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LA METAFORA COME STRUTTURA DEL PENSIERO

Appunti del corso di Filosofia tenuto nella.a. 2005-2006 presso la Facolt di Psicologia, Universit di Firenze

ALBERTO PERUZZI alberto.peruzzi@unifi.it

2006

Premessa
La metafora? Tutti sapete che cos Lo sapete nel senso che, se vi dico La professoressa

Analfa Beti una colonna delluniversit mentre il professor Alpero Bertuzzi solo tappezzeria,
sapete riconoscere che non lo dico alla lettera. E come fate a esserne cos sicuri? Lo siete perch sapete che le professoresse non sono colonne, sapete che i professori non sono tessuti, e pensate che lo sappia anchio (grazie). Inoltre, capite il senso di queste due metafore tant vero che vi siete subito resi conto che ho parlato ironicamente (per met). Se invece sapeste che la settimana scorsa lamata Analfa Beti deceduta e, per rispettare le sue ultime volont, nel suo corpo stata iniettata una sostanza che lha resa rigida ancor pi di quanto potesse essere in vita e ha consentito di usarla come colonna aggiuntiva nel chiostro di un edificio universitario, non direste pi che una metafora. Allinverso, ci sono molte metafore che non riconoscete come tali e neanchio le riconoscevo prima di rifletterci. Perch avrei dovuto rifletterci? La metafora riguarda la linguistica, la retorica, la letteratura, non la filosofia. Tanto meno interessa la scienza. Questa lidea comune. Non tutte le idee comuni sono sbagliate, ma questa lo . Non che sia sbagliata come attestazione di un dato storico: nel corso della storia i filosofi hanno prestato scarsa attenzione alla metafora e gli scienziati si sono interessati di atomi, stelle, cellule, organismi, non di metafore, mentre fin dallantichit la metafora stata oggetto di numerose e accurate indagini da parte dei grammatici, in relazione allarte retorica. Siccome tanto la poesia quanto la narrativa di tutti i tempi si sono servite della metafora come strumento espressivo, lattenzione privilegiata di linguisti e letterati nei suoi confronti era ed facilmente comprensibile. Fatto sta che, oggi, della metafora si interessano i neuroscienziati, cos come se ne interessano i filosofi della mente e non solo i filosofi del linguaggio. Ci sono dei motivi ben precisi, e sostanziosi, che giustificano questinteresse e vorrei aiutarvi a capire quali sono. Non che i motivi mancassero in passato. Le metafore sono spia di un tipo di ragionamento analogico che ha ricevuto attenzione anche dai filosofi, fino a scorgerne una legittimazione nella struttura stessa della realt. Basti pensare alle corrispondenze, appunto analogiche, tra microcosmo e macrocosmo, molto frequentate dai filosofi del Rinascimento. In questo senso la metafora riguardava non solo una visione generale della natura ma anche la conoscenza e la

spiegazione di fatti specifici, dunque acquistava valore scientifico (non secondo i nostri attuali standard ovvio). Tuttavia, la rinascita di un interesse filosofico per la metafora non sta soltanto in una rinnovata attenzione al ruolo che alcune metafore-guida hanno avuto nel corso della storia del pensiero scientifico. Piuttosto, successo che alcuni psicologi cognitivi, filosofi del linguaggio e linguisti sono arrivati a vedere la metafora come struttura generale del pensiero. Il che ha reso la metafora un tema dimportanza centrale per ogni modello della mente, con conseguenze di notevole portata per la semantica e per lepistemologia. E nel momento in cui si cominciato a precisare il rapporto tra la struttura della mente e la neurofisiologia, il meccanismo che presiede alla produzione e alla comprensione delle metafore ha finito per interessare anche le neuroscienze. Negli ultimi dieci anni ho tenuto pi corsi sul tema della metafora come struttura del

pensiero, ma tutte le volte mi sono dovuto confrontare con una difficolt: chi, avendo gi
conoscenze di logica, di linguistica e di semiotica, era anche ben disposto ad attribuire importanza filosofica al linguaggio, pensava che questimportanza dovesse per forza far riferimento alla filosofia analitica o allermeneutica. E cos, mostrava una tenace riluttanza ad accettare la metafora quale argomento di primario interesse cognitivo e, pi generalmente, biologico. Lidea della metafora come struttura del pensiero stata delineata nel 1980 in un libro di George Lakoff e Mark Johnson, intitolato Metaphors we live by (trad. it. Metafora e vita

quotidiana) e proprio a questo libro mi sono riferito per introdurre la dimensione cognitiva delle
metafore. Bench sia un testo di agevole lettura, le questioni affrontate e il quadro generale che ne emerge sollevano numerosi interrogativi, alcuni dei quali hanno a che fare con temi centrali della filosofia. Curiosamente, la stessa scorrevolezza del testo trae in inganno: sembra di trovarsi di fronte a una sorta di fenomenologia della metafora e che tutto scorra liscio. Per evitare una simile impressione (a quanto pare, abbastanza comune) e per richiamare lattenzione sui passaggi pi importanti da un punto di vista filosofico, ho steso queste pagine di appunti: bench non esaustive, neanche limitatamente agli aspetti pi generali della metafora, vogliono aiutare ad orientarsi nelle questioni e conservano il tono discorsivo delle lezioni che ho tenuto mettendo da parte esigenze di rigore teorico; e delle lezioni del corso 2005-6 conservano pure landamento, pi rapsodico che sistematico.

Lo scopo primario non era quello di riassumere il testo, n quello di estrarne una serie di spunti per trasformarli in una teoria, n quello di corredarlo con le informazioni acquisite negli ultimi anni da psicologi e neuroscienziati; era piuttosto quello di chiarire il senso di alcune domande di fondo e di esplicitare i motivi che sono allorigine dellodierna teoria della metafora nellambito della Grammatica Cognitiva. Lho indicato come scopo primario perch ce n anche un altro: segnalare alcune difficolt cui va incontro linterpretazione corrente della teoria e avanzare qualche proposta utile a evitarle1. Queste difficolt sono infatti rilevabili gi nel libro di Lakoff e Johnson. La chiarezza del testo (intesa come ingenuit da filosofi di professione che naturalmente non hanno mai scritto un testo di uguale interesse) facilita la rilevazione dei problemi, che sono invece molto pi difficili da riconoscere in successivi lavori di ricerca, pi sofisticati e complessi. Il discorso entrer subito in medias res, al fine di un diretto coinvolgimento nelle questioni. I riferimenti ad alcune idee classiche sulla metafora saranno occasionali e poco elaborati. Manca dunque una ricostruzione storica delle teorie della metafora ed una lacuna dolorosa, perch proprio dal confronto con i modi dintendere le metafore che sono stati proposti in passato si poteva apprezzare meglio la portata innovatrice dellapproccio cognitivo. La brevit del corso ha imposto vari tagli, fra i quali una pur minima ricostruzione storica. Anche se il tono discorsivo fa s che la trattazione del tema rimanga allo stato embrionale, spero che a qualcuno di voi faccia sentire il bisogno di approfondire le questioni (linguistiche, psicologiche, filosofiche) inerenti al tema della metafora come struttura del pensiero. A tal fine ho inserito alcuni rimandi bibliografici e fornito qua e l spunti di riflessione che ho sviluppato in alcuni lavori2, ma se fossi partito dal loro sviluppo lesposizione sarebbe stata pi ostica per chi non si mai interessato prima di metafora. Ho dunque preferito la semplicit allaccuratezza. Ma era davvero possibile partire da zero (o quasi) e arrivare rapidamente a questioni che lattuale ricerca sta affrontando? Di qui la sfida che ho raccolto, per comunicare il fascino di unidea che, come poche altre nella filosofia di oggi, ha aperto nuovi orizzonti.

A difficolt intrinseche se ne sono aggiunte anche di altro tipo: si veda lAppendice in relazione ad alcuni equivoci cui ledizione italiana si presta. 2 Cfr. An essay on the notion of schema, in Shapes of Form, a cura di L. Albertazzi, Kluwer, Amsterdam 1999, pp. 191-243; The geometric roots of semantics, in Meaning and Cognition, a cura di L. Albertazzi, John Benjamins, Amsterdam, 2000, pp. 169-201; Noema fondato, in Fenomenologia applicata, a cura di R. Lanfredini, Guerini, Milano, 2004, pp. 13-38. I riferimenti bibliografici di questi tre articoli offrono anche un quadro per comprendere come si sia evoluta, negli ultimi trentanni, la problematica relativa alla semantica delle espressioni metaforiche.

1. Linguaggio, semantica e metafore Una delle capacit fondamentali, e caratteristiche, degli esseri umani quella di potersi

riferire a qualcosa mediante qualcosaltro. Questo qualcosaltro tradizionalmente detto un


simbolo. Ci riferiamo mediante simboli, opportunamente combinati tra loro, a cose e stati-dicose; non solo a cose e a stati-di-cose che sono presenti, ma anche (e qui sta il bello) a cose e statidi-cose che non sono presenti, non sono a portata di mano, non sono direttamente osservabili e manipolabili. Per cose intendo genericamente i pi diversi tipi di entit. Quali cose ci sono e quali non ci sono una questione che definisce com fatta, per noi, la realt. E allora si potrebbe rovesciare perfino lidea, partendo dai simboli invece che dalle cose, e dire, in modo molto liberale, che le cose sono ci che gli esseri umani sono capaci di rappresentare simbolicamente come oggetti di discorso insomma: tutto ci cui possibile riferirsi. Purtroppo, questo rovesciamento va poco lontano o troppo lontano. Il linguaggio verbale permette di parlare non solo di quello che c, bench non sia alla mano, ma anche di ci che soltanto possibile e di ci che puro frutto dellimmaginazione. Ci riferiamo senza la minima difficolt a entit fittizie, ad astrazioni, a stati di cose irreali, a situazioni fantastiche, a modelli, a ideali, ecc. Parliamo di comera la nostra citt dieci anni fa, anche se non possiamo pi indicarla col dito; parliamo di quale potrebbe essere leffetto visivo se i muri di questa stanza fossero coperti da arazzi, parliamo del cavallo alato e di Paperopoli, parliamo di strutture algebriche che certo non sono tangibili, parliamo della democrazia, dellamore, della giustizia, del valore della bont e del significato della verit, che non sono cose o qualit percepibili, ma tuttalpi esemplificate, in misura approssimativa, da qualcosa di concreto. In gioco una straordinaria risorsa dellintelletto umano. Pi ci si pensa, pi straordinaria risulta. C chi ha detto che luomo, invece di essere definito come animal rationale, dovrbbe essere definito come animal symbolicum . Il cognitivismo ha precisato questidea proponendo un modello della mente come sistema di elaborazione delle informazioni, ove le informazioni sono rappresentazioni in formato simbolico. Dato che i concetti sono rappresentazioni, avere-unconcetto-di-qualcosa presuppone il riferirsi, dunque presuppone che si rappresenti qualcosa mediante qualcosaltro, e tuttavia questo qualcosaltro non detto che debba essere per forza unespressione verbale. C anche chi ha contestato lidea che il cuore della cognizione umana stia nel costruire e manipolare rappresentazioni. Poich non sto assumendo la tesi secondo cui ogni

attivit cognitiva in forma di rappresentazione-di-qualcosa, non ho bisogno di replicare alla contestazione. Grazie al linguaggio verbale estendiamo le nostre potenzialit cognitive, ma il linguaggio verbale non lunico mezzo simbolico di cui disponiamo per esercitare la nostra, tipica e straordinaria, capacit di riferirci a qualcosa. Ci sono, in effetti, molti altri modi di rappresentare un oggetto, unazione, uno stato-di-cose: disegni, foto, modellini in scala, sono tutti esempi di una qualche rappresentazione al pari delle descrizioni verbali. Per differiscono grandemente per le loro potenzialit di combinazione e di uso pratico e, soprattutto, non arrivano dove ci permette di arrivare il linguaggio verbale. Che cos il linguaggio verbale? Sembra una domanda facilissima e invece non lo . Credere che lo sia vedere le cose da una distanza cosmica (e poi scordarsene). Ci che ne fa quello strumento prezioso, potente e flessibile che adoperiamo con grande agilit linsieme di pi strutture, a vari ordini di grandezza, incastonate le une nelle altre, e queste strutture sono tanto pi meritevoli dattenzione quanto pi le diamo per scontate. Il livello centrale di struttura linguistica oggi identificato in quello che corrisponde allenunciato, basilarmente in forma di frase assertoria, ma suscettibile di presentarsi anche in forma interrogativa, imperativa o esclamativa. Nel pi semplice enunciato ci sono gi diverse parti del discorso fra loro integrate in modo da dar espressione a un pensiero compiuto. vero che nel linguaggio infantile si trovano olofrasi, costituite da una sola parola, ma in realt la parola sta per un enunciato: /Pappa/ significa Ho fame. Lo volete capire? Disattenti che non siete altro, e /Mamma/ significa Voglio

che tu (quel viso, quelle mani ecc.) venga qui da me, subito! Un enunciato si pu poi comporre
con un altro non solo in forma paratattica ma anche in forma sintattica, arrivando per questa via a rappresentare verbalmente complessi ragionamenti , in cui sono implicite precise relazioni consequenziali tra pensieri, a partire da semplici esempi (spesso frequentati nellinfanzia) come

Se mi compri quel giocattolo, mi fai contenta o Non sono stato io a romperlo perch non sapevo neanche dovera.
Gli enunciati riguardano non solo gli stati di cose che abbiamo davanti agli occhi. Gli enunciati (o proposizioni) permettono di rappresentare i pi diversi modi di stare insieme dei pi diversi tipi di cose, anche se assenti o astratte, reali o fittizie. Componendo gli enunciati, esprimiamo i nostri ragionamenti sulle cose alle quali ci riferiamo, anche se sono entit fittizie o ideali (Se Cappuccetto rosso crede al lupo, non sa che cosa laspetta; Se due punti identificano

una retta, tre punti identificano un piano.)

Per rappresentare qualcosa che non tangibile, la possibilit di combinare le parole tra loro in un enunciato una risorsa insostituibile. Non alludo alle situazioni delle favole ma a qualcosa che comunemente si considera parte del mondo reale: pensieri, stati emotivi, concetti pi o meno complicati, teorie, ragionamenti. In quanto complessi simbolici, gli enunciati sono governati da una sintassi quella del linguaggio cui appartengono che resta tipicamente implicita, non consaputa, bench suscettibile di essere a sua volta espressa verbalmente (anche la professoressa Analfa Beti esprime e comprende enunciati sintatticamente organizzati). Ci che gli enunciati esprimono, il loro significato , fa appello ad un altrettanto implicito sistema di regole, che governano il nostro modo di mettere in corrispondenza linguaggio e mondo. Nel corso del primo sviluppo cognitivo, questa corrispondenza si svincola ben presto dal mondo-ambiente e permette di riferirsi a cose e perfino mondi diversi, per qualche aspetto, dalle cose reali e dallambiente che le circonda. Lo studio del significato si chiama semantica, ma il termine si usa anche per indicare linsieme di aspetti, e di principi, che ineriscono al significato e che sono oggetto di tale studio. La stessa cosa successa col termine tecnologia, che indica sia lo studio di certi arnesi sia gli arnesi stessi che si studiano. Tutti quanti sapete che linguaggi diversi possono riferirsi con simboli diversi a uno stesso tipo di cose/propriet/situazioni esattamente come sapete che due termini diversi possono riferirsi a uno stesso oggetto e/o possono avere lo stesso significato (nel primo caso si parla di coreferenzialit, nel secondo di sinonimia); sapete pure che una stessa espressione, in uno stesso linguaggio o in linguaggi diversi, pu riferirsi a cose diverse (omonimia). Il significato e il riferimento non sono totalmente svincolati: ci per cui sta un simbolo, cio il suo riferimento, ha strettamente a che fare con il significato del simbolo stesso. Se non si sa a che cosa si riferisce un simbolo (espressione, parola, enunciato), non si pu dire di conoscerne il significato; e se si sa a cosa si riferisce, si sa qualcosa del suo significato. Per alcuni studiosi di semantica, il riferimento esaurisce il significato, per altri no. Qui non possibile entrare nel merito della questione. Accontentiamoci di notare che capacit di riferirsi a qualcosa e capacit di comprendere il

significato sono collegate, anche se non identificabili.


La questione si precisa considerando categorie diverse di espressioni verbali. I nomi propri stanno per individui, i nomi comuni stanno per tipi di cose, gli aggettivi stanno per qualit degli oggetti, gli enunciati (o proposizioni) stanno per stati-di-cose (fatti reali o ipotetici). Normalmente diamo tutto questo per scontato, quasi fosse una banalit. Invece, dietro alla

nostra abilit di servirci in modo distinto, e appropriato, di nomi, verbi, aggettivi e proposizioni c un tessuto raffinato, per niente banale, di strutture cognitive. Accanto alla dimensione combinatoria (SINTASSI) delle parole in enunciati e degli enunciati in altri enunciati pi complessi e accanto alla dimensione del significato/riferimento (SEMANTICA ), c anche una terza dimensione del linguaggio: la PRAGMATICA, che concerne luso comunicativo del linguaggio in un determinato contesto. Una teoria linguistica pienamente articolata terr conto di tutte e tre le dimensioni. Per rendervi conto del diverso ruolo che hanno queste tre dimensioni, basta che pensiate alle diverse conseguenze che ha la violazione di principi pertinenti a ciascuna dimensione:

a regalato io il pagato te Francesca ma ha lho libro (sintassi violata) Le tigri abbaiano (semantica violata) A: Puoi passarmi il sale? B: S, posso (pragmatica violata: A non intende informarsi se B sia in
grado di passare il sale). Nel linguaggio verbale ci sono, accanto a espressioni intese letteralmente, anche espressioni metaforiche.

Sei stato molto veloce a tirar su la tenda (uso letterale) Sei un treno (uso metaforico).
Tra le dimensioni del linguaggio, qual quella che entra in gioco quando si fa una metafora? In gioco entrano tutte e tre, ma quella specificamente interessata la dimensione semantica. Questultima affermazione meno innocente di quel che sembra. Ci sono, infatti, linguisti, semiotici e filosofi del linguaggio che dissentirebbero, dicendo che le metafore appartengono di diritto alla pragmatica. I vantaggi ricavabili dallaver stabilito se si sta facendo semantica o pragmatica quando si studiano le metafore sono scarsi rispetto agli svantaggi connessi alla difficolt di delineare un preciso confine tra luna e laltra. Discutere adesso la questione, oltre che prematuro, porterebbe via troppo tempo e anche in seguito troverete solo qualche cenno al riguardo. La priorit accordata alla dimensione semantica non esclude che aspetti inerenti alla pragmatica entrino nel discorso ma, quando ci avverr, servir principalmente a identificare la specificit della dimensione semantica.

La semantica, come si gi detto, ha come suo oggetto di studio il significato. Secondo lidea tradizionale, il significato degli enunciati pu essere di due tipi: letterale o metaforico. Quando si dice che la tale idea tradizionale, si induce a pensare che sia sbagliata. Non in questo caso. Anche al riguardo non tutti sono daccordo, come vedrete pi avanti. Prima per di discutere se lidea tradizionale sia giusta o sbagliata, sar necessario disporre di una cornice teorica minimamente articolata. Per il momento importante notare che gi nella determinazione di che cosa sia il significato letterale di un enunciato si incontrano numerosi problemi, affrontati da linguisti, logici e filosofi fino dallantichit. Allinizio del Novecento, gli sviluppi della logica hanno consentito di precisare una teoria del significato (letterale), che poi stata sviluppata ampiamente, ramificandosi in linee teoriche anche molto diverse tra loro. In questi sviluppi ha avuto un posto di primo piano la differenza tra linguaggi formali (o formalizzati) e lingue naturali (storiche, parlate). Nella seconda met del Novecento, da un lato lespansione dellinformatica, con sempre pi sofisticati linguaggi di programmazione, dallaltro la nascita di modelli della cognizione basati sullelaborazione delle informazioni, hanno portato a formulare nuove teorie semantiche e a metterle alla prova costruendo vari modelli della mente. Quanto al significato metaforico, lo sviluppo di un consistente apparato teorico cosa pi recente. Bench negli studi sulla metafora convivano diversi approcci, in un modo o nellaltro questi approcci si trovano a fare i conti con il modello teorico proposto nel libro di Lakoff e Johnson. Non fosse altro che per questo motivo, Metafora e vita quotidiana ormai un classico. Pubblicato in prima edizione nel 1980 in lingua inglese, con il titolo Metaphors we live by (lett: Metafore di cui viviamo)3 stato tradotto in numerose lingue, tra le quali litaliano. A partire da Metafora e vita quotidiana la letteratura sulla metafora cresciuta enormemente. Gli autori del libro hanno scritto anche altre opere, insieme o separatamente luno dallaltro, nelle quali si assiste a unevoluzione del modello proposto nel 1980 oltre che a un ripensamento della filosofia soggiacente. Per non complicare il quadro, trascurer questi sviluppi e se capiter di far riferimento a modelli alternativi, precedenti o successivi a quello originariamente proposto da Lakoff e Johnson, sar un riferimento marginale. Una tanto selettiva opzione ha un motivo banale: il tempo a disposizione. Nella parte conclusiva accenner invece a un diverso modo di elaborare le idee introdotte da Lakoff e Johnson.
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Ci sono voluti diciotto anni perch il testo fosse tradotto in italiano (nel 1998) con il titolo Metafore e vita quotidiana. La traduzione italiana stata ripubblicata recentemente dalleditore Bompiani di Milano ed a questa che far riferimento nel seguito.

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Per quanto riguarda le teorie del significato letterale, una cornice generale nella quale inquadrarle si pu ricavare dalle lezioni che ho raccolto in un volume del 2004: Il significato

inesistente , i cui primi sei capitoli forniscono una panoramica sulle linee di sviluppo della
semantica nel Novecento4. Il modello proposto da Lakoff e Johnson si presenta in radicale contrasto con tutti i tipi di semantica passati in rassegna in quei capitoli. Dunque, unanalisi della metafora come struttura del pensiero ha o intende avere conseguenze a lungo raggio. Per quanto invece riguarda le teorie del significato metaforico, mi limiter a segnalare alcuni testi che, per ampiezza e taglio comparativo, offrano unanaloga cornice e unanaloga panoramica. Di saggi che sfruttano o discutono criticamente le idee di Lakoff, non ce ne sono molti in italiano e quelli che ci sono non sono molto convincenti5. In ambito puramente linguistico si trovano numerose raffinate descrizioni delle metafore, ma ne risulta una fenomenologia a carattere tassonomico, che si ferma sulla soglia di una teoria che intenda spiegare le metafore. Numerosi sono anche i problemi irrisolti dalle teorie semantiche sviluppate nel corso del Novecento senza prendere in considerazione le metafore. Che siano rimasti irrisolti per la mancanza di unadeguata considerazione delle metafore? proprio questa lidea che Lakoff e Johnson avanzano nel 1980. La metafora stata tradizionalmente considerata un ingrediente secondario dellanalisi logica del linguaggio, tanto che la si trova descritta come una figura retorica fra le altre. Che sia stata cos descritta non forse ovvio? La retorica presuppone la semantica: il discorso metaforico presuppone il discorso letterale esattamente come la preparazione di una crostata o di un millefoglie presuppone che ci siano gi la farina, le uova e altri ingredienti da combinare in maniera opportuna. Ovvio? Lidea che la metafora sia una onnipervasiva struttura del pensiero incrina tale presunta ovviet. A incrinare lovviet si arrivati per vie diverse, sulle quali non mi soffermer. Fatto sta che negli ultimi decenni la metafora ha acquistato un progressivo rilievo ben oltre i confini della retorica e della linguistica, diventando un tema discusso nelle scienze cognitive, nella filosofia del linguaggio e nella filosofia della scienza. Da fenomeno semantico secondario, la metafora ha cominciato a risultare fenomeno primario; da risorsa ausiliare nella descrizione scientifica del
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A. Peruzzi, Il significato inesistente. Lezioni sulla semantica, Firenze University Press, Firenze 2004. Per una ricognizione circa la pragmatica di un linguaggio naturale (con ci intendo una qualunque lingua parlata o parlabile), si veda il cap. 4. 5 Su internet, trovate una descrizione sintetica delle idee di Lakoff in <it.wikipedia.org/wiki/George_Lakoff>. In varie tesi di laurea di cui sono stato relatore, discusse allUniversit di Firenze a partire dallanno accademico 2000-2001, sono stati analizzati molteplici aspetti di una teoria delle metafore elaborata nella linea di Lakoff.

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mondo, ha cominciato a essere riconoscuta come una risorsa essenziale allelaborazione di quadri teorici, in fisica come in psicologia; da fenomeno di interesse esclusivamente grammaticale e letterario, la metafora ha cominciato a essere indagata come processo cognitivo: un processo cognitivo cos fondamentale da costituire una porta privilegiata daccesso per indagare Per indagare che cosa? Per indagare niente meno che la natura del pensiero umano! E per mettere in luce ci che ha di pi specifico e che lo distingue dalle forme dintelligenza degli altri primati. Questo cambiamento prospettico ha fatto sentire lesigenza di una teoria unitaria, che copra la vasta gamma di aspetti coinvolti nel produrre e nel comprendere metafore e che dia conto della presenza ubiqua di metafore nelluso del linguaggio. Il fatto che, di continuo, ci serviamo di metafore senza nemmeno farci caso, quasi parlassimo letteralmente, indicativo di quanto profondamente radicato sia il processo metaforico. Quando usiamo una metafora, ci che interessa dal punto di vista cognitivo non il semplice ricorso a un modo colorito di esprimere linguisticamente un pensiero e rappresentare uno stato-di-cose, come in

Tu sei proprio una rosa, tanti bei petali ma anche tante spine.
Se non questo, che cos? A interessare gli scienziati cognitivi il processo che permette di trasporre propriet di una cosa (come nellesempio le spine della rosa) a unaltra di tipo molto diverso (il carattere di una persona). Si tratta di un processo impiegato anche nel discorso scientifico. Per fare un solo esempio, le direzioni su e gi, al pari dei nomi dei colori, simpiegano per parlare dei quark. E come alcune propriet (attributi, caratteristiche) delle rose sono trasferite in propriet delle persone dicendo

Tu sei una rosa ..., il modo in cui i colori si compongono trasferito nel modo in cui si
compongono i quark. C dunque un trasferimento sistematico di pi propriet e relazioni da un dominio cognitivo a un altre, anche se non tutte le propriet si trasferiscono. Ora, com organizzato questo processo di trasferimento? Che cosa lo rende possibile? Quale funzione ha? Che cosha di vantaggioso rispetto a un uso puramente letterale del linguaggio? Insomma, dalla considerazione delle metafore come figura retorica, fenomeno stilistico, ausilio espressivo, tratto confinato alla superficie verbale, si passati negli ultimi ventanni a scorgere nel processo metaforico la manifestazione di una struttura profonda della cognizione

umana un suo elemento decisivo e caratteristico, non pi meccanismo accessorio ma risorsa


basilare delle mente. Il testo di Lakoff e Johnson non stato lunico a puntare in questa

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direzione; sicuramente, per, stato quello di maggiore impatto e, di fatto, quello di cui pi si discusso. Grazie al lavoro di ricerca di linguisti, di psicologi cognitivi, di informatici, di neuroscienziati, e dulcis in fundo anche di filosofi, oggi la metafora non pi un argomento secondario per la teoria del linguaggio naturale, ovvero di quel meraviglioso sistema simbolico che abbiamo sviluppato naturalmente fin da piccoli e che, da adulti, usiamo nella vita quotidiana per esprimere i pi diversi tipi di pensieri e per riferirci ai pi diversi tipi di cose: dalle chiacchiere sul tempo ai discorsi relativi alletica, dai discorsi sui nostri stati mentali (e su quelli altrui) ai discorsi sulla politica. In tutto questo la metafora ubiqua e non smettiamo certo di servircene quando adoperiamo un linguaggio specialistico, tecnico-scientifico. Il fatto che la letteratura sulla metafora sia cresciuta cos tanto non dovuto a una maggiore attenzione verso le tante espressioni idiomatiche presenti nel linguaggio naturale o alluso creativo che della metafora si fatto e si fa nella poesia, nella pubblicit, nel giornalismo sportivo o nella matematica. La ragione piuttosto da cercarsi nel bisogno di capire larchitettura della mente e lidea-guida : larchitettura della mente permeata di metaforizzazione. In vista del nesso fra mente e cervello, siamo arrivati a chiederci: cosa succede nel cervello quando si usa una metafora? Nei primi decenni del Novecento la filosofia aveva vissuto la svolta linguistica: fare filosofia diventava sinonimo di analizzare il linguaggio. Lo strumento di questanalisi era la nuova logica matematica, dalla quale negli anni Trenta era nata la teoria delle funzioni ricorsive, alla base della futura informatica. Uno dei momenti pi importanti nella linguistica del Novecento si ebbe nel 1957, quando Noam Chomsky introdusse la grammatica generativa, sfruttando proprio la teoria delle funzioni ricorsive. La rivoluzione chomskiana fu uno dei pilastri nella nascente scienza cognitiva, basata sul modello della mente come sistema di manipolazione algoritmica di simboli, dunque come insieme di programmi. Cos prendeva corpo una seconda svolta: la svolta cognitivista. Gi negli anni Sessanta molti giovani ricercatori vicini allimpostazione chomskiana si posero il problema di integrare la teoria linguistica, che riguardava principalmente la sintassi, con unadeguata semantica che ampliasse limpiego di risorse logico-matematiche gi messe a frutto nel caso della sintassi. Fra coloro che simpegnarono nel progetto di elaborare una semantica generativa cera anche George Lakoff. Di fronte agli ostacoli che di continuo spuntavano e impedivano di andare avanti nel progetto, Lakoff cominci a lavorare a un modello

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alternativo, che recuperava in campo linguistico idee introdotte dagli psicologi della gestalt e metteva invece da parte lapparato logico-matematico di cui fino ad allora si era servito. In numerosi lavori di ricerca, dagli anni Ottanta a oggi, spesso scritti in collaborazione, Lakoff ha insistentemente battuto su un punto: la metaforizzazione un processo cognitivo fondamentale, testimoniato non solo nelluso del linguaggio che facciamo nella nostra vita quotidiana, non solo nella letteratura, non solo nella pubblicit, ma anche nella politica, nelletica e perfino nel pensiero matematico e nel pensiero filosofico. Vi prego di notare che lidea davvero importante non tanto Cari matematici e cari filosofi, preoccupatevi di studiare le strutture della metafora! quanto Cari matematici e cari filosofi, lo sapevate che il modo in cui lavorate si definisce con le metafore che usate? A prescindere dalla correttezza o scorrettezza delle soluzioni offerte in rapporto a specifici problemi, quella che Lakoff e i suoi compagni di strada hanno introdotto una nuova rivoluzione concettuale, in cui i confini della linguistica sono sovvertiti, producendo una svolta ulteriore nella filosofia del Novecento, dopo la svolta linguistica e dopo la svolta cognitivista. Siccome questa terza svolta, attraverso la centralit attribuita al processo metaforico, finisce per recuperare le radici corporee del pensiero umano, la si potrebbe definire svolta in-corporante, se non fosse che (a parte la bruttezza del termine) la parallela enfasi messa dai fautori di questa terza svolta sugli elementi cognitivi dipendenti dalla cultura, pi che dalla natura corporea, dovrebbe farci esitare a definirla cos. Dico dovrebbe perch, di fatto, i sostenitori dellidea di una mente incorporata (embodied mind) non esitano a proporre sia una naturalizzazione della semantica sia una culturalizzazione della natura. Con questo vi sto gi segnalando una complicazione con la quale pi avanti bisogner fare i conti. Anche ignorando la complicazione (o inventandosi un modo per venirne a capo), vi confesso di non aver molta simpatia per questo zig-zag netto, fatto di svolte e controsvolte in termini delle quali descrivere lo sviluppo della filosofia: indubbiamente unidea comoda e aiuta a farsi subito unidea del contendere, ma rischia di semplificare troppo, togliendo di mezzo gli argomenti pro e contro ciascuna delle tesi che compongono un modello teorico. Se nessuno ve lha mai detto, sono gli argomenti che fanno la filosofia, non le tesi e neanche i temi. Molte tesi filosofiche appartengono gi al senso comune e, quanto ai temi, si pu fare filosofia su tutto (dagli atomi ai sistemi economici, dagli odori agli amori ecc.) e gli argomenti filosofici non sono ora tutti a favore e ora tutti a sfavore di una tesi. Per questo la filosofia discute continuamente

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anche di se stessa. Il narcisismo e lo scolasticismo sono di casa in filosofia, ma se siete capaci di vedere solo questi difettucci, presenti anche altrove e in abbondanza, vi perdete il succo. Comunque sia, lidea della metafora come struttura del pensiero ormai riconosciuta come di primaria importanza per la filosofia del linguaggio e per la filosofia della mente. Si pu condividerla o no, ma chi non le riconosce importanza vive nel passato. Lidea ha trovato numerose conferme, sulle quali non potr soffermarmi ma fin dora mi preme dire una cosa: le indagini che lhanno confermata hanno permesso di capire il ruolo essenziale che la metafora ha avuto e ha nel discorso morale, nel discorso religioso e nel discorso scientifico. Ma quanto innovativa lidea? In riferimento alla scienza, siamo sicuri che si tratti di un cambiamento prospettico davvero radicale? Potrebbe sembrare di no, perch gi in studi compiuti da alcuni filosofi della scienza (mi limito a fare il nome di Mary Hesse6) era stato riconosciuto il ruolo che le metafore hanno nel costituire limmagine che gli scienziati di offrono del mondo, suggerendo che i diversi modelli di pensiero succedutisi nella storia della scienza corrispondono alladozione di diverse metafore-guida. Non solo: il modo stesso in cui descriviamo la scienza a sua volta carico-di-metafore, le quali inducono a intendere la scienza in un certo modo, cio, orientano a farsene unidea piuttosto che unaltra. Due esempi:

Il mondo un meccanismo Il sapere un edificio.


Ad (1): se il mondo un volgare congegno meccanico, quale posto vi hanno le nostre tanto care menti? Se non cos ed invece un tutto vivente, come si devono intendere le parti del mondo che sembrano inanimate? Ad (2): se il sapere un edificio, quali sono le sue fondamenta? Se non cos e il sapere invece una rete, che cosa assicura la stabilit dei nodi e delle loro mutue

connessioni?
Il contrasto appena accennato in (1) fra due modi dintendere il mondo fu uno dei motivi di pi accesa controversia agli albori della scienza moderna. Il contrasto alluso in (2) ha segnato uno dei momenti pi caldi nel dibatitto interno alla recente filosofia della scienza, o almeno come tale stato vissuto dai contendenti. Il che suggerisce una riflessione di carattere generale: quando si hanno di fronte due modelli metaforici, si pu iniziare (e di solito si inizia) anche un sottile lavoro di raccordo tra essi. Ovvero, i due modi dintendere la conoscenza scientifica (edificio o rete?) non
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Si vedano i suoi saggi raccolti nel volume Modelli e analogie nella scienza (Feltrinelli, Milano 1980) e specialmente il saggio alle pp. 147-160.

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necessariamente si contrappongono: ci riguarda nuovamente la struttura delle metafore, perch


alcune di esse hanno in s ingredienti multipli. In relazione a (2) la tendenza a un raccordo proprio ci che si verificato storicamente. Negli anni Trenta, allinterno di quella scuola di pensiero nota come neoempirismo, si era affermato un modello molto preciso delle teorie scientifiche, intese come EDIFICI assiomaticodeduttivi, o ALBERI in cui gli assiomi (o postulati) hanno la funzione di radici, mentre i teoremi sono nodi dei rami, e il passaggio dalle radici ai nodi costituito da dimostrazioni. Nel linguaggio della scienza i neoempiristi individuavano due componenti nettamente distinte: il linguaggio osservativo e il linguaggio teorico. Come si collegavano fra loro queste due componenti? Per rispondere a questa domanda i neoempiristi escogitarono unidea brillante, bene espressa da Carl Gustav Hempel, e quesidea codific limmagine classica delle teorie scientifiche, cio, come RETI. Riporto le sue testuali parole: i concetti della scienza sono i nodi

di una rete di interrrelazioni sistematiche entro la quale le leggi e i principi teorici formano i fili.
La rete agganciata allesperienza solo in alcuni nodi, contro lidea che le teorie siano immagini che rispecchiano il mondo punto per punto. Tuttavia, del modello faceva ancora parte lidea che le teorie scientifiche siano edifici/alberi assiomatico-deduttivi. Hempel non rinunciava affatto a questa metafora. Dunque le due metafore si combinavano tra loro. Quanto coerentemente, un altro discorso. La successiva proposta di rinunciare allidea che le teorie scientifiche siano sistemi ipotetico-deduttivi spost i termini della questione, dando inizio a un ulteriore lavoro di raccordo, anche se la proposta non ha ancora fornito un modello alternativo di pari chiarezza. Gi in questo caso emerso un punto fondamentale: a essere interessanti non sono le singole metafore, ma gli schemi metaforici che strutturano un intero ambito della nostra esperienza. Passando a un ambito non pi confinato al discorso scientifico, c un grappolo di metafore cui facciamo costante ricorso quando parliamo delle vicende politico-economiche: sono le metafore legate alla NAVIGAZIONE, documentate in frasi come

Il governo andato a picco. Il disegno di legge non ha superato gli scogli. La manovra economica ha il vento in poppa. La sanit sta affondando. La maggioranza naufragata su due emendamenti dellopposizione.

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Lo schema metaforico della navigazione si estende ben oltre, fino a diventare un modello in termini del quale viene rappresentata la stessa condizione umana o un suo particolare momento:

Siamo tutti dei naufraghi. Il nostro rapporto ormai alla deriva.


Altro grande schema metaforico quello con cui rappresentiamo qualcosa come se fosse un testo da leggere, decifrare, interpretare. Chiamiamolo lo schema LIBRO , che nel Novecento diventato il punto di partenza di quella corrente filosofica nota come ermeneutica. Esempio storico: il Libro della Natura affiancato da Galileo al Libro sacro (la Bibbia), ove il primo

scritto in caratteri matematici e, se riusciamo a leggerlo, capiremo come va il cielo; il secondo


scritto con parole che parlano ai cuori e ci fa capire come si va in cielo. Era una metafora conciliativa, frequentata spesso dai filosofi del Seicento. Bacone, che come Galileo giustamente considerato un padre della modernit, non avrebbe condiviso la parte pitagorica dellespressione galileiana, ovvero il riferimento ai caratteri matematici con cui scritto il Libro della Natura, pur conservando lidea della Natura come insieme di segni da interpretare. E gi che siamo in tema di modernit, ripensiamo a (1) e ai due schemi in conflitto:
MACCHINA/ORGANISMO.

Nel Seicento fu, a dir poco, drammatica la trasformazione che si

produsse nella visione del mondo quando il modello espresso da

Luniverso una macchina [un orologio, un meccanismo]


cominci a soppiantare il modello espresso da

Luniverso un essere vivente [un organismo, un animale].


Se intendiamo luniverso alla maniera di Aristotele, cio come organismo, ci chiederemo qual la funzione vitale che ciascuna parte svolge in esso, come un tutto integrato, e allora sar quasi naturale (voglio dire: non banalmente antiscientifico) pensare le funzioni in termini

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finalistici, perch ogni organo di un essere vivente svolge un particolare compito in funzione della sopravvivenza (il fegato quellorgano che serve a ..., lo stomaco quellorgano che serve a ...)7. Invece, se pensiamo luniverso alla maniera di Cartesio, cio come una macchina, quel che conta e che dobbiamo cercare di capire linsieme di meccanismi che, componendosi, lo governano: dunque la meccanica a fornire la chiave di lettura del LIBRO (della Natura) e non un caso che gli stessi animali siano pensati da Cartesio come automi, macchine idrauliche molto sofisticate. Con un piccolo guaio perch gli esseri umani sono, per Cartesio, pi che automi. Qui sorgeva un problema di difficile soluzione (e non solo per Cartesio): da un lato gli automi, le macchine, i corpi studiati dalla fisica, dallaltro le anime, dotate di libero arbitrio, e dietro a tutto questo la bont di Dio. Si noti che le metafore di tipo organismico entrano anche nella religione, per esempio quando si parla di Dio quale nostro padre, cos come nella politica, per esempio quando ci rappresentiamo lo Stato come un organismo che deve difendersi dal virus della

corruzione. I rispettivi modelli contrari, allinterno dello schema MACCHINA, sono stati proposti
ma non hanno avuto la stessa efficacia emotiva: lidea di Dio come semplice orologiaio potr essere attraente per gli orologi ma non per noi, anche se ci credessimo, al pari dellidea inversa dello Stato come macchina, che fa piuttosto venire in mente tristi scenari. Perch prediligiamo alcune metafore-guida ad altre? E prima ancora: perch la mente umana si nutre di metafore? Non ne potrebbe fare a meno? Ma come si fa a pensare e a parlare di qualcosa che non si tocca e non si vede (teorie, concetti, manovre economiche, sentimenti, ideali), se non per mezzo di metafore? A queste domande le consuete tassonomie della retorica non rispondono. N rispondono le teorie semantiche pi diffuse del Novecento. Nondimeno, c chi ha provato a rispondere e, a dire il vero, sono state avanzate pi risposte non sempre concordi. Qui, come anticipato, ci concentreremo su una sola teoria (e senza entrare in troppi dettagli), cio, la teoria delineata da Lakoff e Johnson, ma prima, tanto per dare unidea delle dottrine precedenti cui si contrappone questa teoria, conviene fare almeno un breve cenno a unalternativa che storicamente ha avuto ampio seguito. Mi riferisco alla dottrina secondo cui la metafora si riduce a unanalogia (x COME y: tu sei
COME

una rosa, luniverso COME un orologio) con in pi una tensione emotiva, indotta dalla

falsit dellinterpretazione letterale (le persone non sono fiori, luniverso non fatto tutto quanto
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Il fatto che sia quasi naturale pensare in termini finalistici il comportamento degli organismi non implica ovviamente che si debba pensarlo cos. La lezione di Darwin consistita nel mostrare che, anche in biologia, una spiegazione pu e deve essere in termini non finalistici.

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di pendoli, molle, lancette e quadranti). In sostanza, la tensione sarebbe dovuta alla devianza semantica, che per non annulla lattribuzione di significato, e alla carica emotiva associata con la devianza semantica. Vi prego di notare che questa tensione manca nelle espressioni idiomatiche:

Hai preso lucciole per lanterne. Mario fuori dai gangheri. Non si pu volere capra e cavoli. Sono cascato dalle nuvole. Inutile arrampicarsi sugli specchi.
che pure hanno carattere metaforico, anche se non sono il portato di schemi e dunque se ne stanno ciascuna per conto suo. Se fosse tutto qui (devianza + carica emotiva), non si capirebbe perch lapplicazione di una propriet come avere il vento in poppa a cose, come una manovra economica, di tipo alquanto diverso dalle barche, ha quel carattere sistematico (anche se con ovvi limiti) che in effetti ha, coinvolgendo i molteplici aspetti della navigazione. Analogamente, nel caso di

Maria una rosa


il carattere sistematico si rivela con la possibilit di dire anche

Maria una rosa con molte spine. Di Maria, vedo pi le spine che i petali.
Com possibile che combinando in modo deviante due o pi espressioni in un semplice enunciato della forma x y emerge un significato che fa capire qualcosa di pi che non attenendosi alla lettera? Com possibile un significato deviante quando il significato non deviante (letterale) non a portata di mano e neppure sembra accessibile? Una diffusa devianza dovrebbe indurre una diffusa instabilit nella semantica di un linguaggio. Le metafore cambiano un linguaggio? Supponiamo di avere un linguaggio in cui finora tutte le espressioni sono state usate in modo letterale. Adesso aggiungiamo uno schema metaforico, con tutto il suo corredo di espressioni. Si verifica una reazione a catena distruttiva del

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significato di tutte le altre espressioni? No, per un motivo molto semplice: le metafore diventano possibili solo in relazione a uno stabile uso del linguaggio. Infatti, la metaforicit presuppone la letteralit delle espressioni di cui un enunciato metaforico si serve: comprendiamo benissimo la metafora Tu sei una rosa con tante spine, ma se anche luso di rosa e di spine fosse metaforico, cosa vorrebbe dire questa proposizione? Dovremmo indagare a quali altri termini i sostantivi

rosa e spine rimandano metaforicamente. E cos via, indefinitamente. Risultato: non capiremmo
pi nulla. O se preferite: non potremmo dire di capire quel che eventualmente capiamo. Onde evitare un regresso allinfinito, c chi ha pensato, dal pi al meno: Se mai ci si fermasse in questo gioco di rimandi, sarebbe solo perch alla fine il cerchio si chiude in un circolo vizioso. proprio cos, anche se non sembra: ci muoviamo sempre in questo circolo vizioso e non possiamo uscirne. Una simile idea, per quanto suggestiva (e diffusa tra gli strutturalisti e gli ermeneuti), presenta un banale inconveniente: non spiega come abbiamo fatto a entrare nel circolo! In modo analogo, nella proposizione metaforica Il governo sta andando a picco lespressione andare a picco deve avere un significato letterale per poterne avere uno metaforico. Pur non avendo lapparenza di una grande scoperta, questultima osservazione torner utile in seguito, quando discuteremo di quale lezione filosofica si possa ricavare dallanalisi che Lakoff e Johnson fanno della metafora.

2. Questioni preliminari Prima di vedere come si articola lidea della metafora-struttura-del-pensiero opportuno prendere in esame una serie di questioni di cornice, che non sono meno importanti di quelle propriamente teoriche; anzi, sono questioni non accantonabili se interessa impostare unindagine generale sulle metafore che, oltre a coglierne la variet, intenda essere esplicativa. Le questioni sulle quali richiamer lattenzione non sono tutte quelle che sarebbe doveroso considerare per elaborare una vera e propria teoria; ciononostante, permettono di individuare alcuni tipici fraintendimenti nellimpostazione di una teoria della metafora e cos, riducendo il rumore di fondo, facilitano il lavoro teorico. Partiamo da una questione di principio. Lidea-guida che attraverso le metafore si manifesti un fondamentale processo cognitivo. Il problema spiegare questo processo. Contro lipotesi che si possa fornirne una spiegazione viene spesso ripetuto un argomento. In breve, largomento suona cos: se ogni modello scientifico, al pari di ogni modello filosofico e di ogni

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dottrina religiosa o etica o politica, d forma esplicita alla priorit di certi nessi metaforici su altri, chiunque provi a elaborare una teoria generale che dia conto delle metafore non solo non pu evitare di servirsi dei processi metaforici che intende spiegare, ma si trova anche a selezionare

alcuni nessi metaforici tra quelli a disposizione per dar conto di tutti gli altri, ivi compresi quelli
che fossero in contrasto con i nessi selezionati. Conclusione: qualunque teoria della metafora condannata a un circolo vizioso, ulteriormente viziato dalladozione selettiva di un tipo di metafore a scapito di un altro, contro la pretesa generalit della teoria. In realt la stessa questione si pone in molti altri ambiti che non riguardano specificamente la metafora. Qualsiasi teoria della sintassi ha una forma sintattica e qualsiasi teoria del significato presuppone che ci che afferma sia riconosciuto nel suo significato, dunque presuppone ci che intende spiegare. Analogamente, quando si selezionano i principi del ragionamento e si presentano come assiomi di una teoria logica, stiamo gi ragionando logicamente. Quando cerchiamo di spiegare la respirazione, abbiamo bisogno di respirare. E cos via. Nessuno, che io sappia, ha concluso che impossibile spiegare la respirazione perch per farlo abbiamo bisogno di respirare. Invece, si crede che questa conclusione sia legittima nel caso della metafora. Si crede, perch largomento su menzionato, se fosse corretto, dovrebbe valere anche per la respirazione. Inoltre, se largomento fosse corretto, non potremmo spiegare perch lo senza cadere nello stesso circolo vizioso che largomento vuole denunciare. Insomma, se dovessimo prendere sul serio largomento e considerarlo pregiudiziale per qualunque teoria della metafora, dovremmo prenderlo come pregiudiziale in tutti gli ambiti. Il che equivarrebbe a negare la legittimit delle pretese esplicative avanzate dalle pi diverse teorie scientifiche, viziate da intrinseca circolarit e quindi incapaci di spiegare alcunch. Peccato che di

fatto gli sforzi compiuti per spiegare qualcosa abbiano portato a risultati non trascurabili:
cresciuta la nostra comprensione sia della natura sia della cultura. Poich non si pu uscire dal mondo fisico per capirlo e non si pu uscire dalla societ per spiegare come funziona, chi sottoscrive largomento su menzionato deve avere il coraggio di dire che non possibile spiegare alcunch (inclusa la correttezza del suo stesso argomento). Per limitarci allambito delle scienze umane, lantropologia e la psicologia sono discipline abbastanza recenti ma, anche se c ancora tanto da capire, qualcosa ci hanno fatto capire. Ciascun antropologo che non sia un alieno appartiene a una qualche cultura fra quelle che sono oggetto del suo studio; e una teoria psicologica dei processi cognitivi non annullata dal fatto che per farla e per capirla sono gi allopera processi cognitivi. Perci non questo tipo di circolarit che pu togliere, seduta stante,

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rilievo scientifico a una teoria della metafora. E se davvero c circolarit, virtuosa invece che viziosa, in questo come in altri ambiti di ricerca. O c per caso un qualche guaio specifico nel caso della circolarit che riguarda le metafore? Come comprendiamo il carattere metaforico dellenunciato

I tifosi della sono cani rabbiosi


e possiamo discutere in quali condizioni assentiremmo o no, continuando a servirci letteralmente di tifoso, cos riconosciamo il carattere fallace dellinferenza

I tifosi della sono aggressivi; i cani rabbiosi sono aggressivi; quindi i tifosi della sono cani rabbiosi.
Allo stesso modo possiamo comprendere gli aspetti metaforici presenti nella teoria della metafora ed evitare inferenze fallaci al riguardo. Solo perch il regno del letterale molto esteso, pu esserlo anche, e ancora di pi, quello del metaforico. Che cosa il regno del letterale abbia da offrire a quello del metaforico ci che si tratta di capire.8 Unaltra questione molto dibattuta riguarda il fatto che i modelli della mente messi a punto dopo lavvento del cognitivismo assimilano i processi mentali a procedure di computazione. Lidea di fondo dei cognitivisti era: si pu dire daver compreso un processo cognitivo (percettivo, linguistico o daltro tipo) solo se riusciamo a rappresentare in un diagramma di flusso le transizioni da uno stato mentale allaltro e solo se possiamo simulare tale diagramma di flusso mediante un programma per computer come quelli che gli informatici mettono a punto per automatizzare le analisi cliniche o per gestire una catena di montaggio. In contrasto con questidea stato addotto il carattere non algoritmico delle metafore. Dunque, le metafore sfuggono alla comprensione? Cio, non dovremmo riuscire a capirle, fintanto che non siamo in grado di trovare un algoritmo che le produca? Oppure dobbiamo dire che ci sono processi mentali (di alto livello) non algoritmici? Anche in questo caso bisogna andare un po cauti. Pu esistere una macchina che produca metafore? Banalmente, s. Pu esistere una macchina che riconosca la presenza di metafore in un

Queste due ultime affermazioni sono da considersi eterodosse rispetto allinterpretazione corrente della teoria cognitiva della metafora.

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testo? La risposta ugualmente positiva. Tutto dipende dalle dimensioni del setting teoricosperimentale. chiaro, infatti, che possiamo produrre enunciati metaforici a piacere mediante un semplice programma che abbia accesso al dizionario di una lingua e rispetti le elementari regole di concordanza grammaticale. Basta un semplice cilindro con strisce ruotanti intercambiabili, su ciascuna delle quali si trovi unespressione concordante per genere, numero e ruolo sintagmatico con le espressioni precedenti e seguenti, per divertirsi a produrre metafore (non importa se nessuno, di fatto, le usa). Questi cilindri esistono, tant vero che ne ho comprato uno molti anni fa. E non ci vuole neppure molto a realizzare programmi aventi il compito di riconoscere la devianza semantica, una volta che abbiamo fornito al programma un opportuno insieme di restrizioni semantiche inerenti alla letteralit, purch non si pretenda dal programma che riconosca tutte le metafore in uso o meramente possibili. Per esempio, in un minimo database a scopo tassonomico <essere umano> non ha letichetta <vegetale> mentre <rosa>, come nome comune, ha questa etichetta; quindi un enunciato come Tu sei una rosa, prima di essere falso, sarebbe valutato dal sistema come semanticamente deviante e con un senso alquanto diverso da

Tu sei un vegetale, bench le rose siano vegetali


Ma altrettanto chiaro che non tutto ci che semanticamente deviante veicolo di uneffettiva metafora: gli enunciati

Tu sei una superficie non euclidea Tu sei un numero primo


non fanno parte delle metafore direttamente impiegate nelluso dellitaliano, bench

potenzialmente ne facciano parte. Perch ne facciano realmente parte occorre un orizzonte


semantico condiviso su cui fare affidamento, altrimenti il risultato solo la faccia sbigottita del nostro interlocutore, il quale tuttavia sar indotto a cercare un senso metaforico, nellipotesi implicita che, chiunque dica qualcosa, dice qualcosa di sensato e, se quel che dice palesemente deviante, sar da intendersi in senso metaforico. Di notte, come diceva Hegel, tutte le vacche sono grige; e cos tutti gli enunciati che non capiamo sono potenzialmente metaforici. In questo modo, la costruzione di un programma di computer che riconosca metafore perfino banale. E se invece vogliamo qualcosa di non banale? Possiamo immettere nel programma una lista delle metafore effettivamente riconosciute come tali in una data comunit

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linguistica. Con una simile restrizione, la produzione, cos come il riconoscimento, di metafore in base a un algoritmo funzionerebbe in virt di caratteristiche sintatticamente specificate e di nientaltro (gli algoritmi sono strutture sintattiche ricorsive). Purtroppo, limpiego di una simile procedura (a partire dai limiti riconosciuti in programmi elementari come ELIZA e PARRY) sarebbe quanto mai insoddisfacente come criterio per valutare il carattere metaforico o no di un nuovo enunciato deviante. Perch? Perch non possibile decidere meccanicamente quali siano le situazioni dimpiego del linguaggio che, oltre a essere diverse da quelle concretamente in uso per classificare gli enunciati in letterali o metaforici, siano tali da legittimare lintroduzione di una nuova metafora. Fin qui la morale : anche se una teoria algoritmica della metafora insoddisfacente, la semplice presenza di metafore nel linguaggio umano non una prova del carattere non computazionale della mente. Ma il ragionamento non ancora finito Un convinto sostenitore di una teoria algoritmica del significato (metafore comprese) obietter che oggi linformatica consente di fare sofisticati modelli della comprensione semantica (realizzati in quelli che si chiamano sistemi esperti) purch il corpus di enunciati da considerare

siano relativi, e limitati, a uno specifico dominio di conoscenze. Ci sono, in effetti, molti
programmi di language understanding e knowledge representation impiegati con successo in vari ambiti. Il punto di forza di questi programmi anche il loro punto di debolezza e consiste nella specificit a un dato dominio. Basterebbe collegare fra loro pi domini secondo regole prestabilite per tenersi la forza ed eliminare la debolezza? No, perch le metafore non solo chiamano in causa pi di un dominio, ma correlano pi domini in modi nuovi. Quindi? Sembra che nessun modello informatico potr mai simulare adeguatamente la produzione/comprensione metaforica, perch il solo poterlo fare significherebbe che sappiamo scrivere un programma per codificare la creativit. Se qualcosa creativo, non il risultato di regole meccaniche; e non c nulla di creativo in un programma. Con ci abbiamo di fronte lerrore nei cui confronti vi volevo mettere in guardia. Ho detto sembra perch la lezione stata tratta in modo troppo sbrigativo. Non escluso che la complessit delle combinazioni di regole meccaniche risulti tale da fornire esiti creativi. Non escluso porta poco lontano, direte. Giusto. In questo caso, per, ha una motivazione precisa: non esiste un teorema limitativo, analogo a quelli inerenti alla computabilit (i famosi teoremi di Gdel, Turing e Tarski), che fissi i limiti di ci che (in quanto enunciato) in linea di principio si potrebbe esprimere come dotato di significato anche se un significato non equivalente a quello

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di una qualsiasi espressione finora prodotta e/o riconosciuta come sensata da un prefissato programma. Naturalmente, per poter dire che abbiamo un caso di creativit semantica e non semplicemente di devianza, occorre specificare una serie di condizioni sul dominio cognitivo cui le metafore sono riferite e sullarchitettura del sistema intelligente (naturale o artificiale). Qui sta la difficolt per i modelli computazionali, perch tali condizioni sono semantiche e non puramente sintattiche. Per spiegarmi far un esempio. In chimica si studiano, tra le altre cose, in quali modi si possono combinare gli atomi per formare molecole. I possibili tipi di atomi sono elencati nella tavola di Mendeleev, che sta anche in una sola pagina. Ma i possibili composti chimici formano un elenco che nessun testo di chimica pu pretendere di aver esaurito una volta per tutte. Negli ultimi cinquantanni sono state sintetizzate artificialmente molte molecole che non si trovano in natura: basti pensare allinvenzione della plastica, del polistirolo, o delle particolari leghe di cui oggi sono composti i fusti delle racchette da tennis. Se un composto non si trova gi in natura, nellambiente a noi accessibile, lo possiamo realizzare in laboratorio; e in futuro potremo sintetizzare nuovi tipi di materiali che al momento non ci immaginiamo neppure. Questo non significa che potremo sintetizzare tutto quello che ci pare, perch non tutto sta insieme. Dalla chimica torniamo alla semantica: per fabbricare metafore, basta far funzionare un qualunque meccanismo di produzione aleatorio che rispetti la sintassi del linguaggio dato, ma per capirle e impiegarle appropriatamente un tale meccanismo non basta. Occorrono vincoli relativi al contesto dimpiego di unespressione da parte di organismi fatti cos e cos. Esiste una macchina che produca tutte e solo le metafore giuste (sensate, comprensibili) in un generico contesto? In base a quanto appena osservato la risposta negativa, ma negativa anche se riferiamo la produzione alla mente umana sena bisogno di intenderla come sistema algoritmico. Ed negativa per tre ragioni. ( 1 ) Senza specificazione del contesto interpretativo, non solo il senso della metafora indeterminato, ma impedito lo stesso riconoscimento del carattere metaforico. (2) impossibile prevedere in anticipo quali contesti fissare come quelli giusti per interpretare una metafora. Per fare un solo esempio, Il sindaco un elefantino pu voler dire cose molto diverse finch il contesto resta generico. Il sindaco si muove in politica con un certo impaccio

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/ corpulento / dotato di forza e calma ancora non pienamente sviluppate / chi lo ha dalla sua parte fortunato, o altro ancora). (3) Anche una volta fissato il contesto, non c un criterio algoritmico per selezionare in anticipo le metafore giuste relativamente al contesto dato ( la difficolt cui sono andati incontro tutti i tentativi di traduzione automatica). Di nuovo, la raccomandazione la stessa: stiamo attenti a non trarre conseguenze affrettate da tale risposta negativa e dalle sue motivazioni. Quelle che precedono sono considerazioni di mero buon senso e non vanno sovraccaricate di valenze filosofiche premature e in particolare non devono essere pensate come una prova che le metafore sono inspiegabili. La mancanza di una Supertavola di Mendeleev, contenente linsieme di tutti i possibili composti chimici, non ci ha impedito di capire che allopera uno stesso meccanismo di base. Questo meccanismo stato spiegato in maniera straordinaria dalla teoria quantistica della materia: struttura degli atomi, legami chimici, ecc. Non conveniva, perci, dire che impossibile qualcosa che risultato possibile. Dopotutto, i limiti associati a (1), (2) e (3) ci mettono davanti al fatto che la nostra padronanza del linguaggio limitata. Neanche noi, infatti, sappiamo fare in anticipo, quel che un programma di computer non sa fare. Eppure, non che per questo siamo incapaci di capire il significato di nuove metafore o siamo incapaci di produrle. Le osservazioni precedenti sono cariche, indirettamente, di filosofia. Per rendersi conto della presenza, gi a questo livello pre-teorico, di questioni direttamente riconosciute come filosofiche, lo sforzo minimo: quando esprimiamo un qualche tipo di conoscenza (o intendiamo esprimere quella che consideriamo, a ragione o a torto, una conoscenza e supponiamo che tale intento sia compreso dai nostri interlocutori), ci stiamo impegnando nei confronti della verit. Se io vi dico di sapere che , mi impegno a dire che vero. Altrimenti dovrei dire: credo che invece di so

che.
Che cosa sia la verit, come la si debba intendere, quale esatto rapporto ci sia tra la conoscenza (scientifica) e la ricerca della verit, sono questioni che hanno una lunga storia e che probabilmente continueranno a frastornarci per molto tempo ancora. Comunque, tutti possono discutere di verit e falsit, anche se il pi delle volte in maniera ingenua. Pochi sanno invece che le nozioni di verit e falsit sono state analizzate in maniera rigorosa entro la logica matematica gi a partire dagli anni Trenta, portando alla formazione di una nuova area di studi: quella che si chiama semantica formale o semantica modellistica.

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Lanalisi logico-matematica della nozione di verit stata una tappa dimportanza storica; e poich non c filosofia degna del nome che in qualche modo non affronti il problema di come devessere intesa la nozione di verit, difficile immaginare un serio discorso intorno alla verit che ignori quellanalisi. Non dovrebbe esserci bisogno daltro per capire che chiunque sinteressi seriamente di filosofia del linguaggio ha bisogno di avere una qualche familiarit con le nozioni della logica. Se qualcuno, tra coloro che di mestiere fanno i filosofi, non se n ancora accorto, mi dispiace. Nel migliore dei casi, perch gli fa comodo non capirlo nel peggiore ... (passim). Per raccontare, anche in forma sintetica, come ha potuto prender corpo lanalisi logico-matematica della verit, ci vorrebbe molto tempo. Finch il discorso si mantiene sul piano informale che contraddistingue queste osservazioni preliminari, non neppure indispensabile entrare nei dettagli della semantica formale9, ma qualcosa va detto e, per brevit, mi limiter a due annotazioni. La prima annotazione che, per dire che un enunciato vero, bisogna pur avere una minima idea di che cosa parla; e per avere questa minima idea bisogna cominciare a chiedersi: a chi o che cosa si riferisce il tale sostantivo, a quale propriet si riferisce il tale aggettivo, a quale azione si riferisce il tale verbo? Dunque la verit (come pure la falsit) coinvolge la nozione di

riferimento.
La seconda che il rapporto fra soggetto e predicato di una proposizione stato descritto nella logica del Novecento in termini del concetto centrale della teoria degli insiemi, cio in termini di appartenenza (lessere un elemento di, espresso con il simbolo ): affermare che Due

un numero naturale equivale ad affermare che 2 N, e affermare che Aldo un uomo equivale ad
affermare che a U . A partire da questidea si pu andare molto lontano, analizzando gli enunciati pi complessi nei termini delle operazioni insiemistiche. Per fare un esempio (semplice), consideriamo lenunciato Due un numero naturale pari. Possiamo dire che il suo significato fornito dalla congiunzione di 2 N e 2 P, dunque equivale al significato di 2 N P. Ebbene, quando Lakoff e Johnson parlano dei modelli della categorizzazione, criticano il modello referenzialista (che spiega il significato in termini di riferimento) e insiemistico (in termini di teoria degli insiemi) ma poi ne concludono che il linguaggio naturale non si presta allimpiego sistematico di nessuna semantica sviluppata in termini logico-matematici. una tesi

Per qualche indicazione in merito si veda Il significato inesistente, cap. 2.

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molto forte, basata sullidea che ogni semantica formale necessariamente insiemistica. Da questidea legittimo dissentire, per ragioni che spiegher pi avanti. Ora, la presenza di metafore impedisce o no di giudicare vero/falso un enunciato? Prima di rispondere, conviene ricordare alcune (classiche) distinzioni circa i tipi di verit distinzioni tradizionalmente riferite a enunciati non metaforici. Ci vuol poco a capire che fra ci che consideriamo banalmente vero (per esempio, 2 un

numero pari) e ci che consideriamo banalmente falso (per esempio, una contraddizione come i liquidi non sono liquidi) si stende il gran mare delle affermazioni che pretendono di esprimere
conoscenze non banali. Gi dietro a quel che ci vuol poco a capire, e senza bisogno di tirare in campo le metafore, stanno interrogativi filosofici, antichi e di tutto rispetto: per esempio, chi di voi conosce un po di storia della filosofia, sa che fin dallantichit sono state cercate verit che fossero certe al di l di ogni possibile dubbio: verit tali che la loro negazione non fosse possibile (se non contraddicendosi), dunque verit necessarie, senza per questo essere banali. Il prototipo delle verit necessarie, dotate di assoluta certezza, sempre stato individuato nella matematica. Pur con termini diversi, la distinzione tra il carattere necessario delle verit matematiche e il carattere contingente di verit circa questo o quel fatto era gi presente nella filosofa greca del III secolo a.C. Nel XVIII secolo d.C. Kant distingueva le verit analitiche (che non dicono nulla sul mondo) da quelle sintetiche (che danno informazioni) e le verit a priori (che non richiedono alcuna esperienza) da quelle a posteriori (che la richiedono). Le verit analitiche si dicono tali perch risultano dalla semplice analisi dei concetti espressi: per esempio,

Un maglione rosso colorato


una verit analitica (nel concetto, o nozione, di rosso implicito il concetto, o nozione, di colore), che possiamo anche pensare come una verit in virt del solo significato delle parole. Le verit a priori si dicono tali perch non sono ricavate a partire da nessuna osservazione (mediante i sensi). Fatta questa distinzione, Kant giungeva a una tesi peculiare, cio, che esistono verit

sintetiche a priori e la filosofia kantiana sta o cade con questa tesi. Kant non si limitava a dire che
esistono verit sintetiche a priori, ma diceva anche quali sono. Il prototipo delle verit sintetiche a priori da lui individuato nella matematica.

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Nel XX secolo, i filosofi neoempiristi hanno fatto della negazione della tesi kantiana uno dei loro cavalli di battaglia. I neoempiristi hanno abbandonato lidea tipica dei precedenti empiristi (senza neo), cio, lidea che tutte le verit siano a posteriori. Infatti, per i neoempiristi le verit delle logica e le verit semantiche (come per esempio Il rosso un colore) sono verit a priori. I neoempiristi hanno anche valorizzato unidea su cui tanto gli empiristi quanto Kant sarebbero stati daccordo: se ha senso parlare di conoscenza, ha senso unicamente in relazione a ci che accessibile nellesperienza (dunque in relazione a ci che percepibile, osservabile, sperimentabile, verificabile); e hanno sviluppato questidea in forma semantica, introducendo un principio riassumibile con uno slogan: il significato di una proposizione consiste nel metodo della sua verificazione (empirica). Quindi una proposizione ha un senso (significato) solo se verificabile ove la verificabilit di una proposizione da intendersi come riferita al al campo di ci che osservabile e sperimentabile. I neoempiristi usavano questo principio per escludere la sensatezza delle proposizioni metafisiche. Non tanto per esprimere accordo con i neoempiristi quanto per mantenere il discorso su un piano di maggior intuitivit, identificher una verit che esprime una conoscenza banale con una verit analitica (a priori) e identificher una verit che esprime una conoscenza non banale con una verit sintetica (a posteriori). Chiedo umilmente scusa a Kant. Gi per molti enunciati letterali (o considerati tali) i problemi non mancano riguardo al modo dintenderne la verit e al modo di collegare la verit alla conoscibilit, quando questa sia limitata a ci che ci accessibile nellesperienza. Ma ci sono molti enunciati letterali per i quali non esitiamo a dire che ha senso chiedersi se sono veri o falsi. E per gli enunciati metaforici? Ha senso parlare di verit o falsit a proposito di un enunciato (asserzione, proposizione) che contenga una o pi metafore? Possiamo essere tutti daccordo che un enunciato letterale come

Sulla Terra c vita


vero, mentre un enunciato letterale come

Sul Sole c vita


falso, anche se il significato di vita pu non esser facile da precisare. Ma un enunciato metaforico come

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La vita un viaggio
vero o falso? Di sicuro, se vero, non una verit banale (analitica), dunque non a priori. Ma, dovendo essere a posteriori, quale tipo di esperienze ci porta a riconoscere lenunciato come vero? Se comprendere il significato di un enunciato consiste nellavere a disposizione un metodo, criterio, procedura, per verificarlo (o per falsificarlo), com che verifichiamo che la vita un viaggio? Di sicuro, comprendiamo lenunciato quanto meno, siamo convinti di comprenderlo e non abbiamo dubbi sulla sensatezza di quel che Dante intende quando scrive Nel mezzo del

cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura. Capiamo questa sequenza di parole
esattamente come capiamo cosa vogliono dire

Il nostro rapporto arrivato a un punto morto. La vertenza arrivata a un bivio. I ricercatori hanno imboccato strade diverse. Finalmente abbiamo trovato un punto dincontro nella discussione.
Capiamo questi e tanti altri enunciati nei termini di uno stesso schema soggiacente, quello del
VIAGGIO

(percorso, cammino). Eppure non sembra che ci sia un criterio o metodo di verifica,

come inteso dai neoempiristi e come inteso comunemente nella scienza. E allora naturale chiedersi: (*) Chi fa affermazioni del genere, dice qualcosa che non n vero n falso perch si esprime metaforicamente? In altre parole, ha senso chiedersi se le metafore sono vere o false? Innanzitutto, il quesito si presta a un possibile fraintendimento che opportuno mettere da parte. Poi occorre capire meglio cosa comporta rispondere s e cosa comporta rispondere no al quesito. Al proposito, vi segnalo subito un guaio derivante da una eventuale risposta positiva: se ci atteniamo al criterio neoempiristico per la sensatezza di un enunciato, nel caso che gli enunciati metaforici non siano n veri n falsi dovremmo dire che non hanno alcun senso!

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Dunque, quando ce ne serviamo, ci illudiamo di capire che cosa stiamo dicendo ... Il che difficile a credersi. Ma partiamo dal fraintendimento. Il modo in cui posto il quesito (*) rivela che stiamo attenendoci a un principio classico dellanalisi logica, ovvero al principio di bivalenza secondo il quale un enunciato o vero o falso, ovvero non c un terzo modo di valutarlo. Il non meno classico principio di non-contraddizione afferma qualcosa di diverso, cio, che un enunciato non pu essere simultaneamente vero e falso. I due principi non vanno confusi. E se invece pensassimo a una gamma continua di valori intermedi tra il vero e il falso, un po come pensiamo alle sfumature di grigio tra il bianco e il nero? Se poniamo falso = 0 e vero = 1 e rappresentiamo i numeri sulla retta reale, fra 0 e 1 ci sono infiniti punti/numeri, che ora corrispondono ai diversi gradi-di-verit. In effetti, ci sono molti casi in cui il nostro giudizio non tutto-o-nulla, ma ha carattere sfumato, in inglese: fuzzy, come quando ci troviamo di fronte a oggetti che in una qualche misura esemplificano un concetto ma non sono proprio conformi allo standard previsto per quel concetto. Per esempio, dove finisce un vaso e comincia una ciotola e dove finisce una ciotola e comincia un bicchiere ? Per dar conto di tutti questi casi, stata introdotta da Lofti Zadeh lidea di rappresentare i gradi di verit come un continuo fra 0 e 1. Ha preso cos avvio la logica fuzzy e, con essa, la teoria degli insiemi fuzzy, nellidea che anche ogni enunciato della forma x M ammetta gradi intermedi fra 0 e 1. Premesso che Lakoff si era gi servito dellidea di Zadeh anni prima per trattare alcui fenomeni semantici nellambito dei linguaggi naturali, Metafora e vita quotidiana fa riferimento sistematico al carattere fuzzy di sostantivi e aggettivi grazie ai quali categorizziamo le nostre esperienze. Com evidente, dal riconoscimento del carattere fuzzy dei concetti si arriva allabbandono del principio di bivalenza. In conformit con luso corrente di bicchiere e di vaso ammetterete che quando vi riferite a un bicchiere non vi riferite a un vaso, dunque ammetterete con estrema sicurezza la verit dellenunciato Un bicchiere non un vaso. Aumentando con continuit base e altezza di un bicchiere (nelle proporzioni opportune), si pu per arrivare alla forma di un oggetto che non direste essere pi un bicchiere, o almeno non pi sicuramente un bicchiere. Ma direste che sicuramente un non-bicchiere (come appunto un vaso)? Non ancora. C per cos dire una zona grigia, in cui la verit di Questo un bicchiere sfuma progressivamente da 1 a 0 verso la falsit, finch non diventa vero Questo un vaso.

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Per economia, potremmo assumere che, accanto al Vero e al Falso, non c un insieme infinito di gradi-di-verit, ma solo un terzo valore: lIndeterminato, quale valore terzo, in modo da risparmiarci lammissione che, passando da Vero = 1 a Falso = 0, dobbiamo passare attraverso tutti i numeri reali dellintervallo [0,1]. Facendo questa semplificazione, andremmo verso una logica non pi bivalente, ma trivalente (Vero - Indeterminato - Falso), sviluppata molti anni prima dal logico polacco Jan Lukasiewicz10. Per inciso: la logica trivalente, messa a punto da Lukasiewicz, non intendeva rivalutare gli enunciati della metafisica, considerati insensati dai neoempiristi, in quanto non suscettibili di un valore di verit. Leconomia risultante sarebbe poco fedele, per, alleffettiva gradualit, testimoniata dai nostri giudizi riguardo alla maggiore o minore somiglianza di qualcosa a un bicchiere o a un vaso. Infatti, ci pu capitare di affermare a proposito di tre bicchieri anomali: Questo pi

bicchiere di quello e quello pi bicchiere di questaltro, anche se nessuno dei tre propriamente un bicchiere come di norma inteso.
Dunque torniamo allintervallo [0,1] per esprimere una nozione graduale (e continua) di verit. Cos facendo, andiamo non solo verso una logica fuzzy ma anche verso una teoria degli insiemi fuzzy, perch, come gi accennato, ogni enunciato della forma x un elemento

dellinsieme M, o in simboli x M, potr avere una scala continua di valori di verit fra 0 e 1.
Tutto questo, direte, ha a che fare con la categorizzazione in enunciati letterali, non ancora con la metafora. Giusto. E allora, ladozione di una logica fuzzy o di una teoria degli insiemi fuzzy cambia la sostanza del quesito (*)? No. Invece di dire un enunciato dotato di senso se, e solo se, o vero o falso criterio raffinabile in qualcosa come un enunciato dotato di senso se, e solo se, suscettibile di essere fondatamente considerato vero o di essere fondatamente considerato falso, ove fondatamente abbrevia lindicazione di un metodo di verifica empirica , adesso potremmo dire un enunciato dotato di senso se, e solo se, o vero o falso o indeterminato (adottando la trivalenza, per economia). Lindeterminato sarebbe pur sempre un valore di verit; tra laltro, il raffinamento del criterio, in presenza di questo terzo valore di verit sarebbe poco apprezzabile da chi volesse servirsi del criterio come arma contro linsensatezza, perch indeterminato non equivale certo a insensato. Credo che sia noto a tutti voi il senso dellenunciato

10

La L iniziale del cognome non una vera L: dovrebbe essere scritta con un taglietto sullasta verticale, ma non ho il carattere corrispondente nel mio computer. La sua pronuncia approssimativamente /w/ ed simile al modo in cui la L si trova spesso pronunciata in dialetto veneto.

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Questa discussione una tempesta in un bicchier dacqua.


Le vere tempeste comportano vento e pioggia su aree estese; le discussioni possono verificarsi allasciutto e non avvengono nel ristretto spazio di un bicchiere ... Insomma, il senso dellenunciato chiaramente metaforico. Tuttavia, la ragione per cui lo riconoscete come metaforico del tutto indipendente dal fatto che la nozione di bicchiere sia fuzzy o, per economia, indipendente dal fatto che ci siano casi nei quali non direste che vero n direste che falso, trattando come indeterminato il valore-di-verit di Questo un bicchiere (e una considerazione analoga si pu ripetere per le nozioni di discussione e di tempesta). Purtroppo, alcune affermazioni che si trovano in Metafora e vita quotidiana lasciano supporre che invece esista uno stretto nesso fra il carattere fuzzy di un enunciato letterale e la risposta positiva al quesito (*), mentre altre affermazioni lasciano supporre che anche la differenza tra letterale e metaforico sia fuzzy . Vi invito fin dora a tenere le due questioni ben separate e soprattutto vi invito a non prendere per buona n la prima n la seconda supposizione. In questo modo si evita di fraintendere il quesito (*). Passiamo ora a esaminare le implicazioni di una risposta positiva e quelle di una negativa a (*). In altre parole, prima di rispondere s o no, consideriamo che cosa il s e il no comportano: se diciamo che ha senso ascrivere verit, o falsit, a enunciati metaforici, siamo tenuti a indicare che cosa renda vera e che cosa renda falsa una metafora; ovvero, dobbiamo dire che cosa rende vero (o falso) un enunciato in cui ricorrano una o pi espressioni metaforiche; se invece diciamo che non ha senso, cio, che gli enunciati metaforici non sono n veri n falsi, e quindi che non esprimono n intendono esprimere conoscenza alcuna, allora siamo tenuti a spiegare che cos che in realt esprimono e a spiegare come mai ci dovremmo

ingannare considerando come veri enunciati metaforici quali La vita un VIAGGIO Napoleone stato un GIGANTE della strategia militare Nella vita c chi guarda AVANTI e chi guarda INDIETRO
e falsi enunciati come

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Hitler stato un AGNELLINO Marx stato il PADRE dellidealismo.


Se cos, dovremmo pure ingannarci ammettendo che uninferenza come

Se siamo arrivati a un bivio, perch non abbiamo le stesse idee su tutto


corretta e linferenza

Se qualcuno un gigante a scacchi, allora ha perso tutte le partite giocate finora


scorretta, fintantoch la correttezza di uninferenza corrisponde a un rapporto fra la verit delle premesse e la verit della conclusione. Non sono pochi coloro i quali hanno sostenuto che le metafore non sono n vere n false (e neppure indeterminate, nel senso di avere un terzo valore-di-verit, diverso da Vero e da Falso). Peccato che i sostenitori di questa tesi non diano adeguate spiegazioni al riguardo. Tipicamente, confidano nellovviet del fatto che verit e falsit (o loro succedanei meno ambiziosi, come condivisibile/non-condivisibile, attendibile/non-attendibile, ecc.) siano stabilite e siano legittimate allinterno di una comunit-modello che di norma la comunit scientifica; e altrettanto tipicamente assumono che nel linguaggio in cui trovano espressione le conoscenze dette scientifiche non ci siano metafore. Nellidea corrente, giusta o sbagliata che sia, di scienza rientra lidea che la ricerca scientifica porti a scoprire verit; e non pochi scienziati rafforzano questidea sostenendo che, semmai ha senso parlare di verit, ha senso nella scienza soltanto. Il fatto che nella scienza ci sono moltissime metafore. Alcune di esse hanno svolto una funzione decisiva nellelaborazione di modelli teorici che hanno segnato la storia del pensiero scientifico11. Per fare un solo esempio, quando si introdusse luso del termine corrente per descrivere una variazione nella distribuzione di cariche elettriche, si stava sfruttando una metafora, la quale trasportava nellambito di fenomeni elettrici, ancora da categorizzare, una

11

Per unacuta ricognizione su questo tema, si veda P. Rossi, Le similitudini, le analogie, le articolazioni della natura, in Id., I ragni e le formiche. Un apologia della storia della scienza, Il Mulino, Bologna 1986 (pp. 119-162).

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nozione relativa agli ordinari liquidi. Che di questa metafora non siano pi consapevoli neppure i fisici una spia del successo della metafora. Non c bisogno di argomentare la presenza di metafore nel discorso scientifico al fine di provare che lopinione secondo cui le metafore non sono n vere n false dubbia. A questo fine bastano molti enunciati appartenenti al nostro linguaggio quotidiano, nel cui alveo si sviluppa il linguaggio scientifico. Fatto sta che, se gli enunciati metaforici non sono n veri n falsi, tali sono anche molti enunciati che sincontrano nel discorso scientifico, contro lidea corrente di scienza. La scienza dovrebbe allora rinunciare alle sue pretese di verit nel momento in cui riconosciamo che il discorso scientifico ospita metafore? O dovremmo piuttosto preoccuparci di espungere dalla scienza ogni metafora per conservarne laspirazione alla verit? Sono due strategie poco raccomandabili. Ma procediamo per gradi, senza anticipare lesito del ragionamento. Si prenda lo schema metaforico La vita un VIAGGIO. Dei fatti connessi alla vita sinteressa la biologia e la biologia parla di cellule, di doppia elica, di geni, ecc. non di viaggi. Certo, in ogni fenomeno metabolico, cos come nella riproduzione, c qualcosa che viaggia, ma non per questo che affermiamo La vita un VIAGGIO. Perci, se nessun insieme di cellule un viaggio, n lo il DNA o altro ancora, dovremmo dire che lenunciato non vero, quindi (principio di bivalenza) falso. Siccome non diciamo che falso, perch non lo intendiamo alla lettera ma in senso metaforico, allora La vita un VIAGGIO non non n vero n falso, dunque, anche se sensato, non esprime alcuna conoscenza. Ma saremmo disposti a dire che non c alcuna conoscenza della vita nel primo verso della Divina Commedia? Domanda retorica. Nondimeno, potremmo ancora supporre che, se mai ci sono metafore esprimenti una qualche imprecisata conoscenza, si tratta di casi sporadici. La supposizione sarebbe errata. Dalla scienza alla politica e dalla storia alla filosofia, prendiamo molto sul serio le metafore: pensiamo che dicendo s o no, ne va della verit: verit in un senso lato e da precisare, ma pur sempre di verit. Forse si tratta soltanto di una verit linguistica e non di verit in senso empirico, propriamente conoscitivo? Immaginate che vi dicessi: Lenunciato Stalin non stato un agnellino non contiene alcuna specifica conoscenza di fatti. Infatti, ovvio (analitico) che Stalin, essendo un essere umano, non era un ruminante. Gli esseri umani sono primati, i primati non sono ruminanti e gli agnellini invece ruminano. Perci Stalin non stato un agnellino una verit analitica. Ma le verit analitiche sono necessarie, perci la negazione dellenunciato, cio Stalin stato un agnellino, non pu essere vera, quindi non pu esprimere alcuna conoscenza fattuale, perch viola

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semplicemente le regole semantiche. Conclusione: n luno n laltro enunciato dicono nulla. Analogamente, lenunciato Il governo fa acqua non pu essere vero perch non un contenitore di liquidi, quindi una verit analitica che Nessun governo fa acqua. E cos via. Presumo che la vostra prima reazione sarebbe di stupore indignato: faccio finta di non capire o, nella migliore delle ipotesi, voglio fare un po di humour (molto cervellotico, a vostre spese). Se non mi sbaglio nel presumere questa reazione e se la vostra reazione legittima, avete gi risposto al quesito (*). La verit o falsit di un enunciato dipende da una previa specificazione del significato attribuito ai termini di cui fa uso.

Le granate sono esplosive


vero se con granata ci si riferisce a un proiettile, falso se ci si riferisce a uno strumento per spazzare. Questo vale gi per gli enunciati letterali, ma negli enunciati metaforici richiesto un surplus di specificazione, che consiste appunto nellesplicitare il senso della metafora a chi non fosse gi noto (Il sindaco un elefantino). Per inciso, raramente i parlanti si impegnano in questo compito quando si tratta di metafore strutturali come La vita un VIAGGIO , mentre lo fanno quando si tratta di ricostruire la genealogia di espressioni idiomatiche riferentisi a situazioni desuete: per esempio, pochi sono al corrente che un enunciato come Sei un cafone originariamente metaforico, perch il termine cafone viene dal napoletano ca fune (con la fune) riferito a persone che pur di guadagnare qualche soldo si offrivano di tirare i carri con la fune e non brillavano per cultura. Ancor pi i parlanti si impegnano nel compito, e si sentono perfino obbligati a farlo, quando si tratta di costrutti allegorici a chiave. Lo scenario non molto dissimile dallacquisizione del lessico di una teoria scientifica, ove il compito presente di continuo. La questione se sia possibile portare a termine questo surplus di lavoro in ogni caso. Possiamo specificare adeguatamente il significato aggiuntivo che entra in qualsiasi enunciato metaforico? Negli esempi fin qui considerati questa specificazione scontata (sappiamo cosa intendere per gigante, agnellino, viaggio), tanto scontata che ci dimentichiamo perfino della sua necessit e cos possiamo ritrovarci a discutere se ciascuno di essi vero o no, quasi fosse letterale. In altri casi non scontata, ma allora la prima cosa in cui ci troviamo impegnati consiste nel dare o esigere una spiegazione: in quale senso Il sindaco un elefantino? Il fatto che ci troviamo

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impegnati a dare o ad esigere chiarimenti non avrebbe senso se gli enunciati metaforici non potessero essere n veri n falsi. Nella vita non escluso che facciamo parecchie cose gratuite, per divertimento, o addirittura insensate, ma chiedere il senso di una metafora per poter dire proprio cos o non affatto cos non una di esse. Affermando questo, faccio appello una delle massime della comunicazione verbale descritte da Paul Grice, ovvero sto presupponendo lintento da parte dello speaker di rivolgere frasi dotate di un qualche senso allinterlocutore e pertinenti a una specifica questione di comune interesse un senso che lo speaker si attende che linterlocutore riconosca o abbia intenzione di riconoscere, assentendo o dissentendo in modo da ricavarne informazioni. Uninformazione n vera n falsa non uninformazione. Questo presupposto pu anche venir meno. Immaginate che vi chiedessi: La vita un

bicchiere o una bottiglia? Non avete unidea sicura del senso in cui intendo lalternativa, quindi
non sapete cosa rispondere. Ma anche in questo caso siete convinti, una volta specificato in quale senso i termini sono intesi (metaforicamente), di poter ragionevolmente assentire a La vita un

bicchiere o a La vita una bottiglia, indipendentemente dalla vaghezza dei termini bicchiere e bottiglia.
Analogamente, se dite a qualcuno Sei un verme, chiaro che il termine verme solo vagamente specificato, ma la persona alla quale lo dite non vi sollecita a precisare il significato di

verme; piuttosto, vi attribuisce lintento di dire qualcosa di vero, ha a disposizione un senso q.b.
delluso metaforico di verme ed presumibile che si offenda senza farsi scrupoli sul carattere

fuzzy del termine. Nel caso in cui il senso di un termine usato metaforicamente non noto
allinterlocutore (poniamo: La tua vita un fibrato tangente) e se il chiarimento richiesto non viene fornito o inadeguato, dunque se non c per linterlocutore alcuna chiave daccesso al senso della metafora, linterlocutore non in grado di assentire o dissentire, ovvero non pu dire lo considero vero e neanche lo considero falso: tratta lasserzione come se fosse espressa in una lingua a lui sconoscuta, quindi non si offender per ci che gli dite (semmai potrebbe offendersi per ci che non gli dite, convinto che vi stiate prendendo gioco di lui). In tutti i casi in cui, invece, c comprensione, le reazioni emotive sono una spia rivelatrice di quanta semantica implicitamente presupposta.12 Una situazione canonica quella del messaggio in una bottiglia. Supponiamo di camminare in riva al mare e di trovare la fatidica bottiglia con un messaggio in italiano. In questo caso, anche
12

Le osservazioni fatte su questi ultimi esempi introducono elementi di natura pragmatica, e non solo semantica. Si veda, per, il SECONDO OSTACOLO discusso nelle pagine seguenti.

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una volta ammesso che lintento di chi lo scritto fosse quello di informare il lettore di una verit su una serie di fatti, non potremmo dire che lenunciato vero n potremmo dire che falso, non tanto perch non disponiamo di procedure per stabilire se vero o se falso, quanto perch non sappiamo quale procedura attivare; e ci per un semplice motivo: non ci chiaro a cosa si riferiscono alcuni dei termini usati. Il punto che questa difficolt si presenta indipendentemente dallimpiego di metafore! Di per s, un innocuo enunciato come

Il gatto sullo stoino


vero o falso solo dopo che sia stato specificato cosa sintende per gatto, stare su, stoino, e di quale gatto e di quale stoino si tratti. Qualora si trattasse di un messaggio in codice, trasmesso da una cellula terroristica a unaltra, il suo significato potrebbe essere ben diverso da quello ordinariamente inteso. La verit o falsit del messaggio, in questo caso, non ha a che fare con le metafore ma con una codifica interna allo stesso linguaggio (qui, litaliano) la cui chiave nota solo ai membri della cellula terroristica. La decrittazione di un codice segreto possibile ma richiede che almeno alcuni dei termini usati nella decodifica abbiano un significato diretto. In maniera aperta, potremmo decidere insieme che da ora in poi gatto si riferisce a quellanimale finora indicato come cane (mentre cane si riferisce dora in poi a quello che chiamavamo gatto), su si riferisce allabbaiare a qualcuno e stoino si riferisce al postino. In tal caso il significato espresso da Il gatto sullo stoino sarebbe: un certo cane sta abbaiando a un certo postino, oppure (se trattiamo lenunciato quale espressione di una conoscenza generica, esemplificata da Il gatto un felino o Il gatto caccia il topo) che, ogni volta che arriva un postino, i cani presenti tendono ad abbaiare. E questo sar vero o falso a seconda di ci che di fatto avviene e che ci noto che avviene. una vecchia lezione: nelle parole (simboli) non c nulla che ne fa per natura parole (simboli) che stanno proprio per ci che usualmente intendiamo13. Anche in un enunciato letterale c una chiave daccesso, fornita da un manuale di interpretazione che dato per scontato dai parlanti adulti, ma quando da 0 a tre anni non lo davano per scontato. Imparare la propria lingua madre, da piccoli (o una seconda lingua da adulti) significa apprendere un manuale del

13

Allinizio del Novecento, larbitrariet del segno stata messa in risalto da Saussure nel Corso di linguistica generale.

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genere14, acquisendo competenza semantica di una lingua. Il fatto che diamo implicitamente per condivisa questa chiave e pi in generale lesistenza di un manuale dinterpretazione non vuol dire che la chiave non c e che del manuale interpretativo c bisogno soltanto per le metafore. Senza chiave daccesso semantico, neanche ll gatto sullo stoino, come messaggio non crittato, vero o falso15. Quindi, gli enunciati letterali, sotto questo profilo, non stanno meglio di quelli metaforici. La causa del loro non star meglio non va confusa con la presenza di enunciati contenenti espressioni vaghe o ambigue, che fanno s che in alcuni casi rendono indeterminata la verit (o falsit) degli enunciati. Per esempio, potrebbe capitarci di non trovarci daccordo se, riferito a un amico di nome Tobia, lenunciato

Tobia lento
vero o no. La nozione di lentezza vaga, oltre che non uniforme da un ambito allaltro dellesperienza (la lentezza di un centometrista un po diversa da quella di una tartaruga e da quella di uno studente in un compito di matematica). Per arrivare a un accordo dovremmo restringere la vaghezza di lento specificando il contesto comunicativo e dicendo a quale tipo di attivit svolta da Tobia ci si riferisce forse Tobia vuol fare il centometrista e chi afferma Tobia

lento proprio il suo allenatore, oppure a dirlo il professore di matematica che si lament del
fatto che Tobia si distrae spesso quando fa un compito in classe, ecc. Se non si specifica il tipo di attivit in questione, Tobia lento non n vero n falso. Qui in gioco unambiguit dambito, mentre in altri casi c ambiguit lessicale: potremo dire di conoscere le condizioni di verit di un enunciato come Tobia ha lanciato la granata (condizioni, ovvero ci che lo rende vero, o falso), solo una volta che abbiamo disambiguato il termine granata: strumento per spazzare o proiettile esplosivo? Le metafore non sono dovute alla vaghezza (lento/veloce, piccolo/grande, lungo/corto,

largo/stretto, facile/difficile) o allambiguit, come in Tobia ha lanciato la granata. Vaghezza e


ambiguit possono gi esserci senza metafore. Quando si presenta il bisogno di precisare il significato di una metafora c da fare un lavoro addizionale rispetto alla riduzione della vaghezza
14

Quine ha ampiamente illustrato questo punto in Parola e oggetto. Come ho fatto finora, continuer a parlare di enunciati intendendo enunciati usati assertoriamente. La soggiacente distinzione fra contenuto enunciativo (il contenuto di pensiero espresso dallenunciato) e asserzione stata tracciata nitidamente da Frege. solo per (mia) pigrizia e comodit (vostra), che attribuisco verit o falsit agli enunciati, invece che alle loro asserzioni.
15

39

e alleliminazione dellambiguit. Comunque, non questo lavoro in pi a fare la differenza tra ci che pu essere considerato vero o falso e ci che non pu. Ci sono enunciati dela fisica che con un minimo di generosit possiamo prendere come letterali, come Il protone ha una vita media di 1036

anni, la conoscenza della cui verit pu essere altrettanto (se non pi) problematica di quella di
enunciati metaforici, come La vita un viaggio. I vari aspetti del linguaggio fin qui considerati non dicono nulla di ci che contraddistingue le metafore; per sono da tenere presenti per non fare sbagli nellidentificare il terreno proprio di una teoria della metafora. Vi potr sembrare che queste osservazioni preliminari complichino la strada che porta a una coerente analisi semantica delle metafore. preferibile rendersi subito conto delle complicazioni piuttosto che ritrovarsele alla fine, quando troppo tardi per rimediare. Le osservazioni fatte sono state motivate dallesigenza di chiarire una serie di affermazioni presenti in Metafora e vita quotidiana . Senza nulla togliere al fatto che il riconoscimento della metafora come struttura del pensiero deve molto a questo libro, qualche scrupolo in pi non avrebbe fatto male. Dal 1980, di strada, ne stata fatta molta e sono state proposte anche teorie alternative, mentre la teoria prospettata da Lakoff e Johnson si precisata a sua volta in stretto rapporto con la cosiddetta Neural Theory of Language (NTL), nonch con le prove associate alla scoperta dei neuroni specchio e con le ricerche sul ruolo delle metafore nello sviluppo cognitivo. Si sono anche precisati gli ostacoli a unadeguata teoria cognitiva della metafora16 e alcuni di essi hanno a che fare con quanto fin qui osservato. Mi limiter a mettere in evidenza un paio di ostacoli cui di sfuggita ho gi accennato.
PRIMO OSTACOLO .

Nella letteratura linguistica e semiotica si legge che la creazione di

metafore esige un cambiamento semantico. S e NO. A favore del S gioca il fatto che, quando una metafora viene adottata e diventa duso comune, la sua diffusione pu portare a un nuovo modo condiviso di intendere qualcosa di gi noto e cos un cambiamento di modello cognitivo induce un cambiamento semantico. Pensate al termine polarizzazione che passato dallottica a molti altri ambiti (ormai lo si trova frequentemente usato nel lessico giornalistico: Nel recente congresso si verificata una

polarizzazione fra lala intransigente e quella pi disposta a mediare); oppure, pensate


allaggettivo sostantivato complesso che dalla psicoanalisi entrato a far parte del lessico comune
16

In Noema fondato c sia una sintetica rassegna di questi sviluppi sia unindicazione delle difficolt alle quali vanno incontro.

40

(Hai un complesso di colpa, Hai un complesso dinferiorit, ecc.). Lestensione di ambito, o

dominio , ha fatto s che il significato di questi termini si sia modificato, arricchendosi di tratti
(non importa qui se lestensione sempre stata corretta o sbagliata: non ci interessa dare giudizi di valore su questa e quella metafora, ma capire il funzionamento delle metafore in generale). Non si pu, quindi, escludere un cambiamento semantico, ma ci non implica che ogni nuova metafora esiga un cambiamento semantico. A favore del NO gioca il fatto che sia il termine per indicare loggetto di riferimento (ci cu ci si riferisce) sia la sua descrizione metaforica devono mantenere, in buona misura, il significato che avevano prima della metafora (per capire Il sindaco un elefantino, bisogna che il termine

sindaco continui a stare per la consueta carica amministrativa e che elefantino continui a indicare
un piccolo elefante), altrimenti non avremmo la minima idea di cosa la metafora voglia dire. Se con la metafora cambiasse anche il significato di sindaco e lanalogo succedesse con ogni altra metafora, il ricorso a metafore sarebbe cos laborioso da renderle un fenomeno raro. Invece sono onnipresenti. Quindi consigliabile pensarci due volte prima di dire che le metafore sono un (o il) processo cognitivo che cambia/innova/trasforma/ i concetti. Un ponte fra due isole presuppone le isole: non unaltra isola (detto metaforicamente ). A esser nuovo il ponte, che prima non cera e ora c.

SECONDO OSTACOLO .

Altrettanto spesso si legge che le metafore dipendono dal

contesto. Il che oscilla dal trito al furbastro. Che il significato di ogni espressione dipenda dal contesto, ormai diventato un luogo comune la cui capacit esplicativa data per buona senza pensarci oppure si nasconde furbescamente la quantit di precisazioni necessarie. Infatti, se il luogo comune fosse vero in ogni caso, la dipendenza dovrebbe esserci anche per il termine contesto nel contesto del discorso fatto da linguisti e semiotici. Raramente chi insiste sulla dipendenza dal contesto si prende la briga di definire cosa intenda per contesto; quando lo scrupolo ci fosse, dovrebbe esserci anche un comprensibile imbarazzo: leventuale spiegazione renderebbe lasserita dipendenza dal contesto pi o meno dipendente dal contesto? Qui il guaio non tanto la vaghezza del termine contesto.17 Il guaio che, se tutto dipende dal contesto, di notte tutte le vacche sono grige (come diceva Hegel) e dunque la dipendenza delle metafore dal contesto banale.
17

Nelluso che ne ho fatto fin qui, il termine contesto si riferisce a una situazione comunicativa, localizzata in uno spazio e in un tempo particolari, in cui qualcuno dice qualcosa a qualcun altro; dunque il termine stato usato per riferirsi al contesto come luogo pragmatico situazionale extra-linguistico.

41

Ma cerchiamo di essere pi generosi. A prescindere dalla vaghezza del termine contesto e anche a prescindere dal fatto che una metafora sia innovativa o no (suggerendo un nuovo modo di pensare o inserendosi in un preesistente modo di pensare, sistema di idee, visione del mondo, cornice culturale, modello scientifico), ovvio: una metafora dipende dal sistema di idee che trova espressione nella metafora. Per esempio, lo schema metaforico LE TEORIE SONO EDIFICI trova espressione in numerose metafore:

Si tratta di dare un FONDAMENTO sicuro alla teoria. Nella teoria COSTRUITA da Freud sono emerse delle crepe. Il darwinismo ha resistito allurto di molte obiezioni dimostrando la sua SOLIDIT. Il vecchio sistema di idee ormai CROLLATO.
Cos, quando qualcuno afferma che Questa teoria poggia saldamente sulle sue fondamenta, il significato ovviamente relativo al contesto fornito da tale idea. Ma qui il contesto non uno solo: comprende sia ci che si suppone gi noto (sugli edifici) sia ci che appunto si cerca di capire mediante la metafora. La realt non reca scritto in s dove passi la linea divisoria tra noto e ignoto. Le teorie non sono di per s edifici, e neanche non-edifici. Di nuovo, questa banalit si trasforma rapidamente in una furbizia porta a un assurdo se pensiamo che sia il contesto a decidere cosa sia letterale e cosa metaforico. Pensare che un contesto (come cornice culturale o come circostanza contingente) possa imporci lautomatica verit di La vita un viaggio e lautomatica falsit di La

vita non un viaggio , infatti, assurdo.


I viaggi hanno un luogo di partenza e uno di arrivo. Quando parliamo della vita, non il luogo di nascita che conta e neanche il luogo in cui si muore, anche se c un senso letterale in cui possiamo dire che la vita si propaga da un luogo a un altro: il senso in cui si dice che la vita ha preso avvio in certe condizioni verificatesi nel lontano passato della Terra, o che in futuro la vita potr diffondersi dalla Terra ad altri pianeti. Naturalmente, per quanto riguarda ciascuno di noi, la vita inizia nel luogo/momento della nascita e termina nel luogo/momento della morte, tanto che si potrebbe tracciare il grafico della vita di un individuo come linea duniverso in una diagramma spazio-temporale 4D, trattando come puntiforme il corpo di ciascun individuo; per un senso diverso da quello in cui si parla della vita come viaggio, riferito alla vita di un essere umano, che non pi inteso come un corpo che percorre una traiettoria nello spaziotempo fisico,

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ma corrisponde a una successione temporale di esperienze emotive, cognitive, economiche, politiche. La nascita e la morte di un essere umano avverranno pure in qualche luogo, ma i luoghi attraversati nel viaggio della vita sono altri: un concorso andato bene, la perdita di una persona cara, un incidente, un grande amore, Ho esagerato parlando di assurdit a proposito di un contesto che ci impone cosa automaticamente vero (o falso)? Nessuno ha mai mostrato come un sistema culturale, o altro tipo di contesto, renda automaticamente vera (e senza banalit) una metafora e falsa unaltra. Ma, direte, non si pu prescindere dal contesto. Giusto, e finch parliamo alla buona, non c bisogno di sottilizzare. Se invece vogliamo elaborare una teoria della metafora non possiamo accontentarci di affermazioni alla buona, come quelle ricorrenti intorno alla dipendenza dal contesto. Semmai la condivisione di un certo numero di schemi metaforici tra loro connessi ci che definisce un contesto culturale, non viceversa! Lo stesso vale anche per le descrizioni che antropologi e sociologi danno della cultura e della societ. Se prestate attenzione alle parole usate in queste descrizioni, troverete un continuo appello a metafore, una dietro laltra. Ma allora dire che in un contesto culturale (o meta-culturale, come nel caso degli enunciati delle scienze sociali) una metafora vera e in altro falsa dire qualcosa di tautologico: equivale a dire che se la tale metafora considerata in un sistema che ne prevede la verit allora accettata come vera e che, se considerata in un sistema incompatibile con essa, allora da respingere come falsa (semplicemente in virt del principio di non-contraddizione). Insomma: se cos che sottoscriviamo la tesi secondo cui una metafora vera relativamente a un dato contesto (socioculturale), non stiamo dicendo nulla. Sono in molti a non accorgersene? Mi dispiace per loro. Di metafore, ce ne sono tante, ma gli schemi metaforici di base che gli esseri umani adoperano per descrivere la loro esperienza, inclusi i modi di vita e i valori, sono un numero abbastanza ridotto. Se c un nesso fra questi schemi metaforici e i tipi di cultura, la domanda Quanti sono i tipi possibili di culture umane? rimanda a unaltra: I quanti modi si possono combinare gli schemi metaforici di base? Se il discorso analogo a quello fatto in relazione ad atomi e molecole, la risposta sar la stessa: in un numero grandissimo di modi. Ma ragionevole dubitare di una perfetta analogia e, comunque, non ne segue che il numero dei possibili schemi metaforici di base sia altrettanto grande. In Metafora e vita quotidiana Lakoff e Johnson lasciano intendere, quasi fosse ovvio, che il numero dei tipi-base di metafore sia illimitato. In opere successive, Lakoff non lo lascia pi intendere.

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A Lakoff preme (giustamente) mettere in rilievo il carattere gestaltico degli schemi e allora unaltra lipotesi che si profila: per quante siano le combinazioni di schemi che plasmano una cultura, la nostra riserva di schemi metaforici di base finita, connaturata con la biologia umana e legata a caratteristiche specifiche dellambiente terrestre. Ammettendo che il numero degli schemi di base sia finito, non si impedisce che questi schemi si possano combinare in modi nuovi, favoriti dal fatto che ciascuno schema schema contiene una serie di finestre (slot) vuote che possono essere riempite in pi modi. Quali schemi metaforici attivare, o privilegiare, e quali no

non ci imposto18, ma se la natura umana cos com, difficile credere che esista una cultura in
cui gli schemi metaforici di base prescindano da tal enatura e siano dunque totalmente arbitrari. La scelta di uno schema piuttosto che un altro non arbitraria, n univocamente determinata. E nel caso di un cambiamento culturale? Poich non basta luso personale di un diverso schema ma ne occorre unampia condivisione nella comunit di parlanti, allora va ammesso un processo di propagazione delle metafore, che tutto da studiare19. Dopo che una metafora di carattere sistematico si sedimentata nel lessico, non solo non la riconosciamo pi come tale (diventa una metafora morta) ma non riconosciamo neanche il fatto che grazie a essa si definisce ci che abitualmente chiamiamo il nostro contesto culturale, il quale non esprimibile in maniera puramente letterale. Non che, entrando (da piccoli o da adulti) a far parte di una comunit linguistica, con le sue implicite credenze e i suoi modelli culturali, ci impadroniamo di tutta quanta la letteralit cognitiva, dopodich arrivano tutti i concetti metaforici. Lingresso in una cultura (farne parte e sentirsene parte) costituito dalladozione di un grande numero di metafore, alcune delle quali possono anche essere in contrasto reciproco: le culture non sono per forza sistemi coerenti. La dialettica di idee interna a una cultura misurata dallampiezza di questo contrasto. A questo punto sono in debito di una precisazione circa la terminologia: Lakoff e Johnson descrivono come vive le metafore che codificano uno schema concettuale attraverso il quale pensiamo non un singolo oggetto o un evento ma un intero tipo di esperienze, e considerano come morte quelle isolate, che non hanno una tale valenza. In tale accezione,

18

La situazione dunque analoga a quella che sincontra sul piano grammaticale (sintattico) stando alla teoria chomskiana dei principi e parametri. Si vedano le osservazioni al riguardo nei capp. 4 e 11 del mio libro Il significato inesistente (Firenze University Press, Firenze 2004). 19 C chi ha proposto un modello epidemiologico proposito della diffusione di pattern metaforici che acquistano primato culturale. Dan Sperber un autorevole sostenitore di questo modello per la diffusione della conoscenza.

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Il tempo vola
esprime una metafora viva, mentre

Ho inciampato in una zampa del tavolo


esprime una metafora morta. unopzione terminologica diversa da quella cui mi sono riferito poco fa ed pi che legittima, ma non costringe a giudicare erroneo il criterio secondo cui sono

vive le metafore avvertite come tali e morte (o fossili) quelle non avvertite come tali. In base a tale
criterio sia il volare del tempo sia il fatto che i sostegni del tavolo siano zampe sono metafore fossilizzate, bench la prima si iscriva in uno schema di notevole portata e la seconda sia invece marginale. In realt, la seconda si inscrive nella famiglia di espressioni idiomatiche che testimoniano il ricorrente appello alla PERSONIFICAZIONE:

Giunti AI PIEDI della montagna, ci fermammo due giorni. Siamo finiti in un COLLO DI BOTTIGLIA. Il BRACCIO nord del carcere in rivolta.
Lessere viva o no di una metafora , in questaccezione, uno stato molto pi facilmente reversibile che nellaccezione di Lakoff e Johnson. Linconveniente del criterio cui mi attengo sta nel rimandare a una consapevolezza variabile da parlante a parlante, rendendo in certi casi difficile classificare come viva o morta una metafora. Tuttavia, preferibile non confondere la sistematicit di uno schema metaforico con il suo essere vivo. Per la transizione di stato, da viva a morta (o viceversa), di una metafora pu bastare veramente poco, come laggiunta di minime informazioni legate al dominio di riferimento ma lasciate indeterminate. Per esempio:

Il tempo vola portandoci via sulle sue ali. Alla zampa del tavolo mancano solo gli artigli.
In questi come in molti analoghi esempi di recupero duna viva metaforicit per espansione, si delinea un ingresso nellallegoria. La sistematicit di uno schema, o pattern, metaforico altra

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cosa da unallegoria: non ha bisogno di sovraccaricare i dati, bens trae forza dalla loro indeterminazione.

3. Compresenza di schemi e loro gamma Stiamo piano piano sgombrando il terreno per mettere meglio in risalto lidea centrale di Lakoff e Johnson, ovvero, lidea secondo cui una metafora trasferisce significato da un dominio a

un altro secondo uno specifico pattern di trasferimento, indicato come schema metaforico. Ora
si tratta di esaminare questidea e, prima di entra nei dettagli, conviene chiarire subito una cosa: il

pattern di trasferimento non detto che sia unico. Anzi, in uno stesso ambito possono essere
compresenti schemi metaforici in mutuo contrasto. Per illustrarlo, mi servir di alcuni esempi, intesi come paradigmatici. Si dice: Il tempo vola ben sapendo che il tempo non un uccello n un aereo. Eppure, quando ci capita di dirlo, lo facciamo con lintento di esprimere qualcosa di vero (e non si tratta di verit, o falsit, in virt del linguaggio, come nel caso di Il rosso un colore e I quadrati hanno

quattro lati). chiaramente una metafora ed presa sul serio, ma ha in s un problema: se il


tempo vola , passa rapidamente da un luogo a un altro. Ma il tempo non passa , non trascorre, perch non un oggetto che si sposta. Gli spostamenti di qualsiasi cosa si definiscono infatti rispetto a posizioni diverse in istanti diversi, dunque assumendo spazio e tempo come sfondo e, dopo Cartesio, ci ormai familiare la rappresentazione di spazio e tempo quali assi coordinati di un sistema di riferimento. Per volare, il tempo dovrebbe spostarsi, ma il tempo non pu spostarsi nel tempo. Accanto allidea del tempo che vola (o che non passa mai) c unaltra idea, in contrasto con la prima. pensiamo il tempo come una linea nei cui punti (istanti) avvengono certi fatti e poi certi altri, e in questo caso i punti non si spostano. Partire e arrivare, cos come piazzare e spostare sono verbi che suppongono dato uno spazio. La rappresentazione cartesiana di spazio e tempo come assi coordinati precisa semplicemente un pattern duso comune, perch gi in italiano (per Cartesio, in francese) i tempi sono mappati in termini spaziali, ovvero trattiamo i tempi come luoghi, posti, posizioni. Per esempio:

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Da luned a sabato procederemo cos


o (pi esplicitamente)

A partire da [locativo] luned, fino ad arrivare a [locativo] sabato, procederemo cos. Gli organizzatori hanno piazzato [verbo locativo] tutte e due le partite alle [preposizione locativa] ore 17. meglio spostare la discussione ad altra data.
Luned, sabato, le ore 17, cos come le date, sono pensati come luoghi da cui si parte o a cui si

arriva.
La nostra concezione intuitiva del tempo comprende sia lidea del passare (detto, in senso proprio, di un corpo che attraversa posizioni diverse) sia lidea spazializzata del tempo come asse in cui disporre tutti gli eventi in uno stesso ordine, dal prima al dopo, corrispondente allordine dei punti su una linea (non importa se retta o no). Inoltre, lorientamento associato a quello del nostro corpo, con un campo visivo asimmetrico (non abbiamo occhi sulla nuca) e cos arriviamo a dire:

Il futuro DAVANTI a noi. Il passato DIETRO le spalle.


Bench passato e futuro siano relativi al punto in cui di volta in volta collochiamo il presente, spazio e tempo restano una sorta di sfondo assoluto in cui si dispongono azioni, cose, fatti e pensieri. La teoria della relativit ha portato allabbandono dellidea di uno spazio e di un tempo assoluti. Questabbandono non suffraga per lidea di un tempo che passa. Entrambi i nostri due modi intuitivi di parlare del tempo vanno poco daccordo con la relativit: per prima cosa, il fatto che ciascun osservatore definisca un suo tempo locale fa solo slittare il problema dallassoluto al relativo; per seconda, un tempo locale che passa, dunque si sposta in un altro tempo, non ha pi senso di quanto ne avesse la stessa idea riferita a un tempo assoluto; e infine, il fatto che x si sposti relativamente a y mentre y si sposta relativamente a z (e cos via) non cancella la differenza tra quiete e moto relativi.

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Le nostre due familiari idee del tempo, ora come qualcosa che passa (trascorre lentamente, vola, si ferma, ecc.) e ora come uno sfondo spazializzato di posizioni rispetto a cui definire il cambiamento sono chiaramente in conflitto: i verbi passare, trascorrere, volare, fermarsi, presuppongono un movimento, dunque un cambiamento di posizione, mentre le preposizioni locative da e a fanno riferimento a posizioni fissate sulla linea orientata del tempo. Ci facciamo caso? No e dopotutto il conflitto non provoca disastri. Sono due idee che fanno stabilmente parte del nostro sfondo culturale, cos come si esprime nel linguaggio della vita quotidiana. Ci sentiamo forse obbligati a pensare il tempo in uno solo di questi modi, per non contraddirci? Piuttosto, siamo candidamente opportunisti: ci serviamo delluna o dellaltra idea a seconda dei casi e, se ci rendiamo conto di pensare il tempo in modi diversi e inconciliabili, la cosa, pi che preoccuparci, ci diverte. In linea di principio si potrebbe pensare il tempo anche in altri modi? Certo, tant vero che ci sono lingue (e culture) in cui il tempo , di fatto, rappresentato in modo diverso da noi. Per esempio, ci sono lingue (come quella dei Maori) in cui
IL FUTURO DIETRO e IL PASSATO DAVANTI

che in fondo unidea altrettanto dotata di senso, perch possiamo avere davanti agli occhi (come oggetto di esperienza) solo quel che stato, non quello che ancora non sappiamo se sar o no. Se, per, da questo volessimo concludere che la spazializzazione del tempo del tutto contingente e ha la stessa arbitrariet di ogni altro tipo di rappresentazione del tempo, butteremmo via, come si dice in inglese, il bambino insieme allacqua sporca, perch la spazialit cognitivamente ubiqua! Infatti, anche le culture che invertono la nostra correlazione passatodietro e futuro-davanti fanno affidamento alla spazializzazione del tempo20. Un conflitto significativo, sotto il profilo di una incoerenza tra schemi, si presenta in altri casi. Per esempio, lo schema

DI PI (PI GRANDE) MEGLIO

20

Questo un punto importante, sul quale dovremo tornare. Leonard Talmy, uno dei maggiori esperti di analisi comparata circa la rappresentazione della spazialit e la sua metaforizzazione nelle diverse lingue, ha analizzato una ricchissima casistica, cfr. i saggi raccolti nel volume Toward a cognitive semantics, MIT Press, Cambridge (MA) 2000.

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esemplificato in

Ci vuole pi comprensione. Devi stare pi attento


coerente con lo schema PI SU (La collera salita) e con BUONO SU (Non buttarti gi). Invece, PI S U e BUONO SU sono incoerenti con DI MENO (PI PICCOLO) MEGLIO. Conclusione: un sistema di idee e di valori in cui fosse presente una simile incoerenza non avrebbe vita facile. Nella nostra cultura, lapprezzamento espresso dallo slogan Piccolo bello e affermatosi negli ultimi decenni, ha introdotto una tensione notevole con modelli di valutazione consolidati. Altre culture non danno la stessa priorit che la nostra cultura assegna allasse
SU /GI

e analogamente allattivit come migliore della passivit o alla velocit come migliore

della lentezza21. Ciononostante, consigliabile maggiore prudenza nellintendere uno schema metaforico come caratteristico di unintera cultura. Lincollamento metaforico di SU e P I , come pure lincollamento di PI e MEGLIO sar anche rivelatore di uno schema pervasivo nella storia della cultura occidentale e di un atteggiamento valutativo tuttora molto diffuso dalle nostre parti, ma non identifica lOccidente. Senza bisogno di uscire dallEuropa, la nostra storia culturale testimonia non poche e non marginali eccezioni, ovvero, linee di pensiero (e tradizioni) che non sono conformi con SU e PI e
PI

e MEGLIO . Gi nella filosofia ellenistica era stato messo in dubbio il principio secondo cui

loptimum coincide con la massimizzazione di qualche qualit e non si deve aspettare il minimalismo nellarte del Novecento per trovare esempi di idee, con un loro seguito, non conformi allo schema. In ambito religioso, ancor prima degli stili di vita monastici la letteratura sacra offre espressioni che riferiscono la validit del duplice schema SU PI e PI MEGLIO solo alla dimensione celeste, mentre per quella terrestre vale uno schema antitetico: basti pensare alla rinuncia evangelica a possedere e allelogio delle maggiori virt dei semplici, allorch si propone il valore positivo del meno (possedere meno cose e meno denaro, usare meno parole e
21

Di queste e altre differenze semantiche, spia di differenze nel modello culturale, Lakoff tratta in un altro suo testo, dal titolo apparentemente stravagante: Donne, fuoco e cose pericolose ( Women, fire and dangerous things, University of Chicago Press, 1987), nel quale fa leva su unampia letteratura in campo antropologico. Ho detto apparentemente perch nella lingua Dijrbal, parlata da aborigeni australiani, ci sono quattro classi di sostantivi, uno dei quali raccoglie ci che diremmo femminile e include appunto le donne, il fuoco e ci che pericoloso.

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disporre di meno erudizione). In Oriente, tradizioni di pensiero orientate in senso analogo, che invitano a liberarsi dal legame con le cose possedute e a disfarsi dellerudizione, sono state quella taoista (in Cina) e quella buddista (in India, in Tibet e nel sudest asiatico), sebbene anche in questi casi ci siano eccezioni inverse. Taoismo e buddismo privilegiano lequilibrio attraverso la non-azione e antepongono la quiete al darsi da fare. Se ci hanno insistito cos tanto, evidentemente lo schema
PI MEGLIO rivela un pattern

di pensiero che ha avuto (e ha) una straordinaria diffusione nelle

societ umane. Quanto al PI MEGLIO declinato come apprezzamento della velocit, culture come quella degli Yanomani (su cui Lvi-Strauss ha scritto pagine indimenticabili) attribuiscono valore positivo alla lentezza, a differenza di quanto si verifica nella nostra e in molte altre culture. Lo stesso valore positivo testimoniato in popolazioni della Corea e della Terra del Fuoco. Se il suggerimento implicito quello di non dare per scontato un pattern che ci familiare, ben venga il suggerimento; se invece il suggerimento intende suffragare una forma di relativismo semantico-antropologico, ci vogliono altri argomenti. Sono davvero indispensabili? dubbio che debba ritenerli tali che si propone di valorizzare il radicamento degli schemi metaforici nella corporeit umana. Non lo dico perch sono felicemente prigioniero del modello occidentale, ma perch, restando al caso della velocit, se vero che la velocit stata mitizzata, anche vero che la velocit nellesecuzione di una prestazione fisica o cognitiva stata ed selettiva, prima per la sopravvivenza e poi per il riconoscimento delle competenze. innegabile che nella nostra cultura si sia arrivati alla mitizzazione della velocit. Da Achille pi veloce al futurismo, fino alla Formula 1, la mitizzazione ha per gradi e caratteri diversi, come ci pu ricordare il valore che diamo alla velocit nel chiudere una falla nello scafo o nelleseguire un intervento chirurgico. Peer fare un esempio attuale: per reagire a uno stile di comportamento alimentare che nella seconda met del Novecento cresciuto sproporzionatamente, nata lassociazione Slow food, che stata teorizzata e ha fatto i primi proseliti in Occidente. Dunque, non dimentichiamoci che anche allinterno di una stessa cultura che trasmette come pattern concettuali questo e quello schema metaforico si possono avere idee non conformi al pattern: non siamo schiavi dei pattern sedimentati nel linguaggio comune e non dobbiamo per forza uscire da una cultura e tuffarci in unaltra per trovare schemi alternativi. Una volta si sarebbe detto: Basta ragionare. Di questo ragionare fa anche parte una riflessione sul linguaggio. La filosofia del Novecento che ha messo al centro lanalisi logica del

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linguaggio ha anche suggerito che molti (se non tutti) i problemi filosofici sono problemi di linguaggio: a partire dal Tractatus di Wittgenstein la filosofia si presentava come terapia linguistica. Oggi, attraverso uno studio non pi soltanto logico del linguaggio, siamo giunti ad attribuire agli schemi metaforici il valore di modelli-di-pensiero. La consapevolezza di quali siano questi schemi, del loro ruolo costitutivo e del loro valore, non direi che cancella la linea analitica. indubbio che la teoria cognitiva della metafora rappresenti una svolta ed comprensibile che gli artefici di questa svolta enfatizzino le differenze dalla linguistica e dalla filosofia del linguaggio precedenti. Tuttaiva, nulla ci impedisce di vedere in questa svolta il culmine della svolta linguistica, seppure in un modo che non era stato preventivato. Tornando alla spazializzazione del tempo: mentre in inglese lasse passato-futuro rappresentato direzionalmente lungo lasse verticale in espressioni come The new year is coming

up e it went down ( trascorso, passato), in cinese si ha un orientamento opposto. Infatti, in


cinese, anche se il tempo categorizzato lungo lasse verticale, gli eventi che precedono sono SU e quelli che seguono sono GI . Esempio: il mese prima shnyu (mese-su), il prossimo mese

xiyu (mese gi). Come in inglese, anche in italiano attestato un impiego del tempo come
entit mobile, che ci viene incontro e si allontana, senza fissare la direzione verticale:

Il nuovo anno si sta avvicinando. Il mese di luglio se n andato.


Nondimeno, in alcune espressioni dellitaliano, come pure del francese, pure documentata la presenza dellasse verticale:

Se risaliamo di generazione in generazione, ritroviamo gli stessi guai


ove la risalita verso il passato e

Scendendo fino ai nostri giorni, il quadro non cambiato


ove la discesa arriva al presente, ma non si estende al futuro. Di nuovo: questi esempi non intendono suggerire che potremmo pensare nozioni come

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quella di tempo, o la direzionalit spaziale o la quantit, in ogni modo possibile. Siamo organismi fatti in questo modo e non in un altro, fatti cio in un modo particolare e non in un modo generico (un fattore di misurazione della crescita di un bambino laltezza: ). Abbiamo occhi soltanto su un lato del corpo; le nostre gambe sono fatte in modo da spostarci normalmente in avanti e non indietro. Siamo soggetti alla forza di gravit, che direzionata dallalto in basso rispetto al nostro corpo; alzare un oggetto costa fatica mentre lasciarlo cadere no. Esiste una asimmetria fisiologica fra ci che davanti e ci che dietro, come tra ci che SU e ci che
GI ,

e questa stessa asimmetria sufficiente a ridurre, se non a escludere, la possibilit di uno

schema metaforico in contrasto con i vincoli corporei e in totale autonomia dal carattere statico o dinamico, dunque spaziale, di ogni nostra esperienza. Immaginate di avere un corpo perfettamente simmetrico in tutte le direzioni, con un sistema visivo distribuito in maniera omogenea, diciamo un occhio per ciascuno dei quattro punti cardinali, e di potervi muovere ugualmente in una direzione qualsiasi senza prima dover ruotare il corpo, come se foste ancora animali razionali sferici. Ceteris paribus, cio, ferme restando le condizioni ambientali, non ci sarebbe alcuna distinzione DAVANTI /DIETRO fisiologicamente privilegiata, quindi non ci sarebbe ragione di applicarla in maniera selettiva e uniforme alla distinzione PASSATO/FUTURO . Se il futuro <> la direzione verso cui vi muovete (davanti) e il passato <> quella da cui venite (dietro), allora la metafora avrebbe nella migliore delle ipotesi un significato essenzialmente locale e contingente, a seconda di come si sta muovendo il vostro corpo in un dato momento. Volendo una metafora pi stabile, a quale vi affidereste? Bench sferici, siete ancora animali razionali, quindi potete provare a pensarci. E se invece di avere un corpo a simmetria bilaterale rispetto allasse del moto, ne aveste uno con la superficie anteriore uguale a quella posteriore come Giano bifronte? A quali metafore potreste ricorrere per rappresentare spazialmente lordine temporale? Immaginate ora che il vostro unico modo di muovervi fosse dovuto a unalternarsi di contrazione e dilatazione, quasi foste dei polmoni a reazione; in questo caso la differenza tra passato e futuro si potrebbe rappresentare in termini di quella DENTRO/FUORI, di volta in volta alternati, e ne risulterebbe un tempo basato sui cicli di moto respiratorio. Se un ciclo completo di contrazione e dilatazione durasse un giorno, gli orologi avrebbero le ore disposte non sulla circonferenza dellorologio ma lungo il raggio. Per non fare confusione, dovreste colorare le prime 12 ore dal centro alla circonferenza in blu e le seconde 12 dalla circonferenza al centro in rosso, o disporre i due tipi di ore in circonferenze concentriche, al posto di quellunica

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circonferenza sul quadrante di un normale orologio analogico22. Non pare che esista una lingua in cui sono presenti schemi per la rappresentazione del tempo indipendenti dallorientamento percettivo/motorio del nostro corpo. solo un fatto contingente? O pensare che sia contingente equivale a credere in un miracolo? Immaginare scenari di fantabiologia utile come allenamento. Scenari simili non bastano certo a dar conto dei nostri schemi metaforici, relativi al nostro corpo con le sue asimmetrice e con la sua modalit di movimento. Ma a non darne conto cos che perdiamo? Il punto che lo stesso schema DAVANTI/DIETRO impiegato per parlare dei nostri atteggiamenti mentali. Esempio: Devi affrontare la situazione. Affrontarla implica mettersi di fronte, dunque averla
DAVANTI

alla fronte. Altro esempio: Metti sempre lutile davanti al giusto mettere davanti, o

ante-porre, indica una priorit valutativa e vi prego di notare che in casi del genere davanti a potrebbe essere sostituito da al di sopra di, con ci neutralizzando la differenza tra lo schema
DAVANTI/DIETRO

e lo schema SU/GI. Possono anche esserci altri pattern adottabili, ma fanno

sempre riferimento al nostro sistema di propriocezione che ci permette di elaborare unimmagine/mappa mentale del nostro corpo, della sua postura e del suo orientamento.

4. Lidea centrale: il trasferimento di struttura Abbiamo gi considerato lipotesi secondo la quale la metafora sarebbe solo unanalogia accompagnata da tensione emotiva. Anche se le metafore esprimono analogie e, nella poesia come nella pubblicit, fanno leva su una tensione semantica cui associata unemozione, abbiamo anticipato qualche dubbio sul fatto che sia tutto qui. Quando una metafora diventa duso comune e si cala in unespressione idiomatica (Mi fai

uscire dai gangheri, Ne ho fin sopra i capelli) la tensione indotta dallanomalia, o devianza,
semantica si riduce senza che venga meno il carattere metaforico, mentre le metafore intenzionalmente divergenti dalluso sono percepite come poetiche (Il nostro amore un graffio

sullinfinito). Che sia assente o presente una risposta emotiva, ci che da notare in questi casi
la mancanza di sistematicit. Linteresse di linguisti, filosofi e psicologi per le metafore non riguarda espressioni idiomatiche o poetiche di analogie ed un interesse a capire il meccanismo delle metafore, piuttosto che a giustificarne una invece di unaltra.

22

Daccordo, non siamo sferici e ci muoviamo in modo diverso. Mi converrebbe ugualmente registrare il brevetto relativo a un simile modello di orologio?

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Linteresse a preoccuparsi di giustificare la verit/efficacia/adeguatezza di una metafora tanto pi sentito quanto meno familiare la metafora. Quel che conta ripeto non tanto la percezione di una tensione emotiva o la sua mancata percezione, quanto la capacit di rilevare uno schema concettuale sistematico, bench non rigoroso. In una canzone di Gianna Nannini si diceva

Questo amore una strada in salita.


Lamore-strada si conforma pienamente allo SCHEMA DEL CAMMINO , che forse il pi pervasivo, in quanto permette di ospitare le pi diverse esperienze emotive e cognitive, mentre lamore-graffio non ha questa sistematicit. La differenza tutto fuorch un fatto accidentale e per metterla in evidenza conviene riprendere alcune osservazioni gi fatte. Abbiamo visto che nella concezione classica del neoempirismo, qualunque enunciato che sia analiticamente vero, come Gli scapoli sono maschi adulti non sposati, vero o falso in virt del significato delle parole e non dei fatti. Senza entrare nel merito di questa nozione di verit, qualunque enunciato non sia analiticamente vero, da considerarsi sintetico a posteriori. Tale , per esempio, Il gatto sullo stoino, che risulta vero o falso in virt dei fatti. Lattenzione ai fatti non deve farci dimenticare che la verit o falsit di un enunciato sempre relativa a una prefissata interpretazione del linguaggio (o di un suo frammento) in un dominio, o universo di discorso, identificabile dai parlanti. Un enunciato metaforico come La vita un viaggio non ha i caratteri di un enunciato analitico e, se legittimo considerarlo vero o falso, la sua verit o falsit dovr allora essere del tipo che ascriviamo a Il gatto sullo stoino, ma i fatti relativi allessere la vita un viaggio sono meno facilmente identificabili. Colpa della vaghezza o dellambiguit dei termini vita e viaggio? Abbiamo esaminato anche le complicazioni derivanti dalla presenza di espressioni vaghe e di espressioni ambigue. In questo caso ci interessa lambiguit, perch tocca da vicino la relativit del vero e del falso a un dominio. Unespressione ambigua si riferisce a cose diverse in domini diversi: la regina si riferisce a una donna nel dominio delle persone e a un pezzo, che si muove come sapete, nel dominio degli scacchi. Ovviamente, il significato degli enunciati che contengono un sintagma come la regina ne risente. Questo banale. Non invece banale che ogni espressione sia potenzialmente ambigua, anzi plurivoca, perch pu riferirsi a cose diverse non solo in due domini, ma in un numero molto maggiore di domini. Inoltre, come gi notato proprio in riferimento a Il gatto sullo stoino, un

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enunciato isolatamente preso pu sempre ammettere diverse interpretazioni in uno stesso dominio, anche se di consueto ne diamo per selezionata una come quella normale, standard, ovvia, e siamo portati a trattarla come unica. La relativit-a-uninterpretazione-in-un-dominio riguarda ogni enunciato, sia esso letterale o metaforico. Le metafore manifestano una caratteristica in pi, perch rendono indispensabile considerare simultaneamente due o pi domini, con la loro specificit, tenendo fermi i rispettivi, normali contenuti (dunque attenendosi allinterpretazione selezionata per le rispettive espressioni). Ci sono numerose metafore che rientrano nello schema La VITA un VIAGGIO cos come numerose sono quelle che rientrano nello schema

DISCUTERE COMBATTERE

Smettila di stare sulla difensiva. Hai trovato il punto debole del ragionamento. Lavvocato lo messo alle strette. Cos si sconfigge lidea tradizionale.
Qui, come nelluso che facciamo di ogni altro grande schema, diamo per scontato di sapere (anche se in maniera imprecisa) per cosa stanno i termini di vita e di discussione. Nel momento in cui stabiliamo una correlazione fra il dominio della vita e quello del viaggio, o fra quello del discutere e quello del combattere, possiamo ricavarne una specificazione del significato dei termini vita e discussione. Molte volte, infatti, la metafora aiuta a precisare il senso di un concetto che non del tutto chiaro. Tuttavia, una qualche idea dobbiamo pure avercela, altrimenti non sapremmo a cosa ci riferiamo con i termini in questione. Ci sono anche altri casi nei quali indispensabile una considerazione simultanea di due domini, come in Copernico credeva che le orbite dei pianeti fossero cerchi e invece sono ellissi, ove il modo in cui stanno le cose entro il mondo come visto da Copernico correlato (contrapposto) al modo che noi, sulla scorta di conoscenze successive (a partire da Keplero) consideriamo reale. Oltre al discorso indiretto, le espressioni al condizionale recano una traccia implicita di questa considerazione simultanea di due domini: in Avrei potuto incontrarti prima ci che avvenuto (realmente) correlato con ci che avrebbe potuto essere (ma non stato). Luso dellenunciato presuppone che sia vero Non ti ho incontrato e che sia vero, in una realt alternativa, Ti ho incontrato. In casi simili, c riferimento simultaneo a due domini ma non c

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alcuna metafora: la correlazione tra domini esprime tanto un contrasto con ci che di fatto quanto una coerenza localizzata (la localizzazione definita dallipotesi). Lo si vede ancora meglio nei condizionali controfattuali: Se io fossi te, farei cos ..., Se Firenze fosse in Sicilia,

sarebbe molto pi a sud, che a loro volta non sono metaforici.


Per fissare meglio le idee, consideriamo un enunciato metaforico come

Il discorso del ministro ha avuto una caduta di tono.


Per limitarci ai termini discorso e caduta di tono, ciascuno di essi ha un suo autonomo potenziale riferimento in domini distinti (il dominio del linguaggio e il dominio dei suoni). In pi c un trasferimento di significato: la caduta prima trasferita da corpi a suoni e poi trasferita a discorsi (valutando positivamente loro tono se si innalza, negativamente se scende ). Ci accorgiamo che una metafora non comporta soltanto il riferimento simultaneo a due domini, bens esprime una mappa (pi o meno precisa e pi o meno estesa) tra domini specifici e senza

uscire dalla realt.


Qui, mappa il termine con cui si rende linglese map, che sta anche, in gergo matematico, per unapplicazione, o funzione tra un insieme e un altro; pi o meno precisa vuol dire che questa mappa pu anche essere vagamente definita, eppure riesce ugualmente a veicolare un significato; pi o meno estesa vuol dire che la sua ampiezza non deve per forza coprire un intero dominio, anche se non pu ridursi a unanalogia puntiforme; senza uscire dalla realt suggerisce che la nostra realt cognitiva sia pi ricca di quanto appaia descrivendola in termini di un solo dominio. Ovvero, non c separazione (n antitesi) tra uno stato di cose e il modo in cui lo rappresentiamo. Non conta che si tratti di due prospettive soggettive o di due stati oggettivi. In una metafora, ci che conta nel simultaneo riferimento a due domini lasimmetria dei ruoli. Basta pensare, infatti, alla stranezza di un enunciato con ruoli scambiati:

La caduta di tono un discorso del ministro.


Questa asimmetria legata alla mappatura. Nel linguaggio ordinario, con il termine mappa si intende comunemente una proiezione di una superficie su un piano orizzontale che conservi, in scala, le distanze tra i punti della superficie. Di fatto, anche se la mappa non perfetta, ci accontentiamo lo stesso, come quando disegniamo su un foglio una piccola mappa,

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approssimativa, di una zona della nostra citt per un amico straniero che vuole andare da un luogo a un altro e non sa come fare. Anche se la mappa non rispetta le proporzioni fra le distanze nella citt reale, il percorso indicato sulla mappa pu essere ugualmente efficace allo scopo. Come ho detto poco fa, il termine mappa ha acquisito un significato pi ampio in matematica, diventando sinonimo di funzione. Sia nel senso tradizionale sia in questo senso pi ampio, una mappa ha un verso, cio, orientata: se va da A a B, non va da B ad A (a meno che A = B). Una funzione da un insieme A a un altro insieme B si scrive f: A B. A detto il dominio (o sorgente, in inglese source) di f mentre B detto il codominio (o bersaglio, in inglese target) di

f. Il dominio di una funzione ha dunque un ruolo diverso dal suo condominio: di qui lasimmetria.
Una funzione un tipo particolare di relazione: infatti, definita come una relazione f tra tutti gli elementi a, b, c, di A ed alcuni (o tutti gli) elementi a, b, c di B, tale che se f(a) f(b) allora a b. Linversa di una funzione f: A B una relazione da B ad A, ma non detto che sia una funzione. Per esempio, la mappa che associa a ogni luogo sulla superficie della Terra la sua latitudine definisce una precisa funzione dallinsieme dei punti su una superficie quasi sferica a numeri, ma a ogni valore della latitudine possono corrispondere pi luoghi, quindi non la sua inversa non una funzione da numeri a luoghi, perch a uno stesso numero sono associati luoghi diversi. La mappa f che associa a ogni numero intero positivo o negativo il suo quadrato (dunque f =

elevazione al quadrato) va dallinsieme Z dei numeri interi allinsieme Z+ degli interi positivi, f(x) = x2); la mappa m dallinsieme U degli esseri umani allo stesso U, cio m: U U, che associa a
ogni essere umano in U, sia esso maschio (M) o femmina (F), la propria madre chiaramente una funzione da U (= M F) a U, perch ogni essere umano ha una e una sola madre, ma se rovesciamo il senso di m non abbiamo una funzione da U a U perch una donna pu essere madre di pi figli, oppure pu non avere figli. Quando una funzione f definita solo su un sottoinsieme del dominio inteso si dice che una funzione parziale. Lassociazione, a ciascuno dei libri che ho in casa, del tempo (in ore) che ho impiegato a leggerlo una funzione parziale dal dominio A dei libri che ho in casa al dominio (in questo caso codominio) B = Z+ = interi positivi, perch alcuni non sono ancora stati letti. In tutti questi casi, A e B sono domini di oggetti, caratterizzati dalle loro propriet, e non singoli esemplari di oggetti o di loro propriet. Questo un modo per precisare lidea centrale del legame che instaura tra due domini in una metafora: il dominio che proietta significato la

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sorgente (SOURCE) della metafora, il dominio che lo riceve il destinatario o bersaglio (TARGET) e la proiezione, o mappatura, parziale.

trasferimento
Dominio (dominio sorgente, SOURCE) Codominio (dominio bersaglio, TARGET)

Nel caso della metafora La vita un viaggio, il concreto dominio spaziale dei percorsi e degli accadimenti fisici connessi quello sorgente, il dominio delle catene di eventi che chiamiamo vita il bersaglio. Qui per la mappa non esprime solo una funzione da un insieme a un altro; esprime anche un trasferimento (TRANSFER) di struttura dal primo dominio al secondo, di modo che propriet caratteristiche del viaggio si proiettino su propriet caratteristiche della vita. Dunque, e pi in generale se a e b sono elementi del dominio e tra loro vige la relazione R, ovvero

R (a,b), allora la mappa f tale che la relazione trasposta f(R) intercorre tra f(a) e f(b), ovvero f(R) (f(a), f(b)). Nella figura seguente la relazione R rappresentata da una freccia in diagonale.

a b
Dominio

f(a) trasferimento f(b)


Codominio

Se non richiesto che abbiamo unidea precisa in tutto e per tutto delle caratteristiche da trasferire, ancora meno richiesta unidea precisa delle caratteristiche che intendiamo descrivere

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metaforicamente. La particolare selezione che si esprime metaforicamente, mediante il trasferimento di propriet dal dominio al codominio permette di farsi comunque unidea sfruttando qualcosa che capiamo meglio e cos introduce un vincolo sul dominio, senza determinarlo in tutti i dettagli. Lassenza di piena determinazione non impedisce la comprensione della metafora; le conferisce piuttosto quel certo alone di indeterminatezza che segnala, quasi con gentilezza, un compito di completamento. Talvolta questo compito facile:

Maria sta sbocciando. Maria appassita. Della Maria che era una rosa, sono rimaste solo le spine.
Qui la mappa va dal dominio dei FIORI al dominio delle PERSONE. Per esempio, nel caso di Maria appassita, qual la propriet che espressa metaforicamente con una propriet dei fiori?

FIORI Rosa

PERSONE Maria

Appassita

A questa domanda facile rispondere, individuando, e descrivendo anche sommariamente, la propriet (di essere appassito) che, nel trasferimento, proiettata in una propriet di un essere umano come Maria: con gli anni, Maria ha un bel po di rughe, non ha pi la stessa vitalit, ecc. Lo stesso dicasi nella mappa AUTO PERSONE, che usiamo per introdurre e capire enunciati metaforici come

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Il sindaco un diesel. Il sindaco in panne. Il sindaco su di giri. Il sindaco andato fuori strada nella soluzione dei problemi della citt.
Comprendiamo il senso di questi enunciati, anche se non siamo a conoscenza delle specifiche condizioni empiriche che giustifichino la loro asserzione. Se qualcuno ci chiede cosa significa ciascuno di essi, cominceremo a dire qualcosa di generico facendo poi riferimento a uno o pi casi esemplari (si potrebbe dire che il sindaco un diesel se in una circostanza come si comporta cos ). Comprendiamo quanto basta per capirli e non siamo tenuti a sapere quel che resta indeterminato. Se poi sappiamo anche di chi si parla e conosciamo il contesto (le questioni del comune retto da quel sindaco) potremo dire che quanto asserito vero o falso. Ma queste ulteriori informazioni non sono indispensabili per capire il senso della metafora. Proprio qui sta il punto: non abbiamo bisogno di ogni dettaglio referenziale per comprendere una metafora. La metafora come trasferimento di struttura da un dominio a un altro essenzialmente schematica e in ci sta la sua forza cognitiva. Non possiamo per ignorare gli ostacoli che si frappongono alla comprensione di una metafora. Talvolta la ricostruzione del processo di TRANSFER meno facile del solito:

La vita di Maria una nave di Life. La vita di Maria attraversa una fase di sublimazione. Maria un albero nel pozzo.
Nel primo caso sono presupposte informazioni non generalmente condivise dai parlanti: Life un automa cellulare (ideato dal matematico John Conway) in cui si sono possibili configurazioni stabili, dette navi, perch oltre a replicarsi si spostano in una direzione. Nel secondo caso, si rimanda alla conoscenza del tipo di transizione di fase che fisici e chimici chiamano sublimazione. Nel terzo, quel che ci manca non una conoscenza relativa a un determinato termine, ma una conoscenza contestuale (le condizioni in cui si trova Maria e come Maria reagisce) e, anche conoscendole, potremmo non capire ugualmente il senso esatto della frase: ci manca la chiave interpretativa. Se qualcuno ci parlasse di una comune amica, Maria,

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dicendo che un albero nel pozzo chiederemmo subito: Cosa vuol dire? E la risposta non ci renderebbe meno ignoranti in qualche area dello scibile umano. La difficolt a intendere una metafora sollecita a chiarire il suo significato, rendendo esplicito limplicito (di cui non siamo a conoscenza) sia che si tratti di fornire informazioni sul senso delle nozioni trasferite sia che si tratti di fornire la chiave di lettura. Diamo per scontato che ci sia qualcosa da capire e siamo curiosi di capirlo, ma questa curiosit non fine a se stessa: se ci interessa sapere quel che non sappiamo, ci interessa anche per stabilire se possiamo assentire o dissentire da quanto affermato. In altra parole, una volta soddisfatte le condizioni richieste per intendere ciascun enunciato, non ci basta averne capito pi o meno il senso. Vogliamo poter dire se lenunciato o vero o falso, e cos non siamo contenti se qualcuno ci viene in aiuto dicendo che le metafore non sono n vere n false e che abbiamo bisogno di una logica a tre valori (vero, falso, indeterminato) o di una logica fuzzy (sfumata) che ammette valori variabili con continuit nellintervallo unitario [0,1], perch scorgeremmo in questaiuto un modo per legittimare la nostra incomprensione. Tornando a enunciati metaforici che invece comprendiamo, come per esempio Maria

sbocciata, non ci daiuto dire che, essendo metaforico, un enunciato simile non del tutto vero e
neanche del tutto falso. Lanalisi logica dovrebbe anche preoccuparsi di essere adeguata alla cognizione semantica, invece di giudicarla secondo un modello astratto. Nelluso comune del linguaggio diciamo che qualcosa non del tutto vero e neanche del tutto falso solo nel caso di enunciati in cui ricorrano termini vaghi che riconosciamo come tali e in situazioni in cui ci troviamo davanti a qualcosa che non conforme ai nostri standard: pensate a una sfumatura di colore tra larancione e il rosso, un contenitore cilindrico che ha una forma intermedia tra quella di un vaso e quella di una ciotola, oppure al fatto che, s, il giorno si alterna alla notte, ma ci sono momenti in cui non diremmo che ancora giorno e non diremmo che gi notte. Nel caso di metafore il cui senso non sappiamo minimamente determinare, chiediamo Che

vuol dire? In quale senso? Nel caso di metafore in cui siamo incerti chiediamo In quale senso? In
entrambi i casi diamo per scontato che una volta esplicitato o precisato il senso, sia o vero o falso quel che si afferma, e non un-po-pi-vero o un-po-pi-falso di come lo intendevamo. Immaginate di dire a qualcuno che, come voi, conosce Maria: Maria nel giro di pochi mesi appassita. Potreste attendervi assenso (Eh s, purtroppo. finita la sua lunga storia damore) o dissenso ( Non affatto vero. Maria sta reagendo con tutta se stessa), non un suggerimento ad abbandonare la bivalenza (vero/falso) perch le persone non sono fiori. Il motivo per un

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suggerimento del genere ci sarebbe solo nel caso in cui Maria avesse subito, s, un cambiamento ma non cos marcato come suggerisce il termine appassita. Intendiamoci: oltre a presupporre una mappa parziale da un dominio a un altro, lenunciato metaforico sempre insaturo. curioso che ce ne rendiamo conto con maggior facilit in ambito matematico, come quando ci viene fornita unequazione contenente parametri, ragion per cui non lequazione di una ben determinata funzione. Eppure la capiamo lo stesso. Lequazione y =

ax2 lequazione di una parabola con vertice nellorigine, ma non corrisponde a una sola parabola,
perch il parametro a pu avere infiniti valori. Su questo non troviamo niente da ridire. Un fenomeno analogo nel linguaggio naturale suscita invece disappunto in chi tiene tanto alla determinatezza univoca del significato. Usiamo espressioni come La nascita di unidea, La

nascita della democrazia in Europa, La nascita di un amore, senza specificare minimamente le


modalit di questa nascita, ovviamente diverse da caso a caso, ma non ce ne preoccupiamo: riusciamo ugualmente a capirne il significato. Chi fa filosofia del linguaggio dovrebbe preoccuparsi di capire come ci riusciamo, invece di rimproverarci perch non ci atteniamo alla sua teoria del significato. Nel caso di Maria sbocciata non specificato quale tipo di fiore, di che colore sono i petali, ecc., n si specifica il senso esatto di ci che pu essere lo sbocciare di una persona. Nel caso di y

= ax2 siamo in grado di capire che lequazione di una parabola; analogamente, nel caso di
unequazione come y = mx + 3, siamo in grado di capire che si tratta dellequazione di un fascio di rette che passa per il punto (0,3). Che si tratti di una retta non specificata tra quelle che passano per un punto specificato, o di un generica parabola con vertice nellorigine, non ci impedisce di capire la forma della figura e possiamo anche non aver bisogno daltro. Il tipo della figura non alterato dai diversi valori che i parametri assumono (qui m ed a). Cos, lenunciato y = mx + 3 passa per (0,3) non quasi vero, e lenunciato y = ax2 una retta non quasi falso. Il primo vero e il seconda falso, anche se contengono elementi insaturi. Quel che diciamo nella nostra lingua, parlando delle pi varie cose relative alla vita quotidiana, si trova nella stessa situazione. Il fatto di capirlo e di poter assentire o dissentire non richiede il passaggio a una semantica fuzzy del linguaggio, altrimenti dovremo dire che per migliaia e migliaia di anni nessuno che abbia parlato di vero e di falso, a proposito di enunciati del suo linguaggio, ha mai fatto affermazioni giustificabili da un punto di vista semantico. La cosa straordinaria (e difficile da capire) , piuttosto, come gli esseri umani siano riusciti a gestire la fuzzyness in una logica non fuzzy e, ancor pi, come siano riusciti a gestire linsaturazione semantica.

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Il fatto che riusciamo a servirci di qualcosa di insaturo sotto il profilo referenziale come se fosse saturo sotto il profilo del significato un ingrediente vantaggioso e decisivo del pensiero umano, perch permette di usufruire rapidamente di uno schema concettuale in assenza di informazioni (qualunque sia la situazione, c sempre qualche informazione che manca). Siamo di fronte a una efficacissima strategia di costruzione del significato e di comunicazione del significato. Il punto che sfruttiamo questa strategia semantica tanto nellambito del letterale quanto nellambito del metaforico. Volendo usare una metafora: in questa strategia si neutralizzano i radicali liberi delle voci lessicali. E per illustrare quanto massiccio ne sia lo sfruttamento, gli esempi abbondano nella letteratura, nel cinema, nei miti, , ogni volta che si omettono numerosi dettagli dei personaggi e dellambiente circostante, senza che la comprensione dellopera ne risenta. Non una novit legata alluniverso della fiction. La strategia gi sfruttata nelluso quotidiano, concreto, pratico, del linguaggio, anche se diventa pi facilmente riconoscibile non appena raccontiamo una fiaba a un bambino.

Cera una volta Ma quando e dove esattamente? I Promessi sposi non specificano una
serie di propriet dei personaggi: Don Abbondio aveva mai giocato a dadi? Non solo non lo sappiamo ma non abbiamo bisogno di saperlo. Come si chiamavano i genitori del principe azzurro? Nel momento in cui ci immergiamo in un mondo di fantasia, conserviamo qualcosa della realt e tralasciamo qualcosa daltro, anche per quanto riguarda i dettagli della spiegazione: ma come fa Gatto Silvestro a riprendere la sua forma dopo essere stato appiattito da un masso? E perch il cavallo alato dovrebbe avere gli zoccoli se vola? In questi e in innumerevoli altri casi il lettore/spettatore invitato a un trasferimento parziale: necessario trasferire alcune propriet che nella realt corrispondono a prncipi, gatti, cavalli, altrimenti non capirebbe di che cosa si parla, mentre altre propriet vengono sospese. La stessa cosa succede con le metafore. In un saggio di qualche anno fa ho avanzato lipotesi che in ogni discorso su situazioni ipotetiche interne alla realt, cos come su situazioni immaginarie, cos come su contesti metaforici, vale un

principio di invarianza del potenziale referenziale, di modo che ogni variazione rispetto a quanto
supponiamo vero (nel mondo reale) sia compensato dalla conservazione di alcune ancore referenziali. Con un acronimo, relativo allinglese, lho chiamato PIRP , che sta per Principle of

Invariance for Reference Potential)23.

23

Cfr. From Kant to Entwined Naturalism, monografia inclusa negli Annali del Dipartimento di Filosofia, IX [1993], Universit di Firenze, Olschki, Firenze 1994, pp. 225-334. Per quelli di voi che sanno qualcosa su

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Il fatto che scenari e personaggi della fiction sono compresi unicamente in base alle informazioni fornite ha portato qualche filosofo del linguaggio a sostenere che i mondi fittizi offrono contesti di discorso essenzialmente insaturabili. Limitiamoci a notare che se fosse necessario non dico completare ma aggiungere altri venti dettagli per ogni circostanza narrata, la narrazione (fiaba, romanzo o altro) diventerebbe terribilmente noiosa e nella storia delle culture umane i miti, le leggende, i poemi e quantaltro avrebbero avuto un successo molto minore. Tuttavia, non esclusa una possibile, pur sempre parziale, integrazione dei dati che mancano. A differenza di Poirot e Tex Willer, che restano sostanzialmente immutati da un racconto/fascicolo allaltro, il personaggio di Ulisse si si arricchisce di numerose propriet passando dallIliade allOdissea e lo stesso succede a Enea passando dallIliade a allEneide. Nella metafora, la realizzazione di una simile integrazione corrisponde al passaggio allallegoria, con la quale si riduce progressivamente lalone di indeterminatezza, ma il processo di trasferimento diventa molto pi laborioso e si perde il pronto impiego della metafora, tanto pi efficace quanto pi immediata e schematica . Nel caso dello schema metaforico Le TEORIE sono EDIFICI, le propriet che si trasportano sono solidit (fondatezza, affidabilit, ), ampiezza, adattabilit, mentre non conta il colore dei muri, la forma delle finestre, la pavimentazione, il tipo di scale, ecc. Se volessimo introdurre una sempre pi completa corrispondenza, faremmo una rappresentazione allegorica delle teorie, con tutte le forzature del caso. Sia nel Medioevo sia in Et Moderna sono state realizzate diverse illustrazioni che raffigurano allegoricamente lorganizzazione della conoscenza umana in modo conforme allo schema edilizio. Bench tali illustrazioni arricchissero lo schema con molti dettagli, anchesse si fermavano ad alcune relazioni tra le parti continuando a trascurarne altre.

5. Propriet aggiuntive delle mappe e loro importanza cognitiva Lakoff e Johnson non precisano, n intendono precisare, un modello formale del trasferimento metaforico. Molti anni fa ebbi la fortuna di seguire un corso di Lakoff allinterno di una Summer School riguardante la linguistica matematica: Lakoff parlava della funzione

gestaltica di alcuni concetti e mi chiesi come si poteva precisare formalmente questa funzione da
un punto di vista logico-matematico. La semantica formale ispirata alla teoria degli insiemi non

Husserl e il metodo fenomenologico, aggiungo che il principio in questione una rilettura dellepoch, resa parziale e intesa in termini semantici, come ho spiegato in Noema, F. Angeli, Milano 1988.

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mi sembrava in grado di poterla precisare. Cera unaltra via? La risposta positiva cui arrivai per la nozione di gestalt la stessa cui sono arrivato nel caso della metafora. Lasciamo per un attimo il campo della linguistica e rivolgiamo lattenzione alla matematica. In matematica si parla di continuo di mappe, intese come funzioni da una data struttura a unaltra. Quelle che interessano in modo particolare sono le mappe che conservano nel loro codominio almeno alcune delle propriet che definiscono il loro dominio. possibile fornire in termini non insiemistici una descrizione generale delle mappe che conservano (in parte) la struttura del dominio (sorgente)? S. Anzi, non solo possibile fornirne una descrizione, ma di fatto gi stata elaborata da anni una vera e propria teoria al riguardo, e di questa teoria oggi possibile servirsi per impostare anche unanalisi formale delle metafore. Mi riferisco alla teoria matematica che prende il nome di teoria delle categorie. Una categoria data da una collezione di oggetti e di appropriati morfismi (mappe tra oggetti) che soddisfano a minime propriet. Mentre nella teoria degli insiemi la nozione di mappa coincide con quella di funzione (da un insieme a un altro), nella teoria delle categorie le mappe, dette morfismi, possono anche non essere funzioni. La teoria delle categorie fu introdotta nel 1945 da Samuel Eilenberg e Saunders Mac Lane per rendere conto del carattere sistematico di mappe fra SPAZI e ALGEBRE, e pi precisamente, dalla categoria degli spazi topologici a quella dei gruppi. Prima che una teoria formale delle mappe fosse elaborata, non che non fossero usati concetti corrispondenti a mappe sistematiche tra domini, dentro e fuori dalla matematica. Tali mappe sono, infatti, un tratto caratteristico e ricorrente del pensiero umano. Nelle metafore non fa che manifestarsi la fecondit di una correlazione funzionale tra domini della nostra esperienza. Le metafore isolate, fossero anche miliardi, rappresenterebbero uno scarso vantaggio cognitivo. C invece un numero ristretto di schemi metaforici che hanno carattere sistematico e si trovano esemplificati nelle lingue pi diverse e per i contesti pi diversi. C un altro fatto importante riguardante le metafore che diventato analizzabile mediante la teoria delle categorie: le metafore si compongono tra loro in vari modi. La teoria delle categorie precisa i principi generali di composizione delle mappe e proprio per questo diventa imprescindibile in qualunque studio che faccia riferimento a mappe e composizione di mappe. Sul piano semantico, pi mappe metaforiche si possono combinare dando luogo a miscele (blendings ) che, anche quando sono familiari, richiedono la strumentazione appropriata per essere descritte adeguatamente. Si fatto poca ricerca in questa direzione e quel che si fatto non pu essere qui documentato perch presuppone aspetti tecnici che, solo per essere illustrati

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al livello pi semplice, esigerebbero un lungo discorso di preparazione. Come al solito, mi servir di un esempio per illustrare i fenomeni di composizione metaforica. Considerate lenunciato:

Il telefono il mio cordone ombelicale col mondo.


Lanalogia funzionale tra telefono e cordone ombelicale non ha bisogno di spiegazioni. Possiamo esprimere questanalogia con una proporzione non quantitativa, ma appunto funzionale:

(a-p) Comunicazione telefonica : filo = comunicazione vitale : cordone. Se al posto del filo usiamo le onde come per i cellulari, il rapporto non cambia. In realt, la metafora doppia, cio, un caso in cui due proiezioni confluiscono e questa duplice e simultanea confluenza non si lascia esprimere in una proporzione. In casi del genere si parla di MERGING metaforico.

DOMINIO STRUMENTI telefono filo rete

DOMINIO PERSONE io ? mondo

DOMINIO ORGANISMI feto cordone madre

Da un punto di vista formale, le propriet di un qualunque tipo di MERGING fra due strutture matematiche sono diventate chiare con la teoria delle categorie, grazie alla definizione del concetto di pushout (che, anche se non pu essere qui definito, pi che la semplice unione disgiunta di due domini) e non vedo perch questo chiarimento non possa essere sfruttato in

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relazione al MERGING metaforico. Dopotutto, anche prima della teoria delle categorie, si era gi pensato a descrivere le metafore come analogie e cera anche un modo per precisare le analogie in termini formali. Quale? La prima cosa che poteva venir in mente per specificare unanalogia, e a fortiori una metafora, consisteva appunto nel fare quanto illustrato in (a-p), cio, nel pensare unanalogia come proporzione. Le proporzioni x : y = x : y (x sta a y come x sta a y ) hanno un uso pi che legittimo in ambito quantitativo, ove i quattro termini della proporzione sono grandezze note o sono comunque definibili in termini di grandezze note. Lutilit delle proporzioni che, laddove non si conosca uno dei quattro termini, lo si pu inferire dagli altri tre. La storia dellaritmetica e della geometria offre ampia testimonianza dellutilit delle proporzioni. Ma anche senza bisogno di contare o misurare possiamo far ricorso ad analogie che hanno la forma di una proporzione. Saranno proporzioni qualitative o comparative, tuttavia la mancanza di numeri e misure non impedisce di inferire, sebbene non pi in maniera univoca, il quarto termine, riuscendo solo a individuarne una caratteristica, come nel caso seguente.

sta a

come

sta a .

Molti test psicologici si servono di proporzioni qualitative: si chiede infatti al soggetto di determinare quale sia il termine mancante, ove il termine pu riferirsi alle cose pi diverse, dunque senza limitare luso delle proporzioni allambito matematico. In tutto ci infatti coinvolta una capacit cognitiva che pu esercitarsi in ogni ambito e, giusto o sbagliato che sia, significativo che si sia arrivati a considerare la misura di questa capacit come una misura dellintelligenza. Talvolta, traccia della dimensione quantitativa resta nelle analogie che si servono di nozioni geometriche. Per esempio, Il triangolo sta allicosaedro come la verit sta al modo in cui hai

parlato. Per quanto cervellotica sia la metafora, pur sempre unespressione il cui significato
facilmente comprensibile. Questesempio segnala un fenomeno di pi ampia portata: le propriet

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di figure geometriche sono usate per esprimere metaforicamente, oltre che caratteristiche di quel che si dice, anche tratti del carattere:

Giovanni spigoloso. Maria una donna quadrata. Il nuovo presidente poliedrico.


Ciascuno di questi attributi non sar esatto ma, come al solito, riusciamo ugualmente a capire il significato, mentre chi tentasse di ridurre la lacuna dicendo

Giovanni una superficie con 27 singolarit Maria un quadrato di lato 3.57 cm Il nuovo presidente un icosaedro
produrrebbe enunciati ridicolmente sovradeterminati: enunciati che, oltre a essere inutilmente pi specifici del dovuto, sono molto meno comprensibili. Il che conferma quanto gi notato: le metafore sono essenzialmente insature (parametriche) ed proprio questa insaturazione ci che garantisce la loro maggiore efficacia (flessibilit e dunque adattabilit a contesti diversi) rispetto allefficacia che sarebbe garantita da un incremento di specificit. Infatti, quanti spigoli bisogna avere per essere spigolosi? Nel comune uso delle metafore c invece un equilibrio ottimale fra informazione data e informazione lasciata da riempire. Le metafore non raggiungono la precisione delle proporzioni; restano a livello qualitativo, anche quando usano unespressione quantitativa:

Tu pensi dessere chi sa cosa, ma sei uno zero in umanit.


Ci non significa che anche a questo livello qualitativo non si possa precisare la loro forma generale in termini di parziale similarit strutturale/funzionale tra domini distinti. Questo proprio ci che abbiamo cominciato a fare servendoci del rapporto SOURCE-TRANSFERTARGET. In altre parole, un termine t di tipo A che esprime un concetto radicato nel dominio D usato, in una metafora, trasferendolo (in un senso che non a caso si dice traslato) in un altro dominio D al posto di un termine t di tipo A. Questimpiego non prelude a un trasferimento (o

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traslazione) arbitraria, bens avviene in virt di una similarit strutturale/funzionale, che resta parziale: non tanto tra tutto quanto D e tutto quanto D, ma tra un frammento selezionato di D e un frammento selezionato di D. A ci corrisponde il carattere parziale della mappa, di cui abbiamo gi parlato. Per tornare alla metafora del filo del telefono come cordone, ci sono molti aspetti del filo che non hanno alcun corrispondente nel rapporto-col-mondo: il filo pu essere di plastica, riavvolgibile, grigio ecc. senza che a una qualsiasi di queste propriet corrisponda una propriet inerente al rapporto di una persona con il mondo. Qui ritroviamo un altro carattere gi evidenziato: la similarit strutturale/funzionale cognitivamente orientata in una direzione: va da un dominio allaltro e non viceversa. Ci possono essere anche casi di due mappe in direzione inversa tra gli stessi due domini, ma non sono mappe luna inversa dellaltra: nel caso di Il sindaco un elefantino, se invertiamo ottenendo Lelefantino

un sindaco, non c corrispondenza tra le propriet degli elefanti che sono attribuite al sindaco e
le propriet dei sindaci attribuite a un elefante. Quindi non si tratta di mappe reciprocamente inverse, nel senso in cui lo sono invece la mappa di elevazione al quadrato e quella di estrazione di radice e la mappa di marito-di e quella di moglie-di (in una societ non poligamica). Di fatto, i casi di invertibilit sono rari e solo con qualche forzatura riusciamo a ottenerla: basti pensare ai due enunciati metaforici La vita un viaggio e Questo viaggio ha ormai una vita propria. Lunidirezionalit essenziale quando parliamo di domini astratti, come succede in matematica: il trasferimento di significato va solo dallambito/dominio dellesperienza concreta, legata a spazialit e corporeit, allastratto e non viceversa. Quando pu sembrare il contrario, come in Sei uno zero, in realt sfruttiamo le propriet concrete che abbiamo trasposto nel concetto di zero: estremo di piccolezza, vuotezza, inconsistenza, assenza di rilievo. Fissata una coppia di domini, ci possono essere pi mappe disponibili. In alcuni casi queste mappe possono fondersi come nellesempio del filo del telefono; in altri casi possono entrare in contrasto. Abbiamo gi illustrato alcune incoerenze tra schemi. Ora, per limitarci a un semplice contrasto, basti un esempio che riguarda le mappe dal dominio delle COSTRUZIONI FISICHE a quello dei RAPPORTI FAMILIARI o pi generalmente a quello delle ISTITUZIONI SOCIALI. C sia la mappa che si esprime con

Il matrimonio una trappola


sia la mappa che si esprime con

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Il matrimonio il tempio dellamore.


Analogamente, una duplice mappatura si trova espressa in

Le elezioni sono una trappola Le elezioni sono il tempio della democrazia


In entrambe le coppie abbiamo due metafore in contrasto perch i templi non sono pensati come trappole, e viceversa. Di nuovo, la mappa COSTRUZIONI > ISTITUZIONI parziale, circoscritta, locale (non globale): non importa chi ha messo la trappola e non importa se il tempio buddista o mormone. Cio, capiamo la metafora, senza bisogno di supporre che essa si estenda a tutto il dominio sorgente e a tutte le propriet degli oggetti in esso collocati (le propriet delle trappole, le propriet dei templi).

D = COSTRUZIONI

D = ISTITUZIONI

trappola mappa 1 matrimonio mappa 2 tempio

Come questi ultimi esempi confermano, le metafore sono espressioni insature (parametriche) che presuppongono mappe contratte oltre che localizzate tra domini: contratte perch ellittiche rispetto alla specificazione dei domini (lasciano credere che ci riferiamo a un solo dominio) e localizzate perch trasferiscono solo alcune delle propriet pertinenti ad alcuni oggetti del dominio SORGENTE.

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Ci non esclude la possibilit di estendere una metafora allintero dominio. Tipicamente, questa possibilit si realizza quando si operi in un ambito concettuale gi circoscritto e selettivo, come quello di una teoria scientifica): se questo si verifica, si ha un vero e proprio modello concettuale, suscettibile poi di essere esportato al di fuori dellambito specifico in cui sorto. In filosofia, ciascuno degli ismi che identificano le principali correnti di pensiero si regge su una o pi metafore guida che hanno assunto carattere globale24 (relativamente a un dato ambito, non a tutto quanto indistintamente). Nelle ultime osservazioni ho fatto riferimento alla nozione di analogia e in precedenza vi ho chiesto di non ridurre una metafora a unanalogia. Perci sono in obbligo di qualche precisazione. Che non ci sia un unico modo dintendere il nesso fra analogia e metafora comprovato storicamente: infatti, alcuni autori hanno inteso lanalogia o similitudine (x COME y, cio x

SIMILE A y quanto alla propriet tal dei tali) come nozione primaria e la metafora come
secondaria, mentre altri hanno fatto linverso. Per limitarci a due soli esempi: Aristotele concepiva la similitudine come un caso di metafora e Quintiliano faceva lopposto. Abbiamo gi notato che la presenza (o assenza) del suddetto COME tra soggetto e predicato induce effetti psicologici diversi, attenuando (o aumentando) la tensione e producendo effetti retorici diversi (enfasi minore/maggiore). Il carattere analogico delle metafore non basta a dar conto del trasferimento di alcuni concetti e il non trasferimento di altri tanto meno a capire il ruolo degli schemi di base nellarchitettura complessiva della semantica. Pi in generale, limportanza del processo metaforico per la scienza cognitiva non legato allo studio tradizionale dei vari tropi o figure retoriche n a una classificazione delle analogie su base grammaticale. Quel che interessa il meccanismo concettuale soggiacente, i suoi pattern, la propagazione di questi pattern, i vincoli sulla direzionalit del TRANSFER . Il fatto che le metafore siano cos frequenti nel linguaggio, senza che siano consapevoli e a fortiori senza che richiedano preoccupazioni per lo stile, ci che va spiegato. Per spiegarlo si risale alle modalit con le quali il meccanismo funziona. Lo studio dellanalogia, articolato quanto si voglia fino a fornire la pi esauriente tassonomia, non spiega; piuttosto, rischia di essere fuorviante perch le analogie, in forma qualitativa o quantitativa, non necessariamente portano a metafore.

24

Lakoff e Johnson ne hanno trattato in Philosophy in the flesh: the embodied mind and its challenge to western thought, Basic Books, New York 1999.

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Lipotesi esplicativa suggerita (anche se non pienamente sviluppata) nel testo di Lakoff e Johnson che (1) le metafore permettono di coprire mediante un insieme ridotto di schemi concettuali elementari il massimo numero possibile di domini desperienza, ancorandoli a pochi privilegiati domini-base; (2) i domini-base sono quelli in cui troviamo qualit gestaltiche legate alla percezione (visione, tatto ecc.), alla cinestesi (senso del movimento) e in particolare alla propriocezione (senso del proprio corpo). Ci sono anche metafore tra domini-base e sono quelle associate alle sinestese: simpiegano termini relativi a una modalit sensoriale per indicare qualit proprie di unaltra, come in

Il pianista ha un tocco limpido Questo sfondo blu freddo La melodia dolce


che rispettivamente esemplificano una mappa VISIBILE ---> TATTILE, una mappa TEMPERATURA --> COLORE , una mappa SAPORE --> SUONO . Sono state fatte interessanti ricerche per spiegare come mai certe sinestesie funzionano solo in un verso e non in quello opposto25. Comunque, limportanza cognitiva (e filosofica) delle metafore non sta tanto nel processo di trasferimento di significato da un dominio percettivo a un altro dominio percettivo quanto nel trasferimento di significato dallinsieme dei domini direttamente legati alla corporeit allinsieme dei domini legati al pensiero, nei quali non c percezione diretta degli oggetti e delle loro propriet:

La societ scossa da moti violenti. La mia fiducia in te sta crollando. Il tuo ragionamento debole.
Come notato fin dallinizio, questo tipo di trasferimento ha in particolare a che fare col modo di parlare dei nostri stessi stati e processi mentali:
25

Cfr. la raccolta di studi in S. Baron-Cohen, J. E. Harrison (a cura di), Synaesthesia. Classic and contemporary readings, Blackwell, Londra 1997; e C. Cacciari, M. C. Levorato, I cinque sensi e la loro traduzione linguistica: uno studio sui verbi dell'esperienza sensoriale, in A. Zuczkowski (a cura di), Semantica percettiva: rapporti fra percezione e linguaggio, pp.39-68, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, Pisa-Roma 1999.

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Giovanni scoppiato. Maria depressa. Il preside fuori di s.


Possiamo anche identificare stati e processi mentali attraverso unesperienza in prima persona, un processo empatico, unanalisi psicologica, o un esame etologico e antropologico del comportamento, ma non abbiamo altro modo di parlare di ci che riguarda il pensiero, i nostri o altrui stati mentali, le istituzioni sociali, le teorie scientifiche, la moralit e infine lo stesso linguaggio, se non attraverso metafore che si radicano nella dimensione sensomotoria della corporeit.

6. Vincoli sulla metaforicit Abbiamo visto che, dati due domini, ci possono essere pi mappe in contrasto. Bisogna aggiungere che due concetti in contrasto nel dominio sorgente possono annullare questo loro contrasto nel trasferimento metaforico. Un caso del genere si verifica con

Il portiere una roccia e nello stesso tempo una farfalla


ove il codominio (bersaglio) quello delle persone, e pi specificamente dei giocatori di una squadra di calcio, e il dominio (sorgente) prima quello degli oggetti nellambiente naturale e poi quello degli animali. Naturalmente, quel che conta nel transfer sono le rispettive propriet selezionate: la solidit (delle rocce) e lagilit (delle farfalle) diventano propriet particolari del portiere. Se assentiamo a questo enunciato, siamo tenuti ad assentire ai singoli enunciati Il

nostro portiere una roccia e Il nostro portiere una farfalla, dunque li consideriamo veri
entrambi, eppure siamo ben consapevoli che una roccia non una farfalla. Com allora possibile accettare la verit di entrambi gli enunciati? Qui, la localizzazione cruciale: lessere farfalla e lessere roccia sono riferiti alle funzioni di un portiere di una squadra di calcio e cos fra le propriet delle farfalle e delle rocce si selezionano solo quelle pertinenti alle funzioni tipiche di un portiere in una squadra di calcio. Per un portiere, lessere una roccia anzi strettamente connesso

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alla sua agilit-da-farfalla. Siamo di fronte a un caso di MERGING: le due metafore si fondono e la fusione pu anche essere esplicitamente rafforzata in modo retorico come in

Davanti alla porta della Fiorentina c una roccia con le ali di farfalla Rossetti una roccia alata
che potrebbero ben trovarsi nei quotidiani sportivi, i quali fanno sovrabbondante uso del MERGING metaforico. Oltre che sensati, enunciati simili sono fra loro noncontraddittori malgrado lapparenza. Potranno essere espressioni pi o meno riuscite, felici, suggestive, o fastidiosamente enfatiche, ma ci che qui conta loro intelligibilit e la loro potenziale verit. In effetti, quando si parla di metafore, spesso si commette lerrore di esaminare solo quelle riuscite o quelle entrate nelluso anche se poi ne sono uscite; invece sono importanti anche quelle non riuscite. Il fatto che quelle non riuscite o mai entrate in uso non abbiano storia non significa che siano assurde o che in futuro non possano avere maggior fortuna. Luso comune non padrone della nostra immaginazione: ne solo un prodotto. I margini di possibilit per le metafore non stanno nelluso comune bens nella corporeit umana. Non ci sono metafore basate sugli ultrasuoni perch non abbiamo idea che effetto faccia sentirli. Le piante, se ce ne fossero di capaci di parlare, non avrebbero metafore basate sullo schema del cammino, perch stanno ferme (o quasi), bens ipotizzo basate su qualcosa di simile alla ramificazione, alleventuale caduta ciclica delle foglie o allindurimento ligneo. Per dire che hanno capito qualcosa non userebbero espressioni visive (Ho visto finalmente il punto della questione) perch sono prive di occhi. Diciamo che una persona pronuncia parole dolci , o amare, perch sappiamo che cosa significa dolce e amaro al gusto. Diciamo che un discorso chiaro e il carattere di una persona spigoloso perch abbiamo capacit percettive corrispondenti a queste qualit. Lo stesso avviene con la nostra sensibilit alla leggerezza (associata al volo delle farfalle) e con la sensibilit a qualcosa di duro e stabile come una roccia. In pi c la focalizzazione selettiva, che dimentica molte propriet e ne conserva solo alcune come pertinenti: nellesempio del portiere il MERGING possibile perch fra le propriet tipiche delle farfalle e delle rocce il trasferimento metaforico conserva soltanto quelle pertinenti al bersaglio, escludendo dalla considerazione le altre. Questa restrizione (parzialit) non dunque un optional. Ne una conferma la nostra capacit di comprendere una fiaba come quella in cui un principe si trasforma in un ranocchio: i bambini ai quali lho raccontata non hanno obiettato che se il principe un

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ranocchio allora il principe non pu pi parlare ma solo gracidare. Semmai pu succedere che un bambino, vedendo un ranocchio il giorno dopo che gli stata raccontata, chieda come mai non parla. Nella Metamorfosi di Kafka il protagonista si sveglia e si ritrova trasformato in un insetto, ma continua a parlare normalmente. Anche se si fosse trasformato in un sasso, la storia avrebbe potuto andare avanti (in altro modo). Sia nella fiaba sia nel racconto di Kafka, oltre alla parzialit necessaria del trasferimento, si sfrutta uno specifico meccanismo della metafora: la PERSONIFICAZIONE (su cui trovate molti esempi in Metafora e vita quotidiana). La poesia ricca di esempi. Uno per tutti: L, presso le allegre ranelle, singhiozza monotono un rivo, G. Pascoli, La mia sera, 11-12). Qui per interessa notare luso di questo meccanismo quando descriviamo, senza alcun intento poetico, fatti della vita quotidiana o della natura in senso lato. Nei secoli passati, molte visioni del mondo, che oggi consideriamo mitiche o proprie di una religiosit primitiva, hanno sfruttato ampiamente il meccanismo della PERSONIFICAZIONE come parte di una descrizione letterale del mondo che inglobava un diffuso antropomorfismo tanto nellimmagine della natura quanto nellimmagine di Dio. Al riguardo, la personificazione stata ed ricorrente non solo nella cultura occidentale ma in ogni altra cultura, suggerendo che si tratti di una strategia cognitiva privilegiata. Se la scienza diversa dal mito e dalla religione, la diversit non dovuta allassenza di metafore nella scienza, perch la scienza non affatto esente da metafore. Piuttosto, il discorso scientifico si liberato dalla PERSONIFICAZIONE dei fenomeni naturali, singolarmente presi o nel loro complesso come Natura, mettendone in luce la problematicit. C anche un altro meccanismo metaforico, ancor pi generale, ovvero lOGGETTIFICAZIONE , con cui si tratta qualunque azione, propriet, o costrutto concettuale come un oggetto un processo favorito da una risorsa grammaticale, ovvero, dalla possibilit di sostantivare i verbi. Di nuovo, il discorso scientifico non esente da questo meccanismo, ma la differenza che il discorso scientifico se ne serve in modi controllati sperimentalmente. Di nuovo, il processo dellOGGETTIFICAZIONE , una strategia cognitiva della mente umana. Vi facciamo ricorso ogniqualvolta una totalit lessicalizzata come unit e a questunit competono propriet emergenti rispetto a quelle degli elementi della totalit:

Si sciolto lo sciame di vespe. stata avvistata una flotta di navi.

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La nazione compatta.
Allo stesso modo una complicata serie di azioni lessicalizzata quale oggetto puntiforme:

Lassedio dur a lungo La fuga pronta La partita sar dura.


La semantica formale del Novecento ha fatto ampio uso della teoria degli insiemi; e la teoria degli insiemi ha avuto il merito di tematizzare la struttura formale del processo di
OGGETTIFICAZIONE ,

senza il quale la stessa teoria non esisterebbe. Questo processo

tematizzato anche dalla teoria delle categorie e in un modo pi aderente alla dinamicit propria di un processo. Le critiche che si possono muovere alla teoria degli insiemi in quanto inadeguata a esprimere i processi in cui si costituisce il significato non autorizzano dunque a concludere che nessuna semantica formale o sar mai in grado di analizzare le metafore. Quel che dovrebbe stupirci che anche di fronte alla pi ardita delle metafore, non la respingiamo come insensata. Adottiamo piuttosto un implicito principio di benevolenza e siamo portati a supporre che dietro di essa ci sia un giustificato motivo che la legittima. Una tale benevolenza presuppone che si capisca gi per conto suo il termine (o linsieme dei termini) che usiamo in modo metaforico26. La benevolenza diminuisce fino ad annullarsi nel momento in cui i due termini x e y di una metafora, collegati in x un y, sono entrambi appartenenti a uno stesso dominio. Di fronte a enunciati come

Quella foglia un fiore Quel cane un cavallo Il nostro portiere un fallo laterale Il nuovo tavolo una sedia
siamo molto meno facilitati a concedere una loro sensatezza metaforica, il che suggerisce un vincolo: SOURCE e TARGET di una metafora sono di norma distinti. Qui sono opportune due considerazioni.
26

Anche a questo proposito, non vi sar difficile cogliere la diversit tra la tesi appena espressa e la posizione sostenuta da Lakoff e Johnson in Metafora e vita quotidiana.

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La prima che si possono anche accettare alcuni di questi enunciati quel cane cos grosso e cos veloce che sembra un cavallo ma ci non toglie che siano meno efficaci di quanto sarebbero se usassimo un termine riferentesi a un dominio D ben distinto dal dominio D cui appartiene il soggetto dellenunciato (Quel cane un missile); normalmente, quando i due termini x e y rientrano nello stesso dominio, non c bisogno di ricorrere a metafore (Quella foglia

ha la forma di un fiore).
La seconda che, se passiamo da una chiave pubblica a una nascosta, ci avviciniamo a un processo simbolico che ampiamente presente sia nella magia sia nelle religioni: il processo che attribuisce a un oggetto il valore/potere di un altro oggetto, e allora si pu scorgere in una particolare mappa da D a D una straordinaria efficacia, anche se il trasferimento mediato da dottrine che non appartengono pi allesperienza quotidiana condivisa e consapevole. Qui per entriamo in un terreno limpiego peculiare delle metafore nel lessico magico e religioso che esula dallo scopo di queste riflessioni. C un motivo in questa diversit di atteggiamenti verso le mappe tra domini distinti e le mappe da un dominio in s stesso? ragionevole supporre che ci sia, ma non facile individuarlo. Un motivo potrebbe consistere nel fatto che se x e y sono entrambi in D, ci saranno delle propriet/relazioni R, R, , tra x e y propriet/relazioni che specificano funzione e forma di x e y in D. Quando sidentifica metaforicamente x con y non affatto chiaro quali di queste propriet R, R, , abbiano una funzione letterale e quali una funzione traslata, essendo in gioco lo stesso tipo di propriet. Dicendo Paolo ha raggiunto la vetta della sua azienda o La BNL ha iniziato la scalata al

Credito Emiliano, nitida la separazione tra il dominio sorgente (alpinismo) e quello di


destinazione (potere economico) e cos chiaro quali propriet sono trasferite e quali sono residenti, ma se devo descrivere un evento relativo a unascensione alpinistica con una metafora relativa allo stesso dominio, ci non pi chiaro. Anzi, il carattere di metafora potrebbe non essere pi rilevabile, derivandone unaffettazione indebita o al pi un sofisticato gioco di parole:

La scalata al K2 ha raggiunto la vetta raggiungendo la vetta


suona come uninutile, leziosa, ridondanza. Analogamente, Mi sono tuffato nel lavoro presenta due domini ben distinti ed percepita come del tutto standard, mentre

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Mi sono rituffato nei tuffi


detto da un tuffatore che ha ripreso dopo una lunga pausa gli allenamenti, diventa al pi un gioco di parole. Analogamente,

Ho fatto centro
detto da un finanziere che ha acquisito per pochi soldi unimpresa il cui valore cresciuto rapidamente, ha un evidente significato metaforico (TIRO AL BERSAGLIO --> OPERAZIONI
FINANZIARIE);

detto invece da un tiratore con larco a proposito di un suo tiro non conserva pi

nulla di direttamente metaforico. Se vuole significare Ho fatto centro [metaforico] nel fare centro [letterale], espressione di sottile umorismo metalinguistico ma un umorismo per via indiretta, a chiave e suona decisamente artificioso.

7. Tema e variazioni in semantica Abbiamo notato pi volte che le metafore non sono duso frequente a causa delle numerose espressioni idiomatiche in cui si fossilizzano e che non sono dinteresse epistemologico soltanto perch costituiscono lelemento propulsore di modelli scientifici nelle pi diverse aree. Le metafore sono duso frequente e sono dinteresse filosofico perch corrispondono a una struttura del pensiero. Pur non approfondendo gli aspetti della percezione e del pensiero indagati dalla psicologia della gestalt, il testo di Lakoff e Johnson fa cenno alla funzione generativa, sul piano semantico, delle gestalt percettive. un buon esercizio aprire un giornale, prendere in esame un articolo a caso e rintracciare tutte le metafore inerenti alla spazialit che vi sono contenute. Lo stesso esercizio si pu fare con qualunque altro testo, indipendentemente dallargomento specifico trattato e dal suo carattere scientifico o non scientifico. Questesercizio serve anche ad acquisire consapevolezza del fatto che gran parte degli enunciati usualmente presi per letterali sono metaforici. Come semplici utenti del linguaggio, non ce ne rendiamo conto, a riprova della naturalit del processo in gioco. Al riguardo c da aggiungere che le metafore pervadono la stessa descrizione della sintassi con schemi di concettualizzazione che sono direttamente riconducibili allintelligenza spaziale e

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alla corporeit: basti pensare ai casi e alle pre-posizioni. Non per pura combinazione che i casi del latino e del tedesco siano proprio quelli n per pura combinazione che le preposizioni in lingue come litaliano e linglese siano proprio quelle: corrispondono a un ristretto numero di forme/gestalt del rapporto posizionale fra soggetto e oggetto, osservatore e osservato, agente e agito. Cos pure gli schemi di base impiegati nelle forme verbali, ancor pi che in quelle nominali, della metafora rimandano a un numero ristretto di gestalt ricorrenti in tutta la gamma delle metafore. Sarebbe, del resto, un errore credere che gli schemi-base del processo metaforico stiano nei nomi. La sistematicit degli schemi non veicolata da sostantivi e aggettivi usati metaforicamente, che restano un elemento secondario secondario rispetto alle gestalt posizionali che si esprimono in forma di verbi e, appunto, pre-posizioni. infatti nelle forme preposizionali (e/o di caso) e nei verbi che prende corpo la struttura relazionale degli enunciati. Questa struttura ha la sua diretta radice nellorganizzazione cognitiva della spazialit, centrata intorno a un ristretto numero di gestalt: essere in o fuori da (SCHEMA DEL CONTENITORE) andare da a (SCHEMA DEL CAMMINO) stare sopra o sotto (SCHEMA DELLA VERTICALIT) avere il ruolo dellagente/agto o il ruolo dello strumento dellazione (S C H E M A
DELLAZIONE)

... Abita qui la metaforicit profonda del linguaggio umano. Il pattern che si esprime in

Sono passata da Lettere a Psicologia


sta tutto nel da a Che gli slot <> siano riempiti da Lettere e Psicologia facendo s che due facolt universitarie diventino POSIZIONI lungo un percorso, conseguenza automatica dello
SCHEMA DEL CAMMINO.

Il riconoscimento del ruolo decisivo che la spazialit ha nelle metafore, a partire dalla struttura pre-posizionale per finire con quella pro-posizionale, si deve a molti studiosi che dagli anni settanta in poi hanno dedicato attenzione alle gestalt semantiche: linguisti come Charles Fillmore (che ha impost una nuova grammatica dei casi) e Jeffrey Gruber (strutture posizionali

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come sorgente universale di pattern di stato e transizione di stato), matematici come Ren Thom (struttura soggetto-predicato come dinamica preda-predatore), informatici come Marvin Minsky (struttura a frame), e Roger Schank (struttura a script), nonch numerosi psicologi cognitivi che hanno indagato gli schemi narrativi e il loro nesso con la memoria, a partire da Frederick Bartlett. Il fatto che tanto diversi contributi potessero convergere verso una particolare teoria della metafora non era per niente ovvio. A un primo sguardo, era infatti pi facile cogliere differenze anche molto marcate di prospettiva e di metodo. Bench tutti quanti questi contributi fossero accomunati dal fatto di opporsi allanalisi logico-matematica standard e alla tradizionale formulazione della grammatica che sanciva una netta distinzione tra sintassi e semantica, questi modi di impostare la semantica erano in contrasto reciproco per vari motivi. La convergenza, invece, si manifestava per quanto riguarda il primato assegnato in tutti i casi a gestalt spaziali. La prospettiva sviluppata da Lakoff e Johnson sviluppa alcuni aspetti della convergenza fra queste diverse linee teoriche. Il quadro teorico che ho presentato nel 1995 sviluppa altri aspetti e li sviluppa senza porsi in antitesi a ogni impostazione logico-matematica della semantica; inoltre, delinea un modo per recuperare gli stessi schemi logici a partire da schemi-base della spazialit27, sfruttando le risorse della teoria delle categorie. Ne risulta una prospettiva che si distingue da quella di Lakoff e Johnson su pi punti. Non il caso qui di approfondire, anche per evitare che le differenze risultanti mettano in secondo piano la condivisione della tesi di fondo, avanzata con efficacia da Lakoff e Johnson, ovverosia la tesi che si articola nei punti seguenti: il processo metaforico una risorsa fondamentale della cognizione umana; lubiquit dei relativi schemi spia di quanto il pensiero sia radicato nella corporeit; c un ristretto numero di schemi-base grazie ai quali lorganizzazione gestaltica della spazialit si trasferisce a ogni dominio cognitivo. Si trattato di una grande scoperta, che non deve essere oscurata dalla rivendicazione di questa o quella differenza. Nondimeno, a partire da una stessa tesi di fondo non si arriva per forza alle stesse conclusioni: si possono sviluppare teorie fra loro diverse e in particolare si pu pensare a una teoria che spieghi i vari aspetti della metafora allinterno di una cornice accurata
27

La mia prima comunicazione in tal senso risale al 10 Congresso dellassociazione internazionale Logic Methodology and Philosophy of Science nel 1995, cfr. Geometric Roots of Semantics I: From a Logical Point of View, in Logic, Methodology and Philosophy of Science X, abstracts, Universit di Firenze, Firenze 1995, p. 165. Unesposizione pi ampia del quadro teorico proposto si trova in The Geometric Roots of Semantics, che costituisce uno dei capitoli di Meaning and Cognition, John Benjamins, Amsterdam, 2000, pp. 169-201.

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anche sotto il profilo della sua presentazione in termini formali (logico-matematici). Che come ogni altra teoria (se la tesi di fondo corretta) anche una teoria delle metafore sfrutti uno o pi modelli metaforici non rende di per s impossibile il compito esplicativo. Daltra parte, nel momento stesso in cui si accetta la tesi di fondo, la teoria della metafora si colloca con pieno diritto nelle scienze cognitive e allora non ci si pu pi limitare a una tassonomia delle metafore o a formulare vaghe dottrine filosofiche circa la natura della metafora e i suoi molteplici aspetti linguistici. A tale proposito ci sono due quesiti da affrontare. Il primo : ma siamo sicuri che una

spiegazione scientifica non possa fare a meno di incorporare metafore? Qualcuno potrebbe dire
che non cos, osservando che la spiegazione una struttura inferenziale (logica) e come tale ammette una integrale formalizzazione: in fin dei conti, una spiegazione una successione finita di enunciati; e sotto questo profilo non importa che si componga di leggi e condizioni specifiche in base alle quali dedurre ci che si vuol spiegare, o che consista nellindicazione delle cause che portano a ci che si vuol spiegare. Ma questo un discorso che, semmai, serve a definire cos una generica spiegazione, mentre non serva a identificare nessuna spiegazione dotata di un contenuto conoscitivo specifico. Come si considera il contenuto, entra in gioco il significato degli enunciati; e come si considera il significato, entrano in gioco le metafore e i relativi schemi, presenti tanto nella teoria quanto nel modello che adottiamo per rappresentare un dato universo di discorso (ambito di fenomeni), e altre metafore sono presenti nel modo di impostare la formalizzazione delle leggi, delle condizioni o delle cause che adduciamo come spiegazione. Per spiegare qualcosa occorre una previa comprensione dei concetti teorici, del modello e degli strumenti formali adoperati; questa comprensione si serve di una specifica selezione di schemi metaforici. Solo cos si avvia una proiezione di struttura da un dominio-modello a un altro (quello che include il fenomeno da spiegare). In questa proiezione implicita una metafora-guida con valore sistematico, che viene trasferita e diffusa. Ed ecco il secondo quesito: dalla risposta data al primo quesito deriva una minaccia al rigore scientifico? Se cos, non c pi la differenza sbandierata tra unanalisi cognitiva della metafora e la tradizionale analisi in ambito grammaticale e letterario. Ma cos? Come ho accennato poco fa, il ricorso a un linguaggio metaforico non impedisce di elaborare una teoria che si possa legittimamente dire scientifica. Quel che conta ancora una volta la possibilit di precisare il carattere sistematico della metafora usata come guida teorica, la possibilit di giustificare il suo

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impiego e la possibilit di controllarne empiricamente lefficacia. La stessa matematica ricca di suggestive metafore, precisate con sempre maggior rigore. Laccesso alla comprensione di una teoria fisica passa per la comprensione di numerose espressioni tratte dal linguaggio comune che vengono regimentate, s, ma nella regimentazione entra sempre in gioco il complesso di schemi-base ancorato allesperienza dei corpi e delle loro propriet macrofisiche. Vi sto semplicemente dicendo che, come la libert di scegliere ununit arbitraria di misura per le distanze (per esempio, in centimetri o in pollici) non rende arbitrari i risultati delle misure, cos la presenza di metafore non impedisce il controllo logico sulle inferenze e in particolare sulle spiegazioni. Quel che vi sto dicendo non unanimemente condiviso. Chi non lo condivide portato a sostenere che non esiste il letterale e quindi il linguaggio non altro che unenorme massa di metafore, le quali si rimandano vicendevolmente luna allaltra. Al che replico adducendo motivi di principio e di fatto. I motivi di principio seguono la trafila delle classiche repliche alle dottrine scettiche e non star a ripeterle (se tutto metafora, la stessa nozione di metafora non ha pi senso). I motivi di fatto richiamano lattenzione su ingredienti basilari dellarchitettura linguistico-cognitiva, che non sono interpretabili come metafore. Considerate lasserzione di un enunciato come

Questa pallina sgonfia


fatta puntando il dito verso un oggetto sferico afferrabile con una mano, o di un enunciato come

La busta gialla nel cassetto in alto a destra


fatta in un ambiente opportuno (non al buio, in presenza di una cassettiera, ecc.). Chi asserisce il primo enunciato si riferisce a una pallina come questa. I dimostrativi (questo,

codesto, quello) non sono metaforici, cos come non lo sono le attribuzioni di posizione, forma
(sferica di una pallina), colore (di una busta), direzione (in alto/in basso, destra/sinistra), caratteri rivelabili alla pressione (gonfia/sgonfia). Se ciononostante i due enunciati fossero metaforici, la metafora in cosa mai risiederebbe? Nella descrizione di un oggetto sferico come pallina? Di un altro come busta? Di un altro ancora come cassetto? Ma qui non rilevabile alcun trasferimento concettuale da un dominio a un altro: la descrizione di qualcosa mediante un concetto (come pallina, busta o cassetto) non una metafora.

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Ci che d senso a questi semplici enunciati lesercizio di una capacit di individuazione/localizzazione di particolari configurazioni spaziali (visive e tattili) nellambiente e di una capacit di ricondurre quanto individuato a pattern cognitivi di oggetto , di qualit

saliente e di orientamento (pallina, busta, cassetto, gonfio/sgonfio, alto/basso, destra/sinistra).


La formazione di una classe dequivalenza tra diverse potenziali presentazioni di un oggetto sotto un aspetto e poi sotto un altro non metaforica: non lo il riconoscimento di una pallina da diverse angolazioni, cos come non lo il riconoscimento dellesser gonfio o sgonfio ecc. Quando un bambino apprende il significato di palla, mette allopera queste risorse cognitive, ma non pu ancora trasferire significato da un dominio a un altro perch il significato di palla (da cui pallina, pallino, pallone, pallottola) non si ancora costituito stabilmente in relazione allunico dominio accessibile e tanto meno si costituito il significato di termini relativi a domini verso cui trasferire il significato di palla (e relative varianti). La comprensione di enunciati metaforici come

Sei una palla al piede


comporta il ricorso a capacit necessariamente presupposte dalla metafora: scansione della scena visiva, mappa delle posizioni, mappa del proprio corpo rispetto a un oggetto, ecc. Il riconoscimento degli oggetti, come configurazioni 3D stabili rispetto alla variazione prospettica nel corso del movimento, presuppone una proiezione, che assimila un insieme di presentazioni come aspetti di uno stesso oggetto, coscch lambiente non un molteplice indistinto, un mero insieme X di particolari, ma un insieme di classi di equivalenza. Sono queste classi a essere rappresentate nel linguaggio con sostantivi; la stessa cosa fanno i verbi per classi di presentazioni di processi (un verbo il nome per un tipo di azione/stato). Una rappresentazione del genere, che ripartisce dati in classi, non una metafora. Ci non vale soltanto per enunciati che attribuiscono una propriet percettivamente riconoscibile (sgonfia, gialla) a un oggetto dato in presenza. E nel caso di enunciati come Aldo italiano? Quando si attribuisce a ogni persona la sua nazionalit, si esegue una ulteriore partizione, che corrisponde a una mappa dallinsieme P delle persone allinsieme N delle nazioni, e la mappa associa a ogni persona la sua nazione di appartenenza (supponiamo che la mappa non sia parziale, cio, che non ci siano apolidi e che sia proprio una funzione, cio, che ogni persona abbia una sola nazionalit). Si ricorre allo SCHEMA DEL CAMMINO dicendo che la mappa va da

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a - - -, ma ciascun esemplare localizzato in o - - - dato in modo a se stante. Il fatto di essere


considerato cittadino italiano non definibile in termini direttamente accessibili ai sensi, ma la lingua che si parla e i luoghi intorno ai quali si traccia un confine di stato lo sono. Se mai nel nostro continuo classificare ci fosse ricorso a uno schema metaforico aggiuntivo, lunico candidato sarebbe lo SCHEMA DEL CONTENITORE, ma la classificazione in realt non lo richiede, perch nel caso in esame la si pu intendere come una mappa da P a N che suddivide (quozienta) linsieme delle persone in classi (di connazionali) e lo stesso si pu ripetere in ogni altro caso. Ma anche facendo ricorso a uno schema, come quello del CAMMINO o quello del
CONTENITORE, alla fine ci fermiamo a dei cammini e a dei contenitori letteralmente intesi.

Le ultime osservazioni non sono del tutto ovvie, specialmente se addotte come replica a chi sostenga che impossibile dare una spiegazione immune da metafore della metafora. Una volta ammesso che ogni discorso astratto, teorico, scientifico, filosofico, sia inevitabilmente carico di metafore, tale ammissione si concilia o no con lammissione che ci sono costruzioni cognitive non metaforiche? Le due ammissioni si conciliano perfettamente se la stessa comprensione del discorso astratto, teorico ricondotta a un insieme di schemi metaforici basici, i quali sfruttano strutture gestaltiche direttamente legate alla corporeit e letteralmente espresse nel linguaggio. In questo modo si evita il circolo vizioso globale in cui cade chi pensa che tutto metaforico. Chi sostiene che la metafora onnipervasiva, pensa che quel che ci sembra letterale sia solo una distesa di fossili metaforici di cui non siamo consci, e ne conclude che siamo di fronte a una enorme rete, il circolo della semiosi, o il circolo ermeneutico, che si autosostiene come un trottola. Chi pensa questo (ispirandosi allo strutturalismo) dimentica ci che le ultime osservazioni su Questa pallina sgonfia e Aldo italiano volevano ricordare. Ovvero, dimentica che gli schemi di base hanno bisogno di una serie di risorse percettive, cinestesiche e cognitive

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che devono gi esserci per instaurare una qualsiasi metafora. La rete di significati ha bisogno di uno starter esterno e questo starter pre-linguistico28. Nel linguaggio non tutto metaforico, semplicemente perch la fisiologia umana quello che . Lorganizzazione primaria di tutte le nostre informazioni su ci che ci circonda iscritta nel nostro metware biologico che non n hardware n software. Questa organizzazione si sedimenta in schemi doggetto e dazione che sono espressi linguisticamente e si combinano dando luogo alla BASE letterale di ogni significato possibile-per-noi. Chiunque si ricordi della lezione di Kant capir subito che ammettere una simile base non vuol dire ammettere che la realt in se stessa proprio cos. La realt empirica fenomenica: quel che diciamo che perch cos si manifesta ai nostri sensi. Kant avr fatto tutti gli sbagli che volete ma questa lezione valida ancora oggi. Il realismo non pi limitato ai fenomeni ma metafisico, sia nella forma ingenua che beviamo col latte materno sia nella versione sofisticata che lo ripropone in termini di verit scientifica, indicato da Lakoff e Johnson come oggettivismo (sovraccaricandolo di caratteri). Riconoscere lesistenza di una BASE letterale del linguaggio, per quanto limitata alla categorizzazione primaria di esperienze sensibili con oggetti e azioni, implica davvero un impegno filosofico a favore delloggettivismo? In maniera pi specifica, implica lobbligo di sottoscrivere una semantica insiemistica (come se non ci fosse altro modo di analizzare il significato di La palla sgonfia se non dicendo che allinsieme delle cose sgonfie appartiene lentit individuale cui la palla si riferisce)? Entrambe queste implicazioni sono dubbie, quanto meno. Due semplici considerazioni al riguardo: 1) se non esistesse una BASE direttamente accessibile, laffermazione che le metafore si radicano nella corporeit avrebbe scarso rilievo, perch anche la corporeit sarebbe qualcosa di identificato metaforicamente; 2) invece della teoria degli insiemi, possiamo usare la teoria delle categorie per impostare formalmente la semantica e mettere in risalto il carattere procedurale dellidentificazione di qualcosa come esemplare di un concetto. Si pu ammettere lesistenza di una BASE letterale e negare sia loggettivismo (come lo definiscono Lakoff e Johnson) sia la necessit di impiegare una semantica insiemistica. Il fatto che loggettivismo sia tipicamente espresso mediante metafore, come quella della conoscenza quale specchio della natura, svaluta automaticamente ogni forma di realismo? Lo
28

Husserl avrebbe parlato di precategoriale a proposito di un simile starter. I processi gestaltici possono invece essere considerati come protocategoriali, nellidea che le categorie-base emergano direttamente da tali processi.

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rende automaticamente non-esplicativo? Se fosse cos, sarebbe un boomerang anche per le idee di Lakoff e Johnson: la corporeit diventerebbe una costruzione sociale. Ma chi o cosa avrebbe

eseguito (letteralmente) questa costruzione se i nostri corpi e le nostre menti non sono reali? Se il
nostro stesso corpo per intero una costruzione culturale allora, dato che anche la teoria di Lakoff e Johnson si serve di metafore, la loro teoria non avrebbe alcun potere esplicativo essendo condannata a essere circolare perch una concezione anti-oggettivistica guidata da metafore al pari di una concezione oggettivistica. Ma, anche se si trattasse unicamente di comprendere da quali metafore preferibile lasciarsi guidare, tale comprensione presupporrebbe pur sempre una serie di risorse naturali. Dopotutto, gli stessi Lakoff e Johnson si preoccupano di evitare un regresso allinfinito nel processo metaforico e segnalano lesigenza di radicare gli schemi cognitivi, che di per s non sono

metaforici, nellesperienza, tanto che parlano di concezione esperienziale della semantica. Una
concezione del genere, pi ancora che alla lezione di Kant, rimanda alla lezione di Husserl: infatti, le intuizioni di tipo gestaltico di cui parla la fenomenologia husserliana hanno uno status alquanto diverso dai concetti puri dellintelletto (le categorie) che secondo Kant plasmerebbero ogni nostra esperienza. Se vogliamo radicare il pensiero nella corporeit, tanto spaziale quanto temporale, dunque la concezione fenomenologia che entra in gioco. Le nostre esperienze basilari rientrano in quello che Husserl chiamava il mondo-della-vita (Lebenswelt). Anzi, lo studio delle metafore, intese come rivelatrici di schemi radicati nella corporeit, il principale contributo che sia stato dato, da quando Husserl introdusse il concetto di mondo-della-vita, alla fenomenologia. Questaffermazione perentoria potr sembrare esagerata a molti filosofi, ma la maggior parte degli studi fenomenologici si trasformata in una scolastica chiusa in se stessa, mentre lorizzonte aperto alla semantica dallo studio della metafora come struttura del pensiero permette di dare uno sviluppo fecondo a quanto Husserl aveva prefigurato29. Il punto , semmai, che Lakoff e Johnson giudicano troppo esiguo e destrutturato il grappolo di concetti non metaforici reperibili nella BASE esperienziale, e pertanto lo ritengono inadeguato a formare una piattaforma di controllo per lintera gamma di metaforeguida. Ma c davvero questa esiguit? Lipotesi che non ci sia e che, invece, la BASE sia estremamente ricca di struttura porta a considerare la variet degli schemi metaforici come
29

In Noema (Franco Angeli, Milano 1988) ho ricostruito le linee di fondo del progetto husserliano della fenomenologia, messe a confronto con la tradizione della filosofia analitica: se la ricostruzione corretta, laffermazione precedente non dovrebbe apparire pi esagerata.

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ancorati a una corporeit corposa umana, fermo restando che il carattere schematico delle proiezioni concettuali a partire da questa base si presta ai pi diversi riempimenti, alle pi diverse combinazioni e alle pi diverse gerarchie (una cultura pu attivare e privilegiare una combinazione di schemi, unaltra cultura pu attivare e privilegiare unaltra combinazione). Lipotesi fa per la semantica quello che lipotesi chomskiana dei principi e parametri fa per la sintassi dei linguaggi naturali: in entrambi i casi si individua un bagaglio universale ,

biologicamente fissato, di risorse che sono quello che sono, bench sia difficile dire se e quanto
gli schemi metaforici subiscano un processo di irrigidimento pari a quello che si ha nel campo della sintassi o se conservino una inesauribile plasticit. Allipotesi che attribuisce alla base corporea un ricco insieme di strutture autonome dai concetti, se ne pu aggiungere unaltra, ovvero, lipotesi che la nostra stessa capacit inferenziale (logica) sia il risultato di un processo di SOLLEVAMENTO, o LIFTING, di significato a partire dalla BASE di schemi, come ulteriore indicazione della potenza delle risorse inerenti alla spazialit, permettendoci di ragionare su argomenti apparentemente lontanissimi dalle nostre dirette esperienze corporee. In alcuni lavori ho descritto questo sollevamento in termini della teoria delle categorie30. Qui non mi propongo di entrare nei dettagli di una simile linea teorica. Per intenderne i caratteri (e i vantaggi), gli argomenti forniti fin qui sono insufficienti. Mi basta aver segnalato che tra i possibili sviluppi della cornice generale esposta in Metafora e vita quotidiana ce n uno che assume lonere di replicare alle obiezioni, alcune delle quali gi presenti nello stesso testo, contro loggettivit, e perfino contro la stessa possibilit, di una teoria generale, formalmente precisata, della nostra competenza semantica. proprio unobiezione contro la possibilit di qualsiasi teoria simile che ora vorrei esaminare, perch a differenza delle obiezioni considerate sopra e di quelle gi discusse nel 2, la considero decisiva. Se fosse valida, le ipotesi su menzionate sarebbero pie illusioni. Ecco, in breve, come si pu esprimere lobiezione: qualunque teoria intenda dar conto delle metafore come espressioni di una struttura concettuale che accomuna un dominio a un altro si scontra con due dati.

30

Cfr. Il lifting categoriale dalla topologia alla logica, Annali del Dipartimento di Filosofia, 11, 2005, pp. 5178. Il lifting in questione , s, un caso di trasferimento metaforico, ma focalizzato su una topologia non insiemistica ed evita di privilegiare una particolare logica.

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(1) ll primo dato che ciascuno degli elementi comuni fra domini distinti deve essere descrivibile in un linguaggio non-metaforico. (2) Il secondo dato che lesistenza di elementi comuni presuppone che entrambi i domini siano gi costituiti autonomamente. In altre parole, (ad 1) perch non ci sia regresso allinfinito, la descrizione della struttura comune che soggiace a una metafora deve non essere metaforica, e (ad 2) perch abbia senso riscontrare la presenza di una stessa struttura (per quanto parziale, localizzata, parametrica) in domini distinti, bisogna che entrambi i domini siano gi dati prima dellintroduzione di metafore dalluno allaltro. Ma gli elementi comuni sono astratti, quindi metaforici, e ci che le metafore fanno proprio strutturare un dominio D in termini di un altro D per consentirci una comprensione di D, il che non avrebbe ragion dessere se gi comprendessimo D. Sembra dunque che non ci sia via di scampo, ma fermiamoci un attimo a riflettere sui due dati, (1) e (2), che portano a tale conclusione. Quanto a (1), si pu replicare che anche il riconoscimento di similarit strutturali radicato nel funzionamento biologico del nostro corpo. Un bambino di pochi mesi si accorge che, per far passare un lungo oggetto cilindrico tra le aste del box deve allinearlo alle aste invece di impugnarlo orizzontalmente. Nel momento in cui diventa consapevole che, ripetendo lazione, avr nuovamente successo, il bambino ha eseguito un riconoscimento di similarit strutturale tra la forma delloggetto e la forma dello spazio vuoto che c fra asta e asta. Ha fatto unastrazione? Ha usato una metafora? Molto semplicemente, il bambino pensa in termini concreti azioni concrete su oggetti manipolabili e controlla con la sua intelligenza visiva i risultati delle manipolazioni. Quanto a (2), basti considerare lesempio ormai canonico: La vita un viaggio. Per chi muove lobiezione, questa metafora non un ponte fra due domini autonomi, due isole semantiche ciascuna definita e identificabile per proprio conto, bens un processo di conferimento di significato al concetto di vita, che sfrutta la struttura del viaggio. Se non sono gi presenti altri pattern per intendere la vita, dobbiamo concluderne che soltanto a partire dal momento in cui pensiamo la vita come viaggio che cominciamo a pensarla/intenderne il senso/capirla/. Cio: cominciamo a farci unidea della vita nel momento in cui la descriviamo come viaggio. Se la metafora fosse unaltra, La

vita una guerra, La vita una macchina, , il senso del discorso non cambierebbe.
La vita, come tale, forse percepibile? Non c dubbio che ogni discorso su qualcosa di non identificabile mediante i nostri sistemi percettivi nello spazio circostante sia mediato dalla

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trasposizione di schemi gestaltico-cinestetici, fra i quali spicca lo SCHEMA DEL CAMMINO (Sono

uscito dalla terapia, Sono finalmente entrato nel problema). N ci sono dubbi sul fatto che la vita
non rientra fra gli oggetti a portata di mano come le palline e i cassetti, e neppure ci sono dubbi che le propriet attribuibili alla vita siano espresse facendo riferimento a propriet relative a oggetti alla mano (che manipoliamo, vediamo, consumiamo) e a esperienze soggettive correlate, che esprimiamo dicendo che qualcuno ha avuto una vita lunga o corta, piena o vuota, luminosa od oscura, profonda o superficiale, intensa o piatta. Il punto che, quando ci esprimiamo in uno di questi modi, presupponiamo gi di sapere, per quanto vagamente, a che cosa ci riferiamo col termine vita, prima di dire che lunga o corta, ecc. Sar una nozione in cui si accumulano in maniera informe molte esperienze concrete, ma una qualche idea concreta di queste esperienze dobbiamo gi avercela. Pu essere unidea poco definita, ma poco definita anche la nozione di amore quando dico che Lamore un viaggio, eppure nessuno confonde la vita con lamore e non solo perch la vita un viaggio con caratteristiche diverse da quelle del viaggio dellamore. Se non fosse cos, le metafore sarebbero, magicamente e miracolosamente, creatrici di

significato in un dominio semantico che altrimenti ne sarebbe totalmente privo. Ora, c ragione di
ammettere miracoli in semantica? Se quel che vogliamo dare della metafora una spiegazione che abbia un qualche titolo di scientificit, lappello a qualcosa di magico o di miracoloso non pu rientrare nel compito. Siccome le metafore sono un prodotto umano e non sembrano richiedere interventi divini, lidea che siano creatrici di significato equivale ad ammettere miracoli fatti direttamente dagli esseri umani. Il significato non si crea dal nulla: trae origine dallesperienza corporea e non c un modo unico per accedere al significato. Quel che ho appena detto dovrebbe essere condiviso da chi muove lobiezione. Infatti, se la creazione fosse totalmente libera, sarebbe arbitraria; ma se fosse arbitraria e prima della creazione non ci fosse alcunch di dotato di significato, come faremmo a capirla? A cosa servirebbe dire che la radice delle metafore sta nella corporeit se poi la corporeit non induce alcun vincolo su quel che possiamo riconoscere come dotato di significato? E se la creazione di significato non fosse totalmente libera, allora ci dovrebbe pur essere qualcosa che non la rende tale. A non renderla totalmente libera c la struttura degli schemi concettuali e a non rendere totalmente liberi gli schemi concettuali il loro legame con la corporeit. Creare significati arbitrari tuttalpi un gioco, fatto con i simboli. Ma come si fa a capire un gioco simbolico? Anche i giochi hanno bisogno di essere interpretati, perch non sono interpretazioni di se stessi.

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Anche su tutto questo perci legittimo supporre che ci sia accordo con chi muove lobiezione basata su (1) e (2). Dunque, chi muove lobiezione non pu intendere altro che: il significato proiettato dal dominio dellesperienza corporea in domini che di per s non avrebbero alcuna

struttura semantica. Certo, possiamo selezionare quale trasferire e quale no, quale comporre con un
altro o no, ma se in un dominio cognitivo non c alcun significato e poi c grazie a una metafora, la cosa non equivale forse a una creazione? Torniamo alla mappa che associa a ogni persona in P la nazione N di cui possiede la cittadinanza. Potremmo anche non supporre che linsieme N delle nazioni fosse dato. Per esempio, potremmo partire da P e definire tra le persone la relazione di avere la stessa cittadinanza ricavando da questa relazione linsieme delle nazioni. Come? Innanzitutto, si tratta di una relazione dequivalenza perch riflessiva (x ha la stessa cittadinanza di x ), simmetrica (se x ha la s. c. di y, allora y ha la s. c. di x) e transitiva (se x ha la s. c. di y e y ha la s. c. di z, allora ). In questo modo, per ciascuna persona x resta fissato linsieme delle persone che hanno la stessa sua cittadinanza. Formiamo allora la classe di equivalenza di x e la chiamiamo la nazione di x. Linsieme di tutte queste classi dequivalenza, al variare di x in P, linsieme N delle nazioni (come anticipato, non sono ammessi apolidi e non sono ammessi cittadini di pi di una nazione). Con ci abbiamo definito la mappa P N cercata. Tuttavia, linsieme N cos costruito (e strutturato) si basa su una relazione che dobbiamo gi aver compreso, quella di avere la stessa cittadinanza, ed evidentemente non la ricaviamo dalle percezioni (visive ecc.) relative a ciascuna delle persone, il cui insieme si presta a tante altre relazioni dequivalenza (avere la stessa fede religiosa, avere lo stesso colore dei capelli, avere la stessa altezza, ecc.). Allora bisogna ammettere che cera gi un piccolo seme autonomo di significato (quello che ci ha permesso di identificare N) e che dunque in N non tutto una proiezione creatrice di significato. Che cosa non lo ? Non lo la capacit di individuare le propriet rilevanti della cittadinanza, per poi descriverle metaforicamente in un modo o in altro. Questo vuol dire che siamo capaci di individuare, per altre vie, una qualche struttura laddove non ci doveva essere che quella che costruita metaforicamente. Quello appena fatto potr sembrare un ragionamento di lana caprina, ma utile per rispondere allobiezione ed anche pi semplice di quel che appare. Il ragionamento non intende esser valido solo per la cittadinanza: intende valere per qualunque altro concetto non definito direttamente in base a caratteristiche sensoriali. Per illustrare la generalit del ragionamento, consideriamo un altro concetto: il concetto di distanza.

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Ammettendo che il concetto di distanza sia definito solo nel momento in cui introdotta ununit di misura, qualcuno potrebbe dire: Tutto ci che diciamo sulle distanze acquista significato solo grazie allintroduzione di questa unit e delle regole per servirsene. Potrebbe dirlo ma farebbe male, perch unidea intuitiva della distanza ce labbiamo gi prima; anzi, ce ne serviamo per scegliere lunit di misura e poi per misurare effettive distanze. La procedura quantitativa non d significato al termine qualitativo, e vago, di distanza (vicino, lontano) ma serve per renderne possibile una valutazione esatta (per quanto possibile, perch dobbiamo tener presenti i margini derrore dello strumento di misura). Luso della nozione quantitativa, metrica, di distanza indispensabile ogniqualvolta vogliamo essere precisi ed evitare valutazioni soggettive riguardo a qualcosa che comprendiamo gi in termini corporei (lessere x pi vicino di y, lessere x tanto vicino quanto y, ecc. tutte nozioni implicitamente relative alla posizione di un corpo, che il proprio corpo. Quando eravamo piccoli, la comprensione del significato di vicino era legata a ci che potevamo raggiungere con la mano o facendo un po di passi. Lontano era tutto il resto. Poi ci siamo allargati progressivamente: la strada vicina, la vicina citt, Grazie alluso di veicoli vari, il confine tra vicino e lontano si spostato. Il significato di vicino e lontano era gi radicato nellesperienza corporea e cos labbiamo usato cambiando scala alle distanze e ce ne siamo perfino serviti metaforicamente:

Ti sento molto vicina a me. Siamo ancora lontani dalla soluzione.


Lo stesso avvenuto con altre coppie di opposti qualitativi: caldo e freddo, pesante e leggero, duro e morbido, lento e veloce. Con lincremento di esigenze dovute alla misurazione di numerose quantit, ci siamo ritrovati regoli, termometri, bilance, orologi, , che sono oggetti fisici al pari di quelli che con essi vengono misurati, non oggetti metafisici e neanche fantasmi della propria, privatissima, interiorit per il semplice fatto di essere invenzioni della nostra mente. Abbiamo una comprensione qualitativa, implicita, del concetto prima di quella quantitativa, esattamente come abbiamo una qualche comprensione di ci che esprimiamo metaforicamente prima di descriverlo metaforicamente. un dato indicativo che le metafore basate su nozioni quantitative (tre metri di

felicit, un etto di delirio) siano molto meno frequenti di quelle basate su nozioni qualitative. Infine,
tanto ladozione di un criterio metrico sul piano letterale quanto ladozione di una metafora possono retroagire quanto volete sul concetto intuitivo, ma non lo eliminano.

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8. Corporeit emergente, ma corporeit Al verbo ridurre spesso associata, nel gergo filosofico, una valenza negativa: chi cos sciocco da voler ridurre questo (che si suppone complesso, ricco di aspetti, degno di valore) a questaltro (banale, povero di struttura, troppo elementare)? Il riduzionismo un peccato che porta a uno degli ultimi gironi dellinferno. Per una misera captatio benevolentiae dovrei dunque affrettarmi a dire che le differenze fin qui emerse dallinterpretazione del pensare-per-metafore nel libro di Lakoff e Johnson non commettono questo peccato: le osservazioni precedenti, in effetti, non intendono suggerire una visione riduzionistica del significato in generale e tanto meno del significato metaforico, nel senso che non riconducono la variet dei domini cognitivi alla combinazione di pochi mattoncini, gli schemi-base, che si combinano sempre nello stesso modo. Se invece riduzionistica inteso riferirsi a qualunque teoria che si propone di ricondurre in modo uniforme una variet di fenomeni a una lista finita di unit e a una lista finita di principi generatori (che governano le combinazioni delle unit in un dominio e poi il loro trasferimento ad altri domini), allora quanto detto fin qui corrisponde a una visione riduzionistica. Da detrattivo, in tal caso, il termine diventerebbe un complimento, perch sinonimo di capace di fornire una spiegazione. chiaro che allora ci che riduzionistico diventerebbe non riduzionistico. Non volendo cambiare cos furbescamente il senso di ridurre, quale termine conviene adottare? Il termine che in alcuni saggi ho adoperato di segno opposto: non si tratta di ridurre a ma di emergere da. Le osservazioni precedenti suggeriscono unidea delle metafore che anti-atomistica come antiolistica e, nella letteratura dellultimo decennio, unidea simile solitamente indicata come

emergentismo31, che in questo caso un emergentismo semantico: il metaforico emerge dal letterale,
il traslato emerge dal diretto, il significato della pi astratta affermazione su questo o quel pensiero emerge da pattern incorporati di natura sensomotoria.

31

Quanto appena detto insufficiente a caratterizzare come emergentista la tesi proposta ed pure insufficiente a distinguerla dalle pi diffuse forme di olismo. Chi di voi abbia interesse per la questione pu esaminare gli argomenti esposti nel cap. 8 del volume Il significato inesistente. Per un ulteriore approfondimento, si vedano i due articoli seguenti: Holism: the Polarized Spectrum, Grazer Philosophische Studien, 46 (1993), pp. 231-282, e ILGE-interference patterns in semantics and epistemology, Axiomathes 13 (2002), pp. 39-64.

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Naturalmente, una volta accettata una metafora invece di unaltra, il concetto descritto metaforicamente acquista certe caratteristiche e ne perde altre: per fare un esempio, ci sono molti modi dintendere la felicit e, in funzione della metafora usata per esprimerli, il concetto stesso di felicit ne risente:

La felicit un dono del cielo

vs

La felicit una dura conquista.

Lo stato/ruolo di chi riceve un dono infatti diverso da quello di chi si deve impegnare strenuamente in una conquista. Il pattern del DONO diverso dal pattern della RETRIBUZIONE (da meritarsi). Tuttavia, in qualche modo dobbiamo gi avere la capacit di riconoscere, per quanto in maniera approssimativa, ci di cui parliamo, la felicit; dunque, in aggiunta alla conoscenza implicita dei due pattern, intesa come capacit di riconoscere quali sono le situazioni di dono e quali quelle di conquista quando ce ne viene presentata una, presupposta una minima esperienza di quali sono gli stati in cui siamo (ci sentiamo) felici, indipendentemente dal pensarli come dono o come conquista. Le risorse richieste a questo scopo emotive, etologiche, comportamentali, con il loro corredo di schemi percettivi, motori, posturali, comunicativi saranno poco chiare e poco distinte, e saranno anche insufficienti quanto si vuole, ma senza di esse non sapremmo a che cosa ci stiamo riferendo con una descrizione metaforica. Neanche prendendo congiuntamente le due metafore e dunque ammettendo che x un dono e una conquista possiamo concludere che x = la

felicit. Pur di negare che abbiamo una pur minima conoscenza implicita di cosa sintende con un
termine del genere, potrebbe esserci ancora una scappatoia, in effetti molto frequentata. Vediamo quale. Nel Novecento si diffusa una dottrina secondo la quale i concetti sono definiti implicitamente: fra tutti gli enunciati che esprimono il concetto C si prendono quelli che accettiamo come veri e poi, nellinsieme delle verit su C si isola un opportuno sottinsieme finito che sia sufficiente a caratterizzare C. Se vogliamo essere rigorosi, cio onesti e accurati, come in matematica, questo sottinsieme si presenter sotto forma di assiomi, o postulati. In questo modo, ai postulati su punti e rette, o su numeri o su energie e accelerazioni si aggiungono tanti altri postulati, detti postulati di significato, sui concedetti pi vari. unidea che ha le sue solide motivazioni storiche e ha anche dato i suoi frutti, ma pi di tanto non la si potuta, e non si pu, spremere. Lindividuazione dei postulati di significato (fosse pure la pi azzeccata) non spiega la comprensione dei significati, ma la presuppone: indubbiamente, serve a sgombrare il campo dalla fede in presunte

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essenze e soprattutto serve a far chiarezza, ma un problema espresso chiaramente non ancora un problema risolto; e, se in effetti serve, solo perch questa comprensione c gi, almeno per alcuni concetti. Dallo strutturalismo al formalismo, molti sono stati i fautori dellidea degli assiomi come definizioni implicite del significato: filosofi, linguisti, matematici e infine psicologi e sociologi hanno fatto propria lidea nei loro rispettivi campi dindagine. Tutti, per, si sono ritrovati un duplice inconveniente. Un primo inconveniente quello di non sapere come evitare un regresso allinfinito. Infatti, se qualcuno dice che il significato di un termine resta definito implicitamente da un certo insieme finito di enunciati che lo contengono, dovrebbe specificare questo insieme, ma il compito facile solo in pochi casi. Nella maggior parte dei casi, linsieme di postulati che viene fornito simbatte in controesempi (e senza bisogno di ricorrere a usi metaforici). Due dei maggiori filosofi dei nostri tempi, gli americani Saul Kripke e Hilary Putnam, hanno elaborato ingegnosi argomenti per evidenziare che non possiamo escludere la possibilit di controesempi anche per i concetti pi familiari. Per anticipare tutti i possibili controesempi relativi a un dato concetto, bisognerebbe far ricorso a un insieme potenzialmente infinito di enunciati che usano il concetto e che dicono come

non va interpretato, ma allora quella che forniamo una definizione che non finisce mai: di qui il
regresso allinfinito. Un secondo inconveniente consiste nel non sapere come evitare un miracolo, perch bisognerebbe credere che esistano relazioni puramente formali (e convenzionali) che acquistano un contenuto (non convenzionale) grazie alle loro relazioni puramente formali (e convenzionali). Ma come facciamo a capire queste relazioni formali (e convenzionali)? Se le capiamo grazie a loro stesse, appunto un miracolo: la sintassi secerne la semantica. In altri tempi si sarebbe parlato di transustanziazione. Un altro filosofo americano, John Searle, ha elaborato un sottile argomento, noto come la stanza cinese, per provare che questa transustanziazione impossibile. Ecco perch i pi avveduti fra coloro che hanno sottoscritto lidea di strutturalisti e formalisti, cio lidea secondo cui il significato definito implicitamente da relazioni sintattiche, si sono anche preoccupati di completarla con una serie di vincoli di altra natura, empirici invece che convenzionali, salvo poi non riuscire a spiegare bene come facciano a esistere questi vincoli, una volta che lintera nostra esperienza sia intesa come una costruzione concettuale. Se ogni singolo concetto determinato dalla posizione che occupa in una rete globale di concetti, siamo condannati

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nuovamente al regresso; se di fatto siamo riusciti a entrare, da piccoli, nella rete dei significati, perch abbiamo sfruttato qualcosa che lidea di strutturalisti e formalisti non in grado di spiegare. La tesi secondo la quale le metafore sono creatrici di significato in domini ove, per ipotesi, non c la minima traccia di un significato precedente solo un altro esempio della stessa idea. Non a caso, quando ho fatto un elenco degli schemi di base32, ho sentito il dovere di spiegare come mai ciascuno di essi non sia affatto arbitrario, non sia qualcosa di puramente linguistico e non sia un prodotto di convenzioni culturali. In seguito ho aggiunto che le metafore possono trasferire struttura da un dominio SORGENTE solo perch i domini TARGET sono gi in possesso di una minima struttura, che la metafora arricchisce e specifica ma con la quale la struttura trasferita pur sempre si compenetra (parzialmente). Sono forse le metafore a cambiare i termini della questione offrendo nuovo supporto alla definizione implicita dei concetti? Se i concetti fossero definiti implicitamente non tanto dalle relazioni interne a uno stesso dominio ma dalle relazioni metaforiche con altri domini, il compito (per chi sostiene la dottrina del significato come dato mediante definizioni implicite) sarebbe non

meno arduo ma pi arduo: ai due inconvenienti su menzionati se ne aggiungono altri. Per indicarne
uno, diventa un enigma il fatto che passando da enunciati come

Hanno attaccato il fortino La porta aperta


a enunciati come

Hanno attaccato la mia argomentazione La discussione aperta


le voci del verbo attaccare e del verbo aprire non siano semplici omonime, ma spe di un trasferimento/conservazione di struttura. Chiunque sottoscriva la centralit cognitiva del processo metaforico non pu accantonare la spiegazione di questo fatto, che per resta inspiegato se si adotta lidea della creazione ex nihilo. Unimpostazione diversa, come quella che vi ho suggerito, non lo lascia inspiegato. La spiegazione sincentra su processi variazionali da una struttura a unaltra e pu

32

In An essay on the notion of schema, cit.

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essere descritta formalmente in termini di teoria delle categorie, consentendo cos di definire con maggior precisione che cosa si conserva nel TRANSFER33. In Metafora e vita quotidiana viene respinta lipotesi che esempi come quelli ora menzionati, con attaccare e aprire, siano riconducibili a una similarit strutturale fra domini che colta nel significato del verbo. La ragione per respingerla che, se lipotesi fosse valida, il potenziale semantico di un verbo sarebbe illimitato quanti i domini possibili e allora la gamma degli aspetti di un verbo come attaccare e aprire sarebbe incontrollabile per la sua vastit e imprevedibilit, mentre non abbiamo difficolt nel servirci comunemente di verbi come attaccare e aprire. Temo che questa ragione faccia esclusivo affidamento su uninterpretazione insiemistica del significato dei verbi, quasi che il significato di attaccare fosse determinato dallinsieme degli x e degli y, in ogni dominio possibile, tali che x attacca y. In tal caso, come avrebbe fatto un bambino a comprendere il significato di attaccare e di aprire? Se voi lo comprendete, allora ci siete riusciti e suppongo che ci siate riusciti da bambini, come tutti i madrelingua italiani (e lanalogo vale per i madrelingua inglesi, francesi, ecc.) e se poi avete sentito qualcuno che diceva Smettila di attaccare

tutto quel che propongo e un altro dire Ora apriremo il dibattito, intendendo allistante il significato
di entrambe le frasi invece di restare allibiti, dovete aver colto una qualche similarit, bench i conflitti fisici e le porte siano altro da discorsi, colloqui, discussioni ecc. Sembra dunque difficile negare una similarit tra le occorrenze di attaccare e di aprire relative a universi di discorso diversi: vero che il significato cinestetico, cognitivo ed emotivo, dellattacco trasposto direttamente, e senza difficolt, a un piano astratto-formale (attaccare una

tesi, una proposta, una dottrina) svincolandosi da specifiche modalit dellattacco fisico (lo stesso
dicasi di aprire una discussione, un dibattito, una conferenza), ma si conserva pure qualcosa e quel che si conserva quanto basta a comprendere la metafora. Ma se c davvero qualcosa che resta invariato nel significato dellattaccare e dellaprire passando dal dominio dei CORPI FISICI alle ARGOMENTAZIONI, linterpretazione insiemistica del significato dei verbi alle strette. Il che non dovrebbe sorprendere minimamente perch in buona parte la filosofia del linguaggio del Novecento (intendo quella seria) ha discusso i problemi derivanti dal modello insiemistico della semantica dimenticando i verbi. Ma alle strette anche lipotesi di un TRANSFER creativo.

33

Come gi indicato in un mio articolo del 1984: Battaglie semantiche, Antologia Vieusseux 76, pp. 42-75. Per la verit, ci sono interpretazioni filosofiche della teoria delle categorie che ne hanno proposto in anni recenti una rilettura strutturalista. Ho spiegato perch questa rilettura non funziona in The meaning of category theory for 21th centurys philosophy, Axiomathes 16 (2006) 425-460.

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Naturalmente, occorre trovare un modo per descrivere ci che si suppone resti invariato; e trovarlo un compito teorico degno di rispetto (invece di considerarlo ovviamente impossibile). Il punto : che ci sia qualcosa di basilare e schematico che si conserva nel significato di verbi come

attaccare e aprire unipotesi in accordo con lidea che sia questa invarianza a motivare lattribuzione
non banale di verit o falsit allenunciato metaforico; mentre, se fosse il pattern metaforico a istituire il significato, lattribuzione sarebbe banale. Si tratta di capire perch sia cos naturale luso di aprire per significare lavvio di una discussione e perch sia cos naturale luso di attaccare per significare la critica a unargomentazione34. Se non c la minima invarianza di significato, impossibile parlare di verit o falsit a proposito di enunciati metaforici, a meno che letichetta vero sia attribuita in maniera arbitraria. Perci, a trovarsi in difficolt non solo chiunque intenda accantonare la nozione di verit ma anche chiunque voglia relativizzarla al contesto di volta in volta inteso. Se, daltra parte, ammettiamo che ci sia una qualche inviarianza, non siamo tenuti a sottoscrivere una concezione oggettivistica pur di poter dare senso alle nozioni di verit e falsit. La filosofia che trovate indicata, e contestata da Lakoff e Johnson, come oggettivismo una creatura di sintesi: assembla il realismo ingenuo, proprio del senso comune, con il realismo scientifico, secondo cui vero = ci che riconosciuto come vero allinterno della scienza, con il realismo metafisico, secondo cui le cose hanno le propriet che hanno in maniera del tutto indipendente dal modo in cui le pensiamo35. Il risultato una dottrina che pi bieca non si pu, che ignora la lezione di Kant e che supera, quanto a difetti, sia il realismo ingenuo sia il realismo scientifico perch il realista, delluno o dellaltro tipo, non tenuto a credere che il mondo sia perfettamente descrivibile in linguaggio non metaforico; e un realista metafisico potrebbe anche far posto (e di solito fa posto) nel suo discorso a una serie di metafore, giustificandole come tracce di correlazioni intrinseche fra domini. Un oggettivista , in pi, anche un riduzionista nel senso deteriore del termine: crede che un linguaggio ridotto alla letteralit, cio un linguaggio privo di mappe cognitive da un dominio allaltro dellesperienza, riesca a esprimere adeguatamente i principi che rendono unitaria la nostra
34

I pattern dazione corrispondenti ad attaccare e aprire hanno una valenza transculturale e sono documentati dagli etologi nella spiegazione di comportamenti di organismi molto diversi dagli esseri umani. La dinamica preda-predatore ubiqua nel mondo vivente cos come lo il mantenimento (o leliminazione) di una apertura fra due regioni di spazio. 35 Vi prego di non credere che ciascuna di queste tre forme di realismo si possa riassumere cos sbrigativamente. Ciascuna forma di realismo presenta al suo interno molte varianti, alcune delle quali sono molto sofisticate. In particolare, per quanto concerne il realismo metafisico, ve ne potete rendere conto dando anche una rapida occhiata agli articoli menzionati in <philpapers.org/browse/metaphysical-realism>.

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conoscenza, ingenua o sofisticata, momentanea o ideale, del mondo. Ma a credere che un tale linguaggio ci riesca non sono soltanto i riduzionisti, con lidea che un solo linguaggio letterale vada bene per tutti i domini: curiosamente, sono anche quei relativisti i quali pensano che ciascun dominio abbia il suo linguaggio contestualmente letterale, distinto da quello di ogni altro dominio. I riduzionisti non coincidono necessariamente con i realisti e i relativisti non coincidono necessariamente con gli antirealisti. Sotto letichetta di oggettivismo, tutte queste differenze svaniscono. Contro riduzionismo e relativismo sono stati elaborati vari argomenti, nel cui merito non entro. Il discorso fatto fin qui dovrebbe ugualmente essere in grado di giustificare che:

la nostra comprensione di enunciati su stati mentali, entit astratte ecc., carica di metafore; gli schemi metaforici di base hanno un fondamento nella dimensione percettiva e cinestetica; questo fondamento mediato da proiezioni che non sono affatto annullabili nella linea letteralista del riduzionismo o del relativismo; il linguaggio della pi elementare base corporea la sorgente di ogni trasferimento di significato; il trasferimento non pu essere riassorbito nella letteralit, ovvero, il processo metaforico non pu essere ridotto.

Piuttosto, conviene precisare il rimando a in varianti. Vi sarete chiesti: invarianti rispetto a cosa? Risposta: sono invarianti rispetto a un trasferimento schematico di struttura, dunque i valori dei possibili parametri referenziali sono irrilevanti e in effetti vengono ignorati: nellaprire una discussione non ci si chiede se c da girare la maniglia o se c da spingere; nellaprire le porte alla speranza, non importa dove e quante sono queste porte. Fermo restando che, allinterno delle stesse scienze naturali, le propriet fondamentali di un sistema fisico, chimico o biologico possono essere (e sono state) colte facendo ricorso a un particolare modello metaforico e spiegando perch preferibile a un altro. unipotesi di invarianza schematica non esclude un ambito di letteralit, che di per s non n atomistica n olistica, bens connaturata con la nostra esperienza quotidiana (mesoscopica diciamo a una scala da 1 cm a 1000 m). Enunciati come

Hai messo la tazzina sul piatto

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Hai messo da parte i biglietti


saranno pure enunciati ellittici e tuttaltro che semplici dal punto di vista sia delle risorse cognitive coinvolte nel capirli sia dei presupposti situazionali che occorre essere in grado di riconoscere, ma sono un paradigma di letteralit ed grazie a questa che arriviamo a capire enunciati come

Hai messo la parola fine sul nostro rapporto. Il flogisto e letere sono stati messi da parte.
il nostro contatto quotidiano, il nostro corporeo avere-a-che-fare, con corpi (animati o inanimati) n micro n mega, ma meso-scopici, oggetti posizionati nello spazio 3D intorno a noi, sostanze, corpi, distinti in base a qualit percettivamente salienti, cose da afferrare, cose da spostare, lasciare, rompere, scansare, mangiare, scartare, appiccicare questo primigenio contatto col mondo ci che letterale nel linguaggio. E la letteralit di maggior sfruttamento quella veicolata dai verbi insieme alle relative spie preposizionali (da/a, sopra/sotto, dentro/fuori), pi ancora che da nomi e aggettivi, tant che si trasporta alla descrizione della stessa sintassi del linguaggio. Su questo piano di letteralit si costituisce larmatura spaziale del linguaggio e del pensiero: cos si costituisce la partizione degli oggetti in tipi di corpi e la loro identificazione come specifici esemplari dei tipi suddetti, individuabili in una specifica posizione in uno specifico momento, cos si costituisce pure il riferimento alle qualit degli oggetti e alle loro relazioni, e cos pure si costituisce una tipologia di azioni espresse da verbi e poi sostantivate: andare/tornare andata/ritorno (con possibilit di fare loperazione inversa: inizio/fine iniziare/finire)36. Nel corso dello sviluppo cognitivo si viene formando una base semantica posizionale e preposizionale, organizzata intorno a un numero ristretto di schemi. Da questa base letterale estraiamo via via i materiali da costruzione per formare tutte le metafore, sistematiche o idiomatiche, che ci servono per parlare dei pi diversi argomenti. Perci una teoria semantica e una filosofia del linguaggio che trascurino la BASE e il processo del suo TRASFERIMENTO sono davvero poca cosa. Per troppo tempo la semantica e la filosofa del linguaggio (mi riferisco a quelle serie, non a tante chiacchiere semiotiche in circolazione) hanno trascurato questa base e questo processo.
36

Questo stesso processo di costituzione stato uno dei temi fondamentali della fenomenologia. curioso che si sia finalmente giunti ad analizzarlo in maniera feconda entro un quadro di idee che non ha le sue dirette radici nel pensiero di Husserl. Ma qualcosa devessere filtrato perch a contestare loggettivismo stato Husserl negli anni trenta, con La crisi delle scienze europee, e sua la famosa frase: Le mere scienze di fatti creano meri uomini di fatto.

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Le metafore sono gi pervasive restando ben dentro al linguaggio orientato a descrivere cose ed eventi esterni che non coinvolgono le persone. La frequenza delle metafore testimonia la forza generativa, sul piano concettuale, di una letteralit tutta corporea. Quando ci troviamo impegnati a costruire un ambiente concettuale cui affidarci per esprimere il proprio, personale, modo di vedere e di sentire il mondo (come nella poesia) o quello degli altri, cos come quando ci volgiamo a dare descrizioni sistematiche, impersonali e rigorose, in una parola scientifiche, di un particolare ambito della realt, o della realt nella sua interezza, possiamo inventarci nuove parole per nuovi concetti o trasformare il significato delle vecchie parole, ma il significato delle nuove parole e il nuovo significato di parole gi in uso sono radicati in questa letteralit primitiva, direttamente legata al nostro corpo. Anche uscendo dal linguaggio quotidiano per entrare in un linguaggio simbolico-formale (come succede in matematica), ci portiamo sempre dietro, meta-forizzato, quelloriginario accesso al significato, e cos ci portiamo dietro le sue specifiche modalit spaziali e le relative gestalt cinestetiche. Basta aprire un qualunque testo di matematica per vederle continuamente allopera ( un buon esercizio). Coppie verbali come

muoversi/stare fermi, entrare/uscire, mangiare/espellere, afferrare/lasciare, salire/scendere, inseguire/fuggire


(e tante altre coppie connesse, come restare/partire, accogliere/respingere, tenere/abbandonare,

elevarsi/abbassarsi, insistere/smettere ecc.) esprimono pattern dazione che non hanno bisogno di
alcuna costruzione mentale: non sono arbitrarie creazioni, non sono figure su uno sfondo informe, non introducono struttura laddove non ce nera: sono pattern dazione relativi a uno spazio pieno zeppo di struttura, e le modalit dellazione sono legate a interazioni biologiche, chimiche, fisiche, etologiche, presenti nel mondo fisico, vegetale e animale. Ciascuna delle coppie verbali su elencate si presta a un numero straordinario di impieghi metaforici, in cui si esprimono valutazioni spesso accompagnate da forti valenze emotive:

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Non perdere loccasione: datti una mossa! / Sei ancora fermo a questi concetti? Entriamo nel merito / Non cera via duscita dal Patto di Varsavia. Quellala destra si mangia tutta la difesa / Hai tirato fuori il rospo e ora devi rimangiartelo. Hai afferrato il concetto? / Lascia cadere i sogni inutili. salito rapidamente ai vertici / Siamo scesi parecchio nel gradimento. Ha inseguito per tutta la vita un solo ideale / Sta fuggendo da un vero confronto.
La salienza cognitiva degli schemi implicati in queste coppie verbali ( C A M M I N O ,
DENTRO /FUORI , SU /GI, )

non dipende dalla particolare cultura, modello mentale, modo di

pensare, ma da propriet dellambiente e degli organismi. Quel che cambia da una cultura allaltra, da un sistema di pensiero a un altro, da una religione a unaltra, da una filosofia a unaltra e da una teoria scientifica a unaltra, la particolare selezione e la particolare organizzazione di pattern, che contribuiscono a formare un complesso articolato di credenze (sulle cose, su noi e sugli altri) e di valori, ove credenze e valori sono espressi grazie alluso di metafore. Ma non c contraddizione nel dire che questi pattern dazione si ritrovano nella natura e che il peccato mortale delloggettivismo sta nellaver dimenticato il soggetto (conoscente e valutante)? Qui ci sono alcune cose da chiarire. Non dimentichiamo il soggetto! una raccomandazione che solo in parte va daccordo con la lezione di Kant, perch la sensibilit e lintelletto hanno per Kant una e una sola struttura che si deposita in un unico insieme di concetti e di verit a priori, impermeabile agli sviluppi concreti delle scienze. Non dimenticarsi il soggetto per dimenticarsi la plasticit degli schemi? Sarebbe una raccomandazione fallimentare, cos come lo sarebbe non dimenticare il soggetto per farne unentit modificabile ad libitum. Il soggetto non piovuto dal cielo e non neppure una cosa tra cose; non dotato di un unico sistema di concetti gi completo e neppure una scatola riempibile in ogni modo possibile. I vincoli sul pensiero sono naturali tanto quanto la natura qualcosa pensato come natura. In non pochi studi sulla metafora c la tendenza a riproporre unimpostazione che solo vagamente kantiana. La si pu esprimere dicendo: Ogni rappresentazione metaforica; la metafora una costruzione concettuale che porta significato laddove non ce ne sarebbe alcuno. Chi sottoscrive questidea portato a sottoscriverne anche unaltra, che per semplicit si pu riassumere dicendo: Il mondo intorno a noi privo di significato; siamo noi che glielo diamo; siamo liberi di dargli il significato che vogliamo; in quanti modi distinti ci riusciamo attestato dalla storia del

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pensiero filosofico e scientifico, nonch dalla diversit culturale. Affermando tale libert nel conferimento di significato, si vuole far tesoro di Kant e, allo stesso tempo, della lezione impartita a Kant dalla scienza del Novecento; si vuole riconoscere che la pluralit delle prospettive epistemiche qualcosa di oggettivo e si vuole allo stesso tempo enfatizzare il loro carattere convenzionale e, per ci stesso, non oggettivo. Chi la pensa cos, offre su un piatto dargento una soluzione aporetica, che esclude qualunque spiegazione naturalistica del linguaggio e in particolare degli schemi metaforici, come se invece di disporre di quelli che ci sono, avremmo potuto disporre di schemi totalmente diversi, perch siamo noi a inventarceli da zero. Daltra parte, chi nega il carattere assoluto di questo nostro potere, non tenuto a sostenere che il mondo naturale a decidere per noi quali metafore usare e quali no: la natura vincola la nostra scelta, riducendo la gamma degli schemi a noi accessibili, ma non determina le scelte da effettuare entro questa gamma e non determina il modo in cui comporle. In Metafora e vita quotidiana Lakoff e Johnson pongono un aut aut e poi si sforzano di trovare una terza via. Laut aut cos riassumibile: o si crede che il linguaggio rappresenti il mondo come realmente in s e allora si oggettivisti, oppure si crede che non c alcun mondo oggettivo da

rappresentare , perch ci che rappresentiamo una nostra costruzione mentale (metaforica). Il


primo corno del dilemma scartato raccogliendo la critica che Kant muove allidea che si possano conoscere le cose in s. Il secondo corno ugualmente scartato grazie a un sovraccarico della nozione di soggettivismo, che mette insieme un generico idealismo con un sentire romantico e una forma spinta di relativismo. Convinti giustamente che si debba uscire da questo aut aut, Lakoff e Johnson propongono una cornice alternativa, definita come esperienzialismo. Una simile cornice, per, non si limita a far propria limpostazione vagamente kantiana di cui sopra ma ingloba anche quella forma di relativismo culturale su cui ho gi espresso alcune riserve. Cos facendo, lesperienzialismo finisce per riproporre alcuni aspetti di quello stesso soggettivismo che Lakoff e Johnson volevano escludere, al pari delloggettivismo. Le concessioni fatte al soggettivismo indeboliscono il rimando alle radici corporee della cognizione semantica, con il rischio che lidea di mente incorporata o mente incarnata (quella embodied mind che tanto sta a cuore a Lakoff e Johnson) sia riassorbita entro il panorama delle tradizionale posizioni, lun contro laltra armata, in ambito epistemologico. Gi in precedenza avevo richiamato la vostra attenzione sul fatto che soggettivismo e oggettivismo, come descritti da Lakoff e Johnson, sono due dottrine dalle maglie eccessivamente larghe, tanto quanto sono dottrine sovraccariche di tesi di natura diversa, al punto da confondere

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soggettivismo con idealismo e oggettivismo con realismo. Per quanto utile sia la descrizione che fanno dei caratteri del soggettivismo e delloggettivismo, bene tener presente che essa corrisponde a unidea ingenua e che mal si adatta alle formulazioni accurate che nellepistemologia contemporanea sono state offerte di uno o pi ingredienti del soggettivismo e delloggettivismo. Non tenendo conto di queste formulazioni, il ragionamento con cui lesperienzialismo si presenta come lunica (o comunque la migliore) alternativa possibile allaut aut paga la sua rapidit e la sua suggestivit con una ridotta capacit di convincimento. Ci sono epistemologi che difficile far rientrare nelluno o nellaltro campo, ma che non sottoscriverebbero la tesi dellesperienzialismo (termine pressoch accantonato negli ultimi anni). Insomma, anche ammesso laut aut, ci sono altre opzioni, diverse dallesperienzialismo, che possiamo considerare come cornici coerenti di una semantica radicata nella corporeit; e una teoria della metafora che riconduca il nostro parlare di stati mentali, numeri, ideologie, religioni, alla nostra corporeit non tenuta a far propria limpostazione vagamente kantiana e la tesi secondo cui la realt una costruzione metaforica. Tra laltro, se cos fosse, tale sarebbe anche la nostra corporeit. E allora che guadagno avremmo ottenuto dicendo che il corpo nella mente?37 Sarebbe davvero curioso sostenere che gli esseri umani concettualizzano il non-fisico in termini del fisico, lastratto in termini del concreto, il mentale in termini del corporeo, e poi sostenere che le esperienze fisiche sono tanto soggettive e culturali quanto le esperienze non fisiche! Un corpo che fosse definito culturalmente, solo in termini di costruzioni metaforiche, sarebbe sicuramente un corpo pi etereo di quel che si voleva. Se, oltre ai corpi, anche le emozioni basilari, la sensazione di caldo e freddo, la differenza tra su e gi, quella tra dentro e fuori ecc, si esauriscono nei concetti metaforici che usiamo per parlarne, allora modi metaforici diversi in culture/lingue diverse dalla nostra identificano non solo sentimenti e pensieri diversi, ma anche corpi diversi ed emozioni diverse. E allora non si pu dire che il corpo, lamore, la vita, il mondo , sono pensati diversamente da noi e da loro. Si deve dire che noi e loro parliamo di cose diverse. Di conseguenza, non c alcun contrasto, esattamente come se uno dice che lacqua del fiume un liquido e un altro che il legno degli alberi non un liquido. In altre parole: se davvero siamo totalmente immersi in una rete di metafore, non si capisce perch le nozioni relative al corpo dovrebbero avere un privilegio, nellorientare le metafore, rispetto ad altre nozioni. Dunque, dovrebbe essere ugualmente possibile, e legittimo, pensare che gli edifici sono teorie, cos come pensare che le teorie sono edifici. Con ci, tra laltro, verrebbe meno la direzionalit privilegiata della metafore (dal corpo alla mente).
37

Mi riferisco a un bel libro di Johnson, intitolato appunto The body in the mind uscito nel 1987 (University of Chicago Press, Chicago).

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Chi supponga che lespressione dei fenomeni corporei da cui emergono le metafore non pu che essere descritta metaforicamente, non dovrebbe parlare del significato metaforico come qualcosa che emerge da qualcosaltro, perch non c nulla che emerga a meno che non crediamo di poter fare come il Barone di Mnchausen, che veniva fuori dalla palude tirandosi su per i capelli. Quando la corporeit comincia a esser troppo carica-di-cultura (mediata da metafore), comincia a diventare incorporea. Allora, per coerenza, bisognerebbe avere il coraggio di dire che la cultura un miracolo cosmico: c, punto e basta, e non si spiega con altro, perch ogni altro a sua volta carico-di-cultura. La differenza tra ci che visibile (una mela) e ci che non lo (un campo magnetico) e la differenza tra qualcosa in cui si pu entrare (una caverna) e ci in cui non si pu entrare (un buco in una foglia di ciliegio) sarebbero qualcosa di culturale? Per luomo preistorico, era un fatto culturale che un orso potesse inseguirlo nei boschi e che non potesse passare da una fessura tra le rocce che invece permetteva il passaggio di un corpo umano? Non saremmo ci che siamo senza la cultura in cui siamo cresciuti, ma ci che appartiene alla cultura solo il meraviglioso

bricolage che facciamo degli schemi-base delle metafore, non gli schemi stessi, non la corporeit.
Culturale un tatuaggio sul viso, non il viso. Culturale il ruolo del telefono come cordone ombelicale, non il cordone ombelicale.

9. Filosofia e matematica degli schemi metaforici Gli schemi-base, e poi le metafore strutturali, riguardano la concreta spazialit, con le sue gestalt di forma, posizione relativa e movimento. Ogni nostro concetto ha in s, direttamente o indirettamente, una traccia della spazialit e, quandanche non fosse cos, la traccia resterebbe nella sintassi, senza la quale i concetti non potrebbero manifestare la loro ricchezza combinatoria. La razionalit stata considerata dalla maggior parte dei filosofi come qualcosa di nettamente separato dai nostri sensi, dunque dalla concreta spazialit, e da sempre logica e matematica sono state viste come la manifestazione pi pura della razionalit. Oggi si ammette che nella mente umana convivano pi tipi di intelligenza38. Questammissione potrebbe farvi venire lidea che uno dei tipi dintelligenza, nettamente distinto da tutti gli altri, riguardi proprio il modo in cui la mente organizza logicamente i pensieri, trae conclusioni ed esegue calcoli, astraendo da qualunque contenuto, mentre lintelligenza spaziale sarebbe tuttaltra cosa.
38

Howard Gardner le ha descritte con efficacia in Formae mentis, Feltrinelli, Milano 1987. Per i problemi relativi alla loro integrazione nel corso dello sviluppo cognitivo, si veda A. Karmiloff-Smith, Oltre la mente modulare, Il Mulino, Bologna 1995.

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Il ruolo della spazialit nel pensiero astratto invece stato messo in luce negli ultimi decenni da numerose ricerche di psicologia, linguistica e perfino intelligenza artificiale. Limportanza dellintelligenza spaziale ormai riconosciuta anche per quanto riguarda la didattica della matematica. Di tutto questo la filosofia sembra essersi accorta a malapena. Nel Novecento c stata una grande fioritura della filosofia del linguaggio, che ha potato ad analisi raffinate sia del linguaggio naturale sia del linguaggio matematico. Ora, un linguaggio, prima ancora di essere uno strumento per comunicare pensieri, uno strumento per esprimere i pensieri che si vogliono comunicare. Se dietro a una stringa di simboli (verbali, in questo caso) non c alcun pensiero, abbiamo solo un gioco combinatorio. Dietro allenunciato I gatti miagolano c un pensiero, cos come c un pensiero dietro a Se A o B, e non A, allora B e c un altro pensiero dietro a x+y = y+x. Della fioritura di indagini filosofiche sul linguaggio una componente decisiva stata la logica, ma il ruolo della spazialit nel pensiero logico e matematico rimasto in ombra e cos lattenzione dei filosofi si rivolta quasi esclusivamente alle strutture formali del linguaggio viste attraverso gli occhiali della logica; e, quando si voluto fare qualcosa di pi, si sono considerati gli aspetti comunicativi (pragmatici) o si fatto svaporare tutto in una tassonomia di forme semiotiche, in cui la spazialit era ancora una volta una componente al pari di tante altre. La spazialit non qualcosa di univoco. Ci sono infatti diversi ordini, o livelli, di strutturazione dello spazio. I tre livelli principali, da quello pi specifico a quello pi generale, corrispondono a: GEOMETRIA METRICA (distanze e trasformazioni che le conservano, forme rigide); GEOMETRIA PROIETTIVA (rappresentazioni prospettiche e relativi invarianti); TOPOLOGIA (forme deformabili, purch con continuit, e invarianti). La topologia si articola in vari campi. Il campo di maggior interesse per lanalisi degli schemibase e per il loro impiego metaforico la topologia algebrica, allinterno della quale si studiano i cammini in uno spazio. Questo specifico settore della topologia algebrica si chiama teoria dellomotopia. Se la struttura del pensiero legata allo spazio, legata allordine topologico, mentre ingredienti metrici e proiettivi entrano solo nellidentificazione degli oggetti e delle loro relative posizioni. Anche questi ingredienti sono importanti, per necessitano di uno sfondo topologico. Le propriet spaziali che entrano nella formazione del significato letterale degli enunciati pi semplici sono di ordine topologico.

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Lo spazio pu essere organizzato in modi tra loro diversi, che trovano espressione in lingue e culture diverse, ma la gamma di propriet tra le quali avviene la scelta sono sempre le stesse: sono quelle studiate dalla topologia, che fanno riferimento allessere dentro o fuori, allessere in contatto

con o separato da, allessere coeso o scisso, allattraversare un confine o no Sono queste nozioni,
non metaforiche, che rendono possibili gli schemi metaforici. Con ci, siamo arrivati al succo di tutto il discorso: (a) le nozioni topologiche entrano

direttamente nelle nostre pi elementari esperienze e le costituiscono; (b) quando usiamo metafore,
ci serviamo di esse in maniera schematica e sistematica; (c) non sono logico-linguistiche, anche se ovviamente si esprimono a parole; (d) prima di essere descritte con esattezza matematica, appartengono a una topologia intuitiva , che non ha bisogno di diventare cosciente ed radicata

nelle interazioni del nostro corpo con altri corpi nellambiente naturale; (e) la metafora
essenzialmente un processo cognitivo con il quale le nozioni topologiche (intuitive) sono liftate a domini non direttamente corporei e non letteralmente spaziali; (f) questo processo trova espressione linguistica (com ovvio) ma non di natura linguistica, bens essenzialmente spaziale. Ecco un elenco di metafore in cui le nozioni topologiche menzionate sopra trovano espressione:

La fede le ha fatto rimettere insieme i pezzi della sua vita. Sono uscito disfatto dalla discussione. Con questo, sei fuori dal partito Non girare intorno al problema. Non cos che si passa dalle premesse alla conclusione. In un attimo mi fai passare dalla tristezza alla gioia. Liniziativa pass dallAsse agli Alleati.
Il lifting, o sollevamento, del significato dalla BASE di schemi corporei non ha bisogno di mediazioni: incorporato. Per capire un enunciato come Tu sei fuori dal partito, di che cosa c bisogno? Naturalmente, di conoscere la situazione, con la sottesa controversia politica, di sapere cosa sintende per partito e di sapere per chi stia il Tu. Ma prima ancora di tutto questo c da capire lo SCHEMA DEL CONTENITORE , in relazione al quale definita la differenza qualitativa
DENTRO / FUORI

(una qualit topologica). E in che cosa consiste la sua comprensione? Si fissa

nellimmaginazione un non precisato spazio in cui c un luogo (o regione) X che delimitato da un confine, allinterno del quale localizzato il partito, e un punto p, in cui localizzata la persona alla

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quale si riferisce il Tu . Dopodich, c solo bisogno di capire la differenza tra DENTRO e FUORI: cio, se p in X o no. Implicita nellenunciato lipotesi che in precedenza p fosse in X , dunque il modello semantico deve includere un cammino del nostro Tu da p dentro-X a fuori-da-X. Sappiamo riconoscere la differenza tra dentro e fuori, sappiamo riconoscere la differenza tra una traiettoria (cammino) dal dentro al fuori (o viceversa) e una traiettoria che resta allinterno di un confine, e sappiamo esprimere entrambe le cose. Come risultato, la metafora fa collassare il rapporto (in E) tra le idee del partito e le idee del Tu nel rapporto (in B) di dentro/fuori tra p e X, cio, il dominio E schiacciato in B. Bench questo sia un caso particolarmente semplice di metafora, lo considero paradigmatico per elaborare un modello generale.

Partito

Tu

p X

cammino

La pi generale base B dalla quale il significato si solleva allinsieme (unione) E di tutti gli altri domini contiene molte strutture di natura topologica. Possiamo attivarle o no, privilegiarne una a scapito di unaltra, e trasporle nelle metafore, ma quelle strutture restano il nostro magazzino universale per formare significati: include i possibili pattern a noi accessibili. In B c un livello di elaborazione concettuale automatica, che pu apparire minimo solo a filosofi che non si sono mai preoccupati di capire come fanno a capire quel che dicono; ed naturale che poi questi filosofi valutino la teoria che scaturisce da una simile preoccupazione come riduttiva.

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In realt, si tratta di un magazzino di schemi concettuali, sufficientemente ricco di informazioni da bastare, con un po di bricolage, alle esigenze espressive in ogni ambito dellesperienza umana. Ed da qui che anche i filosofi prendono i pezzi con cui formano le loro dottrine sulla conoscenza, sul mondo, sulla vita, sul bene e sul male39. Prover a illustrare con un diagramma il rapporto generale che c tra la base B e lo spazio globale E delle rappresentazioni concettuali liftate, nel caso dello SCHEMA DEL CAMMINO.

Dominio D Dominio D Dominio D Dominio D E

Passare da Passare da Passare da

le ipotesi la tristezza lAsse

a a a

la conclusione la gioia gli Alleati

radicamento p

sollevamento s

Passare da

posizione A

posizione B

Come si evince dal disegno, strutture concettuali in domini diversi sono radicate (p ) in una stessa struttura schematica di base, che si presta a innumerevoli sollevamenti (s ); ma quando si compone p con s si riottiene lo schema di partenza: p (s(x)) = x, mentre il viceversa non vale, s (p(x))

x. Per esempio, potremmo anche avere: passare da A = le ipotesi a B = gli Alleati. Nellambito
della teoria delle categorie si studiano, al livello pi generale possibile, mappe che hanno questo

39

Cfr. il gi citato Philosophy in the flesh. Dal campione di dottrine filosofiche esaminate in termini delle loro rispettive metafore-guida, Lakoff e Johnson traggono una morale che lascia adito a pi di un dubbio, ma ammirevole per la coerenza e per lampiezza della sua portata. un vero peccato che un tale contributo non abbia avuto lattenzione che meritava da parte dei filosofi.

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comportamento e si giunge perfino a descrivere le nozioni della logica, che con la spazialit non sembrerebbero aver nulla a che fare, riconducendole a una radice di nozioni topologiche40. In questo come in tutti gli esempi esaminati in precedenza, il processo di metaforizzazione, quale risorsa caratteristica dellintelligenza umana ovvero, struttura del pensiero opera in maniera del tutto naturale: un potente mezzo che sfruttiamo precocemente e che ci permette di parlare sensatamente dei pi vari oggetti e situazioni non tangibili (proposizioni, stati emotivi, religioni, sistemi economici) che, a differenza di sassi, gatti e pentole non hanno una posizione localizzabile nello spazio fisico. Anzi, non escluso che i fallimenti dei numerosi sistemi di intelligenza artificiale realizzati fino a oggi siano dovuti allaver trascurato, nella simulazione, questo processo, che richiede unintegrazione prioritaria fra risorse per elaborare le informazioni e risorse della corporeit. Forse la robotica del futuro prender questa strada, ma non potr ignorare il compito di mettere a punto una teoria che in qualche modo esprima la struttura di diagrammi come quello fatto per lo SCHEMA DEL CAMMINO. Se ci interessa esprimere nella massima generalit questa struttura, oggi possiamo ricorrere alla teoria delle categorie, ma il lavoro specifico, sul piano teorico e sul piano del confronto con i fatti linguistici, resta ancora da svolgere.

10. Uno sguardo al futuro e un minimo bilancio Se la metaforizzazione un processo naturale e se i processi naturali sono retti da una qualche forma di causalit, anche la metaforizzazione dovrebbe essere soggetta a vincoli causali. cos? La risposta dipende dalla nozione di causalit cui facciamo riferimento e dal modo in cui usata per dar conto dellemergere, nella BASE , di configurazioni stabili41 che tendono a propagarsi come

risonanze. Dal punto di vista della teoria dei sistemi dinamici complessi, lipotesi che si pu fare
che le metafore strutturali si comportino come risonanze propagantisi nel nostro cervello. Anche a questo proposito, c molto lavoro da fare ed significativo che per svolgerlo sia richiesta una collaborazione tra linguisti, filosofi e neuroscienziati.

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Occorre per reimpostare la topologia senza presupporre la definizione insiemistica di spazio (come un insieme di punti cos e cos definito ), altrimenti non si coglie la maggiore generalit dellapproccio categoriale. 41 Ho discusso lo status della causalit in ambito cognitivo in Mind and causality, John Benjamins, Amsterdam 2004. C un modello sistemico che possa servire alla naturalizzazione delle metafore come intesa in questi Appunti? Per quanto ne so, la risposta negativa. Ho avanzato lipotesi che, cos come i neuronispecchio sono attivati nei processi empatici, agli schemi-base metaforici corrisponda lattivazione di strutture neurali dedicate. Non sono al corrente di ricerche in tal senso. Se qualche neuroscienziato ha gi pensato a farle e ha trovato qualcosa dinteressante, pu solo farmi piacere.

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Il progetto di una grammatica cognitiva ha visto accumularsi contributi di taglio non omogeneo. Accanto ai lavori pionieristici di Lakoff ci sono stati quelli di Ron Langacker e di Leonard Talmy, ai quali sono poi seguiti numerosi studi su temi pi circoscritti42. Coloro che si sono impegnati in questo progetto hanno inteso in modi molto diversi il senso del progetto. Ho cercato di enfatizzare gli aspetti comuni piuttosto che le differenze, anche per quanto concerne la teoria della metafora, ma in chiusura consentitemi una precisazione daltro tono. Spesso, nella pur fiorente letteratura relativa alla grammatica cognitiva, si tende a suggerire che lambito delezione sia lantropologia linguistica comparata, mentre alla luce del percorso (!) che abbiamo fatto, lambito dovrebbe essere quello della scienza cognitiva tout court. Per quanto mi riguarda, il compito primario di una grammatica cognitiva quello di identificare gli schemi presenti nella BASE, di rintracciarli nella variet degli impieghi del linguaggio e di mostrare come il loro trasferimento sia pervasivo, coprendo ogni ambito della cognizione. Se un errore confondere gli schemi (topologici) della spazialit con stereotipi culturali, lo allora ancor pi per chi faccia proprio un compito cos inteso. Gli schemi presenti nella BASE hanno la funzione di gestalt proto-

tipiche, non di stereo-tipi; stanno al cuore di una qualsiasi dinamica cognitivamente rappresentata, e
non corrispondono dunque a configurazioni statiche (anche se fuzzy) come nella categorizzazione dei tipi di oggetti che si possono contare, dei tipi di sostanze e dei tipi di qualit, che incontriamo nellambiente. La categorizzazione degli oggetti, delle sostanze e delle qualit stata ampiamente studiata negli ultimi decenni dagli psicologi cognitivi, dando indicazioni che orientano a unindagine antropologico-linguistica comparativa. Per la verit, la teoria dei prototipi concettuali introdotta da Eleanor Rosch allinizio degli anni settanta non avallava la confusione di un prototipo (concettuale) con uno stereotipo. Anche se stata prevalentemente interpretata in questo senso, resta il fatto che solo le specie di livello basico (CANE, CASA, PANTALONI, UVA, PENNA) ammettono prototipi. Inoltre, la gerarchia di livelli concettuali proposta da Rosch non implica che quando parliamo di specie non basiche (sotto-ordinate come FOXTERRIER e VILLETTA , o sovraordinate come
INDUMENTO, FRUTTA, STRUMENTO PER SCRIVERE)

usciamo dalla letteralit. Il fatto che, nel

corso dello sviluppo cognitivo del bambino, il primo lessico sia occupato da termini per le specie basiche e da schemi legati alla base spaziale merita una spiegazione. Se la metafora fosse onnipervasiva, in linea di principio potrebbe anche esserci qualche cultura in cui i bambini prima imparano a parlare di politici che abbaiano e poi di cani che lo fanno, prima della voce della
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Per una sintetica rassegna bibliografica circa gli studi di grammatica cognitiva, si veda Noema fondato cit.

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coscienza e poi della voce della mamma, ecc. Il che non risulta e, francamente, mi sembra assurdo. Le metafore sono direzionate, andando da un dominio a un condominio, e il radicamento dei significati relativi al codominio in quelli relativi al dominio legato alla psicogenesi, nel senso che il sollevamento (lifting) di significato presuppone che il significato sia gi presente nella BASE. Vi ho presentato lipotesi che la BASE sia un magazzino di risorse per tutti i possibili modelli cognitivi e non si comprometta, quindi, con uno specifico modello cognitivo. Questipotesi non comunemente accettata. Lidea pi diffusa tra i filosofi del linguaggio che, se c una base o rete o struttura in termini della quale si instaura il significato, essa sia carica-di-cognizione e allo stesso tempo sufficientemente plastica da consentire labbandono di un modello e ladozione di un altro. La stessa idea molto diffusa anche tra i filosofi della scienza. Se gli argomenti che ho fornito, bench in forma stringata e incompleta, sono corretti, questidea un errore ed un errore collegato a un altro non meno diffuso, ovvero, alla deriva che porta dalla negazione delloggettivismo alla negazione di qualunque oggettivit, dal dire che la verit relativa-a-un-linguaggio al dire che non esiste alcuna verit, dalla presenza di elementi culturali nella nozione di realt alla completa dipendenza della nozione di realt dalla cultura43. Unoggettivit (al pari di una verit e di una realt) essenzialmente relativizzata alla propria cultura , oggi, come il miele per gli orsi, ma ha una propriet nutritiva molto minore: non certo a tale nozione che ci appelliamo quando si tratta di dire se una cosa dentro o fuori rispetto a unaltra, se una cosa pi in alto o pi in basso, se una cosa va da qui a l o viceversa. Tuttavia, contentandosi di mettere da parte lerrore, si fa poca strada. Restano da capire i vincoli naturali sulle possibili modalit concettuali di trasferimento esemplificate nelle diverse culture (e lingue). Sono questi vincoli che definiscono una naturalizzazione non riduttiva del processo metaforico. Per fare un esempio, i concetti di danza e di guerra sono facilmente identificabili in ogni cultura, ma nella nostra cultura la DISCUSSIONE sempre stata intesa come una GUERRA, mentre in linea di principio potrebbe essere intesa in altro modo: per esempio, come una DANZA. Luso della lingua italiana (al pari dellinglese, del francese ecc.) d ampia testimonianza dello schema metaforico secondo cui la discussione ha carattere conflittuale:

attaccare le idee di qualcuno difendersi dalle obiezioni distruggere i punti forti dellavversario
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In tutti questi casi (e nelle loro meno palesi varianti) linferenza segue il modello dellargomento zenoniano del mucchio (sorite). Lampio successo di una simile inferenza non toglie che sia una fallacia.

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resistere alle critiche rafforzare le mura della democrazia battere il governo con la forza delle argomentazioni.
Se ci sia una cultura e una lingua in cui, a proposito della DISCUSSIONE , le metafore sono sistematicamente legate alla danza, non lo so. A titolo personale: sarebbe bello sapere che una cultura simile c o c stata davvero e sarebbe ugualmente bello se la danza diventasse il nostro modello di discussione. Ma forse una pia illusione, perch anche i giochi che pi sono frequenti e pi piacciono nelle pi diverse culture sono giochi in cui c un avversario da battere, qualcuno con cui competere, non qualcuno con cui collaborare. (Nello sport c anche il gioco di squadra, ma sempre contro unaltra squadra.) stato giustamente notato44 che, nella deriva dal no alloggettivismo al no alla letteralit, un elemento messo in campo da Lakoff e Johnson il carattere fuzzy di un gran numero di concetti. Cio, si d per scontato che ci sia una stretta correlazione fra letteralit e possesso di confini semantici assolutamente netti. Ho argomentato che questa stretta correlazione non garantita. A fortiori, un errore darla per scontata. Io potrei essere un eracliteo, fermamente convinto che panta

rei e, di conseguenza, che non c proprio nulla di nettamente definito nel mondo, ove ogni cosa
fluisce in unaltra, e tuttavia potrei credere, senza contraddirmi (almeno in questo), che il mio discorso sul fluire del tutto letterale e che il mondo oggettivamente fatto cos (panta rei) e non in altro modo. Il fatto che tra lacqua di un fiume e il ghiaccio, come tra giallo e arancione e tra vaso e ciotola, ci siano stadi intermedi che non sapremmo come definire e che non detto siano definibili in modo univoco (se non istituendo una convenzione), non ci obbliga a negare una qualche oggettivit alle sostanze, ai colori, alle forme. Se loggettivismo vuol far credere che il mondo sia in s tagliato con laccetta, facciamo bene a rinunciare alloggettivismo, perch manca la minima prova di tale credenza e non si capisce quale prova potrebbe mai essere trovata. Tuttavia, questa rinuncia non porta a dire che tutto ci cui ci riferiamo usando le parole una costruzione irrreale perch fuzzy. Le differenze tra i colori sono un esempio particolarmente calzante. La questione se i colori siano qualcosa di oggettivo o no complessa ed oggetto di controversie ancora oggi. Senza entrare nei dettagli, sufficiente notare che spesso siamo soggetti a illusioni cromatiche quando la luce ambientale diversa da quella consueta. Tali illusioni fanno appello alle stesse risorse cui ci
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Cfr. E. McCorduck, A cognitive theory of metaphor, MIT Press, Cambridge (MA) 1990.

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affidiamo per evidenziarle come illusioni, per non ho ancora trovato un solo psicologo disposto, per lo stesso motivo, ad ammettere che potrebbe sbagliarsi al riguardo (e dunque il suo set sperimentale tutta unillusione e il soggetto esaminato dice come stanno veramente le cose). Fa male? Se un gatto intelligente diventasse consapevole del fatto che qualche volta vede topolini dove non ci sono, farebbe bene a mettere in discussione (con un altro sorite) tutte le sue percezioni perch in linea di principio inaffidabili? In tal caso, morirebbe semplicemente di fame. Meglio una morte coerente che una vita incoerente? Il punto piuttosto: per diventarne consapevole, ha dovuto far appello alle stesse capacit percettive che mette in dubbio. Gli errori di percezione e di rappresentazione si scoprono agendo , ma per agire dobbiamo servirci dei nostri sistemi di percezione e rappresentazione. Limpiego del nostro pacchetto di schemi basici non ci garantisce la correttezza o la verit: ci garantisce la sensatezza e, con essa, la possibilit di una conoscenza.

Appendice sulledizione italiana di Metaphors we live by LIntroduzione alledizione italiana curata ha il pregio della chiarezza e della sintesi, ma in essa ricorrono alcune idee che ho indicato come errate. Mi limito a segnalarvi le principali. A pag. 12 si dice che la metafora uno strumento senza il quale sarebbe impossibile qualsiasi nostra operazione concettuale. A pag. 13 si dice che individuare strutturazioni metaforiche conduce a mettere in crisi il concetto stesso di significato letterale, che viene a dissolversi in una gerarchia di livelli metaforici . Sono affermazioni in contraddizione non solo con quanto abbiamo argomentato ma anche con il testo tradotto. Infatti, nel cap. 1 a pag. 21 si legge: il nostro sistema concettuale in larga misura metaforico. E a pag. 22, la maggior parte del nostro normale sistema concettuale di natura metaforica. In larga misura, non totalmente; e la maggior parte, non tutto. A pag. 14 si dice, in relazione alle differenze tra metafore in uso nella cultura americana e nella nostra, che le conoscenze di senso comune, organizzate metaforicamente, sono presupposizioni al di fuori delle quali impossibile una rappresentazione del significato. Naturalmente, se cos fosse, per noi dovrebbe essere impossibile comprendere il significato delle metafore ricorrenti nellinglese americano. Sempre a pag. 14 si dice che il libro di Lakoff e Johnson ci dovrebbe far riflettere sul relativismo culturale dei nostri, e altrui, stereotipi, dando per buono che per relativismo culturale si intenda relativit culturale, che questa ci sia davvero e che la cosa principale che emerge dallo studio cognitivo delle metafore sia il loro carattere di stereotipi culturali. fin troppo facile rendersi conto

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delle differenze metaforiche da lingua a lingua; e pi che opportuno riconoscere gli stereotipi culturali per non restarne schiavi, ma limportanza di uno studio degli schemi metaforici si colloca su un piano pi profondo. (Questo piano pi profondo, se si commettono gli errori precedenti, non in alcun modo accessibile.) Che questi errori siano motivati dal modo in cui Lakoff e Johnson si esprimono in questo libro pi che comprensibile, ma tra lanno della prima edizione americana e lanno della traduzione in italiano lo stesso Lakoff giunto a formulare una concezione secondo la quale i concetti metaforici sono strutture neurofisiologiche: qualcosa che dovrebbe essere assurdo stando allIntroduzione. Quando Lakoff e Johnson scrivono nella Prefazione, pag. 16, che il loro intento stato quello di smantellare lidea di verit oggettiva e assoluta, possiamo concordare, per quanto riguarda la verit assoluta, e non concordare, per quanto riguarda la verit oggettiva. Il guaio, come abbiamo visto, che nel testo le due nozioni si sovrappongono. Il libro di Lakoff e Johnson scritto in maniera molto semplice ed pure articolato in brevi capitoli, in ciascuno dei quali si focalizza un singolo aspetto della metafora. Le linee di fondo della loro teoria delle metafore sono esposti nei capp. 1 e 2. Nei capp. 3, 4, 5 sono trattati alcuni schemi metaforici di base: MANIFESTO/NASCOSTO e ORIENTAMENTO SU/ GI . Nel cap. 6 il tema quello della nominalizzazione, corrispondente al processo logico-linguistico che trasforma una propriet o relazione (sia statica che dinamica) in un oggetto, o ENTIT (pesante peso, sano salute, amico amicizia, viaggiare viaggio, ecc.). Vi prego di nonconfondere il processo logicolinguistico di nominalizzazione e, corrispondentemente, di oggettivazione, con un processo metaforico. Per quanto in maniera sintetica, nel cap. 6 si accenna a uno schema pervasivo del nostro modo di pensare i pensieri, quello del CONTENITORE . Un modo particolare di oggettivazione la

personificazione, illustrata con molti esempi nel cap. 7. Il cap. 8 spiega che la metonimia (insieme
alla sineddoche) ha caratteristiche specifiche che impediscono di confonderla con una metafora: lessere x stabilmente correlato a y non di per s un trasferire il significato di x a y. Il carattere

parziale del trasferimento di significato trattato nel cap 11: ci che spesso ho indicato con il
termine locale, in onore alla spazializzazione che prende corpo nella BASE. I capitoli successivi, dal 12 al 17, mettono in evidenza vari aspetti legati alla coerenza, allorch pi proiezioni metaforiche si combinano tra loro. Nel cap. 18 sono discusse criticamente alcune precedenti teorie dei concetti che non danno il peso dovuto alla strutturazione metaforica. Particolarmente rilevanti sono le obiezioni relative allomonimia. Fino al cap. 23 il testo prosegue con lesposizione dei tratti che

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contraddistinguono la teoria esposta rispetto ad altre, per quanto concerne la spiegazione di fenomeni semantici. A questi tratti distintivi ho pi volte fatto cenno e quindi vi rimando alle pagine relative degli Appunti. Dal cap. 23 in poi inizia la parte pi filosofica, e pi problematica, del libro. Su questa parte mi sono soffermato nelle ultime pagine. Il tentativo di prendere le distanze sia dalloggettivismo sia dal soggettivismo, entrambi miti della filosofia occidentale, sicuramente apprezzabile. Dubito, tuttavia, che lesperienzialismo, com qui presentato, possa fornire unadeguata cornice filosofica generale. In lavori successivi Lakoff ha sviluppato le idee qui appena accennate e modificato alcuni aspetti della teoria esposta in Metafore e vita quotidiana. Per completezza, devo aggiungere che le mie riserve non si limitano a quelle qui sinteticamente esposte45 e, allo stesso tempo, che i lavori successivi di Lakoff vengono incontro (almeno in parte) a queste riserve. Tutto ci non deve impedire di apprezzare questopera pionieristica come uno dei testi pi interessanti e suggestivi della semantica contemporanea.

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Chi sia interessato ad approfondire la tematica pu trovare esposto nel mio saggio Action of structures, structure of actions, Axiomathes, 7 (1996), pp. 325-348, un quadro fenomenologico/gestaltista alternativo a quello ermeneutico, suggerito pi da Johnson che da Lakoff, anche se questa differenza tra i due autori diventata chiara in anni successivi alla pubblicazione di Metafora e vita quotidiana.