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Al mio amore Cetty

PREMESSA E RINGRAZIAMENTI
Fotografare mettere sullo stesso piano occhio, mente e cuore. H.C. Bresson I tre elementi che distinguono i fotografi luno dallaltro, quelli che fanno la differenza, indipendentemente dallattrezzatura usata. Dopo le richieste di molti lettori del blog ho deciso di ordinare, rielaborare e creare un manuale col materiale presente sul mio sito web marcocrupifoto.blogspot.com. In questo manuale ho cercato di trattare di fotografia a 360 in modo tale che sia il principiante sia il professionista possano trovare informazioni utili, si partir dagli argomenti basilari fino a quelli pi avanzati. Non facile parlare di un argomento cos vasto come la FOTOGRAFIA in un solo testo, anzi, probabilmente impossibile, su ogni argomento trattato c' sempre da approfondire, io cerco di toccare pi aspetti possibili di questo mondo nel migliore dei modi, ma sta a te lettore andare avanti e non fermarti qui, anzi, non fermarti mai! A questo libro e al mio blog hanno contribuito coi loro articoli diversi fotografi che ho avuto la fortuna di conoscere durante il mio cammino e che qui voglio ringraziare: Simone Tossani che ha scritto gli articoli sulla fotografia naturalistica e macro fotografia, un maestro di questi generi fotografici simonetossani.it Massimo Allegritti un maestro nel fotografare le gocce d'acqua arte-liquida.blogspot.com Diagaz una fotografa professionista che ha pubblicato sul mio blog e su questo libro articoli di vario genere, davvero interessanti sia per un neofita che per un pro diagaz.net Alex Coghe un fotografo appassionato ed esperto di Street Photography che si sta facendo valere in questo campo 500px.com/AlexCoghe Patrizia Savarese fotografa Glamour patriziasavarese.com Marco Stucchi esperto di fotografia immersiva e panoramica marcostucchi.com Alessio Bardaro ha collaborato col mio blog scrivendo alcuni articoli Claudia Prontera grande appassionata di fotografia e collaboratrice del mio blog. Pham Anh Vu pavphotography.altervista.org Leonardo Tuttoleo Nucci tuttoleo.it Aulo Ieri aulofotostudio.it Lorenzo Tedesco Alessandro Cappelli La copertina stata realizzata da Stefania Stani, una Interior e graphic designer che potete contattare dal suo sito personale: heartdesign.eu

Il fotografo, del resto, non si limita al semplice ruolo di un copista, E' un meraviglioso esploratore di aspetti che la retina non registr mai. Cit. di Man Ray Man Ray ai suoi studenti diceva: Se volete fare fotografie, gettate via la macchina fotografica.

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Devo ringraziare la Prostudio360.it per il supporto che mi ha dato, senza il suo aiuto in strumentazione e risorse grafiche non sarei mai riuscito a scrivere il capitolo dedicato allo studio fotografico (tecnica e attrezzature) che trovate nella parte finale di questo libro. ProStudio360.it un negozio online specializzato nella vendita di sistemi per lo Studio Fotografico e Video professionali. Consiglio di acquistare da loro il materiale fotografico per lo studio perch di notevole qualit a costi contenuti.

INDICE
La scelta della macchina fotografica Obiettivo Otturatore e diaframma Specchio e pentaprisma Il mirino Display LCD Sensore 9 11 17 18 19 20 20 23 25 25 29 33 34 36 38 40 42 43 47 53 56 57 59 64 66 68 71 72 74 76 78 82

Dimensione dei sensori nelle fotocamere digitali Gli accessori fotografici Schede di memoria Filtri Tubi di prolunga e lenti addizionali Esposimetro

La luce Come impugnare la macchina fotografica Occhio umano Vs Fotocamera Come sviluppare l'occhio fotografico La composizione dell'immagine La percezione visiva Bianco e nero o colore? La messa a fuoco ISO, DIAFRAMMI E TEMPI DI ESPOSIZIONE La profondit di campo e il diaframma Tempi di esposizione La coppia tempo-diaframma La sensibilit ISO Programmi di scatto

I formati delle immagini Come ordinare le foto senza usare programmi Backup sicuro delle proprie foto L'istogramma I vantaggi della sovraesposizione

Il bracketing Fotografia HDR Bilanciamento del bianco Cartoncino grigio medio e come si usa Previsualizzare la foto e il falso mito di photoshop H.C. Bresson e il cestino, tre elementi per una buona fotografia Generi Fotografici Fotografia documentaria Il Reportage sociale: significato, difficolt e semantica Il Ritratto Un Foto ritrattista Cosa la Street Photography Leggi Fotografiche Fotografia di moda Fotografia glamour Fotografia naturalistica, etica e rispetto dell'ambiente Macrofotografia Fotografia paesaggistica Stenoscopia Lomografia Fotografia Sportiva Fotografia Still-Life Fotografia Astronomica Fotografia Immersiva Fotografia in 3D

85 86 94 95 97 99 101 101 103 107 109 111 112 113 114 117 119 135 136 138 139 144 146 151 184 189 189 192 193 194 195 196 197 198 199 201

Tecnica fotografica - Come fotografare Come fotografare di notte, i segreti della fotografia notturna Come fotografare la neve Come fotografare il fuoco Come fotografare i fuochi d'artificio Come fotografare i fulmini Come fotografare il fumo Effetto Panning Come disegnare con la luce Come fare le foto ai concerti Come fotografare le gocce

La gestione del colore e profili ICC Spazio colore e calibrazione monitor Calibrazione di due monitor

216 219 221 228 229 233 234 243 245 251 255 255 257

Lo studio fotografico Accessori basilari Accessori per fotografia Still Life Illuminazione studio fotografico Tipi di luci continue Tecnica fotografica coi flash Tecnica fotografica in esterni col flash Riflessioni sulla fotografia Fotografia, Poesia e Benigni! L'analfabetismo fotografico in Italia Come diventare famosi su Flickr

LA SCELTA DELLA MACCHINA FOTOGRAFICA


Grazie alla rivoluzione che il digitale ha portato nella fotografia, ora essa accessibile a tutti, perch i costi si sono notevolmente ridotti rispetto ai tempi in cui si usava la pellicola. Il primo pensiero che viene ad ogni aspirante fotografo quello sulla scelta del mezzo fotografico, ed da qui che voglio partire, perch la domanda Quale macchina fotografica compro? uno di quei dubbi esistenziali di cui non ci si libera mai. L'avvento del digitale ha portato con se tanta confusione, questo soprattutto per colpa delleccessivo marketing ingannevole. Inizio subito a fare un po' di chiarezza parlando delle caratteristiche fondamentali dei vari tipi di fotocamera e cercando di sfatare i luoghi comuni. Dobbiamo prima considerare a cosa ci serve una macchina fotografica, qual il motivo che ci spinge ad acquistarla? Ci serve per fare le foto ricordo con gli amici o la fotografia una nostra grande passione e vogliamo cimentarci in questo campo? E che genere fotografico intendiamo praticare? Esistono diverse categorie di apparecchi fotografici, quelli che interessano a noi sono: Compatte: Adatte per fare foto ricordo, sono le macchine fotografiche per "la massa", esistono per alcuni modelli di fascia alta che molti professionisti tengono nel taschino ma che ovviamente non sono paragonabili ad una reflex. Bridge: Sono caratterizzate da un obiettivo con una grande escursione focale. Si deve stare attenti a cosa scegliere perch una grande escursione focale comporta anche maggiori compromessi ottici. Micro 4/3 o EVIL (Electronic Viewer Interchangeable Lens = Mirino elettronico, Obiettivo intercambiabile): Come le reflex sono ad ottiche intercambiabili, ma sono prive dello specchio che riflette l'immagine sul pentaprisma e di conseguenza del mirino Bridge Fujifilm ottico, hanno prestazioni inferiori alle reflex ma il vantaggio di essere pi facili da trasportare. Questo tipo di fotocamere sta avendo un discreto successo e la tecnologia di questi sistemi sempre pi avanzata, la dimensione dei sensori di questo tipo di fotocamera varia a seconda della casa produttrice. Recentemente le case produttrici hanno Olympus E-PL2 solo corpo deciso di rinominare questo sistema in New System Camera.
Compatta Canon G12

Reflex: Sono le macchine fotografiche dei professionisti e dei fotoamatori evoluti, hanno ottiche intercambiabili, un sensore pi grande e prestazione superiori rispetto ai tipi di fotocamere visti finora. Chi compra un apparecchio del genere deve essere disposto a spendere per la fotografia, l'ottica di base, in genere un 18-55mm dopo un po' di tempo non basta pi e si sente il bisogno di qualcosa di superiore. Se siete agli inizi consiglio una compatta di medio livello con elevata escursione focale e che vi permetta di poterla usare in manuale. In questo Nikon D7000 solo corpo modo avrete fra le mani una fotocamera che vi consente di cimentarvi in tanti generi fotografici e di fare molta pratica, ovviamente non avr un'elevatissima qualit e in certe condizioni difficili far vedere tutti i suoi limiti. Una fotocamera di questo tipo vi serve soprattutto per decidere quale genere fotografico praticare e se la fotografia veramente la vostra vera passione. Io ho iniziato con una Kodak (una bridge) da 5 megapixel e 12X di zoom, lho usata per due anni, alcune foto che ho fatto con essa le tengo ancora in bella vista nella mia galleria fotografica, non sfigurano affatto a confronto di quelle fatte con la reflex perch quello che conta veramente lattimo colto.

Dopo un anno o due se vorrete crescere come fotografi, sentirete sicuramente lesigenza di comprarvi una reflex, acquisto che potete comunque fare subito ma con un investimento iniziale notevole e col rischio che la fotocamera diventi un oggetto d'arredamento.

Analizziamo in dettaglio i singoli componenti:

Obiettivo
La parola "fotografare" tradotta letteralmente dal greco, significa "disegnare con la luce". La luce che colpisce il soggetto (o pi correttamente la scena inquadrata) si riflette ed entra attraverso l'obiettivo della fotocamera, limmagine che si forma viene registrata sul sensore (o pellicola, se parliamo di fotografia allargento). Gli obiettivi influiscono in modo decisivo sulla qualit delle nostre fotografie e anche in epoca digitale hanno un ruolo fondamentale, essi offrono risultati differenti in funzione dellangolo di campo che sono in grado di coprire, esso varia a seconda della grandezza del sensore e della lunghezza focale, pi ampio quando questa corta e viceversa. Sul piano teorico la focale quel valore espresso in mm che indica la distanza fra il centro dellottica e il sensore, per convenzione si usa il valore della focale riferita al formato della pellicola 24x36mm, oggi la grandezza dei sensori Full Frame. Gli obiettivi sono solitamente composti da pi gruppi di lenti per motivi legati alla qualit ottica e alla luminosit, in questo caso la focale si misura dal centro ottico dell'obiettivo che generalmente si trova in prossimit del diaframma, quindi la lunghezza focale pu essere considerevolmente diversa dalla lunghezza fisica dell'obiettivo, per esempio esistono grandangolari che hanno le stesse dimensioni di un medio tele. Iniziamo a parlare delle categorie principali di obiettivi: Grandangolari Normali Teleobiettivi

Fisheye Canon - Foto di Dirk-Jan Kraan Flickr.com/photos/dirkjankraan/

Ognuno di essi pu essere di tipo macro, decentrabile e stabilizzato. I grandangolari per convenzione hanno una focale inferiore ai 50mm e un angolo di campo molto ampio che va dai 60 agli 80 fino ad arrivare a 180 per i cosiddetti ultragrandangolari e fish-eye (questi ultimi hanno una elevatissima profondit di campo con valori compresi tra i 30cm e l'infinito), le ottiche grandangolari in generale esaltano l'effetto prospettico, ovvero i soggetti in primo piano sembreranno molto pi grandi di quelli in secondo piano, luso del grandangolo pu provocare distorsioni sul bordo del fotogramma, questi effetti di distorsione possono essere tranquillamente corretti con Photoshop, i teleobiettivi hanno una lunghezza focale superiore ai 50mm ed un angolo di campo che va dai 20 fino a 5, i teleobiettivi a loro volta si distinguono in medio tele (da

80 a 150mm), teleobiettivi (da 200 a 400mm) e tele spinti (da 400mm in poi), gli obiettivi definiti normali hanno una focale nominale intorno ai 50mm e consentono di riprodurre una scena con un angolo di campo simile a quello dellocchio umano, ovvero tra i 43 e i 45. Poi esistono gli zoom che hanno la possibilit di variare lescursione focale, passando da un grandangolo a un tele (dipende dagli zoom, non sempre cos), su di essi possiamo notare dei numerini, nel caso del mio zoom nikon 18-105mm leggo anche subito dopo 1:3.5-5.6, il primo numero dopo "1:" rappresenta la massima apertura di diaframma alla focale minima, mentre il secondo corrisponde alla massima apertura di diaframma con la focale pi lunga, ovvero a 105mm la massima apertura f5.6. ATTENZIONE ALLO ZOOM DIGITALE: molte fotocamere compatte e bridge sono spesso dotate dello zoom digitale, a differenza dello zoom ottico in cui varia la focale lo zoom digitale ingrandisce quello che viene catturato dal sensore della fotocamera, in questo modo per limmagine perde qualit perch invece di avvicinare il soggetto si ingrandisce una porzione della foto, in pratica si usa una piccola parte del sensore, limmagine perder parecchia qualit. Molti sono convinti che al variare della focale vari la prospettiva, La prospettiva non cambia se il punto di vista e loggetto ripreso rimangono fissi, varia solamente se ci spostiamo dal punto di ripresa, vero per che cambia la resa prospettica, i grandangolari tendono a enfatizzare le linee di fuga, i teleobiettivi invece schiacciano la prospettiva e i soggetti appaiono molto vicini luno allaltro. Quindi a seconda dellottica che si usa varia il senso della prospettiva nelle foto. Il rapporto tra gli oggetti, ovvero la distanza tra di essi varia a seconda della lunghezza focale utilizzata, nella prossima pagina un esempio pratico.

Foto realizzata con focale 105mm su APSC

Foto realizzata con focale 18mm su APSC

I pedoni sono a eguale distanza gli uni dagli altri in entrambe le foto (3 caselle), se li fotografiamo con un tele sembrano vicini, mentre con un grandangolo sembrano separati da uno spazio maggiore.

Come abbiamo possono essere: -

gi

anticipato

gli

obiettivi

Macro: sono utilizzati per ottenere un rapporto di riproduzione del soggetto pari o superiore ad 1 ( 1:1), ovvero quando le dimensioni dellimmagine sul sensore sono pari o superiori alle dimensioni del soggetto su scala reale. Orientativamente gli obiettivi macro hanno una distanza minima di messa a fuoco dal soggetto molto bassa, circa la met di quella possibile con un obiettivo normale, essa per non fissa e varia a secondo dellobiettivo.

Obiettivo decentrabile Canon TS-E 17mm f/4L

Gli obiettivi macro a seconda delle lunghezze focali vengono impiegati in modo diverso nella macrofotografia: 45-65 mm - fotografia di prodotti e oggetti di piccole dimensioni. 90-105 mm - insetti, fiori e piccoli oggetti da una comoda distanza. 150-200 mm - insetti e altri piccoli animali in cui necessario lavorare a distanza. Stabilizzati: il sistema di stabilizzazione compensa le vibrazioni causate dalla mano con un movimento identico ma opposto annullandolo, la stabilizzazione un tempo riservata alle reflex ormai presente anche nelle compatte. Decentrabili: sono ottiche particolari, sbloccando una vite possibile decentrare lottica facendo scorrere la parte anteriore dellobiettivo verticalmente o lateralmente rispetto allasse ottico. Questo tipo di ottiche vengono impiegate spesso nella fotografia di architettura, perch permettono ad esempio di fotografare un palazzo alto senza inclinare la fotocamera.

Come nella vita anche la fotografia una questione di compromessi, non si pu avere tutto! Le ottiche sono frutto di compromessi tra luminosit, risoluzione, ingombro, pesantezza ecc.. Pi l'escursione focale grande, come ad esempio nei 18-200mm pi compromessi ottici vanno accettati, mi capita spesso di sentire neofiti che nei forum di fotografia (o nei gruppi su facebook) si chiedono il perch molti usano ottiche fisse invece che i versatilissimi 18200mm, il perch lo capirete leggendo queste righe... il 18-200mm ha una notevole escursione focale e dovr rispondere a molti pi compromessi ottici rispetto a un 18-55mm o a un 55-200mm, la qualit che vi daranno i due obiettivi sar superiore rispetto a quella che vi potr fornire un unico obiettivo che copre da solo le stesse lunghezze focali, una questione di scelte, preferite la versatilit o la qualit? La risposta dipende dai risultati che volete ottenere.

Sul forum di fotografare.com un utente di nome Attilio durante una discussione fece un esempio molto azzeccato: - Fare un'auto che va a 200 km/h non difficile, una qualsiasi utilitaria con un motore un po' vispo ci arriva facilmente. - Fare un'auto che va benone in fuoristrada non difficile, una suzukina o una pandina 4x4 non vanno affatto male. - Fare un'auto che abbia una grande capacit di carico non difficile, una skoda station vagon carica un sacco di materiale. Ora provate a pensare ad un'auto che faccia 200 km/h, vada benone in fuoristrada ed abbia la capacit di carico di una station wagon, facilmente si finir su un enorme e costoso SUV. Ora provate a pensare di dover costruire quel SUV con i soldi di una panda e poco pi, la qualit ovviamente croller inesorabilmente. Questo discorso vale anche per gli obiettivi, ecco perch mi metto a ridere quando leggo di bridge con obiettivi che arrivano anche a 36X al costo di una fotocamera compatta di scarso livello. Una caratteristica fondamentale in un obiettivo la sua luminosit, indicata dal numerino accanto alla lunghezza focale (la massima apertura di diaframma corrispondente a quella focale), non esiste una linea di demarcazione netta tra obiettivi luminosi e meno luminosi, io considero luminosi obiettivi che vanno da unapertura di f2.8 in gi. Ma quali vantaggi porta unottica luminosa? Per fare un esempio concreto, quando mi sono ritrovato a scattare in interni, e per essere precisi dentro una palestra, con il mio 18105mm f3.5-5.6 non potevo fare molto, potevo scattare a 18mm aprendo al massimo ad f3.5 e alzando gli ISO, invece, grazie al mio 35mm f1.8 sono riuscito a fotografare con tempi di scatto sufficientemente veloci senza alzare troppo gli ISO, cercando di non andare a tutta apertura perch pi si apre il diaframma pi la zona sfocata aumenta. In sostanza gli stop guadagnati ci permettono di salire con il tempo di scatto e di evitare il mosso alzando di poco o per niente la sensibilit ISO. Io qui mi riferisco alle fotocamere a obiettivi intercambiabili il discorso cambia per le compatte, che dispongono di tanti megapixel ma anche di un sensore di piccole dimensioni, non consiglio di alzare gli ISO, perch gi a 400 ISO si avr molto rumore elettronico, se pensate di scattare in ambienti chiusi vi consiglio di comprare una compatta di fascia alta con obiettivo luminoso. Inoltre grazie a un obiettivo luminoso nelle Reflex migliora la visione attraverso il mirino, per semplici motivi tecnici che capirete pi avanti.

Insieme allottica ci viene fornito solitamente il paraluce, ma a cosa serve? 1) A contrastare la luce parassita evitando cos una perdita di nitidezza, ovvero il flare. 2) A proteggere la lente frontale dell'obiettivo. 3) Laggiunta di filtri di qualsiasi tipo davanti allobiettivo aumenta le possibilit di rifrazioni parassite, quindi in questo caso luso del paraluce estremamente consigliato. Quando ho parlato dei vari tipi di obiettivi non ho citato i catadiottrici. Lo schema costruttivo di un obiettivo catadiottrico insolito rispetto a quello delle ottiche tradizionali. Allinterno degli obiettivi catadiottrici oltre alle normali lenti troviamo due specchi, uno concavo e uno convesso che hanno la funzione di riflettere i raggi luminosi provenienti dal soggetto. Guardando lo schema ottico riportato qui a fianco possiamo meglio comprenderne il funzionamento. Possiamo notare nella parte bassa della foto degli elementi diversi, quelli colorati in azzurro sono delle lenti attraverso le quali i raggi di luce passano e quelli colorati di rosso sono degli specchi che li riflettono. La particolare posizione di specchi e lenti all'interno dell'obiettivo permette di avere a quest'ultimo delle dimensioni ridotte rispetto ad uno tradizionale, a parit di focale infatti, la lunghezza si riduce a circa un terzo, un gran risparmio, soprattutto in termini di maneggevolezza e praticit. In giro si trovano obiettivi datati che danno un senso di robustezza elevato poich costruiti quasi per lo pi in metallo, anche se questo li rende molto pesanti. Un altro fattore importante il prezzo, notevolmente inferiore rispetto agli obiettivi tradizionali, questo dovuto anche al fatto che la qualit delle immagini non eccezionale. Il diaframma in questo tipo di ottiche fisso. Non possibile infatti aprirlo o chiuderlo e questo compromette molto lutilizzo della profondit di campo. Da citare infine un'altra caratteristica molto particolare: la sfocatura, come potete vedere nella foto accanto i punti non a fuoco risultano avere la tipica forma a ciambellina.

Sfocatura obiettivo catadiottrico

La parte relativa agli obiettivi catadiottrici stata scritta da Alessio Bardaro

Otturatore e diaframma
Il diaframma un meccanismo circolare o poligonale formato da sottili lamine metalliche che, scorrendo una sullaltra creano una variazione del diametro dell'apertura che regola la quantit di luce che passa attraverso l'obiettivo, la luce infine raggiunge il sensore (nella fotografia digitale) o la pellicola (nella fotografia analogica). Le fotocamere moderne utilizzano solitamente un tipo di diaframma regolabile chiamato "diaframma a iride". A determinare la quantit di luce che colpisce il sensore non solo lapertura del diaframma ma anche il tempo di esposizione. A tutta apertura il diaframma lascia passare, in un dato tempo determinato dal fotografo (tempo di esposizione), quanta pi luce possibile verso il supporto sensibile; chiudendo il diaframma si riduce tale quantit di luce. Il diaframma pu essere regolato su diverse aperture, distribuite regolarmente su una scala di intervalli detti numeri f (f/numero) o f/stop o comunemente "diaframmi". Valori di diaframma sono:
Diaframma - foto di Nayu Kim Flickr.com/photos/nayukim/

f/1 f/1,4 f/2 f/2,8 f/4 f/5,6 f/8 f/11 f/16 f/22 f/32 f/45 f/64 (esistono anche valori intermedi)

L'intervallo tra i diversi valori del diaframma viene comunemente indicato in gergo stop. I numeri f sono calcolati e ordinati in modo tale che chiudendo il diaframma di 1 stop si dimezza la quantit di luce, chiudendolo di 2 stop si diminuisce la luce di 1/4, chiudendolo di 3 stop di un 1/8 e cos via. l'otturatore invece il dispositivo che ha il compito di controllare per quanto tempo il sensore resta esposto alla luce. Gli otturatori possono essere classificati in due tipi: Otturatori centrali Otturatori a tendina
Otturatore centrale

I primi sono dotati di lamelle disposte a raggiera, in modo simile a quelle del diaframma, questi ultimi non sono pi in uso, i secondi sono composti da due superfici di stoffa o metallo disposte parallelamente lungo il piano focale, che scorrono verticalmente formando una fessura che lascia passare la luce.
Otturatore a tendina

Specchio e pentaprisma
Le reflex o anche SLR (Single Lens Reflex) hanno questa denominazione per via del loro sistema di mira composto da uno specchio posto a 45 rispetto all'obiettivo e da un pentaprisma (o pentaspecchio, pi economico). In pratica lo specchio riflette la luce che passa attraverso lobiettivo per poter visualizzare limmagine dal mirino, il pentaprisma ha il compito di aggiustare l'immagine che altrimenti presenterebbe i lati destro e sinistro invertiti. Durante la fase di scatto lo specchio si solleva in modo che limmagine possa essere catturata dal sensore; nella posizione sollevata lo specchio chiude la finestrella dello schermo di messa a fuoco, evitando l'ingresso di luce parassita dal mirino. Questo meccanismo consente di osservare nel mirino della macchina fotografica la stessa immagine catturata dall'obiettivo.

Per quanto riguarda le fotocamere compatte, bridge ed evil non presente il sistema dello specchio e del pentaprisma, la luce passa attraverso l'obiettivo della fotocamera e finisce sul sensore che consente la visualizzazione dallo schermino LCD. In alcune fotocamere viene utilizzato un mirino ottico che comprende elementi dell'obiettivo completamente separati dal sistema di immagine, altre fotocamere dispongono di un mirino elettronico collegato al sensore.

Il mirino
Il mirino quel dispositivo che permette di visualizzare la scena inquadrata. Nelle fotocamere sono normalmente distinguibili quattro modelli di mirino. Mirino galileiano il classico mirino che trovate nelle fotocamere usa e getta o nelle compatte economiche, composto da due lenti all'interno di una finestrella vicino all'ottica, vi disegnata una cornice raffigurante il campo inquadrato dallobiettivo. luminoso ed economico poich un sistema di mira semplice (a differenza di quello delle reflex). Mirino a pozzetto Oggi, in epoca digitale difficilmente troverete un fotografo che usa una macchina fotografica con questo sistema di mira, ma ai tempi della pellicola erano molto comuni, chi non si ricorda della mitica rolleiflex? Questo tipo di mirino di norma utilizzato nelle biottiche, l'immagine riflessa da uno specchio a 45 verso un vetro smerigliato posizionato sopra la fotocamera, il fotografo vede limmagine come se guardasse in un pozzo. Unaltra fotocamera leggendaria (e ancora in produzione in versione digitale) che ha usato questo sistema la Hasselblad. Mirino reflex
Hasselblad - Foto di Jeff Jackson Flickr.com/photos/jeffjackson/

Come suggerisce il nome questo tipo di mirino usato nelle fotocamere reflex (digitali e analogiche), quello che non ho detto che per motivi economici soltanto negli apparecchi di fascia professionale questo tipo di mirino permette una visione completa della scena inquadrata, nei modelli entry level e semi-pro viene reso visibile solo il 90-95% del campo inquadrato. Mirino digitale Nelle fotocamere digitali non reflex il mirino costituito da un display LCD che visualizza in tempo reale l'immagine acquisita.

Display LCD
Il Display LCD presente in tutti i tipi di fotocamera digitale. Quello che vedete nell'immagine qui a fianco il display di una compatta di fascia alta, la Canon G12, solitamente, in questa tipologia di macchine fotografiche non vi il mirino e l'inquadratura la si fa dal display (ma nella G12 vi anche un mirino). Nelle fotocamere Nikon quando si usa il display si dice che si attiva il Modo visione live view, lo specchio si solleva e l'otturatore si apre. Ci consente alla luce di ricadere sul sensore della fotocamera. Le informazioni vengono lette dal sensore, elaborate dal processore e visualizzate nel monitor posteriore. Mentre il Modo visione live view attivo, la luce non raggiunge il mirino della fotocamera poich lo specchio sollevato. Gli schermi LCD sono spesso scarsamente visibili in condizioni di forte illuminazione. Per questo motivo, il display pu essere accompagnato da un piccolo mirino ottico di tipo galileiano (etichettato OVF, optical viewfinder), oppure da un mirino elettronico (EVF, electronic viewfinder) di cui abbiamo appena parlato.

Sensore
Prima dell'avvento del digitale l'immagine era impressionata sulla pellicola, ora sul sensore, ovviamente reagiscono in modo diverso e i risultati sia nel bianco e nero che nel colore sono diversi (e non migliori). Iniziamo col dire che i sensori pi usati nelle fotocamere sono il CCD e il CMOS, esiste anche il FOVEON attualmente impiegato sulle macchine fotografiche prodotte da Sigma.
Sensore CCD Nikon D70S - Foto di Daniel Flickr.com/photos/camerarecycler/

La risoluzione di un sensore si indica con i Megapixel.

I Megapixel Per via del troppo marketing ingannevole la maggior parte della gente pensa che pi megapixel ha una fotocamera pi la qualit di essa sia elevata, non vero, un numero pi elevato di pixel permette, in linea teorica, un maggior potere risolutivo che influenza le dimensioni di stampa, ma questo spesso limitato dal sistema ottico. Se il potere risolutivo dell'ottica inferiore al potere risolutivo del sensore allora non si avr alcun guadagno nell'aumento del numero di pixel, anzi, si avr un peggioramento delle prestazioni del sistema a causa del maggiore rumore elettronico introdotto. 18 megapixel su un sensore largo 24x36mm diverso che averli su un sensore piccolo 5.76x4.29mm, l'immagine risulter degradata e peggiore.

Quindi fate pi attenzione alle dimensioni del sensore e allottica che al numero di megapixel! Ma cosa sono i Megapixel? In fotografia digitale un megapixel un milione di pixel, ed un termine usato non solo per il numero di pixel in un'immagine ma anche per indicare quanti pixel totali ci sono sul sensore della fotocamera. Ad esempio, un sensore che produce immagini da 42882848 pixel comunemente detto avere "12,2 megapixel" (4288 2848 = 12.212.224). Sul sensore i pixel sono disposti sullo stesso piano e sono allineati sia in orizzontale che in verticale, formano una struttura a righe e colonne. In questa sede non ci occuperemo di come in dettaglio il sensore funziona, su internet ci sono una miriade di siti tecnici pi adatti a spiegazioni di questo tipo.

Nelle fotocamere digitali per calcolare i megapixel si deve prendere la somma totale di pixel generati moltiplicando le due dimensioni, per esempio una macchina fotografica in grado di produrre immagini a 1600 x 1200 pixel produrrebbe un totale di 1.920.000 pixel o 1,9 megapixel. Una fotocamera con il doppio dei megapixel rispetto ad unaltra non produce stampe grandi il doppio! Esempio pratico: una fotocamera da 24 megapixel non produrr stampe grandi il doppio di una da 12 megapixel, il perch lo vediamo subito andando a questo sito: jjsapido.com/iafd/tutorial/calcolodpi/calcolodpi.htm Inseriamo i valori richiesti per entrambe le fotocamere, ed ecco il risultato, la fotocamera da 12 megapixel a 300DPI pu fare stampe grandi 24cm (altezza)x 36cm (larghezza) mentre la fotocamera da 24 megapixel che produce immagini da 6048x4032 pixel produrr stampe da 34x51cm, non il doppio. Tutto questo in linea teorica, non solo la risoluzione a determinare la grandezza di una stampa, dipende molto anche dallottica e da altri fattori, io con la mia Nikon D90 da 12 Megapixel realizzo tranquillamente stampe di dimensioni 50x70 mentre dubito che una compatta da 12 megapixel realizzer mai stampe qualitativamente paragonabili a quelle della mia reflex nonostante abbia gli stessi megapixel. Analizziamo pi in dettaglio cosa la risoluzione Camminando per strada vi sicuramente capitato di passare vicino a un cartellone pubblicitario, la prima cosa che vi balza allocchio la scarsa qualit dellimmagine, solitamente sgranata e formata da un insieme di punti, ma basta allontanarsi un po' perch essa vi appaia ben definita. A questo punto arrivati dobbiamo introdurre il concetto di densit dei pixel, generalmente misurata in PPI, Pixel per Inch (pixel per pollice), ma pi spesso sentiamo parlare di DPI

Autore Welleman - CFA (color filter array) o anche filtro RGB commons.wikimedia.org/wiki/User:We lleman

l'acronimo di Dots per Inch che significa letteralmente "Punti per pollice", cio quanti punti immagine ci sono in un pollice, nel sistema metrico decimale indica quindi quanti punti immagine troviamo ogni 2,54 cm visto che per convenzione 1 pollice uguale a 2,54 cm. In sostanza, pi pixel ci sono in un pollice pi l'immagine apparir definita perch lo spazio tra di essi si riduce con l'aumentare dei pixel, e discorso inverso se i pixel sono pochi, pi spazio vi tra di essi pi l'immagine apparir sgranata. La risoluzione incide sulla resa dell'immagine a seconda dei supporti di visualizzazione, fotografie che sullo schermo del pc si vedono bene al momento della stampa possono risultare di scarsa qualit (a seconda della grandezza a cui si stampano). Sul web per la visualizzazione ottimale non servono pi di 72dpi. Per la stampa su un giornale non serviranno pi di 90dpi, perch quel tipo di carta non riproduce immagini con punti pi piccoli. Un poster pubblicitario che generalmente si guarda da lontano richiede 150dpi. La stampa fotografica richiede invece 300dpi, al di sopra di questo valore l'occhio umano non in grado di cogliere maggiore dettaglio, quindi avere una stampa da 800 Dpi non aggiunge nulla alla nostra immagine.

Ricollegandoci al discorso della scelta della fotocamera tutta una questione di esigenze, se dovete stampare foto ricordo 10x15 cm sapete quanti megapixel bastano? 2 megapixel per stampare a 300dpi! Caso diverso se dovete allestire una mostra. Non mi stancher mai di ripetere che lapparecchiatura deve essere proporzionata alle vostre esigenze, senn diventa un peso inutile, ho conosciuto persone che non hanno la passione per la fotografia ma che sono munite addirittura con reflex semi-pro, le usano per fare foto ad amici e parenti per poi fare stampe di piccole dimensioni perch costano meno....

DIMENSIONE DEI SENSORI

A seconda del tipo di fotocamera varia la grandezza del sensore, nell'immagine qui sopra potete vedere schematicamente le varie dimensioni dei sensori digitali, il sensore pi grande qui rappresentato il 36x24mm detto anche Full Frame. Sul mercato escono continuamente nuovi tipi di fotocamere con sensori di grandezza variabile, quindi non possibile in un'immagine rappresentarli tutti, per vi sar comunque di aiuto per capire le dimensioni dei vari sensori. Pi grande il sensore pi pixel pu ospitare, a parit di Megapixel il sensore pi grande ha una qualit superiore e ad alti ISO il rumore elettronico minore. Partiamo dalle comuni compatte, hanno un sensore di grandezza 1/2,5" (in figura 2,7 ma una piccola variazione), quante volte avete sentito dire "voglio la compatta con tanti megapixel", nessuno si preoccupa di avere una macchina fotografica con una lente che non sia un fondo di bottiglia o una messa a fuoco dignitosa (ho usato compatte che come messa a fuoco erano peggio di un cellulare). Poi esistono compatte di qualit superiore, con un sensore di grandezza 1/1.63" (come la lumix lx5) che come vedete dalla figura pi grande di quello montato sulle tradizionali compattine, inoltre compatte come la lx5 o Canon G12 sono realizzate con maggiore cura,

hanno un autofocus pi veloce, sfornano file in RAW e hanno una lente di buona qualit, per esempio nella panasonic lumix lx3 la lente prodotta dalla Leica, mica male. 1/1.7" equivale a 7.6 mm x 5.7 mm = 43.32 mm mentre 1/2.5" equivale a 5.76 mm x 4.29 mm = 24.71 mm il primo ha una superficie quasi doppia rispetto al secondo, entrambi i sensori sono in formato 4/3 (come i vecchi televisori) e non 3:2 come dovrebbe essere un "vero" sensore fotografico. Per tradizione il formato fotografico inteso con rapporto 3:2 perch il rapporto del formato 35mm o 24x36, questo comunque non significa che sia il formato ideale, infatti nelle fotocamere medio formato si passa dal formato quadrato (es. 6x6) a quelli pi o meno rettangolari come il 6x4,5 6x9 10x12 e via discorrendo. Oltre che sulle compatte i sensori appena descritti vengono montati anche sulle Bridge. Le EVIL hanno un sensore di dimensioni variabili a seconda della casa produttrice, ad esempio quello delle olympus pen misura 17,3x13,0mm mentre quello della sony nex in formato APS-C che troviamo montato solitamente sulle reflex. I sensori delle Reflex a seconda della marca si differenziano di poco nelle dimensioni, per esempio nelle Nikon il sensore APS-C misura 23,5x15,7mm mentre nelle Canon il sensore APS-C 22,2x14,8mm. Il sensore full frame non il sensore pi grande esistente sul mercato, per esempio abbiamo le medio formato 6x6, fate una ricerca su internet inserendo sul motore di ricerca la parola: "Hasselblad", sono un esempio di questo tipo di macchina fotografica, la grandezza del sensore 56x56mm niente male vero? La tecnologia in costante evoluzione e di continuo escono fotocamere "ibride" ovvero fuori dalle classiche categorizzazioni, per esempio compatte con un sensore pi grande della maggior parte delle Evil, Reflex con un sensore di dimensioni superiori al Full Frame, o anche fotocamere con sensore piccolino da compatta ma ad ottiche intercambiabili!

GLI ACCESSORI FOTOGRAFICI


Le Schede di Memoria - Guida alle schede di memoria SD
Memorie SD, queste sconosciute, un breve viaggio nei meandri di un piccolo mondo che agli occhi di chi vi si accosta per la prima volta pu spesso confondere e trarre in inganno. Sicuramente vi sarete chiesti almeno la prima volta dove sarebbero state "conservate" le foto che di li a poco sareste andati a scattare, niente di pi semplice, nell'apposita scheda di memoria che va inserita allinterno dellapparecchio. Nelle compatte raramente capita che ce ne sia una inclusa, e nelle reflex di solito se inclusa, la capacit bassa. Il pi delle volte, invece, bisogna sceglierne una, e, tra marca, capacit, velocit e prezzo, capita che la confusione sia parecchia. La domanda che ci si pone quando non si molto informati in merito : Cosa sto comprando? Che differenza c? Perch questa costa il doppio di questaltra? Quale prendo? Con questa mini guida cercheremo di scoprire appunto le caratteristiche che differenziano le varie schede. Partiamo dallinizio. Con la definizione di SD che poi altro non che labbreviazione di Secure Digital, indichiamo quello che attualmente il pi diffuso formato per le schede di memoria. Ci sono anche altri formati, li elenchiamo per conoscenza: Smart Media, MultiMediaCard, xD Picture Card (ormai in disuso da anni), Memory Stick formato proprietario usato da Sony, Compact Flash (schede che si trovano ormai solo su macchine di fascia alta preferite per affidabilit e prestazioni). Allinterno delle schede possono essere immagazzinate grandi quantit di informazioni, dati, foto, video, musica, ecc per poi essere utilizzate dagli apparecchi elettronici di uso comune. Il loro impiego va dai navigatori ai lettori mp3, dalle cornici digitali alle macchine fotografiche. Noi ci occuperemo prevalentemente dellutilizzo con queste ultime, ma prima di entrare nel dettaglio bene fare una distinzione sui vari tipi di schede SD presenti sul mercato. Troveremo infatti schede: SD SDHC SDXC SDHC UHS-I

Le schede SD sono quelle pi usate

Poi abbiamo le schede SDHC, Secure Digital High Capacity. Come si evince dal nome si differenziano dalle SD normali in quanto la loro capacit di immagazzinare dati superiore rispetto alle prime. Esse infatti partono da una capienza superiore ai 2 Gb (4 Gb) fino ad un massimo di 32 Gb (questi limiti saranno sicuramente superati con l'avanzare della tecnologia). Salendo di categoria abbiamo le SDXC, abbreviazione di Secure Digital eXtended Capacity. Esse partono dalla capacit di 32 Gb e arrivano alla capacit massima teorica di 2048 Gb ossia 2 Tera. Da poco sul mercato e dal costo elevato, queste ultime hanno un file system proprietario diverso. Quando le comprate state attenti se sono supportate dallapparecchio con il quale verranno utilizzate. Infine abbiamo le SDHC UHS-I sono schede anchesse SDHC che seguono le nuove specifiche UHS-I (Ultra High Speed) capaci di arrivare a velocit teoriche di 312 Mbyte al secondo. In questa sede parleremo delle schede SDHC, che attualmente sono le pi diffuse. Negli scaffali dei centri commerciali ne trovate in vendita a decine e si differenziano per marca, per capienza e per classe. Sono state infatti letteralmente "classificate" in base a degli standard di velocit. A farlo stata la SD Association http://www.sdcard.org/ che altro non che una specie di alleanza globale tra pi di mille aziende coinvolte nella progettazione, nello sviluppo, nella produzione e nella commercializzazione di prodotti che utilizzano la tecnologia delle schede SD. Le classi sono cos definite:

Se prendete una scheda SDHC in mano e la guardate, troverete oltre alla marca del produttore e la capacita anche un cerchietto con un numero dentro, ebbene quel numero rappresenta la classe di velocit della scheda.

Pi la classe alta, pi la velocit in scrittura elevata, pi la scheda performante e pi costa. Oltre a alla classe, vi la sigla attestante la velocit, espressa con un numero seguito da un per (x) tipo 100x 133x 200x o la velocit espressa in MB/S tipo 15 MB/S 20MB/S 30MB/S.

Cosa indicano queste scritte? Per quanto riguarda la velocit espressa con i numeri seguiti dal per (es. 133x ), questi indicano che la scheda pu raggiungere la velocit di scrittura indicata. Tradotto in numeri con un esempio avremo quanto segue: se sulla scheda riportato 133x vorr dire che la quantit di dati scritti in un secondo pari a 133 volte lunita di misura di scrittura utilizzata per i cd (che 0,15 Mbyte). Nello specifico avremo: 133x0,15 Mbyte/S che uguale a 19,95 Mbyte al secondo. Se dovessimo trovare la scritta 200x la velocit sarebbe 200x0,15 Mbyte/S, quindi 30 Mbyte/S. Per le schede che riportano direttamente la velocit espressa in Mbyte/S non dobbiamo fare alcun calcolo. Bisogna porre attenzione per a questi dati. Le velocit riportate sono quelle massime, e sono dichiarate dal produttore e non verificate in maniera imparziale. Spesso sulla confezione o sulla scheda il produttore per evitare eventuali "lamentele" pone la scritta "up to" (fino a) e la velocit, oppure si nota addirittura la presenza di un asterisco accanto alla velocit che sta ad indicare che la velocit espressa quella massima. Come districarsi quindi in questa serie di sigle e numeri? Sicuramente la classe di appartenenza un elemento cardine al quale fare riferimento, ma direi che bisogna tenere anche in considerazione anche la marca, alcune case produttrici infatti, sono decisamente pi affidabili di altre. A parit di marca ci sono poi quei prodotti di fascia alta, spesso destinati a utenti pi esigenti etichettati come "prosumer" (professional-consumer). Fortunatamente anche internet ci pu aiutare, basta digitare su qualsiasi motore di ricerca parole tipo "comparazione SD" e troveremo centinaia di siti che offrono confronti tra le varie case produttrici e tra i vari prodotti di diversa fascia della stessa casa. Alcuni offrono comparazioni effettuate con apparecchiature professionali, altri con metodi empirici, ma sicuramente bisogna prestare attenzione e verificare lattendibilit dei risultati forniti. Quale scheda scegliere quindi? Naturalmente dipende da vari fattori. In primis dovete analizzare il prodotto con il quale verr usata la scheda e le vostre attuali esigenze e immaginare quelle che potrebbero essere quelle nellimmediato futuro. Su una compatta

sicuramente sarebbe decisamente "sprecata" una scheda SDHC da 32 Gb di classe 10 con velocit indicata dal produttore di 30 MByte/S. Di contro su una reflex, per quanto possa essere una entry-level e l'utente un amatore alle prime armi potrebbe essere limitante comprare una scheda da 2 Gb in classe 2. I fattori da considerare per non cadere in errore sono: Capacit della scheda: Scattando con una compatta le dimensioni dei file Jpeg alla massima risoluzione vanno da circa 4 a circa 6 Mbyte, con una scheda da 4 Gb la capienza dovrebbe essere pi che soddisfacente tranne in casi di lunghi viaggi. Scattando con una reflex e salvando i file in Raw o meglio ancora in Raw + Jpeg 4 Gb non bastano di sicuro. Sono da prendere in considerazione schede dagli 8 Gb in su e valutare lidea di averne una o due di riserva. Classe della scheda: Per una compatta che non registra video in Full Hd una scheda di classe 2 va gi bene, una di classe 4 pi che sufficiente, per una reflex che memorizza file di dimensioni pi grandi e che pu essere utilizzata in ambito sportivo quindi con raffiche di molti scatti effettuate in pochissimo tempo o con la nascita di nuove macchine che riprendono filmati in alta definizione consigliabile scegliere una scheda di classe 6 o superiore. E' vero che le macchine sono dotate di buffer di grandi dimensioni, ma per evitare di riempirlo e di rallentare le operazioni di scrittura, preferibile optare per prodotti pi performanti. Diverso invece il discorso del trasferimento dati dal supporto al computer, un conto trasferire 8 Gb di dati da una scheda di classe 2, un conto farlo con una scheda di classe 10, tenete in considerazione che potreste perdere anche 4 volte in pi del tempo necessario con una scheda di classe inferiore. Marca: La marca fondamentalmente una cosa soggettiva, di sicuro preferibile scegliere marche conosciute e con esperienza nel settore a quelle di cui non si mai sentito parlare. Di contro anche vero che esistono prodotti di marche meno conosciute che offrono un rapporto qualit prezzo vantaggioso. Basate le vostre scelte in base alle vostre esigenze e non fatevi condizionare dal prezzo, la scheda la comprate una volta sola e andr a contenere le vostre foto, i vostri video, il vostro lavoro, i vostri ricordi detto questo non resta che cimentarsi nella scelta. Articolo scritto da Alessio Bardaro

Filtri

Filtri fotografici Cokin - foto di Tim Collins - Flickr.com/photos/tico24/

Quando si usava la pellicola nella borsa di un fotografo non potevano mancare i filtri, mentre oggi molto raro trovare qualcuno che li usi. Nella fotografia digitale possibile applicare in post produzione gli effetti che prima si ottenevano solo in fase di scatto ma nonostante questo i filtri sono ancora in commercio, questo perch alcuni di essi sono ancora utili e i loro effetti non sono ricreabili in Photoshop. Iniziamo parlando del filtro polarizzatore, non pu mancare nel corredo di un fotografo perch i suoi effetti non sono riproducibili con nessun software. Serve a polarizzare la luce riflessa dalle superfici degli oggetti e dalle particelle atmosferiche, in sostanza rimuove i riflessi da tutte le superfici non metalliche e garantisce il massimo contrasto. Toglie i riflessi indesiderati anche dalle superfici dacqua, ma pu anche dargli rilievo, basta ruotarlo per ottenere leffetto che desideriamo. Se si fotografa una vetrina grazie al filtro polarizzatore possiamo evitare di venire riflessi su di essa catturando solo quello che c' all'interno e per questo motivo anche utilizzato per fotografare quadri o altre opere protette da un vetro. Esistono due tipi di polarizzatori: Lineari Circolari

Sulle macchine fotografiche dotate di autofocus il polarizzatore deve essere circolare, esso viene montato sull'obiettivo, come gi accennato ruotandolo si possono ottenere diversi effetti visualizzabili direttamente dal mirino della reflex. Grazie al polarizzatore possiamo ottenere in ripresa una saturazione naturale dei colori in modo da non forzare dopo in post produzione, questo effetto dovuto all'eliminazione della luce riflessa. Nella fotografia paesaggistica servono anche a dare pi profondit ai cieli azzurri.

L'effetto di un polarizzatore circolare sul cielo - it.wikipedia.org/wiki/File:CircularPolarizer.jpg

ATTENZIONE non ha effetto se scattiamo con il sole di fronte o alle spalle: dobbiamo stare tra 45 e 90 per ottenere dei buoni risultati, inoltre assorbe la luce di -2 stop circa. Altri filtri ancora utilizzati in fotografia digitale sono: Il filtro UV: oggi non pi necessario, le moderne lenti incorporano gi uno strato anti UV, in sostanza ha senso usarlo solo per proteggere la lente frontale dell'obiettivo, ma attenzione perch modifica le prestazioni dell'ottica su cui lo montate. I filtri neutral density e i filtri digradanti sono utilizzati essenzialmente nella fotografia di paesaggio. Il filtro neutral density: altera l'esposizione e non introduce nessuna dominante di colore, questa tipologia di filtri viene classificata come ND, esistono ND2, ND4 e ND8, questa classificazione fatta in base alla riduzione della luce.

Nella foto qui sopra la lente intatta grazie alla protezione del filtro UV - foto di Davidd Flickr.com/photos/puuikibeach

Questo filtro appare solitamente grigio e riduce la luce che passa, la riduce di uno stop il filtro ND2, di due stop ND4 e di 3 stop ND8. Ma perch ridurre la luce? Esistono delle situazioni pratiche dove per quanto chiudiamo il diaframma o abbassiamo gli ISO la luce risulta sempre troppa, per esempio quando vogliamo realizzare una foto con un tempo di esposizione lungo (come nella foto di esempio alla pagina successiva).

Dati di scatto: 30 sec, F/10, ISO-100 e filtro ND - Foto Oceania di Kyle Kruchok Flickr.com/photos/kylekruchok/5583769327/

Filtri digradanti (o anche graduati a densit neutra): come dice il nome sono dei filtri che digradano dall'alto verso il basso, cio sono trasparenti in basso e pi scuri in alto, aiutano a equilibrare i cambiamenti di esposizione in una scena, per esempio in un paesaggio permettono di schermare maggiormente il cielo rispetto alla linea del terreno sotto l'orizzonte. Come potete vedere dalla figura alla vostra sinistra possono essere di vari colori. meglio usare quelli a lastra (esistono anche a vite) perch permettono di regolare laltezza a nostro piacimento in modo da far combaciare il cambio di densit con la linea dell'orizzonte, sono molto utili per riequilibrare i livelli di luce di un cielo troppo luminoso e di un primo piano scuro, non vi mai capitato che durante la foto a un paesaggio urbano o naturale gli alberi o i palazzi risultino correttamente esposti mentre il cielo risulti sovraesposto? Usando uno di questi filtri potrete risolvere il problema! State attenti che larea scura non scenda sotto lorizzonte perch leffetto risulti naturale. Di filtri digradanti n troviamo due tipi soft e hard. Gli hard sono adatti per le linee di confine molto nette come quella del mare, mentre i soft hanno una sfumatura pi morbida, adatta per esempio in caso di panorami montuosi o che presentano alberi, in sostanza tutti quei paesaggi che presentano una linea dorizzonte non ben definita.

Per i tramonti sul mare con sole frontale conviene usare i Reverse Graduated che sono dei soft al contrario, ovvero a met lastra sono hard e sfumano a soft verso l'alto. Dopo aver analizzato i vari tipi di filtri c da fare una considerazione pratica, solitamente un fotografo non ha solo unottica e molto difficilmente esse avranno lo stesso diametro, quindi ci vorrebbe un filtro specifico per ogni obiettivo con un conseguente aumento delle spese, per nostra fortuna esistono degli anelli adattatori che ci consentono di montare lo stesso filtro su pi ottiche di diverso diametro.

Da sinistra verso destra abbiamo filtro Seppia, filtro polarizzatore circolare, filtro arancione e in basso un adattatore per i filtri - foto di Tim Collins Flickr.com/photos/tico24/

Tubi di prolunga e lenti addizionali


Questi accessori sono utilizzati per la macrofotografia, solitamente vengono adoperati dai fotoamatori alle prime armi che hanno a disposizione un budget limitato, un'ottica macro ha solitamente un costo elevato, quindi giusto esplorare questo genere spendendo il meno possibile con risultati apprezzabili per decidere dopo se quello che vogliamo fare o no. Iniziamo parlando delle lenti addizionali, vengono montate sull'obiettivo della reflex per incrementare il
Foto di JD Hancock Flickr.com/photos/jdhancock/

fattore di ingrandimento, per le compatte necessario acquistare degli anelli adattatori.

Si possono combinare tra loro pi lenti per avere una maggiore capacit di ingrandimento, per attenzione, conviene montare per prima la lente di maggior potenza. Se potete evitate di montare pi lenti, lideale sarebbe un unica lente con maggiore capacit di ingrandimento. Le lenti addizionali hanno di solito 2 vantaggi: Non assorbono la luce Aumentano l'avvicinamento al soggetto.

A differenza delle lenti addizionali i tubi di prolunga aumentano l'ingrandimento del soggetto e diminuiscono la minima distanza di messa a fuoco incrementando la distanza dell'obiettivo sensore (vanno inseriti tra l'obiettivo e il corpo macchina), sono privi di lenti e vengono venduti di solito in set da tre pezzi di diversa lunghezza, usando tubi pi lunghi o unendo pi elementi assieme diminuisce la quantit di luce che colpisce il sensore. I tubi di prolunga sono muniti di contatti elettrici che permettono all'obiettivo e alla reflex di dialogare tra di loro per il mantenimento degli automatismi di esposizione e autofocus. Svantaggi dei tubi di prolunga:

Foto di Pascal Flickr.com/photos/pasukaru76/

Foto di Guy Sie Flickr.com/photos/guysie/

1) Per usarli si deve smontare l'obiettivo esponendo il sensore alla polvere. 2) La luminosit si riduce per un valore di 1-2 stop circa. 3) Si avr una maggiore difficolt nella messa a fuoco perch nel mirino la scena sar pi scura.

Mentre ricapitolando le lenti addizionali presentano i seguenti vantaggi: 1) Costano meno dei tubi di prolunga. 2) Non comportano riduzione di luminosit. Attenzione, le lenti addizionali devono essere di buona qualit, pena, lintroduzione di aberrazioni che influiscono sulla qualit dell'immagine. Le aberrazioni aumentano con l'aumentare delle diottrie e si sommano montando una lente sull'altra. Le lenti migliori sono costituite da doppietti acromatici incollati. Da +1 a +3 possono andare bene anche a lente singola perch l'aberrazione ridotta. Ma con +4 facile che qualche aberrazione cromatica salti fuori.

Esposimetro
Lesposimetro potendo essere sia interno (ovvero incorporato nella fotocamera) che esterno, esso uno strumento di vitale importanza per un fotografo. Lesposimetro serve a misurare la luce necessaria per ottenere un'esposizione corretta suggerendoci la coppia tempo/diaframma da usare in base agli ISO che abbiamo impostato. Gli esposimetri si dividono in due categorie: A luce riflessa: lo sono tutti gli esposimetri incorporati nelle fotocamere, la misurazione avviene puntando la macchina fotografica verso il soggetto, l'esposimetro misura la luce che questo riflette verso la fotocamera.

Prostudio360.it - Gossen Digipro F Esposimetro Link Prodotto

A luce incidente: sono esposimetri esterni solitamente usati nella fotografia in studio, si posiziona accanto al soggetto da riprendere puntando la semisfera bianca verso la fotocamera, potrebbe capitare che la scena presenti un contrasto elevato, in questo caso puntate l'esposimetro direttamente verso la fonte di luce e calcolate una media tra questa lettura e quella delle zone in ombra. Nell'esposimetro della fotocamera la lettura della luce pu avvenire in 5 modalit diverse, che devono essere scelte a seconda delle condizioni di luce e dellatmosfera che vogliamo creare.

1) Multi zona o valutativa: la modalit standard impostata sulle reflex, detta anche Matrix (Matrice), la scena viene suddivisa in zone, pi precisamente in piccoli quadratini come in una scacchiera (o appunto una matrice), lesposizione viene poi valutata su ogni singolo quadratino e infine, con un particolare algoritmo proprietario e diverso per ogni singolo costruttore, riportata a un valore "medio", la luce viene misurata e mediata secondo delle scene standard memorizzate nella fotocamera, il sistema di misurazione attualmente pi affidabile e avanzato. 2) Media a prevalenza centrale: sfrutta tutto il campo inquadrato ma si da pi peso alla parte centrale, in cui si presuppone ci sia il soggetto, una volta era la modalit d'esposizione pi diffusa, oggi sta andando piano piano in disuso in quanto con la "Valutativa" e la "Parziale", si ottengono quasi sempre risultati migliori, inoltre pu produrre grossolani errori a causa di fonti di luce o zone d'ombre all'interno della scena. adatta per i ritratti perch legge bene i toni della pelle, il soggetto per deve essere al centro della composizione. 3) Semispot o parziale: delimita un'area al centro dellinquadratura alla quale dare pi "importanza" nella misurazione della luce. La grandezza di quest'area varia da macchina a macchina, ma si aggira sempre tra l'8% e il 10% circa. Risulta utile quando si hanno soggetti in primo piano con sfondi chiari o luminosi, o anche quando si fotografa in leggero controluce. simile alla spot (che ora vedremo), ma l'angolo inquadrato pi ampio, indicativamente 9 e risulta pi complessa per chi alle prime armi. 4) Spot: pu essere definita come una "Parziale" ancora pi accentuata. In pratica viene delimitata una piccola area al centro del fotogramma (anche in questo caso pu variare e si aggira intorno al 2% o 3% circa) e l'esposimetro fornisce la coppia tempo/diaframma adatta solo per quella piccolissima porzione inquadrata ignorando tutto il resto della scena. adatta in particolari situazioni di luce, come ad esempio spettacoli teatrali o in pieno controluce; misurando lesposizione in modo preciso sul soggetto desiderato, la macchina non verr ingannata dalla luce (o dal buio) che lo circonda. Utile, ma difficile da utilizzare. 5) Multi spot: rappresenta un'evoluzione del sistema spot, la si usa tutte le volte che nella scena sono presenti luminosit differenti, invece di lasciare decidere il sistema multi zona (in caso esso si sia rivelato inefficace) possiamo scegliere noi le parti che ci interessano e sar poi compito della fotocamera fare la giusta media matematica per trovare l'esposizione corretta. Questa parte sulle 5 modalit di esposizione stata scritta col contributo di Leonardo Tuttoleo Nucci

LA LUCE
Abbiamo parlato della macchina fotografica e dei principali accessori, ma ci che conta pi di ogni altra cosa in fotografia la luce, lo stesso termine "fotografia" deriva dal greco dall'unione di due parole phos (luce) e graphis (scrivere), letteralmente significa "scrivere con la luce". la luce riflessa dal mondo intorno a noi che rende visibile il mondo stesso, una cosa fondamentale da sapere che il comportamento della luce cambia a seconda delle superfici da cui riflessa, superfici ruvide rifletteranno la luce disperdendola in tutte le direzioni, viceversa, superfici lisce non disperdono la luce. Indipendentemente dal soggetto e dalla fotocamera utilizzata la quantit e la qualit della luce presente sulla scena determinante per la riuscita o no di una fotografia, quindi il fotografo deve saper sfruttare al meglio la luce disponibile. Pi chiara una superficie pi luce rifletter, infatti le superfici bianche riflettono gran parte dei raggi luminosi, viceversa quelle nere non riflettono la luce. Il senso di una foto pu variare notevolmente a seconda dellilluminazione utilizzata, poich dalla luce dipende come percepiamo la forma e il volume degli oggetti, modificando l'illuminazione possiamo dare un tono pi o meno drammatico a una foto, esaltare o nascondere certi dettagli. Senza entrare nel dettaglio fisico che piega il fenomeno, la luce, a seconda della fonte, ha una temperatura pi calda o pi fredda. La misurazione viene fatta in gradi kelvin. Nell'immagine seguente si vede il colore della luce e il relativo grado kelvin:

Qui di seguito alcune indicazioni sul colore in base alla fonte di luce: Candela 1800K luce molto calda Luce domestica (tungsteno): 2500K luce calda Tramonto 3000K - Lampada da studio al tungsteno 3200K Luce solare/flash 5500K luce bianca/neutra Luce cielo nuvoloso 7000K luce leggermente fredda Lampada fluorescente superdiurna 8000K luce fredda

In realt ci sono molte pi fonti di luce e non raro trovarsi in condizioni di luce mista. importante quindi impostare la corretta temperatura colore sulla macchina altrimenti c' il rischio di avere fotografie blu/rosse/gialle. Lavorando in raw possibile gestire la misurazione corretta del colore della luce in postproduzione, argomento che affronteremo pi avanti parlando del bilanciamento del bianco. Lindubbio vantaggio della luce naturale che possiamo disporre di essa a costo zero, ma come potete immaginare difficile da gestire, varia continuamente di inclinazione,

intensit e colore; a seconda dell'ora del giorno, del mese o della zona geografica restituisce diversi effetti cromatici, vi consiglio di fare un esperimento, fotografate lo stesso paesaggio in diverse ore del giorno e durante stagioni differenti per vedere come muta al variare della luce. In interni la luce pu passare solo attraverso le finestre, in questo modo solo una parte del soggetto risulter illuminata creando ombre sulla parte opposta, per attenuare le ombre esistono due metodi, o usare un pannello riflettente oppure se presente sfruttare la tenda bianca, con quest'ultimo metodo avremo una luce sensibilmente pi morbida poich la tenda agisce come una sorta di softbox, considerate per il fatto che la tenda assorbir parte della luce abbassando il livello di luminosit della scena. Ricordate di tenere sempre spenta lilluminazione della stanza per evitare situazioni di luce mista. Fotografando con una luce diffusa le forme e i volumi vengono messi meglio in evidenza, poich come gi detto le ombre risultano pi morbide e i colori meno forti e accentuati. Al contrario la luce diretta del sole (come quella che si trova verso mezzogiorno) produce un forte contrasto, con colori intensi e ombre molto scure; quando ci troviamo in esterni in una giornata nuvolosa il contrasto diminuisce e l'illuminazione diviene pi uniforme, se il sole viene completamente coperto dalle nuvole le differenze tra luce ed ombra scompaiono del tutto, l'illuminazione uniforme e le ombre si formano soltanto nei punti dove la luce del cielo non pu arrivare (per esempio sotto gli oggetti). Personalmente non amo scattare in questa condizione di luce. Lalba e il tramonto sono i momenti che preferisco (lalba in particolar modo), il sole basso sullorizzonte e la luce calda e morbida, soprattutto all'alba vi una particolare atmosfera e le foto risultano pi inusuali rispetto a quelle realizzate al tramonto, inoltre bellissimo sentire laria pulita e il silenzio della citt che ancora deve svegliarsi.

Lo Stretto di Messina all'alba - Foto di Marco Crupi

COME IMPUGNARE LA MACCHINA FOTOGRAFICA


Una volta comprata la nostra macchina fotografica (ipotizziamo una reflex) dobbiamo imparare a tenerla in mano, esiste una tecnica corretta anche per questo. Io personalmente non penso ad applicarla alla lettera, fotografo sia in pellicola che in digitale e raramente ho avuto problemi di micro mosso, alcuni passaggi si fanno istintivamente e coi moderni sistemi di stabilizzazione di immagine oserei dire che sono quasi superflui, comunque sono cose da sapere. Per avere una postura corretta ed evitare il micro mosso durante la fase di scatto si deve: - Tenere i piedi leggermente larghi e posizionarne uno leggermente avanti - Usare il mirino - Piegare i gomiti avvicinandoli ai fianchi - La mano sinistra deve reggere il corpo della reflex e l'obiettivo da sotto, con il palmo rivolto verso l'alto permettendo anche di agire sui due anelli posti sull'obiettivo, ovvero lo zoom (se non unottica fissa) e la messa a fuoco; la mano destra va sull'impugnatura della reflex con l'indice che pronto a premere il pulsante di scatto. Per obiettivi molto pesanti, che si allungano durante la zoomata, consiglio di mantenere la mano sinistra sotto l'obiettivo oppure sul lato sinistro a forma di "C". Molto utile il batterygrip sotto la reflex in modo da controbilanciare parzialmente il tutto e poter fare facilmente inquadrature verticali. - Trattenere il respiro uno o due secondi durante la fase di scatto, per eliminare qualunque vibrazione, si deve scattare a polmoni vuoti. - Conviene utilizzare tempi di scatto non troppo lunghi, questo dipende dallottica che si usa e dalla scena che si fotografa, in genere i tempi di sicurezza per evitare il micro mosso vanno minimo da 1/80 in poi, esiste una regola generale che dice che il tempo di sicurezza per

il micro mosso bisogna calcolarlo in base alla lunghezza focale, per esempio a 100 mm si usa 1/100 in analogico, mentre se siamo in digitale 100 mm si moltiplica per 1,5 ovvero un 1/150. - Usare un treppiedi o sfruttare gli appoggi naturali come per esempio un muretto. Questi accorgimenti tecnici che ho elencato possono essere utili quando si vuole fotografare un soggetto statico e magari vi poca luce e non si ha un cavalletto a portata di mano, allora questo il miglior modo per ridurre le vibrazioni evitando il micro mosso, dubito che riuscirete a usare tutti questi accorgimenti in generi come il reportage o la street photography.

L'OCCHIO UMANO Vs FOTOCAMERA


La fotografia ci permette di vedere e registrare il mondo con sfumature particolari e personali, affermandosi come arte e non solo come mezzo riproduttivo. Ma quali differenze ci sono tra l'occhio umano e la nostra fotocamera? Inizialmente le somiglianze sono molte, l'occhio lascia entrare la luce attraverso la cornea che si comporta pi o meno come la parte frontale dell'obiettivo, insieme al cristallino, che si trova dietro liride, sono gli elementi di messa a fuoco dellocchio. La cornea raccoglie i raggi divergenti di luce, e li convoglia attraverso la pupilla. L'iride funziona come un diaframma variabile che regola l'intensit luminosa, il cristallino viene usato come una lente, per produrre un'immagine nitida, e un'area fotosensibile, la retina, per percepirla. Quindi possiamo dire che nella fotocamera al posto del cristallino c' l'obiettivo, l'iride e la pupilla agiscono insieme come il sistema di apertura della fotocamera e al posto della retina vi il sensore (o la pellicola). Sia il cristallino che l'obiettivo possono essere messi a fuoco su distanze diverse, entrambi formano un'immagine rimpicciolita e capovolta della scena. Le somiglianze per finiscono qui, ma stanno sviluppando delle fotocamere che funzionano esattamente come l'occhio umano (fotocamere non ancora disponibili al pubblico). La visione umana controllata in parte dall'occhio, in parte dal cervello. Questo comporta che la nostra visione selettiva. Le parole che state leggendo adesso, per esempio, vi appaiono nitide, mentre quelle circostanti vi appaiono indistinte. La visione selettiva elimina gli elementi che distraggono. La fotocamera quindi a differenza dell'occhio umano registra tutto, quindi quello che ai nostri occhi in un primo momento sfuggito risultando invisibile in foto si vedr, perci la fotografia registra spesso troppe cose, quelle importanti assieme con quelle che importanti non sono. raro che l'occhio ci presenti un'immagine sfuocata. Se spostate l'occhio da questo testo a un altro oggetto tutti i particolari vi appariranno ugualmente chiari, perch mentre si spostano i vostri occhi rimettono continuamente a fuoco.

Esempio: prendete due matite (una per mano) e tenetele in alto a distanze differenti, ora provate a vederle contemporaneamente, vi accorgerete che mettendo a fuoco sulla matita pi vicina a voi non vedrete nitida la matita pi lontana e viceversa. La messa a fuoco di una fotocamera funziona nello stesso modo, ed utile per far cadere l'attenzione sulle cose che ci interessano escludendo quelle di minor importanza.

Come la fotocamera riduce il mondo tridimensionale a bidimensionale anche l'immagine che si forma sulla retina bidimensionale, ma noi vediamo in tre dimensioni perch avendo due occhi vediamo da due punti di vista leggermente diversi, questo il concetto base da cui partono le moderne fotocamere 3D dotate di due obiettivi posti a una certa distanza luno dallaltro, per essere precisi la stessa distanza che c fra i nostri occhi. Curiosit e approfondimenti Dopo aver parlato di quello che pi ci interessa a livello fotografico ecco alcune interessanti curiosit sull'occhio umano relazionato alla fotografia: Per saperne di pi andate a questi link: http://www.nadir.it/pandora/OCCHIO_FOTOCAMERE/dassio.htm http://www.fotografiaprofessionale.it/downloads/L_Occhio_del_Fotografo.pdf

COME SVILUPPARE L'OCCHIO FOTOGRAFICO


Come si diventa dei bravi fotografi? Osservando! Un fotografo ha un modo di guardare diverso rispetto alle persone comuni e imparare ad osservare non semplice come possa sembrare. Per acquisire un "occhio fotografico" si deve fare molta pratica, con e senza la macchina fotografica, ricordate la citazione di Man Ray allinizio del libro?
Foto di Alexander Boden Flickr.com/photos/bogenfreund/

Se volete fare fotografie, gettate via la macchina fotografica.

Uscite per la citt fotografando quello che istintivamente vi attrae, sperimentando inquadrature diverse e "fotografate, fotografate e fotografate il pi possibile per migliorare" cos mi consigli un fotografo quando iniziai, un ottimo esercizio, semplice e molto proficuo, in parole povere la pratica fondamentale. Considero obbligatorio guardare le foto dei grandi maestri della fotografia contemporanea e non, personalmente ho fatto grandi passi avanti grazie al libro "Le 100 foto pi belle della National geographic", libro regalatomi da una persona per me molto importate, Chiara, un'artista eclettica (come potete vedere dal suo sito) che ha contribuito molto alla mia crescita come fotografo e come persona. Frequentate i forum di fotografia per parlare e condividere il vostro lavoro con altri fotografi, a tal proposito vi consiglio do iscrivervi su www.forumdifotografia.it Anche se il vostro obiettivo e migliorare come fotografi questo non vuol dire che dovete guardare soltanto fotografie, non mettete i paraocchi, guardate e imparate da ogni forma d'arte visiva, dai quadri dei grandi artisti ai fumetti, non li sottovalutate, penso che leggere fumetti sia un ottimo modo per "allenare" l'occhio, i fumetti di un certo livello hanno spesso inquadrature geniali e una composizione dell'immagine perfetta. Fatevi una cultura cinematografica, guardate i grandi classici del cinema, quelli proprio imperdibili a prescindere dai gusti personali, come "full metal jacket", "Gli intoccabili" e "Mary poppins", solo per citarne alcuni, fate particolare attenzione alle inquadrature e alla gestione delle luci.

LA COMPOSIZIONE DELL'IMMAGINE
Molti riescono a ottenere foto composte correttamente anche senza aver studiato, questo perch probabilmente hanno un senso della composizione istintivo. Come gi detto la fotocamera a differenza dell'occhio umano registra tutto, quindi quello che ai nostri occhi in un primo momento sfuggito risultando invisibile, in foto si vedr. Prima di scattare una foto si deve prestare attenzione sia al soggetto principale che agli elementi secondari, per non avere brutte sorprese in seguito, uno dei vantaggi del digitale rispetto alla pellicola il poter eliminare pi facilmente gli elementi di disturbo dell'immagine in post produzione. Ci tengo a dire che non esistono regole fisse che non possano essere trasgredite. Alcune fra le migliori fotografie ignorano qualsiasi regola di composizione, ma a meno che non abbiate un genio istintivo meglio seguire le regole. Secondo la mia esperienza personale ci sono 9 regole fondamentali: 1) Centrare bene quello che vi interessa, questo non significa che il soggetto della fotografia debba a tutti i costi stare al centro dell'immagine, anzi, molto meglio se il soggetto principale decentrato, questi significa che dovete aver ben presente e far capire agli altri chi il soggetto principale della foto.

Fotografia di Marco Crupi

2) Non dividete mai la fotografia con una linea verticale o orizzontale passante per il centro, come potrebbe essere un palo o un albero. Inoltre l'orizzonte dovrebbe essere al di sopra o al di sotto del centro.

Fotografia di Marco Crupi - State attenti alle distorsioni del grandangolo, l'unica cosa che potete fare correggerle in fase di post produzione, questa foto se notate bene presenta una lieve distorsione sulla linea dell'orizzonte.

Per esempio se si fotografa il mare la linea dorizzonte non deve stare mai al centro, ma si deve dare pi spazio al cielo oppure all'acqua. 3) Se fotografate un panorama state bene attenti che la linea di orizzonte non sia inclinata, orrendo vedere una foto in discesa o in salita, consiglio di fare pi scatti fino a che non si sicuri di aver realizzato almeno una foto con la linea di orizzonte perfettamente dritta. 4) Prima di scattare, cercate il punto di vista migliore, provate ad inquadrare prima con la macchina in orizzontale e poi, senza spostarvi, inquadrate la stessa scena ruotando la macchina di 90, spesso basta questo per cambiare volto ad una foto. Abituatevi a cercare punti di ripresa inusuali, soprattutto esercitatevi inizialmente con soggetti statici e cercatene sempre di nuovi, giocando con le varie lunghezze focali per vedere i risultati che si ottengono. Fotografare un soggetto frontalmente spesso pu risultare banale, se per esempio volete conferirgli imponenza fotografatelo dal basso.

5) Esistono delle regole base da seguire per inquadrare le persone, nei ritratti viene solitamente usato un teleobiettivo, o nella maggior parte dei casi un medio tele, riempite l'inquadratura evitando di lasciare troppo spazio vuoto sopra la testa. In un primo piano fate attenzione a non stringere il soggetto proprio sotto al mento, per aver un buona composizione dividete la foto orizzontalmente in tre parti uguali e mettete la linea degli occhi nel primo terzo. Quando fotografate un mezzo busto fate particolare attenzione alle mani, un errore frequente quello di tagliarle all'altezza del polso. 6) Bisogna cercare il centro d'interesse della scena che si vuole inquadrare e valorizzarlo il pi possibile, si pu intervenire in post produzione utilizzando lo strumento di ritaglio, oppure sfruttare la differenza tonale tra il soggetto e lo sfondo. Soggetto chiaro e fondo scuro (o viceversa) in questo modo si attira subito l'attenzione dell'osservatore. 7) Prestate attenzione alle forme, le linee e i volumi, cercando di realizzare composizioni geometriche, questo discorso vale soprattutto per la fotografia di paesaggio urbano. Le linee sono le zone di confine tra due aree di elevato contrasto, dovuto a una differenza sia di luminosit che di colore, definiscono la forma ed bene sfruttarle per Foto di Marco Crupi mettere in risalto il soggetto dellimmagine e guidare lo sguardo dell'osservatore. A seconda del tipo di linee prevalenti la foto comunicher emozioni differenti, le linee orizzontali contribuiscono a dare un senso di calma ed equilibrio, mentre le linee verticali comunicano forza e vigore, le linee diagonali aggiungono dinamismo mentre quelle curve conferiscono ritmo e profondit. 8) La regola dei terzi una di quelle regole fotografiche di cui si parla tanto e che pochi o nessuno pensa ad applicare in fase di scatto, soprattutto in generi fotografici in cui non si costruisce la scena e si deve essere veloci nel cogliere il momento (come nella street photography), c' da dire che soprattutto i fotografi pi esperti tendono ad applicare questa regola senza volerlo, istintivamente. La si pensa ad applicare di pi in post produzione, col giusto taglio possibile dare alla nostra foto equilibrio e aiuter i punti focali a catturare l'attenzione dello spettatore. Ma in cosa consiste questa regola? Consiste nel dividere la scena fotografata in "terzi", sia in orizzontale che in verticale. La griglia si chiude con due linee verticali e due orizzontali distanziate tra loro di un terzo: questo divider il tutto in nove parti uguali e quattro punti di passaggio. Quando componete la vostra immagine, dovete cercare di far coincidere i punti di interesse della scena nei punti di intersezione delle linee. Se fate in modo che i punti di interesse siano esattamente sugli incroci delle linee di divisione, la vostra foto potr dirsi bilanciata.

Secondo questa regola lo spettatore tender a guardare la fotografia soprattutto nei punti di intersezione delle linee. 9) Dopo avervi elencato tutte queste belle regolette con questultima vi consiglio di provare a infrangerle tutte, le foto pi belle che ho visto molto spesso non erano composte secondo le regole tradizionali, labilit del fotografo sta nel saper introdurre e disporre nellinquadratura i giusti elementi di tensione basandosi sul proprio personale senso artistico. Molti pensano che basti semplicemente immortalare con la propria macchina fotografica una scena che in quel momento gli trasmette delle particolari sensazioni per poi attraverso quell'immagine farle provare anche ad altri, non c' idea pi sbagliata, senza lo studio, la tecnica e l'esperienza solo voi proverete delle emozioni davanti a quello scatto, emozioni scatenate dal ricordo che in voi suscita quell'immagine. La fotografia come tutte le arti ha una sua logica, non basta fare click per trasmettere qualcosa a chi guarda.

LA PERCEZIONE VISIVA
1.LINGUAGGIO E FOTOGRAFIA Solitamente quando una persona inizia ad interessarsi alla fotografia la prima cosa che fa acquistare una macchina fotografica. Spesso poi fa un corso pi o meno approfondito, dove impara le tecniche basilari, vedi il diaframma, i tempi, gli iso, il bilanciamento del bianco e cose simili. Poco o nulla viene detto dellaltro grande protagonista di una fotografia: il destinatario, locchio umano. In fondo la fotografia un linguaggio. In linguistica Roman Jackobson aveva creato questo schema che "scomponeva" il linguaggio nel modo seguente: MITTENTE - CONTESTO - DESTINATARIO MESSAGGIO CONTATTO CODICE Tutto questo riferito alla lingua dove il mittente il parlante, il destinatario colui che riceve il messaggio, il quale messaggio viene trasmesso in un determinato contesto e attraverso un codice conosciuto ad entrambi e grazie ad un contatto, permettendo quindi la trasmissione del contenuto. Usciamo dallambito linguistico e proviamo ad applicare questo stesso schema alla fotografia. Da una parte c il fotografo. Il contatto la fotografia, il suo supporto (stampata, proiettata, pubblicata), il codice la tecnica fotografica (che va comunque conosciuta), il messaggio quello che risalta agli occhi dellautore e il contesto il dove o lambito fotografico in cui la scena viene presentata. Dallaltra parte c il destinatario, locchio umano. Ecco il nostro schema: FOTOGRAFO - CONTESTO - DESTINATARIO SOGGETTO SUPPORTO TECNICA FOTOGRAFICA La tecnica fotografica e il supporto fanno tantissimo. Ma non fanno tutto. In questo articolo vorrei concentrare la mia attenzione sul contesto/soggetto partendo per dal destinatario, locchio umano.

2.LOCCHIO UMANO E LA CAPACITA DI PERCEPIRE LA REALTA La percezione umana cosa assai complessa. Sono stati scritti libri e trattati a riguardo. Cosa ci mostra locchio e cosa seleziona il nostro cervello dellimmagine trasmessa? Perch lo seleziona? Su che base? Luomo incapace di concentrarsi su pi cose contemporaneamente. Guardate il disegno.

Cosa vedete? Due persone di profilo? Un vaso? Ci sono entrambi. Ma il nostro cervello ce ne mostra uno alla volta: o vediamo il vaso o vediamo i profili. Quello che vediamo il soggetto, il resto lo sfondo. Uno alla volta, per. Cosa determina lessere sfondo o lessere soggetto? Innanzitutto la dimensione e il rapporto tra le dimensioni. Un soggetto grande viene notato prima di un soggetto piccolo. Nell'immagine del vaso si notano prima i due profili. In secondo luogo lo spazio e la loro collocazione in esso; il fatto che siano in un determinato punto della immagine invece che in un altro ha una importanza fondamentale e informa il nostro subconscio su quale sia il soggetto e quale lo sfondo. Anche il tipo di margini importante. Un contorno netto ha pi importanza nella nostra mente di un contorno sfuocato. Non solo anche la forma del contorno se convesso o

concavo (un contorno convesso tende ad avere pi importanza rispetto ad uno concavo), se rotondo o diritto, se in verticale in orizzontale o in diagonale.... Lilluminazione ha poi una grande importanza. La zona illuminata considerata di maggior importanza rispetto alla zona in ombra. In conclusione, le variabili sono molte. Sono tutte da tenere in considerazione quando si fotografa. 3.APPLICAZIONE IN FOTOGRAFIA DELLO STACCO SOGGETTO - SFONDO Quando scattiamo una fotografia, vogliamo trasmettere un messaggio. Vogliamo mostrare agli altri cosa vede la nostra mente, cosa ci ha colpito. Il destinatario ha bisogno di sapere quale il soggetto e quale lo sfondo. In fotografia questo stacco fondamentale. I nostri occhi quando guardano la realt non sono mai fermi. Si spostano continuamente in modo casuale. Questi movimenti sono intervallati da brevissime pause in cui il nostro cervello accumula informazioni. La nostra corteccia celebrale rimette insieme i pezzi accumulati nelle pause (fissazioni) e ricostruisce il puzzle. Noi siamo in grado di catturare milioni di particolari perch la nostra percezione visiva spalmata nello spazio e nel tempo. In una fotografia invece tutto si blocca, viene colto lattimo. La realt riprodotta in una fotografia immobile, limitata nello spazio e congelata nel tempo. Non si possono cogliere altre sfaccettature se non quelle l riprodotte. Ecco che diventa necessario chiarire cosa in quel momento era il soggetto della nostra visione, quale in quel momento lo sfondo e quale il protagonista. In realt i soggetti possono essere pi di uno ma qui nascono nuovi fattori, in particolare entra in gioco la loro collocazione nello spazio e il rapporto morfo-spaziale tra essi. Rimaniamo quindi sullunico soggetto. Abbiamo detto che il nostro cervello percepisce quale sia il soggetto in base alla forma (a cui aggiungerei il colore), alla dimensione, alla posizione, ai margini e alla illuminazione. Nella staticit di una fotografia la nostra percezione visiva ha bisogno di trovare immediatamente il soggetto. Prendiamo una fotografia a caso, appena scattata per loccasione:

Qual il soggetto della foto? La bambola? La videocamera? I disegni? Non si capisce. Vi trovate davanti ad una foto di questo tipo e vi chiedete immediatamente quale sia il soggetto, cosa si voglia rappresentare. Perch? Perch ci sono troppi oggetti, di forme simili, alla stessa distanza e con gli stessi colori, stesse dimensioni, stessa illuminazione e stessi margini, tutto a fuoco. Una fotografia cos non dice nulla da prendere e buttare nel cestino. Vogliamo isolare la bambola. Mettiamoci dentro anche la videocamera, vogliamo che la bambola e la videocamera diventino i soggetti. Cosa posso fare? Ci si avvicina (cos aumentano le dimensioni rispetto al resto) e si cambia la posizione dei soggetti nello spazio della fotografia.

Va meglio ma non va ancora bene. Lavoriamo sui margini, la cosa pi semplice, sfuochiamo lo sfondo, apriamo il diaframma, invece che scattare a f5.6 scattiamo a f1.4 (o comunque alla massima apertura consentita dalla lente). Iniziamo a vedere lo stacco, ma qualcosa distrae, il colore. Il rosso dei capelli ripreso dallo sfondo e dal libro. Togliamo le interferenze e creiamo un rimando di colore sulla fotocamera.

Ultimo tocco, lilluminazione, con la luce metto in risalto i due soggetti.

Si tratta solo di una foto desempio. Ma un esempio pratico in fotografia di quanto detto fino ad ora sul rapporto soggetto-sfondo. Quando si scatta si deve PREVISUALIZZARE, come diceva il grandissimo Ansel Adams. Si deve decidere PRIMA cosa mettere in risalto e cosa invece inserire nello sfondo. Una volta che si decide cosa si vuole mostrare al destinatario, si deve fare in modo che il messaggio arrivi chiaro, che la percezione visiva del destinatario sia appagata da una certa chiarezza formale. Guardate la differenza fra la prima fotografia e lultima che ho inserito, la prima, dove non era chiaro quale fosse il soggetto e la seconda, lultima, quella dove sono state applicate tutte le tecniche possibili per distinguere il soggetto dallo sfondo e quindi per mandare un messaggio chiaro al destinatario.

Non una gran fotografia, anzi proprio bruttina, ma quello che vorrei mostrare un esempio pratico di quali siano i pochi accorgimenti per rispettare lo stacco soggetto sfondo, ovvero: 1.Cambiamo la nostra posizione (un passo avanti un passo indietro, ma soprattutto chiniamoci se serve) 2.Scegliamo la lente corretta (un tele pi adatto a sfuocare rispetto ad un grandangolo) 3.Usiamo bene i diaframmi

4.Usiamo bene lilluminazione 5.Previsualizziamo la fotografia, togliendo gli elementi di disturbo e di distrazione (ricordiamo che il rosso cos come i colori accesi pesano!) ULTIMA COSA, RICORDATELA.... una frase che ha in firma un amico iscritto al mio forum: "se un oggetto non aggiunge valore alla tua foto, gliene toglie". Se non potete eliminare fisicamente gli elementi di disturbo (quelli che distraggono dal soggetto), nascondeteli con i metodi elencati sopra... in primis... le gambe (ovvero spostatevi)! Articolo scritto da Diagaz www.diagaz.net e www.diagazforum.com

BIANCO E NERO O COLORE?

Foto di Marco Crupi - Flickr.com/photos/marcocrupivisualartist/

Se siete arrivati a questo punto del manuale di fotografia partendo da zero e seguendo tutti i consigli vuol dire che avete gi comprato la vostra fotocamera, con le prime nozioni qui apprese avete iniziato a fotografare e un dubbio vi ha assalito "scatto a colori o in bianco e nero?". E se questo dubbio non vi venuto durante la fase di scatto vi venuto davanti al vostro programma per post produrre le foto. Innanzitutto sappiate che meglio scattare a colori e convertire le foto in bianco e nero successivamente, con Photoshop o qualunque altro programma di fotoritocco. Questo per due motivi, il primo abbastanza logico che una foto a colori pu essere convertita in BN ma non viceversa e il secondo che la qualit del BN realizzato con Photoshop o plug-in in esso aggiunti superiore a quello fatto in macchina. Ma perch in era digitale, di HD e 3D si vedono foto in bianco e nero con grana e imperfezioni addirittura volute e ricercate? Non c un perch preciso, pu essere una scelta dettata dal gusto personale, dalla volont di ricercare un proprio stile o perch lassenza di colore distrae meno lattenzione dello spettatore dal messaggio che si vuole dare, non a caso il bianco e nero indicato soprattutto per il reportage. Scegliamo di scattare a colori perch la realt che vediamo a colori e ci sembra quindi naturale riprodurla nella sua interezza.

Foto di Marco Crupi - Flickr.com/photos/marcocrupivisualartist/

La fotografia a colori quindi un tipo di fotografia "realistica" a differenza del bianco e nero considerato pi "astratto e artistico", io adoro usarlo per la Street photography. Nel bianco e nero le immagini hanno soltanto due dimensioni: prospettiva e contrasto, infatti quando fotografiamo in bianco e nero dobbiamo prestare particolare attenzione alle ombre e alle geometrie. Nella fotografia a colori invece alla prospettiva e al contrasto si aggiunge il colore, un elemento non di poco conto, infatti possiamo realizzare delle bellissime fotografie sfruttando solo questultimo elemento. Se decidete di fotografare principalmente in bianco e nero, perch come me amate la Street photography dovete "cambiare occhio", cosa molto difficile labituarsi a trascurare i colori come tali e a valutarli soltanto in base alla possibilit di tradurli in bianco, nero e sfumature grigie, nonch di sfruttare i contrasti fra luce e ombra. Chi invece fotografa a colori fa un ragionamento diametralmente opposto, ovvero acquista una particolare sensibilit alle pi tenui sfumature di tono, di saturazione e di luminosit cromatica.

Foto di Marco Crupi - Flickr.com/photos/marcocrupivisualartist/

Ma alla fine dei conti quale scegliere? Per me dipende dal soggetto fotografato, ci sono soggetti che in BN rendono meglio che a colori e viceversa. Curiosit: un ritratto a colori dovrebbe essere per ovvie ragioni pi realistico di uno in BN poich la realt non in bianco e nero, questo per non detto! Faccio un piccolo esempio, un giorno converto un ritratto a colori in bianco e nero, stranamente la versione in BN risult pi realistica di quella a colori, perch? Per due motivi: 1) Il bianco e nero lo si accetta solitamente senza riserve nonostante lassenza di colore, perch a esso siamo "abituati" e perci la mancanza di colori da noi ammessa come cosa del tutto normale. 2) Il ritratto a colori che invece doveva apparirmi realistico mi apparso a primo impatto irreale perch i suoi colori sembravano "falsi" poich la carnagione presentava una strana dominante colore, dovuta sicuramente al fatto che il soggetto era vicino a un oggetto colorato su cui la luce si rifletteva. Ma se ci pensate, quella nella foto a colori era la realt in quel momento, e allora perch mi apparsa irreale? Perch in noi la percezione cromatica non sviluppata al punto da farci avvertire consciamente negli oggetti lievi aberrazioni dei colori, quindi i colori vengono giudicati dalla memoria e se essi differiscono dalla norma (cosa che avviene automaticamente se lilluminazione non di un bianco assoluto) li giudichiamo irreali, ecco perch hanno inventato il bilanciamento del bianco (usatissimo nella fotografia di matrimonio).

MESSA A FUOCO
Quando la vostra fotocamera mette a fuoco il soggetto non vi siete mai domandati come funziona? Quando ruotate la ghiera di messa a fuoco (anche quando usate lauto focus) non fate altro che regolare la distanza tra le lenti dell'ottica e il sensore, un soggetto risulta nitido solo quando tale distanza risulta corretta. La luce che entra nellobiettivo convogliata verso il sensore formando un cono, se il vertice di questo cono colpisce il piano del sensore, limmagine a fuoco, altrimenti risulta sfuocata.

Nella messa a fuoco automatica basta premere a met corsa il pulsante di scatto e automaticamente un motorino elettrico sposta il gruppo lenti fino alla corretta messa a fuoco, sul mirino dovrebbe comparire una spia che vi avvisa che potete scattare (alcune fotocamere emettono anche un segnale acustico). Le reflex hanno solitamente 4 modalit di messa a fuoco: AF one shot (Canon) o anche AF-S (Auto Focus Single su Nikon): funziona come appena spiegato, basta premere a met corsa il pulsante di scatto per avere il soggetto correttamente messo a fuoco, consigliabile utilizzare questa modalit di AF con soggetti fermi. AF continuo, AI Servo (Canon) o AF-C (Nikon): questa modalit aggiorna continuamente la messa a fuoco per tutto il tempo che teniamo premuto il pulsante di scatto, da utilizzare quando sappiamo di dover fotografare soggetti in movimento. AF intelligente, AI Focus (Canon) o AF-A (Nikon): la fotocamera decide automaticamente interpretando la scena se usare la modalit AF-S o la modalit AFC (a fuoco continuo), questo tipo di messa a fuoco detta anche ibrida per questa sua particolarit. AF predittivo: da utilizzare anchesso con soggetti in movimento, la fotocamera corregge la messa a fuoco cercando di prevedere il punto di messa a fuoco futuro stimando lo spostamento del soggetto nel breve intervallo di tempo dello scatto. Manuale: questo tipo di messa a fuoco era molto usata ai tempi della fotografia analogica, quando ancora i sistemi di messa a fuoco automatici non erano molto precisi, per utilizzarla si deve disattivare l'autofocus e ruotare la ghiera dell'obiettivo fino a che l'immagine non appare nitida. La si usa ancora oggi perch in determinate situazioni la messa a fuoco automatica pu sballare, se per esempio un oggetto ostacola la linea visuale lautofocus potrebbe non mettere a fuoco il piano voluto, oppure, caso molto comune, con un soggetto monocromatico (come per esempio un muro colorato) lautofocus potrebbe andare in tilt tentando di valutarne la distanza.

Ghiera di messa a fuoco della Rolley B35 (ghiera pi esterna, quella interna regola il diaframma), feet sta per piedi, sulle vecchie macchine fotografiche nella ghiera di messa a fuoco appariva la distanza di messa a fuoco indicata sia in feet che in metri.

Le moderne fotocamere possiedono molti punti di messa a fuoco, ed possibile selezionare larea del fotogramma in cui si trova il soggetto che si vuole mettere a fuoco.

Se il soggetto risulta decentrato potete inquadrarlo e metterlo a fuoco posizionandolo al centro del fotogramma, per poi ricomporre linquadratura senza rilasciare il pulsante di scatto in modo da mantenere le impostazioni, infine non vi resta che scattare!

ISO, DIAFRAMMI E TEMPI DI ESPOSIZIONE


Partiamo con un piccolo esperimento: provate a prendere un foglio da disegno e un fazzoletto di carta, un pennarello con punta molto grande e uno con punta molto piccola, non importa di che colore. Ora fate queste piccole "prove": Primo esperimento: prendete il pennarello a punta grande e appoggiatelo per due secondi (contate, uno... due...) prima sul foglio da disegno, poi per lo stesso tempo sul fazzoletto di carta. Su quale foglio c' il segno pi grande? Ovviamente sul fazzoletto di carta che assorbe pi inchiostro rispetto alla carta normale. Secondo esperimento: sullo stesso foglio di carta (prendiamo quello da disegno) appoggiate per due secondi prima il pennarello a punta grande poi il pennarello a punta piccola. Qual il segno pi grande? Ovviamente quello fatto con la punta grande. Ultimo esperimento: prendete il fazzoletto e il pennarello a punta grande; appoggiatelo prima per 5 secondi poi fate un altro segno appoggiandolo per una frazione brevissima di secondo. Qual il segno pi grande? Quello fatto restando per 5 secondi sulla carta. Riassumendo, se si vuole fare un segno grande si dovr prendere una carta pi assorbente, un pennarello con la punta pi grande e lo si appogger per pi tempo. Viceversa, se si desidera fare un segno piccolo si utilizzer una carta meno assorbente e il pennarello a punta piccola che verr appoggiato per pochissimo tempo. Ora immaginiamo che l'inchiostro sia la luce. Una fotografia fatta di luce, gestendo la macchina fotografica decidiamo quanta luce andr a colpire il sensore o la pellicola. Quello che prima abbiamo chiamato "segno" in realt la fotografia che risulter dallo scatto. Seguiamo le prove che avete fatto con lo stesso ordine: ISO: gli iso indicano quanto sensibile alla luce il sensore o la pellicola. Pi gli iso sono bassi, meno sensibile (come il foglio da disegno per intenderci), mentre pi alto il numero pi sensibile alla luce (come il fazzoletto). Quindi usando iso bassi avremo segni pi piccoli (meno luce imprimer il fotogramma) usando iso alti avremo segni pi grandi (pi luce verr registrata sul fotogramma). DIAFRAMMI: il diaframma quell'insieme di lamelle che trovate dentro l'obiettivo. Provate a staccare la lente e guardare attraverso il vetro, sul fondo trovate una levetta, provate a muoverla guardando dentro, vedrete queste lamelle che si aprono e si chiudono. Questo il diaframma. Pi sono aperte pi luce entra (pennarello a punta grossa) pi sono chiuse meno luce entra (pennarello a punta fine). Quindi, sempre per seguire il nostro esempio di prima, per fare entrare pi luce e fare un segno maggiore dovremo aprire il diaframma, per avere un segno pi piccolo dovremo chiuderlo. Come? Dipende dalla macchina che state usando. Le macchine vecchie vi fanno aprire e chiudere direttamente sulla lente, quelle pi moderne ve lo fanno aprire dalla macchina. I valori vanno da numeri

bassi, quasi sempre con la virgola a numeri pi alti. I numeri bassi aprono il diaframma i numeri alti lo chiudono: se ho il diaframma a 2,8 sar molto aperto (punta grande, molta luce che entra) se sar a 22 sar molto chiuso (punta piccola, poca luce). TEMPI: in questo caso l'esempio proprio simile alla prova, quando si parla di TEMPI si intende per quanto tempo si far entrare luce nella macchina, per quanto tempo la luce colpir il sensore o la pellicola. Pi lungo il tempo maggiore sar la quantit di luce che verr registrata nella fotografia (segno pi grande). l'unit di riferimento il secondo e di solito una posa di un secondo molto lunga. Per foto in condizioni di luce normali i tempi sono decisamente pi brevi, frazioni di secondo. Per esempio un tempo di 1/125 vuol dire che si impostata una velocit di scatto di 1/125 di secondo. Sulla ghiera dei tempi che avete sulla macchina potreste trovate indicato 60, 125, 250, 500 non si tratta di secondi ma di frazioni di secondo (quindi 1/60, 1/125, 1/250...). Riassumendo per fare entrare pi luce dovremo usare pellicole pi sensibili o nel caso della fotografia digitale alzare gli ISO, aprire il diaframma (numeri bassi) e impostare tempi pi lunghi, viceversa se si vuole far entrare poca luce. Articolo scritto da Diagaz www.diagaz.net e www.diagazforum.com Vediamo pi in dettaglio i concetti appena illustrati.

La profondit di campo e il diaframma

Foto di Edgaa - Flickr.com/photos/edgaa/

Nel capitolo in cui spiego il funzionamento di una macchina fotografica (a pag. 9) abbiamo visto in generale come funziona e a cosa serve il diaframma, qui n parler pi in dettaglio e spiegher il concetto di profondit di campo (PDC). Quando si mette a fuoco una scena solo un piano sar veramente nitido, si tratta di unarea di dimensioni molto variabili, chiamata profondit di campo; detto semplicemente la PDC lo spazio che ci appare nitido davanti e dietro al nostro soggetto. Per attenzione, ricordatevi che realmente c' un solo piano che risulta a fuoco!

La PDC influenzata da tre fattori: Apertura del diaframma. Lunghezza focale. Distanza tra il soggetto e lobiettivo.

A diaframmi pi chiusi corrisponde una maggiore profondit di campo, mentre diaframmi pi aperti come f1.4 (o anche f2.8) corrisponde una minore profondit di campo, pi il diaframma aperto pi largo il fascio di luce che disegna limmagine sul sensore, viceversa, pi chiuso il diaframma pi fine e quindi pi preciso sar il fascio di luce che disegna la nostra immagine, per questo avremo una maggiore zona di nitidezza davanti e dietro il soggetto. Attenzione, a diaframmi troppo chiusi si pu incappare in un particolare fenomeno, ovvero la diffrazione. Impostando la fotocamera in manuale o a priorit di apertura avete la possibilit di ampliare o ridurre la PDC. Se per esempio impostiamo il diaframma a f22 avremo una notevole PDC, in sostanza avremo una porzione maggiore dell'area nitida davanti e dietro il piano di messa a fuoco, un'apertura del genere viene usata solitamente nella fotografia paesaggistica. Lasciando inalterato il diaframma e mantenendo la stessa distanza fotocamera-soggetto e aumentando la lunghezza focale diminuisce la PDC, mentre maggiore la distanza del soggetto dallobiettivo, pi ampia la PDC, viceversa pi vi avvicinate al soggetto meno profondit di campo avrete. Per questo motivo nei paesaggi conviene usare i grandangolari, in modo da avere tutto a fuoco (ma anche per catturare una maggiore porzione di paesaggio) e i teleobiettivi nei ritratti perch permettono di sfocare facilmente lo sfondo. Molti sostengono che la PDC maggiore nel digitale rispetto alla pellicola, questo parzialmente vero e vale solo per le fotocamere che hanno sensori pi piccoli del full frame.

Con una reflex dotata di sensore APS-C, pi piccolo rispetto a un Full Frame si effettua in sostanza un ritaglio della parte centrale della foto, col risultato che sembra fatta con una focale pi spinta, entra in gioco un fattore di moltiplicazione della focale che nel caso dellAPS-C di 1,5 circa, per esempio un 35mm per il formato APS-C dar un inquadratura pari ad un 80mm in formato pieno, la PDC quindi resta la stessa perch legata solo al diaframma e alla lunghezza focale dellottica.

Ecco alcuni scatti effettuati a diversi diaframmi e lunghezze focali per farvi vedere come varia la PDC:
Le foto di esempio sono state realizzate da Davidd: Flickr.com/photos/puuikibeach/

Come avete appena visto dalle foto di esempio per staccare il soggetto dallo sfondo meglio usare un diaframma aperto. Una delle domande che maggiormente mi vengono poste soprattutto dai nuovi fotoamatori se esiste un diaframma migliore, la risposta semplice, dipende tutto dal risultato che si vuole ottenere, io per la Street photography uso diaframmi intermedi che dovrebbero darmi una maggior qualit dell'immagine, questo perch a diaframmi intermedi come f11 si sfrutta la parte centrale dell'ottica che quella di maggiore qualit e non si rischia di incorrere nella diffrazione.

Tempi di esposizione
Sono un altro parametro con cui possiamo dosare la luce, grazie all'otturatore possiamo decidere la durata dell'esposizione, a parit di diaframma, un tempo lento far passare pi luce rispetto ad un tempo rapido, tempo dotturazione e apertura del diaframma regolano lesatta quantit di luce da far arrivare al sensore. I tempi vengono indicati in frazioni di secondo, eccone alcuni: 1/2 - 1/4 - 1/8 - 1/15 - 1/30 - 1/60 - 1/125 - 1/250 - 1/500 - 1/1000 - 1/2000 - 1/4000 1/8000 Oltre questi che vi ho indicato le fotocamere permettono di usare anche frazioni intermedie per cui possiamo avere per esempio anche un tempo di 1/200 e di 1/800. Tutte le reflex permetto di usare la posa B (bulb) che permette l'uso di tempi molto lunghi (secondi, minuti o ore), la posa B torna utile in generi fotografici come la fotografia notturna. Quando si imposta la posa B l'otturatore viene aperto alla pressione del pulsante di scatto e viene chiuso quando il pulsante viene rilasciato, esiste anche la posa T che funziona in modo simile, premendo il pulsante inizia lesposizione e ripremendolo finisce, in entrambi i casi si rischia di muovere la fotocamera, per questo conviene usare il telecomando o lautoscatto. I tempi di scatto vengono distinti in lenti e rapidi; si possono definire lenti i tempi pari o pi lunghi di 1/60, sono rapidi i tempi da 1/60 in poi, tutto dipende dalla focale in uso, dalla velocit del soggetto fotografato e dalla distanza che ci separa da esso, con un teleobiettivo generalmente 1/60 un tempo lento e si avranno foto mosse se il soggetto in movimento, mentre con un grandangolo spinto 1/60 pu andare bene per congelare il movimento.

Se dobbiamo fotografare un soggetto statico e non possiamo alzare gli ISO o modificare lapertura del diaframma lunica usare tempi lunghi evitando il mosso generato dalle vibrazioni della nostra mano con lausilio di un cavalletto. La giusta quantit di luce data da una determinata combinazione di tempo e diaframma, corrispondente a un certo valore di esposizione. I valori di esposizione EV indicano la luminosit del soggetto inquadrato mediante una scala di numeri, la tabella alla nostra sinistra illustra le combinazioni tempo-diaframma e il relativo valore EV. Vediamo pi sono gli EV in dettaglio cosa

EV (exposition value) sta per Valore di esposizione, relazionato alla luminosit della scena e alla sensibilit ISO del sensore, in sintesi gli EV possono essere considerati l'unit di misura della luce. Quando la luce varia di un EV per compensare basta spostarsi di un tempo o di un diaframma, quindi se la luce aumenta di un EV significa che

per far giungere la corretta intensit luminosa al sensore basta chiudere di un diaframma o impostare un tempo pi rapido e viceversa. Per il tempo ed il diaframma non cambiano solo in base all'intensit della luce ma anche in base alla sensibilit ISO impostata. Il valore EV riferito a una sensibilit di 100 ISO. Se varia la sensibilit si dovr compensare la variazione con una differente coppia tempo/diaframma. Ad esempio, se passo da 100 ISO a 200 ISO dovr dimezzare il tempo di esposizione o l'apertura del diaframma. Per calcolare EV, tempi e diaframmi un tempo si usava la tabella che avete visto prima, oggi si usa lesposimetro che tutte le fotocamere di nuova generazione hanno incorporato.

La coppia tempo - diaframma

Grafica realizzata da Salvatore Li Causi

Apertura dell'obiettivo e tempo d'esposizione, ovvero diaframma e otturatore influiscono entrambi sull'immagine in due modi diversi. 1) Modificando la quantit di luce che arriva al sensore: il diaframma ne muta l'intensit, l'otturatore ne varia il tempo. 2) Ciascuno esercita sull'immagine un effetto diverso, il diaframma modifica la profondit di campo, mentre il tempo di esposizione se il soggetto in movimento, a

seconda del tempo impostato possiamo congelare il movimento (usando tempi rapidi) o provocare un effetto mosso (usando tempi lunghi). Per registrare chiaramente l'immagine il sensore deve ricevere la giusta quantit di luce. Esistono delle combinazioni tempo-diaframma per cui usare un tempo d'esposizione breve con un diaframma aperto o un tempo d'esposizione lungo con un diaframma chiuso ininfluente, almeno per quanto riguarda la quantit di luce che arriva al sensore. Il grafico-immagine nella pagina precendete mostra i rapporti di raddoppio e di dimezzamento fra diaframmi e tempi, usando questi valori potete modificare l'effetto sull'immagine facendo entrare sempre la stessa quantit di luce.

Tra le foto ci sono solo piccole variazioni per quanto riguarda la luminosit (per via del repentino cambiamento della luce naturale e di altri fattori determinati dalla fotocamera), gli unici cambiamenti palesi sono nella PDC e nell'effetto mosso.

La Sensibilit ISO
Quando per via della scarsa illuminazione non possibile variare il tempo di esposizione o il diaframma oltre un certo limite ci viene in aiuto la regolazione della sensibilit ISO. La sensibilit alla luce di un sensore viene definita nello standard ISO (International Standard Organization), nella pellicola veniva definito ASA, per variare gli ASA bisognava cambiare la pellicola, mentre in epoca digitale la sensibilit alla luce pu essere regolata a nostro piacimento, pi la tecnologia progredisce pi i sensori riescono ad aumentare gli ISO senza presentare rumore elettronico. A ogni raddoppio degli ISO corrisponde un raddoppio della sensibilit alla luce del sensore (e viceversa ad ogni dimezzamento del valore si ha un dimezzamento di sensibilit), per esempio a 200 ISO possiamo fotografare con un tempo dotturazione o a unapertura di diaframma dimezzati rispetto a quelli necessari a 100 ISO. ESEMPIO PRATICO - ISO TEST 1

ISO 200 f/11 1/60 sec.

ISO 800 f/11 1/60 sec.

ISO 3200 f/11 1/60 sec.

ESEMPIO PRATICO - ISO TEST 2

Nel primo test ISO si nota come alzando gli ISO e mantenendo invariati tempi e diaframmi aumenta la luminosit della scena inquadrata, nel secondo test invece cerco di far capire cosa provoca alzare gli ISO, ovvero la comparsa del rumore e una perdita di dettaglio, le foto del secondo test sono state scattate con la compatta Canon G12.

Ma che valori settare di ISO? In condizioni di luce ottimale (che sia in esterni o in studio) conveniente lasciare i valori ISO a un livello standard che di solito 100 o 200 ISO a seconda della fotocamera digitale. Cercate di non alzare mai gli ISO e di trovare prima una soluzione accettabile regolando il diaframma e il tempo di esposizione, se ci non fosse possibile perch la luce comincia a scarseggiare imponendovi tempi di posa troppo lunghi alzate la sensibilit al minimo indispensabile per avere tempi di scatto rapidi e diaframmi non troppo aperti.

Vi dico questo perch aumentando la sensibilit ISO aumenta il rumore elettronico, ovvero una maggiore amplificazione elettronica del segnale digitale che provoca la comparsa delleffetto di grana digitale e del rumore di croma, ossia puntini rossi o blu, limmagine di conseguenza diventa meno nitida. In alcuni generi fotografici che richiedono un elevato dettaglio dellimmagine come ad esempio la fotografia di moda non si dovrebbero mai alzare gli ISO. Alle volte per questo effetto di grana causato dal rumore pu essere usato a nostro vantaggio in post produzione, per esempio nel Bianco e Nero pu dare un tocco in pi alla foto. Attenzione, alcune fotocamere con una sensibilit "nativa" pari a 200 ISO possono scattare a 100 ISO in modalit estesa. A 200 ISO il sensore in grado di lavorare nelle condizioni ottimali e di fornire il massimo delle prestazioni, Il poter abbassare la sensibilit a 100 ISO semplicemente una comodit per le situazioni con molta luce, dove non vogliamo cambiare la combinazione tempo/diaframma. Questo abbassamento della sensibilit ottenuto via software, abbassando la "luminosit" dell'immagine, in pratica la stessa di quando si recuperano foto sovraesposte con camera raw. Questo comporta meno gamma dinamica e minor corrispondenza dei colori rispetto ad una foto esposta correttamente.

Due crop a confronto del precedente ISO TEST 2, come vedete ad ISO 3200 il rumore elevatissimo rispetto a ISO 200

Programmi di scatto - Come settare in pratica tempi, diaframmi e ISO


Dopo aver visto cosa sono tempi, diaframmi e ISO, andiamo a vedere in pratica come impostarli nella fotocamera, parliamo adesso dei programmi di scatto. Nell'immagine alla vostra sinistra la ghiera programmi/modalit di scatto della Nikon D90. dei

Automatico: imposta automaticamente a seconda della scena inquadrata tempi, diaframmi, ISO e bilanciamento del bianco, in questa modalit non si possono impostare diaframmi e tempi ruotando la ghiera, possibile impostare solo gli ISO manualmente. Infatti se andiamo nel menu di ripresa mentre siamo in modalit automatica vedremo che alcune opzioni tra cui il bilanciamento del bianco non possono essere cambiate.

Ghiera programmi di scatto

Menu in modalit Automatica

Menu in modalit manuale

Manuale: siamo noi a scegliere la coppia tempo - diaframma e gli ISO, la fotocamera comunque ci dica quando l'esposizione corretta o se stiamo sbagliando. Priorit dei tempi: scegliamo il tempo e la fotocamera imposta automaticamente il diaframma, utile quando il soggetto veloce, modalit che uso nella street photography settando un "tempo di sicurezza" e lasciando la scelta del diaframma alla fotocamera. Priorit dei diaframmi: discorso inverso alla modalit priorit di tempi, settiamo il diaframma e la fotocamera imposta il tempo di scatto. Oltre a queste modalit esistono dei preset adatti a varie situazioni, se avete comprato questo libro dimenticatevi di esse perch con le nozioni qui apprese imparerete tutti i principi fondamentali della fotografia e riuscirete a cavarvela egregiamente in ogni situazione usando la modalit manuale (o quando possibile le modalit a priorit di tempi o diaframmi).

I FORMATI DELLE IMMAGINI


Prima di iniziare formato in cui memorizzate sulla formati e lutilizzo esigenze. a fotografare conviene settare il le nostre foto dovranno essere scheda di memoria, esistono diversi di essi varia a seconda delle nostre

Personalmente imposto sempre il formato che mi da la massima qualit dellimmagine, ovvero il RAW, mentre se devo fare foto con amici e parenti uso il formato Jpeg. Vediamo qui in dettaglio i vari formati immagine che sul men della mia Nikon D90 escono alla voce "Qualit immagine": RAW: Che in inglese significa puro, grezzo, questo file contiene senza compressioni tutte le informazioni catturate dal sensore della fotocamera, rispetto al jpeg consente una maggiore libert di movimento in post produzione senza grandi perdite di dati. Questo formato non essendo compresso pi "pesante" in termini di spazio su disco, per le sue caratteristiche considerato come il negativo digitale, non presente su tutte le fotocamere ma solo su quelle di fascia medio - alta. Inoltre scattare in RAW ci assicura almeno uno o due stop di gamma dinamica in pi rispetto alle immagini in JPEG. JPEG: Come potete vedere dallimmagine abbiamo tre tipi di JPEG, Fine, Normal e Basic, sono tre livelli diversi di compressione, il Fine sarebbe il JPEG meno compresso e quindi di migliore qualit. Questo il formato con il quale solitamente si pubblicano le foto sul web, un compromesso tra dimensione e qualit, pi qualit avr la foto pi spazio occuper su disco e viceversa. Io dopo aver elaborato il RAW in photoshop salvo il file in JPEG nella mia galleria fotografica personale. Vi ricordo che ogni volta che si apre un immagine jpeg per modificarla al momento del salvataggio viene nuovamente compressa, in parole povere perde di qualit, quindi non cancellate mai i file RAW che potrebbero servirvi per fare altre modifiche alle foto. RAW+JPEG: la fotocamera salva la stessa foto sia in RAW che in JPEG, modalit che ritengo inutile poich salvando due volte la stessa foto in due formati differenti si possono scattare meno foto poich la memory card si riempie rapidamente. Con i moderni computer convertire le foto da RAW a JPEG unoperazione veloce che non richiede pi molto tempo. TIFF: Non presente nel men della mia fotocamera ma vi spiego lo stesso cosa , come il raw un'immagine in questo formato non viene compressa, la qualit pari a quella del raw ma se guardate le dimensioni un file tiff solitamente grande quasi il doppio, perch? Il RAW a differenza del TIFF non un formato universale. Ogni fabbricante usa il suo e non tutti i software di elaborazione immagine possono trattare i file RAW dei vari produttori di fotocamere, il formato TIFF invece universale ma per questo motivo registra le informazioni in modo meno efficiente.

Oltre ai formati di registrazione sulla scheda di memoria esistono anche i formati di esportazione, ovvero i formati con cui si esportano le immagini da un software di elaborazione dopo la post produzione. A noi fotografi interessa principalmente conoscere due soli formati di esportazione:

Formato di esportazione da Adobe Photoshop (.psd): Esportando le fotografie in questo formato si salvano tutti i settaggi e i livelli applicati allimmagine, in questo modo possibile poter modificare i parametri a nostro piacimento ed esportare la foto in un altro formato. Faccio un esempio pratico: Salvo la foto dalla fotocamera al pc, il file in formato RAW, lo apro con photoshop, regolo luminosit, contrasto, creo livelli ecc..., a questo punto ho due alternative, o salvo direttamente in JPEG e cos facendo se avessi dei ripensamenti dovrei modificare di nuovo da zero il file RAW, oppure salvo in formato .psd che mi permette di tornare indietro sulle modifiche effettuate e di esportare il file in JPEG o in altri formati. Formato di esportazione JPG: ne abbiamo appena parlato, ricordatevi che quando caricate una vostro foto su internet che sia sul vostro portfolio online, su un forum ecc... di ridimensionarla, unimmagine di 42882848 pixel risulter pesantissima da caricare e inutile a una visione web dove al massimo conviene caricare immagini a non pi di 1200 pixel per lato maggiore. ATTENZIONE quando lavorate sul Jpeg e poi salvate il lavoro il file viene ulteriormente compresso, non elaborate mai pi di una volta lo stesso jpeg, perch viene compresso ad ogni nuovo salvataggio!

COME ORDINARE LE FOTO SENZA USARE PROGRAMMI


Uno dei grandi problemi per un fotografo ordinare e archiviare le proprie fotografie, senza creare disordine e confusione. Esistono diversi programmi per fare ci, ma poi si finisce per essere dipendenti da essi, se dovete far vedere le vostre foto agli altri, magari masterizzando un dvd non potete pretendere che essi abbiano il vostro stesso programma di archiviazione, quindi lasciamo stare a casa il software. CONSIGLI UTILI: - Cercate di ordinare le foto sia per affinit di genere e contesto sia per affinit di colore, per esempio vedere delle foto in Bianco e nero intervallate con foto in seppia e a colori sparse qua e la non il massimo. - Anche se le foto possono avere un genere fotografico in comune, pu essere utile e divertente dividerle all'interno di quel genere per tematica (che successivamente pu essere sviluppata portando a risultati interessanti). Personalmente nell'ordinare il mio archivio sono incappato in vari problemi che qui vi illustrer con le relative soluzioni. PRIMO PROBLEMA: foto dello stesso genere rappresentano soggetti molto diversi fra loro. stonano messe assieme perch

LA MIA SOLUZIONE: Il mio genere preferito la Street Photography, la prima cosa che ho fatto stata creare una cartella con questo nome, i soggetti che rientrano in questo genere sono molto vari, io sto in una citt di mare quindi avevo foto di pescatori e di altra gente legata al mare e foto di periferia e di strada, non era un bel mix, ho creato all'interno della cartella Street Photography la cartella "L'uomo e il mare" e la cartella "Street" questa stata la soluzione al primo problema, creare delle sottocartelle all'interno della cartella chiamata con il nome del genere fotografico, possono nascere anche dei progetti interessanti. Se come me praticate pi generi fotografici fate una cartella per genere, cio Street Photography - Reportage - Ritratti - Paesaggi & Luoghi - Macro - Still Life - Opere architettoniche ecc.. SECONDO PROBLEMA: Come numerare le foto per farle stare in ordine LA MIA SOLUZIONE: Prima del nome della foto inserite questo tipo di numerazione "0000 -" per esempio la mia prima foto dell'album si chiama "paura dell'infinito" allora la rinominer "0000 - Paura dell'infinito" la seconda "0001 - Vattela a pesca" e cos via, io pratico pi generi e le mie foto sono sottoposte a una severa selezione e quando arriver alla 9999 saranno passati un po' di anni (per non dire molti), a quel punto creer un'altra cartella magari intitolata "002 - Street photography", per se voi pensate di arrivarci presto

consiglio di aggiungere qualche zero in pi (ovviamente dovete cliccare col tasto destro del mouse e selezionare "ordina per nome"). ATTENZIONE: non usate la numerazione classica tipo 1 - 2 - 3 ecc... perch arrivati dopo il 100 se premerete "ordina per nome" vi assicur che l'ordine classico non sar rispettato.

TERZO PROBLEMA: In un reportage o anche in una sequenza di foto con un filo conduttore possono esserci immagini che appartengono ad altri generi fotografici. LA MIA SOLUZIONE: Le soluzioni che vi consiglio sono due, o copiate le foto anche nella cartella del genere a cui appartengono se fossero prese singolarmente (quindi avrete 2 foto uguali sul pc) oppure pi semplicemente ve ne fregate tanto verranno comunque viste; se per esempio in un reportage ci dovrebbero anche essere dei ritratti non consiglio di levarli perch senn il nostro racconto fotografico perderebbe di forza.

BACKUP SICURO DELLE PROPRIE FOTO


Passiamo all'argomento che preoccupa i fotografi che sono passati al rischio della perdita delle proprie fotografie. digitale, ovvero il

Questo problema in realt non appartiene solo ai fotografi che usano il digitale ma anche gli amanti della fotografia all'argento, bench i negativi siano abbastanza resistenti e se conservati bene durino a lungo, prima o poi invecchiano e si rovinano, come tutto nella vita, l'eternit non esiste purtroppo, per girovagando per i forum sembra che alcuni amanti accaniti dell'analogico ignorino questo semplice concetto e trovino nella facilit con cui si perdono i dati un capo di accusa al digitale, magari sbattendoti in faccia qualche bella stampa fatta da un negativo di inizio secolo.
Hard Disk Drive - Foto di Norlando Probe - Flickr.com/photos/npobre/

Il netto vantaggio del digitale sulla pellicola poter fare migliaia di copie perfettamente identiche di uno stesso file in maniera semplice e veloce. Se ovviamente carichiamo le foto e i nostri dati importanti nella stessa partizione dove teniamo il sistema operativo senza fare copie di Backup siamo veramente degli incoscienti, prima o poi il nostro sistema operativo (e anche l'hardware) avr sicuramente dei problemi, io navigo addirittura con un sistema operativo diverso (Ubuntu) da quello con cui elaboro le foto. Ecco alcuni consigli pratici per non rischiare di perdere le nostre fotografie: 1. Montate un HD interno dedicato unicamente all'archiviazione delle foto, cos facendo se il vostro sistema operativo va in tilt potete formattare senza problemi. 2. Fate una copia dei vostri dati sia su DVD, Blu-Ray che su disco HD esterno, Hard disk che non userete per altri scopi, pi lo usate meno durer la sua vita. 3. Se a casa possedete pi di un pc copiate la cartella con le vostre fotografie pi belle.

E' difficile o quasi impossibile che HD interno ed esterno, DVD/Blu Ray, Pen Drive e l'altro pc si rompano tutti nello stesso momento, per mettiamo caso siate veramente sfigati e cada un meteorite su casa vostra, o un terremoto se la inghiotta, avrete perso comunque tutto, ma c' una soluzione anche a questo!

Esistono dei servizi online che offrono grandi quantitativi di spazio di archiviazione in maniera completamente gratuita, sono in pratica degli HD online, possibile che anche il server della Microsoft esploda, ma penso sia pi probabile il meteorite su casa vostra. Io vi consiglio due servizi: Windows Live Skydrive SkyDrive un servizio di archiviazione dati gratuito al quale si accede col proprio Windows Live ID. Tutto ci che si deve fare registrare un account ed eseguire laccesso a SkyDrive. Si avr un pannello on line dal quale poter gestire i nostri file e cartelle, caricarne di nuovi, eliminarli ecc La capienza di 25GB ma in un prossimo futuro potrebbe essere aumentata ancora (prima era di soli 5GB), Con questo sistema abbiamo a disposizione un HD online da 25GB con la sicurezza che i nostri dati non verranno mai cancellati, se 25GB non vi bastano potete sempre aprire pi account Hotmail. ADrive Mettiamo caso volete la sicurezza totale o oltre alle vostre foto migliori volete salvare tutto il vostro lavoro allora caricate i vostri file su Adrive che offre 50GB di spazio gratuito espandibili a pagamento fino a 10 Terabyte! Dropbox Offre dai 2GB fino a un massimo di 20GB gratuitamente (ma per arrivare a 20GB si devono portare iscritti), pagando si pu arrivare a 100GB, un servizio comodo per chiunque voglia salvare i propri dati e ritrovarseli sincronizzati in tempo reale su tutti i terminali che utilizza: pc, mac, linux, smartphone, iphone per avere i nostri dati sempre con noi. Dopo tutto questo ci vuole veramente un genio del male per perdere tutti i propri file!

L'ISTOGRAMMA
Listogramma uno strumento essenziale in fotografia digitale, ma molti sconoscono cosa sia o non gli danno la dovuta importanza. Esso serve a capire se lesposizione corretta, se abbiamo perso dettaglio nelle zone in ombra o nelle zone delle alte luci. Molti si affidano allo schermo LCD della fotocamera, grosso errore, perch non sempre ci offre un risultato affidabile a causa della retroilluminazione dello schermo (troppo accesa o troppo spenta) o dell'illuminazione dell'ambiente esterno che se troppo intensa pu darci fastidio nella visione dell'immagine e quindi indurci in errore nel valutare lesposizione di una foto. Viene in nostro aiuto listogramma che pu essere consultato in fase di scatto dallo schermo lcd della fotocamera o dal programma di post produzione da noi usato. In questo articolo user la mia Nikon D90, consultate il manuale di istruzioni della vostra fotocamera per sapere come visualizzare listogramma. Subito dopo aver scatto la fotografia posso vedere il preview dellimmagine dallo schermino lcd.

Come potete vedere da qui posso vedere i dettagli dello scatto, il grafico in alto alla vostra destra listogramma. In alcune macchine fotografiche potete visualizzare un istogramma pi dettagliato, ovvero diviso nei tre colori RGB.

A noi in questa sede interessa capire come leggere listogramma composito, esso rappresenta la quantit di pixel presenti per le varie luminosit, limmagine correttamente esposta quando la zona dove inizia e finisce il grafico non tagliata. Nellistogramma sullasse orizzontale abbiamo la luminosit divisa in 256 livelli di luminosit, partiamo da sinistra con lo 0 che indica il nero, andiamo verso destra con 255 che indica il bianco, a met abbiamo il grigio e sullasse delle y abbiamo la tonalit allinterno dellimmagine.

Ecco lo stesso scatto sottoesposto, in questo caso la curva si sposta verso la nostra sinistra, per non essendo tagliata tutte le informazioni che ci sono nei neri dellimmagine sono state catturate, quindi in post produzione con photoshop possiamo correggere i livelli ribilanciandola correttamente senza avere perdita di informazioni sui neri.

In questa versione sovraesposta listogramma si spostato verso destra tagliando la curva, ho bruciato parte dei bianchi, quindi ho perso delle informazioni che non potr pi recuperare neanche con Photoshop. Da quanto spiegato finora potete capire limportanza dellistogramma, quando realizzate una foto guardandolo potete capire subito se limmagine esposta correttamente e se recuperabile in fase di post produzione.

Listogramma e Photoshop Se usate windows, in Photoshop per vedere listogramma basta premere CTRL + L oppure se usate MAC basta premere la scorciatoia da tastiera MELA + L.

Si apre la finestra dei livelli dove possibile vedere listogramma.

Nella finestra dei livelli ci sono 3 cursori sotto listogramma, uno del nero 0, uno dei toni medi 1,00 sotto e uno dei bianchi 255. se prendo il cursore dei bianchi e lo trascino alla fine della curva espongo correttamente le alte luci, ho reso pi luminosa la foto. Ma i toni medi sono ancora scuri, posso prendere il cursore del tono medio e portarlo verso sinistra e cos ottengo unimmagine correttamente esposta, ovvero non avr bruciato i bianchi, i neri non risulteranno chiusi, limmagine quindi leggibile, se chiudo e riapro il grafico dei livelli vedo che bilanciato.

Aprendo limmagine sovraesposta (quella dove ho bruciato i bianchi perdendo informazioni) e usando lo strumento livelli la prima cosa che balza all'occhio la curva tagliata. Photoshop purtroppo non fa miracoli, non ricrea le informazioni che non sono state catturate durante la fase di scatto, limmagine troppo sovraesposta rimarr tale, per questo in fase di scatto bene controllare listogramma. Ci sono delle situazioni dove non si avr mai un istogramma perfetto, qui dobbiamo introdurre il concetto di latitudine di posa (gamma dinamica), che la capacit del sensore di registrare le informazioni tra i bianchi e i neri, generalmente il sensore di una

macchina fotografica cattura sui 5 e 6 stop, vuol dire che tra il punto massimo di nero e il punto massimo di luce ci sono 5 diaframmi. Se la scena che andiamo a fotografare molto contrastata, ovvero ha delle zone molto luminose e delle zone in ombra molto scure la macchina fotografica non riuscir a catturare tutte le informazioni disponibili, il fotografo dovr fare una scelta, dovr rinunciare ad avere delle informazioni sulle alte luci o sulle ombre. Per fortuna la tecnologia ci viene incontro con la fotografia HDR, di cui parlo a pag. 85. Una curiosit: i nostri occhi, in condizioni ideali, riescono a distinguere solo 200 diversi livelli di grigio, i 256 toni disponibili in unimmagine digitale sono pi che sufficienti per rappresentare anche le sottili variazioni di tonalit.

I VANTAGGI DELLA SOVRAESPOSIZIONE


Questo articolo vuole essere una breve guida che spiega i motivi e i vantaggi della sovraesposizione nella fotografia digitale. Perch a destra? Ci si riferisce ovviamente allistogramma, che come avete visto uno strumento essenziale per i fotografi. Quando si dice di esporre a destra sintende quindi che la curva dei toni RGB deve contenere pi dati e raggiungere il picco sulla destra dellistogramma. Ovvero: sovraesporre! Ma perch? Chi viene dallanalogico fatica a digerire questa tecnica. Eppure ha un suo senso e SE GESTITA AL MEGLIO pu dare risultati davvero sorprendenti e non solo ad alti iso. Insomma, un motivo c, vediamo quale. Proviamo a dividere i livelli di grigio (dal nero al bianco) in 4096 livelli. FIGURA 1

Limmagine mostra una distribuzione equa dei toni di grigio. Il grigio medio si trova esattamente alla met. Su un sensore digitale i toni non sono distribuiti cos: nella figura 2 nella pagina successiva si vede la REALE distribuzione dei toni (in grigio, ovviamente) su un sensore digitale.

Senza entrare nei dettagli del cosa sono i 4096 livelli di grigio qui rappresentati, la cosa pi evidente che su 4096 livelli solo 64 sono nei toni del nero. 128 sono i grigi scuri, 256 i grigi medi e ben 3584 sono distribuiti nei grigi chiari. FIGURA 2

Se nella fotografia digitale io faccio una lettura media di un'area con zone in ombra, il sensore distribuisce la mia immagine sui toni neri e scuri, andando ad usare una gamma relativa alla zona scura come nella figura 3: FIGURA 3

In uno scatto del genere ho la maggior parte della gamma distribuita sui toni scuri. Una gamma davvero ristretta. Il tentativo di aumentarla (cosa normale nella gestione del raw: regolare lesposizione e cercare il nero e il bianco tira la gamma dinamica) causer la presenza di molto rumore e in certi casi perfino di posterizzazione. Il motivo abbastanza ovvio. Provate a prendere un tessuto a maglia molto grossa e tirarlo si riempie di buchi! Tirare una maglia fitta fatta con fili sottilissimi e quindi di molti pi strati difficilmente vi presenta buchi quando la tirate. La stessa cosa accade qui. Tirare soli 64 +128 toni per spalmarli su circa 2000 livelli (il tentativo di ridistribuire la gamma come nella figura uno) crea questi buchi sotto forma di rumore e posterizzazione (che altro non che una serie di passaggi tonali in una gamma troppo ristretta). Se invece sovraesponete la vostra immagine si distribuisce sui toni grigio medi grigio chiari, coprendo una gamma molto maggiore: FIGURA 4

In questo modo tirare limmagine non crea nessun disturbo perch state lavorando con una maglia fitta fitta fatta di tanti fili molto sottili.

QUANTO DEVO SOVREASPORRE? Questo argomento spesso fonte di infinite discussioni, soprattutto nei vari forum e circoli fotografici. A mio parere non c una regola. Bisogna saper valutare la scena, lunica cosa non bruciare i bianchi. Diciamo che si dovrebbe sovraesporre fino al limite della bruciatura di un canale. Questo visibile e controllabile solo tramite listogramma, non dallanteprima! Quanto sovraesporre dipende dalla scena da fotografare, dalla macchina che si usa. Un CMOS normalmente tiene pi le alte luci rispetto ad un CCD. Una macchina a 14 bit tiene molto pi rispetto ad una macchina a 12 bit. Mi han parlato di una sovraesposizione di oltre tre stop, ma si trattava per lappunto di un CMOS processato a 14 bit. Quanto sovraesporre sta a voi, al tempo che avete per valutare e misurare. Lunico consiglio che mi sento di dare che se volete usare alti iso meglio sovraesporre anche di 1,5/2 stop misurando in SPOT sulla zona pi chiara dellimmagine. La fotografia bella e divertente proprio perch creativit; saper usare la propria attrezzatura conoscendola ma senza avere dei dogmi sul come usarla fa parte del processo creativo. Articolo scritto da Diagaz www.diagaz.net e www.diagazforum.com

IL BRACKETING
Il bracketing una tecnica fotografica usata in fase di ripresa, consiste nel fotografare lo stesso soggetto pi volte con diverse: esposizioni, aperture di diaframma, messa a fuoco o sensibilit ISO. Il bracketing dell'esposizione usato molto spesso poich la base per realizzare fotografie in HDR (high dynamic range) ovvero foto ad alta gamma dinamica, consiste nel fotografare lo stesso soggetto variando lesposizione, si scattano 3 foto (minimo) una correttamente esposta, una sovraesposta e unultima sottoesposta, analizzeremo meglio questo tipo di fotografia nel prossimo capitolo.
Pulsante BKT (bracketing) nella Nikon D90, posto vicino alla ghiera di attacco dell'obiettivo

Il bracketing utile non solo per realizzare foto in HDR ma anche in situazioni in cui difficile ottenere una fotografia correttamente esposta con un singolo scatto.

Oltre al bracketing dell'esposizione ritengo utili il: Bracketing della PDC: Vengono scattate una serie di foto variando solo lapertura del diaframma e lasciando esposizione e sensibilit ISO inalterate, in questo modo varier solo la PDC. Bracketing del fuoco: Utile nella macrofotografia dove la PDC limitata. Con questo tipo di bracketing si pu avere una serie di fotografie con una diversa messa a fuoco per poi scegliere la migliore, oppure combinarle in post produzione.

Foto di Muhammad Mahdi Karim - en.wikipedia.org/wiki/File:Focus_stacking_Tachinid_fly.jpg

FOTOGRAFIA HDR

Foto di Bruno Ciampi Flickr.com/photos/brunociampi/

Sulla tecnica HDR (acronimo di High Dynamic Range), stato scritto tanto, soprattutto per ci che riguarda la tecnica di scatto e i programmi usati (Photoshop, Photomatix Pro, Easy HDR ecc..). Ma per realizzare veramente un HDR iniziamo dalle basi. La fotografia HDR consiste nel superare i limiti fisici del sensore aumentando la gamma dinamica estesa grazie alla possibilit di combinare in post produzione o in fase di scatto 3 o pi foto con diverse esposizioni, questo comporta che le scene fotografate debbano essere statiche ed quindi necessario un treppiedi. Molti sono convinti che questa tecnica porti ad avere foto molto contrastate con colori super saturi, non c niente di pi sbagliato, quello che vedete in quel tipo di foto solo un'orrenda post produzione che alle volte risulta interessante se ben realizzata. Ma da cosa caratterizzata una vera foto in HDR? Da una gamma dinamica superiore a quella del sensore, ovvero con ombre aperte ed alte luci contenute anche in presenza di

forti contrasti. Ottenendo una foto impossibile da fare con un sensore normale, perch chiuderebbe le ombre oppure brucerebbe le alte luci. Da questa spiegazione si evince che non possibile ottenere un HDR da un singolo scatto perch non si supera alcun limite di gamma dinamica del sensore, in un solo scatto non possono esistere le informazioni che sono contenute in pi scatti. Ecco come fare le foto per realizzare un HDR: La prima foto per esporre le alte luci La seconda con un esposizione media La terza esponendo per le ombre

L'unione di queste 3 foto forma un unica immagine con una ricchezza di colori e dettagli superiore alla singola foto. Una curiosit: La fotografia HDR dovrebbe apparirci pi realistica di una foto normale, poich locchio umano in grado di distinguere maggiori dettagli di un sensore, sia nelle luci che nelle ombre! Ora vi voglio parlare di qualcosa che non si trova normalmente nei tutorial sulla fotografia HDR, lha scritta unautrice del mio blog di nome Sabrina Campagna. Per ottenere immagini realmente pregnanti e degne di nota, la cosa che pi conta la prima immagine, quella di partenza. Per ottenere il meglio, lo scatto deve essere compiuto in situazioni di luce non estreme. Le regole base per il primo scatto sono le seguenti: 1. No ai forti controluce. 2. No ad uneccessiva presenza di nero in foto (come nel caso di foto notturne scattate con esposizioni non troppo lunghe). 3. No a cieli grigi. 4. No al troppo sole. Nel primo e nel secondo caso, infatti, a causa dellelaborazione, lHDR risultante nella maggior parte dei casi avr un nero scolorito e rumoroso, a cui sopperire solo tramite un elevato contrasto che riporter limmagine pi o meno ai toni originari di silhouette o notturno. Nel terzo caso i cieli troppo slavati e grigi possono dar luogo a macchie bianche di colore, laddove il programma non riesca a trovare toni adatti per la mappatura. Ci capita soprattutto in zone dove il colore tende verso il bianco, per cui la macchia di colore risulter di un bianco/grigio con contorni frastagliati (come si vede nellimmagine). Nel quarto ed ultimo caso, succede qualcosa di analogo al precedente. Il sole a picco pu creare scompensi nello scatto originario, in quanto a meno di centrare bene la foto, il cielo risulter tendente al bianco, per poi bruciarsi completamente durante la mappatura.

Leccessiva rifrazione dei raggi UV, inoltre, pu creare scoloriture anche su altre aree della foto, rendendo cos lHDR pressoch inutilizzabile. I soggetti migliori da fotografare sono quelli architettonici o comunque ricchi di dettagli, che verranno maggiormente evidenziati nella fusione HDR. COME REALIZZARE UNA FOTO IN HDR - FASE DI POST PRODUZIONE In questo tutorial studieremo come creare unimmagine HDR tramite Photomatix e la successiva ottimizzazione della stessa tramite Photoshop, il tutto partendo da tre scatti effettuati in formato RAW. Gli scatti di seguito utilizzati sono stati eseguiti con una reflex Canon 30D ed un obiettivo Canon 10-22mm. Diaframma f/9 con tempi di 1/8s, 0.5s e 2s. Come potete notare i tempi agli estremi sono esattamente a + e - 2 stop dal valore di riferimento di 0.5s. Le foto sono state scattate al museo delle scienze di Londra, ambiente ideale per sfruttare la tecnica hdr, sistemando la camera su di uno zaino in quanto da regolamento interno del museo vietato usare il cavalletto, in modalit bracketing e autoscatto inserito in maniera da evitare qualsiasi movimento della camera al momento degli scatti. 1 - Creazione dellHDR

Per la creazione dell'HDR utilizzeremo un ottimo programma chiamato Photomatix Pro, facile da utilizzare ed abbastanza intuitivo (vi sono molti tutorial in rete per approfondirne le caratteristiche). Lavorando con immagini TIFF a 16 bit il risultato sar simile all'immagine seguente (32 bit):

Dopo aver settato il vero motore di Photomatix, cio il "Tone Mapping", otterremo un'immagine TIFF a 16 bit per canale:

Configurare il Tone Mapping secondo il proprio gusto risulter un'operazione piuttosto semplice data l'interfaccia priva di fronzoli. La differenza fra le due foto evidente ma ancora non proprio soddisfacente...dominante giallognola e un po' slavata. Ci che si otterr dopo aver lavorato con Photomatix sar simile allimmagine seguente:

Ritocco dei dettagli Passiamo alla fase di rifinitura per rendere limmagine un po' pi accattivante. Principalmente andremo a lavorare sulle luci, sulle ombre, sui toni, sul contrasto e sulla nitidezza. Aperta limmagine precedentemente salvata da Photomatix, duplichiamo il livello di sfondo e modifichiamone lesposizione (immagine > regolazioni > esposizione):

Proseguiamo desaturando il giallo (immagine > regolazioni > tonalit/saturazione)

Aumentiamo la nitidezza dellimmagine utilizzando una maschera di contrasto:

(In questo caso ho preferito aumentare subito la nitidezza invece che farlo alla fine del lavoro), uniamo il tutto e duplichiamo il livello cos creato. Applichiamo il filtro controllo sfocatura/Gaussian Blur in modalit sovrapponi e bassa opacit (14% pu andare bene) cos facendo andiamo a caricare maggiormente il colore dell'immagine rendendola pi corposa:

Uniamo nuovamente i livelli e duplichiamolo. Immagine > regolazioni > luminosit/contrasto utilizzando i seguenti valori: luminosit: -3; contrasto: +3. Uniamo nuovamente il tutto e duplichiamo il livello.

Immagine > regolazioni > curve

Uniamo il tutto e duplichiamo il livello. Si pu vedere ancora una dominante giallognola che, personalmente, non trovo adeguata. Ripetiamo quindi la desaturazione del giallo con valore -65 ed impostando, per il livello superiore (modalit normale), un'opacit al 75%. Uniamo il tutto e duplichiamo nuovamente. Cerchiamo di aumentare la tridimensionalit del soggetto andando ad enfatizzare i punti di luce con lo strumento pennello in modalit sovrapponi / overlay con opacit di circa il 18% ed utilizzando come colore il bianco. Lo stesso procedimento dovr essere eseguito per le zone in ombra usando un pennello nero (in alternativa potremo utilizzare gli strumenti brucia e scherma). Le dimensioni del pennello varieranno a seconda della parte che andremo a trattare. Uniamo il tutto ancora una volta e duplichiamo il livello. Passiamo in modalit 8 bit ed utilizziamo il filtro Effetto pennellate / Paint Daubs:

Abbassiamo lopacit del livello al 30% e nei punti dove leffetto risulta essere troppo accentuato (in questo caso sul radiatore del veicolo) utilizziamo lo strumento gomma per rendere visibile il livello sottostante.

Direi che il lavoro finito!

In conclusione Come avrete intuito questo non "IL" metodo ma un metodo che deve essere adattato alla foto da elaborare. Per un buon risultato importante partire da una fotografia discreta con il pi basso rumore possibile, dato che lHDR tende ad enfatizzare questo rumore. Non tutti i soggetti sono adatti a questo tipo di elaborazione, metalli e superfici riflettenti, invece, daranno notevoli risultati. Partendo da un soggetto molto contrastato limmagine finale risulter altrettanto ben esposta e gradevole ma si avr necessit di pi scatti5, 7 o addirittura 9. Un effetto simile, sebbene pi grossolano, si potr ottenere partendo anche da un solo scatto: sviluppando in maniera differente lo stesso file RAW variandone di volta in volta la luminosit. Sperimentare, sperimentare e ancora sperimentare. Spero di non essere stato troppo noioso o dispersivo ma piuttosto daiuto per avvicinarvi a questa tecnica fotografica. Tutorial di Gianluca Nespoli Sito web http://photo.net/photos/GianNes Flickr Account http://www.flickr.com/photos/30109972@N00/ Considerazioni personali di Andrea Doxphoto utente di Forumdifotografia.it I passaggi di creazione dei livelli per SFUMATURA controllata e MASCHERA DI CONTRASTO possono essere fatti, in maniera alternata, anche un paio di volte. Ovviamente tra il primo giro di SFUMATURA/MASCHERA DI CONTRASTO e il secondo, nel secondo tenere dei livelli di opacit con percentuali pi basse. Una cosa fondamentale unire sempre il livello creato dopo ogni modifica in modo da sovrapporre per bene il processo. Andrea Doxphoto http://www.doxphoto.it/

BILANCIAMENTO DEL BIANCO


Il bilanciamento del bianco o anche WB (White Balance), molto impiegato nella fotografia di matrimonio dove importante che il vestito della sposa sia bianco puro e non alterato da dominanti colore, qui ci ricolleghiamo al concetto espresso nellarticolo "Bianco e nero o Colore?" dove spiegavo che il nostro cervello in casi come questo ritiene pi reale una situazione "irreale" perch nella nostra testa il vestito della sposa bianco. Per correggere la dominante luminosa abbiamo due alternative, o impostare nella macchina fotografica il tipo di sorgente luminosa o bilanciare il bianco in post produzione (metodo consigliato). Nella mia Nikon D90 il bilanciamento del bianco impostato su AUTO, entrando nel men ci sono vari tipi di WB (White balance). Per esempio, se sulla scena sono presenti delle luci a incandescenza basta selezionare il tipo di WB corrispondente e la fotocamera compenser le luci per avere un soggetto bianco e dei toni neutri. La luce non tutta uguale, sia a livello qualitativo che quantitativo, per esempio vi differenza fra una lampada a incandescenza, un neon e la luce del sole, la qualit della luce diversa in termini di temperatura colore, per esempio la luce di una lampada a incandescenza definita calda, mentre un neon viene considerato una luce fredda. La luce neutra viene definita Day Light e corrisponde alla luce del sole in una giornata soleggiata, non nuvolosa a mezzogiorno. Se siete soliti post produrre le foto non c bisogno di settare il bilanciamento del bianco in macchina poich potete ottenere risultati eccellenti e soprattutto pi personalizzabili in fase di post produzione. Scattate sempre in formato RAW per i motivi gi spiegati precedentemente aprite il file con camera raw, lightroom o altro software, potete cos applicare la temperatura colore che pi vi soddisfa senza perdere tempo durante la fase di ripresa. Ricordatevi che non sempre il bilanciamento del bianco deve essere perfetto, perch una correzione completa potrebbe ammazzare l'atmosfera, in sostanza non seguite sempre le regole, siate creativi e affidatevi al vostro gusto personale!

CARTONCINO GRIGIO MEDIO E COME SI USA


In condizioni di luce mista la nostra fotocamera potrebbe avere molti problemi a bilanciare il bianco, in questo caso ci viene in aiuto il cartoncino grigio neutro 18% che viene usato anche per il calcolo dell'esposizione. Alcuni fotografi per il bilanciamento del bianco usano il cartoncino grigio neutro chiaro attorno al 5%, ovvero un compromesso fra il bianco totale ed i grigi pi scuri. Massimiliano Albani un utente di www.forumdifotografia.it in una discussine scrive: Trovo molto utile il cartoncino grigio medio 18% per il bilanciamento del bianco in condizioni di luce mista, i colori vengono pi fedeli di quelli che si ottengono usando un semplice foglio bianco.
Foto di Wolfgang Lonien Flickr.com/photos/wjlonien/

Uso il cartoncino in questo modo: 1. Posiziono il foglio sulla scena in modo che rifletta la luce nello stesso modo di come la riflette il soggetto. 2. Scatto una foto naturalmente prendendo per intero il foglio. 3. Poi lo tolgo e scatto normalmente tutte le altre foto. 4. In PP con lightroom apro la foto con il foglio. 5. Nella sezione BASE del modulo SVILUPPO prendo il selettore del bilanciamento del bianco e clicco su una zona con luce uniforme del foglio 6. Fatto! Lightroom mi da il valore corretto della temperatura colore che applico a tutte le altre foto. Mentre per effettuare il bilanciamento del bianco in fase di ripresa con il cartoncino grigio dipende dal marchio della macchina fotografica, ma concettualmente la procedura uguale per tutte. 1. Posizionare il foglio sulla scena in modo che rifletta la luce nello stesso modo di come la riflette il soggetto. 2. Scattare una foto al foglio in modo che occupi tutta o la maggior parte dell'inquadratura. Possibilmente con messa a fuoco manuale e con una corretta esposizione (importante per avere una corretta temperatura colore). 3. Nel men della macchina andare su "WB personalizzato". 4. A questo punto si seleziona la foto precedentemente scattata e si pu uscire dal men. 5. Per i prossimi scatti scegliere dalle impostazioni del bilanciamento del bianco l'opzione "Personalizzato". Questa opzione adesso regolata in base alla foto scelta prima. Sinceramente per, trovo pi comoda e precisa la procedura in post produzione.

Un altro utente di nome sinXphotography risponde: Io utilizzo il ColorChecker (uno strumento suddiviso in caselle colorate che riproducono i colori fondamentali), praticamente si rif al processo del cartoncino grigio medio, ma molto pi preciso come fedelt dei colori. Si utilizza alla stessa maniera: Bisogna scattare una foto al colorchecker nel set di scatto, con le medesime luci. In fase di post produzione, con il suo software si produce un file dng che verr poi utilizzato in camera Raw o in lightroom per fare il bilanciamento.

dotato anche di caselle bianche e grigie, con le quali si pu fare il bilanciamento classico. molto consigliato per lo still-life, ma si utilizza benissimo anche in esterni, nonch in servizi in studio. Per quanto riguarda il cartoncino, si dovrebbe fare uno scatto solo ad esso, sempre illuminato dalla luce del set, poi provare a impostare il WB personalizzato su quello scatto e dovrebbe funzionare per tutti gli scatti successivi.

SCATTARE PER IL DIGITALE, PREVISUALIZZARE LA FOTO E IL FALSO MITO DI PHOTOSHOP


Una delle pi grandi teorie e tecniche fotografiche del 900 riguardava il sistema zonale ideato dal grandissimo fotografo Ansel Adams. Cosa diceva? In poche parole Adams aveva creato una tecnica che permette ai fotografi di trasporre la luce che essi vedono in specifiche densit sul negativo e sulla carta ottenendo cos un controllo migliore sulle fotografie finite, in pratica permette di determinare il tempo di posa e di sviluppo consentendo una migliore gradazione delle componenti del grigio. Senza entrare nel dettaglio Adams sosteneva che per avere uno scatto ben fatto bisognava: 1. Previsualizzare la foto: Adams stesso lo spiega cos: " visualizzare unimmagine [] consiste nellimmaginarla, ancor prima dellesposizione, come una proiezione continua, dalla composizione dell'immagine fino alla stampa finale. La visualizzazione deve essere considerata pi esattamente come un atteggiamento verso la fotografia piuttosto che un dogma. Ci significa che il fotografo ha la totale libert di espressione, e non in nessun modo limitato Non si tratta solo di mettersi in relazione con il soggetto, ma anche di prendere coscienza delle potenzialit espressive della sua immagine []" Vedere in anticipo le soluzioni alternative con cui si pu restituire un soggetto lascia ampio spazio allinterpretazione soggettiva, permettendo di utilizzare in ogni fase i mezzi pi adeguati (in termini di esposizione e trattamento) necessari alla realizzazione dellimmagine che abbiamo visualizzato. 2. Scattare in modo che il negativo sia perfetto per lo sviluppo in camera oscura, ovvero scattare per la camera oscura: il fotografo, dopo aver eseguito il calcolo dellesposizione , deve sviluppare il negativo in base all'esposizione. Ovviamente deve conoscere le caratteristiche tecniche della pellicola in relazione ai vari bagni di sviluppo e deve tener conto delle possibili variabili dello sviluppo (tempo, temperatura ed agitazione). E nel digitale? Le cose non sono cambiate molto. Il punto uno, la previsualizzazione, rimane ancora un punto fermo della fotografia. E' vero che ora la nostra mente allettata dal tasto view ed eventualmente dal tasto erase, ma ora non stiamo parlando della fotografia della domenica ma di riuscire a fare una bella foto. Quindi, cancelliamo dalla nostra mente la possibilit di vedere e cancellare i nostri scatti. Gli scatti devono essere giusti. Pensati. Previsualizzati. In base a ci che previsualizziamo, decideremo come impostare la fotocamera: sceglieremo la lente giusta, useremo una coppia tempi - diaframmi che ci dar il risultato auspicato, regoleremo anche la nuova variabile del digitale, gli iso (non che non ci fosse nell'analogico ma una volta montato un rullo con quello si scattava, al massimo si cambiava magazzino ma non era cos immediato e versatile come ora) ; poi si scatta non pi per la camera oscura ma per Photoshop.

Photoshop Spesso quando si parla di Photoshop si pensa ad infinite possibilit per STRAVOLGERE una immagine. Magari vi verranno a mente i numerosi strafalcioni presenti sulla rete e sulla carta stampata. Spesso si crede che con Photoshop si possano correggere gli errori in fase di scatto. Qualche volta...forse. Ma qui, di nuovo, non stiamo parlando della fotografia della domenica, ma del voler fare una bella foto. E dunque Photoshop non dovr stravolgere la vostra fotografia. La vostra fotografia dovr essere valorizzata dalla postproduzione. Per far questo bisogna sapere come lavora Photoshop, dove e come va a toccare l'immagine. Bisogna conoscerne gli strumenti, sapere quali pixel va a toccare; necessario conoscere tutte le possibili varianti dei singoli strumenti. Non useremo tutti gli strumenti ma quelli che useremo dovremo conoscerli. In sostanza? Vorrei sintetizzare in uno schema i passaggi obbligati per scattare una fotografia corretta: 1. Previsualizzo: decido come sar la mia foto dopo la post produzione (s, non decido solo tempi e diaframmi ma decido anche come la postprodurr) 2. In base a quanto sopra scelgo la lente e decido tempi diaframmi e iso tenendo conto delle caratteristiche tecniche del mio sensore (come Adams avrebbe tenuto conto della pellicola): CCD, CMOS... tenuta delle alte luci... 12 o 14 bit... esposizione a destra... devo conoscere i miei strumenti in poche parole. 3. Sviluppo il raw per photoshop (ovvero nel modo pi piatto possibile, tirer fuori una foto neutra, apparentemente brutta, ma che in realt altro non che una foto con un'ampia gamma dinamica con cui giocare) 4. Applico il corretto workflow in Photoshop, non vado a caso, seguo un iter corretto che va dalla luminosit al colore agli aspetti pi creativi poi. Un'ultima cosa... da una foto corretta Photoshop pu tirar fuori una bellissima foto. Da una foto sbagliata Photoshop tira fuori solo i difetti. Articolo scritto da Diagaz www.diagaz.net e www.diagazforum.com

H.C. BRESSON E IL CESTINO, TRE ELEMENTI PER UNA BUONA FOTOGRAFIA


H.C. Bresson l'autore di una affermazione che troviamo nell'80% delle firme nei forum di fotografia:"fotografare mettere sullo stesso piano occhio, mente e cuore." Se ci pensiamo corrisponde ad una grande verit, nelle pi belle fotografie questi tre "elementi" sono tutti prepotentemente presenti. Una grande verit, dicevo, fintanto che ci sia equilibrio tra i tre. Per avere un grande scatto ci vogliono tutti e tre, in modo equilibrato e in rapporto tra loro. Vediamo di analizzarli un po', approfondiamo la cosa... vi dico come interpreto io questa celeberrima frase. L'OCCHIO Il fotografo lo riconosci subito. Chi ama la fotografia osserva,cerca, rielabora. Il fotografo pu sembrare "strano" agli occhi degli altri: si ferma ad osservare cose che apparentemente sono brutte e insignificanti... all'improvviso si getta in terra o si arrampica su un tavolo colto da un immenso entusiasmo... passa ora ed ore in attesa di un soggetto che magari non arriva, o se arriva non arriva come dice lui, ma lui non si annoia, l'attesa adrenalina, l'idea di fotografare eccitante quasi quanto fotografare. Il fotografo gira per le strade, per le campagne e per il mondo non per far turismo ma per fotografare. In fondo cosa fa il fotografo? Osserva, cerca ci che non visibile o evidente agli altri. Cerca, vuole quel soggetto, quella luce, quella angolazione. Rielabora, inquadra e scatta in modo che il soggetto acquisti valore. LA MENTE Parliamo di tecnica? Fondamentale. Sapere come reagire fotograficamente una volta che avete osservato e/o cercato, essere in grado di rielaborare e di rendere in modo pratico la vostra creativit e la vostra capacit di rielaborazione...questo lo fate con la tecnica. Non solo tempi, diaframmi, ISO, ma anche gambe (ah quanto sono importanti le gambe!!), regole compositive, proporzioni, simmetrie. La giusta conoscenza degli strumenti, la corretta scelta della lente, non perch quella pi leggera, ma perch la pi adatta per ottenere quello che voglio mostrare. La mente saper controllare in modo razionale la nostra emotivit creativa, saperla controllare e gestire in modo impeccabile. La mente anche saper dire NO ad una fotografia che emotivamente ci coinvolge, anche per motivi personali, ma che obiettivamente non sarebbe interessante. La mente rende il soggettivo un po' pi oggettivo.

IL CUORE Una fotografia tecnicamente impeccabile pu non dire nulla. L'arte e nello specifico la fotografia sono un fortissimo mezzo di comunicazione, sono lingua e linguaggio, ma perch il messaggio risulti interessante e di valore essenziale che il contenuto del messaggio vada a toccare le corde del cuore del destinatario. E' fondamentale che abbia un contenuto importante, chiaro, emotivamente drammatico. Anche una fotografia di architettura, pur non presentando elementi vivi e quindi alcuna azione rilevante o drammatica, data una certa illuminazione e una certa composizione pu risultare emotivamente coinvolgente. H.C. Bresson dice che sullo stesso piano dobbiamo mettere occhio, mente E cuore E cuore, non O cuore e non SOLO cuore. Il che significa che per avere una buona fotografia, i tre aspetti che abbiamo analizzato devono essere tutti presenti, possibilmente in equilibrio. Spesso quando si fotografa qualcosa o qualcuno il cuore l'aspetto prevalente. Il pap che fotografa il figlio, il cagnolino, il fiore appena sbocciato...sta fotografando qualcosa che emoziona lui ma non necessariamente sta scattando una bella fotografia. L'emozione e l'essere coinvolto a livello emotivo in quel momento porta spesso ad annullare l'aspetto razionale e oggettivo, inibendo la capacit critica di chi ha scattato. Ma anche soggetti emotivamente e socialmente forti vengono visti da chi scatta come una bella fotografia: quante volte ci imbattiamo in soggetti visti e rivisti, il vecchio sulla panchina, il barbone per terra, il bambino di colore, la vecchia col turbante. Magari in queste foto ci sono mille elementi di disturbo, errori grossolani, un'esposizione non corretta e una composizione casuale. Quante volte si pensa che solo perch si fotografato un soggetto accattivante e coinvolgente si ha in mano una bella fotografia? Solo perch il cuore (ahim troppo spesso solo il nostro) prevale sugli altri due aspetti. IL CESTINO Quanto aveva ragione il grande Bresson! Allora, quando scattiamo proviamo a metterci nei panni di una persona che non emotivamente coinvolta col soggetto fotografato. Proviamo a guardare la nostra immagine con occhio critico. Ci sono errori? L'esposizione sbagliata? Ci sono elementi di disturbo? E' composta male? Sar anche un buon soggetto ma se il caso si deve trovare il coraggio di buttarla proprio l, nel cestino. E riproviamoci con un po' pi di cognizione, usiamo meglio il nostro occhio e la nostra mente, magari saremo pi fortunati! Articolo scritto da Diagaz www.diagaz.net e www.diagazforum.com

GENERI FOTOGRAFICI
Cercher di presentarvi i vari generi fotografici non con la classica definizione ma attraverso gli articoli dei fotografi specializzati in quei generi.

Fotografia documentaria
Documentaria la fotografia della polizia scattata sul posto di un delitto. Quello un documento. Vedi bene che larte senza utilit, mentre un documento ha unutilit. Per questo larte non mai un documento, ma pu adottarne lo stile. quello che faccio io. (Walker Evans) Questa "corrente" fotografica ha le sue controversie nel termine stesso, ovvero, la funzione di documento della fotografia era una cosa gi assodata dai primi del 900, e in quanto tale, nel periodo storico in questione, non poteva essere considerata forma darte in quanto la caratteristica del documento il riprodurre la condizione reale con estrema chiarezza, limmagine deve avere un fine, un utilit, mentre larte tali funzioni non le aveva minimamente. Il concetto stesso di documento, prevede una chiara identificazione del soggetto fotografato (un esempio su tutti il documento d identit, la cui foto viene sempre eseguita frontalmente per consentire il facile riconoscimento del soggetto), a seconda dellambito pu o meno richiedere anche una contestualizzazione, cosa molto importante richiede imparzialit di veduta (una casa la fotografer frontalmente e magari ne far pi scatti al fine di illustrare al meglio com lo stabile, non se mi piace o non mi piace).

"Bridge over Han River at Ch'ao-Chou, Fukien [Chao'an, Fujian]" by John Thomson (1837-1921)

La fotografia documentaria nacque in Inghilterra nel 1877 grazie a due reporter londinesi John Thomson e Adolph Smith che immortalarono i quartieri pi poveri della citt.

Ma luso del termine "documentario" associato alla fotografia compare solo intorno agli anni 20, esso preso in prestito dal cinema e i primi riferimenti delluso di questo termine compaiono in Europa. Gran parte dei testi fa risalire gli albori della fotografia documentaria alla depressione economica degli Stati Uniti e ai lavori del FSA (Farm security administration, organizzazione voluta dal presidente Roosevelt che aveva per fine la documentazione di diverse condizioni sociali negli stati uniti) ma ci vero solo in parte; vediamo di chiarire il perch di questa affermazione; prender ad esempio due "grandi nomi" della fotografia documentaristica, Walker Evans, Americano e laltro Tedesco, August Sander. Andando a visionare le opere di questi due fotografi si noter subito una modalit di ripresa volta alla massima nitidezza delle immagini rappresentate (i soggetti sono quasi sempre ripresi frontalmente, e riempiono limmagine), spesso, se non sempre, le immagini sono studiate fin nei dettagli e non frutto di uno scatto Sharecropper by Walker Evans, ca. 1935-36 (LOC) "istintivo"; Osservando le differenze che corrono tra i due fotografi presi in esame (a onor del vero Believed to be in Public Domain From Library of Congress, Prints and Photographs Collections. va detto che tra i due corre quasi un decennio) si More on copyright: What does "no known potr notare una differente modalit di restrictions" mean? interpretazione delle immagini. Mentre Evans loc.gov/rr/print/195_copr.html#noknown cura parecchio la forma e "lasetticit" del soggetto, Sander lo contestualizza nel suo ambito di appartenenza, lunico vero comune denominatore tra i due il distacco dallimmagine al fine di evidenziare una realt nuda e cruda. Walker Evans, si riteneva unartista e le sue foto non erano fatte con finalit politiche o sociali (come invece potevano essere gli intenti di Lewis Hine o una contemporanea come Dorothea Lange) lui stesso non si considera un "documentarista" ma sosteneva di utilizzare uno "stile documentaristico" per fare foto artistiche. Successori di Evans furono negli anni '60 e '70 Garry Winogrand e Lee Friedlander. Avendo chiarito cosa in realt si intende (o si intendeva) con genere documentaristico ritorno a quanto si diceva allinizio in merito agli esordi di tale forma di fotografia, ovvero se con genere documentaristico si intende quello applicato da Evans e Sanders (che ha il merito di averci fornito uno tra i pi ampi archivi di gente comune e lavoratori di vari mestieri) allora si, ma se si pensa alla definizione di detto stile come a un sinonimo di reportage, come oggi viene comunemente interpretato, allora direi che gli esempi di tale genere risalgono a parecchio prima. Una considerazione personale in merito alla "pappardella" scritta qui sopra, quando ho cominciato a fare fotografia pensavo che tutte queste cose fossero solo discussioni futili su

un termine piuttosto che un altro (documento o documentario, che differenza c'?!..); ad oggi per mi sono reso conto che, come in una frase sono le parole giuste che la rendono grande, nella fotografia sono i piccoli dettagli, quelle "parole" che ad una fotografia possono dare un senso compiuto. Articolo scritto da Alessandro Cappelli

Il Reportage sociale: significato, difficolt e semantica


Mi ha molto colpito, leggendo leditoriale di Emanuele Costanzo sullultimo numero di giugno 2009 di Foto Cult, la descrizione esatta della situazione attuale di tutti i circoli fotografici virtuali e non, dove afferma che: "non tutti i generi godono delle stesse preferenze da parte dei fotografi. Quelli pi gettonati sono la fotografia di viaggio, il paesaggio, la macro e la fotografia naturalistica. Solo una piccola percentuale si dedica con costanza e profitto ai generi di fotografia sociali, ovvero il reportage e la street photography". Per questo motivo vorrei fare una dissertazione sulla fotografia di reportage sociale, alla quale mi sento particolarmente vicino. Parlare di reportage sociale o, se vogliamo, di fotogiornalismo, vuol dire trattare di quella fotografia che, attraverso limmagine, vuole raccontare particolari aspetti della societ in cui viviamo; oppure portare a conoscenza di altri situazioni altrimenti sconosciute o lontane. Non necessariamente il fotografo deve rappresentare situazioni di degrado, violenza o sofferenza: la scelta dipende dalla sua sensibilit o "vocazione sociale". Comunque sia il reportage non si improvvisa. Occorre seguire delle fasi ben precise, una volta scelto lobbiettivo da raggiungere e nello specifico, tratter del reportage sociale filtrandolo attraverso le mie esperienze sul campo. LA FASE PREPARATORIA Come ho accennato sopra occorre predisporre di una adeguata preparazione culturale prima di affrontare il viaggio vero e proprio. A tale scopo, diversi mesi prima, incomincio a documentarmi sulla cultura, la religione, gli usi i costumi delle popolazioni e, anche se non antropologicamente fondamentale, ma utilissimo per me come medico, anche in ordine alle patologie mediche che potr trovarmi ad affrontare. Questo lavoro di rilevante importanza per cominciare a previsualizzare nella mia mente quelle situazioni che diventeranno il filo conduttore del reportage. In mancanza di una valutazione seria, si rischia di arrivare sul luogo e di cominciare a fotografare "random", senza una meta precisa, sperando di ottenere, alla fine, solo delle buone fotografie di soggetti casuali, che magari posso far colpo su coloro che osserveranno le mie fotografie, ma che non esprimono certamente il significato vero e profondo del reportage. E quindi sulla base di una attenta valutazione antropologica, che si pu estrapolare il cuore del reportage, il filo conduttore che deve collegare le immagini trasformandole in un vero e proprio racconto. Il racconto, illuminato da un background culturale, non pu comunque prescindere dalla propria soggettivit. Come diceva W. Eugene Smith: "Quelli che credono che il reportage

fotografico sia selettivo ed oggettivo, ma non possa decifrare la sostanza del soggetto fotografato dimostrano una completa mancanza di comprensione dei problemi e dei meccanismi propri di questa professione. Il foto-giornalista non pu avere che un approccio personale ed impossibile per lui essere completamente obiettivo. Onesto s, obiettivo no." Cos, dentro di me, cominciano anche a nascere sensazioni, convinzioni e aspettative situazionali, che mi forzeranno la mano durante il viaggio vero e proprio. SUL CAMPO "Vale pi la pratica della grammatica", racconta un vecchio adagio pregno di saggezza. Ci lo si sperimenta quotidianamente sul campo. Arrivato con un pieno di nozioni e di aspettative, devo confessarvi che, viverle giorno per giorno, comporta passare, in un attimo, dalla gioia di incontrare quello che ti aspettavi e fotografare con grande forza, alla delusione di non poter esprimere fotograficamente un concetto che avevi in mente per motivi tra i pi disparati. Laspetto che, in ogni caso, ti arricchisce moltissimo la possibilit di entrare in intimo contatto con la gente. Entri nella loro intima quotidianit, vieni accolto come uno di loro. Mangi allo stesso desco, condividi le loro emozioni e le fai tue: in una parola ti arricchisci dentro. Ecco che allora le immagini che riprendi non sono pi una fredda documentazione situazionale, documentale o ambientale, ma divengono parte intima anche del tuo vissuto emozionale pi profondo. Limmagine prende vita dentro di te e diventa parte di te, chiudendo in un abbraccio ideale anche chi ti sta vicino. Grazie alla collaborazione dei missionari che ti accompagnano puoi anche dialogare, farti raccontare e capire. Comprendere quanto grande sia lonore che ti fanno accompagnandoti allalbero sacro e nel luogo dove esercitano la liturgia dei loro riti pi segreti; quando ti spiegano come fanno a placare lira dello spirito dellantenato o come nel caso in cui ti consentono di entrare nella loro riserva, dove nemmeno le autorit sono ammesse. In queste situazioni scattare una fotografia diventa quindi quasi un rito che ti incide dentro, come uno scalpello nella pietra. Ecco quindi che nella mente mi appare la fotografia finita, in BN, con i suoi chiaro/scuri, i tagli di luce, linquadratura adatta a sottolineare le parole del racconto. Il BN pertanto il mio linguaggio, ben strutturato. Vedo il mondo in BN. Che tristezza, molti penseranno; in realt la gamma tonale cos ampia da trascendere il colore, da poter creare continui e variati accostamenti tali da dare vita ogni volta a parole nuove o, come nella musica, ad armonie nuove. Pensare che nella musica vi sono solo sette note, la gamma tonale del BN gioca su 12 note (al minimo): quanta possibile creativit abbiamo nelle mani, anzi negli occhi!

Un altro discorso riguarda anche la scelta dellinquadratura. A tutti sono note le regole auree della fotografia, chiamiamola cos, canonica: la sintassi dei 2/3, dei pesi delle masse, del campo Gestaltico ed altre amenit del genere. Personalmente mi ritengo un anarchico:

ho unavversione profonda per le regole, anzi le studio tutte per infrangerle. Amo la rottura della simmetria, la caduta dei pesi e me ne frego della linea dellorizzonte che dovrebbe essere sempre e tristissimamente diritta e orizzontale. Amo lasimmetria, la ricerca dellasimmetria che, come sottolinea Augusto Pieroni: "consistendo nel rompere svariate regole conservando per il rigore sufficiente a creare una nuova regola fatta di infrazioni la sua riformulazione della dinamica e della geometria classica in una ritmica disparata e serpentina". I cui antesignani furono Paul Strand, Rodchenko, Moholoy-Nagy e Umbo. Ecco quindi che molte mie inquadrature escono nellosservatore disorientamento, irritazione e sconcerto. dai canoni, talvolta creando

Mi intrigano molto le parole di Maria Giulia Dondero: "Il fotografo essenzialmente testimone della propria soggettivit, cio del modo in cui si pone come soggetto davanti a un oggetto. Quello che dico banale e ben noto. Ma insisterei molto su questa condizione (Barthes). La fotografia enunciata da un corpo che ha preso posizione nel mondo, un soggetto polisensoriale. Per questo necessario interrogarsi sull'insieme formato dalla macchina fotografica e dal fotografo, legati l'uno all'altra durante tutte le operazioni che portano alla realizzazione di una fotografia." Non ci interessa prendere in considerazione la macchina fotografica in quanto mero strumento, o la psicologia del fotografo, quanto piuttosto il modo in cui le diverse testualit mettono in scena la senso motricit del fotografo nell'atto macchinino della presa fotografica. Scattare un'immagine descrivibile come un'esperienza di corpo a corpo: Il fotografo non mai un soggetto disincarnato di fronte a un oggetto mantenuto a distanza, ma un soggettocorpo preso in una situazione intra-mondana della quale lui uno degli elementi (Schaeffer 1997). Ogni testo fotografico il risultato di una presa di posizione del corpo nel mondo - e non del mero atto disincarnato dello scatto. Esiste sempre un adattamento ipoiconico del corpo del fotografo con l'apparecchio fotografico e con il mondo guardato attraverso il visore: Loperazione di inquadratura mima in qualche modo quella dell'accomodamento visivo di un oggetto. Ma l'inquadrare non impegna solo lo sguardo. Per inquadrare un frammento di mondo necessario innanzitutto sentirsi persi nel mondo. Sono delle componenti sensoriali non visive che mobilizzano il desiderio di fotografare un avvenimento. (Tisseron 1996). Con queste parole, apparentemente astruse, si vuole sottintendere che a farla da padrona, nello scattare unimmagine un "unicum" di identificazione del mezzo meccanico, della presenza soggettiva, dellatteggiamento psicologico, della visione ontologica del momento ed dellanalisi euristica del vissuto in quellattimo: in definitiva emozionalit pura. Nello specifico della scelta delle mie inquadrature, entrano quindi in gioco dinamiche molto complesse ed interagenti, che nel caso specifico, mi portano con relativa frequenza a percepire il mio profondo emozionale come fuori dagli schemi ed a proporlo allosservatore come affabulazioni di un linguaggio non convenzionale.

PROBLEMATICHE NELLA LETTURA E DIFFICOLTA' SEMANTICHE Il pi significativo problema che affligge la lettura di una immagine di reportage la decontestualizzazzione, ovvero quando limmagine viene visionata singolarmente, al di fuori del contesto del reportage. Questa eventualit la incontro quotidianamente quando carico una fotografia sul sito. La singola immagine viene vista da molte persone che non conoscono il percorso logico del reportage e leggono la foto sulla base della loro esperienza personale. Questa esperienza pu poggiare su solide basi di preparazione culturale, oppure no. Ma quello che pi traspare evidente che ognuno di noi legge limmagine filtrandola attraverso il suo vissuto, la sua emotivit, le sue convinzioni culturali ed il suo gusto estetico: sufficiente? Purtroppo no, non basta per leggere in modo corretto una fotografia di reportage, cos, isolatamente. Deve essere contestualizzata. Da qui la raccomandazione di passare allosservazione anche delle altre fotografie dellalbum proposto. In ogni modo, a mio parere, bene sempre porsi la fatidica domanda: "Cosa vuole trasmettermi lautore?" In apparenza appare di una banale ovviet, ma se ci pensiamo a fondo sottintende che ci dobbiamo spogliare di tutte le nostre convinzioni, dobbiamo andare oltre una lettura euristica e liberarci dalle profonde radici ontologiche delle nostre categorie, ma, al contrario, siamo invitati ad aprirci a unanalisi semiologica asettica, disinibita, che sappia fruire della testualit dellimmagine in modo da decriptarne il senso pi intimo. Se alla fine di questa "seduta psicanalitica" non riusciamo a trovare un senso compiuto e limmagine rimane muta ai nostri sensi, allora questo "vuoto" evidente significazione che la fotografia in esame priva di contenuti e quindi futile ("brutta" nellaccezione pi letterale del termine). BIBLIOGRAFIA UTILE 1. Arturo Carlo Quintavalle Messa a fuoco Feltrinelli Editore 1994 2. Nathan Lyons Fotografi sulla fotografia Agor Editrice 1990 3. Augusto Pieroni Leggere la fotografia Editrice EDUP 2008 4. Pier Francesco Frillici Sulle strade del reportage Editrice Quinlan 2007 5. Pierluigi Basso Fossali & Maria Giulia Pondero Semiotica della fotografia Guaraldi Editore 2006 6. Michael Freeman Locchio del fotografo Logos Editore 2008 Articolo di Pietro Collini www.blufoto.net

Il Ritratto

Un genere fotografico che non ha certo bisogno di presentazioni, praticato anche in altri tipi di arti visive. I ritratti possono essere realizzati sia in esterni che in studio. Gli obiettivi convenzionalmente usati nel ritratto hanno una lunghezza focale solitamente compresa tra i 70 e i 105mm che permettono una rappresentazione pi fedele del volto del soggetto evitando le distorsioni delle ottiche grandangolari e lo schiacciamento dei piani tipico delle ottiche tele, preciso che mi sono riferito alle lunghezze focali senza considerare il rapporto di ingrandimento che varia a seconda delle dimensioni del sensore. Esistono fotografi ritrattisti che si avvalgono di grandangoli estremi per ottenere risultati insoliti e di grande impatto visivo, scattando dallalto con un grandangolo il soggetto apparir pi piccolo e viceversa scattando dal basso il soggetto sembrer pi slanciato e imponente, quello che vi consiglio e di sperimentare usando diverse lunghezze focali contribuendo cos a crearvi un vostro stile. Una delle ottiche pi utilizzate dai fotografi che praticano questo genere solitamente il 70-200mm F2.8 che in esterni permette una grande libert di movimento e unelevata qualit dellimmagine. l'illuminazione nei ritratti assume unimportanza fondamentale, non esiste unilluminazione migliore di un'altra, tutto dipende dal risultato voluto e dalle caratteristiche che volete mettere in evidenza del soggetto fotografato.

Accorgimenti prima di iniziare a scattare: Controlliamo di aver impostato il bilanciamento del bianco adatto alla fonte di luce, generalmente il WB automatico da buoni risultati. La sensibilit ISO deve essere quella standard. Conviene lavorare in manuale per avere un pieno controllo sui tempi di esposizione e soprattutto sul diaframma, questultimo come ho gi detto ci permette di variare la PDC. Caricare la batteria della macchina fotografica e portarne una di scorta, usare un battery grip non sarebbe una cattiva idea, inoltre bisogna controllare anche le pile di flash, telecomandi ecc... e tenerne di scorta nel caso dovessero abbandonarci. Portarsi pi schede di memoria. Preparare tutti gli oggetti che potranno esserci utili durante lo shooting, per esempio sfondi, trucchi per le modelle o semplici oggetti che dovranno essere inseriti nella scenografia. Controllare se sul set presente qualcosa di sporco, stropicciato, storto ecc... ( importante effettuare questo controllo con cura poich la piega di una tovaglia pu rovinare un bellissimo scatto). utile creare un "libro" o per meglio dire un catalogo con immagini prese dai magazine (o anche realizzate da noi) per far capire al modello che risultato vogliamo ottenere e soprattutto nel caso di modelli non professionisti pu risultare utile per suggerirgli le pose. Nella fotografia ritrattistica importante cogliere ogni minima espressione del nostro soggetto, anche piccoli dettagli che possono sfuggirci in fase di scatto possono alterare e spesso rovinare quella che credevamo una bella fotografia, poich usiamo il digitale non c bisogno di risparmiare scatti. importante stabilire un rapporto umano con il soggetto e non eccessivamente professionale in modo tale da farlo sentire a proprio agio. Una volta scattate le foto che ricercavamo verso la fine della sessione proviamo anche composizioni insolite, a sperimentare con diverse focali o schemi di luce particolari. Gli obiettivi da ritratto sono generalmente molto costosi poich devono essere molto luminosi, non per scattare in condizioni di scarsa luce ma per poter sfocare lo sfondo aprendo il diaframma, un ottica con apertura massima a F2.8 pu andare bene, ancora meglio sarebbe avere ottiche con apertura massima di F2.0, F1.8 o anche F1.4.

Vantaggi di un'ottica luminosa: Nei ritratti in esterni poter sfocare lo sfondo ci permette di "eliminare" tutto ci che distrae l'attenzione dal soggetto e di porre laccento sui suoi colori non sui dettagli che grazie alla sfocatura andranno persi. Come ho gi detto nel capitolo dedicato alla luce naturale le ore migliori per scattare sono l'alba e il tramonto, per in questi momenti della giornata la luce insufficiente e un'ottica non luminosa non potendo scendere sotto F3.5 (come l'obiettivo base della mia fotocamera) o F4 ci costringe o ad aumentare gli ISO o in alternativa ad usare tempi di posa lunghi con rischio del mosso, avere un'ottica luminosa invece ci permette di realizzare ritratti usando tempi veloci e ISO standard con un gradevole effetto di sfocatura.

Un Foto ritrattista
Ci sono vari generi di fotografia che si eseguono in studio, lo still life, foto di oggetti di piccole o grandi dimensioni; la foto di moda dove brave modelle preparate da esperti estetisti sanno atteggiarsi disinvolte alle richieste del loro fotografo, ed il ritratto commissionato da privati che insicuri si rivolgono ad un foto ritrattista. Quest'ultimo genere, che mi riguarda, necessita oltre alla conoscenza della tecnica anche di una buona dose di psicologia. Ormai da tanti anni sono un "fotografo ritrattista" pratico questa mia professione, ancora, con la classica pellicola bianconero 100 iso e scatto con una fotocamera Zenza Bronica 4x6 che monta unottica di 105 mm. La mia sala di posa composta da diversi flash da studio e tre fondali in carta , uno nero uno bianco e uno grigio nuvoloso. Un momento importante lincontro fotografo soggetto, io cerco di non mettere in soggezione il cliente, lo metto a proprio agio parlando degli argomenti pi disparati, dei gusti fotografici, del tempo, delle difficolt per raggiungere lo studio ecc... devo farmi conoscere per guadagnare la sua fiducia. Per i pi piccoli ci sono diverse approcci a seconda dellet; a disposizione, sui miei scaffali ci sono giochi, peluche, caramelle e cerco di parlare anche con loro di argomenti familiari, della scuola degli amici ecc... per distrarli e coinvolgerli piano piano a diventare amici. Con i pi vivaci catturer le loro migliori espressioni grazie alla velocit del lampo flash. Sappiamo che la conoscenza della luce lelemento pi importante in fotografia, in sala di posa diventa essenziale.

Con una sola fonte luminosa si possono fare ritratti bellissimi ma la combinazione di diversi illuminatori, ben dosati, daranno in studio risultati migliori. Immaginiamo di avere a disposizione tre flash con applicati altrettanti ombrelli diffusori, per ottenere una luce pi morbida ed ombre meno nette (questo il mio modo di fotografare) ne sistemiamo uno (luce principale) ad un lato del soggetto, un secondo dal lato opposto ma ad una distanza doppia del primo (servir da schiaritore) il terzo sopra la testa per dare un effetto silhouette sui capelli e sul collo. Questo un modo elementare per eseguire un ritratto classico, poi la fantasia e la creativit del fotografo cambier disposizione e quantit dei flash. A questo punto, con un buon esposimetro-flash, trover il diaframma da usare, alcune indicazioni rivolte al cliente per assumere semplici ma essenziali posture ed il ritratto fatto! Lo sviluppo della pellicola e la camera oscura per la stampa sono una ulteriore opportunit per migliorare e personalizzare lopera. La mia non pi giovane et e la mia esperienza (oltre 50 anni di lavoro) mi aiutano molto sia nella ripresa che nella tecnica, ma devo confessare che ancora, quando porto a termine un'opera provo grande gioia ed emozione e questo mi sprona a continuare, sento per, con rammarico che queste sono ultime boccate di ossigeno ad un genere di fotografia che sta morendo. Articolo e fotografia realizzati da Aulo Ieri www.aulofotostudio.it

Cosa la Street Photography

Foto di Marco Crupi - Flickr.com/photos/marcocrupivisualartist/

Dare una definizione esaustiva della Street photography non semplice. Si potrebbe cominciare dicendo che un genere fotografico, pi precisamente un genere di reportage. La Street photography infatti listantanea della vita urbana osservata per strada nella sua quotidianit e nei suoi molteplici aspetti: lironia, la tragedia, limprevedibilit, la bellezza ed anche la crudelt. Le immagini di questo genere fotografico sono lo specchio della societ, delle persone che la compongono, catturate durante la vita di tutti i giorni da qualche occhio attento alle sfumature dell'umana commedia che va in atto negli spazi pubblici. Essere uno Street photographer significa entrare in sintonia con la vita, percepirne gli umori, gli odori, i colori, viverla con intensit per poi cercare di rappresentarla solo dopo averla assorbita. Henri Cartier-Bresson, che con le sue immagini ha contribuito alla nascita della Street photography, disse che per cogliere attraverso l'obiettivo i momenti decisivi della vita necessario porre sullo stesso piano mente, occhio e cuore. Unattitudine che, sempre secondo le parole del celebre fotografo, richiede prontezza, disciplina, sensibilit e senso geometrico. Articolo scritto da Alxcoghe 500px.com/AlexCoghe

Leggi Fotografiche
Dopo aver parlato della fotografia documentaria, del reportage, della street photography e del ritratto penso sia bene conoscere che cosa vietato fotografare, se qualcuno pu obbligarci a cancellare le nostre foto e come funziona con le liberatorie. Quando si sta per scattare una fotografia bene ricordare alcune regole per evitare spiacevoli malintesi o problematiche legali, se usate il cavalletto pu accadere che un poliziotto vi contesti l'occupazione abusiva di suolo pubblico, in realt la norma si applica solo alle attivit professionali o commerciali, ma c' un po' di confusione in materia. In alcuni luoghi vietato fotografare per ragioni di sicurezza: Aeroporti, stazioni, metropolitane, zone militari. Una cosa molto importante da sapere che nessuno pu sottoporci a perquisizione personale o sequestrarci l'attrezzatura, fanno eccezione le forze dellordine, ma neppure loro possono obbligarci a mostrare le nostre fotografie seduta stante, possono per metterci in stato di fermo e condurci in caserma per fondati sospetti di pericolosit sociale, e solo su autorizzazione giudiziale possono sequestrare la nostra macchina fotografica e visionare le foto. Per poter pubblicare la fotografia di una persona ci vuole obbligatoriamente la sua autorizzazione a meno che non sia fotografata in determinati contesti. Per i bambini poi la questione si complica ulteriormente, consiglio vivamente di non fotografare bambini che non siano i vostri figli o di chiedere prima il permesso dei genitori per evitare situazioni spiacevoli. Il diritto di cronaca diritto di chiunque anche se non iscritto ad albi, registri e se non svolge neppure occasionalmente il mestiere di cronista. Lo stato italiano tutela la propriet privata sopra ogni cosa fatto salvo il maggiore diritto comune, si pu fotografare allintero di una struttura privata solo se il proprietario (o chi per lui) ci da il permesso, il lavorare nella struttura non ci autorizza a poterla fotografare. Un vigilantes non autorizzato a visionare e tantomeno cancellare le nostre fotografie. Pu per invitarci ad uscire dalla struttura e chiamare le forze dellordine che procederanno allidentificazione. Qual il principio? Il principio ispiratore che a rigore di legge si innocenti e sulla fotocamera potrebbero esserci immagini legate alla nostra sfera personale che nessuno pu essere autorizzato per legge a vedere, nessuno se non dopo lautorizzazione di un giudice, pu accedere a quelle immagini. possibile fotografare aziende private? Come gi detto dallinterno della struttura sicuramente no senza autorizzazione, ma dallesterno sicuramente si. Fanno eccezione quelle strutture pubbliche o private che, per vari motivi, rientrano tra gli obiettivi sensibili ad azioni terroristiche: le strutture Telecom, aziende di produzione e vendita di armi, le varie municipalizzate che gestiscono gli acquedotti, stazioni ferroviarie, dighe e centrali elettriche, insomma strutture chiave per trasporti, telecomunicazioni e servizi essenziali, pubblici o privati che siano.

Quando si viaggia per non incorrere in situazioni molto spiacevoli (non solo legali) Nital.it ha preparato unutilissima guida a questo link www.nital.it/experience/viaggio05.php Conviene sempre chiedere al soggetto fotografato di firmare una liberatoria. Si tratta di un accordo scritto che ci autorizza a pubblicare le immagini. Se cercate su google troverete un sacco ti modelli di liberatorie, vi consiglio quello della Tau Visual (associazione nazionale fotografi professionisti) che potete trovare al seguente link www.fotografi.org/bozze_per_contratti.htm

Fotografia di moda
Entrando in un negozio di vestiti, noterete sicuramente quelle belle fotografie realizzate in studio, osservatele con attenzione, sono realizzate in modo tale da porre l'accento non sul modello/a ma sul capo di abbigliamento, borsa, gadget ecc quelle foto sono fotografie di moda, un genere fotografico in cui il soggetto principale sono i capi di abbigliamento e i vari accessori che devono essere pubblicizzati (borse, sciarpe, guanti ecc). Se siete interessati a questo genere fotografico riviste che non potete perdere sono Vogue, Harper's Bazaar, Allure, Vanity Fair, Elle e Marie Claire solo per fare alcuni nomi. Per crearsi un proprio stile in questo genere fotografico trovo molto utile un consiglio presente in un video della TAU VISUAL che potete vedere a questo link: http://marcocrupifoto.blogspot.com/2011/01/individuare-un-proprio-stile-in.html

Fotografia glamour

Se andate a tradurre in italiano il termine glamour otterrete come risultato la parola "fascino", quindi le foto di glamour non sono necessariamente dei nudi come molti erroneamente pensano, ma tutte le foto che riescono a trasmettere fascino e seduzione possono essere considerate "glamour". Oltre la classica definizione di questo genere fotografico vi lascio una riflessione di una fotografa di Glamour di nome Patrizia Savarese www.patriziasavarese.com

C'era una volta il Glamour


Glamour (spesso abbreviato in Glam) un termine inglese assimilabile all'italiano "fascino", in particolare con riferimento a eleganza, sensualit, seduzione. Nello specifico si pu riferire a: "la fotografia glamour un genere fotografico usato in pubblicit e in pornografia" Gi una stessa descrizione per due generi diversi. Un concetto che non ho approfondito allinizio della mia carriera di fotografa, 30 anni fa. Facevo delle foto "Glamour", e basta. Eravamo appena usciti da ondate di femminismo e di rivoluzione sessuale e la liberazione dai tab era una parola d'ordine. Inconsapevolmente e quasi casualmente ho iniziato a fare foto di nudo.

Nei primi anni da fotografa quasi tutto ci che facevo aveva il sapore della trasgressione, come essere l'unica donna fotografa sotto ai palchi dei concerti rock, o come essere una delle prime a occuparmi di nudo e di nudo maschile. Motivo per il quale mi intervistarono in tv, prima serata Rai 2, anni '80. Ecco, dopo di ci ho davvero iniziato a capire che la maggior parte della gente non aveva affatto "assorbito" lidea di liberazione sessuale come la intendevamo noi ragazzi degli anni '70 Ero stata travolta da lettere maliziose, telefonate anonime. Il 7 del Corriere (rivista allegata al Corriere della Sera) pubblic una mia foto scattata in tour con gli Spandau Ballet una foto innocente, secondo me, scattata dal loro manager in una stanza di un albergo a Madrid, su un lettone barocco, (cos tanto per ridere) eppure, maliziarono che facessi le orge e le fantasie malate di alcuni partirono in tutte le direzioni. Segnali di mentalit repressa. Per anni, il fatto che mi occupassi di foto di nudo incuriosiva maliziosamente gli uomini e di conseguenza infastidiva me. Non mi piaceva esporre n me n le mie modelle a questo genere di malizia. Eppure, lEspresso (giornale di sinistra!) mi chiamava per produrre foto che illustrassero temi di sessualit e dove, non si sa perch, servivano immagini di nudo, sia che si trattasse di pillola, di violenza alle donne, di aborto, di maternit, di Aids, di coppia, comunque occorreva il nudo, anche in copertina faceva vendere di pi! Spesso mi sono rifiutata di fare certe foto o le ho fatte cercando di evitare volgarit e malizia, eppure, nonostante ci, oggi provo un vago senso di colpa. Poi, negli anni, '90-2000, c stato un crescendo e le Tv di Berlusconi hanno sommerso l'Italia con il peggio del peggio. Tutti si sono presto adeguati. Vedi il documentario "il corpo delle donne": http://www.youtube.com/watch?v=EBcLjf4tD4E Dov'eravamo finite, noi donne scese in piazza negli anni '70 per la nostra emancipazione?? Io stessa, oggi, ammetto, quindi, di essere incappata, senza rendermene conto, nei meccanismi di questo "Glamour" dalla doppia faccia. Tutti i soggetti fotografati (attori, attrici, modelle/i) dovevano mostrarsi accattivanti, sexy ad ogni costo. Posso solo dire a mia discolpa, di non aver mai utilizzato la volgarit, di non aver mai utilizzato le modelle come manichini passivi o come donne oggetto, nonostante le richieste pressanti dei giornali. Il Glamour come lo intendevo io, come tutt'ora lo intendo, erotismo raffinato e sensualit, non questo schifo che si vede ovunque. Il trasgressivo Helmut Newton era pi elegante e meno "forte" di unimmagine che oggi pubblicizza qualche saponetta o detersivo per la casa, o di tante immagini "Fashion" dove le donne si alternano tra guerriere sadomaso e vittime violentate da gruppi di boys.

Immagini prive di cultura e di raffinatezza, dove lunico obiettivo quello di scioccare per vendere. La parola "trasgressione" oggi, mi fa vomitare, strausata, abusata, non ha nulla a che vedere con la trasgressione rivoluzionaria e sovvertitrice della morale borghese. E' solo decadenza, sintomo di una triste repressione sessuale. Ho smesso di fare workshop nei festival di fotografia perche mi si chiedeva di farli solo sul nudo, il resto non attirava iscritti Siamo una Repubblica di piazzisti e di guardoni. Abbiamo trasceso, la strada verso la liberazione diventata uno scivolo verso il degrado. Ci meravigliamo di Berlusconi? E' il sogno di gran parte degli italiani la sua vita privata, purtroppo, ed il fatto che lui sia stato Premier giustifica e assolve i peccati di tutti! Non poteva esserci cosa pi grave di un cattivo esempio al potere. Il berlusconismo si radicato su un terreno fertile e di questo dobbiamo essere davvero consapevoli. Ed io accuso ora, anche certi settimanali di sinistra degli anni '80 che per vendere, mi chiedevano di fotografare belle ragazze seminude per le loro copertine. Dovevamo capire allora che se gli italiani sbavavano sulle pagine dei settimanali politici, comprandoli di pi se in copertina cera il nudo beh, la nostra cosiddetta rivoluzione sessuale, forse, era stata fraintesa. Di questo avremmo dovuto occuparci, e lungi da me dallessere moralista, anzi, vorrei una maggiore libert di pensiero. Appunto, che tristezza invece, oggi, non c emancipazione, c solo mercificazione, con deboli e vinti, comprati da padroni e sfruttatori. Per risalire da questo fango, per fare pulizia dobbiamo essere rigorosi, coerenti. Opporre onest, eleganza, educazione, e vera liberazione mentale contro lo scempio di ogni intelligenza che passa ogni giorno in Tv e sui giornali, ed anche in rete. Mi appello ai colleghi fotografi perch la smettano di utilizzare modelle e modelli come vittime sacrificali ed oggetti di piacere per vecchi bavosi. Le foto di nudo e il Glamour sono altra cosa. Articolo scritto da Patrizia Savarese www.patriziasavarese.com

Fotografia naturalistica, etica e rispetto dell'ambiente


La fotografia Naturalistica senza dubbio uno dei generi fotografici pi affascinanti, sia perch si a stretto contatto con la Natura e sia perch, approfittando dei momenti in cui ricerchiamo un soggetto o durante la fase di scatto, ci congediamo seppur temporaneamente, dalla quotidianit frenetica a cui siamo sottoposti costantemente. Oggi il termine "Fotografia Naturalistica" appare sempre pi confuso. Ricerchiamo emozionalit di una scena ma nello stesso tempo pretendiamo una perfezione tecnica che ne valorizzi entrambi gli aspetti. Purtroppo la vita selvaggia, che sia una farfalla nostrana o una scimmia urlatrice del Costa Rica, non sempre permette abbinare una perfezione tecnica allemozionalit e nonostante sia possibile ripiegare con stratagemmi comuni, facilitando tali operazioni, importante prima di metterli in atto conoscere le conseguenze che un nostro irrispettoso comportamento pu provocare, danneggiando un ambiente o situazione naturale. In particolare nella macrofotografia, diventato sempre pi diffuso utilizzare accessori come i Plump, aste a snodi modulari flessibili con allestremit piccole pinze dove bloccheremo allinterno di esse il posatoio con il relativo soggetto. Consentono di crearci piccoli set fotografici potendo lavorare in totale comodit. Tuttavia esiste un utilizzo sconsiderato ed eccessivo di questo accessorio (riscontrato anche nei miei precedenti workshop), la potatura di un fiore o il taglio di arbusti secchi e delle foglie di alberi ecc. Vi propongo lesempio della foto a destra che ritrae la rarissima rana Hyalinobatrachium valerioi ripresa in totale libert in Costa Rica. Questa piccola rana indifesa e dallaspetto simpaticissimo depone le sue uova sotto le foglie degli alberi solo se sono attraversate da piccoli ruscelli dacqua corrente, per noi caratteristiche insignificanti ma che a loro consente la sopravvivenza. Ma non tutto! La continuazione delle generazioni future in quanto al completamento della schiusa delle uova i girini per caduta andranno a finire dentro lacqua continuando la loro vita e trasformarsi successivamente in piccole e splendide rane di poco pi di 2 cm. La fitta foresta tropicale filtra moltissimo la luce non consentendo quasi mai di avere aree sufficientemente illuminate per lo scatto. Una delle funzioni utili del Plump appunto spostare il soggetto con relativo posatoio andando a ricercare situazioni pi favorevoli per una pi efficace illuminazione. Come descritto precedentemente un nostro gesto non calcolato pu provocare un danno permanente. Supponiamo infatti di strappare la foglia dallalbero per posizionarla ricercando una situazione migliore e finito il lavoro volerla riporre con furbizia sul ramo. Tutto sommato questo gesto potrebbe "in un certo senso" farci sentire a posto con la coscienza, la foglia riposta sul ramo sopra lacqua e i girini quando saranno pronti potranno farsi un bel tuffo! Sappiate che la foglia non potendo pi nutrirsi dal ramo da cui

era alimentata seccher e le stesse uova cadranno nellacqua ancor prima che sia pronta la loro schiusa. Da qui, l'importanza da parte dei fotografi professionisti che svolgono attivit di workshop, di inglobare nei loro programmi oltre le varie tecniche di ripresa, la formazione e il rispetto dellambiente e la vita attorno ad essa. E infatti possibile ottenere ugualmente uno scatto interessante sia sotto il profilo artistico che didattico, se preventivamente ragionato e calcolato, evitando allo stesso momento sia di recare danni permanenti alla piccola rana sia evitare che il fattore umano non inquini uno scenario naturale. La foto che vedete a inizio articolo mostra un set fotografico pensato preventivamente, lo stesso set che ci ha permesso di realizzare la foto della rana. Anzich strappare la foglia abbiamo deciso per una differente soluzione: costruire attorno ad essa un set che ci permettesse una efficace stabilit del posatoio, annullando preventivamente il rischio del micro mosso e consentirci di ricorreggere con illuminatori a LED la luce in quelle aree critiche dove non avrebbe restituito contrasti e tridimensionalit sul soggetto. La fotografia naturalistica si basa su una vasta scelta di tecniche fotografiche, come la fotografia paesaggistica, la macrofotografia, la fotografia d'appostamento e le trappole fotografiche, sempre senza arrecare danni o disturbi ai soggetti ripresi, e all'ambiente circostante. Il fotografo naturalista, colui che mette in pratica queste tecniche. Articolo scritto da Simone Tossani simonetossani.it e Michele Monari

Macrofotografia
Con il termine macrofotografia si indica un'immagine il cui soggetto viene catturato sul sensore in scala 1:1 fino a 10 volte le sue dimensioni originali, significa che ad esempio 1cm del soggetto equivale a un 1cm del sensore, la macrofotografia generalmente legata a fiori e insetti, ma qualsiasi soggetto pu rivelarsi interessante e originale se visto da molto vicino, si definisce invece fotografia close-up un'immagine in cui il soggetto viene catturato sul sensore in dimensioni pari a 1/10 fino a 1/2 della grandezza naturale, spingendo invece il fattore di ingrandimento oltre al 10x si entra nel campo della microfotografia. Simone Tossani fotografo NPS (Nikon Professional Service) www.simonetossani.it ha scritto un bellissimo articolo sulla Macrofotografia Naturalistica. Fotografie e testo qui di seguito sono di esclusivo copyright di Simone Tossani.

Le farfalle, le api, le mantidi sono gli abitanti affascinanti e coloratissimi di un mondo che solo la fotografia pu esplorare. Ma qual l'obiettivo adatto alla macro? meglio una focale lunga o una focale corta? L'autofocus davvero necessario? E lo stabilizzatore d'immagine? Meglio il flash o la luce naturale? Ecco alcuni consigli utili per non restare intrappolati nella tela del ragno. Non ho avuto la fortuna di frequentare scuole di fotografia o corsi specializzati; ho avuto per il privilegio di avere come maestro un grande fotografo che avrebbe dato filo da torcere ai cosiddetti specialisti del settore facendo parlare molto di s.

Il mio caro maestro, (mio Padre) ancora prima di insegnarmi a tenere una macchina fotografica in mano, mi ha trasmesso il senso di quel grande patrimonio da immortalare che la Natura, insegnandomi anzitutto a rispettarla in tutte le sue forme, ad osservarla e a classificarla. proprio grazie alla formazione ricevuta, che ho deciso d'intraprendere lavventura della fotografia naturalistica (e della macro in particolare), di cui mi sono letteralmente innamorato. Purtroppo per una bella immagine non fatta solo di emozioni e tecnica; Non sono molti gli elementi che concorrono ad ottenere un ottimo risultato. L'inquadratura, la messa a fuoco, l'esposizione, la profondit di campo non devono rimanere solo sterili nozioni ma vanno ricercate e sperimentate sul campo, dove non sempre troviamo le migliori condizioni di ripresa possibili. Cos ho capito che dovevo rinnovare il modo di fotografare, pur rimanendo ferme le istruzioni basilari inizialmente ricevute. La fotografia digitale ha portato delle comodit in pi rispetto alla pellicola, che si apprezzano maggiormente in fase di ripresa. Il solo fatto di poter controllare la messa a fuoco e l'esposizione non cosa di poco conto, soprattutto nella macro che esige la massima nitidezza e leggibilit dei dettagli. Senza pensare poi al risparmio e al contenimento degli sprechi: non infrequente dover scartare tutti e trentasei gli scatti di un rullino perch il risultato non era proprio quello che immaginavamo. QUALE OBIETTIVO? la prima domanda che ci poniamo quando decidiamo di scattare una fotografia macro. E la considerazione da fare per la scelta di un obiettivo riguarda le possibilit del nostro portafoglio: i prezzi del mercato italiano oscillano fra i 300 e i 1.900 euro circa a seconda della marca e della lunghezza focale. Per iniziare sufficiente orientarsi su un prodotto di fascia medio-bassa, puntando perch no anche sul mercato dellusato, che offre occasioni sempre pi ghiotte. Del resto, lindirizzo verso una categoria economica non si rivela sempre la peggior soluzione in considerazione del fatto che per coloro che si avvicinano per la prima volta a questa tecnica difficile trovare un macro che non sia allaltezza della situazione. Le ottiche specificamente progettate per lavorare ad elevati rapporti dingrandimento non sono mai dei fondi di bottiglia e qualche volta possiamo imbatterci in gradite sorprese. Oltre al fattore costo, unaltra considerazione da fare prima dellacquisto il risultato che vogliamo ottenere dai nostri scatti. Effettuare una ripresa con un obiettivo macro con focale da 60mm, d come risultato una scena diversa da una ripresa eseguita

con un 200mm; nonostante questa differenza possibile ottenere risultati molto simili con limpiego di appositi accessori come i tubi di prolunga: pi avanti vedremo come ci sia possibile e a quali difficolt si andr incontro. Nella scelta di un obiettivo macro non conta molto la sua luminosit, ossia la capacit massima di apertura, in quanto difficilmente si espone con il diaframma tutto aperto, se mai avere unottica pi luminosa facilita l'operazione di messa a fuoco restituendoci unimmagine pi chiara nel mirino, anche se a rapporti di riproduzione prossimi ad 1:1 si perder circa uno stop. In commercio spesso troviamo obiettivi zoom con la dicitura Macro. Non mettendo in discussione le qualit di questi obiettivi, ci sentiamo di dire: ad ognuno il suo lavoro, questi infatti non sono dei veri e propri macro; permettono di arrivare ad una distanza di lavoro inferiore al loro abituale utilizzo tanto da generare ingrandimenti con rapporti di riproduzione nell'ordine di 1:2, ma non per questo possiamo paragonarli ad un'ottica progettata per tale scopo. meglio che tutti i potenziali macrofotografi non prendano in considerazione un'ottica tutto fare, in modo da evitare investimenti che potrebbero rivelarsi non appropriati. Usiamo il Live View

Quasi tutte le reflex digitali dispongono del cosiddetto LiveView, che offre la possibilit di effettuare l'inquadratura attraverso il monitor LCD posteriore della macchina. Questa funzione, adottata da sempre nelle compatte, stata introdotta per la prima volta nelle reflex digitali Olympus ed diventata uno standard per diversi costruttori. Molti lo credono una trovata commerciale e, nella maggior parte dei casi proprio cos: vi figurate il fotografo sportivo alle prese con la lentezza di messa a fuoco in modalit LiveView? Ma nella macro, dove la rapidit relativa, il tanto incompreso LiveView ci consente di focheggiare in manuale con unestrema precisione, impossibile da avere sino ad oggi: la messa a fuoco, infatti, viene effettuata direttamente sul piano del sensore risultando cristallina.

Inoltre, ci mette al riparo da colpi della strega e dolori reumatici facendoci evitare di assumere scomode posizioni in fase di ripresa e facendoci risparmiare preziosi euro nell'acquisto di specifici accessori per l'accomodamento dellocchio come i mirini angolari o simili. C' da dire che non esistono reflex digitali con il pentaprisma intercambiabile come le gloriose Canon F1, Pentax LX o Nikon F3 che avevano a disposizione una serie di mirini intercambiabili a seconda del tipo di ripresa. Il LiveView li sostituisce diventando una specie di vetro smerigliato digitale senza gli svantaggi dellinquadratura dritta con i lati invertiti come avviene in quelli a pozzetto. Inoltre possiamo ingrandire il soggetto inquadrato con fattori fino a 40x, scegliendo un punto ben preciso della nostra scena ed osservando cos con estrema precisione la messa a fuoco e la profondit di campo a seconda del diaframma impostato. AUTOFOCUS? NO GRAZIE! Scordiamoci tutti i moduli autofocus sofisticati e multipoint coadiuvati da motori ultrasonici incorporati negli obiettivi perch non si prestano alla precisione richiesta dalla macrofotografia. La messa a fuoco manuale la scelta migliore quando ci troviamo in presenza di un soggetto statico; diversamente per soggetti in continuo movimento sar necessario essere equipaggiati con un buon autofocus, senza la pretesa per della stessa accuratezza assicurata solo dalla messa a fuoco manuale. Stessa cosa vale per gli obiettivi stabilizzati: la loro utilit dar maggiori soddisfazioni in altre applicazioni. Attenzione invece alla minima distanza di messa a fuoco di cui capace lobiettivo, laddove per distanza si intende quella intercorsa tra soggetto e piano pellicola o sensore. Consideriamo che a parit di rapporto di riproduzione, pi la focale corta minore sar questa distanza, viceversa la stessa aumenter con una focale pi lunga, aumentando di conseguenza la probabilit di catturare il momento decisivo. Una maggiore distanza di lavoro consente di non avere il soggetto incollato alla lente frontale dellobiettivo facendolo spaventare, evitando il rischio di rimanere con un posatoio vuoto! Il mio corredo macro utilizzato per tutti gli scatti che vedete in queste pagine composto da quattro diverse focali: il Micro Nikkor AF-D 60mm f/2,8, il Micro Nikkor AFS 105mm f/2,8 VR, il Sigma 150mm f/2,8 EX DG HSM Macro e il Micro Nikkor AFD 200mm f/4. Bench siano tutte ottiche autofocus per sfruttare al massimo la compatibilit con le digireflex di ultima generazione, eseguo la messa a fuoco sempre in manuale. Tra queste focali le mie preferite sono il 60mm e il 200mm che reputo personalmente le fuoriclasse nel campo delle ottiche macro per la loro eccellente nitidezza e per lottimo micro contrasto che aiuta a restituire i particolari minuti degli insetti. Considerato il costo di circa tre volte inferiore rispetto al Micro Nikkor 200mm f/4, il 150mm f/3,5 Sigma unottica eccellente in termini di nitidezza, che non ha nulla da invidiare agli originali ma restituisce immagini con una gradazione nettamente pi fredda, obbligando una post produzione pi accurata per ritrovare una resa cromatica fedele e brillante.

YOU TUBE... L'utilizzo di una focale tele ha i suoi indubbi vantaggi ma ci costringe a dar fondo al nostro portafoglio: consideriamo che un Micro Nikkor 200mm f/4 costa nuovo intorno ai 1.800-1.900 euro, cifre ben lontane dalle nostre possibilit. Ma non disperiamo: possiamo ottenere risultati molto soddisfacenti abbinando ad un 50-60mm appositi tubi di prolunga anteponendoli tra la reflex e l'obiettivo in modo da aumentare il tiraggio. Il che significa allontanare la lente posteriore dal piano pellicola/sensore aumentando il rapporto di riproduzione e ottenendo lo sfocato nei secondi piani come se utilizzassimo una focale lunga. Per capire meglio l'effetto dellaumento del tiraggio di un obiettivo sufficiente eseguire una prova pratica. Prendiamo un foglio di carta formato A4 (circa 20x30cm) e una torcia per illuminazione. Il foglio sar il nostro sensore, la torcia il nostro obiettivo e il fascio di luce la proiezione dellimmagine catturata. Accendiamo la torcia e posizioniamola con la luce rivolta verso il foglio a circa 10cm, noterete che la proiezione della luce forma un cerchio di X diametro, adesso allontaniamo gradualmente la torcia di altri 5cm circa dal foglio. Osserviamo che, aumentando la distanza tra la torcia e il foglio di carta, le dimensioni del cerchio formato dalla luce proiettata aumentano al variare della distanza. Quindi potremmo constatare che, aumentando la distanza tra ottica e sensore, aumenta di conseguenza il rapporto di riproduzione. I tubi di prolunga sono reperibili in commercio dagli originali di alcuni tra i pi noti costruttori di reflex ai vari costruttori di accessori fotografici universali. Tra questi la scelta caduta sui Kenko per la possibilit di mantenere tutti gli automatismi della macchina. I tubi non sono la panacea di tutti i mali, ma hanno i loro pro e i loro contro. A favore dei tubi va detto che riducono la minima distanza di messa a fuoco dell'obiettivo in relazione al tiraggio, non degradano la qualit dell'immagine e mantengono tutti gli automatismi di esposizione e messa a fuoco. Di contro si perde la messa a fuoco allinfinito, la luminosit nel mirino diminuisce e la profondit di campo si riduce in maniera drastica. LA PROFONDITA' DI CAMPO La minore profondit di campo in seguito alladozione dei tubi di prolunga si rivela un'arma a doppio taglio: se da una parte aumenta lo sfocato, eliminando elementi di disturbo nei secondi piani e conferendo allo sfondo un aspetto indistinto in modo da far risaltare il soggetto, dall'altra ci obbliga ad una precisione millimetrica nella messa a fuoco per valorizzarne tutti i dettagli. Ecco perch la messa a fuoco manuale cos importante. Inoltre ci obbligher ad utilizzare diaframmi chiusi. Ma attenzione, non esageriamo! C' un limite oltre il quale ogni obiettivo soggetto al fenomeno della diffrazione, che si manifesta

in una perdita di nitidezza e in un ammorbidimento generale dellimmagine, nemici giurati della macrofotografia. bene precisare che la profondit di campo aumenta ai valori f/ stop grandi (ad esempio f/1116, ecc.) e diminuisce impostando valori f/ stop piccoli (ad esempio f/2,8-4 ecc.). Se provassimo ad eseguire una ripresa con un diaframma molto chiuso (f/22), avremo una profondit di campo molto estesa che ci farebbe supporre una maggiore nitidezza di tutti gli elementi che compongono il soggetto. In realt non proprio cos, in quanto si verifica il fenomeno della diffrazione. Purtroppo quando chiudiamo il diaframma a valori compresi tra f/16 e f/32 il potere risolvente dellobiettivo diminuisce. Questo fenomeno sar visibile solo riguardando le fotografie al computer o tramite il monitor della nostra reflex, quindi attenzione perch nel mirino reflex non si percepisce nessun decadimento di qualit. Non allarmatevi per. Se vero che la diffrazione un fenomeno ottico inevitabile anche vero che un obiettivo macro degno di questo nome nasce progettato per dare il massimo a diaframmi chiusi, al contrario degli obiettivi tuttofare che registrano un vistoso calo di qualit ai diaframmi pi chiusi. La luce giusta Per quanto sembri banale, la luce l'elemento essenziale di ogni fotografia qualunque sia il genere di ripresa nel quale ci stiamo cimentando. Non esiste obiettivo blasonato o super stratosferica reflex ammiraglia al mondo che possa salvare uno scatto catturato con la luce sbagliata. La mia esperienza mi ha portato nel corso degli anni a sperimentare tecniche dilluminazione basate sullutilizzo di pi flash. Ma le soddisfazioni pi grandi le ho sempre ottenute con la luce naturale, per lo pi radente, la migliore per esaltare le forme e i colori meravigliosi dei minuscoli abitanti dei boschi e dei prati. Non usare il flash per significa alzare la sensibilit Iso. Se con la pellicola impensabile scattare una fotografia macro a 800-1600 Iso perch i risultati sono scadenti, con le reflex digitali di ultima generazione possiamo prenderci la rivincita sulla grana a pallettoni e sui dettagli spappolati. Ho la fortuna di utilizzare una Nikon D3 ma esistono in commercio digireflex di fascia media che possono vantare un contenimento del disturbo tale da rivaleggiare con questa super ammiraglia. Teniamo conto inoltre che la stampa delle fotografie perdona molti dei difetti che vediamo sul monitor del PC, cosicch possiamo dormire sonni tranquilli. Anche se reputo soggettiva la scelta della modalit di scatto opero costantemente in priorit di diaframmi, ma nei casi pi difficili o quando desidero ottenere particolari effetti passo a quella completamente manuale. L'automatismo a priorit di diaframmi consente d'impostare l'apertura desiderata lasciando che la macchina calcoli automaticamente il tempo migliore in base alla luce a disposizione. Non esiste un diaframma particolare che pu diventare lo standard da utilizzare costantemente, esiste per un valore di diaframma

in cui l'obiettivo solitamente d il meglio di s indipendentemente dalla situazione in cui ci troviamo.

Questo valore oscilla tra un diaframma pari a f/8 e uno pari a f/16. A diaframmi pi chiusi andremo incontro a problemi legati alla diffrazione, anche se aumenteremo la profondit di campo. La scelta di lavorare in luce ambiente impone una regola: sveglia la mattina presto in modo da essere sul posto a fotografare prima del sorgere del sole. Un consiglio: portiamo sempre con noi una piccola torcia che durante lattesa del sorgere del sole torner utile per scovare soggetti tra la vegetazione. Teniamo presente che la mattina presto, in seguito allabbassamento della temperatura avvenuto durante la notte, potremmo approfittare della completa immobilit degli insetti dovuta al rallentamento del loro metabolismo. Man mano che l'aria si scalda avremo sempre pi difficolt ad avvicinarli.

IL TREPPIEDI

Il mosso e il micro mosso sono i nemici numero uno della nitidezza e in macro la nitidezza tutto. Quindi rassegniamoci: dobbiamo acquistare un treppiedi. Portarsi dietro costantemente un peso, doverlo posizionare ogni qual volta si dovr scattare una fotografia non cosa facile da tollerare ma lesperienza ci insegner che il treppiedi lunico amico che ci permette di eseguire quelle riprese che a mano libera sarebbe impossibile effettuare. Se state pensando a qualcosa di leggero come i treppiedi in carbonio state sbagliando. A parte il costo molto elevato, in macrofotografia non si rivelano utili perch poco stabili e soggetti a vibrazioni. La funzione del treppiedi quella di costituire un supporto solido per evitare che si verifichino fenomeni di micro mosso e solo il suo peso pu ovviare a questo inconveniente. Insomma, pi il treppiedi pesante, meglio assolve alla sua funzione. Con una compatta digitale basta un treppiedi leggero e versatile come il Manfrotto 055 Pro. Ma con la reflex meglio non scendere a compromessi. Tutto dipende dal peso dellattrezzatura ma se vogliamo fare un buon investimento scegliamone uno che pesi intorno ai 4-5 chilogrammi: il treppiedi non soggetto alle mode e ci far compagnia per molti anni a venire. Oltre ad un buon treppiedi necessario disporre di una testa che garantisca la necessaria stabilit del sistema fotocamera/obiettivo. Meglio evitare le teste sfera perch se vero che sono rapide nelleseguire una ripresa, non facilitano il controllo accurato dellinquadratura essendo libere nel movimento in ogni direzione. Una tra le tante soluzioni, anche se non la pi efficace, costituita dalle teste a 3 movimenti, anche se hanno il difetto di spostare linquadratura nel senso di rotazione della

manopola mentre effettuiamo il serraggio dellasse di movimento. Certo, si pu sempre ritagliare la fotografia con Photoshop, ma se vogliamo avere il controllo assoluto dellinquadratura lalternativa pi valida rappresentata dalle costose teste a cremagliera tipo la Manfrotto 410. Questultima consente tramite rotazione di appositi pomelli di eseguire riprese accurate senza dover intervenire nel serraggio dellasse di movimento. Inoltre consente il movimento in 3 direzioni con spostamenti micrometrici tanto da rendere pi facile la ricerca di un efficacie parallelismo con il soggetto. Se vi piace esagerare come me, possiamo aggiungere una slitta micrometrica tipo la Manfrotto 454, che assicura il movimento micrometrico trasversale al campo visivo consentendoci di effettuare la messa a fuoco tramite lo spostamento di tutto il gruppo ottico. Peso, ingombro e costo sono elevati ma proporzionati ai livelli di nitidezza ottenuti.

Come scegliere un obiettivo Macro


Scegliere un obiettivo quasi sempre una sorta di tab specie per chi non ha riferimenti all'atto pratico. Scegliere una focale corta o una lunga? C' da dire che in entrambi i casi oltre all'aspetto tecnico e pratico anche l'aspetto finanziario influisce nella scelta. Per esempio rimanendo in casa Nikon la differenza tra un 60 e un 105 "con un prezzo di partenza del 60 che si aggira sui 500 euro" di circa 300 euro mentre tra un 60 e un 200 micro di quasi 1.000 euro e si capisce che l'investimento comincia ad essere elevato e quindi da prendere in esame per evitare una spesa inutile. Ma quali sono le differenze tra le tre focali? Principalmente nessuna, entrambi le ottiche consentono rapporti di riproduzione di 1:1 e identica l'estensione della Profondit di campo. Ci che cambia la prospettiva (angolo di campo), e la minima distanza di messa a fuoco ma gli elementi che riprenderemo avranno pari estensioni delle aree di fuoco. Per farvi meglio comprendere questo concetto ho preso un calibro e posizionato a circa 45 gradi dal piano focale della macchina, questa posizione inclinata mi consente di simulare uno spessore ipotetico visibile sulla scala millimetrica dello strumento di misura. Vediamo gli esempi nella pagina seguente. Se notate alcune differenze di Rapporto di Riproduzione tra i tre obiettivi perch entrambi alla minima distanza di lavoro in realt riproducano da 1:1 a 1.09:1.

RIPRESA ALLA MINIMA DISTANZA CON FOCALE 60-105-200 a f/5.6

RIPRESA ALLA MINIMA DISTANZA CON FOCALE 60-105-200 a f/11

RIPRESA ALLA MINIMA DISTANZA CON FOCALE 60-105-200 a f/22

Le immagini riportate come esempio, mostrano come le tre le focali al medesimo valore di diaframma impostato e allo stesso rapporto di riproduzione, la Profondit di Campo ha pari estensione. Ma allora perch scegliere una focale lunga, pi costosa e meno gestibile, se con un 60 otteniamo lo stesso risultato? La soluzione tanto semplice quanto complessa. Cominciamo prima di tutto a comprendere quelle che sono le nostre esigenze fotografiche e con esigenze fotografiche intendo capire il tipo di ripresa che ci piace eseguire, soggetti contestualizzati, soggetti ripresi inglobando il loro habitat naturale o particolari a scopo artistico o a scopo didattico. Per la maggiore, la percentuale pi alta delle nostre riprese quasi mai sono a rapporti di riproduzione che potremmo definire riprese macro (si intende per ripresa macro tutti quei rapporti di riproduzione pari o superiori da 1:2 a 10:1) ma bens effettuiamo un Close Up ovvero, riproduciamo i nostri soggetti con un rapporto pari o inferiore a 1:2. Se per esempio inquadriamo una farfalla e vogliamo collocarla sul fotogramma effettuando una composizione armoniosa noteremo che in realt la nostra distanza di ripresa e il valore visualizzato sull'elicoide di messa a fuoco, qualsiasi sia la focale utilizzata, ben lontana da quello che noi potremmo definire un vero rapporto Macro. Ci che realmente influisce nella ripresa l'angolo di campo ovvero la sua prospettiva che dar uno sfondo pi o meno sfuocato. Nelle quattro pagine seguenti la farfalla stata ripresa allo stesso rapporto di riproduzione ma quello che cambier la distanza di lavoro, pi vicino per il 60 mentre maggiore sar la distanza utilizzata con il 200. La maggior distanza di ripresa per un fuoco lungo, se da una parte consente usufruire questa particolarit d'esercizio per estendere la profondit di campo vero che ci obbliga a una chiusura pi importante del diaframma perch l'angolo prospettico o angolo di campo non avr sufficiente angolazione per utilizzare gli stessi parametri di un fuoco corto. Se da una parte, utilizzare un fuoco lungo macro implica l'ausilio di un buon cavalletto e una solida testa, dalla sua un fuoco corto ha la particolarit di poter riprendere i soggetti relativamente piccoli a mano libera sfruttando la sua prospettiva includendo nel fotogramma particolari interessanti ai fini di un documento che a noi interessa archiviare per degli studi sull'habitat del soggetto.

Articolo scritto da Simone Tossani simonetossani.it

Fotografia paesaggistica
La fotografia paesaggistica un genere fotografico che ritrae porzioni di mondo, non importa se gli spazi immortalati sono naturali o urbani. E' il genere fotografico probabilmente pi praticato da professionisti e dilettanti, inutile parlare oltre di questo genere, trovo pi interessante ed istruttivo farvi conoscere i suoi principali esponenti. Uno dei pionieri della fotografia paesaggistica e che non potete non conoscere Ansel Adams, vi consiglio di farvi una ricerca su questo fotografo, qui in basso vi posto una delle sue foto pi famose.

Foto di Ansel Adams The Tetons and the Snake River (1942) Grand Teton National Park, Wyoming en.wikipedia.org/wiki/File:Adams_The_Tetons_and_the_Snake_River.jpg

Oltre ad Ansel Adams sono da nominare Galen Rowell e Edward Weston. In Italia per fare alcuni nomi vi sono tre grandi fotografi paesaggisti degni di nota: Gabriele Basilico: marcocrupifoto.blogspot.com/2011/05/gabriele-basilico-i-grandi-fotografi.html Augusto De Luca: a questo link marcocrupifoto.blogspot.com/2011/04/il-colore-e-lafotografia-istantanea.html un articolo sulla fotografia istantanea in cui appare pure il fotografo Augusto De Luca Olivo Barbieri

Stenoscopia

Pinhole camera realizzata da Viacheslav Slavinsky Flickr.com/photos/svofski/

La stenoscopia una tecnica fotografica che sfrutta il procedimento della camera oscura per riprodurre immagini. Tutto si basa sul foro stenopeico, (dal greco "stenos opaios"= stretto foro), il pi delle volte praticato con uno spillo, da cui deriva il termine inglese di "pinhole" per definire questo tipo di fotografia. Con questo procedimento si realizzano immagini poco nitide, perch i raggi luminosi provenienti dal soggetto inquadrato creano dei piccoli cerchi. Diminuendo il raggio del foro si aumenta la nitidezza, aumentando anche il tempo di esposizione e la probabilit di avere problemi di diffrazione. L'elemento di particolare interesse in questo tipo di fotografia quello di avere la nitidezza estesa a tutti gli oggetti inquadrati, con una conseguente profondit di campo illimitata. Questo un tipo di fotografia lenta, con tempi di esposizione lunghi, che possono variare dai secondi alle ore, a seconda del soggetto che si vuole riprendere.

Foto di Matt Callow con pinhole camera Flickr.com/photos/blackcustard/

Si crea dunque un' immagine attesa, voluta e cercata, che contiene elementi impalpabili a causa/grazie a questa nitidezza mancante. Articolo scritto da Claudia Prontera Risorse utili: - A questo link stenopeika.blogspot.com un blog dedicato alla fotografia Stenopeica Nel link sotto potete vedere 2 video su come realizzare e costruire fotocamere artigianali "pinhole", video tutorial a cura di Gino Mazzanobile. Link: marcocrupifoto.blogspot.com/2011/01/stenoscopia-catturare-immagini.html

Lomografia
La lomografia un fenomeno fotografico che si sviluppato dagli inizi degli anni '90, quando due studenti austriaci hanno trovato alcune compatte 35mm in un mercatino. Queste compatte provenivano dall'ex URSS e avevano la marca LOMO, acronimo di Leningradskoe Optiko-Mechanieskoe Ob edinenie, luogo in cui sono state prodotte. La particolarit di questi apparecchi fotografici quella di avere un obiettivo con una focale di 32mm, paragonabile ad un grandangolare medio, e una relativa luminosit f/2,8. La lente piccola, inoltre, conferisce alla foto una singolare vignettatura di sottoesposizione e immagini estremamente sature. Le immagini che si riescono a realizzare con una lomo risultano cariche di vitalit, con colori saturi e brillanti. Tutto ci pu essere accentuato utilizzando pellicole Foto di Cameron Russel Flickr.com/photos/camkage/ scadute. Guardando una lomografia si ha l'impressione quasi di entrare ed essere partecipi della foto stessa, proprio grazie alla vignettatura, e ogni cosa, anche l'oggetto pi banale, rivela dettagli a cui prima non si dava importanza. Ci che affascina di pi di questo tipo di macchine fotografiche l'imprevedibilit dello scatto, quello che immortali non viene reso con i colori con cui lo vedi, durante lo sviluppo ti rendi conto delle sorprese che una Lomo ti pu fare. Per questo la lomografia si basa su due punti chiave, quali il non pensare minimamente alle regole compositive tradizionali e usare l'istinto per cogliere il momento. "Non pensare, scatta!" il motto utilizzato dai lomografi e che possibile trovare anche nel sito ufficiale www.lomography.it Qui sono presenti anche le "10 regole Foto di Kevin Dooley d'oro della lomografia", che consigliano di Flickr.com/photos/pagedooley/3018487307/ scattare foto ovunque e in ogni condizione, scattando senza guardare nel mirino per cogliere la natura cos nel suo essere, con un effetto un po' Lomo.

Articolo scritto da Claudia Prontera

Fotografia Sportiva
La fotografia sportiva non ha bisogno di presentazioni, chi non ha mai visto le schiere di fotografi appostati a bordo campo durante una partita di calcio? Io personalmente non seguo il calcio preferisco fotografare (e praticare) sport come la boxe e il karate, per questa tipologia di sport lequipaggiamento adatto consiste in un obiettivo con lunghezza focale non superiore a 35mm, perch le foto migliori si fanno stando vicino ai combattenti. Durante gli sparring o gli allenamenti in palestra cerco di mettermi in modo tale da non disturbare gli atleti durante la loro attivit, cercando allo stesso tempo la giusta distanza, cosa non molto facile. Per realizzare le seguenti fotografie ho utilizzato un 35mm f1.8 ma lutilizzo di un grandangolo pi spinto non mi sarebbe dispiaciuto.

Ora illustrer lequipaggiamento necessario per fotografare sport come il calcio o il basket in cui non possibile stare vicino agli atleti. ATTREZZATURA NECESSARIA: Obiettivo: minimo si deve avere uno zoom 70-200mm abbastanza luminoso, unapertura massima di f2.8 accettabile, in questo modo possibile usare tempi di scatto veloci senza dover alzare gli ISO. Come logico il teleobiettivo dobbligo, e quelli luminosi non sono economici, arrivano a costare nellordine delle migliaia di euro, se siete fotografi professionisti la soluzione migliore il noleggio. Fotocamera: la fotocamera come caratteristica fondamentale deve avere un elevato numero di scatti al secondo, pi veloce la fotocamera meglio . La macchina fotografica va imposta sulla modalit di scatto continua per non perdere nemmeno un fotogramma dellazione. Monopiede: non serve solo per la stabilit, un teleobiettivo molto pesante e ci si stanca facilmente senza un supporto su cui appoggiarsi.

Fotografo sportivo con Monopiede - Foto di DeusXFlorida Flickr.com/photos/8363028@N08/

Fotografia Still-Life

Fotografia di Dino Torraco torracodino.it

Lo Still Life un genere fotografico che richiede molta creativit e l'abilit di saper controllare ogni dettaglio della scena. Al contrario di scattare istantanee spontaneamente, apre molte opportunit e permette al fotografo di avere il pieno controllo sul risultato della foto. Poich la maggior parte degli scatti still life vengo realizzati in uno studio professionale, sia la composizione e l'illuminazione possono essere modificati in qualsiasi momento. Le opportunit sono infinite costruendo le scene con diversi oggetti messi insieme, un dettaglio di un a stanza, o solo un elemento con un background interessante, la chiave di tutto la scena che deve unire in modo armonioso e coinvolgente i vari elementi per dare un effetto sullo spettatore. Quali sono le basi dello Still Life? Composizione: La prima cosa da considerare quando si scattano foto Still Life l'oggetto (o gli oggetti) che avete intenzione di fotografare. L'idea di lasciare che la fotografia racconti la sua storia. L'immagine deve comunicare con lo spettatore ad un livello molto sottile e sensoriale. Pertanto gli elementi che vengono utilizzati nella foto devono essere disposti in un certo modo, spesso gli oggetti vengono organizzati e riorganizzati pi volte cercando di ottenere la giusta composizione.

Background: La seconda cosa da considerare lo sfondo su cui gli oggetti compaiono. Lo sfondo deve offrire alla foto il giusto contrasto con tutto il resto della composizione, provate sfondi diversi per creare diversi effetti di luce. Generalmente si va dai normali pannelli di "bianco puro" a quelli di velluto nero per far assorbire la luce in modo che non vengano fuori riflessi luminosi nella foto. Consigli per iniziare a fare foto Still Life: Per la composizione della vostra fotografia, provate a posizionare un oggetto alla volta e a fotografare man mano spostando continuamente di posizione gli oggetti. Per quanto riguarda gli sfondi, si possono anche sperimentare la manipolazione delle immagini con software di editing per vedere il modo in cui lo sfondo appare sulla scena. Per quanto riguarda l'illuminazione, si pu provare a sperimentare con diversi colori e tipi di luce artificiale per migliorare la tonalit di luce ed ombra nella fotografia. Un altro suggerimento per migliorare la vostra abilit fotografiche con lo Still Life quello di raccogliere e studiare le opere di famosi fotografi osservando le loro composizioni e i loro stili. L'Illuminazione forse l'aspetto pi importante. A differenza di quanto si possa immaginare molti fotografi Still Life preferiscono usare la luce naturale perch d un'illuminazione speciale che dona un particolare effetto alla composizione. Per questo motivo si pone la composizione vicino ad una finestra, associando spesso un foglio di carta bianco sul lato opposto alla fonte di luce per rifletterne un po' nelle parti in ombra. Le luci sono un fattore fondamentale nella fotografia Still Life, per un uso amatoriale solitamente si usano i flash per il minor consumo di energia, mentre ad uso professionale si usano le luci continue.

Foto di Robin Flickr.com/photos/fotoosvanrobi n/

Il tavolo da still life che vedete a pag. 233 uno strumento essenziale, sotto di esso va collocato un flash che serve a non far generare ombre, in modo da poter scontornare facilmente il soggetto in post produzione. Si devono utilizzare delle luci che tolgano le ombre illuminando il soggetto in maniera uniforme ma senza "appiattirlo", cosa che succede se tutte le luci colpiscono il soggetto con la stessa potenza, per evitare ci, basta usare una luce principale pi forte e le secondarie regolate a minor potenza per avere una maggiore tridimensionalit del soggetto. Un approfondimento sull'illuminazione in studio la trovate a pag. 234. Articolo scritto da Dino Torraco www.torracodino.it

Fotografia Astronomica

Foto di Francis Anderson - Flickr.com/photos/39548131@N06/

La fotografia astronomica quel genere fotografico che consiste nella ripresa dei corpi celesti ed forse il tipo di fotografia pi difficile a livello tecnico. I corpi celesti ovviamente non esiste modo di illuminarli, inoltre difficile farli apparire fermi per effetto della rotazione terrestre. Sole e luna, fortunatamente sono pi facili da fotografare con le dovute accortezze e tecniche di ripresa. Iniziamo parlando dell'attrezzatura necessaria. Serve un buon telescopio, consiglio Newton o Cassegrain e che abbia almeno 200 mm di diametro e una lunghezza focale tra 1000 e i 2000 mm. Per fotografare la luna i tempi di otturazione sono rapidi, invece per i pianeti si deve avere un cavalletto estremamente stabile e un sistema di inseguimento del moto apparente delle stelle, dato che si pu arrivare a usare tempi di esposizione lunghi.
Foto di Steve Jurvetson Flickr.com/photos/jurvetson/

Il telescopio va montato su un cavalletto provvisto di montatura equatoriale che deve essere perfettamente allineata con l'asse di rotazione terrestre.

Come fotografare la Luna

Foto di Brian - Flickr.com/photos/makelessnoise/

Uno dei soggetti notturni per eccellenza la luna, che purtroppo non cos facile da fotografare correttamente, perch si muove, infatti scattando con tempi lunghi registrate anche il suo movimento, se volete ottenere un paesaggio notturno dove la luna risulti ferma fate due scatti, il primo esponendo il panorama senza la luna, il secondo riprendendo la luna in primo piano, con un tempo adatto per esporla correttamente e evitare il mosso, di solito 1/30 di secondo circa, in fase di elaborazione inserite la luna ridimensionandola nella porzione di cielo del primo scatto. L'avrete vista lass centinaia di volte.. mezza, 3/4, piena... quasi una magia.. stupenda! Riprendendo il discorso di prima, senza un telescopio fotografare la luna diventa molto difficile e si rischia di ottenere la solita foto banale del dischetto lunare in un cielo nero, questo perch l'immagine della Luna che si forma sul piano focale in ragione di 1 mm ogni 100 mm di lunghezza focale, in parole povere un 100 mm d una immagine di 1 mm di diametro, quindi con un 1000 mm la Luna appare come un disco da 10 mm di diametro. Per i pianeti occorre ingrandire notevolmente, serve un sistema di moltiplicazione della focale che si ottiene interponendo un opportuno oculare e adeguati tubi di prolunga, per

avere un'immagine decente dei pianeti le focali equivalenti devono essere dell'ordine dei 5000 - 20000 mm, in pratica sarebbe come utilizzare un moltiplicatore di focale 20x, cosa fattibile solo con telescopi di notevole stabilit e in condizioni meteo ottimali, con ottima trasparenza dell'atmosfera e assenza di turbolenza. Chi non pu permettersi un telescopio ma vuole comunque provare a fotografare la luna, l'attrezzatura minima consiste in: - Una Reflex - Una obiettivo da minimo 300mm - Opzionalmente un tele-converter - Un treppiedi - Un telecomando con o senza fili Chiaramente le lenti sulle compatte non sono abbastanza "potenti" per poter avvicinare il nostro satellite ad almeno 1/8 (con il 300mm) sulla nostra foto, cos da riempire gran parte dello scatto (Intendo la maggior parte delle compatte, alcune hanno una grande escursione focale a discapito della qualit perch aumentano i compromessi ottici, per avere risultati di buon livello come ho gi detto meglio usare una Reflex sia perch le lenti usate in queste macchine sono superiori qualitativamente sia perch hanno un sensore pi grande ecc..). Chiaramente l'aspetto brutto della situazione con un obiettivo di elevata lunghezza focale come un 500mm la stabilit; l'unica soluzione un treppiedi molto robusto e un comando a distanza (potreste usare anche il timer interno dell'autoscatto della macchina). Bisogna cercare un posto tranquillo e lontano dall'inquinamento luminoso che pu esserci in citt, guardate il calendario e "sincronizzatevi" con la "luna che volete", poich la luna si muove abbastanza velocemente controllate subito prima di scattare se sempre la! Per quanto riguarda l'esposizione, la cosa un po' complessa, perch fondamentalmente una grossa palla luminosa bianca su uno sfondo nero, quindi, una soluzione ottimale potrebbe essere provare vari esperimenti col bracketing, cos da avere un po' di materiale su cui lavorare in post-produzione, chiaramente andiamo almeno a f11. Vi consiglio anche di scattare in RAW, cos sarete avvantaggiati sempre in post produzione, e magari fare qualche prova di cropping. Articolo scritto da Lorenzo Tedesco

Le tracce stellari

Foto di Darren Kirby - Flickr.com/photos/badcomputer/

In fotografia astronomica il tipo di ripresa pi semplice da effettuare quella che fa apparire le cos dette "Tracce stellari". Si effettua una ripresa utilizzando tempi molto lunghi, cos da mettere in evidenza il moto delle stelle. Le foto pi suggestive si ottengono puntando l'obiettivo verso il Polo nord celeste, dove possibile vedere la stella polare che rimane fissa (o quasi) al centro della foto e le altre stelle invece danno l'idea di ruotare intorno ad essa. Se invece si in prossimit dell'equatore si otterranno tracce rettilinee. Ovviamente, pi lungo il tempo di posa e pi lunghe appariranno le tracce. Se invece non si vuole mettere in evidenza il moto degli astri si pu utilizzare un tempo di posa abbastanza breve. Solitamente si utilizza un 50mm come ottica base, ma sono molto usati zoom con una focale tra 28mm e 35mm. In base alla focale utilizzata cambia il tempo di esposizione massimo oltre cui si percepiscono i movimenti stellari. Il massimo tempo di esposizione dato dalla formula T=550/f, dove T il tempo di posa in secondi, ed f la focale espressa in mm. Articolo scritto da Claudia Prontera

Tecnica del fuoco diretto con il telescopio


Qui si rende necessaria una macchina reflex da cui si smonta l'obiettivo e si collega il telescopio tramite un anello adattatore chiamato anello T2. Quest'ultimo si inserisce su un accordo montato al posto dell'oculare. Il telescopio si utilizza cos come un obiettivo a lunga focale, dunque pi semplice riprendere oggetti piccoli e deboli. Solitamente i telescopi, avendo una focale cos lunga, hanno un rapporto focale raramente inferiore a f/6. Di conseguenza si avranno tempi di posa lunghi, che possono arrivare anche a 20 minuti. Un problema che potrebbe verificarsi la mancata messa a fuoco utilizzando il normale vetrino della macchina fotografica, per cui sar utile utilizzarne uno pi chiaro o un ingranditore. Dunque, sistemata l'attrezzatura si hanno le seguenti condizioni: tempi di posa molto lunghi e focale lunga. E per l'inseguimento? Per evitare l'effetto mosso, o le tracce stellari, bisogna "inseguire" l'oggetto che abbiamo inquadrato per non far risentire la foto del movimento terrestre. A questo ci pensa un sistema di correzione consistente in un sistema ottico che permette di vedere una stella ad alto ingrandimento e una pulsantiera che permette di compensare il movimento su entrambi gli assi. Si rende necessaria dunque una Guida assistita, che si pu effettuare in due modi: o si monta un telescopio sulla schiena del telescopio primario usato a fuoco diretto dalla fotocamera e si insegue la stella guida a mano o con l'aiuto della pulsantiera; oppure si effettua una guida fuori asse interponendo un prisma tra il corpo macchina e il telescopio che avr il compito di deviare parte della luce perpendicolarmente all'asse del fuoco su un oculare secondario che consentir di eseguire la guida. Questo tipo di fotografia dona un contrasto elevato, utile soprattutto nella fotografia planetaria, e offre nitidezza e luminosit nettamente superiori per gli oggetti del profondo cielo. Articolo scritto da Claudia Prontera

Fotografia Immersiva
Articolo scritto da Marco Stucchi www.marcostucchi.com

Argomenti trattati:
Introduzione Elenco articoli ed argomenti trattati L'immagine di partenza ...e di arrivo Gli otto scatti di partenza Le facce del cubo La creazione dell'immagine virtuale Conclusioni

Introduzione
L'approccio che ho deciso di seguire nel corso di questi articoli quello di accompagnare il lettore in tutte le fasi di creazione di una fotografia immersiva, dalla scelta della posizione del cavalletto, al salvataggio dei file, dalla giunzione delle immagini alla creazione di filmati in versione Adobe Flash o QuickTime. La fotografia immersiva richiede uno studio della composizione della scena, un attenta analisi del punto di scatto compreso il pavimento (tecnicamente punto di nadir), ed una fase di post-produzione impegnativa e certamente non trascurabile. Appresi i concetti base, sia pur nelle loro forme pi elementari, sarete in grado di realizzare ottime panoramiche in grado di stupire chiunque.

Prima di cominciare il percorso di studio della fotografia immersiva, vi propongo una foto da me scattata. Questa immagine costituir il nostro punto di partenza... e di arrivo durante tutte le analisi delle diverse fasi di lavoro. Qui mi limiter a descrivere i passaggi fondamentali per la realizzazione di una foto immersiva, trattando i dettagli operativi nei capitoli seguenti. I link degli articoli saranno attivati appena disponibili. Negli articoli far riferimento alla mia attrezzatura in mio possesso, ma i concetti descritti sono applicabili indipendentemente dall'attrezzatura usata.

L'immagine di partenza e di arrivo


Prima di presentare le singole immagini che andranno a formare la panoramica, voglio mostrare il risultato finale di tutto questo lavoro. L'immagine sotto una panoramica equirettangolare 360 x 180 ottenuta dalla fusione di otto immagini. Ora ripercorreremo tutti i passaggi che hanno permesso di raggiungere questo risultato.

Immagine panoramica equirettangolare 360 x 180 ottenuta attraverso lo stitching di 8 singole immagini

Gli otto scatti di partenza


Il primo passo per realizzare un immagine immersiva certamente il posizionamento del tripede prestando molta attenzione alle ombre che si producono dallo stesso sul terreno, mentre un secondo e non trascurabile aspetto da controllare il posizionamento della macchina fotografica perfettamente in bolla. Trascurando queste operazioni preliminari la qualit di una fotografia immersiva pu risultare irrimediabilmente compromessa. Ora siamo pronti per eseguire una serie di sei scatti sul piano orizzontale ogni 60 in modo da coprire tutti i 360 dell'orizzonte, al quale ne vanno aggiunti uno in alto (zenith) ed uno in basso (nadir). Con una serie di 8 scatti possibile fotografe tutta la sfera che circonda il punto di ripresa, e siamo in grado di realizzare una fotografia immersiva. Ogni scatto presenta una parte sovrapponibile con lo scatto precedente e quello successivo. Questa parte dell'immagine servir al programma di fusione (stitching software) per eseguire una corretta fusione delle immagini. Personalmente sulle sei foto scattate eseguo subito rimozione delle ombre del cavalletto, ed eventualmente di altri elementi indesiderati (oggetti ed eventualmente anche persone che sono elementi di disturbo). Per esperienza eseguo questa operazione di rimozione prima della giunzione delle immagini per avere delle immagini pulite prima di eseguire la fusione. importante ricordare che in questa fase si deve operare sulle immagini singole solo sulla rimozione degli elementi indesiderati, ma non modificare la luminosit ed il contrasto di esse, anche se presentano delle imperfezioni. Per lo stitching delle immagini utilizzo PtGui, che considero uno dei migliori programmi per questo tipo di applicazioni. Il programma di stitching si occupa di fondere insieme alle 6 immagini orizzontali l'immagine scattata in alto (zenith), ma molto spesso dobbiamo manualmente trovare ed assegnare i punti di giunzione tra una o pi foto orizzontali e la foto allo zenith, affinch lo stitching sia corretto e non presenti evidenti punti di giunzione. Ora lasciamo il lavoro di stitching al programma ed attendiamo che produca il risultato atteso, ricordandoci sempre di salvare l'output generato alla massima risoluzione. Per il punto verso il basso (nadir), lo stitching presenta maggiori difficolt poich inevitabilmente andiamo a scattare dove posto il cavalletto sul quale abbiamo posizionato la macchina fotografica. Con un po' di esperienza e la conoscenza di qualche trucco possibile ottenere una giunzione perfetta anche sul punto del nadir. L'output generato un immagine equirettangolare con una striscia irregolare sul fondo dell'immagine. Quell'area nera costituisce l'area del punto del nadir che dobbiamo sostituire con l'immagine che abbiamo scattato. Ora sull'immagine equirettangolare possibile operare tutte le operazioni necessarie per migliorarne la qualit: luminosit, saturazione, luci/ombre, contrato, ecc... Spesso quando utilizzo le curve a gli altri strumenti di Photoshop salvo i valori utilizzati in un file esterno

riutilizzabile. Il file salvato sar molto utile durante la successiva fase di giunzione del punto del nadir, affinch anche ad esse vengano applicati gli stessi valori di correzione utilizzati per l'immagine equirettangolare.

Gli otto scatti realizzati con Nikon D300 e obiettivo Nikon 10.5mm fisheye su testa panoramica Manfrotto 303Plus

Le ultime due immagini a destra sono rispettivamente lo scatto allo zenith e lo scatto al nadir.

Le facce del cubo


A questo punto si pone una domanda, come convertire un immagine equirettangolare in un cubo a sei facce? Pano2VR un ottimo programma di conversione dei file in Flash e QuickTime sia per Mac che per Windows e che consente anche di trasformare un immagine equirettangolare in un cubo a sei facce. Elaboriamo la faccia del cubo che corrisponde al nadir, facilmente riconoscibile dal cerchio privo di immagine in esso contenuto. Photoshop c' di aiuto per risolvere il problema. Ritagliando l'immagine originale scattata al punto nadir ed utilizzando gli strumenti di trasformazione ed altera immagine, timbro clone e tutto quello che Photoshop ci mette a disposizione per questo tipo di elaborazioni, riusciamo a fondere la faccia del cubo del nadir con l'immagine originale. Il livello di complessit di questa elaborazione direttamente proporzionale alla complessit del pavimento che andiamo ad elaborare. Un area sabbiosa, liscia e senza asperit si pu fondere con pochi click del mouse, viceversa la presenza di elementi molto dettagliati che non ammettono il minimo errore di giunzione, pu impegnare parecchio tempo per realizzare una buona giunzione.

Le sei facce del cubo dopo l'elaborazione con Pano2VR. Stiamo giungendo alla fine del nostro lavoro. Tutte le facce del cubo sono pronte per la conversione in Flash o QuickTime per una navigazione virtuale del nostro lavoro, oppure possiamo convertire il cubo per una visione equirettangolare delle immagini raccolte. Qualsiasi sia la preferenza, le facce del cubo sono pronte per regalarci l'emozione di una ripresa a 360!

La creazione dell'immagine virtuale


Stiamo giungendo alla fine del nostro lavoro. Nel mio sito www.marcostucchi.com per la visualizzazione dei file multimediali ho utilizzato un player basato su Adobe Flash, poich Adobe Flash un plug-in cross-platform che garantisce una diffusione pressoch totale su tutti i computer utilizzati. Questo non esclude che sia possibile creare file multimediali interattivi basati anche su Apple QuickTime. Versione in Adobe Flash: marcostucchi.com/Panoramiche/VirtualTour/vt_26.html Versione QuickTime: marcostucchi.com/Panoramiche/VirtualTour/vt_qt_01.html

Conclusioni
Abbiamo descritto in maniera sintetica il processo di creazione dell'immagine panoramica equirettangolare ed abbiamo generato i files multimediali per una esperienza interattiva veramente unica. Ora abbiamo le basi e le conoscenze necessarie per approfondire tutti gli argomenti esposti.

Fotografia immersiva - L'esecuzione degli scatti Introduzione


Nel precedente articolo introduttivo abbiamo descritto la tecnica ed i software comunemente utilizzati per realizzare fotografie immersive. In questo capitolo analizzeremo con dettaglio le operazioni operazione di preparazione del tripiede e della testa fotografica, mentre nei successivi capitoli le operazioni di stichting e conversione dell'immagine equirettangolare in formato multimediale. Particolare attenzione in questo capitolo dedicata all'impostazione della testa panoramica ed il ruolo centrale ed insostituibile che essa ricopre nel processo di creazione di un immagine panoramica. Essa dispone di un sistema - che costituisce il proprio tratto distintivo rispetto alle altre teste fotografiche - che consente di regolare la rotazione della reflex sul punto nodale dell'ottica utilizzata, ed evitare fastidiosi errori di parallasse. Durante l'esecuzione di questi scatti dovremo impostare la macchina in modalit manuale ed evitare gli automatismi.

Attrezzatura impiegata
Per realizzare la fotografia immersiva non esiste una specifica attrezzatura fotografica, ma un insieme coordinato di strumenti fotografici per realizzare i propri scopi.

La mia personale attrezzatura - sulla base della quale ho sviluppato queste guide - si compone dei seguenti elementi: Reflex Nikon D300 Obiettivo Nikon 10,5mm fisheye Cavo per scatto remoto Tripiede Manfrotto 055Pro Testa panoramica Manfrotto 303Plus Piastra livellante Manfrotto 338 Bolla a slitta Manfrotto 337

La macchina fotografica
La prima scelta ragionevolmente passa dall'utilizzo di una reflex di fascia alta che permetta di ottenere immagini qualitativamente elevate e con un contenimento del rumore digitale molto buono.

L'ottica
L'utilizzo di una lente fisheye con una copertura di 180 sulla diagonale permette di ottenere indubbi vantaggi in termini flessibilit durante l'esecuzione degli scatti. Con questa scelta, per l'esecuzione di una fotografia immersiva sono necessari 6 scatti sul piano dell'orizzonte, uno scatto al punto di zenith ed uno scatto al punto di nadir, per un totale di 8 scatto complessivi.

Tripiede
Indipendentemente, dalla scelta della reflex e dell'ottica, un ruolo fondamentale assolto dalla coppia tripiede e testa panoramica. Il tripiede deve essere solido e robusto in modo da sostenere senza la minima vibrazione la testa panoramica, reflex e obiettivo. Il sistema di scatto - composto dalla testa panoramica e dalla reflex con obiettivo -, pu raggiungere il peso di svariati chili, per cui necessario che il tripiede sia adeguatamente dimensionato al peso che dovr supportare. La stabilit del tripiede un elemento essenziale, non solo per le riprese con tempi di esposizione relativamente lunghi, ma anche nel caso di esposizioni multiple, ovvero scatti perfettamente sovrapponibili allo stesso soggetto ma con esposizioni diverse.

Testa panoramica
Elemento essenziale nella realizzazione di immagini immersive la testa panoramica. La testa panoramica, si differenzia dalla altre teste fotografiche - sfera, cremagliera - per la capacit offerta al fotografo di regolare il punto nodale dell'obbiettivo, e correggere gli errori di parallasse.

La piastra livellante
Un accessorio che ho trovato molto utile durante l'esecuzione degli scatti e la piastra livellante. Questo accessorio si interpone tra il tripiede e la testa panoramica. Un fattore determinante per la realizzazione di una buona sessione di scatti che tutto il sistema sia perfettamente in bolla, affinch le linee orizzontale e verticali siano perfettamente allineate. Talvolta per una precisa messa in piano del sistema di scatto, non risulta sufficiente la regolazione delle singole gambe del tripiede. La testa livellante assolve egregiamente questo compito, offrendo al fotografo un sistema preciso per potare in bolla la testa panoramica. Sar sufficiente intervenire sui punti di regolazione della testa livellante affinch la bolla integrata alla testa panoramica sia perfettamente centrata.

La bolla livellante
Il perfetto allineamento della testa panoramica per non deve essere vanificato da una imprecisa collocazione della reflex sulla staffa della testa panoramica. Per ovviare a questo potenziale problema applico sempre sulla slitta del flash una bolla livellante di controllo che mi permette di controllare che la reflex sia allineata sull'asse verticale.

Particolare della testa livellante Manfrotto 338 interposta tra il tripiede Manfrotto 055Pro e la testa Manfrotto 303Plus

Dettaglio della testa panoramica e della piastra livellante

Il punto nodale
La correzione del punto nodale condizione necessaria per la buona riuscita di un'immagine panoramica. Tecnicamente possiamo descrivere il punto nodale, come quel punto nel quale il cono di luce che entra dalla lente frontale si incrocia per proiettarsi sul sensore digitale o sulla pellicola. Il punto nodale varia da obiettivo ad obiettivo e molto raramente corrisponde al centro fisico dell'obiettivo. In alcuni schemi ottici il punto nodale pu trovarsi in una posizione vicino alla lente frontale o anche davanti ad essa, mentre nel caso degli obiettivi zoom il punto nodale varia in funzione della lunghezza focale utilizzata. LA testa panoramica dispone di due assi con regolazioni micrometriche per correggere l'errore di parallasse che si genera se si ruotasse la reflex sull'asse del foro di fissaggio di essa invece che sull'asse del punto nodale. Spesso si ritiene che sia possibile eseguire immagini panoramiche utilizzando teste tradizionali, senza la correzione del punto nodale. Inevitabilmente l'utilizzo di una testa non panoramica, cio senza la possibilit di impostare il punto nodale dell'ottica utilizzata, introdurr degli errori parallasse difficili da correggere in fase stichting.

Preparazione della macchina fotografica per gli scatti


L'esecuzione degli scatti per la realizzazione dell'immagine immersiva non presenta particolari difficolt. In questa fase per necessario tenere in considerazione un importante regola: dimenticare tutti gli automatismi che una moderna reflex in grado di offrire al fotografo, e impostare la macchina su modalit di scatto manuale. Impostare la qualit dei files generata dalla reflex su RAW. Impostare l'autofocus su manuale. Impostare il bilanciamento del bianco su manuale, ed impostare lo stesso su uno dei valori predefiniti offerti dalla reflex - incandescenza, fluorescenza, sole diretto, flash, nuvoloso, ombra - oppure applicare una temperatura colore su un valore personalizzato compreso tra 2.000 e 10.000 gradi Kelvin. Impostare manualmente il tempo di scatto. Impostare manualmente il diaframma. Impostare preferibilmente, se la scena dello scatto lo consente, un opzione di bracketing. L'impostazione manuale della macchina, consente di avere una uniformit tra gli scatti, sia nell'esposizione sia nel bilanciamento del bianco. Se lasciassimo alla reflex la possibilit di impostare di automaticamente i dati di scatto, avremmo delle immagini con un'esposizione tecnicamente corrette se valutate singolarmente, ma non coerenti se inserite in un contesto di fotografia immersiva dove necessario coprire l'intero orizzonte visibile. Questo un aspetto molto importante da considerare e capire per evitare grossolani errori di esposizione in fase di stitching.
Particolare del display della reflex con i dati di scatto impostati in modalit manuale

Esecuzione degli scatti


Dopo aver posizionato il tripiede ed impostato i valori adeguati giunto il momento di eseguire gli scatti. L'impostazione utilizzata con questo schema ottico prevede 6 scatti distanziati l'uno dall'altro di 60 per un totale 360 oltre agli scatti al punto di zenith ed al punto di nadir. Il numero di scatti dipende dalla lunghezza focale utilizzata, le teste panoramiche di fascia alta offrono un utile sistema a scatto per eseguire le fotografie alla corretta distanza angolare. Durante le mie sessioni di lavoro imposto il sistema a scatto della testa panoramica su 6 scatti ogni 60. Sar sufficiente ruotare la testa ed il sistema arrester la rotazione in corrispondenza degli angoli: 0, 60, 120, 180, 240 e 300 offrendo al fotografo la massima precisione e totale sicurezza nell'esecuzione. Terminata la fase di scatto abbiamo tutte le immagini per procedere alla successiva fase di stichting nella quale le singole immagini verranno fuse tra loro per generare una singola immagine di grandi dimensioni in grado di coprire tutto l'orizzonte visibile dal fotografo nel punto di scatto. Nell'immagine in basso vediamo la reflex durante una reale fase di scatto. Dopo aver collocato il tripiede ed essersi assicurati una buona stabilit sul terreno innevato , ho fotografato la reflex durante i 6 scatti eseguiti sul piano orizzontale e lo scatto al punto di zenith. Ho omesso lo scatto al punto di nadir, poich ho dovuto impugnare la reflex per eseguire manualmente lo scatto.
Nikon D300 con obbiettivo 10.5mm f/2.8 montata su testa panoramica Manfrotto 303Plus pronta all'esecuzione degli scatti

Gli otto scatti eseguiti dalla reflex esattamente nelle posizioni presentate nelle immagini sopra:

Le ultime due immagini a destra sono rispettivamente lo scatto allo zenith e lo scatto al nadir. Ed ecco il risultato finale: l'immagine equirettangolare di 360 x 180 che copre esattamente tutto l'orizzonte visibile. Tour virtuale al link: http://www.marcostucchi.com/Panoramiche/VirtualTour/vt_48.html

Conclusioni
Ogni fotografia immersiva necessit di un accurata fase di pianificazione. Bisogna scegliere l'inquadratura pi interessante, le migliori condizioni di luce, osservare con attenzione la presenza di luce parassita e riflessi, studiare il miglior punto di scatto considerando il punto di nadir, il tutto per creare un'immagine che immerger completamente l'osservatore nel luogo di scatto. Tecnica ed esperienza sono fattori fondamentali per la buona riuscita della foto, ma certamente l'attrezzatura impiegata ricopre un ruolo fondamentale. In questo capitolo abbiamo posto l'attenzione sull'importanza della stabilit e solidit che deve fornire il tripiede all'intero sistema di scatto per prevenire qualsiasi vibrazione. Inoltre due utili accessori, la testa livellante e la bolla a slitta, forniscono al fotografo immersivo un ulteriore supporto per scattare su piani perfettamente allineati. La testa panoramica lo strumento che permette di impostare il corretto punto nodale, e correggere gli errori di parallasse, difficili da eliminare in fase di stichting. Per ottenere i migliori risultati necessario impostare la reflex in modalit manuale, abbandonando, almeno per una volta tutti i complessi automatismi che le moderne macchine sanno offrire.

Fotografia immersiva - Preparazione delle immagini Introduzione


Concluse le operazioni di scatto sul campo, cominciano ora una serie di operazioni di post produzione le quali una volta terminate, ci permetteranno di ottenere una panoramica 360 o un file multimediale. In questo capitolo esaminer le operazioni preliminari allo stitching eseguite sui singoli file. Queste operazioni non costituiscono una regola assoluta alla preparazione di un immagine immersiva, ma la mia personale esperienza, mi consiglia fortemente di eseguirle in questa fase. Quando si deve realizzare un immagine immersiva, in ogni sessione di scatto, avrete sempre il problema di rimuovere l'ombra del tripiede. Un pavimento irregolare senza dei punti di riferimento molto precisi, come terra, sabbia, neve, erba o asfalto pu essere corretto con gli strumenti offerti da Photoshop senza particolari difficolt. In particolare il timbro clone lo strumento pi indicato per questo tipo di ritocchi, poich lascia al fotografo il massimo controllo sul punto di sostituzione, lasciando la libert di impostare diametro, durezza e sorgente angolo di rotazione del timbro. Per questo tipo di interventi, dove il controllo manuale del ritocco deve essere massimo, preferisco il timbro clone agli strumenti Pennello correttivo al volo e Strumento Toppa. L'intervento di sostituzione sar pi impegnativo se il suolo presenta elementi architettonici con delle linee geometriche ben definite. In questo caso bisogna intervenire con molta cura ed caso viene valutato in funzione della complessit dell'intervento. Durante l'intervento di rimozione dell'ombra del tripiede, indipendentemente dalla complessit del ritocco, dobbiamo sempre operare prestando la massima attenzione affinch venga conferito al suolo sottostante il massimo grado di realismo e nessuna effetto residuo della sostituzione deve essere visivamente percepito. Ma non solo. Scattando su tutto l'orizzonte visibile - ovvero 360 - molto probabile che vengano fotografati elementi indesiderati che possono disturbare lo scatto. Spesso gli elementi di maggior disturbo, specie se la panoramica ha una connotazione naturalistica, sono proprio i soggetti umani, oppure automobili, biciclette, fili e tralicci dell'alta tensione, in generale oggetti che depauperano il paesaggio. Io consiglio, in questa fase che precede lo stitching, ove possibile, di rimuovere questi elementi. Si avranno dei singoli scatti pi puliti e la successiva giunzione sar ancora pi precisa.

I due esempi sotto presentano delle limitate difficolt di ritocco, certamente superabili con minimo di esperienza con lo strumento Clone di Photoshop.

Nell'immagine a sinistra l'evidente ombra del tripiede e del fotografo. Nell'immagine a destra la rimozione completa dell'ombra ottenuta con lo strumento Timbro Clone di Photoshop.

Nella fase di ritocco bisogna prestare la massima attenzione per assicurare il massimo realismo all'immagine.

Un efficace trucco
Nell'immagine sotto vi l'ombra dell'onnipresente tripiede, ma l'ombra del fotografo scomparsa. E' evidente che la superficie d'ombra prodotta dal tripiede nettamente inferiore all'ombra che si sarebbe proiettata sulla neve dal tripiede stesso pi la sagoma del fotografo. Il fotografo - in questo caso il sottoscritto - non scomparso, semplicemente ha impostato la proprio reflex con l'autoscatto a 5sec e si spostato di un paio di metri, ripetendo questa azione nei tre scatti dove era presente l'ombra del tripiede.

Conclusione
In questa articolo ho descritto le fasi preliminari di elaborazione delle immagini prima della successiva fase di stitching, durante la quale si procede alla rimozione degli eventuali elementi indesiderati nell'immagine e dell'ombra prodotta dal tripiede. Nel successivo articolo effettueremo lo stitching delle immagini per produrre un immagine panoramica completa.

Fotografia immersiva - Lo stitching delle immagini Introduzione


In questo capitolo, attraverso una serie di dettagliate spiegazioni, verranno eseguite le azioni necessarie alla creazione di un immagine panoramica: lo stitching delle immagini. Questa la fase in cui le immagini scattate devono essere fuse tra loro affinch si possa creare un immagine di dimensioni maggiori rispetto al singolo scatto. Le immagini panoramiche possono coprire una angolo di ripresa variabile, ma in questo tutorial realizzeremo un'immagine immersiva in grado di riprendere completamente tutto ci che circonda il punto di ripresa. Creato il panorama nel formato 360 x 180 possibile, con l'uso di un convertitore di formato, produrre un file multimediale interattivo con il quale l'utente, trascinando il mouse, pu navigare all'interno del panorama proprio come se fosse nel punto in cui stata eseguita foto. Negli ultimi anni la diffusione della macchine fotografiche digitali, software specifici sempre pi evoluti e potenza di elaborazione sempre maggiore a costi decrescenti hanno favorito lo sviluppo e la diffusione di questa tecnica fotografica molto particolare. Anche se possibile eseguire panoramiche orizzontali con macchine fotografiche non reflex e di costo contenuto mediante il semplice allineamento e sovrapposizione delle immagini, i risultati professionali di altissima qualit possono essere raggiunti solo con un'atrezzatura specifica e con una buona dose di esperienza.

Il software di stitching
Numerosi sono i software di stitching disponibili sul mercato, ma tra tutti quelli provati, quello che preferisco Ptgui, nel momento in cui scrivo giunto alla versione 9.1 Aprendo PtGui esso si presenta una maschera di benvenuto dove riportato il numero di versione ed il tipo di versione: Standard oppure Professional. L'interfaccia utente semplice, essenziale e razionale, ma allo stesso tempo molto efficace. In alto a sinistra posto un pulsante denominato "Advanced" che consente agli utenti pi esperti di interagire con un numero di opzioni maggiore.

Importazione delle immagini


La prima operazione che dobbiamo eseguire il caricamento delle immagini scattate all'interno di PtGui. E' sufficiente cliccare il pulsante Load Images e nella finestra di dialogo selezionare i files necessari alla creazione della nostra immagine panoramica. Nel mio tutorial i files caricati saranno i sei files scattati sull'asse orizzontale che complessivamente compongono l'intero orizzonte di 360, pi lo scatto effettuato in corrispondenza del punto di zenith, per un totale di sette scatti. Lo scatto effettuato in corrispondenza del punto di nadir lo utilizzeremo in seguito. Un'apprezzata caratteristica di PtGui la capacit di leggere i dati Exif dei singoli file per determinare la lunghezza focale dell'ottica utilizzata. La lettura dei dati Exif molto importante perch PtGui utilizzer questi valori per la corretta elaborazione delle immagini. Spostandoci nella etichetta Source Images possibile scorrere le miniature delle immagini precedentemente caricate, verificare il percorso e controllare l'altezza e la larghezza. Inoltre nella parte bassa della finestra una serie di utili pulsanti ci permettono di eseguire delle azioni quali: aggiungere, rimuovere o sostituire un immagine, spostare in alto o in basso un immagine, modificarne l'ordine.

Allineamento delle immagini


Ora giunto il momento di eseguire il primo stitching di prova per verificare la composizione del nostro panorama. Prima di eseguire lo stitching, mi posiziono sull'etichetta Source Images e clicco il pulsante Remove in corrispondenza dell'immagine con l'indice sei, ovvero lo scatto effettuato al punto dello zenith. Ptgui durante l'attribuzione degli indici alle immagini caricate utilizza la numerazione scientifica, ovvero attribuisce l'indice zero - e non uno - alla prima immagine. Per esempio, quando mi riferisco all'immagine con indice zero faccio riferimento alla prima immagine, oppure quando mi riferisco all'immagine con indice sei faccio riferimento alla settima immagine e cos via. Perch devo rimuovere l'immagine con indice sei? Osservando tale immagine, l'esperienza accumulata a creare immagini immersive, mi porta a pensare con buona ragione che PtGui non riuscir a trovare dei punti di giunzione tra questa immagine - scatto al punto dello zenith - e le altre immagini scattate sull'asse dell'orizzonte. L'immagine con indice sei quasi totalmente occupata dal cielo azzurro e dal sole, tranne un estremo lembo di rocce che occupano la parte superiore destra dello scatto. Nonostante PtGui sia un eccellente programma in grado di analizzare e trovare punti i giuntura tra le immagini, questa immagine offre veramente pochi elementi per effettuare lo stitching. Dovremo manualmente trovare dei punti di giuntura. La situazione proposta costituisce certamente un caso limite non infrequente, ma PtGui di norma si comporta molto bene nella ricerca automatica dei punti di giunzione. Eseguiamo il primo stitching di prova. Clicchiamo sul pulsante Align Images dell'etichetta Project Assistant. Apparir un finestra che informa l'utente che PtGui sta generando l'immagine panoramica. Conclusa l'elaborazione che di solito dura non di pi di una decina di secondi, si apre automaticamente la finestra del Panorama Editor. La finestra di Panorama Editor molto importante perch consente di vedere un anteprima dell'immagine panoramica, e se necessario effettuare le modifiche prima della creazione del panorama definitivo. Per ora possiamo ritenerci soddisfatti del nostro lavoro, ma non dobbiamo dimenticare che dobbiamo aggiungere l'immagine scattata in corrispondenza del punto dello zenith, precedentemente rimossa. Ci spostiamo nuovamente sull'etichetta Source Images ad aggiungiamo l'immagine utilizzando il pulsante Add nella parte in basso. Caricata l'immagine, PtGui ci avverte che non in grado di provare punti di giunzione per la nuova immagine.

Procediamo come descritto in precedenza per ricreare il panorama, ma dopo la rigenerazione del panorama notiamo qualcosa di strano. Come avevo previsto per questa immagine PtGui non stato in grado trovare in modo automatico punti di giunzione, ed ha fuso l'immagine del cielo sul panorama sottostante producendo un risultato non accettabile. In questa situazione dovremo procedere alla individuazione manuale dei punti di giunzione tra l'immagine scattata al punto di zenith e le immagini scattate sull'asse dell'orizzonte.

Ricerca manuale dei punti di giunzione


Ci spostiamo sull'etichetta Control Points, con la quale utilizzeremo gli strumenti di PtGui per individuare i punti di giunzione e creare i collegamenti tra le immagini. L'area di lavoro suddivisa in tre aree: in alto sono posizionate le immagine da giuntare, in basso i pulsanti per eseguire le azioni sulle immagini ed una tabella dei valori dei punti impostati. Dopo un analisi tra l'immagine scattata al punto di zenith e le altre che ho individuato, l'unica coppia di immagini che possibile giuntare quella con indice due e sei. In effetti l'immagine con indice sei presenta un'area utile allo stitching veramente ridotta, e non stato facile individuare nelle altre immagini un'area corrispondente.

In situazioni cos estreme PtGui mette a disposizione uno zoom molto efficace con un fattore di ingrandimento molto alto e la variazione dell'esposizione dell'immagine solo in anteprima - Preview exposure - per trovare i punti di giunzione con maggiore precisione. Tra le rocce della montagna ho individuato un cespuglio ed ho cominciato ad aggiungere dei punti di giunzione.

Successivamente ho ulteriormente aumentato il fattore di ingrandimento dello zoom per migliorare il posizionamento dei punti. Nella parte inferiore sinistra sono disponibili sei pulsanti utili per la navigazione tra le coppie di immagini e per l'analisi, l'aggiunta o la rimozione dei punti di giunzione.

Essi sono: La coppia di pulsanti Prev e Next consento un rapido spostamento tra le immagini giuntate. La funzione associata al pulsante Jump: una volta che l'utente ha inserito almeno due punti di giunzione su entrambe le immagini che formano la coppia da giuntare, Ptgui posiziona in modo automatico il cursore sull'altra immagine quando viene aggiunto un punto, lasciando all'utente la decisione di accettare la posizione suggerita o modificarla. La funzione associata al pulsante Auto e molto simile a Jump e si differenzia dalla prima dal fatto che la conferma della posizione del punto viene effettuata direttamente dal programma, indicandolo un rettangolo lampeggiante contenente il numero indice del punto assegnato. La funzione associata al pulsante Link permette di attivare lo spostamento simultaneo nelle finestre della coppia di immagini giuntate. E' una funzione molto utile poich permette di spostarsi rapidamente tra le immagini muovendo il cursore su di una sola di esse. La funzione associata al pulsante Contr. permette di aumentare il contrasto nel cursore di posizionamento a forma di lente, per una migliore individuazione del punto di giunzione.

Optimizer

Dopo l'impostazione dei nuovi punti necessario eseguire nuovamente l'Optimizer ( F5 ). La modifica anche di un solo punto di giunzione richiede che sia ricreata la mappature da

parte di PtGui. Alla conclusione del processo di ottimizzazione appare una messaggio nel quale viene visualizzata una statistiche riassuntiva della distanza media, minima e massima dei punti. PtGui esprime un giudizio in base al valore medio della distanza dei punti. I giudizi positivi sono rappresentati con il colore verde e possono essere Good e Very Good, mentre i giudizi negativi in rosso sono Bad e Not So Bad. In presenza di questi ultimi due bisogner rivedere il processo giunzione delle immagini tra loro, poich sono presenti evidenti problemi di allineamento tra le immagini. Un altro utile ed interessante strumento di PtGui la tabella Control Points che consente analisi della distanza dei punti di giunzione tra le immagini che compongono l'immagine panoramica. La tabella permette di allineare in direzione crescente o decrescente i valori in base alle colonne il che rende estremamente semplice la ricerca dei valori. I valori contenuti nella tabella assumono questo significato: tanto maggiore il valore della distanza tra i punti tanto peggiore sar l'allineamento delle immagini, tanto minore il valore della distanza tra i punti tanto migliore sar l'allineamento delle immagini. Quanto minore sar il valore medio della somma dei valori delle distanza, tanto migliore sar il risultato complessivo finale. Il giudizio dell'Optimizer si basa sull'analisi di queste informazioni.

Control Points
Direttamente nella tabella Control Points, l'utente pu decidere di eliminare quei punti che hanno dei valori troppo alti semplicemente premendo il tasto Canc, ricordandosi di eseguire nuovamente l'Optimizer ( F5 ). Inoltre sufficiente eseguire un doppio click su un valore della tabella che PtGui automaticamente si sposter sulla coppia di immagini nell'etichetta Control Points indicando in modo visivo con un quadratino lampeggiante il punto selezionato. Questa caratteristica rende PtGui un applicativo molto potente, poich offre la flessibilit dell'interazione manuale sul processo di giunzione delle immagini, necessario in quei casi in cui il software non sia in grado di garantire risultati ottimali.

Panorama Editor
Dopo aver analizzato i valori della tabella Control Points e valutato il giudizio espresso dall'Optimizer, se siamo soddisfatti del lavoro di giunzione eseguito fino ad ora, possiamo passare nel Panorama Editor per eseguire gli eventuali aggiustamenti di prospettiva e rotazione. Trascinando l'immagine tenendo premuto i tasto sinistro del mouse possibile modificare la prospettiva del panorama, mentre trascinando il panorama con il pulsante destro premuto possibile ruotare il panorama. Per trovare un preciso allineamento del panorama PtGui consente di applicare una griglia guida regolabile all'interno del Panorama Editor utilizzando il cursore centrale sotto l'immagine.

Inoltre a destra e in basso della finestra muovendo i cursori possibile regolare il ritaglio del panorama. Questa opzione non di particolare utilit nel caso si stia generando un panoramica 360 x 180 poich si andrebbe a tagliare una parte dell'orizzonte.

Creazione del panorama


Esaurito anche questo ultimo passaggio tutto pronto per la creazione dell'immagine panoramica. Andiamo sull'etichetta Create Panorama, e prima di procedere analizziamo le opzioni offerte da PtGui. Cliccando sul pulsante Set Optimim Size PtGui offre la possibilit di salvare il file con queste tre possibilit: Maximum size ( no loss of detail ) For Print (4 Megapixel) For web (0,5 Megapixel) Personalmente per creare delle bozze di lavoro utilizzo l'impostazione For Print, poich di rapida creazione e abbastanza dettagliata per avere una visione del panorama finale soddisfacente. Poi nella versione definitiva imposto la dimensione su Maximum size. Oltre alla scelta della dimensione PtGui offre la scelta del formato dei file. I formati disponibili sono: Jpeg - .jpg Tiff - .tif Photoshop - .psd Photoshop Large - .psb QuickTime - .mov

Un ulteriore opzione rappresentata dal tipo di Layers selezionabili. Anche se questa opzione utilizzabile con tutti i tipi di formato di file, essa trova il ragione di utilizzo nel formato di Photoshop, poich permettere di decidere di salvare l'immagine scegliendo l'utilizzo che si desidera fare con i livelli: Blended Panorama Only: singola immagine composta dalla fusione in un unico livello di tutte le immagini. Individual Layers Only: immagine panoramica formata dalle singole immagini disposte su pi livelli in modo da formare l'immagine intera. Blended and Layers: immagine panoramica formata dalle singole immagini disposte su pi livelli in modo da formare l'immagine intera, pi singola immagine composta dalla fusione in un unico livello di tutte le immagini. Dopo aver impostato le opzioni di salvataggio appena descritte tutto pronto per la creazione dell'immagine panoramica. sufficiente cliccare su Create Panorama e PtGui potr creare il file.

PtGui Batch Stitcher


Quando salviamo i file alla massima risoluzione indipendentemente dal formato scelto, anche su un computer recente e potente, PtGui pu impiegare diversi minuti per creare il file. PtGui mette ha disposizione una utilissima utility il PtGui Batch Stitcher. Questa utility consente di creare in background i file .pts di PtGui, lasciando libero l'utente di eseguire altre operazioni sul proprio computer. L'uso estremamente semplice ed efficace. PtGui Batch Stitcher pu essere lanciato come un normale programma dal quale si seleziona un singolo file o pi file .pts che si vogliono elaborare in background. Una volta completato l'elenco dei file da elaborare sufficiente cliccare su Start e l'utility eseguir le elaborazioni sui file selezionati con le impostazioni scelte in precedenza. A PtGui Batch Stitcher possibile accedere anche cliccando il pulsante Save and Send to Batch Stitcher nell'etichetta Create Panorama. La possibilit di elaborare i file .pts di PtGui in background si dimostra in tutta la sua efficacia nel momento in cui dobbiamo elaborare pi file alla massima risoluzione. Personalmente durante una sessione di lavoro mi concentro sulla creazione delle immagini panoramiche, senza preoccuparmi di salvare le immagini alla massima risoluzione. Dopo aver finito il lavoro di preparazione delle immagini, lascio a PtGui Batch Stitcher l'onere di creare i file definitivi delle mie panoramiche, mentre io me dedico ad altre attivit.

Risultato finale
Conclusa l'operazione di stitching, l'immagine sotto il risultato del lavoro di preparazione ed elaborazione che abbiamo in precedenza descritto in tutte le sue fasi. La parte in basso all'immagine panoramica occupata da una striscia nera corrisponde all'area dello scatto nel punto nadir, che nel prossimo articolo andremo a rimuovere e sostituire con l'area dell'immagine originale. L'immagine originale ha una dimensione di 11760px X 5880px. La dimensione del file di 55,4mb nel .jpeg salvato alla massima qualit.

Elaborazione in Photoshop
L'immagine panoramica creata pu essere ritoccata direttamente in Photoshop per una regolazione delle luci/ombre, contrasto, saturazione, ecc... In questa ultima fase opportuno un ulteriore attento esame del risultato di stitching, poich possono essere ancora presenti delle residuali imperfezioni nella giunzione delle immagini. Per tanto controllando l'immagine ad un fattore di ingrandimento del 100%, sar opportuno intervenire con il Timbro Clone laddove si manifestassero delle irregolarit. Questo ulteriore controllo dell'immagine panoramica, successivo allo stitching, diversamente da quello che effettuo sulle singole immagini prima della loro giunzione. Questa doppia verifica precedente e successiva allo stitching solitamente garantisce un elevatissima qualit finale del panorama.

Fotografia immersiva - Ricerca automatica dei punti di giunzione Introduzione


Nel capitolo dedicato allo stitching abbiamo osservato l'incapacit di PtGui di trovare dei punti di giunzione tra l'immagine scattata allo zenith e le immagini scattate sull'asse orizzontale. In realt il comportamento di PtGui ampiamente giustificato, visto che l'immagine scattata in corrispondenza del punto dello zenith presenta un area utile in alto a destra non superiore al 5% dell'immagine stessa, mentre il restante completamente occupato dal cielo limpido ed azzurro. L'esempio proposto (vedi capitolo stitching) certamente un caso limite di assoluta o quasi assenza di aree utili per la ricerca di punti di giunzione, ma non per questo improbabile durante una sessione fotografica. In queste situazioni importante avere una conoscenza di PtGui degli strumenti per la ricerca, alla quale si deve sempre affiancare una certa dose di esperienza operativa. PtGui, nel tempo, e nel susseguirsi delle versioni, si guadagnato un'ottima fama di programma di stitching proprio per la capacit di cercare in modo rapido ed efficiente i punti di giunzione tra le immagini. Esclusi i casi limite vi presento una panoramica nella quale Ptgui, in modo totalmente automatico, ha cercato e trovato di punti di giunzione tra lo scatto al punto allo zenith ed un immagine scattata sull'asse orizzontale con una precisione ed accuratezza straordinaria. Certamente l'immagine di partenza ha fornito al programma dei riferimenti precisi ed identificabili, ma assolutamente apprezzabile il lavoro svolto completamente in automatico da PtGui.

Come abbiamo appreso nel capitolo dedicato allo stitching, necessario eseguire l'Optimizer ( F5 ) per ricreare la mappatura di PtGui necessaria all'allineamento delle immagini e per poter analizzare i valori delle distanze dei punti nella tabella di Control Point. Il giudizio di PtGui espresso nella finestra di dialogo Very Good, un giudizio eccellente considerando che tutto il processo di ottimizzazione delle immagini stato eseguito in automatico.

Ptgui ha generato una mappature di punti di giunzione praticamente perfetta senza nessun intervento manuale da parte dell'utente. Un risultato eccellente, apprezzabile visitando il relativo Virtual Tour 360 al link: http://www.marcostucchi.com/Panoramiche/VirtualTour/vt_01.html

Fotografia immersiva - Le facce del cubo


Nel precedente capitolo abbiamo percorso le fasi per la creazione di un'immagine panoramica. In questo capitolo utilizzer il programma Pano2VR per la correzione del cerchio nero in corrispondenza del punto di nadir e la creazione dei file interattivi in formato Adobe Flash o Quicktime.

Importazione dell'immagine
La prima operazione da eseguire caricare il file dell'immagine panoramica. Due sono le possibilit offerte. La prima, trascinare il file dalla cartella dove contenuto sull'area tratteggiata in primo piano indicata con Trascina qui un panorama.

La seconda, caricare il file dell'immagine panoramica utilizzando il pulsante Seleziona File. Si apre una finestra di dialogo, dalla quale si pu selezionare il tipo di panorama da caricare tra quelli contenuti nell'elenco. Questa opzione si dimostra particolarmente utile nel

momento in cui si debba caricare un panorama formato da singole facce del cubo, poich possibile impostare singolarmente ogni lato del cubo del panorama. Dopo aver selezionato il file da caricare, Pano2VR lo carica all'interno del programma eseguendo un ridimensionamento dell'immagine. Alla fine del processo di elaborazione nella parte sinistra delle finestra in primo piano viene presentata un'immagine ridotta del file caricato. In questa fase l'utente pu gi eseguire delle importanti regolazioni sui parametri di visualizzazione finale del panorama in formato multimediale, indipendentemente dal formato che successivamente sceglier per l'esportazione.

Parametri di apertura
La finestra Parametri di Apertura, consente di regolare la modalit con cui si presenter l'immagine nel momento in cui verr caricata nel player. I parametri di apertura permettono di regolare la rotazione, l'inclinazione e l'angolo di campo del panorama al momento dell'apertura. Il parametro Margini permette di regolare l'area visibile del panorama durante la navigazione interattiva, limitandone alcune aree. Questa opzione viene a volte utilizzata per inibire la navigazione dell'utente nell'area corrispondente il punto del nadir poich quest'ultimo non stato possibile correggerlo. Per finire il parametro Angolo di Campo - Zoom - permette di impostare l'ingrandimento minimo e massimo della funzione zoom.

Importazione dell'immagine equirettangolare nelle facce del cubo


Dopo aver impostato i parametri di apertura, convertiamo il file precedentemente caricato in un cubo selezionando il pulsante Converti Input. Pano2Vr fornisce delle opzioni per il salvataggio della facce del cubo che lascio invariate tranne l'opzione Formato che imposto su Tiff. Conclusa la conversione dell'immagine equirettangolare nelle facce del cubo, nella cartella di progetto possibile vedere le miniature dei file generati ed osservare il lato in basso del cubo che necessita della correzione del punto del nadir.

Correzione in Photoshop della faccia del cubo corrispondente al punto di nadir


Ci avviamo ad eseguire un'importante operazione prima di convertire definitivamente l'immagine panoramica in file multimediale. Dobbiamo eseguire la correzione del punto corrispondente al punto di nadir, che dopo la conversione del panorama in facce del cubo corrisponde al lato inferiore. Dobbiamo rimuovere il disco nero e sostituirlo con l'area dell'immagine che andremo ad estrarre dalla foto originale che fino ad ora non avevamo utilizzato. Per questo tipo di intervento correttivo utilizzeremo gli strumenti di Photoshop. Per eseguire questo tipo di correzione non esiste una procedura ripetibile e standardizzata, ma soltanto un insieme di esperienze che permettono ad ogni situazione che si presenta, di risolvere nel migliore dei modi il problema. Prima di tutto necessario individuare della foto originale l'area che dovr essere copiata nella faccia del cubo da correggere. Dopo aver copiato l'area interessata nell'immagine da correggere, lo strumento che meglio si adatta a questa elaborazione Trasforma e Altera Immagine, poich permette di stirare la parte da correggere. Una volta eseguito l'adattamento tra l'immagine di destinazione e l'area sorgente, lo strumento Timbro Clone consente di eliminare ogni residuale presenza di elementi di giunzione ancora visibili. Il disco nero presente nella faccia del cubo stato sostituito con la corrispondente area nell'immagine originale, ed stato completamente eliminato ogni punto visibile di giunzione. Nessuna faccia del cubo necessita di ulteriori correzioni. Ora sar sufficiente premere il pulsante Seleziona File, e nella finestra che si presenta sar sufficiente ricaricare la faccia del cubo corrispondente alla faccia bassa.

Importazione delle facce del cubo


Pano2VR, come in precedenza era successo quando stata caricata l'immagine equirettangolare, visualizza sulla finestra in primo piano una miniatura del panorama caricato, in questo caso la sagoma di un cubo aperto proiettato su una superficie piana.

Esportazione del cubo in file multimediale


Pano2VR ora pu convertire le facce del cubo in una file multimediale per un esperienza di navigazione interattiva a 360. Nella parte destra della finestra principale di Pano2VR selezionare dall'elenco Nuovo Formato di Output, scegliere tra Flash o QuickTime. La finestra Esporta Flash si presenta suddivisa in tre etichette: Impostazioni, Impostazioni Avanzate ed Html.

Nonostante le impostazioni offerte all'utente sono molte, la maggior parte di esse non necessita di spiegazioni poich sono di semplice interpretazione e di intuitiva comprensione. Mi voglio comunque soffermare su quelle meritevoli di approfondimento. Quando si crea un file multimediale opportuno considerare il rapporto tra qualit del file, prodotto e dimensione, tanto pi se quest'ultimo sar pubblicato su internet e reso fruibile attraverso un browser. Un file dalle dimensioni importanti certamente conserver dettagli e sfumature cromatiche maggiori, ma necessiter di un tempo di download molto lungo. Viceversa un file dalle dimensioni ridotte sar rapidamente accessibile, penalizzando i dettagli dell'immagine. In questa situazione necessario trovare un congruo equilibrio tra dimensione e qualit dell'immagine. Le opzioni che consentono di regolare questa scelta sono la Dimensione delle Facce del Cubo e la Qualit dell'Immagine. Personalmente imposto la Qualit dell'Immagine su un valore compreso tra 60 e 90 e la Dimensione delle Facce del Cubo tra 900px e 1600px che mi permettono di creare file multimediali di buona qualit con una dimensione compresa tra 1.8MB e 3.8MB, valori accettabili con una connessione a banda larga. Un'altra opzione che di regola utilizzo Abilita la Rotazione Automatica del panorama. Concluso il caricamento del file, possibile impostare la Velocit di rotazione ed il Ritardo affinch il panorama ruoti automaticamente all'interno del player. Pano2VR fornisce un utile strumento per personalizzare l'interfaccia ed i controlli durante il caricamento dei file e durante la navigazione.

Editor interface
Durante il download dei files multimediali, che certamente possono impiegare qualche decina di secondi, utile fornire al visitatore una barra di avanzamento del download. Lo strumento Editor Interface permette di personalizzare il caricamento dei file inserendo il proprio logo e fornendo un completo controllo dei pulsanti di navigazione attraverso la gestione degli eventi. Questa caratteristica rende questo strumento molto utile per arricchire la navigabilit del file multimediale. Pano2VR fornisce di default una serie di template per l'Editor Interface pronti all'uso, che certamente conviene prendere come spunto di partenza per creare le proprie interfacce personalizzate.

Formato multimediale Flash


Impostate le opzioni per la creazione del file multimediale, sar sufficiente cliccare il pulsante OK dopo aver deciso il percorso dove salvare il file del panorama multimediale.

Immagine panoramica definitiva


Proiezione finale della panoramica equirettangolare dopo la correzione del punto di nadir. Nell'articolo introduttivo avevo detto che questa immagine sarebbe stato il nostro punto di partenza e di arrivo. Abbiamo concluso il nostro percorso tra le numerose fasi per la creazione di un'immagine panoramica, ed alla fine l'immagine che avevo scelto come punto di partenza diventata in nostro, e spero gradito, risultato finale.

Fotografia in 3D
Faccio la fondamentale premessa che per avere una foto 3D ci vuole un apparecchio di ripresa 3D che scatti due fotografie da due punti di ripresa distanti tra di loro alcuni centimetri (la distanza che c' tra i nostri occhi). Le elaborazioni che partono da un singolo scatto non forniscono immagini 3D ma al pi immagini con un leggero effetto rilievo, concretamente non possono fornire immagini con informazioni aggiuntive come le vere immagini 3D.

Fujifilm FinePix Real 3D W3

Ma se non abbiamo una fotocamera che faccia foto in 3D, cio quelle macchine fotografiche che hanno due obiettivi, come si fa? Il procedimento semplice ma si pu applicare solo con soggetti statici, quindi paesaggi, panorami, statue, monumenti ecc... In fase di scatto si deve cercare di riprodurre la distanza dei due occhi. Per avere risultati ottimi, non deve esserci nessuno spostamento nella scena inquadrata e ci garantito solo da due scatti sincronici. Inoltre lo slittamento deve mantenersi sullo stesso piano, in maniera assoluta, altrimenti avremo un risultato mediocre. Quindi con una macchina fotografica normale si deve fare un primo scatto e poi spostarsi a destra o sinistra sulla stessa linea di qualche centimetro e mantenendo la stessa lunghezza focale. Esiste una testa chiamata "macro rails" grazie alla quale possibile spostare la fotocamera fino a 10cm sullo stesso piano. In post produzione una volta realizzate le 2 foto non ci resta che elaborarle con un semplice software capace di realizzare immagini tridimensionali chiamato ArBaGlyph, il programma gratuito ed scaricabile da questo sito: http://www.arba3d.com/
Macro Rails

Foto in 3D da un singolo scatto - Tutorial Photoshop

Dopo l'applicazione dell'effetto 3D potremo vedere le nostre foto con gli occhiali Rosso/Blu, ci vogliono proprio quelli che hanno questa colorazione delle lenti, quelli che danno al cinema (che hanno le lenti nere) non funzionano per vedere le foto in 3D realizzate con photoshop. Il risultato finale spettacolare, guardate con gli occhialini l'immagine in alto rendervene conto. per

Devo ringraziare Francesco Marzoli che ha realizzato il tutorial originale da cui ho derivato questo, nella sua utilissima guida per semplicit l'effetto viene spiegato su una foto a sfondo semplice, vediamo cosa cambia su una foto con uno sfondo pi complesso. Link video tutorial di Francesco Marzoli: http://www.youtube.com/watch?v=uxiKHRSIejM Passaggi per realizzare fotografie 3D: 1) Apriamo una fotografia con Photoshop CS5, se la foto scattata con una reflex moderna e non avete una scheda video molto potente consiglio di ridimensionare l'immagine a 2000 pixel (o meno) senn a un certo punto del tutorial vi bloccherete per un messaggio di errore. 2) IN TEORIA: Dobbiamo staccare il soggetto principale dallo sfondo, con una "mappa in scala di grigi", lo sfondo dovr avere un colore pi scuro mentre gli elementi che devono apparire pi vicini avranno un colore pi chiaro. Per esempio nella foto che vedete qui sopra il cielo dovr essere grigio molto scuro, quasi nero, il mare grigio medio e il soggetto principale (che sono io) e le rocce grigio chiaro.

IN PRATICA: Oltre al livello sfondo create un nuovo livello (il livello 1), poi tornate a selezionare il livello "sfondo", con lo strumento di selezione rapida, scontornate il soggetto principale dallo sfondo, se avete selezionato lo sfondo della foto andate sul livello 1, prendete lo strumento secchiello e riempite la selezione col grigio scuro, poi tornate sul livello denominato "sfondo" invertire la selezione, tornate sul nuovo livello e usando sempre il secchiello usate un grigio pi chiaro. Nel caso della mia foto il risultato questo

3) Dopo aver fatto ci, per non avere dei bordi troppo netti e avere un effetto pi realistico, selezionate il nuovo livello, andate su Filtro - Sfocatura - Controllo sfocatura (impostate il valore 2). 4) Interveniamo con il 3D, sempre con il livello 1 selezionato andiamo su 3D - nuova trama da scala di grigio - piano, come potete vedere viene creato un oggetto avanzato e al suo interno ci sono le opzioni del 3D.

5) Andiamo ad incollare la foto originale su questo risultato, disattiviamo il livello 1, selezioniamo il livello di sfondo, facciamo click su selezione - tutto, andiamo su modifica - copia, andiamo su selezione - deseleziona, per togliere la selezione una volta copiato, andiamo ad incollare il nostro contenuto, riattiviamo il livello 1 e facciamo click due volte pi in basso su texture - diffusione - livello 1 (come nella figura qui a destra) 6) Si aperto il file dell'oggetto avanzato, incolliamo qui sopra la nostra foto, andiamo su modifica - incolla, ora andiamo su File - Salva, poi andiamo di nuovo su File - Chiudi, Attenzione non stiamo chiudendo il progetto su cui lavoriamo stiamo chiudendo solamente il file dell'oggetto avanzato di photoshop, se non salviamo e chiudiamo questo file non possiamo andare avanti.

7) Andiamo sul pannello 3D, se non lo visualizzate attivatelo andando su Finestra - 3D, 8) Dal pannello 3D sulle impostazioni di rendering fate click su modifica, su stile lato scegliamo texture non illuminata, facciamo click su ok, poi andiamo di nuovo su modifica e abilitiamo l'ultima voce, su tipo stereo scegliamo Rosso/Blu e alla voce Piano focale impostiamo 0 mentre alla voce Parallasse impostiamo il valore 100, ecco il valore fondamentale di cui vi parlavo, praticamente maggiore questo valore, maggiore sar la profondit di campo. Il piano focale determina la distanza del soggetto, in avanti oppure indietro rispetto al centro focale del riquadro.

9) Ora non ci resta che deselezionare il livello di sfondo, ritagliare la nostra immagine in modo da non avere un bordo bianco attorno e salvare il file nel formato che pi ci utile. Con questo procedimento se avete caricato originariamente un'immagine da 2000 pixel per lato maggiore, vi ritroverete un'immagine 3D da 1200 pixel per lato maggiore.

TECNICA FOTOGRAFICA - COME FOTOGRAFARE...


Se prima abbiamo visto i principi cardine della fotografia adesso vediamo come applicarli per ottenere determinati risultati, considerate questo capitolo come una lista di "HOW TO" cio "COME FARE A" o nel nostro caso "COME FOTOGRAFARE...". Ecco un elenco di cosa imparerete: Come fotografare di notte, i segreti della fotografia notturna Come fotografare la neve Come fotografare il fuoco Come fotografare i fuochi d'artificio Come fotografare i fulmini Come fotografare il fumo Effetto Panning Light Painting Realizzare foto ai concerti Come fotografare le gocce d'acqua

Fotografia notturna

Foto di Matthew Grapengieser - mailto:Flickr.com/photos/33237881@N08/

La tecnica per realizzare quegli splendidi paesaggi urbani fotografati durante la notte non difficile come pu sembrare, ci vuole solo molta pazienza e l'attrezzatura giusta.

Attrezzatura essenziale: Fotocamera: consiglio lutilizzo di una reflex per motivi legati alla qualit dellimmagine, alla stabilit dovuta al suo peso e alla possibilit di cambiare ottiche. Ottiche: abbiamo gi parlato dei vari tipi di obiettivi e delle lunghezze focali, dipende tutto dal risultato che si vuole ottenere, per la fotografia di paesaggi notturni sono consigliati i grandangolari o gli zoom do elevata qualit che vanno dal grandangolo al medio tele, anche fish eye se volete Foto di Neil Kremer Flickr.com/photos/neilarmstrong2/ ottenere risultati particolari. Un telecomando: in questo genere fotografico la stabilit della fotocamera tutto! Anche se usate un cavalletto per quanto robusto sia le vibrazioni causate dal dito durante la pressione del pulsante di scatto provocheranno del micro mosso. La migliore soluzione lacquisto di un telecomando per comandare a distanza la reflex, se non avete il telecomando potete usare lautoscatto. Un treppiedi: accessorio fondamentale per tenere ferma la fotocamera, ne esistono di diversi tipi, la regola fondamentale da seguire nella scelta di un treppiedi quella di non prendere il cavalletto pi leggero, prendetene uno che non sia eccessivamente pesante da trasportare ma che abbia un peso tale da non essere mosso facilmente dal vento, cercate un buon compromesso tra peso e maneggevolezza. Alcuni modelli hanno una colonna centrale estraibile o scomponibile, che consente unampia apertura delle gambe, questo facilita lo scatto a filo del terreno (utile soprattutto per gli appassionati di macrofotografia), sul treppiede possono essere applicati diversi tipi di teste snodabili, come per esempio la testa a sfera che permette un posizionamento istantaneo e semplifica lutilizzo dei teleobiettivi, mentre la testa semplice favorisce movimenti separati su tre assi, esistono anche impugnature tipo joystick con blocco a grilletto e posizionamento rapido. Assicuratevi che nella testa vi sia incorporata la bolla di livello.

Ora che abbiamo preparato tutta lattrezzatura necessaria non resta che aspettare che faccia buio e cercare una zona che ci piace, per iniziare consiglio di fotografare la citt dallalto in modo da non essere disturbati da auto o persone di passaggio (le luci delle auto da lontano creeranno delle bellissime scie luminose che daranno un valore aggiunto alla nostra fotografia).

COME IMPOSTARE LA FOTOCAMERA: Un errore comune a molti lalzare inspiegabilmente la sensibilit ISO, nonostante la foto sia fatta a un soggetto statico muniti di cavalletto. Se avete capito la spiegazione sulle basi della fotografia e sulla sensibilit ISO capirete che una scelta infelice perch provoca del rumore elettronico inutile e orribile da vedere soprattutto in una foto di questo tipo. Gli ISO devono stare ai valori standard! Il diaframma va impostato a f11 per avere una buona profondit di campo e un'ampia zona dell'immagine messa a fuoco, una fotografia di paesaggio anche se notturna ha bisogno di diaframmi chiusi. Il tempo di esposizione varia a seconda della scena fotografata, devono essere utilizzati tempi di esposizione lunghi per via della scarsissima quantit di luce, la mia fotocamera per esempio arriva a 30 secondi dopo di che appare una scritta "BULB" Foto di Vinoth Chandar ovvero la famosa posa B di cui abbiamo gi Flickr.com/photos/vinothchandar/ parlato a pag. 64. L'usare tempi lunghi (alle volte anche nellordine dei minuti) rende necessario l'utilizzo di un cavalletto. Se volete realizzare l'effetto "scie luminose" come nella foto alla pagina precedente di Neil Kremer basta fotografare le macchine che passano usando tempi lunghi.

ATTENZIONE: Con pose lunghe e utilizzando diaframmi pi chiusi di f11 le luci (come quelle dei lampioni potrebbero apparire come stelle a varie punte), il fenomeno dovuto alla luce radiante che si riflette sulle lamelle del diaframma e varia molto da un obiettivo all'altro. Inoltre la fotocamera durante le lunghe esposizione si riscalda molto, controllate il massimo tempo di posa B consentito sul libretto di istruzioni della macchina fotografica, tra uno scatto e laltro prendete un po' di tempo per evitare guasti da surriscaldamento. Se invece di sera volete fotografare soggetti in movimento senza avere un effetto mosso dovete usare tempi pari o al di sopra di 1/100 di secondo, diaframma pi aperto possibile (si consiglia di usare ottiche luminose) e ISO sopra gli 800, questo considerano una lunghezza focale massima di 50mm. Chi possiede fotocamere professionali di alto livello con sensore Full Frame non ha problemi ad alzare gli ISO perch il rumore generato davvero insignificante. Al riguardo vi consiglio di andare a cercare i test ad alti ISO delle top di gamma delle varie case produttrici. Mentre una Reflex entry level gi ad 800 ISO presentano un fastidioso rumore e perdita di dettaglio.

Come fotografare la neve

Foto di Laszlo Ilyes - Flickr.com/photos/laszlo-photo/

Vi sar sicuramente capitato di provare a fotografare la neve affidandovi all'automatismo della fotocamera, ottenendo per risultati scadenti, scommetto che la foto che avevate ottenuto risultava grigia e sottoesposta. Questo perch la neve inganna sia l'esposimetro sia il bilanciamento del bianco delle nostre fotocamere, perch riflettendo i raggi del sole si comporta come una seconda fonte luminosa, la fotocamera nel calcolare l'esposizione la interpreta come area sovraesposta e cerca di ricondurre i valori a un grigio medio, vale a dire ad una tonalit meno riflettente rispetto al bianco. Esistono diversi accorgimenti da adottare per avere dei buoni risultati: Il pi semplice e ovvio scattare col programma neve, che bilancia i bianchi adeguatamente e fornisce coppie tempo-diaframma adatte per ottenere foto correttamente esposte. Se invece volete fotografare in modalit manuale usate l'esposimetro in modalit spot, e puntatelo su una zona chiara dell'immagine per il calcolo dell'esposizione. Durante le giornate di sole la neve riflette l'azzurro del cielo, impostate il bilanciamento del bianco personalizzato e regolatelo inquadrando la neve (occhio che non presenti ombre). Poich la neve riflette la luce ingannando la macchina fotografica, sovraesponete di circa un valore rispetto a quello proposto dalla fotocamera.

Attenzione, vi consiglio di portarvi il battery grip oltre alla batteria della fotocamera, perch alle basse temperature la durata delle batterie pi breve.

Come fotografare il fuoco


Perch fotografare il fuoco spesso risulta difficile? Il fuoco inganna lesposimetro della nostra fotocamera producendo pi radiazione infrarossa che luce, le radiazioni infrarosse non sono utili alla riproduzione fotografica a meno che non si modifichi la fotocamera in modo tale da poterla catturare. Esistono dei piccoli accorgimenti per fotografare il fuoco, ipotizziamo di fotografare un fiammifero acceso: Scattare in un ambiente buio per evitare che altre fonti luminose falsino l'esposizione. Impostare la messa a fuoco manuale per non avere ritardi nello scatto. Aprire il diaframma in modo tale da sfocare lo sfondo e cercare di lavorare con tempi rapidi da 1/80 in poi, con tempi di esposizione troppo lenti la fiammata potrebbe diventare un tutt'uno poco bello da vedere.

Brian Finifter Flickr.com/photos/hamillianact or/

Esistono molteplici soluzioni per fotografare il fuoco e variano a seconda delle situazioni: 1. Caminetto acceso: misurare l' esposizione per il fuoco, sottoesporre di almeno 2 stop e compensare l' ambiente col fill-in flash. 2. Mangiafuoco: misurare l' esposizione sul volto del mangiafuoco e sottoesporre di 1 o 2 stop. 3. Fal: come per il caminetto ma senza fill-in, si pu sottoesporre di 1 solo stop se la silhouette delle persone intorno al fuoco un po' debole.

Foto di Denise Cross - Flickr.com/photos/ldcross/

Come fotografare i fuochi d'artificio

Foto di Mugley - Flickr.com/photos/mugley/

Per fotografare i fuochi d'artificio si deve impostare la macchina in modalit manuale e messa a fuoco manuale, si usano tempi che vanno dai 3 ai 5 secondi, diaframma a f11, ISO Standard (quindi 100 o 200 ISO dipende dalla vostra fotocamera), i valori di diaframmi e tempi appena detti sono indicativi poich variano a seconda dell'intensit dei fuochi e dalla focale utilizzata. Per ottenere risultati d'impatto si deve usare un cavalletto e la posa B con il telecomando e chiudere l'otturatore dopo 2 o 3 secondi circa dall'esplosione. Attenzione, ricordatevi di togliere ogni sistema di riduzione del rumore per le pose lunghe, questo consiglio vale anche per la fotografia notturna.

Come fotografare i fulmini

Foto di John Fowler - Flickr.com/photos/snowpeak/

Per fotografare i fulmini si deve utilizzare un cavalletto e posa b (lo stesso discorso fatto per fotografare i fuochi dartificio). Il diaframma va impostato almeno a f11, non consiglio di tenere un diaframma pi aperto. I tempi di scatto devono aggirarsi intorno ai 15 secondi, pi lungo il tempo d'esposizione pi probabilit ci sono che cada un fulmine mentre abbiamo l'otturatore aperto, il tempo d'esposizione massimo non dovrebbe superare i 30 secondi. Gli ISO non vanno modificati, devono rimanere quelli standard su cui impostata la macchina, fotografica.

Come fotografare il fumo


Per chi alle prime armi fotografare il fumo pu risultare molto difficile. Lattrezzatura necessaria un flash, uno snoot, un riflettore, un fondale nero ed un po' di incenso (o qualsiasi altra fonte che generi del fumo per un tempo abbastanza prolungato). Il flash con lo snoot deve essere puntato attraverso il fumo verso il riflettore e con entrambi dovrete fare attenzione a non fare arrivare della luce sul fondale che dovr essere sottoesposto. Impostate la messa a fuoco manuale e mettete a fuoco poco sopra la punta dellincenso. Dopo aver spento la luce potete iniziare a scattare, avendo cura di impostare un diaframma che vi dia una sufficiente profondit di campo ed un tempo di esposizione che vi consenta di congelare il fumo. Il fumo sempre in gradazioni di grigio e per colorarlo potete provare a colorare la luce del vostro flash oppure lavorare con il fotoritocco.
Foto di Andrew Magill Flickr.com/photos/amagill/

Effetto Panning

Foto di Anita Ritenour - Flickr.com/photos/puliarfanita/

Per realizzare leffetto panning si deve impostare la fotocamera in manuale, in teoria ci vorrebbe un treppiede ma si pu anche tenere la fotocamera in mano se la luce non troppo scarsa. Come prima cosa dovete disattivare il VR, a meno che non sia un sistema per la sola stabilizzazione verticale. Impostate la modalit di scatto continuo e la messa a fuoco continua, impostate un solo punto di messa a fuoco e puntatelo sul soggetto, a seconda della sua velocit imposteremo un tempo di scatto che non sia n troppo lento n troppo lungo, non dobbiamo congelare l'azione n rischiare che il soggetto venga mosso! Per la tecnica di ripresa basta seguire il soggetto con la fotocamera e premere il pulsante di scatto senza interrompere il nostro movimento. Con questa tecnica resta relativamente fermo il soggetto principale e abbastanza mosso lo sfondo conferendo alla composizione una sensazione di movimento, sappiate che quasi impossibile che tutte le parti del soggetto risultino perfettamente a fuoco.

Light Painting, come disegnare con la luce

La foto che vedete non un fotomontaggio, uno scatto realizzato con la tecnica del "light painting", una tecnica abbastanza semplice ma divertente, per poterla realizzare abbiamo bisogno di una fotocamera digitale che possa essere utilizzata in manuale, un cavalletto e una torcia. Fissate la macchina fotografica su un cavalletto, rendete totalmente buia la stanza in cui siete, regolate il tempo di apertura dell'otturatore (consiglio un tempo non inferiore ai 15 secondi), premete il pulsante di scatto e a questo punto potete dare libero sfogo alla vostra fantasia scrivendo il vostro nome o passando direttamente a cose pi complicate ed elaborate.

Foto di Sean Rogers - Flickr.com/photos/rogerss1/

Come fare le foto ai concerti

Foto di Martin Fisch - Flickr.com/photos/marfis75/

La prima difficolt entrare al concerto. Se paghiamo il biglietto, in molti posti non siamo autorizzati a portare una reflex, quindi importante cercare di ottenere un pass stampa, non difficile come potremmo pensare. Proviamo a proporre i nostri servizi ai siti web dellorganizzazione di concerti e festival: potrebbero decidere di metterci alla prova, e magari anche tenerci con me ha funzionato. In alternativa, offriamo la copertura del concerto a un quotidiano locale o contattiamo direttamente il locale o il teatro in alcuni casi potrebbero offrirci un pass in cambio della possibilit di usare le nostre foto. Prendiamo in considerazione la posizione di riflettori e microfoni. Scattiamo qualche immagine di prova prima che lartista salga sul palco o, se possibile, durante il concerto dei supporter, per verificare le condizioni e la resa delle nostre impostazioni. Senza flash siamo obbligati ad affidarci alle luci del palco, condizione difficile ma che aggiunge grande atmosfera. Un obiettivo f/2,8 molto utile sui palcoscenici meno illuminati, ma non essenziale, se non ne abbiamo uno, limitiamoci a impostare valori ISO pi alti. Le luci di solito si muovono secondo disegni precisi, quindi stiamo pronti a scattare quando la luce disponibile sul palco arriva al massimo e il soggetto perso nella propria musica. Possiamo ottenere splendide immagini anche del pubblico dei festival allaperto. Usiamo un teleobiettivo e scattiamo dallalto, in modo da eliminare gli elementi di distrazione. E ricordiamo di portarci anche un grandangolo per ampie visioni dinsieme della folla! Avere

due corpi macchina, uno con un grandangolo e uno con un teleobiettivo rende le cose molto pi semplici. Scattare fotografie durante i concerti notturni non una cosa semplice, anzi, la considero come una delle situazioni pi difficili. Le difficolt che potremmo incontrare sono di vario tipo, come il bilanciamento del bianco (a causa delle luci colorate) e del calcolo della misurazione dell'illuminazione. Ricordiamoci inoltre che in queste situazioni il soggetto o i soggetti, se si trattano di un gruppo, sono sempre in movimento ed facile che quindi escano foto mosse per un tempo di esposizione troppo lungo. Bisogna essere ben attrezzati per scattare foto ai concerti e quindi vi serve un obiettivo che abbia una grande apertura per poter catturare tanta luce con tempi di scatto rapidi, ma deve avere anche una buona escursione focale, specialmente se vi trovate lontani dal palco. Un esempio di obiettivo che rispecchia questo profilo pu essere il Canon EF 70-200 f/2.8 L USM.

Foto di Christian Holmr Flickr.com/photos/crsan/

Nel caso in cui abbiate ulteriori problemi con la corretta esposizione e foto mosse, provate a guadagnare anche qualche stop: abbassate di 1/3 o 2/3 stop e scattate a ISO 800 o 1600, ci penserete successivamente a recuperare l'esposizione e a correggere il disturbo in post produzione con un opportuno software di fotoritocco. Da questo potete capire che certe volte alzare gli ISO diventa indispensabile soprattutto quando non volete scattare a tutta apertura con le ovvie conseguenze che ne derivano, quindi vi servono corpi macchina che possano scattare ad alti ISO senza generare troppo rumore (reflex semi-pro in su). Per quanto riguardano concerti in interni o teatri, la cosa un pochino pi semplice per il fatto che le azioni degli attori non sono del tutto imprevedibili. Ah! Dimenticavo l'ultimo consiglio: state lontano dai laser! Articolo scritto da Pham Anh Vu pavphotography.altervista.org

Come fotografare le gocce

Come fotografare le gocce ce lo spiega Massimo Allegritti autore di questo articolo e delle foto in esso presenti, questo e il suo blog arte-liquida.blogspot.com Per prima cosa elenchiamo il necessario: 1 Cavalletto 2 Macchina fotografica digitale Reflex che abbia la possibilit di controllare flash remoti 3 Flash esterno pilotabile da remoto (con o senza cavo) 4 Comando remoto, preferibilmente a filo. 5 Ottica con ridotta distanza di messa a fuoco. Lideale unottica macro, io uso unottica che ha una distanza di MAF di 28cm, pi che sufficiente per questo uso. In alternativa, ottica fissa da 50mm con tubi di prolunga. 6 Uno "stativo" sul quale fissare "lerogatore" di gocce: io uso una vecchia lampada da scrivania cui ho tolto la parabola. 7 Un erogatore di gocce: un contagocce o una siringa senza ago. Lideale sarebbe un flussometro, di quelli che si usano per dosare lerogazione delle flebo (Buona ricerca!) 8 Un pannello di qualsiasi tipo/colore/materiale sul quale far cadere le gocce 9 Un pannello riflettente: io uso una mensola Ikea (modello LACK)

10 Un sacchettino di plastica o qualcosa del genere per proteggere lobiettivo dagli schizzi. 11 Il liquido da far gocciolare: potete sbizzarrirvi a seconda degli effetti desiderati.

Primo step: prepariamo il nostro set


Fissiamo il contagocce sullo stativo e questultimo al tavolo sul quale abbiamo messo il ripiano sul quale faremo cadere le gocce. Posizioniamo la fotocamera in un angolo di circa 15-20 rispetto al piano, e comunque a seconda delleffetto che vogliamo ottenere. Con angoli prossimi allo 0, cio con il piano focale parallelo alla traiettoria di caduta della goccia, si ottengono immagini della sola corona dacqua, senza i riflessi sul piano. In questo caso dobbiamo stare attenti allo sfondo. Angoli maggiori di 20 portano a mostrare maggiormente la forma circolare della corona, con il risultato che le goccioline che si staccano risulteranno meno evidenti, cos come sar meno evidente il riflesso sul piano. Personalmente, preferisco angoli di 15-20 in quanto posso ottenere il riflesso sul piano (se lo voglio), e far risaltare le goccioline che si formano sopra la corona.

Contagocce

Pulsante di scatto

Secondo step: Impostazione della macchina


- MAF manuale - Scatto in modo Manuale, cos da avere pieno controllo di tempi e diaframmi - Sensibilit tra ISO tra 100 e 200 max - Se possibile, attivare la modalit "Mirror Up". Questo accorgimento, pi che a ridurre le vibrazioni, serve a ridurre il tempo che intercorre tra la pressione del tasto di scatto e lapertura dellotturatore. Scattare con lo specchio gi alzato permette di risparmiare quei millisecondi fondamentali per questo tipo di foto. - Impostate il flash interno in modo che comunichi con quello esterno: regolate manualmente la potenza del lampo a 1/64

Terzo step: prima di iniziare


Prima di iniziare dobbiamo verificare che luce e nitidezza corrispondano a ci che vogliamo ottenere. Regolate la MAF con un piccolo oggetto, posizionandolo nel punto in cui farete cadere la goccia. Dopodich, con un cucchiaino, mettete un po di liquido sul piano, nellarea in cui cadranno le gocce. A questo punto impostate il diaframma a F16 e il tempo di scatto a 1/125 e fate una foto di prova senza luso dei flash. Vi servir a capire quanta luce di sottofondo presente nella scena. Meno ce n, chiaramente, meglio . Se volete ridurre ulteriormente, impostate il tempo di scatto a 1/160 o max 1/200. A questo punto attiviamo i flash. Per avere maggiore tridimensionalit, preferibile posizionare il flash esterno sul lato della scena. Posizioneremo quindi il pannello riflettente dalla parte opposta. Il flash esterno dovr essere regolato a una potenza di 1/128, in modo da avere il pi breve tempo di emissione del lampo: ci ci permette di congelare la scena con maggior dettaglio. Laltro parametro da regolare sul flash la parabola: lunghezze focali diffonderanno maggiormente la luce, mentre quelle lunghe tenderanno a concentrarlo in una determinata direzione. A voi la scelta. Per i miei scatti imposto uso 50mm. Anche laltezza rispetto al soggetto importante: per avere effetti di rifrazione e ombre, il lampo dovr essere il pi radente possibile al piano. Con il liquido campione sul piano, facciamo un po di scatti di prova per giudicare se luce e profondit di campo ci soddisfano. Quarto step: cogliere il momento giusto Ora tutto pronto. Dobbiamo solo riempire il contagocce e cominciare a far cadere il liquido, nella speranza di catturare il momento giusto. Premeremo il tasto di scatto un istante prima che la goccia tocchi il piano. Dopo un po di prove, avremo preso la mano e riusciremo a catturare il momento giusto.

Nota sulluso del flash


Pi il lampo breve, pi nitido il risultato finale. Ad esempio lSB600 di Nikon emette lampi della durata minima di 1/25000 sec a 1/64. Nel caso in cui, a 1/64, ci sia poca luce, si pu avvicinare il flash. Oppure possiamo aumentare lo zoom della parabola, con per il risultato di avere una luce pi "dura", perch pi concentrata. Lalternativa aumentare di uno stop la sensibilit (da 100 a 200ISO) o di aprire di 1/3, max stop il diaframma. Dobbiamo per fare attenzione alla profondit di campo, in quanto lapertura anche di 1/3 di stop modifica sensibilmente questo parametro.

La mia attrezzatura: Nikon D200 Zoom Sigma 18-50/2.8 EX DC oppure 50/1.8 con tubi di prolunga Flash SB600 controllato in wireless dalla D200 (Nikon CLS) Cavalletto Manfrotto 190XB-PRO Testa a tre movimenti Manfrotto 804RC2 Comando remoto compatibile

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APPROFONDIMENTO TECNICO POETICO


Questo articolo e le foto in esso contenute sono stati realizzati da Massimo Allegritti, ed protetto da Copyright, per utilizzare le immagini e il testo dovete contattarlo in privato attraverso il suo blog arte-liquida.blogspot.com

1 - Premessa
Questo testo nasce dopo che molti, dopo aver visto le mie foto pubblicate sul mio blog e sulla mia pagina Facebook, hanno cominciato a chiedermi come facessi a ottenerle. questo articolo un aggiornamento del precedente, ora che tecnica e equipaggiamento si sono evoluti, ritengo doveroso riscrivere tutto aggiungendo parti che prima avevo volutamente omesso. Questo testo non vuole essere un "Come fare per" (o meglio un "How to"), ma la spiegazione tecnico-poetica di ci che c' dietro i miei scatti. Green #1 E linizio di Arte Liquida. Scatto completamente manuale, con un biberon come erogatore di gocce, e un 18-135 come ottica. Ma linizio di un cammino. Nikon D80, AF-S ISO250, SB-600. 18-135, 1/200sec@f7.1,

2 - La preparazione
Fotografare gocce un'arte. E' come dipingere. Per me lo stesso. E posso dirlo perch, in passato, ho dipinto sia con acquerello che con olio. Le sensazioni, le emozioni che si provano durante una sessione di scatto sono le medesime: Attesa, mentre si prepara il set. Tensione e nervosismo, mentre si cerca lo scatto desiderato. Euforia, quando raggiungiamo finalmente l'obiettivo. Delusione, rabbia, quando, dopo due ore, il risultato non ci soddisfa appieno.

E' come nella pittura, o nella scultura, bisogna iniziare una sessione ben sapendo cosa si vuole ottenere. Nessun pittore o scultore si metterebbe davanti a un foglio bianco, o davanti a un blocco di marmo, senza aver bene in mente cosa vuol ottenere, sperando che venga fuori qualcosa di buono. Il risultato sarebbe soltanto un insieme di macchie di colore o un pezzo di roccia preso a martellate. Quindi, definito l'obiettivo, facciamo di tutto per ottenerlo, tenendo bene in mente una cosa fondamentale: mai cambiarlo. Se vediamo che luce, colori, effetti, non ci piacciono, non tentiamo di cambiare e stravolgere il tutto, solo perch abbiamo messo in piedi il set e quindi dobbiamo tirar fuori uno scatto per forza. In quei momenti ci affanniamo nel

tentativo, quasi disperato, di tirar fuori qualcosa di buono, ma il risultato sar mediocre. In certe situazioni, invece, smontiamo tutto e resettiamo il cervello. Ci riproveremo il giorno dopo, a mente lucida.

3 - La materia
Le gocce possono assumere soltanto determinate forme ma a questa particolare caratteristica si aggiunge, per fortuna, una buona dose di casualit che rende ogni scatto diverso dal successivo. Sempre. Non mi mai successo, in svariate decine di migliaia di scatti, di avere due immagini perfettamente identiche. Mi spiego meglio. Le forme che si possono presentare sono principalmente quattro: - Singola goccia, o sequenze di gocce: catturate in fase di caduta. - Corona: ottenuta facendo cadere una goccia su un piano sul quale posto del liquido. - Stelo: ottenuta facendo cadere una goccia in un recipiente colmo di liquido. Lo stelo ottenuto dal "rimbalzo" della goccia che, a sua volta, genera una goccia che staccandosi dallo stelo risale verso l'alto fino a un punto morto, per poi ricadere. - Collisione: ottenuta facendo cadere due o pi gocce. La prima genera lo stelo sul quale va a collidere la seconda, generando la classica forma a fungo (o a ombrello o a cappello). Se la 2 goccia va a scontrarsi con la goccia generata dallo stelo, la collisione pu anche avvenire in posizione elevata rispetto a quest'ultimo, con effetti davvero interessanti. E' possibile anche ottenere collisioni multiple facendo cadere pi gocce. Se ne deduce che, avendo a disposizione solo quattro, massimo 5 soggetti, fotografare gocce porta in s il grosso rischio della banalit e della noia. E' qui che il nostro occhio e la nostra voglia di sperimentare faranno la differenza. A meno di accontentarsi di aver catturato uno stelo da mostrare orgogliosi a parenti e amici, che non sanno che di queste immagini piena la rete. Orange #1 In questo scatto, realizzato manualmente, si vede molto bene lo stelo e la goccia creatasi dal "rimbalzo". Nikon D200, 50/1.8, 1/125@f18, ISO200, SB-600. L'acqua materia e come tale ha un comportamento dettato dalle leggi fisiche. Propriet come densit, tensione superficiale e densit possono impattare in maniera significativa sul risultato finale.

a - Dimensione della goccia La dimensione della goccia influisce pesantemente sulla dimensione della corona o dello stelo. Pi grande, pi la corona sar ampia e alta, o lo stelo sar alto. b - Tensione superficiale La tensione superficiale quella forza che tiene insieme le molecole di liquido. Pensiamo quindi allo stelo che si genera a seguito della caduta della nostra goccia: esso formato da acqua che "torna su", ossia da molecole d'acqua che si attraggono tra loro. Se abbassiamo questa forza, ossia riduciamo la tensione superficiale, otterremo steli pi alti e pi sottili, perch l'acqua, risalendo, sar meno "legata". Per ridurre la tensione superficiale sufficiente utilizzare del brillantante per lavastoviglie (ne bastano poche gocce) o dell'imbibente, di quelli usati per evitare le macchie di calcare sui negativi. c - Densit La densit del liquido impatta sulla forma di corone e cappelli, non impatta invece su steli e gocce singole. Densit maggiori permettono forme pi "controllabili", in quanto il liquido, essendo pi "colloso", tender a formare forme pi compatte e omogenee. Il latte pi denso dell'acqua e per questo permette di ottenere corone e cappelli pi uniformi. Bisogna fare molta attenzione a non aumentare troppo la densit in quanto, a un certo punto, questa impedisce la creazione di corone. Come addensante io utilizzo della Gomma di Xanthan o della gomma di Guar, sciolta nel liquido che andr a far cadere (principalmente acqua).

4 - La fisica
Non si pu catturare un istante, se non si conosce come si generato. Perch solo sapendo come si genera possiamo decidere quando catturarlo. Procediamo per piccoli passi. La goccia inizia la sua caduta da una certa altezza H, partendo da ferma. Cadendo con accelerazione G, pari all'accelerazione di gravit, va a toccare il liquido, o il piano, dopo un tempo che si pu calcolare invertendo l'equazione del moto uniformemente accelerato: H=1/2GT^2 , ossia T=radicequadrata di 2G diviso h. Se H 30cm, T circa 0.250 secondi, precisamente dopo 0.247 secondi. In quel preciso istante la goccia sta cadendo alla velocit V=G*T, ossia 2.42 m/s, ossia a 8.72Km/h. Supponendo che la corona si generi secondo la stessa legge, generalmente una corona non pi alta di 0,5cm. Se ne deduce, facendo qualche rapido calcolo, che il tempo di creazione di una corona di circa 30ms. Quindi la nostra corona si sar formata dopo 280ms dalla caduta della goccia. Attenzione, per, che un "essere in divenire" che nasce al contatto della goccia col piano, raggiunge la massima fioritura dopo 30ms e muore dopo altri 30ms.

La dimensione della corona varier molto in base a: - Dimensione della goccia. - Densit della goccia. - Altezza di caduta della goccia. - Quantit e qualit del liquido su cui stata fatta cadere la goccia. Fate bene attenzione che se fate cadere la goccia su un piano asciutto non otterrete nulla: il liquido si infrange sul piano senza creare alcun effetto. La corona infatti generata dal liquido posto sul piano, e non da quello in caduta. Se invece facciamo cadere la goccia in un recipiente con del liquido, abbiamo detto che si former uno stelo. Anche in questo caso le dimensioni varieranno in base a quanto valido per le corone, con l'aggiunta di un parametro importante che la tensione superficiale. I tempi saranno un po' pi lunghi, ma le tolleranze non cambiano: se vogliamo catturare un determinato istante dovremo essere precisi al millesimo di secondo. Per ottenere collisioni, la seconda goccia dovr essere fatta cadere dopo un tempo T necessario affinch la prima goccia generi lo stelo. Per una goccia in caduta da circa 35cm di altezza, questo tempo di circa 60ms. Variando questo tempo la collisione pu avvenire sulla testa dello stelo o in corrispondenza della goccia ottenuta dal rimbalzo della prima. In questo caso si ottengono cappelli staccati dallo stelo,

Il Re e i suoi cavalieri

estremamente affascinanti e d'effetto. Il Re e i suoi cavalieri In questo scatto, realizzato con un trigger, la seconda goccia si scontra con quella staccatasi dallo stelo. Ho fatto partire il lampo del flash qualche ms prima del solito, in modo da catturare il momento di impatto delle due gocce, che va a formare una magnifica corona. Nikon D300, 60/2.8 AF-D Micro, 1sec@f22, ISO200, SB-800, trigger auto costruito.

5 - L'attrezzatura
Abbiamo quindi capito che per catturare certi istanti bisogna essere precisi e, soprattutto, veloci. Trattandosi di frazioni di millesimi di secondo, chiaro che non sar possibile lavorare in luce naturale. Ecco quindi il primo accessorio: il flash. Sar lui a illuminare la scena e a "congelare" la nostra goccia, corona o stelo che sia. Va bene un flash qualsiasi, non necessariamente compatibile con la vostra fotocamera, purch sia controllabile da remoto via cavo o via wireless e che abbia la possibilit di controllare manualmente la potenza del lampo. Vi serve poi un'ottica macro, principalmente per due motivi: - La distanza di messa a fuoco ridotta vi permette di ottenere il massimo dalla vostra goccia, ossia di ingrandirla il pi possibile e ottenere il massimo dei dettagli. - La possibilit di utilizzare diaframmi molto chiusi vi permette di avere una elevata profondit di campo senza ledere alla qualit dell'immagine. Per farvi un esempio, il 60/2.8 Micro AF-D della Nikon ha una distanza di messa a fuoco di 21 cm, permette un ingrandimento 1:1 e ha una apertura minima del diaframma pari a f45. Ci vuol dire che fino a f22-f26 pu essere usato senza grossi problemi. Una valida alternativa il 50/1.8 con tubi di prolunga. In termini di nitidezza pari al 60micro, ma ha un'apertura minima inferiore, f22, alla quale per soffre di una corposa diffrazione ottica. Vorrei soffermarmi su quest'ultimo parametro, ossia l'apertura del diaframma. Il vero, grosso problema da affrontare quando si fotografano le gocce la profondit di campo. Una PdC errata porta a non avere a fuoco tutto il soggetto e ci pu essere fastidioso (a meno che non sia voluto). Facciamo un esempio. Per avere una buon ingrandimento di una corona si dovr stare a circa 30cm dal soggetto. A questa distanza, alla focale di 60mm, che su sensori APS-C diventa 90mm per il fattore di moltiplicazione, la profondit di campo circa 1.28cm a f16 e 1.82cm a f22. Volendoci avvicinare ulteriormente, per ottenere un ingrandimento maggiore, supponiamo a 25cm, la pdc diventa 0.84cm a f16 e 1.19cm a f22.
Big Colours

avevo

calcolato.

Il

risultato

la

In questa immagine la corona si allargata pi del previsto, andando oltre la pdc che parte frontale fuori fuoco. Limmagine non

completamente da buttare, ma se fosse stata completamente a fuoco sarebbe stata perfetta. Notare le macchie arancioni sullo sfondo nero, causate da eccessiva luce di fondo (comunque facilmente cancellabili in pp). Nikon D200, 60/2.8 Micro AF, 0.77sec@f20, ISO200, SB-600, Trigger HiViz. Capite quindi che, onde evitare immagini poco nitide, necessario un cavalletto e far s che le gocce cadano sempre nello stesso punto. Per questo possiamo costruirci una struttura di legno dal quale far cadere le nostre gocce. Ma cosa usare? Per corone e steli, un contagocce perfetto: si ottengono grandi gocce e si pu controllare molto bene il momento della caduta. Dobbiamo fissare il contagocce alla struttura, ma in modo che sia possibile ricaricarlo quando il liquido al suo interno terminato. L'ultimo accessorio che raccomando un comando a filo: ci permetter di scattare senza mettere le mani sulla macchina, col rischio di spostarla e compromettere la MAF. Per i miei scatti uso la seguente attrezzatura: Nikon D300 Nikkor AF-D 60/2.8 Micro Scatto remoto a filo nr. 2 Flash: SB-800 + SB-25 Cavalletto con testa a tre assi Un trigger elettronico per il comando del flash

6 - La tecnica
Abbiamo quindi tutto. La nostra reflex digitale, il nostro cavalletto, il flash (meglio se due), la nostra struttura da cui far cadere le gocce e un punto in cui farle cadere, piano o bacinella che sia. E adesso? La prima cosa che dobbiamo fare mettere a fuoco. Nulla di pi semplice. Prendete una penna a sfera, di quelle a scatto, e smontatela, ottenendone il guscio vuoto. Appoggiate il guscio sul piano e fate cadere una goccia. Sistemate la posizione del guscio finch la goccia non centrer perfettamente il guscio, passandoci dentro. Ora mettete a fuoco sul guscio sul bordo esterno del guscio e toglietelo. Abbiamo gi fatto il grosso del lavoro. Ora per dobbiamo fare uno scatto di prova. Dovendo utilizzare il flash come luce principale, lavoreremo in ambiente semi-buio.

Impostate la macchina nel seguente modo: Modalit M Valore di ISO pi basso che potete ottenere Diaframma tra f16 e f22 Tempi tra 1/160 e 1/200 Flash in modalit M con potenza del flash a 1/64 e parabola a 24mm posto a lato della scena Se disponibile, impostate la macchina in Mirror-UP

Spegnete tutte le luci della stanza in cui siete, chiudetevi dentro e tenete accesa solo una luce di servizio, il minimo per vederci (un po' come in una camera oscura). Caricate il contagocce, premete sul comando a filo per alzare lo specchio e fate cadere la prima goccia. Dopo una frazione di secondo premete una seconda volta per realizzare lo scatto vero e proprio. Cosa sar venuto fuori? Quasi sicuramente nulla. Avrete ottenuto una bellissima immagine del piano bagnato di acqua o di un bell'effetto onda sul pelo dell'acqua. E' normale. Non abbiamo ancora la percezione del tempo che passa dalla caduta della goccia al momento dello scatto. Facciamo un po' di prove, alleniamoci, e vedrete che dopo un po' comincerete a capire quando scattare. Ci possono volere pochi minuti, ma anche delle mezz'ore. Un consiglio: un'altezza pi alta del contagocce permette di avere pi tempo tra il rilascio della goccia e lo scatto, ma arrivando a destinazione a velocit pi alta si avranno tolleranze pi ridotte.

7 - Automatismi
Scattando a mano ci accorgeremo, dopo poco, che la nostra capacit di successo davvero molto, molto bassa: dopo un'ora e mezzo, mediamente, si saranno realizzati circa 200-250 scatti e solo una decina saranno "buoni". Anche la persona pi paziente di questa terra si sentir frustrata e torner a fare dei bellissimi ritratti alla figlia o alla propria fidanzata o gattino. Inoltre, i soggetti che possono essere ripresi HiViz sono solo due: corona e stelo. Scordatevi le collisioni. A mano non si possono ottenere, perch il tempo di creazione di un "cappello" di mezzo millesimo di secondo. Prenderlo quasi impossibile.

A meno che non ci si affidi a sistemi elettronici che, se opportunamente programmati, fanno scattare il lampo del flash al momento che decidiamo noi. A tal proposito esistono in commercio svariati dispositivi atti a questo scopo: il pi economico e il pi facile da usare quello proposto da HiViz (www.hiviz.com). Si tratta di un circuitino elettronico che si monta seguendo le istruzioni via web e che subito utilizzabile. Non bisogna essere dei maghi di elettronica per montarlo, visto che tutte le istruzioni sono corredate da chiarissime immagini. Se non volete comprarvi il kit da HiViz, risparmiando qualche soldino, potete sempre farvi da voi l'elenco dei componenti e comprarvelo in un qualsiasi negozio di componenti elettronici. I miei primi scatti di gocce (Yellow, Jelly, etc) sono tutti realizzati con l'HiViz.

Un altro, e forse quello pi diffuso tra i "professionisti" del settore, lo StopShot cognisys-inc.com/stopshot/stopshot.php A differenza dell'HiViz, ha un display e ha la possibilit di comandare una elettrovalvola. In questo modo si possono erogare pi gocce e, di conseguenza, realizzare le collisioni. Il vantaggio che "plugh & shot", ma ha un unico piccolo difetto: costa circa 300$. Conosco molti, sul web, che ne osannano le caratteristiche e che sostengono che il miglior investimento che si possa fare. Non lo metto in dubbio, sempre che se ne voglia fare un uso professionale. Per noi amatori costa decisamente troppo. Ci sono anche altri prodotti del genere, ma mi sento di consigliare solo questi due, in quanto affidabili e continuamente aggiornati. L'ultima alternativa farsi un trigger da soli, ma in questo caso richiesta una certa dimestichezza in elettronica e in programmazione. Il mio trigger, auto costruito, basato su un microcontrollore Arduino Uno, che ho programmato e collegato a una breadboard con alcuni potenziometri (vedi foto qui accanto). Con questi posso decidere quando far scattare il flash, per quanto tempo tenere

aperta la valvola da cui usciranno le gocce e il ritardo tra due gocce. Con questo trigger ho realizzato RedHat e Independence Day. Con l'uso di automatismi la tecnica di scatto varia leggermente: il tempo di esposizione deve essere allungato ad almeno 1sec, oppure deve essere usata la posa Bulb. Questo per dare il tempo alla goccia di cadere e al flash di scattare, che ci che impressioner l'immagine sul sensore. Dovremmo fare attenzione alla luce di fondo e fare delle prove a flash spento, in modo che non ci siano effetti di luce indesiderati. I trigger, una volta tarati, permettono rese elevatissime: ogni scatto un potenziale successo.

8 - Sperimentare, sperimentare, sperimentare


Non fermatevi alla prima corona o al primo stelo. Solo la sperimentazione e la pazienza portano a risultati che vi possono permettere di uscire dalla massa di gocce presente sulla rete. Provate liquidi e colori diversi, provate diverse posizioni del flash, preferibilmente affiancandone un secondo o montando filtri colorati, variate l'angolo di inquadratura della scena, ma soprattutto, come detto all'inizio, abbiate molta pazienza. Non abbiate fretta di ottenere subito scatti magnifici, come per ogni arte i risultati arriveranno con la costanza e lo stupore di chi si addentrato in un micro-cosmo che nasce e muore in pochi millesimi di secondo.

LA GESTIONE COLORE E PROFILI ICC


Gestione Colore e profili nella stampa Perch serve la gestione colore? Cosa sono i profili ICC e intenti di Rendering? Le variabili che contano nella stampa di una fotografia sono: colore, risoluzione, sfumature, finitura, durata. Ogni periferica vede e interpreta i colori a modo suo, il suo hardware gli impone di catturare, visualizzare o stampare determinati tipi di colore, ma cosa comporta tutto ci? Comporta che quando andremo a stampare capiter che la stampa sar differente dalla stessa immagine vista a monitor! Il desiderio di tutti avere in video e in stampa gli stessi colori. Senza la calibrazione i dispositivi (fotocamera, monitor e stampante) mostrano o producono gli stessi colori in modo differente. Perch succede questo? Innanzitutto il colore definito da tre valori: R (rosso) G (verde) B (Blu). Questi sono i tre colori primari che l'occhio umano riesce a percepire e da cui crea tutto il restante spettro dei colori, quando noi alla periferica diamo tre numeri che definiscono il tipo di colore ogni periferica interpreta questi tre numeri in maniera differente. l'unica cosa da fare calibrare le periferiche in modo da ottenere i profili ICC in modo che essi permettano di comunicare tra le periferiche qual il giusto colore che devono rappresentare. Se le periferiche avessero lo stesso spazio colore, cio vedessero la stessa gamma di colori, non ci sarebbero grossi problemi, peccato che quasi sempre le periferiche hanno uno spazio colore diverso l'una dall'altra. In questo caso intervengono gli intenti di rendering per cambiare quel colore che la periferica non pu elaborare scegliendo il colore pi prossimo possibile al colore reale. DEFINIAMO LO SPAZIO COLORE: Dire spazio colore o dire Gamut la stessa cosa, quello che vediamo in questa immagine la rappresentazione di quello che l'occhio umano riesce a percepire, oltre ci sono infrarossi ecc Questo lo spazio della luce visibile dell'occhio umano.

Ipotizziamo di avere due monitor, uno che lavora in Adobe RGB e uno in sRGB I triangoli che vediamo sono gli spazi colore dei due monitor, chiamiamoli per semplicit "Monitor Adobe" e "Monitor sRGB", la prima cosa che balza all'occhio che il Monitor Adobe ha una gamma di colori molto superiore rispetto al Monitor sRGB. Se alle periferiche diamo gli stessi numeri RGB restituiranno colori differenti, esempio: se comandiamo ai due monitor di visualizzare un verde puro, quindi niente rosso, niente blu e il verde al massimo, succede che per il Monitor Adobe saremo su un punto pi alto rispetto al Monitor sRGB, quest'ultimo non pu andare oltre, la punta in alto del triangolo blu (Monitor sRGB) il massimo verde che pu fare, i valori numerici RGB saranno uguali ma i colori di fatto diversi. Curiosit: Non si pu aumentare lo spazio colore di un monitor via software, una questione di hardware. Lo spazio colore dei monitor triangolare perch sono strumenti RGB, per calcolare il profilo di tutte le periferiche che usano un CCD si usa il massimo verde che riesce a riprodurre, il massimo blu, il massimo rosso, si trovano gli estremi e quindi si uniscono in maniera lineare dando un triangolo. Lo schermo del nostro pc riuscir a riprodurre i colori all'interno del triangolo (spazio colore), tutto quello che c' fuori di esso per lui non esiste. Se volessimo vedere lo stesso colore in entrambi i monitor dell'esempio, l'unica soluzione degradare lo spazio colore del monitor adobe in quello del monitor sRGB.

Ma perch il triangolo dello spazio colore pi allungato verso il verde? Si tende ad aumentare i verdi perch l'occhio molto pi sensibile ad essi, per una questione di evoluzione l'occhio si abituato a vedere molte sfumature di verde, se ad esempio guardiamo il cielo vediamo meno sfumature di azzurro, non che non ci sono, semplicemente non le percepiamo. Lo spazio colore sRGB usato solitamente dalle macchine compatte di fascia bassa, mentre l'Adobe RGB viene impiegato dalla compatte di fascia alta, Evil e ovviamente sulle Reflex. Scattando in RAW non si associa un profilo colore alle immagini perch non ancora stato fisicamente assegnato, lo si fa dopo in Post Produzione. Il Raw essendo il negativo digitale pu essere sviluppo in Adobe RGB, ma conservandolo, un domani (se le nuove tecnologie lo permetteranno) potr svilupparlo con un profilo colore ancora pi ampio. Anche le stampanti hanno un loro spazio colore che definito dal loro set di inchiostri, pi inchiostri ci sono pi colori potranno riprodurre, per questo motivo si tende ad avere stampanti con sempre pi inchiostri. Quando il profilo colore non ha forma triangolare allora si tratta di una stampa in quadricromia, CMYK l'acronimo per Cyan, Magenta, Yellow, Key black; difficilmente si stampa un libro con le getto di inchiostro poich troppo costoso, col CMYK vengono impiegate le stampanti offset. Se guardate lo spazio colore CMYK a confronto con quello Adobe RGB con il quale "sviluppiamo" le nostre foto vi renderete conto che quest'ultimo molto pi grande del primo, quindi i colori della stampa su libro meno fedele rispetto a quello che vediamo a video. Nella stampa fotografica molto importante sapere su quale carta andiamo a stampare, per esempio la carta lucida essendo meno assorbente restituisce una gamma di colori pi ampia, la sua Stampante offset superficie pensata per dare pi risalto ai colori, pecca per dal lato della durata, poich non impregnando la carta i colori si deteriorano pi facilmente. La carta Fine Art al contrario dura molto di pi ma riproduce una minore gamma di colori (per solitamente si ottengono effetti molto belli e particolari). Quindi fate attenzione alla carta su cui andate a stampare perch pu far cambiare il colore della foto!

Spazio colore e calibrazione monitor - Discussione su Forum di fotografia.it


Su Forumdifotografia.it sono state fatte delle discussioni molto interessanti su questo argomento, le riporto qui, ringraziando gli utenti della community.

DOMANDA
Messaggio di Massimiliano Albani Flickr.com/photos/massimiliano_albani/ Ciao a tutti, Come qualcuno di voi gi sa sono un nuovo felice possessore di un monitor DELL U2410. Fino ad oggi non mi sono mai interessato di regolare bene il monitor, di profili colore di windows etc etc.. Mi sto rendendo conto che l'argomento molto complicato e che, sebbene questo monitor abbia calibrazioni fatte in fabbrica con tanto di certificato, risultati professionali si ottengono solo con una calibrazione fatta con sonda esterna Partiamo dal presupposto che per ora non mi interessano risultati professionali e ne tanto meno comprare una sonda esterna, nel monitor ho due preset calibrati in fabbrica: Adobe RGB e sRGB. Vorrei sfruttare nel migliore dei modi questa caratteristica, ma ho parecchi dubbi. A rigor di logica la soluzione migliore mi sembra quella di partire gi dallo scatto in Adobe RGB, utilizzare quel preset e settare photoshop come spazio colore, appunto, Adobe RGB. E' corretto? Poi, installando i driver del monitor, ho notato che nella gestione del colore di windows ho un nuovo profilo della DELL, cosa comporta? Che impatto ha la configurazione che scelgo sulla foto finale distribuita sul web, oppure ad amici che la visualizzeranno con monitor diversi? I colori rimarranno fedeli alla mia elaborazione in PP?

RISPOSTE
SandroOne Usa il profilo colore RGB reflex, RGB monitor, e per internet salva con profilo SRGB. Massimiliano Albani Grazie mille Sandro per il passaggio. Una cortesia, potresti motivare queste scelte? Mi interessa anche capire qualcosa di pi, ad occhio mi sembra migliore il preset Adobe RGB rispetto a sRGB, cosa implica utilizzarlo? sinXphotography - Flickr.com/photos/sinxfoto/ Partiamo dal presupposto che per sfruttare al meglio il tuo nuovo monitor dovresti calibrarlo con un calibratore esterno (come mi fece notare una volta un esperto nel settore, avere un buon monitor e non calibrarlo come avere una ferrari per andare a 30km/h).

Detto ci, a parer mio dovresti usare il profilo Adobe98 sulla reflex, come profilo monitor ripeto dovresti calibrarlo, ma per il momento assegnagli quello Dell che hai "scoperto" installando i driver. Anche su PhotoShop metti come standard Adobe 98 e prima di mandare i tuo lavori in rete converti i profili in sRGB. Spero di esser stato chiaro... Sagramor81 - www.antoniocapurso.it Ammetto di non essere molto indottrinato sull'argomento. A me hanno sempre consigliato, come dice sinXphotography, di usare il profilo Adobe98. Mi hanno anche detto - relata refero - di utilizzare sempre lo stesso profilo dallo scatto in poi (reflex, schermo, stampante). Non capisco sinceramente perch si dovrebbe convertire in sRGB per mettere i lavori in rete. Sandro One @Massimiliano - Per quanto riguarda l'RGB su reflex e Photoshop per mantenere la stessa visualizzazione dei colori e non in maniera alterata. @Sgramor81 - sRGB l'unico profilo supportato nativamente da Windows e tutti i browser ed quindi l'unico che consente la visualizzazione corretta dei colori, almeno ad oggi. sinXphotography I colori che noi vediamo e "manipoliamo" sono racchiusi in una cosa definita spazio colore che per essere letta ha bisogno di una chiave di lettura universale in modo che ogni monitor dal pi economico al pi costoso riesca a restituirci una visione pi o meno omogenea. Da qui nasce il "profilo colore" che sar la nostra chiave di lettura, di profili colore ne esistono diversi e comprendono diverse gamme dinamiche. A me hanno insegnato a lavorare in questo modo: - Aprire il file raw da camera raw a 200 dpi o superiore nello spazio colore Prophoto (uno dei pi completi, che consente di modificare la nostra foto con pi varianti cromatiche possibili) - Finite le nostre modifiche si assegna un profilo colore in base a quella che sar la destinazione del nostro lavoro, ovvero se dovr andare in stampa presso una tipografia solitamente si convertir in CYMK, se invece per esempio andr su web, si convertir in sRBG poich questa la "chiave" pi universale che esista. Alla base di tutto per ci deve essere una calibrazione del monitor, ovvero uno strumento che indichi al computer quale base di dati utilizzare per restituire al nostro occhio (tramite il monitor) i colori in maniera universale, in base al profilo colore che si utilizza nella foto. Infatti il calibratore crea un profilo colore al monitor, e questo profilo verr utilizzato dalle applicazione come quello di Adobe, come base di partenza per definire tutti gli altri profili colore.

Fatto questo potrete per esempio valutare una foto di un altro utente in rete, poich sapete che voi avete il monitor conforme allo standard internazionale del colore. Sappiate che non vi ho praticamente spiegato niente, e che l'argomento davvero vasto....quindi vi ripeto, conviene che approfondiate autonomamente l'argomento. Luca Adame Lombardi Uhm, troppe domande, e troppe risposte che generano altre domande. Ti consiglio di ricominciare da qui: boscarol.com Mauro Boscarol un'autorit mondiale sulla gestione del colore, a volte i suoi articoli possono sembrare eccessivamente tecnici e scoraggianti, ma se si riesce a superare le difficolt iniziale diventano una miniera di informazioni per capire la gestione del colore in digitale.

Calibrazione di due monitor - Discussione su Forum di fotografia.it


Questa discussione utile anche per chi deve calibrare un solo monitor.

DOMANDA
Gennaro Mazzacane Esaminando le mie foto ho capito che c' qualcosa non va nel mio monitor, per questo motivo me ne sono fatto prestare uno e l'ho montato sul mio pc (due monitor). Il risultato davvero catastrofico e io ho necessit di regolare entrambi gli schermi in modo adeguato. Quello che ho provato a fare : - Impostare gli stessi profili colore che ho in Photoshop (adobe rgb 1998) che ho anche sulla mia canon 50d. - Con Calibirize ho provato a regolare il nuovo monitor. Essendo che io devo fare alcuni fotolibri, non vorrei avere sorprese in fase di stampa. Vorrei, quindi, una corretta calibrazione dello schermo. La mia paura che in Post Produzione possa devastare una foto a causa di una cattiva calibrazione, sono nel panico pi totale.

RISPOSTE
Kazama Ma i tuoi monitor coprono la gamma adobe rgb? Se non la coprono inutile impostare come profilo colore adobe rgb, perch quelle sfumature di colore non le vedrai mai, meglio lasciare il classico sRGB. A meno che non siano monitor da 400 euro in su difficilmente la copriranno.

Marco Crupi Eccoti un video tutorial che ti spiega come calibrare il monitor (e anche come ritoccare in modo professionale la pelle e il viso): youtube.com/watch?v=kFDbeNWCZDg Massimiliano Ferrari - Blog personale shotsforpassion.com Il discorso della calibrazione ampio e complesso, cercher di spiegare quello che per ora ho capito del magico mondo dei profili di calibrazione. Per calibrare un monitor in modo decente serve un colorimetro, che ha un suo costo (magari trovi un amico che te lo presta) Calibrare due monitor "ad occhio" non fattibile, se si vogliono risultati precisi (io ci ho provato, risultati tremendi). Dicevo, serve un colorimetro (economico, parti dai 150 o gi di li) oppure uno spettrometro (costoso, credo partano dai 400). Col colorimetro puoi calibrare solo gli schermi (che emettono luce), con lo spettrometro puoi calibrare sia gli schermi che le stampanti (che non emettono luce, ma la

Colorimetro Spyder 3 Elite

riflettono). Gli spettrometri sono pi precisi, ma per i miei usi un colorimetro sufficiente. Il colorimetro/spettrometro sono strumenti che misurano la risposta dei vari colori a varie intensit, e creano una curva di calibrazione che "corregge" la risposta naturale del monitor, in modo da ottenere una risposta corretta. La taratura di un singolo monitor semplice: colleghi il colorimetro, fai partire il software, appoggi il colorimetro sul monitor, segui le istruzioni (il software "legge" l'intensit dei vari colori tramite il colorimetro, e ti da indicazioni su come regolare il monitor: contrasto, luminosit, parametri RGB, ecc...) ed alla fine imposta una curva di calibrazione, che viene salvata come "profilo" del monitor. Questo profilo viene caricato ed applicato alla scheda video ogni volta che accendi il computer, e quindi corregge le imperfezioni naturali nella risposta del monitor. Ora complichiamoci la vita, cosa succede se vogliamo calibrare due monitor? Per quanto ho capito, il colorimetro principalmente serve a "linearizzare" la risposta dei colori del monitor. Se io per ho due monitor, uno che copre il 50% dell'AdobeRGB, ed uno che copre il 90% dell'AdobeRGB, e li calibro in modo indipendente, ottengo due monitor che sono si calibrati, ma che producono colori diversi, nel senso che un monitor che copre il 90% dell'AdobeRGB avr un rosso "pi rosso" di un monitor che arriva solo al 50% dello spazio colore adobeRGB.

E quindi, per quanto siano linearizzati, se guardo la stessa foto avr comunque dei colori diversi. Se voglio che la stessa foto sia uguale su entrambi i monitor bisogna "castrare" il monitor che copre il 90% dell'adobeRGB per fargli coprire solo il 50% dell'adobeRGB. Alcuni colorimetri hanno il software di calibrazione che fa questa cosa, altri no, dipende dal software che accompagna il colorimetro (e da quanto lo si paga, tipicamente lo fanno quelli pi costosi). Ora, avr la stessa immagine su entrambi i monitor, ma perdo la qualit maggiore che potevo avere sul monitor che copriva il 90% dell'adobeRGB. Ora, cosa ce ne facciamo di tante foto a schermo se non le stampiamo? Ok, stampiamole, ma come? Come si calibra una stampante? Si calibra con uno spettrometro. Si lancia l'apposito software, che stampa da poche a molte pagine piene di rettangolini colorati dei colori pi disparati, si usa lo strumento e (manualmente per i comuni mortali) si inizia una lunga sessione di lettura di tutti le patch di colore stampate (centinaia) e si crea un profilo per quella ben specifica terna di Stampante-Inchiostri-Carta. Cambi la carta? devi calibrare la carta nuova. Cambi marca di inchiostri? devi ricalibrarli (assieme alla carta) Vuoi aggiornare il driver della stampante? io non lo farei... A questo punto ho uno (o pi) monitor calibrati, ed una stampante/inchiostro/carta calibrata. Ora puoi fare una stampa "controllata" ben sapendo che se il tuo monitor ha un rosso incredibile, e la stampante produce solo un rosso sbiadito, il risultato sar comunque diverso, ma almeno nei mezzitoni le cose dovrebbero essere piuttosto simili. Per, aspetta un attimo... con che luce la guardi la foto stampata? Perch se la guardi alla luce del sole una cosa, ma se la guardi sotto ad una lampadina ad incandescenza, che ha una luce calda, ti falsa tutti i colori, e se stampi una foto per una mostra dove hanno delle lampade al neon, allora devi fare una calibrazione stampa per quello specifico tipo di luce, in modo che la foto abbia i colori che dici tu, con la luce che la illumina che hanno deciso gli altri. Mancherebbe ancora un passaggio, volendo si pu calibrare la macchina fotografica, di modo che se fotografo un pupazzo verde, sul monitor vedo lo stesso identico verde del pupazzo che tengo in mano di fianco al monitor, ma questi tipicamente complica le cose per nulla, nel senso che di solito un fotografo elabora una foto per "tirare fuori" certi colori e certi contrasti, non per creare una foto cromaticamente accurata rispetto al vero. Ecco, questo quanto ho capito per ora sulla calibrazione.

Personalmente ho 2 monitor da 19 pollici LCD, uno IPS (alto costo) ed uno TN (basso costo) tarati in modo indipendente perch il software del mio colorimetro NON fa la calibrazione simultanea di due monitor, c' qualche differenza nei colori, ma mi accontento, sono comunque abbastanza simili (quando non erano calibrati le differenze erano abissali). Inoltre ho tarato gli schermi di 3 portatili (1 mio e 2 della mia dolce met) che cos non hanno pi quel maledetto bianco che spacca gli occhi. Ho tarato gli schermi dei PC di un altro amico fotografo. Ed infine ho tarato anche il monitor del computer che uso in ufficio. Quando cominci a vedere i colori "giusti" poi non puoi pi farne a meno. Una cosa da dire che schermi identici di computer identici possono avere curve di calibrazione molto diverse: me ne sono accorto quando ho calibrato gli schermi di 2 netbook identici (mio e della morosa) che o acquistato assieme e che hanno due curve di calibrazione molto diverse. Ma dopo la calibrazione i colori sono uguali! Non ho mai calibrato stampanti o macchine fotografiche. Per ora mi accontento di vedere la stessa foto con gli stessi colori su tutti i miei monitor. Molto (di quel poco) che so sulla calibrazione l'ho imparato su questo sito UK Commercial photography - Northlight Images northlight-images.co.uk di un fotografo espertissimo in materia. Ho caricato alcune immagini esemplificative: Monitor LCD 19" (Belinea) calibrato e netbook non calibrato

Monitor LCD 19" (Belinea) calibrato e netbook calibrato

Curva di calibrazione del monitor Belinea

Curva di calibrazione del Netbook

Risposta di Simone82 indirizzata a Massimiliano Ferrari Ma se provassi a farlo sarebbe tempo speso inutilmente (si riferisce alla calibrazione simultanee di due monitor molto diversi a livello qualitativo, IPS (alto costo) ed uno TN (basso costo) usati da Massimiliano Ferrari). La risposta dei pannelli IPS e dei pannelli TN diversa tra loro: anche se tu avessi l'hardware in grado di calibrare i monitor in maniera perfettamente uguale come curva di risposta, nell'un caso vedresti un maggiore contrasto nell'altro caso dei colori leggermente pi slavati. E questo indipendentemente dalla castrazione che dovresti fare sul profilo colore dell'IPS. D'altronde se i primi costano non meno di 500 ed i secondi anche 99 ci sar un motivo in termini di qualit. L'unico modo corretto di calibrare due monitor acquistare periferiche uguali, come hai notato comprando due netbook uguali. Della curva di calibrazione precalibrazione non ci pu interessar di meno: evidenzia soltanto qual lo spostamento dai colori reali in quella periferica causato dall'installazione dei driver standard. Ci che importa la curva di calibrazione postcalibrazione, che deve essere una bella linea retta con tutti e tre i colori sovrapposti: solo a quel punto avrai normalizzato tutti i colori nelle giuste percentuali tra loro. Se poi si vuole lavorare all'interno di color workflow corretto, la situazione estremamente complicata: dipende dall'illuminazione della stanza, che dovrebbe essere neutra, diffusa e con una temperatura colore di 6500K (e non le 3000K che vengono utilizzate normalmente) ad una potenza di 120 lumen; le stampanti andrebbero scelte ad almeno 8 inchiostri valutando le differenti tipologie di stampa e quali supporti si usano (alcune vanno meglio sulle carte matte, altre sulle carte glossy, alcune vanno meglio sui neri, altre sul contrasto totale, etc.). La calibrazione di diverse periferiche, inutile dirlo, va fatta con lo stesso strumento, inutile calibrare il monitor con il colorimetro e poi passare allo spettrofotometro per stampanti e proiettori, non avrebbe senso. Se il tuo portatile lo porti fuori dalla tua stanza di lavoro, lo devi ricalibrare sulle nuove condizioni di luce, utilizzando l'apposito comando che fa calcolare al colorimetro la luce ambientale. Lo sposti in un ambiente con un clima diverso? Lo si ricalibra. I professionisti calibrano lo schermo almeno 1 volta al giorno. Ideale per chi vuole fare stampe professionali in casa fare l'intero processo di calibrazione e profilazione delle periferiche almeno 1 volta al giorno. Son costi, soprattutto per le stampanti, che vanno previsti, e non detto in tal senso che non sia pi sensato rivolgersi per la stampa ad un servizio professionale che ti invii automaticamente il loro profilo di stampa ogni volta che ne generano uno. Quello che non si detto delle stampanti infatti che vanno calibrate una volta al giorno (almeno ogni volta che le accendi), gli studi professionali lo fanno fino a 4 volte al giorno, in base al volume di stampa. Profilare (e non calibrare, sono cose diverse) la macchina fotografica poi l'operazione pi semplice di tutte: basta scattare una foto su una color chart della X-Rite e darla in pasto allo script gratuito che ti tira fuori i colori reali. Lo si pu fare per singolo illuminante (pi preciso), o per doppio illuminante (meno preciso ma adatto a diverse condizioni di luce): in pochi secondi si ha un profilo colore adatto per quella tripletta di corpo macchina +

obiettivo + sorgente luminosa. Il fatto che un fotografo tira fuori i colori che gli servono e non quelli reali non toglie che partire dai colori reali pi facile che partire da un azzurro slavato del cielo che devo correggere modificando la curva di risposta della foto. E se in una sessione di scatto utilizzo diversi obiettivi a diverse condizioni di luce, mi garantisco che anche i colori che voglio ottenere siano coerenti per tutte le foto, invece di dover lavorare ogni volta su colori differenti perch non ho profilato la macchina: quanti azzurri del cielo dovr prima normalizzare?

LO STUDIO FOTOGRAFICO
Prima di iniziare questo capitolo voglio ringraziare il fotografo Giuseppe Santagata, con cui ho realizzato le foto alle modelle che vedrete nelle pagine seguenti. Questa parte del libro dedicata alla fotografia in studio, sono da considerare parti di questo capitolo gli articoli "Un Foto ritrattista" a pag. 109, "Lo Still Life" a pag. 143 e "Come fotografare le gocce" a pag. 200. Lo studio fotografico a differenza della luce naturale ci permette di avere un totale controllo sulla qualit e quantit della luce. Prima di passare ad analizzare lattrezzatura necessaria per uno studio necessario partire dallo spazio minimo richiesto per allestirne uno, tutto dipende dai risultati che vogliamo ottenere e se ci serve per unattivit amatoriale o professionale, perch nel secondo caso abbiamo bisogno di molto spazio. Lo studio fotografico del professionista deve essere diviso in varie zone, allentrata di esso ci dovrebbe essere una stanza per ricevere i clienti in cui ci sia anche un pc da usare per la post produzione, la stanza dedicata al set fotografico deve poter ospitare almeno 4 flash (o altri sistemi di illuminazione come le luci continue) e permettere una certa distanza tra il fotografo e il soggetto e tra quest'ultimo e lo sfondo, la grandezza ideale sarebbe 10x10 metri (la stanza in cui si fotografa), infine ci deve essere una zona dedicata al makeup e al cambio di abito (che possono anche coincidere) e un magazzino per conservare le attrezzature. Altri accorgimenti da adottare: Se nella stanza dedicata al set fotografico ci sono finestre assicuratevi che da esse non passi luce quando sono chiuse, meglio oscurarle con tende nere in modo da permettere il passaggio dellaria ma non della luce. Il colore della stanza, delle pareti e del pavimento preferibile che sia una tinta neutra e scura, per evitare di influenzare i colori della foto, il bianco da evitare poich riflette la luce. Le prese elettriche conviene siano di tipo schuko in modo tale da poter alimentare senza adattatori quasi tutti gli illuminatori da studio. Per esperienza personale vi consiglio di dotare lo studio di un sistema di climatizzazione. Nella stanza dedicata al set fotografico oltre alle attrezzature dedicate alla fotografia installate uno stereo, la musica pu aiutare il soggetto a rilassarsi.

Questo per quanto riguarda uno studio fotografico professionale, per un fotoamatore il discorso diverso, deve comunque dedicare una stanza di casa sua al set fotografico ma non ha bisogno di una stanza per ricevere i clienti o di unarea specifica da dedicare al make-up e cambio abito.

ACCESSORI BASILARI PER STUDIO:


Bisogna munirsi di un porta fondali da mettere dietro al soggetto, di fondali ne esistono diversi tipi che si distinguono per materiale e colori, si devono avere sia di carta che di tela perch hanno una resa differente. Servono almeno tre-quattro flash, la potenza minima che vi consiglio di almeno 400W. Due servono per illuminare il soggetto e il rimanente per il fondale (se non un fondale nero), oltre ai flash da studio ricordatevi di comprare dei buoni stativi. I flash da studio sono muniti di una sorta di parabola che direziona la luce sul soggetto generando ombre nette, ideale se cerchiamo un certo tipo di risultato, per possiamo aver la necessit di ammorbidirla, a questo scopo bisogna acquistare degli ombrellini bianchi traslucidi, da montare sul flash davanti alla parabola o ancora meglio dei soft box, questi ultimi sono pi costosi degli ombrellini ma forniscono unilluminazione migliore, pi intensa e morbida. Pannelli Riflettenti. Inoltre bene avere a disposizione una truccatrice (essenziale in questo genere) e un'assistente che vi aiuti con lilluminazione e i vari imprevisti.

Lattrezzatura necessaria varia molto a seconda delle esigenze del fotografo e delle preferenze, io per esempio preferisco i flash alle luci continue (per motivi che vedremo successivamente), le attrezzature che ho appena elencato permettono una grande libert di movimento e buoni risultati, per provare le attrezzature da studio e farvi un'idea di come funziona una buona idea noleggiare uno studio fotografico da un fotografo nella vostra citt. Iniziamo parlando degli ombrelli e dei softbox, di entrambi ne esistono un'ampia gamma, variano di forma e dimensioni e sono essenziali per gestire e ammorbidire la luce. Gli ombrellini si montano davanti al flash, fanno rimbalzare la luce sulla propria superficie restituendola pi diffusa verso il soggetto, a seconda delle dimensioni e forma dellombrello si ottiene una luce pi o meno concentrata, inoltre questa luce varia anche a seconda del rivestimento interno, gli ombrelli con un rivestimento interno bianco ammorbidiscono notevolmente la luce, a differenza degli ombrelli con un rivestimento interno argentato che riflettono rispetto ai primi maggiore luce verso il soggetto aumentando il contrasto della foto.
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I soft box detti anche Bank sono delle strutture in tessuto nero al cui interno vengono alloggiati uno o pi flash (o luci continue). Allinterno i bank come gli ombrelli possono essere bianchi o argentati. Per ammorbidire e diffondere la luce i soft box sono preferibili rispetto agli ombrelli, questi ultimi a confronto restituiscono una luce pi dura e meno diffusa.

Prostudio360.it - Soft Box ottagonale Link Prodotto

Iniziate facendo book fotografici in esterni: Munitevi di una fotocamera reflex con ottiche adeguate al ritratto. Un pannello riflettente. Un assistente. Un flash portatile da studio con generatore annesso, se non avete un assistente vi conviene usare i flash a slitta, ovviamente sono meno potenti dei flash portatili da studio ma hanno il vantaggio di essere pi versatili e semplici, al momento dellacquisto controllate che possa essere regolato manualmente e comandato in remoto. Il limite maggiore di questa tipologia di flash la dimensione ridotta, per aumentare la dimensione apparente della lampo vi baster sfruttare superfici bianche sulle quali far rimbalzare la luce per diffonderla, come un pannello riflettente o un muro bianco. Personalmente, per iniziare a fotografare in studio ho fatto pratica in uno spazio abbastanza ristretto che mi permetteva comunque di ottenere risultati accettabili, mi sentivo per molto limitato poich non potevo divertirmi variando lo schema di illuminazione, in parole povere non potevo spostare i miei flash ottenendo risultati significativi. Come primo acquisto consiglio di comprare un flash da studio portatile per realizzare anche foto in esterni, per utilizzarlo vi consiglio l'aiuto di un assistente o in sua assenza di portarvi uno stativo su cui montarlo.
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Il mio flash ha una potenza di 400W ed adatto sia in esterni che come flash per lo studio

fotografico. La potenza massima di 400W ma si pu regolare girando una manopola, il powerpack (che contiene la batteria ed i comandi) mi da un autonomia di 160 scatti. Il tempo di ricarica del Powerpack di 3 ore. Specifiche tecniche del mio Flash: Dimensioni, senza riflettore (LxAxA) W. 21x32x13cm Potenza di Flash 400W Numero guida 64 Tempo di ricarica ca. 2-4sec. Lampada pilota 50W Tipo di innesco cavo sincro, pulsante di prova lampo Temperatura del colore 5300-5600K Peso ca. 1180g

I fondali, quelli per lo still life vanno bene di dimensioni 70x100cm circa, mentre quelli per la fotografia di persone devono essere ovviamente pi grandi. Come primo fondale compratene uno di colore grigio perch alloccorrenza pu diventare bianco o nero, per farlo diventare bianco basta una forte illuminazione su di esso, discorso inverso per farlo diventare nero. A seconda del fondale pu variare l'illuminazione utilizzata, se usiamo un fondale bianco questo deve essere illuminato con una potenza doppia rispetto all'illuminazione utilizzata sul soggetto. Con un fondale nero se le luci vanno a illuminare il fondale esso diventa grigio.

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Consiglio anche lacquisto del Green Screen, ovvero un fondale verde di una tonalit particolare che in natura non esiste, serve a poter utilizzare la tecnica Chroma key (colore chiave), il fondale verde ci permette in post produzione di scontornare velocemente il soggetto dallo sfondo per sostituirlo con un altro, esistono software che analizzando la chiave di colore eliminano il verde dello sfondo in maniera automatica, in questo modo possibile applicare qualsiasi tipo di sfondo.

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Durante la fase di scatto con il green screen si deve illuminare in modo omogeneo il fondale e porre il soggetto a una distanza di circa tre metri per far s che non ci siano fastidiosi riflessi verdi sul contorno del soggetto. I green screen professionali sono in un

materiale che riflette poco per minimizzare i riflessi che fanno perdere drasticamente qualit e rendono pi difficile lo scontorno. Per sorreggere il fondale avete bisogno del porta fondali, nella figura alla pagina precedente avete visto il porta fondali composto da due treppiedi estensibili e una barra trasversale per sorreggere il fondale. Ora vi propongo altri tipi di porta fondali, sono quelli a muro e quelli autopole, entrambi potete acquistarli da prostudio360.it

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Attraverso un telecomando i fondali possono essere arrotolati o srotolati, rendendo facile e veloce la selezione dei fondali. I 4 ganci in metallo, offrono la stabilit necessaria per essere applicati sia al muro che al soffitto. Grazie a un adattatore (spigot) il sistema di supporto dei fondali pu essere rapidamente montato su treppiedi. Un Autopole un supporto che va dal pavimento al soffitto. E' possibile montare su di esso lampade, fondali, morsetti, riflettori, ecc

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Per la fotografia still life possiamo scegliere se utilizzare: Il tavolo da still life: composto da una superficie in plexiglass semi trasparente, questa superficie pu essere incurvata richiamando la struttura del fondale limbo.

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Il cubo di luce: elimina completamente le ombre, uno strumento indispensabile nella fotografia di prodotto.

Prostudio360.it - FotoQuantum Daylight Kit 600/600 (4x30W) + Cubo di luce 77x77x77cm Link Prodotto Prostudio360.it - FotoQuantum StudioTools Cubo di luce 152x152x152cm Link Prodotto

ILLUMINAZIONE STUDIO FOTOGRAFICO


La scelta del tipo di illuminazione la parte pi importante e difficile nell'allestimento dello studio fotografico, personalmente preferisco i flash alle luci continue, lavorare con le luci continue ci consente di vedere subito gli effetti della luce sul soggetto, ma di contro hanno un non indifferente consumo energetico e riscaldano molto di pi lambiente (causando problemi col makeup che va continuamente ritoccato) e possono dare fastidio al modello. Consiglio di acquistare i flash monotorcia, soprattutto se non avete molto spazio, sono pi economici ma meno potenti dei flash con Prostudio360.it - Flash monotorcia FotoQuantum generatore, la differenza fra questi ultimi e i LightPro FQC-400HLR Link Prodotto monotorcia semplice, i flash monotorcia hanno nel corpo chiamato torcia sia la lampada flash sia il generatore (in cui si trovano i comandi situati dietro il flash), nel caso dei modelli con generatore la torcia pi compatta ed collegata tramite un cavo al generatore che consente di controllarne la potenza. I flash da studio hanno al centro una luce continua definita pilota, non molto potente ma serve per mettere a fuoco il soggetto. I flash possono essere collegati alla fotocamera in due modi, o tramite un cavo sincro o con appositi trasmettitori che comunicano con gli illuminatori attraverso onde radio. Inoltre potete mettere in comunicazione tra di loro pi flash anche senza collegarli tutti alla fotocamera, tramite una fotocellula integrata (o esterna) potete usare il flash in modalit "slave" (servo comandata), in sostanza il flash principale collegato alla fotocamera emette il lampo di luce che raggiunge la fotocellula del flash secondario, il tempo di emissione del secondo lampo cos rapido che impossibile vedere i lampi in sequenza, sia l'occhio umano che il sensore della fotocamera li percepiscono come un unico lampo.

Recentemente ho avuto il piacere di entrare in possesso del FotoQuantum LightPro Kit Flash da studio fotografico di ProStudio360.it Ho usato questo kit per iniziare a realizzare book fotografici in studio, prima di mostravi gli scatti da me realizzati voglio illustrarvi le caratteristiche tecniche di questi accessori. Partiamo dalle due unit flash, hanno una potenza di 200W, numero guida 50, una temperatura del colore di 5600K, hanno una lampada pilota alogena da 150W e un tempo di ricarica di 0.8-1.8s. Metodi Triggering: Sensore slave/Cavo sincro/pulsante test. Possiedono una ventola di raffreddamento e un sistema di protezione contro il surriscaldamento. Le riflettore) ed il peso di 1.80kg. Coi flash sono inclusi i riflettori in metallo, cavi di alimentazione (4m) e i cavi sincro. I treppiedi hanno un'altezza massima di 2425mm e una minima di 730mm, sono divisi in 3 sezioni e hanno un peso di 1590g. Sono abbastanza robusti e facili da trasportare. Nel kit sono presenti anche dei softbox di dimensioni 60x90cm, sono in Nylon e l'anello in alluminio. All'interno sono in argento riflettente mentre il colore esteriore il nero. Sono un accessorio davvero essenziale che non pu mancare nello studio fotografico di un fotografo. Sono utilissimi per ottenere una luce diffusa senza ombre troppo nette. dimensioni sono di 30x12.5x12.5cm (senza

Prostudio360.it - FotoQuantum StudioTools Softbox FQSB-030, 60x90 cm Link Prodotto

Usando anche il flash portatile all'interno dello studio montato su uno stativo ho ottenuto risultati veramente notevoli. Se per il vostro budget ve lo permette consiglio l'acquisto del FotoQuantum LightPro Kit Flash FQC-400LR + Softbox + Treppiede. La differenza sostanziale sta nell'unit flash pi potente e dotata di controlli pi avanzati. E' compatibile con la baionetta Bowens, la ventola di raffreddamento molto silenziosa ed efficiente, non ho mai avuto problemi di surriscaldamento (il circuito di nuova generazione stato progettato per resistere al calore), e il tempo di ricarica fra un lampo e l'altro molto breve. Girate pagina per vedere le foto che ho realizzato con questa attrezzatura.

TIPI DI LUCI CONTINUE


Luci a fluorescenza: Producono una luce gestibile e molto morbida, sono a basso consumo di energia e sono molto utilizzate nei ritratti e nello still life.

Prostudio360.it - FotoQuantum StudioMax Kit Daylight 450/450 + Ombrellini Link Prodotto

Prostudio360.it - FotoQuantum LightPro Kit Daylight FQCL 1750/1750 Link Prodotto

Oltre agli illuminatori appena citati abbiamo i neon a luce fredda, particolarmente indicati per la fotografia still life (ma anche di ritratto), hanno la stessa temperatura colore dei flash 5500K, ovviamente sono notevolmente pi costosi dei normali neon ma anche notevolmente pi potenti ed efficienti, i neon comuni non sono adatti alle esigenze di illuminazione di un fotografo professionista ma possono comunque essere utilizzati se si mira a risultati particolari e si vuole sperimentare con un'illuminazione insolita, i neon a luce fredda da studio non riscaldano l'ambiente a differenza delle luci al tungsteno, e sono dotati di alette mobili per direzionare la luce, ne esistono vari tipi per dimensioni e numero di neon usati. Luci a incandescenza: o anche dette luci a Tungsteno, poich la luce viene generata per incandescenza di un filamento di tungsteno, hanno una temperatura colore di circa 2600-2900K e in quelle specifiche per la fotografia pu arrivare fino a 3200K. Recentemente le lampade a tungsteno sono diventate alogene, perch grazie al gas alogeno possono raggiungere temperature ancora pi elevate! Le lampade a Tungsteno non sono indicate nello Still life di alimenti poich producono un elevato calore che potrebbe alterali. Alla vostra sinistra lo schema di una lampada a incandescenza, in basso la foto di una lampada alogena. Luci a scarica HMI: questo tipo di illuminazione mi piacerebbe poterla usare, peccato per il costo elevatissimo, le luci a scarica HMI hanno una resa cromatica day light, per questa loro caratteristica vengono utilizzate anche in esterni grazie alla perfetta integrazione con la luce ambiente, hanno una qualit eccezionale e come era facile intuire vengono usate anche nel mondo del cinema.
Arri 12.000W HMI Fresnel, temperatura colore 5600K estremamente luminoso e potente, ma non a buon mercato, costa circa 11.000 Euro!

Schema lampada a incandescenza - Fonte Wikipedia - Autore Fastfission

TECNICA FOTOGRAFICA COI FLASH


Quando lavorate con lilluminazione flash la prima cosa che dovete imparare che: Il diaframma l'unico strumento che regola l'esposizione sul soggetto. Il tempo di esposizione deve essere pari o inferiore al tempo di sincronizzazione della fotocamera con il flash, controlla la quantit di luce ambiente che la macchina registra, se scattate due foto con lo stesso diaframma e tempi diversi l'esposizione sul soggetto rimane immutata perch l'effettiva velocit di scatto influenzata solo dal flash che lavora con tempi molto brevi. Provate a fare un esperimento, impostate un tempo di esposizione pi veloce del tempo di sincronizzazione del flash, sulla foto apparir una banda nera, quella la tendina dell'otturatore della fotocamera.

Nella prima immagine si vede a destra la banda nera dell'otturatore, ho usato un tempo di scatto di 1/200 s. a f20, superiore al tempo di sincronizzazione dei flash, nella seconda invece il tempo di scatto l'ho impostato a 1/100 s. sempre a f20, il risultato lo potete vedere coi vostri occhi.

Maggiore la dimensione di una fonte luminosa e pi morbida e diffusa sar l'illuminazione ottenuta, questo il principio dei softbox e degli ombrelli che aumentano la dimensione del lampo prodotto dal flash.

Prostudio360.it - FotoQuantum Flashes FQS-180/180 Link Prodotto

Nella pagina successiva potete vedere l'immagine di esempio che mostra i differenti risultati utilizzando un flash con e senza softbox. Nelle foto alla vostra sinistra stato montato davanti al flash un softbox, mentre per realizzare le foto alla vostra destra stato tolto, come potete vedere i flash muniti di softbox producono unilluminazione pi diffusa e omogenea, con ombre molto morbide, risultato totalmente opposto si ottenuto levando i softbox, i flash senza di essi hanno generato un'illuminazione pi dura e ombre molto nette. la luce diretta pu essere usata in determinati casi per mettere in risalto aree specifiche del corpo.

Flash in studio Una volta allestito il nostro studio fotografico dovremo imparare a usare i flash che abbiamo acquistato, la loro potenza pu essere regolata a seconda delle nostre esigenze, ma in realt per "potenza" si intende la durata della luce emessa, quindi il lampo di un flash impostato a piena potenza durer il doppio rispetto al lampo emesso dallo stesso flash settato a met della potenza. Mi sembra doveroso introdurre adesso il concetto di numero guida. Il numero guida che trovate nei flash indica la potenza dello stesso, conoscere il numero guida del flash di fondamentale importanza per poter impostare il corretto diaframma da utilizzare conoscendo la distanza tra il flash e il soggetto. Esiste una formula matematica: =
Numero guida Distanza lash

Tutto questo tenendo conto che scattiate a una sensibilit ISO standard (ovviamente se usate i flash non ha senso alzare gli ISO). Per quanto riguarda i flash a cobra esistono automatismi che consentono di trovare automaticamente il diaframma. Personalmente quando uso i flash, faccio delle prove a diverse aperture di diaframma perch si possono ottenere risultati particolari non seguendo le regole e facendo scegliere al proprio senso artistico. Ho gi spiegato a pag. 33 come utilizzare l'esposimetro, in questo capitolo faccio un approfondimento, perch non possibile parlare di fotografia in studio senza citare questo fondamentale strumento. Vediamo come calibrare l'esposimetro Prima di tutto bisogna tararlo facendo la lettura di una luce flash su una superficie di colore corrispondente al grigio medio 18%. Fotografiamo la superficie col diaframma suggerito dall'esposimetro e andiamo a vedere in photoshop se il grigio al 18% corrisponde a un grigio 50% nella scala RGB, ossia R128, G128, B128. Provate ad andare su uno dei tanti tool online come questo: medusastudio.it/tavolozza.php Impostate per R, G e B il valore 128, otterrete un grigio 50%.

Chiarito questo aprite l'immagine in photoshop, per prima cosa applicate una sfocatura media in modo da avere un colore uniforme, in questo modo i valori RGB nella info dell'immagine dovrebbero corrispondere come ho gi detto a 128, potete anche controllare nella finestra Livelli, dovrebbe esserci una linea verticale al centro corrispondente al valore 1 (come nell'immagine di esempio).

Se cos non fosse dovrete andare ad agire sull'esposimetro per cambiare la sensibilit. Ovviamente dovrete ripetere questo test finch non avrete calibrato perfettamente l'esposimetro. In studio per i motivi gi illustrati precedentemente non avendo senso variare il tempo di esposizione (che conviene far coincidere col tempo di sincronizzazione del flash) gli unici due parametri che possiamo modificare in macchina sono i diaframmi e gli ISO, al variare dei primi per varia la PDC e i secondi devono rimanere sul livello standard della fotocamera, lunica soluzione per ottenere una corretta esposizione variare l'intensit della luce sui singoli flash! Un errore comune di allontanare lilluminazione dal soggetto che stiamo fotografando per diminuire la quantit di luce, invece andrebbe diminuita la potenza del flash dagli appositi comandi, un errore perch lo spostamento cambia leffetto della luce, fate una prova, scattate due foto prima diminuendo la potenza dai comandi e poi scattate la seconda foto aumentando di nuovo la potenza e allontanando il flash, otterrete due effetti differenti! Questo perch la luce decade rapidamente, se per esempio raddoppio la distanza tra il flash e il soggetto la luce non si dimezza ma diventa 1/4.

Per disporre le luci possono venirvi in aiuto gli schemi di illuminazione, su internet se ne trovano molti, dai pi semplici ai pi avanzati, su you tube ho trovato un video molto interessante: http://www.youtube.com/watch?v=Jplv_dxtz8A Inoltre vi segnalo una serie di video sulle varie tecniche di illuminazione e su come allestire uno studio fotografico low cost, video tutorial realizzati dal fotografo Luciano Boschetti, li ho raccolti sul mio blog al link: marcocrupifoto.blogspot.com/2010/12/studio-fotografico-per-il-ritratto.html Esistono anche software appositi che simulano lilluminazione in studio per decidere prima come disporre le luci. C' da fare una piccola riflessione sugli schemi di illuminazione, essi trovano il tempo che trovano perch molto pi importante capire i principi dell'illuminazione e regolarsi secondo i proprio gusti senza provare a copiare gli altri, anche perch sul web e in alcuni manuali si trova la foto finita (cio gi post prodotta) e il relativo schema di illuminazione, questo non ha quasi senso, poich non sappiamo i tipi di flash impiegati e con quali settaggi sono stati usati (potenza, altezza e distanza precisa dal soggetto), inoltre non conosciamo la post produzione che c' dietro la foto! Il mio consiglio sperimentare molto giocando con le luci, aiutati da un conoscente che abbia la pazienza e il tempo per farvi da modello, mi rendo conto per che non tutti sono cos fortunati, in questo caso ci viene in aiuto facebook, grazie ad esso possibile cercare di entrare in contatto con modelli/e o aspiranti tali disposti a posare gratuitamente per noi in cambio del cd con le foto, esistono anche network dedicati alle modelle e ai fotografi. Durante la fase di scatto cercate di catturare ogni minima espressione, perch anche piccoli cambiamenti possono portare a risultati differenti non subito visibili, insomma non risparmiate le foto. Fotografare in digitale per non ci autorizza a non curarci del set o del makeup perch tanto c photoshop! Quando una foto curata gi dallinizio porter a risultati di alto livello, una foto mediocre sempre mediocre rester, con photoshop pu sicuramente migliorare ma non crediate che questo software faccia miracoli trasformando il piombo in oro.

TECNICA FOTOGRAFICA IN ESTERNI COL FLASH


Il flash in esterni pu essere utilizzato anche in buone condizioni di luce, per dare un effetto particolare alla foto, parlo ovviamente dei flash portatili da studio e non di quelli integrati nella fotocamera.

Foto non elaborata in photoshop realizzata con flash portatile da studio

Uno dei miei principali problemi quando ho iniziato a scattare col flash in esterni era come rendere visibile anche lo sfondo dietro il soggetto, perch scattando alla velocit di sincronizzazione del flash il soggetto risultava correttamente esposto ma si perdeva il paesaggio alle sue spalle. La soluzione in realt semplice, basta pensare ai principi base della fotografia, per far percepire al sensore la luce presente sulla scena basta impostare tempi di posa pi lenti dei tempi di sincronizzazione con il flash, cos facendo il flash emetter un lampo in contemporanea all'apertura dell'otturatore ma quest'ultimo rester qualche millisecondo in pi aperto permettendo anche alla luce ambiente di raggiungere il sensore. Ricordatevi comunque che il tempo di posa impostato nella fotocamera non ha alcuna influenza sull'esposizione della foto, scattare a 1/60 o a 1/100 quando la durata del lampo flash che espone la scena molto pi breve indifferente.

Quando fotografate il modello/a durate il tramonto usando il flash otterrete un effetto irreale e poco gradevole, questo perch la luce del flash ha una temperatura colore uguale alla luce diurna 5500K, quindi in una foto al tramonto dove la luce pi calda il soggetto risulter illuminato frontalmente con una luce pi fredda, personalmente risolvo questo problema in post produzione ma c' chi ancora preferisce applicare delle gelatine colorate al flash.

Strumenti essenziali che non possono mancare nel corredo di chi fotografa in esterni sono il fondale pieghevole e il pannello riflettente.

Prostudio360.it - FotoQuantum StudioTools Fondale Pieghevole Nero & Bianco 150x210cm Link Prodotto

Prostudio360.it - FotoQuantum StudioTools Riflettore 5 in 1, 71x112cm Link Prodotto

USO FLASH A COBRA In esterni non raro vedere fotografi che usano i cosiddetti flash a cobra, poich rispetto ai flash da studio portatili sono pi comodi da trasportare e non necessitano di un assistente o di uno stativo, inoltre rispetto ai flash incorporati nella fotocamera hanno una portata maggiore. Le modalit fondamentali di questo tipo di flash sono: Manuale, Auto e TTL. In modalit manuale necessario un esposimetro per misurare la luce presente sulla scena e impostare di conseguenza il diaframma (si fa partire il lampo e si legge il diaframma di lavoro sull'esposimetro esterno, in base al valore ottenuto si setta il diaframma nella fotocamera), in questa modalit si pu decidere la potenza del flash. La massima potenza rappresentata dal numero 1/1. Nella modalit automatica il flash emette un lampo e facendo una lettura della luce di ritorno stabilisce la giusta esposizione, la luce del prossimo lampo viene dosata in maniera automatica. La funzione TTL (Through-the-lens ovvero "attraverso la lente") molto utilizzata, il flash non fa altro che leggere la luce attraverso la macchina fotografica. Vediamo come funziona: Impostando la funzione TTL durante la fase di scatto il flash emette dei prelampi prima che si apra la tendina dell'otturatore, la luce emessa colpisce il soggetto e torna indietro, essa viene riflessa dalla tendina ancora chiusa e letta da un sensore per dosare la giusta quantit di luce del flash. Esistono due tipi di modalit TTL, la standard, ovvero la luce del flash considerata come fonte di illuminazione principale e la fill-in che al contrario si usa quando esiste un'altra fonte di illuminazione principale e il flash viene usato come luce di riempimento delle ombre, dobbiamo solo stare attenti alle ombre generate dal flash e alleffetto di appiattimento provocata da una luce diretta! Per riempire solo le ombre senza effettuare effetti irrealistici pu essere necessaria una compensazione negativa, ovvero abbassare il valore della potenza del lampo che il flash considera corretta, dipende molto dallilluminazione presente sulla scena e sta a voi regolarvi effettuando varie prove sul campo.

Per ammorbidire la luce generata dal flash TTL che spesso risulta troppo dura, potete usare un diffusore.

Prostudio360.it - Diffusore Universale per Flash Link Prodotto

In interni se non siete muniti di diffusore potete sfruttare le pareti o il soffitto della stanza, basta che non siano colorati senn vi ritroverete delle sgradevoli dominanti colore, la parete o il soffitto devono essere bianchi o al limite grigi. anche possibile sganciare il flash a cobra dalla fotocamera e posizionarlo in un punto a nostro piacimento, pu essere attaccato a un treppiedi o essere appoggiato anche su una qualsiasi struttura stabile come un mobile o un muretto, per fare ci necessario che il flash sia munito di servo cellula.

RIFLESSIONI SULLA FOTOGRAFIA


Fotografia, Poesia e Benigni! L'analfabetismo fotografico in Italia
"La poesia non fuori, dentro... Cos' la poesia, non chiedermelo pi, guardati nello specchio, la poesia sei tu..." o anche "E vestitele bene le poesie, cercate bene le parole, dovete sceglierle! A volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola! Sceglietele...che la bellezza cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere." Bellissime frasi tratte dal film la tigre e la neve di Benigni, ma cosa centra Benigni con la fotografia? Prima guardatevi questo fantastico video youtube.com/watch?v=Phk_o91gzEU Se il link non dovesse pi funzionare cercate su youtube "Benigni Poesia". In 2 minuti e mezzo riuscito a esprimere dei concetti bellissimi e validi per qualsiasi forma d'arte... che se compresi veramente possono essere pi d'aiuto di qualsiasi manuale di tecnica fotografica. Io metterei questo video all'inizio di ogni corso fotografico di base. "Non esiste una cosa pi poetica di un'altra!" non necessariamente vero che per fare belle fotografie (termine molto vago) si ha bisogno di soggetti belli e originali, un esempio? Cercate su google "Peperone numero trenta di Edward Weston" (non posso inserirlo qui perch un'immagine protetta da copyright). E' una delle opere pi famose di un grande maestro della fotografia del novecento, un peperone, vi rendete conto?. Voglio condividere con voi il pensiero di Alberto Pellegrinet espresso in una discussione su forumdifotografia.it: Anche dalle foto pubblicate si denota che purtroppo tutta lenergia dei fotografi orientata verso la tecnica piuttosto che la poesia, e pure i commenti: solo tecnici, alcuni addirittura consigliano di accentuare colori, da immagini viste a computer dove, a seconda del computer utilizzato e dal costo dello stesso i colori hanno un valore pressoch informativo. Ci sono poi quelli che presi da entusiasmo si ritrovano ad elargire consigli su come e cosa fare senza averne le capacit. La fotografia per molti non quella che dovrebbe essere, un passatempo, una sorta di emulazione del lavoro, un modo per farsi notare o pavoneggiarsi con le ultime novit del momento, questo anche, perch in Italia non si mai considerata la fotografia come materia di studio. Cito una frase di Lazlo Moholy Nagy: Anyone who fail to understand photography will be one of illiterates of the future. Era il 1927, ed purtroppo cosi, lItalia s persa per strada ed rimasta analfabeta, fotograficamente parlando, pochi fotografi conosciuti internazionalmente, nessuna scuola a livello universitario, poche gallerie, pochi eventi e nessuna rivista valida (sulla fotografia), e soprattutto poca qualit dellimmagine; si continua per a studiare pittura mentre le riviste e giornali sono piene di immaginipovere.

In un articolo apparso nel suo blog, Paola Iezzi, grande appassionata di fotografia scriveva: "Avallare lignoranza contribuisce ad abbassare il livello medio del gusto e della qualit della vita stessa e fa si che la societ sprofondi sempre pi nelloblio pi completo. Confrontarsi con chi ne sa pi di noi, ci aiuta ad avere una visione pi ampia e globale. Chiudersi a questo confronto significa precludere a se stessi e alla societ della quale siamo parte, la possibilit di progredire e di evolverci in qualcosa di meglio. Difendere, quindi diffondere lignoranza quanto di peggio una societ illuminata e un individuo, che per di pi si dica sensibile ed illuminato, possano fare, soprattutto se questa difesa ipocrita venga fatta per il proprio personale tornaconto, per accrescere il proprio ego. E non cercate la novit, la novit la cosa pi vecchia che ci sia. E se il verso non vi viene, da questa posizione, n da questa, ne da cos, buttatevi in terra! Mettetevi cos! Ecco... ohooo... da distesi che si vede il cielo... guarda che bellezza, perch non mi ci sono messo prima... I poeti non guardano, vedono. Fatevi obbedire dalle parole, se la parola 'muro' non vi da retta, non usatela pi...per otto anni, cos impara! Che questo, bhooo non lo so! Questa la bellezza, come quei versi l che voglio che rimangano scritti li per sempre... forza, cancellate tutto che dobbiamo cominciare! La lezione finita. Ciao arrivederci.

Come diventare famosi su Flickr


Tutti (o quasi) i fotografi iscritti a Flickr una volta caricate le foto sul proprio account si pongono la medesima domanda : "Come posso diventare popolare su Flickr?" Io me la sono fatta 4 anni fa quando ho aperto il mio account: http://www.flickr.com/photos/marcocrupivisualartist/ Dopo molte ricerche e aver questo articolo. accumulato una certa esperienza posso finalmente scrivere

Girovagando fra i vari album fotografici facile imbattersi in foto mediocri con 4 o 5 pagine di commenti e foto bellissime che non hanno neanche un misero commento. Da cosa dipende ci? In un gruppo di discussione su Flickr un utente si poneva il medesimo quesito e questa fu la risposta di giorgioGH (il nickname dell'utente che risponde): "Condivido pienamente le tue perplessit. Io ho iniziato con Flickr nel 2006 e, secondo me, da quel momento cambiato in modo sostanziale sull'onda dei social network. Mi spiego: per avere tanti commenti devi avere una tua "vetrina" su una strada molto frequentata che rappresentata dai tuoi contatti. Tali contatti, per, devono essere stimolati a guardarti e a spedire il commento; credo che questo si ottenga con un lavoro certosino e paziente col quale tu a priori invii il tuo commento positivo a foto (di qualsiasi qualit) di tutti i contatti e il destinatario si sente poi in dovere di farlo con te. E' una specie di voto di scambio, da mantenere sempre attivo. Per molti l'obiettivo di vedere la propria foto su explore. L'entrata in explore si basa (almeno per la componente maggiore) su un algoritmo che tiene conto del numero di commenti e di preferiti pervenuti nell'unit di tempo. In questo modo su explore ora vanno foto semplicemente molto commentate e "favorite" nelle prime 24 ore dal posting che raramente (mio personale parere forse errato) sono belle. Sono semplicemente prodotti di questo sistema di social network, non di una scelta artistica." Condivido pienamente la riflessione appena espressa, per ci tengo a precisare che essere dei bravi fotografi e inserire delle belle foto invoglia ancora di pi a lasciare dei commenti e ad aumentare la propria popolarit, perch la gente condivide le tue foto e ne parla con gli amici, mentre se si fa solo "marketing" si avranno tanti bei commenti dati per educazione. Parliamo dei Gruppi di Flickr, a cosa servono? Sono veramente utili? Tranne qualche rara e lodevole eccezione, nei gruppi la maggioranza degli utenti posta la propria foto e se ne va senza manco guardare le altre, ma cos facendo ognuno pensa al suo e quindi l'ammontare dei commenti effettuati e ricevuti pari a 0. I gruppi che non mettono regole e moderazione vengono definiti "gruppi spazzatura" perch funzionano come ho appena esposto, esistono dei gruppi invece che ti "obbligano" a commentare e guardare le foto degli altri, se dovete partecipare a un gruppo sceglietene uno serio con questi requisiti, sempre meglio che niente. Io la cosa che pi preferisco e guardo nei gruppi sono le discussioni e alle volte spulcio il pool in cerca di qualche scatto degno di nota.

Sul forum di aiuto di Flickr trovo un'altra domanda/risposta che vale la pena citare: Domanda dell'utente Simmonsstummer "Salve a tutti, pongo una delle domande pi banali della storia di Flickr. Come faccio a ottenere visibilit specifica dei miei files? A parte i gruppi nei quali sembra quasi che i pool non li guardi nessuno, come faccio a fare in modo che la gente si interessi in maniera sistematica e non casuale come sembrerebbe? E' meglio uploaddare pi volte al giorno o una volta sola? Perch i messaggi dei forum sono poco frequentati? Perch il cielo azzurro? insomma perch non mi scrivete il vademecum dell'ottimo flickrer???" Risposta dell'utente Mirco "Bellissima domanda la tua. Ovviamente c' gi chi ci ha pensato, Thomas Hawk: thomashawk.com/2006/02/top-10-tips-for-getting-attention-on.html E' da quanto ne ho capito seguendo alcune discussioni sui gruppi principale questo c'azzecca. Personalmente mi pare una sorta di formula matematica per cavalcare la popolarit, alcuni consigli io li trovo "trucchetti da navigato venditore di aspirapolveri porta a porta". Leggi, pensa, elabora per tuo conto. Questo il primo consiglio che mi sembra opportuno darti. Quello che scriver da qui in poi non devi prenderlo come oro colato, perch anch'io sono un principiante e non una Flickrstar come *****, solo per citare un nome. La cosa principale ovviamente avere foto belle, bei colori, bei bianco e nero, belle composizioni, bei temi e soggetti. Questo l'ingrediente principale per iniziare a farsi un poco il nome su Flickr. Se non hai questa base minima inutile anche solo pensare di acquisire popolarit. Poi il resto tanto sacrificio con la tastiera e con la macchina fotografica, pubblica regolarmente e partecipa, partecipa, partecipa attivamente ai gruppi a cui sei interessato. Personalmente ritengo inopportuno avere mille friends e non guardare mai i loro lavori, scegline al max 100 tra quelli che pensi possano insegnarti qualcosa, commenta, discuti e segui giornalmente i loro lavori in modo da instaurare un rapporto di stima con chi ti amico su Flickr. Questo il percorso lungo e tortuoso. Poi ritengo che esistono delle scorciatoie o delle vere autostrade che ti portano alla popolarit, ma ho visto che non hai i requisiti: non sei una avvenente ragazza che pubblica autoscatti maliziosi. Credimi, questo aiuta sensibilmente a diventare popolare su Flickr... :-) Prendi tutto quello che ti ho scritto con le pinze, leggilo, elaboralo e fatti una tua idea. Un'ultima domanda: Ma perch ti interessa diventare popolare su Flickr? E' poi cos importante? Buona fortuna!" Passiamo ora a parlare del tipo di account, esistono gli account Pro e quelli gratuiti, ovviamente chi paga sempre pi avvantaggiato (purtroppo cos va il mondo), gli account gratuiti possono caricare 100 mega di foto al mese mentre quelli pro non hanno alcun limite e possiedono le statistiche, se sei una persona all'inizio con la fotografia o che scatta

poche foto quando capita pu andar bene l'account gratuito di Flickr, tanto le foto anche i Pro le ridimensionano a non pi di 1024pixel per lato maggiore perch senn diventano pesanti da visualizzare e si corre meno il rischio che vengano rubate per farci delle stampe, ridimensionandole a questa risoluzione si possono caricare un buon quantitativo di fotografie. Per chi possiede un sito web consiglio di esporre anche li le proprie foto su Flickr, in modo tale da farle indicizzare meglio da google, oltre alle foto, nel post inserite anche un breve testo e il link diretto al vostro album su Flickr. Arriviamo alla conclusione di questo articolo da cui emersa una visione non troppo positiva di Flickr, purtroppo non un sistema meritocratico, oltre ad essere dei bravi fotografi ci si deve dare dentro col marketing e secondo me questo molto triste. I siti di condivisione foto ci danno un sacco di strumenti utili che prima dell'avvento del digitale erano fantascienza, purtroppo li usiamo in modo improprio e stupido, basterebbe correggere i nostri comportamenti sbagliati, resistere alla tentazione di fare "marketing" lasciando bei commenti a tutti indistintamente solo per farci dire "bravo bella foto" ma criticando in modo intelligente e avere il coraggio di dire la propria opinione, solo in questo modo potremo crescere e migliorare. La vanagloria lasciatela ad altri che non porta a niente, alla fine dei conti solo a un grande vuoto e a qualche migliaio di commenti che valgono meno della carta igienica. Albert Einstein diceva: "Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore."

Flickr sta cambiando il modo di fotografare e di intendere la fotografia


Sono stato molto attivo su Flickr e oltre ad aver stretto legami con altri fotografi ho notato che in questo social network fotografico esistono delle foto che a primo impatto attraggono di pi l'attenzione e i commenti dell'utente medio, foto che in genere presentano colori molto accessi, foto in stile Vintage, HDR super spinti, foto di belle ragazze magari scattate da loro stesse col cellulare o la compattina mentre sono in mutande e fanno il funcio, scarpe della converse, cuoricini creati e fotografati nei modi pi disparati, gattini e clich vari. Ma dov' il problema? Il problema sorge per la nuova generazione di fotografi, prima dell'avvento del digitale per avvicinarsi a quest'arte si comprava un bel libro di fotografia, ci si documentava, si vedevano le foto dei grandi maestri, si faceva amicizia con qualche fotografo (magari quello col negozio sotto casa) e si iniziava a scattare, era tutto pi difficile e alle volte non sempre un male. Seguite il mio ragionamento, il ragazzino che compra una digitale si apre un account Flickr e inizia la sua avventura in questo mondo, sfoglia gli album fotografici e si accorge che certi tipi di foto sono molto apprezzati, istintivamente gli piacciono, logicamente portato a pensare che le foto che vanno per la maggiore, cio gattini, vintage e converse (foto che spesso trovo nella sezione "foto pi interessanti degli ultimi 7 giorni" o su "Esplora") siano LA FOTOGRAFIA e inizia a imitarli assumendo quello stile, forse un giorno cambier modo

di fotografare o forse no, perch gli si fottuta la testa dopo aver visto che il suo gattino ha ricevuto 800 commenti di "bravissimo", allora perch cambiare? Ovviamente un fotografo che ha gi assunto un suo stile e ha fatto altre esperienze difficilmente si lascer influenzare per ricevere solo tanti commenti. Ma perch certe foto pur essendo dei capolavori ricevono pochi commenti e vengono sorpassate dalle solite foto stereotipate? Io penso che per cogliere la bellezza di una foto, ci voglia anche una certa dose di sensibilit e di cultura (cosa che non tutti hanno), pi facile stupire con un tramonto super colorato con colori molto accesi che con una foto di street in bianco e nero che richiede anche una certa sensibilit da parte dell'osservatore, io sono convinto che se Henri Cartier Bresson fosse vissuto ai nostri tempi e avesse avuto un account Flickr non sarebbe stato calcolato minimamente dal 90% degli utenti. Ho esposto questa tesi su un gruppo di discussione di Flickr e la risposta fu questa: "Questo discorso importante e ci che ha scritto Marco riguardo Bresson, ovvero che se fosse su Flickr non se lo filerebbe nessuno, corrisponde alla verit. E sappiamo bene che cos. Su una foto di Scianna che spacciai per mia ebbero il coraggio di dirmi anche in forma privata, che le mani di Marpessa erano troppo varicose!!!!!! Ma porkk....!!!!!!!!!".