Sei sulla pagina 1di 15

1651 /2019 R.G.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE D’APPELLO DI VENEZIA

SEZIONE TERZA

Composta dai magistrati:

Dr. Rita RIGONI Presidente

Dr. Marco CAMPAGNOLO Consigliere

Dr. Barbara SIMONI Consigliere rel.

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa promossa in appello con atto di citazione notificato da


BANCO BPM S.P.A. (Partita IVA di Gruppo IT10537050964)

con sede legale in Milano, Piazza F. Meda, n. 4, Codice Fiscale e numero di iscrizione al Registro
delle Imprese di Milano 09722490969, iscritto all’Albo delle Banche con il numero 8065,
Capogruppo del Gruppo Bancario Banco BPM, in persona del procuratore speciale, dott.ssa Elga
Fontanini, munita degli occorrenti poteri in forza di procura speciale rilasciata con atto del Notaio
Marco Porceddu Cilione di Verona del 20 novembre 2018 (rep. n. 62511/fasc. n. 24706; cfr. doc. n.
1 fasc. secondo grado), rappresentato e difeso, in forza di procura alle liti in calce al presente atto,
dagli avv.ti Giuseppe Lombardi (cod. fisc. LMB GPP 49M07 D150Y; pec

1
giuseppe.lombardi@milano.pecavvocati.it), Marco Delli Noci (cod. fisc. DLL MRC 74S04 E506O;
pec marco.dellinoci@milano.pecavvocati.it), Francesca Benedetta Tremolada (cod. fisc. TRM FNC
77L47 F205S; pec francescabenedetta.tremolada@milano.pecavvocati.it), del Foro di Milano, e
dall’avv. Andrea Pieresca (cod. fisc. PRS NDR 78H08 L736U; pec
andrea.pieresca@venezia.pecavvocati.it), del Foro di Venezia, ed elettivamente domiciliato presso
lo Studio di quest’ultimo in Venezia (30124), San Marco -Calle degli Avvocati n. 3832/a;

APPELLANTE

Contro

GIOVANNI TAMELLINI (CF TMLGNN57L12L781F)

nato a Verona (VR) il 12.07.1957, residente in Verona (VR), Via della Valverde 7 rappresentato e
difeso congiuntamente e disgiuntamente dall’Avv. Vincenzo Cusumano (CSMVCN85P17H703A,
p.e.c. vincenzo.cusumano@ordineavvocatipadova.it) del Foro di Padova e dall’Avv. Camilla
Cusumano (CF CSMCLL87P69G224G, p.e.c. camilla.cusumano@ordineavvocativrpec.it) del Foro
di Verona, con studio in Verona, Via Tezone 4, ove ha eletto domicilio giusta procura in atti. I predetti
procuratori legali dichiarano di voler ricevere le comunicazioni di Cancelleria e le notificazioni di
legge, presso le loro caselle pec testè indicate

APPELLATO e APPELLANTE INCIDENTALE

Oggetto: riforma dell’ordinanza ex art. 702 ter in data 23/05/2019 RG n. 5251/2018


In punto: contratti e obbligazioni varie – contratti atipici
Causa trattata all’udienza di discussione del 24.05.2021 e trattenuta in decisione, dalla scadenza dei
termini di legge, sulle seguenti

CONCLUSIONI:

IL PROCURATORE DELL’APPELLANTE HA COSÌ CONCLUSO:

Voglia l’Ecc.ma Corte di Appello, in accoglimento dell’appello avverso l’ordinanza del Tribunale di
Verona in data 23 maggio 2019 proposto da Banco BPM S.p.A., pronunciate le declaratorie del caso,
così giudicare:

in accoglimento del primo motivo d’appello:

2
- dato atto della mancata integrazione del contraddittorio, a seguito della riassunzione del processo
interrotto, nei confronti del Fallimento Intermarket Diamond Business S.p.A., dichiarare nulla o
annullare l’ordinanza del Tribunale di Verona e disporre la rimessione allo stesso Tribunale ai sensi
dell’art. 354 c.p.c.;

in accoglimento del secondo, terzo, quarto, quinto e sesto motivo d’appello:

- riformare l’ordinanza rimuovendo la condanna al risarcimento del danno disposta dal Tribunale e
rigettando tutte le domande formulate dal ricorrente in primo grado in ragione della carenza di
legittimazione passiva di Banco BPM S.p.A. (o comunque del difetto di titolarità passiva del diritto
fatto valere nei suoi confronti) rispetto alle domande svolte dal ricorrente, o in ogni caso in ragione
della loro infondatezza.

In subordine, per la denegata ipotesi in cui si ritenga di confermare la statuizione del Tribunale che
riconosce l’an del diritto al risarcimento del danno in favore del sig. Giovanni Tamellini,

in accoglimento del settimo motivo d’appello:

- riformare l’ordinanza del Tribunale nella parte in cui ha determinato il danno nella misura di Euro
32.206,66 e disporre una Consulenza Tecnica d’Ufficio volta a stabilire l’entità del danno subito dal
sig. Giovanni Tamellini in misura pari alla differenza fra il prezzo corrisposto per l’acquisto dei
diamanti per cui è causa e la stima di loro un valore;

in accoglimento dell’ottavo motivo d’appello:

- riformare l’ordinanza del Tribunale nella parte in cui ha stabilito che il saggio degli interessi legali
da applicare sull’ammontare del danno liquidato sia quello previsto dall’art. 1284, comma 4, c.c.,
disponendo che esso dovrà essere quello ordinario previsto dall’art. 1284, comma 1, c.c.

quanto all’appello incidentale avversario:

- rigettare integralmente i motivi di appello incidentale formulati dal sig. Giovanni Tamellini;

in ogni caso:

- dato atto che, in esecuzione dell’ordinanza pronunciata dal Tribunale, la Banca ha provveduto al
pagamento a favore del sig. Giovanni Tamellini in data 14 giugno 2019 dell’importo di Euro
41.724,61, condannare il sig. Giovanni Tamelli-ni a rimborsare l’intera somma alla Banca, o quella

3
che dovesse essere dovuta all’esito del presente giudizio di gravame, oltre interessi dal dovuto al
saldo;

- condannare il sig. Giovanni Tamellini a rifondere a Banco BPM S.p.A. spese e compensi di lite
(oltre IVA e CPA come per legge) relativi al presente giudizio d’appello e al giudizio di primo grado.

---o0o---

Si dichiara di non accettare il contraddittorio in relazione alle eventuali deduzioni e alle nuove
domande che dovessero essere irritualmente e inammissibilmente formulate ex adverso in sede di
precisazione delle conclusioni.

IL PROCURATORE DELL’APPELLATO HA COSÌ CONCLUSO:

Voglia l’Ecc.ma Corte adita, contrariis reiectis:

rigettare l'appello principale proposto da Banco Bpm avverso l’ordinanza del 23.05.2019 del
Tribunale di Verona in quanto infondato in fatto e in diritto e, in riforma della stessa:

- IN VIA PRINCIPALE in accoglimento del primo e secondo motivo d’appello incidentale proposto

all’appellato riformare l’ordinanza del Tribunale di Verona accogliendo le domande n. 2-3-4-5-6-7


del ricorso in riassunzione di primo grado che si intendono qui espressamente richiamate.

- IN VIA SUBORDINATA in accoglimento del terzo motivo di appello proposto dall’appellato


riformare l’ordinanza del Tribunale di Verona condannando la banca al risarcimento della somma di
euro 38.917,40 invece che 32.206,66 oltre interessi ex art. 1284, comma 4.

Con vittoria di spese, diritti e onorari del doppio grado di giudizio e con la maggiorazione del 30%
così come previsto dall'art. 4, comma 1 bis, del Decreto del Ministro della giustizia 10 marzo 2014,
n. 55, introdotto dall'art. 1 del Decreto 8 marzo 2018, n. 37 del Ministero della Giustizia, pubblicato
sulla GU n. 96 del 26-4-2018, per l’utilizzo di collegamenti ipertestuali e comunque di tecniche
informatiche idonee ad agevolare la consultazione o la fruizione dell’atto e dei relativi documenti.

RAGIONI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE

Per il riassunto dello svolgimento del processo di primo grado e delle rispettive domande, eccezioni
e deduzioni delle parti, si fa testuale rinvio alla relativa esposizione contenuta nella sentenza
impugnata, che appare esauriente, non risulta da rettificare e può considerarsi già nota.

4
1. Con l’ordinanza ex art. 702 ter in data 23/05/2019 RG n. 5251/2018, il Tribunale di Verona,
definitivamente pronunciando nella causa promossa da TAMELLINI GIOVANNI nei confronti di
BANCO BPM S.P.A. (di seguito BPM) e contro INTERMARKET DIAMOND BUSINESS S.P.A.
(di seguito IDB) ha:
1) dichiarato estinto il rapporto processuale tra il ricorrente e INTERMARKET DIAMOND
BUSINESS SPA e quello tra Banco BPM e Intermarket Diamond Business Spa;
2) rigettato le domande di risoluzione e di annullamento del contratto di compravendita dei
diamanti;
3) condannato Banco BPM a corrispondere al ricorrente la somma di euro 32.206,66, oltre
interessi legali dalla data della notifica del ricorso introduttivo del presente giudizio al saldo effettivo
e alle spese di lite;
4) ordinato, ai sensi dell’art. 89 c.p.c. la cancellazione della parola “estorto” scritta a pag. 31,
sestultima riga, del ricorso introduttivo
2. La causa di primo grado è stata introdotta da Giovanni Tamellini, in qualità di erede di Luisa
Mascalzoni, al fine di sentir accertare la nullità, per violazione di alcune norme del T.U.F., di un
contratto di acquisto di cinque diamanti, che la predetta aveva concluso il 23 settembre 2016 e che le
era stato proposto dal funzionario della filiale di via Nogara dell’istituto di credito come forma di
investimento alternativo, a seguito della scadenza di alcuni titoli che ella deteneva nel deposito titoli
esistente presso l’istituto di credito. In via alternativa il Tamellini ha proposto domanda di risoluzione
del predetto contratto per violazione, da parte delle resistenti, degli obblighi informativi e
comportamentali di cui agli artt. 21 T.U.F e 27,39,40,41 e 42 Reg. Consob 16190/2007 o per
violazione degli artt. 1175 e 1375 c.c. e quella conseguente di condanna al risarcimento dei danni
patiti, quantificati nella somma pagata a titolo di prezzo per la predetta compravendita (euro
46.222,40), nonché domanda di annullamento della operazione di acquisto dei diamanti e di condanna
alla restituzione della somma corrisposta in esecuzione di essa.
3. A seguito del fallimento di IDB il processo è stato interrotto e successivamente riassunto dal
ricorrente nei confronti del solo Banco BPM.
4. Il Tribunale ha dichiarato l’estinzione del rapporto processuale tra il Tamellini e la Intermarket
Diamond Business S.p.A. e quello tra quest’ultima e Banco BPM S.p.A., conseguente alla domanda
trasversale spiegata dalla prima nei confronti della seconda, per effetto della mancata riassunzione
del giudizio nei suoi confronti.

5
5. Nel merito il Tribunale, riconosciuto che erano state fornite alla Mascalzoni informazioni
ingannevoli, o comunque fuorvianti, e parziali sul prezzo dei diamanti, su alcune rilevanti
caratteristiche della operazione di acquisto e, più in generale, sulla sua convenienza economica, ha
ritenuto non applicabile alla fattispecie la disciplina del T.U.F., atteso che il diamante non può essere
considerato uno strumento finanziario secondo la definizione che di esso ha dato la giurisprudenza di
legittimità ed individuato la fonte della responsabilità della banca nella violazione del dovere di
diligenza gravante in capo all’istituto di credito nei confronti dell’affidamento da parte della cliente
sig.ra Mascalzoni, in virtù delle sue specifiche competenze professionali, unitamente alla violazione
dell’obbligo di informazione e di protezione nei confronti della cliente a salvaguardia
dell’affidamento in lei generato ed il suo fondamento normativo può essere individuato nel disposto
dell’art. 1173 c.c. (sul punto si veda Cass., sez. un., 26 giugno 2007 n. 14712 in tema di fondamento
della responsabilità della banca negoziatrice per avere consentito, in violazione delle specifiche regole
poste dall'art. 43 legge assegni e dell’art. 1218 c.c., atteso che l’attività di vendita di beni preziosi,
alla quale Banco Bpm ha sicuramente contribuito, può ricondursi al novero delle attività connesse a
quella bancaria che l’art.8, comma 3, del D.M. Tesoro 6 luglio 1994 definisce come “attività
accessoria che comunque consente di sviluppare l'attività esercitata”.
6. Il Tribunale ha, quindi quantificato il danno in via equitativa nella misura della differenza tra
il prezzo pagato dalla sig.ra Mascalzoni e il reale valore dei diamanti che è stato determinato, alla
data del 29 marzo 2018, in circa un quarto del prezzo pagato dalla donna, sulla base dei parametri
Rapaport (doc.11), un listino che esprime valori di riferimento universalmente riconosciuti (il dato
peraltro conferma la erroneità delle informazioni che le resistenti avevano dato alla Mascalzoni sulla
persistenza del valore dei preziosi).
7. BANCO B.P.M. S.P.A. si duole dell’erroneità della decisione impugnata per i seguenti motivi:
1) Primo motivo d’appello: erroneità della decisione nella parte in cui ha omesso di ordinare
l’integrazione del contraddittorio a seguito della riassunzione del giudizio nei confronti del
litisconsorte necessario; rimessione della causa al giudice del primo grado ai sensi dell’art. 354
c.p.c.
2) Secondo motivo d’appello: vizio di ultrapetizione della decisione nella parte in cui il
Tribunale si è pronunciato sul risarcimento dei danni per un titolo rispetto al quale il ricorrente
non aveva svolto la relativa domanda; difetto di legittimazione passiva della Banca (o di titolarità

6
passiva del diritto fatto valere nei suoi confronti) rispetto a domande aventi titolo nel contratto di
vendita dei diamanti.
3) Terzo motivo d’appello: vizio di ultrapetizione della decisione nella parte in cui il Tribunale
ha liquidato a favore del ricorrente un danno che questi non aveva neppure allegato; rigetto della
domanda per mancata allegazione del danno.
4) Quarto motivo d’appello: vizio dell’ordinanza nella parte in cui il Tribunale ha determinato
un danno “in via equitativa”, in assenza dei presupposti per poter procedere ad una determinazione
equitativa del pregiudizio ai sensi dell’art. 1226 c.c.
5) Quinto motivo d’appello: erronea valutazione delle prove in atti nell’attribuzione alla
Banca di un “ruolo promozionale” nella vendita di diamanti IDB e di “plurime condotte induttive
dell’acquisto dei diamanti”
6) Sesto motivo d’appello: erroneità dell’ordinanza nella parte in cui è stata ravvisata una
responsabilità della Banca in relazione ad una pretesa violazione di un obbligo ex art. 1173 c.c. di
salvaguardia dell’affidamento del cliente e/o di un obbligo contrattuale inerente lo svolgimento di
un’attività connessa a quella bancaria.
7) Settimo motivo d’appello: erroneità della decisione nella parte in cui, ai fini della
determinazione del danno, non si ritenuto di disporre una CTU estimativa del valore dei diamanti
e di un corretto raffronto con il prezzo d’acquisto; e in ogni caso erroneità dei criteri di
determinazione del danno.
8) Ottavo motivo d’appello: erroneità della decisione nella parte in cui è stata applicata la
norma di cui all’art. 1284, comma 4, c.c., nella determinazione della misura degli interessi legali.
8. Si è costituito in giudizio TAMELLINI GIOVANNI per chiedere il rigetto del gravame e per
proporre appello incidentale per i seguenti motivi:
1) Primo motivo d’appello incidentale: erroneità della decisione nella parte in cui è stata
negata la natura di investimento finanziario all’acquisto dei diamanti da investimento.
2) Secondo motivo d’appello incidentale: omessa pronuncia sull’applicabilità della disciplina
dell’intermediazione finanziaria sulla base del principio dell’apparentia iuris.
3) Terzo motivo d’appello incidentale: errata valutazione dei diamanti.
9. Dichiarata la contumacia del Fallimento IDB, la causa è stata trattenuta in decisione, senza
ulteriore istruttoria decorsi ai termini di legge, sulle conclusioni delle parti costituite di cui in epigrafe,
dimesse all’udienza collegiale del giorno 24.05.2021.

7
10. Preliminarmente va respinto il primo motivo non essendo condivisibile quanto affermato da
BPM S.p.a., essendo le domande originariamente promosse dall’attrice nei confronti delle due società
tra loro scindibili, in quanto fondate su autonome responsabilità, contrattuale quella di IDB s.p.a., per
violazione di obblighi di tutela e protezione, quella della Banca.
11. Questa Corte aderisce, infatti, all’orientamento giurisprudenziale1 secondo il quale “In caso
di cumulo di cause scindibili, l'evento interruttivo relativo a una delle parti (nella specie, apertura
del fallimento ex art. 43, comma 3, l.fall.) non spiega effetti nei confronti delle altre, le quali, pertanto,
anche laddove il giudice non disponga la separazione delle cause, non sono tenute a riassumere il
processo; conseguentemente, qualora la riassunzione non sia stata tempestivamente effettuata
nell'interesse della parte colpita dal suddetto evento, l'estinzione si verifica nei soli confronti di
quest'ultima, continuando il processo nei confronti degli altri litisconsorti. (Nella specie, la S.C. ha
cassato con rinvio la sentenza d'appello che - confermando la decisione di primo grado in una causa
di opposizione a decreto ingiuntivo instaurata con un unitario atto di citazione dal debitore
principale e da due fideiussori, i quali avevano dedotto altresì la mancata sottoscrizione delle
fideiussioni - aveva ritenuto che il fallimento del soggetto garantito spiegasse effetto interruttivo
sull'intero processo, con conseguente estinzione dello stesso a seguito della mancata tempestiva
riassunzione da parte dei condebitori solidali)”.
12. Nel merito - l’appello principale
13. Con il secondo e terzo motivo di gravame la Banca appellante lamenta la propria carenza di
legittimazione per non essere stata parte del contratto di vendita dei diamanti nonché la violazione
dell’art. 112 c.p.c. perché il Tribunale si sarebbe pronunciato sul risarcimento dei danni per un titolo
rispetto al quale il ricorrente non aveva svolto la relativa domanda e per un importo di risarcimento
mai allegato dal sig. Tamellini.
14. E’ per contro evidente che, oltre all’accertamento dell’invalidità del contratto, il sig.
Tamellini, con l’atto introduttivo di primo grado chiedeva ad entrambe le convenute2, quali obbligate

1 Corte di Cassazione, Sez. III civ., 23 aprile 2020, n. 8123 – Pres. Giacomo Travaglino, Rel. Francesca
Fiecconi.

2
6. Accertare e dichiarare l’inadempimento contrattuale di Banco Bpm ed IDB concretatosi nella
violazione degli artt. 1175 c.c. e 1375 c.c. e per l’effetto dichiarare la risoluzione del contratto e
condannare la banca e IDB in solido al risarcimento dei danni subiti nella misura di € 46.222,40 o
nella diversa misura che risulterà in corso di causa.

8
in solido, di essere integralmente risarcita del danno patito, che quantificava in misura pari alla somma
versata per l’acquisto dei diamanti. Trova dunque applicazione nel caso di specie l’insegnamento
della giurisprudenza di legittimità a mente del quale “l’interpretazione della domanda giudiziale va
compiuta non solo nella sua letterale formulazione, ma anche nel sostanziale contenuto delle sue
pretese, con riguardo alle finalità perseguite nel giudizio”, con la conseguenza che il petitum ben può
essere individuato “ attraverso un esame complessivo dell'atto, tenendo presente che, per esprimerlo,
non occorre l'uso di formule sacramentali o solenni, poiché è sufficiente che esso risulti dal
complesso delle espressioni usate dall'attore in qualunque parte dell'atto introduttivo”3.
15. Con riguardo poi alla causa petendi, il sig. Tamellini richiamava, a sostegno della propria
pretesa, sia la responsabilità contrattuale derivante dalla violazione TUF e degli obblighi informativi
e comportamentali ivi previsti anche in relazione all’art. 1176 co. II c.c., sia l’inadempimento
contrattuale di Banco Bpm ed IDB concretatosi nella violazione degli artt. 1175 c.c. e 1375 c.c..
16. Un espresso riferimento alla teoria del contatto sociale, peraltro, era già contenuto nel corpo
del ricorso ex art. 702 bis4 (cfr. pag. 28)
17. L’accoglimento della domanda di condanna al risarcimento del danno formulata nelle
conclusioni da ultimo rassegnate dal sig. Tamellini non può, dunque, essere considerata ultrapetita,
né, in relazione ad essa, può ravvisarsi in capo all’odierna appellante un difetto di legittimazione
passiva.
18. In relazione al quarto e settimo motivo di appello principale, nonché al terzo motivo di
appello incidentale che attengono alla critica circa la determinazione del danno patito dall’appellato,
ed all’assenza di CTU estimativa, deve rilevarsi come il ricorrente in primo grado, oggi appellato
abbia documentato, mediante il raffronto con il valore per carato di diamanti della stessa purezza e
dello stesso colore di quelli acquistati indicato nel noto listino Rapaport, che il valore presumibile
degli stessi si aggira al massimo ad euro 14.015,74 a fronte di un corrispettivo versato pari ad euro
46.220,40. Il pregiudizio derivante dal notevole minor valore dei diamanti può pertanto ritenersi
provato, tanto più che sul punto controparte si è limitata a contestazioni di natura generica,

3
(Così, ex multis, Cass. sez. 3, Sentenza n. 18783 del 28/08/2009 (Rv. 609210 - 01).
4
“Ciò che crea l’obbligo di protezione è il contatto sociale qualificato, per tale intendendosi una relazione di fatto
qualificato - cioè presa in considerazione dall’ordinamento giuridico in quanto fondata su un obiettivo affidamento riposto
del particolare status professionale di controparte - che fa nascere, ex art. 1173 c.c. obblighi specifici di comportamento
attivo (e non il semplice dovere negativo di astensione tipico della responsabilità aquiliana), il cui inadempimento genera
responsabilità per inadempimento ex art. 1218 c.c.”.

9
rappresentando che l’utilizzato listino non è vincolante per l’acquisto o la vendita delle gemme e che
si riferisce alle quotazioni praticate all’ingrosso. Del resto, la circostanza per cui i diamanti venduti
dalla IDB S.p.a. avessero un valore notevolmente inferiore al prezzo pagato dalla clientela di BPM
S.p.a. è stata accertata con provvedimento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato del
30 ottobre 2017, confermato in parte qua dal Giudice amministrativo.
19. Si osserva, inoltre, che la Banca non ha specificamente contestato i listini Rapaport utilizzati
dal primo Giudice per determinare la quantificazione del danno.
20. Con la comparsa di costituzione e risposta5 BPM si è limitata a contestare la diversa valuta
utilizzata (dollaro anziché euro, nonché il computo nel prezzo dell’IVA e di ulteriori componenti di
costo, senza, tuttavia, specificamente contestare la validità del listino).
21. Non ha pregio nemmeno l’affermazione della appellante secondo cui il prezzo praticato alla
sig.ra Mascalzoni comprenderebbe l’IVA. Tale assunto, come condivisibilmente argomentato dal
primo giudice, è infatti smentito dal contenuto della proposta di acquisto, predisposta da IDB e
sottoscritta dalla Mascalzoni (doc. 3 attoreo), poiché essa aveva ad oggetto, secondo quanto scritto
nel documento, la fornitura di diamanti “per l’importo di euro 46.222,00”, quantificazione che quindi
era riferita al loro valore effettivo. E’ appena il caso di precisare che tale indicazione, essendo quella

5
“In primo luogo, contrariamente a quanto affermato ex adverso, non esistono quotazioni ufficiali dei diamanti formate
su un mercato regolamentato, ma più semplicemente dei listini (quali, ad esempio, Rapaport) che esprimono valori
relativi al commercio all‟ingrosso dei diamanti, talché il riferimento a tali benchmark per il caso in esame (dove
evidentemente l‟operatività è al dettaglio) risulta improprio. In secondo luogo, i listini richiamati ex adverso, oltre a
fornire solitamente prezzi in una diversa valuta (es. dollaro), non tengono conto dell‟IVA, né di eventuali servizi accessori
alla vendita (connessi invece all‟offerta di IDB). Si aggiunga, ancora, che i diamanti oggetto dell‟offerta di IDB, secondo
quanto affermato da quest‟ultima e dai suoi consulenti nel corso del procedimento avanti l‟AGCM, presentano
caratteristiche diverse (di più elevata purezza, in particolare) (11) rispetto a quelli considerati, ad esempio, nel listino
Rapaport, per cui il raffronto avviene fra prodotti disomogenei (cfr. doc. n. 2, pag. 30 ss.). In particolare, la stessa IDB ha
rilevato, sulla base delle relazioni dei propri consulenti, che le quotazioni dalla medesima esposte non si sarebbero
discostate da quelle di mercato qualora il raffronto fosse stato operato avendo riguardo ai prezzi di mercato dei diamanti
aventi le stesse caratteristiche di quelli trattati da IDB. Si contesta, dunque, per quanto occorrer possa, il presunto
“valore” dei diamanti oggetto di causa individuato (“secondo i parametri Rapaport”, cfr. Ricorso, pag. 3) nella stima
effettuata dalla gioielleria Benetti prodotta in causa dal ricorrente sub doc. avv.n. 11)”.

(11) Senza entrare nel dettaglio, valga rilevare che i diamanti si differenziano universalmente fra loro in relazione a
quattro principali caratteristiche, quali il colore (“Colour”), la purezza (“Clarity”), il taglio (“Cut”) ed il peso o caratura
(“Carat”), alle quali è associata una specifica scala di valori.

10
sulla quale si è formato il consenso dell’acquirente, prevale su quella diversa presente nel materiale
divulgativo di IDB e citata da quest’ultima.
22. Il danno lamentato dall’attrice può dunque ritenersi provato nei limiti riconosciuti dal primo
giudice, pari alla differenza tra il prezzo corrisposto per i due diamanti ed il valore effettivo stimato.
23. In relazione al quinto e sesto motivo osserva la Corte che occorrere rilevare come parte
convenuta in primo grado oggi appellante, non abbia contestato l’illiceità della condotta posta in
essere da IDB S.p.a. limitandosi a dedurre la propria estraneità rispetto all’attività di vendita dei
diamanti ed il suo ruolo di mero tramite senza alcun coinvolgimento promozionale.
24. Tale interpretazione, tuttavia confligge con i molteplici elementi che il primo giudice ha
individuato proprio quale prova della significatività dell’attività promozionale posta in essere dalla
Banca.
25. Del resto, conforta tale ricostruzione anche il Consiglio di Stato, pronunciatosi con la sentenza
2081/2021 in merito alla sanzione irrogata dalla AGCM a diverse banche tra le quali BPM s.p.a.,
accertando che IDB S.p.a. rappresentava in modo ingannevole ed omissivo: a) il prezzo di vendita
dei diamanti, fissato in maniera autonoma dal professionista e tale da comprendere costi e margini di
importo complessivamente superiore al valore della pietra, ma presentato come quotazione di
mercato, l’andamento dei quali veniva pubblicato, a pagamento, su giornali economici; b)
l’aspettativa di apprezzamento del valore futuro dei diamanti, attraverso grafici costruiti
sull’andamento dei propri prezzi di vendita presentati come “quotazioni” e messe a confronto con
indici ufficiali e quotazioni di titoli stabilite in mercati regolamentati; c) la facile liquidabilità e
rivendibilità del diamante, quando invece l’unico canale di rivendita attraverso il quale avrebbero
potuto essere realizzati i guadagni prospettati è rappresentato dagli stessi professionisti; d) la qualifica
di leader di mercato, impiegata senza ulteriori precisazioni al fine di conferire un maggiore
affidamento alla propria offerta.
26. Ciò posto, sebbene la Banca non fosse il soggetto offerente dei diamanti, è risultato
pacificamente che: 1) la banca ha messo a disposizione della propria clientela, all’interno delle proprie
filiali, materiale divulgativo ed informativo di IDB S.p.a.; 2) la sig.ra Mascalzoni, già cliente di BPM,
apprendeva da parte della propria consulente finanziaria dell’Istituto di credito della possibilità di
acquistare i diamanti, prendendo visione del suddetto materiale informativo 3) la funzionaria ha
inoltrato l’ordine d’acquisto della sig.ra Mascalzoni, mettendola così in contatto con IDB S.p.a. 4) la

11
funzionaria ha raccolto la sottoscrizione della sig.ra Mascalzoni recandosi personalmente presso la
sua abitazione, stante le difficoltà di deambulazione dell’anziana signora.
27. Risulta inoltre comprovato, sulla base della stessa documentazione prodotta dalla banca, che
quest’ultima percepiva per tale attività un corrispettivo rapportato “al volume degli ordini di acquisto
inoltrati dalla Banca stessa e condotti a buon fine” (cfr. doc. 6 – contratto tra Banco BPM e IDB).
Ebbene, ritiene questa Corte che tali elementi siano sufficienti a fondare la responsabilità di Banco
BPM S.p.a. per la violazione degli obblighi informativi e protettivi nei confronti della propria cliente,
odierna attrice, nascenti da un contatto sociale qualificato.
28. A tale proposito giova rammentare che, secondo l’elaborazione giurisprudenziale oggi
prevalente, si ha un contatto sociale qualificato, idoneo ex art. 1173 c.c. a produrre obbligazioni,
laddove sia ravvisabile una relazione, volontariamente istauratasi, tra due soggetti determinati che, in
ragione della speciale qualità di uno di essi, sia idonea ad ingenerare nell’altro un affidamento circa
l’adempimento di obblighi di protezione ed informazione, in ossequio al dovere di solidarietà sociale
di cui all’art. 2 Cost. Da tale relazione, come più volte chiarito dalla Corte di Cassazione, derivano, a
carico del soggetto qualificato, non già obblighi di prestazione ai sensi art. 1174 c.c., bensì obblighi
di buona fede, di protezione e di informazione (ex multis, Cass. Sez. 3, Sentenza n. 24071 del
13/10/2017).
29. Venendo al caso di specie, non v’è dubbio che la Banca sia un soggetto qualificato e che,
pertanto, fosse tenuta a conformare la propria condotta in modo tale da non ledere l’affidamento
legittimamente risposto dal proprio cliente nella serietà e trasparenza della stessa.
30. Al contrario, come detto, BPM svolgeva un ruolo attivo nella commercializzazione dei
diamanti, agevolando la conclusione delle operazioni di vendita, rilevatesi pregiudizievoli per i
clienti.
31. È dunque da disattendere la prospettazione della appellante, la quale, nonostante il ruolo
determinante appena riassunto, vorrebbe veder esclusa ogni forma di responsabilità per il fatto di non
essere stata parte negoziale dell’operazione. La circostanza per cui l’investimento veniva effettuato
“in banca”, era al contrario decisiva nell’ingenerare nella clientela della stessa la fiducia nella serietà
e fruttuosità dell’investimento, facendo sì che “il cliente al momento dell’acquisto fosse persuaso del
fatto che l’operazione nel suo complesso e le informazioni rese sull’investimento fossero verificate,
e quindi “garantite”, dalla banca” (così il Consiglio di Stato nella sentenza sopra citata).

12
32. Va accolto l’ottavo motivo di gravame con riferimento all’applicazione degli interessi “al
tasso legale (art. 1284, comma 4, c.c.) dalla data della notifica del ricorso introduttivo a quella del
saldo effettivo”.
33. Il saggio d’interesse previsto dall’art. 1284, comma 4 c.c. deve essere applicato solamente
nelle ipotesi di fonte contrattuale dell’obbligazione pecuniaria, non certo nelle ipotesi, come quella
in disamina di responsabilità la cui fonte va ricondotta alla violazione degli obblighi informativi e di
protezione scaturenti dal c.d. “contatto sociale”.
34. Alla fattispecie è, dunque, applicabile il regime ordinario di cui al comma 1 dell’art. 1284 c.c.
35. Infine, devono essere respinti anche il primo e secondo motivo di appello incidentale,
ritenendo, questa Corte, essere condivisibili le argomentazione del Tribunale, che non vengono
scalfite dalle critiche dell’appellante incidentale.
36. Sul punto si osserva che la disciplina sui servizi di investimento si applica infatti solamente ai
casi in cui i soggetti abilitati ex art. 18 del TUF prestino uno dei servizi indicati dall’art. 1, comma 5,
del medesimo provvedimento, ovvero: negoziazione per conto proprio, esecuzione di ordini,
collocamento, gestione di portafogli, ricezione e trasmissione di ordini, consulenza in materia di
investimenti, gestione di sistemi multilaterali di negoziazione e di sistemi organizzati di negoziazione.
37. Servizi di investimento che possono dirsi tali, sempre a mente dell’art. 1, comma 5, del TUF
solamente quando abbiano ad oggetto strumenti finanziari quali non sono i diamanti.
38. Basti, sul punto, richiamare la giurisprudenza di legittimità, fatta propria dal Tribunale, con
l’impugnata ordinanza, secondo cui “gli investimenti di natura finanziaria, per essere assoggettati ai
controlli (…) in quanto prodotti finanziari, debbono rispondere a caratteristiche economico –
giuridiche che, se pur non tali da consentirne la riconduzione alla gamma delle fattispecie tipiche (di
strumenti finanziari) elencate nel citato comma 2 (dell’art. 1 del TUF), siano quanto meno
oggettivamente analoghe”6 ed ancora che le caratteristiche tipiche di prodotto finanziario possono
essere individuate in “… ogni conferimento di una somma di danaro da parte del risparmiatore con
un’aspettativa di profitto o remunerazione, vale a dire di attesa di utilità a fronte delle disponibilità
investite nell’intervallo determinato da un orizzonte temporale, e con un rischio”7

6
(Cass. 15 aprile 2009 n. 8947)
7 (Cass. sez. II, 05 Febbraio 2013, n. 2736).

13
39. La nozione di prodotto finanziario cosi delineata non comprende, quindi, le operazioni che
portino al mero acquisto di beni materiali allo scopo di fruizione diretta o di consumo o anche con
finalità di investimento non finanziario, ossia non inserito in una iniziativa economica condotta da
altri.
40. Né può valere a conferire alla compravendita di diamanti natura di attività di natura finanziaria
la circostanza che, come accaduto nel caso di specie, essa abbia per una delle parti finalità di
investimento in senso lato (esplicitata nel doc. 5 di parte ricorrente), nella prospettiva quindi di un
incremento del capitale impiegato per l’acquisto del bene, e che conseguentemente sia qualificata
dalle parti come forma di investimento, o che sia contestuale all’acquisto di strumenti finanziari.
41. Nemmeno la presentazione fuorviante del prodotto in ordine alla possibilità che il suo valore
si conservasse o aumentasse nel tempo può mutare le sue caratteristiche.
42. Ai sensi dell’art. 92 c.p.c., in considerazione della soccombenza reciproca i compensi di lite,
sono interamente compensati.
43. L’accoglimento dell’ottavo motivo di appello principale riguardante la misura degli interessi
applicabili, trattandosi di statuizione del tutto accessoria, non implica una diversa decisione con
riferimento ai compensi di lite.
44. Sussistono i presupposti per applicare il comma 1-quater dell’art. 13 DPR 30.5.2002 n. 115,
introdotto dall’art. 1, 17° comma legge n. 228 del 24.12.2012.
P.Q.M.

La Corte d’Appello di Venezia, definitivamente pronunciando nella causa n. 1651/2019, promossa in


grado d’appello da BANCO B.P.M. S.P.A. nei confronti di TAMELLINI GIOVANNI
1. In accoglimento dell’ottavo motivo di appello principale riforma per quanto di ragione
l’impugnata ordinanza ex art. 702 ter in data 23/05/2019 RG n. 5251/2018, pronunciata dal Tribunale
di Verona e, per l’effetto
2. condanna BANCO BPM S.P.A. a corrispondere a TAMELLINI GIOVANNI la somma di €
32.206,66, oltre interessi legali ex art. 1284 co. 1 c.c., dalla data di notifica del ricorso introduttivo
del presente giudizio al saldo effettivo;
3. respinge tutti gli altri motivi sia di appello principale che di appello incidentale e, per
l’effetto, compensa integralmente i compensi di lite.
4. Conferma nel resto.

14
5. Dichiara che sussistono i presupposti per applicare il comma 1-quater dell’art. 13 DPR
30.5.2002 n. 115, introdotto dall’art. 1, 17° comma legge n. 228 del 24.12.2012, e che l’impugnante
incidentale, deve versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello
originariamente dovuto; manda alla cancelleria per gli adempimenti di competenza.
Così deciso in Venezia in data 5 ottobre 2021.

Il Consigliere est. Il Presidente

dott. Barbara Simoni dott. Rita Rigoni

15