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LADOMENICA

DIREPUBBLICA

DOMENICA 24 FEBBRAIO 2013 NUMERO 416

CULT
Allinterno

Io, il Muro e Richard Burton


JOHN LE CARR gni volta che ripenso al mio primo incontro con Martin Ritt, il regista americano di innumerevoli film, fra cui La spia che venne dal freddo, arrossisco nel ricordare il modo improponibile in cui ero vestito. Era il 1963. Il mio romanzo non era ancora stato pubblicato. Ritt aveva acquistato i diritti per farne un film basandosi su un dattiloscritto passatogli sottobanco dal mio agente letterario o dal mio editore, o magari da qualche anima illuminata dellufficio copisteria che aveva un amico nello studio di produzione (la Paramount). In seguito Ritt si vant di aver ottenuto i diritti per niente. Dopo lho pensato anchio, ma allepoca lo vedevo come un uomo di smisurata generosit, che si era preso il disturbo di venire in aereo addirittura da Los Angeles insieme a qualche amico suo simile per offrirmi un pranzo in quellaltare del lusso edoardiano che il londinese Connaught Hotel e parlarmi del mio libro in toni elogiativi. E io ero arrivato in aereo da Bonn, capitale della Germania Ovest, a spese di Sua Maest la Regina Elisabetta. Ero un funzionario diplomatico di trentadue anni e non avevo mai incontrato gente del cinema prima di allora. Da ragazzino, come tutti i miei coetanei dellepoca, mi ero perdutamente innamorato di Deanna Durbin e piegato in due dalle risate quando guardavo I tre marmittoni. Nel buio delle sale, durante la guerra, avevo abbattuto aerei tedeschi pilotati da Eric Portman e avevo sconfitto la Gestapo al fianco di Leslie Howard. (segue nelle pagine successive)

La copertina

C lamore per la bellezza nascosto nei nostri geni


LANCE HOSEY e PAOLO LEGRENZI

Il libro

Il ricordo dei profumi di un mondo ormai finito


DARIA GALATERIA

Straparlando

Carlo Cecchi Lattore solo una fantasia gettata sulla terra


ANTONIO GNOLI

DISEGNO DI FERENC PINTR

Lopera

Cinquantanni fa il libro che lo rese famoso Oggi la spia che divenne scrittore
racconta a Repubblica i retroscena del successo

La Walkiria contro pap Wotan la famiglia in crisi anche nel Walhalla


GUIDO BARBIERI

Larte

Il museo del mondo Piero di Cosimo animale fragile


MELANIA MAZZUCCO

Repubblica Nazionale

DISEGNO DI MASSIMO JATOSTI

DOMENICA 24 FEBBRAIO 2013

LA DOMENICA

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La copertina
John Le Carr

La spia che venne dal freddo del 63 ma a rendere celebre lo scrittore ci pens un pranzo al Connaught Hotel
famiglia non aveva sofferto direttamente per lOlocausto ma io sono convinto del contrario lui personalmente aveva sofferto, e continuava a soffrire, per tutta la sua razza. La sua identit ebraica era un tema ricorrente, da lui articolato con passione e incisivit. E acquis ancora pi peso quando cominciammo a parlare del film che intendeva ricavare dal mio romanzo. Nella Spia che venne dal freddo due comunisti pieni di ideali, uninnocente bibliotecaria londinese e un agente dei servizi segreti della Germania Est, vengono cinicamente sacrificati in nome del bene superiore della causa occidentale (e capitalista). Tutti e due sono ebrei. Per Marty Ritt quel film stava prendendo una piega personale. E io? Quali titoli acquisiti nella grande universit della vita avevo da offrire in cambio? Il mio Stresemann? Gli studi peraltro incompiuti in una scuola privata inglese? Un romanzo che avevo inventato basandomi su frammenti di esperienze vissute da altri? O il fatto inquietante, che grazie a Dio non potevo svelargli, che avevo passato una fetta importante degli ultimi anni della mia vita a sgobbare nei recinti protetti dei servizi segreti britannici, combattendo proprio quella causa a cui lui, per sua stessa e franca ammissione, aderiva con cos tanto entusiasmo? Ma c qualcosaltro che ho imparato col tempo. Non tanto il fatto che anchio cominciassi allora a mettere in discussione le mie facili convinzioni giovanili. Quanto la scoperta che il cinema il collante perfetto di opposti inconciliabili. E ci mi fu chiaro pi che mai quando il ruolo principale, quello di Alec Leamas, fu assegnato a Richard Burton. *** che settimana dopo, quando tornai di nuovo a Londra, questa volta a spese della Paramount per visionare le location, mi disse che aveva offerto il ruolo a Burt Lancaster. Per fare la parte di un inglese, Marty? Canadese. Burt un attore che funziona. Burt far la parte di un canadese, David. (David Cornwell, il vero nome di John Le Carr, ndt) Non cera granch da replicare. Era vero che Lancaster funzionava come attore, ma il mio Leamas non funzionava come canadese. Ma ormai era gi subentrato il Grande Silenzio Senza Spiegazioni. Ogni volta che stata realizzata o non stata realizzata una trasposizione cinematografica di una mia opera, c stata una prima fase di Entusiasmo Iniziale, seguita regolarmente dal Grande Silenzio Senza Spiegazioni. Questultima fase pu durare un tempo indefinito, da qualche mese a parecchi anni, o anche per sempre. Il progetto a un punto morto oppure sta andando avanti a tutta velocit e nessuno me lha detto? Al riparo degli sguardi del volgo, somme di denaro enormi circolano, copioni vengono commissionati, redatti e rifiutati, agenti incrociano le spade e raccontano bugie. Dentro stanze sigillate ragazzi imberbi con la cravatta cercano di sopraffarsi a vicenda con perle di creativit giovanile. Ma fuori dalle mura di Camp Hollywood ottenere informazioni affidabili quasi impossibile: per la valida ragione che citando le immortali parole di William Goldman nessuno sa niente. Richard Burton venne fuori, tutto quello che sono in grado di dire. Niente concerti di violino ad annunciare il suo arrivo, solo uno sbigottito: David, ho delle notizie per te. Richard Burton ha firmato per interpretare Leamas. E non era Marty Ritt a parlarmi dallaltro lato della cornetta, ma il mio editore americano Jack Geoghegan, preso da un fermento di estasi religiosa: E soprattutto, David, stai per incontrarlo!. Geoghegan era un veterano della vendita di libri, uno della vecchia scuola. Aveva cominciato come piazzista di scarpe in pelle salendo fino al posto di direttore delle vendite alla Doubleday. Vicino alla pensione, aveva acquistato una sua piccola casa editrice, la Coward McCann. Linverosimile successo del mio romanzo e laggiunta di Richard Burton per lui erano un sogno che diventava realt. Tutto questo succedeva alla fine del 1964, quando ormai avevo smesso di lavorare per il governo e mi ero dedicato a tempo pieno, prima in Grecia e poi a Vienna, alla scrittura. Mi stavo preparando per la mia prima visita negli Stati Uniti e Burton in quel momento stava

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(segue dalla copertina) a poi, tra un matrimonio precoce, i figli piccoli e pochissimi soldi in tasca, di film non ne avevo visti pi tanti. Avevo un amabile agente letterario a Londra, uno della vecchia scuola, la cui ambizione nella vita, se avesse avuto il coraggio di perseguirla, era suonare la batteria in un gruppo jazz. La sua conoscenza del mondo del cinema sicuramente era pi ampia della mia, ma (sospetto) non cos tanto di pi. Comunque sia, era stato lui che aveva preparato laccordo per la cessione dei diritti ed ero stato io, dopo un pranzo conviviale con lui, che lavevo firmato. Come secondo segretario dellambasciata del Regno Unito a Bonn, fra i miei compiti avevo quello di accompagnare gli alti funzionari tedeschi in visita nei loro incontri con esponenti del governo britannico e dellopposizione parlamentare, ed era per questo che mi trovavo a Londra. E questo spiega perch, svignandomela dagli impegni ufficiali per incontrarmi a pranzo con Martin Ritt al Connaught Hotel, indossavo una giacca nera stretta, un panciotto nero, una cravatta argentata e dei pantaloni a righe grigie e nere, un completo che i tedeschi chiamano Stresemann dal nome di uno statista prussiano che ebbe la breve sventura di guidare la Repubblica di Weimar. E spiega anche perch Ritt mi domand, con chiassosa cordialit, mentre ci stringevamo la mano, perch accidenti mai avessi deciso di conciarmi come un matre dhotel. E invece comera vestito Ritt, dal momento che si sentiva libero di farmi questa domanda provocatoria? Nella sala da pranzo del Connaught Hotel vigevano regole rigide sullabbigliamento, ma nella sala Grill, oramai eravamo nel 1963, avevano imparato con una certa riluttanza a chiudere un occhio. Rannicchiato in un angolo della sala Grill e affiancato da quattro venerandi miliziani dellindustria cinematografica, Martin Ritt, pi grande di me di diciassette anni pi qualche secolo, indossava una camicia nera da rivoluzionario, abbottonata fino al collo, e un paio di pantaloni larghi con lelastico in vita e stretti alle caviglie. E cosa ancor pi straordinaria ai miei occhi un basco in testa con la punta rivolta in su, quando invece avrebbe dovuto essere rivolta in gi. Ma indossato al chiuso, capite

Non ricordo pi esattamente il momento in cui appresi che Burton aveva avuto la parte. Durante il nostro pranzo al Connaught Hotel, Marty Ritt mi aveva chiesto un parere sullattore che avrebbe dovuto impersonare Leamas, e io avevo suggerito Trevor Howard; o Peter Finch, ma solo a condizione che fosse disposto a interpretare il personaggio come un inglese e non come un australiano, perch per me questa era una storia inglesissima, che parlava di inglesissime consuetudini segrete. Ritt, che era un bravo ascoltatore, disse che aveva capito la mia posizione e che apprezzava tutti e due gli attori che avevo citato, ma temeva che non fossero nomi abbastanza grossi per un film di quel budget. Qual-

Da Vienna a Hollywood la mia prima vera missione


quello che intendo?, una cosa che nella mia diplomatica Inghilterra di quei giorni era accettabile pi o meno quanto accompagnare i piselli alla bocca con il coltello. E tutto ci sopra una sgraziata corporatura da vecchio calciatore appesantito, con una faccia larga e abbronzata da mitteleuropeo incisa dal dolore degli anni, capelli folti e brizzolati raccolti sulla nuca e occhi neri come la pece che ti fissavano attenti dietro un paio docchiali dalla montatura nera. Ve lavevo detto o no che doveva essere uno giovane?, fece tutto orgoglioso ai suoi scherani mentre io mi affannavo a spiegare perch accidenti mai avessi deciso di conciarmi come un matre dhotel. Lavevi detto, Marty, lavevi detto, ammisero loro, perch i registi, come ormai so anchio, hanno sempre ragione. *** E Marty Ritt anche se mi ci voluto un po per scoprirlo, perch a quellepoca non cera Google e io, come si lamentano sempre i diplomatici, non ero stato adeguatamente briffato per quellincontro aveva pi ragione della maggior parte dei registi. Era un regista esperto, con un grande cuore e unesperienza di vita impressionante. Aveva servito nelle forze armate degli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale. Era stato, se non un membro del Partito comunista, quanto meno uno dei suoi pi devoti compagni di strada. La sua spudorata ammirazione per Karl Marx gli aveva provocato lostracismo dellindustria televisiva, dove pure aveva recitato e diretto cose eccellenti. Aveva fatto anche tantissime regie teatrali, in gran parte roba impegnata di sinistra, fra cui uno spettacolo per il Russian War Relief al Madison Square Garden. Aveva diretto dieci lungometraggi uno dietro laltro, in particolare Hud il selvaggio con Paul Newman, due anni prima. E dal momento in cui ci eravamo accomodati a tavola non faceva che ripetermi che aveva visto nel mio romanzo una sorta di punto di convergenza fra le sue convinzioni passate e il suo attuale disgusto impotente verso il maccartismo, la vigliaccheria di troppi suoi colleghi e compagni al banco dei testimoni, il fallimento del comunismo e la nauseante sterilit della Guerra Fredda. E Ritt, come si affrett a dirmi, era ebreo fino al midollo. Se la sua

Cera stata ovviamente una fase di Entusiasmo Iniziale cui aveva fatto seguito, per, quella del Grande Silenzio Senza Spiegazioni una fase che pu durare alcuni giorni o addirittura per sempre...

LAUTORE
John le Carr (David John Moore Cornwell il suo vero nome), nato a Poole, in Inghilterra, 81 anni fa stato un agente segreto del MI6 britannico, prima di divenire un celebre scrittore di spy story. Oltre a La spia che venne dal freddo, tra i suoi 24 romanzi, i pi famosi sono La talpa, La casa Russia e Il sarto di Panama

interpretando lAmleto in un teatro di Broadway, con Gielgud come coregista e voce dello Spettro. La produzione era descritta come una prova generale, da trasmettere sullantesignana della tv via cavo. Geoghegan mi avrebbe portato a vederla e poi mi avrebbe presentato a Burton nel suo camerino: neanche se avessimo avuto unudienza dal papa sarebbe stato cos emozionato. E la performance di Burton fu epica. E noi avevamo i posti migliori. E nel suo camerino fu molto affabile e mi disse che il mio libro era la cosa migliore da non so pi che cosa. E io gli dissi che il suo Amleto era migliore di quello di Olivier migliore perfino di quello di Gielgud, proseguii scriteriatamente, anche se Gielgud si trovava l, per quanto ne so migliore di qualunque cosa mi venisse in mente. Ma in mezzo a quellalluvione di complimenti reciproci ci che segretamente mi chiedevo era: questa meravigliosa, tonante voce da baritono gallese e questo travolgente talento da triplo maschio alfa come potranno mai calarsi nel personaggio di una spia inglese di mezza et in bala degli eventi, che non possiede fra i suoi tratti distintivi n carisma, n eloquio classico, n un aspetto da dio greco butterato? E anche se allepoca non lo sapevo, lo stesso dubbio tormentava Ritt, perch una delle sue prime battaglie, fra le tante che condusse nella guerra che ne segu, riguardava come mettere la sordina alla voce di Burton, una cosa che Burton non era particolarmente disposto a fare. *** A questo punto eravamo nel 1965 e io avevo sentito per caso non avevo ancora un agente cinematografico, evidentemente avevo una spia da qualche parte che nellultima versione della sceneggiatura del mio romanzo, Alec Leamas, il personaggio che Burton doveva interpretare, invece di prendere a pugni un droghiere e finire per questo in galera veniva confinato in un ospedale psichiatrico e fuggiva attraverso la finestra di una stanza al primo piano. Il Leamas del mio romanzo non si sarebbe avvicinato a un ospedale psichiatrico neanche per salvarsi la vita, perci che ci faceva l? La risposta, a quanto sembra, era che agli occhi di Hollywood la psichiatria era pi sexy del penitenziario.

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In questo esilarante racconto inedito ecco il giovane agente segreto scoprire le gioie e i dolori del successo
Qualche settimana dopo trapel dalle linee nemiche la notizia che lo sceneggiatore, anche lui a suo tempo finito nella lista nera come Ritt, si era ammalato e che lincarico era stato trasferito a Paul Dehn. Mi dispiaceva per lo sceneggiatore, ma mi sentivo sollevato. Dehn era inglese come me. Era lautore di un film intitolato Ordine di uccidere, che mi era molto piaciuto. Inoltre, era uno di famiglia. Durante la guerra aveva addestrato agenti alleati a uccidere senza far rumore e aveva preso parte a missioni segrete in Francia e in Norvegia. Lo incontrai a Londra. Non aveva nessuna tolleranza verso gli ospedali psichiatrici e nessun rimorso verso i droghieri presi a pugni. Fu ben lieto di rispedire Leamas in galera per tutto il tempo necessario. E fu la sceneggiatura di Dehn quella che mi venne recapitata a casa un paio di mesi pi tardi, con un simpatico biglietto di accompagnamento di Ritt che mi chiedeva di dare il mio parere. In quel momento mi ero trasferito a Vienna e nella migliore tradizione degli scrittori travolti da un successo inatteso ero alle prese con un romanzo che non mi piaceva, un mucchio di soldi che non mi ero mai sognato di avere e una baraonda coniugale che mi ero procurato tutto da solo. Lessi il copione, mi piacque, dissi a Ritt che mi era piaciuto e tornai al mio romanzo e alla mia baraonda. Qualche sera dopo, il telefono squill. Era Ritt, che chiamava dagli studi di Ardmore, in Irlanda, dove avrebbero dovuto iniziare le riprese. La sua voce era il sussulto strozzato di un uomo che stato preso in ostaggio e lancia il suo ultimo messaggio. Richard ha bisogno di te, David. Richard ha bisogno di te a un punto tale che non recita le sue battute finch non gliele riscrivi tu. Ma che c che non va con le battute di Richard, Marty, a me sembrano buone. Non questo il punto, David. Richard ha bisogno di te e sta bloccando la produzione del film finch non ti avr qui. Ti paghiamo il volo in prima classe e una suite tutta per te. Che altro puoi chiedere? La risposta se era proprio vero che Burton stava bloccando la produzione del film per me era che potevo chiedere la luna e me lavrebbero data. Ma a quanto mi ricordo, non chiesi nulla. passato mezzo secolo e io non sono uno che tiene diari: magari i documenti nellarchivio della Paramount mi smentiranno, ma ne dubito. Forse ero cos smanioso di veder realizzato il film tratto dal mio libro che non me ne preoccupai, o non osai. O forse volevo scappare dal casino che mi ero creato con le mie mani a Vienna. O forse ero ancora cos inesperto da non capire che questa era una di quelle opportunit irripetibili che un agente cinematografico venderebbe sua madre pur di poter sfruttare: un film in lavorazione, unintera troupe della Paramount Pictures sul posto, sessanta persone solo di elettricisti l a gingillarsi per il set senza nientaltro da fare che rimpinzarsi di hamburger gratis e una delle star del cinema pi popolari del momento che si rifiuta di recitare finch la creatura pi disprezzata di tutto il caravanserraglio del cinema lo scrittore dal cui libro viene tratto il film, Santo Dio! non gli verr paracaduta sul set per tenergli la mano. Di sicuro so soltanto che attaccai la cornetta e il mattino seguente presi laereo per Dublino, perch Richard Aveva Bisogno Di Me. *** Ma era proprio Richard che aveva bisogno di me? O era piuttosto Marty? In teoria io ero a Dublino per riscrivere le battute di Burton, il che significava rielaborare delle scene a modo suo. Ma il modo di Burton non era sempre il modo di Ritt, con il risultato che in quel breve periodo io diventai il loro mezzano. Ricordo che mi mettevo a tavolino con Ritt per sistemare una scena, poi mi mettevo a tavolino con Burton e la risistemavo, e poi tornavo in fretta e furia da Ritt. Ma non ricordo di essermi mai messo a tavolino con tutti e due contemporaneamente. E tutto questo processo dur solo qualche giorno, finch Ritt si dichiar soddisfatto delle revisioni e Burton smise di fare resistenza. Ma quando dissi a Ritt che mi apprestavo a riprendere laereo per Vienna, lui cominci a rimproverarmi come solo lui sapeva fare. Qualcuno deve stare dietro a Richard, David. Richard sta bevendo troppo. Richard ha bisogno di un amico. Richard ha bisogno di un amico? Non si era appena sposato con Elizabeth Taylor? Non era lei unamica? Non era l con lui, bloccando le riprese ogni volta che arrivava sul set a bordo di una Rolls Royce bianca, circondata da altri amici? Come Yul Brynner e Franco Zeffirelli; come agenti e avvocati in visita; come la famiglia di Burton, forte di diciassette elementi e che occupava un intero piano di uno dei pi sfarzosi alberghi di Dublino, e comprendeva, da quanto avevo capito, i vari figli di diversi matrimoni, i tutori dei suddetti figli, parrucchieri, segretarie e, per citare le parole di un irriverente membro della troupe, il tizio che limava le unghie al pappagallo? Tutta questa roba e Richard aveva ancora bisogno di me? Naturalmente s. Lui in quel momento era Alec Leamas. E come Alec Leamas era un lupo solitario in cerca di una preda e in via di rincoglionimento, la sua carriera era allapice e le uniche persone con cui poteva parlare erano degli estranei come me. Anche se allepoca quasi non me ne rendevo conto, quella era la mia iniziazione al processo di un attore che saccheggia le regioni pi oscure della propria esistenza per estrarne elementi utili alla parte che deve interpretare. E il primo elemento da saccheggiare, se sei Alec Leamas in via di rincoglionimento, la solitudine. Il che significava, in poche parole, che finch Burton fosse stato Leamas, tutta la corte che lo accompagnava era il suo nemico dichiarato. Se Leamas stava da solo, anche Burton doveva stare da solo. Se Leamas si teneva una bottiglietta di whisky Haig nella tasca del soprabito, anche Burton se la teneva. E trangugiava ricche sorsate ogni volta che la solitudine diventava troppo pesante per lui, anche se come ben presto fu evidente lunica cosa che Leamas aveva e Burton assolutamente no era la capacit di reggere lalcol. Che influenza avesse tutto questo sulla sua vita domestica non ho idea, al di l delle occasionali chiacchiere di poco conto davanti a un bicchierino di scotch: un disastro, Elizabeth non era per niente contenta. Ma non davo molto credito a queste confidenze. Burton, come molti attori, non si dava pace finch non aveva trasformato istantaneamente in amico per la pelle chiunque si trovasse davanti, come sapevo avendolo osservato esercitare il suo fascino su chiunque, dal capo elettricista alla ragazza del t, con palese irritazione del nostro regista. Daltra parte, Liz Taylor forse aveva le sue ragioni per non essere per niente contenta. Burton aveva fatto pressioni su Ritt perch desse a lei la parte della protagonista femminile, ma Ritt aveva scelto invece Claire Bloom, con cui, secondo le voci che circolavano, Burton una volta aveva avuto unavventura. E anche se la Bloom appena finite le riprese si rinchiudeva risolutamente dentro la sua roulotte, la sdegnata Elizabeth probabilmente non gradiva molto vedere quei due che flirtavano sul set. raccontato quanto avrebbe desiderato fare come Paul Scofield, cio tenersi alla larga dagli eroi e dai soldi del grande schermo e accettare solo parti di reale sostanza artistica. E Ritt sarebbe stato pienamente daccordo con lui. Ma questo non bastava a rivalutare Burton. Agli occhi dellattivista di sinistra, puritano, impegnato, marito fedele, Burton si avvicinava a tutto ci che Ritt per istinto condannava. Se andate a guardare le sue frasi celebri, ne troverete una che dice tutto: Non ho una grande considerazione per il talento. Il talento una cosa genetica. quello che fai con il talento che conta. Gi era un male anteporre larte al profitto, o il sesso alla famiglia, o sbandierare la propria ricchezza e la propria donna, o affogare ostentatamente nellalcol, o andarsene tutto tronfio per il mondo come un dio mentre le masse chiedono a gran voce giustizia. Ma sprecare il proprio talento era un peccato verso gli dei e verso gli uomini. E pi grande era il talento e i talenti di Burton erano molteplici e straordinari pi grande era il peccato agli occhi di Ritt. Nel 1952, lanno in cui Ritt venne ostracizzato, Burton, il ventiduenne prodigio gallese dalla lingua doro, stava lanciando la sua carriera hollywoodiana. Non una coincidenza che molti degli attori della Spia che venne dal freddo Claire Bloom e Sam Wanamaker, per citarne due fossero finiti anchessi nella lista nera del maccartismo. Se citavi un qualunque nome di quel periodo, subito Ritt ti chiedeva: Dovera quello quando avevamo bisogno di lui?. Intendeva dire: questa persona ci ha difesi pubblicamente, ci ha traditi o restata vigliaccamente in silenzio? E non mi sorprenderebbe se la stessa, persistente domanda aleggiasse pi o meno consapevolmente nella mente di Ritt nella sua relazione con Burton. *** Siamo in una casa sulla spiaggia battuta dal vento, a Scheveningen, sulla costa olandese. lultimo giorno di riprese della Spia che venne dal freddo. un set in un interno, molto angusto. Leamas sta negoziando la sua distruzione accettando di passare in Germania Est e rivelare segreti preziosi ai nemici del suo Paese. Io gironzolo dietro a Oswald Morris e Martin Ritt, cercando di fare del mio meglio per non essere di intralcio. La tensione fra Burton e Ritt palpabile. Le istruzioni di Ritt sono laconiche e monosillabiche. Burton risponde a malapena. Come sempre, in scene di chiusura del genere, gli attori di un film parlano a bassa voce e con naturalezza, tanto che ai non addetti ai lavori sembra che stiano provando, pi che recitando. Perci, quando Ritt dice fine delle riprese e la scena finisce, rimango colto di sorpresa. Ma non finita. Cala un silenzio carico di aspettativa, come se tutti tranne me sapessero che cosa sta per succedere. Poi Ritt, che dopo tutto anche lui un attore di talento e un paio di cose sul tempismo le sa, pronuncia le parole che sicuramente si era tenuto da parte per quel momento: Richard, mi sono fatto lultima bella scopata con una puttana attempata, e ho dovuto farla di fronte allo specchio. Era vero? Era giusto? Non vero, certamente no, e non del tutto giusto. Richard Burton era un artista colto, serio, un autodidatta dalla cultura eclettica, con appetiti e difetti che in un modo o nellaltro tutti condividiamo. Se vero che era prigioniero delle sue debolezze, la sua smania di correggere il puritanesimo gallese che era in lui non era cos distante da quella di Ritt. Era irriverente, dispettoso, generoso, ma necessariamente manipolatore. Per le persone molto famose manipolare qualcosa che viene da s. Non lho mai conosciuto nei suoi periodi pi tranquilli, ma avrei voluto farlo. stato un Alec Leamas straordinario e in un anno diverso la sua performance avrebbe potuto fruttagli quellOscar che gli sfuggito per tutta la vita. Il film era cupo e girato in bianco e nero, e non era questo quello che andava di moda nel 1965. Se il regista o il suo attore fossero stati qualcosa di meno, forse anche il film sarebbe stato qualcosa di meno. Allepoca probabilmente mi sentivo pi protettivo verso il tozzo, gagliardo e amareggiato Ritt che verso lesuberante e imprevedibile Burton. Un regista porta sulle sue spalle tutto il peso del film, e questo include le stravaganze della sua star. In certi momenti avevo la sensazione che Burton facesse di tutto per sminuire Ritt, ma alla fin fine credo che fosse un match abbastanza alla pari. E di sicuro stato Ritt ad avere lultima parola. Era un regista brillante e appassionato, e animato da una rabbia giusta che nulla poteva placare. 2013 by John Le Carr Published by arrangement with Agenzia Santachiara (Traduzione di Fabio Galimberti)
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Occupava lintero piano con i vari figli, i tutori dei figli, i parrucchieri, le segretarie pi il limatore di unghie *** del pappagallo Immaginate ora una piazza illuminata a giorno dai riflettori, a Du- E lui aveva bisogno di me? blino, e il Muro di Berlino in tutta la
sua odiosa verosimiglianza costruito con blocchi di calcestruzzo grigio e filo spinato che la taglia da una parte allaltra. I pub stanno chiudendo e tutta Dublino accorsa a godersi lo spettacolo, e come dargli torto? Per una volta tanto non piove e una squadra di pompieri locali pronta con gli idranti: a Oswald Morris, il nostro direttore della fotografia, le strade notturne piacciono bagnate. Lungo il Muro, scenografi e tecnici apportano gli ultimi affannosi ritocchi. C un punto dove dei paletti di ferro formano una scala rudimentale, quasi invisibile. Oswald Morris e Ritt la stanno studiando con attenzione. Tra pochi minuti Leamas salir su questa scala, scoster il filo spinato e, sdraiato sulla cima del Muro, fisser inorridito il cadavere della povera donna che era stato convinto con linganno a tradire, stesa dallaltro lato. Nel romanzo questa donna si chiama Liz, ma nel film, per ragioni troppo ovvie per star qui a doverle spiegare, stata ribattezzata Nan. Tra pochi minuti, un aiuto regista o un altro funzionario scender i gradini dello squallido seminterrato dove io e Burton ci siamo rinchiusi nelle ultime due ore. Da qui emerger Alec Leamas, con indosso un impermeabile liso, prender la sua posizione sul Muro e al segnale di Ritt comincer la sua fatidica scalata. Ma non succede nulla di tutto questo. La bottiglietta di whisky Haig finita da tempo e anche se io sono riuscito a berne la maggior parte, Leamas forse sarebbe ancora in condizioni di fare la scalata, ma Burton sicuramente no. Nel frattempo, fra i gridolini eccitati della folla, ha fatto la sua comparsa la Rolls Royce bianca guidata da uno chauffeur francese e Burton, che si scuote tardivamente per il clamore che viene da fuori, emette un ruggito gutturale gridando Oh Cristo! Elizabeth, idiota! e sale di corsa le scale piombando sulla piazza. Dispiegando a tutto volume quella voce di baritono che Ritt determinato a reprimere, inveisce contro lo chauffeur in un francese traballante, nonostante lo chauffeur parli perfettamente linglese per aver abbandonato Elizabeth fra le mani della teppaglia dublinese: un pericolo assai ridotto, a ben vedere, dato che la polizia di Dublino venuta al gran completo per assistere allo spettacolo. Ma nulla pu arrestare la furia melodrammatica di Burton. Con Elizabeth che guarda in cagnesco attraverso il finestrino abbassato, lo chauffeur innesta la retromarcia e riporta la Rolls alla base, lasciando Marty Ritt in piedi accanto al muro con il suo basco e laria delluomo pi solo e arrabbiato del pianeta. *** In quel momento, e ogni volta da allora che ho guardato attori e registi lavorare insieme ad altri film, mi sono domandato quale fosse la causa dellostilit sempre pi aperta fra Burton e Ritt e sono giunto alla conclusione che era preordinata. S, certo, cera lirritazione originata dal fatto che Ritt aveva rifiutato la Taylor per la parte di Nan e laveva data alla Bloom. Ma per me la causa risaliva a molto pi indietro, ai tempi in cui Ritt era un radicale ostracizzato, ferito e arrabbiato. La coscienza sociale non era solo un atteggiamento, ce laveva nel sangue. In una delle poche conversazioni serie che ho avuto con Burton durante i nostri brevi bagordi comuni, lui si era quasi vantato del disprezzo che provava per la figura delluomo di spettacolo, mi aveva

Trangugiava ricche sorsate ogni volta che la solitudine diventava troppo pesante per lui, anche se lunica cosa che Leamas aveva e Richard assolutamente no era la capacit di reggere lalcol

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PROTAGONISTI
Carlo Petrini e Oscar Farinetti a Pollenzo, dove ha sede lUniversit di scienze gastronomiche

Lideologo del chilometro zero e il manager della qualit

non temono il futuro: Mangeremo meno e meglio assicurano. Perch gi oggi molte buone idee sono state seminate e non si potr pi tornare indietro

OSCAR FARINETTI
gere prodotto con latte di montagna, anche gli spot delle grandi aziende alimentari puntano sulla qualit; certo, poi qualcuno fa la cazzata imperdonabile del cavallo dentro i ravioli, per sono eventi rari. Tre quarti di quelle pubblicit positive sono strumentali, ma forse almeno un quarto virtuoso. Anche gli italiani stanno diventando ciccioni, i nostri figli fanno sempre meno sport, a parte lo strappo della merendina a met pomeriggio. Carlin, come evitare il suicidio di massa a tavola? Nel piatto del futuro prevedo pi frutta, pi verdura e meno carne, senza demonizzare niente. Oggi in Italia consumiamo novantacinque chili di carne pro capite allanno, unenormit, negli Usa sono addirittura centoventi mentre nellAfrica subsahariana siamo fermi a cinque. Contrazione e convergenza diventano parole chiave: contrarre i nostri eccessi e farli in qualche modo convergere verso chi ha poco o nulla. Un diverso modo di mangiare sar anche un diverso modo di fare la spesa. Al mercato, pi che allipermercato. Stagionalit e territorio sono due cardini del futuro, ripete Carlin. Il chilometro zero costa meno, pi buono ed pi logico. assurdo cercare i cibi fuori stagione, si spende un patrimonio e non hanno gusto. Bisogna imparare il governo del limite, questo il nuovo paradigma: per produrre un chilo di carne bovina, oggi servono quindicimila litri dacqua, linizio di un clamoroso dissesto ambientale. Qui in provincia di Cuneo siamo seduti su una bomba ecologica: le deiezioni dei maiali inquinano la prima e la seconda falda acquifera, e lacqua inquinata entra nella catena alimentare. A questo bisogna aggiungere la fine dei contadini, e quei pochi rimasti non li rispetta nessuno: eppure sono loro, tra le altre cose, a tenere insieme lecosistema. Il cibo di domani passa dal ritorno agli orti, lha ben capito Michelle Obama che ha sostenuto questa pratica nelle scuole americane, mentre da noi bisogna ancora confidare nella buona volont degli insegnanti, in totale assenza della politica. Frutta e verdura saranno un modo per combattere lobesit infantile, autentica pandemia del mondo occidentale. Altro caposaldo del pensiero slow: Valorizzare lo scambio e la diversit, che resta la pi grande forza creatrice del mondo. La pasta col pomodoro il nostro piatto nazionale, ma n la pasta n i pomodori hanno origine italiana. Il cibo un immenso contenitore dove stanno comodissime lantropologia e leconomia, la sociologia e le scienze dellalimentazione, la salute e la ricerca di nuove tendenze. godimento e moda, insidia e mercato. Nel nord del mondo si spende lottanta per cento per oggetti che stanno fuori o attorno al corpo, e il venti per cento per il cibo, fa di conto Farinetti. Dunque c un grande spazio di manovra perch, senza offesa per orologi e cravatte, le cose attorno al corpo poi finiscono e hanno un po meno valore di quello che mangiamo. Ci sar un motivo se listinto di conservazione della specie passa attraverso due orgasmi, quello del sesso e quello del cibo. E a tavola, come nellamore, se conosci davvero il tuo partner, se gli vuoi pro-

pulizia a tavola
Fighetti Mangiare bene, in modo buono e giusto, non pi un vezzo da fighetti del gusto come me diventato un valore Adesso serve solo pi chiarezza Poliziotti Le multinazionali si metteranno in riga, poliziotto sar il consumatore consapevole Il cavallo nei tortellini uneccezione: nessuna azienda sana di mente sceglie di suicidarsi Amore Listinto di conservazione della specie passa attraverso sesso e cibo In entrambi i casi se ami davvero il tuo partner godi il doppio

prio bene, godi il doppio. Dunque, domani mangeremo meglio perch ne sapremo di pi? Certo, ed un sapere che si va estendendo. Credo che Eataly, in coda a Slow Food e a Terra Madre, abbia avuto una parte di merito in questo processo culturale, non solo commerciale. E chiss se sta diventando cultura, cultura televisiva di massa, pure la crudelt dei grandi cuochi sadici che dileggiano concorrenti imbambolati davanti alle telecamere. Carlin, che dire di MasterChef? La cosa incredibile che sta conquistando i bambini. Ma io mi chiedo: che senso ha?. E lei, Oscar, ogni tanto guarda questa graticola umana? Mah, se nei talent-show culinari si parlasse anche di terra e prodotti, niente da dire, invece si fa spettacolo. Stimo molto le competenze e la sapienza gastronomica di Bastianich e Cracco, due amici, per si vede che recitano un copione. Davvero, interviene Petrini, io conoscevo Carlo Cracco come un ragazzo timido, tutto il contrario di quello che viene fuori in tiv. La contrazione del mercato e la moltiplicazione dei consumi alimentari sembrano due aspetti in assoluta contraddizione, per fornitori di 12mila quello che sta accadendo. Non solo il prodotti in 20 negozi piatto troppo pieno, come le arterie ingolfate di colesterolo, ma anche il carrello. Una deriva, oppure unopportunit di sviluppo? La crisi pu trasformarsi in risorsa? Mangiare meno e mangiare euro di spesa media meglio? Comprare con pi cervello? per un pasto Oggi gli allevatori della provincia di Cu-

Eataly

2mila 15

neo vengono pagati il trentadue per cento in pi della media nazionale, risponde Farinetti. Questo permette di produrre qualit, vivere bene, farsi le vafatturato in euro canze e costruirsi la casetta. una delle dellanno 2011 ragioni del mio ottimismo, perch la crisi pu non paralizzare, ma anzi migliorare il mercato. Purch, lo ripeto, si scelga la strada delleccellenza. Il periodo della paura delle pillole, cio del cibo da ingurgitare al volo come astronauti, finito. Nonostante la cronaca degli ultimi giorni, si stanno riducendo anche i rischi di contraffazione: i ravioli di cavallo sono leccezione, non la regola. Nessuna azienda sana di mente sceglie di suicidarsi. E la ristorazione pu uscire dallimbuto? I governi devono mettersi in testa di aiutare chi lavora in modo serio, defiscalizzando e alleggerendo limmane peso della burocrazia. Tra tasse sulle insegne, sui rifiuti, imposte varie e controlli sacrosanti ma a volte eccessivi, il ristoratore affoga. Ricordiamoci per che in Italia ci sono meravigliose osterie, non solo i cuochi stellati, e loro rappresentano una risorsa enorme. In quel piatto non si piange, si sorride di gusto, lentamente.
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212 milioni

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DISEGNO DI GIPI PER REPUBBLICA

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Lattualit
Buon appetito
Tra cibi contraffatti, cucina spettacolo e obesit in aumento, il piatto piange Confronto tra due guru dellalimentazione, il fondatore di Slow Food e lideatore di Eataly. Per scoprire che la crisi ci salver

E ora facciamo
MAURIZIO CROSETTI

CARLO PETRINI

Slow Food

100mila 70mila 1.169

l piatto piange, forse perch troppo pieno. Ma cosa ci metteremo dentro tra cinque anni? Tra dieci? Come evitare il tortellino di cavallo e la moda della cucina spettacolo? Come sgonfiare i nostri bambini obesi? Come mangiare meglio senza chiedere un mutuo alla banca (tanto, ormai non ne danno pi)? Domande in fila come in una carta dei vini, pi complesse del pi incomprensibile men di uno di quei cuochi dartificio che fanno i fenomeni con i sifoni, e vorrebbero stordirci con la cucina molecolare. Per capire cosa stiamo mangiando e cosa mangeremo domani, dopodomani, e come, forse una buona idea infilare lautostrada che da Torino scende in picchiata verso il mare, uscire a Marene, provincia di Cuneo, e proseguire fino a Pollenzo, una gran pianura, un campanile e unantica corte alla Ersoci in 150 Paesi manno Olmi. Qui, sulla facciata di un di tutto il mondo vecchio casale tirato a lucido, c scritto Universit degli studi di scienze gastronomiche. il regno di Carlin Petrini, inventore di Slow Food, uno degli italiani che pi contano nel mondo, il carismapartecipanti ai 3500 tico profeta del cibo buono, pulito e giuMaster of Food sto: il suo mantra. Nessun segreto alimentare sfugge in queste aule, nei laboratori che fanno tanto America nella Provincia Granda, met degli studenti sono stranieri, molti africani, con borse di stuiscritti allUniversit dio internazionali. Insieme a Carlin, in di scienze gastronomiche questa mattina gi odorosa di primavera anche se in terra c il biancore del ghiaccio e il riverbero azzurro-rosa della neve, ecco Oscar Farinetti, il guru di Eataly, gioco di parole che non affatto un gioco. Nei suoi negozi si compra cibo come in un golosissimo viaggio in Italia, solo i migliori produttori hanno lonore dello scaffale in una strategia assolutamente glocal. E alle casse c sempre la coda, anche in tempo di crisi raggelante. Lideologo e il mercante, sia detto col massimo rispetto, il filosofo del gusto insieme a chi quel gusto vende in modo nuovo, quasi rivoluzionario, seguendo la scommessa della qualit e della tipicit. Se non lo sanno loro, cosa stiamo mangiando e cosa mangeremo domani, non lo sa nessuno. Io sono ottimista, dice Farinetti: coerente, visto che proprio lui invent i famosi slogan per Tonino Guerra (Gianni, sono ottimistaaa!, Lottimismo il profumo della vita!), quando il grande poeta faceva pubblicit

POLLENZO (Cuneo)

Consumi Tutto passa attraverso il rispetto dellambiente e dei contadini Dobbiamo sempre ricordarci che il consumo non lunica risposta alle difficolt del presente, anzi Eccessi Un cittadino italiano mangia quasi cento chili di carne allanno, un africano cinque Occorre contrarre i nostri eccessi e farli convergere verso chi ha poco o nulla Limiti Il chilometro zero costa meno, pi buono ed logico Assurdo cercare i cibi fuori stagione, si spende un patrimonio e non hanno gusto Bisogna imparare il governo del limite

a lavatrici e televisori. La gente ha ormai acquisito una diffusa consapevolezza del cibo, ne ha conoscenza e cultura. Mangiare bene non solo un vezzo da fighetti del gusto, me compreso, ma un valore: per mangiare bene, intendo anche in modo giusto e pulito. Si torna sempre al folgorante libro di Carlin. Sul buono, il pi fatto, mentre il pulito sar una componente di marketing micidiale: purch si semplifichino le cose. Oggi tra biologico e biodinamico c ancora confusione, al consumatore serve chiarezza. La chiarezza di sapere, se possibile, cosa diavolo stiamo mangiando, a che ora della giornata ci scapper il primo nitrito e se qualcuno bara. Il futuro del cibo passa sempre attraverso il rispetto dellambiente e dei contadini, dice Carlin. Domani mangeremo meno e mangeremo meglio, ricordando che il consumo non lunica risposta alle difficolt del presente, anzi. Oggi si produce cibo per dodici miliardi di viventi, anche se nel mondo siamo sette miliardi di cui un miliardo non mangia. Vanno distrutti milioni di tonnellate di cibo, la crisi entropica, consumiamo troppa energia per produrne pochissima e stiamo finendo lacqua, la vera emergenza di domani. Sembra di capire che nel nostro piatto finir meno roba, per pi buona. Ma a quali cifre, Farinetti? Lunica chance la qualit alta, siamo italiani e dunque siamo fortunati, perch qui da noi c tutto il meglio. Il futuro del cibo artigianato e manualit: anche le multinazionali si metteranno in riga, perch il poliziotto del gusto il consumatore consapevole. Se questo signore qui... e Oscar indica Carlin un giorno andasse in tiv per dire di non comprare pi nessun prodotto con la lettera E sulletichetta, dove E sta per coloranti, ne vedremmo delle belle. Su quelle etichette, per, oggi si comincia a leg-

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La storia
Vite nascoste

Rosa Tomei la donna


di Trilussa
Vissero in simbiosi per oltre ventanni Lei non era soltanto la devota governante del poeta romano ma il suo alter ego, il suo filtro col mondo Lho amato tanto, ma di un amore puro confess alla fine dei suoi giorni Da analfabeta era diventata poetessa
Mor, sola e povera, con un sogno: vedere pubblicati i suoi sonetti Eccone alcuni

EMILIO MARRESE
a signoranon aveva nemmeno cinquantanni, ma ne dimostrava gi troppi di pi. Minuta e seminferma stava cercando faticosamente di mettersi a sedere nel suo letto dospedale. La ragazza, una studentessa in Lettere che nel tempo libero faceva volontariato al Policlinico romano, la not arrancare e le and in soccorso. Questo vivere pericolosamente si schern lanziana. Chiacchierarono un po e, nei giorni successivi, la ragazza prese a farle visita sempre pi spesso. Non cera nessun altro che andasse a trovarla. No, non ho nessuno. Sono sola, finito tutto. Ho amato molto qualcuno, che non c pi, ma di un amore puro le confess la donna. Solo alcune settimane

dopo la giovane Enrica Schettini Piazza, che sarebbe poi diventata responsabile dei testi storici dellAccademia dei Lincei, venne a sapere che quella stramba degente era stata, come le dissero con tono dispregiativo gli infermieri, la serva di Trilussa, morto dodici anni prima, nel 50: Rosa Tomei. Per ringraziarla dellamicizia e della compagnia, prima delle dimissioni, la Tomei le aveva affidato uno scartafaccio di fogli leggeri battuti a macchina: Una cosa pe te la posso fa: queste so le mie poesie, si so bbone le pubblicheranno. Erano bbone, ma fino a oggi sono rimaste dentro un cassetto. Rosa Tomei morta infine nel 1966, sola e paralitica quattro anni dopo quellincontro stata una figura fondamentale quanto misteriosa nella vita di Trilussa. Governante, segretaria, perpetua, fantesca, cuoca, infer-

miera, complice, alter ego, allieva: ma, si presume, nulla di pi, condannata allamore puro. La sua devozione per il pigmalione non fu mai ricambiata, tanto meno sul profilo economico: non le pag mai un salario n le lasci nulla. Nun tho manco sistemata... si scus il poeta romanesco sul letto di morte. E cinque anni pi tardi Rosa fu sfrattata dalla casa di via Maria Adelaide, vicino a piazza del Popolo, dove per ventunanni aveva servito er sor padrone, come lo chiamava. Imparando, divertendosi e soffrendo in silenzio. Rosa, diminutivo di Rosaria scelto dal poeta, era salita tredicenne dalla Ciociaria: rozza e analfabeta, ma gi parecchio svelta di cervello. Arguta, forte e spiritosa aveva saputo rapidamente conquistarsi la fiducia di Trilussa fino a diventarne il punto di riferimento indispensabile di una vita. Non

solo curava la casa e i gatti Pomponio, Poppea e Ajo, ma arriv presto a scegliere personalmente labbigliamento del sor padrone, tenerne la corrispondenza, scrivere addirittura sonetti apocrifi e firmare autografi in vece sua da scambiare con generi alimentari in tempi di guerra. Divenne il suo filtro col mondo, intrattenendo gli ospiti graditi e sbarazzandosi degli altri, tollerando paziente le sempre pi rare incursioni femminili di soubrette e belle dame irretite dal poeta, per proteggerne infine lisolamento forzato dalla malattia degli ultimi anni. Rosa non era certo avvenente, anche se nel film tv della Rai (in onda il 10 e 11 marzo) le verr riconosciuta lincoerente bellezza di Monica Guerritore, accanto a Michele Placido nei panni di Trilussa. Non solo Rosa aveva imparato in fretta a leggere e scrivere, mandando a

memoria tutti i versi del suo mentore (con titoli e data di pubblicazione) anche per recitarli ai ricevimenti, ma ella stessa sera dedicata a comporre sonetti in stile simile. Sei venuta anarfabbta e mo pure la poetessa voi fa... la canzonava lui. La sua passione da bambina, in verit, era il canto e, appena giunta nella capitale dal paesino di Cori in provincia di Latina, si esibiva intonando stornelli insieme ai suonatori ambulanti nella trattoria degli zii al quartiere Flaminio: il padre Romualdo aveva brigato per farle conoscere Petrolini, affinch fosse il grande attore ad assumerla, e proprio Trilussa, abituale avventore dellosteria, avrebbe dovuto fare da tramite. Ma, dopo qualche mese di apprendistato a casa sua, lo scrittore si convinse che Petrolini avrebbe dovuto cercarsi unaltra domestica: Io de qua nun me movo.

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Lattualit del pollo e del bugiardone


FILIPPO CECCARELLI

hiss Trilussa, poeta di Omini e bestie, favoloso interprete di animali parlanti, cosa farebbe raccontare ai cagnolini elettorali. Chiss quale sardonica analisi, lui che con la teoria del pollo a testa aveva immortalato le illusorie distorsioni della statistica, dispenserebbe oggi sulla crisi economica. Quando la vita pubblica si agita, e leuforia raggiunge lazimut della campagna elettorale, torna anche utile ripensare a certi versi trilussiani sulleterno candidato bugiardone della commedia politica allitaliana: E poi parl de li princpi sui: e allora pianse, pianse cos bene, che quasi ce rideva puro lui. Sono frecce dolcemente avvelenate e tanto pi dolci in questo tempo di parossismi isterici e disastri buffi. Forse non un caso che Trilussa ebbe il massimo ascolto e la pienezza della gloria letteraria proprio allindomani della catastrofe della Guerra Mondiale, quando tutto imponeva di accogliere gli eventi ridimensionandone linutile furore, con scaltre allusioni sollevando il sudario che a lungo aveva incartato la retorica. E tuttavia ancora una volta si capisce che certi compiti di disvelamento toccano in sorte a figure che vivono in anticipo o in ritardo, comunque fuori dal loro tempo. Trilussa, che poi era Carlo Alberto Salustri, figlio di cameriere (o forse di aristocratico) e di mamma bolognese, era uno di questi previssuti o sopravvissuti cui si deve il dono della favola metafisica applicata alla vita quotidiana, analgesico dellanima, risorsa preziosa di una signorilit che conviveva con unantica e civile pigrizia. Era un uomo lungo lungo, una specie di trampoliere con baffi a manubrio, un personaggio da cartoni animati che oltretutto vestiva parecchio strano, enormi cravatte, gilet eccentrici, un po borghese, un po crepuscolare e un po dannunziano. Viveva in una specie di sacrario, contornato di feticci, talismani e raffinatissime stranezze. Appassionato di donne, scapolo impenitente, si calava gli anni, mangiava poco, alzava un po il gomito, aveva le mani bucate, diffidava degli intellettuali, piuttosto soccorreva gatti di strada e solo per questo entr in contatto con Elsa Morante. Ebbe un enorme successo di pubblico e, per quel poco che gli importava del potere, la stima della pi inedita e straniante trinit: Mussolini, Croce e Togliatti. Nel 1950 Einaudi lo nomin senatore a vita: Siamo ricchi! disse allora a Rosa Tomei. Due settimane dopo mor. Si era preoccupato anche di far distribuire un bigliettino postumo agli amici: Trilussa ringrazia.
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DICHIARAZIONE
Dopo tantanni che te st vicino, lo sai s quanti vizzi mhai insegnato uno soltanto io nun lho mai imparato: / quello dabituamme a bere er vino. / Penza che sfirza de parole belle / chavrei cantato a te mezza imbriaca: / invece ho fatto come la lumaca, / strisciai per tera e nun guardai le stelle. / Ma ormai me pesa troppo er sacrificio: io cerco ma nun trovo pi riparo, dentro de me c porvere da sparo, / che prepara li fochi dartificio. / La miccia sta bricianno a poco a poco, / ed uno de sti giorni chiaro assai /tu leggi quello che nun dissi mai, / scritto per cielo a lettere de foco

FOTOISTITUTO LUCE

Dopo la morte di Trilussa, Rosa si batt invano per conservarne la memoria, ma non riusc a fare dellabitazione un museo come avrebbe voluto, nonostante il sostegno di molti esponenti della cultura romana. Un caustico sonetto lo dedic allallora sindaco Rebecchini, colpevole di aver assegnato a Trilussa una tomba del Verano non consona: Perch li pezzi grossi nun li tocchi, ma li salamelecchi co linchini? Te porto un bonesempio: er mi padrone, che pe fa sordi nun ciaveva pratica, chi lo chiam poeta e chi fregnone; insomma, senza tanta matematica, volevo ditte questo in concrusione: poteva av un palazzo e ci na chiavica. Struggenti e teneri i versetti rivelatori che Rosa componeva per Trilussa, densi del rimpianto per una vita solo sognata: Nessuno sapr mai co-

me dentro la testa tho creato; de che colore, io, tho fatto locchi, er nome che tho dato, fijo che nun sei nato (...) Tho raccontato mille e mille favole piene de fantasia; tho fatto vol bene a tante cose: a lomini, a li fiori, a la poesia e a tutto quanto quello chho sognato e nun ho mai trovato. Il rapporto tra il maestro e la sua vestale era quasi di tipo coniugale, riferiscono, nella confidenza e anche nel battibeccare. Rimasta senza padrone, n amore n casa si arrangi facendosi ospitare da conoscenti qua e l, magari in cambio di qualche poesiola. Frequentava spesso una trattoria di via dei Serpenti, dove si radunavano i cosiddetti poeti romanisti. Se ne and appena cinquantenne in una stanza del San Camillo. Chiss se poi sia riuscita nel suo intento, altrove.
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POESIE
Rosa Tomei, al centro, in posa accanto al monumento a Trilussa E, a destra, nella casa del poeta Qui a fianco gli originali di due sonetti della Tomei

LA FATTURA
Io porto ne la mano un tamburello e nun lo sono mai; / io porto ne le gambe un sartarello, per nun ballo mai. / Me so comprata un ber broccatto rosso: / ci fatto un vestitino scampanato; na fattucchiera ha detto: / - Chi te lo vede addosso /, deve pe forza riman stregato. / Da tanto che me giri pela mente, / ma nun me do pensiero: / ancora nun so certa veramente / se vojo quellimpero Ma er giorno che decido de fermatte me metto addosso er vestitino rosso e ballo er sartarello / sonanno er tamburello a pi non posso Indove scappi, amico, pe le fratte? Pe te finita, scatta la tajola: / a furia de gir te rimbambisco e finarmente guarderai me sola

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Spettacoli
Estremi

Girare a
DISEGNI
Qui sopra, i bozzetti realizzati da Salvatores durante le riprese del film: si riconoscono la sala da pranzo del giovane Kolima e la camera da letto del nonno Kuzja
FOTO CLAUDIO IANNONE

GABRIELE SALVATORES
Vestiti come scalatori tra cineprese ghiacciate, attori in crisi ipotermica, sabotaggi mafiosi e nostalgie sovietiche
Il diario siberiano che il regista ha tenuto

durante i tre mesi di lavorazione del suo ultimo film ora nelle sale

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GABRIELE SALVATORES desso so perch gli americani e gli inglesi usano lo stesso verbo, to shoot, per dire sparare con unarma o girare con una cinepresa. Fare un film ha qualcosa a che fare con la guerra: entrambe le cose richiedono un gran lavoro fisico, per entrambe ci sono termini come troupe, crew, reparti, ordini del giorno... Dico questo perch Educazione siberiana stata unesperienza estrema, che ha messo molti di noi di fronte a se stessi, alla propria capacit di resistere e andare avanti malgrado tutto. La Siberia del mio film la Lituania. Il mio primo sopralluogo iniziato nel novembre 2010 dopo che gi da un anno la scenografa Rita Rabassini e il direttore della fotografia Italo Petriccione andavano in giro negli Stati dellex Unione Sovietica: cercavamo un luogo particolare, una citt con quartieri diversi dal punto di vista architettonico, sociale e storico. Vilnius, la capitale della Lituania, faceva al caso nostro. una citt interessante consiglio di andarci a fare un giro. Tra le capitali delle tre repubbliche baltiche, Riga bellissima, ma Vilnius credo abbia il centro storico pi grande dEuropa. Soprattutto era perfetta per lambientazione della storia: un centro medievale molto ben conservato, intorno una vasta area di quartieri popolari costruiti negli anni del blocco comunista. E, nascosto dai primi grattacieli, spuntati come funghi negli ultimi anni, c un villaggetto che chiamano Shangai, fatto di piccole case di legno, semi abbandonato, abitato per lo pi da gitani e dichiarato dallUnesco patrimonio dellUmanit. Arrivati a Vilnius, per, ci siamo resi conto che le difficolt non sarebbero mancate. una citt attiva, vivace, con tanti locali per giovani, ma la ricettivit scarsa. Inoltre abbiamo subito capito che non sarebbe stato facile spiegare a una popolazione che odia i russi e che ha dovuto subire pesanti deportazioni in Siberia, che dovevamo girare un film sullex Unione sovietica proprio l da loro. Ma il primo vero problema stata la neve. Lassenza di neve. Non ce nera affatto. Per la prima volta a memoria di lituano, in quellinverno del 2010 non si era visto un solo fiocco. Nevicava dappertutto l intorno, in Polonia, in Germania, in Danimarca ma non in Lituania. E noi dovevamo girare un film che si sarebbe chiamato Educazione siberiana. E credo che chiunque, quando si dice Siberia, pensi alla neve. Questo ci ha costretto a cambiare pi volte il piano di lavorazione. John Malkovich, il nonno Kuzja del film, era sotto contratto per due settimane di lavorazione. Abbiamo quindi dovuto girare con lui alcune scene con la neve finta, neve di cellulosa, non inquinante, assolutamente identica a quella vera che ci puoi perfino lasciare limpronta. Ma puoi coprire solo singole zone, non un intero paese con la neve finta. Poi, senza preavviso, la neve arrivata. Tantissima. Secca e ghiacciata. Tanto da sommergere lintera citt in meno di mezzora. Se fino a quel momento avevamo lavorato a temperature intorno allo zero, di colpo, con la neve e il ghiaccio, ci siamo ritrovati a meno trenta. E dovevamo girare allaperto, di notte e spesso con dei bambini in scena. Ogni mattina vestirci era un lungo rituale. Dovevamo indossare una serie di indumenti tecnici: maglia termo isolante, calzamaglia, pantaloni imbottiti, piumino da spedizione artica, calze autoriscaldanti, doppie scarpe e una maschera per il viso di materiale isolante. Io ci mettevo circa venti minuti prima di essere pronto per uscire, perch non come andare sul Monte Rosa o sullHimalaya. Fino ai quattromila io ci sono arrivato, lass ti muovi e il calore sviluppato dal movimento ti aiuta. Ma quando giri un film stai a lungo fermo in piedi, o seduto davanti a un monitor. Ogni ora dovevamo interrompere per andare a riscaldarci. La macchina da presa era sempre a rischio di ghiacciare. Dunque era sempre protetta da una copertina termica, di quelle che si usano per le culle o i passeggini dei bambini: due di noi erano l apposta per tenere i phon accesi sullintersezione tra obiettivo e camera per mantenere fluidi i movimenti e non farli bloccare. Un tecnico ci ha rimesso i polpastrelli, perch la pelle delle dita gli era rimasta incollata sullobiettivo ghiacciato. Spesso abbiamo dovuto far girare la macchina da presa a passo uno, cio un fotogramma al secondo, per non far grippare il motore. Non avevo mai lavorato in condizioni cos estreme e con centocinque persone della troupe da governare, organizzare e incoraggiare. Il secondo giorno dovevamo girare la scena dellalluvione del fiume. Ovviamente non un fiume vero, la cor-

rente ti trascinerebbe via. Abbiamo trovato uno specchio dacqua fermo, stretto tanto da sembrare un fiume, ma avevamo bisogno di ricreare la corrente e di poterla controllare. Abbiamo quindi utilizzato una turbina sottacqua, due gommoni da trecento cavalli ancorati a dei bulldozer e con i motori al massimo, due gru per le luci alte settanta metri, stuntmen, uomini della protezione civile, sommozzatori. Nel caso fosse successo qualcosa. Ed successo qualcosa: uno degli attori, un ragazzo di diciannove anni, molto magro, ha avuto una crisi di ipotermia in acqua. Mi sono rifugiato nel camper in preda a una crisi di sconforto. Ma gli attori sono stati straordinari. Tutti. Non dico solo i due ragazzi protagonisti, Arnas Fedaravicius e Vilius Tumalavicius, i due lituani che, essendo al loro primo film, erano disposti a tutto. Parlo anche dei sessanta o settanta anziani che facevano le comparse, per ore sotto la pioggia gelata. Dei novanta ragazzini completamente rasati in una vecchia fabbrica di birra dellOttocento, abbandonata da decenni e bonificata da noi per tre giorni prima di poterci entrare. Bambini di sei o sette anni, che la mattina alle cinque tornavano a casa da soli, come soldatini. E parlo di Eleonor Tomlinson, diciannove anni, inglese, ex modella, attrice di Tim Burton e Brian Singer, che ha girato nel fiume gelato o sotto la pioggia con indosso solo una camicia da notte, senza mai lamentarsi. E di John Malkovich: un grande incontro. Un giorno dovevamo girare una scena in cui lui doveva essere pi vecchio di dieci anni: il suo personaggio, nonno Kuzja, una specie di ultimo dei mohicani, il baluardo di un mondo che sta crollando, era a quel difficile turning point che per un uomo rappresentano i sessanta. Allinizio del film avevamo deciso insieme di non usare il trucco per linvecchiamento, di cercare qualcosa di pi interno e autentico. Sapevo che John da qualche giorno aveva un po di febbre e un potente raffreddore. Il giorno delle riprese lo vedo arrivare sul set, scendere a fatica dallauto, salire i gradini del suo camper quasi piegato in due. Mi avvicino subito per dirgli che, se non stava bene, potevamo rinviare le riprese. Lui mi guarda e mi dice: Gabriele, me lo hai chiesto tu: sono solo pi vecchio. Stava usando il suo reale malessere per il nostro film. Le riprese sono durate dodici settimane. Un mese, forse anche di pi, nella neve. Ci siamo confrontati con le piccole mafie locali e due auto di scena le abbiamo ritrovate, per vendetta, nel fiume. Un colpo di pistola ha frantumato il parabrezza del camion del catering. Ma abbiamo affrontato anche situazioni divertenti. Dovendo trasformare la Lituania in una regione della Russia, ci servivano le scritte in cirillico per le strade, le auto dellex Unione sovietica, le targhe sovietiche, i pacchetti di sigarette sovietiche. Ricordo che, per esigenze di scena, dovevamo collocare una statua di Lenin in una piazza di un paesino di campagna. La scenografa fa costruire una statua in vetroresina, identica a quelle di metallo dellera sovietica, e la sistemiamo nella piazza. Il giorno delle riprese arriviamo sul set e vediamo un gruppo di persone impegnate in una accesa discussione intorno alla statua. Qualcuno stava gi per arrivare alle mani. Cera chi voleva subito rimuovere quella statua dalla piazza e chi, invece, proponeva di lasciarla l, esattamente dove era sempre stata. Un uomo diceva che non poteva continuare ad avere sotto il naso limmagine di chi gli aveva tolto la libert e una donna gli chiedeva cosa se ne faceva adesso della libert visto che non aveva pi un soldo n riscaldamento e n elettricit. Anche alla stazione di Vilnius abbiamo dovuto levare tutti i cartelli e le scritte in lituano per sostituirle con quelle in cirillico, vestire i soldati e le guardie con le uniforme sovietiche, mettere bandiere e simboli comunisti. La gente che arrivava con i treni in normale servizio di linea scendeva in quella stazione e rimaneva a bocca aperta: avevano forse fatto un viaggio nel tempo, indietro di ventanni? Educazione siberiana un film, per quanto mi riguarda, di prime volte. il primo lavoro per una produzione di cui non sono socio, la prima volta in inglese, la prima volta con una troupe di centocinque persone e neanche un attore italiano. E, quindi, ho imparato pi cose in questo film che in tutti gli altri. stato un mettermi alla prova, misurandomi proprio con quel sogno che da ragazzo mi aveva fatto venir voglia di fare il cinema: un cinema fatto di storie grandi, con personaggi forti, con un respiro epico. Ho perso quasi cinque chili durante il film, ma adesso so qualcosa di pi del lavoro che faccio.
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GIOSTRA
In alto a sinistra, la scena dellalluvione quando uno degli attori pi giovani ha una crisi di ipotermia in acqua Al centro, il bozzetto originale di Salvatores e le sue note per la scenografia Qui sopra, la piazza con la giostra colorata e inutile realizzata per il film

SET
Sotto, la statua di Lenin in vetroresina fatta costruire per alcune scene; in basso, invece, una delle statue sul Green Bridge di Vilnius, tipico esempio di realismo sovietico

RIPRESE
Nelle immagini di queste pagine alcuni momenti delle riprese sotto la neve Qui a destra , un bozzetto realizzato dopo un sopralluogo nel quartiere Shangai a Vilnius

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Truffe 2.0
Crearsi unaltra identit su Internet ormai facilissimo: documenti, passaporti, patenti, tesi di laurea. Finch utile ai minorenni per farsi servire alcolici al bar, il danno limitato: ma c chi cos esercita
professioni, compra armi oppure ottiene mutui. la nuova

STUDI SCIENTIFICI
Alcuni programmatori del Massachusetts Institute of Technology hanno messo a punto un generatore automatico di studi scientifici. Basta scrivere il proprio nome tra gli autori e il generatore sforna un documento impaginato con il format dei paper, con diagrammi e tabelle http://pdos.csail.mit.edu/scigen

ESTRATTI CONTO BANCARI


Premettono che questi documenti sono solo a fini teatrali o scolastici, ma poi specificano che sono indistinguibili dagli originali. Possono essere usati se qualcuno pretende di vedere la vostra situazione patrimoniale per concedervi un prestito o appurare che non avete una lira per darvi un sussidio http://replaceyourdocs. co.uk

sfida della cyber-polizia ai pirati del web

GLOSSARIO
Paper generator
Software che crea, assemblando in automatico frasi, un paper su materie specifiche Uno di questi falsi era stato accettato da una rivista

Ologrammi
Figure, ottenute attraverso procedimento laser, che danno un effetto tridimensionale Ormai i falsari hanno imparato a replicare anche quelle

RICCARDO STAGLIAN
on capita spesso che un giornalista firmi uno studio scientifico assieme allinventore del web e al pap di Google. Nel caso specifico, per aver messo a punto un algoritmo che facilita lapprendimento nei corsi online. Diciamo che non capita proprio. Eppure, quando il sottoscritto ha annunciato sul sito di Repubblica di aver scritto un paper con Tim Berners-Lee e Larry Page, un certo numero di persone pur molto sveglie e con uso di mondo ci ha fatto le felicitazioni: Bravo, non immaginavo!. Grazie, neanchio. Va detto che il documento era impeccabile. Col suo bellabstract, quel carattere Times New Roman penitenziale, i grafici a dispersione che fanno subito scienza. Tutto assemblato in automatico da SCIgen, un generatore casuale di testi accademici concepito da alcuni studenti del Massachusetts Institute of Technology. Non abbiamo fatto del male a nessuno. Volevamo solo provare un argomento, vecchio come la Rete: su Internet nessuno sa che sei un cane, come recitava la celeberrima vignetta del New Yorker. Fa per una certa paura sapere che negli Stati Uniti chiunque possa comprare armi automatiche, alla faccia di eventuali condanne penali, con patenti farlocche. O che in Cina un signorotto locale possa acquistare quaranta appartamenti che non gli sarebbero spettati con laiuto di centonovantadue documenti taroccati. O che una signora inglese eserciti la professione legale (ma poteva essere medica) a New York grazie a titoli photoshoppati. Lindustria dei documenti falsi entrata nella globalizzazione dalla porta del web. E non stiamo parlando di semplici curricula di can-

Codice Qr
Codice a barre bidimensionale che memorizza informazioni generalmente destinate a essere lette tramite cellulare o smartphone

Biometria
Un sistema di riconoscimento che identifica una persona sulla base di una o pi caratteristiche biologiche e/o comportamentali

Photoshop
Adobe Photoshop un software specializzato nellelaborazione di fotografie (fotoritocco) e, pi in generale, di immagini digitali

didati politici rimpinguati da un paio di lauree o master mai conseguiti. Prima, se volevi un passaporto contraffatto, dovevi cercarlo in periferie dimenticate, in piccoli antri loschi e mal illuminati. Era uno spaccio artigianale. Solo per esigenze di drammatizzazione, nel thriller The next three days, Russell Crowe, che organizza tutto il suo piano via Rete, affronta una scazzottata per andare a ritirare dal vivo la merce. Pi coerentemente, avrebbe potuto ordinare dal computer di casa e ricevere i documenti via posta. Cos fan tutti, o almeno sempre di pi. Si comincia presto. Il diciassette per cento delle matricole e il trentadue per cento degli studenti degli anni successivi, stando a uno studio del 2009 sugli atenei statunitensi pubblicato di recente dallEconomist, possederebbero un qualche documento falso. Utile pi che altro per aggirare il divieto di consumare alcolici prima dei ventunanni. Per, una volta che puoi dimostrare di essere un altro, magari ti vengono in mente ulteriori possibilit. I numeri, garantiscono gli esperti, sono nel frattempo cresciuti. E i bar vicini ai campus hanno preso labitudine di chiedere due diversi documenti di identificazione. In Cina sono pi laschi sui controlli per let etilica, molto meno per farti entrare in un Internet caf. Per rimediare o si cerca un pusher dalle parti dellentrata orientale delluniversit Remnin di Pechino, oppure si chiede in Rete. C un sito apparentemente inglese, dallindirizzo piuttosto esplicito (MyFakeId: La mia falsa identit) dove una patente internazionale vale venti sterline e una che attesta che siete studenti (utile, ad esempio, al fine di ottenere sconti ai musei o sui mezzi di trasporto) soltanto dieci. A valutare dalle immagini, sem-

brano ben fatte. Da una rassegna pi ampia per si capisce che questa la fascia low cost. A FalseDocuments, per dire, un passaporto americano va sui seicento dollari. Come con le borse di Louis Vuitton in vendita su Alibaba.com, si va da una fino a sette stelle di valutazione. Se vuoi gli ologrammi, le microstampe, i codici a barre di ultima generazione devi pagare. Lo conferma, sempre al settimanale britannico, il direttore di ununit anticontraffazione pubblica in Florida, David C. Myers: Dieci anni fa una buon ID falso poteva essere comprato dai 35 ai 50 dollari. Adesso si deve essere pronti a spenderne dieci volte di pi. Per contenere i rincari, come ogni manifattura che si rispetti, si delocalizzato in Asia: costo del lavoro incommensurabilmente inferiore e rintracciabilit dei falsari aleatoria. Tutto ci che si vede allesterno una home page, magari con un suffisso telematico delle Isole Cocos, che rimanda a un laboratorio nello Guangdong. Fbi, prova a prenderli. Non c neppure bisogno di puntare direttamente al bersaglio alto, tipo passaporto o carta didentit. Puoi fare come Thomas W. Seitz, scoperto dallinvestigatore Myers. Chiunque abbia qualche competenza informatica ha testimoniato davanti a una commissione dinchiesta del Senato anni fa pu scaricare dal web ogni tipo di modulo per riprodurre dei documenti didentit falsi dalta qualit. Lui ne aveva modificato uno preso dal sito del fisco e

LEPIDEMIA DEL

FAKE

Si moltiplicano, anche grazie ai siti disponibili in Rete, i casi di documenti falsificati. Quella che segue una sommaria rassegna di esempi pi significativi che si sono verificati solo nellultimo mese

UNA LEGALE ILLEGALE Soma Sengupta, cittadina britannica, stata condannata a 7 anni di reclusione per aver falsificato certificato di nascita e altri documenti per poter esercitare la professione legale a New York

+16

LAVORO MINORILE Un intermediario cinese ha falsificato i documenti di identit di 74 cinesi minori di 16 anni (let minima per lavorare) per farli assumere da un fornitore della Apple, ma la frode stata scoperta

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LAUREE E ALTRI DIPLOMI


Lauree e diplomi sono tra i documenti pi falsificati in Rete In ventiquattrore, a un costo dai 69 ai 190 dollari, puoi ordinare un certificato o una pergamena che attesti una affiliazione con qualche universit famosa Dove il pezzo di carta ancora serve, qui lo si strappa senza fatica www.diplomamakers.com

PATENTI E PASSAPORTI
In questo sito per ottenere una patente internazionale basta spendere 20 sterline (www.myfakeid.biz) Mentre per un passaporto americano di alta qualit che non ha nessuna differenza con quello originale ci vogliono 600 dollari http://falsedocuments.cc/ novelty_fake_id_samples.shtml

RICEVUTE
Per i professionisti che possono scaricare fiscalmente attrezzature legate al proprio lavoro, questo un sito che consente di falsificare quasi ogni ricevuta. Prendete il logo del venditore, lo mettete al posto giusto e impostate il modello acquistato e il prezzo http://www.aynax.com/ freeInvoiceTemplate.php

con quello si era presentato alla motorizzazione del New Jersey. Con il documento didentit che mi avevano rilasciato sono riuscito a farmi dare un mutuo per comprare lauto pi cara del concessionario. Alla fine lhanno beccato e si fatto qualche anno di galera. Forse la hubris lha rovinato. A quei tempi un cyber-falsario aveva confessato a Myers un fatturato di oltre un milione di dollari. Il giro daffari senzaltro cresciuto, giurano gli esperti. Se chiedete a Google fake ID vi d pi di tre milioni di risposte. C limbarazzo della scelta. Il Robert Redford accusato di omicidio in La regola del silenzio riesce a darsi con successo alla macchia per tutto il film soprattutto grazie alle diverse carte didentit che sfoggia. A memoria, almeno tre. Ognuno, in qualche momento della vita, preferirebbe essere qualcun altro. C chi fa carte false per diventarlo. E si salva.
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IL GERARCA CINESE Zhao Haibin, ex capo della polizia di un villaggio nello Shaanxi cinese, ha usato 192 documenti di identit contraffatti per comprare 40 appartamenti

Chiunque sappia un po di informatica pu scaricare dal web ogni tipo di modello per riprodurre documenti falsi dalta qualit

Thomas W. Seitz Falsario

PERGAMENE DEL MAR MORTO Raphael Golb, figlio di un gran studioso delle pergamene del Mar Morto, ha ideato una campagna di diffamazione online contro i critici del padre usando 80 alias per amplificare le critiche

FINTE ASSUNZIONI Fintosi reclutatore di una compagnia neozelandese (falsificando la carta intestata col logo scaricato online) un indiano si faceva pagare da chi voleva un posto che non esisteva

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LA DOMENICA

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Est

Pollo agli anacardi


Cipollotto affettato e zenzero grattugiato rosolati. Poi i bocconi di pollo, con salsa di soia e poco brodo. Infine, frutta secca spadellata

Riso cantonese
Sciacquato, bollito, sgranato si spadella in olio e salsa di soia, con piselli stufati, uova strapazzate, cipollotto, germogli e dadi di prosciutto

Wonton
I ravioli cinesi farciti con manzo, pollo, gamberi o verdure vengono cotti al vapore oppure fritti, accompagnati con salsa agrodolce e di soia

Frutta caramellata
Tocchetti di mela e banana passati nel succo di limone e in pastella. Fritti e scolati, si tuffano nel caramello e poi in acqua ghiacciata

Zuppa di pesce
Cubetti di ananas e germogli di bamb rosolati e un poco zuccherati, poi filetti di pesce acqua, soia, zenzero e lime Infine, menta e peperoncino

I sapori
Misti

Terracotta, ferro o ghisa: dalla Cina con furore lantichissima pentola viene ormai sempre pi usata anche nelle nostre cucine. Perch ideale
per mescolare e cucinare qualsiasi cibo

LICIA GRANELLO

uestione di polso. E di muscoli a prova di Braccio di Ferro. Da tenere allenati per gestire i fornelli secondo i comandamenti della nuova cucina, mix goloso e salutare di Oriente e Occidente che la fine dellinverno manda in passerella tra germogli impercettibilmente saltati e suadenti primizie al vapore. Presa confidenza con tecniche e prodotti figli della globalizzazione virtuosa, dal tempura al basmati, il passo decisivo coincide con ladozione della madre di tutte le padelle, il wok. Secondo gli storici, i primi rudimentali contenitori di forma conica, da incastrare tra le pietre e i rami ardenti, sono datati mille anni prima di Cristo (Et del Ferro), mentre alcuni secoli pi tardi vennero forgiati in Cina dei veri e propri wok di terracotta, come quello ritrovato dagli archeologi in una tomba Han. In realt i due fattori forma e materiale di produzione sono strettamente connessi tra loro. Da una parte, la forma semisferica, affusolata verso il fondo, permette di utilizzare una minima quantit di liquido di cottura, dallaltra il tipo di materia usata garantisce unampia e uniforme diffusione del calore (ragione per cui la terracotta venne rapidamente bocciata). Risultato: i wok migliori sono in ferro o ghisa, metalli che sanno condurre al meglio il calore: pentole per braccia robuste, appunto. Al contrario, lalluminio disperde e lacciaio non diffonde adeguatamente. In scia al contenitore nudo e crudo, ecco le varianti, che riguardano il manico (uno o due, uguali o diversi, uno corto e uno lungo, di ghisa o legno), la grandezza proporzionale al peso, meglio tenerne conto al momento della scelta! e una serie di accessori, dalla spatola piatta al cestino di bamb, su su fino alla griglia scola-fritti e alle bacchette per girare i bocconi che il solo movimento del polso non riesce a ribaltare. In pi, i wok veraci, col fondo convesso, necessitano di un supporto ad anello da appoggiare sul fornello. Da qui in poi, si pu cucinare tutto o quasi, friggendo e stufando, saltando e usando il vapore, forti di qualche piccolo accorgimento, come preparare in anticipo tutti gli ingredienti e tagliarli nella stessa misura, infarinare i fritti allultimo momento e salarli solo alla fine. Ma il wok nulla pu se la temperatura non adeguata. Per rendere carni e verdure super croccanti, in-

Quelle tre lettere dove lOccidente incontra lOriente


fatti, occorre che la cottura sia svelta e la fiamma alta: il termometro deve salire abbondantemente sopra i 200, ben oltre quelli della normale frittura, con tutti i rischi connessi alla degradazione dei grassi. Per questo, bisognerebbe privilegiare lolio extravergine di oliva, che oltre a un alto punto di fumo vanta una serie virtuosissima di antiossidanti a partire dalla quercetina, flavonoide presente anche in cipolle, capperi, broccoli e pomodori (perfetti come contorni a fritti e grigliate). Se siete tentati dalla spadellatura in stile orientale, un bel libro in uscita per Guido Tommasi Editore (Wok amore mio di Barbara Torresan) vi illuminer sulla strada delle ricette pi appetitose. Prima di cimentarvi, verificate la tenuta dei bicipiti.
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in

Wok progress
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Ovest

Manzo alla pizzaiola


Fettine sfilacciate, infarinate, saltate e messe da parte Nello stesso olio, salsa di pomodoro e origano. Unire la carne e dadini di mozzarella

Orecchiette e cime di rapa


Cime sbollentate, saltate in aglio, olio e peperoncino, poi briciole di pane e acciughe aggiungere la pasta al dente e un mestolo della sua acqua

Crocchette vegetariane
Quadrotti di Gruyre, zucca cotta al forno, zucchine e patate al vapore, impanati e fritti. Accanto zabaione salato (tuorli, burro e vino)

Gamberi e carciofi
Crostacei sgusciati, marinati in albume e maizena, saltati e a scolare. Unire i carciofi a fette, rosolare e profumare con scorza di limone

Pere al vino
Frutta sbucciata, tagliata a met, passata nel limone e nello zucchero e messa nel cestello a vapore Sotto, vino rosso e cannella

COTTURE
A tavola

Fonduta Asian
Pesce e verdure miste cotte nel wok: si immergono nellolio bollente un boccone alla volta

Cuoco e fiamme
CHEF KUMAL

Fritto
Il fondo affusolato permette di ridurre lolio in cui vanno immersi pochi bocconi alla volta, appoggiandoli poi sulla griglia agganciata di lato

Il libro
Dalla cucina orientale ai piatti tradizionali occidentali: Wok amore mio di Barbara Torresan (Guido Tommasi Editore - Datanova, 256 pagine, 25 euro) in libreria

l wok la pentola pi diffusa in Cina e in molti paesi limitrofi, uno strumento estremamente versatile che permette la cottura in tempi rapidissimi di un numero infinito di preparazioni e ricette. La tradizionale cottura con la tecnica del wok chi consiste in Cina nel posizionare su una fiamma potentissima, comandata da un pedale, simile allacceleratore di unauto, il wok ancora vuoto e privo di condimenti per arroventarne le pareti. Dopo qualche istante, a fiamma spenta, lo chef versa un filo dolio che fa roteare velocemente, in modo da ungere ogni punto dellinterno della pentola. Il wok viene quindi fatto scolare da tutto lolio in eccesso ed pronto per potervi saltare rapidamente gli ingredienti, gi sminuzzati, che dopo verranno conditi con salse e intingoli, pronti per essere serviti in pochi minuti. Con la tecnica del wok chi, la funzione dellolio non quindi quella di condire gli alimenti, ma semplicemente di rendere antiaderenti le pareti del tegame. I cibi cucinati in questo modo risultano privi di grassi. I tempi estremamente ridotti per la cottura permettono di conservare le propriet nutrizionali degli ingredienti, oltre al colore e alla consistenza decisamente pi croccante. Veder cucinare un wok chef, mentre si destreggia tra le fiamme uno spettacolo mozzafiato ma non privo di rischi per il cuoco; sono infatti migliaia i casi di ustioni anche gravissime se si commette lerrore di far incontrare una lingua di fuoco con uno schizzo dolio. In Occidente questo rischio praticamente vicino allo zero per le diverse caratteristiche delle nostre cucine, che non consentono di dosare tali volumi di fuoco. Per le sue caratteristiche e la sua estrema versatilit, il wok si diffuso negli ultimi anni nei cinque continenti, compresa lEuropa e lItalia, appassionando semplici massaie e chef stellati.
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Vapore
Acqua sul fondo da portare a ebollizione. Sopra, i cestini di bamb a strati, partendo dal basso con i cibi che necessitano di pi calore

Al salto
Dopo aver scaldato il wok, ungere dolio facendolo ruotare e aggiungere le verdure a listarelle sottili, muovendo continuamente

Affumicato
Erbe e trucioli sul fondo, scaldati e coperti da una griglia. Sopra, filetti di carne o pesce marinati a piacere Tenere a 40 per mezzora

Stufato
Cottura coperta e senza liquidi oltre allolio, grazie alla condensa delle verdure che vela il coperchio Agitare di tanto in tanto

LA RICETTA
Riso al wok con pollo e baccal delicato
Ingredienti per 4 persone
400 g. di riso orientale 600 g. di petto di pollo 200 g. di baccal 1 uovo intero una manciata di sesamo bianco olio di semi di arachidi

Guoqing Zhang guida la cucina del milanese Bon Wei (traduzione franco-cinese di Buon Gusto), ristorante di alta cucina orientale, regalando un tocco di occidente ai suoi piatti, come nella ricetta ideata per i lettori di Repubblica

Dissalare il baccal lasciandolo una notte a bagno in acqua e poi sciacquandolo in acqua corrente al momento delluso. Tostare leggermente il sesamo nel wok e farlo riposare. Cuocere a vapore il riso orientale per 40 minuti. Sbollentare il petto di pollo in acqua e tagliarlo a cubetti. Tagliare a cubetti anche il baccal e asciugarlo facendolo saltare nel wok con olio di arachidi a fuoco lento per 15 minuti Mettere un filo dolio nel wok e scaldare, aprire luovo intero, aggiungere il riso cotto a vapore, il pollo e infine il baccal. Saltare il tutto in modo da ottenere un riso condito in maniera omogenea. Aggiustare di sale e rifinire con il sesamo, che contribuisce a far risaltare la fragranza del riso

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LA DOMENICA

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Spesso accusato di essere un porcone maschilista ossessionato dal sesso e dalle donne, il maestro francese venerato da schiere di giovani disegnatori. E da pi di mezzo secolo continua a divertirsi Georges Wolinski e a divertire con le sue vignette Ora che si avvia verso gli ottanta punta allassoluzione: Sono solo un proletario del pennarello che nella vita ha scelto di far ridere
Spiriti libertini
FABIO GAMBARO

Lincontro

PARIGI

conoclasta. Provocatorio. Spiazzante. Sono oltre cinquantanni che Georges Wolinski fa ridere i francesi (e non solo) con i suoi disegni irriverenti e corrosivi, ricchi di gioiosa vitalit ma anche di una vena di melanconia. Dalla politica alle donne, dallesercito alla chiesa, il disegnatore francese con le sue vignette al vetriolo ha irriso tutto e tutti, a cominciare da se stesso e dalle proprie debolezze. Venerato come un maestro da schiere di disegnatori pi giovani ma anche accusato di essere solamente un tragico buffone nonch un fallocrate ossessionato dai propri fantasmi Wolinski sempre pronto a sorprendere il suo pubblico. Cos, per prepararsi agli ottanta, che compir tra poco pi di un anno, ha mandato in libreria un enorme volume di oltre novecento pagine, Le pire a de lavenir (Editions Cherche Midi, 23,90 euro), in cui ha ripercorso a modo suo mezzo secolo di scandali e avventure artistico-politiche, accumulando disegni, aforismi e ricordi personali. Insomma, una summa del Wolinki pensiero e del suo umorismo caustico e libertino, accolta dalla stampa francese come il folgorante manifesto di uno spirito libero. Se si vuole essere popolari, occorre saper essere impopolari, spiega Wolinski accogliendoci nella sua bella casa parigina, nel centralissimo quartiere di Saint Germain de Prs. Luomo corte-

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AUTORITRATTO DI WOLINSKI / FOTO OLYCOM

se e pacato, nulla a che vedere con lo stereotipo dellartista incendiario che spesso gli stato cucito addosso. Piuttosto un anziano borghese che ama i piaceri della vita in nome di un epicureismo mai rinnegato, anche se forse un po annacquato dal passare degli anni. La ricchezza, lambizione, il successo mi sono estranei. Mi piace vivere bene, ma posso anche farne a meno. Lunica cosa che minteressa mettermi davanti a un foglio bianco, trovare unidea, trasformarla, farla diventare un disegno. Ed essere felice quando ci riesco. Sul metodo, il disegnatore ha le idee chiare: Lumorismo una cosa molto semplice, ridere di quello che si osserva. Io guardo il mondo e mi metto a ridere. Poi cerco sempre nuovi modi per comunicare e farmi capire. Insomma, sono un gran lavoratore, un proletario del disegno. Certo, lautore di libri come Il porcone maschilista, Abbasso lamore e Le donne pensano solo a quello libri che hanno fatto ridere generazioni di lettori, ma soprattutto i figli del boom che hanno conosciuto gioie e dolori della liberazione sessuale sa che i suoi disegni hanno sempre fatto scandalo, ma la cosa non gli dispiace affatto, anche se ricusa ogni volont di provocazione: Io voglio solo far ridere. La provocazione fine a se stessa non minteressa. In passato mi hanno considerato immorale e pornografo. Secondo me, immorale solo la stupidit, lidiozia umana. La supponenza e larroganza di coloro che pretendono di dirci cosa dobbiamo fare. Oggi per Wolinski non pi controverso come in passato. Il suo talento unanimemente riconosciuto e le sue dissacranti vignette vengono pubblicate sia da Charlie Hebdo che da Paris Match. Insomma, quasi diventato un monumento nazionale, motivo per cui lanno scorso la Bibliotque Nationale de France, a cui ha lasciato tutti i suoi archivi con pi di mille disegni originali, gli ha dedicato unimportante retrospettiva. Che il provocatore Wolinski sia rientrato nei ranghi? Assolutamente no, non lho mica chiesta io la mostra, risponde lui, preferendo ricordare una frase del suo libro: Restiamo giovani fin quando continuiamo a farci qualche illusione su noi stessi. Nato a Tunisi da padre polacco e madre franco-italiana, Wolinski si ricorda ancora di quando passava i pomeriggi nella pasticceria dei nonni facendo i suoi primi disegni sulla carta per im-

pacchettare le torte. Ma solo pi tardi, durante la guerra dAlgeria, mentre si ritrova a fare il servizio militare nel bel mezzo del Sahara, che scopre il disegno umoristico, riprendendo lo stile ironico della celebre rivista americana Mad Magazine. Allepoca inventa anche una parodia di un poema di Victor Hugo, Dopo la battaglia, che a ventisei anni gli apre le porte di Hara-Kiri, il mensile stupido e cattivo, nella cui redazione incontra gente del calibro di Cavanna, Topor o Reiser. Allinizio, nelle mie tavole cera una dimensione surrealista, dato che apprezzavo Dal e Magritte. Poi per, quando mi sono trovato davanti alla grande pittura di Botticelli, mi sono quasi messo a piangere per lemozione. La pittura italiana resta uno dei miei modelli insieme ai caricaturisti francesi come Daumier e Grandville. Sono per i disegnatori americani a segnare per sempre il suo percorso artistico. Ad esempio Harvey Kurtzmann e

La politica non sapevo cosa fosse: lho scoperta nel 68 In quellepoca abbiamo fatto di tutto
per non diventare quello che siamo diventati

la sua molto sexy Little Anny Fanny pubblicata da Playboy. Guardando quello straordinario personaggio, mi venuta voglia di disegnare personaggi femminili, anche se non sono bravo come lui e non ho la sua stessa tecnica. Lo faccio a modo mio e con mezzi modesti. Daltra parte, il disegnatore ammette che occorre imitare molto gli altri prima di diventare se stessi: Io lho fatto senza scrupoli. Poi, a poco a poco, mi sono liberato di tutte le influenze, trovando uno stile personale, pi rapido e essenziale. Forse stata la scoperta del pennarello che mi ha aiutato, perch si disegna pi rapidamente. Per via delle lontane origini italiane Wolinski ci considera ancora oggi una seconda patria, anche se rimpiange di non poter venire pi spesso. Ricorda con emozione Oreste Del Buono, conosciuto ai tempi in cui pubblicava su Linus, e tra i suoi amici ci sono Staino e Altan, di cui, sebbene a distanza, continua a seguire il lavoro, convinto per altro che non ci siano grandi differenze tra umorismo italiano e francese. Lumorismo universale e funziona dappertutto allo stesso modo. Per questo non credo allumorismo ebraico, americano, francese, ecc. Esiste lumorismo e basta. O lo si ha o non lo si ha. Ho viaggiato in tutto il mondo, ho conosciuto molti umoristi e disegnatori. In fondo, ridiamo tutti delle stesse cose. E lumorismo innanzitutto spirito critico, capacit di prendere i lettori in contropiede e soprattutto indipendenza. Il vero umorista ateo, laico e senza credenze. Anzi, si batte contro tutte le credenze e la mancanza di libert. per questo che sto bene in Francia, paese di libert, uguaglianza e fratellanza. tutto quello di cui ho bisogno. Chi fa satira non deve mai prendersi troppo sul serio. Deve irridere la societ, le sue mode e le sue contraddizioni, senza dare lezioni. Wolinski ha seguito questo precetto anche prendendo di mira le relazioni tra sessi, ironizzando sulle sue tendenze da macho mediterraneo e divertendosi soprattutto con le donne, onnipresenti nella sua carriera: Adoro guardarle e disegnarle. Disegno spesso le mie amiche, ma anche mia moglie. Tutto bello nelle donne, perch mai non dovrei esserne ossessionato?. E quando gli si chiede perch le disegna sempre nude risponde con finto candore: Forse il mio uno sguardo critico, uno sguardo che spoglia. Facendosi beffa del romanti-

cismo come del maschilismo, Wolinski ha ribaltato i ruoli tradizionali, disegnando donne volitive, aggressive, affamate di sesso, riuscendo a far ridere innanzitutto le lettrici. Lossessione del sesso non vale solo per gli uomini. Anche le donne ci pensano di continuo. E se con un disegno riesco a far ridere le donne, allora significa che ce lho fatta, spiega il disegnatore, che ricorda ancora con fastidio il clima soffocante degli anni Sessanta, la repressione sessuale e la mancanza di diritti: Io allinizio non parlavo mai di politica, non mi interessava. Lho scoperta solo nel 68, quando sono diventato un gauchiste. Eravamo contro la societ, il potere, la morale. E avevamo ragione, dato che, alla fine dellepoca di De Gaulle, la Francia era un paese ammuffito e immobile, perfino grottesco nel suo conformismo. E se oggi si dice assolutamente non pentito della sua partecipazione alle battaglie di quellepoca formidabile, poi per con il suo tipico gusto per il paradosso commenta malizioso: Abbiamo fatto il Sessantotto per non diventare quello che poi in effetti siamo diventati. E conclude ricordando uno dei suoi aforismi preferiti: Quando si giovani si ha il diritto di esser stupidi. Quando si adulti, si ha il diritto di sbagliarsi. E quando si vecchi, si ha il diritto di essere cattivi. Forse cattivo Wolinski non lo , ma ironico e divertente certamente s. Che poi un modo per restare giovane e sfuggire allinquietudine e alla fatalit degli anni che passano.
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