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Il restauro e la conservazione dei dagherrotipi

Tiziana Macaluso - Silvia Zappal

Il dagherrotipo, tecnica fotografica tra le pi nobili per la finezza dellimmagine ottenuta e la qualit dei materiali impiegati, fu utilizzato soprattutto nellambito della ritrattistica pur non mancando esempi di vedute di paesaggio e di riproduzioni di opere darte, rappresentazioni particolarmente suggestive e preziose. Il procedimento fu presentato da Daguerre a Parigi nel 1839 ed il periodo di produzione dur pi o meno 20 anni arrivando fino al 1860 circa. Le sue caratteristiche principali erano quelle di essere un positivo diretto, unico e perci irriproducibile, cos come lambrotipo e il ferrotipo, e di apparire negativo o positivo se riflesso su una superficie scura. Il metodo originario di Daguerre, infatti, era realizzato su una lastra di rame argentata di dimensioni che variavano dalla lastra intera (16 x 21 cm.) alle sue frazioni. La lastra, prima del suo utilizzo, veniva lucidata a specchio con polveri abrasive sempre pi fini e sensibilizzata allinterno di una scatola contenente cristalli di iodio che, reagendo con largento, formavano ioduro dargento sensibile alla luce. Quindi la successiva esposizione per alcuni minuti nella camera oscura creava un immagine latente che doveva essere in seguito sviluppata con vapori di mercurio emessi per riscaldamento, formando cos nelle zone esposte alla luce unamalgama opaca e bianca di argento e mercurio. Limmagine per essere stabilizzata necessitava del fissaggio che inizialmente avveniva in una soluzione di cloruro di sodio in seguito sostituito dalliposolfito di sodio che non si limitava a stabilizzare limmagine ma scioglieva anche i sali dargento residui. Come ultima operazione era previsto un bagno in acqua distillata a cui seguiva lasciugatura. Pi tardi, nel 1841, Fizeau introdusse il viraggio in una soluzione di cloruro doro e iposolfito di sodio che miglior notevolmente la resistenza meccanica ed il contrasto dei particolari, aumentandone la brillantezza. Una volta realizzato il dagherrotipo era pratica frequente ravvivare lincarnato, gli abiti e i gioielli con ritocchi colorati ottenuti con pigmenti polverizzati e sciolti in una soluzione di gomma arabica, di amido o di gelatina applicati a secco.

Dagherrotipi ritoccati, Roma, Istituto Nazionale per la Grafica.

Limmagine ottenuta risultava essere particolarmente delicata e, per proteggerla da possibili abrasioni o dallesposizione allaria, si preservava allinterno di in un montaggio che a secondo del luogo di produzione si distingue in francese o americano. Il montaggio francese, pi complesso e raffinato di quello americano, prevedeva un vetro dipinto, o sovrapposto ad una finestra di carta colorata, posto sopra ad un cartone con un taglio a 45; seguiva poi il dagherrotipo coperto con una finestra di carta e sul fondo un cartone rivestito da una carta in cui potevano essere presenti iscrizioni. Il tutto era sigillato da un nastro ed inserito in una cornice lignea generalmente dipinta di nero.

Dagherrotipi in astuccio francese, Roma, Istituto Nazionale per la Grafica.

Il montaggio americano invece era costituito da un sandwich composto da un vetro, una finestra di metallo con un taglio a 45, il dagherrotipo, un nastro di sigillatura e una cornice di ottone. Linsieme veniva inserito allinterno di un astuccio con apertura a libro, collocato nella valva di destra mentre quella di sinistra che costituisce il coperchio, era rivestita di stoffa a protezione del vetro e per impedire allaria di entrare nella custodia.

Dagherrotipo in astuccio americano, Roma, Istituto Nazionale per la Grafica.

Pur se protetti, i dagherrotipi giunti fino a noi mostrano di frequente alterazioni che si manifestano in maniera specifica e diversamente da tutti gli altri procedimenti fotografici per la sensibilit dei materiali che lo costituiscono. Come per gli altri procedimenti fotografici le alterazioni possono essere divise in tre categorie: di tipo chimico, fisico e biologico.

Il deterioramento chimico, genericamente definito ossidazione, riconducibile allambiente nel quale i dagherrotipi sono stati conservati, e quindi alla reattivit dellargento agli ossidanti e ad altri elementi inquinanti dellatmosfera, ai valori di Temperatura e Umidit Relativa e agli agenti chimici di degrado derivati dalla montatura dellimmagine. Questa forma di deterioramento comunemente visibile lungo i bordi dellimmagine ed caratterizzata da sfumature di colore che variano dal giallo, al rosa, al blu fino ad arrivare al grigio e al nero che possono persino nascondere limmagine. Questo processo, che non collegabile a cause chimiche facilmente individuabili, pu essere rallentato sottoponendo il dagherrotipo ad un restauro conservativo che preveda una nuova

sigillatura pi isolante delloriginale e una migliore conservazione in un luogo con valori termoigrometrici controllati ed idonei.

Dagherrotipo ossidato, Roma, Istituto Nazionale per la Grafica.

Inoltre, bisogna tenere presente che nel passato trattamenti di restauro impropri, come le puliture con cianuro di potassio e con tiourea acidificata, hanno favorito la corrosione della lastra e il dagherrotipo cos trattato presenta di frequente macchie marroni che corrispondono a piccole screpolature dello strato dargento.

Dagherrotipo restaurato con metodi impropri, Roma, collezione privata.

Come gi indicato, altri fattori di degrado chimico possono essere gli elementi di montaggio: il caso, ad esempio, del vetro originale che deteriorandosi pu rilasciare una sostanza alcalina di silicato di sodio in grado di opacizzare e corrodere la superficie dargento. Altri prodotti della decomposizione della decorazione del vetro, del cartone o dei pigmenti del ritocco dellimmagine possono causare reazioni chimiche invasive.

Le alterazioni fisiche, invece, sono riferibili soprattutto alla struttura fragile dellimmagine e al metodo di placcatura usato e si manifestano con abrasioni della superficie, particolarmente sensibile che pu persino cancellarsi al leggero contatto con un pennello, oppure con deformazioni della lastra per azione meccanica, esfoliazioni e conseguenti sollevamenti dellargento dalla base di rame. Questultima alterazione, forma di degrado irreversibile, pu essere provocata da repentini sbalzi termoigrometrici e da condizioni fisiche o chimiche estreme.

Sollevamento dellargento dalla base di rame, Roma, Collezione privata.

Una particolare attenzione va rivolta anche al deterioramento di tipo biologico causato dal proliferare di microrganismi o di insetti che si identificano con ramificazioni di muffe o tracce lasciate allinterno degli astucci. In presenza di sospetta attivit microbiologica si raccomanda lintervento di un biologo che, in seguito a prelievi ed analisi di laboratorio, potr stabilire le misure da adottare.

Si ricorda inoltre che tutte le alterazioni indicate, possono accelerare con lesposizione della lastra alla luce e a valori di Temperatura e Umidit Relativa alti ed instabili.

Tracciata una sintesi dei degradi si indicano ora alcune applicazioni pratiche sui dagherrotipi premettendo che la finalit delle operazioni conservative quella di separare la lastra dai componenti del montaggio originale inglobandola allinterno di materiali idonei per proteggere lopera dai contaminanti esterni. Inoltre, il restauro del dagherrotipo, che si connota come oggetto polimaterico, richiede interventi particolarmente complessi e delicati che devono essere valutati sulla base di una reale necessit ed eseguiti da esperti restauratori capaci di gestire le difficolt pratiche incontrate nel corso delle operazioni di restauro. Qualora fosse ritenuta necessaria lapertura di un dagherrotipo, per esempio in montaggio americano, si procede con la rimozione del pacchetto dallastuccio originale. Successivamente si toglie la cornice di metallo per separare tutte le parti e si conserva la lastra in un astuccio provvisorio. In questo modo possibile pulire il verso dai residui di sporcizia e conservare la lastra durante le operazioni di restauro degli altri elementi.

Apertura di un dagherrotipo, Roma, Istituto Nazionale per la Grafica.

Sul recto, invece, semplicemente rimossa la polvere superficiale e solo in presenza di depositi pi consistenti si pu eseguire un lavaggio a condizione per che la lastra sia in buono stato di conservazione e non siano presenti colorazioni. Questa operazione particolarmente delicata ed

comunque un trattamento irreversibile che deve essere quindi valutato coscientemente dal conservatore e dal restauratore.

Frequentemente il vetro di protezione presenta uno strato di polvere, di depositi superficiali ed impronte digitali che possono essere eliminati con appositi solventi e tensioattivi specifici. Qualora, invece, il vetro originale dovesse essere deteriorato, incrinato o rotto si deve sostituire con uno nuovo. Bisogna osservare per che in presenza di vetri decorati necessario studiare rimedi alternativi come nel caso in cui il vetro presenti una forte perdita di parti di decorazione e incrinature. Nellesempio indicato in figura la soluzione adottata ha permesso di integrare le lacune con una carta colorata a tinta e di consolidare il tutto ponendo il vetro originale tra due vetri nuovi.

Dagherrotipo con decorazione del vetro deteriorata, Castelfranco Veneto, Archivio Biblioteca Comunale.

Anche le cornici di ottone possono essere pulite, considerando che non sempre conveniente asportare le macchie di ossidazione del metallo perch si creerebbe un indebolimento e una perdita di materiale. In seguito alla pulitura dei singoli elementi si procede con il montaggio conservativo che in genere prevede un alloggiamento di carta o di poliestere, con lobiettivo di isolare la lastra da possibili abrasioni dovute al contatto con la finestra originale e di impedirne allo stesso tempo il movimento. Infine, il nuovo montaggio pu essere sigillato con nastro conservativo di carta che riduce il contatto con lesterno e pu essere inserito nellastuccio originale consolidato ed integrato. Il restauro si dovr completare con la protezione finale dellopera in una custodia conservativa in materiale idoneo.

Custodia conservativa, Roma, Istituto Nazionale per la Grafica.

Gli stessi principi conservativi regolano i montaggi contemporanei che si realizzano sui dagherrotipi giunti senza gli astucci originali. Genericamente se ne distinguono due tipi: il montaggio proposto dalla George Eastman House e quello proposto da Jrome Monnier che sostanzialmente differiscono per il taglio delle cornici di cartone e per luso di carta o poliestere.

Il principio quello di tenere la lastra allinterno di un alloggiamento di carta o di poliestere poggiato su un cartone di fondo, fermata e separata dal vetro di protezione da finestre di cartone. Tali montaggi sono applicabili anche alla conservazione di alcuni dagherrotipi con montaggio francese o in cornice avendo in questi casi lo spazio necessario ad ospitare pi strati di cartone. Nellesempio raffigurato il dagherrotipo, che si presentava separato dal vetro di protezione dalla sola finestra di cartoncino, stato montato con il sistema contemporaneo e collocato di nuovo nella cornice di legno in modo da essere distanziato dal vetro per mezzo del passe-partout di cartone sottostante la finestra di cartoncino originale e quindi non visibile.

Dagherrotipo restaurato con montaggio contemporaneo, Torino, Galleria Civica dArte Moderna.

Per concludere, si indicano le condizioni di conservazione consigliate per le dagherrotipie. Anche in questo ambito bisogna valutare che lopera costituita da diversi elementi che reagiscono differentemente alle variazioni termoigrometriche: il cuoio e la carta dellastuccio, il legno delle cornici, il vetro, il metallo, il tessuto.

Un buon compromesso per una corretta conservazione una Temperatura di 18 centigradi e unUmidit Relativa del 40-50%, parametri che devono essere necessariamente mantenuti constanti. I valori di illuminazione, invece, devono tenersi entro i 150 Lux per i dagherrotipi non colorati.

Le immagini si riferiscono a restauri eseguiti in collaborazione con Cristina Anichini, restauratrice di beni fotografici.

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