LA DEAMBULAZIONE
Il cammino è la modalità abituale di locomozione dell’uomo: gli permette di
spostarsi in posizione verticale senza eccessiva fatica.
Si tratta più in generale di uno schema motorio di base, che prevede l’alternanza
ritmica e automatica di movimenti del corpo e delle appendici, e che ogni essere
umano autonomamente raggiunge per una naturale spinta ontogenetica.
L’argomento della funzione locomotoria per essere completo deve essere affrontato
suddividendolo in due sezioni incentrate rispettivamente sugli aspetti biomeccanici e
neurofisiologici.
BIOMECCANICA DEL CAMMINO
La locomozione umana consiste in movimenti ciclici e alternati degli arti inferiori
durante i quali ciascun arto viene in contatto con il terreno, sostenendo il peso
corporeo per un certo periodo di tempo, per poi venire portato in avanti. Il periodo
in cui l’arto rimane in contatto con la superficie di supporto prende il nome di
periodo di appoggio o di supporto, mentre quello in cui l’arto viene sollevato dal
suolo e traslocato in avanti è denominato periodo di oscillazione. (fig 1)
Generalmente i movimenti degli arti inferiori vengono accompagnati da movimenti
alternati delle braccia che oscillano con un rapporto di fase speculare rispetto a
quello dell’arto inferiore ipsilaterale (per esempio, il braccio destro viene portato in
avanti contemporaneamente alla gamba sinistra).
Fig1
Il ciclo del passo può essere scritto come la successione di due fasi principali a livello
dell’arto inferiore destro: la fase di appoggio e fase oscillante
Il passo viene definito come “la distanza da tallone a tallone che separa due appoggi
dello steso piede”, il che corrisponde in pratica all’intervallo tra due appoggi
successivi del tallone. Il semipasso è l’intervallo che separa il contatto del tallone di
un piede da quello dell’altro piede.
FIG 2
Cronologia del ciclo del passo
Il contatto del tallone destro con il suolo avviene quando il piede sinistro è ancora in
contatto con il suolo: corrisponde al primo doppio appoggio. Durante la fase di
oscillazione del piede sinistro, solo il piede destro è a contatto con il suolo, il che
corrisponde ad una fase di appoggio singolo destro che termina con il contatto del
piede sinistro. Segue il secondo doppio appoggio, che termina con il distacco delle
dita del piede destro. L’appoggio singolo del piede sinistro corrisponde alla fase di
oscillazione del piede destro e termina con un nuovo appoggio del tallone destro.
In ogni ciclo del passo si possono distinguere due periodi di doppio appoggio e due
periodi di appoggi singoli. La fase di appoggio rappresenta circa il 60% del ciclo, la
fase di oscillazione il 40% e le fasi di doppio appoggio il 10% ciascuna.
Questi diversi parametri variano con la velocità del cammino, la fase di oscillazione
dura proporzionalmente di più mentre le fasi di appoggio e di doppio appoggio si
accorciano. La scomparsa dei doppi appoggi segna il passaggio dal cammino alla
corsa: c’è un periodo durante il quale il corpo non è più in contatto con il suolo.
Parametri del passo
Parametri Temporali
Durata del ciclo del passo, durata dell’appoggio destro e la durata di ognuno dei due
doppi appoggi.
Parametri Spaziali
L’Ampiezza del passo corrisponde alla progressione in avanti durante il passo.
L’Angolo del passo corrisponde all’angolo formato dall’asse longitudinale del piede
con la linea di progressione: il suo valore è di media di 15°.
Parametri Spazio Temporali
Quando il cammino è simmetrico i periodi e le ampiezze di ognuno dei due appoggi
sono uguali. La cadenza del passo o frequenza è il numero di passi realizzati durante
un dato periodo di tempo, in genere un minuto.
La Larghezza del passo corrisponde alla distanza laterale dei punti mediani dei piedi
al momento del contatto con il tallone per due semipassi successivi.
DESCRIZIONE MORFOLOGICA DEL CAMMINO
Movimenti degli arti inferiori
Fase d'appoggio
Inizia con l'attacco del tallone e si divide in due tempi: un primo tempo di doppio
appoggio, che corrisponde a un tempo di ricezione (dallo O al 12 % del ciclo) e un
secondo tempo di appoggio unilaterale (dal 12 al 40 % del ciclo).
Primo tempo della fase di appoggio
Il primo tempo del doppio appoggio si divide nel modo seguente: uno istantaneo
(attacco del tallone) che corrisponde al tempo O del ciclo del passo, poi due tempi
successivi (appoggio a piatto del piede destro sul terreno, poi verticalizzazione della
gamba).
Attacco del tallone (fig 3)
Il tallone dell'arto che passa da dietro in
avanti attacca il passo, riceve tutto il peso
del corpo e ha un ruolo di assorbimento e
di ammortizzamento dell'energia cinetica.
L'arto inferiore destro secondo Ducroquet
esercita «un appoggio anteriore di
ricezione-freno». Il tallone è a contatto con
il suolo. Il piede è ad angolo retto con la
4 Appoggio totale del 5 Verticalizzazione del-
gamba, e con il suolo forma un angolo di piede destro. la gamba.
circa 30°. Il ginocchio è in estensione quasi
completa. La coscia è in flessione di 30° in
rapporto alla verticale. Il bacino è obliquo, l'emibacino destro si trova più avanti
dell'emibacino sinistro.
L'arto inferiore sinistro esegue secondo Ducroquet «un appoggio posteriore di
slancio». Il tallone è staccato dal suolo e il piede è appoggiato solo sull'avampiede, e
con la gamba forma un angolo di circa 75°. Il ginocchio è leggermente flesso, l'anca
estesa a circa 15°. L' emibacino sinistro è più indietro dell'emibacino destro.
Appoggio a piatto del piede destro sul suolo (fig 4)
Il piede destro si abbassa sul suolo prima rapidamente, poi più lentamente, il pieno
appoggio del piede precede la verticalizzazione della gamba: l'appoggio a piatto è
completo quando il segmento gamba forma ancora un angolo di 10° con la verticale.
L'angolo tra gamba e piede passa da 90° a circa 105°. Il ginocchio si flette
leggermente sotto il peso del corpo. La flessione dell'anca si riduce in funzione
dell'avanzamento del bacino.
piede sinistro passa da una posizione di flessione dorsale a una posizione ad angolo
retto. Il ginocchio resta flesso e l'anca estesa.
Verticalizzazione della gamba destra (fig 5)
La gamba destra diventa progressivamente verticale e torna a formare un angolo di
90° con il suolo. Il ginocchio e l'anca riducono la flessione.
L'arto inferiore sinistro termina il suo appoggio posteriore «di slancio». 11 piede
appoggia al suolo soltanto con la testa dei metatarsi e con le dita. È in flessione
piantare di circa 15° con un angolo piede-gamba di circa 105'. Il ginocchio si flette
progressivamente per raggiungere una flessione di circa 40° alla fine del doppio
appoggio. L'estensione dell'anca si riduce progressivamente, ma la coscia non rag-
giunge ancora la verticale alla fine del doppio appoggio. La punta del piede sinistro
abbandona il suolo e finisce la fase di doppio appoggio. Il meccanismo
ammortizzante dell'urto del tallone si compone di una fase di abbassamento rapido
dell'avampiede frenato dai muscoli della loggia anteriore della gamba (equivalente a
una flessione piantare di angolo ridotto ma eseguito a grande velocità) e dall'altra
parte della flessione iniziale, poi dell'estensione del ginocchio che porta alla ver-
ticalizzazione dell'arto inferiore.
Primo appoggio unilaterale
Corrisponde a un tempo di appoggio per l'arto inferiore destro e a un tempo
oscillante per l'arto inferiore sinistro. In questa fase, che rappresenta circa il 35 %
della durata del ciclo del passo, la massa corporea è in equilibrio nei tre piani dello
spazio.
L'arto inferiore destro assume una triplice funzione: funzione di sostegno del peso
del corpo, funzione di equilibrio nei tre piani dello spazio e funzione di progressione.
Inizialmente obliquo in basso e in avanti, diventa verticale, poi obliquo in basso e
indietro. L'arto inferiore sinistro presenterà un movimento oscillante, inizialmente
posteriore e obliquo indietro diventerà anteriore e obliquo in avanti.
Si possono descrivere quattro tappe: prima del passaggio dalla verticale, dopo il
passaggio dalla verticale, una istantanea che corrisponde alla verticale : questa fase
termina con il distacco del piede portante, che corrisponde alla fine del primo
appoggio unilaterale
Prima del passaggio dalla verticale (fig 6)
Il piede destro è a piatto sul suolo. La gamba destra inizialmente verticale alla fine
del doppio appoggio comincia ad inclinarsi in alto e in avanti portando ad una
chiusura dell'angolo gamba-piede. Il ginocchio destro si raddrizza progressivamente.
Anche l'anca riduce la sua flessione senza raggiungere tuttavia la posizione 0.
L'arto inferiore sinistro resta inizialmente posteriore ed effettua quello che si chiama
il semipasso posteriore. Per non urtare contro il suolo deve accorciarsi grazie a una
triplice flessione che interessa il piede, il ginocchio e l'anca. Subito dopo il distacco, il
piede si pone ad angolo retto sulla gamba, poi in leggera flessione dorsale,
contemporanea ad un'estensione delle dita. Il ginocchio si flette progressivamente
per arrivare ad una flessione massima di 70° subito prima del passaggio dalla
verticale. Anche l'anca destra si flette.
Passaggio alla verticale (fig 7)
Corrisponde all'istante in cui la linea di gravità del corpo incrocia l'articolazione
tibiotarsica che regge il peso del corpo. L'arto oscillante diventa anteriore e incrocia
l'arto portante.
Il piede destro è a piatto sul suolo. La gamba è inclinata in alto e in avanti con un
angolo di 85° tra il piede e la gamba. Il ginocchio resta in leggera flessione, così come
l'anca.
L'arto inferiore sinistro è in posizione di accorciamento. Il piede è in leggera
flessione dorsale; il ginocchio sinistro riduce la flessione rispetto allo stadio
precedente, stimata in 60°. Il bacino in questa fase è strettamente trasversale e
l'anca in flessione di circa 35°.
Dopo il passaggio alla verticale (fig 8)
Il piede destro resta a piatto sul suolo. La gamba si inclina progressivamente in
avanti. La caviglia resta fissa, per cui l'arto inferiore ruota dall'indietro in avanti
rispetto a questa. L'angolo tra il piede e la gamba si riduce a 75° con 15° di flessione
dorsale. Il ginocchio arriva gradatamente all'estensione completa, che rimarrà fino al
distacco del tallone. L'anca è in estensione a 15°. L'emibacino sinistro diventa
anteriore rispetto al destro.
Distacco del tallone del piede portante (fig 9)
Questa fase è caratterizzata dal distacco del tallone dell'arto portante. Il piede
destro per l'avanzamento dell'insieme dell'arto inferiore si trova in leggera flessione
dorsale, e il tallone si stacca progressivamente dal suolo. La gamba diventa obliqua
in alto e in avanti. Il ginocchio si flette per consentire l'avanzamento del tronco
senza provocare la flessione dell'anca che resta a 15° di estensione.
Il piede sinistro resta ad angolo retto sulla gamba e prenderà contatto con il suolo in
leggera supinazione. Le dita restano inizialmente in estensione, poi ritrovano una
posizione normale. Il ginocchio resta in estensione quasi completa fino al contatto
del piede con il suolo. L'anca aumenta leggermente la flessione che raggiunge 30°-
35°.
Fase oscillante
Si divide in una fase di doppio appoggio posteriore di slancio che corrisponde al
secondo doppio appoggio e occupa la parte media del ciclo, con inizio al 40 % e
termine al 75 % del ciclo, seguita dalla fase di oscillazione propriamente detta che
comincia al 75 % del ciclo e lo conclude.
Secondo doppio appoggio o appoggio posteriore di slancio (fig 10)
Il secondo doppio appoggio è analogo al primo: adesso è l'arto inferiore destro che è
posteriore, e che realizza l'appoggio posteriore di slancio.
La tibiotarsica destra va in lenta estensione, fino ad una flessione piantare di 15°.11
ginocchio destro resta leggermente flesso, di modo che la gamba sia obliqua in alto
e in avanti per garantire che tutta l'energia venga utilizzata per la progressione, e
non per l'elevazione del corpo. L'anca è in estensione.
L'arto inferiore sinistro esegue un appoggio di ricezione-freno identico a quello
descritto per l'arto inferiore destro.
Secondo appoggio unilaterale
Corrisponde alla fase oscillante propriamente detta. L'arto inferiore destro presenta
un'oscillazione e passa da una posizione posteriore ad una anteriore, realizzando le
tappe già descritte.
L'arto inferiore sinistro è ora portante e riproduce le stesse tappe descritte
precedentemente per l'arto inferiore destro.
Movimenti del piede
La volta piantare presenta un'architettura destinata ad un ruolo ad un tempo di
ammortizzamento e di propulsione. La volta plantare comprende tre archi: mediale,
laterale e anteriore, che corrisponde alla linea delle articolazioni metatarsofalangee,
e tre punti di appoggio costituiti dalla testa del primo metatarso, dalla testa del
quinto metatarso e dalla tuberosità posteriore del calcagno. Rabischong distingue
nella volta piantare due sistemi triangolari che corrispondono al triangolo posteriore
di appoggio, destinato ad assicurare la stabilità del segmento gamba, e al triangolo
anteriore destinato alla propulsione. L'apice del triangolo posteriore di appoggio
corrisponde all'estremità posteriore del calcagno e alla base della linea delle teste
dei metatarsi. Questo sistema comprende anche l'articolazione tibiotarsica e il com-
plesso sottoastragalico e mediotarsico. La struttura dell'articolazione tibiotarsica
presenta un gioco laterale che consente dei leggeri movimenti di diastasi provocati
dai movimenti di torsione. La stabilizzazione laterale del piede è assicurata dai
movimenti di inversione e di eversione consentiti dal complesso sottoastragalico e
dalla mediotarsica. Il triangolo anteriore è costituito, all'atto del distacco del tallone,
da una base posteriore che corrisponde alle teste metatarsali, e un apice anteriore.
La linea delle articolazioni metatarsofalangee ha il ruolo di cerniera attorno alla
quale ruota l'insieme del piede.
Le deformazioni della volta plantare nel ciclo del passo spiegano il suo ruolo di
ammortizzatore :
— dopo l'attacco del tallone la volta plantare si schiaccia quando il centro
di gravità del corpo passa alla verticale, quando la caviglia è in flessione
dorsale ; si allunga anche leggermente, prima per l'avanzamento
dell'appoggio anteriore, poi per il rinculo dell'appoggio posteriore :
l'allungamento è massimo quando la gamba passa alla verticale del piede ;
— dopo il distacco del tallone, la volta ruota intorno alle metatarsofa-
langee. In questa fase esiste uno spostamento laterale dell'avampiede e uno
schiacciamento dell'arco anteriore. La volta plantare riprende la sua forma
nella fase oscillante. L'integrità delle articolazioni metatarsofalangee è
indispensabile per assicurare un impulso motorio, il loro irrigidimento porta
ad una riduzione di questo impulso e della lunghezza del passo.
La stabilità dell'insieme è data dall'insieme degli elementi muscolari e legamentosi
del piede che assicurano al piede il ruolo di una volta solida. L'arco mediale è
sostenuto soprattutto dal tibiale posteriore, dai muscoli mediali della pianta e dal
peroneo lungo. L'arco laterale è sostenuto dai peronei laterali e dai muscoli plantari
laterali. La stabilità dell'arco anteriore è assicurata dal peroneo lungo e dal muscolo
abduttore del pollice. L' aponeurosi plantare agisce come un tensore che evita la
separazione dei pilastri anteriori e posteriori.
Lo studio dinamico delle impronte plantari consente di descrivere in modo preciso lo
svolgimento del piede sul suolo : l'attacco avviene con il bordo laterale del tallone
(appoggio taligrado), l'abbassamento rapido dell'avampiede fa comparire l'impronta
metatarsale, poi quella del polpastrello delle dita. Il carico totale del piede porta alla
comparsa dell'appoggio sotto il bordo laterale del piede (appoggio plantigrado). Il
massimo della pressione viene poi trasferito verso l'avampiede. Il sollevamento del
tallone porta alla scomparsa della sua impronta e di quella della banda laterale, che
si assottiglia progressivamente da dietro in avanti. L'appoggio diventa digitigrado
mentre le cinque teste metatarsali si dispongono su una sola linea orizzontale. Il
secondo e terzo metatarso restano fissi, mentre il primo e il quinto assicurano
l'adattamento del piede sul terreno. In seguito, l'appoggio anteriore scompare
progressivamente dal bordo laterale al bordo mediale, e l'ultimo appoggio avviene
sotto la testa del primo metatarso e sotto l'alluce. Il piede si svolge così sul suolo da
dietro in avanti, poi da fuori in dentro a livello dell'avampiede.
Movimenti del tronco (fig 11, 12)
I movimenti del tronco nel cammino corrispondono soprattutto a movimenti di
torsione e di inclinazione, ma anche a movimenti di oscillazione.
Movimenti di torsione
I cingoli scapolare e pelvico presentano durante il ciclo del passo dei movimenti di
rotazione opposti: l'asse delle spalle varia in senso inverso a quello del bacino.
L'emibacino resta solidale all'arto corrispondente. Quando la gamba destra è in
estensione, l'emibacino destro è davanti all'emibacino sinistro, la spalla destra è
invece dietro la spalla sinistra. Al passaggio dalla verticale, gli assi del bacino e delle
spalle sono paralleli.
Le rotazioni vertebrali corrispondono a circa 5° al massimo a livello della prima
dorsale e a 8° dal lato opposto a livello della quinta lombare. Il punto di transizione
dove le rotazioni sl annullano corrisponde approssimativamente alla settima
dorsale.
Ad ogni passo il bacino ruota intorno alla
testa del femore portante, passando sopra il
piede a contatto con il suolo. E il fenomeno
che Ducroquet [12] definisce «passo
pelvico».
Movimenti di inclinazione
I cingoli si inclinano in senso inverso: il
bacino si abbassa dal lato in sospensione
mentre l'insieme del tronco si eleva dal lato
nel quale il bacino si abbassa. L'intero
tronco si eleva e si abbassa due volte du-
rante il ciclo per un'ampiezza totale di circa 11 Rotazione in senso inverso dei
50 mm. II punto più basso si ha durante il cingoli scapolare e pelvico da Grossiord
e al [181.
doppio appoggio e il più alto corrisponde al
centro
dell'appoggio e al centro della fase oscillante. 12Marey
Rotazioniaveva descritto
del bacino anche
nel ciclo del
cammino da Grossiord e al 1 ]. 18
un'inclinazione del tronco in avanti durante 1. Bacino in rotazione esterna in rapporto
al femore destro ; 2. passaggio alla
il cammino di circa 5° a velocità normale. verticale ; 3. bacino in rotazione interna
in rapporto al femore destro.
Movimenti di oscillazione
L'insieme del tronco presenta anche un movimento di oscillazione sul piano
frontale: il corpo in genere viene spostato lateralmente sull'arto portante.
L'ampiezza di questo movimento è di circa 50 mm.
Movimenti degli arti superiori
Gli arti superiori oscillano in maniera sincrona con gli arti inferiori, ma in opposizione
di fase.
IL CONTROLLO NERVOSO DELLA DEAMBULAZIONE
Il sistema motorio centrale è distribuito su tutti i livelli del sistema nervoso centrale:
midollo spinale, tronco dell’encefalo, cervelletto, nuclei della base e corteccia
cerebrale. Queste parti del sistema nervoso centrale, anche se sono
anatomicamente ben distinte, sono strettamente interconnesse tra loro e
funzionano in maniera integrata cooperando tra loro per il raggiungimento di un
determinato compito motorio.
Le interazioni con il mondo esterno avvengono attraverso i sistemi motori. In
generale, la suddivisione dei movimenti è di tre tipi: movimenti riflessi, movimenti
ritmici e movimenti volontari. I movimenti riflessi sono risposte stereotipate,
involontarie, a stimoli sensoriali, e iniziano e cessano con lo stimolo; i movimenti
ritmici sono movimenti identici che si ripetono ad intervalli temporali regolari; i
movimenti volontari possono iniziare a seguito di uno stimolo oppure per una
decisione autonoma, ma sempre sotto un controllo volontario. La locomozione
umana consiste in movimenti ciclici e alternati degli arti inferiori durante i quali,
ciascun arto prende periodicamente contatto con il terreno sostenendo il peso
corporeo, per poi essere sollevato e spostato in avanti.
I centri di controllo superiori (nella corteccia cerebrale) elaborano gli aspetti più
astratti e complessi dei comandi motori. Questi centri sono connessi in maniera
reciproca con i centri sottocorticali (nuclei della base e cervelletto) e inviano segnali
di comando agli interneuroni spinali e ai motoneuroni del tronco cerebrale e del
midollo spinale.
Le diverse modalità di locomozione che si sono sviluppate nel corso dell’evoluzione
per quanto profondamente dissimili dal punto di vista della biomeccanica, sono
tutte accomunate da un’alternanza ritmica e automatica dei movimenti del corpo e
delle appendici. Questo implica che i meccanismi nervosi alla base delle
caratteristiche ritmiche e automatiche della locomozione siano state mantenute
attraverso la scala evolutiva e risultino, quindi, comuni alle diverse modalità di
locomozione.
Verranno presentati ora brevemente gli aspetti neurofunzionali che sono alla base
del controllo della locomozione; come per le altre funzioni motorie, anche per la
locomozione, `e possibili individuare vari livelli gerarchici che coinvolgono diversi
gradi di complessita legata alla locomozione. Sebbene lo schema del passo sia
generato essenzialmente da circuiti spinali, in realtà, la capacità di iniziare o di
arrestare il cammino, di variarne la velocità, di cambiare direzione e di modificare lo
schema del passo per superare un ostacolo, mantenendo sempre la stabilità,
dipendono in modo critico dal controllo di diversi centri superiori. L’idea
dell’esistenza di centri nervosi, in grado di produrre lo schema di alternanza ritmica
di flessione ed estensione degli arti, e la loro localizzazione a livello del midollo
spinale, risale all’inizio del ”900 a seguito degli esperimenti condotti da Sherrington
e da G. Brown. A distanza di un secolo, il modello di base proposto da Brown, anche
se più volte riformulato, e che ora sembra prevedere l’esistenza di centri multipli, è
ancora generalmente accettato.
Le proprietà di ritmicità intrinseca dei circuiti spinali, rendono conto solo
parzialmente del proprio ruolo nella generazione dello schema del passo, poichè la
loro funzione risulta strettamente interconnessa con quella dei sistemi sensoriali
afferenti. Infatti durante il cammino, segnali provenienti dai recettori muscolari,
cutanei e articolari forniscono al midollo spinale informazioni su quanto e quando
l’arto `e caricato e scaricato del peso corporeo interagendo con la superficie di
contatto, sulla presenza di eventuali perturbazioni inattese, come ostacoli o il
cammino in terreni accidentati, e sull’ampiezza della fase di oscillazione. Quindi `e
estremamente riduttivo far riferimento ai circuiti spinali come dei semplici oscillatori
che producono il ritmo del passo, in realtà potrebbero essere considerati come dei
processori in grado di adattare lo schema ritmico del passo interpretando i segnali
afferenti che, in tempo reale, forniscono un’immagine sensoriale dello stato degli
arti e della loro interazione con l’ambiente esterno.
E’ grazie a queste informazioni sensoriali che abbiamo un’idea, una misura, di noi
immersi nell’ambiente
In definitiva l’integrazione di segnali di natura propriocettiva, da parte dei circuiti
spinali, permette di regolare la transizione tra la fase di appoggio e la fase di
pendolamento, assicurando che avvenga quando l’arto `e completamente esteso
(che ci viene indicato da un aumento dei segnali dei fusi neuromuscolari dei muscoli
flessori) e scaricato del peso corporeo (che ci viene indicato da una riduzione del
segnale afferente dagli organi di Golgi dei muscoli estensori). Sebbene, come
abbiamo detto, i meccanismi che sono alla base della generazione dello schema del
passo sono essenzialmente spinali, il controllo da parte dei sistemi superiori `e
indispensabile, per dare l’avvio al cammino e poterlo adattare alle diverse situazioni
che ci si possono presentare. Questo controllo avviene dall’attività integrata di
popolazioni di neuroni del tronco dell’encefalo, del cervelletto, dello striato e della
corteccia cerebrale, ciascuno dei quali contribuisce ad aspetti differenti della
funzione locomotoria.
Brevemente, solo per poter avere comunque una visione dell’insieme, vogliamo
accennare ai diversi aspetti dei centri superiori; la regione locomotoria
mesencefalica contribuisce all’avvio del passo, ne permette la modulazione della
frequenza e regola la transizione tra le diverse forme di locomozione; il cervelletto,
estremamente importante, regola la cinematica del passo, modificando in modo
opportuno la coordinazione inter-segmentale e la metrica dei movimenti,
contribuisce anche al mantenimento della postura antigravitaria durante le fasi di
appoggio, `e inoltre importante sia nei processi di correzione on line della traiettoria
del passo per perturbazioni esterne, sia per la programmazione di aggiustamenti
anticipatori dello schema locomotore; i nuclei della base facilitano la fase flessoria
del passo coordinando l’attivazione del centro locomotorio mesencefalico con una
riduzione del tono estensorio degli arti; ed infine la corteccia cerebrale presiede alle
modificazioni volontarie e al controllo visuomotorio della locomozione
SCHEDA DIOSSERVAZIONE DELLA DEAMBULAZIONE
DATA
Oscillazione anteriore Distacco della pianta
Passaggio dalla verticale Appoggio unilaterale
Oscillazione posteriore Appoggio al tallone
Distacco della pianta Oscillazione anteriore
Appoggio unilaterale Passaggio alla verticale
Appoggio al tallone Oscillazione posteriore
SALIRE E SCENDERE LE SCALE
Le escursioni angolari delle articolazioni dell’arto inferiore, e in particolare del
ginocchio, durante la salita e la discesa di scale sono maggiori che nel cammino in
piano.
L’appoggio del piede sul gradino avviene generalmente con l’avampiede, sia in salita
che in discesa, e prende il nome di foot contact. In condizioni normali l’appoggio di
un arto avviene sempre su un gradino diverso da quello dell’arto controlaterale. Si
definisce leading limb l’arto in avanzamento, e trailing limb l’altro arto.
In alcune situazioni patologiche asimmetriche si può avere sia in salita sia in discesa
lo stazionamento di entrambi gli arti su ogni singolo scalino, perciò uno dei due arti
svolge sempre la funzione di leading limb e l’altro sempre quella di trailing limb. Sia
per la salita sia per la discesa è possibile individuare un ciclo di passo, che
analogamente al cammino in piano viene suddiviso in una fase di stance e in una di
swing. Le differenze tra i due movimenti riguardano la durata della fase di appoggio
e di volo e la relativa suddivisione in diversi tipi di sottofasi.
suddivisione del ciclo del passo in salita
Fase di doppio appoggio (double support): mentre l‟arto arretrato (trailing) è
ancora in contatto con il gradino inferiore, il peso corporeo viene
progressivamente trasferito all‟arto in avanzamento (leading) che è appena
stato appoggiato sul gradino superiore
Stance Fase di appoggio singolo (single limb support): l‟arto in appoggio si
Fase di appoggio singolo (single limb support): l‟arto in appoggio si
estende provocando l‟innalzamento del baricentro, mentre l‟arto
controlaterale svolge la propria fase di volo dirigendosi dal gradino sottostante
verso il gradino soprastante.
Seconda fase di doppio appoggio (second double support): il peso viene
trasferito all‟arto controlaterale, in appoggio sul gradino soprastante
Slancio iniziale (foot clearance): inizia con lo stacco del piede dal gradino e
termina nell‟istante in cui esso si trova sulla verticale in corrispondenza del
Swing bordo del gradino successivo
Fase di posizionamento (foot placement): va dalla fine della fase precedente al
successivo contatto con il gradino e serve per la preparazione all'appoggio.
suddivisione del ciclo del passo in discesa
Fase di doppio appoggio (double support): si verifica la risposta al carico da
parte dell'arto che ha appena appoggiato sul gradino sottostante.
Stance Continuazione in avanti (forward continuance): fase in cui il peso corporeo
viene traslato in avanti.
Discesa controllata (controlled lowering): si ha l'abbassamento del baricentro
fino a quando si verifica il contatto dell‟arto controlaterale con il gradino più in
basso (second double support); in realtà durante questa fase il movimento non
è esattamente controllato in quanto, per un certo periodo dopo che è iniziato,
non è più arrestabile fino all‟avvenuto contatto dell‟arto controlaterale con il
gradino
Slancio iniziale (pull through): consiste nello stacco e nell'avanzamento dell'arto
Swing ipsilaterale
Fase di posizionamento (foot placement): periodo di preparazione al successivo
contatto che conclude il ciclo.