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www.sviluppoepace.it Lvque Chiara Maria Universit Cattolica - Milano Teologia 3 Prof.

. Aramini Riassunto libro Introduzione alla teologia morale.

INTRODUZIONE ALLA TEOLOGIA MORALE


Michele Aramini

I.

LA TEOLOGIA MORALE COME SCIENZA

1. Il fatto morale La moralit un fatto costitutivo delluomo. Luomo un essere morale, dotato di una coscienza che lo interroga e lo fa interrogare sul sentimento della colpa e quindi sul bene e il male. La teoria morale uninterpretazione del fatto morale che d delle indicazioni per rendere pi spedita la ricerca del bene; essa fornisce princpi e norme morali con cui la coscienza delluomo chiamata a confrontarsi. 2. La teologia morale La teologia morale la chiarificazione dei valori morali che sono gi patrimonio della coscienza dei credenti; la branca della teologia che riflette sulla risposta che luomo deve dare alla chiamata di Dio. Teologia dogmatica: si occupa della ricerca sulle verit della salvezza. Teologia morale: ricerca in qual modo luomo deve modellare la sua vita alla luce della sua vocazione e destinazione soprannaturali. La morale quella parte della teologia nella quale si indaga riguardo alle norme del libero agire umano alla luce della rivelazione. Una morale cristiana non pu avere altro fondamento che la nostra creazione e redenzione in Cristo. Il compito della teologia morale viene svolto attraverso due momenti logici: 1) FASE FILOSOFICA: innanzitutto necessario precisare quei concetti universali che sono necessari per comprendere lesperienza morale di ogni uomo Analisi dellatto umano. 2) Precisazione delle categorie proprie della tradizione morale cristiana: il comandamento, la legge divina, il peccato, la conversione mettersi in ascolto del messaggio biblico; ad esempio mostrando come il comandamento di Dio si fa presente nella coscienza. Lintero agire cristiano deve svilupparsi a partire dalla comunione di vita con Cristo che trova il suo inizio nel battesimo. La legge fondamentale di ogni azione morale esige che lagire sia coerente con la qualit dellessere cristiano. I gesti del cristiano devono essere realizzazione dei sentimenti di Cristo. Non vero che lagire segue lessere, lagire morale cristiano si forma e si matura nella responsabilit personale dinanzi a Dio. Il compito della morale quello di capire la volont di Dio e di seguirla con amore. Lautentico insegnamento morale non pu consistere soltanto nella presentazione dei limiti di ci che permesso, ma deve presentare anche lideale della perfezione morale che si ha nella persona di Cristo comprendere sempre meglio la volont di Dio.

www.sviluppoepace.it 3. Teologia morale ed etica filosofica - Letica filosofica fonda la propria conoscenza del fatto morale sulla RAGIONE; quindi propone la conformit dellagire umano alla ragione. Sostiene che si debba prima individuare CHI E LUOMO e poi derivarne i precetti morali. Lo SFORZO ETICO sempre uno sforzo umano per il perfezionamento di s stessi. Letica filosofica mostra la ricerca etica delluomo ma anche la sua limitata capacit e il suo bisogno di un oltre. - La teologia morale si fonda sulla FEDE; cerca di interpretare laspirazione al bene e alla verit propria di ogni uomo alla luce della Rivelazione biblica propone ai Cristiani regole di comportamento. LUOMO E MEMBRO DI CRISTO. LAGIRE MORALE un far luogo alla potenza di Dio. 4. Teologia morale e Bibbia La vita morale risposta alla chiamata del Padre, che chiamata alla santit. La Bibbia il documento fondamentale della morale cristiana ma, non essendo un manuale di teologia morale, necessita di una riflessione integrativa. 2 aspetti: - Nellinsegnamento biblico prevale la PARENESI ovvero lesortazione allosservanza della Legge e allimitazione del Cristo senza riferimenti etici nel presupposto che siano sottintesi. - Problema dei CONTENUTI MORALI: nella Bibbia non c sistematicit, si toccano solo certi aspetti della vita umana e i problemi morali nuovi non trovano risposta nella Bibbia. Da qui la necessit della riflessione morale che cerca di costruire delle risposte in consonanza con il concetto di uomo e di bene proposto dalla Bibbia importanza delle testimonianze di vita! La morale cristiana deve essere fondata sulla Bibbia ma anche sulla ragione credente che cerca di capire sempre meglio luomo e i suoi problemi; da qui si apre il confronto con le scienze che studiano luomo (psicologia, sociologia). 5. teologia morale e Magistero della Chiesa La competenza sul bene e sul male appartiene innanzitutto alla coscienza delluomo. La coscienza cristiana si forma nel dialogo con il Magistero e la teologia morale al servizio di questo dialogo. Anche la coscienza credente e le indicazioni del Magistero devono essere sottoposti a critica perch mantengano la fedelt al Vangelo. II. LA CRISI DELLA MORALE CRISTIANA NEL CONTESTO ODIERNO

La nostra epoca sta vivendo una profonda crisi della morale. Questa crisi : * CULTURALE: la filosofia non si occupa pi della morale. * ESISTENZIALE: colpisce anche luomo comune privatizzazione della coscienza = collage di opinioni morali derivanti da fonti diverse a aseconda della convenienza. Alla base della crisi vi il fenomeno della SECOLARIZZAZIONE in base al quale la societ perde sempre pi il riferimento a Dio. 1. Aspetti teologici della crisi 1) LA MORALE DEL PECCATO: si trattava di una predicazione ordinaria nel periodo compreso tra lilluminismo e il Concilio Vaticano II. La preoccupazione giusta era di fornire al confessore delle indicazioni precise che lo aiutassero a valutare le colpe e a imporre le penitenze per una conversione effettiva. 2

www.sviluppoepace.it Limiti: troppa attenzione al comportamento oggettivo e quasi nulla al processo di formazione dellintenzione del soggetto e rigorismo nella valutazione morale. Risultato: fobia del peccato per i credenti che portava ad una cinica rassegnazione. 2) UNA TEOLOGIA NATURALISTICA: la scolastica medievale considerava luomo secondo una visione naturalistica o cosmologica dove non giocano alcun ruolo la coscienza e lintenzione soggettiva. Lidentit del soggetto definita indipendentemente dal suo comportamento. Risultato: la legge ha un significato indipendente dalla coscienza delluomo; la vita morale concepita come lotta contro le passioni e le emozioni sono un disturbo. Il naturalismointellettualismo incapace di dialogare con la modernit e con le scienze umane. 3) IL CAMBIAMENTO CONCILIARE: il Concilio Vaticano II ha chiesto di considerare come centro della morale la dignit della persona umana, qualificata dalla sua coscienza. Compiti della verit morale sono la difesa e la crescita di tale dignit delluomo. La sequela Christi la risposta a una chiamata che parte dalla persona storica di Ges; il tema biblico della sequela di Ges il tema fondamentale della teologia morale ed il principio architettonico della moralit cristiana, la quale caratterizzata da una struttura dialogica: la chiamata di Cristo suscita la risposta libera delluomo la morale cristiana cristocentrica e antropologica. 2. Aspetti filosofici della crisi Lodierna crisi della morale sia crisi della morale cattolica che crisi delletica filosofica. Dato lo stretto legame che intercorre tra le due, la crisi delletica filosofica ha contribuito ad accrescere la crisi della morale cattolica. Elementi e funzione che ognuno di essi svolgeva nellimpianto tradizionale, quattro dimensioni: 1) Etica basata sullidea di NATURA; 2) La natura ha il suo corrispettivo soggettivo nellidea di RAGIONE; 3) Natura e ragione hanno la loro trasparenza sociale in un insieme di DOTTRINE E ISTITUZIONI; 4) Questi tre elementi sono riferiti allidea di DIO come loro principio e fondamento. I momenti della crisi: a) La crisi parte dalla crisi della dimensione-Chiesa perdita di trascendenza; b) La crisi passa poi ad intaccare la dimensione interna alluomo stesso perdita delluniversalit; c) Caduta della trasparenza sociale: le singole morali non riflettono pi la ragione di una societ bens determinati interessi perdita della trasparenza sociale; d) Sgretolarsi del cuore della morale, cio della sua assolutezza perdita del valore assoluto dellimperativo etico. La morale tradizionale ha come fondamento Dio (fondamento ultimo) e la natura (fondamento prossimo), e come elemento che la fa conoscere la ragione-coscienza (criterio interno) e le istituzioni (criterio esterno). lerosione di questi quattro elementi a costituire la sua crisi. Analisi dei quattro momenti di crisi: a) SECOLARIZZAZIONE DELLETICA: Dio non pi fondamento della morale. Questa crisi deriva dalla crisi della credibilit della Chiesa in seguito alla sua divisione, che porta a non avere pi ununica verit e alle guerre di religione. La morale deve essere universale e, in tal modo, le Chiese non possono pi proporsi come fondamento dellesistenza morale. Si cerca allora un fondamento della morale che sia aconfessionale.

www.sviluppoepace.it Il teologo olandese Grozio, a met seicento, d vita ad una morale laica basata sulla natura umana e sulla ragione. Dio non pi rivelazione e diviene Lui stesso una scoperta della ragione. Kant il pi alto rappresentante della morale laica. Fonte della moralit la ragione senza bisogno di appello a una realt ulteriore; il riferimento a Dio non fonda listanza morale ma ne invece una conseguenza. Trasferendo da Dio alluomo la radice e il motivo dellagire etico, Kant non intende indebolire la morale ma anzi conferirle una certezza assoluta, tuttavia stato proprio il disancoramento religioso della morale a contribuire al suo oscuramento. b) LA PERDITA DELLUNIVERSALITA E IL PASSAGGIO AL RELATIVISMO MORALE: Kant nel cercare un fondamento laico alla morale intende conferirle una base valida per tutti evitando il pericolo del relativismo che proviene dalla pluralit di confessioni cristiane. Dalla seconda met dellottocento si sviluppano le ricerche etnologiche e la scuola sociologica di Durckheim e Comte; linterpretazione sociologica del fatto morale dice che il valore morale relativo, esso infatti varia a seconda della societ di riferimento. Il contatto con nuove popolazioni induce a pensare che non esista la comune misura: invece di un universo morale ideale, con differenti gradi di attuazione effettiva, tanti mondi morali autonomi e ugualmente validi. c) DALLA NORMA SOCIALE COME CONCRETIZZAZIONE DELLA VERITA MORALE ALLA NORMA COME ESPRESSIONE DI INTERESSI PARTICOLARI: la norma lincarnazione oggettiva degli ideali coltivati da una certa societ. Le teorie marxiste sostengono che le norme sociali non costituiscono lapplicazione della ragione etica ma, al contrario, sono espressioni di interessi individuali e di gruppi. Secondo Marx lessere che determina la coscienza e non viceversa. La coscienza di chi vive in queste societ perci falsa coscienza. d) LA DISSOLUZIONE DELLA COSCIENZA MORALE: La quarta tappa costituita dalla messa in discussione della coscienza stessa, fino alla sua abolizione. La coscienza morale considerata il giudizio senza appello nellagire concreto. Freud per comp il gesto dissacrante di guardare dentro la coscienza e, invece di temerne il giudizio, erigersi a giudice di essa. Nella coscienza egli non trova Dio ma tutte le varie censure sociali; alla radice della psiche umana c un principio di piacere che viene controllato attraverso lintroiezione delle censure esterne. Con Freud viene cancellato dalla morale ogni tratto di assolutezza; richiamandosi alla sua coscienza lindividuo crede di appellarsi a una realt sacra e intangibile, mentre non fa che indicare una funzione sociale che si abilmente travestita e truccata. Nietzsche sostiene che nelluomo vi sia loriginario principio della volont di potenza intesa come impulso di vita e non come desiderio di dominio. Differenze tra Freud e Nietzsche: o Per Freud la struttura delluomo che organizza il proprio io attraverso listanza del limite fondamentale e presente in ogni cultura; per Nietzsche essa propria della civilt platonico-cristiana ormai al tramonto. o Nietzsche ritiene possibile un uomo diverso, un oltre-uomo che sia al di l del bene o del male, per cui la morale va superata, mentre per Freud essa va mantenuta come un malum necessarium. Punti in comune: o Lo smantellamento della coscienza come istanza originaria e assoluta, della categoricit dei suoi imperativi, della perentoriet e della sacralit della sua voce. o La coscienza etica ridotta a razionalit funzionale e viene messa a nudo nei suoi meccanismi di formazione: da una parte (Freud) per declassarla, dallaltra (Nietzsche) per decretarne la morte. 4

www.sviluppoepace.it Conseguenze della crisi morale: MAGGIORE LIBERTA dai condizionamenti e maggiore autonomia pluralismo etico e privatizzazione della coscienza. INCERTEZZA teorica e difficile uso della libert. Forme di pseudomoralit: 1) ETICA EMOTIVISTA: Il criterio esclusivo il desiderio del soggetto. Ricerca spasmodica di una vita di qualit (es. aborto, eutanasia..); 2) ETICA UTILITARISTA: Il criterio di scelta il profitto; la vita umana condizionata da parametri di tipo economico (es. aborto); 3) ETICA SOCIOLOGISTA: Il criterio qui quello dellopinione dominante. La vita umana dipende dal valore che la cultura o lideologia prevalente sono disposte a riconoscerle (uso della statistica). Cammino storico della riflessione etica: - Fondazione - Giustificazione - Gerarchia dei valori Il PLURALISMO ETICO, lungi dallessere unobiezione al tentativo di delineare una sola prospettiva etica in chiave filosofica, la richiede e, implicitamente la postula. Il fatto che in questa nostra epoca si affermi da pi parti lidea dellincommensurabilit delle morali il prodotto di una congiuntura storica ed esprime la negazione o della morale o delluguaglianza ontologica degli uomini. Il pluralismo etico di tipo anglosassone propone il modello di unetica neutrale, che non impone valori a nessuno, limitandosi a porre regole procedurali. Obiezioni: - In realt neutrale non in quanto propone una affermazione del valore assoluto della libert; - Letica non pu essere ridotta al suo profilo procedurale; - Esso non pu essere considerato un valore per il solo fatto di esserci; - Infine anche il pluralismo etico vuole imporre la sua posizione come universalmente giusta. Il profilo strumentale del pluralismo etico al servizio del progetto culturale proprio delle tecnoscienze che vuole globalizzare tutte le espressioni della cultura occidentale. Il pluralismo etico utile a questo obiettivo perch depotenzia qualsiasi atteggiamento critico nei confronti di una scienza che si presenta come eticamente neutrale. 3. La condizione morale delluomo contemporaneo La natura, per la tradizione morale cristiana, il fondamento dellagire morale retto; tuttavia una morale della natura si trova diffusa in tutte le culture e in tutte le civilt natura come realt divina. Il mito un discorso che esprime in forma narrativa le leggi profonde della vita e il mito narra ci che avvenuto allorigine, ovvero ci che hanno fatto gli di e luomo deve riprodurre nella propria vita questi archetipi divini. Nel passaggio dal mito al logos la morale diventa imitazione, per cui necessario ripetere tutti i gesti compiuti dal divino dato che, tutto ci che difforme dal modello naturale-divino destinato a fallire. La contestazione delletica tradizionale comporta la sua sostituzione (in modo consapevole solo con Nietzsche) con unetica del progetto.

www.sviluppoepace.it Letica del progetto il tentativo di trasformare in proposta morale la crisi stessa della morale; oggi essa fa perno sulla libert e sulla necessit1 come materiale da plasmare; oggi per luomo contemporaneo fare i conti significa piegare la realt esteriore ai propri progetti, trasformarla secondo le proprie intenzioni utilizzo della TECNOLOGIA = la natura diviene solo un serbatoio di materie prime! Oggi letica del progetto lestensione dellatteggiamento tecnologico a tutto il reale; il principio produttivo dellagire morale la mia libert senzaltra misura che s stessa e i limiti che trova sono solo di fatto e non di principio. Il senso pi radicale della secolarizzazione lo spegnersi dei modelli morali nella loro istanza di princpi normativi di vita buona. Fenomeno del ritorno alle radici: la resistenza alla secolarizzazione. Luomo secolarizzato senza radici; le radici delluomo sono la natura, la cultura e la religione. Luomo secolarizzato vuole fare a meno di tutto questo con il risultato che la libert provoca vertigine. Il risultato finale per : Il RITORNO ALLA NATURA, con lo sviluppo dellecologia e le iniziative che costituiscono l arcipelago verde. Il RITORNO ALLE RADICI CULTURALI, con la riscoperta delle tradizioni locali o la riscoperta delle radici lontane. Il RITRONO ALLA RELIGIONE dagli anni 70 ripresa del fascino delle grandi religioni tradizionali, movimento new age. Non meraviglia che luomo secolarizzato e luomo in cerca delle proprie radici possano convivere in un unico corpo, dato che luomo per natura contraddittorio. Lo sperimentalismo segno di debolezza, la progettualit segno di forza. La caratteristica saliente delluomo di fine secolo lidentit debole. Debole perch senza radici, discontinua, settoriale, cio pi vicina a una tipologia infantile che alla tipologia classica della persona adulta! 4. Una morale per luomo Accuse a: ETICA DELLA NATURA: se luomo deve misurarsi su un ordine naturale, ne viene decapitata la sua trascendenza e diventa una cosa. ETICA DEL PROGETTO: se non esistono valori oggettivi, la scelta umana cade nellarbitrato. Tertium che spezza lalternativa natura/progetto: LA BIBBIA. Luomo biblico si definisce come risposta a Dio che lo chiama; non c larbitrio di una libert autonoma e non c limmersione delluomo nel mondo delle cose. Lincontro tra le due libert nella modalit appello-risposta costituisce lETICA DELLA PERSONA: che unisce oggettivit e soggettivit, verit e libert. IV. IL MESSAGGIO MORALE DELLA BIBBIA

1. La morale come incontro della libert di Dio con la libert delluomo La Bibbia non conosce n letica della natura n letica del progetto. Il fondamento della morale , nella Bibbia, la presenza di quel valore assoluto che non un ordine ben articolato di leggi universali n la coscienza e la libert delluomo, ma un essere personale che chiama a questa libert.
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La necessit linsieme delle situazioni, cosmiche e sociali, entro cui luomo si trova e con cui deve fare i conti.

www.sviluppoepace.it Aderire al patto stipulato con Dio la base del rapporto tra uomo e valore morale. Luomo buono, il cui agire valido, luomo che vive la propria esistenza in obbedienza a Dio. Il Dio della Bibbia si manifesta nellambito etico e non in quello produttivo. Gli studiosi della Bibbia dicono che la prima pagina non la Genesi, con il racconto della creazione, ma lEsodo, con il racconto dellalleanza. Lidea di creazione non il costruire in base a idee ma la Parola; lidea c ma laccento cade su altro, sulla volont della parola. Dio il Dio della parola che parla alluomo attraverso linterpellazione morale. La stessa creazione delle cose viene vista in analogia con linterpellazione morale, lETICA lesperienza prima in base alla quale viene pensata la stessa creazione del mondo. Nella Bibbia si sedimentata la figura piena dellesperienza morale quindi nei testi biblici cerchiamo la verit di ci che noi viviamo, la verit della nostra esperienza morale. Lesperienza morale di ogni uomo ha un profilo religioso, ci significa che si pu accedere al bene solo decidendo di affidarsi a una causa buona. 2. La morale dellAntico Testamento e del giudaismo Momenti pi significativi della sua proposta morale espressi nelle tre forme fondamentali in cui si esprime la Parola di Dio: la legge, la profezia e la sapienza. LA LEGGE: quella dellAlleanza del Sinai, che modifica diritto e costumi in modo che divengano espressione della fede in Dio. I PROFETI: con il loro messaggio i Profeti precisano i termini dellinfedelt del popolo di Israele. La vicenda di Israele ha un significato universale: gli uomini non riescono a realizzare nei propri ordinamenti sociali la giustizia di Dio. Sar necessario lintervento di Dio, che in fatti parte essenziale della predicazione profetica. I SAPIENTI: I sapienti negano che si possa conoscere il bene attraverso tentativi ed esperimenti; il sapere che fa vivere viene solo dal timore di Dio. Anche la sapienza rimanda a unopera ulteriore di Dio destinata a salvare luomo. PROFILO STORICO: DALLE ORIGINI ALLA MONARCHIA: I testi di riferimento si trovano nella parte storica del libro della Genesi; in questo periodo il valore sociale la famiglia patriarcale. Il rapporto con Dio personale. ESODO E SINAI: Il libro dellEsodo contiene letica di Israele: fare il bene significa fare ci che Dio comanda in Israele. Il Decalogo d una prima determinazione del dovere morale; le norme diventano espressione del comandamento di Dio, il quale determina la differenza tra bene e male. I Comandamenti del Decalogo hanno un significato simbolico: lubbidienza a Dio. Lubbidienza ai Comandamenti lespressione delluomo che promette s stesso a Dio, come Dio nellEsodo ha promesso s stesso alluomo. IL PERIODO MONARCHICO (X-VII secolo a.C.): redazione eloista e jahvista. Vi accresciuta coscienza di essere popolo e di essere regno stabile, per grazia della promessa. Il re responsabile dellosservanza della legge e perci delle deviazioni dallalleanza. La costruzione del tempio di Gerusalemme, lintroduzione di alcuni elementi pagani fenici, come i cicli della natura, allinterno della religione di Israele, il commercio e lurbanizzazione, fanno rischiare la perdita didentit del popolo di Dio. Si pone il problema se sia lecito governare stato e societ come gli altri popoli o se occorra attenersi ad altri princpi. Il Dio di Israele avvalla logiche di affermazione e di potere? IL PROFETISMO: per i Profeti listanza etica primaria, essa intesa come la richiesta fondamentale che Dio rivolge al popolo, in piena libert reciproca. Il culto ha meno importanza in quanto si ritiene che lincontro con Dio avvenga nelle scelte coerenti radicali. 7

www.sviluppoepace.it I Profeti di maggiore interesse sono quelli che accompagnano la monarchia di Israele: Israele non vive una storia di fede ma di calcoli politici e di alleanze con i vicini, c il rifiuto per la parola di Dio e per le sue leggi che, poich restringono la libert, vanno eluse. Vi una fede scaramantica fatta di culti per tenere buono Dio che non comprende come la legge divina voglia semplicemente predisporre il cuore allaccoglienza della chiamata di Dio. Tutta la predicazione dei Profeti volta a denunciare questo difetto di fede. Il ciclo dei Profeti si conclude con la distruzione di Gerusalemme. Tra i maggiori Profeti vi Isaia. Tuttavia vi la speranza della conversione, il modello seguito : denuncia-opposizione e annuncio-speranza; critiche dei Profeti: - alla monarchia e al culto: gli uomini sbagliano a riporre la propria sicurezza nel re e nei sacrifici anzich in Dio; - alla legge: solo mero tentativo di addomesticare Dio. Mentre la legge correttamente intesa la via che Dio d per arrivare a Lui; i Profeti non si oppongono alla legge ma solo alla sua interpretazione riduttiva da parte del popolo di Israele. Rapporto tra Profeti e monarchia: il comportamento del re importante perch contribuisce a plasmare limmagine del popolo dellalleanza per cui viene spesso criticato dai Profeti. Culto: critica al culto come rassicurazione magica e non come via per cercare Dio. Al centro della predicazione profetica sta lannuncio della salvezza e non del giudizio. ESILIO E POST-ESILIO: Vasta produzione letteraria; visione ottimistica che crede che lalleanza non verr pi violata. Dio supera con il suo dono la fallibilit delluomo. Ma il ritorno allesilio mostra che questo regno deve ancora venire e si sviluppano diverse linee di sostegno alla speranza del popolo: - Linea apocalittica: il presente tempo di purificazione in attesa della vittoria di Dio; - Linea della fedelt quotidiana alla Torah2: comunit che riflette sul giudizio di Dio per distinguere bene e male e ritrovare gli atteggiamenti corretti. IL GIUDAISMO: fondato sulla elevazione della Torah a espressione massima della volont di Dio, pertanto la risposta della fede deve consistere nella fedele osservanza quotidiana dei suoi precetti. Ubbidire alla Torah non legalismo ma comunione con Dio. Un evento esterno provoc una divisione allinterno del giudaismo: limposizione dei costumi ellenistici in Giudea. Da una parte vi fu la rivolta maccabaica contro questa imposizione, dallaltra la corrente farisaica che rifiutava entrambe; questultima rappresenta la forma pi elevata di moralit del giudaismo e propone come primo precetto losservanza della Torah, considerata la via della salvezza. COMPLESSI LETTERARI: LA TORAH: un complesso di precetti che tocca tutti gli aspetti della vita. Lammaestramento dato come divino. La Torah salvifica e rassicurante, insegna il limite delluomo e la necessit di interrogarsi per conoscere la volont di Dio e fare bene il compito che intende assegnare alluomo. Si crea una cultura dellascolto e dellubbidienza a Dio. DEUTERONOMIO E OPERA DEUTERONOMISTA: fa parte della Torah; i libri vanno da Giosu a 2 Re. Il punto essenziale che Dio non vuole solo che il popolo gli sia dipendente, ma che assuma coscientemente questa esistenza dipendente primato della coscienza. Per avere un continuo riferimento allalleanza bisogna escludere totalmente gli idoli e tutta la persona chiamata a riconoscere la benevola sovranit di Dio; le norme sono accompagnate da motivazione e finalit, la storia richiamata per mostrare lagire giusto e fedele a Dio, rispettare i precetti vuol dire dimostrare di amare Dio; le benedizioni-maledizioni indicano che la storia avanza in relazione alle scelte delluomo. Vi un forte collegamento tra individuo e comunit. La proposta morale dellopera deuteronomista ha uno spirito vicino a quello del Nuovo
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Torah: termine ebraico designante la Legge.

www.sviluppoepace.it Testamento. Punti problematici: a) convinzione della sacralit assoluta del giuramento; b) accettazione della violazione dellospitalit; c) teorizzazione del dovere allo sterminio totale per le citt vicine a Israele; d) immaturit nellinterpretazione del principio storico-salvifico. I LIBRI SAPIENZIALI: - LA SAPIENZA ANTICA: PROVERBI 10-31. Elementi principali: il mondo ha un ordine attinto dalla ragione che lo esprime nei Proverbi. Alle azioni sagge segue il benessere, lazione di Dio citata solo quella constatata nellesperienza. I Proverbi sono un quadro di sostegno per le decisioni del soggetto e il loro obiettivo la riuscita delluomo nella societ del suo tempo. Il fondamento delletica sapienziale antropologico perch si basa sullesperienza. Sono toccati tutti gli ambiti della vita, come luso della lingua, la condanna della violenza, linvito alla laboriosit ecc. Vi la certezza che la pienezza della vita assicurata dallinserimento della propria persona in un ordine sociale e cosmico diretto da Dio. - GIOBBE E QOELET: questi due libri testimoniano la crisi del modello ordinato, proprio della sapienza antica; in essi si discute del perch si debba fare il bene. La spiegazione della moralit diventa immediatamente teologica: solo lassoluta santit di Dio che fonda il comportamento buono. La ragione dellagire buono si trova solo in Dio; luomo pu solo godere dei beni come ubbidienza alla sapienza divina inaccessibile. Il problema principale di Qoelet la morte che sembra vanificare ogni sforzo umano, dato che la presenza di Dio non ancora concepita come risposta ma solo come sprazzi di felicit. - LA SAPIENZA RIVELATA: in Proverbi 9-11. La sapienza presentata come attributo divino che va riconosciuto e accolto. Il comportamento morale ora inserito nel quadro della creazione-alleanza: luomo deve evitare il male e prendersi cura del prossimo. Il timore del Signore diventa il compito riassuntivo delluomo. Il libro della Sapienza introduce la considerazione della vita dopo la morte, distinguendo tra empi e giusti. Gli empi sono atei, mentre i giusti sono i credenti. Il primo compito morale la fede nel trionfo dei giusti dopo la morte. - LA MORALE DEI SAPIENTI: una morale della ricerca continua del bene e delleducazione delluomo al bene, si cerca dunque il rapporto tra azioni umane e loro conseguenze. Il fine del cammino morale lubbidienza a Dio e alla sua Legge; la controfigura dellempio (la cui vita una assurda alleanza con la morte) serve a esprimere la necessit della scelta: non c una terza via tra bene e male. La tranquillit degli empi + minacciata dallesistenza del giusto povero che ricorda loro che anchessi hanno unanima. Il giusto povero perseguitato dagli empi. Viene affermata la relazione essenziale tra verit e libert. Conclusione sul messaggio morale dellAntico Testamento: Si tratta di una MORALE DIALOGICA O DELLALLEANZA, che impone valori e cose da fare perch Dio per primo ha fatto e vuole qualcosa dal suo popolo, le cui azioni hanno enormi ricadute. possibile una cos grande responsabilit per il popolo di Dio prima di una rinnovazione totale del mondo? a) Il presente il tempo della confessione del peccato in attesa di Dio; b) Osservanza della Torah; c) Abbandono fiducioso a Dio senza pretesa di incidere nella storia. LUOMO grande se visto alla luce di Dio, piccolo se visto in s stesso. Per questo vivere in modo degno significa per luomo innanzitutto riconoscere Dio, lodarlo e ubbidirgli.

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3. La morale del Nuovo Testamento Il Nuovo Testamento costituisce la fonte autorevole della morale cristiana. Levento Ges Cristo costituisce il compimento obiettivamente invocato dalla prima alleanza. Come leggere le norme del Nuovo Testamento: 1) Si considera la legge del Nuovo Testamento come una legge nuova proposta da Ges che il nuovo Mos. Le sue esigenze etiche integrano e superano quelle dellAntico Testamento, lasciando cadere le norme di carattere rituale. 2) Interpretazione utopica della morale. I comandi della non violenza, dellamore per i nemici, ecc. sono considerati solo dei consigli distinti dai comandamento veri e propri. In questa linea si pone pure la riforma di Lutero. Il Nuovo Testamento genera una tensione tra esigenze radicali e operativit etica. Per superare questa dicotomia occorre un nuovo metodo di lettura dei testi del Nuovo Testamento attraverso tre presupposti: a. La morale del N.T. radicata nellA.T. ma con la mediazione del giudaismo palestinese; b. Nei testi attuali sono presenti diversi orientamenti teologici; c. Il progetto etico comune ai testi del N.T. si pu rinvenire con lo studio del fenomeno religioso. Non si d etica nel Vangelo che non sia espressione della fede nella persona di Ges e la vicenda storica di Ges coinvolge fin dai suoi inizi la risposta degli uomini. La parola di Ges pu prendere forma nel tempo solo se trova un popolo che la accoglie. IL MESSAGGIO MORALE: Alle radici del messaggio morale del N.T. si trova lannuncio della risurrezione. GESU DI NAZARET: il nucleo unificante dei Vangeli lannuncio del Regno di Dio ai poveri. La morale insegnata da Ges strettamente collegata con lannuncio del Regno di Dio. Lannuncio il compimento della promessa fatta da Dio nella prima alleanza. Il nucleo della morale di Ges il comandamento dellamore. Quattro aspetti: LA MORALE DEL REGNO DI DIO: ora il Regno si fatto vicino grazie allazione e alla parola di Ges; il messaggio dei miracoli serve a Ges per annunciare il Regno di Dio. Questo Regno si manifesta anche attraverso il perdono dei peccatori. Il Regno proclamato ai poveri che sono coloro che credono con animo aperto e fiducioso in Dio e i destinatari del Regno; le Beatitudini sono un manifesto conciso del Vangelo. IL COMPIMENTO DELLA LEGGE: I dieci comandamenti sono a tutti gli effetti ancora validi. Ges porta a compimento la rivelazione storica della volont di Dio consegnata nella prima alleanza. La condizione per partecipare al Regno di Dio lattuazione integra e fedele della volont di Dio. IL COMANDAMENTO MASSIMO E NUOVO: Il principio chiave delletica evangelica il comandamento dellamore del prossimo (particolarmente in risalto nel Vangelo di Matteo). Lamore per Dio e per il prossimo hanno due significati diversi, infatti amare Dio significa temerlo e credere in Lui. Il comandamento dellamore esteso anche ai nemici in modo da accrescere la qualit del soggetto chiamato ad amare. Il comandamento dellamore presentato da Giovanni come il comandamento nuovo: esso qualificato cristologicamente, nel senso che il modello e il fondamento dellamore reciproco lamore gratuito e salvante di Ges. LA VITA DEI DISCEPOLI: la predicazione morale di Ges rende gli interlocutori protagonisti del suo messaggio. I discepoli non sono i credenti pi veri ma sono il modello di ogni credente. Ges annuncia alle folle il Regno di Dio, mentre ai discepoli mostra che il Regno si attuer mediante il suo personale destino di morte/resurrezione. Chi segue Ges chiamato ad imitarlo. Condizioni della sequela di Ges: la relazione 10

www.sviluppoepace.it della coppia, luso dei beni materiali, i ruoli e le autorit. La morale evangelica ha due punti cardine: la sequela di Ges e lesigenza radicale e massima dellamore. Il discepolato la sequela e significa condivisione del destino di Ges. PAOLO DI TARSO: il suo insegnamento contenuto nelle sette lettere autentiche. Cenni sul suo pensiero: LA VITA NELLO SPIRITO: il nucleo centrale dellinsegnamento di Paolo si trova nella lettera ai Romani. Il momento fondatore della condivisione con Ges il battesimo che fa passare dalla morte alla vita. Al principio della carne si sostituisce quello dello spirito. LIBERTA E LEGGE: la legge di Dio santa ma ci che la trasforma in via di morte il peccato; una volta battezzati e quindi liberati dal peccato, i credenti sanno vivere la legge nel modo giusto. La legge lespressione autorevole del primato della carit. LUOMO NUOVO NELLE SITUAZIONI STORICHE: in forza del dono dello Spirito il cristiano si conforma a Cristo e vive la vita, animata dalla carit, come culto spirituale. Anche le relazioni di coppia e quelle familiari trovano nellesperienza cristiana una nuova qualit: la carit diventa reciproco servizio. Nello stesso modo anche le relazioni padroni-schiavi vengono mutate. La libert cristiana si pone su un altro piano rispetto a quella garantita dal potere politico: i doveri civici non contrastano con la fede e la libert religiosa. LA TRADIZIONE APOSTOLICA: Sapienza dallalto sinonimo di Parola impiantata che la legge perfetta della libert perch esprime la volont damore di Dio e la legge del suo Regno. In tutti gli autori del Nuovo Testamento la carit trova il suo momento originante nellesperienza della fede e nel battesimo. LE LETTERE PASTORALI (DI SCUOLA PAOLINA): sono le lettere a Tito e a Timoteo per questioni pratiche. Conclusione sul messaggio morale del Nuovo Testamento: In cinquantanni di testi del N.T. si possono trovare elementi comuni: 1) Ges ha inaugurato il Regno di Dio: tale Regno per i Vangeli si identifica con lazione e la parola di Ges. Il discepolo colui che imita Ges e nello stesso tempo in attesa del suo ritorno al termine della storia. Il dono dello Spirito rende il cristiano capace di una vita nuova. 2) Il corrispettivo biblico della coscienza il cuore, il luogo dove si vive la relazione con Dio e si maturano le decisioni etiche. 3) Il progetto di vita cristiano immerso pienamente nella storia, in armonia con il principio dellincarnazione. V. I COMPITI DI UNA TEOLOGIA MORALE RINNOVATA

La fede nel Vangelo di Ges impone una nuova interpretazione del comportamento morale. Compito della teologia morale quello di dare ragione delle esigenze morali che nascono dalla fede cristiana, quello di essere intelligenza della fede. La teologia studia i modi comuni di pensare e di agire delle persone e li interpreta alla luce del Vangelo. 1. Urgenza di una teoria della coscienza Alla teologia morale manca una trattazione vera e propria di carattere teorico. Le nozioni generali erano raccolte attorno a quattro titoli fondamentali: latto umano, la legge, la coscienza, il peccato; essi individuano effettivamente le articolazioni essenziali di una teoria della morale ma devono essere precisati attraverso un confronto con il messaggio biblico. La morale tradizionale attribuiva ogni atto umano alla ragione, tralasciando il ruolo della coscienza.

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www.sviluppoepace.it La coscienza era per intesa solo come presenza del soggetto a s stesso e questo implicava una grande difficolt a pensare la figura della coscienza nel suo significato morale; necessit quindi di superare questo difetto morale. La concezione del soggetto necessariamente legata alla teoria dellagire morale. 2. Necessit dellanalisi fenomenologica Lanalisi fenomenologica necessaria per evitare i difetti di astrattezza nella considerazione dellesperienza morale. Essa consiste nella descrizione di ci che avviene nella realt, nel nostro caso la descrizione di come si forma e opera la coscienza morale delluomo nelle condizioni ordinarie di vita. La morale tradizionale ignora la rivelazione biblica, ecco che il compito fondamentale di una corretta teologia morale mostrare come la Scrittura sia essenziale per comprendere lesperienza morale cristiana. Lo svolgimento di questo compito richiede alcuni passaggi teorici: occorre infatti elaborare una teoria della coscienza cristiana fondata sul comandamento di Dio. Non possibile separare coscienza morale e coscienza psicologica dato che questo collegamento permette di comprendere che il soggetto non ha semplicemente doveri, ma in debito di s nei confronti di altro da s. La coscienza morale pu quindi prodursi unicamente nella forma di uninterpretazione della precedente coscienza effettiva alla descrizione fenomenologica succede il passo dellinterpretazione (ermeneutica). Luomo che decide per la fede nel Vangelo accetta una verit che gli appare risposta valida a interpretare la coscienza; la scelta della fede imposta al soggetto dalla sua coscienza morale. 3. la dimensione ecclesiale dellesperienza morale la pretesa della fede cristiana che la verit ultima della coscienza morale possa essere conosciuta soltanto a prezzo della fede nel Vangelo si pu comprendere solo correggendo due errori: - Lidea che esista una ragione in grado di conoscere la verit sulla norma morale; - Che vi sia un senso morale definito in termini mistici. Lerrore si corregge con la fenomenologia: lessere umano realizza la propria identit solamente attraverso lesperienza pratica che fa riferimento alla tradizione evangelica. Compito della teologia morale spiegare limportanza e la necessit della comunit della Chiesa per la fede e lesperienza morale cristiana. urgente rispondere alla pressione della societ secolarizzata che tende a relegare la religione nellambito privato della coscienza. La fede ha infatti bisogno di essere argomentata di fronte a tutti e solo nella vita ecclesiale il credente trova le indicazioni per comprendere e interpretare cristianamente il modo in cui vive. La coscienza delluomo ha in radice la qualit di coscienza credente. VI. LE STRUTTURE FONDAMENTALI DELLAGIRE MORALE

Se si parte dalle esperienze immediate della coscienza, che sono varie e mai concluse, si pu arrivare a comprendere lassolutezza del dovere morale, oppure tale comprensione rester difficile o addirittura impossibile? 1. La sintesi tra coscienza e dovere morale La coscienza non unentit astratta, ma una realt che trova spiegazione a partire dalle esperienze ordinarie della vita conclusione dellanalisi fenomenologica. Autori come Blondel hanno posto il problema che il riconoscimento del valore pratico possa compromettere la possibilit di spiegare il valore assoluto dellimperativo morale e quindi la sua 12

www.sviluppoepace.it pretesa di essere ubbidito senza condizioni. Quindi per spiegare lassolutezza del dovere morale sembra che ci si debba allontanare dal processo dellesperienza, col risultato di dissociare dovere morale ed esperienza. 2. la nozione di dovere La coscienza comune ci dice che buona in senso morale lazione che realizza il dovere. Affermazione contestabile. 3. Latto morale delluomo La soluzione del rapporto tra dovere e atto libero richiede due elementi: - Il debito originario che il soggetto ha verso gli altri; - Distinzione sui diversi tipi dellagire umano. Volere, a un certo momento, una necessit per il soggetto. La necessit di volere, dunque, viene istituita attraverso le forme originarie dellagire; volere davvero pu soltanto colui al quale il proprio agire appaia addirittura quale condizione del suo essere, quale forma del suo libero venire allesistenza. 4. Lazione e i suoi motivi Perch il soggetto possa agire necessario che egli sia prima di tutto mosso, ovvero che gli si manifestino motivi che inducono allazione. Cos un motivo? Non riconducibile alla figura del fine. Il motivo innanzitutto la figura di unazione che si prospetti al soggetto stesso come possibile e insieme promettente in quanto capace di dischiudere la via alla conoscenza. La motivazione allagire ha a che fare sempre con lincompiutezza del soggetto che ricerca la propria identit. E lagire esige che luomo sia libero e in grado di disporre di s. La percezione del carattere sensato della vita precede il riconoscimento effettivo del suo senso e che la vita dischiuda un senso vuol dire appunto che essa prometta una salvezza. 5. Lagire morale come prova per la libert La speranza di trovare ci che necessario per costruire la propria identit la motivazione decisiva per lazione morale. Alcune azioni degli altri verso noi stessi sono sorprendenti e realizzano un bene desiderabile che ci fa comprendere come anche le nostre azioni possano essere di accoglienza, di bene e diventano quindi azioni che interpellano la nostra libert. UNA DIFFERENZA CHE DELUDE: vi differenza tra la promessa insita nelle azioni e latto che potrebbe realizzarla. In particolare la differenza emerge quando lazione non realizza la promessa che essa conteneva, ovvero fallisce. Sempre esiste uno scarto tra la promessa ancora indeterminata che motiva lagire e il risultato effettivo conseguito. LA TENTAZIONE: Di fronte allevidenza dello scarto pu nascere nel soggetto lidea di attuare una strategia difensiva, in modo da corazzarsi nei confronti delle delusioni. Ma il progetto difensivo cambia completamente la qualit dellagire umano: il soggetto, invece di decidere di s stesso, vuole mettere alla prova luniverso. Ci diventa una cattiva disposizione dellanimo che compromette i rapporti umani per rendere tutto misurabile. Lo scarto ha due aspetti: 1) latto realizza sempre solo in misura parziale anche la migliore intenzione; 2) la cattiva volont. LA PERDITA DELLA LIBERTA: Con questa operazione di nascondimento ci precludiamo in primo luogo la possibilit di capire la qualit morale dei nostri pensieri e sentimenti. Se la relazione tra gli uomini resta solo un atto pratico va gestita con criteri utilitaristici. Il sistematico risparmio 13

www.sviluppoepace.it del coinvolgimento personale produce peraltro il risultato di rendere tali rapporti sterili in ordine alla crescita personale; la libert che si risparmia la libert che insieme si perde. LA FEDE NECESSARIA: La delusione relativa allatto umano propria dellagire stesso, dato che lagire delluomo fatto in modo tale che allinizio sembra promettente e facile e poi esso pu arrivare alla meta solo se questa laboriosamente voluta. Ed in questa seconda fase che viene messa alla prova la libert. Luomo pu giungere alla verit di s stesso solo accordando fiducia alla promessa iniziale. Limperativo morale ci che d forma pratica alla fede e il soggetto comprender limperativo morale attraverso una serie di esperienze che lo orienteranno man mano verso la decisione dellubbidienza. Quindi ci sono esperienze interlocutorie che hanno un carattere di indicazione. Lagire deve assumere la qualit della fede e dunque della disposizione assoluta di s; tale disposizione prende allora la forma dellattesa di conoscere gli imperativi che di necessit verranno dallesperienza successiva e dellimpegno pregiudiziale ad osservarli (esempi: Mos e il roveto ardente; vocazione di Samuele). Condizione preliminare perch luomo possa rispondere con fede la testimonianza di altri che apre lo spazio dellagire intenzionale. 6. Il male morale come fuga dalla libert La tentazione fondamentale per luomo il progetto di risparmiare la propria vita, rifiutando il rischio della libert. Si tratta di una tentazione illusoria perch la vita delluomo non pu essere in alcun modo messa al sicuro (Ges:Chi vorr salvare la propria vita, la perder Marco 8, 35). Solo dopo aver provato e collaudato ci che conviene luomo si impegnerebbe ma questo modo dagire presuppone che le azioni delluomo siano prive di impegno. Questo progetto ha due aspetti: 1) aspetto attraente: possibilit di agire senza rischio; 2) aspetto ingannevole: tale possibilit non sussiste! Anche lazione di prova lascia un segno indelebile sulluomo che la compie. Luomo mette in gioco s stesso sempre. 7. La prova e il peccato nel rapporto tra uomo e donna La relazione tra luomo e la donna sta allorigine remota di ogni altro legame tra gli uomini. Tali rapporti inoltre costituiscono il luogo privilegiato dellesperienza morale; allorigine del rapporto tra uomo e donna sta lincontro reciproco, detto accadimento dato che una sorpresa, un regalo ed laccoglimento di un desiderio che effettivamente proprio dei due da sempre. IL VALORE DEI SENTIMENTI: il sentimento di meraviglia indica che nelle persone cera un desiderio nascosto che aspettava solo di essere portato alla luce; laccadimento che mi fa incontrare laltro mi interpreta; io sono, soltanto a condizione di scorgere che altri mi attende; il bene per luomo assume di necessit la forma della compagnia, dellessere con altri. Il sentimento la prima iniziale forma di conoscenza della realt. LA TENTAZIONE DEL SOSPETTO: il male morale rifiuto di volere o fuga dalla libert. Dopo lincontro iniziale, la prosecuzione del rapporto uomo-donna comporta che si incontri la difficolt della relazione e allora i due fanno i conti con il dubbio di essere stati ingannati. Nasce il sospetto circa le vere intenzioni dellaltro e il passo successivo pu essere quello di far diventare il sospetto quale motivo che esonera dallimpegno troppo ingenuamente assunto in precedenza; se il dubbio diventa la ragione di disimpegno personale possibile che il rapporto si spezzi ma anche possibile che continui in forma pi cauta. La tentazione quella di sospettare sempre delle intenzioni altrui e ci peccato. IL PECCATO COME SOSPETTO NELLA BIBBIA: nella Bibbia il sospetto la forma principale attraverso cui si manifesta il peccato. Il sospetto lopera di satana ( = colui che sospetta) che deve sottoporre tutte le azioni ad una prova. Il sospetto figura tanto importante perch proprio attraverso di esso che luomo tenta di evitare il proprio coinvolgimento.

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www.sviluppoepace.it 8. Il ruolo della cultura nellagire morale Il passaggio dallagire spontaneo e infantile alla scelta libera si configura sempre come una seconda nascita. Su questo passaggio influiscono anche elementi culturali: la cultura infatti offre alla stessa coscienza personale una prima istruzione dei significati dellagire che sono necessarie ma insufficienti. La seconda nascita, che non il risultato di un processo educativo, un atto che deve sempre essere ripreso dal soggetto. Vi un debito permanente che luomo ha di decidere di s e la libert comporta che il soggetto umano viva lesperienza della ripresa di s stesso e non invece della continua ricerca di nuovi esperimenti. Latto libero latto mediante il quale si riconosce limperativo proposto dalla coscienza espresso da un tempo particolare (kairs), un tempo che consente finalmente la disposizione di s da parte del soggetto, cio un tempo pieno. Latto libero articolato in due tempi: 1) IL CAMMINO MORALE COME RICERCA DI SE; 2) IL CAMMINO MORALE COME RIPRESA DI SE. Vediamoli: 1) IL CAMMINO MORALE COME RICERCA DI SE: la cultura contemporanea si concentra sul momento della ricerca e non va mai oltre, ma negare il secondo momento vuol dire negare la libert delluomo. Figura emblematica: Ulisse. La cultura pubblica non propone un ideale di vita buona e la coscienza del singolo resta in bala di s stessa, senza alcun punto di riferimento. Il soggetto minaccia di rimanere infantile e quindi prepotente e impotente. Luomo rimane spettatore e non attore. Nel contesto sociale descritto diventa problematica la stessa formazione psicologica della coscienza che condizione perch possa poi prodursi in maniera adeguata la stessa decisone della fede. La teologia chiamata a svolgere il ruolo di aiuto delle coscienze. 2) IL CAMMINO MORALE COME RIPRESA DI SE: la Bibbia propone la figura della ripresa, non della ricerca permanente. Le prime vicende della vita dischiudono un senso o pi francamente una promessa, che luomo alla fine pu e deve scegliere senza pi incertezze. Soltanto quando egli giunge a tale scelta, giunge insieme alla sua vera nascita. il Vangelo che propone tale destino. La vicenda di Ges compimento della precedente vicenda di Mos e dei figli di Adamo. Israele ha dovuto affrontare delle prove in modo da comprendere la verit della legge, cos come i Profeti: alliniziativa di Dio il Profeta deve consentire liberamente, ma la prima fase facile, la seconda invece il tempo della prova ed difficile. Stessa cosa avvenuta per i discepoli: essi sono stati scelti ancor prima che potessero capire; hanno aderito liberamente ma le difficolt successive fanno si che essi mettano in dubbio la libert della loro prima risposta; una seconda risposta, questa s libera, verr solo dopo che essi saranno istruiti dalla loro stessa vicenda precedente. La forma della loro scelta allora sar appunto quella del consenso al destino assegnato dalliniziativa solitaria del Maestro. La coscienza morale il debito pratico che interpella la scelta libera delluomo. VII. LA LEGGE MORALE

Per secoli linsegnamento morale cristiano ha usato la legge come categoria principale per comprendere il senso dellimperativo morale. La legge era per intesa, anche dalla teologia morale, come norma prodotta esclusivamente dalla ragione e non dalla fede (tradizione giuridica latina). una nozione errata. Non la ragione delluomo che riconosce con un atto intellettuale la legge ma sono i costumi. La legge assume un significato morale quando il soggetto ne accetta la pertinenza e decide di ubbidirvi. In tal senso la verit della legge morale, e insieme della correlativa obbedienza, possono essere conosciute unicamente a prezzo della fede. alla Bibbia che ci rivolgiamo per approfondire la figura della legge.

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www.sviluppoepace.it I PRECETTI DELLA LEGGE MOSAICA: nella tradizione mosaica si conoscono dapprima alcuni precetti, che non fanno immediato riferimento al rapporto con Dio, e solo dopo viene alla luce lidea riassuntiva di legge (Torah). solo con i Profeti che i precetti assumono un significato teologale: esprimono la loro qualit di istruzione proveniente da Dio e sono la via dellubbidienza a Dio. Vi un legame tra legge e promessa. Perch lubbidienza a Dio passa per lubbidienza ai precetti? Vediamo di seguito i vari elementi. 1. Il carattere imperativo della legge La legge dice al soggetto ci che deve fare. Per comprendere il carattere imperativo della legge bisogna fare riferimento alla tentazione delluomo di essere unico arbitro delle proprie azioni. Conseguenza di questo arbitrio lo sperimentalismo: il passare da una esperienza allaltra per provare quanto essa sia gratificante. Proprio a questo modo di essere delluomo si oppone la legge: Non desiderare. Larbitrariet dellagire e la pretesa di non essere giudicati sono largamente presenti negli stili di vita contemporanei. Definire lagire come arbitrario una valutazione morale negativa. La legge mi obbliga ad onorare la promessa e quindi mi aiuta a realizzare la mia identit; limperativo non fa altro che confermare ci che nato nella coscienza del soggetto e richiede di essere confermato perch egli non si disperda. Lobbedienza alla legge realizza il ricongiungimento tra Io e me. Un importante aspetto dellimperativo dato dalla legge il suo essere categorico: la legge non si pu discutere, pu invece soltanto essere osservata o non osservata; la legge dice solo la necessit per il soggetto di ubbidire a una promessa, che sempre trascendente. Errore: legge delle opere, quando si osserva il dettato materiale della legge e lo si fa valere come opera conclusa di cui poi rivendicare la ricompensa. 2. Il carattere universale della legge La legge ha la forma di imperativo dato indistintamente per tutti; non rivolto al singolo e con riguardo alla sua singolare situazione. La legge intende far valere un ordine universale es. non uccidere. La caratteristica di universalit della legge stata spiegata dalle dottrine morali in base a due elementi: 1) funzione politica della legge: la legge universale perch intende tutelare il bene comune; 2) razionalit della legge: essendo la ragione facolt delluniversale, la legge che razionale universale. La Bibbia conosce molti precetti che hanno carattere giudiziario inoltre nella storia vi la costante per cui la coscienza morale trova la sua prima articolazione nelle forme del diritto. La legge fatta di parola, parola che dice la promessa. In questo dire la parola la legge trova il suo carattere universale. Leggi universali neppure potrebbero essere enunciate, qualora mancasse quel mezzo dellintesa reciproca che appunto la lingua. 3. La legge come divieto La legge ha un aspetto negativo: essa divieto e proibisce determinati comportamenti. Per comprendere bisogna rifarsi al costume, dato che in esso si realizza la prima forma della norma morale. Il costume il complesso dei modelli di comportamento che, non scritti n precisamente formulati dalla tradizione, pure sono in qualche modo da tutti conosciuti e apprezzati e diventano in tal senso i criteri obbligati per ogni valutazione morale dei comportamenti propri e altrui. Il carattere di prescrizione universale proprio anche del costume. Man mano che la vita sociale si fa pi complessa le norme del costume diventano meno chiare e aumentano i conflitti: a questo punto interviene la legge che mira a fissare degli argini. Questo il processo di nascita delle norme giuridiche nella Bibbia, ma il processo di nascita della legge in ogni societ.

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www.sviluppoepace.it Differenza tra legge e costume: il costume istituisce positivamente il senso del bene la legge invece dallorigine formulata per rapporto alleventualit della trasgressione, ecco perch si presenta in forma di divieto. Tuttavia la legge intende anche insegnare positivamente che cosa sia il bene. questo il motivo per cui i comandamenti del decalogo mantengono la loro attualit, anche dopo che Ges ha formulato e proposto la legge in modo positivo. Se si considera la legge in senso giuridico solo latto che vola la legge peccato e non il processo di pensieri che vi conduce; ma la legge intesa correttamente solo se la si intende nel suo senso morale, di appello alluomo perch operi il bene. La legge formulata negativamente anche perch impossibile dire positivamente il senso del bene in forma astratta e generale. VIII. LA COSCIENZA MORALE La legge con il suo carattere proibitivo non basta a guidare lagire morale delluomo. La legge infatti si occupa delle forme esteriori dellagire delluomo piuttosto che delle intenzioni; ma sbagliato separare le intenzioni del soggetto dalle sue opere. Lintenzione: non buona intenzione quella che intende sperimentare, provare e solo dopo concentrarsi sullopera scelta. In che modo lagire rivela alla coscienza le sue intenzioni se la coscienza non ha intenzioni previe? La comprensione avviene perch la coscienza in s stessa intenzione di agire, di porre latto libero. Le intenzioni della coscienza devono per essere riprese dalla volont del soggetto. attraverso questa ripresa libera che si esprime la coscienza morale e il soggetto realizza la propria vera identit. In questo momento si passa dalla coscienza psicologica a quella morale. La coscienza: essa in prima battuta coscienza psicologica e assume la sua qualit morale quando in modo deliberato luomo assume il compito di volere e dispone di s. La vergogna lesperienza cardine della coscienza. Vergogna intesa come cattive azioni compiute. Lelemento centrale il passaggio dal giudizio altrui al giudizio proprio: il primo richiamo viene dal giudizio degli altri perch il soggetto accede alla coscienza mediante lagire e dunque necessariamente mediante il rapporto con gli altri. Sullo sfondo della vergogna ci sta il sentimento della colpa la cui comprensione aiutata dal sentimento del pudore . Il pudore il sentimento che segnala la vulnerabilit della nostra immagine cos come essa viene colta dallocchio degli altri. La colpa invece avverte quando il mio modo di corrispondere al compito dellalleanza scadente. Per eliminare il senso di colpa ci sono due possibilit: 1) La prima via cerca unulteriore distanza dal prossimo; 2) La seconda via quella che realizza latto della confessione, il riconoscimento che abbiamo un debito verso gli altri. Questa accettazione di responsabilit si pu fare solo nellaccettazione consapevole della prossimit che destino degli uomini. Lobiettivo diventare chiaro di fronte agli altri, responsabile pur senza dipendere dal loro giudizio e insieme chiaro di fronte a me stesso. La maturit morale di un soggetto si misura in proporzione alla capacit dei suoi singoli gesti di esprimere la sua qualit interiore. La coscienza una attitudine che permette di percepire la qualit degli atti del soggetto, per indicare se essi sono adatti a realizzare la responsabilit di prossimit a cui ogni uomo chiamato. La coscienza delluomo matura nella sua storia personale. 1. I modelli civili e culturali e la formazione della coscienza La formazione della coscienza morale del singolo legata alle condizioni sociali del vivere, ai modi normali in cui si vive. Oggi c un distacco sempre maggiore tra coscienza e societ dato che questultima non propone pi al singolo modelli buoni. La distanza maggiore si verifica tra societ e famiglia dato che la 17

www.sviluppoepace.it societ si occupa della famiglia come di una qualsiasi organizzazione della quale occorre regolare diritti e doveri. Gli stili di comportamento propri degli adolescenti, che si adeguano allambiente in cui sono, offrono in tal senso un modello per capire gli stili di comportamento propri di ogni et successiva rischio di una adolescenza interminabile. Questa societ non aiuta la crescita della coscienza morale, dato che, in assenza di modelli di vita buona, diventa sempre pi difficile comprendere il Vangelo. Difetto della mediazione ecclesiale: anche i cristiani oggi vivono un disagio, come se il modello di vita cristiana realizzato nella comunit della Chiesa fosse astratto e inadatto ai tempi; compito allora della Chiesa curare al suo interno la formazione di un modello di vita cristiano che sia un punto di riferimento. 2. Le strutture psicologiche della coscienza Prima ancora che la coscienza morale possa confrontarsi con i modelli di vita buona proposti dalla cultura, la coscienza incontra la promessa e lappello al bene attraverso le prime esperienze della vita. Se i genitori non svolgono questo compito di fornire la norma rivelatrice dellordine della realt il bambino ha gravi difficolt a realizzare la sua prima identificazione psicologica. Occorre riconoscere il ruolo marginale assegnato alla famiglia nella societ odierna, almeno come luogo di conoscenza delle regole sociali. La famiglia vive la sensazione inquietante di non potersi riferire ad alcun codice generale, per disciplinare il rapporto tra genitori e figli e tra familiari in genere. Il ruolo dei genitori nella strutturazione della coscienza morale del figlio si comprende alla luce del valore simbolico chessi assumono ai suoi occhi invito inconsapevole alla fede compito gravoso che spesso viene rifiutato dai genitori. Si comprende come sia impegnativo il compito della Chiesa nel formare la coscienza dei genitori e dei figli cristiani ma anche di tutti gli uomini. 3. Il ruolo delle scelte personali nella formazione della coscienza Sulla maturazione della coscienza morale incidono i comportamenti morali che il soggetto compie nel corso della sua vita. I comportamenti liberi delluomo modificano la coscienza. Il rimorso, che avverte della scarsa qualit dellazione rispetto al dovere, si affievolisce, man mano che a esso non segua la confessione della colpa, e quindi la conversione; in verit il rimorso non scompare mai, ma si trasforma in risentimento, disprezzo ecc. Oggi il rimorso si affronta con terapie psicologiche, dimenticando completamente che il soggetto sarebbe guarito dal ritorno alla forma della vita buona. FORMAZIONE DELLA COSCIENZA E TRADIZIONE TEOLOGICA: linsegnamento della teologia scolastica ha proposto un significato attuale e non abituale della coscienza: la coscienza come giudizio espresso dal soggetto stesso dellagire su ogni singolo suo atto. Alla coscienza come capacit che permette di elaborare il giudizio non veniva dedicata nessuna attenzione. La dottrina scolastica ha avuto due meriti teorici: 1) affermare con chiarezza la tesi che la competenza sul giudizio morale degli atti esclusivamente dellagente; 2) il riconoscimento di un legame inscindibile che lega la coscienza morale alle forme dellesperienza pratica. Quindi la coscienza non concepita come capacit di giudizio ma come giudizio concreto. 4. Lopzione fondamentale e la coscienza morale La teologia morale, ispirata alla riflessione antropologica di Rahner, identifica talora lidea di coscienza con quella di opzione fondamentale. Lorigine dellidea di opzione fondamentale si trova nel pensiero di Maritain, egli introdusse lidea di una prima decisione morale nella vita del soggetto, la quale determinerebbe una qualit destinata a rimanere presente in tutti i suoi comportamenti successivi, fino a che essa non sia apertamente modificata. Lorientamento al bene frutto di una scelta. 18

www.sviluppoepace.it Se si seguisse la concezione di Maritain si creerebbe un problema teorico insolubile: nel caso di una prima scelta cattiva, la coscienza diverrebbe insuperabilmente erronea; nel caso di una prima scelta buona, questa conferirebbe significato necessariamente buono a ogni atto successivo anche se compiuto senza scelta intenzionale. Quindi la prima scelta darebbe la qualit morale a ogni altra scelta, dimenticando che ogni atto deve diventare atto morale. utile lopzione fondamentale nella teoria morale perch lopzione fondamentale la qualit riassuntiva del soggetto, quella con la quale egli dispone di s. IX. IL PECCATO

Il peccato un fatto. La fede cristiana a proposito del peccato esprime una tesi precisa: lagire morale delluomo si realizza in una condizione storico-universale di peccato. La tradizione scolastica dice che il peccato la trasgressione della legge e quindi appare difficilmente riferibile alla dottrina del peccato. Per capire il ruolo centrale che il peccato ha nella visione cristiana, bisogna analizzare la dimenticanza del tema a opera della filosofia moderna dopo la sua separazione dalla teologia. 1. Peccato e filosofia moderna Il progetto della filosofia moderna prevede lemancipazione delluomo da ogni autorit esterna, in particolare dalla Chiesa, attraverso la realizzazione di una morale autonoma. COLPA E PECCATO NELLA FILOSOFIA EMPIRISTA: 1) Prima corrente: leliminazione della nozione di colpa ottenuta attraverso il declassamento della distinzione bene e male da fatto di valore a fatto di esperienza. Il bene ci che risulta piacevole (utilitarismo) mentre il male ci che risulta spiacevole, che fa male ad altri, non perch rende cattivo il soggetto. 2) Seconda corrente: distinzione tra bene e male in accezione morale riferita ai sentimenti per! Nellempirismo il criterio del bene e del male ridotto al sentimento, pertanto annullata la nozione di peccato che consiste nella decisione di disubbidire allimperativo morale. IL PENSIERO RAZIONALISTA: Kant il filosofo pi importante di questo pensiero. Egli afferma che solo la ragione a priori pu esprimere limperativo morale. Anche kant elimina la nozione di peccato: luomo pu trasgredire limperativo categorico ma solo se perde la ragione, quindi se compie un atto non formalmente voluto. Problema insoluto della sua analisi: a volte il soggetto pu volere contro la ragione. LA FILOSOFIA DI KIERKEGAARD: al centro del suo pensiero vi il carattere di decisione radicalmente alternativa (aut aut) che caratterizza la determinazione libera delluomo. Nel suo pensiero il peccato assume un significato teologico di rifiuto della fede, mentre non viene considerato laspetto morale dellesperienza. Due alternative: forma etica della vita o fede. La filosofia del tempo intendeva limperativo morale quale legge universale e dunque espressa dalla ragione. Kierkegaard ripropone la stessa estraniazione tra fede e morale. LA TEOLOGIA DEL 900: la marginalizzazione della nozione di peccato prodotta dalla filosofia non stata sufficientemente contrastata dal pensiero teologico, dato che questo non stato in grado di mostrare in modo adeguato la necessaria connessione tra agire morale e fede. Limpegno maggiore della teologia stato lelaborazione della distinzione tra peccato e peccati: il singolo peccato indicatore di un destino oggettivo della persona, che indipendente dalla libert, i peccati invece sono espressioni inevitabili della condizione umana debole ereditata da Adamo.

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2. Il peccato e gli stili di vita del nostro tempo La dimenticanza del peccato avvenuta anche ad opera della cultura del nostro tempo. Cultura: stili di vita + pensiero degli intellettuali. Oggi vi una perdita del senso del peccato (frase di Pio XII). La perdita del senso del peccato la divaricazione tra compito morale e cultura, con la conseguente emarginazione della prospettiva morale dai comportamenti proposti dalla cultura contemporanea. Accusa alla Chiesa: il potere ecclesiastico in passato teneva vivo il senso di peccato per mantenere il controllo sulle coscienze. Ancora oggi in effetti la concentrazione della predicazione morale sul tema del peccato e della legge rischia di essere lunico modo con cui la Chiesa parla agli uomini della morale, e pu effettivamente produrre delle forme sbagliate di colpevolizzazione delle coscienze. 3. Teologia del peccato Lapproccio oggettivistico (senza riferimento alla coscienza soggettiva) al tema del peccato quello utilizzato da tutta la tradizione teologica e non solo dalla moderna teologia morale. Nei primi secoli cristiani si legarono peccato e penitenza: le pene servono innanzitutto a salvaguardare la qualit della vita della Chiesa e poi come deterrente e riparazione del male commesso. S. Tommaso definisce il peccato come forma cattiva della relazione con Dio. Egli distingue tra peccato mortale e peccato veniale. mortale il peccato che comporta la perdita dello stato di grazie, veniale il peccato che non comporta una conseguenza cos grave. Vi poi una definizione morale di peccato mortale e veniale: mortale il peccato che trasgredisce la legge in materia grave; qui per laspetto religioso relegato in secondo piano. La distinzione tra peccato mortale e veniale in termini materiali deve essere contestata perch non in grado di spiegare la qualit morale del peccato dei farisei: in quel caso infatti manca la materia grave ma secondo il Vangelo quello peccato mortale per eccellenza. La via di soluzione a queste difficolt deve passare dalla distinzione dei criteri di valutazione del peccato. La distinzione tra mortale e veniale devessere ovviamente definita in base allimpatto che il peccato ha nella relazione con Dio: il credente deve sempre temere che il proprio peccato sia mortale e deve sempre sperare che diventi veniale attraverso la confessione, intesa come volont permanente di conversione. Il peccato una minaccia permanente contro la fede stessa. X. LA SEQUELA DI GESU

La fede la disposizione di s verso il Vangelo, la sequela di Ges. 1. Avere la fede ed essere nella fede Conflitto tra morale e fede: espresso dal conflitto tra ragione e fede. La filosofia infatti sostiene che la verit morale di esclusiva competenza della ragione. Per dimostrare la pertinenza della fede nella ricerca della verit morale bisogna richiamare gli elementi fondamentali dellesperienza morale: LA COSCIENZA COME ESPERIENZA: la coscienza morale prima di tutto unesperienza. Lesperienza della coscienza morale nasce fin dallinizio in relazione allesperienza pratica. La coscienza voce e in qualche modi dice. COSCIENZA PSICOLOGICA E COSCIENZA MORALE: lesperienza dellagire trova le condizioni originarie per realizzarsi nelle forme dellaccadimento del bene, cio nella sensazione di 20

www.sviluppoepace.it essere benvoluto e sollecitato a volere bene. solo attraverso lesperienza pratica che il soggetto giunge alla presenza di s, cio alla coscienza psicologica. Essa assume subito il carattere di coscienza morale, perch capisce che il si pu volere comporta che si debba volere, altrimenti il soggetto non raggiunge unidentit propria. La necessit di volere il dovere morale. La coscienza di s ha due profili: 1) si annuncia attraverso le forme dellagire; 2) diviene effettiva solo mediante le scelte del soggetto. La coscienza morale la percezione che la coscienza un compito. NATURA RELIGIOSA DELLA COSCIENZA: la natura religiosa della coscienza si comprende richiamando la figura della fede quale condizione esistenziale di tutti gli uomini. Perch luomo esprima realmente un volere necessario che egli creda. Luomo dipende psicologicamente dalle opere che egli compie e se sente come non sue queste opere ne risulta un conflitto nella sua identit. LOBIEZIONE ILLUMINISTICA: AUTONOMIA CONTRO ETERONOMIA: c lidea che la coscienza sia definibile teoricamente, senza dover tenere conto dellesperienza pratica; la ragione pretende di determinare che cosa sia la coscienza e che cosa sia la verit morale in modo autonomo. La critica alla morale proposta dalla fede il fatto di non essere autonoma in quanto riceve per rivelazione la norma morale. Il cristianesimo terrebbe luomo in una condizione di minorit da cui solo la ragione sarebbe in grado di farlo uscire. Ma innanzitutto lautonomia pone problemi teorici insolubili e poi limperativo morale si pu formulare solo a partire dalle evidenze di valore che sono fornite dalle esperienze iniziali della vita delluomo. Contrariamente a quanto afferma lobiezione filosofica, la fede cristiana e la connessa obbedienza morale sono piena realizzazione dellautonomia. La ricerca di ci che si intuito essere verit di Dio rispetto alla verit proposta dalla cultura, chiede alla libert del singolo di uscire dalla comoda conformit alle regole sociali. Non sono corrette le forme di ricerca della verit di Dio che rifiutano il confronto con la cultura; la fede autentica non si estranea dalla tradizione culturale ma vive in essa. Ges il senso della storia. 2. La coscienza e la fede in Cristo Il messaggio di Ges si riferisce agli insegnamenti tradizionali: per fare intendere ai suoi ascoltatori la verit del Vangelo, Ges fa riferimento a ci che essi gi vivono; inoltre Ges fa pure continuo riferimento alle azioni effettivamente poste da coloro che lo ascoltano. La precedente coscienza morale degli ascoltatori permette loro di comprendere la verit del Vangelo che Ges rivela. GESU E LA TRADIZIONE DELLANTICO TESTAMENTO: la predicazione di Ges rimanda alla precedente rivelazione di Dio a Israele: Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele (Matteo, 15, 24). Ogni uomo chiamato ad approdare alla fede di Ges, non importa quale sia la tradizione culturale di partenza. Per fare comprendere limperativo morale le Scritture ci presentano le figure della promessa e del comandamento. Esse si manifestano nella forma dellaccadimento che sorprende. La promessa costituisce la condizione originaria perch luomo possa volere. IL COMANDAMENTO DI DIO: nellinsegnamento di Ges troviamo il compimento della legge, la quale viene fatta consistere in pochi imperativi essenziali: il perdono, laccoglienza dellaltro nel bisogno e il servizio. LA SEQUELA/IMITAZIONE DI GESU: la comprensione vera dei comandamenti avviene attraverso la testimonianza pratica di Ges. Egli il paradigma vero che d senso e verit al comandamento di Dio. La morale cristiana deve qualificarsi come sequela/imitazione di Ges. Limitazione decisione e quindi non perdita di autonomia. Lidentit delluomo deriva da un volere. In Ges il comandamento si realizza nella chiamata perentoria: seguimi! La sequela indica la via, limitazione indica la meta. La morale cristiana sequela o imitazione? Sequela e imitazione sono congiunte, non sono due realt diverse. LA NECESSITA DELLA PRATICA: Ges invita i discepoli ad interrogarsi sulla qualit effettiva dei loro atti. Chi pratica la legge trover anche la sua felicit nel praticarla; la parola di Ges deve mutare lessere stesso di chi ascolta, per poter essere anche intesa. Finch luomo non dispone di s,

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www.sviluppoepace.it vive nella menzogna perch fa delle cose che non vuole realmente, in questo senso schiavo. La libert si realizza solo dove luomo riconosce la sua verit ultima e le si affida. 3. Il ruolo del Magistero nella formazione della coscienza morale cristiana Corrisponde alla logica obiettiva del vangelo lidentificazione della coscienza morale con la fede. Qual il ruolo del Magistero nella formazione della coscienza morale del cristiano? Ges propone un unico modello di comportamento: la sua persona. Invece la preoccupazione degli apostoli di tipo diverso: essi si curano di dare forma ad un thos cristiano, cio costituire dei costumi conformi alla fede. Questo compito non in contrapposizione con il Vangelo, dato che d un criterio per dire alla coscienza individuale dei cristiani come si deve attuare lobbedienza al Vangelo in un determinato contesto storico. Il compito di annuncio del Vangelo svolto dalla predicazione ordinaria e dalla testimonianza dei Santi; la funzione di determinare lthos cristiano svolta dalla Chiesa. IL POSSIBILE CONFLITTO: possibile che la coscienza individuale esprima delle riserve circa le norme poste dalla Chiesa; la soluzione il sapere che norma di comportamento in ultima istanza per il singolo quella dettata dalla sua stessa coscienza morale. LA DETERMINAZIONE DELLE NORME MATERIALI: le norme morali proposte dalla Chiesa, nelle loro determinazioni materiali, debbono fare riferimento alla qualit del contesto storico e civile entro il quale la fede cristiana vive; pi precisamente alle forme della morale civile. Esiste una circolarit tra esperienza morale immediata dei credenti, ministero di governo e di insegnamento dei vescovi e sacerdoti. QUALE COMPETENZA DEL MAGISTERO IN MATERIA MORALE? Dopo il Concilio Vaticano I si avuto un consistente sviluppo del Magistero pontificio in materia morale; i due capitoli maggiori sono la dottrina sociale e la morale matrimoniale e familiare in genere. Non sembra che ci siano argomenti per negare pregiudizialmente una competenza di carattere magisteriale e non solo disciplinare dei vescovi in materia morale. Ci a motivo del compito proprio e irrinunciabile del Magistero di formare la coscienza morale dei cristiani. Bisogna distinguere tra magisteriale e pastorale: lintervento pastorale infatti quello che mira a stimolare dei comportamenti sui quali si suppone un consenso pacifico. Il magistero aiuta luomo a comprendere che egli cosciente di s solo grazie al dono di altri ed chiamato a realizzare il proprio dono di s a Dio. In tal modo le norme del Magistero aiutano a realizzare quella pienezza della disposizione di s verso Dio che la fede.

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