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Introduzione Questa guida la prima di cinque puntate, pensate come supporto agli utenti che si addentrano per le prime

e volte nel mondo della fotografia digitale. A questa guida, che vuole essere un aiuto per chi deve scegliere la prima fotocamera, seguiranno quindi altri articoli con diversi temi:

Inquadratura Esposizione Profondit di campo e istogrammi Struttura delle fotocamere reflex

Non certo facile parlare di tecnica fotografica se non si conosce la preparazione e il livello del proprio interlocutore, prima di tutto perch la fotografia un'arte, in secondo luogo perch abbraccia uno svariato numero di applicazioni, ognuna delle quali si caratterizza per parametri propri e linee guida particolari. La scelta migliore quindi quella di partire dall'inizio e cominciare assieme il viaggio che ci porter dall'acquisto dell'agognato scatolotto raccogliluce alla stampa di stupendi paesaggi, ritratti, animali o tutto quello che scolpito dalla luce attirer la nostra attenzione. L'acquisto: tra le centinaia di apparecchi che troviamo nelle vetrine o sugli scaffali vi chiederete quale quello che fa per voi? Vi lascerete sedurre dal prezzo? Dai megapixel? Dalle dimensioni dello schermo LCD? Prima di tutto dovete sapere che esistono due grandi famiglie di fotocamere digitali, entrambe derivate dalle sorelle analogiche a pellicola: le compatte e le reflex.

Una compatta e una reflex a confronto Le fotocamere compatte sono piccole, possono essere trasportate agevolmente nella borsa o nel taschino della camicia, solitamente hanno la forma di un parallelepipedo e sono caratterizzate posteriormente da un discreto schermo LCD che permette di inquadrare, cio di vedere, cosa si sta per fotografare. Ne esistono di tutti i tipi con funzioni e prestazioni pi o meno avanzate che fanno oscillare il prezzo dai 99 euro di fascia economica fino a 500 euro e oltre degli ultimi modelli del mercato, caratterizzati da un sempre maggior numero di megapixel e da una riduzione delle dimensioni. Vedremo in seguito che la risoluzione del sensore non tutto e che spesso le pubblicit a riguardo possono anche ingannare. I pregi principali di questo

tipo di fotocamera sono:


La trasportabilit, potete averle sempre con voi. La facilit di utilizzo, attraverso software interni dedicati permettono di ottenere quasi sempre immagini limpide; bisogna solo osservare cosa si sta per immortalare nello schermo posteriore e schiacciare il pulsante di scatto. La velocit con la quale si pu da subito fare fotografie, non serve alcuna preparazione specifica. La possibilit di registrare filmati con tanto di audio incluso.

Inoltre i modelli pi avanzati permettono di regolare manualmente i parametri di scatto dando maggiore libert creativa a chi le usa; il prezzo poi abbordabile e anche senza svenarsi si pu portare a casa una bella macchina. Se il vostro interesse quello di fotografare per tenere dei ricordi degli amici o delle vacanze senza dovervi preoccupare troppo di come fare, una compatta sicuramente la macchina che fa per voi. D'altra parte, una compatta lascia poco spazio all'interpretazione personale. In condizioni di luce critiche come l'alba oppure il tramonto o un concerto potreste non ottenere mai il risultato sperato e se va male, ottenere solo delle macchie colorate. Il limite tecnico che viene imposto dal software di elaborazione non pu essere superato e ci si dovr accontentare di come la fotocamera vede la realt. Fotocamere reflex La famiglia delle reflex sar quella sulla quale in futuro spenderemo pi parole perch oggettivamente permette il controllo totale; si pu interpretare la realt a proprio modo e nelle situazioni di luce critiche ingannare il software e superarne i limiti tecnici. Con questo non si vuole togliere nulla alle fotocamere compatte, come dice il titolo ogni artigiano usa degli attrezzi specifici, il trucco sta nel servirsene propriamente ed essere coscienti di cosa la macchina fa, di come la macchina vede. La fotocamera reflex concettualmente, quindi meccanicamente diversa da una compatta. Semplificando molto, una compatta vede la realt attraverso l'obiettivo, la elabora e la trasferisce sul display; il fotografo non pu intervenire in alcun modo in questo processo totalmente automatizzato. Osservando una compatta si nota che oltre allo schermo presente anche un mirino ottico attraverso il quale si pu inquadrare ma purtroppo questo mirino non restituisce la stessa inquadratura che legge la macchina poich non collegato in alcun modo al sistema di lenti dell'obiettivo: solo un vetro cui guardiamo attraverso. Con linnovazione tecnologica raggiunta gli ultimi modelli stanno gradualmente perdendo il mirino ottico, che ormai non viene praticamente mai usato.

Una fotocamera compatta Una reflex al contrario permette di vedere nel mirino ottico esattamente quello che vede la macchina. Per di pi le macchine reflex hanno la possibilit di usare pi tipi di obiettivi che vengono innestati sul corpo della fotocamera, ogni obiettivo vede in maniera diversa la realt; se con una compatta non si pu sapere cosa si sta inquadrando attraverso il mirino ottico, con una reflex si capir subito se montato un grandangolo oppure un mediotele, oltre al fatto che si pu controllare finemente anche il punto di messa a fuoco. Tutto questo possibile grazie ad uno specchio ed al pentaprisma presente nel rigonfiamento del corpo nella parte superiore. Lo specchio in posizione di riposo devia la luce nel mirino e permette la visione attraverso le lenti dell'obiettivo; quando lo specchio si alza scopre il sensore che a questo punto registra l'immagine.

Il percorso della luce in una fotocamera reflex Quando si inquadra lo specchio devia l'immagine sul pentaprisma, attraverso vari passaggi la luce viene riflessa al mirino esattamente come appare alle lenti. Nel momento in cui si schiaccia il pulsante di scatto lo specchio si solleva lasciando che il sensore venga impressionato, il mirino si oscurer per tutto il tempo in cui lo specchio rimane sollevato. Ecco che abbiamo gi spiegato due caratteristiche principi di un sistema reflex, la visione coerente attraverso il mirino e la possibilit di intercambiare le ottiche. Il parco ottico di ogni casa costruttrice soddisfa tutte le esigenze, dal super grandangolo 180 al super tele obbiettivo che permette 44 ingrandimenti. Come gi accennato, attraverso la regolazione dei parametri di scatto, ovvero tempi e diaframmi, il fotografo a decidere la quantit di luce che colpir il sensore e di conseguenza il fotografo a decidere come verr la foto. Tutte le reflex digitali possiedono dei programmi di scatto preimpostati che scelgono per lutente i parametri pi adatti alla situazione, quindi anche se neofiti in materia possiamo ugualmente ottenere delle fotografie corrette. L'altro lato della medaglia il costo: il corpo macchina di una entry-level non costa meno di 500 euro fino ad arrivare ai 1200 di una pro-sumer ed agli sbalorditivi 4000 di una professionale; il peso e l'ingombro non permettono certo di tenerla in una borsetta, tanto pi che questo cambia a seconda dell'obiettivo che montiamo. D'altra parte se vogliamo fare fotografia con la F maiuscola una macchina di questo tipo di certo l'approccio pi completo. Risoluzione Se le vostre esigenze vi fanno propendere per una compatta, potete porre attenzione ad alcuni particolari che fanno la differenza, soprattutto se siete orientati verso apparecchi di fascia bassa. La risoluzione ( un discorso valido per ogni tipo di macchina): ormai anche compatte da 99 euro arrivano tranquillamente alla soglia dei 5-6 megapixel che sono pi che sufficienti per

stampe dettagliate in formato 20x30 cm. Di seguito si spiegher quale relazione esiste tra risoluzione, dimensione di stampa e memoria occupata. Unimmagine digitale non altro che un file, prima di tutto ponete attenzione a non confondere lo spazio che questo file occupa sul nostro hard disk o scheda di memoria, con quelle che sono le dimensioni della foto che questo file rappresenta. Le dimensioni della foto vengono espresse in pixel, ovvero picture element: punti. Il peso del file in byte o multipli come i MB. Ogni pixel porta con se le informazioni colore espresse in bit di profondit, la regola ci dice che: dati n bit di profondit colore, possiamo rappresentare 2n colori. Quindi se il sensore lavora ad un bit rappresenteremo due colori solamente. Quasi tutte le fotocamere lavorano con 10,12 o 14 bit, ogni pixel in grado di assumere, ad esempio, 2^14=16384 colori. Posto che 8 bit = 1 byte, possiamo calcolare quanto spazio memoria occuper la foto generata dal nostro sensore da 4,3 Mpixel. 2544 x 1696 = 4,3 Mpixel x 14 bit = 60,2 Mbit / 8 = 7,5 Mb. La nostra macchina a rigor di logica dovrebbe produrre foto da 7,5 Mb, nella realt il peso sar effettivo intorno ai 2- 3 Mb dovuto al tipo di compressione (jpeg, tiff) ed algoritmo della macchina.

Il supporto Compact Flash molto diffuso per la memorizzazione delle immagini La macchina a rigor di logica dovrebbe produrre foto da 12,9 Mb, nella realt il peso effettivo sar intorno ai 2-3 Mb dovuto al tipo di compressione (jpeg, tiff) e algoritmo del software interno. Tutto questo a livello fotografico non molto interessante ma permette di capire quali relazioni entrino in gioco. Tutto questo a livello fotografico non molto interessante ma ci permette di capire quali relazioni entrino in gioco, vediamo ora come si passa dalla risoluzione del sensore alle dimensioni di stampa. La nostra foto 2544 x 1696 viene visualizzata a monitor con una risoluzione dello stesso di 72 dpi (deep per inch) punti per pollice (gli schermi pi moderni hanno una risoluzione anche di 100 dpi). Un pollice equivale a 2,54 cm. Convertiamo la

risoluzione da pixel/pollice in pixel/cm 72/2,54= 28,3. Rifacendo i calcoli precedenti si capisce che 300 dpi equivalgono a 118 punti/cm, da ci 2544/118=21,55 cm e 1696/118= 14,3 cm. In conclusione la macchina appena acquistata da 4,3 Mpixel produrr stampe di qualit fotografica delle dimensioni di 21,55 x 14,3 cm, portare la stessa ad un ingrandimento 20 x 30 cm non pregiudica la qualit in modo sensibile. Ora chiedetevi se per il tipo di scatti che volete fare vi servono veramente 10 Mpixel! Tutto questo non per scoraggiare lacquisto degli ultimi modelli ma per imparare cosa sta dietro e capire cosa realmente serve e cosa si pu fare con quello che si ha. Daltra parte nello spirito del fotografo essere curioso. Batteria e ottiche Batteria al litio: molte macchine entry-level non vengono vendute con batteria dedicata ma sfruttano le normali batterie stilo; questo pu comportare delle limitazioni sia di durata che di corretto funzionamento poich le normali stilo potrebbero non erogare abbastanza corrente per alimentare i circuiti. Le batterie dedicate sono studiate appositamente e permettono di fare un alto numero scatti. Se proprio dovete affidarvi alle stilo, fate attenzione a sceglierle ricaricabili da 2500 mAh e usate il trucco di caricarle tramite un caricatore lento in maniera da favorirne la durata. Nel caso ci si voglia rivolgere verso caricatori veloci bene scegliere quelli 'intelligenti', in grado di evitare una carica eccessiva, mettendo al riparo da danneggiamenti delle batterie o situazioni pericolose.

Esempio di fotocamera che accetta batteria proprietaria e stilo Le ottiche possono essere del tipo pi disparato, in particolare per quanto riguarda la portata dello zoom. Uno zoom unottica che copre diverse lunghezze focali ovvero permette di ingrandire il soggetto tanto pi quanto la sua estensione grande. Poche di queste, tuttavia, coprono l'area effettiva di un grandangolo risultando quindi non pratiche nel momento in cui si fotografano ambienti all'aperto di elevata dimensione o scene di gruppo. E' bene quindi leggere attentamente le informazioni tecniche alla ricerca dell'effettiva area di copertura dell'obiettivo, privilegiando le ottiche capaci di aperture grandangolari agli zoom teleobiettivo spinti. Per facilitare la lettura delle caratteristiche viene spesso riportata la lunghezza focale equivalente al formato 35 mm: questultimo il formato reflex standard che rappresenta la diagonale dellarea di pellicola impressionata; nel formato reflex standard vengono considerate grandangolari tutte le ottiche con lunghezza focale minore o uguale a 35 mm. In particolare un buon grandangolo unottica come il 28 oppure il 24 mm.

Due ottiche dedicate al sistema Alfa di Sony Salendo in fascia medio alta, la presenza dello stabilizzatore di immagine sicuramente una linea di confine. Ogni casa lo chiama con sigle differenti. Attraverso un sistema di azione reazione la macchina percepisce il movimento che le trasmette la mano e lo compensa con un movimento uguale e contrario del sensore oppure delle ottiche. Assicuratevi che sia effettivamente uno stabilizzatore e non solamente la capacit di aumentare la sensibilit per ottenere tempi di scatto pi rapidi, questo infatti fa crollare la qualit. Lo stabilizzatore utile? Decisamente si! Con lesperienza se ne pu fare a meno ma di certo una marcia in pi in diverse situazioni di scatto. Non faremo qui test e confronti tra le diverse case costruttrici, sfogliando le pagine del sito potete avere un idea delle diverse soluzioni presenti sul mercato, dopo di che il vostro fotografo di fiducia sapr certamente consigliarvi per il meglio. Non ci resta che augurarvi buona scelta! Introduzione

Questa guida la seconda di cinque puntate, pensate come supporto agli utenti che si addentrano per le prime volte nel mondo della fotografia digitale. A questo indirizzo potete trovare la prima puntata di questa guida, che vuole essere un aiuto per chi deve scegliere la prima fotocamera, mentre nelle prossime settimane seguiranno altri articoli con diversi temi:

Esposizione Profondit di campo e istogrammi Struttura delle fotocamere reflex

In questa seconda puntata ci occuperemo dell'inquadratura, andando a scoprire alcune semplici regole che permettono di scattare fotografie con buoni risultati estetici. Sia per i fotografi alle prime armi che per quelli un po pi navigati le regole base per fare delle belle foto sono sempre ed essenzialmente due:

Equilibrio Cromatismo

Intorno a questi due concetti ruotano tutti gli artifici della tecnica fotografica. Linquadratura uno degli aspetti principali che permettono di lavorare sullequilibrio, questo perch fotografando bisogna cercare di inserire il mondo in quel rettangolo delimitato dal mirino in maniera armoniosa; fare si che limmagine occupi i giusti spazi permette di ottenere un effetto bilanciato, pulito. Lo stesso soggetto pu diventare centro dello scatto oppure complemento, un ritratto essere incisivo come un pugno o leggero come laria, un paesaggio armonioso oppure drammatico. Paesaggi Alcuni degli errori pi comuni sono quelli di lasciare troppi spazi vuoti allinterno del fotogramma o di non tenere conto delle linee geometriche sia del soggetto che, pi spesso, dello sfondo; un ottimo esercizio per evitare questi inconvenienti e fare pratica sulla regola dei terzi e sulla

regola della diagonale.La regola dei terzi divide il fotogramma in nove rettangolini, tre sezioni per la base e tre sezioni per laltezza.

Val SanValentino - Canon eos 20D Tokina 80 mm; 1/400 @ F16 ISO 400 In questa foto scattata nel Parco dellAdamello Brenta la regola dei terzi si legge in orizzontale: il terzo pi basso nel fotogramma occupato dagli ultimi ciuffi derba e dalla morena in ombra, il terzo centrale riempito dalla montagna mentre il terzo superiore riservato al cielo. La lettura in verticale vede il terzo di sinistra completamente occupato, in alto dalla nuvola e al centro ed in basso dalla montagna, il terzo centrale lascia spazio ad una porzione di cielo mentre il terzo di destra si apre seguendo il profilo della montagna e lasciando ancora pi cielo in maniera da dare respiro allimmagine.Bisogna cercare di dividere in piani limmagine, ogni piano ne occuper appunto un terzo; tenete presente che avete a disposizione nove sottospazi in cui posizionare liberamente gli elementi compositivi dellimmagine.La regola della diagonale segue lo stesso principio ma dividendo il fotogramma in due triangoli, uno sopra e laltro sotto la diagonale.

Alpone, ValDumentina - Canon eos 20D Sigma 18 mm. 1/125 @ F10 ISO100 In questa foto la divisione estremamente semplice, terra nel triangolo in basso, cielo nel triangolo in alto.I paesaggi sono di consueto il primo tema che si affronta nel fare fotografia, per prima cosa perch sono l, non si muovono! Si ha tutto il tempo di riflettere con calma e meditare lo scatto, si potrebbe ingenuamente dire che sono facili; in secondo luogo perch la natura offre esplicitamente allocchio del fotografo le basi compositive di cui ha bisogno. Basta guardare un qualsiasi paesaggio per riconoscere immediatamente quali elementi si riferiscono al primo piano, quali al secondo e quali allo sfondo; proprio abituandosi a fare questo esercizio si allena locchio a creare inquadrature, sar cos facile trasporre questa tecnica da un soggetto statico come il paesaggio a soggetti dinamici che in una manciata di secondi vi lasciano appena il tempo di imbracciare la macchina, esporre e scattare. La foto seguente ne un esempio.

Lucertola, ValGrande Canon eos 20D Sigma 200 mm. 1/125 @ F 7,1 ISO 100 Le regole dei terzi e della diagonale sono sempre valide, qualunque sia il soggetto della vostra foto. Architetture Le foto che riprendono edifici, statue ed elementi architettonici vanno curate con particolare attenzione: le linee di fuga verticali devono essere parallele tra loro e rispetto al bordo verticale del fotogramma, stesso dicasi per le linee di fuga orizzontali; le linee di fuga che sfuggono allorizzonte o in diagonale devono essere simmetriche e devono evitare di spostare lequilibrio della foto.Quello che succede spesso che le deformazioni indotte dallobiettivo si risolvano in linee di fuga non rette ma curve, gli edifici sembrano cos piegarsi sopra la nostra testa oppure spanciare ai lati del fotogramma; un problema di natura fisica che chiama in gioco diversi fattori:

la focale dellobiettivo: tutti gli obiettivi inducono deformazione, soprattutto ai bordi della foto, nei grandangoli questo pi evidente perch nello stesso fotogramma devono far stare pi spazio, piegandolo inevitabilmente. La qualit dellobiettivo: gli obiettivi economici risentono maggiormente di questo inconveniente soprattutto se sono zoom con elevata escursione focale. Obiettivi a focale fissa sono sempre pi curati e mantengono le deformazioni. Il punto di ripresa: per evitare il problema delle linee cadenti si deve rimanere in asse con il soggetto; fare riprese da angolazioni spinte, molto basse o molto disassate rispetto la simmetria delledificio sono sicuramente deffetto ma complicano tremendamente le cose!

Per chi si appassiona alla fotografia darchitettura la scelta dacquisto di un obiettivo ricadr doverosamente su un obiettivo decentrabile; questo tipo di ottica molto costosa permette di variare langolazione del barilotto per compensare le linee cadenti. Lo stesso risultato si pu ottenere in maniera pi casalinga attraverso le prolunghe a soffietto: dei tubi di tessuto semirigido che si innestano da una parte sulla macchina e dallaltra sullobiettivo; il sistema fotografico viene sostenuto da una guida rigida che permette di modificare langolazione relativa tra corpo macchina ed ottica. Per chi vuole sperimentare sicuramente un gioco divertente ma

deve fare i conti con la grande caduta di luce che ne consegue.Ora alcuni esempi:

P.Garibaldi, Milano Canon eos 20D Sigma 18 mm. 1/200 @ F 11 ISO 200 Le linee cadenti si notano immediatamente, il palazzo di sinistra sembra crollare su quello di destra; tutto il complesso proiettato allindietro. La foto stata scattata con un grandangolo da una posizione troppo bassa e disassata, il lettore pi attento pu notare sul palazzo di sinistra leffetto barilotto introdotto dallobiettivo che deforma le linee curvandole.La foto seguente ritrae lo stesso edificio inquadrato da una posizione differente che permette di ottenere un migliore parallasse, le linee cadenti sono appena percettibili, la foto mantiene una buona simmetria.

Isola, Milano Canon eos 20D Sigma 70 mm. 1/250 @ F 11 ISO 400

Daltra parte le linee cadenti possono essere sfruttate volutamente per ottenere effetti creativi ed astrarre il soggetto: la regola dei terzi rispettata e le linee di fuga convogliano lo sguardo allorizzonte amplificando leffetto di profondit.

Milano Marittima - Canon eos 20D Sigma 18 mm. 1/100 @ F13 ISO 400 Persone Si accennato precedentemente alle linee geometriche del soggetto e dello sfondo: finch il soggetto caratterizzato da geometrie definite, come un paesaggio o gli elementi architettonici di un edificio, esse sono la parte principale della inquadratura ed naturale dedicarvi maggiore attenzione; quando al contrario paesaggi o edifici fanno da sfondo ad un diverso soggetto, come potrebbe essere una persona, ci si dimentica della loro esistenza incappando in errori grossolani.

Rinfresco, Milano Piazza Castello Canon eos 20D Sigma 200 mm 1/400 @ F 16 ISO 400 Questa simpatica signora che si gode il fresco della fontana in pieno centro a Milano stata unoccasione da non perdere per ottenere uno scatto divertente: la posizione ed il viale che mi separavano dal soggetto non mi permettevano di spostarmi, in pi il soggetto stava uscendo dalla fontana, cos preso dal momento ho scattato senza soffermarmi troppo; le linee geometriche dello sfondo hanno compromesso lequilibrio della foto. Sottolineato in rosso il cambio di piano tra la piazza ed il castello, il risultato quello di aver diviso la testa del soggetto a met mentre la linea di fuga disturba lattenzione dellosservatore. La giusta soluzione del problema poteva essere quella di salire in piedi sulla fioriera che avevo di lato per abbassare langolo di ripresa e sperare che bastasse a far entrare la testa del soggetto nel piano della piazza.

In questa ripresa in interno stato il bordino del muro a compromettere la scena, di certo la ragazza ritratta non sarebbe contenta di vedersi spuntare due linee dalla testa! Lo stesso errore capita frequentemente al mare o sul lago, riprendendo una persona con lo sfondo dello specchio dacqua fate attenzione a posizionare la linea dellorizzonte sopra la testa oppure sotto il bacino. Linquadratura usata nel ritratto va curata a dovere: se non c la necessit di contestualizzare lambiente preferibile che il soggetto riempia il fotogramma lasciando pochi spazi vuoti; unattenzione particolare la dovranno tenere i fotografi di alta statura, abbassatevi per fotografare le persone, soprattutto se molto pi basse di voi, altrimenti rischierete di farle sembrare dei nanetti. Tenete sempre la messa a fuoco sugli occhi, essi devono essere il polo dattrazione dello sguardo di chi osserva la foto. Nelle riprese a mezzo busto rispettate la regola dei terzi ed inserite la testa del soggetto in alto, porla al centro della foto lascerebbe vuoto met fotogramma e non darebbe forza al soggetto. Ritratto In questa foto di backstage si evidenzia la regola dei terzi non rispettata: la ragazza oltre ad essere posizionata male fa da complemento ad un contesto che non caratterizzante; il cestino in secondo piano sicuramente da evitare.Limpressione che la modella sia capitata casualmente in uno scatto del quale non fa parte.

Backstage, regola dei terzi non rispettata, equilibrio compromesso. Lo scatto corretto: la ripresa a mezzo busto centrata, la regola dei terzi viene rispettata e la modella riempie interamente il fotogramma; lo sfuocato delle foglie sullo sfondo non disturba il primo piano ma ci informa che la ripresa stata fatta in esterno.Non sono presenti linee di orizzonte che spezzino il soggetto.

Francesca, Canon eos 20D Sigma 150 mm 1/80 @ F 8 ISO 100 Se il soggetto che ritraete sta compiendo unazione oppure guarda in una determinata direzione, decentratelo e lasciate spazio in maniera da enfatizzare il gesto e dare profondit al suo sguardo, renderete partecipe chi guarda la foto.

Nella prima foto l'inquadratura lascia troppo spazio a destra e troppo poco a sinistra, senza

dare quindi profondit allo sguardo della ragazza. Nel secondo caso l'oservatore coinvolto all'interno della scena: la sua curiosit stimolata e vuole sapere cosa ha attirato l'attenzione della ragazza. Facciamo un altro esempio usando un ritratto animale, la prima foto di questa civetta delle nevi non bilanciata, stato lasciato troppo spazio a sinistra quando il rapace guarda dalla parte opposta; l'inquadratura corretta nella seconda immagine, pi spazio esattamente dove rivolto lo sguardo del soggetto.

Provate a riflettere sul fatto che quello che entra nell'inquadratura, spazi vuoti compresi, deve completare l'immagine in maniera armoniosa e nel contempo avere un senso descrittivo. Spazi vuoti che portano il soggetto ad essere complemento marginale dello scatto difficilmente sono piacevoli alla vista. Ancora una volta notate come si sia giocato sulla regola dei terzi. Tutte queste regole servono certamente per fare pratica ma rimangono unicamente delle linee guida, sperimentare la parola dordine e questo significa anche uscire dalle regole!Buon divertimento! Introduzione Questa guida la terza di cinque puntate, pensate come supporto agli utenti che si addentrano per le prime volte nel mondo della fotografia digitale. A questi indirizzi potete trovare la prima e la seconda puntata di questa guida, che vogliono essere un aiuto per chi deve scegliere la prima fotocamera, e per chi si avvicina per la prima colta al concetto di inquadratura. Nelle prossime settimane seguiranno altri articoli con diversi temi:

Profondit di campo e istogrammi Struttura delle fotocamere reflex

Fotografare significa scrivere con la luce, essa lelemento caratterizzante la fotografia. Si pu avere una predisposizione naturale nel comporre inquadrature e chi la possiede di certo fortunato, risparmia met del lavoro; purtroppo non si pu nascere con il dono dellesposizione. Esporre correttamente significa valutare la giusta quantit di luce che deve impressionare la pellicola/sensore per ottenere la pi fedele riproduzione della situazione reale senza bruciare le alte luci e senza annerire le basse luci. Si cercher in questo tutorial di introdurre i concetti necessari in maniera sequenziale, di modo che il livello tecnico sia via via crescente e permetta anche ai neofiti di ottenere un quadro completo che abbia una consequenzialit logica. Agli albori della fotografia le fotocamere erano delle camere stenoscopiche in miniatura: scatole di legno completamente sigillate tranne che per un foro su di un lato, il quale permetteva il passaggio della luce; questa ultima colpiva la lastra di vetro e sali dargento che fungeva da

pellicola registrando limmagine che su essa veniva proiettata.

Quanta luce doveva entrare nella camera per ottenere una esposizione corretta? N troppo chiara, n troppo scura. Si doveva lavorare per tentativi poich le lastre di registrazione erano preparate artigianalmente ed ognuna era diversa dalle altre. Il fotografo poteva gestire un unico parametro: il tempo. Il tempo in cui lasciava aperto il foro e permetteva il passaggio della luce. Lasciare aperto il foro per molto tempo significava fare una lunga esposizione ovvero far entrare nella camera pi luce. La pellicola rimaneva impressionata maggiormente. Lasciare aperto il foro per poco tempo significava fare una breve esposizione ovvero fare entrare nella camera meno luce. La pellicola rimaneva impressionata di meno. L'esposizione Ancora oggi il principio lo stesso e le moderne reflex utilizzano la tendina dellotturatore per aprire e chiudere il foro che permette il passaggio della luce; la ghiera di regolazione dei tempi presente su ogni fotocamera regola il tempo per il quale la tendina rimane aperta. I numeri che appaiono sul display o allinterno del mirino sono frazioni di secondo: scritto va letto B 15 30 1/30 sec 60 1/60 sec 125 1/125 sec 180 1/180 sec 200 1/200 sec

La posa bulb permette di tenere aperto lotturatore fintanto che rimane premuto il pulsante di scatto, utile con scarsa luminosit o in riprese notturne.

Bulb 1/15 sec

ISO 100: 1/125, f-8 - esposizione come da esposimetro

ISO 100: 1/250, f-8 - sottoesposizione di uno stop, la foto pi scura

ISO 100: 1/60, f-8 - sovraesposizione di uno stop, la foto pi chiara Nelle reflex analogiche sono riportati direttamente sulla ghiera dei tempi che spesso formata da una seconda ghiera coassiale: questa consente di tarare lesposimetro. Ecco un utile strumento che i fotografi stenopeici non avevano! Lesposimetro uno strumento costituito da elementi fotosensibili come silicio, selenio o alcuni solfuri che permette di valutare la corretta quantit di luce espressa in EV, cio Exposure Value o Valore di esposizione, tramite un ago galvanometrico ed una scala graduata oppure una scala digitale su lcd. Nelle reflex digitali spesso rappresentato nella seguente maniera:

Lo zero il livello corretto di esposizione, i valori positivi si dicono di sovraesposizione quelli negativi di sottoesposizione; una foto sovresposta sar pi chiara di quella corretta, una foto sottoesposta sar pi scura di quella corretta. Il cursore di riferimento (rosso in questo caso) si sposta lungo la scala fornendo le dovute informazioni. Si verificher in seguito che lesposimetro unicamente un sussidio al fotografo poich comunica solamente se la quantit di luce ottimale per la sensibilit che si sta utilizzando, non assicura che la foto rispetti il risultato sperato e voluto! La sensibilit ISO Inizialmente si parlato di lastre di vetro artigianali, di fatto le progenitrici della pellicola come la conosciamo oggi; nel 1871 nasce la prima pellicola su supporto in gelatina e nel 1880 la Kodak su supporto di carta, infine nel 1891 fa la sua comparsa la prima pellicola su celluloide avvolta

in rulli. A seconda della composizione e della granulosit del materiale chimico che compone le pellicole, la loro sensibilit alla luce cambia. A parit di luminosit del soggetto pellicole poco sensibili necessiteranno di tempi di esposizioni elevati, mentre pellicole molto sensibili espongono nella stessa maniera in tempi molto brevi; da qui la divisione in pellicole lente, rapide e ultrarapide. A parte il linguaggio comune esiste uno standard detto ISO che composto da due scale: la scala lineare ASA e la scala logaritmica DIN. Ormai entrate in disuso ci si riferisce genericamente alla sensibilit di una pellicola tramite il termine ISO lineare, lo stesso vale per la sensibilit del sensore delle fotocamere digitali. Le sensibilit pi comuni che possiamo trovare sui sensori digitali sono: 50 100 200 400 800 1600 3200 ISO Si dice che una pellicola lenta se al di sotto dei 64 ISO, si capisce bene quindi che lavorando in digitale come se si usassero sempre pellicole rapide e ultrarapide. Maggiore la sensibilit a parit di luce e minori dovranno essere i tempi di esposizione per ottenere lo stesso risultato alle diverse sensibilit.

ISO 100: 1/125, f-8

ISO 200: 1/250, f-8

ISO 400: 1/500 ad f-8

ISO 800: 1/1000 ad f-8 Queste foto sono state scattate tutte con uguale illuminazione ma a sensibilit differenti, il risultato pressoch identico e le esposizioni tutte corrette, facciamo alcune osservazioni:

Raddoppiando la sensibilit si dimezza la quantit di luce necessaria alla corretta esposizione, daltra parte la relazione di tipo lineare; Via via che aumenta la sensibilit aumenta il livello di rumore del sensore che si traduce in un peggioramento della qualit della foto, potremmo dire che come se riproducessimo la granulosit pi marcata delle pellicole ultrarapide;

La quantit di luce che colpisce il sensore espressa in funzione di una coppia di valori: un tempo e un diaframma; Il diaframma La numerazione dei diaframmi singolare ed espressa in valori f, ovvero frazioni della lunghezza focale dellobiettivo che esprimono il diametro del foro attraverso cui passa la luce: un valore f=1,4 su un obiettivo da 50 mm equivale ad un foro del diametro di 50/1,4=35,7 mm, rappresenta un diaframma aperto; mentre un valore f=22 equivale ad un foro del diametro di 2,27mm e rappresenta un diaframma chiuso; ogni obiettivo avr il suo specifico range di valori f caratterizzati dallapertura massima, indice della massima luminosit raggiungibile dallobbiettivo, e dallapertura minima. A parit di illuminazione e sensibilit esistono diverse combinazioni delle coppie tempodiaframma che possono esporre correttamente la stessa scena, un trucco molto semplice da ricordare la regola del 16: supponendo di essere in condizione di luce pari ad una giornata di pieno sole, si esporr correttamente utilizzando il diaframma f-16 ed il tempo pari allinverso della sensibilit della pellicola/sensore. Ad esempio se utilizzo 100 ISO di sensibilit il suo inverso 1/100, il valore di tempo standard che pi gli si avvicina 1/125 di secondo, la coppia tempo-diaframma corretta 1/125 a f-16. A partire da questo valore si pu costruire la tabella delle coppie equivalenti ricordando che: il diaframma esprime il diametro del foro equivalente

attraversato dalla luce, ci significa che la superficie attraversata dalla luce pari a pigreco*((Focale/diaframma)/2)^2. Coppie tempo-diaframma a diversi ISO in pieno sole 50 ISO 100 ISO 400 ISO 1/30 f-22 1/60 f-22 1/200 f-22 1/60 f-16 1/125 f-16 1/400 f-16 1/125 f-8 1/200 f-8 1/800 f-8 1/200 f-4 1/400 f-4 1/1600 f-4

Se le condizioni di luce cambiano, anche le coppie tempo-diaframma si modificheranno facendo entrare pi o meno luce a seconda delle necessit; Ogni volta che modifichiamo il tempo oppure il diaframma in maniera da dimezzare o raddoppiare la quantit di luce che entra nella fotocamera si dice che si effettuato un salto di uno stop: ad esempio se l'esposizione iniziale 1/125;f-16 si pu sottoesporre di uno stop portandosi a 1/200;f-16 oppure sovresporre di uno stop portandosi a 1/60;f-16. Lo stesso discorso vale per i diaframmi: mantenendo il tempo ad 1/125 si sottoespone di uno stop diaframmando ad f-22 oppure si sovrespone di uno stop diaframmando ad f-11 (vedi primo set di foto). I salti di diaframma che permettono di eseguire salti di uno stop luno dallaltro sono: 1,4 - 2 - 2,8 4 5,6 8 11 16 22 32 ecc. Ma allora, se esistono pi coppie tempo-diaframma che espongono correttamente la stessa scena, quale la scelta migliore? La scelta migliore funzione delleffetto creativo che si vuole ottenere, se si vuole congelare lazione di una partita di tennis si sceglieranno tempi di scatto brevissimi, dellordine di 1/500 o 1/1000; se al contrario si vuole rendere il dinamismo di un azione o trasmettere il movimento si opter per tempi di scatto lunghi, sotto 1/30. Anche i diaframmi permettono di isolare il soggetto dallo sfondo (che risulta fuori fuoco) se si utilizzano piccoli valori f, o al contrario mantenere nitidi tutti i piani dellimmagine usando grandi valori f. La scelta quindi da effettuarsi sulla base del soggetto. La latitudine di posa Sia la pellicola che il sensore hanno delle limitazioni nel registrare tutte le variazioni luminose presenti in una scena, dallombra pi scura al bianco pi chiaro, si dice che hanno una limitata latitudine di posa. Partendo dalla regola del 16 si possono dividere le condizioni luminose che vanno dal pieno sole alla luce naturale di una stanza in dieci passi o, come detto precedentemente in 10 stop, certi di rappresentare il 95% delle condizioni di scatto che potrebbero capitare; supponiamo di scattare ad f-8 con sensibilit di 200 ISO, ecco i tempi relativi ad ogni stop: Pieno sole in esterni Una giornata di timido sole Giornata luminosa ma con qualche nuvola Giornata luminosa con ombre chiare Giornata luminosa con ombre marcate Cielo coperto Prima di un temporale o alla fine di una giornata Interno di una stanza illuminato Interno di un palestra o auditorium 1/1000 1/500 1/250 1/125 1/60 1/30 1/15 1/8 1/4

Interno di una stanza in luce ambiente 1/2 Per chi ha capito il gioco facile intuire che se si ad un concerto in un auditorium impensabile ottenere foto nitide scattando ad di secondo, si otterr un risultato migliore

esponendo comunque in maniera corretta portandosi a f-3,5 e scattando ad 1/30. Imparare a conoscere la luminosit dei propri obiettivi molto importante, con lavvento delle reflex digitali facile lasciarsi impigrire dalla presenza del monitor lcd e prestare poca attenzione ai dati di scatto, tanto si pu vedere subito il risultato! Questa una grande comodit ed utilit che non viene messa in dubbio ma se davvero si vuole imparare a scrivere con la luce bisogna avere pazienza e voglia di buttare nel cestino tanti scatti. Si dovrebbe essere in grado di guardare il soggetto e senza usare lesposimetro sapere gi come impostare la foto, fate la prova, pu diventare anche un gioco divertente e di certo aumenter la vostra sensibilit. Fatto questo discorso sulla latitudine di posa, si pu meglio comprendere come l'esposimetro effettui una valutazione oggettiva della scena, potremmo dire che non sa cosa si stia fotografando e si limiti a misurare la luce media che percepisce come se questa fosse quella riflessa da un soggetto grigio neutro, ovvero il 18% della luce incidente. Il sistema esposimetrico delle moderne reflex si chiama TTL ovvero Through The Lens perch effettua appunto questa misurazione attraverso le lenti dellobiettivo. Nella pratica alcuni aspetti della misurazione esposimetrica cambiano poich:

Le moderne fotocamere dotate di microprocessore possiedono una libreria di situazioni di scatto che vengono confrontate ogni volta con il caso reale per ottenere il migliore risultato; la macchina in realt sa quale tipo di foto stiamo scattando.

L'esposimetro pu effettuare la misurazione in diversi modi, le reflex entry-level oramai possiedono tutte questa opzione che fino a qualche anno fa era appannaggio di macchine semiprofessionali. Il controluce e i tempi di sicurezza Capita spesso che il software di elaborazione non riesca comunque a gestire in maniera ottimale ci che si propone all'esposimetro, una delle condizioni pi comuni che pu trarre in inganno il controluce: dovendo fotografare un soggetto su sfondo chiaro, l'esposimetro dar maggior peso alle alte luci provocando una sottoesposizione del soggetto. Per far fronte a questo inconveniente il fotografo accorto sapr sovresporre volutamente di uno o due stop rendendo visibile il soggetto altrimenti troppo scuro. Anche il caso di soggetto chiaro su sfondo scuro presenta lo stesso problema invertito; in questo caso, per non bruciare il soggetto, si sottoesporr adeguatamente. Questo succede perch lesposimetro tratta tutte le superfici riconducendole al 18% di riflettanza quando invece, un muro bianco riflette in realt il 37% della luce che lo colpisce ed un cavallo nero ne riflette in realt il 9%. Di quanto vada effettuata la compensazione dell'esposizione una questione di fotocamera, obiettivo e situazione luminosa, sar quindi l'esperienza e la confidenza con la vostra attrezzatura a guidarvi.

ISO 100: 1/1000 ad f-8, la dominante chiara del cielo ha ingannato lesposimetro, la torre quasi in silouette

ISO 100: 1/160 ad f-8, si compensato fino a 2,5 stop per ottenere un esposizione corretta del primo piano Notate come il cielo abbia perso la propria tonalit azzurra a causa della sovraesposizione;Avendo accennato alle modalit di misurazione dell'esposimetro, se ne

esemplificheranno le tre pi comuni:

Valutativa: l'esposimetro legge tutta la superficie del mirino dando pi importanza ad alcune zone di maggior interesse tonale; limpostazione predefinita su molte fotocamere, le modalit di scatto automatiche utilizzano questo tipo di lettura. Parziale media pesata al centro: l'esposimetro legge l'80% del mirino e ne fa una media dando maggior importanza al centro, dove solitamente si trova il soggetto; lo stesso sistema veniva usato sulle vecchie reflex a pellicola. Parziale spot: l'esposimetro legge limitatamente la parte centrale; molto utile nella caccia fotografica o negli eventi sportivi dove si vuole la certezza di esporre correttamente il soggetto subendo il meno possibile la luce del contorno.

Lultima parola conveniente lasciarla ad una accortezza che a molti sembrer banale ma che in realt non lo , ovvero i tempi di scatto di sicurezza; non tutti i tempi di scatto a nostra disposizione permettono di ottenere foto nitide, prive di mosso o micromosso. Questo dovuto al fatto che sia il fotografo, sia la meccanica della fotocamera, trasmettono delle vibrazioni alla macchina che vengono registrate sul sensore e che pregiudicano la qualit dello scatto. In generale si pu affermare che il tempo minimo di sicurezza per evitare il micromosso pari alla lunghezza focale dellobbiettivo che si sta utilizzando; con i teleobbiettivi sarebbe bene dimezzare questo valore. Esempio: se si scatta con un 50 mm, 1/60 di secondo un tempo di sicurezza che con la pratica pu scendere fino ad 1/30 e se si bravi ad 1/15. Al di sotto di 1/15 di secondo impensabile scattare a mano libera ed ottenere una foto nitida. Se si usa un teleobbiettivo ad esempio da 300 mm, utilizzare 1/300 di secondo potrebbe gi non essere sufficiente; per buona pace della nitidezza meglio affidarsi ad 1/600 o a tempi inferiori. In ogni caso, luso del cavalletto certamente di aiuto anche se spesso scomodo e riduce la liberta di movimento. Tutto ci fa capire la ricchezza tecnica e la sensibilit che sono racchiusi in uno scatto fotografico, due aspetti che il fotografo sa abbracciare contemporaneamente per ottenere il risultato voluto. Anche questa volta la parola dordine sperimentare, sperimentare, sperimentare! Buon divertimento! Introduzione Siamo giunti alla quarta delle cinque puntate previste per questa prima guida fotografica, dedicata ai neofiti della fotografia digitale. A questi indirizzi potete trovare la puntata introduttiva, quella relativa all'inquadratura e quella dedicata all'esposizione. La prossima puntata, che chiuder il primo ciclo, presenter in modo dettagliato la struttura della fotocamera reflex. Nella prima parte del tutorial riguardante l'esposizione si accennato come l'uso consapevole di tempi e diaframmi sia il primo passo nell'interpretare personalmente lo scatto, una volta acquisita dimestichezza nel produrre un'esposizione corretta proprio la scelta opportuna della coppia tempo-diaframma che trasforma una foto da leggibile ad interessante. Riprendendo brevemente quanto detto riguardo ai tempi di scatto si pu affermare che a 100 iso, con uno zoom standard (18-55;18-85 mm) i tempi di sicurezza sono quelli pi brevi di 1/125; ci consente di ottenere foto nitide nelle riprese di paesaggio, natura morta e ritratto. Nel momento in cui il soggetto e la fotocamera hanno un'elevata velocit relativa entra in gioco il fattore mosso. Il tempo di scatto da utilizzare sar funzione dell'effetto desiderato: si vuole mantenere nitidezza e congelare l'azione? Oppure si vuole restituire dinamismo, frenesia, velocit? Se si opta per la prima scelta i tempi di scatto dovranno essere tanto brevi quanto pi il movimento relativo accentuato: una persona che cammina si pu bloccare a 1/125, due bambini che si lanciano una palla possono essere congelati da 1/250 ma la palla probabilmente sar nitida solo a partire da 1/500. Cos, una gara ciclistica od un'automobile in marcia lungo la

strada potranno richiedere 1/1000, va considerato infatti, anche come si muove il soggetto rispetto alla fotocamera: gli sta andando incontro oppure attraversa la perpendicolare al piano focale? Nel secondo caso il rischio di mosso sar pi elevato. Se si opta per la seconda scelta saranno i tempi lunghi a fare da padroni: 1/30 ad una partita di calcio, 1/15 ad un balletto o in mezzo al traffico dell'ora di punta, qualche minuto nella ripresa di un cielo stellato. Sperimentare con i tempi lunghi decisamente stimolante e ci si pu accorgere che gli effetti migliori li si ottengono con gli intervalli di esposizione pi spinti.

Spiaggia di Acireale, 4 sec @f-22 ISO-100: l'esposizione di alcuni secondi ha reso l'effetto seta delle onde

Tyto Alba, esercizi di falconeria, 1/200 @f-8 ISO-800: il tempo di scatto bastato a bloccare il corpo del barbagianni ma non quello delle ali Il secondo parametro a disposizione del fotografo sono i diaframmi, li si paragonati ad un rubinetto: diaframmi aperti lasciano passare tanta luce, diaframmi chiusi ne lasciano passare poca; la loro funzione principale regolare la profondit di campo, ovvero l'ampiezza della zona nitida davanti e dietro il piano di messa a fuoco. Il Circolo di Confusione Per capire cos la profondit di campo bisogna prima introdurre un altro concetto che quello di Circolo di Confusione: una persona, osservando un foglio bianco da circa 20-25 cm. di distanza in grado di distinguere due punti disegnati sul foglio che distino tra loro 1/16 di mm; 1/16 di mm. il potere risolvente del nostro occhio, al di sotto di 1/16 questi punti non vengono pi percepiti come distinti ma diventano una sola macchiolina sfuocata, un circolo di confusione appunto che si traduce nella distanza minima che permette di percepire due punti come distinti. Siccome proprio la nitidezza che ci interessa, ovvero riuscire a distinguere dettagliatamente gli oggetti, si pu gi immaginare come il circolo di confusione sia direttamente implicato nella determinazione della profondit di campo. Quando si affront la questione a livello industriale, tecnologico, ci si rese conto che 1/16 di mm era un parametro per lo pi teorico e si decise cos che anche 1/6 di mm (0,1667 mm) poteva andare bene. Infatti 1/16 si ottiene sotto le migliori condizioni: luce perfetta, punti estremamente contrastati ed osservatore sano; spesso succede che la luce non ideale e tutti noi siamo pi o meno affetti da disturbi visivi. Agli albori della stampa fotografica industriale si not che il cliente in generale richiedeva stampe di piccole dimensioni, circa 5 volte le dimensioni del negativo 35 mm ed affinch un ingrandimento di questo tipo risulti nitido il circolo di confusione diventa 0,1667/5=0,0333 mm. Questo valore quello utilizzato da molti produttori di lenti per testare i propri obiettivi, viene espresso anche in linee pari per millimetro: 1/0,0333= 30 lp/mm; guarda caso, 30 lp/mm anche il massimo valore risolvente richiesto ad una stampa fotografica e cos si assunto questo valore come standard.

Tenete conto che anche la distanza dalla quale si guarda la stampa ha un ruolo dominante, tanto pi si distanti tanto pi diventa accettabile un piccolo valore di lp/mm; per fare un esempio pratico provate ad avvicinarvi molto ad un cartellone pubblicitario, noterete che la distribuzione di inchiostro non continua ma limmagine formata da tanti punti colorati, daltra parte una stampa destinata ad essere vista da qualche metro in poi. Assodato che il circolo di confusione un parametro scelto dalluomo in funzione della dimensione di stampa da effettuare, vediamo ora come questo si lega alla profondit di campo che, al contrario, un preciso fenomeno ottico basato sulla scelta di un determinato circolo di confusione. Come detto prima la profondit di campo la zona di nitidezza davanti e dietro il piano di messa a fuoco; quanto estesa questa zona? Dipende dalla lunghezza focale dellobiettivo, dalla distanza del soggetto da fotografare, dai diaframmi utilizzati ed ovviamente, dal circolo di confusione. La profondit di campo

Attraverso una formula che verr riportata in appendice si pu calcolare il pi vicino punto nitido ed il pi distante, che potr spesso arrivare allinfinito; sempre in appendice si far un breve approfondimento per chi gi pratico nelluso dei diaframmi, per il momento vi basti sapere che piccoli valori f si traducono in una ridotta profondit di campo, mentre grandi valori f aumentano la profondit di campo. Gli obiettivi a focale fissa riportano incisa sul barilotto una scala graduata calibrata su 30 lp/mm che permette di valutare i metri di profondit di campo ad una data apertura. Gli obiettivi zoom, proprio a causa della variabile data dalla focale mobile non riportano questa scala, star quindi al fotografo fare i dovuti conti: cliccando qui potete scaricare un utile programmino freeware che facilita enormemente il calcolo! Una credenza comune che obiettivi grandangolari abbiano una maggiore profondit di campo dei teleobiettivi, in realt, a patto di inquadrare il soggetto in modo che occupi la stessa superficie di inquadratura la profondit di campo non varia; la variabile che permette questa compensazione la distanza dal soggetto, passando da un grandangolo ad un tele, per poter inquadrare nella stessa maniera bisogna infatti allontanarsi dal soggetto.

Utilizzando un diaframma aperto si ottiene un foro del diametro equivalente pari alla lunghezza focale/valore f, maggiore il diametro del foro equivalente, maggiore sar la luce che potr passare e di conseguenza, per esporre correttamente si user un tempo breve; questo fa si che

solo il piano di messa a fuoco sar impressionato in modo nitido mentre gli altri piani non avranno il tempo di fissarsi sul sensore e definire tutti i propri dettagli, il che si traduce nella sfocatura. Utilizzando un diaframma chiuso, il foro equivalente diminuisce il proprio diametro e fa passare meno luce, per esporre correttamente bisogner usare tempi pi lunghi; a questo punto sia il piano di messa a fuoco che i piani limitrofi avranno il tempo di impressionare il sensore arricchendolo dei dettagli che li caratterizzano, il campo di nitidezza aumenta, si dice che diventa pi profondo. L'uso consapevole della profondit di campo permette di includere od escludere uno o pi elementi dall'inquadratura, pilotando l'attenzione dell'osservatore:

Etna-1, 1/250 @ f-7,1 ISO 100: fuoco sul primo piano

Etna-2, 1/250 @ f-7,1 ISO 100: fuoco sul secondo piano

Nelle due riprese dell'etna viene esemplificato come la stessa coppia tempo-diaframma possa concentrare l'attenzione dell'osservatore sulla texture del primo piano oppure renderla la cornice del secondo piano; questo si ottiene con una bassa profondit di campo ed attraverso la scelta dell'opportuno punto di messa a fuoco.Una buona linea guida quella di utilizzare diaframmi aperti nella fotografia di ritratto e diaframmi chiusi in quella paesaggistica: la scelta dettata dal fatto che nel ritratto si vuole concentrare l'attenzione sulla persona escludendo il contorno, lo sfondo.

1/ 80 @ f-8 ISO 100, 200 mm.: l'uso del teleobbiettivo e dei diaframmi centrali ha permesso di escludere il soggetto dallo sfondo;

1/60 @ f-22 ISO 400: la profondit di campo concessa dalla minima apertura rende leggibili sia le montagne in primo piano che quelle sullo sfondo; Nella fotografia di paesaggio al contrario si vuole la massima nitidezza, pi dettagli possibili, la maggiore profondit di campo che si ha a disposizione. Altri campi in cui necessario valutare bene la profondit di campo sono sicuramente la macrofotografia e la fotografia naturalistica: nel primo caso le piccole distanze di messa a fuoco obbligano al corretto posizionamento della fotocamera rispetto al soggetto ed il rischio di ottenerne delle parti fuori fuoco deve far riflettere sull'utilizzo della massima apertura come una situazione critica da gestire con molta attenzione; nel secondo caso l'uso di teleobbiettivi molto spinti aumenta la percezione dello sfuocato e di conseguenza bisogner cercare di diaframmare almeno da f-8 in su in maniera da ottenere tutte le parti del soggetto correttamente a fuoco.

Fuoco sul primo piano 1/250 f-5 - Fuoco sul secondo piano 1/250 f-5 - Fuoco tra il primo e il secondo piano 1/160 f-11 Istogrammi Dopo aver parlato di tempi e diaframmi chiudiamo questo primo approccio allesposizione affrontando gli istogrammi. Questultimi sono i grafici che riportano la distribuzione dei livelli di luminosit. Rappresentano i valori che vanno da 0, ombra assoluta, a 255, luce assoluta; tra questi due valori prendono posto le ombre, i mezzitoni e le luci. Valutare lesposizione di una foto tramite istogramma un metodo pi sicuro, anche se meno intuitivo, che farlo tramite schermo lcd della macchina. Approssimando molto le cose si pu dire che un'esposizione corretta viene rappresentata da un istogramma che copra tutti i valori di luminosit con una

distribuzione che ricorda il profilo di una catena montuosa.

Istogramma esposizione corretta Una foto sottoesposta sar invece rappresentata da una coda sulla destra, mancano le componenti chiare dellimmagine.

Istogramma sottoesposizione Una foto sovraesposta sar un picco a destra oppure una profonda valle tra due picchi appuntiti, mancano le informazioni relative alle ombre.

Istogramma sovraesposizione Valutare in questo modo gli istogrammi veritiero quando ci si trova in condizioni standard, quando stiamo riprendendo una scena con una buona distribuzione di luci, ombre e mezzi toni. Capita spesso di fare foto corrette con una forte percentuale di ombre, di luce oppure con il soggetto molto contrastato rispetto allo sfondo, allora listogramma potr sembrare strano, come se si fosse esposto in modo scorretto; attenzione, non tutti i 255 valori di luminosit danno sempre un contributo discreto! Verifichiamolo attraverso un esempio:

Questa foto della luna, visualizzata tramite Photoshop affiancata dal proprio istogramma ottenuto tramite il comando Livelli, guardando limmagine noterete immediatamente che lo

sfondo scuro, nero, unombra piena. Difatti, in corrispondenza del valore zero presente un picco estremamente appuntito, indica che la foto possiede una percentuale molto elevata di quel valore di luminosit, o se vogliamo giocare sulle parole, una percentuale molto elevata di quel valore dombra!!

E presente una discreta distribuzione di mezzi toni ma mancano pressoch totalmente le alte luci, se dovessimo valutare listogramma senza sapere a quale condizione riferito si direbbe che la foto stata sottoesposta e che le ombre sono state bruciate. In realt lesposizione corretta, il fondo scuro spiega lo spike in corrispondenza delle ombre, le alte luci mancano poich la luna riflette la luce praticamente come il grigio neutro al 18%; per esporre correttamente bastato seguire la regola del 16: a 100 iso, f-16 ed il tempo di 1/100. Come regola generale bene evitare che listogramma della foto presenti delle code, uno dei primi passi da effettuare in post-produzione proprio quello di tagliare queste code tramite il comando livelli, quello che succede che si riduce la gamma dinamica dellimmagine, spesso questo impercettibile ed anzi, migliora la qualit della foto aumentandone il contrasto ma bene non abusarne per non incorrere nella posterizzazione. Listogramma di una foto cui siano stati modificati i livelli di luminosit e contrasto facilmente identificabile, per semplificare le cose si pu dire che diventi pi rado:

Confrontate con limmagine precedente e notate laumento del contrasto. Le code sono state tagliate, il valore di luminanza di destra viene normalizzato a 255, quello di sinistra viene normalizzato a 0, limmagine ha perso parte delle proprie sfumature.

Anche se verificare la foto visualizzandola sullLCD pu sembrare pi comodo, bene imparare ad interpretare listogramma poich restituisce delle informazioni dettagliate che non avremmo modo di ottenere tramite un piccolo schermo da due o tre pollici affetto dai disturbi derivati dalla posizione e dalla luce ambiente. In conclusione, un esercizio utile per rendersi conto del limite al quale ci si pu spingere quello di fare diversi scatti dello stesso soggetto variando la profondit di campo oppure cercando di utilizzare tempi di scatto sempre pi lunghi. Utilizzate l'istogramma per verificare l'esposizione ed esercitatevi a scattare a mano libera cercando di ridurre il mosso ed il

micromosso. Appendice Profondit di Campo Parlando di profondit di campo ci si fermati al suo concetto generale ma non si approfondito come questa viene calcolata e se possibile definirla prima di scattare. Per dipanare questa matassa bisogna introdurre il concetto di distanza iperfocale, la minima distanza del punto di messa a fuoco, che ad una determinata apertura di diaframma, permette di ottenere una profondit di campo infinita; dallaltro lato il punto pi vicino alla macchina che rimane ancora a fuoco pari alla met della distanza iperfocale. In parole povere se con un 50 mm ad f-16 la distanza iperfocale 5,2 metri, focheggiando a questo valore la zona di nitidezza si estender da 2,6 metri fino allinfinito. La fotografia paesaggistica si sviluppa proprio intorno alla distanza iperfocale. Come si arriva a definire questi valori lo si ricava dalla seguente formula: Distanza Punto iperfocale= pi vicino= ( f^2 c*F*(a^2) ) / / F*c; ((f^2) calcolata + in metri metri

c*F*a);

Punto pi lontano=c*F*(a^2) / ((f^2) c*F*a); metri Profondit di campo = Punto pi lontano Punto pi vicino Dove: f: lunghezza F: valore di c: diametro circolo a: distanza dal soggetto; focale; diaframma; confusione;

di

Si pu ora capire che se pu essere agevole calcolare la distanza iperfocale quando si in cima ad una montagna, comincia a diventare meno immediato dover fare i conti sulla profondit di campo, motivo per il quale stato segnalato il programma freeware dedicato. A partire da queste formule possibile determinare da dove e per quanto si estender la profondit di campo. Per gli amanti delle diatribe digitale versus pellicola una domanda che ci si pu porre perch il digitale schiaccia tra loro i piani immagine pi di quanto faccia la pellicola? Ci si traduce in una maggiore difficolt nel produrre un buono sfuocato. La risposta va ricercata nel fatto che il sensore delle digitali pi piccolo del negativo 35 mm. il rapporto di ingrandimento che ne consegue artefice di questo effetto ma il calcolo della profondit di campo si effettua esattamente nella stessa maniera, il concetto di circolo di confusione ovviamente non cambia. Visto che proprio questultimo un parametro indipendente che pu scegliere il fotografo si riportano di seguito diversi diametri che possono essere usati per calcolarsi la propria profondit di campo a seconda delle dimensioni della stampa. 0.03mm standard utilizzato per le stampe di medio bassa qualit; 0.025mm usato per la stampa di poster 0.02mm livello professionale (anche diapo) 0.01mm valore utilizzato per testare pellicole, sensori e lenti ( 100 lp/mm=0.01mm). Introduzione

Eccoci arrivati all'ultima puntata del primo ciclo di guide fotografiche. Negli scorsi appuntamenti abbiamo affrontato diversi temi, pensati come introduzione al mondo della fotografia digitale. A questi indirizzi potete trovare la puntata introduttiva, quella relativa all'inquadratura, quella dedicata all'esposizione e, infine, l'articolo sulla profondit di campo e gli istogrammi. Nei prossimi cicli entreremo pi nel dettaglio di concetti come la temperatura colore della luce, l'utilizzo del flash, le riprese notturne, la fotografia di cerimonia, il workflow di postproduzione, e via dicendo. Oggi, utilizzando il percorso che la luce compie dallobiettivo al sensore, si cercher di fare chiarezza sui principali elementi che concorrono alla creazione dellimmagine nella fotocamera: problematiche delle lenti, tipologie di sensori e rapporti di moltiplicazione, elaborazione dei dati e conversione degli stessi. Come accennato nella prima guida, la luce arriva alla lente frontale dell'obiettivo praticamente con infiniti angoli di incidenza. Parte di questa luce viene persa per fenomeni di riflessione e rifrazione e buona parte, quasi la totalit se l'obiettivo di buona fattura, entra nel corpo dello stesso, il barilotto. La lente frontale non l'unica presente all'interno dell'obiettivo, infatti sono diverse le lenti raccolte in gruppi che permettono di ovviare alle aberrazioni indotte dalla prima lente e consentendo la costruzione di obiettivi di dimensioni contenute anche se di elevata lunghezza focale.

Le aberrazioni sono gli errori indotti nel percorso della luce da parte della lente per via dei fenomeni di rifrazione: la rifrazione la capacit che ha un corpo attraversato dalla luce, in generale da qualsiasi onda elettromagnetica, di deviarne la direzione. Nel nostro caso il corpo la lente ma pensate che anche strati d'aria a temperatura e percentuale d'umidit differenti possiedono indici di rifrazione differenti. La luce che colpisce la lente frontale dovrebbe raggiungere il sensore senza evidenti modificazioni, in realt questo non succede a causa delle deformazioni geometriche e cromatiche. Per semplicit si utilizzino tre lunghezze d'onda relative ai colori Rosso, Verde, Blu: i raggi paralleli tra loro che colpiscono la lente frontale, nellattraversarla vengono deviati con angoli

diversi; questo accade perch ogni componente colore possiede una specifica lunghezza donda che subisce una rifrazione di un determinato indice e di conseguenza, angolo.

Aberrazione cromatica A livello fotografico tutto questo si traduce in soggetti dai bordi confusi; se sugli stessi bordi predomina una componente colore, in gergo si dice che la foto affetta da color fringing. Lo stesso fenomeno forse pi noto con il nome di purple fringing poich la componente rossa pi visibile e viene maggiormente accentuata dal rapporto di ingrandimento dellobiettivo; nella pratica la causa che lo genera non solamente la scarsa qualit dellobiettivo, ma per determinati sensori, anche la presenza di microlenti sulla superficie degli stessi. Di conseguenza anche usando obiettivi di ottima fattura non si elimina del tutto la possibilit di incappare nel purple fringing anche perch il software della fotocamera fa la sua parte e pu reagire in maniera diversa addirittura in scatti consecutivi. Il color fringing unaberrazione cromatica, poich funzione del colore ovvero lunghezza donda; pu essere ridotto utilizzando gruppi di lenti poste a valle della lente frontale che compensino, attraverso i propri indici di rifrazione, la deflessione dovuta dalla prima lente. Si dice che lobiettivo composto da lenti acromatiche o da coppiette-triplette apocromatiche. Un altro sistema quello di costruire lenti con materiali a bassissima dispersione come la fluorite, ma obiettivi di questo tipo sono estremamente costosi.

Compensazione dell'aberazione cromatica Le aberrazioni geometriche sono di diversi tipi, prima fra tutte si potrebbe citare laberrazione sferica. Come tutti avrete potuto osservare, le lenti degli obbiettivi sono di tipo convesso e riproducono quindi una porzione di superficie sferica; tuttavia la sfera non la forma ideale per costruire una lente anche se a livello tecnologico risulta pi semplice. Proprio questa forma induce un'aberrazione geometrica che causa una distorsione dell'immagine sul piano focale; la soluzione utilizzare delle lenti asferiche che risolvono proprio questo problema. Un'altra soluzione costruire la lente in maniera ottimale al suo scopo, ma qui si dovrebbe aprire una parentesi sulla qualit degli obiettivi fissi e degli zoom scatenando un acceso dibattito.

Affronteremo l'argomento in altra sede.

Aberrazione sferica Nella guida sull'inquadratura si parlato delle difficolt nel riprendere i soggetti architettonici senza deformarli; questo dovuto alla curvatura di campo legata ad un fenomeno chiamato astigmatismo dei fasci obliqui. Il problema nasce dal fatto che la porzione d'immagine che si trova fuori dall'asse dell'obiettivo/lente viene riportata sul piano focale come se fosse curvo. Tutti gli obiettivi ora prodotti sono anastigmatici, ma cos come le altre aberrazioni un fenomeno che pu essere ridotto ma non eliminato completamente. Le due principali deformazioni che si osservano sono quelle dette a barilotto e a cuscino: negli obiettivi zoom la prima la si osserva soprattutto alla minima lunghezza focale mentre la seconda alla massima.

Sempre legato all'astigmatismo dei fasci obliqui, anche se in maniera diversa, il fenomeno della vignettatura, che spesso deve la sua causa a ragioni pi banali come la presenza di filtri montati in serie davanti all'obiettivo, o a paraluce non espressamente dedicati alla specifica ottica. La luce ai bordi della lente finale, e quindi del fotogramma, arriva in misura minore rispetto al resto dell'ottica e causa quel bordo scuro, la vignettatura appunto, che pu essere eliminata in fase di postproduzione. Schemi ottici semplici soffrono meno la caduta di luce al bordo, che sempre presente in maniera pi o meno accentuata negli zoom tuttofare. Ottiche Quanto esposto nella pagina precedente consente di comprendere quali siano le caratteristiche che descrivono un'ottica di buona qualit, senza per altro parlare di contrasto e nitidezza, altri due parametri molto importanti e che cambiano realmente volto ad una foto. Per le compatte e

le bridge che non hanno la possibilit di intercambiare lottica, la scelta di una fotocamera piuttosto che un'altra sar dettata, a pari condizioni, proprio dalla qualit delle ottiche; per quanto riguarda le reflex bene ricordare che un buon corredo di qualit dura nel tempo e restituisce risultati veramente soddisfacenti. Se state ponderando lacquisto dellultimo modello di fotocamera, forse il caso di chiedervi se sarebbe meglio investire in ottiche il budget che avete stanziato per soddisfare il vostro piccolo desiderio. Un parco ottiche completo e di qualit costa molto pi del singolo corpo macchina, di conseguenza bene riflettere sul tipo di sistema che vorrete adottare poich ogni casa produttrice ha i propri innesti e vincola quindi la scelta. Per chi si chiede quando un parco ottico completo, la risposta funzione del genere di fotografie che fate e della sensibilit che avete. La fotografia, infatti, spazia tra una vasto numero di generi: ritratto, interni, macro, still life, reportage, cerimonia, sport, caccia fotografica, paesaggio, architettura, oltre a una serie di sottogeneri e correnti pi o meno creativi e difficili da codificare. Ottiche con determinate lunghezze focali risultano pi congeniali per un determinato genere di foto ma nessuno vi obbliga a fare ritratti esclusivamente con medio tele oppure paesaggi con un grandangolo! Sebbene la forte espansione degli obiettivi zoom consenta di viaggiare pi leggeri con un'ottica tuttofare utile avere ben chiare in mente una serie di indicazioni di massima. da fotografia classica insegna che sono sufficienti tre tipi di ottiche al fotografo medio: Grandangolo Normale Medio Tele/Tele 35mm equivalente 50mm equivalente 70mm equivalente Elevato angolo di campo Angolo di campo simile alla visione umana Piccolo angolo di campo

Il termine equivalente vuole indicare che le lunghezze focali sono riferite al formato leica 35mm, si analizzeranno in seguito i rapporti di ingrandimento dovuti alle dimensioni dei sensori. Il grandangolo, grazie allelevato angolo di campo permette di racchiudere nellinquadratura molto spazio ed utile quando si fotografa in interni dove c poco spazio di movimento. Tali obiettivi spesso sono caratterizzati da una distanza di messa a fuoco molto pi piccola dei fratelli di lunghezza focale superiore e soprattutto allungano i piani immagine dividendoli tra loro ed amplificando leffetto profondit. Lobiettivo normale, o il cinquanta, viene chiamato cos perch la sua focale quella che si avvicina maggiormente alla diagonale del formato 35mm permettendo un trasferimento dellimmagine dalla lente al sensore/pellicola ottimale, in scala 1:1 e quindi senza rapporti di ingrandimento o riduzione. Una caratteristica fondamentale dell'obiettivo con focale di 50mm l'ampiezza dell'angolo di campo, che si avvicina ai 46 dell'occhio umano. Il medio tele/tele un obbiettivo molto utile nei ritratti poich permette di avvicinare il soggetto con un ottima resa dello sfuocato e, al contrario del grandangolo, opera una sorta di compressione dei piani immagine riducendo leffetto profondit al crescere della focale. In generale lutilizzo dei teleobiettivi utile ogni qual volta vi sia la necessit di riprendere soggetti molto lontani: grazie allingrandimento dovuto allottica il soggetto verr visto come se fosse pi vicino e, in ultima analisi, risulter ingrandito. Allinterno del barilotto, poco prima della lente posteriore, si trova il diaframma: si gi spiegato che il suo ruolo quello di rubinetto per la luce, formato da diverse lamelle parzialmente sovrapposte che chiudendosi ad iride riducono o aumentano la superficie circolare attraversata dalla luce. Non tutti gli obiettivi hanno lo stesso numero di lamelle a costituire il diaframma, alcuni ne hanno sette, altri nove, altri ancora tredici; maggiore il numero di lamelle, migliore sar lapprossimazione della forma del foro equivalente ad un cerchio.

Simulazione di un diaframma a numero di lamelle crescente Questo si traduce in uno sfocato pi morbido e graduale, e a minori artefatti luminosi dovuti ai pi ampi angoli di incontro delle lamelle. La difficolt nel costruire obiettivi con un elevato numero di lamelle fa lievitare il prezzo di questi ultimi che vengono spesso usati appositamente per la fotografia di ritratto. Superata lultima lente posteriore dellobiettivo la luce pu seguire due strade: riversarsi direttamente sul sensore, come succede nelle compatte e nelle bridge oppure venire riflessa dallo specchio verso il pentaprisma per riprodurre limmagine a livello del mirino, come succede nelle reflex. Anche in queste ultime, alla fine, dopo linnalzamento dello specchio e lapertura delle tendine dellotturatore, la luce arriva direttamente al sensore. Sensori - tecnologie In prima approssimazione il sensore ha lo stesso compito di coni e bastoncelli presenti nel nostro occhio: un trasduttore che rileva la quantit di fotoni che lo colpiscono e genera un segnale elettrico di una determinata intensit; oltre a questo, il sensore opera una lettura delle componenti cromatiche del fascio luminoso in modo tale da restituire correttamente i diversi colori. Pi nel dettaglio, quanto spiegato sopra possibile grazie ad elementi denominati fotodiodi, che ricoprono quasi interamente la superficie del sensore. I fotodiodi sono caratterizzati da dimensioni complessive di una decina di micron circa: in questo spazio, oltre alla parte "attiva" del fotodiodo compresa anche una porzione di elettronica che non partecipa al processo di trasduzione. Lo spazio occupato da questa elettronica denominato "fattore di riempimento". Si pu intuire come il fattore di riempimento sia un limite nellacquisizione dellimmagine proprio della tecnica digitale. La pellicola, infatti, essendo una soluzione chimica continua non presenta questo tipo di problema. Affinch la resa dinamica a livello fotografico risulti ottimale, sarebbe opportuno utilizzare fotodiodi con una ampia (sempre nell'ordine dei micrometri) superficie sensibile in modo tale che ogni singolo fotodiodo possa raccogliere un maggior numero di informazioni (fotoni). All'atto di progettazione e costruzione di una fotocamera digitale ultracompatta, dove lo spazio disponibile ridotto, sar quindi necessario operare una scelta di compromesso a parit di dimensione del sensore: scegliere un numero minore di fotodiodi ad ampia superficie oppure, viceversa, scegliere fotodiodi con superificie ridotta in modo tale da poterne adottare in numero maggiore. Tra il numero di fotodiodi presenti in un sensore e il numero di pixel che la macchina fotografica in grado di produrre, non esiste alcuna sorta di correlazione diretta. In taluni casi un sensore

costituito da un numero inferiore di fotodiodi rispetto al numero di pixel con cui viene prodotta l'immagine: in questo caso le informazioni sono interpolate direttamente dal software della macchina fotografica. In altri casi, invece, accade che il numero di fotodiodi sia maggiore rispetto ai pixel dell'immagine: in questo caso alcuni fotodiodi sono destinati ad altri usi (come ad esempio analisi esposimetrica e di bilanciamento del bianco). A livello concettuale si pu pensare al sensore come ad una cassettiera senza cassetti sdraiata sul pavimento dove ogni vano rappresenta un fotodiodo e raccoglie i fotoni che vi cascano dentro. In un modello di questo tipo, tuttavia, non possibile risalire ad alcuna informazione relativa al colore, dal momento che l'unica cosa che pu essere misurata la quantit di luce presente in ogni "vano". Al fine di ricostruire le informazioni cromatiche viene sovrapposta alla cassettiera una scacchiera colorata i cui quadri sono rosso, blu e verde.

La scacchiera, chiamata filtro di Bayer, una pellicola semitrasparente che permette ad una sola componente colore di raggiungere il fotodiodo e di conseguenza il singolo fotodiodo potr leggere lintensit luminosa di un solo colore primario. Lintero spettro colore viene cos ricostruito a posteriori via software facendo una stima sulla base dei fotodiodi adiacenti a quello considerato. I sensori che adottano questo sistema prendono il nome di sensori di bayer e rappresentano la stragrande maggioranza dei sensori presenti sul mercato.

Ogni pixel immagine il risultato dellinterpolazione di almeno tre fotodiodi, uno per ogni colore primario. Tempo fa Sony ha progettato una variante del filtro di bayer sostituendo ad uno dei filtri verdi il colore Smeraldo Emerald, lo spazio colore che ne deriva passa da RGB ad RGBE.

Il motivo per il quale il 50% dei fotodiodi codifica per il verde mentre solo il 25% rispettivamente per il rosso e per il blu, deriva dal fatto che anche il nostro sistema visivo in grado di distinguere un maggior numero di sfumature del verde piuttosto che degli altri colori.

I sensori chiamati Foveon si basano invece sul principio del film fotografico, grazie alla differente capacit di penetrazione delle frequenze: ogni fotodiodo costruito a strati e pu leggere tutte le componenti colore. Si pu quindi avere un sensore con 12 milioni di fotodiodi, dispositi su tre strati da 4 milioni l'uno. L'immagine finale viene poi effettivamente formata, per interpolazione, da 12 megapixel, anche se a rigor di logica questa divisa in realt (guardando il sensore frontalmente) da una griglia di 4 megapixel. I sensori si dividono in due grandi famiglie a seconda della tecnologia di produzione, i CCD (Charge Couplet Device) e gli APS (Active Pixel Sensor). Ai sistemi APS appartengono sensori che fanno uso di tecnologie CMOS o LBCAST JFET. La differenza di tecnologia tra CCD e APS porta anche a diversi modi di trasportare il segnale elettrico generato dai fotoni che colpiscono l'area sensibile. Quest'ultimo fatto responsabile inoltre delle differenti caratteristiche dei due tipi di sensore. I sensori CMOS hanno in generale alcuni vantaggi, tra cui un minor consumo energetico, dato anche dalla possibilit di integrare sullo stesso chip la circuiteria sia digitale sia analogica. Fino a qualche tempo fa i sensori CMOS erano destinati alle fotocamere pi economiche (ad esempio equipaggiano tuttora la totalit dei telefonini), mentre i sensori CCD hanno visto un largo impiego su reflex e compatte. Eccezione fa Canon che ha sempre puntato, anche per i suoi prodotti di fascia alta, sui sensori basati su tecnologia CMOS. La tecnologia LBCAST JFET stata invece lanciata dal produttore nipponico Nikon. Sensori - elaborazione Nel momento in cui si preme il pulsante di scatto, le informazioni luminose trasdotte dai

fotodiodi viaggiano alle unit di elaborazione delle fotocamere alle quali spetta uno dei compiti pi importanti. Stiamo parlando infatti del generare limmagine combinando tra loro le informazioni di intensit luminosa e colore, operazione che si vorrebbe venisse fatta con il maggior dettaglio possibile ed il minimo rumore. Migliore lalgoritmo adottato dalla fotocamera, migliori saranno i risultati a parit di elettronica, anche se in fin dei conti la qualit informativa iniziale uno sbarramento che fa la differenza. I sensori bayer sono quelli in cui lalgoritmo di elaborazione gioca un ruolo fondamentale, prima ragione fra tutte il fatto che le informazioni trasdotte sono povere, nel senso che ogni fotodiodo porta una sola componente colore che non rappresenta il colore reale di quella porzioncina di immagine. Lintensit luminosa del colore primario ricevuto viene interpolata con almeno quella di altri due fotodiodi adiacenti. Cosa succederebbe se proprio in quella porzione di fotogramma venisse rappresentato uno sfondo monocromatico attraversato da una sottile linea di colore differente? Se sfortunatamente le informazioni colore della linea non venissero lette da alcun fotodiodo che codifica si avrebbe per quel colore? Si otterrebbe solamente lo sfondo monocromatico perdendo informazioni immagine. Per evitare questo problema una ipotesi fondamentale dellalgoritmo di elaborazione che linformazione spaziale non sia povera. Questo non pu essere sempre assicurato e di conseguenza si pone un filtro antialiasing di fronte al sensore che spalma le informazioni colore parzialmente anche sui fotodiodi adiacenti in maniera da ottenere una ridondanza di informazioni; questa operazione sfuoca limmagine, come quando una goccia dacqua bagna linchiostro trasformando un punto definito in una macchiolina. Cos facendo ci si assicura di non perdere informazioni ma fatto questo, riaffiora lobiettivo nitidezza; lalgoritmo di elaborazione, nel suo complesso detto di demosaicing, deve essere in grado di ricostruire limmagine con il maggior numero di dettagli e a valle di quanto detto precedentemente questa operazione diventa molto complessa. Migliore lalgoritmo, migliore il risultato finale. Se lalgoritmo non risulta cos efficiente quello che si ottiene lodiato effetto Moir, la desaturazione dei colori o laliasing dei colori con la comparsa di verdi, rossi o blu fantasma, i cosiddetti artefatti jpeg. Sotto questo punto di vista i sensori Foveon hanno una vita pi facile poich la necessit di interpolare le informazioni colore minore. Abbiamo parlato di artefatti jpeg, ma molte fotocamere non possono anche registrare in formato Raw? S, ed effettivamente le cose possono migliorare nettamente: il formato jpeg Joint Photographic Experts Group un formato immagine standard compresso che non usa tutte le informazioni che la fotocamera pu registrare; il formato Raw al contrario assimilabile ad un negativo digitale, un file immagine cos come viene letto dal sensore ed al quale non stato applicato il demosaicing. Il file Raw sfrutta tutti i 10, 12 o 14 bit che permette la fotocamera al contrario del formato jpeg, che viene compresso ad 8 bit. Loperazione di demosaicing pu essere fatta a posteriori attraverso software specifici come Adobe Camera Raw, LightRoom, Aperture, AppleOne, FreeRaw, ecc. e le informazioni riguardanti il bilanciamento del bianco e di conseguenza colori e saturazione, livello di contrasto, luminosit sono disponibili alla conversione sempre attraverso lalgoritmo migliore. Da una parte perch questi software vengono continuamente aggiornati, dallaltra perch un computer pu permettersi una potenza di elaborazione nettamente superiore al convertitore Raw presente allinterno di una fotocamera. Per assurdo, la stessa foto potrebbe migliorare col tempo!! Per concludere, basti riflettere sul fatto che apportare modifiche ad unimmagine a 12 bit certamente meno degradante che farlo su una a 8 bit.