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Piero Bottoni (1903-73)

Piero Bottoni nasce a Milano l11 luglio 1903. secondo di tre figli. Il padre Vincenzo, originario di Massalengo di Lodi, proviene da una famiglia benestante e molto religiosa di agricoltori e possidenti terrieri. Esercita la professione di medico condotto a Milano. Muore quando Bottoni ha cinque anni. La madre, Carolina Levi, di Livorno. Insegnante di lettere, proviene da una famiglia di professionisti liberali che ha dato patrioti al Risorgimento. Rifiuter il giuramento di fede a Mussolini e per questo sar costretta a lasciare linsegnamento. Di origine ebrea, non praticante, donna di elevata rettitudine morale che avr una grande influenza su Bottoni. Durante la prima guerra mondiale presta la sua opera come crocerossina e Piero, allora giovanissimo studente e boy-scout, laiuta.Finita la guerra, Bottoni consegue la maturit classica al liceo Berchet di Milano. Nel 1921 si iscrive alla Scuola degli architetti civili del Politecnico di Milano, in quel periodo frequentata, tra gli altri, anche da Figini, Pollini, Rava e Terragni, a cui si aggiungeranno i pi giovani Albini, Palanti e Pica, iscritti nel 1924. Consegue la laurea il 20 agosto 1926, lo stesso anno in cui si laureano Luigi Figini e Giuseppe Terragni. Nel febbraio aveva ottenuto il diploma di professore di disegno architettonico allAccademia di belle arti di Milano. Partecipa, neolaureato, al suo primo concorso di architettura per un ingresso monumentale alla Fiera di Milano. Nel 1927 sostiene lesame di stato presso la Scuola superiore di architettura di Roma. Trova impieghi saltuari come disegnatore prima nello studio di Piero Portaluppi e Marco Semenza e poi in quello di Angelo Albertini; le occasioni sono fornite rispettivamente dal concorso per il piano regolatore di Milano e da quello per il piano di Brescia.I rapporti tra larchitettura e le altre arti e in particolare il tema del colore costituiscono uno degli argomenti principali della sua riflessione di questi anni. Con Antonello Gerbi, lo studioso divenuto poi noto in particolare per i suoi studi di storia americana, scrive per la rivista Il Convegno un articolo su Cinema, mode e speranze. Anche successivamente si interesser del cinema davanguardia; nel 1936 arriver a presentare alla Mostra internazionale di cinematografia di Como una proposta per pellicole speciali con effetti surreali (ottenibili dalla sovraimpressione di un negativo e di un positivo). Sempre nel 1927 espone i sei acquarelli Cromatismi architettonici alla III Mostra internazionale delle arti decorative di Monza. Da allora parteciper a tutte le Triennali milanesi fino allundicesima edizione (1957) e saltuariamente alle successive. In occasione della mostra monzese conosce Siegfried Giedion.Nel gennaio 1928, Le Corbusier gli scrive commentando positivamente le ricerche sul colore in architettura. I Cromatismi gli offrono lopportunit di contatti con altri protagonisti della nuova architettura e delle avanguardie artistiche; per quanto riguarda lItalia gli apprezzamenti verranno soprattutto dagli ambienti del Futurismo. Gli acquarelli sono nuovamente presentati a Roma alla prima Esposizione italiana di architettura razionale. Partecipa anche alla XVI Esposizione internazionale darte di Venezia con un piccolo disegno dal titolo Morte meccanica: le masse. Nello stesso anno il suo progetto per una fontana in piazza della Scala risulta tra i vincitori del concorso. Sempre nel 1928 diventa vicesegretario dellAssociazione tra i cultori di architettura di Milano. In attesa di poter aprire lo studio professionale, viene assunto dalla Societ anonima costruzioni di Milano quale disegnatore addetto allufficio

tecnico e ai cantieri.Nel 1929, in uno studio situato in corso Roma (ora corso di Porta Romana), ha inizio la sua attivit di libero professionista. Nel contempo presta collaborazioni tecniche nella Societ di costruzioni dellingegner L. Fadini fino al settembre dellanno successivo. Mentre intrattiene rapporti epistolari con Alberto Sartoris, in particolare in merito alla standardizzazione edilizia, entra nel Cirpac (Comitato internazionale per la risoluzione dei problemi dellarchitettura contemporanea) e fonda insieme ad altri architetti il gruppo italiano dei Ciam (Congressi internazionali di architettura moderna). Dopo il Congresso di Francoforte, cui partecipa a titolo personale, viene eletto, con Gino Pollini, delegato italiano ai Ciam, carica che conserver fino al 1949. Diverse iniziative promosse dai due delegati favoriranno lapertura degli ambienti italiani alla cultura architettonica e urbanistica europea. La fitta corrispondenza dimostra inoltre lampiezza dei contatti personali intrattenuti con qualificati architetti di vari paesi. Fino al maggio del 1930 collabora a Rassegna di Architettura, per la quale, oltre a curare la rubrica Rivista delle riviste, si occupa dei servizi sulle nuove tendenze.Il 1929 e il 1930 sono gli anni in cui Bottoni realizza i primi lavori nel campo dellarredamento. I committenti sono amici di famiglia, ma presto diverse altre persone si rivolgeranno a lui. I suoi mobili incontrano il favore della critica e conoscono un notevole successo anche sulle pagine delle riviste femminili. In questi anni, e per tutti gli anni Trenta, la parte decisamente preponderante della sua clientela appartiene ad ambienti ebraici; un significativo gruppo di committenti costituito da dirigenti della Banca Commerciale Italiana. Nel 1930, a seguito della felice esperienza compiuta con la realizzazione della cucina nella casa elettrica alla IV Triennale di Monza, progetta altri mobili per la produzione di serie che sottopone ad alcune case produttrici, ma con scarso successo anche perch le condizioni del mercato italiano sono aggravate dallincipiente crisi economica. Nello stesso anno fra i fondatori del gruppo milanese del Miar (Movimento italiano per larchitettura razionale). In tale veste, con Pollini, sollecita il podest di Milano a promuovere una revisione del regolamento edilizio sulla base dei criteri appena stabiliti dal Ciam di Bruxelles circa il lottizzamento razionale. Ottiene il terzo premio al concorso per il piano regolatore del centro di Genova con un progetto redatto assieme a Enrico A. Griffini e Mario Pucci. Mentre la collaborazione professionale con Griffini, a cui Bottoni rimarr legato da vincoli di amicizia, si esaurir nel 1933, quella con Pucci destinata a intensificarsi fino a dar vita nel 1935 a uno studio professionale comune, con sede in via Rugabella, che operer per oltre un quindicennio nel campo dellurbanistica e dellarchitettura. Nel marzo 1931, Bottoni e Libera allestiscono alla Galleria darte moderna di Roma la Seconda esposizione italiana di architettura razionale. Nello stesso periodo Bottoni organizza con Pollini larrivo alla Permanente di Milano della Mostra sulla casa minima promossa nel 1929 dal Ciam di Francoforte. In occasione poi del trasferimento alla Permanente della Esposizione del Miar, con Figini e Pollini cura alla Galleria del Milione la Polemica sullArchitettura Razionale, una serie di pannelli in cui sono raccolti e commentati gli articoli pi significativi apparsi sullargomento. Dalla fine di maggio risiede a Obursel am Taunus presso Francoforte, ospite del professor Selk, dirigente della I.G. Farben Industrie. Il soggiorno gli consente di approfondire la conoscenza dellesperienza tedesca. Visita anche Berlino. Nel settembre pone fine al soggiorno tedesco e si trasferisce a Parigi, dove lavora

saltuariamente presso studi di architetti. Contemporaneamente propone suoi progetti di mobili a diverse ditte. La Thonet France accetta di realizzare il prototipo di una poltrona a doppio molleggio e di un attaccapanni a cactus che espone nel suo salone di Parigi assieme a un letto ribaltabile, sempre progettato da Bottoni, ma eseguito a Milano. Conosce a fondo il mondo professionale e culturale dellarchitettura parigina. In casa di P. Jeanneret ha un primo incontro con Le Corbusier. Lascia Parigi ai primi di febbraio dellanno seguente. Nel 1932, in collaborazione con altri, vince il primo premio ex aequo al concorso nazionale per il piano regolatore di Verona. E invitato, insieme a tutto il gruppo italiano dei Ciam, allExposition de lUnion des artistes modernes al Pavillon Marsan di Parigi. Per iniziativa sua e di Pollini viene esposta in Italia prima a Milano alla fine del 1932, poi a Bologna allinizio del 1933 la Mostra sui sistemi di lottizzamento razionale promossa dal III Ciam (Bruxelles, 1930). In entrambe le citt Bottoni tiene delle conferenze per illustrare i contenuti della mostra e i risultati dei Ciam. Risalgono a quel periodo i rapporti con lambiente professionale bolognese, da cui nasceranno negli anni successivi strette collaborazioni in occasione di importanti concorsi di architettura e di urbanistica. Tra i suoi interlocutori spiccano i nomi di Alberto Legnani, Gian Luigi Giordani e Nino Bertocchi. Nel 1933 ottiene, con un progetto firmato anche da P. Berzolla, L. Carmignani e M. Pucci, il primo premio ex aequo al concorso per il piano regolatore di Piacenza. Al IV Ciam, sul Patris II, la nave che conduce i congressisti ad Atene, illustra le analisi urbane del gruppo italiano relative a Genova, Verona, Littoria e Roma. Alla V Triennale di Milano realizza opere dimostrative nel campo della casa popolare (con E.A. Griffini) e delle case per vacanza (con E. Faludi ed E. A. Griffini), giudicate molto positivamente da Giedion. Per la stessa manifestazione organizza con Pollini la Mostra sulle opere degli esponenti del Cirpac. E fra i fondatori di Quadrante, la rivista, diretta da Pier Maria Bardi e Massimo Bontempelli, che intende perseguire la linea di un razionalismo intransigente contro ogni forma di manierismo modernista. Nel 1934, con il gruppo di otto architetti comaschi e milanesi raccolto per loccasione sotto la sigla CM8, vince il primo premio al concorso per il piano regolatore di Como. Con A. Legnani e M. Pucci, Bottoni ottiene il primo premio anche al concorso per la Nuova Fiera di Bologna. In occasione di una conferenza tenuta il 19 giugno al Circolo filologico milanese Le Corbusier dona a Bottoni sei grandi disegni eseguiti con gessi colorati durante la conferenza. E da questo anno che si sostanzia una discreta attivit da professionista in campo edilizio; fino a questo momento, dal punto di vista strettamente professionale, Bottoni si era dedicato prevalentemente allarredamento di appartamenti e al disegno di mobili singoli, anche per loggettiva mancanza di occasioni alternative. Ci non gli aveva permesso di costituire se non modestissime base materiali. Nellanno accademico 1934-35 collabora come assistente volontario al corso di architettura tenuto al Politecnico di Milano da Enrico A. Griffini.Nel 1935 partecipa allEsposizione universale e internazionale di Bruxelles. Fra le opere realizzate negli anni centrali del decennio predominano le ville e le case con appartamenti, inaugurate da prove felici quali villa Dello Strologo a Livorno, villa Davoli a Reggio Emilia e casa di via Mercadante a Milano. Di grande rilevanza sono i lavori degli anni successivi nel campo del recupero edilizio: opere come villa Muggia a Imola, casa Bedarida a Livorno, il negozio e gli uffici Olivetti a Napoli contengono anche una lezione di metodo inedita per lesperienza razionalista finora sfuggita allattenzione degli storici dellarchitettura. Nonostante i riconoscimenti conseguiti nei

concorsi di urbanistica e di disegno urbano, Bottoni non ottiene incarichi in questo campo. Ci non gli impedisce di dedicare notevoli energie a questi temi promuovendo la formazione di qualificati gruppi di progettazione.Nel 1936 insieme a M. Mazzocchi e M. Leonarduzzi cura la Mostra della casa popolare al Convegno lombardo per la casa popolare. Nelloccasione proietta il film da lui realizzato a scopo dimostrativo tre anni prima alla V Triennale di Milano e intitolato Una giornata nella casa popolare (la casa progettata con Griffini e costruita nel Parco). Con M. Pucci vince il primo premio al Concorso per il nuovo municipio di Spilamberto. Con F. Natali e M. Pucci cura la Mostra dellurbanistica alla VI Triennale di Milano, delineando una delle prime sistematizzazioni divulgative della disciplina elaborate in Italia. Lincontro con Adriano Olivetti e lesperienza progettuale condotta nellambito del piano regolatore della Valle dAosta assumono il carattere di pietra miliare: questa esperienza spinger infatti Bottoni a perseguire con maggiore decisione la ridefinizione dello statuto disciplinare dellurbanistica in direzione dellinteresse sociale collettivo. In qualit di assistente volontario di Giovanni Muzio (allora incaricato di urbanistica alla Facolt di Architettura del Politecnico di Milano), negli anni accademici 1936-37 e 1937-38 svolge un corso complementare sui problemi urbanistici di Milano. Nel 1937, al I Congresso nazionale di urbanistica che si tiene a Roma, svolge una relazione sulla zonizzazione e sul regolamento edilizio per gli edifici speciali che contiene importanti indicazioni urbanistiche. Collabora ai lavori della Commissione per lo studio del nuovo regolamento edilizio di Milano. Nello stesso anno gli viene assegnato un diploma di medaglia doro allExposition internationale des arts et des techniques di Parigi. Illustra al V Ciam a Parigi il piano regolatore della Valle dAosta. Vince, con un progetto di gruppo, il primo premio ex aequo al concorso per la sistemazione di via Roma a Bologna. Ai dodici componenti dei tre gruppi vincitori verr affidato lincarico di elaborare il piano definitivo sotto la supervisione di Marcello Piacentini. Questo primo coinvolgimento di Bottoni in un lavoro commissionato da un ente pubblico non dar per luogo a realizzazioni pratiche, come in generale si verificher per i progetti urbanistici del periodo fascista.Nel 1938 esce presso leditore Hoepli il suo libro Urbanistica, uno dei primi manuali di urbanistica moderna. In collaborazione con P. Lingeri, G. Mucchi, M. Pucci e G. Terragni, ottiene il secondo premio ex aequo al concorso per la nuova Fiera di Milano. Nonostante questo e altri riconoscimenti, lattivit professionale segna il passo, tanto che Bottoni prende in considerazione la possibilit di emigrare. Si rivolge allarchitetto Stamo Papadaki, da tempo trasferitosi da Atene a New York (dove impegnato nella redazione della rivista Plus ), ma questi gli prospetta le difficolt a cui sarebbe andato incontro, tracciando un quadro poco confortante della condizione degli architetti immigrati negli Usa in quegli anni.Nel 1939 Bottoni e Pucci pubblicano Il problema delle abitazioni operaie nella Provincia di Milano e proposte per la creazione di borgate semirurali, una ricerca commissionata dal presidente della Provincia, Franco Marinotti, che Giuseppe Pagano presenter lanno seguente su CostruzioniCasabella sottolineandone limportanza. Alla base dei progetti di borgate dislocate nellhinterland milanese vi una delle pi lucide inchieste sulle condizioni abitative della periferia metropolitana e una delle prime interpretazioni strutturali del modello di sviluppo della metropoli milanese. Questa esperienza fondativa trover espressione matura nelle analisi e nelle proposte del Piano A.R. del 1944-45.Nonostante per

alcune delle borgate vengano elaborati progetti esecutivi, la guerra ne impedir la realizzazione.Verranno invece eseguite tre importanti opere di architettura che impegnano notevolmente Bottoni e Pucci prima e durante la guerra: il circolo ippico a Bologna (1939), la fabbrica Olivetti Synthesis a Massa (1942) e ledificio polifunzionale Inalil a Lecco (1943). Non meno significative sono opere solo in apparenza minori, come gli edifici rustici per la cascina Canova a Valera Fratta (1943-45, con G. Mucchi e M. Pucci).Nel 1940 il fecondo rapporto con Giuseppe Gorla, figura che si distacca nettamente dal quadro dei funzionari del regime (a lui si deve la messa a punto e lapprovazione delle Legge urbanistica del 1942), offre a Bottoni e a diversi altri architetti razionalisti loccasione per elaborare una proposta organica per la soluzione del problema della casa nel capoluogo lombardo: il progetto di Quattro citt satelliti attorno a Milano.Nel 1941, a gennaio, sposa la scultrice polacca Stella Sas Korczynska (Stella sar il nome attribuito al monte del QT8 dopo la morte della moglie avvenuta nel 1956). Quello stesso anno muore la madre a cui Bottoni era profondamente legato. Sempre nel 1941 ha inizio la sua collaborazione con la rivista Stile diretta da Gio Ponti, per la quale cura la rubrica Larchitettura sociale cio larchitettura; si dimetter per ben presto perch in disaccordo con gli orientamenti della rivista. Partecipa con progetti di mobili allesperienza di Ar Ar (Architetti Arredatori), societ che si proponeva di creare e portare a contatto del grande pubblico mobili e arredamenti di gusto. Nel 1942 viene chiamato a far parte dalla Commissione nazionale dellIstituto Nazionale di Urbanistica. Nello stesso anno contribuisce alla definizione del programma e dello statuto della Societ Cantieri nel cui comitato tecnico chiamato a far parte assieme a C. e M. Mazzocchi, a M. Pucci, a C. Ragazzi e a P. Valtolina. La societ si propone come impresa di servizi nel campo della promozione e della gestione completa di iniziative edilizie e come centro studi sia nellambito dellorganizzazione dellattivit di progettazione sia in quello dellunificazione e della standardizzazione edilizia. Dopo un promettente inizio, le vicende belliche porteranno alla crisi e quindi alla messa in liquidazione della societ. Nel 1944 Bottoni, che ha evitato la partecipazione alla guerra perch dispensato nel 1923 dal servizio militare, si iscrive al Partito comunista. Nello stesso anno la sorella Maria, divenuta durante la guerra segretaria di Ferruccio Parri, viene arrestata e internata nel campo di concentramento di Ravensbrk, da cui riuscir poi a salvarsi. A settembre Bottoni entra nel Comitato di liberazione nazionale degli architetti. Con altri esponenti del razionalismo milanese, fra cui Albini, Gardella, Mucchi e i Bbpr, nel 1944-45 elabora il Piano A.R. per Milano e la Lombardia. Il piano anticipa il dibattito sugli sviluppi di Milano nella ricostruzione e sollecita altri contributi che poi sfoceranno in una mostra e in un convegno allinizio del 1946. Sempre nel 1944, Bottoni studia il progetto di statuto per una rinnovata associazione di categoria professionale e collabora a "Costruire. Bollettino antifascista di studio e informazioni". Nel 1945, a febbraio, pubblica presso leditore Grlich La casa a chi lavora, un opuscolo in cui perfeziona la proposta gi avanzata nel 1941 di un"assicurazione sociale per la casa". L11 maggio il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia lo nomina Commissario straordinario della Triennale di Milano. Si creano cos le condizioni per la rifondazione della Triennale che Bottoni vuole dedicata al tema unico della casa, da svolgere realmente, edificando un Quartiere Ottava Triennale (QT8) destinato a diventare nel corso degli anni il pi significativo quartiere moderno

della citt. Quando la carica di commissario cesser nel 1949, Bottoni sar nominato nel Consiglio di amministrazione della Triennale (cui apparterr fino al 1957) con la qualifica speciale di delegato per il QT8. Nellagosto del 1945 il sottosegretario alle Belle Arti, Carlo Ludovico Ragghianti, chiede a Bottoni di presiedere la Commissione milanese per la revisione e lunificazione della legislazione urbanistica. Nel settembre designato nella Consulta nazionale in rappresentanza della categoria professionale architetti e ingegneri; oltre a presiedere la commissione milanese, in qualit di consultore partecipa ai lavori della commissione "Ricostruzione lavori pubblici e comunicazioni". La sua presenza nella Consulta avr alla fine unimportanza non secondaria nella riuscita delliniziativa relativa al QT8. Contemporaneamente la Giunta municipale di Milano lo nomina membro della nuova Commissione consultiva del piano regolatore. Fa parte del Comitato organizzatore ed relatore al I Convegno nazionale per la ricostruzione edilizia che si tiene a Milano nel mese di dicembre. E fra i fondatori dellMsa (Movimento studi per larchitettura).Nel 1946, dopo aver contribuito ai lavori del Convegno per lo studio delle direttive per il nuovo piano regolatore di Milano, del cui comitato di presidenza fa parte con C. Chiodi e L. Dodi, entra nella Commissione centrale per la redazione del piano. E membro del Comitato direttivo della rivista "Metron", ruolo che terr fino al 1954.Nel 1947 redige la Relazione illustrativa del piano regolatore della citt di Milano, pubblicata dal Comune. AllExposition internationale de lurbanisme et de lhabitation di Parigi, organizzata dal Ministre de la reconstruction et de lurbanisme, gli viene assegnato il diploma di gran premio.Nel 1948 il gruppo di architetti denominato "Gruppo Ciam", di cui fa parte, ottiene uno dei tre premi ex aequo al concorso per il Centro direzionale di Milano. In questanno e nel successivo Bottoni viene invitato da associazioni culturali e professionali a tenere conferenze in Svezia e in Polonia sullesperienza urbanistica ed edilizia in corso al QT8.Nel 1949 nominato accademico di merito nella classe Architettura dellAccademia linguistica di belle arti di Genova, allora presieduta da Mario Lab. Da questo anno fino al 1956 fa parte del Comitato direttivo della rivista "Urbanistica". E fra gli organizzatori del VII Ciam tenuto a Bergamo.Dalla fine degli anni Quaranta a tutti gli anni Cinquanta limpegno progettuale prevalente nel campo delledilizia economico-popolare dove Bottoni pu mettere a frutto la notevole esperienza accumulata in ventanni di sperimentazioni. Tra le realizzazioni pi significative per lIna-casa si segnalano le case a Sesto Calende (1950-53), con M. Morini e C. Villa e le case al quartiere Comasina a Milano (1956-57), con P. Lingeri. Tra le altre opere degli anni Cinquanta si distinguono le realizzazioni milanesi delledificio polifunzionale in corso Buenos Aires (1946-1951), con M. Pucci e G. Ulrich e il palazzo Ina in corso Sempione (1953-1958).Nel 1950 termina la collaborazione di Pucci nello studio professionale. La ragione dellinterruzione del sodalizio probabilmente da far risalire ai molti impegni politici di Pucci, diviso tra i compiti di assessore allUrbanistica a Modena e quelli di senatore della repubblica eletto nelle liste del Partito comunista.Nel 1951 Bottoni consegue la libera docenza in Urbanistica. Diviene membro della Socit europenne de culture e della Socit belge des urbanistes et architectes modernistes. E nominato inoltre nel Comitato nazionale per la documentazione edilizia presso il ministero dei Lavori pubblici.Nel 1952 partecipa alla scuola estiva del Ciam a Venezia. Nello stesso anno tiene un ciclo di lezioni su "Urbanistica e igiene" nel corso di perfezionamento per medici igienisti provinciali allIstituto di

igiene dellUniversti degli studi di Milano. Il ciclo verr ripetuto ogni anno dal 1954 al 1964. Nel 1952-53, in qualit di libero docente, svolge alla Facolt di Architettura di Milano una serie di lezioni dal titolo "Inchiesta e critica sulla citt di Milano", che verranno riprese fino allanno accademico 1955-56. Anche in questo caso, come gi negli anni Trenta, a offrirgli la possibilit di svolgere attivit didattica al Politecnico di Milano Giovanni Muzio.Nel 1953 il comune di Milano pubblica la Relazione tecnica illustrativa del progetto di nuovo Piano Regolatore Generale della Citt di Milano, ancora redatta da Bottoni ( adottata dal Consiglio comunale insieme al piano nel luglio 1950). Il Comune di Milano gli assegna il Diploma di cittadino benemerito. E di questo anno la sua proposta di "Triennalizzare lItalia e popolarizzare la Triennale", che riprende uno spunto del 1949, cio far s che la gente nella citt dove abita riconosca cosa un prodotto "Triennale", fra i molti, di diverso valore, realizzati da architetti e artisti.Tra il 1953 e il 1964 Bottoni impegnato a Ferrara in due opere importanti di ristrutturazione e restauro (casa Minerbi e Palazzo Renata di Francia, adattato a sede dellUniversit) che confermano la raffinata sensibilit e la competenza sui temi del recupero degli edifici storici di cui aveva gi dato prova nella seconda met degli anni Trenta.Nel 1954 chiamato a far parte del Comitato direttivo di "Edilizia popolare", rivista dellIstituto autonomo case popolari. Alla Scuola milanese per assistenti sociali tiene un ciclo di lezioni dal titolo "Lurbanistica come dottrina sociale". Pubblica per lEditoriale Domus Il quartiere sperimentale della Triennale di Milano QT8 e Antologia di edifici moderni in Milano. Questultimo rimarr a lungo esempio insuperato di guida italiana di architettura per precisione di contenuti e chiarezza grafica.Dopo che per anni luniversit gli era stata preclusa per la sua non iscrizione al partito fascista (con leccezione dei tentativi fatti da Griffini prima e da Muzio poi, che lo avevano chiamato negli anni Trenta a collaborare come assistente volontario), solo nel 1954-55 riceve dalluniversit un incarico ufficiale di insegnamento. Si tratta dellincarico di "Tecnica urbanistica", che manterr fino al 1965, presso la Facolt di Ingegneria dellUniversit di Trieste.Nel 1956 eletto consigliere comunale a Milano nelle file del Partito comunista e anche in questa veste prosegue il suo impegno a favore della citt. Rieletto nel 1960, per gli otto anni del suo mandato condurr uninflessibile azione di denuncia contro la degenerazione della pratica urbanistica e in generale amministrativa della giunta; nel contempo dar un notevole contributo alla cultura amministrativa milanese sollecitando il Consiglio attraverso continue proposte per il miglioramento della qualit ambientale della citt. Nel 1957 ottiene il premio per la migliore ornamentazione al XV Concorso nazionale della ceramica nel settore riservato agli architetti e agli ingegneri. Nello stesso anno trasferisce lo studio in piazza Erculea. Sotto gli auspici delle accademie di Brera e di Varsavia istituisce una fondazione in memoria della prima moglie Stella allo scopo di concedere borse di studio per viaggi in Italia a giovani artiste polacche. Nel 1958 si sposa con Giuditta Rossini, da cui avr due figli, Piero e Stella.Nel 1959 consegue la libera docenza anche in "Composizione architettonica". Negli anni Sessanta lavora per dar un volto architettonico al centro civico di Sesto San Giovanni realizzando due opere significative, il Palazzo comunale e il Monumento alla Resistenza, nelle quali ha modo di dimostrare ancora una volta le sue doti di architetto e di scultore.Nel 1961 riceve il premio In-arch dellEmilia Romagna per il Monumento ossario dei partigiani alla Certosa di Bologna.Nel 1962 vince il secondo premio al Concorso per il

nuovo centro del Breuil.Con lanno accademico 1963-64 viene chiamato a insegnare alla Facolt di Architettura del Politecnico di Milano. In un primo tempo assume lincarico di "Allestimento e museografia" e subito dopo. Dal gennaio 1964, quello di "Elementi di architettura e rilievo dei monumenti II" che manterr lanno successivo, fino a quando, nellanno accademico 1965-66, gli verr attribuito linsegnamento di "Urbanistica".Nel giugno 1966 il Comune di Milano gli conferisce la medaglia doro di benemerenza.Il 27 agosto 1967 il Comitato permanente del XVI Convegno internazionale artisti, critici e studiosi darte, e della XIX Assemblea mondiale dellAssociation internationale des critiques dart, riunito a Rimini, assegna a Bottoni la medaglia doro "per lo studio e il rilevamento del centro storico della citt di Ferrara al fine della sua protezione integrale".Nel 1967 gli assegnata la cattedra di "Urbanistica" che ricoprir senza risparmio di energie fino al momento della ingiusta sospensione decretata dal ministro Misasi nel 1971 contro tutti i professori del Consiglio della Facolt di Architettura di Milano.Nel 1968 premiato al Concorso Inarch per "idee di illuminazione naturale nel nuovo Palazzo comunale di Sesto San Giovanni e nel progetto del Museo dArte Moderna di Ferrara".Nello stesso anno assume la direzione dellIstituto di Urbanistica della Facolt di Architettura di Milano. Nel 1972 alle elezioni viene candidato per la Camera dei deputati nelle liste del Pci, ma non risulta eletto per pochi voti. Allinizio del 1973, al concorso In-arch per tipologie residenziali, presenta "Diritto al cielo. Progetto per una unit dabitazione". E il suo ultimo lavoro, a cui viene attribuita una menzione speciale.Bottoni muore poco dopo a Milano, il 9 aprile, senza essere potuto rientrare nella Facolt di Architettura poich solo lanno successivo i professori sospesi saranno reintegrati.

Palazzo Ina in corso Sempione 33 a Milano, 1953-58


Se ledificio di corso Buenos Aires rappresenta, per Bottoni, loccasione, durante la ricostruzione della citt, di proporre un nuovo modello urbano, elemento di rottura con la tradizionale strada corridoio, il palazzo Ina di corso Sempione non riguarda pi soltanto il disegno urbanistico e architettonico della citt ma investe anche il concetto stesso dellabitare introducendo elementi di superamento della tradizionale unit abitativa chiusa allinterno di spazi privati. Il carattere innovatore delle proposte di Bottoni determina un iter progettuale alquanto lungo e alterno, in cui si susseguono numerose ipotesi urbanistiche e architettoniche. Larea oggetto dellintervento era sottoposta ad un piano particolareggiato in attuazione del piano regolatore approvato nel 1953. Negli studi preliminari del piano era prevista una soluzione planivolumetrica che superava lo schema di casa a cortile chiuso indicato dalle vecchie norme del regolamento edilizio. Un corpo alto 58 metri ortogonale allasse stradale si ergeva dal verde circostante ed era fiancheggiato su un lato da una nuova strada che, mentre consentiva laccesso al garage sotterraneo, collegava corso Sempione, attraverso il prolungamento di via Pucci, con il parco pubblico retrostante (ex scalo Sempione). Un secondo collegamento viario, parallelo a questo, era previsto a poca distanza lungo il complesso edilizio della Rai. Questo studio planimetrico penalizzava per la propriet dellIna, poich le nuove strade restringevano la zona edificabile e il previsto edificio si sarebbe potuto realizzare solo sconfinando nellarea adiacente di propriet comunale. Gi nel 1950, quando cio si elaborano i primi studi su questa

zona da parte del Comune, lIstituto fa rilevare che la strada prevista lascia addossata alla propriet Ina una fascia di terreno fabbricabile di circa quattordici metri di profondit [che] non consente un razionale e conveniente sfruttamento dellarea stessa (lettera dellIna al Comune di Milano, 31.10.1953, copia in APB, Corrispondenza). Nel 1953 larchitetto Cipriani, direttore della Divisione immobiliare dellIna, incarica Bottoni di studiare una sistemazione urbanistica della zona che concili gli interessi dellIstituto con le indicazioni del piano. Vengono elaborate diverse ipotesi planimetriche che inizialmente prevedono lo sdoppiamento del corpo edilizio in due edifici alti, sfalsati fra loro longitudinalmente, laccorpamento di tutto il lotto con leliminazione della strada centrale prevista dal piano regolatore, lampliamento della zona a verde. Tra i vari schemi proposti, documentati da numerosi disegni presenti nellArchivio, il pi interessante quello dove i due edifici fronteggiano un elemento basso destinato a sala cinematografica e/o sala per esposizioni. Un percorso pedonale nel verde collega corso Sempione con il parco, mentre laccesso al garage sotterraneo garantito da due rampe che arrivano e partono da via Pucci. Tale proposta viene successivamente abbandonata in quanto lamministrazione comunale concorda con lIna uno scambio di area che permette di realizzare un unico edificio, cos come era stato definito inizialmente, e di ampliare la zona a verde pubblico eliminando la via centrale. Su queste basi Bottoni predispone uno schema planimetrico analogo a quello realizzato in corso Buenos Aires: un corpo basso parallelo a corso Sempione, destinato a negozi, sopra il quale, ruotato di novanta gradi, si innalza dal verde ledificio alto lamellare a destinazione residenziale. Unulteriore elaborazione di questo schema porter al progetto definitivo, dove il corpo basso destinato ad attivit commerciale sar spostato a lato del corpo alto. A differenza delledificio di corso Buenos Aires, costruito entro un denso tessuto urbano, la scelta della casa alta per recuperare aree da destinare a verde viene qui espressa pienamente. Ma lampia zona verde, come vedremo, rimarr solo allo stato di progetto. il piano particolareggiato che accoglieva questultima proposta viene approvato nel luglio del 56. Nel 1958 viene adottata una variante al piano regolatore che modifica sostanzialmente le caratteristiche fondamentali della sistemazione urbanistica concordata. Infatti la nuova variante prevede la soppressione del prolungamento di via Pucci nel tratto di propriet dellIna verso via Ferruccio e una riduzione sensibile dellarea verde per concedere cos alla Rai di ampliare il centro televisivo. Un decreto del ministero delle Poste e telecomunicazioni impone di fatto questo progetto di ampliamento e costringe lamministrazione comunale ad adeguarvisi pena il trasferimento della stessa sede Rai in altra citt. Tale variante quindi stata adottata esclusivamente in funzione delle esigenze della Rai e in particolare per evitare la ventilata minaccia di trasferimento degli impianti televisivi di Milano. Non c dubbio perci che mancata del tutto una serena e obbiettiva valutazione delle esigenze urbanistiche; e le necessit della viabilit e dello sviluppo della zona che avevano presieduto alla funzione del Prg di Milano, sono state poste in secondo piano e sacrificate di fronte a interessi certamente non prevalenti (Atto di opposizione al progetto di piano particolareggiato per la zona da parte del presidente dellIna, dattiloscritto, 3.4.1959, copia in APB, Documenti, p. 6). Lamministrazione comunale centrista, adottando supinamente la variante imposta dal ministero, perde unaltra occasione per riqualificare una parte di citt, attraverso

un sistema viario pi rispondente alle esigenze della zona e la realizzazione di un grande parco che da corso Sempione, lambendo ledificio Ina, si sarebbe esteso su tutta larea denominata ex Scalo Sempione. Questa variante urbanistica si rifletter anche sulla realizzazione del palazzo, che non potr essere conforme al progetto originale. Come la soluzione planimetrica, anche quella tipologica stata oggetto di diversi studi da parte di Bottoni, in parte dovuti alle alterne vicende urbanistiche e in parte a modifiche rispondenti alle esigenze della committenza. Nel primo progetto datato dicembre 1953, nelledificio lamellare di 19 piani tre elementi uguali determinano il piano tipo. Ognuno di essi costituito da scala centrale con blocco ascensore e due alloggi dotati di due ingressi: uno padronale e uno di servizio sulla loggia esterna. Ogni alloggio, con doppio affaccio contrapposto, formato da sei vani con la zona giorno allineata sul fronte nordovest. I muri perimetrali in corrispondenza delle terrazze, ruotati verso ovest, garantiscono la migliore esposizione possibile. Infatti la superficie esposta a nord ridotta al minimo mentre la zona giorno, orientata tutta a ovest, proiettata allesterno sullampia terrazza prospiciente la catena delle Alpi e il Monte Rosa. In questa prima ipotesi risalta gi la diversit delle due facciate pi lunghe: luna particolarmente semplice caratterizzata dallessenzialit e geometricit degli elementi compositivi, laltra pi complessa dove laspetto decorativo non tradisce tuttavia le funzioni. La committenza accoglie parzialmente queste prime soluzioni: richiede un maggiore numero di alloggi e lampliamento della parte interrata adibita a box e a magazzini per negozi. Viene studiato un nuovo piano costituito prima da sette poi da otto appartamenti. I muri del fronte nordovest vengono riportati sullallineamento tradizionale mentre viene ribaltata la zona giorno, prospiciente ora il parco del castello e il centro cittadino. La balconata del fronte nordovest mantiene la funzione originaria, sia di ballatoio su cui si affaccia il secondo ingresso, sia di stenditoio. Anche in questo caso, come per la casa Incis in costruzione proprio in quegli anni, la loggia stenditoio viene studiata in modo da risolvere sia esigenze funzionali che estetiche. La balconata schermata fino a m 1,30 da liste prefabbricate in cemento, sovrapposte ma non unite, in modo da garantire una perfetta aerazione. Un pannello rivestito in ceramica bianca, a tutta altezza, permette di nascondere la biancheria stesa. Lelemento pi incisivo di questo progetto per rappresentato dalla terrazza intermedia che doveva costituire il naturale completamento dellabitazione privata: il decimo piano completamente aperto da utilizzare come spazio collettivo, giardino pensile con parco giochi per ragazzi e zona di sosta per adulti. Un luogo di socializzazione e di svago, ma anche un ambiente da cui fosse possibile godere appieno la natura nei due elementi essenziali: verde e cielo. Inoltre la copertura terminale a terrazzo praticabile, coperto parzialmente da pensiline, costituisce un secondo spazio collettivo a disposizione degli inquilini. Il riferimento allesperienza corbusieriana dellUnit dhabitation evidente. Cos come altrettanto evidente nella progettazione della galleria al piano terra che attraversa longitudinalmente ledificio. Destinata inizialmente a collegamento pedonale coperto di corso Sempione con il nuovo prolungamento di via Pucci, essa assume la funzione di strada interna su cui si affacciano uffici e negozi. Caratterizzata sul lato esterno dalla fila dei pilastri in cemento a vista e su quello interno dai pilotis posti di fronte ai corpi scala, spicca la sua funzione di spazio di rappresentanza, grazie anche alluso felice dei colori e dei

materiali. La ceramica rosa e azzurra del rivestimento si alterna sui pilotis e sulle pareti; il pavimento di marmo bianco e il soffitto di stucco lucido color salmone riflettono in alto e in basso gli elementi strutturali esaltando la particolare prospettiva della galleria. Quattro gruppi statuari, poi non realizzati, dovevano completare lambiente. Particolare cura viene posta nello studio delle due facciate principali che pur mantenendo i caratteri della prima soluzione esprimono con pi efficacia la loro necessaria diversit, quasi che le modifiche progettuali eseguite per volont della committenza fossero state loccasione per Bottoni di un ripensamento. Laumento del numero degli alloggi per piano determina la scomposizione del fronte nordovest come in quattro torri affiancate, accentuando il verticalismo delledificio. La cesura orizzontale corrispondente alla terrazza intermedia rompe la stereometria e alleggerisce la facciata con il trasparire del cielo da una parte allaltra. il fronte rivolto verso la periferia, nella soluzione definitiva, assume un carattere fortemente espressionista, mentre quello verso il centro cittadino rigorosamente razionalista nella forma e nel colore. Il rivestimento dei fronti in tesserine in ceramica bianca provoca un effetto riflettente. Lo studio daltra parte viene fatto in funzione anche delle particolari prospettive che [dal palazzo] si godono e di quello che il suo volume e colore determinano nel quadro urbano locale e generale della citt. ([Relazione descrittiva, 1958], dattiloscritto, in APB, Documenti, p. 1). Il progetto, cos definito, viene approvato dallIna. Ma durante lesecuzione dei lavori la committenza attuer, con il pretesto di ridurre i costi, un processo di progressivo, anche se parziale, stravolgimento del progetto. Inizialmente viene modificata la scelta dei materiali limitando luso della ceramica alle due fronti (sudest e nordest). Ma il cambiamento sostanziale si attua quasi a conclusione dei lavori utilizzando a residenza anche il piano destinato a spazio collettivo. Torniamo a segnalarle lurgente necessit del decimo piano del nostro edificio in costruzione in corso Sempione, in quanto non nostro interesse n nostra intenzione adibirlo a terrazza n a destinazione promiscua a vetrata (lettera dellIna a Bottoni, 15.1.57, in APB, Corrispondenza). La ferma intenzione di rendere commerciale quel piano libero documentata da una ftta corrispondenza intercorsa tra progettista e committente. Bottoni tenter di convincere lIstituto dellutilit di tale spazio aperto proponendo un compromesso. Al decimo piano verrebbero inseriti uffici, alternandoli sul fronte sudest ad ampi terrazzi comuni, ridimensionando cos lo spazio collettivo. Ma anche questa proposta non incontra il parere favorevole dellIna, irremovibile dalla sua decisione. Bottoni quindi sar costretto a cedere al dictat della committenza: appartamenti residenziali con terrazze private. il taglio viene mantenuto a livello di facciata sudest attraverso la realizzazione di una loggia pi profonda delle altre su cui risalta il profilo dei pilastri. Sul fronte nordovest una zona dombra determinata anche qui da una maggiore profondit delle logge di servizio mette in rilievo ugualmente la fascia orizzontale. Ma se a livello formale si potuta realizzare una soluzione che mantenesse, almeno parzialmente, leffetto estetico voluto, con lannullamento dello spazio collettivo viene stravolta la tipologia abitativa, mutilandola dellelemento vitale.