Sei sulla pagina 1di 131
Alice Miller Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé Riscrittura e continuazione Bollati Boringhieri Prima edizione 1996 Ristampa marzo 1997 © 1996 Bollati Boringhicri editore s.r., Torino, corso Vittorio Emanuele 86 I diritti di memorizzazione elettronica, di riproduzione ¢ di adattamenta totale © ‘parziale can qualsiast mezzo tcompresi i microfilm ¢ le copie farostatiche} sono riservati Stampato in Iealia dalla Stampatre di Torino ISBN B8-339-0976-% @ 1994 Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main Titolo originale Das Drama des bepabten Kindes und die Swebe nach dem wabven Setbst: eine Un nied Fortschreibure Traduzione di Maria Anna Massimello ‘Stampato su carta Palatina delle Cartiere Miliani Fabriano INDICE A dramma del bambino dotato € come siamo diventati psicoterapeuti ‘Tutto fuorché la verita Il povero bambino ricco Il mondo perduto dei sentimenti Alla ricerca del vero Sé La situazione dello psicoterapeuta Il cervello d'oro Depressione e grandiosita: due forme della negazione Destini dei bisogni infantili Lillusione dell'amore Fasi depressive durante la terapia La prigione interiore Un aspetto sociale della depressione La leggenda di Narciso I cirtolo visioso del disprenzo La montificazione del bambino, il disprezzo della debolezza € le loro conseguenze. Esempi tratti dalla vita quotidiana Il disprezzo alla luce della terapia Postfazione Ringraziamenti 39 45 60 64 70 74 79 90 11g 129 IL DRAMMA DEL BAMBINO DOTATO E LA RICERCA DEL VERO SE IL DRAMMA DEL BAMBINO DOTATO E COME SIAMO DIVENTATI PSICOTERAPEUTI Tutto fuuorebé la verita L’esperienza ci insegna che, nella lotta contro i disagi psi- chici, alla lunga abbiamo un solo mezzo a disposizione: sco- prire a livello emotivo la verita della storia unica ¢ irripetibile che € stata quella della nostra infanzia, Potremo mai liberarci del tutto delle nostre illusioni? Ogni vita é piena di illusioni, proprio perché la verita ci appare insopportabile. E cuttavia la verita ci € talmente indispensabile che ne scontiamo la perdita con gravi malattic. Cerchiamo percio di scoprire in un lungo processo la nostra personale verita che, prima di donarci un nuovo spazio di liberta, fa sempre soffrire... a meno che non ci accontentiamo di una conoscenza intellettuale. Ma in tal caso ci ritroveremo ancora una volta immersi nelle illusioni. Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passa- to, né cancellare i danni che ci furono inflitti nell’infan: siamo perd cambiare noi_stes: act Ja nostra integrita perduta. Possiamo far questo nel momento in cui decidiamo di osservare pit da vicino le conoscenze che riguardano gli eventi passati e che sono memorizzate nel nostro corpo, per accostarle alla nostra coscienza. Si tratta indubbia- mente di una strada impervia, ma é I'unica che ci dia la possi- bilitd di abbandonare infine la_prigione invisibile - e tuttavia cosi crudele - dell’infanzia e di trasformarci, da vittime incon- sapevoli_del passato, in individui_reg 0 la propria storia ¢ hanno imparato_a_convivere con essa. 2 1 DRAMMA DEL BAMBINO DOTATO La maggior parte delle persone, invece, fanno esattamente il contrario, Non vogliono sapere nulla della propria storia ¢ percio non sanno neppure di esserne in fondo continuamente influenzati, poiché vivono nella propria situazione infantile, irri- solta € rimossa. Non sanno di temere e di evitare pericoli che una volta erano reali, ma che ormai da tempo non lo sono piu. Sono mossi da ricordi inconsci e da sentimenti e bisogni rimossi, i quali, finché restano inconsci ¢ non vengono chiariti, spesso determinano in modo perverso quasi tutto cid che essi fanno © non fanno. La rimozione dei maltrattamenti subiti nell‘infanzia induce molti, ad csempio, a distruggere la vita di altri ¢ la propria, a incendiare le case di cittadini straniert, a esercitare rappresaglic ea chiamare tutto questo «patniottismo», per nascondere ai pro- pri occhi la verita, continuando a non avvertire la disperazione provata dal bambino tormentato. Altri invece continuano a sot- toporsi ai tormenti un tempo subiti passivamente, per esempio partecipando a gruppi di flagellanti, a culti sadici di ogni spe- cie, a pratiche sadomasochistiche, definiscono tali attivita come forme di liberazione. Ci sono donne che si fanno perforare i capezzoli per appendervi degli anelli, si fanno fotografare in questa posa per le riviste ¢ riferiscono orgogliose di non aver sentito dolore e di trovare la cosa divertente. Della veridicita di cali affermazioni non c’é da dubitare, giacché quelle donne hanno dovuto imparare assai presto a non provare dolore. E che cosa non farebbero al presente, pur di non avvertire la sof- ferenza della bambina di un tempo sottoposta ad abusi sessuali dal padre, la quale si doveva pure figurare di essersi divertita? Una donna sfruttata sessualmente da bambina, che abbia rin- negato la sua realta infantile ¢ appreso a non provare dolore, sara in perenne fuga da cid che le ¢ accaduto in passato, ser- vendosi per questo scopo degli uomini, dell’alcool, delle droghe ‘0 della mania di essere efficiente. Dovra essere continuamente «sotto pressione», per non lasciar emergere la «noia»; anzi, per non concedere neppure un secondo alla quiete, in cui potrebbe TUTTO FUORCHE LA VERITA 8 percepire la bruciante solitudine di quand’era bambina, giac- ché teme questo sentimento pit della morte stessa, a meno che non abbia avuto la fortuna di apprendere che il riaffiorare dei sentimenti infantili ¢ il lore divenire coscienti non uceide, ma libera. Cid che invece non di rado uceide é il difendersi da quei sentimenti che, nel momento in cui li si vive consciamente, potrebbero svelare la verita. La rimozione delle sofferenze infantili non soltanto influi- sce sulla vita dell’individuo, ma determina anche i tabi della societa. Alcune biografie illustrano con molta chiarezza questo fenomeno. Se per esempio leggiamo le biografie di artist famosi vediamo che la loro vita ha inizio in un determinato momento dell'adolescenza. Ci viene detto che prima l'artista aveva avuto un’infanzia «felice», «lieta» o magari «spensierata», oppure un’in- fanzia «piena di privazioni+ 0 «ricca di stimoli», mentre sem- bra del tutto privo d’interesse sapere come quell’infanzia fosse stata in concreto, Come se nell'infanzia non si celassero le radici della vita intera. Vorrei illustrare quest'affermazione con un. semplice esempio. Henry Moore scrive nelle sue memorie che da bambino poteva massaggiare la schiena di sua madre con un unguento per i reumatismi, Quando lessi questa notizia, mi si apri d’un tratto un nuovo modo, del tutte personale, di accostarmi alle statue di Moore, Nelle grandi donne sdraiate dalle teste minu- scole potevo ora riconoscere la madre vista con gli occhi del bambino: la testa rimpicciolita, come vista in prospettiva, la schiena ravvicinata, percepita come enorme Per molti critic d'arte questo particolare pud essere indifferente, ma to vi leggo un segno dell'intensita con cui le esperienze infanuli sopravvive- no nell'inconscio ¢ delle straordinarie possibilitd espressive che esse possono trovare quando l'adulto sia libero di farle valere. Il ricordo di Moore era innocuo ed era potuto sopravvivere. Le esperienze traumatiche di ogni bambino rimangono invece awvolte nell’oscurita; e sconosciute restano quindi anche le chiavi per comprendere tutta la vita successiva. II povero bambino ricco In passato mi sono dovuta spesso domandare se saremmo mai arrivati a renderci conto della profondita della solitudine e dell’abbandono a cui siamo stati esposti da bambini. Ora so che é possibile. Non intendo qui parlare dei bambini che sono cresciuti in uno stato di evidente abbandono e che sono diven- tati adult: gid recando in sé questa verita. Ma esistono ancora un gran numero di persone che vengono in terapia con l'im- magine di un’infanzia felice e protetta, un'immagine che si sono portati dietro per tutta la vita. Sono persone che avevano in sé molte possibilita o addirittura grandi talenti che avrebbero sviluppato in seguito, ¢ che talvolta venivano anche lodate per le loro doti ¢ per i risultati raggiunt. Quasi tutti questi bam- i Sapevano mantenersi asciutti gid a un anno, e molti di loro erano gia capaci di prendersi cura dei fratellini pit piccoli in un’eta che va da un anno e mezzo a cinque anni. Secondo l'opinione comune queste persone, che sono state Vorgoglio dei genitori, dovrebbero avere una salda coscienza del proprio valore, In realta € tutto il contrario, A mulla serve loro eseguire bene - se non addirittura in modo eccellente — ognicompito, essere ammirati ¢ invidiati, mietere Success! ap- pena lo vogliano. Dietro sta sempre in agguato la depressione, il senso di vuoto, di autoalienazione, di assurdita della propria esistenza, che li assale appena si esaurisce la droga della grandio- sita, appena non sono «al massimo», appena vengono abban- IL POVERO BAMBINO RICCO ry donati dalle loro sicurezze da «superstar» o quando, all'improv- viso, sono colti dal sospetto di aver tradito una qualche imma- gine ideale di loro stessi. Di qui derivano, all'occasione, ango- ii vergogna. Quali sono i motivi see 0 pesanti sensi di colpa ¢ di un cosi grave disturbo in persone tanto dotate? Fin dal primo colloquio queste persone fanno sapere a chi li ascolta di aver avuto dei genitori comprensivi - perlomeno uno dei due - e affermano che, se la gente non li capisce, que- sto dipende soltanto da loro, cioé dalla lore incapacita di espri- mersi in modo adeguato. Comunicano i loro primi ricordi senza ombra di yatia per il bambino che un tempo st tl, € la cosa € tanto piu sorprendente in quanto ci troviamo di fronte a persone dotate di una speciale attitudine all’introspezione ¢ disponibili a immedesimarsi negh altri, Eppure il rapporto che intrattengono con il mondo affettivo della loro infanzia é carat- terizzato da scarso rispetto, da_coazione al controllo, dalla mani- polazione e dalla tendenza a fornire le massime prestazioni, tutto cid non di rado accompagnato da un disprezzo € da un‘ironia che possono arrivare fino al sarcasmo e al cinismo. In gene- rale, si possono anche riscontrare la mancanza di una compren- sione autentica, emotiva, del proprio destino infantile, che non viene preso sul serio, ¢ una totale igneranza dei propri veri biso- gni, al di la degli sforzi volti a ottenere il massimo rendimento Linteriorizzazione del dramma originario € riuscita in maniera cosi perfetta che l'illusione di aver avuto una buona infanzia é salva Per poter descrivere il clima psichico di una simile infanzia formulerd anzitutto alcune premesse. (Un bisogno primario del bambino & quello di essere con- siderato ¢ preso sul serio sin dall'inizio per quello che lui & in ogni momento della sua crescita. B Con lespressione «quello che il bambino é di volta in volta» intendo i sentiment, le sensazioni e la loro espressione, gid nel lactante. 16 IL DRAMMA DEL BAMBINO DOTATO In un‘atmosfera di considerazione ¢ tolleranza verso i suoi sentiment, il bambino pus rinunciare, nella fase di separazione, alla simbiosi con la madre, ¢ compiere i passi necessari all'au- tonomia. 4) Affinché siano possibili queste premesse di un sano svilup- po, anche i genitori sarebbero dovuti crescere in un clima analo- go. Simili genitori riescono a trasmettere al proprio figlio il senso di sicurezza e di protezione in cui pud svilupparsi la sva fiducia, @)I genitori che da bambini non hanno goduto di un tale cli ma viveno in stato di carenza affettiva, il che significa che cerche- ranno per tutta la vita cié che i loro genitori non hanno potuto dare loro al momento giusto, qualcuno che si interessi totalmente a loro, che li capisca fino in fondo e li prenda sul serio 6) Questa ricerca, naturalmente, non potri mai avere pieno successo; essa riguarda infatti una situazione irrimediabilmente trascorsa, ciot il primo periodo dopo la nascita. 7) Chi perd ha in sé un bisogno insoddisfarto e inconscio ~ in quanto se ne difende - soggiace alla coazione a volerlo pur sempre soddisfare per vie sostitutive, fin tanto che non cono- scera la storia rimossa della propria vita. A tale scopo si prestano, pit di chiunque altro, i propri Jfigh. Nella buona ¢ nella cattiva sorte il neonate dipende dai genitori. E poiché la sua esistenza é legata alle cure parentali, fara di tutto pur di non restarne privo. Come la pianticella si volge verso il sole, fin dal suo primo giorno di vita egli impie- ghera tutte le sue risorse per sopravvivere Nel corse dei vent’anni della mia attivitd terapeutica mi € continuamente capitato di essere messa a confronto con un destino infantile che mi pare caratteristico delle persone che scelgono professioni volte ad aiutare il prossimo 1) Era sempre presente wna madre profondamente insicura sul piano emotivo, la quale per il proprio equilibrio affettivo dipen- deva da un certo compertamento 0 modo di essere del bam- bino. Questa insicurezza poteva facilmente restare celata al bam- IL POVERO BAMBINO RICCO i bino ¢ alle persone del suo ambiente, nascosta dietro una fac- ciata di durezza autoritaria o addiritcura totalitaria. 2) A questo bisogno della madre © di entrambi i genitori corrispondeva una sorprendente capacitd def bambino di perce- pirlo e di darvi risposta intuitivamente, dunque anche incon- sciamente, di assumere cioé la funzione che gli veniva incon- sciamente assegnata. 3) In tal modo il bambino si assicurava I'«amore» dei geni- tori. Egli avvertiva che di lui si aveva bisogno, e questo legit mava la sua vita_a esistere. Lafeapacici di adanamentolviene sviluppata e perfezionata fino a trasformare questi bambini non solo in madri (confidenti, consolatori, consiglieri, sostegni) delle loro madri, ma anche in aiutanti che si assumono la responsabilita dei fratelli pit pic- sviluppano in definitiva una sensibilitd tutta partico- lare per i segnali inconsei dei bisogni altrui, Nessuna meraviglia che scelgano in seguito la professione di psicoterapeuta. Chi altrimenti, senza una simile storia alle spalle, avrebbe interesse a passare |’intera giornata a scoprite che cosa succede nell'in- conscio altrui? Ma nel formarsi ¢ nel perfezionarsi di questa fine sensibilita, che un tempo aiutd il bambino a sopravvivere che spinge l'adulto ad abbracciare una professione volta ad aiutare gli altri, si trovano anche ie radici del disturbo, Esso con- tinua a indurre colui che si propone per portare aiuto a voler soddisfare su persone sostitutive i bisogni non appagati nell’in- fanzia. Hl mondo perduto dei sentimenti Nella primissima infanzia, perconformarsi alle aspettative di chi si prende cura di lui, il bambino deve rimuovere il suo isogno di amore, attenzione, sintonia, comprensione, partecipa- zione, rispecchiamento. Deve anche reprimere le sue reazioni emotive ai pesanti rifiuti che riceve, il che porta all’impossibi- lita di vivere determinati senumenti (per esempio | senumenti di gelosia, invidia, ira, abbandono, impotenza, paura) nell’in- fanzia e poi in eta adulta. La cosa é tanto pit drammatica in quanto si tratta spesso di adulti che sono capaci di provare sen- ‘tument differenziati, come si vede quando descrivono esperienze infantili che non sono state né paurose né dolorose. Si tratta perlopiii di esperienze di eventi naturali, esperienze i cul ave- vano potuto provare dei sentimenti senza che cio ferisse i loro genitori, li rendesse insicuri, ne compromettesse il potere o ne minacciasse l'equilibrio. Ma si nota subito con grande evidenza che quelli che erano stati bambini oltremodo svegli ¢ sensibili, capaci di ricordare con esattezza, per esempio, come a quattro anni avessero scoperto 1 raggi del sole nell’erba lucente, a otto anni «non si erano accorti di nulla» alla vista della madre incinta ¢ non avevano mostrato alcuna curiosita, alla nascita del fra- tellino non avevano provato «neppure un briciolox di gelosia ¢a due anni, lasciati soli all’epoca dell’occupazione, avevano assistito senza piangere, «buoni ¢ tranquillis, all’irruzione in casa dei soldati e alle perquisizioni. Avevano sviluppato tutta IL MONDO PERDUTO DEI SENTIMENTL rT un’arte per tenere lontani da s¢ i sentimenti; il bambino, infatti, pus viverli solo se c’é una persona che con questi sentimenti lo accetta, lo comprende e lo asseconda. Se manca tale condi- ione, se il bambino per vivere un sentimento chit di_perdere 'amore della madre. lla figura_materna sostitu- va, allora non puo viverli «per conto suo», in segreto, ma deve rimuoverli. Essi comunque rimarranno custoditi nel suo corpo, memorizzati come informazioni. In seguito, nella vita, quei sentimenti potranno rinascere come monito ¢ richiamo al passato, senza che pero sia pi compren- sibile il contesto originario. Decifrarne il senso diventa possi- bile solo allorché si riesca a collegare la situazione originaria agli intensi sentimenti vissuti nel presente. I nuovi metodi tera~ peutici volti a smascherare il passato si basano proprio su que- sto principio e ci consentono di trarne_vantaggio. Prendiamo come esempio i femimengo dream ban im) Non intende qui parlare del sentimente di un adulto che, sentendosi solo, inghiotte pillole, assume droghe, va al cinema © a trovare conoscenti, si attacca al telefono, cerca insomma. di riempire il «buco» in un modo qualsiasi. No, penso piutto- sto al sentimento originario del bambino piccolo, che non dispone di tutte queste possibilita di distrazione, e le cui comu- nicazioni verbali o preverbali non hanno raggiunto i get non perché fossero dei genitori decisamente cattivi, bensi per- ché essi stessi avevano carenze affective, dipendevano da una certa sintonia con il bambino, a loro necessaria, perché in fondo erano ancora essi stessi dei bambini, in cerca di una persona disponibile. E per quanto cio possa apparire paradossale.... i! barm- bino ¢ disponibile, il bambino non ci sfugge come un tempo ci cra sfuggita nostra madre. Un bambino possiamo educarlo in modo da farlo diventare come piace a noi. Dal bambino si pud Ottenere nispetto, aspettarsi che condivida i nostri sentimenti, nell'amore ¢ nell’ammirazione del bambino ci si pud nispec- chiare, di fronte a lui ci si pud sentire forti, quando se ne é stanchi lo si pué affidare ad aleri; grazie a lui é possibile, infine, 20 I DRAMMA DEL BAMBINO DOTATO sentirsi al centro dell’attenzione: gli occhi del bambino seguono ogni movimento della madre. Una donna che abbia dovuto a suo tempo reprimere ¢ rimuovere tutti questi bisogni con la pro- pria madre, per quanto possa essere una persona colta, dinanzi alla propria creatura li sentira ridestarsi dal profondo del proprio inconscio e tendere al soddisfacimento. I! bambino lo avverte chiaramente, ¢ rinuncia presto a esprimere le proprie esigenze Quando pero, in seguito, nell'adulto emergono durante la terapia i sentiment infantili di abbandono, cid avviene con una sofferenza ¢ una disperazione di tale intensita che ci risulta evi dente che quel bambino non sarebbe sopravvissuto al proprio dolore. Per soprawvivere avrebbe dovuto poter contare proprio su quell'ambiente empatico, assecondante che gli era mancato. Dunque i sentimenti erano stati respinti nell'inconscio. Met- tere in dubbio questa dinamica vorrebbe dire smentire i dati che provengono dal lavoro terapeutico. Nella difesa, per esempio, dal sentimento di abhandono pro- vato durante la prima infanzia si possono riconoscere vari mec- canismi. Accanto alla semplice negazione troviamo perlopit la lotta spessante e senza tregua per raggiungere - con l'aiuto di simboli (droga e sostanze da cui si diventa dipendenti, gruppi, culti di ogni tipo, perversioni) - il soddisfacimento dei biso- gni rimossi € nel frattempo divenuti perversi. Frequenti sono poi le intellettualizzazioni, dato che esse offrono una protezione altamente affidabile, che pero pud avere effetti letali quando il corpo - come succede nelle malattie gravi - prende in pu- gno la situazione (si vedano le mie considerazioni sulla malat- tia di Nietesche in Der germiedene Scbliissel [La chiave accanto- nata], 1988, ¢ nella Fiducta tradita, 1990), A tutti questi meccanismi di difesa si accompagna la rimo- aione della situazione originaria € dei relativi sentimenti. L'ada nto_ai bisogni dei genitori conduce_ (ma aR ipre allo wlappeasTe PEA ones ower acié che si definisce un falso Sé_ L’individuo sviluppa un atteg- giamento in cui si lintita ad appari si aspetta che debba come IL MONDO PERDUTO DEI SENTIMENT! a essere, e si identifica totalmente con i sentimenti che mostra. Il suo vero Sé non pud formarsi né svilupparsi, perché non pud es- sere vissuto. Si capisce allora come questi pazienti lamentino un senso di vuoto ¢ di assurdo, la man: é ne ferimento; questo vuoto, infatti, € reale. Si ¢ effettivamente veri- ficato uno svuotamento, un impoverimento ¢ una parziale climi- nazione delle loro possibilita. E stata lesa lintegrita del bambino, econ cid é stato reciso l’elemento vitale, spontaneo. Nell’infan- zia di queste persone compaiono talvolta dei sogni in cut il sog- getto si vive come parzialmente morto. Ecco due esempi I miei fratellini pit piccoli sono sul ponte e gettano nel fiurne una scaiola. To so di essere ld dentro morto e tuttavia sento il mio cuore battere. In quel momento mi sveglio. Questo sogno ricor- rente condensa i moti aggressivi inconsci (invidia e gelosia) nei confronti dei fratellini, a cui Lisa ha sempre fatto da «madre» premurosa, con I’cuccisione» dei propri sentimenti, desideri ed esigenze, mediante formazioni reattive. Kur, di ventisette anni, sogna: Vedo wn prato verde con una bara bianca. Ho paura che ci sia dentro mia madre, ma sollevo il coperchio ¢ per fortuna non & la mamma, sono io, Se da bambino Kurt avesse avuto la possibilita di dare espressione alle sue delu- sioni nei confronti della madre, cioé di vivere anche sentimenti di colleta ¢ di rabbia, avrebbe conservato la propria vitalita. Ma cid avrebbe portato al ritiro dell'amore da parte della madre, cosa che per un bambino equivale alla morte. Per conservare la madre, egli «uccide> allora la propria collera, insieme a una parte del proprio animo. Dalla difficolta di vivere e manifestare i propri sentimenti autentici deriva la permanenza del legame, che non consente una reciproca delimitazione. I genitori infarti hanno trovato nel falso. Sé del bambino la conferma che cercavano, un sostituto alla sicurezza che a loro maneava, € il bambino, che non ha potuto costry, rezza, di ndera dapprima conscia- mente € in se, jai geniton. Non potendo abbandonarsi a sentimenti propri e non avendone fatto espe- 22 IL DRAMMA DEL BAMBINO DOTATO. rienza, egli non conosce i suoi veri bisogni ed & al massimo grado alienato da sé stesso. In tale situazione, non pud sepa- rarsi dai genitori, e anche da adulto dipendera perennemente dalla conferma delle persone che rappresentano i «genitori», come il partner, il gruppo ¢ soprattutto i suoi figli. Eredi det genitori sono i ricordi inconsci, rimossi, che ci costringono a nascondere in profonditi il nostro vero S¢ di fronte a not stessi. Per cui alla solitudine provata in casa dei genitori seguird pit tardi l'isalamento in noi stessi. Alla ricerca del vero Sé Quale aiuto pud offrite la psicoterapia a questo riguarde? Essa non ci pué restituire l’infanzia perduta, non pud modifica- rei fatti o annullarli. Le ferite non si guariscono grazie a illusio- ni. Il paradiso dell’armonia preambivalente, in cui sperano tante persone ferite nella loro integrita, é irraggiungibile. Ma |'espe- rienza della propria verita e la sua conoscenza postambivalente rendono possibile, a un livello adulto, il ritorno al proprio mondo affettivo, senza paradisi, ¢ vero, ma con ind di vivere il proprio luiro. capacita che ci restituisce la nostra vitalita. Uno dei cardini della terapia @ che il paziente armvia@ una comprensione emotiva del fatto che tutto I’«amores che si era conquistato con tanta fatica ¢ a prezzo della rinuncia a espri- mere sé stesso non riguardava affatto l'individuo che era in realta: l'ammirazione per |a sua bellezza ¢ le sue brillanti prestazioni era tributata alla bellezza ¢ alle prestazioni, non al bambino reale. Dietro la buona prestazione si riaffaccia nella terapia il bambino, piccolo e solo, che si domanda: «Come sarebbe andata se di fronte a voi ci fosse stato un bambino cattivo, rabbioso, brutto, geloso, confuso? Dove sarebbe finito in tal caso tutto il vostro amore? Eppure io ero anebe tutto questo, Cid non vorra dire, forse, che non to sono stato amato, ma cid che fingevo di essere? Il bambino educato, coscienzioso, capace di mettersi nei panni degli altri, comprensivo, il bambino comodo, che in fondo non era affatto un bambino? Che cosa ne é stato della oF IL DRAMMA DEL BAMBINO DOTATO mia infanzia? Non ne sono stato forse defraudato? Mai potrd recuperarla, Fin dal principio sono stato un piccolo adulto. E delle mie capacita, non se ne é forse abusato?» A queste domande si accompagnano un profondissimo lutto e un'annosa sofferenza, che é stata un tempo rimossa, ma a cui segue sempre la comparsa di una nuova istanza interiore (per cosi dire erede della madre che non é mai esistita): "empa- tia col proprio destino, nata dal lutto, In questa fase un paziente sogno che aveva ucciso, trent’anni prima, un bambino, ¢ che nessuno lo aveva aiutato a salvarlo: trent’ anni prima tutti interno a lui si erano accorti che il bambino si chiudeva completamente in s€ stesso, che era buono e gentile, ma non mostrava pitt alcun moto affettivo. A questo punto succede che il vero Sé, dopo decenm di silen- zio, puo risvegliarsi alla vita con una rinnovata capacita di sentire. Le sue manifestazioni non sono pili minimizzate o messe in ridicolo, e su di esse non si fa pit dell'ironia, anche se pos- sono essere ancora per lungo tempo scavalcate inconsciamente © neppure prese in considerazione. Cid accade proprio nella medesima maniera sottile in cui i genitori si comportavano con il bambino quando non possedeva ancora un linguaggio che desse espressione ai suoi bisogni. Neppure da grandicello egli aveva il permesso di dire o di pensare: «Mi & concesso di essere triste o allegro, a seconda che ci sia qualcosa che mi rattristi o mi rallegri, ma non deve mostrare a tutti i costi una faccia allegra, né devo reprimere la mia pena, la mia paura o altri sentiment in relazione ai bisogni degli altri. Posso essere catti- Vo, € Messuno muore per questo, a nessuno viene il mal di testa, posso strepitare, se voi mi ferite, senza per questo perdervi, geni- tori mici.» Non appena l'adulto ¢ in grado di prendere sul serio i suoi sentimenti, incomincia a rendersi conto di come in precedenza avesse trattato i suoi sentimenti ¢ bisogni, ¢ si avvede che quella era stata la sua unica posstbilita di sopravvivere, Si sente alleg- gerito nel percepire in sé stesso cose che fine a quel momento ALLA RICERCA DEL VERO SE 2 era abituato a soffocare. Si rende conto in maniera sempre pil evidente che, per proteggersi, fa ancor sempre dell’ironia e del sarcasmo sui suoi sentimenti, che cerca di scusarsene e di mini- mizzarli, o addirittura non li percepisce affatto, oppure che li percepisce solo a qualche giorno di distanza, quando ormai sono cosa passata. A poco a poco si rende conto che quando é com- mosso, impressionato 0 triste, cerca disperatamente di distrarsi. (Quando la madre di un bambino di sei anni mori, la zia gli disse: «Bisogna essere coraggiosi ¢ non piangere; adesso va’ nella tua camera ¢ mettiti a giocare, da bravo.») Certo, in molte situa- zioni continua a viversi a partire dagli altri, s'interroga conti- nuamente sul proprio modo di agire, su come dovrebbe essere e su quali sentimenti dovrebbe provare. Nel complesso, perd, si sente un po’ pitl libero Una volta avviato, il processo naturale della terapia non si arresta pili. La persona sofferente incomincia a esprimersi, mette da parte la propria decilita, ma in base alle esperienze infantili non pud credere che cid sia possibile senza incorrere nel rischio di perdere la vita. A partire dall’esperienza passata, si attende e teme di essere rifiutato, respinto € punito se si difende, ¢ com- batte per i propri diritti, per arrivare poi sempre a provare un senso di liberazione per aver saputo tollerare il rischio ¢ acqui- sire autonomia. Questo processo pud cominciare nel modo pit innocuo: si viene sorpresi da sentimenti che si sarebbe prefe- rito non percepire, ma ¢ ormai troppo tardi, la sensibilita per i propri moti affettivi si € ormai risvegliata, non si torna indic- tro. E ora il bambino che un tempo era intimorito ¢ condan- nato a tacere pud viversi come prima non avrebbe mai suppo- sto di poter fare, L'uome che fino a oggi non immaginava di poter avanzare esigenze propric e si mostrava sempre pronto a soddisfare quelle altrui, improvvisamente si adira perché il terapeuta va «di nuo- Vo» in vacanza, © perché incontra nuove persone nello studio. Come mai? Non si tratta certamente di gelosia. Questo sen- timento gli é del tutto sconosciuto! E tuttavia... «Ma quelli cosa 26 IL DRAMMA DEL BAMBINO DOTATO voglione? Viene qui anche altra gente oltre a me?» Fino a oggi non se n’era accorto. Gelosi potevano essere solo gli altri, lui assolutamente no. E ora i sentimenti autentici si rivelano pid forti delle norme della buona educazione. Meno male! Non é facile infatti scoprire subito i veri motivi della rabbia, poiché essa si dirige anzitutto contro chi ci vuol essere d’aiuto, per esempio contro il terapeuta e contro i nostri figli, contro per- sone, cioé, che ci fanno meno paura di altre e che scatenano la rabbia, ma non ne sono la causa vera. Anzitutto € una grossa umiliazione scoprire di non essere soltanto buoni, comprensivi, generosi, controllati ¢ soprattutto privi di esigenze, quando finora la nostra autostima si basava esclusivamente su questo. Ma noi dobbiamo abbandonare que- sto edificio di autoinganni se vogliamo davvero star meglio. Non sempre siamo cosi colpevoli come ci sentiamo, ma d’al- tro lato non siamo neppure cosi innocenti come ci piacerebbe eredere. Finché rimarremo apatici ¢ confusi, finché non cono- sceremo con precisione la nostra storia, non saremo ancora con- sapevoli di questo fatto. Il metterci a confronto con la nostra realta ci aiuta ad abbattere le illusioni che ci hanno impedito. di guardare nel nostro passato e di acquisire maggiore chiarezza. Se davvero scopriamo le nostre reali colpe nel presente, dob- biamo seusarci con colore che abbiamo danneggiato, e questo ci rende liberi di seindere dall’infanzia i sensi di colpa inconsci e non giustificati. Questo ostinato senso di colpa, distruttivo e non fondato sulla realta, si pud elaborare solo se non ce ne difendiamo col commettere nuove e reali colpe nel presente. Molt individui continuano a trasmettere ad altri la erudelta sperimentata in passato e riescono in tal modo a mantenere viva in sé l'immagine idealizzata dei genitori. In fondo essi riman- gono ancora, perfino da adulti, in uno stato di dipendenza infan- tile. Non sanno che potrebbero diventare pith autentici € sin- ceri con sé stessi € con gli altri, se solo si permettessero di lasciar emergere i vecchi sentimenti della loro infanzia. ‘Quanto piti siamo in grado di ammettere ¢ di vivere i senti~ ALLA RICERCA DEL VERO SE ar menti della prima infanzia, tanto pi ci sentiamo forti € coe- renti. In tal modo siamo in grado di esporci ai sentimenti della prima infanzia e di vivere il senso d'impotenza di allora, il che alla fine rafforza ulteriormente la nostra sicurezza. ‘Nutrire da adulti sentimenti ambivalenti nei confronti di qual- cuno é ben diverso che viversi all'improvviso - dopo una lunga serie di antecedenti - come un bambino di due anni che mangia in cucina con la domestica e pensa disperato: « Perché mamma esce tutte le sere? Perché non le piaccio? Che cosa c’é in me che non va, perché lei preferisce stare con gli altri? Cosa posso fare per farla restare con me? Non devo piangere, no, non devo piangere!» A quell’eta il bambino non poteva ancora pensare in questi termini, ma ora quest’ uomo é entrambe le cose: |'adulto ¢ anche il bambino di due anni, ¢ pud piangere amaramente. Non & il pianto catartico, ma é semplicemente |’ammissione del suo primitivo desiderio della madre, che fino a quel momento aveva sempre negato. Nelle settimane seguenti questo paziente visse tutta la sua tormentosa rabbia nei confronti della madre, che era stata un'affermata pediatra e non aveva potuto garantire al bambino alcuna continuita nella relazione. «Odio quelle caro- gne sempre malate che me la portavano via. Ti odio, perché tu preferivi stare con loro invece che con me.» Sentimenti di im- potenza si mescolavano alla rabbia lungamente accumulata con- tro la madre non disponibile. Grazie alla possibilita di rivivere, chiarire e legittimare quegli intensi sentimenti, scomparvero i sintomi che da molto tempo lo tormentavano e il cui senso era ormai facilmente decifrabile. Le sue relazioni con le donne persero l’evidente carattere di rapporto di potere, e col tempo cessd anche la coazione a conquistare per poi abbandonare. Nella terapia tutti i sentimenti di impotenza o di rabbia € il sentimento di essere abbandonati vengono vissuti con un'in- tensiti che prima sarebbe stata impensabile, Si puo ricordare solo cid che si é vissuto in modo cosciente, ma il mondo affet- tivo di un bambino leso nella sua integrita é gia frutto di una 2 IL DRAMMA DEL BAMBINO DOTATO selezione in cui é stato eliminato lessenziale. E solo nella tera- pia che questi sentimenti primati, cui si accompagna la sofferen- za del non riuscire a capire - propria del bambino piccolo - vengono vissuti per la prima volta in modo cosciente. E, ogni volta una specie di miracolo costatare che, nonostante tutto cid, dietro alla contraffazione, alla negazione ¢ all'autoalienazione sono sopravvissuti anche molti elementi di autenticita, che vengono alla luce non appena si trovi una via di accesso ai sentimenti E cuttavia sarebbe fuorviante supporre che dietro il falso Sé sia consapevolmente nascosto un vero Sé evoluto. I] bambino non sa che cosa nasconde. Ecco come si espresse Kurt in pro- posito: « Vivevo in una casa di vetro dentro la quale mia madre poteva guardare in qualsiasi momento, In una casa di vetro non si puo nascondere nulla senza tradirsi; unica eccezione: sotto il pavimento. Poi pero, neppure io vedo cid che vi é nascosto. » Un adulto, inoltre, puo vivere i propri sentimenti solo se da bambino ha avuto genitori o sostituti parentali amorevoli e dediti a lui. A coloro che hanno subito maltrattamenti nel- V'infanzia questo € mancato; non possono essere colti di sor- presa dai sentimenti poiche in loro possono affiorare soltanto i sentiment consentiti ¢ approvati dalla censura interiore, erede dei genitori. Lo scotto che deve essere pagato per questo con- trollo é la depressione, il senso di vuoto interiore. Il vero Sé non pué comunicare, essendo rimasto a uno stadio inconscio e dunque non evoluto, ingabbiato in una sorta di prigione inte- tiore. Non saranno i rapporti con i custodi di una prigione a favorire uno sviluppo vitale. Solo dopo la liberazione il S¢ inco- mincia ad articolarsi, a crescere e a sviluppare la propria creati- vita. E dove prima c'erano soltanto il temuto senso di vuoto o le temute fantasie grandiose, ecco dischiudersi un'inaspertata ricchezza di vitalita. Non si tratta di un rimpatrio, perché non cera mai stata una patria, ma della scoperta di una patria. La situazione dello psicaterapeuta Capita spesso di sentir dire che lo psicoterapeuta presenta disturbi nella vita affettiva. Quanto detto finora é servito a mostrare che quest’ affermazione si pud fondare su dati atte- stati dall'esperienza. La sensibilita dello psicoterapeuta, la sua capacita di provare empatia, il suo essere provvisto di finissime «antenne», rimandano proprio al suo essere stato usato - se Tuso non era addirittura degenerato in abuso - da genitori che soffrivano di carenze affettive. Naturalmente, in teoria esiste anche la possibilita che un bam- bino sia cresciuto con genitoni che non avevano bisogno di abu- sarne, che cioé ne abbiano visto ¢ compreso la vera natura, ne abbiano tollerato € rispettato i sentimenti, Questo bambino avrebbe poi sviluppato un sano sentimento di autostima. In tal caso pero é quasi impossibile che questo bambino; 1) abbracei in seguito la professione di analista; 2) sviluppi un'adeguata sen- sibilita per gli altri nella stessa misura dei bambimi che sono stati «usatin; 3) sulla base del proprio vissuto, possa mai artivare a comprendere con sufficiente chiarezza che cosa significhi «aver tradito il proprio Sé» Ritengo dunque che proprio le nostre vicende infantili pos- sano metterci in grado di esercitare la professione di psicotera- peuti, ma solo a patto che nella nostra terapia personale abbiamo avuto la possibilita di convivere con la verita del nostro pas- sato e di rinunciare alle illusioni pit grossolane. In altre parole: 50 iL DRAMMA DEL BAMBINO DOTATO se siamo miusciti a sopportare la consapevolezza che, pur di non perdere il poco che avevamo, siamo stati costretti a sod- disfare i bisogni inconsci dei nostri genitori a spese della no- stra autorealizzazione; ¢, in secondo luogo, se abbiamo potuto vivere la ribellione e il lutto per la mancata disponibilita dei genitori nei confronti dei nostri bisogni primari. Infatti, se non abbiamo mai vissuto e, di conseguenza, non abbiamo elaborato la nostra disperazione ¢ la relativa rabbia impotente, rischiamo di tra- sferire sui pazienti la situazione ancora inconscia della nostra infanzia. Né ci sarebbe da stupirsi se bisogni inconsci ¢ profon- damente rimossi inducessero il terapeuta a servirsi di un essere pit debole per renderselo disponibile al posto dei genitori, Nulla di pit facile che cid accada con i propri figh, con 1 sottopo- sti e con i pazienti, che talvolta dipendono come bambini dal terapeuta, Un paziente dotato di «antenne» nei confronti dell’incon- scio del terapeuta non manchera di reagire prontamente. Non tardera a «sentirsiv autonomo, e si comportera in questo modo non appena si accorgera che al terapeuta preme di ottenere alla svelta pazienti autonomi, che manifestino un comportamento sicuro. Anche in questo egli riuscira, cosi come riesce in tutto quel che ci si aspetta da lui. Ma questa «autonomia», che non é autentica, sfocia nella depressione. L’autonomia vera presup- pone l'esperienza della dipendenza. E solo al di Id del senti- mento profondamente ambivalente della dipendenza infantile che sta la vera liberazione. Il desiderio del terapeuta di ottenere con- ferma, sintonia e comprensione e di essere preso sul serio viene soddisfatto dal paziente che porta un «materiale» in accordo con il bagaglio di conoscenze dell'analista, in accordo con le sue teorie e coerente con le sue attese. I] terapeuta esercita in tal modo lo stesso tipo di manipolazione inconscia cui era stato espo- sto da bambino. Certo, la manipolazione consapevole egli 'ha gia da tempo smascherata, ¢ se n’é liberato, Ha imparato anche a manifestare e sostenere le proprie opinioni. Ma la manipola- zione inconscia ¢ impossibile che un bambino riesca a smasche- LA SITUAZIONE DELLO PSICOTERAPEUTA w rarla: é come l'aria che respira, ¢ un fatto normale rispetto al quale non conosce alternative Che cosa capita pero se ancora da adulti, da terapeuti, non riconosciamo che si trata di un’aria mefitica? Vi esporremo senza esitazione anche altre persone, ritenendo di fare cid che € meglio per loro, Quanto pid riesco a farmi un’idea precisa delle manipola- ni inconsce operate sui figli dai genitori ¢ sui pazienti dai terapeuti, tanto Ja rimozione. Non soltanto in quanto genitori, ma anche in quanto terapeuti abbiame lobbligo morale di imparare a riap- propriarci sul piano emotivo del nostro passato. Dobbiamo im- parare a essere in grado di vivere e di chiarire i nostri senti- menti infantili, per non aver piti bisogno di manipolare incon- sciamente i pazienti in base alle nostre teorie per poter lasciare loro la liberta di diventare quello che sono. Soltanto |'espe- rienza dolorosa della nostra verita ¢ la sua accettazione posso- no liberarci dalla speranza di trovare ancora dei geniton empa- tici che ci capiscano - forse cercandoli nei pazienti stessi - ¢ di potercene assicurare la disponibilita, magari come risposta alle Nostre acute interpretazion. Questa tentazione non va sottovalutata. Solo di rado, o forse mai, ¢ sucesso che i nostri genitori siano stati ad ascoltarci come fanno in genere i pazienti, e mai essi ci hanno offerto una visione altrettanto sincera ¢ comprensibile del nostro intimo, rispetto a quella offerta a volte dai pazienti. Ma il lavoro del lutto, che nella nostra vita non sara mai concluso, ci aiutera. a non cadere vittime di questa illusione. I genitori di cui un tempo avremmo avuto assoluto bisogno - genitori empatici € aperti, compren- sivi e comprensibili, disponibili e «utilizzabiliv, trasparenti, chiari, senza contraddizioni indecifrabili, privi di caratteristiche ango- scianti ~ genitori cosi non li abbiamo mai avuti. Una madre potra essere empatica solo se si é liberata della propria infanzia, ed é costretta a reagire in maniera non empatica finché conti- mi appare urgente la necessita di risolvere 7] IL DRAMMA DEL BAMBINO DOTATO nuera a portare le catene invi che le derivano dal negare il proprio destino infantile. Lo stesso vale per i padri Cid che invece esiste @ quel tipo di bambino intelligente, sveglio, attento, estremamente sensibile ¢, in quanto proteso interamente al bene dei genitori, anche disponibile, utilizzabile € soprattutto trasparente, limpido, su cui si pud contare, mani- polabile sino a che il suo vero Sé (il suo mondo affettivo) rimane confinato nella cantina della casetta trasparente in cui é costretto ad abitare talvolta fino all’adolescenza e non di rado finché non sia diventato genitore egli stesso. Robert, di trentun anni, quand’era bambino non poteva né rattristarsi né piangere senza awvertire che cosi facendo rendeva infelice e intimamente insicura la sua diletta madre; la «gaiezza» era infacti la qualita che a suo tempo, quand’era bambina, le aveva salvato la vita. Adesso le lacrime dei suoi figli minaccia- vano di turbare il suo equilibrio. Ma Robert, che era un bam- bino sensibilissimo, avvertiva dentro di sé l'abisso che si celava dietro le difese di questa madre che da piccola era stata depor- tata in campo di concentramento e che di cid nen aveva mai parlato. Solo quando il figlio fu cresciuto ¢ poté affrontare I'ar- gomento, la madre racconto di essere stata tra gli ottanta bam- bini che avevano dovuto vedere i propri genitori entrare nelle camere a gas, Nessuno di loro aveva pianto! Durante tutta |'infanzia il figlio aveva dunque cercato di essere un bambino allegro; il suo vero Sé, i suoi sentiment ¢ presen- timenti, aveva potuto viverli solo attraverso forme ossessive di perversione, che fino al momento di entrare in terapia gli erano apparse strane, vergognose e incomprensibili. Contro questo genere di manipolazione si é completamente indifesi nell'infanzia. Il tragico é che anche i genitori sono indifesi quando si arrischiano a guardare nella loro storia personale Inconsciamente la tragedia dell’infanzia vissuta dai genitori con- tinua nel rapporto con i figli, se la rimozione rimane irrisolta Un altro esempio chiarira ancora meglio questo aspetto. Un padre che da bambino si era spesso spaventato di fronte agl LA SITUAZIONE DELLO PSICOTERAPEUTA 3 attacchi d’angoscia di sua madre, la quale andava soggetta a sporadici episodi schizofrenici (nessuno gli aveva mai dato spie- gazioni in proposito), amava raccontare stone raccapriccianti alla sua amata figlioletta. Quando la bambina s'impauriva, lui la prendeva in giro e alla fine la tranquillizzava dicendole sem- pre: «Ma non devi aver paura, é solo una storia; e poi ci sono io qui con te!» [In tal modo riusciva a manipolare la paura della bambina e percié a sentirsi forte. A livello cosciente voleva dare alla figlia qualcosa di positivo, proprio quel conforto, quella protezione ¢ quelle spiegazioni che a lui erano mancati. A livello inconscio, pero, lc comunicava la propria paura infantile, I'at- tesa di una disgrazia ¢ la domanda irnsolta (che lui si portava dictro dalla sua infanzia): perch la persona che amo mi fa tanta paura? Ognuno di noi ha dentro di s¢ un cantuccio, a lui stesso pit o meno celato, in cui si trova |'apparato scenico del dramma della sua infanzia. Gli unici che con certezza avranno accesso a questo deposito saranno i nostri figli. Per mezzo loro, |’appa- rato scenico sara vitalizzato: il dramma va avanti. Il bambino non aveva avuto la possibilita di recitare liberamente con que- sti scenari, perché la sua parte veniva a fondersi con la né in seguito egli ha conservato alcun ricordo della «recita», se non nella terapia, dove é stato possibile mettere in discus- sione la sua parte. L'apparato scenico in effetti talvolta lo ango- sciava, ¢ gli era difficile collegarlo ai suoi ricordi coscienti della madre 0 del padre. Per questo aveva sviluppato dei sintomi, che poi nella terapia l’adulto sarebbe riuscito a climinare quando dietro ai sintomi sarebbero gradualmente emersi alla coscienza sentimenti che erano nascosti: sentimenti di terrore, di dispe- razione, di ribellione, di diffidenza ¢ di rabbia impotente. Non esiste per i pazienti alcuna assicurazione contro le mani- polazioni inconsce da parte dei loro terapeuti. E d’altra parte Nessun terapeuta € reso invulnerabile una volta per tutte di fronte al rischio di operare manipolazioni inconsce. Il paziente ha pero la possibilita di rendere il terapeuta consapevole di un tale atteg- ’ ca IL DRAMMA DEL BAMBINO DOTATO giamento quando lo scopra egli stesso, 0 di abbandonarlo se rimane cieco e persiste nell'affermare la propria infallibilita, Anche questi miei consigli non esonerano nessuno dal com- pito di continuare a mettere in discussione simili metodi € tutti 1 terapeuti che li praticano. Quanto meglio ci orientiamo nella nostra storia personale, tanto meglio possiamo smascherare le manipolazioni, ovunque esse compaiano. E la nostra infanzia che molte volte ci osta- cola. E la nostra antica nostalgia, mai interamente vissuta, di genitori buoni, sinceri, intelligenti, consapevoli ¢ coraggiosi, a indurci a ignorare la mancanza di sincerita ¢ di consapevolezza nel nostro terapeuta. Rischiamo di tollerare troppo a lungo le manipolazioni quando terapeuti insinceri sanno presentarsi € offrirsi come individui particolarmente onesti ¢ trasparenti. Se Tillusione corrisponde pienamente ai nostri bisogni e alle nostre esigenze, allora occorrera un periodo pid lungo prima che noi riusciamo a smascherarla. Ma se saremo in pieno passesso dei nostri sentimenti, anche questa illusione dovra prima o poi essere sepolta per lasciar emergere la salutare verita Ul cervello d'oro Nelle Lettere dal mio mulino di Alphonse Daudet ho trovato un racconto che pud sembrare un po’ bizzarro, ma che ha molti elementi in comune con quanto ho detto finora. Ne riassumerd brevemente il contenuto, a conclusione di questa prima parte del libro. C'era una volta un bambino con un cervello d’oro. | geni- tori se ne accorsero per caso, vedendo sgorgare oro, anziché sangue, una volta che il bambino si era ferito alla testa, Pre- sero dunque a sorvegliarlo con gran cura e gli proibirono di stare con gli altri bambini, per paura che lo derubassero. Quando il ragazzo, divenuto grande, volle andarsene per il mondo, la madre disse: «Dopo tutte quello che abbiamo fatto per te, anche a noi spetta un po’ della tua ricchezza.» Il figlio allora estrasse un pezzo d’oro dal suo cervello € lo dono alla madre. Ricco com’era, visse nel lusso insieme a un amico per un certo tempo. Ma una notte I'amico lo derubé e scappd via. Allora l'vomo decise che non avrebbe pid rivelato ad alcuno il proprio segreto; ¢ poiché le scorte si assottighavano a vista d’occhio, penso di mettersi a lavorare. Un bel giorno s'innamoro di una graziosa fanciulla ¢ ne fu contraccambiato. Ma la fanciulla amava anche i bei vestiti che egli le comprava in gran quantita. Sposatisi, vissero felici per due anni, dopodiché la fanciulla mori, e per i suoi funerali, che dovevano essere grandiosi, |'uomo spese tutto cid che gli restava. Un giorno, mentre debole, povero e triste 36 IL DRAMMA DEL BAMBINO DOTATO trascinava per la strada, vide in una vetrina un paio di stiva- letti che sarebbero andati giusti alla moglie, Dimenticando di essere vedovo (forse perché il suo cervello svuotate non fun- zionava pit), entrd nel negozio per comperarli. Ma in quel momento crolld a terra ¢ il venditore lo vide giacere morto dinanzi a lui, Daudet, che sarebbe morto anche lui di una malattia al midollo spinale, conclude cosi la sua narrazione: « Malgrado il suo tono di racconto fantastico, questa leggenda é vera dal principio alla fine (...) Ci sono dei poveracci (...) che pagano le piccole cose della vita con oro zecchino, col loro midollo, con la loro sostanza. E un dolore che si rinnova ogni giorno; e poi, quando sono stanchi di soffrire. Orbene, tra le «piccole», ma anche indispensabili, cose del- la vita, non rientra forse anche I'amore materno che a molti tocca pagare ~ paradossalmente - con la rinuncia alla propria vitalita? DEPRESSIONE E GRANDIOSITA: DUE FORME DELLA NEGAZIONE Destini det bisogni infantili Ogni bambino ha il legittimo bisogno di essere guardato, capito, pteso sul serio € rispettato dalla propria madre. Deve poter disporre della madre nelle prime settimane ¢ nei primi mesi di vita, usarla, rispecchiarsi in lei. Un'immagine di Winni- cott illustra benissimo a situazione: la madre guarda il bam- bino che tiene in braccio, il piccolo guarda la madre in volto e visi ritrova... a patto che la madre guardi davvero quell'esse- tino indifeso nella sua unicita, ¢ non osservi invece le proprie attese € paure, i progetti che imbastisce per il figlio, che proietta su di lui. In questo caso nel volto della madre il bambino non trovera sé stesso, ma le esigenze della madre. Rimarra allora senza specchio ¢ per tutta la vita continuera invano a cercarlo. La crescita sana Affinché una donna possa dare al proprio bambino cid di cui egli ha assoluto bisogno per il resto della vita, ¢ indispensa- bile che non venga separata dal suo neonato. La produzione ormonale che risveglia e «nutre» il suo istinto materno avviene fatti immediatamente dopo la nascita, per proseguire poi nei giorni ¢ nelle settimane successivi, grazie all'intimita, che diviene via via pid intensa, con il bambino. Se il bambino viene sepa- rato dalla madre, come accadeva di regola ancora poco tempo 40 DEPRESSIONE £ GRANDIOSITA fa in quasi tutte le cliniche ostetriche e come continua ad avve- nire in tutto il mondo per comodita ¢ ignoranza, si perde allora l'occasione pit importante per madre e figlio. Il legame tra madre € neonato, consistente principalmente in un contatto di pelle e di sguardo, fornisce a entrambi il sen- timento di appartenenza reciproca, il senso di essere una cosa sola, che idealmente e sul piano naturale dovrebbe esistere sin dal concepimento ¢ crescere insieme al bambino. Esso da al bambino il senso di protezione ¢ la sicurezza necessari perché egli possa aver fiducia nella madre. Alla madre trasmette, d'altra parte, una sicurezza instintiva, che |'aiuta a comprendere i segnali del suo bambino ¢ a darvi risposta. Questa prima reciproca fami- harita non si potra piu recuperare in seguito, ¢ la sua mancanza puo rendere impossibili sin dall'inizio molte esperienze. Le conoscenze scientifiche a proposito dell'importanza decisiva del legame madre-neonato sono ancora ai primi passi.' C’é pero da sperare che non solo esse divengano patrimonio di color che praticano il parto dolce nelle cliniche ostetriche specializzate, ma che vengano applicate anche negli ospedali di pi ampie dimen- sioni, in modo che siano presto impiegate per il bene comune. Una donna che abbia vissuto questo tipo di legame con il proprio bambino corre meno il rischio di maltrattarlo, e potrebbe essere meglio in grado di proteggerlo dai maltrattamenti del padre. Ma anche una donna a cui, nella sua storia rimossa, non sia stato concesso di vivere l'esperienza del legame madre-neonato potra rimediare se, grazie alla terapia ¢ all’eliminazione della timozione, diventa consapevole del significato di tale mancanza. Questa donna potra anche compensare le conseguenze di un parto difficile, purché non le minimizzi ¢ sia consapevole che un bambino che ha vissuto un grave trauma all'inizio della vita necessita di attenzioni ¢ cure particolari, per poter superare l’an- goscia di quanto € accaduto, " Fra i molti testi informativi su questo tema (Janus, Leboyer, Odent, Stern) i pid ucle per genicor in atesa mi pare il volume di Desmond Morris, J! bambino tutti i perché (1991), Mondadon, Milano 1993, DESTINI DET BISOGNI INFANTILT 4 Nel bambino che ha la fortuna di crescere con una madre capace di rispecchiarlo e che si renda disponibile, vale a dire si metta al servizio della funzione di crescita del figlio, pud allora gradatamente sorgere una sana autostima. Nel caso ottimale la madre offrira anche un clima affettivo amichevole ¢ mostrera comprensione per i bisogni del bambino. Ma anche madri non particolarmente amorevoli possono favorire questo sviluppo, semplicemente non ostacolandolo. In tal caso il bambino potra assumere da altre persone cid che manca alla madre. Molte ricer- che hanno dimostrato la straordinaria capacita del bambino di servirsi del sia pur minimo «nutrimentor affettivo, di ogni st molo offertogli dal suo ambiente. Per sano sentimento del S¢ intende la sicurezza incrollabile che i sentimenti ¢ i desideri provati appartengono al proprio Sé. Questa sicurezza non é frutto di riflessione, ma semplicemente esiste; @ come il battito del polso, al quale non si bada finché € normale In questa possibilita di accedere in modo irriflesso ¢ sponta- neo ai propri sentimenti ¢ desideri, 'individuo trova il proprio sostegno € la propria autostima. Gli é consentito di vivere i propri sentimenti; pud essere triste, disperato, avere bisogno d'aiuto, senza dover temere per questo di aver reso insicuro qualcun altro. Gli é consentito di spaventarsi se ¢ minacciato, puo diventare cattivo se non riesce a soddisfare i propri deside- ni. Sa non solo quello che non vuole, ma anche quello che vuole, e pud esprimerlo, senza preoccuparsi di venire amato 0 odiato per questo. TI disturbo Che cosa capita invece quando la madre non @ in grado di aiutare il proprio figlio? Che cosa capita quando non solo non riesce a indovinare ¢ ad esaudire i bisogni del figlio, ma pre- senta anche lei carenze affettive, cosa che si verifica molto #2 DEPRESSIONE E GRANDIOSITA sovente? In tal caso cerchera di soddisfare i propri bisogni per- sonali servendosi del bambino, anche se questo non esclude un forte legame affettive. A questa relazione di sfruttamento mancano pero componenti che sono di importanza vitale per il bambino, come l'affidabilita, la continuita ¢ la costanza; soprat- tutto manca lo spazio in cui il bambino potrebbe vivere i suoi sentimenti € le sue sensazioni. Il bambino sviluppa allora que- gli ateeggiamenti di cui la madre ha bisogno, atteggiamenti che al momento gli salvano la vita (ossia gli assicurano I'«amore» della madre o del padre), ma che alla lunga gli impediranno di essere sé stesso. In tal caso i bisogni naturali tipici dell’eta del bambino non vengono integrati nella personalita, ma ven- gono scissi o rimossi. Pur senza esserne consapevole, questo individuo continuera in seguito a vivere immerso nel proprio passato. La maggior parte delle persone che hanno richiesto il mio aiuto per superare la depressione avevano avuto in genere madri molto insicure, che a loro volta soffrivano di depressione e con- sideravano il bambino (spesso figlio unico o primogenite) come una loro propriet’. La madre pus ritrovare nel figlio cid che a suo tempo non aveva ricevuto dalla propria madre: € dispo- nibile, pud essere usato come un’eco, & controllabile, tutto con- centrato su di lei, non la lascia mai, le dedica attenzione e ammi- tazione. Se poi pretende troppo (come un tempo aveva fatto sua madre), lei non é pili indifesa, non si lascia pil tiranneg- giare, pud «educare» suo figlio a non gridare e a non distur- bare. Pud ottenere una buona volta attenzione e rispetto, oppure pud indurlo a preoccuparsi per la sua vita € il suo benessere, cosa che i suoi genitori non avevano fatto per lei. Mi spieghero meglio con un esempio Barbara, di trentacinque anni, riusci a vivere per la prima volta nella terapia le angosce che fino a quel momento aveva rimosso ¢ che erano legate a un episodio terribile della sua vita. Tornando una volta da scuola, all’eta di dieci anni, il giorno del compleanno della mamma, la trovo in camera da pranzo, DESTINI DEE BISOGNT INFANTILI an distesa sul pavimento e con gli occhi chiusi. La credette morta, ¢ lancié un urlo disperato. A quel punto la madre apri gli ocehi e disse, quasi in estasi: «Mi hai fatto il miglior regalo di com- pleanno che potessi aspettarmi; adesso so che qualcuno mi ama! » La compassione provata verso il destino infantile di sua madre le impedi per decine di anni di avvertire l'efferata crudelta insita nel comportamento di lei. Nella terapia poté invece reagirvi in maniera adeguata, provando rabbia ¢ indignazione. Barbara, madre lei stessa di quattro bambini, aveva pochi ricordi di sua madre, ma riusciva a ricordarsi della continua compassione che aveva di lei. All inizio l'aveva descritta come una donna affettuosa e calda che aveva cominciato prestissimo a «raccontarle senza reticenze le sue pene», tutta dedita ai figli e sempre pronta a sacrificarsi per la famiglia. AlPinterno del gruppo religioso a cui la famiglia apparteneva, spesso ci si rivol- geva a lei per consiglio, Era stata particolarmente orgogliosa della figlia, diceva Barbara. Adesso era ormai anziana ¢ di salute malferma, per cui Barbara se ne preoccupava molto, sognava spesso che le era sucesso qualcosa, ¢ si svegliava in preda a intense angosce. Grazie ai sentimenti che via via emergevano nella terapia, Vimmagine della madre mutd. Specialmente quando affioré il ricordo dell’ educazione alla pulizia, Barbara visse la madre come annica, troppo esigente, volta a controllare ¢ manipolare, cat- tiva, fredda, stupida, gretta, coercitiva, permalosa, esaltata, insin- cera ¢ stressata. La possibilita di vivere e di chiarire la rabbia cosi a lungo accumulata fece emergere nella figlia ricordi infantili che recavano davvero simili tratti. Adesso Barbara poteva per- mettersi di scoprire i farti reali ed era in grado di rendersi conto della legittimita della sua rabbia. Riteneva che sua madre fosse stata fredda e cattiva con lei quando si sentiva insicura nei suoi confronti. Si era presa cura della bambina con grande ansia per riuscire, mediante tale sollecitudine, ad allontanare da s¢ l'in- vidia che provava verso di lei. Dato che da bambina era stata lei stessa profondamente montificata, doveva rivalersi sulla figlia, Oo DEPRESSIONE & GRANDIOSITA A poco a poco le diverse immagini della madre si unifica- rono nell'immagine di una persona che, a motivo della pro- pria debolezza, insicurezza ¢ vulnerabilita, si era resa disponi- bile la figlia, Quella madre che all’esterno sembrava svolgere cosi bene la sua funzione materna, con la figlia era invece rimasta lei stessa una bambina. La figlia, dal canto suo, aveva assunto invece un ruolo di figura comprensiva e sollecita, sinché non aveva scoperto — nel rapporto con i propri bambini — i biso- gni che fino a quel momento aveva ignorato e che ora cercava di risolvere mediante il loro aiuto. Liillusione deil’amore Cercherd ora di esperre alcune idee che mi sono formata nel corso degli anni, sulla base della mia espertenza di lavoro Ho avuto anche molti brevi incontri con persone che hanno parlato con me solo un paio d’ore, Proprio da quegli incontri emergeva con particolare nitidezza la tragicita del destino di quelle persone. Cid che veniva definito depressione ¢ senso di vuoto, mancanza di un senso della vita, paura dell'impoveri- mento psichico ¢ solitudine, continua a rivelarmisi come la tra- gedia della perdita del Sé, ossia dell'autoestraniazione, che prende awvio nell’infanzia. In concreto, questo disturbo pud comparire in diverse mesco- lanze con diverse sfumature. Per amore di chiarezza, cercherd di descriverne due forme estreme che considererei I'una il rove- scio dell'altea: la grandiosita ¢ la depressione. In una grandio- sita manifesta & costantemente in agguato la depressione, cosi come dietro uno stato d’animo depressivo si nascondono spesso supposizioni relative alla nostra tragica storia dalle quali ci difen- diamo. La grandiosita ¢ propriamente la difesa contro il dolore profondo per la perdita di noi stessi derivante dal rinnegamento della realta. 16 DEPRESSIONE £ GRANDIOSITA La grandiosita come autoinganno Lindividuo «grandioso» viene ammirato ovunque, ¢ ha biso- gno di questa ammirazione, non pud vivere senza di essa. Deve compiere in modo eccellente tutto cid che fa, ed @ anche in grado di farlo (altrimenti non incomincia nemmeno). E lui stesso ad ammitarsi pet la propria bellezza, intelligenza e genialica, come pure per i successi ¢ i risultati ottenuti. Guai pero se qual- cosa di tutto cid gli viene a mancare: allora é la catastrofe, ed egli finira preda di una grave depressione. In genere, si consi- dera un fatto naturale che cadano in depressione persone amma- late o anziane, che hanno subito molte perdite, o le donne in menopausa. Si dimentica pero che esistono anche individui capaci di sopportare con afflizione ma senza depressione la per- dita della bellezza, della salute, della giovinezza o delle persone amate. E viceversa, esistono persone molto dotate che soffrono di gravi depressioni. Come mai? Perche si ¢ liberi dalla depres- sione quando |'autostima st radica nell’autenticita det propri sentimenti ¢ non nel possesso di determinate qualita. I crollo dell'autostima nell'individuo «grandioso» mostra nel modo pit evidente che tale sentimento era campato in aria, appeso a wn palloncino (secondo il sogne di un paziente): col vento favorevole era volato alto nel cielo, ma ora - essendosi improvvisamente forato - giace a terra come uno straccio. La persona non aveva potuto sviluppare alcun elemento suo pro- prio, che in seguito avrebbe potuto fornirle un valido appiglio Dietro all’orgoglio per il bambino si cela - pericolosamente vicina — la vergogna qualora questo bambino non soddisfi le attese riposte in lui." * In una ricerea sul campo condorta a Chestnut Lodge nel 1954 fu esaminato ambiente familiare di dodici pazienti affeti da psicosi maniaco-depressiva, I risul- «ati di tale studio confermano ampiamente le mic conclusioni, a cui sono giunta per tutr altea strada, sull'etiologia delle depression, « Tutti i pazienti provenivano da famigie che ¢ ritenevano socialmente isolate © poco considerate nel loro ambiente, LYLLUSIONE DELL'AMORE v Senza una terapia adeguata ¢ impossibile che l'individuo gran- dioso rinunci alla tragica illusione secondo cui |'ammirazione equivarrebbe all’amore. Non di rado succede che si dedichi una vita intera alla ricerca di questo surrogato. La lotta per otte- nere questo simbolo dell'amore non cessera sino a che sara con- sentito di comprendere e di vivere consciamente i bisogni pro- vati dal bambino di un tempo, di ottenere attenzione e com- prensione e di essere preso sul serio. Una volta una paziente mi disse di avere l'impressione di aver camminate fino a quel momento sui trampoli. E non c’¢ da stupirsi che una persona costretta a camminare sempre sui trampoli sia poi perennemente invidiosa di colore che possono camminare con le proprie gambe, anche se essi possono apparirle pill piccoli ¢ «medio- criv di lei, Cosi come non e’é da stupirsi che questa persona nutra una rabbia a lungo accumulata contro coloro che |’hanno portata a non arrischiarsi pil a camminare senza trampoli. In fondo, chi é sano viene invidiato perché non ha bisogno di arra- battarsi continuamente per ottenere ammirazione, in quanto non deve preoccuparsi dell'effetto che produce, ma pud per- mettersi in tutta tranquillita di essere cosi com’é. Liindividuo grandioso non é mai realmente libero perché dipende continuamente dall’ammirazione degli altri e perché quell'ammirazione si fonda su qualita, funzioni e prestazioni che all’improvviso possono scomparire. ¢ che quindi erano fortemente impegnate a clevare il lore status agli occhi del vici- nato, facendo leva sul conformismo ¢ sull'eccerionalita delle prestazioni. In questo quadro, al bambino che pid tardi sarebbe diventato psicotico spettava il rualo di gatante della dignita familiare; pertanto-egli veniva amato solo se, grazie a partico lari eapacta, don, Bellecea ec, era in grado di soddisfare le esigenze ideali della fami- glia, Se flliva, veniva punitocon un atteggiamento di totale freddezza, con Pemar ginazione dal consesso familiare, infondendogli la convinzione di aver coperto i suai di vergognas (cit. in M. EickeSpengler, Zur Enewickluag der Theorie der Depressio- nen, in «Psyche», vol. 30, pp. 924-46, 1977), Anche nei miei pazienti ho riscon- trato lisolamento sociale della famiglia, ma non si trattava di una causa, bensi della conseguenza delle carenze affettive dei genitor. 48 DEPRESSIONE E GRANDIOSITA La depressione come rovescio della grandiosité Nel gruppo di pazienti che stiamo considerando la depres: sione si combinava con la grandiosita in vari modi. 1) A volte la depressione era comparsa com il crallo della gran- diosita, in seguito a una grave malattia, a una forma di invali- dita o all’inveechiamento. In una donna nubile che stava invec- chiando, ad esempio, era venuta lentamente a esaurirsi la fonte dei successi esterni, La disperazione di fronte all'avanzare del- Peta riguardava apparentemente la perdita di contatti sessuali, ma nel profondo affioravano le angosce d’abbandono dei primi anni di vita, che quella donna non poteva pid contrastare con hessuna nuova conquista. Tutti i suoi specchi sostitutivi erano andati in frantumi, ¢ lei se ne stava li nuovamente disarmata e confusa cosi come, da bambina, lo era stata di fronte al volto di sua madre, in cui trovava non gia s¢ stessa, ma la confusione della madre. Gli uomini possono vivere in modo analogo I'avan- zare dell’etd, anche se un nuovo amore rida loro pet qualche tempo l'illustone della giovinezza, inducendo fasi maniacali nel- Vincipiente depressione dovuta all’invecchiamento 2) Quest’alternanza di fast diverse tra grandiosita e depres- sione mostra la loro affinita. Si tratta delle due face della stessa medaglia, che si potrebbe definire come il falso Sé, e che é stata di fatto conferita in passato per i risultati ottenuti. Cosi ad esem- pio il sucesso della serata consentira all’attore di rispecchiarsi negli occhi del pubblico entusiasta e di vivere sentiment di gran- dezza € onnipotenza divine. All'indomani tuttavia lo attendera un senso di yuoto, di assurdo, anzi addirittura di vergogna e irritazione, s¢ la felicita della sera precedente non si fondava sull attivita creativa del gioco ¢ dell’espressione artistica, ma pre- valeva invece |’aspetto del soddisfacimento sostitutive degli anti- chi bisogni di trovare sintonia, rispecchiamento, considerazione comprensione. Quindi, soltanto se la sua creativita é relativa- mente libera da simili bisogni, il nostro attore non soffrira di LILLUSIONE DELL'AMORE w depressione all’indomani del successo, ma si sentira pieno di vitalita, gid preso da altri interessi. Se invece il sucesso era servito soltanto a negare la frustrazione infantile, allora esso = come ogni surrogato = non portera che un sollievo momen- tanco. Non pué pit offrire un autentico appagamento, poiché il tempo giusto é irrimediabilmente passato. Il bambino di allora non esiste pil, ¢ non ci sono pil neppure i genicori di allora. Quelli attuali - posto che siano ancora in vita - nel frattempo sono diventati anziani ¢ dipendenti, non hanno pid alcun potere sul figlio, possono solo rallegrarsi dei suoi successi € delle sue rare visite. Nel presente egli ha successo ¢ gode di riconosci- menti, che tuttavia non possono essere pit di quello che sono, non possono cio¢ colmare vecchie lacune. L’antica ferita non puo guarire finché viene negata in maniera illusoria, vale a dite nell’cbbrezza del successo. La depressione porta in prossimita della ferita, ma é solo il vivere il lutto per cié che si é perduto, per cid che si ¢ perdtto nel momento decisiva, che consente di rimar- ginarla realmente.’ 3) Pué succedere che qualcuno, mediante continue presta- zioni eccellenti, riesca a mantenere l'illusione di una costante dedizione € disponibilita dei genitori (di cui nega la mancanza " Come esempio di un’elaborazione del lure ben riuscita citer’ un passo di Igor Stravinskij: «Non ho avuto fortuna; sono stato un estranco per mio padre € non sono stato neppure amato da mia madre, di questo sono convinto. Quando mori improvvisamente il mio fratello maggiore, mia madre non trasferi su di me il suo amore pee lui, € anche mio padre rest riservato come prima; decisi allora che un giome gliel'avrei fatta vedere. Ebbene, quel giorno & venuto, quel gomo & passato, Nessuno, all'infueri di me, si ricorda di quel giorno, di cui sono rimasto ormaiI'unico testimone oculare, » In nerta contrapposizione a questa testimonianza si collocano invece le parole di Samuel Beckett: « Si pud dire sencaltro che he avuto un'infancia felice (..) anche se la mia predisposizione alla felicita era piurtosta ridotta, I mic genitori hanno fatto per me tutto eib-che era possibile fare per rendere felice un bambino. Spesso perd mi sono sentito molto solo. + In questo caso il dramma infamile @ stato completamente interiorizzato, ¢ Videalizzazione dei genitori é sal- vaguardata tramite la negazione. I drammi di Beckett tuttavia esprimono la sconfi- nata solitudine della sua infanzia. (Le due eitazioni sone riportate in un articolo di H, Miller-Braunschweig, Prychopathologie und Kreativitit, in « Psyche», vol, 28, pp. 600-34, 1974.) 50 DEPRESSIONE E GRANDIOSITA nella prima infanzia, cosi come nega le proprie reazioni emo- tive), Si tratta di individui che perlopit sono in grado di scon- giurare un‘incombente depressione mediante prestazioni sem- pre piti sfavillanti, e di sbalordire sia l’'ambiente sia sé stessi Non di rado viene perd scelto un coniuge che presenta gia mar- cati tratti depressivi, il quale perlomeno assume inconsciamente su di sé e mette in atto nel matrimonio la componente depres- siva del partner grandioso. In tal modo la depressione resta all’ e- sterno. Ci si preoccupa del si sa- rebbe considerata la possibilita di dimetterlo dall’Isticuto; ¢ fu cosi che il ragazzo «miglioro», Pia tardi, in una poesia dedicata ai genitori, ritornano la negazione ¢ l'idealizzazione: Hesse si ac cusa di aver reso la vita difficile ai genitori con il suo «carattere» ues i = ill di_non aver corrisposto alle attese dei genitori - perseguita molte persone per tutta Ta vita. E pid forte di ogni convincimento intellet- tuale che il compito del bambino non é certo quello di soddi- sfare i bisogni dei genitori. Non v'é argomento che possa venire a capo di questi sensi di colpa, dato che trovano la loro origine in un lontano passato, da cui traggono la loro intensita ¢ la loro tenacia. Nella terapia di smascheramento occorrera molto tempo per poterli risolvere. La ferita di tutte la pid profonda - quella di non essere stati amati per cid che si era - non puo sanarsi senza l’elabo- razione del lutto, Altrimenti soggiace a meccanismi di difesa pitt o meno efficaci (come succede per esempio nella grandio- sita ¢ nella depressione) o continua a rinnovarsi nella coazione a ripetere. E quest’ ultimo il caso della nevrosi ossessiva e della perversione, nelle quali vengono registrate come ricordi inconsci, memorizzati nel corpo del bambino, le sprezzanti reazioni dei genitori al suo comportamento. Gli impulsi pit naturali del bambino: le attivita autoerotiche, l'esplorazione e la scoperta del proprio corpo, il bagnarsi, il defecare, la curiosita e la rab- bia in seguito a delusioni e frustrazioni, queste esperienze rimar- ranno associate allo sguardo indignato della madre, anche se trasferito su altre persone. Sar questo a spingere l’adulto ad atti ossessivi e a perversioni in cui le situazioni traumatiche del passato si possono riprodurre a patto di restare irriconoscibi per l’interessato. Il paziente soffrira le pene dell'inferno nel comunicare al tera- peuta i sui soddisfacimenti sessuali o autoerotici rimasti fino a quel momento segreti. Naturalmente potra anche fornire sem- plici informazioni, prive di emozione, come se parlasse di un 96 IL CIRCOLO VIZIOSO DEL DISPREZZQ estraneo. Una comunicazione del genere, tuttavia, non lo aiu- tera a uscire dalla sua solitudine, non lo condurra a scoprire la realta della sua infanzia. Solo se sari disposto a lasciar emer- gere e a rivivere anche i sentimenti di vergogna e di angoscia, sapra che cosa ¢ accaduto quand’era bambino. Bastava P'atto pits innocente perché egli si sentisse sporco, volgare, assoluta- mente annientato. Ed egli stesso é sorpreso nel costatare quanto a lungo sia perdurato questo senso di vergogna rimosso, per quanto tempo abbia potuto trovar posto accanto alle sue idee tolleranti e progressiste in fatto di sessualita, Solo adesso, vivendo questi sentimenti, il paziente comprende che il suo primitivo adattamento attraverso la scissione non esprimeva vilta, ma era stato realmente la sua unica possibilita di sopravvivere, l'unica possibilita di sottrarsi all'angoscia di essere annientato. E possibileche una madre sia cosi minacciosa? Si, se ¢ ancor ita bambina della propria madre, asciutta a sei mesi, pulita a Un anno, «mammina» del fratellino minore a tre. Nel neonato Ja madre vede ora la parte non vissuta, scissa, del proprio Sé = parte di cui teme l'irrompere nella coscienza - € al tempo stesso il fratellino disinibito a cui aveva fatto cosi presto da mamma e che solo adesso non potra fare a meno di invidiare ¢ forse di odiare nel suo bambino. E quindi educa il suo bam- bino a forza di occbiate. E il bambino cresce e non pud rinunciare a vivere la sua veriti, a esprimerla in qualche maniera, forse solo nel pidt pro- fondo segreto. Un individuo, infatti, pud essersi adattato com- pletamente alle esigenze dell’ ambiente ¢ aver sviluppato un falso Sé, ma lasciar sopravvivere - sia pure con tormento ~ nella sua perversione o nella sua nevrosi ossessiva una parte del suo vero Sé. Questo Sé, perd, «vive» nella stessa situazione o alle medesime condizioni in cui viveva allora il bambino con la madre dallo sguardo indignato, la cui immagine é stata nel frat- tempo rimossa. La perversione e gli atti ossessivi continuano a mettere in scena sempre lo stesso dramma: solo a patto che iL DISPREZZO ALLA LUCE DELLA TERAPIA 97 la madre s'indigni & possibile un soddisfacimento pulsionale, vale a dire solo in un clima di autodisprezzo si pud raggiungere Vorgasmo, per esempio con un feticcio, ¢ solo in rappresenta- zioni ossessive apparentemente assurde, sorprendenti ¢ inquie~ tanti si riesce ad avanzare una critica. L'esperienza pid adatta a introdurci nella segreta tragicita della telazione inconscia madre-bambino in cui sia mancato un vero legame di attaccamento, é quella di vivere insieme al paziente il potere distruttive della coazione a ripetere e percepire la sua tacita comunicazione inconscia, che si esprime facendo rivivere Vantico dramma. Michael, di trentadue anni, che soffriva di una perversione, portaya in s¢ il ricardo inconscio del ripudio da parte della madre € temeva continuamente di essere rifiutato dagli altri, senza sapere perché. Faceva cose proibite e disprezzate dal suo am- biente ¢ dalla societa, ¢ paventava la punizione. Se la societa avesse improvvisamente consacrato il suo genere di perversione (come succede in certe cerchie ristrette), gli sarebbe toccato ador- tare nuove coazioni, senza per questo essere libero. Infatti cio che egli voleva ottenere con le sue provocazioni non era tanto il permesso di usare questo o quel feticcio, bensi lo sguardo esterrefatto e indignato. E questo I'ha veduto anche nella tera- peuta. Ha dovuto provocarla con ogni mezzo ad atteggiamenti di ripugnanza, stupore, disgusto, perché non era in grado di raccontargli con le parole che cosa gli era capitato all'inizio della sua vita, Quelle comunicazioni accompagnate dalla provocazione non gli servirono perd a nulla, finché rimanevano bloccati i senti- menti dell'infanzia e nascosti quei nessi. Fu solo col vivere i sentimenti rimossi e con |’emergere di ricordi tragici che pote- rono essere eliminate le cieche messe in atto autodistruttive, che lasciarone posto a un autentico, profondo e scoperto senso di lutto. D'un tratce non vi fu pid bisogno di aleuna distor- sione, allorché il paziente poté vivere la sua ferita. Risulta chiaro allora su quale strada senza uscita ci mettiamo, quando cer- 98 IL CIRCOLO VIZIOSO DEL DISPREZZO chiamo di spiegare i suoi conflitti pulsionali a un paziente che fin dalla primissima infanzia é stato educato a non provare sent ment. Com’é possibile avvertire desideri ¢.conflirt pulsional,,