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Appunti di linguistica italiana (professore Ronco)

[] INTRODUZIONE DELLA LINGUISTICA ITALIANA


- la linguistica è una disciplina descrittiva perché descrive l’italiano
- l’italiano è una lingua letteraria
- la lingua si evolve in continuazione e non esiste una norma universalmente condivisa (nelle
varie grammatiche ci sono delle differenze)
- modelli della lingua: Dante, Petrarca, Boccaccio
- la lingua italiana è stata appresa grazie alla TV durante la guerra (nel periodo dell’unità
d’Italia, 150 anni fa, c’era un alto tasso di analfabetismo> prima si usavano i dialetti> I
dialetti sono vere e proprie lingue. Nessuna nazione al mondo ha una proliferazione di
dialetti come quella dell’Italia)
- ancora oggi in alcune zone di Italia si usa il dialetto (italiano regionale) a seconda se viene
visto come tradizione o arretratezza
- c’è un italiano standard (non scorretto, ma non considerato del tutto corretto)
- l’italiano deriva dal latino (lingua romana> la Romània era la zona dove si parlava il latino). I
romani non hanno imposto il latino, ma sapevano che gli altri popoli analfabeti l’avrebbero
imparato per sopravvivere (lo parlavano a modo loro perché non c’erano le scuole. I
maestri del latino erano i legionari). Re e imperatori pensavano fosse utile avere un’unica
lingua per controllare l’impero.
- a Roma di parlava il latino volgare (=del popolo)> nel 1100 si inizia a metterlo per iscritto (il
latino non è morto, continua a sopravvivere nello scritto)

[] STORIA DELL’ITALIANO
Verso la metà del I millennio, l’Italia era abitata da due stirpi:
- mediterranea> Ligure, Etruschi (Toscana, Umbria, Emilia, Lazio> sono superiori a Roma,
infatti le hanno dato l’alfabeto), Sicani (Sicilia), Sardegna e Corsica
- indoeuropea> Siculi, Umbri, Latini, Messapi, Celti (Pianura Padana), Galli, Venetici, Redi.
Derivano da una parte dell’Asia centrale
>popolazioni romanze, germaniche e slave
Greci (al sud)> hanno tradotto la Bibbia in greco> poi i romani l ‘hanno tradotta in latino cercando
di rispettare i contenuti. Questi testi tradotti contenevano errori (alcuni di analogia).
San Girolamo (III-IV secolo) fu il primo latinista e fece una traduzione della Bibbia che rimase
ufficiale fino al Concilio. Scrive a Sant’Agostino per chiedergli se deve tradurre rispettando il latino
classico o un latino più semplice (quello che stava iniziando ad usare il popolo o nella messa)> il
greco venne pian piano abbandonato.
Linea del tempo:
Principali avvenimenti storici accaduti tra il IV e Testi latino-volgari e in volgare
il IX secolo d. C. interessanti l’Italia
380 Teodosio con l’editto di Tessalonica Appendix Probi1 (fine III sec. – inizio IV sec.)
proclama il cristianesimo religione unica e
obbligatoria dello Stato.

1
395 morte di Teodosio: divisione dell’Impero in
due parti tra i figli Arcadio (parte orientale) e
Onorio (parte occidentale). Quest’ultimo aveva
solo 10 anni e al suo posto regnò Stilicone,
generale di origine vandala che integrò molti
barbari nelle strutture militari romane; divenne
ben presto il proditor (‘traditore’) e in quanto
tale giustiziato nel 408.

410 I Goti di Alarico entrano in Roma


mettendola a sacco

455 I Vandali di Genserico mettono a sacco


Roma. Dissoluzione dell’Impero Romano
d’Occidente

476 Il barbaro Odoacre depone Romolo


Augustolo.

529 San Benedetto da Norcia fonda l’abbazia di


Montecassino

535-553 Guerra greco-gotica, iniziata dai


Bizantini per sottrarre al Regno degli Ostrogoti i
territori dell’ex Impero Romano d’Occidente, si
conclude con la vittoria dei Bizantini per cui
l’Italia è sotto l’influenza dell’Impero romano
d’Oriente.

567 Invasione dei Longobardi

577 I Longobardi distruggono l’abbazia di


Montecassino.

603 Tregua con i Bizantini.


Glosse di Reichenau (compilate in Francia
VII sec. Conversione dei Longobardi al nell’VIII secolo):
cattolicesimo. pulcra: bella, canere: cantare, ictus: colpus,
Gallia: Frantia
718 Ricostruzione dell’abbazia di Montecassino Indovinello veronese2 (fine VIII – inizio IX sec.)
Considerato l’atto ufficiale di nascita delle
774 I Longobardi sono sconfitti dai Franchi. lingue romanze

800 Carlo Magno (muore nell’814) è incoronato


imperatore del Sacro Romano Impero a Roma
2
da papa Leone III

842 Durante la guerra civile scaturita a seguito Giuramenti di Strasburgo3 (14 febbraio 842): I
della morte di Ludovico il Pio (morto nell’840), i testo in volgare dell’area romanza.
figli Ludovico II il Germanico e il fratellastro Graffito della Catacomba di Commodilla4
Carlo II il Calvo stringono un’alleanza contro il (Roma, metà del IX sec.)
primogenito Lotario I (14 febbraio) a Strasburgo

883 I Saraceni distruggono l’abbazia di


Montecassino

949 Riedificazione dell’abbazia di Montecassino

960-963 I Placiti campani5 (di Capua, Sessa Aurunca e


Teano, redatti tra il 960 e il 963): il placito
capuano (960) è considerato l’atto di nascita
della lingua italiana o, più propriamente, è il
primo documento in volgare dell’area italiana
Tra i documenti del latino volgare ha particolare rilievo l’Appendix Probi1, che è una lista di 227
vocaboli latini divisi in due colonne:
colonna A (latino corretto) colonna B (latino scorretto)
speculum speclum (“cl” latino> “ch” italiano)
masculus masclus
Nel parlato venivano usate le parole della colonna B anche se considerate errori, perché più corte
Da questi “errori” derivano le parole della lingua italiana.
Appaiono le prime testimonianze di testi in un latino più “particolare” (un po’ volgare, un po’
classico):
Indovinello veronese2> (tra l'VIII secolo e l'inizio del IX). È forse il testo più antico che usi lingua
romanza e rappresenterebbe un possibile atto di nascita del volgare in Italia, ma non tutti gli
studiosi sono concordi e alcuni ritengono che si tratti ancora di latino (“scorretto”), come dimostra
il fatto che il testo ha bisogno di una traduzione in italiano.
Se pareba boves, alba pratàlia aràba Si pareggiavano i buoi, arava bianchi prati
et albo versòrio teneba, et negro sèmen e teneva un bianco aratro e seminava un seme
seminaba nero
Rimanda all’immagine dello scribano che prende la piuma, la intinge nell’inchiostro nero e scrive
sul foglio bianco.
^Un’alunna del professor De Bartolomeis dell’università di Bologna ricorda le somiglianze con “il
piccolo aratore” contenuto in Myricae di Pascoli.

Giuramenti di Strasburgo3 (narrazione in latino del 842)> i nipoti di Carlo Magno (Carlo il Calvo e
Ludovico il Germanico) il 14 febbraio 842 schierano gli eserciti contro il fratello Lotario. Carlo giura
in tedesco e Ludovico in lingua romanza.
Graffito della Catacomba di Commodilla4 > NON DICE-RE IL-LE SE-CRITA A BBOCE:

3
- non dire a voce le cose segete
- con l’aggiunta della seconda “b” (bboce) cambia il significato> non dire le cose segrete a
voce alta (trovandosi vicino ad un altare significherebbe “non pregare a voce alta”)
Placiti campani5> appare il volgare al posto del latino per essere comprensibili a un popolo più
ampio e vasto. Riguardavano una lite sui confini di proprietà tra il monastero di Montecassino e un
piccolo feudatario locale che, non avendo rivendicato le proprie terre dopo 30 anni, le aveva
perse.
“Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte sancti benedicti"
“So che quelle terre, per quei confini che nella carta sono contenuti, le possedette per 30 anni la
parte di San Benedetto (Montecassino)”
Affresco nella basilica di San Clemente> L'iscrizione descrive il dialogo di quattro personaggi:
Sisinnio ordina ai suoi servi di trascinare in prigione san Clemente, ma questi si è in realtà liberato
e i due servitori non stanno trascinando il santo, ma una pesante colonna, senza avvedersene.
SISINIUM: "Fili de le pute, traite" (Figli di puttana, tirate!)

DANTE (1265-1321)
Nel 1300 inizia la sua carriera Dante degli Alighieri> scrive un trattato in latino per rivolgersi
principalmente ai dotti del tempo, il “De vulgari eloquentia” (è molto importante perché è la
testimonianza che ci fossero più lingue e perché passa in rassegna la situazione dell’Italia> circa 2
secoli dopo verrà ripreso e tradotto in italiano da Giangiorgio Trissino).
Cerca una lingua da utilizzare nella produzione letteraria (il latino si usava solo per i testi
scientifici). Parla di 14 dialetti che conosceva di dx e sx dell’Italia (lui vedeva l’Italia al contrario
quindi per lui la dx era il lato che si affacciava sul Mar Tirreno e la sx era il lato sul Mar Adriatico).
Intorno a questa lingua sarebbero dovuti girare tutti gli altri dialetti. Questa lingua doveva essere:
- illustre perché doveva dare lustro a chi lo parlava;
- cardinale così come il cardine è il punto fisso attorno al quale gira la porta, allo stesso
modo la lingua deve essere il fulcro attorno al quale tutti gli altri dialetti possono ruotare;
- aulica e curiale perché dovrebbe essere degna di essere parlata in una corte e in tribunale.
Dopo questa raccolta Dante scriverà la “Commedia” che avrà una larga diffusione anche tra i ceti
più bassi (avverrà la stessa cosa con i “Promessi sposi”).

PETRARCA (1304-1374)
Ha contribuito alla diffusione del toscano con il “Canzoniere” (petrarchismo).

BOCCACCIO (1313-1375)
Per secoli è stato un modello per la prosa. Scrive il “Decameron” usando più registri perché si
rivolge ad un pubblico ampio. Contribuisce alla diffusione del fiorentino> Firenze diventa la città
più importante della penisola grazie anche alle famiglie ricche (potere politico, economico e
culturale). Nel 1300-1400 Firenze comanda l’Italia. Questa sua influenza comporta che la sua
lingua sostituisca il latino negli usi pratici (confraternite e cancelleria, non nella scienza)
Nel 1400 con l’Umanesimo, il volgare subisce un arresto perché gli umanisti ripropongono di
tornare al latino e usare il volgare solo per usi pratici. Viene scritta La Grammatica da Leon Battista
4
Alberti. Il volgare (toscano) aveva però acquisito un certo prestigio: importanza unificatrice (chi lo
parla si sente parte di un gruppo) e separatrice (chi lo parla si differenza dagli altri parlanti).
I dialetti continuano il loro corso.

LA STAMPA (1454)
A metà del 1400 viene inventata la stampa a caratteri mobili da Gutemberg. Prende spunto dal
metodo di produzione del vino e lo applica alla stampa (circa 300 pagine al giorno)> su un telaio
venivano incise una ad una le lettere, riempite con l’inchiostro e poi veniva pressato su di esse un
foglio (impressione).
Il primo testo stampato fu la Bibbia. Gli autori, dopo aver scritto, andavano dal tipografo per
pubblicare il testo. Ognuno scriveva come sapeva e se c’erano errori rimanevano (necessità dei
correttori grammaticali di avere delle norme).

PIETRO BEMBO
E’ un veneziano del 1500. E’ considerato il fondatore della lingua italiana. Si pone il problema
“quale lingua dovrebbe essere usata per scrivere?”> scrive le “prose della volgar lingua” (ci sarà
una sezione dedicata alle norme della lingua). Vince la proposta di Bembo (Machiavelli aveva
proposto il fiorentino) di usare una lingua che raggruppi le lingua dei centri maggiori di Italia, ma
non tutti aderiscono subito e continuano ad usare i dialetti, per questo avrà una diffusione
limitata.

LA CHIESA
Nel 1500 un altro fattore importante è la chiesa. Con in Concilio di Trento (1545-1563):
1. i padri conciliatori si chiedono se la Bibbia sia da tradurre o no (Martin Lutero l’aveva
tradotta dal tedesco al latino). I vescovi si dividono:
- favorevoli: i protestanti avevano già affrontato la traduzione
- sfavorevoli: consentire ciò a tutti i fedeli creerebbe discrepanze
Verrà tradotta da San Girolamo.
2. i vescovi decidono le predicazioni devono essere fatte in volgare (anche il catechismo)>
contribuisce alla diffusione dell’italiano

LA CRUSCA
Nel 1583 nasce a Firenze un’accademia di giovani, “i giovani della Crusca” (si occupavano di
discorsi giocosi=le “cruscate”) (tra cui Leonardo Salviati), che propone di fare un vocabolario della
lingua italiana in ordine alfabetico stretto> nasce il Vocabolario della Crusca:
- I edizione (1612 a Venezia)> parola, indicazione grammaticale, significato, esempi tratti
dalle 3 corone (Dante, Petrarca, Boccaccio), riferimento al latino
- II edizione (1623)> è una ristampa del primo con l’aggiunta di riferimenti ad autori toscani
- III edizione (1691-1693 a Firenze)> divisa in 3 volumi redatti da Francesco Reni e la
collaborazione di Leopoldo de Medici
- IV edizione (1729-1738 a Firenze)> dedicata a Gastone de Medici
5
- nel frattempo nascono edizioni Pirata del Vocabolario (più economiche)
- V edizione (primo volume, 1863)> dedicata a Vittorio Emanuele II
- V edizione (secondo volume dalla lettera “o”, 1923)> nello stesso periodo c’è appena stata
la marcia su Roma. Giovanni Gentile (Ministro della pubblica istruzione) sottrae
all’accademia il compito di redigere il vocabolario, per crearne uno più contemporaneo
(epoca fascista)> nasce il “dizionario dell’accademia d’Italia (unico volume fino alla “c”>
perché poi scoppia la guerra)> significato delle parole, nome degli autori contemporanei
tra parentesi (Pirandello). La Crusca viene così svuotata di significato (si cercherà di
riprenderla durante la II guerra mondiale> negli anni ’60-’70 avrà una rinascita perché le
grandi industrie che vorranno lanciare dei prodotti le chiederanno dei pareri sui termini).

GALILEO (1564-1642)
Scrive la prosa scientifica in italiano. C’erano stati in precedenza tentativi (es. testi matematici),
ma il primo a scrivere fu Luca Pacioli con il “quadro teorico della matematica”.
Galileo era pisano> questo spiega la sua scelta di usare il toscano e non il latino. Usa la
tecnificazione> usa parole con significati che si possono estendere alle sue osservazioni (es.
macchie solari, cannocchiale, telescopio).
Nel 1623 scrive il “Saggiatore” > nasce da una disputa tra Galileo e Orazio Grassi sull'origine delle
comete. Nell'agosto del 1618 erano apparse tre comete, divenute oggetto di discussione da parte
di scienziati e filosofi. Nel trattato fa parlare chi sostiene le sue tesi in italiano (innovazione, capito
da molti), chi è contro in latino (antichità, capito solo da pochi> es. scienziati).

IL SETTECENTO
All’inizio del 1700 in tutta l’Europa trionfa il francese perché spagnolo e portoghese avevano
subito un calo, l’inglese era parlato solo in Inghilterra, il tedesco era sconosciuto e l’italiano era
conosciuto solo a Vienna. Questa diffusione del francese porta ad una visione negativa dell’italiano
perché mentre il francese era una lingua più “chiara e semplice” con una struttura soggetto-verbo-
oggetto (ordine naturale della frase), l’italiano era più flessibile per quanto riguarda la posizione
degli elementi nella frase. In più nel periodo illuminista i francesi hanno anche contribuito alla
diffusione della cultura con l’Enciclopedie di Diderot et D’Alembert > tutti hanno diritto
all’educazione, a saper leggere e scrivere (in Italia non tutti potevano andare a scuola e per questo
molti erano analfabeti).
Nel 1729 in Piemonte (compreso nel Regno di Sardegna) Vittorio Emanuele II fa una riforma dello
studio> viene introdotto l’insegnamento dell’italiano nelle lezioni del sabato mattina.
Nel 1733 viene introdotta la cattedra di eloquenza (l'arte di esporre gli argomenti in maniera
appropriata, elegante e persuasiva) e greco.
Nel 1762 con le nuove costituzioni della scuola si tengono lezioni di italiano anche al pomeriggio.
Nel regno lombardo-veneto (impero austro-ungarico) Maria Teresa d’Austria pretendeva che tutti
sapessero leggere, scrivere e cantare. Con lei nasce l’idea di “classe” e di scuola comunale.
Anche a Napoli si instaurano corsi base nelle scuole, ma senza gran esito, mentre a Parma nel 1768
vengono stabilite classi infime (solo insegnamento dell’italiano).

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L’OTTOCENTO
In Italia c’è il fenomeno del purismo di padre Antonio Cesari> la lingua di Dante, Petrarca e
Boccaccio doveva essere usata per tutto> reazione al periodo illuministico francese. Scrive la
Crusca veronese (scritta a Verona, per differenziarla da quella fiorentina) nel 1811 in cui propone
arcaismi (un ritorno all’antico)> ha una grande diffusione (> Vincenzo Monti si oppone alle
esagerazioni del purismo e di padre Cesari).

ALESSANDRO MANZONI
Si occupò a lungo della questione della lingua come questione sociale. Ponendosi il problema della
lingua, Manzoni faceva un confronto tra gli Italiani e gli altri popoli. Egli notava, per esempio, che
mentre nella Spagna, in Francia, in Inghilterra la lingua letteraria era assai vicina a quella parlata,
c’era un abisso, invece, in Italia, tra la lingua scritta e quella parlata.
Nel 1821 esce la redazione iniziale di Fermo e Lucia in italiano> Manzoni utilizza il vocabolario di
Cherubini (milanese-italiano)> lingua: milanese.
Nel 1827 esce la seconda edizione chiamata I Promessi Sposi (>cambia l’intreccio, che diviene più
agile e mobile; varia la lingua, la scelta infatti cade sul toscano; predomina sul romanzesco un
tono realistico, che comporta l’evidenza del quotidiano, ma anche un approfondimento
psicologico nella rappresentazione dei personaggi. Cambiano i nomi dei personaggi)
Nel 1840 esce la terza edizione (quella recente, è dedicata ad un’attenta ricerca di un linguaggio
vivo: la lingua è ancora rinnovata in direzione del fiorentino).
Quest’opera viene letta e conosciuta anche dagli analfabeti (com’era successo con la Commedia di
Dante). Da essa venivano ricavate regole alle quali si ispiravano testi (es. Pinocchio di Collodi e
Libro Cuore di De Amicis)
Nel 1861 avviene l’unità d’Italia> si cerca di combattere l’analfabetismo. La commissione formula 4
proposte:
1. mandare i maestri toscani in giro per l’Italia> irrealizzabile
2. fa andare tutti i maestri italiani in Toscana> irrealizzabile
3. bandire un corso per la redazione di vocabolari dialetto-italiano> inutile perché imparando
qualche parola non si impara la lingua
4. dizionario Giorgini-Broglio “nuovo vocabolario della lingua italiana secondo l’uso di
Firenze”> il primo dizionario moderno dove non sono più indicati i nomi degli autori che
hanno usato per la prima volta quelle parole> scatena una polemica per mano di Ascoli.
Nel 1873 Ascoli fonda l’AGI (Archivio glottologico italiano)> rivista che parla delle “novità” post-
manzoniane (perché bisogna fare riferimento a Firenze?).

L’Ottocento è stato un secolo d’oro per la lessicologia italiana.


Esce il “Vocabolario universale italiano”> appaiono termini tecnici e le indicazioni della fonte.
Nel 1838 esce il “Dizionario dei sinonimi” di Tommaseo. Un editore di Torino lo contatta e lo invita
a lavorare alla redazione di un dizionario storico> ordine cronologico dei termini, modi di dire,
definizioni umoristiche.
Tra il 1884 e il 1890 esce il “Nuovo dizionario universale della lingua italiana” di Petrocchi, che
adotta la soluzione di suddividere la pagina in due parti, una superiore e una inferiore, offrendo un
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vocabolario dell’uso fiorentino sincronico, senza alcuna preclusione puristica nei confronti di
neologismi e forestierismi (purché ratificati dall’uso), ma al tempo stesso non rinunciò a registrare
la lingua della plurisecolare tradizione letteraria italiana. Ne derivò un dizionario che può definirsi
‘bifronte’ e che, con questa sua duplicità interna, riflette assai bene le tendenze di fine Ottocento,
volte a rielaborare le teorie manzoniane alla luce di un sincretismo più duttile e articolato.
Nascono anche dei dizionari dialettali> es. dizionario di Cherubini (Milano), dizionario di Pipino
(Piemonte), dizionario di Ponza per insegnare l’italiano ai piemontesi, dizionario di Vittorio
Sant’Albino (piemontese-italiano).
Nel 1859 viene prolungata la legge Casati> la scuola elementare diventa gratuita e obbligatoria>
obiettivo non raggiunto.
Nel 1877 viene divulgata la legge Coppino per cercare di dare accesso alla legge Casati> frequenza
obbligatoria per le due prime classi delle elementari con punizione per chi non partecipa. Non
viene presa molto in considerazione perché i bambini costituivano forza-lavoro. Anche per
l’italiano la situazione era drastica> non tutti sapevano l’italiano, neanche i professori.
Fattori che protarono alla conoscenza dell’italiano:
1. burocrazia> nascita della Repubblica italiana> verso un’istruzione migliore
2. urbanizzazione e nascita delle industrie> richiamo nelle città di persone(es. contadini) per
lavorare> abbandono dei dialetti per una lingua più regionale (es. Torino> FIAT)
3. linguaggio giornalistico> prima era per gli aristocratici, ma a partire da metà 1800 i giornali
sono diffusi soprattutto tra i ceti medio-bassi> consentono di entrare in contatto con un
linguaggio più semplice
4. coscrizione obbligatoria (servizio leva)> mandano i giovani il più lontano possibile per
amalgamare Nord e Sud
5. emigrazione all’estero> gli italiani partivano da Nord e Sud (dove si parlava solo dialetto)
arrivati oltre oceano capiscono che devono imparare la lingua del posto per comunicare>
scrivevano a casa in un italiano sgrammaticato (scrivevano soprattutto fi far mandare i figli
a scuola).
6. cinema (all’inizio muto, poi sonoro), radio, scuola

IL NOVECENTO
. D’Annunzio fa una selezione lessicale per sperimentare parole nuove. Gli viene affidato il compito
di dare il nome a un grande magazzino di Milano che fu distrutto dalle fiamme e per l’occasione
ribattezzò quello nuovo con il termine Rinascente. Sua caratteristica è la prosa oratoria.
. Nasce un nuovo movimento chiamato futurismo> fondato nel 1909 da F.T. Marinetti (“Manifesto
del futurismo”), basava la propria concezione estetica sul dinamismo (abolizione della
punteggiatura), sul culto della modernità e della tecnica.
. Pirandello> tendenza costante ad attingere ai modi dell’oralità, e dunque alle consuetudini della
comunicazione orale più che di quella scritta e letteraria> il lettore è sempre in rapporto con una
voce che sembra parlargli che sottoporgli un’argomentazione scritta in senso tradizionale.
. 1922> fascismo in Italia> il modello dannunziano influirà sulla retorica del fascismo (copia ed
esagera termini usati da Mussolini nei discorsi)
. politica linguistica del fascismo> aspetti noti:
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- battaglia contro i forestierismi> abolizione nei film di scene in lingua straniera
- repressione delle minoranze etniche
- polemica antidialettale
. 1940> nasce l’Accademia d’Italia per opera di Mussolini per evitare che vengano usate referenze
a lingue straniere> mettono limitazioni alla lingua> sono estremisti.
. uso sessista della lingua> profonda discriminazione nel modo di rappresentare la donna rispetto
all’uomo (es. i nomi delle professioni erano tutti al maschile e venivano respinte le professioni in “-
essa”). Lo scopo era quello di stabilire la “parità fra i sessi” attraverso il riconoscimento delle
differenze di genere. Al linguaggio viene riconosciuto un ruolo fondamentale nella costruzione
sociale della realtà e, quindi, anche dell’identità di genere maschile e femminile: è perciò
necessario che sia usato in modo non “sessista” e non privilegi più, come fa da secoli, il genere
maschile né tantomeno continui a tramandare tutta una serie di pregiudizi negativi nei confronti
delle donne, ma diventi rispettoso di entrambi i generi.

PASOLINI
Pubblica su “Rinascita” un articolo: “nuove questioni linguistiche” (1964)> sosteneva che fosse
nato un nuovo italiano nel Nord Italia (era sede di fabbriche> sede di cultura industriale del paese).
Annuncia la nascita dell’italiano come lingua nazionale:
- semplificazione sintattica
- i padroni della lingua sono torinesi e milanesi
- riduzione dei latinismi
- prevalenza della tecnica rispetto alla letteratura (per quanto riguarda i termini)
Fu molto criticato. Pasolini interviene anche nei dialetti, attribuendo loro una funzione
rivoluzionaria. Non sono più considerati come arretratezza ma iniziano ad affermarsi anche in
letteratura (es. Verga, verismo). I dialetti subiscono un processo di italianizzazione (soprattutto nel
II dopoguerra). Anche nelle fabbriche si importa l’italiano.

STRUMENTI DI PROPAGANDA (FASCITA E DELL’ITALIANO)


.1924> radio (nasce la prima trasmissione radiofonica italiana)
.1939> “prontuario di pronuncia ed ortografia” di Bertoni e Ugolini> promuove la pronuncia
romana contro quella fiorentina (perché Roma è capitale)
.1954> trasmissioni delle tv cadenziate (in un solo canale)
.anni ‘60> scuola di Barbiana (non è un villaggio, è una chiesa con case sparse tra i boschi) di Don
Lorenzo Milani. E’ il parroco di una zona di montagna> realtà chiusa, molti sono analfabeti. Scrive
un’opera breve: “la lettera alla professoressa”> sostiene che bisogna adattare l’insegnamento
delle materie (in particolare dell’italiano) in base alle esigenze degli alunni, non si può insegnare
allo stesso modo sia bambini di ceto medio che basso> insegnamento concreto.
La scuola permetterà di apprendere a poco a poco l’italiano.
Nel dicembre 1962 fu approvata dal Parlamento la legge istitutiva della scuola media unica
dell’obbligo. essa estendeva l’obbligo al quattordicesimo anno di età e unificava tutte le scuole
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successive alle elementari (medie, avviamenti professionali, ecc. ) in un’ unica scuola> si toglieva la
distinzione di scuole secondo i ceti sociali> necessità di amalgamare il paese.

[] ARCHITTETURA DELL’ITALIANO
L’italiano comporta un insieme di scelte linguistiche: strutture sintattiche (sogg. + verbo + c.ogg.),
codici linguistici (dialetti), varietà linguistiche
(diatopica, diastratica, diafasica, diamesica,
diacronica)
[schema di Berruto]=
1. it. standard
2. it. regionale medio> neo-standard
3. it. colloquiale
4. it. regionale popolare
5. it. informale trascurato
6. it. gergale
7. it. formale aulico
8. it. tecnico scientifico
9. it. burocratico

ITALIANO STANDARD= varietà di lingua assunta


come modello.
Una lingua è standard quando:
- viene tramandata attraverso le scuole
- è dotata di prestigio
- è considerata un modello da imitare
- ha funzione unificatrice (varietà regionali)
- ha funzione separatrice (lingue diverse tra i vari popoli)
- ha una tradizione scritta consolidata
- è utilizzabile per testi scientifici
- non è marcata
In quell’epoca le grammatiche consideravano italiano standard il fiorentino (in realtà era un
dialetto)
Caratteristiche dell’italiano standard:
- dislocazione a sinistra (es. il vestito l’ho comprato lì)
- dislocazione a destra (es. lo vuoi il caffè?)
- attivo per passivo (es. questo vino, per far bene, bisogna berne due bicchieri al giorno)
- frase scissa (es, sei tu/ che non vuoi fare questo)
- un tempo e modo verbale per un altro (es. presente x futuro, pass. prossimo x pass.
remoto, imperfetto di cortesia, futuro epistemico, infinito x imperativo,…)
- “c’è” presentativo (c’è tuo fratello che è venuto a prenderti)
- uso di il quale/la quale
- “a me mi”
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- sto/sta x questo/questa
- “gli” per qualsiasi genere
- “ne” (es. di ciò ne abbiamo già parlato ieri)

Varietà DIATOPICA (=attraverso i luoghi)


E’ l’italiano parlato (nato dai dialetti).Un primo studio della lingua avviene nel 1956 con Robert
Ruegg che fa la tesi di laurea sulla geografia della linguistica italiana parlata > analizza 242 concetti
e va in giro per l’ltalia a chiedere come si pronuncia “anello matrimoniale” (fede, anello
benedetto,…) e testimone (compare, testimonio,...). Scopre i geosinonimi cioè parole con uguale
significato ma provenienti da zone diverse.
Da qui nascono le varietà dell’italiano: settentrionale, toscana, centrale, meridionale, sarda.
L’italiano settentrionale viene considerato il più corretto. Queste varietà si distinguono per
fonetica, morfosintassi e lessico.
1.L’italiano settentrionale
fonetica:
- “a” tonica
- “n” velare davanti a c/g> es. anche
- dittongo “uo”
- opposizione “e” aperta/“e” chiusa
- le consonanti doppie si tendono a pronunciare corte
- non c’è raddoppiamento sintattico (andiamo a(c)casa)
- “s” e “z” sempre sonore
- “gli” e “gn” pronunciate come “li” e “ni”
- “sc” non parietale (pronunciata come “ss”)
morfosintassi:
- pass. prossimo x pass. remoto
- mio/a papà/mamma senza articolo (ci va sempre!)
- articolo davanti ai nomi di persona
- espressioni dialettali (“non fa mica..”, “solo più..”, “fai che..”, “hai una penna dietro?”,…)
- congiunzioni temporali rafforzate dal “che” (quand’è che vieni…)
- “me” come soggetto
lessico:
- vera= anello matrimoniale; sberla= schiaffo; piano terra= pianterreno; sottana= gonna;
moleta= arrotino; pelare= sbucciare; cabaret= vassoio; piola= osteria; ganascia= mascella;
cicchetto= bicchierino; fare schissa= marinare la scuola; bauscia= uno che se la tira; ghisa=
vigile urbano
2.L’italiano centrale- varietà toscana (vicino all’italiano)
fonetica:
- 7 vocali > a, e aperta, e chiusa, i, o aperta, o chiusa, u
- “s” pronunciata come “z”(es. penso> penzo)
- “z” sorda (es. pranzzo> pranzo)
- fenomeno “gorgia”> “c” “t” “p” aspirate (es. (c)asa, pra(t)o, sa(p)one)
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- “i” prospettica (messa davanti) > es. per scritto= periscritto, in strada= inistrada
- “e” restrospettica (messa in fondo)> es. tram> tramme, bus> busse
- pronuncia fricativa dell’affricata > es. piacere= piascere, regina= reshina,…
morfosintassi:
- uso di questo, codesto, quello
- “me” e “te” come soggetto> es. “te sei bravo”
- forma impersonale “si” come soggetto> es. “si va lì?”
lessico:
- acquaio= lavandino, balocchi= giocattoli, anello= ditale, bruciate= caldarroste, cannella=
rubinetto, cencio= straccio, chicche= dolcetti, gote= guance, tocco= h 13.00, infreddatura=
raffreddore, sciocco= senza sale
3.L’italiano centrale-fuori dalla Toscana (Roma,…)
fonetica:
- pronuncia scempia (no doppia) della “r”
- pronuncia palatale della “s” prima delle consonanti> es. “a(sc)petta”
- pronuncia della “s” come “z”> es. penso> penzo
- 7 vocali > a, e aperta, e chiusa, i, o aperta, o chiusa, u
- restrospettività di vocali per parole che finiscono per consonante> es. tram> tramme, bus>
busse
- allungamento di “g” e “b” tra vocali> es. “robba”, “fraggile”
morfosintassi:
- abbreviazione nomi> es. Albè, dottò
- “-aro” x “-aio”> es. benzinaio= benzinaro
- uso del “che” enfatico> es. “che mi presti..?”
- “a” x “i” nei complementi di luogo> es. “abito a via…”
- “da” dopo il verbo dovere> es. “mi deve da dare…”
- aggettivo possessivo dopo il nome> es. “quaderno tuo,..”
- “tua/sua” dopo sostantivi plurali maschili> es. “so’ fatti tua”
- complemento di termine x complemento oggetto> es. “hanno investito a sua sorella”
- infinito x gerundio> es. “che stai a fare?”
lessico:
- fesso= stupido, inghippo= imbroglio, caciara= confusione, fregnaccia= bugia, pischello=
ragazzo, pizzardone= vigile urbano, pizzicarolo= salumiere, scostumato= maleducato
4.L’italiano meridionale- (Napoli, Bari, Salento, Calabria, Sicilia)
fonetica:
- vocali atone
- dittonghi “ie” “uo”> es. pìede, bùono,..
- “i” marcata tra “c” e “e”> es. cielo, sufficiente,…
- palatizzazione della “a” tonica in sillaba libera> es. bari= b(ae)ri
- “z” x “zz”> es. graz(z)ie= grazie
- s palatale > es. questo= que(sc)to>
- doppie rafforzate
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morfosintassi:
- “sali il cane”, “esci il bambino”,…
- “lo”> es. “lo telefono”
- participio passato per volontà> es. “vorrei spiegata la lezione”
- congiuntivo imperfetto x congiuntivo presente> es. “digli che andasse…”
- uso di “senza” come negazione
lessico:
- caffè lento= lungo, pittare= dipingere, tovaglia= asciugamano, magliaro= truffatore,
carrozzeria= macelleria, linguacchio= pasticcio, creatura= bambino, ciuccio= asino
5.L’italiano meridionale- varietà sarda
fonetica:
- vocali toniche brevi
- infinità di doppie
morfosintassi:
- verbo al fondo della frase> es. “capito mi hai?”
- uso del gerundio> es. “sono mangiando”
- “u” finali
- gerundio x infinito> es. “l’ho visto correndo”
- stare + gerundio> sto arrivando= tra poco arriverò, sto partendo= tra poco arrivo
lessico:
- brutta voglia= nausea, sfrosare= contrabbandare, leggio= brutto, meschino= poveretto

Varietà DIASTRATICA (=attraverso lo stato sociale di appartenenza)


Sono importanti età, sesso, area, occupazione lavorativa. Estremi: italiano colto (alto grado di
istruzione, scritto e parlato)  italiano popolare (di solito è dialetto, no istruzione, parlato)
.Italiano popolare
morfologia:
- concordanze a senso
- ridondanza pronominale> es. “fagli gli auguri”
- “si” x “ci”> es. “noi si prepariamo”
- “gli” x “le” e viceversa
- semplificazioni nominali> es. moglie=moglia
- “il più migliore”
- articoli “un” “il” “i” davanti a parole che iniziano per “s” e “z”> es. “un zaino”
lessico:
- sostantivi generici> es. “roba” “cosa”
- uso di suffissi e prefissi> es. “superbello”
- variazione accenti> es. “rùbrica”
- “pissicologo”
- “s” x “z”> es. terza= tersa, zio= sio
.Gerghi
Gerghi storici> nascono per determinati mestieri, esigenze
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Gerghi della malavita> nascono per non far capire agli altri ciò che si stava organizzando
I gerghi sono la somma di termini antichi e parole provenienti da altre lingue.
morfologia:
- usare la terza persona per il soggetto> es. io= “il mio velo”
- negazione costruita con “nisma”
- affermazione costruita con parole che inizia per “s”> es. “siena”
- invertire le sillabe> es. “lepar indre”> parle drein> parla dietro
- scambi di vocali> es. bisca= busca
- scambi di consonanti> es. crusca= trusca
lessico:
- candela= sole, brodo= pioggia, spillare= giocare (dal tedesco), gaffa= guardia (dall’arabo),
pula= polizia, caramba= carabinieri
.Varietà giovanili
1. colloquiale informale> parolacce
2. dialetti> minchia, crapa, babbascione
3. gergale tradizionale> avere culo, toppare
4. gergale innovativo> cazziare, battere la stecca (ambito della caserma); intrippare,
schizzare, sballare (ambito della droga)
5. pubblicitario> videochiamami, sei connesso?, resettare
6. derivante da lingue straniere> cucador, arrapetion, flippare (inventati)
- -oso> palloso
- -arsela> tirarsela, buttarsela
- allusioni sessuali> sega, scopata, cazzo
- metafore> che cozza! che cesso! (brutta)
- gasarsi, spararsi un disco
- che figata
- camomillati
- allupato
- essere out/schizzato/fuori di testa
- sgamare, paraculo (dal romano)
- “niente” conclusivo> “andiamo lì e niente…”
- “non è che avresti..”
- paratassi (cancellazione subordinate)
- costruzione con false partenze

Rapporto lingua-genere
Le donne tendono a conservare le tradizioni arcaiche (dialetti), ma sono anche aperte alle
innovazioni per trasmetterle ai figli.
Gli uomini non sono troppo attaccati alle tradizioni arcaiche ma neanche alle innovazioni:
- preferenza per paratassi (frasi spezzate)
- uso di diminutivi, vezzeggiativi ed eufemismi (si è spento= è morto)
- bestemmie ed imprecazioni
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- uso limitato di termini tecnici
.Linguaggio femminile (“Piccolo dizionario femminile italiano”)
- “Secondo me noi due avremmo bisogno di…”
- “Questo lo avevi deciso tu!”
- “Allora fai pure come ti pare”
- “C’è bisogno che ne parliamo”
- “Sicuro? Allora vai avanti”
- “Non sono arrabbiata.”
- “Da quant’è che non ti lavi? E quella barba?”
- “E va bene, sistemala lì”
- “Mi vuoi bene? Quanto?”> captatio benevolentiae
- “Sarò pronta tra 1 minuto”
- “Secondo te sono grassa?”
- “Devi imparare a dialogare”
- “Mi stai ascoltando?”
- “Ti piace questo?”
- Si= no, no= si, forse= no
- Niente= tutto, tutto= niente

VARIAZIONE DIAMESICA (= il mezzo attraverso il quale avviene la comunicazione)


.Scritto (scritto):
- canale visivo e iconografico
- non ha tratti paralinguistici (intonazione,…)
- non viene percepito nel momento in cui viene prodotto
- deve essere decontestualizzato
- è analitico
- si può cancellare, riscrivere, ricopiare
- termini tecnici, denotativi, precisi
- abbandono di “fare” e “dire”
- uso del passivo
- uso corretto di pronomi relativi, congiunzioni,…
- ipotassi (subordinate)
- assenza di dislocazioni a destra e sinistra
- soggetti sottointesi
.Parlato (parlato):
- canale orale
- movimenti ed espressioni
- condividere conoscenze con l’interlocutore
- espressioni e modi di dire
- le cose dette finiscono dopo che sono prodotte
- indessicalità> dar per scontato fattori non esplicitati
- paratassi> frasi coordinate
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- “siccome” “date che” “visto che”
- “che” polivalente (sostituisce perché, quanto, di cui,…)
- mancanze passato remoto
- frase scissa> es. E’ Maria che ha chiesto di te
- imperfetto di cortesia> es. “Volevo 1 kg di…”
- dislocazione a destra e sinistra
- scarso uso della forma passiva
- congiuntivo errato
- concordanza ad sensum> es. “La gente dicono”
- abolizione “ella/o”, “ciò”
- gli x loro, gli x le
- “te” come soggetto
- lessico:
- “roba” “cosa” “tipo”
- “dare” “fare” “dire”
- diminutivi (es. “un attimino”) e superlativi enfatici (es. “sono offesissima”)
- espressioni intensificate> es. “un caffè bello forte”
- onomatopee> es. “patatrac”
- ripetizioni> es. “sono di Torino Torino”
- sto x questo
- bastanza x abbastanza
.Parlato (trasmesso):
- parlante e destinatario non si trovano nello stesso posto
- cinema> è stato un mezzo importante per la diffusione dell’italiano soprattutto nel
dopoguerra (’50-’60) e “soprattutto al sud” (De Mauro) perché non tutti andavano a
scuola. Nasce a Torino all’inizio del ‘900> era muto, poi con l’avvento del fascismo diventa
sonoro (’30-’40)> addotta un registro formale (tutti i personaggi parlavano la stessa lingua
pur appartenendo a classi sociali diverse). Il fascismo decide che bisogna insegnare la
grammatica italiana. > finita la guerra nasce il Neorealismo che mette in scena la miseria
dell’Italia dell’epoca >es. “La terra trema” > alcuni di questi film erano in dialetto (il
Neorealismo ha contribuito ad etichettare il dialetto come lingua degli ignoranti). Finito il
Neorealismo subentra la Commedia all’italiana> si rinuncia all’italiano perfetto per far
posto ai dialetti> es. romanesco (Sordi), toscano (Benigni, Pieraccioni). Intanto l’Italia è
invasa dagli americani> si ricorre al doppiaggio.
- radio(1925)> inventata da Marconi. Viene usata come strumento di propaganda fascista,
informare gli italiani di ciò che sta succedendo, insegnare loro l’italiano e diffondere
notizie, ma anche musica classica.
- tv italiana(1954, ma nel 1957 si ha un vero e proprio palinsesto)> nasce con lo scopo di
informare, insegnare l’italiano in modo corretto (metà della popolazione era analfabeta),
intrattenere (i programmi più seguiti erano quiz, giochi del giovedì sera). All’inizio quasi
nessuno aveva la tv, per questo si andava nei bar. Il sabato sera era dedicato
all’intrattenimento, la domenica allo sport (calcio o boxe). La tv è stato il più grande mezzo
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di diffusione dell’italiano, ma l’italiano usato inizialmente viene sostituito dall’italiano
regionale centrale e settentrionale dei giornalisti (Rai= Roma; Mediaset= Milano). Dal 1976
la tv diventa libera.
. Scritto (trasmesso):
- mail> dipende da contenuto e destinatario > lettera formale= “Gentile…”,
“Buongiorno/Buonasera”, frasi brevi e sintetiche, maiuscole di cortesia, no “Salve” perché
deriva dal latino e da’ del tu.
- chat> informale= “tu”, parole straniere, errori, emoticon
- sms> informale= abbreviazioni (k, x, xk,…), parole straniere, emoticon, mancanza di segni di
interpunzione, maiuscole per enfatizzare

VARIAZIONE DIAFASICA (=dipende dalle caratteristiche della situazione ed il ruolo che hanno i
partecipanti nell’interazione).
Berruto ha cercato vari modi per dire “morire” in italiano: “rendere l’anima a Dio”, “essere tolto ai
propri cari”, “esalare l’ultimo respiro”, “andare in cielo”, “passare a miglior vira”, “lasciare questo
mondo”, “trapassare”, “cessare di vivere”, “mancare”, “scomparire”, “decadere”, “metterci la
pelle”, “metterci la pelle”
Queste varie forme hanno portato alla distinzione in due registri: formale e informale.
Registro formale>
- tratti fonetici poco marcati (vicini alla pronuncia standard)
- ridotta velocità
- pianificazione testuale (inizio, centro, conclusione)
- sintassi elaborata
- scarsi riferimenti al contesto situazionale
- scelta di un lessico di un certo livello
- ricerca di termini tecnici, specifici
- uso di forestierismi e forme desuete(cadute in disuso)
Registro informale>
- tratti fonetici marcati diatopicamente
- alta velocità
- scarsa accuratezza
- false partenze
- disfemismi (casino, cazzata,…)
- parole oscene
- uso delle onomatopee
- forme di saluto (ciao, salve,…)

.Lingue speciali: condivise all’interno di un gruppo ristretto


.Linguaggi settoriali: “linguaggi” perché non tengono solo conto della lingua ma anche del
corredo. Riguardano ambiti non specialistici. Hanno più destinatari dei linguaggi specialistici (>
scopo educativo> es. giornali)
.Linguaggi specialistici:
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- sono selezionati solo alcuni elementi dall’italiano> strutture più semplici (si evitano i
pronomi,…)
- parole monosemiche: con un solo significato per chiarezza > significante= etichette per
ogni significato (es. -ite> infiammazione, -osi> stato psicologico che si ripete)
- parole straniere o neologismi
- parole comuni con uso specifico (es. Galileo> chiama “ciambella” la corona circolare)
- parole composte> es. elicottero, bionico,…
- medicina: ambito che risale al mondo greco; dal ‘300 ci sono traduzioni poco corrette; nel
‘600 con Francesco Redi e Marcello Marpini si trovano traduzioni più corrette; nel ‘700 si
ha uno sviluppo del linguaggio medico + Antonio Genovesi> prima lezione di economia in
italiano
- struttura paratattica (no subordinate)> sogg + verbo + ogg
- tempo presente e futuro epistemico (circostanza ammessa ma non ancora dimostrata>
dato x, sarà y)
- al verbo si preferiscono parole con atto verbale > es. l’acqua solidifica = la solidificazione
dell’acqua
- uso ridotto delle persone verbali per la prevalenza del “si” impersonale> per evitare di
specificare
- periodi brevi per essere subito chiari e privi di contraddizioni
.Testo scientifico: introduzione> problema> soluzione problema> (possibili obiezioni con
risposte)> conclusione. Prevedono grafici e tabelle; l’indice deve essere una scaletta organizzata in
paragrafi; deve contenere una bibliografia; uso referenze anaforica/cataforica
.Linguaggio della medicina:
- parole nuove di origine classica
- prefissoidi e suffissoidi (a differenza di prefissi e suffissi, sono vere e proprie parole)
- parole inglesi> es. pacemaker
- parole uniche formate da più elementi> es. morbo di Parkinson, vigili del fuoco
.Medicina divulgativa:
- articoli di giornale, riviste indirizzati ad un pubblico (per questo si evitano termini tecnici)
- titoli esagerati per attirare attenzione
- se si usano termini difficili devono essere spiegati
- si fanno domande che potrebbero essere fatte dalle persone
- si ricorre alle similitudini
- bugiardini> inizialmente avevano un linguaggio complesso perchè erano destinati ai medici
che però conoscevano già le informazioni riguardo il medicinale> il linguaggio diventa più
comune perché destinato alle persone. I caratteri sono molto piccoli e c’è scritto che è
destinato al paziente, a cosa serve il medicinale, in che cosa consiste, quando si deve
prendere, le controindicazioni, cosa fare in caso di conseguenze negative, quando non
deve essere usato. Oggi nei bugiardini si mette il termine “comune” e tra parentesi quello
“tecnico” (prima era il contrario).
.Linguaggio della burocrazia:

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Il burocrate non può permettersi di interpretare una determinata legge perché potrebbe essere
incomprensibile
- si applica in più campi
- serve per tradurre quello che è stabilito dalla legge> dipende dal linguaggio giuridico
(latino)
- si usa una lingua chiara, ufficiale e uniforme
- tendenza all’immobilismo
.Linguaggio burocratico tradizionale:
- preferenza di termini tecnici> es. ipotizzare x supporre, incrementare x aumentare,…
- proliferazione di neologismi non necessari> es. attergare x annotare a tergo, corpo docente
x corpo degli insegnanti, per quanto attiene a, si ritiene, si informa,..
- verbi con forme nominali> es. “nel valutare”
- gerundi> es. “pur comprendendo”
- participio presente e passato x presente> es. “avente come”, “visto che”
- futuro diotico con valore d’obbligo> es. si recherà x si deve recare
- “sentore di minaccia”> è un testo di Calvino che denuncia un furto presso una stazione dei
carabinieri
- nel 1993 Passese (ministro della pubblica amministrazione) scrive il “manuale di stile…” che
doveva essere come un vangelo per i burocratici (per semplificare il lessico). Era diviso in
tre parti: 1. guida al metodo amministrativo> come si organizza un testo; 2. guida alle
parole di pubblica amministrazione> spiegazione di parole tecniche; 3. guida
all’impaginazione dei documenti amministrativi
.Linguaggio dei politici:
- non è speciale né settoriale
- D’Annunzio
- Mussolini
- II Repubblica (primi anni ’90)
- anafora (ripresa di uno stesso concetto)
- interrogazioni retoriche> es. “Davvero pensiamo che…?”
- metafore nel linguaggio militare
- uso sportivo> es. “Forza Italia”
- ossimori> es. “Il fragoroso silenzio del colle”
lessico:
- borghesia, capitalismo, maggioranza, estremismo
- parole moderne> convergenza, fibrillazione, diagnosi
- parole straniere> ticket, golpe
- nome politico + -ismo> berlusconismo
- nome politico + -ista> chi segue il politico
- -poli> tendopoli
- -metro> redditometro
- prefissazione> de- (devotizzare), post-, iper-, euro- (europarlamentare), bio-
(bioeconomia), tele- (telecrazia), video- (videopolitica)
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- da linguaggio tecnico-scientifico a linguaggio comune e viceversa> es. DNA
- da linguaggio specialistico ad un altro> es. decollare

LESSICO DELLA NOSTRA LINGUA


- è il complesso delle parole di una lingua
- lessema= unità linguistica con significato autonomo (parola)
- è una parte della lingua più a contatto con la realtà esterna (referente)
- ogni lingua organizza l’insieme dei significati secondo determinati schemi non universali
- teoria della semantica prototipica> se qualcuno chiede “pensa ad un frutto”, pensi
direttamente alla mela o se ti chiedono “che animali vivono in mare?”, rispondi
automaticamente “pesci”
- il lessico non è organizzato> il vocabolario è ordinato in ordine alfabetico, senza un criterio
logico
- rapporti tra lessemi> piano sintagmatico (ogni lessema contrae un rapporto con la parola
che segue e precede); piano paradigmatico (relazione che un lessema ha con altri che
potrebbero comparire al suo posto> gatto= animale domestico= cane)
- vocabolario= comprende la totalità dei lessemi
- funzione denotativa (riferimento ad un referente preciso) / funzione connotativa
(significati che vengono attribuiti ad una parola insieme al suo significato basilare)
- parole semanticamente piene> nomi, aggettivi,…> maggioranza
- parole semanticamente vuote> congiunzioni, preposizioni, articoli,…> colonne portanti
della lingua
- prestiti dalle altre lingue> computer, weekend,..

[] DIZIONARI
GRADIT
Grande Dizionario italiano di De Mauro del 1999 con 250.000 lemmi (o GDU= grande dizionario
dell’uso),. Nel 2003 esce un volume di aggiornamento.
[Dizionario storico della lingua > 21 volumi, definizione parola accompagnata da un esempio
storico]
Il GRADIT contiene informazioni che indicano a quale parte del dizionario appartiene una parola e
comprende:
- un vocabolario di base costituito da 7000 lemmi che a sua volta si divide in tre categorie>
.lessico fondamentale (2000 lessemi)> parole vuote (articoli, avverbi), verbi che rispondono
a bisogni fondamentali, preposizioni > derivano dal latino
.lessico di alto uso (2500/3000 lessemi)> parole note a chi ha un livello di istruzione medio
(concetti astratti,…)
.lessico di alta disponibilità (2300 lessemi)> referenti della vita quotidiana usati raramente
perché non necessari (dentifricio,…)
- un vocabolario comune costituito da 45000 lessemi> lessico specialistico conosciuto da chi
ha una media istruzione (testi comuni,…)

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Il lessico comprende voci gergali, regionalismi (derivati dai dialetti), deonomastici (nomi propri che
diventano nomi comuni), geosinonimi (stesso significato ma diverso significante> cocomero-
melone-anguria), geomonini (diverso significato ma stesso significante> attacca panni= bastone
per attaccarli o gruccia che li tiene appesi)
Componenti del lessico italiano:
- parole di origine latina
- prestiti dalle altre lingue o dai dialetti
- neologismi/neoformazioni
Componente latina e greca:
tradizione popolare (modificata nel tempo) / tradizione dotta (conservata nel tempo)
Le parole trasmesse nel tempo hanno subito variazioni perché orali (non protette dalla scrittura)>
es. “au” diventa “o” (causa> cosa); “i” breve diventa “e” (vizium= vizio/vezzo); machina>
macchina/macina; discum> disco/desco
subentrismo> l’aggettivo derivante da bocca è orale perché in latino “bocca” era “ores”>
l’aggettivo conserva la forma latina
latinismi> prorogatio (i titolari degli organi continuano ad esercitare nonostante la carica scaduta,
curriculum vitae, consecutio tempurum, editio princeps (I edizione), letio brevis, lavabo, placebo,
fac simile, idem,..

PRESTITI
- esotismi> da lingue non europee
- xenismi> parole straniere
- cavalli di ritorno> parole che partono dall’italiano e diventano straniere, ma poi tornano italiane
(disegno> design> disegno)
- occasionalismi> nascono e muoiono nel giro di pochi giorni
Prestiti:
- calchi> “fotocopie”> possono essere semantici> non si importa una parola da un’altra
lingua, ma il suo significato, e lo si applica ad una parola italiana. Possono essere omonimici
(processor= processore) o sinonimici (weekend= fine settimana> inversione)*
*parole come “ferrovia “ si riconosco che sono derivante dall’inglese perché sono la
traduzione letterale di “railway”> se fosse di origine italiana sarebbe “via del
ferro”(nell’800 era chiamata “strada ferrata”).
Quando si importano parole da lingue straniere spesso si cambia il significato> es.
basket=cestino/pallacanestro in italiano; bouquet=mazzo di fiori/fiori della sposa in italiano
- pseudoanglicismi/francesismi> vitel tonnee, footing, smoking
- germanismi> anca, schiena, milza (perché nell’editto di Rotari prevalevano le punizioni
corporali), roba, sapone, stalla, tapppo, albergo (> di uso quotidiano), grembiule
(dialettale)
- arabismi> tariffa, magazzino (per il commercio), carciofo, melanzana (verdure), cifra,
algoritmo, algebra (per la matematica)
- dal turco> divano, caffè, yogurt
- da lingue straniere:
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ebraismi> linguaggio ecclesiastico > fasullo
gallicismi> di origine francese e provenzale> garage, lingerie, peluche, equipe, menù,
maquillage (> make up)
ispanismi> movida, ola, samba, golpe, desaparecidos, cacao, patata,( marmellata dal
portoghese)
germanismi> strudel, phon, hinterland, kaputt, diktat
erudismi> karate, judo, sudoku, tsunami
anglicismi> parole brevi usate soprattutto dai mass-media> question time, election day,
mouse, email, browser, futures, spin-off, bypass( in italiano “bypassare”), rock, pop, band,
t-shirt, jeans, piercing, background, ok, sms, sos, cd
- dai dialetti (prestiti interni)> perché l’italiano è una lingua letteraria e non si è posta, se non
ora, il problema di denominare le cose di tutti i giorni> acciughe, alici, spigole, scoglio
(ligure), pizza, grissini, tiramisù, tortellini, agnolotti, arancini, cannoli, mafia, ‘ndrangheta,
inciucio, battere la fiacca
- neologismi> Possono essere combinatori (parole esistenti combinate tra loro> es.
anacroinistico), semantici (parole esistenti con altro significato> es. “navigare”) o
occasionalistici (termini di breve durata> es. in ambito giornalistico)
- geosinonimi> “ candeggina” (ogni regione la chiama in maniera diversa)

[] MORFOLOGIA LESSICALE COMBINATORIA


- prendere parole già esistenti e aggiungere suffissi e prefissi (affissi) per creare nuove
parole.
- prefissoidi e suffissoidi formano i confissi (a differenza degli affissi sono vere e proprie
parole con significato) > lingua economica (si utilizzano parole già esistenti)
- derivazione a ventaglio (lavorare= lavorante, lavorazione, lavorativo) o a cumulo (parole
nuove aggiungendo suffisso> permeare= impermeabile, permeabilizzazione,..)
- allomorfismo> la base si adatta al suffisso aggiunto> storico= storicismo
- cancellazione vocali> difficilemente
- riduzione> israelopalestinese
- il meccanismo più usato è la derivazione> conversione> cambiamento di categoria
grammaticale di una parola > es. bene= il bene, male= il male. Gli infiniti possono essere
sostantivati, ma sono sostantivi veri e propri se hanno il plurale (il sapere<>i saperi; il
lavare<>i lavari).
Anche alcune forme del gerundio e del participio possono essere sostantivate> il
laureando, la vista, l’udito, la veduta,….
Anche gli aggettivi etnici possono diventare sostantivi> algerino, siberiano,…(es. il
piemontese può indicare sia il dialetto che la persona)
- neoformazione> “palestrato” sembra un participio passato, ma in realtà à una
neoformazione costruita su “palestra”

SUFFISSAZIONE

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E’ il meccanismo più usato in italiano per creare parole nuove. Le parole suffissate si distinguono in
base alla loro provenienza> denominali (derivano da un nome), deverbali, deaggettivali,
deavverbiali,…
nomi d’agente> (si possono riferire a persone oggetti)
 con base verbale
- -ATORE/-ATRICE> presentatore/presentatrice
- -ANTE/-ENTE> insegnante, docente
- -ONE/-ONA> mangione/mangiona (dispregiativi)
- -INO/-INA> imbianchino/imbianchina
 con base nominale
- -ISTA> giornalista, barista, dentista
- -AIO> benzinaio, giornalaio
- -AIOLO> pizzaiolo
- -IERE/-IERA> parrucchiere/parrucchiera
- -ARIO/-ARIA> segretario/segretaria
nomi d’azione>
 con base verbale
- -MENTO> cambiamento
- -TURA> spazzatura
- -AGGIO> riciclaggio
- -ATA> chiacchierata
- -ZIONE> solidificazione
nomi di qualità>
 da aggettivi
- -EZZA> chiarezza
- -ITA’> italianità
- -ERIA>
- -ISMO> marxismo
- -IBILE> lavabile (a volte preceduti da in-)
- -ALE> aziendale
- -ARE>polare
- -ILE> maschile, femminile
- -ICO> partitico
alterati>
- -INO/INA
- -ETTO/ETTA
- -ONE/ONA
- -ACCIO/ACCIA
lessicalizzazione degli alterati>
- fiorino> non si trova sotto il lemma “fiore” ma sotto il lemma “fiorino” perché non è un
piccolo fiore (fiorellino) (era la moneta di Firenze, mentre il suo simbolo era il giglio che
sulla moneta era molto piccolo> “fiorino”)
23
- orecchino> non è un piccolo orecchio
- casino> non è una piccola casa
- finestrino> non è una piccola finestra
- teatrino> non è un piccolo teatro > sceneggiata
- polverone> non è una grande polvere> casino
- canino> non è un piccolo cane (cagnolino)
- dormicchiare> alternare momenti di sonno e veglia
suffissazione zero> non si mette il suffisso perché si suppone una sottrazione di esso> es.
giustificazione, allacciamento= allaccio, utilizzazione= utilizzo

PREFISSAZIONE
Non prevede cambi di categoria grammaticale, eccetto alcune eccezioni> droga (sostantivo)=
antidroga (aggettivo); panico (sostantivo)= antipanico(aggettivo)
- IN-> infelice > se davanti a p, b > IM-> impossibile
- ANTI-> anteguerra
- TRANS-> transalpino
- POST-> postlavoro
- CON-> connazionale
- CO-> coproduzione
- RE-> reinserire
- RI-> riuso
- BI-> bicamera
- BIS-> bisnonno
- SEMI-> semipermanente
- A-> apolitico
- DIS-> disabile
- DE-> decaffeinato
- S-> scontento
- MINI/MAXI- > dall’inglese
verbi parasintetici> diventare bello= abbellire; diventare brutto= imbruttire; diventare povero=
impoverire; togliere la polvere= spolverare

COMPOSIZIONE
Mettere insieme parole (univerbate) per formarne nuove:
- nome + nome> capostazione, cassapanca
- aggettivo + nome> nobildonna, gentiluomo
- nome + aggettivo> cassaforte
- aggettivo + aggettivo> pianoforte, rossonero
- verbo + nome> portamonete, grattacielo
- verbo + verbo> saliscendi (a volte c’è la ripetizione della parola > fuggifuggi)
- verbo + avverbio> buttafuori
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- avverbio + verbo> malmenare
- avverbio + aggettivo> sempreverde
- avvrbio + nome> nonviolenza
- preposizione + nome> sottobicchiere, dopoguerra
. determinato e determinante
testa del coda del nome
nome
(si fa il
plurale)
es. capo- | stazione > è il capo della stazione > plur.= capistazione
cassa-panca| > un po’ cassa, un po’ panca> plur.= cassepanche
via- | ferro > se c’è inversione significa che la parola è di origine straniera
pomodoro> prima il plurale era pomidoro (pomo colorato d’oro), oggi è pomodori
. composti endogeni ed esogeni
testa dentro testa fuori
la parola dalla parola
es. senzatetto non ha testa, quindi non ha plurare> sing.= senzatetto, plur.= senzatetto
. abbreviazioni> social(e)democratico

CONFISSI: SUFFISSOIDI E PREFISSOIDI


Non sono suffissi e prefissi, ma vere e proprie parole. Non c’è distinzione tra suffissoidi e
prefissoidi> filantropo, cinefilo. I più frequenti sono -grafia, -sofia, -poli, auto-, tele-
I confissi nel tempo cambiano:
automobile> mezzo che si muove “da se’”
autostrada> “auto” non significa più “da se’”
televisione> visione “da lontano”
telegiornale> “tele” non significa più “da lontano”
polirematiche> unità lessicali superiori. Sono elementi che visti singolarmente non fanno capire il
significato della parola> es. tavolacalda=tavola + calda (singolarmente non si capisce il vero
significato di “tavolacalda”); anche espressioni come “buttare l’occhio”, “porca miseria!” “acqua e
sapone”
riduzione> pag., prof., ok, dj, doc
acronimi> sigle formate da lettere o sillabe iniziali di più parole> ONU, USA, UNITO, COLF
parole macedonia> parole che sono state messe insieme con una parola intatta> es. nazifascista
accorciamenti> bici, moto, frigo, sub ed ex (prefissi), bus e fax (parte finale)

[] IL TESTO
Negli anni ’90 Noam Chomsky fa delle riflessioni sulla competenza di un parlante nativo:
- è in grado di riconoscere se una parola appartiene alla propria lingua nativa
- capisce se una frase è grammaticale (se non è grammaticale non esiste)
- ha la capacità di interpretare e produrre frasi
- sa parafrasare o riassumere una frase (è difficile anche per un parlante nativo)
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Quando parliamo produciamo testi, non frasi. Il testo può essere costituito anche da una sola
parola (vattene!) e si sviluppa per progressione (andando avanti vengono aggiunti elementi).
il testo è un messaggio che si svolge attorno ad un unico tema e presenta i caratteri dell’unità.
caratteristiche di un testo:
- tema coerente
- funzione comunicativa che si conosce chiaramente
- non si pone nello spazio vuoto, ma all’interno di una funzione comunicativa
- può essere orale o scritto
- possiede tratti che indicano inizio e fine
- ha varie strutture (il testo argomentativo ha la struttura più rigida)
- possiede caratteristiche sintattiche ed extra-sintattiche

regole complesse del testo:


- intenzioni dell’emittente
- necessità del ricevente
- cooperazione tra emittente e ricevente
- tipologia del testo
capacità testuale> capacità di ricostruire, riconoscere e completare un testo
grammatica del testo> insieme di frasi connesse morfosintatticamente tra loro
competenza testuale:
- capacità di ricostruire l’unità del testo> gli iperonimi sono parole che indicano l'insieme più
ampio di cui fanno parte altre parole, gli iponimi (es. rosa, viola, papavero sono iponimi
di fiore, che è il loro iperonimo)
- dare un titolo> individuare il tema
principi costitutivi del testo>
- coesione> funzioni che collegano fra loro le componenti di un testo; è garantita da
sostituenti, elementi linguistici che servono a rendere coeso un discorso tramite il rinvio
all’indietro a un elemento che precede o il rimando in avanti a un punto (pronomi,
sostantivi,..),e connettivi, non rinviano ad altri punti del testo, ma legano mettendo in
relazione tra loro le frasi, in un periodo, o collegando le parti di un testo (congiunzioni,…)
- coerenza> riguarda aspetti logici e semantici di frasi che devono essere correlate per
ragioni di significato
- intenzionalità> intento da parte del mittente di comunicare qualcosa
- accettabilità> reazione /atteggiamento del ricevente
- informatività> grado di informazione che esprime la misura in cui il testo giunge
- svalutazione/rivalutazione> trasformazione di una frase banale in una più informativa
- situazionalità> consapevolezza e adeguatezza di un testo all’interno di una determinata
situazione comunicativa
- intertestualità> rapporto tra un testo presente, passato e futuro

principi regolativi del testo>


- efficienza> facilità con cui un testo viene prodotto
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- effettività> il testo deve rimanere impresso nella mente del ricevente (frasi brevi a caratteri
grandi)
- appropriatezza> armonia tra contenuti e scelte testuali
segnali discorsivi> connettivi (elementi che realizzano la coesione di un testo=congiunzioni
(perciò, ma, e), certi avverbi (veramente, insomma, infatti)>si chiamano semantici; interiezioni
(eh!, beh!, mah!), modi di dire del parlato (guarda, senti, figurati)> si chiamano pragmatici) e
demarcativi (che segnano l’inizio e la fine di un testo> es. “c’era una volta…”)

tipi di testo>
- letterari
- pragmatici>l’emittente che vuole trasmettere qualcosa, il destinatario a cui è rivolto, le
circostanze in cui avviene lo scambio di informazioni

TIPI DI TESTO
. narrativo:
- si svolge nel tempo con un ordine naturale o artificiale
- scopo: intrattenere, informare
- protagonisti: una o più persone
- narrazione: interna o esterna
- la storia può essere raccontata dall’inizio o dalla fine
- tempi verbali più usati: pass. remoto, pass. prossimo, imperfetto
- elementi deittici> mettono in rapporto l’enunciato con la realtà esterna
- analessi> flashback (retrospezione)
- prolessi> anticipazione di un avvenimento
- coesione testuale: ripetizione degli stessi nomi o sostituzione di nomi con nomi
comuni/caratteristiche
. descrittivo:
- scarsa autonomia
- scopo: descrivere
- semplice e chiaro
- completo e preciso
- tempi verbali più usati: presente, imperfetto
- indicatori spaziali: sopra, sotto, a destra, a sinistra
- descrizione logica> prima nella totalità, poi nei dettagli

. argomentativo:
- convincere qualcuno di qualcosa (testo scientifico, tesina, articolo pubblicitario)
- presentazione del problema, tesi da dimostrare, argomenti a favore della tesi, antitesi,
controargomenti, conclusione
- argomenti logici. pragmatici, statistici
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- strategie dell’emittente: captatio benevolentiae x attirare, non imporsi in modo eccessivo
(secondo me, si potrebbe, non solo perché … ma anche..)
. informativo:
- scopo: arricchire le conoscenze del destinatario (manuale scolastico,..)
- chiarezza dell’informazione
- presenza del sommario (informa sui contenuti)
- strategie: far riferimento a fatti concreti in modo che i destinatari ce li abbiano presenti
- le figure sono importanti
. regolativo:
- istruzioni, ricette,…
- tempo verbale usato: infinito con valore imperativo
. giuridico:
- leggi
- emittente: presidente
- destinatario. cittadini
- linguaggio burocratico, vecchio
- struttura schematica
- uso di note

TRATTI
tratti gestuali:
- gesti
tratti prossemici:
- postura e distanza dall’interlocutore
tratti soprasegmentali:
- esitazioni> strategia che consiste nel prendere tempo per capire la reazione
dell’interlocutore (a volte possono essere anche malattie come la balbuzie)
- pause> nello scritto equivale al punto; rilevanza transizionale (quando mi fermo,
l’interlocutore sa che può intervenire); possono essere riempite da versi e mugolii
tratti paralinguistici:
1. accento> per mettere in rilievo una sillaba; è caratterizzato da un aumento di durata (le
sillabe aperte sono più lunghe)
2. intonazione> riguarda l’enunciato; è caratterizzata dal cambiamento di voce (> curve
intonazionali: nelle domande sono ascendenti, nelle esclamazioni sono discendenti> sono
tipiche dei dialetti)
3. altezza> suono che varia su una scala> da acuto a grave
4. volume> grado di udibilità del suono (se troppo alto può indicare ira)
5. velocità> se è maggiore, c’è meno accuratezza (tipico dei toscani)
6. ritmo> determinato da altezza, volume e velocità; è l’intervallo di tempo tra un accento e
l’altro (isocronismo= stesso intervallo di tempo, isocronismo sillabico= sillabe con la stessa
durata> di solito succede in inglese)
. effetti vocali> sussurrato o bisbigliato, labializzato
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prossemica: studia l’uso dello spazio fisico tra due interlocutori. “società del contatto (sud) e del
non contatto (nord)”. In alcuni paesi la vicinanza è positiva, in altri è negativa. Lo spazio ideale è la
zona intima (30/60 cm), poi ci sono la zona personale per parenti e amici stretti, la zona sociale per
persone comuni con non troppa confidenza, la zona pubblica per lo spazio pubblico.
gesti: elementi dell’interazione linguistica. Possono essere involontari (tremare di freddo) o
volontari:
- gesti mimetici: mimare l’azione di cui si sta parlando
- g. deittici: indicare
- g. temporali: gesto per dire “tanto tempo fa”
- g. batonici: minacciosi
- g. simbolici: segno della croce
- g. lessicali: dito sulle labbra per dire “stai zitto”
- g. olofrastici: si riferiscono ad una frase intera
I gesti si evolvono nel tempo e cambiano a seconda dei paesi (ma anche all’interno dello stesso
paese> es. in Italia tra Nord e Sud)> variazione diatopica

PROGETTAZIONE TESTUALE: LA PUNTEGGIATURA


La punteggiatura segna pause di varia durata ed è fondamentale perché sottolinea la struttura del
testo.
anfibologie: testi degli oracoli senza punteggiatura> es. un oracolo scrisse “ibis redibis non
morieris in bello” ad un soldato prima della guerra> a seconda della punteggiatura, potrebbe
avere due significati
 ibis, redibis, non morieris in bello= andrai, ritornerai, non morirai in guerra
 ibis, redibis non, morieris in bello= andrai, non ritornerai, morirai in guerra
“Per un punto Martin perse la cappa”
.punto: elemento di divisione, pausa lunga, è un ponte con ciò che viene dopo
.punto e virgola: è poco usato, è una separazione/pausa non troppo lunga (a metà tra il punto e la
virgola), si usa negli elenchi (carattere seriale), “prima….;in seguito…”, riguardano direttamente le
strutture gerarchiche concettuali
.virgola: indica il confine sul piano sintagmatico (ciò che sta prima della virgola forma un sintagma,
un’unità). E’ una pausa breve e nella frase serve per dare un’interpretazione. Ha un uso
seriale(elenchi), serve per isolare un tema (la frase chiusa tra le virgole è come fosse chiusa nelle
parentesi), non deve mai separare il soggetto dal verbo a meno che non introduca una relativa
.punto interrogativo ed esclamativo: riguardano l’intonazione> curve intonazionali: nelle
domande sono ascendenti, nelle esclamazioni sono discendenti. Il punto interrogativo indica la
domanda e dopo ci vuole la maiuscola (si può mettere la minuscola se dopo c’è un incalzare delle
domande). Può essere inserito tra parentesi nel corso del testo (dubbio)
.due punti: possono sostituire le congiunzioni, introducono l’elenco, sono usati nei testi scientifici,
possono avere valore esplicativo
.doppie virgolette(caporali): possono introdurre il discorso diretto
.virgolette (apici semplici): indicano il significato di una parola
.parentesi (tonde o quadre): intervento da parte dello scrivente nella narrazione
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*Manifesto del futurismo> abolire punteggiatura, aggettivi, avverbi, congiunzioni

[] ATTI LINGUISTICI
Quando parliamo compiamo degli atti. Secondo il filosofo inglese John Austin negli atti linguistici si
possono distinguere tre livelli:
- atto locutivo> l’atto del dire qualcosa
- atto illocutivo> l’azione che si compie nel dire qualcosa(forza prodotta quando si parla)
- atto perlocutivo> l’effetto ottenuto col dire qualcosa (conseguenza di ciò che abbiamo
detto)

[] NORME CONVERSAZIONALI
Nella teoria della conversazione del filosofo inglese Herbert Paul Grice, le norme conversazionali
sono i principi regolativi che governano la conversazione secondo logica e pertinenza, come pure
nel rispetto del principio di cooperazione fra parlanti.
Quando ci fanno una domanda:
qualità: tendiamo a dire il vero
quantità: siamo moderati, non diciamo né troppo, né poco
relazione: siamo pertinenti all’argomento
modo: siamo chiari, semplici e non ambigui
A volte si violano queste norme a fin di bene:
qualità: es. il medico che mente riguardo ad una malattia
quantità: es. l’insegnante che gira attorno alla situazione di uno studente con i genitori
relazione: es. cambiare argomento per uscire da una situazione imbarazzante
modo: es. i poeti
Per usare bene la lingua bisogna avere la competenza pragmatica (uso reale della lingua)
regole della conversazione> il >parlante seleziona il parlante successivo> se non seleziona
nessuno, un altro parlante può intervenire auto-selezionandosi> se nessun altro parlante si auto-
seleziona, il parlante di partenza può continuare a parlare
punti di rilevanza (quando ci si aspetta un intervento dall’interlocutore)> domande, saluti, scuse,
silenzio

STRUTTURA TEMATICA
tema> ciò che è conosciuto (di solito è il soggetto ma non sempre)
rema> ciò che è nuovo
es. Dove hai preso il vestito? In via Roma
tema rema
strumenti per l’individuazione del tema>
- posizione nell’enunciato (di solito il tema è all’inizio)
- pausa dopo il tema > es. “tu, sei il peggiore di tutti”
- tema e soggetto di solito coincidono (Gianni è uscito> Gianni=sogg. e tema), ma non
sempre (Il pane Gianni l’ha comprato ieri> Gianni= sogg.; il pane= tema)> dislocazione a
dx/sx
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. dislocazione a dx/sx
- Si modifica l’ordine naturale
- a volte è obbligatoria > es. Sono le otto, Che bello questo tramonto> dislocazione a dx
- a volte è facoltativa> es. La mamma ha ragione/Ha ragione la mamma
- tipica dislocazione a sx> a me mi
La struttura corretta dell’italiano è sogg+verbo+c.ogg> nel parlato è poco rispettata perché
tendiamo a mettere in prima posizione il focus (argomento più significativo)> sintassi egocentrica.
Per parlare bisogna tener conto del coinvolgimento emotivo del ricevente.

CAMBIAMENTO DI CODICE (code-switching)


Quando si passa da un codice ad un altro> es. da italiano a dialetto.
cambiamento conversazionale> prima dico una cosa in dialetto, poi la spiego in italiano
cambiamento sociolinguistico di due codici> in certi posti si parla bene sia l’italiano si il dialetto,
perché si usano in ugual modo i due codici
competenza sbilanciata> impossibilità di rimanere su un unico codice e quindi ci si “sbilancia”> es.
si parla in italiano ma si impreca in dialetto
code-mixing (parallelo al code-switching)> sostituire una parola italiana con una in dialetto> es.
Vaire ne abbiamo oggi?(Quanti ne abbiamo oggi?)> ciò accade quando l’italiano e il dialetto sono
simili.
I dialetti sono codici alternativi dell’italiano (oggi non più).

[] DIZIONARI (prodotti di una cultura moderna)


vocabolario= insieme di parole di una lingua (non per forza stampato)
dizionario = strumento che le contiene
. 1612 Dizionario della Crusca> da cui tutti hanno poi preso spunto.
Tutti i dizionari hanno una destinazione specifica:
- tradurre da una lingua all’altra (moderna o antica)> bilingue
- comunicare le conoscenze tecnico-scientifiche= termine> definizione
- per utilizzare meglio la lingua> monolingue
- con definizioni più specifiche> dizionari enciclopedici
I dizionari sono prodotti commerciali. Spesso si toglie e aggiunge qualcosa (per mantenere lo
stesso numero di pagine) per poter pubblicare nuove edizioni.
. primo vero dizionario> Giorgio Broglio> nasce sull’onda delle proposte manzoniane (fu un fiasco
commercialmente)
. Zingarelli/Zanichelli> è un dizionario molto importante> i sinonimi/derivati di una parola erano
sotto la parola stessa> poi venne adottato l’ordine alfabetico
. Devoto-Oli> dizionario tradizionale che contiene voci scientifiche
. Sabatini-Coletti> dizionario che contiene 100.000 parole
. Dizionario italiano ragionato DIR (1988) di Gianni e Satta> non è in ordine alfabetico (es. sotto
“fare” c’è “disfare”
Nessun vocabolario contiene tutte le parole> viene fatta una selezione.
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Oggi i dizionari sono strutturati in modo simile> problema: neologismi (termini introdotti di
recente per esigenze tecniche) e occasionalismi (termini introdotti momentaneamente per
esigenze giornalistiche).
Dal confronto tra più dizionari si capisce se un neologismo sia stato accettato o no.
simboli del dizionario> ♦ termine fondamentale, o indicazione grammaticale
struttura del dizionario> macrostruttura e microstruttura. La macrostruttura è rappresentata
dall'introduzione al dizionario, dalle avvertenze per l'uso dell'opera, dalle eventuali appendici
(elenchi di sigle e abbreviazioni, di nomi di persona, di nomi di luogo, glossari di locuzioni latine, di
modi di dire…). La microstruttura è rappresentata dall'insieme di tutti gli elementi che
compongono una voce: l’intestazione, la trascrizione fonetica, la divisione in sillabe, le indicazioni
di pronuncia, le indicazioni delle varietà grafiche, le indicazioni morfologiche (declinazione dei
nomi e degli aggettivi, coniugazione dei verbi, indicazione del plurale, del femminile, ecc…),
l'indicazione della categoria grammaticale, l'indicazione delle marche d'uso, la definizione, la
fraseologia e gli esempi d'uso, i sinonimi e i contrari.

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