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Poligonali

Nei rilievi di campagna vengono utilizzate molto spesso le poligonali, ovvero delle reti piane sui cui vertici verranno appoggiati i punti oggetto di rilievo. Le poligonali possono essere chiuse o aperte e si sceglierà una o l’altra a seconda del tipo di rilievo che si dovrà effettuare. Poiché la poligonale rappresenta l’ossatura d’appoggio del rilievo è necessario che essa venga studiata con la massima precisione.

Studiare una poligonale significa trovare le coordinate cartesiane di ogni suo vertice rispetto ad un sistema di assi cartesiani che può essere fornito dal Catasto. In caso d’ine- sistenza di tale sistema, esso si sceglierà sul posto. Se il sistema già esiste la poligonale è detta orientata altrimenti è detta non orientata.

Distinguiamo vari casi di poligonale tra cui: poligonale chiusa orientata; poligonale aperta orientata; poligonale chiusa non orientata; poligonale aperta non orientata; poligonale ad estremi vincolati; poligonale chiusa solo angolarmente. Tratteremo solo i primi quattro casi. Richiamo

Con coordinata parziale si intende la differenza della coordinata di un vertice rispetto alla coordinata di un altro vertice. In poche parole x B x A = (x B ) A da cui x B = x A + (x B ) A . Le coordinate parziali di un vertice si calcolano con la seguente formula:

(x B ) A

= AB · sin(ϑ AB )

(y B ) A = AB · cos(ϑ AB )

Poligonali chiuse e aperte orientate e non

Partiamo spiegando una poligonale chiusa orientata. Poiché la poligonale è orientata significa che sono note le coordinate cartesiane di almeno un vertice della poligonale stessa. Nella poligonale, come visto precedentemente, la precisione è di fondamentale importanza, perciò prima di poter calcolare le coordinate dei singoli vertici che la compongono sarà necessario verificare che le misurazioni fatte in campagna siano corrette.

La verifica delle misurazione consta di due fasi: verifica angolare e verifica lineare. Per poter risolvere una poligonale si dovranno conoscere di conseguenza le coordinate di un vertice (facoltativo, per quanto vedremo successivamente ), gli angoli ed i lati della poligonale. Sono incognite del problema invece le coordinate cartesiane.

Verifica angolare

La verifica angolare consiste nell’accertare che la somma degli angoli interni misurati corrisponda alla somma matematica degli angoli interni; somma che sarà data dalla formula = (n 2) · 180 o in cui n è il numero dei lati della poligonale.

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Figura 1: Esempio di poligonale chiusa orientata, da notare le coordinate parziali dei vertici Qualora

Figura 1: Esempio di poligonale chiusa orientata, da notare le coordinate parziali dei vertici

Qualora la verifica non sia soddisfatta significa che si è commesso un errore angolare ottenuto dalla differenza tra le due sommatorie di angoli interni ovvero x = α im α iM dove i sta per interni, m misurati (ovvero effetti da errore) e M calcolati analiticamente. Questo errore angolare commesso sarà sempre presente e andrà confrontato con il valore

della tolleranza angolare fornita dal Catasto dalla seguente espressione T α = 4 6 · n. Se | α | ≤ T α significa che le operazioni di misura angolare sono state eseguite correttamente e, anche se affette da errore, sono accettabili per l’utilizzo. L’errore ottenuto andrà, quindi, ripartito in maniera equa per tutti gli angoli della poligonale ed ogni angolo corretto sarà dato dalla seguente formula

α c = α m ± | α |

n

avendo cura di mettere il segno positivo se α im < α iM e segno negativo se α im >

α iM .

Verifica lineare

La verifica lineare, invece, consiste nell’accertare che la sommatoria delle ascisse parziali e delle ordinate parziali sia pari a 0 ovvero

(x B ) A + (x C ) B + · · · = 0, 00

(y B ) A + (y C ) B + · · · = 0, 00

Se questa verifica non risulta soddisfatta significa che è stato commesso un errore lineare che verrà indicato con x lungo l’asse delle ascisse e y lungo l’asse delle ordinate, questi due errori potranno essere sia negativi che positivi. L’errore complessivo sarà dato dalla combinazione fra i due errori parziali attraverso

la formula del Teorema di Pitagora ovvero ∆ = x + y . L’errore complessivo dopodiché andrà confrontato anch’esso con la tolleranza lineare e qualora risulti inferiore si procederà a ripartire gli errori x e y per tutte le ascisse e ordinate parziali. La ripartizione avverrà attraverso l’uso delle seguenti formule

2

2

(x B ) A = (x B ) A ± U x · AB

c

2

(y B ) A = (y B ) A ± U y · AB

c

dove i valori di U x , U y sono determinati dalle seguenti formule:

U x = ± 2p ,

x

U y = ± 2p y

Si utilizzerà il segno positivo quando gli errori saranno negativi, il segno negativo quando, invece, gli errori saranno positivi.

Calcolo delle coordinate

Le coordinate dei punti saranno quindi date dalla somma di coordinate parziali:

x B

y B = y A + (y B )

= x A + (x B )

c

A

c

A

Quanto visto per le poligonali chiuse orientate può valere per le poligonali chiuse non orientate, aperte orientate e aperte non orientate se si tengono presente le seguenti osserva- zioni.

Se la poligonale non è orientata, cioè non esiste un sistema di assi di riferimento, la scelta del sistema di assi sarà arbitrario. Generalmente il rilevatore dovrà scegliere un sistema di assi in modo che l’origine coincida con uno dei vertici della poligonale e uno degli assi con un lato della poligonale stessa.

e uno degli assi con un lato della poligonale stessa. Figura 2: Poligonali non orientate con

Figura 2: Poligonali non orientate con sistema di assi arbitrario

Questa scelta di assi risulta essere molto conveniente perché fornisce già le coordinate di due vertici della poligonale. La scelta degli assi di riferimento comporterà delle modifiche a vantaggio della precisione nelle formule generali di verifica lineare. Scegliendo il sistema 1 si osserverà che l’ordinata del punto B dovrà essere sempre pari a 0 anche dopo la verifica lineare. Per questo motivo gli errori x e y andranno ripartiti in modo che y non vada a modificare l’ordinata. In questo senso troviamo le formule:

U x = ± 2p ,

x

U y = ±

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y 2p AB .

Analogamente scegliendo il sistema 2 le formule saranno

U x = ±

x AB ,

2p

U y = ± y

2p .

Quando si parla di angoli al vertice di una poligonale chiusa è necessario individuarli con chiarezza per capire se trattasi di angoli interni o esterni al vertice. Per capire ciò si da la seguente definizione.

Definizione 1 (Angolo al vertice di una poligonale). Si definisce angolo al vertice di una poligonale la rotazione oraria del lato precedente sul successivo.

Si capisce pertanto che se una poligonale chiusa è percorsa in senso orario gli angoli al vertice sono esterni, invece se percorsa in senso antiorario gli angoli al vertice sono interni.

in senso antiorario gli angoli al vertice sono interni. Figura 3: Senso di orientamento delle poligonali:

Figura 3: Senso di orientamento delle poligonali: a sinistra in senso orario, a destra in senso antiorario

Se la poligonale è aperta fermo restando la stessa definizione di angolo al vertice appena illustrata, si potranno individuare diversi angoli al vertice a seconda che la poligonale sia percorsa da sinistra verso destra che da destra verso sinistra.

da sinistra verso destra che da destra verso sinistra. Figura 4: Poligonali aperte: in alto da

Figura 4: Poligonali aperte: in alto da sinistra verso destra, in basso da destra verso sinistra

Nello studio di una poligonale che sia aperta o chiusa esiste una regola detta regola del trasporto degli azimut che consente il calcolo di un generico azimut di un generico vertice della poligonale conoscendo l’angolo precedente e l’angolo al vertice. La regola del trasporto si individua nella seguente formula

ϑ B C = ϑ A B + β ± 180

Questo fatto si dimostra visivamente attraverso angoli alterni interni. Si dovrà porre attenzione al segno precedente l’angolo piatto: infatti si avrà segno positivo se ϑ A B + β < 180

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si avrà segno negativo invece se ϑ A B + β > 180. Raramente, ma per completezza, si potrà avere un angolo superiore ai 540 gradi, in quel caso andrà sottratto proprio 540.

ai 540 gradi, in quel caso andrà sottratto proprio 540. Figura 5: Ingrandimento della poligonale in

Figura 5: Ingrandimento della poligonale in cui si mostra il funzionamento della regola del trasporto degli azimut

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