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Musica d'Africa

"Nel ritmo della musica d'Africa sono scritti i segni primordiali dei nostri alfabeti sonori.
Quei suoni toccano il corpo dell'uomo, lo attraversano e lo animano".

Con molta probabilità la vera culla originaria dell'homo sapiens è l'Africa, a


quanto pare discendiamo tutti da uomini e donne di pelle scura, quindi da un
Adamo ed Eva africani. A parte questo localismo, di sicuro si può dire che tutte
le musiche che hanno dominato il nostro tempo, dal samba al jazz, dal blues al
rock, hanno tutte almeno qualcosa a che vedere con la Madre Africa. E' il
continente nero che ha imposto al mondo alcuni elementi che si ritrovano
ancora adesso, o meglio, tutto ciò che è ritmo, tutte le musiche in cui il ritmo
ha una parte predominante, devono qualcosa alla antica origine africana. Tutto
ha inizio nei secoli scorsi, quando le nazioni colonialistiche europee
cominciarono a deportare in massa schiavi dell'Africa, verso il nuovo continente
americano. Dall'incontro con le varie destinazioni, dal Brasile alle isole
caraibiche, dal centro al nord America, sono nati innumerevoli percorsi
musicali. Questo a distanza di secoli e a differenti latitudini, è rimasto un
elemento caratteristico che fa della sonorità africana un mondo espressivo di
eccezionale vitalità. Questa sonorità africana ha influenzato, e a sua volta si è
lasciata influenzare, creando nuovi orizzonti musicali. Con l'acquisizione di
trombe e sassofoni, chitarre e bassi elettrici si sono rimescolate le carte e si è
chiuso un cerchio, generando straordinarie invenzioni che poi, in qualche
modo, sono ritornate in Europa e in Africa. Il jazz, per esempio, non è altro che
il frutto, se pure remoto, di questo complesso intreccio. Lo stesso vale per le
musiche caraibiche e latino-americane nonché per il rock, che alla fine, risulta
debitore di questi antichi influssi, anche quando non ne ha la minima
consapevolezza.

"I valori artistici africani e occidentali non sono la stessa cosa. In Africa "arte"
è qualcosa che ha un significato del tutto diverso dalle idee occidentali sulla
funzione artistica..."Artista" è già un concetto limitato: "creatore" è una parola
più adeguata... L'arte, per gli africani, non esiste disgiunta dalla vita
quotidiana".
Nel suo contesto tradizionale quella africana copre in realtà ogni aspetto della
vita, dal lavoro all'amore, dalla nascita alla morte, dal matrimonio alla
religione. Il mbalax, la musica di Youssou N'Dour si è sviluppata su quella dei
tamburi wolof che accompagnavano le cerimonie tradizionali. La musica fuji
della Nigeria ha le sue radici nelle feste musulmane del Ramadan mentre,
ancora, quella di Mory Kante e di altri musicisti della Guinea e del Mali, è
basata su melodie antiche di alcuni secoli. Diverse, invece, sono le fonti del
soukous dello Zaire, del mbaqanga del Sudafrica, o dell'highlife del Ghana, che
derivano dalla musica dei bar e delle sale da ballo di questo secolo.
Ma tutte le musiche, comunque, sono legate alla tradizione, nessuna nega mai
le proprie radici, non importa quanto "moderni" siano gli arrangiamenti, gli
strumenti o i testi. In alcuni casi questo rapporto con le radici viene esaltato in
maniera evidente in altri in maniera più "inconscia", per effetto di antichi
ammaestramenti musicali tramandati di generazione in generazione. Perchè
quella africana è una incredibile storia di contaminazioni.
Musicisti della Guinea, dello Zaire, del Senegal, dello Zimbabwe, del Camerun,
della Nigeria, del Sudafrica, hanno cominciato a farsi conoscere dal giovane
pubblico del rock e del pop. Si parla di "musica africana", ma il termine è
davvero troppo generico per poter definire un insieme di suoni, stili, generi,
enormemente diversificato, con stili che variano da regione a regione. Musica
che getta un ideale ponte tra tradizione e modernità, savane e grattacieli, tra
nuova comunicazione elettronica e ritmo ancestrale.

E' la chitarra elettrica il principale strumento che ha giocato un ruolo vitale nel
modellare la musica urbana in tutto il mondo e, soprattutto, in Africa. L'arrivo
degli strumenti elettrici ha creato nella musicale "Madre Africa", una vera e
propria esplosione di creatività, di vitalità e di tecnica che ha impressionato il
mondo intero.
Il percorso della "nuova ondata" africana che ha pian piano invaso l'occidente,
è iniziato alla fine degli anni Sessanta, quando, prima con Tom Hark e poi
soprattutto con Miriam Makeba e Hugh Masekela, le canzoni e i ritmi della
nuova Africa hanno cominciato a scalare le classifiche di vendita. Il rock viene
rapidamente affascinato dalla giovane musica dell'Africa, come testimoniano i
primi "viaggi" di personaggi come Ginger Baker dei Cream o Brian Jones
dei Rolling Stones, che realizzano dischi con musicisti africani. Ma sono
personaggi come Manu Dibango con Soul Makossa e i ghaniani Osibisa, che
mettono insieme armonie africane, ritmi e atmosfere del jazz, del soul, della
canzone e del pop, seguiti a breve distanza dal "black president" Fela Kuti. La
grande esplosione dell' "african pop" è comunque avvenuta negli anni Ottanta,
in parte dovuta al grande successo ottenuto da Bob Marley e dal reggae.

Fu Chris Blackwell, il fondatore della Island e "scopritore" di Marley fu a


lanciare la prima collana della nuova musica africana in Inghilterra, producendo
diversi dischi di personaggi di grande rilievo, primo fra tutti King Sunny Ade.
E' la prima volta che il grande pubblico del rock conosce la musica della nuova
Africa così come viene suonata nei luoghi d'origine, non adattata ai gusti dei
giovani inglesi, americani o francesi.

Musica che porta con sé il racconto di quella straordinaria voglia di libertà e


modernismo dalla fine del colonialismo e dalla riconquistata indipendenza di
molti paesi africani. Musica elettrica, perché suonata con gli strumenti più
moderni, ma al tempo stesso capace di mantenere uno straordinario rapporto
con la natura, con la vita, con i sentimenti antichi. Un altro importante
elemento di diffusione della nuova musica africana in Europa è dato dai sempre
più corposi flussi migratori che hanno indotto centinaia di migliaia di africani a
prendere dimora nei paesi della comunità. Prima in quelli che hanno mantenuto
rapporti di "controllo" economico coloniale, l'Inghilterra, la Francia, l'Olanda in
particolare, poi, pian piano, in tutti gli altri. Sono proprio le etichette
indipendenti inglesi le prime a dar spazio ai gruppi di immigrazione , cosi
com'era stato per il reggae, producendo decine e decine di formazioni che non
si esibiscono soltanto per il loro pubblico ma che conquistano sempre nuovi
spazi all'interno della scena rock e pop. Quasi più importante della stessa
Inghilterra è stata, per la sua diffusione della nuova musica africana, la
Francia, vero e proprio avamposto per l'"invasione" afro-rock in Europa. E' nei
club e nei locali parigini infatti che si sviluppano, prima che in Gran Bretagna,
gli incontri tra musicisti europei e africani, dove già negli anni Settanta si
contano decine e decine di esperimenti, di contatti, di tentativi di dar corpo a
quella che oggi viene comunemente definita "World Music". E' in Francia che
molti artisti lavorano con personaggi diversi per creare una nuova sintesi di
musica africana e caraibica, lo zouk, che è rapidamente diventato parte del
repertorio abituale di band dello Zaire, del Camerun e della Costa d'Avorio.

E in Francia trova spazio soprattutto la musica algerina, il rai nato a Orano, che
ha in Cheb Khaled il suo più grande e noto campione. Il rai è forse la musica
che meglio illustra il rapporto tra la tradizione e modernità che avvolge gran
parte della odierna musica dell'Africa: pur essendo legata alla cultura
nordafricana, a quella islamica, essa rappresenta in molti modi la vita dei
giovani e dei giovanissimi algerini, perchè propone ciò che i tradizionalisti
odiano: il laicismo delle emozioni, del piacere, del divertimento. Musica
moderna, di contaminazione, viva, che canta allo stesso tempo Dio e il vino
rosso, l'amore e il sesso, il godimento della vita e il fato, in un grido di
libertà.Dalla metà degli anni ottanta l'interesse del pubblico e dei musicisti per
la nuova musica dell'Africa è cresciuta moltissimo, soprattutto per il grande
lavoro di diffusione svolto da alcuni musicisti che hanno trovato nei suoni del
continente nero un clamoroso terreno di sperimentazione e di esplorazione. Il
più grande tra questi è stato senza dubbio Peter Gabriel che, all'indomani
dalla sua separazione dai Genesis, ha iniziato a lavorare prima alla
realizzazione di un festival, il Womad, che è rapidamente diventato il più
importante punto d'incontro per i musicisti di tutti i paesi del mondo.

E poi alla realizzazione di un'etichetta discografica, la real World, che ha dato


alle stampe decine di dischi di artisti di tutto il pianeta. La collaborazione di
Peter Gabriel con Youssou N'Dour, quella di Paul Simon con i musicisti
sudafricani per la realizzazione di Graceland, la lunga campagna dei musicisti
rock per la libertà di Nealson Mandela e la fine del razzismo in Sudafrica, gli
incontri musicali di Brian Eno e David Byrne e il lavoro dei Talking Heads, il
successo di artisti africani come Mory Kante, Johnny Clegg, Toure Kunda,
Kanda Bongo Man, Salif Keita, Pierre Akedengue, Manu Dibango, sono
serviti ad aprire le frontiere del pop a un mondo di suoni e di sentimenti
decisamente diversi da quelli del rock e del pop occidentali. Persino la dance,
anzi spesso più dello stesso rock, ha subito l'influenza della musica africana
moderna, e ha dato spazio a decine di artisti e di gruppi che hanno animato le
sale da ballo europee con ritmi lontani da quelli della techno elettronica.
Soukous, rumba, zouk, makossa, mbaqanga, sono solo alcuni dei mille stili
della nuova musica africana. Servirebbe un intero e corposo volume per
raccontare nel dettaglio cosa ogni musica rappresenta, come ogni musica è
costruita, le mille influenze, i mille riferimenti di un continente enorme, ricco,
in costante movimento. E' come voler raccontare la vita in poche righe.
Nessuna parola potrebbe mai bastare.

Noi che cantiamo l'Africa - Breve guida ai dischi più importanti

Musica africana: già la definizione suona strana e spaventa un pò. Quale Africa
vogliamo scoprire attraverso i dischi dei suoi innumerevoli artisti? Quella
riflessa in Graceland di Paul Simon o preferiamo il ritratto più veritiero di
Mahlathini & Mahotella Queens? La nostra curiosità ci porterebbe a entrare
in contatto con tutte le espressioni musicali, in ogni caso alla fine di questo
"Dossier" siamo ormai catturati da parole magiche come makossa (musica del
Camerun), mbaqanga (musica dei neri sudafricani delle città dagli anni
sessanta in poi), highlife (musica da ballo dei paesi di lingua inglese). Il viaggio
da e verso l'Africa si conclude esplorando le discografie dei suoi più apprezzati
artisti, entrati a far parte della sua storia allo stesso modo dei personaggi che
ne hanno costruito l'indipendenza.

Peter Gabriel - 3 (1980) - 4 (1982) - So (1986)

Miriam Makeba - The Click Song (1959) - Pata Pata (1972) - A Promise (1989)

Paul Simon - Graceland (1986)

Angelique Kidjo - Parakou (1991) - Ayè (1994)

Baaba Maal - Wango (1988) - Lam Toro (1992)

Johnny Clegg - African Litany (1981) - Third World Child (1987)

Cheb Khaled/Khaled - Hada Raykoum (1986) - N'Ssi NSsi (1993)

King Sunny Ade - E k'Ilo F'Omo Ode (1974) - Gratitude (1985)


Osibisa - Osibisa (1971) - Movements (1989)

Manu Dibango - Oboso (1973) - Rasta Souvenir (1980)

Mory Kante - A Paris (1984) - Nongo Village (1993)

Ray Lema - D.C. (1985) - Gaia (1990)

Stewart Copeland - The Rhythmatist (1985)

Youssou N'Dour - Mouride (1982) - The Lion (1989)

Ali Farka Toure - La Drogue (1986) - Talking Timbuktu (1994)

Salif Keita -Mandjou (1984) - Ko-Yan (1989)

Mahlathini - Umkhovu (1975) - Paris-Soweto (1989)

Fela Kuti - Fela's London Scene (1970) - House Of Many Colours (1988)

Kanda Bongo Man - Iyole (1981) - Kwassa-Kwassa (1989)

Ladysmith Black Mambazo - Induku (1983) - Umthombo Wamanzi (1982)

Fine. (suggerimenti da scritti di G. Castaldo, E. Assante, M. Boccitto e G.


Bellachioma)