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Platner ENCICLOPEDIA FILOSOFICA

Sul Platina: S. BISSOLATI, Le vite di due illustri cremo- Egli sostiene che spazio e tempo non sono pu-
nesi, Milano 1856, pp. 62 ss.; G. GAIDA, introduzione re forme dell’intuizione, ma hanno il loro fon-
all’ed. cit.; N. CAREGARO NEGRIN, Il «De felicitate» di F. damento anche nelle cose (in particolare rim-
Zabarella e due trattati sul bene e la felicità del secolo provera a Kant di non aver riconosciuto l’intui-
XV, in «Classici e Neolatini», 2 (1906), pp. 288 ss.; bilità del temporalmente determinato), e
V. ZABUGHIN, Giulio Pomponio Leto, vol. I: Saggio cri- ugualmente accade con le forme della cono-
tico, Roma-Grottaferrata 1909, pp. 58 ss.; E. GARIN, scenza intellettiva. Unendo psicologia e fisio-
Filosofi italiani del Quattrocento, Firenze 1942, pp. logia, Platner considera l’anima come una fa-
263-273 (con pagine scelte); E. GARIN, Prosatori latini
coltà rappresentativa che sta con il corpo in
del Quattrocento, «La letteratura italiana», vol. XIII,
azione reciproca; in questo modo alla psicolo-
Milano-Napoli 1952 (testi, pp. 206-211); F. BATTA-
GLIA, Il pensiero pedagogico del Rinascimento, «I classi-
gia (su Platner ebbe una rilevante influenza la
ci della pedagogia italiana», vol. III, Firenze 1960, psicologia meccanicistica di Ch. Bonnet) viene
pp.; G. SAITTA, Il pensiero italiano nell’Umanesimo e nel affidato il compito di un’analisi pragmatica
Rinascimento, vol. I: L’Umanesimo Firenze 19612, pp. della capacità conoscitiva umana. La dimo-
390-99; E. GARIN, Storia della filosofia italiana, Torino strazione di Dio è condotta con ragioni teleo-
19672, vol. I, pp. 324-327, 354 (scritti e bibl.); A. CAM- logiche; il raggiungimento della felicità attra-
PANA - P. MEDIOLI MASOTTI (a cura di), Bartolomeo Sac- verso la virtù è scopo e meta delle azioni uma-
chi il Platina (Piadena 1421-Roma 1481), «Atti del ne. Questo egli afferma contro Hume in Ueber
convegno internazionale di studi per il V centena- den Atheismus. Ein Gespräch, Leipzig 1781. Il ri-
rio: Cremona, 14-15 novembre 1981», «Medioevo e fiuto della prospettiva kantiana in campo teo-
umanesimo», vol. LXII, Padova 1986; A. KRÜMMEL, s. retico (dove Platner assume un atteggiamento
v. in T. BAUTZ (a cura di), Biographisch-Bibliographi- scettico) non si estende però al campo della
sches Kirchenlexikon, Herzberg 1970-2000, vol. VIII, ragione pratica, dove invece, specialmente ne-
coll. 1154-1155; W. BENZIGER, Zur Theorie von Krieg gli ultimi anni, egli mostra di accettare una
und Frieden in der italienischen Renaissance: die «Di- morale fondata sul dovere, ritenendo ambiguo
sputatio de pace et bello» zwischen Bartolomeo Platina e insufficiente il principio della felicità. Le
und Rodrigo Sánchez de Arévalo und andere anlässlich convinzioni filosofiche di Platner, assieme a
der Pax Paolina (Rom 1468) entstandene Schriften quelle di Herder e Jacobi, influenzarono in mo-
(con ed.), Frankfurt am Main 1996.
do particolare Jean Paul; dell’influsso di Plat-
ner risentì anche la dottrina psicologistica di
PLATNER, ERNST. – Filosofo e medico tede-
Platner Fr.E. Beneke.
sco, n. a Lipsia l’11 giu. 1744, m. ivi il 27 dic. M. Longo
1818. BIBL.: A. WRESCHNER, Ernst Platner und Kants
Studiò a Lipsia e vi divenne nel 1770 professo- Erkenntnistheorie mit besonderer Berüsichtigung von
re straordinario di medicina, poi ordinario di Tetens und Aenesidemus, Berlin 1891; H. SCHULZ, Ue-
fisiologia (1780), straordinario (1801) e ordina- ber Ernst Platner, Leipzig 1911; M. LONGO, Scuola di
rio (1811) di filosofia. Fu in rapporti molto Gottinga e «Popularphilosophie», in G. SANTINELLO (a
stretti con il circolo illuminista di Berlino (Gar- cura di), Storia delle storie generali della filosofia, vol.
ve, Mendelssohn, Nicolai) ed ebbe tra gli udi- III: Il secondo illuminismo e l'età kantiana, Padova
tori Fichte e Reinhold. Opere: Anthropologie für 1988, pp. 706-707.
Aerzte und Weltweise, Leipzig 1772-73, 2 voll.;
Philosophische Aphorismen, ivi 1776-82, 2 voll.; PLATONE (Plavtwn). – Filosofo greco. Il suo
Platone
Quaestiones physiologicae, ivi 1794; Lehrbuch der pensiero fu assai influente nell’antichità, nel
Logik und Metaphysik, ivi 1795; Quaestiones me- Medioevo bizantino, nel Rinascimento, non-
dicinae forensis, ivi 1797-817; Opuscula academi- ché – anche se in differente misura – in età mo-
ca, a cura di C.G. Neumann, ivi 1824. L’opera derna e contemporanea. Rimane a tutt’oggi
più nota sono i Philosophische Aphorismen, che uno dei pensatori preferiti dagli uomini di cul-
nella II edizione contengono un serrato con- tura, e le sue opere, a partire dagli ultimi de-
fronto con il pensiero kantiano. Influenzato da cenni del secolo XX, sono le più richieste.
Leibniz e munito di un notevole apparato filo- SOMMARIO: I. Vita e fondazione dell’Accademia:
logico e storico sui pensatori antichi e con- 1. Il vero nome del filosofo. - 2. Il primo viaggio in
temporanei, Platner riesce spesso a rettificare, Italia e in Sicilia. - 3. Gli altri due viaggi in Sicilia
anche polemicamente, le concezioni del kanti- e la morte di Platone. - 4. Fondazione dell’Accade-
smo, specialmente sulla filosofia leibniziana. mia e sua finalità. - II. Gli scritti di Platone e va-
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ENCICLOPEDIA FILOSOFICA Platone


rie questioni ad essi connesse: 1. Loro ordina- classi sociali dello stato ideale e loro significato. - 4.
mento. - 2. La questione della loro successione cro- Natura, valore e importanza della giustizia. - 5. Il
nologica. - 3. Centralità del personaggio di Socrate sistema di comunanza di vita dei guerrieri e l’edu-
negli scritti e nel pensiero di Platone. - 4. La tecni- cazione della donna nello stato ideale. - 6. Per una
ca dell’intitolazione dei dialoghi e il suo significato. corretta interpretazione delle norme del platonico
- III. Gli scritti e le «dottrine non scritte» di Pla- stato ideale. - 7. Il filosofo e lo stato ideale. - 8.
tone: 1. Le autotestimonianze di Platone. - 2. Le L’educazione dei filosofi nello stato ideale e la «co-
notizie sulle «dottrine non scritte» di Platone per- noscenza massima». - 9. Le quattro forme di stato
venuteci attraverso la tradizione indiretta. - 3. La imperfette e corrotte. - 10. Il problema del «Politi-
lezione o il corso di lezioni pubbliche tenute eccezio- co». - 11. Le «Leggi» e il loro rapporto con la «Re-
nalmente da Platone intorno al bene, di cui parla- pubblica». - IX. Mito e logos in Platone: 1. Con-
va nelle sue lezioni all’interno dell’Accademia. - 4. trastanti interpretazioni del mito platonico. - 2.
In che senso gli scritti rimandano strutturalmente «Logos» e «mito» come «sistole» e «diastole» del
al non-scritto. - 5. Il «soccorso» che la tradizione filosofare platonico.
indiretta porta agli scritti platonici. - IV. I grandi I. VITA E FONDAZIONE DELL’ACCADEMIA. – 1. Il vero
problemi metafisici di Platone: 1. I tre problemi nome del filosofo. – Il suo vero nome era Aristo-
principali. - 2. La teoria delle idee. - 3. Come va in- cle (dal nome di uno dei nonni). Platone fu un
teso il dualismo platonico e significato dell’iperura- soprannome. Diogene Laerzio (Vite dei filosofi,
nio. - 4. La teoria dei principi. - 5. Struttura bipo- III, 4) ci riferisce che si tratta di un nomignolo
lare della realtà a tutti i livelli. - 6. Valenze ontolo- datogli da Aristone, suo maestro di ginnastica,
giche, gnoseologiche e assiologiche dei principi. - 7. per l’ampiezza e il vigore della sua corporatura
Rapporti fra idee e numeri ideali. - 8. Gli enti ma- (in greco plavto" significa larghezza, ampiezza,
tematici «intermedi» fra mondo delle idee e mondo vastità). Le fonti che affermano che quel nome
sensibile e loro funzione determinante. - 9. Dottri- sia derivato dalla sua ampia fronte, sono poco
na del demiurgo. - V. Dottrina della conoscenza: credibili; meno ancora lo sono quelle che af-
1. L’«anamnesi», radice e condizione della cono- fermano che il nomignolo sia derivato dall’am-
s c e nz a ne l « Me no n e ». - 2 . L a d o t t r i n a piezza dello stile del filosofo. Infatti, il nomi-
dell’«anamnesi» come «a-priori» in senso metafi- gnolo si è subito imposto, e fu accettato da
sico. - 3. I gradi della conoscenza sensibile e i gradi tutti quanti, compresi i famigliari. Platone
della conoscenza intelligibile.- 4. Le gradazioni stesso si cita con tale nome (due volte
dell’«opinione» e della «scienza». - 5. La dialettica nell’Apologia di Socrate [34 a, 38 b], una nel Fe-
e i suoi fondamenti ontologici. - 6. La cifra emble- done [59 b] e una ventina di volte nelle Lettere).
matica della dialettica platonica. - VI. Erotica e Platone nacque ad Atene nel 427 a. C. da una
bellezza: 1. Il concetto di amicizia e il primo amico. famiglia nobile, ricca e potente. Il padre, di no-
- 2. Eros come fruizione spirituale del bello in di- me Aristone, vantava fra i suoi antenati il re
mensione ontologica e assiologica. - 3. Eros come Codro, la madre, di nome Perittione, vantava
forza creatrice nel bello e ricerca di immortalità. - una parentela addirittura con Solone. Ebbe
4. Bellezza, «anamnesi» del mondo intelligibile e due fratelli, di nome Adimanto e Glaucone
filosofia. - 5. «Eros» e «filosofo» per Platone sono (deuteragonisti della Repubblica) e una sorella
due facce della stessa realtà. - 6. I cinque gradi del- di nome Potone, da cui nacque Speusippo, che
la bellezza e «la scala di Eros». - VII. Concezione sarà il successore di Platone nella direzione
dell’uomo, della sua vita morale e dei suoi de- della scuola. È quindi ovvio che Platone ve-
stini: 1. L’antitesi fra l’anima e il corpo e concezio- desse, fin da giovane, il proprio ideale nella vi-
ne «dualistica» dell’uomo. - 2. Le prove dell’im- ta politica: la nascita, l’intelligenza e le attitu-
mortalità dell’anima. - 3. La struttura dell’anima dini personali, tutto lo spingeva in tale direzio-
e la metafora del carro alato con cui Platone ne ne. Questo è un dato biografico essenziale,
esprime la natura - 4. Precisazioni concettuali sul- che inciderà, e a fondo, nella sostanza stessa
la struttura ontologica dell’anima contenute nel del suo pensiero.
«Timeo». - 5. La virtù come un portare ordine nel Aristotele (Metafisica, I, 6) ci riferisce che Pla-
disordine, unità nella molteplicità, e attuare la tone fu dapprima discepolo di Cratilo, che ri-
giusta misura. - 6. La complessa problematica del- proponeva la dottrina di Eraclito, e poi di So-
la «metempsicosi». - VIII. La dottrina politica e i crate. Ebbe probabilmente rapporti con eleati,
suoi sviluppi: 1. Le affermazioni della «Lettera e comunque fu determinante per lui il poema
VII». - 2. Perché e come nasce lo stato. - 3. Le tre di Parmenide Sulla natura (Parmenide fu il fi-
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Platone ENCICLOPEDIA FILOSOFICA

losofo presocratico da lui più apprezzato: gli in Italia, nel 388 a. C., quando era sui qua-
dedicò il più complesso dei suoi dialoghi, e lo rant’anni, e poi anche dei successivi viaggi in
qualificò, con un verso omerico, «venerando e Sicilia. A spingere Platone in Italia dovette cer-
terribile insieme»). Ebbe anche grandissima tamente essere il desiderio di conoscere le co-
stima per i pitagorici, come conferma Aristote- munità dei pitagorici (conobbe infatti perso-
le. Diogene Laerzio (op. cit., III 9, VIII 84) ci in- nalmente Archita, come sappiamo dalla Lette-
forma inoltre che si fece comprare da Dione i ra VII). Durante questo viaggio in Italia, Plato-
libri pitagorici scritti da Filolao, ad alto prezzo. ne fu invitato in Sicilia, a Siracusa, dal tiranno
Fu comunque decisivo l’incontro con Socrate, Dionigi I. E probabilmente Platone sperava di
che avvenne probabilmente quando Platone inculcare nel tiranno l’ideale del re-filosofo
era sui vent’anni. È certo, però, che Platone (che già egli aveva esposto nel Gorgia, opera
frequentò Socrate, dapprima, con lo stesso in- che probabilmente precede il viaggio o è in
tento con cui lo frequentò la maggior parte de- coincidenza con esso). Ma a Siracusa Platone
gli altri giovani, cioè non per fare della filosofia venne ben presto in urto col tiranno e con la
lo scopo della propria vita, ma per prepararsi, corte (probabilmente proprio sostenendo quei
mediante la filosofia, all’attività politica. Ma principi espressi nel Gorgia). Invece, strinse un
gli eventi indirizzarono in tutt’altro senso la forte vincolo di amicizia con Dione, parente
sua vita. del tiranno, in cui Platone credette di trovare
Platone dovette avere già nel 404-03 a. C. un un discepolo capace di diventare re-filosofo.
primo contatto diretto con la vita politica, Dionigi si irritò con Platone al punto – dice
quando l’aristocrazia prese il potere, e due dei Diogene Laerzio (op. cit., III, 19) – da farlo ven-
suoi congiunti, Carmide e Crizia, ebbero parti dere come schiavo da un ambasciatore sparta-
di primo piano nel governo oligarchico. Dovet- no a Egina (qualcuno pensa che forse, più
te però trattarsi di una esperienza amara e de- semplicemente, costretto a sbarcare a Egina,
ludente, a causa dei metodi faziosi e violenti che era in guerra con Atene, Platone fu tratte-
che Platone vide mettere in atto proprio da co- nuto come schiavo). Fortunatamente, fu ri-
loro in cui aveva nutrito fiducia. Tuttavia, il di- scattato da Anniceride di Cirene, che si trovava
sgusto per i metodi della politica praticata in a Egina (Diogene Laerzio, op. cit., III, 20).
Atene dovette raggiungere il culmine nel 399 3. Gli altri due viaggi in Sicilia e la morte di Pla-
a. C., quando Socrate fu condannato a morte tone. – Platone si recò una seconda volta in Si-
(Diogene Laerzio, op. cit., III 6). E della condan- cilia nel 367 a. C. Era morto Dionigi I e gli era
na di Socrate furono responsabili non gli ari- succeduto il figlio Dionigi II, che, a dire di Dio-
stocratici ma i democratici (che a breve distan- ne, ben più del padre avrebbe potuto favorire i
za di tempo avevano ripreso il potere). E così disegni di Platone. Ma Dionigi II si rivelò della
Platone si convinse che, per il momento, era stessa risma del padre. Esiliò Dione, accusan-
bene per lui tenersi lontano dalla politica mi- dolo di tramare contro di lui, e trattenne Plato-
litante. ne quasi come un prigioniero. Solo perché im-
Dopo il 399 Platone fu a Megara con alcuni al- pegnato in una guerra, Dionigi II lasciò, infine,
tri socratici, ospite di Euclide (probabilmente che Platone ritornasse ad Atene.
per evitare possibili persecuzioni in cui avreb- Nel 361-60 a. C. Platone si recò una terza volta
be potuto incorrere, per aver fatto parte del cir- in Sicilia, per il seguente motivo. Ritornato ad
colo socratico). Ma a Megara dovette fermarsi Atene, vi trovò Dione che ivi si era rifugiato, il
solo per breve tempo. Diogene Laerzio ci infor- quale lo convinse ad accogliere un nuovo pres-
ma che andò a Cirene da Teodoro il matemati- sante invito di Dionigi (che di nuovo voleva a
co, e successivamente in Italia, dai pitagorici corte Platone, al fine di completare la propria
Filolao ed Eurito. Sempre secondo Diogene preparazione filosofica), sperando che, in tal
Laerzio (op. cit., III 6-7), in seguito si sarebbe modo, Dionigi avrebbe riammesso anche lui a
recato in Egitto dai profeti; ma la notizia non Siracusa. Ma fu un grave errore credere nei
ha conferme. Platone avrebbe anche deciso mutati sentimenti di Dionigi. Platone avrebbe
d’incontrarsi con i Magi, ma sarebbe stato co- rischiato certamente molto, se non fossero in-
stretto a rinunciarvi; ma anche questa notizia tervenuti Archita e i tarantini a salvarlo (Dione
non ha conferme. riuscirà, nel 357 a. C., a prendere il potere in Si-
2. Il primo viaggio in Italia e in Sicilia. – Dalla racusa, ma per non molto: fu infatti ucciso in
Lettera VII sappiamo con certezza del viaggio una congiura nel 353 a. C.). Nel 360 Platone ri-
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ENCICLOPEDIA FILOSOFICA Platone


tornò ad Atene e rimase alla direzione dell’Ac- II. GLI SCRITTI DI PLATONE E VARIE QUESTIONI AD ESSI
cademia, fino alla morte, avvenuta nel 347 a. C. CONNESSE – 1. Loro ordinamento. – Gli scritti di
4. Fondazione dell’Accademia e sua finalità. – Al Platone ci sono pervenuti nella loro comple-
ritorno ad Atene, subito dopo il primo viaggio tezza. L’ordinamento che a essi è stato dato
in Italia, forse già nel 387 a. C., Platone fondò (opera che è stata portata a termine dal gram-
l’Accademia. Convintosi dell’inutilità della sua matico Trasillo, ma iniziata già prima di lui) è
partecipazione immediata alla politica mili- basato sul contenuto degli scritti medesimi. I
tante, per le ragioni che sappiamo, aveva ma- trentasei scritti sono stati suddivisi nelle se-
turato un disegno di ben più vasto raggio: egli guenti nove tetralogie, con l’aggiunta di sotto-
intendeva preparare mediante la filosofia i fu- titoli indicanti il loro contenuto in maniera as-
turi «veri politici», cioè gli uomini che sareb- sai pertinente:
bero stati in grado di rinnovare lo stato alle ra- I: 1. Eutifrone o Sulla santità; 2. Apologia di So-
dici. Per ottenere tale scopo, occorreva fonda- crate; 3. Critone o Su ciò che si deve fare; 4. Fedone
re una vera e propria scuola: un organismo o Sull’anima.
che, analogamente alle comunità pitagoriche, II: 5. Cratilo o Sulla correttezza dei nomi; 6. Teete-
perseguisse l’educazione e la formazione di to o Sulla scienza; 7. Sofista o Sull’essere; 8. Poli-
chi ne diveniva membro, secondo piani di stu- tico o Sul regno.
dio ben congegnati e secondo metodi siste- III: 9. Parmenide o Sulle idee; 10. Filebo o Sul pia-
maticamente determinati. Per poter realizzare cere; 11. Simposio o Sul bene; 12. Fedro o
questo, Platone acquistò un appezzamento di Sull’amore.
terreno e un edificio (in un ginnasio sito nel IV: 13. Alcibiade I o Sulla natura dell’uomo; 14.
parco dedicato all’eroe Accademo, donde il Alcibiade II o Sulla preghiera; 15. Ipparco o
nome Accademia), che restarono poi proprietà Sull’avido di guadagno; 16. Amanti o Sulla filo-
della Scuola. sofia.
Con l’Accademia nacque un organismo che, V: 17. Teagete o Sulla filosofia; 18. Carmide o Sul-
per più di un aspetto, merita di essere chiama- la temperanza; 19. Lachete o Sulla fortezza; 20.
to – sia pure con tutte le dovute limitazioni, e Liside o Sull’amicizia.
per analogia – se non la prima università del VI: 21. Eutidemo o Sull’eristico; 22. Protagora o I
mondo, almeno un antecedente che in qual- sofisti; 23. Gorgia o Sulla retorica; 24. Menone o
che modo prefigura, in modo molto embriona- Sulla virtù.
le, quelle che saranno le università. Ricordia- VII: 25. Ippia minore o Sul falso; 26. Ippia mag-
mo che nell’Accademia insegnarono medici, giore o Sul bello; 27. Ione o Sull’Iliade; 28. Menes-
astronomi e matematici, e che proprio seno o L’epitafio.
nell’ambito degli studi svolti nella Scuola so- VIII: 29. Clitofonte o Protrettico; 30. Repubblica o
no stati studiati e determinati in maniera ade- Sul giusto; 31. Timeo o Sulla natura; 32. Crizia o
guata i cinque solidi geometrici regolari. La Sull’Atlantide.
geometria che Euclide sistemerà nel suo Ma- IX: 33. Minosse o Sulla legge; 34. Leggi o Sulla le-
nuale ha avuto una solida fondazione proprio gislazione; 35. Epinomide o Il colloquio notturno o
nell’Accademia, con l’esclusione di imposta- Il Filosofo; 36. Lettere.
zioni che qualche geometra seguiva in direzio- Alcuni di questi dialoghi possono essere spu-
ne opposta, per cui la geometria euclidea (co- ri. Ma su tale argomento i pareri sono stati as-
me V. Hösle ha proposto in I fondamenti sai controversi. Soprattutto negli studi otto-
dell’aritmetica e della geometria in Platone, ed. it. centeschi e agli inizi del Novecento si è giunti
a cura di E. Cattanei, Milano 1994, p. 45) biso- a dubitare dell’autenticità di moltissimi dialo-
gnerebbe chiamarla «geometria platonica». ghi (addirittura del Fedone e del Parmenide).
(Ricordiamo che da ben diciotto passi del Cor- Non contestati sono stati solamente Gorgia,
pus Aristotelicum si ricava la testimonianza di Simposio, Fedro, Repubblica e Teeteto. Oggi la
proposte ventilate che oggi chiameremmo di tendenza si è capovolta e uno studioso come
una forma di geometria non-euclidea, come P. Friedländer, nel suo Platone (1964-1975, tr.
Imre Toth ha dimostrato in Aristotele e i fonda- it. di A. Le Moli, Milano 2004), ricupera l’au-
menti assiomatici della geometria. Prolegomeni al- tenticità della maggior parte di essi. Di dubbia
la comprensione di frammenti non-euclidei del autenticità rimangono, secondo i più, sola-
«Corpus Aristotelicum», tr. it. di E. Cattanei, Mi- mente pochissimi dialoghi, fra cui in particola-
lano 1997). re il Minosse. L’Epinomide è ritenuto opera di
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Platone ENCICLOPEDIA FILOSOFICA

Filippo di Opunte. Delle Lettere si è ricuperata connessi con la struttura della composizione
in particolare l’autenticità della VII (a partire dei dialoghi; 3) quelli fondati sui criteri lingui-
dagli inizi del Novecento da U. von Wilamowitz stici e stilistici; 4) quelli desunti da fonti ester-
Moellendorff, Platon, Berlin 19595), che è di ne e da indicazioni interne agli scritti stessi.
grande importanza, per le ragioni di cui dire- Il primo criterio risulta essere piuttosto pro-
mo. Certamente non autentici sono sei altri blematico, in quanto Platone maturava le sue
dialoghi, al di fuori delle tetralogie, giunti sot- dottrine nell’ambito dell’oralità e successiva-
to il nome di Platone, ma già dagli antichi rico- mente le fissava per iscritto. Inoltre, quando
nosciuti spuri: Sul giusto, Sulla virtù, Demodo- non presentava in un certo scritto una dottrina
co, Sisifo, Erissia, Assioco, nonché lo scritto dal che noi ci aspetteremmo di trovare, dato l’ar-
titolo Definizioni. gomento discusso, ciò non significava che non
Da tempo gli studiosi si sono accorti che da avesse ancora scoperto quella dottrina. Infatti
nessuno dei singoli dialoghi si ricava il pensie- – come sappiamo – egli adeguava i contenuti
ro di Platone nel suo complesso. I due dialoghi e le loro implicazioni alle capacità dell’anima
che, sommati fra di loro, ne presentano il qua- del personaggio scelto come deuteragonista,
dro più ricco sono la Repubblica e il Timeo (che ed escludeva ciò che quel personaggio non sa-
lo stesso Platone presenta come consecutivi rebbe stato comunque in grado di recepire.
nell’azione drammaturgica). Ma questi stessi Pertanto, l’argomento ex silentio non regge, se
scritti rimandano a qualcosa di ulteriore, sen- non in qualche caso e in modo assai parziale.
za contare, poi, che in essi manca l’importante L’argomento basato sulla struttura della com-
tematica di Eros, e una serie di approfondi- posizione del dialogo ha un certo peso. Infatti,
menti che vengono presentati in vari altri dia- nella Repubblica (392 c - 396 e) egli distingue
loghi. Chi vuol conoscere veramente Platone due forme di esposizione: quella dialogica di-
deve fare una lettura trasversale di tutti i suoi retta, ossia imitatrice del dialogo parlato, e
dialoghi. quella narrativa, che racconta il dialogo in mo-
2. La questione della loro successione cronologica. do indiretto, e giudica la seconda migliore del-
– Il problema della cronologia degli scritti pla- la prima. In tal modo si spiegano bene le ra-
tonici è stato introdotto per la prima volta da gioni per cui dopo aver composto i primi dia-
K.F. Hermann (con l’opera Geschichte und Sy- loghi nella prima maniera, sia successivamen-
stem der platonischen Philosophie, Heidelberg te passato alla seconda. Ma nel Teeteto (143 c)
1839), e si è sempre più sviluppato, fino al egli dichiara la sua intenzione di ritornare al
punto da essere assunto come canone erme- dialogo diretto. Di conseguenza si possono di-
neutico per una adeguata comprensione di stinguere i seguenti gruppi di dialoghi disposti
Platone. Ma il problema della cronologia dei in ordine cronologico:
dialoghi, di per sé, è solubile solamente in ma- a) dialoghi in forma drammatica: Eutifrone,
niera approssimativa, e, per i motivi che vedre- Apologia di Socrate, Critone, Lachete, Ippia mino-
mo, è solo di parziale utilità per la compren- re, Alcibiade minore, Gorgia, Menone, Ione, Ippia
sione del pensiero platonico e della sua effet- maggiore, Cratilo.
tiva evoluzione. Il lettore interessato potrà tro- b) dialoghi in forma narrativa: Protagora, Euti-
vare in H. Thesleff, Studies in Platonic Chronolo- demo, Clitofonte, Liside, Carmide, Simposio, Fe-
gy (Helsinki 1982), un elenco delle proposte done, Repubblica.
fatte da ben centotrentadue autori (op. cit., pp. c) dialoghi in cui torna a predominare la forma
8-17), con una dettagliata discussione dei cri- drammatica: Parmenide, Menesseno, Fedro, Tee-
teri seguiti dagli autori e una ricchissima bi- teto, Sofista, Politico, Filebo, Timeo, Crizia, Leggi.
bliografia (ibi, pp. 237-263). Si veda inoltre L. I risultati raggiunti, applicando criteri lingui-
Brandwood, The Chronology of Plato’s Dialogues stici e stilistici, sono stati differenti, ma su tut-
(Cambridge 1990), che esamina in modo det- ti emergono quelli raggiunti da W. Luto-
tagliato le proposte di una ventina di studiosi slawski, The Origin and Growth of Plato’s Logic
che hanno applicato soprattutto criteri stilo- (London 1987, 19052): Apologia, Eutifrone, Cri-
metrici, con vari schemi e quadri sinottici. tone, Carmide, Lachete, Protagora, Menone, Euti-
Gli elementi su cui ci si può basare per la rico- demo, Gorgia, Cratilo, Convito, Fedone, Repubbli-
struzione della successione cronologica degli ca, Fedro, Teeteto, Parmenide, Sofista, Politico, Fi-
scritti platonici sono i seguenti: 1) quelli con- lebo, Timeo, Crizia, Leggi. Si tenga in ogni caso
nessi con i loro contenuti concettuali; 2) quelli presente il fatto che Platone rivedeva e ritocca-
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ENCICLOPEDIA FILOSOFICA Platone


va i suoi scritti, con le conseguenze evidenti il seguente: Parmenide, Teeteto, Sofista, Politico,
che rendono parziale la sicurezza di questo Filebo, Timeo, Crizia, Leggi. Il Fedro deve essere
metodo. Esso può indicare l’evoluzione dello stato composto in parallelo ai primi di questi
stile di Platone, che, però, non coincide in toto dialoghi.
con l’evoluzione del suo pensiero. 3. Centralità del personaggio di Socrate negli
Una indicazione esterna fornita da Aristotele scritti e nel pensiero di Platone. – P. Friedländer
nella Politica (II, 6, 1264 b 24-27) ci informa che (op. cit., passim) è stato l’interprete che meglio
Platone ha composto le Leggi dopo la Repub- di tutti ha visto nella figura di Socrate il fulcro
blica. E Diogene Laerzio (op. cit., III 37) ci infor- della vita, del pensiero e dell’opera di Plato-
ma che le Leggi erano rimaste scritte su tavo- ne. Socrate – egli dice – vive e parla in Plato-
lette di cera, e che furono trascritte e pubblica- ne: proprio mediante Socrate Platone «vede
te da Filippo di Opunte, dopo la morte di Pla- le idee», e di conseguenza le intende e le
tone. esprime.
Le indicazioni interne, ossia forniteci da Platone Come si spiega allora il fatto che, nei dialoghi
stesso nei suoi scritti, non sono poche. Timeo dialettici, Socrate cessa di essere protagonista
(17 c - 19 b) rimanda alla Repubblica e ne rias- e il personaggio centrale diventa lo «Straniero
sume il contenuto, e preannuncia (107 a-b) il di Elea», nel Timeo diventa il filosofo pitagori-
Crizia, e in quest’ultimo si conferma la succes- co che dà nome al dialogo, e nelle Leggi Socra-
sione; il Sofista (217 a) preannuncia il Politico, te risulta essere addirittura assente?
e quest’ultimo conferma (257 a, 258) di far se- La risposta data da Friedländer è, dal punto di
guito al Sofista; il Fedro, come recenti studi vista ermeneutico, assai più convincente di al-
hanno messo in evidenza, nella parte finale in tre, e in particolare di quelle che parlano di su-
cui si critica la scrittura, fa riferimento al con- peramento di Socrate o addirittura di allontana-
tenuto della Repubblica e al suo metodo (cfr. mento da Socrate. I ruoli svolti da Socrate nei
Fedro, 276 c, 276 e - 277 a; inoltre Repubblica, II, dialoghi platonici sono tre: 1) in primo luogo
376 d 9 - e 4; VI, 501 e: si veda la documenta- quello di protagonista; 2) in secondo luogo
zione in G. Reale, Per una nuova interpretazione quello di figura che presenzia al dialogo, ma
di Platone, Milano 200321, pp. 83 ss.). non entra in modo diretto nella questione di-
Non è possibile stabilire con sicurezza l’epoca scussa; 3) infine un misterioso ruolo di «as-
in cui Platone iniziò a scrivere e a pubblicare sente». Tuttavia, questa triplice funzione risul-
opere. Alcuni studiosi di rilievo (per esempio ta essere differente solamente nell’ottica
Fr. Schleiermacher, K.Fr. Hermann, Fr. Uebe- drammaturgica, ma non nella sostanza. Infatti
rweg, W. Windelband, C. Ritter, U. von Wila- – dice Friedländer – 1) quando Socrate è pre-
mowitz Moellendorff, P. Friedländer) pensano sente e svolge il ruolo di protagonista, domina
che alcuni dialoghi possono essere stati com- la problematica e la sua finalità in tutti i sensi.
posti quando Socrate era ancora in vita; altri 2) Quando è presente ma non entra diretta-
pensano invece (per esempio Th. Gomperz, P. mente nella discussione, significa che la que-
Natorp, H. Raeder, M. Pohlenz, O. Gigon, stione trattata – per quanto possa essere im-
C.W.K. Guthrie) che Platone abbia iniziato a portante – non affronta direttamente i proble-
scrivere solo dopo la morte di Socrate. mi essenziali e ultimativi della vita; tuttavia,
Si può pensare che i dialoghi giovanili (cosid- con la sua presenza, Socrate risulta essenziale,
detti aporetici) siano stati composti fra la in quanto indica che i problemi specifici che
morte di Socrate, nel 399 a. C., e il primo viag- vengono discussi, acquistano un preciso sen-
gio in Italia nel 388 a. C. Il Gorgia è stato com- so solamente in riferimento ai problemi di fon-
posto in corrispondenza con il viaggio in Italia do della vita, indicati da Socrate. Si può quindi
(subito prima o subito dopo), mentre il Meno- dire che «Socrate che parla», «Socrate che
ne dovrebbe essere stato composto intorno al ascolta», «Socrate che è assente» simboleg-
387 a. C., in corrispondenza con l’apertura giano «i gradi del pensiero di Platone». E pre-
dell’Accademia. Agli anni creativi della matu- cisamente: 1) il grado in cui Platone discute le
rità risalgono il Simposio, il Fedone, e, natural- questioni di fondo; 2) quello in cui tratta i pro-
mente la Repubblica (cui Platone dovette lavo- blemi che non hanno un valore assoluto, ma
rate per alcuni anni con intensità). Sugli ulti- sono subordinati a un valore più alto; 3) infine
mi dialoghi molti studiosi sono d’accordo nel quello delle Leggi, in cui Platone per ragioni
ritenere che l’ordine di composizione sia stato contingenti si allontana dalla «città ideale»,
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Platone ENCICLOPEDIA FILOSOFICA

per trattare della «città seconda»; e Socrate ri- lezák, Platone e la scrittura della filosofia, tr. it. di
mane fuori proprio perché rappresenta la «cit- G. Reale, Milano 1988, 19923, passim).
tà ideale», e la sua assenza indica in modo em- Questo comporta un ridimensionamento dei
blematico che al di sopra della «città seconda» criteri secondo cui si è cercato di ricostruire
di cui si parla in quest’opera c’è la «città pri- l’epoca di composizione degli scritti platonici.
ma», quella che veramente vale. Ci si basava, infatti, oltre che su criteri di carat-
4. La tecnica dell’intitolazione dei dialoghi e il suo tere stilometrico, come sopra abbiamo visto,
significato. – Ricordiamo che solo in pochi casi sulla presenza o assenza nei dialoghi di certe
il titolo è dato dall’argomento trattato: Simpo- dottrine che, dati i problemi trattati via via, ci
sio, Repubblica, Sofista, Politico, Leggi; inoltre, si aspetterebbe che venissero chiamate in cau-
solo in casi eccezionali il protagonista dà tito- sa in quanto risolutive. Invece il personaggio
lo al dialogo, come nel caso del Parmenide e drammaturgico di Socrate procede secondo i
del Timeo. Il protagonista dei dialoghi della criteri stabiliti dalla dialettica: introduce solo
giovinezza e della maturità, e – nel senso sopra quei concetti ritenuti opportuni in quel preci-
spiegato – anche della vecchiaia, è Socrate, ma so momento, avendo di fronte a sé come deu-
in una veste particolare, ossia come la ma- teragonista quella determinata anima, con
schera emblematica del vero filosofo e del ve- quelle particolari capacità (cfr. Fedro, 266 e -
ro dialettico, e, quindi, come il personaggio 272 b; 277 b-c).
drammaturgico mediante il quale Platone Si tenga inoltre presente che le azioni dei dia-
esprime il proprio pensiero. In effetti, il nome loghi di Platone sono sempre creazioni e in-
di Socrate compare in un solo dialogo, ossia venzioni poetiche, fatte al servizio dei conte-
nella celebre Apologia di Socrate. La ragione di nuti e non viceversa. Naturalmente così come,
questo fatto è assai chiara: mentre in tutti gli per Platone, bisogna presentare a un’anima
altri dialoghi Socrate compare appunto come semplice discorsi semplici, come abbiamo vi-
dramatis persona, nell’Apologia compare come sto, bisogna presentare «a un’anima comples-
personaggio reale, ossia nei suoi tratti storici: sa discorsi complessi e che comprendano tut-
al Socrate dell’Apologia Platone fa dire quelle te le armonie» (Fedro, 277 c): questo è, in par-
cose che ha veramente detto nella difesa al ticolare, il caso del Parmenide. Platone fa par-
processo. lare un personaggio che considera come il
Ma per quali ragioni Platone intitola i suoi dia- maggiore dei filosofi naturalisti, e quindi gli fa
loghi con i nomi dei deuteragonisti? Mette in at- presentare «discorsi complessi e che com-
to una regola aurea, che illustra in maniera prendono tutte le armonie». Nel Parmenide, in-
dettagliata nel Fedro (269 e ss.). Nei singoli fatti, troviamo addirittura una fittissima rete di
dialoghi egli presenta una discussione sulla messaggi trasversali e allusioni alle dottrine
cosa di cui tratta non in astratto, bensì in con- non scritte, di cui diremo. E in questo dialogo
creto, ossia secondo la dimensione imposta il deuteragonista diventa addirittura protagoni-
dalle capacità dell’anima dell’interlocutore di sta, ma il gruppo di coloro che intervengono è
comprendere i suoi messaggi, come sotto pre- una sorta di incarnazione dell’intelligenza filo-
ciseremo. sofica: oltre a Parmenide, Socrate, Zenone di
Va inoltre tenuto presente il fatto che il dialet- Elea (il maggior discepolo di Parmenide) e un
tico, per Platone, è colui che è in grado di co- giovanissimo Aristotele (che potrebbe essere
gliere non solo il momento giusto di parlare, una maschera del filosofo, già critico della te-
ma anche quello di tacere. E il tacere assunto oria delle idee nell’Accademia), con tutte le
da Socrate in alcuni dialoghi è dovuto proprio conseguenze che questo comporta in funzione
a questa regola: con il tipo di personaggio con della terza regola dell’arte dello scrivere.
cui discute, Socrate, appunto come vero dia- Riletto in quest’ottica l’intero corpus degli
lettico, deve tacere, perché l’anima di quel per- scritti platonici risulta assai più comprensibile
sonaggio in quel momento non è in grado di e godibile (cfr. M. Migliori, Dialettica e verità.
recepire gli sviluppi del problema e la sua so- Commentario filosofico al «Parmenide di Plato-
luzione. Si scopre, in questo modo, che molte ne», Milano 1990).
«aporie» dei dialoghi platonici hanno una fun- III. GLI SCRITTI E LE «DOTTRINE NON SCRITTE» DI PLA-
zione drammaturgica, quindi rientrano in una TONE. – Il nostro filosofo non affidò tutto il suo
tattica metodologica ben precisa (su questo pensiero agli scritti, ma le cose di maggior va-
problema è essenziale il volume di Th.A. Sz- lore, ossia i fondamenti ultimativi della sua fi-
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ENCICLOPEDIA FILOSOFICA Platone


losofia, le riserbò al suo insegnamento orale, all’oralità dialettica si collegano la «chiarez-
all’interno dell’Accademia. Egli dice espressa- za», la «compiutezza» e la «serietà». f) «Scrit-
mente nel Fedro (274 b - 278 e) che le cose di tore» e «filosofo» è colui che compone opere,
maggior valore il filosofo non le scrive nei ro- sapendo come sta il vero, e che, pertanto, è ca-
toli di carta, ma nelle anime dei discepoli, co- pace di soccorrerle e di difenderle quando occor-
me vedremo. Di conseguenza, i dialoghi plato- re, ed è quindi in grado di dimostrare in che
nici non sono «autarchici», ma vanno comple- senso le cose scritte sono di «minor valore»
tati mediante il ricupero di ciò che i discepoli (ta; fau'la) rispetto alle cose di «maggior valo-
hanno ascoltato e le sue lezioni ci hanno rife- re» (ta; timiwvtera) che egli possiede, ma che
rito. non intende affidare agli scritti per le ragioni
1. Le autotestimonianze di Platone. – Nel passo spiegate, ma le riserba alla oralità.
sopra citato del Fedro, Platone presenta un ra- Nella Lettera VII (341 b - 344 d) Platone presen-
gionamento molto ben articolato, che costitu- ta una seconda autotestimonianza di grande
isce un vero e proprio manifesto programmati- portata, a complemento di quella del Fedro, in
co della sua attività di scrittore e filosofo. a) La cui si precisa (sia pure in maniera assai sinte-
scrittura non accresce la sapienza degli uomini, tica) in che cosa consistano quelle «cose di
bensì accresce l’apparenza del sapere (ossia maggior valore» che il filosofo non affida agli
l’«opinione», la doxa); inoltre, non rafforza la scritti. Esse riguardano ciò che abbraccia «l’in-
memoria, ma offre solo mezzi per «richiamare al- tero», ossia il tutto (to; o{lon), «le cose più gran-
la memoria» cose che già si sanno (acquisite per di» (ta; mevgista), quindi il falso e il vero di tut-
altra via). b) Lo scritto è «inanimato», e non è to l’essere, «le cose più serie» (ta; spoudaiovta-
capace di parlare in modo attivo e costruttivo; ta), ossia «i principi supremi della realtà» (ta;
esso, inoltre, è incapace di aiutarsi e difender- peri; fuvsew" a[kra kai; prw'ta).
si da solo contro le critiche sollevate dagli op- Platone precisa quanto segue: «Su queste cose
positori, ma richiede sempre l’intervento attivo del non c’è un mio scritto né ci sarà mai. La cono-
suo autore. c) Molto migliore e molto più po- scenza di queste cose non è affatto comunicabile
tente del discorso scritto è il discorso vivente come le altre conoscenze, ma dopo molte discus-
e animato mantenuto nella dimensione della sioni fatte su queste cose, e dopo una comu-
«oralità», e impresso nell’anima di chi impara nanza di vita, improvvisamente, come luce che
mediante la scienza; il discorso scritto è come si accende da una scintilla che si sprigiona, es-
una «immagine», ossia una «copia» assai sbia- sa nasce nell’anima e da se stessa si alimenta.
dita, di quello attuato nella dimensione Tuttavia, questo io so: che, se dovessero esse-
dell’oralità. d) La scrittura implica gran parte re messe per iscritto o essere dette, lo sareb-
di «gioco», mentre l’oralità implica una note- bero nel miglior modo possibile da me, e che
vole «serietà»; e per quanto quel gioco in certi se fossero scritte male io me ne addolorerei
scritti possa essere molto bello, molto più bello moltissimo. Se, invece, io credessi che si do-
risulta l’impegno che l’oralità dialettica richiede in- vessero scrivere e si potessero comunicare in
torno agli stessi temi di cui trattano quegli scritti, modo adeguato ai più, che cosa io avrei potuto
e molto più validi sono i risultati che essa rag- fare nella mia vita di più bello che scrivere una
giunge. e) Lo scritto, per essere condotto a re- dottrina grandemente giovevole agli uomini e
gola d’arte, implica una conoscenza del vero dia- portare alla luce per tutti la natura delle cose?
letticamente fondata, e, a un tempo, una cono- Ma io non credo che una trattazione e una co-
scenza dell’anima di colui a cui è diretto, e quindi municazione su questi argomenti sia un bene-
la conseguente strutturazione del discorso ficio per gli uomini, se non per quei pochi i
(che dovrà essere semplice o complesso, a se- quali da soli sono capaci di trovare il vero con
conda delle capacità di recepirlo dell’anima poche indicazioni date loro, mentre gli altri si
cui è rivolto, come abbiamo già sopra accen- riempirebbero, alcuni, di un ingiusto disprez-
nato). Tuttavia, lo scrittore deve rendersi ben zo, per nulla conveniente, altri invece, di una
conto che nello scritto non ci possono essere superba e vuota presunzione, convinti di aver
grande saldezza e chiarezza, appunto perché in imparato cose magnifiche» (Lettera VII, 341 c -
esso vi è molta parte di «gioco». Lo scritto non 342 a).
può insegnare e fare imparare in maniera ade- Dunque, per i più, a suo avviso, lo scritto su
guata, ma può solo aiutare a richiamare alla me- questi argomenti sarebbe stato di danno; inve-
moria cose che già si sanno. Infatti, solamente ce, per i pochi che erano all’altezza di capirlo
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Platone ENCICLOPEDIA FILOSOFICA

sarebbe stato inutile, oltre che per i motivi già ascoltarono la conferenza di Platone Intorno al
spiegati, anche per il fatto che le verità supre- Bene. Infatti ciascuno vi era andato, pensando
me «si riassumono in poche parole» (Lettera VII, di poter apprendere uno di questi che sono
344 d-e), di modo che chi le ha capite le fissa considerati beni umani, come la ricchezza, la
bene nella propria anima e non le dimentica salute e la forza e, in generale, una meraviglio-
più (cfr. G. Reale, Platone alla ricerca della sa- sa felicità. Ma quando risultò che i discorsi
pienza segreta, Milano 1998, Milano 2004, vertevano intorno a cose matematiche, numeri,
20052, pp. 15-119). geometria e astronomia, e, da ultimo, si sosteneva
2. Le notizie sulle «dottrine non scritte» di Platone che esiste un Bene, una Unità, io credo che que-
pervenuteci attraverso la tradizione indiretta. – sto sia sembrato qualcosa del tutto parados-
Aristotele ci ha detto che questi insegnamenti sale. Di conseguenza alcuni la disprezzarono,
che Platone comunicava solo mediante l’«ora- altri la biasimarono».
lità» venivano chiamati «dottrine non scritte» Dunque, sulla esistenza di precise «dottrine
(in Fisica, IV, 2, 209 b 13 precisa che ciò che Pla- non scritte» – chiamate anche «esoteriche» –
tone diceva nel Timeo lo esprimeva in maniera di Platone c’è una sicurezza indiscutibile.
differente ejn toi'" legomevnoi" ajgravfoi" dovgma- 4. In che senso gli scritti rimandano struttural-
sin). Pertanto, non si tratta di una semplice mente al non-scritto. – Inoltre, va precisato
«ipotesi», come qualcuno ha erroneamente quanto segue: poiché c’erano queste «dottrine
inteso, ma di un dato di fatto incontrovertibile, non scritte» oltre quelle scritte, noi siamo in
ossia si trattava di dottrine che «venivano grado di comprendere i dialoghi platonici nel-
chiamate (ejn toi'" legomevnoi")» dalla commu- la loro portata, ossia non solo in tutto ciò che
nis opinio «a[grafa dovgmata». dicono, ma anche in tutto ciò a cui fanno con-
Simplicio, citando Alessandro di Afrodisia, ci tinue allusioni, solo se prendiamo in corretta
riferisce che sulla dottrina dei principi, che considerazione anche le testimonianze della
erano i contenuti di tali «dottrine non scritte», tradizione indiretta. Una riconferma di questa
hanno parlato Speusippo e Senocrate e anche prospettiva viene dal contributo di Szlezák, il
altri che assistettero al corso Intorno al bene di quale, partendo proprio dall’esame dei dialo-
Platone: «Infatti – egli precisa – tutti misero ghi e restando nel loro ambito (e quindi senza
per iscritto e conservarono l’opinione di Plato- entrare in modo dettagliato nel merito delle
ne, e dicono che egli fa uso di questi principi». «dottrine non-scritte» tramandateci dalla tra-
E sempre Simplicio menziona anche «Eracli- dizione indiretta), dimostra che il «soccorso»
de», «Estieo» e «altri discepoli», che misero orale che va portato allo scritto e di cui parla il
per iscritto il pensiero «non scritto» di Platone Fedro, costituisce proprio la struttura portante
(si veda la raccolta delle testimonianze di tali di tutti gli scritti platonici, già a partire da
autori nelle opere di Gaiser, Krämer, Findlay, quelli della giovinezza. Platone concepisce lo
Richard, citate sotto in X.3). scritto filosofico come scritto non-autarchico,
3. La lezione o il corso di lezioni pubbliche tenute ossia come scritto che dal punto di vista del
eccezionalmente da Platone intorno al bene, di cui contenuto rimanda a qualcosa che va al di là di
parlava nelle sue lezioni all’interno dell’Accade- esso, di cui bisogna tenere conto se si vuole
mia. – Platone, mentre si è rifiutato di mettere intenderne a fondo il messaggio. Le analitiche
per iscritto queste sue dottrine orali, ha accet- dimostrazioni fornite da Szlezák sono partico-
tato di portarle in pubblico al di fuori dell’Ac- larmente interessanti, perché dimostrano co-
cademia almeno in una lezione (o in un ciclo me questo «soccorso» si debba realizzare a
di lezioni orali), il cui esito fu, però, esatta- differenti livelli, e per giunta in una maniera
mente quello che egli sostiene che avrebbero molto estesa. Ad alcuni livelli, questi «soccor-
provocato suoi eventuali scritti su tali argo- si» sono portati nelle parti successive del me-
menti in molte persone. Infatti, suscitò incom- desimo scritto; ad altri livelli implicano dottri-
prensioni, e quindi disprezzo e biasimo, come ne che si trovano presenti in altri dialoghi; ma
ci dice questa importantissima testimonianza il soccorso che porta ai fondamenti ultimativi
di Aristosseno (Elementi di armonia, 11, 39-40 non si trova nei dialoghi, ed è esattamente
= Gaiser, Testimonia Platonica, tr. it. di V. Cice- quello che Platone non ha voluto mettere per
ro, Milano 1998, 7): «Come Aristotele soleva iscritto, e che la tradizione indiretta ci ha tra-
sempre raccontare, questa era l’impressione mandato (cfr. Th. Szlezák, Platone e la scrittura
che provava la maggior parte di coloro che della filosofia, passim).
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ENCICLOPEDIA FILOSOFICA Platone


5. Il «soccorso» che la tradizione indiretta porta mata nei dialoghi con allusioni di vario gene-
agli scritti platonici. – Che solo la tradizione in- re, ma sviluppata solo nell’ambito delle lezio-
diretta possa portare «soccorsi» decisivi ai ni all’interno dell’Accademia (e quindi nelle
dialoghi platonici si è incominciato a com- dottrine non scritte). La dottrina del demiurgo
prendere a partire dagli inizi del nostro secolo, viene espressa mediante la questione dell’in-
ma limitatamente agli ultimi dialoghi. Invece telligenza che ordina e governa il cosmo, con
le più avanzate ricerche hanno mostrato in l’indicazione del modo con cui essa opera, os-
maniera sempre crescente come anche molti sia in connessione con il bene che è il princi-
passi oscuri dei dialoghi intermedi risultino pio primo e supremo (in particolare nel Timeo,
perfettamente comprensibili solo con il «soc- passim).
corso» delle «dottrine non scritte». Pertanto, Ma la comprensione di questi tre punti focali,
si deve concludere che, a partire dalla fonda- e quindi del senso globale del pensiero meta-
zione dell’Accademia, Platone avesse già un fisico platonico, è piuttosto difficile, e Platone
quadro delle «dottrine non scritte» e una pre- avverte di questo i lettori delle sue opere nella
cisa concezione del rapporti fra «scrittura» e maniera più esplicita. a) Della teoria delle idee
«oralità», e di conseguenza proprio in tale ot- egli ha scritto che i più trovano molte difficoltà
tica vanno letti i suoi dialoghi. a comprenderla, e che quindi sostengono che
In conclusione: nell’ambito del nuovo modello esse non ci sono, o che, se ci sono, sono in-
interpretativo la perdita dell’autarchia dei dialo- comprensibili alla natura umana: deve essere
ghi, dovuta alla valorizzazione della tradizione di natura veramente eccezionale quell’uomo
indiretta, non significa perdita del loro valore, capace di capirle e di comunicarle agli altri
ma, al contrario, significa un incremento del me- (cfr. Parmenide, 134 e - 135 b). b) Della teoria
desimo, perché i dialoghi risultano illuminati nelle dei principi Platone pensava che solo pochi
zone d’ombra, e, quindi, risultano più chiari, sarebbero in grado di comprenderla, e questi
più ricchi di istanze e di tensioni, e protesi ver- pochi la intendono soprattutto nella dimen-
so più ampi orizzonti. Inoltre, quel plus rivela- sione della oralità dialettica. Come abbiamo
toci dalla tradizione indiretta si riduce a un di- sopra già precisato, lo scritto, per questi pochi
scorso molto breve. Ma va tenuto ben presen- che lo capiscono, sarebbe inutile, mentre per
te anche il fatto che, a loro volta, le testimo- la maggioranza degli uomini sarebbe danno-
nianze pervenuteci sulle dottrine non-scritte so, per le incomprensioni e le conseguenze
dalla tradizione indiretta vanno illuminate con che questo comporta. Per questo, egli afferma
quanto si ricava dai dialoghi. Secondo quel in modo preciso che sui principi un suo scritto
«circolo ermeneutico» di cui parla l’ermeneu- non c’è e non ci sarà mai (Lettera VII, 341 e). c)
tica moderna e contemporanea: gli scritti non Sulla concezione del demiurgo Platone ha
si comprendono a fondo senza le dottrine non- espresso convinzioni analoghe a quelle
scritte; le notizie tramandateci dalla tradizione espresse per la teoria delle idee: «Ma il Fattore
indiretta sulle dottrine non-scritte non si com- e il Padre di questo universo è molto difficile da
prendono a fondo se non in sinergia con ciò trovare ed è impossibile parlarne a tutti» (Timeo,
che si ricava dagli scritti (cfr., oltre ai miei 28 e).
scritti citati, anche quelli di Krämer, di Gaiser Nella esposizione seguiremo pertanto questo
e di Szlezák, con le varie documentazioni e con ordine: parleremo prima delle idee, poi espor-
i rimandi bibliografici). remo la dottrina dei principi, infine tratteremo
IV. I GRANDI PROBLEMI METAFISICI DI PLATONE. – 1. I della dottrina del demiurgo, che presuppone
tre problemi principali. – Questi problemi sono: le une e gli altri.
a) la teoria delle idee; b) la teoria dei principi pri- 2. La teoria delle idee. – In primo luogo, va tenu-
mi; c) la dottrina del demiurgo. La teoria delle to presente che con il vocabolo «idea» si tra-
idee viene espressamente fondata con una ducono generalmente i termini greci ijdeva e
esemplare inferenza metempirica, a partire dal ei\do". Purtroppo la traduzione (che in questo
testo di base del Fedone (96 a - 102 a), in cui caso è una traslitterazione) non è felice, per-
Platone spiega come abbia scoperto l’essere ché, nel linguaggio moderno, «idea» ha assun-
soprasensibile con quella che egli chiama la to un senso che è estraneo a quello platonico.
sua «seconda navigazione» (deuvtero" plou'"), La traduzione esatta del termine sarebbe «for-
e poi in varia maniera sviluppata nei dialoghi ma», in senso metafisico-ontologico. Infatti,
successivi. La teoria dei principi viene richia- noi moderni con «idea» intendiamo un concet-
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Platone ENCICLOPEDIA FILOSOFICA

to, un pensiero, una rappresentazione mentale, «incorporeo» assume quel significato e quella
qualcosa insomma che ci riporta sul piano psi- valenza concettuale, che ancora oggi noi gli at-
cologico e noologico; Platone, per contro, con tribuiamo (cfr. G. Reale, Per una nuova interpre-
«idea» intendeva, in un certo senso, qualcosa tazione di Platone, pp. 170 ss.).
che costituisce l’oggetto specifico del pensiero, 3) Ripetutamente le idee sono qualificate da
vale a dire ciò a cui il pensiero si rivolge in ma- Platone come il «vero essere», come ciò che è
niera strutturale, ciò senza cui il pensiero non «essere in senso pieno», insomma come «es-
sarebbe pensiero: insomma, l’idea platonica sere assoluto». Questo carattere ha strettissi-
non è affatto un puro «ente di ragione», bensì mi rapporti con i due già esaminati e con quel-
un «essere», anzi quell’essere che è assolutamente li che sotto esamineremo, e costituisce come il
il vero essere. nesso che li collega tutti strettamente. L’«essere»
Le idee rappresentano la figura speculativa del delle idee è quel tipo di essere che è puramen-
pensiero di Platone che ha avuto maggior suc- te intelligibile e incorporeo, che non nasce né pe-
cesso, che ha stimolato il maggior numero di risce in alcuna maniera, ed è, quindi, in sé e per
ripensamenti teoretici e che ha ispirato alcuni sé in senso globale, ben distinto quindi
dei più grandi pensatori, proprio in alcuni dall’essere sensibile. Ecco le conclusioni che
punti centrali delle loro dottrine, con tutta una Platone trae nel Fedone (78 d - 79 a): «Poniamo
serie di conseguenze facilmente immaginabili, dunque, se vuoi, egli soggiunse, due specie di esseri
che non hanno semplificato, ma hanno com- (duvo ei[dh tw'n o[ntwn) una visibile e l’altra invisi-
plicato la comprensione di esse. I caratteri ba- bile. E che l’invisibile permanga sempre nella
silari delle idee – stando sulla base oggettiva medesima condizione e che il visibile non per-
dei testi – si possono riassumere nei sei se- manga mai nella medesima condizione» (cfr.
guenti, che vengono richiamati ripetutamente anche Simposio, 210 e - 211 b; Fedone, 73 c-d;
in molti scritti: 1) l’intelligibilità (l’idea è per ec- Fedro, 246 c ss.).
cellenza oggetto dell’intelletto e coglibile solo 4) E veniamo al carattere della «immutabilità»
dall’intelletto); 2) l’incorporeità (l’idea appar- e 5) a quello della «perseità» delle idee, che
tiene a una dimensione totalmente diversa dal costituiscono una esplicazione e una determi-
mondo corporeo sensibile); 3) l’essere in senso nazione specifica del carattere di «essere pu-
pieno (le idee sono l’«essere che veramente ro». Platone connette strettamente questi due
è»); 4) l’immutabilità (le idee sono sottratte a caratteri che risultano molto importanti ai fini
qualsiasi forma di cambiamento, oltre che al di intendere il suo pensiero. Platone ha matu-
nascere e al perire); 5) la perseità (le idee sono rato e fissato la sua teoria delle idee in oppo-
«in sé e per sé», ossia assolutamente oggetti- sizione a due forme di relativismo, fra loro
ve); 6) l’unità (le idee sono, ciascuna, una uni- strettamente collegate. a) La prima forma è
tà, unificante la molteplicità delle cose che di quella di origine eraclitea (cui fa riferimento,
esse partecipano). ma in modo fortemente riduttivo, lo stesso
1) L’«intelligibilità» esprime un carattere es- Aristotele), la quale, proclamando il perenne
senziale delle idee, che le contrappone al sensi- flusso e la radicale mobilità di tutte le cose,
bile, e che quindi le impone come una sfera di giungeva, di fatto e di diritto, a disperdere cia-
realtà sussistente al di sopra del sensibile mede- scuna cosa in una molteplicità irriducibile di
simo, e che appunto per questo risulta coglibi- mobili stati relativi, e quindi finiva con il ren-
le solo con l’intelligenza che sappia distaccarsi derla inafferrabile, inconoscibile, inintelligibi-
adeguatamente dai sensi. È, questa, la cospi- le. b) La seconda è quella sofistico-protagorea,
cua distinzione del piano metafisico dal piano fisi- che riduceva ogni realtà e ogni azione a qual-
co, fatta, nella maniera più netta, per la prima cosa di puramente soggettivo, e faceva del sog-
volta nella storia del pensiero occidentale (cfr. getto medesimo la misura, ossia il criterio di ve-
ad esempio Fedone, 65 c ss.; Repubblica, VII, rità di tutte le cose. Dunque, le idee a) hanno
passim). una realtà che non è trascinata nel divenire e
2) L’intelligibile – appunto in quanto non è co- b) che non è relativa al soggetto, e quindi im-
glibile con i sensi, che colgono solamente il plica strutturale stabilità e oggettività (cfr.
corporeo, bensì solamente dall’intelligenza, Cratilo, 385 e - 386 a; 439 b - 440 a).
che trascende la dimensione del fisico e del 6) L’ultimo carattere delle idee (il sesto fra
corporeo – è, per sua natura, «incorporeo» quelli che abbiamo sopra elencati), riveste una
(Politico, 286 a). Proprio con Platone, il termine importanza veramente eccezionale, ed è quel-
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ENCICLOPEDIA FILOSOFICA Platone


lo della «unità». Ciascuna idea è una «unità», ano uno e che l’uno sia molti è una cosa mera-
e, come tale, spiega le molte cose sensibili che vigliosa da affermare» (Filebo, 14 c).
di essa partecipano, costituendo in questo Dunque, se spiegare le cose per la mentalità
modo una «molteplicità unificata». E, proprio dei greci in generale e per Platone in particola-
per questo motivo, la vera conoscenza consi- re significava «unificarle», nella misura in cui
ste nel saper unificare la molteplicità in una vi- le idee spiegano i sensibili unificandoli secon-
sione sinottica, raggruppante la molteplicità sen- do ciascuna di esse, ma esse stesse si presen-
soriale nell’unità dell’idea dalla quale dipende (cfr. tano come una molteplicità sia pure a livello
la documentazione in G. Reale, Per una nuova metasensibile, hanno bisogno esse stesse di
interpretazione di Platone, pp.185 ss.). una ulteriore spiegazione. Si rende pertanto
3. Come va inteso il dualismo platonico e significa- necessario una spiegazione metafisica a un se-
to dell’iperuranio. – Con le idee Platone ha sco- condo livello. Come la sfera della molteplicità
perto il mondo dell’intelligibile come la dimen- del mondo sensibile dipende dalla sfera del
sione incorporea e metempirica dell’essere. E que- mondo delle idee, così, analogamente, la sfera
sto mondo dell’intelligibile incorporeo tra- della molteplicità delle idee dipende da una
scende, sì, il sensibile, ma non nel senso di ulteriore sfera di realtà da cui le idee stesse
una assurda «separazione», bensì nel senso di derivano. Questa sfera è costituita dai principi
«metempirica causa» (ossia di «vera causa»); e primi e supremi, e la suprema indagine meta-
quindi è la vera ragion d’essere del sensibile. fisica di tali principi primi ben si può chiamare
Pertanto, il dualismo di Platone non è altro se protologia. La dottrina delle idee e la teoria dei
non il dualismo di chi ammette l’esistenza di principi costituiscono, pertanto, due distinti
una causa soprasensibile come ragion d’esse- livelli di fondazione, due piani successivi
re del sensibile medesimo, ritenendo che il dell’indagine metafisica. È proprio questa se-
sensibile, a motivo della sua auto-contraddit- conda tappa della «seconda navigazione» che
torietà, non possa avere una globale ragion Platone ha considerato come la trattazione di
d’essere di se medesimo. quelle «cose di maggior valore», che il filosofo
Come si deve intendere, allora, il famoso, in quanto tale non mette per iscritto e tiene in
grande mito dell’«iperuranio» (Fedro, 247 c-e), serbo per l’oralità dialettica, e mentre nei suoi
che ha ingenerato non pochi equivoci? «Iperu- scritti ha parlato più volte della dottrina delle
ranio» significa «luogo sopra il cielo», e quindi idee, dei principi primi e supremi ha fatto solo
è una immagine che, se correttamente intesa cenni e allusioni, con messaggi trasversali in-
in ciò che vuol esprimere, indica un luogo che crociati plurimi, che solo coloro che erano a
non è affatto un luogo in senso fisico, bensì un conoscenza di quelle dottrine avrebbero potu-
luogo meta-fisico, vale a dire la dimensione del to intendere, e che anche noi con il ricupero
soprasensibile. Il «cielo» è il «visibile» (e quin- della tradizione indiretta sulle «dottrine non
di il sensibile); il «sopra-cielo» è il «sopra-visi- scritte» dei discepoli possiamo tornare a in-
bile» (ossia il sopra-sensibile, il metafisico, tendere.
appunto). In effetti, le idee che occupano quel Aristotele scrive: «Risulta chiaro che Platone
«luogo» sono descritte come aventi caratteri ha fatto uso di due sole cause: di quella forma-
tali, che con il «luogo fisico» non hanno nulla le e di quella materiale. Infatti, le Idee sono
a che vedere: sono senza figura, senza colore, in- cause formali delle altre cose, e l’Uno è la cau-
visibili ecc., e sono coglibili da noi solamente sa formale delle altre Idee. E alla domanda
con quella parte che ha il governo dell’anima, quale sia la materia avente funzione di sostra-
cioè solamente con l’intelligenza. to, di cui si predicano le Idee nell’ambito dei
4. La teoria dei principi. – Ciascuna idea è sensibili, e di cui si predica l’Uno nell’ambito
«una», ma nel loro complesso, le idee sono delle Idee, egli risponde che è la Diade, cioè il
«molte». Se così è, che rapporti hanno fra di grande e il piccolo. Platone, inoltre, attribuì la
loro? C’è qualcosa di superiore, da cui esse di- causa del Bene al primo dei suoi elementi e at-
pendono? In effetti, se le idee risolvono i pro- tribuì quella del Male all’altro» (Metafisica, I, 6,
blemi connessi alla molteplicità dei sensibili, a li- 968 a 8 ss.).
vello soprasensibile, appunto in quanto sono Proprio Platone, nelle pagine in cui presenta la
molte, ripropongono un analogo e più com- sua «seconda navigazione» nel Fedone (101 d -
plesso problema. Proprio in riferimento al 102 a), dice che la teoria delle idee non costi-
mondo ideale, Platone scrive: «Che i molti si- tuisce una spiegazione ultimativa, e che biso-
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Platone ENCICLOPEDIA FILOSOFICA

gna fare un ulteriore passo, e rendere conto do. Tuttavia, malgrado la sua superiorità as-
del postulato delle idee con un ulteriore po- siologica, non avrebbe potenza ed efficacia
stulato adeguato, e precisa anche che chi è fi- produttiva senza il principio antitetico. Per
losofo dovrà farlo. l’esattezza, bisogna precisare che non si do-
L’intero procedimento argomentativo del dia- vrebbe neppure parlare di «due» principi, qua-
logo, che è basato appunto sui postulati delle lora si intendesse il due in senso aritmetico e
idee, conclude ribadendo, in maniera forte- non metafisico. Infatti, i numeri, come vedre-
mente allusiva: «Anche i postulati che prima mo, sono posteriori ai principi e da essi deri-
abbiamo posti [scil. i postulati delle idee], an- vati, e il due non si può applicare ai principi se
che se a voi sembrano degni di fede, dovranno non in senso metaforico, ossia in senso proto-
tuttavia essere riesaminati con precisione tipico. Più che di «dualismo» dei principi si
maggiore. E se li approfondirete quanto con- dovrebbe parlare, in modo più corretto, di «bi-
viene [scil. giungendo alla dottrina dei princi- polarismo», come abbiamo sopra già detto, in
pi], come credo, li comprenderete nella misura senso appunto metafisico protologico (cfr. Ari-
in cui un uomo li possa comprendere. E se stotele, Metafisica, I, 6, 987 b 18-21; 988 a 7-17;
questo vi risulterà chiaro, allora non dovrete XIV, 2, 1089 a 2 ss.; Teofrasto, Metafisica, 6 b 11-
cercare niente più oltre» (Fedone, 107 b). 16; Alessandro di Afrodisia, Commentario alla
5. Struttura bipolare della realtà a tutti i livelli. – Metafisica di Aristotele, in Commentaria in Ari-
Naturalmente, viene subito da chiedersi per stotelem Graeca, vol. I, a cura di M. Hayduck, Be-
quale ragione al vertice protologico della me- rolini 1891, p. 56, 6 ss.; Simplicio, Commentario
tafisica platonica non ci sia un unico principio alla Fisica di Aristotele, in Commentaria in Ari-
primo e supremo, bensì due principi. Il proble- stotelem Graeca, vol. IX, a cura di H. Diels, Bero-
ma metafisico per eccellenza per i greci è stato lini 1882, pp. 247, 30 ss. e i vari documenti ri-
per molto tempo il seguente: perché ci sono i portati in Gaiser, Richard ecc.).
molti? Perché e come dall’uno derivano i molti? 6. Valenze ontologiche, gnoseologiche e assiologiche
Per risolvere il problema Platone assume una dei principi. – Il primo principio (e il secondo
posizione protologica radicale: egli tenta di per antitesi in senso opposto), così come è a)
spiegare la molteplicità in funzione di un prin- fondamento dell’essere, è anche b) fondamen-
cipio antitetico all’uno, ossia la diade, secon- to anche della conoscibilità delle cose e c) del
do uno schema metafisico bipolare. loro valore.
L’uno come principio primo e supremo non è, a) L’uno, agendo sul principio diadico illimita-
ovviamente l’uno aritmetico, ma l’uno metafi- to, indeterminato, disordinata molteplicità, lo
sico (l’uno come misura suprema di tutte le de-termina, lo de-limita, lo ordina, lo unifica,
cose), ossia principio che dà unità a tutti i li- producendo in tal modo l’essere a vari livelli,
velli, determinando e ordinando il principio nel modo che abbiamo sopra chiarito.
antitetico. L’uno aritmetico non è se non una b) L’essere, in quanto de-terminato, de-limita-
derivazione dall’uno metafisico. La diade o to, ordinato e unificato, è di conseguenza co-
dualità non è il due, ma è radice della molte- noscibile. Infatti, solo ciò che è determinato,
plicità e della differenziazione a tutti i livelli. limitato, ordinato e unificato risulta essere co-
La formula esoterica completa è questa: «Dia- noscibile. La verità e la conoscibilità delle co-
de indefinita di grande-e-piccolo». La diade è se dipendono pertanto dall’azione dell’uno
concepita come dualità di grande-e-piccolo esercitata sulla diade, che, di per sé, in quanto
nel senso che è infinita grandezza e infinita indeterminata, illimitata, disordinata molte-
piccolezza, nel senso che è incomposta ten- plicità, sarebbe inconoscibile.
denza all’infinitamente grande e all’infinita- c) L’uno, pertanto, produce ordine e stabilità
mente piccolo in tutti i sensi, del più e meno, nell’essere, e quindi valore, in quanto ciò che
maggiore e minore, e quindi è strutturale dise- è determinato, delimitato, ordinato e unificato
guaglianza. In altri termini si può dire che la è anche buono e bello. Il bene è l’uno stesso e
diade nei suoi più alti gradi è una sorta di «ma- tutto ciò che dall’uno deriva. La virtù si inseri-
teria intelligibile», mentre nel suo grado più sce esattamente in tale prospettiva come ordi-
basso è una «materia sensibile», come vedre- ne impresso dall’uno su ciò che di per sé tende
mo. I due principi così intesi sono pertanto all’eccesso e al difetto, ossia come unità nella
ugualmente originari, anche se il primo, dal molteplicità. Ben si comprende, pertanto, la
punto di vista del valore, è superiore al secon- ragione per cui le lezioni platoniche sulle
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ENCICLOPEDIA FILOSOFICA Platone


«dottrine non scritte» tenute nell’Accademia versalità e a seconda della forma più o meno
avevano il titolo generale Intorno al bene (si ve- complessa dei rapporti che essa intrattiene
da la documentazione in G. Reale, Per una con le altre che stanno sia al di sopra che al di
nuova interpretazione di Platone, pp. 248-252). sotto di essa. Dunque, nella concezione del
7. Rapporti fra idee e numeri ideali. – Sussistono numero come «rapporto» (logos) nel senso
precisi nessi fra numeri, idee e principi. Alcune precisato, sta la chiave per poter leggere e in-
fonti antiche parlano di identità fra idee e nu- tendere questo punto delicatissimo delle dot-
meri ideali; ma, in realtà, si tratta di un rappor- trine non scritte.
to assai più complesso, che Platone ha matu- 8. Gli enti matematici «intermedi» fra mondo delle
rato a partire dall’epoca della fondazione idee e mondo sensibile e loro funzione determinan-
dell’Accademia. te. – Per Platone gli enti matematici occupano
I numeri (e le figure) ideali non coincidono con un posto «intermedio» fra il mondo ideale e il
i numeri (e le figure) matematici. I numeri ide- mondo sensibile. La testimonianza più chiara
ali sono quelli che potremmo chiamare «nu- a questo riguardo è quella fornitaci da Aristo-
meri metafisici»: essi rappresentano le essen- tele: «Platone afferma che accanto ai sensibili
ze stesse dei «numeri matematici». Proprio in e alle Forme [= idee], esistono gli enti mate-
quanto tali, i numeri ideali non sono «operabi- matici intermedi fra gli uni e le altre, i quali dif-
li» (non sono suscettibili di operazioni aritme- feriscono dai sensibili perché immobili ed
tiche). Essi hanno quindi uno status ontologi- eterni, e differiscono dalle Forme perché ve ne
co differente da quello dei numeri matematici, sono molti simili, mentre ciascuna Forma è
in quanto costituiscono appunto l’essenza solamente una e individua» (Metafisica, I, 9,
stessa dei numeri, e l’essenza dei numeri non 992 a 32 - b 2). Tale testimonianza è conferma-
può venir modificata mediante le operazioni: ta da precise allusioni trasversali presenti ne-
non è possibile, per esempio, sommare l’es- gli scritti platonici a vari livelli.
senza del due con quella del tre, oppure sot- Tali enti matematici sono «intermedi», in
trarre all’essenza del tre l’essenza del due, e quanto sono, da un lato, «immobili» ed «eter-
così di seguito (si veda la documentazione in ni» come le idee (e i numeri ideali), e, dall’al-
G. Reale, Per una nuova interpretazione di Plato- tro, ve ne sono «molti» della medesima specie
ne, pp. 228-247). come accade per le cose sensibili. In altri ter-
Ma per comprendere la ragione per cui Platone mini: essi hanno, a un tempo, una caratteristi-
non identificava le idee con i numeri, occorre ca fondamentale delle idee e una caratteristica
comprendere il modo particolare dei greci di tipica delle cose sensibili. Oltre che «interme-
intendere il numero, che si distingue notevol- di», e anzi proprio in quanto ontologicamente
mente dal nostro, come O. Toeplitz (Das Ver- tali, gli enti matematici sono anche «interme-
hältnis von Mathematik und Ideenlehre bei Plato, diari» fra realtà intelligibili e realtà sensibili:
in «Quellen und Studien zur Geschichte der sono gli strumenti mediante i quali le idee
Mathematik, Astronomie und Physik», 1, 1931, possono essere presenti nelle cose e le cose
pp. 3-33) ha ben spiegato. Per i greci il numero possono partecipare di esse, «imitarle» (Gai-
va per lo più pensato non come «numero inte- ser).
ro», ossia come una sorta di grandezza com- 9. Dottrina del demiurgo. – Il cosmo fisico, se-
patta, bensì come rapporto articolato di grandez- condo Platone, in quanto diviene continua-
ze e di frazioni di grandezze, ossia di lovgoi e di aj- mente, come tutte le realtà che divengono è
nalogivai. Di conseguenza, il logos greco risulta generato da una causa, in quanto è impossibile
essere essenzialmente collegato con la dimen- che qualcosa abbia generazione senza avere
sione numerica, appunto nel significato di una causa. Tutta quanta la realtà, come sap-
«rapporto». Per queste ragioni, risulta del tut- piamo, è costituita da una struttura bipolare,
to naturale per i greci connettere le «relazioni» ossia da un elemento materiale e da un ele-
con i numeri, dati gli stretti nessi fra rapporti e mento formale (corrispondenti ai due principi
numeri. primi e supremi). Le realtà intelligibili sono
Se si tiene ben presente questo, allora si spie- eterne, e quindi non hanno bisogno di una
ga assai bene il nesso fra le idee e i numeri se- causa che le produca; invece il cosmo fisico, in
condo Platone. Ciascuna idea risulta collocata quanto diveniente, ha bisogno di una causa
in una precisa posizione nel mondo intelligibi- che produca quella «mescolanza» dei due
le, a seconda della sua maggiore o minore uni- principi, imprimendo sul principio materiale
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Platone ENCICLOPEDIA FILOSOFICA

informe le forme, facendolo essere appunto un sostenendo che essa è impossibile: infatti,
cosmo. non si può cercare e conoscere ciò che non si
Il demiurgo, sulla base della visione o contem- conosce, perché, se anche lo si trovasse, non
plazione di ciò che è sempre allo stesso modo, lo si potrebbe riconoscere, mancando il mezzo
deve portare in atto l’idea e la potenza di quel per poterlo riconoscere; e neppure ha senso
modello. Per spiegare quest’opera del demiur- cercare ciò che si conosce, perché già lo si co-
go, Platone si avvale degli enti matematici co- nosce. Proprio per superare questa aporia,
me «intermedi», i quali, come sappiamo, sono Platone trova una nuovissima via a partire dal
intelligibili, ma ciascuno di essi è molteplice. Menone: la conoscenza è anamnesi, cioè una
E proprio mediante questi enti matematici il forma di «ricordo», un riemergere di ciò che
demiurgo struttura la materia sensibile infor- esiste già da sempre nell’interiorità della no-
me in modo da riprodurre in forma di immagi- stra anima. Il Menone presenta la dottrina in
ne il modello ideale, operando in tal modo un una duplice forma: una mitica e una dialettica.
«misto» con una struttura bipolare. La prima forma si rifà alle dottrine orfico-pita-
Il demiurgo, pertanto, modella la realtà infor- goriche dei «sacerdoti», secondo le quali l’ani-
me, che era in totale disordine, mediante «for- ma è immortale ed è più volte rinata. La morte
me geometriche» e «numeri». Pertanto, la ra- non è che il termine di una delle vite dell’ani-
zionalità dei corpi sensibili e del mondo cor- ma in un corpo; la nascita non è che il ricomin-
poreo sensibile in generale dipende esatta- ciare di una nuova vita, che viene ad aggiun-
mente dalla struttura geometrica e matemati- gersi alla serie delle precedenti. L’anima, per-
ca, che rende possibile l’«imitazione» dei mo- tanto, ha visto e conosciuto tutta la realtà nel-
delli intelligibili. Numeri, punto, linea, super- la sua globalità: la realtà dell’aldilà e la realtà
ficie, struttura tridimensionale e corpi geome- dell’aldiqua. Se così è, conclude Platone, è fa-
trici, sul piano degli enti matematici sono pu- cile capire come l’anima possa conoscere e ap-
ramente intelligibili; sinteticamente combina- prendere: essa deve semplicemente trarre da sé
ti e sintetizzati con la realtà materiale sensibi- medesima la verità che sostanzialmente possie-
le, danno origine ai corpi che vediamo e toc- de, e possiede da sempre: e questo «trarre da
chiamo, mediante una penetrazione capillare sé» la verità è un «ricordare» (Menone, 81 c-d).
che struttura il principio materiale sensibile di Subito dopo l’esposizione mitologica, Platone
per sé caotico, fin nei minimi particolari. fa un «esperimento maieutico», che ha una
Si tenga presente il fatto che gli elementi geo- straordinaria portata dimostrativa. Interroga
metrici derivano a loro volta dai principi primi, uno schiavo assolutamente ignaro di geome-
con al vertice, naturalmente, l’uno. Pertanto, tria, e riesce a fargli risolvere, solamente inter-
l’Intelligenza demiurgica incentra tutta quanta rogandolo socraticamente con «metodo ma-
la sua opera sull’uno e sulla sua esplicazione a ieutico», una complessa questione di geome-
vari livelli, ossia sul bene-uno, misura supre- tria (in sostanza implicante la conoscenza del
ma di tutte le cose (tesi espressa addirittura teorema di Pitagora). Dunque – così argomen-
per iscritto nel finale del Filebo), portando a ta allora Platone – poiché lo schiavo non aveva
unità, in varie forme e in vari modi la moltepli- prima imparato la geometria, e poiché non gli
cità disordinata. Dice Platone: «Dio possiede è stata fornita da nessuno la soluzione, dal
in misura adeguata la scienza e a un tempo la momento che egli ha saputo guadagnarla da solo
potenza per mescolare molte cose in unità e di (sia pure con l’ausilio del metodo dialettico-
nuovo scioglierle dall’unità in molte; ma non maieutico), non resta che concludere che egli
c’è nessuno degli uomini che sappia fare, né l’ha tratta dal di dentro di se stesso, dalla propria
l’una né l’altra cosa, né ci sarà in avvenire» (Ti- anima, ossia che se ne è «ricordato». Come
meo, 68 d; tutti i testi in cui Platone parla del conseguenza, che deriva dall’esserci la verità
demiurgo, con tutte le implicazioni e conse- nell’anima, Platone deduce l’immortalità e la
guenze di tale dottrina si troveranno in G. Re- perennità della medesima (ibi, 82 b - 86 c).
ale, Per una nuova interpretazione di Platone, pp. Gli studiosi hanno spesso ripetuto che la dot-
496-712). trina della anamnesi è nata in Platone da in-
V. DOTTRINA DELLA CONOSCENZA. – 1. L’«anamne- flussi orfico-pitagorici; ma, dopo quanto ab-
si», radice e condizione della conoscenza nel «Me- biamo spiegato, è chiaro che almeno altrettan-
none». – Gli eristi avevano tentato di bloccare to peso ebbe, nella genesi della dottrina, la
capziosamente il problema della conoscenza, maieutica socratica. È evidente, infatti, che, per
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ENCICLOPEDIA FILOSOFICA Platone


potere maieuticamente fare sorgere la verità, ne spiega il modo in cui la conoscenza si di-
la verità deve sussistere nell’anima (ibi, 86 b: hJ spiega. Egli parte dal principio secondo cui la
ajlhvqeia hJmi'n tw'n o[ntwn ejstivn ejn th'/ yuch')/ . La conoscenza è proporzionale all’essere, di mo-
dottrina dell’anamnesi viene così a presentar- do che solo ciò che è massimamente essere è per-
si, oltre che come un «corollario» della dottri- fettamente conoscibile, il non-essere è assoluta-
na della metempsicosi, altresì come la giustifi- mente inconoscibile. Ma, poiché esiste anche
cazione – ossia «la fondazione metafisica» – una realtà intermedia fra «essere» e «non-es-
della possibilità stessa della maieutica socratica. sere», cioè il sensibile che continuamente di-
Una ulteriore riprova dell’anamnesi Platone viene, e quindi è un misto di essere e non-es-
ha fornito nel Fedone (74 d - 75 d), rifacendosi sere, allora Platone conclude che di questo
soprattutto alle conoscenze matematiche e «intermedio» c’è appunto una «conoscenza
idee morali, che implicano nella loro perfezio- intermedia» fra scienza e ignoranza, una cono-
ne un plus rispetto alle conoscenze sensoriali. scenza che non è vera e propria conoscenza e
E da dove può mai derivare questo plus? Se ha per nome «opinione», dovxa. Le forme del
non deriva e non può strutturalmente proveni- conoscere sono dunque due: 1) la più bassa è
re dai sensi per la loro imperfezione, non resta la dovxa o opinione, 2) la più alta è l’ejpisthvmh
che concludere che viene dal di dentro di noi. Ma o scienza. La prima riguarda il sensibile, la se-
il soggetto pensante non «crea» questo plus, conda il soprasensibile (Repubblica, V, 476 e -
bensì lo «trova» e lo «scopre» in sé, lo «ricor- 477 b).
da»; ed esso, anzi, si impone al soggetto me- L’opinione, tuttavia, per Platone è spesso
desimo, in maniera ben precisa. Dunque, la «re- fuorviante. Essa può bensì essere anche vera-
miniscenza» suppone strutturalmente un’im- ce e retta, ma non può mai avere in sé la garan-
pronta impressa nell’anima dall’idea, una me- zia della propria correttezza e resta sempre la-
tafisica originaria «visione» del mondo ideale bile, come labile è il sensibile cui essa si riferi-
che resta sempre, anche se velata, nell’anima sce. Per fondare l’opinione e renderla stabile,
di ognuno di noi. Platone ha mantenuto sta- occorrerebbe – come Platone dice nel Menone
bilmente questa concezione dell’«anamnesi», (97 a ss.) – legarla col ragionamento causale,
e l’ha ribadita nel Fedro (249 b - 250 a) e nel Ti- cioè fissarla con la conoscenza della causa
meo (41 d-e). (dell’idea). Ma, in tal caso, essa cesserebbe di
2. La dottrina dell’«anamnesi» come «a-priori» essere «opinione» e diventerebbe «scienza» o
in senso metafisico. – Paul Natorp ha ravvisato ejpisthvmh – in quanto la scienza è appunto co-
nella reminiscenza delle idee la prima scoperta noscenza fondata su cause e principi – e per-
occidentale dell’«a-priori». Questa espressione – tanto passeremmo senz’altro dal sensibile al
una volta chiarito che non è platonica – può soprasensibile.
senza dubbio essere usata, a patto che si in- 4. Le gradazioni dell’«opinione» e della «scienza».
tenda non l’a-priori di tipo kantiano e neokan- – Ma Platone specifica ulteriormente che tanto
tiano o in genere idealistico, che è un a-priori l’opinione quanto la scienza hanno ciascuna
soggettivo (sia pure in senso trascendentale), come due gradi: l’opinione si divide in «imma-
bensì un «a-priori oggettivo», l’a-priori che il ginazione» (eijkasiva) e in «credenza» (pivsti"),
platonico Rosmini ha rivendicato contro Kant. mentre la scienza si divide in una forma di «co-
In effetti, le idee sono realtà oggettive assolu- noscenza mediana» (diavnoia) e in pura «intel-
te, che, mediante l’«anamnesi», si impongono lezione» (novhsi").
come «oggetto della mente». E poiché la men- Sulla base del principio sopra illustrato, cia-
te nella reminiscenza coglie e non produce le scun grado e forma di conoscenza si riferisce a
idee, e le coglie indipendentemente dall’esperien- un corrispettivo grado e a una corrispettiva
za, anche se con il necessario concorso forma di realtà e di essere. L’«immaginazione»
dell’esperienza (noi dobbiamo vedere le cose e la «credenza» corrispondono a due gradi del-
sensibili uguali per «ricordarci» dell’uguale- la realtà sensibile: rispettivamente, si riferi-
in-sé, e così di seguito), possiamo ben parlare scono la prima alle ombre e alle immagini sen-
di scoperta dell’a-priori, ossia della prima con- sibili delle cose, la seconda alle cose e agli og-
cezione dell’a-priori (in senso oggettivo) nella getti sensibili stessi. La «conoscenza media-
storia della filosofia occidentale. na» e l’«intelligenza» si riferiscono, a loro vol-
3. I gradi della conoscenza sensibile e i gradi della ta, a due gradi della realtà intelligibile: la diá-
conoscenza intelligibile. – Nella Repubblica Plato- noia si riferisce alle realtà matematico-geome-
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Platone ENCICLOPEDIA FILOSOFICA

triche, la nóesis si riferisce alle idee nei loro vale a dire la struttura di «arithmos-logos»
rapporti dialettici ed è coglimento, mediante dell’intelligibile in tutti i sensi, fino a giungere
la dialettica, delle idee e del principio supre- alle supreme idee, e, infine, all’astrazione ulti-
mo e assoluto (ossia dell’idea del bene) con mativa dell’unità assoluta.
tutti i loro nessi fondativi e partecipativi (Re- VI. EROTICA E BELLEZZA. – 1. Il concetto di amicizia
pubblica, VI, 509 c ss.). e il primo amico. – Socrate aveva già elevato
5. La dialettica e i suoi fondamenti ontologici. – l’indagine sull’amicizia a livello di problema fi-
L’intelletto e l’«intellezione», lasciati le sensa- losofico. Platone riprende da Socrate l’impo-
zioni e il sensibile e ogni elemento legato al stazione del problema, ma, nella soluzione,
sensibile, colgono, con un procedimento che è procede oltre Socrate, ancora una volta sulla
insieme «discorsivo» e «intuitivo», le pure base dei risultati della «seconda navigazione».
idee, i loro nessi positivi e negativi, cioè tutti i Le trattazioni platoniche dell’amicizia (filiva)
loro legami di implicanza e di escludenza, e ri- e dell’amore (e[rw") da alcuni sono fuse insie-
salgono da idea a idea, fino al coglimento del- me, ma ciò è errato, perché esse, pur avendo
la suprema idea – che è il principio primo e su- molto in comune, non coincidono, e vanno
premo, ossia il bene/uno – e quindi dell’incon- quindi distinte. Nella greca philía prevale l’ele-
dizionato. Questo procedimento per cui l’in- mento razionale, o per lo meno non gioca un
telletto prima passa dal sensibile all’intelligi- ruolo determinante quella passione e quella
bile, e poi trascorre da idea a idea è la «dialet- «divina mania» che è invece caratteristica pe-
tica». culiare di Eros, ed è per questo che Platone
La dialettica ha due forme particolari median- studia, separatamente, la prima nel Liside e il
te le quali opera. 1) C’è, in primo luogo, una secondo nel Simposio, nonché nel grande di-
dialettica «ascensiva», che è quella che libera scorso centrale del Fedro.
dai sensi e dal sensibile, porta alle idee e poi, Al di là delle aporie di cui è disseminato il Li-
da idea a idea, alla suprema idea con procedi- side, si ricava, con una certa chiarezza, quanto
mento sinottico (che via via abbraccia la mol- segue. L’amicizia non nasce né fra «simili» né
teplicità nell’unità). 2) In secondo luogo c’è fra «dissimili»; l’amicizia non nasce fra buono
una dialettica «discensiva», la quale, com- e buono né fra cattivo e buono (o fra buono e
piendo il cammino opposto, parte dall’idea cattivo), e meno che mai fra cattivo e cattivo. È
suprema, o da idee generali (da «metaidee») e, piuttosto l’«intermedio» (il «né-buono-né-cat-
procedendo per divisione (procedimento diai- tivo») che è amico del buono. E l’«intermedio»
retico), cioè distinguendo via via idee particola- è amico del buono a causa del male che c’è in
ri contenute nelle generali sulla base delle ar- lui (naturalmente deve trattarsi di un male che
ticolazioni in cui si esplicano, giunge alle idee non condizioni interamente l’intermedio), e a
che non includono in sé ulteriori idee. In que- causa del desiderio del bene, che gli manca,
sto modo la dialettica discensiva perviene a ma che in qualche modo gli è proprio, essendo
stabilire il posto che una data idea occupa nella appunto intermedio.
struttura gerarchica del mondo ideale, e perciò L’intermedio può essere definito, oltre che co-
giunge a comprendere la complessa trama di me ciò che non è né cattivo né buono, anche
rapporti che collega le parti e il tutto (cfr. Re- come ciò che è, insieme, e cattivo e buono. Ma
pubblica, VII, 533 c ss.; Fedro, 265 e ss.; Sofista, l’amicizia per Platone non si svolge in senso
253 d ss.; Filebo, 15 d, passim). puramente e semplicemente «orizzontale»,
6. La cifra emblematica della dialettica platonica. per così dire, ma soprattutto si erge in senso
– La cifra emblematica della dialettica platoni- «verticale», ossia nella dimensione della tra-
ca possiamo riassumerla nel modo seguente: scendenza. Ciò che noi cerchiamo nelle umane
dal sensibile porta all’intelligibile (dal piano amicizie rimanda sempre a qualcosa di ulteriore:
fisico al metafisico), raccogliendo la moltepli- ogni amicizia assume un senso solo in funzio-
cità del sensibile a vari livelli nelle unità ne di un «primo amico», che coincide con il
dell’intelligibile, ossia nelle idee (primo livello bene supremo (Liside, 219 c-d).
della «seconda navigazione»); quindi percorre 2. Eros come fruizione spirituale del bello in di-
in tutti i sensi la molteplicità di struttura pira- mensione ontologica e assiologica. – Secondo Pla-
midale degli intelligibili, cogliendo in tutti i tone, la fruizione del bello non ha luogo me-
sensi l’unità-nella-molteplicità (e, per conver- diante l’«arte», ossia in quelle dimensioni che
so, l’esplicarsi dell’unità nella molteplicità), oggi diremmo di carattere «estetico». Infatti, i
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ENCICLOPEDIA FILOSOFICA Platone


prodotti delle arti, per Platone, sono «imita- plica «immortalità». E in quanto Eros è desi-
zioni di imitazioni», che si collocano a tre di- derio e ricerca del bene mediante il bello, è di
stanze dal vero, e quindi sono lungi dallo sco- conseguenza anche desiderio e ricerca di im-
prire il bello, che consiste nell’«armonia», mortalità. Eros in senso ellenico è sempre e
nell’«ordine», nella «giusta misura», ossia nel- solo forza che porta all’acquisizione di ciò di
la struttura stessa dell’essere, che, proprio in cui si è mancanti, a livello sempre più elevato,
quanto tale, è «rivelativa del bene». fino a quel «poter-non-morire» che porta l’uo-
Platone, connette la questione del «bello» con mo a «essere-presso-gli-dei».
l’«Eros», e in particolare con l’«arte dell’amare 4. Bellezza, «anamnesi» del mondo intelligibile e
in modo filosofico». Eros è non solo «bisogno filosofia. – Platone ritiene che la radice della co-
del bello», ma anche continua ricerca e «ac- noscenza sia fornita – come abbiamo visto –
quisizione del bello» di cui è mancante, a gradi dall’«anamnesi», ossia da un «ricordo» delle
sempre più elevati, con al vertice la «contem- idee, che, prima di nascere nei corpi, aveva vi-
plazione» e la «fruizione del bello assoluto». sto e contemplato nel «prato della verità»
Uno dei caratteri più rivoluzionari dell’Eros nell’ambito dell’«iperuranio». Naturalmente
platonico, nell’ambito della cultura e dei greci, potrebbe sembrare che si debba parlare
consiste nell’essere un «demone» e non un dell’«anamnesi» solamente in connessione
dio. Si tratta di una concezione decisamente con la problematica gnoseologica, e in parti-
eretica per la teologia e la mitologia elleniche, colare con la dialettica. Ma Platone nel Fedro
che identificavano Eros con un dio. Eros è in- riprende la dottrina collegandola in maniera
teso come una forza «intermedia» e «mediatri- particolare con l’idea del bello e con l’erotica.
ce»: non né immortale né mortale, ma è «in- L’«anamnesi» che porta all’ascesa verso il vero
termedio fra dio e mortale», è quella forza che essere è sollecitata soprattutto dall’Eros, in
porta alla ricerca e all’acquisizione dell’im- quanto Eros «ridà le ali» all’anima, la fa volare
mortalità (Simposio, 202 e - 203 e). e ritornare all’«iperuranio». Eros è struttural-
3. Eros come forza creatrice nel bello e ricerca di mente legato alla «bellezza», e alla bellezza è
immortalità. – Secondo Platone, Eros è, di per toccata una sorte privilegiata del tutto partico-
sé, quella forza che anima non solo certe azio- lare, ossia quella di essere un tralucere dell’in-
ni particolari dell’uomo, ma tutte quante le telligibile nel sensibile, ossia una manifesta-
azioni con le quali si ricerca il bene e ciò che zione dell’Intelligibile nel sensibile stesso.
consegue dal possesso del bene, ossia la «fe- Anche le altre idee possono essere raggiunte
licità». Tuttavia, gli uomini hanno circoscritto per «anamnesi», ma con fatica e da pochi. In-
il significato del termine Eros – che di per sé vece la bellezza – per quel suo privilegio onto-
sarebbe una forza universale nel senso indica- logico che le è toccato in sorte – offre una chia-
to – a una forma particolare di essa, ossia a ra immagine di sé anche nella dimensione del
quella specifica ricerca e fruizione del bene sensibile, con tutte le conseguenze che questo
che ha luogo mediante la «bellezza». In parti- comporta, e mediante l’Eros fa rinascere un
colare – precisa Platone – Eros, in questa spe- forte desiderio dell’essere (cfr. Fedro, 249 b -
cifica accezione, nel suo senso più forte risulta 250 a).
essere una ricerca di procreare nel bello, sia a li- 5. «Eros» e «filosofo» per Platone sono due facce
vello «fisico», sia a livello «spirituale» (Simpo- della stessa realtà. – Proprio per quella sua con-
sio, 208 c ss.). notazione essenziale di «intermedio», l’«Eros»
Questo desiderio di Eros di «generare nel bel- si identifica con il «filo-sofo». In effetti, gli dei
lo», costituisce la contro-potenza che lotta sono «sapienti», sono quindi in possesso del-
contro la morte e salva da essa, ossia salva da la sapienza nel suo intero, e di conseguenza
quella che è la più cospicua «mancanza» che non possono essere «filo-sofi», in quanto il fi-
ha l’uomo nella stabilità dell’essere. Infatti, la losofo è sempre «in cerca di sapienza», sale
generazione mette in atto quel continuo na- sempre più in alto nel processo della acquisi-
scere, che nell’ambito del mortale è riprodu- zione di essa, ma non la raggiunge mai per in-
zione dell’immortale: la generazione è una vit- tero (Simposio, 204 a ss.).
toria del mortale sulla morte, forza garante di Lo stesso concetto viene espresso da Platone
una certa «permanenza nell’essere». Proprio nel Fedro (nel discorso di Diotima, passim), do-
questo costituisce il rapporto che Eros ha con ve rappresenta Eros come l’altra faccia del ve-
il bene. Infatti, il bene è «eterno», e quindi im- ro filosofo: la pura ragione astratta non può
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Platone ENCICLOPEDIA FILOSOFICA

che rinchiudere negli orizzonti delle piccole glie questo bello e con esso si unisce in una
cose umane e mortali; occorre guadagnare forma di unio mystica.
quell’influsso divino che proviene dall’ispira- La grandiosa pagina del finale del discorso
zione erotica con giusta temperanza. Eros vie- messo in bocca alla sacerdotessa Diotima di
ne presentato da Platone anche come quella Mantinea (ibi, 211 d - 212 c) e certe espressioni
forza che tramite la visione del bello nell’ama- come: «È questo il momento della vita che più
to ridà le ali e fa volare l’anima verso l’assoluto di ogni altro è degno di essere vissuto da un
(Fedro, 255 c ss.). uomo, quando contempla il bello in sé», e in
6. I cinque gradi della bellezza e «la scala di Eros». particolare: «Contemplarlo solo e stare insie-
– La via erotica che porta alla visione e alla me a lui (qea'sqai movnon kai; sunei'nai)» e «con-
fruizione del bello assoluto, è stata espressa templare e rimanere unito a esso (qewmevnou kai;
da Platone con la grandiosa metafora della sunovnto" aujtw/')» – anticipano quella che sarà
«scala di Eros», costituita da cinque gradini chiamata «esperienza mistica».
che bisogna percorrere (Simposio, 210 a - 212 a). VII. CONCEZIONE DELL’UOMO, DELLA SUA VITA MORA-
1) Il primo gradino della scala dell’Eros consi- LE E DEI SUOI DESTINI. – 1. L’antitesi fra l’anima e il
ste nell’amore per la «bellezza che è nei corpi». corpo e concezione «dualistica» dell’uomo. – So-
Esso consiste non tanto nel piacere legato al pra abbiamo visto in che senso il «dualismo»
sesso, quanto nella ricerca di quella emozione metafisico di Platone sia da intendere in modo
(di quell’«urto metafisico», potremmo dire) corretto, e significhi, sostanzialmente, che il
che produce la visione e la fruizione della bel- sensibile si spiega solo supponendo l’esisten-
lezza, già a partire da quella che si manifesta za di realtà soprasensibili. Ben diversa è la po-
nei corpi. sizione assunta da Platone a proposito della
2) Ma l’uomo – come abbiamo visto – non è il concezione dell’uomo: in questo ambito il
suo corpo, bensì la sua anima. Pertanto, la «dualismo» acquista una rilevanza e una por-
«vera bellezza» dell’uomo non è quella del suo tata assai più forti; il «dualismo metafisico» si
corpo, bensì quella della sua anima: la prima è congiunge a un «dualismo religioso-misterio-
l’«apparenza del bello», la seconda è la «vera sofico orfico», con tutta una serie di conse-
bellezza dell’uomo». guenze, come ora vedremo.
3) Sul terzo gradino si collocano le creazioni Suonano in modo emblematico le immagini
dell’anima che, nella bellezza, produce «figli del corpo come tomba e come prigione o guscio
spirituali» come quelli che Licurgo lasciò a d’ostrica. Nel Gorgia si dice che «il corpo (soma)
Sparta e Solone ad Atene. Questa bellezza è per noi una tomba (sema)» (493 a). Nel Cra-
consiste in quell’«armonia» e in quella «giusta tilo viene spiegato come segue: «Alcuni chia-
misura» da cui deriva la «virtù», e in particola- mano il corpo (soma) tomba (sema) dell’anima,
re la temperanza e la giustizia su cui si basano come se essa vi si trovasse sepolta nella vita
gli stati ben ordinati. presente» (400 c). Nel Fedone, facendo espres-
4) Il quarto grado consiste nelle scienze e nella so richiamo ai «misteri», si dice: «Noi uomini
bellezza che è loro propria. Le scienze, con al siamo come chiusi in una custodia» (62 b). E
vertice quelle matematiche, dischiudono a lar- nel Fedro si ribadisce che, mentre prima le no-
go raggio l’«ordine», il «definito» e la «giusta stre anime erano semplici, beate e in pura lu-
misura», che sono connotati essenziali del ce, e quindi eravamo «puri e non tumulati in
bello. questo sepolcro che ora ci portiamo appresso
5) Il quinto e supremo grado coincide con la e che chiamiamo corpo, imprigionati in esso
«visione del bello in sé», ossia con quel mo- come l’ostrica» (250 c).
mento in cui il bello si manifesta. Il «bello» Naturalmente queste sono immagini voluta-
non è se non il «bene» che si manifesta. Di con- mente urtanti e provocatorie, ma sono espres-
seguenza, la salita mediante la «scala di Eros» sioni di un pensiero ben preciso: il più grande
al «bello assoluto» coincide con la salita della male di cui soffre l’anima deriva dal corpo (cfr.
dialettica, la quale parte appunto dalle cose Fedone, 82 d - 83 e). E anche nella Repubblica
sensibili per giungere alle forme e alle idee, e Platone presenta una immagine dell’anima
– passando proprio attraverso le scienze mate- nel corpo incrostata di infiniti mali come il dio
matiche – giunge alla visione del «bene asso- Glauco incrostato da conchiglie, alghe e pietre
luto» che è «l’uno», che è «misura suprema di e quindi non riconoscibile nella sua vera for-
tutte le cose». E l’Eros al suo più alto grado co- ma, con straordinari tocchi poetici (611 d - 612
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ENCICLOPEDIA FILOSOFICA Platone


a). Si tratta di una concezione dualistica che fa si genera da un principio, se perisse il princi-
leva in larga misura sulla concezione negativa pio, non solo non ci sarebbe altro da cui esso
del corpo, che solo nel Timeo verrà temperata. potrebbe generarsi, ma non ci sarebbe assolu-
2. Le prove dell’immortalità dell’anima. – Le pro- tamente nulla.
ve a favore dell’immortalità dell’anima che 3. La struttura dell’anima e la metafora del carro
Platone adduce nel Fedone sono tre e si fonda- alato con cui Platone ne esprime la natura. – Nel
no strutturalmente sulla metafisica delle idee Fedro Platone ha detto chiaramente che spie-
(69 e - 77 d; 78 b - 80 b; 91 c - 106 b). In parti- gare l’idea di anima «sarebbe compito di una
colare, l’ultima e più ampia è presentata pro- spiegazione divina in tutti i sensi e lunga; ma
prio come una conseguenza degli esiti rag- dire a che cosa assomigli, è una esposizione
giunti dalla «seconda navigazione», ossia dal- umana e piuttosto breve. Parliamone dunque
la scoperta delle idee come «vere cause» delle in questo modo» (Fedro, 246 a).
cose. Tuttavia, a mio avviso, la dimostrazione In genere si pensa che la Repubblica abbia pre-
più pregnante e persuasiva è la seconda. L’uo- sentato la spiegazione più dettagliata della
mo conosce cose che sono sempre identiche a struttura dell’anima, e ad essa si fa riferimento
sé e che permangono sempre nelle medesime anche per intendere quanto Platone dice nel
condizioni, immutabili e incorruttibili, come le Fedro. Invece, anche nella Repubblica Platone
idee di bello, di buono, e molte altre simili a procede in modo analogo, e presenta la tripar-
queste. Si tratta di realtà che l’uomo coglie so- tizione dell’anima, di cui subito diremo, nella
lo con l’intelligenza e non con i sensi, e quindi stessa maniera riduttiva, e lo dice chiaramente
non con il corpo. Ma per poter cogliere quelle (cfr. Repubblica, IV, 435 c-d). Nel libro decimo,
realtà, l’intelligenza dell’uomo, ossia la sua inoltre, precisa che per presentare l’anima nel-
anima, deve avere caratteri analoghi a quelle la sua essenza, occorrerebbe considerarla libe-
realtà stesse, che si differenziano da quelli ra dal corpo e che nel corso dell’opera è stata
sensibili. Proprio questa capacità di conoscen- presentata solo nelle forme che assume nella
za di realtà meta-sensibili comporta necessa- connessione con il corpo (cfr. ibi, X, 612 a).
riamente che l’anima abbia caratteri analoghi Mediante una attenta analisi psicologica delle
a quelle realtà. E poiché quelle realtà sono in- azioni umane Platone stabilisce che non pos-
corruttibili, è pensabile che tale sia anche sono derivare tutte dalla medesima facoltà
l’anima dell’uomo che ha in sé la capacità di dell’anima, bensì da tre distinte: «Noi con una
coglierle. Dunque, «l’anima è in sommo grado parte della nostra anima impariamo, con
simile a ciò che è divino, immortale, intelligi- un’altra ci adiriamo, e con un’altra ancora de-
bile, uniforme, indissolubile e identico a se sideriamo i piaceri del cibo, del sesso e altri»
medesimo» (Fedone, 80 b). (ibi, IV, 436 a). Il fondamento su cui si basa Pla-
Nella Repubblica Platone presenta una tesi sot- tone per motivare questa triplice distinzione è
to certi aspetti anche più forte. I mali del cor- il principio di non contraddizione in una delle
po, quando raggiungano determinati livelli, lo sue prime formulazioni: se non si ammettono
fanno morire. Ma l’anima non solo non risulta diverse parti dell’anima, bisognerebbe am-
corrotta e distrutta dai mali del corpo, ma non mettere che una stessa facoltà può fare con-
risulta distrutta neppure dai mali che le sono temporaneamente cose opposte nella medesi-
propri, ossia dai vizi, con ai vertici l’ingiustizia, ma parte sotto il medesimo rispetto (ibi, 436 e
per quanto grandi essi siano. E allora, «quan- - 437 a). Gli impulsi opposti che in noi agisco-
do una cosa non muore per effetto di alcun no non possono essere spiegati se non me-
male, né del suo specifico né di quello di altri, diante facoltà diverse corrispondenti.
evidentemente è necessario che sempre sia: e Ed ecco la splendida metafora con cui Platone
se è sempre, è immortale» (Repubblica, X, 610 ha presentato questa sua dottrina nel Fedro
e - 611 a). (246 a ss.; 253 c ss.). L’anima può essere rap-
Nel Fedro (245 c - 246 a) Platone affronta il pro- presentata come composta da un carro a due
blema da un punto di vista ancora differente, cavalli e da un auriga. I due cavalli simboleg-
ossia puntando sul concetto di movimento giano le forze irrazionali dell’irascibilità e della
(del resto strettamente connesso con il con- concupiscenza, l’auriga la forza della ragione.
cetto di vita). L’anima è presentata come prin- Il primo, simbolo della forza irascibile, è buo-
cipio di movimento, che muove se stesso e le no e «si trova nella posizione migliore di forma
altre cose. Ora, poiché tutto ciò che si genera lineare e ben strutturato, dal collo retto, con
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Platone ENCICLOPEDIA FILOSOFICA

narici adunche, bianco a vedersi e con gli occhi tutto nel suo significato religioso, assunto in
neri, amante di gloria con temperanza e con particolare nel pensiero cristiano. Con «virtù»
pudore e amico di retta opinione, non richiede si traduce il termine greco areté. Ma nel pensie-
la frusta e lo si guida soltanto con il segnale di ro ellenico in generale questo termine ha un
comando e con la parola». L’altro cavallo, sim- significato assai più vasto, e in particolare in
bolo della forza concupiscibile, «è invece stor- Platone si impone addirittura come un concet-
to, grosso, mal formato, di dura cervice e di to base della sua ontologia, e non lo si intende
collo massiccio, di naso schiacciato, di pelo se non ricostruendo l’area semantica che rico-
nero, di occhi grigi, iniettati di sangue, amico pre. Il concetto greco di virtù (areté) si estende
della protervia e dell’impostura, villoso intor- a tutta quanta la realtà, e quindi dalle cose più
no alle orecchie, sordo, a stento ubbidisce a piccole a quelle più grandi e anzi al cosmo nel
una frusta fornita di pungoli» (253 d-e). suo complesso (cfr. Gorgia, 506 d - 507 a).
4. Precisazioni concettuali sulla struttura ontolo- Nella Repubblica viene ribadito lo stesso con-
gica dell’anima contenute nel «Timeo». – L’ani- cetto in modo marcato: virtù come ordine, pro-
ma è creata dal demiurgo stesso, nel modo porzione, armonia, giusta misura. Essa è l’at-
che segue. In primo luogo, opera una «mesco- tuazione nelle cose in generale e nell’anima in
lanza» di opposte idee, quelle dell’essere, particolare del bene, che, come abbiamo visto,
dell’identità e della differenza «indivisibili» e è l’uno, misura suprema di tutte le cose (Re-
quelle corrispondenti «divisibili», e ottenendo pubblica, IV, 443 c-e). Mediante la virtù l’uomo
in tal modo le idee di essere, identità e differenza realizza in pienezza la natura che le è propria,
«intermedie». Ulteriormente «mescola» le tre e quindi è vero uomo, e di conseguenza riceve-
idee intermedie, in modo da formare un’idea rà un premio adeguato nell’aldilà, mentre il vi-
unitaria derivante da queste tre realtà, e strut- zioso verrà punito in conformità a ciò che ha
turando questa mescolanza secondo rapporti fatto.
numerici armonici in modo conveniente (Ti- 6. La complessa problematica della «metempsico-
meo, 34 b ss.). si». – La concezione di Platone dell’aldilà,
Come ogni forma di essere l’anima ha quindi espressa per la prima volta nel Gorgia (523 a
una struttura bipolare, ma in modo speciale, ss.), è di per sé chiara e lineare. Essa si intrec-
ossia duplice. Infatti l’anima è, come gli enti cia però con la dottrina orfico-pitagorica della
matematici, intermedia-mediatrice fra il mon- «metempsicosi», senza però combaciare con
do intelligibile e quello sensibile. Si spiega in essa in modo perfetto, con notevoli variazioni
tal modo per quali ragioni, a partire dal Fedone, nel Fedone, nella Repubblica e nel Fedro.
Platone affermi che l’essere dell’anima non è Intanto, è bene rilevare che la dottrina della
identico all’essere delle idee, bensì congenere «reincarnazione delle anime» in Platone assu-
e simile ad esso, ossia analogo ad esso. L’ani- me due forme e due significati piuttosto diver-
ma, in qualche modo rispecchia l’intera realtà si fra loro. La prima forma è quella che ci viene
ed è esattamente quello che i filosofi platonici presentata in modo dettagliato nel Fedone, do-
del Rinascimento diranno: copula mundi. ve si dice che le anime che hanno vissuto una
Non solo l’anima in generale, ma anche quella vita eccessivamente legata ai corpi, alle pas-
razionale, nella Repubblica è considerata un sioni, agli amori e ai godimenti, non riescono
«composto di molti» e una «bellissima sinte- a separarsi, con la morte, interamente dal cor-
si» (Repubblica, X, 611 b 5-6). Le anime concu- poreo, diventato a esse connaturato. Di conse-
piscibili e quelle irascibili non sono se non guenza, queste anime vagolano per un certo
una esplicazione, nella dimensione del sensi- tempo, per paura dell’Ade, attorno ai sepolcri
bile, di forze contenute nel modello originario come fantasmi, fino a che, attratte dal deside-
dell’anima quando essa si unisce ai corpi, os- rio del corporeo, non si leghino nuovamente ai
sia, come Platone dice espressamente, sono corpi e non solo di uomini ma anche di anima-
«condizioni e forme che l’anima assume nella li, in conformità alla bassezza del tenore di vita
vita umana», ossia nella vita terrena (ibi, X, morale tenuto nella precedente vita (Fedone,
612 a), e sono mortali, come si dice nel Timeo 81 c - 82 c).
(69 c ss.). Nella Repubblica (X, 614 a - 621 d) Platone par-
5. La virtù come un portare ordine nel disordine, la di un secondo genere di «reincarnazione
unità nella molteplicità, e attuare la giusta misu- delle anime», notevolmente diverso da que-
ra. – L’uomo moderno intende «virtù» soprat- sto. Le anime sono in numero limitato, sicché,
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ENCICLOPEDIA FILOSOFICA Platone


se tutte quante avessero, nell’aldilà, un pre- risulta difficile (l’auriga simboleggia la ragio-
mio o un castigo eterni, a un certo momento ne, i due cavalli le parti alogiche dell’anima,
non ne resterebbe più nessuna sulla terra. Per che ben conosciamo). Le anime procedono al
questo preciso motivo, Platone ritiene che il seguito degli dei, volando per le strade del cie-
premio e il castigo ultraterreni per una vita vis- lo, e la loro meta è quella di pervenire periodi-
suta sulla terra debbano avere una durata limi- camente, insieme agli dei, fino alla sommità
tata e un termine fisso. E poiché una vita ter- del cielo, per contemplare ciò che sta al di là
rena dura al massimo cento anni, Platone ri- del cielo, l’iperuranio (il mondo delle idee), o,
tiene che la vita ultraterrena debba avere una come anche Platone dice, «la pianura della ve-
durata di dieci volte cento anni, ossia di mille an- rità». Ma, a differenza che per gli dei, per le no-
ni (per le anime che hanno commesso crimini stre anime è ardua impresa il poter contemplare
grandissimi e insanabili, la punizione conti- l’essere che è al di là del cielo, e il potere pa-
nua anche oltre il millesimo anno). Trascorso scersi nella «pianura della verità», a causa del
questo ciclo, le anime devono ritornare a incar- cavallo di razza cattiva, che tira in basso. Così
narsi. Nel celebre mito di Er, con cui si chiude avviene che alcune anime riescono a vedere
la Repubblica, si narra, in alcune pagine mirabi- l’essere, o almeno una parte solo di esso, e per
li, il ritorno delle anime su questa terra. questo motivo continuano a vivere con gli dei.
Terminato il loro viaggio millenario, le anime Invece altre anime non riescono a giungere al-
convengono su una pianura, dove viene deter- la «pianura della verità»: si ammassano, fanno
minato il loro destino futuro. E a questo ri- ressa, e, non riuscendo a salire l’erta che urta
guardo Platone opera una autentica rivoluzio- alla sommità del cielo, si scontrano e si calpe-
ne della tradizionale credenza greca, secondo stano; nasce una zuffa, in cui le ali si spezzano,
la quale sarebbero gli dei e la Necessità a de- e, fattesi per conseguenza pesanti, queste ani-
cidere il destino dell’uomo. I «paradigmi delle me precipitano sulla terra. La vita umana alla
vite» – dice al contrario Platone – stanno in quale l’anima, cadendo, dà origine, è moral-
grembo alla Moira Lachesi, figlia di Necessità; mente più perfetta a seconda che essa più ab-
ma essi non sono «imposti», bensì solo «pro- bia veduto nell’iperuranio e moralmente me-
posti» alle anime, e la scelta è interamente no perfetta a seconda che meno abbia veduto.
consegnata alla libertà delle anime stesse. Alla morte del corpo, l’anima viene giudicata,
L’uomo non è libero di scegliere se vivere o e per un millennio godrà premi o sconterà pe-
non vivere, ma è libero di scegliere come vivere ne, corrispondenti ai meriti o demeriti della vi-
moralmente, ossia se vivere secondo la virtù o ta terrena. E dopo il millesimo anno ritornerà
secondo il vizio: «Non sarà il dèmone a sce- a reincarnarsi.
gliere voi, ma voi il dèmone. Il primo estratto Ma, rispetto alla Repubblica, nel Fedro (249 a)
sceglierà per primo la vita alla quale sarà tenu- c’è una ulteriore novità. Passati diecimila anni,
to di necessità. La virtù non ha padroni; quan- tutte le anime rimettono le ali e ritornano presso gli
to più ciascuno di voi l’onora tanto più ne avrà; dei. Quelle anime che per tre vite consecutive
quanto meno l’onora, tanto meno ne avrà. La hanno vissuto secondo filosofia, fanno ecce-
responsabilità, pertanto, è di chi sceglie. Il dio zione, e godono di una sorte privilegiata, in
non ne ha colpa» (Repubblica, X, 617 d-e). quanto rimettono le ali dopo tremila anni, per
Platone ha poi riproposto nel Fedro (246 a - 249 tornare a vivere con gli dei.
d) una visione dell’aldilà ancora più comples- VIII. LA DOTTRINA POLITICA E I SUOI SVILUPPI. – 1. Le
sa. Le ragioni sono da ricercare nel fatto che affermazioni della «Lettera VII». – La compo-
nessuno dei miti sinora esaminati spiega la nente politica del platonismo è stata compre-
causa della discesa delle anime nei corpi e le sa, in tutta la sua rilevanza e in tutta la sua por-
ragioni della loro affinità con il divino. Origi- tata, solamente nel XX secolo. In primo luogo,
nariamente l’anima era presso gli dei e viveva fu rivendicata l’autenticità della Lettera VII, in
al seguito degli dei una vita divina, ed è caduta cui Platone dice espressamente, tracciando la
in un corpo sulla terra per una colpa. L’anima propria autobiografia, che la politica fu la pas-
– come sappiamo – è come un carro alato tira- sione dominante della sua vita. Wilamowitz-
to da due cavalli con l’auriga. Mentre i due ca- Moellendorff (Platon, cit.), poi, nella sua bio-
valli degli dei sono egualmente buoni, i due grafia platonica ormai classica, mettendo a
cavalli delle anime degli uomini sono di razza frutto il contenuto della Lettera VII, verificò
diversa – uno è buono, l’altro cattivo e la guida che effettivamente, in tutto l’arco della sua vi-
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Platone ENCICLOPEDIA FILOSOFICA

ta Platone si era occupato di politica (W. Jae- 3. Le tre classi sociali dello stato ideale e loro signi-
ger, Paideia: la formazione dell’uomo greco, tr. it. ficato. – Alla prima classe, quella dei contadini,
di L. Emery e A. Setti, Milano 2003). artigiani e mercanti, è concesso il possesso di
Tutta l’opera di Platone «filosofo» vuol essere, beni e di ricchezze (non troppe, ma nemmeno
insieme, di «politico» nel senso ideale. D’altra troppo poche). Invece ai difensori dello stato
parte, oltre alle sue esperienze siciliane, i titoli non sarà concesso alcun possesso di beni e di
stessi delle opere che seguiranno il Gorgia lo ricchezze; essi avranno abitazioni e mense co-
confermano: il capolavoro centrale del pensie- muni e riceveranno i viveri dagli altri cittadini
ro platonico è la Repubblica, a mezzo dei dialo- come compenso della loro attività.
ghi dialettici si colloca il Politico, l’ultima vasta Questa limitazione si rende necessaria per il
opera cui Platone lavorò negli anni della vec- superiore bene e per la felicità dello stato: nel-
chiaia sono le Leggi. lo stato perfetto, infatti, non può essere parti-
2. Perché e come nasce lo stato. – Nella Repubblica colarmente felice una classe soltanto, in quan-
(II, 369 ss.) Platone dimostra le ragioni per cui to per l’equilibrata felicità dello stato nella sua
lo stato è necessario. Ciascuno di noi non è interezza ogni classe deve partecipare alla feli-
«autarchico», ossia non basta a se medesimo. cità solo per quel tanto che consente la natura.
Il cespite dello stato è dunque il nostro biso- I custodi, inoltre, dovranno vigilare che nello
gno. E i nostri bisogni sono molteplici, e di stato così costruito non si introducano muta-
conseguenza ciascuno di noi necessita non già menti né eccessi di vario genere, che lo porte-
di uno o di pochi, ma di molti altri uomini che rebbero in rovina (ibi, IV, 419 a ss.).
provvedano a questi bisogni. Nascono così le 4. Natura, valore e importanza della giustizia. –
differenti professioni, che solo uomini diversi Senza la giustizia non c’è lo stato. Bisogna
possono adeguatamente esercitare. Ciascun quindi stabilire che cosa essa sia. Per fare que-
uomo, infatti, non nasce del tutto simile agli sto, è necessario determinare le quattro virtù
altri, bensì con differenze naturali e, quindi, at- fondamentali: oltre la «giustizia», anche la
to a fare lavori differenti. «sapienza», la «fortezza» e la «temperanza».
Ma lo stato, oltre che della classe addetta alle Lo stato perfetto possiede la «sapienza»
professioni di pace, che mirano a soddisfare (soqiva) perché ha «buon consiglio» (eujbouliva),
gli essenziali bisogni della vita, ha pure biso- che è una «scienza» (ejpisthvmh) diversa dalle
gno di una classe di «custodi» e di guerrieri. scienze e tecniche particolari, perché ha come
Infatti, col crescere dei bisogni, la città deve oggetto il corretto modo di comportarsi dello
annettersi nuovi territori o anche semplice- stato nei confronti di se stesso e nei confronti
mente difendersi da nemici. Costoro – per lo degli altri stati, ed è posseduta solamente dai
stesso principio sopra esposto –, al fine di po- custodi perfetti, ossia dai governanti. Lo stato
ter ben compiere la loro opera, dovranno esse- è dunque «sapiente» per la classe dei suoi go-
re dotati, innanzitutto, di un fisico adeguato e vernanti (ibi, IV, 428 b ss.).
di una «appropriata indole». Inoltre, se per la La «fortezza» o «coraggio» (ajndreiva) è la capa-
prima classe di cittadini non era necessaria cità di conservare con costanza l’«opinione
una speciale educazione, essendo le usuali retta» in materia di cose pericolose e non pe-
professioni agevoli da apprendere, per la clas- ricolose, senza lasciarsi vincere dai piaceri o
se dei custodi dello stato è indispensabile una dai dolori o dalle paure o dalle passioni. È
accuratissima educazione. La cultura (poesia e quindi la virtù propria soprattutto dei guerrie-
musica) e la ginnastica saranno gli strumenti ri, e, di conseguenza, lo stato è forte per la
più idonei per educare il corpo e l’anima del classe dei suoi guerrieri (ibi, IV, 429 a ss.).
custode (ibi, II, 373 b ss.). La «temperanza» (swfrosuvnh) è una specie di
Nell’ambito dei custodi, bisognerà distinguere «ordine», di «autodominio» o disciplina
quelli che dovranno ubbidire e quelli che do- (ejgkravteia) dei piaceri e dei desideri. Essa si
vranno comandare. Questi ultimi saranno i trova particolarmente nella terza classe di cit-
reggitori dello stato, e dovranno essere coloro tadini, ma non è esclusiva di essa e si estende
che maggiormente avranno amato la città e a tutto lo stato, facendo in modo che le classi
che per tutta la vita avranno compiuto con il inferiori si accordino completamente con le
maggior zelo l’utile e il bene di essa. Costoro, superiori, e quindi armonizzino perfettamente
come vedremo, sono i veri filosofi, i quali co- con esse. Lo stato temperante, dunque, è
stituiscono la terza classe (ibi, III, 412 b ss.). quello in cui i più deboli si accordano con i più
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ENCICLOPEDIA FILOSOFICA Platone


forti, gli inferiori con i superiori e vivono in figlie. A loro volta, di conseguenza, questi ulti-
piena armonia (ibi, IV, 430 d ss.). mi chiameranno padri e madri tutti gli uomini
Giungiamo, infine, alla «giustizia» e tutte le donne che avranno contratto nozze
(dikaiosuvnh). Essa coincide con il principio fra il decimo e l’ottavo mese anteriori alla loro
stesso su cui è costruito lo stato ideale, ossia nascita. Inoltre, per lo stesso motivo, si chia-
col principio secondo cui ciascuno deve fare solo meranno fra di loro fratelli e sorelle tutti i nati
quelle cose che per natura e quindi per legge è chia- nel periodo in cui i loro padri e le loro madri
mato a fare. Quando ciascun cittadino e ciascu- procreavano (ibi, V, 461 d).
na classe attende alle proprie funzioni nel mo- 6. Per una corretta interpretazione delle norme del
do migliore, allora la vita dello stato si svolge platonico stato ideale. – Platone vuol togliere ai
in modo perfetto e si ha, appunto, lo «stato custodi una loro famiglia particolare, per of-
giusto» (ibi, IV, 432 b ss.). frirne loro una grandissima. Infatti, non solo il
5. Il sistema di comunanza di vita dei guerrieri e possesso di beni materiali divide gli uomini,
l’educazione della donna nello stato ideale. – Un ma anche il possesso di quel peculiare bene
problema di fondo deriva dall’aver posto il che è la famiglia sollecita in vario modo l’ego-
principio che la classe dei custodi dello stato ismo umano. Pertanto, se metteremo in comu-
deve «avere ogni cosa in comune». Questo im- ne, oltre ai beni materiali, anche la famiglia, i
plica, infatti, che oltre alle abitazioni e alla custodi – a suo avviso – non avranno più nulla
mensa, i custodi debbano avere in comune an- di cui dire «è mio», o meglio potranno dire «è
che le donne, i figli, l’allevamento e l’educazio- mio» di tutto quanto, perché assolutamente
ne della prole (ibi, V, 449 c ss.). tutto sarà in comune (ibi, V, 462 a-e).
Platone ritiene che alle donne dei custodi ven- Le motivazioni teoretiche di questa forma di
gano affidate le medesime mansioni che ven- comunismo sono decisamente spiritualistiche
gono affidate agli uomini: esse dovranno esse- e quasi ascetiche. I custodi della città platoni-
re educate mediante la stessa paideia ginnico- ca, dice assai bene A.E. Taylor (Platone, tr. it.,
musicale di cui si è sopra detto. La riforma che p. 432), «sono molto più nella posizione di un
Platone propone è veramente rivoluzionaria ordine monastico militare del Medioevo che
per i suoi tempi, dato che, in genere, il greco non in quella di una burocrazia collettivistica».
rinchiudeva la donna nell’ambito delle mura 7. Il filosofo e lo stato ideale. – Manca ancora la
domestiche, le affidava l’amministrazione del- parte più qualificante dello stato ideale, vale a
la casa e l’allevamento della prole, e la teneva dire la caratterizzazione specifica dei «gover-
lontana dalle attività di cultura e da quelle gin- nanti» o «reggitori» supremi e della loro pecu-
niche, dalle attività belliche e da quelle politi- liare «paideia» o educazione. È precisamente
che. Per la prima volta nella storia Platone pro- la natura dei governanti che rivela, oltre che il
clama la perfetta uguaglianza delle donne e fondamento teoretico, anche la condizione
degli uomini, con tutto ciò che questo com- della realizzabilità dello stato platonico.
porta per lo stato ideale (ibi, V, 455 d ss.). La tesi può riassumersi in questo modo: condi-
Una seconda conseguenza – che deriva dalla zione necessaria e anche sufficiente perché si
precedente – è l’eliminazione dell’istituto del- realizzi lo stato ideale è che i governanti diven-
la famiglia per le classi dei custodi, dato che le tino filosofi o i filosofi governanti. Non solo,
donne (così come gli uomini) di altro non do- dunque, è il filosofo che progetta teoretica-
vranno occuparsi se non della custodia dello mente lo stato perfetto, ma è altresì il filosofo
stato (la famiglia viene invece mantenuta, così che solo lo può realizzare e lo può fare entrare
come la proprietà, per la classe più bassa). Le nella storia. Il discorso platonico raggiunge,
donne dei custodi, dunque, saranno comuni, e poi, la massima chiarezza desiderabile, procla-
comuni saranno anche i figli. Le nozze saranno mando la suprema idea del bene ossia il «be-
regolate dallo stato e dichiarate sacre e si farà ne in sé» come supremo «modello» o «para-
in modo che le migliori donne s’accoppino con digma» di cui il filosofo si deve avvalere per re-
i migliori uomini, così che la razza si riproduca golare la propria vita e la vita dello stato (cfr.
nel modo migliore possibile (ibi, V, 457 c ss.). Repubblica, V, 473 c ss.; 499 b ss.). E poiché, co-
Tutti i bambini che nasceranno fra il settimo e me abbiamo visto, l’idea del bene è il divino al
il decimo mese a partire dal giorno in cui un più alto grado, lo stato platonico risulta il ten-
uomo e una donna avranno celebrato le nozze, tativo di organizzare la vita associata degli uo-
dovranno essere considerati da costoro figli e mini sulla base del più elevato fondamento te-
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Platone ENCICLOPEDIA FILOSOFICA

ologico. Il divino diventa così, oltre che fonda- verni e le costituzioni «non provengono da una
mento dell’essere e del cosmo e della vita pri- quercia o da una rupe», bensì «dai costumi
vata degli uomini, anche il fondamento della morali che vi sono negli stati».
vita degli uomini in dimensione politica, il ve- Le forme corrotte di governo sono, in ordine,
ro cardine della polis (ibi, V, 500 b ss.). le seguenti: 1) la «timocrazia», che è una forma
8. L’educazione dei filosofi nello stato ideale e la di governo che poggia sul riconoscimento
«conoscenza massima». – In uno stato, quale è dell’onore (che in greco si dice appunto ti'mo",
quello vagheggiato da Platone, diventa della donde il nome timocrazia) quale supremo va-
massima importanza la selezione dei giovani lore (ibi, VIII, 545 d ss.); 2) l’«oligarchia», che è
dotati di autentica natura filosofica (ossia dei una forma di governo fondata sulla ricchezza
giovani in cui predomina la parte razionale del- intesa come supremo valore, e quindi gestita
l’anima sulle altre due) e la loro educazione. da quei pochi che detengono le ricchezze (ibi,
Per quanti sono destinati a diventare reggitori- VIII, 550 c ss.); 3) la «democrazia», che Platone
filosofi l’educazione ginnico-musicale, che ab- intende nel senso peggiorativo di demagogia
biamo visto stabilita per i custodi in generale, (ibi, VIII, 555 b ss.); 4) la «tirannide», che per il
non costituisce se non un momento prope- nostro filosofo rappresenta un vero flagello
deutico. Infatti, questo tipo di educazione è in dell’umanità (ibi, VIII, 560 e ss.).
grado di rendere l’uomo armonico e ben ordi- Solamente in uno stato ideale l’uomo raggiun-
nata la sua vita, ma non è in grado di portare ge la felicità, non solo sulla terra ma anche do-
alla conoscenza delle cause da cui dipendono po morte, ossia per sempre. Il grandioso mito
quell’ordine e quell’armonia. La meta escatologico di Er che chiude la Repubblica (X,
dell’educazione filosofica è proprio questa: 614 a ss.) esprime il senso ultimo della politica
giungere alla «conoscenza massima» (mevgi- platonica: la vera politica è quella che ci salva
ston mavqhma) del «bene in sé» (ibi, VI, 504 d non solo nel tempo ma per l’eterno.
ss.). La «lunga strada» (ibi, VI, 503 e - 504 e) Nella costruzione platonica dello stato ideale
che porta a tale conoscenza passa attraverso la vi sono indubbiamente aspetti e momenti
matematica, la geometria piana e solida, «utopici» e «mitici», ma non sono se non ele-
l’astronomia e la scienza dell’armonia: tutte menti drammaturgici di cui Platone si serve
queste scienze, infatti, costringono l’anima ad per esprimere una verità di fondo. La Repubbli-
avvalersi dell’intelligenza e la portano a con- ca esprime fondamentalmente – facendo uso
tatto con una parte dell’essere privilegiato (gli di mito e di utopia – un «ideale realizzabile»,
enti e le leggi matematico-geometriche). Ma il anche se storicamente lo stato perfetto non
tratto di gran lunga più impegnativo e arduo esiste. Lo stato ideale è realizzabile nell’«inte-
della lunga strada è costituito dalla dialettica, riore dell’uomo», nella sua anima. Se il vero sta-
con cui l’anima si scioglie completamente dal to non esiste «fuori di noi», lo possiamo tutta-
sensibile per raggiungere l’essere puro delle via costruire «in noi stessi», seguendo nel no-
idee, e, procedendo attraverso le idee, giunge stro intimo la vera politica (ibi, IX, 591 c - 592
alla visione del bene (ibi, VI e VII, passim). b; cfr. W. Jaeger, Paideia, pp. 1309-1310).
9. Le quattro forme di stato imperfette e corrotte. – 10. Il problema del «Politico». – Era tuttavia ne-
La costruzione dello stato perfetto e l’analisi cessario che Platone fornisse, oltre al modello
del tipo umano ad esso corrispondente voleva dello stato ideale, punti di riferimento più rea-
dimostrare che esiste una strutturale corri- listici, ossia indicazioni di costituzioni storica-
spondenza fra virtù e felicità, e che la seconda mente attuabili, e che quindi riproponesse la
non è se non il necessario effetto della prima. problematica politica con altra ottica. Per ri-
Platone nei libri ottavo e nono della Repubblica spondere a queste esigenze, Platone maturò il
fornisce una sorta di «controprova», proce- disegno dello «stato secondo», ossia dello
dendo all’analisi delle forme di costituzioni stato che viene dopo quello ideale: uno stato
degeneri e dei tipi umani ad esse corrispon- che tiene conto non solo del «come l’uomo
denti, al fine di dimostrare che, nella misura in deve essere», ma del «come egli effettivamen-
cui esse via via scadono in virtù, scadono altre- te è». Nacquero così il Politico e le Leggi.
sì in felicità. Tutta questa parte delle analisi Nel Politico, considerando gli uomini e gli stati
platoniche risulta sorretta dal principio della così come effettivamente sono, Platone si do-
perfetta corrispondenza fra l’anima e i costumi manda se sia meglio porre l’uomo di stato al di
dell’individuo e le istituzioni dello stato: i go- sopra della legge, o, viceversa, porre la legge
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ENCICLOPEDIA FILOSOFICA Platone


come sovrana. È chiaro che nello stato ideale ra» (to; mevtrion), vale a dire su valori ideali (su
della Repubblica questo dilemma non ha ra- qualità) e non su mere quantità (ibi, 284 b-e).
gion d’essere, perché in esso l’uomo di stato Applicando questa fondamentale distinzione
(il filosofo) e la legge non possono struttural- – che vale in generale per tutte le arti – in mo-
mente trovarsi in contrasto, in quanto la legge do specifico all’«arte del politico», diremo che
non è altro che il modo in cui l’uomo di stato essa ha come oggetto il «giusto mezzo», il «dove-
realizza nella città il bene contemplato nell’as- roso», l’«opportuno», il «conveniente» nelle sfere
soluto. Ma nello stato storico le cose non pos- più importanti della vita della città (ibi, 305 d). Il
sono verificarsi in questo modo: uomini di sta- politico persegue la «giusta misura» o il «giu-
to quali dovrebbero essere per realizzare que- sto mezzo» soprattutto nell’attuazione del suo
sto ideale non esistono; di qui nasce il proble- compito fondamentale, che è quello di costru-
ma sopra prospettato. Il realistico riconosci- ire l’«unità dello stato», partendo da elementi
mento di questo dato comportava una rivalu- eterogenei e addirittura opposti, secondo la
tazione delle diverse forme di costituzione, «giusta misura» (ibi, 306 a - 311 c).
che nella Repubblica erano presentate come 11. Le «Leggi» e il loro rapporto con la «Repub-
forme patologiche dello stato. Nel Politico si blica». – Le Leggi sono l’ultima opera di Plato-
dimostra, infatti, che esse sono necessarie e in ne e anche il suo testamento politico. Platone
che misura hanno una loro validità. intendeva fornire un modello concreto assai
Le costituzioni storiche sono «imitazioni» di dettagliato per uno «stato secondo». Lo stato
quella ideale (Politico, 300 e ss.): a) se è un uo- delle Leggi è, dunque, quasi una copia del mo-
mo solo che governa e imita il politico ideale, dello originale, e per questo «viene come se-
si ha la «monarchia»; b) se è la moltitudine dei condo» dopo l’originale «che è primo» (Leggi,
ricchi che governa e imita il politico ideale, si V, 379 b-e).
ha l’«aristocrazia»; c) se infine è il popolo inte- La costituzione che Platone propone come
ro che governa e cerca di imitare il politico ide- storicamente più adeguata è una «costituzio-
ale, si ha la «democrazia». Queste tre forme di ne mista», che unisce i pregi della monarchia
costituzione sono giuste nella misura in cui con quelli della democrazia, e ne elimina i difet-
chi governa rispetta le leggi e le consuetudini. ti. Infatti, per esempio in Persia a poco a poco
Se, invece, la legge non viene rispettata, allora il popolo è stato spinto alla completa servitù
nascono tre corrispondenti forme corrotte di (e quindi è nata una forma di «assolutismo ti-
costituzione: a) la monarchia, corrompendosi, rannico»); in Grecia al popolo è stata concessa
diventa «tirannide»; b) l’aristocrazia, corrom- totale libertà (e quindi la «democrazia» è di-
pendosi, diventa «oligarchia»; c) la democrazia ventata «demagogia»). La libertà assoluta
diventa «democrazia corrotta» (noi diremmo (anarchia), secondo Platone, vale meno di una
oggi «demagogia»). libertà temperata. La libertà temperata
Quale è la migliore costituzione? Se si prendo- dall’autorità è dunque la «giusta misura» ed è
no in considerazione le costituzioni corrotte, il fine che si propone la «costituzione mista»
prive di ordine e di disciplina, la democrazia (ibi, III, 693 d-e).
sarebbe la più accettabile; se, al contrario, le Anche circa l’eguaglianza dei cittadini Platone
costituzioni fossero attuate in modo corretto, torna a riflettere. Egli nota che, anche in que-
la migliore sarebbe la monarchia (ibi, 302 e - sto caso, bisogna trovare la «giusta misura». E
303 b). la «giusta misura» non è data da un astratto
Nel Politico l’arte dello statista viene definita «egualitarismo», bensì da una «eguaglianza
come arte di applicare la «giusta misura» (e proporzionale» (ibi, VI, 757 a-d). In generale, la
quindi come arte di attuare il bene, che è mi- «giusta misura» domina da un capo all’altro
sura suprema). Ma come si applica la «giusta delle Leggi, e, anzi, di essa Platone rivela
misura»? Vi sono due maniere di procedere espressamente il fondamento, ancora una vol-
nella misurazione: 1) quella che si basa sulla re- ta squisitamente metafisico-teologico, affer-
ciproca relazione di grande-piccolo, lungo- mando che, per noi uomini, «la misura di tutte
corto, eccesso-difetto, ed è una misurazione di le cose è dio» (ibi, IV, 716 c).
carattere matematico; 2) vi è però anche la mi- IX. MITO E LOGOS IN PLATONE. – 1. Contrastanti in-
surazione «secondo l’essenza che è necessaria terpretazioni del mito platonico. – A partire
alla generazione», ossia la misurazione che si dall’età moderna, in conseguenza della «rivo-
basa sul «giusto mezzo» o sulla «giusta misu- luzione scientifica», si è interpretata la filoso-
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Platone ENCICLOPEDIA FILOSOFICA

fia, in generale e in particolare, come un pas- la interpretazione di Platone consiste proprio


saggio storico dal mythos al logos, e quindi si è nei sofisticati tentativi di mettere in atto pro-
interpretata l’evoluzione della filosofia come cessi di demitizzazione dei suoi miti al fine di
uno sviluppo del logos e un come un suo di- trasformarli in puro logos, o nei tentativi di
stacco sempre più marcato dal mythos. Di con- metterli in parentesi o addirittura di eliminarli
seguenza, si è considerato il linguaggio pro- in modo sistematico per una comprensione ri-
prio del mito come un linguaggio pre-filosofi- tenuta «scientifica».
co, se non addirittura a-filosofico, ossia come Ma su che cosa si basa la complementarità
una forma di messaggio immaginifico e fanta- delle due vie parallele del mito e del logos per
stico privo di carattere scientifico-veritativo. giungere alla verità? Nel rispondere a questo
Da qualche tempo, però, è in atto, in senso problema, ricordiamo che la posizione assun-
contrario a quanto si era sostenuto sulla scia ta da Platone trascende il suo significato stori-
della rivoluzione scientifica e sulla base delle co, in quanto torna oggi a imporsi, soprattutto
affermazioni di Hegel. in seguito alla crisi dello scientismo, proprio
Il termine mito in Platone ricopre un’area se- dal punto di vista sistematico e teoretico. In
mantica assai ampia. In primo luogo, è oppor- effetti, ormai da alcuni decenni, l’uomo con-
tuno mettere in primo piano il fatto che Plato- temporaneo si sta rendendo ben conto del fat-
ne considerava tutti i suoi scritti come forme to che la «scienza» scoperta con la «rivoluzio-
di mito: fatto, questo, che la communis opinio ne scientifica» è ben lontana dal pervenire a
degli studiosi è ancora lontana dall’aver com- verità ultimative in modo incontrovertibile, e
preso, in quanto esso risulta essere stretta- che, in particolare, i metodi della scienza, per
mente connesso alle «dottrine non scritte» e quanto siano indiscutibilmente validi nel loro
alla concezione platonica dei rapporti fra scrit- ambito, non possono essere assunti come me-
tura e oralità. Ma il mito non riguarda solo la todi esclusivi per un accesso alla verità. E, di
forma – ossia la comunicazione dei messaggi conseguenza, ci si sta rendendo ben conto de-
mediante la scrittura, in quanto solo mediante gli errori che la filosofia stessa ha fatto, assu-
l’oralità dialettica il discorso si impone come mendo come modello epistemologico appun-
coerente, solido e compiuto – ma anche preci- to i metodi delle scienze particolari. Per que-
se tematiche, che non sono esprimibili in rigo- sto motivo sono in atto vari tentativi di rivalu-
rosi concetti dialettici. tazione teoretica del mito come una via alla
In primo luogo, bisogna rilevare che tutte le verità. Questo, tra l’altro, spiega in larga misu-
forme di realtà connesse con il divenire non si ra il grande successo che Platone torna ad ave-
possono esprimere se non in forme di mito, in re in Occidente, e il fatto che venga richiesto
quanto la pura noesis e il puro sapere dialettico dagli uomini di cultura e preferito a molti degli
sono possibili solamente in riferimento all’es- stessi filosofi moderni e contemporanei.
sere immobile ed eterno, e dunque al mondo Il mito platonico è, appunto, un «pensare per
delle idee. Di conseguenza, tutte le problema- immagini», mentre il logos è un «pensare per
tiche connesse con il cosmo e quelle connesse concetti». Sia il mito che il logos, dunque, sono
con le anime e in generale con la storia vengo- un «pensare», sia pure in forme differenti, e lo
no trattate da Platone facendo largo uso del sbocco cui tendono le due vie del pensare, nei
mito. Inoltre, bisogna ricordare che Platone loro momenti culminanti, è appunto la verità.
collega il mythos anche con il discorso che in- Certamente, il mito ha il vantaggio sul logos di
canta, come una sorta di canto magico, in essere più comunicativo e più persuasivo, so-
quanto esso si rivolge non solo all’anima ra- prattutto se presentato mediante lo strumen-
zionale ma anche alle altre forze dell’anima, e to della grande prosa di Platone. Pertanto, il
quindi esercita persuasione con una forza par- mito (il buon mito) non agisce mai a danno del
ticolare. logos (del buon logos), ma opera sempre e solo
2. «Logos» e «mito» come «sistole» e «diastole» in sinergia con esso. Il messaggio che Platone
del filosofare platonico. – Si potrebbe anche par- mette in bocca a Socrate prima di morire,
lare di vie che hanno funzioni complementari, mentre si accinge a discutere sul problema
come qualcuno ha giustamente rilevato, che, della morte e dell’immortalità, è veramente
in quanto tali, sono ineliminabili nella loro paradigmatico: «È la cosa più conveniente di
differenziazione strutturale. L’errore ermeneu- tutte per colui che è sul punto di intraprendere
tico più grave che non pochi commettono nel- il viaggio verso l’altro mondo, riflettere con la
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ENCICLOPEDIA FILOSOFICA Platone


ragione (diaskopei'n) e meditare attraverso i [Massachusetts] - London 1914 ss.) in 12 volumi,
miti (muqologei'n) su questo viaggio verso l’al- più volte riediti (è un’edizione pratica, con brevi in-
tro mondo e dire come immagina che esso troduzioni ai singoli dialoghi, traduzione scorrevole
sia» (Fedone, 62 e). e note esplicative essenziali. L’apparato critico è ri-
Dunque, il filosofare platonico è un far ricerca dottissimo, come per quasi tutti i volumi di questa
mediante la ragione, ossia un pensare per con- collana). Le traduzioni di Platone in italiano, cosi
come nelle altre lingue, sono moltissime. Ne ripor-
cetti, e, a un tempo, un far ricerca mediante
tiamo alcune selezionate. Nel XIX secolo: I Dialoghi
miti, ossia un pensare per immagini in struttu-
di Platone, a cura di E. Ferrai, Padova 1873 ss., 4
rale, in armonica simbiosi. Potremmo dire con voll.; Dialoghi di Platone, a cura di R. Bonghi, Torino-
una metafora che logos e mito sono come le Roma-Firenze 1880 ss., 13 voll.; Dialoghi, a cura di F.
«sistole» e le «diastole» del cuore del pensiero Acri, Napoli 1886 ss. (più volte riediti e ristampati,
platonico (cfr. G. Reale, Storia della filosofia gre- di recente, anche presso Einaudi, Torino 1970, a cu-
ca e romana, Milano 2004, vol. III, pp. 45-50 e ra di P. Treves). Nel XX secolo: Dialoghi di Platone, a
Platone alla ricerca della sapienza segreta, pp. cura di E. Martini, Torino 1922 ss. (ristampato pres-
123-141). so l’editore Sansoni, Firenze 1974, a cura di Puglie-
G. Reale se Carratelli); Tutte le opere, a cura di G. Modugno,
BIBL.: I. EDIZIONI E TRADUZIONI DEI DIALOGHI. – Fra le edi- Perugia-Firenze 1926 ss., 31 voll.; Dialoghi, L’Apolo-
zioni ottocentesche la migliore è stata quella di C.F. gia e le Epistole, a cura di E. Turolla, Milano-Roma
HERMANN, Platonis Dialogi secundum Thrasylli tetralo- 1953, 3 voll. L’editore Laterza ha presentato due
gias dispositi, «Bibliotheca Scriptorum Graecorum et edizioni delle opere platoniche: una in 7 voll., a cu-
Romanorum Teubneriana», Lipsiae 1851-53, 1877- ra di vari autori, tra il 1921 e il 1934 e una nuova,
80, 1921-36, 6 voll.; agli inizi del nostro secolo ha vi- con la sostituzione di numerosi dei precedenti tra-
sto la luce l’edizione più cospicua, che resta tuttora duttori, e con opportuni completamenti, nel 1966,
insuperata, J. BURNET, Platonis Opera, Oxonii 1900- in due volumi, riprodotta nel 1971 nella «Universale
07, 5 voll. (più volte ristampata), che fa parte della Laterza», in 9 voll.: Opere complete, con un indice de-
collana «Scriptorum Classicorum Bibliotheca Oxo- gli argomenti a cura di G. Giannantoni, Bari 1971.
niensis». La Bibliotheca Oxoniensis sta pubblican- Ecco i traduttori e le rispettive opere tradotte: M.
do una nuova edizione critica, a cura di vari autori, GIGANTE: Vita di Platone di Diogene Laerzio; M. VAL-
sulla quale si potrà dare un giudizio solo quando GIMIGLI: Eutifrone, Apologia di Socrate, Critone, Fedo-
sarà terminata (si segnala in particolare Platonis ne, Teeteto; L. MINIO-PALUELLO: Cratilo; A. ZADRO: Sofi-
Rempublicam, a cura di S.R. Slings, Oxford 2003). In sta, Politico, Parmenide, Filebo, Leggi (sostituisce le
ogni caso, l’edizione di Burnet resta il punto di rife- precedenti traduzioni di M. Faggella dei primi quat-
rimento irrinunciabile per le citazioni e per il moti- tro dialoghi e di A. Cassarà delle Leggi); P. PUCCI:
vo che i recenti lessici sotto citati si basano su di Simposio, Fedro, Alcibiade primo, Alcibiade secondo,
essa (il primo volume contiene i dialoghi della pri- Ipparco, Gli amanti, Teage, Carmide, Lachete, Liside
ma e della seconda tetralogia; il secondo contiene (sostituisce le precedenti traduzioni di C. Diano); F.
i dialoghi della terza e della quarta; il terzo i dialo- ADORNO: Eutidemo, Protagora, Gorgia, Menone, Ippia
ghi della quinta, della sesta e della settima tetralo- maggiore, Ippia minore, Ione, Menesseno, Epinomide
gia; il quarto contiene la tetralogia ottava; il quinto, (sostituisce le traduzioni di F. Zambaldi); F. SARTORI:
infine, la nona tetralogia e le opere spurie). Accanto Clitofonte, La Repubblica (sostituisce le traduzioni di
all’edizione di Burnet segnaliamo quella bilingue, C.O. Zuretti); C. GIARRATANO: Timeo, Crizia, Minosse;
greco-francese, pubblicata a opera di numerosi stu- A. MADDALENA: Lettere; G. SILLITTI: Definizioni, Sul giu-
diosi nella «Collection des Universités de France» sto, Sulla virtù, Demodoco, Sisifo, Erissia, Assioco. Ri-
della società editrice «Les Belles Lettres»: PLATON, cordiamo anche le traduzioni uscite nella collana
Oeuvres complètes, Paris 1920 ss., piu volte ristampa- Utet: Dialoghi filosofici di Platone, a cura di G. Cam-
ta (l’edizione si articola in 14 tomi suddivisi in 27 biano, Torino 1970-81, 2 voll.; Dialoghi politici e lette-
volumi. Essa è ancora utile per le introduzioni ai re di Platone, a cura di F. Adorno, Torino 19702, 2
singoli dialoghi e per le traduzioni, per lo più molto voll. La traduzione più recente in un unico volume
scorrevoli. Il valore del testo è diseguale e varia a è la nostra: Tutti gli scritti, a cura di G. Reale, Milano
seconda dei curatori: in generale, esso è inferiore a 2000, 20013. Ecco i traduttori e le rispettive opere
quello stabilito da Burnet. Questa edizione, tutta- tradotte: G. REALE: Eutifrone, Apologia di Socrate,
via, per le introduzioni e le annotazioni, merita di Critone, Fedone, Simposio, Fedro, Protagora, Gorgia,
essere consultata, oltre a quella di Burnet). Un’altra Menone, Ione, Timeo; M.L. GATTI: Cratilo, Alcibiade
edizione bilingue, greco-inglese, è quella pubblica- maggiore, Alcibiade minore, Ipparco, Amanti, Eutide-
ta, anch’essa a opera di numerosi studiosi, nella mo; C. MAZZARELLI: Teeteto, Sofista, Politico, Filebo; M.
collana «The Loeb Classical Library» (Cambridge MIGLIORI: Parmenide; M.T. LIMINTA: Teagete, Carmide,

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Platone ENCICLOPEDIA FILOSOFICA

Lachete, Liside, Ippia maggiore, Ippia minore, Menes- tón. Doctrinas no escritas. Antologia, Bilbao 1998. Si
seno; R. RADICE: Clitofonte, Repubblica, Crizia, Minos- vedano inoltre i testi basilari sulla storia degli effet-
se, Leggi, Epinomide, Lettere. Vi sono numerose tra- ti di Platone e del platonismo nell’antichità raccolti
duzioni di singoli dialoghi, di varia portata e valore, nell’imponente opera iniziata da H. Dörrie e prose-
le cui indicazioni si troveranno negli strumenti bi- guita da M. Baltes, Der Platonismus in der Antike.
bliografici sotto citati, in particolare in W. TOTOK, Grundlage - System - Entwicklung, che così si artico-
Handbuch der Geschichte der Philosophie, vol. I, nuova la. I: H. DÖRRIE, Die geschichtlichen Würzeln des Plato-
ed., Frankfurt am Main 19972, pp. 236-302 (con la nismus, Bausteine 1-35, testo, tr. ted. e commento,
letteratura critica afferente). Stuttgart - Bad Cannstatt 1987; II: H. DÖRRIE, Der hel-
II. LESSICI. – F. AST, Lexicon Platonicum sive vocum lenistiche Rahmen des kaiserzeitlichen Platonismus,
Platonicarum index, Leipzig 1835-1838, 3 voll., rist. Bausteine 36-72, testo, tr. ted. e commento a cura di
anast., Darmstadt 1956, 2 voll.; E. DES PLACES, Lexi- M. Baltes - A. Dörrie - F. Mann, Stuttgart - Bad Cann-
que de la langue philosophique et religieuse de Platon, statt 1990; III: H. DÖRRIE - M. BALTES, Der Platonismus
Paris 1964, 2 voll. I nomi di persona si troveranno in im 2. und 3. Jahrhundert nach Christus, Bausteine
J. ZÜRCHER, Lexicon Academicum, Paderborn 1954; L. 73–100, testo, tr. ted. e commento, Bad Cannstatt
BRANDWOOD, A Word Index to Plato, Leeds 1976. Su- 1993; IV: H. DÖRRIE - M. BALTES, Die philosophische
pera, ora, tutti i precedenti il seguente lessico pub- Lehre des Platonismus. Einige grundlegende Axiome -
blicato sia in edizione cartacea sia in edizione elet- Platonische Physik (im antiken Verständnis) I, Bauste-
tronica: R. RADICE - R. BOMBACIGNO, Plato, «Lexicon», ine 101-124, testo, tr. ted. e commento, Stuttgart -
vol. I, a cura di R. Radice, edizione elettronica a cura Bad Cannstatt 1996; V: H. DÖRRIE - M. BALTES, Die
di R. Bombacigno, Milano 2004. philosophische Lehre des Platonismus. Einige grund-
III. EDIZIONI E TRADUZIONI DELLE TESTIMONIANZE SULLE legende Axiome - Platonisce Physik (im antiken Ver-
«DOTTRINE NON SCRITTE» E SULLA STORIA DEGLI INFLUSSI DI ständnis) II, Bausteine 125-150, testo, tr. ted. e com-
PLATONE. – I testi sulle «dottrine non scritte» di Pla- mento, Stuttgart - Bad Cannstatt 1998; VI/1: H. DÖR-
tone sono stati editi da K. GAISER, Testimonia Plato- RIE - M. BALTES, Die philosophische Lehre des Platoni-
nica. Le antiche testimonianze sulle dottrine non scritte smus. Von der «Seele» als der Ursache aller sinnvollen
di Platone, introduzione e impostazione grafico-ti- Abläufe, Bausteine 151-168, testo, tr. ted. e com-
pografica di G. Reale, traduzione, indice e revisione mento, Stuttgart - Bad Cannstatt 2002; VI/2: H. DÖR-
dei testi di V. Cicero, Milano 1998 (ed. originale RIE - M. BALTES, Die philosophische Lehre des Platoni-
1963). Un’altra raccolta con diversa impostazione è smus. Von der «Seele» als der Ursache aller sinnvollen
quella di H. KRÄMER, Platone e i fondamenti della me- Abläufe, Bausteine 169–181, testo, tr. ted. e com-
tafisica. Saggio sulla teoria dei principi e sulle dottrine mento, Stuttgart - Bad Cannstatt 2002.
non scritte di Platone con una raccolta dei documenti IV. COMMENTARI E SCOLII ANTICHI. – Dei numerosi com-
fondamentali in edizione biligue e bibliografia, introdu- mentari scritti nell’antichità solo pochi sono giunti
zione e tr. it. di G. Reale, Milano 1982, 20016. Abbia- fino a noi. Ecco, in ordine alfabetico, gli autori di
mo tradotto anche la raccolta di Findlay (senza te- cui possediamo commentari platonici: ANONIMO ME-
sto greco a fronte): J.N. FINDLAY, Platone. Le dottrine DIOPLATONICO, CALCIDIO, DAMASCIO, ERMIA, GIAMBLICO,
scritte e non scritte. Con una raccolta delle testimonian- OLIMPIODORO, PROCLO. Si vedano, inoltre, per le anti-
ze antiche sulle dottrine non scritte, introduzione e tra- che introduzioni a Platone e per le antiche sintesi
duzione delle testimonianze antiche sulle dottrine non del suo pensiero che ci sono pervenute: ALBINO/AL-
scritte, tr. it. a cura di G. Reale, Milano 1994. Si veda CINOO, APULEIO, DIOGENE LAERZIO, Vite dei filosofi, l. III.
inoltre M. ISNARDI PARENTE, Testimonia Platonica. Per Le indicazioni delle edizioni delle opere di questi
una raccolta dei principali passi della tradizione indiret- autori si troveranno negli strumenti bibliografici
ta riguardante i legovmena a[grafa dovgmata: le testi- sotto citati (cfr. in particoplare G. REALE, Storia della
monianze di Aristotele, «Atti della Accademia Nazio- filosofia greca e romana, vol. X, Milano 2004, sotto le
nale dei Lincei. Classe di Scienze Morali, Storiche e voci dei singoli autori citati). Per gli Scolii cfr. C.F.
Filologiche», serie IX, vol. VIII, fasc. 4, Roma 1997; HERMANN, Platonis Dialogi secundum Thrasylli tetralo-
M. ISNARDI PARENTE, Testimonia Platonica. Per una gias dispositi, «Bibliotheca Scriptorum Graecorum et
raccolta delle principali testimonianze sui legovmena Romanorum Teubneriana», Lipsiae 1851-53, 1877-
a[grafa dovgmata: testimonianze di età ellenistica e di 80, 1921-36, vol. VI, pp. 223-396; FR. DE FOREST ALLEN
età imperiale, «Atti della Accademia Nazionale dei - J. BURNET - C. POMEROY PARKER - G. CHASE GREENE,
Lincei. Classe di Scienze Morali, Storiche e Filosofi- Scholia Platonica, Haverfordiae (Pennsylvania) 1938;
che», serie IX, vol. X, fasc. 1, Roma 1998. In francese M. CARBONARA NADDEI, Gli scoli greci al «Gorgia» di
si veda M.-D. RICHARD, L’Enseignement oral de Platon. Platone, Bologna 1976. I commenti moderni, le edi-
Une nouvelle interprétation du platonisme, prefazione zioni annotate e le analisi dei singoli scritti platoni-
di P. Hadot, Paris 1986, pp. 243-381 (nuova ed. ci sono innumerevoli. È da tener presente che, talo-
2006). In spagnolo si veda J.R. ARANA MARCOS, Pla- ra, i commentari sono annessi alle edizioni del te-

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ENCICLOPEDIA FILOSOFICA Platone Tiburtino


sto dei singoli dialoghi, talora, invece, alle traduzio- questione sulla problematica delle dottrine non
ni, talaltra, infine, sono pubblicati in volumi a sé scritte in relazione ai singoli dialoghi si troverà in
stanti. È poi da rilevare che le caratteristiche dei TH. KOBUSCH - B. MOJSISCH (a cura di), Platon. Seine
commenti moderni sono estremamente eteroge- Dialoge in der Sicht neuer Forschungen, Darmstadt
nee: si va dal commento linguistico-grammaticale a 1996. Una bibliografia generale pressoché comple-
quello storico-filosofico. Si troveranno tutte le indi- ta pubblicata nel corso del XX secolo intorno a Pla-
cazioni negli strumenti bibliografici sotto citati. Ri- tone si potrà ricavare dalle seguenti opere: F. UEBE-
portiamo per la sua ampiezza solo il recente com- RWEG, Grundriss der Geschichte der Philosophie, parte
mentario alla Repubblica di Mario Vegetti e dei suoi I: K. PRAECHTER, Die Philosophie des Altertums, Darm-
collaboratori: La Repubblica, traduzione e commen- stadt 196012 (aggiornata fino agli anni venti), pp.
to a cura di M. Vegetti, Napoli 1998 ss., in vari volu- 65*-100* e 207*-208*; H. CHERNISS, Plato 1950-
mi. 1957, in «Lustrum» 4 (1959) e 5 (1960), poi pubbli-
V. STRUMENTI BIBLIOGRAFICI. – La letteratura su Plato- cato come Plato, Göttingen 1960-61, vol. I, pp. 189-
ne è veramente sterminata e di valore estremamen- 197 e vol. II, passim (accurata bibliografia ragionata
te disuguale. Anche le semplici segnalazioni di ca- e critica); W. TOTOK, Handbuch der Geschichte der Phi-
rattere bibliografico acquistano senso solo se op- losophie, vol. I, Frankfurt am Main 1964, pp. 146-212
portunamente collocate nella storia della storio- (è un manuale di sola bibliografia, che ricopre il pe-
grafia filosofica e dei modelli interpretativi del pla- riodo che va dall’ultima edizione aggiornata del
tonismo. Già la semplice citazione delle opere più Praechter fino alla data della pubblicazione); W. TO-
significative senza commento richiederebbe uno TOK, Handbuch der Geschichte der Philosophie, vol. I,
spazio assai notevole. Il lettore interessato potrà nuova ed. Frankfurt am Main 19972, pp. 235-254 (è
trovare tutto ciò che gli interessa negli strumenti la riedizione della precedente, aggiornata ma ridot-
bibliografici sotto citati. Ho già cercato di tracciare ta nel numero di opere citate; quindi rimane irri-
un quadro delle varie interpretazioni e tendenze in nunciabile anche la precedente edizione). Il lavoro
un saggio specifico sui tema, a cui rimandiamo il iniziato da Cherniss viene sistematicamente prose-
lettore: G. REALE, Platone, in Questioni di storiografia guito da L. BRISSON, Plato 1958-1975, in «Lustrum»
filosofica, a cura di V. Mathieu, Brescia 1975, pp. 179- 20 (1977), pubblicato nel 1979; L. BRISSON, Platon
246. Tale saggio è da completare con quanto preci- 1975-1980, in «Lustrum» 25 (1983); L. BRISSON, Pla-
so sui tre paradigmi che hanno costituito gli assi ton 1980-1985, in «Lustrum» 30 (1988); L. BRISSON,
portanti nella storia delle interpretazioni di Platone Platon 1985-1990, in «Lustrum» 34 (1992); L. BRIS-
nel volume G. REALE, Per una nuova interpretazione di SON, Platon 1990-1995, Paris 1999. Ricordiamo
Platone, Milano 200321, pp. 31-74. Per ricostruire la inoltre U. ZIMBRICH, Bibliographie zu Platons Staat.
storia del platonismo e delle interpretazioni di Pla- Die Rezeption der Politeia in deutschsprachigen Raum
tone sono particolarmente utili i seguenti volumi: von 1800 bis 1970, Frankfurt am Main 1994 e Biblio-
A. LEVI, Sulle interpretazioni immanentistiche della filo- graphy on Plato’s Laws, a cura di T.J. Saunders (rivi-
sofia di Platone, Torino s.d. (studia con molta cura le sta e con una bibliografia aggiuntiva sull’Epinomide
esegesi che vanno da Tennemann alla scuola di Na- a cura di L. Brisson), Sankt Augustin 2000. Per ulte-
torp); H. LEISEGANG, Die Platondeutung der Ge- riori informazioni su studi di carattere bibliografico
genwart, Karlsruhe 1929. Un vasto panorama si tro- limitato a gruppi di opere o a limitati periodi di
va nella guida bibliografica di M.F. SCIACCA, Platone, tempo cfr. W. TOTOK, Handbuch der Geschichte der
Milano 1945 (ora riedita con aggiornamenti in Pla- Philosophie, vol. I, Frankfurt am Main 1964, pp. 147-
tone, Milano 1967, vol. II, pp. 349 ss.); M. DESCHOUX, 148 e Handbuch der Geschichte der Philosophie, vol. I,
Comprendre Platon. Un siècle de bibliographie platoni- nuova ed., Frankfurt am Main 19972, pp. 307-308.
cienne de langue française 1880-1980, Paris 1981.
Molto utili sono inoltre tre Sonderhefte della «Philo- PLATONE TIBURTINO (Platone Tivoli). –
Platone Tiburtino
sophische Rundschau», curati da E.M. MANASSE, dal Pseudonimo sotto il quale si nascondono e
titolo: Bücher über Platon, I: Werke in deutscher Spra- probabilmente resteranno definitivamente na-
che, Tübingen 1957; II: Werke in englischer Sprache,
scosti il nome e la personalità di un traduttore
Tübingen 1961; III: Werke in französicher Sprache, Tü-
in latino di opere di matematica e astronomia,
bingen 1976. Un panorama accurato dello stato de-
gli studi sulle questioni essenziali concernenti Pla-
lavoro compiuto in Barcellona nella prima me-
tone ed esaurienti indicazioni della più recente bi- tà del XII secolo in collaborazione con
bliografia, debitamente ragionata, si trovano, infi- Abraham bar Hiyya.
ne, in E. ZELLER - R. MONDOLFO, La filosofia dei Greci Platone Tiburtino forse riportava dall’ebraico
nel suo sviluppo storico, parte II, voll. III/1 e III/2: Pla- traduzioni che il secondo andava facendo
tone [tomo secondo] e l’Accademia antica, tr. it. a cura dall’arabo in ebraico; le traduzioni non sempre
di M. Isnardi Parente, Firenze 1974. Uno stato della si riscontrano esatte, ma forse non più di altre
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