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Leggere Lacan.

Guida perversa al vivere contemporaneo


Introduzione, Mario Carbone

Di rado i tratti più acuti di un'epoca risultano dai ragionamenti sistematici che la percorrono; per questo,
interpretando il volere di Lacan stesso, Zizec mette la filosofia e la psicanalisi all'ascolto di voci che provengono
da ambienti diversi, trasversali, “beceri” come quello della cultura pop interpretando con lucidità il vivere
contemporaneo.

NIETZSCHE = appartiene al contemporaneo colui che non coincide perfettamente con esso nè si adegua alle sue
pretese ed è perciò “inattuale”. Attraverso lo scarto che lo separa dall'aderenza totale al contemporaneo riesce
ad interpretarlo con lucidità.

AGAMBEN = “Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo”.
Lo stesso Neitzsche fissa lo sguardo su quel fascio di tenebra; Dostoevskij ne I fratelli Karamazov avverte che
“se non vi è immortalità dell'anima, non vi è neppure virtù e quindi tutto è lecito”, dando inizio così all'era del
nichilismo (Camus); Infine Sartre tornerà su questo punto evidenziando come l'umo sia effettivamente solo al
mondo: privato del mondo delle luminose virtù si trova condannato ad essere libero.

Gli assassini di Dio, alla cui infinita misericordia in ultima istanza rimettiamo la responsabilità di ogni peccato,
certo non possono più contare su questo legislatore finale, sulla distinzione tra bene e male => l'annuncio della
morte di Dio profila l'avvento di un nulla in cui aggirarsi senza meta, la fine della storia come successione di
eventi dotati di senso ultimo, la fine di un'epoca nel segno della fine dei valori supremi tipici della civiltà
occidentale.

Ma il trauma della morte, dell'uccisione di Dio, è tanto forte da costringere l'uomo a rimuoverlo, rilegandolo
nell'inconscio, rimosso per non ammetterne l'assassinio
=
la vera formula dell'ateismo non è “Dio è morto” ma “Dio è inconscio”.

GRANDE ALTRO, Lacan = secondo Zizec quell'agire impersonale, culturalmente costruito, il cui sguardo
cerchiamo da un lato di impressionare con il nostro comportamento e dall'altro di assumere come parametro
in base al quale misurarci → nel nostro mondo, il fallimento degli ordini simbolici tradizionali (la morte di Dio)
ha provocato un pervertimento del Super- io (controparte sadica del grande Altro) e del grande Altro
=
se solitamente il grande Altro si aspettava da noi la TEMPERANZA, oggi, in accordo con la caratterizzazione
edonistica della nostra società, ci spinge all'ECCESSO; coerente con il suo ruolo, anche il Super- io si comporta
allo stesso modo, funzionando come imperativo di godimento. Ne deriva il carattere fittizio della libertà
nell'epoca del “tutto è lecito”

“La psicoanalisi deve rendersi conto che la vecchia situazione, nella quale la società è portatrice di divieti e
l'inconscio di pulsioni sregolate, è oggigiorno invertita: è la società a essere edonista, mentre è l'inconscio che
regola” ZIZEC

Possibilità di preservare la libertà del godimento solo attraverso i moniti silenziosi dell'inconscio, che porta alla
luce la vergogna da una fonte sconosciuta e inaccessibile → la soluzione per uscire dal nichilismo non sta nel
ripristino della credenza, che sarebbe fittizia e inutile, ma nell' usare le possibilità casuali offerte dall'inconscio
come varchi di libertà.
Oggi il compito della psicoanalisi è quello di rendere meno opprimente l'imposizione a godere, di alleviare la
pressione a doverlo fare.
PREFAZIONE

2000: centesimo anniversario della pubblicazione de L'interpretazione dei sogni, si proclama a gran voce la
morte della psicoanalisi → oggi più che mai, con le recenti conquiste scientifiche, anche la mente umana
appare come una banale macchina computerizzata e la psicoanalisi, lungi dall'essere sovversiva, appartiene
sempre di più a quel campo tradizionale umanistico minacciato dalle umiliazioni della scienza.

La psicoanalisi appare spacciata a tre livelli:


• Quello della conoscenza scientifica della mente umana, sul cui campo viene battuta dalla scienza;
• Quello della clinica psichiatrica, dove il trattamento psicoanalitico perde terreno, superato dalle pillole e
dalla terapia comportamentale;
• Quello del contesto sociale, dove l'immagine freudiana di una società di norme sociali che rimuovo gli
impulsi sessuali, non rispecchia il permissivismo imperante.

MA → viste attraverso gli occhi di Lacan, del suo RITORNO A FREUD, come ritorno al nucleo originario e
rivoluzionario di queste teorie, esse riprendono forza come mai prima.
Ritorno a Freud = Lacan prende le mosse dalla lettura linguistica dell'intero edificio psicoanalitico, dimostrando
che la nozione originaria non ha nulla a che veder con quella re- interpretazione in chiave romantica di dominio
di impulsi incontrastati; la rivoluzione freudiana è consistita nel presentare l'inconscio come entità che pensa e
parla, luogo dove la verità traumatica ritrova la sua voce

La scuola freudiana di Lacan è caratterizzata da un generale tenore filosofico che interpreta la psicoanalisi come
teorie e pratiche che pongano l'individuo a confronto con gli aspetti più profondi dell'esistenza.
Non si limita a rendere l'uomo in grado di accettare la realtà rimossa; spiega piuttosto come tale realtà si
costituisce => il successo della terapia non coincide con il benessere del paziente o con il successo della sua vita
sociale; l'obiettivo è portare il paziente stesso a porsi di fronte alle coordinate elementari e i punti morti del
suo DESIDERIO.

Per far ciò L. si avvale di una moltitudine di teorie e approcci provenienti dai campi d'indagine più disparati
(studi linguistici di Saussure, antropologia strutturale di Levi- Strauss, teoria matematica degli insiemi ecc.) dai
quali derivano termini e descrizioni che non trovano corrispondenza diretta in Freud, ma che esplicitano
concetti implicitamente già presenti nelle sue teorie di cui forse nemmeno si rendeva conto

IN PARTICOLARE ALLA LINGUISTICA: L. convinto che sia il modo migliore per esplicitare e sviluppare la nozione
di inconscio come linguaggio, discorso, insieme alla teoria della dialettica hegeliana.

Avido lettore, per L. la psicoanalisi è un modo di leggere testi → quale modo migliore di mettere in pratica i
suoi insegnamenti di legger i testi di altri autori con Lacan?

• Gesti vuoti e discorsi performativi: Lacan affronta il complotto della CIA

ORDINE SIMBOLICO, grande Altro = la costituzione non scritta della società, la seconda natura di ogni essere
parlante; dirige e controlla le mie azioni ma resta impenetrabile.
Tuttavia non siamo delle marionette assoggettate alla volontà di questo grande Altro.

Per L. la realtà degli esseri umani è costituita da tre livelli fra loro intrecciati:
• Il Simbolico
• L'Immaginario
• Il Reale

Il grande Altro opera a livello simbolico → la nostra attività discorsiva è fondata sull'accettazione di un
complesso sistema di regole su cui facciamo affidamento per comunicare.
• Vi sono regole e significati che seguo ciecamente ma di cui, se ci rifletto, posso rendermi in parte
consapevole;
• Significati che mi abitano a mia insaputa;
• Regole di cui sono consapevole ma di cui non necessito di far mostra.
In questo spazio regna incontrastato l'Altro come spettatore di tutte le nostre azioni.
Ma esso esiste solo nella misura in cui i soggetti si comportano come se esistesse (simile a ideologie come il
Nazionalio il Comunismo, sostanze in cui gli individui si riconoscono nella misura in cui le percepiscono come
reali)

FREUD = lo sviluppo di un sintomo è messaggio cifrato riguardo il rimosso, i segreti più intimi e i traumi
inconsci.
A CHI E' DIRETTO QUESTO MESSAGGIO? Il grande Altro virtuale, “l'unico” in grado di decifrarlo a parte
psicanalista
=
l'ordine simbolico non è quindi una sostanza spirituale che esiste indipendentemente dagli uomini; esso è retto
proprio dalla loro incessante attività

Secondo L. il linguaggio è uno strumento pericoloso per gli esseri umani: si offre all'uso gratuitamente ma una
volta che lo usiamo ci colonizza
INOLTRE: quando il dono è offerto l'importante non è il contenuto ma il nesso tra offerente e destinatario
→ ROMAN JAKOBSON: il discorso umano non è mai la mera trasmissione di un messaggio, ma asserisce sempre
in modo auto- riflessivo il patto simbolico basilare fra i soggetti comunicanti.

Il livello più elementare dello scambio simbolico è un “gesto vuoto” cioè fatto per essere rifiutato =>
appartenere ad una società implica giungere a un punto paradossale in cui ciascuno di noi riceve l'ordine di
abbracciare liberamente quanto in ogni caso ci viene imposto.
Da esso inoltre scaturisce un netto guadagno, in termini di miglioramento del rapporto, anche se a ben vedere
ci si ritrova al punto di partenza.

Nel caso in cui tale gesto tuttavia fosse accettato si avrebbe il DISINTEGRARSI DELL'APARENZA, la
DISSOLUZIONE DELLA SOSTANZA SOCIALE.

A causa di questa dimensione performativa, ogni scelta che ci troviamo a dover affrontare nel linguaggio è una
META- SCELTA, che influenza e cambia le stesse coordinate del mio scegliere. L. è interessato al modo in cui i
gesti di simbolizzazione sono intrecciati al processo della pratica collettiva e in esso radicati.

HEGEL = fu tra i primi a interpretare la triade geografica Germania- Francia- Inghilterra quale espressione di tre
diversi atteggiamenti esistenziali:
• la precisione riflessiva tedesca;
• l'impeto rivoluzionario francese;
• il moderato pragmatismo utilitaristico inglese.

Leggibile anche in chiave politica:


• Conservatorismo tedesco;
• Radicalismo rivoluzionario francese;
• Liberalismo moderato inglese
Dimensione dichiarativa dell'azione simbolica molto importante => l'atto di riferire pubblicamente qualcosa
NON E' MAI NEUTRALE, ma influenza il contenuto stesso di quanto riportato. E anche i destinatari della
dichiarazione erano a conoscenza del fatto, averlo esplicitato muta la situazione.
Ugualmente per la versione negativa della dichiarazione: l'atto di non menzionare o nascondere qualcosa può
creare un significato addizionale.

AVVITAMENTO RIFLESSIVO pertiene alla comunicazione in quanto tale → non bisognerebbe mai dimenticare di
includere nel contenuto di un atto comunicativo l'atto stesso, poiché il significato di ciascun atto comunicativo
coincide anche con l'asserire riflessivamente che si tratta di un atto comunicativo.
→ dinamiche importanti per le modalità di comunicazione dell'inconscio

• Il soggetto interpassivo: Lacan fa girare un mulino in preghiera

E' sempre più comune e ampia l'interazione possibile tra lo schermo/ il media tecnologico e l'uomo, connessi
attraverso una relazione sempre più stretta e dialogica, INTERATTIVITA'.

INTERPASSIVITA' = situazione inversa nella quale l'oggetto mi espropria della mia passività, godendo dello
spettacolo al mio posto.
L'interpassività è l'opposto della nozione hegeliana di astuzia della Ragione, nella quale io sono attivo
attraverso l'altro → posso rimanere cioè inattivo sullo sfondo mentre l'Altro agisce per me (così, secondo
Hegel, l'idea assoluta regna sovrana in tutta la storia; rimanendo estraniata dai conflitti, lasciando che siano gli
uomini e le loro passioni a dibattere le sue contese).
Nel caso dell'interpassività sono PASSIVO ATTRAVERSO L'ALTRO, concedendogli di godere attraverso la mia
esperienza => approdiamo quindi alla nozione di FALSA ATTIVITA', ovvero l'agire perchè nulla cambi, perchè
nulla accada. In ciò risiede la strategia tipica del nevrotico ossessivo, freneticamente attivo per evitare il
mutamento (anche nel rapporto con l'analista).

Pericolo molto comune, soprattutto nell'odierna politica, è la pseudoattività: il bisogno di essere attivi,
partecipare, far sentire la propria presenza tentando continuamente di fare qualcosa, e rimanere fermi. Il
primo passo per ottenere davvero qualcosa, per agire concretamente, è tirarsi indietro, nella passività, e
rifiutarsi di partecipare.

Per spiegare lo spostamento di conoscenza da un soggetto ad un altro Lacan conia la nozione di soggetto
supposto sapere:

Introversione dell'ordine normale dell'acquisizione del sapere, ha connotazioni teologiche: in un'autentica


credenza religiosa, anzitutto io credo in Dio e poi, sulla base della mia credenza, divento sensibile alle prove che
sostengono la verità della mia fede
→ nella terapia, il terapeuta quale soggetto supposto sapere, funziona in modo molto simile: il paziente è
convinto che egli sia a conoscenza del segreto che nasconde, che abbia l'assoluta certezza del suo desiderio
inconscio = fenomeno alla base del TRANSFERT: posso giungere al significato inconscio dei miei sintomi solo se
presuppongo che l'analista conosca già il loro significato.

Ma il soggetto supposto sapere è solo un personaggio secondario che si staglia sullo sfondo del soggetto
supposto credere, che coincide con la caratteristica costitutiva dell'ordine simbolico.
A proposito della religione, per esempio, non possiamo più dire di “credere davvero”: semplicemente seguiamo
vari rituali comportamentali per rispetto dello stile di vita della comunità a cui apparteniamo => cultura è il
nome di tutte quelle cose che facciamo senza credervi davvero; in questo senso screditiamo i fondamentalisti
perchè hanno i coraggio di credere davvero in quelle cose.

Carattere non psicologico dell'ordine simbolico: tramite l'interpassività, possiamo espletare dei compiti che
riguardano le credenze e i sentimenti interiori senza mettere in moto nessuno di questi.
TUTTAVIA → Le emozioni messe in atto attraverso la maschera possono essere stranamente più autentiche e
veritiere di quanto presumiamo di sentire; benchè il vero sé non le provi, non si può dire che esse siano
effettivamente false. => reality televisivi dove i concorrenti interpretano se stessi
=
logica dell'apparenza assurda rende bene il funzionamento dell'ordine simbolico

Tale meccanismo coinvolge anche ciò che FREUD chiamò “rinnegamento feticistico” e che L. individua con la
formula “Chi è al corrente è nell'errore”: è l'errore dei cinici che interpretano la realtà esclusivamente sulla
base della visione; non lasciandosi prendere dalla funzione simbolica, continuando a credere esclusivamente ai
propri occhi, non coglie il funzionamento e i meccanismi della realtà che lo circonda che possono essere anche
positivi, migliori nei fatti dell'interpretazione che ne fa il cinico
es. : un prete corrotto che predichi virtù, incarnando la legge della Chiesa, può comunque spingere a fare del
bene.

Questo scarto tra l'immediata identità psicologia e la mia identità simbolica (la maschera o il titolo con cui mi
muovo e mi relaziono entro il grande Altro) è ciò che L. chiama castrazione simbolica:
Insegne esterne che non fanno parte della mia natura e che mi castrano, perchè introducono uno scarto fra
questa e la mia identità simbolica, pubblica. Questo scarto fa in modo che il soggetto non possa mai
identificarsi con la maschera pubblica; l'interrogazione, il disagio in relazione alla maschera pubblica genera
isteria.

Isteria- Istoria = correlazione molto importante che ALTHUSSER chiamava interpellanza storica: l'identità
simbolica che ci è conferita è il risultato del modo in cui l'ideologia dominante ci interpella (orientamento
politico, credenze religiose ecc.)
es. Shakespeare, Riccardo II: un'opera sul progressivo interrogarsi del Re sul suo ruolo e il parallelo emergere
dell'isteria.
Per l'isterico, il problema è come distinguere l'immagine che gli altri percepiscono di lui da ciò che egli stesso è,
dalla sua percezione.
→ “Il desiderio dell'uomo è desiderio dell'altro”

Impasse fondamentale del desiderio umano è che esso coincide con il desiderio dell'altro inteso nel senso di
genitivo (generativo) sia soggettivo che oggettivo:
• Desiderio per l'altro;
• Desiderio di essere desiderato dall'altro;
• Desiderio per quanto l'altro desidera.

E' assai più facile accettare le disuguaglianze se si sostiene che esse derivino da una forza impersonale e cieca.
Proprio l'ingiustizia del capitalismo è la caratteristica- chiave che la rende tollerabile per la maggioranza.

Lacan è d'accordo con Freud e Nietzsche sostenendo che la giustizia come uguaglianza sia fondata sull'invidia:
l'esigenza di giustizia è, in ultima analisi, esigenza di sopprimere il godimento eccessivo dell'altro, in modo che
l'accesso ad esso sia uguale per tutti. La deriva opposta di questo comportamento è l'ascetismo, e poiché è
impossibile imporre l'uguale godimento a tutti quel che si può imporre è una proibizione ugualmente condivisa.

Nella società contemporanea l'imperativo ascetico assume il suo opposto “Godi!”


→ oggi possiamo davvero distinguere i contorni di ciò che Nietzsche chiamava “l'Ultimo Uomo” nella forma del
predominante ascetismo edonistico
=
esperienza dell'Altro privato della sua Alterità; tutto è permesso poiché sia privato del nocciolo del Reale che lo
contraddistingue.

Accettare pienamente che sia il desiderio stesso a sabotare la propria liberazione è l'amara lezione di Lacan →
questo ci riporta al soggetto supposto sapere, il più recondito Altro dell'isterico, l'obiettivo di tutte le sue
provocazioni. Compito dello psicanalista è scalzare questo ruolo e rende il paziente cosciente del fatto che nel
grande Altro non c'è alcuna garanzia per il desiderio del singolo.

• Dal Che vuoi? Al fantasma: Lacan con Eyes Wide Shout

Altro percepito come ASSOLUTO, riconosciuto ma non conosciuto.


Incognita dell'identità dell'Altro caratterizza il rapporto tra la parola a livello cui è parlata e l'Altro → in
quest'ottica Lacan fa coincidere il grande Altro con l'impenetrabilità di un soggetto al di là del muro del
linguaggio.
E' quindi il meccanismo anonimo dell'ordine simbolico, o un altro soggetto nella propria radicale alterità da cui
il muro del linguaggio mi separa?

MISTERO CENTRALE del grande Altro: momento in cui esso, l'anonimo ordine simbolico, viene soggettivato
come Terzo che sovrasta l'interazione dei reali individui umani (es. Dio).
Per conoscere l'obiettivo di questo Terzo impenetrabile non è necessario scomodare Dio, poiché è presente in
ogni essere umano: nella formula “desiderio dell'altro” dell' è una determinazione soggettiva; la domanda
posta ad un oracolo sopra di noi ci ritorna indietro come domanda a noi stessi, conducendoci alla strada verso il
nostro desiderio.

La formula lacaniana “Che egli desidera in quanto Altro” è ambigua:


• Il desiderio dell'uomo è strutturato dal grande altro decentrato, ossia l'ordine simbolico nel quale dimoro;
• Indica che il soggetto desidera solo nella misura in cui percepisce l'Altro come desiderante di un desiderio
insondabile, opaco, che è però in grado di portarlo sulla strada del suo desiderio

Nella tradizione giudaica il desiderio del prossimo costituisce il nucleo traumatico e alieno sempre presente
nell'altro, presenza inerte ed enigmatica che mi rende isterico, ma che mette in difficoltà anche l'altro.

La tentazione a cui si deve resistere coincide con l'addomesticamento etico del prossimo:
→ LEVINAS, prossimo come punto abissale dal quale emana il richiamo alla responsabilità etica. Offusca la
mostruosità del prossimo che per Lacan rende Cosa l'altro (Freud con il termine designa l'oggetto ultimo dei
nostri desideri nella sua intollerabile intensità e impenetrabilità).
In quest'ottica, soprattutto nel Giudaismo, la Legge ha la funzione ultima di tenere la Cosa, l'Altro, a debita
distanza, di proteggerci dalla sua mostruosità.

Per questo essere amati risulta un'esperienza tanto traumatizzante: essere amato fa sentire direttamente lo
scarto tra quello che sono in quanto essere determinato e l'insondabile x che è in me e che causa l'amore.
“Amore è dare qualcosa che uno non ha”

A partire dall'abisso dell'altro in quanto Cosa si può comprendere ciò che Lacan intende parlando di parola
fondante, di affermazioni che conferiscono un titolo simbolico ad una persona, rendendola ciò che è chiamata
ad essere (sei la mia donna, sei il mio maestro …)
Abbiamo bisogno di questi discorsi fondativi, di questo impegno simbolico, in quanto l'altro che dobbiamo
affrontare no è solo il mio doppio specchiato ma lo sfuggente Altro assoluto che rimane mistero insondabile.
La funzione dell'ordine simbolico è quella di frapporsi tra me e l'insondabile Altro così che si renda possibile
una convivenza pacifica.

L. in contrasto con l'antiumanismo teorico di Althusser (DETTAGLI?), sostiene un antiumanismo pratico,


un'etica che si rivolge al cuore inumano della società, che tenga testa alla mostruosità latente dell'essere
umano.

KANT, Critica della ragion pura = introduce distinzione chiave tra giudizio negativo e giudizio indefinito:
possiamo negare un'affermazione negandola, o affermando un non – predicato → “non è morto”/ “è un non
morto”
Il giudizio indefinito apre un terzo dominio che scalza la distinzione tra due predicati opposti, introducendo un
terzo elemento.

Per Lacan il fantasma fornisce una risposta all'enigma del desiderio dell'Altro; esso letteralmente ci insegna
come desiderare.
Il desiderio rappresentato dal fantasma, tuttavia, non è il desiderio del soggetto stesso ma il desiderio
dell'altro: la domanda originaria del desiderio non è “Cosa voglio?” ma “Cosa vogliono gli altri da me?”

La sessualità, come sfera nella quale ci avviciniamo più intimamente ad un altro essere umano esponendoci
completamente a lui, identifica il godimento come reale: qualcosa di traumatico nella sua intensità mozzafiato,
ma anche qualcosa di impossibile, nel senso che mai riusciamo a dargli un senso → ecco perchè un rapporto
sessuale che funzioni deve essere schermato da un fantasma, filtrato dello schermo fantasmatico asessuato.
Qualsiasi contatto con un corpo reale, qualsiasi piacere sessuale proviamo nel contatto, non è qualcosa di
evidente, ma è intimamente traumatico e può essere sopportato solo nella misura in cui questo altro si colloca
all'interno della cornice fantasmatica del soggetto.

=> Il fantasma quindi sovverte le categorie di soggettivo e oggettivo, qualificandosi come qualcosa di
oggettivamente soggettivo <=

=> il soggetto è sempre decentrato: sono privato (come?) del fantasma fondamentale che costituisce e
garantisce il nucleo stesso del mio essere, dal momento che non posso mai farne esperienza consapevolmente
né, dunque, immaginarlo.

Secondo la visione tradizionale, la dimensione costitutiva della soggettività è quella dell'(auto)esperienza


fenomenica: non importa quale sconosciuto meccanismo governi le mie azioni, le mie percezioni i miei
pensieri; nessuno può portarmi via quanto sto vedendo e sentendo in quest'attimo.
Secondo Lacan tuttavia obiettivo ultimo dello psicanalista è proprio quello di privare il soggetto di tutto ciò, del
fantasma fondamentale che regola l'universo della sua auto- esperienza. Il soggetto freudiano dell'inconscio
emerge soltanto quando un aspetto chiave dell'(auto)esperienza del soggetto gli diventa inaccessibile, rimosso
a un livello primordiale. L'inconscio coincide con il fenomeno inaccessibile e non con i meccanismi oggettivi che
regolano l'esperienza fenomenica.

La psicoanalisi ci consente di formulare una paradossale fenomenologia senza un soggetto: sorgono fenomeni
che non sono fenomeni di un soggetto, che appaiono a un soggetto; questo non significa che il soggetto non è
coinvolto, lo è in quanto diviso, in quanto agire che non è in grado di assumere il nocciolo della propria
esperienza interiore.

Ciò che accade quando mi avvicino troppo al nucleo fantasmatico del mio essere è quanto Lacan descrive come
afanisi (annientamento del sé) del soggetto.
L'attualizzazione forzata nella realtà sociale del nucleo fantasmatico (es. stupro di una donna che ha fantasie di
violenza) è il peggiore e più umiliante tipo di violenza possibile, che scalza il fondamento stesso della mia
identità.
A questo la scrittura e l'arte moderna oppongono non già la realtà soggettiva, ma l'oggettivamente soggettivo
che soggiace al fantasma, allestendo fantasmi radicalmente desoggettivati che non potrebbero essere
rappresentati dal soggetto.

ULTERIORE COMPLICANZA: se ciò di cui facciamo esperienza in termini di realtà è strutturato dal fantasma, e se
il fantasma svolge la funzione dello schermo che ci protegge dall'essere direttamente sommersi dal Reale,
allora la stessa realtà può fungere da scappatoia dall'incontro con il Reale.

Nell'arte contemporanea incontriamo spesso tentativi brutali di ritornare al reale . Di riportare lo spettatore
nella Realtà; così nella letteratura o nel cinema vi sono promemoria autoriflessivi che ci ricordano che quanto
stiamo guardando è una mera finzione.

• Problemi con Reale: Lacan spettatore di Alien

“La lamella è una cosa extrapiatta che si sposta come un'ameba. Soltanto è un po' più complicata (…) è la libido
in quanto puro istinto di vita, di vita immortale, di vita irreprimibile, di vita che non ha bisogno di alcun organo,
di vita semplificata e indistruttibile”

La lamella (traducibile “uomlette”, una crasi di «uomo» e «omelette») organo che dà corpo alla libido, è
un'entità di pura superficie, priva della densità di una sostanza, un oggetto infinitamente plastico che può
cambiare forma in continuazione e persino trasporsi da un elemento all'altro.
E' inscindibile, indistruttibile, immortale o, più precisamente, non-morta nel senso osceno che questo termine
assume nella fiction horror.

La lamella non esiste, insiste: entità di pura sembianza, una molteplicità di apparenze che sembrano
avviluppare un vuoto centrale; il suo stato è puramente fantasmatico. Equivale alla freudiana “pulsione di
morte”

“pulsione di morte” = paradossalmente, il termine indica il modo in cui l’immortalità appare nella psicoanalisi:
un arcano eccesso vitale, un bisogno «non-morto» che persiste al di là del ciclo (biologico) della vita e della
morte, della generazione e della corruzione.
Freud pone sullo stesso piano la pulsione di morte e la cosiddetta “coazione a ripetere” (misterioso bisogno di
ripetere dolorose esperienze passate che sembra eccedere le naturali limitazioni dell’organismo che ne è
colpito).

RIDLEY SCOTT, Alien = il mostruoso alieno ha una somiglianza impressionante con la lamella di Lacan → è libido
come pura vita, indistruttibile e immortale.

Al di là della rappresentazione della sua mostruosità, la lamella rimane nella sfera dell’Immaginario, anche se
come un tipo di immagine che spinge a estendere l’immaginazione ai confini stessi dell’irrappresentabile. Si
colloca sull’intersezione fra Immaginario e Reale, rappresentando di quest'ultimo la sua più terrificante
dimensione immaginaria.

Questo Reale della lamella va inteso in senso opposto al Reale scientifico.


=> Lacan è risolutamente anti-postmoderno, contrario a qualsiasi nozione di scienza intesa come un’altra
storiella su noi stessi che raccontiamo a noi stessi, una narrazione la cui apparente supremazia sulle altre è
fondata soltanto sull’occidentale «regime di verità» (Michel Foucault) legato alla contingenza storica. Per Lacan
il problema è che questo Reale scientifico è proprio quello che ci manca completamente e dal quale resteremo
eternamente separati.

Lo separa da noi non la ragnatela dell’Immaginario (illusioni, false percezioni), né il “muro del linguaggio” (la
rete simbolica attraverso la quale ci rapportiamo alla realtà), bensì un altro Reale: il Reale inscritto nel nucleo
stesso della sessualità umana.
La sessualità umana segnata da un irriducibile fallimento derivante dalla rivalità fra i due punti di vista sessuali,
che non condividono un denominatore comune
=
Il godimento può essere dunque ottenuto solo sullo sfondo di una perdita fondamentale.

=> Il mito della lamella presenta l’entità fantasmatica che dà corpo a quel che un essere vivente perde nel
momento in cui accede al regime (organizzato simbolicamente) della differenza sessuale. <=

Poiché uno dei nomi freudiani di questa perdita è castrazione, si potrebbe anche dire che la lamella è una sorta
di OPPOSTO POSITVO DELLA CASTRAZIONE: l’indistruttibile oggetto parziale scisso dal corpo vivente colto nella
differenza sessuale.

La conclusione da trarre è che il Reale lacaniano sia una categoria assai più complessa dell’idea di un «nocciolo
duro» fisso e trans-istorico che si sottragga per sempre alla simbolizzazione. Non ha nulla a che vedere con
quanto Kant chiamava “cosa in sé” (la realtà così com’è là fuori, indipendentemente dalle nostre percezioni).

Sogno freudiano dell’iniezione di Irma, in apertura a L’interpretazione dei sogni = esprime la sensazione di
colpevolezza e responsabilità percepita da Freud per il fallimento della terapia su una sua giovane paziente,
Irma.
• La prima parte del sogno si conclude con lui che le osserva la gola in profondità; quel che vi vede
rappresenta il Reale, la palpitazione della sostanza vitale come la Cosa stessa, nella sua ributtante dimensione
di escrescenza cancerosa;
• La seconda parte del sogno termina con una formula chimica scritta in grande.
=
ciascuna parte si conclude dunque con una figurazione del Reale.

A questi due Reali se ne aggiunge un terzo, quello di un misterioso je ne sais quoi, l’insondabile qualcosa che
rende un oggetto ordinario sublime: quello che Lacan chiamava l’objet petit a.

Medesima situazione nel nostro razzismo quotidiano → Pur essendo pronti ad accettare l’altro vi è un qualche
particolare che infastidisce noi occidentali, una piccola caratteristica che ce lo rende alieno, poco importa
quanto si adoperi per comportarsi come noi.

Occorre distinguere fra l’objet petit a in quanto:


• Causa del desiderio, l’aspetto per via del quale desideriamo l’oggetto, un qualche particolare o un tic di cui
solitamente non siamo consapevoli e che talvolta addirittura percepiamo erroneamente come un ostacolo
nonostante il quale desideriamo l’oggetto;
• Oggetto del desiderio, semplicemente l’oggetto desiderato.

Questa distinzione getta una luce nuova sulla tesi freudiana secondo la quale un depresso non è consapevole di
quel che ha perduto nell’oggetto perduto = egli si configura in quest'ottica come il soggetto che possiede
l’oggetto, ma ha smarrito il proprio desiderio nei suoi confronti perché la causa che glielo faceva desiderare è
venuta meno.
=
la depressione ha luogo quando infine otteniamo l’oggetto desiderato, ma ne siamo delusi

In questo senso la depressione (insoddisfazione verso tutti gli oggetti positivi ed empirici, nessuno dei quali può
soddisfare il nostro desiderio) è l’inizio della filosofia.

Lo stato di questo oggetto-causa del desiderio è quello di un’anamorfosi. Una parte di un dipinto che, vista di
fronte, appare come un insignificante scarabocchio, assume i contorni di un oggetto conosciuto se ci spostiamo
e osserviamo il dipinto di scorcio.

Secondo Lacan addirittura l’oggetto-causa del desiderio sarebbe qualcosa che, visto di fronte, non è alcunché,
ma acquisisce i contorni di qualcosa solo se visto di traverso.

SHAKESPEARE, Riccardo II = si è soliti dire che Riccardo trovi difficile accettare la distinzione fra «i due corpi del
re» e imparare così a vivere, spogliato del carisma regale, come un qualsiasi essere umano. Tuttavia, la morale
della tragedia è che questa operazione è in definitiva impossibile da realizzare: Riccardo comincia a percepire il
proprio potere sovrano come un effetto dell’anamorfosi, ma liberarci di questo spettro privo di sostanza non ci
lascia con la semplice realtà di quel che effettivamente siamo.
Come se l’intera realtà fosse un effetto dell’anamorfosi, un’«ombra del nulla», sicché quel che ne vedremmo se
la guardassimo in faccia sarebbe, appunto, un caotico nulla.

Questo è l’objet a: un’entità priva di consistenza, che in se stessa «rend[e] solo confusione» e che acquisisce
una forma definita solo quando la si osserva da un punto di vista scostato dai desideri e dalle paure del
soggetto.

La più celebre anamorfosi nella storia della pittura, gli Ambasciatori di Holbein, riguarda la morte, un teschio.

Tutto questo equivale al fatto che per Lacan il Reale, nella sua accezione più radicale, deve essere totalmente
desostanzializzato. Non si tratta di una cosa esterna che non si lasci catturare nella rete simbolica, ma della
smagliatura all’interno della rete stessa. Il Reale in quanto Cosa mostruosa dietro il velo delle apparenze è il
miraggio ultimo che si presta facilmente all’appropriazione new age.

In questo senso Lacan compie un rovesciamento che può essere illuminato dal passaggio, in Einstein, dalla
teoria particolare alla teoria generale della relatività.
La teoria particolare introduce la nozione di spazio curvo, ma concepisce questa curvatura come l’effetto della
materia = materia curva lo spazio; uno spazio vuoto non sarebbe curvo.
Con il passaggio alla teoria generale, la causalità è ribaltata: anziché causare la curvatura dello spazio, la
materia ne è l’effetto, e la presenza della materia segnala che lo spazio è curvo.

Lacan sostiene che il Reale – la Cosa – non è tanto la presenza inerte che curva lo spazio simbolico
(introducendovi vuoti e inconsistenze), quanto, piuttosto, un effetto di questi vuoti e di queste inconsistenze.
Siamo qui ricondotti a Freud che, nello sviluppo della sua teoria sul trauma, cambiò la propria posizione in
maniera stranamente omologa alla svolta einsteiniana appena menzionata.
• Prima: nozione di trauma nei termini di qualcosa che, dall’esterno, si intromette nella nostra vita psichica e
ne disturba l’equilibrio, scardinando le coordinate simboliche che organizzano la nostra esperienza;
Da questo punto di vista, il problema è come simbolizzare il trauma, come integrarlo, cioè, nel nostro universo
di senso e cancellarne così l’impatto disorientante.
• Più tardi: mediante l'analisi del famoso paziente russo soprannominato l’«Uomo dei lupi», egli giunse a
isolare un precoce evento traumatico che aveva segnato la vita del paziente stesso: all’età di un anno e mezzo,
aveva assistito a un rapporto sessuale dei genitori. Tuttavia, quando in origine si era verificata, la scena non
aveva recato alcun trauma. Solo anni dopo la scena fu traumatizzata, elevata a un Reale traumatico
retroattivamente, in modo da aiutare il bambino ad affrontare l’impasse del suo universo simbolico (la sua
incapacità di trovare risposte all’enigma della sessualità).

DA UN PUNTO DI VISTA SOCIALE: l’antisemitismo, per esempio, «reifica» la rivalità insita nella società,
incorporandola in un particolare gruppo di persone, gli Ebrei. Questi sono elevati al livello della Cosa che,
dall’esterno, si intromette nel corpo sociale e ne disturba l’equilibrio.

Lacan ricorre spesso al Reale scientifico per chiarire i rompicapi del Reale psicoanalitico.
Questi riferimenti vogliono essere mere metafore o implicano un legame teoretico fra i due domini?
Benché Lacan tenda a minimizzare i suoi debiti, riducendoli a strumenti didattici, i fatti sono spesso più
ambigui. Consideriamo la caratterizzazione lacaniana delle «scienze dure» nel loro rapporto con quel che
chiama savoir dans le réel (sapere nel reale): è come se una conoscenza delle leggi della natura fosse
direttamente inscritta nel Reale degli oggetti e dei processi naturali.
Potrebbe sembrare che la differenza fra natura e storia si trovi proprio lì: nella storia umana, le «leggi» sono
norme che possono essere dimenticate o infrante.
Questi paradossi sono dominio esclusivo della storia umana? Nella sua massima baldanza, la fisica quantistica
sembra consentire soltanto la sospensione momentanea, la «dimenticanza», della conoscenza nel reale.

L’energia di una particella può oscillare anche moltissimo, purché l’oscillazione avvenga in un periodo di tempo
abbastanza breve, determinato dal principio di Heisenberg (…) => Il principio di indeterminazione di Heisenberg
ci dice che nel mondo microscopico avviene un perpetuo e frenetico trasferimento di energia e quantità di
moto.

Ecco come, persino in una regione di spazio vuota, una particella emerge dal Nulla, «prendendo a prestito» la
sua energia dal futuro e pagandola (con la sua estinzione) prima che il sistema possa notare il debito. L’intera
rete può funzionare in questo modo, in un ritmo di debito ed estinzione. Questo presuppone un minimo scarto
fra le cose nella loro bruta, immediata realtà e la registrazione di questa realtà in un qualche medium (del
grande Altro): si può imbrogliare nella misura in cui il secondo evento è ritardato rispetto al primo.
Quel che rende la fisica quantistica così strana è che si può imbrogliare «nella realtà», con il proprio essere.
Il grande contrappunto alla fisica quantistica, la teoria einsteiniana della relatività, offre inaspettati paralleli
con la teoria lacaniana:
• Il punto di partenza della teoria della relatività è il fatto che, per ogni osservatore, non importa in che
direzione o quanto velocemente si muova, la luce si muove alla medesima velocità. La teoria generale della
relatività risolve l’antinomia fra la relatività di ciascun movimento rispetto all’osservatore e la velocità assoluta
della luce (costante) con la nozione di spazio curvo;
• Per Lacan, che il soggetto desiderante si avvicini o fugga dal suo oggetto di desiderio, quest’ultimo sembra
rimanere rispetto al primo, a una distanza immutata.
Questo paradosso può essere chiaramente risolto dalla differenza fra l’oggetto e la causa del desiderio: per
quanto io possa avvicinarmi all’oggetto del desiderio, la sua causa rimane distante, sfuggente. La soluzione
freudiana all’antinomia fra l’avvicinarsi o il fuggire del soggetto dai suoi oggetti di desiderio e la «velocità
costante» (e distanza rispetto al soggetto) dell’oggettocausa del desiderio, risiede nello spazio curvo del
desiderio: talvolta il modo più rapido per realizzare un desiderio è superarne l’oggettoscopo, posporre il suo
incontro.
Quel che Lacan chiama objet petit a è l’agente di questo curvarsi: l’insondabile x per via della quale la
soddisfazione è data più dal danzare attorno all'oggetto del desiderio che dall’avvicinarsi direttamente.

La fisica odierna è coinvolta in una importante DUALITA':


• La teoria della relatività rende conto al meglio di come la natura funzioni a un livello macroscopico;
• La fisica quantistica rende conto al meglio di come essa funzioni a un livello microscopico.

Ma le due teorie sono incompatibili; lo scopo centrale della fisica odierna è di formulare una TOE –[teoria del
tutto] – che possa riconciliarle.

Eco di questa dualità nella teoria freudiana:


• Ermeneutica dell’inconscio, le interpretazioni dei sogni, i lapsus linguistici o altri «errori» del genere e i
sintomi (esemplificati nei tre capolavori giovanili di Freud, ossia L’interpretazione dei sogni, Psicopatologia
della vita quotidiana e Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio);
• Descrizione più positivista del nostro apparato psichico, inteso come una macchina per affrontare le
energie libidiche e determinare le metamorfosi delle pulsioni.

A un livello concettuale, questa cesura è esemplificata dai due termini che talvolta Freud utilizza come
interscambiabili:
• INCONSCIO, le cui costruzioni vanno interpretate;
• L'ES, il luogo delle energie inconsce.

Per riconciliare queste due facce dell’edificio freudiano, Lacan utilizza un neologismo: la nozione di le sinthome
(il sinthomo) = in contrasto con i sintomi (messaggi cifrati dell’inconscio), sorta di atomo del godimento, la
sintesi minima di linguaggio e godimento, unità di segni permeate di godimento (come un tic che ripetiamo
compulsivamente).
=> legame fra la psicoanalisi e le scienze naturali sulle quali Freud aveva sempre insistito vivo e vegeto anche
nel lavoro di Lacan.

• Io ideale e Super-io: Lacan spettatore di Casablanca

“Niente costringe qualcuno a godere, tranne il super-io. Il super-io è l’imperativo del godimento – Godi!”

Jouissance =godimento. I traduttori di L. lo mantengono spesso in francese in modo da renderne palpabile il


carattere eccessivo, propriamente traumatico: una violenta intrusione foriera di dolore più che di piacere.
Questo è il modo in cui siamo soliti intendere il Super-io freudiano, il crudele e sadico agire etico che ci
bombarda di richieste impossibili per poi osservare il nostro fallimento nel fronteggiarle.

Non c'è da stupirsi che Lacan abbia postulato un’equazione fra la jouissance e il Super-io: godere non è
questione di assecondare le proprie tendenze spontanee; è, piuttosto, qualcosa che mettiamo in pratica come
una sorta di strano e distorto dovere etico.
Questa tesi incapsula il modo in cui Lacan legge Freud.
Freud utilizza tre termini distinti per indicare l’agire che incita il soggetto a comportarsi eticamente:
• Io ideale (Idealich);
• Ideale dell’Io (Ich-Ideal);
• Super-io (Über-Ich).

Se Freud tende a identificare questi tre termini, Lacan ne introduce invece una precisa distinzione:
• Io ideale = l’immagine di sé idealizzata del soggetto (il modo in cui vorrei essere, il modo in cui vorrei che gli
altri mi vedessero);
• L’Ideale dell’Io = l’agire il cui sguardo cerco di impressionare con la mia immagine dell’Io, il grande Altro che
mi sorveglia e mi spinge a dare il massimo, l’ideale, insomma, che cerco di seguire e realizzare;
• Il Super-io = questo stesso agire nel suo aspetto vendicativo, sadico e punitivo.
Il principio che soggiace a questi tre termini, strutturandoli, è chiaramente la triade Immaginario-Simbolico-
Reale:
• l’Io ideale è l’immaginario, il “piccolo altro”, l’immagine specchiata e idealizzata del mio Io;
• l’Ideale dell’Io è il simbolico, il punto della mia identificazione simbolica, il punto nel grande Altro dal quale
osservo (e giudico) me stesso;
• il Super-io è il reale, l’agire crudele e insaziabile che mi bombarda di richieste impossibili e poi irride i miei
goffi tentativi di fronteggiarle.

Quanto segue a queste precise distinzioni è che il Super-io, per Lacan, «non ha niente a che fare con essa [la
coscienza morale] per quanto concerne le sue esigenze più cogenti»: il Super-io è, viceversa, l’agire antietico, il
biasimo del nostro tradimento etico.

Piuttosto che opporre il buon Ideale dell’Io al cattivo Super-io, cercando di portare il paziente a sbarazzarsi del
secondo per seguire i dettami del primo, per Lacan il solo agire corretto è il quarto che non figura nella lista
freudiana: quello cui talvolta si riferisce nei termini di “legge del desiderio”= l'agire che ti dice di comportarti
secondo il tuo desiderio.

Lo scarto fra questa «legge del desiderio» e l’Io ideale è cruciale.


Secondo Lacan, l’agire all’apparenza benevolo dell’Ideale dell’Io che ci porta alla crescita e alla maturità
morale, ci obbliga a tradire la «legge del desiderio» adottando le richieste dell’ordine sociosimbolico esistente.
Il Super-io, con il suo eccessivo sentimento di colpevolezza, altro non è che l’inverso necessario dell’Ideale
dell’Io: esercita la sua insostenibile pressione su di noi a nome del nostro tradimento della «legge del
desiderio».
=> la colpevolezza della quale facciamo esperienza sotto la pressione del Super-io non è illusoria ma effettiva e
la pressione stessa dimostra che siamo effettivamente colpevoli di tradire il nostro desiderio.

Quel che incontriamo in questo caso è un chiaro esempio della scissione feticista, ossia la struttura-rinnegante
del «Je sais bien, mais quand même…» «Lo so bene, eppure…»: la consapevolezza di aver salvato le apparenze
agli occhi del grande Altro, dà libero corso alla fantasizzazione della conclusione opposta. Le apparenze
contano: puoi anche avere i tuoi fantasmi sordidi e molteplici, ma bisogna che una qualche versione meno
incriminante sia integrata nel dominio pubblico della legge simbolica, in quanto registrata dal grande Altro.

=> la legge stessa ha bisogno del suo supplemento osceno, anzi, è sostenuta da esso <=

Codice Hays, anni trenta e quaranta = non era semplicemente un codice di censura negativa, ma anche una
codificazione e un regolamento positivo che generò proprio quell’eccesso di cui proibiva la diretta
rappresentazione. Perché funzionasse a dovere, la proibizione doveva basarsi su una chiara consapevolezza di
che cosa accadesse davvero al livello della linea narrativa illegale. Il Codice di Produzione non proibiva
semplicemente alcuni contenuti; ne codificava piuttosto l’articolazione cifrata.

Il ruolo della censura è dunque assai più ambiguo di quanto possa apparire. L’ovvia replica a questo argomento
sarebbe che con ciò stiamo inavvertitamente elevando il Codice Hays a una macchina sovversiva più minacciosa
per il sistema di dominazione che non la tolleranza diretta: non stiamo forse sostenendo che più rigida è la
censura diretta, più sovversivi sono gli involontari prodotti collaterali che essa genera? → questi involontari
prodotti collaterali perversi, lungi dal minacciare veramente il sistema della dominazione simbolica, siano le sue
trasgressioni intrinseche, il suo sconosciuto supporto osceno.

Che la legge pubblica abbia bisogno del sostegno di una qualche oscenità del Super-io è vero oggi più che mai.
Si ripensi a Codice d’onore di Rob Reiner, un film drammatico sulla corte marziale e su due marine dell’Esercito
degli Stati Uniti accusati di aver assassinato un compagno. Mentre la pubblica accusa militare afferma che si è
trattato di omicidio deliberato, la difesa riesce a provare che gli imputati hanno obbedito al cosiddetto «Codice
Rosso», la regola non scritta di una comunità militare che autorizza il pestaggio notte tempo di un compagno
che abbia infranto gli standard etici dei marine. Tale codice condona un atto di trasgressione, insomma è
illegale; eppure, al tempo stesso, riafferma la coesione del gruppo.

Mentre viola le regole esplicite della comunità, tale codice rappresenta lo spirito della comunità allo stato puro,
esercitando la più forte pressione sugli individui per mettere in atto l’identificazione di gruppo.

In contrasto con la Legge scritta ed esplicita, tale osceno codice del Super-io è essenzialmente parlato, pur se in
segreto, in qualche luogo al riparo da sguardi indiscreti.

In ciò risiede la lezione del film di Coppola Apocalypse Now: la figura di Kurtz non è il cimelio di un qualche
passato barbaro, ma la necessaria conseguenza del potere moderno stesso, il potere dell’Occidente. Kurtz era
un perfetto soldato e come tale, mediante la sua sovraidentificazione con il sistema del potere militare, si è
trasformato nell’eccesso che il sistema deve eliminare. L’intuizione ultima di Apocalypse Now è che il potere
genera il suo stesso eccesso, che deve poi annichilire in un’operazione che rispecchia proprio ciò che esso
combatte.

• «Dio è morto, ma non lo sa»: Lacan gioca con Bobòk

“La vera formula dell’ateismo non è Dio è morto (…), la vera formula dell’ateismo è che Dio è inconscio.”

L’ateo moderno pensa di sapere che Dio è morto; quel che non sa è di continuare inconsciamente a credere in
Dio.
Atteggiamento che caratterizza la modernità: un soggetto che si presenta come un tollerante edonista
impegnato nella ricerca della felicità, e il cui inconscio è il luogo delle proibizioni.
«Se Dio non esiste, allora tutto è proibito» significa che più percepisci te stesso come ateo, più il tuo inconscio è
dominato da proibizioni che guastano il tuo godimento.

Questa fasulla libera scelta è l’oscena imposizione del Super-io che arriva a privare il soggetto anche della sua
libertà interiore, impartendogli ordini non solo sul da farsi, ma anche su quello che si deve voler fare.
In questo risiede la vera scommessa del trattamento psicoanalitico: convincere il paziente della verità inconscia
dei suoi sintomi non è abbastanza; l’inconscio stesso va portato a credere a questa verità.

Lo stesso vale per la teoria marxista del feticismo delle merci: a prima vista, una merce sembra una cosa
triviale, ovvia. Dalla sua analisi risulta invece piena di sottigliezza metafisica e di capricci teologici.
Marx sostiene che il compito dell’analisi critica sia di portare alla luce queste sottigliezze in quel che appare a
prima vista come un semplice oggetto ordinario.
Il feticismo delle merci (la nostra convinzione che i beni siano oggetti magici, dotati di un intrinseco potere
metafisico) non è situato nella nostra mente, nel modo in cui (fra)intendiamo la realtà, ma nella nostra stessa
realtà sociale.

A questo Lacan mirava nel suo sostenere che la vera formula del materialismo non è «Dio non esiste», ma «Dio
è inconscio».

Se un tempo fingevamo pubblicamente di credere, mentre nel profondo eravamo scettici o addirittura
impegnati a burlarci delle nostre credenze pubbliche, oggi tendiamo pubblicamente a professare il nostro
atteggiamento mentre dentro di noi rimaniamo abitati da credenze e rigide proibizioni.
Ed è su questo sfondo che possiamo collocare l’errore di Dostoevskij. Dostoevskij offrì la versione più radicale
dell’idea per cui «Se Dio non esiste, allora tutto è permesso» in Bobòk, il suo più bizzarro racconto breve.
Nel carnascialesco oltretomba della vita «fra le due morti», tutte le regole e le responsabilità sono sospese, i
non-morti, pienamente consapevoli della loro morte, possono per questo liberarsi di qualsiasi vergogna,
comportarsi dissennatamente, ridere dell’onestà e della giustizia.
Ma nell'opera non udiamo alcuna delle impudenti verità: gli spettri dei morti si tirano indietro proprio nel
momento in cui dovrebbero infine raccontare i loro sporchi segreti.

Non va dimenticato che la scena dipinta da Dostoevskij non è quella di un universo senza Dio. Le salme parlanti
fanno infatti esperienza della propria vita dopo la morte (biologica), il che è in sé una prova dell’esistenza di
Dio. Quella inscenata da Dostoevskij è una fantasia religiosa che non ha nulla da dividere con una posizione
veramente atea, benché lui la insceni proprio per illustrare il terrificante universo senza Dio in cui «tutto è
permesso». Qual è dunque la coazione che spinge le salme a darsi all’oscena sincerità del «dirla tutta»? La
risposta lacaniana è chiara: il Super-io; non in quanto agire etico, ma in quanto oscena imposizione a godere.

Questo ci fa intuire quello che è forse il segreto ultimo che i defunti vogliono tenere nascosto al narratore: il
loro impulso a dire spudoratamente tutta la verità non è libero, ma è sostenuto piuttosto da un crudele
imperativo del Super-io.

Se, tuttavia, quel che i non-morti nascondono al narratore è la natura compulsiva del loro osceno godimento, e
se abbiamo a che fare con un fantasma religioso, allora c’è da trarre un’ulteriore conclusione, ossia che i non-
morti sono sotto l’incantesimo forzato di un Dio malvagio.
→ In questo risiede la menzogna definitiva di Dostoevskij: quello che egli presenta come il terrificante fantasma
di un universo senza dio è in effetti il fantasma gnostico di un Dio malvagio e osceno.

Intimo legame fra Giudaismo e psicoanalisi: in entrambi, il rilievo è posto sull’incontro traumatico con l’abisso
dell’Altro desiderante, con la terrificante figura di un Altro impenetrabile che pretende qualcosa da noi, ma non
chiarisce di che cosa si tratti.

All’interno del campo ebraico-cristiano, Dio stesso è il definitivo vessatore, l’intruso che disturba brutalmente
l’armonia delle nostre vite; In aperto contrasto con questa nozione ebraico-cristiana della verità come fondata
su un incontro traumatico proveniente dall’esterno, sia il paganesimo che lo Gnosticismo concepiscono il
sentiero verso la verità come «viaggio interiore» dell’autopurificazione spirituale, come ritorno al proprio Sé
interiore, la «riscoperta» del Sé.

KIERKEGAARD = l’opposizione decisiva nella spiritualità occidentale è quella fra Socrate e Cristo: il viaggio
interiore che vede la memoria opposta alla rinascita attraverso lo shock dell’incontro proveniente dall’esterno.

Tracce di Gnosticismo sono chiaramente riscontrabili persino nell’odierna ideologia del cyberspazio. Il sogno
del cyberspazio – il Sé affrancato dall’attaccamento al corpo naturale e possa così trasformarsi in un’entità
virtuale – è la realizzazione scientifico-tecnologica del sogno gnostico del Sé che si libera della decadenza e
dell’inerzia avvinte alla realtà materiale.

LEIBNIZ = uno dei riferimenti filosofici predominanti dei teorici del cyberspazio.
Teoria delle monadi (ossia sostanze microscopiche ciascuna delle quali vive nel suo spazio interiore
autoracchiuso) molto somigliante all’emergente comunità del cyberspazio dove l'individuo, pur ritirandosi
sempre più in se stesso, senza contatti con l'esterno, arriva a rispecchiare nello schermo l'intero universo.

L’attrattiva del sesso cibernetico è che, dal momento in cui abbiamo a che fare solo con partner virtuali, non c’è
molestia.
Molestia = parola profondamente ambigua. Al suo livello più elementare, il termine designa brutali fatti di
stupro, percosse e altri modi della violenza sociale da condannare in maniera inflessibile.
Nell’uso comune del termine questo significato elementare si sposta impercettibilmente verso la condanna di
qualsiasi eccessiva prossimità di un altro essere umano
=> in quest'ottica ossessiva l’altro ci sta bene nella misura in cui la sua presenza non è intrusiva, nella misura in
cui, cioè, l’altro non è davvero altro.

La tolleranza coincide con il suo opposto: il mio dovere di essere tollerante nei confronti dell’altro significa in
effetti che non dovrei avvicinarmi troppo a lui, non dovrei intromettermi nel suo spazio, che dovrei rispettare la
sua intolleranza nei confronti della mia eccessiva prossimità.
Questo è quanto, nella società tardocapitalista, emerge sempre più come «diritto umano» centrale: diritto di
non essere molestati, cioè di essere tenuti a distanza di sicurezza dagli altri.

Per il maschio sciovinista che si atteggi a femminista, il problema non è tanto che le donne non sono in grado di
proteggersi, quanto che potrebbero cominciare a godere nell’essere molestate sessualmente; che, cioè,
l’intrusione maschile potrebbe liberare in loro un’esplosione autodistruttiva di godimento sessuale eccessivo.
Quel che bisognerebbe mettere a fuoco è quale tipo di nozione di soggettività sia implicata nell’ossessione per i
diversi modi della molestia: la soggettività narcisista per cui tutto quello che gli altri fanno è potenzialmente
una minaccia.

A proposito della donna in quanto oggetto di disturbo, più è coperta, più l'attenzione maschile si concentra su
di lei e su quello che sta sotto al velo = paradosso dell’eccesso di godimento allo stato puro: più l’oggetto è
velato, più risulta perturbante la minima traccia del suo memento.

Uno degli argomenti standard dell’odierna critica culturale conservatrice è che, nella nostra epoca così
permissiva, ai bambini mancano forti limiti o divieti. Questa mancanza li frustra, portandoli da un eccesso
all’altro. Solo un forte limite stabilito da una qualche autorità simbolica può garantire stabilità e soddisfazione,
una soddisfazione procurata dalla violazione del divieto, dalla trasgressione del limite.

Un tempo, si contava sulla psicoanalisi affinché consentisse al paziente di superare gli ostacoli che gli
impedivano l’accesso a una normale soddisfazione sessuale.
Ma oggi siamo bombardati da ogni lato di versioni diverse dell’ingiunzione «Godi!», dall’immediato godimento
nell’atto sessuale al godimento nelle conquiste professionali o nel risveglio spirituale.
Oggi il godimento funziona effettivamente come uno strano dovere etico: gli individui si sentono in colpa
quando non sono capaci di godere. In una situazione del genere, la psicoanalisi è il solo discorso nel quale ti è
consentito di non godere; non che sia vietato godere solo, è alleviata la pressione del doverlo fare.

• Il soggetto perverso della politica: Lacan lettore di Mohammed Bouyeri

Da un punto di vista socio- politico = atteggiamento perverso consiste nell’adottare la posizione di come
somma Necessità Storica. L’osceno godimento per questa situazione è generato dal fatto che mi sento assolto
per quel che sto facendo: posso infliggere sofferenze agli altri nella piena consapevolezza che non ne sono
responsabile, che non faccio che eseguire il Volere dell’Altro.

Alla domanda «Come può il soggetto essere colpevole quando realizza appena una necessità oggettiva, imposta
dall’esterno?» il perverso sadico risponde assumendo soggettivamente questa necessità oggettiva, trovando
godimento in quel che gli viene imposto.
Quando dovette affrontare il compito di liquidare gli Ebrei d’Europa, Heinrich Himmler, comandante delle SS,
assunse l’atteggiamento eroico per cui fare qualcosa di orribile per il proprio paese, diventa un sacrificio eroico,
un'offerta al bene comune.

La Banalità del male, Hannah Arendt = descrizione precisa della giravolta che gli esecutori nazisti compivano
per poter sopportare le orribili azioni che perpetravano. I più fra loro sapevano bene che le cose che facevano
recavano umiliazione, sofferenza e morte alle loro vittime. La via di fuga dal loro imbarazzo consisteva nel
sovvertire la logica del resistere alla tentazione (soccombere a una pietà e a una solidarietà fondamentali in
presenza di un essere umano che soffre) trasformandola nella prova della mia elevatezza etica: per compiere il
mio dovere, sono pronto a caricarmi del gravame di infliggere sofferenze agli altri.

La stessa logica perversa è all’opera nell’odierno fondamentalismo religioso.

Questo è l’apparire allo stato puro: si presenta non quando indossiamo uno schermo illusorio per nascondere
una trasgressione, ma quando fingiamo che vi sia una trasgressione da nascondere.

Proprio in questo senso, il fantasma stesso è per Lacan una finzione: esso non è anzitutto la maschera che
nasconde il Reale sottostante, ma, piuttosto, il fantasma di quanto è nascosto dietro la maschera.
Dunque, ad esempio, il fantasma fondamentale maschile della donna non è il suo apparire seducente, ma l’idea
che questo radioso apparire nasconda un qualche mistero imponderabile. Per dimostrare la struttura di tale
duplice inganno, Lacan richiamava la storia di Zeusi e Parrasio, i due pittori dell’antica Grecia in gara per
stabilire chi fosse in grado di dipingere l’illusione più convincente.
Se nel dipinto di Zeusi l’illusione era così convincente che l’immagine era stata scambiata per la cosa reale, nel
dipinto di Parrasio l’illusione risiedeva nell’idea che quella che l’osservatore vedeva fosse una banale tenda che
schermava la verità nascosta.

Per Lacan, un perverso non si definisce per il contenuto di quello che fa: essa risiede fondamentalmente nella
struttura formale secondo cui il perverso si rapporta alla verità e al discorso.

Il perverso rivendica un accesso immediato a una qualche figura del grande Altro in modo da essere in grado,
dissipando tutte le ambiguità del linguaggio, di fungere direttamente come strumento del volere del grande
Altro.

In questo senso, sia Osama Bin Laden che il presidente Bush, pur essendo politicamente agli antipodi,
condividono le strutture tipiche del perverso. Entrambi agiscono infatti in base al presupposto che le loro azioni
siano direttamente ordinate e regolate dalla volontà divina. La recente tendenza al fondamentalismo religioso
negli Stati Uniti è supportata da un’economia libidica perversa. Un fondamentalista non crede, ma
direttamente sa.

I cinici scettico-liberali e i fondamentalisti condividono un aspetto primario essenziale: la perdita della capacità
di credere, nel senso esatto di questo termine. Quel che per loro è impensabile è la decisione infondata che fa
attecchire tutte le autentiche credenze, una decisione che non può essere basata su una catena di
ragionamenti, sulla conoscenza positiva, insomma.

puro assioma etico.

Allo stesso modo, lo statuto dei diritti umani universali è quello di una pura credenza: essi non possono essere
fondati sulla nostra conoscenza della natura umana; sono un assioma postulato dalla nostra decisione. (Nel
momento in cui si cerca di fondare i diritti umani universali sulla nostra conoscenza della natura umana,
l’inevitabile conclusione sarà che le persone sono fondamentalmente diverse, che alcune, quindi, hanno
maggior dignità e saggezza di altre.)
Sostanzialmente, l’autentica credenza non riguarda i fatti, ma dà espressione all’incondizionata dedizione etica.
Per i cinici liberali come per i fondamentalisti religiosi, le affermazioni religiose sono affermazioni pressoché
empiriche della conoscenza diretta: i fondamentalisti le accettano in quanto tali, mentre i cinici scettici le
irridono. Non v’è da stupirsi che i fondamentalisti religiosi siano fra i più appassionati hacker del digitale e siano
sempre inclini a combinare la loro religione con gli ultimi ritrovati della scienza. Per loro, le affermazioni
religiose e quelle scientifiche appartengono alla medesima modalità della conoscenza positiva. L’occorrenza del
termine «scienza» nei nomi di alcune sette fondamentaliste (Cristianesimo Scientista, Scientology) segnala
questa riduzione della credenza alla conoscenza positiva.

Si è obbligati a trarre la conclusione paradossale che nell’opposizione fra i tradizionali umanisti laici e i
fondamentalisti religiosi, siano gli umanisti ad appoggiare la credenza, mentre i fondamentalisti appoggiano la
conoscenza.
Questo è quanto possiamo imparare da Lacan a proposito dell’ascesa del fondamentalismo religioso: il suo
vero pericolo non sta nella minaccia che esso pure comporta per la conoscenza scientifica laica, ma nella
minaccia per la credenza autentica stessa.

Questo semplice perseverare contro tutte le disuguaglianze è in ultima analisi la sostanza di cui è fatta l’etica; o,
come scrive Samuel Beckett nelle ultime parole del capolavoro assoluto della letteratura del XX secolo – una
saga sulla pulsione che persevera nella guisa di un oggetto parziale non-morto intitolata L’innominabile –, «nel
silenzio non si sa, bisogna continuare, e io continuo».12