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LO "SBOLLAMENTO" DEI RIVESTIMENTI ORGANICI APPLICATI SU SUPPORTI CEMENTIZI

Ing. FILIBERTO FINZI, consulente Arch. VITO FINZI, libero professionista

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INTRODUZIONE Il problema di distacchi e sbollamenti dei rivestimenti di elementi in c.a. si fa sempre pi importante e frequente anche nel ns Paese. Questo dovuto anche alla sempre maggior diffusione di tali trattamenti su elementi cementizi o mal realizzati o in stato di avanzato degrado. Si cerca cio di recuperare elementi mal realizzati "con le epossidiche" cercando cio di sanare quanto si mal fatto con un successivo trattamento di protezione. Purtroppo ci non possibile ed i molti insuccessi che sono sotto i ns occhi sono l a provarlo. Si pu in generale dire che "la verniciatura" del cls non un mestiere "a prova di stupido" e che solo con grande cura e solo in determinate circostanze possibile, ma operando con sapienza ed abilit, raggiungere risultati accettabili. Che ci siano rivestimenti epossidici che si staccano o sbollano dopo 2-3 mesi o 2-3 anni nella nostra Padania d invece molto fastidio ai nostri amici produttori, e, non volendo litigare con nessuno, riporto una analisi svolta da W.Hensel (BetonWarke 2/1995) a cui si rimanda per un approfondimento e da me ripresa nel Convegno ATE del Dicembre 1995. Per chiarezza prima riporto le conclusioni ed i suggerimenti operativi e poi i fatti e le leggi fisiche che sono alla base dei fenomeni analizzati. SINTESI DEI RISULTATI 1. La formazione di bolle e distacchi in tempi lontani (da 2-3 mesi a 2-3 anni) dall'applicazione su substrati cementizi si ha soltanto quando idrossidi alcalini (KOH e NaOH - fortemente solubili) e piccole quantit di idrossido di calcio [Ca (OH2)] appaiono sul retro dello strato di primer od al confine tra primer e strati successivi. 2. La reazione tra CO2 ed idrossidi alcalini produce carbonati alcalini anch'essi solubili che reagiscono con l'idrossido di calcio formando carbonato di calcio (CaCO3) che, praticamente insolubile in ambiente alcalino, blocca le piccole porosit dello strato superiore della pasta di cemento indurita e le porosit dello strato di primer. 3. Gli strati sopramenzionati e gli strati a finire agiscono come membrane semipermeabili verso l'esterno e quindi, in presenza di un sufficiente rifornimento d'acqua, gli idrossidi ed i carbonati alcalini formatisi contro questa membrana per loro impermeabile (e permeabile invece ad acqua e gas) sviluppano sovrapressioni rilevantissime per azione osmotica. 4. Quando il legame tra substrato cementizio ed il primer o tra il primer e gli strati seguenti non omogeneo o "disturbato", per esempio per una cattiva preparazione del substrato stesso o per saponificazione del rivestimento (saponificazione dovuta alla reazione degli alcali con il materiale del rivestimento) e gli strati superiori sono deformabili, si formano le sbollature per osmosi. 5. Per un efficace funzionamento nel tempo della protezione il metodo pi sicuro conservare una struttura di substrato con strati di rivestimento a grandi pori aperti. Questo metodo si mostrato valido anche nella riabilitazione di impalcati di parcheggi e di ponti in cui non poteva essere eliminata l'entrata di umidit dal retro. 6. Per sperare un risultato positivo nel tempo dell'applicazione di un rivestimento organico su cls occorre che : A) - non ci sia entrata di umidit nel materiale cementizio B) - il substrato sia preparato in modo corretto C) - si applichi un primer solvent-free (con quantit minima di solventi), resistente agli alcali, ben penetrante e che lo si completi con uno strato di primer secondario per "sigillare" e completare il primo. COME SI E' POSTO STORICAMENTE IL PROBLEMA Lo sbollamento di rivestimenti organici si verificava in particolar modo su serbatoi d'acqua, impianti di trattamento liquami, tubi di scarico, piscine in cls. Negli ultimi 10 anni si sono osservati fenomeni analoghi su impalcati di parcheggi e di ponti. Si dapprima pensato che le cause potessero risalire ad errori sulla composizione o sull'applicazione dei rivestimenti stessi. Successivamente si attribuito il distacco alle differenti pressioni di vapore sui due lati del rivestimento o alla pressione capillare dell'acqua dei pori del cls (la cui sovrapressione facilmente calcolabile, data la dimensione dei pori con la legge di Jurin : h = 2 cos / r.g. dove: h = sovrapressione di liquido in colonna = angolo di bagnatura r = diametro del capillare g = ecc. di gravit = densit del liquido

I due fenomeni, sempre esistenti giustificavano per solo sovrapressioni modeste [le pressioni di vapore differenziali davano pochi grammi/cmq e le capillarit pochi etti/cmq (2-3 mt di acqua)] mentre semplici misure di aderenza indicavano che ci volevano diversi (15-20) chili/cmq per giustificare i fenomeni osservati senza ipotizzare un degrado o una saponificazione del rivestimento, cosa che in molti casi non si verificava. Come precedentemente previsto da Kopfer e Winer e confermato dalla recenti verifiche (si veda la bibliografia allegata) la causa degli sbollamenti che si verificano su lungo periodo sta nella nascita di pressioni osmotiche sotto o tra i singoli strati di rivestimento. Queste sovrapressioni osmotiche traggono origine nell'interazione tra il substrato cementizio ed il rivestimento o nelle interazioni tra la sostanza da cui il rivestimento organico stato formato (ad esempio da retro azioni dei solventi). Si riportano nel seguito alcuni esempi di sbollamento, tabelle e grafici che danno qualche valore numerico

sulle sovrapressioni osmotiche normalmente raggiungibili, la composizione del contenuto di alcune "bolle" e l'andamento nel tempo della concentrazione dei composti nelle zone superficiali dei substrati di cls. DATI DA TENERE PRESENTI PER LA SPIEGAZIONE DEI FENOMENI OSSERVATI a. Osmosi: si definisce "osmosi" la migrazione unidirezionale di liquidi (acqua ed altri solventi) attraverso una membrana semipermeabile. b. Membrana semipermeabile: membrana permeabile alle molecole di acqua o di gas ma non alle molecole od agli ioni sciolti nell' acqua. c. Osmometro: Vd. Fig. 1 - Strumento per la misura delle sovrapressioni generate sulla membrana semipermeabile per effetto dell'osmosi. d. Pressione osmotica: la diversa concentrazione di molecole disciolte sui due lati della membrana genera sulla stessa una pressione differenziale che, se da un lato la concentrazione zero (caso di solido rivestito con all'esterno aria secca), vale: . V = n RT (legge di J.H. Vant'Hoff - 1885) cio una legge analoga a quella dei gas perfetti con : - V = Volume - n = numero di moli (di molecole o di ioni) disciolte - T = Temperatura assoluta - R = Costante che ha lo stesso valore della costante di stato dei gas _______________________________________ Nota 1. La pressione osmotica dipende quindi solo dal numero di molecole o ioni disciolti e non dal loro peso o dimensione. Ad esempio 1 mole di metanolo (32 gr) in un litro d'acqua d la stessa pressione di 1 mole di glicerina (92 gr) in un litro d'acqua. Nota 2. Le soluzioni di elettroliti (acidi, basi, sali) danno pressioni osmotiche pi alte dei non elettroliti generando in soluzione un pi alto numero di elementi. Ad esempio una soluzione in acqua di Na2SO4 d luogo a pressioni 3 volte maggiori di una di glucosio monomolecolare (Na2SO4 2 Na+ + SO4--: cio 3 ioni). Nota 3. Molti classici fenomeni naturali si spiegano bene tenendo conto dell'effetto di membrana semipermeabile delle pelli di rivestimento (ad esempio lo "scoppio" delle pelli delle ciliege mature quando sono bagnate dalle piogge di fine primavera).

Figura 1. Cella di Pfeffer per la misurazione della pressione osmotica

REAZIONI CHIMICHE DEL SUBSTRATO CEMENTIZIO Le reazioni chimiche e la struttura porosa tipiche dei leganti cementizi (pasta di cemento in fase di indurimento ed indurita) sono riportate nella Tabella che segue ed hanno un ruolo decisivo nella formazione delle bolle. Nelle fasi di indurimento infatti, con l'aggiunta d'acqua; si sciolgono per primi gli ossidi alcalini (Potassio e Sodio) e poi gli alcalino-terrosi (Calcio e Magnesio) formando i relativi idrati.

Tabella 1

Le solubilit dei vari composti sono per molto diverse in relazione alla temperatura ed interagiscono tra loro: - a 20C NaOH si scioglie in 1100 gr/lt e KOH in 1200 gr/lt di acqua distillata; - a C 1 litro di acqua distillata scioglie 1,5 gr di Idrato di Calcio [Ca(OH)2] e solo 0,77 gr a 100C; la sua solubilit scende a meno di 0,2 gr/lt in una soluzione di idrati alcalini. Sono quindi dapprima disponibili gli idrossidi alcalini e le reazioni nella pasta di cemento fresca si susseguono come viene indicato nella Tabella 5. Durante la carbonatazione della pasta di cemento indurita, in presenza di U.R. tra il 40 e l' 80%, gli idrossidi alcalini reagiscono con il CO2 formando un "fronte alcalino di carbonatazione" di pochissimi mm in fase umida che si propaga nel substrasubstrato cementizio. I carbonati alcalini reagiscono con l'idrossido di Calcio, si forma carbonato di Calcio che precipita e si riformano gli idrossidi alcalini che migrano ed il tutto prosegue fino alla trasformazione di tutta la Calce [Ca(OH)2] in carbonato di Calcio. Il tutto riportato nelle reazioni I e II. La verifica sperimentale condotta sulle soluzioni contenute nei pori della parte indurita [1] e [3] indicano che il meccanismo realmente quello ipotizzato (e la visualizzazione del "fronte di carbonatazione" e la sua propagazione all'interno della massa aiuta a meglio comprendere il fenomeno; ovviamente il fronte alcalino - che in realt un vero liquido - si sposta anche sulla base delle sovrapressioni esistenti all'interno del cls, delle pressioni osmotiche e della disponibilit di umidit che pu generarsi all'interno - per la presenza di punti di rugiada, per assorbimento dall'esterno da membrane semi permeabili, permeabili all'acqua ed al vapor d'acqua e non ai sali disciolti, etc...). Come si pu vedere anche in Fig. 2, aumentando i tempi dall'inizio dell'idratazione diminuiscono nella soluzione contenuta nei pori Calcio, Cl- e Solfati, mentre aumentano Potassio, Sodio e valore di Ph.

Figura 2. Composizione della soluzione porosa a base di pasta di cemento in funzione del tempo di idratazione

Ovviamente nel tempo aumenta la resistenza e si forma la struttura porosa (Vd [10] e [11]) le cui caratteristiche rivestono grande importanza per la corretta spiegazione di quanto segue. CAUSA DELLA FORMAZIONE DELLE BOLLE I. Si pu avere formazione di bolle gi al momento dell'applicazione dei metodi organici. Queste bolle si formano a causa dei gas che escono dal substrato a causa del riscaldamento dello stesso (che causa l'incremento del volume dei gas contenuti nello stesso substrato) provocato dall'applicazione del rivestimento. Si genera questa situazione applicando il rivestimento su un substrato a temperatura pi bassa del rivestimento; si ha lo stesso fenomeno quando il cls di supporto viene riscaldato dopo l'applicazione del rivestimento stesso.

II. Fenomeni analoghi possono generarsi quando nel materiale di rivestimento o nel substrato sono inclusi solventi che cercano di uscire dopo l'inizio dell'essiccazione del rivestimento (retroazione del sovente). III. Si pu avere la formazione di bolle e distacchi in un secondo tempo (mesi ed anni). Queste bolle sono collegate a fenomeni di osmosi. Capitano dapprima per lo scioglimento degli idrossidi nell'acqua che viene dai materiali legati con cemento, questi si distribuiscono nelle soluzioni presenti nei pori e sono trasportati verso le regioni di confine. Il processo favorito da un accumulo di umidit (punto di rugiada) o nella bagnatura del retro dell'elemento. Dalla Tab. 2 si pu dedurre cosa consegue. In questi processi sono bloccati i pori capillari (tra i 50 ed i 5 nanometri) ed i pori pi grandi sono ridotti di dimensione dal CaCO3 (si veda anche [10] ed [11]).

Tabella 2. Pressione osmotica delle sostanze idrosolubili

Il carbonato di Calcio si deposita nella zona superiore del cls ed anche tra lo strato di impregnante e lo strato seguente della membrana semi impermeabile formata dal rivestimento che lascia passare liberi acqua e gas e trattiene i sali disciolti. Eventuali prodotti di decomposizione dei rivestimenti organici hanno lo stesso effetto dei depositi di carbonato di Calcio, assommandosi. Le verifiche al vero mostrano che le bolle contengono dapprima essenzialmente KOH e NaOH poi K2CO3 e Na2CO3 e che solo piccolissime quantit di composti di Calcio erano presenti nelle soluzioni (Tab. 3).

Tabella 3. Risultati dei test sul contenuto delle "bolle" di rivestimenti organici su substrati idrosolubili

Dalla Tab. 3 risulta che piccola anche la quantit dei composti organici. Si ricordi come la pressione osmotica dei composti alcalini, di elevatissima solubilit, sia altissima (30 e pi Kg/cmq) e pertanto si pu concludere che sono gli idrossidi ed i carbonati alcalini i responsabili della formazione della pressione osmotica necessaria per la formazione delle bolle. Naturalmente perch si formi una bolla occorre che gli strati a finire siano o diventino deformabili ed inoltre che il legame tra substrato e rivestimento (o tra i singoli strati del rivestimento) sia o divenga insufficiente o difettoso (almeno localmente, innescando fenomeni di "peeling"). Sostanze saponificabili o sostanze nei rivestimenti che non siano resistenti all'idrolisi portano a diversi comportamenti. I prodotti di reazione che si generano nella trasformazione chimica del rivestimento possono alzare solo di poco la pressione osmotica in una bolla. Verifiche sperimentali hanno mostrato che su pannelli in fibrocemento o su cls ad altissima resistenza (B 55) gli sbollamenti per pressione osmotica avvengono prima che in cls a bassa resistenza (B 15) ed il contenuto in alcali ed il valore di Ph erano corrispondentemente maggiori [4]. IV. Le bolle si formano prima ed in maggior numero per l'azione sulle membrane semipermeabili (Vd foto) di acqua piovana ed acque dolci che per l'esposizione ad acque dure o ad acqua ad alto contenuto di sali. Infine forti spessori di rivestimento a finire ritardano soltanto la formazione di bolle osmotiche ma non possono prevenirle (riducono la permeabilit all'acqua ma non l'annullano). POSSIBILITA' DI PREVENZIONE La formazione di bolle per le ragioni I e II si supera evitando o riducendo le differenze di temperatura tra supporto e rivestimento. Conviene applicare lo strato di primer quando la temperatura sta scendendo ottenendo cos allo stesso tempo la miglior bagnatura del supporto. La prevenzione delle bolle dovute ad osmosi si pu ottenere: A) Tenendo il cls asciutto B) Con una buona preparazione del supporto (ad esempio sabbiando o idrodemolendo la pelle del cls per togliere il ................) C) Usando primer "solvent free" (a basso contenuto di solventi), resistenti agli alcali e con buone propriet bagnanti (Un solo strato di primer non d di solito uno strato che sigilla i pori. Pertanto spesso si deve applicare un secondo strato a spruzzo come rivestimento sigillante). L'applicazione di altri strati, strati intermedi elastici e/o strati a finire resistenti all'attacco dell'ambiente pi o meno aggressivo, viene fatto seguire a seconda delle specifiche e delle destinazioni. POSSIBILITA' DI RECUPERO Occorre dapprima determinare le cause del danno. Si analizzano le sostanze usate per il rivestimento incluse quelle accessorie e specialmente quelle relative ai primer ed al primo strato. Questo pu essere fatto con spettroscopio all'infrarosso. Si verifica se si aveva un'adeguata durabilit all'ambiente alcalino. Si analizza poi il contenuto delle bolle per stabilire se, oltre ai soliti sali (idrossido o carbonato di Potassio e/o Sodio) siano presenti anche solventi (= sostanze a basso peso molecolare) come etanolo, isopropanolo, metil-etil-chetoni, butilacetato od altri). Al riguardo si ricordi che si aggiungono spesso solventi ai primer per ridurne la viscosit e quindi migliorare la penetrabilit nel substrato, ma questo non corretto perch, a parte il caso di cls di cattiva qualit, penetrano nei pori solo i solventi a basso peso molecolare e non i leganti a pi alto peso molecolare che formano i primer. Pertanto non si migliora l'aggrappo e si corre il rischio di un'azione di ritorno dei solventi che possono in un secondo tempo muoversi dal substrato verso il rivestimento facilitando il distacco del rivestimento stesso. Si verifichi infine anche se la preparazione del supporto sia stata adeguata. Per rimuovere le cause accertate del danneggiamento occorre: 1. Rimuovere il rivestimento e la parte superiore del supporto (per circa 1 mm almeno). Operando con acqua ad alta pressione si ottiene anche allo stesso tempo la rimozione di tutti i sali solubili presenti. 2. Applicare un primer epossidico solvent free dopo avere asciugato con cura il substrato. La quantit di primer deve essere tale da consentire una successiva spruzzatura con sabbia per garantire un buon aggrappo degli strati successivi e che non vengano completamente occlusi i pori che consentono un funzionamento a membrana semi permeabile. 3. Tolto l'eccesso di sabbia si applichi una malta, con un legante organico simile a quello usato nel primer, con pori aperti. La malta va compattata per ottenere una adeguata resistenza mantenendo una sufficiente quantit di pori di dimensione superiore ai 50 nanometri. Per pori di dimensione maggiore devono essere evitati per non provocare il riformarsi di pressione osmotica. 4. A malta indurita si pu applicare o un sigillante superficiale dei pori per migliorarne l'estetica o uno strato di finitura resistente agli alcali. 5. Per particolari finalit (serbatoi d'acqua etc.) occorreranno specifici strati a finire. Ing. Filiberto Finzi e Arch. Vito Finzi