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RIASSUNTO FONDAMENTI DI
DIDATTICA

Capitolo 1
Il signicato della parola “Didattica” di
rifà all’azione di insegnare e di
mostrare. Attualmente tale termine
indica l’attività concreta
dell’insegnamento in situazioni formali
(università) e non (laboratori didattici..).
la “didattica” viene anche denita come
“la parte della pedagogia che ha come
oggetto l’insegnamento e i relativi
metodi”.

1.Origine e sviluppo dell’idea di didattica


Le origini della didattica si fondano nel corso dei secoli, tuttavia da cinquant’anni a questa
parte è andato costruendosi un interesse sempre maggiore rispetto a questa, arrivando
attualmente a denirsi come un corpus autonomo di conoscenze e metodologie.
L’insegnamento ha sempre avuto un ruolo importante all’interno della cultura di ogni popolo.
Solo a partire dal XVII secolo per , si avvia un’autonoma ri+essione sulle pratiche
d’insegnamento con metodi scientici e questo interessamento diviene caratteristico dell’età
moderna. In questo periodo avviene la realizzazione istituzioni per di,ondere modelli di
“normalità” e di operosità sociale e di controllo delle condotte dei cittadini (scuole, ospedali e
prigioni).

- Comenio > attenzione verso il metodo didattico come mezzo degli educatori
per insegnare “tutto a tutti”

- John Locke > percepisce la mente come una tabula rasa. Esperienza e
istruzione devono essere impartite attraverso l’abitudine e il ragionamento. Il
precettore ha la funzione di forgiare e di tenere lontano dal male

- J.J Rousseau > con questo pedagogista, l’attenzione si sposta sulla centralità
del bambino all’interno del processo di insegnamento (visione rivoluzionaria).
Sostiene:
 L’educazione negativa > non intervento dell’educatore che deve solo
accompagnare la crescita
 L’educazione indiretta > il signicato delle scelte sbagliate viene compreso
attraverso le conseguenze di queste

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L’attenzione per l’infanzia prosegue per tutto l’Ottocento anche se le pratiche educative
rimangono legate alla dura applicazione di regole e sanzioni (molto spesso corporali).

- Pestolozzi > educazione integrale della persona in un contesto che rimanda


a quello famigliare

- Froebel > ruolo dell’attività spontanea e dell’auto-sviluppo. Attenzione a


una scuola pensata sulla

- base dei bisogni dei bambini (importanza del gioco)

- Herbart > dimensione tra didattica e dimensione psicologica


dell’apprendimento. Teoria dei gradi
formali (attenta alla motivazione e ai molteplici interessi del soggetto)

2.Il primo Novecento


I cambiamenti che caratterizzano quest’epoca (industrializzazione, di,usione mezzi di
trasporto, avvento del su,ragio universale, nuove scoperte....) portano la scuola a diventa un
fenomeno di massa. Vengono associati a questa nuovi compiti e responsabilità. Si ha in
questo periodo una crescente attenzione alle esigenze del fanciullo.

In Europa:

 Ferriere

 Reddie

 Bovet

 sorelle Arazzi

 Montessori

Stati Uniti:

 Dewey

Gli elementi che caratterizzano quella che verrà chiamata “Educazione progressiva” o
“attivismo”, sono il puerocentrismo, , la valorizzazione del “fare”, l’attenzione ai bisogni, lo
studio di ambienti stimolanti e idonei, la ricerca della motivazione all’apprendimento,
l’importanza della socializzazione...

▪ Si inizia a pensare all’individualizzazione dell’insegnamento e all’adattare i programmi


alla capacità dell’allievo.

▪ Attenzione allo sviluppo di materiali didattici

3.Sviluppi recenti: il contesto internazionale


Fasi di sviluppo del pensiero didattico di questo periodo:

- Anni Cinquanta- Sessanta: concezione lineare e gerarchica della conoscenza >


movimento per la
progettazione cruciale
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- Anni Ottanta- Novanta: concezione più complessa e problematica della conoscenza >
derivazione

costruttivista (ambiente per apprendere, comunità di


pratica)

Negli Stati Uniti, in seguito alla Seconda guerra mondiale e alle sue conseguenze, nascono
nuove scienze (cibernetica, scienza dell’informazione...), politicamente si è nel periodo della
guerra fredda (Stati uniti – Russia) sul piano didattico subiscono delle critiche gli approcci
pedagogici di Dewey. Tutto ci evidenzia la necessità di dare un assetto scientico alla
didattica.
➢ L’attenzione si sposta dal fanciullo all’identicazione delle idee essenziali dei saperi
disciplinali, alla struttura delle conoscenze e alla divisione dei processi per la loro
acquisizione.

Si delinea l’esigenza di denire un approccio razionale all’organizzazione didattica ! viene


messo in primo piano l’obiettivo e l’analisi delle prestazioni.
Ne emergono i criteri principali dell’approccio curricolare:

▪ Denire l’obiettivo da conseguire

▪ Valutare le conoscenze di partenza

▪ Scomporre l’obiettivo in sotto-obiettivi elementari

▪ Ricollocare le unità dal semplice al complesso

▪ Fornire un sistema di feedback durante il processo

Viene avvertito il bisogno di ridurre l’ambiguità della didattica > se gli obiettivi didattici
vengono operazionalizzati risultano possibili comparazioni tra esperienze diverse. !
avanzamento della conoscenza didattica.
1954, Skinner (comportamentismo) ! apprendimento = applicazione dei principi conosciuti
dell’apprendimento alla didattica nei suoi vari contesti d’uso (rinforzo positivo)
1959, Bruner (cognitivismo) ! attenzione si sposta su ci che avviene nella mente (critiche al
comportamentismo)
In sintesi, alla ne degli anni Cinquanta si prendono le distanze da una tradizione didattica
ispirata all’attivismo di Dewey.

Negli anni Sessanta:

▪ Emergono nuovi modelli didattici e curricolari

o “masery learning”= apprendimento per la padronanza > secondo questo modello


è possibile portare tutti i soggetti a una padronanza completa degli obiettivi (se
operazionalizzati e ben deniti all’inizio). Prevede la suddivisione in piccole
unità e un rimando immediato agli allievi attraverso feedback
▪ Sviluppo degli studi sulla creatività

▪ Contributi della Gestalt

▪ Teorie sulle dinamiche della personalità > Rogers, Masolw

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▪ Concezioni ecologiche e pragmatiche > scuola di Palo Alto (cinque assiomi della
comunicazione)
▪ Scuola di Francoforte > metodologie autoritarie , funzione ideologica della formazione

▪ Orientamento razionalistico: la conoscenza ri+ette la realtà e formalizzabile e pu


essere descritta attraverso particolari tipi di elaborazione
Negli anni Settanta- Ottanta i modelli cognitivisti si evolvono (di,usione del personal
computer).
Nel corso degli anni Ottanta per emerge un’insoddisfazione nei confronti di della solidarietà
tra il modello della conoscenza e quello curricolare e si manifesta la necessità di uscire da un
tradizione oggettivistica e razionalistica data da modelli didattici prevalentemente di stampo
comportamentista o cognitivista.
In seguito a questi anni si rende necessaria una svolta che si attua su diversi piani:
• Piano tecnologico > incontro tra tecnologia e fenomenologia
• Piano ecologico > rapporto tra processi cognitivi e contesto
Si fanno strada anche nuove teorie della mente e dell’intelligenza:
• Gardner > teoria delle intelligenze multiple (linguistica, musicale, logico- matematica,
spaziale,
corporeo- cinestetica, intrapersonale e infrapersonale)

• Goleman > dimensione emozionale dell’intelligenza. Individua due menti, quella


razionale e quella emozionale.
Viene riconosciuto il costruttivismo nell’ottica di un cognitivismo di seconda generazione.
Contribuiscono in questa nuova scuola di pensiero vari loni e l’apprendimento viene
riconosciuto come un percorso che va dall’esterno verso l’interno (internalizzazione), dai
processi sociali all’individuo. Si pone anche attenzione anche al contesto (sociale, culturale,
storico) dell’apprendimento e all’ambiente in cui questa avviene.
Acquista notorietà anche l’orientamento che studia le comunità di pratica, all’interno delle
quali l’apprendimento viene associato con il processo di appartenenza alla comunità. In
quest’ottica l’apprendimento non ha solo una valenza individuale ma assume il carattere di
una graduale aHliazione.
Dagli anni Novanta inizia a di,ondersi un maggiore interesse, all’interno del contesto
educativo, verso le problematiche appartenenti alla sfera qualitativa: il sistema formativo
deve essere in grado di auto-osservarsi e di auto correggersi. Nel frattempo si sviluppano
anche teorie che riconoscono organizzazioni di qualsiasi tipo, come sistemi dinamici capaci di
apprendimento.
La messa a punto di modelli e metodologie in grado di favorire forme di costruzione
collaborativa della conoscenza in rete, diviene un nuovo obiettivo della ricerca. Allo stesso
tempo per , il mondo della rete e di Internet produce nuove forme di esclusione in quanto non
tutti hanno accesso alle nuove tecnologie e in ogni casi non tutti riescono a trarne beneci.
Con l’avvio del nuovo millennio ci si rende conto che l’accesso alle strutture di Internt
comporta anche un sovraccarico di informazioni che possono essere fraintese per chi non ha
gli strumenti per analizzarle criticamente. Altro problema che insorge riguarda la capacità di
utilizzare responsabilmente la rete, da parte degli utenti in modo tale da tutelare la propria e
altrui sicurezza.
d) Ricerca didattica in Europa e in Italia

In Europa si manifestano ambiti di ricerca didattico- istituzionale:


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▪ Indicatori di qualità per l’educazione scolastica


▪ Cooperazione interculturale

▪ Programmi di apprendimento di lingue straniere

▪ Introduzione delle nuove tecnologie dei sistemi educativi

▪ Sistemi comparativi tra paesi

▪ Formazione professionale

▪ Integrazione e inclusione degli alunni disabili e svantaggiati

A livello europeo nel 1994 è stata fondata l’Associazione EERA ( European Educational
Reasearc Association) che si propone di promuovere lo scambio e la collaborazione tra i
ricercatori europei, di migliorare la qualità di ricerca e di o,rire suggerimenti ai professionisti
del settore.
La ricerca didattica italiana, si rifà ai riferimenti internazionali ma allo stesso tempo segue
percorsi propri, attraverso i pensieri di autori, rivisitati nel tempo e con modelli e strumenti
mostratisi eHcaci (decreti legge, riforma elementare..).
In modo particolare negli ultimi si è assistito:

1. all’emergere si nuove sensibilità

2. all’allargamento del campo d’indagine, in relazione all’età, sia verso il basso (0-3, 3-
6) che verso l’alto (università, formazione professionale..).

3. All’interesse per le di,erenze (individuali, culturali, ambientali) Tra i tempi

maggiormente a,rontati risaltano:

- Le problematiche istituzionali, organizzative e di sistema

- Il curriculo formativo

- La progettazione per competenze

- Le questioni relative ai metodi di insegnamento e di studio

- La formazione degli insegnanti

CAPITOLO 2 : LA DIMENSIONE
METODOLOGICO-DECISIONALE

Introduzione

Quali modelli teorici e dispositivi procedurali la ricerca didattica è in grado di fornire al


formatore/insegnante per migliorare l’azione educativa? Una ri+essione di induce a
raccogliere i riferimenti utilizzabili in due principali categorie relative:
1) alla struttura interna dell’attività progettuale
2) alle conoscenze che aiutano a decidere
1. La progettazione educativa

Progetto -> dal latino pro-iectum, signica “gettare in avanti”.


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- E ‘una proiezione che la mente compie circa azioni ed eventi che dovranno essere attuati al
ne di perseguire una nalità
- E’ legata al rapporto circolare tra azione e ri+essività che caratterizza la mente umana

E’ diverso dal programma ovvero una pianicazione di azioni già predenite in un ordine di
successione e più +essibili.

La progettazione educativa coinvolge due ambiti:


1) il primo riguarda gli interventi a carattere socioeducativo (favorire la soluzione di problemi
socialmente rilevanti)
2) il secondo concerne progetti didattici relativi all’istruzione elementare, aziendale (favorire
modiche di competenze e conoscenze)

Si possono distinguere tre aspetti principali:


1) grado di istruzione interna: pu essere rigida o +essibile. Sono principalmente progetti
legati a interventi sociali che devono garantire una rimodulazione in itinere
2) natura degli obiettivi da conseguire: pu essere più o meno complessa, valutabile secondo
indicatori di varia natura e aHdabilità.
3) tempistica assegnata alla valutazione: pu essere più o meno immediata. La valutazione
pu avvenire anche durante la realizzazione di un progetto o pu essere distribuita nel
tempo

2. Le conoscenze che aiutano a decidere

Decidere un intervento richiede dei criteri che orientino sulle modalità migliori per
raggiungere gli obiettivi pressati. Ogni educatore/formatore possiede un insieme di teorie
relative alla natura dell’apprendimento e dell’istruzione che portano a operare alle scelte di
strumenti, alle azioni e ai ruoli.

L’Istructional Design è un orientamento nato negli anni Sessanta, caratterizzato da una forte
attenzione alla progettazione curricolare e ai riferimenti criticali.
Negli anni Novanta, Charles Reigeluth ha esaminato e raccolto modelli e teorie dell’istruzione
noti in ambito internazionale.
Un modello dell’istruzione è una teoria che ha lo scopo di identicare metodi e procedure
adeguate aHnché l’apprendimento risulti eHcace, eHciente e coinvolgente. Questi modelli
hanno carattere situato e hanno una natura probabilistica. Hanno una struttura che prevede
attenzione all’individuazione dei metodi e proprio per questo l’Istructional Design “di seconda
generazione” si di,erenzia anche dalla progettazione curricolare, orientata di più verso
denizione delle fasi e sequenzializzazione del processo educativo.
David Merril ritiene che questi principi si debbano indicare a tutti gli educatori per rendere
l’insegnamento eHciente ed eHcace.

2.1 Architetture dell’istruzione

Clark denisce le architetture dell’istruzione : macrostrutture di,erenziabili in funzione del


controllo richiesto dal docente, il grado di prestrutturazione del materiale istruttivo fornito dal
docente, quantità di interazione e loro direzione.

Clark individua 4 architetture istruttive:


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1) ricettiva -> l’allievo deve assorbire conoscenza e abilità dalla trasmissione delle
informazioni
2) comportamentale -> suddivisione di unità brevi vericate dai feedback dell’allievo
3) a scoperta guidata -> si forniscono risorse e supporti che promuovono costruzione attiva
di conoscenza
4) esploratoria -> attività a cui viene data massima libertà all’allievo

In un precedente lavoro (Calvani 2011) abbiamo integrato il modello di Clark con tre
categorie:
1) simulata: impiego di simulazioni siche con ri+essioni critiche
2) collaborativa: riguarda il mondo dell’apprendimento con interazioni tra pari
3) cognitiva/autoregolativa: strategie cognitive e metacognitive per insegnare ad apprendere

2.2 Strategie e/o metodi

Strategia= sequenza di decisioni e azioni nalizzate ad a,rontare un problema la cui


soluzione non è del tutto conosciuta.

Strategia didattica= piano d’azione di breve durata, identicabile per un tratto caratteristico
ce l’ha resa storicamente riconoscibile: pu avvalere di procedure speciche ma mantiene
anche un suo grado i +essibilità e adattabilità alle emergenze della situazione.

Modello di Clark -> considerato un ragionevole contenitore delle principali strategie didattiche
o metodi più acclarati. (vedi tabella pag. 64)

Le più note strategie sono:

• Lezione erogati tradizionale ->trasmissione delle info dal docente all’allievo. Nel Medioevo
prevedeva una discussione tra il docente e chi era contrario; poi la lezione è diventata una
semplice esposizione di informazioni. Questo aspetto è indicato come negativo per il suo
carattere retorico, per l’eccessività prolissità verbale e per la sua trascuratezza dei tempi di
attenzione e coinvolgimento dell’allievo. Il vantaggio è quello di poter raggiungere un vasto
pubblico, per di conseguenza non si possono ricevere feedback dell’interiorizzazione.

• Lezione erogati multimodale -> lezione classica arricchita in senso multimodale, avvalendosi
cioè di supporti come gesti, canto, ritmo o supporti multimediali come slide, audio e video,
sopratutto per far fronte all’esigenza dell’inclusione. L’impiego contemporaneo di più
informazioni causa con facilità il sovraccarico cognitivo.

• Istruzione sequenziale interattiva -> si entra nell’alveo di strategie che coinvolgono l’allievo
attraverso feedback (istruzione diretta). Consente il padroneggiamrnto graduale delle abilità
anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie.
• Modellamento (apprendistato) -> il docente mostra “come si deve fare” anche attraverso
strumenti e procedure. L’apprendista è messo in situazione, apprende in un contesto
concreto imitando il maestro più esperto che lo indirizza e gli fornisce un supporto.

• Lezione euristica -> ha un carattere interattivo: docente e allievo collaborazione alla


costruzione della lezione. Il docente alterna brevi esposizioni a domande. Lo studente
prende parte alla formulazione dei contenuti che il docente solleva.

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• Problem solving -> riguarda tutte le situazioni in cui il soggetto avverte un gap tra la
situazione reale e una desidera e la mente si attiva per il suo superamento. Esistono diverse
tipologie di problemi: grado di strutturazione, complessità, dinamicità e specicità/astrazion
del dominio.

• Lo studio del caso -> si immagina una situazione reale per esplorarne mentalmente le
conseguenze. Si possono distinguere tre principali tipologie di casi: decision (casi orientati
alla presa di decisioni), appraisal cases (orientati all’individualizzazione e all’analisi dei
problemi) e cases histories (storie concluse e generalmente meno coinvolgenti perché già
concluse)

• Simulazione simbolica -> riprodurre esperienze simili a quelle del mondo reale per o,rire
agli studenti la possibilità di agire e apprendere dalle conseguenze delle proprie azioni.

• Games-Based Learning (videogiochi per l’apprendimento) -> dato l’utilizzo massiccio dei
videogiochi i ricercatori hanno ricercato il motivo per cui molti giovani trascorrono molto
tempo giocando a dispositivi.

• Role playing/drammatizzazione -> i partecipanti hanno l’occasione di vivere emotivamente


la vicenda e di prendere coscienza dei diversi aspetti presenti nella specica situazione.

• Apprendimento di gruppo -> comprende sia le forme di sostegno che di tutoraggio.


- mutuo insegnamento: reciproco insegnamento tra studenti sotto la supervisione del
docente.
La formazione dei gruppi pu avvenire a caso, per abilità o interesse.
La cooperazione implica un’organizzazione più rigida con ruoli e obiettivi deniti, la
collaborazione è più aperta e meno strutturata attraverso la negoziazione in itinere si
rideniscono ruoli e obiettivi.

• Discussione -> consiste in uno scambio-confronto di idee tra formatore e studente. Viene
vista a volte in opposizione e in alternativa alla lezione stessa. Il docente non è più istruttore
ma aiuta lo studente in attività cognitive.

• Metodi per progetti -> rappresenta una delle modalità in ottica costruttivista, congiunta con
un’attività di gruppo. L’insegnante svolge un ruolo di supporto al ne di applicare procedure
e coinvolgere gli studenti.
• Espressione libera individuale -> attività espressive che vengono richieste all’allievo senza
vincoli e procedure particolari.

• Strategie di studio: si riferiscono alle modalità che possono essere impiegate dagli studenti
per ottimizzare la qualità della comprensione testuale a ni di apprendimento individuale.
Quelle dei docenti riguardano: attività di anticipazione rispetto alla lettura del testo mentre
quelle degli studenti: attività di questionarizzazione interna al testo, di evidenziazione e
annotazione del testo e di messa in rapporto e consolidamento delle parti essenziali.
2.3 Conoscenze evidence-based

Evidence-based education: orientamento il cui scopo è quelloo di fare il punto su cosa si sa


sull’eHcacia degli interventi didattici.

John Hattie ha sintetizzato 800 metanalisi relative ai risultati educativi di soggetti in età
scolare. (e,ect size= indicatore di eHcacia di un’azione didattica). I concetti fondamentali in
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cui egli riassume i risultati sull’eHcacia dell’insegnamento sono quelli di visibile


teachinglearning.Ci sono inoltre fattori decisivi circostanti: i fattori di successo sono legati alle
intenzioni ad apprendere, al rapporto con i criteri di successo, al fatto che si disponga di un
ambiente che non solo tollera ma accoglie positivamente gli errori, da attenzione ai feedback
e valorizza il conseguire del successo.
Ritiene inoltre che l’istruzione diretta sia la più eHcace.

CAPITOLO 3: LA DIMENSIONE ATTUATIVA E


NEGOZIALE

Introduzione
In questo capitolo ci occupiamo di un complesso di mediazioni simboliche e negoziali che
entrano tipicamente in gioco una volta che il dispositivo formativo sia stato allestito, e che
prendono corpo attraverso le azioni concrete che l’insegnante/formatore mette in atto per
garantire l’eHcace svolgimento di interazioni nalizzate all’apprendimento.

Didattica viva -> didattica nel suo concreto essere e divenire incarnato delle azioni e
interazioni degli attori della formazione. E’ un campo molto complesso.

I fattori che acquisiscono rilevanza sono molteplici: l’evento insegnamento ha un carattere


processuale, contestuale, relazionale, pragmatico, istituzionale, simbolico, diversi in base
all’ambito di attuazione.
Nell’ambito dell’insegnamento vi sono 3 punti di vista distinti solo a scopo analitico:
1) ambito comunicativo: riguarda i formati della comunicazione e dell’insegnamento tra
insegnante e allievi.
2) ambito simbolico, cognitivo e epistemologico
3) ambito gestionale: pratiche per garantire il mantenimento di condizioni propizie
all’apprendimento che riguardano l’organizzazione di spazi, tempi e attività, la gestione
della condotta e delle relazioni interpersonali e sociali

1.1) La comunicazione faccia a faccia


• Il linguaggio verbale -> è facilmente comprensibile e interpretabile, si basa su un sistema di
convenzioni che ne consentono una migliore decodica. La comprensione dipende dal livello
di conoscenza dei codici da parti degli interlocutori. L’importante è nella comunicazione
didattica di adottare un linguaggio facilmente comprensibile.
• Il linguaggio non verbale -> manifesta emozioni, chiarisce atteggiamenti interpersonali,
ra,orza la presentazione di se stessi, denisce la natura delle relazioni. Svolge importanti
funzioni sul piano regolato e socioemotivo. E’ soggetto a diverse interpretazioni quindi è più
ambiguo, per anche più veritiero. si possono distinguere due componenti:

1.Componente paralinguistica e extralinguistica: i componenti paralinguistici riguardano tutti


gli aspetti sonoro-fonici della comunicazione orale. Svolge un ruolo importante
nell’esprimere emozioni e sentimenti e nell’aHancare la comunicazione verbale
integrandola o ra,orzandola. La voce è uno dei principali attrezzi, bisogna saperla regolare
e concernene il ritmo di elocuzione in base all’età dei destinatari e al loro livello culturale.

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2.La prossemica e la cinesica: si riferiscono ai segni che l’uomo produce con il corpo. La
prossemica è la disciplina che studia la posizione tra i corpi degli individui durante la
comunicazione, il modo in cui vengono a regolarsi spazi e distanze. Sull’uso degli spazi
possono in+uire vari fattori:quelli culturali e socioemozionali, la personalità dei soggetti,
l’organizzazione spaziale dell’ambiente. La cinesica studia la comunicazione che
facciamo attraverso il nostro corpo. E’ composta in due parti: la microcinesica
(espressioni volto: oocchi, fulcro dell’espressività del volto)) e la macrocinesica (gesti,
funzione importante a livello espressivo-comunicativo, postura).

1.2) La comunicazione testuale e multimediale


La comunicazione didattica si avvale di vari supporti multimediali. Un medium è un dispositivo
comunicativo che pu essere considerato da varie angolazioni: tecnologica, linguistica,
simbolica e cognitiva. Si caratterizzano per l’aspetto strumentale e per i linguaggi e i codici di
cui fa uso e per i peculiari rapporti che possono instaurarsi tra il medium stesso e la mente.

Un nuovo capitolo della ri+essione sul rapporto tra immagine e testo si è aperto negli anni
Novanta con l’esplosione della multimedialità. Un multimedia è un ambiente che consente di
utilizzare e combinare più codici rispetto a quelli dei libri. Dagli anni Novanta si comincia a
parlare di ipermedia (internet e web).
Pu essere utilizzato sia nelle situazioni in presenza a supporto dell’esposizione orale sia nella
formazione online.

Circa le tecniche di scrittura del testo, la ricerca più recente suggerisce alcune indicazioni per
aiutare lo studente a selezionare le informazioni rilevanti nella lettura. Facilita la selezione
delle informazioni rilevanti aiutando l’allievo a mettere in relazione le informazioni in modo da
costruire una rappresentazione mentale coerente. E’ utile strutturare in modo chiaro e
comprensibile il testo, fornire una scaletta dei passaggi chiave, o,rire rappresentazioni
grache attraverso cui mettere in relazione ai nuovi concetti.

Nell’uso dei testi-immagini prevale ancora l’suo decorativo delle immagini senza che si pensi
al ruolo che possono svolgere nel migliorare i processi di apprendimento.
-> Per Clark e Lyons è importante distinguere tra le caratteristiche superciali di un’immagine
e le sue funzioni comunicative. Occorre anche considerare le sue funzioni psicologiche per
valutare quando la comunicazione visiva diventa facilitatrice di un processo cognitivo
signicativo.
L’impiego dell’immagine va collocato nel processo di strutturazione e ristrutturazione
cognitiva dell’alunno, tenendo conto in particolare delle sue preconoscenze: qui l’immagine
pu svolgere un ruolo attivo.
—> uso delle immagini utile nella comunicazione aumentativa e alternativa, ovvero un
insieme di tecniche, strategie e strumenti nalizzati a semplicare e migliorare la
comunicazione da parte dei soggetti con diHcoltà comunicativa e espressiva.
—> altra tecnica: fumetti -> dialogo tra più persone supportato dall’uso di disegni semplici e
chiari.

2.2) Autoe3cacia, motivazione e


autoregolazione
L’interesse per l’impatto delle rappresentazioni soggettive che lo studente si forma delle
proprie capacità/abilità sulle prestazioni cognitive è stato anche esplorato da prospettive di
ricerca attente all’analisi di costrutti quali l’autoeHcacia, la motivazione e l’autoregolazione.

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• L’autoeHcacia —> rimanda alle credenze che egli nutre circa le proprie capacità di
controllo, chiamando in causa l’immagine che il soggetto possiede della propria capacità di
agire, la rappresentazione soggettiva della sua eHcacia.
Secondo Bandara si possono distinguere 3 tipi di convinzioni di eHcacia per lo sviluppo delle
competenze che governano il successo scolastico:
- 1)le convinzioni degli studenti circa la propria eHcacia nel padroneggiare diverse
materie scolastiche
- 2) le convinzioni dell’insegnante circa la propria eHcacia nel motivare e promuovere
l’apprendimento dei propri studenti
- 3) il senso di eHcacia collettivo dei membri del corpo insegnante rispetto alle capacità
dell’istruzione scolastica in cui operano, di compiere signicativi progressi scolastici.

• La motivazione —> istinto, necessità, bisogno. Si sostiene che la motivazione aumenti i


livelli di attività del soggetto, che lo diriga verso certi obiettivi, che promuova l’iniziativa e la
tenacia e che in+uenzi le strategie di apprendimento e i processi cognitivi che il soggetto
mette in atto.
Si possono individuare 3 famiglie generali:
- la prima si riferisce alle percezioni che il soggetto ha circa le proprie abilità di portare a
termine un compito
- la seconda concerne le regioni soggettive che inducono a impegnarsi in un compito
- l terza si riferisce alle tecniche e alle strategie che il soggetto mette in opera
—> importante è l’obiettivo che lo studente si propone di raggiungere

• L’autoregolazione —> è la capacità dello studente di comprendere il proprio processo di


apprendimento. Gli studenti in grado si autoregolarsi possiedono 4 caratteristiche:
- sono capaci di controllare il proprio apprendimento impiegando strategie cognitive che
li aiutano nella costruzione dei signicati
- sono in grado di mettere in atto strategie metagognitive come pianicazione e
monitoraggio per controllare i propri progressi
- sono intrinsicamente motivati, ossia la motivazione dipende da fattori quali interesse e
curiosità
- sono focalizzati sul compito e riescono a controllare con facilità le diHcoltà emotive
—> compito del formatore: motivare, incoraggiare, aiutare gli studenti, fornire info
chiare sugli obiettivi, restituire feedback, criticare il fatto e non la persona.
Capitolo 4: GLI AMBITI DELLA DIDATTICA
Introduzione
Sono diversi i fattori che caratterizzano gli ambienti della didattica:
Tipo di utenza
Finalità educativa
Tipologia degli apprendimenti Altri elementi caratterizzanti sono:
Il contesto socioculturale
Il clima relazionale
I metodi di intervento
Lifelong learning ! apprendimento per tutto l’arco della vita
si impara nei diversi momenti della vita, non solo a scuola ma anche attraverso le
esperienze che si a,rontano nel corso della vita

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Vi sonno tre tipi di apprendimento:


• Formale > si sviluppa in percorsi organizzati da istituzioni (scuole, università..) e che
conduce all’acquisizione di certicazioni (diplomi, lauree, attestati..)
• Non formale > si verica al di fuori delle strutture formative canoniche (associazioni,
parrocchie, sindacati..) o nei luoghi di lavoro e solitamente non prevede il rilascio di
certicazioni riconosciute
• Informale > si verica non intenzionalmente nel corso della vita quotidiana tantoché
spesso non è riconosciuto nemmeno dal soggetto stesso

Uno degli obiettivi europei, da un punto di vista didattico, è quello di assicurare a tutti i
cittadini, oltre che all’accesso alla formazione lungo tutto l’arco della vita, il riconoscimento
degli apprendimenti ovunque acquisiti ! previsti strumentini armonizzazione quali l’European
Qualication Framework (EQF)
o Quadro di riferimento pensato per collegare fra loro e rendere omogenee le
qualiche ottenute in paesi e sistemi di,erenti.
Cinque principali ambiti con i quali si confronta la didattica:
 La scuola > educazione e sviluppo integrale della persona. Conoscenze strumentali
(alfabetizzazione), competenze chiave e conoscenze di dominio disciplinare
 L’università > conoscenze disciplinari avanzate, approfondimento, ricerca e sviluppo
 La formazione professionale e continua > conoscenze e competenze professionali,
miglioramento, innovazione, +essibilità, capacità di problem solving, esercitazione al lavoro
di squadra
 L’extrascuola > sviluppo integrale delle diverse dimensioni: corporeo-cinesico, culturale,
espressivo, socio relazionale, etico
 L’educazione degli adulti > realizzazione personale, crescita culturale, contrasto al
decadimento e all’analfabetismo di ritorno
Questi ambiti sono legati da tre aree di ricerca e intervento:
 La didattica tecnologica> strumenti, ambienti e metodi di intervento
 La didattica speciale > inclusione, strategie per consentire l’apprendimento di tutti
 La didattica interculturale > integrazione, valorizzazione e riconoscimento delle diversità

1.Didattica scolastica
Questa tipologia di didattica è caratterizzata da classi composte da più alunni, vincoli di
condivisione spazio- temporale, obbligo di frequenza, controllo di presenze e assenza,
organizzazione in cicli di studio annuali, , presenza di programmi curriculari distinti per aree
tematico- disciplinari, valutazione dei risultati dell’apprendimento.
Il sistema d’istruzione del nostro paese prevede:
- Scuola dell’infanzia
- Scuola primaria e secondaria di primo grado
- Licei, istituti tecnici, istituti professionali
Attualmente l’obbligo di istruzione è di dieci anni (tra i 6 e i 16).

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Il primo incontro con il mondo scolastico per un bambino pu avvenire con il nido, tuttavia
questo è facoltativo. È riconosciuto come un “servizio sociale di interesse pubblico nalizzato
a provvedere alla temporanea custodia dei bambini, per assicurare una adeguata assistenza
alla
famiglia e facilitare l’accesso della donna al lavoro”. ! Legge 6 dicembre 1971 n.1044
Da poco è incluso nel sistema integrato di educazione e istruzione.
• I nidi puntano molto all’organizzazione degli spazi interni ed esterni in relazione alle attività
da svolgere, alla scelta dei materiali ludici e didattici, alla routine, al gioco, alle relazioni
interpersonali e al rapporto con la famiglia. I metodi e i materiali utilizzati in queste strutture
sono molteplici e hanno l’obiettivo di favorire un armonico sviluppo psicomotorio in relazione
con l’ambiente e gli altri nella prospettiva della progressiva autonomia.

• La scuola dell’infanzia inizia dai 36 mesi e ha una durata di tre anni. Ha un’importanza
rilevante, come dimostrato, per lo sviluppo integrale del bambino. Questa istituzione
scolastica ha la nalità di promuovere nei bambini lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia,
della competenza e di avviarli alla cittadinanza.

I campi d’esperienza individuati sono:


- Il sé e l’altro > emozioni, sentimenti, bisogni personali, rispetto dell’altro e
dell’ambiente...
- Il corpo e il movimento > coordinazione oculo-manuale, muoversi nello spazio, salute..
- Immagini, suoni e colori > linguaggi, creatività, gestualità, arte, musica..
- La coscienza del mondo > spazio, quantità, tempo, ordine, misura, natura, stagioni...
La scuola dell’infanzia struttura il proprio intervento sulla propensione naturale del bambino al
gioco e all’azione ! scelta degli strumenti, dei tempi, organizzazione degli ambienti

Il gioco in sé costituisce un elemento essenziale per lo sviluppo del bambino, il quale,


attraverso questa attività e in un ambiente di regole, sviluppa tutte le principali capacità:
- Senso motorie
- Socio a,ettive
- Espressive
- Intellettuali

Oltre al gioco vengono favoriti momenti di relazione con l’altro, di confronto e di impegno.
In questa fase la scoperta avviene tramite l’esplorazione, l’osservazione e la sperimentazione.
Questi elementi possono essere favoriti da ambienti stimolanti (giardino, orto..). Per quanto
riguarda le competenze funzionali alla scuola primaria sono importanti le esperienze di
prescrittura e di prefettura a partire dallo sviluppo di competenze fonetico- fonologiche
presentate attraverso giochi di parole, rime, lastrocche ecc. Questa particolare attenzione a
questi aspetti viene predisposta anche in un’ottica preventiva rispetto a eventuali Disturbi
specici dell’apprendimento (DSA). Al pari delle attività linguistiche in questo periodo
vengono predisposte anche attività di confronto, ordinamento, seriazione per permettere lo
sviluppo di abilità logico-matematiche ! Basi del calcolo formale

• La nalità della scuola primaria invece, è rappresentata dall’acquisizione delle conoscenze


e delle abilità fondamentali per lo sviluppo delle competenze culturali di base nella
prospettiva del pieno sviluppo della persona. In questa ottica, viene posta, da parte della
scuola, una particolare attenzione ai processi di apprendimento di tutti gli alunni (senza
distinzioni), i quali vengono poi accompagnati nell’elaborazione della propria esperienza.
All’interno di questo grado d’istruzione vengono introdotte le diverse discipline e l’ambiente
di apprendimento viene inteso come un insieme di spazi attrezzati e nalizzati a permettere
agli alunni l’esplorazione della realtà, il confronto con stimoli, lo sviluppo della fantasia e del
pensiero originale.
L’obiettivo primario, secondo le Indicazioni nazionali è quello della padronanza sicura delle
abilità di letto-scrittura, in questo senso è prevista con valore formativo lo strumento della

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valutazione che accompagna il processo di apprendimento e funge, allo stesso tempo, da


stimolo.

• Nella scuola secondaria di primo grado, le discipline di di,erenziano maggiormente e


viene favorita una padronanza più approfondita e articolata delle conoscenze. Gli obiettivi
che si dovrebbero raggiungere riguardano:
- L’elaborazione del senso della propria esperienza di vita
- Promozione della pratica consapevole della cittadinanza attiva
- Elaborazione di un sapere sempre meglio integrato e padroneggiato

• Nella scuola secondaria di secondo grado, le discipline divengono punti di osservazione


qualicati per conoscere, interpretare e rappresentare la realtà. Uno degli obiettivi posti è
quello di fornire un collegamento più stretto con il mondo universitario e/o quello lavorativo
attraverso stage, tirocini, alternanza scuola-lavoro ecc. e con il territorio. I metodi d’
insegnamento sono legati alle esigenze delle nuove generazioni e si avvalgono dell’utilizzo
delle nuove tecnologie, di laboratori a attività di ricerca.

Nel campo della formazione hanno acquisito maggior valore, negli ultimi anni, le competenze
chiave
! critica agli apprendimenti mnemonici.
Lavorare per competenze signica progettare percorsi capaci di sviluppare la capacità di
padroneggiare e applicare le conoscenze ai contesti (= perché e come si usano le
competenze).
Per autonomia scolastica si intende invece l’insieme delle misure che consentono alle scuole
di avere una propria indipendenza decisionale sull’aspetto amministrativo, organizzativo e
didattico. ! Legge 15 marzo 1997 n.59
In base a questa autonomia, le istituzioni possono scegliere la propria organizzazione, i metodi
di insegnamento e modicare il monte ore annuale delle discipline d’insegnamento (no al
20%). Possono provvedere, inoltre, alla realizzazione di ampliamenti dell’o,erta formativa
(attraverso varie iniziative). Altra novità riguarda la valutazione, anche gli insegnati e la
scuola divengono soggetti a questa.
! responsabilità, merito, valutazioni nazionali e internazionali.
- Sistemi di verica del sistema scolastico nel suo complesso La valutazione
ha due nalità:
1. Produrre dati che consentano un bilancio complessivo dei risultati che una scuola di un
tale paese riesce a conseguire
2. Consentire in casi di vericata diHcoltà, la messa a punto di interventi migliorativi
adeguati

In Italia, il sistema valutativo è costituito dalle prove Invalsi (test standardizzati) che si
avvalgono per fungere alla proprie nalità, alla modalità auto valutativa e a quella etero
valutativa.

Riguardo la didattica scolastica, altro aspetto fondamentale riguarda la formazione degli


insegnanti, dalla loro preparazione e dal loro impegno dipendono in parte i risultati scolastici
dei loro alunni. L’insegnante per essere denito eHcace, oltre che ad essere preparato deve
essere in grado di osservare e ri+ettere criticamente sul proprio operato in un’ottica di un
continuo miglioramento.

- lesson study ! ha lo scopo di migliorare l’eHcacia dell’insegnamento


attraverso lo svolgimento di lezioni dette di “ricerca” che vengono
pianicate, realizzate e discusse in modo collaborativo. Gli insegnanti
lavorano in coppie/gruppi individuando un aspetto della loro didattica da
migliorare. Questi attuano poi l’intervento in classe con

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come osservatori i colleghi. Con questo approccio, l’aula diventa un laboratorio di


ri+essione per i docenti.

2.Didattica extrascolastica
Con “extrascolastica” si vuole indicare l’insieme delle proposte e attività che vengono o,erte
a bambini, adolescenti e giovani in età scolastica.
Si tratta di esperienze che si attuano sul territorio e a partire dalle risorse culturali di questo:
musei, biblioteche, siti archeologici, campi sportivi, teatri ecc. associazioni culturali,
organizzazioni pubbliche e private, con personale specializzato, creano o,erte formative
rivolte a famiglie e scuole, proponendo laboratori, percorsi di approfondimento, campi scuola
ecc.

Sistema formativo policentrico! scuola = elemento integrato con le agenzie esterne

La scuola si ridenisce e si di,erenzia collaborando e aderendo alle iniziative proposte da


agenzie esterne.

La didattica extrascolastica parte dagli interessi, valorizza le curiosità, promuove l’espressività


e le relazioni tra pari in un clima di ducia. In questo contesto, il formatore ha il compito di
animare, coinvolgere e favorire la partecipazione. Le attività ludiche sono alla base delle
proposte didattiche di questo ambito.

7. Didattica speciale
Questo tipo di didattica è nota anche come didattica dell’inclusione. Studia e promuove le
pratiche migliori per favorire l’inclusione e l’integrazione di ogni individuo.

Statuto di Salamanca sancisce:

- Diritto universale all’istruzione


- Rispetto di caratteristiche, interessi, predisposizioni e necessità di apprendimento
- Esigenza di programmi educativi e di studio che considerino le diversità
- Importanza di non discriminare nessuno all’interno dei circuiti educativi
Legge 30 marzo 1971 art.28 ! inserimento termine “integrazione”
Legge 5 febbraio 1992 n.104 ! compare il temine “inserimento” > apertura delle classi
normali ai disabili

Il concetto di inclusione, presuppone che la scuola venga concepita in modo tale da essere
accessibile a chiunque indipendentemente dalle caratteristiche siche, psicologiche, culturali
e di realizzare il pieno sviluppo delle potenzialità del soggetto.
- Attenzione alle capacità del soggetto rispetto ai decit
- Accento sulla rimozione degli ostacoli ambientali e sociali

BES (Bisogni Educativi Speciali) > necessità per l’apprendimento e lo sviluppo dei soggetti
con esigenze particolari > interventi personalizzati

Multimodalità: possibilità di o,rire uno stesso contenuto in modi e forme diverse, utilizzando
più codici linguistici e schemi espositivi (utilizzo anche delle nuove tecnologie)

Legge 170 dell’8 ottobre 2010 ! DSA (Disturbi Specici dell’Apprendimento). indica l’esigenza
di percorsi mirati (strumenti compensativi)

Strumenti:
▪ Prolo Dinamico Funzionale (PDF)
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▪ Piano Educativo Individualizzato (PEI)

Personalizzazione > predisposizione di una programmazione educativa adeguata alle esigenze


e alle caratteristiche dell’individuo, nel rispetto dei suoi ritmi, dei suoi bisogni e dei suoi
vissuti emotivi

8. Didattica interculturale
Si sviluppa con l’avanzare di una società sempre più multietnica nella quale si scontrano
diversità etniche, religiose, culturali ed economiche.

Ricerca di strumenti, forme e occasioni per sviluppare un confronto e un dialogo costruttivo e


creativo tra gli individui.

Questa didattica si propone di sviluppare interventi rivolti sia ai soggetti del gruppo culturale
ospitante che a quelli dei gruppi culturali ospitati. ! educazione all’ascolto, decentramento dei
punti di vista

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