Sei sulla pagina 1di 109

Universit degli studi Kore di Enna

Appunti di
Storia della psicologia
Dispensa di Psicologia generale
Corso di laurea di I livello in
Scienze e tecniche psicologiche

Docente: Simona Nicolosi

A.A. 2006-2007
Indice

1. Le origini della psicologia.............................................................................. 3


2. Wundt, strutturalismo e funzionalismo....................................................... 18
3. Riflessologia e scuola storico-culturale........................................................ 36
4. La psicologia della Gestalt ............................................................................
5. Il comportamentismo....................................................................................
6. Freud e la psicoanalisi....................................................................................
7. Jean Piaget.......................................................................................................
8. Il cognitivismo................................................................................................
9. La scienza cognitiva .......................................................................................

2
1. Le origini della psicologia 1

1. Per una definizione di psicologia

La psicologia definita da numerosi autori come scienza del comportamento (Eysenck,


2006), Questa definizione valida perch molti psicologi attribuiscono notevole importanza
allosservazione e alla misura del comportamento dei partecipanti alle loro ricerche. Tuttavia
molti psicologi sostengono anche che sia possibile utilizzare i resoconti che i partecipanti agli
studi danno delle proprie esperienze consce. I ricercatori che utilizzano tale metodo, il metodo
dellintrospezione, ritengono che i soggetti forniscano preziose informazioni per la comprensione
del comportamento umano. proprio per questultima ragione che Sternberg (1995) ha ampliato
la precedente definizione inserendo quale oggetto di studio degli psicologi anche la mente oltre
che il comportamento. La psicologia , quindi, lo studio della mente e del comportamento.
Gli psicologi, sempre secondo Sternberg, cercano di comprendere come noi pensiamo,
sentiamo, ci comportiamo, interagiamo con gli altri e persino comprendiamo noi stessi.
necessario inoltre aggiungere che non tutti gli psicologi sono interessati al comportamento
umano, ma essi utilizzano le informazioni sul comportamento per trarre inferenze sui processi
interni e sulle motivazioni che guidano il comportamento stesso. Quindi, in definitiva, la
psicologia si pu connotare come la scienza che utilizza le evidenze introspettive e
comportamentali per comprendere i processi interni che portano le persone a pensare e
comportarsi in un certo modo nei diversi contesti della vita quotidiana (Eysenck, 2006).

1
Questa dispensa elaborata da Simona Nicolosi, ricercatrice e docente di Psicologia generale
dellUniversit degli studi di Enna/Kore. Le dispense hanno la finalit di sintetizzare i contenuti delle
lezioni di Storia della Psicologia del corso di Psicologia generale tenuto dalla docente. Qualora lo studente
volesse approfondire alcuni o tutti gli aspetti trattati, potr utilizzare i riferimenti bibliografici indicati alla
fine di ogni dispensa per risalire ai testi utilizzati per la presente trattazione.

3
2. Quando nasce il termine psicologia?
Se il cammino del pensiero umano, come afferma Paolo Legrenzi (1980) per giungere ad
affermare la possibilit di studiare con un metodo scientificamente corretto le idee, le percezioni, i
sentimenti, le emozioni [] non stato n breve n lineare, il percorso di progressiva
affermazione della psicologia come scienza autonoma, una scienza sperimentale e quantitativa
della mente staccata dalla filosofia, che si occupata della mente e del comportamento umano sin
dal De Anima di Aristotele, ma anche da altre scienze della natura, inizia soltanto dagli ultimi
decenni dellOttocento.
Un contributo irreversibile della psicologia come lo definisce Parisi (2000) nel senso che
difficilmente in futuro si potr tornare alla visione delluomo che cera prima della psicologia
consiste proprio nel metodo: per la prima volta la psicologia ha studiato gli esseri umani
attraverso un metodo sperimentale e un approccio quantitativo, simile a quello delle scienze
naturali. Questa stata una prima frattura, provocata dalla nascita della psicologia, nel dibattito
filosofico: estendere alla mente degli esseri umani lapproccio specifico delle scienze naturali,
dimostrandone empiricamente la possibilit. Lessere umano diventa oggetto di studio in un
laboratorio di psicologia, e si studia come si fa per un qualunque fenomeno di fisica, chimica o
biologia, misurando ci che succede. Anche se possibile notare che molto del funzionamento
della mente resta fuori dal metodo sperimentale e dallapproccio quantitativo.

Il termine Psicologia deriva dallunione di psych ( ) = spirito, anima e da logos


( ) = discorso, studio e pu essere tradotto letteralmente, secondo letimo greco, con
studio/discorso/scienza dellanima.
Non certo se il primo a coniare il termine fu il filosofo della Riforma Filippo Melantone
oppure un logico di Marburgo, Rodolfo Goclenio, il termine nacque sicuramente negli anni a
cavallo tra il XVI e il XVII secolo ed ebbe un cammino incerto fino al Settecento, quando fu
ripreso da un allievo di Leibniz, Christian Wolff, che design con esso una delle quattro parti in
cui andava suddivisa la metafisica (le altre tre erano lontologia, la cosmologia e la teologia).
Wolff tra laltro operava una distinzione tra psicologia empirica e psicologia razionale; la prima
si doveva occupare dei fatti psichici fondati sullesperienza, la seconda dellessenza dellanima e
delle sue facolt.

[Solo nella seconda meta dellOttocento, per, il termine psicologia] comincer ad essere
utilizzato per designare una disciplina scientifica autonoma dalla filosofia e svincolata da
ipoteche metafisiche, con unaccezione pi o meno analoga a quella odierna.
Si noti, per, che ben prima di questepoca vi erano stati alcuni tentativi di fondare una scienza
che trattasse dei fatti psichici seguendo gli stessi principi delle altre scienze naturali. Tra questi, il pi
compiuto si deve probabilmente ai cosiddetti ideologues francesi, e segnatamente a Cabanis.
comunque interessante notare che il termine psicologia non veniva allora usato che
rarissimamente in questi contesti; si preferiva piuttosto parlare di scienza del morale (intendendo
con morale linsieme dei fatti psichici), o di scienza delluomo, se non addirittura
antropologia (termine che ha oggi un significato del tutto diverso), alludendo ad uno studio che
comprendesse unitariamente gli aspetti fisiologici, psicologici e spesso anche sociali.
Tali tentativi, troppo spesso trascurati, rimasero pur sempre a livello di tentativi. Il problema che
occorre porsi, quindi, quello dei motivi che fecero si che la psicologia decollasse cos tardi come
scienza, a oltre due secoli di distanza dalla nascita della scienza moderna (Legrenzi, 1980).

I due aspetti che qui si intendono sottolineare e attorno ai quali ruota lintero nostro discorso
sono: levoluzione del concetto di psiche e la fondazione del metodo sperimentale.

4
Attraverso queste due parole-chiave possibile far discendere, attraverso la filosofia, prima e
poi, la fisiologia e la psicofisica, i nuclei teorici di una nuova mentalit che porter alla nascita
della psicologia sperimentale come scienza, autonoma e definitivamente staccata da fede e
filosofia.

3. I filosofi precursori della psicologia


Il concetto di Psicologia si basa sul paradosso secondo cui luomo oggetto di una
scienza che deve studiare. Luomo contemporaneamente oggetto e soggetto. La mente
umana, oggetto dello studio, quella che deve studiarsi. La psicologia non vuole essere solo una
scienza che studia la mente, la parte fenomenica, ma vuole capire anche i perch del
funzionamento della mente. La psicologia greca aveva in s tutti i presupposti concettuali perch
si identificasse con la filosofia (De anima - Aristotele): in particolare la filosofia mira a capire la
natura generale di molti aspetti del mondo, principalmente attraverso lintrospezione (esame delle
idee e delle esperienze interne).
I filosofi greci Platone (428-348 a.C., circa) e il suo allievo Aristotele (384-322 a.C.), hanno
influenzato profondamente il pensiero moderno in psicologia e in molti altri ambiti.
La teoria delle forme di Platone asseriva che la realt non data dagli oggetti concreti (come ad
esempio tavoli o sedie) dei quali siamo consapevoli mediante i sensi, ma piuttosto dalla forma o
eidos - dallidea astratta degli oggetti stessi. Eidos ( ) pu essere tradotto con il termine
forma, figura, modello che visibile.

Secondo Platone le idee, o forme delle cose, esistono in una


dimensione atemporale di pensiero puramente astratto. In questa
prospettiva, quindi, la realt non inerente a ciascun oggetto
particolare (ad es., questa sedia) che vediamo o tocchiamo, ma alle
idee astratte degli oggetti che esistono nelle nostre menti. Gli
oggetti percepiti dai nostri corpi sarebbero quindi solo copie
imperfette e passeggere delle idee vere, pure e astratte. Nella
Repubblica, Platone fa spiegare a Socrate come lartigiano possa
fabbricare un tavolo o un letto, guardando con gli occhi della
mente alle loro idee, cio basandosi su queste come modelli o
paradigmi.
Visibilit e conoscibilit sono connesse etimologicamente nel
Figura 1 - Platone, termine eidos; ci consente a Platone di parlare di eidos come forme
particolare della Scuola di
Atene di Raffaello Sanzio
di conoscenza intelligibili, cio di modelli che possono essere visti
con la mente e di uomini della techn che rendono visibili - e
dunque conoscibili - i modelli in base ai quali lavorano. Secondo Platone, arriviamo alla verit
attraverso i pensieri e non attraverso i sensi (Sternberg, 2000). Il progresso verso la conoscenza
viene presentato da Platone attraverso il Mito della Caverna, nel libro VIII de La Repubblica.
Platone paragona la situazione di coloro che vivono nellignoranza a prigionieri che vivono in una
grotta da sempre, legati ad una parete col viso rivolto contro questa. La parete animata da uno
spettacolo di ombre cinesi proiettate (allinsaputa dei prigionieri) da personaggi che sfilano,
davanti a un fuoco, con statue raffiguranti oggetti, allentrata dei sotterranei.
Per questi uomini, la visione del mondo limitata a quelle immagini familiari che traducono in
modo deformato la realt. Essi credono che gli oggetti proiettati alle loro spalle siano reali, e non
soltanto delle proiezioni della realt e ignorano lesterno della caverna cos come il sole (che
simboleggia il Vero, il Bene) che brilla.

5
Questa , per Platone, la condizione degli esseri umani che ignorano la Verit. Platone ipotizza
quindi che uno di questi uomini si liberi, riesca ad osservare le ombre e poi ad uscire dalla grotta.
Dopo lo stupore provocato da tale scoperta e solo dopo che i suoi occhi si saranno abituati alla
luce, allora potr riconoscere gli oggetti reali e gli stessi uomini passanti dietro il muro, fino a
guardare il sole.
La missione del filosofo, di colui che ha conosciuto la Verit e che si liberato dalle catene
dellignoranza quella di risvegliare gli uomini dal sonno delle opinioni e portarli allo stesso
processo di conoscenza, portarli a vedere con gli occhi della mente (Platone, La Repubblica,
libro VIII, 514A-518B).

Aristotele, al contrario, riteneva che la realt consiste soltanto


nel mondo concreto degli oggetti che i nostri corpi avvertono,
essendo quindi le forme astratte (ad es., lidea di una sedia)
soltanto derivazioni di oggetti concreti.
Platone e Aristotele divergevano anche sul metodo, sul come
procedere nellindagine relativa alle proprie idee. Aristotele
(naturalista e biologo, oltre che filosofo) era un empirista, la
conoscenza quindi pu essere acquisita solo mediante le evidenze
empiriche, ottenute attraverso lesperienza e losservazione.
La prospettiva aristotelica collegata ai metodi empirici
utilizzati nella ricerca nei laboratori e sul campo - su come le
persone pensano e si comportano. Secondo gli empiristi, la realt
consiste negli oggetti e nelle nostre azioni su di essi; allo scopo di
comprendere questi oggetti e le nostre azioni su essi, dobbiamo
quindi osservarli (Sternberg, 2000).
Figura 2 - Aristotele, particolare della
Scuola di Atene di Raffaello Sanzio

Gli aristotelici tendono quindi a indurre principi o tendenze generali sulla base
dellosservazione di molti esempi specifici di un fenomeno. Ad esempio, gli empiristi potrebbero
indurre principi relativi a come percepiamo le parole osservando le persone impegnate nella
lettura o in altri compiti che coinvolgono la percezione di parole (Sternberg, 2000).
Al contrario, per Platone la realt vera consiste nelle forme astratte, non nelle copie
imperfette della realt osservabili nel mondo al di fuori delle nostre menti, quindi non possibile
utilizzare i metodi empirici. Losservazione, metodo privilegiato dellempirista, allontana dalla
verit, perch gli oggetti e le azioni osservate sono imperfette e transeunti.

[Lapproccio di Platone era invece razionalista perch utilizzava] lanalisi logica per capire il
mondo e le relazioni delle persone con esso. Per Platone, il razionalismo era coerente con il suo
punto di vista dualistico sulla natura del corpo e della mente: la conoscenza trae origine solo per
mezzo della mente, della ragione e della speculazione sul mondo delle idee astratte, piuttosto che
sul mondo materiale del corpo. I razionalisti tendono quindi in generale a dedurre esempi specifici
di un fenomeno a partire da principi generali. Ad esempio, i razionalisti potrebbero dedurre da un
insieme di principi generali relativi alla percezione che specifici lettori percepiscono le parole nei
modi descritti dai principi generali sulla percezione.
La concezione aristotelica, quindi, implica direttamente un approccio empirico alla cognizione,
mentre la teoria platonica mette in primo piano i diversi usi del ragionamento nello sviluppo delle
teorie.
Le teorie razionaliste senza alcuna connessione con le osservazioni rischiano di non essere
valide, ma viceversa cumuli di dati (osservazioni) privi di un contesto teorico che li organizzi
potrebbero non essere utili affatto. E possibile considerare la visione razionalista del mondo di

6
Platone come tesi, e la teoria empirista di Aristotele come la sua antitesi. La maggioranza degli
psicologi cognitivi odierni alla ricerca di una sintesi delle due posizioni. Essi basano le
osservazioni empiriche sulla teoria, ma usano di converso queste osservazioni per rivedere le loro
teorie (Sternberg, 2000).

Un altro punto di divergenza tra Platone e Aristotele rappresentato dallorigine delle idee.
Da dove provengono le idee secondo i due filosofi? La risposta consegue logicamente da
quanto detto fin qui. Infatti, secondo Platone le idee sono innate ed necessario per tirarle
fuori dalla mente, mentre secondo Aristotele le idee sono acquisite attraverso lesperienza.
Anche oggi gli psicologi discutono sullereditariet o sullacquisizione dallesperienza di
capacit e attitudini, come ad esempio le abilit linguistiche o lintelligenza. Altri psicologi
contemporanei sono invece alla ricerca di una sintesi che consenta di combinare la concezione
platonica delle idee innate e la tesi aristotelica delle idee acquisite.
Nel diciassettesimo secolo, il filosofo razionalista, Ren Descartes (Cartesio) (1596-1650),
concordando con Platone, considerava i metodi introspettivi e riflessivi superiori rispetto ai
metodi empirici nella ricerca della verit.
Sono due gli aspetti del pensiero cartesiano che occorre sottolineare ai fini del nostro discorso.
In primo luogo, la distinzione tra res cogitans e res extensa, cio tra anima pensante e corpo,
considerato, secondo la concezione meccanicista (propriamente illuminista), come una macchina.
Cartesio si riferiva anche agli studi del fisiologo Harvey, che aveva scoperto nel 1628 la cir-
colazione del sangue e ne aveva dato una perfetta interpretazione meccanicista del
funzionamento corporeo.
In secondo luogo, la dottrina delle idee innate.

Distinzione tra res cogitans e res extensa:


Cartesio, distingue il corpo, la materia che ha unestensione, dallo spirito che pensa. Egli
intenzionalmente non parla di anima, per evitare di incorrere negli equivoci della filosofia
precedente. Res cogitans e res extensa interagiscono in un punto privilegiato: la ghiandola pineale o
epifisi. Il corpo pu essere considerato come un meccanismo perfetto, come ad es. lorologio, e
se si esclude il pensiero, la res extensa in grado di funzionare autonomamente.
Laffermazione della liceit di studiare luomo come meccanismo, accettata a partire dalla
seconda met del XVII secolo, da un lato consente di dare un enorme impulso alle ricerche
anatomiche e fisiologiche e costituisce una rottura epistemologica secondo la definizione di
Bachelard di dimensioni considerevoli, mentre dallaltro lato i problemi religiosi connessi che
possono porsi sono relativi non pi alla res extensa ma alla res cogitans.

La dottrina delle idee innate:


Cartesio distingueva tra tre tipi di idee: derivanti dai sensi, derivanti dalla memoria o
dallimmaginazione, innate. Il primo tipo permette di costituire un legame tra mente e oggetti rea-
li. Con il secondo tipo non si vede con gli occhi, ma con la mente, non detto quindi che queste
idee si conformino alla realt. Le idee innate sorgono invece direttamente dalla mente come
principi basilari, come, ad esempio, quelle di Dio, di s, gli assiomi matematici, e cos via. Anche
se tali idee sono innate, non significa che esse siano chiare e distinte alla coscienza delluomo,
ma che egli debba scoprirle in s stesso.
Secondo Cartesio, lesperienza sensoriale ha un ruolo fondamentale nella scoperta delle idee
innate sia in positivo che in negativo. Nel primo caso, losservazione della natura ci consente di
scoprire delle propriet in essa, che in realt possedevamo gi a livello implicito: ad esempio,
scoprire delle relazioni matematiche tra gli oggetti che ci circondano.
In negativo, lesperienza sensoriale pu indurci sempre in errore mascherando alcune idee
innate.

7
Il concetto di idea innata, tuttavia, soffre di una certa ambiguit negli ultimi scritti di Cartesio,
in cui queste appaiono pi una sorta di predisposizione innata che consente di formare le idee sulla
base dellesperienza. , inoltre, sempre la res cogitans a formare idee, anche quando queste sono
attivate dallesperienza sensoriale.
Ma laspetto della speculazione filosofica cartesiana che qui si vuole sottolineare che
attraverso la teoria delle idee innate si postula una totale indipendenza tra corpo e mente e un
dualismo mente/corpo che si ritrover anche nelle teorie psicologiche di fine Ottocento e inizio
Novecento. Alla mente, quindi, non pi necessario il corpo (compresi cervello e organi di
senso) per esplicare la sua azione, perch in essa sono compresi, innati, i principi che le
consentono di funzionare.

A differenza di Cartesio, il filosofo John Locke (1632-1704) e gli altri empiristi inglesi
condividevano la posizione di Aristotele per losservazione empirica. Lattribuzione di valore
allosservazione empirica di Locke, era associata alla sua concezione secondo la quale gli esseri
umani sono una tabula rasa nascono privi di conoscenza devono quindi cercare la
conoscenza attraverso losservazione empirica. In tal senso, la vita e lesperienza scrivono tale
conoscenza su di noi. Secondo Locke lo studio dellapprendimento la chiave per capire la mente
umana. Come rileva egli stesso nel suo Saggio sullintelletto umano (1690) la mente non ha nulla da
pensare se prima lesperienza non le ha fornito le idee su cui riflettere. Queste idee si ricevono
con lesperienza e non esistono quindi idee innate.
Inoltre, lapporto di Locke si inserisce in uno degli aspetti fondamentali che concorrono alla
nascita della psicologia sperimentale: la differenza tra essenza e funzioni dellanima.
Il filosofo inglese separa, allinterno dellanima, il concetto di funzione da quello di essenza e
supera le speculazioni dualistiche di Cartesio, che ancoravano irriducibilmente il cogitare ad una
res, ad una sostanza. Con Locke lo studio della psiche diventa possibile, in quanto la psiche una
parte, s separata dal corpo, ma che ha soprattutto delle funzioni che possono diventare oggetto
di scienza.

La psicologia come disciplina scientifica nasce perch parte da una nuova mentalit,
staccandosi dalla filosofia e dalla fede, per collocarsi come scienza autonoma, prima ancora di
chiamarsi tale con lapertura a Lipsia nel 1879 del primo laboratorio sperimentale.

La disputa tra empirismo e razionalismo raggiunse un picco nel diciottesimo secolo, quando il
filosofo tedesco Immanuel Kant (1724-1804) inizi un processo di sintesi di queste posizioni.
Nella sua discussione inerente la contrapposizione tra empirismo e razionalismo e lorigine della
conoscenza innata o acquisita tramite esperienza , Kant dichiar decisamente che sia il
razionalismo che lempirismo hanno ragione di essere e che queste due impostazioni devono
procedere insieme nella ricerca della verit.

Se da una parte, impossibile negare che lesperienza fornisce conoscenza indispensabile; Kant
ha definito conoscenza a posteriori la conoscenza basata sullesperienza; questo tipo di conoscenza
ha luogo dopo lesperienza. Ad esempio, la maggior parte di noi ha appreso dopo pochi esami che
prepararsi allultimo minuto per un esame non il modo pi efficace e redditizio di studiare.
Dallaltra, una parte della conoscenza (a cui Kant si riferito nei termini di verit generale) esiste
indipendentemente dallesperienza individuale. Questa verit generale una conoscenza a priori;
tale conoscenza esiste indipendentemente dal fatto che siamo consapevoli o meno di essa attraverso
la nostra esperienza. A questo riguardo, la conoscenza matematica un esempio di conoscenza a
priori. infatti difficile immaginare che lesperienza futura possa violare fatti matematici a priori
come: 2 x 3 = 6 (Sternberg, 2000).

8
Secondo Kant, i dati senza concetti sono ciechi, i concetti senza dati sono vuoti: le conoscenze
hanno bisogno del materiale empirico, ma il materiale empirico necessita delle categorie per
essere elaborato.

Non sembra quindi che i due assunti secondo i quali la conoscenza innata (nature) o acquisita
(nurture) mediante lesperienza si escludano a vicenda.
Ci si pu chiedere a questo proposito se Kant ha posto fine alle discussioni precedenti una volta
per tutte. La risposta certamente negativa. Al contrario, gli studiosi dovranno sempre affrontare
aspetti di queste problematiche relative alla natura dellindagine sulla mente. Tuttavia Kant ha
efficacemente ridefinito molte delle questioni con cui diversi filosofi anteriori erano stati alle prese.
Lenorme impatto del pensiero kantiano sulla filosofia venuto ad interagire con lesplorazione
scientifica del corpo e delle sue funzioni del XIX secolo, determinando una profonda influenza
sulle possibilit di emergere come disciplina autonoma della psicologia nella seconda met del XIX
secolo (Sternberg, 2000).

La psicologia si stacc dalla fede e dalla filosofia, ma si apr una dicotomia tra studio
delluomo, strutturato come un qualsiasi studio scientifico, e studio della funzione, della
percezione della mente. Tendenze opposte, queste, alla precedente concezione dellanima vista
attraverso la fede e la filosofia. I filoni in cui si articolarono queste nuove tendenze furono tre:
fisiologia, psicofisica ed evoluzionismo.

4. La nascita della psicologia sperimentale


Non fu solo la filosofia a fornire le basi per la costruzione del nuovo edificio scientifico,
quando Wundt fond il primo laboratorio a Lipsia nel 1879, la sua opera fu il frutto della
confluenza di apporti provenienti da molte vie differenti. Vediamo quali.

La psicofisica
Le scoperte del fisiologo E. Weber (1795-1878) - fisiologo, anatomista e psicologo
tedesco hanno fatto compiere alle conoscenze nel campo della fisiologia un passo in avanti
decisivo per la psicologia. Weber riprese una legge studiata da Bouguer nel 1729 (Essai
doptique), che misura la quantit di cambiamenti, di uno stimolo, percepibile dal soggetto e
lintensit dello stimolo.

= I x K

Minima variazione dello stimolo Intensit dello Costante


percepibile, ovvero quanto stimolo
riusciamo a percepire

Secondo tale formula, il rapporto tra il valore dello stimolo fisico I e la soglia differenziale ( ),
ovvero la quantit di cambiamento dello stimolo necessaria per produrre una differenza
avvertibile dal soggetto il 50% delle volte, costante (K).

9
Tale formula per non poteva essere applicata per misure troppo piccole e per misure troppo
grandi, non era precisa negli estremi. La costante non sarebbe realmente costante perch se i
valori aumentano o diminuiscono oltre una certa gamma, K non corrisponde pi.
questa relazione che Fechner (1860) modific, includendo nella formula il logaritmo.
Secondo Fechner lintensit della sensazione che il soggetto ha dello stimolo proporzionale al
logaritmo (log) della grandezza fisica dello stimolo stesso. Pertanto, sebbene sia vero ci che
afferma Weber, che la grandezza della soglia differenziale aumenta quando cresce la grandezza
dello stimolo standard, la funzione non lineare. Ogni soglia differenziale richiede un aumento
sempre maggiore dello stimolo man mano che cresce la grandezza dello standard.
Gustav Theodor Fechner (1801-1887) psicologo e filosofo tedesco. Fisico di un certo valore,
aveva dovuto abbandonare la ricerca per una grave infermit agli occhi ancora in giovane et,
cominciando

ad occuparsi di problemi filosofici, con una curiosa venatura mistica impregnata tra laltro di
influssi orientali, e nello stesso tempo, contradditto-riamente, orientato a dare una risposta
materialistica ai problemi scientifici. [] siamo nel periodo in cui in Germania aperta la
cosiddetta questione materialistica, che vede in posizioni contrapposte da un lato a difesa del
vitalismo i grandi scienziati accademici, portavoce della scienza ufficiale, in primo luogo il
fisiologo Mller e il chimico Liebig; e dallaltro soprattutto alcuni giovani fisiologi, quali
Helmholtz e Du Bois-Reymond che sosterranno la necessit di considerare anche gli esseri viventi
soggetti alle stesse leggi valide per il resto della natura.
Tale controversia, come ovvio, non poteva non essere di grande rilievo ai fini della nascita della
psicologia. La posizione di Fechner nella controversia abbastanza insolita. A ben guardare, il suo
materialismo abbastanza radicale, anche se appare continuamente smentito dallaffermazione
dellesistenza dellanima. Ma lanima, lo spirito, per Fechner qualcosa di ben diverso da quello
che per i vitalisti. Lo spirito infatti non altro che una propriet della materia, inerente alla sua
organizzazione in atomi. E ogni materia, non solo quindi gli uomini, ma gli animali, le piante,
anche la sostanza inorganica, la terra, le pietre, i corpi celesti, ogni materia dunque, in quanto
composta di atomi, dotata di anima. E tale anima tanto pi complessa, quanto pi complessa
la struttura della materia a cui inerisce [Fechner 1851].
Spirito e materia, infatti, a ben guardare, non sono altro che due facce della stessa medaglia, due
aspetti derivanti da modi di osservazione distinti della stessa realt, ontologicamente unitaria.
Possiamo, auto-osservandoci, essere consapevoli dei nostri pensieri, delle nostre sensazioni, delle
nostre emozioni; tale osservazione ci mette, sul piano della pi semplice esperienza, a diretto
contatto con lanima. Ma lanima, e i suoi prodotti, non sono che effetto di processi che
avvengono nella materia che compone il nostro corpo, il nostro sistema nervoso. Tale modo di
osservazione non riesce quindi a farci constatare i processi che avvengono nella materia e che
determinano tali fatti nellanima.
Allo stesso modo, tuttavia, cambiando tipo di osservazione, la scienza ci consente di determinare
quali sono i processi che si svolgono nella materia, e che causano tali effetti nellanima. Potremo
quindi vedere cosa avviene nel cervello, ad esempio, a livello fisico, chimico, fisiologico. Ma una
volta che ben abbiamo fatto queste osservazioni, ci sfuggir completamente cosa avviene
nellanima. In altri termini, abbiamo i modi di rilevare cosa avviene nellanima, ma ci non ci
consente di rilevare cosa avviene nella materia; e di converso, abbiamo i modi di rilevare cosa av-
viene nella materia, ma il loro uso non ci consente di rilevare cosa avviene nellanima. Ma
questultima [] non altro che una propriet dellorganizzazione atomica della prima.
Il ponte che Fechner getta per unire corpo e anima, spirito e materia, quello della psicofsica
[1860]. Attraverso questa nuova scienza possibile determinare in modo unitario e attraverso una
precisa relazione matematica la relazione che intercorre tra questi due aspetti di ununica realt
(Legrenzi, 1980).

10
Bouguer, Weber e Fechner volevano capire il rapporto fra stimolo e reazione, seppur in una
logica positivistica, volevano capire la parte individuale. Un autore che si accorse meglio di
questa differenza fu Helmholtz. Attraverso i tempi di reazione si accorse delle differenze
individuali delle percezioni, stabilendo che vi una variabilit anche nello stesso individuo se
varia la parte dello stimolo. Non esiste, dunque, una percezione uguale per tutti.

Anche gli astronomi diedero il proprio contributo alla nascita della psicologia scientifica.
Il problema, posto allinizio del secolo dallastronomo tedesco Bessel, non riguardava tanto
questioni relative alloggetto dellastronomia, ma contingenti e legate alle modalit di osservazione
astronomica allora in uso. Come ci spiega Legrenzi:

fin verso la met del secolo scorso, la velocit di spostamento dei corpi celesti veniva misurata in
questo modo. Al telescopio veniva applicato un reticolo; lastronomo, osservando il ciclo attraverso
il reticolo, udiva contemporaneamente il suono di un orologio. Quando il corpo celeste di cui si
voleva misurare la velocit entrava nel reticolo, lastronomo cominciava a contare i battiti
dellorologio, e rilevava quindi il numero di tali battiti nel passare del corpo celeste da un posto ad
un altro prefissato del reticolo.
Tale metodo non aveva mai dato apparentemente luogo ad inconvenienti, almeno fino al 1796,
anno in cui il regio astronomo di Greenwich Maskelyne licenzi il suo assistente Kinnerbrook,
poich da qualche anno le rilevazioni fatte da questi si erano dimostrate errate, con scarti che erano
andati aumentando con il passare del tempo sino ad assumere un rilievo clamoroso. Lepisodio,
annotato negli annali dellosservatorio di Greenwich, cadde circa venti anni pi tardi sotto gli occhi
di Bessel, astronomo di Knigsberg. Questi rimase sorpreso dallentit dellerrore, e si chiese se in
realt ci non fosse dovuto pi che a negligenza, a differenze individuali esistenti tra le persone
chiamate a svolgere questi tipi di compiti. Confront quindi i propri tempi di osservazione con
quelli ottenuti da altri illustri astronomi, e pot rilevare lesistenza di differenze abbastanza
sistematiche tra le varie persone nella rilevazione dei tempi.
Le osservazioni di Bessel suscitarono un enorme interesse nel mondo dellastronomia. Si ritenne
che ricerche appropriate avrebbero consentito di determinare la cosiddetta equazione personale di
ogni osservatore. Si pensava cio che si sarebbe potuto stabilire per ogni osservatore il tipo di
errore sistematico che compiva, e in tal modo si sarebbero potute depurare le osservazioni da tali
errori individuali.
Nasceva cos la problematica dei tempi di reazione (nome che fu dato solo nel 1871 a questo
fenomeno dal fisiologo Exner; allora si parlava di tempi fisiologici): lo studio, cio, del tempo,
necessario perch una persona risponda alla presentazione di uno stimolo. Per cercare di ridurre i
margini di errore, infatti, verso il 1840 si cominciarono a studiare altri metodi di osservazione. Si
ritenne, cos, che lerrore potesse essere dovuto allinsieme di operazioni tuttaltro che semplici che
lastronomo doveva compiere nel corso dellosservazione. Egli infatti doveva rilevare due stimoli
visivi (il passaggio del corpo celeste allingresso e alluscita del reticolo), degli stimoli uditivi (il
battito dellorologio), e contemporaneamente compiere loperazione di contare.
Si pens che losservazione potesse essere resa pi semplice con luso di apparecchiature, dette
variamente tachigrafo, chimografo, ecc. Queste consistevano sostanzialmente in un cilindro con
attorno della carta, imperniate su motore rotante, e con a contatto una penna scrivente fissa. Nel
momento in cui il corpo celeste penetrava nel reticolo, losservatore doveva premere un pulsante,
che metteva in moto il motore. Una seconda pressione sul pulsante, alluscita dal reticolo del corpo
celeste, avrebbe arrestato il motore. Essendo nota la velocit del motore dalla lunghezza della
traccia lasciata dalla penna sul cilindro si poteva risalire al tempo trascorso tra le due pressioni sul
pulsante, e quindi alla velocit del corpo celeste (Legrenzi, 1980).

Tempi di reazione e metodo sottrattivo di Donders

11
Una volta che a met ottocento furono introdotti in astronomia metodi di rilevazione
fotografica si perse ogni interesse per largomento. La psicologia riceveva per in eredit il
metodo dei tempi di reazione, che fu utilizzato, tra il 1860 e il 1867 dal fisiologo olandese, Frans
Cornelis Donders.
Nelle sue ricerche Donders si era ispirato ad un utilizzo dei tempi di reazione escogitato da
Helmholtz per rilevare la velocit di conduzione delle fibre nervose. Helmholtz nel suo
esperimento somministrava ad un soggetto uno stimolo, ad esempio un lieve shock elettrico, in
un punto di un arto, e il soggetto doveva premere un pulsante non appena riceveva tale stimolo.
In questo primo passaggio veniva misurato il tempo di reazione. Successivamente Helmholtz
somministrava un altro stimolo in un punto diverso dello stesso arto, registrando un secondo
tempo di reazione. Se il primo stimolo era applicato alla base dellarto, e il secondo allestremit
opposta, il secondo tempo di reazione risultava pi lungo del primo. La differenza tra i due
quindi un indice del tempo occorrente allo stimolo per giungere dallestremit dellarto alla sua
radice.
Secondo Helmholtz era sufficiente calcolare il rapporto tra la differenza della lunghezza tra i
due punti di applicazione e la differenza tra i due tempi di reazione, per determinare la velocit
dellimpulso nervoso. Anche se il ragionamento di Helmholtz era valido sul piano logico, in realt
egli non teneva conto di molti fattori. Uno dei quali che la velocit di un impulso nervoso
dipende anche dal diametro della fibra e non ha un valore assoluto.
Donders riprese dallesperimento di Helmholtz limpiego del metodo sottrattivo tra tempi di
reazione. Secondo Donders, un fisiologo (oltre che oculista), ci che impediva alla psicologia di
diventare scienza era limpossibilit di dare delle misurazioni oggettive, secondo parametri fisici,
dei processi mentali. Per superare tale difficolt pens di avvalersi della rilevazione dei tempi di
durata dei processi mentali e del metodo sottrattivo. Donders voleva scoprire se, al di l
dellosservazione fisiologica, nella mente avviene un processo che richiede del tempo; dimostrare
ci significava contemporaneamente dimostrare lesistenza del processo stesso.
Donders e il suo allievo, De Jaager, attuarono un esperimento (1868-1869) applicando il
metodo sottrattivo alla misurazione di tempi di reazione in tre condizioni.
Come esemplificato nello schema seguente, la prima condizione (a) comprendeva uno stimolo
a cui doveva essere data una risposta; la seconda condizione (b) comprendeva pi stimoli, a
ognuno dei quali corrispondeva una risposta diversa ed infine la terza condizione (c)
comprendeva pi stimoli, ma solo ad uno di essi doveva essere data risposta, mentre agli altri il
soggetto non doveva rispondere.
Donders pot cos constatare che i tempi a erano i pi brevi di tutti, seguivano i tempi c, i pi
lunghi erano i tempi b.
Secondo Donders, la differenza tra i tempi c - a indicava il tempo occorrente al soggetto per
discriminare tra gli stimoli, e scegliere quindi quello a cui occorreva rispondere; e la differenza b -
c indicava invece il tempo necessario al soggetto per discriminare tra le risposte.

12
Schema dellesperimento di Donders (1868-1869)

Condizione a)
Stimolo 1 --> Risposta 1 Tempo di reazione semplice

Condizione b)
Stimolo 1 --> Risposta 1
Stimolo 2 --> Risposta 2 Il soggetto deve discriminare fra gli stimoli
Stimolo 3 --> Risposta 3

Condizione c)
Stimolo 1 --> Nessuna risposta
Stimolo 2 --> Nessuna risposta Il soggetto deve discriminare fra le risposte
Stimolo 3 --> Risposta esatta oltre che tra gli stimoli

Attraverso la differenza tra i te mpi di re azione, Donders intendeva misurare


i tempi dei processi psicologici di scelta:

c a = discriminazione fra stimoli


b c = discriminazione fra le risposte

Tali tempi di discriminazione corrispondevano appunto a quei processi puramente psicologici


di scelta a cui veniva finalmente fatto corrispondere un indice di misurazione fisico.
Il metodo sottrattivo di Donders suscit un notevole entusiasmo e venne tra laltro
ampiamente impiegato da Wundt, nel suo laboratorio di Lipsia. Wundt sperava, attraverso
compiti pi complessi, di poter dimostrare tramite la sottrazione dei tempi di reazione, lesistenza
delle fasi in cui riteneva si articolassero i processi mentali, ma il suo programma non ebbe
successo e le critiche rivoltegli dai contemporanei portarono alloblio anche il contributo di
Donders, gi nei primi decenni del novecento.

La fisiologia
La fisiologia stata la scienza che forse ha pi contribuito alla nascita della psicologia
scientifica: non partiremo dalle scoperte fisiologiche di Harvey della circolazione sanguigna, che
consentirono nel XVII secolo di concepire luomo come meccanismo, ma vedremo per i
principali contributi dati dai fisiologi alla nascita della psicologia scientifica.

Larco riflesso
Che cos il riflesso? Stimolando determinati recettori sensoriali, si provocano
automaticamente (e cio senza intervento della volont del soggetto) delle risposte automatiche.
Si parla di arco riflesso, in quanto il substrato nervoso composto di una parte afferente (il
recettore sensoriale, e il nervo sensoriale che dal recettore porta limpulso nervoso al centro) e di
un ramo efferente (la fibra motoria che dal centro conduce agli effettori periferici). Al centro
(ad esempio, nel midollo spinale) ramo afferente ed efferente sono a contatto pi o meno diretto,
di modo che limpulso nervoso proveniente dalla stimolazione sensoriale s scarica direttamente

13
sul ramo efferente, senza dover passare a livelli pi elevati che coinvolgano la volont
dellindividuo. Ad esempio, questo il meccanismo del riflesso rotuleo, per cui la stimolazione
della rotula con il martelletto provoca per via riflessa la contrazione del quadricipite femorale, con
conseguente estensione della gamba. (Legrenzi, 1980)

Legge di Bell e Magendie


La legge di Bell e Magendie prende il nome dagli autori, linglese Charles Bell e il francese
Franois Magendie che allinizio del XIX secolo arrivarono separatamente a dimostrare
lindipendenza delle vie sensoriali dalle vie motorie.
Infatti, ogni nervo che origina dal midollo spinale ha due radici; recidendo quella anteriore
viene interrotta la possibilit di movimento del segmento corporeo innervato, mentre si conserva
la sensibilit; il contrario avviene se si recide la radice posteriore.
Tale legge ebbe una notevole importanza perch si dimostrava per la prima volta che al di l
dellapparente unitariet del sistema nervoso, in esso vi erano invece delle funzioni
sostanzialmente distinte (Legrenzi, 1980).

Legge dellenergia nervosa specifica


Unaltra legge che segna un passo di notevole importanza verso la psicologia sperimentale fu
la legge dellenergia nervosa specifica, che consent di ampliare gli studi della specificit di
funzioni nel sistema nervoso in un ambito rilevante anche per gli studi psicologici: gli organi di
senso.
La legge dellenergia nervosa specifica viene attribuita di solito a Johannes Mller, che ne diede
la formulazione pi estesa, e ne intravide con maggiore lucidit le conseguenze (1834-1840) ma fu
successivamente ampliata e specificata da Helmholtz (1867), allievo di Mller. Eppure le origini di
tale legge si possono rintracciare fino nella filosofia greca, un principio analogo era stato poi
enunciato da La Mettrie ed infine lo stesso Mller ne attribuiva la scoperta a Marshall Hall, un
fisiologo inglese suo contemporaneo, autore di ricerche fondamentali sui riflessi.
Secondo tale legge, la qualit delle sensazioni che riceviamo non dipende dal tipo di
stimolazione che viene esercitata sugli organi di senso, ma dal tipo di organi di senso che
vengono eccitati. Se noi, ad esempio, esercitiamo una pressione sul nervo ottico tale da
stimolarlo, la sensazione che riceveremo non sar tattile-pressoria, ma visiva. Lo stesso stimolo,
quindi, produce sensazioni diverse a seconda dei diversi nervi che stimola.
Tale principio assunse una importanza cos grande che Helmholtz lo pose addirittura alla base
di ogni teoria scientifica delle percezioni sensoriali, perch permetteva finalmente di distinguere
tra rappresentazione e cosa rappresentata, tra caratteristica, cio, dello stimolo, e percezione.
In tal senso viene troncato definitivamente ogni elemento metafisico nello studio della
percezione, che pu cos venire a essere studiata su basi rigorosamente scientifiche, ponendosi
come autentico fondamento di una psicologia come scienza autonoma. In altri termini, non vi era
pi possibilit di confusione tra soggetto che percepisce (e che pu quindi essere studiato, sul
piano della percezione soggettiva, su base scientifica) e cosa percepita.
E il principio originale di Mller poteva essere ulteriormente esteso, compito che si assunse,
come si detto, Helmholtz. Cos, allinterno dello stesso sistema visivo, si potevano individuare
ad esempio tre tipi di fibre nervose differenziate per la percezione di differenti colori; cos nel
nervo acustico si potevano differenziare diverse fibre nervose deputate a trasmettere stimoli
corrispondenti a differenti altezze tonali.
Di particolare rilievo, nella concezione della percezione di Helmholtz era il concetto di
inferenza inconscia, secondo cui il sistema percettivo corregge, allinsaputa del soggetto, i valori
della percezione, sulla base dellesperienza passata. Per fare un esempio, noto il fenomeno,
detto della costanza di grandezza, secondo cui un oggetto lontano rispetto ad un oggetto di

14
uguale grandezza vicino, viene visto sempre della stessa grandezza, e ci malgrado il fatto che
limmagine che proietta sulla retina sia di dimensioni inferiori a quelle delloggetto vicino.
Secondo Helmholtz, ci potrebbe spiegarsi ricorrendo appunto allinferenza inconscia: sulla base
dellesperienza passata, noto al soggetto che allontanandosi limmagine retinica rimpicciolisce,
anche se loggetto rimane di dimensioni costanti. Tale esperienza fa s che inconsciamente il
soggetto corregga la percezione della dimensione di un oggetto lontano, sopravvalutandola
malgrado la piccolezza dellimmagine retinica, sulla base della distanza percepita (Legrenzi, 1980).

Darwin e levoluzionismo
Alla base della teoria di Darwin vi sono i concetti di selezione naturale e di adattamento.
Secondo questi due principi, le specie che non riescono ad adattarsi allambiente finiscono con lo
scomparire, ed anche allinterno delle stesse specie sopravvivono gli individui portatori di
caratteristiche che meglio si adattano allambiente. Nel tempo si pu assistere a un processo di
evoluzione, con una progressiva modificazione delle specie, poich gli individui che sopravvivo-
no, accoppiandosi tra di loro, trasmetteranno i propri caratteri forti ad una discendenza, che, a
sua volta, presenter in modo sempre pi accentuato i caratteri adattativi, con una progressiva
scomparsa dei caratteri che non permettono tale adattamento.
Famoso nella teoria darwiniana lesempio delle giraffe: le giraffe vivono in un ambiente in
cui necessario mangiare le foglie dagli alberi. Le giraffe con il collo pi lungo si adatteranno
meglio a tale ambiente, perch con il diradarsi delle foglie negli alberi dovuto al progressivo
consumo da parte delle altre giraffe queste riusciranno ad arrivare ai rami pi alti dove ancora vi
cibo. Le giraffe con il collo corto, non riuscendo ad adattarsi e non riuscendo ad arrivare ai rami
pi alti, finiranno invece con lo scomparire. Le giraffe con il collo lungo trasmetteranno tale loro
carattere anche ai loro discendenti. Levoluzione della specie porter quindi con il tempo alla
selezione di una specie di giraffe tutte con il collo lungo.
importante qui sottolineare che tale principio si applicava, secondo Darwin, non solo ai ca-
ratteri somatici, ma anche a quelli psichici. Questa riflessione port, da un lato, un cugino di
Darwin, Francis Galton, allo studio delle caratteristiche psicologiche individuali e della loro
trasmissione erediaria e dallaltro i funzionalismi allo studio dei caratteri psichici in quanto mezzi
a disposizione delluomo per adattarsi allambiente.
La dottrina evoluzionistica port per anche alla nascita dello strutturalismo wundtiano
attraverso Herbart, gli associazionisti, i fisiologi come Helmholtz ed infine introdusse lidea che
luomo era frutto di una duplice evoluzione: quella filogenetica, che ha portato al costituirsi della
specie umana, e quella ontogenetica, che porta allevoluzione del singolo individuo dalla nascita
allet adulta. Non pu esserci comprensione completa se non vengono studiati luomo nel suo
ciclo evolutivo, da un lato, e le specie animali, dallaltro lato.

15
Schema riassuntivo del paragrafo:

PSICOFISICA FISIOLOGIA EVOLUZIONISMO


La reazione fisiologica aveva una La fisiologia lo studio Gli aspetti dellevoluzionismo che qui ci
componente che poteva essere scientifico diretto a conoscere il interessano sono tre:
studiata come gli stessi fenomeni funzionamento interno degli l adattamento allambiente;
fisici- biologici organismi utilizzando la progressiva selezione naturale delle
leggi psicofisiche principalmente metodi empirici specie;
metodo sottrattivo di (basati sullosservazione). la duplice evoluzione, filogenetica e
Donders (1869) Di fatto, molti degli interrogativi ontogenetica, di cui luomo il risultato .
La psicologia moderna nata fondamentali in fisiologia e in Nel 1859 Darwin (1809-1882) pubblic
con lopera di Fechner (1960) e filosofia rappresentano anche Lorigine delle specie opera che
Wundt (1879) come problematiche di base allinterno rivoluzion la biologia. In tale opera si
PSICOFISICA, cio (nelle parole della psicologia contemporanea. affermava che tutti gli esseri viventi non
di Fechner) come la scienza Ad esempio, gli psicologi sono espressione di strutture immutabili,
esatta delle relazioni funzionali o cognitivi si pongono ancora la bens il risultato di fortuite variazioni dei
relazioni di dipendenza tra lo seguenti domande: Le caratteri delle specie, selezionati
spirito e il corpo. caratteristiche psicologiche e le progressivamente dallambiente.
Nella Germania del 1879, a conoscenze umane, sono innate I caratteri pi adatti alla sopravvivenza e
Lipsia W.Wundt fonda il primo (ereditate dai nostri genitori e da quindi pi funzionali allambiente
laboratorio di psicologia altri antenati) oppure acquisite sopravvivono attraverso la trasmissione
sperimentale, (apprese attraverso le nostre ereditaria degli esemplari pi forti
convenzionalmente considerato interazioni con lambiente fisico e (cio i pi adattati allambiente), a
il luogo della nascita della sociale) ; Qual il modo discapito di quelli meno adattati.
psicologia come scienza migliore di trovare risposte ai
autonoma. Wundt, allievo di problemi sulla cognizione, per
Helmholtz e di Mller mezzo di osservazioni basate
continu gli esperimenti sui sulluso dei sensi, oppure
riflessi e sullattenzione misurata utilizzando strumenti logici di
attraverso i tempi di reazione interpretazione delle
informazioni disponibili.
Mller (1834-1840) e
Helmholtz (1856), svolgevano
ricerche sui riflessi: risposte agli
stimoli esterni, i nervi che si
attivano e i tempi che
intercorrono fra lo stimolo e la
risposta fisica.
I tempi di reazione, le reazioni
nervose erano specifiche degli
organi, ma la fisiologia aveva
anche componenti psicologiche:
nella misurazione dei tempi di
reazione entra in gioco il cervello.
STIMOLO
> ORGANO RECETTORE
> CERVELLO
> RISPOSTA

16
2.Wundt, strutturalismo e funzionalismo 2

1. Wilhelm Wundt (1832-1920)


Come rileva Edward B. Titchener nel 1921, per Wilhelm Wundt, il fondatore del primo
laboratorio di psicologia sperimentale, il metodo sperimentale essenziale per definire la
psicologia come scientifica. La psicologia sperimentale di Wundt e la psicologia empirica di
Brentano definiscono la nuova psicologia entre les deux sicle assicurandole con la loro opera e il
loro esempio [] un posto tra le scienze []. Wundt e Brentano hanno, infatti, teorie e metodi
di impostazione radicalmente diversa e, per alcuni versi, opposta, tanto da far affermare a
Titchener che non c via di mezzo tra Brentano e Wundt (Titchener, 1921).

Wilhelm Wundt, medico e fisiologo tedesco, si


connota per la sua cultura, il suo eclettismo, la sua
ampissima produzione, e, a volte, per la sua
contraddittoriet: lopera wundtiana comprende la
filosofia e lepistemologia (il problema del rapporto fra
vitalismo e meccanicismo, del rapporto fra principio
causalistico e principio finalistico, o la natura della
logica e della meccanica, ecc.), la fisiologia e la
psicofisiologia (come ad esempio le teorie fisiologiche
dellassociazione), la psicologia (ad esempio il
problema della percezione del tempo o la natura
dellemozione estetica), oltre che i capisaldi di fine
ottocento della psicologia sperimentale: la psicofisica
di Weber e Fechner.
Nella vasta produzione di Wundt, Fondamenti di
psicologia fisiologica la prima opera sistematica della
psicologia scientifica: in ciascuna delle sei edizioni dei
Fondamenti - la prima pubblicata nel 1873-74 e
lultima nel 1908-11.

Figura 1. Wilhelm Wundt

Wundt apportava ampliamenti e arricchimenti derivati dai nuovi risultati delle ricerche europee ed
americane. Sebbene la sua immagine stereotipata di scienziato ottocentesco cultore dei fatti
avverso al razionalismo filosofico sia stata ridimensionata rispetto al passato, altrettanto vero
che Wundt stesso pensava che tra filosofia e psicologia ci fosse un legame indissolubile, tanto da
affermare nel saggio del 1913 La psicologia in lotta per la sua esistenza, che non dovrebbe insegnare
chi un semplice sperimentalista e non allo stesso tempo un uomo preparato
psicologicamente e filosoficamente, pieno di interessi filosofici.

2 Questa dispensa elaborata da Simona Nicolosi, ricercatrice e docente di Psicologia generale


dellUniversit degli studi di Enna/Kore. Le dispense hanno la finalit di sintetizzare i contenuti delle
lezioni di Storia della Psicologia del corso di Psicologia generale tenuto dalla docente. Qualora lo studente
volesse approfondire alcuni o tutti gli aspetti trattati, potr utilizzare i riferimenti bibliografici indicati alla
fine di ogni dispensa per risalire ai testi utilizzati per la presente trattazione.

17
indubbio, comunque, che lopera di Wundt rappresenti una base concettuale molto
complessa della psicologia scientifica, se da essa si sviluppano due correnti del pensiero
psicologico tanto diverse tra loro: lo strutturalismo e il funzionalismo.

Wundt [] divenuto lo sfondo contro cui si sarebbero staccate le figure dei movimenti [psicologici]
successivi (Boring, 1950). La ricerca storica recente sulle origini della psicologia ne ha ridisegnato la
figura mettendo in evidenza la complessit della sua opera senza appiattirla nel luogo comune di Wundt
fondatore del primo laboratorio di psicologia sperimentale.
Wilhelm Wundt nacque a Neckarau, vicino a Mannheim, nel 1832. La sua infanzia non fu facile,
soprattutto dopo la morte prematura del padre, un pastore luterano. Si ritiene che la scelta di fare il
medico (si laure a Heidelberg nel 1856) sia stata condizionata anche dallesigenza di svolgere una
professione che permettesse di superare rapidamente le ristrettezze economiche della famiglia. [] Negli
anni delluniversit a Heidelberg Wundt fu assistente del fisiologo Hermann von Helmholtz (1821-94) e
durante una permanenza nel 1856 a Berlino studi con il padre della fisiologia sperimentale, Johannes
Mller (1801-58), e con il fisiologo Emil Du Bois-Reymond (1818-96). Dopo gli anni di insegnamento, e
ricerca a Heidelberg (fino al 1874) nel campo della fisiologia, Wundt divenne professore di filosofia
prima a Zurigo (1874-75) e poi a Lipsia, dove rimase dal 1875 fino alla morte nel 1920. A Lipsia Wundt
fond quello che considerato il primo autonomo e organico laboratorio di psicologia sperimentale,
dove si formarono decine di psicologi che a loro volta fondarono nuovi laboratori di psicologia in
Germania e allestero.
La produzione di Wundt fu vastissima, quasi maniacale ( stato calcolato che per produrre le oltre
cinquantamila pagine dei suoi libri e articoli, abbia dovuto scrivere o rivedere in media 2,2 pagine al
giorno tra il 1853 e il 1920); pu essere vista lungo un percorso che va dalla fisiologia (Contributi alla teoria
della percezione sensoriale, 1858-62) alla psicologia fisiologica o psicologia sperimentale (Fondamenti di
psicologia fisiologica, 1873-74; lultima ed. fu la VI in 3 voll., 1908-11), alla filosofia (Logica, 1880-83; Etica,
1886; Sistema di filosofia, 1889) e infine alla psicologia di popoli o psicologia socio-culturale
(Psicologia dei popoli, 10 voll., tra il 1900 e il 1920). Carattere introduttivo e grandissima diffusione
ebbe il Compendio di psicologia (1896, con la IX ed. rivista nel 1911; trad. in inglese nel 1896 e in
italiano nel 1900). Una sorta di autobiografia psicologica fu scritta da Wundt con il titolo Vissuto e
conosciuto (1920). 3
Nel 1879 Wundt fond a Lipsia
lIstituto di Psicologia, il primo
laboratorio di psicologia
sperimentale nella storia della
psicologia scientifica, nel quale si
effettuavano gli esperimenti sulle
stesse problematiche che da anni
venivano gi studiate nei
laboratori di fisiologia.
Eppure limportanza del
laboratorio sperimentale di
Wundt risiedeva oltre che nella
denominazione ufficiale, che
contribuiva a stabilire
lindipendenza istituzionale della
psicologia rispetto alle altre
scienze biologiche, anche nel
Figura 2. Il laboratorio di Lipsia metodo.
Nel Compendio di psicologia
3 Paragrafo tratto da Mecacci (1995) Storia della psicologia del Novecento, Roma Laterza: pp. 5-6.

18
(1896) Wundt affermava che il metodo sperimentale e losservazione erano i due metodi
fondamentali della psicologia.
Il laboratorio di Lipsia rimase per decenni un modello che fu adottato anche in altri paesi,
spesso dagli studiosi che avevano lavorato proprio con Wundt. Dal laboratorio di Wundt sono
usciti tutti i pionieri della psicologia sperimentale, i tedeschi Kraepelin, Klpe, Meumann, gli
americani Stanley Hall, McK. Cattell, suo primo assistente, Spearman, il francese Bourdon, i belgi
Thiry e Michotte.

Anche se il metodo ufficiale sempre lintrospezione, il fatto che il laboratorio sia ritenuto
indispensabile significa che lo psicologo non si limita pi alla propria introspezione ma sente
lesigenza di controllare i suoi risultati con quelli degli altri. Ne deriva che le condizioni
dellosservazione devono essere uniformate per diventare confrontabili, esemplari, significative4
perch studiate nei dettagli. La sperimentazione non pi soltanto una possibilit, unesigenza, ma
diventa una realt. Essa richiede apparecchi per stabilire con esattezza le situazioni e registrare le
reazioni []. Nello stesso tempo daltronde, e senza volerlo, la psicologia comincia a trasformarsi in
psicologia della condotta. evidente che lo sperimentatore stabilisce regole introspettive pesanti,
ma egli nota anche ci che il soggetto dice o fa, risultati che resisteranno allerosione del tempo
anche quando le teorie saranno completamente disgregate (Fraisse e Piaget, 1963) .

Nel laboratorio di Wundt si affrontarono esperimenti su visione, udito, tatto, gusto, senso del
tempo, percezione, tempi di reazione, il sentimento, lassociazione mentale. Il metodo
sperimentale si basava sullintervento volontario dellosservatore che controllava i processi
psichici (percezione, sensazione, memoria) oggetto di analisi della psicologia individuale.
Losservazione era invece pi adatta allo studio dei prodotti dello spirito (la lingua, le
rappresentazioni mitologiche, i costumi), oggetto della psicologia sociale che, invece, non
possono essere manipolati dal ricercatore.

Secondo il volontarismo wundtiano, tutti i processi psichici umani passano attraverso quattro
fasi:
1. la stimolazione;
2. la percezione, che rende cosciente lesperienza psichica;
3. lappercezione, concetto che risale a Herbart , che costituisce una fase durante la quale
lesperienza cosciente viene identificata, qualificata e sintetizzata dalla mente;
Secondo Wundt era anche possibile misurare la durata dellappercezione (circa 0,1 secondi), durante
alcuni esperimenti sul tempo di reazione;
Ed infine 4. latto di volont, che suscita la reazione psichica, e che connotato dal libero arbitrio,
vissuto come serie di stati danimo risolutivi organizzati in una specifica successione temporale.

Sebbene nelle teorie psicologiche wundtiane permanga una spiccata componente


spiritualistica, che le sottrae allindagine scientifica modernamente intesa - come il volontarismo
- tuttavia vero che molti contenuti della sua opera costituiscono il patrimonio della psicologia
scientifica contemporanea.

Oggetto dellindagine psicologica, metodo sperimentale e principio del parallelismo


psicofisico.

4 Qui il termine significativo non inteso nella sua accezione statistica; per una spiegazione dettagliata
termine significativit nella statistica per le scienze sociali, si rimanda al calcolo probabilistico e al test di
significativit, questultimo consente di valutare la differenza tra due o pi variabili riducendo il rischio di
casualit nella valutazione dellincidenza tra variabili indipendenti.

19
Loggetto dellindagine psicologica lesperienza umana immediata, contrapposta allesperienza
mediata, che invece oggetto delle scienze fisiche. Definizione e distinzione queste di cui sono
debitori a Wundt quasi tutti i sistemi psicologici moderni, dallo strutturalismo al gestaltismo
(Legrenzi, 1980).

Nellambito della psicologia sperimentale, almeno per tutto il primo decennio del Novecento, il
metodo sperimentale fu legato allintrospezione. Solo successivamente, dopo le critiche del
comportamentismo, lintrospezione fu abbandonata. Lintrospezione intesa da Wundt come
auto-osservazione libera e personale.

Wundt codific con estremo rigore il metodo sperimentale nellambito dellindagine psicologica,
insistendo per primo sullimportanza dellaccurata identificazione, dello stretto controllo e della
precisa quantificazione delle variabili psichiche, che nel suo laboratorio erano circoscritte ai processi
sensoriali e percettivi semplici; e polemizzando duramente con chi, come Franz Brentano, teorico
della psicologia dellatto, trovava una incompatibilit di fondo fra ricerca psicologica e
sperimentazione di laboratorio (Legrenzi, 1980).

Wundt indic chiaramente i confini dellintrospezione: lanalisi era limitata a fenomeni psichici,
sensazioni e percezioni, che erano replicabili, ma non includeva il pensiero, le emozioni e la
volont.
Gli stati psichici interni potevano essere analizzati, nella psicologia scientifica, solo se manipolati
nel quadro di un esperimento psicologico dove si potessero riprodurre le stesse condizioni e si
potessero controllare rigorosamente le variabili studiate. Attraverso lintrospezione sperimentale,
il ricercatore doveva seguire la percezione interna degli eventi esterni, senza linfluenza per dei
fattori soggettivi e delle immagini derivate dalla memoria. I resoconti dei soggetti erano quindi
relativi alla percezione e quantitativi, ovvero riguardavano le caratteristiche fisiche degli stimoli
(durata, intensit, grandezza, ecc.). il soggetto doveva essere inoltre addestrato a riportare in
maniera sistematica e rigorosa i dati introspettivi, utilizzando una terminologia precisa: ci per
evitare la frammentariet nellauto-osservazione e il ricorso ad un linguaggio ordinario.

Infine, Wundt enunci un principio che continua ancor oggi a caratterizzare, a seconda che venga
accettato o venga respinto, le sistematizzazioni psicologiche: il principio del parallelismo
psicofisico. Secondo tale principio i processi mentali e i processi fisici dellorganismo umano sono
paralleli: n primi causano i secondi n i secondi causano i primi, ma a ciascun cambiamento dei
primi corrisponde puntualmente un cambiamento dei secondi (Legrenzi, 1980).

Contraddittoriet

Molte altre istanze e indicazioni di ricerca sono contenute nellopera di Wundt; e a causa della
mole e delleclettismo dellopera stessa, si tratta per lo pi di istanze e indicazioni, se non
contraddittorie, almeno divergenti. In particolare, Wundt da un lato si contrappone alla tradizionale
psicologia introspezionistica d derivazione hobbesiana, perch insiste nel porre gli eventi mentali in
relazione a stimoli e a reazioni oggettivamente conoscibili e misurabili, e difende limportanza della
ricerca sugli animali, utilizzando per esempio lindice oggettivo rappresentato dagli
elettrocardiogrammi di conigli sottoposti a stimoli dolorosi. Ma daltro lato conferisce
allintrospezione lo status di metodo psicologico privilegiato, ponendo le premesse
dellintrospezionismo sistematico del suo allievo Titchener.
Ancora, da un lato esclude dalla propria indagine sperimentale il pensiero, ma dallaltro esprime
posizioni che sono in linea con lodierna psicologia cognitivista.
O ancora, Wundt da un lato pu essere considerato il padre delle successive psicologie
elementistiche, cio di quelle psicologie - come lo strutturalismo o il comportamentismo

20
watsoniano - che scompongono la coscienza o il comportamento in elementi semplici ed
irriducibili, perch il suo esplicito ideale di scientificit rappresentato dal lavoro iperanalitico del
chimico. Daltro lato, egli formula e sviluppa concetti quali quello di sintesi creativa, che
precorrono le successive psicologie antielementistiche o globalistiche, come la psicologia della
Gestalt.
O ancora, Wundt da un lato pone le premesse storiche di una psicologia delluomo astratto o
generalizzato, non interessata alle differenze interindividuali e alle applicazioni nella vita sociale; ma
dallaltro lato dedica molta attenzione ai problemi della psicologia applicata e della psicopatologia.
Successori immediati di Wundt, strutturalismo e funzionalismo sono ambedue debitori dellopera
del grande precursore: meno direttamente il secondo, assai pi direttamente il primo, tanto che
alcuni storiografi - secondo [lAutore5] impropriamente non esitano a classificare lo stesso
Wundt come strutturalista (Legrenzi, 1980).

2. Lo strutturalismo

Al laboratorio di Lipsia approdarono da ogni parte molti ricercatori, attratti dallidea di una
psicologia indipendente e sperimentale (cfr. sopra), ma colui che pi di tutti trasmise la lezione
wundtiana fu Edward Bradford Titchener (1867-1927), il caposcuola dello strutturalismo
americano.

Titchener tradusse in inglese lopera di Wundt: ma la


tradusse di proposito solo in parte, nascondendone
leclettismo e le numerose componenti non
sperimentalistiche. Cosi facendo, egli obbediva anche
allinfluenza dellassociazionismo inglese e del fenomenismo
di Ernst Mach. La riflessione sui testi wundtiani fu per lui il
punto di partenza verso lelaborazione di un sistema
personale, rigoroso e coerente, che va sotto il nome di
strutturalismo o esistenzialismo titcheneriano o
introspezionismo e che trova il proprio manifesto in The
Postulates of a Structural Psycbology (1898) e la propria pi
matura espressione nel A Text-book of Psychology del 1910.
Giunto negli Stati Uniti nel 1892, e divenuto direttore del
laboratorio di psicologia sperimentale dellUniversit di
Cornell, Titchener lavor in campo teorico e in campo
sperimentale per oltre trentacinque anni, pubblicando dieci
libri e oltre duecento articoli, questi ultimi soprattutto
Figura 3. Edward Bradford sullAmerican Journal of Psychology, che egli diresse dal
Titchener 1895 al 1925, e che rappresent per anni la bandiera della
psicologia scientifica in terra americana. Profondamente
estraneo, per formazione e per temperamento, alla emergente filosofia nordamericana nei suoi
aspetti pragmatistici e utilitaristici, Titchener lavor nella sua Cornell University come in una torre
davorio, e dedic le sue energie di organizzatore alla costituzione di un gruppo selezionato di allievi
che volle significativamente contrassegnare con il nome di sperimentalisti []. Consacr inoltre
quasi dieci anni della sua vita alla elaborazione di una adottatissima Experimcntal Psychology (1901-
1905) in quattro volumi, comunemente conosciuta come i manuali titcheneriani di laboratorio,

5I paragrafi sono tratti da S. Marhaba, Lo strutturalismo e il funzionalismo, in Legrenzi (a cura di) (1980) Storia della
psicologia, Il Mulino, Bologna: pp.70-72.

21
che contiene dettagliatissime istruzioni relative alla conduzione dellesperimento psicologico nei
suoi aspetti tecnici e strumentali. Con la morte di Titchener lo strutturalismo concluse la sua fulgida
parabola. Rimasero alcuni allievi, voci isolate nel nuovo panorama della psicologia degli anni 30.
Fra essi va ricordato Edwin G. Boring, padre della moderna storiografia psicologica (Legrenzi,
1980).

Nellarticolo The Postulates of a Structural Psycbology del 1898 Titchener paragona la psicologia alla
biologia moderna e alle sue tre parti principali che studiano la struttura (morfologia), la funzione
(fisiologia), la crescita e il decadimento (ontogenesi). Come spiega Titchener stesso sempre nello
stesso articolo

Troviamo un parallelo alla morfologia in una parte assai vasta della psicologia sperimentale . Lo
scopo sperimentale stato analizzare la struttura della mente; di sbrogliare i processi elementari dai
grovigli della coscienza o (se possiamo cambiare la metafora) di isolare i costituenti di una data
formazione cosciente. Il suo compito la vivisezione, ma una vivisezione che dar risultati
strutturali non funzionali. Cerca di scoprire, prima di tutto, che cosa c e in quale quantit, non per
che cosa c. [] Spesso ci stato detto che la nostra trattazione dei sentimenti e delle emozioni,
del ragionamento, dellIo non adeguata; che il metodo sperimentale prezioso per lo studio delle
sensazioni e delle idee, ma non ci pu portare oltre. La risposta che i risultati ottenuti con la
dissezione dei processi superiori saranno sempre deludenti per coloro che non hanno adottato,
essi stessi, il punto di vista del dissettore. [ ...] (p. 80).

La psicologia, per Titchener, ha per oggetto lesperienza, come la fisica; quindi, la


scientificit della psicologia ha la stessa natura e lo stesso livello potenziale della scientificit della
fisica. La sola differenza tra fisica e psicologia sta nel fatto che la prima studia lesperienza
indipendentemente dal soggetto esperiente, mentre la seconda studia lesperienza dipendente
dal soggetto esperiente. Ad esempio, lo spazio e il tempo sono oggetto sia della fisica sia
dellindagine psicologica, ma mentre nella fisica questi hanno un valore costante, nella psicologia
essi dipendono dalle condizioni soggettive dellosservatore stesso (ad es. cinquanta minuti
possono essere pi lunghi di unora).

Mente e coscienza sono le due categorie generali che si riferiscono allesperienza umana
immediata: la mente la somma di tutti i processi mentali che hanno luogo nella vita di un
individuo; la coscienza la somma di tutti i processi mentali che hanno luogo hic et nunc, in un
determinato momento presente della vita dellindividuo.
Fedele alla propria ispirazione fenomenistica machiana, Titchener considera lIo o il S una
dimensione non sottoponibile allindagine sperimentale, e quindi estranea alla psicologia scientifica.
Lo scopo dellindagine psicologica consiste nel descrivere i contenuti elementari della coscienza e
nellevidenziare le leggi che presiedono al loro combinarsi e al loro susseguirsi. La psicologia
titcheneriana pertanto eminentemente descrittiva; la spiegazione dei contenuti coscienti - in
termini motivazionali, istintuali, e simili - esplicitamente demandata alla fisiologia e alla biologia
generale, cio a settori dindagine estranei alla psicologia.
Rimane da dire il perch del termine strutturalismo, che non ha nulla in comune con lo stesso
termine nel suo uso contemporaneo. Nel linguaggio titcheneriano la struttura mentale il
complesso risultato della somma di molteplici elementi coscienti semplici, come in una sorta d
mosaico o meccano psichico; scopo dellindagine psicologica la scomposizione e ricomposizione
analitica dei pezzi (Legrenzi, 1980).

Lesperienza cosciente si presenta sotto forma di percezioni, di idee, di emozioni o sentimenti.


Lo psicologo strutturalista analizza gli elementi semplici o costitutivi:
- delle percezioni, ovvero le sensazioni;
- delle idee, ovvero le immagini mentali;

22
- e delle emozioni o dei sentimenti, ovvero gli stati affettivi.

La psicologia strutturale si pone il compito di studiare la mente umana attraverso la scomposizione


dei suoi elementi (le sensazioni, le immagini e i sentimenti) e la descrizione delle leggi che
governano la loro combinazione: Lo scopo dello psicologo triplice. Egli cerca (1) di analizzare le
esperienze concrete (attuali) nelle sue componenti pi semplici, (2) di scoprire come questi elementi
si combinano, quali sono le leggi che governano la loro combinazione, e (3) di metterle in
connessione con le loro condizioni fisiologiche (corporee) (Titchener, Structural and functional
psychology, 1899, p. 15).

Tra i tre elementi, la sensazione quello pi importante e ricorrente e corrisponde alla


stimolazione di un organo sensoriale periferico. Oltre alle sensazioni relative ai cinque sensi (vista,
udito, olfatto, gusto, tatto), Titchener mette in risalto lesistenza delle sensazioni cinestesiche,
che derivano dai muscoli, tendini, giunture.
Limmagine compare nei processi mentali relativi a esperienze non attuali, come i ricordi e le
anticipazioni del futuro. Nellesperienza soggettiva

limmagine molto simile alla sensazione, ma si presenta come pi trasparente e vaporosa


rispetto alla seconda. Il rapporto fra immagine e sensazione semplice e diretto: quando un organo
sensoriale periferico stato stimolato pi volte (per esempio, abbiamo visto pi volte il colore blu),
si instaura nel cervello uno stato di eccitazione centrale che pu sostituire la stimolazione periferica
e produrre limmagine al posto della sensazione (per esempio, vediamo il colore blu con gli occhi
della mente).
Lelemento stati affettivi costitutivo delle emozioni e dei sentimenti quali lamore, lodio, la
gioia, la tristezza. Come limmagine, anchesso molto simile alla sensazione; in particolare, tanto
gli stati affettivi quanto le sensazioni si stemperano qualora vengano ripetuti: se teniamo una mano
immersa in una bacinella di acqua tiepida, la sensazione iniziale d calore diminuisce pro-
gressivamente, con ladattarsi della temperatura della pelle alla temperatura dellacqua;
analogamente, se ascoltiamo pi volte di seguito un brano musicale di nostro gradimento, lo stato
affettivo di piacere tende progressivamente a scomparire. Lesperienza quotidiana costellata di
combinazioni tra sensazioni e stati affettivi; la fame, per esempio, il risultato della somma di
sensazioni e stati affettivi di varia natura.

Gli elementi della coscienza hanno degli attributi. Gli attributi fondamentali della sensazione e
dellimmagine sono quattro:
1. la qualit (per esempio, freddo, salato, verde, ...);
2. lintensit (per esempio, un suono forte);
3. la durata (per esempio, un suono lungo);
4. la chiarezza (per esempio, una voce chiara - ovvero al centro della mia coscienza - se
lascolto intenzionalmente, mentre non chiara se la sento distrattamente, mentre faccio
qualcosaltro).
Gli stati affettivi, invece, possiedono solo gli attributi della qualit, della intensit e della durata,
cio manca lattributo della chiarezza: difatti, se ci concentriamo sulle nostre sensazioni o sulle
nostre immagini, riusciamo a renderle sempre pi chiare, mentre se ci concentriamo sui nostri
stati affettivi otteniamo leffetto opposto, cio li dissolviamo. Fra le sensazioni e le immagini da
un lato e gli stati affettivi daltro lato esiste poi unulteriore differenza: mentre gli stati affettivi
sono piacevoli o spiacevoli, le prime sfuggono a questa legge del contrasto.

23
CATEGORIE GENERALI DELLESPERIENZA

MENTE COSCIENZA

Somma di tutti i processi Somma dei processi mentali


mentali che hanno corso che hanno luogo
nella vita di un individuo in un determinato
momento

Il metodo

La psicologia procede mediante osservazione empirica, una introspezione rivolta ai contenuti


della coscienza individuale.

Il metodo adottato da Titchener fu quello della introspezione, considerato il metodo per eccellenza
della psicologia scientifica. Rispetto alla teoria wundtiana, Titchener accentu la dimensione
elementista ed escluse quegli aspetti che permettevano di collegare la psicologia sensoriale ai
processi superiori del pensiero, ai processi evolutivi e a quelli sociali. In questa impostazione
Titchener era stato influenzato sia dallassociazionismo inglese che dal pensiero di Mach, assimilati a
fondo nel periodo inglese della sua formazione. Lempirismo e il fenomenismo furono anche alla
base del rifiuto di Titchener di distinguere la fisica dalla psicologia secondo il criterio wundtiano
della immediatezza o non immediatezza dellesperienza (per Wundt la psicologia studiava
lesperienza immediata e la fisica studiava lesperienza mediata). (Mecacci, 1994).

Lintrospezione lunico metodo che caratterizza la psicologia rispetto alle altre scienze; i dati
empirici oggettivi (cio rilevabili dallesterno del soggetto, come i comportamenti) diventano
psicologici soltanto se e nella misura in cui possono essere interpretati alla luce dellintrospezione.

Per Titchener (ed anche per laltro allievo di Wundt, Klpe) sia la fisica che la psicologia partivano
dallesperienza immediata, con la differenza per che la fisica adottava il punto di vista per cui
lesperienza veniva sganciata dallindividuo che la esperiva, mentre la psicologia teneva conto di
questo individuo che esperiva. (Mecacci, 1994).

Lo psicologo introspezionista deve:


1. adottare il criterio elementistico;
2. evitare di cadere nell errore dello stimolo.
Attraverso il criterio elementistico ogni dato cosciente sottoposto allintrospezione viene
scomposto nei suoi elementi pi semplici, non suscettibili di ulteriore scomposizione psichica;
quei dati coscienti che lintrospettore - il soggetto osservatore di se stesso - non riesce, malgrado
unanalisi introspettiva rigorosa e persistente, a ridurre a componenti pi semplici sono
autenticamente elementari.

Nellintrospezione si [apprende] a riportare [lesperire sensoriale dellindividuo] (ad esempio, vedo


una forma tonda, colorata; profumata ...) e non a segmentarlo in significati di origine culturale

24
(vedo una mela), come spesso avveniva nelle introspezioni non esperte (e per cui si incorreva in
quello che Titchener definiva errore dello stimolo) (Mecacci, 1994).

Se segue sistematicamente il criterio elementistico, lo psicologo ottiene resoconti introspettivi


costituiti da una serie di parole (caldo, amaro, luminoso, piacevole,...). Ogni parola
connota univocamente una singola fase dellintera esperienza cosciente, in modo tale che
questultima - secondo la norma della ripetibilit sperimentalistica - possa essere replicata da un
qualsivoglia altro osservatore.
Si cade nellerrore dello stimolo quando si attribuiscono significati o valori ai dati
dellesperienza cosciente, che vanno invece riportati nella loro esistenzialit (di qui il termine
esistenzialismo col quale veniva talora indicato il sistema titcheneriano). In virt di un
addestramento preliminare, lungo e non facile, il soggetto impara a riferire esclusivamente la
propria esperienza cosciente immediata, scindendola dallinvolucro sociale-culturale-linguistico in
cui essa si presenta ingabbiata fin dallinizio; impara cio a descrivere il processo cosciente
determinato in lui dalloggetto-stimolo, anzich loggetto-stimolo in quanto noto come tale; a
distinguere ci che effettivamente esperisce da ci che sa riguardo alloggetto della propria
esperienza.
Nelle intenzioni di Titchener, questo introspezionismo sperimentalistico il vero e unico criterio
che differenzia la psicologia scientifica sia dalla psicologia razionale prescientifica sia dalla
psicologia funzionalista.

Per Titchener lo studio delle funzioni psichiche, perseguito dal funzionalismo, era prematuro.
Preliminare e fondamentale era invece lanalisi della struttura della mente. Isolando la struttura dalle
funzioni, si metteva in risalto lorganizzazione della mente in quanto tale, senza connetterla alle
funzioni che essa svolge in relazione ai compiti specifici, alle esigenze e alle competenze dei singoli
individui, allo stadio ontogenetico in cui essi si trovano. Si trattava quindi di una mente astratta,
quale emergeva dallo studio di soggetti adulti normali.(Mecacci, 1994).

La controversia con il funzionalismo nasceva dalla contrapposizione con una psicologia delle
funzioni (nellespressione europea, psicologia dellatto):

C [] una psicologia funzionale oltre alla psicologia della struttura. Possiamo considerare la
mente, da una parte, come un complesso di processi, modellati e foggiati nelle condizioni degli
organismi fisici. Possiamo considerarla, daltra parte, come il nome collettivo per un sistema di
funzioni dellorganismo psicofisico. [ ... ] Proprio come la psicologia sperimentale in larga misura
riguarda i problemi della struttura, cos la psicologia descrittiva, antica e moderna, si occupata
soprattutto dei problemi delle funzioni. Memoria, riconoscimento, immaginazione, concezione,
giudizio, attenzione, appercezione, volont e una schiera di gerundi, di significato pi ampio o pi
ristretto, indicano, nelle discussioni della psicologia descrittiva, le funzioni dellorganismo nella sua
totalit. [ ... ] Non si pu dire che questa psicologia funzionale, nonostante quella che possiamo
chiamare la sua maggiore naturalezza per lindagine, non stata sviluppata o con lo stesso
entusiasmo e la stessa pazienza o con la stessa precisione scientifica della psicologia della struttura
mentale. vero, ed una verit che lo sperimentalista dovrebbe essere pronto a riconoscere e a far
risaltare, che c molto che vale nella psicologia descrittiva. Ma anche vero che i metodi della
psicologia descrittiva non possono portare in questo caso a risultati scientificamente definitivi. La
stessa critica vale, come stanno le cose, per la psicologia individuale, che sta facendo un eccellente
lavoro pionieristico nella sfera delle funzioni. La psicologia sperimentale ha aggiunto molto alle
nostre conoscenze, dal punto di vista sia funzionale che strutturale, della memoria, attenzione,
immaginazione, ecc. e in futuro assorbir e quantificher i risultati di queste e altre nuove branche.
Eppure non penso che ognuno che abbia seguito il corso del metodo sperimentale, nella sua
applicazione ai processi superiori e agli stati della mente, possa dubitare che linteresse principale in

25
tutto e per tutto stato nellanalisi morfologica piuttosto che nellaccertamento delle funzioni.
(Titchener, The Postulates of a Structural Psycbology,1898)

Nel laboratorio della Cornell University Titchener e i suoi allievi pi pazienti sottoposero per
lunghi anni lesperienza cosciente al metodo introspettivo, riuscendo ad individuare ben 44.000
qualit sensoriali differenziate, di carattere visivo (oltre 32.000) e uditivo (oltre 11.000).
Ma lintrospezione sistematica non fu utilizzata esclusivamente da Titchener e fu praticata, fra la
fine dellOttocento e i primi dieci anni del Novecento, anche da Klpe, allievo e assistente di
Wundt. Professore a Wurzburg dal 1894, Klpe utilizz lintrospezione per indagare
sperimentalmente sugli stati di coscienza che appaiono irriducibili alle immagini mentali e alle
sensazioni, cos come risulta per esempio durante i giudizi comparativi fra i pesi di due oggetti. La
teoria del pensiero senza immagini rappresent una sfida al dogma del sensorialismo
titcheneriano.

3. Il funzionalismo6
Il funzionalismo fu una tipica espressione della nuova cultura nordamericana ed ebbe il suo
riferimento principale nei Principles of psychology pubblicati nel 1890 da William James - professore
prima di psicologia e poi di filosofia ad Harvard - che

rappresent per anni il simbolo della nascente


indipendenza americana nei confronti della psicologia
tedesca, e in cui per la prima volta in modo esplicito
e specifico veniva fatto riferimento al significato e
alla rilevanza per la psicologia delle teorie
evoluzionistiche di Darwin e di Spencer; teorie che,
insistendo sul rapporto fra organismo e ambiente,
trovavano vasta risonanza nel contesto socioculturale
nordamericano dei primi anni del secolo, fortemente
caratterizzato in senso pionieristico.
Strettamente legata allistanza evoluzionistica
nellopera dello stesso James, e ancor pi tipicamente
nordamericana, unaltra istanza presiedette al nascere
della psicologia funzionalistica: e cio la filosofia
pragmatistica di Mead, Moore e Dewey, elaborata
soprattutto nellambito della nuova Universit di
Chicago.
Tuttavia, il funzionalismo risent anche della
tradizione europea wundtiana; e in certo modo, non
esplicitamente, si riallacci a unaltra tradizione
psicologica europea, la psicologia dellatto
Figura 4. William James
inaugurata da Franz Brentano nel 1874, e
comunemente conosciuta come scuola austriaca
attraverso le opere successive di autori quali Stumpf,
Meinong, Lipps e il nostro Benussi: difatti, sebbene
gli psicologi funzionalisti americani non citino quasi
mai gli scritti degli psicologi dellatto tedeschi, nei

6
I paragrafi che seguono sono tratti da S. Marhaba, Lo strutturalismo e il funzionalismo, in Legrenzi (a cura di)
(1980) Storia della psicologia, Il Mulino, Bologna: pp.79-91.

26
primi rivive sostanzialmente inalterata la fondamentale categoria interpretativa dei secondi, cio
lintenzione, il tendere a della mente impegnala nellinteragire con lambiente.
Rispetto allo strutturalismo, il funzionalismo si present come un sistema assai pi composito ed
eterogeneo, eclettico e tollerante nei confronti delle altre prospettive psicologiche. E pertanto
difficile individuare un unico testo sistematico che ne contenga tutte le sfaccettature. Fra i testi pi
significativi vanno ricordati, in ordine di tempo, un articolo di John Dewey del 1896, The Reflex Are
Concept in Psychology, il cui autore avrebbe ben presto abbandonato gli interessi psicologici per
dedicarsi interamente alla filosofia e alla pedagogia pragmatistica; un manifesto programmatico di
James Rowland Angell (1867-1949) del 1907, The Province of Fttnctional Psychology; e infine, nel 1925,
un testo di psicologia generale del successore di Angell a Chicago, Harvey Carr (1873- 1954).
Questultimo testo rappresent il canto del cigno del movimento funzionalistico, ormai sommerso
dallimpeto del comportamentismo watsoniano. Facendo esplicito riferimento alle concezioni di
Darwin - soprattutto a quelle espresse nelle opere Lorigine delluomo e la selezione sessuale del 1871 e
Lespressione delle emozioni nelluomo e negli animali del 1872 - gli psicologi funzionalisti considerano
lorganismo umano come lultimo stadio del processo evolutivo. In questa prospettiva, i processi
mentali sono quelli che sono perch in qualche modo hanno aiutato lorganismo a sopravvivere, gli
sono stati utili nel suo adattarsi allambiente circostante.
Linterrogativo principale per la psicologia diventa allora non tanto cosa sono i processi mentali,
quanto a cosa servono e come funzionano i processi mentali. Laccento viene posto sulle
operazioni dellintero organismo biologico, umano ma anche animale, anzich sui contenuti della
mente umana isolata dal corpo. Scompare il tradizionale dualismo mente-corpo, che in Wundt e
Titchener aveva assunto le vesti del parallelismo psicofsico: per i funzionalisti i processi mentali
sono direttamente espressi dal medesimo organismo che esprime i processi biologici (come la
respirazione o la circolazione del sangue). Acquisendo questa valenza biologica, la psicologia
acquisisce al contempo una valenza esplicativa: al contrario dei titcheneriani, che si limitano a de-
scrivere e demandano lo spiegare alle scienze biologiche, gli psicologi funzionalisti descrivono
e spiegano rimanendo allinterno della psicologia.
Oggetto della ricerca psicologica sono le attivit mentali relative allacquisizione,
allimmagazzinamento, allorganizzazione e alla valutazione delle esperienze, e alla loro successiva
utilizzazione nella guida del comportamento [Carr, 1930]. Ci che centrale in questa definizione
il concetto di comportamento guidato, orientato verso; ovvero, con formulazione pienamente
evoluzionistica, comportamento adattivo.
Il comportamento adattivo caratterizzato dalla presenza di tre componenti:
1. una stimolazione motivante, interna o esterna allorganismo;
2. una situazione sensoriale;
3. una risposta che alteri la situazione in modo tale da soddisfare le condizioni motivanti.
Ad esempio, un uomo affamato che si procura del cibo e mangia fino ad essere sazio pone in atto
un comportamento adattivo. La fame la stimolazione motivante, il cibo una parte della
situazione sensoriale, il mangiare la risposta che soddisfa la motivazione iniziale. Naturalmente,
non tutti i comportamenti sono adattivi: se starnutisco mentre mi allontano da un incendio, il mio
allontanarmi un comportamento adattivo, ma tale certo non il mio starnutire. I comportamenti
non adattivi sono descrivibili esclusivamente nei termini oggettivi di stimolo e risposta.
Grande importanza rivestono i processi mentali coscienti.
La coscienza non sfugge alla legge delladattamento biologico, anzi, ne costituisce il massimo
esempio: essa emerge quando il comportamento ostacolato da eventi problematici in ordine alla
sopravvivenza dellorganismo, e, una volta svolto il proprio ruolo adattivo, tende a eclissarsi e a
farsi sostituire dagli automatismi comportamentali. In altre parole, siamo acutamente coscienti nel
momento in cui cominciamo a formarci una nuova abitudine che implica una nostra relazione
adattiva con lambiente circostante o con gli oggetti in esso contenuti, e tendiamo a diventare meno
coscienti con il progressivo consolidarsi dellabitudine stessa. Esemplificando: chi impara a suonare
il pianoforte allinizio acutamente cosciente di tutti i movimenti delle proprie dita; mentre cessa di
esserlo successivamente, dopo che si sono instaurate le appropriate coordinazioni sensomotorie.

27
Antielementismo

Fin dallarticolo di Dewey del 1896 [The Reflex Are Concept in Psychology] il funzionalismo sferra un
attacco alla tradizione psicologica elementistica. Secondo Dewey larco riflesso non scomponibile
in due entit reciprocamente indipendenti (stimolo e risposta), bens costituisce un anello unitario in
una ininterrotta catena di altri archi riflessi. Nel caso di un bambino che vede una fiamma, allunga
una mano verso di essa, e si scotta, non esatto parlare di una sequenza di tre eventi
reciprocamente indipendenti: il vedere, lallungare la mano, e lo scottarsi; bisogna invece parlare di
ununica attivit finalizzata, vedere per toccare. La sensazione infatti non precede il movimento: il
vedere non lo stimolo che precede la risposta motoria allungamento della mano, perch gi
nel vedere implicata una serie di adattamenti motori che controllano lazione allungamento
della mano.
Ogni attivit dellorganismo vivente dunque un processo globale e continuo. Tuttavia, aggiunge
Dewey, lecito distinguere fra stimolo e risposta, perch luno e laltra svolgono ruoli diversi nella
coordinazione totale relativa al raggiungimento dello scopo, in altre parole perch luno e laltra
assolvono funzioni diverse nelladattare lorganismo alla situazione ambientale. La distinzione fra
stimolo e risposta pertanto funzionale, si fonda cio su ci che essi fanno; non esistenziale,
non si fonda cio su ci che essi sono.
In definitiva, il concetto di funzione della Scuola di Chicago antielementistico in due sensi
distinti e complementari. Da un lato, le funzioni mentali sono attivit globali, in s non scom-
ponibili; daltro lato, esse sono processi dinamici di carattere strumentale mediante i quali lintero
organismo si adatta alle situazioni dellambiente circostante.

Le funzioni mentali

Oggetto della ricerca funzionalistica sono in parte i processi mentali gi studiati da Titchener, ma
ridefiniti in termini di funzioni; in parte processi mentali nuovi, non contenuti nel sistema
titcheneriano. I primi sono la sensazione e lemozione (intesa in termini globali, non spezzettata in
stati affettivi); i secondi sono la percezione, la motivazione, lapprendimento, il pensiero. Nei
rispettivi manuali di psicologia generale Titchener dedica ben dieci capitoli alla sensazione, mentre
Carr gliene dedica soltanto uno, e per giunta piccolo. Oggetto centrale della ricerca strutturalistica,
la sensazione diventa, proprio in quanto elementare, oggetto molto marginale della ricerca
funzionalistica. Tuttavia i funzionanti riconoscono il valore adattivo dei processi sensoriali: in
particolare, mediante inabilit spaziale, che tanto maggiore quanto pi si sale nella scala
filogenetica, lorganismo assolve limportante funzione adattiva consistente nel localizzare gli oggetti
nel suo spazio circostante e nel discriminare le loro dimensioni.
Quanto allemozione, i funzionalisti ne sottolineano il carattere adattivo, di riadattamento organico
automatico che aumenta lefficacia della risposta a situazioni particolari: per esempio, quando
lorganismo ostacolato nella propria libert di movimento, pu manifestarsi lemozione collera,
la quale, mediante una mobilitazione di energia - che si esprime fra laltro nellaccelerazione del
battito cardiaco e della respirazione - aiuta lorganismo stesso a reagire pi efficacemente contro
lostacolo. I funzionalisti, tuttavia, ammettono lesistenza di molte emozioni per cos dire gratuite,
non direttamente funzionali o addirittura antifunzionali alla sopravvivenza dellorganismo.
Nellapproccio funzionalista la percezione un processo mentale a s stante, non una somma di
sensazioni elementari, come nellapproccio strutturalista. Carr la definisce: cognizione di un
oggetto presente in relazione a un qualche comportamento adattivo. Dato il suo orientamento
biologizzante e data la sua vocazione esplicazionistica, la psicologia funzionalistica attribuisce
grande importanza alla motivazione. Carr la definisce nei seguenti termini: qualsivoglia stimolo
relativamente persistente - fame, sete, pulsione sessuale, dolore, ecc. - che domina il comporta-
mento dellindividuo fino a quando questultimo non reagisce in modo tale da soddisfarlo.

28
Ma loggetto principale della ricerca funzionalistica, quello che sta a questultima come la sensazione
sta alla ricerca strutturalistica, lapprendimento. Funzione adattiva per eccellenza, esso consiste
nellacquisizione, da parte dellorganismo animale o umano, di appropriate modalit di risposta a
situazioni problemi che presenti nellambiente dellorganismo stesso; modalit di risposta che hanno
valore di sopravvivenza. Se questa caratterizzazione evoluzionistica del significato globale
dellapprendimento costituisce una esclusiva dei funzionalisti, la loro spiegazione dei meccanismi
interni dellapprendimento invece largamente debitrice nei confronti della tradizione psicologica
associazionistica. In particolare, Carr eredita da Thorndike, associazionista e iniziatore (fin dal 1898)
della sperimentazione psicologica sullapprendimento animale, la famosa legge delleffetto,
formulata nel 1905. Secondo questa legge:
ogni atto che, in una data situazione, produce soddisfazione, finisce con lessere associato a quella
situazione. Cos, quando la situazione si ripresenta, latto ad essa relativo ha maggiori probabilit di
ripetersi rispetto al passato. Viceversa, ogni atto che in una data situazione produce insoddisfazione,
finisce con lessere dissociato da quella situazione. Cosi, quando la situazione si ripresenta, latto ad
essa relativo ha minori probabilit di ripetersi rispetto al passato [Thorndike 1911].
Rispetto agli associazionisti, tuttavia, i funzionalisti attribuiscono assai minore importanza
allapprendimento per prove ed errori. Essi sostengono che, fin dal primo impatto con la situa-
zione problemica, lorganismo vivente - soprattutto se dotato di coscienza - si comporta spesso non
gi in modo casuale, bens in modo selettivo e analitico.
Per quanto infine concerne il pensiero (inteso come flusso continuo, non sbriciolato in immagini
mentali), i funzionalisti ne sottolineano gli aspetti adattivi o strumentali: unidea, un ragionamento,
unaspettativa possono avere una funzione adattiva tanto quanto le percezioni. Esemplificando: il
pensiero di un esame da fare pu indurre nel soggetto una preparazione pi adeguata, svolgendo
cos una funzione adattiva in sostituzione di quella che potrebbe svolgere uno stimolo percettivo
oggettivamente presente nellambiente del soggetto .

I metodi del funzionalismo

Sebbene fondamentalmente soggettivistico come lo strutturalismo, il funzionalismo detronizza


lintrospezione dal suo status di unico metodo psicologico. Da un lato le funzioni mentali - al
contrario dei contenuti mentali, unico oggetto di studio degli strutturalisti - non compaiono
nellesperienza diretta; daltro lato, secondo la celebre definizione di William James, grande ispirato-
re dei funzionalisti, la coscienza come un fiume che scorre, una ininterrotta corrente, e pertanto
non pu essere colta mediante un metodo elementistico, statico e parcellizzante qual quello
introspettivo titcheneriano.
In generale, si pu parlare di eclettismo metodologico dei funzionalisti. Indubbiamente essi
valorizzano la sperimentazione di laboratorio, soprattutto nel campo dellapprendimento: ma da un
lato, rispetto a Titchener, essa intesa e praticata in modo assai meno sistematico e rigoroso, daltro
lato essa accompagnata e spesso interamente sostituita dal metodo genetico e dal metodo
osservazionale puro, ritenuti particolarmente idonei a cogliere le funzioni mentali nel loro contesto
naturale.
Come Wundt, e al contrario di Titchener, i funzionalisti (soprattutto Angell) accettano i contributi
alla conoscenza psicologica della filosofia, della storia, della letteratura, dellarte, dellantropologia
comparata. In un certo senso, possono essere pertanto considerati anticipatori del contemporaneo
interdisciplinarismo.
E ancora come Wundt, al contrario di Titchener, e precorrendo molto blandamente il
comportamentismo, i funzionalisti ricorrono talora allosservazione oggettivistica o
comportamentale, quale integrazione allosservazione soggettivistica, che rimane il loro
fondamentale criterio metodologico.
Infine, i funzionalisti aprono la psicologia allo studio delle differenze individuali, dello sviluppo
infantile, del comportamento animale, e abituano lo psicologo a considerare con minore diffidenza

29
lambito delle applicazioni psicologiche. N bisogna dimenticare che proprio a Chicago insegn a
lungo George H. Mead, uno dei padri della moderna psicologia sociale.

La polemica fra strutturalisti e funzionalismi

Intorno al 1910 la psicologia americana conobbe un ampio dibattito fra Titchener e i suoi allievi
(soprattutto Ruckmick e Dallenbach) da un lato, e i rappresentanti della Scuola di Chicago daltro
lato. Alcuni storiografi americani (per esempio, D. Schultz) lo hanno ricostruito in termini di
rivoluzione funzionalistica contro lo strutturalismo; ma si tratta di unesagerazione - dettata forse
da un certo nazionalismo culturale - che non rispetta leffettiva natura del dibattito. Lunica vera
rivoluzione psicologica americana il comportamentismo watsoniano degli anni 20, il quale,
liquidando fino in fondo la soggettivit e sostituendola con il comportamento oggettivo, scardina la
premessa fondamentale tanto dello strutturalismo quanto del funzionalismo.
Strutturalisti e funzionalisti, pur polemizzando fra loro, sanno di appartenere alla medesima grande
famiglia soggettivistica: Titchener non scomunica il funzionalismo come poi invece scomunicher il
comportamentismo, e daltro lato Angell e Carr riconoscono alla coscienza lo status di oggetto
fondamentale della ricerca psicologica, limitandosi ad affermare che di essa intendono studiare non
solo e non tanto i contenuti, quanto piuttosto le funzioni.
Al funzionalismo Titchener rivolge soprattutto due critiche. In primo luogo, egli contrappone il
proprio sperimentalismo sistematico alle componenti filosofiche o aprioristiche presenti negli scritti
della Scuola di Chicago, componenti che, a suo avviso, tendono a riportare la psicologia al periodo
prescientifico. In particolare, egli stigmatizza lentusiasmo di molti funzionalisti (come J. M.
Baldwin) per gli aspetti pi totalizzanti e metafisici dellevoluzionismo spenceriano, e, in nome
dellunica tradizione scientifica, quella meccanicistica, attacca duramente il vitalismo finalistico o
teleologistico (il concetto di cause finali) che i funzionalisti, influenzati dalle nuove speculazioni
evoluzionistiche, vanno applicando alla psicologia. In secondo luogo, Titchener, pur riconoscendo
scientificamente legittimo lo studio delle funzioni mentali, sostiene che esso deve essere preceduto
dallo studio esaustivo dei contenuti mentali: non ha senso cercare d capire cosa fanno per
lorganismo i processi coscienti, se prima non si capito cosa essi sono, cos come non ha senso
cercare di capire loperazione del vedere se prima non si perfettamente conosciuta la struttura
anatomica dellocchio.
Quanto ai funzionalisti, la loro critica principale allo strutturalismo quella secondo cui i momenti
di coscienza rilevati mediante introspezione sono transitori ed evanescenti, cessano d esistere non
appena trascorsi; mentre le funzioni mentali, come quelle fisiologiche, sono persistenti e
continuative, e, rimanendo identiche a se stesse, possono essere svolte da strutture di volta in volta
diverse.
Della polemica fra strutturalisti e funzionalisti va infine ricordato un altro aspetto, che rimasto
problematico anche nella odierna riflessione psicologica: quello relativo allutilit o meno della
psicologia. Da un lato, Titchener si erige a difensore di una scienza psicologica pura, disinteressata,
circoscritta al laboratorio accademico, gestita con lo stesso rigore impersonale che caratterizza il
procedere del fisico. Una scienza psicologica avente per oggetto i fatti e non i valori della coscienza
umana, tesa a conoscere la mente dellUomo Generalizzato, non ad agire sulle menti dei singoli
individui impegnati nella loro vita quotidiana per migliorarle, aiutarle o comunque modificarle.
Daltro lato, attirandosi laccusa titcheneriana di tecnologismo, i funzionalisti operano una scelta
radicalmente opposta: influenzati dalla filosofia pragmatistica, che identifica il vero con lutile,
essi in ultima analisi giustificano la scienza psicologica sulla base del valore sociale dei suoi risultati.
Non intendono cio aggiungere una psicologia applicata alla tradizionale psicologia pura, o far
derivare la prima dalla seconda, bens ritengono che fin dal suo momento iniziale la ricerca
psicologica sia essa sperimentale, o sul campo, o di qualsivoglia altro tipo - debba caratterizzarsi
in senso sociale, focalizzandosi soprattutto sulle differenze interindividuali (nella percezione,
nellapprendimento, nella motivazione...), che tanta importanza hanno nella vita di tutti i giorni. Di

30
conseguenza, il funzionalismo ha preparato egregiamente il terreno al grande sviluppo del
movimento nordamericano dei test, nellambito dellintelligenza, della personalit e delle attitudini.

Un bilancio storico dello strutturalismo e del funzionalismo

Le ragioni della scomparsa dello strutturalismo titcheneriano dalla scena psicologica sono
molteplici. In primo luogo, esso si autolimitava allo studio delluomo bianco, adulto, psichicamente
normale, generalizzato: mentre dagli anni 20 in poi la psicologia si sempre pi interessala allo
studio delle variabili antropologico-culturali, dello sviluppo intellettivo e affettivo, della patologia
mentale, degli individui concreti nei loro gruppi sociali, del comportamento animale. In secondo
luogo, lelementismo titcheneriano stato messo irreversibilmente in crisi dal globalismo fe-
nomenologico della psicologia della Gestalt. In terzo luogo, il descrittivismo statico dellanalisi
strutturalistica stato superato dallesplicazionismo delle nuove psicologie dinamiche. In quarto
luogo, lintrospezionismo titcheneriano crollato tanto sul piano metodologico quanto sul piano
contenutistico. Sul piano metodologico, perch gli esperimenti condotti mediante introspezione,
per quanto possa essere rigoroso il controllo delle variabili, non sono mai esattamente replicabili
con soggetti diversi. Sul piano contenutistico, perch allanalisi della coscienza sfuggono per
definizione tutti quei contenuti mentali che coscienti non sono, e la cui determinante esistenza
stata provata in modo convincente dallindagine psicoanalitica e dal movimento cognitivista.
Malgrado ci, lo strutturalismo ha dato un contributo prezioso allo sviluppo della psicologia
scientifica. Anzitutto, per almeno quarantanni (che costituiscono un terzo dellet complessiva della
psicologia moderna) esso stato il sistema psicologico pi organico e rigoroso, e come tale ha
rappresentato il punto di riferimento obbligatorio di quasi tutte le altre concettualizzazioni psi-
cologiche, svolgendo cos un utilissimo ruolo dialettico. Fossero funzionalisti, o comportamentisti,
o altro, gli psicologi non potevano non confrontare le proprie posizioni con lopera sistematica di
Titchener, perci stesso chiarificandole e arricchendole. In secondo luogo, in misura assai maggiore
rispetto al funzionalismo, rimasto in parte ancorato alla tradizione filosofica, lo strutturalismo ha
contribuito al riconoscimento della psicologia come scienza indipendente, utilizzando a tale scopo
gli unici strumenti concettuali possibili nel contesto culturale della fine Ottocento inizio Novecento:
il drastico rifiuto dellapriorismo filosofco e il ricorso al solo metodo sperimentale.
In terzo luogo, la psicologia odierna, accettando di studiare nuovamente la coscienza dopo il lungo
intermezzo comportamentistico, da in qualche modo ragione allintrospezionismo di Titchener e di
Klpe. E, in particolare, lintrospezionismo klpiano riecheggia negli odierni studi cognitivisti sui
contenuti complessi della mente, quali le strategie di soluzione dei problemi. Il volume di Osvald
Klpe Grundiss der Psychologie (1893), e pi in generale tutte le ricerche della Scuola di Wrzburg,
possono essere senzaltro considerati una significativa anticipazione dellodierna psicologia
cognitivista, come ha messo in luce Blumenthal [1975].
Sullo strutturalismo, oggi spesso poco conosciuto, esistono alcuni luoghi comuni, il principale dei
quali lo vorrebbe come lesatto negativo del comportamentisrno watsoniano. Il giudizio
comparativo, in realt, molto pi articolato. vero che loggettivismo watsoniano lantitesi del
soggettivismo titcheneriano, che linteresse watsoniano per la psicologia animale si contrappone
allantropocentrismo titcheneriano, che il tecnologismo watsoniano lopposto del purismo
titcheneriano. Ma altrettanto vero che il comportamentismo watsoniano eredita immutate diverse
componenti epistemologiche e metodologiche del sistema titcheneriano. In primo luogo,
lavversione per la metafisica, intesa in senso molto ampio come tutto ci che non sottoponi-
bile alla ricerca di laboratorio. In secondo luogo, il criterio asso-ciazionistco, che quello stesso
della tradizione empiristica anglosassone. In terzo luogo, il descrittivismo elementistico, esasperato
fino alla condanna senza appello di qualsivoglia approccio psicologico globalistico, definito in
partenza tautologico e mistico. Quando Skinner, in Cumulative Record del 1961, presenta senza
commento 40.000 singoli items comportamentali, non possono non tornare alla mente le 44.000
singole qualit sensoriali che pi di sessantanni prima Titchener si era fatto vanto di aver registrato.
Infine, strutturalismo e comportamentismo nutrono la medesima profonda diffidenza per le

31
interpretazioni del cosiddetto senso comune: parlando di esso come di un nemico che la
psicologia scientifica deve battere, Titchener e Skinner usano addirittura le stesse parole.
Mentre lo strutturalismo si identificava con la Scuola di Cornell, il funzionalismo nordamericano
sempre stato un movimento pi ampio, pi fluido, meno definito e delimitato rispetto alle posizioni
sistematiche (esse stesse poco articolate) degli esponenti della Scuola di Chicago. Di conseguenza,
estintasi la Scuola di Chicago si estinto lo strutturalismo. Estintasi invece la Scuola di Chicago, il
movimento funzionalistico in qualche modo sopravvissuto, fino ad influenzare la psicologia di
oggi.
La Scuola di Chicago cominci a tramontare in coincidenza e a causa dellascesa dellastro
comportamentistico, subito dopo il celebre manifesto watsoniano del 1913. Da un lato, difatti, i
comportamentisti si appropriarono con decisione, inserendole in una prospettiva oggettivistica
radicalmente nuova, delle tematiche pi originali del funzionalismo, quali lo studio dellapprendi
mento e listanza utilitaristica; essi le svilupparono e le articolarono fino a ottenere un sistema
unitario e coerente assai pi suggestivo rispetto alle non coordinate concettualizzazioni
funzionalistiche. Daltro lato, in nome dello sperimentalismo, carta vincente nella psicologia del
primo Novecento, essi denunciarono con intransigenza e con successo le numerose e rilevanti
componenti filosofiche o comunque prescientifiche del funzionalismo, quali lo studio della
volont o la disquisizione puramente astratta sui processi cognitivi superiori. Il bersaglio era facile,
scoperto, perch i funzionalisti non avevano mai fatto mistero dei loro convincimenti: i Principii di
James si erano posti intenzionalmente come teoria della conoscenza anzich come teoria spe-
cificamente psicologica, la Psychology di Dewey aveva dato molto spazio alle antiche tematiche di
origine filolofica, e soprattutto Angell non aveva perso unoccasione per tranquillizzare - parola
che egli stesso ad usare coloro i quali temevano che egli avrebbe rotto i rapporti con la
filosofia di sempre, affermando per esempio che filosofia e psicologia sono consanguinee, che la
ricerca psicologica intrinsecamente legata alle istanze normative della logica e delletica, e che gli
psicologi non possono esimersi dall affrontare il classico problema filosofia) del rapporto mente-
corpo.
Tuttavia, alcune componenti prettamente psicologiche del funzionalismo sfuggirono tanto
allassimilazione quanto alla liquidazione comportamentistica, e si inserirono nel panorama com-
plessivo della psicologia, dagli anni 20 fino ad oggi. Il concetto di funzione, in particolare, risult
compatibile o addirittura necessario ad alcuni nuovi e importanti orientamenti non com-
portamentistici, in quanto globalistico, esso si armonizzava con il crescente interesse per i processi
cognitivi superiori - dal gestaltismo alla psicologia cognitivista del problem solving - intesi in senso
diametralmente opposto al riduttivismo elementistico titcheneriano; in quanto relativo non gi a
una entit psichica pura, a una mente isolata dal corpo, bens a una inscindibile unit psicofisica,
esso giustificava il successivo sviluppo della psicofisiologia; in quanto relativo non gi alla sola
coscienza, bens alla totalit dei processi mentali, esso non si contrapponeva alla nozione di attivit
mentale inconscia introdotta dai sistemi psicoanalitici. Pi in generale, lorientamento biologizzante
del funzionalismo ha lasciato il segno nella psicologia odierna, la quale, seppur con accentuazioni
diverse, ha fatto proprio il concetto di adattamento dellorganismo allambiente, e comunemente
definisce con il termine funzioni i propri oggetti di ricerca (apprendimento, memoria, percezione,
motivazione, intelligenza, ecc.).
Inoltre, alcune tendenze della psicologia contemporanea sono inequivocabilmente
neofunzionalistiche, cio derivano in modo chiaro e preciso dal funzionalismo classico. In primo
luogo, sul piano dei settori di ricerca. Si pensi a Egon Brunswik con il suo funzionalismo
probabilistico fra gli anni 40 e 50 nellUniversit della California, o alle ricerche sulla percezione
condotte da studiosi come A. Ames, W.H, Ittelson, H. Cantril; in esse viene sottolineato il ruolo
dellapprendimento, dellaspettativa, della motivazione e dei fattori affettivi in generale,
polemizzando con la percettologia fenomenologica dei gestaltisti e riallacciandosi alle concezioni di
Carr. In secondo luogo, sul piano della metodologia della ricerca psicologica: i ricercatori che oggi
denunciano lartificiosit della situazione di laboratorio, e prediligono lindagine sul campo o nel
contesto naturale dellorganismo vivente (come gli etologi), si ricollegano allantica tiepidezza (a
cominciare da James) dei funzionalisti nei confronti della sperimentazione. In terzo luogo, sul piano
delle applicazioni psicologiche (anche se i neofunzionalisti non userebbero questo termine, perch

32
secondo loro, proprio come secondo i funzionalisti classici, non esiste distinzione fra psicologia
pura e psicologia applicala): in campo psicopedagogico, i ricercatori che si sono dedicati allo
studio dellapprendimento verbale (A.W. Melton, J.A. Geoch, A.L. Irion, J, Deese, e altri) hanno
continuato il lavoro dei primi funzionalisti, i quali, al contrario dei comportamentisti, si
interessavano assai pi dellapprendimento umano che non di quello animale.
Infine, lispirazione funzionalistica rivive oggi - in una versione assai pi articolata, documentata e
specifica nella psicologia evoluzionistica.
Il funzionalismo stato il primo orientamento psicologico importato dallAmerica in Europa (si
pensi allopera del ginevrino Claparde, di cui fu allievo Piaget, anchegli conoscitore ed estimatore
d W. James). Pi dello strutturalismo, esso ha avuto una precisa influenza anche nella non ricca
storia della psicologia italiana; filtrato attraverso il suo pi ampio contenitore filosofico, il
pragmatismo (che ebbe nei nostri Vailati e Calderoni due esponenti di rilievo internazionale), il
pensiero funzionalistico fin dai primi anni del secolo venne conosciuto e apprezzato dagli psicologi
italiani, soprattutto dopo la traduzione e la pubblicazione nel 1901, ad opera di Giulio Cesare
Ferrari, dei Principii di psicologa di William James.

33
3. Riflessologia e scuola storico-culturale

1. Premessa
Dopo la fondazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia nel 1879, in molti
paesi erano nati numerosi altri laboratori basati sul modello wundtiano, spesso ad opera di
studiosi che avevano studiato e lavorato con Wundt stesso. Fu proprio in seguito alla grande
influenza dellopera wundtiana che, anche in Russia, venne fondato nel 1886, ad opera di
Bechterev, il primo laboratorio di psicologia sperimentale allUniversit di Kazan, mentre nel
1912 fu istituito a Mosca il primo Istituto di psicologia, aperto ufficialmente solo nel 1914 sotto la
direzione di elpanov. Ma non solo linfluenza della psicologia sperimentale europea a
costituire la base della psicologia russa: la prospettiva di ricerca psicologica russa accoglie e
sintetizza le trasformazioni sociali e politiche prodotte dalle rivoluzione bolscevica del 1917.
proprio la scelta filosofica di fondo che differenzia lapproccio teorico russo dagli altri: le teorie
marxiste e leniniste hanno determinato cambiamenti su tutta la produzione culturale e scientifica
russa dellepoca, compresa, naturalmente, la psicologia. Tale orientamento teorico si caratterizza
per la necessit di legare saldamente la teoria ( ) alla prassi ( ) la filosofia
non ha solo lo scopo di conoscere il mondo, ma soprattutto di trasformarlo. La filosofia
marxiana richiede che la scienza operi, pertanto, una critica delle teorie ritenute conservatrici,
una critica che non pu esaurirsi in s stessa, ma che deve realizzarsi attraverso la prassi,
operando una trasformazione della societ, una concreta azione rivoluzionaria. Si impone anche
una riconsiderazione del concetto di psiche, che non pu essere pi intesa come entit ideale:
non la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza come scrive
Marx nellIdeologia tedesca e nellopera Per la critica delleconomia politica.
Se secondo Marx la coscienza un prodotto storico e non un dato originario e a priori, ne
consegue che la psicologia deve confrontarsi con problemi collocati in un contesto storico e
sociale, che si scontrano con la praxis. Quindi, anche secondo Vygotskij, lurto con la pratica
obbliga la psicologia ad una ricostruzione dei suoi principi in modo che essi reggano alla prova
della pratica.7
La psicologia sovietica viene spesso interpretata come esclusivamente marxista o comunista, tale
interpretazione non ha permesso di valutare in modo adeguato i reali contributi delle scuole russe
allo sviluppo teorico e metodologico della scienza psicologica.
Le scuole sovietiche pi importanti sono:
- la scuola riflessologica, rappresentata dalle opere di Bechterev, Pavlov e dei membri della
scuola pavloviana.
- e la scuola storico-culturale fondata da Vygotskij, a met degli anni 20 e sviluppata negli anni
30 dallo stesso e dai suoi collaboratori e allievi, tra i quali Leontev1.

7
Negli anni 20 e 30 vari psicologi cercarono di individuare i punti di incontro tra la teoria freudiana e il marxismo,
con un orientamento noto come freudo-marxismo. Il contributo pi importante si deve a Wilhelm Reich,
originariamente di scuola psicoanalitica.

34
2. La riflessologia
Secondo la riflessologia i processi psichici sono riducibili a riflessi, cio a processi puramente
fisiologici ed elementari. Per riflessologia si intende la scuola fondata da Bechterev, tuttavia la
prima formulazione della concezione riflessologica fu proposta da Ivan M. Se enov (1829-1905),
considerato il padre della fisiologia russa grazie alla diffusione che oper in Russia delle ricerche
contemporanee di fisiologia e della propria teoria materialistica dei processi psichici esposta
nellopera I riflessi del cervello del 1863, divenuta celebre nonostante la censura zarista ne avesse
occultato i contenuti antispiritualistici - e per aver avviato un gruppo di fisiologi di fama europea.
Se enov si era formato nei pi importanti laboratori europei di fisiologia lavorando con Mller,
Du Bois-Reymond e von Helmholtz. La scienza psicologica, secondo Se enov , rientra nel
campo di ricerca della fisiologia: essa, infatti, consente di spiegare il comportamento secondo
ununit di analisi, un meccanismo semplice rappresentato dal concetto di riflesso: ad uno
stimolo dellambiente (S) corrisponde una reazione motoria dellanimale (R).

Questa reazione motoria mediata dallattivit di un centro nervoso localizzato nel midollo
spinale. Larco riflesso spinale poteva spiegare i processi comportamentali elementari,
involontari, automatici, come il ritrarre la zampa da uno stimolo doloroso. Se enov suppose
che per spiegare i processi comportamentali pi complessi intervenisse lattivit di centri nervosi
superiori, localizzati nel cervello. Sia nei processi semplici che in quelli complessi, il meccanismo
di base era comunque lo stesso: stimolo-centro nervoso-reazione. In un caso il centro nervoso
era al livello del midollo spinale e si aveva il riflesso spinale, nellaltro caso il livello era il
cervello e si aveva quindi il riflesso cerebrale. Per Se enov i processi psichici erano riducibili a
riflessi cerebrali relativamente alla loro struttura di base.

Se molte azioni volontarie possono quindi essere trasformate in automatiche, possibile spiegare,
su un piano concettuale, come anche le attivit umane superiori possano essere ridotte ad attivit
involontarie umane superiori analizzabili con il principio del riflesso.
Il ruolo della psicologia consiste, invece, nellanalisi dei contenuti dellattivit psichica.

I contenuti vengono acquisiti, sempre secondo il meccanismo dei riflessi, durante lo sviluppo
ontogenetico e sono quindi legati allambiente in cui lindividuo cresce. La lingua che un uomo
parla, i ricordi, le emozioni sono tutti processi psichici derivati dal rapporto individuo-ambiente,
ma il meccanismo di interazione con lambiente e di acquisizione dei contenuti e delle
conoscenze basato sui riflessi, oggetto di ricerca della fisiologia.

In questo modo Se enov spiega anche le attivit mentali superiori: il soggetto pu ritenere che i
propri pensieri siano causa delle proprie azioni, perch i primi precedono gli ultimi, ma la
situazione sensoriale esterna che determina le reazioni cerebrali chiamate pensieri e che sospende
linibizione delle reazioni motorie. La scoperta del meccanismo dellinibizione centrale dei riflessi
aspinali, portava Se enov ad aderire ad una visione meccanicistica e organicistica del
comportamento umano, senza approfondire nella propria indagine quei riflessi che lui stesso
chiam acquisiti, che comportano quindi una considerazione delle influenze ambientali nella
condotta umana.
La scuola riflessologica vera e propria, fondata da Vladimir M. Bechterev (1857-1927), studioso di
anatomia e fisiologia del sistema nervoso, si diffuse in Russia tra il 1910 e gli ultimi anni 20.
Bechterev intendeva, dopo gli studi sul sistema nervoso, fondare una psicologia oggettiva e
sperimentale, priva di riferimenti spiritualistici e introspettivi (La psicologia oggettiva [1907-
1910]). Loggetto di indagine erano i riflessi, alla base di tutta lattivit psichica, anche dei processi
complessi come quelli sociali.

35
La riflessologia di Bechterev era una concezione generale unitaria di tutti i fenomeni fisiologici,
psicologici e sociali [Bechterev 1921; 1923]. Va notato che Bechterev nello studio del processo di
acquisizione dei riflessi (da lui denominati riflessi associativi) aveva privilegiato i riflessi motori, a
differenza di Pavlov le cui ricerche sui riflessi condizionati concernevano essenzialmente lattivit
riflessa vegetativa. Secondo Bechterev, a ragione, lo studio dellattivit motoria durante il
comportamento avrebbe permesso una conoscenza pi approfondita di questo non solo negli
animali, ma anche nelluomo.

Gli allievi di Bechterev si dedicarono allo studio dello sviluppo dei riflessi associativi nella prima
infanzia (riflessologia genetica), ma tale tipo di indagine fu criticato da altri psicologi, come ad
esempio Vygotskij, proprio per la riduzione di complessi processi evolutivi allapprendimento di
successioni di riflessi elementari.

Ivan Petrovich Pavlov (1849-1936)


La concezione pi importante delle basi fisiologiche del comportamento stata elaborata da Ivan
Petrovich Pavlov. Pavlov, fisiologo e medico sovietico, nato nel 1849 a Rjazan. Si laurea a
Pietroburgo prima in scienze naturali (nel 1875) e poi in medicina (nel 1879). Pavlov ebbe la
cattedra di fisiologia allUniversit di Pietroburgo e dal 1891 al 1936, lanno della sua morte, fu
direttore dellIstituto di medicina sperimentale.
Le ricerche condotte fino al 1900 circa, riguardarono la fisiologia del sistema cardiovascolare e del
sistema digerente. Per i risultati conseguiti nello studio della fisiologia della digestione vinse il
premio Nobel nel 1904. Ma dallinizio del secolo al 1936, Pavlov si dedic allo studio dei riflessi
condizionati e alla fondazione della cosiddetta teoria dellattivit nervosa superiore . Con la
scoperta dei riflessi condizionati Pavlov individua uno dei meccanismi essenziali della psicologia
del comportamento.
Mettere del cibo nella bocca di un cane provocava un aumento immediato del
flusso salivare. Pavlov riteneva che questa reazione stimolo-risposta fosse dovuta
ad un riflesso, una sequenza automatica innata del sistema nervoso del cane.
Dopo qualche settimana, tuttavia, fu possibile osservare che i cani cominciavano
a produrre saliva anche quando udivano o vedevano ci che abitualmente
precedeva il cibo. Pavlov cominci a studiare sistematicamente tale riflesso
condizionato o appreso, la relazione stimolo-risposta acquisita con lesperienza.
Pavlov era partito dallosservazione della secrezione psichica, cio dal
fenomeno per cui il cane salivava non solo quando il cibo veniva a
diretto contatto dei recettori gustativi, ma anche in assenza di questo,
quando per adoperare una terminologia impiegata in questi casi ma
appunto criticata da Pavlov, il cane si aspettava che il cibo arrivasse.

Figura 1. Ivan P. Pavlov

Questa reazione dellanimale in assenza dello stimolo relativo venne denominata riflesso condi-
zionato. Il comportamento linsieme dei processi riflessi che regolano linterazione individuo-
ambiente e il riflesso condizionato ne costituisce parte integrante e fondamentale.
In un primo stadio i processi sono elementari, sono riflessi incondizionati, risposte innate agli
stimoli, le quali se sono organizzate tra di loro rappresentano gli istinti. In un secondo stadio,
proprio degli animali superiori e delluomo, i processi sono pi complessi, sono riflessi
condizionati, risposte acquisite. Sono i riflessi condizionati che consentono allanimale di reagire in
modo pi plastico e adattativo allambiente. Lanimale non compie solo le reazioni riflesse in
presenza diretta degli stimoli, ma pu apprendere a reagire, in modo anticipato, ad altri stimoli che
segnalano gli stimoli a cui lanimale dovrebbe reagire successivamente.

36
Pavlov stabil che mettere del cibo nella bocca del cane provocava
laumento della saliva. Il cibo lo stimolo incondizionato (SI) e la
salivazione la risposta incondizionata (RI). Se alla presentazione
del cibo si fa precedere il suono di una campanella, gradualmente il
flusso di saliva del cane comincia a presentarsi al suono della
campanella e in seguito anche prima della presentazione del cibo. La
campanella rappresenta per Pavlov uno stimolo condizionato o
appreso (SC) e laumento di salivazione al suono della campanella
una risposta condizionata (RC).
In questo modo, il condizionamento pavloviano, o classico,
comporta tipicamente laccoppiamento ripetuto di uno stimolo
condizionato (SC) e di uno stimolo incondizionato (SI),
condiziona lo stimolo condizionato (SC) ed evoca una risposta
condizionata (RC) simile alla risposta incondizionata (RI).

Figura 2. Lesperimento di
Pavlov

Ecco un altro esempio classico di riflesso condizionato, descritto da Pavlov stesso:

Versiamo nella bocca di un cane una debole soluzione di un acido qualunque. Questa provoca di
norma una reazione di difesa: la soluzione viene espulsa con energici movimenti della testa, mentre
nella cavit orale (e poi fuori di essa), fluisce unabbondante quantit di saliva che diluisce lacido
introdotto e libera la mucosa da tracce residue di acido [Pavlov 1935; trad. it. 1968, 125].In questa
prima fase si costituito un riflesso incondizionato. Lo stimolo incondizionato (acido) produce una
reazione incondizionata (salivazione). Nella seconda fase avviene la formazione del riflesso
condizionato. Poco prima di
introdurre la soluzione acida
nella bocca del cane,
sottoponiamo ripetutamente
lanimale allazione di un
qualunque stimolo esterno, per
esempio di un determinato
suono. Che cosa osserviamo?
Baster ripetere questo suono da
solo affinch si produca nel cane
la stessa reazione con gli stessi
movimenti della bocca e la stessa
secrezione salivare (ibidem).
Si verificato che uno stimolo Figura 3. Una tipica situazione sperimentale pavloviana.
nuovo, il cosiddetto stimolo
condizionato (suono), segnala
lapplicazione successiva dello stimolo incondizionato; allora la reazione si produce subito dopo lo
stimolo condizionato e prima dello stimolo incondizionato.

37
Nella figura 4 illustrato landamento di un esperimento pavloviano. Nella prima fase, detta di
acquisizione, il cane non addestrato aumenta gradualmente la risposta salivare (RC) con ripetuti
accoppiamenti della campana e del cibo (SC+SI). La RI evocata dallo SC spariva gradualmente:
questa sparizione viene chiamata da Pavlov estinzione. Nella seconda fase, lanimale veniva fatto
uscire dal laboratorio e seguiva un breve periodo di riposo. La terza fase consiste in un ulteriore
addestramento di estinzione in cui lo SC veniva presentato da solo. Invece della RC debole
osservata alla fine della seconda fase, con la ripresa dello SC nella terza fase si notavano anche
delle RC molto forti. Questo effetto viene definito recupero spontaneo, un parziale
ristabilimento dellapprendimento dellapprendimento dopo un periodo di riposo, caratteristico
delle risposte condizionate che hanno subito un processo di estinzione. Se viene presentato
nuovamente un rinforzo (SC+SI) lanimale solitamente riapprende rapidamente
(riacquisizione). Pavlov scopr che era possibile variare la velocit di apprendimento
manipolando alcuni fattori (ad esempio la quantit di cibo presentato e lintensit del suono).
La variabile pi importante era per la relazione temporale tra SC e SI:

- quando lo SC precede leggermente lo SI il condizionamento si instaura pi rapidamente


(condizionamento in avanti);
- quando la presentazione simultanea il condizionamento peggiora (condizionamento
simultaneo);
- e infine quando lo SC segue lo SI si verifica la condizione peggiore di condizionamento
(condizionamento allindietro).

Se secondo la prospettiva comportamentistica, il cervello una scatola nera, un meccanismo di


cui non si indagano i processi, ma si descrivono le leggi di relazione tra stimoli e risposte, per
Pavlov possibile descrivere i processi della scatola nera basandosi su deduzioni pi che su
osservazioni dirette dei processi cerebrali. Infatti, da un lato basandosi sullosservazione dei
meccanismi osservati sperimentalmente, Pavlov tenta di postulare gli eventi del sistema nervoso e
dallaltro lato estende i risultati degli esperimenti condotti sugli animali, allo studio del
comportamento umano.
Proprio per questo motivo Skinner definisce il sistema nervoso descritto da Pavlov un sistema
nervoso concettuale [Skinner, 1938].
A partire dalla fine degli anni 50, la scuola pavloviana ha avuto una graduale trasformazione che le ha fatto
perdere le connotazioni di dogmatismo e stretta osservanza alle posizioni teoriche originarie di Pavlov.
Ladozione sempre pi stretta delle tecniche neurofisiologiche per lo studio dei processi cerebrali che
intervengono nella formazione dei riflessi condizionati, hanno fatto abbandonare in parte limpostazione
concettualistica di Pavlov. Lesponente principale di questo nuovo indirizzo stato Ptr K. Anochin (1898-1974)
che nellopera Biologia e neurofisiologia del riflesso condizionato (1978) ha rivisto la concezione pavloviana e
le ricerche sui riflessi condizionati alla luce della neurofisiologia moderna e di nuovi concetti teorici derivati
soprattutto dalla cibernetica.

38
3. La scuola storico-culturale
La rivoluzione bolscevica del 1917 ebbe, come abbiamo detto, una profonda influenza sulla
cultura, larte, la filosofia e la scienza nel nuovo stato socialista.
Nel 1924, allIstituto di psicologia di Mosca, il direttore elpanov venne sostituito da Konstantin
N. Kornilov (1879-1957), uno psicologo dimpostazione materialistica che pose subito il
problema teorico dei rapporti tra psicologia e marxismo [Kornilov 1925]. Si imponeva lurgenza
di rinnovare la psicologia ad un livello sia teorico (rapporti tra psicologia e marxismo, psicologia e
scienze naturali, ecc.) sia pratico (il ruolo della psicologia nella societ comunista e dello psicologo
nelle scuole, nelle fabbriche, negli ospedali, ecc.). Kornilov si impegn per la soluzione di tali
problematiche attraverso la formazione di un gruppo di giovani studiosi, rivelatisi subito ingegni
eccezionali e brillanti, tra i quali spiccarono Vygotskij, Leontev e Lurija.

Lv S. Vygotskij (1896-1934)
Lv S. Vygotskij nacque nel 1896 a Ora (Russia Bianca) da una famiglia
ebrea benestante. Dopo aver frequentato il liceo di Gomel, si iscrisse nel
1913 alla facolt di giurisprudenza dellUniversit di Mosca, laureandosi nel
1917, e contemporaneamente frequent luniversit di Sajavskij di Mosca,
unistituzione privata dove insegnavano alcuni tra i maggiori esponenti della
coeva cultura russa. Tra il 1915 e il 1916 si interess di letteratura, al teatro
e allestetica e scrisse La tragedia di Amleto (1915) e La psicologia dellarte
(1925), pubblicate solo nel 1925. Nel 1918 inizi ad insegnare nella scuola
magistrale di Gomel e a dirigere il Dipartimento teatrale della commissione
popolare per listruzione, dedicandosi attivamente alla letteratura e al teatro.
Nel 1919 si ammal di tubercolosi. Nel 1924 lesse la relazione Metodologia
della ricerca riflessologia e psicologica al secondo congresso panrusso di
pedologia, pedagogia sperimentale e psiconeurologia a
Leningrado, suscitando un grande interesse tra gli psicologi
presenti. Nel 1924 fu invitato da Kornilov a collaborare con
lIstituto di psicologia di Mosca, dando inizio alle ricerche sui
processi cognitivi che furono alla base della scuola storico-
Figura 1. Lv S. Vygotskij
culturale e collaborando con Leontev e Lurija. Sempre nel
1924 tenne la conferenza La coscienza come problema della psicologia del comportamento, il cui testo
pubblicato nel 1925 divenne il manifesto della teoria storico culturale. Sempre nel 1925 fin la
dissertazione di dottorato sulla psicologia dellarte, ma ammalatosi nuovamente non pot
discuterla. Durante la malattia scrisse Il senso storico della crisi della psicologia, pubblicata postuma,
solo nel 1982. Nel 1926 fu edito il libro Psicologia pedagogica e al IX congresso internazionale di
psicologia a New Haven del 1929, present con Lurija una comunicazione sul linguaggio
egocentrico nella quale criticava Piaget. Tra il 1928 e il 1930 diresse il laboratorio di psicologia
allAccademia delleducazione comunista. Tra il 1929 e il 1931 furono pubblicati i due volumi di
Pedologia delladolescente, i libri Immaginazione e creativit nellet infantile, La storia dello sviluppo delle
funzioni psichiche superiori e, con Lurija, Studi di storia del comportamento. La scimmia, luomo primitivo, il
bambino. Nel 1931 fond un dipartimento di psicologia presso lAccademia di psiconeurologia a
Charcov, in Ucraina, dove si sarebbe costituito un gruppo di ricerca guidato da Leontev, che
sarebbe stato chiamato successivamente la scuola di Charcov; sempre nel 1931 divenne
direttore di varie riviste di psicologia e pedagogia, professore allUniversit di Mosca, direttore
dellIstituto di difettologia di Mosca. In quegli anni cur anche la traduzione russa di varie opere
di psicologia occidentale (Piaget, Freud, Khler, Bhler, ecc.). Nel 1933 scrisse un importante
saggio sul gioco nello sviluppo psichico infantile (inedito fino al 1966) e una monografia sulle

39
emozioni. In quellanno i rapporti con Leontev e Lurija si interruppero a seguito di critiche
ideologiche rivoltegli pubblicamente, che lo portarono ad un isolamento quasi completo.
Nel 1934, a soli trentotto anni, Vygotskij mor di tubercolosi e furono pubblicati postumi vari
saggi di psicologia, neurologia e pedagogia, tra i quali Pensiero e linguaggio edita nel 1954.
La teoria di Vygotskij non fu apprezzata dai contemporanei, anche perch poco conosciuta al di
fuori della Russia. LOccidente cominci ad interessarsene solo dopo gli anni 60 e molte delle
opere rimasero inedite fino agli anni 80, in cui si ebbe una vera e propria esplosione delle
ricerche e degli studi sulla teoria vygotskijana. Solo con la conoscenza pi compiuta delle opere di
Vygotskij si pot prendere atto che lopera di Vygotskij non poteva essere ridotta alla
problematica dei rapporti tra pensiero e linguaggio, attraverso la quale era stato conosciuto in
Occidente; essa contiene infatti una variet di contributi nei campi pi svariati: dalla psicologia
alla pedagogia, dallestetica alla linguistica, dalla psicopatologia alla neuropsicologia.
Il manifesto della scuola storico-culturale fu esposto ne La coscienza come problema della sociologia del
comportamento, un saggio contenuto nel testo Psicologia e marxismo curato da Kornilov nel 1925. La
coscienza si basava sulla prima conferenza che Vygotskij tenne allIstituto di psicologia di Mosca
nellottobre del 1924. Invece, il testo della conferenza tenuta a gennaio dello stesso anno a
Leningrado, intitolato Metodologia della ricerca riflessologia e psicologica, conteneva gi gli elementi
essenziali del manifesto della scuola. Vygotskij partiva dalla considerazione che le teorie
riflessologiche russe (Bechterev e Pavlov), consideravano la psiche come un sistema di riflessi, si
erano occupate esclusivamente dei processi psichici elementari (i riflessi condizionati) e per
cercare un metodo basato sulla misurazione oggettiva avevano escluso lo studio dei processi
psichici superiori, che avrebbe invece richiesto lintrospezione e lesperienza soggettiva. Questa
posizione, secondo Vygotskij, comportava una rinuncia da parte della psicologia allindagine sulla
specificit dei processi psichici umani, che si differenziavano da quelli animali per un elemento
fondamentale: la presenza della coscienza.
Per Vygotskij tale rinuncia implicava una posizione dualistica inaccettabile, in cui da una parte, si
collocavano i processi psichici elementari misurabili oggettivamente - e dallaltra, i processi
psichici superiori inaccessibili e irriducibili. Appare chiaro a Vygotskij che occorre individuare
procedure oggettive anche sui processi psichici coscienti e la via metodologica per accedere alla
coscienza indicata dallo studio delle risposte verbali dei soggetti. Nel saggio La coscienza come
problema della sociologia del comportamento, Vygotskij scrive in epigrafe un famoso passo del Capitale
di Marx, nel quale vengono messi a confronto il comportamento di unape e quello di un
lavoratore. Il confronto si basa su unattivit concreta, un processo che dipende da unidea
prodotta da una mente cosciente e persegue uno scopo:

[] ci che fin da principio distingue il peggiore architetto dallape migliore il fatto che [luomo]
ha costruito la celletta nella sua testa prima di costruirla in cera. Alla fine del processo lavorativo
emerge un risultato che era gi presente idealmente. Non che effettui soltanto un cambiamento di
forma dellelemento naturale, allo stesso tempo, il proprio scopo, da lui ben conosciuto, che
determina come legge il modo del suo operare, e al quale deve subordinare la sua volont (Marx,
Vol. I).

Secondo Vygotskij, le correnti psicologiche contemporanee evitano costantemente e


intenzionalmente il problema della natura psicologica della coscienza, generando di conseguenza
dei sistemi di psicologia scientifica corrotti da vizi organici. I pi importanti limiti delle teorie
riflessologiche, per Vygotskij (1925), sono i seguenti:
1) Ignorando il problema della coscienza, la psicologia si preclude da sola laccesso allo studio dei
problemi complessi del comportamento delluomo. Essa costretta a limitarsi a chiarire i nessi pi
elementari dellessere vivente con il mondo. facile convincersi che le cose stanno realmente cos

40
dando unocchiata allindice del libro dellaccademico V.M. Bechterev, Principi generali di riflessologia
delluomo. Principio di conservazione dellenergia. Principio della variabilit continua. Principio del
ritmo. Principio delladattamento. Principio della reazione, pari allazione. Principio di relativit. In
una parola, principi universali, che abbracciano non soltanto il comportamento dellanimale e
delluomo, ma luniverso intero. E perci neppure una legge psicologica del comportamento
delluomo che formuli un nesso o una dipendenza dei fenomeni, che caratterizzi loriginalit del
comportamento umano, differentemente dal comportamento dellanimale.
Allaltro polo del libro c il classico esperimento del riflesso condizionato, un piccolo esperimento
di importanza eccezionale in linea di principio, ma che non riempie lo spazio universale dal riflesso
condizionato di primo grado al principio della relativit. La discordanza tra il tetto e le fondamenta
svelano facilmente quanto sia ancora presto per formulare principi universali sul materiale
riflessologico e quanto sia facile prendere le leggi da altri campi del sapere e applicarle alla
psicologia. E quanto pi vasto e universale il principio che prendiamo, tanto pi facile sar
infilarlo addosso al fatto che ci interessa. Non si pu per dimenticare che lampiezza e il contenuto
di un concetto sono sempre inversamente proporzionali. E come lampiezza dei principi universali
tende allinfinito, cos il loro contenuto psicologico diminuisce con altrettanta impetuosit fino allo
zero.
E questo non un vizio particolare del corso di Bechterev. In una forma e nellaltra questo stesso
vizio si scopre e si riflette in ogni tentativo di esporre sistematicamente la teoria del comportamento
delluomo come nuda riflessologia.
2) La negazione della coscienza e la tendenza a costruire un sistema psicologico senza questo
concetto, come una psicologia senza coscienza, secondo lespressione di P.P. Blonskij porta al
risultato che la metodologia viene privata dei mezzi indispensabili per lo studio delle reazioni non
palesi, non visibili a occhio nudo, come i movimenti interiori, il linguaggio interno, le reazioni
somatiche ecc. Lo studio delle sole reazioni visibili a occhio nudo del tutto impotente e
inconsistente anche di fronte ai pi semplici problemi del comportamento delluomo. Eppure il
comportamento delluomo organizzato in modo tale che proprio i movimenti interiori
difficilmente identificabili guidano e indirizzano il suo comportamento. Quando formiamo il
riflesso condizionato di salivazione del cane, in un certo modo noi organizziamo preliminarmente il
suo comportamento con procedimenti esterni, altrimenti lesperimento non riesce. Mettiamo il cane
nellapparecchio, lo afferriamo con delle bretelle, ecc. esattamente nello stesso modo noi
organizziamo preliminarmente, in un certo modo il comportamento del soggetto preso in esame,
con determinati movimenti interiori, attraverso listruzione, la spiegazione, ecc. E se ad un tratto i
movimenti interiori cambiano durante lesperimento, tutto il quadro del comportamento cambier
nettamente. Cos ci serviamo sempre di reazioni rallentate; sappiamo che esse si svolgono senza
sosta nellorganismo; sappiamo che hanno un ruolo influente nella regolazione del comportamento,
nella misura in cui esso cosciente. Ma siamo privi di ogni mezzo per lo studio di queste reazioni
interne.
Per dirla pi semplicemente: luomo pensa sempre tra s; ci non resta mai senza influenza sul suo
comportamento; un improvviso cambiamento dei pensieri durante lesperimento si ripercuote
sempre bruscamente su tutto il comportamento del soggetto (ad un tratto sorge il pensiero: non
guarder nellapparecchio). Ma non sappiamo nulla sul modo di tener conto di questa influenza.
3) Si elimina ogni confine di principio tra il comportamento dellanimale e quello delluomo. La
biologia divora la sociologia, la fisiologia divora la psicologia. Il comportamento delluomo si studia
nella misura in cui il comportamento di un mammifero. Ci che di totalmente nuovo la coscienza
e la psiche introducono nel comportamento umano viene ignorato (Vygotskij, 1925).

La prima formulazione sistematica dei concetti e metodi della teoria storico-culturale venne data
negli Studi sulla storia del comportamento del 1930, opera scritta in collaborazione con Lurija. La
trattazione suddivisa in tre parti, ciascuna delle quali esamina le funzioni psichiche dei primati,
del bambino e delluomo adulto, con lillustrazione dei metodi impiegati e degli esperimenti
condotti. I problemi principali affrontati sono:

41
1) il rapporto tra la psicologia degli animali e degli esseri umani
2) la psicologia dell uomo primitivo e delluomo occidentale
3) la psicologia dei bambini e degli adulti
4) la psicologia dei soggetti sani e malati.

La prospettiva vygotskijana , quindi, evolutiva sia in senso filogenetico (animale-uomo) che


ontogenetico (bambino-uomo). Lo studio evolutivo mostra che vi una continuit strutturale e
funzionale e al tempo stesso coesistono una serie di momenti critici che distinguono nettamente i
comportamenti. I processi fisiologici e comportamentali - come i riflessi condizionati - possono
essere comuni agli animali e alluomo, ma mentre per i primi costituiscono lunit fondamentale
di comportamento, per il secondo sono solo i processi pi elementari e ne rappresentano
processi meno tipici.
Tra gli animali e luomo vi un salto qualitativo caratterizzato dallo sviluppo di processi
psichici superiori che dipendono strettamente dal contesto storico-sociale in cui cresce un
bambino. Ci non significa che i processi superiori sostituiscono i processi inferiori, o che la
dimensione storica sostituisce quella biologica. I processi psichici superiori conservano la stessa
natura biologica dei processi psichici inferiori, ma i primi rappresentano una nuova
organizzazione funzionale generata da fattori sociali e culturali. Quindi sia i processi psichici
inferiori che quelli superiori sono processi materiali svolti nel cervelli ma questi ultimi si
sviluppano in relazione allambiente.
Vygotskij assume lipotesi che la struttura fondamentale dei processi psichici sia la sequenza
Stimolo-Risposta (S-R): essa alla base dei processi elementari, come gli istinti, i riflessi innati
che costituiscono il livello pi elementare, secondo la distinzione di Blher seguiti dal livello dei
riflessi acquisiti o condizionati. Nei processi psichici superiori, il livello delle funzioni intellettive
tra lo stimolo e la risposta si inserisce il priem (strumento, metodo, artificio o stimolo-mezzo).
lo stimolo-mezzo che rappresenta il salto dialettico che modifica qualitativamente il rapporto tra
stimolo e reazione.
A questo proposito Vygotskij cita lesempio dellasino di Buridano: davanti a due sacchi di fieno
ugualmente pieni lasino non sa decidersi e muore di fame. Un uomo invece pu lanciare una
moneta e scegliere in base al risultato del lancio. Nel primo caso i due stimoli producono due
risposte uguali ma di direzione contraria: il risultato linibizione del comportamento; nel
secondo caso luomo crea uno stimolo che utilizza come strumento, come mezzo per consentire
al comportamento di intraprendere una direzione diversa. Per Vygotskij proprio la presenza di
stimoli creati, accanto a quelli dati, che distingue la psicologia delluomo. Anche nei primati
esistono i comportamenti mediati da strumenti, come ad esempio, gli scimpanz degli
esperimenti di Khler che si servivano di bastoni o casse per raggiungere il cibo. Eppure per
Vygotskij, il comportamento umano guidato quasi del tutto da comportamenti mediati da
stimoli-mezzi, che sono, a differenza degli strumenti utilizzati dai primati, strumenti acquisiti
dallambiente sociale e interiorizzati:
Noi chiamiamo segni questi stimoli-mezzi artificiali introdotti dalluomo nella situazione e
svolgenti una funzione di autostimolazione. [] In base a questa nostra definizione, dunque, ogni
stimolo condizionato creato dalluomo e assunto come mezzo per dirigere il proprio o laltrui
comportamento un segno (Vygotskij, 1931).

I segni sono acquisiti nella storia psicologica individuale (sviluppo ontogenetico) attraverso il
contesto sociale (la famiglia, la scuola, ecc.). Luomo, quindi, si avvale in modo caratteristico degli
strumenti, degli stimoli-mezzi, intendendo con questi ultimi anche il linguaggio verbale, come
forma di comunicazione, basata su capacit genetiche della mente umana, ma acquisita grazie
allambiente familiare e sociale in cui cresce il bambino.

42
Nei primi anni di vita il bambino usa i simboli (sia nel senso di parole che di regole dellattivit
comportamentale) in base allinterazione che ha con i propri genitori e con gli adulti nella vita
quotidiana e nella scuola. In seguito egli adotta gli stessi simboli da se stesso, senza lo stimolo
esterno di unaltra persona (Legrenzi, 1980).

Un processo fondamentale linteriorizzazione degli stimoli-mezzi o segni: nella Storia dello


sviluppo delle funzioni psichiche superiori (1931), nelle Lezioni di psicologia (1932) e negli articoli raccolti
con il titolo Lo sviluppo psichico del bambino (1923-24) Vygotskij ha fornito molti esempi per spiegare
i processi di interiorizzazione del linguaggio e le regole del comportamento nello sviluppo del
bambino tra i quattro e gli otto anni. Questo problema centrale anche in Pensiero e linguaggio,
opera postuma edita nel 1954.
Oltre ad esaminare criticamente le teorie contemporanee sulla genesi dei processi del pensiero e
del linguaggio, Vygotskij vi elabora una teoria che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento
fondamentale. Il pensiero e il linguaggio hanno due radici genetiche differenti. Sia negli animali che
nel bambino piccolo vi sono forme pi o meno evolute di attivit intellettiva relative ad esempio
alla soluzione di problemi e alladattamento allambiente. Queste attivit possono essere
indipendenti dal linguaggio. Allo stesso tempo, il bambino pu usare forme primitive di linguaggio
senza implicare processi intellettivi o di pensiero, ma per comunicare stati emotivi, richiamare
lattenzione dei genitori, ecc. Intorno ai due anni circa il pensiero e il linguaggio cominciano ad in-
teragire. Il linguaggio diventa strumento di comunicazione alle altre persone della propria attivit di
pensiero e regolazione del proprio comportamento in base alle strategie e alle regole adottate dal
bambino. Una distinzione importante, ripresa da vari membri della scuola storico-culturale e in
particolare da Lurija, appunto quella tra linguaggio come strumento di comunicazione e
linguaggio come strumento di regolazione del comportamento. Le due funzioni del linguaggio si
sviluppano in tempi diversi, la funzione comunicativa si sviluppa intorno a 1 anno e mezzo-2 anni,
la funzione regolativa intorno ai 4 anni. Un aspetto importante di questa teoria il concetto di
interiorizzazione. In un primo stadio, il linguaggio espresso a voce alta quando si comunica con le
altre persone, successivamente viene usato come strumento di regolazione delle proprie azioni.
Prima dellinteriorizzazione della funzione regolativa, questa viene svolta per a voce alta, come si
osserva soprattutto quando il bambino dovendo risolvere un problema difficile ricorda a se stesso
a voce alta le operazioni che deve compiere. Linteriorizzazione quindi un processo graduale che
si compie non prima dei 7 anni. Questa fase intermedia nelluso del linguaggio a voce alta viene
denominata fase del linguaggio egocentrico. E sulle fasi d sviluppo che si centrano le critiche svolte
da Vygotskij a Piaget.
Questi venne a conoscenza delle critiche solo negli anni 50 e pot scrivere una replica postuma
in occasione della traduzione americana del 1962 (la risposta di Piaget si trova in appendice al-
ledizione italiana di Pensiero e linguaggio). Sulla cosiddetta polemica Vygotskij-Piaget molti autori
contemporanei hanno concentrato la loro attenzione, perch attraverso essa possibile impostare
un discorso assai pi generale su tutto lo sviluppo mentale del bambino. Secondo la teoria espressa
da Piaget in Il linguaggio e i! pensiero del fanciullo nel 1923, come scrive Vygotskij, il linguaggio
egocentrico del bambino la manifestazione immediata dellegocentrismo, il quale , a sua volta, un
compromesso tra lautismo iniziale e la progressiva socializzazione del pensiero infantile, mentre
per la teoria d Vygotskij stesso si ha invece una considerazione del tutto opposta; il linguaggio
egocentrico del bambino rappresenta uno dei fenomeni di transizione dalle funzioni interpsichiche
a quelle ultrapsichiche e cio un passaggio da forme di attivit sociale a forme di attivit
interamente individuale [Vygotskij 1934]. Per Vygotskij il linguaggio una funzione psichica
complessa che si sviluppa nel bambino nellinterazione con lambiente sociale, una funzione
interpsichica, che mette in rapporto cio una persona con laltra. Successivamente diviene una
funzione intrapsichica, una funzione che permette di regolare dallinterno i propri processi cognitivi
e il proprio comportamento. Per Piaget il percorso lopposto. Da funzione interna e propria del
bambino, il linguaggio diviene gradualmente una funzione socializzata. Per la teoria storico-cultura-

43
le, lo sviluppo di funzioni complesse come il linguaggio ha come condizione necessaria
linterazione dellindividuo con lambiente sociale. La struttura del linguaggio innata, ma la
concreta prestazione linguistica, la lingua che un individuo parla determinata dallambiente sodale
e culturale in cui lindividuo nasce e cresce. Quanto appreso in tale ambiente viene
progressivamente interiorizzato e costituisce le regole, le strategie e i contenuti dellattivit psichica.
Un grande interesse per la psicolinguistica hanno le considerazioni fatte da Vygotskij sulle
differenze tra linguaggio esteriore e linguaggio interiore. Il linguaggio interiore frammentario,
abbreviato, mentre il linguaggio esteriore, quello che usiamo quando parliamo con unaltra persona,
pi disteso e completo. Queste differenze si ripercuotono sul piano grammaticale e sintattico, per
cui possiamo studiare la trasposizione dei contenuti di pensiero in specifiche forme linguistiche a
seconda delle funzioni che il linguaggio assolve di momento in momento (Legrenzi, 1980).

Dopo i lavori degli anni tra il 1925 e il 1935 vi fu un rallentamento dovuto alla svolta politico-
culturale dello stalinismo e alla graduale egemonizzazione della ricerca da parte della scuola
pavloviana. Anche se la scuola storico-culturale ebbe il proprio fondamento teorico in Vygotskij,
essa non si esaur nelle tesi che Vygotskij stesso svilupp.
Il nucleo centrale delle ricerche della scuola storico-culturale costituito dal problema dello
sviluppo mentale infantile (formazione dei concetti, sviluppo della memoria, dellattenzione, ecc.),
tuttavia un filone di ricerche intrapreso negli anni 30 ha sviluppato il rapporto tra culture e
societ diverse e lo sviluppo di capacit mentali. Attraverso spedizioni in Asia centrale i confronti
cross-culturali tra i processi cognitivi di popolazioni nomadi con popolazioni urbane, avevano
messo in luce forti differenze di origine storico-culturale.
Nella seconda met degli anni 50, si ebbe una ripresa della scuola storico-culturale sia con la
riedizione, nel 1956, di alcuni scritti psicologici di Vygotskij sia con la pubblicazione di importanti
opere dei collaboratori di Vygotskij. Tra i principali esponenti di questa scuola vanno ricordati
Aleksej N. Leontev, autore di studi sulla memoria e di una teoria del condizionamento storico-
sociale dei processi mentali [1959], e Aleksandr R. Lurija, psicologo di grande rilievo.
Aleksandr R. Lurija nacque a Kazan nel 1902. Unitosi al gruppo moscovita nel 1923, si interess in
un primo tempo dei processi emotivi e dinamici (le ricerche furono sintetizzate nella monografia
del 1923) e poi insieme a Vygotskij dello sviluppo del linguaggio e dei processi cognitivi (Vygotskij
e Lurija, Studi di storia del comportamento, 1930; Lurija, Storia sociale dei processi cognitivi 1974). Durante la
seconda guerra mondiale cominci ad interessarsi dei disturbi dei processi psichici conseguenti a
lesioni cerebrali, con tutta una serie di opere fondamentali nella storia della neuropsicologia che
ebbero una prima sintesi nellopera Le funzioni corticali superiori nelluomo (1962), poi negli anni 50
furono ripresi gli studi sul linguaggio. Le ultime opere, scritte prima della morte nel 1977, sono state
dedicate alle basi cerebrali della memoria (Lurija, Neuropsicologia della memoria, 1974) e del linguaggio
(Lurija, Problemi fondamentali di neurolinguistica, 1975). Nel libro Come lavora il cervello (1973) contenuta
una sintesi aggiornata delle sue ricerche neuropsicologiche (Mecacci e Misiti, 1978). Bisogna notare
in primo luogo che allinterno delle ricerche sovietiche sul cervello, in buona parte impostate
secondo la teoria pavloviana, Lurija ha rappresentato un indirizzo differente e specifico in implicita
polemica talvolta proprio con la scuola pavloviana. Le funzioni cerebrali che mediano funzioni
psichiche complesse non sono traducibili nei termini di riflessi condizionati, ma sono sistemi
funzionali, sistemi di interazione cerebrale molto pi complessi, la cui organizzazione, in accordo
alla teoria generale storico-culturale, si sviluppa in stretta relazione con lambiente. Il linguaggio, ad
esempio, non ha come struttura fisiologica di base il riflesso condizionato, come sostenevano i
pavloviani, ma risulta dallinterazione di strutture cerebrali diverse che si sviluppa e si modifica nel
corso dellontogenesi. Data questa stretta relazione tra cervello e ambiente, si spiega come le lesioni
cerebrali producano disturbi differenziati da individuo a individuo a seconda delle loro abitudini,
della loro lingua, della loro cultura, ecc. Per questa ragione Lurija ha dato molta importanza allo
studio dei casi individuali di cerebrolesi, come esemplificato nellanalisi che ha fatto di un caso di
memoria prodigiosa e di un afasico (Legrenzi, 1980).

44
4. La psicologia della Gestalt 8

1. Introduzione

Tra la fine dellOttocento e gli anni 30 del Novecento nasce e si sviluppa in Europa una corrente di ricerca
psicologica che possibile definire fenomenologica. Espressione di tale corrente la Gestalttheorie (= teoria della
forma) o Gestaltpsicologie (= psicologia della forma) detta sinteticamente anche Gestalt che si sviluppa a partire
dal 1912 e comprende tra i suoi esponenti maggiori Wertheimer (1880-1943), Khler (1886-1943), Koffka (1887-
1967) e Lewin (1890-1947). Anche se la Gestalt ha origine tedesca, i suoi esponenti, a causa dellavvento del
totalitarismo nazista e dei vissuti personali, sono entrati in contatto con la psicologia americana. In seguito
allavvento del nazismo in Germania, infatti, gli esponenti della Gestalt emigrarono, uno dopo laltro, negli Stati
Uniti. A fianco quindi del periodo tedesco, che pu essere approssimativamente indicato con le date 1912-1935, si
aggiunge un periodo americano. Se nella fase europea la Gestalt nasce e consolida le proprie elaborazioni teoriche e
sperimentali, nella fase americana essa tesa al proprio riconoscimento in un ambiente culturale e in un momento
storico in cui predominante la psicologia comportamentista.

La scuola della Gestalt la risposta europea pi coerente che stata data allassociazionismo atomistico, alla base
delle teorie strutturaliste.

Dovendo rintracciare gli autori che hanno assunto un peso rilevante per la Gestalt, sicuramente Immanuel Kant
(1724-1804) il pi importante - anche se temporalmente pi lontano perch riesce a ricomporre la frattura tra
empirismo e razionalismo attraverso il concetto di sintesi a priori: processo nel quale la mente non n passiva
(antiempirismo), n deriva la propria attivit da idee innate (antirazionalismo). In tal modo, latto del conoscere
attivit unitaria e unificante in cui la materia, fornita dai sensi, viene organizzata secondo le forme a priori della
mente.
Un altro dei teorici fondamentali della corrente gestaltica Franz Brentano (1838-1917).

Husserl, allievo di Brentano, spiega latteggiamento naturale della coscienza9


evidenziando due aspetti centrali del metodo fenomenologico, metodo
profondamente diverso da quello proposto da Wundt:
- il riferimento al mondo cos come appare alla coscienza, il mondo
fenomenico nel suo darsi immediato, nellessere immediatamente
oggetto di indagine
- la necessit di descrivere il mondo fenomenico al di l dei pre-
giudizi delle scienze naturali che descrivono e spiegano gli oggetti
del mondo come staccati dalla coscienza.

Io sono consapevole di un mondo che si estende infinitamente


nello spazio, e che ed stato soggetto a un infinito divenire del
tempo. Esserne consapevole significa anzitutto che trovo il
mondo immediatamente e visivamente dinnanzi a me, che lo
esperisco. Grazie alle diverse modalit della percezione sensibile,
al vedere, al toccare, alludire, ecc. le cose corporee sono in una
Figura 1. Franz Brentano certa ripartizione spaziale qui per me, mi sono alla mano, in senso
letterale e figurato, sia che io presti o non presti loro attenzione,
sia che mi occupi o no di esse nel pensiero, nel sentimento, nella volont. [] La realt e la parola
stessa lo dice la trovo in quanto, desto una esperienza omogenea e mai interrotta, la trovo come

8 Questa dispensa elaborata da Simona Nicolosi, ricercatrice e docente di Psicologia generale dellUniversit degli
studi di Enna/Kore. Le dispense hanno la finalit di sintetizzare i contenuti delle lezioni di Storia della Psicologia del
corso di Psicologia generale tenuto dalla docente. Qualora lo studente volesse approfondire alcuni o tutti gli aspetti
trattati, potr utilizzare i riferimenti bibliografici indicati alla fine di ogni dispensa per risalire ai testi utilizzati per la
presente trattazione.
9 Secondo la fenomenologia, la coscienza ingenua assume come ovvia lesistenza della realt esterna.

45
esistente e la assumo esistente, cos come essa mi si offre. Qualunque nostro dubbio o ripudio di dati del
mondo naturale non modifica affatto la tesi generale dellatteggiamento naturale. Il mondo come
realt sempre l; pu rivelarsi qua o l diverso da come lo presumevo, questo o quellelemento
devessere cancellato da esso a titolo di apparenza, allucinazione e simili; ma, nel senso della tesi
generale, esso sempre mondo esistente. (Husserl, Idee per una fenomenologia pura e una filosofia
fenomenologia, 1913)

Lo psicologo che utilizza il metodo fenomenologico utilizza un metodo lontano dal metodo sperimentale di Wundt,
il quale riesce a rendere scientifica la nascente psicologia in modo molto simile a quello con cui procede la chimica
(una scienza che trova enorme sviluppo nellOttocento): ogni fenomeno viene scomposto nei suoi aspetti elementari
per ottenere unit semplici non ulteriormente riducibili. La Gestalttheorie rifiuta questa impostazione e i metodi
che ne derivano.
Nella sua psicologia dellatto, Brentano privilegia la dimensione attiva dellesperienza psichica individuale - in cui
laspetto specifico lintenzionalit - e assume come uno dei temi distintivi un radicale antielementismo.
Ne deriva che loggetto della psicologia non il materiale fornito ai nostri sensi, cio le cose che vediamo udiamo o
ricordiamo, ma latto di vedere, udire, ricordare.
Come afferma Dilthey nel suo saggio del 1894, Idee per una psicologia descrittiva e analitica, noi spieghiamo la natura,
mentre comprendiamo la vita psichica. Dilthey apporta una basilare distinzione di metodo e di contenuto tra le
scienze della natura, che spiegano in termini di relazione causa-effetto la realt esterna, i fenomeni e gli oggetti
della natura, e le scienze dello spirito, che studia la realt interna, che non riducibile a leggi generali e non
scomponibile in fenomeni separati, ma che pu essere compresa come connessione vivente nella sua interezza.

Attraverso il comprendere si coglie la dimensione interiore dellindividuo, ci che immediatamente


vissuto, la continuit dellesperienza dove una esperienza vissuta (Erlebnis) si connette con unaltra.
[] La comprensione allo stesso tempo interpretazione. Poich le esperienze vissute trapelano da colui
che altro da me attraverso modalit comunicative, significati e intenzioni che si presentano in modo
discontinuo, frammentario e fluido, occorre unopera continua di tessitura e attribuzione di senso a tali
esperienze; diviene allora centrale il metodo dellinterpretazione secondo Dilthey e numerosi altri
esponenti della prospettiva fenomenologia [] (Mecacci, 2002).

Questo un punto di vista antielementistico perch sottolinea il ruolo assunto dal soggetto e non attribuisce al dato
sensoriale semplice limportanza che propria di sistemi come quello di Wundt.

Se per Wundt la psicologia era la scienza che studia i processi psichici quali si manifestano nellesperienza
immediata sotto la forma di contenuti, per Brentano la psicologia era la scienza dei processi mentali in
quanto tali, nel loro agire e procedere. Pi che sul contenuto dellesperienza, laccento posto sullesperire
stesso(Mecacci, 2002).

Loggetto della psicologia per Brentano non questa sensazione, ma il sentire, non questa rappresentazione, ma il
rappresentare:

Ogni fenomeno psichico caratterizzato da ci che lo Scolastico medievale ha chiamato in-esistenza


intenzionale (o anche mentale)10 di un oggetto, e che noi chiameremmo, con unespressione non del tutto
ambigua, relazione a un contenuto, direzione verso un oggetto (che non deve essere inteso come una
realt) o oggettivit immanente. Ogni fenomeno psichico contiene in s qualcosa come oggetto, sebbene
non sempre nello stesso modo. Nella rappresentazione qualcosa rappresentato, nel giudizio qualcosa

10
Il termine latino intentio significa concetto e infatti il termine intentionaliter (intenzionalmente) prende nella filosofia
scolastica medievale il senso di mentalmente o concettualmente. Gli scolastici utilizzarono il concetto come
intentio esprimendo con esso un alium tendere, ovvero un riferimento ad alcunch di oggettivo. Lintentio designa poi sia
la forma dellatto del rivolgersi sia latto stesso. In ogni caso la inexistentia intentionalis della cosa nella mente significa la
presenza delloggetto nella mente non in quanto tale, ma come significato o rappresentazione. Per Brentano
intenzionalit significa relazione al contenuto o direzione verso loggetto.(Cioffi et al. Il testo filosofico, Mondadori,
Milano vol.3/2)

46
ammesso o respinto, nellamore amato, nellodio odiato, nel desiderio desiderato, e cos via (Brentano, La
psicologia dal punto di vista empirico, 1874).

Loggetto sempre immanente nellatto psichico, non esterno allatto stesso, non distaccato: ci che pensato
non esiste come qualcosa di distaccato dal pensare, il pensare stesso, su un oggetto che esiste al di l del nostro
pensare, ma che per noi esiste solo nel momento in cui pensato.

Una pi diretta ascendenza della Gestalt pu essere riscontrata nella teoria della produzione di
Meinong, nella scuola di Graz e quindi nelle tesi, da questultima derivanti, del padovano Benussi.
La teoria della produzione si basa sulla distinzione tra oggetti di ordine superiore e oggetti di ordine
inferiore: per ciascuno di questi due ordini si ha una rappresentazione. Vengono chiamate
rappresentazioni non prodotte, o elementari, quelle generate dagli oggetti di ordine inferiore,
quelle cio che per esserci non hanno bisogno dellesistenza di alcun altro oggetto; si definiscono
invece rappresentazioni prodotte quelle che appunto producono gli oggetti di ordine superiore,
quelli cio che derivano la loro esistenza dagli oggetti di ordine inferiore. Si pu perci riscontrare,
anche nella scuola di Graz, un atteggiamento antielementista nel senso che le rappresentazioni
prodotte non dipendono toul-court dagli elementi semplici, n sono necessariamente e direttamente
determinate da aspetti materiali.
Ancora pi diretta, e in questo caso anche ufficialmente riconosciuta dagli stessi gestaltisti,
linfluenza di Von Ehrenfels, un pensatore vicino a Meinong. Nel 1890 pubblica uno scritto in cui
venivano poste in rilievo quelle che verranno chiamate qualit-gestalt o qualit Ehrenfels. Se si
prende in considerazione, ad esempio, una melodia, innegabile che essa sia di fatto costituita da
parti, le singole note che la compongono. Il risultato finale per non la somma delle part, la
meloda infatti ha caratteristiche diverse da quelle delle note. La qualit propria della melodia una
qualit-gestalt. Ed a tal punto indipendente dalle qualit delle singole part che possiamo ricreare la
stessa melodia sia eseguendola su strumenti diversi (le note saranno differenti nel timbro), sia
addirittura trasportandola di tonalit e mutando quindi totalmente le note-elementi che la formano.
La qualit-gestalt, cio la qualit propria del tutto, non data quindi dagli elementi, ma dalle relazioni
che intercorrono tra essi, dalla loro struttura.
Il tutto pi della somma delle part: questa affermazione, che compare in tutti gli scritti sulla
psicologia della Gestalt, viene utilizzata come una scolastica etichetta distintiva. Di fatto non co-
stituisce nientaltro che il primo, anche se importante, passo teorico della Gestalt. Come abbiamo
visto, gi altri pensatori erano giunti a riconoscere linsufficienza delle parti a spiegare il tutto.
Lo stadio successivo consistito nel determinare leggi non arbitrarie secondo le quali gli elementi
vanno a formare un tutto; un esempio pu essere fornito dalle regole di associazione propugnate dai
filosofi (da Aristotele agli empiristi inglesi) e adottate programmaticamente da alcune correnti di
pensiero psicologico (associazionisti e comportamentisti). Ma il passo pi determinante quello di
osservare che una stessa parte ha caratteristiche diverse se presa singolarmente o inserita nel tutto e
che quindi, come corollario, una stessa parte inserita in due diverse totalit pu assumere
caratteristiche diverse. Proprio questultima affermazione quella che pi caratterizza limpostazione
gestaltista. Con ci il rovesciamento rispetto ai punti di vista precedenti completato. Il modo di
rapportarsi allesperienza non parte dal basso, dallanalisi che frammenta, ma si propone d
considerare entit globali aventi una loro intrinseca organizzazione; il termine Gestalt stesso vuole
proprio indicare questo concetto di unit avente una sua propria forma.

Come dice Khler stesso:


Ora in lingua tedesca - almeno dal tempo di Goethe - il sostantivo Gestalt ha due significati: oltre
alla connotazione di forma o foggia quale attributo d cose, esso ha anche il significato di una
concreta unit per se stessa, che fra le proprie caratteristiche abbia o possa avere, una forma. Dal
tempo di Ehrenfels in poi laccento si spostato dalle qualit-Ehrenfels ai fatti dellorganizzazione, e
in tal modo al problema delle entit specifiche presenti nei campi sensoriali [].
In realt la categoria di Gestalt si pu estendere molto al di l dei limiti dellesperienza sensoriale.
Nella pi generale definizione funzionale del termine lecito includervi i processi

47
dellapprendimento, del ricordo, dello sforzo di volont, dellatteggiamento emotivo, del pensare,
dellagire e via dicendo [Khler 1947].

Come si vede la psicologia della Gestalt, anche se sorta prevalentemente su materiale collegato alla
percezione, in grado di elaborare un impianto teorico che s estende allintera gamma degli aspetti
cognitivi; non si limita quindi, come a volte le stato imputato, ad aspetti percettivi, a forme d
organizzazione sensoriale, ma cerca di individuare queste stesse forme anche negli altri ambiti della
psicologia. (Legrenzi, 1980).

2. Nascita e principali aspetti teorici della Gestalt

La data di nascita della Gestalt pu essere individuata nel 1912, anno in cui Max
Wertheimer (1880-1943) pubblica i risultati di due anni di ricerche sul movimento
stroboscopio, condotte nellIstituto di Psicologia di Francoforte con Khler e
Koffka.

In un ambiente buio si illumini mediante il raggio (r1) emesso da un


proiettore (P1) un oggetto (O1) posto sulla sinistra rispetto allosservatore
(dopo alcuni secondi si spenga il fascio di luce di sinistra e, in rapida
successione (frazioni di secondo) si illumini un secondo oggetto (O2) simile
al precedente ma posto sulla destra dellosservatore. Il risultato percettivo
quello di vedere un unico oggetto O1 che dalla posizione di sinistra si sposta
velocemente a quella di destra. Questo fenomeno, chiamato fenomeno
(phi) , estremamente importante per gli aspetti teorici che sottende.
Quello che avviene nellesperienza infatti non pu essere spiegato da ci
che succede agli
oggetti fisici. Se
questultima ipotesi
fosse vera, losser- Figura 2. Max Wertheimer
vatore dovrebbe vedere due oggetti statici l dove al
contrario percepisce un unico oggetto in
movimento. I risultati sperimentali di Wertheimer
mettono definitivamente in crisi la presupposta
perfetta corrispondenza tra piano materiale, la
cosiddetta realt fisica, e piano percettivo la
realt fenomenica (Legrenzi, 1980).

Losservazione regolare di questa discrepanza ha


dimostrato che un modello basato sulla corrispondenza
puntuale tra stimolazione e sensazione non trovava
sempre una corrispondenza empirica e doveva quindi
essere abbandonato.

Nel tentativo di mantenere i modelli di spiegazione


Figura 3. Esperimento di Wertheimer gi individuati, agli inizi si pensato che il
fenomeno phi potesse configurarsi come una eccezione alla regola e che come tale andasse trattato
cercando di ridurre il movimento apparente ad una sorta di corto circuito mentale. In tal modo i risultati
che apparivano anomali rispetto al modello di spiegazione generalmente assunto al tempo di Wertheimer,
potevano essere spiegati in base a un principio supplementare costruito apposta per i fatti eccezionali,
una ipotesi sussidiaria approntata ad hoc. Il fenomeno per ha caratteristiche tali da richiedere ben di pi di
una semplice ipotesi costruita appositamente; le situazioni in cui compare hanno una struttura talmente
dipendente da caratteristiche sperimentalmente accertate (tempo, forma degli oggetti, distanza,
luminosit...) che non possibile ricondurle tout court, senzaltra spiegazione, ad una sorta di imprecisione
dellallora imperante modello stimolo-sensazione. In questo primo periodo gli scritti dei gestaltisti si

48
prefiggono proprio lo scopo di sottolineare, mediante lindividuazione di fatti sperimentali, linadeguatezza
di tutte quelle spiegazioni che potrebbero essere definite teorie del mosaico, quei modelli cio in cui il
risultato percettivo dato dalla giustapposizione di parti generate da sensazioni tra loro svincolate e non
interagenti, come appunto possono essere le tessere di un mosaico. Sono molti gli esempi in grado di
smentire questi modelli basati sulla somma d componenti. Uno dei primi, e quindi storicamente
pregevole, costituito dallanello di Wertheimer-Benussi. Cos com riprodotto nel testo, lanello appare
di un grigio omogeneo. Si disponga ora un qualsiasi oggetto stretto e lungo, una matita, un filo, una
strisciolina di carta, secondo la verticale indicata dalle frecce che separano i due campi. Da un punto di
vista percettivo si avr un risultato differente. Lanello non pi omogeneamente grigio, ma per contrasto
appare pi scuro sullo sfondo chiaro e pi chiaro sullo sfondo scuro. La cosa pi sorprendente che,
togliendo la divisione aggiunta, lanello ritorna ad apparire omogeneo. Ci sta a significare che
lorganizzazione del risultato percettivo segue leggi peculiari ed indipendente da quanto si sa a proposito
della stimolazione. Una situazione questa insormontabile per qualunque teoria che voglia basare il risultato
percettivo sulla semplice somma di parti (Legrenzi, 1980).
Un altro aspetto teorico della Gestalt, racchiuso nella realizzazione stessa di un modello non atomistico e
nellassunzione di un atteggiamento che coglie unit significanti e non singoli elementi connessi tra loro, la critica
allempirismo.
Con lantiempirismo la Gestalt si riferisce pi direttamente a correnti di pensiero psicologico, quali lassociazionismo
o il comportamentismo.

Il problema consiste sostanzialmente nel peso da attribuire allesperienza passata nella formazione di
risultati percettivi e di fenomeni psicologici in generale [Kanizsa 1968; Musatti 1972]. Un empirista, o uno
psicologo che faccia leva su argomentazioni di tipo empirista, derivando pi o meno direttamente la
propria convinzione dallanaloga tradizione filosofica, espone una teoria che poggia di solito su
osservazioni del genere: gli oggetti che s presentano alla nostra esperienza si sono formati cos come
appaiono per il fatto che siamo abituati a vederli in tal modo, sono creati e resi noti dalluso. Tavoli, seg-
giole, persone, ecc. sono originati dallapprendimento: nellisolarli come tali determinante la ripetizione
dellesperienza e i numerosi contatti che s hanno nella vita quotidiana. Le tesi sostenute e dimostrate dai
gestaltisti sono ben diverse. Senza cadere nella posizione diametralmente opposta, linnatismo, essi
ritengono che gli oggetti siano originati in base ad autodistribuzioni dinamiche dellesperienza sensoriale;
ed hanno perci cercato di trovare controesempi in cui si dimostrasse inefficace il ricorso allesperienza
passata.
Una dimostrazione classica contenuta nel lavoro di Gottschaldt [1926]. Se fosse vero che gli oggetti si
formano nella nostra esperienza in base allapprendimento dovuto alla ripetuta presentazione, dovrebbe
succedere che gli oggetti presentati pi volte vengano riconosciuti con maggiore facilit d oggetti visti
meno frequentemente. Per verificare questo assunto Gottschaldt ha presentato molte volte ai suoi soggetti
figure come lesagono A della figura seguente:

Figura 4. Esperimento di Gottschaldt

49
Se successivamente venivano mostrate figure del tipo B, i soggetti non erano in grado di rintracciarvi
spontaneamente le figure A, nonostante la consistente esperienza precedente (Legrenzi, 1980).

Lesperimento di Gottschaldt presenta anche altri sviluppi, ma ci che importante evidenziare come lesperienza
passata non sia necessariamente lunico fattore che determina lorganizzazione percettiva.
Nelleterna controversia tra innatisti (sostenitori di strutture psicologiche innate) ed empiristi (sostenitori
dellinfluenza esclusiva dellesperienza nella strutturazione dei processi psicologici) secondo i gestaltisti i processi
psicologici erano il frutto di un sostrato materiale che non poteva agire che secondo delle leggi fisiche, invarianti
rispetto sia allesperienza passata dellindividuo, sia alla storia evolutiva della specie. Come sosteneva Khler (1920),
le Gestalt si trovavano non solo nellesperienza fenomenica dellindividuo, ma anche in natura; anzi, la natura
dimostrava questa tendenza a strutturarsi delle parti in unit secondo leggi uguali a quelle che determinavano il campo
fenomenico dellindividuo. Questo concetto (meglio, metafora) di campo non andava inteso in senso generico, ma
con precisa corrispondenza con il concetto di campo come inteso in fisica, cio con il campo elettromagnetico
(Luccio, 2000).

A causa dei toni aspri della polemica, i gestaltisti hanno esacerbato le loro posizioni arrivando a sostenere che
lesperienza passata come totalmente irrilevante: in realt ci che i gestaltisti negavano era la possibilita che questa
influisse sui processi di base che portavano alla strutturazione del campo fenomenico, pur ammettendo, che influisse
sullorientare tali processi in particolari direzioni rispetto ad altro.
La posizione pi corretta viene data da Khler:

Il foglio di carta, la matita, eccetera, sono oggetti ben noti, questo certo. Conceder anche,
senza esitazione, che gli usi e i nomi di questi oggetti mi sono noti dai numerosi contatti avuti nella
vita precedente [...] Ma da questi fatti allaffermare che fogli di carta, matite e via dicendo non
sarebbero delle unit isolate senza quella conoscenza precedentemente acquisita, ti corre una bella
distanza. Come si dimostra che prima di acquisire questa conoscenza il mio campo visivo non
conteneva unit siffatte? [...] Se la spiegazione empirica fosse corretta, nel campo si isolerebbero
entit specifiche solo nella misura in cui queste rappresentassero oggetti noti. In realt le cose non
stanno affatto cos [...] Ne consegue che la mia conoscenza della significazione pratica delle cose
non pu essere responsabile della loro esistenza come unit visive staccate (Khler, La psicologia
della Gestalt, 1947).

Nel primo paragrafo abbiamo descritto in breve il metodo fenomenologico, ma per comprendere meglio che cosa si
intenda per atteggiamento fenomenologico possiamo riferirci allintroduzione del saggio di Wertheimer del 1923:

Sto alla finestra e vedo una casa, alberi, ciclo. Da un punto di vista teorico si potrebbe dire che ci
sono 527 gradi di chiarezza e toni di colore. Ma vedo 327? No. Vedo il ciclo, la casa, gli alberi. E
impossibile ottenere 327 in quanto tali. Ed anche se fosse possibile un calcolo cos astruso e si
prevedesse ad esempio 120 per la casa, 90 per gli alberi e 117 per il cielo, dovrei almeno poter
vedere questa disposizione e divisione del totale e non, ad esempio, 127+100+100, oppure 110 +
177. La divisione concreta che io vedo non determinata da un qualche modo arbitrario di
organizzazione basato unicamente sul mio capriccio; vedo invece la disposizione e divisione che
appare qui di fronte a me (Wertheimer, Untersuchungen zur Lehre von der Gestalt, 1923).

Per la Gestalt lunica cosa che deve essere considerata direttamente sono i fatti cos come ci vengono percepiti dai
nostri sensi. Tutti i modelli di spiegazione, i costrutti ipotetici, le concezioni sui fenomeni psichici hanno significato
solo se riescono a convalidare i fatti derivati dallesperienza.

Un atteggiamento questo che esattamente agli antipodi dellintrospezionismo. Un gestaltista


osserva il reale e accetta lesperienza in maniera diretta, attribuendole quel valore che
manifestamente ci presenta. Un introspezionista invece va al di l degli oggetti che popolano il
nostro mondo e cerca di scoprire sensazioni elementari attraverso una impostazione che per
necessit mira a distruggere loggetto me entit organizzata.
Mentre latteggiamento fenomenologico differenzia la psicologia della Gestalt dalle scuole
precedenti sul piano metodologico, piano teorico cruciale il concetto di teoria di campo. piegare
cosa sia una teoria di campo pu essere semplicissimo e complesso allo stesso tempo. Esattamente

50
come in fisica esiste una definizione quasi banale e vicina al linguaggio quotidiano, oppure una
trattazione estremamente formale, anche in psicologia per i gestaltisti, da un lato, stato facile
poter dire che il risultato fenomenico non dipende da un modello di tipo meccanico, e in ci
hanno polemizzato di volta in volta con lassociazionismo, le teorie del mosaico, il
comportamentismo pi legato al paradigma stimolo-risposta, ma, dallaltro lato, molto pi
complesso determinare formalmente le condizioni precise con cui tutte le forze concorrono alla
formazione del risultato finale. Khler per spiegare cosa si debba intendere per teoria di campo
ricorre ad un esempio. Aristotele nello studiare i movimenti degli astri ha ipotizzato che stelle e
pianeti fossero fissati su sfere di cristallo rotanti. Egli pensava che la regolarit dei. movimenti
potesse essere spiegata solo individuando una costruzione materiale e rigida atta a determinare
senza alcuna possibilit di deviazione quel risultato che stava osservando. In realt la scienza - e ha
impiegato molto tempo - ha potuto dimostrare che i movimenti degli astri dipendono da u
complicatissimo equilibrio generato dallinterazione d molte forze e che la regolarit dei
movimenti non materialmente prefissata, ma ottenuta come risultato dallequilbrio delle tensioni
esistenti tra tutti i corpi celesti.
Allo stesso modo, secondo la Gestalt, in psicologia le uniche possibilit di spiega/ione vanno
attribuite a una teoria che usi strumenti concettuali quali forze, campo, equilibrio; la ragione
fondamentale di questa scelta sta nel fatto che lordine stesso presente nelle cose di tipo
dinamico. Questa convinzione talmente radicata in Khler che un suo importante saggio [Khler
1920] tutto volto a dimostrare come le torme, le gestalten percettive, possano essere perfettamente
descritte con gli strumenti propri della fisica dei campi.
Per la psicologia della Gestalt ogni fenomeno pu e dovrebbe essere descritto con imprescindibile
attenzione agli aspetti dinamici. Il senso di attrazione che si prova per una persona, il desiderio di
evitare una situazione spiacevole, il compiacimento di essere riusciti a risolvere un problema,
laccorgersi di un oggetto prima non notato, lo sforzo di ricordare un volto noto, losservare i
risultati fenomenici originati da una qualsiasi figura di questo libro, sono pochi tra gli infiniti
esempi di situazioni psicologiche scopertamente dinamiche che richiedono una spiegazione secon-
do una teoria di campo (Legrenzi, 1980).

Per costruire una teoria di campo necessario individuare le regole dellinterazione tra le parti.
Nei saggi del 1922 e del 1923, Wertheimer codifica sotto forma di leggi di quelli che sono i principi base della
psicologia della Gestalt: vicinanza, somiglianza, buona continuazione, pregnanza, destino comune, chiusura,
esperienza precedente. Questi principi di unificazione formale sono regole che spiegano il comportamento delle
parti presenti nel campo e affermano che:
le parti di un campo percettivo tendono a costituire delle Gestalt, che sono tanto pi coerenti, solide, unite, quanto
pi gli elementi: a) sono vicini (legge della vicinanza); b) sono simili (legge della somiglianza); c) tendono a formare
forme chiuse (legge della chiusura); d) sono disposti lungo una stessa linea (legge della continuazione) (Luccio,
2000).

vicinanza somiglianza

chiusura continuazione

Figura 4. Principi di unificazione formale

51
Tali principi non sono modelli dotati di validit a priori indipendente dai fatti, ma descrivono modalit di relazione,
nascono nel dato fenomenico e ad esso si rivolgono (Legrenzi, 1980).
Nonostante tale formulazione, i gestaltisti non hanno mai specificato ulteriormente questi principi e non sono mai
riusciti a formulare una definizione pienamente quantitativa della forza relativa con cui interagiscono i fattori
dellorganizzazione.

Infine, esiste una componente della teoria della Gestalt, il postulato dellisomorfismo, che si prefigge di
dimostrare che processi cos astratti come possono sembrare quelli del pensiero, della memoria,
dellapprendimento, hanno un preciso supporto materiale, sono in ultima analisi originati da fatti che
prevedono movimenti di atomi e molecole (Koffka 1935).
Isomorfismo (dal greco iso = uguale e morf = forma) sta ad indicare una identit strutturale tra il piano
dellesperienza diretta e quello dei processi fisiologici ad esso sottostanti. In base al postulato
dellisomorfismo qualsiasi manifestazione del livello fenomenico, dalla semplice percezione di un oggetto
alla pi complessa forma di pensiero, trova un corrispettivo in processi che, a livello cerebrale, presentano
caratteristiche funzionalmente iden-tiche. Ci significa che se il nostro mondo fenomenico possiede una
torma, una struttura, una dinamica dobbiamo trovare - a livello del sistema nervoso centrale - una forma,
una struttura, una dinamica che le rispecchino.
Identit di struttura per non vuoi dire che il nostro cervello funzioni come un apparato di registrazione,
per quanto complesso, in cui si vanno formulando copie fedeli e ridotte delle entit presenti
nellesperienza. Il postulato dellisomorfismo asserisce qualcosa di molto pi importante: se conosciamo le
leggi che organizzano la nostra esperienza fenomenica necessariamente conosciamo anche le leggi che
operano tra fatti che avvengono nel cervello. Perci se finora il modello pi confacente alla descrizione
dellesperienza diretta , alla fine dei conti, una teoria di tipo dinamico, analogo dovr essere il modello
presente nel sistema nervoso centrale; e ci proprio perch di tutti i processi che avvengono nel lungo
percorso seguito dalla stimolazione, lo stadio finale si svolge, fino a prova contraria, nel cervello.
Il postulato dellisomorfismo ha avuto, e tuttora ha, due ordini di conseguenze. Il primo, di tipo euristico,
costituisce una discriminante per la ricerca in neurofisiologia: tutte le scoperte sui fatti fisiologici che non
siano in grado di restituirci il dato fenomenico sono progressi d un sapere che, per quanto vicino, non
ancora di tipo psicologico. Il secondo, di sapore nettamente filosofico, indica nellisomorfismo una via per
far s che il mondo, quello che cosi ci appare, su cui ragioniamo, che accettiamo o rifiutiamo, sia
riconducibile in tutti i suoi aspetti a un unico ordine coerente di principi.
II postulato dellisomorfismo stato il terreno di una feroce critica alla psicologia della Gestalt. Da una
patte stato considerato un tentativo di voler ridurre lattivit del cervello alla presenza di correnti
bioelettriche o di fenomeni fisiologici direttamente osservabili con gli strumenti gi in possesso della
tecnica sperimentale; un atteggiamento del genere pu essere sintetizzato negli esperimenti di Lashley che,
aperto il cranio di un topo e constatato che continuava a svolgere certi compiti anche se parte della
corteccia gli era stata seriamente danneggiata, ha concluso che lipotesi dellisomorfismo non tiene perch
il fenomeno osservato continua a persistere anche se s distrugge la possibilit di una sua localizzazione a
livello di sistema nervoso centrale. In direzione opposta si situa una interpretazione molto meno
fisiologizzante, la quale imputa allisomorfismo il fatto di costituire una reduplicazione del mondo esterno.
Secondo questa interpretazione i correlati del mondo esterno non sarebbero altro che un mondo
miniaturizzato riproposto nel cervello; non verrebbero risolte quindi quelle questioni per cui lipotesi
dellisomorfismo era stata formulata.
Come abbiamo detto, la polemica su questo tema rimane tuttora aperta; resta tuttavia da dire che molte
delle critiche mosse sono motivate anche dalla relativa mancanza di chiarezza con cui stata presentata
questa ardita ipotesi [Koffka 1935]. Va per anche detto che la questione presenta complessit dovute
sia agli aspetti tecnici (che coinvolgono lo studio di realt fisiologiche estremamente fini cui lattuale
ricerca non ancora giunta) sia agli aspetti filosofici (da cui deriva il tentativo di dare una spiegazione
monistica del reale) (Legrenzi, 1980).

I Gestaltisti non si sono occupati soltanto di psicologia della percezione, ma anche dei processi di pensiero, con i
lavori di Wertheimer [1959] e Duncker [1965], la memoria e lapprendimento [Wulf 1922; Zeigarnick 1927; von

52
Restorff 1933; Luchins 1942; Katona 1940], la dinamica della personalit [Lewin 1935; Birenbaum 1930; Dembo
1951; Karsten 1928], la psicologia sociale [Lewin 1931; Asch 1952; Brown 1936; Heider 1958; Sherif e Sherif 1969;
Krech e Crutchfeld 1948], lespressivit e la psicologia dellarte [Arnheim 1949; 1974; Metzger 1962; von Hornbostel
1925], la psicologia genetica [Lewin 1931; Koffka 1928]. N vanno dimenticati lavori riguardanti la psicologia
animale [Khler 1918; 1921; Hertz 1926; 1928; 1929] e persino la patologia della personalit [Schulte 1924].

Nellambito della psicologia del pensiero, la Gestalt ha prodotto alcune


teorizzazioni peculiari. Wolfgang Khler (1887-1967), nel famoso libro sulle
scimmie antropoidi [Khler 1921], ha introdotto il concetto di insight
(Einsicht, intuere, intuire nel senso di vedere dentro), una categoria di
spiegazione tipicamente gestaltista. Molti degli psicologi coevi di Khler
ritenevano che i processi di apprendimento e di pensiero si attuassero
secondo un insieme di tentativi casuali, attraverso i quali il raggiungimento
dello scopo, cio lapprendimento di sequenza di fatti o la soluzione di un
problema, era ottenuto solo in seguito a ripetuti e casuali tentativi corretti in
seguito allosservazione dei risultati. Tale procedimento detto per prove ed
errori rappresentato da Thorndike.
Limpostazione di Khler opposta:

L'insight consiste nella comprensione peculiare e a volte


apparentemente improvvisa di un problema o di una strategia che
facilita la soluzione di un problema.
Spesso linsight implica la riconcettualizzazione di un problema o di
Figura 5. Wolfgang Khler
strategia per la sua soluzione in modo del tutto originale, oppure
l'individuazione e la combinazione di informazioni rilevanti gi
conosciute e nuove in modo da giungere ad un punto di vista
innovativo relativo al problema o alla sua soluzione. Anche se gli insight possono sembrare improvvisi
spesso sono il risultato di una gran mole di pensiero e di duro lavoro precedente, senza i quali non
avrebbero mai avuto luogo: linsight pu essere implicato nella soluzione di problemi ben-strutturati, ma
pi frequentemente associato al percorso accidentato e tortuoso verso la soluzione che caratterizza i
problemi mal-strutturati. Da molti anni gli psicologi interessati alla soluzione di problemi hanno tentato di
scoprire la vera natura dell'insight.[]
Gli psicologi della Gestalt enfatizzarono limportanza della totalit integrata, intesa come un'entit che va
oltre linsieme delle parti isolatamente considerate. Per quanto riguarda la soluzione dei problemi, gli
psicologi della Gestalt ritenevano che i problemi di insight richiedono che il solutore riesca a percepire il
problema nella sua totalit strutturata. Lo psicologo della Gestalt, Max Wertheimer introdusse il concetto
di pensiero produttivo (Wertheimer. 1945/1959), che implica insight in grado di superare i confini delle
associazioni esistenti, e che egli distingueva dal pensiero riproduttivo, basato su semplici associazioni di
conoscenze acquisite in precedenza.
Secondo Wertheimer il pensiero per insight (produttivo) differisce in modo radicale dal pensiero
riproduttivo. Nel risolvere i problemi di insight presentati in questo capitolo era necessario liberarsi dalle
associazioni precedenti e considerare ciascun problema in una luce completamente nuova. Va detto che il
pensiero produttivo pu essere anche applicato ai problemi ben-strutturati.
Wolfgang Khler (1927), un collega di Wertheimer, studi l'insight nei primati non-umani, ed in
particolare in uno scimpanz in cattivit chiamato Sultan.
Come mostrato nella figura 6, Klher mise una scimmia in un ambiente chiuso con alcune cassette, facendo
pendere dall'alto un casco di banane fuori dalla portata diretta dell'animale.
Dopo vari tentativi inutili per cercare di raggiungere il cibo saltando ed allungandosi, la scimmia utilizz le
cassette una sopra l'altra per creare una struttura sufficientemente alta per arrivare alle banane. Secondo
Khler, la scimmia aveva assunto un comportamento che rimandava a un insight. Per Khler ed altri
psicologi della Gestalt l'insight costituisce un processo del tutto particolare che comporta un pensiero
diverso dall'ordinaria elaborazione lineare dell'informazione.

53
Figura 6. Esperimento di Khler

Gli psicologi della Gestalt hanno descritto diversi esempi di insight, ipotizzando alcuni processi che ne
potrebbero essere alla base:
Linsight potrebbe risultare da
a) Ampi salti inconsci nel pensiero
b) Unelaborazione mentale fortemente accelerata o da
c) Una forma di cortocircuito nei processi ordinari di ragionamento
(si veda Perkins,1981). Sfortunatamente, i primi autori della Gestalt non hanno fornito prove convincenti
a favore di nessuno di questi meccanismi, n hanno specificato che cosa esattamente sia l'insight
(Sternberg, 2000)

Lewin e la topologia (1890-1947)

Lewin, in un famosissimo e molto citato saggio del 1931, mostra come si possa costruire un sapere
scientifico basato su analisi sperimentale anche nel caso di eventi non ripetibili. A tale scopo occorre
distinguere due impostazioni sul modo di giungere alla conoscenza scientifica.
Da un lato vi limpostazione di tipo aristotelico, in cui sono oggetto di conoscenza solo eventi ripetibili
proprio perch in essi si possono individuare elementi comuni; in questo modo, trascurando gli accidenti
come non propri dellevento, viene accentuato laspetto di sostanza. E una scienza di tipo eminentemen-
te descrittivo-classificatorio il cui compito principale appunto di stabilire in base a quali aspetti levento
oggetto di conoscenza vada inserito in questa o quella classe.
Dallaltro vi un modo di produrre conoscenza di tipo galileiano in cui lattenzione non focalizzata sugli
attributi comuni presentati ma sulle caratteristiche funzionali, sulle condizioni che costituiscono levento
esaminato. In tal modo per ottenere conoscenza non necessario esaminare un insieme vasto di eventi ri-
petibili ma determinare, al limite anche in un solo caso, le condizioni che generano il fenomeno. In linea di
principio non esiste quindi nessun fatto, per quanto irripetibile, che possa sottrarsi ad una spiegazione del
genere detta appunto genetico-condizionale. Abbandonato il concetto di descrizione-classificazione per
sostituirlo con quello di funzione, il sapere di tipo galileiano diventa cos pi costruttivo:

Il fatto che la dinamica psicologica sia rimasta cos a lungo sotto linflusso di un modo di pensare
aristotelico, dovuto probabilmente alla circostanza che una tecnica utilizzabile per una concreta
rappresentazione, non soltanto della situazione fisica ma anche di quella psicologica, non pu essere
elaborata senza laiuto della topologia (Lewin, 1931).

Ed proprio luso della topologia, una branca della matematica che si interessa in modo non metrico a
relazioni di tipo spaziale, che costituisce un altro degli elementi caratterizzanti il pensiero di Lewin. Egli
infatti con laiuto di alcuni costrutti topologici ha approntato un linguaggio immediato e universale in
grado di descrivere in maniera sufficientemente appropriata situazioni dinamiche concrete.

54
Mediante il costrutto regione indicato graficamente come uno spazio racchiuso da un confine (detto
barriera) si possono indicare situazioni di tipo psicologico. Il fatto che ora stiate leggendo queste righe si
situa in una regione psicologica ben diversa da quella descritta dallessere al cinema. Per passare dalla
regione lettura a quella cinema dovete effettuare uno spostamento psicologico (locomozione) da un luogo
a un altro superando varie regioni e relative barriere; nel nostro caso per esempio lo spostamento
avverrebbe anche materialmente dal luogo in cui siete a quello in cui proiettano il film prescelto. Ma una
locomozione non richiede necessariamente uno spostamento fisico. Potreste spostarvi dalla regione
leggere a quella fantasticare sulle prossime vacanze senza compiere il minimo gesto, ed anche in questo
caso avete superato una o pi barriere a seconda delle condizioni in cui vi trovate.
Le situazioni, gli oggetti, le regioni possono inoltre godere di valenza positiva o negativa. facile scivolare
dalla lettura alla fantasticheria perch questultima ha in genere carattere piacevole (valenza positiva),
meno facile abbandonare la lettura per recarsi allufficio delle tasse (un luogo in genere non amato e di
solito connotato da valenza negativa). Questa spinta, favorevole o contraria, che sentiamo generarsi in
situazioni a valenza positiva o negativa pu essere descritta graficamente mediante un vettore la cui
direzione, intensit e punto di applicazione sono indicativi del tipo di tensione che si sta generando in quel
momento,
[]
Con questo tipo di linguaggio [] Lewin descrive caratteristiche non solo dellambiente psicologico come
abbiamo ora visto, ma anche delle strutture della persona stessa.
La persona, intesa come regione o insieme di subregioni interdipendenti con lambiente e non come entit
separata, il luogo in cui nascono tensioni pi o meno consistenti, in grado di mutare lequilibrio che pu
essere ristabilito solo mediante saturazione della valenza. Ad originare nella persona tensione o sistemi di
tensione e quindi valenze, possono essere sia elementi esterni alla persona stessa (quelloggetto mi attira
per la sua bellezza) sia elementi interni (cerco una seggiola perch, stanco, voglio sedermi). Ma la persona
in s non luogo indifferenziato, punto unico di applicazione di qualsiasi vettore.
Esiste una complessa struttura di regioni tra loro pi o meno separate ed interagenti a seconda della
situazione esterna e delle condizioni interne.
Il riconoscimento che nella mente vi sono regioni con gradi di coerenza estremamente diversi resta una
condizione di fondamentale importanza per ricerche psicologiche pi approfondite. Noi abbiamo a che
fare non con un singolo sistema unitario, ma con un grande numero di tali forti strutture (gestalten),
alcune delle quali stanno in comunicazione con altre e formano cos gli elementi di una struttura debole
pi inclusiva.
necessario riconoscere il carattere strutturato della mente, le sfere, gli strati e i sistemi psichici che la
costituiscono. Ed necessario stabilire sempre dove si ha a che fare con complessi unitari e dove invece
no (Lewin, 1935).
La persona quindi una sorta di gerarchia di regioni alcune tra loro fortemente connesse e funzionalmente
dipendenti, altre meno, altre infine solo debolmente o per niente collegate. E questa struttura muta nel
tempo a seconda dello sviluppo della persona, delle sue condizioni di salute mentale, e perfino dello stato
generale psicofisico.
Il grado di interdipendenza tra regioni stato provato sperimentalmente originando una valenza in una
regione (ad esempio affidando un compito al soggetto) mantenendola non saturata (interrompendo il
compito) e poi vedendo quale altra regione sia pi o meno adatta a scaricare la tensione rimasta (compito
sostitutivo). Si provato cos che regioni simili per complessit, difficolt, tipo di attivit richiesta, sono
pi funzionalmente interdipendenti: completare un compito interrotto mediante semplice prosecuzione
verbale o mentale meno appagante che sostituirlo con un altro ad esso il pi possibile vicino (maggiore
allentamento della tensione).
Il modello della personalit, ora accennato, permette a Lewin di produrre punti di vista originali anche a
proposito della psicologia genetica e di quella differenziale.

Una delle differenze dinamiche tra il bambino piccolo e ladulto il grado di differenziazione, ovvero di
articolazione in regioni e sistemi psichici diversi. Il fatto che varie sfere di vita (professione, famiglia,
amicizia con certe persone, e cos via), come pure vari bisogni, siano pi articolati nelladulto che nel
bambino di un anno, non richiede alcuna analitica dimostrazione. Nelladulto non generalmente difficile
operare una distinzione fra regioni periferiche e regioni centrali. Il bambino piccolo presenta

55
unarticolazione molto meno pronunciata. A questo riguardo, egli dunque un sistema molto pi unitario,
una Gestalt dinamicamente pi forte (Lewin, 1935).

Per quanto riguarda il bambino debole di mente Lewin gli attribuisce un grado di articolazione minore
rispetto ad un coetaneo cresciuto in analoghe condizioni. Tuttavia nel debole di mente non c solo una
differenza quantitativa nei gradi di regioni in cui si articola la sua psiche:

la differenza dinamica di maggiore rilievo tra un bambino debole di mente e uno normale, che abbiano lo
stesso grado di articolazione, consiste nel fatto che i sistemi psichici del primo presentano una rigidit pi
alta, una minore capacit di ristrutturazione dinamica (Lewin, 1935).

Una rappresentazione grafica verrebbe caratterizzata a) da un basso numero di regioni e h] da barriere tra
regioni molto pi marcate.
Per finire questa rapida visione delle teorie di Lewin occorre prendere in considerazione il suo contributo
alla psicologia dei gruppi, una logica estensione delle formulazioni riguardanti la persona e lambiente,
Dellambiente infatti fanno parte anche altre persone e se trattiamo queste entit con i principi della
topologia e della dinamica si pu notare come esse siano in grado di generare un campo attorno a s.
[]
Si pu complicare lo schema e pensare al gruppo come una serie di interazioni tra regioni (individui)
ognuna in grado di generare vari tipi di campi. Potremmo giungere nel caso di gruppi formati in maniera
non avventizia o contingente, a relazioni dinamiche piuttosto specifiche; a volte il gruppo tanto forte da
divenire esso stesso una regione speciale in cui sono vietati o concessi comportamenti diversi da quelli
riscontrabili fuori del gruppo (Legrenzi, 1980).

Bibliografia citata e di riferimento

Di Nuovo S. (2003) Fare ricerca, Bonanno, Acireale.


Fraisse, Piaget e Reuchlin (a cura di) (1963) Trattato di psicologia sperimentale, Einaudi, Torino.
Galimberti U. (a cura di) (1999) Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Torino.
Legrenzi P. (1980) Storia della Psicologia, Il mulino, Bologna.
Luccio R., La psicologia: un profilo storico, Laterza, Roma-Bari, 2000
Mecacci L. (1994) Introduzione alla psicologia, Laterza, Roma.
Mecacci L. (2002) Storia della Psicologia del Novecento, Laterza, Roma.
Parisi D. (2000) Un secolo di psicologia e le prospettive per il futuro, Giornale Italiano di
Psicologia, 27 (1), 92-100.
Platone, La Repubblica, libro VIII, 514A-518B, RCS Libri, Milano.
Sternberg R.J.(2000) Psicologia cognitiva, Piccin, Padova.

56
5. Il comportamentismo

La nas cita del com po rtamentismo *

Negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale, la psicologia ha, grazie a Pavlov,
gli strumenti concettuali per costruirsi su fondamenta oggettive. Questi erano per offerti in
America anche dalle ricerche di Edward L. Thorndike, il pi grande precursore del
comportamentismo. Thorndike (cfr. in particolare 1911; 1949), che chiamava il suo sistema
teorico connessionismo, una forma particolare di associazionismo, aveva iniziato gi negli
ultimi anni del secolo scorso alcuni esperimenti su quella che chiamava intelligenza animale.
Nella situazione prototipica, lanimale veniva posto allinterno di una gabbia, completamente
chiusa, e per uscire doveva agire tirando delle funi, che erano collegate con un sistema di pulegge
alla porta della gabbia. Ora, Thorndike rilev che lanimale non passava bruscamente da una fase
in cui non era capace di trovare la soluzione, a unaltra in cui la soluzione, una volta trovata, era
poi sempre immediatamente disponibile. Al contrario, quello che era visibile era un progressivo
accorciamento dei tempi di soluzione del problema, senza discontinuita, sino a un minimo.
Da questo, Thorndike enunci tre principi fondamentali. Il primo principio affermava che
lapprendimento si verifica per tentativi ed errori (trials and errors): lanimale compie tentativi alla
cieca, e quindi commette casualmente errori e d risposte giuste. Il secondo principio era
formulato sotto forma di legge, detta delleffetto: le risposte corrette tendono a essere ripetute,
quelle erronee a essere abbandonate. In questo modo, lanimale progressivamente riduce il
numero di emissione di risposte erronee, aumentando quello di risposte corrette, e riduce cos
gradualmente i tempi di soluzione del problema. Anche il terzo principio era enunciato sotto
forma di legge, detta dellesercizio: i comportamenti pi spesso esercitati vengono appresi pi
saldamente, ed pi facile che vengano di nuovo emessi, in situazioni analoghe a quelle in cui
sono stati appresi.

John B.Watson (1878-1958)


Il fondatore del comportamentismo fu Watson, che consegu il PhD presso lUniversit di
Chicago, il centro del funzionalismo americano. Per quanto inizialmente attratto dalla riflessione
filosofica di John Dewey, egli si dedic prevalentemente alla psicologia di laboratorio e si
interess agli studi sui tropismi che il biologo Jacques Loeb conduceva sugli organismi inferiori.
Watson, che fin da giovane si era interessato allammaestramento di animali e, in particolare, di
ratti, trov a Chicago il primo allevamento di questi animali utilizzati a scopi sperimentali e
divenne presto tecnico di laboratorio per interessamento del suo supervisore.
A Chicago trov anche Rowland Angell, lallievo di William James e sostenitore del
funzionalismo in psicologia, che considerava la mente come un prodotto della selezione naturale
e delle interazioni con lambiente. Nel 1908 venne chiamato da Baldwin a ricoprire lincarico di
professore di psicologia presso la Johns Hopkins University, con il compito di costituire un
laboratorio di psicologia comparata. Per un singolare destino, Baldwin dovette lasciare quel-
luniversit per uno scandalo, e lo stesso sarebbe successo a Watson alcuni anni pi tardi.

* Da R. Luccio, La psicologia: un profilo storico, Laterza, Roma-Bari, 2000, pp. 137-148.

57
Comunque quando Baldwin dovette allontanarsi lasci a Watson la direzione del dipartimento di
Psicologia insieme con quella di varie riviste, compresa la Psychological Review iniziata nel
1894. Da tale posizione di forza Watson intraprese una battaglia culturale e scientifica contro i
metodi introspettivi e lapproccio dualistico in psicologia e a favore di una psicologia obiettiva e
riconducibile nellalveo delle scienze biologiche.
Larticolo Psychology as the Behaviorist Views It, comparso nel 1913 sulla rivista gi ricordata,
rappresent il punto di svolta della psicologia americana di inizio secolo, non solo per la nuova
determinazione delloggetto della disciplina ( ci che gli uomini fanno dal momento in cui
nascono fino alla morte: il comportamento, come peraltro aveva gia anticipato Piron nel 1908),
ma anche per lindicazione del nuovo programma di ricerca consistente nello stabilire le relazioni
tra gli stimoli, intesi come le eccitazioni che in un dato momento agiscono sullorganismo, e le
risposte, intese come linsieme dei cambiamenti che si producono nella muscolatura e nelle
secrezioni ghiandolari. In questo articolo la psicologia, dal punto di vista di un
comportamentista, veniva definita come un settore sperimentale delle scienze naturali, il cui
scopo la previsione e il controllo del comportamento.
Loggetto di studio del comportamentismo non era la coscienza n tanto meno la mente, ma il
comportamento osservabile intersoggettivamente, definito da Watson come linsieme delle
risposte muscolari o ghiandolari. Si osservi che cos Watson escludeva losservazione del sistema
nervoso - peraltro, lEEG sarebbe stato inventato solo quindici anni dopo, e i potenziali evocati
erano di l da venire. Il metodo di studio rimaneva rigorosamente quello sperimentale, con le
stimolazioni ambientali (intese come variazione dellenergia fisica presente nellambiente: energia
radiante, meccanica ecc.) come variabili indipendenti e il comportamento (la risposta
dellorganismo) come variabile dipendente, con un rifluto deciso dellintrospezione e del
colloquio clinico. Secondo i comportamentisti, infatti, se la psicologia voleva essere una scienza,
doveva scegliere come oggetto di studio qualcosa che fosse suscettibile di essere osservato
naturalisticamente. La psicologia come la vede il comportamentista una branca sperimentale
puramente oggettiva delle scienze naturali (Watson 1913, p. 158). Di qui la individuazione del
riflesso condizionato e dei meccanismi del condizionamento come unit di analisi della
psicologia.
Dopo il 1913 praticamente tutti gli psicologi americani sentirono la necessita di prendere
posizione nei confronti della proposta di Watson, che nel 1915 giungeva alla presidenza della
American Psychological Association. Nel suo discorso di insediamento indic nel lavoro di
Pavlov sui rifiessi condizionati il fondamento sperimentale del comportamentismo. Tuttavia i
programmi delle sue ricerche subirono una improvvisa battuta di arresto a partire dal 1920 a
causa di una relazione con una giovane collaboratrice, Rosalie Rayner. importante segnalare che
con la Rayner Watson lavor sul famoso caso del piccolo Albert, un bambino che venne fatto
diventare sperimentalmente fobico con tecniche di condizionamento (cfr. Watson, Rayner 1928).
Limportanza del caso, che alla base di quella che sarebbe poi diventata la behavior therapy, la
psicoterapia comportamentistica, dato dal fatto che secondo Watson si poteva cos dimostrare,
in contrasto con le idee psicoanalitiche, che i sintomi nevrotici sono frutto di un apprendimento,
e che ci che appreso si pu disapprendere.
Dopo lo scandalo, Watson rivers il proprio talento e le proprie competenze nel settore
applicativo (pubblicit e marketing) e in ambito divulgativo, pur non abbandonando del tutto la
passione teoretica, come testimonia lintroduzione sistematica al comportamentismo del volume
Behaviorism, del 1924. Watson svolse unintensa attivit pubblicistica, che si concretizz nella
raccolta di suggerimenti ai genitori del 1928 intitolata The Psychological Care of Infant and Child e
firmata insieme a Rosalie Rayner. Questultimo lavoro contribu non poco al dibattito sul
comportamentismo in vasti strati della societ americana. Il suo contributo pu essere riassunto
soprattutto in questi termini: la sostituzione dellintrospezione con losservazione

58
comportamentale, laccento sulla predizione e il controllo del comportamento, rispetto alla
comprensione teorica, labolizione della terminologia mentalistica e una impostazione atomistica
dello studio del comportamento in modo da renderlo pi affrontabile nella sua complessit.

Dal comportamen tismo al neocomportamen tismo


In pochissimi anni dalla pubblicazione del primo articolo di Watson, il comportamentismo
conquist una posizione di netto predominio nella psicologia americana. La dottrina
fondamentale poteva essere riassunta in questi termini: lorganismo era una scatola nera (black
box), al cui interno lo psicologo non pu entrare; farebbe cos solo della metafisica. Su questa
scatola nera impattano gli stimoli ambientali S, e in concomitanza lorganismo emette delle
risposte R. Lo psicologo comportamentista studia le associazioni S-R: come dipende il variare delle
risposte (variabile detta perci dipendente) al variare degli stimoli (variabile detta perci indipendente). Il
comportamentismo si costitu cos come la scuola (o meglio, forse, il movimento, data la sua
natura abbastanza composita; Zuriff 1985, p. 6), che avrebbe segnato tutta la psicologia generale
dagli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale a quelli immediatamente
successivi alla seconda.
A partire dal contributo di Watson possiamo tracciare gli sviluppi dellindirizzo
comportamentista. Con Eduard C. Tolman assistiamo allaccettazione del programma di ricerca
comportamentista solo per quanto riguarda ladozione dellosservazione del comportamento e
laccantonamento del metodo introspettivo, ferma restando la scelta di una impostazione
teleologica di marca europea che sfocer, nel 1922, nella nuova formulazione di un purposive
Behaviorism (comportamentismo diretto a uno scopo) sulla Psychological Review.
Secondo Tolman, il comportamento di un organismo ha uno scopo e la risposta attiva che ne
consegue va considerata olisticamente e non sommatoriamente rispetto a elementi parziali. Il
comportamento quindi interpretabile considerando una serie di fattori che operano come
variabili indipendenti: stimoli ambientali, pulsioni fisiologiche, eredit, et, sesso, esercizio
pregresso e cos via. In particolare, osservando il comportamento, si possono distinguere due
fondamentali categorie di variabili: quelle che direttamente si possono notare e quelle intermedie,
delle quali si rilevano gli effetti, ma non la presenza, per esempio i tratti temperamentali, il sistema
dei bisogni, le matrici di convinzioni e valori, lo spazio vitale immediato e quello ristrutturato da
locomozioni e apprendimenti. Per inciso, la riflessione tolmaniana sulle variabili intervenienti
promosse un interessante dibattito tra i teorici di quel periodo che sfoci nel 1948 nella proposta
di MacCorquodale e Meehl di definire e differenziare nettamente tali variabili rispetto ai
cosiddetti costrutti ipotetici. Questi ultimi vengono definiti come concetti che indicano ipotetici
processi inseriti nel contesto proposizionale di una teoria allo scopo di rafforzarne il potere
esplicativo, rispetto ai dati osservativi comportamentali, quali per esempio lintelligenza,
ladattamento, il rinforzo, lapprendimento, lequilibrazione dei processi di assimilazione e
accomodamento, il super-io, il complesso di Edipo ... .
Le variabili intervenienti invece si distinguono per il loro significato operazionalmente pi
limitato e specifico, potendosi definire come quei fattori inferiti e non osservati che mettono in
relazione le variabili indipendenti osservate (in genere gli stimoli) con le variabili dipendenti
osservate (la gamma delle risposte). Le variabili intervenienti si possono ridurre pertanto ad
affermazioni ipotetiche che riguardano processi, entit o eventi che si verificano nellorganismo.
Ladozione da parte di Tolman di tale tipo di variabili, nonostante il loro discutibile statuto
epistemologico, restituisce alluomo (e allanimale) una consistenza interna messa in ombra dagli
approcci integralisti al comportamentismo, senza peraltro ricorrere nuovamente al concetto di
coscienza.

59
Il comportamentismo di Tolman si guadagnato lappellativo di molare avendo come oggetto
di studio unit di comportamento che non possono essere ridotte o considerate corrispondenti
alla somma delle loro parti. Per Tolman lunit di base dello studio della psicologia consiste nel
comportamento diretto a uno scopo, che resta fondamentalmente modificabile attraverso
processi di apprendimento; il comportamento, da un punto di vista molare, deve ricevere
spiegazioni o definizioni attraverso costrutti psicologici, piuttosto che attraverso costrutti
fisiologici.
Negli anni Trenta vennero introdotte nuove e diverse variabili intervenienti. Di particolare rilievo
fu la cosiddetta scuola di Yale, in cui si distinsero Clark Hull e Kenneth Spence (poi passato, con
la moglie Janet Taylor, allUniversita dello Iowa). Nel sistema proposto da Clark Hull (1943a,
1943b), altamente formalizzato, particolare rilievo avevano come variabili intervenienti la pulsione
D (da drive) e la forza dellabitudine SHR (habit strength), forza del legame associativo interposto tra
stimolo e risposta. Nel sistema proposto da Spence un ruolo fondamentale aveva come costrutto
ipotetico il concerto di ansia.

Operanti e rispondenti: Skinner e lutopia


Verso la fine degli anni Trenta si affacci per sulla scena scientifica quello che sarebbe stato il
pi noto dei neocomportamentisti, Burrhus Frederick Skinner. Il suo atteggiamento si manifest
peraltro immediatamente come opposto a quello degli altri comportamentisti. Quanto i vari
Tolman, Hull, Spence ecc. cercavano di sistematizzare e teorizzare, tanto Skinner (1938)
ostentava un atteggiamento sostanzialmente anti-teoretico, nemico del concetto di variabile
interveniente, attento sostanzialmente solo alle contingenze associative immediatamente rilevabili
allesterno. Dato il grande rilievo di questo studioso per tutta la cultura americana di centro
secolo, opportuno dedicargli un po pi di attenzione.
La sua prima prova rilevante, un lungo articolo sul concetto di riflesso nella descrizione del
comportamento, pubblicato nel 1931 sul Journal of General Psychology, non rappresenta tanto
il risultato di un programma sperimentale di ricerca quanto unanalisi storico-critica alla Mach di
tale concetto e unanalisi epistemologica dello stesso, utilizzando le categorie delloperazionismo
di Bridgman. Con latteggiamento ostentatamente anti-teoretico, che lo caratterizzer lungo tutto
il suo percorso intellettuale, Skinner si bas, riguardo larco rifiesso, non tanto sulla
concettualizzazione di esso quanto su ci che implicato negli esperimenti sui rifiessi, giungendo
alla conclusione che la ricerca reflessologica non deve consistere tanto nello studio dellarco,
quanto nella rilevazione nellimpostazione strettamente sperimentale di correlazioni tra due ordini
di eventi, vale a dire gli stimoli e le risposte.
Skinner propose quindi il superamento delle indagini propriamente fisiologiche del riflesso, come
processo isolato da altre attivit corporee, per aderire a uno studio dello stesso quale regolarit
che coinvolge lorganismo nel suo insieme, e quindi quale strumento per una descrizione
autonoma e pervasiva del comportamento degli organismi. Se loggetto di una scienza
determinato dagli interessi dello scienziato e se tali interessi si focalizzano sullattivit totale
dellorganismo in quanto organizzazione globale e integra, lo psicologo pu individuare nel
comportamento loggetto specifico e indipendente dei propri studi. Come ha occasione di
osservare Skinner, nella descrizione del comportamento si impegnati con le relazioni che
esistono allinterno di una serie regressiva di eventi che vanno dal comportamento osservabile a
quelle modifiche di energia che avvengono alla periferia dellorganismo e che noi designiamo con
il termine di stimolo.
Seguendo un credo epistemologico, definito da altri anti-riduzionismo metodologico, Skinner
pu affermare che il comportamento non semplicemente il risultato di attivit pi fondamenta-
Ii [ ... ], ma un fine in s e per s. Egli si distacca per dalla prevalente psicologia che

60
privilegiava il legame causale tra stimolo e risposta, dedicandosi piuttosto alla rilevazione delle
regolarita tra queste due classi. In particolare, focalizza la sua attenzione sulle frequenze piuttosto
che sulla qualit della risposta e identifica la variabile chiave del controllo del comportamento
non negli antecedenti causali, ma nelle conseguenze della risposta, cio nel rinforzo.
Con una distinzione che sarebbe stata prontamente accettata da tutto il comportamentismo,
Skinner distingueva tra due tipi di comportamenti: i rispondenti, derivanti da riflessi innati o appresi
per condizionamento classico (assodazione S-S, stimolo condizionato stimolo incondizionato), e
gli operanti, emessi spontaneamente dallorganisrno e la cui probabilit di occorrenza aumenta o
diminuisce a seconda del rinforzo (premio o punizione) che lorganismo riceve in corrispondenza
della loro emissione; appresi per associazione S-R.
Con lopera, del 1938, Behavior of Organisms, Skinner istitu la sua scienza del comportamento e il
suo impero terminologico, che per non vennero presi estesamente in considerazione dalla
comunit scientifica statunitense, allepoca pi interessata ad altre proposte emerse in seno al
comportamentismo (Hull, Tolman). Solo negli anni Cinquanta la fortuna di Skinner conosce
unimpennata sia tra il grosso pubblico, con il romanzo utopico Walden two (1948), sia presso la
comunit scientifica, con le opere sistematiche Science and Human Behavior e Schedules of
Reinforcement. Laccento sulla programmabilit e modellabilit del comportamento conduce dal
mito della vecchia frontiera al nuovo confine tecnologico - e tecnologia in senso proprio sono tutte
le proposte che fa Skinner di applicazione delle tecniche di condizionamento alla vita quotidiana,
dagli studi sullistruzione programmata alle teaching machines o al baby glass box, la scatola trasparente
e sterile, con tutti gli stimoli sapientemente programmati e sottratti alla casualit dellintervento
del genitore, inventato dal babbo Skinner per la figlia Deborah.
Ma il vento doveva cambiare, a partire dagli anni Cinquanta, e ben presto queste proposte
tecnologiche vennero rifiutate, anche perch pi complicate e artificiali delle pratiche educative
che avrebbero dovuto sostituire, semplificandole. Lutopia sconfitta, quando si rivela incubo.

Demarcazioni: cons traints of learning, mediazione verbale e shifts


Negli anni Cinquanta, il comportamentismo era allapice del suo successo e dominava
incontrastato la psicologia nord-americana. Ma il crollo era vicino, e sarebbe giunto tanto pi
repentino e totale quanto meno, era atteso. Lagente del crollo sarebbe stato il cognitivismo. Per
capire questo snodo determinante nella storia della psicologia nellultimo secolo per
importante esaminare pi da vicino la situazione del neocomportamentismo.
La prospettiva skinneriana si esaur in se stessa. Lo stesso antiteoreticismo di Skinner di fatto
imped il crearsi di una scuola. Peraltro, le demarcazioni allnterno del neocomportamentismo
crearono in parte il necessario ponte tra questo movimento e il cognitivismo, che negli ultimi
decenni lo avrebbe sostituito. La prima demarcazione quella dei cosiddetti constraints of learning.
Lo spazio non ci ha qui consentito di parlare di altre branche della psicologia animale, e in
particolare dellapporto delletologia. Tale apporto pu, schematizzando, essere sintetizzato sotto
due aspetti: il primo, pi precisamente teorico, quello del porre in luce gli aspetti specie-specifici
del comportamento; il secondo, metodologico, quello del rifiuto dellosservazione in laboratorio
e il privilegio dellosservazione del comportamento in ambiente naturale (ovviamente i due aspetti
sono distinti solo per comodit espositiva). Lapproccio etologico implica un ritorno alla
concezione darwiniana del comportamento e si scontra nettamente con alcuni postulati del
comportamentismo e degli studi di psicologia animale condotti in questambito, e principalmente
a) il postulato della non differenza qualitativa tra comportamenti animali e umani; b) il postulato
empirista; c) il postulato della controllabilit della situazione stimolo e delle contingenze di
rinforzo.

61
Ma la scoperta di comportamenti specie-specifici era stata fatta anche allnterno del
comportamentismo, e lironia del destino ha voluto che gli studi in questo campo venissero
iniziati proprio da due allievi di Skinner, Breland e Breland (1961), che, in due parole, hanno,
dimostrato che la specificita della specie determina dei precisi vincoli sugli apprendimenti che
possono essere conseguiti: non tutti gli animali possono apprendere le stesse cose. E se vero
che le ricerche sui limiti biologici del comportamento, che hanno dovuto tenere in larga misura
conto dei dati delletologia, si sono staccate in maggiore o minor misura dal filone
comportamentista classico, altrettanto vero che tutta la problematica dei constraints of learning
(limiti dellapprendimento) tuttora ben lontana da quella cognitivista. Comunque, la scoperta
dellesistenza di comportamenti specie-specifici non significa di per se stessa unaccentuazione
dello studio dei fattori innati dellapprendimento, e soprattutto una ricerca delle basi biologiche,
geneticamente determinate, di certi processi cognitivi. per certo che tale scoperta ha scosso
notevolmente la radicata idea che le stessi leggi psicologiche potessero valere per tutte le specie
animali.
Un altro aspetto di particolare rilevanza per quel che riguarda il neocomportamentismo e le
variabili intervenienti quello delle cosiddette mediazioni verbali, sostenute in particolare da
Osgood (per esempio, 1957). Per capire meglio di cosa si tratta, esaminiamo un concreto
paradigma sperimentale: il cosiddetto reversal non reversal shift.
Questa linea di ricerca stata introdotta da Kendler e Kendler per la prima volta nel 1959 (ma le
origini di questo paradigma si possono gi rintracciare nei lavori di psicologia animale sulle
ipotesi dei ratti di Krechevsky 1932). Le ricerche sugli shifts hanno avuto unenorme diffusione
in tutto il mondo, e si sono rivelate soprattutto utili riguardo i processi cognitivi nello svantaggio
sociale, su soggetti in et evolutiva, cio, nei quali particolarmente evidente la deprivazione
linguistica (cfr. Luccio, Sala Borroni 1979; Larcan 1984).
Le ricerche sugh shifts si inseriscono in quel pi ampio settore della psicologia dellapprendimento
relativo alla cosiddetta formazione dei concetti. In cosa consista un concetto presto detto: per
concetto si intende grosso modo una categoria, una classe di eventi a cui pu essere assegnata
ununica etichetta - cos la classe (o categoria) dei cani un concetto il concetto, appunto, di cane)
e lo stesso la classe dei quadrati, dei democristiani, dei provveditori agli studi, dei ciotoli e dei
valvassori. Un esperimento sulla formazione dei concetti assume una forma di estrema semplicit.
Lo sperimentatore presenta degli eventi (ad esempio, disegni su cartoncini) e chiede al soggetto di
pronunciarsi sulla loro eventuale appartenenza al concetto (ancora indeterminato) che lo,
sperimentatore ha in mente. Il soggetto pu rispondere con un s 0 un no, lo sperimentatore
approvare o meno quanto risponde il soggetto.
Supponiamo allora che lo sperimentatore presenti quadrati bianchi o neri, piccoli o grandi.
Supponiamo ancora che il concerto che lo, sperimentatore vuole che il soggetto si formi sia il
nero. Lo sperimentatore approver allora tutte le risposte s ai quadrati neri e no ai bianchi, e
disapprover le risposte no ai neri e s ai bianchi, indipendentemente dalla grandezza dei
quadrati; quel che interessa sapere sar il numero di prove necessario perch il soggetto non
compia pi errori o, secondo questa prospettiva, abbia acquisito il concetto.
Ora, un esperimento sullo shift non altro che un esperimento sulla formazione dei concetti nel
quale, una volta acquisito un concetto, si chieda ai soggetti di acquisirne un altro, incompatibile
con il primo. Quel che allora interessera sapere quanto tempo impiegher il soggetto a lasciar da
parte il primo concetto, per acquisire il secondo. Cos nellesempio precedente, il soggetto che ha
acquisito il concetto nero dovr passare o al concerto inverso (bianco) o al concerto non inverso
(grande o piccolo).
Intuitivamente, il passaggio al concetto inverso sembra pi facile. E difatti, per ottenere questo
shift sia gli adulti che i bambini al disopra dei 6-7 anni impiegano meno prove che non per lo shift
non inverso. Il curioso che i bambini pi piccoli acquisiscono invece prima lo shift non inverso.

62
Risultati analoghi si riscontrano negli svantaggiati sociali, con forte deprivazione culturale, specie
linguistica, anche ad et superiori ai 7 anni. Il fatto che bambini pi piccoli, o deprivati, abbiano
meno difficolt con un compito pi impegnativo per bambini pi grandi (e per adulti) non poteva
non incuriosire gli studiosi. La conclusione che si potuta trarre sostanzialmente questa. Nella
prima parte dellesperimento, i bambini pi piccoli solo apparentemente acquisiscono il concetto
di nero; in realt, come ha potuto dimostrare Saltz, essi operano quella che stata chiamata una
sovradiscriminazione del campo, e in luogo di un concetto, ne hanno acquisiti due compatibili:
piccolo nero e grande nero. Nel momento in cui si chiede di operare uno shift non inverso
(per esempio, piccolo), essi dovranno compiere questo sforzo solo per quel che riguarda il
piccolo bianco, avendo gia acquisito il piccolo nero. Se si chiede invece di operate lo shift
inverso, essi non hanno nessun concetto preacquisito da poter riutilizzare, ma devono rico-
minciare da zero, e trovano quindi il compito pi difficile.
Ma cosa fa s che i ragazzi pi grandi riescano a formare un concetto unico dei due tipi di
quadrato nero, il grande e il piccolo? La risposta non pu che essere una: luso del linguaggio, la
capacit di utilizzare la parola nero come etichetta per contrassegnare la categoria
corrispondente al concetto. Anche il bambino pi piccolo, o lo svantaggiato, possiedono la parola
nero; il fatto che non la utilizzano a questo fine. Uno specifico addestramento linguistico in
questo senso riesce a diminuire nettamente le differenze tra grandi e piccoli.
Perch sono importanti queste ricerche? I comportamentisti potevano ben seguitare a
sostenere che la mediazione verbale non altro che un costrutto ipotetico. Ma di fatto, con
queste e con altre ricerche di senso analogo, entrava con chiarezza nellimmaginario collettivo
dello psicologo americano lidea che nella testa ci sono parole, e parole organizzate in struttura, e
che i processi di pensiero devono tenere conto di queste strutture. Di qui a convincersi che quel
che c nella testa, la mente, potrebbe essere realmente esistente non c che un passo .

63
6. Freud e la psicoanalisi 11

1. Definizione e campo della psicoanalisi

Il termine psicoanalisi compare per la prima volta nel 1896 in uno scritto di S. Freud
(Lereditariet e letiologia della nevrosi) e si sostituisce a una serie di altri termini come analisi
psichica, analisi ipnotica o, pi semplicemente, analisi impiegati precedentemente dallo
stesso Freud per designare un insieme di accorgimenti osservativi e terapeutici rivolti alla
conoscenza e al trattamento di determinati disturbi psichici.
Sulla base dellosservazione dedicata ai fenomeni psicopatologici (isteria, nevrosi
ossessiva, fobie, ecc.) la psicoanalisi freudiana and progressivamente saldando, nel tentativo di
costruire un modello teorico-esplicativo unitario, i fenomeni relativi ai quadri psicopatologici con
quelli riconducibili ai processi psichici normali, estendendo, nel contempo il proprio interesse a
diversi campi del sapere umano, quali la creazione artistica, la linguistica, lantropologia, ecc.
Alla luce di queste considerazioni la psicoanalisi pu essere intesa come:

a) un metodo rivolto, allindagine, delle modalit in cui si svolgono, e si manifestano i


processi psichici e basato sullassunto che la nostra vita psichica in ogni sua manifestazione sia
prevalentemente interessata e caratterizzata da processi inconsci, non altrimenti affrontabili;

b) una tecnica terapeutica, che assumendo come quadro di riferimento limpostazione del
punto a), intende analizzare il tipo di difese e le resistenze che il soggetto instaura nei confronti
dei propri desideri, pensieri e tendenze inconsci che sono alla base dei suoi disturbi;

c) unimpostazione teorica in cui confluiscono i risultati delle osservazioni sistematiche


compiute in sede psicoterapeutica e quelli derivati dallimpiego del metodo psicoanalitico in altri
campi (arte, religione, antropologia, linguistica, ecc).

chiaro che laspetto teorico della psicoanalisi, nelle sue diverse angolazioni,
strettamente connesso con losservazione empirica e quindi con i problemi inerenti alla tecnica
impiegata nei trattamenti psicoanalitici. In via generale, cio, non possibile disgiungere i due
momenti intendendoli come indifferenti luno allaltro. Secondo la psicoanalisi laccadere psichico
soggetto alle leggi dellinconscio e questultimo non va pi considerato come una cieca forza
biologica e istintuale, bens come un mondo dotato di senso, che si manifesta secondo una
determinata logica e che traspare, allosservazione diretta e alla percezione cosciente, mediante un
insieme di fenomeni che si esprimono in codice e che richiedono quindi una chiave interpretativa.
Laspetto propriamente inconscio e le sue innumerevoli modalit espressive vengono perci
inferiti da ci che direttamente osservabile e cio: intendibile nella verbalizzazione del soggetto,
osservabile nei suoi atti, nelle sue manifestazioni mimiche, ecc.

Questo capitolo di Enzo Funari, Freud e la psicoanalisi, in Legrenzi P. (1980) Storia della psicologia, Il
11

Mulino, Bologna.

64
Quindi lanalista che intraprende e conduce un trattamento ha presente sullo sfondo
questo quadro generale in cui si inscrive la psicoanalisi. In particolare S. Freud, ha individuato, sin
dallinizio, limportanza che riveste anche nella vita adulta il mondo fantasmatico, rappresentativo
e simbolico che si anima sin dalla primissima infanzia: la teoria della sessualita infantile e il modo
in cui le prime relazioni oggettuali si innestano sui bisogni, le richieste e i desideri dellindividuo, a
partire dalla situazione neonatale, viene collegato al processo di rimozione, meccanismo difensivo
inconscio che allontana dalla coscienza o rende inaccessibili alla stessa pensieri, fantasie, desideri
ritenuti spiacevoli e pericolosi.

Ci che interessa un quadro scrive Freud in Konstruktionen in der Analyse [1937] attendibile e
completo in tutti i suoi elementi essenziali degli anni dimenticati nella vita del paziente [ ... ]. Tutti
sappiamo che lanalizzato deve essere portato a ricordare qualcosa che egli stesso ha vissuto e
rimosso; ebbene, le condizioni dinamiche di questo processo sono talmente interessanti che in
compenso laltra parte del lavoro, la prestazione dellanalista, sospinta nel fondo. Lanalista nulla
ha vissuto e nulla ha rimosso di ci che oggetto del nostro interesse [ ... ] e allora, qual il suo
compito? Lanalista deve scoprire o per essere pi esatti costruire il materiale dimenticato dalle
tracce che questultimo ha lasciato dietro di s [Freud 1937].

Questo andamento del processo dellanalisi rivela anche un interesse tecnico


fondamentale: il terapeuta nulla pu dare di suo; il soggetto in analisi che, gradualmente, nel
rapporto che ha instaurato con lanalista, si riappropria delle parti e degli elementi dimenticati e
che pur tuttavia sono attivi e agiscono in lui. Questa riappropriazione graduale di un senso
accompagnata nel soggetto dallacquisizione di un dato paradossale: e che cio egli lunico
depositario di una conoscenza che non sapeva di possedere. In altri termini, lanalista ha la
funzione di aiutare il soggetto in analisi a disvelare la natura dei processi e degli elementi che sono
in lui presenti, utilizzando il materiale fornito dallo stesso analizzando.

Il lavoro di costruzione [dellanalista] prosegue Freud o se si preferisce di ricostruzione, rivela


unampia concordanza con quello dellarcheologo che dissotterra una citt distrutta e sepolta o un
antico edificio. I due lavori sarebbero in verit identici se non fosse che lanalista opera in
condizioni migliori, dispone di un materiale ausiliario pi cospicuo sia perch si occupa di
qualcosa che ancora in vita e non di un oggetto distrutto sia, forse, per un altro motivo ancora.
Ma proprio come larcheologo ricostruisce i muri delledificio dai ruderi che si sono conservati,
determina il numero e la posizione delle colonne dalla cavit del terreno e ristabilisce le
decorazioni e i dipinti murali di un tempio dai resti trovati tra le rovine, cos procede lanalista
quando trae le sue conclusioni dai frammenti di ricordi, dalle associazioni e dalle altre
manifestazioni dellanalizzato [ibidem].

Nella situazione analitica, il paziente o analizzando, tende a trasferire sullanalista tutti


quegli stati emotivi, quegli affetti positivi e negativi che ha vissuto nella propria infanzia e che
ancora sono attivi nella vita adulta condizionando anche in gran parte il comportamento del
soggetto nelle relazioni che egli intrattiene nella sua vita quotidiana con gli altri. Questo
fenomeno che costituisce una delle scoperte base di Freud il cosiddetto transfert o translazione
e consiste appunto nel ripetersi e nel riattivarsi di antiche situazioni affettive ed emotive infantili,
cariche di significati e di valori per il soggetto, che trovano nella relazione analitica il terreno
ideale per esprimersi. appunto attraverso lanalisi della situazione transferale che, non solo si
pu recuperare ci che stato dimenticato, dallinteressato, ma si pu altres procedere alla
liquidazione di quei sintomi (idee fisse, ansie, fobie per determinati oggetti o situazioni, ecc.) che
avevano la funzione di rappresentare, sostituire altri elementi non accettabili dalla coscienza e
quindi rimossi. Ci che accaduto sotto rimozione e ci che viene significato dallinconscio non

65
, di norma, aggredibile in modo diretto: le resistenze che il soggetto inconsciamente attiva sono
indici di meccanismi di difesa di natura diversa.
E sono allora come dice Freud i frammenti di ricordi, le idee che emergono nel
soggetto senza un legame apparentemente logico, i sogni, determinate azioni involontarie ma
inconsciamente intenzionali, che costituiscono altrettante vie da esplorare e che fanno trapelare i
significati e i conflitti ad essi sottesi. Lanalogia tra psicoanalisi e archeologia adottata da Freud
consente la visualizzazione di un apparato psichico come veniva allora definito caratterizzato
da una dinamica che pone in contraddizione affetti, pensieri e tendenze e che, in definitiva, indica
come la nostra psiche non vada intesa come una realt unitaria, bens come un insieme di
processi diversi e molto complessi. Ma lanalogia regge fino ad un certo punto, difatti:

Abbiamo detto che lanalista precisa Freud lavora in condizioni pi favorevoli


[dellarcheologo] perch dispone altres di un tipo di materiale che non ha corrispettivo negli
scavi archeologici; tale , ad esempio, il ripetersi di reazioni che traggono da epoche remote e
tutto ci che in merito a queste ripetizioni si evidenzia mediante la translazione. Inoltre c
comunque da tenere presente che chi effettua uno scavo ha a che fare con oggetti distrutti di cui
senza alcun dubbio pezzi grandi e importanti sono andati perduti a causa di forze meccaniche,
incendi o saccheggi [...]. La faccenda diversa se si ha a che fare con loggetto psichico di cui
lanalista vuol fare emergere la storia passata. Qui si verifica invariabilmente ci che per loggetto
archeologico accaduto solo in circostanze eccezionali e fortunate [...]. Tutto lessenziale si
preservato, persino ci che sembra completamente dimenticato ancora presente in qualche
modo o in qualche parte, solo che sepolto, reso indisponibile allindividuo [ibidem].

Vanno qui fatte alcune considerazioni: esiste una indistruttibilit di ci che appartiene alla
sfera inconscia, soprattutto se determinati elementi non hanno mai avuto la possibilit di entrare
nella sfera della coscienza e di venire cos modificati, attenuati o liquidati; c la presenza attiva
degli stessi elementi in questione che possono infiltrarsi nel mondo della coscienza senza che
questa per cos dire se ne accorga, influenzandola nelle pi svariate maniere. Ci che
appartiene al passato presente nascostamente, ci che per seguire il modello della
stratificazione appartiene ad uno strato inferiore (ad esempio, un elemento associato ad un
periodo della prima infanzia) pu servirsi di elementi pi recenti, collegati alla nostra esperienza
psichica successiva, per riformulare le proprie richieste. Cos per terminare con lanalogia
archeologica anche lanalista deve stabilire, insieme allanalizzando, lepoca a cui risalgono
determinati ricordi, con tutta la loro, tinta emotiva, cos come talvolta resta da decidere se quel
determinato elemento appartenga a quello strato o se sia giunto a quella profondit a causa di un
perturbamento avvenuto in seguito. Si ha cos la possibilita di concettualizzare la realt psichica e
di operare su di essa in una duplice prospettiva: in senso diacronico, tenendo cio presente
levolversi della realt psichica stessa del soggetto nel tempo, con i suoi richiami al mondo
dellinfanzia ancora presente nei pensieri e negli affetti delladulto; in senso sincronico, per cui la
realt psichica si manifesta in modo tale da tenere compresenti i vari strati su cui costruita ed in
cui ogni processo ed ogni evento che si produce e si modifica comporta una generale
modificazione del campo dello psichismo e del senso presente in esso.
Vedremo in seguito come questo secondo aspetto sia pi ricco di implicazioni. I punti
che si sono sin qui stabiliti possono essere individuati come segue. La psicoanalisi sia una
tecnica esplorativa, con scopi terapeutici, sia un modello interpretativo e teorico della vita
psichica umana. Essa si presenta come una psicologia del profondo e si contrappone ad ogni
altro tipo di psicologia che tenda a mantenere lequivalenza psiche-coscienza. La psicoanalisi
tuttavia, sia sul piano della tecnica operativa sia su quello della teoria, pone laccento sulla
dialettica, sullo scontro-incontro, che regola il rapporto tra inconscio e coscienza, non eliminando
quindi questultima dalla propria osservazione, ma interpretandola nel rapporto che essa

66
difensivamente intrattiene con la sfera inconscia. Un altro punto da ribadire che per la
psicoanalisi linconscio costituito da quellinsieme di significati, di vissuti e di pensieri che il
soggetto porta dentro di s e che, in ultima analisi, viene a condizionare la sua condotta; nella
concettualizzazione freudiana non viene designato quindi, con il termine inconscio, un mondo
istintuale e biologico bens un campo di significazione che, pur ponendosi come rappresentante
del mondo dellistintualit, evidenzia una propria natura simbolica e va affrontato mediante un
modello teorico autonomo rispetto alle scienze naturali e rivolto alla comprensione dei fenomeni
e dei processi psichici.

2. Le origini e il senso della psicoanalisi

Si tratta ora di individuare, per linee essenziali, il clima scientifico e culturale in cui nata la
psicoanalisi: questo per meglio comprendere il significato della sua origine e della sua natura.
La vicenda per cos dire la si pu far cominciare quando Freud si iscrive alla facolta di
medicina di Vienna nel 1873. Qual era il clima scientifico di quel tempo? Lo stesso Freud entra
nel mondo accademico sulla spinta di un grande interesse per la dottrina di C. Darwin; il pensiero
evoluzionistico darwiniano forniva una spiegazione dellorigine e dellevoluzione degli esseri
viventi, basata fondamentalmente sulla possibilita adattiva della specie e sugli esiti della lotta per
la sopravvivenza. Il riferimento di tipo biologico si voleva contrapporre ad ogni posizione
dordine speculativo-metafisico e ad ogni spiegazione non derivata dallosservazione basata su
metodi di ricerca appartenenti alle scienze naturali. Il metodo darwiniano sembrava quindi offrire
agli studiosi un rigore scientifico al passo con le esigenze dei tempi. Daltra parte il messaggio,
dello stesso Darwin a Vienna, come del resto nellEuropa centrale, si innestava su altre correnti
che, per diverse vie, perseguivano obiettivi analoghi. Freud stesso, appena entrato alluniversita,
segu volontariamente due corsi non previsti dal suo piano di studi, a testimonianza del tipo di
interessi allora correnti: quello di Claus, zoologo e studioso di anatomia comparata, e quello di
Brcke, fisiologo. Claus si richiamava, appunto, alla dottrina darwiniana: il suo intento era quello
di confermare, mediante losservazione sistematica, lipotesi della continuit esistente tra le varie
specie animali, continuit governata dai processi di selezione naturale.
Brcke rappresentava a Vienna uno dei riferimenti pi solidi del pensiero scientifico di quei
tempi: la Scuola fisica di Berlino. Lo stesso Brcke aveva fatto parte a Berlino di un gruppo di ri-
cercatori tutti allievi del fisiologo J. Mller noto per aver rivoluzionato, intorno agli anni 30, il
modo di impostare la ricerca in campo fisico e fisiologico sia sul piano della sperimentazione sia
sul piano della teoria.
Il gruppo di Berlino si era venuto progressivamente contrapponendo alla concezione allora
corrente che alla base dei fenomeni vitali (biologici), sia a livello di genesi sia di evoluzione, agisse
una forza vitale non meglio identificata ma solamente ipotizzata, la quale presiedeva sia alla
costituzione sia allo sviluppo degli organismi. Questa idea contestata dal gruppo di Berlino
come concezione metafisica non aveva naturalmente impedito che tra gli stessi sostenitori della
forza vitale si trovassero grossi ricercatori anche sul piano sperimentale come il medico Bichat in
Francia, il chimico Liebig e lo stesso fisiologo J. Mller, maestro dei componenti il gruppo di
contestazione. La Scuola fisica di Berlino, le cui figure principali erano oltre a quella di Brcke
Helmholtz, Du Bois-Reymond e Ludwig, tutti eminenti studiosi di fisica e fisiologia, si proponeva
quindi di abolire ogni residuo di pensiero non scientifico e di richiamarsi a una disciplina base,
lunica che potesse garantire un rigore sul piano dellosservazione sperimentale e dellelaborazione
teorica: la fisica.
Il linguaggio della fisica veniva perci posto come il linguaggio base per la spiegazione di tutti
i fenomeni compresi quelli biologici, fisiologici e anche psichici. La fisiologia-fisica come
veniva allora chiamata nella sua lotta contro la fisica speculativa (vedi vitalismo e le posizioni

67
che si rifacevano alla filosofia della natura) giunse a comprendere in una visione che si richiamava
allunit della scienza il comportamento umano nellambito dei fenomeni fisici.
Luomo cosi si pu riassumere questo aspetto dellelaborazione teorica dei berlinesi
come una macchina, funziona cio secondo processi governati da forze fisiche che si
contrappongono si uniscono e si bilanciano. Gli stessi fenomeni psichici devono essere spiegati
quindi secondo questo modulo teorico. Lunica differenza tra le macchine e lessere vivente
determinata dal fatto che questultimo dotato di assimilazione. Naturalmente non tutti i
ricercatori della Scuola erano riconducibili o riducibili a questa impostazione radicale che per
certi aspetti pu essere intesa come un richiamo alle posizioni materialistiche settecentesche; si
possono tuttavia riconoscere in essa i tratti fondamentali e pi generali degli esiti a cui giunse la
contrapposizione alla teoria della forza vitale. Il termine energia (Energie) si and sostituendo
progressivamente a quello di forza (Kraft): il concetto di energia pi si adattava, per altro, alle
esigenze della mentalit sperimentale: controllo, ripetibilit del fenomeno, misurazione, ecc.
Come si vede, le prospettive avanzate dalla Scuola di Berlino facevano riferimento a una
impostazione razionalistica, basata sulla ricerca empirica e sulla osservazione sistematica e
sfociante, almeno in alcuni suoi rappresentanti, in posizioni radicali di tipo naturalistico e
meccanicistico (nel senso sopra esposto). Tutto ci Brcke port a Vienna quando ottenne la
cattedra di fisiologia presso luniversit.
Si pu inoltre notare come, per certi aspetti, le idee avanzate dai ricercatori berlinesi si
accostassero alle indicazioni ricavabili dalla concezione darwiniana, pur presentando questultima
un campo teorico e unarticolazione di tipo diverso. Freud percorse il suo itinerario di studente
facendo riferimento a questo tipo di impostazioni; gli si prospettava, inizialmente, un futuro di
fisiologo e di neurologo, ma le cose non andarono in seguito cos.
Dobbiamo qui tralasciare gli aspetti relativi ai motivi dordine strettamente personale che
spinsero Freud a modificare il proprio, itinerario successivo: troppo spazio sarebbe necessario per
fornire un quadro esauriente relativo a questo livello di problemi. Ci atterremo invece a quelle
direttive pi generali, rintracciabili nel movimento scientifico e culturale di quel tempo, che
hanno avuto una decisiva influenza nello spingere Freud a rinunciare allimpostazione
meccanicistica e naturalistica dei suoi maestri.
Occorre anticipare che, negli anni immediatamente successivi alla sua laurea, Freud si era
andato convincendo che la pura fisiologia non era sufficiente a spiegare una serie di fenomeni
psicologici normali e patologici che sembravano sfuggire allosservazione impostata secondo i
moduli assimilati, ad esempio, da Brcke. La decisione da parte di Freud di abbandonare la via fi-
siologica non fu n subitanea n priva di conflitti personali.
Questo cambiamento progressivo, ma inesorabile, va ascritto a una serie di componenti
diverse come si detto e assai complesse. Anzitutto, durante gli anni da studente e quelli suc-
cessivi da neo-laureato Freud aveva frequentato, oltre alle lezioni di Brcke, anche lo psichiatra T.
Meynert. Mentre Brcke si era sempre occupato del sistema nervoso periferico, Meynert svolgeva
le proprie ricerche sul sistema nervoso centrale, ed era gi allora conosciuto come uno dei pi
eminenti conoscitori della struttura e delle funzioni cerebrali. Ma T. Meynert presentava anche
unaltra particolarit: pur aderendo, ai dettami della fisiologia fisica, inseriva nel proprio modello
teorico, relativo alle spiegazioni dei fenomeni psico-fisiologici, le idee del filosofo J.F. Herbart.
Al contrario della Scuola di Berlino, J.F. Herbart sosteneva (principalmente nel suo scritto del
1824-25, Psychologie als Wissenschaft) la preminenza della psicologia sulla fisiologia, proponendo, per
la prima volta, un complesso modello di studio psicologico che faceva uso della quantificazione e
della misurazione degli eventi psichici.
Non solo, ma nella psicologia herbartiana riveste una grande importanza il concetto di
inconscio, e pi precisamente di idee inconsce. La nostra vita psichica secondo Herbart
costituita in minima parte da idee coscienti; al di sotto della soglia della coscienza rimangono

68
attive innumerevoli altre idee, pronte a precipitarsi nella sfera della coscienza, ogniqualvolta
particolari circostanze facilitino questo processo. Questo motivo viene parzialmente ripreso da
Meynert, il quale, accanto a studi e ricerche pi particolari sulla struttura e sulla funzione del
cervello, si occup di problemi pi generali di sistemazione teorica relativamente ai processi
psichici. Nel suo libro Psychiatrie (1885) rintracciabile infatti il tentativo di comporre le
concezioni della Scuola di Berlino con la posizione di Herbart.
Occorre anche tener presente che la psicologia di Herbart circolava, come posizione ufficiale,
anche nelle scuole secondade, e probabilmente Freud ebbe modo di conoscerla ed apprezzarla
prima del suo ingresso in universita.
Due elementi sono quindi traibili dalla lezione di Herbart e contrapponibili alla Scuola di
Berlino: la preminenza della psicologia sulla fisiologia; limportanza dei meccanismi inconsci nella
determinazione dei processi psichici. Due elementi che tanta importanza avranno nella successiva
elaborazione della teoria psicoanalitica.
Si deve inoltre considerate che a Vienna negli anni 80 la posizione dei fisiologi veniva
contrastata dal fenomenologo Brentano, le cui lezioni alluniversit erano state seguite da Freud
per due semestri. Anche Brentano, pur con una impostazione molto diversa da quella di Herbart,
sosteneva il primato della psicologia, studiando in particolare i diversi modi di manifestarsi dei
fenomeni psichici, da quelli cognitivi (pensiero, percezione, memoria) a quelli affettivi
(sentimenti, emozioni, ecc.).
Si pu quindi dire che gi nel Freud seguace del materialismo meccanicistico di Brcke,
fossero compresenti covassero per cos dire spinte non ortodosse che esperienze personali, ma
soprattutto eventi di pi vasta portata, dovevano successivamente fare esplodere.
Infatti come la spinta allinnovazione della scienza fu determinata dalla fisica e dalla biologia a
partire dai primi decenni dellOttocento, cosi, verso la fine del secolo scorso, la crisi delle scienze
naturali diede lavvio a un generale ripensamento relativamente a quelli che erano ritenuti i punti
saldi fino ad allora stabiliti. I modelli naturalistici che assegnavano regole immutabili alla base
dello stabilirsi dei fenomeni di ogni ordine e grado non erano pi ritenuti sufficienti. In questo
clima di revisione, la fisiologia e la neurofisiologia incominciavano ad apparire, per alcuni
scienziati e ricercatori, insufficienti anche a spiegare i fenomeni psichici.
A Vienna, uno dei centri dove pi si era consolidato il pensiero naturalistico, il gruppo
accademico sembr ignorare per parecchio tempo gli scossoni che subivano gli ottimismi
suscitati dalle scienze naturali.
Freud, che, come si visto, aveva per qualche tempo aderito al pensiero fisicalistico, fu uno di
quelli che cominciarono a dubitare delle certezze impiantate sulla riduzione della spiegazione di
tutti i fenomeni, in ultima istanza, al discorso fisico. Lo studio dei processi psicopatologici, in
particolare listeria in cui si manifestavano disturbi anche a livello organico senza che fosse
rintracciabile alcuna alterazione a livello dei tessuti e degli organi corporei cominci a
indirizzare lattenzione dello stesso Freud verso la possibilit di formulare un modello di
spiegazione diverso da quello dei suoi maestri e della tradizione berlinese e viennese.
Ora, ogni crisi del pensiero razionale e scientifico, genera spinte e fughe di tipo
irrazionalistico: Quando la ragione dorme si legge su un quadro di Goya si svegliano i
mostri. Le scelte di Freud non si indirizzarono mai in questo senso. Il problema era quello di
trovare il modo di sostituire un impianto non pi ritenuto idoneo con un nuovo tipo di approccio
centrato sullo studio del mondo psichico: si imponeva una nuova strategia sia dordine
epistemologico basata quindi su assunti di base diversi sia di ordine metodologico, articolata
con strumenti e modalit operative nuovi. Si trattava perci di non abbandonare unimpostazione
di tipo razionale frutto di secoli di riflessione e di ricerca senza peraltro accogliere in modo
acritico e passivo una formulazione accademica che era andata via via perdendo di senso. Larea
in cui cominci a muoversi il primo Freud, fu quindi in particolare unaccettazione delle

69
indicazioni ricavabili dalle scoperte scientifiche precedenti e del relativo richiamo al rigore
nellosservazione e nei modelli di spiegazione; accettazione combinata con la trasposizione di tale
rigore nello studio dei fenomeni psichici.
Cos linsieme dei processi psicopatologici (isteria, nevrosi ossessive, fobie, psicosi, ecc.)
divenne un terreno strategico, sia sul piano della riflessione teorica che della pratica clinica, per
comprendere la fondamentale continuit esistente tra gli stessi fenomeni patologici e il cosiddetto
comportamento normale. A prima vista pu apparire paradossale come latteggiamento
scientifico e razionale di Freud stabilisse la propria identit sulla ferma convinzione che ogni
comportamento, ogni espressione della vita psichica fossero determinati da pia processi e da pi
elementi appartenenti a una dimensione inconscia.
Tale impressione pu essere tuttavia annullata se si pensa come il pensiero scientifico
prefreudiano, nel suo complesso, mentre prestava una grande attenzione ai fenomeni osservabili
della fisica, della biologia, ecc., richiamandosi continuamente allesigenza di rigore, tendeva a
ignorare la possibilit di studiare in modo sistematico i processi psichici, e relegava una serie di
tali fenomeni nellambito delle stranezze, delle cose di poco conto ascrivibili al mondo della
casualit.
Daltro canto la crisi del pensiero tradizionale provocher soluzioni diverse sul piano
dellimpostazione teorica: Freud ipotizza una dimensione inconscia, non pi intesa come un
insieme di cieche forze, bens come un mondo caratterizzato da un senso che rimane occultato
per la riflessione cosciente, pur influenzandola. Questa soluzione aggirava lostacolo della
normativit, secondo la quale si poteva parlare solo di ci che direttamente osservabile,
normativit che era sfociata in un vicolo cieco. Il tipo di soluzione freudiana che inferiva la
dimensione inconscia dagli effetti che essa determina sui fenomeni osservabili (sintomo, sogno,
ecc.) accostabile peraltro ad altre posizioni successive risposte alle crisi scientifiche del tempo.
In campo biologico: Weismann ipotizzera la linea germinale, a sostegno dei processi di
ereditariet, rifacendosi al concetto di plasma germinale: e questo proprio dopo che, per una
malattia agli occhi, aveva dovuto abbandonare luso del microscopio! Il fisico Bohr anticiper a
livello teorico il discorso sullatomo, prefigurando la struttura atomica: le anticipazioni teoriche di
Bohr si riveleranno in seguito estremamente utili per la fisica atomica.

3. Lopera di Freud e il suo sviluppo

Abbiamo visto come il primato della fisiologia sulla psicologia veniva pertanto confermato, da
parte di tutti i ricercatori dellUniversit di Vienna. Freud crebbe scientificamente allinterno di
questa Scuola e, durante il primo periodo della sua attivit di ricercatore, ader a questo tipo di
impostazione. Ora la costante osservazione di alcuni disturbi quali ad esempio i fenomeni
isterici and convincendo Freud che alla base di determinate alterazioni funzionali (cecit
temporanee, anestesie parziali, convulsioni, ecc.) non era riscontrabile unalterazione organica e
quindi si affacci in Freud lipotesi di unorigine ideogena dellisteria, vale a dire un processo
causale di origine psichica, mentale e non somatica. Il passaggio di Freud da una posizione come
quella dei neurofisiologi viennesi a un tipo di spiegazione che affrontava il problema della
malattia mentale da un punto di vista prettamente psichico, fu facilitato da molteplici fattori. Alla
fine dellOttocento si era verificata una crisi diffusa della scienza fisica e di quei modelli scientifici
che si rifacevano al linguaggio fisico: gli accademici viennesi non sembrarono accorgersi
tempestivamente di questo processo secondo il quale le certezze accumulate sulla conoscenza di
particolari fenomeni sembravano dissolversi. Freud nel campo specifico della sua attivita, ebbe il
sentore che la vita psichica non semplicemente riducibile a una serie di energie biofisiologiche

70
che la regolano, combinandosi e contrastandosi tra loro, ma che lo psichismo nasconde una
maggiore complessit ordinantesi sulla dimensione affettivo-ideativa che si manifesta in modo
simbolico. Questa convinzione veniva corroborata dalle teorie di Charcot, un medico francese
assai noto in quel tempo, che a Parigi conduceva ricerche nel carnpo dellipnosi e, in particolare,
dellipnosi applicata alla cura dellisteria. Freud frequent nel 1885, le lezioni di Charcot ed ebbe
modo di incrementare la propria convinzione circa le ipotesi che lo avevano reso dubbioso
relativamente al fisiologismo dei suoi maestri viennesi.
Tomato a Vienna nel 1886, mise in pratica ci che aveva appreso alla scuola di Charcot.
Questultimo riteneva che listeria avesse una base psichica (ideogena) e che si originasse in
rapporto a determinati traumi psichici che si tradurrebbero successivamente in manifestazioni
sintomatiche a livello organico. Lipnosi, e cio una particolare tecnica suggestiva che pone il
soggetto ipnotizzato in uno stato simile al sonno, permetteva di far scomparire i sintomi isterici,
cosi come consentiva di farli ricomparire una volta assenti. Freud intraprese quindi luso
dellipnosi per curare i soggetti afflitti da questi particolari disturbi (conversione somatica da
trauma psichico). Ben presto tuttavia si rese conto che un tale metodo incideva semplicemente
sul sintomo, senza interessare minimamente le probabili cause del sintomo stesso, cause peraltro
associate a qualche esperienza traumatica psichica verificatasi nel passato del soggetto. Negli anni
tra il 1886 e il 1894, Freud insieme a J. Breuer, un medico pi anziano di lui e assistente presso
listituto di fisiologia di Brcke, adott una variante del metodo ipnotico, consistente sempre nel
mettere in stato ipnotico il soggetto sofferente, ma invitandolo contemporaneamente a ricordare
quelle particolari esperienze dolorose che venivano ipotizzate come la causa dei sintomi nevrotici.
Questo metodo detto catartico, costitu il primo passo verso la futura tecnica psicoanalitica. In
queste condizioni il soggetto riusciva a far riemergere particolari ricordi penosi e, verbalizzandoli,
riusciva a rivivere determinate esperienze passate con una forte partecipazione emotiva. Lap-
plicazione del metodo catartico (catarsi = liberazione, scarica emotiva) consent a Breuer e Freud
di giungere a due risultati molto importanti. Anzitutto alla rilevazione che i sintomi isterici sono i
sostituti di processi psichici normali. Si stabil pertanto che il sintomo isterico si origina allorch
di fronte a una determinata situazione traumatica non si verifica per ragioni soggettive ed
oggettive una reazione affettiva ed emotiva adeguata e quindi gli effetti psichici di tale trauma,
non venendo liquidati al momento opportuno, rimangono per cos dire incapsulati allinterno
dellapparato psichico: il sintomo isterico quindi il sostituto di una reazione psichica normale
non verificatasi e nel contempo, una reminiscenza del motivo che lha originata. Un altro aspetto
messo in luce dal metodo catartico, e di grande portata sia teorica che operativa, era costituito
dallemergere di un senso sconosciuto, di un collegamento simbolico e dinamico fra i sintomi e i
ricordi traumatici rimossi i quali, riattivandosi nella coscienza, consentivano la scornparsa o
lattenuazione dei sintomi stessi.
Ma il metodo catartico, che fu alla base della collaborazione tra Breuer e Freud, sfociata nella
pubblicazione di Studi sullistetia (1895), doveva ben presto presentare dei punti deboli. I sintomi
scomparivano per un certo periodo, per fare poi la loro ricomparsa una volta che la cura veniva
sospesa e inoltre si verificava una forte dipendenza da parte dei pazienti nei confronti della figura
del terapeuta. Sul piano teorico invece, i due autori si trovarono sempre pi in disaccordo. Breuer
riteneva che gli elementi psichici alla base dei sintomi fossero patogeni in quanto originati in una
situazione, definita da Breuer stesso, come stato ipnoide, uno stato in cui cadrebbe
spontaneamente il soggetto e riducibile ad una predisposizione organica; stato inoltre in cui le
facolt e le prestazioni psichiche subirebbero, una forte riduzione. Freud invece era sempre pi
convinto che gli elementi psichici (rappresentazioni) allorigine dei disturbi, fossero patogeni in
quanto il loro significato e i loro contenuti si contrapponevano alle tendenze dominanti della vita
psichica, alla coscienza, s da indurre una difesa da parte del soggetto. Non pi una spiegazione di
tipo organico quindi, bensi un riferimento ad una dinamica e a significati dello psichismo. Ma un

71
altro punto venne a dividere i due autori in forma definitiva: Freud accert che lincompatibilita
di determinati pensieri, tendenze, desideri, con la vita cosciente dipendeva dal fatto che essi erano
fortemente associati a significati della vita sessuale, e in particolare con vissuti, ricordi e affetti
riconducibili a esperienze originatesi nellinfanzia e ancora presenti nella vita delladulto.
Breuer reag, come reag del resto in quel periodo la scienza ufficiale, negativamente: rifiut
sia limpostazione di metodo di Freud, sia il riferimento alla sessualit infantile e alla teoria
emergente della libido, concettualizzata da Freud come una energia psichica che presiede sia alle
vicende autoerotiche sia ad ogni tipo di relazione oggettuale che il soggetto imposta e intrattiene,
a partire dal suo iniziale rapporto con la figura materna e i suoi sostituti.
Il distacco da Breuer assunse quindi un valore emblematico e il pedodo che va dal 1895 al
1900, vide sempre pi acuirsi le difficolt di Freud nei confronti dellambiente scientifico ufficiale
e in particolare medico e psichiatrico. Lo studio dei fenomeni nevrotici aveva condotto Freud
sulla soglia di una nuova soluzione relativa alla spiegazione dei processi psichici. Esiste un mondo
psichico sconosciuto alla dimensione cosciente: esso non solo si manifesta in maniera evidente
nei sintomi della nevrosi, ma individuabile nella condotta psichica normale attraverso lanalisi
dei sogni, dei lapsus e del motto di spirito. Questi ultimi fenomeni, che sono universali e
appartengono alla normalit, risultano leffetto come il sintomo della condotta patologica di
un compromesso tra tendenze perturbanti, non accettabili dalla coscienza del soggetto, e le forze
rimoventi dellio, che ne vuole negare lesistenza.
Negli anni immediatamente precedenti il 1900, Freud formul la sua celebre concezione
dellattivit onirica: il sogno lappagamento allucinatorio di un desiderio infantile. Lanalisi dei sogni, con
il metodo delle cosiddette associazioni libere, divent il cardine dellinterpretazione psicoanalitica.
Nel novembre del 1899 comparve Linterpretazione dei sogni, lopera pi celebre di Freud. In essa
viene impostato il primo modello della psicoanalisi, al quale modello dedicato, in particolare, il
settimo capitolo del volume; sempre in quesopera, presentata la tecnica interpretativa tendente
ad aggirare lostacolo, presentato dalle resistenze del soggetto ad accettare, a ricordare ciche
opera in esso inconsciamente. Lanalisi dei sogni, unitamente a tutti quei pensieri, anche
apparentemente sconnessi, che si affacciano alla mente del soggetto, i ricordi formatisi nella vita
passata, costituiscono altrettanti anelli di una lunga catena che consente al soggetto stesso di
riappropriarsi dei significati, dei valori e delle tendenze desideranti che gli appartengono. La
rinuncia a ogni atteggiamento critico da parte del soggetto pur difficile a mettere in opera
costituisce la base del metodo delle associazioni libere e consente lindividuazione di quelle
lunghe e complesse serie di nessi la cui graduale scoperta indispensabile alla comprensione della
vita psichica. Tutto ci che era stato considerato casuale e insignificante negli atti psichici degli
uomini, diviene quindi per la psicoanalisi oggetto di attento studio. Il sogno era diventato un
prezioso strumento per la conoscenza della vita psichica inconscia.
La forza motrice che presiede alla formazione della scena onirica costituita da
unaspirazione inconscia, veicolante desideri e tendenze rimossi durante la veglia, i quali, entrando
in contatto con i resti diurni (i residui di pensieri, propositi, tendenze; agenti durante lo stato di
veglia stessa), pone le condizioni per lappagamento dei desideri inconsci. Ci che il soggetto
reputa, inconsapevolmente come vietato a se stesso, porta allanimarsi di questo processo di
appagamento il quale si unisce alla funzione di preservare lo stato di sonno e di soddisfare quindi
anche lesigenza di dormire. I pensieri onirici latenti che agiscono, per cos dire, al di sotto della
scena manifesta (ci che il dormiente effettivamente vede mentre sogna) vengono trasformati in
una diversa modalit espressiva (appunto in un susseguirsi di immagini e scene spesso strane e
incomprensibili) dal lavoro onirico che presiede alla manipolazione dei pensieri rimossi e dei
significati ad essi connessi. A questo processo di trasformazione concorre anche unistanza critica
la censura che, in forma attenuata continua lopera di arginamento delle aspirazioni inconsce,
opera svolta, allo stato di veglia, dalla rimozione. La scena onirica quindi nasconde in s una serie

72
di significati non direttamente accettati da parte del dormiente. Il materiale onirico inoltre
subisce, sin dal momento in cui si origina, una elaborazione secondaria, la quale ha lo scopo di
rendere il sogno pi coerente e comprensibile; lelaborazione secondaria, inoltre, aumenta la
propria incidenza man mano che ci si avvicina al risveglio ed opera decisamente quando ad
esempio si racconta il sogno.
Lanalisi dei sogni, la teoria dinamica della formazione del sogno e il metodo delle
associazioni libere, vanno considerati quindi i capisaldi della tecnica interpretativa psicoanalitica.
Essi si saldano alla teoria della sessualit infantile [Freud 1905] la quale, congiuntamente alla
scoperta della dinamica della translazione [Freud 1912] e della sua funzione nel trattamento
psicoanalitico, forma alcuni dei temi centrali della dottrina freudiana.
Si era precedentemente accennato allo studio rivolto da Freud [1901] ad altri fenomeni oltre
che al sogno della vita psichica: i cosiddetti atti mancanti e le azioni casuali.

Scrive Freud in una breve presentazione della sua dottrina:

Fu un trionfo per larte interpretativa della psicoanalisi quando riusc a dimostrare che certi
frequenti atti psichici delluomo normale, per i quali sino allora non si era presa in considerazione
una spiegazione psicologica, sono da intendere allo stesso modo dei sintomi nevrotici, ovvero
hanno un significato ignoto al soggetto ma facilmente rintracciabile mediante lanalisi. I fenomeni
in questione, la dimenticanza temporanea di parole e nomi, per altro ben noti, le dimenticanze di
propositi, i frequenti lapsus verbali di lettura e di scrittura, la perdita e lo smarrimento di oggettti,
alcuni tipi di errori, atti di auto-lesione apparentemente accidentali, e infine movimenti che si
eseguono dabitudine, senza intenzione e come giocando, melodie che si canticchiano
soprappensiero e altro ancora, tutto ci fu sottratto alla spiegazione fisiologica, se mai questa
era stata tentata, e dichiarato rigorosamente determinato, nonch riconosciuto come espressione
di intenzioni rimosse della persona e come conseguenza dellinterferire di due intenzioni, una
delle quali precedentemente e permanentemente inconscia [Freud 1922].

Il campo dellosservazione psicoanalitica si allarga cos enormemente, venendo ad abbracciare


tutti gli accadimenti della vita psichica e del comportamento, in una concezione unitaria che, nel
contempo, tendeva a colmare la distanza sostenuta dal pensiero psichiatrico tradizionale tra
mondo psichico normale e patologico.
Secondo tale concezione, inoltre, ogni atto, manifestazione, siano essi normali o
patologici, sono il risultato del confluire di pi fattori che, unificandosi, danno luogo al
fenomeno insorgente. La psicoanalisi pertanto non fa ricorso ad una teoria strettamente
deterministica, bens rivendica, nel manifestarsi di un fenomeno, il concorso di pi cause e di pi
fattori che vanno stabiliti contestualmente, di volta in volta; inoltre i processi che sottendono
linsorgere dei fenomeni sono dotati di senso, si esprimono, per cos dire, come un linguaggio che
va decifrato.
La vicenda culturale e scientifica, iniziata con lapparizione dellInterpretazione dei sogni ha avuto
un decorso ricco di implicazioni teoriche e operative.
Sono molteplici gli argomenti presenti nellopera freudiana e in quella del movimento
psicoanalitico nella sua generalit, tali cio da non consentire qui unadeguata e soddisfacente
trattazione. Soltanto in Freud che rimane ancor oggi il punto di riferimento pi valido del
pensiero psicoanalitico sono diversi i punti degni di trattazione. Il complesso edipico e la sua
incidenza nella vita infantile e adulta, la teoria delle pulsioni libidiche e distruttive, le due successive
concettualizzazioni dello psichismo (Conscio - Preconscio - Inconscio/Es - Io - Super-io), il tema
del narcisismo, il confronto tra principio del piacere e principio della realt, lestensione dellindagine
psicoanalitica alla creazione artistica, alla religione, alle scienze sociali, ecc., sono altrettanti

73
momenti significativi del pensiero freudiano, ripresi peraltro in innumerevoli lavori di altri
studiosi ed operatori della psicoanalisi.
Nel decennio che va dallinizio del secolo al 1910, la dottrina psicoanalitica usc
dallisolamento e cominci a suscitare un forte interesse che si concretizz nel costituirsi di un
primo gruppo di psicoanalisti che fondarono la Societ Psicoanalitica di Vienna. Nel 1908 si
tenne a Salisburgo il primo Congresso Intemazionale di Psicoanalisi e questo segn luscita dai
confini fino allora limitati della nuova teoria di Freud. Nel 1910 venne fondata, al secondo
Congresso Internazionale di Psicoanalisi di Norimberga, lAssociazione Psicoanalitica
Internazionale.
Nel movimento psicoanalitico si sono verificate successivamente alcune scissioni: sono note
quelle di C. G. Jung e di A. Adler, che fondarono rispettivamente due movimenti assai diversi per
impostazione teorica e per soluzioni tecniche. Inoltre, nellarco di settantanni, a partire dalla
comparsa dellInterpretazione dei sogni sono emersi, allinterno della psicoanalisi che si richiama a
Freud, alcuni indirizzi con propri tratti caratteristici: si possono qui ricordare la cosiddetta scuola
kleiniana (dal nome della psicoanalista di origine ungherese Melanie Klein), la corrente che si rif
a W. Reich e la pi recente cole freudienne de Paris, fondata dallo psicoanalista francese J.
Lacan. Non compito di questo scritto entrare nel merito del significato e della portata di tali
fenomeni di revisioni e di cambiamento; per questo si rimanda alle opere dei singoli autori, in
particolare Klein [1957; 1978] e Lacan [1970].

4. Il messaggio psicoanalitico

Al di l degli aspetti che sono andati via via arricchendo il sapere psicoanalitico, rendendolo
sempre pi complesso e problematico, occorre stabilire qual il significato fondamentale presen-
te nella dottrina freudiana e, in questo senso, il richiamo a Freud va visto come un espediente
metodologico volto a definire lasse portante del messaggio scientifico e culturale della
psicoanalisi.
La costruzione di un metodo esplorativo e di una teoria che mettessero in rilievo lincidenza,
in ogni forma di atto psichico e di condotta, di una dimensione inconscia, ebbe luogo nel mo-
mento in cui si riproponevano e non per la prima volta nella storia del pensiero due tipi di
soluzione contrapposti. Da un lato una scienza ufficiale in crisi, che si rivolgeva sempre di pi a
una concezione naturalistica delluomo, ripetendo moduli esplicativi di tipo riduttivo; dallaltro,
proprio in contrapposizione e in relazione a questa crisi, lemergere di soluzioni e di teorie di tipo
metafisico o spiritualistico, come puntuale reazione ad unopprimente insistenza di concezioni
naturalistiche svuotate da ogni fermento creativo ed innovativo. Freud individu la possibilit di
rifiutare la soluzione spiritualistica e nel contempo di superare la crisi della ragione, mettendo in
luce la connessione dialettica esistente tra ci che apparentemente non logico (il mondo della
significazione inconscia) e il mondo della coscienza e della ragione. Veniva cos ribaltato il cogito
cartesiano: la ragione, per essere veramente tale, doveva cessare di negare lesistenza al proprio
interno di un insieme di fenomeni, di tendenze, di significati che fino allora non avevano avuto
diritto di cittadinanza. Linconscio freudiano fin dalla sua prima concettualizzazione si pales
come una dimensione dotata di una sottile logica e di senso. La psicoanalisi quindi trov
difficolt di accoglimento sia da parte delle tendenze irrazionalistiche sia da parte del pensiero
razionale di tipo tradizionale.
Se si riconduce peraltro questo discorso generale al piano riguardante la cura psicoanalitica si
rintraccia una perfetta coincidenza dei due livelli, quello teorico e quello operativo. Nello stato
ipnotico e in qualsiasi situazione di suggestione, usati come tecniche terapeutiche, il soggetto
diviene passivo ricettacolo di processi ai quali non partecipa coscientemente oppure non nel
pieno delle sue facolta critiche; daltro canto in una psicoterapia condotta allo stato di veglia, dove

74
il terapeuta consiglia, interviene criticamente, esprime giudizi, ecc., e dove le condizioni generali
della situazione non offrono la possibilit al soggetto di prendere contatto con stati profondi della
propria psiche, necessariamente tende a prevalere laspetto indiscriminatamente critico e
difensivo. Nella situazione analitica invece il soggetto, da sveglio e quindi in possesso di tutte le
armi critiche e di controllo si pone nella condizione di far emergere (attraverso le associazioni
libere, il racconto dei propri sogni, le sensazioni che prova e che comunica nel momento in cui si
svolge la terapia, ecc.) una serie di elementi di fronte ai quali mette continuamente in atto i propri
meccanismi difensivi e le resistenze che li accompagnano. Nella situazione di translazione
affettiva, che al servizio della resistenza e che consente il riattivarsi di ci che stato rimosso o
comunque disturba il soggetto, lanalizzando partecipa attivamente ai conflitti che si scatenano tra
lapparato difensivo e i significati che tendono a emergere nella comunicazione. Non si trova cio
n nel discorso del delirio non codificabile, n nella sfera della coscienza critica che tutto vuol
controllare e negare; in una zona, per cos dire, intermedia, dove conscio e inconscio si
affrontano per dirimere ciascuno i propri diritti.
La psicoanalisi, lo si detto gi, una psicologia del profondo ma, occorre aggiungere, nella
misura in cui serve a far s che LIo del soggetto si riappropri, almeno in parte, di ci che stato
rimosso e che gli appartiene, e comprenda (nel senso di prendere con s, di accogliere) ci
che lo determina inconsapevolmente. La parte critica del conscio, che a sua volta si avvale di
difese inconsce, deve dar luogo allassunzione dellesistenza di parti in cui essa non si riconosce.
Alla luce di queste considerazioni, la psicoanalisi, cio la psicologia dellinconscio, tale nel
momento in cui fa partecipativo del suo discorso anche laspetto cosciente.
A uno psicoanalista che osservava come linconscio non ha uno sbocco per le sue tensioni e
i suoi desideri, sia che ci si ricordi dei sogni, oppure no Freud rispose: la mente cosciente
ad avere queste tensioni.
Si iniziato ricordando un passo di Freud tratto da Costruzioni nellanalisi; come si visto, in
questo scritto compariva il termine di costruzione e, pi precisamente, di ricostruzione. Secondo tale
concetto, utilizzando il materiale fomito dal soggetto materiale che si esprime sia in forma logica,
sia in modalit non immediatamente chiare alla comprensione (per cui occorre attendere il
delinearsi di un senso che colleghi i vari momenti della comunicazione, di per s incomprensibili)
lanalista procede appunto a una ricostruzione di quanto venuto emergendo e ripropone al
soggetto stesso il messaggio che gli stato indirizzato e che lanalizzando, nel momento in cui
lha espresso in analisi, ha proposto a se stesso. Col termine ricostruzione Freud indicava quindi
un lavoro di ricomposizione in cui il linguaggio dellinconscio, apparentemente sconnesso, si fa
significativo e, nel contempo, con questo concetto si sostituiva quello di interpretazione usato sino
ad allora. Lopportunit di questa modificazione concettuale e terminologica poggiava
fondamentalmente sulla considerazione che nel lavoro interpretativo si pu verificare
maggiormente il pericolo che linterprete possa confondere i propri problemi con quelli
dellanalizzando. E noto infatti il meccanismo inconscio della proiezione messo in luce dalla
dottrina psicoanalitica secondo il quale si tende ad espellere fuori di noi e ad attribuire agli altri
una serie di tendenze, di affetti, di pensieri e di fantasie che ci appartengono: in questo senso
che linterpretazione laddove lanalista non riesca a porsi al servizio del processo che si snoda
nella relazione terapeutica calandosi, per cosi dire, in essa pu diventare la sede appunto di
proiezioni nei confronti del soggetto.
C inoltre un altro aspetto messo in luce in modo chiaro da C. L. Musatti:

Le prime interpretazioni effettuate da Freud presentavano veramente il carattere di ricostruzioni


razionali. Ma a mano a mano che lattivit interpretativa veniva sviluppandosi, il pensiero latente
ad esempio dei sogni risultava sempre meno conforme nella sua struttura a quello del
comune pensiero cosciente, e rivelava invece una propria struttura di tipo diverso [Musatti 1974].

75
In questo senso lipotesi della razionalit, nel senso comune, del pensiero latente e quindi
inconscio, doveva essere abbandonata per riconoscere ai processi inconsci una modalit
espressiva affatto diversa. Questo port gradualmente Freud, e successivamente il pensiero
psicoanalitico, alla constatazione che anche il passato storico del soggetto non sempre mantiene una
importanza decisiva per comprendere ci che sta verificandosi nel soggetto stesso. Allinizio della
sua attivit psicoanalitica, Freud aveva ipotizzato, alla base delle nevrosi, la presenza di un trauma
infantile specifico, connesso in particolare con unaggressione sessuale subita da parte degli adulti
e in particolare dai genitori. Questa ipotesi (teoria del trauma specifico) si dimostr ben presto decisa-
mente erronea: nella maggior parte dei casi, i pazienti portavano delle fantasie, fornendo loro il
carattere di un ricordo, che non corrispondevano ad alcuna realt se non a quella costituita da
desideri e da vissuti infantili inconsci. La teoria del trauma specifico, inoltre, sembrava pi
rispondere ad un bisogno iniziale di Freud legato per certi aspetti alla mentalita positivistica del
tempo di individuare un elemento nascosto la cui scoperta non solo avrebbe tutto spiegato ma
avrebbe condotto alleliminazione del quadro sintomatico.
La psicoanalisi quindi, per trovare il rapporto tra logica dellinconscio e logica del pensiero
cosciente, deve stabilire i collegamenti tra questi due piani strettamente intrecciati e lanalista deve
mantenere, nel rapporto con lanalizzando, unmpostazione che gli consenta, da un lato di
partecipare al mondo fantasmatico e delirante dellinconscio e, dallaltro, di decodificarlo
continuamente, secondo le regole della comunicazione cosciente.

Lanalista per effettuare il proprio lavoro deve anzitutto familiarizzarsi con la logica dei processi
primari [inconsci], cogliendo tale logica nella propria personale attivit inconscia. Deve cio
ascoltare il proprio inconscio e cercare di reagire con esso ai messaggi che gli vengono trasmessi
dal paziente abbandonando quellesigenza di razionalit a cui, nelle comunicazioni interpersonali
dei normali rapporti sociali, siamo costretti ad obbedire. O per dire meglio, mentre lanalista, nei
suoi stessi rapporti col paziente, da un lato procede sul piano di comunicazione di tipo razionale,
dallaltro intrattiene con lui un colloquio che si svolge invece fuori degli schemi della ragione [ ...
]. Si giunge cos ad una conclusione strana. Il colloquio tra paziente ed analista, quando
effettivamente attuata la situazione analitica, un colloquio delirante: un colloquio cio che si
mantiene fuori degli schemi della logica ordinaria [ibidem].

Si pu aggiungere che proprio questa possibilit di penetrare e di compartecipare


allapparente stranezza di ci che emerge nel comportamento e nella verbalizzazione del soggetto,
che consente poi di procedere ad una decodificazione, a un livello diverso, dei vari significati in
gioco. Ma questo tipo di razionalit non pi quella costruita sulla negazione rivolta alla presenza
di significati inconsci, ma acquista un valore diverso, in quanto per cos dire consente una
lettura e una comprensione della compresenza di due piani diversi e interconnessi. Questo ci dice
che, se vero che la psicoanalisi pu essere uno strumento estremamente utile per meglio
comprendere anche fenomeni di tipo sociale, artistico, antropologico, ecc. consentendo di
individuare, ad esempio, sul piano negativo, lorigine della distruttivit e dellostilit o, su un piano
pi generale, il senso dei legami affettivi, dei rapporti intersoggettivi e della produttivit umana
pur vero che la psicoanalisi stessa richiede contemporaneamente un continuo esercizio nel
disciplinare lattivit dellinterprete sui due piani sopra accennati, senza che questi si abbandoni
alluno o allaltro (al delirio pieno o alla razionalizzazione difensiva e occultante).
Rimane da osservare che il passaggio dallinterpretazione alla ricostruzione, non elimina
laspetto interpretativo, il quale rimane comunque uno dei fattori pi significativi dellindagine
psicoanalitica, sia presentandosi come uno dei particolari momenti intuitivi, che aprono
improvvisi orizzonti di comprensione in situazioni molto complesse, sia conservando il valore di
ipotesi di lavoro, in attesa di ulteriori verifiche. Intesa in queste due accezioni, linterpretazione
recuperata allinterno del pi vasto e articolato lavoro ricostruttivo, che vede impegnati, sul piano

76
terapeutico, lanalista e lanalizzando o, su un piano pi generale, lindagine psicoanalitica e il
campo dei fenomeni studiati.
in tale prospettiva che il concetto di ricostruzione nasconde lambizione di una obbiettivit
che, lungi dallessere raggiunta e realizzata, va intesa come meta da perseguire e quindi come una
sorta di ideale della ragione.
Freud, a questo proposito, aveva osservato maliziosamente: Deuten, Das ist ein garstiges Wort!
(Interpretare, che brutta parola!).

77
7. Jean Piaget (1896-1980) 12
La vita

Jean Piaget nacque a Neuchtel, in Svizzera, nel 1896 il padre era uno studioso di storia, uomo di
intelligenza lucida e critica, come scrisse Piaget nellautobiografia; la madre, una donna
estremamente intelligente ed energica, ma affetta da disturbi nevrotici, e proprio questa sua
scarsa salute mentale avrebbe spinto Piaget, come egli riconosceva nellautobiografia, ad
occuparsi allinizio di psicoanalisi e psicopatologia. Bambino geniale, Piaget cominci a
interessarsi di zoologia e a dieci anni pubblic il suo primo articolo su un passero albino. Inizi a
frequentare regolarmente il Museo di storia naturale di Neuchtel come aiutante del direttore Paul
Godet, divenendo presto un esperto di molluschi. I suoi articoli uscirono su autorevoli riviste
specializzate e i lettori - ricorda Piaget - non pensavano fossero opera di un ragazzo, tanto che gli
fu offerto di curare la collezione di molluschi al Museo di storia naturale di Losanna (Piaget
rispose al direttore del Museo che non gli era possibile accettare: fino a quando non ho finito i
miei studi ginnasiali, cio solo tra tre anni; la lettera del 10 maggio 1912 in Vidal, 1986). Si
laure in scienze naturali e nel 1918 si specializz con una tesi sui molluschi.
In quegli anni matur lnteresse per la psicologia, preceduto da crisi connesse alla situazione
famigliare e probabilmente alla intensa attivit scientifica negli anni della pubert e delladolescen-
za. Nel 1918 Piaget pubblic un romanzo filosofico (Recherche), in cui si trovano gi abbozzate
alcune sue idee future sul rapporto tra il tutto e le parti e sullequilibrio. Sempre nel 1918 si
trasfer a Zurigo, dove frequent lOspedale psichiatrico Burghlzli diretto da Bleuler. Cominci
allora a leggere le opere di Freud e a seguire le conferenze di Pfister e di Jung. Fu analizzato per
alcuni mesi da Sabina Spielrein. Tra il 1919 e il 1921 fu a Parigi. Alla Sorbona segu le lezioni degli
psicologi Georges Dumas (1866-1946), Henri Piron (1881-1964) e Henri Delacroix (1873-1937)
e dei filosofi Andr Lalande (1867-1963) e Lon Brunschwicg (1869-1944). Delacroix pu esser
stata una fonte importante di Piaget: in quel periodo si interessava di psicologia del linguaggio e
nel 1924 scrisse il libro Le langage et la pense. Nel 1922 Piaget partecip al congresso di psicoanalisi
di Berlino e conobbe personalmente Freud: A quel congresso io tenni una conferenza e ricordo
langoscia che mi prese a dover parlare davanti a un pubblico tanto numeroso. Freud era seduto
in poltrona alla mia destra e fumava il sigaro. Io parlavo ad un pubblico che non mi degnava
nemmeno di uno sguardo. Guardava solo Freud per scoprire se ci che veniva detto era da lui
approvato o meno. Quando Freud sorrideva, tutti nella sala sorridevano; quando Freud si
mostrava serio, tutti nella sala si mostravano seri (Piaget, 1973, p. 47).
Una svolta importante fu determinata dallincarico offerto a Piaget, da parte di Thodore
Simon, di standardizzare i test di Cyril Burt per i bambini parigini. Piaget lavor quindi presso il
laboratorio di Binet, che si trovava nella scuola elementare di Parigi in rue de la
Grangeaux-Belles. Studiando non tanto le risposte fornite ai test, quanto i modi di ragionare e le
strategie seguite per risolvere i test, Piaget, ottenne i suoi primi risultati sullo sviluppo mentale del
bambino e li espose in due articoli pubblicati nel 1922 sul Journal de Psychologie, diretto da
Ignace Meyerson (cfr. cap. VI) e in un terzo nel 1923 sugli Archives de Psychologie, diretti da
Edouard Claparde. Colpito dalla novit delle ricerche di Piaget, Claparde lo invit ad assumere
il posto di direttore di ricerca presso listituto J.-J. Rousseau a Ginevra (fondato nel 1912). Nel
1921 Piaget si trasfer definitivamente a Ginevra e inizi le sue ricerche sistematiche sullo
sviluppo mentale infantile avvalendosi dei bambini che frequentavano la Maison des Petits
dellIstituto. I risultati furono illustrati nei libri Le langage et la pense chez lenfant (1923), Le jugement

12
da G. Mecacci, Storia della psicologia del Novecento, Laterza, Bari, 2002, pp.239-315.

78
et le raisonnament chez lenfant (1924), La rpresentation du monde chez lenfant (1926), La causali physique
chez lenfant (1927), Le jugement moral chez lenfant (1932).
Dal matrimonio di Piaget con una studentessa dellIstituto, Valentine Chtenay, divenuta sua
collaboratrice, nacquero tre figli sui quali i due coniugi condussero una serie sistematica di osser-
vazioni riportate nei libri La naissance de lintelligence chez lenfant (1936), La construction du rel chez
lenfant (1937) e La formation du symbole chez lenfant (1946).
Negli anni 20 e 30 Piaget insegn filosofia a Neuchtel, psicologia infantile e storia del
pensiero scientifico a Ginevra. Nel 1929 divenne direttore del Bureau International de
lEducation, in seguito una branca dellUNESCO. Nel 1940, dopo la morte di Claparde, divenne
direttore dellIstituto J.-J. Rousseau e professore di psicologia sperimentale a Ginevra. Diresse
anche gli Archives de Psychologie, in seguito divenuti sempre pi il periodico della scuola
piagetiana. Dopo la guerra Piaget ebbe importanti incarichi allUNESCO e cominci a ricevere
riconoscimenti ufficiali in tutto il mondo. Dal 1952 al 1963 insegn psicologia genetica alla
Sorbona di Parigi. Nel 1956 fond il Centre Internation depistm0logie Gntique a Ginevra.
Nel 1950 Piaget public i tre volumi della Introduction lpistmologie gntique, cui fecero seguito
altre numerose pubblicazioni di epistemologia genetica e psicologia genetica. Tra il 1963 e il 1965
uscirono gli otto volumi del Trait de psychologie exprimentale (curati da Piaget assieme a Paul
Fraisse), la summa, della psicologia francese di quegli anni. Nel 1965 Piaget sferr un duro
attacco alla filosofia speculativa nel libro Sagesse et illusions de la philosophie. Infaticabile, negli anni
70 continu a scrivere e a tenere conferenze. Mor nel 1980.
Piaget fu una personalit geniale, un ricercatore nato: sono fondamentalmente un inquieto
che solo il lavoro pu placare, disse di s nellAutobiografia (1950, p. 145), ma anche un carattere
difficile ed egotista. Lo psicologo americano David Elkind (1979) ne ha tracciato il ritratto, cos
come appariva negli ultimi anni della vita: ancora, a 74 anni, unimmagine familiare per le vie
di Ginevra, mentre pedala in bicicietta o passeggia lentamente; alto, con le spalle curve, qualcosa
di imponente, come se stesse rimuginando tra s su qualche nuovo problema sorto dalle sue re-
centi ricerche sul mistero di come la conoscenza si sviluppa nei giovani esseri umani. La pipa
sporge dalle sue labbra e una massa di bei capelli bianchi sfugge di sotto al basco blu. Nei luoghi
chiusi il basco non c pi, ma resta la pipa di schiuma ambrata; lui tira boccate di fumo, lindice
attorno al cannello, e gli occhi, dietro le lenti cerchiate di corno, si stringono con interesse
quando gli viene mossa una domanda. E risponde - in francese - con un linguaggio lucido e
chiaro, intercalando nelle risposte qualche lieve battuta; i suoi modi hanno il fascino del Vecchio
Mondo (p. 15).

La teoria di Piaget

Introduzione. Nellopera dello psicologo svizzero Jean Piaget (1896-1980) lo studio dello sviluppo
psichico infantile si inquadra in una problematica pi ampia, in parte gi prospettata da Baldwin,
relativa alla genesi della conoscenza umana e al rapporto tra la mente e il mondo esterno. Si tratta
di una tematica (quella di come si sivluppa la conoscenza e quale sia la corrispondenza tra essa e
gli oggetti esterni) che aveva alle spalle una lunga tradizione filosofica, rispetto alla quale Piaget
volle distaccarsi in quanto scienziato della natura che studia la struttura della mente
abbandonando il metodo dellargomentazione speculativa e ricorrendo al metodo scientifico. Nel
libro Sagesse et illusions de la philosophie del 1965, Piaget svolse una critica durissima contro la filoso-
fia, accettabile sotto forma di saggezza fatta di riflessioni teoriche e di massime etiche, ma
condannabile nelle sue invasioni speculative nel campo della scienza, compresa la psicologia.
Eppure, come stato spesso sottolineato, Piaget stato anzitutto un filosofo, un filosofo in una
accezione nuova, con una competenza in discipline diverse, dalla biologia alla logica e alla

79
matematica, dalla fisica alla psicologia e alla pedagogia. Come scriveva il filosofo Lucien
Goldmann (1973), che lo voglia o no, Piaget finisce col fare della filosofia, portando un
contributo essenziale alla soluzione di un certo numero di questioni dibattute dai filosofi da pi di
venti secoli (p. 7). Vygotskij (Pensiero e linguaggio, 1934) notava che Piaget non riuscito ed in
fondo non poteva riuscire a sfuggire le costruzioni filosofiche, perch lassenza stessa della fi-
losofia una filosofia assai precisa (p. 66). Lepistemologia genetica elaborata da Piaget ha
rappresentato di fatto la proposta di una nuova filosofia della mente, fondata su basi empiriche e
su una integrazione interdisciplinare che erano mancate alla filosofia. Si tratta comunque di
una teoria generale che non riguarda solo la mente umana nella sua dimensione psicologica, ma le
strutture della conoscenza nel senso filosofico. Questa considerazione preliminare non vuole
ricacciare Piaget nel mondo delle argomentazioni filosofiche illusorie da lui respinte, ma
dovrebbe far comprendere come Piaget stesso si fosse posto in definitiva come lerede di una
tradizione occidentale di pensiero che considerava centrale il problema della conoscenza. Piaget
ha mostrato come questo problema possa avere soluzioni nuove, basate su indagini empiriche e
sulla integrazione tra discipline diverse, e soprattutto su una teoria della mente che ha come
presupposto fondamentale la nozione di sviluppo. La conquista delle modalit adulte di co-
noscere non immediata, ma procede per stadi successivi, ciascuno dei quali svolge un ruolo
necessario e ineludibile per la progressiva ristrutturazione del loro funzionamento. La mente che
studiarono un Cartesio, un Locke o un Kant era una mente adulta, gi data, immune dallo
sviluppo. Con Piaget fu portata a compimento la scoperta di una mente infantile, intravvista e
approssimativamente abbozzata gi negli ultimi decenni dellOttocento, ma mai indagata
sistematicamente. Piaget comp una serie incredibile, per numero ed originalit, di ricerche su
bambini, aprendo un varco definitivo per accedere al mondo cognitivo infantile, proprio negli
stessi anni in cui la psicoanalisi si poneva il problema dellanalisi infantile per svelare
direttamente il mondo psicodinamico infantile. Infine, con Piaget, lindagine sullo sviluppo
psichico non pi la raccolta di aneddoti e la registrazione di fatti sporadici, ma diviene
unimpresa sistematica, fondata su metodologie precise e su presupposti teorici rigorosi. E
sebbene si possa rintracciare linfluenza di vari autori, in particolare di Baldwin, sulla concezione
piagetiana, a Piaget va riconosciuta una grande originalit teorica e metodologica.
comprensibile che per decenni si sia pensato allo sviluppo mentale nel bambino nei termini della
concezione piagetiana.

Il metodo clinico. Come abbiamo notato pi volte, nella tradizione wundtiana si era posto il
problema della validit dello studio della psiche infantile e della possibilit di estendere i risultati
conseguiti alla spiegazione dei processi psichici delladulto. Questo problema si intrecciava con
quello della metodologia pi adeguata da adottare nel momento in cui non si aveva pi a che fare
con soggetti adulti, istruiti (gli studenti e i professori di psicologia), ma con bambini con i quali
era difficile poter applicare le stesse istruzioni e procedure. Per quanto riguarda i soggetti della
psicologia infantile ai suoi esordi, va rilevato che si tratt soprattutto nei casi di registrazione
diaristica del comportamento dei figli degli psicologi stessi. Questo apsetto port poi alla critica
rivolta a tali ricerche di aver generalizzato I risultati ottenuti con i propri figli ancora una volta
appartenenti ad un ambiente socio-culturale privilegiato estendendoli a tutti ibambini senza
tener conto della peculiarit dei rapporti stretti tra losservatore (il genitore) e il soggetto (il figlio).
Questa critica fu estesa anche allassunzione che lo sviluppo accertato in un gruppo, sia pure pi
ampio, di bambini di un certo ambiente socio-culturale potesse essere sovrapposto a quello di
bambini di un altro ambiente. Si tratta della critica rivolta a Piaget e lla psicologia del bambino
svizzero, considerato implicitamente il prototipo di tutti i bambini del mondo. Scriveva in
proposit Vygotskij (Pensiero e linguaggio, 1934): Le regole che Piaget ha fissato i fatti che ha
trovato, hanno un significato non universale, ma limitato. Sono validi hic et nunc, qui e ora in un

80
ambiente sociale dato e determinato. Cos si sviluppa non il pensiero del bambino in generale, ma
il pensiero di quel bambino che ha studiato Piaget (p. 81).
Piaget us nelle sue ricerche metodi non propriamente sperimentali, bens metodi quasi-
sperimentali e in particolare il metodo clinico. Piaget si oppose da una parte al metodo dei test e,
dallaltra, a quello dellosservazione pura. I test (o reattivi) permettono, per Piaget, di accertare in
molti bambini una serie di conoscenze e comportamenti rispetto a domande e compiti uguali per
tutti; ma la procedura rigida, deve seguire certe tappe uguali per tutti, senza consentire di
ampliare e aggiustare le domande e i compiti in modo da mettere in evidenza il reale percorso
mentale e le effettive strategie mentali di ciascun bambino. Anche losservazione pura, per Piaget,
non sufficiente per lo studio della mente del bambino, perch questi lasciato libero nei suoi
pensieri e nei suoi comportamenti senza la possibilit di manipolarli per poter cogliere ci che lo
psicologo avverte come retrostante a tali pensieri e comportamenti. Cos Piaget individu il
metodo per eccellenza della psicologia infantile nel metodo clinico nel quale losservawione si
lega alla sperimentazione. Piaget aveva appreso questo metodo durante la sua permanenza al-
l0spedale psichiatrico Burghlzli di Zurigo nel 1918. Il suo interesse per la psicoanalisi in quegli
anni contribu alla sua impostazione clinica nella ricerca psicologica infantile (La psychanalyse et ses
rapports avec la psychologie de lenfant, 1920). Inoltre, anche la pratica con i test durante la sua
permanenza a Parigi e la collaborazione con Thodore Simon gli fornirono gli elementi per in-
dividuare la pi adeguata metodologia di ricerca nel campo della psicologia, infantile. Nel metodo
clinico lo psicologo guidato da ipotesi e quindi orienta e dirige il comportamento del bambino
in modo da poterle verificare; pone e articola le domande tenendo conto del percorso che
momento per momento il bambino segue per arrivare a rispondere alle domande e a risolvere i
compiti.

In uno dei suoi primi libri, La reprsentation du monde chez lenfant (1926, 19472), Piaget descrive il metodo
clinico nei termini in cui era impiegato in psichiatria: Dunque, necessario a tutti i costi superare il
metodo dellosservazione pura e, senza ricadere negli inconvenienti dei reattivi, assicurarsi i principali
vantaggi dellesperimento. Impiegheremo a tale scopo un terzo metodo, che tende a riunire le risorse dei
reattivi e dellosservazione diretta, evitando gli inconvenienti di entrambi: il metodo dellesame clinico che
gli psichiatri usano come mezzo di diagnosi. Ad esempio, si possono osservare per mesi determinate
forme paranoidi senza veder mai affiorare lidea di grandezza, che tuttavia si intuisce in ogni reazione
stravagante. Daltra parte non si posseggono reattivi differenziali per le diverse sindromi morbose. Ma il
clinico pu:

1) parlare col malato seguendolo anche nelle risposte, cos da non perder nessuna eventuale idea delirante;
2) condurlo dolcemente verso le zone critiche (la sua nascita, razza, fortuna, titoli militari, politica, talento,
vita mistica, ecc.), senza sapere dove affiorer lidea delirante, ma mantenendo costantemente la
conversazione su un terreno fecondo. Lesame clinico partecipa cos dellesperimento, nel senso che il
clinico si pone problemi, formula ipotesi varia le condizioni, e infine controlla ogni ipotesi in base alle
reazioni provocate dalla conversazione. Ma lesame clinico partecipa anche dellosservazione diretta, nel
senso che il buon clinico, pur dirigendo, si lascia dirigere, e tien conto di tutto il contesto mentale, invece
di cadere vittima di errori sistematici come spesso accade allo sperimentatore puro. Poich il metodo
clinico ha reso grandi servizi in una zona in cui altrimenti tutto sarebbe disordine e confusione, lo studio
della psicologia infantile farebbe molto male a privarsene. Non esiste, infatti, a priori una ragione per non
interrogare i fanciulli sui punti dove losservazione pura lascia incompiuta la ricerca []. Un bravo
sperimentatore deve riunire due qualit spesso incompatibili: saper osservare, cio lasciar parlare il
fanciullo, non perdere nulla, non falsar nulla; e nello stesso tempo saper cercare qualcosa di preciso, avere
in ogni momento qualche ipotesi di lavoro, qualche teoria - giusta o falsa - da controllare. Bisogna aver
insegnato il letodo clinico per comprenderne le difficolt vere. Talvolta i principianti suggeriscono al
fanciullo ci che desiderano trovare, oppure non suggeriscono nulla, ma solo perch non cercano nulla ed
perci naturale che non trovino nulla (pp. 9-11).

81
Lo sviluppo della mente. Piaget ha studiato lo sviluppo della mente affrontando sistematicamente in
numerose ricerche, documentate in una lunga serie di monografie, i principali processi cognitivi,
le rappresentazioni e le categorie mentali trattate tradizionalmente dalla filosofia: il linguaggio e il
pensiero (1923), il giudizio e il ragionamento (1924), la rappresentazione degli eventi della realt
esterna e della vita psichica interna (1926), la causalit fisica (1927), il giudizio morale (1932),
lintelligenza (1936 e 1947), la costruzione della realt (1937), il concetto di quantit fisica (1941),
il concetto di numero (1941), la formazione del simbolo (1946), il concetto di movimento e
velocit (1946), il concetto di tempo (1946), la rappresentazione dello spazio (1948), la geometria
spontanea (1948), il concetto di caso (1951), la percezione (1961), limmagine mentale (1966), la
memoria (1968), la presa di coscienza (1974), la soluzione di problemi (1974). Buona parte delle
ricerche e delle monografie furono realizzate in collaborazione prima con A. Szeminska e poi con
B. Inhelder. Negli anni 50 Piaget svilupp la propria rifiessione teorica verso la fondazione della
epistemologia genetica, avviando un progetto di ricerca interdisciplinare di largo respiro presso il
Centro internazionale di epistemologia genetica.
Nelle prime opere degli anni 20 Piaget comp una ricognizione dei processi mentali mettendone
in evidenza levoluzione ontogenetica; nelle opere degli anni 30 consolid la nozione di stadi di
sviluppo e fece risaltare la dimensione costruttiva della realt operata dalla mente; negli anni 40 e
50, infine, Piaget approfond i meccanismi funzionali di adattamento e regolazione dei processi
mentali, richiamando lattenzione pi sulle funzioni che sulla struttura della mente. Il rapporto tra
struttura e funzioni della mente rimandava ad una problematica centrale che il giovane Piaget
aveva incontrato sin dai primi studi di biologia e che riguardava levoluzione della struttura di un
organismo in relazione alle funzioni svolte per ladattmento allambiente. In questa prospettiva
biologica Piaget innest la sua ricerca sullo sviluppo della struttura delle mente, considerato come
un processo di continua riorganizzazione realizzatosi nellinterazione tra la mente e lambiente.
Nell autobiografia scriveva a proposito delle sue riflessioni svolte poco prima del 1920: Le mie
osservazioni sul fatto che la logica non innata ma si sviluppa a poco a poco apparvero coerenti
con le mie idee sulla formazione dellequilibrio verso cui tende levoluzione delle strutture
mentali. Inoltre la possibilit di studiare direttamente il problema della logica si accordava con i
miei precedenti interessi filosofici. Infine il mio desiderio di scoprire unasorta di embriologia
dellintelligenza si accordava con la mia preparazione biologica; fin dallinizio del mio pensiero
teoretico ero certo che il problema della relazione tra organismo e ambiente si estendeva anche al
campo della conoscenza, essendo possibile considerarlo come un problema della relazione tra il
soggetto agente o pensante e gli oggetti delld sua esperienza. Adesso avevo la fortuna di studiare
questo problerna in termini di sviluppo psicogenetico (1950, p. 133). La psicogenesi si delineava
come una evoluzione - a partire dalla nascita del bambino - da strutture mentali semplici, fondate
sullazione a strutture sempre pi complesse, fondate sul pensiero. Lungo questo sviluppo la
mente assolve lo stesso ruolo delle altre strutture dellorganismo come sistema di adattamento
allambiente, dapprima in forma subalterna alle strutture biologiche e poi sempre pi con una
funziine egemone rispetto a queste. Ladattamento avviene attraverso due processi fondamentali,
lassimilazione e laccomodamento, gi descritti da Baldwin. Lassimilazione permette
allorganisrno (e alla mente) di incorporare nelle sue strutture gli elementi dellambiente esterno;
laccomodamento produce invece un cambiamento in tali strutture per gli effetti
dellassimilazione. Tra assimilazione e accomodamento si realizza un equilibrio che consente la
riorganizzazione delle strutture mentali e il loro sviluppo ontogenetico.

In La naissance de lintelligence chez lenfant (1936), Piaget chiarisce nel modo seguente il ruolo
dellassimilazione e dellaccomodamento nel processo di adattamento allambiente e di
organizzazione delle strutture mentali: Alcuni biologi definisicono semplicemente ladattamento
mediante la conservazione e la sopravvivenza, ossia lequilibrio fra organismo e ambiente. Ma la

82
nozione perde allora ogni interesse, poich si confonde con quella della vita stessa. Vi sono gradi
nella sopravvivenza e ladattamento implica un pi e un meno. Occorre dunque distinguere
ladattamento-stato e ladattamento-processo. Nello stato non v nulla di chiaro. Considerando il
processo, le cose si chiariscono. C adattamento quando lorganismo si trasforma in funzione
dellambiente e questa variazione ha per effetto un accrescimento degli scambi fra ambiente e
organismo favorevoli alla conservazione di questultimo. Cerchiamo di precisare questi concetti,
da un punto di vista formale. Lorganismo un ciclo di processi fisio-chimici e cinetici i quali, in
relazione costante con lambiente, si generano a vicenda. Siano a, b, c, ecc. gli elementi di questa
totalit organizzata e x, y, z, ecc. gli elementi corrispondenti dellambiente. Lo schema
dellorganizzazione dunque il seguente:

(1) a + x b;
(2) b + y c;
(3) c + z a, ecc.

I processi (1), (2), ecc., possono consistere sia in reazioni chimiche (allorch lorganismo ingerisce
sostanze x che trasformer in sostanze b facenti parte della sua struttura), sia in trasformazioni
fisiche qualsiasi, sia infine, in particolare, in comportamenti senso-motori (quando un ciclo di
movimenti corporali a combinati con movimenti esteriori x porta a un risultato b che a sua volta
entra nel ciclo dorganizzazione). Il rapporto che unisce gli elementi organizzati a, b, c, ecc., agli
elementi x, y, z ecc. dunque una relazione di assimilazione: il funzionamento dellorgamsmo non
distrugge, ma conserva il ciclo organizzativo e coordina i dati dellambiente in modo da
incorporarli nel ciclo. Supponiamo dunque che nellambiente si produca una variazione che
trasformi x in x1 0 lorganismo non si adatta affatto, e si ha la rottura del ciclo, oppure ha luogo
ladattamento, ci che significa che il ciclo organizzato si modificato richiudendosi su se stesso:

(1) a + x b1;
(2) b + y c;
(3) c + z a.

Se chiamiamo accomodamento questo risultato delle pressioni esercitate dallambiente


(trasfomazione di b in b1), possiamo dunque dire che ladattamento un equilibrio tra
lassimilazione e laccomodamento.
Ora questa definizione si applica anche allintelligenza. Lintelligenza infatti assimilazione in
quanto incorpora nei propri quadri tutto il dato dellesperienza. Sia che si tratti del pensiero che,
grazie al giudizio, riconduce il nuovo al noto riducendo cos luniverso alle proprie nozioni, sia
che si tratti dellintelligenza senso-motoria che pure struttura le cose percepite riconducendole ai
propri schemi, in ogni caso ladattamento intellettuale comporta un elemento di assimilazione,
ossia di strutturazione mediante lincorporazione della realt esteriore in forme dovute allattivit
del soggetto. Quali che siano le differenze di natura che separano la vita organica (che elabora
materialmente le forme e assimila ad esse le sostanze e le energie dellambiente), lintelligenza
pratica o senso-motoria (che organizza degli atti ed assimila allo schematismo di questi
comportamenti motori le diverse situazioni offerte dallambiente) e lintelligenza riflessiva o
gnostica (che si contenta di pensare le forme, o di costruirle interiormente per assimilarvi il
contenuto dellesperienza), le une come le altre si adattano assimilando gli oggetto al soggetto.
Che anche la vita mentale sia accomodamento allambiente non si pu assolutamente mettere in
dubbio. Lassimilazione non pu mai essere pura, in quanto lintelligenza, incorporando gli
elementi nuovi negli schemi anteriori, modifica incessantemente questi ultimi per adattarli ai dati
nuovi. Ma, inversamente, le cose non sono mai conosciute in se stesse poich questo lavoro

83
daccomodamento non mai possibile se non in funzione del processo inverso di assimilazione.
Cos vedremo che la nozione stessa di oggetto ben lontana dallessere innata e presuppone una
costruzione ad un tempo assimilatrice ed accomodatrice.
In breve, ladattamento intellettuale, come ogni altro addttamento, il costituirsi progressivo di
un equilibrio fra un meccanismo assimilatore e un accomodamento complementare. Lo spirito
non pu trovarsi adattato a una realt se non v perfetto accomodamento, ossia se in questa
realt nulla pi viene a modificare gli schemi del soggetto. Ma, inversamente, non v adattamento
se la realt nuova ha imposto atteggiamenti motori o mentali contrari a quelli che erano stati
adottati a contatto con altri dati anteriori: non c adattamento se non c coerenza e quindi
assimilazione. Certo, sul piano motorio, la coerenza presenta una struttura completamente
diversa che sul piano della rifiessione o su quello organico, e tutte le sistemazioni sono possibili:
ma sempre e dovunque ladattamento non compiuto se non quando peviene ad un sistema
stabile, ossia quando vi equilibrio fra accomodamento e assimilazione.
Questo ci conduce alla funzione di organizzazione. Dal punto di vista biologico, lorganizzazione
inseparabile dalladattamento: sono i due aspetti complementari dun meccanismo unico: il primo
laspetto interno del ciclo, di cui ladattamento costituisce laspetto esterno. Orbene, per quanto
concerne lintelligenza, nella sua forma riflessa non meno che nella sua forma pratica, si ritrova
questo doppio fenomeno della totalit funzionale e dellinterdipendenza fra organizzazione e
adattamento. Quanto ai rappporti fra le parti e il tutto che definisconolorganizzazione, ben
noto che ogni operazione intellettuale sempre relativa a tutte le altre e che i suoi stessi elementi
sono retti dalla medesima legge. Ogni schema cos coordinato con tutti gli altri e costituisce
esso stesso una totalit di parti differenziate. Ogni atto dintelligenza presuppone un sistema di
mutue implicazioni e di significazioni solidali. Le relazioni tra questa organizzazione e
ladattamento sono dunque le stesse che sul piano organico. Le principali categorie a cui ricorre
lintelligenza per adattarsi al mondo esteriore lo spazio e il tempo, la causalit e la sostanza, la
classificazione e il numero, ecc. corrispondono ciascuna a un aspetto della realt, cos come gli
organi del corpo sono relativi ciascuno a un caratter speciale dellambiente; ma otre ad adattarsi
alle cose, esse sono implicate le une alle altre, a tal punto che impossibile isolarle logicamente.
L accordo del pensiero con le cose e l accordo del pensiero con se stesso esprimono questo
doppio invariante funzionale delladattamento e dellorganizzazione. Ma questi due aspetti del
pensiero sono indissociabili: soltanto adattandosi alle cose il pensiero organizza se stesso e
soltanto organizzando se stesso il pensiero struttura le cose (pp. 12-15).

Per Piaget lo sviluppo mentale del bambino si dispiega dallinfanzia alladolescenza in due
periodi principali (senso-motorio, nei primi due anni di vita; concettuale, dai due ai dodici-
quindici anni) a loro volta suddivisibili in vari stadi. [...]
Nelle linee essenziali, le caratteristiche di questi stadi sono le seguenti.
Nel periodo senso-motorio, il bambino sviluppa progressivamente le proprie modalit di
interazione con lambiente. Passa dalluso esclusivo dei rifiessi (succhiare, piangere, ecc.) alle
prime coordinazioni visuo-motorie. Nel primo mese di vita la percezione e il movimento sono
funzioni scoordinate. Il bambino vede un oggetto, ma non sa afferrarlo. Successivamente,
organizza le due funzioni separate, dapprima secondo una sequenza fissa e poi in modo sempre
meno rigido per adattare le proprie azioni alle varie condizioni ambientali. II bambino apprende
tra i 4 e gli 8 mesi che gli oggetti sono entit separate da lui e che questi oggetti continuano a
esistere anche se scompaiono dal campo visivo: la permanenza delloggetto preceduta dalla
permanenza della persona: il bambino verifica che la madre si allontana da lui, ma poi ritorna;
unentit che scompare momentaneamente ma continua a esistere. Il bambino si forma cos delle
immagini delle persone o degli oggetti che non percepisce direttamente. La mente pu allora

84
operare mediante rappresentazioni interne che non necessitano di una corrispondenza immediata
con oggetti e persone.
Il periodo concettuale si divide in tre sottoperiodi ed caratterizzato, in generale,
dallintroduzione del linguaggio e dei simboli nelle operazioni mentali.
Il primo sottoperiodo, lo stadio preoperatorio, va dai 2 ai 7 anni circa. In una prima fase (fino ai 4
anni circa), denominata fase preconcettuale, il bambino sviluppa ulteriormente le rappresentazioni
interne degli oggetti esterni. Ad esempio, comincia a classificare gli oggetti in categorie secondo
alcune propriet (colore, grandezza, ecc.). La capacit di classificazione si sviluppa notevolmente
dopo i 4 anni. Una caratteristica importante della fase preconcettuale il gioco simbolico. Il
bambino usa nel gioco un oggetto (sedia) al posto di un altro oggetto (cavallo). Loggetto perde il
suo significato reale e acquista quello prodotto dalla mente del bambino. Nella seconda fase (dai
4 ai 7 anni), denominata fase del pensiero intuitivo, il bambino sviluppa le operazioni mentali di
classificazione e seriazione degli oggetti. Pu raggruppare facilmente gli oggetti secondo le loro
propriet fisiche (colore, grandezza, forma) o la loro classe di appartenenza (animali, piante, cose
da mangiare, ecc.). Pu ordinare quegli stessi oggetti in una serie, dal pi grande al pi piccolo e
viceversa.
Nello stadio delle operazioni concrete (dai 7 agli 11 anni), [...] il bambino sa compiere operazioni
mentali sugli oggetti usando i concetti di numero, peso, volume, ecc. sempre per riferendosi a
oggetti concreti, persone o cose. Fondamentale lacquisizione in questo stadio del principio di
conservazione. Nello stadio preoperatorio il bambino valuta le propriet fisiche degli oggetti
secondo la loro apparenza. Egli ritiene, ad esempio, che il liquido contenuto in un recipiente
stretto e lungo sia di pi di quello contenuto in un recipiente largo e basso, anche se ha visto che
si tratta dello stesso liquido travasato da un recipiente allaltro. Nello stadio delle operazioni
concrete il bambino riconosce invece che la quantit conservata indipendentemente dalla forma
assunta. Nello stadio delle operazioni formali (dai 12 ai 15 anni) si completa lo sviluppo mentale
del bambino. Egli pu compiere operazioni mentali indipendentemente dal riferimento a oggetti
o persone concrete, usando concetti e simboli. Pu affrontare la soluzione di problemi scientifici,
introducendo il metodo ipotetico-deduttivo (formula unipotesi, ne deduce le conseguenze sul
piano teorico e sperimentale ed esegue lesperimento per verificare lipotesi).

Lepistemologia genetica. Negli anni 50, a cominciare dai tre volumi della Introduction lpistmologie
gntique (1950), Piaget dedic numerose pubblicazioni alla fondazione dellepistemologia genetica.
Nella collana Etudes dpistmologie gntique sono apparsi dal 1957 fino al 1980, quando
Piaget mor, ben 37 volumi con saggi di Piaget stesso e dei suoi collaboratori.
Lepistemologia genetica era divenuta per Piaget il fulcro della sua riflessione teorica, costituiva la
realizzazione del suo progetto di fondazione di una nuova teoria della formazione e della
struttura della conoscenza. Secondo la definizione di Piaget (1973) lepistemologia genetica si
occupa della formazione e del significato della conoscenza e dei mezzi attraverso i quali la mente
umana passa da un livello di conoscenza inferiore ad uno giudicato superiore. Non compito
degli psicologi decidere quale conoscenza sia inferiore ma loro compito, piuttosto, spiegare
come avviene il passaggio dalluna allaltra. La natura di questi passaggi, che sono storici,
psicologici e talvolta anche biologici, un problema reale. Lipotesi fondamentale della
epistemologia genetica che ci sia un parallelismo tra il progresso compiuto nellorganizzazione
razionale e logica della conoscenza e i corrispettivi processi psicologici formativi (p. 28).
La struttura della conoscenza (un tema classico della filosofia) si rivela quindi attraverso lo studio
della sua evoluzione nella storia della scienza da una parte e nello sviluppo mentale del bambino
dallaltra. Storia della scienza e psicogenesi si fondono per descrivere e spiegare il cammino
percorso dalluomo nella costruzione scientifica della realt, luomo nella sua dimensione storica,
dalluomo primitivo alluomo della cultura scientifica occidentale, e luomo nella sua dimensione

85
psicologica, dal neonato alladulto. Al progetto di fondazione dellepistemologia genetica
contribuirono psicologi, pedagogisti, matematici, logici, cibernetici, fisici, linguisti, storici della
scienza, filosofi. Dal Centro internazionale di epistemologia genetica si svilupp la scuola di
Ginevra, che ebbe il momento di massima espansione negli anni 50 e 60.

Sviluppi e fortuna della teoria piagetiana. La teoria piagetiana fu elaborata dapprima dal solo Piaget, poi
assieme alle sue collaboratrici, la moglie, la Szeminska e la Inhelder, e infine assieme ad un folto
gruppo di collaoratori attivi al Centro di Ginevra. Fuori dellambiente ginevrino, la teoria
piagetiana, bench conosciuta e apprezzata, cominci ad essere assimilata da altri psicologi,
confrontata con altre teorie dello sviluppo mentale e sottoposta a nuove verifiche empiriche
soltanto a partire dagli anni 50. Importante fu la diffusione della teoria piagetiana negli Stati Uniti
ad opera di J. H. Flavell (The developmental psychology of Jean Piaget, 1963) e di altri psicologi come D.
Elkind e H. Furth. Negli anni 60 la conoscenza delle concezioni di Piaget contribu
notevolmente a minare le basi del comportamentismo americano, poich si metteva in evidenza
una concezione raffinata ed articolata della struttura e dello sviluppo dei processi cognitivi assente
nel modello comportamentista. Infine, la teoria piagetiana stata decisiva per il rinnovamento
della pedagogia e per le ricerche su nuovi programmi attenti alle tappe dello sviluppo cognitivo.
Negli anni 70 la diffusione del cognitivismo ha spinto sia gli allievi di Piaget sia altri psicologi che
in Europa e in America si riferivano alla sua teoria, ad un arricchimento concettuale e
metodologico dellimpostazione piagetiana (questa evoluzione si pu rilevare in particolare nella
stessa Inhelder, che ha spostato il centro delle ricerche sue e dei suoi allievi dalle grandi strutture
operatorie della mente allo studio di specifici processi cognitivi in condizioni concrete,
sperimentalmente manipolabili. Infine, lepistemologia genetica confluita in un progetto, episte-
mologico rinnovato alla luce di nuovi concetti interdisciplinari quali quelli di
auto-organizzazione, autopoiesi e complessit (cfr. il libro di Huberto Maturana e Francisco
J. Varela, Autopoiesis and cognition del 1980).

La teoria piagetiana, tuttavia, stata sottoposta a continue critiche fin dalle prime formulazioni degli
anni 20. Un primo appunto fu forse quello espresso da Lurija e Vygotskij al congresso internazionale di
psicologia a New Haven nel 1929, in merito al problema dellegocentrismo. Nel 1931 lantropologa
Margaret Mead, nel capitolo su The primitive child dello Handbook of child psychology, curato da C. Murchison
(dove compariva anche lo stesso Piaget con il capitolo su Childrens philosophies), afferm che lo sviluppo
per stadi descritto da Piaget poteva valere per una determinata cultura, ma non era generalizzabile per ogni
contesto culturale: una critica, sul versante antropologico, simile a quella fatta al bambino svizzero da
altri psicologi come Stern e Vygotskij. Negli anni 60, anni in cui esplose linteresse per la teoria piagetiana,
comparve la traduzione americana dellopera principale di Vygotskij contenente una critica sistematica al
concetto di egocentrismo e a tutto limpianto teorico piagetiano. Si origin un dibattito, spentosi solo negli
anni 80, tra le tesi piagetiane e quelle vygotskijane. La grande fortuna di Piaget in campo pedagogico dege-
ner nellabuso di un riferimento meccanico alla nozione di stadio nella preparazione dei programmi di
insegnamento e nella verifica del processo di apprendimento scolastico. Negli anni 70 ad esempio, in
Italia lapproccio vygotskijano in campo psicopedagogico fu proposto come pi fiessibile e pi
compatibile con le differenze individuali e socio-culturali rispetto a quello di Piaget.

86
8. Il cognitivismo 13

La Gestalt e il comportamentismo entrarono sulla scena della psicologia del primo Novecento
annunciati da due articoli, quello di Wertheimer del 1912 e quello di Watson del 1913, che
rappresentarono il punto di riferimento teorico e metodologico per le ricerche che in seguito si
collocarono in tali prospettive. Il cognitivismo, che costitu una delle principali correnti di ricerca
degli anni 60 e 70, non fu presentato in un manifesto altrettanto decisivo. Quando nel 1967 usc
Cognitive psychology, di Ulric Neisser, le indagini di orientamento cognitivistico erano in corso gi da
una decina di anni. Il libro di Neisser divenne uno dei libri pi letti dalle nuove generazioni di
psicologi non tanto perch presentava una nuova prospettiva quanto perch, attraverso una
chiara e accurata sistematizzazione della letteratura, esplicitava lesistenza di un orientamento che
di fatto era gi seguito da molti ricercatori. Anzi si pu dire che quando fu pubblicata la sintesi di
Neisser, il cognitivismo era ormai al massimo delle proprie potenzialit teoriche e sperimentali. I
contributi pi importanti, infatti, per questa prospettiva erano stati prodotti nella seconda met
degli anni 50 e nei primi anni 60; inoltre il cognitivismo si impose, soprattutto nel campo della
psicologia sperimentale, gradualmente e non come un movimento di completa e immediata
rottura: da una parte emergeva dallambito stesso delle indagini comportamentistiche di
laboratorio e, dallaltra, continuava una tradizione di ricerca che era rimasta apparenternente
nellombra nel primo Novecento, ma che ora riacquistava tutta la sua importanza teorica e
metodologica. Se quindi il cognitivismo un orientamento che si organizz come tale intorno agli
anni 60 nella psicologia nord-americana, vi era per una tradizione di ricerca, una prospettiva che
aveva una storia pi lontana e affondava le proprie radici nelle indagini dei laboratori europei
dellinizio del secolo.
In una visione dinsieme dai primi decenni del Novecento fino agli anni 60, la prospettiva
cognitivistica comprende una variet di indirizzi e ambiti di ricerca che possono essere
accomunati da una serie di principi fondamentali.
In primo luogo (principio delle basi biologiche dei processi psichici), la psicologia studia essenzialmente
le strutture e le funzioni del sistema nervoso, nella sua massima complessit, e i processi psichici,
che controllano ladattamento dellorganismo allambiente. Inoltre, i processi psichici si
sviluppano in relazione alla maturazione del sistema nervoso (principio dello sviluppo). Lungo questo
sviluppo i processi psichici operano in modo attivo sullambiente, filtrando linformazione esterna
e producendo risposte motorie in funzione dei propri schemi di conoscenza e di azione (principio
del costruttivismo). Parlando di mente, invece che di psiche, ci si riferisce in particolare
allorganizzazione tipica del processi psichici, caratterizzati non tanto dalla produzione di risposte
agli stimoli (come si poteva pensare, ad esempio, per la psiche vegetativa o sensoriale aristotelica),
ma da modelli (modelli mentali), spesso coscienti, che guidano il comportamento attraverso una
rappresentazione interna del mondo esterno (principio del mentalismo). La costruzione dei modelli
mentali avviene attraverso lelaborazione dellinformazione esterna e interna compiuta da unit
specializzate allinterno della mente (Principio della elaborazione dellinformazione). Lelaborazione
dellinformazione pu essere simulata su macchine non organiche (calcolatori) perch sia la
mente che il calcolatore operano fondandosi su processi e regole simili (principio della simulazione).
Questi principi, tra loro connessi, non sono stati condivisi nel loro complesso da tutti gli
psicologi di orientamento cognitivistico, fatta eccezione per il cognitivismo degli anni 60 e 70
che li fece propri pressoch in blocco. Va notato che per questa prospettiva, linfluenza dei fattori
sociali, storici e culturali sullo sviluppo cognitivo ha scarsa rilevanza. Anche se alcuni psicologi di

13
da G. Mecacci, Storia della psicologia del Novecento, Laterza, Bari, 2002, pp.239-315.

87
questo orientamento hanno preso in considerazione tali fattori, non si mai pervenuti a ritenerli
il presupposto fondamentale dello sviluppo dei processi cognitivi, contrariamente a quanto so-
stiene la teoria storico-culturale. La metafora della mente come un calcolatore considera la mente
in modo astratto e universale, appunto come una macchina che agisce al di fuori del contesto
storico, sociale e culturale.

In questo quadro pi esteso, che ingloba sotto la prospettiva cognitivistica una vasta gamma di
ricerche svolte lungo tutto il Novecento fino al cognitivismo vero e proprio degli anni 60 e 70,
vanno presi in esame in primo luogo tutti gli studi sul processi cognitivi svolti dalle varie scuole. La
scuola di Wrzburg, tra la fine dellOttocento e il primo decennio del Novecento, mise in evidenza
alcune caratteristiche dei processi di pensiero esclusi dallindagine della scuola wundtiana. Altri
psicologi, in particolare Otto Selz e Frederic C. Bartlett, compirono importanti elaborazioni
teoriche sul pensiero e sulla memoria.
Le teorie dellintelligenza (con il problema connesso degli strumenti per misurarla, ovvero i
test) contribuirono ad arricchire le conoscenze sulla struttura multifattoriale della mente e a porre
in evidenza la questione del rapporto tra fattori ereditari e fattori ambientali nelle prestazioni
cognitive. Questo problema fu affrontato in unottica diversa dalle teorie dello sviluppo psichico
(le teorie principali del primo Novecento furono quelle di James M. Baldwin e Heinz Werner).

La sintesi pi importante e innovativa sui processi cognitivi nella loro dimensione evolutiva fu
elaborata da Jean Piaget, a partire dagli anni 20. Le ricerche di Piaget sullo sviluppo cognitivo nel
bambino furono alla base di un progetto interdisciplinare sulle strutture della conoscenza umana
(epistemologia genetica) avviato negli anni 50. La teoria di Piaget rimane tuttora un riferimento
fondamentale degli studi sullo sviluppo cognitivo infantile.
Le ricerche sulla percezione furono approfondite, a cominciare dagli anni 40, mettendo in evidenza
come la percezione non sia un sistema di recezione passiva dellinformazione, ma interagisca con
altri processi psichici in una rappresentazione attiva della realt. Gli orientantenti teorici pi
importanti furono il transazionalismo, il funzionalismo probabilistico di Egon Brunswik, e il New
Look. Negli anni 60 e 70 ha avuto una vasta risonanza la teoria della percezione (ottica ecologica)
elaborata da James J. Gibson.

Negli anni 60 emerse nellambito della psicologia nord-americana il nuovo indirizzo di ricerca
denominato cognitivismo, frutto della convergenza di indagini teoriche e sperimentali svolte in
ambiti disciplinari diversi: la psicologia sperimentale, la teoria dellinformazione e la cibernetica, la
linguistica, le neuroscienze. Il libro che sistematizz la leteratura in questa prospettiva sui processi
cognitivi fu, come abbiamo detto, Cognitive psychology (1967) di Ulric Neisser. La produzione
cognitivistica degli anni 60 e 70 sui vari processi cognitivi, concepiti come unit di elaborazione
dellinformazione, fu ricchissima. Nella seconda met degli anni 70 i principi teorici e i risultati
del cognitivismo furono sottoposti ad una revisione critica che sottoline lesigenza di una ricerca
attenta alle condizioni naturali in cui opera la mente umana (approccio ecologico) e che non si
limitasse a studiare i processi cognitivi in condizioni di laboratorio.
Alla fine degli anni 70 si svilupp lorientamento della scienza cognitiva. uno studio
interdisciplinare dei processi cognitivi in unottica nella quale la simulazione al calcolatore una
caratteristica fondamentale per comprendere la struttura e il funzionamento di tali processi. La
realizzazione sul calcolatore di programmi che svolgano complessi compiti cognitivi, non
necessariamente simili a quelli umani, un ramo fondamentale (intelligenza artificiale) della
scienza cognitiva. Un ultimo orientamento di ricerca allinterno della scienza cognitiva il
connessionismo, sviluppatosi negli anni 80.

88
Il cognitivismo
Introduzione. Sono quasi tutti concordi, gli storici della psicologia e gli psicologi cognitivisti stessi,
nellindicare il 1956 come una data fondamentale nella storia del cognitivismo. Dal 10 al 12
settembre di quellanno si tenne al Massachusetts Institute of Technology di Boston un simposio
sulla teoria dellinformazione, in cui furono presentate relazioni di straordinaria innovazione per
la ricerca psicologica. Precisamente il giorno 11 settembre, come ricorda Howard Gardner in The
minds new science del 1985, furono lette le comunicazioni di George A. Miller sulla memoria a
breve termine e sui suoi limiti fissata in 7 (pi o meno 2) elementi, di Allen Newell e Herbert A.
Simon sul loro modello (General Problem Solving) e di Noam Chomsky sulla sua nuoya teoria
del linguaggio. Psicologi sperimentali, scienziati della simulazione su calcolatore e linguisti
cominciarono a interagire per un progetto comune di indagine interdisdplinare sui processi co-
gnitivi. La seconda met degli anni 50 vide non solo il fiorire di nuove impostazioni teoriche e
procedure sperimentali per lo studio dei processi cognitivi, ma anche la diffusione di una
prospettiva differente da quella dominante negli Stati Uniti, che era stata essenzialmente quella
comportamentistica: la prospettiva della psicologia cognitiva o del cognitivismo.
Questa prospettiva [...] si distacc come orientamento autonomo dallo scenario della psicologia
contemporanea solo alla fine degli anni 50. Innanzitutto vi confluirono i contributi di discipline
diverse: oltre alla psicologia sperimentale, alla linguistica, alla teoria dellinformazione e alla
cibernetica, le neuroscienze e la filosofia della mente. Tra il 1956 e il 1960 uscirono i seguenti libri
o articoli fondamentali, relativi a tali ambiti disciplinari diversi:

1956: A study of thinking di J.S. Bruner, J.J. Goodnow e G.A. Austin;


1956: articolo di G.A. Miller sulla memoria a breve termine (il magico numero sette);
1957: Syntactic structures di N. Chomsky;
1958: Perception and communication di D.E. Broadbent;
1958: The computer and the brain di J. von Neumann;
1958: articolo di A. Newell, J.C. Shaw e H.A. Simon sul problem solving;
1959: articolo di D.H. Hubel e T.N. Wiesel sui campi recettivi della corteccia striata del gatto;
1959: articolo di J.Y. Lettvin, H.R. Maturana, W.S. McCulloch e W.H. Pitts su che cosa dice
locchio della rana al cervello della rana;
1960: saggio del filosofo H. Putnam su Minds and machines;
1960: Plans and the structure of behavior di G.A. Miller, K. Pribram e E. Galanter;
1960: articolo di G. Sperling sulla memoria iconica.

Oltre allimpostazione interdisciplinare, la psicologia cognitiva era caratterizzata da altri aspetti


che la differenziavano dal comportamentismo. In primo luogo, si interessava appunto dei
processi cognitivi (la percezione, lattenzione, la memoria, il linguaggio, il pensiero, la creativit),
che erano stati trascurati dai comportamentisti o considerati come dei prodotti dellappren-
dimento. A questi processi veniva riconosciuta sia unautonomia strutturale sia una interrelazione
e interdipendenza reciproche. In Perception and communication (1958), lo psicologo inglese Donald
E. Broadbent ipotizzava che linformazione fosse recepita (da strutture devolute allanalisi
sensoriale), filtrata (in base al meccanismo dellattenzione divenuto noto come filtro di
Broadbent) e trasmessa ad altre strutture per limmagazzinamento in memoria e altre
codificazioni. Questa elaborazione si sarebbe verificata secondo una sequenza stadio per stadio.
La mente era quindi concepita - e questa unaltra importante caratteristica della psicologia
cognitiva - come un elaboratore di informazione che ha unorganizzazione prefissata di tipo
sequenziale e una capacit limitata di elaborazione lungo i propri canali di trasmissione. Lanalogia
tra mente e calcolatore, o la metafora della mente come calcolatore, era basata sulle nozioni di

89
informazione, canale, sequenza di trasmissione ed elaborazione dellinformazione, strutture di
entrata (input) e uscita (output) dellinformazione dallelaboratore, strutture di memoria. Per
spiegare tale organizzazione e interrelazione strutturale e funzionale si diffuse luso di diagrammi
di flusso, formati da unit (scatole) aventi ciascuna compiti definiti (percezione, attenzione,
ecc.) e da vie di comunicazione. Nei primi modelli cognitivistici, fino ai primi anni 70 circa,
lelaborazione dellinformazione era concepita come un processo che avviene stadio per stadio,
terminate le operazioni proprie di uno stadio si passa al successivo, e cos via. Negli anni 70
furono presentati nuovi modelli che mettevano in evidenza sia la possibilit di retroazioni di uno
stadio successivo su quelli precedenti, sia la possibilit che si attivassero le operazioni di uno
stadio successivo senza che quelli precedenti avessero gi elaborato linformazione per quanto li
riguardava.
Un altro aspetto importante dellemergente cognitivismo fu laccentuazione del carattere
finalizzato dei processi mentali. Il comportamento veniva ora concepito come una serie di atti
guidati dai processi cognitivi ai fini della soluzione di un problema, con continui aggiustamenti
per garantire la migliore soluzione. La nozione di retroazione (feedback) sviluppata dalla ciberne-
tica divenne centrale in questa coneezione del comportamento orientato verso una meta. Il libro
Plans and the structure of behavior, apparso nel 1960, di George A. Miller, psicologo sperimentale del
linguaggio, Karl Pribram, neuroscienziato, e Eugene Galanter, psicologo matematico, rappresent
unautentica svolta nella rappresentazione del comportamento (termine che in effetti significava
mente, ma era ancora conservato come retaggio del morente comportamentismo): il
comportamento era visto come il prodotto di una elaborazione della informazione, quale
compiuta da un calcolatore, per lo svolgimento di un piano utile alla soluzione di un problema.
Il comportamento non era quindi lepifenomeno di un arco riflesso (input sensoriale-elabo-
razione-output motorio), ma il risultato di un processo di continua verifica retroattiva del piano
di comportamento secondo lunit TOTE (test-operate-text-exit): latto finale (exit) non consegue
direttamente ad un input sensoriale o a un comando motorio, ma il risultato di precedenti
operazioni di verifica (test) delle condizioni ambientali, di esecuzioni (operate) intermedie e di
nuove verifiche (test).
Nel 1967 usc il libro dello psicologo statunitense Ulric Neisser Cognitive psychology, nel quale
venivano sintetizzate le ricerche condotte nei dieci anni precedenti secondo la prospettiva che,
appunto dopo questo libro, fu definitivamente chiamata cognitivistica. Il primo manuale
universitario in cui si esponeva la psicologia secondo lorientamento cognitivistico fu quello di
Peter H. Lindsay e Donald A. Norman, Human information processing, pubblicato nel 1972 (tradotto
in italiano nel 1983 con il titolo Luomo elaboratore di informazioni). Nel 1970 cominci la
pubblicazione della rivista Cognitive Psychology e nel 1971 di Cognition, i periodici pi
diffusi del cognitivismo. La letteratura sperimentale sui processi cognitivi crebbe a dismisura
sostituendo le prospettive passate con la nuova prospettiva: ad esempio, nello studio della
percezione limpostazione fenomenologica e gestaltista trovava un numero sempre minore di
sostenitori, cos come accadeva per lo studio dellapprendimento e della memoria,
precedentemente campo privilegiato di indagine del comportamentismo. La prospettiva
cognitivistica si diffuse inoltre anche nel campo della psicologia sociale e della psicopatologia.
comprensibile quindi che nei primi anni 70 si parlasse ormai di rivoluzione cognitivistica nella
ricerca psicologica.
Alla met degli anni 70 ebbe inizio unopera di revisione teorica e metodologica allinterno del
cognitivismo che arriv fino ad una autocritica su quanto era stato acquisito negli ultimi dieci an-
ni. Fu nuovamente Ulric Neisser, con il libro Cognition and reality. Principles and implications of cognitive
psychology (1976), a riassumere gli aspetti problematici essenziali emersi nella letteratura psicologica
cognitivistica. Era evidente - affermava Neisser - che il cognitivismo aveva apportato nuovi e
importanti contributi alla comprensione dei processi cognitivi, ma allo stesso tempo era

90
degenerato in una miriade di esperimenti e di modelli privi spesso di effettivo valore euristico. Si
trattava di modelli generalmente relativi a situazioni di laboratorio e non estrapolabili a situazioni
di concreto funzionamento della mente nella vita quotidiana; inoltre avevano un interesse pi
teorico che applicativo. In buona parte erano gli stessi aspetti negativi che i cognitivisti avevano
rimproverato al comportamentismo.
Nellintroduzione a Cognition and reality, Neisser ha limpidamente riassunto sia il significato
dello sviluppo del cognitivismo, sia i motivi della necessit di una revisione dei suoi principi e
delle sue implicazioni: A partire dalla prima guerra mondiale fino ai primi anni 60, il
comportamentismo e la psicoanalisi (o le discipline che ne sono derivate) hanno a tal punto
dominato la psicologia in America che i processi cognitivi sono stati completamente ignorati. -
Non erano molti gli psicologi interessati al problema di come venga acquisita la conoscenza. La
percezione, che latto cognitivo pi importante, venne studiata principalmente da un ristretto
gruppo di scienziati seguaci della tradizione della Gestalt e da pochi altri psicologi che lavoravano
sulla misurazione e la fisiologia dei processi sensoriali. Piaget e i collaboratori studiarono lo
sviluppo cognitivo, ma il loro contributo ricevette scarsi riconoscimenti. Non cera alcun lavoro
sullattenzione. Le ricerche sulla memoria non vennero mai del tutto abbandonate, ma si
occupavano soprattutto dellapprendimento di sillabe senza senso, nellambito di procedimenti
di laboratorio rigorosamente definiti e con scarsa possibilit di generalizzazione. Ne risult cos
che limmagine pubblica della psicologia era quella di una scienza che studiava principalmente il
sesso, ladattamento, e il controllo comportamentale.
In questi ultimi anni tale situazione ha subito cambiamenti radicali. I processi mentali sono
tornati ad essere un vivace centro dinteresse. Ha cominciato a svilupparsi un nuovo campo di
studi definito psicologia cognitivista, che tratta temi quali percezione, memoria, attenzione,
riconoscimento di pattern, soluzione di problemi, psicologia del linguaggio, sviluppo cognitivo, e
una miriade di altri argomenti lasciati a sonnecchiare per mezzo secolo. Le riviste tecniche, che un
tempo privilegiavano gli articoli sul comportamento animale, attualmente straripano di relazioni
su esperimenti cognitivi, e nascono continuamente nuove riviste: Cognitive Psychology,
Cognition, Memory and Cognition, Perception and Psychophysics. [...]

Neisser faceva un continuo riferimento alla impostazione ecologica di Gibson, che aveva
avuto una prima diffusione nella seconda met degli anni 60 e che sarebbe stata rilanciata nel
1979 con luscita del libro The ecological approach to visual perception. La concezione cognitivistica di
una costruzione della realt esterna da parte della mente, secondo unorganizzazione sequenziale
dellelaborazione dellinformazione, stadio per stadio, era criticata in base allassunto che
lorganismo nel corso dellevoluzione si dotato di sistemi sempre pi economici e adeguati che
consentono unanalisi diretta e immediata della realt. Se la metafora della mente come
calcolatore aveva comportato che si pensasse alla mente come una macchina auto-dotata di
sistemi di elaborazione dellinformazione e indipendente dallambiente, lapproccio ecologico
ribadiva il carattere funzionale della mente, incorporata in un organismo a sua volta in continua
interazione con lambiente esterno.
Il richiamo alla validit ecologica degli esperimenti cognitivistici (essi devono poter simulare in
laboratorio delle situazioni reali della vita quotidiana); la critica alla modellistica dei mi-
croprocessi e micromodelli allinfinito (le unit di elaborazione contenevano delle sotto-unit
di elaborazione, e queste a loro volta delle altre sotto-unit, e cos via, come nelle bambole russe);
lesigenza di introdurre nel flusso dellelaborazione dellinformazione processi relativamente
trascurati, come la coscienza e la produzione di immagini; le innovazioni nel campo
dellinformatica e della simulazione su calcolatore dei processi mentali; le nuove acquisizioni nel
campo delle neuroscienze; tutti questi furono elementi fondamentali che attenuarono linteresse
per il cognitivismo gi nei primi anni 80. Nel 1981, dedicando una serie di articoli al

91
cognitivismo, a dieci anni dalla pubblicazione del primo numero della rivista Cognition,
nelleditoriale si riconosceva che vi erano stati dei progressi importanti nella ricerca psicologica
grazie alla nascita e alla diffusione di questo nuovo orientamento; tuttavia, si aggiungeva che in
fondo ben poco era veramente cambiato e non si poteva certamente parlare di rivoluzione.
Non vedendo realizzata effettivamente una vera e propria rivoluzione paradigmatica, nei
primi anni 80 molti psicologi finirono con lo sminuire la rilevanza teorica e metodologica del co-
gnitivismo arrivando persino a ritenerlo come una continuazione, seppure in forma pi
sofisticata, del comportamentismo. In fondo, si diceva, il cognitivismo ha aggiunto dei processi
intermedi tra lo stimolo e la risposta, ma il paradigma rimane sempre quello di un sistema che
accetta informazione in entrata e produce informazione in uscita. In sostanza la mente sempre
concepita come un arco riflesso, nonostante larticolazione e la complessit dei processi interposti
tra le unit sensoriali e quelle motorie. In questo contesto, di riflessioni autocritiche da una parte,
e di nuove acquisizioni in discipline di confine dallaltra, si svilupp il nuovo orientamento della
scienza cognitiva.

Precursori e fonti del cognitivismo. La diffusione della prospettiva cognitivistica alla fine degli anni 60
fu associata alla individuazione di un filone di studi che era sorto autonomamente gi agli inizi del
secolo e che poteva configurarsi come cognitivistico o pre-cognitivistico. Si trattava di ricerche
che erano state dedicate ai processi psichici superiori e avevano dimostrato lorganizzazione e la
struttura complessa di processi cognitivi come il pensiero e il linguaggio. Anche allinterno di altre
tradizioni, come quella gestaltistica o quella comportamentistica, era possibile rintracciare
contenuti e risultati inquadrabili in un modello cognitivistico della mente. Furono rivisitati e
riscoperti autori classici (vi fu una lettura cognitivistica di James e dello stesso Wundt, e
suscitarono un nuovo interesse gli studi della scuola di Wrzburg; il libro di Arthur L.
Blumenthal, The process of cognition del 1977, fu dedicato ad un recupero di molti studi passati
pre-cognitivistici); inoltre si cercarono punti di convergenza teorica con scuole classiche,
soprattutto con la teoria della forma (ad esempio, fu importante il convegno del 1975 a Roma sul
rapporto tra Gestalt e psicologia cognitivistica).
I precursori principali del cognitivismo furono comunque indicati in Bartlett, Piaget e
Vygotskij. Il riferimento a Bartlett concerneva in particolare il suo concetto schema e lipotesi
costruttivista della memoria. Piaget torn di nuovo ad essere tradotto in inglese, dopo diciotto
anni dallultima traduzione, nel 1950; e nel 1963 usc il libro di Flavell sulla teoria piagetiana.
Limpatto di Piaget sulla psicologia nord-americana fu notevole soprattutto per quanto riguardava
lidea di autonomia dello sviluppo dei processi cognitivi rispetto ai processi di apprendimento e
condizionamento. La relazione tra processi cognitivi, maturazione organica e contesto sociale fu
affrontata nella nuova ottica teorica illustrata nellopera principale di Vygotskij dedicata al
pensiero e al linguaggio, che diveniva nota con la traduzione americana nel 1962
(significativamente, questa traduzione aveva una prefazione di Bruner e un commento in appen-
dice di Piaget).
Indubbiamente, anche nel comportamentismo erano presenti fermenti innovativi in chiave
pre-cognitivistica. Tutto il dibattito sulle variabili intervenienti, infatti, si era incentrato
sullesigenza di introdurre dei processi (ad esempio la forza dellabitudine di Hull) tra lo stimolo
e la risposta per spiegare la variet del comportamento rispetto a condizioni ambientali e di
stimolazione omogenee. Il concetto di mappa cognitiva di Tolman rientrava in questa
problematica. Un tentativo interessante di aggiornamento del compotamentismo fu quello
operato da Daniel E. Berlyne (1924-77), professore alla universit di Toronto. Oltre che essere
influenzato da Hull, Berlyne risent anche dellapproccio cognitivistico di Piaget, con il quale
lavor a Ginevra e scrisse un libro in collaborazione (Thorie du comportement et oprations, 1960). Nei
libri su Conflict, arousal, and curiosity (1960) e Structure and direction in thinking (1965), Berlyne di-

92
mostr che per spiegare i processi di apprendimento occorreva introdurre nuovi concetti come
quello di complessit dello stimolo (per cui stimoli relativamente complessi sono spesso prefe-
riti a stimoli semplici) e curiosit dellanimale.
Il cognitivismo non emerse negli anni 50 soltanto da questa tradizione pi o meno
sotterranea di ricerche sui processi cognitivi, ma fu anche il prodotto del confluire di contributi
molto originali che provenivano da discipline vicine alla psicologia: la cibernetica e la teoria
delinformazione, la linguistica e le neuroscienze.
Nellarticolo del 1943 del fisiologo Arturo Rosenblueth, del matematico Norbert Wiener e
dellingegnere Julian H. Bigelow, intitolato Behaviour, purpose, and teleology, considerato il manifesto
della cibernetica, si univa il concetto di finalizzazione del comportamento a quello di sistema di
autoregolazione e controllo per il conseguimento dello scopo (purpose). Qualche anno dopo, nel
1948, Norbert Wiener (1894-1964), professore di matematica al Massachusetts Institute of
Technology, pubblic il libro Cybernetics con cui, come chiariva il sottotitolo, si presentava la
nuova scienza del controllo e della comunicazione negli animali e nelle macchine. La cibernetica
metteva quindi in evidenza le analogie funzionali tra il comportamento di un organismo e
lattivit di una macchina, entrambi accomunati dallesigenza di risolvere un problema. Nello
stesso anno 1943, nellarticolo di Warren S. McCulloch e Walter H. Pitts, A logical calculus of the
ideas immanent in nervous activity, lanalogia tra sistemi organici e sistemi meccanici veniva basata
sulla rappresentazione dellattivit dei neuroni in termini di proposizioni logiche: la stessa logica
che reggeva il funzionamento neuronale poteva essere alla base della logica del funzionamento di
una macchina, come il calcolatore. Questa concezione si legava a quella sviluppata, come teoria
dellinformazione, da Claude E. Shannon (A mathematical model of communication, 1948) e per la
quale il messaggio trasmesso in un sistema, organismo o macchina che sia, appunto indipenden-
te dal sistema per quanto attiene alle sue propriet intrinseche: linformazione ha regole di
trasmissione e elaborazione che prescindono dal sistema di supporto e dal contenuto trasmesso.
Il modello della comunicazione elaborato da Shannon prevede una fonte del messaggio, ununit
di codificazione, canali di comunicazione, ununit di decodificazione, unuscita del messaggio, e
la possibilit di trasformazione e distorsione del messaggio per gli effetti sia dei processi di
codificazione e decodificazione che del rumore di fondo. Le prime applicazioni di questo modello
in campo psicologico furono presentate negli articoli di G.A. Miller, What is information
measurements? (1953) e di D.A. Grant, The discrimination of sequences in stimulus events and the transmis-
sion of the information (1954), entrambi pubblicati sulla rivista American Psychologist.
Recenti studi sulla storia della cibernetica e della teoria dellinformazione, compiuti da
Roberto Cordeschi, hanno messo in evidenza che importanti presupposti teorici di questi nuovi
orientamenti di ricerca possono essere individuati nelle riflessioni teoriche e nei primi tentativi di
simulazione del comportamento negli anni 30 e 40 svolti da psicologi sperimentali. Lapproccio
simulazionale era stato proposto da Hull gi alla met degli anni 20 e fu descritto in Principles of
behavior (1943) come il modo di considerare di volta in volta lorganismo che si sta comportando
come un automa del tutto autoregolato, costituito di materiali il pipossibile differenti da quelli
organici (p. 29). Oltre ai progetti di Hull e dei suoi collaboratori di simulare meccanicamente la
formazione dei riflessi condizionati e costruire delle macchine psichiche, vi furono altri lavori
dedicati alla simulazione meccanica del comportamento, tra cui quelli del biofisico Nicolas
Rashveski (Possible brain mechanisms and their physical models, 1931) e dellingegnere elettronico
Thomas Ross (Machines that think, 1933).
Tuttavia lo studioso che rappresenta lanello di congiunzione tra la psicologia sperimentale, i
primi tentativi di simulazione del comportamento e la cibernetica Kenneth J.W, Craik
(1914-45), psicologo a Cambridge, sperimentatore brillante e teorico originale. Nei suoi scritti
editi e inediti degli anni 40 - tra cui il libro The nature of explanation (1943), gli articoli postumi sulla
Theory of the human operator in control systems (1947-48) e i saggi raccolti nel volume The nature of

93
psychology (1966), dove si trova limportante scritto The mechanism of human action del 1943 -, Craik
espose chiaramente un progetto di ricerca (metodo sintetico) che doveva sostituire quello
tradizionale di indagine anatomica, fisiologica e psicologica dei processi comportamentali
(metodo analitico), basandosi sulla concezione del comportamento degli animali e delluomo
come un sistema di autoregolazione e controllo ai fini delladattamento allambiente. In questo
modo era possibile sviluppare una analogia tra il sistema macchina, animale e umana, e il sistema
macchina realizzato ingegneristicamente.

Nel capitolo introduttivo a The mechanism of human action (1943), Craik caratterizza i metodi analitico e
sintetico nel modo seguente: Con il primo [metodo analitico] mi riferisco allo studio anatomico, psicolo-
gico e fisiologico delle strutture e dei processi effettivi presenti nelluomo e negli-animali nel corso
dellapprendimento e del comportamento rigido e modificabile; con il secondo [metodo sintetico] mi
riferisco alla ricerca teorica dei principi fondamentali di cui un organismo dovrebbe costituire
unesemplificazione perch si mostri in grado di apprendere, e alla costruzione di dispositivi meccanici che
stiano ad indicare le potenzialit e le lacune delle varie strutture e dei vari meccanismi che possibile
postulare in questo approccio teorico [...]. Nellapproccio sintetico considerererno pi da vicino la teoria
dellautoregolazione e dei servomeccanisrni, con i loro apparati sensori e di calcolo, con le valvole di
controllo e gli amplificatori di potenza; i feedback positivi e negativi con e senza le costanti di tempo; gli
effetti dei ritardi temporali e delle diverse funzioni di controllo sulla loro stabilit; i metodi disponibili per
ottenere variazioni qualitative della risposta, per quanto riguarda sia gli schemi spaziali che quelli
temporali; le possibilit di imitare meccanicamente le facolt di raggruppamento e generalizzazione
proprie degli animali e delluomo. Analogamente, nellapproccio analitico ci ispireremo alla conoscenza
attuale della struttura e della funzione degli organi di senso nelluomo e negli animali, della trasmissione
degli impulsi nelle fibre nervose e nelle sinapsi, e del controllo delle risposte muscolari. In certi casi
potremo ispirarci ai pi semplici sistemi di autoregolazione interna del corpo (quali la regolazione della
temperatura e quella della respirazione), dove, ancora una volta, il comportamento del sistema
determinato dalle sue richieste e lintenzionalit presente a livello inconscio (pp. 177, 189-90).

Laltra importante area di ricerca alle origini del cognitivismo della met degli anni 50 la
linguistica. Il linguaggio era stato affrontato da alcuni psicologi negli anni tra le due guerre (Piaget
e Vygotskij, in particolare), i quali ne avevano colto alcune propriet essenziali e specifiche
rispetto agli altri processi cognitivi. Nella tradizione comportamentistica, gli studi sul linguaggio
erano stati impostati generalmente come indagini sullapprendimento verbale nel bambino (vedi il
capitolo di D. McCarthy, Language development, nella seconda edizione dello Handbook of child
psychology, curato da C. Murchison nel 1933). Lattenzione degli psicologi agli sviluppi della
linguistica era stata molto tiepida, se si fa eccezione per Vygotskij e, tra gli psicologi americani,
per A.P. Weiss che nel 1925, nel primo numero della rivista Language, scrisse un articolo
dedicato a Linguistics and psychology, suscitando in vari studiosi statunitensi linteresse per il
raccordo tra linguistica e psicologia. Anche il linguista Leonard Bloomfield (1887-1949), autore di
Language, un libro, che ebbe un forte influsso negli anni 30 e 40, si era riferito allapproccio
comportamentistico di Weiss.
Il quadro degli studi linguistici e psicologici sul linguaggio cambi radicalmente negli anni 50.
Si tennero seminari dedicati alla psicolinguistica, il nuovo approccio interdisciplinare allo studio
del linguaggio, e apparvero libri che mettevano in relazione il linguaggio umano con altre forme
di comunicazione o riproponevano il rapporto tra linguaggio e pensiero. Il contesto teorico di
riferimento diveniva sempre pi quello della teoria dellinformazione e sempre meno quello
comportamentistico.
Nel 1951, dopo un seminario tenutosi alla Cornell University, si costitu un Comitato
nazionale per la linguistica e la psicologia che tenne la sua prima riunione alla Indiana University
nel 1953 (gli atti furono pubblicati nel 1954, a cura di C.E. Osgood e T.A. Sebeok, con il titolo
significativo Psycholinguistics). Sempre nel 1951 usc il libro di G.A. Miller, Language and

94
communication, e nel 1957 quello di R. Brown, Words and things. Il 1957 fu un anno importante
anche per la pubblicazione di al tri due libri fondamentali: Verbal behavior di B. F. Skinner e
Syntactic structures di N. Chomsky.
La concezione comportamentistica del linguaggio fu espressa in forma definitiva da B.F. Skinner
nel libro del 1957 sul comportamento verbale. importante notare che Skinner spiega
lapprendimento verbale riferendosi ai risultati ottenuti nei suoi esperimenti sul condizionamento
operante di processi elementari, senza fornire dati sperimentali specifici sul linguaggio. Molto
semplicemente, secondo Skinner, il bambino apprende a parlare in base a un processo di rinforzo
positivo delle parole emesse correttamente e di rinforzo negativo di quelle errate, nella de-
nominazione di oggetti. Il libro di Skinner fu recensito sulla rivista Language nel 1959 da Noam
Chomsky (1928), professore al Massachusetts Institute of Technology di Boston, unanimemente
considerato il maggior linguista del secondo Novecento. Le critiche di Chomsky furono nette: la
teoria di Skinner era semplicistica perch permetteva di spiegare soltanto lacquisizione di alcuni
parole e frasi, ma non teneva conto del fatto che un parlante capace sia di produrre un numero
infinito di frasi senza averle apprese precedentemente sia di riconoscere se una frase ascoltata
grammaticalmente corretta. Nel libro del 1957 sulle strutture della sintassi e poi in Aspects of
theory of syntax del 1965, Chomsky elabor una teoria del linguaggio che introdusse una nuova
impostazione di ricerca in linguistica (si parl di rivoluzione copernicana prodotta dal libro del
1957) e allo stesso tempo influenz notevolmente la ricerca psicologica. Gli psicologi che si
stavano orientando verso la prospettiva cognitivistica furono particolarmente interessati alla
concezione di un sistema innato nella mente umana per controllare la generazione delle frasi in
base a leggi di trasformazione. Si poteva mettere in evidenza lesistenza di strutture innate e
universali che guidano lapprendimento del linguaggio nel bambino. La distinzione tra com-
petenza (competence) ed esecuzione (performance), introdotta da Chomsky nel 1965, permetteva di
concepire lesistenza di sistemi innati di cui dotata la mente umana, con proprie caratteristiche
strutturali e funzionali, per lo svolgimento dei processi cognitivi. Poich lo studio del linguaggio
rientrava in quello pi generale dei processi cognitivi, Chomsky afferm che la linguistica doveva
diventare una branca della psicologia cognitiva. Questi sistemi innati avevano per Chomsky un
fondamento biologico essendo appunto una caratteristica propria della specie umana. Lin-
tegrazione tra linguistica e neuropsicologia, psicologia e altre scienze limitrofe per lo studio delle
basi biologiche e celebrali del linguaggio, fu svolta nel diffusissimo libro Biological foundations of
language (1967) di Eric H. Lenneberg (1921-75), professore di psicologia alluniversit del
Michigan, prematuramente scomparso. Limpatto della teoria chomskiana sulla nascente
psicologia cognitiva fu cos riassunto da George A. Miller (n. 1920), uno dei maggiori esponenti
della psicolinguistica degli anni 60, nel suo articolo pubblicato nel 1965 sulla rivista American
Psychologist e intitolato Some preliminaries to psycholinguistics: Se accettiamo una definizione
realistica del problema, credo che saremo pure costretti ad accettare un approccio pi cognitivo: a
parlare di verifica di ipotesi invece di apprendimento per discriminazione, di valutazione di ipotesi
invece di rinforzo di risposte, di regole invece di abitudini, di produttivit invece di
generalizzazioni, di capacit umane innate e universali invece di metodi speciali per insegnare
risposte vocali, di frasi invece di parole o rumori vocali, di struttura linguistica invece di catene di
risposte, in breve di linguaggio invece di teoria dellapprendimento (p.20).
Sempre nella seconda met degli anni 50, furono ottenuti sorprendenti risultati anche nel campo
degli studi sul sistema nervoso. Ci che in particolare fu assimilato dalla psicologia cognitiva fu la
scoperta del carattere estremamente selettivo del funzionamento dei singoli neuroni: il cervello
dotato di unit funzionali, ciascuna delle quali risponde a determinate caratteristiche
dellinformazione. Il cervello, considerato dai comportamentisti come una scatola nera, risultava
invece un insieme di strutture ben differenziate sul piano funzionale nel processo di elaborazione
dellinformazione. Lesigenza sia di superare la concezione comportamentistica della scatola

95
nera, sia di introdurre nuovi modelli del funzionamento del cervello che non ricalcassero la
sequenza stimolo-risposta dellarco riflesso, fu espressa da psicologi come Donald O. Hebb e
Karl S. Lashley, considerati per queste ragioni fra i principali protagonisti della storia della
psicologia nord-americana nel passaggio dal comportamentismo al cognitivismo.

96
9. Scienza cognitiva

Scienza cognitiva oggi e domani


di Domenico Parisi, CNR, Roma

Una definizione minima di scienza cognitiva


Che cos la scienza cognitiva? Non che sia molto facile rispondere a questa domanda. Noi oggi
vogliamo creare una societ italiana di scienza cognitiva ma quando cerchiamo di dire che cosa
la scienza cognitiva abbiamo qualche difficolt ad arrivare a una definizione che copra tutto
quello che vorremmo far rientrare nella scienza cognitiva e che per non sia troppo vaga e
generica - e che metta daccordo tutti. Ma questo non deve spaventarci perch la ricerca nella
scienza spesso si trova di fronte a situazioni di questo genere, e una situazione dinamica e che
non manca di contrasti come quella della scienza cognitiva pu essere anche una situazione di
sviluppo e di innovazione.
In realt la scienza cognitiva una importante novit nello studio della mente emersa negli ultimi
decenni del Novecento. La scienza cognitiva formalmente nata negli Stati Uniti alla fine degli
anni 70, ma gi nei due decenni precedenti, cio dagli anni 50, la rivoluzione cognitiva aveva
posto le premesse della scienza cognitiva e in effetti aveva fatto scienza cognitiva senza usare
lespressione. In effetti dalla rivoluzione cognitiva degli anni 50 la scienza cognitiva eredita il
principio anticomportamentista in base al quale per capire il comportamento bisogna studiare la
mente, cio bisogna andare al di l degli stimoli e delle risposte e ricostruire quello che c in
mezzo tra gli stimoli e le risposte.
In ogni caso la Cognitive Science Society nata nel 1978, e la rivista Cognitive Science, che poi diventer
la rivista ufficiale della societ, nata un anno prima, nel 1977. Siamo quindi, in Italia, con un
ritardo di quasi un quarto di secolo. Ma il nostro ritardo pu essere un vantaggio perch
possiamo partire da pi avanti, dato che ovviamente in questo quarto di secolo la scienza
cognitiva cambiata e si evoluta. Quello che dobbiamo evitare partire da una scienza
cognitiva invecchiata, una scienza cognitiva che oggi non c pi, senza tener conto di quello che
successo in questo quarto di secolo.
Perch la scienza cognitiva rappresenta una novit importante nello studio della mente? Perch la
scienza cognitiva solleva due problemi che oggi sono cruciali nella ricerca sulla mente. Se
dovessimo dire quali sono i due requisiti minimi per parlare di scienza cognitiva, oltre al principio
anticomportamentista che alla base della rivoluzione cognitiva di cui ho gi parlato, diremmo
che, primo, la scienza cognitiva un approccio interdisciplinare allo studio della mente e,
secondo, che la scienza cognitiva chiama in causa, in un modo o nellaltro, il computer, mettendo
in relazione lo studio della mente naturale, cos come si presenta in natura, negli esseri
umani, con lo studio della mente artificiale, cos come si presenta, o cerca di presentarsi, in
artefatti, in sistemi fatti da noi.
Linterdisciplinariet e il rapporto naturale/artificiale sono due problemi fondamentali che oggi si
pongono nello studio della mente. Prendiamo linterdisciplinariet. Le divisioni disciplinari
esistono in tutta la scienza. Esse sono una ovvia necessit pratica, dato che non tutto pu essere
studiato insieme e da ununica disciplina, ma rimane il fatto che la realt non divisa secondo le
linee che separano le discipline scientifiche. Nelle scienze della natura, nella fisica, nella chimica,
nella biologia, le divisioni disciplinari fanno poco danno. Le differenti discipline che studiano la
natura fanno tutte riferimento a uno stesso quadro concettuale e esplicativo (tutti i fenomeni

97
sono effetti di cause in ultima analisi fisiche e hanno tutti una natura intrinsecamente quantitativa)
e usano tutte uno stesso metodo di ricerca, lesperimento di laboratorio. Invece nelle scienze che
studiano il comportamento umano - sia la mente e il comportamento individuale che i
comportamenti e le istituzioni collettive - le divisioni disciplinari fanno parecchio danno, dato che
le scienze delluomo hanno quadri concettuali e esplicativi spesso molto differenti luna dallaltra e
metodi di ricerca differenti, con il risultato di produrre un mosaico di conoscenze in cui le tessere
non si combinano bene luna con laltra. La scienza cognitiva ha posto questo problema con
chiarezza, e nonostante che i problemi del dialogo tra le discipline rimangano, in un certo senso
ha imposto questo dialogo. Se una persona si qualifica come scienziato cognitivo, uno psicologo
o un ingegnere o un neuroscienzato o un linguista o uno scienziato sociale che non crede di poter
capire tutto quello che vuole capire restando dentro alla sua disciplina. E questo gi un primo
passo importante.
Anche laltra caratteristica definitoria della scienza cognitiva, il mettere in collegamento lo studio
della mente naturale con lo studio della mente artificiale, tocca un problema cruciale della
scienza attuale. Lidea che si sta facendo strada oggi nella scienza che si possa conoscere la
realt non solo osservandola e descrivendola con cura e obbiettivit, e proponendo teorie che la
spiegano, come fa da sempre la scienza, ma anche riproducendola in un sistema costruito da noi.
Questa idea emersa con forza con lavvento del computer perch solo il computer una
macchina abbastanza potente per poter pensare di riprodurre la realt. Se riusciamo a riprodurre
la realt, in qualche modo labbiamo capita, cio analizzata, spiegata, e ricostruita pezzo per
pezzo. In effetti, mettendo lo studio della mente artificiale accanto a quello della mente naturale,
la scienza cognitiva si inserisce in una tendenza di fondo di tutta la scienza di oggi: il diventare
sempre pi vicine, fino quasi a confondersi, della scienza e della tecnologia, del cercare di
conoscere e capire la realt cos come , e del cercare di modificare la realt perch risponda
meglio - si spera - ai nostri bisogni.
Fin qui abbiamo parlato dei requisiti minimi per parlare di scienza cognitiva, e abbiamo visto che
i due requisiti minimi che definiscono la scienza cognitiva sollevano problemi fondamentali della
scienza di oggi. Ma c un altro punto di carattere generale che voglio discutere subito: quale
esattamente loggetto di studio della scienza cognitiva? Che cosa studia la scienza cognitiva? Gi
qui le cose si complicano e le posizioni tendono a divergere. Certe volte lespressione scienza
cognitiva viene interpretata nel senso che la scienza cognitiva la scienza che studia non la
mente in generale ma la cognizione, gli aspetti cognitivi della mente, la sua intelligenza. Questo
punto di vista ha radici antiche. Nelleditoriale del primo numero della rivista Cognitive Science, nel
1977, in cui si cerca di definire che cosa la scienza cognitiva, leditor della rivista, Allan Collins,
dice che la scienza cognitiva avrebbe potuto anche chiamarsi teoria dellintelligenza o
epistemologia applicata (lepistemologia quella parte della filosofia che si occupa della
conoscenza). E ancora oggi, per qualche motivo un po curioso, successo che il nostro istituto
stato chiamato Istituto per le Scienze e le Tecnologie della Cognizione, invece che Istituto per le
Scienze e le Tecnologie Cognitive. La formula scienze e tecnologie della cognizione definisce
un oggetto di studio, la cognizione. Invece la formula scienze e tecnologie cognitive definisce
un certo modo di studiare tutta la mente, quello della scienza cognitiva.
Invece, come ha chiarito molto bene Margaret Boden nella sua relazione dedicata alla scienza
cognitiva al convegno sulla scienza allinizio del nuovo millennio tenutosi a Londra per
linaugurazione del Millennium Dome, la scienza cognitiva studia la mente, non la cognizione, cio
studia tutta la mente e il comportamento umano, non solo i suoi aspetti cognitivi. La
consapevolezza che necessario studiare tutta la mente, incluse le sue componenti
psicodinamiche e emotive e le sue componenti sociali, senza le quali non possibile capire
neppure quelle cognitive, uno degli sviluppi positivi della scienza cognitiva di cui oggi
dobbiamo tener conto - e che ci dovrebbe spingere a non cercare di dare una lettura

98
esclusivamente cognitiva delle componenti emotive e sociali. Ma, nonostante questo, oggi ci sono
oggi importanti direzioni di ricerca nello studio dei comportamenti collettivi umani e delle
istituzioni sociali umane che rispondono pienamente ai due requisiti minimi per parlare di scienza
cognitiva (sono fortemente interdisciplinari e cercano di capire i fenomeni naturali
riproducendoli in sistemi artificiali) e che tuttavia non rientrano nella scienza cognitiva ufficiale.

Scienza cognitiva computazionale e scienza cognitiva neurale


Ma lo sviluppo pi importante che si verificato di recente nella scienza cognitiva e che rende il
quadro attuale della scienza cognitiva piuttosto diverso da quello degli inizi che oggi esistono
non una ma due scienze cognitive, e avere chiara consapevolezza del fatto che esistono due
scienze cognitive importante perch quello che distingue le due scienze cognitive forse oggi la
divisione e la contrapposizione fondamentale nello studio della mente.
Da un lato esiste la scienza cognitiva computazionale, dallaltro esiste la scienza cognitiva neurale.
Le due scienze cognitive sono caratterizzabili in base a due differenze fondamentali. Per la
scienza cognitiva computazionale, la mente come il software di un computer, un sistema
computazionale, e di conseguenza, come il software del computer pu e deve essere studiata
ignorando la macchina fisica, lhardware, che fa da supporto al software, cio il cervello e, pi
generalmente, il corpo. Per la scienza cognitiva neurale invece la mente non ha nulla a che fare
con il software di un computer, non un sistema computazionale, e per capire la mente bisogna
partire dal cervello e dal corpo. Si tratta in entrambi i casi di scienza cognitiva in quanto in
entrambi i casi lapproccio interdisciplinare, in entrambi i casi viene chiamato in causa il
computer, e in entrambi in casi il principio resta quello della rivoluzione cognitiva di guardare a
quello che c in mezzo tra stimoli e risposte. Solo che il mix di discipline diverso (soprattutto
psicologia cognitivista, informatica e linguistica formale per la scienza cognitiva computazionale,
soprattutto psicologia non cognitivista, neuroscienze, fisica e, in misura crescente, scienze sociali,
per la scienza cognitiva neurale), il computer ha un ruolo diverso (fonte di ispirazione per i
modelli della mente per la scienza cognitiva computazionale, semplice strumento per fare le
simulazioni per la scienza cognitiva neurale), e quello che lo scienziato cognitivo trova quando
guarda a quello che c in mezzo tra stimoli e risposte diverso (la scienza cognitiva
computazionale ci trova il computer, quella neurale il cervello).
Le due scienze cognitive differiscono anche in altri aspetti, inclusi i loro orientamenti pi
generalmente culturali. Mi limiter a elencare queste differenze senza discuterle. La scienza
cognitiva computazionale:
- parte dalla mente ormai fatta e, eventualmente, studia come si sviluppa, nellindividuo,
nella specie e nel mondo animale
- ritiene che le componenti cognitive della mente siano pi importanti di quelle dinamiche
- ha una visione della realt come costituita da sistemi semplici
- tende ad essere scientista: la scienza lunico o almeno il migliore modo di conoscere la
realt.
Invece la scienza cognitiva neurale:
- studia lorigine e lo sviluppo della mente per arrivare alla mente ormai fatta
- ritiene le componenti dinamiche pi importanti di quelle cognitive
- ha una visione della realt come costituita da sistemi complessi
- tende a non essere scientista: la scienza non lunico e talvolta neppure il migliore modo
di conoscere la realt.
Invece alcune pretese differenze tra la scienza cognitiva computazionale e la scienza cognitiva
neurale in realt non ci sono. Ad esempio non vero che la scienza cognitiva computazionale
modulare e la scienza cognitiva neurale nonmodulare, dove un modulo una componente
specializzata e relativamente autonoma della mente. La sola cosa che vera che i moduli per la

99
scienza cognitiva computazionale sono definiti in modo non neurale (e solo dopo,
eventualmente, si cerca la base neurale di moduli definiti in modo non neurale), mentre per la
scienza cognitiva neurale i moduli sono definiti in modo neurale fin dallinizio, cio come
strutture anatomiche e fisiologiche del sistema nervoso. Un altro esempio di non differenza che
non vero che la scienza cognitiva computazionale innatista e la scienza cognitiva neurale
anti-innatista. Quello che vero che la scienza cognitiva computazionale (con quella che oggi si
chiama la psicologia evoluzionistica) si limita a postulare o a dedurre dal comportamento le basi
innate del comportamento umano mentre la scienza cognitiva neurale realizza delle simulazioni in
cui le possibili basi innate del comportamento emergono usando gli algoritmi genetici.
Ma le differenze di fondo tra la scienza cognitiva computazionale e quella neurale emergono
anche considerando le cose da altri punti di vista. La mente stata studiata per millenni dai
filosofi, dal De anima di Aristotele in poi, ma solo alla fine dellOttocento si dice che sia nata una
scienza della mente, cio la psicologia. La psicologia scienza della mente e non pi soltanto
filosofia perch alle fine dellOttocento, con la creazione dei primi laboratori sperimentali di
psicologia, i fenomeni della mente sono stati studiati per la prima volta con lo stesso metodo
usato dalle scienze della natura, cio con il metodo sperimentale. Ma la psicologia per tutto il
Novecento rimasta una rivoluzione a met. Gli psicologi hanno adottato il metodo delle scienze
della natura ma hanno continuato ad usare un vocabolario mentalistico e qualitativo
nellinterpretare e spiegare i fenomeni del comportamento e della mente ben diverso dal
vocabolario delle scienze della natura che fa riferimento solo a cause fisiche che producono effetti
fisici e a entit e processi aventi una natura intrinsecamente quantitativa. La scienza cognitiva
computazionale non ha cambiato nulla da questo punto di vista. Anzi ha rafforzato il dualismo
concettuale della psicologia dandogli una nuova legittimit sulla base dellanalogia con la
distinzione tra software e hardware del computer.
La scienza cognitiva neurale invece un tentativo di completare la rivoluzione scientifica della
psicologia, adottando nello studio della mente non solo i metodi delle scienze naturali ma anche il
loro vocabolario concettuale. Lo strumento usato a questo scopo sono le reti neurali, modelli
nello stesso tempo del sistema nervoso e del comportamento che risulta dal funzionamento del
sistema nervoso. In una rete neurale non accade nulla che non siano cause fisico-chimiche che
producono effetti fisico-chimici e ogni entit, meccanismo e processo ha natura intrinsecamente e
fino in fondo quantitativa.
Unaltra differenza di fondo tra le due scienze cognitive riguarda la relazione che le due scienze
cognitive hanno con la filosofia. La filosofia ha svolto e continua a svolgere un ruolo molto
importante nella scienza cognitiva computazionale. Questo si spiega con il dualismo concettuale
che ancora alla base della scienza cognitiva computazionale. In una scienza cognitiva che ancora
adotta un apparato di concetti mentalistici in buona parte derivato non soltanto dalluso
quotidiano del linguaggio con cui parliamo nella vita di tutti giorni del comportamento nostro e
altrui ma proprio dalla tradizione filosofica, c ancora spazio per un contributo della filosofia. Se
invece, come fa la scienza cognitiva neurale, si adotta lo stesso apparato concettuale delle scienze
della natura (cause fisiche che producono effetti fisici, natura non pi qualitativa ma puramente
quantitativa del fenomeni), la filosofia sembra destinata a ritirarsi dalle scienze della mente cos
come ha fatto ormai da un paio di secoli dalle scienze della natura (il suo fondamentale ruolo
critico, ovviamente, resta nei riguardi di tutti e due i tipi di scienze.)
La differenza pu essere vista considerando il ruolo del linguaggio. La filosofia analisi e
ragionamento concettuale, che in pratica vuol dire che la filosofia ha a che fare con i concetti
espressi nelle nostre parole. Perci il linguaggio la vita stessa della filosofia. Ma il linguaggio
centrale anche nella scienza cognitiva computazionale, dato che questa scienza cognitiva
concepisce la mente come manipolazione di simboli. Per questo la venerazione per il linguaggio
unisce la filosofia e la scienza cognitiva computazionale. Le cose stanno diversamente per la

100
scienza cognitiva neurale. Adottando il vocabolario concettuale delle scienze della natura la
scienza cognitiva neurale si schiera nettamente per una concezione della scienza come di
unimpresa conoscitiva che per conoscere la realt deve guardare al di l del linguaggio. Il
linguaggio per la scienza cognitiva neurale non che un fenomeno empirico tra i tanti, a cui la
mente arriva partendo da qualcosa che non linguaggio.

Quello che cambiato nella scienza cognitiva


La comparsa della scienza cognitiva neurale il maggior cambiamento avvenuto nella scienza
cognitiva dalla sua comparsa. Ma non lunico. Ci sono altri cambiamenti. Vediamo quali.

(a) Psicolinguistica
La psicolinguistica stata storicamente la punta di diamante della rivoluzione cognitiva e della
scienza cognitiva. La psicolinguistica un approccio interdisciplinare perch mette insieme due
discipline, la psicologia e la linguistica, nello studio del linguaggio. Inoltre la psicolinguistica
stata allinizio in larga misura il tentativo da parte degli psicologi di dimostrare con i loro
esperimenti la realt psicologica dei modelli della competenza linguistica, soprattutto sintattica,
elaborati da Chomsky e dai suoi seguaci. Questi modelli sono esempi paradigmatici di modelli
formali ispirati al computer e in effetti Chomsky stato negli anni 50 e 60 con la sua teoria delle
grammatiche un autore importante non solo per la linguistica ma anche per linformatica. Le cose
per da allora sono cambiate. Gli psicolinguisti non si dedicano pi molto a dimostrare la realt
psicologica dei modelli chomskiani della sintassi e anzi hanno preso parecchio le distanze dalla
linguistica chomskiana, che ha poco da dire su aspetti del linguaggio che interessano molto gli
psicolinguisti come il lessico e il significato o come i fattori che influenzano l esecuzione in
quanto distinta dalla competenza. La psicolinguistica rimane un campo molto attivo e
produttivo di ricerca ma meno al centro della scena nella scienza cognitiva. Gli articoli di
psicolinguistica sulla rivista Cognitive Science sono diminuiti con il tempo.

(b) Intelligenza artificiale


Lidea che la mente funzioni come un computer rimane viva e viene presa alla lettera
nellintelligenza artificiale ma spesso poco pi di unidea generale o di una metafora per gli altri
scienziati cognitivi computazionali. I modelli a scatole e frecce della mente come sistema di
elaborazione dellinformazione raramente sono abbastanza dettagliati da poter essere tradotti in
programmi e girare in un computer. Per questo, mentre la scienza cognitiva neurale usa quasi
esclusivamente le simulazioni come strumento di ricerca, la scienza cognitiva computazionale non
usa quasi mai le simulazioni. Daltro canto raramente un sistema di intelligenza artificiale viene
oggi considerato come utile per capire come funziona lintelligenza naturale, e chi costruisce
sistemi di intelligenza artificiale raramente cerca fonti di ispirazione nella letteratura psicologica e
nei dati empirici della psicologia. Un altro problema dellintelligenza artificiale che
esplicitamente, almeno nel nome, ristretta a studiare lintelligenza, non la mente in genere, anche
se oggi approcci di tipo scienza cognitiva computazionale sono usati per studiare aspetti non
intelligenti o non cognitivi come quelli emotivi e quelli sociali del comportamento umano.

(c) Reti neurali classiche e reti neurali della vita artificiale


Cambiamenti ci sono stati anche allinterno della scienza cognitiva neurale. Allinizio, verso la
met degli anni 80 e per parecchio tempo dopo, le reti neurali sono state studiate in isolamento
dal resto del corpo, dallambiente in cui vivono gli organismi, dal DNA che ogni individuo eredita
dai suoi genitori e che il risultato di una lunga storia evolutiva nella popolazione di cui
lindividuo membro. Le reti neurali sono state viste in modo astratto, come sistemi di
elaborazione di informazione che differivano dai sistemi della scienza cognitiva computazionale

101
solo per un diverso stile neurale di computazione (Rumelhart). La mancanza del corpo e
dellambiente nelle simulazioni che usano le reti neurali classiche, quelle del libro di Rumelhart
e McClelland del 1986, ha impedito di considerare molti aspetti che invece sono fondamentali per
capire la mente e il comportamento. Per fare degli esempi, gli input di una rete neurale spesso
provengono dallinterno del corpo o addirittura dallinterno stesso della rete neurale e per questo
motivo hanno quella caratteristica di privatezza che caratterizza la vita mentale, di contro agli
input pubblici che provengono dallambiente esterno. Daltra parte solo vivendo in un ambiente
sociale e interagendo con i conspecifici ci si pu accorgere che certi input sono pubblici e altri
sono privati. Ma se in una simulazione con le reti neurali non c corpo e non c ambiente
esterno, questa fondamentalmente distinzione non pu emergere e non pu essere studiata.
Oppure, per fare un altro esempio, loutput della rete neurale si traduce spesso in movimenti del
corpo che modificano o la relazione del corpo con lambiente esterno o questo stesso ambiente
esterno. Il risultato che gli organismi hanno un controllo almeno parziale sugli input che
arrivano al loro sistema nervoso dallambiente esterno, e questo secondo circuito esterno di causa
e effetto, che va dalloutput allinput, altrettanto importante di quello interno che va dallinput
alloutput per capire il comportamento
Le reti neurali oggi per non sono pi soltanto quelle classiche e sono viste sempre di pi come
un capitolo della vita artificiale, un nuovo approccio emerso di recente che cerca di studiare con
le simulazioni ogni fenomeno del mondo vivente. La vita artificiale vede le reti neurali come
modelli di un sistema fisico, il sistema nervoso, contenute in un sistema fisico pi grande, il
corpo, contenuto a sua volta in un sistema fisico ancora pi grande, lambiente. Per una specie
altamente sociale come quella umana lambiente costituito in buona parte dai conspecifici, e
questo permette di studiare non solo gli individui singoli, come ci si limita a fare con le reti
neurali classiche (la singola rete che viene addestrata con la backpropagation), ma anche i
comportamenti collettivi che emergono quando molti individui interagiscono tra loro allinterno
dello stesso ambiente. Inoltre le simulazioni di vita artificiale usano gli algoritmi genetici per
simulare i processi evolutivi che avvengono nelle popolazioni di organismi e questo trova
applicazione sia allevoluzione biologica che allevoluzione culturale e tecnologica.

4. Quello che cambier


Se guardiamo al futuro della scienza cognitiva ci sono tre direzioni di cambiamento che si
intravedono. Si tratta di cambiamenti che gi sono cominciati ma che guideranno lo sviluppo
futuro della scienza cognitiva.

(a) Mente e sistema nervoso


Il sistema nervoso non era molto importante per la scienza cognitiva computazionale dato che il
principio alla base della scienza cognitiva computazionale che la mente, come il software del
computer, pu e deve essere studiata indipendendentemente dal cervello. Le cose sono cambiate
e cambieranno sempre di pi in futuro nel senso che il sistema nervoso diventer sempre pi
importante per chi studia la mente. La ragione non solo che oggi esistono le reti neurali, le quali
sono modelli del comportamento esplicitamente ispirati alle caratteristiche fisiche e al modo di
funzionare del sistema nervoso, ma che i progressi delle neuroscienze (neuroimmagini, genetica
dello sviluppo del sistema nervoso, neurropsicologia, ecc.) sono talmente tanti e talmente rapidi e
cumulativi che diventa sempre meno plausibile studiare la mente ignorando il cervello. Ma anche
se ci si vuole occupare di sistema nervoso resta la differenza nel modo in cui la scienza cognitiva
computazionale e quella neurale vedono il sistema nervoso. La scienza cognitiva computazionale
prima costruisce modelli mentalisti, possibilmente ispirati al computer, dei comportamenti e delle
capacit e, solo dopo, cerca di trovare i correlati di tali modelli nel sistema nervoso. Invece la

102
scienza cognitiva neurale by-passa completamente i modelli mentalistici e cerca, con le reti
neurali, di costruire direttamente modelli ispirati al sistema nervoso.
La scienza cognitiva del futuro non sar soltanto pi vicina alle neuroscienze ma a tutte le scienze
biologiche in genere: biologia evoluzionistica, genetica, biologia dello sviluppo, il corpo al di fuori
del sistema nervoso, comparazione tra le specie. Le basi innate del comportamento umano non
saranno pi soltanto postulate e dedotte come hanno fatto finora la sociobiologia e la psicologia
evoluzionistica, ma saranno oggetto di ipotesi da tradurre in simulazioni. reti neurali, che sono lo
strumento di collegamento con le neuroscienze, verranno viste sempre di pi come un semplice
capitolo della vita artificiale

(b) Le simulazioni basate su agenti


Quello che certamente diventer pi importante in futuro la scienza cognitiva sociale, cio la
scienza cognitiva applicata ai fenomeni sociali umani, ai comportamenti collettivi e alle istituzioni
sociali. In questo campo si stanno facendo strada le simulazioni basate su agenti, cio su
collezioni di entit che interagiscono tra loro in modo tale che dalle numerose loro interazioni
emergono fenomeni collettivi non prevedibili e non deducibili anche conoscendo alla perfezione
le singole entit e le regole che governano le loro interazioni. Le simulazioni basate su agenti
caratterizzano tutta la nuova scienza cognitiva. Anche le reti neurali sono collezioni di agenti - le
unit della rete, i neuroni - che interagiscono tra loro determinando fenomeni collettivi - il
comportamento e la vita mentale - non prevedibili e non deducibili conoscendo i singoli neuroni
e il modo in cui si influenzano luno laltro. ( per questo che la scienza cognitiva neurale, pur
mettendo le neuroscienze al centro della scena, non implica nessun riduzionismo dello studio del
comportamento e della vita mentale allo studio dei neuroni e delle sinapsi.) In realt le
simulazioni basate su agenti non sembrano altro che lapplicazione allo studio del
comportamento del punto di vista che vede la realt come composta essenzialmente da sistemi
complessi.
Ma le simulazioni basate su agenti sono particolarmente importanti quando sono applicate allo
studio dei fenomeni di cui si occupano le scienze sociali. Il metodo della simulazione promette di
rinnovare radicalmente le scienze sociali risolvendo molti dei problemi che affliggono da sempre
queste scienze. Un modello basato su agenti non pu che essere studiato con delle simulazioni. I
trattamenti puramente analitici e matematici, per non parlare di quelli puramente verbali, hanno
possibilit molto limitate da questo punto di vista. Ma lavorare con le simulazioni significa dover
formulare le teorie e i modelli in modo molto esplicito e dettagliato, altrimenti il
modello/programma non gira nel computer, e significa dover costruire teorie con un chiaro
contenuto empirico, dato che i risultati della simulazione non sono che le predizioni empiriche
derivate dalla teoria incorporata nella simulazione. In questo modo c la possibilit di superare la
vaghezza e lincerto contenuto empirico di molte delle teorie delle scienze sociali. Inoltre luso
delle simulazioni, date le enormi capacit di memoria e di calcolo del computer, consente di
incorporare in una stessa simulazione fenomeni e fattori studiati separatamente dalle diverse
scienze sociali, superando cos lirragionevole frammentazione tra scienze come la sociologia,
lantropologia, leconomia, la scienza politica, la storia.
Lestensione dellapproccio della scienza cognitiva ai fenomeni sociali, con luso delle simulazioni
basate su agenti, consentir di non dover pi scegliere tra il privilegiare lindividuo rispetto alla
societ che tipico delle scienze della mente e il privilegiare la societ rispetto allindividuo che
tipico delle scienze sociali. Quello che ci aspetta di scoprire quali sono le influenze reciproche
tra le menti degli individui e le strutture sociali. Uno dei campi in cui questo avverr nel modo pi
chiaro e pi fecondo di risultati lo studio della trasmissione e del cambiamento culturale, un
fenomeno centrale per capire gli esseri umani che finora nessuna scienza riuscita ad affrontare

103
seriamente, cio con modelli espliciti e dettagliati (a parte i tentativi di qualche genetista e di
qualche ecologo/antropologo).

(c) I rapporti con la tecnologia


La scienza cognitiva comunque vicina alla tecnologia dato che il computer alla base sia della
scienza cognitiva che di molta della tecnologia attuale. Ma i rapporti della scienza cognitiva con la
tecnologia sono cambiati e continueranno a cambiare in futuro. Per la scienza cognitiva
computazionale la tecnologia significava praticamente soltanto intelligenza artificiale, dato che sia
la scienza cognitiva computazionale che lintelligenza artificiale si basano su una ricostruzione
razionale dellattivit mentale. Oggi la tecnologia ha un significato pi ampio per la scienza
cognitiva. Ci sono le nuove tecnologie, la multimedialit, linterattivit, Internet, la nuova
telefonia, la realt virtuale, le simulazioni. Il corpo, i sensi, linterazione tra utente e tecnologia
sono diventati pi importanti con queste nuove tecnologie, e la scienza cognitiva interessata a
queste nuove tecnologie, sia per influenzarle che per essere influenzata, al di l della loro
intelligenza. Inoltre la robotica biomorfica e neuromorfica apre nuove possibilit per lo
sviluppo di sistemi fisici utilizzabili in molti campi applicativi, al di l della robotica industriale
classica. Infine le simulazioni basate su agenti di comportamenti e organizzazioni sociali hanno
applicazioni pratiche per consentirci di capire meglio come funzionano gli individui e le
istituzioni allinterno delle societ, per fare previsioni e per valutare le conseguenze dei nostri
interventi prima di realizzarli.
Quello che ci aspetta dalla nuova scienza cognitiva che entri pi direttamente e con pi autorit
nella ricerca e sviluppo riguardante le nuove tecnologie. Per parlare solo delle nuove tecnologie, le
nuove tecnologie. nonostante le loro meraviglie, non trattano bene lutente e in realt sfruttano
solo in piccola parte le proprie potenzialit proprio perch sono sviluppate da ingegneri e
tecnologi che sanno poco di come funziona la mente umana. Questa una delle ragioni della crisi
attuale della nuova economia, cio delleconomia che incorpora e si basa sulle nuove tecnologie.
La nuova economia sta transitando da una fase in cui le nuove tecnologie venivano adottate
perch erano nuove e perch facevano molte promesse un po confuse di grandi vantaggi e nuove
possibilit a una fase in cui per adottarle si vuole vedere chiaramente il loro valore aggiunto,
cio i vantaggi che offrono rispetto ai modi tradizionali di fare le cose. Le nuove tecnologie sono
tecnologie cognitive, cio tecnologie che aiutano gli esseri umani a lavorare meglio con la loro
mente, non con il loro corpo. Data la sua conoscenza della mente e data la sua familiarit con il
computer che alla base delle nuove tecnologie, la scienza cognitiva ottimamente piazzata per
dare un contributo importante al loro sviluppo. Quello che bisogna ottenere che la nuova
scienza cognitiva, pi flessibile e pluralistica di quella del passato, dia effettivamente questo
contributo.

Conclusione: evitare i rovesci della medaglia


La scienza cognitiva senza dubbio una cosa buona. Si assume il compito fondamentale di
indagare su quello che c dietro al comportamento, senza fermarsi agli stimoli e alle risposte.
Cerca di coordinare tra loro i diversi modi in cui le discipline tradizionali guardano al
comportamento umano ricomponendo un quadro che le discipline tradizionali lasciano
frammentato. Studia la mente nel modo nuovo e potenzialmente molto fecondo che la scienza ha
scoperto da quando esiste il computer, cio non solo osservandola e elaborandone teorie, ma
cercando di riprodurla in sistemi artificiali.
Eppure ci sono dei rovesci di questa medaglia. Ci sono cose meno buone nella scienza cognitiva
che noi, per mostrare la nostra maturit di scienziati cognitivi, non possiamo ignorare. La scienza
cognitiva piena di teorie e di modelli. Questa una cosa buona dato che molta scienza si riduce
a osservare e a descrivere fatti, cercando al massimo correlazioni tra i fatti, mentre solo le teorie e

104
i modelli possono farceli capire. Ma la scienza funziona bene quando tra fatti e teorie c un forte
dialogo, quando le teorie fanno predizioni empiriche specifiche che possono essere essere messe
a confronto con i fatti e i fatti vengono illuminati e spiegati da teorie. Forse nella scienza
cognitiva certe volte ci sono troppe teorie e modelli e troppo pochi fatti empirici. Questo
collegato con linterdisciplinariet, unaltra cosa buona della scienza cognitiva. Qui il rovescio
della medaglia che con tante discipline che vengono chiamate in causa nella scienza cognitiva si
rischia di non entrare veramente in contatto con nessuna di esse e perci di rimanere in un limbo
empirico, ignorando lenorme patrimonio di conoscenze che le discipline tradizionali hanno
accumulato e continuano ad accumulare sui fenomeni che studiano. Anche cercare di capire la
mente riproducendola in un sistema artificiale ha il suo rovescio della medaglia. Quando si
costruisce un sistema artificiale non sempre chiaro se lo si costruisce perch serve a capire
meglio come fatta e come funziona la realt, perch quel sistema artificiale pu servire a
risolvere problemi pratici e a produrre tecnologie utili, oppure semplicemente perch divertente
e creativo inventarsi cose. Ci sono evidentemente legami molto stretti tra queste tre diverse
attivit ma certe volte si vorrebbe che fosse pi chiaro quali sono i criteri da applicare per valutare
quello che si costruito.
Io credo che la scienza cognitiva, in tutte le sue versioni, abbia dato contributi importanti alla
nostra conoscenza del comportamento umano e continuer a darli, specie se emergeranno in
primo piano i collegamenti tra la mente e la sua base biologica da un lato e la sua espressione
nelle strutture collettive e nelle societ dallaltro. Per, come tutte le cose umane, la scienza
cognitiva ha i suoi rovesci della medaglia. Il nostro compito di tenere la medaglia dal lato dritto.

105
Pensiero e Azione: roba per macchine
di Orazio Miglino, II Universit di Napoli

Il tentativo di costruire macchine intelligenti e viventi ha convogliato linteresse ed il lavoro di


studiosi, ricercatori e tecnici provenienti dalle pi disparate discipline. Tale impresa, in funzione
degli obiettivi e del retroterra culturale dei protagonisti (ed anche dalle cordate di interessi
accademici ed industriali), viene di volta in volta etichettata come Cibernetica, Intelligenza
Artificiale, Vita Artificiale, Robotica, Connessionismo, Scienza Cognitiva, ecc. Comunque, al di l
delle sfumature tecniche/teoriche, le motivazioni dichiarate che spingono il lavoro di ricerca e
sviluppo in questo campo sono fondamentalmente due: a) la possibilit, tramite la costruzione di
macchine, di dettagliare e formalizzare teorie scientifiche sul vivente; b) imitare i sistemi naturali
per realizzare prodotti da usare nella vita quotidiana. In realt esiste anche una motivazione pi
profonda e spesso poco dichiarata: la voglia di creare. Vale a dire la pulsione a realizzare oggetti
che potranno vivere di vita autonoma ad immagine e somiglianza degli esseri viventi. Forse
questa volont di dar vita alla materia inerte, presente da sempre nella storia delluomo, il fattore
principale di stimolo dellinteresse del grande pubblico ai temi di Intelligenza Artificiale. Daltra
parte c da dire che la storia della costruzione delle macchine intelligenti stata spesso un
susseguirsi di insuccessi e di elusioni di aspettative fantascientifiche. In effetti stiamo ancora
aspettando il robot maggiordomo che alla cibernetica degli anni cinquanta appariva a portata di
mano. vero, si sono costruite macchine che sconfiggono al gioco degli scacchi il campione del
mondo. Ma, come ha fatto notare in un titolo di un suo famosissimo articolo Rodney Brooks
(capo del laboratorio di Intelligenza Artificiale al MIT di Boston), Gli elefanti non giocano a Scacchi.
Vale a dire: siamo sicuri che il giocare a scacchi sia la massima espressione dellintelligenza? Se si,
come mai non riusciamo a costruire macchine che si comportino come degli esseri viventi, come
per esempio gli elefanti, ritenuti inferiori?
A questultima domanda si risponde invocando deficienze del nostro livello tecnologico attuale
(Ah! Se avessimo dei computer pi potenti!!) oppure delle forti carenze della nostra conoscenza
sul mondo e sulluomo. Comunque, a prescindere dalle varie posizioni, la riflessione ed il dibattito
culturale particolarmente accesso e affollato di protagonisti grandi e piccoli. Infatti, analizzando
la recente produzione italiana di settore, balza allocchio lestremo eclettismo dei contributi. Si va
da libri tecnici (veri e propri manuali di informatica e ingegneria elettronica), ad opere di rilevanza
scientifica, a saggi di riflessione filosofica che a volte sono attraversati da sottili venature mistiche.
In questo scritto cercheremo di estrarre dal calderone in ebollizione alcuni pezzi particolarmente
riusciti che, a parere di chi scrive, ben rappresentano i vari sapori del men complessivo.
Innanzitutto da segnalare la bella opera di Vernon Pratt intitolata Macchine Pensanti. Levoluzione
dellintelligenza artificiale. Lautore introduce il lettore non esperto ai temi di intelligenza artificiale
adottando una prospettiva storica. Parte infatti dalla logica filosofica di matrice scolastica e
approda al progetto settecentesco di Liebniz di meccanizzare i processi di ragionamento umano.
Da questo punto di partenza il discorso costruito da Pratt si dipana con ordine andando a toccare
alcuni momenti fondamentali della storia del pensiero e della tecnica. In particolare, lautore,
individua due nuclei di evoluzione delle aspirazioni di Liebniz: il progetto di Babbage (XIX
secolo) e quello di Turing (XX secolo).
La possibilit di individuare gli antecedenti storici di alcuni sviluppi recenti , forse, il maggior
pregio di questopera. Inoltre il libro arricchito da numerose tavole e fotografie che fanno
toccare con mano quanto cammino stato fatto in questi ultimi duecento anni.
C da dire che Pratt dando molto peso alla logica formale nello sviluppo delle cosiddette
macchine pensanti ha, di fatto, mantenuto sullo sfondo il ruolo della biologia e delle neuroscienze
che da sempre hanno orientato la ricerca in intelligenza artificiale. Comunque, la lucidit

106
intellettuale di Vernon Pratt evita di infondere al lettore una falsa identificazione tra Pensiero e
Logica formale. Anzi nel capitolo finale viene introdotto un interessante approccio su ci che
viene ritenuto intelligente : Noi dobbiamo tentare di immaginare alternative a quel concetto di
intelligenza che influenza il nostro lavoro quotidiano oggi, ma che appartiene ad un quadro di idee che sicuramente
passer, come i suoi predecessori (pagina 303, op. cit.). Vale a dire che le nostre definizioni sono
relative ad un contesto culturale e di possibilit tecnologiche in continuo fermento, ci che oggi
viene identificata come attivit intelligente potrebbe non esserlo domani.
Da tuttaltra prospettiva da collocarsi lormai classico La mente e il computer. Introduzione alla scienza
cognitiva dello psicologo britannico Philip Johnson-Laird. In questo caso, lautore fornisce un
quadro abbastanza esaustivo di quello che, grazie al computer, si riuscito a conoscere (ed a
simulare) dei meccanismi della mente umana. Infatti, Johnson-Laird, con una prosa divertente e
divertita porta con mano il lettore ad affrontare temi centrali della psicologia come la visione, la
memoria, lapprendimento, il concetto di coscienza ecc. Il tutto ovviamente secondo unottica
cognitivista. Vale a dire secondo un approccio tipicamente costruttivista: unattivit mentale
viene compresa e spiegata solo quando possibile ricondurla ad un processo (modello)
ricostruibile mediante una macchina da calcolo.
Uno dei capitoli pi belli riguarda il ragionamento deduttivo. Johnson-Laird, in queste pagine,
introduce la sua ormai famosa teoria sui modelli mentali in modo semplice e chiaro. Un
processo di ragionamento deduttivo mette in relazione delle premesse con delle conclusioni. La
veridicit delle premesse la condizione necessaria (ma non sufficiente) delle validit delle
conclusioni. La derivazione logica di teoremi da un insieme di assiomi iniziali un classico caso di
ragionamento deduttivo. In genere, una psicologia di matrice prettamente formalista ritiene che il
ragionamento deduttivo si realizzi attraverso lapplicazione pi o meno fedele di regole logiche
riconducibili a strutture formali astratte (come per esempio lalgebra di Boole). Johnson-Laird per
spiegare i meccanismi di ragionamento deduttivo ha introdotto dei processi mentali che ricorrono
alla esplicita rappresentazione (in termini di immagini visive) di scene e situazioni. In tal caso, il
ragionamento non avviene mediante lapplicazione di regole logiche formali astratte, ma su
peculiari processi psicologici detti appunto modelli mentali.
Lopera di Johnson-Laird, come sopra accennato per lopera di Pratt, fortemente orientata in
senso mentalistico. Infatti, i modelli basati sulla neurofisiologia e sulle dinamiche cerebrali sono
tratteggiati e riassunti in una ventina di pagine (allinterno della sezione dedicata
allApprendimento, Memoria, Azione) che certamente non fanno giustizia dellenorme lavoro di
ricerca che ne alla base. La scelta sicuramente comprensibile, Johnson-Laird oltre ad essere un
ottimo divulgatore un attore importante della ricerca internazionale per cui sarebbe eccessivo
attendersi unequidistanza epistemologica con approcci da lui poco apprezzati.
In Oltre la mente modulare Annette Karmiloff-Smith, una psicologa de La Jolla University di San
Diego, usa la prospettiva cognitivista per costruire unoriginale sintesi di diverse teorie
psicologiche (modularismo fodoriano, costruttivismo piagetiano, innatismo, connessionismo). Il
lavoro si fonda su un obiettivo principale: portare allattenzione degli psicologi e teorici di
Intelligenza Artificiale il ruolo fondamentale dello sviluppo nella manifestazione delle cosiddette
attivit intelligenti. In effetti una caratteristica fondamentale di ogni essere vivente rappresentata
dal cambiamento: tutto in movimento ed in continua trasformazione. Eppure questa banale
considerazione spesso negletta nei modelli di Intelligenza Artificiale (almeno quelli pi
tradizionali). Spesso le attivit cognitive vengono rappresentate come strutture immutabili che
tendono a fotografare il livello cognitivo umano ad un particolare stadio (infantile, adulto, senile
ecc.). anche vero che negli ultimi anni, grazie al connessionismo, si cominciato ad affrontare
il ruolo dello sviluppo nella costruzione dellintelligenza. I sistemi connessionisti, infatti, tramite
particolari formalismi matematici, simulano lattivit del sistema nervoso in continua interazione
con lambiente esterno. Il tipo di interazione governa il cambiamento della struttura interna di tali

107
sistemi. In tal senso si afferma che i modelli connessionisti sono strutture che apprendono
(ovvero si modificano nel tempo). Purtroppo, lo stato dellarte del connessionismo
estremamente orientato alla produzione di micro modelli che tentano di studiare fenomeni molto
circoscritti (come per esempio il riconoscimento acustico dei fonemi) e soprattutto in maniera
avulsa da una teoria dello sviluppo cognitivo generale. Il contributo della Karmiloff-Smith si
inserisce proprio in questo contesto. Lautrice sfrutta le potenzialit simulative del
connessionismo per costruire unardita sintesi tra teorie psicologiche in forte contrasto tra di loro.
In sostanza, si tende di far incontrare il modularismo fodoriano con il costruttivismo piagetiano.
Vale a dire quanto di pi distante possa esistere nellattuale dibattito scientifico. Da un lato Fodor
propone una concezione della mente come fondamentalmente organizzata e strutturata in moduli
cognitivi visti come i mattoni costitutivi dellarchitettura della mente. Tali moduli sono fissi ed
immutabili nel tempo e le uniche dinamiche previste sono quelle del tempo di maturazione e,
ovviamente, dal livello di interazione tra i moduli. Allopposto la teoria piagetiana propone una
mente in continua evoluzione in cui il raggiungimento di alcune abilit cognitive condiziona
inevitabilmente tutta larchitettura interna. Nella visione piagetiana la mente un tutto
indivisibile che si modifica ed adatta allambiente non per compartimenti stagni ma globalmente.
La Karmiloff-Smith contesta a Fodor leccessiva staticit della sua concezione ed a Piaget
lestremo globalismo e propone una terza via. Senza addentrarci nei dettagli del pensiero della
Karmiloff-Smith si pu sicuramente affermare che lopera rappresenta lintroduzione di una
teoria di ampio respiro sullintelligenza e sullo sviluppo dellintelligenza che sta orientando
lattuale ricerca in psicologia ed in intelligenza artificiale.
Paul M. Churchland in La natura della mente e la struttura della scienza si pone un obiettivo molto
simile a quello della Karmiloff-Smith: usare lartificiale come terreno di costruzione di un ampia
teoria In questo caso, lautore tenta di dare una lettura dellepistemologia scientifica in termini di
concetti e processi mutuati dalle neuroscienze ed in particolare dai modelli artificiali, i sistemi
connessionisti, che simulano la realt neurofisiologica. Lorientamento materialista dellopera
evidente. Churchland tenta di rileggere i processi cognitivi in termini di attivazione di gruppi
neurali, apprendimento come modificazione neurale ecc. In sostanza cerca di dare unalternativa
alla posizione fortemente mentalistica della scienza cognitiva. In questo senso, Churchland si
pone dal punto di vista opposto a quello di un Johnson-Laird: la mente non esiste (e non pu
essere n studiata, n simulata), se non come prodotto di un oggetto fisico che si chiama cervello.
Per cui le caratteristiche e le leggi fisiche che sostanziano e governano un sistema nervoso non
sono un dettaglio, ma diventano il punto centrale da cui partire sia per costruire delle macchine
intelligenti che per spiegare processi cognitivi come quelli implicati nella costruzione di teorie
scientifiche.
Indipendentemente dalle diverse posizioni di ogni singolo autore, le opere riportate e brevemente
commentate fino a questo punto, sono il prodotto di accademici. In realt il tentativo di costruire
macchine intelligenti varca ampiamente i limitati confini della ricerca istituzionalizzata. ovvio,
che gli ambienti industriali siano molto interessati allimpresa. Ma da questa sponda vengono
oggetti concreti certamente non libri e riflessioni. Certo c da chiedersi se un libro abbaia pi
impatto sulla nostra cultura di un prodotto ben progettato e (soprattutto) ben pubblicizzato. Ma
questa domanda esula dagli obiettivi di questo scritto.
Unarea che sta a cavallo tra la divulgazione scientifica, la futurologia e le avanguardie mass-
mediologiche un altro terreno di fertili spunti per la riflessione sulle discipline dellartificiale. In
questo ambito lopera pi innovativa e pirotecnica , a parere di chi scrive, Out of Control di
Kevin Kelly. Gi dal titolo lautore compie una precisa scelta di campo: si propone di affrontare
le macchine che sebbene siano il frutto di un progetto umano sfuggono al controllo delluomo e
cominciano ad avere vita proprio. Il grande pregio dellopera di Kelly quello di usare un
linguaggio semplice, comprensibile ed alcune volte ironico nellaffrontare argomenti complessi. Il

108
libro unintroduzione ad una molteplicit di approcci, idee, progetti, prodotti che sono
accomunati dal fatto di tendere a costruire un universo artificiale parallelo al nostro mondo, per
cui il lettore viene introdotto in un vorticoso turbinio di proposte: Sistemi dinamici complessi,
Vita Artificiale, Robotica Evolutiva, Realt Virtuale, Reti Telematiche ecc. Il tutto sostenuto
dalla penna di Kelly che con leggerezza presenta degli oggetti ostici attraverso una dettagliata
descrizione dei loro creatori. questa la chiave di volta dellintera trattazione dellopera: prima gli
uomini, poi gli oggetti. E per uomini si intende sia chi ha creato, sia chi dovr competere e
convivere con le nuove tecnologie. Certo, lentusiasmo e la partigianeria dellautore per il nuovo e
linnovazione particolarmente evidente. Ma forse questa comunicazione calda permette ad ogni
lettore di appassionarsi e di prendere posizione su temi che altrimenti apparterebbero alle
categorie: roba da ingegneri o roba da psicologi. Ma attenzione, come ogni buona medicina
anche quella prodotta da Kelly ha delle controindicazioni ed effetti collaterali. Controindicazioni:
leggete ogni dichiarazione di effettiva realizzabilit ed uso quotidiano di una particolare tecnologia
come una possibilit tutta da verificare. Effetti collaterali: credere acriticamente alle tesi
dellautore vi potrebbe causare una pericolosa forma di misticismo tecnologico leggermente
venato di new-age.

Bibliografia

Churchland P. M. (1992). La natura della mente e la struttura della scienza. Il Mulino: Bologna
Jonson-Laird P. N. (1997). La mente e il computer. Introduzione alla scienza cognitiva. Il Mulino:
Bologna.
Karmiloff-Smith A. (1997). Oltre la mente modulare. Il Mulino: Bologna
Kelly K. (1996). Out of Control. Urra Apogeo S.r.l.: Milano
Mantovani G. (1995). Comunicazione e Identit. Il Mulino: Bologna
Pratt V. (1990). Macchine Pensanti. Levoluzione dellintelligenza artificiale. Il Mulino: Bologna

109