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Vita Nova

Il documento riassume il contenuto della Vita Nova di Dante. Nell'opera, Dante racconta la storia del suo amore per Beatrice dal primo incontro a 9 anni fino alla visione finale che preannuncia la Commedia. Vengono descritti gli effetti che Beatrice ha su Dante e come il loro rapporto evolve, dal saluto negato al superamento del concetto cortese di amore in cambio di lodi disinteressate.

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Vita Nova

Il documento riassume il contenuto della Vita Nova di Dante. Nell'opera, Dante racconta la storia del suo amore per Beatrice dal primo incontro a 9 anni fino alla visione finale che preannuncia la Commedia. Vengono descritti gli effetti che Beatrice ha su Dante e come il loro rapporto evolve, dal saluto negato al superamento del concetto cortese di amore in cambio di lodi disinteressate.

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VITA NOVA

Dante scrive la sua Vita Nova tra il 1294 ed il 1295 dove raccoglie tutte le poesie più significative
scritte da lui fino a quel momento, sulle quali compie un'operazione di riordino e commento
analitico, spiegandone le cause, il significato e la struttura: un vero e proprio procedimento di
critica letteraria che l’autore compie sulle sue stesse liriche, che riporta nel testo alternandole con
parti in prosa, difatti la Vita Nova è un prosimetro, un misto di versi e prosa. La Vita Nova
rappresenta un’innovazione e un cambiamento nella vita di Dante.
La Vita Nuova si divide in 42 capitoli e contiene 31 poesie, racconta e ricostruisce essenzialmente
l’amore di Dante per Beatrice. Dante vede per la prima volta Beatrice all’età di 9 anni, la rincontra
poi dopo 9 anni, quando lei gli regala il suo saluto che lascia Dante estasiato (il numero 9 è
considerato il numero del miracolo, essenza del numero perfetto: trinità e raggiungimento della vita
eterna, poiché Beatrice è uno strumento divino).
Per difendere la segretezza del suo sentimento, scrive sonetti dedicati ad altre donne, una
funzione chiamata “donna dello schermo”, Beatrice indignata decide di negargli il saluto. Dante
cade così in uno stato di disperazione, e possiamo notare come nelle liriche di questa parte è
evidente la visione tipica di Cavalcanti di cantare un amore di sofferenza.
Dante, ad ogni modo, prende coscienza delle sue mancanze e della necessità di un cambiamento,
arrivando infine a capire che il raggiungimento della felicità consiste non nel ricevere qualcosa
dalla donna amata, quanto nel donarle il proprio amore cantandone le lodi. Egli quindi loda
Beatrice senza spettarsi nulla in cambio.
Dante racconta poi della morte del padre di Beatrice e in seguito è vittima di un’allucinazione in cui
si manifesta il presagio della morte di Beatrice,
L’incubo di Dante diventa realtà con la prematura morte di Beatrice, il dolore causato dalla perdita
della donna amata è insuperabile. Dante prova a consolarsi con un’altra donna, ma alla fine
dell’opera Dante è di nuovo protagonista di una visione, dove rivede Beatrice e capisce che
l’amore provato per lei non finirà. Questa visione è chiamata “mirabile visione”.

Questa conclusione secondo gli studiosi, è un annuncio del progetto della Commedia.

IL LIBRO DELLA MEMORIA


Dante nel primo capitolo del prosimetro esprime nel Proemio (richiamo ai poemi omerici per
evidenziare il suo livello culturale) le sue intenzioni e introduce il tema dell'opera usando la
metafora del libro della memoria, in cui sono annotati i suoi ricordi.
Dice che ha intenzione di scrivere ciò che si ricorda ma afferma che prima di quel momento
ricorda poco, in parte per la giovane età e perché è come se non avesse coscienza di aver
vissuto.
Inizia a vivere quando incontra la natura salvifica.
Il termine "rubrica" deriva dal latino ruber (rosso), con riferimento al modo con cui anticamente si
scrivevano i titoli e i sommari sui manoscritti.
Il Proemio contiene anche il titolo dell'opera, attraverso la formula Incipit vita nova ("Inizia la
giovinezza") che assume un carattere solenne, un cambiamento così come è stato l’incontro con
Beatrice.
Il termine “memoria” indica il carattere autobiografico dell’operazione che compie Dante, infatti
dichiara di voler trascrivere i suoi ricordi così come sono impressi nella sua memoria.
Molteplicità dei punti di vista:
 Il narratore sa quanto sa quanto sappiamo noi nel momento in cui leggiamo l’opera
 Il narratore sa di meno di quanto sappiamo noi perché alcuni dettagli sono stati aggiunti dopo e
sono stati interpretati con più consapevolezza rispetto alla semplice citazione di Dante
 Il narratore sa di più di quanto sappiamo noi perché ha scritto solo ciò che ha voluto scrivere

LA PRIMA APPARIZIONE DI BEATRICE


Il primo incontro di Dante con Beatrice è possibile che sia avvenuto all’età di 9 anni mentre lei ne
aveva 8 e 4 mesi. Beatrice indossava una cinta e un vestito modesto di colore rosso →
caratterizzata già come una santa
La scena dell’incontro è stata voluta direttamente da Dio ed è caratterizzata da un forte crescendo
emotivo, riflesso nelle frasi latine che gli spiriti che si incontrano si scambiano. Intervengono infatti
tripartizione degli spiriti:
- SPIRITO VITALE ha sede nel cuore
- SPIRITO ANIMAE ha sede nel cervello
- SPIRITO NATURALE ha sede nel fegato e nello stomaco
A partire da questo primo incontro Amore comanderà l’anima di Dante e quest’ultimo di
comporterà come suo fedele → amore che conduce ad un innalzamento morale
Beatrice viene chiamata “Angiola” = forma femminile di angelo e significa “colei che dà
beatitudine” e Dante afferma che molti pronunciavano il suo nome ignorandone il valore.

IL SALUTO
Per difendere il segreto del suo amore (secondo le convinzioni provenzali), Dante finge che la sua
attenzione sia rivolta a due altre donne, indicate come le donne dello schermo, in quanto coprono
e nascondono il reale oggetto del desiderio. Ma la finzione va tanto oltre, nei commenti della
gente, da superare i limiti della convenienza, si che Beatrice toglie al poeta il suo saluto.

DONNE CH’AVETE INTELLETTO D’AMORE


È una canzone formata da 5 stanze di 14 versi endecasillabi ciascuna, con schema della rima
ABBCABBCCDDCEE (l'ultima stanza funge da congedo). La lingua presenta forme siciliane ("vui",
v, 13; "diverria", "morria" v. 36), latinismi ("laude", v. 3; "ave", v. 19), provenzalismi ("temenza", v.
10).
La canzone è un perfetto esempio di testo stilnovista, con ripresa di vari temi tratti da Guinizzelli (il
colore di perle del viso) e Cavalcanti (spiriti d’amore infiammati), tuttavia è anche un momento di
svolta nella poesia giovanile di Dante, il quale, dopo che Beatrice gli ha tolto il saluto a causa
dell'equivoco delle "donne-schermo", ripone tutta la sua felicità nelle rime di lode e non si aspetta
più un riscontro da parte dell'amata; la lirica costituisce perciò il superamento della concezione
cortese della poesia quale "servizio" d'amore in cambio del quale deve corrispondere un
"beneficio", poiché l'amore qui diventa pura contemplazione della persona amata e il legame si
spiritualizza sino a diventare un'esperienza quasi mistica.
Nella stanza finale di congedo l'autore si rivolge direttamente al componimento e lo invita a recarsi
dalla donna amata con cortesia, secondo uno schema tipico già nella poesia provenzale e
siciliana, inoltre Dante raccomanda alla canzone di non mostrarsi a "gente villana" (v. 65) che non
capirebbe il senso, proprio come faceva Cavalcanti. La dichiarazione del poeta si ricollega a quella
iniziale che individuava il pubblico nelle donne che hanno "intelletto d'amore" e tale ripresa dà una
struttura circolare alla lirica, con le stanze centrali che si concentrano sulla lode disinteressata
della donna.
1) Nelle strofe III e IV vengono delineate le virtù fisiche e morali di Beatrice, infatti viene detto che quando
lei cammina per la strada, Amore getta nei cuori non nobili un impedimento per il quale ogni loro
pensiero diventa di ghiaccio e muore. Inoltre, quando Beatrice incontra qualcuno che sia degno di
guardarla, questi sperimenta il valore di lei, perché tutto ciò che ella gli dona si trasforma in beatitudine,
e lo rende umile a tal punto che dimentica ogni offesa. Si afferma che ha un colorito quasi di perle, nel
modo in cui è giusto averne da parte di una donna, non fuori misura: ella è la massima perfezione che
la natura può realizzare; la bellezza si commisura sul suo modello. Dai suoi occhi, non appena lei li
muova, escono spiriti infiammati d’amore, i quali feriscono gli occhi a chiunque la guardi in quel
momento, e penetrano fino al cuore di ciascuno.
2) Gli elementi dello stile “dolce” e “nuovo” sono osservabili nell’omissione di suoni aspri e sono ridotti al
minimo gli scontri duri di consonanti. Il ritmo è dolce e piano grazie al fatto che vengono usate parole
piane, cioè con l’accento sulla penultima sillaba; il lessico è di un livello medio, infatti non sono usati
termini rari o esclusivamente aulici. Si osservano dei provenzalismi e dei latinismi, ma tutti di uso
comune. La sintassi è lineare grazie alla limpidezza e dolcezza dello stile, infatti non vengono usati
periodi troppo complessi.
3) Sia nella canzone di Dante, che nella lirica di Guinizzelli, ricorre il motivo del dialogo in paradiso,
tuttavia ci sono delle differenze: nella canzone nella seconda strofa un angelo si lamenta nella mente di
Dio e gli dice che nel mondo si vede un miracolo incarnato che si manifesta nell’anima splendente di
Beatrice; l’unico difetto del cielo è la sua mancanza e la chiede al suo signore, come fa ogni santo che
chiede la grazia. Si afferma inoltre che solo la Pietà prende le parti degli angeli, in quanto Dio,
riferendosi a Beatrice comunica: “O miei amati, ora sopportate con pazienza che Beatrice, la vostra
speranza, resti per il tempo che mi piace sulla Terra, dove c’è qualcuno che teme di perderla”. Per
quanto riguarda la lirica di Guinizzelli, nella strofa 5 viene introdotto un linguaggio teologico e il discorso
è impostato su un’equazione: come le intelligenze angeliche, cioè il Creatore, prendono ad obbedirgli,
così l’amante, appena la bella donna risplende ai suoi occhi, acquista la volontà di obbedirgli sempre.
Nella canzone “Al cor gentile rempaira sempre amore” Guinizzelli risponde a Dio affermando che
“Aveva l’aspetto di un angelo del tuo regno; non commisi un peccato se rivolsi a lei il mio amore”.
L'amore per Beatrice diventa spirituale, mistico: Beatrice è una creatura che è tra il poeta e Dio. In
conclusione, al centro della poesia non c'è più la sofferenza dell'amante ma la celebrazione delle doti
spirituali dell'amata. Lo scontro tra amore e fede si risolve ma si deve rinunciare all'amore terreno.

AMORE E ‘L COR GENTIL SONO UNA COSA


Questo capitolo include un sonetto scritto da Dante in risposta a un amico poeta (forse
Cavalcanti) che lo aveva sollecitato a discutere della natura di amore dopo la diffusione della
lirica precedente, secondo il costume delle "tenzoni" provenzali (dialogo poetico).
Il componimento ribadisce l'indivisibilità di amore (qualcosa di eterno) e cuore nobile, in base
all'ideologia stilnovista e citando l'autorità di Guinizzelli, e afferma che la bellezza della donna
"fa svegliar" lo spirito amoroso nel cuore dell'uomo, come passione duratura e non passeggera.
Lo spirito amoroso viene allora "svegliato", proprio come nel sonetto di Cavalcanti Voi che per
li occhi si diceva che la mente veniva destata dalla donna che saettava il cuore del poeta coi
dardi d'amore, causandogli sofferenza.
Questo sonetto verrà ripreso nella Commedia al canto 5

NE LI OCCHI PORTA LA MIA DONNA AMORE


La lirica riprende alcuni dei motivi classici dello Stilnovo, sia pure rielaborandoli alla luce della
nuova poetica delle "nove rime" (la felicità del poeta risiede nella "loda" disinteressata, senza
attendere alcun riconoscimento da parte della donna): anzitutto lo sguardo di Beatrice che è
portatore di amore e la descrizione degli effetti che esso suscita negli uomini quando cammina
per strada, per cui tutti tremano quando li saluta e rimpiangono i propri difetti, mentre superbia
e ira svaniscono al suo apparire (chi viene guardato è come se si pentisse dei suoi peccati); poi
la sua capacità di suscitare reazioni amorose anche nei cuori non nobili, inducendo all'umiltà e
a pensieri virtuosi secondo lo schema stilnovista della donna "salutifera" (Io voglio del ver la
mia donna laudare).
È presente anche il tema tipicamente cavalcantiano dell'impossibilità per il poeta di descrivere
la bellezza della donna (Chi è questa che vèn).
“Dire” → verbo per l’atto poetico
Figura di Beatrice → si sta trasformando in una figura di Dio, una figura CHRISTI

CAPITOLO XXIII
Si potenzia la trasformazione e Dante fa un’anticipazione del suo stesso libro; afferma quanto
sia miserabile la vita dell’uomo e si mette a piangere. Gli appaiono visi di donne e ha un’aria
triste, è disorientato.
- “Stelle che piangono e cuore oscurato” → scena evangelica della morte di Cristo (parallelismo
capito da tutti perché Beatrice era già morta)
- “Beatrice morta e circondata da donne” → espressione serena di chi ha già raggiunto la
pace/Dio
- Dante si riprende e le donne che lo circondando lo confortano → “Io vi dirò ciò che ho visto”
Dante, progressivamente, sta facendo assumere a Beatrice delle caratteristiche di Cristo

TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE


In questo sonetto, una delle più intense e alte espressioni della lode di scuola stilnovista, il
passaggio per la via rappresenta un momento beatifico e Beatrice è una creatura celestiale di
alte qualità morali e ineffabile dolcezza.
Manca del tutto ogni accenno alle sue qualità fisiche, infatti al centro del componimento vi è
la descrizione delle caratteristiche interiori della donna e la raffigurazione dei fenomeni da ella
causati.
Nel primo verso Dante presenta Beatrice come una donna gentile e onesta, questi due
aggettivi hanno in poesia un significato diverso da quello del linguaggio odierno e l’area
semantica attinge alla tradizione e ai testi biblici:
 Gentile significa di carattere nobile, elevato. Si riferisce all’aspetto interiore: virtù
morali;
 Onesta significa dal comportamento dignitoso e rispettoso. Si riferisce all’aspetto
esteriore: gesti e portamento.
Dante mira quindi a descrivere non tanto la bellezza fisica di Beatrice quanto la bellezza della
sua anima perché Beatrice non è semplicemente una donna bella ma è soprattutto
una creatura che avvicina l’uomo a Dio, un angelo. Andando oltre l’apparenza ella è simbolo
della divinità.
Per questo suo essere celestiale il suo saluto ha il compito di trasmettere il messaggio di
salvezza inviato da Dio a coloro che sono in grado di coglierlo.
“Pare” → viene messo in evidenza il carattere di apparizione miracolosa che possiede la figura
femminile
CAPITOLO XXVIII
Questo capitolo si apre con una citazione del profeta Geremia e Dante dà la notizia della morte
di Beatrice e si sofferma su una giustificazione della mancata trattazione diretta della sua
morte.
A Dante interessa ciò che letterariamente ha imparato da Beatrice, ed elenca dunque 3 ragioni
del perché non ha voluto parlare della sua morte:
1) Il vero protagonista della Vita Nova è Dante, non Beatrice e per questa ragione
non le scrive una lirica
2) Usa il pretesto di non potercela fare con i mezzi che ha a disposizione di
trattare di un argomento così elevato
3) Afferma di non poter parlare di Beatrice perché se lo facesse loderebbe se
stesso

CAPITOLO XXIX
Spiega il numero 9:
- Sono i cieli che si muovono
- √9=3
- Padre, Figlio e Spirito Santo
Beatrice è lei stessa il numero 9 perché in lei torna la figura della trinità

OLTRE LA SPERA CHE PIÙ LARGA GIRA


La morte di Beatrice viene semplicemente annunciata nel capitolo 28; successivamente Dante
offre lo spunto per una divagazione sul numero nove, chiarisce l’origine e la natura divina
dell’amore ispirato da Beatrice, e lo può fare adesso che la sua donna è salita in paradiso,
sciogliendo se stessa o il poeta da ogni forma di legame terreno.
Seguono alcune poesie in morte di Beatrice, finché l’incontro con una “gentile donna giovane e
bella molto” che si mostra particolarmente pietosa e amorevole verso il poeta, a cui pare trovare
in tal modo conforto al suo dolore. Si tratta però di uno sbandamento di breve durata:
l’apparizione in sogno di Beatrice, infatti, lo fa vergognare della sua debolezza riportandolo sulla
dritta via. Il sonetto 40 è di pentimento sulla settimana santa e ciò permette al poeta di tornare
alla figura Christi di Beatrice.
Nel sonetto 41 il poeta contempla la donna amata ormai elevatasi nella gloria del Paradiso:
un’esperienza che cede la comprensione della mente umana e che quindi non può essere
compresa né descritta con parole comuni. Dante non riesce ad intendere ciò che lo spirito gli
riferisce; capisce solo che oggetto del discorso è Beatrice.
Il viaggio dell’anima a Dio, la contemplazione di Beatrice nella gloria del paradiso, il ritorno in
terra a ridire quanto può essere ripetuto dell’esperienza ineffabile fanno già presagire il disegno
della Commedia, con la differenza però che qui l’oggetto della contemplazione mistica è ancora
la donna, nella Commedia sarà direttamente Dio.
LA “MIRABILE VISIONE”
La conclusione della Vita Nuova è dedicata al trionfo di Beatrice nel Paradiso. Nel breve
capitolo conclusivo, il poeta informa di una meravigliosa apparizione dell’amata e si ripromette
di non comporre più fino al momento in cui non sia in grado di scrivere cose di lei mai dedicate
ad alcuna donna: i critici hanno individuato in queste parole l’annuncio del progetto
della Commedia. La conclusione della Vita Nuova inaugura una concezione dell’amore che
riprende i temi degli stilnovisti, ma li risolve in una concezione religiosa.

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