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Sentenza n. 7429/2015 pubbl.

il 18/12/2015
RG n. 9916/2011
Repert. n. 11062/2015 del 18/12/2015

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
* * *
IL TRIBUNALE ORDINARIO DI PALERMO
SEZIONE PRIMA CIVILE

in composizione monocratica, in persona del giudice designato dott. Giulio Corsini,


ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di primo grado iscritta al n. 9916 del ruolo generale dell’anno 2011,

Firmato Da: CORSINI GIULIO Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: 3f10c - Firmato Da: ZARCONE ROSARIO Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: b4a63
vertente

TRA

ANZÀ SALVATORE, nato a Patti (Me) il 21 aprile 1955 (c.f.:NZASVT55D21G377B),


residente a Palermo in via Umbria n. 6, ivi elettivamente domiciliato in via Goethe
n. 1, presso lo studio dell’avv.to Salvatore Ferrara, rappresentante e difensore
congiuntamente e disgiuntamente con l’avv.to Giuseppe Ugo Abbate
– attore –
E

CIAMPOLILLO GIUSEPPE, nato Candela (Fg) il 22 giugno 1946 (c.f.


CMPGPP46H22B584K), residente ad Isola delle Femmine (Pa) in via Leonardo
Sciascia n. 13, elettivamente domiciliato a Palermo in corso Calatafimi n. 487, presso
lo studio dell’avv.to Giacomo Cirincione

– convenuto –

OGGETTO: azione di risarcimento del danno da diffamazione.

CONCLUSIONI: all’udienza del 27 maggio 2015 venivano precisate le conclusioni


che qui si intendono riportate e trascritte.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con ricorso ex art. 702 bis c.p.c. depositato il 22 luglio 2011, Anzà Salvatore
conveniva in giudizio dinanzi a questo Tribunale Ciampolillo Giuseppe,
coordinatore del “Comitato cittadino Isola Pulita”, aderente alla sezione di Palermo di
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Legambiente, esponendo tra l’altro: che costui aveva posto in essere nei suoi
confronti una campagna denigratoria e diffamatoria in quanto responsabile del
Servizio 3 “Tutela dell’inquinamento atmosferico” del Dipartimento regionale Territorio
e Ambiente della Regione Siciliana; che in particolare in un primo sito Internet
intestato al predetto Comitato era apparsa una lettera inviata da Ciampolillo
Giuseppe in cui Anzà Salvatore veniva dipinto come autore di conferenze di servizi
illegittime e superficiali, con grave danno per la collettività, in relazione alla c.d.
vicenda Italcementi; che in un secondo articolo apparso in un altro sito Internet
veniva riportato il contenuto del primo sito; che in un distinto sito Internet il
convenuto veniva accusato di avere attraverso il “Piano regionale di coordinamento per
la tutela della qualità dell’aria ambiente” realizzato una vera e propria truffa ai danni

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della collettività, copiandolo dall’omologo piano della Regione Veneto; che in un
distinto sito Internet veniva pubblicata una lettera dello studio legale Canto con la
quale il convenuto veniva accusato di aver insabbiato le iniziative del dottor Genchi
e di avere posto in secondo piano le iniziative necessarie alla tutela dell’ambiente di
Isola delle Femmine; che in un ultimo articolo venivano riportate alcune
dichiarazioni del predetto dottor Genchi e del “Comitato cittadino Isola Pulita” con le
quali venivano ribadite espressioni di dileggio a carico del convenuto in merito alla
redazione del Piano e al conseguente danno che ne era derivato all’amministrazione
regionale; che in buona sostanza il convenuto veniva accusato di illiceità
amministrative, di falso, di sperpero di denaro pubblico e di truffa; che gli autori del
Piano non avevano preso alcun compenso aggiuntivo per la sua redazione; che esso
conteneva soltanto qualche refuso determinato dallo schema utilizzato per la sua
redazione; che la celerità di predisposizione era dovuta a una procedura
d’infrazione aperta da parte dell’Unione Europea ed alla circostanza che all’atto del
suo insediamento il Piano non era stato ancora redatto; che non era stato compiuto
alcun illecito in relazione alla autorizzazione da rilasciare alla Italcementi; che
sussistevano gli elementi per ritenere integrato il reato di diffamazione, aggravato
dalla pubblicità del mezzo di diffusione e dalla attribuzione di fatti determinati,
nonché dell’illecito civile, anche per violazione dell’identità personale.
Premesso ciò, chiedeva: di ritenere e dichiarare che le dichiarazioni effettuate da
Ciampolillo Giuseppe erano lesive dell’onore, della reputazione e dell’identità

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personale di Anzà Salvatore; di dichiarare la responsabilità extracontrattuale del
convenuto e conseguentemente di condannarlo al pagamento della somma ritenuta
congrua, con rivalutazione ed interessi fino al soddisfo, a titolo di risarcimento del
danno alla reputazione personale e professionale, all’identità personale, nonché al
danno morale subìto; di condannare il convenuto alle spese di pubblicazione
dell’estratto della sentenza su due quotidiani a diffusione nazionale, nonché su due
quotidiani a diffusione regionale ed infine sugli stessi siti web in cui erano stati
diffusi gli articoli de quibus, con vittoria di spese e compensi di giudizio.
Si costituiva in giudizio Ciampolillo Giuseppe che allegava, tra l’altro: in via
preliminare la mancanza dei presupposti per l’azione intrapresa ai sensi dell’art. 702
bis c.p.p.; la sussistenza dell’esercizio di critica di volta in volta ovvero la narrazione

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di fatti del tutto reali; nel merito contestava ogni singola condotta lui imputata
ribadendo l’esercizio di diritti costituzionalmente tutelati.
Pertanto concludeva chiedendo: di ritenere e dichiarare infondate le domande tutte
formulate; ritenere e dichiarare che il convenuto Ciampolillo Giuseppe aveva
legittimamente esercitato il diritto di critica con vittoria di spese, da distrarre in
favore del procuratore dichiaratosi antistatario.
Ritenuta la complessità della controversia e la necessità di un’istruttoria non
sommaria, veniva disposto il mutamento del rito sommario di cognizione in rito
ordinario con ordinanza depositata il 30.12.2011.
All’esito, istruita la causa sulla base delle produzioni documentali, con l’escussione
di testi e con l’espletamento di consulenza tecnica d'ufficio, all’udienza del 27.5.2015,
la stessa veniva posta in decisione, con concessione dei termini di cui all’art.190
c.p.c. per il deposito di comparse conclusionali e memorie di replica.
Premesso che parte attrice ha richiamato in sede di udienza di precisazione le
conclusioni indicate in seno all’originario ricorso introduttivo, dovendosi dunque
ritenere rinunciate tutte le ulteriori domande, istanze o richieste, oggetto del
presente giudizio è la richiesta di risarcimento danni basata sulla pubblicazione su
taluni siti Internet di articoli, dichiarazioni o di missive riconducibili a Ciampolillo
Giuseppe nella veste non contestata di coordinatore del “Comitato cittadino Isola
Pulita”, aderente alla sezione palermitana di Legambiente, dal contenuto
asseritamente diffamatorio della sfera personale dell’attore Anzà Salvatore.

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In particolare, con articolo apparso alla pagina
www.comitatoisolapulita.blog.kataweb.it/2007/10/13/isoladelle-femmine-
talcementi-il-progetto-che-non-ce/ ed alla pagina
www.pinociampolillo.blogspot.com /2007/10/isoladelle-femmine-il-progetto-che-
non.html, (all. 1 e 2, ricorso introduttivo) veniva pubblicate parole e missive
riconducibili a Ciampolillo Giuseppe in cui – secondo l’attore – veniva criticata la
procedura di concessione dell’autorizzazione all’utilizzo di un combustibile, ovvero
del pet-coke, da parte dell’Italcementi di Isola delle Femmine.
Ebbene, sul punto deve essere preliminarmente rilevato che l’allegato 1 al ricorso di
parte attrice riproduce soltanto talune delle frasi e delle espressioni attribuite al
convenuto pubblicato sul sito Internet (mentre l’allegato 2 attesta soltanto di avere

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avuto contenuto assolutamente identico all’allegato 1), senza che pertanto sia
possibile apprezzare la globalità del contesto in cui esse sono contenute e la totalità
dei documenti pubblicati. Per queste ragioni le doglianze possono essere esaminate
soltanto nei ristretti limiti in cui le singole espressioni abbiano valenza diffamatoria
in sé e per sé considerata, a prescindere dal tenore argomentativo del contesto
complessivo.
Fatta questa premessa, in punto di diritto deve essere affermato che in tema di
diffamazione, qualora il fatto non sia stato già valutato in sede penale, il giudice
civile deve svolgere un accertamento preordinato alla verifica dell'esistenza dei
presupposti della responsabilità civile ed in definitiva di un danno risarcibile,
presupposti che si possono ravvisare nella consapevole diffusione del fatto lesivo
dell'onore e del prestigio del soggetto passivo, nel danno e nel discredito che ne è
derivato a quest'ultimo, nella esistenza di un nesso di adeguata causalità tra la
condotta e l'evento.
E' altresì noto che l'esercizio del diritto alla libera manifestazione del pensiero, trova
fondamento nell'art. 21 della Costituzione e può porsi talvolta in contrasto con la
sfera della persona, recando pregiudizio alla sua riservatezza o alla sua reputazione.
Al fine di risolvere il conflitto tra le due posizioni, entrambe tutelate
dall'ordinamento, la giurisprudenza ha da tempo elaborato una serie di principi,
che consentono il giusto bilanciamento degli interessi coinvolti: in particolare, il
diritto alla riservatezza e/o all'integrità della propria reputazione, quali diritti

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personalissimi, cedono il passo all'interesse generale a conoscere le opinioni e le
valutazioni critiche su determinati avvenimenti e comportamenti, purché ricorrano
determinate rigorose condizioni.
In particolare, con specifico riferimento alla attività giornalistica, affinché la stessa
possa legittimamente ricondursi all’esercizio del diritto di cronaca, si richiede:
a) che la notizia pubblicata sia oggettivamente vera o che comunque ne sia stata
accuratamente accertata e controllata la verità (dimodoché possa essere
eventualmente invocata la verità putativa da parte dell’autore): in altri termini, che il
contenuto dell’articolo o comunque della pubblicazione corrisponda alla realtà dei
fatti e che il giornalista abbia compiuto tutte le ricerche e le indagini necessarie per
assicurare tale corrispondenza;

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b) che vi sia un pubblico interesse alla conoscenza dei fatti stessi, in relazione alla
loro rilevanza ed alla loro attitudine a coinvolgere l’intera comunità sociale: il diritto
di critica e di cronaca, nella configurazione datane dalla Costituzione, prevede che
esso sia assistito da un interesse generale, tale da trascendere quello dei singoli
soggetti coinvolti nella vicenda;
c) che l’informazione venga mantenuta entro i limiti dell’obbiettività informativa e
non contenga quindi valutazioni o apprezzamenti non continenti o non conformi
alla effettiva realtà della vicenda: la notizia deve essere riportata nella sua oggettiva
verità, senza coloriture o sottolineature non pertinenti.
Si deve poi aggiungere che le figure emergenti della libertà di manifestazione del
pensiero sono date, oltre che dal diritto di cronaca, anche da quello di critica, di
denuncia e di esposto, i cui presupposti non risultano peraltro totalmente
coincidenti. Se è vero infatti che l’esercizio del diritto di cronaca è consentito
quando ricorrano le condizioni dell’utilità sociale dell'informazione, della verità
oggettiva (o putativa, ma dopo rigoroso accertamento) dei fatti esposti e della
continenza della forma adoperata, nel caso del diritto di critica o di denuncia, che
consiste nell'espressione di proprie valutazioni su fatti verificatisi, ovvero su
comportamenti od opinioni altrui, il requisito della verità oggettiva non può essere
richiesto per le opinioni e valutazioni dell'autore, che sono sempre frutto di
elaborazione soggettiva, né può neppure escludersi una certa aggressione dell'altrui
figura, connaturata nell'espressione critica.

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Nella manifestazione della critica occorre peraltro in primo luogo che il dissenso non
sia apodittico, ma sostenuto da adeguate motivazioni; occorre altresì che vi sia
sempre una rilevanza specifica nell'argomento trattato e che le espressioni usate
siano corrette. In ordine a tale ultimo elemento, è stato ritenuto poi che la forma non
è corretta quando eccede lo scopo connaturato alle finalità perseguite, ovvero
quando la stessa sia eccessiva, rispetto a quanto ragionevolmente necessario per
sostenere e far conoscere il proprio pensiero, ovvero trascende in affermazioni
ingiuriose e denigratorie o in attacchi puramente offensivi della persona presa di
mira (Cass. 27.1.2015, n. 1434).
Ebbene, prendendo a riferimento il citato allegato 1, l’attore si duole anzitutto delle
seguenti espressioni “La conferenza di servizio svoltasi in data 04/07/2007 presso gli uffici

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del Servizio 3 dell’Assessorato Territorio e Ambiente, rappresenta l’ennesimo attentato alla
salute pubblica dei cittadini del territorio di Isola delle Femmine e coinvolge l’intero territorio
di Isola delle Femmine…Si chiede di intervenire urgentemente a tutela della salute e
dell’incolumità pubblica, verificando se le procedure attivate siano conformi alle normative
vigenti e se tale attività possa essere svolta senza nocumento o pregiudizio per l’intera
collettività”, contenuta in una “richiesta di intervento a tutela della salute pubblica”,
indirizzata all’Assessore Regionale Territorio e Ambiente della Regione Sicilia e al
dottor Tolomeo presso l’A.R.T.A. Sicilia. Si legge poi a seguire che “La conferenza dei
servizi è stata deliberatamente trasformata in pura formalità se non in una vera e propria
farsa. La conferenza, da istruttoria, sembra essersi trasformata in decisoria (circostanza non
prevista dalla legge). Un altro elemento indicativo della impostazione volutamente sbrigativa
e superficiale: la durata della conferenza dei servizi 45 minuti .”
Da ultimo, l’attore si duole della seguente espressione “Ci auguriamo di non dovere
intraprendere un ulteriore battaglia legale innanzi al Tribunale Amministrativo, ove state
pur certi chiederemo non soltanto l’annullamento di un provvedimento assolutamente
illegittimo, ma anche la condanna dell’amministrazione procedente al risarcimento dei danni
derivante dalla lesione di tutti gli interessi concreti e legittimi che sono in gioco.”, ritenendo
di essere accusato di avere provocato un grave danno all’erario.
Ebbene, la vicenda sottesa alla diffusione a mezzo Internet di tali atti concerne la
procedura incardinata da parte della Italcementi S.p.a. – Cementeria di Isola delle
Femmine volta ad ottenere l’autorizzazione all’utilizzo di coke di petrolio (c.d. pet-

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coke) come combustibile per i propri stabilimenti, da parte dell’Assessorato
Ambiente e Territorio della Regione Sicilia.
Dalla documentazione prodotta in giudizio risulta tra l’altro:
 che in data 27.8.2004 la Italcementi S.p.a. ha chiesto il rilascio
dell’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui all’art. 5 del D.Lgs. 272/99 per
l’impianto di stoccaggio sito ad Isola delle Femmine (all.2, documenti prodotti
dall’attore all’udienza del 28.12.2011);
 che con nota del 25.7.2006 il Servizio 3 Tutela dall’inquinamento atmosferico
dell’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Sicilia ha preso atto che
nella cementeria in questione veniva utilizzato il combustibile pet-coke e che era
necessario l’aggiornamento delle autorizzazioni alla emissione in atmosfera

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diffidando la Italcementi S.p.a. dal continuare ad utilizzare tale combustibile
(arg. da all.5, documenti prodotti dall’attore all’udienza del 28.12.2011);
 che il T.A.R. Sicilia ha respinto il ricorso proposto dalla Italcementi S.p.a.
avverso la predetta diffida (all.13, comparsa di costituzione e risposta per il
convenuto);
 che in data 7.11.2006 la Italcementi S.p.a. ha presentato richiesta di
aggiornamento dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera, confermando
l’intenzione di voler utilizzare il combustibile pet-coke, reiterando la richiesta più
volte con documentazione a supporto (arg. da all.5, documenti prodotti
dall’attore all’udienza del 28.12.2011);
 che in data 20.2.2007 il Servizio 3 Tutela dall’inquinamento atmosferico
dell’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Sicilia ha diffidato la
Italcementi S.p.a. dall’utilizzare l’impianto di stoccaggio sito ad Isola delle
Femmine, non essendo la predetta società in possesso dell’autorizzazione di cui
all’art. 269 del D.Lgs. 152/06 per l’utilizzo di combustibile solido (pet-coke,
carbone: all.1, documenti prodotti dall’attore all’udienza del 28.12.2011);
 che in data 19.4.2007 il T.A.R. Sicilia ha rigettato il ricorso proposto dalla
Italcementi S.p.a. avverso il primo atto di diniego, affermando tra l’altro che
l’autorizzazione in suo possesso non era estesa l’utilizzo del pet-coke nello
stabilimento in questione, permanendo la necessità di munirsi di apposita
autorizzazione nelle more del rilascio della già richiesta Autorizzazione

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Integrata Ambientale (all.13, comparsa di costituzione e risposta per il
convenuto);
 che a seguito della richiesta, veniva convocata una prima Conferenza di Servizi
in data 4.7.2007 ai sensi dell’art. 269 del D.Lgs. 152/06 (all.3, documenti prodotti
dall’attore all’udienza del 28.12.2011), che ha visto la partecipazione
rappresentanti di tutte le parti coinvolte (all.7, comparsa di costituzione e
risposta per il convenuto);
 che in data 3.8.2007 l’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Sicilia ha
chiesto un parere all’ufficio legislativo e legale della Regione Sicilia circa la
possibilità di rilasciare una modifica migliorativa di un’autorizzazione in
possesso di una Società nelle more del rilascio della già richiesta Autorizzazione

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Integrata Ambientale, ottenendone parere favorevole (all.9, comparsa di
costituzione e risposta per il convenuto);
 che in data 3.10.2007, la Commissione Provinciale per la Tutela dell’Ambiente e
la lotta contro l’Inquinamento di Palermo, ha rilasciato parere favorevole
all’utilizzo del combustibile pet-coke nella cementeria in questione, con
particolari accorgimenti e prescrizioni (all. 8, documenti prodotti dall’attore
all’udienza del 28.12.2011);
 che in data 8.5.2008 il Servizio 3 Tutela dall’inquinamento atmosferico
dell’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Sicilia ha comunicato alla
Italcementi S.p.a. l’archiviazione della richiesta di aggiornamento della
precedente autorizzazione alle emissioni in atmosfera, sulla base del
presupposto che l’iter istruttorio di rilascio della Autorizzazione Integrata
Ambientale era giunto ormai al termine (all.9, documenti prodotti dall’attore
all’udienza del 28.12.2011);
 che in data 18.7.2008, previo parere favorevole da parte del Servizio 3 Tutela
dall’inquinamento atmosferico, l’Assessorato Territorio e Ambiente della
Regione Sicilia ha definitivamente rilasciato alla Italcementi S.p.a.
l’Autorizzazione Integrata Ambientale (all.11, documenti prodotti dall’attore
all’udienza del 28.12.2011).
Ebbene, alla luce di quanto precede è agevole osservare che lo scritto esame pur
inquadrandosi nell’ambito del diritto di critica o di denuncia, appare il frutto di

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affermazioni apodittiche e scarsamente consapevoli della procedure previste dalla
legge e correttamente seguite dall’attore. Sebbene, infatti, le espressioni adoperate
da Ciampolillo Giuseppe siano in sé e per sé considerate del tutto misurate e
rappresentino oggettiva espressione di mero dissenso, a ben vedere l’iter
amministrativo dell’amministrazione regionale è stato correttamente intrapreso e
fondato peraltro su un prudenziale parere reso in via preventiva da parte dell’ufficio
legale della Regione Sicilia. Sicché, mentre invocare la tutela della salute pubblica
appare del tutto lecito, affermare che la Conferenza di Servizi si sia tradotto in un
“provvedimento illegittimo” e che essa sia stata una “pura formalità”, “una vera e propria
farsa”, una “circostanza non prevista dalla legge…volutamente sbrigativa” appare
un’accusa del tutto gratuita e priva di qualsivoglia supporto motivazionale

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oggettivo.
Ciò, peraltro, trova conferma nella testimonianza resa in giudizio dall’Assessore
Regionale Territorio e Ambiente dell’epoca, Rossana Interlandi (escussa all’udienza
del 23.5.2013), che ha escluso di essere intervenuta nell’ambito di tale conferenza di
servizi affermandone di illegittimità.
Sotto questi profili deve dunque affermarsi la valenza diffamatoria delle
pubblicazioni in esame, con conseguente diritto al risarcimento del danno per il
discredito che ne sia derivato.
Con riferimento alla seconda vicenda, sul sito
http://isoladellefemminedaliberare.blogspot.com/2007/11/italcementi-di-isola-
dellefemmine-laia.html, fermo restando il limite cennato, l’attore ha lamentato di
essere stato pregiudicato dai seguenti passaggi “una vicenda oscura in cui sono
coinvolte soprattutto le persone che hanno gettato il fango su Gioacchino Genchi e
Alessandro Pellerito, quelle che ne hanno deciso la rimozione arbitraria senza alcuno
scrupolo… Ciò che oggi si preannuncia, sembra uno scandalo in pieno regola, tanto che a
questo punto si chiede un immediato intervento dell’Assessore Interlandi sui responsabili (il
dirigente del Servizio 3, dottor Salvatore Anzà, e il dirigente generale del Dipartimento
Territorio e ambiente, arch. Pietro Tolomeo) dei gravi fatti che colpiscono in prima persona
lei stessa, in quanto firmataria inconsapevole di ciò che sembrerebbe configurarsi una vera e
propria truffa… I ruoli si stanno invertendo i persecutori rischiano di diventare i
perseguitati tutto lascia ben sperare che la Interlandi sia fermamente decisa a perseguire chi

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si trova implicato in questa oscura faccenda… Questa volta si tratta di una mega bufala che,
tuttavia, sembra avere anche i connotati di una mega truffa; si tratta del Piano Regionale di
coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente… L’opera monumentale,
partorita con celerità dir poco sospetta si è rivelato un indecoroso letterale copiato
dell’omologo piano della regione Veneto di alcuni anni addietro, con in più varie aggravanti,
un cumulo di ridicolaggini e probabili ipotesi di truffa. Per quanto riguarda le aggravanti, a
parte l’operato disdicevole ed ha professionale dei redattori, che si sono appropriati di un
lavoro intellettuale altrui, resta innanzitutto grave il discredito dell’immagine istituzionale
subito dall’amministrazione regionale, in primis nei confronti della regione Veneto e poi da
tutto il resto. Ma al danno si aggiunge anche la beffa, se solo si considera che il manipolo
degli sconsiderati e sprovveduti redattori è andato a copiare un piano che proprio per la sua

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inidonea impostazione strutturale di base, aveva già ricevuto a suo tempo una bocciatura da
parte dell’unione europea… Per quanto riguarda gli aspetti prettamente istituzionali, la
situazione appare oltremodo grave. Si è in presenza di un atto di programmazione fasullo e
inapplicabile, organizzato ai danni dell’amministrazione, dell’ambiente e dei cittadini, dei
possibili risvolti truffaldini specie nel caso in cui tramite lo stesso si fossero programmati
interventi finanziari o, caso ancor più grave, fossero già attivati interventi finanziari. Per
quanto sinteticamente esposto si ritiene che vi sia la necessità dell’immediato ritiro del piano,
dell’accertamento delle responsabilità della sua redazione ed organizzazione, di
provvedimenti nei confronti di quanti hanno operato fraudolentemente ai danni
dell’amministrazione e dei cittadini siciliani, nonché la verifica di ipotesi di danno per il
pubblico erario che ne potesse derivare” (sottolineature effettuate dall’estensore).
Ebbene, lo scritto in esame concerne la vicenda del c.d. “Piano regionale di
coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” adottato con il Decreto
Assessoriale n. 176/GAB del 9.8.2007 (all.15 e 16, comparsa di costituzione e risposta
per il convenuto; all. 16, documenti prodotti dall’attore all’udienza del 28.12.2011),
poi integrato dal “Decreto Assessoriale n. 42/GAB del 12 marzo 2008” (all. 16, cit.) ed
infine definito nel 2010 con gli “Adempimenti attuativi della legislazione di settore in
materia di valutazione e gestione della qualità dell’aria ambiente” che, in buona sostanza,
sarebbe stato “copiato” da analogo piano emesso dalla Regione Veneto in
precedenza.

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Sul punto deve anzitutto affermarsi l’esistenza di un indubbio interesse pubblico
alla diffusione del fatto in esame, in quanto trattasi di una vicenda di rilievo che
inerisce la tutela dell’ambiente e della salute degli abitanti della regione Sicilia.
Quanto al profilo della veridicità della notizia, si osserva che risulta senza dubbio
corrispondente al vero la circostanza che la regione Sicilia abbia preso quale modello
di partenza per la elaborazione del Piano Regionale di coordinamento per la tutela
della qualità dell’aria ambiente della Regione Sicilia di cui al Decreto Assessoriale n.
176/GAB del 9.8.2007 l’analogo Piano elaborato dalla Regione Veneto nell’anno
2000, riportandone talune espressioni, riferimenti e figure, con evidenti e marchiani
errori e refusi (cfr. all.16, comparsa di costituzione e risposta per il convenuto), con i
quali è possibile effettuare il confronto tra i due Piani: si parla di comunità montane,

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argini di fiumi e canali, territorio pianeggiante della Regione, bacino archeologico
padano, riscaldamento dovuto al clima rigido, ecc.). Risulta, addirittura, che sul sito
dell’Assessorato fosse presente un link cliccando il quale si sarebbe aperto il Piano
del Veneto (v. testimonianza resa da Salvatore Cammarata – dirigente presso
l’Assessorato in questione all’epoca dei fatti - all’udienza del 23.5.2011). Errori che
hanno reso necessaria la nomina di una commissione di tre soggetti che ha lavorato
per ben quattro mesi per le correzioni, poi apportate nel marzo del 2008, provocando
anche una vasta risonanza sulla stampa e sulla televisione nazionale (con particolare
riferimento alla trasmissione “Striscia la Notizia”.
Sul punto, peraltro, a conferma di quanto affermato, è stata espletata consulenza
tecnica d’ufficio affidata all’ingegnere Fabio D’Agostino (depositata il 23.1.2014), che
– per il rigore metodologico che la sorregge e l’immunità da vizi e censure, anche in
riscontro alle osservazioni critiche dei consulenti di parte – può essere posta a
fondamento della decisione e viene integralmente qui richiamata. In particolare – ha
afferma il consulente – “L’analisi dei due Piani Regionali per la determinazione del grado
di similitudine ha evidenziato la mera riproposizione con carattere non necessitato di: n.
1769 righe corrispondenza percentuale del 34,3% (poi corretto al 34,7% nella relazione
integrativa: n.d.e.) che diviene 24,8% considerati gli allegati al piano; n. 16 tabelle
corrispondenza percentuale dell’11,9% che diviene il 9,9% considerati gli allegati al piano; n.
3 figure corrispondenti a una percentuale del 3,7% che diviene il 3% considerati gli allegati
al piano” (v. pag. 43 dell’elaborato).

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Sentenza n. 7429/2015 pubbl. il 18/12/2015
TRIBUNALE DI PALERMO
RG n. 9916/2011
Repert. n. 11062/2015 del 18/12/2015
Si aggiunga, ancora, che le medesime conclusioni sono state affermate nell’ambito di
un giudizio risarcitorio promosso da Messina Giuseppe (esponente di Legambiente
CRS – Comitato Regionale Siciliano) nei riguardi di Anzà Salvatore, che si è concluso
in primo grado con la condanna dello stesso Anzà al risarcimento del danno per
diffamazione nella misura di € 10.000,00 (all.14, comparsa di costituzione e risposta
per il convenuto) e nell’ambito di un procedimento penale originato tra l’altro dalla
vicenda del Piano Regionale, in cui Anzà Salvatore è stato condannato in primo
grado alla pena di anni uno e mesi otto di reclusione per diffamazione aggravata
(poi annullata in appello per la ritenuta esistenza della provocazione, oggetto di
ricorso per Cassazione: v. produzione effettuata all’udienza del 25.3.2015).
Affermata dunque la veridicità del fatto storico sotteso alla vicenda, non v’è dubbio

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che le dichiarazioni in esame siano espressione di legittimo esercizio del diritto di
critica e lo siano anche per le parole adoperate. Sebbene talvolta le espressioni siano
piuttosto “accese” o dense di vena polemica, ovvero operino per vere e proprie
iperboli (“vera e propria truffa…indecoroso e lettera copiato…manipolo degli sconsiderati e
sprovveduti redattori…atto…fasullo e inapplicabile...hanno operato fraudolentemente”),
esse non trascendono mai in attacchi personali e gratuiti bensì costituiscono reale,
vigorosa ed animata critica dell’operato dell’amministrazione regionale, che nel caso
in esame ha posto in essere un’azione oggettivamente superficiale, frettolosa e in
tutta evidenza poco avveduta. Non v’è dubbio, poi, e risulta dagli atti, che la
vicenda abbia creato un enorme danno all’immagine della Sicilia e abbia posto seri
dubbi sull’efficienza della amministrazione regionale, necessitando di un intervento
correttivo di un Piano che necessitava ben maggiore ponderazione.
Ancora l’attore si duole del contenuto di una lettera pubblicata all’indirizzo web
http://ciampolillopinoisoladellefemmine-blogspot.com/2007/11/ilcomitato-
cittadino-chiede-alla.html, redatta dallo Studio Legale Canto su incarico del
“Comitato Isola Pulita Legambiente”, dall’oggetto “Comitato Isola Pulita Legambiente-
Italcementi-procedura A.I.A.”, datata 8.11.2007, nella quale si contestava, tra l’altro,
espressamente ad Anzà Salvatore “di avere insabbiato le iniziative del dottor Genchi”, “di
avere posto in secondo piano, con lo scopo probabilmente in seguito di ignorarle, tutte quelle
iniziative necessarie alla tutela dell’ambiente di Isola delle Femmine” (all.4, ricorso
introduttivo).

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Sentenza n. 7429/2015 pubbl. il 18/12/2015
TRIBUNALE DI PALERMO
RG n. 9916/2011
Repert. n. 11062/2015 del 18/12/2015
Ebbene, sul punto deve rilevarsi che il “Comitato Isola Pulita Legambiente” non è parte
del presente procedimento e che pertanto non possono essere valutate condotte ad
esso espressamente riconducibili, con conseguente reiezione della relativa domanda.
Stessa conclusione deve trarsi, da ultimo, per talune dichiarazioni rilasciate da
Genchi Gioacchino e per conto del “Comitato Cittadino Isola Pulita aderente alla Sezione
di Palermo di Legambiente” all’indirizzo web http://ciampolillopino
isoladellefemmine.blogspot.com/2007/12/assessorato territorio ambiente-regione,
tenuto conto che né Genchi Gioacchino, né il predetto Comitato sono stati citati
nell’ambito del presente giudizio (all.5, ricorso introduttivo).
Passando alla quantificazione del danno subìto dall’attore, a costui potrà e dovrà
essere riconosciuto esclusivamente il risarcimento di un danno di natura non

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patrimoniale, sussistendo in tutta evidenza la lesione di diritti inviolabili della
persona costituzionalmente rilevanti (v. Cass. sez. un. 11.11.2008, n. 26972), quali
l’onore e la reputazione, la cui lesione legittima il ristoro (Cass. 14.10.2008, n. 25157).
Ed infatti, deve essere rilevato, che in tema di diritti della personalità umana, esiste
un vero e proprio diritto soggettivo perfetto alla reputazione personale (ed
all’onore), alla cui tutela sono destinate numerose norme dell’ordinamento, tra le
quali la norma penale qui violata. Tale diritto trova pieno riconoscimento anche nel
sistema di tutela costituzionale della persona umana, traendo dalla Costituzione il
suo fondamento normativo (Corte Cost. 184/1986, 479/87), in particolare nell'art. 2
(oltre che nell'art. 3, che fa riferimento alla dignità sociale), e nel riconoscimento dei
diritti inviolabili della persona.
Procedendo ad una valutazione necessariamente equitativa, questo profilo può
quantificarsi, tenuto conto della rilevanza del tutto locale della vicenda di Isola delle
Femmine e della diffusione parimenti locale del sito Internet ove erano pubblicate le
dichiarazioni del convenuto, nella misura di € 4.000,00, da ritenersi comprensiva del
c.d. lucro cessante, conseguente alla mancata disponibilità dell’equivalente
monetario del danno, per il periodo intercorso dalla data del fatto illecito alla
presente decisione. Su questa somma, costituendo credito di valuta, decorrono gli
interessi al saggio legale sino al soddisfo.
Non possono invece trovare accoglimento le ulteriori istanze dell'attore volte alla
pubblicazione della presente decisione, atteso che, considerato il tempo trascorso

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Sentenza n. 7429/2015 pubbl. il 18/12/2015
TRIBUNALE DI PALERMO
RG n. 9916/2011
Repert. n. 11062/2015 del 18/12/2015
dall'evento dannoso, non sembra che la pubblicità della decisione possa contribuire
in misura apprezzabile alla riparazione del danno, e tenuto anche conto che ogni
forma di pregiudizio è stata già congruamente valutata in via pecuniaria.
In definitiva, dunque, Ciampolillo Giuseppe deve essere condannato al versamento
di tale somma all’attore Anzà Salvatore.
Le spese processuali – stante l’accoglimento assai ridotto delle domande formulate –
devono essere compensate nella misura di 2/3. La restante parte, liquidata in € 75,00
per spese ed in € 4.000,00 per compensi professionali, oltre accessori, segue la
soccombenza.
Per le medesime ragioni, le spese di espletamento della consulenza tecnica d'ufficio
sono poste a carico delle parti in misura paritaria.

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P. Q. M.
definitivamente pronunciando sulla causa in epigrafe, ogni diversa eccezione e
deduzione disattese, il Tribunale in composizione monocratica così provvede:
a) condanna Ciampolillo Giuseppe a corrispondere a Anzà Salvatore, a titolo di
risarcimento del danno subìto, la somma di € 4.000,00, oltre interessi dalla data
della presente pronunzia sino all’effettivo pagamento;
b) compensa parzialmente (nella misura pari a 2/3) le spese processuali e condanna
il convenuto alla refusione in favore dell’attore delle spese del presente giudizio,
liquidate in € 4.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese generali
nella misura del 15%, IVA e CPA come per legge
c) pone definitivamente le spese di espletamento della C.T.U., già liquidate con
separato decreto in atti, a carico delle parti in pari misura.
Così deciso in Palermo, il 30 ottobre 2015.
Il Giudice
dott. Giulio Corsini

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