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I papiri ercolanesi costituiscono un’eccellente fonte d’informazione circa i ANTISTENE E SOCRATE

Socratici e le scuole socratiche, e l’attività del Centro Internazionale di Stu- IN UNA TESTIMONIANZA
dio dei Papiri Ercolanesi Marcello Gigante, documentata dalla collana «La DI FILODEMO (T 17 ACOSTA
Scuola di Epicuro», nonché dalle annate di «Cronache Ercolanesi», ne rende MÉNDEZ-ANGELI)
chiara testimonianza. Naturalmente questa ricchezza e bontà d’informazione
relativamente alla tradizione socratica nel suo complesso è solo un aspetto
particolare della più ampia rilevanza storiografica e documentaria, interes-
sante larghe porzioni della storia della filosofia antica, che è propria in parti-
colare dell’opera di Filodemo. 1 Per quanto riguarda specificamente i Socra-
tici e le scuole che, secondo la tradizione antica, da essi presero origine, un ALDO BRANCACCI
bilancio complessivo è stato già tracciato da Gabriele Giannantoni. 2 E molti
altri studi sono dedicati a trattati o testimonianze concernenti questa o quella
specifica scuola socratica. 3 Su Antistene, che sarà oggetto di questo articolo,
i papiri ercolanesi ci rendono cinque testimonianze: una contenuta in un
passo del Peri; tw`n Çtwikw`n relativo alla Politeia di Diogene; una seconda
proveniente dal De pietate di Filodemo, in cui Antistene è ricordato nell’am- 13/1983, pp. 15-19, e per l’edizione del libro
epicureo a D. SEDLEY, Epicurus. On Nature,
bito della polemica epicurea contro i filosofi atei; una terza, contenuta ancora
Book XXVIII, «CErc» 3/1973, pp. 5-83; per
nel De pietate, in cui è riferita la celebre distinzione e contrapposizione anti- PHerc 1251, in cui è stata individuata una
stenica tra i numerosi dèi del politeismo tradizionale, che sono solo kata; nov- polemica contro Teodoro l’Ateo, cf. R. PHI-
mon, e l’unico dio kata; fuvçin; una quarta compresa nell’Ad contubernales di LIPPSON, Der Papyrus Herculanensis 1251,

Filodemo, in cui si fa cenno di un’opera, probabilmente dovuta a un filosofo «Mnemosyne» 9/1941, pp. 288-89, e per la
epicureo, relativa al Peri; fuvçewç di Antistene, che è lo scritto che precisa- paternità filodemea del trattato M. GIGANTE,
Filodemo è l’autore dell’Etica Comparetti,
mente con questo nome è registrato nel catalogo laerziano delle opere del So- nelle pp. 101-128 di Epicurea in memoriam
cratico, e che nella tradizione indiretta è citato come Fuçikovç nella tradi- H. Bignone (Genova 1959), ripubblicato con
zione greca, come Physicus in quella latina; infine una quinta resa dalla Rhe- il titolo Filodemo quale autore dell’Etica
torica filodemea, sulla cui importanza vari studiosi hanno già richiamato Comparetti nelle pp. 245-276 delle sue già ci-
l’attenzione. 4 Poiché la prima testimonianza interessa fondamentalmente tate Ricerche Filodemee, comprendente an-
che quanto l’autore aveva scritto in ∆Açuvnqe-
toç in P.Herc. 1251, «PP» 14/1959, pp. 292-
A passage from Philodemus’ Rhetorica forms (Napoli 19832) e Altre Ricerche Filodemee
93. Oggi l’edizione di riferimento è di G.
an important testimony about Socrates and (Napoli 1988), nonché La biblioteca di Filo-
INDELLI- V. TSOUNA-MCKIRAHAN, [Philode-
Antisthenes. Scholars who have studied this demo, «CErc» 15/1985, pp. 5-29 = Filodemo
mus], [On Choices and Avoidances], La
passage have underlined the importance of in Italia (Firenze 1990), pp. 19-62. Relativa-
Scuola di Epicuro, Collezione di testi ercola-
antisthenic notion of homonoia that, starting mente ai rapporti tra l’Epicureismo e le altre
nesi diretta da M. GIGANTE, vol. XV (Napoli
from Höistad, has been meant as a purely in- filosofie ellenistiche si vedano, dello stesso
1995). S’intende che a tutti questi studi si fa
dividual-ethical concept. In this article I Autore, Scetticismo e Epicureismo. Per l’av-
rinvio anche per ulteriori indicazioni biblio-
show as in Antisthenes the concept of viamento di un discorso storiografico (Napoli
grafiche.
homonoia has not only an individual-ethical 1981); Cinismo e Epicureismo (Napoli 1992);
meaning, but also a political meaning, and Kepos e Peripatos. Contributi alla storia del- 4 Si tratta specificamente di Philod., Peri;
that, on the other hand, only the recognition l’aristotelismo antico (Napoli 1999). tw`n Çtwikw`n XIII 1, p. 101 DORANDI,
of this second valiance of the notion itself ex- «CErc» 12/1982 (= SSR V A 138); De pie-
2Cf. G. GIANNANTONI, I socratici minori nei
plains Philodemus reference to Socrates and tate, I parte, col. 19, l536 s., p. 142 OBBINK
papiri ercolanesi, «Elenchos» 4/1983, pp.
to Antisthenes rhetoric. Furthermore, only (Philodemus, On Piety, Part 1, Oxford 1996);
133-146.
under the light of this meaning the structure De pietate, II parte, col. 7ª, 3-8, p. 72 GOM-
and the purpose of this testimony are clari- 3Per Diogene cinico mi limito a rinviare a R. PERZ (Leipzig 1866 = A. SCHOBER, «CErc»

fied, including the reference to the thesis of GIANNATTASIO ANDRIA, Diogene cinico nei pa- 18/1988, p. 115, fr. 21 = SSR V A 179); Ad
Diogenes of Babylon, concerning the pur- piri ercolanesi, «CErc», 10/1980, pp. 129- contubernales, fr. 110, p. 166 ANGELI (Filo-
poses of the philosopher-rethorician, able to 151; per i filosofi Megarici, e in particolare demo, Agli amici di scuola, La Scuola di Epi-
conciliate the spirits of the citizens. Thesis Alessino, a F. LONGO AURICCHIO, I filosofi Me- curo cit., vol. VII, Napoli 1988= SSR V A
against which Philodemus opposes. garici nella ‘Retorica’ di Filodemo, «CErc» 184: qui il testo è citato secondo l’ed. di
5/1975, pp. 78-80, nonché a G. GIANNAN- SBORDONE, Napoli 1947); Rhet. III (?), col.
1Su Filodemo mi è caro ricordare prelimi- TONI, La polemica antimegarica nel XXVIII li- XVIII 9-20, p. 223 SUDHAUS II (Lipsiae 1896
narmente M. GIGANTE, Ricerche Filodemee bero ‘Della Natura’ di Epicuro, «CErc» = SSR V A 69).

81 ALDO BRANCACCI
Diogene cinico, ed è stata variamente studiata per quanto attiene alla deriva-
zione socratico-antistenica e cinica dello Stoicismo, e poiché della terza e
della quarta mi sono occupato a fondo in un precedente mio scritto, 5 desi-
dero ora soffermarmi sull’ultima, che, per quanto anch’essa già oggetto di
note e commenti, sollecita un approfondimento. È bene innanzitutto vederne
il testo, accompagnandolo con la traduzione offerta da Eduardo Acosta
Méndez e Anna Angeli nella loro edizione delle testimonianze filodemee su
Socrate:
Pw`ç oujk ejp≥ªh`lqeºn aªujº-
10 t≥w`≥i ≥ tau`ta grav≥ªfonºt≥i kai; ta;≥
p≥ro; touvtwn pªrºo;ç auJto;n ejn-
ªqºumhqh`nai… Tiv dhvpote ou[-
ªtºe ªÇºwkravth≥ç≥ oJ ginwvªçkwn
e{nºa≥ ªpºro ≥ ;ç e{na çulluv≥ªein, e[oi-
15 ken iJkaºno;ç ei|ç ªpro;ç plhvqh
ou[t∆ ∆Antºiçqevªnhç ou[te Zhv-
nwn ou[ºte Kªleavnqhç ou[te
Cruvçºippoç ou[t∆ a[l≥ªloç tiç
toiauvºtaç prokop≥aç; ejkª≥ pepoi-
20 hkwvç… Kai; mh;n≥ kai; ªlevgei
o{ti: «o{ªçaºç dunªatºo;ç k≥a]ªn
ei[hº p≥ro;ç ajllhvlaç çulluv≥e≥i ≥n≥
kai; çuºm≥m≥ac≥ivd≥aªç poiei`n
wJç oJ mouçiko;≥ªçº tªh;n mivan
25 luvran eij `ç´ çumfª≥ wnivan a[gei
p_r_o;ç ta;ç pªollavç». OiJ de; rJhvto-
reç ouj tou`to p≥avçªcouçi ma-
cªoºmevnaç e[cein

17 Antisthenes [V A] 69 Giannantoni
Come nello scrivere queste affermazioni e quelle ad esse precedenti non gli
venne in mente di riflettere rivolgendosi a sé stesso? Perché dunque né So-
5 Cf. A. BRANCACCI, La théologie d’Anti- crate, che sapeva conciliare gli uni con gli altri, sembrò capace di riconciliarsi
sthène, «Filosofiva. Yearbook of the Re- egli da solo con la folla né Antistene né Zenone né Cleante né Crisippo né
search Centre for Greek Philosophy at the nessun altro che ha compiuto tali progressi? Eppure egli (scil. Diogene di Ba-
Academy of Athens», 15-16/1985-1986, pp. bilonia) afferma: «Quante (città) sarebbe capace di riconciliare fra loro e ren-
218-230. La seconda, in cui il nome di Anti-
derle alleate, come il musico accorda una sola lira con molte armoniosa-
stene è integrato da OBBINK, è in accordo col
testo della terza, cf. OBBINK, op. cit., p. 360. mente». Ma i retori non sopportano che le città quando sono in discordia ot-
tengano ciò. 6
6 E. ACOSTA MÉNDEZ - A. ANGELI, Filodemo.
Testimonianze su Socrate, La Scuola di Epi-
curo cit., vol. XIII (Napoli 1992), p. 162 per
Su questo passo ha per primo attratto l’attenzione Höistad, nell’ambito di
il testo greco e p. 188 per la traduzione ita- una più ampia analisi dedicata al concetto antistenico, e non solo antistenico,
liana. di oJmovnoia. 7 Dopo aver ricordato le origini e le attestazioni sofistiche di tale
7 R. HÖISTAD, Cynic Hero and Cynic King.
concetto, con particolare riguardo al Peri; oJmonoviaç di Antifonte, lo studioso
Studies in the Cynic Conception of Man (Up- svedese ricostruì con intelligenza l’impiego e il trattamento antistenico della
psala 1948), pp. 107-113. nozione, che, egli asseriva, ha significato etico-individualistico, indicando

CRONACHE ERCOLANESI 82
non più la concordia politica tra gruppi sociali, eventualmente in conflitto tra
loro e bisognosi quindi di una conciliazione, bensì la oJmovnoia tw`n çpoudaivwn
e quindi l’/oJmovnoia eJautw`/, e che in tal senso appare in linea con l’uso stoico
della nozione, uso di cui Antistene è, appunto, un antesignano: in questo
nesso di idee egli citava e opportunamente valorizzava anche la testimo-
nianza filodemea. L’interpretazione della nozione antistenica di oJmovnoia nel
senso di oJmovnoia eJautw`/ è stata raccolta da Giannantoni, e anche Acosta
Méndez e la Angeli, nel loro commento, peraltro ottimo, del passo in que-
stione, hanno seguito e confermato questa linea interpretativa. Indubbia-
mente, con questo significato assegnato alla nozione di oJmovnoia, Antistene
segna un nuovo inizio della riflessione greca su di essa. Quel che qui si vuole
mostrare è, tuttavia, che il concetto di oJmovnoia ha in Antistene non solo si-
gnificato etico-individualistico, ma anche significato politico, e che d’altra
parte solo il riconoscimento di questa seconda valenza della nozione spiega
adeguatamente la lettera, la struttura e l’intento della testimonianza filode-
mea, ivi compreso il riferimento a Diogene di Babilonia, alla cui tesi, relativa
agli obiettivi del filosofo-retore, capace di conciliare gli spiriti dei cittadini,
Filodemo si oppone. 8
I testi che Höistad citava per documentare la presenza in Antistene del con-
cetto di oJmovnoia = oJmovnoia eJautw`/ sono fondamentalmente due, e sono gli
stessi che tutti gli studiosi i quali hanno seguito la sua interpretazione hanno
poi ripreso. Vedremo come in realtà il dossier di testi antistenici relativi al
concetto di oJmovnoia sia più ampio, e lo sia anche in quel significato «etico-in-
dividualistico» che lo studioso svedese riteneva fosse il solo a doversi attri-
buire al Socratico. Il primo testo è costituito da una massima resa da Diogene
Laerzio: «Soleva dire che la vita in comune di fratelli dai pensieri concordi è
più forte di un muro» (oJmonoouvntwn ajdelfw`n çumbivwçon panto;ç e[fh [scil.
Antisthenes] teivcouç ijçcurotevran ei\nai). 9 Qui l’ oJmonoei`n designa certa-
mente uno stato di concordia e armonia della mente dell’uomo con sé stesso,
tale da rendere l’azione morale indefettibile: questo è il significato dell’im-
magine del «muro», da erigere contro ogni relativismo, e contro ogni diffi-
coltà o accidente esterni. Essa ritorna in un altro testo, ove si dice che «la
frovnhçiç è la più salda delle fortificazioni: non può essere abbattuta, né presa
a tradimento» (tei`coç ajçfalevçtaton frovnhçin: mhvte ga;r katarrei`n mhvte
prodivdoçqai), 10 e ancora in un altro: «occorre erigere dei muri con i propri
inespugnabili ragionamenti (teivch kataçkeuaçtevon ejn toi`ç auJtw`n ajnalwv- 8Cf. su ciò anche M. ERBÌ, Il retore e la città
nella polemica di Filodemo verso Diogene di
toiç logiçmoi`ç): 11 l’uno e l’altro mostrano come l’azione morale possa realiz-
Babilonia (PHerc. 1004, coll. 64-70), «CErc»
zarsi in modo compiuto, e con piena riuscita, solo poggiando su saldi prin- 39/2009, pp. 119-140.
cipi razionali, e su ciò che l’indagine logico-dialettica mette in luce. 12 Nel te- 9 D. L. VI 6 (= SSR V A 108).
sto in esame, peraltro, è rilevante notare come tale situazione di armonia e
concordia della mente sia prospettata in proiezione intersoggettiva: l’ oJmov- 10 D. L. VI 13 (= SSR V A 134).
noia è una condizione che l’uomo raggiunge con sé stesso, ma essa si pro- 11 Diocl. ap. D. L. VI 13 (= SSR V A 134).
lunga sul piano della filiva (che per i Greci è, come è noto, una virtù emi- 12Per tutto ciò, cf. A. BRANCACCI, Episteme
nentemente sociale 13), generando addirittura una çumbivwçiç. Tale «vita in co- and Phronesis in Antisthenes, «Méthexis»
mune» rappresenta il valore dell’elemento del perdurare, dell’esercizio e del 17/2005, pp. 7-28: 16-17.
perfezionamento, che non è solo, e innanzitutto, soggettivo, ma, come appare 13 Cf. J.-C. FRAISSE, Philia. La notion d’amitié

da questo testo, anche intersoggettivo. Già solo questo indica come l’eti- dans la philosophie antique (Paris 1974), pp.
chetta di nozione «etico-individualistica» vada presa con le molle, sotto pena 168-187 (per Platone).

83 ALDO BRANCACCI
di non cogliere esiti interpersonali e, lo vedremo, politici, della nozione in
questione. Antistene riprende visibilmente il concetto socratico di armonia e
coerenza interna dell’anima, un concetto variamente attestato nei dialoghi
giovanili platonici, al quale è in particolare connessa la formulazione del
principio del bevltiçtoç lovgoç nel Critone, e ad esso conferisce una partico-
lare evidenza, in conformità allo stretto nesso tra dialettica, logica ed etica
che caratterizza il suo pensiero. 14 Nella testimonianza filodemea, da cui si è
partiti, ciò è in accordo non solo con l’accostamento a Socrate di Antistene,
ma anche con il suo accostamento agli Stoici, dei quali il Socratico appare
come un antesignano, la diadochv Socrate-Antistene-Zenone-Cleante-Cri-
sippo rappresentando l’elenco di auctoritates, con ellissi del cinismo di Dio-
14
Per la nozione di bevltiçtoç lovgoç cf. Plat.,
Crito 46 b 4-6. Su di essa resta classico il sag- gene e Cratete, proprio della scuola. Presso gli Stoici il valore di tale stato di
gio di G. CALOGERO, La regola di Socrate, «La accordo dell’uomo con se stesso si esprime, programmaticamente, nella for-
Cultura» 1/1963, pp. 182-196. Cf. inoltre A. mula del fine di Zenone. 15 Il secondo testo allegato da Höistad e dagli stu-
BRANCACCI, Subjectivité et intersubjectivité diosi successivi è di nuovo un passo laerziano, ove la valenza «etico-indivi-
dans le dialeghesthai platonico-socratique, in
dualistica» è invece presentata nella sua purezza: «Richiesto di dire quale be-
Aglaia. Autour de Platon, Mélanges offerts à
Monique Dixsaut, textes réunis par A. BRAN- neficio avesse tratto dalla filosofia, rispose: il poter conversare con sé stesso»
CACCI-D. EL MURR-D. TAORMINA (Paris 2010), (ejrwthqei;ç tiv aujtw`/ perigevgonen ejk filoçofivaç, e[fh [scil. Antisthenes] «to;
pp. 93-105. duvnaçqai eJautw`/ oJmilei`n»). 16 Qui il nesso con il tema del bevltiçtoç lovgoç è
15 Per le due ben note formulazioni di tale ancora più forte ed evidente, tanto da rendere lecita la conclusione che il mo-
espressione, cf. Stob. II 7, 6 a p. 75, 11 (= fr. tivo platonico del dialogo silenzioso dell’anima con sé stessa, 17 e quello anti-
179 SVF I), e D. L. VII 87 (= fr. 179 SVF I). stenico dell’ eJautw`/ oJmilei`n, siano esiti paralleli e distinti di un comune, ori-
Per le diverse interpretazioni, classiche, del ginario tema socratico. E anche in questo caso la nota di sforzo, indicante
significato dell’aggiunta th/` fuvçei alla for-
una capacità effettivamente raggiunta, e non semplicemente data o presup-
mula oJmologoumevnwç zh`n, rinvio a A.M. IOP-
POLO, Aristone di Chio e lo Stoicismo antico
posta, è bene indicata dall’iniziale duvnaçqai. Che la nozione di oJmovnoia fosse
(Napoli 1980), pp. 143-145 n. 5. centrale nel progetto filosofico di Antistene è indicato infine da un terzo te-
16 D. L. VI 6 (= SSR V A 100).
sto, non citato da Höistad e dai precedenti studiosi, ossia dal cenno polemico
che ad essa riserva Isocrate nell’esordio del Contro i sofisti, ove il retore si at-
17 Cf. Plat. Theaet. 189 e 4-190 a 7; Soph. 263
teggia polemicamente nei confronti di un’opera del Socratico, molto proba-
e 3-264 b 3. Su questi passi, e su tutta la
tematica, cf. M. DIXSAUT, Qu’appelle-t-on
bilmente la Verità, di cui permette di ricostruire alcuni enunciati. Significa-
penser? Du dialogue intérieur de l’âme selon tivo, e coerente con la sua impostazione empiricistica e pragmatica, è che egli
Platon, in EAD., Platon et la question de la ritorca contro il Socratico che l’oJmovnoia l’acquisiscano più e meglio coloro
pensée. Etudes platoniciennes I (Paris 2000), che si appoggiano sull’opinione, e non chi, come lui, pretende di fondarla
pp. 47-70. sulla scienza. 18 Vedremo più avanti l’interesse di questo accostamento dell’oJ-
18 Cf. Isocrat., Adv. soph. 8 (= SSR V A 170): movnoia alla scienza che ci documenta Isocrate.
[…] ajlla; ma`llon oJmonoou`ntaç kai; pleivw Höistad e gli studiosi successivi non hanno tuttavia avuto presenti altri passi
katorqou`ntaç tou;ç tai`ç dovxaiç crwmevnouç in cui la nozione di oJmovnoia assume in Antistene un significato che va oltre
h] tou;ç ejpiçthvmhn e[cein ejpaggellomevnouç
[…]. Sulla testimonianza isocratea cf. A.
quello d’ambito soggettivistico e di stampo etico-razionalistico che si è ap-
BRANCACCI, Oikeios logos. La filosofia del lin- pena visto, anche se tale significato, è opportuno precisarlo, resta fondante.
guaggio di Antistene (Napoli 1990), pp. 97- Importante, in proposito, è una testimonianza di Dione Crisostomo, che rie-
104. cheggia uno dei Protreptici di Antistene, dove è lo stesso Socrate che parla e
19 Dio Chrysost., Orat. XIII 19 (= SSR V A che rimprovera gli Ateniesi di non coltivare la vera paideiva, quella che con-
208): o{pwç de; gnwvçeçqe ta; çumfevronta uJmi`n sentirebbe loro di governare secondo una norma razionale sé stessi, i figli, e
aujtoi`ç kai; th`/ patrivdi kai; nomivmwç kai; la città, e che a un certo punto così si esprime: «ma assicurarvi la conoscenza
dikaivwç meq∆j oJmonoivaç politeuvçeçqe kai; di ciò che è giovevole per voi e per la patria, del modo di governare e ammi-
oijkhvçete, mh; ajdikw`n a[lloç a[llon mhde; ejpi-
bouleuvwn, tou`to de; oujdevpote ejmavqete oujde;
nistrare la città secondo la legge, la giustizia e la concordia, senza tramare in-
ejmevlhçen uJªmi`n pwvpote oujde; nu`n e[ti frontiv- giustamente l’uno contro l’altro, questo non l’avete mai appreso, non ve ne
zete. siete mai curati, né vi ponete attenzione ora». 19 L’espressione kai; nomivmwç

CRONACHE ERCOLANESI 84
kai; dikaivwç meq∆j oJmonoivaç politeuvein mostra con chiarezza come il con-
cetto di oJmovnoia si apra in Antistene a un significato schiettamente politico,
e il ponte di passaggio a tale significato è certamente da ravvisare nella proie-
zione intersoggettiva, inerente al concetto, che già si era notata nel primo
passo laerziano. Si delinea così una distinzione di stati e di ambiti di realizza-
zione dell’ oJmonoiva che è anche un passaggio a un suo ambito d’espressione
sempre più esteso. Alla base c’è la «concordia di pensiero», intesa come va-
lore di armonia e coerenza interna dell’anima, che si guadagna mediante la
fondazione logico-dialettica dell’etica, sostenuta da principi chiari e ragiona-
menti rigorosi: essa si esprime nell’ eJautw`/ oJmilei`n e si identifica con la filo-
sofia. La prima apertura di questo concetto è «la vita in comune di fratelli dai
pensieri concordi», che è certamente da connettersi alla filiva, virtù celebrata
da Antistene, 20 e alla stessa sfera erotica: il modello di questa relazione fon-
data su concordia di pensieri è rappresentata dalla relazione tra Antistene e
Socrate. Antistene dichiara in un noto passo del Simposio senofonteo che ciò
che maggiormente desidera è «trascorrere il tempo in piena libertà da mat-
tina e sera con Socrate» (Çwkravtei çcolavzwn çundihmereuvein); e il çunw`n
diatelei`n designa la relazione tra Antistene, e in generale i compagni di So-
crate, e il maestro. 21 Il terzo stadio è rappresentato non da un’ulteriore de-
terminazione del concetto di oJmovnoia, ma da uno sviluppo del tema del çu-
nei`nai, che non è solo in Antistene un çunei`nai duale, o comunque fondato
sulla relazione di amicizia, ma un più ampio çunei`nai ajnqrwvpoiç, e ha un
terreno d’espressione dialettico-retorico, di cui più avanti parleremo. Il
quarto e ultimo stadio è rappresentato dall’ oJmovnoia politica, norma della
convivenza cittadina. Insieme ai valori di giustizia e legalità, essa avrebbe do-
vuto costituire il punto d’arrivo di quella riforma della politica tramite l’etica
– una riforma realizzata quindi a partire da una previa riforma etico-razionale
dell’individuo – che costituisce la nota caratteristica del socratismo come teo-
ria politica.
A ulteriore illustrazione di questo esito, è utile avere presente una testimo-
nianza di Senofonte, nella quale il termine oJmovnoia non appare, ma è chiara-
mente espresso l’ufficio assegnato da Antistene al filosofo di realizzare, me-
diante la sua opera, una progressiva estensione e partecipazione agli uomini
di quelle norme razionali di condotta che la riflessione logico-dialettica assi-
cura all’etica. Ciò avverrà a partire dalle relazioni del filosofo stesso con i suoi 20 Come mostra anche solo la conversazione
amici, fino a creare gruppi di sodali e seguaci, e a plasmare infine la città nel che egli svolge su questo tema con Socrate
suo insieme. È lo stesso Socrate che, parlando di Antistene, caratterizza la nel secondo libro dei Memorabili di Se-
personalità intellettuale e gli obiettivi del suo discepolo in questi termini: nofonte. Cf. inoltre D. L. VI 105 (= SSR V A
«Perché, chi è capace di conoscere quelli che possono aiutarsi scambievol- 99): il çofovç è «amico del suo simile» (fivloç
tw`/ oJmoivw/).
mente, ed è in grado d’ispirare in essi un reciproco amore, costui, mi pare,
può rendere amiche le città e organizzare matrimoni convenienti: e un tale 21 Cf. Xen., Symp 4, 44 (= SSR V A 82).
uomo sarebbe un acquisto prezioso come amico e come alleato sia per le 22 Xen., Symp 4, 64 (= SSR V A 13): oJ ga;r

città, sia per gli individui». 22 Sulla base di questa testimonianza, si può altresì oi|ovç te w]n gignwvçkein tou;ç wjfelivmouç auJ-
citare un luogo del Clitofonte pseudoplatonico in cui è evocato un personag- toi`ç kai; touvtouç dunamevnouç poiei`n ejpiqu-
gio che molti studiosi hanno pensato raffiguri Antistene. In effetti, la concor- mei`n ajllhvlwn, ou|toç a[n moi dokei` kai; pov-
leiç duvnaçqai fivlaç poiei`n kai; gavmouç ej-
danza di questo luogo con la testimonianza di Senofonte, da un lato, e la pre- pithdeivouç çunavgein, kai; pollou` a]n a[xioç
senza, nelle parole attribuite a tale personaggio, di una notevole quantità di ei\nai kai; povleçi kai; ijdiwvtaiç fivloç kai;
temi squisitamente antistenici, autorizzano, come vedremo, questa conclu- çuvmmacoç kekth`çqai.

85 ALDO BRANCACCI
sione: «Alla fine uno dei tuoi compagni, Socrate, uno che sembrava aver
detto le cose più raffinate, mi rispose che l’opera propria della giustizia, non
coincidente con quella di nessun’altra virtù, consiste nel realizzare l’amicizia
nelle città. Interrogato ancora, affermò che l’amicizia è un bene, mai un male;
e ancora interrogato da me si rifiutò di ammettere che le amicizie dei fanciulli
e quelle delle bestie, cui noi diamo questo nome, si possano considerare ami-
cizie: spessissimo, infatti, secondo lui accade che simili legami siano più dan-
nosi che buoni. Sfuggendo, dunque, il problema, affermò che queste non
sono affatto amicizie, che si dà loro un falso nome chiamandole così, e che la
reale e vera amicizia consiste in una concordia di pensieri (oJmovnoia). Inter-
rogato poi per sapere se per concordia di pensieri intendesse una concordia
di opinioni (oJmodoxiva) o una scienza, sdegnosamente respinse che fosse una
concordia di opinioni, sostenendo che fatalmente ci sono fra gli uomini
molte dannose opinioni concordanti: aveva infatti già convenuto che l’amici-
zia è assolutamente un bene e così l’opera della giustizia, cosicché, concluse,
la concordia di pensieri coincide con la scienza, e non con l’opinione». 23 Il
valore dell’oJmovnoia e della filiva, e anzi il nesso stabilito tra le due; la con-
trapposizione tra dovxa e ejpiçthvmh; il riferimento al problema dell’ojnomavzein,
con distinzione tra nome appropriato e nome errato, e ancora l’identifica-
zione della determinazione propria (i[dion e[rgon) della giustizia, non coinci-
dente con quella di nessun’altra virtù, sono riferimenti troppo precisi e
troppo numerosi al pensiero logico-dialettico antistenico perché si possa du-
bitare, in aggiunta a quanto risulta dalla coincidenza con la testimonianza di
Senofonte, e in aggiunta al fatto che il Clitofonte ha cura di precisare che tale
personaggio è un Socratico, anzi il più eminente tra costoro, che questo
passo si riferisca ad Antistene. Si aggiunga poi che anche la parificazione del-
l’oJmovnoia alla ejpiçthvmh risulta confermata per Antistene dalla già citata testi-
monianza di Isocrate. Ne segue che per Antistene l’oJmovnoia, già posta in re-
23 [Plat.], Clitoph. 409 d 2-e 10: teleutw`n lazione nella dossografia laerziana con la frovnhçiç e con gli ajnavlwtoi logiç-
ajpekrivnatov tiç tw`n çw`n eJtaivrwn, o}ç dh;
komyovtata e[doxen eijpei`n o{ti tou`t∆ ei[h to;
moiv della dialettica, consegue alla scienza (ed è questa l’oJmovnoia eJautw`/ e
th`ç dikaioçuvnhç i[dion e[rgon, o} tw`n a[llwn l’oJmovnoia tw`n çpoudaivwn); prolungandosi sul piano politico, essa è funzione
oujdemia`ç, filivan ejn tai`ç povleçi poiei`n. della giustizia, in quanto quest’ultima ha come obiettivo filivan ejn tai`ç pov-
ou|toç d j au\ ejrwtwvmenoç th;n filivan ajgaqovn leçi poiei`n, come già si diceva in Senofonte, e la vera e propria filiva, sul
t∆ e[fh ei\nai kai; oujdevpote kakovn, ta;ç de; tw`n piano collettivo, sarà appunto oJmovnoia, amicizia e concordia di pensieri es-
paivdwn filivaç kai; ta;ç tw`n qhrivwn, a}ç hJmei`ç
sendo sempre un ajgaqovn. In ogni caso, e per concludere, risulta dagli altri te-
tou`to tou[noma ejpanomavzomen, oujk ajpe-
devcato ei\nai filivaç ejpanerwtwvmenoç: su- sti finora citati, anche prescindendo dalla testimonianza del Clitofonte, il
nevbaine ga;r aujtw`/ ta; pleivw ta;ç toiauvtaç nesso tra oJmovnoia e giustizia, come condizioni del retto politeuveçqai, e la
blabera;ç h] ajgaqa;ç ei\nai. feuvgwn dh; to; funzione della filiva ai fini della realizzazione di una vantaggiosa alleanza di
toiou`ton oujde; filivaç e[fh ta;ç toiauvtaç gruppi all’interno delle città: vale a dire la seconda valenza, d’ordine etico-
ei\nai, yeudw`ç de; ojnomavzein aujta;ç tou;ç
politico, del concetto antistenico di concordia.
ou{twç ojnomavzontaç: th;n de; o[ntwç kai;
ajlhqw`ç filivan ei\nai çafevçtata oJmovnoian. Qual è lo strumento mercé il quale è possibile realizzare questa estensione
th;n de; oJmovnoian ejrwtwvmenoç eij oJmodoxivan dell’oJmovnoia dal piano individuale a quello politico? Da altri frammenti
ei\nai levgoi h] ejpiçthvmhn, th;n me;n oJmodoxivan emerge chiaramente che tale strumento è lo strumento retorico-dialettico uti-
hjtivmazen: hjnagkavzonto ga;r pollai; kai; lizzato dal sapiente: e del resto già in Senofonte Socrate faceva riferimento ai
blaberai; givgneçqai oJmodoxivai ajnqrwvpwn, discorsi che Antistene è in grado di pronunciare allo scopo di mettere in con-
th;n de; filivan ajgaqo;n wJmologhvkei pavntwç
ei\nai kai; dikaioçuvnhç e[rgon, w[çte taujto;n
tatto tra loro spiriti affini. Occorre ricordare in proposito che la teoria anti-
e[fhçen ei\nai oJmovnoian kai; ejpiçthvmhn stenica della retorica prevede che il sapiente sia in grado di rinvenire modi di
ou\çan, ajll∆ ouj dovxan. discorso (trovpoi tw`n lovgwn) differenziati e adatti a ciascun individuo preso a

CRONACHE ERCOLANESI 86
sé. 24 Questo prescrive una retorica di fondazione socratica, nella quale è
escluso un rapporto di tipo estrinseco del retore con una massa indifferen-
ziata di uomini, ed è invece richiesto un rapporto diretto tra il retore e
l’uomo cui questi si rivolge. Il retore antistenico, peraltro, è in grado di çu-
nei`nai ajnqrwvpoiç perché possiede l’arte della polutropiva, che gli permette
di adeguare il suo messaggio alla varietà di caratteri umani che di volta in
volta si trova di fronte. Scegliendo il discorso adeguato a ciascuno, mediante
la crh`çiç poikivlh lovgou, egli realizzerà la comunicazione del messaggio veri-
tativo nel modo più pieno, ma sempre in forma duale, in ossequio al princi-
pio fondamentale del dialevgeçqai, anche se tale forma duale e ristretta, ri-
petendosi e amplificandosi progressivamente, giungerà ad aggregare, interes-
sare e conquistare più vasti insiemi. Va ancora notato che nel lungo
frammento trasmesso da Porfirio, in cui espone la propria concezione della
retorica, Antistene ricorre a un lessico musicale per mettere in luce la capa-
cità del buon retore di realizzare la riduzione della varietà dei discorsi all’u-
nità di ciò che solo è oijkei`on, realizzando con ciò l’armonia. Sappiamo anche
che il Socratico fu autore di un Peri; mouçikh`ç; sua fu anche la concezione
del sapiente come abile dialettico e abile retore, ereditata dagli Stoici: tutto
ciò crea una consonanza molto forte con la citazione che Filodemo fa alla
fine del frammento delle teorie di Diogene di Babilonia sulla capacità del fi-
losofo-retore di riconciliare le città e di renderle alleate, a somiglianza del
buon musico capace di accordare armoniosamente una sola lira con molte al-
tre lire.
Parlando di una capacità di e{na≥ pr≥o;ç e{na sulluvein riconosciuta innanzitutto
a Socrate, ma poi in via mediata anche ad Antistene e agli altri filosofi citati
in seguito, Filodemo ha dunque colto un tratto reale e fondante della conce-
zione socratica dello strumento dialettico-retorico. Su questo punto coinci-
dono infatti le testimonianze dei maggiori Socratici: Antistene, Senofonte, e
lo stesso Platone. Per rappresentare la pratica socratica dello e{na≥ pr≥o;ç e{na
çulluvein Höistad citava il terzo capitolo del secondo libro dei Memorabili
senofontei, ove Socrate riconcilia i fratelli Cherefonte e Cherecrate. A questo
testo si può aggiungere il frammento di Euclide di Megara relativo al gene-
roso tentativo di conciliazione di Euclide con il fratello, frammento celebre
nell’antichità, e da cui dipende poi tutta una vasta aneddotica. 25 Per Anti-
stene, Höistad citava invece la massima laerziana ricordata in apertura (D. L.
VI 6 = SSR V A 108), nonché la sua capacità, riconosciuta da Socrate in Se-
nofonte, di gignwvçkein tou;ç wjfelivmouç auJtoi`ç. (Xen., Symp. IV 64 = SSR V
A 13), senza cogliere peraltro il connesso aspetto etico-politico di questa con-
cezione. Acosta Méndez e Angeli hanno ripreso e radicalizzato l’interpreta- 24 Ho già trattato della concezione antiste-
zione in senso etico-individualistico di questo nodo di idee, considerando
nica della retorica in Oikeios logos cit., pp.
«incompatibile con la discussione estesa a un pubblico vasto» l’uso della dia- 147-171, e in Dialettica e retorica in Anti-
lettica socratica, e sottolineando come lo stesso Socrate «in numerose testi- stene, «Elenchos» 17/1996, pp. 359-406, e a
monianze, soprattutto nell’Apologia platonica, pone l’accento su questo ca- questi lavori rinvio per testi e concetti qui di
rattere profondamente individualistico del suo metodo dialettico e, in gene- seguito brevemente richiamati.
rale, del suo messaggio filosofico». 26 Ma questo è solo parzialmente esatto. 25Cf. Plut. De frat. am. 18 p. 489 d (= SSR II
Anche nell’Apologia, dove pure dominante è l’intento apologetico di scan- A 15).
sare Socrate da ogni connessione con un impegno di tipo politico, Platone fa 26Filodemo, Testimonianze su Socrate cit., p.
dire al maestro che non bisogna curarsi «degli affari della città prima della 271.

87 ALDO BRANCACCI
città stessa» (mhvte tw`n th`ç povlewç, pri;n aujth`ç th`ç povlewç, 36 c 7-8): ciò si-
gnifica che ciò cui il filosofo mira è a un reale miglioramento della vita citta-
dina, che può essere ottenuto solo mediante una profonda revisione dei va-
lori etico-razionali che presiedono alla vita degli uomini e al funzionamento
della città. E tutto il senso del magistero del filosofo, del suo rifiuto di immi-
schiarsi in congiure e in sedizioni cittadine, e della sua astensione da ta; po-
litikav, 27 era proprio quello di procedere da una riforma etica individuale del
singolo a una riforma che interessasse la città nel suo insieme: tentativo che
Filodemo giudica, legittimamente, affatto riuscito, ma che proprio per que-
sto egli riconosce. La posizione di Socrate è in effetti molto sottile, anche e
proprio in un testo apparentemente impolitico come l’Apologia platonica.
L’ordine del dio di occuparsi di filosofia, che Socrate dice di preporre a tutto,
anche a eventuali richieste in contrario da parte dei suoi concittadini, è
quello di esortare e ammonire gli uomini circa la loro condotta di vita e i loro
errati obiettivi, ma tutto ciò non toglie che Socrate sia persuaso che non ci sia
per gli Ateniesi maggiore bene nella città (ejn th`/ povlei, 30 a 6) di questa sua
funzione. Ed è per questo preciso scopo che il dio ha scelto di dare Socrate
in dono alla città di Atene (uJpo; tou` qeou` th`/ povlei dedovçqai, 31 a 7-8). Inol-
tre, l’inversione della scala di valori comunemente accettata dagli uomini, che
Socrate rivendica anteponendo a tutto la virtù e la cura dell’anima, ha lo
scopo di mettere in luce quelle cose «che sono beni per gli uomini, così ai cit-
tadini singolarmente, come alla città» (kai; ijdiva/ kai; dhmoçiva/, 30 b 4). Indub-
biamente Antistene è andato ben oltre Socrate, facendosi autore di scritti po-
litici, prospettando una propria positiva visione dello strumento retorico, e
della politica stessa, e infine elaborando una concezione ampia e strutturata
dell’oJmovnoia, talché non manca di fondamento il rimprovero che Filodemo
crede di dovergli muovere. 28 Tuttavia anche per Socrate, che non ha com-
piuto questi passi, si trattava pur sempre di mettere in chiaro che il suo ma-
gistero puntava a procedere, per successive, e non facili, approssimazioni,
dall’individuo alla polis. Filodemo ha altrettanto sottilmente ritorto contro
Socrate questi suoi proponimenti, rilevando come, alla prova dei fatti, essi
siano risultati del tutto vani, e come nessun altro dei suoi seguaci ne abbia
realizzati di analoghi.
Ciò chiarito, sulla base dell’indagine fin qui svolta possiamo concludere che
Antistene è il primo filosofo a noi noto il quale conferisce un’importanza
centrale alla nozione di oJmovnoia, che, a partire dal significato letterale di
«concordia di mente» o «concordia di pensieri», possiamo legittimamente
27 Cf. Plat., Apol. 36 c 8-9; d 5. intendere al lume del concetto più ampio di coerenza. Coerenza intesa come
28 Per una introduzione alle opere e alle dot-
nozione logica, indicante una connessione rigorosa di pensieri e ragiona-
menti (ragionamenti di cui Antistene può dire che debbono essere saldi e
trine politiche di Antistene si veda G. GIAN-
NANTONI, Socratis et Socraticorum reliquiae,
«indistruttibili»), ma che, pensata anche in connessione con il bevltiçtoç lov-
vol. IV (Napoli 1990), pp. 403-411. goç socratico, e con l’intera filosofia di Antistene stesso, assume altresì il si-
29Cf. D. L. VI 11 (= SSR V A 134): th;n aj-
gnificato di coerenza morale. Nella «vita in comune di fratelli dai pensieri
reth;n tw`n e[rgwn ei\nai, e sul passo cf. il mio concordi» si esprime, credo, il significato della coerenza tra pensiero e atti,
Oikeios logos cit., p. 92 n. 19. (concetto documentato per Antistene) 29 nonché di quella tra pensiero e vita
30 Cf. soprattutto i principi che il Socrate pla- (già perfettamente illustrato da Socrate), 30 con in più una proiezione inter-
tonico esprime in Plat., Apol. 28 b 8-9; d 6- personale che apre la strada al significato etico-politico di oJmovnoia, intesa
10; 29 b 6-9; 38 a 1-6. come fondamento della vita cittadina. Quest’ultimo significato, e il passaggio

CRONACHE ERCOLANESI 88
dal piano etico individuale e interpersonale a quello politico, potranno forse
essere considerati utopistici, e nulla vieta che tali siano per statuto, così come
è certo che nelle parole del Socrate antistenico il richiamo al kai; nomivmwç kai;
dikaivwç meq j oJmonoivaç politeuvein aveva valore esortativo e polemico, indi-
cando un dover essere, ma esprimono perfettamente il senso del socratismo
come filosofia politica, o punto di vista filosofico sulla politica.

89 ALDO BRANCACCI