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Due o tre cose che so su Recalcati e la cura nel piccolo gruppo

Metodo clinico e teoria dei nuovi sintomi in psicoanalisi

di Nicol Terminio1

Quon ne dise pas que je nai rien dit de


nouveau: la disposition des matires est
nouvelle.
Pascal, Penses, 22 ed. Brunschvicg2

1. Introduzione
In una delle proposizioni del suo Tractatus logico-philosophicus Wittgenstein definisce il compito
della filosofia come unattivit di chiarificazione concettuale.3 Lordine della logica consente al
filosofo di giungere al cuore del disordine spontaneo prodotto dalla contingenza,4 arrivando in tal
modo di fronte a quelle questioni etiche (e poetiche)5 che costituiscono lo sfondo e il punto di
arrivo di ogni attivit filosofica.
Le corrette procedure di conoscenza e le questioni etiche appaiono legate le une alle altre
anche in psicoanalisi. La psicoanalisi non una disciplina assimilabile del tutto alla filosofia,6
anche se, come la filosofia, si occupa di ci che nel linguaggio si manifesta come resto, o scarto,7

1 Psicoterapeuta, Ph.D. in Ricerche e metodologie avanzate in Psicoterapia. Segretario del Centro JONAS di

Torino e membro del Consiglio direttivo di JONAS Onlus. Responsabile clinico del Servizio specialistico
residenziale Bourgeon de Vie di Nus (Aosta) e della Comunit terapeutica La Svolta di Sarre (Aosta).
Collaboratore dellIstituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata di Milano. Docente incaricato presso il Corso di
Laurea in Scienze e tecniche psicologiche della L.U.M.S.A. di Roma (sede decentrata di CL). Socio del Laboratorio
di Gruppoanalisi, della Sezione italiana della Society for Psychotherapy Research e dellAssociazione Italiana di
Psicologia Giuridica. Ha pubblicato I presupposti evolutivi dellevidenza naturale (Sciascia, 2003), Misurare linconscio?
Coordinate psicoanalitiche nella ricerca in psicoterapia (Bruno Mondadori, 2009) e ha curato Dalla psicosi allamore. Filosofia e
psicopatologia in dialogo (Centro Studi Cammarata, 2004).
2 Testo citato in esergo nella Prefazione del Trattato di semiotica generale di Umberto Eco (Bompiani, Milano 1975).
3 Lo scopo della filosofia il rischiaramento logico dei pensieri. La filosofia non una dottrina, ma unattivit [L.

Wittgenstein (1921), Tractatus logico-philosophicus, a cura di A.G. Conte, Einaudi, Torino 1995, 4.112].
4 Sul programma filosofico del Tractatus di Wittgenstein si veda, tra gli altri, M. De Carolis, Una lettura del Tractatus di

Wittgenstein, Cronopio, Napoli 1999.


5 A met degli anni Quaranta, in un suo manoscritto, Heidegger inizia cos: Esperire lessenza della filosofia significa

addentrarci nel rapporto della filosofia alla poesia [Poesie] [M. Heidegger (1987), Lessenza della filosofia, Aut Aut,
1989, n. 234, p. 13].
6 In particolare, in riferimento allorientamento psicoanalitico lacaniano, si veda J. Alemn, Lantifilosofia di Jacques

Lacan, a cura di E. Macola, trad. it. di L. Santoni, Franco Angeli, Milano 2003.
7 A tal proposito si vedano i lavori di Rocco Ronchi, definito da Alex Pagliardini come un filosofo dello scarto. Ci

si limita a segnalare il pi recente dei suoi volumi: R. Ronchi, Filosofia della comunicazione. Il mondo come resto e come
teogonia, Bollati Boringhieri, Torino 2008.
1
del dicibile. Parafrasando la distinzione wittgensteiniana tra dire e mostrare possiamo partire
dal fatto che nel linguaggio ci che viene detto non pu esprimere ci che viene mostrato.8
per tal motivo che un testo sempre in qualche modo reticente9 e manifesta una dimensione
equivoca e implicita.10
In psicoanalisi ci che rimane come un impossibile a dire si manifesta su pi livelli:
innanzitutto nel sintomo psicopatologico (per il paziente), poi a livello della conduzione della
cura (per lanalista) e, last but not least, anche nello studio e nella trasmissione del sapere
psicoanalitico (per i docenti, i supervisori e gli allievi).
In questo capitolo viene proposto un percorso di lettura di alcuni testi elaborati e pubblicati
dallo psicoanalista Massimo Recalcati. In un certo senso potrei dire che approfondir alcune
tematiche muovendomi come un nano sulle spalle dei giganti.11 I giganti in questione saranno
almeno tre, anzi tre pi uno: Freud, Lacan e Miller, pi Recalcati. Per comprendere i passi in
avanti compiuti da Recalcati bisogna infatti richiamare i suoi riferimenti teorici principali, anche
se i tre appena citati non sono gli unici.
Lobiettivo principale di questo lavoro sar di dire ci che Recalcati mostra nelle sue
riflessioni teoriche sulla cura psicoanalitica nel piccolo gruppo monosintomatico. Lambito clinico
e terapeutico dei cosiddetti nuovi sintomi, e in particolare quello dellanoressia-bulimia, viene
studiato come esempio paradigmatico.
Le riflessioni sulle procedure metodologiche, la teoria dei nuovi sintomi e le argomentazioni
sul funzionamento terapeutico dei gruppi omogenei vengono declinate e suddivise in tre parti
principali:
a) Il metodo psicoanalitico.
b) La teoria psicoanalitica sui nuovi sintomi.
c) La cura dellanoressia-bulimia nel piccolo gruppo.

8 Ci che pu essere mostrato non pu essere detto [L. Wittgenstein (1921), Tractatus logico-philosophicus, a cura di

A.G. Conte, Einaudi, Torino 1995, 4.1212].


9 U. Eco, Lector in fabula. La cooperazione interpretative nei testi narrativi, Bompiani, Milano 1979 (2002), p. 25.
10 Cfr. G. Bottiroli, Metis e interpretazione, Aut Aut, 1987, n. 220-221, pp. 129-143.
11 Cfr. U. Eco, Sulle spalle dei giganti, in I. Dionigi (a cura), Di fronte ai classici. A colloquio con i greci e i latini, Rizzoli,

Milano 2002, pp. 115-139.


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PRIMA PARTE: IL METODO PSICOANALITICO12
2. Perch partire dalla lettura dei testi di Recalcati
Con il termine lettura indico un percorso argomentativo che si configura come una via di
mezzo tra il commento e linterpretazione. In questo lavoro non verranno quindi soddisfatti del
tutto i criteri che definiscono il commento e linterpretazione.
Il commento infatti non riguarder lo studio dettagliato di tutti i testi pubblicati da Recalcati, n
tantomeno raggiunger una profondit esegetica. Cionondimeno lintenzione di fondo sar quella
di ricavare dei principi teorici e clinici che trovano la loro chiave di lettura innanzitutto nei testi di
Recalcati, che verranno letti assumendo la funzione di Lettore Modello.13 Ci rivolgeremo al
testo interrogando lAutore Modello, cio la strategia logico-discorsiva con cui Recalcati
affronta le questioni che la sua pratica clinica via via gli pone. Si tratta di una lettura che
assimilabile a una cooperazione testuale, fenomeno che si realizza [...] tra due strategie
discorsive, non tra due soggetti individuali.14 quindi importante precisare che per
cooperazione testuale non si deve intendere lattualizzazione delle intenzioni del soggetto
empirico dellenunciazione, ma le intenzioni virtualmente contenute dallenunciato.15
La lettura proposta assumer anche le sembianze di uninterpretazione:16 il testo infatti non un
involucro che manifesta un contenuto univoco17 e richiede una continua attivit di
disambiguazione e di esplicitazione che nega alla parafrasi ogni presunzione di neutralit.18
Interrogando i lavori di Recalcati cercher di illuminare un orizzonte di ricerca relativo a temi e
problemi che riguardano il nesso tra epistemologia e clinica. Studiando i testi di Recalcati
emergono una serie di questioni metodologiche che seppur implicite coinvolgono i fondamenti
del sapere e della prassi psicoanalitica. Grazie a tali lavori, a mio avviso, possibile mettere in
primo piano un nucleo centrale di problemi metodologici e clinici che sono importanti non solo
per comprendere i lavori di Recalcati sulla clinica dei nuovi sintomi e sul gruppo omogeneo, ma
pi ancora per progettare una qualsiasi ricerca psicoanalitica che partendo dalla prospettiva
tracciata da Freud e Lacan possa essere ancora attuale e rilevante nel panorama pi ampio della
ricerca in psicoterapia. Mi permetto di sottolineare, per inciso, che nellargomentazione

12 In questa prima parte riprendo alcuni dei temi e dei problemi affrontati durante le attivit del Gruppo di studio su

Epistemologia e Clinica avviato presso il Centro JONAS di Roma nella.a. 2008-2009. Mi permetto di rimandare a
N. Terminio, Epistemologia dello studio del caso clinico: note sul metodo della psicoanalisi, Humana.Mente -
Quarterly Journal of Philosophical Studies, 2009, n. 11, pp. 11-123 (pubblicato dalla Biblioteca Filosofica Fiorentina per la
Societ Filosofica Italiana).
13 U. Eco, Lector in fabula. La cooperazione interpretativa nei testi narrativi, Bompiani, Milano 1979 (2002), p. 62.
14 Ivi, p. 63.
15 Ivi, p. 62.
16 Sul problema della lettura nellermeneutica si veda M. Ferraris, La lettura tra dialogo e monologo, Aut Aut, 1987,

n. 219, pp. 5-12.


17 G. Bottiroli, Metis e interpretazione, Aut Aut, 1987, n. 220-221, p. 130.
18 Ivi, p. 131.

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privileger soprattutto tale aspetto metodo-logico, lasciando in secondo piano eventuali necessit
di lettura essenzialmente esegetica. I testi di Recalcati verranno quindi ripresi e citati in
riferimento alle domande epistemologiche a cui rispondono.
Allo stesso tempo cercher di seguire anche altri autori e altre discipline che possono svolgere
un ruolo interessante nel chiarire limportanza del metodo clinico in ambito psicoanalitico. In tal
modo la psicoanalisi potr forse svestirsi dellalone iniziatico-elitario e scendere cos sul piano del
metodo scientifico. Occorre ricordare, ancora una volta, che gli aspetti logico-formali delle discipline
cliniche non sono per nulla sconnessi dalle questioni etiche che vengono implicate in ogni scelta clinica. Verr
dunque chiarito in che modo il doppio volto della clinica psicoanalitica contempli da un lato il
metodo e dallaltro letica, e quanto entrambi questi due aspetti convergano su un punto che il
vero oggetto dellesperienza psicoanalitica.

3. Conoscere e ri-conoscere
Ogni disciplina che intende entrare nel campo della scienza confrontata con due tematiche
cardine che assumono una valenza filosofica: che cos la conoscenza e che cos la realt. La
prima tematica viene affrontata dalla teoria della conoscenza (o gnoseologia o epistemologia), la
seconda dalla metafisica o dallontologia.19
Lo stile di conoscenza che viene privilegiato dal logos scientifico fa riferimento a un sapere
predittivo e calcolante, ma allo stesso tempo richiede una ragione strategica che congetturale e
qualitativa.
Le generalizzazioni e le argomentazioni del logos scientifico sono caratterizzate dallinduzione e
dalla deduzione. La scienza per si muove a partire da una base instabile che implica
unoperazione logica definita da Peirce con il concetto di abduzione.20 Labduzione non si
confronta solo con stime dei fenomeni di tipo quantitativo, poich interpreta indizi e tracce. Si
tratta di un tipo di inferenza che consiste nella decodifica di un evento in riferimento a contesti o
circostanze non codificate. Essa serve anche per individuare il codice (o il sottocodice) corretto
per un messaggio impreciso.21
Labduzione stata applicata da Recalcati nel rinnovamento che ha introdotto nella teoria
dellanoressia-bulimia. Di fronte al fenomeno anoressico-bulimico Recalcati ha iniziato a

19 N. Vassallo, Teoria della conoscenza, Laterza, Roma-Bari 2003, p. 4.


20 Labduzione un ragionamento comune sia nella vita quotidiana sia nellambito scientifico con cui si va alla
ricerca delle cause di un fenomeno o di un fatto sperimentale. Ad esempio, Lassassino ha lasciato tracce di fango
sul tappeto. Chiunque fosse entrato dal giardino avrebbe lasciato tracce di fango sul tappeto. Quindi lassassino
entrato dal giardino. Da un punto di vista logico linferenza non corretta (lassassino avrebbe potuto lasciare le
tracce di fango senza essere passato dal giardino per sviare le indagini). In generale, se si verifica B ed noto che Se
A, allora B, si assume A come causa di B, almeno fino a prova contraria (D. Palladino, C. Palladino, Breve dizionario
di logica, Carocci, Roma 2005, p. 100).
21 U. Eco, Trattato di semiotica generale, Bompiani, Milano 1975 (2008), p. 186.

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ipotizzare una logica di funzionamento che obbediva a certi principi e non ad altri. La pratica
clinica stata lesperienza che ha messo alla prova le congetture via via formulate.
La logica dellabduzione operativa non solo nel cambiamento di paradigma, poich continua
a essere necessaria ogni qualvolta il paradigma teorico prescelto viene applicato nella prassi.
Labduzione infatti contempla uno iato che si frappone tra le conoscenze gi acquisite e la loro
applicazione al caso particolare. La diagnosi ma anche linterpretazione e latto analitico
chiama in gioco non solo un conoscere teoricamente ma anche un ri-conoscere praticamente.

Questo punto centrale per lepistemologia della diagnosi: la diagnosi un ri-conoscimento, un ri-
conoscimento della situazione che ha portato allo stato morboso; il ri-conoscimento della situazione, o del
modo (spesso complessissimo) in cui elementi svariati possono essersi intrecciati ed aver agito gli uni sugli
altri fino a condurre a quellesito che la malattia. Diagnosticare significa ri-conoscere. E ri-conoscere non
possibile se gi non si conosce, se non si conoscono le leggi (chimiche, fisiologiche, fisiche o, per esempio,
biologiche) che presiedono al mutevole configurarsi ed intrecciarsi di condizioni singole che conducono a
stati patologici. esattamente questo mutevole intrecciarsi di condizioni che il clinico ipotizza e che, in
accordo con leggi generali, dovrebbe spiegare lo stato patologico. Ed qui, nellimmaginare questi possibili
intrecci di condizioni, che si esercita soprattutto la genialit e la creativit del clinico (e, ovviamente, queste
sue ricostruzioni dovranno essere passate, come vedremo, al vaglio delle prove pi severe).
[] Dunque: diagnosticare vuol dire ri-conoscere: per ri-conoscere occorre prima conoscere. Ma
conoscere non significa possedere un meccanismo automatico di ri-conoscimento. Possiamo conoscere ed essere, simultaneamente,
incapaci di riconoscere.22

Il passaggio dalla conoscenza al suo uso nella clinica implica dunque uninterpretazione
(uninferenza) che viene rivolta a un messaggio non codificato. Inoltre nel campo dellesperienza
psicoanalitica le variabili che dominano la struttura del soggetto scartano la possibilit di una
misurazione ripetibile, si tratta piuttosto di sfumature particolari che possono essere colte nella
loro pertinenza clinica solo dopo unopportuna formazione. La formazione e lesperienza clinica
sono necessarie affinch lanalista sia in grado di decodificare non solo il messaggio, ma anche il
contesto e le circostanze in cui esso si realizza. Nei termini della psicologia della Gestalt,
potremmo dire che la stessa forma pu rappresentare figure diverse e che la stessa figura pu
avere a sua volta una funzione e un significato diverso a seconda dello sfondo che ha.

4. Abduzione e soggettivazione
La formazione analitica consiste non solo nella trasmissione e acquisizione di una conoscenza
teorica ma anche, e soprattutto, nella possibilit di soggettivare ci che si conosce a livello
teorico: la soggettivazione intimamente collegata al legame che si stabilisce tra i nomi e le cose,
tra la sintassi dei concetti e le smagliature del reale. In ambito clinico la soggettivazione
necessaria in quanto un presupposto, non la garanzia, della possibilit di ri-conoscere. Su questi

22 D. Antiseri, Teoria unificata del metodo, Utet, Torino 2001, p. 78.


5
temi Recalcati si ampiamente espresso, privilegiando per la psicoanalisi lacaniana un percorso
formativo in grado di valorizzare il processo di soggettivazione:

La clinica, per essere praticata eticamente, esige una lettura soggettivata del testo. il grande
insegnamento di Freud al quale Lacan sempre rimasto fedele: lo psicoanalista per quanto deve avere un
sapere (universale) sulla struttura, deve essere in grado di ascoltare il soggetto nella sua pi totale
incomparabilit. Assenza, dunque, di ogni pensiero protocollare, di ogni conformismo teorico, di ogni
scolastica concettuale; latto dellanalista non si sostiene sullAltro il suo sapere, la sua potenza
immaginaria, la sua garanzia perch lAltro non esiste, ma avviene solo sullabisso della sua assenza, della
sua inconsistenza.23

Linconsistenza dellAltro che qui Recalcati chiama in causa riguarda lassenza di una garanzia
in grado di certificare in anticipo lefficacia e la pertinenza di una diagnosi, di uninterpretazione o
di un atto analitico. In altri termini, non c un modello per applicare i modelli e dunque nessun
modello pu determinare quali siano le sue applicazioni corrette. Non c un metamodello, un
metalinguaggio: non c una regola che ci dica come applicare le regole, per dirla con
Wittgenstein.24 in questo momento di solitudine che le questioni metodo-logiche poste dalla
clinica trovano il loro punto di giunzione con la questione etica dellatto analitico.

5. Universale e contingente
Gli oggetti di studio della conoscenza scientifica sono degli oggetti che per quanto possano
essere mobili non impediscono la ricerca di costanti e di leggi esprimibili mediante relazioni
matematiche. Sebbene la conoscenza psicoanalitica si muova poggiandosi sul ragionamento
abduttivo, caratterizzata dal fatto che deve affrontare situazioni in bilico, dove basta una
piccola variazione per evitare o determinare la catastrofe.25 Se un esperimento giudicato
scientificamente interessante quando permette di raggiungere un risultato universale,26 un
intervento clinico risulta invece valido quando non smarrisce il suo interesse per levento
contingente. Da questa angolatura la psicoanalisi, in quanto prassi clinica, pi vicina al paradigma
delle scienze storiche e applicate piuttosto che a quello delle scienze teoriche.27

23 M. Recalcati, Leggere Lacan, Aut Aut, 2009, (in press).


24 Una regola non pu determinare alcun modo di agire, poich qualsiasi modo dagire pu essere messo daccordo
con la regola [L. Wittgenstein (1953), Ricerche filosofiche, tr. it. di R. Piovesan, M. Trinchero, Einaudi, Torino 1983,
I,201]. Ringrazio il Prof. R. Presilla per il riferimento alle Ricerche filosofiche di Wittgenstein. Lo stesso riferimento viene
ripreso da J.-A. Miller via Kripke nel testo Dunque, io sono questo. Ho gi ripreso e sviluppato questi temi in
precedenza, mi permetto pertanto di rimandare a N. Terminio, Misurare linconscio? Coordinate psicoanalitiche nella ricerca
in psicoterapia, pref. di M. Recalcati, Bruno Mondadori, Milano 2009.
25 G. Bottiroli, Metis e interpretazione, Aut Aut, 1987, n. 220-221, p. 133.
26 M.L. Dalla Chiara, G. Toraldo di Francia, Introduzione alla filosofia della scienza, Laterza, Roma-Bari 1999, p. 5.
27 Dalla prospettiva metodologica le scienze si dividono, come si sa, in tre grandi gruppi: scienze pure, scienze storiche,

scienze tecnologiche o applicate. Nel primo caso, nel caso delle scienze teoriche (o teoretiche o generalizzanti o pure), noi
siamo interessati allinvenzione e alla prova di ipotesi universali o leggi (come quelle della statica, dellelettrologia,
dellottica, della genetica, e cos via). Nel secondo caso, quello delle scienze storiche, le leggi (insieme a condizioni
iniziali) sono usate per spiegare (cio dedurre) un asserto descrivente un fatto gi accaduto (sia questo un fatto
6
Ora, se rivolgiamo lattenzione ad alcuni passaggi delle elaborazioni teoriche di Recalcati,
possiamo osservare che il clinico che fa teoria a partire dalla sua esperienza con i pazienti si
muove appunto su un livello di inferenza che chiama in causa da un lato il versante ipotetico delle
formulazioni sui singoli casi osservati e dallaltro la ricerca di una serie di principi che possano
generalizzare il funzionamento individuato. Per esempio, nello studio del funzionamento del
dispositivo gruppale Recalcati seleziona questa volta procedendo per induzione due principi
generali delle interruzioni della cura. Si tratta di due principi che vanno presi come due facce
della stessa medaglia:

La prima fa perno su questa questione fondamentale: Pu perdermi? C interruzione quando la


particolarit del soggetto si trova respinta dalluniversalit generica dellidentificazione collettiva; tale
particolarit non si integra ma si sente respinta, tenuta fuori, marginalizzata, vomitata da un gruppo-
sistema ad alto funzionamento omeostatico. Non c posto per il soggetto; per qualche ragione, ogni volta
diversa, un soggetto viene centrifugato dal gruppo come una scoria inassimilabile. Viene spinto fuori. []
La seconda fa perno su di unaltra questione fondamentale: pu mangiarmi? C interruzione quando il
soggetto si sente assorbito, fagocitato nella sua particolarit, dal gruppo. lesatto rovescio speculare del
primo caso. Adesso al centro non pi la dimensione dellusurpazione ma quella dellincorporazione. []
Questa animazione fantasmatica riattiva allora nel soggetto il rifiuto anoressico che pu prendere la forma,
appunto, dellinterruzione come rifiuto dellAltro.28

Per lo psicoanalista il rapporto tra universale e singolare un luogo di tensione sia sul piano
delle generalizzazioni della scienza (induzione) sia sul piano di applicazione nella prassi clinica
(abduzione): c uninquietudine metodologica che viene generata da questa tensione. Nella
scienza lincontro con le anomalie che mettono in crisi i precedenti paradigmi apre la possibilit
per il cambiamento e il progresso scientifico.29 La pratica psicoanalitica rimane vincolata alle
questioni del singolo caso clinico e lo studio delle strutture soggettive (teoria) viene sempre
mantenuto in tensione con il suo complemento necessario: lanalisi del metodo nella fase della
sua applicazione (critica). Unapplicazione che viene permeata dallo stile e dalla creativit del
clinico.
La creativit dellanalista una necessit di struttura prescritta dal metodo clinico. La
combinazione di leggi e la conseguente applicazione al singolo caso richiede una tipologia di
inferenze che possono oscillare dallabduzione automatica o dizionaristica fino a un tipo di
abduzione definita strategica:

sociale, un evento geologico come il corrugamento ercinico, la scomparsa di una specie, un comportamento
aggressivo, ecc.). Nel terzo caso, quello delle scienze tecnologiche, le leggi (insieme a condizioni iniziali da porre in base ai
comandi delle leggi) sono usate per fare predizioni (D. Antiseri, Teoria unificata del metodo, Utet, Torino 2001, p. 73).
28 M. Recalcati, La logica della Cura nei piccoli gruppi monosintomatici, in M. Recalcati (a cura), Il corpo ostaggio.

Teoria e clinica dellanoressia-bulimia, Borla, Roma 1998, pp. 241-242.


29 Cfr. T.S. Kuhn (1970), La struttura delle rivoluzioni scientifiche, trad. it. di A. Carugo, Einaudi, Torino 1999, pp. 75-89.

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A colui che si serve di unabduzione strategica al soggetto definito dalla metis non si pu chiedere
quella pazienza, nelle verifiche, che presupporrebbe limmobilit o la quasi-immobilit del Caso e del
Risultato. Lo stratega si trova ad agire in situazioni che la sua interpretazione influenza o modifica. [] Il
suo fallibilismo potrebbe apparire come una propriet deprecabile anche se necessaria, un limite di fronte
a cui rassegnarsi e non un carattere positivo nella propria specificit. questo carattere che bisogna invece
rivendicare: nellabduzione strategica si mostra il lato anteriore del tempo, lanticipazione incerta, fascinosa,
legata a scelte irreversibili.30

Nelle riflessioni che Recalcati compie riprendendo Freud, Lacan e Miller possiamo inoltre
individuare una precisazione ulteriore sulle finalit dellintervento dellanalista. Linterpretazione
muove da un tempo logico anteriore e mira a riprodurre per il paziente stesso il medesimo iato
che separa il prima e il dopo che caratterizza lanticipazione incerta di ogni scelta, compresa
quella clinica. La seduta psicoanalitica viene cos concepita come un dispositivo simbolico in
grado di far fare presa allaleatoriet dellincontro.31

6. Il soggetto e il suo enunciato


La psicoanalisi si trova di fronte a dei fenomeni clinici che non possono prescindere dal
contesto e dalla storia del soggetto che li manifesta. Nel sintomo, mediante un codice privato
che si stabilisce un nesso tra espressione e contenuto. Linterpretazione dovr muovere al
riconoscimento di associazioni strettamente soggettive, riportando alla coscienza la regola che
stata sottoposta a rimozione.32
Possiamo inoltre rilevare che nellosservazione clinica c qualcosa della parola del paziente
che funziona solo per lui stesso, c un resto implicato nella comunicazione che rimane escluso e
che non raggiunge il campo dellAltro, a cui inevitabilmente preclusa la possibilit di verificare il
legame tra la parola e il corpo di chi si pronuncia: in un certo senso lAltro deve e pu solo
fidarsi, e il soggetto non pu affidarsi alla garanzia del consenso dellAltro. Quindi la parola che
lanalizzante esprime nellesperienza psicoanalitica non pu essere verificata come se fosse una
formulazione scientifica sul reale, una formulazione cio sganciata dal soggetto che la enuncia. La
formulazione scientifica infatti pu essere verificata solo perch c una distinzione tra il soggetto
che enuncia una formula e il reale messo in forma: nella scienza c una distinzione tra il soggetto
e il reale, tra la parola soggettiva e il reale. Nella scienza la parola pu essere messa alla prova di
un reale verificabile per tutti o almeno per tutti coloro che dispongono delle stesse possibilit di
sperimentazione.
Nella scienza la parola ha il suo referente in un oggetto che si pu vedere e oggettivare,
nellesperienza psicoanalitica invece la parola trova il proprio referente in un reale che

30 G. Bottiroli, Metis e interpretazione, Aut Aut, 1987, n. 220-221, p. 135.


31 M. Recalcati, Lomogeneo e laleatorio: unapplicazione della psicoanalisi alla clinica del gruppo
monosintomatico, in Clinica del vuoto. Anoressie, dipendenze, psicosi, Angeli, Milano 2002, p. 245.
32 G. Bottiroli, Metis e interpretazione, Aut Aut, 1987, n. 220-221, p. 135.

8
innanzitutto il soggetto vive e sente addosso. Inoltre, nellesperienza psicoanalitica il presente e il
passato si trovano sovrapposti da una trama di significanti che ripropone dei frammenti di verit
che osano dirsi solo nella storia raccontata dal sintomo. Un osservatore esterno potr riconoscere
questa storia33 perch legger il sintomo come la testimonianza di una struttura soggettiva. Il
sintomo dunque non solo qualcosa che si vive addosso ma anche qualcosa che si mostra:
questo il presupposto e il limite di ogni ascolto clinico. Nellesperienza analitica il rapporto con
questo ascolto che permette al soggetto di riappropriarsi della sua storia e del legame tra i nomi e
le cose. Ad ogni modo, il soggetto dovr faticare molto per conoscere ci che mostra: linconscio
noto a tutti e ignoto a ciascuno, come dice Lacan.

7. Come leggere il testo del colloquio?


La lettura del colloquio clinico secondo lorientamento psicoanalitico lacaniano viene intesa
come

la pratica di un testo significante []. Non si tratta, cio, di concepire lattivit dellanalista come
unattivit di smascheramento, perch la verit non abita dietro le parole ma si manifesta attraverso le
parole. La lettera manifesta, e non nasconde, lenunciazione del soggetto.34

Gli elementi da individuare nel testo del colloquio sono gi nelle parole del paziente, il testo
del colloquio rivela infatti una sua organizzazione che mostra la funzione dei singoli elementi. In
ambito lacaniano linconscio strutturato come un linguaggio non un contenuto sottostante il
discorso cosciente, ma piuttosto coincide con la trama del testo, con le sue incrinature e i suoi
inciampi.
La psicoanalisi dunque unesperienza dove vengono mobilizzati i significanti e dove si
producono degli effetti di significazione che ricevono un ascolto il cui obiettivo isolare i
significanti matre che hanno tracciato la figura del destino del soggetto:

Di fronte a una serie significante prodotta dal paziente, lintervento dellanalista offre come risposta
uninterpunzione che mette il soggetto in condizione di cogliere ci che dice effettivamente. In questo
senso la risposta dellanalista , innanzitutto, quella di fare ritornare al soggetto il suo messaggio in forma

33 Sebbene psicoanalisi e storiografia contrappongano due strategie temporali diverse, esse si strutturano sulla base
di questioni analoghe: ricercare dei princpi e dei criteri in nome dei quali comprendere le differenze o assicurare
forme di continuit tra lorganizzazione dellattualit e le configurazioni passate; attribuire valore esplicativo al
passato e/o rendere il presente capace di spiegare il passato; ricondurre le rappresentazioni di ieri e di oggi alle loro
condizioni di produzione; elaborare a partire da dove e in che modo? modi di pensare e dunque di oltrepassare la
violenza (i conflitti e gli azzardi della storia), ivi compresa quella forma di violenza che si sviluppa allinterno del
pensiero stesso; definire e costruire quella narrazione che costituisce, per entrambe le discipline, la forma privilegiata
che tende ad assumere il discorso esplicativo [M. De Certeau (1978), Psicoanalisi e storia, in Storia e psicoanalisi. Tra
scienza e finzione, tr. it. di G. Brivio, pref. ed. it. di M. Ranchetti, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 80].
34 M. Recalcati, La cura e la parola. Pratiche cliniche del colloquio, in L. Colombo et al. (a cura), La cura della

malattia mentale II. Il trattamento, Bruno Mondadori, Milano 2001, p. 17.


9
invertita. un modo per tradurre limmagine freudiana dellanalista come specchio opaco, la cui funzione
non aggiungere significanti assenti nel discorso del paziente, ma permettere al paziente di cogliere le
significazioni che si sono prodotte dalla messa in serie di certi significanti.35

La catena dei significanti tuttavia non pu dare una determinazione stabile al soggetto, infatti l
il soggetto sempre sottoposto a unindeterminazione che lo rimanda da un significante allaltro.
Nello scorrere della significazione il soggetto rimane nellindeterminazione. Ci che invece si
presenta come resistenza alla significazione ci che permette di localizzare la posizione di
godimento del soggetto, che si trova cos ad essere determinato grazie a un punto di inerzia
della catena significante. proprio in questa impasse delle associazioni significanti che emerge il
resto non simbolizzabile della soddisfazione pulsionale del soggetto. Si tratta di una modalit di
soddisfazione che, sebbene possa essere ricondotta in una o pi delle categorie indicate nei vari
manuali di diagnosi psicopatologica, rappresenta il punto di differenziazione principale tra il
soggetto e il suo insieme di appartenenza.
Occorre precisare inoltre che nel caso del sintomo la dimensione pulsionale difficilmente
misurabile, essa non riducibile n a una certa attivazione neurofisiologica n a una particolare
configurazione di elementi quantificabili. Per il clinico, che maggiormente preoccupato dal
dover fare i conti con la realt piuttosto che da problemi di formalizzazione generale, la
conduzione della cura deve semmai tener conto di ci che nel singolo caso si costituisce come lo
scarto semantico di ogni precedente formalizzazione sintattica.

8. Questione di ricerca e valutazione


Nel pi ampio panorama della ricerca psicodinamica e relazionale si parla molto di valutazione
e si dice che bisogna dimostrare con i fatti quello che succede in una cura. In un articolo su
Letica della valutazione nello specifico psicoterapeutico Gianluca Lo Coco e Girolamo Lo
Verso, interrogandosi sui presupposti etici e scientifici della psicoterapia, si fanno promotori della
necessit di uno studio sempre pi attento al modo in cui la pratica clinica viene concepita,
pensata, progettata, messa in atto, e su ci che in essa avviene tenendo conto delle variabili
strutturali e di processo che la costituiscono e che possono essere osservate. A tal proposito Lo
Coco e Lo Verso si pronunciano cos:

garantire trasparenza ed oggettivit alle pratiche psicoterapeutiche rappresenta oggi un valore etico
non solo nei confronti della comunit scientifica e professionale, ma anche verso i pazienti che
necessitano di psicoterapie meno caratterizzate da una rigida autoreferenzialit e pi centrate sui bisogni
terapeutici della persona.36

35 Ivi, p. 21.
36 G. Lo Coco, G. Lo Verso, Letica della valutazione nello specifico psicoterapeutico, Terapia familiare, n. 83, 2007,
p. 194.
10
Nella fase storica che stiamo vivendo la ricerca rappresenta un ambito fondamentale per la
riflessione sulle caratteristiche e sul funzionamento della psicoterapia e del lavoro clinico, in
quanto si propone di garantire i requisiti di base di una professione scientifica.
La storia e il progresso della ricerca in psicoterapia37 si sono sviluppati mantenendo in tensione
tre vettori principali: 1) lo studio dellesito del trattamento (outcome research); 2) lo studio
dellefficacia della psicoterapia (efficacy and effectiveness); 3) e lo studio del processo di cambiamento
(psychotherapy change process research). Nellambito della ricerca in psicoterapia si andata definendo
una sorta di gerarchia delle evidenze scientifiche mostrate nelle differenti tipologie di studi: quelle
che sono risultate pi solide fanno riferimento ai randomized controlled trials, dove il livello di
efficacia delle psicoterapie pu poggiare sul rigore degli studi sperimentali (efficacy). Tuttavia il furor
misurandi che ha caratterizzato una certa fase delle ricerca in psicoterapia si rivelato piuttosto
inefficace nel tradurre i risultati degli studi sperimentali in contributi che potessero essere davvero
utili per la complessit della realt clinica. Recentemente si allora privilegiata una soluzione di
compromesso che potesse congiungere il contesto della verifica (la ricerca) con il contesto della scoperta
(clinica), cercando di raggiungere un livello di efficacia (effectiveness) sempre pi vicino alle
problematiche reali della pratica clinica routinaria.
Negli studi sullefficacia clinica (effectiveness) viene sottolineata la differenza e la distanza da
quelle prospettive che considerano il paradigma sperimentale come il gold standard della ricerca.
Ci non vuol dire per che venga respinta lesigenza di verifica e controllo empirico che
dovrebbe caratterizzare ogni studio serio sul processo e sullesito delle psicoterapie. La ricerca si
configura infatti come una forma di rigore nellindagine di quei fattori che effettivamente
intervengono in una cura, ossia come un campo metodologico che permette di aggregare
validamente le osservazioni e le inferenze dei clinici, che a volte risentono di una serie di
distorsioni che le rendono difficilmente affidabili anche per la stessa pratica clinica. La clinica da
parte sua sembra per conservare la possibilit di attingere a quel campo di fenomeni (contesto
della scoperta) che la ricerca di laboratorio sembra tagliare fuori nel momento stesso in cui si
costituisce come contesto della verifica. in tal senso che si pu assumere un atteggiamento
critico nei confronti del termine sperimentale, mantenendo invece ben chiara la necessit di un
ancoraggio empirico per ogni riflessione scientifica sulla dimensione clinica. Lesperienza clinica
fornisce infatti una base empirica che si sottrae alla replicabilit sperimentale, gli eventi di una
psicoterapia non riescono a soddisfare le richieste di controllabilit delle metodiche di ricerca
delle cosiddette scienze dure. Loggetto di studio della ricerca in psicoterapia piuttosto un

37Cfr. P. Migone, Breve storia della ricerca in psicoterapia. Con una nota sui contributi italiani, in N. Dazzi, V.
Lingiardi, A. Colli (a cura), La ricerca in psicoterapia. Modelli e strumenti, Cortina, Milano 2006, pp. 31-48.
11
viaggio, il percorso di un soggetto nellambito di una relazione terapeutica.38 In ambito
psicoanalitico lacaniano tale questione viene esplicitata sottolineando che si tratta di una clinica-
sotto-transfert.39 Ci condiziona e definisce le stesse possibilit di conoscenza del processo
terapeutico da parte di ogni ricercatore, anche del pi discreto, che magari non entra mai nella
stanza danalisi se non attraverso un piccolo registratore in grado di afferrare indistintamente tutti
i significanti emessi dal paziente durante la seduta.
La funzione dellanalista non consiste soltanto nel conoscere e studiare ci che avviene in una
cura: lintervento clinico mira soprattutto a produrre nel tempo una trasformazione soggettiva. Si
tratta di una questione che pone dei limiti e dei vincoli etici per ogni procedura conoscitiva che
viene applicata in psicoterapia. Tuttavia, lorizzonte del metodo scientifico sempre necessario
affinch il clinico possa seguire e condividere40 il rigore richiesto dalla struttura e dalla
contingenza dellinconscio.

38 NellIntroduzione al volume La ricerca in psicoterapia. Modelli e strumenti i curatori descrivono con la metafora del
viaggio il percorso che paziente e psicoterapeuta compiono nellarco pi o meno lungo di una serie di sedute: uno
degli scopi della ricerca in psicoterapia studiare se e quando i nostri viaggiatori arriveranno alla meta. questa la
ricerca sulloutcome, che vuole rispondere alla domanda se la psicoterapia funziona. Per la verit conosciamo gi la
risposta, la psicoterapia un viaggio che raggiunge il suo scopo. Ma questa conoscenza non arresta le nostre
domande e pi che un traguardo rappresenta ormai una partenza. Come si misura la riuscita di un viaggio? Cosa
condiziona la scelta del metodo che adotteremo? Qual il mezzo migliore per viaggiare? Quale il prezzo? E quali
variabili dovremo considerare? [] E se la riuscita del viaggio dipendesse pi dalla qualit della relazione tra i due
viaggiatori che dai mezzi impiegati (fattori aspecifici vs specifici)? Il viaggio unesperienza unica o pu essere
scomposto nelle sue componenti? (N. Dazzi, V. Lingiardi, A. Colli, Introduzione, in N. Dazzi, V. Lingiardi, A.
Colli (a cura), La ricerca in psicoterapia. Modelli e strumenti, Cortina, Milano 2006, pp. XXVII-XXVIII).
39 C.S.T.: con queste tre lettere indico il colofone di ogni saggio di clinica psicoanalitica, poich esse riassumono ci

che la distingue, cio di essere una Clinica-Sotto-Transfert [J.-A. Miller (1987), C.S.T., in M.T. Maiocchi (a cura),
Il lavoro di apertura. Per una strategia dei preliminari, Angeli, Milano 1999, p. 95].
40 Nellinsegnamento di Lacan il discorso analitico si fonda a partire dal legame sociale. Sebbene la scelta clinica

implichi la solitudine dellatto, essa si sostiene su un discorso che non solitario. Cfr. J.-A. Miller, 1,2, 3, 4, Corso
tenuto al Dipartimento di Psicoanalisi dellUniversit di Parigi VIII nella.a. 1984-1985 (lezione del 7 novembre
1984).
12
SECONDA PARTE: LA TEORIA PSICOANALITICA SUI NUOVI SINTOMI41
9. Un vertice di osservazione: il soggetto e lAltro
Cominciamo la discussione sullarticolazione tra teoria psicoanalitica e procedure
metodologiche chiarendo il punto di partenza42 della riflessione di Recalcati sui nuovi sintomi.
In psicoanalisi per il soggetto il rapporto ad se ipsum non possibile senza un rapporto ad
alterum. Ci che il paziente dice in seduta indicativo della sua posizione soggettiva rispetto
allAltro, un Altro che anche rappresentato dal discorso sociale. I labirinti delle vicissitudini
sintomatiche ci indicano infatti le modalit particolari con cui un soggetto si inserisce nel legame
sociale. Ecco perch lambito degli interventi psicoterapeutici, sebbene sia confinato alle stanze di
consultazione, si apre non solo sui fenomeni psicopatologici, ma anche sulla loro intersezione
con il discorso sociale dominante. Questa tesi in sintonia con quanto pensava gi Freud,43 per il
quale il mentale sempre gi sociale e il collettivo per dirla con Lacan non altro che il
soggetto dellindividuale.44 In questa prospettiva la cultura del proprio tempo rappresenta la
dimensione sociale degli eventi psichici e la soggettivit individuale rivela a sua volta la
dimensione psichica degli eventi sociali e ambientali.
Non esiste dunque soggetto senza Altro. Nel vissuto umano c un nodo strutturale tra
soggetto e Altro,45 un nodo che si iscrive grazie ad una funzione simbolica che in ambito
psicoanalitico lacaniano viene chiamata Nome-del-Padre. Il Nome-del-Padre non coincide con
il padre reale, ma corrisponde piuttosto alla funzione paterna. Nellinsegnamento di Jacques
Lacan il Nome-del-Padre un operatore psichico che consente al soggetto di accedere alla
funzione simbolica, alla possibilit cio di dare un senso allesperienza. A rigore, il Nome-del-
Padre la condizione di possibilit perch un soggetto diventi soggetto desperienza, di
unesperienza propriamente umana. Paradigmatica a questo proposito la lezione della

41 In questa seconda parte vengono riprese e sviluppate le relazioni presentate in due occasioni: 1) Convegno Il
complesso del piccolo Hans. Nuove costellazioni edipiche? organizzato dallIstituto Psicoanalitico per le Ricerche
Sociali a Roma nel maggio 2008; 2) Congresso Nazionale Efficacia ed etica dei percorsi terapeutici in una societ
postmoderna organizzato dalla Societ Italiana per la Formazione in Psichiatria a Castel di Sangro (AQ) nel marzo
2009.
42 Qualunque tipo di conoscenza richiede sempre un punto di partenza. E, nel caso di una teoria, il punto di partenza

rappresentato da un insieme di proposizioni iniziali, che tradizionalmente sono chiamate assiomi e postulati. In un
certo senso, si pu affermare che qualunque forma di conoscenza ha sempre una struttura assiomatica, almeno
embrionale. Se non siamo disposti ad accettare un qualche punto di partenza, diventa inevitabile o andare in circolo
(andare in loop, come si usa dire in linguaggio informatico) o creare una situazione di regresso allinfinito [M.L. Dalla
Chiara, G. Toraldo di Francia, Introduzione alla filosofia della scienza, Laterza, Roma-Bari 1999, p. 21].
43 Nella vita psichica del singolo laltro regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccorritore,

come nemico, e pertanto, in questaccezione pi ampia ma indiscutibilmente pi legittima, la psicologia individuale


al tempo stesso, fin dallinizio, psicologia sociale [S. Freud (1921), Psicologia delle masse e analisi dellIo, in Opere,
vol. IX, a cura di C.L. Musatti, Bollati Boringhieri, Torino 1977, p. 261].
44 J. Lacan (1946), Il tempo logico e lasserzione di certezza anticipata. Un nuovo sofisma, in Scritti, vol. I, a cura di

G.B. Contri, Einaudi, Torino 1974, p. 207.


45 LAltro il luogo ove si costituisce colui che parla con colui che ascolta []. LAltro deve essere considerato

anzitutto come un luogo, il luogo in cui la parola si costituisce [J. Lacan (1955-1956), Il seminario, Libro III, Le psicosi,
a cura di G.B. Contri, Einaudi, Torino 1985, pp. 323-324].
13
psicopatologia psicotica: leclissi del significato dellesistenza mette in luce ci che ci rende umani
proprio nel momento del suo dissolvimento.46
Da un punto di vista psicoanalitico la funzione paterna importante non solo per la questione
del significato dellesperienza, ma anche per il rapporto tra il soggetto e la soddisfazione
pulsionale. Il marchio simbolico del Nome-del-Padre articola la pulsione con linserimento nella
dialettica Soggetto-Altro, dialettica che abita il cuore del soddisfacimento libidico.47 La funzione
paterna si costituisce come mediazione tra la pulsione e lIdeale dellio: oltre a veicolare
linterdizione trasmette unimpronta in cui ritrovarsi in quanto soggetto del desiderio.
Leducazione, per esempio, un percorso dove viene introdotto un limite al soddisfacimento
pulsionale, rendendolo compatibile con il simbolico e consentendo in tal modo di dare
progettualit allesistenza in un mondo condiviso.

10. Lepoca dellAltro che non esiste


Nella sua lettura dei nuovi sintomi Recalcati parte dai fenomeni e poi ipotizza una struttura
che soggiace alla loro manifestazione. Quando si chiede che cosa siano i nuovi sintomi formula
due ipotesi che riguardano il cambiamento delle due dimensioni attraverso cui la teoria
psicoanalitica legge il sintomo: il soggetto e lAltro.
Sul versante dellAltro osserviamo come Recalcati, sulla scia del commento di Jacques-Alain
Miller, riponga la sua attenzione sulla connessione tra la psicopatologia e le trasformazioni sociali.
Nel periodo storico in cui Freud scopriva e inventava la psicoanalisi il desiderio inconscio si
manifestava come una irriducibile spinta al soddisfacimento. Tutto questo era la fonte di quel di-
sagio che poneva in conflitto soggetto e Civilt: affinch il soggetto potesse partecipare alla
condivisione di valori comuni doveva rinunciare a una parte del suo godimento. La funzione
dinterdizione che attraversava il complesso dEdipo era in sintonia con le esigenze normative del
legame sociale.
Nella contemporaneit il rapporto con lAltro segnato dal declino del Nome-del-Padre,
declino che lascia il soggetto privo di riferimenti simbolici. Jacques-Alain Miller ha scelto,
partendo dallinsegnamento di Lacan, di chiamare il regime di funzionamento attuale della
civilizzazione, lepoca in cui lAltro non esiste.48 Analogamente, sempre nellarea psicoanalitica,

46 Su questi temi sono molto preziose le osservazioni antropo-fenomenologiche di W. Blankenburg (1971), La perdita
dellevidenza naturale. Un contributo alla psicopatologia delle schizofrenie pauci-sintomatiche, ed. it. a c. di F.M. Ferro, R.M.
Salerno, M. Di Giannantonio, Cortina, Milano 1998, e le profonde analisi di G. Benedetti (1992), La psicoterapia come
sfida esistenziale, Cortina, Milano 1997.
47 Nella teoria freudiana la pulsione di vita (ros) viene distinta dalla pulsione di morte (Thanatos). Questultima

impermeabile ad ogni dialettica con lAltro. In riferimento alla clinica la pulsione di morte rintracciabile per
esempio nella relazione del masochista con il partner o nel rapporto dellanoressica con il cibo.
48 Nellorientamento lacaniano il punto di riferimento costante su questi temi stato J.-A. Miller, E. Laurent (1996-

1997), LAutre qui nexiste pas et ses comits dethique, Corso tenuto al Dipartimento di Psicoanalisi dellUniversit di
14
Ren Kas ha parlato di una crisi dei garanti metapsichici49 per indicare il vacillamento dei
principi organizzatori dello psichismo.
Il tramonto della funzione (edipicamente) strutturante dellIdeale ha lasciato il posto ad un
imperativo che impone una spinta alleccesso. Nellepoca contemporanea lunico Ideale infatti
quello (anti-ideale), cinico, della spinta a godere. Tra Freud e noi passa lo spartiacque di un
mutamento socio-culturale che ha visto la trasformazione del messaggio delle istanze sociali:
dallinterdetto rivolto al desiderio si passati ad un invito a godere in modo sempre pi eclatante.
Il discorso contemporaneo della civilt promuove una paradossale idealizzazione della
deidealizzazione50 e incoraggia un consumo sempre pi eclatante delloggetto, che per non mai
il vero oggetto del desiderio. Ed proprio questa impossibilit a far coincidere loggetto-gadget
con loggetto del desiderio che genera delusione e insoddisfazione, uninsoddisfazione che
alimenta ipnoticamente51 il circuito infinito del consumo, nel rimando da un oggetto al
successivo, senza riuscire a saturare mai del tutto la mancanza-a-essere del soggetto.

11. Individualismo e disagio della modernit


In un suo libro di grande successo il filosofo canadese Charles Taylor fa notare come il
disagio della modernit consista essenzialmente nella variazione di alcune melodie centrali.
Taylor individua nel discorso della civilt contemporanea tre nodi problematici: lindividualismo,
la prevalenza della ragione strumentale e leclissi della libert politica. Nel caso
dellindividualismo osserviamo come lauto-realizzazione avvenga a prescindere dalla
condivisione e dalla partecipazione ai valori comuni: ciascuno ha il diritto di scegliere lo stile di
vita che ritiene pi adatto a s. In tal modo gli esseri umani non devono sacrificare la propria
libert alle esigenze di ordinamenti presunti sacri che li trascendono.52 Lindividualismo implica
la centralit dellio53 e la concomitante esclusione delle questioni morali, politiche o religiose che
trascendono e disturbano la ricerca dellautenticit del singolo. Non pi il riferimento agli Ideali
che orienta il soggetto nel discorso sociale, ma laffermazione di una modalit di godimento.
Nellepoca contemporanea limperativo sociale non pi quello della rinuncia al soddisfacimento,

Parigi VIII (inedito). In italiano si veda la lezione del 21 maggio 1997: J.-A. Miller, E. Laurent (1997), LAutre qui
nexiste pas et ses comits dethique, in L.S. Bonifati, F. Galimberti (a cura di), Il rifiuto dellAltro nellanoressia. Studi di
psicoanalisi, Angeli, Milano, 2001, pp. 15-36.
49 Cfr. R. Kas, Il disagio del mondo moderno e la sofferenza del nostro tempo. Saggio sui garanti metapsichici,

Psiche, 2005, 2, pp. 57-66.


50 M. Recalcati, Leclissi del desiderio, in M. Recalcati (a cura), Forme contemporanee del totalitarismo, Bollati

Boringhieri, Torino 2007, p. 76.


51 Per questa associazione tra lIdeale, la massa e lipnosi si rimanda al capitolo 8 di S. Freud (1921), Psicologia

delle masse e analisi dellIo, in Opere, vol. IX, a cura di C.L. Musatti, Bollati Boringhieri, Torino 1977, pp. 257-330.
52 C. Taylor (1991), Il disagio della modernit, tr. it di G. Ferrara degli Uberti, Laterza, Roma-Bari 1994 (1999), p. 4.
53 In ambito psicoanalitico, in riferimento alla contemporaneit, si parla anche di cultura del narcisismo:

lindividualismo contemporaneo infatti correlativo a una certa liquidit dei legami intersoggettivi.
15
poich si trasformato in un obbligo al non dover rinunciare, una spinta al tunnel del
divertimento: il godimento non pi una scelta ma una via obbligata a cui doversi uniformare.

Mentre in passato il dovere era in opposizione al godimento, oggi il godimento divenuto una forma
inaudita e paradossole del dovere. La Legge che orienta il programma ipermoderno della Civilt eleva
sadicamente il godimento ad imperativo superegoico: Devi godere! Il dovere non pi in opposizione al
godimento ma stato assorbito dal godimento, il quale agisce socialmente come una nuova forma di
obbligazione, come unobbligazione, appunto, a continuare compulsivamente a godere.54

Questo cambiamento segna, per esempio, il passaggio dalla repressione del sesso alla sua
prescrizione, che potremmo sintetizzare con una battuta: una volta alle donne era permesso di
raggiungere lorgasmo ma dovevano fingere di non averlo, oggi debbono fingere di averlo anche
se non riescono a raggiungerlo.55 Il desiderio particolare del soggetto viene cos piegato in una
pratica uniformizzante di godimento. Parafrasando una poesia di Kavafis potremmo dire che la
vita viene sprecata nel banale commercio degli incontri quotidiani fino a farne una stucchevole
estranea.56 per tale motivo che lo stile di vita del soggetto contemporaneo caratterizzato da
molto godimento e poca soddisfazione, e ci che della vita non consumabile viene vissuto con
un alone di vuoto e tristezza.

12. Tre differenze tra sintomo classico e nuovi sintomi


Nei suoi scritti Recalcati tiene sempre in tensione la teoria della clinica con la sua intersezione
con le trasformazioni sociali. Nel riferimento alla clinica parte da un modello teorico, quello
lacaniano, e interpreta la realt clinica, formula delle ipotesi e in base a queste ipotesi propone dei
differenti metodi di intervento clinico che si discostano dai metodi classici.
I sintomi, che a inizio del XX secolo portavano le persone a chiedere una consultazione, erano
la forma metaforica di un desiderio inaccettabile per le istanze etiche del soggetto. I classici
sintomi nevrotici rappresentano infatti unincrinatura dellidentificazione al ruolo sociale, si
insinuano come una faglia nella vita troppo levigata del soggetto e la disarticolano dal suo interno.
I sintomi decifrati da Freud sono le righe scritte da una passione inaccettabile, che riaffiora tra le
maglie incerte della feroce coazione ad adeguare la propria vita alle esigenze della societ.57

54 M. Recalcati, Note sul soggetto tossicomane, in F. Giglio (a cura), Divertiti! Imperativo presente. Psicoanalisi, abuso di
sostanze e discorso del capitalista, Angeli, Milano 2009, p. 20.
55 M. Focchi, Il trattamento dei sintomi contemporanei, Attualit lacaniana, 2004, 1, p. 10.
56 E se non puoi la vita che desideri / cerca almeno questo / per quanto sta in te: non sciuparla / nel troppo

commercio con la gente / con troppe parole in un viavai frenetico. / Non sciuparla portandola in giro / in bala del
quotidiano / gioco balordo degli incontri / e degli inviti, / fino a farne una stucchevole estranea. [C. Kavafis (1913),
Per quanto sta in te, in Settantacinque poesie, trad. it di N. Risi e M. Dalmti, Einaudi, Torino 1992].
57 Nel suo romanzo Una scrittura femminile azzurro pallido Franz Werfel illustra i drammi e le contraddizioni della

societ viennese del periodo storico a cui ci riferiamo.


16
Seguendo le schematizzazioni di Recalcati possiamo isolare tre caratteristiche principali dei
classici sintomi freudiani:
a) il disturbo ha sempre una significazione psichica particolare, quindi il sintomo parla, anche se
in modo enigmatico si configura come una metafora di ci che stato rimosso.
b) Il sintomo sempre la manifestazione di un conflitto. una divisione nevrotica tra il volere e
il fare. Pi una persona coerente con ci che desidera pi sana; pi una persona lontana
da ci che desidera pi soffre.
c) Sul piano della conduzione della cura osserviamo che il sintomo classico sensibile
allinterpretazione: linterpretazione semantica ha effetti terapeutici sul sintomo.
Se invece concentriamo la nostra attenzione sui fenomeni che caratterizzano le forme della
psicopatologia contemporanea allora ci accorgiamo innanzitutto che il sintomo non ha pi
qualcosa da dire, solamente un segno che non allude ad alcun senso, semmai completamente
appiattito sulla dimensione dellagire. I nuovi sintomi (attacchi di panico, depressioni, anoressie,
bulimie e nuove forme di dipendenza) non sono pi la metafora di un significato rimosso, ma
rappresentano sempre pi la spinta ad agire, scavalcando la mediazione del simbolo. Il fondo
psicotico della clinica contemporanea riguarda in effetti proprio questa debolezza del simbolico
nei confronti del godimento (effetto dellevaporazione della funzione del Nome-del-Padre) che
va di pari passo con il ritorno dei sintomi sul corpo del soggetto. Anoressia, bulimia,
tossicomania e attacchi di panico mostrano la variet di questi ritorni e il loro motivo comune: la
parola surclassata dal godimento come evento del corpo.58 I sintomi contemporanei sono
quindi marcati da un eccesso libidico che scarta la funzione della parola.
In un suo recente articolo sul soggetto tossicomane59 Massimo Recalcati introduce il suo
quadro di riferimento riprendendo una frase pronunciata da Lacan alla fine degli anni Settanta,
nella quale il godimento della societ contemporanea viene definito come godimento smarrito.
Il messaggio dominante del discorso sociale spinge infatti i soggetti verso unescalation di
sensazioni che per non riescono a trasformarsi in esperienza, unesperienza in cui si possa
sedimentare un proprio progetto esistentivo. Questa accentuazione del godimento smarrito, ossia
una soddisfazione slegata dallorientamento dellIdeale, si esprime in configurazioni
psicopatologiche dove prevale il senso della precariet o, per dirla in altri termini, una stabile
instabilit. Una delle forme paradigmatiche della clinica contemporanea rappresentata infatti
dal cosiddetto disturbo borderline, che alcuni psicoanalisti, come Agostino Racalbuto,
considerano non come riferito a una struttura psichica al limite fra nevrosi e psicosi, ma come a

58M. Recalcati, Langoscia e la maschera, Attualit lacaniana, 2004, 1, p. 49.


59Cfr. M. Recalcati, Note sul soggetto tossicomane, in F. Giglio (a cura), Divertiti! Imperativo presente. Psicoanalisi,
abuso di sostanze e discorso del capitalista, Angeli, Milano 2009, p. 18.
17
un modo di funzionare ai margini dello psichismo,60 ossia in quanto espressione dei limiti del
simbolico nel dare significato allesperienza. Gli stati caotici della mente61 in fondo rivelano un
soggetto in cui si consuma la scissione tra la dimensione simbolica e la soddisfazione pulsionale.
Nella clinica borderline62 lesperienza affettiva e pulsionale, ormai priva della bussola simbolica,
fa precipitare il soggetto oltre i confini del rappresentabile e in tal modo lo lascia nellangoscia. Ed
proprio dal vissuto generato dallangoscia che scaturisce la spinta al passaggio allatto che
caratterizza il borderline. Osserviamo quindi da un lato una difficolt del soggetto borderline a
sostare entro i limiti del simbolico e dallaltro la necessit di ritrovare attraverso latto, quindi
senza la mediazione del simbolo, il limite per il disagio e langoscia che caratterizzano il suo essere
borderline. Come osserva Franco Lolli:

Il borderline non ce la fa a sottomettersi ad una regola. Vive con angoscia e nellangoscia, sotto la
pressione di una spinta che lo forza a cercare una soluzione immediata al suo stato di disagio e, per questo,
ad inoltrarsi frequentemente in zone proibite socialmente. Ma ci che pi conta che, in primo piano,
emerge la tirannia di un vissuto soggettivo (pi spesso si tratta di un profondo senso di vuoto) che non si
pacifica se non attuando comportamenti ordalici, portandosi, cio, al limite, alleccesso, al contatto con
lirreversibile, con la morte, con il Padrone Assoluto, direbbe Freud. Ed in questo contatto che si rende
possibile una temporanea rivitalizzazione soggettiva, mai del tutto definitiva, tuttavia, e sempre bisognosa
di una nuova conferma. In questa compulsione a mettersi sulla soglia dellesistenza, come se il soggetto
rivelasse il suo bisogno inconscio di incontrare un limite che sintomaticamente rappresentato dal
pericolo di morte di trovarsi, cio, alle prese con unesperienza di castrazione che non si potuta
incontrare nella propria storia. Unesperienza di castrazione che, nelle forme assunte dal comportamento
sintomatico, unesperienza estrema, a volte irreversibile, tanto pi forte quanto forte il bisogno di
trovarla.
nellurto (pi o meno traumatico) con lesperienza della possibile morte (overdose, tentati suicidi,
incidenti stradali, abuso di sostanze, rifiuto ostinato di cibo, ecc.) che il soggetto riesce momentaneamente
a disangosciarsi, nella misura in cui fa esperienza del limite supremo, esperienza mancata nella propria
esistenza. Ci che gli stato negato, in altre parole, egli lo cerca nel parossismo sintomatico a dimostrare la
necessit strutturale per lumano di sapersi arginato e pacificato dalla presenza di un limite.63

In sintesi, possiamo schematizzare le caratteristiche dei nuovi sintomi, che rappresentano


comunque una certa prismaticit dei quadri clinici, isolando tre formulazioni principali.
PRIMA TESI: i nuovi sintomi tendono a prendere la forma della scarica. Recalcati prende spunto da
unaffermazione di Agostino Racalbuto: lagito prende il posto del pensato.64 Questa

60 A. Racalbuto, Lintimo deprivante: esseri di frontiera, in L. Rinaldi (a cura), Stati caotici della mente. Psicosi, disturbi

borderline, disturbi psicosomatici, dipendenze, Cortina, Milano 2003, p. 116.


61 Cfr. L. Rinaldi (a cura), Stati caotici della mente. Psicosi, disturbi borderline, disturbi psicosomatici, dipendenze, Cortina, Milano

2003.
62 Cfr. M. Recalcati, La personalit borderline e la nuova clinica, in D. Cosenza, M. Recalcati, A. Villa (a cura),

Civilt e disagio. Forme contemporanee della psicopatologia, Bruno Mondadori, Milano 2006, pp. 1-32.
63 F. Lolli, Trasformazioni contemporanee dellEdipo, Relazione presentata al Convegno Il complesso del piccolo

Hans. Nuove costellazioni edipiche? organizzato dallIstituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali a Roma nel
maggio 2008 (disponibile sul sito www.iprs.it).
64 A. Racalbuto, Il setting analitico e la persona dellanalista, Argonauti, 2003, 99, pp. 296, 298 e 306 [citato in M.

Recalcati, Note sul soggetto tossicomane, in F. Giglio (a cura), Divertiti! Imperativo presente. Psicoanalisi, abuso di
sostanze e discorso del capitalista, Angeli, Milano 2009, p. 19].
18
formulazione ha due risvolti clinici. Innanzitutto non siamo in presenza di un sintomo da
decifrare. La povert semantica dei nuovi sintomi per certi versi ci permette di registrare il
carattere alessitimico65 della nuova clinica. In una delle pagine del libro Clinica del vuoto Recalcati
scrive che la vera sterilit dellanoressica consiste nel non lasciarsi fecondare dal simbolo.66 Il
sintomo anoressico infatti non si configura come il segno di una conversione isterica, il corpo
non si fa veicolo di un messaggio rivolto allAltro del linguaggio e quindi non diventa un
geroglifico da interpretare, una metafora del soggetto dellinconscio.
Il secondo aspetto che viene implicato dalla formula lagito prende il posto del pensato
riguarda lesperienza della temporalit che viene vissuta: la dimensione del presente non si
aggancia al passato e non proietta verso il futuro. Recentemente Kernberg ha approfondito
questo tema attraverso la presentazione di casi clinici che evidenziavano la distruzione del
tempo nel narcisismo patologico.67 Ci particolarmente evidente anche nel borderline, dove la
momentaneizzazione del vissuto temporale non permette al soggetto di sentirsi ancorato in una
prospettiva esistentiva. Come osserva anche Rossi Monti:

Nel microcosmo del rapporto terapeutico tutto questo particolarmente visibile. A partire dalla
difficolt di articolare tra loro le sedute come eventi che godono di un duplice statuto temporale: da un
lato eventi chiusi in se stessi (le singole sedute), ma dallaltro eventi inseriti in una successione nella quale
le sedute si integrano tra loro a costituire una continuit. Nel lavoro con i pazienti borderline ogni volta
tutto ricomincia da capo: allinizio di ogni seduta manca spesso la percezione di un luogo interno ove sia
possible conservare il ricordo delle sedute precedenti e della storia della relazione cos come si va
sviluppando. Il clinico ha spesso, per lungo tempo, la sensazione di stare provando a costruire sulle sabbie
mobili. Ogni volta si ricomincia da capo: lorganizzazione della temporalit borderline consente di saltare
da presente a presente, facendo di ogni attimo uneternit. Da questi attimi non scaturisce una storia.
Ognuno di essi occlude una storia che non pu essere raccontata. Qualunque cosa accada, dopo ne accade
unaltra e se si continua a inseguire gli eventi, concentrandosi sul presente, si potr continuare ad avere a che
fare solo con un evento invece che con una storia o con una narrazione nella quale riconoscersi.68

La sterilit simbolica della clinica borderline si traduce quindi in una scarica pulsionale che
surclassando la dimensione semantica dellesperienza frattura la temporalit del soggetto.

65 Circa trentanni fa nellambito della ricerca in psicosomatica Sifneos (1973) parl per la prima volta di alessitimia. Il
costrutto alessitimico (alessitimia: a = mancanza, lxis = parola, thyms = emozione) indica una configurazione
cognitiva e affettiva caratterizzata da: una difficolt a identificare e descrivere le emozioni; una difficolt a distinguere
i sentimenti dalle sensazioni fisiche; unincapacit a produrre fantasie e una vita onirica povera o assente; una
modalit espressiva che riflette uno stile di pensiero orientato allesterno. Questultimo fattore era stato gi osservato
nel 1963 da Marty e de MUzan, che coniarono il termine pense operatoire (pensiero operatorio) per descrivere uno
stile comunicativo caratterizzato da esposizioni dettagliate degli eventi, senza per alcun riferimento agli aspetti
emotivi. Cfr. P.E. Sifneos, The prevalence of alexithymic characteristics in psychosomatic patients, Psychotherapy
and Psychosomatics, 1973, 22, pp. 255-262; P. Marty, M. de MUzan, La pense opratoire, Revue Francaise de
Psychanalyse, 1963, 27, pp. 1345-1356.
66 M. Recalcati, La bocca e le ossa, in Clinica del vuoto. Anoressie, dipendenze, psicosi, Angeli, Milano 2002, p. 47.
67 Cfr. O.F. Kernberg, The destruction of time in pathological narcissism, International Journal of Psychoanalysis, 2008,

89, pp. 299-312.


68 M. Rossi Monti, Psicopatologia e figure del presente, in Forme del delirio e psicopatologia, Cortina, Milano 2008, p.

87.
19
SECONDA TESI: i nuovi sintomi non esprimono un conflitto del soggetto ed escludono il legame con
lAltro. In primo piano non il contrasto tra legge e desiderio; al posto del desiderio abbiamo
langoscia. Recalcati ipotizza che i nuovi sintomi siano un trattamento dellangoscia, angoscia non
di fronte al desiderio dellAltro, ma angoscia rispetto alla ferita narcisistica. Perdippi i nuovi
paradigmi clinici hanno smesso di rappresentare la discrepanza tra il desiderio soggettivo e le
richieste della societ, infatti non sono lindice di quella questione che poneva il soggetto in
impasse rispetto allAltro. I nuovi sintomi sono semmai lindice di un eccesso normotico del
soggetto al messaggio dellAltro contemporaneo, sono dei sintomi che in un certo senso sono
chiamati a contribuire a un adeguamento del soggetto allo stile di vita incoraggiato dal discorso
sociale. Lanoressia , per esempio, lesaltazione psicopatologica della passione per il corpo
magro,69 oppure luso di sostanze oggi finalizzato a rendere il soggetto sempre pi allaltezza dei
ritmi dettati dai vari comandamenti sociali. Un mio giovane paziente diceva appunto che la
cocaina gli consentiva di avere il piede in due staffe. Un giorno in seduta lo stesso paziente mi
racconta un sogno in cui il padre lo incitava ad assumere la cocaina. Il sogno era apparentemente
in contrasto con la realt, infatti il padre un rappresentante della legge che contrario al suo
stile di vita tendente alla dissipazione. Il sogno per rivela uninterpretazione inconscia del
paziente: dietro lenunciato che pone il divieto il soggetto ipotizza una complicit del padre nel
comportamento fuori-legge, un sostegno paterno alla trasgressione. Ebbene, tutto ci non era poi
cos lontano dalla realt della relazione padre-figlio, infatti nel periodo appena precedente le
analisi del sangue del figlio il padre aveva svelato al figlio i trucchi per aggirare i controlli e farla
franca. un esempio contemporaneo del rovesciamento della funzione dinterdizione veicolata
dalla figura paterna, che si ritrova invece a incarnare lagente di un messaggio che favorisce
levitamento dellincontro con la dimensione del limite e della castrazione simbolica.
Inoltre, lanoressia e le tossicomanie aprono uno scenario psicopatologico che esclude il
riferimento allAltro e si configurano come il tentativo di fare barriera proprio alla relazione
intersoggettiva. Lanoressia infatti la drammatica messa in atto del rifiuto dellAltro. Luso di
sostanze stupefacenti invece il ricorso ad un oggetto che consente di godere, facendo per a
meno della presenza di un altro soggetto.
La psicopatologia contemporanea ci mostra per anche un altro lato delle trasformazioni
soggettive, infatti accanto a quelle forme sintomatiche che manifestano unesclusione dellAltro e
che fanno del soggetto una fortezza vuota, osserviamo dei sintomi che evidenziano lo

69Si tratta di unaffermazione che viene documentata anche nel pi ampio panorama della letteratura internazionale:
cfr. K. Franco-Paredes, J.M. Mancilla-Daz, R. Vzquez-Arvalo, X. Lpez-Aguilar, G. lvarez-Rayn,
Perfectionism and Eating Disorders: A Review of the Literature, European Eating Disorders Review, 2005, 13, pp. 61-
70; S. Fenning, A. Hadas, L. Itzhaky, D. Roe, A. Apter, G. Shahar, Self-Criticism is a Key Predictor of Eating
Disorder Dimensions among Inpatient Adolescent Females, International Journal of Eating Disorders, 2008, 41(8), pp.
762-765.
20
sgretolamento dellidentit: si tratta per esempio degli attacchi di panico e delle depressioni. Gli
attacchi di panico e le forme di depressione cosiddette atipiche in realt cos tanto tipiche nella
nostra pratica70 sono un altro indice della profonda vacillazione delle fondamenta del soggetto e
del legame interpersonale.71 Lattacco di panico si presenta come un fulmine a ciel sereno e in
modo imprevedibile fa emergere la vita fuori da qualsiasi rappresentazione e da qualsiasi limite.
La crisi di panico si configura come unesperienza che mette in risalto il limite dellesistenza,
problema che assume le sembianze dellevento traumatico perch il soggetto si ritrova ad
affrontare la nuda vita senza riferimenti simbolici.
La depressione evidenzia lo svuotamento del desiderio, che strutturalmente si configura come
desiderio del desiderio dellAltro. La depressione contemporanea inoltre non trova pi il suo
organizzatore psicopatologico nel senso di colpa ed sempre pi spostata nellarea borderline e
narcisistica. Come fa notare Rossi Monti si tratta di

forme depressive che si aggregano intorno a due fondamentali costellazioni di esperienze: una prima
costituita da disforia-rabbia-solitudine-vuoto e che affonda le radici in un assetto di personalit borderline; una
seconda, organizzata intorno alle esperienze di vuoto-insufficienza-delusione-vergogna, che si inscrive nellambito
della personalit narcisistica. In questo senso lepidemia depressiva potrebbe essere considerata come
linvolucro esteriore di alcune vicissitudini psicopatologiche in assetti di personalit che appartengono
allarea borderline e narcisistica.72

TERZA TESI: i nuovi sintomi si presentano come dei sintomi che resistono alleffetto dellinterpretazione
semantica. Sui nuovi sintomi linterpretazione semantica non ha effetto. Larma decisiva con i
nuovi sintomi il maneggiamento della relazione terapeutica, la relazione terapeutica diventa pi
decisiva dellinterpretazione. Vedremo poi in che modo e perch pu risultare decisiva una certa
configurazione relazionale.
Le forme contemporanee della clinica pongono ancor di pi il problema del trattamento del
godimento, ossia di ci che refrattario alla dimensione della parola e che il paziente indica come
ci che pi forte di me. Si tratta del tornaconto paradossale del sintomo che nel testo del

70 evidente come queste nuove forme depressive non appartengano alla costellazione tradizionale delle

depressione (colpa-inibizione-rallentamento-persecutoriet interna) quanto piuttosto alla costellazione di quelle


forme che la psichiatria clinica e la nosografia chiamano atipiche: depressioni atipiche che oggi sono diventate tipiche.
(M. Rossi Monti, Psicopatologia e figure del presente, in Forme del delirio e psicopatologia, Cortina, Milano 2008, p.
144).
71 Per ulteriori approfondimenti sulla prospettiva psicoanalitica lacaniana sui nuovi sintomi si rimanda a U. Zuccardi

Merli (a cura), Il soggetto alla deriva. Depressioni e attacchi di panico, Angeli, Milano 2005; F. Lolli, Lombra della vita.
Psicoanalisi della depressione, B. Mondadori, Milano 2005; D. Cosenza, M. Recalcati, A. Villa (a cura), Civilt e disagio.
Forme contemporanee della psicopatologia, B. Mondadori, Milano 2006; M. Recalcati, U. Zuccardi Merli, Anoressia, bulimia,
obesit, Bollati Boringhieri, Torino 2006; R. Pozzetti, Senza confini. Considerazioni psicoanalitiche sulle crisi di panico, Angeli,
Milano 2007; F. Giglio (a cura), Divertiti! Imperativo presente. Psicoanalisi, abuso di sostanze e discorso del capitalista, Angeli,
Milano 2009; F. Lolli, La depressione, Bollati Boringhieri, Torino 2009; F. Lolli (a cura), Il tempo del panico, Angeli,
Milano 2009.
72 M. Rossi Monti, Psicopatologia e figure del presente, in Forme del delirio e psicopatologia, Cortina, Milano 2008, p.

144.
21
colloquio possiamo dedurre da frasi con struttura logica simile: non ne posso pi, ma non ne
posso fare a meno. Ora, se nella clinica della nevrosi questo aspetto ci che si fa cifra
sintomatica di una posizione soggettiva, nella clinica del vuoto il sintomo non metafora del
soggetto dellinconscio, ma segno di un regime di godimento da tutelare o ripristinare.
Linclinazione olofrastica73 dei nuovi sintomi produce infatti un effetto di congelamento della
dialettica tra il soggetto e lAltro, dove il sintomo non diviene metafora di una verit rimossa, ma
custode di un Io che scarta lAltro. Ecco perch, a differenza della classica nevrosi, il paziente
chiede soltanto di aggiustare il funzionamento del suo Io senza voler sapere quali implicazioni
intersoggettive siano nascoste nel suo sintomo. La clinica del vuoto si configura come
unesclusione a priori dellAltro, il vuoto non aperto sullAltro della parola.
Nella classica nevrosi lAltro viene implicato nella verit rimossa del sintomo, per cui il
soggetto si rivolge al terapeuta in quanto incarnazione del luogo della verit: Ti parlo perch tu
sei in grado di ascoltare la verit che mi sfugge. Nella clinica del vuoto invece il paziente non si
presenta come soggetto diviso dal proprio sintomo, poich il soggetto alienato in
unidentificazione con il sintomo sono unanoressica, oppure sono un depresso che non
viene interrogata nella sua valenza metaforica, ma solo nei suoi aspetti comportamentali. Nei
nuovi sintomi la domanda di aiuto tendenzialmente refrattaria alla dimensione della parola, si
articola su uno sfondo alessitimico, da cui deriva la precariet del legame transferale, ossia della
domanda di senso che viene rivolta allAltro.
La caratteristica anti-metaforica della domanda apre allora la questione del trattamento
preliminare della domanda, affinch il paziente possa riconoscere lenigma (il sintomo-messaggio)
che potrebbe coinvolgerlo in una domanda inedita sulla propria verit.

13. Dalla struttura logica dei fenomeni clinici alle strategie di cura
In sede di primo colloquio pu capitare di ascoltare una bulimica che ci chiede di aiutarla a
ridiventare anoressica, perch per lei la bulimia solo un inceppamento del funzionamento
anoressico: nel comportamento sono una bulimica, ma di testa sono unanoressica.74 In questo
enunciato osserviamo lassenza di una messa in questione del sintomo, che si presenta invece

73 M. Recalcati, Lultima cena: anoressia e bulimia, Bruno Mondadori, Milano 1997, p. 216. A differenza della clinica della
nevrosi, la clinica dei nuovi sintomi manifesta la crisi, larresto, la caduta della funzione simbolica della metafora
perch lolofrasizzazione del discorso implica un suo addensamento asemantico la cui inerzia di oppone tanto alla
rivelazione metaforica quanto alla combinazione metonimica degli elementi significanti [M. Recalcati, La logica
della Cura nei piccoli gruppi monosintomatici, in M. Recalcati (a cura), Il corpo ostaggio. Teoria e clinica dellanoressia e
bulimia, Borla, Roma, 1998, p. 191].
74 Frammento clinico riferito da Franco Lolli nellambito della Conferenza su Anoressia e Bulimia, organizzata dal

Centro JONAS di Pescara (18 novembre 2003).


22
come la maschera garante di unidentit. Dietro questa maschera potrebbe per esserci il niente,75
potrebbe cio nascondersi lassenza di uniscrizione effettiva nel campo dellAltro. In questi casi
sar cura del clinico saper interrogare la struttura psichica che si cela dietro questo fenomeno.
Ovvero: ci che ritorna dellordine del rimosso o del forcluso? questa in effetti la
discriminazione fondamentale che occorre poter stabilire di fronte al ritorno del reale
nelleconomia del soggetto anoressico-bulimico.76
Il punto cruciale nella diagnosi stabilire dunque la differenza tra nevrosi e psicosi, a partire
da un sintomo che per rimane solo segno e che di per s non rivela alcuna struttura. Nella
prospettiva lacaniana lanoressia e la bulimia sono infatti indice di una posizione del soggetto e
non di una struttura nevrotica o psicotica. Nella clinica dellanoressia-bulimia il fenomeno tende
a coprire con la sua univocit seriale la differenzialit della struttura.77 I nuovi sintomi sono
lindice fenomenico di unidentit solidificata in un cortocircuito olofrastico che non concatena
in una logica significante il senso ma lo abolisce, lo pietrifica.78 Sar il lavoro svolto nei colloqui
preliminari a chiarire la diagnosi di struttura e da l il sintomo verr interrogato nella sua valenza
metaforica (nevrosi) o verr garantito in quanto supplenza allassenza forclusiva del Nome-del-
Padre (psicosi).
Il tempo preliminare della cura contempla dunque un percorso diagnostico da cui poter
ricavare le coordinate per la direzione della cura,79 ma anche un processo di trasformazione dei
rapporti del soggetto con lAltro.
Nella cura psicoanalitica classica il tempo preliminare serve a produrre una rettifica
soggettiva,80 ossia la responsabilizzazione del soggetto allinterno del discorso di cui si fa
portatore. Questa fase cruciale affinch il soggetto possa riconoscere la parte che egli ha nel
mantenimento della sofferenza di cui si lamenta e per cui chiede aiuto. La rettifica preliminare
consiste dunque nel trasformare la domanda iniziale per aprire nel soggetto uninterrogazione
sulla propria implicazione etica nella causa della sua sofferenza.

75 Cfr. M. Recalcati, I due niente dellanoressia, in Clinica del vuoto. Anoressie, dipendenze, psicosi, Angeli, Milano 2002,

pp. 17-25.
76 M. Recalcati, Per una clinica differenziale dellanoressia-bulimia, in M. Recalcati (a cura), Il corpo ostaggio. Teoria e

clinica dellanoressia e bulimia, Borla, Roma 1998, p. 39.


77 Ivi, p. 45.
78 Ivi, p. 46.
79 La distinzione fra nevrosi e psicosi un punto cruciale perch, come ci ricorda Lacan a proposito della manovra

del transfert nel trattamento della psicosi, far uso della tecnica da lui istituita Lacan si riferisce qui a Freud fuori
dallesperienza cui si appplica, altrettanto stupido quanto affannarsi ai remi quando la nave sulla sabbia [J. Lacan
(1958), Una questione preliminare ad ogni possibile trattamento della psicosi, in Scritti, vol. II, a cura di G.B.
Contri, Einaudi, Torino 1974, p. 579].
80 Il piano della rettifica soggettiva strettamente connesso allimplicazione del paziente nel suo sintomo: il soggetto

deve cio riconoscersi implicato nella causa della sua sofferenza. Il concetto di rettificazione dei rapporti del
soggetto col reale, che Lacan indica ne La direzione della cura, sottolinea appunto il passaggio preliminare di una soglia
affinch un soggetto possa diventare lAnalizzante della propria implicazione nel messaggio inconscio veicolato dal
suo sintomo. Per ulteriori approfondimenti si rimanda a J. Lacan (1958), La direzione della cura e i princip del suo
potere, in Scritti, vol. II, a cura di G.B. Contri, Einaudi, Torino 1974, pp. 580-642.
23
Questo passaggio trova comunque il suo presupposto nella tendenza del soggetto a indirizzare
allAltro la questione che egli . Nel caso dei nuovi sintomi invece le condizioni di possibilit per
lentrata del soggetto nella cura pongono la questione di un preliminare ai preliminari classicamente
intesi.81 Laspetto monolitico di un godimento che non si lascia condizionare dal legame
intersoggettivo sembra introdurre la necessit di pensare [] ad uniniziale soglia da attraversare
affinch il soggetto possa accedere alle fasi seguenti della cura. la soglia di un primo trattamento
del godimento che riapra il soggetto ad una minima, appena abbozzata, dialettica con lAltro.82
Il problema della clinica contemporanea che il sintomo non ha pi qualcosa da dire,
solamente un segno che non allude ad alcun senso, semmai completamente appiattito sulla
dimensione dellagire.83 La dimensione olofrastica dei nuovi sintomi impone di operare
preliminarmente una rettificazione dellAltro anzich del soggetto. Solo in questo modo il
soggetto potr sganciarsi dalla sua posizione anti-dialettica. Laspetto olofrastico della clinica del
vuoto nasce infatti come risposta, come barriera rispetto ad un Altro che lo asfissia con il
soddisfacimento del bisogno, lasciando per intatta la dimensione del segno damore, di quel
segno che particolarizza le cure materne. Si tratta qui di un Altro che non lascia spazio per la
particolarit del soggetto, che tende cio ad assorbirlo tutto, ad assoggettarlo. Questa
saturazione del campo relazionale olofrasizzazione in termini pi lacaniani impedisce al
soggetto di tracciare la lettera singolare del proprio desiderio che rimane perci in balia delle
determinazioni dellAltro. Cosa significa dunque rettificare lAltro?

Significa incarnare come analista un Altro diverso da quello reale che il soggetto ha incontrato nella sua
storia e che si presenta come un Altro incapace di operare con la propria mancanza. Si tratta innanzitutto
di dire di s al soggetto, dunque di incarnare un Altro che sappia non escludere, non cancellare, non
rifiutare, non azzittire, non riempire, non soffocare, non tormentare.84

Da qui possono aprirsi per il soggetto nuove condizioni per un possibile legame con lAltro.
Nella clinica del vuoto il nostro lavoro clinico inizia necessariamente come un lavoro
preliminare sulla domanda.85 importante che il lavoro preliminare non coincida con un lavoro

81 F. Lolli, Introduzione, in F. Lolli (a cura), Sulla soglia. Preliminari nella clinica dei nuovi sintomi, Angeli, Milano 2004,
p. 11.
82 Ibidem.
83 In questa predominanza dellagire rispetto alla simbolizzazione la clinica dei nuovi sintomi sembra svelare la sua

dimensione costitutivamente psicotica; il che non significa affatto operare una riduzione diagnostica dei sintomi
contemporanei alla struttura della psicosi secondo uno schematismo meccanicistico, quanto piuttosto riconoscere
che la clinica della rimozione e dunque il sintomo come formazione dellinconscio non pu integrare in s la
nuova clinica che appunto, una clinica contrassegnata dallo sfaldamento del carattere simbolico del sintomo e dai
ritorni di godimento nel reale [M. Recalcati, La questione preliminare nellepoca dellAltro che non esiste, in F.
Lolli (a cura), Sulla soglia. Preliminari nella clinica dei nuovi sintomi, Angeli, Milano 2004, p. 17].
84 Ivi, p. 21.
85 M. Recalcati, Lomogeneo e il suo rovescio. Per una clinica psicoanalitica del piccolo gruppo monosintomatico, Angeli, Milano,

2005, p. 84.
24
della risposta, il rischio sarebbe quello di mettersi nella stessa posizione di un Altro che con il suo
sapere non lascia spazio alla parola particolare del soggetto.
Il tipico lavoro della risposta rappresentato dalle prescrizioni di stampo comportamentale
che intendono trasmettere al soggetto un sapere a proposito della gestione del suo sintomo.
LAltro che pu comparire in questi casi anche se mosso dal desiderio di aiutare un Altro
che assume le sembianze dellintruso e che inevitabilmente conduce a un irrigidimento
dellidentificazione olofrastica del soggetto. Si tratterebbe di una collusione anche se
inconsapevole con il sintomo. La somministrazione di un progetto educativo o
comportamentale sarebbe, ad esempio, loccasione per presentificare langoscia fondamentale del
soggetto anoressico, cio di essere divorato, di essere completamente assorbito dal sapere e dalla
volont dellAltro. E sulla volont dellAltro sociale contemporaneo ci siamo gi soffermati.
Le stesse interpretazioni semantiche che caratterizzano la tecnica psicoanalitica possono
assumere la forma dellintrusione. Di fronte a pazienti che privilegiano la modalit dellagire
piuttosto che quella del pensare non possibile avvalersi del metodo classico, sebbene
linterpretazione sia finalizzata proprio allo sviluppo della capacit riflessiva, funzione
particolarmente compromessa in pazienti dellarea borderline. La limitazione e il fallimento delle
metarappresentazioni hanno infatti un ruolo rilevante nel funzionamento psichico di livello
borderline. A tal proposito Peter Fonagy presenta il caso clinico di un paziente borderline, dove
lassenza della capacit di mentalizzazione impedisce al soggetto di vivere le diverse tonalit
emotive delle esperienze e di formulare delle rappresentazioni nitide delle situazioni interattive.
Inoltre durante le sedute il paziente esprime un indefinibile terrore di vuoto mentale86 che
manifesta nella percezione di s stesso come non-umano, come morto dentro. Il vuoto interiore
del paziente influenza anche la possibilit di una rappresentazione dello stato mentale degli altri
per cui sembra che il soggetto preferisca immaginarsi degli uomini decapitati o senza faccia
piuttosto che raffigurarsi limprevedibilit della loro mente. Linibizione della funzione riflessiva,
allinterno della relazione analitica, costituisce lostacolo principale al proseguimento della terapia
in quanto la capacit di mentalizzazione dellanalista viene immaginata come la possibile fonte di
altri attacchi al S.
I pazienti borderline spingono dunque la psicoanalisi verso una riformulazione della tecnica
interpretativa e della pratica terapeutica. Nellaccostarsi alla clinica borderline diventato
necessario ridimensionare il ruolo dellinterpretazione classica, prestando maggiore attenzione al
ruolo svolto dalla relazione terapeutica e dalle esperienze interne consapevoli riferite dai

86 Cfr. P. Fonagy (1991), Pensare sul pensiero: osservazioni clinche e teoriche sul trattamento di un paziente borderline
in P. Fonagy, M. Target, Attaccamento e funzione riflessiva, ed. it. a cura di V. Lingiardi, M. Ammaniti, Cortina, Milano 2001, pp.
29-55
25
pazienti.87 A tal proposito Richard Howard Tuch, un altro autore del panorama psicoanalitico, si
interroga sulla possibilit di stimolare lattivit riflessiva mediante manovre non-interpretative:

I pazienti con difficolt di simbolizzazione, sono spesso incapaci di tollerare levidenza di unesistenza
separata dellanalista: in particolare quando lalterit dellanalista si manifesta nella riflessione e
interpretazione di questultimo sui modi in cui il paziente si vive o rappresenta il rapporto con lanalista.
Tale intolleranza del pensiero (riflessione e interpretazione) da parte dellanalista, rende inefficace la
comune tecnica psicoanalitica tesa a stimolare il pensiero riflessivo. I pazienti che non tollerano il pensiero
dellanalista devono imparare a tollerare prospettive multiple prima di poter consentire allanalista o a s
stessi di pensare in presenza dellaltro. [] Il lavoro psicoanalitico con questo tipo di pazienti richiede la
disponibilit da parte dellanalista a rinunciare a interpretazioni che descrivano strettamente motivazioni e
significati inconsci, in favore di manovre tecniche alterne che siano in grado di facilitare lo sviluppo del
pensiero simbolico e dellattivit riflessiva (insight). Queste manovre implicano una dimostrazione della
disponibilit e della capacit da parte dellanalista di sopportare (piuttosto che interpretare) il modo in cui
egli viene rappresentato psichicamente dal paziente, senza venire eccessivamente coinvolto o devastato da
tale rappresentazione. Oltre che a sviluppare una capacit di tolleranza di prospettive esterne alla propria
persona, esistono altre manovre non interpretative che possono facilitare lo sviluppo di una capacit
autoriflessiva nel paziente. Fra queste si annoverano lo stimolo della curiosit del paziente circa il proprio
funzionamento psichico mediante lidentificazione di reazioni o comportamenti non pienamente compresi
e degni di una maggiore considerazione psicologica e linsinuazione di un elemento dubitativo circa
ladeguatezza del paziente nello spiegarsi tali fenomeni.88

Nella clinica dei nuovi sintomi lanalista dunque chiamato a incarnare le sembianze di un
Altro che sappia non domandare nulla al soggetto e al tempo stesso che sappia farsi garante di
una messa in questione del sintomo, che insinui appunto uninterrogazione sul disturbo,
collegandolo alla dimensione del significato senza lanticipazione dellintepretazione semantica ma
attraverso la stimolazione del lavoro analizzante dello stesso paziente. La parola dellanalista non
si sovrappone a quella del soggetto ma si fa supporto di una possibile enunciazione del paziente.
Accanto a questa manovra non interpretativa lanalista deve anche poter favorire un percorso di
storicizzazione degli eventi, in modo che possano entrare a far parte di una catena significante.
Anche con questo secondo accorgimento tecnico si pu favorire una prima espressione di un
senso che collochi il soggetto nella sua storia.
Nella cura dei nuovi sintomi lanalista non deve quindi incarnare un Altro invadente che si
propone come colui che sa disciplinare il reale del soggetto, ma un Altro con cui il soggetto pu
co-esistere investendo sulla propria parola senza mettere in atto quella separazione radicale che,
ad esempio, si esprime nel rifiuto anoressico del cibo (dellAltro). Nel caso dellanoressia infatti il
sintomo non d luogo alla domanda perch si configura gi come una risposta del soggetto

87 Cfr. E. Lemche, G. Klann-Delius, R. Koch, P. Joraschky, Mentalizing language development in a longitudinal


attachment sample: implications for alexithymia, Psychotherapy and Psychosomatics, 2004, 73, pp. 366-374; M. Rossi
Monti, New interpretative styles: Progress or contamination? Psychoanalysis and phenomenological
psychopathology, International Journal of Psychoanalysis, 2005, 86, pp. 1011-1032. Per maggiori approfondimenti sulle
implicazioni terapeutiche dellapproccio psicodinamico basato sulla mentalizzazione si veda A. Bateman, P. Fonagy (2004),
Il trattamento basato sulla mentalizzazione. Psicoterapia con il paziente borderline, Cortina, Milano 2006.
88 Cfr. R.H. Tuch, Thinking with, and about, patients too scared to think: Can non-interpretive maneuvers stimulate

reflective thought?, International Journal of Psychoanalysis, 2007, 88, pp. 91-111.


26
rispetto a ci che lAltro vuole da lui: lAltro vuole che mangi e il soggetto a questa domanda
risponde con un no inflessibile!89
La fase preliminare di una cura quindi un processo molto delicato, in alcuni casi pi difficile
di altri. In una cura psicoanalitica ad ogni modo necessario che un soggetto possa mettere in
funzione la dimensione del senso e della propria storia, per collegare la traccia visibile alla cosa
invisibile, alla cosa assente, alla cosa desiderata o temuta, come un fragile ponte di fortuna gettato
sul vuoto.90 su questa via che la psicoanalisi pu rilanciare la sfida, lapertura del simbolico per
quel reale che si fa spazio nel vuoto soggettivo della clinica contemporanea.

89 M. Recalcati, Anoressia-bulimia: il trattamento della domanda, in M.T. Maiocchi (a cura), Il lavoro di apertura. Per
una strategia dei preliminari, Angeli, Milano, 1999, p. 145.
90 I. Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il nuovo millennio, Mondadori, Milano, 1988 (2002), p. 85.

27
LA CURA PSICOANALITICA DELLANORESSIA-BULIMIA91
14. CINQUE DOMANDE per vedere lefficacia clinica del gruppo omogeneo
Nellambito della teoria e clinica dellanoressia-bulimia Recalcati propone, come strategia di cura,
luso del gruppo monosintomatico. Per schematizzare le nostre argomentazioni sul legame tra
teoria, clinica e ricerca in psicoanalisi possiamo procedere articolando cinque domande:
1) Come affrontare la questione dei preliminari nella clinica dei nuovi sintomi?
2) Quali sono gli elementi del set(ting) della cura?
3) In che modo tali caratteristiche possono configurare un dispositivo che abbia effetti
terapeutici sui nuovi sintomi?
4) E che cosa si intende per effetti terapeutici?
5) Sulla base dellesperienza clinica relativa al gruppo omogeneo, quali sono i processi
psichici che si possono inferire a partire dallosservazione dei fenomeni?

15. PRIMA RISPOSTA: il gruppo omogeneo come strategia preliminare nella cura dei
nuovi sintomi
In un suo recente lavoro Rossi Monti ci ricorda che gi a met degli anni Ottanta Eugenio
Gaddini si interrogava sul cambiamento dei pazienti che chiedevano una cura psicoanalitica. Il
classico terreno delle nevrosi si infatti allargato sempre pi verso le sintomatologie di tipo
borderline per giungere in certi casi fin dentro larea della psicosi.

Oltre alle configurazioni sintomatologiche sono cambiati anche i modi, i tempi, le aspettative con i
quali i pazienti si presentano allanalista. Lidea stessa di guarigione andata incontro a trasformazioni
radicali. Oggi il cosiddetto paziente psicoanalitico si configura pi come entit da costruire che non come
condizione di partenza stabilmente acquisita. Una parte sempre pi consistente del lavoro analitico
consiste infatti in una sorta di lavoro preparatorio a una psicoanalisi classicamente intesa. Lavoro
preparatorio che va considerato al tempo stesso come psicoanalisi a tutti gli effetti, che gi terapia e che
ha spesso lo scopo di piegare la domanda di terapia istantanea ai tempi necessari per un reale
cambiamento.92

a partire da questa constatazione clinica ed epidemiologica che possiamo inquadrare luso


clinico del gruppo come modalit di intervento terapeutico che si propone innanzitutto in
quanto strategia preliminare.

91 In questa sezione vengono approfondite alcune questioni trattate in un lavoro in corso di pubblicazione: cfr. N.
Terminio, Il gruppo omogeneo nella clinica dei nuovi sintomi, Funzione Gamma Journal.
92 M. Rossi Monti, Psicopatologia e figure del presente, in Forme del delirio e psicopatologia, Cortina, Milano 2008, pp.

135-136.

28
Una delle tattiche pi efficaci che stata elaborata nel corso degli ultimi quindici anni93
contempla il dispositivo del piccolo gruppo monosintomatico. La scelta di formare dei gruppi
omogenei per patologia infatti solo un espediente terapeutico che si propone di far passare il
soggetto dallidentificazione anonima offerta da un sintomo alla moda (anoressia-bulimia,
attacchi di panico, depressioni, nuove forme di dipendenza) allestrazione della cifra particolare
della propria differenza. Quindi da un lato la rettifica dellAltro implica una rettifica dellofferta
la posizione del terapeuta non quella di un esperto dellalimentazione, ma di un esperto
dellascolto e dallaltro lesclissi della dimensione intersoggettiva viene affrontata attraverso il
piccolo gruppo monosintomatico.94 Di fronte alla debolezza della domanda di analisi95 che
caratterizza la clinica dei nuovi sintomi la partecipazione al gruppo omogeneo pu costituire un
tentativo per introdurre una forma di legame con il simile attraverso cui ciascun membro del
gruppo possa trovare una prima forma di riconoscimento intersoggettivo,96 seppur di tipo
speculare-immaginario.
In realt, i piccoli gruppi monosintomatici di cui parla Recalcati non funzionano soltanto sul
piano immaginario. Si tratta infatti di gruppi terapeutici che vengono effettuati in unistituzione
attualmente nei Centri Jonas - e pertanto sono caratterizzati da una cornice simbolica che accoglie
il soggetto per un suo tratto particolare.
Il rapporto tra la dimensione simbolica e immaginaria del piccolo gruppo monosintomatico ci
rimanda allapprofondimento della seconda questione, quella relativa alle coordinate simboliche e
agli aspetti operativi del fare gruppi.97

16. SECONDA RISPOSTA: lAltro e gli altri del gruppo omogeneo


Nei suoi lavori sulla teoria e sulla clinica dei gruppi Recalcati presenta una riflessione puntuale
sul setting del piccolo gruppo monosintomatico, definendo i criteri che lo caratterizzano in
rapporto ai soggetti e agli obiettivi che si propone di realizzare nella pratica clinica. Definire il

93 Il riferimento qui relativo alla clinica psicoanalitica sviluppata da M. Recalcati durante gli anni della sua direzione

scientifica dellA.B.A. (Associazione per lo studio e la ricerca sullanoressia, la bulimia, i disordini alimentari e lobesit) e
successivamente con la fondazione di Jonas Onlus. Centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi.
94 Occorre ricordare che affinch un soggetto possa essere inviato in gruppo deve essere esclusa una diagnosi di

psicosi. Per maggiori approfondimenti si veda F. Galimberti, Il gruppo come preliminare, in F. Lolli (a cura), Sulla
soglia. Preliminari nella clinica dei nuovi sintomi, Angeli, Milano, 2004, pp. 55-64.
95 Nel caso specifico dellanoressia-bulimia Recalcati sottolinea che si tratta piuttosto di una non-domanda che

illumina il significato di fondo della posizione del soggetto anoressico-bulimico per la quale la scelta dellanoressia-
bulimia si configura gi come una risposta allAltro, come una sorta di Cura immaginaria, autoindotta, che salva il
soggetto da un Altro che non lo ha riconosciuto come tale [M. Recalcati, La logica della Cura nei piccoli gruppi
monosintomatici, in M. Recalcati (a cura), Il corpo ostaggio. Teoria e clinica dellanoressia e bulimia, Borla, Roma 1998, p.
188].
96 Lidea di un trattamento preliminare dellanoressia-bulimia quella di calare il soggetto nellintersoggettivit del

piccolo gruppo per provare in questo modo ad introdurre una certa forzatura nellautismo narcisistico dellolofrase
anoressico-bulimica [M. Recalcati, La logica della Cura nei piccoli gruppi monosintomatici, in Id. (a cura), Il corpo
ostaggio. Teoria e clinica dellanoressia e bulimia, Borla, Roma 1998, p. 191].
97 Cfr. F. Di Maria, G. Lo Verso (a cura), Gruppi. Metodi e strumenti, Cortina, Milano, 2002.

29
setting ha un valore cruciale per la strutturazione del campo terapeutico e, allo stesso tempo, un
elemento base per poter osservare, costruire e comunicare gli eventi dellesperienza di cura. Come
viene ampiamente sottolineato nellambito della gruppoanalisi, la questione del setting riguarda
tre nodi problematici di carattere generale, che possono essere estesi allintera professione
psicologica.
Il primo nodo di natura etica e deontologica:98 definire il setting equivale a comunicare
alluniverso sociale, agli utenti potenziali, che cosa promosso dal lavoro professionale dello
psicologo.99
Il secondo nodo quello propriamente scientifico ed epistemologico, con riferimento alla
comunit scientifica: entrano in gioco, infatti, le basi conoscitive stesse sulle quali lagire
professionale fondato.100
Il terzo aspetto ha una natura squisitamente tecnico-professionale101 e riguarda appunto le
modalit tecniche volte a trasformare in azioni i concetti e i principi discendenti da una specifica
teoresi, assunta quale modello di riferimento per la concreta attivit e la ricerca empirica.102
Il setting indica quindi le procedure, i dispositivi e i modelli di osservazione che permettono di
inserire lesperienza della cura in un quadro simbolico che ne definisce al contempo le coordinate
strutturali e le potenzialit terapeutiche.
Se prendiamo come punto di appoggio la prospettiva gruppoanalitica possiamo valorizzare la
distinzione tra lo scenario della psicoterapia e il pensiero del terapeuta attraverso il concetto di
set(ting):

Si andata specificando dunque unattenzione alla situazione terapeutica, presa in considerazione in


termini di set inteso come insieme di variabili organizzativo-strutturali, e in termini di setting inteso come
pensiero del terapeuta e come relazione gruppale, campo mentale condiviso, matrice. Ci ha indotto alla
individuazione del termine set(ting).103

La distinzione tra il set e il setting si rivelata molto utile al fine di individuare e


schematizzare i parametri dei differenti gruppi clinici,104 consentendo allo stesso tempo la

98 G. Profita, G. Ruvolo, Il setting nel lavoro psicologico con individui, gruppi e organizzazioni, in G. Profita, G.
Ruvolo (a cura), Variazioni sul setting. Il lavoro clinico e sociale con individui, gruppi e organizzazioni, Cortina, Milano 1997, p.
4.
99 Ibidem.
100 Ivi, p. 5.
101 Ibidem.
102 Ivi, pp. 5-6.
103 F. Giannone, G. Lo Verso, Problematica del setting e valutazione della situazione terapeutica.

Set/Setting/Set(ting): un percorso di ricerca, in G. Profita, G. Ruvolo (a cura), Variazioni sul setting. Il lavoro clinico e
sociale con individui, gruppi e organizzazioni, Cortina, Milano 1997, p. 75.
104 Per maggiori approfondimenti sui parametri che definiscono il setting dei gruppi monosintomatici si rimanda a G.

Lo Verso, Parametri dei differenti set(ting) dei gruppi clinici, in F. Di Maria, G. Lo Verso (a cura), Gruppi. Metodi e
strumenti, Cortina, Milano, 2002, pp. 1-34.
30
possibilit di elaborare delle griglie di osservazione per la cura che tenessero ben presente le
caratteristiche peculiari dei diversi contesti organizzativi e istituzionali.
Pi precisamente, il setting viene definito come un insieme di fattori quali la formazione del
conduttore, il suo taglio formativo e la teoria da lui condivisa, in sostanza il suo modo di fondare
il set e di interpretare gli eventi. Nella gruppoanalisi il setting stato pensato come il set
interiore, lo spazio che la mente dellanalista riserva al gruppo e alla sua processualit, e quindi
come quella funzione che codifica e traduce gli eventi degli incontri di gruppo. Il setting si
configura inoltre come la condizione di possibilit del cambiamento terapeutico.
Da un punto di vista epistemologico e metodologico possiamo schematizzare buona parte dei
contenuti fin qui esposti e dire che in ambito lacaniano la teoria dei nuovi sintomi, la rettifica
dellAltro e la posizione dellanalista sono le coordinate principali del setting del piccolo gruppo
monosintomatico, specificando che in questo caso il gruppo omogeneo la declinazione
particolare del set psicoterapeutico. Occorre evidenziare che il set del gruppo omogeneo aggiunge
un nuovo elemento al classico setting psicoanalitico: la relazione tra i membri del gruppo.
proprio questultima caratteristica del setting che viene messa in valore nella clinica psicoanalitica
del piccolo gruppo. Ora, si tratter di chiarire in che modo il set(ting) lacaniano specificato da
Recalcati possa costituire un fattore di efficacia clinica per il piccolo gruppo composto da soggetti
anoressico-bulimici.

17. TERZA RISPOSTA: sei fattori terapeutici, pi uno


Il dispositivo del piccolo gruppo monosintomatico trae la sua efficacia da sei variabili di
processo.105 Secondo Recalcati i fattori che nella cura fondano la produttivit analitica di questo
dispositivo106 riguardano:
1) Istituzione della tavola dellAltro. Questo un primo passaggio importante, soprattutto nei
disturbi alimentari: una giovane paziente anoressica quando pranzava con i genitori
mangiava nella stessa tavola, ma con una tovaglietta a parte, che separasse gli spazi. Il
gruppo, grazie al sentimento di appartenenza che attiva, si configura come un modo per
aggirare la solitudine mortifera del godimento sintomatico.107
2) Annodamento della pulsione di morte. Il livello minimo di socialit offerto dal gruppo pu
deviare e arginare gli effetti distruttivi della pulsione di morte, il nodo del gruppo pu

105 Ci si riferisce qui al processo psicoterapeutico. Per un approfondimento sul significato di ricerca sul processo
(process research) si rimanda al classico testo di L.S. Greenberg, W.M. Pinsof (eds.), The psychotherapeutic process: a research
handbook, Guilford, New York 1986. Per una rassegna generale sulla ricerca in psicoterapia si veda N. Dazzi, V.
Lingiardi, A. Colli (a cura), La ricerca in psicoterapia. Modelli e strumenti, Cortina, Milano, 2006.
106 M. Recalcati, Lomogeneo e il suo rovescio. Per una clinica psicoanalitica del piccolo gruppo monosintomatico, Angeli, Milano

2005, p. 89
107 Ivi, p. 89.

31
interporsi tra il soggetto e loggetto della sua passione maledetta:108 oltre al cibo o alla
droga pu esserci uno spazio per la parola.
3) Riattivazione dellalienazione significante.109 La dimensione della parola impone al soggetto un
perdita, la parola cio non pu dire tutto del suo essere; per partecipare al legame con gli
altri il soggetto deve dunque sottoporsi alla legge del significante, che non cattura del tutto
il significato.
4) Metonimia Vs identificazione. La dimensione plurima della parola nellambito del piccolo
gruppo pu produrre uno scivolamento del discorso in base a cui la parola delluno viene
ripresa e rilanciata nella parola di un altro a partire, appunto, dalla risonanza di senso che
essa in grado di promuovere.110 E questo un fenomeno che si situa in controtendenza
rispetto al congelamento olofrastico del discorso.
5) Estrazione Vs identificazione. Il piccolo gruppo si costituisce inizialmente sullillusione di una
reciprocit garantita dallomogeneit del sintomo: si tratta di una comunanza
immaginaria, che per sostiene il legame. La logica dei gruppi monosintomatici ad
orientamento analitico intende per rompere lomogeneit dellidentificazione anonima al
sintomo per estrarre il nome proprio del soggetto.111 Il desiderio dellanalista si situa qui
come quel fattore che mantiene aperta la mancanza dellAltro, fa decadere cio il potere
totalizzante dellidentificazione generica.
6) Drammatizzazione del transfert.112 Nel dinamismo gruppale il soggetto pu incontrare delle
situazioni contingenti in grado di attivare la ripetizione fantasmatica che muove il suo
sintomo e qui gli altri membri del gruppo partecipano ad una psicodrammatizzazione
collettiva da cui pu scaturire un significato inedito.
I sei fattori proposti e studiati da Recalcati esprimono la valenza clinica del dispositivo
gruppale, infatti nella relazione tra i membri del gruppo il feedback interpersonale113 apre delle
finestre dopportunit in grado di attivare la motivazione al cambiamento e le possibilit per un
insight. Il gruppo configura un campo relazionale che consente di ampliare le opportunit di
scambio e di parola per i soggetti, predisponendo un legame che, dietro il velo omogeneo
dellappartenenza alla categoria sintomatica, favorisce lincontro con qualcosa di inassimilabile al
registro del medesimo.

108 Ivi, p. 91.


109 Ivi, p. 91.
110 Ivi, p. 92.
111 Ivi, p. 94.
112 Ivi, p. 95.
113 Il feedback interpersonale solitamente definito come uninterazione tra due o pi membri del gruppo che si

scambiano reazioni o risposte interpersonali [B. Strauss, G.M. Burlingame, B. Bormann, Ricerca sul processo della
psicoterapia di gruppo, in G. Lo Coco, C. Prestano, G. Lo Verso (a cura), Lefficacia clinica delle psicoterapie di gruppo,
Cortina, Milano 2008, p. 74].
32
Osservando in modo attento la fisiologia di un piccolo gruppo risulta chiaro che i processi
psicologico-sociali emergenti e fondativi sono influenzati dal gruppo. I processi emergenti sono gli unici
che pi o meno cambiano in modo imprevedibile durante il trattamento gruppale. I fattori terapeutici, il
feedback interpersonale e lautosvelamento appartengono a questi processi emergenti. I risultati empirici
suggeriscono che uninfluenza sia positiva sia negativa sul processo di cambiamento individuale di un
membro del gruppo viene causata dal setting interpersonale e dallo scambio tra i suoi membri.114

Gli avvenimenti relazionali e i processi di autosvelamento115 consentono dunque al gruppo


di fondarsi e al tempo stesso di cambiare. Il gruppo pu per configurarsi come un elemento
pivot del cambiamento soprattutto grazie alla funzione dinamizzante svolta dal terapeuta.
Seguendo il modello lacaniano che Recalcati propone per il trattamento dellanoressia-bulimia
attraverso il piccolo gruppo, ci accorgiamo di quanto il gruppo non sia di per s terapeutico se
non guidato dal desiderio dellanalista. Lanalista compie i suoi interventi clinici a partire da
una posizione che assomiglia a quella di una una guida che segue, non incarna quindi un Altro
che esercita il potere di determinazione della verit del soggetto. Lanalista si pre-occupa, si
prende cura dellessere singolare plurale a cui il dispositivo gruppale introduce. Per dirla con un
linguaggio che si nutre della prospettiva filosofica potremmo dire che lanalista punta a introdurre
un clinamen.116

Ci sono gli atomi pi il clinamen. Ma il clinamen non qualcosaltro, un elemento esterno agli atomi,
non qualcosa in pi rispetto ad essi, ma il pi della loro esposizione: essendo parecchi, non possono
pendere o inclinare gli uni rispetto agli altri. Limmobilit o la caduta parallela eliminerebbe lesposizione,
equivarrebbero a una pura posizione e ci farebbero precipitare infine nellUno-puramente-uno (o, detto
altrimenti, nellAltro). Ma lUno puramente uno meno delluno: non pu essere n posto n contato.
Mentre luno propriamente uno sempre pi delluno. in eccesso di unit, luno-con-luno: il suo
essere in s co-presente.117

Il desiderio dellanalista sostiene lenigma di unenunciazione, il pi che scavalca la


condensazione degli enunciati, si tratta di un desiderio che punta allal di l della parola cio
alloggetto a di cui parla Lacan ma sempre a partire dalla parola: il reale viene infatti circoscritto

114 Ivi, p. 73.


115 Lautosvelamento considerato un altro importante elemento dei processi emergenti; esso rappresenta un
aspetto rilevante di un progresso significativo nei setting terapeutici ed caratterizzato dalla rivelazione di segreti
personali intimi e molto privati che riguardano anche una relazione con unaltra persona [B. Strauss, G.M.
Burlingame, B. Bormann, Ricerca sul processo della psicoterapia di gruppo, in G. Lo Coco, C. Prestano, G. Lo
Verso (a cura), Lefficacia clinica delle psicoterapie di gruppo, Cortina, Milano 2008, p. 75].
116 Il concetto di clinamen particolarmente caro a Recalcati. Riprende tale concetto, per esempio, in riferimento

allapologo della pioggia di Lacan e al ruolo della deviazione come marca della singolarit. Nella caduta verticale
della pioggia che scende dalla nuvola, dal luogo dellAltro si inserisce una deviazione, il clinamen, una goccia che
in modo trasversale cambia quella direzione, quellimpasto tra senso e pulsione che fino ad allora appariva
sintomaticamente immutabile. Lungo questo cammino il singolo soggetto potr cos finalmente scegliere il modo con
cui tracciare, contornare la particolare singolarit che ritorna come mancanza dellAltro [Cfr. M. Recalcati, Per Lacan.
Neoilluminismo, neoesistenzialismo, neostrutturalismo, Borla, Roma, 2005, pp. 60-61; p. 72].
117 J.-L. Nancy (1996), Essere singolare plurale, Introd. di R. Esposito in dialogo con J.-L. Nancy, Einaudi, Torino 2001,

p. 56.
33
con il simbolico. Si tratta di una prospettiva che abbraccia unidea del ruolo del terapeuta che
viene condivisa nel panorama pi ampio della ricerca sui gruppi:

Grande importanza attribuita ai conduttori di gruppo, anche se la loro influenza non direttamente
evidente per la maggior parte del tempo. Una responsabilit fondamentale del conduttore quella di
aiutare il gruppo a sviluppare e a mantenere un ambiente terapeutico che sia favorevole allinterazione
positiva tra i membri, al fine di facilitare il cambiamento di comportamenti, credenze e abilit a lungo
termine (Yalom 1995). Cos il conduttore di gruppo non ha solo la responsabilit di percepire i processi
emergenti in gruppo, ma anche di influenzare il processo di cambiamento.118

importante dunque che il conduttore del gruppo favorisca le interazioni tra i membri del
gruppo, stimoli i soggetti a prendere la parola e, al contempo, garantisca listituzione di un setting
(la tavola dellAltro)119 in grado di accogliere la singolarit di ciascuno.

18. QUARTA RISPOSTA: effetti ed esiti del percorso di gruppo


In questa prospettiva il piccolo gruppo monosintomatico si configura come una strategia
preliminare per il trattamento dellomogeneit dei nuovi sintomi, con lo scopo di offrire al
soggetto loccasione per ricostituire le condizioni di possibilit per la dialettica della parola. Nella
prospettiva delineata da Recalcati il dispositivo gruppale pu aprire a tre diverse declinazioni del
rapporto del soggetto con lAltro: tali declinazioni esprimono tre tipologie di effetti terapeutici a
cui corrispondono tre modalit di conclusione della cura. Schematizzando distingueremo una
conclusione che avviene sul ridimensionamento sintomatico, una che avviene sulla produzione di una
nuova domanda, una che avviene sulla messa in forma del fantasma fondamentale del soggetto.120
1. La prima modalit di conclusione della cura consiste in un ridimensionamento sintomatico
che viene ottenuto attraverso una sorta di cosmesi dellio. un effetto del dispositivo
gruppale121 che permette di trasformare ladesione narcisistica al sintomo rendendola

118 B. Strauss, G.M. Burlingame, B. Bormann, Ricerca sul processo della psicoterapia di gruppo, in G. Lo Coco, C.
Prestano, G. Lo Verso (a cura), Lefficacia clinica delle psicoterapie di gruppo, Cortina, Milano 2008, p. 73.
119 Questo lavoro iniziale del conduttore diviene fondativo della coesione di gruppo, costruendo uno spazio

terapeutico in cui fare esperienza di s nelle relazioni con laltro. In Italia, il gruppo di lavoro coordinato da Pontalti
ha creato uno strumento osservativo volto allanalisi degli interventi del terapeuta di gruppo, capace di differenziare
il classico lavoro intepretativo (con i singoli e il gruppo nel suo insieme) dallattivit verbale volta a gestire le regole
del setting e creare connessione e coesione nellattivit verbale dei partecipanti [G. Lo Coco, C. Prestano, La
ricerca in psicoterapia di gruppo: punti forza e di debolezza, in G. Lo Coco, C. Prestano, G. Lo Verso (a cura),
Lefficacia clinica delle psicoterapie di gruppo, Cortina, Milano 2008, p. 21]. Per approfondimenti sullanalisi degli interventi
del terapeuta si rimanda a I. Pontalti, C. Pontalti, Lo studio del processo in psicoterapia: unanalisi dei settings
multipersonali. Il Codice delle Emozioni Espresse e il Codice degli Interventi del Terapeuta, in S. Di Nuovo, G. Lo
Verso, G. Giannone, M. Di Blasi (a cura), Valutare le psicoterapie. La ricerca italiana, Angeli, Milano 1998, pp. 177-195;
G. Lo Verso, M. Di Blasi, F. Giannone, C. Giordano, G. Lo Coco, Epistemologia della valutazione: la psicoterapia
tra ricerca e clinica, in S. Di Nuovo, G. Lo Verso (a cura), Come funzionano le psicoterapie, Angeli, Milano 2005, pp. 13-
30.
120 M. Recalcati, La logica della Cura nei piccoli gruppi monosintomatici, in M. Recalcati (a cura), Il corpo ostaggio.

Teoria e clinica dellanoressia e bulimia, Borla, Roma 1998, p. 243.


121 Ibidem.

34
compatibile con creazione di altri legami sociali.122 Sebbene tale effetto sia di per s
terapeutico, in quanto consente al soggetto di mitigare il soddisfacimento autistico del
sintomo, non pu essere considerato come un lavoro approfondito in grado di toccare le
questioni fondamentali che animano i cortocircuiti del fantasma inconscio. Nella cosmesi
dellio possiamo piuttosto leggere una riappropriazione da parte dei soggetti anoressico-
bulimici del valore del corpo femminile, non pi piegato alle esigenze della fallicizzazione
anoressica o alla spinta svalorizzante dellabbuffata bulimica. In tale prospettiva il
cambiamento terapeutico scaturisce da un rinnovamento identificatorio del soggetto: il
sembiante dellanoressia-bulimia viene sostituito da un altro sembiante pi funzionale
alladattamento alla realt e al legame sociale.
2. La seconda modalit di conclusione della cura nel piccolo gruppo corrisponde invece a una
vera e propria attivazione dellinconscio del soggetto, che non si ritrova a non coincidere pi
con limmagine narcisistica, ormai diviso da una questione che lo abita a sua insaputa. In
termini pi lacaniani Recalcati parla di isterizzazione del soggetto, riprendendo in tal modo
le concettualizzazioni sulla rettifica soggettiva123 e quelle sulla teoria dei quattro
discorsi,124 dove Lacan precisa la funzione dinamizzante che in una cura viene svolta
dallapertura della divisione soggettiva, ossia dalla non coincidenza del je con le moi.
Listerizzazione del soggetto si rivela come un fattore di divisione che contiene un sapere
che sfugge al soggetto e che, nondimeno, il soggetto ha deciso di voler sapere. La condizione
perch tutto questo possa prodursi la deolofrasizzazione dellanoressia-bulimia, ovvero
laccentuazione del carattere propriamente distonico, egodistonico, del sintomo anoressico-
bulimico. Nel senso che il sintomo non fa pi uno con lidentificazione ma piuttosto ci
che la spezza. Leffetto generale del lavoro del gruppo stato dunque quello di una
disidentificazione che manifesta il soggetto come un soggetto diviso e alla ricerca della verit
di questa sua divisione.125 La verit implicata nelle maglie del sintomo pu produrre da un
lato unattenuazione del comportamento anoressico-bulimico e dallaltro una nuova
interrogazione del soggetto, favorendo il transito verso una domanda inedita sul proprio
essere: la deolofrasizzazione del sintomo pu infatti prefigurare il carattere allusivo-
metaforico dello stesso sintomo: da maschera omogenea del soggetto pu diventare
lespressione di ci che pi lo distingue dallinsieme amorfo delle rappresentazioni del corpo
anoressico-bulimico. In questa seconda modalit di uscita dalla cura pu aprirsi linizio per

122 Ibidem.
123 Si rimanda a tal proposito al testo Direzione della cura di Lacan (in Scritti).
124 Per approfondimenti si rimanda al J. Lacan (1969-1970), Il seminario, Libro XVII, Il rovescio della psicoanalisi, ed. it. a

cura di A. Di Ciaccia, Einaudi, Torino 2001.


125 M. Recalcati, La logica della Cura nei piccoli gruppi monosintomatici, in M. Recalcati (a cura), Il corpo ostaggio.

Teoria e clinica dellanoressia e bulimia, Borla, Roma 1998, p. 245.


35
una vera e propria analisi, dove al centro del dire emerge la questione inconscia che abita il
soggetto.
3. Il terzo modo di conclusione della cura permette di studiare gli effetti terapeutici del
dispositivo gruppale in connessione agli effetti che caratterizzano in modo pi marcato il
setting psicoanalitico della cura individuale. A tal proposito Recalcati individua audacemente
la pi pura particolarizzazione del soggetto. Infatti per la psicoanalisi ci che costituisce il
particolare del soggetto non lidentificazione ma il rapporto con loggetto causa del
desiderio. Qui leffetto della riduzione dei sintomi non dipende da una cosmesi, ma
strutturale poich il sintomo scoperto come la punta in superficie del fantasma.
Costruendo il proprio fantasma il soggetto pu indebolirne la presa. Il fantasma non
cortocircuita (immaginario-reale) pi nellidentificazione ma viene costruito simbolicamente.
Il soggetto acquisisce un sapere nuovo su di s, un sapere nuovo che modifica la sua
economia libidica, che ordina in altro modo il suo accesso al godimento.126
In riferimento a questa modalit di uscita dalla cura Recalcati propone un esempio clinico
(cos come fa per gli altri due modi di uscita) in cui mostra una serie di passaggi logici del
percorso terapeutico di una paziente anoressico-bulimica allinterno del gruppo: da un lato
vengono presentati i feedback e gli avvenimenti interpersonali del gruppo e dallaltro vengono
mostrati gli effetti prodotti dalla costruzione simbolica del fantasma inconscio della paziente:
nella cura la spinta ad agire lascia progressivamente spazio alla dimensione della parola, che a
sua volta dischiude la verit fantasmatica del sintomo, separando in tal modo il soggetto dalla
ripetizione del godimento. Questa terza modalit di conclusione della cura ci permette di
cogliere i principi fondamentali di una cura psicoanalitica anche nel dispositivo gruppale: da
un primo tempo in cui diventa centrale ristabilire lalienazione significante si passa a un
secondo tempo in cui la catena significante traccia in modo sempre pi circoscritto il tema
fondamentale del fantasma inconscio del soggetto.

19. QUINTA RISPOSTA: il tempo logico del gruppo omogeneo


Una delle prime paroline magiche che si incontrano nel contesto dei dialoghi tra psicoanalisti
lacaniani quella di rettifica soggettiva. Essa indica un concetto che in relazione con quello di
transfert e con quello di inizio analisi.

Come iniziano le analisi? La risposta di Lacan che le analisi cominciano con il significante del
transfert. Cos il significante del transfert? [] Il significante del transfert quello a proposito del quale
vi domandate: cosa vuol dire? Occorre che il soggetto incontri qualcosa al cui proposito si domanda,
cosa vuol dire?, perch unanalisi cominci. Pu essere qualsiasi cosa. Occorre naturalmente che la

126 Ivi, p. 247.


36
significazione vi importi, occorre che supponiate che ne va di voi nella soluzione della domanda: ma cosa
vuol dire?127

Linstaurarsi del transfert generalmente richiede per un certo tempo, che viene riservato ai
colloqui preliminari. Il tempo del gruppo si colloca a pieno titolo in questa zona di passaggio, e
non solo qui. In questo transito verso la soggettivazione della domanda di cura il gruppo si
configura come uno strumento simbolico che mette in gioco il reale del soggetto e pu
prepararlo a un percorso individuale.
Questa serie di passaggi possono essere concettualizzati mediante due operazioni che Lacan
indica con i termini di alienazione e separazione.128 I concetti lacaniani di alienazione e
separazione indicano uno dei modi pi sofisticati che Lacan adopera per render conto dei
rapporti tra soggetto e Altro. Tali concetti non sono soltanto due tempi logici che indicano la
causazione del soggetto in relazione allAltro, ma sono anche due momenti dellesperienza
analitica. Ritroviamo infatti la logica dellalienazione nella scelta che il soggetto fa rispetto alla
dimensione del senso. Il soggetto entra nella dimensione del senso quando si chiede: Che cosa
vuol dire? la questione che inaugura il campo dellAltro come luogo del senso, come
destinatario a cui rivolgere la questione del senso. Lattivazione del transfert in quanto soggetto
supposto sapere si configura come linnesto della dimensione del senso nel reale del soggetto.
Nei colloqui preliminari lalienazione si configura infatti come una processualit che rivela il
meccanismo di entrata in analisi, lalienazione lindice della trasformazione dellanalizzando in
analizzante.
In una cura psicoanalitica necessario che un soggetto possa mettere in funzione il
meccanismo dellalienazione. E i colloqui preliminari sono essenzialmente votati a questa prima
apertura dellinconscio. Il gruppo svolge una delle sue funzioni fondamentali proprio in
riferimento a questo passaggio terapeutico.
Passiamo adesso alloperazione logica che prende il nome di separazione. Quando la
manifestazione del soggetto imbocca non la via del senso ma la via dellessere allora assistiamo alla
sparizione del soggetto dalla catena significante e il soggetto appare come un non-senso, come un
rigetto del senso. Ad esempio linciampo del dire che pu essere rappresentato da un lapsus e che
si realizza nella cura un modo in cui il soggetto si manifesta (si separa) al di l dei significanti
che hanno caratterizzato (alienato) la sua trama esistentiva. La separazione dallAltro avviene a

127 J.-A. Miller (1994), Linizio delle analisi, in I paradigmi del godimento, a cura di A. Di Ciaccia, S. Sabbatini,

Astrolabio, Roma 2001, p. 145.


128 Nel testo Posizione dellinconscio scritto nello stesso periodo in cui veniva pronunciato il Seminario XI Lacan

descrive alienazione e separazione come le due fondamentali operazioni in cui conviene formulare la causazione del
soggetto. Operazioni in ordine a un rapporto circolare, ma non reciproco [J. Lacan (1964), Posizione dellinconscio, in
Scritti, vol. II, a cura di G.B. Contri, Einaudi, Torino 1974, p. 843].
37
causa del godimento inassimilabile alla dialettica significante e la ripetizione del sintomo ne d
testimonianza, soprattutto nella forma radicale del rifiuto anoressico-bulimico.
Se nellalienazione il soggetto si rivolge allAltro per la ricerca del senso e chiede una risposta
alla questione: Che cosa vuol dire il mio sintomo?, Che senso ha il mio lapsus, nella
separazione lAltro viene coinvolto diversamente e su unaltra questione: Lei mi dice questo, ma
perch me lo dice? Che vuole da me? Tale spostamento della configurazione relazionale pu
produrre un rilancio della cura, una nuova concatenazione di significanti e rappresentazioni che
possono dar luogo a nuove significazioni. su questo punto che il piccolo gruppo pu far
entrare in gioco la dimensione del desiderio dellAltro, il vettore che orienta il desiderio dellAltro
sul soggetto. La differenza introdotta dal dispositivo gruppale consiste nella possibilit di
simbolizzazione che viene offerta al soggetto nellambito del legame interpersonale. Nella cornice
simbolica del gruppo il sintomo pu assumere una valenza relazionale: non pi solo un evento
che separa il soggetto dallAltro ma anche la cifra enigmatica in cui si pronuncia il fantasma
inconscio. Alienazione e separazione sono dunque due momenti differenziabili e articolati della
cura: nella prima osserviamo la concatenazione dei significanti, mentre nella seconda lemergenza
della posizione soggettiva in relazione al desiderio dellAltro. Una cura consiste nellelaborazione
di una strategia soggettiva per vivere la dimensione costitutiva del soggetto che diviso dal
significante e localizzato nel desiderio dellAltro. La terza modalit di uscita dalla cura descritta da
Recalcati evidenzia appunto la possibilit di elaborazione che il dispositivo gruppale offre al
soggetto. Su tale aspetto teorico-clinico le riflessioni di Recalcati sono molto illuminanti perch
coniugano la questione della ricerca sul processo terapeutico nel dispositivo gruppale con le
osservazioni lacaniane sulloperazione di alienazione-separazione.
Ora, per riprendere le parole di Lacan, possiamo concludere sottolineando che in una cura, e
quindi anche nel gruppo omogeneo,

riportiamo lattenzione sul desiderio, perch non va dimenticato che, ben pi autenticamente di
qualsiasi ricerca dideale, lui a regolare la ripetizione significante del nevrotico e la sua metonimia. []
Per accedere a questo punto aldil della riduzione degli ideali della persona, come oggetto a del desiderio,
come ci che egli stato per lAltro nella sua erezione di vivente, come il wanted o lunwanted della sua
venuta al mondo, che il soggetto chiamato a rinascere per sapere se vuole ci che desidera Ecco la
sorta di verit che con linvenzione dellanalisi Freud portava in luce.129

129J. Lacan (1960a), Nota sulla relazione di Daniel Lagache: Psicoanalisi e struttura della personalit, in Id. (1966), Scritti,
vol. ii, a cura di G.B. Contri, Einaudi, Torino 1974, pp. 678-679.
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