamente, mantenendo indicativamente almeno
il 10% della portata di progetto.
6.18 Turbine a gas e cicli combinali

molto alto (superiore all'unità) anche in massima produzione termi ca;


- gli indici di risparmio energetico restano comunque molto elevati grazie al
va lore dell'energia elettrica, nonostante il rendimento di primo principio
scenda visto sa mente al diminuire de l prelievo di vapore a causa del calore
dissipato dal condensatore:
- in particolare lo len scende sotto il valore · di 0 .51 solo per produzi oni
termi che molto contenute (infe rior i al 20%) e resta superio re allo 0.6 (la
soglia di "ecc ellenza" stabilita dal decreto CIP 6/92) da l 50% di p roduzione
termica in su.

Ciò significa in pratica che, data una certa potenza termi ca, è possibile
realizzare un impianto coge nerat ivo di grande potenza elett rica, pur mantenendo
valori degli indici energetici assai elevati, che consento no peraltro una
remunerazione piuttosto co nvenie nte dell'elettricità prodotta se ceduta all'ente
elettrico. Ad ulterio re confe rma di questo concetto, è utile riflettere sugli esempi
già svolti, ricavando dai risult ati di fig.6.4 e 6.12 la potenza elettrica cor rispon-
dent e ad una data pote nza termica nelle varie soluzioni impiantistiche ivi
discusse. Per esemp io , ipotizzando una pari produzione di potenza t~rmica utile
di 32 MWth• cos tituita da vapore a 5 bar, si ottengono i risultati di Tab.6.4.

Tab.6.4: Potenze elettriche e Jen ottenibili in cogenerazione con diverse


soluzioni impiantistiche, a pari produzione di calore utile.
Tipo di motore impiegato Potenz a elet- Ien
(produzione termica 32 MW) trica , MW
Impianto a vapore a co ntropr essione 6.1 0.62
Turbina a gas a recupero semplice 21.1 0.77
Ciclo combinato in piena estrazione<a) 38.0 0.74
Ciclo co mbinato con media estrazione(b) 95.5 0.58

(a) Valori ottenuti supponendo di scala re a potenza opportuna l'impianto di fig .6. 11 con
operazioni in piena estrazione (si tras cura l'effett o delle minor taglia ).
(b) Valori ottcnuù con l'impianto di fig.6 . 1 I con estrazione di vapore per 32 MWth·

La variaz ione è impressionante: la potenza elettrica, a pari pot enza termica,


varia di ben 15 volte se si confronta un moderno ciclo co mbinat o con un
tradizionale impianto a controprcssione, pur res tand o a Ien abbondantemente
superiori a 0.51. Si noti tra l'a ltro che la turbina a gas con recupero semplice
ha sì uno Ien molto più alto ne l punto nominale, ma a carichi termici ridotti il
suo valore precipita, dovendo dissipare ca lore attraverso il camino di by-pass:
i risultati di len nell'esercizio effettivo possono ca mbiare anche di molto a
favore del ciclo combi nato.
Turbinea gas e cicli combinati 6./9

Questo risultato, seppure indicativo e limitato, è però sintomatico di come


il mercato della cogenerazione si stia progressivamente sposta ndo , grazie ai cicli
combinati, ve rso impianti di taglia molto più elevata che in passato , caratterizza-
ti da una produzione elettrica molto consistente rispetto a quella termica. Grazie
alle tecnologie di repowering (vedi 5 .4. 2), e soprattutto quella più radicale di
fig.5.22d, è anche possibile adeguare a questa realtà il grosso parco di impianti
a vapore esistenti (vedi T ab.6.3), moltiplicandone la potenza elettrica di un
fattore da 5 a 10: in una simile prospettiva, l' autoproduzione cogenerativa
diverrebbe prioritaria rispetto alla generazione accentrata tipica dell'ente
elettrico nazionale. I vantaggi di un tale approccio sarebbero consistenti in
termini di risparmio di ene rgia primaria e di riduzion e delle emissioni, ma sono
da valutare le conseguenze di un 'accresciuta dipendenza strategica dal gas
naturale, unico combustibile economicamente proponibile per le turbine a gas.

1.2 ....--- - -- --- --- ------,


Fig.6.12 : Potenza potenza elettrica
elettrica (rispeao a
quella massima in
1 r--·...
.-·._
....
·1..._..__..:···_p:_o_t._e_l._a_c_o_n~d/~s-az--iooe_J
condensazione, pari a
100.9 MW) e indici di
valutazionedell 'impif:Ul-
to a ciclo combinaJo di
fig.6. 11, al variare
della potenza termica
utileprodotta, espressa
in termini percentuali
rispetto alla massima 0.2
estrazionedi vapore.
o ~ ......
_ ___
___..
______ ...___ ____,
o 20 40 60 80 100
Produzione termica, %
Turbine a gas e cicli combinati 7.1

Capitolo 7

LE EMISSIONI DALLE TURBINE A GAS

Nello sviluppo delle turbine a gas e dei motori termici in genera le, grande
attenzione è sempre stata posta agli aspetti prestazionali (rendimen to e lavoro
specifico), ampiamente trattati in questo testo, nonchè economici ed operativi
(riduzione dei costi specifici, affidabilità, etc.). Tuttavia, nel giudicare la
validità di un generico sistema di produzione di potenza, assume un 'impo rtanza
sempre crescente la valutazione del suo impatto ambientale, ovvero la quantità
delle emissioni globali di prodotti nocivi generati dal sistema stesso. Si può
senz'altro dire che nella realtà odierna questo aspetto condiziona lo sviluppo e
il successo commerciale delle turbine a gas alla stessa stregua dei parametr i
relativi ai costi e alle prestazioni.
Questo capitolo affronterà la tematica delle emissioni delle turbine a gas,
emissioni che, è bene anticipare, sono essenzialmente legate al processo di
combustione. Ci riferiremo in particolare alle emissioni da combustione di gas
naturale, il caso di maggior importanza nelle applicazioni industriali, e anche il
più semplice, esse ndo in questo caso sufficiente tr attar e le emissioni dì
monossido di carbonio (CO) e di ossidi di azoto (generalmente chiamati NOx,
per ricordare che si tratta prevalentemente di NO e di N0 2). Nel caso dì turbine
a gas alimentate da combustibili liquidi (derivati de l petrolio) molte dell e
considerazioni espresse riguardo CO e NOx restano valide, ma possono
aggiungersi, a seconda del tipo di combustib ile , ulteriori problematiche, relative
alle emissioni di biossido di zolfo, di idrocarburi incombusti (UHC 1) e di
particolato. Questi inquinanti sono virtualmente assenti in una turbina a gas
alimentata a gas naturale, e si rimanda pertanto il lettore a trattazioni più
specialistiche per una loro disamina. Svilupperemo invece qualche considerazio-
ne sulle emissioni di biossido di carbonio, gas non direttamen te nocivo ma
responsabile dell'effetto se rra, un fenomeno "globa le" recentemente oggetto di
numerose attenzioni.

Gli UHC sono presenti, in quantità comunque limitate, anche dopo la


combustione di gas naturale. Tuttavia sono prevalentemente costituiti da metano , gas non
tossico, invece che da composti più pesanti e pericolosi per la salute, quali il benzene e
gli aromatici, presenti quando si utilizzano combustibili liquidi.
7.2 Turbine a gas e cicli combinati

7 .1 Unità di misura delle emissioni


Prima di affrontare una trattazione specifica, è necessa rio stabilire le unità
di misura di r iferim ento delle emissioni gassose, nonchè le co nversioni tra le
varie unità in uso, essendo l'argomento fonte di possib ili (e gravi!) errori e
incomprensioni quando si confrontin o per esempio i valori rilevati co n quelli
stabiliti dalle varie normative a proposito.
Il riferimento più natural e è quello della concent razione volumet rica,
generalmente riferita ai fumi secchi, ovvero privati del vapore d'acqua. L' unità
usata è pertanto il ppmvd (acronimo di "part per million, volume, dry"):

1 ppmv d = 10_6 moli inquinante


(7.1)
moli fumi secchi
Nell'utilizzo di questa grandezza, bisogna considerare che la concent razione
volumetrica di un inquinante è variabile con la diluizione dei fumi , ossia con la
quantità di aria agg iunta rispe tto alle normali condiz ion i di combustione, a pari
quantità assoluta di emissioni. Si pensi in questi termini: per abbassare i livelli
di em issione espress i in ppmvd basterebbe diluire con aria este rna i gas
combusti, operazione che non co mporta cer to alcun beneficio ambientale!
Pertanto, è necessario spec ifica re il contenuto di ossigeno nei fum i secchi, come
indice del grado di diluizione dei fumi. I rife rime nti usati sono:

- combustibili liquidi o gassosi in caldaie 3% voi 0 2


- combustibili so lidi in ca ldaie 6% vo i 0 2
- fumi di scarico di turbine a gas 15% voi 0 2
- motori alternativi 5% voi 0 2

rispettando i valor i più fre-


quentemente riscontrati nella
nA moli di fumi, x% 02 (nA+nB) moli
pratica. Pertan to le normati-

..D
eone.inquinante : ppmx di fumi, y% 02,
ve sulle em issioni specifica-
eone.inquinante :
no sempre il co ntenu to di 0 2
a cui riferire le co ncentraz io-
ni: per par agona re i valori
~~~--~ -~~~-----
ppmy

nB moli di aria, 2 1% 02
rilevati di inquinant e in un
eone.inquinante: zero
ce rto gas combusto, occorre
cono scerne il conte nuto di
Fig.7.1 : Sistema impiegato nella conversione
0 2 e co nvertir e il valore
delle concentrazioni molari di un inquinante a
rilevato a quello alla percen-
diverse percen.tuali di ossigeno nei fumi.
tuale desiderata (es: 15 % se
si tratta di turbine a gas). Per far ciò, si co nsideri il siste ma di fig. 7 .1, in cui
Turbine a gas e cicli combinati 7.3

si miscelano nA moli di gas aventi una generica concentrazione x di inquinant e


con n8 moli di aria. Per ottenere la concentrazione y di inquinante nel gas
diluito, si scriva la conservazio ne delle moli di ossigeno (eq.7.2 - conside rando
pari a 21 % la frazione molar e di 0 2 nell'aria) e di inquinante (eq.7.3):

n -~ + n ..2!._ =L ·(n +n \
A 100 B 100 100 A BJ
(7.2)
da cui:

ppmx ppm
n ·-- + n ·O = _ _ Y ·(n +n)
A 106 B 106 A B
(7.3)
da cui: ppm X = (1 + -)"s
n 'PPmy
A

dalla 7.2 e 7.3 si ottiene facilmente:


21-y
ppmy = ppm ·-- (7.4)
x 21-x

Ad esempio 60 ppmvd al 15% di 0 2 corrispondono a 150 al 6 % , a 180 al 3 %


e a 210 a 0%, indipendent emente dal tipo di inqu inante. Lo stesso problema
della "diluizione" si pone , oltre che con l'aria , anche con l'acqua, per cui è
generalizzato il riferimento ai fumi secch i (ppmvd) invece che ai fumi effettivi
(ppmv). La conve rsione è semplice:
moli totali
1 ppmv d = 1 ppmv ·- - - ------ (7.5)
moli totali - moli H2 0
Ad esempio, per la co mbustione stechiometrica di metano si ha la reazione:
(7.6)
dove 3.76 è il rapporto tra 0 2 e N 2 nell'aria, nell 'ipotes i sempli ficata che la loro
concentrazion e sia 21 % e 79%. Questa reazi one produce 10.52 moli di fumi,
di cui 2 sono di vapore acqueo: si ha pertanto che il rapporto tra fumi totali e
fumi secc hi vale 10.52 /8.52 = 1.235. Pertanto se misuriamo ad esempio 60
ppmv nei fumi totali, avremo un'emissione di 74 ppmvd nei fumi secc hi.

Oltre alla concentrazione volum et rica, è altrettanto naturale riferirsi a una


concent raz ione massica, che potrebbe esse re esp ressa in kg (o mg) di inquinante
rispetto ai kg di fumi secc hi. E' tuttavia più frequente il riferimento al Normai
metro cubo (Nm 3), che è la quantità di un certo gas (kmoli o kg) contenuta in
un metro cub o dello stesso gas a Po = 101325 Pa (press ione atmosferica) e T 0
7.4 Turbine a gas e cicli combinati

= 0°C (lo standard metro cubo si riferi sce invece a 15°C). In queste condizioni
il volume molare vale:

R-To 3
vili()/ = Po = 22.413 Nm
kmol
(7.7)
1 kmole = 22 .413 Nm 3 l k = 22 .413 Nm 3
g MM

Quindi, per un gas avente una certa massa molecolare, il rapp orto tra Nm 3 e kg
è costante e pertanto il N m3 è da cons iderarsi alla stregua di un 'unità di massa.
Il riferiment o al Nm 3 invece che al kg è co modo perchè permette di co nvertire
le concentrazioni volumet riche in massiche senza bisogno di conoscere la massa
molecolare del gas combusto, la cui determinazione non è immediata . E' però
necessa rio introdurre la massa molecolare dell'inquinante: infatti , riferendosi per
esempio al monossido di carbonio con MM = 28 e ricordando la (7. 7), si ottiene:

1 ·10-6 kmolco 28 -10-6 kgco = 1.249 mg (7.8)


1 ppmvdco = ----- --- =
1 kmol fumi secchi 22 .413 Nm 3 Nm 3

Con la stessa formulazion e, se ci si riferisce a N0 2 (MM =46) I ppm equivale


a 2.052 mg/Nm3, per S0 2 (MM =64) lo stesso numero diventa 2.855 e così via.
E' da notare che la co nce ntrazione mass ica dipende ancora dalla diluizione con
aria o vapore dei fumi: per effettua re le conversioni a diversi tenori di 0 2 si usi
sempre la (7.4) (con i mg/Nm3 invece che i ppmv) e per riferirsi ai fumi secchi
si usi sempre la (7 .5).

Un terzo possibile riferimento è quello della co ncentrazi one riferita all'unità


di energia, esp rimib ile ad esempio in mg di inquinante per MJ di energia
termica liberata dalla co mbustione [mg/MJthl· E' un'unità di misura assai logica
per i processi d i combustione, che permette di fare a meno del concetto di
diluizione e di dover quindi specificare il riferimento di 0 2 presente nei fumi,
essendo il calore sv ilupp ato indipendente dall'e ccesso d'aria presente in sede di
combustione. Concettualmente simili sono anche:

- la concentrazione riferita al kg o al Nm 3 di combustibile usato [quindi con


pedice "f": mg/kgf o mg/Nm\J: la conversione co n i mg/MJ 1h passa
attraverso al conoscenza del potere calorifico (solitamente LHV) del
combustib ile usato [MJ 1h/kgr o MJ 1h/N m3rl;
- la concentrazione riferita atta produzione elettrica [mg/MJel o mg/kWhe 1J:
è l'indice di maggior utilità per una centrale elettrica, ma non si applica
ovviamente a caldaie e ad altri processi. La sua determinazione, noti i valori
in mg/MJ 1h, rich iede di co nosce re il rendimento [MJe 1/MJ 1h] dell'impianto.
Turbinea gas e cicli combinati 7.5

Il problema appli cativ o di questa famiglia di indici, di per sè più sign ificat ivi di
quelli visti in precedenza, è che i sistemi di misura de lle emissioni ril evano
invece le co ncentrazioni volumetriche o, più raramente, ma ss iche. La co nversio-
ne da una co ncentra zione massi ca (es: mg/Nm 3 di fumi) a una riferita
all'energia di combustione (es: mg/MJt h) rich iede di conoscere quanti Nm 3 di
fumi sono pr odott i, con un certo tenore di 0 2 , dal co mbu stibile in qu estione .
Purtroppo, que sta quantità varia sensibilmente da combustibile a combustibile:
non solo è div erso tra combustibili liquidi, so lidi o gassosi , ma si diff erenzia
anche per giacimento di pr ove nienza 2 , per pro cesso di distillazione, etc.
Il calco lo non è com plesso, ma richiede di conosce re , o ltre al potere
calorifico del combustibile, la sua composizio ne atomica, da cui derivar e la
reazione di co mbu stione stec hiomet rica. La procedura, in ce rti casi abbastanza
tediosa, può essere spi egata mediante un ese mpio:

Problema: combustione di metano puro (CH!4)con LHV = 50 MJ/kg. E' data


un'emissione di 50 mg di CO per Nm 3 di fumi secchi con il 3% 0 2.
Esprim e rla in mg/Nm 3 f e in mg/MJ 111
.

Soluzione: co nvien e anzitutto ripo rta re il val ore asseg nato a lla comb usti one
stechiometrica del metano (eq .7 .6), cioè a 0 % di 0 2 nei fumi:

50 (mg col = 50 -~
21 - 3
= 58.3 (mgcol
N
N,n 3 m3
g 3% 02 g 0% 02

dove il pedice "g " è riferito ai fumi. Dalla reazione di combustione (7.6) si
producono 8.52 moli di fumi secchi per mole di metano (pedi ce "f"). Si avrà
quindi un'emi ssione di:
mg Nm83 mg
58.3 ~ · 8.52 -- = 49 7 ___El.
3 3 3
Nm8 Nm1 Nm1
che risponde al l 0 ques ito. Quindi, consi de rando che il metano ha una massa
moleco lare di MM= 16.03 , un Nm 3 pesa 16.03/22.413 = 0.725 kg (eq.7.7);
essendo il suo poter e ca lo rifico inferiore pari a 50 MJ /kg , per risponder e al
2 ° quesito si avrà:
3
497mgc0 /Nm 1 685mgc0 /kg 1 = 13.7 mgco
3
=
0.725 kg1 / Nm1 50MJ,h / kg1 MJ,h

2 Ad esempio, il gas naturale di produzione nazionale genera 8.57 m3 di fumi


secchi (combustione stechiometrica) per m3 di gas, contro 9.15 di quello algerino.
7.6 Turbine a gas e cicli combinati

Il procedimento non cambia con il tipo di inquinante trattato. Per cost ruire la
reazione di co mbu stione, nota la com posizione atomica di un generico
combustibile CnHmSk(n atomi di carbo nio, m di idrogeno e k di zolfo), basta
ricordare che occorrono (n + m/4 + k) moli di 0 2 • ognuna delle quali accompa-
gnata da 3.76 moli di N 2 .

7 .2 Meccanismi di formazione di CO e NO nella combustione


Il livello di emissioni in un processo di combustione dipende dalle
ca ratteri stiche fisiche e chim iche del'processo stesso e dell'organo in cui hanno
sede le reazi oni. Le concentrazioni locali delle varie specie chimiche che si
formano e si distruggono nel processo hanno, come vedremo, la massima
importanza nella formazione degli inquinanti. In generale, queste concent razioni
sono molto diverse da quelle suggerite dall'equilibrio chimico , sia che ci si
riferisca alla temperatura di eq uilibri o dei gas nella fiamma adiabatica o nelle
condizioni in cui vengono
2400~ -- --- --- --- -~
rilasciati nel! 'at mosfera. La :::i:::
fig.7 .2 mostra appunto, per .Q 2200
'-
una combust ione di metano ;.Q
con diver si À, come le co n- g.2000
centrazioni di CO e NO alla (I)

temperatura di equilibrio ~1800


siano molto elevate (migliaia ~ 1600 .__ ____________ __.
di ppm) e come, riportando il
gas combusto a I 000 K, siano
virtualmente assenti all'equili-
brio chimico. 1E·2
(I)
'-
CO
Fig.7.2 : Produzione di CO o
...
1E·3
E
(Linee continue) e di NO Cl>
e
(linee tratteggiate), all'equili- o
brio chimico, in una fiamma
0

N 1E·4
ro
'-
. .
premiscelata di metano e aria
a 25 °C con diversi X, alla
u..

1E-5 ,/
.
temperatura di equilibrio 1000 K
della fiamma adiabatica (il
1E-6 L----.!....---1.L- _____ ___.___.
cui valore è riportato nel
0.8 1 1.2 1.4 1.6
grafico in alto) e dopo raf- Rapporto di equivalenza
freddamento a I (j()() e 1CXX)K.
Turbine a gas e cicli combinati 7. 7

Fa naturalmente eccezione la concentrazione di CO per '>,.< l, che rimane anche


nei gas a bassa temperatura come prodotto di combustione incompleta del
carbonio per insufficienza di 0 2 .
Nella pratica si rilevano invece emissioni effettive in misura intermedia tra
i valori suggeriti in fig.7.2, si capisce come l'equilibrio chimico sia insufficiente
a descrivere il fenomeno: le concentrazioni non restano "congelate" ai valori
elevati presenti nella fiamma, ma nemmeno si portano ai valori trascurabili
suggeritidall'equilibrio a basse temperature. Le reazioni sono pertanto maggior-
mente governate dalla cinetica chimica piuttosto che dall'equilibrio.
Per alcuni inquinanti, tipicamente il monossido di carbonio, il processo di
creazione e distruzione è intimamente legata alla reazione di combustione; altri
inquinanti, come i NOx, non fanno direttamente parte del processo, ma la loro
evoluzione ne è direttamente condizionata.

7.2.1 Formazione e distruzione di CO

La formazione di CO è uno dei meccanismi fondamentali della combustione


degli idrocarburi. Il CO si forma assai rapidamente nelle prima parte della
fiamma,dalle numerose possibili reazioni che coinvolgono i radicali e gli aldeidi
ricavati dall'idrocarburo di partenza, nella decomposizione dello stesso (e del
comburente) alle alte temperature. Ad esempio una possibile catena di reazioni
può essere:
CH4 +0H-CH 3 +H2 0 ; CH 3 +0-CH 2 0+H
(7.9)
CH20+H-HCO+H 2 ; HCO+O-CO +OH

che avvengono in rapidissima successione nella fiamma; numerose altre reazioni


dovrebbero essere considerate per una ricostruzione realistica del fenomeno. Più
interessante è, ai fini delle emissioni, il meccanismo di distruzione della CO a
formare C0 2, che è principalmente governato dalle seguenti reazioni:
CO+OH - C0 2 +H (7.10)
La prima è quella che governa il processo alle alte temperature mentre la
secondaè significativa nel campo di temperature tra I 000 e 1500 K. La reazione
C0+0 2 - C0 2 +0 è invece molto lenta, anche alle alte temperature, e non
sembra importante nelle fiamme .di idrocarburi, dove è presente un 'ampia
concentrazione di radicali, soprattutto !'OH. Riconoscendo questo come il
principale responsabile dell'ossidazione del CO (eq.7. 10, prima reazione), si
consideri che la sua reazione di formazione è O+ H20 - 20H, in cui l'ossigeno
atomico è prodotto dalla 0 2 - 20. Unendo queste due reazioni si può scrivere
la concentrazione di OH all'equilibrio, e applicare le regole della cinetica
chimica alla prima delle (7. 10):
7.8 Turbine a gas e cicli combinali

(OR]eq = K(1) ·[H20l112·[02]1f4


(7.11)
d[CO] = k[CO] [OR]eq = kK(1) ·[CO] [H 20] 112
[0 2] 114
dt
dove il suffisso "eq" si riferisce alle condizioni di equilibrio e i valori tra
parentesi quadre so no le concentrazioni dei reagenti . L'eq .7.11 ci dice con che
legge la velo cità di abbattimento di CO dip ende dalle concent razioni di ossigeno
e di acqua. La deviazi one della concentrazione di OH da quella al l' equilibrio
rendono qualitativa I' eq. 7 .11 e la letteratura pr opone va lutaz1oni em piriche per
il gruppo k·K(l'), del tipo A·T 8 ·exp(-C/T ), co n A , B e C costa nti opportune e
T la temperatura loca le. Pert anto, la tempera tura gioca un ruolo importante nel
gove rnare l' oss idazione di CO , che proce de tanto più rapidament e quanto T è
elevata : bisogn a evi tare che la fiamma incontri pareti o zone fredde che
"congelano" il CO esistente. Questo aspetto è rilevante nei motori alternativi
(pa ret i del cilindro, pistone ) che sono infatt i generosi produtt ori di CO , meno
nelle turbine a gas . La pre se nza de lla concentrazione di 0 2 nella 7 . 11 ci indica
che l'altro elemento fondam entale nella di struzione di CO , peraltr o facilmente
prevedibile, è l'abbondanza di ossigeno. Non è invece utile ag ire in modo
diretto su lla co ncentrazione di acqua , in quanto una sua iniezione abbasserebbe
anzitutto la temperatura di fiamma , ottenendo un effetto opposto.

7.2.2 Formazione di NO

Bisogna anzitutto chiarire , che sebbe ne le normativ e si riferiscan o


genericamente ai NOx co me a N0 2 e non facciano distinzione tra NO e N0 2,
gli ossidi di azoto vengon o prodotti qua si esclus ivamente come NO (più
piccolissime frazi oni di N0 2 e N 20), che vengono poi in part e ossidati con
lentezza (rispetto alle velocità di reazi one nella co mbustio ne) a N0 2 . E ' quindi
sostanzialmente co rretto parlare solo di formazione di NO . L ' NO si forma
seco ndo tre dive rsi mecca nismi:

- "thennal" NO: per ossidazione termica (oss ia spinta dalle alte temperature)
dell ' azoto mole co lare contenuto nell'aria comburente;
- "prompt" NO : sono quelli si formano immediatamente nella zona di fiamma
per reazio ne de ll'azoto co n i radica li deg li idroc arburi ;
"fuel" NO: generati dall'azoto presente nel combust ibile in forma non
mol eco lare (N 2) ma legato ch imicamente con altri co mpo sti (es: NH 3, NH 2,
HC N e altri più co mplessi ).

Per combustibili privi di azoto legato, co me il gas naturale, il meccanismo


dominante è quello "thermal": i "prompt" sono ritenuti re sponsabili di circa
Turbine a gas e cicli combinali 7.9

1+5 ppm e diventano importanti solo se si sono effettuate drastiche operazioni


di abbattimento dei "thermal". I "fuel" NO rappresentano un problema rilevante
per il carbone e gli oli combustibili pesanti, dove il conten uto di azoto legato
può arrivare ali' l 7 1.5 %, anche perchè è molto difficile intervenire per
limitarne la formazione. Non parleremo quindi ulteriormente di "fuel" NO,
essendo il problema di scarso rilievo nelle turbine a gas, visti i co mbu stibili da
esse accettate: a questo proposito va ripetuto che l'eventuale presenza di N2 nel
gas naturale non genera "fuel" NO, in quanto questo non altera apprezzabilmen-
te le altissime conce ntrazi oni di N 2 apportato dall'aria. Anzi, la diluizione del
combustibile con azoto molecolare è in certi casi usa ta come sistema di
riduzione dei NO termici, co me vedremo alla fine del par.7.3.1.
Riguardo la formazione dei NO termici, che rappresen tano la quota di gran
lunga dominante nella combustione in una turbina a gas, le tre principali
reazioni co involte sono:
O+N 2 .... NO+N (a)
N+0 2 - NO+O (b) (7. I 2)
N+OH ....NO+H (e)
Formulando l'ipotesi che la formazione di N dalla reazione 7. l 2a sia pari alla
rimozione dalle altre due reazioni e che la conce ntrazi one di OH sia ali 'equili-
brio, è possibile con le leggi della cinetica chimica (sec ondo una procedura
introdotta da Zeldovich, che non riportiamo non essendo essenziale alla nostra
trattazione) scrivere la vel ocità di formazione di NO (cioè la derivata rispetto
al tempo della sua concentrazione) in funzione delle costanti di equilibrio delle
reazioni 7 .12. Semplificando tale formulazione sulla base dell'ipotesi che la
concentrazione di NO sia nulla ali 'istante iniziale, si può ottenere una sem plice
espressione della massima velocità di formazione (cioè quella al tempo zero),
ossia:

d[NO] = 2k[O][N] 2 k= 1.8·1011exp( -38400) (7.13)


dt Teq
dove k è la costante cin etica della 7. l 2a. Si consideri poi che la concentrazione
di O può essere espressa come:

K =3.97 ·108 ·Te/ 2 exp( - 3 109 0) (7.14)


Ttq
dove K è la costante di equilibrio della reazione 0 2-20. Si può allora scrivere
la massima velocità di formazione di NO, espressa in km ol/ m 3/s, come:
7.10 Turbine a gas e cicli combinali

(7.15)

La (7 . 15) mostra chiarament e


la dipendenza della formazio-
ne di NO dalla temp eratura ...-..1E+6 ........
....
dei gas combust i, illustrata N :
dalla fig.7.3. Più debole è (:!~ 1E+5 · ..........+
invece la dipendenza dalla -~
él1E+4 ........... . [
concentrazi one di ossigeno; si
noti che la concentrazione di
azoto è invece un parametro
-
;_ 1E+3
!:?
influente ma di scarsa impor- ~ 1E+2
tanza applicativa, essendo ~
questi comunque largamente 1E+1
presente nella combustione
1E+ou..~---~~'--~---~~.__~-
con aria, con concentrazione 1600 1600 2000 2200 2400 2600
molare all'incirca costante. Temperatura. K
Queste considerazioni mostra- Fig.7.3: Velocità diformazione di NO (rispetto
no come intervengono i meto- alle concentrazioni di 0 e N ) prevista dal·
2 2
di più utilizzati per ridurre la l 'eq. 7.15 in funzione della temperatura locale
formazione di NO: (i) riduzio- di equilibrio.
ne della temperatura nella
combustione, (ii) riduzi one della disponibilità di ossigeno, come vedremo al
Cap.7.3. Si noti che tali metodi agiscono comunque sulla limitazione della
formazione di NO, piuttosto che sulla sua rimozione.

Diamo infine alcune informazioni qualitative sulla formazione dei prompt


NO. E' stato verificato che ali ' interno della fiamma la formazione di NO eccede
i limiti proposti dall'eq.7.15, probabilmente a causa del decadere delle ipotesi
che la governano. In particolare la concentrazio ne dei radicali, specie OH,
eccede i valori di equi libr io nelle zone a maggior temperatura. Nelle fiamme ad
alto tenore di combustib ile, un eccesso di OH non è spiegazione soddisfacente
e si ritiene che reazioni tipo CH + N2-+HCN + N possano spiegare la rapida
formazione di N a seguito ossida to a NO. La comp rensione dei meccanismi non
è ad oggi completa: tuttavia, è bene ripetere che, da un punto di vista pratico,
i "prompt" NO sono rilevanti in caso di un abbattimento molto efficace di quelli
termici, cioè quando i livelli di emissione raggiunti sono già molto bassi e
pertanto rispettosi delle normative ambientali più stringenti.
Turbinea gas e cicli combinati 7.11

7.3 Sistemi di riduzione di NO in sede di combustione


Gli argomenti discussi in 7.2, e in particolare l' eq. 7.15 , ci suggeriscono le
linee guida da seguire per ottenere emissioni accettab ili di NOx limitandone la
formazione in sede di combustione, che possono essere così riassunte:

a) ridurre i tempi di residenza nel combustore: infatti la (7 . 15) esprime una


derivata positiva rispetto al tempo, che indica una concentrazione crescente
col tempo . Tuttavia esistono tempi fisici minimi perchè le reazioni normali
di combustione possano avvenire, e in particolare l'ossidazione di CO
(eq.7 .11, che presenta una derivata negativa): ricordiamo che la presenza di
CO , oltre ad essere di fonte di inquinamento, è indice di cattiva combustione
e incompleto sfruttament o del potere calorifico del combustibile;
b) ridurre la concentrazi one di 0 2 in vicinanza della fiamma: ciò è possibile
con una combustione "ricca", cioè con À < l . Poichè questa comporta alte
emissioni di CO (fig.7.2) è necessa rio far seguire una forte diluizione con
aria per ottenerne il suo abbattimento e quindi il completamento della
combustione. Questo concetto è noto come "air-scaged combustion"
(fig.7.4), spesso perseguito da alcuni costrutto ri, il più delle volte in
congiunzione con altri interventi.
c) diminuire la temperatura di equilibrio della fiamma, da cui le emissioni di
NO dipendono in modo esponenziale come mostrato dalla (7 .15) e dalla
fig.7.3: in quest'ultima si noti per esempio come riducendola da 2200 K a
2000 K (quindi di soli 200°C) si preveda una diminuzione di ben 25 volte
della velocità di formazione di NO e in prima analisi, a parità di tempi di
residenza, di emissioni!

L'ultimo punto è quello su


cui si concentrano maggior- fori di diluizione
mente tutti gli sforzi dei "
COmbu- '- :
costruttori. Esistono molte
s ti bile zona zona di
tecniche per ottenere questo - primaria diluizione
risultato. La già citata "air-
staged combustion" agisce ì..<1 À >>1

anche in questo senso, in


quanto nella zona di com- aria aria di
primaria diluizione
bustione ricca la temperatu -
ra è automaticamente ridot- ....
'H'
ta (vedi fig.7.2). Il metodo
Fig. 7 .4 : Conce/lo di funzionamento di un combu-
più semplice è tuttavia
store con "air-staging ".
l'aggiunta al combustibile
7.12 Turbine a gas e cicli combinati

di un inerte , intimamente miscelato ad esso, che ass orbe calore nella zona di
fiamma per portar si alla temp eratura della co mbustione. Questo deve appunto
comporta rsi da inerte alle reazioni chimiche, o quantomeno non dar luogo a
reazi on i esotermiche. Deve inoltre essere largamente disponibile a basso costo
e non risultare agg ressivo nei confro nti della struttura della macchina. L'acqua,
in forma liquida o vapore, risponde a que ste ca ratteristi che, al meno in gran
parte, come vedremo nel segu ente paragrafo.

7.3.1 Iniezione di acqua o vapore

E' un metod o da sempre utilizzato per l'abbattim ento dei NOx, in quanto
facilmente reali zzabile , adattabile a combustori pre- es istenti o di disegno
tradizionale, ed utilizzabile anch e con combustibi li liquidi . L'effica cia
dell'abbattimento di NO è visibile in fig. 7 .5, dove sono mostrate , per una
combustione stech iometri ca a 15 bar di metano con aria co mburente a 400°C
(condiz ioni tipiche delle turbine a gas): (i) la temp eratura di equilibrio della
fiamma adiabatica, (ii) la vel oc ità di formazione di NO, secondo la 7.15, in
termini relativi alla combustione senza diluizione, come conseguenza delle
tempera ture di equilibrio ottenute . Queste due grandezze sono state calcola te per
una diluizione (in termini massi ci) del combustibile con quattro sos tanze: acqua
(a 25 °C), vapore d'acqua, azoto e aria (a 400 °C) . I valori di fig.7.5 sono
calcolati teoricamente e vanno ritenuti "ideali": i valori effett ivi in esercizio
possono differire anche in modo sensibile, soprattutto tenendo conto del
significato concettuale del! ' eq. 7. 15.
Nei limiti dell 'anali si di fig.7 .5 , si noti comu nque che l'acqua è il diluente
più efficace, poi chè sottrae calore alla fiamma sia per assorbire il calore
sensibil e che quello latente di evaporazione; l'abbattimento di temperatura , e
quindi di produzione di NO, è drasti co già con rapp orti 0 .5 + I rispetto al
combustibile. Non vi sono quindi dubbi che si tratt i di un metodo efficace: si
tenga però pre sente che, oltre a un rapp or to di diluizi one attorno ali 'unità, si
verifi ca un appr ezzabile aum ento di CO, in virtù dei mecc anismi già discussi.
L ' iniezione di acqua presenta però una seri e di controindicazioni notevoli :

- il co nsumo è rileva nte e pone, in ce rte loca lità , problemi di approvvigiona-


mento;
- l'acqua dev e esse re trattata e demineralizzata con grande cura, con un
aumento dei cos ti di impianto e di ge stione, co me già di scusso in 5.5. l;
- si verifica comunque una diminuzione della vita utile del combustore, per
effetto di sporcame nto e incros tazioni, che aumentano la temp eratura
operativa del liner ;
- vi sono rile vanti influenze sulle prestazioni termodinamiche.
Turbine a gas e cicli combinati 7.13

2500 ,.-- ----,-- - - -- - -----, 1.5

oz
O)

~ 2250 ..
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1750 ~--------------'=-----
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:::··
···:::::
O
O 0.5 1.5 2
Rapporto di diluizione
Fig.7.5: TemperaJura della fiamma all'equilibrio e velocità di formazione di NO
(relativa alla condizione senza diluizione) in funzione del rapporto in massa tra
portala di dilu izione e di combustibile (metano). Aria a 400°C, 15 bar,· acqua
a 25°C, diluenti gassosi a 400°C.

L'ult imo punto va discusso co n attenzione: supponendo di opera re a pari portata


d'aria e a pari TIT, l'acqua vaporizzata nel combustore espande nella turbin a,
causando un considere vole aumen to della potenza svi luppata. E' però necessario
aumentare la portata di combus tibile per fornire il calore assorbito dali 'acqua
mantenendo inalterate le condizioni di ingresso in turbina . Si ve r ifica pertanto
una diminuzione del rendimento, che può essere dimostrata con il prim o
principio (maggior rilascio di ca lore all'ambiente, legato alla dispe rsione in
atmosfera del vapore pre sente allo scarico) o con il secondo prin cip io (ancora
per la distruzione dell 'exergia dei gas, in relazione al vapore disperso, e per la
maggior irr eversibil ità nella comb ustione, legata al carico termico incrementato).
Nel funzionamento in ciclo combi nato, parte del calo re sensibile disponibile nei
gas di scarico viene recuperato con una maggior produzione di vapore: si assiste
ad una attenuazione de llo scadiment o di rendimento, che tuttavia perma ne.
Considerazioni simili si possono fare per l'iniez ione di vapore. L'eff etto di
riduzione delle emissioni è ancora elevato, anche se meno drastico che co n
acqua, in quant o la temperatura di fiamma viene mitigata dalla sola ric hiesta di
calore sensibile. E' però poss ibile aumentare il rapp orto di diluizione, in quanto
7.14 Turbine a gas e cicli combinati

l'a umento di produzione di CO è meno marcato che con l'iniezione d i acqua.


Assai minori sono pure i problemi di incrostazione del co mbustore , per cui la
pratica dell'iniezione di vapore può essere considerata molto più "sicura" dal
punto di vista applicativo. Se consideriamo invece le consegue nze sulle
prestazioni, bisogna ricordare che il vapore non è disponibile in natura tale e
quale: esso va generato a valle della turbina a gas con un pro cesso di recupero
termico . Pertanto, consid era ndo come riferimento il ciclo semplice, l'iniezione
di vapore migliora sia la potenza che il rendim ento di una turbina a gas, come
del rest o abbiamo visto in 5 .5. l per i cicli STIG. Se ci riferiamo invece a un
ciclo combinato, il vapore iniettato è da considerarsi sottratto all'espansione
nella turbina a vapore. In questo caso si verifi ca che: (i) aumenta la potenza
della turbina a gas, (ii) diminuisce quella della turbina a vapore, ma in misura
inferiore alla quota di vapore sottratto poichè la calda ia a recupero agisce su una
maggior portata di fumi, generando più vapore, (iii) diminuisce il rendimento
del ciclo combinato, per gli stessi motivi per cui un ciclo ad iniezione di vapore
è meno effic iente di un ciclo combinato. In pratica, si è realizzata una
condizione di funzionamento intermedia tra ciclo combinato e STIG.
Le implicazioni concrete dei concetti sopra esposti sono esemplificate in
Tab .7. 1, che ha per oggetto una turbina a gas heavy-duty con /3=15, TIT=
1280°C e portata di aria di 600 kg/s, funzionante sia in ciclo semplice sia con
un ciclo a recupero a tre livelli con reheat. Sono confrontate le tre seguenti
condizioni: (i) nessuna diluizione del combustibile; (ii) diluizione con acqua a
25°C, rapporto acqua/combustibile pari a uno; (iii) diluizione con vapore
prelevato a valle del reheater a 20 bar, 538°C (condizione ottimale per il
rendimento), sempre con rapporto di diluizione unitario.

Tab.7.1: Effetto della diluizione del combusribile con acqua o vapore (inie/lati
con porrata pari a quella di combustibile) su rendimenro e porenza di un ciclo
semplice e di un ciclo combinalo.
Tipo di diluizione Senza Diluizion e Diluizione
diluizione con acqua con vapore
Potenza termica entrante, MW 625.3 716.8 651.4
Potenza turbina a gas, MW 219.5 242.2 238.3
Rendimento turbogas, % 35.11 33.79 36 .58
Potenza ciclo combinato, MW 346.2 379.0 356.2
Rendimento ciclo combinato, % 55.36 52 .88 54.68

I valori confermano quanto detto in precedenza: è da notare come soprattutto


l'iniezione di acqua abbia un forte effetto riduttivo sul rendimento, ma aumenti
dell' l 1% circa la potenza sia in ciclo semplice che combinato. Più moderata
Turbine a gas e cicli combi nari 7.15

l'influenza dell'iniezi one di vapore, che è però possibile praticare in proporzioni


più generose di quelle ipotizzate nella tabella. Gli effetti in termini di riduzione
della temperatura della fiamma e della velocità di formazione di NO sono
visibili in fig. 7 .5 a diluizione unitaria.
In fig. 7.5 sono pure riportati i risultati ottenibili diluendo il combustibile con
azoto e con aria. Il primo caso è utile negli impianti di gassificazione del
carbone, dove la presenza di un 'unità di separazione aria rende disponibili
grandi quantità di azoto pressochè puro. Il suo effetto è meno marcato che con
il vapore, a causa del minor calore specifico del! 'azoto; è tuttavia possibile
realizzare forti rapporti di diluizione. Il lettore non deve sorprendersi del fatto
che l'aggiunta di azoto possa far diminuire la produzione di ossidi di azoto, in
quanto il fenomeno è governato dalla temperatura della fiamma. In genere,
l'indisponibilità di azoto rende però l'uti lizzo di questo diluente di scarso rilievo
pratico in impianti diversi da quello citato. La diluizione con aria è invece un
caso ben diverso da quelli·considerati in questo paragrafo, in quanto l'aria non
è certo un inerte nelle reazioni di combustione: sarà perciò l'oggetto del
prossimo paragrafo. Si può aggiungere a questo prop osito che anche i gas
combusti di una turbina a gas non possono essere considerati inerti, per il loro
elevato contenuto di ossigeno. Il loro impiego come diluente è invece pratica
piuttosto diffusa per i motori alternativi, dove la combustione è pressochè
stechiometrica e il contenuto di 0 2 assai ridotto. La reiniezione dei gas combusti
nel collettore di aspirazione è controllata da apposite valvole, chiamate EGR
(exhaust gas recirculation).

7 .3.2 Combustori a secco (DLN)

I metodi di abbattimento con acqua o vapore, a causa dei problemi


d'esercizio segnalati nel precedente paragrafo, non possono essere considerati
una risposta pienamente soddisfacente alla problematica delle emissioni: i
costruttori di turbine a gas hanno quindi investito grandi risor se per sviluppare
combustori a basse emissioni senza addizione di acqua, dett i DLN (dry-low-
NOx). I combustor i DLN usano di fatto l'a ria come diluente del combustibile,
come sugge rito dalla fig.7.5: il minor abbattimento a pari diluizione è di
importanza relativa, perchè l'aria abbonda in un combustore di turbina a gas ed
è possibile ricorrere a forti rapporti di diluizione, ben superiori a quelli segnalati
in figura. Usare l'aria per diluire il combustibile significa, in linea di principio ,
effettuare una combus tione pre-miscelata. Si ricorda che in una fiamma diffusiva
l'apporto di comburente avviene per diffusione nell'interfaccia tra combustibile
e aria; nella fiamma premiscelata, combustibile e comburente sono intimamente
miscelati e reagiscono in corrispondenza di un innesco delle condizioni di
combustione. Pertanto mentre la fiamma diffusiva è sostanzialmente stechiome-
7.16 Turbine a xas e cicli combinati

trica , quella premiscelata può avvenire con il rapporto di equivalenza imposto,


nei limiti di infiammabilità .
Quindi la strada univer sa lmente seguita nei combustori DLN è l'ottenimento
di una fiamma premi sce lata, con rapporti di equivalenza ben superiori all'unità
(fino a l. 6 + 2). Nono stante la se mpli cità con cettuale , la real izzazione di queste
condizioni pone problemi prati ci di difficile so luzione, così sintetizzabili:

- ottenere un m iscel amento perfetto di aria e comb ust ibile, pur con le ingenti
portate volumetri che delle turb ine a gas: è un aspetto estremamente critico
con i combustibili liquidi, pe r i quali i combustori DLN sono a tutt'oggi allo
stadio di prototipi;
- evitare che la co mbu stione avvenga prima della ca mera d i co mbu stione, cioè
che non rito rn i verso le zone di miscelamcnto (flashbac k), con co nseg uenze
molto gravi per l'integrità del sistema;
- garantire una comb ustione stabi le e priva di pulsazioni;
- mantener e queste condizi oni anche ai car ich i parziali e ali 'avviamento della
macc hina, quando il rap po rto co mbu stibi le-a ria e le velocità nei condotti
sono nettam ente infer iori e quindi il comb ustore è più soggetto a fenomeni
di flas hba ck.

Le so luz ioni trovate sono piutt osto diversificate, hanno sempre un notevole
grado di compl ess ità e sono spesso coperte da una compren sib ile riservat ezza
(l'importanza co mm erciale de l problema è grand issima !). La fig.7 .6 mostra ad
esempio il sistema attualmente imp iegato da Generai Elect ric sulle turbin e
indu stri ali, e il suo modo di ope rare ai diversi ca rich i. La zona primaria, di
ridotte di mensioni, serve come zo na di combustione magra ai bassi caric hi (fino
al 40 %) e come se mplice zona di premiscelamento dal 40% in sù. In queste
condiz ioni gran parte del com bu stibile è introdotto negli ugelli della zona
pri maria , mentr e quello riman ente ( 17 %) che attrav ersa l'ug ello cent rale se rve
sop rattutto ad innescare la combus tione del comb ustibile pr emiscela to, che
avviene ne lla sola zona secondaria. Altri cos trutt ori hanno seg uito strade diverse
e non si delinea ad oggi un'uniformità di soluz ion i, essendo il settore di
recenti ssi mo svi luppo .
Indipend ente mente dalle sol uzio ni tecnologiche adottate, è co mun que
importante segnalare qualche valore numerico, indic at ivo ma realistico allo stato
dell'arte , ci rca le emissioni di NO x prodotte dalle moderne turbin e a gas
(tab .7.2). Sono evide nziati i notevolissimi risultati conseg uit i dai modern i
co mbusto ri DLN, con i qual i è possibile rispe ttare le normative di maggi or
diffusione con ampio margi ne. Alcuni costru ttori s i dichiar ano in grad o (o di
poterlo essere a breve te rmin e) di fornire macch ine co n emi ssio ni inferiori a IO
ppm. Bisog na però ricordar e che ad oggi i co mbustori DLN prese ntano i
Turbine a gas e cicli combinati 7.17

PtllMAIIY
f UEL HOZHES
161

LEAH ANO
PflEMIXIHC OILUTIO N ZONE
PAIMAAY Z0Ht

S(COHOAAY
fUH HOZllf
11)

VENTURI

END COVEA

F'RIMARVOPERATION l.EAN-LEANOPERATION
· IGNlllON lO 20~ LOAO • 20 TO 40<\I, LOAO

SECONO-sTAGEBUANING PREMIXEOOPl:RATION
• TRANStEHTOUAING · 40 TO 100'\4,LOAO
TRANSFERlO PAEMIXEO

Fig.7.6 : Combustore DLN a fiamma premiscelata itnpiega10 su turbine a gas


induslriali della GE: schema e modalità dijùnzionamenro ai vari carichi. Fonre:
Generai Electric (report GER-3568C , autore L. B. Da vis).

seguenti svantaggi: (i) sono notevolmente più costo si di quelli normali; (ii) non
sono disponibili per tutti i modelli di turbina a gas; (iii) non offrono buone
prestazioni con combus tibili liquidi; (iv) in alcuni casi, in realtà sempre più rari,
comportano un lieve decadimento delle prestazioni della macchina, a causa di
maggiori perdit e di pressione o di una piccola riduzione della temperatura di
ingresso in turbina.
7.18 Turbine a gas e cicli combinati

Tab.7.2: Valori indicativi delle emissioni di NOx.' espresse in ppmvd, 15 % 0 2,


come N0 2,· valori relativi a turbine a gas alimentate a gas naturale.
Limiti di legge , normative CEE 75 ppm
Limiti in particolari zone urban e in USA 25 ppm
Emis sio ni co n co mbu store normale 200 + 300 ppm
Emi ssio ni co n iniezione ac qua /vapo re 40+60 ppm
Emis sioni co n DLN, valori garantiti 25 + 45 ppm
Emissioni co n DLN avanzati 9 + 15 ppm

7 .4 Sistemi di depurazione dei gas combusti

In qual sias i pratica di riduzion e dell'imp atto ambientale è possibile ag ire in


due modi co mpletamente div ersi: (i) evi tare all 'o rig ine la prod uzione dell'ele-
mento inquinante, che è quanto abbiamo con siderato sinora, (ii) rimuover e
l'inquinante prima di r ilasciarlo in atmosfera, che è invece l' oggetto di questo
capito lo . La rim oz ion e di NOx, ed eventualmente anche di CO, può essere
effe ttuata direttamente nei fumi di combus tione a val le della turb ina a gas, con
un processo di depurazione noto con l'a cronim o SCR (selective cata lytic
redu ct ion). Il pro cesso è ba sato sull'in iezione di ammoniaca nei gas combusti,
che in presenza di un opportuno ca tali zzatore con se nte le seguenti reaz ioni di
riduzione:
4NO + 4NH 3 + 02 - 4N 2 + 6H 20
(7.16 )
2N0 2 + 4NH 3 + 02 - 3N 2 + 6H 20
In pratica la reazione s i ott iene spruzza ndo ammon iaca su una matri ce ceramica
a nido d'ape (honeycom b), attraversata da i gas co mbusti e ricoperta da un
cata lizza tor e metallico , sol itamente pentos s ido di vanadio (V 20 5) o, più
raram ente, trios sid o di tun gsten o (W0 3). Per chè le reaz ioni de lla (7 .16)
avvenga no co n la massima efficienza è necessario che la tempera tur a dei gas sia
attorno ai 350+ 380°C. Que sta condizione, negli impianti con turbina a gas, è
facilmente otten ibile in presenza di una ca ldai a a recup ero: basta s ituar e l'SCR
in una sezione opportuna del la ca lda ia, dove la temperatura è stata abbassata al
livello richiesto. Ciò si ver ifica normalmente in una sezione intermedia
dell'evaporatore di alta pr es sion e: per dotare un HRSG di SCR è quindi
suffi ciente preved ere uno spazio opportuno tra i diversi banchi di tale scamb iato-
re . Dis cutiamo i requi s iti fondamentali di prog etto di un SCR:

- Efficienza di con vers ion e: è la quantità percentuale di NOx co nvertita in


azoto. L 'effic ienza dipende da: (i) compos izio ne e geo metria del catali zzato -
Turbine a R<JS e cicli rnmhinwi 7.19

re, (ii) corrett a alimentazione di ammoniaca, (iii) temperatura operaliva, che


deve resLare nel range prestabilito. L' efficienza di questi sistemi è general-
mente dell ' 80+85%, con pume del 90%: va stabilita a livello di progetto,
in funzione della concentrazione iniziale di NOx e dei valori finali da
ottenere, tenendo presente che un suo aumento si riflette evidentemente sui
costi del sistema.
- Perdite di carico: comportano un ~p allo scarico della turbina e vanno
ridotte il più possibile, agendo sulla geometria dell'h oneycomb e sulla
velocità di attraversamento. I valori più diffusi sono attorno ai 100 Pa.
- Ammonia-slip: è la quantità di ammoniaca non convertita nella reazione e
quindi presente nei gas di scarico. Deve essere estremamente ridotta per
ovvi problemi di tossicità e per possibilità di reazioni successive dell 'NH 3
a formare elementi che provocano intasamento del catalizzatore (vedi dopo).
Tuttavia, il raggiungimento di alte efficienze di conversione è aiutato da una
generosa presenza di NH 3 : l'a mmonia-slip è comunque inevitabile, anche
mantenendo l'iniezione di NH 3 al di sotto della proporzione stechiometrica
suggerita dalle reazioni (7. 16), e va controllata mediante accura to dosaggio .
- Durata del catalizzatore: è un fattore determinante condizionato da numerosi
parametri di esercizio. Tra questi occorre citare : (i) eros ione dovuta al
naturale passaggio del gas, (ii) avvelenamento, causato da particolari
elementi (arsenico , vanadio) contenuti nelle ceneri dei combustibili pesanti ,
(iii) "plugging", ovvero ostruzione o anche solo copertura del catalizzatore
da parte di polveri, ceneri o di prodotti di reazione indesiderati. A questi
ultimi è attribuibil e lo sporcamento da solfato di ammonio, risultato di
reazione dell'amm oniaca in eccesso con l'S0 3 che si forma nell'SCR per
ossidazione catalitica di parte dell'S0 2 presente nei fumi, qualora si usino
combustibili contenenti zolfo. E' evidente che, ad esclusione del primo
fenomeno, peraltro facilmente controllabile adottando basse velocità di
attraversamento, si tratta di problemi di scarso rilievo con le turbine a gas
alimentate a gas naturale , ma di notevole rilievo per sistemi SCR posti a
valle di generato ri di vapore a carbone o a olio combustibile.

Vale la pena. di sottolineare (anche se il tema non è strettamente attinente alle


turbine a gas) che l'uti lizzo degli SCR per gas combusti di carbone e oli pesanti
è reso difficoltoso dalla contemporanea esigenza di operare attorno ai
350-;-380°C e di evitare il plugging. Infatti la filtrazione fisica dei gas
(rimozione di polveri e ceneri) è agevole a basse temperature, non superiori a
l00°C, ma richiede precipitatori elettrostatici molto più delicati e costosi se
deve avvenire attorno ai 400°C (uscita degli economizzatori) per fornire gas
"puliti" all'SCR. In queste applicazioni esistono quindi tre configurazioni di
applicazione di SCR (fig.7.7):
7.20 Turbine a gas e cicli combinali

- "high dust": l'SCR opera in presenza di polvere, e si cerca di ridurre il


plugging con geometrie più ampie; la durata è comunque compromessa e
sono richieste operazi oni periodiche di pulizia con getti di aria o vapore;
- "low dust": si impiega un precipitatore elettrostatico ad alta temperatura;
- "tail end": si esegue la filtrazione e la desolforazione a bassa temperatura
(risolvendo anche i segnalati problemi connessi alla presenza di S0 2) e si
riportano i gas a circa 350°C prima di farli pervenire all'SCR. L' ingente
quantità di calore necessaria è in gran parte fornita da un processo
rigenerativo, ma è comunque necessario un certo contributo di calore
dall'esterno (es : con combustione di gas naturale). E' la configurazione
migliore per i vari organi di trattamento gas , ma richiede grand i scambiatori
di calore e consumi energetici addizionali.

boiler HIGH DUST

SCR
ESP DeSOx
freddo

boiler LOW DUST

ESP SCR a/h DeSOx


~- ----1 caldo

TAIL END SCR


boiler

a/h
ESP DeSOx
freddo

Fig.7.7: Possibili con.figurazioni di ìnserimemo di un SCR per denitrificazione


di gas combusti di generatori di vapore (boiler). l egenda: alh: riscaldatore aria
comburente,· ESP: p recipitatore elettrostati co; DeSOx: sistema di desolforazione;
RG: scambiatore rigenera tivo,· htr: post -riscaldatore dei gas.
Turbine a gas e cicii comhina,i 7.21

Questa comple ssa pro blematica è virtua lmente assen te negli impianti con turbi na
a gas e l' impiego de ll' SCR avvien e in condizioni ottimali per il suo funziona-
mento. Tuttavi a, nel confronto tra SCR e altre soluzion i di contenimento delle
emissioni, restano da valutar e i costi di questo siste ma, determinati dalla quota
di capitale , dalla manutenz ione (ad ese mpio , dalla sostituzione del catalizzatore
dopo 3 -;-4 anni) e dall' eser cizio (costo dell'a mmoniaca , perdi ta di potenza a
causa delle perdite di caric o). Inoltre l'ammoni aca è un fluido peri coloso e
tossico, il cui stocc aggio e movimentazione sono comunq ue fonti di rischio
potenziale .
Pertant o il ricorso all' SCR viene posto come seco nda opzione rispetto ai
metodi di abbatt imento di NOx desc ritti in 7.3 , e in partico lare rispetto ai
combustori DLN . Non esse ndo però ad oggi gene ralizzato l' impiego di tali
combustori , sono in ese rc izio con successo centinaia di impianti con SCR. Va
poi segnalato che una comb inazione di SCR e DLN può ser vire a ragg iungere
emissioni veram ente minime (ben al di sotto dei IO ppm) , che possono venire
richieste in part icolar i aree urbane soggette a restrizioni molto severe .

7.5 Cenni alla produzione di biossido di carbonio

Il biossido di carb onio (più noto come anidride car bonìca) non è un gas di
per sè nocivo , ma è ritenuto responsabi le di una co nsistente attività per l' "ejfetro
serra". Con questa dizione si intende l'alteraz ione climatica de l pianeta , dovu ta
a una diminuzi one dell'irrag giamento di calore dalla superficie terre stre verso
lo spazio a causa de lla pre senza in atmosfera di sostanze, prodotte dalle attività
umane, capaci di un maggior asso rbimento de lle rad iazioni nello spettro
dell'infraro sso. La C0 2 è assai meno attiva in questo senso rispetto ad altri gas
(es: idrocarbur i, cloro fluorocarburi , gli stess i ossidi di azoto) ma viene emessa
in quantitativi ingenti dai proces si di combustione . Essendo il prodotto natural e
di una buona co mbustione del carbonio, che costituisce la maggior frazione
massiea di qua lsiasi co mbustibile fossile, il controllo delle sue emissioni esula
totalmente da interventi del tipo desc ritto in 7 .3.
Le strateg ie ge ne rali di riduzione delle em issio ni di C0 2 sono di vario tipo:
le più efficaci sono ovviamente quel le che prev edono la sostituzione dei
combustibili fossili con altre fonti di approvvigionament o energetico, quali il
nucleare e le fonti rinno vabili (idrauliche , geotermiche, solari dirett e, etc.). Si
tratta di tecnologie perseguite da tempo , in vista d i un 'alternat iva stra tegica alla
dipendenza ene rgetica soprattutt o da l petro lio. La loro penetr azione industriale ,
oltre gli attuali livelli, è ostacolata da vinco li di diversissima natura (sicurezza,
disponibilità , eco nom icità, etc .), la cui discussione esula totalmente dagli scopi
di questo testo. D'altra parte i sistemi di separazi one della C0 2 dai gas combusti
7.22 Turbine a gas e cicli combinati

o di produz ione di combustibili di sintesi a base di idrogeno non sono ad oggi


disponibili industrialmente e la loro efficacia è ancora da valutar e. Questo breve
paragrafo non affronterà quindi questi temi e ha il sol o scopo di "ric or dare "
l'esistenza di qu esta problematica e di inquadrare il "peso" delle turbine a gas
e dei cicli combinati in rela zio ne alle altre tecnolo g ie di produzion e elettrica.
Si può infatt i sos tener e che un'adozi one massiccia dei cicli co mbinati
alimentat i a gas naturale come tecnolo g ia sostitutiva delle ce ntrali a carbone
abbia un effetto non risolutivo ma di notev ole efficacia sulla riduzi one delle
emissioni di C0 2 . Si co nsiderino infatt i i seguenti due aspetti:

- L'aum ento di rendiment o di un generico ciclo di potenza co mp orta un minor


cons um o di combustibile a pari elettricità prodotta, e quind i, a pari tipo di
combustibi le usato, un a min or emi ss ione di C0 2 . Seguendo i val ori di
T ab. 5.4 (rJ=5 4% per un ciclo comb inato e rJ= 40% per una centrale a
carbone) ne co nsegue che per produrre 100 unità di energia e lettri ca sono
necessar ie I 00/0.54 = 185 unità di combustibile co ntr o I 00 /0.4 = 250:
essendo la produzione di C0 2 proporzionale alla qua ntità di co mbu stibile
usato , si ottiene una riduzione delle emiss ioni del 26%.
- Il gas naturale ha un rap port o idr oge no/carbo nio elevato: ne cons egue una
minor produzione di C0 2 per kg bruciato, e , ciò che più conta, per MJ
prodott o dall a combustione, come chiaramente evidenz iato in T ab. 7 .3.
L 'utilizz o di gas natural e con sente una riduzion e dell e emissioni di C0 2 del
40 % ri spetto al carbone e de l 26% rispetto all'oli o combustibile, a pari
potenza termica sviluppata.

Tab.7.3: Emissioni di C0 2 per i prin cipali combustibili fo ssili.


Combust ibile % C, LHV, kg di C0 2 kg di C0 2 kg di C0 2
(valori medi ) ìn peso MJ/k g per kgr per MJ 1h per MJc!I
Gas natural e 75 48 2.75 0.057 0.105 (17=54%)
Olio combu stibile 88 42 3.23 0 .077 O. I 93 (r,= 40 %)
Carbone 62 24 2 .27 0.095 0.238 (r,=40%)

L' effetto combinato dei du e punti sopra segnala ti giustifica l'ultima colonna di
Tab.7 .3, da cui sì evince che il ciclo combinato a gas natural e comporta, a pari
produ zio ne elettrica, un 'emiss ion e di C0 2 indicativamente pari alla me tà di
quanto si ver ifica co n una centrale co nvenz ion ale alimentata ad olio o a carbone.
Que sto ri su ltato non è da cons idera re come risolutivo per il problema C0 2,
anche perchè dipende da uno sfruttamento intensiv o di una ri sors a non illimitat a
come il gas natural e, ma può offr ire una valido cont ributo nel medio termine al
contenimento dell'effetto serra.
Turbine a gas e cicli combinmi 7.23

La tecnologia delle turbine a gas è inoltre considerata quella di maggiori


prospettive nello sfruttamento delle biomasse, risorsa energetica rinnovabile e
a produzione sostanzialmente nulla di C0 2 . 11bilancio tra biossido di carbonio
assorbito dalla crescita delle varie specie vegetali che costituiscono la biomassa
e quello prodotto dalla combustione della stessa è, a grandi linee, in pareggio,
secondo le analisi svolte dagli studiosi del settore. La conversione in elettricità
delle biomasse può essere effettuata con elevati rendimenti mediante sistemi di
gassificazione delle stesse e utilizzo del gas di sintesi come combustibile per un
ciclo combinato. Gli aspetti tecnologici di base non sono dissimili da quelli della
gassificazione del carbone, di cui si parlerà nel prossimo capitolo, anche se i
processi se ne differenziano in modo piuttosto marcato negli aspett i più specifici.
Uno sfruttamento in questo senso delle biomasse è oggi considerato uno dei
sistemi ad energia rinnovabile più promettenti per la generazione di elettricità
su scala industriale.
Si può concludere questo capitolo affermando, senza tema di smentite, che
le turbine a gas e in particolare i cicli combinati uniscono alle prestazioni
termodinamiche di altissimo livello un impatto ambientale globale nettamente più
limitato rispetto ad ogni altra tecnologia basata sullo sfruttamento dei combusti-
bili fossili. E' vero che buona parte di questa superio rità è dovuta alle eccellenti
caratteristiche intrinseche del gas naturale, ma, essendo l'utilizzo di questo
combustibile negli impianti a vapore un controsenso economico c termodinamico
(vedi par.5 .3.4), il binomio turbine a gas - gas naturale è da considerarsi
inscindibile ai fini della generazione di potenza elettrica.
Turbine a gas e cicli combinati 8.1

Capitolo 8

PROSPETTIVE FUTURE:
LE TURBINE A GAS E IL CARBONE

Il futuro a breve e medio termine delle turbine a gas e dei cicli combinati
alimentati a gas natu rale è già stato in gran parte delineato nei precedenti
capitoli. La fase evolutiva di queste macchine è ancora in corso e proprio in
questi anni, incoraggiati dal vero e proprio boom del settore, tutti i grandi
costruttori hanno lanciato ambiziosi programmi di ricerca e svi lupp o, supporta ti
da organizzazioni governative, associazioni di utilizzatori, etc. Ad esempio ,
sono già stati presentati nuovi modelli delle grandi macchi ne industriali, ulteri ori
evoluzioni di quelle attuali, a loro volta pr ese nti sul mer cato da pochissimi anni.
Riassumiam o le linee di tendenza e le principali azioni tecnolo gic he intraprese
proprio nella realizzazion e di queste future unità:

- Innalzam en to della temp eratura massima del ciclo (TIT). E' da sempre un
punto chi ave nell'evolu zio ne delle turbine a gas (fig.2.13), ed è oggi ancor
più importante per le mac chine heavy-duty in vista delle applicazione in
ciclo combinato. Le barriere tecnologiche poste dalla resistenza dei materiali
sono aggirate mediante diversi accorgimenti: ABB ha puntato per i suoi
modelli GT24/26 sulla comb usti one frazionata (reheat), mentre GE e
Westinghou se hanno introdotto il raffreddamento a vapore , i primi delle
palettature della turbina (serie H) e i secondi del comb ustore (serie 501G).
Siemens punta invece all'affinamento delle "convenzionali" tecnologie di
raffreddamento ad aria (modelli V94.3A). I livelli di temperatura pr evisti
variano dai 1350°C a oltre l 450 °C, a seconda della data di annunciata
introduzione sul mercato; ABB utilizza un più moderato valore di 1280°C,
ma su due combustori.
- Innalzam ento della temperatura di uscita dalla turbina, a seguito dell'aumen-
to di TIT , fattore rilevante per i cicl i combinati. Tutti i modelli heavy-duty
segnalati producono gas con temperature dell'ordine dei 600°C, con cui è
possi bil e realizzare cicli a recup ero molto effic ienti. Sono proprio i
rendi menti in ciclo combinato a manifestare gli incrementi più vistosi: si
prevedono infatti valori tra il 58 e il 60%.
- Innalzamento del rapporto di compressione. E' attuato in varia misura nei
modelli citati: mod eratame nte per le macchine a ciclo semplice, portandolo
8.2 Turbine a gas e cicli combinali

attorno a 20 (i valori attuali sono di circa 15), in modo molto vistoso per la
soluzione a reheat di ABB, dove f3è 30 proprio in relazione al tipo di ciclo
prescelto. I valori più elevati si riscontran o comunque sulle turbine
aeronauti che, con punte fino a {3=35 (Rolls Royce Trent).

Un ruolo comunque molto importante è sempre giocato dati 'affiname nto del
diseg no aerodinamico di turbina e com pressore, per il quale i grand i progressi
della fluidodinamica numerica consentono ormai una comprensio ne dettagliata
e attendibile dei meccanismi di formazione delle perdite e un 'analisi estesa dei
profili ottimali delle palettature.
La corsa ali 'incremento delle prestazioni termodinami che deve però fare i
conti co n il problema delle em issioni. L' otten imento di alte temperature di
combustione limita l'eccesso di aria disponibile per: (i) la premiscelazione del
comb ustibil e nei combustori DLN, (ii) il raffredd amento del liner, (iii) la
diluizione per l'abbattimento di CO. Unitamente alla presenza di co mburent e più
caldo, a seguito dell'incremento di {3,questi fattori giustificano un aumento delle
emissioni di NO, a pari tecnologia di com bustione , quando si perseguano TIT
più elevate. Alcune scelte tecnologiche (es: la combus tione frazion ata, che evita
il ricor so a valori estremi di TIT , o il raffreddam ento a vapore, che preserva
l'aria per la premiscelazione in luogo di un suo impiego come refrigerante) sono
state motivate, almeno in parte, dal contro llo delle emissioni . La progettazione
di combustori a basse emissioni è quindi un aspetto fondamentale nello svilu ppo
delle turbin e a gas e diviene un fattore anco ra più critico per le unità avanzate.

L 'ele mento che però riveste maggiore importanza strategica nello sviluppo
delle turbine a gas è, ad opinione dcli 'auto re , la possibilità di rimuovere il loro
"difetto " di base, cioè l'incapacità di funzionare con combust ibili di basso
pregio. Abbiamo infatti più volte discusso dei grandi vantaggi offe rti da que ste
macchine nell 'assetto in ciclo combinato, dimostrando che sono le più efficienti
in termini termodinamici, le più economic he , le meno inquinant i, e così via, ma
sempre e solo se abbinate al gas natural e. Considerando che le riserve accertate
di co mbu st ibili fossili sono fortemente sbilanciate a favore del ca rbone, e che
comunque un paese industrializzato non può basarsi in esclusiva su lla fornitura
di un solo tipo di combustibile, è facile capire quanto forte possa essere
l'interesse dei grandi enti elettrici verso sistemi che uniscano le doti positive
dell e turbine a gas co n la flessibilità in termini di combust ibile delle cen trali a
vapore. Attualmente sono aperte due stra de per rendere compa tibili le turbine
a gas (e con esse i cic li combinati) co n i combustibili pesanti, intendendo con
questi non so lo il carbone, ma anche residui di raffin eria, oli pesanti, scisti
bituminosi, orimu lsion e altro: (i) la ga ssi ficazione, (ii) i letti fluidi pre ssur izza-
ti. Di queste tecnologie parleremo nei prossimi paragrafi. Le informr.z.ioni qui
Turbine a gas e cicli comhin"ti 8.3

fornite sono lungi dall'e ssere esaurie nti, non solo perchè l'argomento è
complesso e articolato, ma anche perchè non esiste ad oggi una tipologia
standardizzata su cui incentrare la discussione. Si tratta infatti di un settore
ancora ai primi passi evolutivi in termini industriali , anche se sono stati
realizzati con successo impianti dimostrativi di potenza medio-grande. Pera ltro,
una conoscenza soddisfacente ed operativa di queste tecnologie richiederebbe
probabilmente di raddoppiare il volume di questo testo, e in tal modo non
verrebbe rispettato il peso relativo assegnato ali 'argoment o anche nei corsi
universitari più specialistici. Ci limiteremo quindi ad esporre alcune nozioni di
base e discutere nei tratti essenziali le disposizioni impiantistiche utilizzate:
importante è che il lettore non termini di seguire questo testo con la convinzione
che nulla si possa fare per impiegare le turbine a gas con i combustibili pesanti
e che possieda gli elemen ti di base per poter seguire quanto avviene in questo
settore.

8.1 La gassificazione del carbone


8.1.1 Il gassificatore

La gassificazione del carbone (o di altri combustibili solidi o liquidi) consiste


nella sua trasformazi one in un gas combustibile, principalmente a seguito di
reazioni di ossidazione par:z. iale. Si tratta di un processo perseguito a livello
industriale da almeno un secolo (i primi sistemi risalgono addirittura alla prima
metà dell'800), che ha avuto grande diffusione per la produzione di gas
manufatturato (il cosidetto gas di città) e, durante la Seconda Guerra Mondiale,
per la produzione di benzine sintetiche. Fino agli shock petroliferi degli anni 70
la grande disponibilità di petrolio, e poi di gas naturale, a basso costo ha
limitato l'interes se per questi impianti a particolari aree geogra fiche ricche di
carbone ma pr ive di altre risorse fossili (ad esempio il SudAfrica), sempre per
produrre combustibili sintetici. L' incremento dei prezzi del petrolio ha rivalutato
in parte l' interesse per la gassi ficazione, perlomeno nel settore della produzione
di elettricità in grande scala. Motivo di questo rinnovato interesse è la possibilità
di utilizzo in loco del gas di sintesi mediante i cicli combinati, quindi con alti
rendimenti di conversio ne, resi ancor più attraenti dalla possibile e auspicabile
integrazione tra il processo di gassificaz ione e quello di prod uzione di potenza:
la tecnologia risultante è pertanto nota con l'ac ronimo IGCC (lntegrated
Gasification Combined Cycle). Oltre al rendimento, i punti di forza degli
impianti IGCC sono la facilità di rimozione dello zolfo e le ottime caratteristiche
di impatto ambientali intrinseci del processo.
Torneremo più in dettaglio su questi aspetti . Conviene dapprima discutere ,
8.4 Turbine a gas e cicli combiruui

in termini generali, il processo di base. Dal punto di vista chimi co, un


gassificatore è un reattore che prevede tre flussi entranti :

- carbone (o altr o combustibi le pesante)


- ossidante (oss igeno, con vari gradi di purezza, o più raramente aria)
- acqua (sotto forma liquida o di vapore)

e, nella sua configuraz ione concettuale, due flussi uscenti:

- il gas di sintesi prodotto


- le ce neri , ovve ro il residuo solido della comb ustione , in più possibili forme
a seco nda del processo (es: polveri di varia granulometria o scorie
agglomerate, chiamate "slag").

Le reazioni energeticamente più importanti verificate nei gassifica tori sono:


C + 1h0 2 - CO +110.6 kJ/mol comb. parzial e
C+0 2 - C0 2 +393.7 k.l/mol comb. totale
C +H 20 - H2 + CO -131.4 k.l/mol gasificazione (8.1)
CO+H 2 0 - H 2 +C0 2 +41.2 k.l/mol shift
C0+3H 2 - CH 4 +H 2 0 +206.4 kJ/mol metanazione
Le prime due sono fortemen te esoterm iche e apporta no il calore necessario ad
elevare la temperatura del reattore ai livelli desiderati per far procedere le
reazioni stesse. La reazione di combustio ne parziale produce so lo il 28% del
calore otte nibile con la combust ione totale del ca rboni o, lasciando il restante
72% disponibile come potere calorifico nel gas di sintesi: la produzione di CO
è quindi il processo quantitativam ente più importante nella gass ificazione . La
reazione di gass ificazione, che è endotermica, è pure di gra nde riliev o e
giustifica la presenza dell'acqua entrante nel proc esso, come elemento
moderatore della temperatura e allo stesso tempo apportatore di idrog eno: l'H 2
è infatt i il secondo componente fondamentale, assieme al CO, del gas di sin tesi.
La reaz ione di shift determina invece il rapporto tra i due element i util i nel gas
prodotto. La reazione di metanazione è invece importante solo in gassificatori
che opera no a bassa temperatura; è invece essenziale in eve ntuali tratt amenti a
valle qualora si voglia produrre il cosidetto gas naturale di sintesi (SNG), che
non è il caso degl i imp ianti IGCC. Le reazioni della (8. 1) avvengo no comunque
in diver sa misu ra nei vari tipi di gassificato re, a seconda della tem peratura e
della pres sio ne ope rativa e de lla quantità d i ossidante e di acqua, rispetto alla
carica di carbone.
E' intere ssante poi conosce re la so rte deg li ele menti presenti in minor
quantità nel ca rbon e, ma rilevanti ai fini delle emiss ioni: (i) lo zolfo, che in
Turbine a gas e c:idi comhinari 8.5

atmo sfera povera di ossigeno si converte in H2S (solfuro di idrogeno) e in


minima parte in COS (so lfur o di ca rbonil e) ; (ii) l'MQ!.Q, che si ritrova nel gas
di sintesi prevalentement e in forma moleco lar e (N 2) ma è anche pre se nte in
tracce come amm oniaca (NH 3) e acido cia nidri co (HCN): que sti elementi, se
non rimo ssi, sono r ilevanti perch è, nella co mb ustion e finale , sono res ponsabili
della formazi one di fuel-b ound NOx, co me visto in 7.2.2.
Nei gas s ificator i, il carbone subi sce tra sfor mazio ni progressi ve man mano
che viene r isca ldato. Si ha prima la deumidifi caz ione , qu indi la volatilizzazione
delle molec ole di idrocarburi con lega mi più deb oli: da ques te s i formano, nel
range 300+500°C , composti pe sa nti in fase liquid a quali oli vari , tare fenoli.
Ad un ulteri ore aum ento di temperatura queste mo leco le si romp ono gassifican-
dosi e re sta in fase non gassosa solo il nucl eo carbonioso del ca rb one , detto
"char", che gassifica più lentam ente, lasciando alla fine le cene ri. Que ste ultim e
posso no essere po rtate allo stato fuso se si opera al di sop ra dei 1100 + l 200 °C :
nel succe ss ivo raffr eddam ento tendono a coale scc re formand o lo "slag " ov vero
un agglom erat o inerte di grossa granulometria, facile da s maltir e. Questa se rie
di trasformazioni caratt erizza in vario mod o il funzionamento delle varie
tipolog ie di gassificatori, che so no ricon ducibili a tr e categorie principali,
visualizzate in fig .8.1 :

- Letto mobile (da taluni chia mat o, parad ossa lmente , letto fisso): il car bo ne
fluisce in controcorrente con i gas ca ldi prodotti dal lett o. All ' ingresso del
reattore dapprima si libera no gli elementi più volatili de l carb one, produ cen-
do tare fen oli che s i ritrovan o allo stato liquido nel gas di s intes i, che viene
a sua volta raffreddato dal flusso di ca rbone. li char restante viene
gassificato ne l letto, dove reagisce con vapo re e ossidante. li gas prod otto
è a tempe rat ure mod er ate (4507 550 °C) ma va "lavato " dagli idroc arburi
liquidi, che vengono poi separat i e riciclati: que sti pr ocess i comp licano
notevolm ente l'i mpiantisti ca conne ssa e cos titui sco no un punt o criti co di
questi gassificatori. A questa categ oria apparteng ono i pr oce ssi Lurgi e
Briti sh Gas/Lurgi.
- Letto fluido : s i tratta di un letto di carbone e inert e fluidificato da un flusso
di ossidante e di vapor e, non dis simile dai co mbus tori a letto fluido (si veda
8 .2) se non per il minor apporto di ossid ante . Op eran o tra gli 800 e i
1000 °C. Il loro punto criti co è l'o ttenimen to di una buona co nversione del
carboni o, che tende a re stare intrappolato nel letto di cen eri: sono nece ssari
forti ricirco li del char per limitar e l'entità dell e perdit e der ivanti da
un 'in co mpleto util izzo de l co mbu stibile. A questa categ or ia appartengono i
processi KRW (Kellogg Rust West inghou se), HTW (H igh Temperature
Winkl er) e U-ga s/Tamp ell a .
8.6 Turbine a gas e cicli combinmi

O 200 400 600 800 100012001400


TEMPERATURA, °C

Alto
Gas
Carbone

LETTO
FLU IDO Vapore
Ossigeno
o Aria
r Cenere
Basso '---'-'._.___._....._ ___ _
Vapore
O 200 400 600 800 100012001400
Ossigeno
o Aria TEMPERATURA, °C
Vapore
Carbone j i
:-"f
Ossigeno
o Aria
Alto ~--.----------,
;-,;:·i
...
..: . :...-·.
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I
. ·..:·:.::':. :. Carbone Vapore I
.: : .,, '••
Ossigen9
LETTO o Aria I
TRASCINATO I
I
Gas Gas l
Scorie l
Basso '---+--4--1---+---+-.........,
O 200 400 600 800100012001400
TEMPERATURA, °C

Fig.8.1 : Le tre principali tipologie di gaséficatori: schema concettuale e


distribuzione qualitativa di temperatura lungo l'asse del reattore (derivato da:
Electric Power Research lnstitute).
Turbine a gas e cicli combina,i 8.7

- Letto trascinato: sono in pratica dei combustori che lavorano in difetto di


ossigeno. Operano a temperature molto elevate ( 1200+ l 400°C), per
ottenere una cinetica di reazione molto veloce (hanno tempi di residenza
inferiori di ordini di grandezza rispetto agli altri tipi) e per portare le ceneri
oltre il punto di fusione, rilasciandole principalmente come slag. Sono più
semplici ed economici dei precedenti, accettano qualsiasi tipo di carbone in
qualsiasi pezzatura e sono pertanto la categor ia più diffusa. Il loro punto
critico è la necessità di operare un recupero termico efficiente dai gas di
sintesi essendo questi prodotti a temperature molto elevate. A questa
categoria appartengono i gassificatori Shell, Texaco, Destec, Combustion
Engineer ing, Prenflo, Koppers-Totzek , per citare i più importanti.

Tutti i gassificatori moderni operano a pressioni piuttosto elevate (tra i 20 e i 70


bar). Se ciò consente di ridurr e le dimensioni e i volumi di gas da trattare,
bisogna tuttavia provvedere ali 'alimentazione del carbone al recipiente
pressurizzato. Sono possibili due modalità: (i) con processo batch, ovvero
introducendo il carbone in un recipiente (lock-hopper) che viene poi pressurizza-
to (di solito con azoto) e quindi scaricato nel gassificatore; (ii) diluendo il
polverino di carbone con acqua e pompando questa miscela, detta slurry: è un
sistema più semplice spesso adottato per le tipologie che non richiedono il
carbone in pezzature particolari. Lo slurry fornisce anche l'apporto di acqua al
gassificatore: essendo questa in forma liquida, la sua vaporizzazione necessita
di un ulteriore apporto termico, a car ico delle reazioni di ossidazione della
(8. 1). Si ottiene quindi un gas di sintesi a minor potere calorifico, rispetto ai
casi in cui l'acqua è fornita sotto forma di vapore .
Un esempio dei flussi di massa e di energia coinvolti in un processo di
gassificazione è riportato in fig.8.2 (fonte: Electric Power Reasearc h lnstitute),
relativo al processo Texaco (letto trascinato), uno dei più diffusi e collaudati.

8.1.2 Gli impianti ausiliari al gassificatore

Un impianto di gassificazione non è costituito dal solo gassificatore, ma ad


esso vanno aggiunti (fig.8.3) almeno tre grandi elementi funzionali (impianto di
separazione aria, sistema di raffreddamento del gas di sintesi, sistema di
depurazione del gas), oltre ai sistemi di stoccaggio e pre-trattamento del carbone
e a quelli di smaltimento delle ceneri e degli effluenti secondari (acqua, fanghi).
Analizziamo sinteticamente questi tre impianti:

Impianto di separazione aria


Serve a produrre un ossidante ad alto tenore di ossigeno (di solito 95%) per
il gassificatore, con un processo criogenico a doppia colonna (Linde-Frankl)
Coal: Illinois No. 6 S.rumnou1 8,as is : 1.000 Pounds M AF Coe 1
Conc!itions · 0Iyg~·81own @ 600 psig R t le rence : Ter a oo Ptoj~1ions

RAW COAL
,,
(G6.5 --'°I. Solids)
-- - ------ RAW GAS

Co"'4)0n e nl Pounds Wr'4 I Componenl Pounds Vot,r, l.4ols

C erbc)n
Hydrooer,
n3
59
61.2
4.7 ' ..
I CH 4
H2
1.6
n .o
o.\
30.3
O 10
38. 19
0,y g en
,,
111 68 I CO 1.398.4 39.6 ,9 93
Nillt>gen
SulPut 43
1. 1
3.4
-
;J '~ I
C0 2
H 2S
598 .3
43.0
10.8
,.o
13 S9
1.26
o.\ I cos 2.0 o.o 0-03
CNo~
l.4ois tvre 152
\
12.0 I High-P,i,ssuie N2 25.B 0 .7 0.92
Ash 110 e .7
Guir,e, : I S1eam A, , 6.0 o.o 1.15
H20 373.9 16.S 20.75
Tol a l 1,263 100.0
I Solids NH1+ HCN 3.0 o., 0., 2
SlURRY WATER

401 Pol.nd 1
I 2,500"f
l ...
~
Removal
I
I
Coolltd
Ga i
.
-
HCI
Tol 1I
I.O o.o
2,570 .0 100 .0 126.08
RawGe s Volvme We l • 4 7,&00 sci
O.o:)

Gas Dry • . 39.900 sci

OXIOA'-'T
O,idant
Coole,

I locl\
I F ty Ash
- FLY ASH
Compo~nl Pounds Vo1'4 Compo ne nl Pounds wr,-.
0,ygen 959 95.0 Te xaco-- SLAG Carbo n 5.0 11.6
Argon ~ :l.6 Ash 38.0 88. 4
Component Pounds Wr'I.
Nittog e n 12 1.4 Illinois Bltumlnous Coal Tot a! 43 .0 100.0
Tota! 1,0 17 100.0 Slag Cart>on 2.0 2.7
Ash 72.0 97.3
Tolal feed • 2.647 Po\.t\<11 • Tola l P1od1Kts • 2.6&7Pound
Tot 1I 74 .0 100.0

ENERG Y INPUT .- EN ERQY OllT PllT

Compo,wnt lo' BIV No1es Compontnt 1o• e11.1 No les


RawCo e l 14.10 HHV FutlG at 10.80 Sutlut ·free l+tV
Oryoen Prod1Kòon \. 45 33 5 k.WMon 0JYQe" Mu imum Poui~ Aoçov.,. t,le
Po,,,er 0,00081u,11tWh HN ! lrom Gaa Cooling Coor.no f,om 2.500 IO 2S<rF
Sen~bl t 2.38 Higt,,P, H wr e S!ea m
l alltl'! 0.26 275 Polnd t orConden~1 •
Turbinea gas e cicli combinati 8.9

Carbone:
trattamento Gas di sintesi:
raffreddamento

Ossigeno:
produzione
Gas di sintesi:
Ceneri : depurazione
smaltimento

Fig.8.3: Impianti ausiliari indisp ensabili al funzionamento di un gassificatore.


ampiamente diffuso nell'indu stria dell'acciaio. La gassificazione ad ossigeno è
infatti conveniente rispetto a quella ad ari a , per due motivi: (i) il gas di sintesi
ha maggior potere calorifico, non essendo diluito dall'azoto atmosferico: ciò
perm ette, a par i output energetico, di ridurre co nside revo lmente le dimensioni
di tutti gli apparati dell'impianto; (ii) non è necessario portare tutta la massa
inerte di azoto alle temperature di gassificazione, operazione che co mporterebbe
un maggior avanzamento delle reazioni di ossidazione e quindi un'ulteriore
diminuzione del potere ca lorifi co, nonchè un incremento del carico termico da
recuperare. Di fatto, la gassificazione ad aria è pressochè improponibil e nei
gassificatori a letto tra scinato , specie in quelli alimentati a slurry. La produzione
di ossigeno è per cont ro un processo cost oso, sia economicamente che
energeticamente: l'aria deve essere infatti comp res sa a 5 + 6 bar prima di entrare
nelle colonne di separazione, che producono ossigeno e azoto a pressione
atmosferica. L 'assorbime nto di potenza del compressore adibito a questo scopo
è una frazione rilevante della potenza prodotta da un impianto IGCC (dell'ordine
del 10% per gassificatori a flusso trascinato).

Recupero termico dai gas di sintesi


Costitui sce, in molti casi, un apporto energetico importante al ciclo di
potenza: per i gassificatori a flusso trascinato è dell' ord ine del 20% dell'input
termico (vedi ad esempio il bilancio di fig.8.2). E' quindi esse nziale per il
rendim ento della conversio ne in elettri cità che il recupero termico sia completo
e con minor produzione entropica possibil e, ovvero che il calore, disponibil e per
lo più ad alta temperatura, venga utilizzato per produrre un bene energ etico
pregiato, tipi ca mente vapore di alta pressione . Di fatto i "syngas coolers" (gli
scambiatori di calore che raffreddano il gas di sintesi) sono tra gli organi più
delicati e costosi degli impianti IGCC e le soluzioni adottate per questi
8.10 Turbine a >:ase cicli combinali

componenti caratterizzano le tecnol ogie dei vari costruttori. Con riferim ento ai
gassificator i a letto tra scinato sono individuabili quattro sis temi principali
(fig.8 .4) :

- Raffreddam ento ad alta temperatura, cioè dalle co ndizi oni di uscita del
gassificatore (1200+ 1400°C) fino a un livello termico più moderato (circa
900°C), con uno sca mbiatore a radiazione, in cui tra l'al tro si solidifica lo
slag. Ad esso segue uno scambiatore convettivo, che non potrebbe
so pportare la pr ese nza di cene ri liquefatte pena il suo veloce intasa mento.
Entrambi i syngas coolers producono vapore ad alta pre ss ione. E' tipico
della tecnologia Texaco.
- Spegnimento (" quen ch ") dei gas ad alta temperatura con iniezione di una
qua ntità oppo rtuna di acqua o di slurry acqua-carbone (nel qual caso si ha
un secondo stadio di gass ificazione) fino a riportare la temperatura a valori
più moderati (sempre attorno a 900°C, con quindi sol idificaz ione dello slag)
prima dello sca mbiatore convettivo. E' tipico della tecnolog ia Dest ec.
- Quench ad alta temperatura mediant e ricircolaz ione di gas di sintesi già
raffreddato. Segue la rimozio ne dello slag e lo scambiatore cc nvetti vo. E'
tipico della tecn olog ia Shell.
- Quen ch completo: il gas è raffreddato da un ingente quant itativo di acqua,
sino a portarlo a saturazione, ovvero a circa 250°C. E ' un 'o perazione
dra stica che elimina del tutto i syngas coolers, ma abbassa drasticamente il
livello di temperatura a cu i è possibile recuperare il calore. Infatti a valle del
quench è possibile produrre vapore a non più di 10+ I 5 bar, mentre nei casi
precedenti era possibile generar e vapore di alta pressione (da 100 a 140 bar,
a seconda dei requis iti del ciclo di potenza). E' una variante più eco nomica
delJa tecnol ogia Texaco.

Gli apparati di fig.8.4 non completano il recup ero termico: ad essi seguono altri
scam biatori, meno impegnativi dal punto di vista pr oge ttua le ed eco nomico, per
ridurre la temp eratu ra del syngas uscente dagli scrubbers (a 150+ 250°C) fino
a circa 40+ 50°C. Il ca lore è utilizzato per molti scopi diversi (preriscaldamento
del gas depurato, risca ldamen to acqua del saturatore, gene razione di vapore a
bassa pre ss ione , etc.), la cuì discussio ne generale risulter ebbe troppo di dettaglio
rispetto ai fini di questa trattazione.

Depur az ione del gas di sintesi


Il gas prodotto dai gass ificatorì è cara tterizzato da un contenuto di ceneri fini
(fly-ash) , di particolato e di acidi solfo rati tali da renderne impossibile un uso
diretto come combu stibile. Il filtraggio fisico (rimozìone di part icelle solide) può
esse re effettuato a secco, con ciclo ni e filtri , e/o a um ido, mediant e lavagg io con
Turbine a gas e cicli combinati 8.11

T=90 0°C T=900 °C


GASSIFICATORE -----.

--
carbone

02
<
·-.
vapore
HP
--
carbone

02
acqua o
slurry
vapore
HP

T=1350 °C T=1350 °C
/ T=250 °C / T=2so ·c
SYNGAS
COOLER
RADIATIVO
SYNGAS
COOLER
CONVETI IVO
QUENCH
/ SYNGAS
COOLER
.__ _ _.

PARZIALE CONVETIIVO

T=900 °C
GASSIFICATORE ...-----. GASSIFICATORE
SCRUBBER/QUENCH

--
carbone vapore
HP --
ca rbone

02
GEN. VAPORE LP
02

T=13so·c
T=25 0°C
T=1350 °c

SYNGAS COOLER
CONVETTIVO

Fig.8.4 : Schemi di principio dei sis1e1nidi rajfreddarnemo ad alta temperatura


del gas grezzo di sintesi , con particolare riferimento ai gassificatori a Lello
trascinato.

acqua (scrubbing). I cicloni sono spesso impiegati a monte dei syngas cooler
convettivi , per rimu ove re i solidi di maggior gra nulom etria e ridurre erosione
e sporcamen to di questi scambiatori: sono economici ma inefficienti per le fly-
ash. Gli scrubber, usati a valle dei syngas coole rs, consentono invece una
rimozione molto sicura dei solidi e racc olgon o in soluzione le tracce di NH 3 ,
HCN , metalli alcalini (Na, K, Li) e particolato. Quest e sostanze causerebbe ro
prob lemi di em issioni e di corros ione della turbin a e pertanto gli scrubbers sono
largamente utilizzati negli impianti IGCC.
Più impegnativi sono la rimozione e il trattamento dei gas acidi, principal-
mente H 2S, essenziali per limitare l'emissione in atmosfera di biossido di zolfo,
8.12 Turbine a gas e cicli combinati

uno degli inquinanti più dannosi all' amb iente prod otto dalle cent rali che
utilizzano combustibili pesanti. Il processo consiste di più impianti in cascata:

- la separaz ione dei gas acidi: avviene mediante assorbimen to di H 2S in


reagenti chimici (es: processo MDEA) o in solventi fisici (es: proce ssi
Rectisol , Selexol, Puri sol). La soluzione ricca di H 2S così creata viene
inviata a uno str ipper , che rilascia il gas acido rigenerando la so luzione di
partenza ;
- impianto Claus: è un processo chimico per la produzione di zolfo elementare
a partire da H2S , basato sull' oss idazione per combustione del gas acido;
- impianto di trattament o dei gas di coda del processo Claus: serve a una
depurazione finale dei gas combust i prod otti dalla fornace Claus e una
rimozione più completa dello zolfo.

I pro cessi seg nalati sono in real tà perf etta mente noti nell'industria chimica e
petrolifera e non sono da cons iderars i un elemento critico negli impianti IGCC.
La rimozion e dei composti solforat i dal syngas è prcssochè co mpleta (le
efficienze superano il 99 %) e lo zolfo viene pr odotto in forma commerciabile.
Que sto è uno dei principali punti di forza degli impi anti IGCC: nessun'altra
tecnologia di potenza è in grado di risolvere così brillantemente i problemi
ambientali legati alla pres enza di zolfo nel combustibil e.
Negli ultimi anni grandi sforz i sono stat i dedicati allo sviluppo di sistem i di
pulizia a caldo del gas di sintesi (noti con l'acronimo HGCU: hot gas clean-up).
Infatti , considerando che i processi di desolforazione sopra segnalati sono
operati a temperatura non molto differente da quella dell 'a mbiente, la possibilità
di effettuare tutte le operazioni di pulizia a temperature dell 'or dine di
450 -;..550°C compo rter ebbe una notevole semplificazione dell'impianto,
ridu cen do l'importanza delle apparecchiature di recupero termico. Inoltre il
calore sensibile del gas di sintesi cost ituirebbe un apporto diretto di energia nel
processo di combustione finale, con sign ificat ivi vantaggi termodinamici. I
sistemi HGCU sono basati su una filtrazione fisica co n filtri ceramici e su
assorbimento dei gas acidi mediante iniezione di sorbente a base di calcare o
mediante un letto di ossidi metalli ci .
Ad oggi, i sistemi HGCU non sono tuttavia disponibili a livello nè
industriale, nè dimostrati vo su larga scala: oltre ai problemi di sviluppo dei
componenti sopra citati (in particolare i filtri ceramici), permangono delle
riserve c irca la rimozione dell'ammoniaca e dei metall i alcalini e circa
l'effi cienza di rimozione dello zolfo, che è inferiore a quella dei sistemi a
freddo.
Turbine a gas e cicli combinati 8./3

8.1.3 Integrazione con il ciclo combinato

Un impianto IGCC consiste essenzialmente in sistema completo di


gassificazione e in un ciclo combinato gas/vapore: quest'ultimo usa come
combustibile il gas di sintesi prodotto dal primo impianto. L'integrazione tra i
due sistemi principali non si limita al flusso di combustibile ma è in generale
assai più estesa, con l' intento di unificare macchinari e servizi utili ai due
processi. Il grado di integrazione è molto variabile a seconda dei requisiti e delle
caratteristiche funzionali della tipologia di gassificatore impiegato e a seconda
delle scelte progettuali adottate. Infatti, perseguire la massima integrazione
comporta in generale minori costi di capitale e migliori prestazioni termodinami-
che, ma rende meno flessibili e più delicate le operazioni di regolazione e
avviamento ed è assai più problematico realizzare la cosidetta "phased-
construction" 1 o interventi di repowering di macchine esistenti.
In ogni caso, il primo problema da discutere è: le turbine a gas progettate
per l'impiego di gas naturale possono funzionare con il gas di sintesi? La
risposta è senz'altro affermativa, ma bisogna fare alcune precisazioni:

~ li gas di sintesi ha un potere calorifico nettamente inferiore al gas narurale,


essendo costituito da CO e H2 che hanno entrambi LHV di circa 12.7
MJ/Nm3 (contro 35.8 del metano), oltre a una certa frazione di inerti (C0 2,
N2 , H2 0): in termini massici, i valori più frequentemente riscontrati sono
di 12-:-14 MJ/kg con gassificazione ad ossigeno, contro i 46 -:-50 del gas
naturale . L'LHV dei gas di sintesi praticamente si dimezza con i gassificato-
ri ad aria. Inoltre, è pratica comune diluire il gas di sintesi con acqua o con
azoto, sia per limitare le emissioni di NOx che per motivi di recupero
termico (es: preriscaldamento del syngas per saturazione con acqua - vedi
a seguito).
- Pertanto, la portata massica di combustibile diviene almeno 475 volte
superiore a quella di gas naturale, a pari potenza termica sviluppata: come
indicazione di larga massima, essa costituisce il I Q ..;.-12% di quella di aria
elaborata dal compressore, aumentando di circa il 10% la portata di fluido
che espande nella turbina, rispetto a un caso a gas naturale.
- Questo aumento di portata comporta un proporzionale aumento di potenza

La "phased-construction" consiste nella realizzazione del ciclo combinato e nella


sua messa in esercizio alimentandolo a gas naturale, mentre si avvia la costmz ione della
sezione di gassificazione, che richiede tempi nettamente più lunghi . Ciò pennette di
dilazionare nel tempo gli esborsi di capitale, sfmttando l'attuale situazione di mercato
favorevole al gas naturale e finanziando l'impianto di gassificaz ione con i ricavi della
produzione di elettricità già in ,atto.
8.14 Turbine a gas e cicli combinati

della turbina e un ben più sensibile aumento della potenza dell'intero


turbogas, perchè la potenza assorbita dal compressore resta, in prima analisi,
inalterata, Per esempio la Generai Electric dichiara una potenza di circa 275
MW el per la versione a gas di sintesi di un suo modello da 220 MW el a gas
naturale.
- L'aumento di portata in turbina comporta un aumento della pressione al suo
ingresso, in virtù dell' eq .3 .6 . Il compressore è quindi chiamato a sviluppare
un rapporto di compressione più elevato: occorre verifi care. che non vengano
superati suoi margini di stallo, altrimenti è necessa rio aumentare la sezione
di passaggio degli ugelli della turbina o operare con le IGV parzialmente
chiuse anche a piena potenza.
- Se ciò non si verifica, le uni che modifiche sono relative al combustore, per
consentire il maggior fluss o di combustibil e. In generale, i cos truttori non
ritengono necessario limitare la TIT rispetto al funzionamento a gas
naturale, viste le ottime caratteristiche fisiche del ga s di sintesi.

Chiarito questo aspetto, discutiamo ora quali altri flussi di ma ssa e di energia
possano attraversare la frontie ra ideale tra l'impiant o di gassificazione e quello
di potenza . La fig.8.5 riporta, in termini generali, i pos sibili motivi di
integrazione tra i du e pro cess i. Dis cutiam oli in ordine di importanza:

- Il vapore prodott o nel raffreddamento del syngas cos titui sce, come già visto,
una frazione importante dell ' input energetico dell'impianto di potenza. E'
quindi log ico utili zza re per la sua espansione la stessa turbina del ciclo a
vapore a re cupero. In realtà, molto spesso i synga s coolers producon o
vapore satur o a partire da acqua di alimento a sua volta quasi satura, per
motivi di semplicità e di miglior controllo dello scambio termic o. Pertanto
la caldaia a recup ero è privata di buona parte del ca rico di eva porazion e del
vapore HP: in essa, le operazioni principali diventan o il preris caldamento
dell'acqua di alimento e il surriscaldamento e risurriscaldamento del vapore.
Ciò modifica drasticamente il diagramma T-Q rispetto agli esempi visti al
Cap.5: in molti cas i il carico termico del preri sca ldament o è tale da non
rendere più possibile la generazione di vapore a livelli di pre ss ione più
bassi 2 .
- Altri flussi di acqua e di vapore, sep pur e con app orli energetici assai
inferior i, sono coinvolti in vari proces si: (i) molti gassificat ori, specie quelli
a letto mobile e fluido , richi edon o una co nsisten te alimentazione di vapore;

2 Infatti la capacità termica dell'acqua di alimento tende a diventare molto simile


a quella dei gas di scarico, tenendo conto della notevolissima portata che verrà evaporata
nel syngas cooler.
Turbine a gas e cicli combinati 8.15

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Isola di Potenza

Fig.8.5: Schema conceuual e di un generico impianto IGCC , con le intercon-


nessioni più importanti tra i sottosistemi principali (in linea continua quelle in
genere sempre presenti, in linea tratteggiata quelle opzionali).

(ii) in certi casi, il mantello del gassificatore è raffreddato co n produzione


di vapor e IP ; (iii) il trattamento e I' essicazione eventuale del carbo ne
pos sono rich iedere vapore; (iv) nei pro cessi di separazi one dei gas acidi è
richiesto vapore per lo strippaggio; (v) l'impianto Claus pr oduce vapore dal
recupero della combus tione di H2S ; (vi) il preriscaldamento del gas di sintesi
pulito è operato co n vapore in sca mbiatori a superficie o per saturazione con
acqua ca lda. 11 bilancio termiéo dei va ri serviz i acqua/vapore è pertanto
assai complesso in un impianto IGCC e si avvale generalmente di linee
comuni con la caldaia a recupe ro e con la turbina a vap ore (spillamenti,
reiniezioni, etc.).
- E' pos sibile alimentare l'imp ianto di separazione aria prelevando la portata
d'aria nece ss aria dalla mandata del compressore della turbina a gas. Questa
8.16 Turbine a gas e cicli combinali

solu zi one, chiamata "integrata ", permette di fare a meno di un comp ressore
ad-hoc per r iforn ire le colonne di separaz ione. Tenuto però conto che le
cond izioni di mandata del comp ressore in una turbina heavy-duty sono
attorno ai 400°C, 15 bar, l'utilizzo della soluzione integrata richiede di
pre ssu rizzar e l'impianto di separazione, che in questo caso produce ossigeno
e azoto a circa 3+3.5 bar: l'azoto va preferibilmente reiniettato nella turbina
a gas dopo una sua ricompressione. Inoltr e l'aria spillata va raffreddata
prima di pervenire ali 'impianto di separazione, recupe rando il calore in
modo termodinamicamente corretto per non penalizzare il rendim ento
dell'impianto . Questa opzione complica notevolme nte l' assetto impiantis tico,
ma permette di eliminare i comp resso ri dell'aria di separazione, con un forte
risparmio sul costo di capitale di tale impianto .

La fig.8.6 riporta uno schema sufficienteme nte comp leto dei processi energetica-
mente rilevanti di un impianto IGCC , con riferimento a un gassificatore a letto
trasc inato (tecnologia Shell, con alimentazione a secco e quench del syngas
grezzo con ricircolazione). L'impianto prevede la separazione aria con prelievo
dal compressore del turbogas e la depurazione convenzionale a freddo. Il
gassificatore è alimentato con ca rbone essiccato mediante vapore e pressurizzato
con azoto (punto T5). Il syngas grezzo SI, dopo il quench, produce vapore HP
saturo (V4); subisce una prima filtratura con cicloni e dopo aver preriscaldato
il gas pulito (S4), viene lavato in uno scrubber. Viene poi raffreddat o
ulteriormente negli scambia tor i HE2 e HEl prima di sepa rare i gas acidi. Il
syngas, ora definitivamente pulito (S5), viene riscaldato e saturato di acqua in
un saturatore (simi le a quelli visti nei cicli HAT ) mediante acqua ca lda prodotta
da HE2 e ulteriormente riscaldata con acqua di alimento. Dopo un'ulteri ore
risca ldamento nel rigeneratore (S7) una turbina espande il syngas fino alla
pressione necessaria all'alimentazione del turbogas, pressione a cui viene
miscelato con l'azoto N2 proveniente dalla co lonna di se parazione, dopo
comp ress ione e riscaldamento. Segue la turbina a gas e il ciclo a vapore a
recupero , che è a singolo livello con reheat , soluzione sufficiente per i motivi
già discussi ad ottenere un co mpleto raffr eddamento dei gas combusti (circa
105°C ). Si noti il prelievo di aria A5 per la produzion e di oss igeno: l'aria viene
raffreddata preriscaldando l' azoto reiniettato nel turbogas (HE5) e producendo
acqua calda (W6) per la saturazione. Questo schema ripete sosta nzialmente
quello adottato per l'impianto di Bugge num , di cu i si parlerà fra breve.

8.1.4 Prestazioni e stato. dell'arte

Sebbene la gassificazione del ca rbone sia da consi dera rsi una tecnologia più
che consolidata (in Sudafrica e negli Stati Uniti sono in funzione da molti anni
Turbine a gas e cicli combinati 8.17

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Fig.8 .6: Schema completo di un impianto JGCC, con gassijicatore Shell aflusso
trascinato, raffreddamento syngas con ricircolazione, impianto di separazione
aria integrato con il turbogas, depurazione a freddo, saturazione syngas con
acqua e diluizione con azoto.
8.18 Turbine a gas e cicli combinati

enormi impianti per la produzione di combustibil i sintetic i), gli impianti integrati
per produzione elettrica sono ancora in una fase dimostrativa, anche se su scala
commer ciale. La sto ria dei moderni IGCC inizia con l'impianto di Cool Water,
in California, nei primi anni 80 , e la realizzazione più significativa ad oggi è
l'impianto da 250 MW el di Buggenum, in Olanda, avviato nel 1993. L'esper ien-
za di Buggenum, realizzata su un impianto complesso e piuttosto avanzato, ha
dimostrato che , pur unendo due tecnologie co llaudate (gassificatore e ciclo
combi nato) , molta strada resta da fare per rendere il comp lesso affidabile,
gestibile e manutenibile, come è richiesto nel setto re elettrico. Ciò è tuttavia
ritenuto normale ed è anzi da sprone per la realizzazione di altri progetti:
proprio in questo momento stanno per entrare in funzione tre importan ti impianti
negli Stati Uniti (Wabash River, Tampa Electric e Piiion Pine). I progetti in fase
avanzata sono numerosi anche in Europa. Tra questi sono da segnalare gli
importanti progetti italiani per gassificazione del residuo pesante di raffineria,
il cosiddetto tar.
Ci ò che semma i preoccupa di più i gestori degli enti elettrici sono i costi
iniziali di questi impianti , che sono attualmente assai più elevati di quelli delle
cen trali a vapore convenzional i: tutti i progetti realizzati e in co rso di realizza-
zione sono infatti sup portati econom icamente da enti governativi (es: il DOE
americano) o da associazioni di imprese del settore. Anche i progetti italiani per
la gassificazione del tar sono indirettamente supportati dalla tariff azione molto
vantaggiosa concessa all'energia elettrica da essi prodotta, nel quadro delle leggi
per il risparmio energetico. E' ovvio ritenere che con l'apprendimento, la
standardizzazione e la ripartizione dei cost i di r icerca e sviluppo su numerose
unità i costi attuali siano destinati a calare drasticamente, ma I'intrinseca
complessità degli IGC C rende comunque il costo iniziale un fattore assai cr itico
nel confronto con gli impianti a vapore.
Non desta invece alcuna preoccupazione la possibilità di ottenere elevati
rendimenti nella conversione del carbone in elettricità, nè le ca ratteri stiche di
impatto ambientale. L'impianto di Buggenum ha già dimostrato di poter operare
con un rendimento netto del 40+42%, paragonabile a quello dei migliori
impianti a vapore. Non vi sono dubbi che l'impi ego di turbine più avanzate,
oggi già disponibili sul mercato, possa portare a rendimenti dell'ordine del
45 +46%, difficilmente raggiungibili anche dalle cosidette centrali USC 3 .

3 Nel campo delle centrali a vapore si è recentemente manifestato un rinnovato


interesse a perseguire condizioni estreme del vapore, da cui l'acronimo USC (ultra-super-
critical). Sono oggi proposti cicli a doppio RH con pressioni dell'ordine dei 300 bar e
temperature massime attorno ai 600°C. In condizioni di condensaz ione favorevoli, il
rendimento netto di queste centrali può arrivare vicino alla soglia del 45 % , con quindi
un notevole avanzamento rispetto alla tecnologia imperante ormai da alcuni decenni (240
Turbine a gas e cicli combinati 8.19

Futuri progressi nel campo delle turbine a gas possono far sa lire ulteriormente
questi rendimenti, in quanto, è bene ripetere, non vi sono sostanziali differenze
con le macchine progettate per gas naturale. A maggiore approfondimento delle
prestazioni termodinamiche, va comunque detto che la tecnologia IGCC deve
scontare un certo ca lo di rendimen to rispetto al ciclo combina to a gas natural e
(indicativamente 8-10 punti percentuali). I motivi sono ricollegabili alle
numerose irreversibilità che si riscontrano nel proces so di gassificazione: (i)
scamb io termi co nei syngas coole rs, quasi sempre caratter izzato da ..:lT molto
grandi; (ii) altri processi di scambio termico nei vari apparati segnalat i in
fig.8.6; (iii) produzione di ossigeno; (iv) perdite termiche e di pressione nei vari
componenti del sistemi; (v) assorbimenti de i numerosi ausilia ri di processo.
Dal punto di vista ambientale, la superior ità degli IGCC ri spetto a qualsiasi
altra tecnologia è fuori di discussione: l'efficienza di rimozione dello zolfo è
largamente superiore a quella dei desolforatori dei fumi delle centrali convenzio-
nali e ciò rende possibile l'impi ego di combustibili ad altissimi tenori di zolfo,
come carboni di basso pregio e il tar di raffineria. E' inoltre drasticamente
ridotto il problema della movimentazione di solidi co nnesso al processo di
desolforazione, che nelle centra li convenz ional i comporta ingenti fluss i di
calcare in ingresso e di gesso in uscita: negli impianti IGCC si ottiene invece
come prodotto finale una quantità limitata di zolfo commerciabi le , pre ssoc hè
pur o, e non vi è alcun flusso entrante.
Le tecni che di controllo oggi impiegate nelle turbine a gas e la possibilità di
sfru ttare ampie diluizioni del comb ustibile con azoto e con acqua fugano le
preoccupazioni riguardanti le emissio ni di NOx.

8.2 I letti fluidi pressurizzati


8.2.1 La combustione a letto fluido

La combustione a letto fluido (FBC: fluidized bed combust ion) è un proc esso
da considera rsi alternativo ai tradizionali metodi di co mbustione in caldaia,
utilizzato preferibilmente per combustibili solidi "diffi cili" da trattare, ovvero
caratteriz zati da pezzatur e irregolari , scarsa densità energetica e presenza di
elementi indesiderati, come elevati tenori di acqua, ceneri, zolfo e altro (pe r
esempio : ca rbone, lignite, legna, rifiut i solidi urbani e combustibi li da essi
derivati, biomasse). Essa consiste nel distribuire il combustibile in un letto di
elementi inerti, mantenuto allo stato "fluid izzato" da un flusso di aria comburen-
te che attraversa il letto con un 'opportuna velocità. La temperatura del letto

bar, 538°C con singolo RH).


8.20 Turbine a 1:as e cicli combinali

viene controllata asportando ca lor e, in genere mediante produzione di vapore,


con fasci tubieri al contorn o del letto e in certi casi addirittura inseriti nel letto
stesso. I gas co mbu sti so no generalmente prodotti a temperatura moderata ,
dell'ordine di 800+ 900°C (vedremo fra poco la ragione della scelta di questi
valori); ali 'us cita dal FBC subiscono una filtrazi one mediante cicloni, che
separano le particelle solide trascinate dal flusso gassoso, riciclandole nel letto
fluido. La fig. 8 .7 mostra una sezione di un combustore a letto fluido , in cui si
possono notare i componenti funzionali descritti (elementi di scambio termic o,
ciclone, sistema di adduzione dell'aria). La quantità di parti ce lle solide trascinate
dal flusso di gas definisce due diverse categorie di FBC :

- A letto bollente: la velocità del gas nel letto è relativam ente bassa (1 -;-1.5
m/s) e la quantità di particelle trascinate è più contenuta possibile (la fig.8 .7
rappresenta un FBC di questo tipo).
- A letto circolante: la velocità è assai più elevata (4 + 8 m/s) e i gas
trascinano notevoli quantità di solidi. Questi vengono separati dal ciclone,
raffreddati in un o sca mbiat ore "a letto fluid o" e reinseriti ne l letto di
combustione (fig.8.8).

Questi ultimi sono più compatti, in virtù della maggior velocità di attraver sa-
mento , hanno minori problemati che di scambio termi co, in quanto que sta
operazione è in buona parte effettuata fuori dalla zona di combustione, non
pre sentano necessariamente magg iori perdite di carico (in quanto aumenta il
grado di vuoto nel letto), ma sono di pr oge ttazi one , messa a punt o e co nduzion e
più difficoltosa . Ambedue i tipi sono diffusi sul mer cato.
I punti di forza degli FBC rispetto alle tradiziona li caldai e risiedono in: (i)
possibilità di maneggiare i più svariati combustibili, poichè i tempi di residenza
nella zona di com bu stione sono di ordini di gra ndezza superiori a qu elli delle
caldaie e quindi la loro completa oss idaz ione diventa possibile anche in assenza
di pre -trattamenti, e (ii) nelle moderate temperature di funzionamento, che
risolvono num eros i probl emi legat i alle emissioni. Quest'ultimo punto va
approfondito, essendo determinante nella tematica di utilizzo "pulito" del
carbone. Bisogna considerare che:

- Com e abbiamo visto al Cap.7, la formazione di NOx è fortemente influenza-


ta dalla temperatura: a valori intorno a 850 °C, la produzione di NO termico
è virtualmente as sente. E' vero che localmente (cioè nell'immediat o intorno
dell'el emento di co mbu stibile ) la temperatura può essere più elevata e che
rimane in parte il contributo dei fuel-bound NO, ma le emissioni tipiche
degli FBC so no notevolmente limitate e non richiedono in genera le
trattamenti dei gas combusti per rispettare le normative vigenti.
Turbine a gas e cicli combinati 8.21

VAPORE
! CICLONE

2
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MA CINA-
ZIONE

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TRA SPORTO
PNEUMATICO

---
ARIA

Fig.8.7 : Schema.funzionale di un combustore a leuofluido, di tipo "bollente".


- Le emissioni di S0 2, che si forma comunqu e in sede di com bustione,
possono esse re facilmente abbattute aggiunge ndo nel letto un opportuno
quantitativ o di so rbente, ovve ro di materiale a base d i calcio (tipicamente il
ca rbonato di calcio, CaC0 3 , più noto come calcare) che "asso rbe" l'S0 2
formando gesso (CaS0 4) secondo le reazion i:
CaC0 3 - C0 2 + CaO (8.2)
In realtà il calc are è fornito più spesso co me dol omite (CaC 0 3·MgC0 3), più
abbonda nte in natura; il magnesio si oss ida a MgO ma resta poi sostanzia lmente
inerte. L 'ad dizi one d el calca re è ben visibile nelle figur e 8.7 e 8.8.
8.22 Turbine a gas e cicli combinati

CICLONE
SILO SORBENTE PRIMARIO TURBINA

SILO
COMBU-
STIBILE

CAMINO

STOCCAGGIO
COMBUSTIB ILE

~
FILTRI A
SCAMBIATORE A LETIO FLUIDO MANICHE

Fig.8.8: Schema.funzionale di un combustore a letto fluido , di tipo "circolante".


Fonte: documentazione Lurgi.

E' essenziale rilevare che 100


~
la (8.2) è particolarmente o

attiva nel campo di temperatu-


ra compreso tra 800 e 870°C
-
o" 90
oN
(1)
(fig.8.9) e ciò determina la e 80
o
.N
temperatura dì funzionam ento
del letto fluido , mantenuta in ~ 70
·;::
questo intervallo proprio per '5
consentire la desolforazion e in IO 60
N
modo semplice ed economico. e(1)
·o 50
E' poi necessario che nel letto !i:
LU
sia presente una quantità
4
sufficiente di calcare al fine di ~oo 750 800 850 900 950
ottenere elevati valori dell'ef- Temperatura del letto, °C
ficienza di rimozione dello
Fig.8.9: Esempio di dipendenza dell'assorbi-
zolfo (fino all '85-90%). La
menro dello zolfo dalla temperatura operativa
quantità di calcare introdotta è di una caldaia a letto fluido, per due valori del
individuata dal rapporto mola-
rapporto molare tra calcio e zolfo.
re tra calcio e zolfo (rapporto
Turbine a gas e cicli combinati 8.23

Ca/S): i valori più opportuni sono attorno a 2, con quindi un ampio eccesso di
calcare.
A comple tare la disposizione impiantistica vanno aggiu nte: (i) una ca ldaia
a recupero convettiva in grado di raffreddare i gas co mb usti da 850°C (circa)
alla temperatura finale (I 00+ 150°C); (ii) dei filtri elettrostatici o a maniche, per
rimuovere i solidi e le polveri di granulometria più fine, nei confronti dei quali
i cicloni sono inefficaci. Questi elementi sono ben rappresentati in fig.8.8.
I combustori a letto fluido possono operare a pressione atmosferica (nel qual
caso si usa l'a cronimo AFBC: Atmospheric FBC ) o a pressione piuttosto elevata
(con acronimo PFBC : Pressurize<l FBC) , in gene re compresa tra IO e 18 bar.
Il secondo caso è quell0 di interesse nelle applicazioni delle turbine a gas , come
vedr emo nel prossimo paragrafo. La pr ess ione non influis ce in modo sostanziale
sulle caratteristiche operativ e delle caldaie: bisogna però rilevare che la maggior
densità del comb ur en te e dei gas favori sce l' ottenimento di dimensioni più
compatte, aumenta la reattività della carica e incrementa lo sc ambio termico. Per
contro, oltre all'ovvio probl ema di contenimento della pressione, diventa più
complesso il sistema di car icame nto del com bustib ile , come già visto nei
gassificatori.

8.2.2 Utilizzo delle turbine a gas con i PFBC

Il "matrimonio" tra una turbina a gas e un combustore a lett o fluido consiste


nell'utilizzo del co mpressore del turbogas come elemento necessario a fornire
l'aria comburente pre ssurizzata al letto stesso (che sarà qu ind i un PFBC ),
mentre la turbina servirà a produrre energia meccani ca espandendo i gas
combusti prodotti dal letto. Non bisogna però pensare che il PFBC sostituisca
semplicemente il ben noto combustore della tur bina a gas. Infatti il letto fluido
non è un combu store ad iabatico, ossia il calore sviluppato dalle reazioni di
combustione non serve solo ad aumentare la temperatura dei gas combusti, ma
è in buona parte dedicato a produrre vapore , che cost ituisce un flusso di ene rgia
uscen te dal ciclo a ga s (fig.8.10). La rimozione di calore dal letto fluido è
essenziale, come già visto, a mod era re la temperatura del letto e a conse ntire la
des olfora zione con sorbente. La conseguenza diretta di questo approccio è che
i gas combus ti sono disponibili per l'e span sione a temperatura di ci rca 850°C,
un valore drasticamen te più bass o di quelli riscontrabili nella pratica delle
turbine a gas, che ben sappiamo oggi superare i l 200°C. In pr atica, le esigenze
di funzionamento dei PFBC impongono un tetto massimo di temperatura al ciclo
termodinamico, che limita in modo evidente le possi bilità del ciclo a gas in
termini di rendim ento e di lavoro specifico e non co nse nte di seguire l'evoluzio-
ne tecnologi ca di queste macchine.
Il ciclo termodinamico risultante è quindi un ciclo ibrido tra quello di un
8.24 Turbine a gas e cicli combinali

ciclo combinato gas-vapor e


(in cui tutto il calore di
combustione è elaborato
Combustore
dalla turbina a gas) e a letto fluido
quello di una centrale a pressurizzato
vapore (in cui tale calore è
invece integralmente tra -
sferito al vapore). Il ciclo
a vapore gode comunque 1 Caldaia a
di un apporto termico
(visibile in fig.8.10) di recupero
recupero dai gas scaricati
dalla turbina, anche se
questi si trovano a temp e- Fig.8.10: Schema conceuuale di accoppiamento tra
ratura molto più bassa una turbina a gas e un combusrore a letto fluido
rispetto al caso di un ciclo pressurizzato. Sono evidenziati iflussi termici verso
combinato, a causa della il ciclo a vapore.
minor temperatura all'ini -
zio del! 'espansione.
Trattandosi di una so luzione intermedia tra cicli combina ti e cicli a vapore,
non si deve pen sare che le limitazioni in termini di temperatura massima del
ciclo comportino nece ssa riamente un basso rendimento , in confronto a quello
con cui viene normalm ente convertito il carbone in elettricità (ossia il rendimen-
to di una centrale a vapore ): anzi, la presenza della turbina a gas perm ette di
introdurre un picco nella temperatura media di intr oduzi one de l calore nel ciclo
fino a 850°C, un valore irraggiungibile nei cicli a vapore. E' però da escludersi
la possibilità di ottenere rendimenti sim ili a quelli dei .cicli co mbinati a gas
naturale.
Pertanto , le previsioni di rendimento per impianti PFBC di grande taglia
sono dell'ordine del 42+44%, quindi leggermente super io ri a quelli di impianti
a vapore con le stesse ca ratter istiche in termini di condizioni de l vapore e ben
di poco inferiori a quelli previsti per i migliori impianti IGCC . Il miglioramento
di questi valori non passa attraverso l'evoluzione delle turbine a gas, come è nel
caso deg li IGCC , ma semma i richiede un avanzamento dell e co ndizioni del
vapore, sulla falsariga seg uita dai cic li USC, la cui applicazione nel settore dei
PFBC non pone ostaco li superiori che nelle applicazioni convenzionali.
Inquadrato cos1 il problema generale, osserviamo co n maggior dettaglio
alcuni aspetti delle centrali PFBC. La turbina a gas da util izzarsi in questi
impianti è molto diversa da un'unità per gas naturale: operando a bassa
temperatura non ha praticamente necess ità di raffreddamento interno, ma
dovendo sopportare un flusso di gas non perfettamente depurato da polveri e
Turbine a gas e cicli combinati 8.25

particelle fini deve avere una cos truzione più robusta e meno sensibi le ad effetti
erosivi. La potenza da essa svi luppata, in relazione a quella della turbina a
vapore, è nettamente inferiore rispetto a quanto si rileva in un ciclo combinato
o in un IGCC : il suo lavoro specifico è limitato dalla bassa temperatura in
ingresso in turbina. Per aumentare il contribu to del ciclo a gas è possibile
adottare la compressione interrefrigerata (strada intrapresa da ABB , ad oggi il
costrutto re più impegnato nel campo dei PFBC), con recupero del calore per il
preriscaldamento dell'acqua di alimento del cic lo a vapore. In fig.8.11 è
rappresentat o, in forma semplificata, l'assetto del ciclo adottato da ABB in
alcune sue re centi realizzazioni. Si noti che il pr eriscaldame nto dell'acqua di
alimento è fornito dal recupero termico dall'inter cooler (a bassa pressione) e
dalla caldaia a valle della turbina (alta pressione). La generazione di vapore e
il su rri scaldamento sono operati nel combustore a letto fluido. Il PFBC opera
a pressioni attorno a J5..,. 18 bar e temperatura di 850+ 870°C; il contenuto di
ossigeno nei fumi è di circa il 6% , come usuale nella combustione del carbone
(anche se nelle migliori caldaie a polverino si verificano valori ben più
contenuti ). In queste condizioni, la potenza sviluppata dalla turbina a vapore è
notevolmente superiore a quella della turbina a gas (circa 280 MW contro 70,
nell'impianto da 350 MW proposto da ABB).

turbina
a gas

-8
cener i i f carbone e
sorbente combustore
a letto fluido
pressurizzato

intercool er

Fig.8.11: Schema di impianto di una centrale PFBC con turbina a gas interre-
frigerata e recupero del calore per riscaldamento deil 'acqua di alimento del
ciclo a vapore (dea: degasatore).
8.26 Turbine a gas e cicli combinati

Gli impianti PFBC hanno già ad oggi una discreta diffusione commerc iale
(sono opera tivi una decina ci rca di impianti con taglia inferiore a 100 MW e
sono in via di realizzazione i primi impianti da 350 MW). Si può quindi
affermare che il loro sta to di industrializzazione è più avanzato rispetto agli
IGCC e cos tituiscono già da oggi un 'a lternativa conc reta alle classiche centrali
a vapore.

8.2.3 I PFBC di 23 generazione

I limiti degli impianti sopra descritti sono determinati dal tetto massimo di
temperatura del ciclo imposto dalle condizioni operative del letto fluido. Per
superare questo limite sono oggi allo studio dei sistemi "ibridi" tra IGCC e
PFBC, da taluni appunto chiamati letti fluidi di 2a generazione. Il concet to base
di que sti impianti è illustrato nella parte alta della fig.8.12: si tratta di operare
una gassificazione parziale del carbone in un gassificatore a letto fluido
alimentato ad aria; il char residuo (punto T5), ricco di carbonio, è poi bruciato
in un letto fluido. I gas combusti uscenti dal letto di combustione (punt o G4)
con un oppo rtuno contenuto di ossigeno servono, dopo filtrazione, come
comburente per il gas di sintesi prodotto dal gassificatore (punto SI). In questo
modo è possibile alzare la temperatura massima del ciclo fino ai livelli tipici
della TIT nelle moderne turbin e a gas. Si superano cosl le limita zioni prima
discusse per i PFBC , con un netto miglioramento della termodinamica del ciclo
e un drastico incremento della potenza della turbina a gas.
Questa tipologia impiantist ica è molto promettente: è intrin secamente
super iore ai PFBC perchè supe ra i suo i limiti costituz ionali e, rispetto agli
IGCC, consente una drastica semplificazione dello schema funzionale,
conservando in parte la semplicità de i PFBC. Infatti la gassificazione è ad aria
e la desolforazione è operata con aggiunta di sorbente: ciò consente l'eliminazio-
ne dell'impianto di separazione aria, del processo di raff reddamento del gas di
sintesi e del sistema di asso rbimento dei gas acidi e dei loro trattamenti.
L'eliminazione di questi processi, oltre a cont ribuire alla diminuzione dei costi
di capitale, permette di annullare le perdite exergetiche ad essi connesse e quindi
ad aumentare il rendimento netto dell'impianto.
A questo proposito, si tenga presente che in un PFBC "convenzionale"
buona parte dell'input termico di combus tibile era direttamente tra sfer ito al ciclo
a vap ore (a bassa temperatura, quindi con le conseguent i irreversibi lità): questa
quota viene qui notevolmente diminuita, essendo relativa a solo una parte della
combustione dei residui. A maggior chiarimen to di questo concetto, si può dire
che l' energia chimica del combustibi le fornisce i seguent i apporti al ciclo
termodinamico:
Turbine a gas e cicli combinati 8.27

- Il gassifi catore con vert e in gas di sintesi un a quota co mpresa tra il 50 e il


75 % dell'i npu t energe tico del combust ibi le, in forma sia chimica (pote re
calo rifi co) che termica (perchè il gas è riscald ato - a ci rca 850°C - rispetto
ali 'ar ia combu rente): questo flusso energetico è introdotto direttamente nel
ciclo a gas.
- Il letto di co mbu stione innalza la tempe rat ura dei gas a ci rca 850°C: anche
questa frazione term ica rientrerà nel ciclo a gas co me combu rente.
- Il letto di co mbustione è raffreddato dal vapore e questo è l'unico contributo
a pervenire direttamente al ciclo a vapore: ques ta fra zione è di fatto
decisa mente ridotta (dal 10 al 20% dell'input totale, ma è possib ile
diminuirla ulteriormente migliorando la co nvers ione nel gass ificato re) ed è
com unque a livelli non superiori a quelli di un impianto IGCC , laddove si
manifesta nel recu pero dai syngas coo lcrs.

Pertant o, il flusso termico dal combust ibile al ciclo term odi namico diff er isce da
quello di un ciclo combinato solo per l'ulti ma , modesta quota, e, ri spetto a un
IGCC, non è aggravato dalle perdite negli impianti aus iliari . L 'assetto
impiantistico , illustrato in fig.8 .12, fa notare che il s istema gass ificatore-
combustore è in un ce rto senso da considerarsi sosti tutiv o del semp lice
combusto re di una turbina a gas: la sua "non-adiabatic ilà" è limitata al flusso di
vapo re V4 di raffreddamento del letto di co mbustione. Il ciclo a vapo re ha il suo
magg ior input energ etico dal recupero te rmi co da, gas scarica ti dalla turbina a
gas, come in un impiant o IGCC . A confe rm a di ciò, la pote nza pr odo tta dalla
turbina a gas risulta prep onder ante rispetto a quella della tu rbina a vapore,
cont rari amente a quanto avveniv a neg li impi ant i PFBC.
Sono previsti, per impia nti PFBC di seconda generazione su scala industria-
le, rendimenti netti dell'ordine del 48 +49%, co n possibil ità di supera re
nettamen te la soglia del 50% con turbine a gas ava nzate.
Purtroppo questa tecno logia è ogg i in fase d i ricerca e sv iluppo. I primi
impianti dimostra tivi sono previsti per il prossimo dece nnio e si riti ene possibile
pervenir e a impiant i com merciali non prima del 2005. I maggiori ostacoli
tecno logic i sono:

- la messa a punto del sistema ibrido di gassi ficaz ione-co mbu stione,
- la progettazione del co mbustore de l turbo ga s, che ha caratteristiche
com pletamente diverse da quelle di una normale turbina a gas, dovendo
ope rare con un combu renle già parzia lmente combusto (e quindi con eccessi
d'aria prati came nte nulli) e co n un gas a basso potere calorifico, a seguito
della gassificazione ad aria ,
- il sis tema di filtrazione a ca ldo sia del gas di s intesi che del gas uscente il
co mbustore a letto fluido (d a alcu ni chiamato "aria viz iata").
8.28 Turbine a gas e cicli combinati

L'u ltimo è forse il punto più cri tico, perchè, a differenza dei PFBC , i cicloni
non sono con sider at i suffi cient i a garanti re il livello di filtra zione richiesto da
una mode rna turb ina a gas dotata di sofisticati sistemi di raffreddamento e molto
sollecitata dal punto di vista meccanico e ter mico. E' necessa rio ut ilizza re filtri
ce ramic i, la cu i mess a a punto è un problema tuttora non del tutto risolto in
termini di affidabilità.

Silo carbone
Silo sorbente A : aria
S1 G : gas combusti
Filtri S : gas di sintesi
I Combustore a letto -- .-- Filtri T : solidi
! fluido - - -"9 G4 syngas V : vapor e
...."B W: acqua
-~ ·-·"'C";"~
..
. Scarico '
_;l T2_... •"-- - ~ - -· ·- --·
;
'
_ _ ! V4! W4
Gasificatore
a letto A3
--A
, S2 , -~ 1 G3

fluido
A4
j
;.,__ A 2
!
L -LJCombustore ' ~ 1 1~

tJ=e i - -
G1
'
G2
1111:1 :_: LJ f
Compr.i__ __ --1!
booster

A1 ~ ;,............ ~-··
···· ........,

Fig.8.12: Schema di impianto con gassificazione parziale e combustione a leuo


fluido dei residui, con filtrazione a caldo del syngas e dell'a ria viziata e
generazione di vapore nel PFBC.

8.3 Considerazioni conclusive


I tre siste mi descritti (IGCC , PFBC e cicli ibrid i co n gassificaz ione parzial e)
sono caratterizzati da diver si livelli di avanzamen to della ricerca e sviluppo e da
dive rse potenzialità in termini di rendimento, em issio ni e costi specific i. Tra nne
che per i PFB C, gli unici a cos tituir e oggi un'alt ernativa sicura e "comme rcia le"
agli impianti a vapore , sono innumerevoli le soluzioni impiantistiche allo studio
e le varianti progettuali da definire per arrivare al miglior comp romesso tra costi
e benefici: ne abb iamo discusse alcune per gli impiant i IGCC (es: varie
Turbine a gas e cicli combinati 8.29

tecnologie di gassificazione, depurazione a caldo, integrazione della separazione


aria, etc.), ma ne esistono num eros e anche per gli impianti ibridi (tipo di gass ifi-
catore, combustore pressurizzato o atmosferico, raffreddamento ad aria del letto,
etc.) che non discutiamo, per non scende re a livello eccessivamen te spec ialisti-
co. Bisogna anche ricorda re che sono allo stud io altre soluzioni impiantistiche
per conciliare il ca rbon e con le turbine a gas. Tra queste una delle più
intere ssanti è il ciclo a combustione esterna (EFCC: Externally-Fired Combined
Cycle) che prevede la combustio ne del carbone in una caldaia atmosferica posta
allo scarico della turbina a gas (fig.8.13): il calore prodotto rientra nel ciclo a
gas attraverso uno scambiatore ceramico, che sostituisce il normale combustore.
La turbina a gas funziona quindi esclusivamente ad aria. A seguito dello
scambiato re ceramico, i gas co mbusti sono inviati a una caldaia a recupero , che
alimenta un ciclo a vapore bottoming, e subiscono trattamenti di filtraggio ,
desolforazione e denitrifi cazione del tutto simili a quelli usati per le centrali a
vapore. Si tratta di una so luzion e molto attraente perchè è termodinamicamente
molto simile a un normale ciclo co mbinat o (e ha pertanto rendimenti molto
elevati) e non comporta nessu n elemento di particolare criticità, ad eccezione
dello scambiatore ceramico. Purtropp o la realizzazione di questo componente
(che è di fatto il cuore dell'impianto!) è al di là delle possibilità tecno logiche
attuali, e le ricerche intraprese in questo campo sono molto lontane da l fornire
soluzioni industriali.

Caldaia a recupero
e ciclo a vapore

DeNOx,
Scambiatore DeSOx e
ceram ico filtri
'\', .. ' .·,\.
aria carbone
.......·,·. ,\

Caldaia a

·8 polverino di
carbone
Turbina a gas

Fig.8.13: Schema concertuale di un impianto EFCC (ciclo combinato a


combustione esterna).
8.30 Turbine a gas e cicli combinati

A fronte di questo variegato "stato dell'arte" , si può concludere che, se le


turbine a gas e i cicli combinati sono oggi indiscutibilm ente la sce lta vincente
per utilizzare il gas naturale, nel caso del carbone e de i combustibili pesanti la
situazione è molto più complessa, anche guardand o a un futuro a breve e medio
termine. Non si può oggi sostenere che le tradizionali centrali a vapore
costituiscano una soluzione obsoleta.
Molta strada re sta da fare perchè gli impianti basati sulle turbine a gas
ottengan o la necessaria maturità per es sere accettate dal mercato della
produzi one elettrica, giu sta ment e molt o co nservativo, e perchè venga messa a
punto una tecn ologia che co nsenta di sfruttarne le enor mi poten zialità in termin i
di minori consum i, emiss ioni e costi iniziali. La ricerca è però est remame nte
attiva e il fatto che cos truttori, soc ietà di ingegneria , enti elettrici e organizza-
zioni governative stiano investendo importanti capital i in questo setto re è un
forte segnale a favore della concretezza dell e prospettive di utilizzo delle turbine
a gas con i co mbustibi li pesanti.
Turbine a gas e cicli combinati Al

Appendice

ANALISI ENTROPICA
DEI SISTEMI TERMODINAMICI

Al. Premessa
Nell'analisi delle tra sfo rmazioni energetiche, è conveniente introdurre degli
"indici di valutazione", solita mente adimensionali, che sappiano indicare (i) le
quantità relative dei flussi di ene rgia coi nvolti , (ii) il merito defla macchina che
opera tali trasformazi oni. Il primo principio della termodinamica, o della
conservazione dell'energia, è, come vedremo, perfettamente adeguato al primo
scopo, mentre rivela dei forti limiti nel qualificare la corr ettezza termodinamica
delle trasformazioni in atto. E' però possibile fare luce su quest'ultimo aspetto
utilizzando i concetti del secondo princip io, o della degradazione dell'energia .
Questa appendice intende richiamare gli aspetti sia conce ttuali che pratici
della valutazione della qualità delle trasformazioni energetic he mediante l'analisi
delle irreversibilità (o entro pica o exe rg etica, a seconda del formalismo
adottato). L'importanza degli argomen ti trattati è notevole: in questo testo si è
per esempio spesso fatto uso dell ' analisi entropica (ad esempio nei Cap.1.1, 3.2
e 5.2) ma questo strumento è prezioso, in termini molto più generali, anche e
soprattutt o per chi, pur non essendo esperto e progettista di "macchine" intese
co me singoli componenti , deve occuparsi del corretto utilizzo delle fonti di
energia , stabi lendo un "processo termodinamico" più razionale ed efficiente
possibile.

A2. Limiti delle analisi con il solo primo principio


Il "rendimento" di una trasformazione termodinamica è un concetto di uso
universale, utilizzato per le più svariate tipologie di macchine. Una definizione
generale può essere così formulata:
risultato utile
,,1 = (A l)
spesa energetica
In Tab.AI sono riportati alcuni esempi di grandezze co involt e nell'eq.Al: per
formulare tale rendiment o, il primo principio è del tutto suffic iente, in quanto
A2 Turbine a ~as e cicli combinali

le grandezze implicate fanno parte del bilan cio termico del sistema: per que sto,
battezziamo il rendimento formulato sec ondo questo concetto come "rendimento
di primo principio" 111•

Tab.A1: Grandezz.e impiegate nella definizione di rendimento di primo


principio, per macchinari di larga diffusione.
Ma cchina Effetto utile Spesa per ottenerlo
Ciclo di potenza Potenza elettromeccanica Potenza termica introdotta
(rendi mento ) nel ciclo
Caldaia Potenza termica ceduta al Potenza termica sviluppata
(rendimento ) fluido vettore del calore dalla combust ione ideale
Frigorife ro Potenza frigorifera sot- Potenza elettrica assorbita
(CO P) tratta alla sorge nte fredda
Pompa di calore Potenza termica ceduta Potenza elettrica assorbita
(COP) alla sorgente calda
Scambiatore di calore Potenza termica ceduta a Potenza termica cedibile a
(efficienza) uno dei fluidi L.ff;;Qfra i due fluidi

Tuttavia, qualche esempio pratico ci permetterà di rende rci conto che tale for-
mulazione non dà luogo necessariamente a un parametro indicativo della validità
termodinamica della trasformazi one:

- ciclo di potenza: un ciclo alimentato da vapo re saturo di origine geotermica


a 100°C con un rendimen to del 12% può sem brare assai scadente se
confrontato con quello di una cen trale a combustibile fossile con rendimento
de l 40 %. Tuttavia, il ciclo geotermico è limit ato dalla bassa temperatura
de lla sua sorgente ca lda e anche nel caso ideale non potrebbe supera re il
rendimento del ciclo di Carnot fra le stesse temperature (20. 7 % co n
ambiente a 25°C) e realizza quindi il 60% circa di quanto possibile; questo
limite non es iste per la centrale, che realizza solo il 40 % circa (si veda più
avanti) di quanto consentito dal la termodinamica.
- frigo r ifero: un COP di 2 è ragionevole per un impiant o che produce freddo
a basse tempe ratu re (es: -45°C, a partire .da un ambiente a 30°C: COPideale
= T min I .6T::::::3) ma è molto scadente per il condiz ionamento deg li ambienti
(il cui COPideale potrebbe anche supe rare 10, a seconda della temperatura
minima scelta a riferimento ) .
- riscaldamento con energia elettrica (resistenza) o meccanica (freno): il loro
rendimento è se mpr e 100% perchè tutta l'energia viene dissipata in calo re.
E' però ben noto che tale metodo è energeticamente inefficiente, perchè si
Turbine a gas e cicli combinati A3

potrebbe utilizzare molto meglio il bene impiegato, per ese mpio aziona ndo
una pompa di calore che consente un effetto "moltip licativo" dell'energia
intr odotta (ov vero COP> 1).

In realtà il rendimento di primo princ ipio è valido, co me parametro di merito


delle tr asfo rm azion i, so lo se si con frontano fra loro macchine che utilizzan o e
producono le stesse form e energeti che (ad esempio, due cen trali elett riche a
comb ustibi le fossi le, o, nel caso di energia termi ca, macchine che lavo ran o tra
sorge nti alla stessa temperatura ). In un caso appena più ge neral e, si possono
otte nere risposte del tutto sco rrett e e priv e di sign ificato: ad esempio, sarebbe
assurdo conclu dere che è meglio usare il gas naturale in ca ldaie di riscaldamento
piuttosto che in centrali elettriche, so lo perchè le pr ime hanno un rendi ment o
dell' 80% e le seconde de l 40 + 50% .
Per ov viar e a queste lacune , che si rivelano spesso delle "trappole
co ncettu ali" portando a gest ioni energetiche irrazionali , è stato elabo rato il
concetto d i "rendimento di secondo principio", gene ricamente definito come:

risultato utile (A )
2
1111
= risultato utile conseguibile con processo reversibile
Il denominatore rappresenta perciò il mass imo effetto utile otten ibile con
macchine e processi ideali ai se nsi del seco ndo prin cipio, in cui è annullato
qualsiasi deg rad o ene rgetico a seguito della produzione di ent ropia conseguente
alle irr eve rsibilità. Sarà ora necessa rio definire in termini gene rali e quantifi cabi-
li (utili cioè nei calcoli) questo concetto.

A3. Formulazione generale


Per fo rmul are in maniera propria e general e gl i aspett i riguardanti la quan
tità e la qualità termodinamica de i flussi energe tici, è bene ricor rere a un
impiego simu ltaneo del prim o e del secondo prin cipio de lla termodinamica.
Sc ri viamo il primo principio per un siste ma generico defini to in fig.Al ,
contornato da un ambiente a pressione Po e temperatura T 0 . Il s istema scamb ia
con l' esterno potenza meccanica W e div erse potenze termiche Qi, attrave rso
so rge nti di calore a temperatur e Ti (inc ludendo fra queste l'amb iente stesso); nel
sis tema sono introdott e una o più portate massiche Gin e ne esco no una o più
portate G out· Si supp onga poi il sistema in co nd izioni stazio nar ie. La scrittura
del pr imo principio porta a:
11

EQ i- W +EGh"-EGh" =O (A3)
i gO in out
A4 Turbine a gas e cicli combi nali

To Po

w
- sistema
in

-
G out

out

Fig.Al: Schematiz.z.azione di un generico sistema tennodi-


nami co interagente con un ambiente esterno.
Con h* si intende il gru ppo (h+v212+gz) (entalpia più ene rgia cinetica e
potenziale ). Scrivendo invece il seco ndo princi pio si ottiene:
n Q 1.
- L- - EGs+EGs :; 11S ~ O (A4)
i =O Ti in out

dove s è l'entr opia specifica (funzione di stato delle masse fluenti nel sistema),
mentre il termine 11S rappresenta la generazione di entropia totale del sistema
a causa delle trasformazioni irreve rsibili avvenute. Tal e termine è pos itivo o
nullo per trasformazioni reve rsibili, per il seco ndo principio. Sommando
membro a membro la (A3) con la (A4) moltiplicata per T0 (temperatu ra
dell'a mbiente d i riferimento, che rapprese nta il cos idde tto "stato morto",
caratterizzato , oltr e che da T0 , da una pre ssione Po e da una compos izione
chimica pr efissata: una volta che un generico fluido abbia raggiunto questa
condizione , da esso non è più possibi le ricavare alcuna forma d i energ ia utile),
si ha :

(A5)

I vari termin i della (A5) mettono in relaz ione la pote nza mecca nica sca mbiata
dal sistema con:

- i flussi della grandezza h *-T0 s (che chiameremo sinteti ca mente b), che
indica la dispon ibilità de l fluido a compiere lavoro rispetto a uno stato di
riferimento; tale grandezza è univocamente definita noto lo stato termodina-
mico del fluido e stabilita T O ;
- i cos idetti "equivalenti meccanici" della potenza termi ca, che chiamerem o
Turbine a gas e cicli combinati A5

W me,i (potenze m eccanic h e equivalenti): essi rap pre se ntan o la quantità di


potenza meccanica producibile da quella termica co n un processo reversibile.
Si noti infatti che le potenze termiche sono pesate dal fattore (1-T O /T ) che
non è altro che il rendiment o di un ciclo rever s ibi le ope rant e tra T e T 0
(c iclo di Carnot);

- le irreversibil ità cau sate da processi dissipativi, co l termine T0 AS, che ha


l'effettivo significato di potenza "persa" a loro ca usa (si noti che S non è
un'entropia spec ifica [J/kgK] , ma è una quantità asso lut a [W/K]).

Si può quindi ris cri vere la (A5) più sinteticam e nte:


li

W = EW me ,,. +EG ·b-EG ·b-T. 0 /l.S (A6)


i:l in OUI

In un processo reversibile , A.S sarà nullo e quindi la "potenza reversibile" sarà:


li

Wrev = EW .+EG·b-EG·b
,n.e,1
(A7)
i=l Ìn OUJ

In realtà, co me vedremo negli esempi, A.Sè il risultato tota le di un ce rto numero


di processi irrever sibili (A.S;) che avvengono all ' interno di un sistema complesso
(es: dis sipazio ni per att rito, perdit e termi che verso l'ambiente, sca mbi termi ci
a A.T finiti , etc.). Si pu ò quindi esprimere 1111 co me:

W Wm - T0 AS T0 L .AS.
1111 = --w = W
= 1- W
I I = 1 - L.AT111·
I ,I
(A8)
rev uv r~v
in cu i ogni A.S; dà luog o a una perdi ta di rendim ento .D.77 11.i che chiari sce il
pre ce dente concetto di lavoro perso. E ' importante sottolineare l'importanza di
tali informa z ioni : è per esempio po ssib ile capire immediatamente di quanto
potrebbe aumentare il rendiment o del s istem a se si r iusc isse a rimu overe la i·
esima causa di irreversibilità.

A4. Applicazioni ed esempi generali


A4.l Ciclo di potenza con sorgente di calore a T =costante
E' una sc hem at izza zio ne mo lto usata nell'ana lisi dei cicli: si ipotizza una
sorgente di calor e, spesso fittizia, che co stitui sc e l'e le mento base per un ciclo
ideale di riferimento (ciclo di Carnot) operante tra ta le sorgen te e l'ambiente.
Nella prati ca ing eg neri stic a, esistono cicli per cui tale sche mat izzazione è
adeguata (ad esempio in una ce ntrale nucleare ad acqua bollente, il vapore
A6 Turbine a gas e cicli combinati

prodotto dal reattore si comporta come tale). In molti altri casi può essere
tuttavia utile considerare una sorgen te a temperatura pari a quella massima
raggiunta nel ciclo, dando per scontato che il degrado del calore per giungere
a quella temperatura non sia utilizzabile a causa dei limiti soppo rtabili dai
materiali , e non sia quindi di competenza (almeno in un certo senso) del
progetti sta del ciclo termico. Comunque, in questa schematizzaz ione, detta T h
la temperatura della nost ra sorgente, i termini a secondo membro della (7) si
riducono al solo contributo della potenza meccanica equivalente W me relativa
alla potenza termica Qh entrante nel ciclo, essendo nulle Gin e Gout· Definito,
come usuale, il rendimento di primo principio 711 = W /Qh , si avrà:

T)Il :
w = ------ w ;:
'111 ;:
11,
(A9)
wmt ,Q
4 1'lre11
Si noti che 711 e 7111 sono correlati da 7lrev , che è il rendimento di un cic lo di
Carnot operante tra T h e T O . Il significato fisico è evidente e la differenza tra
711 e 7/Ji è tanto maggiore quanto più bassa è T h• ovvero quanto più povera
termodinamicamente è la sorgente termica disponibile. Per l'analisi delle
irreversibilità , si potrà sc river e che:

(AlO)

Il termine .D.Srappresenta la produzione totale di entropia nel ciclo : è valutabile,


come si vedrà al par.A5 , analizzando uno per uno i compone nti del ciclo che
presentano irr evers ibilità : ognuno di essi sarà quindi responsabile di una perdita
di rendimento .D.71i , ai sensi della (A8). Si individua così il contr ibuto del
compo nent e i-esimo allo scadimento di prestazioni del ciclo: è evidente che tali
informazioni sono preziose alla comprensione dei fenomeni termodinamici e alla
determinazione dei possibili margini di miglioramento. Si noti inoltre dalla
(AlO) che la formulaz ione basata sul computo dei ~S è applicabile anche per
ricostruire il rendimento di primo principio, unendo ali 'immediatezza di tale
co ncetto la dovizia di informaz ioni p ropria dell'analisi entropìca.

A4.2 Ciclo di potenza a recupero da corrente fluida


In questo caso il ciclo di potenza utilizza come sorgente termica il calore
recuperato dal raff reddamento di una corrente fluid a (es: sezione a vapore di
cicli combinati gas-vapore, cicl i geotermici). li recupero completo avviene
quando un flusso G, ent rante nel sistema in condiz ioni definite dal pedice "in".
viene portato alle condizioni dell'ambiente (p0 , To ):
Turbine a gas e cicli combinati Al

11, =
w w w
1111= (A l I)
G ·(hm - ho) G ·(b lii. - b)o
Si è introd otta la grandezza exergia (ex) definita co me (b-b 0 ): questa quantità,
spesso c itata ne lle anali si termodin a miche dei proc essi, ha l'imp ortant e
significato fisi co di "lavoro estraibile reversibilmente" quando s i porta il fluido
alle cond izioni dell o stato mort o cor rispondente , dal punto di vista fisi co,
all'ambi ente. Per l'anali si de lle perdite, co me in (A 10), s i potrà scrivere:
T0 !:>.S
T)/ = '1,ev- G ·(h. - h ) 1111 = 1- - -- (Al2 )
lii o G ·exill
Si noti che 11rev nella prima parte della A 12 è il rendimento del ciclo reversibile
che usa com e so rge nte di ca lore il fluid o nel suo raffr ed dament o da Tin a T 0,
ovvero exin I (h;n-hoJ. Sviluppando qu esta formula per un gas perfetto
(cp=cost.) lungo un'i so bara si ritr ov a facilm ente 'Tlrev = I - To/T ml• co n Tm 1
media logaritmi ca tra Tin e T 0 , co me ne ll'e q.5 .3 .

A4.3 Ciclo di potenza alimentato da combustibile


I cicli utili zzanti i pr ocess i di combustion e come sorg ente di calore sono
sic urament e i più diffu si e i più imp ortanti ne lla generazione di potenza . La
determin azione de l rendim ento di primo principio viene effettuata co nsiderand o
i flu ss i di entalpia delle specie ch imic he part ec ipanti alla co mbu stio ne: in
ingresso il combu rent e - in genere aria - (suffi sso ox = oxydizer) e il
combustib ile (suffisso f = fuel), in uscita i gas co mbu sti (suffi sso g), riportati
alla condizione di stato morto T 0 , p0 . Si ha quindi:
w w
111= =
Goxhox,O+GJiJ,0- Gghg,O G/LHV (Al3)
LHV = +h1,0 -(a. +l)h
a h<>x,o .
80
dove cx rappr ese nta il rapporto massico tra co mburent e e co mbu st ibile . La
quantità LHV (lower heating value) è, per de finizione , il potere calorifico
inferiore del co mbustibi le: LHV rap pr esen ta fisicamente il ca lore es traibile dal
riportare alle co ndizioni ambiente i fumi di combustione ottenuti da co mbur ente
e co mbu stibil e inizi a lment e a con dizi oni ambiente, secondo lo sc hema di
fig.1.1 I , co nsiderando l'en talpia dell'acqua nei fumi allo stato gassoso. li suo
utilizzo è generalmente preferibile a quello de l potere calorifi co sup eriore (HHV
= higher heating value), che considera invece l'a cqua nei fumi allo stato liqu ido
e rapp rese nta quindi il ca lore rec uperabil e dai prodotti di co mbusti one,
compreso il calo re otte nuto dalla co nde nsazio ne del! 'acqua prodotta dalla
combusti one : questa operazione non è normalmente per seg uita nei proce ssi
AB Turbinea ,:as e cicli combinali

industriali. I valori di LHV e di HHV sono univocamente definiti una volta nota
la composizione chimica de l combust ibile: in realtà , la loro definizione prevede
di impiegare un rapporto aria/combustibi le stechiometrico, tale cioè che tutto il
carbonio e l' idrog eno contenuti nel combustibile vengano completamente ossidati
a C0 2 e H 20, utilizzand o tutto I' 0 2 pre sente nell' aria . Tuttavia , altri gas
present i nel co mburente, e quindi anche un eccesso di 0 2 , si compo rtan o da
inerti nel pr ocesso di co mbustione: esse ndo poi riportati a T 0 , ed esse ndo
l'enta lpia di un gas perfetto solo funzione della temperatura , la (Al3) è valida
anche per Ol > Olstech (À > I) o comunque in pre senza di inerti generici.
LHV e HHV si esp rimon o in J/kgf (o multipli ); sono per ò spesso riferiti per
i combustibi li gassos i al metro cubo standard (Stm 3 : p= 1013 mbar , T= 15°C)
o normale (Nm 3: p = IOl 3 mbar , T = 0°C) 1. La d ifferenza tra LHV e HHVè
determinata dalla presenza dell 'ac qua nei fiumi e quindi dell ' idrogeno nel
combust ibile: per esempio, è elevata pe r il metano (CH 4 : 50009 kJ/kg contro
55495 ) , mentre è nulla per ìl monossido di ca rbonio (CO : 10101 kJ/kg , sia
LHV che HHV ) che non con tiene idrogeno .
Per un anali si di secondo prin cipio di un processo che co mprenda la
co mbustione è necess ari o rifarsi alle eq. (A 7) e (A8) , sc rivend o :
w
=
w
1111=
Gor box,O + G1/h .0 - Gg bg,O (Al4 )
ex1 = a b0 x,o + bf.0 - (a+ 1) b8,0
con b=h-T 0 ·s, introducendo l'e xergia exf del co mbustibile , definita appunto
dalla (A14), che rappresenta il .@YQ[Qestrai bile dalla co mbustione dopo ave r
riportato i fumi alla condizione ambiente. L 'u tilizzo operati vo di exr è più
co mplesso di LHV, perchè l'entr opia di un gas perfetto , contrariament e
all'entalpia, è funzione non solo della temperatura, ma anche della pressione .
In particolar e, per una miscela di gas quali l'aria e i gas combusti, s dipend e
dalla pressi one parziale dei sing oli componenti 2 . Ciò significa che exr include
anche il lavoro teoricamente estraibile sfruttando la differen za tra le pressioni

Stm 3 e Nm 3 sono unità di massa e non di volume, come potrebbe se mbrare a


prima vista; 1 kg di combustibil e corris ponde (dall ' equazione dei gas perfetti) a
23 .65/MM Stm 3 e a 22.4 2/ MM Nm 3 , dove MM è la ma ssa molec olare del fluido
considerato (vedi anche eq.7 .7).
2 La pre ssione parz iale Pi è la pressione che avrebbe il gas che occ upasse da solo
l'intero volume di controllo a una certa temperatura . La legge di Dalton (p = I;ipi) la lega
alla pression e del sistema p: xi = p/p = N/N , con N nume ro di moli e x "frazione
molare· . Tutte le proprietà esten sive (U , H, S) sono la somma di quelle dei singo li
componenti pesate per le frazioni molari .
Turbine a gas e cicli comhinaJi A9

parziali dei componenti i prodotti di combustione e le pr ess ioni parziali che


sussistono nell' am biente di riferimento (a maggio r chiarimento, si rimanda a
A5. 3). L 'estrazion e di questo lavoro sarebbe teo ricame nte possibile mediante
membran e se mi-per meabi li reve rs ib ili, che in realtà non sono prati came nte
disp onibili e che esul ano co munque dal campo inge gne ristico degli impianti di
potenza . E' all ora più prati co, e fisicam ente più co rr etto, non considerare tale
lavoro, ed epurare l' entropia impiegata nella (A 14) dall' "entropia di miscela-
ment o" , ut ilizzando invece di s la quantità s*, definita da:
N 1
s· = s - !::.smu. = s-R g
·Ex I. ·ln- (AJ5 )
i =I X;

dove Rg è la cos ta nte della misce la trattata (cfr. anche app .Al . 1 - eq . I . I I). La
quantità s * viene impi egata per definire il lavoro reversibile del combustibile
(wr ev,f ) co me:

Gt'wm/ = G0 /h - T0 s·) 0 x.o+G/h-T 0 s")f.0 - GgCh- T0 s·\.o (Al6)


e riferend o ad esso il rendimento di seco ndo prin cipio. Per i combustibili
normalmente utilizzati , la diff erenza tra w rev.f e exr è piutt osto mode sta (per
esempio, per il metan o 49917 contro 50349 kJ/kg , inferiore quindi ali' 1 %). Si
può anche notare co me tali valori differis cano poco da LHV: l'anali si di
secondo principi o nel caso della combustione con aria dei più comuni combusti-
bili porta a valori ben poco dive rs i da quella di prim o pr incipio, e quindi 11 11
risulta non molto dissimile da 171 . E' tuttavia s ignifi cativ o notare, come dal
punt o di vista del secondo prin cipio, il co mbustibil e potr ebbe esse re trasform ato
in lavoro nella misur a di wrcv f (o di exr) con un pro cesso rever s ibile (es: una
pila a combustibile) che sfr utti direttament e l' energia della reaz ione chimica,
elim inando il passagg io, tipicamente irreversibile, di gene razione del calore
sviluppato dalla co mbusti one e quindi di un suo sfruttamento a livello termico
più basso mediante un ciclo termodinamico.

A4.4 Pompa di calore


Si conside ri una pompa di ca lo re atta a trasferire calo re dall 'ambi cnte (che
si trova a T 0) a un pozzo di ca lore a temperatura più elevata T h (ad esempio un
ambi ente da risca ldare nella stagi one fredda ). Il suo "rendim ento" è normalmen-
te chia mat o COP (coeffic ient of performance) e coerentemente con la (Al) è il
rapp orto tra il ca lor e tra sfe rito a Th e l'e lettri cità utilizzata , cioè Qh /W (si noti
peraltro che COP è un numero sempre superiore all'unità, il che non è certo
elegante nella formulazi o ne di un rendim ento). Per il secondo principio ,
utilizzando la (A8) inv ertita trattando s i di un ciclo in cui W entra nel sistema,
e sfruttando la (A 7) per il numeratore, si ottiene:
AIO Turbine a gas e cicli combinali

Q,. (l - T0 / T11) (T1r-TJ/T,. COP


'l11 = = = = (A17)
Q11/COP 1/COP COPm
Il risultato è concettua lmente analogo alla (A9), essendo COPrev il COP di una
pompa di calore reversibile (ciclo di Carnot inverso) ope rante tra T 0 e Th . 1111
risulta poi minore dell'unità , come è più desiderabile. Incidenta lmente si può
notare che il riscaldamento mediante elettricità (con res istenze elettriche) è
assimilabile a una pompa di calo re con COP= I: il suo utilizz o, come si vede
dalla (A 17), co mpor ta un 1111 molto basso per basse T h (es: risca ldamento
ambienti: T 0 =0°C, T h=25°C, COPrev= 11.92, 11 11=0.084), ma si rivaluta
notevolmente per utilizzi ad alta tempe ratura (es: forni industriali, acciaierie,
etc. co n T h di 800-1000°C).

A4.5 Impianto di cogenerazione


Si consideri da ultimo un impianto che produca come effetto utile sia lavoro
(W) che energia termica (Q - positivo se uscente dal sistema), per se mplicità a
una temperatura costante T h• utilizzando combustibile. Alla luce di quanto
affermato dalle eq.A7, A8, Al4 , si avrà:
W + Q W + Q ·(I-T 0 /T,.)
'l1 = 11u = (Al 8)
Gt' LHV Gt'wrr.l
A parte le differ enze (piccole) tra LHV e wrev• si noti come 111 dia a Q lo stesso
valor e di W, senza discernere tra il ben diverso valore termodinamico del lavoro
e del ca lore. Inv ece 7711assegna al calore un peso ( il rendimento del corri spon-
dente ciclo reversibile) assai inferiore all'unità, privilegiando così la produzione
elettromeccanica: per esempio, tra due impianti con pari 71 1, 7711 "premia"
giustamente quello che produce più elettric ità. E' interessante notare co me
l'a nalisi termodinamica port a a indicazioni che almeno qualitativamente vanno
nello stess o senso delle considerazioni eco nomiche , nelle quali è fondamentale
tener con to del diverso valore "moneta rio" (f/ MJ) di energ ia elettrica e ca lore.

AS. Determinazione delle irreversibilita nei cicli termodinamici


Come affermato dalle eq. A8 e AJO, è possibile ricost ruir e il rendime nto dei
proces si energe tici mediante la valutazion e delle irreversibilità (.::lS)verificatesi
nelle varie trasformazioni di cui è comp osto il processo stesso, in particolare un
ciclo term odinamico. In questo capito lo vedremo come procedere al calcolo
prati co dei .::lS: si tratterà di applicare l'eq.A5 alle casistic he più diffuse. Si
ricorda che noto .::lSè possibile, ai sensi della A8, rica vare le perdite di lavoro
Turbine a gas e cicli combinati Al I

utile (~W=T 0 ·6S) e di rendimento relative al processo considerato e individu a-


re così le responsa bi lità delle singole macchine al consegu imento di rendimenti
minori di quelli ideali.

AS.1 Perdite per scambi di calore a AT finiti


Lo scambio termico è rev ersib ile solo se avviene, in ogni punto dello
scambiatore, sotto differenze di temperatura infinitesime. Analizziamo ad
esempio il caso dello scambio di una potenza Q tra una sorgente termica a
temp eratura costante T h e una portata G di fluido più freddo. Supponendo uno
scambio senza perdite verso l'esterno e non essendoc i lavoro, l'eq.A5 diventa:
T0 !:,.S = (1-T 0 /T)Q + G(h in- h 0 .,,)-G(T 0 sin-T 0 s 0 u) (A19)
ma esse ndo Q = G·(h 0 u1-hi 0 ), si ricava facilmente:

!:,.S = G(s 0 .,,-s;)-Q/Th = !:,.Sfl,,ido


+!:,.Ssorg e