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Luca Coladarci

Psicologo-Psicoterapeuta www.romapsicologo.net

IL SOGNO NELLOPERA DI CARL GUSTAV JUNG: GENESI, SVILUPPI E CONSIDERAZIONI TEORICO-CLINICHE

INDICE: - INTRODUZIONE - LA FASE SPERIMENTALE - PRIME ELABORAZIONI ORIGINALI - LA FASE DI ELABORAZIONE - LA FORMULAZIONE PI' MATURA - CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE - BIBLIOGRAFIA

Dobbiamo trattare i sogni tenendo conto delle sfumature, dobbiamo trattarli come unopera darte; non in modo logico e razionale, ma con un certo ritegno e una certa delicatezza. larte creativa della natura a creare il sogno e quindi dobbiamo essere alla sua altezza quando tentiamo di interpretarlo . (C. G. Jung, 1928/30)

INTRODUZIONE
Sognando da sempre e tutte le notti, luomo non mai risultato indifferente alle immagini del proprio mondo notturno. Basti pensare che le prime testimonianze di citazioni oniriche provengono dal poema mesopotamico di Gilgamesh, il pi antico testo storico scritto intorno al 2700 a.C.. Esperiti principalmente come messaggi delle divinit o in chiave divinatoria, i sogni hanno avuto ampia considerazione anche nellAntico Egitto, nelle civilt orientali, presso i greci e i romani, tra le popolazioni primitive, cos come ricchi di citazioni oniriche appaiono i testi sacri delle religioni mondiali. E con Linterpretazione dei sogni [1899] di Sigmund Freud, per, che si iniziato a considerare tali prodotti notturni come elementi fondamentali per la comprensione e la soluzione di problematiche psicologiche sino a che, linterpretazione stessa, non divenuta il pi importante strumento in mano allo psicologo. Secondo Freud, i sogni sono lappagamento mascherato di un desiderio sessuale rimosso. Difatti, tali desideri (contenuti latenti), essendo incompatibili da un punto di vista etico e sociale, riescono ad emergere nei sogni soltanto in forma alterata, attraverso cio tutte quelle bizzarre immagini e situazioni che ci ricordiamo al momento della veglia (contenuto manifesto). Di diverso avviso limpostazione teorico-clinica

di Carl Gustav Jung e scopo del presente lavoro quello di seguirne lo sviluppo. Si pu osservare, in tal modo, come gi dai primi scritti sullargomento del periodo sperimentale (1906-1911), seppure vicino allimpostazione freudiana, Jung considerasse linconscio meno soggetto alla pulsione sessuale e come facesse ricorso a concetti autonomi, quali i complessi a tonalit affettiva. In seguito alla successiva rottura con Freud, cogliendo nel sogno la funzione compensatoria svolta dall'inconscio nei confronti dell'atteggiamento cosciente, si evidenzia nelle sue prime elaborazioni originali (1912-1920) la necessit di indagare il fenomeno onirico anche con un orientamento in senso finalistico, mentre nella successiva fase di elaborazione (1924-1930) oltre ad approfondire ulteriormente la funzione compensatoria, valuta i sogni come fenomeni naturali che sono proprio ci che rappresentano. Si arriva cos alle sue formulazioni pi mature (1931-1948), nelle quali Jung distingue tra grandi e piccoli sogni, utilizzando il concetto di amplificazione a proposito di analisi dei sogni.

LA FASE SPERIMENTALE
(1900-1911) Linteresse per il fenomeno onirico ha catturato lattenzione di Jung sin dallinizio della sua attivit professionale: Fin dal principio della mia carriera psichiatrica gli studi di Bleuler e Freud insieme ai lavori di Pierre Janet mi stimolavano molto. Pi di tutto mi furono daiuto per la comprensione delle manifestazioni della schizofrenia le tecniche freudiane dellanalisi e dellinterpretazione dei sogni [] Ci che principalmente mi interessava era lapplicazione ai sogni del concetto di meccanismo di rimozione, derivato dalla psicologia delle nevrosi. Per me era una cosa importante perch avevo spesso incontrato la rimozione nei miei esperimenti eseguiti con lassociazione di parole [Jung, 1961, p.187-188]. Seppure evidente da queste parole il contributo della psicoanalisi e liniziale accettazione della distinzione tra contenuto manifesto e contenuto latente, come si vedr meglio in seguito Jung mostrer altrettanto precocemente approcci autonomi e svincolati: lidea di un inconscio meno soggetto alla rimozione e alletiologia sessuale, costituiranno elementi innovativi ed originali rispetto al metodo freudiano. Al riguardo, particolarmente importante appare una testimonianza presente nelle Lectures del 1931 [Jung, 1976], dove Jung sostiene che gi nel 1904 aveva scritto una lettera a Freud, nella quale osservava come non tutti i sogni fossero da considerare come prodotto della rimozione di un desiderio e che lintera produzione onirica potesse invece essere concepita come espressione autonoma dellinconscio. In Ricordi, sogni, riflessioni il maestro zurighese scrive di aver letto Linterpretazione dei sogni di Freud gi nel 1900 ma di averne riscoperto limportanza soltanto qualche anno pi tardi1 ed anche nella sua tesi di laurea ( pubblicata nel 1902 con il titolo Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti ) fa ricorso alla teoria freudiana sul sogno, senza per entrarne specificatamente nel merito. Dal 1904 Jung inizia in maniera sistematica una serie di esperimenti associativi, portati avanti anche nel periodo in cui lavorava allospedale psichiatrico del Burghlzli.
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In Sigmund Freud: necrologio, Jung scrive: Linterpretazione dei sogni resta lopera pi significativa di Freud, e nello stesso tempo quella che pi si presta ad essere contestata [] Nella medicina e nelle religioni antiche il sogno era tenuto in gran conto, ed elevato a dignit di oracolo. Ma fu un atto di non scarso coraggio scientifico fare oggetto di seria discussione una cosa a quel tempo tanto impopolare come il sogno [...] Il grande incommensurabile merito dellInterpretazione dei sogni laver riportato il sogno come tale a oggetto di discussione [Jung, 1939, p. 220].

Dichiaratamente svolti per fornire un metodo pi scientifico a sostegno delle osservazioni freudiane, attraverso tali esperienze aveva notato che chiedendo ai pazienti di rispondere ad una parola-stimolo, a volte o non aveva risposta associativa oppure laveva con un tempo di reazione molto lungo. Si poteva altres osservare come le risposte conseguite avessero caratteristiche tali da poter essere accomunate in una formazione unitaria sottostante, cui Jung diede il nome di complesso a tonalit affettiva o pi semplicemente complesso: Anche se il retroterra da cui nacque il concetto di complesso si pu far risalire a Wundt e alla psicologia sperimentale, esiste una virata significativa che costituisce il fondo solido delloriginalit del pensiero junghiano rispetto tanto alla psicologia sperimentale quanto alla psicoanalisi: le risposte abnormi al reattivo verbale rispetto allaspettativa di media probabile non vengono registrate come errori di reazione bens come indicatori di complesso, cio il metodo disturbato dal comportamento svincolato di una parte della psiche che tende a seguire una sua propria strada [Iapoce, 1997, p. 29]. Gli elementi della vita psichica, infatti, sono organizzati in unit minime, i complessi per lappunto, le pi piccole strutture della psiche concepibili che presentano una tonalit affettiva coerente ed uniforme. Per rendere pi agevole il concetto, Jung cita [Jung, 1907] lesempio dellincontro con un vecchio amico, che in passato ha causato una situazione spiacevole: la percezione sensoriale (limmagine dellamico) e le componenti intellettuali ( ad esempio, il giudizio sullamico o i ricordi ) si uniscono saldamente con i sentimenti che si provano per quella persona, in modo tale che si pu affermare che il complesso ha una sua tonalit affettiva. Distinguendo inoltre tra il complesso primario, il complesso dellIo, e tutti gli altri complessi secondari (che si differenziano dal primo per il minor grado di consapevolezza), il loro fondamentale carattere autonomo si esprime in rappresentazioni che appaiono allIo nella forma di una relativa estraneit. Accanto allautonomia, i complessi presentano anche la propriet dellautomatismo del comportamento, manifestato nellimpulsivit, nellimmediatezza e nella mancanza di capacit riflessive; e postulare lautonomia e lautomatismo complessuale, consente una concezione della psiche di fondamentale importanza: Oggi sappiamo tutti che abbiamo dei complessi . Che invece i complessi abbiano noi cosa meno nota, ma dal punto di vista teorico ancora pi importante. Lingenua premessa dellunit della coscienza, la quale viene identificata con la psiche, e della supremazia della volont, infatti posta seriamente in dubbio dallesistenza del complesso. [Jung, 1934, p. 112]. Vale la pena aggiungere come gi nel 1905, Jung fosse dellavviso che il concetto della rimozione in Freud avesse il carattere di unoperazione attiva della coscienza, mentre in realt sembrava essere un meccanismo pi inconscio, cui solo indirettamente si poteva attribuire il carattere di qualcosa di voluto o di desiderato [Jung, 1905]. Sulla scia di questi concetti, nel 1906 Jung pubblica il lavoro Associazione, sogno, sintomo isterico [Jung, 1906]; applicando congiuntamente il metodo degli esperimenti associativi e lanalisi dei sogni al caso di una ragazza isterica di ventiquattro anni, egli giunge alla conclusione che il sogno e i sintomi isterici hanno la medesima radice nel complesso, scoperto mediante le associazioni: Apprendiamo cos che i medesimi complessi costellano sia lassociazione della vita vigile che i sogni [Jung, 1906, p. 249] ed il complesso scoperto mediante le associazioni la radice sia dei sogni che dei sintomi isterici. La sua prima opera specifica dedicata ai sogni per il lavoro del 1909 L'analisi dei Sogni, la cui stesura coincide col periodo della stretta ed entusiastica collaborazione con Freud. Tra le pagine del testo appare evidente

come l'adesione alla impostazione freudiana de L'interpretazione dei Sogni sia ancora forte, tanto da far scrivere a Jung di voler esser un semplice illustratore del pensiero del maestro viennese. Secondo Jung il sogno non affatto un confuso miscuglio di associazioni casuali e assurde, come si ritiene generalmente, e neppure una semplice conseguenza di stimoli somatici durante il sonno, come molti credono, ma un prodotto autonomo e significativo dellattivit psichica e, come tutte le funzioni psichiche, suscettibile di unanalisi sistematica [Jung, 1909, p. 41]. Nonostante lapparente incoerenza e oscurit nella sequenza delle immagini oniriche (contenuto manifesto), dunque, il sogno viene considerato come una creazione psichica dotata di significato dietro la cui facciata si nasconde il contenuto latente, ovvero il pensiero segreto del sogno; e per spiegare il contenuto latente del sogno, Jung si richiama proprio al potere costellante dei complessi, gli ardenti desideri dell'anima. Occupandosi in questo lavoro anche di aspetti concernenti la pratica stessa della psicoanalisi, Jung ci ricorda che nel momento in cui si lavora su un sogno non complicato, rivolgere al sognatore alcune semplici domande pu esser sufficiente a condurre al disvelamento del complesso che lo ha provocato e a render quindi possibile l'interpretazione del sogno. Ma nei casi in cui il paziente oppone delle resistenze, necessario far ricorso al metodo psicoanalitico, un valido strumento, scrive Jung, elaborato da Freud per superare le pi tenaci resistenze: si sceglie una parte significativa del sogno e poi si invita il paziente ad associare liberamente, cio a dire con franchezza qualunque cosa gli venga in mente in connessione a quella parte del sogno, evitando nel contempo ogni selezione critica: Il metodo psicoanalitico rappresenta un notevole aiuto non solo per comprendere i sogni, ma anche per capire listeria e la maggior parte delle pi importanti malattie mentali [] Sono convinto che lo studio di questo metodo sia estremamente importante non solo per gli psichiatri e i neurologi, ma anche per gli psicologi [Jung, 1909, p. 49]. Ma il 1909 un anno fondamentale anche perch proprio durante quel lasso di tempo, si acuiscono le differenze teoriche che in seguito saranno all'origine dell'articolarsi dei due principali orientamenti della psicoanalisi. In quel periodo, infatti, la Clark University di Worcester invit sia Freud che Jung a tenere un ciclo di conferenze negli Stati Uniti e durante il lungo viaggio in nave, i due studiosi si analizzavano reciprocamente i loro rispettivi sogni. Quando fu Jung a raccontare un proprio sogno2 a Freud, questi si concentr esclusivamente sul significato simbolico di alcuni teschi che mostravano per lui segreti desideri di morte, interpretazione giudicata restrittiva dallo psicologo svizzero. Nel momento in cui fu Freud a riferire un suo sogno, Jung osserv che lo si sarebbe compreso meglio se avesse fornito alcuni particolari sulla sua vita privata: A queste parole Freud mi guard
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Vista la trattazione del presente lavoro e limportanza che riveste nella vita di Jung, doveroso citarlo integralmente: Ero in una casa sconosciuta a due piani. Era la mia casa. Mi trovavo al piano superiore, dove cera una specie di salotto ammobiliato con bei mobili antichi di stile rococ. Alle pareti erano appesi antichi quadri di valore. Mi sorprendevo che questa dovesse essere la mia casa, e pensavo: Non male! Ma allora mi veniva in mente di non sapere che aspetto avesse il piano inferiore. Scendevo le scale, e raggiungevo il piano terreno. Tutto era molto pi antico, e capivo che questa parte della casa doveva risalire circa al XV o al XVI secolo. Larredamento era medioevale, e i pavimenti erano di mattoni rossi. Tutto era piuttosto buio. Andavo da una stanza allaltra, pensando: Ora veramente devo esplorare tutta la casa! Giungevo dinanzi ad una pesante porta, e laprivo: scoprivo una scala di pietra che conduceva in cantina. Scendevo, e mi trovavo in una stanza con un bel soffitto a volta, eccezionalmente antica. Esaminando le pareti scoprivo, in mezzo ai comuni blocchi di pietra, strati di mattoni e frammenti di mattoni contenuti nella calcina: da questo mi rendevo conto che i muri risalivano allepoca romana. Ero pi che mai interessato. Esaminavo anche il pavimento, che era di lastre di pietra, e su una notavo un anello: lo tiravo su, e la lastra di pietra si sollevava, rivelando unaltra scala, di stretti gradini di pietra che portava gi in profondit. Scendevo anche questi scalini, e entravo in una bassa caverna scavata nella roccia. Uno spesso strato di polvere ne copriva il pavimento, e nella polvere erano sparpagliati ossa e cocci, come i resti di una civilt primitiva. Scoprivo due teschi umani, evidentemente di epoca remota e mezzi distrutti. A questo punto il sogno finiva [Jung, 1961, p. 200].

sorpreso, con uno sguardo carico di sospetto, poi disse: Non posso mettere a repentaglio la mia autorit!. La perse in quel momento. Quella frase si impresse come un marchio indelebile nella mia memoria, e in essa vi era gi un preannuncio della fine della nostra amicizia [Jung, 1961, p. 200]. Nel saggio dell'anno successivo Sul significato dei sogni di numeri [Jung, 1910/11], occupandosi delle radici inconsce del simbolismo numerico nei sogni, Jung scrive che non essendoci nulla di fondamentalmente nuovo in questo campo dopo le ricerche di Freud, Adler e Stekel, ci si deve accontentare di corroborare la loro esperienza con l'esposizione di casi paralleli. Riaffermato dunque il concetto di censura e di desideri rimossi, limmagine di un fico sterile che compare nel sogno di una donna unovvia allusione ai genitali sterili del marito. Nel successivo saggio del 1911 Recensione critica a Morton Prince: II meccanismo e l'interpretazione dei sogni, alle obiezioni sollevate dallo psichiatra statunitense secondo il quale il sogno non sarebbe sempre la realizzazione di un desiderio inconscio, Jung difende con molta vivacit proprio la fondatezza scientifica del metodo freudiano, affermando come sia altamente probabile la presenza in un sogno di un desiderio erotico e di quanto estremamente improbabile sia la sua assenza. Per inserire il tutto in un contesto pi ampio, utile per ricordare come l'anno precedente Freud avesse designato alla guida della Societ Psicoanalitica Internazionale proprio Jung, redattore inoltre dello Jahrbuch fur psychoanalytische und psychopathologische Forschungen [Annali di Studi psicoanalitici], su cui questa stessa recensione a Morton Prince apparve. L'adesione alle dottrine di Freud sembra essere apparentemente priva di riserve; eppure, nello stesso volume dello Jahrbuch in cui compare questo saggio, viene pubblicata anche la prima parte di Wandlungen und Symbole der Libido [Libido. Simboli e trasformazione], il lavoro che segna il distacco umano e professionale da Freud.

PRIME ELABORAZIONI ORIGINALI


(1912-1920) Le prime elaborazioni originali sul fenomeno onirico in Jung, trovano lavvio durante gli anni della sua vita nei quali ha avuto inizio la rottura ed il successivo distacco da Sigmund Freud. Furono quelli, anni di solitudine e grande disorientamento nei quali Jung vive un confronto diretto con linconscio, dal quale riemerge elaborando una propria psicologia3. E nel 1912 che ha inizio il raffreddamento dei rapporti con Freud, proseguito al congresso dell'Associazione Psicoanalitica svoltosi a Monaco nell'agosto del 1913. Nell'ottobre successivo Jung si dimette dalla carica di direttore dello Jahrbuch e nellaprile del 1914 da quella di presidente dell'Associazione, per uscire definitivamente dal movimento psicoanalitico. Durante questo delicato lasso di tempo, ne La Libido. Simboli e trasformazione del 1912, oltre a riferirsi alla potenza preveggente di combinazioni subliminali e al significato dei
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Dopo la rottura con Freud cominci per me un periodo di incertezza interiore, anzi di disorientamento. Mi sentivo letteralmente sospeso, poich non avevo trovato ancora un punto dappoggio. Avvertivo soprattutto la necessit di assumere un nuovo atteggiamento verso i miei pazienti. Risolsi per il momento di non fondarmi su pressuposti teorici, ma di stare a sentire ci che che mi avrebbero detto essi stessi. Mi proposi cos di affidarmi alla sorte. Il risultato fu che i pazienti mi venivano a riferire spontaneamente i loro sogni e le loro fantasie, e io mi limitavo a chiedere Che cosa vi viene in mente in rapporto a ci?, o Come lo spiegate?, Da che cosa deriva?. Sembra che le interpretazioni scaturissero da sole dalle spiegazioni e dalle associazioni dei pazienti. Evitavo ogni presa di pozione teorica, e mi limitavo ad aiutarli a capire le immagini oniriche da soli, senza applicare regole [ Jung, 1961, p. 212]

sogni profetici, Jung descrive la coesistenza di due forme del pensare: il pensare indirizzato cosciente, che assolve ad una funzione di comunicazione e adattamento, e il pensare non indirizzato, soggettivo, un prodotto spontaneo guidato per associazioni da motivi inconsci. Mentre il primo riproduce la successione delle cose oggettivamente reali nel secondo la sostanza di questo pensare che si allontana dalla realt pu dunque essere soltanto il passato con le sue migliaia di immagini mnemoniche. Il linguaggio comune chiama sogni questi pensieri [Jung, 1912, p. 17]. Proprio in questultima forma del pensare, dunque, Jung inscrive il sogno, il mito e le fantasie concernenti il passato e il futuro. Sostenendo laffinit tra sogno e mito, secondo lo psichiatra svizzero le premesse inconsce dei sogni non sono da ricercare nelle reminescenze infantili, bens in forme di pensiero primitive o arcaiche basate su istinti. Gi da queste prime formulazioni, risulta evidente come Jung inizi a discostarsi profondamente dalla visione causalistica e deterministica dellapproccio freudiano ed in maniera pi chiara, la nuova prospettiva viene ripresa nelle Nove conferenze sulla teoria psicoanalitica tenute nel 1912 alla Fordham University di New York [Jung, 1913]. Criticando il metodo storico causalistico, Jung introduce a necessario completamento dellanalisi del materiale inconscio la funzione prospettica e il significato teleologico del sogno messo in rilievo da Alphonse Maeder 4. Lapproccio psicoanalitico, sostiene Jung, non ricorre esclusivamente al metodo della determinazione storica, ma si avvale dellausilio della funzione prospettica al fine di elaborare tendenze future del paziente. La funzione prospettica del sogno, lungi dal voler attribuire al fenomeno onirico una preveggenza a carattere profetico, adombra delle realt che potenzialmente potrebbero emergere nel prossimo futuro ma che sono ancora impercettibili alla coscienza. Lintroduzione della componente finalistica del sogno, rivela invece tutta la sua portata psicologica soprattutto nella fase di risoluzione della traslazione: In questo secondo stadio dellanalisi con i suoi scogli e suoi abissi nascosti, dobbiamo moltissimo allanalisi dei sogni. Se allinizio i sogni ci sono serviti principalmente per guidarci nella scoperta delle fantasie, qui il loro aiuto preziosissimo nellindicarci la strada per limpiego della libido [Jung, 1913, p. 218]. Nel 1916 esce a Londra Collected Papers on Analytical Psychology, volume che raccoglie i pi importanti scritti junghiani apparsi fino allora su diverse riviste, oltre ad alcuni inediti saggi. Nella prefazione al volume, Jung si riferisce alla Scuola zurighese di psicoanalisi, il cui metodo si distingue da quello della Scuola di Vienna per essere non solo analitico e causale, ma sintetico e prospettico, poich riconosce che lo spirito umano caratterizzato sia da fines (fini) che da causae (cause) [Jung, 1916/48, p. 314]. Uno dei saggi pi importante presente in Collected Papers La Psicologia dei Sogni, revisionato nel 1928 e la cui versione ampliata e definitiva verr pubblicata nel 1948 con il titolo Considerazioni generali sulla psicologia del sogno. Lanalisi del sogno, come per qualsiasi altro materiale inconscio, utilizza un doppio criterio di indagine: il punto di vista causale che si rivolge ai contenuti psichici precedenti, ed il punto di vista finalistico che prende in considerazione
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Rispetto ad una pi ampia componente creativa del sogno, utile ricordare come Freud non si preoccupasse mai di mettere in luce i suddetti aspetti: S dimentica troppo spesso che un sogno perlopi un pensiero come tutti gli altri [Freud, 1922] e nel Il sogno a proposito del lavoro onirico, scriveva che esso non creativo, non sviluppa nessuna fantasia che gli sia peculiare, non conclude, non fa altro che condensare, spostare, dar nuova forma visiva al materiale. [Freud, 1899]. Sempre a riguardo di una funzione pi complessa del sogno, in una nota aggiunta nel 1914 allInterpretazione, Freud escluse decisamente una simile evenienza: contestando le considerazioni proprio di A. Maeder sulla fonction ludique del sogno (che poteva contenere tentativi di risoluzione di conflitti), e quelle di Adler sulla funzione di premeditazione del sogno, liquid queste funzioni secondarie come prestazioni dellattivit inconscia e preconscia dello spirito, che pu prolungarsi nello stato di sonno come residuo diurno [Freud, 1925].

la immanente tendenza ad un fine di ogni fenomeno psichico e soltanto lunificazione di questi due punti di vista pu darci una comprensione pi completa della natura del sogno. Alla concezione causale, dunque, Jung affianca la prospettiva finalistica che non nega le cause, bensi utilizza il medesimo materiale da un punto di vista differente: La considerazione finalistica del sogno che io contrappongo alla concezione freudiana significa, intendo affermarlo esplicitamente, non una negazione della causae del sogno, ma una diversa interpretazione dei materiali raccolti in riferimento al sogno. I fatti, cio i materiali, restano i medesimi; quello che cambia il metro con il quale si misura [ Jung, 1916/48, p. 261]. Oltre a ci, Jung scopre che certi sogni assolvono a una funzione equilibratrice, creando una sorta di bilanciamento psicologico nei confronti della coscienza. E possibile dunque scorgere nel sogno una funzione compensatrice svolta dall'inconscio nei confronti dell'atteggiamento conscio, nel senso che quei pensieri e quei vissuti sottovalutati nella vita cosciente, si presentano spontaneamente durante il sogno, quando l'attivit della coscienza in larga misura eliminata: E come nel processo cosciente della riflessione indispensabile, per trovare la giusta soluzione, chiarirci tutti gli aspetti e tutte le conseguenze possibili di un problema, cos questo processo prosegue automaticamente anche nello stato di sonno pi o meno cosciente, ossia l dove - cos sembra stando alle esperienze di cui disponiamo a tuttoggi - affiorano a chi sogna, se non altro per allusioni, tutti i punti di vista che durante il giorno sono stati considerati troppo poco o non lo sono stati affatto, cio quei punti di vista che erano relativamente inconsci [Jung, 1916/48, p. 263]. Il sogno quindi per Jung essenzialmente un messaggio, una comunicazione della sfera conscia con quellinconscia in base al principio della compensazione; linconscio, in pratica, produrrebbe simboli diretti alla compensazione dellunilateralit delle tendenze dellIo, in modo da integrare sempre pi i contenuti rimossi e quelli tenuti costantemente fuori dalla coscienza durante la veglia, per giungere cos ad un superiore livello di equilibrio del sistema psichico dellindividuo: Losservatore attento scopre [] che dopo tutto, il sogno non completamente avulso dalla continuit della coscienza, poich si possono rintracciare in quasi tutti i sogni determinati particolari che provengono da impressioni, pensieri, stati danimo del giorno o dei giorni precedenti. In questi limiti esiste quindi una certa continuit, rivolta prevalentemente allindietro. Non sar certo sfuggito a nessuno [...] che il sogno possiede anche una continuit rivolta in avanti, se ci si consente lespressione, poich a volte i sogni provocano effetti notevoli sulla vita psichica cosciente, anche in persone che non possiamo definire superstiziose o particolarmente fuori dalla norma [Jung, 1916/48, p. 255]. Altro argomento presente nel libro, poi quello del simbolismo onirico, la cui valutazione varia a seconda che lo si consideri dal punto di vista della causalit o dal punto di vista della finalit. Il punto di vista causale tende all'uniformit dei significati, cio ad attribuire ai simboli un significato fisso; schematicamente, cio, tende a considerare tutti gli oggetti oblunghi che compaiono nei sogni come simboli fallici, e tutti gli oggetti rotondi o cavi come simboli femminili. Il punto di vista finalistico, invece, non riconosce alcuna valenza costante ai simboli, poich la significativit dei sogni sta appunto nella diversit delle espressioni simboliche, ciascuna delle quali ha un suo significato distinto. E se vero, come osserva Jung, che a seconda del punto di vista adottato cambia sostanzialmente il significato dei sogni, l'interpretazione migliore si avr solamente dalla complementariet dei due approcci, poich soltanto una combinazione dei punti di vista pu darci una pi completa comprensione della natura dei sogni. La stesura del

1916 si conclude poi con un confronto tra sogni tipici e motivi tipici presenti nelle manifestazione oniriche. Mentre Freud parla di sogni tipici, seppur ammettendo che essi esistano, per Jung invece pi importante sottolineare la presenza di motivi tipici, cio contenuti simili che compaiono in innumerevoli miti di tutte le et e di tutti i paesi. Nel corso della sua esperienza personale e clinica, infatti, lo psicologo svizzero costat come alcuni contenuti e prodotti simbolici fossero presenti in tutti gli uomini al di l della diversa cultura, deducendone che dovevano necessariamente appartenere alla struttura fisica e mentale stessa dell'essere umano. Secondo Jung ci spiegabile poich, oltre ai contenuti dell'inconscio personale, vi sono tutta una serie di rappresentazioni che non sarebbero mai potute derivare da esperienze personali bens da sorgenti e strati mentali molto pi arcaici, quali quelli degli antenati, dei primitivi e nelle esperienze della razza. Sorgenti e strati mentali arcaici che costituiscono linconscio collettivo: Ho scelto lespressione collettivo perch questo inconscio non di natura individuale, ma universale e cio, al contrario della psiche personale, ha contenuto e comportamenti che ( cum grano salis ) sono gli stessi dappertutto e per tutti gli individui [Jung, 1934/54, p. 3]. Linconscio collettivo, comune all'umanit intera, retto da archetipi, intesi come funzioni inconsce innate presenti in tutti gli uomini, i quali, modellando le esperienze esterne, danno luogo ad immagini (immagini archetipiche) dotate di forza e di significato specifici. A questo punto una precisazione dobbligo: Jung non sostiene che queste idee e immagini siano trasmesse come tali, ma che lo siano le loro potenzialit. Lautore, infatti, distingue tra archetipo, che la potenzialit psichica universale ed innata, e limmagine archetipica che invece designa tutte quelle immagini che hanno caratteristiche soggettive e che variano da persona a persona: Mi accade continuamente di imbattermi nellequivoco secondo cui gli archetipi sarebbero contenutisitcamente determinati, sarebbero cio una sorta di rappresentazioni inconsce. Devo perci ancora una volta sottolineare che essi non sono determinati dal punto di vista del contenuto, bens soltanto in ci che concerne la forma, e anche questo in misura assai limitata. Che unimmagine primordiale sia contenutisticamente determinata lo si pu dimostrare solo quand divenuta cosciente e si perci arricchita del materiale dellesperienza cosciente [] Larchetipo in s un elemento vuoto, formale, nientaltro che una facultas praeformandi, una possibilit data a priori della forma di rappresentazione. Ereditarie non sono le rappresentazioni, bens le forme, che sotto questaspetto corrispondono agli istinti, anchessi determinati nella forma soltanto [Jung, 1954, p. 81]. Occupandosi inoltre della psicologia dei primitivi, nella conferenza tenuta a Londra nel 1919 e pubblicata nel 1920 con il titolo I fondamenti psicologici della credenza negli spiriti, Jung osserva come per il primitivo certi sogni hanno, com noto, un valore incomparabilmente pi alto che per luomo civilizzato Non soltanto il primo parla molto dei suoi sogni, ma questi sono anche cos significativi per lui chegli sembra spesso quasi incapace di distinguerli dalla realt [ Jung, 1920/48, p. 325].

LA FASE DI ELABORAZIONE
(1924-1930) Gli anni che vanno dal 1924 al 1930, costituiscono una fase estremamente importante nellelaborazione del pensiero junghiano riguardo la teoria e la pratica del fenomeno onirico. Difatti, nella conferenza tenuta a Londra

nel 1924, durante il Congresso Internazionale dellEducazione, che Jung si avvicina ad un orientamento pi organico sulla natura e il significato dei sogni. In campo clinico, inoltre, per lo psichiatra svizzero i sogni debbono essere trattati alla stregua di manifestazioni naturali, poich essi: non sono invenzioni intenzionali e volontarie, ma fenomeni naturali che sono proprio ci che rappresentano. Essi non ingannano, non mentono, non falsificano, non nascondono nulla, ma enunciano ingenuamente ci che essi sono e ci che essi intendono [...] Non ricorrono ad artifizi per celarci qualcosa, ma dicono ci che forma il loro contenuto, nel modo pi chiaro possibile [...] La loro incapacit di essere ancora pi chiari corrisponde all'incapacit della coscienza di comprendere il problema di cui essi trattano [Jung, 1924, p. 58]. Jung prosegue osservando come una interpretazione riuscita riconosce allimmagine del sogno la sua qualit di fenomeno naturale5 e perci vi si attiene, amplificando quella stessa immagine fino ad ottenere una visione pi generale. In aggiunta a questi concetti, tornando sulla funzione compensatoria, egli scrive che contrariamente all'opinione di Freud che vede nei sogni soddisfazione di desideri, la mia esperienza dei sogni mi fa pensare che si tratti pi probabilmente di una funzione di compensazione [...] Se chiamo compensatori i sogni, perch essi contengono quelle immagini, quei sentimenti e quei pensieri, l'assenza dei quali crea nella coscienza una lacuna riempita di paura anzich di comprensione [Jung, 1924, p. 54-55]. Non va dimenticato, inoltre, che unattenta analisi del punto di vista cosciente del sognatore di fondamentale rilevanza, poich solo la conoscenza di tali presupposti rende possibile comprendere appieno la funzione compensatoria svolta dal sogno. Sul versante dellinterpretazione pi specifica, invece, lanalista ha a sua disposizione la possibilit di utilizzare due differenti approcci fondamentali: il metodo costruttivo o sintetico, va preso in considerazione quando c un Io sufficientemente forte che richiede, per, un ulteriore raffinamanto, recuperando in senso produttivo quelle tendenze inconsce che erano state ignorate o svalutate dalla coscienza. Inoltre, tale metodo concerne la elaborazione di prodotti inconsci (sogni, fantasie). Considera il prodotto inconscio una espressione simbolica, che rappresenta, anticipandolo, un pezzo dello sviluppo psicologico. In merito Maeder parla di una vera e propria funzione prospettica dellinconscio che in qualche modo anticipa il futuro sviluppo psicologico [] Quindi non prende in considerazione la provenienza delle libere idee confluite nel prodotto inconscio, ma cerca di scoprire il loro orientamento, lo scopo cui tendono [Jung, 1921, p. 336]. Il cosiddetto metodo riduttivo, invece, viene applicato dal terapeuta in presenza di illusioni, finzioni o esagerazioni [Jung, 1924], o quando sia necessario intaccare una configurazione psichica morbosa: Il metodo reduttivo tratta il prodotto inconscio nel senso di una reduzione, di una riconduzione agli elementi, ai processi fondamentali, siano essi ricordi di fatti realmente avvenuti o processi elementari che hanno impressionato la psiche. Quindi, al contrario del metodo costruttivo, il metodo reduttivo guarda indietro, orientato retrospettivamente: o nel senso storico o in quello traslato della riconduzione di una grandezza complessa e differenziata a qualcosa di pi generale e di pi elementare. Sia il metodo interpretativo di Freud che quello di Alder sono reduttivi, in quanto riconducono entrambi a processi elementari, improntati al desiderio o alla aspirazione, in ultima istanza di natura infantile o fisiologica [Jung, 1921, p. 371]. La scelta per l'uno o per l'altro di questi due metodi, riservata di volta in volta
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Il sogno un frammento di attivit psichica involontaria che cosciente esattamente quel tanto che gli occorre per essere riprodotto in stato di veglia [] E una creazione singolare e strana, caratterizzata da molte cattive qualit: lassenza di logica, una dubbia moralit, una conformazione sgradevole e un evidente controsenso o assurdit [Jung, 1945/48, p. 304].

all'esperienza dell'analista, in base alla conoscenza che egli ha del carattere e della situazione dei diversi stati di coscienza del paziente. Per risultare efficace, inoltre, linterpretazione necessita del coinvolgimento di vari aspetti della personalit e della sensibilit dellanalista poich ci vuole anche sentimento perch in caso contrario i valori di sentimento del sogno, che sono oltremodo importanti, sfuggono. E senza questi linterpretazione impossibile. Visto che il sogno viene fatto dalla totalit delluomo, anche la persona che deve interpretarlo deve venirgli incontro con la sua totalit di qualit umane [] La ragione e la scienza devono essere presenti, ma non devono farsi innanzi per ricacciare indietro il cuore, il quale, a sua volta, non deve soccombere ai sentimenti [Jung, 1924, p. 62] . Per quanto concerne il simbolismo onirico, riconoscendo che oramai non pi lecito cavarsela con interpretazioni sessuali ricche di immaginazione, Jung ci ricorda come il simbolismo del sogno ha, innanzi tutto, carattere personale e pu essere chiarito solamente mediante le associazioni del paziente: Una interpretazione che non faccia i conti col paziente non raccomandabile, bench, almeno per quanto riguarda determinati simbolismi, essa non sia impossibile. Per stabilire per il significato esatto e l'accentuazione personale di un sogno indispensabile la collaborazione del sognatore. Le immagini oniriche hanno molte possibilit d'interpretazioni diverse e non ci si pu fidare che in un altro sogno o in un'altra persona abbiano lo stesso significato [] Una certa costanza di significato riscontrabile unicamente nelle cosiddette immagini archetipe [Jung, 1924, p. 62]. Nel 1928, ampliando un articolo apparso nel 1916 con il titolo La struttura dellinconscio, Jung pubblica LIo e linconscio nel quale affronta le relazioni dinamiche tra lIo e linconscio con il relativo concetto del processo di individuazione. Tra il novembre del 1928 e il giugno del 1930, presso il Club psicologico di Zurigo, Jung tiene cinquantuno sedute seminariali, presentendo il caso clinico di un proprio paziente. Raccolte nel lavoro Analisi dei Sogni [Jung, 1928/30], esse risultano essere la trascrizione pi fedele di discussioni sul sogno e sui sogni 6. Un aspetto importante contenuto nel libro costituito dal fatto che la relazione tra analista e paziente debba basarsi sul concetto del non sapere, poich solo in tal modo entrambi saranno pronti ad accettare i fatti imparziali della natura. Inoltre, certamente vero che si spiegano i sogni sulla base di una certa teoria, ma se linterpretazione sbagliata sar proprio leffetto di essa sul paziente a dimostrarlo, poich non si pu nutrire una persona con un veleno psichico e aspettarsi che esso venga assimilato. II sogno, dunque, in questi seminari presentato principalmente come un tentativo di assimilazione di contenuti psichici non ancora elaborati; e se un fatto viene accettato, viene anche assimilato, poich lo aggiungo alla mia costituzione mentale e psicologica; normalizzo la mia costituzione inconscia, assimilando fatti [Jung, 1928/30, p. 66]. A proposito del problema dell'assimilazione, inoltre, Jung sostiene anche una possibilit di relazione e di scambio di contenuti tra la psiche
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Nella Prefazione del lavoro, W. McGuire scrive: E evidente che le Note dai seminari hanno unimportanza sostanziale nel canone junghiano; presentano inoltre altri aspetti importanti. Il carattere del linguaggio parlato di Jung - il suo stile di conversazione - reso fedelmente; quanto dicono unanimemente le persone che lo conoscevano bene, e in particolare coloro che hanno assistito a una qualsiasi sessione seminariale [] Il seminario pubblicato in questo volume documenta nel modo pi completo il metodo junghiano dellamplificazione nellanalisi dei sogni di un paziente, e offre il resoconto pi dettagliato che abbiamo del trattamento di un paziente maschio da parte dello stesso Jung. Nel complesso, il seminario ci d limmagine di uno Jung rilassato e sicuro di s, imprudente e poco diplomatico, irriverente rispetto alle istituzioni e ai personaggi eminenti, spesso spiritoso, persino sboccato, bizzarramente erudito nei riferimenti e nelle allusioni, sempre sintonizzato con le risonanze pi sottili del caso di cui ha le responsabilit e sempre fedele a s stesso e alla sua vocazione [Jung, 1928/30, p. 32-33].

dei genitori e quella dei figli poich i bambini, in altre parole, potrebbero assorbire i problemi inconsci dei genitori7. Per concludere, durante questi seminari Jung affronta inoltre il concetto di sincronicit8; affermando che siamo mossi dai sogni e che essi si esprimono attraverso noi, egli osserva che non si pu fare a meno di rilevare la singolare esistenza di coincidenze significative tra sogni e fatti reali, coincidenze che sarebbe assurdo interpretare in senso causale o come un effetto diretto del sogno.

LA FORMULAZIONE PI' MATURA


(1931-1948) E mia opinione che con il saggio del 1931 L'applicabilit pratica dell'analisi dei sogni [Jung, 1931/34] il pensiero junghiano raggiunge la sua pi ampia autonomia e maturit. Se lutilit pratica dei sogni nel processo terapeutico, ci ricorda Jung, intimamente legata allammissione dellipotesi dellesistenza dellinconscio, in mancanza di una tale ammissione, il sogno non sarebbe che uno scherzo della natura [] un assurdo conglomerato di resti diurni [Jung, 1931/34, p. 151]. Nel libro, inoltre, Jung afferma che i sogni, e in special modo quelli iniziali, rivelano spesso il fattore etiologico essenziale; ma, aggiunge prontamente, altres vero che vi sono innumerevoli sogni iniziali dove tale fattore non si pu rintracciare, cos come vi sono nevrosi la cui vera etiologia pu essere compresa solo a distanza di tempo. In questo lavoro, inoltre, viene sottolineato ancora una volta come il principio della compensazione sia la regola fondamentale del comportamento psichico poich: La vita psichica, quale sistema autoregolantesi, equilibrata come la vita del corpo, cosicch per ogni iperfunzione si determinano tosto e necessariamente delle compensazioni: senza di ci non potrebbe esistere n un normale ricambio organico n una psiche normale [Jung, 1931/34, p. 164]. Dopo una certa chiarezza iniziale, inoltre, con il proseguire della terapia i sogni si fanno meno trasparenti; in realt i sogni continuano ad essere chiari ma il medico che comincia ad essere confuso riguardo agli stessi. Di fronte a situazioni del genere importante, da un punto di vista terapeutico, che il medico riconosca prontamente la propria incomprensione, perch l'impressione di esser sempre compreso risulta dannosa al paziente, in quanto lo pone in una posizione di passivit e di dipendenza nei confronti dei poteri magici del medico. Nel suddetto saggio, Jung utilizza il termine contesto, chiarendo in tal modo la sua posizione rispetto al metodo delle libere associazioni freudiane [Quando dico stabilire con cura il contesto], non intendo con ci una serie illimitata di libere associazioni a partire dalle immagini del sogno, ma un accurato e consapevole chiarimento di qui legami associativi che sono obiettivamente raggruppati in unimmagine onirica [Jung, 1931/34, p. 160]. Per Jolanda Jacobi, esso un lavoro associativo limitato e diretto, che ritorna sempre al nucleo significativo del sogno e girandogli attorno lo vuole scoprire [Jacobi,1939, p. 105], e Gerhard Adler aggiunge che mentre la psicanalisi ricorre alla associazione
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Sullargomento, lo psichiatra svizzero cita un caso clinico [Jung, 1909] in cui la terapia era resa difficile dal fatto che il paziente non raccontava mai dei sogni, fino al momento in cui, casualmente, raccont i sogni del figlio di nove anni. Secondo Jung, il figlio stava sognando i problemi del padre e questi poterono essere cos analizzati tramite i sogni del figlio. Dopo quattro settimane il padre inizi ad avere i propri sogni e i contenuti dei sogni del bambino cessarono di avere a che fare con i problemi del padre.
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Per sincronicit Jung intende una coincidenza significativa tra un evento psichico ed uno fisico, in relazione acausale.

libera, la psicologia analitica si serve di un tipo di associazione che potremmo chiamare sorvegliata o circolare [] Invece di una catena di associazioni in linea retta, prolungantesi indefinitamente, l'associazione sorvegliata effettua, per cos dire, un movimento circolare attorno ai diversi elementi del sogno [Adler, 1948, p. 46-47]. E' estremamente difficile, inoltre, che un sogno, preso singolarmente, possa venire interpretato con una qualche attendibilit, e una relativa sicurezza si ottiene invece con una serie di sogni, giacch allora i sogni successivi rettificano gli errori dinterpretazione dei precedenti, e nella serie complessiva di sogni i contenuti e motivi fondamentali si lasciano meglio individuare [Jung, 1931/34, p. 161]. Nellesposizione introduttiva presente in Childrens dreams [Jung, 1936/40], Jung considera una serie di sogni particolarmente indicata non soltanto a controllare le ipotesi interpretative o a correggere eventuali errori, ma anche in tutti quei casi in cui non possibile avere dal sognatore gli elementi sufficienti alla comprensione del sogno, come appunto nellinterpretazione dei sogni dei bambini. Nella serie di sogni, per di pi, si pu osservare come essi siano coerentemente collegati luno con laltro, manifestando la tendenza ad approfondire particolari significati da differenti prospettive e muovendosi intorno ad una sorta di nucleo centrale: Quando indaghiamo una serie di sogni, spesso troviamo conferma o correzioni sulle nostre ipotesi iniziali nei sogni successivi. Nella serie di sogni, i sogni sono collegati gli uni agli altri in modo significativo, come se essi cercassero di dare espressione ad un contenuto centrale da diverse angolazioni [Jung, 1936/40, p. 3, traduzione mia]. Pi specificatamente, nel lavoro LEssenza dei sogni, Jung sostiene che osservando attentamente una serie di sogni, si osserva il manifestarsi di una tendenza profonda e significativa, un processo evolutivo: Questo processo inconscio, che si esprime spontaneamente nella simbologia di lunghe serie di sogni, lho definito col nome di processo di individuazione [Jung, 1945/48, p. 312]. Nel saggio Psicologia e Alchimia [Jung, 1942], viene utilizzato il concetto dellamplificazione, vale a dire lapprofondimento di unimmagine onirica per mezzo di similitudini e analogie tratte dalla vita culturale dell'umanit intera, ovvero dai miti, dalle leggende, dal folclore, dalle espressioni religiose dei vari popoli: L'amplificatio sempre indicata quando si tratti di un'esperienza oscura, i cui vaghi accenni, devono essere dilatati e ampliati da un contesto psicologico per divenire comprensibili. Per questa ragione, nella psicologia complessa anche noi ricorriamo allamlificatio per linterpretazione dei sogni: perch il sogno una traccia troppo esigua per poter essere compresa tal quale; deve essere arricchita e rinsaldata da materiale associativo e analogico per poter essere compresa [Jung, 1944, p. 281]. Importante poi il lavoro Considerazioni generali sulla psicologia del sogno [Jung, 1916/48], comprendente il saggio del 1916 La psicologia dei sogni e successivamente ampliato con i contributi del 1928 e del 1948. Come scrive Jung, bene tenere a mente come il fenomeno onirico sia un sorta di teatro in cui chi sogna al contempo attore, regista, autore, pubblico e critico. In linea generale, dunque, il significato del sogno riferibile, in tutti i suoi aspetti, alla realt soggettiva di chi lo sogna. Tuttavia, lo psichiatra svizzero stabilisce anche una distinzione tra uninterpretazione a livello delloggetto e uninterpretazione a livello del soggetto. Nel 1921, infatti, Jung scrive: Per interpretazione al livello oggettivo intendo quella interpretazione di un sogno o di una fantasia nella quale le persone o le situazioni vengone riferite a persone o situazioni reali-oggettive [Jung,1921, p. 366]. Linterpretazione al piano soggettuale rappresenta invece un modo di concepire un sogno

o una fantasia nel quale i personaggi e le situazioni che vi compaiono vengono rapportati a fattori soggettivi interamente appartenenti alla propria psiche [Jung, 1921, p. 366]. Per stabilire se la priorit nella rappresentazione debba essere attribuita al soggetto o alloggetto, bisogna valutare limportanza che nella vita reale del sognatore assume la persona alla quale si riferisce una particolare immagine onirica. In altre parole, se si sogna una persona alla quale ci lega un interesse vitale, linterpretazione a livello delloggetto senza dubbio pi probabile che con laltra: Limmagine di un oggetto, se da un lato composta soggettivamente, dallaltro condizionata oggettivamente. Quando la riproduco in me, produco qualcosa che condizionato sia soggettivamente sia oggettivamente. Ora, per decidere quale aspetto predominante in un dato caso, occorre prima dimostrare se limmagine viene riprodotta grazie al suo significato soggettivo od oggettivo. Se quindi sogno una persona alla quale mi lega un interesse vitale, linterpretazione al livello delloggetto senza dubbio pi probabile che non laltra. Se invece sogno una persona a me indifferente, con la quale non ho realmente niente a che fare, pi probabile linterpretazione al livello del soggetto [Jung, 1916/48, p. 285-286]. Altro aspetto importante del sogno la cosiddetta funzione prospettica, vale a dire lanticipazione di un progetto, un abbozzo preliminare di future azioni coscienti del sognatore; non si tratta di profezie, ma tale funzione si collega alla concezione costruttiva e sintetica dellinconscio: Che la funzione prospettica del sogno sia in certi casi notevolmente superiore alla precombinazione cosciente non dovrebbe stupire, dal momento, che il sogno procede dalla fusione di elementi subliminali, ed quindi una combinazione di tutte le percezioni, i pensieri, e i sentimenti che, data la loro debole accentuazione, sono sfuggiti alla coscienza. Inoltre vengono in aiuto del sogno anche le tracce mestiche subliminali che non sono pi in grado di influire efficacemente sulla coscienza. Quando si tratta di stabilire una prognosi il sogno pu trovarsi spesso in una situazione molto pi favorevole che non la coscienza [Jung, 1916/48, p. 274]. Per concludere l'analisi del pensiero di Jung riguardo ai sogni, doveroso citare il saggio del 1945 e ampliato nel 1948, L'essenza dei sogni [Jung, 1945/48]. Riguardo alla qualit o alla natura dei sogni, la visione junghiana considera che accanto ai sogni pi comuni, i Piccoli sogni, che possono essere pi o meno esaurientemente interpretati ricorrendo alle associazioni del sognatore, ne esistono altri, meno frequenti e dotati di un carattere numinoso e illuminante, i Grandi sogni. Questi ultimi si presentano in periodi decisivi, in fasi particolari della vita di un individuo e rimandano a tappe significative che sono comuni a tutta lumanit. Tali sogni, mostrano un carattere estraneo alla coscienza in quanto provengono dallo strato pi profondo dellinconscio, cio da quella parte collettiva della psiche: Non tutti i sogni hanno la stessa importanza. Gi i primitivi distinguono tra piccoli e grandi sogni. Noi diremmo piuttosto sogni insignificanti e sogni significanti. [...] Ho analizzato molti sogni di questo tipo e vi ho rintracciato spesso una particolarit che li distingue da altri sogni. Infatti in questi sogni affiorano immagini simboliche che incontriamo anche nella storia dello spirito umano. E' degno di nota il fatto che colui che sogna pu perfettamente ignorare l'esistenza di simili paralleli. Essi contengono cosiddetti motivi mitologici o mitologemi, che io ho definito col termine di archetipi. Si intendono con tale termine forme specifiche e nessi figurativi rintracciabili in forma analoga non soltanto in tutti i tempi e in tutti i paesi, ma anche nelle fantasie, nelle visioni, nelle idee illusorie e nei sogni individuali. La loro frequente presenza in casi individuali, come la loro ubiquit etnica, dimostra che la psiche umana soltanto in parte unica e soggettiva o

personale: per l'altra parte invece collettiva e oggettiva. Noi parliamo quindi da un lato di un inconscio personale, dall'altro di un inconscio collettivo, il quale rappresenta in certo modo uno strato pi profondo rispetto all'inconscio personale, pi prossimo alla coscienza [] Tali sogni si presentano perlopi in periodi decisivi della vita, vale a dire nella prima giovinezza, durante la pubert, a mezzo del cammino (fra i trentasei e i quarantanni) e in cospectu mortis [Jung, 1945/48, p. 312-313]. Quanto alla forma dei sogni, secondo Jung essi hanno una struttura molto simile a quella del dramma teatrale dell'antichit classica, che risulta suddivisibile in quattro fasi: la prima, la Presentazione del luogo, dei protagonisti e qualche volta del tempo dell'azione; la seconda lo Sviluppo della trama; la terza, quella del Culmine (o peripeteia ); mentre la quarta rappresentata dalla Soluzione ( o lisi ), che in alcuni casi pu mancare, lasciando quindi una situazione aperta o indefinita

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Molto ha scritto Jung sul sogno. Attraverso le sue esperienze umane e professionali, lo psichiatra zurighese ha proposto, nel corso degli anni, una sorta di mappatura per muoversi meglio attraverso il difficile campo della comprensione ed interpretazione onirica; la distinzione tra linconscio personale e quello collettivo, oppure le componenti psicologiche femminile presenti nelluomo (anima) e di quelle maschile presenti nella donna (animus), sono ormai divenuti concetti indispensabili per ogni psicoterapeuta di formazione junghiana. Tra i tanti concetti rilevanti, infatti, secondo la mia esperienza personale e clinica, quello pi utile (ed originale) risulta essere la funzione compensatoria svolta dai sogni, funzione che spinge noi tutti ad una continua ricerca di equilibrio tra inconscio e coscienza, estroversione ed introversione, tra la propria persona e la propria ombra. Un bilanciamento continuo, dunque, da intendersi come assimilazione di contenuti onirici che avviene non attraverso una valutazione unilaterale, uninterpretazione, un soggiogamento dei contenuti inconsci da parte della coscienza cos come in genere si pensa e si fa -, ma una reciproca compenetrazione di elementi coscienti e inconsci [Jung, 1931/34, p. 163]. Nonostante la conoscenza di queste funzioni psichiche sia di fondamentale importanza, comunque opportuno rilevare come Jung stesso non dimenticasse mai di sottolineare i rischi che comportava una completa e acritica adesione a qualsiasi teoria: L'interpretazione del sogno di regola un compito arduo. Essa presuppone penetrazione psicologica, capacit di combinare insieme cose diverse, intuizione, conoscenza del mondo e degli uomini e soprattutto conoscenze specifiche che implicano tanto nozioni assai estese quanto una certa intelligence du coeur. Non affatto necessario possedere un sesto senso per essere in grado di comprendere i sogni. Ma occorre molto di pi che non schemi inanimati come si ritrovano nei volgari libricini dei sogni o che si sviluppano sotto l'influsso di opinioni preconcette [...] Anche chi possiede una grande esperienza in questo settore pur sempre costretto a riconoscere la propria ignoranza dinanzi ad ogni sogno e, rinunciando a tutte le opinioni preconcette, a predisporsi a un qualcosa di completamente inatteso [Jung,1945/48, p. 308-309]. Per tale ragione, allora, nonostante nel corso della sua attivit professionale Jung abbia analizzato qualcosa come 80.000 sogni, egli non pot fare a meno di rilevare come proprio il sogno fosse un bambino difficile, da trattare con attenzione e rispetto.

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