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Biografia Jeff Buckley

Biografia
Nasce a Orange County, in California (USA), dal cantante Tim Buckley e dalla violoncellista Mary Guibert.

Tim Buckley abbandona molto presto Mary e il piccolo Jeff, per partire alla volta di New York e di nuove prospettive di
lavoro nel mondo musicale della Grande Mela anni sessanta.

Mary si risposa con Ron Moorhead. Intorno all'età di 6 anni, Jeff inizia a suonare la chitarra, sua grande passione, che lo
porterà più avanti negli anni a frequentare a Los Angeles il Guitar Institute of Technology, presso il quale conseguirà un
diploma nel 1985. All'età di 13 anni decide di riappropriarsi del nome di suo padre, nome con il quale diventerà famoso al
grande pubblico, Jeff Buckley.

Nel 1990 Hal Willner, produttore musicale, lo invita a suonare per il "Greetings from Tim Buckley" alla St. Ann?s Church di
New York, dove immediatamente Jeff decide di trasferirsi. È un momento storico, per la vicenda di Jeff: in questa
occasione conosce Gary Lucas (chitarrista che aveva collaborato anche con Frank Zappa) che lo annovera tra i suoi Gods &
Monsters, progetto rock-blues a line-up variabile. Con Gary Lucas Buckley scriverà i famosi pezzi Mojo Pin e Grace (title
track del suo unico album da vivo).

Nel 1992 firma un contratto con la casa discografica Columbia Records, tramite il chitarrista e dirigente Steve Berkowitz
(autore del mixaggio del suo primo CD, un EP dal titolo Live at Sin-é uscito nell'agosto del 1993, locale nel quale Jeff si
esibì più e più volte agli inizi della sua carriera).

Dopo uno showcase-tour negli Stati Uniti ed Europa (con tappe in Inghilterra, Olanda e Francia, nazione nella quale fu
molto apprezzato), nel 1994 pubblica il suo lavoro più importante, Grace, un album di 10 tracce che fu osannato dalla
critica musicale; ebbe vari riconoscimenti, tra i quali il "Gran Prix International Du Disque dell'Academie Charles CROS", il
disco d'oro in Francia e in Australia (nazioni dove il suo successo fu più evidente).In Italia si esibisce per 3 volte (il 16
settembre 1994 a Milano, il 17 febbraio 1995 a Cesena e il 15 luglio 1995 a Correggio). Voci non ufficiali dicono che in
quest'ultima data, la presenza di Jeff Buckley fu fortemente voluta dal rocker italiano Luciano Ligabue.

Tra il 1996 e il 1997 lavora, tra piccole soddisfazioni e grandi travagli interiori, al suo album, del quale non riuscì a vedere
la pubblicazione; probabilmente avrebbe dovuto chiamarsi My sweetheart the drunk, titolo con il quale è uscito un doppio
CD con i lavori demo lasciati da Jeff al punto della sua tragica morte. Il titolo esatto di questo doppio CD è My Sweetheart
the Drunk. A causa di queste difficoltà a comporre, Jeff chiede ai componenti della sua band di rimanere da solo a
Memphis, per comporre in solitudine.

Di questo periodo si ricordano un paio di aneddoti che vale la pena citare:

1. Jeff usava servirsi per i suoi pasti presso un ristorante vietnamita della cittadina; il gestore - ignorando che Jeff
fosse una celebrità - gli regalò una T-shirt con il logo del locale, per l'unico motivo che gli dava molto guadagno,
pasteggiando senza soluzione di continuità nel suo ristorante. Un giorno un ragazzo che conosceva ed ammirava il
cantante, si trovò ad entrare nel locale proprio mentre Jeff ne stava uscendo, con indosso la maglietta regalatagli
dal proprietario e due porzioni "take away"; il ragazzo, sbalordito, entrò e disse al ristoratore: «Complimenti, far
fare alle celebrità da fattorini vi porterà un sacco di successo!»;
2. In un bar di Memphis, Jeff mise in un juke-box un pezzo di Whitney Houston, ed iniziò sommessamente a
canticchiarlo; la barista - anch'ella ignara di chi fosse questo ragazzo gracilino appoggiato al bancone - gli disse
beffarda: «Hey ragazzo, quella è Whitney: ci vuole una voce cazzuta per cantarla!» (Jeff Buckley è famoso per la
sua voce duttile, cristallina e molto estesa in quanto ad ottave, che lo ha portato a cantare più volte - e senza
difficoltà di sorta - brani di famose cantanti come Nina Simone).

Il 29 maggio 1997 Jeff si stava recando all'aeroporto di Memphis per andare a prendere i membri della band; è in anticipo
ed è l'ora del tramonto di un pomeriggio tranquillo. In compagnia di un amico si ferma presso le acque del fiume Wolf River,
un affluente del Mississippi. Si immerge nelle acque del corso d'acqua vestito e con le scarpe. Il suo amico lo vede
allontanarsi dalla riva sempre di più. Muore così Jeff Buckley.

Voci parlano di probabili cause di morte, nessuna delle quali ha trovato conferma definitiva: un mulinello creato da una
barca passatagli accanto, le scarpe che lo hanno reso troppo pesante, o altro. Il suo corpo fu ritrovato soltanto vari giorni
dopo, il 5 giugno 1997, dalla polizia locale.

Nel corso degli anni usciranno vari album postumi come Mystery White Boy, Live a l'Olympia, Live at Sin-é .

È tutt'oggi considerato una delle voci più emozionanti nel panorama musicale, ed il suo culto ha assunto dimensioni non
troppo dissimili da altre icone musicali aventi una storia alle spalle struggente, quali Kurt Cobain o Layne Staley. Resta
indimenticabile, per i cultori della musica d'autore, la cover di Hallelujah, canzone scritta da Leonard Cohen.

Curiosità

• Nella biografia "Dream Brother" si rivela che Jeff soffriva di disturbo bipolare [1]