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Elaborato a cura di

Giuriato Cristiano
I anno di musicoterapia

ANAMNESI SONORO-MUSICALE

Notizie relative hai genitori

Padre
Regione di origine: Alto-Adige
Professione: Ottico
Preferenze musicali: Rock progressivo
Eventuali esperienze musicali: chitarra e armonica a bocca a livello autodidattico

Madre
Regione di origine: Alto-Adige
Professione: Impiegata
Preferenze musicali: pop, musiche anni Ottanta, musiche popolari
Eventuali esperienze musicali: flauto dolce alle medie
Nonostante i miei genitori siano nati nella stessa regione mia mamma ha origini meridionali, viste
che mio nonno è originario di Bari; mentre mio padre ha la madre originaria di Treviso. Entrambi
hanno avuto un'educazione di stampo estremamente nordico, imparando quelle che sono le
tradizioni Bolzanine; ovvero un miscuglio tra Austria e Italia. Nonostante questo però, era forse
impossibile che le origini dei miei nonni non andassero a influenzare molti aspetti della vita di
entrambi i miei genitori. Due storie completamente opposte, dove da una parte c'è mia mamma con
determinate tradizioni, le estati intere passate al mare sotto il sole caldo della Puglia; fra cibo,
famiglia e Pizziche. Dall'altra troviamo mio padre con dedizione per il lavoro fin da piccolo, ore
intere passate a fare giri in bicicletta e festa con gli amici. Il fatto che i miei genitori non avessero
un'educazione musicale specifica e approfondita, oltre quella che viene insegnata durante il corso
delle scuole medie, non ha impedito a entrambi di approcciarsi alla musica nei modi più svariati.
Mio padre ha iniziato a suonare sia l'armonica a bocca e chitarra ad orecchio solo per il gusto di
potersi accompagnare durante le canzoni mentre faceva le gite in montagna con i suoi amici. Mia
mamma invece, non si è mai approcciata allo studio di qualche strumento, ma ascolta moltissima
musica e ogni cosa che fa non riesce a farla senza canticchiare qualcosa sovrappensiero.

Periodo prenatale e neonatale


Io sono il secondo di una famiglia di cinque figli, di conseguenza durante tutto il periodo prenatale
mia mamma frequentava due ambientazioni principali, ovvero la mattina in ufficio, dove i suoni e i
rumori principali erano quelli del ticchettio dei tasti del computer e lo squillare dei telefoni del
reparto, mentre una volta tornata a casa amava sdraiarsi nel giardino comune della casa e stare
tranquilla immersa nel silenzio. Silenzio però che veniva spesso interrotto dai pianti di mia sorella
che è solamente un anno più grande di me, quindi subentravano da parte di mia mamma tutta una
serie di canzoni e sigle dei cartoni animati della Disney per calmarla e farla ridere.
Le canzoni che mia mamma mi cantava durante i primi giorni dalla mia nascita e quelli precedenti
ad essa, erano tutte ninna nanne della tradizione meridionale e sempre accompagnate con un
movimento oscillatorio, oppure cantava canzoni dello “Zecchino d' Oro” per far ridere me e mia
sorella nella speranza che entrambi stessimo buoni senza iniziare a piangere o fare i capricci.

Infanzia e adolescenza
In opposizione a tutta la mia famiglia, fin da piccolo ho sempre avuto preferenze musicali che
andavano in contrapposizione a quelli delle mie sorelle. Se loro amavano cantare le canzoncine
imparate all'asilo o da qualche cartone, io rimanevo affascinato dalla musica classica e sarei rimasto
ad ascoltarla tutto il giorno. La mia famiglia, fin da quando ero piccolo, passava un mese della
nostra estate in montagna piuttosto che andare al mare. Ogni anno vicino alla nostra casa in
montagna, veniva in ritiro una banda giovanile di paese che passava due settimane fra passeggiate,
esercitazioni e concerti serali gratuiti. Io ogni anni passavo quelle due settimane in un angolo tra gli
alberi seduto ad ascoltarmi tutte le loro prove e, una volta finite, facevo amicizia con i musicisti
della mia stessa età. Un anno legai molto con un ragazzo che suonava il sassofono, ed è proprio per
questo motivo che una volta arrivato settembre costrinsi i miei genitori ad iscrivermi ad un corso di
sax. È proprio così che inizia la mia carriera musicale. Dopo quattro anni nei quali mi sono dedicato
al sassofono, mi hanno trovato dei noduli sulle corde vocali perché sbagliavo a suonare e tendevo a
sforzare troppo la gola fino a irritarla. Ho così cambiato strumento sotto consiglio del medico e mi
sono approcciato allo studio del flauto traverso. Ho avuto un insegnante talmente bravo che ho
deciso di fare del flauto la mia vita e spenderci sempre più tempo.
Non ho però sempre frequentato ambienti solo musicali, la mia vita era, ed è stata, divisa per un
sacco di anni fra lo sport e la musica. Ho giocato per molti anni a pallavolo a livello agonistico ed
ho avuto la possibilità non solo di girarmi tutta l'Italia, ma anche di andare spesso e volentieri fuori
girando per tornei internazionali altri stati come la Serbia, la Germania, la Francia e l'Austria. Con
la pallavolo i suoni che mi hanno accompagnato come una colonna sonora era i vari rumori della
palla da gioco. Da quando la colpisci, a quando rimbalza per terra, a quando colpisce la rete. Da i
vari suoni che fanno le suole delle scarpe quando cigolano sul pavimento. Al respiro affannato di un
set molto faticoso, al suono che fa una sconfitta fino alle urla della vittoria. Al suono del fischio
dell'arbitro, a quello in cui rimani senza fiato sperando fino all'ultimo che la palla caschi nel campo.
Dalle urla per caricare i compagni a quelle dei tifosi sugli spalti. La pallavolo ha avuto, a parer mio,
un ruolo fondamentale nella mia vita perché mi ha insegnato non solo a stare in un gruppo
rispettando ogni singolo membro e facendo capire che ognuno ha un ruolo fondamentale, ma mi ha
regalato la possibilità di memorizzare e interiorizzare una serie di suoni e sensazioni che raramente
posso ritrovare al di fuori di quel campo da gioco. Alle medie e alle superiori ho sempre partecipato
a tornei di squadra o musical che la scuola organizzava perché mi hanno sempre affascinato
entrambe queste facciate di questi due mondi.

Periodo attuale
Ora come ora vivo ormai da 3 anni lontano da casa. I primi due ho vissuto da solo, mentre ora mi
sono trasferito insieme a 3 coinquilini. Le differenze che si presentano sono molteplici, sono passato
infatti dalla pace più assoluta ad un clima molto rumoroso e scherzoso. Voglio molto bene ai miei
coinquilini e la cosa più interessante è la diversità di culture che si è creata in casa nostra. Loro sono
una coppia di ragazzi rumeni e un terzo di Ferrara. Uno dei nostri punti di forza è che mi stanno
insegnando il rumeno, ma la cosa bella è che non parlo solo dell'aspetto linguistico, ma anche di
quello culinario e culturale. Mi stanno insegnando molte delle loro usanze e mi tengono lezioni su
come cucinare i loro piatti tipici più importanti e buoni. Io a mia volta faccio la stessa cosa per
quello che riguarda la cultura italiana. È stato molto interessante venire a contatto con una nuova
cultura perché mi ha aperto un mondo con la fonologia di una nuova lingua e i sapori e colori del
loro cibo. Nel tempo libero oltre che a dedicarmi allo studio ormai ormai individuale del flauto
traverso, mi piace molte leggere e viaggio molto spesso col treno. Ho fatto tutte le superiori come
pendolare ed ho passato molte ore sui treni ogni settimana. Il “rumore” del treno ormai è parte della
colonna sonora della mia vita, è come se fosse leitmotiv che dopo un po' di tempo deve per forza
tornare perché senza non potrei farne a meno.
Musicalmente non ho un genere preferito e altri che non sopporto. Prediligo la musica classica, con
autori tipo Beethoven, Tchaikovsky, Brahms, Debussy e molti altri; visto che avendo studiato il
flauto traverso ho suonato molte delle loro musiche nell'ambito orchestrale, cameristico e solistico.
Questo però non determina un esclusione di altri generi, perché io credo che ogni genere di musica
ha diritto ad essere capito e analizzato a dovere, e questa cosa mi affascina molto e non mi permette
di discriminare alcun tipo di genere, mi definisco quindi eclettico dal punto di vista musicale.
L'ascolto della musica non avviene per un solo scopo preciso ma è all'ordine del giorno. Ascolto o
canto da solo in ogni cosa che svolgo durante la giornata, dal lavare ai piatti a mentre cucino, da
quando mi alzo alla mattina a se mi fermo a leggere un libro. Uso spesso la voce per cantare e senza
dare troppa importanza a quanto io possa essere intonato o meno, ma il fatto di dire delle parole
mentre canto mi fa assaporare a pieno il significato che essere hanno. Cantare esalta la mia voglia di
divertirmi, di ridere o di deprimermi. Non importa che emozione io stia passando, ma qualunque
essa sia io la voglio sempre vivere a pieno nel bene e nel male.
Col silenzio ho un rapporto abbastanza in contraddizione con quello che ho con la musica e il canto.
Stare in silenzio mi crea fastidio perché sono una persona molto rumorosa, chiassosa, espansiva e
stare fermo ed in silenzio mi crea disagio. Stare in silenzio mi mette in contatto con delle parti
molto profonde e intime, con dei ricordi e delle esperienze che cerco di evitare quotidianamente.
Amo però stare in silenzio ad ascoltare i vari suoni della natura. Da poco ho scoperto quanto in
realtà io preferisca sentire la sera i suoni delle macchine che passano lungo la strada piuttosto che
addormentarmi nel silenzio più profondo.
Guardando il mio percorso da quando sono più piccolo, mi rendo conto che mi sono sempre
approcciato a strumenti che non fossero di accompagnamento ad altri ma soliti. Sempre suonato
temi e avuto la parte solistica, sempre “messo sotto il riflettore” quando si parlava di musica, e
questo voler emergere ed essere messo in evidenza fa parte del mio carattere. In questo anno di
percorso ho iniziato a capire molte più cose su di me, semplicemente perché, forse per la prima
volta, ho iniziato ad interrogarmi sulle cose corrette. Ho iniziato a lasciarmi guidare dallo stimolo
sonoro e non dal lato conservatore e accademico che ultimamente stava avendo il sopravvento su di
me. Sempre con un pizzico di presunzione nel voler dimostrare di saper suonare bene, dovuta da
tanti anni nei quali ho dovuto provare in ogni modo a docenti vari il fatto che io valessi
musicalmente. Quest'anno ho scoperto un nuovo orizzonte musicale che mi ha lasciato
completamente spiazzato perché va in contrapposizione con tutto quello che è il mondo musicale in
cui sono venuto a contatto negli ultimi anni. Inizialmente quando mi sono approcciato alla musica
era per passione, per divertimento, perché mi faceva stare bene suonare. Suonavo perché mi
rendeva felice farlo, perché non mi dava pensieri e mi faceva sentire libero di esprimermi.
Quest'anno ho avuto una regressione molto forte durante le varie esperienze. Se ho iniziato questo
percorso con la determinazione di suonare cose musicalmente belle, col passare del tempo il mio
approccio ai vari suoni è mutato in maniera drastica; se prima amavo suonare proponendo molte
melodie con temi differenti (e talvolta anche troppo virtuosi per la situazione) col passare dei mesi
ho diminuito la quantità di materiale sonoro e la complessità che andavo ricercando.
La cosa che mi ha fatto pensare molto è il suono principale nel quale mi sono ritrovato ed
immedesimato; il suono che mi ha permesso di scoprire una parte nascosta del mio vissuto musicale
e potermi immergere in sensazioni che mi richiamavano un vissuto molto lontano. Sono cresciuto
ed ho vissuto per quasi 19 anni fra le montagne dell'Alto-Adige. Ogni domenica o momento libero
che si avesse non si perdeva l'occasione con la famiglia o gli amici di andare a fare una passeggiata
in montagna, a raccogliere funghi o frutti di bosco, andare al lago d'estate o a raccogliere le
castagne d'autunno; a fare una grigliata come a prendere il sole. La montagna è sempre stata un
parte fondamentale della mia vita e l'ho sempre riconosciuto. Stando lontano da casa avverto dopo
non troppo tempo la nostalgia per le mie montagne; e forse è proprio per questo legame fisico ed
emotivo che provo per queste ultime che sono rimasto spiazzato quando ho provato l' Oceandrum.
Il suono del mare mi ha letteralmente rapito, ipnotizzato! Un semplice fragore in cui ho sentita
racchiusa tutta la mia storia. Un rumore semplice, senza bisogno di alcuno sforzo per suonarlo. Ho
sentito che avendo lo strumento in grembo e sentendomi il suono arrivarmi dritto sul viso, riuscivo
a liberarmi di molti pensieri e lasciavo la mia mente libera di viaggiare. Non avevo bisogno di
melodie, di dover emergere, di spiccare sopra gli altri; suonarlo mi fa sentire parte di un qualcosa di
più grande, senza dover cantare nulla perchè ci pensa la mia mente a compensare la parte melodica.
Suonarlo mi fa prendere contatto con la parte più sperduta di me, delle mie origini, delle terre che
nel bene e nel mare mi appartengono indirettamente.