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Al mio amore

Cetty

PREMESSA E RINGRAZIAMENTI
Fotografare mettere sullo stesso piano occhio, mente e cuore. H.C. Bresson
I tre elementi che distinguono i fotografi luno dallaltro, quelli che fanno la differenza,
indipendentemente dallattrezzatura usata.
Dopo le richieste di molti lettori del blog ho deciso di ordinare, rielaborare e creare un
manuale col materiale presente sul mio sito web marcocrupifoto.blogspot.com.
In questo manuale ho cercato di trattare di fotografia a 360 in modo tale che sia il
principiante sia il professionista possano trovare informazioni utili, si partir dagli
argomenti basilari fino a quelli pi avanzati.
Non facile parlare di un argomento cos vasto come la FOTOGRAFIA in un solo testo,
anzi, probabilmente impossibile, su ogni argomento trattato c' sempre da approfondire,
io cerco di toccare pi aspetti possibili di questo mondo nel migliore dei modi, ma sta a te
lettore andare avanti e non fermarti qui, anzi, non fermarti mai!
A questo libro e al mio blog hanno contribuito coi loro articoli diversi fotografi che ho avuto
la fortuna di conoscere durante il mio cammino e che qui voglio ringraziare:
Simone Tossani che ha scritto gli articoli sulla fotografia naturalistica e macro
fotografia, un maestro di questi generi fotografici simonetossani.it
Massimo Allegritti un maestro nel fotografare le gocce d'acqua
arte-liquida.blogspot.com
Diagaz una fotografa professionista che ha pubblicato sul mio blog e su questo libro
articoli di vario genere, davvero interessanti sia per un neofita che per un pro
diagaz.net
Alex Coghe un fotografo appassionato ed esperto di Street Photography che si sta
facendo valere in questo campo 500px.com/AlexCoghe
Patrizia Savarese fotografa Glamour patriziasavarese.com
Marco Stucchi esperto di fotografia immersiva e panoramica marcostucchi.com
Alessio Bardaro ha collaborato col mio blog scrivendo alcuni articoli
Claudia Prontera grande appassionata di fotografia e collaboratrice del mio blog.
Pham Anh Vu pavphotography.altervista.org
Leonardo Tuttoleo Nucci tuttoleo.it
Aulo Ieri aulofotostudio.it
Lorenzo Tedesco
Alessandro Cappelli
La copertina stata realizzata da Stefania Stani, una Interior e graphic designer
che potete contattare dal suo sito personale: heartdesign.eu
Il fotografo, del resto, non si limita al semplice ruolo di un copista, E' un meraviglioso
esploratore di aspetti che la retina non registr mai. Cit. di Man Ray
Man Ray ai suoi studenti diceva: Se volete fare fotografie, gettate via la macchina
fotografica.

SPONSOR
Devo ringraziare la Prostudio360.it per il supporto che
mi ha dato, senza il suo aiuto in strumentazione e
risorse grafiche non sarei mai riuscito a scrivere il
capitolo dedicato allo studio fotografico (tecnica e
attrezzature) che trovate nella parte finale di questo
libro.
ProStudio360.it un negozio online specializzato nella
vendita di sistemi per lo Studio Fotografico e Video
professionali.
Consiglio di acquistare da loro il materiale fotografico
per lo studio perch di notevole qualit a costi
contenuti.



INDICE
La scelta della macchina fotografica 9
Obiettivo 11
Otturatore e diaframma 17
Specchio e pentaprisma 18
Il mirino 19
Display LCD 20
Sensore 20

Dimensione dei sensori nelle fotocamere digitali 23

Gli accessori fotografici 25
Schede di memoria 25
Filtri 29
Tubi di prolunga e lenti addizionali 33
Esposimetro 34

La luce 36

Come impugnare la macchina fotografica 38

Occhio umano Vs Fotocamera 40

Come sviluppare l'occhio fotografico 42

La composizione dell'immagine 43

La percezione visiva 47

Bianco e nero o colore? 53

La messa a fuoco 56

ISO, DIAFRAMMI E TEMPI DI ESPOSIZIONE 57
La profondit di campo e il diaframma 59
Tempi di esposizione 64
La coppia tempo-diaframma 66
La sensibilit ISO 68
Programmi di scatto 71

I formati delle immagini 72

Come ordinare le foto senza usare programmi 74

Backup sicuro delle proprie foto 76

L'istogramma 78

I vantaggi della sovraesposizione 82

Il bracketing 85

Fotografia HDR 86

Bilanciamento del bianco 94

Cartoncino grigio medio e come si usa 95

Previsualizzare la foto e il falso mito di photoshop 97

H.C. Bresson e il cestino, tre elementi per una buona fotografia 99

Generi Fotografici 101
Fotografia documentaria 101
Il Reportage sociale: significato, difficolt e semantica 103
Il Ritratto 107
Un Foto ritrattista 109
Cosa la Street Photography 111
Leggi Fotografiche 112
Fotografia di moda 113
Fotografia glamour 114
Fotografia naturalistica, etica e rispetto dell'ambiente 117
Macrofotografia 119
Fotografia paesaggistica 135
Stenoscopia 136
Lomografia 138
Fotografia Sportiva 139
Fotografia Still-Life 144
Fotografia Astronomica 146
Fotografia Immersiva 151
Fotografia in 3D 184

Tecnica fotografica - Come fotografare 189
Come fotografare di notte, i segreti della fotografia notturna 189
Come fotografare la neve 192
Come fotografare il fuoco 193
Come fotografare i fuochi d'artificio 194
Come fotografare i fulmini 195
Come fotografare il fumo 196
Effetto Panning 197
Come disegnare con la luce 198
Come fare le foto ai concerti 199
Come fotografare le gocce 201

La gestione del colore e profili ICC 216
Spazio colore e calibrazione monitor 219
Calibrazione di due monitor 221


Lo studio fotografico 228

Accessori basilari 229

Accessori per fotografia Still Life 233

Illuminazione studio fotografico 234

Tipi di luci continue 243

Tecnica fotografica coi flash 245

Tecnica fotografica in esterni col flash 251

Riflessioni sulla fotografia 255
Fotografia, Poesia e Benigni! L'analfabetismo fotografico in Italia 255
Come diventare famosi su Flickr 257












LA SCELTA DELLA MACCHINA FOTOGRAFICA
Grazie alla rivoluzione che il digitale ha portato nella fotografia, ora essa accessibile a
tutti, perch i costi si sono notevolmente ridotti rispetto ai tempi in cui si usava la pellicola.
Il primo pensiero che viene ad ogni aspirante fotografo quello sulla scelta del mezzo
fotografico, ed da qui che voglio partire, perch la domanda Quale macchina
fotografica compro? uno di quei dubbi esistenziali di cui non ci si libera mai.
L'avvento del digitale ha portato con se tanta confusione, questo soprattutto per colpa
delleccessivo marketing ingannevole.
Inizio subito a fare un po' di chiarezza parlando delle caratteristiche fondamentali dei vari
tipi di fotocamera e cercando di sfatare i luoghi comuni.
Dobbiamo prima considerare a cosa ci serve una macchina fotografica, qual il motivo che
ci spinge ad acquistarla? Ci serve per fare le foto ricordo con gli amici o la fotografia una
nostra grande passione e vogliamo cimentarci in questo campo? E che genere fotografico
intendiamo praticare?
Esistono diverse categorie di apparecchi fotografici,
quelli che interessano a noi sono:
Compatte: Adatte per fare foto ricordo, sono le
macchine fotografiche per "la massa", esistono per
alcuni modelli di fascia alta che molti professionisti
tengono nel taschino ma che ovviamente non sono
paragonabili ad una reflex.
Bridge: Sono caratterizzate da un obiettivo con una
grande escursione focale. Si deve stare attenti a cosa scegliere
perch una grande escursione focale comporta anche maggiori
compromessi ottici.
Micro 4/3 o EVIL (Electronic Viewer Interchangeable
Lens = Mirino elettronico, Obiettivo intercambiabile):
Come le reflex sono ad ottiche intercambiabili, ma sono prive
dello specchio che riflette
l'immagine sul pentaprisma
e di conseguenza del mirino
ottico, hanno prestazioni
inferiori alle reflex ma il vantaggio di essere pi facili da
trasportare. Questo tipo di fotocamere sta avendo un
discreto successo e la tecnologia di questi sistemi
sempre pi avanzata, la dimensione dei sensori di
questo tipo di fotocamera varia a seconda della casa
produttrice. Recentemente le case produttrici hanno
deciso di rinominare questo sistema in New System
Camera.
Compatta Canon G12
Bridge Fujifilm
Olympus E-PL2 solo corpo
Reflex: Sono le macchine fotografiche dei
professionisti e dei fotoamatori evoluti, hanno
ottiche intercambiabili, un sensore pi grande e
prestazione superiori rispetto ai tipi di fotocamere
visti finora. Chi compra un apparecchio del genere
deve essere disposto a spendere per la fotografia,
l'ottica di base, in genere un 18-55mm dopo un po'
di tempo non basta pi e si sente il bisogno di
qualcosa di superiore.
Se siete agli inizi consiglio una compatta di medio
livello con elevata escursione focale e che vi
permetta di poterla usare in manuale. In questo
modo avrete fra le mani una fotocamera che vi
consente di cimentarvi in tanti generi fotografici e di fare molta pratica, ovviamente non
avr un'elevatissima qualit e in certe condizioni difficili far vedere tutti i suoi limiti. Una
fotocamera di questo tipo vi serve soprattutto per decidere quale genere fotografico
praticare e se la fotografia veramente la vostra vera passione.
Io ho iniziato con una Kodak (una bridge) da 5 megapixel e 12X di zoom, lho usata per
due anni, alcune foto che ho fatto con essa le tengo ancora in bella vista nella mia galleria
fotografica, non sfigurano affatto a confronto di quelle fatte con la reflex perch quello che
conta veramente lattimo colto.

Dopo un anno o due se vorrete crescere come fotografi, sentirete sicuramente lesigenza di
comprarvi una reflex, acquisto che potete comunque fare subito ma con un investimento
iniziale notevole e col rischio che la fotocamera diventi un oggetto d'arredamento.
Nikon D7000 solo corpo
Analizziamo in dettaglio i singoli componenti:
Obiettivo
La parola "fotografare" tradotta letteralmente dal greco, significa "disegnare con la luce".
La luce che colpisce il soggetto (o pi correttamente la scena inquadrata) si riflette ed
entra attraverso l'obiettivo della fotocamera, limmagine che si forma viene registrata sul
sensore (o pellicola, se parliamo di fotografia allargento).

Gli obiettivi influiscono in modo decisivo sulla qualit delle
nostre fotografie e anche in epoca digitale hanno un ruolo
fondamentale, essi offrono risultati differenti in funzione
dellangolo di campo che sono in grado di coprire, esso
varia a seconda della grandezza del sensore e della
lunghezza focale, pi ampio quando questa corta e
viceversa.

Sul piano teorico la focale quel valore espresso in mm
che indica la distanza fra il centro dellottica e il sensore,
per convenzione si usa il valore della focale riferita al
formato della pellicola 24x36mm, oggi la grandezza dei
sensori Full Frame. Gli obiettivi sono solitamente composti
da pi gruppi di lenti per motivi legati alla qualit ottica e
alla luminosit, in questo caso la focale si misura dal centro ottico dell'obiettivo che
generalmente si trova in prossimit del
diaframma, quindi la lunghezza focale pu essere
considerevolmente diversa dalla lunghezza fisica
dell'obiettivo, per esempio esistono grandangolari
che hanno le stesse dimensioni di un medio tele.

Iniziamo a parlare delle categorie principali di
obiettivi:

- Grandangolari
- Normali
- Teleobiettivi
Ognuno di essi pu essere di tipo macro, decentrabile e stabilizzato.
I grandangolari per convenzione hanno una focale inferiore ai 50mm e un angolo di
campo molto ampio che va dai 60 agli 80 fino ad arrivare a 180 per i cosiddetti
ultragrandangolari e fish-eye (questi ultimi hanno una elevatissima profondit di campo
con valori compresi tra i 30cm e l'infinito), le ottiche grandangolari in generale esaltano
l'effetto prospettico, ovvero i soggetti in primo piano sembreranno molto pi grandi di
quelli in secondo piano, luso del grandangolo pu provocare distorsioni sul bordo del
fotogramma, questi effetti di distorsione possono essere tranquillamente corretti con
Photoshop, i teleobiettivi hanno una lunghezza focale superiore ai 50mm ed un angolo di
campo che va dai 20 fino a 5, i teleobiettivi a loro volta si distinguono in medio tele (da
Fisheye Canon - Foto di Dirk-Jan Kraan -
Flickr.com/photos/dirkjankraan/
80 a 150mm), teleobiettivi (da 200 a 400mm) e tele spinti (da 400mm in poi), gli obiettivi
definiti normali hanno una focale nominale intorno ai 50mm e consentono di riprodurre
una scena con un angolo di campo simile a quello dellocchio umano, ovvero tra i 43 e i
45.
Poi esistono gli zoom che hanno la possibilit di variare lescursione focale, passando da un
grandangolo a un tele (dipende dagli zoom, non sempre cos), su di essi possiamo notare
dei numerini, nel caso del mio zoom nikon 18-105mm leggo anche subito dopo 1:3.5-5.6, il
primo numero dopo "1:" rappresenta la massima apertura di diaframma alla focale minima,
mentre il secondo corrisponde alla massima apertura di diaframma con la focale pi lunga,
ovvero a 105mm la massima apertura f5.6.
ATTENZIONE ALLO ZOOM DIGITALE: molte fotocamere compatte e bridge sono spesso
dotate dello zoom digitale, a differenza dello zoom ottico in cui varia la focale lo zoom
digitale ingrandisce quello che viene catturato dal sensore della fotocamera, in questo
modo per limmagine perde qualit perch invece di avvicinare il soggetto si ingrandisce
una porzione della foto, in pratica si usa una piccola parte del sensore, limmagine perder
parecchia qualit.
Molti sono convinti che al variare della focale vari la prospettiva, La prospettiva non
cambia se il punto di vista e loggetto ripreso rimangono fissi, varia solamente se ci
spostiamo dal punto di ripresa, vero per che cambia la resa prospettica, i
grandangolari tendono a enfatizzare le linee di fuga, i teleobiettivi invece schiacciano la
prospettiva e i soggetti appaiono molto vicini luno allaltro.
Quindi a seconda dellottica che si usa varia il senso della prospettiva nelle foto. Il
rapporto tra gli oggetti, ovvero la distanza tra di essi varia a seconda della lunghezza focale
utilizzata, nella prossima pagina un esempio pratico.












Foto realizzata con focale 105mm su APSC

Foto realizzata con focale 18mm su APSC

I pedoni sono a eguale distanza gli uni dagli altri in entrambe le foto (3 caselle), se li
fotografiamo con un tele sembrano vicini, mentre con un grandangolo sembrano separati
da uno spazio maggiore.
Come abbiamo gi anticipato gli obiettivi
possono essere:

- Macro: sono utilizzati per ottenere un
rapporto di riproduzione del soggetto pari o
superiore ad 1 ( 1:1), ovvero quando le
dimensioni dellimmagine sul sensore sono
pari o superiori alle dimensioni del soggetto
su scala reale. Orientativamente gli obiettivi
macro hanno una distanza minima di messa
a fuoco dal soggetto molto bassa, circa la
met di quella possibile con un obiettivo
normale, essa per non fissa e varia a
secondo dellobiettivo.

Gli obiettivi macro a seconda delle lunghezze focali vengono impiegati in modo diverso
nella macrofotografia:

45-65 mm - fotografia di prodotti e oggetti di piccole dimensioni.
90-105 mm - insetti, fiori e piccoli oggetti da una comoda distanza.
150-200 mm - insetti e altri piccoli animali in cui necessario lavorare a distanza.

- Stabilizzati: il sistema di stabilizzazione compensa le vibrazioni causate dalla mano con
un movimento identico ma opposto annullandolo, la stabilizzazione un tempo riservata
alle reflex ormai presente anche nelle compatte.

- Decentrabili: sono ottiche particolari, sbloccando una vite possibile decentrare
lottica facendo scorrere la parte anteriore dellobiettivo verticalmente o lateralmente
rispetto allasse ottico. Questo tipo di ottiche vengono impiegate spesso nella fotografia
di architettura, perch permettono ad esempio di fotografare un palazzo alto senza
inclinare la fotocamera.
Come nella vita anche la fotografia una questione di compromessi, non si pu avere
tutto! Le ottiche sono frutto di compromessi tra luminosit, risoluzione, ingombro,
pesantezza ecc..
Pi l'escursione focale grande, come ad esempio nei 18-200mm pi compromessi ottici
vanno accettati, mi capita spesso di sentire neofiti che nei forum di fotografia (o nei gruppi
su facebook) si chiedono il perch molti usano ottiche fisse invece che i versatilissimi 18-
200mm, il perch lo capirete leggendo queste righe... il 18-200mm ha una notevole
escursione focale e dovr rispondere a molti pi compromessi ottici rispetto a un 18-55mm
o a un 55-200mm, la qualit che vi daranno i due obiettivi sar superiore rispetto a quella
che vi potr fornire un unico obiettivo che copre da solo le stesse lunghezze focali, una
questione di scelte, preferite la versatilit o la qualit? La risposta dipende dai
risultati che volete ottenere.

Obiettivo decentrabile Canon TS-E 17mm f/4L
Sul forum di fotografare.com un utente di nome Attilio durante una discussione
fece un esempio molto azzeccato:
- Fare un'auto che va a 200 km/h non difficile, una qualsiasi utilitaria con un motore un
po' vispo ci arriva facilmente.
- Fare un'auto che va benone in fuoristrada non difficile, una suzukina o una pandina 4x4
non vanno affatto male.
- Fare un'auto che abbia una grande capacit di carico non difficile, una skoda station
vagon carica un sacco di materiale.
Ora provate a pensare ad un'auto che faccia 200 km/h, vada benone in fuoristrada ed
abbia la capacit di carico di una station wagon, facilmente si finir su un enorme e costoso
SUV. Ora provate a pensare di dover costruire quel SUV con i soldi di una panda e poco
pi, la qualit ovviamente croller inesorabilmente.
Questo discorso vale anche per gli obiettivi, ecco perch mi metto a ridere quando leggo di
bridge con obiettivi che arrivano anche a 36X al costo di una fotocamera compatta di
scarso livello.
Una caratteristica fondamentale in un obiettivo la sua luminosit, indicata dal numerino
accanto alla lunghezza focale (la massima apertura di diaframma corrispondente a quella
focale), non esiste una linea di demarcazione netta tra obiettivi luminosi e meno luminosi,
io considero luminosi obiettivi che vanno da unapertura di f2.8 in gi.
Ma quali vantaggi porta unottica luminosa? Per fare un esempio concreto, quando mi
sono ritrovato a scattare in interni, e per essere precisi dentro una palestra, con il mio 18-
105mm f3.5-5.6 non potevo fare molto, potevo scattare a 18mm aprendo al massimo ad
f3.5 e alzando gli ISO, invece, grazie al mio 35mm f1.8 sono riuscito a fotografare con
tempi di scatto sufficientemente veloci senza alzare troppo gli ISO, cercando di non andare
a tutta apertura perch pi si apre il diaframma pi la zona sfocata aumenta.
In sostanza gli stop guadagnati ci permettono di salire con il tempo di scatto e di evitare il
mosso alzando di poco o per niente la sensibilit ISO.
Io qui mi riferisco alle fotocamere a obiettivi intercambiabili il discorso cambia per le
compatte, che dispongono di tanti megapixel ma anche di un sensore di piccole dimensioni,
non consiglio di alzare gli ISO, perch gi a 400 ISO si avr molto rumore elettronico, se
pensate di scattare in ambienti chiusi vi consiglio di comprare una compatta di fascia alta
con obiettivo luminoso.
Inoltre grazie a un obiettivo luminoso nelle Reflex migliora la visione attraverso il mirino,
per semplici motivi tecnici che capirete pi avanti.




Insieme allottica ci viene fornito solitamente il paraluce, ma a cosa serve?
1) A contrastare la luce parassita evitando cos una perdita di
nitidezza, ovvero il flare.
2) A proteggere la lente frontale dell'obiettivo.
3) Laggiunta di filtri di qualsiasi tipo davanti allobiettivo aumenta le
possibilit di rifrazioni parassite, quindi in questo caso luso del
paraluce estremamente consigliato.
Quando ho parlato dei vari tipi di obiettivi non ho citato i
catadiottrici.
Lo schema costruttivo di un obiettivo catadiottrico insolito rispetto a quello delle ottiche
tradizionali. Allinterno degli obiettivi catadiottrici oltre alle normali lenti troviamo due
specchi, uno concavo e uno convesso che hanno la funzione di riflettere i raggi luminosi
provenienti dal soggetto.
Guardando lo schema ottico riportato qui a fianco
possiamo meglio comprenderne il funzionamento.
Possiamo notare nella parte bassa della foto degli
elementi diversi, quelli colorati in azzurro sono delle
lenti attraverso le quali i raggi di luce passano e
quelli colorati di rosso sono degli specchi che li
riflettono.
La particolare posizione di specchi e lenti all'interno
dell'obiettivo permette di avere a quest'ultimo delle
dimensioni ridotte rispetto ad uno tradizionale, a
parit di focale infatti, la lunghezza si riduce a circa
un terzo, un gran risparmio, soprattutto in termini di
maneggevolezza e praticit.
In giro si trovano obiettivi datati che danno un senso di robustezza elevato poich
costruiti quasi per lo pi in metallo, anche se questo li rende molto pesanti.
Un altro fattore importante il prezzo, notevolmente inferiore
rispetto agli obiettivi tradizionali, questo dovuto anche al fatto
che la qualit delle immagini non eccezionale.
Il diaframma in questo tipo di ottiche fisso. Non possibile
infatti aprirlo o chiuderlo e questo compromette molto lutilizzo
della profondit di campo.
Da citare infine un'altra caratteristica molto particolare: la
sfocatura, come potete vedere nella foto accanto i punti non a
fuoco risultano avere la tipica forma a ciambellina.

La parte relativa agli obiettivi catadiottrici stata scritta da Alessio Bardaro
Sfocatura obiettivo
catadiottrico
Otturatore e diaframma
Il diaframma un meccanismo circolare o poligonale formato da sottili lamine metalliche
che, scorrendo una sullaltra creano una variazione del diametro dell'apertura che regola la
quantit di luce che passa attraverso l'obiettivo, la luce infine raggiunge il sensore (nella
fotografia digitale) o la pellicola (nella fotografia analogica).
Le fotocamere moderne utilizzano solitamente un tipo di diaframma regolabile chiamato
"diaframma a iride".
A determinare la quantit di luce che colpisce il sensore non solo lapertura del
diaframma ma anche il tempo di esposizione. A tutta apertura il diaframma lascia
passare, in un dato tempo determinato dal fotografo (tempo di esposizione), quanta pi
luce possibile verso il supporto sensibile; chiudendo il
diaframma si riduce tale quantit di luce.
Il diaframma pu essere regolato su diverse aperture,
distribuite regolarmente su una scala di intervalli detti
numeri f (f/numero) o f/stop o comunemente
"diaframmi".
Valori di diaframma sono:
f/1 f/1,4 f/2 f/2,8 f/4 f/5,6 f/8 f/11 f/16 f/22 f/32 f/45 f/64
(esistono anche valori intermedi)
L'intervallo tra i diversi valori del diaframma viene comunemente indicato in gergo stop.
I numeri f sono calcolati e ordinati in modo tale che
chiudendo il diaframma di 1 stop si dimezza la quantit di luce,
chiudendolo di 2 stop si diminuisce la luce di 1/4, chiudendolo di
3 stop di un 1/8 e cos via.
l'otturatore invece il dispositivo che ha il compito di
controllare per quanto tempo il sensore resta esposto alla luce.
Gli otturatori possono essere classificati in due tipi:
- Otturatori centrali
- Otturatori a tendina
I primi sono dotati di lamelle disposte a raggiera, in modo
simile a quelle del diaframma, questi ultimi non sono pi in
uso, i secondi sono composti da due superfici di stoffa o
metallo disposte parallelamente lungo il piano focale, che
scorrono verticalmente formando una fessura che lascia
passare la luce.


Diaframma - foto di Nayu Kim -
Flickr.com/photos/nayukim/
Otturatore a tendina
Otturatore centrale
Specchio e pentaprisma
Le reflex o anche SLR (Single Lens Reflex) hanno questa denominazione per via del loro
sistema di mira composto da uno specchio posto a 45 rispetto all'obiettivo e da un
pentaprisma (o pentaspecchio, pi economico). In pratica lo specchio riflette la luce che
passa attraverso lobiettivo per poter visualizzare limmagine dal mirino, il pentaprisma
ha il compito di aggiustare l'immagine che altrimenti presenterebbe i lati destro e sinistro
invertiti. Durante la fase di scatto lo specchio si solleva in modo che limmagine possa
essere catturata dal sensore; nella posizione sollevata lo specchio chiude la finestrella dello
schermo di messa a fuoco, evitando l'ingresso di luce parassita dal mirino. Questo
meccanismo consente di osservare nel mirino della macchina fotografica la stessa
immagine catturata dall'obiettivo.

Per quanto riguarda le fotocamere compatte, bridge ed evil non presente il sistema
dello specchio e del pentaprisma, la luce passa attraverso l'obiettivo della fotocamera e
finisce sul sensore che consente la visualizzazione dallo schermino LCD. In alcune
fotocamere viene utilizzato un mirino ottico che comprende elementi dell'obiettivo
completamente separati dal sistema di immagine, altre fotocamere dispongono di un
mirino elettronico collegato al sensore.





Il mirino
Il mirino quel dispositivo che permette di visualizzare la scena inquadrata.
Nelle fotocamere sono normalmente distinguibili quattro modelli di mirino.
Mirino galileiano
il classico mirino che trovate nelle fotocamere usa e getta o nelle compatte economiche,
composto da due lenti all'interno di una finestrella vicino all'ottica, vi disegnata una
cornice raffigurante il campo inquadrato dallobiettivo. luminoso ed economico poich
un sistema di mira semplice (a differenza di quello delle reflex).
Mirino a pozzetto
Oggi, in epoca digitale difficilmente troverete un fotografo
che usa una macchina fotografica con questo sistema di
mira, ma ai tempi della pellicola erano molto comuni, chi
non si ricorda della mitica rolleiflex? Questo tipo di mirino
di norma utilizzato nelle biottiche, l'immagine riflessa da
uno specchio a 45 verso un vetro smerigliato posizionato
sopra la fotocamera, il fotografo vede limmagine come se
guardasse in un pozzo. Unaltra fotocamera leggendaria (e
ancora in produzione in versione digitale) che ha usato
questo sistema la Hasselblad.
Mirino reflex
Come suggerisce il nome questo tipo di mirino usato nelle fotocamere reflex (digitali e
analogiche), quello che non ho detto che per motivi economici soltanto negli apparecchi
di fascia professionale questo tipo di mirino permette una visione completa della scena
inquadrata, nei modelli entry level e semi-pro viene reso visibile solo il 90-95% del campo
inquadrato.
Mirino digitale
Nelle fotocamere digitali non reflex il mirino costituito da un display LCD che visualizza in
tempo reale l'immagine acquisita.







Hasselblad - Foto di Jeff Jackson
Flickr.com/photos/jeffjackson/
Display LCD
Il Display LCD presente in tutti i tipi di fotocamera digitale.
Quello che vedete nell'immagine qui a fianco il display di una
compatta di fascia alta, la Canon G12, solitamente, in questa
tipologia di macchine fotografiche non vi il mirino e
l'inquadratura la si fa dal display (ma nella G12 vi anche un
mirino).
Nelle fotocamere Nikon quando si usa il display si dice che si
attiva il Modo visione live view, lo specchio si solleva e l'otturatore si apre. Ci consente
alla luce di ricadere sul sensore della fotocamera. Le informazioni vengono lette dal
sensore, elaborate dal processore e visualizzate nel monitor posteriore. Mentre il Modo
visione live view attivo, la luce non raggiunge il mirino della fotocamera poich lo
specchio sollevato.
Gli schermi LCD sono spesso scarsamente visibili in condizioni di forte illuminazione. Per
questo motivo, il display pu essere accompagnato da un piccolo mirino ottico di tipo
galileiano (etichettato OVF, optical viewfinder), oppure da un mirino elettronico (EVF,
electronic viewfinder) di cui abbiamo appena parlato.
Sensore
Prima dell'avvento del digitale l'immagine era
impressionata sulla pellicola, ora sul sensore,
ovviamente reagiscono in modo diverso e i risultati
sia nel bianco e nero che nel colore sono diversi (e
non migliori).
Iniziamo col dire che i sensori pi usati nelle
fotocamere sono il CCD e il CMOS, esiste anche il
FOVEON attualmente impiegato sulle macchine
fotografiche prodotte da Sigma.
La risoluzione di un sensore si indica con i Megapixel.
I Megapixel
Per via del troppo marketing ingannevole la maggior parte della gente pensa che pi
megapixel ha una fotocamera pi la qualit di essa sia elevata, non vero, un numero pi
elevato di pixel permette, in linea teorica, un maggior potere risolutivo che influenza le
dimensioni di stampa, ma questo spesso limitato dal sistema ottico.
Se il potere risolutivo dell'ottica inferiore al potere risolutivo del sensore allora non si avr
alcun guadagno nell'aumento del numero di pixel, anzi, si avr un peggioramento delle
prestazioni del sistema a causa del maggiore rumore elettronico introdotto.
18 megapixel su un sensore largo 24x36mm diverso che averli su un sensore piccolo
5.76x4.29mm, l'immagine risulter degradata e peggiore.
Sensore CCD Nikon D70S - Foto di Daniel
Flickr.com/photos/camerarecycler/
Quindi fate pi attenzione alle dimensioni del sensore e allottica che al numero di
megapixel!
Ma cosa sono i Megapixel?
In fotografia digitale un megapixel un milione di pixel, ed un termine usato non solo per
il numero di pixel in un'immagine ma anche per indicare quanti pixel totali ci sono sul
sensore della fotocamera. Ad esempio, un sensore che produce immagini da 42882848
pixel comunemente detto avere "12,2 megapixel"
(4288 2848 = 12.212.224).
Sul sensore i pixel sono disposti sullo stesso piano e
sono allineati sia in orizzontale che in verticale,
formano una struttura a righe e colonne.
In questa sede non ci occuperemo di come in
dettaglio il sensore funziona, su internet ci sono una
miriade di siti tecnici pi adatti a spiegazioni di
questo tipo.
Nelle fotocamere digitali per calcolare i megapixel si
deve prendere la somma totale di pixel generati
moltiplicando le due dimensioni, per esempio una macchina fotografica in grado di produrre
immagini a 1600 x 1200 pixel produrrebbe un totale di 1.920.000 pixel o 1,9 megapixel.
Una fotocamera con il doppio dei megapixel rispetto ad unaltra non produce stampe
grandi il doppio! Esempio pratico: una fotocamera da 24 megapixel non produrr stampe
grandi il doppio di una da 12 megapixel, il perch lo vediamo subito andando a questo sito:
jjsapido.com/iafd/tutorial/calcolodpi/calcolodpi.htm
Inseriamo i valori richiesti per entrambe le fotocamere, ed ecco il risultato, la fotocamera
da 12 megapixel a 300DPI pu fare stampe grandi 24cm (altezza)x 36cm (larghezza)
mentre la fotocamera da 24 megapixel che produce immagini da 6048x4032 pixel produrr
stampe da 34x51cm, non il doppio.
Tutto questo in linea teorica, non solo la risoluzione a determinare la grandezza di una
stampa, dipende molto anche dallottica e da altri fattori, io con la mia Nikon D90 da 12
Megapixel realizzo tranquillamente stampe di dimensioni 50x70 mentre dubito che una
compatta da 12 megapixel realizzer mai stampe qualitativamente paragonabili a quelle
della mia reflex nonostante abbia gli stessi megapixel.
Analizziamo pi in dettaglio cosa la risoluzione
Camminando per strada vi sicuramente capitato di passare vicino a un cartellone
pubblicitario, la prima cosa che vi balza allocchio la scarsa qualit dellimmagine,
solitamente sgranata e formata da un insieme di punti, ma basta allontanarsi un po' perch
essa vi appaia ben definita.
A questo punto arrivati dobbiamo introdurre il concetto di densit dei pixel, generalmente
misurata in PPI, Pixel per Inch (pixel per pollice), ma pi spesso sentiamo parlare di DPI
Autore Welleman - CFA (color filter
array) o anche filtro RGB -
commons.wikimedia.org/wiki/User:We
lleman
l'acronimo di Dots per Inch che significa letteralmente "Punti per pollice", cio quanti punti
immagine ci sono in un pollice, nel sistema metrico decimale indica quindi quanti punti
immagine troviamo ogni 2,54 cm visto che per convenzione 1 pollice uguale a 2,54 cm.
In sostanza, pi pixel ci sono in un pollice pi l'immagine apparir definita perch lo spazio
tra di essi si riduce con l'aumentare dei pixel, e discorso inverso se i pixel sono pochi, pi
spazio vi tra di essi pi l'immagine apparir sgranata.
La risoluzione incide sulla resa dell'immagine a seconda dei supporti di visualizzazione,
fotografie che sullo schermo del pc si vedono bene al momento della stampa possono
risultare di scarsa qualit (a seconda della grandezza a cui si stampano).
- Sul web per la visualizzazione ottimale non servono pi di 72dpi.
- Per la stampa su un giornale non serviranno pi di 90dpi, perch quel tipo di carta
non riproduce immagini con punti pi piccoli.
- Un poster pubblicitario che generalmente si guarda da lontano richiede 150dpi.
- La stampa fotografica richiede invece 300dpi, al di sopra di questo valore l'occhio
umano non in grado di cogliere maggiore dettaglio, quindi avere una stampa da
800 Dpi non aggiunge nulla alla nostra immagine.
Ricollegandoci al discorso della scelta della fotocamera tutta una questione di esigenze,
se dovete stampare foto ricordo 10x15 cm sapete quanti megapixel bastano? 2 megapixel
per stampare a 300dpi!
Caso diverso se dovete allestire una mostra.
Non mi stancher mai di ripetere che lapparecchiatura deve essere proporzionata
alle vostre esigenze, senn diventa un peso inutile, ho conosciuto persone che non
hanno la passione per la fotografia ma che sono munite addirittura con reflex semi-pro, le
usano per fare foto ad amici e parenti per poi fare stampe di piccole dimensioni perch
costano meno....









DIMENSIONE DEI SENSORI

A seconda del tipo di fotocamera varia la grandezza del sensore, nell'immagine qui sopra
potete vedere schematicamente le varie dimensioni dei sensori digitali, il sensore pi
grande qui rappresentato il 36x24mm detto anche Full Frame.
Sul mercato escono continuamente nuovi tipi di fotocamere con sensori di grandezza
variabile, quindi non possibile in un'immagine rappresentarli tutti, per vi sar comunque
di aiuto per capire le dimensioni dei vari sensori.
Pi grande il sensore pi pixel pu ospitare, a parit di Megapixel il sensore pi grande ha
una qualit superiore e ad alti ISO il rumore elettronico minore.
Partiamo dalle comuni compatte, hanno un sensore di grandezza 1/2,5" (in figura 2,7 ma
una piccola variazione), quante volte avete sentito dire "voglio la compatta con tanti
megapixel", nessuno si preoccupa di avere una macchina fotografica con una lente che non
sia un fondo di bottiglia o una messa a fuoco dignitosa (ho usato compatte che come
messa a fuoco erano peggio di un cellulare).
Poi esistono compatte di qualit superiore, con un sensore di grandezza 1/1.63" (come la
lumix lx5) che come vedete dalla figura pi grande di quello montato sulle tradizionali
compattine, inoltre compatte come la lx5 o Canon G12 sono realizzate con maggiore cura,
hanno un autofocus pi veloce, sfornano file in RAW e hanno una lente di buona qualit,
per esempio nella panasonic lumix lx3 la lente prodotta dalla Leica, mica male.
1/1.7" equivale a 7.6 mm x 5.7 mm = 43.32 mm mentre 1/2.5" equivale a 5.76 mm x
4.29 mm = 24.71 mm il primo ha una superficie quasi doppia rispetto al secondo,
entrambi i sensori sono in formato 4/3 (come i vecchi televisori) e non 3:2 come dovrebbe
essere un "vero" sensore fotografico.
Per tradizione il formato fotografico inteso con rapporto 3:2 perch il rapporto del
formato 35mm o 24x36, questo comunque non significa che sia il formato ideale, infatti
nelle fotocamere medio formato si passa dal formato quadrato (es. 6x6) a quelli pi o
meno rettangolari come il 6x4,5 6x9 10x12 e via discorrendo.
Oltre che sulle compatte i sensori appena descritti vengono montati anche sulle Bridge.
Le EVIL hanno un sensore di dimensioni variabili a seconda della casa produttrice, ad
esempio quello delle olympus pen misura 17,3x13,0mm mentre quello della sony nex in
formato APS-C che troviamo montato solitamente sulle reflex.
I sensori delle Reflex a seconda della marca si differenziano di poco nelle dimensioni, per
esempio nelle Nikon il sensore APS-C misura 23,5x15,7mm mentre nelle Canon il sensore
APS-C 22,2x14,8mm.
Il sensore full frame non il sensore pi grande esistente sul mercato, per esempio
abbiamo le medio formato 6x6, fate una ricerca su internet inserendo sul motore di ricerca
la parola: "Hasselblad", sono un esempio di questo tipo di macchina fotografica, la
grandezza del sensore 56x56mm niente male vero?
La tecnologia in costante evoluzione e di continuo escono fotocamere "ibride" ovvero fuori
dalle classiche categorizzazioni, per esempio compatte con un sensore pi grande della
maggior parte delle Evil, Reflex con un sensore di dimensioni superiori al Full Frame, o
anche fotocamere con sensore piccolino da compatta ma ad ottiche intercambiabili!









GLI ACCESSORI FOTOGRAFICI
Le Schede di Memoria - Guida alle schede di memoria SD
Memorie SD, queste sconosciute, un breve viaggio nei meandri di un piccolo mondo che
agli occhi di chi vi si accosta per la prima volta pu spesso confondere e trarre in inganno.
Sicuramente vi sarete chiesti almeno la prima volta dove sarebbero state "conservate" le
foto che di li a poco sareste andati a scattare, niente di pi semplice, nell'apposita scheda
di memoria che va inserita allinterno dellapparecchio. Nelle compatte raramente capita
che ce ne sia una inclusa, e nelle reflex di solito se inclusa, la capacit bassa. Il pi
delle volte, invece, bisogna sceglierne una, e, tra marca, capacit, velocit e prezzo, capita
che la confusione sia parecchia.
La domanda che ci si pone quando non si molto informati in merito : Cosa sto
comprando? Che differenza c? Perch questa costa il doppio di questaltra? Quale prendo?
Con questa mini guida cercheremo di scoprire appunto le caratteristiche che differenziano
le varie schede.
Partiamo dallinizio. Con la definizione di SD che poi altro non che labbreviazione di
Secure Digital, indichiamo quello che attualmente il pi diffuso formato per le schede di
memoria. Ci sono anche altri formati, li elenchiamo per conoscenza: Smart Media,
MultiMediaCard, xD Picture Card (ormai in disuso da anni), Memory Stick formato
proprietario usato da Sony, Compact Flash (schede che si trovano ormai solo su macchine
di fascia alta preferite per affidabilit e prestazioni). Allinterno delle schede possono essere
immagazzinate grandi quantit di informazioni, dati, foto, video, musica, ecc per poi
essere utilizzate dagli apparecchi elettronici di uso comune. Il loro impiego va dai
navigatori ai lettori mp3, dalle cornici digitali alle macchine fotografiche. Noi ci occuperemo
prevalentemente dellutilizzo con queste ultime, ma prima di entrare nel dettaglio bene
fare una distinzione sui vari tipi di schede SD presenti sul mercato.
Troveremo infatti schede:
SD
SDHC
SDXC
SDHC UHS-I
Le schede SD sono quelle pi usate

Poi abbiamo le schede SDHC, Secure Digital High Capacity. Come si evince dal nome si
differenziano dalle SD normali in quanto la loro capacit di immagazzinare dati superiore
rispetto alle prime. Esse infatti partono da una capienza superiore ai 2 Gb (4 Gb) fino ad un
massimo di 32 Gb (questi limiti saranno sicuramente superati con l'avanzare della
tecnologia).
Salendo di categoria abbiamo le SDXC, abbreviazione di Secure Digital eXtended Capacity.
Esse partono dalla capacit di 32 Gb e arrivano alla capacit massima teorica di 2048 Gb
ossia 2 Tera. Da poco sul mercato e dal costo elevato, queste ultime hanno un file system
proprietario diverso. Quando le comprate state attenti se sono supportate dallapparecchio
con il quale verranno utilizzate.
Infine abbiamo le SDHC UHS-I sono schede anchesse SDHC che seguono le nuove
specifiche UHS-I (Ultra High Speed) capaci di arrivare a velocit teoriche di 312 Mbyte al
secondo.
In questa sede parleremo delle schede SDHC, che attualmente sono le pi diffuse.
Negli scaffali dei centri commerciali ne trovate in vendita a decine e si differenziano per
marca, per capienza e per classe. Sono state infatti letteralmente "classificate" in base a
degli standard di velocit. A farlo stata la SD Association http://www.sdcard.org/ che
altro non che una specie di alleanza globale tra pi di mille aziende coinvolte nella
progettazione, nello sviluppo, nella produzione e nella commercializzazione di prodotti che
utilizzano la tecnologia delle schede SD.
Le classi sono cos definite:

Se prendete una scheda SDHC in mano e la guardate, troverete oltre alla marca del
produttore e la capacita anche un cerchietto con un numero dentro, ebbene quel numero
rappresenta la classe di velocit della scheda.

Pi la classe alta, pi la velocit in scrittura elevata, pi la scheda performante e pi
costa.
Oltre a alla classe, vi la sigla attestante la velocit, espressa con un numero seguito da
un per (x) tipo 100x 133x 200x o la velocit espressa in MB/S tipo 15 MB/S 20MB/S
30MB/S.

Cosa indicano queste scritte? Per quanto riguarda la velocit espressa con i numeri
seguiti dal per (es. 133x ), questi indicano che la scheda pu raggiungere la velocit di
scrittura indicata. Tradotto in numeri con un esempio avremo quanto segue: se sulla
scheda riportato 133x vorr dire che la quantit di dati scritti in un secondo pari a 133
volte lunita di misura di scrittura utilizzata per i cd (che 0,15 Mbyte). Nello specifico
avremo: 133x0,15 Mbyte/S che uguale a 19,95 Mbyte al secondo. Se dovessimo trovare
la scritta 200x la velocit sarebbe 200x0,15 Mbyte/S, quindi 30 Mbyte/S.
Per le schede che riportano direttamente la velocit espressa in Mbyte/S non dobbiamo
fare alcun calcolo. Bisogna porre attenzione per a questi dati. Le velocit riportate sono
quelle massime, e sono dichiarate dal produttore e non verificate in maniera imparziale.
Spesso sulla confezione o sulla scheda il produttore per evitare eventuali "lamentele" pone
la scritta "up to" (fino a) e la velocit, oppure si nota addirittura la presenza di un asterisco
accanto alla velocit che sta ad indicare che la velocit espressa quella massima.
Come districarsi quindi in questa serie di sigle e numeri? Sicuramente la classe di
appartenenza un elemento cardine al quale fare riferimento, ma direi che bisogna tenere
anche in considerazione anche la marca, alcune case produttrici infatti, sono decisamente
pi affidabili di altre. A parit di marca ci sono poi quei prodotti di fascia alta, spesso
destinati a utenti pi esigenti etichettati come "prosumer" (professional-consumer).
Fortunatamente anche internet ci pu aiutare, basta digitare su qualsiasi motore di ricerca
parole tipo "comparazione SD" e troveremo centinaia di siti che offrono confronti tra le
varie case produttrici e tra i vari prodotti di diversa fascia della stessa casa. Alcuni offrono
comparazioni effettuate con apparecchiature professionali, altri con metodi empirici, ma
sicuramente bisogna prestare attenzione e verificare lattendibilit dei risultati forniti.
Quale scheda scegliere quindi? Naturalmente dipende da vari fattori. In primis dovete
analizzare il prodotto con il quale verr usata la scheda e le vostre attuali esigenze e
immaginare quelle che potrebbero essere quelle nellimmediato futuro. Su una compatta
sicuramente sarebbe decisamente "sprecata" una scheda SDHC da 32 Gb di classe 10 con
velocit indicata dal produttore di 30 MByte/S. Di contro su una reflex, per quanto possa
essere una entry-level e l'utente un amatore alle prime armi potrebbe essere limitante
comprare una scheda da 2 Gb in classe 2.
I fattori da considerare per non cadere in errore sono:
Capacit della scheda: Scattando con una compatta le dimensioni dei file Jpeg alla
massima risoluzione vanno da circa 4 a circa 6 Mbyte, con una scheda da 4 Gb la capienza
dovrebbe essere pi che soddisfacente tranne in casi di lunghi viaggi. Scattando con una
reflex e salvando i file in Raw o meglio ancora in Raw + Jpeg 4 Gb non bastano di sicuro.
Sono da prendere in considerazione schede dagli 8 Gb in su e valutare lidea di averne una
o due di riserva.
Classe della scheda: Per una compatta che non registra video in Full Hd una scheda di
classe 2 va gi bene, una di classe 4 pi che sufficiente, per una reflex che memorizza
file di dimensioni pi grandi e che pu essere utilizzata in ambito sportivo quindi con
raffiche di molti scatti effettuate in pochissimo tempo o con la nascita di nuove macchine
che riprendono filmati in alta definizione consigliabile scegliere una scheda di classe 6 o
superiore. E' vero che le macchine sono dotate di buffer di grandi dimensioni, ma per
evitare di riempirlo e di rallentare le operazioni di scrittura, preferibile optare per prodotti
pi performanti. Diverso invece il discorso del trasferimento dati dal supporto al
computer, un conto trasferire 8 Gb di dati da una scheda di classe 2, un conto farlo con
una scheda di classe 10, tenete in considerazione che potreste perdere anche 4 volte in pi
del tempo necessario con una scheda di classe inferiore.
Marca: La marca fondamentalmente una cosa soggettiva, di sicuro preferibile scegliere
marche conosciute e con esperienza nel settore a quelle di cui non si mai sentito parlare.
Di contro anche vero che esistono prodotti di marche meno conosciute che offrono un
rapporto qualit prezzo vantaggioso.
Basate le vostre scelte in base alle vostre esigenze e non fatevi condizionare dal prezzo, la
scheda la comprate una volta sola e andr a contenere le vostre foto, i vostri video, il
vostro lavoro, i vostri ricordi detto questo non resta che cimentarsi nella scelta.
Articolo scritto da Alessio Bardaro






Filtri

Filtri fotografici Cokin - foto di Tim Collins - Flickr.com/photos/tico24/
Quando si usava la pellicola nella borsa di un fotografo non potevano mancare i filtri,
mentre oggi molto raro trovare qualcuno che li usi.
Nella fotografia digitale possibile applicare in post produzione gli effetti che prima si
ottenevano solo in fase di scatto ma nonostante questo i filtri sono ancora in commercio,
questo perch alcuni di essi sono ancora utili e i loro effetti non sono ricreabili in
Photoshop.
Iniziamo parlando del filtro polarizzatore, non pu mancare nel corredo di un fotografo
perch i suoi effetti non sono riproducibili con nessun software. Serve a polarizzare la luce
riflessa dalle superfici degli oggetti e dalle particelle atmosferiche, in sostanza rimuove i
riflessi da tutte le superfici non metalliche e garantisce il massimo contrasto.
Toglie i riflessi indesiderati anche dalle superfici dacqua, ma pu anche dargli rilievo, basta
ruotarlo per ottenere leffetto che desideriamo. Se si fotografa una vetrina grazie al filtro
polarizzatore possiamo evitare di venire riflessi su di essa catturando solo quello che c'
all'interno e per questo motivo anche utilizzato per fotografare quadri o altre opere
protette da un vetro.
Esistono due tipi di polarizzatori:
- Lineari
- Circolari
Sulle macchine fotografiche dotate di autofocus il polarizzatore deve essere circolare, esso
viene montato sull'obiettivo, come gi accennato ruotandolo si possono ottenere diversi
effetti visualizzabili direttamente dal mirino della reflex.
Grazie al polarizzatore possiamo ottenere in ripresa una saturazione naturale dei colori in
modo da non forzare dopo in post produzione, questo effetto dovuto all'eliminazione della
luce riflessa. Nella fotografia paesaggistica servono anche a dare pi profondit ai cieli
azzurri.

L'effetto di un polarizzatore circolare sul cielo - it.wikipedia.org/wiki/File:CircularPolarizer.jpg
ATTENZIONE non ha effetto se scattiamo con il sole di fronte o alle spalle: dobbiamo stare
tra 45 e 90 per ottenere dei buoni risultati, inoltre assorbe la luce di -2 stop circa.
Altri filtri ancora utilizzati in fotografia digitale sono:
Il filtro UV: oggi non pi necessario, le moderne lenti incorporano gi uno strato anti UV,
in sostanza ha senso usarlo solo per proteggere la lente frontale dell'obiettivo, ma
attenzione perch modifica le prestazioni
dell'ottica su cui lo montate.
I filtri neutral density e i filtri digradanti sono
utilizzati essenzialmente nella fotografia di
paesaggio.
Il filtro neutral density: altera l'esposizione e non
introduce nessuna dominante di colore, questa
tipologia di filtri viene classificata come ND, esistono
ND2, ND4 e ND8, questa classificazione fatta in
base alla riduzione della luce.
Questo filtro appare solitamente grigio e riduce la luce che passa, la riduce di uno stop il
filtro ND2, di due stop ND4 e di 3 stop ND8.
Ma perch ridurre la luce?
Esistono delle situazioni pratiche dove per quanto chiudiamo il diaframma o abbassiamo gli
ISO la luce risulta sempre troppa, per esempio quando vogliamo realizzare una foto con un
tempo di esposizione lungo (come nella foto di esempio alla pagina successiva).
Nella foto qui sopra la lente intatta grazie
alla protezione del filtro UV - foto di Davidd
Flickr.com/photos/puuikibeach

Dati di scatto: 30 sec, F/10, ISO-100 e filtro ND - Foto Oceania di Kyle Kruchok
Flickr.com/photos/kylekruchok/5583769327/
Filtri digradanti (o anche graduati a densit neutra): come dice il nome sono dei filtri
che digradano dall'alto verso il basso, cio sono trasparenti in basso e pi scuri in alto,
aiutano a equilibrare i cambiamenti di esposizione in una scena, per esempio in un
paesaggio permettono di schermare
maggiormente il cielo rispetto alla linea
del terreno sotto l'orizzonte.
Come potete vedere dalla figura alla
vostra sinistra possono essere di vari
colori.
meglio usare quelli a lastra (esistono anche a vite) perch permettono di regolare
laltezza a nostro piacimento in modo da far combaciare il cambio di densit con la linea
dell'orizzonte, sono molto utili per riequilibrare i livelli di luce di un cielo troppo luminoso e
di un primo piano scuro, non vi mai capitato che durante la foto a un paesaggio urbano o
naturale gli alberi o i palazzi risultino correttamente esposti mentre il cielo risulti
sovraesposto? Usando uno di questi filtri potrete risolvere il problema!
State attenti che larea scura non scenda sotto lorizzonte perch leffetto risulti naturale.
Di filtri digradanti n troviamo due tipi soft e hard. Gli hard sono adatti per le linee di
confine molto nette come quella del mare, mentre i soft hanno una sfumatura pi morbida,
adatta per esempio in caso di panorami montuosi o che presentano alberi, in sostanza tutti
quei paesaggi che presentano una linea dorizzonte non ben definita.
Per i tramonti sul mare con sole frontale conviene usare i Reverse Graduated che sono
dei soft al contrario, ovvero a met lastra sono hard e sfumano a soft verso l'alto.
Dopo aver analizzato i vari tipi di filtri c da fare una considerazione pratica, solitamente
un fotografo non ha solo unottica e molto difficilmente esse avranno lo stesso diametro,
quindi ci vorrebbe un filtro specifico per ogni obiettivo con un conseguente aumento delle
spese, per nostra fortuna esistono degli anelli adattatori che ci consentono di montare lo
stesso filtro su pi ottiche di diverso diametro.

Da sinistra verso destra abbiamo filtro Seppia, filtro polarizzatore circolare, filtro arancione e in basso un
adattatore per i filtri - foto di Tim Collins Flickr.com/photos/tico24/









Tubi di prolunga e lenti addizionali
Questi accessori sono utilizzati per la macrofotografia,
solitamente vengono adoperati dai fotoamatori alle
prime armi che hanno a disposizione un budget limitato,
un'ottica macro ha solitamente un costo elevato, quindi
giusto esplorare questo genere spendendo il meno
possibile con risultati apprezzabili per decidere dopo se
quello che vogliamo fare o no.
Iniziamo parlando delle lenti addizionali, vengono
montate sull'obiettivo della reflex per incrementare il
fattore di ingrandimento, per le compatte necessario
acquistare degli anelli adattatori.
Si possono combinare tra loro pi lenti per avere una maggiore capacit di ingrandimento,
per attenzione, conviene montare per prima la lente di maggior potenza.
Se potete evitate di montare pi lenti, lideale sarebbe
un unica lente con maggiore capacit di ingrandimento.
Le lenti addizionali hanno di solito 2 vantaggi:
- Non assorbono la luce
- Aumentano l'avvicinamento al soggetto.
A differenza delle lenti addizionali i tubi di prolunga
aumentano l'ingrandimento del soggetto e diminuiscono
la minima distanza di messa a fuoco incrementando la
distanza dell'obiettivo sensore (vanno inseriti tra
l'obiettivo e il corpo macchina), sono privi di lenti e
vengono venduti di solito in set da tre pezzi di diversa
lunghezza, usando tubi pi lunghi o unendo pi
elementi assieme diminuisce la quantit di luce che
colpisce il sensore.
I tubi di prolunga sono muniti di contatti elettrici che
permettono all'obiettivo e alla reflex di dialogare tra di
loro per il mantenimento degli automatismi di
esposizione e autofocus.
Svantaggi dei tubi di prolunga:
1) Per usarli si deve smontare l'obiettivo esponendo il sensore alla polvere.
2) La luminosit si riduce per un valore di 1-2 stop circa.
3) Si avr una maggiore difficolt nella messa a fuoco perch nel mirino la scena sar pi
scura.

Foto di Pascal -
Flickr.com/photos/pasukaru76/
Foto di Guy Sie -
Flickr.com/photos/guysie/
Foto di JD Hancock -
Flickr.com/photos/jdhancock/
Mentre ricapitolando le lenti addizionali presentano i seguenti vantaggi:
1) Costano meno dei tubi di prolunga.
2) Non comportano riduzione di luminosit.
Attenzione, le lenti addizionali devono essere di buona qualit, pena, lintroduzione di
aberrazioni che influiscono sulla qualit dell'immagine. Le aberrazioni aumentano con
l'aumentare delle diottrie e si sommano montando una lente sull'altra.
Le lenti migliori sono costituite da doppietti acromatici incollati.
Da +1 a +3 possono andare bene anche a lente singola perch l'aberrazione ridotta. Ma
con +4 facile che qualche aberrazione cromatica salti fuori.
Esposimetro
Lesposimetro potendo essere sia interno (ovvero incorporato nella
fotocamera) che esterno, esso uno strumento di vitale
importanza per un fotografo.
Lesposimetro serve a misurare la luce necessaria per ottenere
un'esposizione corretta suggerendoci la coppia tempo/diaframma
da usare in base agli ISO che abbiamo impostato.
Gli esposimetri si dividono in due categorie:
A luce riflessa: lo sono tutti gli esposimetri incorporati nelle
fotocamere, la misurazione avviene puntando la macchina
fotografica verso il soggetto, l'esposimetro misura la luce che
questo riflette verso la fotocamera.
A luce incidente: sono esposimetri esterni solitamente usati nella
fotografia in studio, si posiziona accanto al soggetto da riprendere
puntando la semisfera bianca verso la fotocamera, potrebbe capitare che la scena presenti
un contrasto elevato, in questo caso puntate l'esposimetro direttamente verso la fonte di
luce e calcolate una media tra questa lettura e quella delle zone in ombra.
Nell'esposimetro della fotocamera la lettura della luce
pu avvenire in 5 modalit diverse, che devono
essere scelte a seconda delle condizioni di luce e
dellatmosfera che vogliamo creare.





Prostudio360.it - Gossen
Digipro F Esposimetro Link
Prodotto
1) Multi zona o valutativa: la modalit standard impostata sulle reflex, detta anche
Matrix (Matrice), la scena viene suddivisa in zone, pi precisamente in piccoli
quadratini come in una scacchiera (o appunto una matrice), lesposizione viene poi
valutata su ogni singolo quadratino e infine, con un particolare algoritmo proprietario
e diverso per ogni singolo costruttore, riportata a un valore "medio", la luce viene
misurata e mediata secondo delle scene standard memorizzate nella fotocamera, il
sistema di misurazione attualmente pi affidabile e avanzato.
2) Media a prevalenza centrale: sfrutta tutto il campo inquadrato ma si da pi peso
alla parte centrale, in cui si presuppone ci sia il soggetto, una volta era la modalit
d'esposizione pi diffusa, oggi sta andando piano piano in disuso in quanto con la
"Valutativa" e la "Parziale", si ottengono quasi sempre risultati migliori, inoltre pu
produrre grossolani errori a causa di fonti di luce o zone d'ombre all'interno della
scena.
adatta per i ritratti perch legge bene i toni della pelle, il soggetto per deve
essere al centro della composizione.
3) Semispot o parziale: delimita un'area al centro dellinquadratura alla quale dare
pi "importanza" nella misurazione della luce. La grandezza di quest'area varia da
macchina a macchina, ma si aggira sempre tra l'8% e il 10% circa. Risulta utile
quando si hanno soggetti in primo piano con sfondi chiari o luminosi, o anche quando
si fotografa in leggero controluce. simile alla spot (che ora vedremo), ma l'angolo
inquadrato pi ampio, indicativamente 9 e risulta pi complessa per chi alle
prime armi.
4) Spot: pu essere definita come una "Parziale" ancora pi accentuata. In pratica
viene delimitata una piccola area al centro del fotogramma (anche in questo caso
pu variare e si aggira intorno al 2% o 3% circa) e l'esposimetro fornisce la coppia
tempo/diaframma adatta solo per quella piccolissima porzione inquadrata ignorando
tutto il resto della scena. adatta in particolari situazioni di luce, come ad esempio
spettacoli teatrali o in pieno controluce; misurando lesposizione in modo preciso sul
soggetto desiderato, la macchina non verr ingannata dalla luce (o dal buio) che lo
circonda. Utile, ma difficile da utilizzare.
5) Multi spot: rappresenta un'evoluzione del sistema spot, la si usa tutte le volte che
nella scena sono presenti luminosit differenti, invece di lasciare decidere il sistema
multi zona (in caso esso si sia rivelato inefficace) possiamo scegliere noi le parti che
ci interessano e sar poi compito della fotocamera fare la giusta media matematica
per trovare l'esposizione corretta.
Questa parte sulle 5 modalit di esposizione stata scritta
col contributo di Leonardo Tuttoleo Nucci




LA LUCE
Abbiamo parlato della macchina fotografica e dei principali accessori, ma ci che conta pi
di ogni altra cosa in fotografia la luce, lo stesso termine "fotografia" deriva dal greco
dall'unione di due parole phos (luce) e graphis (scrivere), letteralmente significa "scrivere
con la luce".
la luce riflessa dal mondo intorno a noi che rende visibile il mondo stesso, una cosa
fondamentale da sapere che il comportamento della luce cambia a seconda delle
superfici da cui riflessa, superfici ruvide rifletteranno la luce disperdendola in tutte le
direzioni, viceversa, superfici lisce non disperdono la luce.
Indipendentemente dal soggetto e dalla fotocamera utilizzata la quantit e la qualit della
luce presente sulla scena determinante per la riuscita o no di una fotografia, quindi il
fotografo deve saper sfruttare al meglio la luce disponibile. Pi chiara una superficie pi
luce rifletter, infatti le superfici bianche riflettono gran parte dei raggi luminosi, viceversa
quelle nere non riflettono la luce.
Il senso di una foto pu variare notevolmente a seconda dellilluminazione
utilizzata, poich dalla luce dipende come percepiamo la forma e il volume degli oggetti,
modificando l'illuminazione possiamo dare un tono pi o meno drammatico a una foto,
esaltare o nascondere certi dettagli.
Senza entrare nel dettaglio fisico che piega il fenomeno, la luce, a seconda della fonte, ha
una temperatura pi calda o pi fredda. La misurazione viene fatta in gradi kelvin.
Nell'immagine seguente si vede il colore della luce e il relativo grado kelvin:

Qui di seguito alcune indicazioni sul colore in base alla fonte di luce:
Candela 1800K luce molto calda
Luce domestica (tungsteno): 2500K luce calda
Tramonto 3000K - Lampada da studio al tungsteno 3200K
Luce solare/flash 5500K luce bianca/neutra
Luce cielo nuvoloso 7000K luce leggermente fredda
Lampada fluorescente superdiurna 8000K luce fredda
In realt ci sono molte pi fonti di luce e non raro trovarsi in condizioni di luce mista.
importante quindi impostare la corretta temperatura colore sulla macchina altrimenti c' il
rischio di avere fotografie blu/rosse/gialle.
Lavorando in raw possibile gestire la misurazione corretta del colore della luce in
postproduzione, argomento che affronteremo pi avanti parlando del bilanciamento del
bianco.
Lindubbio vantaggio della luce naturale che possiamo disporre di essa a costo zero, ma
come potete immaginare difficile da gestire, varia continuamente di inclinazione,
intensit e colore; a seconda dell'ora del giorno, del mese o della zona geografica
restituisce diversi effetti cromatici, vi consiglio di fare un esperimento, fotografate lo
stesso paesaggio in diverse ore del giorno e durante stagioni differenti per vedere come
muta al variare della luce.
In interni la luce pu passare solo attraverso le finestre, in questo modo solo una parte del
soggetto risulter illuminata creando ombre sulla parte opposta, per attenuare le ombre
esistono due metodi, o usare un pannello riflettente oppure se presente sfruttare la tenda
bianca, con quest'ultimo metodo avremo una luce sensibilmente pi morbida poich la
tenda agisce come una sorta di softbox, considerate per il fatto che la tenda assorbir
parte della luce abbassando il livello di luminosit della scena. Ricordate di tenere sempre
spenta lilluminazione della stanza per evitare situazioni di luce mista.
Fotografando con una luce diffusa le forme e i volumi vengono messi meglio in evidenza,
poich come gi detto le ombre risultano pi morbide e i colori meno forti e accentuati.
Al contrario la luce diretta del sole (come quella che si trova verso mezzogiorno) produce
un forte contrasto, con colori intensi e ombre molto scure; quando ci troviamo in esterni in
una giornata nuvolosa il contrasto diminuisce e l'illuminazione diviene pi uniforme, se il
sole viene completamente coperto dalle nuvole le differenze tra luce ed ombra scompaiono
del tutto, l'illuminazione uniforme e le ombre si formano soltanto nei punti dove la luce
del cielo non pu arrivare (per esempio sotto gli oggetti). Personalmente non amo scattare
in questa condizione di luce.
Lalba e il tramonto sono i momenti che preferisco (lalba in particolar modo), il sole
basso sullorizzonte e la luce calda e morbida, soprattutto all'alba vi una particolare
atmosfera e le foto risultano pi inusuali rispetto a quelle realizzate al tramonto, inoltre
bellissimo sentire laria pulita e il silenzio della citt che ancora deve svegliarsi.

Lo Stretto di Messina all'alba - Foto di Marco Crupi
COME IMPUGNARE LA MACCHINA FOTOGRAFICA
Una volta comprata la nostra macchina fotografica
(ipotizziamo una reflex) dobbiamo imparare a
tenerla in mano, esiste una tecnica corretta anche
per questo.
Io personalmente non penso ad applicarla alla
lettera, fotografo sia in pellicola che in digitale e
raramente ho avuto problemi di micro mosso,
alcuni passaggi si fanno istintivamente e coi
moderni sistemi di stabilizzazione di immagine
oserei dire che sono quasi superflui, comunque
sono cose da sapere.
Per avere una postura corretta ed evitare il
micro mosso durante la fase di scatto si deve:
- Tenere i piedi leggermente larghi e posizionarne
uno leggermente avanti
- Usare il mirino
- Piegare i gomiti avvicinandoli ai fianchi
- La mano sinistra deve reggere il corpo della reflex e l'obiettivo da sotto, con il palmo
rivolto verso l'alto permettendo anche di agire sui due anelli posti sull'obiettivo, ovvero lo
zoom (se non unottica fissa) e la messa a fuoco; la mano destra va sull'impugnatura
della reflex con l'indice che pronto a premere il pulsante di scatto.
Per obiettivi molto pesanti, che si allungano durante la zoomata, consiglio di mantenere la
mano sinistra sotto l'obiettivo oppure sul lato
sinistro a forma di "C". Molto utile il battery-
grip sotto la reflex in modo da controbilanciare
parzialmente il tutto e poter fare facilmente
inquadrature verticali.
- Trattenere il respiro uno o due secondi
durante la fase di scatto, per eliminare
qualunque vibrazione, si deve scattare a
polmoni vuoti.
- Conviene utilizzare tempi di scatto non troppo
lunghi, questo dipende dallottica che si usa e
dalla scena che si fotografa, in genere i tempi di
sicurezza per evitare il micro mosso vanno
minimo da 1/80 in poi, esiste una regola
generale che dice che il tempo di sicurezza per
il micro mosso bisogna calcolarlo in base alla lunghezza focale, per esempio a 100 mm si
usa 1/100 in analogico, mentre se siamo in digitale 100 mm si moltiplica per 1,5 ovvero un
1/150.
- Usare un treppiedi o sfruttare gli appoggi naturali come per esempio un muretto.
Questi accorgimenti tecnici che ho elencato possono essere utili quando si vuole fotografare
un soggetto statico e magari vi poca luce e non si ha un cavalletto a portata di mano,
allora questo il miglior modo per ridurre le vibrazioni evitando il micro mosso, dubito che
riuscirete a usare tutti questi accorgimenti in generi come il reportage o la street
photography.


















L'OCCHIO UMANO Vs FOTOCAMERA
La fotografia ci permette di vedere e
registrare il mondo con sfumature particolari e
personali, affermandosi come arte e non solo
come mezzo riproduttivo.
Ma quali differenze ci sono tra l'occhio umano
e la nostra fotocamera? Inizialmente le
somiglianze sono molte, l'occhio lascia entrare
la luce attraverso la cornea che si comporta
pi o meno come la parte frontale
dell'obiettivo, insieme al cristallino, che si
trova dietro liride, sono gli elementi di messa
a fuoco dellocchio. La cornea raccoglie i raggi divergenti di luce, e li convoglia attraverso
la pupilla. L'iride funziona come un diaframma variabile che regola l'intensit luminosa, il
cristallino viene usato come una lente, per produrre un'immagine nitida, e un'area
fotosensibile, la retina, per percepirla.
Quindi possiamo dire che nella fotocamera al posto del cristallino c' l'obiettivo, l'iride e la
pupilla agiscono insieme come il sistema di apertura della fotocamera e al posto della retina
vi il sensore (o la pellicola). Sia il cristallino che l'obiettivo possono essere messi a fuoco
su distanze diverse, entrambi formano un'immagine rimpicciolita e capovolta della scena.
Le somiglianze per finiscono qui, ma stanno sviluppando delle fotocamere che funzionano
esattamente come l'occhio umano (fotocamere non ancora disponibili al pubblico).
La visione umana controllata in parte dall'occhio, in parte dal cervello. Questo comporta
che la nostra visione selettiva. Le parole che state leggendo adesso, per esempio, vi
appaiono nitide, mentre quelle circostanti vi appaiono indistinte. La visione selettiva
elimina gli elementi che distraggono. La fotocamera quindi a differenza dell'occhio umano
registra tutto, quindi quello che ai nostri occhi in un primo momento sfuggito risultando
invisibile in foto si vedr, perci la fotografia registra spesso troppe cose, quelle importanti
assieme con quelle che importanti non sono.
raro che l'occhio ci presenti un'immagine sfuocata. Se spostate l'occhio da questo testo a
un altro oggetto tutti i particolari vi appariranno ugualmente chiari, perch mentre si
spostano i vostri occhi rimettono continuamente a fuoco.






Esempio: prendete due matite (una per mano) e tenetele in alto a distanze differenti, ora
provate a vederle contemporaneamente, vi accorgerete che mettendo a fuoco sulla matita
pi vicina a voi non vedrete nitida la matita pi lontana e viceversa. La messa a fuoco di
una fotocamera funziona nello stesso modo, ed utile per far cadere l'attenzione sulle cose
che ci interessano escludendo quelle di minor importanza.

Come la fotocamera riduce il mondo tridimensionale a bidimensionale anche l'immagine
che si forma sulla retina bidimensionale, ma noi vediamo in tre dimensioni perch avendo
due occhi vediamo da due punti di vista leggermente diversi, questo il concetto base da
cui partono le moderne fotocamere 3D dotate di due obiettivi posti a una certa distanza
luno dallaltro, per essere precisi la stessa distanza che c fra i nostri occhi.
Curiosit e approfondimenti
Dopo aver parlato di quello che pi ci interessa a livello fotografico ecco alcune interessanti
curiosit sull'occhio umano relazionato alla fotografia:
Per saperne di pi andate a questi link:
http://www.nadir.it/pandora/OCCHIO_FOTOCAMERE/dassio.htm
http://www.fotografiaprofessionale.it/downloads/L_Occhio_del_Fotografo.pdf



COME SVILUPPARE L'OCCHIO FOTOGRAFICO
Come si diventa dei bravi fotografi? Osservando!
Un fotografo ha un modo di guardare diverso rispetto alle
persone comuni e imparare ad osservare non semplice
come possa sembrare.
Per acquisire un "occhio fotografico" si deve fare molta
pratica, con e senza la macchina fotografica, ricordate la
citazione di Man Ray allinizio del libro?
Se volete fare fotografie, gettate via la macchina
fotografica.
Uscite per la citt fotografando quello che istintivamente vi attrae, sperimentando
inquadrature diverse e "fotografate, fotografate e fotografate il pi possibile per migliorare"
cos mi consigli un fotografo quando iniziai, un ottimo esercizio, semplice e molto
proficuo, in parole povere la pratica fondamentale.
Considero obbligatorio guardare le foto dei grandi maestri della fotografia
contemporanea e non, personalmente ho fatto grandi passi avanti grazie al libro "Le 100
foto pi belle della National geographic", libro regalatomi da una persona per me
molto importate, Chiara, un'artista eclettica (come potete vedere dal suo sito) che ha
contribuito molto alla mia crescita come fotografo e come persona.
Frequentate i forum di fotografia per parlare e condividere
il vostro lavoro con altri fotografi, a tal proposito vi consiglio
do iscrivervi su www.forumdifotografia.it
Anche se il vostro obiettivo e migliorare come fotografi
questo non vuol dire che dovete guardare soltanto
fotografie, non mettete i paraocchi, guardate e imparate da
ogni forma d'arte visiva, dai quadri dei grandi artisti ai
fumetti, non li sottovalutate, penso che leggere fumetti sia
un ottimo modo per "allenare" l'occhio, i fumetti di un
certo livello hanno spesso inquadrature geniali e una
composizione dell'immagine perfetta.
Fatevi una cultura cinematografica, guardate i grandi classici del cinema, quelli proprio
imperdibili a prescindere dai gusti personali, come "full metal jacket", "Gli intoccabili" e
"Mary poppins", solo per citarne alcuni, fate particolare attenzione alle inquadrature e alla
gestione delle luci.




Foto di Alexander Boden -
Flickr.com/photos/bogenfreund/
LA COMPOSIZIONE DELL'IMMAGINE
Molti riescono a ottenere foto composte correttamente anche senza aver studiato, questo
perch probabilmente hanno un senso della composizione istintivo.
Come gi detto la fotocamera a differenza dell'occhio umano registra tutto, quindi quello
che ai nostri occhi in un primo momento sfuggito risultando invisibile, in foto si vedr.
Prima di scattare una foto si deve prestare attenzione sia al soggetto principale che agli
elementi secondari, per non avere brutte sorprese in seguito, uno dei vantaggi del digitale
rispetto alla pellicola il poter eliminare pi facilmente gli elementi di disturbo
dell'immagine in post produzione.
Ci tengo a dire che non esistono regole fisse che non possano essere trasgredite. Alcune
fra le migliori fotografie ignorano qualsiasi regola di composizione, ma a meno che non
abbiate un genio istintivo meglio seguire le regole.
Secondo la mia esperienza personale ci sono 9 regole fondamentali:
1) Centrare bene quello che vi interessa, questo non significa che il soggetto della
fotografia debba a tutti i costi stare al centro dell'immagine, anzi, molto meglio se il
soggetto principale decentrato, questi significa che dovete aver ben presente e far capire
agli altri chi il soggetto principale della foto.

Fotografia di Marco Crupi


2) Non dividete mai la fotografia con una linea verticale o orizzontale passante per il
centro, come potrebbe essere un palo o un albero. Inoltre l'orizzonte dovrebbe essere al
di sopra o al di sotto del centro.

Fotografia di Marco Crupi - State attenti alle distorsioni del grandangolo, l'unica cosa che potete fare
correggerle in fase di post produzione, questa foto se notate bene presenta una lieve distorsione sulla linea
dell'orizzonte.
Per esempio se si fotografa il mare la linea dorizzonte non deve stare mai al centro, ma si
deve dare pi spazio al cielo oppure all'acqua.
3) Se fotografate un panorama state bene attenti che la
linea di orizzonte non sia inclinata, orrendo vedere una foto in
discesa o in salita, consiglio di fare pi scatti fino a che non si
sicuri di aver realizzato almeno una foto con la linea di
orizzonte perfettamente dritta.
4) Prima di scattare, cercate il punto di vista migliore,
provate ad inquadrare prima con la macchina in orizzontale e
poi, senza spostarvi, inquadrate la stessa scena ruotando la
macchina di 90, spesso basta questo per cambiare volto ad
una foto. Abituatevi a cercare punti di ripresa inusuali,
soprattutto esercitatevi inizialmente con soggetti statici e
cercatene sempre di nuovi, giocando con le varie lunghezze
focali per vedere i risultati che si ottengono. Fotografare un
soggetto frontalmente spesso pu risultare banale, se per
esempio volete conferirgli imponenza fotografatelo dal basso.
5) Esistono delle regole base da seguire per inquadrare le persone, nei ritratti viene
solitamente usato un teleobiettivo, o nella maggior parte dei casi un medio tele, riempite
l'inquadratura evitando di lasciare troppo spazio vuoto sopra la testa.
In un primo piano fate attenzione a non stringere il soggetto proprio sotto al mento, per
aver un buona composizione dividete la foto orizzontalmente in tre parti uguali e mettete la
linea degli occhi nel primo terzo.
Quando fotografate un mezzo busto fate particolare
attenzione alle mani, un errore frequente quello di tagliarle
all'altezza del polso.
6) Bisogna cercare il centro d'interesse della scena che
si vuole inquadrare e valorizzarlo il pi possibile, si pu
intervenire in post produzione utilizzando lo strumento di
ritaglio, oppure sfruttare la differenza tonale tra il soggetto e
lo sfondo. Soggetto chiaro e fondo scuro (o viceversa) in
questo modo si attira subito l'attenzione dell'osservatore.
7) Prestate attenzione alle forme, le linee e i volumi,
cercando di realizzare composizioni geometriche, questo
discorso vale soprattutto per la fotografia di paesaggio
urbano. Le linee sono le zone di confine tra due aree di
elevato contrasto, dovuto a una differenza sia di luminosit
che di colore, definiscono la forma ed bene sfruttarle per
mettere in risalto il soggetto dellimmagine e guidare lo
sguardo dell'osservatore. A seconda del tipo di linee prevalenti la foto comunicher
emozioni differenti, le linee orizzontali contribuiscono a dare un senso di calma ed
equilibrio, mentre le linee verticali comunicano forza e vigore, le linee diagonali aggiungono
dinamismo mentre quelle curve conferiscono ritmo e profondit.
8) La regola dei terzi una di quelle regole fotografiche di cui si parla tanto e che pochi
o nessuno pensa ad applicare in fase di scatto, soprattutto in generi fotografici in cui non si
costruisce la scena e si deve essere veloci nel cogliere il momento (come nella street
photography), c' da dire che soprattutto i fotografi pi esperti tendono ad applicare questa
regola senza volerlo, istintivamente.
La si pensa ad applicare di pi in post produzione, col giusto
taglio possibile dare alla nostra foto equilibrio e aiuter i
punti focali a catturare l'attenzione dello spettatore.
Ma in cosa consiste questa regola? Consiste nel dividere la
scena fotografata in "terzi", sia in orizzontale che in verticale.
La griglia si chiude con due linee verticali e due orizzontali
distanziate tra loro di un terzo: questo divider il tutto in nove
parti uguali e quattro punti di passaggio.
Quando componete la vostra immagine, dovete cercare di far coincidere i punti di interesse
della scena nei punti di intersezione delle linee. Se fate in modo che i punti di interesse
siano esattamente sugli incroci delle linee di divisione, la vostra foto potr dirsi bilanciata.
Foto di Marco Crupi
Secondo questa regola lo spettatore tender a guardare la fotografia soprattutto nei punti
di intersezione delle linee.
9) Dopo avervi elencato tutte queste belle regolette con questultima vi consiglio di
provare a infrangerle tutte, le foto pi belle che ho visto molto spesso non erano
composte secondo le regole tradizionali, labilit del fotografo sta nel saper introdurre e
disporre nellinquadratura i giusti elementi di tensione basandosi sul proprio personale
senso artistico.
Molti pensano che basti semplicemente immortalare con la propria macchina fotografica
una scena che in quel momento gli trasmette delle particolari sensazioni per poi attraverso
quell'immagine farle provare anche ad altri, non c' idea pi sbagliata, senza lo studio, la
tecnica e l'esperienza solo voi proverete delle emozioni davanti a quello scatto, emozioni
scatenate dal ricordo che in voi suscita quell'immagine.
La fotografia come tutte le arti ha una sua logica, non basta fare click per trasmettere
qualcosa a chi guarda.















LA PERCEZIONE VISIVA
1.LINGUAGGIO E FOTOGRAFIA
Solitamente quando una persona inizia ad interessarsi alla fotografia la prima cosa che fa
acquistare una macchina fotografica. Spesso poi fa un corso pi o meno approfondito, dove
impara le tecniche basilari, vedi il diaframma, i tempi, gli iso, il bilanciamento del bianco e
cose simili. Poco o nulla viene detto dellaltro grande protagonista di una fotografia: il
destinatario, locchio umano.
In fondo la fotografia un linguaggio. In linguistica Roman Jackobson aveva creato questo
schema che "scomponeva" il linguaggio nel modo seguente:
MITTENTE - CONTESTO - DESTINATARIO
MESSAGGIO
CONTATTO
CODICE
Tutto questo riferito alla lingua dove il mittente il parlante, il destinatario colui che
riceve il messaggio, il quale messaggio viene trasmesso in un determinato contesto e
attraverso un codice conosciuto ad entrambi e grazie ad un contatto, permettendo quindi la
trasmissione del contenuto.
Usciamo dallambito linguistico e proviamo ad applicare questo stesso schema alla
fotografia.
Da una parte c il fotografo. Il contatto la fotografia, il suo supporto (stampata,
proiettata, pubblicata), il codice la tecnica fotografica (che va comunque conosciuta), il
messaggio quello che risalta agli occhi dellautore e il contesto il dove o lambito
fotografico in cui la scena viene presentata.
Dallaltra parte c il destinatario, locchio umano.
Ecco il nostro schema:
FOTOGRAFO - CONTESTO - DESTINATARIO
SOGGETTO
SUPPORTO
TECNICA FOTOGRAFICA
La tecnica fotografica e il supporto fanno tantissimo. Ma non fanno tutto. In questo articolo
vorrei concentrare la mia attenzione sul contesto/soggetto partendo per dal destinatario,
locchio umano.


2.LOCCHIO UMANO E LA CAPACITA DI PERCEPIRE LA REALTA
La percezione umana cosa assai complessa. Sono stati scritti libri e trattati a riguardo.
Cosa ci mostra locchio e cosa seleziona il nostro cervello dellimmagine trasmessa? Perch
lo seleziona? Su che base?
Luomo incapace di concentrarsi su pi cose contemporaneamente. Guardate il disegno.

Cosa vedete? Due persone di profilo? Un vaso? Ci sono entrambi. Ma il nostro cervello ce
ne mostra uno alla volta: o vediamo il vaso o vediamo i profili. Quello che vediamo il
soggetto, il resto lo sfondo. Uno alla volta, per.
Cosa determina lessere sfondo o lessere soggetto?
Innanzitutto la dimensione e il rapporto tra le dimensioni. Un soggetto grande viene notato
prima di un soggetto piccolo. Nell'immagine del vaso si notano prima i due profili.
In secondo luogo lo spazio e la loro collocazione in esso; il fatto che siano in un
determinato punto della immagine invece che in un altro ha una importanza fondamentale
e informa il nostro subconscio su quale sia il soggetto e quale lo sfondo.
Anche il tipo di margini importante. Un contorno netto ha pi importanza nella nostra
mente di un contorno sfuocato. Non solo anche la forma del contorno se convesso o
concavo (un contorno convesso tende ad avere pi importanza rispetto ad uno concavo),
se rotondo o diritto, se in verticale in orizzontale o in diagonale....
Lilluminazione ha poi una grande importanza. La zona illuminata considerata di maggior
importanza rispetto alla zona in ombra.
In conclusione, le variabili sono molte. Sono tutte da tenere in considerazione quando si
fotografa.
3.APPLICAZIONE IN FOTOGRAFIA DELLO STACCO SOGGETTO - SFONDO
Quando scattiamo una fotografia, vogliamo trasmettere un messaggio. Vogliamo mostrare
agli altri cosa vede la nostra mente, cosa ci ha colpito. Il destinatario ha bisogno di sapere
quale il soggetto e quale lo sfondo.
In fotografia questo stacco fondamentale. I nostri occhi quando guardano la realt non
sono mai fermi. Si spostano continuamente in modo casuale. Questi movimenti sono
intervallati da brevissime pause in cui il nostro cervello accumula informazioni. La nostra
corteccia celebrale rimette insieme i pezzi accumulati nelle pause (fissazioni) e
ricostruisce il puzzle. Noi siamo in grado di catturare milioni di particolari perch la nostra
percezione visiva spalmata nello spazio e nel tempo.
In una fotografia invece tutto si blocca, viene colto lattimo. La realt riprodotta in una
fotografia immobile, limitata nello spazio e congelata nel tempo. Non si possono cogliere
altre sfaccettature se non quelle l riprodotte. Ecco che diventa necessario chiarire cosa in
quel momento era il soggetto della nostra visione, quale in quel momento lo sfondo e
quale il protagonista.
In realt i soggetti possono essere pi di uno ma qui nascono nuovi fattori, in particolare
entra in gioco la loro collocazione nello spazio e il rapporto morfo-spaziale tra essi.
Rimaniamo quindi sullunico soggetto.
Abbiamo detto che il nostro cervello percepisce quale sia il soggetto in base alla forma (a
cui aggiungerei il colore), alla dimensione, alla posizione, ai margini e alla
illuminazione. Nella staticit di una fotografia la nostra percezione visiva ha bisogno di
trovare immediatamente il soggetto.
Prendiamo una fotografia a caso, appena scattata per loccasione:

Qual il soggetto della foto?
La bambola? La videocamera? I disegni? Non si capisce. Vi trovate davanti ad una foto di
questo tipo e vi chiedete immediatamente quale sia il soggetto, cosa si voglia
rappresentare.
Perch? Perch ci sono troppi oggetti, di forme simili, alla stessa distanza e con gli stessi
colori, stesse dimensioni, stessa illuminazione e stessi margini, tutto a fuoco.
Una fotografia cos non dice nulla da prendere e buttare nel cestino.
Vogliamo isolare la bambola. Mettiamoci dentro anche la videocamera, vogliamo che la
bambola e la videocamera diventino i soggetti.
Cosa posso fare?
Ci si avvicina (cos aumentano le dimensioni rispetto al resto) e si cambia la posizione dei
soggetti nello spazio della fotografia.

Va meglio ma non va ancora bene.
Lavoriamo sui margini, la cosa pi semplice, sfuochiamo lo sfondo, apriamo il diaframma,
invece che scattare a f5.6 scattiamo a f1.4 (o comunque alla massima apertura consentita
dalla lente).
Iniziamo a vedere lo stacco, ma qualcosa distrae, il colore. Il rosso dei capelli ripreso
dallo sfondo e dal libro. Togliamo le interferenze e creiamo un rimando di colore sulla
fotocamera.

Ultimo tocco, lilluminazione, con la luce metto in risalto i due soggetti.

Si tratta solo di una foto desempio. Ma un esempio pratico in fotografia di quanto detto
fino ad ora sul rapporto soggetto-sfondo.
Quando si scatta si deve PREVISUALIZZARE, come diceva il grandissimo Ansel Adams.
Si deve decidere PRIMA cosa mettere in risalto e cosa invece inserire nello sfondo. Una
volta che si decide cosa si vuole mostrare al destinatario, si deve fare in modo che il
messaggio arrivi chiaro, che la percezione visiva del destinatario sia appagata da una certa
chiarezza formale.
Guardate la differenza fra la prima fotografia e lultima che ho inserito, la prima, dove non
era chiaro quale fosse il soggetto e la seconda, lultima, quella dove sono state applicate
tutte le tecniche possibili per distinguere il soggetto dallo sfondo e quindi per mandare un
messaggio chiaro al destinatario.

Non una gran fotografia, anzi proprio bruttina, ma quello che vorrei mostrare un
esempio pratico di quali siano i pochi accorgimenti per rispettare lo stacco soggetto -
sfondo, ovvero:
1.Cambiamo la nostra posizione (un passo avanti un passo indietro, ma soprattutto
chiniamoci se serve)
2.Scegliamo la lente corretta (un tele pi adatto a sfuocare rispetto ad un grandangolo)
3.Usiamo bene i diaframmi
4.Usiamo bene lilluminazione
5.Previsualizziamo la fotografia, togliendo gli elementi di disturbo e di distrazione
(ricordiamo che il rosso cos come i colori accesi pesano!)
ULTIMA COSA, RICORDATELA.... una frase che ha in firma un amico iscritto al mio
forum: "se un oggetto non aggiunge valore alla tua foto, gliene toglie".
Se non potete eliminare fisicamente gli elementi di disturbo (quelli che distraggono dal
soggetto), nascondeteli con i metodi elencati sopra... in primis... le gambe (ovvero
spostatevi)!
Articolo scritto da Diagaz www.diagaz.net e www.diagazforum.com


















BIANCO E NERO O COLORE?

Foto di Marco Crupi - Flickr.com/photos/marcocrupivisualartist/
Se siete arrivati a questo punto del manuale di fotografia partendo da zero e seguendo tutti
i consigli vuol dire che avete gi comprato la vostra fotocamera, con le prime nozioni qui
apprese avete iniziato a fotografare e un dubbio vi ha assalito "scatto a colori o in
bianco e nero?".
E se questo dubbio non vi venuto durante la fase di scatto vi venuto davanti al vostro
programma per post produrre le foto.
Innanzitutto sappiate che meglio scattare a colori e convertire le foto in bianco e nero
successivamente, con Photoshop o qualunque altro programma di fotoritocco. Questo per
due motivi, il primo abbastanza logico che una foto a colori pu essere convertita in BN
ma non viceversa e il secondo che la qualit del BN realizzato con Photoshop o plug-in in
esso aggiunti superiore a quello fatto in macchina.
Ma perch in era digitale, di HD e 3D si vedono foto in bianco e nero con grana e
imperfezioni addirittura volute e ricercate? Non c un perch preciso, pu essere una
scelta dettata dal gusto personale, dalla volont di ricercare un proprio stile o perch
lassenza di colore distrae meno lattenzione dello spettatore dal messaggio che si vuole
dare, non a caso il bianco e nero indicato soprattutto per il reportage.
Scegliamo di scattare a colori perch la realt che vediamo a colori e ci sembra quindi
naturale riprodurla nella sua interezza.

Foto di Marco Crupi - Flickr.com/photos/marcocrupivisualartist/
La fotografia a colori quindi un tipo di fotografia "realistica" a differenza del bianco e nero
considerato pi "astratto e artistico", io adoro usarlo per la Street photography.
Nel bianco e nero le immagini hanno soltanto due dimensioni: prospettiva e contrasto,
infatti quando fotografiamo in bianco e nero dobbiamo prestare particolare attenzione alle
ombre e alle geometrie.
Nella fotografia a colori invece alla prospettiva e al contrasto si aggiunge il colore, un
elemento non di poco conto, infatti possiamo realizzare delle bellissime fotografie
sfruttando solo questultimo elemento.
Se decidete di fotografare principalmente in bianco e nero, perch come me amate la
Street photography dovete "cambiare occhio", cosa molto difficile labituarsi a
trascurare i colori come tali e a valutarli soltanto in base alla possibilit di tradurli in bianco,
nero e sfumature grigie, nonch di sfruttare i contrasti fra luce e ombra.
Chi invece fotografa a colori fa un ragionamento diametralmente opposto, ovvero acquista
una particolare sensibilit alle pi tenui sfumature di tono, di saturazione e di luminosit
cromatica.


Foto di Marco Crupi - Flickr.com/photos/marcocrupivisualartist/
Ma alla fine dei conti quale scegliere? Per me dipende dal soggetto fotografato, ci sono
soggetti che in BN rendono meglio che a colori e viceversa.
Curiosit: un ritratto a colori dovrebbe essere per ovvie ragioni pi realistico di uno in BN
poich la realt non in bianco e nero, questo per non detto! Faccio un piccolo esempio,
un giorno converto un ritratto a colori in bianco e nero, stranamente la versione in BN
risult pi realistica di quella a colori, perch? Per due motivi:
1) Il bianco e nero lo si accetta solitamente senza riserve nonostante lassenza di colore,
perch a esso siamo "abituati" e perci la mancanza di colori da noi ammessa come cosa
del tutto normale.
2) Il ritratto a colori che invece doveva apparirmi realistico mi apparso a primo
impatto irreale perch i suoi colori sembravano "falsi" poich la carnagione presentava una
strana dominante colore, dovuta sicuramente al fatto che il soggetto era vicino a un
oggetto colorato su cui la luce si rifletteva.
Ma se ci pensate, quella nella foto a colori era la realt in quel momento, e allora perch
mi apparsa irreale? Perch in noi la percezione cromatica non sviluppata al punto da
farci avvertire consciamente negli oggetti lievi aberrazioni dei colori, quindi i colori vengono
giudicati dalla memoria e se essi differiscono dalla norma (cosa che avviene
automaticamente se lilluminazione non di un bianco assoluto) li giudichiamo irreali, ecco
perch hanno inventato il bilanciamento del bianco (usatissimo nella fotografia di
matrimonio).
MESSA A FUOCO
Quando la vostra fotocamera mette a fuoco il
soggetto non vi siete mai domandati come funziona?
Quando ruotate la ghiera di messa a fuoco (anche
quando usate lauto focus) non fate altro che
regolare la distanza tra le lenti dell'ottica e il
sensore, un soggetto risulta nitido solo quando tale
distanza risulta corretta.
La luce che entra nellobiettivo convogliata verso il
sensore formando un cono, se il vertice di questo
cono colpisce il piano del sensore, limmagine a
fuoco, altrimenti risulta sfuocata.
Nella messa a fuoco automatica basta premere a
met corsa il pulsante di scatto e automaticamente
un motorino elettrico sposta il gruppo lenti fino alla corretta messa a fuoco, sul mirino
dovrebbe comparire una spia che vi avvisa che potete scattare (alcune fotocamere
emettono anche un segnale acustico).
Le reflex hanno solitamente 4 modalit di messa a fuoco:
AF one shot (Canon) o anche AF-S (Auto Focus Single su Nikon): funziona
come appena spiegato, basta premere a met corsa il pulsante di scatto per avere il
soggetto correttamente messo a fuoco, consigliabile utilizzare questa modalit di
AF con soggetti fermi.
AF continuo, AI Servo (Canon) o AF-C (Nikon): questa modalit aggiorna
continuamente la messa a fuoco per tutto il tempo che teniamo premuto il pulsante
di scatto, da utilizzare quando sappiamo di dover fotografare soggetti in movimento.
AF intelligente, AI Focus (Canon) o AF-A (Nikon): la fotocamera decide
automaticamente interpretando la scena se usare la modalit AF-S o la modalit AF-
C (a fuoco continuo), questo tipo di messa a fuoco detta anche ibrida per questa
sua particolarit.
AF predittivo: da utilizzare anchesso con soggetti in movimento, la fotocamera
corregge la messa a fuoco cercando di prevedere il punto di messa a fuoco futuro
stimando lo spostamento del soggetto nel breve intervallo di tempo dello scatto.
Manuale: questo tipo di messa a fuoco era molto usata ai tempi della fotografia
analogica, quando ancora i sistemi di messa a fuoco automatici non erano molto
precisi, per utilizzarla si deve disattivare l'autofocus e ruotare la ghiera dell'obiettivo
fino a che l'immagine non appare nitida. La si usa ancora oggi perch in determinate
situazioni la messa a fuoco automatica pu sballare, se per esempio un oggetto
ostacola la linea visuale lautofocus potrebbe non mettere a fuoco il piano voluto,
oppure, caso molto comune, con un soggetto monocromatico (come per esempio un
muro colorato) lautofocus potrebbe andare in tilt tentando di valutarne la distanza.
Le moderne fotocamere possiedono molti punti di messa a fuoco, ed possibile selezionare
larea del fotogramma in cui si trova il soggetto che si vuole mettere a fuoco.
Ghiera di messa a fuoco della Rolley B35
(ghiera pi esterna, quella interna regola il
diaframma), feet sta per piedi, sulle vecchie
macchine fotografiche nella ghiera di messa
a fuoco appariva la distanza di messa a fuoco
indicata sia in feet che in metri.
Se il soggetto risulta decentrato potete inquadrarlo e metterlo a fuoco posizionandolo al
centro del fotogramma, per poi ricomporre linquadratura senza rilasciare il pulsante di
scatto in modo da mantenere le impostazioni, infine non vi resta che scattare!
ISO, DIAFRAMMI E TEMPI DI ESPOSIZIONE
Partiamo con un piccolo esperimento: provate a prendere un foglio da disegno e un
fazzoletto di carta, un pennarello con punta molto grande e uno con punta molto piccola,
non importa di che colore.
Ora fate queste piccole "prove":
Primo esperimento: prendete il pennarello a punta grande e appoggiatelo per due secondi
(contate, uno... due...) prima sul foglio da disegno, poi per lo stesso tempo sul fazzoletto di
carta. Su quale foglio c' il segno pi grande? Ovviamente sul fazzoletto di carta che
assorbe pi inchiostro rispetto alla carta normale.
Secondo esperimento: sullo stesso foglio di carta (prendiamo quello da disegno)
appoggiate per due secondi prima il pennarello a punta grande poi il pennarello a punta
piccola. Qual il segno pi grande? Ovviamente quello fatto con la punta grande.
Ultimo esperimento: prendete il fazzoletto e il pennarello a punta grande; appoggiatelo
prima per 5 secondi poi fate un altro segno appoggiandolo per una frazione brevissima di
secondo. Qual il segno pi grande? Quello fatto restando per 5 secondi sulla carta.
Riassumendo, se si vuole fare un segno grande si dovr prendere una carta pi
assorbente, un pennarello con la punta pi grande e lo si appogger per pi tempo.
Viceversa, se si desidera fare un segno piccolo si utilizzer una carta meno assorbente e il
pennarello a punta piccola che verr appoggiato per pochissimo tempo.
Ora immaginiamo che l'inchiostro sia la luce. Una fotografia fatta di luce, gestendo
la macchina fotografica decidiamo quanta luce andr a colpire il sensore o la pellicola.
Quello che prima abbiamo chiamato "segno" in realt la fotografia che risulter dallo
scatto. Seguiamo le prove che avete fatto con lo stesso ordine:
ISO: gli iso indicano quanto sensibile alla luce il sensore o la pellicola. Pi gli iso sono
bassi, meno sensibile (come il foglio da disegno per intenderci), mentre pi alto il
numero pi sensibile alla luce (come il fazzoletto). Quindi usando iso bassi avremo segni
pi piccoli (meno luce imprimer il fotogramma) usando iso alti avremo segni pi grandi
(pi luce verr registrata sul fotogramma).
DIAFRAMMI: il diaframma quell'insieme di lamelle che trovate dentro l'obiettivo.
Provate a staccare la lente e guardare attraverso il vetro, sul fondo trovate una levetta,
provate a muoverla guardando dentro, vedrete queste lamelle che si aprono e si chiudono.
Questo il diaframma. Pi sono aperte pi luce entra (pennarello a punta grossa) pi sono
chiuse meno luce entra (pennarello a punta fine). Quindi, sempre per seguire il nostro
esempio di prima, per fare entrare pi luce e fare un segno maggiore dovremo aprire il
diaframma, per avere un segno pi piccolo dovremo chiuderlo. Come? Dipende dalla
macchina che state usando. Le macchine vecchie vi fanno aprire e chiudere direttamente
sulla lente, quelle pi moderne ve lo fanno aprire dalla macchina. I valori vanno da numeri
bassi, quasi sempre con la virgola a numeri pi alti. I numeri bassi aprono il diaframma i
numeri alti lo chiudono: se ho il diaframma a 2,8 sar molto aperto (punta grande, molta
luce che entra) se sar a 22 sar molto chiuso (punta piccola, poca luce).
TEMPI: in questo caso l'esempio proprio simile alla prova, quando si parla di TEMPI si
intende per quanto tempo si far entrare luce nella macchina, per quanto tempo la luce
colpir il sensore o la pellicola. Pi lungo il tempo maggiore sar la quantit di luce che
verr registrata nella fotografia (segno pi grande). l'unit di riferimento il secondo e di
solito una posa di un secondo molto lunga. Per foto in condizioni di luce normali i tempi
sono decisamente pi brevi, frazioni di secondo. Per esempio un tempo di 1/125 vuol dire
che si impostata una velocit di scatto di 1/125 di secondo. Sulla ghiera dei tempi che
avete sulla macchina potreste trovate indicato 60, 125, 250, 500 non si tratta di secondi
ma di frazioni di secondo (quindi 1/60, 1/125, 1/250...). Riassumendo per fare entrare pi
luce dovremo usare pellicole pi sensibili o nel caso della fotografia digitale alzare gli ISO,
aprire il diaframma (numeri bassi) e impostare tempi pi lunghi, viceversa se si vuole far
entrare poca luce.
Articolo scritto da Diagaz www.diagaz.net e www.diagazforum.com
Vediamo pi in dettaglio i concetti appena illustrati.















La profondit di campo e il diaframma

Foto di Edgaa - Flickr.com/photos/edgaa/
Nel capitolo in cui spiego il funzionamento di una macchina fotografica (a pag. 9) abbiamo
visto in generale come funziona e a cosa serve il diaframma, qui n parler pi in dettaglio
e spiegher il concetto di profondit di campo (PDC).
Quando si mette a fuoco una scena solo un piano sar veramente nitido, si tratta di unarea
di dimensioni molto variabili, chiamata profondit di campo; detto semplicemente la PDC
lo spazio che ci appare nitido davanti e dietro al nostro soggetto. Per attenzione,
ricordatevi che realmente c' un solo piano che risulta a fuoco!



La PDC influenzata da tre fattori:
- Apertura del diaframma.
- Lunghezza focale.
- Distanza tra il soggetto e lobiettivo.
A diaframmi pi chiusi corrisponde una maggiore profondit di campo, mentre
diaframmi pi aperti come f1.4 (o anche f2.8) corrisponde una minore profondit di
campo, pi il diaframma aperto pi largo il fascio di luce che disegna limmagine sul
sensore, viceversa, pi chiuso il diaframma pi fine e quindi pi preciso sar il fascio di
luce che disegna la nostra immagine, per questo avremo una maggiore zona di nitidezza
davanti e dietro il soggetto. Attenzione, a diaframmi troppo chiusi si pu incappare in un
particolare fenomeno, ovvero la diffrazione.
Impostando la fotocamera in manuale o a priorit di apertura avete la possibilit di
ampliare o ridurre la PDC.
Se per esempio impostiamo il diaframma a f22 avremo una notevole PDC, in sostanza
avremo una porzione maggiore dell'area nitida davanti e dietro il piano di messa a fuoco,
un'apertura del genere viene usata solitamente nella fotografia paesaggistica.
Lasciando inalterato il diaframma e mantenendo la stessa distanza fotocamera-soggetto e
aumentando la lunghezza focale diminuisce la PDC, mentre maggiore la distanza
del soggetto dallobiettivo, pi ampia la PDC, viceversa pi vi avvicinate al
soggetto meno profondit di campo avrete.
Per questo motivo nei paesaggi conviene usare i grandangolari, in modo da avere tutto a
fuoco (ma anche per catturare una maggiore porzione di paesaggio) e i teleobiettivi nei
ritratti perch permettono di sfocare facilmente lo sfondo. Molti sostengono che la PDC
maggiore nel digitale rispetto alla pellicola, questo parzialmente vero e vale solo per le
fotocamere che hanno sensori pi piccoli del full frame.










Con una reflex dotata di sensore APS-C, pi piccolo rispetto a un Full Frame si effettua in
sostanza un ritaglio della parte centrale della foto, col risultato che sembra fatta con una
focale pi spinta, entra in gioco un fattore di moltiplicazione della focale che nel caso
dellAPS-C di 1,5 circa, per esempio un 35mm per il formato APS-C dar un inquadratura
pari ad un 80mm in formato pieno, la PDC quindi resta la stessa perch legata solo al
diaframma e alla lunghezza focale dellottica.


Ecco alcuni scatti effettuati a diversi diaframmi e lunghezze focali per farvi vedere come
varia la PDC:
Le foto di esempio sono state realizzate da Davidd:
Flickr.com/photos/puuikibeach/







Come avete appena visto dalle foto di esempio per staccare il soggetto dallo sfondo
meglio usare un diaframma aperto.
Una delle domande che maggiormente mi vengono poste soprattutto dai nuovi fotoamatori
se esiste un diaframma migliore, la risposta semplice, dipende tutto dal risultato
che si vuole ottenere, io per la Street photography uso diaframmi intermedi che
dovrebbero darmi una maggior qualit dell'immagine, questo perch a diaframmi intermedi
come f11 si sfrutta la parte centrale dell'ottica che quella di maggiore qualit e non si
rischia di incorrere nella diffrazione.
Tempi di esposizione
Sono un altro parametro con cui possiamo dosare la luce, grazie all'otturatore possiamo
decidere la durata dell'esposizione, a parit di diaframma, un tempo lento far passare pi
luce rispetto ad un tempo rapido, tempo dotturazione e apertura del diaframma
regolano lesatta quantit di luce da far arrivare al sensore.
I tempi vengono indicati in frazioni di secondo, eccone alcuni:
1/2 - 1/4 - 1/8 - 1/15 - 1/30 - 1/60 - 1/125 - 1/250 - 1/500 - 1/1000 - 1/2000 - 1/4000 -
1/8000
Oltre questi che vi ho indicato le fotocamere permettono di usare anche frazioni intermedie
per cui possiamo avere per esempio anche un tempo di 1/200 e di 1/800.
Tutte le reflex permetto di usare la posa B (bulb) che permette l'uso di tempi molto lunghi
(secondi, minuti o ore), la posa B torna utile in generi fotografici come la fotografia
notturna. Quando si imposta la posa B l'otturatore viene aperto alla pressione del pulsante
di scatto e viene chiuso quando il pulsante viene rilasciato, esiste anche la posa T che
funziona in modo simile, premendo il pulsante inizia lesposizione e ripremendolo finisce, in
entrambi i casi si rischia di muovere la fotocamera, per questo conviene usare il
telecomando o lautoscatto.
I tempi di scatto vengono distinti in lenti e rapidi; si possono definire lenti i tempi pari o
pi lunghi di 1/60, sono rapidi i tempi da 1/60 in poi, tutto dipende dalla focale in uso, dalla
velocit del soggetto fotografato e dalla distanza che ci separa da esso, con un teleobiettivo
generalmente 1/60 un tempo lento e si avranno foto mosse se il soggetto in
movimento, mentre con un grandangolo spinto 1/60 pu andare bene per congelare il
movimento.

Se dobbiamo fotografare un soggetto
statico e non possiamo alzare gli ISO
o modificare lapertura del diaframma
lunica usare tempi lunghi evitando
il mosso generato dalle vibrazioni
della nostra mano con lausilio di un
cavalletto.
La giusta quantit di luce data da
una determinata combinazione di
tempo e diaframma, corrispondente a
un certo valore di esposizione. I
valori di esposizione EV indicano la
luminosit del soggetto inquadrato
mediante una scala di numeri, la
tabella alla nostra sinistra illustra le
combinazioni tempo-diaframma e il
relativo valore EV.
Vediamo pi in dettaglio cosa
sono gli EV
EV (exposition value) sta per
Valore di esposizione, relazionato
alla luminosit della scena e alla
sensibilit ISO del sensore, in sintesi
gli EV possono essere considerati
l'unit di misura della luce.
Quando la luce varia di un EV per
compensare basta spostarsi di un
tempo o di un diaframma, quindi se la
luce aumenta di un EV significa che
per far giungere la corretta intensit luminosa al sensore basta chiudere di un diaframma o
impostare un tempo pi rapido e viceversa. Per il tempo ed il diaframma non cambiano
solo in base all'intensit della luce ma anche in base alla sensibilit ISO impostata.
Il valore EV riferito a una sensibilit di 100 ISO. Se varia la sensibilit si dovr
compensare la variazione con una differente coppia tempo/diaframma. Ad esempio, se
passo da 100 ISO a 200 ISO dovr dimezzare il tempo di esposizione o l'apertura del
diaframma.
Per calcolare EV, tempi e diaframmi un tempo si usava la tabella che avete visto prima,
oggi si usa lesposimetro che tutte le fotocamere di nuova generazione hanno
incorporato.
La coppia tempo - diaframma

Grafica realizzata da Salvatore Li Causi
Apertura dell'obiettivo e tempo d'esposizione, ovvero diaframma e otturatore influiscono
entrambi sull'immagine in due modi diversi.
1) Modificando la quantit di luce che arriva al sensore: il diaframma ne muta
l'intensit, l'otturatore ne varia il tempo.
2) Ciascuno esercita sull'immagine un effetto diverso, il diaframma modifica la
profondit di campo, mentre il tempo di esposizione se il soggetto in movimento, a
seconda del tempo impostato possiamo congelare il movimento (usando tempi rapidi) o
provocare un effetto mosso (usando tempi lunghi).
Per registrare chiaramente l'immagine il sensore deve ricevere la giusta quantit di luce.
Esistono delle combinazioni tempo-diaframma per cui usare un tempo d'esposizione breve
con un diaframma aperto o un tempo d'esposizione lungo con un diaframma chiuso
ininfluente, almeno per quanto riguarda la quantit di luce che arriva al sensore.
Il grafico-immagine nella pagina precendete mostra i rapporti di raddoppio e di
dimezzamento fra diaframmi e tempi, usando questi valori potete modificare l'effetto
sull'immagine facendo entrare sempre la stessa quantit di luce.

Tra le foto ci sono solo piccole variazioni per quanto riguarda la luminosit (per via del repentino cambiamento
della luce naturale e di altri fattori determinati dalla fotocamera), gli unici cambiamenti palesi sono nella PDC e
nell'effetto mosso.
La Sensibilit ISO
Quando per via della scarsa illuminazione non possibile variare il tempo di esposizione o il
diaframma oltre un certo limite ci viene in aiuto la regolazione della sensibilit ISO.
La sensibilit alla luce di un sensore viene definita nello standard ISO (International
Standard Organization), nella pellicola veniva definito ASA, per variare gli ASA bisognava
cambiare la pellicola, mentre in epoca digitale la sensibilit alla luce pu essere regolata a
nostro piacimento, pi la tecnologia progredisce pi i sensori riescono ad aumentare gli ISO
senza presentare rumore elettronico.
A ogni raddoppio degli ISO corrisponde un raddoppio della sensibilit alla luce del sensore
(e viceversa ad ogni dimezzamento del valore si ha un dimezzamento di sensibilit), per
esempio a 200 ISO possiamo fotografare con un tempo dotturazione o a unapertura di
diaframma dimezzati rispetto a quelli necessari a 100 ISO.
ESEMPIO PRATICO - ISO TEST 1

ISO 200 f/11 1/60 sec. ISO 800 f/11 1/60 sec.

ISO 3200 f/11 1/60 sec.

ESEMPIO PRATICO - ISO TEST 2

Nel primo test ISO si nota come alzando gli ISO e mantenendo invariati tempi e
diaframmi aumenta la luminosit della scena inquadrata, nel secondo test invece cerco di
far capire cosa provoca alzare gli ISO, ovvero la comparsa del rumore e una perdita di
dettaglio, le foto del secondo test sono state scattate con la compatta Canon G12.

Ma che valori settare di ISO?
In condizioni di luce ottimale (che sia in
esterni o in studio) conveniente lasciare i
valori ISO a un livello standard che di
solito 100 o 200 ISO a seconda della
fotocamera digitale.
Cercate di non alzare mai gli ISO e di
trovare prima una soluzione accettabile
regolando il diaframma e il tempo di
esposizione, se ci non fosse possibile
perch la luce comincia a scarseggiare
imponendovi tempi di posa troppo lunghi
alzate la sensibilit al minimo
indispensabile per avere tempi di scatto
rapidi e diaframmi non troppo aperti.
Vi dico questo perch aumentando la
sensibilit ISO aumenta il rumore elettronico, ovvero una maggiore amplificazione
elettronica del segnale digitale che provoca la comparsa delleffetto di grana digitale e del
rumore di croma, ossia puntini rossi o blu, limmagine di conseguenza diventa meno
nitida. In alcuni generi fotografici che richiedono un elevato dettaglio dellimmagine come
ad esempio la fotografia di moda non si dovrebbero mai alzare gli ISO.
Alle volte per questo effetto di grana causato dal rumore pu essere usato a nostro
vantaggio in post produzione, per esempio nel Bianco e Nero pu dare un tocco in pi alla
foto.
Attenzione, alcune fotocamere con una sensibilit "nativa" pari a 200 ISO possono
scattare a 100 ISO in modalit estesa. A 200 ISO il sensore in grado di lavorare nelle
condizioni ottimali e di fornire il massimo delle prestazioni, Il poter abbassare la sensibilit
a 100 ISO semplicemente una comodit per le situazioni con molta luce, dove non
vogliamo cambiare la combinazione tempo/diaframma.
Questo abbassamento della sensibilit ottenuto via software, abbassando la "luminosit"
dell'immagine, in pratica la stessa di quando si recuperano foto sovraesposte con camera
raw. Questo comporta meno gamma dinamica e minor corrispondenza dei colori
rispetto ad una foto esposta correttamente.


Due crop a confronto del precedente ISO TEST 2, come
vedete ad ISO 3200 il rumore elevatissimo rispetto a
ISO 200
Programmi di scatto - Come settare in pratica tempi, diaframmi e ISO
Dopo aver visto cosa sono tempi, diaframmi e ISO,
andiamo a vedere in pratica come impostarli nella
fotocamera, parliamo adesso dei programmi di scatto.
Nell'immagine alla vostra sinistra la ghiera dei
programmi/modalit di scatto della Nikon D90.
Automatico: imposta automaticamente a seconda della
scena inquadrata tempi, diaframmi, ISO e bilanciamento
del bianco, in questa modalit non si possono impostare
diaframmi e tempi ruotando la ghiera, possibile
impostare solo gli ISO manualmente.
Infatti se andiamo nel menu di ripresa mentre siamo in
modalit automatica vedremo che alcune opzioni tra cui il
bilanciamento del bianco non possono essere cambiate.

Menu in modalit Automatica Menu in modalit manuale
Manuale: siamo noi a scegliere la coppia tempo - diaframma e gli ISO, la fotocamera
comunque ci dica quando l'esposizione corretta o se stiamo sbagliando.
Priorit dei tempi: scegliamo il tempo e la fotocamera imposta automaticamente il
diaframma, utile quando il soggetto veloce, modalit che uso nella street photography
settando un "tempo di sicurezza" e lasciando la scelta del diaframma alla fotocamera.
Priorit dei diaframmi: discorso inverso alla modalit priorit di tempi, settiamo il
diaframma e la fotocamera imposta il tempo di scatto.
Oltre a queste modalit esistono dei preset adatti a varie situazioni, se avete comprato
questo libro dimenticatevi di esse perch con le nozioni qui apprese imparerete tutti i
principi fondamentali della fotografia e riuscirete a cavarvela egregiamente in ogni
situazione usando la modalit manuale (o quando possibile le modalit a priorit di tempi
o diaframmi).
Ghiera programmi di scatto
I FORMATI DELLE IMMAGINI
Prima di iniziare a fotografare conviene settare il
formato in cui le nostre foto dovranno essere
memorizzate sulla scheda di memoria, esistono diversi
formati e lutilizzo di essi varia a seconda delle nostre
esigenze.
Personalmente imposto sempre il formato che mi da la
massima qualit dellimmagine, ovvero il RAW,
mentre se devo fare foto con amici e parenti uso il
formato Jpeg.
Vediamo qui in dettaglio i vari formati immagine che sul men della mia Nikon D90 escono
alla voce "Qualit immagine":
RAW: Che in inglese significa puro, grezzo, questo file contiene senza compressioni
tutte le informazioni catturate dal sensore della fotocamera, rispetto al jpeg consente
una maggiore libert di movimento in post produzione senza grandi perdite di dati.
Questo formato non essendo compresso pi "pesante" in termini di spazio su disco,
per le sue caratteristiche considerato come il negativo digitale, non presente su
tutte le fotocamere ma solo su quelle di fascia medio - alta.
Inoltre scattare in RAW ci assicura almeno uno o due stop di gamma dinamica in pi
rispetto alle immagini in JPEG.
JPEG: Come potete vedere dallimmagine abbiamo tre tipi di JPEG, Fine, Normal e
Basic, sono tre livelli diversi di compressione, il Fine sarebbe il JPEG meno
compresso e quindi di migliore qualit. Questo il formato con il quale solitamente si
pubblicano le foto sul web, un compromesso tra dimensione e qualit, pi qualit
avr la foto pi spazio occuper su disco e viceversa.
Io dopo aver elaborato il RAW in photoshop salvo il file in JPEG nella mia galleria
fotografica personale. Vi ricordo che ogni volta che si apre un immagine jpeg per
modificarla al momento del salvataggio viene nuovamente compressa, in parole
povere perde di qualit, quindi non cancellate mai i file RAW che potrebbero servirvi
per fare altre modifiche alle foto.
RAW+JPEG: la fotocamera salva la stessa foto sia in RAW che in JPEG, modalit che
ritengo inutile poich salvando due volte la stessa foto in due formati differenti si
possono scattare meno foto poich la memory card si riempie rapidamente. Con i
moderni computer convertire le foto da RAW a JPEG unoperazione veloce che non
richiede pi molto tempo.
TIFF: Non presente nel men della mia fotocamera ma vi spiego lo stesso cosa ,
come il raw un'immagine in questo formato non viene compressa, la qualit pari a
quella del raw ma se guardate le dimensioni un file tiff solitamente grande quasi il
doppio, perch?
Il RAW a differenza del TIFF non un formato universale. Ogni fabbricante usa il
suo e non tutti i software di elaborazione immagine possono trattare i file RAW dei
vari produttori di fotocamere, il formato TIFF invece universale ma per questo
motivo registra le informazioni in modo meno efficiente.
Oltre ai formati di registrazione sulla scheda di memoria esistono anche i formati di
esportazione, ovvero i formati con cui si esportano le immagini da un software di
elaborazione dopo la post produzione.
A noi fotografi interessa principalmente conoscere due soli formati di esportazione:

Formato di esportazione da Adobe Photoshop (.psd): Esportando le fotografie
in questo formato si salvano tutti i settaggi e i livelli applicati allimmagine, in questo
modo possibile poter modificare i parametri a nostro piacimento ed esportare la
foto in un altro formato.
Faccio un esempio pratico: Salvo la foto dalla fotocamera al pc, il file in formato
RAW, lo apro con photoshop, regolo luminosit, contrasto, creo livelli ecc..., a questo
punto ho due alternative, o salvo direttamente in JPEG e cos facendo se avessi dei
ripensamenti dovrei modificare di nuovo da zero il file RAW, oppure salvo in formato
.psd che mi permette di tornare indietro sulle modifiche effettuate e di esportare il
file in JPEG o in altri formati.
Formato di esportazione JPG: ne abbiamo appena parlato, ricordatevi che quando
caricate una vostro foto su internet che sia sul vostro portfolio online, su un forum
ecc... di ridimensionarla, unimmagine di 42882848 pixel risulter pesantissima da
caricare e inutile a una visione web dove al massimo conviene caricare immagini a
non pi di 1200 pixel per lato maggiore. ATTENZIONE quando lavorate sul Jpeg e
poi salvate il lavoro il file viene ulteriormente compresso, non elaborate mai pi di
una volta lo stesso jpeg, perch viene compresso ad ogni nuovo salvataggio!


COME ORDINARE LE FOTO SENZA USARE PROGRAMMI
Uno dei grandi problemi per un fotografo
ordinare e archiviare le proprie fotografie,
senza creare disordine e confusione.
Esistono diversi programmi per fare ci, ma
poi si finisce per essere dipendenti da essi,
se dovete far vedere le vostre foto agli altri,
magari masterizzando un dvd non potete
pretendere che essi abbiano il vostro stesso
programma di archiviazione, quindi lasciamo
stare a casa il software.
CONSIGLI UTILI:
- Cercate di ordinare le foto sia per affinit di genere e contesto sia per affinit di colore,
per esempio vedere delle foto in Bianco e nero intervallate con foto in seppia e a colori
sparse qua e la non il massimo.
- Anche se le foto possono avere un genere fotografico in comune, pu essere utile e
divertente dividerle all'interno di quel genere per tematica (che successivamente pu
essere sviluppata portando a risultati interessanti).
Personalmente nell'ordinare il mio archivio sono incappato in vari problemi che qui vi
illustrer con le relative soluzioni.
PRIMO PROBLEMA: foto dello stesso genere stonano messe assieme perch
rappresentano soggetti molto diversi fra loro.
LA MIA SOLUZIONE: Il mio genere preferito la Street Photography, la prima cosa che
ho fatto stata creare una cartella con questo nome, i soggetti che rientrano in questo
genere sono molto vari, io sto in una citt di mare quindi avevo foto di pescatori e di altra
gente legata al mare e foto di periferia e di strada, non era un bel mix, ho creato all'interno
della cartella Street Photography la cartella "L'uomo e il mare" e la cartella "Street" questa
stata la soluzione al primo problema, creare delle sottocartelle all'interno della cartella
chiamata con il nome del genere fotografico, possono nascere anche dei progetti
interessanti. Se come me praticate pi generi fotografici fate una cartella per genere, cio
Street Photography - Reportage - Ritratti - Paesaggi & Luoghi - Macro - Still Life - Opere
architettoniche ecc..
SECONDO PROBLEMA: Come numerare le foto per farle stare in ordine
LA MIA SOLUZIONE: Prima del nome della foto inserite questo tipo di numerazione "0000
-" per esempio la mia prima foto dell'album si chiama "paura dell'infinito" allora la
rinominer "0000 - Paura dell'infinito" la seconda "0001 - Vattela a pesca" e cos via, io
pratico pi generi e le mie foto sono sottoposte a una severa selezione e quando arriver
alla 9999 saranno passati un po' di anni (per non dire molti), a quel punto creer un'altra
cartella magari intitolata "002 - Street photography", per se voi pensate di arrivarci presto
consiglio di aggiungere qualche zero in pi (ovviamente dovete cliccare col tasto destro del
mouse e selezionare "ordina per nome").
ATTENZIONE: non usate la numerazione classica tipo 1 - 2 - 3 ecc... perch arrivati dopo
il 100 se premerete "ordina per nome" vi assicur che l'ordine classico non sar rispettato.

TERZO PROBLEMA: In un reportage o anche in una sequenza di foto con un filo
conduttore possono esserci immagini che appartengono ad altri generi fotografici.
LA MIA SOLUZIONE: Le soluzioni che vi consiglio sono due, o copiate le foto anche nella
cartella del genere a cui appartengono se fossero prese singolarmente (quindi avrete 2 foto
uguali sul pc) oppure pi semplicemente ve ne fregate tanto verranno comunque viste; se
per esempio in un reportage ci dovrebbero anche essere dei ritratti non consiglio di levarli
perch senn il nostro racconto fotografico perderebbe di forza.










BACKUP SICURO DELLE PROPRIE FOTO
Passiamo all'argomento che preoccupa i fotografi che sono passati al digitale, ovvero il
rischio della perdita delle proprie fotografie.
Questo problema in realt non appartiene solo ai fotografi
che usano il digitale ma anche gli amanti della fotografia
all'argento, bench i negativi siano abbastanza resistenti e
se conservati bene durino a lungo, prima o poi invecchiano
e si rovinano, come tutto nella vita, l'eternit non esiste
purtroppo, per girovagando per i forum sembra che
alcuni amanti accaniti dell'analogico ignorino questo
semplice concetto e trovino nella facilit con cui si perdono
i dati un capo di accusa al digitale, magari sbattendoti in
faccia qualche bella stampa fatta da un negativo di inizio
secolo.
Il netto vantaggio del digitale sulla pellicola poter fare
migliaia di copie perfettamente identiche di uno stesso file
in maniera semplice e veloce. Se ovviamente carichiamo le foto e i nostri dati importanti
nella stessa partizione dove teniamo il sistema operativo senza fare copie di Backup siamo
veramente degli incoscienti, prima o poi il nostro sistema operativo (e anche l'hardware)
avr sicuramente dei problemi, io navigo addirittura con un sistema operativo diverso
(Ubuntu) da quello con cui elaboro le foto.
Ecco alcuni consigli pratici per non rischiare di perdere le nostre fotografie:
1. Montate un HD interno dedicato unicamente all'archiviazione delle foto, cos
facendo se il vostro sistema operativo va in tilt potete formattare senza problemi.
2. Fate una copia dei vostri dati sia su DVD, Blu-Ray che su disco HD esterno, Hard
disk che non userete per altri scopi, pi lo usate meno durer la sua vita.
3. Se a casa possedete pi di un pc copiate la cartella con le vostre fotografie pi
belle.
E' difficile o quasi impossibile che HD interno ed esterno, DVD/Blu Ray, Pen Drive e l'altro
pc si rompano tutti nello stesso momento, per mettiamo caso siate veramente sfigati e
cada un meteorite su casa vostra, o un terremoto se la inghiotta, avrete perso comunque
tutto, ma c' una soluzione anche a questo!






Hard Disk Drive - Foto di Norlando
Probe - Flickr.com/photos/npobre/
Esistono dei servizi online che offrono grandi quantitativi di spazio di archiviazione in
maniera completamente gratuita, sono in pratica degli HD online, possibile che anche il
server della Microsoft esploda, ma penso sia pi probabile il meteorite su casa vostra.
Io vi consiglio due servizi:
Windows Live Skydrive
SkyDrive un servizio di archiviazione dati gratuito al quale si
accede col proprio Windows Live ID. Tutto ci che si deve fare
registrare un account ed eseguire laccesso a SkyDrive.
Si avr un pannello on line dal quale poter gestire i nostri file e
cartelle, caricarne di nuovi, eliminarli ecc La capienza di
25GB ma in un prossimo futuro potrebbe essere aumentata
ancora (prima era di soli 5GB), Con questo sistema abbiamo a disposizione un HD online da
25GB con la sicurezza che i nostri dati non verranno mai cancellati, se 25GB non vi bastano
potete sempre aprire pi account Hotmail.
ADrive
Mettiamo caso volete la sicurezza totale o oltre alle
vostre foto migliori volete salvare tutto il vostro lavoro
allora caricate i vostri file su Adrive che offre 50GB di
spazio gratuito espandibili a pagamento fino a 10 Terabyte!
Dropbox
Offre dai 2GB fino a un massimo di 20GB gratuitamente
(ma per arrivare a 20GB si devono portare iscritti),
pagando si pu arrivare a 100GB, un servizio comodo
per chiunque voglia salvare i propri dati e ritrovarseli
sincronizzati in tempo reale su tutti i terminali che
utilizza: pc, mac, linux, smartphone, iphone per avere i
nostri dati sempre con noi.
Dopo tutto questo ci vuole veramente un genio del male
per perdere tutti i propri file!







L'ISTOGRAMMA
Listogramma uno strumento essenziale in fotografia digitale, ma molti sconoscono cosa
sia o non gli danno la dovuta importanza. Esso serve a capire se lesposizione corretta, se
abbiamo perso dettaglio nelle zone in ombra o nelle zone delle alte luci.
Molti si affidano allo schermo LCD della fotocamera, grosso errore, perch non sempre ci
offre un risultato affidabile a causa della retroilluminazione dello schermo (troppo accesa o
troppo spenta) o dell'illuminazione dell'ambiente esterno che se troppo intensa pu darci
fastidio nella visione dell'immagine e quindi indurci in errore nel valutare lesposizione di
una foto.
Viene in nostro aiuto listogramma che pu essere consultato in fase di scatto dallo
schermo lcd della fotocamera o dal programma di post produzione da noi usato.
In questo articolo user la mia Nikon D90, consultate il manuale di istruzioni della vostra
fotocamera per sapere come visualizzare listogramma.
Subito dopo aver scatto la fotografia posso vedere il preview dellimmagine dallo schermino
lcd.

Come potete vedere da qui posso vedere i dettagli dello scatto, il grafico in alto alla vostra
destra listogramma. In alcune macchine fotografiche potete visualizzare un istogramma
pi dettagliato, ovvero diviso nei tre colori RGB.

A noi in questa sede interessa capire come leggere listogramma composito, esso
rappresenta la quantit di pixel presenti per le varie luminosit, limmagine
correttamente esposta quando la zona dove inizia e finisce il grafico non tagliata.
Nellistogramma sullasse orizzontale abbiamo la luminosit divisa in 256 livelli di
luminosit, partiamo da sinistra con lo 0 che indica il nero, andiamo verso destra con 255
che indica il bianco, a met abbiamo il grigio e sullasse delle y abbiamo la tonalit
allinterno dellimmagine.

Ecco lo stesso scatto sottoesposto, in questo caso la curva si sposta verso la nostra
sinistra, per non essendo tagliata tutte le informazioni che ci sono nei neri dellimmagine
sono state catturate, quindi in post produzione con photoshop possiamo correggere i livelli
ribilanciandola correttamente senza avere perdita di informazioni sui neri.

In questa versione sovraesposta listogramma si spostato verso destra tagliando la curva,
ho bruciato parte dei bianchi, quindi ho perso delle informazioni che non potr pi
recuperare neanche con Photoshop.
Da quanto spiegato finora potete capire limportanza dellistogramma, quando realizzate
una foto guardandolo potete capire subito se limmagine esposta correttamente e se
recuperabile in fase di post produzione.
Listogramma e Photoshop
Se usate windows, in Photoshop per vedere listogramma basta premere CTRL + L oppure
se usate MAC basta premere la scorciatoia da tastiera MELA + L.

Si apre la finestra dei livelli dove possibile vedere listogramma.

Nella finestra dei livelli ci sono 3 cursori sotto listogramma, uno del nero 0, uno dei toni
medi 1,00 sotto e uno dei bianchi 255.
se prendo il cursore dei bianchi e lo trascino alla fine della curva espongo correttamente le
alte luci, ho reso pi luminosa la foto.
Ma i toni medi sono ancora scuri, posso prendere il cursore del tono medio e portarlo verso
sinistra e cos ottengo unimmagine correttamente esposta, ovvero non avr bruciato i
bianchi, i neri non risulteranno chiusi, limmagine quindi leggibile, se chiudo e riapro il
grafico dei livelli vedo che bilanciato.

Aprendo limmagine sovraesposta (quella dove ho bruciato i bianchi perdendo informazioni)
e usando lo strumento livelli la prima cosa che balza all'occhio la curva tagliata.
Photoshop purtroppo non fa miracoli, non ricrea le informazioni che non sono state
catturate durante la fase di scatto, limmagine troppo sovraesposta rimarr tale, per questo
in fase di scatto bene controllare listogramma.
Ci sono delle situazioni dove non si avr mai un istogramma perfetto, qui dobbiamo
introdurre il concetto di latitudine di posa (gamma dinamica), che la capacit del
sensore di registrare le informazioni tra i bianchi e i neri, generalmente il sensore di una
macchina fotografica cattura sui 5 e 6 stop, vuol dire che tra il punto massimo di nero e il
punto massimo di luce ci sono 5 diaframmi.
Se la scena che andiamo a fotografare molto contrastata, ovvero ha delle zone molto
luminose e delle zone in ombra molto scure la macchina fotografica non riuscir a catturare
tutte le informazioni disponibili, il fotografo dovr fare una scelta, dovr rinunciare ad avere
delle informazioni sulle alte luci o sulle ombre. Per fortuna la tecnologia ci viene incontro
con la fotografia HDR, di cui parlo a pag. 85.
Una curiosit: i nostri occhi, in condizioni ideali, riescono a distinguere solo 200 diversi
livelli di grigio, i 256 toni disponibili in unimmagine digitale sono pi che sufficienti per
rappresentare anche le sottili variazioni di tonalit.
I VANTAGGI DELLA SOVRAESPOSIZIONE
Questo articolo vuole essere una breve guida che spiega i motivi e i vantaggi della
sovraesposizione nella fotografia digitale.
Perch a destra?
Ci si riferisce ovviamente allistogramma, che come avete visto uno strumento essenziale
per i fotografi. Quando si dice di esporre a destra sintende quindi che la curva dei toni RGB
deve contenere pi dati e raggiungere il picco sulla destra dellistogramma. Ovvero:
sovraesporre!
Ma perch?
Chi viene dallanalogico fatica a digerire questa tecnica. Eppure ha un suo senso e SE
GESTITA AL MEGLIO pu dare risultati davvero sorprendenti e non solo ad alti iso.
Insomma, un motivo c, vediamo quale.
Proviamo a dividere i livelli di grigio (dal nero al bianco) in 4096 livelli.
FIGURA 1

Limmagine mostra una distribuzione equa dei toni di grigio. Il grigio medio si trova
esattamente alla met. Su un sensore digitale i toni non sono distribuiti cos: nella figura 2
nella pagina successiva si vede la REALE distribuzione dei toni (in grigio, ovviamente) su un
sensore digitale.
Senza entrare nei dettagli del cosa sono i 4096 livelli di grigio qui rappresentati, la cosa pi
evidente che su 4096 livelli solo 64 sono nei toni del nero. 128 sono i grigi scuri, 256 i
grigi medi e ben 3584 sono distribuiti nei grigi chiari.
FIGURA 2

Se nella fotografia digitale io faccio una lettura media di un'area con zone in ombra, il
sensore distribuisce la mia immagine sui toni neri e scuri, andando ad usare una gamma
relativa alla zona scura come nella figura 3:
FIGURA 3

In uno scatto del genere ho la maggior parte della gamma distribuita sui toni scuri. Una
gamma davvero ristretta. Il tentativo di aumentarla (cosa normale nella gestione del raw:
regolare lesposizione e cercare il nero e il bianco tira la gamma dinamica) causer la
presenza di molto rumore e in certi casi perfino di posterizzazione. Il motivo abbastanza
ovvio. Provate a prendere un tessuto a maglia molto grossa e tirarlo si riempie di buchi!
Tirare una maglia fitta fatta con fili sottilissimi e quindi di molti pi strati difficilmente vi
presenta buchi quando la tirate. La stessa cosa accade qui.
Tirare soli 64 +128 toni per spalmarli su circa 2000 livelli (il tentativo di ridistribuire la
gamma come nella figura uno) crea questi buchi sotto forma di rumore e posterizzazione
(che altro non che una serie di passaggi tonali in una gamma troppo ristretta).
Se invece sovraesponete la vostra immagine si distribuisce sui toni grigio medi grigio
chiari, coprendo una gamma molto maggiore:
FIGURA 4

In questo modo tirare limmagine non crea nessun disturbo perch state lavorando con una
maglia fitta fitta fatta di tanti fili molto sottili.


QUANTO DEVO SOVREASPORRE?
Questo argomento spesso fonte di infinite discussioni, soprattutto nei vari forum e circoli
fotografici. A mio parere non c una regola. Bisogna saper valutare la scena, lunica cosa
non bruciare i bianchi. Diciamo che si dovrebbe sovraesporre fino al limite della bruciatura
di un canale. Questo visibile e controllabile solo tramite listogramma, non dallanteprima!
Quanto sovraesporre dipende dalla scena da fotografare, dalla macchina che si usa. Un
CMOS normalmente tiene pi le alte luci rispetto ad un CCD. Una macchina a 14 bit tiene
molto pi rispetto ad una macchina a 12 bit. Mi han parlato di una sovraesposizione di oltre
tre stop, ma si trattava per lappunto di un CMOS processato a 14 bit.
Quanto sovraesporre sta a voi, al tempo che avete per valutare e misurare.
Lunico consiglio che mi sento di dare che se volete usare alti iso meglio sovraesporre
anche di 1,5/2 stop misurando in SPOT sulla zona pi chiara dellimmagine.
La fotografia bella e divertente proprio perch creativit; saper usare la propria
attrezzatura conoscendola ma senza avere dei dogmi sul come usarla fa parte del processo
creativo.
Articolo scritto da Diagaz www.diagaz.net e www.diagazforum.com













IL BRACKETING
Il bracketing una tecnica fotografica usata in fase di ripresa,
consiste nel fotografare lo stesso soggetto pi volte con
diverse: esposizioni, aperture di diaframma, messa a fuoco o
sensibilit ISO.
Il bracketing dell'esposizione usato molto spesso poich la
base per realizzare fotografie in HDR (high dynamic range)
ovvero foto ad alta gamma dinamica, consiste nel fotografare lo
stesso soggetto variando lesposizione, si scattano 3 foto
(minimo) una correttamente esposta, una sovraesposta e
unultima sottoesposta, analizzeremo meglio questo tipo di
fotografia nel prossimo capitolo.
Il bracketing utile non solo per realizzare foto in HDR ma
anche in situazioni in cui difficile ottenere una fotografia
correttamente esposta con un singolo scatto.
Oltre al bracketing dell'esposizione ritengo utili il:
- Bracketing della PDC: Vengono scattate una serie di foto variando solo lapertura
del diaframma e lasciando esposizione e sensibilit ISO inalterate, in questo modo
varier solo la PDC.

- Bracketing del fuoco: Utile nella macrofotografia dove la PDC limitata. Con
questo tipo di bracketing si pu avere una serie di fotografie con una diversa messa
a fuoco per poi scegliere la migliore, oppure combinarle in post produzione.

Foto di Muhammad Mahdi Karim - en.wikipedia.org/wiki/File:Focus_stacking_Tachinid_fly.jpg



Pulsante BKT (bracketing) nella
Nikon D90, posto vicino alla
ghiera di attacco dell'obiettivo
FOTOGRAFIA HDR

Foto di Bruno Ciampi Flickr.com/photos/brunociampi/
Sulla tecnica HDR (acronimo di High Dynamic Range), stato scritto tanto, soprattutto per
ci che riguarda la tecnica di scatto e i programmi usati (Photoshop, Photomatix Pro, Easy
HDR ecc..).
Ma per realizzare veramente un HDR iniziamo dalle basi.
La fotografia HDR consiste nel superare i limiti fisici del sensore aumentando la
gamma dinamica estesa grazie alla possibilit di combinare in post produzione o in fase
di scatto 3 o pi foto con diverse esposizioni, questo comporta che le scene fotografate
debbano essere statiche ed quindi necessario un treppiedi.
Molti sono convinti che questa tecnica porti ad avere foto molto contrastate con colori
super saturi, non c niente di pi sbagliato, quello che vedete in quel tipo di foto solo
un'orrenda post produzione che alle volte risulta interessante se ben realizzata.
Ma da cosa caratterizzata una vera foto in HDR? Da una gamma dinamica superiore
a quella del sensore, ovvero con ombre aperte ed alte luci contenute anche in presenza di
forti contrasti. Ottenendo una foto impossibile da fare con un sensore normale, perch
chiuderebbe le ombre oppure brucerebbe le alte luci.
Da questa spiegazione si evince che non possibile ottenere un HDR da un singolo
scatto perch non si supera alcun limite di gamma dinamica del sensore, in un solo
scatto non possono esistere le informazioni che sono contenute in pi scatti.
Ecco come fare le foto per realizzare un HDR:
La prima foto per esporre le alte luci
La seconda con un esposizione media
La terza esponendo per le ombre
L'unione di queste 3 foto forma un unica immagine con una ricchezza di colori e dettagli
superiore alla singola foto.
Una curiosit: La fotografia HDR dovrebbe apparirci pi realistica di una foto normale,
poich locchio umano in grado di distinguere maggiori dettagli di un sensore, sia nelle
luci che nelle ombre!
Ora vi voglio parlare di qualcosa che non si trova normalmente nei tutorial sulla fotografia
HDR, lha scritta unautrice del mio blog di nome Sabrina Campagna.
Per ottenere immagini realmente pregnanti e degne di nota, la cosa che pi conta la
prima immagine, quella di partenza. Per ottenere il meglio, lo scatto deve essere compiuto
in situazioni di luce non estreme. Le regole base per il primo scatto sono le seguenti:
1. No ai forti controluce.
2. No ad uneccessiva presenza di nero in foto (come nel caso di foto notturne scattate
con esposizioni non troppo lunghe).
3. No a cieli grigi.
4. No al troppo sole.
Nel primo e nel secondo caso, infatti, a causa dellelaborazione, lHDR risultante nella
maggior parte dei casi avr un nero scolorito e rumoroso, a cui sopperire solo tramite un
elevato contrasto che riporter limmagine pi o meno ai toni originari di silhouette o
notturno.
Nel terzo caso i cieli troppo slavati e grigi
possono dar luogo a macchie bianche di
colore, laddove il programma non riesca a
trovare toni adatti per la mappatura. Ci
capita soprattutto in zone dove il colore tende
verso il bianco, per cui la macchia di colore
risulter di un bianco/grigio con contorni
frastagliati (come si vede nellimmagine).
Nel quarto ed ultimo caso, succede qualcosa
di analogo al precedente. Il sole a picco pu
creare scompensi nello scatto originario, in quanto a meno di centrare bene la foto, il cielo
risulter tendente al bianco, per poi bruciarsi completamente durante la mappatura.
Leccessiva rifrazione dei raggi UV, inoltre, pu creare scoloriture anche su altre aree della
foto, rendendo cos lHDR pressoch inutilizzabile.
I soggetti migliori da fotografare sono quelli architettonici o comunque ricchi di dettagli,
che verranno maggiormente evidenziati nella fusione HDR.
COME REALIZZARE UNA FOTO IN HDR - FASE DI POST PRODUZIONE
In questo tutorial studieremo come creare unimmagine HDR tramite Photomatix e la
successiva ottimizzazione della stessa tramite Photoshop, il tutto partendo da tre scatti
effettuati in formato RAW.
Gli scatti di seguito utilizzati sono stati eseguiti con una reflex Canon 30D ed un obiettivo
Canon 10-22mm. Diaframma f/9 con tempi di 1/8s, 0.5s e 2s. Come potete notare i tempi
agli estremi sono esattamente a + e - 2 stop dal valore di riferimento di 0.5s.
Le foto sono state scattate al museo delle scienze di Londra, ambiente ideale per sfruttare
la tecnica hdr, sistemando la camera su di uno zaino in quanto da regolamento interno del
museo vietato usare il cavalletto, in modalit bracketing e autoscatto inserito in maniera
da evitare qualsiasi movimento della camera al momento degli scatti.
1 - Creazione dellHDR

Per la creazione dell'HDR utilizzeremo un ottimo programma chiamato Photomatix Pro,
facile da utilizzare ed abbastanza intuitivo (vi sono molti tutorial in rete per approfondirne
le caratteristiche). Lavorando con immagini TIFF a 16 bit il risultato sar simile
all'immagine seguente (32 bit):

Dopo aver settato il vero motore di Photomatix, cio il "Tone Mapping", otterremo
un'immagine TIFF a 16 bit per canale:

Configurare il Tone Mapping secondo il proprio gusto risulter un'operazione piuttosto
semplice data l'interfaccia priva di fronzoli. La differenza fra le due foto evidente ma
ancora non proprio soddisfacente...dominante giallognola e un po' slavata. Ci che si
otterr dopo aver lavorato con Photomatix sar simile allimmagine seguente:

Ritocco dei dettagli
Passiamo alla fase di rifinitura per rendere limmagine un po' pi accattivante.
Principalmente andremo a lavorare sulle luci, sulle ombre, sui toni, sul contrasto e sulla
nitidezza.
Aperta limmagine precedentemente salvata da Photomatix, duplichiamo il livello di sfondo
e modifichiamone lesposizione (immagine > regolazioni > esposizione):

Proseguiamo desaturando il giallo (immagine > regolazioni > tonalit/saturazione)










Aumentiamo la nitidezza dellimmagine utilizzando una maschera di contrasto:

(In questo caso ho preferito aumentare subito la nitidezza invece che farlo alla fine del
lavoro), uniamo il tutto e duplichiamo il livello cos creato.
Applichiamo il filtro controllo sfocatura/Gaussian Blur in modalit sovrapponi e bassa
opacit (14% pu andare bene) cos facendo andiamo a caricare maggiormente il colore
dell'immagine rendendola pi corposa:

Uniamo nuovamente i livelli e duplichiamolo.
Immagine > regolazioni > luminosit/contrasto utilizzando i seguenti valori: luminosit: -3;
contrasto: +3. Uniamo nuovamente il tutto e duplichiamo il livello.


Immagine > regolazioni > curve

Uniamo il tutto e duplichiamo il livello.
Si pu vedere ancora una dominante giallognola che, personalmente, non trovo adeguata.
Ripetiamo quindi la desaturazione del giallo con valore -65 ed impostando, per il livello
superiore (modalit normale), un'opacit al 75%. Uniamo il tutto e duplichiamo
nuovamente.
Cerchiamo di aumentare la tridimensionalit del soggetto andando ad enfatizzare i punti di
luce con lo strumento pennello in modalit sovrapponi / overlay con opacit di circa il 18%
ed utilizzando come colore il bianco. Lo stesso procedimento dovr essere eseguito per le
zone in ombra usando un pennello nero (in alternativa potremo utilizzare gli strumenti
brucia e scherma). Le dimensioni del pennello varieranno a seconda della parte che
andremo a trattare. Uniamo il tutto ancora una volta e duplichiamo il livello.
Passiamo in modalit 8 bit ed utilizziamo il filtro Effetto pennellate / Paint Daubs:

Abbassiamo lopacit del livello al 30% e nei punti dove leffetto risulta essere troppo
accentuato (in questo caso sul radiatore del veicolo) utilizziamo lo strumento gomma per
rendere visibile il livello sottostante.
Direi che il lavoro finito!

In conclusione
Come avrete intuito questo non "IL" metodo ma un metodo che deve essere adattato alla
foto da elaborare. Per un buon risultato importante partire da una fotografia discreta con
il pi basso rumore possibile, dato che lHDR tende ad enfatizzare questo rumore. Non tutti
i soggetti sono adatti a questo tipo di elaborazione, metalli e superfici riflettenti, invece,
daranno notevoli risultati. Partendo da un soggetto molto contrastato limmagine finale
risulter altrettanto ben esposta e gradevole ma si avr necessit di pi scatti5, 7 o
addirittura 9.
Un effetto simile, sebbene pi grossolano, si potr ottenere partendo anche da un solo
scatto: sviluppando in maniera differente lo stesso file RAW variandone di volta in volta la
luminosit.
Sperimentare, sperimentare e ancora sperimentare.
Spero di non essere stato troppo noioso o dispersivo ma piuttosto daiuto per avvicinarvi a
questa tecnica fotografica.
Tutorial di Gianluca Nespoli
Sito web http://photo.net/photos/GianNes Flickr Account
http://www.flickr.com/photos/30109972@N00/
Considerazioni personali di Andrea Doxphoto utente di Forumdifotografia.it
I passaggi di creazione dei livelli per SFUMATURA controllata e MASCHERA DI CONTRASTO
possono essere fatti, in maniera alternata, anche un paio di volte. Ovviamente tra il primo
giro di SFUMATURA/MASCHERA DI CONTRASTO e il secondo, nel secondo tenere dei livelli
di opacit con percentuali pi basse.
Una cosa fondamentale unire sempre il livello creato dopo ogni modifica in modo da
sovrapporre per bene il processo.
Andrea Doxphoto http://www.doxphoto.it/
BILANCIAMENTO DEL BIANCO
Il bilanciamento del bianco o anche WB (White Balance), molto impiegato nella fotografia
di matrimonio dove importante che il vestito della sposa sia bianco puro e non alterato da
dominanti colore, qui ci ricolleghiamo al concetto espresso nellarticolo "Bianco e nero o
Colore?" dove spiegavo che il nostro cervello in casi come questo ritiene pi reale una
situazione "irreale" perch nella nostra testa il vestito della sposa bianco.
Per correggere la dominante luminosa abbiamo due alternative, o impostare nella macchina
fotografica il tipo di sorgente luminosa o bilanciare il bianco in post produzione (metodo
consigliato).
Nella mia Nikon D90 il bilanciamento del bianco
impostato su AUTO, entrando nel men ci sono vari
tipi di WB (White balance).
Per esempio, se sulla scena sono presenti delle luci a
incandescenza basta selezionare il tipo di WB
corrispondente e la fotocamera compenser le luci
per avere un soggetto bianco e dei toni neutri.
La luce non tutta uguale, sia a livello qualitativo
che quantitativo, per esempio vi differenza fra una lampada a incandescenza, un neon e
la luce del sole, la qualit della luce diversa in termini di temperatura colore, per esempio
la luce di una lampada a incandescenza definita calda, mentre un neon viene considerato
una luce fredda.
La luce neutra viene definita Day Light e corrisponde alla luce del sole in una giornata
soleggiata, non nuvolosa a mezzogiorno.
Se siete soliti post produrre le foto non c bisogno di settare il bilanciamento del bianco in
macchina poich potete ottenere risultati eccellenti e soprattutto pi personalizzabili in fase
di post produzione.
Scattate sempre in formato RAW per i motivi gi spiegati precedentemente aprite il file con
camera raw, lightroom o altro software, potete cos applicare la temperatura colore che pi
vi soddisfa senza perdere tempo durante la fase di ripresa.
Ricordatevi che non sempre il bilanciamento del bianco deve essere perfetto, perch una
correzione completa potrebbe ammazzare l'atmosfera, in sostanza non seguite sempre le
regole, siate creativi e affidatevi al vostro gusto personale!





CARTONCINO GRIGIO MEDIO E COME SI USA
In condizioni di luce mista la nostra fotocamera potrebbe
avere molti problemi a bilanciare il bianco, in questo caso ci
viene in aiuto il cartoncino grigio neutro 18% che viene
usato anche per il calcolo dell'esposizione. Alcuni fotografi
per il bilanciamento del bianco usano il cartoncino grigio
neutro chiaro attorno al 5%, ovvero un compromesso fra il
bianco totale ed i grigi pi scuri.
Massimiliano Albani un utente di www.forumdifotografia.it in
una discussine scrive:
Trovo molto utile il cartoncino grigio medio 18% per il
bilanciamento del bianco in condizioni di luce mista, i colori
vengono pi fedeli di quelli che si ottengono usando un semplice foglio bianco.
Uso il cartoncino in questo modo:
1. Posiziono il foglio sulla scena in modo che rifletta la luce nello stesso modo di come
la riflette il soggetto.
2. Scatto una foto naturalmente prendendo per intero il foglio.
3. Poi lo tolgo e scatto normalmente tutte le altre foto.
4. In PP con lightroom apro la foto con il foglio.
5. Nella sezione BASE del modulo SVILUPPO prendo il selettore del bilanciamento del
bianco e clicco su una zona con luce uniforme del foglio
6. Fatto! Lightroom mi da il valore corretto della temperatura colore che applico a tutte
le altre foto.
Mentre per effettuare il bilanciamento del bianco in fase di ripresa con il cartoncino
grigio dipende dal marchio della macchina fotografica, ma concettualmente la procedura
uguale per tutte.
1. Posizionare il foglio sulla scena in modo che rifletta la luce nello stesso modo di come
la riflette il soggetto.
2. Scattare una foto al foglio in modo che occupi tutta o la maggior parte
dell'inquadratura. Possibilmente con messa a fuoco manuale e con una corretta
esposizione (importante per avere una corretta temperatura colore).
3. Nel men della macchina andare su "WB personalizzato".
4. A questo punto si seleziona la foto precedentemente scattata e si pu uscire dal
men.
5. Per i prossimi scatti scegliere dalle impostazioni del bilanciamento del bianco
l'opzione "Personalizzato". Questa opzione adesso regolata in base alla foto scelta
prima.
Sinceramente per, trovo pi comoda e precisa la procedura in post produzione.

Foto di Wolfgang Lonien
Flickr.com/photos/wjlonien/
Un altro utente di nome sinXphotography risponde:
Io utilizzo il ColorChecker (uno strumento suddiviso in caselle
colorate che riproducono i colori fondamentali), praticamente si
rif al processo del cartoncino grigio medio, ma molto pi
preciso come fedelt dei colori.
Si utilizza alla stessa maniera:
Bisogna scattare una foto al colorchecker nel set di scatto, con le medesime luci.
In fase di post produzione, con il suo software si produce un file dng che verr poi
utilizzato in camera Raw o in lightroom per fare il bilanciamento.
dotato anche di caselle bianche e grigie, con le quali si pu fare il bilanciamento classico.
molto consigliato per lo still-life, ma si utilizza benissimo anche in esterni, nonch in
servizi in studio.
Per quanto riguarda il cartoncino, si dovrebbe fare uno scatto solo ad esso, sempre
illuminato dalla luce del set, poi provare a impostare il WB personalizzato su quello scatto e
dovrebbe funzionare per tutti gli scatti successivi.













SCATTARE PER IL DIGITALE, PREVISUALIZZARE LA FOTO E
IL FALSO MITO DI PHOTOSHOP
Una delle pi grandi teorie e tecniche fotografiche del 900 riguardava il sistema zonale
ideato dal grandissimo fotografo Ansel Adams. Cosa diceva? In poche parole Adams
aveva creato una tecnica che permette ai fotografi di trasporre la luce che essi vedono in
specifiche densit sul negativo e sulla carta ottenendo cos un controllo migliore sulle
fotografie finite, in pratica permette di determinare il tempo di posa e di sviluppo
consentendo una migliore gradazione delle componenti del grigio. Senza entrare nel
dettaglio Adams sosteneva che per avere uno scatto ben fatto bisognava:
1. Previsualizzare la foto: Adams stesso lo spiega cos: " visualizzare unimmagine []
consiste nellimmaginarla, ancor prima dellesposizione, come una proiezione continua,
dalla composizione dell'immagine fino alla stampa finale. La visualizzazione deve essere
considerata pi esattamente come un atteggiamento verso la fotografia piuttosto che un
dogma. Ci significa che il fotografo ha la totale libert di espressione, e non in nessun
modo limitato Non si tratta solo di mettersi in relazione con il soggetto, ma anche di
prendere coscienza delle potenzialit espressive della sua immagine []" Vedere in anticipo
le soluzioni alternative con cui si pu restituire un soggetto lascia ampio spazio
allinterpretazione soggettiva, permettendo di utilizzare in ogni fase i mezzi pi adeguati (in
termini di esposizione e trattamento) necessari alla realizzazione dellimmagine che
abbiamo visualizzato.
2. Scattare in modo che il negativo sia perfetto per lo sviluppo in camera oscura,
ovvero scattare per la camera oscura: il fotografo, dopo aver eseguito il calcolo
dellesposizione , deve sviluppare il negativo in base all'esposizione. Ovviamente deve
conoscere le caratteristiche tecniche della pellicola in relazione ai vari bagni di sviluppo e
deve tener conto delle possibili variabili dello sviluppo (tempo, temperatura ed agitazione).
E nel digitale?
Le cose non sono cambiate molto. Il punto uno, la previsualizzazione, rimane ancora un
punto fermo della fotografia. E' vero che ora la nostra mente allettata dal tasto view ed
eventualmente dal tasto erase, ma ora non stiamo parlando della fotografia della domenica
ma di riuscire a fare una bella foto. Quindi, cancelliamo dalla nostra mente la possibilit di
vedere e cancellare i nostri scatti. Gli scatti devono essere giusti. Pensati. Previsualizzati.
In base a ci che previsualizziamo, decideremo come impostare la fotocamera: sceglieremo
la lente giusta, useremo una coppia tempi - diaframmi che ci dar il risultato auspicato,
regoleremo anche la nuova variabile del digitale, gli iso (non che non ci fosse nell'analogico
ma una volta montato un rullo con quello si scattava, al massimo si cambiava magazzino
ma non era cos immediato e versatile come ora) ; poi si scatta non pi per la camera
oscura ma per Photoshop.



Photoshop
Spesso quando si parla di Photoshop si pensa ad infinite possibilit per STRAVOLGERE una
immagine. Magari vi verranno a mente i numerosi strafalcioni presenti sulla rete e sulla
carta stampata. Spesso si crede che con Photoshop si possano correggere gli errori in fase
di scatto. Qualche volta...forse. Ma qui, di nuovo, non stiamo parlando della fotografia della
domenica, ma del voler fare una bella foto. E dunque Photoshop non dovr stravolgere la
vostra fotografia. La vostra fotografia dovr essere valorizzata dalla postproduzione. Per far
questo bisogna sapere come lavora Photoshop, dove e come va a toccare l'immagine.
Bisogna conoscerne gli strumenti, sapere quali pixel va a toccare; necessario conoscere
tutte le possibili varianti dei singoli strumenti. Non useremo tutti gli strumenti ma quelli che
useremo dovremo conoscerli.
In sostanza?
Vorrei sintetizzare in uno schema i passaggi obbligati per scattare una fotografia corretta:
1. Previsualizzo: decido come sar la mia foto dopo la post produzione (s, non decido solo
tempi e diaframmi ma decido anche come la postprodurr)
2. In base a quanto sopra scelgo la lente e decido tempi diaframmi e iso tenendo conto
delle caratteristiche tecniche del mio sensore (come Adams avrebbe tenuto conto della
pellicola): CCD, CMOS... tenuta delle alte luci... 12 o 14 bit... esposizione a destra... devo
conoscere i miei strumenti in poche parole.
3. Sviluppo il raw per photoshop (ovvero nel modo pi piatto possibile, tirer fuori una
foto neutra, apparentemente brutta, ma che in realt altro non che una foto con
un'ampia gamma dinamica con cui giocare)
4. Applico il corretto workflow in Photoshop, non vado a caso, seguo un iter corretto che va
dalla luminosit al colore agli aspetti pi creativi poi.
Un'ultima cosa... da una foto corretta Photoshop pu tirar fuori una bellissima foto. Da una
foto sbagliata Photoshop tira fuori solo i difetti.
Articolo scritto da Diagaz www.diagaz.net e www.diagazforum.com
H.C. BRESSON E IL CESTINO, TRE ELEMENTI PER UNA
BUONA FOTOGRAFIA
H.C. Bresson l'autore di una affermazione che troviamo nell'80% delle firme nei forum di
fotografia:"fotografare mettere sullo stesso piano occhio, mente e cuore."
Se ci pensiamo corrisponde ad una grande verit, nelle pi belle fotografie questi tre
"elementi" sono tutti prepotentemente presenti. Una grande verit, dicevo, fintanto che ci
sia equilibrio tra i tre.
Per avere un grande scatto ci vogliono tutti e tre, in modo equilibrato e in rapporto tra loro.
Vediamo di analizzarli un po', approfondiamo la cosa... vi dico come interpreto io questa
celeberrima frase.
L'OCCHIO
Il fotografo lo riconosci subito. Chi ama la fotografia osserva,cerca, rielabora. Il fotografo
pu sembrare "strano" agli occhi degli altri: si ferma ad osservare cose che
apparentemente sono brutte e insignificanti... all'improvviso si getta in terra o si arrampica
su un tavolo colto da un immenso entusiasmo... passa ora ed ore in attesa di un soggetto
che magari non arriva, o se arriva non arriva come dice lui, ma lui non si annoia, l'attesa
adrenalina, l'idea di fotografare eccitante quasi quanto fotografare.
Il fotografo gira per le strade, per le campagne e per il mondo non per far turismo ma per
fotografare. In fondo cosa fa il fotografo? Osserva, cerca ci che non visibile o evidente
agli altri. Cerca, vuole quel soggetto, quella luce, quella angolazione. Rielabora, inquadra e
scatta in modo che il soggetto acquisti valore.
LA MENTE
Parliamo di tecnica? Fondamentale. Sapere come reagire fotograficamente una volta che
avete osservato e/o cercato, essere in grado di rielaborare e di rendere in modo pratico la
vostra creativit e la vostra capacit di rielaborazione...questo lo fate con la tecnica. Non
solo tempi, diaframmi, ISO, ma anche gambe (ah quanto sono importanti le gambe!!),
regole compositive, proporzioni, simmetrie. La giusta conoscenza degli strumenti, la
corretta scelta della lente, non perch quella pi leggera, ma perch la pi adatta per
ottenere quello che voglio mostrare. La mente saper controllare in modo razionale la
nostra emotivit creativa, saperla controllare e gestire in modo impeccabile. La mente
anche saper dire NO ad una fotografia che emotivamente ci coinvolge, anche per motivi
personali, ma che obiettivamente non sarebbe interessante.
La mente rende il soggettivo un po' pi oggettivo.




IL CUORE
Una fotografia tecnicamente impeccabile pu non dire nulla. L'arte e nello specifico la
fotografia sono un fortissimo mezzo di comunicazione, sono lingua e linguaggio, ma perch
il messaggio risulti interessante e di valore essenziale che il contenuto del messaggio
vada a toccare le corde del cuore del destinatario. E' fondamentale che abbia un contenuto
importante, chiaro, emotivamente drammatico. Anche una fotografia di architettura, pur
non presentando elementi vivi e quindi alcuna azione rilevante o drammatica, data una
certa illuminazione e una certa composizione pu risultare emotivamente coinvolgente.
H.C. Bresson dice che sullo stesso piano dobbiamo mettere occhio, mente E cuore
E cuore, non O cuore e non SOLO cuore. Il che significa che per avere una buona
fotografia, i tre aspetti che abbiamo analizzato devono essere tutti presenti, possibilmente
in equilibrio. Spesso quando si fotografa qualcosa o qualcuno il cuore l'aspetto
prevalente. Il pap che fotografa il figlio, il cagnolino, il fiore appena sbocciato...sta
fotografando qualcosa che emoziona lui ma non necessariamente sta scattando una bella
fotografia. L'emozione e l'essere coinvolto a livello emotivo in quel momento porta spesso
ad annullare l'aspetto razionale e oggettivo, inibendo la capacit critica di chi ha scattato.
Ma anche soggetti emotivamente e socialmente forti vengono visti da chi scatta come
una bella fotografia: quante volte ci imbattiamo in soggetti visti e rivisti, il vecchio sulla
panchina, il barbone per terra, il bambino di colore, la vecchia col turbante. Magari in
queste foto ci sono mille elementi di disturbo, errori grossolani, un'esposizione non corretta
e una composizione casuale. Quante volte si pensa che solo perch si fotografato un
soggetto accattivante e coinvolgente si ha in mano una bella fotografia? Solo perch il
cuore (ahim troppo spesso solo il nostro) prevale sugli altri due aspetti.
IL CESTINO
Quanto aveva ragione il grande Bresson! Allora, quando scattiamo proviamo a metterci nei
panni di una persona che non emotivamente coinvolta col soggetto fotografato. Proviamo
a guardare la nostra immagine con occhio critico. Ci sono errori? L'esposizione sbagliata?
Ci sono elementi di disturbo? E' composta male? Sar anche un buon soggetto ma se il
caso si deve trovare il coraggio di buttarla proprio l, nel cestino. E riproviamoci con un po'
pi di cognizione, usiamo meglio il nostro occhio e la nostra mente, magari saremo pi
fortunati!
Articolo scritto da Diagaz www.diagaz.net e www.diagazforum.com





GENERI FOTOGRAFICI
Cercher di presentarvi i vari generi fotografici non con la classica definizione ma
attraverso gli articoli dei fotografi specializzati in quei generi.
Fotografia documentaria
Documentaria la fotografia della polizia scattata sul posto di un delitto. Quello un
documento. Vedi bene che larte senza utilit, mentre un documento ha unutilit. Per
questo larte non mai un documento, ma pu adottarne lo stile. quello che faccio io.
(Walker Evans)
Questa "corrente" fotografica ha le sue controversie nel termine stesso, ovvero, la funzione
di documento della fotografia era una cosa gi assodata dai primi del 900, e in quanto tale,
nel periodo storico in questione, non poteva essere considerata forma darte in quanto la
caratteristica del documento il riprodurre la condizione reale con estrema chiarezza,
limmagine deve avere un fine, un utilit, mentre larte tali funzioni non le aveva
minimamente.
Il concetto stesso di documento, prevede una chiara identificazione del soggetto
fotografato (un esempio su tutti il documento d identit, la cui foto viene sempre
eseguita frontalmente per consentire il facile riconoscimento del soggetto), a seconda
dellambito pu o meno richiedere anche una contestualizzazione, cosa molto importante
richiede imparzialit di veduta (una casa la fotografer frontalmente e magari ne far pi
scatti al fine di illustrare al meglio com lo stabile, non se mi piace o non mi piace).

"Bridge over Han River at Ch'ao-Chou, Fukien [Chao'an, Fujian]" by John Thomson (1837-1921)
La fotografia documentaria nacque in Inghilterra nel 1877 grazie a due reporter londinesi
John Thomson e Adolph Smith che immortalarono i quartieri pi poveri della citt.
Ma luso del termine "documentario" associato alla fotografia compare solo intorno agli anni
20, esso preso in prestito dal cinema e i primi riferimenti delluso di questo termine
compaiono in Europa. Gran parte dei testi fa
risalire gli albori della fotografia documentaria
alla depressione economica degli Stati Uniti e ai
lavori del FSA (Farm security administration,
organizzazione voluta dal presidente Roosevelt
che aveva per fine la documentazione di diverse
condizioni sociali negli stati uniti) ma ci vero
solo in parte; vediamo di chiarire il perch di
questa affermazione; prender ad esempio due
"grandi nomi" della fotografia documentaristica,
Walker Evans, Americano e laltro Tedesco,
August Sander.
Andando a visionare le opere di questi due
fotografi si noter subito una modalit di ripresa
volta alla massima nitidezza delle immagini
rappresentate (i soggetti sono quasi sempre
ripresi frontalmente, e riempiono limmagine),
spesso, se non sempre, le immagini sono studiate
fin nei dettagli e non frutto di uno scatto
"istintivo"; Osservando le differenze che corrono
tra i due fotografi presi in esame (a onor del vero
va detto che tra i due corre quasi un decennio) si
potr notare una differente modalit di
interpretazione delle immagini. Mentre Evans
cura parecchio la forma e "lasetticit" del
soggetto, Sander lo contestualizza nel suo ambito di appartenenza, lunico vero comune
denominatore tra i due il distacco dallimmagine al fine di evidenziare una realt nuda e
cruda.
Walker Evans, si riteneva unartista e le sue foto non erano fatte con finalit politiche o
sociali (come invece potevano essere gli intenti di Lewis Hine o una contemporanea come
Dorothea Lange) lui stesso non si considera un "documentarista" ma sosteneva di
utilizzare uno "stile documentaristico" per fare foto artistiche.
Successori di Evans furono negli anni '60 e '70 Garry Winogrand e Lee Friedlander.
Avendo chiarito cosa in realt si intende (o si intendeva) con genere documentaristico
ritorno a quanto si diceva allinizio in merito agli esordi di tale forma di fotografia, ovvero
se con genere documentaristico si intende quello applicato da Evans e Sanders (che ha il
merito di averci fornito uno tra i pi ampi archivi di gente comune e lavoratori di vari
mestieri) allora si, ma se si pensa alla definizione di detto stile come a un sinonimo di
reportage, come oggi viene comunemente interpretato, allora direi che gli esempi di tale
genere risalgono a parecchio prima.
Una considerazione personale in merito alla "pappardella" scritta qui sopra, quando ho
cominciato a fare fotografia pensavo che tutte queste cose fossero solo discussioni futili su
Sharecropper by Walker Evans, ca. 1935-36
(LOC)
Believed to be in Public Domain From Library of
Congress, Prints and Photographs Collections.
More on copyright: What does "no known
restrictions" mean?
loc.gov/rr/print/195_copr.html#noknown

un termine piuttosto che un altro (documento o documentario, che differenza c'?!..); ad
oggi per mi sono reso conto che, come in una frase sono le parole giuste che la rendono
grande, nella fotografia sono i piccoli dettagli, quelle "parole" che ad una fotografia possono
dare un senso compiuto.
Articolo scritto da Alessandro Cappelli
Il Reportage sociale: significato, difficolt e semantica
Mi ha molto colpito, leggendo leditoriale di Emanuele Costanzo sullultimo numero di
giugno 2009 di Foto Cult, la descrizione esatta della situazione attuale di tutti i circoli
fotografici virtuali e non, dove afferma che: "non tutti i generi godono delle stesse
preferenze da parte dei fotografi. Quelli pi gettonati sono la fotografia di viaggio, il
paesaggio, la macro e la fotografia naturalistica. Solo una piccola percentuale si dedica con
costanza e profitto ai generi di fotografia sociali, ovvero il reportage e la street
photography".
Per questo motivo vorrei fare una dissertazione sulla fotografia di reportage sociale, alla
quale mi sento particolarmente vicino.
Parlare di reportage sociale o, se vogliamo, di fotogiornalismo, vuol dire trattare di quella
fotografia che, attraverso limmagine, vuole raccontare particolari aspetti della societ in
cui viviamo; oppure portare a conoscenza di altri situazioni altrimenti sconosciute o
lontane. Non necessariamente il fotografo deve rappresentare situazioni di degrado,
violenza o sofferenza: la scelta dipende dalla sua sensibilit o "vocazione sociale".
Comunque sia il reportage non si improvvisa. Occorre seguire delle fasi ben precise, una
volta scelto lobbiettivo da raggiungere e nello specifico, tratter del reportage sociale
filtrandolo attraverso le mie esperienze sul campo.
LA FASE PREPARATORIA
Come ho accennato sopra occorre predisporre di una adeguata preparazione culturale
prima di affrontare il viaggio vero e proprio. A tale scopo, diversi mesi prima, incomincio a
documentarmi sulla cultura, la religione, gli usi i costumi delle popolazioni e, anche se non
antropologicamente fondamentale, ma utilissimo per me come medico, anche in ordine alle
patologie mediche che potr trovarmi ad affrontare.
Questo lavoro di rilevante importanza per cominciare a previsualizzare nella mia mente
quelle situazioni che diventeranno il filo conduttore del reportage. In mancanza di una
valutazione seria, si rischia di arrivare sul luogo e di cominciare a fotografare "random",
senza una meta precisa, sperando di ottenere, alla fine, solo delle buone fotografie di
soggetti casuali, che magari posso far colpo su coloro che osserveranno le mie fotografie,
ma che non esprimono certamente il significato vero e profondo del reportage.
E quindi sulla base di una attenta valutazione antropologica, che si pu estrapolare il cuore
del reportage, il filo conduttore che deve collegare le immagini trasformandole in un vero e
proprio racconto.
Il racconto, illuminato da un background culturale, non pu comunque prescindere dalla
propria soggettivit. Come diceva W. Eugene Smith: "Quelli che credono che il reportage
fotografico sia selettivo ed oggettivo, ma non possa decifrare la sostanza del soggetto
fotografato dimostrano una completa mancanza di comprensione dei problemi e dei
meccanismi propri di questa professione. Il foto-giornalista non pu avere che un approccio
personale ed impossibile per lui essere completamente obiettivo. Onesto s, obiettivo no."
Cos, dentro di me, cominciano anche a nascere sensazioni, convinzioni e aspettative
situazionali, che mi forzeranno la mano durante il viaggio vero e proprio.
SUL CAMPO
"Vale pi la pratica della grammatica", racconta un vecchio adagio pregno di saggezza. Ci
lo si sperimenta quotidianamente sul campo.
Arrivato con un pieno di nozioni e di aspettative, devo confessarvi che, viverle giorno per
giorno, comporta passare, in un attimo, dalla gioia di incontrare quello che ti aspettavi e
fotografare con grande forza, alla delusione di non poter esprimere fotograficamente un
concetto che avevi in mente per motivi tra i pi disparati.
Laspetto che, in ogni caso, ti arricchisce moltissimo la possibilit di entrare in intimo
contatto con la gente.
Entri nella loro intima quotidianit, vieni accolto come uno di loro. Mangi allo stesso desco,
condividi le loro emozioni e le fai tue: in una parola ti arricchisci dentro. Ecco che allora le
immagini che riprendi non sono pi una fredda documentazione situazionale, documentale
o ambientale, ma divengono parte intima anche del tuo vissuto emozionale pi profondo.
Limmagine prende vita dentro di te e diventa parte di te, chiudendo in un abbraccio ideale
anche chi ti sta vicino.
Grazie alla collaborazione dei missionari che ti accompagnano puoi anche dialogare, farti
raccontare e capire. Comprendere quanto grande sia lonore che ti fanno accompagnandoti
allalbero sacro e nel luogo dove esercitano la liturgia dei loro riti pi segreti; quando ti
spiegano come fanno a placare lira dello spirito dellantenato o come nel caso in cui ti
consentono di entrare nella loro riserva, dove nemmeno le autorit sono ammesse.
In queste situazioni scattare una fotografia diventa quindi quasi un rito che ti incide dentro,
come uno scalpello nella pietra. Ecco quindi che nella mente mi appare la fotografia finita,
in BN, con i suoi chiaro/scuri, i tagli di luce, linquadratura adatta a sottolineare le parole
del racconto.
Il BN pertanto il mio linguaggio, ben strutturato. Vedo il mondo in BN. Che tristezza,
molti penseranno; in realt la gamma tonale cos ampia da trascendere il colore, da poter
creare continui e variati accostamenti tali da dare vita ogni volta a parole nuove o, come
nella musica, ad armonie nuove. Pensare che nella musica vi sono solo sette note, la
gamma tonale del BN gioca su 12 note (al minimo): quanta possibile creativit abbiamo
nelle mani, anzi negli occhi!

Un altro discorso riguarda anche la scelta dellinquadratura. A tutti sono note le regole
auree della fotografia, chiamiamola cos, canonica: la sintassi dei 2/3, dei pesi delle masse,
del campo Gestaltico ed altre amenit del genere. Personalmente mi ritengo un anarchico:
ho unavversione profonda per le regole, anzi le studio tutte per infrangerle. Amo
la rottura della simmetria, la caduta dei pesi e me ne frego della linea dellorizzonte che
dovrebbe essere sempre e tristissimamente diritta e orizzontale. Amo lasimmetria, la
ricerca dellasimmetria che, come sottolinea Augusto Pieroni: "consistendo nel rompere
svariate regole conservando per il rigore sufficiente a creare una nuova regola fatta di
infrazioni la sua riformulazione della dinamica e della geometria classica in una ritmica
disparata e serpentina". I cui antesignani furono Paul Strand, Rodchenko, Moholoy-Nagy e
Umbo.
Ecco quindi che molte mie inquadrature escono dai canoni, talvolta creando
nellosservatore disorientamento, irritazione e sconcerto.
Mi intrigano molto le parole di Maria Giulia Dondero: "Il fotografo essenzialmente
testimone della propria soggettivit, cio del modo in cui si pone come soggetto davanti a
un oggetto. Quello che dico banale e ben noto. Ma insisterei molto su questa condizione
(Barthes). La fotografia enunciata da un corpo che ha preso posizione nel mondo, un
soggetto polisensoriale. Per questo necessario interrogarsi sull'insieme formato dalla
macchina fotografica e dal fotografo, legati l'uno all'altra durante tutte le operazioni che
portano alla realizzazione di una fotografia."
Non ci interessa prendere in considerazione la macchina fotografica in quanto mero
strumento, o la psicologia del fotografo, quanto piuttosto il modo in cui le diverse testualit
mettono in scena la senso motricit del fotografo nell'atto macchinino della presa
fotografica.
Scattare un'immagine descrivibile come un'esperienza di corpo a corpo: Il fotografo non
mai un soggetto disincarnato di fronte a un oggetto mantenuto a distanza, ma un soggetto-
corpo preso in una situazione intra-mondana della quale lui uno degli elementi (Schaeffer
1997).
Ogni testo fotografico il risultato di una presa di posizione del corpo nel mondo - e non
del mero atto disincarnato dello scatto. Esiste sempre un adattamento ipoiconico del corpo
del fotografo con l'apparecchio fotografico e con il mondo guardato attraverso il visore:
Loperazione di inquadratura mima in qualche modo quella dell'accomodamento visivo
di un oggetto. Ma l'inquadrare non impegna solo lo sguardo. Per inquadrare un frammento
di mondo necessario innanzitutto sentirsi persi nel mondo. Sono delle componenti
sensoriali non visive che mobilizzano il desiderio di fotografare un avvenimento. (Tisseron
1996).
Con queste parole, apparentemente astruse, si vuole sottintendere che a farla da padrona,
nello scattare unimmagine un "unicum" di identificazione del mezzo meccanico, della
presenza soggettiva, dellatteggiamento psicologico, della visione ontologica del momento
ed dellanalisi euristica del vissuto in quellattimo: in definitiva emozionalit pura.
Nello specifico della scelta delle mie inquadrature, entrano quindi in gioco dinamiche molto
complesse ed interagenti, che nel caso specifico, mi portano con relativa frequenza a
percepire il mio profondo emozionale come fuori dagli schemi ed a proporlo allosservatore
come affabulazioni di un linguaggio non convenzionale.
PROBLEMATICHE NELLA LETTURA E DIFFICOLTA' SEMANTICHE
Il pi significativo problema che affligge la lettura di una immagine di reportage la
decontestualizzazzione, ovvero quando limmagine viene visionata singolarmente, al di
fuori del contesto del reportage. Questa eventualit la incontro quotidianamente quando
carico una fotografia sul sito.
La singola immagine viene vista da molte persone che non conoscono il percorso logico del
reportage e leggono la foto sulla base della loro esperienza personale. Questa esperienza
pu poggiare su solide basi di preparazione culturale, oppure no. Ma quello che pi
traspare evidente che ognuno di noi legge limmagine filtrandola attraverso il suo vissuto,
la sua emotivit, le sue convinzioni culturali ed il suo gusto estetico: sufficiente?
Purtroppo no, non basta per leggere in modo corretto una fotografia di reportage, cos,
isolatamente. Deve essere contestualizzata. Da qui la raccomandazione di passare
allosservazione anche delle altre fotografie dellalbum proposto.
In ogni modo, a mio parere, bene sempre porsi la fatidica domanda: "Cosa vuole
trasmettermi lautore?" In apparenza appare di una banale ovviet, ma se ci pensiamo a
fondo sottintende che ci dobbiamo spogliare di tutte le nostre convinzioni, dobbiamo
andare oltre una lettura euristica e liberarci dalle profonde radici ontologiche delle nostre
categorie, ma, al contrario, siamo invitati ad aprirci a unanalisi semiologica asettica,
disinibita, che sappia fruire della testualit dellimmagine in modo da decriptarne il senso
pi intimo.
Se alla fine di questa "seduta psicanalitica" non riusciamo a trovare un senso compiuto e
limmagine rimane muta ai nostri sensi, allora questo "vuoto" evidente significazione che
la fotografia in esame priva di contenuti e quindi futile ("brutta" nellaccezione pi
letterale del termine).
BIBLIOGRAFIA UTILE
1. Arturo Carlo Quintavalle Messa a fuoco Feltrinelli Editore 1994
2. Nathan Lyons Fotografi sulla fotografia Agor Editrice 1990
3. Augusto Pieroni Leggere la fotografia Editrice EDUP 2008
4. Pier Francesco Frillici Sulle strade del reportage Editrice Quinlan 2007
5. Pierluigi Basso Fossali & Maria Giulia Pondero Semiotica della fotografia Guaraldi
Editore 2006
6. Michael Freeman Locchio del fotografo Logos Editore 2008
Articolo di Pietro Collini www.blufoto.net



Il Ritratto

Un genere fotografico che non ha certo bisogno di presentazioni, praticato anche in altri tipi
di arti visive.
I ritratti possono essere realizzati sia in esterni che in studio.
Gli obiettivi convenzionalmente usati nel ritratto hanno una lunghezza focale solitamente
compresa tra i 70 e i 105mm che permettono una rappresentazione pi fedele del volto del
soggetto evitando le distorsioni delle ottiche grandangolari e lo schiacciamento dei piani
tipico delle ottiche tele, preciso che mi sono riferito alle lunghezze focali senza considerare
il rapporto di ingrandimento che varia a seconda delle dimensioni del sensore.
Esistono fotografi ritrattisti che si avvalgono di grandangoli estremi per ottenere risultati
insoliti e di grande impatto visivo, scattando dallalto con un grandangolo il soggetto
apparir pi piccolo e viceversa scattando dal basso il soggetto sembrer pi slanciato e
imponente, quello che vi consiglio e di sperimentare usando diverse lunghezze focali
contribuendo cos a crearvi un vostro stile.
Una delle ottiche pi utilizzate dai fotografi che praticano questo genere solitamente il
70-200mm F2.8 che in esterni permette una grande libert di movimento e unelevata
qualit dellimmagine.
l'illuminazione nei ritratti assume unimportanza fondamentale, non esiste unilluminazione
migliore di un'altra, tutto dipende dal risultato voluto e dalle caratteristiche che volete
mettere in evidenza del soggetto fotografato.

Accorgimenti prima di iniziare a scattare:
Controlliamo di aver impostato il bilanciamento del bianco adatto alla fonte di luce,
generalmente il WB automatico da buoni risultati.
La sensibilit ISO deve essere quella standard.
Conviene lavorare in manuale per avere un pieno controllo sui tempi di esposizione e
soprattutto sul diaframma, questultimo come ho gi detto ci permette di variare la
PDC.
Caricare la batteria della macchina fotografica e portarne una di scorta, usare un
battery grip non sarebbe una cattiva idea, inoltre bisogna controllare anche le pile di
flash, telecomandi ecc... e tenerne di scorta nel caso dovessero abbandonarci.
Portarsi pi schede di memoria.
Preparare tutti gli oggetti che potranno esserci utili durante lo shooting, per esempio
sfondi, trucchi per le modelle o semplici oggetti che dovranno essere inseriti nella
scenografia.
Controllare se sul set presente qualcosa di sporco, stropicciato, storto ecc... (
importante effettuare questo controllo con cura poich la piega di una tovaglia pu
rovinare un bellissimo scatto).
utile creare un "libro" o per meglio dire un catalogo con immagini prese dai
magazine (o anche realizzate da noi) per far capire al modello che risultato vogliamo
ottenere e soprattutto nel caso di modelli non professionisti pu risultare utile per
suggerirgli le pose.
Nella fotografia ritrattistica importante cogliere
ogni minima espressione del nostro soggetto, anche
piccoli dettagli che possono sfuggirci in fase di scatto
possono alterare e spesso rovinare quella che
credevamo una bella fotografia, poich usiamo il
digitale non c bisogno di risparmiare scatti.
importante stabilire un rapporto umano con il
soggetto e non eccessivamente professionale in
modo tale da farlo sentire a proprio agio.
Una volta scattate le foto che ricercavamo verso la
fine della sessione proviamo anche composizioni
insolite, a sperimentare con diverse focali o schemi
di luce particolari.
Gli obiettivi da ritratto sono generalmente molto costosi poich devono essere molto
luminosi, non per scattare in condizioni di scarsa luce ma per poter sfocare lo sfondo
aprendo il diaframma, un ottica con apertura massima a F2.8 pu andare bene, ancora
meglio sarebbe avere ottiche con apertura massima di F2.0, F1.8 o anche F1.4.



Vantaggi di un'ottica luminosa:
Nei ritratti in esterni poter sfocare lo sfondo ci permette di "eliminare" tutto ci che
distrae l'attenzione dal soggetto e di porre laccento sui suoi colori non sui dettagli
che grazie alla sfocatura andranno persi.
Come ho gi detto nel capitolo dedicato alla luce naturale le ore migliori per scattare
sono l'alba e il tramonto, per in questi momenti della giornata la luce insufficiente
e un'ottica non luminosa non potendo scendere sotto F3.5 (come l'obiettivo base
della mia fotocamera) o F4 ci costringe o ad aumentare gli ISO o in alternativa ad
usare tempi di posa lunghi con rischio del mosso, avere un'ottica luminosa invece ci
permette di realizzare ritratti usando tempi veloci e ISO standard con un gradevole
effetto di sfocatura.
Un Foto ritrattista
Ci sono vari generi di fotografia che si eseguono in
studio, lo still life, foto di oggetti di piccole o grandi
dimensioni; la foto di moda dove brave modelle
preparate da esperti estetisti sanno atteggiarsi
disinvolte alle richieste del loro fotografo, ed il
ritratto commissionato da privati che insicuri si
rivolgono ad un foto ritrattista.
Quest'ultimo genere, che mi riguarda, necessita
oltre alla conoscenza della tecnica anche di una
buona dose di psicologia. Ormai da tanti anni sono
un "fotografo ritrattista" pratico questa mia
professione, ancora, con la classica pellicola
bianconero 100 iso e scatto con una fotocamera
Zenza Bronica 4x6 che monta unottica di 105 mm.
La mia sala di posa composta da diversi flash da
studio e tre fondali in carta , uno nero uno bianco
e uno grigio nuvoloso.
Un momento importante lincontro fotografo -
soggetto, io cerco di non mettere in soggezione il cliente, lo metto a proprio agio parlando
degli argomenti pi disparati, dei gusti fotografici, del tempo, delle difficolt per
raggiungere lo studio ecc... devo farmi conoscere per guadagnare la sua fiducia.
Per i pi piccoli ci sono diverse approcci a seconda dellet; a disposizione, sui miei scaffali
ci sono giochi, peluche, caramelle e cerco di parlare anche con loro di argomenti familiari,
della scuola degli amici ecc... per distrarli e coinvolgerli piano piano a diventare amici.
Con i pi vivaci catturer le loro migliori espressioni grazie alla velocit del lampo flash.
Sappiamo che la conoscenza della luce lelemento pi importante in fotografia, in sala di
posa diventa essenziale.
Con una sola fonte luminosa si possono fare ritratti bellissimi ma la combinazione di diversi
illuminatori, ben dosati, daranno in studio risultati migliori.
Immaginiamo di avere a disposizione tre flash con applicati altrettanti ombrelli
diffusori, per ottenere una luce pi morbida ed ombre meno nette (questo il mio modo di
fotografare) ne sistemiamo uno (luce principale) ad un lato del soggetto, un secondo dal
lato opposto ma ad una distanza doppia del primo (servir da schiaritore) il terzo sopra la
testa per dare un effetto silhouette sui capelli e sul collo.
Questo un modo elementare per eseguire un ritratto classico, poi la fantasia e la
creativit del fotografo cambier disposizione e quantit dei flash.
A questo punto, con un buon esposimetro-flash, trover il diaframma da usare, alcune
indicazioni rivolte al cliente per assumere semplici ma essenziali posture ed il ritratto
fatto!
Lo sviluppo della pellicola e la camera oscura per la stampa sono una ulteriore opportunit
per migliorare e personalizzare lopera.
La mia non pi giovane et e la mia esperienza (oltre 50 anni di lavoro) mi aiutano molto
sia nella ripresa che nella tecnica, ma devo confessare che ancora, quando porto a termine
un'opera provo grande gioia ed emozione e questo mi sprona a continuare, sento per, con
rammarico che queste sono ultime boccate di ossigeno ad un genere di fotografia che sta
morendo.
Articolo e fotografia realizzati da Aulo Ieri www.aulofotostudio.it











Cosa la Street Photography

Foto di Marco Crupi - Flickr.com/photos/marcocrupivisualartist/
Dare una definizione esaustiva della Street photography non semplice. Si potrebbe
cominciare dicendo che un genere fotografico, pi precisamente un genere di reportage.
La Street photography infatti listantanea della vita urbana osservata per strada nella
sua quotidianit e nei suoi molteplici aspetti: lironia, la tragedia, limprevedibilit, la
bellezza ed anche la crudelt.
Le immagini di questo genere fotografico sono lo specchio della societ, delle persone
che la compongono, catturate durante la vita di tutti i giorni da qualche occhio attento
alle sfumature dell'umana commedia che va in atto negli spazi pubblici. Essere uno Street
photographer significa entrare in sintonia con la vita, percepirne gli umori, gli odori, i colori,
viverla con intensit per poi cercare di rappresentarla solo dopo averla assorbita.
Henri Cartier-Bresson, che con le sue immagini ha contribuito alla nascita della Street
photography, disse che per cogliere attraverso l'obiettivo i momenti decisivi della vita
necessario porre sullo stesso piano mente, occhio e cuore. Unattitudine che, sempre
secondo le parole del celebre fotografo, richiede prontezza, disciplina, sensibilit e senso
geometrico.
Articolo scritto da Alxcoghe 500px.com/AlexCoghe



Leggi Fotografiche
Dopo aver parlato della fotografia documentaria, del reportage, della street photography e
del ritratto penso sia bene conoscere che cosa vietato fotografare, se qualcuno pu
obbligarci a cancellare le nostre foto e come funziona con le liberatorie.
Quando si sta per scattare una fotografia bene ricordare alcune regole per evitare
spiacevoli malintesi o problematiche legali, se usate il cavalletto pu accadere che un
poliziotto vi contesti l'occupazione abusiva di suolo pubblico, in realt la norma si applica
solo alle attivit professionali o commerciali, ma c' un po' di confusione in materia.
In alcuni luoghi vietato fotografare per ragioni di sicurezza: Aeroporti, stazioni,
metropolitane, zone militari.
Una cosa molto importante da sapere che nessuno pu sottoporci a perquisizione
personale o sequestrarci l'attrezzatura, fanno eccezione le forze dellordine, ma
neppure loro possono obbligarci a mostrare le nostre fotografie seduta stante, possono
per metterci in stato di fermo e condurci in caserma per fondati sospetti di pericolosit
sociale, e solo su autorizzazione giudiziale possono sequestrare la nostra macchina
fotografica e visionare le foto.
Per poter pubblicare la fotografia di una persona ci vuole obbligatoriamente la sua
autorizzazione a meno che non sia fotografata in determinati contesti. Per i bambini poi la
questione si complica ulteriormente, consiglio vivamente di non fotografare bambini che
non siano i vostri figli o di chiedere prima il permesso dei genitori per evitare situazioni
spiacevoli.
Il diritto di cronaca diritto di chiunque anche se non iscritto ad albi, registri e se non
svolge neppure occasionalmente il mestiere di cronista. Lo stato italiano tutela la propriet
privata sopra ogni cosa fatto salvo il maggiore diritto comune, si pu fotografare allintero
di una struttura privata solo se il proprietario (o chi per lui) ci da il permesso, il lavorare
nella struttura non ci autorizza a poterla fotografare.
Un vigilantes non autorizzato a visionare e tantomeno cancellare le nostre fotografie. Pu
per invitarci ad uscire dalla struttura e chiamare le forze dellordine che procederanno
allidentificazione.
Qual il principio? Il principio ispiratore che a rigore di legge si innocenti e sulla
fotocamera potrebbero esserci immagini legate alla nostra sfera personale che nessuno pu
essere autorizzato per legge a vedere, nessuno se non dopo lautorizzazione di un giudice,
pu accedere a quelle immagini.
possibile fotografare aziende private? Come gi detto dallinterno della struttura
sicuramente no senza autorizzazione, ma dallesterno sicuramente si. Fanno eccezione
quelle strutture pubbliche o private che, per vari motivi, rientrano tra gli obiettivi sensibili
ad azioni terroristiche: le strutture Telecom, aziende di produzione e vendita di armi, le
varie municipalizzate che gestiscono gli acquedotti, stazioni ferroviarie, dighe e centrali
elettriche, insomma strutture chiave per trasporti, telecomunicazioni e servizi essenziali,
pubblici o privati che siano.
Quando si viaggia per non incorrere in situazioni molto spiacevoli (non solo legali) Nital.it
ha preparato unutilissima guida a questo link www.nital.it/experience/viaggio05.php
Conviene sempre chiedere al soggetto fotografato di firmare una liberatoria. Si tratta di un
accordo scritto che ci autorizza a pubblicare le immagini.
Se cercate su google troverete un sacco ti modelli di liberatorie, vi consiglio quello della
Tau Visual (associazione nazionale fotografi professionisti) che potete trovare al seguente
link www.fotografi.org/bozze_per_contratti.htm
Fotografia di moda
Entrando in un negozio di vestiti, noterete sicuramente quelle belle fotografie realizzate in
studio, osservatele con attenzione, sono realizzate in modo tale da porre l'accento non sul
modello/a ma sul capo di abbigliamento, borsa, gadget ecc quelle foto sono fotografie di
moda, un genere fotografico in cui il soggetto principale sono i capi di abbigliamento e i
vari accessori che devono essere pubblicizzati (borse, sciarpe, guanti ecc).
Se siete interessati a questo genere fotografico riviste che non potete perdere sono Vogue,
Harper's Bazaar, Allure, Vanity Fair, Elle e Marie Claire solo per fare alcuni nomi.
Per crearsi un proprio stile in questo genere fotografico trovo molto utile un consiglio
presente in un video della TAU VISUAL che potete vedere a questo link:
http://marcocrupifoto.blogspot.com/2011/01/individuare-un-proprio-stile-in.html












Fotografia glamour

Se andate a tradurre in italiano il termine glamour otterrete come risultato la parola
"fascino", quindi le foto di glamour non sono necessariamente dei nudi come molti
erroneamente pensano, ma tutte le foto che riescono a trasmettere fascino e seduzione
possono essere considerate "glamour".
Oltre la classica definizione di questo genere fotografico vi lascio una riflessione di una
fotografa di Glamour di nome Patrizia Savarese www.patriziasavarese.com
C'era una volta il Glamour
Glamour (spesso abbreviato in Glam) un termine inglese assimilabile all'italiano "fascino",
in particolare con riferimento a eleganza, sensualit, seduzione. Nello specifico si pu
riferire a:
"la fotografia glamour un genere fotografico usato in pubblicit e in pornografia"
Gi una stessa descrizione per due generi diversi.
Un concetto che non ho approfondito allinizio della mia carriera di fotografa, 30 anni fa.
Facevo delle foto "Glamour", e basta. Eravamo appena usciti da ondate di femminismo e di
rivoluzione sessuale e la liberazione dai tab era una parola d'ordine.
Inconsapevolmente e quasi casualmente ho iniziato a fare foto di nudo.
Nei primi anni da fotografa quasi tutto ci che facevo aveva il sapore della trasgressione,
come essere l'unica donna fotografa sotto ai palchi dei concerti rock, o come essere una
delle prime a occuparmi di nudo e di nudo maschile. Motivo per il quale mi intervistarono in
tv, prima serata Rai 2, anni '80.
Ecco, dopo di ci ho davvero iniziato a capire che la maggior parte della gente non aveva
affatto "assorbito" lidea di liberazione sessuale come la intendevamo noi ragazzi degli anni
'70 Ero stata travolta da lettere maliziose, telefonate anonime. Il 7 del Corriere (rivista
allegata al Corriere della Sera) pubblic una mia foto scattata in tour con gli Spandau
Ballet una foto innocente, secondo me, scattata dal loro manager in una stanza di un
albergo a Madrid, su un lettone barocco, (cos tanto per ridere) eppure, maliziarono che
facessi le orge e le fantasie malate di alcuni partirono in tutte le direzioni. Segnali di
mentalit repressa.
Per anni, il fatto che mi occupassi di foto di nudo incuriosiva maliziosamente gli uomini e di
conseguenza infastidiva me. Non mi piaceva esporre n me n le mie modelle a questo
genere di malizia.
Eppure, lEspresso (giornale di sinistra!) mi chiamava per produrre foto che illustrassero
temi di sessualit e dove, non si sa perch, servivano immagini di nudo, sia che si trattasse
di pillola, di violenza alle donne, di aborto, di maternit, di Aids, di coppia, comunque
occorreva il nudo, anche in copertina faceva vendere di pi!
Spesso mi sono rifiutata di fare certe foto o le ho fatte cercando di evitare volgarit e
malizia, eppure, nonostante ci, oggi provo un vago senso di colpa.
Poi, negli anni, '90-2000, c stato un crescendo e le Tv di Berlusconi hanno sommerso
l'Italia con il peggio del peggio. Tutti si sono presto adeguati.
Vedi il documentario "il corpo delle donne":
http://www.youtube.com/watch?v=EBcLjf4tD4E
Dov'eravamo finite, noi donne scese in piazza negli anni '70 per la nostra emancipazione??
Io stessa, oggi, ammetto, quindi, di essere incappata, senza rendermene conto, nei
meccanismi di questo "Glamour" dalla doppia faccia.
Tutti i soggetti fotografati (attori, attrici, modelle/i) dovevano mostrarsi accattivanti, sexy
ad ogni costo.
Posso solo dire a mia discolpa, di non aver mai utilizzato la volgarit, di non aver mai
utilizzato le modelle come manichini passivi o come donne oggetto, nonostante le richieste
pressanti dei giornali.
Il Glamour come lo intendevo io, come tutt'ora lo intendo, erotismo raffinato e
sensualit, non questo schifo che si vede ovunque.
Il trasgressivo Helmut Newton era pi elegante e meno "forte" di unimmagine che oggi
pubblicizza qualche saponetta o detersivo per la casa, o di tante immagini "Fashion" dove
le donne si alternano tra guerriere sadomaso e vittime violentate da gruppi di boys.
Immagini prive di cultura e di raffinatezza, dove lunico obiettivo quello di scioccare
per vendere. La parola "trasgressione" oggi, mi fa vomitare, strausata, abusata, non ha
nulla a che vedere con la trasgressione rivoluzionaria e sovvertitrice della morale borghese.
E' solo decadenza, sintomo di una triste repressione sessuale.
Ho smesso di fare workshop nei festival di fotografia perche mi si chiedeva di farli solo sul
nudo, il resto non attirava iscritti
Siamo una Repubblica di piazzisti e di guardoni.
Abbiamo trasceso, la strada verso la liberazione diventata uno scivolo verso il degrado.
Ci meravigliamo di Berlusconi? E' il sogno di gran parte degli italiani la sua vita privata,
purtroppo, ed il fatto che lui sia stato Premier giustifica e assolve i peccati di tutti!
Non poteva esserci cosa pi grave di un cattivo esempio al potere.
Il berlusconismo si radicato su un terreno fertile e di questo dobbiamo essere davvero
consapevoli.
Ed io accuso ora, anche certi settimanali di sinistra degli anni '80 che per vendere, mi
chiedevano di fotografare belle ragazze seminude per le loro copertine. Dovevamo capire
allora che se gli italiani sbavavano sulle pagine dei settimanali politici, comprandoli di pi
se in copertina cera il nudo beh, la nostra cosiddetta rivoluzione sessuale, forse, era
stata fraintesa.
Di questo avremmo dovuto occuparci, e lungi da me dallessere moralista, anzi, vorrei una
maggiore libert di pensiero.
Appunto, che tristezza invece, oggi, non c emancipazione, c solo mercificazione, con
deboli e vinti, comprati da padroni e sfruttatori.
Per risalire da questo fango, per fare pulizia dobbiamo essere rigorosi, coerenti.
Opporre onest, eleganza, educazione, e vera liberazione mentale contro lo scempio
di ogni intelligenza che passa ogni giorno in Tv e sui giornali, ed anche in rete.
Mi appello ai colleghi fotografi perch la smettano di utilizzare modelle e modelli come
vittime sacrificali ed oggetti di piacere per vecchi bavosi.
Le foto di nudo e il Glamour sono altra cosa.
Articolo scritto da Patrizia Savarese www.patriziasavarese.com




Fotografia naturalistica, etica e rispetto dell'ambiente
La fotografia Naturalistica senza dubbio uno dei
generi fotografici pi affascinanti, sia perch si a
stretto contatto con la Natura e sia perch,
approfittando dei momenti in cui ricerchiamo un
soggetto o durante la fase di scatto, ci congediamo
seppur temporaneamente, dalla quotidianit
frenetica a cui siamo sottoposti costantemente.
Oggi il termine "Fotografia Naturalistica" appare
sempre pi confuso. Ricerchiamo emozionalit di
una scena ma nello stesso tempo pretendiamo una perfezione tecnica che ne valorizzi
entrambi gli aspetti.
Purtroppo la vita selvaggia, che sia una farfalla nostrana o una scimmia urlatrice del Costa
Rica, non sempre permette abbinare una perfezione tecnica allemozionalit e nonostante
sia possibile ripiegare con stratagemmi comuni, facilitando tali operazioni, importante
prima di metterli in atto conoscere le conseguenze che un nostro irrispettoso
comportamento pu provocare, danneggiando un ambiente o situazione naturale. In
particolare nella macrofotografia, diventato sempre pi diffuso utilizzare accessori come i
Plump, aste a snodi modulari flessibili con allestremit piccole pinze dove bloccheremo
allinterno di esse il posatoio con il relativo soggetto. Consentono di crearci piccoli set
fotografici potendo lavorare in totale comodit.
Tuttavia esiste un utilizzo sconsiderato ed eccessivo di questo accessorio (riscontrato anche
nei miei precedenti workshop), la potatura di un fiore o il taglio di arbusti secchi e delle
foglie di alberi ecc.
Vi propongo lesempio della foto a destra che ritrae la rarissima rana Hyalinobatrachium
valerioi ripresa in totale libert in Costa Rica. Questa piccola rana indifesa e dallaspetto
simpaticissimo depone le sue uova sotto le foglie degli alberi solo se sono attraversate da
piccoli ruscelli dacqua corrente, per noi caratteristiche insignificanti ma che a loro consente
la sopravvivenza. Ma non tutto!
La continuazione delle generazioni future in quanto al completamento della schiusa delle
uova i girini per caduta andranno a finire dentro lacqua continuando la loro vita e
trasformarsi successivamente in piccole e splendide rane di poco pi di 2 cm. La fitta
foresta tropicale filtra moltissimo la luce non consentendo quasi mai di avere aree
sufficientemente illuminate per lo scatto. Una delle funzioni utili del Plump appunto
spostare il soggetto con relativo posatoio andando a ricercare situazioni pi favorevoli per
una pi efficace illuminazione.
Come descritto precedentemente un nostro gesto non calcolato pu provocare un danno
permanente. Supponiamo infatti di strappare la foglia dallalbero per posizionarla
ricercando una situazione migliore e finito il lavoro volerla riporre con furbizia sul ramo.
Tutto sommato questo gesto potrebbe "in un certo senso" farci sentire a posto con la
coscienza, la foglia riposta sul ramo sopra lacqua e i girini quando saranno pronti
potranno farsi un bel tuffo! Sappiate che la foglia non potendo pi nutrirsi dal ramo da cui
era alimentata seccher e le stesse uova cadranno nellacqua ancor prima che sia pronta la
loro schiusa. Da qui, l'importanza da parte dei fotografi professionisti che svolgono attivit
di workshop, di inglobare nei loro programmi oltre le varie tecniche di ripresa, la
formazione e il rispetto dellambiente e la vita attorno ad essa. E infatti possibile ottenere
ugualmente uno scatto interessante sia sotto il profilo artistico che didattico, se
preventivamente ragionato e calcolato, evitando allo stesso momento sia di recare danni
permanenti alla piccola rana sia evitare che il fattore umano non inquini uno scenario
naturale. La foto che vedete a inizio articolo mostra un set fotografico pensato
preventivamente, lo stesso set che ci ha permesso di realizzare la foto della rana. Anzich
strappare la foglia abbiamo deciso per una differente soluzione: costruire attorno ad essa
un set che ci permettesse una efficace stabilit del posatoio, annullando preventivamente il
rischio del micro mosso e consentirci di ricorreggere con illuminatori a LED la luce in quelle
aree critiche dove non avrebbe restituito contrasti e tridimensionalit sul soggetto.
La fotografia naturalistica si basa su una vasta scelta di tecniche fotografiche, come la
fotografia paesaggistica, la macrofotografia, la fotografia d'appostamento e le trappole
fotografiche, sempre senza arrecare danni o disturbi ai soggetti ripresi, e all'ambiente
circostante. Il fotografo naturalista, colui che mette in pratica queste tecniche.
Articolo scritto da Simone Tossani simonetossani.it e Michele Monari














Macrofotografia
Con il termine macrofotografia si indica un'immagine il cui soggetto viene catturato sul
sensore in scala 1:1 fino a 10 volte le sue dimensioni originali, significa che ad esempio
1cm del soggetto equivale a un 1cm del sensore, la macrofotografia generalmente legata
a fiori e insetti, ma qualsiasi soggetto pu rivelarsi interessante e originale se visto da
molto vicino, si definisce invece fotografia close-up un'immagine in cui il soggetto viene
catturato sul sensore in dimensioni pari a 1/10 fino a 1/2 della grandezza naturale,
spingendo invece il fattore di ingrandimento oltre al 10x si entra nel campo della
microfotografia.
Simone Tossani fotografo NPS (Nikon Professional Service) www.simonetossani.it ha
scritto un bellissimo articolo sulla Macrofotografia Naturalistica. Fotografie e testo qui di
seguito sono di esclusivo copyright di Simone Tossani.

Le farfalle, le api, le mantidi sono gli abitanti affascinanti e coloratissimi di un mondo che
solo la fotografia pu esplorare. Ma qual l'obiettivo adatto alla macro? meglio una
focale lunga o una focale corta? L'autofocus davvero necessario? E lo stabilizzatore
d'immagine? Meglio il flash o la luce naturale? Ecco alcuni consigli utili per non restare
intrappolati nella tela del ragno.
Non ho avuto la fortuna di frequentare scuole di fotografia o corsi specializzati; ho avuto
per il privilegio di avere come maestro un grande fotografo che avrebbe dato filo da
torcere ai cosiddetti specialisti del settore facendo parlare molto di s.
Il mio caro maestro, (mio Padre) ancora prima di insegnarmi a tenere una macchina
fotografica in mano, mi ha trasmesso il senso di quel grande patrimonio da
immortalare che la Natura, insegnandomi
anzitutto a rispettarla in tutte le sue forme, ad
osservarla e a classificarla.
proprio grazie alla formazione ricevuta, che ho
deciso d'intraprendere lavventura della fotografia
naturalistica (e della macro in particolare), di cui
mi sono letteralmente innamorato.
Purtroppo per una bella immagine non fatta
solo di emozioni e tecnica; Non sono molti gli
elementi che concorrono ad ottenere un ottimo
risultato. L'inquadratura, la messa a fuoco,
l'esposizione, la profondit di campo non devono
rimanere solo sterili nozioni ma vanno ricercate e
sperimentate sul campo, dove non sempre
troviamo le migliori condizioni di ripresa possibili.
Cos ho capito che dovevo rinnovare il modo di
fotografare, pur rimanendo ferme le istruzioni
basilari inizialmente ricevute. La fotografia
digitale ha portato delle comodit in pi rispetto
alla pellicola, che si apprezzano maggiormente in
fase di ripresa.
Il solo fatto di poter controllare la messa a fuoco
e l'esposizione non cosa di poco conto, soprattutto nella macro che esige la massima
nitidezza e leggibilit dei dettagli.
Senza pensare poi al risparmio e al contenimento degli sprechi: non infrequente dover
scartare tutti e trentasei gli scatti di un rullino perch il risultato non era proprio quello che
immaginavamo.
QUALE OBIETTIVO?
la prima domanda che ci poniamo quando decidiamo di scattare una fotografia macro. E
la considerazione da fare per la scelta di un obiettivo riguarda le possibilit del nostro
portafoglio: i prezzi del mercato italiano oscillano fra i 300 e i 1.900 euro circa a seconda
della marca e della lunghezza focale. Per iniziare sufficiente orientarsi su un prodotto di
fascia medio-bassa, puntando perch no anche sul mercato dellusato, che offre occasioni
sempre pi ghiotte. Del resto, lindirizzo verso una categoria economica non si rivela
sempre la peggior soluzione in considerazione del fatto che per coloro che si avvicinano per
la prima volta a questa tecnica difficile trovare un macro che non sia allaltezza della
situazione. Le ottiche specificamente progettate per lavorare ad elevati rapporti
dingrandimento non sono mai dei fondi di bottiglia e qualche volta possiamo imbatterci in
gradite sorprese. Oltre al fattore costo, unaltra considerazione da fare prima dellacquisto
il risultato che vogliamo ottenere dai nostri scatti. Effettuare una ripresa con un obiettivo
macro con focale da 60mm, d come risultato una scena diversa da una ripresa eseguita
con un 200mm; nonostante questa differenza possibile ottenere risultati molto simili con
limpiego di appositi accessori come i tubi di
prolunga: pi avanti vedremo come ci sia
possibile e a quali difficolt si andr incontro.
Nella scelta di un obiettivo macro non conta
molto la sua luminosit, ossia la capacit
massima di apertura, in quanto difficilmente
si espone con il diaframma tutto aperto, se
mai avere unottica pi luminosa facilita
l'operazione di messa a fuoco restituendoci
unimmagine pi chiara nel mirino, anche se
a rapporti di riproduzione prossimi ad 1:1 si
perder circa uno stop. In commercio spesso
troviamo obiettivi zoom con la dicitura Macro. Non mettendo in discussione le qualit di
questi obiettivi, ci sentiamo di dire: ad ognuno il suo lavoro, questi infatti non sono dei veri
e propri macro; permettono di arrivare ad una distanza di lavoro inferiore al loro abituale
utilizzo tanto da generare ingrandimenti con rapporti di riproduzione nell'ordine di 1:2, ma
non per questo possiamo paragonarli ad un'ottica progettata per tale scopo. meglio che
tutti i potenziali macrofotografi non prendano in considerazione un'ottica tutto fare, in
modo da evitare investimenti che potrebbero rivelarsi non appropriati.
Usiamo il Live View

Quasi tutte le reflex digitali dispongono del cosiddetto LiveView, che offre la possibilit di
effettuare l'inquadratura attraverso il monitor LCD posteriore della macchina. Questa
funzione, adottata da sempre nelle compatte, stata introdotta per la prima volta nelle
reflex digitali Olympus ed diventata uno standard per diversi costruttori. Molti lo credono
una trovata commerciale e, nella maggior parte dei casi proprio cos: vi figurate il
fotografo sportivo alle prese con la lentezza di messa a fuoco in modalit LiveView? Ma
nella macro, dove la rapidit relativa, il tanto incompreso LiveView ci consente di
focheggiare in manuale con unestrema precisione, impossibile da avere sino ad oggi: la
messa a fuoco, infatti, viene effettuata direttamente sul piano del sensore risultando
cristallina.
Inoltre, ci mette al riparo da colpi della strega e dolori reumatici facendoci evitare di
assumere scomode posizioni in fase di ripresa e facendoci risparmiare preziosi euro
nell'acquisto di specifici accessori per l'accomodamento dellocchio come i mirini angolari o
simili. C' da dire che non esistono reflex digitali con il pentaprisma intercambiabile come le
gloriose Canon F1, Pentax LX o Nikon F3 che avevano a disposizione una serie di mirini
intercambiabili a seconda del tipo di ripresa. Il LiveView li sostituisce diventando una
specie di vetro smerigliato digitale senza gli svantaggi dellinquadratura dritta con i lati
invertiti come avviene in quelli a pozzetto. Inoltre possiamo ingrandire il soggetto
inquadrato con fattori fino a 40x, scegliendo un punto ben preciso della nostra scena ed
osservando cos con estrema precisione la messa a fuoco e la profondit di campo a
seconda del diaframma impostato.
AUTOFOCUS? NO GRAZIE!
Scordiamoci tutti i moduli autofocus sofisticati e multipoint coadiuvati da motori ultrasonici
incorporati negli obiettivi perch non si prestano alla precisione richiesta dalla
macrofotografia. La messa a fuoco manuale la scelta migliore quando ci troviamo in
presenza di un soggetto statico; diversamente per soggetti in continuo movimento sar
necessario essere equipaggiati con un buon autofocus, senza la pretesa per della stessa
accuratezza assicurata solo dalla messa a fuoco manuale. Stessa cosa vale per gli obiettivi
stabilizzati: la loro utilit dar maggiori soddisfazioni in altre applicazioni.
Attenzione invece alla minima distanza di messa a fuoco di cui capace lobiettivo, laddove
per distanza si intende quella intercorsa tra soggetto e piano pellicola o sensore.
Consideriamo che a parit di rapporto di riproduzione, pi la focale corta minore sar
questa distanza, viceversa la stessa aumenter con una focale pi lunga, aumentando di
conseguenza la probabilit di catturare il momento decisivo. Una maggiore distanza di
lavoro consente di non avere il soggetto incollato alla lente frontale dellobiettivo facendolo
spaventare, evitando il rischio di rimanere con un posatoio vuoto!
Il mio corredo macro utilizzato per tutti gli scatti che vedete in queste pagine composto
da quattro diverse focali: il Micro Nikkor AF-D 60mm f/2,8, il Micro Nikkor AFS 105mm
f/2,8 VR, il Sigma 150mm f/2,8 EX DG HSM Macro e il Micro Nikkor AFD 200mm f/4.
Bench siano tutte ottiche autofocus per sfruttare al massimo la compatibilit con le
digireflex di ultima generazione, eseguo la messa a fuoco sempre in manuale. Tra queste
focali le mie preferite sono il 60mm e il 200mm che reputo personalmente le fuoriclasse nel
campo delle ottiche macro per la loro eccellente nitidezza e per lottimo micro contrasto che
aiuta a restituire i particolari minuti degli insetti.
Considerato il costo di circa tre volte inferiore rispetto al Micro Nikkor 200mm f/4, il
150mm f/3,5 Sigma unottica eccellente in termini di nitidezza, che non ha nulla da
invidiare agli originali ma restituisce immagini con una gradazione nettamente pi fredda,
obbligando una post produzione pi accurata per ritrovare una resa cromatica fedele e
brillante.



YOU TUBE...
L'utilizzo di una focale tele ha i suoi indubbi
vantaggi ma ci costringe a dar fondo al nostro
portafoglio: consideriamo che un Micro Nikkor
200mm f/4 costa nuovo intorno ai 1.800-1.900
euro, cifre ben lontane dalle nostre possibilit. Ma
non disperiamo: possiamo ottenere risultati molto
soddisfacenti abbinando ad un 50-60mm appositi
tubi di prolunga anteponendoli tra la reflex e
l'obiettivo in modo da aumentare il tiraggio. Il che
significa allontanare la lente posteriore dal piano
pellicola/sensore aumentando il rapporto di
riproduzione e ottenendo lo sfocato nei secondi piani come se utilizzassimo una focale
lunga.
Per capire meglio l'effetto dellaumento del tiraggio di un obiettivo sufficiente eseguire
una prova pratica. Prendiamo un foglio di carta formato A4 (circa 20x30cm) e una torcia
per illuminazione.
Il foglio sar il nostro sensore, la torcia il nostro obiettivo e il fascio di luce la proiezione
dellimmagine catturata. Accendiamo la torcia e posizioniamola con la luce rivolta verso il
foglio a circa 10cm, noterete che la proiezione della luce forma un cerchio di X diametro,
adesso allontaniamo gradualmente la torcia di altri 5cm circa dal foglio. Osserviamo che,
aumentando la distanza tra la torcia e il foglio di carta, le dimensioni del cerchio formato
dalla luce proiettata aumentano al variare della distanza. Quindi potremmo constatare che,
aumentando la distanza tra ottica e sensore, aumenta di conseguenza il rapporto di
riproduzione.
I tubi di prolunga sono reperibili in commercio dagli originali di alcuni tra i pi noti
costruttori di reflex ai vari costruttori di accessori fotografici universali. Tra questi la scelta
caduta sui Kenko per la possibilit di mantenere tutti gli automatismi della macchina. I
tubi non sono la panacea di tutti i mali, ma hanno i loro pro e i loro contro.
A favore dei tubi va detto che riducono la minima distanza di messa a fuoco dell'obiettivo in
relazione al tiraggio, non degradano la qualit dell'immagine e mantengono tutti gli
automatismi di esposizione e messa a fuoco. Di contro si perde la messa a fuoco allinfinito,
la luminosit nel mirino diminuisce e la profondit di campo si riduce in maniera drastica.
LA PROFONDITA' DI CAMPO
La minore profondit di campo in seguito alladozione dei tubi di prolunga si rivela un'arma
a doppio taglio: se da una parte aumenta lo sfocato, eliminando elementi di disturbo nei
secondi piani e conferendo allo sfondo un aspetto indistinto in modo da far risaltare il
soggetto, dall'altra ci obbliga ad una precisione millimetrica nella messa a fuoco per
valorizzarne tutti i dettagli. Ecco perch la messa a fuoco manuale cos importante.
Inoltre ci obbligher ad utilizzare diaframmi chiusi. Ma attenzione, non esageriamo! C' un
limite oltre il quale ogni obiettivo soggetto al fenomeno della diffrazione, che si manifesta
in una perdita di nitidezza e in un ammorbidimento generale dellimmagine, nemici giurati
della macrofotografia.
bene precisare che la profondit di campo
aumenta ai valori f/ stop grandi (ad esempio f/11-
16, ecc.) e diminuisce impostando valori f/ stop
piccoli (ad esempio f/2,8-4 ecc.). Se provassimo
ad eseguire una ripresa con un diaframma molto
chiuso (f/22), avremo una profondit di campo
molto estesa che ci farebbe supporre una
maggiore nitidezza di tutti gli elementi che
compongono il soggetto. In realt non proprio
cos, in quanto si verifica il fenomeno della
diffrazione. Purtroppo quando chiudiamo il
diaframma a valori compresi tra f/16 e f/32 il
potere risolvente dellobiettivo diminuisce.
Questo fenomeno sar visibile solo riguardando le
fotografie al computer o tramite il monitor della
nostra reflex, quindi attenzione perch nel mirino
reflex non si percepisce nessun decadimento di
qualit. Non allarmatevi per. Se vero che la
diffrazione un fenomeno ottico inevitabile
anche vero che un obiettivo macro degno di
questo nome nasce progettato per dare il massimo
a diaframmi chiusi, al contrario degli obiettivi tuttofare che registrano un vistoso calo di
qualit ai diaframmi pi chiusi. La luce giusta Per quanto sembri banale, la luce
l'elemento essenziale di ogni fotografia qualunque sia il genere di ripresa nel quale ci
stiamo cimentando. Non esiste obiettivo blasonato o super stratosferica reflex ammiraglia
al mondo che possa salvare uno scatto catturato con la luce sbagliata. La mia esperienza
mi ha portato nel corso degli anni a sperimentare tecniche dilluminazione basate
sullutilizzo di pi flash. Ma le soddisfazioni pi grandi le ho sempre ottenute con la luce
naturale, per lo pi radente, la migliore per esaltare le forme e i colori meravigliosi dei
minuscoli abitanti dei boschi e dei prati. Non usare il flash per significa alzare la sensibilit
Iso. Se con la pellicola impensabile scattare una fotografia macro a 800-1600 Iso perch i
risultati sono scadenti, con le reflex digitali di ultima generazione possiamo prenderci la
rivincita sulla grana a pallettoni e sui dettagli spappolati. Ho la fortuna di utilizzare una
Nikon D3 ma esistono in commercio digireflex di fascia media che possono vantare un
contenimento del disturbo tale da rivaleggiare con questa super ammiraglia. Teniamo conto
inoltre che la stampa delle fotografie perdona molti dei difetti che vediamo sul monitor del
PC, cosicch possiamo dormire sonni tranquilli.
Anche se reputo soggettiva la scelta della modalit di scatto opero costantemente in
priorit di diaframmi, ma nei casi pi difficili o quando desidero ottenere particolari effetti
passo a quella completamente manuale. L'automatismo a priorit di diaframmi consente
d'impostare l'apertura desiderata lasciando che la macchina calcoli automaticamente il
tempo migliore in base alla luce a disposizione. Non esiste un diaframma particolare che
pu diventare lo standard da utilizzare costantemente, esiste per un valore di diaframma
in cui l'obiettivo solitamente d il meglio di s indipendentemente dalla situazione in cui ci
troviamo.

Questo valore oscilla tra un diaframma pari a f/8 e uno pari a f/16. A diaframmi pi chiusi
andremo incontro a problemi legati alla diffrazione, anche se aumenteremo la profondit di
campo. La scelta di lavorare in luce ambiente impone una regola: sveglia la mattina presto
in modo da essere sul posto a fotografare prima del sorgere del sole. Un consiglio:
portiamo sempre con noi una piccola torcia che durante lattesa del sorgere del sole torner
utile per scovare soggetti tra la vegetazione. Teniamo presente che la mattina presto, in
seguito allabbassamento della temperatura avvenuto durante la notte, potremmo
approfittare della completa immobilit degli insetti dovuta al rallentamento del loro
metabolismo. Man mano che l'aria si scalda avremo sempre pi difficolt ad avvicinarli.





IL TREPPIEDI

Il mosso e il micro mosso sono i nemici numero uno della nitidezza e in macro la nitidezza
tutto.
Quindi rassegniamoci: dobbiamo acquistare un treppiedi. Portarsi dietro costantemente un
peso, doverlo posizionare ogni qual volta si dovr scattare una fotografia non cosa facile
da tollerare ma lesperienza ci insegner che il treppiedi lunico amico che ci permette di
eseguire quelle riprese che a mano libera sarebbe impossibile effettuare.
Se state pensando a qualcosa di leggero come i treppiedi in carbonio state sbagliando.
A parte il costo molto elevato, in macrofotografia non si rivelano utili perch poco stabili e
soggetti a vibrazioni. La funzione del treppiedi quella di costituire un supporto solido per
evitare che si verifichino fenomeni di micro mosso e solo il suo peso pu ovviare a questo
inconveniente.
Insomma, pi il treppiedi pesante, meglio assolve alla sua funzione. Con una compatta
digitale basta un treppiedi leggero e versatile come il Manfrotto 055 Pro. Ma con la reflex
meglio non scendere a compromessi. Tutto dipende dal peso dellattrezzatura ma se
vogliamo fare un buon investimento scegliamone uno che pesi intorno ai 4-5 chilogrammi:
il treppiedi non soggetto alle mode e ci far compagnia per molti anni a venire.
Oltre ad un buon treppiedi necessario disporre di una testa che garantisca la necessaria
stabilit del sistema fotocamera/obiettivo.
Meglio evitare le teste sfera perch se vero che sono rapide nelleseguire una ripresa, non
facilitano il controllo accurato dellinquadratura essendo libere nel movimento in ogni
direzione. Una tra le tante soluzioni, anche se non la pi efficace, costituita dalle teste a 3
movimenti, anche se hanno il difetto di spostare linquadratura nel senso di rotazione della
manopola mentre effettuiamo il serraggio dellasse di movimento. Certo, si pu sempre
ritagliare la fotografia con Photoshop, ma se vogliamo avere il controllo assoluto
dellinquadratura lalternativa pi valida rappresentata dalle costose teste a cremagliera
tipo la Manfrotto 410. Questultima consente tramite rotazione di appositi pomelli di
eseguire riprese accurate senza dover intervenire nel serraggio dellasse di movimento.
Inoltre consente il movimento in 3 direzioni con spostamenti micrometrici tanto da rendere
pi facile la ricerca di un efficacie parallelismo con il soggetto.
Se vi piace esagerare come me, possiamo aggiungere una slitta micrometrica tipo la
Manfrotto 454, che assicura il movimento micrometrico trasversale al campo visivo
consentendoci di effettuare la messa a fuoco tramite lo spostamento di tutto il gruppo
ottico. Peso, ingombro e costo sono elevati ma proporzionati ai livelli di nitidezza ottenuti.
Come scegliere un obiettivo Macro
Scegliere un obiettivo quasi sempre una sorta di tab specie per chi non ha riferimenti
all'atto pratico.
Scegliere una focale corta o una lunga?
C' da dire che in entrambi i casi oltre all'aspetto tecnico e pratico anche l'aspetto
finanziario influisce nella scelta.
Per esempio rimanendo in casa Nikon la differenza tra un 60 e un 105 "con un prezzo di
partenza del 60 che si aggira sui 500 euro" di circa 300 euro mentre tra un 60 e un 200
micro di quasi 1.000 euro e si capisce che l'investimento comincia ad essere elevato e
quindi da prendere in esame per evitare una spesa inutile.
Ma quali sono le differenze tra le tre focali?
Principalmente nessuna, entrambi le ottiche consentono rapporti di riproduzione di 1:1 e
identica l'estensione della Profondit di campo.
Ci che cambia la prospettiva (angolo di campo), e la minima distanza di messa a fuoco
ma gli elementi che riprenderemo avranno pari estensioni delle aree di fuoco.
Per farvi meglio comprendere questo concetto ho preso un calibro e posizionato a circa 45
gradi dal piano focale della macchina, questa posizione inclinata mi consente di simulare
uno spessore ipotetico visibile sulla scala millimetrica dello strumento di misura.
Vediamo gli esempi nella pagina seguente.
Se notate alcune differenze di Rapporto di Riproduzione tra i tre obiettivi perch entrambi
alla minima distanza di lavoro in realt riproducano da 1:1 a 1.09:1.




RIPRESA ALLA MINIMA DISTANZA CON FOCALE 60-105-200 a f/5.6

RIPRESA ALLA MINIMA DISTANZA CON FOCALE 60-105-200 a f/11

RIPRESA ALLA MINIMA DISTANZA CON FOCALE 60-105-200 a f/22

Le immagini riportate come esempio, mostrano come le tre le focali al medesimo valore di
diaframma impostato e allo stesso rapporto di riproduzione, la Profondit di Campo ha pari
estensione.
Ma allora perch scegliere una focale lunga, pi costosa e meno gestibile, se con un 60
otteniamo lo stesso risultato? La soluzione tanto semplice quanto complessa.
Cominciamo prima di tutto a comprendere quelle che sono le nostre esigenze fotografiche e
con esigenze fotografiche intendo capire il tipo di ripresa che ci piace eseguire, soggetti
contestualizzati, soggetti ripresi inglobando il loro habitat naturale o particolari a scopo
artistico o a scopo didattico. Per la maggiore, la percentuale pi alta delle nostre riprese
quasi mai sono a rapporti di riproduzione che potremmo definire riprese macro (si intende
per ripresa macro tutti quei rapporti di riproduzione pari o superiori da 1:2 a 10:1) ma
bens effettuiamo un Close Up ovvero, riproduciamo i nostri soggetti con un rapporto pari o
inferiore a 1:2.
Se per esempio inquadriamo una farfalla e vogliamo collocarla sul fotogramma effettuando
una composizione armoniosa noteremo che in realt la nostra distanza di ripresa e il valore
visualizzato sull'elicoide di messa a fuoco, qualsiasi sia la focale utilizzata, ben lontana da
quello che noi potremmo definire un vero rapporto Macro.
Ci che realmente influisce nella ripresa l'angolo di campo ovvero la sua prospettiva che
dar uno sfondo pi o meno sfuocato.
Nelle quattro pagine seguenti la farfalla stata ripresa allo stesso rapporto di riproduzione
ma quello che cambier la distanza di lavoro, pi vicino per il 60 mentre maggiore sar la
distanza utilizzata con il 200.
La maggior distanza di ripresa per un fuoco lungo, se da una parte consente usufruire
questa particolarit d'esercizio per estendere la profondit di campo vero che ci obbliga a
una chiusura pi importante del diaframma perch l'angolo prospettico o angolo di campo
non avr sufficiente angolazione per utilizzare gli stessi parametri di un fuoco corto.
Se da una parte, utilizzare un fuoco lungo macro implica l'ausilio di un buon cavalletto e
una solida testa, dalla sua un fuoco corto ha la particolarit di poter riprendere i soggetti
relativamente piccoli a mano libera sfruttando la sua prospettiva includendo nel
fotogramma particolari interessanti ai fini di un documento che a noi interessa archiviare
per degli studi sull'habitat del soggetto.





Articolo scritto da Simone Tossani simonetossani.it











Fotografia paesaggistica
La fotografia paesaggistica un genere fotografico che ritrae porzioni di mondo, non
importa se gli spazi immortalati sono naturali o urbani. E' il genere fotografico
probabilmente pi praticato da professionisti e dilettanti, inutile parlare oltre di questo
genere, trovo pi interessante ed istruttivo farvi conoscere i suoi principali esponenti.
Uno dei pionieri della fotografia paesaggistica e che non potete non conoscere Ansel
Adams, vi consiglio di farvi una ricerca su questo fotografo, qui in basso vi posto una delle
sue foto pi famose.

Foto di Ansel Adams The Tetons and the Snake River (1942) Grand Teton National Park, Wyoming -
en.wikipedia.org/wiki/File:Adams_The_Tetons_and_the_Snake_River.jpg
Oltre ad Ansel Adams sono da nominare Galen Rowell e Edward Weston.
In Italia per fare alcuni nomi vi sono tre grandi fotografi paesaggisti degni di nota:
Gabriele Basilico:
marcocrupifoto.blogspot.com/2011/05/gabriele-basilico-i-grandi-fotografi.html
Augusto De Luca: a questo link marcocrupifoto.blogspot.com/2011/04/il-colore-e-la-
fotografia-istantanea.html un articolo sulla fotografia istantanea in cui appare pure il
fotografo Augusto De Luca
Olivo Barbieri
Stenoscopia

Pinhole camera realizzata da Viacheslav Slavinsky Flickr.com/photos/svofski/
La stenoscopia una tecnica fotografica che sfrutta il procedimento della camera oscura
per riprodurre immagini. Tutto si basa sul foro stenopeico, (dal greco "stenos opaios"=
stretto foro), il pi delle volte praticato con uno spillo, da cui deriva il termine inglese di
"pinhole" per definire questo tipo di fotografia. Con questo procedimento si realizzano
immagini poco nitide, perch i raggi luminosi provenienti dal soggetto inquadrato creano
dei piccoli cerchi. Diminuendo il raggio del foro si aumenta la nitidezza, aumentando anche
il tempo di esposizione e la probabilit di avere problemi di diffrazione.
L'elemento di particolare interesse in questo tipo di fotografia quello di avere la nitidezza
estesa a tutti gli oggetti inquadrati, con una conseguente profondit di campo illimitata.
Questo un tipo di fotografia lenta, con tempi di esposizione lunghi, che possono variare
dai secondi alle ore, a seconda del soggetto che si vuole riprendere.

Foto di Matt Callow con pinhole camera Flickr.com/photos/blackcustard/
Si crea dunque un' immagine attesa, voluta e cercata, che contiene elementi impalpabili a
causa/grazie a questa nitidezza mancante.
Articolo scritto da Claudia Prontera
Risorse utili:
- A questo link stenopeika.blogspot.com un blog dedicato alla fotografia Stenopeica
Nel link sotto potete vedere 2 video su come realizzare e costruire fotocamere artigianali
"pinhole", video tutorial a cura di Gino Mazzanobile.
Link: marcocrupifoto.blogspot.com/2011/01/stenoscopia-catturare-immagini.html








Lomografia
La lomografia un fenomeno fotografico che si
sviluppato dagli inizi degli anni '90, quando due studenti
austriaci hanno trovato alcune compatte 35mm in un
mercatino. Queste compatte provenivano dall'ex URSS e
avevano la marca LOMO, acronimo di Leningradskoe
Optiko-Mechanieskoe Ob edinenie, luogo in cui sono
state prodotte.
La particolarit di questi apparecchi fotografici quella
di avere un obiettivo con una focale di 32mm,
paragonabile ad un grandangolare medio, e una relativa
luminosit f/2,8. La lente piccola, inoltre, conferisce alla
foto una singolare vignettatura di sottoesposizione e
immagini estremamente sature.
Le immagini che si riescono a realizzare con una lomo
risultano cariche di vitalit, con colori saturi e brillanti.
Tutto ci pu essere accentuato utilizzando pellicole
scadute. Guardando una lomografia si ha l'impressione
quasi di entrare ed essere partecipi della foto stessa, proprio grazie alla vignettatura, e
ogni cosa, anche l'oggetto pi banale, rivela dettagli a cui prima non si dava importanza.
Ci che affascina di pi di questo tipo di macchine fotografiche l'imprevedibilit dello
scatto, quello che immortali non viene
reso con i colori con cui lo vedi, durante lo
sviluppo ti rendi conto delle sorprese che
una Lomo ti pu fare. Per questo la
lomografia si basa su due punti chiave,
quali il non pensare minimamente alle
regole compositive tradizionali e usare
l'istinto per cogliere il momento. "Non
pensare, scatta!" il motto utilizzato dai
lomografi e che possibile trovare anche
nel sito ufficiale www.lomography.it
Qui sono presenti anche le "10 regole
d'oro della lomografia", che consigliano di
scattare foto ovunque e in ogni condizione, scattando senza guardare nel mirino per
cogliere la natura cos nel suo essere, con un effetto un po' Lomo.

Articolo scritto da Claudia Prontera


Foto di Cameron Russel -
Flickr.com/photos/camkage/
Foto di Kevin Dooley -
Flickr.com/photos/pagedooley/3018487307/
Fotografia Sportiva
La fotografia sportiva non ha bisogno di presentazioni, chi non ha mai visto le schiere di
fotografi appostati a bordo campo durante una partita di calcio? Io personalmente non
seguo il calcio preferisco fotografare (e praticare) sport come la boxe e il karate, per
questa tipologia di sport lequipaggiamento adatto consiste in un obiettivo con lunghezza
focale non superiore a 35mm, perch le foto migliori si fanno stando vicino ai combattenti.
Durante gli sparring o gli allenamenti in palestra cerco di mettermi in modo tale da non
disturbare gli atleti durante la loro attivit, cercando allo stesso tempo la giusta distanza,
cosa non molto facile.
Per realizzare le seguenti fotografie ho utilizzato un 35mm f1.8 ma lutilizzo di un
grandangolo pi spinto non mi sarebbe dispiaciuto.









Ora illustrer lequipaggiamento necessario per fotografare sport come il calcio o il basket
in cui non possibile stare vicino agli atleti.
ATTREZZATURA NECESSARIA:
Obiettivo: minimo si deve avere uno zoom 70-200mm abbastanza luminoso,
unapertura massima di f2.8 accettabile, in questo modo possibile usare tempi di
scatto veloci senza dover alzare gli ISO. Come logico il teleobiettivo dobbligo, e
quelli luminosi non sono economici, arrivano a costare nellordine delle migliaia di
euro, se siete fotografi professionisti la soluzione migliore il noleggio.
Fotocamera: la fotocamera come caratteristica fondamentale deve avere un elevato
numero di scatti al secondo, pi veloce la fotocamera meglio . La macchina
fotografica va imposta sulla modalit di scatto continua per non perdere nemmeno
un fotogramma dellazione.
Monopiede: non serve solo per la stabilit, un teleobiettivo molto pesante e ci si
stanca facilmente senza un supporto su cui appoggiarsi.

Fotografo sportivo con Monopiede - Foto di DeusXFlorida
Flickr.com/photos/8363028@N08/



Fotografia Still-Life

Fotografia di Dino Torraco torracodino.it
Lo Still Life un genere fotografico che richiede molta creativit e l'abilit di saper
controllare ogni dettaglio della scena.
Al contrario di scattare istantanee spontaneamente, apre molte opportunit e permette al
fotografo di avere il pieno controllo sul risultato della foto. Poich la maggior parte degli
scatti still life vengo realizzati in uno studio professionale, sia la composizione e
l'illuminazione possono essere modificati in qualsiasi momento.
Le opportunit sono infinite costruendo le scene con diversi oggetti messi insieme, un
dettaglio di un a stanza, o solo un elemento con un background interessante, la chiave di
tutto la scena che deve unire in modo armonioso e coinvolgente i vari elementi per dare
un effetto sullo spettatore.
Quali sono le basi dello Still Life?
Composizione:
La prima cosa da considerare quando si scattano foto Still Life l'oggetto (o gli oggetti) che
avete intenzione di fotografare. L'idea di lasciare che la fotografia racconti la sua storia.
L'immagine deve comunicare con lo spettatore ad un livello molto sottile e sensoriale.
Pertanto gli elementi che vengono utilizzati nella foto devono essere disposti in un certo
modo, spesso gli oggetti vengono organizzati e riorganizzati pi volte cercando di ottenere
la giusta composizione.
Background:
La seconda cosa da considerare lo sfondo su cui gli oggetti compaiono.
Lo sfondo deve offrire alla foto il giusto contrasto con tutto il resto della composizione,
provate sfondi diversi per creare diversi effetti di luce.
Generalmente si va dai normali pannelli di "bianco puro" a quelli di velluto nero per far
assorbire la luce in modo che non vengano fuori riflessi luminosi nella foto.
Consigli per iniziare a fare foto Still Life:
Per la composizione della vostra fotografia, provate a posizionare un oggetto alla volta
e a fotografare man mano spostando continuamente di posizione gli oggetti.
Per quanto riguarda gli sfondi, si possono anche sperimentare la manipolazione delle
immagini con software di editing per vedere il modo in cui lo sfondo appare sulla scena.
Per quanto riguarda l'illuminazione, si pu provare a sperimentare con diversi colori e
tipi di luce artificiale per migliorare la tonalit di luce ed ombra nella fotografia.
Un altro suggerimento per migliorare la vostra abilit fotografiche con lo Still Life
quello di raccogliere e studiare le opere di famosi fotografi osservando le loro composizioni
e i loro stili.
L'Illuminazione forse l'aspetto pi importante.
A differenza di quanto si possa immaginare molti fotografi
Still Life preferiscono usare la luce naturale perch d
un'illuminazione speciale che dona un particolare effetto alla
composizione.
Per questo motivo si pone la composizione vicino ad una
finestra, associando spesso un foglio di carta bianco sul lato
opposto alla fonte di luce per rifletterne un po' nelle parti in
ombra.
Le luci sono un fattore fondamentale nella fotografia Still
Life, per un uso amatoriale solitamente si usano i flash per il
minor consumo di energia, mentre ad uso professionale si
usano le luci continue.
Il tavolo da still life che vedete a pag. 233 uno strumento essenziale, sotto di esso va
collocato un flash che serve a non far generare ombre, in modo da poter scontornare
facilmente il soggetto in post produzione. Si devono utilizzare delle luci che tolgano le
ombre illuminando il soggetto in maniera uniforme ma senza "appiattirlo", cosa che
succede se tutte le luci colpiscono il soggetto con la stessa potenza, per evitare ci, basta
usare una luce principale pi forte e le secondarie regolate a minor potenza per avere una
maggiore tridimensionalit del soggetto. Un approfondimento sull'illuminazione in studio la
trovate a pag. 234.
Articolo scritto da Dino Torraco www.torracodino.it
Foto di Robin -
Flickr.com/photos/fotoosvanrobi
n/
Fotografia Astronomica

Foto di Francis Anderson - Flickr.com/photos/39548131@N06/
La fotografia astronomica quel genere fotografico che consiste nella ripresa dei corpi
celesti ed forse il tipo di fotografia pi difficile a livello tecnico. I corpi celesti ovviamente
non esiste modo di illuminarli, inoltre difficile farli apparire fermi per effetto della
rotazione terrestre. Sole e luna, fortunatamente sono pi
facili da fotografare con le dovute accortezze e tecniche di
ripresa.
Iniziamo parlando dell'attrezzatura necessaria.
Serve un buon telescopio, consiglio Newton o Cassegrain e
che abbia almeno 200 mm di diametro e una lunghezza
focale tra 1000 e i 2000 mm.
Per fotografare la luna i tempi di otturazione sono rapidi,
invece per i pianeti si deve avere un cavalletto
estremamente stabile e un sistema di inseguimento del
moto apparente delle stelle, dato che si pu arrivare a
usare tempi di esposizione lunghi.
Il telescopio va montato su un cavalletto provvisto di
montatura equatoriale che deve essere perfettamente
allineata con l'asse di rotazione terrestre.
Foto di Steve Jurvetson -
Flickr.com/photos/jurvetson/
Come fotografare la Luna
Uno dei soggetti notturni per eccellenza la luna, che purtroppo non cos facile da
fotografare correttamente, perch si muove, infatti scattando con tempi lunghi registrate
anche il suo movimento, se volete ottenere un paesaggio notturno dove la luna risulti
ferma fate due scatti, il primo esponendo il panorama senza la luna, il secondo riprendendo
la luna in primo piano, con un tempo adatto per esporla correttamente e evitare il mosso,
di solito 1/30 di secondo circa, in fase di elaborazione inserite la luna ridimensionandola
nella porzione di cielo del primo scatto.
L'avrete vista lass centinaia di volte.. mezza, 3/4, piena... quasi una magia.. stupenda!
Riprendendo il discorso di prima, senza un telescopio fotografare la luna diventa molto
difficile e si rischia di ottenere la solita foto banale del dischetto lunare in un cielo nero,
questo perch l'immagine della Luna che si forma sul piano focale in ragione di 1 mm
ogni 100 mm di lunghezza focale, in parole povere un 100 mm d una immagine di 1 mm
di diametro, quindi con un 1000 mm la Luna appare come un disco da 10 mm di diametro.
Per i pianeti occorre ingrandire notevolmente, serve un sistema di moltiplicazione della
focale che si ottiene interponendo un opportuno oculare e adeguati tubi di prolunga, per
Foto di Brian - Flickr.com/photos/makelessnoise/
avere un'immagine decente dei pianeti le focali equivalenti devono essere dell'ordine dei
5000 - 20000 mm, in pratica sarebbe come utilizzare un moltiplicatore di focale 20x, cosa
fattibile solo con telescopi di notevole stabilit e in condizioni meteo ottimali, con ottima
trasparenza dell'atmosfera e assenza di turbolenza.
Chi non pu permettersi un telescopio ma vuole comunque provare a fotografare la luna,
l'attrezzatura minima consiste in:
- Una Reflex
- Una obiettivo da minimo 300mm
- Opzionalmente un tele-converter
- Un treppiedi
- Un telecomando con o senza fili
Chiaramente le lenti sulle compatte non sono abbastanza "potenti" per poter avvicinare il
nostro satellite ad almeno 1/8 (con il 300mm) sulla nostra foto, cos da riempire gran parte
dello scatto (Intendo la maggior parte delle compatte, alcune hanno una grande escursione
focale a discapito della qualit perch aumentano i compromessi ottici, per avere risultati di
buon livello come ho gi detto meglio usare una Reflex sia perch le lenti usate in queste
macchine sono superiori qualitativamente sia perch hanno un sensore pi grande ecc..).
Chiaramente l'aspetto brutto della situazione con un obiettivo di elevata lunghezza focale
come un 500mm la stabilit; l'unica soluzione un treppiedi molto robusto e un comando
a distanza (potreste usare anche il timer interno dell'autoscatto della macchina).
Bisogna cercare un posto tranquillo e lontano dall'inquinamento luminoso che pu esserci in
citt, guardate il calendario e "sincronizzatevi" con la "luna che volete", poich la luna si
muove abbastanza velocemente controllate subito prima di scattare se sempre la!
Per quanto riguarda l'esposizione, la cosa un po' complessa, perch fondamentalmente
una grossa palla luminosa bianca su uno sfondo nero, quindi, una soluzione ottimale
potrebbe essere provare vari esperimenti col bracketing, cos da avere un po' di materiale
su cui lavorare in post-produzione, chiaramente andiamo almeno a f11.
Vi consiglio anche di scattare in RAW, cos sarete avvantaggiati sempre in post produzione,
e magari fare qualche prova di cropping.
Articolo scritto da Lorenzo Tedesco




Le tracce stellari

Foto di Darren Kirby - Flickr.com/photos/badcomputer/
In fotografia astronomica il tipo di ripresa pi semplice da effettuare quella che fa
apparire le cos dette "Tracce stellari".
Si effettua una ripresa utilizzando tempi molto lunghi, cos da mettere in evidenza il moto
delle stelle. Le foto pi suggestive si ottengono puntando l'obiettivo verso il Polo nord
celeste, dove possibile vedere la stella polare che rimane fissa (o quasi) al centro della
foto e le altre stelle invece danno l'idea di ruotare intorno ad essa. Se invece si in
prossimit dell'equatore si otterranno tracce rettilinee. Ovviamente, pi lungo il tempo di
posa e pi lunghe appariranno le tracce.
Se invece non si vuole mettere in evidenza il moto degli astri si pu utilizzare un tempo di
posa abbastanza breve. Solitamente si utilizza un 50mm come ottica base, ma sono molto
usati zoom con una focale tra 28mm e 35mm.
In base alla focale utilizzata cambia il tempo di esposizione massimo oltre cui si
percepiscono i movimenti stellari. Il massimo tempo di esposizione dato dalla formula
T=550/f, dove T il tempo di posa in secondi, ed f la focale espressa in mm.
Articolo scritto da Claudia Prontera


Tecnica del fuoco diretto con il telescopio
Qui si rende necessaria una macchina reflex da cui si smonta l'obiettivo e si collega il
telescopio tramite un anello adattatore chiamato anello T2. Quest'ultimo si inserisce su un
accordo montato al posto dell'oculare.
Il telescopio si utilizza cos come un obiettivo a lunga focale, dunque pi semplice
riprendere oggetti piccoli e deboli. Solitamente i telescopi, avendo una focale cos lunga,
hanno un rapporto focale raramente inferiore a f/6. Di conseguenza si avranno tempi di
posa lunghi, che possono arrivare anche a 20 minuti.
Un problema che potrebbe verificarsi la mancata messa a fuoco utilizzando il normale
vetrino della macchina fotografica, per cui sar utile utilizzarne uno pi chiaro o un
ingranditore.
Dunque, sistemata l'attrezzatura si hanno le seguenti condizioni: tempi di posa molto
lunghi e focale lunga. E per l'inseguimento? Per evitare l'effetto mosso, o le tracce stellari,
bisogna "inseguire" l'oggetto che abbiamo inquadrato per non far risentire la foto del
movimento terrestre. A questo ci pensa un sistema di correzione consistente in un sistema
ottico che permette di vedere una stella ad alto ingrandimento e una pulsantiera che
permette di compensare il movimento su entrambi gli assi. Si rende necessaria dunque una
Guida assistita, che si pu effettuare in due modi: o si monta un telescopio sulla schiena
del telescopio primario usato a fuoco diretto dalla fotocamera e si insegue la stella guida a
mano o con l'aiuto della pulsantiera; oppure si effettua una guida fuori asse interponendo
un prisma tra il corpo macchina e il telescopio che avr il compito di deviare parte della
luce perpendicolarmente all'asse del fuoco su un oculare secondario che consentir di
eseguire la guida.
Questo tipo di fotografia dona un contrasto elevato, utile soprattutto nella fotografia
planetaria, e offre nitidezza e luminosit nettamente superiori per gli oggetti del profondo
cielo.
Articolo scritto da Claudia Prontera








Fotografia Immersiva
Articolo scritto da Marco Stucchi www.marcostucchi.com
Argomenti trattati:
Introduzione
Elenco articoli ed argomenti trattati
L'immagine di partenza ...e di arrivo
Gli otto scatti di partenza
Le facce del cubo
La creazione dell'immagine virtuale
Conclusioni
Introduzione
L'approccio che ho deciso di seguire nel corso di questi articoli quello di accompagnare il
lettore in tutte le fasi di creazione di una fotografia immersiva, dalla scelta della posizione
del cavalletto, al salvataggio dei file, dalla giunzione delle immagini alla creazione di filmati
in versione Adobe Flash o QuickTime.
La fotografia immersiva richiede uno studio della composizione della scena, un attenta
analisi del punto di scatto compreso il pavimento (tecnicamente punto di nadir), ed una
fase di post-produzione impegnativa e certamente non trascurabile.
Appresi i concetti base, sia pur nelle loro forme pi elementari, sarete in grado di realizzare
ottime panoramiche in grado di stupire chiunque.

Prima di cominciare il percorso di studio della fotografia immersiva, vi propongo una foto
da me scattata.
Questa immagine costituir il nostro punto di partenza... e di arrivo durante tutte le analisi
delle diverse fasi di lavoro.
Qui mi limiter a descrivere i passaggi fondamentali per la realizzazione di una foto
immersiva, trattando i dettagli operativi nei capitoli seguenti. I link degli articoli saranno
attivati appena disponibili.
Negli articoli far riferimento alla mia attrezzatura in mio possesso, ma i concetti descritti
sono applicabili indipendentemente dall'attrezzatura usata.
L'immagine di partenza e di arrivo
Prima di presentare le singole immagini che andranno a formare la panoramica, voglio
mostrare il risultato finale di tutto questo lavoro.
L'immagine sotto una panoramica equirettangolare 360 x 180 ottenuta dalla fusione di
otto immagini.
Ora ripercorreremo tutti i passaggi che hanno permesso di raggiungere questo risultato.

Immagine panoramica equirettangolare 360 x 180 ottenuta attraverso lo stitching di 8 singole immagini





Gli otto scatti di partenza
Il primo passo per realizzare un immagine immersiva certamente il posizionamento del
tripede prestando molta attenzione alle ombre che si producono dallo stesso sul terreno,
mentre un secondo e non trascurabile aspetto da controllare il posizionamento della
macchina fotografica perfettamente in bolla. Trascurando queste operazioni preliminari
la qualit di una fotografia immersiva pu risultare irrimediabilmente compromessa.
Ora siamo pronti per eseguire una serie di sei scatti sul piano orizzontale ogni 60 in modo
da coprire tutti i 360 dell'orizzonte, al quale ne vanno aggiunti uno in alto (zenith) ed uno
in basso (nadir).
Con una serie di 8 scatti possibile fotografe tutta la sfera che circonda il punto di ripresa,
e siamo in grado di realizzare una fotografia immersiva.
Ogni scatto presenta una parte sovrapponibile con lo scatto precedente e quello successivo.
Questa parte dell'immagine servir al programma di fusione (stitching software) per
eseguire una corretta fusione delle immagini.
Personalmente sulle sei foto scattate eseguo subito rimozione delle ombre del cavalletto,
ed eventualmente di altri elementi indesiderati (oggetti ed eventualmente anche persone
che sono elementi di disturbo). Per esperienza eseguo questa operazione di rimozione
prima della giunzione delle immagini per avere delle immagini pulite prima di eseguire la
fusione.
importante ricordare che in questa fase si deve operare sulle immagini singole solo sulla
rimozione degli elementi indesiderati, ma non modificare la luminosit ed il contrasto di
esse, anche se presentano delle imperfezioni.
Per lo stitching delle immagini utilizzo PtGui, che considero uno dei migliori programmi
per questo tipo di applicazioni.
Il programma di stitching si occupa di fondere insieme alle 6 immagini orizzontali
l'immagine scattata in alto (zenith), ma molto spesso dobbiamo manualmente trovare ed
assegnare i punti di giunzione tra una o pi foto orizzontali e la foto allo zenith, affinch lo
stitching sia corretto e non presenti evidenti punti di giunzione.
Ora lasciamo il lavoro di stitching al programma ed attendiamo che produca il risultato
atteso, ricordandoci sempre di salvare l'output generato alla massima risoluzione.
Per il punto verso il basso (nadir), lo stitching presenta maggiori difficolt poich
inevitabilmente andiamo a scattare dove posto il cavalletto sul quale abbiamo posizionato
la macchina fotografica. Con un po' di esperienza e la conoscenza di qualche trucco
possibile ottenere una giunzione perfetta anche sul punto del nadir.
L'output generato un immagine equirettangolare con una striscia irregolare sul fondo
dell'immagine. Quell'area nera costituisce l'area del punto del nadir che dobbiamo sostituire
con l'immagine che abbiamo scattato.
Ora sull'immagine equirettangolare possibile operare tutte le operazioni necessarie per
migliorarne la qualit: luminosit, saturazione, luci/ombre, contrato, ecc... Spesso quando
utilizzo le curve a gli altri strumenti di Photoshop salvo i valori utilizzati in un file esterno
riutilizzabile. Il file salvato sar molto utile durante la successiva fase di giunzione del
punto del nadir, affinch anche ad esse vengano applicati gli stessi valori di correzione
utilizzati per l'immagine equirettangolare.

Gli otto scatti realizzati con Nikon D300 e obiettivo Nikon 10.5mm fisheye su testa panoramica Manfrotto
303Plus
Le ultime due immagini a destra sono rispettivamente lo scatto allo zenith e lo scatto al
nadir.
Le facce del cubo
A questo punto si pone una domanda, come convertire un immagine equirettangolare in un
cubo a sei facce? Pano2VR un ottimo programma di conversione dei file in Flash e
QuickTime sia per Mac che per Windows e che consente anche di trasformare un
immagine equirettangolare in un cubo a sei facce.
Elaboriamo la faccia del cubo che corrisponde al nadir, facilmente riconoscibile dal cerchio
privo di immagine in esso contenuto. Photoshop c' di aiuto per risolvere il problema.
Ritagliando l'immagine originale scattata al punto nadir ed utilizzando gli strumenti di
trasformazione ed altera immagine, timbro clone e tutto quello che Photoshop ci mette a
disposizione per questo tipo di elaborazioni, riusciamo a fondere la faccia del cubo del nadir
con l'immagine originale. Il livello di complessit di questa elaborazione direttamente
proporzionale alla complessit del pavimento che andiamo ad elaborare. Un area sabbiosa,
liscia e senza asperit si pu fondere con pochi click del mouse, viceversa la presenza di
elementi molto dettagliati che non ammettono il minimo errore di giunzione, pu
impegnare parecchio tempo per realizzare una buona giunzione.

Le sei facce del cubo dopo l'elaborazione con Pano2VR.
Stiamo giungendo alla fine del nostro lavoro.
Tutte le facce del cubo sono pronte per la conversione in Flash o QuickTime per una
navigazione virtuale del nostro lavoro, oppure possiamo convertire il cubo per una visione
equirettangolare delle immagini raccolte.
Qualsiasi sia la preferenza, le facce del cubo sono pronte per regalarci l'emozione di una
ripresa a 360!
La creazione dell'immagine virtuale
Stiamo giungendo alla fine del nostro lavoro.
Nel mio sito www.marcostucchi.com per la visualizzazione dei file multimediali ho
utilizzato un player basato su Adobe Flash, poich Adobe Flash un plug-in cross-platform
che garantisce una diffusione pressoch totale su tutti i computer utilizzati. Questo non
esclude che sia possibile creare file multimediali interattivi basati anche su Apple
QuickTime.
Versione in Adobe Flash:
marcostucchi.com/Panoramiche/VirtualTour/vt_26.html
Versione QuickTime:
marcostucchi.com/Panoramiche/VirtualTour/vt_qt_01.html
Conclusioni
Abbiamo descritto in maniera sintetica il processo di creazione dell'immagine panoramica
equirettangolare ed abbiamo generato i files multimediali per una esperienza interattiva
veramente unica.
Ora abbiamo le basi e le conoscenze necessarie per approfondire tutti gli argomenti
esposti.
Fotografia immersiva - L'esecuzione degli scatti
Introduzione
Nel precedente articolo introduttivo abbiamo descritto la tecnica ed i software
comunemente utilizzati per realizzare fotografie immersive.
In questo capitolo analizzeremo con dettaglio le operazioni operazione di preparazione del
tripiede e della testa fotografica, mentre nei successivi capitoli le operazioni di stichting e
conversione dell'immagine equirettangolare in formato multimediale.
Particolare attenzione in questo capitolo dedicata all'impostazione della testa
panoramica ed il ruolo centrale ed insostituibile che essa ricopre nel processo di creazione
di un immagine panoramica. Essa dispone di un sistema - che costituisce il proprio tratto
distintivo rispetto alle altre teste fotografiche - che consente di regolare la rotazione della
reflex sul punto nodale dell'ottica utilizzata, ed evitare fastidiosi errori di parallasse.
Durante l'esecuzione di questi scatti dovremo impostare la macchina in modalit
manuale ed evitare gli automatismi.
Attrezzatura impiegata
Per realizzare la fotografia immersiva non esiste una specifica attrezzatura fotografica, ma
un insieme coordinato di strumenti fotografici per realizzare i propri scopi.

La mia personale attrezzatura - sulla base della quale ho sviluppato queste guide - si
compone dei seguenti elementi:
Reflex Nikon D300
Obiettivo Nikon 10,5mm fisheye
Cavo per scatto remoto
Tripiede Manfrotto 055Pro
Testa panoramica Manfrotto 303Plus
Piastra livellante Manfrotto 338
Bolla a slitta Manfrotto 337
La macchina fotografica
La prima scelta ragionevolmente passa dall'utilizzo di una reflex di fascia alta che permetta
di ottenere immagini qualitativamente elevate e con un contenimento del rumore digitale
molto buono.

L'ottica
L'utilizzo di una lente fisheye con una copertura di 180 sulla diagonale permette di
ottenere indubbi vantaggi in termini flessibilit durante l'esecuzione degli scatti. Con questa
scelta, per l'esecuzione di una fotografia immersiva sono necessari 6 scatti sul piano
dell'orizzonte, uno scatto al punto di zenith ed uno scatto al punto di nadir, per un totale di
8 scatto complessivi.
Tripiede
Indipendentemente, dalla scelta della reflex e dell'ottica, un ruolo fondamentale assolto
dalla coppia tripiede e testa panoramica.
Il tripiede deve essere solido e robusto in modo da sostenere senza la minima vibrazione la
testa panoramica, reflex e obiettivo.
Il sistema di scatto - composto dalla testa panoramica e dalla reflex con obiettivo -, pu
raggiungere il peso di svariati chili, per cui necessario che il tripiede sia adeguatamente
dimensionato al peso che dovr supportare.
La stabilit del tripiede un elemento essenziale, non solo per le riprese con tempi di
esposizione relativamente lunghi, ma anche nel caso di esposizioni multiple, ovvero scatti
perfettamente sovrapponibili allo stesso soggetto ma con esposizioni diverse.
Testa panoramica
Elemento essenziale nella realizzazione di immagini immersive la testa panoramica. La
testa panoramica, si differenzia dalla altre teste fotografiche - sfera, cremagliera - per la
capacit offerta al fotografo di regolare il punto nodale dell'obbiettivo, e correggere gli
errori di parallasse.
La piastra livellante
Un accessorio che ho trovato molto utile durante l'esecuzione degli scatti e la piastra
livellante. Questo accessorio si interpone tra il tripiede e la testa panoramica. Un fattore
determinante per la realizzazione di una buona sessione di scatti che tutto il sistema sia
perfettamente in bolla, affinch le linee orizzontale e verticali siano perfettamente allineate.
Talvolta per una precisa messa in piano del sistema di scatto, non risulta sufficiente la
regolazione delle singole gambe del tripiede. La testa livellante assolve egregiamente
questo compito, offrendo al fotografo un sistema preciso per potare in bolla la testa
panoramica. Sar sufficiente intervenire sui punti di regolazione della testa livellante
affinch la bolla integrata alla testa panoramica sia perfettamente centrata.
La bolla livellante
Il perfetto allineamento della testa panoramica per non deve essere vanificato da una
imprecisa collocazione della reflex sulla staffa della testa panoramica. Per ovviare a questo
potenziale problema applico sempre sulla slitta del flash una bolla livellante di controllo che
mi permette di controllare che la reflex sia allineata sull'asse verticale.

Particolare della testa livellante Manfrotto 338 interposta tra il tripiede Manfrotto 055Pro e la testa Manfrotto
303Plus

Dettaglio della testa panoramica e della piastra livellante

Il punto nodale
La correzione del punto nodale condizione necessaria per la buona riuscita di
un'immagine panoramica.
Tecnicamente possiamo descrivere il punto nodale, come quel punto nel quale il cono di
luce che entra dalla lente frontale si incrocia per proiettarsi sul sensore digitale o sulla
pellicola.
Il punto nodale varia da obiettivo ad obiettivo e molto raramente corrisponde al centro
fisico dell'obiettivo. In alcuni schemi ottici il punto nodale pu trovarsi in una posizione
vicino alla lente frontale o anche davanti ad essa, mentre nel caso degli obiettivi zoom il
punto nodale varia in funzione della lunghezza focale utilizzata.
LA testa panoramica dispone di due assi con regolazioni micrometriche per correggere
l'errore di parallasse che si genera se si ruotasse la reflex sull'asse del foro di fissaggio di
essa invece che sull'asse del punto nodale.
Spesso si ritiene che sia possibile eseguire immagini panoramiche utilizzando teste
tradizionali, senza la correzione del punto nodale.
Inevitabilmente l'utilizzo di una testa non panoramica, cio senza la possibilit di impostare
il punto nodale dell'ottica utilizzata, introdurr degli errori parallasse difficili da
correggere in fase stichting.

Preparazione della macchina fotografica per gli scatti
L'esecuzione degli scatti per la realizzazione dell'immagine immersiva non presenta
particolari difficolt.
In questa fase per necessario tenere in considerazione un importante regola:
dimenticare tutti gli automatismi che una moderna reflex in grado di offrire al fotografo, e
impostare la macchina su modalit di scatto manuale.
Impostare la qualit dei files generata dalla reflex su RAW.
Impostare l'autofocus su manuale.
Impostare il bilanciamento del bianco su manuale, ed impostare lo stesso su uno dei
valori predefiniti offerti dalla reflex - incandescenza, fluorescenza, sole diretto, flash,
nuvoloso, ombra - oppure applicare una temperatura colore su un valore personalizzato
compreso tra 2.000 e 10.000 gradi Kelvin.
Impostare manualmente il tempo di scatto.
Impostare manualmente il diaframma.
Impostare preferibilmente, se la scena dello scatto lo consente, un opzione di bracketing.
L'impostazione manuale della macchina, consente
di avere una uniformit tra gli scatti, sia
nell'esposizione sia nel bilanciamento del bianco.
Se lasciassimo alla reflex la possibilit di impostare
di automaticamente i dati di scatto, avremmo delle
immagini con un'esposizione tecnicamente corrette
se valutate singolarmente, ma non coerenti se
inserite in un contesto di fotografia immersiva dove
necessario coprire l'intero orizzonte visibile.
Questo un aspetto molto importante da
considerare e capire per evitare grossolani errori di
esposizione in fase di stitching.







Particolare del display della reflex con i dati di
scatto impostati in modalit manuale
Esecuzione degli scatti
Dopo aver posizionato il tripiede ed impostato i valori adeguati giunto il momento di
eseguire gli scatti.
L'impostazione utilizzata con questo schema ottico prevede 6 scatti distanziati l'uno
dall'altro di 60 per un totale 360 oltre agli scatti al punto di zenith ed al punto di nadir. Il
numero di scatti dipende dalla lunghezza focale utilizzata, le teste panoramiche di fascia
alta offrono un utile sistema a scatto per eseguire le fotografie alla corretta distanza
angolare. Durante le mie sessioni di lavoro imposto il sistema a scatto della testa
panoramica su 6 scatti ogni 60.
Sar sufficiente ruotare la testa ed il sistema arrester la rotazione in corrispondenza degli
angoli: 0, 60, 120, 180, 240 e 300 offrendo al
fotografo la massima precisione e totale sicurezza
nell'esecuzione.
Terminata la fase di scatto abbiamo tutte le immagini
per procedere alla successiva fase di stichting nella
quale le singole immagini verranno fuse tra loro per
generare una singola immagine di grandi dimensioni in
grado di coprire tutto l'orizzonte visibile dal fotografo nel
punto di scatto.
Nell'immagine in basso vediamo la reflex durante una
reale fase di scatto.
Dopo aver collocato il tripiede ed essersi assicurati una
buona stabilit sul terreno innevato , ho fotografato la
reflex durante i 6 scatti eseguiti sul piano orizzontale e
lo scatto al punto di zenith. Ho omesso lo scatto al punto di nadir, poich ho dovuto
impugnare la reflex per eseguire manualmente lo scatto.

Gli otto scatti eseguiti dalla reflex esattamente nelle posizioni presentate nelle immagini
sopra:

Nikon D300 con obbiettivo 10.5mm
f/2.8 montata su testa panoramica
Manfrotto 303Plus pronta all'esecuzione
degli scatti
Le ultime due immagini a destra sono rispettivamente lo scatto allo zenith e lo scatto al
nadir.
Ed ecco il risultato finale: l'immagine equirettangolare di 360 x 180 che copre
esattamente tutto l'orizzonte visibile. Tour virtuale al link:
http://www.marcostucchi.com/Panoramiche/VirtualTour/vt_48.html

Conclusioni
Ogni fotografia immersiva necessit di un accurata fase di pianificazione.
Bisogna scegliere l'inquadratura pi interessante, le migliori condizioni di luce, osservare
con attenzione la presenza di luce parassita e riflessi, studiare il miglior punto di scatto
considerando il punto di nadir, il tutto per creare un'immagine che immerger
completamente l'osservatore nel luogo di scatto.
Tecnica ed esperienza sono fattori fondamentali per la buona riuscita della foto, ma
certamente l'attrezzatura impiegata ricopre un ruolo fondamentale.
In questo capitolo abbiamo posto l'attenzione sull'importanza della stabilit e solidit che
deve fornire il tripiede all'intero sistema di scatto per prevenire qualsiasi vibrazione.
Inoltre due utili accessori, la testa livellante e la bolla a slitta, forniscono al fotografo
immersivo un ulteriore supporto per scattare su piani perfettamente allineati.
La testa panoramica lo strumento che permette di impostare il corretto punto nodale, e
correggere gli errori di parallasse, difficili da eliminare in fase di stichting.
Per ottenere i migliori risultati necessario impostare la reflex in modalit manuale,
abbandonando, almeno per una volta tutti i complessi automatismi che le moderne
macchine sanno offrire.

Fotografia immersiva - Preparazione delle immagini
Introduzione
Concluse le operazioni di scatto sul campo, cominciano ora una serie di operazioni di post
produzione le quali una volta terminate, ci permetteranno di ottenere una panoramica 360
o un file multimediale.
In questo capitolo esaminer le operazioni preliminari allo stitching eseguite sui singoli file.
Queste operazioni non costituiscono una regola assoluta alla preparazione di un immagine
immersiva, ma la mia personale esperienza, mi consiglia fortemente di eseguirle in questa
fase.
Quando si deve realizzare un immagine immersiva, in ogni sessione di scatto, avrete
sempre il problema di rimuovere l'ombra del tripiede.
Un pavimento irregolare senza dei punti di riferimento molto precisi, come terra, sabbia,
neve, erba o asfalto pu essere corretto con gli strumenti offerti da Photoshop senza
particolari difficolt. In particolare il timbro clone lo strumento pi indicato per questo
tipo di ritocchi, poich lascia al fotografo il massimo controllo sul punto di sostituzione,
lasciando la libert di impostare diametro, durezza e sorgente angolo di rotazione del
timbro. Per questo tipo di interventi, dove il controllo manuale del ritocco deve essere
massimo, preferisco il timbro clone agli strumenti Pennello correttivo al volo e Strumento
Toppa.
L'intervento di sostituzione sar pi impegnativo se il suolo presenta elementi architettonici
con delle linee geometriche ben definite. In questo caso bisogna intervenire con molta cura
ed caso viene valutato in funzione della complessit dell'intervento.
Durante l'intervento di rimozione dell'ombra del tripiede, indipendentemente dalla
complessit del ritocco, dobbiamo sempre operare prestando la massima attenzione
affinch venga conferito al suolo sottostante il massimo grado di realismo e nessuna effetto
residuo della sostituzione deve essere visivamente percepito.
Ma non solo. Scattando su tutto l'orizzonte visibile - ovvero 360 - molto probabile che
vengano fotografati elementi indesiderati che possono disturbare lo scatto. Spesso gli
elementi di maggior disturbo, specie se la panoramica ha una connotazione naturalistica,
sono proprio i soggetti umani, oppure automobili, biciclette, fili e tralicci dell'alta tensione,
in generale oggetti che depauperano il paesaggio.
Io consiglio, in questa fase che precede lo stitching, ove possibile, di rimuovere questi
elementi. Si avranno dei singoli scatti pi puliti e la successiva giunzione sar ancora pi
precisa.



I due esempi sotto presentano delle limitate difficolt di ritocco, certamente superabili con
minimo di esperienza con lo strumento Clone di Photoshop.

Nell'immagine a sinistra l'evidente ombra del tripiede e del fotografo.
Nell'immagine a destra la rimozione completa dell'ombra ottenuta con lo strumento Timbro Clone di Photoshop.
Nella fase di ritocco bisogna prestare la massima attenzione per assicurare il massimo
realismo all'immagine.

Un efficace trucco
Nell'immagine sotto vi l'ombra dell'onnipresente tripiede, ma l'ombra del fotografo
scomparsa. E' evidente che la superficie d'ombra prodotta dal tripiede nettamente
inferiore all'ombra che si sarebbe proiettata sulla neve dal tripiede stesso pi la sagoma del
fotografo.
Il fotografo - in questo caso il sottoscritto - non scomparso, semplicemente ha impostato
la proprio reflex con l'autoscatto a 5sec e si spostato di un paio di metri, ripetendo questa
azione nei tre scatti dove era presente l'ombra del tripiede.

Conclusione
In questa articolo ho descritto le fasi preliminari di elaborazione delle immagini prima della
successiva fase di stitching, durante la quale si procede alla rimozione degli eventuali
elementi indesiderati nell'immagine e dell'ombra prodotta dal tripiede. Nel successivo
articolo effettueremo lo stitching delle immagini per produrre un immagine panoramica
completa.





Fotografia immersiva - Lo stitching delle immagini
Introduzione
In questo capitolo, attraverso una serie di dettagliate spiegazioni, verranno eseguite le
azioni necessarie alla creazione di un immagine panoramica: lo stitching delle immagini.
Questa la fase in cui le immagini scattate devono essere fuse tra loro affinch si possa
creare un immagine di dimensioni maggiori rispetto al singolo scatto. Le immagini
panoramiche possono coprire una angolo di ripresa variabile, ma in questo tutorial
realizzeremo un'immagine immersiva in grado di riprendere completamente tutto ci che
circonda il punto di ripresa.
Creato il panorama nel formato 360 x 180 possibile, con l'uso di un convertitore di
formato, produrre un file multimediale interattivo con il quale l'utente, trascinando il
mouse, pu navigare all'interno del panorama proprio come se fosse nel punto in cui
stata eseguita foto.
Negli ultimi anni la diffusione della macchine fotografiche digitali, software specifici sempre
pi evoluti e potenza di elaborazione sempre maggiore a costi decrescenti hanno favorito lo
sviluppo e la diffusione di questa tecnica fotografica molto particolare.
Anche se possibile eseguire panoramiche orizzontali con macchine fotografiche non reflex
e di costo contenuto mediante il semplice allineamento e sovrapposizione delle immagini, i
risultati professionali di altissima qualit possono essere raggiunti solo con un'atrezzatura
specifica e con una buona dose di esperienza.
Il software di stitching
Numerosi sono i software di stitching disponibili sul
mercato, ma tra tutti quelli provati, quello che
preferisco Ptgui, nel momento in cui scrivo giunto
alla versione 9.1
Aprendo PtGui esso si presenta una maschera di
benvenuto dove riportato il numero di versione ed
il tipo di versione: Standard oppure Professional.
L'interfaccia utente semplice, essenziale e
razionale, ma allo stesso tempo molto efficace. In alto a sinistra posto un pulsante
denominato "Advanced" che consente agli utenti pi esperti di interagire con un numero di
opzioni maggiore.





Importazione delle immagini
La prima operazione che dobbiamo eseguire il caricamento delle immagini scattate
all'interno di PtGui. E' sufficiente cliccare il pulsante Load Images e nella finestra di
dialogo selezionare i files necessari alla creazione della nostra immagine panoramica. Nel
mio tutorial i files caricati saranno i sei files scattati sull'asse orizzontale che
complessivamente compongono l'intero orizzonte di 360, pi lo scatto effettuato in
corrispondenza del punto di zenith, per un totale di sette scatti. Lo scatto effettuato in
corrispondenza del punto di nadir lo utilizzeremo in seguito.
Un'apprezzata caratteristica di PtGui la capacit di leggere i dati Exif dei singoli file per
determinare la lunghezza focale dell'ottica utilizzata. La lettura dei dati Exif molto
importante perch PtGui utilizzer questi valori per la corretta elaborazione delle immagini.
Spostandoci nella etichetta Source Images possibile scorrere le miniature delle
immagini precedentemente caricate, verificare il percorso e controllare l'altezza e la
larghezza. Inoltre nella parte bassa della finestra una serie di utili pulsanti ci permettono di
eseguire delle azioni quali: aggiungere, rimuovere o sostituire un immagine, spostare in
alto o in basso un immagine, modificarne l'ordine.




Allineamento delle immagini
Ora giunto il momento di eseguire il primo stitching di prova per verificare la
composizione del nostro panorama.
Prima di eseguire lo stitching, mi posiziono sull'etichetta Source Images e clicco il
pulsante Remove in corrispondenza dell'immagine con l'indice sei, ovvero lo scatto
effettuato al punto dello zenith.
Ptgui durante l'attribuzione degli indici alle immagini caricate utilizza la numerazione
scientifica, ovvero attribuisce l'indice zero - e non uno - alla prima immagine. Per esempio,
quando mi riferisco all'immagine con indice zero faccio riferimento alla prima immagine,
oppure quando mi riferisco all'immagine con indice sei faccio riferimento alla settima
immagine e cos via.
Perch devo rimuovere l'immagine con indice sei? Osservando tale immagine,
l'esperienza accumulata a creare immagini immersive, mi porta a pensare con buona
ragione che PtGui non riuscir a trovare dei punti di giunzione tra questa immagine - scatto
al punto dello zenith - e le altre immagini scattate sull'asse dell'orizzonte. L'immagine con
indice sei quasi totalmente occupata dal cielo azzurro e dal sole, tranne un estremo
lembo di rocce che occupano la parte superiore destra dello scatto.
Nonostante PtGui sia un eccellente programma in grado di analizzare e trovare punti i
giuntura tra le immagini, questa immagine offre veramente pochi elementi per effettuare lo
stitching. Dovremo manualmente trovare dei punti di giuntura.
La situazione proposta costituisce certamente un caso limite non infrequente, ma PtGui di
norma si comporta molto bene nella ricerca automatica dei punti di giunzione.
Eseguiamo il primo stitching di prova. Clicchiamo sul pulsante Align Images dell'etichetta
Project Assistant. Apparir un finestra che informa l'utente che PtGui sta generando
l'immagine panoramica.
Conclusa l'elaborazione che di solito dura non di pi di una decina di secondi, si apre
automaticamente la finestra del Panorama Editor.
La finestra di Panorama Editor molto importante perch consente di vedere un anteprima
dell'immagine panoramica, e se necessario effettuare le modifiche prima della creazione del
panorama definitivo.
Per ora possiamo ritenerci soddisfatti del nostro lavoro, ma non dobbiamo dimenticare che
dobbiamo aggiungere l'immagine scattata in corrispondenza del punto dello zenith,
precedentemente rimossa.
Ci spostiamo nuovamente sull'etichetta Source Images ad aggiungiamo l'immagine
utilizzando il pulsante Add nella parte in basso.
Caricata l'immagine, PtGui ci avverte che non in grado di provare punti di giunzione per
la nuova immagine.

Procediamo come descritto in
precedenza per ricreare il
panorama, ma dopo la
rigenerazione del panorama
notiamo qualcosa di strano.
Come avevo previsto per questa
immagine PtGui non stato in
grado trovare in modo automatico
punti di giunzione, ed ha fuso
l'immagine del cielo sul panorama
sottostante producendo un risultato
non accettabile.
In questa situazione dovremo
procedere alla individuazione manuale dei punti di giunzione tra l'immagine scattata
al punto di zenith e le immagini scattate sull'asse dell'orizzonte.

Ricerca manuale dei punti di giunzione
Ci spostiamo sull'etichetta Control Points, con la quale utilizzeremo gli strumenti di PtGui
per individuare i punti di giunzione e creare i collegamenti tra le immagini.
L'area di lavoro suddivisa in tre aree: in alto sono posizionate le immagine da giuntare, in
basso i pulsanti per eseguire le azioni sulle immagini ed una tabella dei valori dei punti
impostati.
Dopo un analisi tra l'immagine scattata al punto di zenith e le altre che ho individuato,
l'unica coppia di immagini che possibile giuntare quella con indice due e sei. In effetti
l'immagine con indice sei presenta un'area utile allo stitching veramente ridotta, e non
stato facile individuare nelle altre immagini un'area corrispondente.
In situazioni cos estreme PtGui mette a disposizione uno zoom molto efficace con un
fattore di ingrandimento molto alto e la variazione dell'esposizione dell'immagine solo in
anteprima - Preview exposure - per trovare i punti di giunzione con maggiore precisione.
Tra le rocce della montagna ho individuato un cespuglio ed ho cominciato ad aggiungere
dei punti di giunzione.




Successivamente ho ulteriormente aumentato il fattore di ingrandimento dello zoom per
migliorare il posizionamento dei punti.
Nella parte inferiore sinistra sono disponibili sei pulsanti utili per la navigazione tra le
coppie di immagini e per l'analisi, l'aggiunta o la rimozione dei punti di giunzione.
Essi sono:
La coppia di pulsanti Prev e Next consento un rapido spostamento tra le immagini
giuntate.
La funzione associata al pulsante Jump: una volta che l'utente ha inserito almeno due
punti di giunzione su entrambe le immagini che formano la coppia da giuntare, Ptgui
posiziona in modo automatico il cursore sull'altra immagine quando viene aggiunto un
punto, lasciando all'utente la decisione di accettare la posizione suggerita o modificarla.
La funzione associata al pulsante Auto e molto simile a Jump e si differenzia dalla prima
dal fatto che la conferma della posizione del punto viene effettuata direttamente dal
programma, indicandolo un rettangolo lampeggiante contenente il numero indice del punto
assegnato.
La funzione associata al pulsante Link permette di attivare lo spostamento simultaneo
nelle finestre della coppia di immagini giuntate. E' una funzione molto utile poich permette
di spostarsi rapidamente tra le immagini muovendo il cursore su di una sola di esse.
La funzione associata al pulsante Contr. permette di aumentare il contrasto nel cursore di
posizionamento a forma di lente, per una migliore individuazione del punto di giunzione.
Optimizer

Dopo l'impostazione dei nuovi punti necessario eseguire nuovamente l'Optimizer ( F5 ).
La modifica anche di un solo punto di giunzione richiede che sia ricreata la mappature da
parte di PtGui. Alla conclusione del processo di ottimizzazione appare una messaggio nel
quale viene visualizzata una statistiche riassuntiva della distanza media, minima e massima
dei punti.
PtGui esprime un giudizio in base al valore medio della distanza dei punti. I giudizi positivi
sono rappresentati con il colore verde e possono essere Good e Very Good, mentre i giudizi
negativi in rosso sono Bad e Not So
Bad.
In presenza di questi ultimi due
bisogner rivedere il processo
giunzione delle immagini tra loro,
poich sono presenti evidenti problemi
di allineamento tra le immagini.
Un altro utile ed interessante
strumento di PtGui la tabella Control
Points che consente analisi della
distanza dei punti di giunzione tra le
immagini che compongono l'immagine
panoramica. La tabella permette di allineare in direzione crescente o decrescente i valori in
base alle colonne il che rende estremamente semplice la ricerca dei valori.
I valori contenuti nella tabella assumono questo significato: tanto maggiore il
valore della distanza tra i punti tanto peggiore sar l'allineamento delle immagini, tanto
minore il valore della distanza tra i punti tanto migliore sar l'allineamento delle
immagini.
Quanto minore sar il valore medio della somma dei valori delle distanza, tanto migliore
sar il risultato complessivo finale.
Il giudizio dell'Optimizer si basa sull'analisi di queste informazioni.
Control Points
Direttamente nella tabella Control Points, l'utente pu decidere di eliminare quei punti che
hanno dei valori troppo alti semplicemente premendo il tasto Canc, ricordandosi di eseguire
nuovamente l'Optimizer ( F5 ). Inoltre sufficiente eseguire un doppio click su un valore
della tabella che PtGui automaticamente si sposter sulla coppia di immagini nell'etichetta
Control Points indicando in modo visivo con un quadratino lampeggiante il punto
selezionato.
Questa caratteristica rende PtGui un applicativo molto potente, poich offre la flessibilit
dell'interazione manuale sul processo di giunzione delle immagini, necessario in quei casi in
cui il software non sia in grado di garantire risultati ottimali.



Panorama Editor
Dopo aver analizzato i valori della tabella Control Points e valutato il giudizio espresso
dall'Optimizer, se siamo soddisfatti del lavoro di giunzione eseguito fino ad ora, possiamo
passare nel Panorama Editor per eseguire gli eventuali aggiustamenti di prospettiva e
rotazione.
Trascinando l'immagine tenendo premuto i tasto sinistro del mouse possibile modificare
la prospettiva del panorama, mentre trascinando il panorama con il pulsante destro
premuto possibile ruotare il panorama. Per trovare un preciso allineamento del panorama
PtGui consente di applicare una griglia guida regolabile all'interno del Panorama Editor
utilizzando il cursore centrale sotto l'immagine.

Inoltre a destra e in basso della finestra muovendo i cursori possibile regolare il ritaglio
del panorama.
Questa opzione non di particolare utilit nel caso si stia generando un panoramica 360 x
180 poich si andrebbe a tagliare una parte dell'orizzonte.







Creazione del panorama
Esaurito anche questo ultimo passaggio tutto pronto per la creazione dell'immagine
panoramica.
Andiamo sull'etichetta Create Panorama, e prima di procedere analizziamo le opzioni
offerte da PtGui.
Cliccando sul pulsante Set Optimim Size PtGui offre la possibilit di salvare il file con
queste tre possibilit:
Maximum size ( no loss of detail )
For Print (4 Megapixel)
For web (0,5 Megapixel)
Personalmente per creare delle bozze di lavoro utilizzo l'impostazione For Print, poich di
rapida creazione e abbastanza dettagliata per avere una visione del panorama finale
soddisfacente. Poi nella versione definitiva imposto la dimensione su Maximum size.
Oltre alla scelta della dimensione PtGui offre la scelta del formato dei file.
I formati disponibili sono:
Jpeg - .jpg
Tiff - .tif
Photoshop - .psd
Photoshop Large - .psb
QuickTime - .mov
Un ulteriore opzione rappresentata dal tipo di Layers selezionabili. Anche se questa
opzione utilizzabile con tutti i tipi di formato di file, essa trova il ragione di utilizzo nel
formato di Photoshop, poich permettere di decidere di salvare l'immagine scegliendo
l'utilizzo che si desidera fare con i livelli:
Blended Panorama Only: singola immagine composta dalla fusione in un unico livello di
tutte le immagini.
Individual Layers Only: immagine panoramica formata dalle singole immagini disposte
su pi livelli in modo da formare l'immagine intera.
Blended and Layers: immagine panoramica formata dalle singole immagini disposte su
pi livelli in modo da formare l'immagine intera, pi singola immagine composta dalla
fusione in un unico livello di tutte le immagini.
Dopo aver impostato le opzioni di salvataggio appena descritte tutto pronto per la
creazione dell'immagine panoramica.
sufficiente cliccare su Create Panorama e PtGui potr creare il file.


PtGui Batch Stitcher
Quando salviamo i file alla massima risoluzione indipendentemente dal formato scelto,
anche su un computer recente e potente, PtGui pu impiegare diversi minuti per creare il
file. PtGui mette ha disposizione una utilissima utility il PtGui Batch Stitcher.
Questa utility consente di creare in background i file .pts di PtGui, lasciando libero l'utente
di eseguire altre operazioni sul proprio computer.
L'uso estremamente semplice ed efficace. PtGui Batch Stitcher pu essere lanciato come
un normale programma dal quale si seleziona un singolo file o pi file .pts che si vogliono
elaborare in background. Una volta completato l'elenco dei file da elaborare sufficiente
cliccare su Start e l'utility eseguir le elaborazioni sui file selezionati con le impostazioni
scelte in precedenza.
A PtGui Batch Stitcher possibile accedere anche cliccando il pulsante Save and Send to
Batch Stitcher nell'etichetta Create Panorama.
La possibilit di elaborare i file .pts di PtGui in background si dimostra in tutta la sua
efficacia nel momento in cui dobbiamo elaborare pi file alla massima risoluzione.
Personalmente durante una sessione di lavoro mi concentro sulla creazione delle immagini
panoramiche, senza preoccuparmi di salvare le immagini alla massima risoluzione.
Dopo aver finito il lavoro di preparazione delle immagini, lascio a PtGui Batch Stitcher
l'onere di creare i file definitivi delle mie panoramiche, mentre io me dedico ad altre
attivit.
Risultato finale
Conclusa l'operazione di stitching, l'immagine sotto il risultato del lavoro di preparazione
ed elaborazione che abbiamo in precedenza descritto in tutte le sue fasi.
La parte in basso all'immagine panoramica occupata da una striscia nera corrisponde
all'area dello scatto nel punto nadir, che nel prossimo articolo andremo a rimuovere e
sostituire con l'area dell'immagine originale.
L'immagine originale ha una dimensione di 11760px X 5880px.
La dimensione del file di 55,4mb nel .jpeg salvato alla massima qualit.

Elaborazione in Photoshop
L'immagine panoramica creata pu essere ritoccata direttamente in Photoshop per una
regolazione delle luci/ombre, contrasto, saturazione, ecc... In questa ultima fase
opportuno un ulteriore attento esame del risultato di stitching, poich possono essere
ancora presenti delle residuali imperfezioni nella giunzione delle immagini. Per tanto
controllando l'immagine ad un fattore di ingrandimento del 100%, sar opportuno
intervenire con il Timbro Clone laddove si manifestassero delle irregolarit.
Questo ulteriore controllo dell'immagine panoramica, successivo allo stitching,
diversamente da quello che effettuo sulle singole immagini prima della loro giunzione.
Questa doppia verifica precedente e successiva allo stitching solitamente garantisce un
elevatissima qualit finale del panorama.
Fotografia immersiva - Ricerca automatica dei punti di giunzione
Introduzione
Nel capitolo dedicato allo stitching abbiamo osservato l'incapacit di PtGui di trovare dei
punti di giunzione tra l'immagine scattata allo zenith e le immagini scattate sull'asse
orizzontale.
In realt il comportamento di PtGui ampiamente giustificato, visto che l'immagine
scattata in corrispondenza del punto dello zenith presenta un area utile in alto a destra non
superiore al 5% dell'immagine stessa, mentre il restante completamente occupato dal
cielo limpido ed azzurro.
L'esempio proposto (vedi capitolo stitching) certamente un caso limite di assoluta o quasi
assenza di aree utili per la ricerca di punti di giunzione, ma non per questo improbabile
durante una sessione fotografica. In queste situazioni importante avere una conoscenza
di PtGui degli strumenti per la ricerca, alla quale si deve sempre affiancare una certa
dose di esperienza operativa.
PtGui, nel tempo, e nel susseguirsi delle versioni, si guadagnato un'ottima fama di
programma di stitching proprio per la capacit di cercare in modo rapido ed efficiente i
punti di giunzione tra le immagini. Esclusi i casi limite vi presento una panoramica nella
quale Ptgui, in modo totalmente automatico, ha cercato e trovato di punti di giunzione tra
lo scatto al punto allo zenith ed un immagine scattata sull'asse orizzontale con una
precisione ed accuratezza straordinaria.
Certamente l'immagine di partenza ha fornito al programma dei riferimenti precisi ed
identificabili, ma assolutamente apprezzabile il lavoro svolto completamente in
automatico da PtGui.







Come abbiamo appreso nel capitolo dedicato allo stitching, necessario eseguire
l'Optimizer ( F5 ) per ricreare la mappatura di PtGui necessaria all'allineamento delle
immagini e per poter analizzare i valori delle distanze dei punti nella tabella di Control
Point. Il giudizio di PtGui espresso nella finestra di dialogo Very Good, un giudizio
eccellente considerando che tutto il processo di ottimizzazione delle immagini stato
eseguito in automatico.

Ptgui ha generato una mappature di punti di giunzione praticamente perfetta senza nessun
intervento manuale da parte dell'utente.
Un risultato eccellente, apprezzabile visitando il relativo Virtual Tour 360 al link:
http://www.marcostucchi.com/Panoramiche/VirtualTour/vt_01.html
Fotografia immersiva - Le facce del cubo
Nel precedente capitolo abbiamo percorso le fasi per la creazione di un'immagine
panoramica.
In questo capitolo utilizzer il programma Pano2VR per la correzione del cerchio nero in
corrispondenza del punto di nadir e la creazione dei file interattivi in formato Adobe Flash o
Quicktime.
Importazione dell'immagine
La prima operazione da eseguire caricare il file dell'immagine panoramica. Due sono le
possibilit offerte.
La prima, trascinare il file dalla cartella dove contenuto sull'area tratteggiata in primo
piano indicata con Trascina qui un panorama.

La seconda, caricare il file dell'immagine panoramica utilizzando il pulsante Seleziona
File.
Si apre una finestra di dialogo, dalla quale si pu selezionare il tipo di panorama da caricare
tra quelli contenuti nell'elenco. Questa opzione si dimostra particolarmente utile nel
momento in cui si debba caricare un panorama formato da singole facce del cubo, poich
possibile impostare singolarmente ogni lato del cubo del panorama.
Dopo aver selezionato il file da caricare, Pano2VR lo carica all'interno del programma
eseguendo un ridimensionamento dell'immagine.
Alla fine del processo di elaborazione nella parte sinistra delle finestra in primo piano viene
presentata un'immagine ridotta del file caricato.
In questa fase l'utente pu gi eseguire delle importanti regolazioni sui parametri di
visualizzazione finale del panorama in formato multimediale, indipendentemente dal
formato che successivamente sceglier per l'esportazione.
Parametri di apertura
La finestra Parametri di Apertura,
consente di regolare la modalit con cui si
presenter l'immagine nel momento in cui
verr caricata nel player.
I parametri di apertura permettono di
regolare la rotazione, l'inclinazione e
l'angolo di campo del panorama al
momento dell'apertura.
Il parametro Margini permette di regolare
l'area visibile del panorama durante la
navigazione interattiva, limitandone alcune
aree. Questa opzione viene a volte
utilizzata per inibire la navigazione
dell'utente nell'area corrispondente il punto del nadir poich quest'ultimo non stato
possibile correggerlo.
Per finire il parametro Angolo di Campo - Zoom - permette di impostare l'ingrandimento
minimo e massimo della funzione zoom.
Importazione dell'immagine equirettangolare nelle facce del cubo
Dopo aver impostato i parametri di apertura, convertiamo il file precedentemente caricato
in un cubo selezionando il pulsante Converti Input.
Pano2Vr fornisce delle opzioni per il salvataggio della facce del cubo che lascio invariate
tranne l'opzione Formato che imposto su Tiff.
Conclusa la conversione dell'immagine equirettangolare nelle facce del cubo, nella cartella
di progetto possibile vedere le miniature dei file generati ed osservare il lato in basso
del cubo che necessita della correzione del punto del nadir.

Correzione in Photoshop della faccia del cubo corrispondente al punto di
nadir
Ci avviamo ad eseguire un'importante operazione prima di convertire definitivamente
l'immagine panoramica in file multimediale.
Dobbiamo eseguire la correzione del punto corrispondente al punto di nadir, che dopo la
conversione del panorama in facce del cubo corrisponde al lato inferiore. Dobbiamo
rimuovere il disco nero e sostituirlo con l'area dell'immagine che andremo ad estrarre dalla
foto originale che fino ad ora non avevamo utilizzato.
Per questo tipo di intervento correttivo utilizzeremo gli strumenti di Photoshop.
Per eseguire questo tipo di correzione non esiste una procedura ripetibile e standardizzata,
ma soltanto un insieme di esperienze che permettono ad ogni situazione che si presenta, di
risolvere nel migliore dei modi il problema.
Prima di tutto necessario individuare della foto originale l'area che dovr essere copiata
nella faccia del cubo da correggere. Dopo aver copiato l'area interessata nell'immagine da
correggere, lo strumento che meglio si adatta a questa elaborazione Trasforma e Altera
Immagine, poich permette di stirare la parte da correggere. Una volta eseguito
l'adattamento tra l'immagine di destinazione e l'area sorgente, lo strumento Timbro Clone
consente di eliminare ogni residuale presenza di elementi di giunzione ancora visibili.
Il disco nero presente nella faccia del cubo stato sostituito con la corrispondente area
nell'immagine originale, ed stato completamente eliminato ogni punto visibile di
giunzione.
Nessuna faccia del cubo necessita di ulteriori correzioni.
Ora sar sufficiente premere il pulsante Seleziona File, e nella finestra che si presenta
sar sufficiente ricaricare la faccia del cubo corrispondente alla faccia bassa.
Importazione delle facce del cubo
Pano2VR, come in precedenza era successo quando stata caricata l'immagine
equirettangolare, visualizza sulla finestra in primo piano una miniatura del panorama
caricato, in questo caso la sagoma di un cubo aperto proiettato su una superficie piana.
Esportazione del cubo in file multimediale
Pano2VR ora pu convertire le facce del cubo in una file multimediale per un esperienza di
navigazione interattiva a 360.
Nella parte destra della finestra principale di Pano2VR selezionare dall'elenco Nuovo
Formato di Output, scegliere tra Flash o QuickTime.
La finestra Esporta Flash si presenta suddivisa in tre etichette: Impostazioni, Impostazioni
Avanzate ed Html.
Nonostante le impostazioni offerte all'utente sono molte, la maggior parte di esse non
necessita di spiegazioni poich sono di semplice interpretazione e di intuitiva
comprensione.
Mi voglio comunque soffermare su quelle meritevoli di approfondimento.
Quando si crea un file multimediale opportuno considerare il rapporto tra qualit del
file, prodotto e dimensione, tanto pi se quest'ultimo sar pubblicato su internet e reso
fruibile attraverso un browser.
Un file dalle dimensioni importanti certamente conserver dettagli e sfumature cromatiche
maggiori, ma necessiter di un tempo di download molto lungo. Viceversa un file dalle
dimensioni ridotte sar rapidamente accessibile, penalizzando i dettagli dell'immagine.
In questa situazione necessario trovare un congruo equilibrio tra dimensione e qualit
dell'immagine.
Le opzioni che consentono di regolare questa scelta sono la Dimensione delle Facce del
Cubo e la Qualit dell'Immagine. Personalmente imposto la Qualit dell'Immagine su un
valore compreso tra 60 e 90 e la Dimensione delle Facce del Cubo tra 900px e 1600px che
mi permettono di creare file multimediali di buona qualit con una dimensione compresa
tra 1.8MB e 3.8MB, valori accettabili con una connessione a banda larga.
Un'altra opzione che di regola utilizzo Abilita la Rotazione Automatica del panorama.
Concluso il caricamento del file, possibile impostare la Velocit di rotazione ed il
Ritardo affinch il panorama ruoti automaticamente all'interno del player.
Pano2VR fornisce un utile strumento per personalizzare l'interfaccia ed i controlli durante il
caricamento dei file e durante la navigazione.

Editor interface
Durante il download dei files multimediali, che
certamente possono impiegare qualche decina
di secondi, utile fornire al visitatore una
barra di avanzamento del download.
Lo strumento Editor Interface permette di
personalizzare il caricamento dei file inserendo
il proprio logo e fornendo un completo
controllo dei pulsanti di navigazione attraverso
la gestione degli eventi. Questa caratteristica
rende questo strumento molto utile per
arricchire la navigabilit del file multimediale.
Pano2VR fornisce di default una serie di template per l'Editor Interface pronti all'uso, che
certamente conviene prendere come spunto di partenza per creare le proprie interfacce
personalizzate.
Formato multimediale Flash
Impostate le opzioni per la creazione del file multimediale, sar sufficiente cliccare il
pulsante OK dopo aver deciso il percorso dove salvare il file del panorama multimediale.
Immagine panoramica definitiva
Proiezione finale della panoramica equirettangolare dopo la correzione del punto di nadir.
Nell'articolo introduttivo avevo detto che questa immagine sarebbe stato il nostro punto di
partenza e di arrivo.
Abbiamo concluso il nostro percorso tra le numerose fasi per la creazione di un'immagine
panoramica, ed alla fine l'immagine che avevo scelto come punto di partenza diventata in
nostro, e spero gradito, risultato finale.

Fotografia in 3D
Faccio la fondamentale premessa che per avere
una foto 3D ci vuole un apparecchio di ripresa 3D
che scatti due fotografie da due punti di ripresa
distanti tra di loro alcuni centimetri (la distanza
che c' tra i nostri occhi).
Le elaborazioni che partono da un singolo scatto
non forniscono immagini 3D ma al pi immagini
con un leggero effetto rilievo, concretamente non
possono fornire immagini con informazioni
aggiuntive come le vere immagini 3D.
Ma se non abbiamo una fotocamera che faccia foto in 3D, cio quelle macchine
fotografiche che hanno due obiettivi, come si fa?
Il procedimento semplice ma si pu applicare solo con soggetti statici, quindi paesaggi,
panorami, statue, monumenti ecc...
In fase di scatto si deve cercare di riprodurre la distanza dei due occhi. Per avere risultati
ottimi, non deve esserci nessuno spostamento nella scena inquadrata e ci garantito solo
da due scatti sincronici. Inoltre lo slittamento deve mantenersi sullo stesso piano, in
maniera assoluta, altrimenti avremo un risultato mediocre.
Quindi con una macchina fotografica normale si deve
fare un primo scatto e poi spostarsi a destra o sinistra
sulla stessa linea di qualche centimetro e mantenendo
la stessa lunghezza focale.
Esiste una testa chiamata "macro rails" grazie alla
quale possibile spostare la fotocamera fino a 10cm
sullo stesso piano.
In post produzione una volta realizzate le 2 foto non ci
resta che elaborarle con un semplice software capace
di realizzare immagini tridimensionali chiamato ArBaGlyph, il programma gratuito ed
scaricabile da questo sito: http://www.arba3d.com/





Fujifilm FinePix Real 3D W3
Macro Rails
Foto in 3D da un singolo scatto - Tutorial Photoshop

Dopo l'applicazione dell'effetto 3D potremo vedere le nostre foto con gli occhiali Rosso/Blu,
ci vogliono proprio quelli che hanno questa colorazione delle lenti, quelli che danno al
cinema (che hanno le lenti nere) non funzionano per vedere le foto in 3D realizzate con
photoshop.
Il risultato finale spettacolare, guardate con gli occhialini l'immagine in alto per
rendervene conto.
Devo ringraziare Francesco Marzoli che ha realizzato il tutorial originale da cui ho
derivato questo, nella sua utilissima guida per semplicit l'effetto viene spiegato su una
foto a sfondo semplice, vediamo cosa cambia su una foto con uno sfondo pi complesso.
Link video tutorial di Francesco Marzoli: http://www.youtube.com/watch?v=uxiKHRSIejM
Passaggi per realizzare fotografie 3D:
1) Apriamo una fotografia con Photoshop CS5, se la foto scattata con una reflex
moderna e non avete una scheda video molto potente consiglio di ridimensionare
l'immagine a 2000 pixel (o meno) senn a un certo punto del tutorial vi bloccherete per un
messaggio di errore.
2) IN TEORIA: Dobbiamo staccare il soggetto principale dallo sfondo, con una "mappa in
scala di grigi", lo sfondo dovr avere un colore pi scuro mentre gli elementi che devono
apparire pi vicini avranno un colore pi chiaro. Per esempio nella foto che vedete qui
sopra il cielo dovr essere grigio molto scuro, quasi nero, il mare grigio medio e il soggetto
principale (che sono io) e le rocce grigio chiaro.
IN PRATICA: Oltre al livello sfondo create un nuovo livello (il livello 1), poi tornate a
selezionare il livello "sfondo", con lo strumento di selezione rapida, scontornate il soggetto
principale dallo sfondo, se avete selezionato lo sfondo della foto andate sul livello 1,
prendete lo strumento secchiello e riempite la selezione col grigio scuro, poi tornate sul
livello denominato "sfondo" invertire la selezione, tornate sul nuovo livello e usando sempre
il secchiello usate un grigio pi chiaro.
Nel caso della mia foto il risultato questo

3) Dopo aver fatto ci, per non avere dei bordi troppo netti e avere un effetto pi
realistico, selezionate il nuovo livello, andate su Filtro - Sfocatura - Controllo sfocatura
(impostate il valore 2).
4) Interveniamo con il 3D, sempre con il livello 1 selezionato andiamo su 3D - nuova
trama da scala di grigio - piano, come potete vedere viene creato un oggetto avanzato e al
suo interno ci sono le opzioni del 3D.


5) Andiamo ad incollare la foto originale
su questo risultato, disattiviamo il livello
1, selezioniamo il livello di sfondo,
facciamo click su selezione - tutto,
andiamo su modifica - copia, andiamo su
selezione - deseleziona, per togliere la
selezione una volta copiato, andiamo ad
incollare il nostro contenuto, riattiviamo il
livello 1 e facciamo click due volte pi in
basso su texture - diffusione - livello 1 (come nella figura qui a destra)
6) Si aperto il file dell'oggetto avanzato, incolliamo qui sopra la nostra foto, andiamo su
modifica - incolla, ora andiamo su File - Salva, poi andiamo di nuovo su File - Chiudi,
Attenzione non stiamo chiudendo il progetto su cui lavoriamo stiamo chiudendo solamente
il file dell'oggetto avanzato di photoshop, se non salviamo e chiudiamo questo file non
possiamo andare avanti.

7) Andiamo sul pannello 3D, se non lo visualizzate attivatelo andando su Finestra - 3D,
8) Dal pannello 3D sulle impostazioni di rendering fate click su modifica, su stile lato
scegliamo texture non illuminata, facciamo click su ok, poi andiamo di nuovo su modifica e
abilitiamo l'ultima voce, su tipo stereo scegliamo Rosso/Blu e alla voce Piano focale
impostiamo 0 mentre alla voce Parallasse impostiamo il valore 100, ecco il valore
fondamentale di cui vi parlavo, praticamente maggiore questo valore, maggiore sar la
profondit di campo. Il piano focale determina la distanza del soggetto, in avanti oppure
indietro rispetto al centro focale del riquadro.

9) Ora non ci resta che deselezionare il livello di sfondo, ritagliare la nostra immagine in
modo da non avere un bordo bianco attorno e salvare il file nel formato che pi ci utile.
Con questo procedimento se avete caricato originariamente un'immagine da 2000 pixel per
lato maggiore, vi ritroverete un'immagine 3D da 1200 pixel per lato maggiore.








TECNICA FOTOGRAFICA - COME FOTOGRAFARE...
Se prima abbiamo visto i principi cardine della fotografia adesso vediamo come applicarli
per ottenere determinati risultati, considerate questo capitolo come una lista di "HOW TO"
cio "COME FARE A" o nel nostro caso "COME FOTOGRAFARE...".
Ecco un elenco di cosa imparerete:
Come fotografare di notte, i segreti della fotografia notturna
Come fotografare la neve
Come fotografare il fuoco
Come fotografare i fuochi d'artificio
Come fotografare i fulmini
Come fotografare il fumo
Effetto Panning
Light Painting
Realizzare foto ai concerti
Come fotografare le gocce d'acqua
Fotografia notturna

Foto di Matthew Grapengieser - mailto:Flickr.com/photos/33237881@N08/
La tecnica per realizzare quegli splendidi paesaggi urbani fotografati durante la notte non
difficile come pu sembrare, ci vuole solo molta pazienza e l'attrezzatura giusta.
Attrezzatura essenziale:
Fotocamera: consiglio lutilizzo di una
reflex per motivi legati alla qualit
dellimmagine, alla stabilit dovuta al suo
peso e alla possibilit di cambiare ottiche.
Ottiche: abbiamo gi parlato dei vari tipi di
obiettivi e delle lunghezze focali, dipende
tutto dal risultato che si vuole ottenere, per
la fotografia di paesaggi notturni sono
consigliati i grandangolari o gli zoom do
elevata qualit che vanno dal grandangolo
al medio tele, anche fish eye se volete
ottenere risultati particolari.
Un telecomando: in questo genere fotografico la stabilit della fotocamera tutto!
Anche se usate un cavalletto per quanto robusto sia le vibrazioni causate dal dito
durante la pressione del pulsante di scatto provocheranno del micro mosso. La migliore
soluzione lacquisto di un telecomando per comandare a distanza la reflex, se non
avete il telecomando potete usare lautoscatto.
Un treppiedi: accessorio fondamentale per tenere ferma la fotocamera, ne esistono di
diversi tipi, la regola fondamentale da seguire nella scelta di un treppiedi quella di non
prendere il cavalletto pi leggero, prendetene uno che non sia eccessivamente pesante
da trasportare ma che abbia un peso tale da non essere mosso facilmente dal vento,
cercate un buon compromesso tra peso e maneggevolezza.
Alcuni modelli hanno una colonna centrale estraibile o scomponibile, che consente
unampia apertura delle gambe, questo facilita lo scatto a filo del terreno (utile
soprattutto per gli appassionati di macrofotografia), sul treppiede possono essere
applicati diversi tipi di teste snodabili, come per esempio la testa a sfera che permette
un posizionamento istantaneo e semplifica lutilizzo dei teleobiettivi, mentre la testa
semplice favorisce movimenti separati su tre assi, esistono anche impugnature tipo
joystick con blocco a grilletto e posizionamento rapido. Assicuratevi che nella testa vi sia
incorporata la bolla di livello.
Ora che abbiamo preparato tutta lattrezzatura necessaria non resta che aspettare che
faccia buio e cercare una zona che ci piace, per iniziare consiglio di fotografare la citt
dallalto in modo da non essere disturbati da auto o persone di passaggio (le luci delle auto
da lontano creeranno delle bellissime scie luminose che daranno un valore aggiunto alla
nostra fotografia).






Foto di Neil Kremer -
Flickr.com/photos/neilarmstrong2/

COME IMPOSTARE LA FOTOCAMERA:
Un errore comune a molti lalzare inspiegabilmente la sensibilit ISO, nonostante la foto
sia fatta a un soggetto statico muniti di cavalletto. Se avete capito la spiegazione sulle basi
della fotografia e sulla sensibilit ISO capirete che una scelta infelice perch provoca del
rumore elettronico inutile e orribile da vedere soprattutto in una foto di questo tipo.
Gli ISO devono stare ai valori standard!
Il diaframma va impostato a f11 per avere
una buona profondit di campo e un'ampia
zona dell'immagine messa a fuoco, una
fotografia di paesaggio anche se notturna
ha bisogno di diaframmi chiusi.
Il tempo di esposizione varia a seconda
della scena fotografata, devono essere
utilizzati tempi di esposizione lunghi per via
della scarsissima quantit di luce, la mia
fotocamera per esempio arriva a 30 secondi
dopo di che appare una scritta "BULB"
ovvero la famosa posa B di cui abbiamo gi
parlato a pag. 64. L'usare tempi lunghi (alle
volte anche nellordine dei minuti) rende necessario l'utilizzo di un cavalletto.
Se volete realizzare l'effetto "scie luminose" come nella foto alla pagina precedente di
Neil Kremer basta fotografare le macchine che passano usando tempi lunghi.
ATTENZIONE: Con pose lunghe e utilizzando diaframmi pi chiusi di f11 le luci (come
quelle dei lampioni potrebbero apparire come stelle a varie punte), il fenomeno dovuto
alla luce radiante che si riflette sulle lamelle del diaframma e varia molto da un obiettivo
all'altro.
Inoltre la fotocamera durante le lunghe esposizione si riscalda molto, controllate il
massimo tempo di posa B consentito sul libretto di istruzioni della macchina fotografica, tra
uno scatto e laltro prendete un po' di tempo per evitare guasti da surriscaldamento.
Se invece di sera volete fotografare soggetti in movimento senza avere un effetto
mosso dovete usare tempi pari o al di sopra di 1/100 di secondo, diaframma pi aperto
possibile (si consiglia di usare ottiche luminose) e ISO sopra gli 800, questo considerano
una lunghezza focale massima di 50mm. Chi possiede fotocamere professionali di alto
livello con sensore Full Frame non ha problemi ad alzare gli ISO perch il rumore generato
davvero insignificante.
Al riguardo vi consiglio di andare a cercare i test ad alti ISO delle top di gamma delle varie
case produttrici.
Mentre una Reflex entry level gi ad 800 ISO presentano un fastidioso rumore e perdita di
dettaglio.


Foto di Vinoth Chandar -
Flickr.com/photos/vinothchandar/
Come fotografare la neve

Foto di Laszlo Ilyes - Flickr.com/photos/laszlo-photo/
Vi sar sicuramente capitato di provare a fotografare la neve affidandovi all'automatismo
della fotocamera, ottenendo per risultati scadenti, scommetto che la foto che avevate
ottenuto risultava grigia e sottoesposta.
Questo perch la neve inganna sia l'esposimetro sia il bilanciamento del bianco delle
nostre fotocamere, perch riflettendo i raggi del sole si comporta come una seconda
fonte luminosa, la fotocamera nel calcolare l'esposizione la interpreta come area
sovraesposta e cerca di ricondurre i valori a un grigio medio, vale a dire ad una tonalit
meno riflettente rispetto al bianco.
Esistono diversi accorgimenti da adottare per avere dei buoni risultati:
Il pi semplice e ovvio scattare col programma neve, che bilancia i bianchi
adeguatamente e fornisce coppie tempo-diaframma adatte per ottenere foto
correttamente esposte.
Se invece volete fotografare in modalit manuale usate l'esposimetro in modalit
spot, e puntatelo su una zona chiara dell'immagine per il calcolo dell'esposizione.
Durante le giornate di sole la neve riflette l'azzurro del cielo, impostate il
bilanciamento del bianco personalizzato e regolatelo inquadrando la neve (occhio che
non presenti ombre).
Poich la neve riflette la luce ingannando la macchina fotografica, sovraesponete di
circa un valore rispetto a quello proposto dalla fotocamera.
Attenzione, vi consiglio di portarvi il battery grip oltre alla batteria della fotocamera,
perch alle basse temperature la durata delle batterie pi breve.

Come fotografare il fuoco
Perch fotografare il fuoco spesso risulta difficile?
Il fuoco inganna lesposimetro della nostra fotocamera
producendo pi radiazione infrarossa che luce, le radiazioni
infrarosse non sono utili alla riproduzione fotografica a meno
che non si modifichi la fotocamera in modo tale da poterla
catturare.
Esistono dei piccoli accorgimenti per fotografare il fuoco,
ipotizziamo di fotografare un fiammifero acceso:
Scattare in un ambiente buio per evitare che altre
fonti luminose falsino l'esposizione.
Impostare la messa a fuoco manuale per non avere
ritardi nello scatto.
Aprire il diaframma in modo tale da sfocare lo sfondo
e cercare di lavorare con tempi rapidi da 1/80 in poi,
con tempi di esposizione troppo lenti la fiammata
potrebbe diventare un tutt'uno poco bello da vedere.
Esistono molteplici soluzioni per fotografare il fuoco e variano a seconda delle situazioni:
1. Caminetto acceso: misurare l' esposizione per il fuoco, sottoesporre di almeno 2
stop e compensare l' ambiente col fill-in flash.
2. Mangiafuoco: misurare l' esposizione sul volto del mangiafuoco e sottoesporre di 1
o 2 stop.
3. Fal: come per il caminetto ma senza fill-in, si pu sottoesporre di 1 solo stop se la
silhouette delle persone intorno al fuoco un po' debole.


Foto di Denise Cross - Flickr.com/photos/ldcross/


Brian Finifter -
Flickr.com/photos/hamillianact
or/
Come fotografare i fuochi d'artificio

Foto di Mugley - Flickr.com/photos/mugley/
Per fotografare i fuochi d'artificio si deve impostare la macchina in modalit manuale e
messa a fuoco manuale, si usano tempi che vanno dai 3 ai 5 secondi, diaframma a f11, ISO
Standard (quindi 100 o 200 ISO dipende dalla vostra fotocamera), i valori di diaframmi e
tempi appena detti sono indicativi poich variano a seconda dell'intensit dei fuochi e dalla
focale utilizzata.
Per ottenere risultati d'impatto si deve usare un cavalletto e la posa B con il telecomando e
chiudere l'otturatore dopo 2 o 3 secondi circa dall'esplosione.
Attenzione, ricordatevi di togliere ogni sistema di riduzione del rumore per le pose lunghe,
questo consiglio vale anche per la fotografia notturna.





Come fotografare i fulmini

Foto di John Fowler - Flickr.com/photos/snowpeak/
Per fotografare i fulmini si deve utilizzare un cavalletto e posa b (lo stesso discorso fatto
per fotografare i fuochi dartificio).
Il diaframma va impostato almeno a f11, non consiglio di tenere un diaframma pi aperto.
I tempi di scatto devono aggirarsi intorno ai 15 secondi, pi lungo il tempo
d'esposizione pi probabilit ci sono che cada un fulmine mentre abbiamo l'otturatore
aperto, il tempo d'esposizione massimo non dovrebbe superare i 30 secondi.
Gli ISO non vanno modificati, devono rimanere quelli standard su cui impostata la
macchina, fotografica.



Come fotografare il fumo
Per chi alle prime armi fotografare il fumo pu risultare
molto difficile.
Lattrezzatura necessaria un flash, uno snoot, un
riflettore, un fondale nero ed un po' di incenso (o
qualsiasi altra fonte che generi del fumo per un tempo
abbastanza prolungato).
Il flash con lo snoot deve essere puntato attraverso il
fumo verso il riflettore e con entrambi dovrete fare
attenzione a non fare arrivare della luce sul fondale che
dovr essere sottoesposto.
Impostate la messa a fuoco manuale e mettete a
fuoco poco sopra la punta dellincenso. Dopo aver spento
la luce potete iniziare a scattare, avendo cura di
impostare un diaframma che vi dia una sufficiente
profondit di campo ed un tempo di esposizione che vi
consenta di congelare il fumo.
Il fumo sempre in gradazioni di grigio e per colorarlo
potete provare a colorare la luce del vostro flash oppure
lavorare con il fotoritocco.











Foto di Andrew Magill -
Flickr.com/photos/amagill/
Effetto Panning

Foto di Anita Ritenour - Flickr.com/photos/puliarfanita/
Per realizzare leffetto panning si deve impostare la fotocamera in manuale, in teoria ci
vorrebbe un treppiede ma si pu anche tenere la fotocamera in mano se la luce non
troppo scarsa.
Come prima cosa dovete disattivare il VR, a meno che non sia un sistema per la sola
stabilizzazione verticale.
Impostate la modalit di scatto continuo e la messa a fuoco continua, impostate un
solo punto di messa a fuoco e puntatelo sul soggetto, a seconda della sua velocit
imposteremo un tempo di scatto che non sia n troppo lento n troppo lungo, non
dobbiamo congelare l'azione n rischiare che il soggetto venga mosso!
Per la tecnica di ripresa basta seguire il soggetto con la fotocamera e premere il pulsante
di scatto senza interrompere il nostro movimento.
Con questa tecnica resta relativamente fermo il soggetto principale e abbastanza mosso lo
sfondo conferendo alla composizione una sensazione di movimento, sappiate che quasi
impossibile che tutte le parti del soggetto risultino perfettamente a fuoco.


Light Painting, come disegnare con la luce

La foto che vedete non un fotomontaggio, uno scatto realizzato con la tecnica del "light
painting", una tecnica abbastanza semplice ma divertente, per poterla realizzare abbiamo
bisogno di una fotocamera digitale che possa essere utilizzata in manuale, un cavalletto e
una torcia.
Fissate la macchina fotografica su un cavalletto, rendete totalmente buia la stanza in cui
siete, regolate il tempo di apertura dell'otturatore (consiglio un tempo non inferiore ai 15
secondi), premete il pulsante di scatto e a questo punto potete dare libero sfogo alla vostra
fantasia scrivendo il vostro nome o passando direttamente a cose pi complicate ed
elaborate.

Foto di Sean Rogers - Flickr.com/photos/rogerss1/
Come fare le foto ai concerti

Foto di Martin Fisch - Flickr.com/photos/marfis75/
La prima difficolt entrare al concerto. Se paghiamo il biglietto, in molti posti non siamo
autorizzati a portare una reflex, quindi importante cercare di ottenere un pass stampa,
non difficile come potremmo pensare.
Proviamo a proporre i nostri servizi ai siti web dellorganizzazione di concerti e festival:
potrebbero decidere di metterci alla prova, e magari anche tenerci con me ha funzionato.
In alternativa, offriamo la copertura del concerto a un quotidiano locale o contattiamo
direttamente il locale o il teatro in alcuni casi potrebbero offrirci un pass in cambio della
possibilit di usare le nostre foto.
Prendiamo in considerazione la posizione di riflettori e microfoni. Scattiamo qualche
immagine di prova prima che lartista salga sul palco o, se possibile, durante il concerto
dei supporter, per verificare le condizioni e la resa delle nostre impostazioni. Senza flash
siamo obbligati ad affidarci alle luci del palco, condizione difficile ma che aggiunge grande
atmosfera. Un obiettivo f/2,8 molto utile sui palcoscenici meno illuminati, ma non
essenziale, se non ne abbiamo uno, limitiamoci a impostare valori ISO pi alti. Le luci di
solito si muovono secondo disegni precisi, quindi stiamo pronti a scattare quando la luce
disponibile sul palco arriva al massimo e il soggetto perso nella propria musica.
Possiamo ottenere splendide immagini anche del pubblico dei festival allaperto. Usiamo un
teleobiettivo e scattiamo dallalto, in modo da eliminare gli elementi di distrazione. E
ricordiamo di portarci anche un grandangolo per ampie visioni dinsieme della folla! Avere
due corpi macchina, uno con un grandangolo e uno con un teleobiettivo rende le cose
molto pi semplici.
Scattare fotografie durante i concerti notturni non una cosa semplice, anzi, la considero
come una delle situazioni pi difficili.
Le difficolt che potremmo incontrare sono di vario
tipo, come il bilanciamento del bianco (a causa
delle luci colorate) e del calcolo della misurazione
dell'illuminazione. Ricordiamoci inoltre che in
queste situazioni il soggetto o i soggetti, se si
trattano di un gruppo, sono sempre in movimento
ed facile che quindi escano foto mosse per un
tempo di esposizione troppo lungo.
Bisogna essere ben attrezzati per scattare foto ai
concerti e quindi vi serve un obiettivo che abbia
una grande apertura per poter catturare tanta luce
con tempi di scatto rapidi, ma deve avere anche
una buona escursione focale, specialmente se vi
trovate lontani dal palco. Un esempio di obiettivo
che rispecchia questo profilo pu essere il Canon EF
70-200 f/2.8 L USM.
Nel caso in cui abbiate ulteriori problemi con la corretta esposizione e foto mosse, provate
a guadagnare anche qualche stop: abbassate di 1/3 o 2/3 stop e scattate a ISO 800 o
1600, ci penserete successivamente a recuperare l'esposizione e a correggere il disturbo in
post produzione con un opportuno software di fotoritocco. Da questo potete capire che
certe volte alzare gli ISO diventa indispensabile soprattutto quando non volete scattare
a tutta apertura con le ovvie conseguenze che ne derivano, quindi vi servono corpi
macchina che possano scattare ad alti ISO senza generare troppo rumore (reflex semi-pro
in su).
Per quanto riguardano concerti in interni o teatri, la cosa un pochino pi semplice per il
fatto che le azioni degli attori non sono del tutto imprevedibili.
Ah! Dimenticavo l'ultimo consiglio: state lontano dai laser!
Articolo scritto da Pham Anh Vu pavphotography.altervista.org





Foto di Christian Holmr -
Flickr.com/photos/crsan/
Come fotografare le gocce

Come fotografare le gocce ce lo spiega Massimo Allegritti autore di questo articolo e delle
foto in esso presenti, questo e il suo blog arte-liquida.blogspot.com
Per prima cosa elenchiamo il necessario:
1 Cavalletto
2 Macchina fotografica digitale Reflex che abbia la possibilit di controllare flash remoti
3 Flash esterno pilotabile da remoto (con o senza cavo)
4 Comando remoto, preferibilmente a filo.
5 Ottica con ridotta distanza di messa a fuoco. Lideale unottica macro, io uso unottica
che ha una distanza di MAF di 28cm, pi che sufficiente per questo uso. In alternativa,
ottica fissa da 50mm con tubi di prolunga.
6 Uno "stativo" sul quale fissare "lerogatore" di gocce: io uso una vecchia lampada da
scrivania cui ho tolto la parabola.
7 Un erogatore di gocce: un contagocce o una siringa senza ago. Lideale sarebbe un
flussometro, di quelli che si usano per dosare lerogazione delle flebo (Buona ricerca!)
8 Un pannello di qualsiasi tipo/colore/materiale sul quale far cadere le gocce
9 Un pannello riflettente: io uso una mensola Ikea (modello LACK)
10 Un sacchettino di plastica o qualcosa del
genere per proteggere lobiettivo dagli schizzi.
11 Il liquido da far gocciolare: potete sbizzarrirvi
a seconda degli effetti desiderati.
Primo step: prepariamo il nostro set
Fissiamo il contagocce sullo stativo e questultimo
al tavolo sul quale abbiamo messo il ripiano sul
quale faremo cadere le gocce.
Posizioniamo la fotocamera in un angolo di circa
15-20 rispetto al piano, e comunque a seconda
delleffetto che vogliamo ottenere.
Con angoli prossimi allo 0, cio con il piano focale
parallelo alla traiettoria di caduta della goccia, si
ottengono immagini della sola corona dacqua,
senza i riflessi sul piano. In questo caso dobbiamo
stare attenti allo sfondo.
Angoli maggiori di 20 portano a mostrare
maggiormente la forma circolare della corona, con il risultato che le goccioline che si
staccano risulteranno meno evidenti, cos come sar meno evidente il riflesso sul piano.
Personalmente, preferisco angoli di 15-20 in quanto posso ottenere il riflesso sul piano (se
lo voglio), e far risaltare le goccioline che si formano sopra la corona.

Contagocce

Pulsante di scatto
Secondo step: Impostazione della macchina
- MAF manuale
- Scatto in modo Manuale, cos da avere pieno controllo di tempi e diaframmi
- Sensibilit tra ISO tra 100 e 200 max
- Se possibile, attivare la modalit "Mirror Up". Questo accorgimento, pi che a ridurre le
vibrazioni, serve a ridurre il tempo che intercorre tra la pressione del tasto di scatto e
lapertura dellotturatore. Scattare con lo specchio gi alzato permette di risparmiare quei
millisecondi fondamentali per questo tipo di foto.
- Impostate il flash interno in modo che comunichi con quello esterno: regolate
manualmente la potenza del lampo a 1/64







Terzo step: prima di iniziare
Prima di iniziare dobbiamo verificare che luce e nitidezza
corrispondano a ci che vogliamo ottenere.
Regolate la MAF con un piccolo oggetto, posizionandolo
nel punto in cui farete cadere la goccia.
Dopodich, con un cucchiaino, mettete un po di liquido
sul piano, nellarea in cui cadranno le gocce.
A questo punto impostate il diaframma a F16 e il tempo
di scatto a 1/125 e fate una foto di prova senza luso dei
flash. Vi servir a capire quanta luce di sottofondo
presente nella scena. Meno ce n, chiaramente, meglio
. Se volete ridurre ulteriormente, impostate il tempo di
scatto a 1/160 o max 1/200.
A questo punto attiviamo i flash.
Per avere maggiore tridimensionalit, preferibile
posizionare il flash esterno sul lato della scena.
Posizioneremo quindi il pannello riflettente dalla parte
opposta.
Il flash esterno dovr essere regolato a una potenza di
1/128, in modo da avere il pi breve tempo di emissione
del lampo: ci ci permette di congelare la scena con
maggior dettaglio.
Laltro parametro da regolare sul flash la parabola:
lunghezze focali diffonderanno maggiormente la luce,
mentre quelle lunghe tenderanno a concentrarlo in una
determinata direzione. A voi la scelta. Per i miei scatti
imposto uso 50mm.
Anche laltezza rispetto al soggetto importante: per
avere effetti di rifrazione e ombre, il lampo dovr essere
il pi radente possibile al piano.
Con il liquido campione sul piano, facciamo un po di scatti di prova per giudicare se luce e
profondit di campo ci soddisfano.
Quarto step: cogliere il momento giusto
Ora tutto pronto. Dobbiamo solo riempire il contagocce e cominciare a far cadere il
liquido, nella speranza di catturare il momento giusto. Premeremo il tasto di scatto un
istante prima che la goccia tocchi il piano. Dopo un po di prove, avremo preso la mano e
riusciremo a catturare il momento giusto.

Nota sulluso del flash
Pi il lampo breve, pi nitido il risultato finale. Ad esempio lSB600 di Nikon
emette lampi della durata minima di 1/25000 sec a 1/64. Nel caso in cui, a 1/64, ci sia
poca luce, si pu avvicinare il flash. Oppure possiamo aumentare lo zoom della parabola,
con per il risultato di avere una luce pi "dura", perch pi concentrata. Lalternativa
aumentare di uno stop la sensibilit (da 100 a 200ISO) o di aprire di 1/3, max stop il
diaframma. Dobbiamo per fare attenzione alla profondit di campo, in quanto lapertura
anche di 1/3 di stop modifica sensibilmente questo parametro.

La mia attrezzatura:
Nikon D200
Zoom Sigma 18-50/2.8 EX DC oppure 50/1.8 con tubi di prolunga
Flash SB600 controllato in wireless dalla D200 (Nikon CLS)
Cavalletto Manfrotto 190XB-PRO
Testa a tre movimenti Manfrotto 804RC2
Comando remoto compatibile
Questo articolo continua nella pagina seguente.


APPROFONDIMENTO TECNICO POETICO
Questo articolo e le foto in esso contenute sono stati realizzati da Massimo Allegritti, ed
protetto da Copyright, per utilizzare le immagini e il testo dovete contattarlo in privato
attraverso il suo blog arte-liquida.blogspot.com
1 - Premessa
Questo testo nasce dopo che molti, dopo aver visto le mie foto pubblicate sul mio blog e
sulla mia pagina Facebook, hanno cominciato a chiedermi come facessi a ottenerle.
questo articolo un aggiornamento del precedente, ora che tecnica e equipaggiamento si
sono evoluti, ritengo doveroso riscrivere tutto aggiungendo parti che prima avevo
volutamente omesso.
Questo testo non vuole essere un "Come fare per" (o meglio un "How to"), ma la
spiegazione tecnico-poetica di ci che c' dietro i miei scatti.
Green #1
E linizio di Arte Liquida.
Scatto completamente manuale, con un
biberon come erogatore di gocce, e un 18-135
come ottica. Ma linizio di un cammino.
Nikon D80, AF-S 18-135, 1/200sec@f7.1,
ISO250, SB-600.
2 - La preparazione
Fotografare gocce un'arte. E' come
dipingere. Per me lo stesso. E posso dirlo perch, in passato, ho dipinto sia con
acquerello che con olio. Le sensazioni, le emozioni che si provano durante una sessione di
scatto sono le medesime:
Attesa, mentre si prepara il set.
Tensione e nervosismo, mentre si cerca lo scatto desiderato.
Euforia, quando raggiungiamo finalmente l'obiettivo.
Delusione, rabbia, quando, dopo due ore, il risultato non ci soddisfa appieno.
E' come nella pittura, o nella scultura, bisogna iniziare una sessione ben sapendo cosa si
vuole ottenere. Nessun pittore o scultore si metterebbe davanti a un foglio bianco, o
davanti a un blocco di marmo, senza aver bene in mente cosa vuol ottenere, sperando che
venga fuori qualcosa di buono. Il risultato sarebbe soltanto un insieme di macchie di colore
o un pezzo di roccia preso a martellate.
Quindi, definito l'obiettivo, facciamo di tutto per ottenerlo, tenendo bene in mente una cosa
fondamentale: mai cambiarlo. Se vediamo che luce, colori, effetti, non ci piacciono, non
tentiamo di cambiare e stravolgere il tutto, solo perch abbiamo messo in piedi il set e
quindi dobbiamo tirar fuori uno scatto per forza. In quei momenti ci affanniamo nel
tentativo, quasi disperato, di tirar fuori qualcosa di buono, ma il risultato sar mediocre. In
certe situazioni, invece, smontiamo tutto e resettiamo il cervello. Ci riproveremo il giorno
dopo, a mente lucida.
3 - La materia
Le gocce possono assumere soltanto determinate forme ma a questa particolare
caratteristica si aggiunge, per fortuna, una buona dose di casualit che rende ogni scatto
diverso dal successivo.
Sempre. Non mi mai successo, in svariate decine di migliaia di scatti, di avere due
immagini perfettamente identiche.
Mi spiego meglio.
Le forme che si possono presentare sono principalmente quattro:
- Singola goccia, o sequenze di gocce: catturate in fase di caduta.
- Corona: ottenuta facendo cadere una goccia su un piano sul quale posto del liquido.
- Stelo: ottenuta facendo cadere una goccia in un recipiente colmo di liquido. Lo stelo
ottenuto dal "rimbalzo" della goccia che, a sua volta, genera una goccia che staccandosi
dallo stelo risale verso l'alto fino a un punto morto, per poi ricadere.
- Collisione: ottenuta facendo cadere due o pi gocce. La prima genera lo stelo sul quale
va a collidere la seconda, generando la classica forma a fungo (o a ombrello o a cappello).
Se la 2 goccia va a scontrarsi con la goccia generata dallo stelo, la collisione pu anche
avvenire in posizione elevata rispetto a quest'ultimo, con effetti davvero interessanti. E'
possibile anche ottenere collisioni multiple facendo cadere pi gocce.
Se ne deduce che, avendo a disposizione solo quattro, massimo 5 soggetti, fotografare
gocce porta in s il grosso rischio della banalit e della
noia. E' qui che il nostro occhio e la nostra voglia di
sperimentare faranno la differenza. A meno di
accontentarsi di aver catturato uno stelo da mostrare
orgogliosi a parenti e amici, che non sanno che di
queste immagini piena la rete.
Orange #1
In questo scatto, realizzato manualmente, si vede
molto bene lo stelo e la goccia creatasi dal "rimbalzo".
Nikon D200, 50/1.8, 1/125@f18, ISO200, SB-600.
L'acqua materia e come tale ha un comportamento
dettato dalle leggi fisiche. Propriet come densit,
tensione superficiale e densit possono impattare in
maniera significativa sul risultato finale.
a - Dimensione della goccia
La dimensione della goccia influisce pesantemente sulla dimensione della corona o dello
stelo.
Pi grande, pi la corona sar ampia e alta, o lo stelo sar alto.
b - Tensione superficiale
La tensione superficiale quella forza che tiene insieme le molecole di liquido. Pensiamo
quindi allo stelo che si genera a seguito della caduta della nostra goccia: esso formato da
acqua che "torna su", ossia da molecole d'acqua che si attraggono tra loro. Se abbassiamo
questa forza, ossia riduciamo la tensione superficiale, otterremo steli pi alti e pi sottili,
perch l'acqua, risalendo, sar meno "legata". Per ridurre la tensione superficiale
sufficiente utilizzare del brillantante per lavastoviglie (ne bastano poche gocce) o
dell'imbibente, di quelli usati per evitare le macchie di calcare sui negativi.
c - Densit
La densit del liquido impatta sulla forma di corone e cappelli, non impatta invece su steli e
gocce singole. Densit maggiori permettono forme pi "controllabili", in quanto il liquido,
essendo pi "colloso", tender a formare forme pi compatte e omogenee. Il latte pi
denso dell'acqua e per questo permette di ottenere corone e cappelli pi uniformi. Bisogna
fare molta attenzione a non aumentare troppo la densit in quanto, a un certo punto,
questa impedisce la creazione di corone. Come addensante io utilizzo della Gomma di
Xanthan o della gomma di Guar, sciolta nel liquido che andr a far cadere (principalmente
acqua).
4 - La fisica
Non si pu catturare un istante, se non si conosce come si generato. Perch solo sapendo
come si genera possiamo decidere quando catturarlo.
Procediamo per piccoli passi.
La goccia inizia la sua caduta da una certa altezza H, partendo da ferma. Cadendo con
accelerazione G, pari all'accelerazione di gravit, va a toccare il liquido, o il piano, dopo un
tempo che si pu calcolare invertendo l'equazione del moto uniformemente accelerato:
H=1/2GT^2 , ossia T=radicequadrata di 2G diviso h. Se H 30cm, T circa 0.250 secondi,
precisamente dopo 0.247 secondi. In quel preciso istante la goccia sta cadendo alla velocit
V=G*T, ossia 2.42 m/s, ossia a 8.72Km/h. Supponendo che la corona si generi secondo la
stessa legge, generalmente una corona non pi alta di 0,5cm. Se ne deduce, facendo
qualche rapido calcolo, che il tempo di creazione di una corona di circa 30ms. Quindi la
nostra corona si sar formata dopo 280ms dalla caduta della goccia. Attenzione, per, che
un "essere in divenire" che nasce al contatto della goccia col piano, raggiunge la massima
fioritura dopo 30ms e muore dopo altri 30ms.








La dimensione della corona varier molto in base a:
- Dimensione della goccia.
- Densit della goccia.
- Altezza di caduta della goccia.
- Quantit e qualit del liquido su cui stata fatta cadere la goccia.
Fate bene attenzione che se fate cadere la goccia su un piano asciutto non otterrete nulla:
il liquido si infrange sul piano senza creare alcun effetto. La corona infatti generata dal
liquido posto sul piano, e non da quello in
caduta.
Se invece facciamo cadere la goccia in un
recipiente con del liquido, abbiamo detto che si
former uno stelo.
Anche in questo caso le dimensioni varieranno
in base a quanto valido per le corone, con
l'aggiunta di un parametro importante che la
tensione superficiale. I tempi saranno un po'
pi lunghi, ma le tolleranze non cambiano: se
vogliamo catturare un determinato istante
dovremo essere precisi al millesimo di
secondo.
Per ottenere collisioni, la seconda goccia dovr
essere fatta cadere dopo un tempo T
necessario affinch la prima goccia generi lo
stelo. Per una goccia in caduta da circa 35cm
di altezza, questo tempo di circa 60ms.
Variando questo tempo la collisione pu
avvenire sulla testa dello stelo o in
corrispondenza della goccia ottenuta dal
rimbalzo della prima. In questo caso si
ottengono cappelli staccati dallo stelo,
estremamente affascinanti e d'effetto.
Il Re e i suoi cavalieri
In questo scatto, realizzato con un trigger, la seconda goccia si scontra con quella
staccatasi dallo stelo. Ho fatto partire il lampo del flash qualche ms prima del solito, in
modo da catturare il momento di impatto delle due gocce, che va a formare una magnifica
corona.
Nikon D300, 60/2.8 AF-D Micro, 1sec@f22, ISO200, SB-800, trigger auto costruito.


Il Re e i suoi cavalieri
5 - L'attrezzatura
Abbiamo quindi capito che per catturare certi istanti bisogna essere precisi e, soprattutto,
veloci. Trattandosi di frazioni di millesimi di secondo, chiaro che non sar possibile
lavorare in luce naturale.
Ecco quindi il primo accessorio: il flash.
Sar lui a illuminare la scena e a "congelare" la nostra goccia, corona o stelo che sia. Va
bene un flash qualsiasi, non necessariamente compatibile con la vostra fotocamera, purch
sia controllabile da remoto via cavo o via wireless e che abbia la possibilit di controllare
manualmente la potenza del lampo.
Vi serve poi un'ottica macro, principalmente per due motivi:
- La distanza di messa a fuoco ridotta vi permette di ottenere il massimo dalla vostra
goccia, ossia di ingrandirla il pi possibile e ottenere il massimo dei dettagli.
- La possibilit di utilizzare diaframmi molto chiusi vi permette di avere una elevata
profondit di campo senza ledere alla qualit dell'immagine.
Per farvi un esempio, il 60/2.8 Micro AF-D della Nikon ha una distanza di messa a fuoco di
21 cm, permette un ingrandimento 1:1 e ha una apertura minima del diaframma pari a
f45. Ci vuol dire che fino a f22-f26 pu essere usato senza grossi problemi.
Una valida alternativa il 50/1.8 con tubi di prolunga. In termini di nitidezza pari al
60micro, ma ha un'apertura minima inferiore, f22, alla quale per soffre di una corposa
diffrazione ottica.
Vorrei soffermarmi su quest'ultimo parametro, ossia l'apertura del diaframma.
Il vero, grosso problema da affrontare quando si fotografano le gocce la profondit di
campo. Una PdC errata porta a non avere a fuoco tutto il soggetto e ci pu essere
fastidioso (a meno che non sia voluto).
Facciamo un esempio.
Per avere una buon ingrandimento di una
corona si dovr stare a circa 30cm dal
soggetto. A questa distanza, alla focale di
60mm, che su sensori APS-C diventa 90mm
per il fattore di moltiplicazione, la profondit
di campo circa 1.28cm a f16 e 1.82cm a
f22. Volendoci avvicinare ulteriormente, per
ottenere un ingrandimento maggiore,
supponiamo a 25cm, la pdc diventa 0.84cm a
f16 e 1.19cm a f22.
In questa immagine la corona si allargata
pi del previsto, andando oltre la pdc che
avevo calcolato. Il risultato la parte frontale fuori fuoco. Limmagine non
Big Colours
completamente da buttare, ma se fosse stata completamente a fuoco sarebbe stata
perfetta. Notare le macchie arancioni sullo sfondo nero, causate da eccessiva luce di fondo
(comunque facilmente cancellabili in pp).
Nikon D200, 60/2.8 Micro AF, 0.77sec@f20, ISO200, SB-600, Trigger HiViz.
Capite quindi che, onde evitare immagini poco nitide, necessario un cavalletto e far s che
le gocce cadano sempre nello stesso punto. Per questo possiamo costruirci una struttura di
legno dal quale far cadere le nostre gocce. Ma cosa usare?
Per corone e steli, un contagocce perfetto: si ottengono grandi gocce e si pu controllare
molto bene il momento della caduta. Dobbiamo fissare il contagocce alla struttura, ma in
modo che sia possibile ricaricarlo quando il liquido al suo interno terminato.
L'ultimo accessorio che raccomando un comando a filo: ci permetter di scattare senza
mettere le
mani sulla macchina, col rischio di spostarla e compromettere la MAF.
Per i miei scatti uso la seguente attrezzatura:
Nikon D300
Nikkor AF-D 60/2.8 Micro
Scatto remoto a filo
nr. 2 Flash: SB-800 + SB-25
Cavalletto con testa a tre assi
Un trigger elettronico per il comando del flash
6 - La tecnica
Abbiamo quindi tutto.
La nostra reflex digitale, il nostro cavalletto, il flash (meglio se due), la nostra struttura da
cui far cadere le gocce e un punto in cui farle cadere, piano o bacinella che sia. E adesso?
La prima cosa che dobbiamo fare mettere a fuoco. Nulla di pi semplice.
Prendete una penna a sfera, di quelle a scatto, e smontatela, ottenendone il guscio vuoto.
Appoggiate il guscio sul piano e fate cadere una goccia. Sistemate la posizione del guscio
finch la goccia non centrer perfettamente il guscio, passandoci dentro.
Ora mettete a fuoco sul guscio sul bordo esterno del guscio e toglietelo. Abbiamo gi fatto
il grosso del lavoro.
Ora per dobbiamo fare uno scatto di prova.
Dovendo utilizzare il flash come luce principale, lavoreremo in ambiente semi-buio.



Impostate la macchina nel seguente modo:
Modalit M
Valore di ISO pi basso che potete ottenere
Diaframma tra f16 e f22
Tempi tra 1/160 e 1/200
Flash in modalit M con potenza del flash a 1/64 e parabola a 24mm posto a lato
della scena
Se disponibile, impostate la macchina in Mirror-UP
Spegnete tutte le luci della stanza in cui siete, chiudetevi dentro e tenete accesa solo una
luce di servizio, il minimo per vederci (un po' come in una camera oscura). Caricate il
contagocce, premete sul comando a filo per alzare lo specchio e fate cadere la prima
goccia.
Dopo una frazione di secondo premete una seconda volta per realizzare lo scatto vero e
proprio.
Cosa sar venuto fuori? Quasi sicuramente nulla.
Avrete ottenuto una bellissima immagine del piano bagnato di acqua o di un bell'effetto
onda sul pelo dell'acqua. E' normale.
Non abbiamo ancora la percezione del tempo che passa dalla caduta della goccia al
momento dello scatto. Facciamo un po' di prove, alleniamoci, e vedrete che dopo un po'
comincerete a capire quando scattare.
Ci possono volere pochi minuti, ma anche delle mezz'ore.
Un consiglio: un'altezza pi alta del contagocce permette di avere pi tempo tra il rilascio
della goccia e lo scatto, ma arrivando a destinazione a velocit pi alta si avranno
tolleranze pi ridotte.
7 - Automatismi
Scattando a mano ci accorgeremo, dopo poco,
che la nostra capacit di successo davvero
molto, molto bassa: dopo un'ora e mezzo,
mediamente, si saranno realizzati circa 200-250
scatti e solo una decina saranno "buoni". Anche
la persona pi paziente di questa terra si sentir
frustrata e torner a fare dei bellissimi ritratti
alla figlia o alla propria fidanzata o gattino.
Inoltre, i soggetti che possono essere ripresi
sono solo due: corona e stelo. Scordatevi le
collisioni. A mano non si possono ottenere, perch il tempo di creazione di un "cappello"
di mezzo millesimo di secondo. Prenderlo quasi impossibile.

HiViz
A meno che non ci si affidi a sistemi elettronici che, se opportunamente programmati,
fanno scattare il lampo del flash al momento che decidiamo noi.
A tal proposito esistono in commercio svariati dispositivi atti a questo scopo: il pi
economico e il pi facile da usare quello proposto da HiViz (www.hiviz.com). Si tratta di
un circuitino elettronico che si monta seguendo le istruzioni via web e che subito
utilizzabile. Non bisogna essere dei maghi di elettronica per montarlo, visto che tutte le
istruzioni sono corredate da chiarissime immagini. Se non volete comprarvi il kit da HiViz,
risparmiando qualche soldino, potete sempre farvi da voi l'elenco dei componenti e
comprarvelo in un qualsiasi negozio di componenti elettronici. I miei primi scatti di gocce
(Yellow, Jelly, etc) sono tutti realizzati con l'HiViz.

Un altro, e forse quello pi diffuso tra i "professionisti" del settore, lo StopShot
cognisys-inc.com/stopshot/stopshot.php
A differenza dell'HiViz, ha un display e ha la
possibilit di comandare una elettrovalvola. In
questo modo si possono erogare pi gocce e, di
conseguenza, realizzare le collisioni.
Il vantaggio che "plugh & shot", ma ha un unico
piccolo difetto: costa circa 300$. Conosco molti, sul
web, che ne osannano le caratteristiche e che
sostengono che il miglior investimento che si possa
fare. Non lo metto in dubbio, sempre che se ne
voglia fare un uso professionale. Per noi amatori costa decisamente troppo.
Ci sono anche altri prodotti del genere, ma mi sento di consigliare solo questi due, in
quanto affidabili e continuamente aggiornati.
L'ultima alternativa farsi un trigger da soli, ma in questo caso richiesta una certa
dimestichezza in elettronica e in programmazione.
Il mio trigger, auto costruito, basato su un microcontrollore Arduino Uno, che ho
programmato e collegato a una breadboard con alcuni potenziometri (vedi foto qui
accanto). Con questi posso decidere quando far scattare il flash, per quanto tempo tenere
aperta la valvola da cui usciranno le gocce e il ritardo tra due gocce. Con questo trigger ho
realizzato RedHat e Independence Day.
Con l'uso di automatismi la tecnica di scatto varia leggermente: il tempo di esposizione
deve essere allungato ad almeno 1sec, oppure deve essere usata la posa Bulb.
Questo per dare il tempo alla goccia di cadere e al flash di scattare, che ci che
impressioner l'immagine sul sensore.
Dovremmo fare attenzione alla luce di fondo e fare delle prove a flash spento, in modo che
non ci siano effetti di luce indesiderati.
I trigger, una volta tarati, permettono rese elevatissime: ogni scatto un potenziale
successo.
8 - Sperimentare, sperimentare, sperimentare
Non fermatevi alla prima corona o al primo stelo. Solo la sperimentazione e la pazienza
portano a risultati che vi possono permettere di uscire dalla massa di gocce presente sulla
rete. Provate liquidi e colori diversi, provate diverse posizioni del flash, preferibilmente
affiancandone un secondo o montando filtri colorati, variate l'angolo di inquadratura della
scena, ma soprattutto, come detto all'inizio, abbiate molta pazienza. Non abbiate fretta di
ottenere subito scatti magnifici, come per ogni arte i risultati arriveranno con la costanza e
lo stupore di chi si addentrato in un micro-cosmo che nasce e muore in pochi millesimi di
secondo.

LA GESTIONE COLORE E PROFILI ICC
Gestione Colore e profili nella stampa
Perch serve la gestione colore? Cosa sono i profili ICC e intenti di Rendering?
Le variabili che contano nella stampa di una fotografia sono: colore, risoluzione,
sfumature, finitura, durata.
Ogni periferica vede e interpreta i colori a modo suo, il suo hardware gli impone di
catturare, visualizzare o stampare determinati tipi di colore, ma cosa comporta tutto ci?
Comporta che quando andremo a stampare capiter che la stampa sar differente dalla
stessa immagine vista a monitor!
Il desiderio di tutti avere in video e in stampa gli stessi colori.
Senza la calibrazione i dispositivi (fotocamera, monitor e stampante) mostrano o
producono gli stessi colori in modo differente.
Perch succede questo?
Innanzitutto il colore definito da tre valori: R (rosso) G (verde) B (Blu).
Questi sono i tre colori primari che l'occhio umano riesce a percepire e da cui crea tutto il
restante spettro dei colori, quando noi alla periferica diamo tre numeri che definiscono il
tipo di colore ogni periferica interpreta questi tre numeri in maniera differente.
l'unica cosa da fare calibrare le periferiche in modo da ottenere i profili ICC in modo
che essi permettano di comunicare tra le periferiche qual il giusto colore che devono
rappresentare.
Se le periferiche avessero lo stesso spazio colore, cio vedessero la stessa gamma di colori,
non ci sarebbero grossi problemi, peccato che quasi sempre le periferiche hanno uno spazio
colore diverso l'una dall'altra. In questo caso intervengono gli intenti di rendering per
cambiare quel colore che la periferica non pu elaborare scegliendo il colore pi prossimo
possibile al colore reale.
DEFINIAMO LO SPAZIO COLORE:
Dire spazio colore o dire Gamut la stessa cosa, quello
che vediamo in questa immagine la rappresentazione di
quello che l'occhio umano riesce a percepire, oltre ci sono
infrarossi ecc
Questo lo spazio della luce visibile dell'occhio umano.




Ipotizziamo di avere due monitor, uno che lavora in Adobe RGB e uno in sRGB
I triangoli che vediamo sono gli spazi colore dei due monitor, chiamiamoli per semplicit
"Monitor Adobe" e "Monitor sRGB", la prima cosa che balza all'occhio che il Monitor
Adobe ha una gamma di colori molto superiore rispetto al Monitor sRGB.
Se alle periferiche diamo gli stessi numeri RGB restituiranno colori differenti, esempio: se
comandiamo ai due monitor di visualizzare un verde puro, quindi niente rosso, niente blu e
il verde al massimo, succede che per il Monitor Adobe saremo su un punto pi alto rispetto
al Monitor sRGB, quest'ultimo non pu andare oltre, la punta in alto del triangolo blu
(Monitor sRGB) il massimo verde che pu fare, i valori numerici RGB saranno uguali
ma i colori di fatto diversi.
Curiosit: Non si pu aumentare lo spazio colore di un monitor via software, una
questione di hardware.
Lo spazio colore dei monitor triangolare perch sono strumenti RGB, per calcolare il
profilo di tutte le periferiche che usano un CCD si usa il massimo verde che riesce a
riprodurre, il massimo blu, il massimo rosso, si trovano gli estremi e quindi si uniscono in
maniera lineare dando un triangolo.
Lo schermo del nostro pc riuscir a riprodurre i colori all'interno del triangolo (spazio
colore), tutto quello che c' fuori di esso per lui non esiste.
Se volessimo vedere lo stesso colore in entrambi i monitor dell'esempio, l'unica soluzione
degradare lo spazio colore del monitor adobe in quello del monitor sRGB.
Ma perch il triangolo dello spazio colore
pi allungato verso il verde? Si tende ad
aumentare i verdi perch l'occhio molto pi
sensibile ad essi, per una questione di evoluzione
l'occhio si abituato a vedere molte sfumature di
verde, se ad esempio guardiamo il cielo vediamo
meno sfumature di azzurro, non che non ci
sono, semplicemente non le percepiamo.
Lo spazio colore sRGB usato solitamente dalle
macchine compatte di fascia bassa, mentre
l'Adobe RGB viene impiegato dalla compatte di fascia alta, Evil e ovviamente sulle Reflex.
Scattando in RAW non si associa un profilo colore alle immagini perch non ancora stato
fisicamente assegnato, lo si fa dopo in Post Produzione. Il Raw essendo il negativo
digitale pu essere sviluppo in Adobe RGB, ma conservandolo, un domani (se le nuove
tecnologie lo permetteranno) potr svilupparlo con un profilo colore ancora pi ampio.
Anche le stampanti hanno un loro spazio colore che
definito dal loro set di inchiostri, pi inchiostri ci sono
pi colori potranno riprodurre, per questo motivo si
tende ad avere stampanti con sempre pi inchiostri.
Quando il profilo colore non ha forma triangolare allora
si tratta di una stampa in quadricromia, CMYK
l'acronimo per Cyan, Magenta, Yellow, Key black;
difficilmente si stampa un libro con le getto di inchiostro
poich troppo costoso, col CMYK vengono impiegate le
stampanti offset.
Se guardate lo spazio colore CMYK a confronto con
quello Adobe RGB con il quale
"sviluppiamo" le nostre foto vi renderete conto che quest'ultimo
molto pi grande del primo, quindi i colori della stampa su libro
meno fedele rispetto a quello che vediamo a video.
Nella stampa fotografica molto importante sapere su quale carta
andiamo a stampare, per esempio la carta lucida essendo meno
assorbente restituisce una gamma di colori pi ampia, la sua
superficie pensata per dare pi risalto ai colori, pecca per dal
lato della durata, poich non impregnando la carta i colori si deteriorano pi facilmente.
La carta Fine Art al contrario dura molto di pi ma riproduce una minore gamma di colori
(per solitamente si ottengono effetti molto belli e particolari).
Quindi fate attenzione alla carta su cui andate a stampare perch pu far cambiare il colore
della foto!

Stampante offset
Spazio colore e calibrazione monitor - Discussione su Forum di fotografia.it
Su Forumdifotografia.it sono state fatte delle discussioni molto interessanti su questo
argomento, le riporto qui, ringraziando gli utenti della community.
DOMANDA
Messaggio di Massimiliano Albani Flickr.com/photos/massimiliano_albani/
Ciao a tutti,
Come qualcuno di voi gi sa sono un nuovo felice possessore di un monitor DELL U2410.
Fino ad oggi non mi sono mai interessato di regolare bene il monitor, di profili colore di
windows etc etc.. Mi sto rendendo conto che l'argomento molto complicato e che,
sebbene questo monitor abbia calibrazioni fatte in fabbrica con tanto di certificato, risultati
professionali si ottengono solo con una calibrazione fatta con sonda esterna
Partiamo dal presupposto che per ora non mi interessano risultati professionali e ne tanto
meno comprare una sonda esterna, nel monitor ho due preset calibrati in fabbrica: Adobe
RGB e sRGB. Vorrei sfruttare nel migliore dei modi questa caratteristica, ma ho parecchi
dubbi.
A rigor di logica la soluzione migliore mi sembra quella di partire gi dallo scatto in Adobe
RGB, utilizzare quel preset e settare photoshop come spazio colore, appunto, Adobe RGB.
E' corretto?
Poi, installando i driver del monitor, ho notato che nella gestione del colore di windows ho
un nuovo profilo della DELL, cosa comporta?
Che impatto ha la configurazione che scelgo sulla foto finale distribuita sul web, oppure ad
amici che la visualizzeranno con monitor diversi? I colori rimarranno fedeli alla mia
elaborazione in PP?
RISPOSTE
SandroOne
Usa il profilo colore RGB reflex, RGB monitor, e per internet salva con profilo SRGB.
Massimiliano Albani
Grazie mille Sandro per il passaggio. Una cortesia, potresti motivare queste scelte? Mi
interessa anche capire qualcosa di pi, ad occhio mi sembra migliore il preset Adobe RGB
rispetto a sRGB, cosa implica utilizzarlo?
sinXphotography - Flickr.com/photos/sinxfoto/
Partiamo dal presupposto che per sfruttare al meglio il tuo nuovo monitor dovresti
calibrarlo con un calibratore esterno (come mi fece notare una volta un esperto nel settore,
avere un buon monitor e non calibrarlo come avere una ferrari per andare a 30km/h).
Detto ci, a parer mio dovresti usare il profilo Adobe98 sulla reflex, come profilo monitor
ripeto dovresti calibrarlo, ma per il momento assegnagli quello Dell che hai "scoperto"
installando i driver. Anche su PhotoShop metti come standard Adobe 98 e prima di
mandare i tuo lavori in rete converti i profili in sRGB.
Spero di esser stato chiaro...
Sagramor81 - www.antoniocapurso.it
Ammetto di non essere molto indottrinato sull'argomento.
A me hanno sempre consigliato, come dice sinXphotography, di usare il profilo Adobe98.
Mi hanno anche detto - relata refero - di utilizzare sempre lo stesso profilo dallo scatto in
poi (reflex, schermo, stampante). Non capisco sinceramente perch si dovrebbe convertire
in sRGB per mettere i lavori in rete.
Sandro One
@Massimiliano - Per quanto riguarda l'RGB su reflex e Photoshop per mantenere la stessa
visualizzazione dei colori e non in maniera alterata.
@Sgramor81 - sRGB l'unico profilo supportato nativamente da Windows e tutti i browser
ed quindi l'unico che consente la visualizzazione corretta dei colori, almeno ad oggi.
sinXphotography
I colori che noi vediamo e "manipoliamo" sono racchiusi in una cosa definita spazio colore
che per essere letta ha bisogno di una chiave di lettura universale in modo che ogni
monitor dal pi economico al pi costoso riesca a restituirci una visione pi o meno
omogenea.
Da qui nasce il "profilo colore" che sar la nostra chiave di lettura, di profili colore ne
esistono diversi e comprendono diverse gamme dinamiche.
A me hanno insegnato a lavorare in questo modo:
- Aprire il file raw da camera raw a 200 dpi o superiore nello spazio colore Prophoto (uno
dei pi completi, che consente di modificare la nostra foto con pi varianti cromatiche
possibili)
- Finite le nostre modifiche si assegna un profilo colore in base a quella che sar la
destinazione del nostro lavoro, ovvero se dovr andare in stampa presso una tipografia
solitamente si convertir in CYMK, se invece per esempio andr su web, si convertir in
sRBG poich questa la "chiave" pi universale che esista.
Alla base di tutto per ci deve essere una calibrazione del monitor, ovvero uno strumento
che indichi al computer quale base di dati utilizzare per restituire al nostro occhio (tramite il
monitor) i colori in maniera universale, in base al profilo colore che si utilizza nella foto.
Infatti il calibratore crea un profilo colore al monitor, e questo profilo verr utilizzato dalle
applicazione come quello di Adobe, come base di partenza per definire tutti gli altri profili
colore.
Fatto questo potrete per esempio valutare una foto di un altro utente in rete, poich sapete
che voi avete il monitor conforme allo standard internazionale del colore.
Sappiate che non vi ho praticamente spiegato niente, e che l'argomento davvero
vasto....quindi vi ripeto, conviene che approfondiate autonomamente l'argomento.
Luca Adame Lombardi
Uhm, troppe domande, e troppe risposte che generano altre domande.
Ti consiglio di ricominciare da qui: boscarol.com
Mauro Boscarol un'autorit mondiale sulla gestione del colore, a volte i suoi articoli
possono sembrare eccessivamente tecnici e scoraggianti, ma se si riesce a superare le
difficolt iniziale diventano una miniera di informazioni per capire la gestione del colore in
digitale.
Calibrazione di due monitor - Discussione su Forum di fotografia.it
Questa discussione utile anche per chi deve calibrare un solo monitor.
DOMANDA
Gennaro Mazzacane
Esaminando le mie foto ho capito che c' qualcosa non va nel mio monitor, per questo
motivo me ne sono fatto prestare uno e l'ho montato sul mio pc (due monitor). Il risultato
davvero catastrofico e io ho necessit di regolare entrambi gli schermi in modo adeguato.
Quello che ho provato a fare :
- Impostare gli stessi profili colore che ho in Photoshop (adobe rgb 1998) che ho anche
sulla mia canon 50d.
- Con Calibirize ho provato a regolare il nuovo monitor.
Essendo che io devo fare alcuni fotolibri, non vorrei avere sorprese in fase di stampa.
Vorrei, quindi, una corretta calibrazione dello schermo.
La mia paura che in Post Produzione possa devastare una foto a causa di una cattiva
calibrazione, sono nel panico pi totale.
RISPOSTE
Kazama
Ma i tuoi monitor coprono la gamma adobe rgb? Se non la coprono inutile impostare
come profilo colore adobe rgb, perch quelle sfumature di colore non le vedrai mai, meglio
lasciare il classico sRGB.
A meno che non siano monitor da 400 euro in su difficilmente la copriranno.

Marco Crupi
Eccoti un video tutorial che ti spiega come calibrare il monitor (e anche come ritoccare in
modo professionale la pelle e il viso): youtube.com/watch?v=kFDbeNWCZDg
Massimiliano Ferrari - Blog personale shotsforpassion.com
Il discorso della calibrazione ampio e complesso, cercher di spiegare quello che per ora
ho capito del magico mondo dei profili di calibrazione.
Per calibrare un monitor in modo decente serve un
colorimetro, che ha un suo costo (magari trovi un amico
che te lo presta)
Calibrare due monitor "ad occhio" non fattibile, se si
vogliono risultati precisi (io ci ho provato, risultati
tremendi).
Dicevo, serve un colorimetro (economico, parti dai 150
o gi di li) oppure uno spettrometro (costoso, credo
partano dai 400).
Col colorimetro puoi calibrare solo gli schermi (che
emettono luce), con lo spettrometro puoi calibrare sia gli
schermi che le stampanti (che non emettono luce, ma la
riflettono).
Gli spettrometri sono pi precisi, ma per i miei usi un colorimetro sufficiente.
Il colorimetro/spettrometro sono strumenti che misurano la risposta dei vari colori a varie
intensit, e creano una curva di calibrazione che "corregge" la risposta naturale del
monitor, in modo da ottenere una risposta corretta.
La taratura di un singolo monitor semplice: colleghi il colorimetro, fai partire il software,
appoggi il colorimetro sul monitor, segui le istruzioni (il software "legge" l'intensit dei vari
colori tramite il colorimetro, e ti da indicazioni su come regolare il monitor: contrasto,
luminosit, parametri RGB, ecc...) ed alla fine imposta una curva di calibrazione, che viene
salvata come "profilo" del monitor.
Questo profilo viene caricato ed applicato alla scheda video ogni volta che accendi il
computer, e quindi corregge le imperfezioni naturali nella risposta del monitor.
Ora complichiamoci la vita, cosa succede se vogliamo calibrare due monitor?
Per quanto ho capito, il colorimetro principalmente serve a "linearizzare" la risposta dei
colori del monitor.
Se io per ho due monitor, uno che copre il 50% dell'AdobeRGB, ed uno che copre il 90%
dell'AdobeRGB, e li calibro in modo indipendente, ottengo due monitor che sono si calibrati,
ma che producono colori diversi, nel senso che un monitor che copre il 90% dell'AdobeRGB
avr un rosso "pi rosso" di un monitor che arriva solo al 50% dello spazio colore
adobeRGB.
Colorimetro Spyder 3 Elite
E quindi, per quanto siano linearizzati, se guardo la stessa foto avr comunque dei colori
diversi.
Se voglio che la stessa foto sia uguale su entrambi i monitor bisogna "castrare" il monitor
che copre il 90% dell'adobeRGB per fargli coprire solo il 50% dell'adobeRGB.
Alcuni colorimetri hanno il software di calibrazione che fa questa cosa, altri no, dipende dal
software che accompagna il colorimetro (e da quanto lo si paga, tipicamente lo fanno quelli
pi costosi).
Ora, avr la stessa immagine su entrambi i monitor, ma perdo la qualit maggiore che
potevo avere sul monitor che copriva il 90% dell'adobeRGB.
Ora, cosa ce ne facciamo di tante foto a schermo se non le stampiamo?
Ok, stampiamole, ma come? Come si calibra una stampante? Si calibra con uno
spettrometro.
Si lancia l'apposito software, che stampa da poche a molte pagine piene di rettangolini
colorati dei colori pi disparati, si usa lo strumento e (manualmente per i comuni mortali) si
inizia una lunga sessione di lettura di tutti le patch di colore stampate (centinaia) e si crea
un profilo per quella ben specifica terna di Stampante-Inchiostri-Carta.
Cambi la carta? devi calibrare la carta nuova.
Cambi marca di inchiostri? devi ricalibrarli (assieme alla carta)
Vuoi aggiornare il driver della stampante? io non lo farei...
A questo punto ho uno (o pi) monitor calibrati, ed una stampante/inchiostro/carta
calibrata.
Ora puoi fare una stampa "controllata" ben sapendo che se il tuo monitor ha un rosso
incredibile, e la stampante produce solo un rosso sbiadito, il risultato sar comunque
diverso, ma almeno nei mezzitoni le cose dovrebbero essere piuttosto simili.
Per, aspetta un attimo... con che luce la guardi la foto stampata?
Perch se la guardi alla luce del sole una cosa, ma se la guardi sotto ad una lampadina ad
incandescenza, che ha una luce calda, ti falsa tutti i colori, e se stampi una foto per una
mostra dove hanno delle lampade al neon, allora devi fare una calibrazione stampa per
quello specifico tipo di luce, in modo che la foto abbia i colori che dici tu, con la luce che la
illumina che hanno deciso gli altri.
Mancherebbe ancora un passaggio, volendo si pu calibrare la macchina fotografica, di
modo che se fotografo un pupazzo verde, sul monitor vedo lo stesso identico verde del
pupazzo che tengo in mano di fianco al monitor, ma questi tipicamente complica le cose
per nulla, nel senso che di solito un fotografo elabora una foto per "tirare fuori" certi colori
e certi contrasti, non per creare una foto cromaticamente accurata rispetto al vero.
Ecco, questo quanto ho capito per ora sulla calibrazione.
Personalmente ho 2 monitor da 19 pollici LCD, uno IPS (alto costo) ed uno TN (basso
costo) tarati in modo indipendente perch il software del mio colorimetro NON fa la
calibrazione simultanea di due monitor, c' qualche differenza nei colori, ma mi accontento,
sono comunque abbastanza simili (quando non erano calibrati le differenze erano abissali).
Inoltre ho tarato gli schermi di 3 portatili (1 mio e 2 della mia dolce met) che cos non
hanno pi quel maledetto bianco che spacca gli occhi.
Ho tarato gli schermi dei PC di un altro amico fotografo.
Ed infine ho tarato anche il monitor del computer che uso in ufficio.
Quando cominci a vedere i colori "giusti" poi non puoi pi farne a meno.
Una cosa da dire che schermi identici di computer identici possono avere curve di
calibrazione molto diverse: me ne sono accorto quando ho calibrato gli schermi di 2
netbook identici (mio e della morosa) che o acquistato assieme e che hanno due curve di
calibrazione molto diverse. Ma dopo la calibrazione i colori sono uguali!
Non ho mai calibrato stampanti o macchine fotografiche.
Per ora mi accontento di vedere la stessa foto con gli stessi colori su tutti i miei monitor.
Molto (di quel poco) che so sulla calibrazione l'ho imparato su questo sito UK Commercial
photography - Northlight Images northlight-images.co.uk di un fotografo espertissimo in
materia.
Ho caricato alcune immagini esemplificative:
Monitor LCD 19" (Belinea) calibrato e netbook non calibrato




Monitor LCD 19" (Belinea) calibrato e netbook calibrato

Curva di calibrazione del monitor Belinea

Curva di calibrazione del Netbook

Risposta di Simone82 indirizzata a Massimiliano Ferrari
Ma se provassi a farlo sarebbe tempo speso inutilmente (si riferisce alla calibrazione
simultanee di due monitor molto diversi a livello qualitativo, IPS (alto costo) ed uno TN
(basso costo) usati da Massimiliano Ferrari). La risposta dei pannelli IPS e dei pannelli TN
diversa tra loro: anche se tu avessi l'hardware in grado di calibrare i monitor in maniera
perfettamente uguale come curva di risposta, nell'un caso vedresti un maggiore contrasto
nell'altro caso dei colori leggermente pi slavati. E questo indipendentemente dalla
castrazione che dovresti fare sul profilo colore dell'IPS. D'altronde se i primi costano non
meno di 500 ed i secondi anche 99 ci sar un motivo in termini di qualit.
L'unico modo corretto di calibrare due monitor acquistare periferiche uguali, come hai
notato comprando due netbook uguali. Della curva di calibrazione precalibrazione non ci
pu interessar di meno: evidenzia soltanto qual lo spostamento dai colori reali in quella
periferica causato dall'installazione dei driver standard. Ci che importa la curva di
calibrazione postcalibrazione, che deve essere una bella linea retta con tutti e tre i colori
sovrapposti: solo a quel punto avrai normalizzato tutti i colori nelle giuste percentuali tra
loro.
Se poi si vuole lavorare all'interno di color workflow corretto, la situazione estremamente
complicata: dipende dall'illuminazione della stanza, che dovrebbe essere neutra, diffusa e
con una temperatura colore di 6500K (e non le 3000K che vengono utilizzate normalmente)
ad una potenza di 120 lumen; le stampanti andrebbero scelte ad almeno 8 inchiostri
valutando le differenti tipologie di stampa e quali supporti si usano (alcune vanno meglio
sulle carte matte, altre sulle carte glossy, alcune vanno meglio sui neri, altre sul contrasto
totale, etc.). La calibrazione di diverse periferiche, inutile dirlo, va fatta con lo stesso
strumento, inutile calibrare il monitor con il colorimetro e poi passare allo spettrofotometro
per stampanti e proiettori, non avrebbe senso.
Se il tuo portatile lo porti fuori dalla tua stanza di lavoro, lo devi ricalibrare sulle nuove
condizioni di luce, utilizzando l'apposito comando che fa calcolare al colorimetro la luce
ambientale. Lo sposti in un ambiente con un clima diverso? Lo si ricalibra. I professionisti
calibrano lo schermo almeno 1 volta al giorno.
Ideale per chi vuole fare stampe professionali in casa fare l'intero processo di calibrazione
e profilazione delle periferiche almeno 1 volta al giorno. Son costi, soprattutto per le
stampanti, che vanno previsti, e non detto in tal senso che non sia pi sensato rivolgersi
per la stampa ad un servizio professionale che ti invii automaticamente il loro profilo di
stampa ogni volta che ne generano uno.
Quello che non si detto delle stampanti infatti che vanno calibrate una volta al giorno
(almeno ogni volta che le accendi), gli studi professionali lo fanno fino a 4 volte al giorno,
in base al volume di stampa.
Profilare (e non calibrare, sono cose diverse) la macchina fotografica poi l'operazione pi
semplice di tutte: basta scattare una foto su una color chart della X-Rite e darla in pasto
allo script gratuito che ti tira fuori i colori reali. Lo si pu fare per singolo illuminante (pi
preciso), o per doppio illuminante (meno preciso ma adatto a diverse condizioni di luce): in
pochi secondi si ha un profilo colore adatto per quella tripletta di corpo macchina +
obiettivo + sorgente luminosa. Il fatto che un fotografo tira fuori i colori che gli servono e
non quelli reali non toglie che partire dai colori reali pi facile che partire da un azzurro
slavato del cielo che devo correggere modificando la curva di risposta della foto. E se in
una sessione di scatto utilizzo diversi obiettivi a diverse condizioni di luce, mi garantisco
che anche i colori che voglio ottenere siano coerenti per tutte le foto, invece di dover
lavorare ogni volta su colori differenti perch non ho profilato la macchina: quanti azzurri
del cielo dovr prima normalizzare?



















LO STUDIO FOTOGRAFICO
Prima di iniziare questo capitolo voglio ringraziare il fotografo Giuseppe Santagata, con
cui ho realizzato le foto alle modelle che vedrete nelle pagine seguenti.
Questa parte del libro dedicata alla fotografia in studio, sono da considerare parti di
questo capitolo gli articoli "Un Foto ritrattista" a pag. 109, "Lo Still Life" a pag. 143 e
"Come fotografare le gocce" a pag. 200.
Lo studio fotografico a differenza della luce naturale ci permette di avere un totale
controllo sulla qualit e quantit della luce.
Prima di passare ad analizzare lattrezzatura necessaria per uno studio necessario partire
dallo spazio minimo richiesto per allestirne uno, tutto dipende dai risultati che vogliamo
ottenere e se ci serve per unattivit amatoriale o professionale, perch nel secondo caso
abbiamo bisogno di molto spazio.
Lo studio fotografico del professionista deve essere diviso in varie zone, allentrata di
esso ci dovrebbe essere una stanza per ricevere i clienti in cui ci sia anche un pc da usare
per la post produzione, la stanza dedicata al set fotografico deve poter ospitare almeno 4
flash (o altri sistemi di illuminazione come le luci continue) e permettere una certa distanza
tra il fotografo e il soggetto e tra quest'ultimo e lo sfondo, la grandezza ideale sarebbe
10x10 metri (la stanza in cui si fotografa), infine ci deve essere una zona dedicata al make-
up e al cambio di abito (che possono anche coincidere) e un magazzino per conservare le
attrezzature.
Altri accorgimenti da adottare:
Se nella stanza dedicata al set fotografico ci sono finestre assicuratevi che da esse
non passi luce quando sono chiuse, meglio oscurarle con tende nere in modo da
permettere il passaggio dellaria ma non della luce.
Il colore della stanza, delle pareti e del pavimento preferibile che sia una tinta
neutra e scura, per evitare di influenzare i colori della foto, il bianco da evitare
poich riflette la luce.
Le prese elettriche conviene siano di tipo schuko in modo tale da poter alimentare
senza adattatori quasi tutti gli illuminatori da studio.
Per esperienza personale vi consiglio di dotare lo studio di un sistema di
climatizzazione.
Nella stanza dedicata al set fotografico oltre alle attrezzature dedicate alla fotografia
installate uno stereo, la musica pu aiutare il soggetto a rilassarsi.
Questo per quanto riguarda uno studio fotografico professionale, per un fotoamatore il
discorso diverso, deve comunque dedicare una stanza di casa sua al set fotografico ma
non ha bisogno di una stanza per ricevere i clienti o di unarea specifica da dedicare al
make-up e cambio abito.


ACCESSORI BASILARI PER STUDIO:
Bisogna munirsi di un porta fondali da mettere dietro al soggetto, di fondali ne
esistono diversi tipi che si distinguono per materiale e colori, si devono avere sia di
carta che di tela perch hanno una resa differente.
Servono almeno tre-quattro flash, la potenza minima che vi consiglio di almeno
400W. Due servono per illuminare il soggetto e il rimanente per il fondale (se non
un fondale nero), oltre ai flash da studio ricordatevi di comprare dei buoni stativi.
I flash da studio sono muniti di una sorta di parabola che direziona la luce sul
soggetto generando ombre nette, ideale se cerchiamo un certo tipo di risultato, per
possiamo aver la necessit di ammorbidirla, a questo scopo bisogna acquistare degli
ombrellini bianchi traslucidi, da montare sul flash davanti alla parabola o ancora
meglio dei soft box, questi ultimi sono pi costosi degli ombrellini ma forniscono
unilluminazione migliore, pi intensa e morbida.
Pannelli Riflettenti.
Inoltre bene avere a disposizione una truccatrice (essenziale in questo genere) e
un'assistente che vi aiuti con lilluminazione e i vari imprevisti.
Lattrezzatura necessaria varia molto a seconda delle esigenze del fotografo e delle
preferenze, io per esempio preferisco i flash alle luci continue (per motivi che vedremo
successivamente), le attrezzature che ho appena elencato permettono una grande libert di
movimento e buoni risultati, per provare le attrezzature da studio e farvi un'idea di come
funziona una buona idea noleggiare uno studio fotografico da un fotografo nella
vostra citt.
Iniziamo parlando degli ombrelli e dei softbox, di entrambi ne esistono un'ampia
gamma, variano di forma e dimensioni e sono essenziali per gestire e ammorbidire la luce.
Gli ombrellini si montano davanti al flash, fanno rimbalzare la
luce sulla propria superficie restituendola pi diffusa verso il
soggetto, a seconda delle dimensioni e forma dellombrello si
ottiene una luce pi o meno concentrata, inoltre questa luce varia
anche a seconda del rivestimento interno, gli ombrelli con un
rivestimento interno bianco ammorbidiscono notevolmente la
luce, a differenza degli ombrelli con un rivestimento interno
argentato che riflettono rispetto ai primi maggiore luce verso il
soggetto aumentando il contrasto della foto.
I soft box detti anche Bank sono delle strutture in tessuto nero al cui interno vengono
alloggiati uno o pi flash (o luci continue). Allinterno i bank come gli ombrelli
possono essere bianchi o argentati.
Per ammorbidire e diffondere la luce i soft box sono preferibili rispetto agli
ombrelli, questi ultimi a confronto restituiscono una luce pi dura e meno
diffusa.


Prostudio360.it - Ombrello
rivestimento argentato
Link Prodotto
Prostudio360.it - Soft Box ottagonale Link Prodotto
Iniziate facendo book fotografici in esterni:
Munitevi di una fotocamera reflex con ottiche adeguate al ritratto.
Un pannello riflettente.
Un assistente.
Un flash portatile da studio con generatore annesso, se non avete un assistente vi
conviene usare i flash a slitta, ovviamente sono meno potenti dei flash portatili da
studio ma hanno il vantaggio di essere pi versatili e semplici, al momento
dellacquisto controllate che possa essere regolato manualmente e comandato in
remoto. Il limite maggiore di questa tipologia di flash la dimensione ridotta, per
aumentare la dimensione apparente della lampo vi baster sfruttare superfici
bianche sulle quali far rimbalzare la luce per diffonderla, come un pannello riflettente
o un muro bianco.
Personalmente, per iniziare a fotografare in
studio ho fatto pratica in uno spazio abbastanza
ristretto che mi permetteva comunque di
ottenere risultati accettabili, mi sentivo per
molto limitato poich non potevo divertirmi
variando lo schema di illuminazione, in parole
povere non potevo spostare i miei flash
ottenendo risultati significativi.
Come primo acquisto consiglio di comprare un
flash da studio portatile per realizzare anche
foto in esterni, per utilizzarlo vi consiglio l'aiuto di
un assistente o in sua assenza di portarvi uno
stativo su cui montarlo.
Il mio flash ha una potenza di 400W ed adatto
sia in esterni che come flash per lo studio
fotografico.
La potenza massima di 400W ma si pu regolare girando
una manopola, il powerpack (che contiene la batteria ed i
comandi) mi da un autonomia di 160 scatti.
Il tempo di ricarica del Powerpack di 3 ore.
Specifiche tecniche del mio Flash:
Dimensioni, senza riflettore (LxAxA) W. 21x32x13cm
Potenza di Flash 400W
Numero guida 64
Tempo di ricarica ca. 2-4sec.
Lampada pilota 50W
Tipo di innesco cavo sincro, pulsante di prova lampo
Temperatura del colore 5300-5600K
Peso ca. 1180g
Prostudio360.it - Flash portatile - Link prodotto
I fondali, quelli per lo still life vanno bene di
dimensioni 70x100cm circa, mentre quelli per la
fotografia di persone devono essere ovviamente pi
grandi.
Come primo fondale compratene uno di colore grigio
perch alloccorrenza pu diventare bianco o nero, per
farlo diventare bianco basta una forte illuminazione su
di esso, discorso inverso per farlo diventare nero.
A seconda del fondale pu variare l'illuminazione
utilizzata, se usiamo un fondale bianco questo deve
essere illuminato con una potenza doppia rispetto
all'illuminazione utilizzata sul soggetto.
Con un fondale nero se le luci vanno a illuminare il
fondale esso diventa grigio.
Consiglio anche lacquisto del Green Screen, ovvero un fondale verde di una tonalit
particolare che in natura non esiste, serve a poter utilizzare la tecnica Chroma key (colore
chiave), il fondale verde ci permette in post produzione di scontornare velocemente il
soggetto dallo sfondo per sostituirlo con un altro, esistono software che analizzando la
chiave di colore eliminano il verde dello sfondo in maniera automatica, in questo modo
possibile applicare qualsiasi tipo di sfondo.

Prostudio360.it - FotoQuantum StudioTools Supporto Telescopico per Fondali 3m (120 - 307cm) Link
prodotto - Fondale in tessuto Verde, 3x6m Link Prodotto - Versione nera Link - Versione bianca Link
Durante la fase di scatto con il green screen si deve illuminare in modo omogeneo il
fondale e porre il soggetto a una distanza di circa tre metri per far s che non ci siano
fastidiosi riflessi verdi sul contorno del soggetto. I green screen professionali sono in un
Prostudio360.it - FotoQuantum Fondali
in tessuto Bianco / Nero / Verde, 3x6m
Link Prodotto
materiale che riflette poco per minimizzare i riflessi che fanno perdere drasticamente
qualit e rendono pi difficile lo scontorno.
Per sorreggere il fondale avete bisogno del porta fondali, nella figura alla pagina
precedente avete visto il porta fondali composto da due treppiedi estensibili e una barra
trasversale per sorreggere il fondale.
Ora vi propongo altri tipi di porta fondali, sono quelli a muro e quelli autopole, entrambi
potete acquistarli da prostudio360.it

Prostudio360.it - Supporto Fondali elettrico
Attraverso un telecomando i fondali possono essere
arrotolati o srotolati, rendendo facile e veloce la
selezione dei fondali. I 4 ganci in metallo, offrono la
stabilit necessaria per essere applicati sia al muro
che al soffitto. Grazie a un adattatore (spigot) il
sistema di supporto dei fondali pu essere
rapidamente montato su treppiedi.
Un Autopole un supporto che va dal pavimento al
soffitto. E' possibile montare su di esso lampade,
fondali, morsetti, riflettori, ecc






Prostudio360.it - Autopole
ACCESSORI PER FOTOGRAFIA STILL LIFE
Per la fotografia still life possiamo scegliere se utilizzare:
Il tavolo da still life: composto da una superficie in plexiglass semi trasparente,
questa superficie pu essere incurvata richiamando la struttura del fondale limbo.


Prostudio360.it - FotoQuantum StudioTools Tavolo Fotografia prodotto 120x60cm Link Prodotto

Il cubo di luce: elimina completamente le ombre, uno strumento indispensabile
nella fotografia di prodotto.


Prostudio360.it - FotoQuantum Daylight Kit 600/600 (4x30W) + Cubo di luce 77x77x77cm Link Prodotto
Prostudio360.it - FotoQuantum StudioTools Cubo di luce 152x152x152cm Link Prodotto


ILLUMINAZIONE STUDIO FOTOGRAFICO
La scelta del tipo di illuminazione la parte
pi importante e difficile nell'allestimento dello
studio fotografico, personalmente preferisco i
flash alle luci continue, lavorare con le luci
continue ci consente di vedere subito gli effetti
della luce sul soggetto, ma di contro hanno
un non indifferente consumo energetico e
riscaldano molto di pi lambiente (causando
problemi col makeup che va continuamente
ritoccato) e possono dare fastidio al modello.
Consiglio di acquistare i flash monotorcia,
soprattutto se non avete molto spazio, sono
pi economici ma meno potenti dei flash con
generatore, la differenza fra questi ultimi e i
monotorcia semplice, i flash monotorcia
hanno nel corpo chiamato torcia sia la lampada flash sia il generatore (in cui si trovano i
comandi situati dietro il flash), nel caso dei modelli con generatore la torcia pi compatta
ed collegata tramite un cavo al generatore che consente di controllarne la potenza.
I flash da studio hanno al centro una luce continua definita pilota, non molto potente ma
serve per mettere a fuoco il soggetto.
I flash possono essere collegati alla fotocamera in due modi, o tramite un cavo sincro o
con appositi trasmettitori che comunicano con gli illuminatori attraverso onde radio. Inoltre
potete mettere in comunicazione tra di loro pi flash anche senza
collegarli tutti alla fotocamera, tramite una fotocellula integrata
(o esterna) potete usare il flash in modalit "slave" (servo
comandata), in sostanza il flash principale collegato alla
fotocamera emette il lampo di luce che raggiunge la fotocellula
del flash secondario, il tempo di emissione del secondo lampo
cos rapido che impossibile vedere i lampi in sequenza, sia
l'occhio umano che il sensore della fotocamera li percepiscono
come un unico lampo.






Prostudio360.it - Flash monotorcia FotoQuantum
LightPro FQC-400HLR Link Prodotto
Recentemente ho avuto il piacere di entrare in possesso del FotoQuantum LightPro Kit
Flash da studio fotografico di ProStudio360.it
Ho usato questo kit per iniziare a realizzare book fotografici in studio, prima di mostravi gli
scatti da me realizzati voglio illustrarvi le
caratteristiche tecniche di questi accessori.
Partiamo dalle due unit flash, hanno una potenza di
200W, numero guida 50, una temperatura del colore di
5600K, hanno una lampada pilota alogena da 150W e
un tempo di ricarica di 0.8-1.8s.
Metodi Triggering: Sensore slave/Cavo sincro/pulsante
test.
Possiedono una ventola di raffreddamento e un sistema
di protezione contro il surriscaldamento.
Le dimensioni sono di 30x12.5x12.5cm (senza
riflettore) ed il peso di 1.80kg.
Coi flash sono inclusi i riflettori in metallo, cavi di alimentazione (4m) e i cavi sincro.
I treppiedi hanno un'altezza massima di 2425mm e una minima di 730mm, sono divisi in 3
sezioni e hanno un peso di 1590g.
Sono abbastanza robusti e facili da trasportare.
Nel kit sono presenti anche dei softbox di
dimensioni 60x90cm, sono in Nylon e
l'anello in alluminio.
All'interno sono in argento riflettente mentre
il colore esteriore il nero.
Sono un accessorio davvero essenziale che
non pu mancare nello studio fotografico di
un fotografo.
Sono utilissimi per ottenere una luce diffusa
senza ombre troppo nette.




Prostudio360.it - FotoQuantum StudioTools
Softbox FQSB-030, 60x90 cm Link Prodotto

Usando anche il flash portatile all'interno dello studio
montato su uno stativo ho ottenuto risultati veramente
notevoli.
Se per il vostro budget ve lo permette consiglio l'acquisto
del FotoQuantum LightPro Kit Flash FQC-400LR +
Softbox + Treppiede.
La differenza sostanziale sta nell'unit flash pi potente e
dotata di controlli pi avanzati.
E' compatibile con la baionetta Bowens, la ventola di
raffreddamento molto silenziosa ed efficiente, non ho
mai avuto problemi di surriscaldamento (il circuito di
nuova generazione stato progettato per resistere al
calore), e il tempo di ricarica fra un lampo e l'altro molto
breve.
Girate pagina per vedere le foto che ho realizzato con
questa attrezzatura.









TIPI DI LUCI CONTINUE
Luci a fluorescenza: Producono una luce gestibile e molto morbida, sono a basso
consumo di energia e sono molto utilizzate nei ritratti e nello still life.

Prostudio360.it - FotoQuantum StudioMax Kit Daylight 450/450 + Ombrellini Link Prodotto


Prostudio360.it - FotoQuantum LightPro Kit Daylight FQCL 1750/1750 Link Prodotto

Oltre agli illuminatori appena citati abbiamo i neon a luce fredda,
particolarmente indicati per la fotografia still life (ma anche di
ritratto), hanno la stessa temperatura colore dei flash 5500K,
ovviamente sono notevolmente pi costosi dei normali neon ma
anche notevolmente pi potenti ed efficienti, i neon comuni non
sono adatti alle esigenze di illuminazione di un fotografo
professionista ma possono comunque essere utilizzati se si mira a
risultati particolari e si vuole sperimentare con un'illuminazione
insolita, i neon a luce fredda da studio non riscaldano l'ambiente a
differenza delle luci al tungsteno, e sono dotati di alette mobili per
direzionare la luce, ne esistono vari tipi per dimensioni e numero di
neon usati.
Luci a incandescenza: o anche dette luci a Tungsteno, poich la
luce viene generata per incandescenza di un
filamento di tungsteno, hanno una temperatura
colore di circa 2600-2900K e in quelle specifiche
per la fotografia pu arrivare fino a 3200K.
Recentemente le lampade a tungsteno sono
diventate alogene, perch grazie al gas alogeno
possono raggiungere temperature ancora pi
elevate!
Le lampade a Tungsteno non sono indicate nello
Still life di alimenti poich producono un elevato
calore che potrebbe alterali.
Alla vostra sinistra lo schema di una lampada a
incandescenza, in basso la foto di una lampada
alogena.
Luci a scarica HMI: questo tipo di illuminazione
mi piacerebbe poterla usare, peccato per il costo
elevatissimo, le luci a scarica HMI hanno una resa
cromatica day light, per questa loro caratteristica
vengono utilizzate anche in esterni grazie alla
perfetta integrazione con la luce ambiente, hanno
una qualit eccezionale e come era facile intuire
vengono usate anche nel mondo del cinema.



Schema lampada a incandescenza - Fonte
Wikipedia - Autore Fastfission
Arri 12.000W HMI Fresnel,
temperatura colore 5600K
estremamente luminoso e
potente, ma non a buon
mercato, costa circa 11.000
Euro!
TECNICA FOTOGRAFICA COI FLASH
Quando lavorate con lilluminazione flash la prima cosa che dovete imparare che:
Il diaframma l'unico strumento che regola l'esposizione sul soggetto.

Il tempo di esposizione deve essere pari o inferiore al tempo di sincronizzazione
della fotocamera con il flash, controlla la quantit di luce ambiente che la macchina
registra, se scattate due foto con lo stesso diaframma e tempi diversi l'esposizione
sul soggetto rimane immutata perch l'effettiva velocit di scatto influenzata solo
dal flash che lavora con tempi molto brevi.

Provate a fare un esperimento, impostate un tempo di esposizione pi veloce del
tempo di sincronizzazione del flash, sulla foto apparir una banda nera, quella
la tendina dell'otturatore della fotocamera.

Nella prima immagine si vede a destra la banda nera dell'otturatore, ho usato un tempo di scatto di 1/200 s. a
f20, superiore al tempo di sincronizzazione dei flash, nella seconda invece il tempo di scatto l'ho impostato a
1/100 s. sempre a f20, il risultato lo potete vedere coi vostri occhi.


Maggiore la dimensione di una fonte luminosa e pi morbida e diffusa sar
l'illuminazione ottenuta, questo il principio dei softbox e degli ombrelli che
aumentano la dimensione del lampo prodotto dal flash.

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Nella pagina successiva potete vedere l'immagine di esempio che mostra i differenti
risultati utilizzando un flash con e senza softbox.
Nelle foto alla vostra sinistra stato montato davanti al flash un softbox, mentre per
realizzare le foto alla vostra destra stato tolto, come potete vedere i flash muniti di
softbox producono unilluminazione pi diffusa e omogenea, con ombre molto morbide,
risultato totalmente opposto si ottenuto levando i softbox, i flash senza di essi hanno
generato un'illuminazione pi dura e ombre molto nette.
la luce diretta pu essere usata in determinati casi per mettere in risalto aree specifiche del
corpo.

Flash in studio
Una volta allestito il nostro studio fotografico dovremo imparare a usare i flash che
abbiamo acquistato, la loro potenza pu essere regolata a seconda delle nostre esigenze,
ma in realt per "potenza" si intende la durata della luce emessa, quindi il lampo di un
flash impostato a piena potenza durer il doppio rispetto al lampo emesso dallo stesso flash
settato a met della potenza.
Mi sembra doveroso introdurre adesso il concetto di numero guida.
Il numero guida che trovate nei flash indica la potenza dello stesso, conoscere il numero
guida del flash di fondamentale importanza per poter impostare il corretto diaframma da
utilizzare conoscendo la distanza tra il flash e il soggetto.
Esiste una formula matematica: =
Numero guida
Distanza lash

Tutto questo tenendo conto che scattiate a una sensibilit ISO standard (ovviamente se
usate i flash non ha senso alzare gli ISO).
Per quanto riguarda i flash a cobra esistono automatismi che consentono di trovare
automaticamente il diaframma.
Personalmente quando uso i flash, faccio delle prove a diverse aperture di diaframma
perch si possono ottenere risultati particolari non seguendo le regole e facendo scegliere
al proprio senso artistico.
Ho gi spiegato a pag. 33 come utilizzare l'esposimetro, in questo capitolo faccio un
approfondimento, perch non possibile parlare di fotografia in studio senza citare questo
fondamentale strumento.
Vediamo come calibrare l'esposimetro
Prima di tutto bisogna tararlo facendo la
lettura di una luce flash su una superficie
di colore corrispondente al grigio medio
18%.
Fotografiamo la superficie col diaframma
suggerito dall'esposimetro e andiamo a
vedere in photoshop se il grigio al 18%
corrisponde a un grigio 50% nella scala
RGB, ossia R128, G128, B128.
Provate ad andare su uno dei tanti tool online come questo:
medusastudio.it/tavolozza.php
Impostate per R, G e B il valore 128, otterrete un grigio
50%.

Chiarito questo aprite l'immagine in photoshop, per prima cosa applicate una sfocatura
media in modo da avere un colore uniforme, in questo modo i valori RGB nella info
dell'immagine dovrebbero corrispondere come ho gi detto a 128, potete anche controllare
nella finestra Livelli, dovrebbe esserci una linea verticale al centro corrispondente al valore
1 (come nell'immagine di esempio).

Se cos non fosse dovrete andare ad agire sull'esposimetro per cambiare la sensibilit.
Ovviamente dovrete ripetere questo test finch non avrete calibrato perfettamente
l'esposimetro.
In studio per i motivi gi illustrati precedentemente non avendo senso variare il tempo di
esposizione (che conviene far coincidere col tempo di sincronizzazione del flash) gli unici
due parametri che possiamo modificare in macchina sono i diaframmi e gli ISO, al variare
dei primi per varia la PDC e i secondi devono rimanere sul livello standard della
fotocamera, lunica soluzione per ottenere una corretta esposizione variare l'intensit
della luce sui singoli flash!
Un errore comune di allontanare lilluminazione dal soggetto che stiamo fotografando
per diminuire la quantit di luce, invece andrebbe diminuita la potenza del flash dagli
appositi comandi, un errore perch lo spostamento cambia leffetto della luce, fate
una prova, scattate due foto prima diminuendo la potenza dai comandi e poi scattate la
seconda foto aumentando di nuovo la potenza e allontanando il flash, otterrete due effetti
differenti! Questo perch la luce decade rapidamente, se per esempio raddoppio la distanza
tra il flash e il soggetto la luce non si dimezza ma diventa 1/4.



Per disporre le luci possono venirvi in aiuto gli schemi di illuminazione, su internet se ne
trovano molti, dai pi semplici ai pi avanzati, su you tube ho trovato un video molto
interessante: http://www.youtube.com/watch?v=Jplv_dxtz8A
Inoltre vi segnalo una serie di video sulle varie tecniche di illuminazione e su come allestire
uno studio fotografico low cost, video tutorial realizzati dal fotografo Luciano Boschetti, li
ho raccolti sul mio blog al link:
marcocrupifoto.blogspot.com/2010/12/studio-fotografico-per-il-ritratto.html
Esistono anche software appositi che simulano lilluminazione in studio per decidere prima
come disporre le luci.
C' da fare una piccola riflessione sugli schemi di illuminazione, essi trovano il tempo
che trovano perch molto pi importante capire i principi dell'illuminazione e regolarsi
secondo i proprio gusti senza provare a copiare gli altri, anche perch sul web e in alcuni
manuali si trova la foto finita (cio gi post prodotta) e il relativo schema di illuminazione,
questo non ha quasi senso, poich non sappiamo i tipi di flash impiegati e con quali
settaggi sono stati usati (potenza, altezza e distanza precisa dal soggetto), inoltre non
conosciamo la post produzione che c' dietro la foto!
Il mio consiglio sperimentare molto giocando con le luci, aiutati da un conoscente che
abbia la pazienza e il tempo per farvi da modello, mi rendo conto per che non tutti sono
cos fortunati, in questo caso ci viene in aiuto facebook, grazie ad esso possibile cercare
di entrare in contatto con modelli/e o aspiranti tali disposti a posare gratuitamente per noi
in cambio del cd con le foto, esistono anche network dedicati alle modelle e ai fotografi.
Durante la fase di scatto cercate di catturare ogni minima espressione, perch anche
piccoli cambiamenti possono portare a risultati differenti non subito visibili, insomma non
risparmiate le foto.
Fotografare in digitale per non ci autorizza a non curarci del set o del makeup perch
tanto c photoshop! Quando una foto curata gi dallinizio porter a risultati di alto
livello, una foto mediocre sempre mediocre rester, con photoshop pu sicuramente
migliorare ma non crediate che questo software faccia miracoli trasformando il piombo in
oro.







TECNICA FOTOGRAFICA IN ESTERNI COL FLASH
Il flash in esterni pu essere utilizzato anche in buone condizioni di luce, per dare un effetto
particolare alla foto, parlo ovviamente dei flash portatili da studio e non di quelli integrati
nella fotocamera.

Foto non elaborata in photoshop realizzata con flash portatile da studio
Uno dei miei principali problemi quando ho iniziato a scattare col flash in esterni era come
rendere visibile anche lo sfondo dietro il soggetto, perch scattando alla velocit di
sincronizzazione del flash il soggetto risultava correttamente esposto ma si perdeva il
paesaggio alle sue spalle.
La soluzione in realt semplice, basta pensare ai principi base della fotografia, per far
percepire al sensore la luce presente sulla scena basta impostare tempi di posa pi lenti dei
tempi di sincronizzazione con il flash, cos facendo il flash emetter un lampo in
contemporanea all'apertura dell'otturatore ma quest'ultimo rester qualche millisecondo in
pi aperto permettendo anche alla luce ambiente di raggiungere il sensore. Ricordatevi
comunque che il tempo di posa impostato nella fotocamera non ha alcuna influenza
sull'esposizione della foto, scattare a 1/60 o a 1/100 quando la durata del lampo flash che
espone la scena molto pi breve indifferente.


Quando fotografate il modello/a durate il tramonto usando il flash otterrete un effetto
irreale e poco gradevole, questo perch la luce del flash ha una temperatura colore uguale
alla luce diurna 5500K, quindi in una foto al tramonto dove la luce pi calda il soggetto
risulter illuminato frontalmente con una luce pi fredda, personalmente risolvo questo
problema in post produzione ma c' chi ancora preferisce applicare delle gelatine colorate
al flash.

Strumenti essenziali che non possono mancare nel corredo di chi fotografa in esterni sono il
fondale pieghevole e il pannello riflettente.

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Prostudio360.it - FotoQuantum StudioTools Riflettore 5 in 1, 71x112cm Link Prodotto
USO FLASH A COBRA
In esterni non raro vedere fotografi che usano i
cosiddetti flash a cobra, poich rispetto ai flash da
studio portatili sono pi comodi da trasportare e non
necessitano di un assistente o di uno stativo, inoltre
rispetto ai flash incorporati nella fotocamera hanno
una portata maggiore.
Le modalit fondamentali di questo tipo di flash sono:
Manuale, Auto e TTL.
In modalit manuale necessario un esposimetro per
misurare la luce presente sulla scena e impostare di
conseguenza il diaframma (si fa partire il lampo e si
legge il diaframma di lavoro sull'esposimetro esterno,
in base al valore ottenuto si setta il diaframma nella
fotocamera), in questa modalit si pu decidere la
potenza del flash. La massima potenza
rappresentata dal numero 1/1.
Nella modalit automatica il flash emette un lampo
e facendo una lettura della luce di ritorno stabilisce la
giusta esposizione, la luce del prossimo lampo viene
dosata in maniera automatica. La funzione TTL
(Through-the-lens ovvero "attraverso la lente")
molto utilizzata, il flash non fa altro che leggere la luce
attraverso la macchina fotografica.
Vediamo come funziona: Impostando la funzione TTL durante la fase di scatto il flash
emette dei prelampi prima che si apra la tendina dell'otturatore, la luce emessa colpisce il
soggetto e torna indietro, essa viene riflessa dalla tendina ancora chiusa e letta da un
sensore per dosare la giusta quantit di luce del flash.
Esistono due tipi di modalit TTL, la standard, ovvero la luce del flash considerata come
fonte di illuminazione principale e la fill-in che al contrario si usa quando esiste un'altra
fonte di illuminazione principale e il flash viene usato come luce di riempimento delle
ombre, dobbiamo solo stare attenti alle ombre generate dal flash e alleffetto di
appiattimento provocata da una luce diretta!
Per riempire solo le ombre senza effettuare effetti irrealistici pu essere necessaria una
compensazione negativa, ovvero abbassare il valore della potenza del lampo che il flash
considera corretta, dipende molto dallilluminazione presente sulla scena e sta a voi
regolarvi effettuando varie prove sul campo.



Per ammorbidire la luce generata dal flash TTL che spesso risulta troppo dura, potete usare
un diffusore.

Prostudio360.it - Diffusore Universale per Flash Link Prodotto
In interni se non siete muniti di diffusore potete sfruttare le pareti o il soffitto della stanza,
basta che non siano colorati senn vi ritroverete delle sgradevoli dominanti colore, la
parete o il soffitto devono essere bianchi o al limite grigi.
anche possibile sganciare il flash a cobra dalla fotocamera e posizionarlo in un punto a
nostro piacimento, pu essere attaccato a un treppiedi o essere appoggiato anche su una
qualsiasi struttura stabile come un mobile o un muretto, per fare ci necessario che il
flash sia munito di servo cellula.












RIFLESSIONI SULLA FOTOGRAFIA
Fotografia, Poesia e Benigni! L'analfabetismo fotografico in Italia
"La poesia non fuori, dentro... Cos' la poesia, non chiedermelo pi, guardati nello
specchio, la poesia sei tu..." o anche "E vestitele bene le poesie, cercate bene le parole,
dovete sceglierle! A volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola! Sceglietele...che la
bellezza cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere."
Bellissime frasi tratte dal film la tigre e la neve di Benigni, ma cosa centra Benigni con la
fotografia?
Prima guardatevi questo fantastico video youtube.com/watch?v=Phk_o91gzEU
Se il link non dovesse pi funzionare cercate su youtube "Benigni Poesia".
In 2 minuti e mezzo riuscito a esprimere dei concetti bellissimi e validi per qualsiasi
forma d'arte... che se compresi veramente possono essere pi d'aiuto di qualsiasi manuale
di tecnica fotografica.
Io metterei questo video all'inizio di ogni corso fotografico di base.
"Non esiste una cosa pi poetica di un'altra!" non necessariamente vero che per fare
belle fotografie (termine molto vago) si ha bisogno di soggetti belli e originali, un esempio?
Cercate su google "Peperone numero trenta di Edward Weston" (non posso inserirlo qui
perch un'immagine protetta da copyright).
E' una delle opere pi famose di un grande maestro della fotografia del novecento, un
peperone, vi rendete conto?.
Voglio condividere con voi il pensiero di Alberto Pellegrinet espresso in una discussione su
forumdifotografia.it:
Anche dalle foto pubblicate si denota che purtroppo tutta lenergia dei fotografi orientata
verso la tecnica piuttosto che la poesia, e pure i commenti: solo tecnici, alcuni addirittura
consigliano di accentuare colori, da immagini viste a computer dove, a seconda del
computer utilizzato e dal costo dello stesso i colori hanno un valore pressoch informativo.
Ci sono poi quelli che presi da entusiasmo si ritrovano ad elargire consigli su come e cosa
fare senza averne le capacit.
La fotografia per molti non quella che dovrebbe essere, un passatempo, una sorta di
emulazione del lavoro, un modo per farsi notare o pavoneggiarsi con le ultime novit del
momento, questo anche, perch in Italia non si mai considerata la fotografia come
materia di studio. Cito una frase di Lazlo Moholy Nagy: Anyone who fail to understand
photography will be one of illiterates of the future. Era il 1927, ed purtroppo cosi, lItalia
s persa per strada ed rimasta analfabeta, fotograficamente parlando, pochi fotografi
conosciuti internazionalmente, nessuna scuola a livello universitario, poche gallerie, pochi
eventi e nessuna rivista valida (sulla fotografia), e soprattutto poca qualit dellimmagine;
si continua per a studiare pittura mentre le riviste e giornali sono piene di
immaginipovere.
In un articolo apparso nel suo blog, Paola Iezzi, grande appassionata di fotografia scriveva:
"Avallare lignoranza contribuisce ad abbassare il livello medio del gusto e della qualit
della vita stessa e fa si che la societ sprofondi sempre pi nelloblio pi completo.
Confrontarsi con chi ne sa pi di noi, ci aiuta ad avere una visione pi ampia e globale.
Chiudersi a questo confronto significa precludere a se stessi e alla societ della quale siamo
parte, la possibilit di progredire e di evolverci in qualcosa di meglio.
Difendere, quindi diffondere lignoranza quanto di peggio una societ illuminata e un
individuo, che per di pi si dica sensibile ed illuminato, possano fare, soprattutto se questa
difesa ipocrita venga fatta per il proprio personale tornaconto, per accrescere il proprio
ego.
E non cercate la novit, la novit la cosa pi vecchia che ci sia.
E se il verso non vi viene, da questa posizione, n da questa, ne da cos, buttatevi in terra!
Mettetevi cos!
Ecco... ohooo... da distesi che si vede il cielo...
guarda che bellezza, perch non mi ci sono messo prima...
I poeti non guardano, vedono.
Fatevi obbedire dalle parole, se la parola 'muro' non vi da retta, non usatela pi...per otto
anni, cos impara! Che questo, bhooo non lo so!
Questa la bellezza, come quei versi l che voglio che rimangano scritti li per sempre...
forza, cancellate tutto che dobbiamo cominciare!
La lezione finita.
Ciao arrivederci.









Come diventare famosi su Flickr
Tutti (o quasi) i fotografi iscritti a Flickr una volta caricate le foto sul proprio account si
pongono la medesima domanda : "Come posso diventare popolare su Flickr?"
Io me la sono fatta 4 anni fa quando ho aperto il mio account:
http://www.flickr.com/photos/marcocrupivisualartist/
Dopo molte ricerche e aver accumulato una certa esperienza posso finalmente scrivere
questo articolo.
Girovagando fra i vari album fotografici facile imbattersi in foto mediocri con 4 o 5
pagine di commenti e foto bellissime che non hanno neanche un misero commento. Da
cosa dipende ci?
In un gruppo di discussione su Flickr un utente si poneva il medesimo quesito e questa fu
la risposta di giorgioGH (il nickname dell'utente che risponde):
"Condivido pienamente le tue perplessit. Io ho iniziato con Flickr nel 2006 e, secondo me,
da quel momento cambiato in modo sostanziale sull'onda dei social network.
Mi spiego: per avere tanti commenti devi avere una tua "vetrina" su una strada molto
frequentata che rappresentata dai tuoi contatti. Tali contatti, per, devono essere
stimolati a guardarti e a spedire il commento; credo che questo si ottenga con un lavoro
certosino e paziente col quale tu a priori invii il tuo commento positivo a foto (di qualsiasi
qualit) di tutti i contatti e il destinatario si sente poi in dovere di farlo con te. E' una specie
di voto di scambio, da mantenere sempre attivo. Per molti l'obiettivo di vedere la propria
foto su explore. L'entrata in explore si basa (almeno per la componente maggiore) su un
algoritmo che tiene conto del numero di commenti e di preferiti pervenuti nell'unit di
tempo. In questo modo su explore ora vanno foto semplicemente molto commentate e
"favorite" nelle prime 24 ore dal posting che raramente (mio personale parere forse errato)
sono belle. Sono semplicemente prodotti di questo sistema di social network, non
di una scelta artistica."
Condivido pienamente la riflessione appena espressa, per ci tengo a precisare che essere
dei bravi fotografi e inserire delle belle foto invoglia ancora di pi a lasciare dei commenti e
ad aumentare la propria popolarit, perch la gente condivide le tue foto e ne parla con gli
amici, mentre se si fa solo "marketing" si avranno tanti bei commenti dati per educazione.
Parliamo dei Gruppi di Flickr, a cosa servono? Sono veramente utili?
Tranne qualche rara e lodevole eccezione, nei gruppi la maggioranza degli utenti posta la
propria foto e se ne va senza manco guardare le altre, ma cos facendo ognuno pensa al
suo e quindi l'ammontare dei commenti effettuati e ricevuti pari a 0. I gruppi che non
mettono regole e moderazione vengono definiti "gruppi spazzatura" perch funzionano
come ho appena esposto, esistono dei gruppi invece che ti "obbligano" a commentare e
guardare le foto degli altri, se dovete partecipare a un gruppo sceglietene uno serio con
questi requisiti, sempre meglio che niente. Io la cosa che pi preferisco e guardo nei gruppi
sono le discussioni e alle volte spulcio il pool in cerca di qualche scatto degno di nota.
Sul forum di aiuto di Flickr trovo un'altra domanda/risposta che vale la pena citare:
Domanda dell'utente Simmonsstummer
"Salve a tutti, pongo una delle domande pi banali della storia di Flickr. Come faccio a
ottenere visibilit specifica dei miei files? A parte i gruppi nei quali sembra quasi che i
pool non li guardi nessuno, come faccio a fare in modo che la gente si interessi in maniera
sistematica e non casuale come sembrerebbe? E' meglio uploaddare pi volte al giorno o
una volta sola? Perch i messaggi dei forum sono poco frequentati? Perch il cielo
azzurro? insomma perch non mi scrivete il vademecum dell'ottimo flickrer???"
Risposta dell'utente Mirco
"Bellissima domanda la tua. Ovviamente c' gi chi ci ha pensato, Thomas Hawk:
thomashawk.com/2006/02/top-10-tips-for-getting-attention-on.html
E' da quanto ne ho capito seguendo alcune discussioni sui gruppi principale questo
c'azzecca. Personalmente mi pare una sorta di formula matematica per cavalcare la
popolarit, alcuni consigli io li trovo "trucchetti da navigato venditore di aspirapolveri porta
a porta". Leggi, pensa, elabora per tuo conto. Questo il primo consiglio che mi sembra
opportuno darti.
Quello che scriver da qui in poi non devi prenderlo come oro colato, perch anch'io sono
un principiante e non una Flickrstar come *****, solo per citare un nome. La cosa
principale ovviamente avere foto belle, bei colori, bei bianco e nero, belle composizioni,
bei temi e soggetti. Questo l'ingrediente principale per iniziare a farsi un poco il nome su
Flickr. Se non hai questa base minima inutile anche solo pensare di acquisire popolarit.
Poi il resto tanto sacrificio con la tastiera e con la macchina fotografica, pubblica
regolarmente e partecipa, partecipa, partecipa attivamente ai gruppi a cui sei interessato.
Personalmente ritengo inopportuno avere mille friends e non guardare mai i loro lavori,
scegline al max 100 tra quelli che pensi possano insegnarti qualcosa, commenta, discuti e
segui giornalmente i loro lavori in modo da instaurare un rapporto di stima con chi ti
amico su Flickr.
Questo il percorso lungo e tortuoso. Poi ritengo che esistono delle scorciatoie o delle vere
autostrade che ti portano alla popolarit, ma ho visto che non hai i requisiti: non sei una
avvenente ragazza che pubblica autoscatti maliziosi. Credimi, questo aiuta sensibilmente a
diventare popolare su Flickr... :-)
Prendi tutto quello che ti ho scritto con le pinze, leggilo, elaboralo e fatti una tua idea.
Un'ultima domanda: Ma perch ti interessa diventare popolare su Flickr? E' poi cos
importante?
Buona fortuna!"
Passiamo ora a parlare del tipo di account, esistono gli account Pro e quelli gratuiti,
ovviamente chi paga sempre pi avvantaggiato (purtroppo cos va il mondo), gli account
gratuiti possono caricare 100 mega di foto al mese mentre quelli pro non hanno alcun
limite e possiedono le statistiche, se sei una persona all'inizio con la fotografia o che scatta
poche foto quando capita pu andar bene l'account gratuito di Flickr, tanto le foto anche i
Pro le ridimensionano a non pi di 1024pixel per lato maggiore perch senn diventano
pesanti da visualizzare e si corre meno il rischio che vengano rubate per farci delle stampe,
ridimensionandole a questa risoluzione si possono caricare un buon quantitativo di
fotografie.
Per chi possiede un sito web consiglio di esporre anche li le proprie foto su Flickr, in modo
tale da farle indicizzare meglio da google, oltre alle foto, nel post inserite anche un breve
testo e il link diretto al vostro album su Flickr.
Arriviamo alla conclusione di questo articolo da cui emersa una visione non troppo
positiva di Flickr, purtroppo non un sistema meritocratico, oltre ad essere dei bravi
fotografi ci si deve dare dentro col marketing e secondo me questo molto triste.
I siti di condivisione foto ci danno un sacco di strumenti utili che prima dell'avvento del
digitale erano fantascienza, purtroppo li usiamo in modo improprio e stupido, basterebbe
correggere i nostri comportamenti sbagliati, resistere alla tentazione di fare "marketing"
lasciando bei commenti a tutti indistintamente solo per farci dire "bravo bella foto" ma
criticando in modo intelligente e avere il coraggio di dire la propria opinione, solo in questo
modo potremo crescere e migliorare. La vanagloria lasciatela ad altri che non porta a
niente, alla fine dei conti solo a un grande vuoto e a qualche migliaio di commenti che
valgono meno della carta igienica.
Albert Einstein diceva:
"Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore."
Flickr sta cambiando il modo di fotografare e di intendere la fotografia
Sono stato molto attivo su Flickr e oltre ad aver stretto legami con altri fotografi ho notato
che in questo social network fotografico esistono delle foto che a primo impatto attraggono
di pi l'attenzione e i commenti dell'utente medio, foto che in genere presentano colori
molto accessi, foto in stile Vintage, HDR super spinti, foto di belle ragazze magari scattate
da loro stesse col cellulare o la compattina mentre sono in mutande e fanno il funcio,
scarpe della converse, cuoricini creati e fotografati nei modi pi disparati, gattini e clich
vari.
Ma dov' il problema? Il problema sorge per la nuova generazione di fotografi, prima
dell'avvento del digitale per avvicinarsi a quest'arte si comprava un bel libro di fotografia, ci
si documentava, si vedevano le foto dei grandi maestri, si faceva amicizia con qualche
fotografo (magari quello col negozio sotto casa) e si iniziava a scattare, era tutto pi
difficile e alle volte non sempre un male.
Seguite il mio ragionamento, il ragazzino che compra una digitale si apre un account Flickr
e inizia la sua avventura in questo mondo, sfoglia gli album fotografici e si accorge che
certi tipi di foto sono molto apprezzati, istintivamente gli piacciono, logicamente portato a
pensare che le foto che vanno per la maggiore, cio gattini, vintage e converse (foto che
spesso trovo nella sezione "foto pi interessanti degli ultimi 7 giorni" o su "Esplora") siano
LA FOTOGRAFIA e inizia a imitarli assumendo quello stile, forse un giorno cambier modo
di fotografare o forse no, perch gli si fottuta la testa dopo aver visto che il suo gattino
ha ricevuto 800 commenti di "bravissimo", allora perch cambiare?
Ovviamente un fotografo che ha gi assunto un suo stile e ha fatto altre esperienze
difficilmente si lascer influenzare per ricevere solo tanti commenti.
Ma perch certe foto pur essendo dei capolavori ricevono pochi commenti e vengono
sorpassate dalle solite foto stereotipate?
Io penso che per cogliere la bellezza di una foto, ci voglia anche una certa dose di
sensibilit e di cultura (cosa che non tutti hanno), pi facile stupire con un tramonto
super colorato con colori molto accesi che con una foto di street in bianco e nero che
richiede anche una certa sensibilit da parte dell'osservatore, io sono convinto che se
Henri Cartier Bresson fosse vissuto ai nostri tempi e avesse avuto un account Flickr non
sarebbe stato calcolato minimamente dal 90% degli utenti.
Ho esposto questa tesi su un gruppo di discussione di Flickr e la risposta fu questa:
"Questo discorso importante e ci che ha scritto Marco riguardo Bresson, ovvero che se
fosse su Flickr non se lo filerebbe nessuno, corrisponde alla verit.
E sappiamo bene che cos.
Su una foto di Scianna che spacciai per mia ebbero il coraggio di dirmi anche in forma
privata, che le mani di Marpessa erano troppo varicose!!!!!!
Ma porkk....!!!!!!!!!".