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Frasi di Giordano Bruno


1. Non è la materia che genera il pensiero, è il pensiero che genera la materia.

2. Se questa scienza che grandi vantaggi porterà all'uomo, non servirà all'uomo per comprendere se stesso,
finirà per rigirarsi contro l'uomo.

3. Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i
semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere
vinto.

4. Colui che vede in se stesso tutte le cose è al tempo stesso tutte le cose.

5. La poesia non nasce da le regole, se non per leggerissimo accidente; ma le regole derivano da le poesie:
e però tanti son geni e specie di vere regole, quanti son geni e specie di veri poeti.

6. Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell'illusione
dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e
dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco.

7. L'altezza è profondità, l'abisso è luce inaccessa, la tenebra è chiarezza, il magno è parvo, il confuso è
distinto, la lite è amicizia, il dividuo è individuo, l'atomo è immenso.

8. Chi consistendo nel luogo e nel tempo, libererà le ragioni delle idee dal luogo e dal tempo, si conformerà
agli enti divini.

9. Dio è in ogni luogo e in nessuno, fondamento di tutto, di tutto governatore, non incluso nel tutto, dal tutto
non escluso, di eccellenza e comprensione egli il tutto, di defilato nulla, principio generatore del tutto, fine
terminante il tutto.

10. [Dio è] Mezzo di congiunzione e di distinzione a tutto, centro ogni dove, fondo delle intime cose.

11. [Dio è] Estremo assoluto, che misura e conchiude il tutto, egli non misurabile né pareggiabile, in cui è
il tutto, e che non è in nessuno neanche in se stesso, perché individuo e la semplicità medesima, ma è sé.

12. E noi, per quanto ci troviamo in situazioni inique [...] tuttavia serbiamo il nostro invincibile proposito
[...] tanto da non temere la morte stessa.

13. Ho lottato, è già tanto, ho creduto nella mia vittoria. È già qualcosa essere arrivati fin qui: non aver
temuto morire, l'aver preferito coraggiosa morte a vita da imbecille.

14. Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha
ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo.
15. L'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.

16. Se l'astrologia considera il futuro come fato predestinato e governato dai moti dell'universo è evidente
che gli esseri viventi - e in specie quelli intelligenti - non possono mutare il corso degli eventi. Non è
possibile quindi utilizzare le predizioni astrologiche per influenzare il futuro secondo specifiche esigenze.

17. L'ignoranza è madre della felicità e beatitudine sensuale.

18. Chi aumenta sapienza, aumenta dolore.

19. L'amore eroico è un tormento, perché non gode del presente, come il brutale amore.

20. Il sapiente ha tutte le cose mutabili come cose che non sono, ed afferma quelle non esser altro che
vanità ed un niente; perché il tempo a l'eternità ha proporzione come il punto a la linea.

21. In viva morte morta vita vivo!

22. Io ho nome Giordano della famiglia di Bruni, della città de Nola vicina a Napoli dodeci miglia [...] e la
professione mia è stata ed è di littere e d'ogni scienza [...] e nacqui, per quanto ho inteso dalli miei,
dell'anno 48.

23. Io stetti in Noli, come ho detto di sopra, circa quattro mesi, insegnando la grammatica a figliuoli e
leggendo la Sfera a certi gentilomini; e doppoi me partii de là ed andai prima a Savona, deve stetti circa
quindici giorni.

24. Andai a Paris, dove mi messi a leggere una letione straordinaria per farmi conoscere e a far saggio di
me.

25. Parlando cristianamente e secondo la teologia e che ogni fidel cristiano e catolico deve creder, ho in
effetti dubitato circa il nome di persona del Figliuolo e del Spirito santo, non intendendo queste due persone
distinte dal Padre se non nella maniera che ho detto de sopra, parlando filosoficamente.

26. Quando alla seconda persona io dico che realmente ho tenuto essere in essenzia una con la prima, e
cusì la terza; perché essendo indistinte in essenzia, non possono patire inequalità [...] solo ho dubitato come
questa seconda persona se sia incarnata [...], ma non ho però mai ciò negato né insegnato.

27. Io credo che nelle mie opere si troveranno scritte molte cose, quali saranno contrarie alla fede catolica
[...] ma però io non ho detto né scritto queste cose ex professo, né per impugnar direttamente la fede
catolica, ma fondandomi solamente nelle raggioni filosofiche o recitando le opinion de eretici.

28. Che cosa è questa? chi è stato che ha trovato queste diavolerie? [se li miraculi che faceva Giesù Cristo
e li Apostoli, erano miracoli apparenti e fatti per arte magica e non veri] Io non ha mai detto tal cosa, né
mai mi passò per l'imaginazione tal cosa.
29. Quanto a questo io ne ho parlato qualche volta, dicendo che il peccato della carne, parlando in genere,
era il minor peccato delli altri.

30. Questo non si troverà mai nelle mie parole, né meno nelle mie scritture, perché non ho mai detto né
scritto che l'azioni del mondo si governano dal fato e non dalla provvidenzi divina; anzi ritrovarete nei miei
libri che io pongo la providenzia ed il libero arbitrio, da che se comprende, come si dà il libero arbitrio, se
oppugna il fato.

31. Io non tengo per nimico in queste parti alcun altro se non il S.r Gioanni Mocenigo ed altri suoi seguaci
e servitori, dal quale sono stato più gravemente offeso che da omo vivente; perché lui me ha assassinato
nella vita, nello onore e nelle robbe.

32. Che non deve né vuole pentirsi e non ha di che pentirsi né ha materia di pentimento, e non sa di che
cosa debba pentirsi.

33. Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla.

34. [In lode dell'asino] O sant'asinità, sant'ignoranza, | Santa stolticia e pia divozione, | Qual sola puoi far
l'anime sí buone, | Ch'uman ingegno e studio non l'avanza; | [...] | La santa asinità di ciò non cura; | Ma
con man gionte e 'n ginocchion vuol stare, | Aspettando da Dio la sua ventura. | Nessuna cosa dura, |
Eccetto il frutto de l'eterna requie, | La qual ne done Dio dopo l'essequie.

35. Gli uomini più divoti e santi, amatori et exequitori dell'antiqua e nova legge, absolutamente e per
particolar privilegio son stati chiamati asini.

36. Stolti del mondo son stati quelli ch'han formata la religione, gli ceremoni, la legge, la fede, la regola di
vita; gli maggiori asini del mondo (che son quei che, privi d'ogni altro senso e dottrina, e voti d'ogni vita e
costume civile, marciti sono nella perpetua pedanteria) son quelli che per grazia del cielo riformano la
temerata e corrotta fede, medicano le ferite de l'impiagata religione, e togliendo gli abusi de le
superstizioni, risaldano le scissure della sua veste; non son quelli che con empia curiosità vanno, o pur mai
andâro perseguitando gli arcani della natura, computâro le vicissitudini de le stelle.

37. O dunque forte, vittoriosa e trionfatrice mascella d'un asino morto, o diva, graziosa e santa mascella
d'un polledro defunto, or che deve essere della santità, grazia e divinità, fortezza, vittoria e trionfo
dell'asino tutto, intiero e vivente, asino, pullo e madre, se di quest'osso e sacrosanta reliquia la gloria ed
exaltazion è tanta? [...] Pregate, pregate Dio, o carissimi, se non siete ancora asini, che vi faccia dovenir
asini.

38. A la verità nulla cosa è piú prossima e cognata che la scienza; la quale si deve distinguere, come è
distinta in sé, in due maniere: cioè in superiore ed inferiore. La prima è sopra la creata verità, ed è l'istessa
verità increata, ed è causa del tutto; atteso che per essa le cose vere son vere, e tutto quel che è, è
veramente quel tanto che è. La seconda è verità inferiore, la quale né fa le cose vere né è le cose vere, ma
pende, è prodotta, formata ed informata da le cose vere, ed apprende quelle non in verità, ma in specie e
similitudine: perché nella mente nostra, dove è la scienza dell'oro, non si trova l'oro in verità, ma solamente
in specie e similitudine.
39. Il dotto Agostino, molto inebriato di questo divino nettare, nelli suoi Soliloquii testifica che la ignoranza
piú tosto che la scienza ne conduce a Dio, e la scienza piú tosto che l'ignoranza ne mette in perdizione. In
figura di ciò vuole ch'il redentor del mondo con le gambe e piedi de gli asini fusse entrato in Gerusalemme,
significando anagogicamente in questa militante quello che si verifica nella trionfante cittade.

40. [...] Dico che la intelligenza efficiente universale è una de tutti; e quella muove e fa intendere; ma, oltre,
in tutti è l'intelligenza particulare, in cui sono mossi, illuminati ed intendono; e questa è moltiplicata
secondo il numero de gli individui.

41. Con questa. Quella cosa, dicono, o devrà esser vera o falsa. Se è falsa, non può esser insegnata, perché
del falso non può esser dottrina né disciplina: atteso che a quel che non è, non può accader cosa alcuna, e
perciò non può accader anco d'esser insegnato. Se è vera, non può pure più che tanto essere insegnata:
perché o è cosa la quale equalmente appare a tutti, e cossì di lei non può esser dottrina, e per conseguenza
non può essre alcun dottore, [...]; o è cosa, che altrimente ed inequalmente ad altri ed altri appare, e cossì
in sé non può aver altro che opinabilità, e sopra lei non si può formar altro che opinione.

42. L'eroico ingegno si contenta più tosto di cascar o mancar degnamente e nell'alte imprese, dove mostre
la dignità del suo ingegno, che riuscir a perfezione in cose men nobili e basse.

43. Meglio è una degna ed eroica morte, che un indegno e vil trionfo.

44. Poi che spiegat'ho l'ali al bel desio, | Quanto piú sott'il piè l'aria mi scorgo, | Piú le veloci penne al
vento porgo, | E spreggio il mondo, e vers'il ciel m'invio. | Né del figliuol di Dedalo il fin rio | Fa che giú
pieghi, anzi via piú risorgo. | Ch'i' cadrò morto a terra, ben m'accorgo, | Ma qual vita pareggia al morir
mio?

45. Più facilmente determina e condanna chi manco considera.

46. Cesarino: Come intendi che la mente aspira alto? verbi grazia, con guardar sempre alle stelle? al cielo
empireo? sopra il cristallino?

47. Non certo, ma procedendo al profondo della mente, per cui non fia mistiero massime aprir gli occhi al
cielo, alzar alto le mani, menar i passi al tempio, intonar l'orecchie de simulacri, onde piú si vegna
exaudito; ma venir al piú intimo di sé, considerando che Dio è vicino, con sé e dentro di sé piú ch'egli
medesimo esser non si possa; come quello ch'è anima de le anime, vita de le vite, essenza de le essenze:
atteso poi che quello che vedi alto o basso, o incirca (come ti piace dire) degli astri, son corpi, son fatture
simili a questo globo in cui siamo noi, e nelli quali non piú né meno è la divinità presente che in questo
nostro, o in noi medesimi.

48. Nessuna potenza et appulso naturale è senza gran raggione.

49. Accade in color che amano la verità e la bontà [...] s'adirano tanto contro quelli che la vogliono
adulterare, guastare, corrompere [...], come son trovati di quelli che si son ridutti sino alla morte, alle pene
ed essere ignominiosamente trattati da gli popoli ignoranti e sette volgari.
50. La differenza tra la causa formale universale, la quale è una anima per cui l'universo infinito, come
infinito, non è uno animale positiva ma negativamente, e la causa formale particulare moltiplicabile e
moltiplicata in infinito.

51. La prima e principal forma naturale, principio formale e natura efficiente, è l'anima de l'universo: la
quale è principio di vita, vegetazione e senso in tutte le cose, che vivono, vegetano e sentono.

52. Non è cosa sí manca, rotta, diminuta e imperfetta, che, per quel che ha principio formale, non abbia
medesimamente anima, benché non abbia atto di supposito che noi diciamo animale. E si conchiude, con
Pitagora e altri, che non in vano hanno aperti gli occhi, come un spirito immenso, secondo diverse raggioni
e ordini, colma e contiene il tutto.

53. Gli peripatetici e altri filosofi da volgo, benché nominano forma sustanziale, non hanno conosciuta altra
sustanza che la materia.

54. La potenza coincide con l'atto e l'universo è tutto quello che può essere, quanto da altre raggioni, si
conchiude ch'il tutto è uno.

55. Da questo possiamo inferire una essere la omniforme sustanza, uno essere il vero ed ente, che secondo
innumerabili circostanze e individui appare, mostrandosi in tanti e sí diversi suppositi.

56. Lo ente, logicamente diviso in quel che è e può essere, fisicamente è indiviso, indistinto ed uno; e questo
insieme insieme infinito, immobile, impartibile, senza differenza di tutto e parte, principio e principiato.

57. L'universo è tutto centro e tutto circonferenza.

58. Chi ha ritrovato quest'uno, dico la raggione di questa unità, ha ritrovata quella chiave, senza la quale è
impossibile aver ingresso alla vera contemplazion de la natura.

59. Gli contrarii veramente concorreno, sono da un principio e sono in verità e sustanza uno.

60. Amor, per cui tant'alto il ver discerno, | Ch'apre le porte di diamante e nere, | Per gli occhi entra il mio
nume; e per vedere | Nasce, vive, si nutre, ha regno eterno. | Fa scorger quant' ha il ciel terr'ed inferno, | Fa
presente d'absenti effigie vere, | Repiglia forze, e, trando dritto, fere, | E impiaga sempre il cor, scuopre
ogn'intero. | O dunque, volgo vile, al vero attendi, | Porgi l'orecchio al mio dir non fallace, | Apri, apri, se
può, gli occhi, insano e bieco. | Fanciullo il credi, perché poco intendi; | Perché ratto ti cangi, ei par
fugace; | Per esser orbo tu, lo chiami cieco.

61. La offesa fu privata, la vendetta è publica.

62. Voglio che siano considerate due sorte di forme: l'una, la quale è causa, non già efficiente, ma per la
quale l'efficiente effettua; l'altra è principio, la quale da l'efficiente è suscitata da la materia.

63. La materia della natura non ha forma alcuna assolutamente; ma la materia dell'arte è una cosa formata
già della natura.
64. La medesima materia (voglio dir piú chiaro) il medesimo che può esser fatto o pur può essere, o è fatto,
è per mezzo de le dimensioni ed extensioni del suggetto, e quelle qualitadi che hanno l'essere nel quanto; e
questo si chiama sustanza corporale e suppone materia corporale; o è fatto (se pur ha l'essere di novo) ed è
senza quelle dimensioni, extensione e qualità; e questo si dice sustanza incorporea, e suppone similmente
detta materia.

65. Ad una potenza attiva tanto di cose corporali quanto di cose incorporee, over ad un essere tanto
corporeo quanto incorporeo, corrisponde una potenza passiva tanto corporea quanto incorporea, e un
posser esser tanto corporeo quanto incorporeo. Se dunque vogliamo dir composizione tanto ne l'una quanto
ne l'altra natura, la doviamo intendere in una ed un'altra maniera; e considerar che se dice nelle cose
eterne una materia sempre sotto un atto, e che nelle cose variabili sempre contiene or uno or un altro; in
quelle la materia ha, una volta, sempre ed insieme tutto quel che può avere, ed è tutto quel che può essere;
ma questa in piú volte, in tempi diversi, e certe successioni.

66. È dunque l'universo uno, infinito, inmobile. Una, dico, è la possibilità assoluta, uno l'atto, una la forma
o anima, una la materia o corpo, una la cosa, uno lo ente, uno il massimo ed ottimo; il quale non deve
posser essere compreso; e però infinibile e interminabile, e per tanto infinito e interminato, e per
conseguenza inmobile.

67. Se il punto non differisce dal corpo, il centro da la circonferenza, il finito da l'infinito, il massimo dal
minimo, sicuramente possiamo affirmare che l'universo è tutto centro, o che il centro de l'universo è per
tutto, e che la circonferenza non è in parte alcuna per quanto è differente dal centro, o pur che la
circonferenza è per tutto, ma il centro non si trova in quanto che è differente da quella.

68. Ogni produzione, di qualsivoglia sorte che la sia, è una alterazione, rimanendo la sustanza sempre
medesima; perché non è che una, uno ente divino, immortale.

69. E' per virtù dell'amore che tutto è prodotto, e l'amore è in tutto: si manifesta come forza e vita nelle cose
viventi, e ciò da cui le cose viventi traggono forza e vita ed è il vigore stesso delle cose viventi.

70. Con grande efficacia operano i medici in cui moltissimi confidano; i malefici, che pure non toccano chi
li disprezza, penetrano in chi li teme.

71. Colui che da una diversa visione della cosa più è commosso, non teme le angustie della morte.

72. Duplice è il movimento delle cose: naturale e preternaturale; quello naturale proviene da principio
intrinseco; quello preternaturale da principio estrinseco; naturale è quello che armonizza con la natura, la
solidità, la generazione; al contrario il preternaturale, è duplice: violento, contro natura, oppure ordinato e
coordinabile, non in contrasto con la natura.

73. Nel cosmo, quanto liga è Dio, Demone, Animo, Natura, Sorte e Fortuna, e, per ultimo, Fato.

74. Liga con arte l'artefice: il bello dell'artefice è arte.

75. Potrai capire come un medesimo principio naturale sia parimenti prossimo alla virtù e al vizio.
76. L'antichità chiamò grande demone questo amore che è padre di tutti i sentimenti, tutti i desideri e tutti
gli effetti.

77. Tra le ligature, maggiori sono quelle che ligano non i bruti, ma gli uomini; gli ingegni più vivaci, non i
più semplici, poiché quelli dispongono di maggiori facoltà e possibilità, a più parti, circostanze e fini
mirano, e dunque da maggiori brame sono condotti.

78. Scarsa brama, sollecitata da naturale pulsione, liga l'uomo torpido, dal cibo limitato e rozzo. Non lo
ingentilisce l'eloquio, né eros lo solletica, non la musica o la pittura, né altre delizie di natura.

79. Questo animale che chiamiamo Amore, per il più suole assalire colui ch'ha poco da pensare e manco da
fare.

80. È buon segno quando le cose vanno per la mente: guardati che la mente non vadi essa per le cose,
perché potrebbe rimaner attaccata con qualch'una di quelle, ed il cervello, la sera, indarno l'aspetterebbe a
cena.

81. I savi vivono per i pazzi, ed i pazzi per i savii. Si tutti fussero signori, non sarebbono signori: cossì, se
tutti saggi, non sarebbono saggi, e se tutti pazzi, non sarebbono pazzi. Il mondo sta bene come sta.

82. L'uomo, senza l'argento ed oro, è come uccello senza piume, ché chi lo vuol prendere, sel prende, chi sel
vuol mangiar, sel mangia.

83. E non è quel che noi siamo e quel che noi facciamo, che ne rendi onorati o disonorati, ma sì ben quel
che altri stimano, e pensano di noi.

84. È forza che gli doni e grazie sien divisi, a fin che l'uno abbi bisogno dell'altro, e, per conseguenza, l'uno
ami l'altro. A chi è concesso il meritare, sii negato l'avere; a chi è concesso l'avere, sii negato il meritare.

85. Ligato sono da parecchie cose; sento dunque che parecchi mi ligano, perché diverse e distinte sono le
gradazioni del bello.

86. Da ignoranti che siamo, più ci lasciamo ligare da chi è astuto, che da un amico autentico, sicché le
ligature ed il magistero di chi liga si fondano e si consolidano nell'artificio.

87. Tre sino le porte per le quali il cacciatore di anime osa ligare: vista, udito, mente o immaginazione.

88. Pensa che, più delle bestie, gli uomini sono suscettibili di ligature; uomini bestiali e storditi non si
prestano a ligature eroiche, diversamente da chi ha attinto un'anima più limpida.

89. Può essere ligato soprattutto ciò che ha in chi liga qualcosa di suo, perché, attraverso quel qualcosa di
suo, chi liga lo comanda.

90. I contemplativi, tralasciando l'aspetto delle cose sensibili, vengono ligati a cose divine; i voluttuosi, col
vedere, calano alla provvisione di cose tangibili; i morali sono tratti col godimento dei colloqui.
91. Ciò che liga ad amore o ad odio, o a disprezzo, al di sotto di ogni razionale atteggiamento, è qualcosa
di inconscio.

92. Chi vuol sapere massimi secreti di natura, riguardi e contempli circa gli minimi e massimi de gli
contrarii e oppositi. Profonda magia è saper trar il contrario dopo aver trovato il punto de l'unione. A
questo tendeva con il pensiero il povero Aristotele, ponendo la privazione (a cui è congionta certa
disposizione) come progenitrice, parente e madre della forma; ma non vi poté aggiungere. Non ha possuto
arrivarvi, perché, fermando il piè nel geno de l'opposizione, rimase inceppato di maniera che, non
descendendo alla specie de la contrarietà, non giunse, né fissò gli occhi al scopo; dal quale errò a tutta
passata, dicendo i contrarii non posser attualmente convenire in soggetto medesimo.

93. Se io, illustrissimo Cavalliero, contrattasse l'aratro, pascesse un gregge, coltivasse un orto, rassettasse
un vestimento, nessuno mi guardarebbe, pochi m'osservarebono, da rari sarei ripreso e facilmente potrei
piacere a tutti. Ma per essere delineatore del campo de la natura, sollecito circa la pastura de l'alma, vago
de la coltura de l'ingegno e dedalo circa gli abiti de l'intelletto, ecco che chi adocchiato me minaccia, chi
osservato m'assale, chi giunto mi morde, chi compreso mi vora; non è uno, non son pochi, son molti, son
quasi tutti.

94. Ottavo, da quel che nessun senso nega l'infinito, atteso che non lo possiamo negare per questo, che non
lo comprendiamo col senso; ma da quel, che il senso viene compreso da quello e la raggione viene a
confirmarlo lo doviamo ponere.

95. Ecco la raggion della mutazion vicissitudinale del tutto, per cui cosa non è di male da cui non s'esca,
cosa non è di buono a cui non s'incorra, mentre per l'infinito campo, per la perpetua mutazione, tutta la
sustanza persevera medesima ed una. [...] e verremo certamente piú grandi che que' dei che il cieco volgo
adora, perché dovenerremo veri contemplatori dell'istoria de la natura, la quale è scritta in noi medesimi, e
regolati executori delle divine leggi, che nel centro del nostro core son inscolpite.

96. E chi mi impenna, e chi mi scalda il core? | Chi non mi fa temer fortuna o morte? | Chi le catene ruppe e
quelle porte, | Onde rari son sciolti ed escon fore? | L'etadi, gli anni, i mesi, i giorni e l'ore | Figlie ed armi
del tempo, e quella corte | A cui né ferro, né diamante è forte, | Assicurato m'han dal suo furore. | Quindi
l'ali sicure a l'aria porgo; | Né temo intoppo di cristallo o vetro, | Ma fendo i cieli e a l'infinito m'ergo. | E
mentre dal mio globo a gli altri sorgo, | E per l'eterio campo oltre penetro: | Quel ch'altri lungi vede, lascio
al tergo.

97. Nel spacio infinito o potrebono essere infiniti mondi simili a questo, o che questo universo stendesse la
sua capacità e comprensione di molti corpi, come son questi, nomati astri; ed ancora che (o simili o
dissimili che sieno questi mondi) non con minor raggione sarebe bene a l'uno l'essere che a l'altro; perché
l'essere de l'altro non ha minor ragione che l'essere de l'uno, e l'essere di molti non minor che de l'uno e
l'altro, e l'essere de infiniti che di molti. Là onde, come sarebbe male la abolizione ed il non essere di questo
mondo, cossì non sarebbe buono il non essere de innumerabili altri.

98. Io dico Dio tutto infinito, perché da sé esclude ogni termine ed ogni suo attributo è uno ed infinito; e
dico Dio totalmente infinito, perché tutto lui è in tutto il mondo, ed in ciascuna sua parte infinitamente e
totalmente: al contrario dell'infinità de l'universo, la quale è totalmente in tutto, e non in queste parti (se
pur, referendosi all'infinito, possono esser chiamate parti) che noi possiamo comprendere in quello.
99. La fede si richiede per l'instituzione di rozzi popoli che denno esser governati, e la dimostrazione per gli
contemplativi che sanno governar sé ed altri.

100. Nelle cose è da contemplare, se cossì volete doi principii attivi di moto: l'uno finito secondo la ragione
del finito soggetto, e questo muove in tempo; l'altro infinito secondo la raggione dell'anima del mondo,
overo della divinità, che è come anima de l'anima, la quale è tutta in tutto e fa esser l'anima tutta in tutto; e
questo muove in istante.

101. Uno dunque è il cielo, il spacio immenso, il seno, il continente universale, l'eterea regione per la quale
il tutto discorre e si muove. Ivi innumerabili stelle, astri, globi, soli e terre sensibilmente si veggono, ed
infiniti ragionevolmente si argumentano. L'universo immenso ed infinito è il composto che resulta da tal
spacio e tanti compresi corpi.

102. Si può prendere in considerazione la causa per la quale non solo l'azione concerne le cose vicine, ma
pure quelle remote per il senso; mentre, in concreto, ogni cosa si verifica mediante la comunione dello
spirito universale, tutto in tutto e in ogni parte del mondo.

103. Corpo continuo è in verità il corpo insensibile, cioè lo spirito aereo ovvero etereo, attivissimo, ed
efficacissimo, come quello mai collegato all'anima, per la somiglianza per cui più recede dalla rozzezza
della ottusa sostanza sensibile dei composti.

104. La quarta ligatura è l'anima del mondo, ovvero spirito cosmico, che accoppia ed unifica il tutto al
tutto, e così ogni cosa si apre ad ogni cosa, come già detto.

105. La nota sentenza di Ippocrate: Il più efficace dei medici è quello in cui molti hanno fede, in quanto liga
molti, o coll'eloquio, o con l'aspetto, o con la notorietà. Ciò riguarda non solo il medico, ma anche ogni
genere di mago, e quale che sia il titolo di potere, perché chi opera ligature difficilmente con altri mezzi
potrà suscitare l'immaginazione.

106. Ed i teologi credono ed ammettono e predicano su colui che per sé può compiere ogni cosa, ma che
non era in grado di curare quelli che non avevano fede in lui, e l'esauriente spiegazione di simile impotenza
va riportata all'immaginazione, che egli non fu in grado di ligare; i famigliari, infatti, cui la sua modesta
origine ed educazione erano note, spregiavano ed irridevano il medico e il profeta: di qui il proverbio
Nessun profeta è riconosciuto nella sua terra.

107. È dunque più facile, per qualcuno, ligare colui che è meno noto, per mezzo dell'opinione e della
disponibilità della fede, per la quale la potenza dell'anima si predispone in una certa maniera, si apre, si
esplica, come se, per accogliere il sole, aprisse finestre che in altro frangente manterrebbe sigillate, e vien
dato accesso a quelle impressioni che l'arte del ligatore esige, onde imporre successive ligature, come la
speranza, la compassione, il timore, l'amore, l'odio, l'indignazione, l'ira, la gioia, la pazienza, lo spregio
della vita, della morte, della fortuna, e tutti gli altri affetti, le cui forze dall'anima trasmigrano nel corpo,
per modificarlo.

108. Chi nulla ama non ha da temere, o sperare, o vantarsi, a andar fiero, osare, umiliarsi, emulare,
adirarsi, o provare altri sentimenti del genere.
109. Tanti sono i generi e le diversità del bello, tanti, si intende, sono i generi e le diversità delle ligature.

110. Si aggiunga al già detto, che amore, con cui amiamo, è brama con cui ogni cosa brama, mediazione
fra bene e male, brutto e bello (non dunque non brutto e non bello), ma buono e bello in rapporto a una
certa comunicazione e partecipazione.

111. L'animo umile, prono all'omaggio, liga l'animo superbo; il superbo ama colui dal quale si vede
magnificato, a maggior ragione quando chi loda è grande.

112. Con questa filosofia l'animo mi s'aggrandisse, e me si magnifica l'intelletto. Però, qualunque sii il
punto di questa sera ch'aspetto, si la mutazione è vera, io che son ne la notte, aspetto il giorno, e quei che
son nel giorno, aspettano la notte.

113. Sotto una scorza umana sono celati animali ferini. Conviene forse che un'anima bestiale abiti un corpo
di uomo come se questo fosse una dimora cieca e ingannevole? Dove sono le leggi che per diritto
governano la natura?... Vi scongiuro, per i ministri menzogneri che proteggono il volto degli errori, per
l'alta potenza dei custodi che sono presidio della natura, strappando da ciascuno individuo di specie
bestiali le sembianze umane, fate sì che questi esseri si mostrino nelle loro figure esteriori e veritiere.

114. Quella [dei cani] è la stessa razza di barbari che condanna e attacca tutto quanto non intende: così
adesso questi cani, vili e smascherati per tali dal loro stesso aspetto, latrano contro tutti gli sconosciuti,
anche se vengono con intenti benefici, mentre si fanno più miti con quelli che conoscono, per quanto siano
malvagi e scellerati.

115. Ricorda che Prometeo non fu gradito agli dei, o perché costui, spargendo i tesori degli dei, sembrava
incitare al torpore il genere umano, ovvero perché costui faceva comune promiscuamente a degni e indegni
una cosa eccellentissima.

116. Sebbene all'anima sia presente un'immagine non dobbiamo rivolgere la nostra attenzione a questa, ma
dobbiamo rivolgerci a questa immagine come guardando attraverso di essa.

117. È abbastanza chiaro con quanta più facilità e limpidezza si manifestino in noi i sensi interni, allorché
sono assopiti quelli esterni.

118. Per una contrazione che richiama l'atto intellettivo nell'immagine della cosa da conoscere l'animo si
espone a sogni divini, visioni e rivelazioni; niente è in verità difficile per chi veramente intende.

119. Non v'è alcun ente artificiale che abbia il suo fondamento fuori della natura.

120. La matematica, che ci insegna a fare astrazione dalla materia, dal moto e dal tempo, ci rende capaci di
intendere e contemplare le specie intellegibili.

121. La prima è quella magia che attraverso la credulità della fede ovvero attraverso non lodevoli specie di
contrazione mortifica il senso [...] la seconda è quella magia che attraverso una fede regolata ed altre
lodevoli specie di contrazione [...] corregge l'errante, rafforza ed acuisce il debole e l'ottuso.
122. Per virtù del grande demone (che è l'amore) attraverso lo spirito l'anima si congiunge al corpo,
attraverso l'anima si congiunge allo spirito una forza più separata e divina, e attraverso un numero più o
meno grande di enti intermedi tutte le cose dell'universo sono connesse e concatenate a tutte le altre.

123. C'è una sola semplice forma [...] la quale senza diminuzione si comunica a tutte le cose [...] Questa
forma universale dell'essere è luce infinita [...] Attraverso questa forma che in diversi modi si comunica ai
diversi enti secondo diverse figure si esplica la materia.

124. [Su Nicola Cusano] Ha molto conosciuto e visto questo galantuomo ed è veramente uno de
particularissimi ingegni ch'abbiano spirato sotto questo aria; ma, quanto a l'apprension de la verità, ha
fatto qual nuotatore da tempestosi flutti ormesso alto or basso; perché non vedea il lume continuo, aperto e
chiaro, e non nuotava come in piano e tranquillo ma interrottamente e con certi intervalli. La raggion di
questo è che lui non avea evacuati tutti gli falsi principii de quali era imbibito dalla commune dottrina
[peripatetica] onde era partito.

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