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Sentenza n. 7823/2015 pubbl.

il 13/04/2015
RG n. 32709/2012
Repert. n. 7175/2015 del 13/04/2015

N° SENT
N° RGAC
N° CRON

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Roma – Terza Sezione Civile, in persona del dott. Francesco Remo
Scerrato, in funzione di giudice unico, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa civile di primo grado, iscritta al n° 32709 Ruolo Generale dell’anno 2012
e trattenuta in decisione all’udienza del 29 settembre 2014, vertente
TRA
MATTONE Umberto, elettivamente domiciliato a Roma, via della Giuliana n° 44,
presso lo studio dell’avv.to Roberto Pianigiani, che lo rappresenta e difende, anche
disgiuntamente dall’avv.to Marco Terziani, in forza di procura speciale in calce alla
comparsa di costituzione di nuovo difensore,
ATTORE

Firmato Da: SCERRATO FRANCESCO REMO Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: 1848
E
AUTO EUROPEA SPA a socio unico, in persona del legale rappresentante,
elettivamente domiciliata a Roma, via Smerillo n° 32, presso lo studio dell’avv.to
Andrea Piovesan, da cui è rappresentata e difesa in forza di procura speciale in calce
alla comparsa di risposta,
E
VOLKSWAGEN GROUP ITALIA SPA, in persona del legale rappresentante,
elettivamente domiciliata a Roma, via Ajaccio n° 14, presso lo studio degli avv.ti
Alessandro Spinella, Antonio Colavincenzo e Chiara Tuccimei, che la rappresentano
e difendono, anche disgiuntamente, in forza di procura generale alle liti del 18/1/12 (i

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primi due) e di procura speciale a margine della comparsa di risposta (il terzo
avvocato),
CONVENUTI
E
FASTWAGEN SRL, in persona del legale rappresentante,
CONVENUTA CONTUMACE
OGGETTO: domanda di riduzione del prezzo e risarcimento danni.
CONCLUSIONI:
per parte attrice (atto di citazione, richiamata all’udienza di p.c.): “Voglia il
Tribunale adito … nel merito: accertare e dichiarare il difetto di conformità
dell’autovettura SEAT modello Leon FR DSG 211, targata EB698DZ, al contratto di
compravendita del 15 dicembre 2009 e, per l’effetto, condannare la Auto Europea Spa
…, la Fastwagen Srl … e la Volkswagen Group Italia Spa – Divisione Seat …, in
solido fra loro o, in via parziaria, nella misura corrispondente al rispettivo grado di
responsabilità, al pagamento in favore dell’attore della somma di 4.615,21 euro,
corrispondente alla spesa da esso sostenuta per l’eliminazione dei difetti e dei vizi
presenti nell’autovettura Leon FR DSG 211, targata EB698DZ, a titolo di adeguata
riduzione del prezzo di vendita o comunque a titolo di risarcimento danni, nonché per
ogni altro titolo dedotto nel presente atto, o di altra somma che il Giudice riterrà equa
e/o di giustizia, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dal giorno della

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denuncia dei difetti di conformità sino all’effettivo saldo; condannare la Auto
Europea Spa …, la Fastwagen Srl … e la Volkswagen Group Italia Spa – Divisione
Seat …, in solido fra loro o, in via parziaria, nella misura corrispondente al rispettivo
grado di responsabilità, al pagamento in favore dell’attore della somma di 3.259,86
euro, corrispondente alla sommatoria delle spese da esso sostenute per il trasporto
dell’autovettura presso l’autofficina della Auto Europea Spa prima e dall’autofficina
della Fastwagen Srl a quella di propria fiducia Fede Racing Srl, poi, ammontanti
complessivamente a 121,00 euro, e quella sostenuta dall’attore per il noleggio di
un’autovettura sostitutiva, pari a 3.188,86 euro, a titolo di risarcimento danni, ai sensi
e per gli effetti di cui all’art. 1218 c.c. o ai sensi dell’art. 1494, secondo comma, o ai

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sensi dell’art. 2043 c.c. o per ogni altro titolo dedotto nel presente atto o, comunque,
al pagamento di altra somma che il Giudice riterrà equa e/o di giustizia, oltre interessi
legali e rivalutazione calcolati sino all’effettivo saldo. Con vittoria di spese,
competenze ed onorari di causa”;
per parte convenuta VGI Spa (comparsa di risposta): “Piaccia al Tribunale adito,
per i motivi esposti in narrativa: in via preliminare accertare e dichiarare la carenza di
legittimazione passiva di Volkswagen Group Italia Spa per i motivi esposti in
narrativa; rigettare in ogni caso le domande di Mattone Umberto nei confronti di
Volkswagen Group Italia Spa in quanto infondate in fatto e diritto e non provate. Con
vittoria di spese, competenze ed onorari”;
per parte convenuta AE Spa (comparsa di risposta): “Piaccia al Tribunale adito …
nel merito: respingere le domande tutte avanzate da parte attrice perché assolutamente
infondate in fatto e in diritto e, comunque, non provate. Con vittoria di spese di lite”.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto di citazione, ritualmente notificato alle convenute Auto Europea Spa,
Fastwagen Srl e Volkswagen Group Italia Spa – Divisione Seat, l’attore Mattone
Umberto allegava che in data 15/12/09 aveva acquistato presso la concessionaria Seat
Auto Europea Spa l’autovettura Seat, modello Leon FR DSG 211 cv, al prezzo di
19.760,00 euro, usufruendo di uno sconto previsto ex lege per le persone disabili; che
all’atto della sottoscrizione della proposta di acquisto la venditrice aveva prestato una

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garanzia convenzionale per 24 mesi, accessoria a quella ex lege, alle condizioni
previste dall’art. 5 del contratto di vendita; che in data 24/3/10 l’autovettura era stata
immatricolata con la targa EB698DZ e gli era stata consegnata; che il successivo
2/2/12, a soli 23 mesi di distanza dalla consegna e dopo la percorrenza di soli 70.000
Km, l’autovettura aveva subito un improvviso ed inaspettato guasto, tanto da divenire
inutilizzabile; che tramite un mezzo privato di soccorso aveva ricoverato l’autovettura
presso l’autofficina della venditrice, con richiesta di effettuazione delle riparazioni e
di consegna di auto sostitutiva, così come previsto dalla garanzia; che peraltro erano
subito sorte contestazioni in ordine all’attivazione della garanzia, tanto che aveva
dovuto provvedere di persona al noleggio di una vettura sostitutiva; che di iniziativa

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della venditrice e a sua insaputa l’autovettura era stata trasferita presso l’autofficina
autorizzata Seat Fastwagen Srl ed all’esito delle verifiche aveva appreso che le
riparazioni necessarie, consistenti nella sostituzione di parti essenziali del motore ed
in particolare delle valvole, non rientravano in garanzia, in quanto -a dire del
personale SEAT- non risultava che l’autovettura fosse stata sottoposta a tutti i
controlli previsti nel libretto d’uso e di manutenzione; che aveva dimostrato di aver
fatto eseguire i dovuti controlli presso officine autorizzate, secondo il manuale d’uso
e di manutenzione; che successivamente erano sorte contestazioni anche in ordine al
tipo di olio motore utilizzato, contestazione anche questa adeguatamente e
documentalmente contestata; che, preso atto della volontà di controparte di non
attivare la garanzia, aveva deciso di ritirare l’autovettura e di portarla presso
un’autofficina di propria fiducia, dove, previo riscontro della causa del mal
funzionamento, da ritenere preesistente alla vendita, l’autovettura era stata riparata;
che pertanto, stante l’inerzia delle convenute, aveva diritto alla riduzione del prezzo
di acquisto ed al risarcimento dei danni sofferti per i costi di riparazione e per il
noleggio di autovettura sostitutiva. Tanto premesso, l’attore concludeva come in
epigrafe riportato.
Si costituiva in giudizio la Volkswagen Group Italia Spa, che concludeva
come in epigrafe riportato, eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva in
ordine alle domande di natura contrattuale e l’infondatezza delle domande risarcitorie

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di natura extracontrattuale.
Si costituiva in giudizio anche la venditrice Auto Europea Spa a socio unico,
che concludeva come in epigrafe riportato. Al riguardo allegava che non vi era prova
del preteso vizio e della preesistenza dello stesso alla vendita, non potendo neanche
operare la presunzione di cui all’art. 132 TU Consumo, e che l’autovettura era stata
riparata, con conseguente impossibile accertamento del preteso, ma contestato, vizio.
Nessuno si costituiva in giudizio per la Fastwagen Srl, dichiarata contumace.
La causa era istruita solo documentalmente ed all’udienza del 29/9/14 veniva
trattenuta in decisione con assegnazione dei termini di legge per il deposito di

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comparse conclusionali (60 giorni) e di repliche (ulteriori 20 giorni); i termini ex artt.


190 e 281 quinquies c.p.c. sono scaduti il 18/12/14.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Va dichiarata la contumacia della convenuta Fastwagen Srl, non costituitasi in
giudizio.
La domanda attrice è infondata e va rigettata.
Richiamato quanto esposto in precedenza e risultato pacifico fra le parti che in
data 15/12/09 l’attore aveva acquistato, presso la concessionaria Seat Auto Europea
Spa, l’autovettura nuova Seat, modello Leon FR DSG 211 cv (cfr. doc. 1 di parte
attrice), e che l’autovettura era stata consegnata il 24/3/10, si osserva che parte attrice,
come risulta dal contenuto della citazione e dalle conclusioni rassegnate, ha agito nei
confronti di tutte le società convenute, prospettando una responsabilità -solidale o
parziaria per quanto di ragione- contrattuale ed anche extracontrattuale.
Orbene, premesso che la Auto Europea Spa a socio unico è intervenuta nella
vicenda contrattuale come venditrice dell’autovettura Seat Leon, la Volkswagen
Group Italia Spa come importatrice e distributrice e la Fastwagen Srl come esecutrice
di una prima serie di verifiche sulla predetta vettura Seat Leon, valgono le seguenti
osservazioni.
Iniziando dalle domande di natura contrattuale (actio quanti minoris e
domanda di risarcimento danni), va ribadito che pacificamente il compratore ha

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azione contrattuale solo ed esclusivamente nei confronti del proprio dante causa
diretto, cioè del proprio venditore, e non può agire, a livello contrattuale, nei
confronti degli altri anelli della catena di vendita (produttore ed importatore): sul
punto la giurisprudenza è consolidata e condivisa (cfr. Cass. 11612/05: “Nelle
cosiddette vendite "a catena " spettano all'acquirente due azioni: quella contrattuale,
che sorge solo nei confronti del diretto venditore, in quanto l'autonomia di ciascun
trasferimento non gli consente di rivolgersi contro i precedenti venditori (restando
salva l'azione di rivalsa del rivenditore nei confronti del venditore intermedio);
quella extracontrattuale, che e' esperibile dal compratore contro il produttore, per il
danno sofferto in dipendenza dei vizi che rendono la cosa pericolosa, anche quando

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tale danno si sia verificato dopo il passaggio della cosa nell'altrui sfera giuridica”;
Cass. 26514/09).
Del resto ciò trova indiretta conferma nella previsione di cui all’art. 131 D.Lgs
206/05 (TU Consumo), in materia di regresso del venditore finale nei confronti del
produttore o di altro soggetto intermedio della filiera.
In conclusione -si tratta di eccezione rilevabile anche d’ufficio- va dichiarato
il difetto di legittimazione passiva della convenuta Volkswagen Group Italia Spa
(mera importatrice e distributrice in Italia dei veicoli nuovi a marchio Seat, Audi,
Volkswagen e Skoda) e della Fastwagen Srl (mera gerente di autofficina autorizzata
Seat) in relazione alle svolte domande di natura contrattuale, in quanto nessuna delle
due società è stata dante causa immediata dell’attore e quindi non può essere ritenuta
inadempiente in relazione ad un contratto di compravendita, di cui non è stata parte.
Di nessun rilievo, a confutazione delle superiori conclusioni, è il richiamo alla
disciplina di cui agli artt. 114 e ss del D.Lgs 206/05 -il precedente D.P.R. 224/88 è
stato abrogato dall’art. 146 del citato D.Lgs 206/05-; infatti detta disciplina si
riferisce alla mancanza di sicurezza ed alle conseguenze di tale mancanza e non tout
court alla mancanza di qualità o all’inidoneità all’uso cui è destinato il bene venduto,
così da poter far rientrare il discorso sulla mancanza di conformità.
Per quanto invece riguarda la generica domanda di risarcimento danni ex art.
2043 c.c. nei confronti delle predette Volkswagen Group Italia Spa e Fastwagen Srl,

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la stessa è ammissibile, ma infondata.
La previsione generale di cui all’art. 2043 c.c. presuppone la preventiva
dimostrazione, da parte del preteso danneggiato, dell’esistenza degli elementi
costitutivi della struttura dell’illecito civile sia a livello soggettivo (dolo o colpa) sia a
livello oggettivo (condotta, nesso causale fra condotta ed evento di danno, connotato
quest’ultimo dall’ingiustizia, causata dalla lesione, non giustificata, di interessi
meritevoli di tutela, e danno, che ne consegue).
Per quanto riguarda la Fastwagen Srl nulla risulta ritualmente allegato in
ordine a specifici profili di responsabilità di detta società; di certo non rileva, a tali
fini, la mera circostanza che asseritamente “… un addetto dell’officina Fastwagen Srl

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comunicava all’attore che le riparazioni necessarie … doveva(no) ritenersi non


rientrant(i) nella garanzia, in quanto non risultava che l’autovettura con
chilometraggio di 74.000 km fosse stata sottoposta a tutti i controlli …” (cfr. atto di
citazione).
Per quanto riguarda invece la Volkswagen Group Italia Spa è stato allegato in
citazione che “ … il sig. Mattone veniva contattato da un ispettore Seat, sig. Fabio
Gattabriga, il quale comunicava l’impossibilità dell’attivazione della garanzia in
ragione della mancata specificazione, nella documentazione invitata, della marca di
olio utilizzata nel corso dell’ultimo tagliando effettuato …”, mentre nella memoria
attorea ex art. 183/6 n° 1 c.p.c. è stato precisato che era stata denunciata “ … una
precisa e circostanziata responsabilità diretta della Volkswagen Group Italia Spa
quale artefice, per mezzo dell’ispettore da essa designato, sig. Fabio Gattabriga, delle
eccezioni impeditive che hanno imposto alla Auto Europea Spa, prima, e alla
Fastwagen Srl, poi, di non dare esecuzione alle prestazioni del contratto di garanzia
richieste dall’attore …”.
Non risulta peraltro provata in concreto alcuna responsabilità della
Volkswagen Group Italia Spa in ordine alla pretesa mancata attivazione della
garanzia ed alla pretesa iniziativa per impedire alle officine SEAT di effettuare le
riparazioni in garanzia; infatti, anche a voler per ipotesi ammettere che l’ispettore
Seat possa aver fatto riferimento alla questione dell’olio motore, questione poi

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asseritamente superata dall’indicazione da parte dell’attore dell’olio utilizzato
(Castrol SLX Professional 5W – 40), non va dimenticato che nella propria
raccomandata 4/6/11 la convenuta, ribadita la propria estraneità al contratto di
vendita, si era limitata a richiamare il dato contrattuale quanto alle condizioni generali
di contratto e a riferire quanto appreso (cfr. doc. 2 della stessa).
Inoltre, rilevato che non è stata provata l’esistenza di un rapporto organico fra
la Volkswagen Group Italia Spa e le singole concessionarie ed autofficine autorizzate
operanti sul territorio italiano, non risulta neanche ipotizzabile, in assoluto difetto di
allegazione e di prova in termini (quanto meno) di condotta colposa (omissiva o

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commissiva) da parte della convenuta Volkswagen Group Italia Spa, una culpa in
eligendo ovvero in vigilando.
Alla luce delle superiori osservazioni, vanno rigettate, vuoi per difetto di
legittimazione passiva vuoi per infondatezza nel merito, tutte le domande svolte
dall’attore nei confronti delle convenute Volkswagen Group Italia Spa e Fastwagen
Srl.
Passando alla domanda contrattuale svolta nei confronti della venditrice Auto
Europea Spa a socio unico, valgono le seguenti osservazioni.
Premesso che, stante anche il richiamo in citazione alla normativa sulla tutela
del consumatore ex D.Lgs 206/05 TU Consumo, l’attore deve qualificarsi come
‘consumatore’ -si tratta di circostanza non contestata-, ritiene pertanto il Giudice che
si deve far riferimento alla disciplina del D.Lgs 206/05 TU Consumo (art. 128 e ss ),
in quanto appunto si tratta di norma speciale, e non a quella prevista dagli artt. 1490 e
ss c.c. per la vendita in generale, che già di per sé costituisce norma speciale rispetto
alla disciplina sull’inadempimento (art. 1218 c.c.) e sulla risoluzione del contratto
(art. 1453 c.c.).
Alla luce del dato normativo (TU Consumo) si deve pertanto ribadire che,
ricorrendone i presupposti -ossia contratto di compravendita fra venditore-
professionista e consumatore, avente ad oggetto un bene di consumo-, deve essere
sempre applicata la disciplina speciale contenuta nel TU Consumo, a meno che non

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siano previste dal codice civile ulteriori norme a tutela del consumatore, e che
possono applicarsi le disposizioni del codice civile in materia di contratto di vendita
in generale solo ad integrazione di eventuali lacune nella regolamentazione di
specifiche ipotesi: ogni ulteriore approfondimento viene rinviato a dopo.
Si procede ad un necessario inquadramento normativo, precisando che tutti i
riferimenti sono al D.Lgs 206/05 (TU Consumo), salvo diversa indicazione; va
precisato che gli articoli del predetto testo unico sono per la maggior parte identici
alla pregressa disciplina codicistica, di cui agli artt. 1519 bis e ss, c.c., abrogata
dall’art. 146, 1° comma, lett. s, TU Consumo.

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Sentenza n. 7823/2015 pubbl. il 13/04/2015
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Orbene in base all’art. 129, 1° comma, è previsto che “il venditore ha


l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita” ed
accanto all’affermazione di detta specifica obbligazione, derivante direttamente dal
contratto, è stata prevista una serie di presunzioni di conformità del bene al contratto,
da intendere come regole minime di integrazione della volontà contrattuale, ferma
rimanendo la possibilità per le parti di individuare altri specifici elementi.
Richiamate le singole ipotesi da cui si presume la conformità del bene al
contratto (art. 129, 2° comma) -schematicamente si può affermare che la conformità è
determinata in relazione a quattro condizioni, che se mancanti rendono il bene
‘difettoso’: a) idoneità all’uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo;
b) conformità alla descrizione fatta dal venditore e possesso delle qualità del bene che
il venditore ha presentato al consumatore come campione o modello;
c) presenza delle qualità e delle prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, che il
consumatore può ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto della natura del bene, delle
dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni fatte al riguardo dal
venditore, dal produttore o dal suo agente o rappresentante, in particolare nella
pubblicità o sull’etichettatura; d) idoneità all’uso particolare voluto dal consumatore e
portato, al momento della conclusione contratto, a conoscenza del venditore che lo ha
accettato, anche per fatti concludenti-, va ribadito che il bene venduto presenta un
difetto di conformità in tutti i casi in cui il bene stesso non presenti anche una sola

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delle caratteristiche, delle qualità o dei requisiti previsti dal contratto, a prescindere
dalla gravità e dall’entità della violazione nonché da ogni profilo soggettivo quanto
alla condotta del venditore, che in ipotesi potrebbe anche essere esente da colpa;
quindi assume rilievo il solo fatto oggettivo dell’esistenza di una non conformità del
bene al contratto, cioè di una problematica che fin dal D.Lgs 24/02 non era più
codificata e classificata a livello dogmatico in termini di vizio o di mancanza delle
qualità promesse o essenziali, a differenza di quanto invece era -ed è- previsto nelle
corrispondenti disposizioni del codice civile in tema di vendita in generale.
Il successivo art. 130, di contenuto identico all’abrogato art. 1519 quater c.c.,
che aveva introdotto tale nuovo tipo di obbligazione a carico del venditore

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relativamente alla conformità del bene al contratto, prevede che “il venditore è
responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità
esistente al momento della consegna del bene” (1° comma) e che “in caso di difetto di
conformità, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del
bene mediante riparazione o sostituzione, a norma dei commi terzo, quarto, quinto e
sesto, ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto
conformemente ai commi settimo, ottavo e nono” (2° comma); quindi il legislatore
nazionale, in conformità alla direttiva europea, aveva introdotto, confermandola poi
nell’attuale TU, una gerarchia dei rimedi esperibili a tutela del consumatore: il
rimedio principale per il ripristino della conformità del bene al contratto è costituito
dalla richiesta del consumatore al venditore di riparazione o di sostituzione gratuita,
mentre la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto assumono una funzione
secondaria, nel caso in cui i rimedi di tipo satisfattivo non siano possibili ovvero
soddisfacenti.
I rimedi della sostituzione e della riparazione possono essere invocati in tutti i
casi di non conformità del bene al contratto e, stante l’ampio contenuto della
disposizione in esame, si ritiene che detti rimedi ripristinatori possano trovare
ingresso qualunque sia la causa della problematica emersa, p.es. presenza di vizi o
mancanza delle qualità promesse o essenziali, ecc., e per il solo fatto oggettivo
dell’esistenza di detta problematica, dovendosi infatti prescindere -come detto- da

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ogni profilo soggettivo quanto alla condotta del venditore, che in ipotesi potrebbe
anche essere esente da colpa.
Dunque, una volta che il consumatore abbia effettuato la denuncia di non
conformità, sorgono precisi obblighi di fare o di dare a carico del venditore, per
provvedere, senza oneri a carico del consumatore, alla riparazione o alla sostituzione
del bene: sul punto il comma 9° del citato art. 130 provvede a disciplinare i rapporti
fra eventuale richiesta e rimedio offerto, stabilendo che “dopo la denuncia del difetto
di conformità, il venditore può offrire al consumatore qualsiasi altro rimedio
disponibile, con i seguenti effetti: a) qualora il consumatore abbia già richiesto uno
specifico rimedio, il venditore resta obbligato ad attuarlo, con le necessarie

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conseguenze in ordine alla decorrenza del termine congruo di cui al comma 5, salvo
accettazione da parte del consumatore del rimedio alternativo proposto; b) qualora il
consumatore non abbia già richiesto uno specifico rimedio, il consumatore deve
accettare la proposta o respingerla scegliendo un altro rimedio ai sensi del presente
articolo”.
In particolare il compratore può chiedere, a sua scelta, al venditore la
sostituzione o la riparazione del bene, sempre che il rimedio espressamente richiesto
non sia oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all’altro, con la
conseguenza che, in quest’ultimo caso, il consumatore dovrà necessariamente
orientarsi verso l’altro rimedio ripristinatorio e, solo in caso di insussistenza dei
presupposti anche per questo rimedio alternativo, potrà usufruire dei rimedi secondari
della risoluzione del contratto o della riduzione del prezzo, il tutto nei limiti di cui
all’8° comma del medesimo art. 130.
Dunque in primis “il consumatore può chiedere, a sua scelta, al venditore di
riparare il bene o di sostituirlo, senza spese in entrambi i casi, salvo che il rimedio
richiesto sia oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all’altro”
(3° comma art. 130), mentre “…. può richiedere, a sua scelta, una congrua riduzione
del prezzo o la risoluzione del contratto ove ricorra una delle seguenti situazioni: a) la
riparazione e la sostituzione sono impossibili o eccessivamente onerose; b) il
venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione del bene entro il

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termine congruo di cui al comma …(quinto)…; c) la sostituzione o la riparazione
precedentemente effettuatala arrecato notevoli inconvenienti al consumatore” (7°
comma, art. 130).
Solo quando i rimedi ripristinatori sono entrambi possibili e non
eccessivamente gravosi, il compratore può scegliere liberamente l’uno o l’altro e, se
del caso, agire per ottenere l’esecuzione del rimedio prescelto stragiudizialmente,
mentre, se uno dei due rimedi comporti oggettivamente dei costi irragionevoli a
carico del venditore, il consumatore deve obbligatoriamente, sia per disposizione
della norma speciale che per il principio di buona fede, orientarsi verso l’altro
rimedio, potendo -in ultima analisi- procedere immediatamente con l’esercizio

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dell’azione edilizia (riduzione del prezzo o risoluzione del contratto) solo se i rimedi
tanto della sostituzione del bene quanto della riparazione siano oggettivamente
impossibili o eccessivamente onerosi [art. 130, 7° comma, lett. a)] ovvero se il
rimedio ripristinatorio richiesto, nel caso in cui entrambi fossero possibili e non
eccessivamente onerosi, non sia stato eseguito nel congruo termine di legge [art. 130,
7° comma, lett. b)] ovvero se la sostituzione o la riparazione, precedentemente
effettuata, abbia causato notevoli inconvenienti al consumatore [art. 130, 7° comma,
lett. c)].
Nel caso di specie l’attore ha invocato la riduzione del prezzo di acquisto
(actio quanti minoris) e, in ogni caso, il risarcimento dei danni patrimoniali sofferti.
Con riferimento a quest’ultima domanda appare opportuno aprire una
parentesi in ordine all’esaustività o meno della tutela accordata dal TU Consumo e
quindi in ordine all’ammissibilità o meno di una tale domanda.
Nelle osservazioni che seguono, a completamento del discorso introdotto
all’inizio della motivazione, è sempre implicito il riferimento al TU Consumo, salvo
diversa indicazione.
Orbene l’art. 135, il cui primo comma è di contenuto identico all’abrogato art.
1519 nonies c.c., prevede che “le disposizioni del presente capo non escludono né
limitano i diritti che sono attribuiti al consumatore da altre norme dell’ordinamento
giuridico” (1° comma) e che “per quanto non previsto dal presente titolo, si applicano

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le disposizioni del codice civile in tema di contratto di vendita” (2° comma, non
previsto nell’art. 1519 nonies c.c.).
Alla luce del dato normativo (TU Consumo) si deve quindi ribadire che,
ricorrendone i presupposti, deve essere sempre applicata la disciplina speciale
contenuta nel TU Consumo; va pertanto esclusa la possibilità per il consumatore di
scegliere di volta in volta la disciplina da applicare, secondo le convenienze del caso
concreto, dovendo sempre trovare applicazione la disciplina speciale in materia di
contratti di vendita di beni di consumo, salva la possibile integrazione con le norme
del codice civile nel caso in cui manchi su un punto particolare una specifica
regolamentazione a favore del consumatore.

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Sentenza n. 7823/2015 pubbl. il 13/04/2015
RG n. 32709/2012
Repert. n. 7175/2015 del 13/04/2015

Come è noto, per quanto qui di interesse, il fenomeno dell’esistenza di vizi e


difetti del bene acquistato è disciplinato, con modalità e conseguenze in parte
differenti, sia dal codice del consumo che dagli artt. 1490 e ss. c.c. ed il
coordinamento delle due normative ha costituito oggetto di acceso dibattito, con
prospettazione di soluzioni estremamente variegate, che prendono tutte, però, le
mosse dall’interpretazione del citato art. 135, che espressamente -come detto-
sancisce il principio della non esclusività delle disposizioni in esso contenute nella
regolamentazione dei diritti del consumatore in materia di garanzia.
Se è dunque chiaro che, come recita il citato art. 135, le disposizioni del
codice del consumo non escludono né limitano i diritti che sono attribuiti al
consumatore da altre norme dell’ordinamento giuridico, non può dubitarsi che si
possa invocare la tutela risarcitoria prevista in via generale dal nostro ordinamento
con riguardo ai danni provocati in conseguenza dell’acquisto di un bene di consumo,
anche se la normativa speciale contenuta nel codice del consumo non contiene alcuna
previsione al riguardo; infatti si deve ritenere, conformemente alla dottrina
dominante, che al di là dei quattro rimedi tipici previsti dall’art 130 a tutela dei diritti
del consumatore, il diritto al risarcimento del danno, in caso di difetto di conformità
del prodotto acquistato, trova cittadinanza nell’ambito della vendita consumeristica
in forza del primo comma dell’art. 135 e trova attuazione attraverso il richiamo
contenuto nel secondo comma della stessa norma con riferimento alle disposizioni

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contenute nel codice civile in tema di contratto di vendita.
Ribadisce pertanto il Giudice che, nel rispetto della ratio della normativa
comunitaria e visto il secondo comma del citato art. 135, la normativa sulla tutela del
consumatore, quale risulta attualmente dal citato TU Consumo, non esaurisce tutte le
possibili garanzie riconosciute al consumatore e che è possibile un’integrazione con
la normativa prevista dal codice civile.
In relazione a quest’ultimo profilo si è poi dibattuto in ordine
all’individuazione delle norme interne da applicare quali fonti della responsabilità
risarcitoria del venditore e precisamente ci si è domandati se si dovesse far
riferimento all’art. 1218 c.c. -i sostenitori di detta soluzione, ritenendo che gli artt.

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Sentenza n. 7823/2015 pubbl. il 13/04/2015
RG n. 32709/2012
Repert. n. 7175/2015 del 13/04/2015

129 e ss. del codice del consumo abbiano introdotto una vera e propria obbligazione
primaria di fornire un bene conforme al contratto, si richiamano alle regole relative
all’ordinaria responsabilità per inadempimento- ovvero all’art. 1494 c.c. -i sostenitori
di questa soluzione ricostruiscono la garanzia legale prevista dalla normativa
consumeristica in termini di responsabilità speciale, sullo stesso modello della
garanzia per i vizi della cosa venduta di cui agli artt. 1476 n. 3) e 1490 e ss. c.c.- ed al
riguardo ritiene il Giudice preferibile, stante il dettato letterale del richiamato art. 135,
la tesi della riconduzione della garanzia legale nell’ambito della responsabilità
speciale per garanzia in materia di compravendita e quindi all’art. 1494 c.c..
Non si tratta di una questione puramente di inquadramento dogmatico, in
quanto in astratto la prevalenza dell’una o dell’altra tesi potrebbe avere influenza in
ordine, p.es., alla questione della decadenza e prescrizione ed al criterio di
imputazione della responsabilità, istituti invero disciplinati in maniera diversa nel
caso di vendita in generale e nel caso di inadempimento contrattuale.
Inoltre, una volta scelto il modello di responsabilità al quale si deve fare
riferimento, è altrettanto discussa la possibilità di adattare la normativa interna,
richiamata in materia di risarcimento del danno, a quella prevista per gli strumenti di
matrice comunitaria.
In proposito sembra potersi rilevare che la riconduzione della garanzia legale
nell’ambito della responsabilità generale per inadempimento o in quello della

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responsabilità speciale per garanzia in materia di compravendita -soluzione,
quest’ultima, che pare più aderente al tenore letterale del secondo comma dell’art.
135 del codice del consumo- è destinata a perdere gran parte della sua rilevanza
pratica, laddove si ritenga che esigenze di uniformità del sistema impongano di
coordinare, per le ipotesi di vendita di beni di consumo, la normativa civilistica,
applicabile in via residuale per quanto non previsto dalla normativa speciale, con
quella dettata dal codice del consumo, atteso che tale scelta interpretativa comporta,
in entrambi i casi, che l’esercizio del rimedio risarcitorio sia sottoposto ai termini di
decadenza e prescrizione previsti dall’art. 132 del codice di consumo e che la
responsabilità del venditore sia caratterizzata dalla natura sostanzialmente oggettiva e

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Sentenza n. 7823/2015 pubbl. il 13/04/2015
RG n. 32709/2012
Repert. n. 7175/2015 del 13/04/2015

prescinda dall’accertamento della colpa dell’alienante, così come previsto per gli altri
strumenti di tutela contemplati dall’art. 130 dello stesso codice.
La riconduzione ad unità del sistema, d’altra parte, appare la soluzione
preferibile, sia perché conforme alla vocazione all’armonizzazione integrale delle
discipline nazionali propria del diritto comunitario recepito nel nostro ordinamento ed
alla ratio di maggior tutela del consumatore che conforma la disciplina di matrice
europea della vendita di beni al consumo, sia perché, come è stato correttamente
osservato in dottrina, una diversa interpretazione della norma che consentisse
l’applicazione di termini di prescrizione e decadenza e di un criterio di imputazione
della responsabilità diversi per azioni che si basano sul medesimo presupposto -il
difetto di conformità- contrasterebbe con i principi di razionalità e logicità che
devono presiedere all’attività ermeneutica.
In conclusione, pur nel silenzio della disciplina del TU Consumo, si ritiene
ammissibile la domanda risarcitoria per danni conseguenti alla non conformità del
prodotto venduto; inoltre anche detta domanda deve ritenersi soggetta allo stesso
termine di decadenza e di prescrizione previsto dal citato art. 132 TU Consumo e non
a quello previsto dall’art. 1495 c.c. per la vendita in generale ed allo stesso criterio di
imputazione della responsabilità.
Dunque, una volta verificata l’ammissibilità della domanda risarcitoria, per
mancata proposizione dell’eccezione di decadenza e/o prescrizione (pacificamente

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non rilevabile d’ufficio, in quanto nella disponibilità della parte interessata) ovvero
per infondatezza dell’eccezione stessa, la su individuata esigenza di uniformità deve
riguardare anche il merito e i presupposti stessi della domanda risarcitoria, con la
conseguenza che la responsabilità risarcitoria del venditore deve ritenersi
caratterizzata dalla natura sostanzialmente oggettiva e deve prescindere
dall’accertamento della colpa del venditore, così come previsto per gli altri strumenti
di tutela contemplati dall’art. 130 dello stesso codice; quindi in questi casi,
diversamente da quanto previsto dall’art. 1494 c.c., il risarcimento del danno deve
ritenersi non regolato dai principi generali in tema di inadempimento contrattuale.

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Sentenza n. 7823/2015 pubbl. il 13/04/2015
RG n. 32709/2012
Repert. n. 7175/2015 del 13/04/2015

L’obbligo risarcitorio a carico del venditore pertanto sussiste


indipendentemente da ogni considerazione circa il criterio di imputazione della
responsabilità e circa la conoscenza o conoscibilità dei vizi accertati; quindi è
necessario e sufficiente che il consumatore provi, in base a conferente allegazione,
l’esistenza dei difetti di conformità lamentati, delle conseguenze dannose e del nesso
causale fra gli uni e le altre.
In conclusione, tanto per l’esercizio dell’azione edilizia di riduzione del
prezzo quanto per la domanda risarcitoria, è necessario che venga provata l’esistenza
dei difetti di conformità, nell’ampia portata di cui si è detto.
Tanto doverosamente premesso, osserva il Giudice che, anche a voler ritenere
sussistente il fatto storico, ossia la sussistenza del riferito mancato funzionamento
dell’autovettura nel febbraio 2012 (cfr. docc. 4 e 5 di parte attrice: ordini di lavoro
d’officina della Auto Europea Spa e della Fastwagen Srl), non vi è prova della
specifica causa di tale mancato funzionamento e, soprattutto, della preesistenza del
lamentato difetto alla vendita: si rammenta che l’autovettura era stata consegnata nel
marzo del 2009, ossia quasi due anni prima, e pacificamente utilizzata nei mesi
successivi con percorrenza di 70.000 Km.
Al riguardo, come eccepito dalla venditrice (cfr. comparsa di risposta), va
ricordato che l’esistenza del difetto di conformità si presume nel caso in cui lo stesso
si sia manifestato entro il termine di sei mesi dalla data in cui è avvenuta la consegna

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del bene (cfr. art. 132, 3° comma, TU: “Salvo prova contraria, si presume che i difetti
di conformità che si manifestano entro sei mesi dalla consegna del bene esistessero
già a tale data, a meno che tale ipotesi sia incompatibile con la natura del bene o con
la natura del difetto di conformità”) e che, oltre detto termine, è specifico onere del
consumatore provare l’esistenza del difetto e la sua preesistenza rispetto alla data di
consegna e cioè che lo stesso non derivi da normale usura.
Poiché pacificamente il mal funzionamento dell’auto si è verificato ben oltre il
predetto termine -quindi non può operare la ricordata presunzione-, evidenzia il
Giudice che, anche a voler ritenere individuata la problematica tecnica, non vi è prova
che si sia effettivamente in presenza di un difetto preesistente alla consegna.

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Sentenza n. 7823/2015 pubbl. il 13/04/2015
RG n. 32709/2012
Repert. n. 7175/2015 del 13/04/2015

E’ stato allegato dallo stesso attore che l’autovettura era stata riparata presso
una propria officina di fiducia e che in sede di riparazione era emerso che “ … il
guasto che aveva reso inutilizzabile l’autovettura era stato causato da un difetto
inerente il tendicatena idraulico di distribuzione che aveva determinato un
allentamento della catena, tanto da ingenerare un c.d. scavalcamento della catena
stessa, la quale aveva poi piegato le valvole e determinato l’arresto del motore …” ed
ha dedotto che “ … il difetto riscontrato doveva ritenersi preesistente al contratto di
vendita e comunque assolutamente incompatibile con una percorrenza di soli 74.000
Km …” (cfr. atto di citazione).
Orbene, rilevato che -come detto- l’autovettura è stata riparata prima
dell’introduzione del giudizio e che non è stato in precedenza svolto alcun
accertamento tecnico preventivo che consentisse di ‘fotografare’ la situazione e la
reale problematica emersa nonché di accertare obiettivamente la (meramente allegata)
preesistenza del difetto alla vendita, appare di tutta evidenza che difetta la prova
dell’esistenza stessa del presupposto oggettivo per ottenere l’invocata riduzione del
prezzo e/o il risarcimento dei danni.
In tale contesto fattuale non poteva certo essere ammessa la richiesta ctu, in
quanto ormai lo stato dell’autovettura era irrimediabilmente modificato.
La stessa prova per testi non è stata correttamente ammessa, in quanto l’unico
capitolo rilevante (il 27°, poi replicato nel 44°) si riferiva alla pretesa natura del

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guasto (il ricordato scavalcamento della catena), mentre il ‘subcapitolo’ (al cap. 44°),
contenente il riferimento alla pretesa assoluta incompatibilità del guasto con la
percorrenza di 74.000 km, non poteva essere ammesso, in quanto meramente
valutativo.
Tutti gli altri capitoli relativi agli eventi precedenti erano superflui, in quanto
comunque riferiti a fatti processualmente emersi.
Le stesse considerazioni valgono con riferimento all’invocata garanzia
convenzionale, di cui all’art. 5 delle condizioni generali di vendita.
Al riguardo, richiamata la distinzione fra garanzia ex lege (art. 132 TU
Consumo) e garanzia convenzionale (art. 133 TU Consumo) e ricordato che

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Sentenza n. 7823/2015 pubbl. il 13/04/2015
RG n. 32709/2012
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quest’ultima, che “ … vincola chi la offre secondo le modalità indicate nella


dichiarazione di garanzia medesima o nella relativa pubblicità” (art. 133, 1° comma,
TU Consumo), pacificamente si configura come una garanzia ulteriore a quella di
legge, avente durata di due anni dalla consegna del bene (art. 132, 1° comma TU
Consumo), e non sostitutiva o alternativa a quest’ultima [art. 133, 2° comma, lett. a) e
art. 128, 2° comma, lett. c) TU Consumo], è sufficiente evidenziare che, anche in
questo caso, la garanzia opera nel caso di denuncia di difetto di conformità al
contenuto della proposta di acquisto (cfr. art. 5.1 delle Condizioni Generali di
Vendita): sul punto valgono le superiori osservazioni.
Alla luce delle risultanze di causa la domanda di parte attrice nei confronti
della venditrice è infondata e va rigettata.
Le spese di lite, liquidate in dispositivo in favore delle convenute costituite,
seguono la soccombenza.
Si dà atto che per la liquidazione delle spese deve essere applicato il Decreto
Ministero Giustizia n° 55 del 10/3/14 (GU n° 77 del 2/4/14) sui nuovi parametri
forensi, entrato in vigore il 3/4/14, prima che avesse termine l’attività professionale
dei legali; l’udienza di p.c. si è infatti tenuta il 29/9/14 ed i termini ex artt. 281
quinquies e 190 c.p.c. sono scaduti il 18/12/14 e pertanto deve essere applicato
integralmente il nuovo regime, alla luce dell’art. 28 del citato DM 55/14 (arg. ex
Cass. SU 17405/12, in relazione alla precedente riforma ex Decreto Ministero

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Giustizia 20/7/12 n° 140).
Si è proceduto alla somma degli importi minimi indicati nella tabella ‘giudizi
di cognizione innanzi al tribunale’ con riferimento allo scaglione di valore ‘da 5.201 a
26.000 euro’, tenuto conto della natura e del valore della controversia, della qualità e
quantità delle questioni trattate e dell’attività complessivamente svolta dai difensori
(2.738,00 euro).
Va nuovamente riconosciuto il rimborso forfettario (art. 2, 2° comma, citato
DM 55/14).
P.Q.M.
definitivamente pronunciando:

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Sentenza n. 7823/2015 pubbl. il 13/04/2015
RG n. 32709/2012
Repert. n. 7175/2015 del 13/04/2015

 dichiara la contumacia della convenuta Fastwagen Srl;


 rigetta tutte le domande proposte dall’attore Mattone Umberto;
 condanna l’attore al pagamento, in favore delle convenute costituite Auto Europea
Spa a socio unico e Volkswagen Group Italia Spa, delle spese di lite che liquida in
2.738,00 euro ciascuna per compensi professionali, oltre rimborso forfettario, Cp ed
Iva come per legge;
 dichiara irripetibili le spese di lite nei confronti della convenuta contumace
Fastwagen Srl.
Così deciso a Roma, il 9/4/15
il Giudice
dott. Francesco Remo Scerrato

Firmato Da: SCERRATO FRANCESCO REMO Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: 1848

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