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Sezione: SICILIA

Esito: SENTENZA
Numero: 503
Anno: 2017
Materia: RESPONSABILITA'
Data pubblicazione: 02/08/2017
Codice ecli: ECLI:IT:CONT:2017:503SGSIC

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE SICILIANA
composta dai seguenti magistrati:
Dott. Luciana Savagnone Presidente estensore
Dott. Giuseppa Cernigliaro Consigliere
Dott. Giuseppe Grasso Primo referendario relatore
ha pronunciato la seguente
S E N T E N Z A 503/2017
nel giudizio iscritto al n. 62885 del registro di segreteria proposto dalla Procura regionale
nei confronti di:
TRIBUTI ITALIA SPA, (C.F. 02763450109), in persona del legale rappresentante pro
tempore con sede in Roma;
SAGGESE Giuseppe, (C.F.: SGG GPP 60M16 L049N), nato a Taranto il 16 agosto 1960,
rappresentato e difeso dall’avv. Patrizia Saggese del foro di Roma ed elettivamente
domiciliato presso lo studio dell’avv. Gaspare Spedale del foro di Palermo;
SAGGESE Patrizia, (C.F.: SGG PRZ 69C57 L049N), nata a Taranto il 17 marzo 1969, che si
difende in proprio, elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. Gaspare Spedale
del foro di Palermo;
ORTORI Mario, (C.F.: RTR MRA 35M05 F023J), nato a Massa il 5 agosto 1935;
MARTI Vito Paolo, (C.F.: MRT VPL 48R28 A669Q) nato a Barletta il 28 ottobre 1948;
FROIO Pasquale, (C.F.: FRO PQL 56MO2 A783R) nato a Benevento il 2 agosto 1956,
rappresentato e difeso dell’Avv. Marco Montalbano del foro di Palermo, presso il cui
studio è elettivamente domiciliato;
LANZONI Paolo Francesco, (C.F.: LNZ PFR 53R02 D969J), nato a Genova il 2 ottobre
1953, rappresentato e difeso, unitamente o disgiuntamente, dagli avvocati Marcello
Campagna e Liliana Paganini del foro di Genova e dall’avvocato Giuseppe Di Stefano del
foro di Palermo, presso il cui studio è elettivamente domiciliato.
Esaminati gli atti del fascicolo processuale;
Uditi, nella pubblica udienza del 28 settembre 2016, il relatore dott. Giuseppe Grasso, il
Pubblico Ministero, nella persona del dott. Salvatore Chiazzese; l’avv. Alberto Spedale, in
sostituzione dell’avv. Saggese, per i convenuti Saggese Giuseppe e Saggese Patrizia,
nonché, in sostituzione dell’avv. Di Stefano, per il convenuto Lanzoni; l’avv. Marco
Montalbano, in rappresentanza del convenuto Froio.
FATTO
Con atto di citazione, depositato il 23 dicembre 2015, la Procura regionale presso questa
Sezione conveniva in giudizio la società Tributi Italia spa, agente della riscossione dei
tributi locali del Comune di Isola delle Femmine per gli anni 2008 e 2009, ed i signori
Giuseppe Saggese, nella qualità di amministratore di fatto e socio occulto della società,

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Saggese Patrizia, Ortori Mario, Marti Vito Paolo e Lanzoni Paolo Francesco, nella qualità
di amministratori pro tempore della società avvicendatisi nei periodi in questione,
chiedendone la condanna al pagamento di € 237.332,40, oltre rivalutazione monetaria e
interessi, in favore del predetto ente locale, nonché delle spese del giudizio.
La Procura attrice riferiva che la società aveva avuto in concessione per il comune di
Isola delle Femmine i servizi di accertamento e riscossione dell’imposta sulla pubblicità
e dei diritti sulle pubbliche affissioni, della Tosap e delle sanzioni amministrative per
violazione del codice della strada e non aveva ottemperato all’obbligo di riversamento
nelle casse comunali delle somme riscosse. Citava, così, in giudizio in via principale e
solidale la società e il sig. Giuseppe Saggese, nella qualità di amministratore di fatto e
socio occulto della Tributi Italia, chiedendo loro la rifusione dell’intera somma non
riversata, mentre chiamava gli altri convenuti, amministratori di diritto della società, a
rispondere del danno in via sussidiaria ovvero pro-quota, in proporzione alla durata dei
rispettivi mandati.
Circa la posizione del Saggese Giuseppe, il requirente evidenziava che le dichiarazioni
rese alla Guardia di finanza da Mario Ortori, amministratore unico dal 2001 al 2008, e da
alcuni dipendenti della Tributi Italia (Elio Ortori, Laura Limido e Maria Grazia Schenone)
erano tutte concordi nell’attribuire al Saggese il ruolo di dominus nella gestione della
società, accusato, fra l’altro, dell’appropriazione di ingenti somme di denaro, in aggiunta
al compenso. Al Saggese, ancora, venivano ricondotte, secondo quanto dichiarato dal
Froio nel corso dell’audizione personale, diverse operazioni finanziarie rischiose,
determinanti nel causare il dissesto finanziario della Tributi Italia. Il P.M. richiamava
anche la sentenza della Sezione Basilicata n.45/2015, concludendo che dalla
connotazione dolosa della condotta tenuta dall’amministratore di fatto sarebbe scaturita
la sua responsabilità solidale con la Tributi Italia s.p.a. per il danno prodotto al comune.
Agli altri amministratori, ritenuti dei meri esecutori della volontà del Saggese, invece, il
Pubblico Ministero imputava una responsabilità parziaria a titolo di colpa grave, così, in
considerazione delle circostanze descritte e tenuto conto dell’avvicendarsi dei rispettivi
mandati, costoro venivano chiamati a rispondere del danno in via sussidiaria, per quote
computate sulla base dei giorni di durata delle rispettive cariche.
In particolare, nell’atto di citazione la quota di danno imputabile alla convenuta Saggese
Patrizia, in carica dal 23.07.2008 al 31.12.2009, era quantificata in euro 113.591,30,
quella attribuita a Ortori Mario, in carica dal 1.01.2008 al 23.07.2008, era pari ad euro
44.054,42, la quota di Marti Vito Paolo, in carica dal 24.07.2008 al 07.01.2009,
ammontava ad euro 36.064,16, quella di Froio Pasquale, in carica dal 08.01.2009 al
17.05.2009, era di euro 27.857,94, mentre la parte contestata a Lanzoni Paolo
Francesco, in carica dal 18.05.2009 al 30.07.2009, ascendeva ad euro 15.764,57.
In merito alle contestazioni formulate dagli invitati in sede preprocessuale, il procuratore
regionale quanto al profilo della giurisdizione del giudice contabile, si rimetteva alle
argomentazioni contenute nella sentenza n.1145/2012 della Sezione giurisdizionale per
il Veneto, concernente una fattispecie analoga, rilevando che il giudice di legittimità
aveva ritenuto sussistente la giurisdizione della Corte dei conti sulla domanda di
risarcimento dei danni subiti dall’amministrazione comunale nei confronti della società
concessionaria del servizio di riscossione dei tributi locali (SS.UU. sentenze
n.26280/2009 e n.10667/2009).
Riguardo all’eccezione di prescrizione del credito erariale, il pubblico ministero
affermava che il comune aveva posto in essere una pluralità di atti interruttivi del
termine, costituiti da atti di diffida e messa in mora nei confronti della società di

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riscossione ed aveva, altresì, provveduto a depositare istanza di ammissione al passivo
dell’amministrazione straordinaria della società Tributi Italia, accolta dal Giudice
delegato in chirografo. In presenza dei suddetti atti interruttivi, concludeva il pubblico
ministero, il termine di prescrizione non poteva, quindi, considerarsi maturato.
Con memoria depositata il 29 agosto 2016, si costituiva in giudizio il convenuto Froio,
rappresentato e difeso dall’avv. Marco Montalbano, che eccepiva, preliminarmente, il
difetto di giurisdizione della Corte dei conti sull’assunto della natura privatistica del
rapporto che legava la Tributi Italia Spa al comune di Isola delle Femmine.
Eccepiva, ancora, la prescrizione della pretesa azionata dalla Procura attrice in
considerazione della circostanza che la prima contestazione del danno era costituita
dall’invito a dedurre, notificatogli in data 8 giugno 2015, mentre l’istanza di ammissione
al passivo proposta dal Comune nel 2010 non poteva spiegare alcun effetto interruttivo
nei propri confronti. Infatti, in mancanza di un rapporto di solidarietà passiva con la
Tributi Italia, non era applicabile l’art.1310, primo comma, c.c. (che permette l’estensione
ai condebitori solidali dell’efficacia dell’atto interruttivo posto in essere nei confronti di
uno di essi).
Rilevava, inoltre, la mancanza di idoneo supporto probatorio dell’illecito contestato dalla
Procura regionale sotto il profilo della quantificazione del danno, della condotta
contestata e del rapporto di causalità tra questa e il danno, essendo l’iniziativa del
requirente unicamente fondata sulle dichiarazioni rese ai militari della Guardia di finanza
da alcuni dipendenti della società riguardanti l’indebita ingerenza esercitata dal Saggese
e non riferite alla gestione del Froio. Rimarcava, altresì, l’insussistenza di qualsivoglia
responsabilità a proprio carico poiché il suo mandato di amministratore era iniziato
l’8.1.2009 quando la società già si trovava in una situazione di irreversibile crisi
economico- finanziaria.
Nel riportare la giurisprudenza di questa Sezione che, in casi analoghi, aveva rigettato la
domanda attorea nei propri confronti, chiedeva, conclusivamente, in subordine
all’accoglimento delle eccezioni di difetto di giurisdizione e di prescrizione, la propria
assoluzione o, in via gradata, la limitazione dell’eventuale condanna per il solo periodo in
cui aveva rivestito la carica di amministratore, con esclusione delle obbligazioni riferite
al secondo trimestre 2009 e con l’applicazione del potere riduttivo.
Con memoria depositata il 7 settembre 2016 si costituiva in giudizio il Lanzoni, a mezzo
degli avvocati Marcello Campagna, Liliana Paganini e Giuseppe Di Stefano.
Anche questo convenuto, preliminarmente, sollevava l’eccezione di prescrizione del
diritto fatto valere dalla Procura, per la tardività dell’invito a dedurre a fronte dei
contestati omessi versamenti afferenti le annualità 2008 e 2009.
In via subordinata, rappresentava di avere svolto l’incarico di amministratore per appena
73 giorni, in epoca non coincidente né con l’affidamento della concessione dei servizi di
riscossione a Tributi Italia né con l’emergere delle contestate irregolarità. Nel fornire la
documentazione comprovante i compiti effettivamente svolti nel corso del proprio
mandato, chiedeva l’assoluzione per insussistenza della responsabilità contestata che,
peraltro, non veniva neppure supportata da idoneo impianto probatorio, risultando
ricostruita come una sorta di responsabilità oggettiva, meramente connessa alla carica
rivestita.
Con memorie depositate il 27 settembre 2016, si costituivano i convenuti Saggese
Patrizia e Saggese Giuseppe, rappresentati e difesi dalla stessa convenuta Saggese
Patrizia.
Entrambi, eccepivano l’intervenuta prescrizione della pretesa erariale, ritenendo che non

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potesse attribuirsi valore interruttivo alla presentazione, da parte del Comune di Isola
delle Femmine, della domanda di insinuazione al passivo della Tributi Italia. Nel merito,
dopo una breve illustrazione in punto di fatto delle vicende societarie della Tributi Italia,
contestavano la fondatezza delle tesi accusatorie del pubblico ministero, basate
esclusivamente sulle dichiarazioni rese alla Guardia di finanza da taluni dipendenti della
società la cui veridicità non risultava supportata da alcuna prova di tipo documentale.
Il convenuto Saggese Giuseppe richiamava la sentenza della Commissione tributaria
provinciale di Genova n.2146/2015, che aveva accolto il suo ricorso avverso un avviso di
accertamento dell’Agenzia delle entrate di Genova basato sul processo verbale di
constatazione dei militari della Guardia di finanza che si fondava, a sua volta, sulla
medesima relazione delle Fiamme gialle utilizzata in questa sede dal pubblico ministero.
Asseriva che dalla predetta pronuncia del giudice tributario, che aveva rilevato l’assenza
di un idoneo supporto probatorio a sostegno dell’atto impugnato, emergesse
l’inconsistenza delle tesi sostenute dall’attore pubblico e chiedeva la propria assoluzione
e, in subordine, l’esercizio del potere riduttivo o la concessione di un termine istruttorio
per la produzione in giudizio dei verbali delle indagini difensive in corso di
perfezionamento.
All’udienza del 28 settembre 2016, il Pubblico Ministero, preliminarmente, rilevava la
tardività delle memorie di costituzione dei convenuti Saggese e il conflitto di interesse di
Saggese Patrizia, intervenuta in qualità di difensore di entrambi i fratelli; nel merito,
insisteva nella richiesta di condanna.
L’avv. Spedale, in sostituzione dell’avv. Saggese Patrizia, chiedeva un rinvio della
trattazione per poter produrre i documenti indicati nelle difese dei Saggese; in subordine,
insisteva in tutte le difese ed eccezioni agli atti. Il medesimo procuratore, in sostituzione
dell’Avv. Di Stefano per il Lanzoni, si richiamava alle difese rassegnate in atti.
Analogamente, l’avv. Montalbano, per il convenuto Froio, insisteva in tutte le eccezioni e
difese, sia di rito che di merito, già esposte in sede di costituzione in giudizio, depositava
nota spese chiedendone la liquidazione anche in ipotesi di accoglimento dell’eccezione
di prescrizione, sulla base del nuovo codice della giustizia contabile (d. lgs. n.174/2016).
DIRITTO
1. Preliminarmente, il Collegio dichiara la contumacia dei convenuti Tributi Italia S.p.A.,
Ortori Mario e Marti Vito Paolo, regolarmente chiamati in giudizio ma non costituiti.
Ritiene, poi, ammissibile la costituzione dei convenuti Saggese Giuseppe e Saggese
Patrizia a mezzo dello stesso difensore, rilevato che, dall’esame delle memorie di
costituzione, non emerge in concreto un conflitto di interessi che possa invalidare il
mandato difensivo rilasciato all’avv. Saggese Patrizia.
2. Sempre in via preliminare, respinge l’istanza di rinvio formulata dai convenuti Saggese
per l’acquisizione delle indagini difensive in corso di perfezionamento e ciò sul duplice
rilievo dell’estrema genericità della richiesta (non è chiaro, infatti, se si tratti di indagini
difensive relative al presente procedimento o a quello penale in corso) e della non
esplicitata connessione con le tesi sostenute dagli stessi convenuti nell’odierno giudizio.
3. Deve, quindi, essere scrutinata l’eccezione di difetto di giurisdizione, sollevata dal
convenuto Froio, basata sulla natura privatistica del rapporto intrattenuto tra Tributi Italia
spa e il comune danneggiato.
Risulta agli atti del giudizio che la San Giorgio S.p.A., poi Tributi Italia S.p.A., si era
impegnata contrattualmente con il Comune di Isola delle Femmine ad accertare e
riscuotere le imposte comunali sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni, la
T.O.S.A.P. e le sanzioni amministrative per violazione del codice della strada, instaurando

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così un rapporto di servizio con l’ente locale ed assumendo la qualità di agente
contabile, con conseguente radicamento della giurisdizione in capo alla Corte dei conti
(cfr. la sentenza delle SS.UU. della Corte di cassazione n.12367/2001 e le ordinanze
delle SS.UU. n.12192/2004, n.26280/2009, che hanno affermato la giurisdizione della
Corte dei conti sulla domanda di risarcimento del danno sofferto da un comune per il
mancato versamento di tributi locali incassati dal concessionario della riscossione).
La qualifica di agente contabile (ex art. 93, comma 2, del decreto legislativo n.267/2000)
assume, quindi, rilievo dirimente ai fini della risoluzione della questione, posto che la
natura privatistica del rapporto intrattenuto fra la concessionaria e l’ente locale non
influisce sull’individuazione del giudice dotato della giurisdizione. Infatti, i presupposti
necessari a definire tale qualifica sono rappresentati dal carattere pubblico dell’ente per
cui il soggetto agisce e del denaro oggetto della sua gestione, restando irrilevante il
titolo in base al quale la stessa è svolta (cfr. l’ordinanza delle SS.UU. della Cassazione n.
13330/2010). 
A ciò si aggiunga che la giurisdizione della Corte non patisce limitazione alcuna per
effetto dell’esistenza di altri rimedi giuridici per il recupero del credito di cui l’ente locale
può avvalersi (nella fattispecie, decreto ingiuntivo ed insinuazione al passivo); infatti, in
tali frangenti, finché il danno erariale non viene risarcito, l’azione della Procura contabile
è sempre consentita.
Ugualmente, ai fini del riparto di giurisdizione, è irrilevante l’eventuale riconoscimento al
passivo di un credito con natura chirografaria e non privilegiata, trattandosi di un profilo
attinente il soddisfacimento delle pretese sorte dal contratto di affidamento del servizio
ed estraneo alla sfera della responsabilità amministrativo-contabile, in cui
l’inadempimento riceve considerazione soltanto come parametro per l’individuazione
della misura del danno risarcibile.
La giurisdizione contabile, poi, si estende anche all’accertamento dell’eventuale
responsabilità, di carattere amministrativo, dei soggetti che si sono avvicendati nella
gestione della società, i quali, secondo la prospettazione dell’organo requirente,
avrebbero concorso alla produzione del danno mediante la cattiva gestione delle somme
di cui avevano la disponibilità (cfr. la decisione delle Sezioni Unite n. 295/2013).
L’eccezione, pertanto, in tutte le varie forme in cui è sollevata, appare assolutamente
infondata e non meritevole di accoglimento.
4. Sempre in via preliminare deve essere esaminata l’eccezione di prescrizione sollevata
dai convenuti Froio, Lanzoni, Saggese Giuseppe e Saggese Patrizia, secondo le cui tesi
difensive poiché il primo atto interruttivo nei loro confronti sarebbe costituito dall’invito a
dedurre, il termine quinquennale previsto dalla legge sarebbe ampiamente decorso.
Il pubblico ministero ha contrapposto alle argomentazioni dei convenuti l’esistenza di
atti interruttivi della prescrizione nonché del deposito dell’istanza di ammissione al
passivo nella procedura di amministrazione straordinaria.
Con riferimento alla esistenza di generici atti interruttivi del termine posti in essere dal
comune danneggiato, si rileva che nel fascicolo istruttorio del Requirente si rinviene (aff.
33 che richiama l’aff. 35) un mero elenco di comunicazioni intercorse fra la Società ed il
Comune, di cui peraltro si ha contezza del solo oggetto, ma nessun atto che faccia
riferimento o che sia stato inviato ai singoli amministratori oggi convenuti.
Circa, poi, la produzione di un effetto interruttivo della prescrizione, a seguito della
presentazione della domanda di ammissione al passivo del Comune, nei confronti dei
convenuti Froio, Lanzoni, Saggese Patrizia e Saggese Giuseppe, il Collegio osserva
quanto segue.

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Come è noto, la Tributi Italia è stata ammessa alla procedura di amministrazione
straordinaria con D.M. del 18 giugno 2010; si tratta di una procedura concorsuale
disciplinata dal decreto-legge n.347/2003 (convertito, con modificazioni, in legge n.
39/2004) il cui art. 4-ter rinvia all’art.53 del decreto legislativo n.270/1999 per la
formazione dello stato passivo. La norma richiamata, a sua volta, fa riferimento alle
disposizioni degli articoli 93 e ss. del R.D. n.267/1942, recante la disciplina del fallimento
e delle altre procedure concorsuali. Da siffatto impianto normativo deriva che la
domanda di ammissione allo stato passivo della procedura di amministrazione
straordinaria ha effetti analoghi a quelli prodotti dalla domanda di cui all’art.93 L.F.,
consistenti nell’interruzione della prescrizione nei confronti del fallito per l’intera durata
della procedura, a mente degli artt. 2943 e 2945 c.c. Ancora, per quanto stabilito
dall’art.1310, primo comma, c.c., gli effetti interruttivi della prescrizione si estendono al
condebitore solidale (cfr., da ultimo, Cassazione civile, Sezione III, 17 luglio 2014,
n.16408).
Ciò posto, poichè la responsabilità amministrativo –contabile ha, di regola, natura
parziaria e soltanto in caso di danno derivante da una condotta dolosa o da
arricchimento illecito dei responsabili (ex art.1, comma 1 –quinquies l. n.20/1994) si
avrà la solidarietà dei soggetti corresponsabili per danno all’erario, solo in presenza di
quest’ultima circostanza potrà farsi applicazione del principio recato dall’art.1310, primo
comma, c.c.
Orbene, la responsabilità che il pubblico ministero attribuisce ai convenuti Froio, Lanzoni
e Saggese Patrizia non è dolosa ma per colpa grave e viene qualificata quale parziaria e
sussidiaria rispetto a quella principale attribuita, invece, in via solidale, ai convenuti
Tributi Italia e Saggese Giuseppe:da ciò discende che la domanda di ammissione al
passivo della procedura di amministrazione straordinaria presentata dal Comune di Isola
delle Femmine non può esplicare alcun effetto interruttivo della prescrizione nei
confronti dei convenuti Froio, Lanzoni e Saggese Patrizia.
Quanto alla posizione rivestita da Saggese Giuseppe, chiamato, invece, a titolo di dolo e
solidalmente con la Società, va accertato se egli possa considerarsi, alla luce degli
elementi probatori offerti dal requirente, un amministratore di fatto della Tributi Italia.
Il pubblico ministero, nell’atto di citazione, ha richiamato le risultanze dell’attività di
indagine svolta dalla Guardia di finanza – Nucleo di polizia tributaria di Genova, illustrate
nella segnalazione di danno erariale prot. n.0124889/13. La predetta relazione prende le
mosse dall’esame dei rapporti finanziari e contrattuali intrattenuti, tra il 2005 e il 2008,
dalla Tributi Italia con alcune società del gruppo (IFE – Istituto Finanziario Europeo Srl e
Immobiliare Tributi Italia Spa) e perviene alla conclusione che diverse operazioni
finanziarie, di rilevante ammontare, eseguite su richiesta di Saggese Giuseppe, siano
state poste in essere al solo fine di procurare un indebito vantaggio economico al
Saggese stesso, ritenuto amministratore di fatto della Tributi Italia. I militari affermano
anche che da tali operazioni sia originato lo stato di crisi della società, poi sfociato nella
dichiarazione di insolvenza.
In dettaglio, le transazioni esaminate dalla Guardia di finanza si riferiscono ai
prelevamenti eseguiti da Schenone Maria, segretaria, personale del Saggese, mediante
assegni intestati a sé medesima, poi versati in contante al Saggese e registrati nelle
scritture contabili come crediti verso la IFE per un ammontare complessivo, per l’anno
2008, di euro 2.510.000,00 nonché ai bonifici eseguiti per un totale di euro 2.261.600,00
in favore del fornitore IFE srl per prestazioni derivanti da contratti di consulenza
sottoscritti dagli amministratori Limido Laura e Ortori Mario nel 2007.

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Sull’impianto accusatorio ora delineato, va intanto rilevato che non risulta alcuna
immediata e diretta corrispondenza tra le operazioni illustrate nella citata relazione e lo
specifico oggetto dell’odierna contestazione, concernente il mancato versamento al
Comune di Isola delle Femmine di somme riscosse dalla concessionaria.
Né, ad avviso del Collegio, la menzionata relazione è idonea a provare, ai fini del presente
giudizio, che il Saggese abbia svolto il ruolo di amministratore di fatto e di assoluto
dominus della Tributi Italia, divenendo solidalmente responsabile con questa per avere
agito con dolo o per indebito arricchimento.
Da ciò discende che la previsione dell’art.1310, primo comma, c.c., non è applicabile
neppure in confronto di Saggese Giuseppe e che la domanda di ammissione al passivo
della Tributi Italia non produce effetti interruttivi della prescrizione neppure nei suoi
riguardi.
Il primo ed unico atto interruttivo della prescrizione è costituito, quindi, dall’invito a
dedurre, notificato al convenuto Froio il 19 giugno 2015, al convenuto Lanzoni il 27
maggio 2015 ed ai convenuti Saggese Giuseppe e Saggese Patrizia il 19 giugno 2015.
Al fine di individuare il dies a quo del termine di decorrenza della prescrizione, può farsi
utile riferimento all’art. 7 del contratto intercorso tra il Comune di Isola delle Femmine e
la San Giorgio Spa (poi Tributi Italia Spa), che fissava il termine del versamento delle
somme spettanti al Comune entro il giorno venti del mese successivo alla chiusura del
trimestre. Atteso che l’azione risarcitoria è stata esercitata per il mancato riversamento
delle somme riscosse per gli anni 2008- 2009 e che l’ultima riscossione risale a metà del
2009, oltre cinque anni risultano decorsi alla data della notificazione dell’invito a dedurre
agli odierni convenuti, con conseguente accoglimento dell’eccezione di prescrizione
sollevata da Froio Pasquale, Lanzoni Paolo Francesco, Saggese Patrizia e Saggese
Giuseppe.
5. Passando al merito della domanda risarcitoria, occorre valutare la sussistenza degli
elementi della responsabilità amministrativa prima nei riguardi della società convenuta
e, in seguito, nei confronti degli altri soggetti avvicendatisi nella carica di amministratori
come del presunto amministratore di fatto.
La società, infatti, è soggetta al regime di obblighi e di responsabilità previsto dall'art.
194 del R.D. 23 maggio 1924, n. 827, quale agente contabile, tenuto ad effettuare una
prestazione determinata, consistente nella restituzione dei valori avuti in carico.
L’assoggettamento al regime di responsabilità delineato dalla norma citata comporta
che, ai sensi degli artt. 1218 e 1256 c.c., incombe sul pubblico ministero contabile
l’onere di provare l'inadempimento dell'obbligazione restitutoria, mentre il debitore resta
liberato dalla pretesa di parte attrice qualora fornisca la prova contraria, dimostrando
che il fatto dell'inadempimento è derivato da causa a sè non imputabile o che nel proprio
comportamento erano ravvisabili solo elementi di colpa lieve, considerandosi
gravemente colposa la condotta inadempiente ogniqualvolta non siano emerse
ragionevoli giustificazioni o circostanza impeditive (vd. la decisione della Corte
Costituzionale n. 371 del 20 novembre 1998).
Tale impostazione non postula né l’esistenza di una “presunzione di colpa” del contabile
né di un’“inversione” dell’onere probatorio, dovendo ciascuna delle parti, secondo quanto
stabilito dall’art. 2697 c.c., dare prova degli elementi posti a fondamento dell’azione
promossa ovvero dell’eccezione opposta, quindi, rispettivamente dell'inadempimento
dell'obbligazione restitutoria e dell’esistenza di fatti impeditivi (cfr. le sentenze della
Sezione d’Appello per la Regione Siciliana n. 336/2008 e 200/20101 e la decisione di
questa sezione n.2006/2382).

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L’eventuale responsabilità degli altri convenuti deve, invece, essere inquadrata nello
schema della responsabilità amministrativa: in questo caso, pertanto, il buon esito
dell’azione promossa dal procuratore è subordinato all’allegazione e alla dimostrazione
dell’esistenza degli elementi oggettivi dell’esistenza di un danno all’erario e di una
condotta, posta in essere dai soggetti citati, rilevante in quanto antecedente causale e,
dal punto di vista soggettivo, alla prova che la stessa sia caratterizzata da dolo o da
colpa grave.
Nella fattispecie in esame emerge incontestabilmente il grave inadempimento della
Tributi Italia Spa, che dopo essersi impegnata contrattualmente ad accertare, riscuotere
e riversare nelle casse comunali l’imposta sulla pubblicità e dei diritti sulle pubbliche
affissioni, la Tosap e le sanzioni amministrative per violazione del codice della strada ha
trattenuto presso di sé una parte degli importi riscossi, circostanza che risulta
inequivocabilmente provata agli atti del giudizio.
Appare evidente, quindi, che la società convenuta debba rispondere, a titolo di
responsabilità contabile, del pregiudizio provocato al comune di Isola delle Femmine,
corrispondente al mancato riversamento presso la tesoreria comunale dei proventi
incassati.
In merito alla determinazione della misura del danno, si osserva che il percorso
attraverso il quale la procura è giunta individuare il quantum del pregiudizio patito
dall’ente locale appare condivisibile e sufficientemente documentato fino alla misura per
cui il credito è stato ammesso allo stato passivo (cfr. gli allegati sopra richiamati): la
domanda formulata nei confronti della Tributi Italia merita, pertanto, accoglimento,
condannandosi la Tributi Italia S.p.A. al pagamento, in favore del Comune di Isola delle
Femmine, della somma di € 237.332,40, oltre gli interessi stabiliti nelle rispettive
convenzioni, da calcolarsi dalla data della scadenza di ciascun credito, fino al soddisfo.
Passando all’esame delle domande risarcitorie proposte nei confronti dei convenuti
Ortori Mario e Marti Vito Paolo, entrambi contumaci, si rammenta che gli stessi sono
stati convenuti in giudizio a titolo di responsabilità sussidiaria e parziaria.
La Procura sostanzialmente imputa ai suddetti convenuti un comportamento connotato
da colpa grave per non essersi opposti alle indebite ingerenze esercitate dal Saggese e
per avere così permesso il concretizzarsi del danno alle casse del Comune di Isola delle
Femmine.
Ritiene il Collegio che la domanda risarcitoria proposta nei loro confronti si fondi
esclusivamente sull’elemento formale della carica sociale da essi rivestita nei periodi in
cui si sono verificati i fatti contestati, visto che non risultano attribuite ai predetti
specifiche condotte causative di danno. Non è, infatti, indicata nell’atto di citazione
alcuna circostanza che permetta di ravvisare in capo agli stessi gli elementi costitutivi
della responsabilità amministrativo-contabile.
La prospettazione del pubblico ministero, fondata su una sorta di responsabilità
oggettiva collegata al ruolo ricoperto, non può essere condivisa, dal momento che gli
amministratori possono essere chiamati a rispondere del danno erariale prodotto dalla
società soltanto qualora abbiano concorso, con la propria condotta, a determinarlo.
In mancanza di prove atte a fondare la responsabilità amministrativa dei due ex
amministratori della Tributi Italia, la domanda proposta nei confronti di Mario Ortori e
Vito Paolo Marti va rigettata.
Non si dà luogo alla pronuncia sulle spese per i convenuti Ortori e Marti, in quanto
contumaci, nè per i convenuti Froio, Lanzoni, Saggese Patrizia e Saggese Giuseppe,
posto che l’accoglimento dell’eccezione di prescrizione non costituisce “proscioglimento

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nel merito” ai fini dell’art. 10 bis del d.l. n. 203/2005, convertito nella legge n. 248/2005.
Ciò, anche in aderenza all’orientamento espresso dalle SS. RR. della Corte dei conti, nella
sentenza n. 3/2008/QM ed alla luce del nuovo codice di giustizia contabile (art.31,
comma 2, d.lgs. n.174/2016).
Le spese di giudizio sono poste a carico della Tributi Italia SpA e si liquidano come da
dispositivo.
P.Q.M.
La Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale per la Regione siciliana definitivamente
pronunciando
assolve
i convenuti Ortori Mario e Marti Vito Paolo.
dichiara
la prescrizione dell’azione di responsabilità nei confronti dei convenuti Froio Pasquale,
Lanzoni Paolo Francesco, Saggese Patrizia e Saggese Giuseppe;
condanna
la società Tributi Italia Spa, in amministrazione straordinaria, al pagamento, in favore del
Comune di Isola delle Femmine, dell’importo di euro 237.332,40, da maggiorarsi degli
interessi legali dalla data di scadenza di ciascun pagamento dovuto sino alla data
dell’effettivo soddisfo;
condanna, altresì, la soccombente al pagamento, in favore dello Stato, delle spese
processuali che, sino al deposito della presente decisione, si liquidano in complessivi €
301,73 (euro trecentouno/73).
Così deciso in Palermo, nella camera di consiglio del 28 settembre 2016.
Il Presidente estensore
F.to Luciana Savagnone
Depositata oggi in segreteria nei modi di legge.
Palermo, 02 agosto 2017
Il Direttore della Segreteria
F.to Dott.ssa Rita Casamichele
Originale della sentenza € 80,00
Originale sentenza esecutiva € 80,00
Copie sentenze per notifica € 160,00
Diritti di cancelleria € 46,14
Totale spese € 366,14
Il Direttore della Segreteria
F.to Dott.ssa Rita Casamichele

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