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Universit degli Studi di Padova Dipartimento di Filosofia Scuola di Dottorato di Ricerca in Filosofia Indirizzo/curriculum 3 Filosofia Teoretica e Pratica Seminario:

Temi e problemi della filosofia hegeliana (Prof. L. Illetterati, Prof.ssa F. Menegoni, Prof. A. M. Nunziante)

Incontro del 28.V.2013 Relatore: Dott. Francesco Campana Protocollo: Giulio Giacometti

Le parole della logica (IV): lidea Introduzione del prof. Illetterati A mo dintroduzione alla lettura delle pagine della Scienza della logica, il prof. Illetterati allarga lorizzonte sulla trattazione hegeliana dellidea al ruolo sistematico che essa svolge. In particolare, egli cita il 18 dellEnciclopedia del 1830 a supporto dellenorme importanza attribuita da Hegel allidea: essa il cuore del sistema, ci che lo caratterizza. Il fatto che Heidegger, allinterno del gioco di associazione di una parola emblematica a ciascun grande filosofo svolto in Hegel e i Greci (inserito in Segnavia), individui invece in Spirito la parola di Hegel sintomatico di una lettura unilaterale, sbilanciata sulla Fenomenologia, lettura che, a dispetto degli annunci, non si mai confrontata con la logica ed il sistema. Contro tale lettura tuttavia parla quella conclusione dellIntroduzione allunica opera in cui Hegel dia un prospetto del suo intero sistema che il 18 dellEnciclopedia, nel quale la parola cardine di Hegel risulta essere inequivocabilmente idea: Come di una filosofia non pu darsi una rappresentazione generale preliminare, perch solo il tutto della scienza la rappresentazione [Darstellung] dellidea, cos anche la sua partizione non pu esser compresa se non mediante lidea: la partizione qui, come lidea da cui si desume qualcosa di anticipato. Dunque questa lidea conclusiva di filosofia formulata da Hegel: lintera scienza della filosofia esposizione dellidea e lunico modo di comprendere la (tri)partizione del sistema anticipare lidea. Lidea si colloca nel nucleo profondo del pensiero di Hegel, tanto che egli prosegue in questi termini: Ora lidea si dimostra essere il pensiero identico senzaltro con se stesso, e questo, insieme, come lattivit che si pone di fronte a s a fin di esser per s. ed in questaltro da s giungere soltanto a s.

Poich, dunque, il movimento dellidea quello nel quale il pensiero si riconosce nellaltro da s, nella tripartizione non c soltanto differenza, ma anche quellidentit dinamica garantita dallattivit dellidea. Hegel quindi presenta la tripartizione: Onde la scienza si divide in tre parti: I. II. III. La Logica, la scienza dellidea in s e per s; La Filosofia della Natura, come la scienza dellIdea nel suo alienarsi da s; La Filosofia dello Spirito, come la scienza dellIdea, che dal suo alienamento ritorna in s.

Che nelle tre scienze, oltre alla differenza, si dia anche identit non banale, nella misura in cui per Schelling contraddittorio che la natura sia altro dallidea, quando tutto idea. A Schelling sfugge il fatto che anche la filosofia della natura esposizione dellidea, il che comunque non significa che Hegel sottovaluti i limiti della scienza dellidea in questa seconda parte del sistema, dovuti alla presenza irriducibile nella natura del puro accidentale, che pu essere come anche non essere. Sta di fatto che lidea loggetto vero e proprio della filosofia, come attesta lAnnotazione al paragrafo: stato osservato di sopra, 15, che le differenze delle scienze filosofiche particolari non sono altro che determinazioni particolari dellIdea; ed questa soltanto che si rappresenta in quei diversi elementi. Lidea dunque si determina allinterno di elementi diversi: del pensiero, dellesteriorit e del ritorno a s. Cos si conclude lAnnotazione: Nella natura, ci che vien conosciuto non altro che lIdea, ma essa nella forma dellalienazione; ed egualmente nello spirito anche la stessa in quanto per s e diviene in s e per s. Ciascuna di queste determinazioni particolari, nelle quali appare lIdea, insieme un momento di passaggio; perci la singola scienza consiste tanto nel conoscere il suo contenuto come oggetto che , quanto anche nel conoscere immediatamente in questo il suo passaggio alla sua sfera pi alta. Il modo di rappresentare, che proprio della divisione, ha perci questo dinesatto, che pone le singole parti o scienze luna accanto allaltra, quasich esse fossero immobili e sostanzialmente diverse, come tante specie. Questultimo periodo si riferisce al problema coevo (Cuvier, ma rilevante anche nella filosofia della biologia odierna) se lattribuzione genere-specie abbia valore meramente epistemologico o non corrisponda piuttosto ad una necessit di classificazione insita nellorganismo stesso; Hegel sembra suggerire di non prendere troppo sul serio e di non fissare tali ripartizioni. In definitiva, oggetto della filosofia solo lidea, che nel suo movimento considerabile nei tre elementi logico, naturale e spirituale, cio da tre punti di vista diversi

Relazione del dott. Campana Allintervento del prof. Illetterati segue quello del dott. Campana. Questi, prima di leggere e commentare il testo della Scienza della logica, fornisce le coordinate generali della sua esposizione. Oggetto del seminario odierno sono le pagine introduttive alla Sezione terza della Dottrina del concetto, sezione dedicata allidea. Esse, in quanto porta dingresso allultima parte del secondo volume del secondo tomo, sono linizio della fine e, bench poche come accade spesso in Hegel, tanto pi in luoghi di passaggio e decisivi racchiudono una pluralit non indifferente di questioni, molte delle quali sono riprese di argomenti toccati in precedenza, che qui trovano una elaborazione compiuta. Entrando maggiormente nel merito del contenuto, LIdea giunge, allinterno della Dottrina del concetto, dopo La Soggettivit (Sez. I) e LOggettivit (Sez. II) ed proprio al processo di mediazione tra soggetto e oggetto che essa d compiuta configurazione. NellOggettivit si assistito a un graduale toglimento dellesteriorit che coinciso con una progressiva conquista di autodeterminazione concettuale. Nel capitolo III (Teleologia) loggettivit si scopre soggettivit attraverso il concetto di fine, loggetto si ritrova ad avere in s il principio di realizzazione di se stesso, di autodeterminazione. A quel livello, tuttavia, tale finalit era ancora compromessa con elementi di esteriorit e lo scopo che determinava loggetto era ancora esterno, la sua finalit era ancora fuori di questultimo, il che lo destinava a rimanere mezzo per qualcosaltro e, perci, a consumarsi. NellIdea, invece, la finalit trova compiuta realizzazione come finalit interna, attraverso il riconoscimento e il superamento di ogni esteriorit e la compiuta compenetrazione tra soggetto e oggetto. La terza sezione si articola in tre capitoli riguardanti: lidea della vita, prima e pi immediata forma di esistenza dellidea; quella del conoscere, in cui lautocomprensione della razionalit avviene sul lato teoretico e su quello pratico, rappresentati rispettivamente dallidea di vero e di bene; lidea assoluta, compiuta maturazione dellidea. Il dott. Campana preannuncia poi rinvii ad altri testi hegeliani (soprattutto allEnciclopedia e alle Lezioni sulla storia della filosofia) che integrino ed aiutino la comprensione delle pagine in oggetto. Inoltre, la comprensione dipende anche dal dialogo che Hegel instaura con altri classici. Infatti, come notava la professoressa Menegoni nellincontro col professor Garelli, Hegel solito trarre originali implicazioni dai risultati ultimi e massimi di altri pensatori. In particolare, come ha mostrato Luca Corti, nella trattazione del Sillogismo tra le parole hegeliane si nascondono motivi kantiani. Nelle pagine che verranno prese in considerazione, il riferimento a Kant finalmente esplicito, il che ci d unimportante chiave interpretativa; si tratta allora di mostrare come Hegel imposti un vero e proprio confronto con il Kant del Libro primo Dei concetti della ragion pura della Dialettica trascendentale della KrV, ma anche come, per fare ci, assuma una prospettiva aristotelica. Marcuse, infatti, ne Lontologia di Hegel e la fondazione di una teoria della storicit sostiene che Hegel non fece che reinterpretare le fondamentali categorie della Metafisica di Aristotele, non ne scopr di nuove. Per approfondire questa affermazione di Marcuse, per la verit piuttosto perentoria, e capire cos in che senso in Hegel sia presente in modo pi o meno esplicito un riferimento aristotelico, si far riferimento soprattutto ad alcuni contributi di Valerio Verra e di Alfredo Ferrarin 1. Questi elementi
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Soprattutto: V. VERRA, Idee nel sistema hegeliano, in M. FATTORI e M. L. BIANCHI (a cura di), Idea, Roma, Edizioni dellAteneo, 1990, pp. 393 -410 e V. VERRA, Hegel e la lettura logico-speculativa

storico-filosofici sono complicati dal fatto che il Kant di queste pagine un Kant lettore di Platone, sicch, in un certo senso, gli schieramenti in gioco sono: Hegel-Aristotele (forse con delle venature spinoziane), da una parte, e Kant-Platone, dallaltra. Comunque, al fine di non polarizzare troppo gli schieramenti, il prof. Illetterati ed il dott. Campana sottolineano concordemente che la Dialettica kantiana non costituisce solo il punto di partenza che Hegel intende superare, ma prelude anche, in certa misura, a quello che Hegel stesso dice sullidea. Le idee in Kant, infatti, non rappresentano solamente lillusione trascendentale che ci serve (negativamente), che ci funzionale, come ideale regolativo che non oggetto della nostra conoscenza, ma hanno una funzione necessaria (positiva) per ci che conoscibile: esse costituiscono la totalit del fenomeno, la quale non a sua volta fenomeno, cos da determinare (positivamente, appunto) lambito del conoscibile, come si evince dal 40 dei Prolegomeni: Ogni singola esperienza soltanto una parte dellintera sfera del suo dominio; ma il tutto assoluto di ogni esperienza possibile non per s una esperienza, e nondimeno , per la ragione, un problema necessario; or, anche soltanto a presentare questo problema, essa ha bisogno di tuttaltri concetti che quei concetti puri dellintelletto, giacch luso di questi soltanto immanente, cio si rivolge allesperienza, per quanta se ne possa dare, laddove i concetti della ragione vanno alla completezza cio alla unit collettiva di tutta lesperienza possibile, e perci vanno oltre ogni esperienza data e diventano trascendenti. Come, dunque, lintelletto avea bisogno delle categorie per lesperienza, cos la ragione contiene in s il fondamento delle idee; e per idee io intendo concetti necessari il cui oggetto tuttavia non pu essere dato in alcuna esperienza. Puntualizzato questo, il dott. Campana considera un passaggio della Grande Enciclopedia, ricalcante considerazioni gi presenti in quella del 17 (che torneranno anche nelle Lezioni sulla storia della filosofia), al fine di confermare linternalismo dellinterpretazione proposta a partire dalle stesse parole hegeliane. Questi luoghi riguardano specificamente lidea della vita, ma valgono anche per lidea in generale, e si soffermano sul concetto di finalit interna, centrale nel passaggio dallOggettivit allIdea. Nellaggiunta al paragrafo 204 dellEnciclopedia, Hegel scrive: Con il concetto di finalit interna Kant ha ridestato lidea in generale e, in particolare, lidea della vita. La determinazione aristotelica della vita contiene gi la finalit interna ed perci infinitamente pi avanzata del concetto della teleologia moderna che teneva conto soltanto della finalit finita, esterna..2
della Metafisica di Aristotele, in Rivista di filosofia neo-scolastica, LXXXV (1993), pp. 605-621 (entrambi i saggi sono ora raccolti in V. VERRA, Su Hegel, Bologna, Societ Editrice il Mulino, 2007, pp. 143-163 e pp. 349-369); A. FERRARIN, La Metafisica aristotelica e lidea hegeliana della logica, in Verifiche, XVII, N. 1-2 (1988), pp. 107-159; ID., Hegel and Aristotle, Cambridge, Cambridge University Press, 2001. 2 Si veda anche Enz. (Heidelberg, 1817) 154, Zu.: Col concetto della finalit interna Kant ha risvegliato lidea in generale e in particolare lidea della vita. Egli ha liberato la ragion pratica dalla finalit esteriore solo nella misura in cui ha riconosciuto come assoluto lelemento formale della volont, lautodeterminazione nella forma delluniversalit; il contenuto per indeterminato e l agire conforme

Qui Hegel riconosce a Kant il merito di aver introdotto nella modernit il concetto di finalit interna e di aver ridestato cos linteresse per lidea (della vita), ma poi aggiunge che in realt gi Aristotele aveva concepito questo tipo di finalit. Sulla teleologia Aristotele dunque si dimostra pi moderno dei moderni, proponendo per lidea (della vita) un modello di finalit, quella interna, che ha superato a destra gli sviluppi successivi della teleologia, cos da divenire la chiave che consente di liberare lo stesso Kant dal soggettivismo moderno. Il riferimento ad Aristotele non quindi estemporaneo o applicato al testo hegeliano in maniera posticcia, ma suggerito dallo stesso Hegel. infine utile segnalare alcune peculiarit linguistiche e terminologiche di queste pagine. Hegel vi usa, da una parte, parole che appartengono per lo pi al linguaggio ordinario e, dallaltra, termini che hanno una loro tradizione filosofica, e gioca con i due piani, con i due aspetti. Egli infatti flette, risemantizza, il linguaggio ordinario in modo da renderlo tecnico, facendo emergere la logica inconscia che agisce al suo interno, e sgancia quello tecnico dalla tradizione, riconducendolo al piano dellespressione comune. Mostra cio, con strategia aristotelica, come nellordinario sia presente la tradizione e viceversa. In modo apparentemente paradossale, ma in realt coerente, sono le parole meno comuni, pi rigorose, pi tecniche, pi intrise di tradizione quelle mediante cui Hegel descrive lordinario (come si vedr, in primis, con il termine rappresentazione). Svolte queste considerazioni introduttive, si passa alla disamina del testo. Come spesso in Hegel, esso si apre con una serie di considerazioni in cui lautore condensa tutto quello che dir nelle pagine successive, le quali cos risulteranno, alla fine, una sorta di commento a quanto detto in apertura. Scrive Hegel: Lidea il concetto adequato, il Vero oggettivo ossia il Vero come tale. Quando qualcosa ha verit, lha per la sua idea, ossia qualcosa ha verit solo in quanto idea (SL 857). Unapertura di questo tipo, posta in un luogo della SL cos decisivo, evidenzia come lintera Dottrina del concetto non costituisca altro che la teoria della verit hegeliana e come lIdea sia lesplicitazione di questa teoria: lidea il vero in quanto completa lavvicinamento dei due lati attraversati nella Logica del concetto, quello della soggettivit e quello delloggettivit, che, nellidea, finalmente, si compenetrano totalmente. Se per la metafisica antica il vero qualcosa che appartiene alloggetto, mentre per la modernit invece una propriet totale del soggetto, qui il concetto vero
al fine condizionato da un materiale e produce per ci anche solo il bene formale o, il che lo stesso, realizza solo mezzi. Gi il concetto aristotelico della vita contiene la finalit interna e sta perci infinitamente al di sopra della moderna teleologia. e in Lezioni di storia della filosofia (p. 299): In queste vedute di Aristotele contenuto il concetto caratteristico di vita, ma il concetto aristotelico di natura, dessere animato, poi andato perduto, esso assente nella maniera oggi consueta di considerare i corpi organici, in base alla quale sassumono peso, impulso rapporti chimici, ed a fondamento della quale stanno in genere connessioni esteriori. Questo concetto si ripresenta solo nella filosofia kantiana: ci che vive scopo a se stesso ed occorre sia giudicato in quanto il fine stesso; invero per Kant il fine possiede solo forma soggettiva, quasi fosse detto in funzione dei nostri ragionamenti soggettivi; tuttavia in ci vha questo di vero: il fine stesso quel che produce, quel che produce se stesso, che conquista se stesso, ed in ci consiste la conservazione della formazione organica. Ecco quel che chiamiamo fine, : l, lefficacia, l dAristotele.

solo in quanto ha in se stesso loggettivit e loggetto vero solo se percorso dal concetto: il vero il concetto che si fatto cosa e la cosa che concetto. Nel prosieguo Hegel inizia il confronto col linguaggio ordinario ed emenda lespressione idea dagli utilizzi fuorvianti: Lespressione didea fu gi spesso adoprata in filosofia, come nella vita comune, anche in luogo di concetto, anzi perfino per una semplice rappresentazione; io non ho ancora unidea di questo affare, di questo edifizio, di questo paese, son frasi che non vogliono esprimere altro che la rappresentazione (SL 857). Lidea dunque non n a) concetto, perch il concetto (in questo caso) lidea presa unilateralmente dalla parte del soggetto, n b) rappresentazione. Qui Hegel fa i conti con buona parte della tradizione moderna, secondo la quale lidea il prodotto di una rappresentazione mentale, la capacit del soggetto di raccogliere stimoli di carattere empirico (Descartes, Hume, Locke). Contro costoro, allinizio dellEnciclopedia Hegel afferma che il compito della filosofia, in generale, proprio quello di porre al posto delle rappresentazioni pensieri, categorie, ma pi precisamente concetti (Enc., 3 Zu.). La rappresentazione per Hegel un atto della mente soggettiva che costituisce, certo, un termine medio tra ragione e sensibilit, ma produce un qualcosa di non giustificato, dal momento che in grado solamente di giustapporre le determinazioni che prende in considerazione; possiede cio un carattere di universalit, ma non riesce a conciliarlo pienamente con la sensazione, superandone i difetti, e quello che riesce a fare, come recita il 20 dellEnc., collegare i termini con un semplice anche. Si noti come il termine rappresentazione, che la parola pi tecnica di questi passaggi, indichi paradossalmente proprio lordinario, quello che Hegel mette tra virgolette, riportando il linguaggio quotidiano. A tal proposito, il prof. Illetterati nota che spesso gli analitici digiuni di Hegel indugiano in una concezione ingenua e moderna dellidea, sicch, nellapprocciare pagine hegeliane come queste, non colgono il gioco tra linguaggio ordinario e tecnico, il che genera incomprensioni. Proseguendo nella relazione, il dott. Campana nota come, arrivato a questo punto, Hegel abbia gi detto tutto e come il resto costituisca un commento a queste prime battute. Ad esse segue il confronto con Kant, in un intreccio di considerazioni hegeliane e di cripto-citazioni, riprese testualmente dalla Dialettica della prima Critica. Kant ha il merito di aver rivendicato lespressione didea al concetto razionale, vale a dire di aver riportato il termine idea dallambito linguistico comune al discorso pi propriamente filosofico. Nella concezione kantiana dellidea, per, si produce ancora quella separazione, quella scissione tra concetto e realt che lidea hegeliana intende superare. Per Kant le idee sono la forma a priori della ragione e, perci, costituiscono lincondizionato, il trascendente rispetto ai fenomeni, qualcosa di talmente proprio al soggetto che non se ne deve poter fare alcun uso empirico che gli sia adequato (SL, 857). Kant scrive nella Dialettica (e Hegel riporta testualmente il passo): I concetti della ragione servono a comprendere, come i concetti dellintelletto a intendere (le

percezioni) (KrV A311/B367; traduzione Gentile). Per Hegel per questa distinzione tra una ragione che comprende (Begreifen) e un intelletto che intende (Verstehen) non si d al livello dellidea, perch il concepire, il Begreifen, gi un concepire fin nellatto pi puntuale della sensazione. Se rimane Verstehen, allora significa che ci si fermati al livello delle determinazioni della riflessione, cio di un determinare che non riguarda la verit dellidea, ma che rimane esteriore e soggettivo, incapace di dare giustificazione, ovvero di togliere la presupposizione di ci che posto, la datit al posto, come quando, secondo lesempio di Hegel, una persona intende (versteht) la direzione da prendere al termine del bosco (SL 857-858), vale a dire recepisce uninformazione (comunque utile) senza problematizzarne e, quindi, tentare di giustificarne intrinsecamente il contenuto di verit. Hegel prosegue sviluppando positivamente la propria visione innovativa dellidea come superamento processuale dellesteriorit. Lidea non pu essere n qualcosa di assolutamente soggettivo, tale da diventare irreale, accidentale, arbitrario, come quando, nel linguaggio ordinario, si dice non siano altro che idee, n qualcosa di talmente esterno al soggetto da essere trascendente (SL 858) rispetto ai fenomeni, perch in tal modo le mancherebbe qualsiasi presa sulla concretezza del reale. Kant, pur avendo compreso questo per ci che riguarda le idee pratiche, riproduce teoreticamente la separazione tra soggetto e oggetto rendendo lidea qualcosa a cui tendere, un archetipo cui bisogna mirare, ma che sta al di l (SL 859). Per Hegel invece: [] si deve ritenere che ogni reale solo in quanto ha in s lidea e lesprime. Loggetto, il mondo oggettivo e soggettivo in generale, non solo debbono essere congruenti collidea, ma sono appunto la congruenza del concetto e della realt [Realitt] (SL 859). Alla luce di questo passo si pu cogliere lelemento aristotelico della concezione hegeliana dellidea, giacch vi si dice che ogni reale solo in quanto ha in s lidea e lesprime. Ci che Hegel riconosce in pi ad Aristotele rispetto a Platone di aver introdotto, nella grecit, un principio che, bench non corrisponda a quello della soggettivit autocosciente del moderno, va al di l delloggettivit che costituisce lidea di Platone, al quale peraltro Hegel riconosce il merito di aver compreso che lidea il vero. Nelle Lezioni sulla storia della filosofia Hegel scrive: In generale lidea platonica coincide con ci che obiettivo, e non ne viene ancora messo in risalto il principio della vita, della soggettivit, il quale ultimo caratteristico dAristotele: non nel senso duna soggettivit accidentale e solo particolare, bens nel senso della soggettivit pura. [] Pi in dettaglio sono due le forme principali, e cio quella della possibilit () ed in secondo luogo della realt, e cio lenergia () o ancora pi determinatamente lentelecha (LSF 293). Mentre la lessenza che solo in s come potentia, l , invece, la forma, ci che efficace, lattivit che determina ( il versante negativo, presente pi in Aristotele che in Platone, il quale predilige laffermazione positiva di ci che ), ma l una determinazione pi precisa dellenergia (LSF 295), lattivit che ha il fine in se stessa (come si visto gi ampiamente nellintervento del prof.

Garelli). Un passo dello Zusatz del 142 dellEnc. presenta poi plasticamente il confronto tra lidea platonica e quella aristotelica: La polemica di Aristotele contro Platone consiste pi esattamente nel fatto che lidea platonica viene definita come semplice ; a questa concezione viene contrapposta laffermazione che lidea, riconosciuta da entrambi come lunico vero, va considerata essenzialmente come , cio come quellinterno che senzaltro nellesterno, e quindi come unit dellinterno e dellesterno, o come la realt effettiva nel senso forte del termine qui discusso. Aristotele introduce insomma nellidea platonica, che rimane fissa come oggetto, un principio di movimento, che la fa andare fuori da s: se lidea platonica era caratterizzata dalla sola , dalla sola potenza, dal solo avere in s la propria verit, lidea aristotelica ha anche l (che si accompagna all), ovvero una processualit che le consente di esprimere in atto la propria verit in potenza. In questottica la caratteristica attribuita al reale in quanto idea da Hegel non solo di avere in s lidea, di essere congruente, di possedere la , ma anche quella di esprimerla, di produrre il processo dell, di farsi una congruenza che descriva lunione attiva tra soggetto e oggetto, tra concetto e realt. Scrive Hegel pi avanti, a p. 859 della SL: Lessere ha raggiunto il significato di verit in quanto lidea lunit del concetto e della realt; dunque ormai soltanto quello che idea. Cesa avverte in nota che qui realt corrisponde a Realitt: qui la realt non ancora compenetrata dal Begriff, quindi non ancora divenuta Wirklichkeit. La Realt, con la R maiuscola potremmo dire, Wirklichkeit, in quanto unione e compenetrazione di Begriff e Realitt. Riguardo alla Wirklichkeit, il prof. Illetterati precisa che la condizione originaria della compenetrazione lessere-insieme di concetto e Realitt. Negli ultimi decenni la traduzione con realt stata abbandonata perch generava confusione con la Realitt a favore di attualit (che sottolinea la continuit con Aristotele) o di realt effettuale (tesa invece a distinguere la Wirklichkeit dall ). A questo punto, il dott. Campana solleva un problema: salta agli occhi, nel confronto di questo passaggio con quello iniziale riguardante lidea come vero e tra le due definizioni dellidea in quanto verit, una possibile discrepanza/differenza tra lidea che il vero come il concetto adeguato (der adquate Begriff) e lidea che lunit del concetto e della realt. Quello che pu fare problema il termine adeguato, che, bench forse consono allaristotelismo di queste pagine, sembra rimandare a una teoria corrispondentista della verit nella quale vige un rapporto di corrispondenza, di adaequatio appunto, solo esteriore tra soggetto e oggetto. Tuttavia, quello che, rispetto allidea di una compenetrazione totale, di un intreccio indissolubile tra soggetto e oggetto, pu sembrare un incidente linguistico, che descrive un avvicinamento esteriore di due lati, unapplicazione di un lato allaltro, in realt diventa/ una risorsa, dal momento che lidentit di soggetto e oggetto lidentit di identit e non identit e questa identit si deve dare inevitabilmente come processo. Poich allora il vero che oggettivit deve implicare il processo e non pu essere una quieta identit di soggetto e oggetto, ladaequatio descrive il movimento che deve fare il soggetto per essere certo

del vero e il processo delloggetto che deve diventare concetto; in caso contrario, il vero sarebbe un vero interamente dato, immobile e, perci, non giustificato in quanto vero. Si d quindi la necessit di una mediazione, di un processo che descriva e comprenda larticolazione della compenetrazione tra soggetto e oggetto, anzi larticolazione del soggetto-oggetto: Lidea si ora mostrata come il concetto che si nuovamente liberato dallimmediatezza, nella quale immerso nelloggetto, fino a tornare nella sua soggettivit, come il concetto che si distingue dalla sua oggettivit, la quale per viene in pari tempo determinata da lui ed ha in lui soltanto la sostanzialit. Questa identit venne quindi a buon diritto determinata come il soggetto-oggetto [] (SL 861). La formulazione soggetto-oggetto ricorre nellopera hegeliana. C gi nella Differenz, dove il soggetto-oggetto soggettivo rappresentato dallio fichtiano, mentre il soggetto-oggetto oggettivo dalla natura schellinghiana, la quale, in quel caso, ha la meglio sul primo. Ma loccorrenza principale si trova nel 214 dellEnciclopedia, che descrive lidea e il processo che sta alla base di essa: Lidea pu essere colta come la ragione (questo il significato propriamente filosofico del termine ragione); inoltre pu essere colta come il soggetto-oggetto, come lunit dellideale e del reale, del finito e dellinfinito, dellanima e del corpo (Leib), come la possibilit che ha anche la sua realt effettiva in se stessa, come ci la cui natura pu essere concepita solo come esistente ecc.; nellidea infatti sono contenuti tutti i rapporti dellintelletto, ma nel loro infinito ritorno ed identit con in s. In un certo senso, si cerca di ri-comporre una totalit tra soggetto e oggetto. Sono presenti, in realt, due direzioni dello stesso movimento di costituzione di questa totalit: da una parte, ci siamo noi, soggetti autocoscienti moderni, che partiamo dalla scissione tra soggetto e oggetto e risaliamo in direzione della loro compenetrazione, cio di una totalit che, per noi, da un punto di vista epistemologico, non pu che essere un risultato; dallaltra parte, dal punto di vista ontologico, questa totalit fin dallinizio presente, una totalit originaria, descritta poco sopra: possono in generale essere un che di vero solo in quanto son lunione del lor concetto e della realt, dellanima loro e del lor corpo (SL 859). Se per noi questa unione, questa totalit, il risultato a cui perveniamo dopo il lungo percorso di mediazione intrapreso a partire dalla scissione che ci si posta inizialmente di fronte, dal punto di vista ontologico tale unione di concetto e realt, di anima e corpo, lorigine. Il prof. Illetterati rileva come nel 214 Hegel senta la necessit di descrivere lidea muovendo dalla scissione rappresentativa per superarla in direzione dellunit, la quale, a livello speculativo, la vera realt effettuale. Come nel caso del dualismo animacorpo, Hegel, prima di Wittgenstein, appronta una strategia terapeutica che diagnostica il problema come prodotto dellastrazione intellettualistica: le definizioni non sono di per s limitative, ma speculativamente lunit viene prima di tale astrazione. Hegel quindi riprende e potenzia autori come Aristotele e Spinoza che, cogliendo la struttura dellidea, superano razionalmente i dualismi dellintelletto.

Il dott. Campana concorda: questo processo di risalita si compie con leliminazione, il superamento, il riconoscimento e labbandono dellesteriorit. In effetti, prima di pervenire allidea, loggetto estraneo al soggetto, qualcosa di posto nella sua indifferente datit. La cosa cosa tra le cose, un che di finito tra le cose finite ed intrattiene rapporti solo esteriori; non ha in s un principio di verit, perch riesce a definirsi in rapporto allaltro, ma solo in modo estrinseco, nei termini della mera finalit esterna (lo si visto col meccanismo, il chimismo, la teleologia). Scrive Hegel: Le cose finite son finite per ci che non hanno compiutamente in loro stesse la realt del loro concetto, ma abbisognano per questo di altre, o viceversa, perch son presupposte come oggetti ed hanno quindi in loro il concetto come una determinazione esteriore. Il sommo che raggiungono dal lato di questa finalit la finalit esterna. Che le cose attuali non siano congrue allidea, il lato della loro finit e non verit, dal qual lato sono oggetti, e ciascuno di questi secondo la sua diversa sfera e nei rapporti delloggettivit determinato meccanicamente, chimicamente o da uno scopo estrinseco (SL 859-860). Gli esempi che si potrebbero fare sono moltissimi. Quando, per, si perviene al livello dellidea, questa esteriorit viene superata, senza comunque essere eliminata: Il concetto, in quanto ha veramente raggiunta la sua realt, questo giudizio [Urteil] assoluto il cui soggetto, come unit negativa riferentesi a s, si distingue dalla sua oggettivit e ne lessere in s e per s, ma essenzialmente di per se stesso le si riferisce, ed ha quindi se stesso come scopo [Selbstzweck] e impulso [Trieb]. Luso di Selbstzweck e Trieb un ulteriore rimando ad Aristotele: Selbstzweck, lo vedevamo con Garelli, la possibile traduzione di entelecheia e descrive quindi la finalit interna, che fa la sua comparsa pienamente al livello dellidea, mentre prima (con meccanismo, chimismo, teleologia) era solamente esterna; Trieb, invece, potrebbe essere una traduzione di energheia3, oppure, forse pi classicamente, si potrebbe tradurre con lo spinoziano conatus, nonostante lo Spinoza di Hegel sia uno Spinoza delloggettivit, cui manca soggettivit, ma in cui, allo stesso tempo, c un principio attivo di movimento, che si esprime per lappunto nel conatus. Di seguito si legge: Loggettivit poi appunto perci il soggetto non lha immediatamente in lui [] ma essa la realizzazione dello scopo, unoggettivit posta dallattivit dello scopo, la quale, in quanto esser posto, ha la sua sussistenza e la sua forma come penetrate dal suo soggetto. Quale oggettivit essa ha in lei il momento dellesteriorit del concetto ed quindi in generale il lato della finit, della mutabilit e dellapparenza, lato che per ha il suo tramonto nel tornare nellunit negativa del concetto; la negativit, per cui la sua indifferente esteriorit reciproca si mostra come un inessenziale e un esser posto, il concetto stesso.
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Ferrarin parla peraltro di uso spregiudicato e mai univocamente determinabile dellenergheia aristotelica da parte di Hegel, (p. 110)

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Insomma necessario un riconoscimento dellesteriorit: ogniqualvolta presente loggettivit, c esteriorit e ogniqualvolta c esteriorit, c finitezza. La finitezza, che esteriorit, presente e costituisce loggettivit, quindi va riconosciuta. Ma il negativo delloggettivit, la negativit delloggetto, il concetto stesso, perch ci che resiste allaccidentalit dellesteriorit, che il concetto riconosce e supera. Viene descritto perci, come visto, un processo di mediazione tra soggetto e oggetto che fondamentale per la giustificazione dellidea come vero. Poco oltre lo stesso Hegel a sottolineare il carattere processuale dellidea: Bench dunque lidea abbia la sua realt in una materiatura, questa non per un essere astratto che sussista per s di fronte al concetto, ma solo come divenire, per via della negativit dellessere indifferente qual semplice determinatezza del concetto (SL. 861-862). Lidea reale nella materia, anzi, nella materiatura, ma non nel senso che essa sia un semplice oggetto che viene posto l e che l staticamente rimane, un oggetto dato in opposizione al soggetto, ovvero al concetto. Essa solo come processo, solo come divenire, come unit che trova in s la negazione della determinazione del concetto, che non la rende perci ununit indistinta, ma attivo e continuo processo di unificaz ione e mediazione (e perci giustificazione) tra soggetto e oggetto, tra concetto e realt. Per spiegare perch Hegel usi il termine materiatura (ted. Materiatur), invece del semplice materia, si pu avanzare la seguente ipotesi. La parola Materiatur ricorre in Hegel in un paio di altri luoghi, sempre associata allidea del movimento, e lambito di provenienza potrebbe essere la filosofia della natura (ricorre anche nelle opere di Marx, in contesto diverso, ma spesso associato allidea del processo). Materiatur un latinismo: in latino si trovano il verbo materiare (fabbricare con legname) e il corrispondente dep. intr. materiari: (far legna), ed anche materiatura, sia come sostantivo (lavorazione del legno) sia come participio futuro. In Materiatur si avverte fortemente una derivazione dal/vicinanza col participio futuro, tanto pi che Hegel afferma che lidea solo come divenire. Lidea solo in quanto diviene materia o diviene materiata, ma un participio passato non avrebbe in s il senso del movimento, del processo, in quanto descriverebbe qualcosa di compiuto e statico. Il senso del divenire potrebbe averlo il participio presente (diciamo, materiante), ma il participio presente non possiede in s, in modo forte, il senso di finalit (interna) che c nel participio futuro. Si potrebbe allora dire che lidea materianda, ma il gerundivo, rispetto al participio futuro, non possiede certezza sulla realizzazione di ci che descrive (un laureando ha meno certezza di laurearsi, rispetto a un nascituro di nascere). Il participio futuro descriverebbe, invece, tanto un divenire processuale, quanto la certezza di raggiungere il fine che in esso viene prospettato, il che caratterizza perfettamente lidea. Il prof. Illetterati concorda: giacch lidea reale nella sua processualit, non mai fissa in una controparte materiale. Il dott. Campana si volge poi allesempio dello Stato, proposto efficacemente da Hegel per esplicitare i caratteri dellidea: Ma dove un oggetto, per es. lo Stato, non fosse affatto conforme alla sua idea, ossia anzi non fosse affatto lidea dello Stato, quando la realt di questo, che son glindividui di s consci, non corrispondesse per nulla al

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concetto, allora la sua anima e il suo corpo si sarebbero separati; quella fuggirebbe nelle remote regioni del pensiero, questo si sarebbe spezzato nelle individualit singole. Poich per il concetto dello Stato costituisce cos essenzialmente la natura deglindividui, esso in loro come un istinto di tal potenza che quelli, quando fosse che nella forma di finalit esterna, son costretti a tradurlo in realt oppure a contentarsene cos, o se no dovrebbero perire. Il pessimo fra gli Stati, quello la cui realt corrisponde meno al concetto, in quanto esiste ancora, ancora idea; glindividui obbediscono ancora a un concetto che esercita il potere (SL 860). Se uno Stato, in quanto oggetto, non corrisponde, non conforme al e non si compenetra col concetto di Stato, divenendo idea di Stato, allora lo Stato si trasforma in unentit estranea ai cittadini, cio in unentit che ha una finalit solo esterna e non interna alla propria ragion dessere, che corrisponde alla natura degli individui stessi che ne fanno parte. Lo Stato che non diviene idea uno Stato che si rapporta agli individui esternamente come potere, costrizione, imposizione che non ha una propria giustificazione, che non percorsa dal processo di mediazione concettuale che d ragione della sua verit. A questo Stato gli individui non possono che rapportarsi altrettanto esternamente, ovvero con lobbedienza, con laccettazione passiva di unautorit al di sopra di loro, alla quale non possono venire richieste le ragioni della propria legittimit. In questa requisitoria contro gli Stati dittatoriali si avverte tutto il giovane Hegel. Ora, la scissione tra elemento concettuale ed elemento reale costituisce il proprium del moderno, ci che lo caratterizza e, al contempo, impedisce al moderno di realizzarsi pienamente come totalit, di essere totalit. Significativamente, le pagine kantiane della Dialettica che presentano lidea riabilitano la concezione della Repubblica di Platone contro chi la critica come un che di chimerico: lidea di Stato della Repubblica, bench non realizzabile pienamente, qualcosa di reale in quanto ideale regolativo, maximum come archetipo, cui tendere nella costituzione dello Stato (A313/B370-A319/B375). Quindi si trova qui un Kant difensore di un certo modo di interpretare Platone, che vede nellidea qualcosa cui mirare, qualcosa di reale, bench non completamente realizzabile, il che, come visto, rigettato da Hegel. Curioso peraltro il fatto che nel presentare lidea sia Hegel che Kant si dedichino ad esemplificazioni a tema politico. Si potrebbe arrischiare quindi questo schema: HegelAristotele, da una parte, e Kant (filosofo della soggettivit)-Platone (filosofo delloggettivit), dallaltra. Si pu inoltre rilevare come dietro a questo esempio hegeliano si senta leco anche del 59 della KdU, dove lo Stato (monarchico) viene descritto come un corpo animato, se sostenuto da leggi popolari interne, ovvero se ha in s e in chi lo compone il principio della propria legittimit; mentre solo una mera macchina (come per esempio un mulino a mano), se solo una singola volont che si impone esteriormente sulla volont del corpo dello Stato, sulle volont dei singoli individui che lo compongono: Cos, uno stato monarchico viene rappresentato come un corpo animato, se dominato da leggi popolari interne, come una mera macchina (come per esempio un mulino a mano), se dominato da una singola volont assoluta, ma in entrambi i casi in modo solo simbolico. Infatti, fra uno stato dispotico e un mulino a mano non c, vero alcuna somiglianza, ma c invece fra le regole per riflettere sulluna e sullaltra e sulla loro causalit.

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Giunto al termine di queste prime pagine introduttive, Hegel riassume le caratteristiche dellidea ed intanto traccia il percorso delle pagine dellintera sezione, dapprima implicitamente, poi esplicitamente. Lidea : 1. primariamente la semplice verit (SL 862). Poco sopra aveva detto che lidea assolutamente semplice e immateriale (SL 861). Lidea semplice perch ha lesteriorit entro s come tolta. Lidea nelle cose, perch oggettivit, ma non una cosa: quale cosa, non sarebbe pi la capacit di essere lunificazione, la congruenza, di concetto e cosa. Lidea la condizione di possibilit che ci consente di riconoscere la cosa. Per esempio, lidea della vita non separata dai viventi, ma non un vivente, bens ci a partire da cui riconosco il vivente come tale. Poco sotto Hegel conferma: Da principio per lidea ancora daccapo soltanto immediata ossia soltanto nel suo concetto. La realt oggettiva bens adequata al concetto, ma non ancora liberata fino ad essere il concetto, e questo non esiste per s come il concetto (SL 862). Il carattere della semplicit, dellimmediatezza, caratterizza, come diventa esplicito poco sotto, lidea della vita, a tema nel primo capitolo della sezione. 2. In secondo luogo lIdea la relazione della soggettivit per s del semplice concetto, e delloggettivit sua che se ne distinta. (SL 862). Tale relazione la compenetrazione di soggetto e oggetto, la quale si d, al tempo stesso, come identit di s con s e come processo. Qui Hegel preannuncia che tale carattere relazionale dellidea ci che la descrive come conoscere e volere, che la determina come idea del vero ed idea del bene, argomento del secondo capitolo della sezione. 3. Infine, lidea, poich libera, anche il confronto pi aspro tra gli elementi che la compongono, tra concetto e realt, tanto compiuto da consentirle di avere ragione della sua verit: A cagione della libert che il concetto vi raggiunge lidea ha anche in s lopposizione pi dura; la calma sua consiste nella sicurezza e nella certezza [Gewiheit, eco della Fenomenologia] con cui eternamente la genera e eternamente la vince fondendovisi con se stessa (SL 862). Questidea che ha raggiunto il massimo della sua realizzazione, che ha compiuto, o, meglio, compie continuamente lincontro-scontro tra concetto e realt lidea nella sua verit pi piena, lidea che vera e si sa vera, lidea assoluta (terzo capitolo). Conclude, infatti, Hegel: In terzo luogo lo spirito conosce lidea come la sua assoluta verit, come la verit che in s e per s; lidea infinita, dove il conoscere e loperare sono agguagliati e che il suo proprio assoluto saper se stessa (SL 863).

DISCUSSIONE MENEGONI: Faccio unosservazione storica ed una domanda ermeneutica: 1) Mescolando linguaggio ordinario e tecnico Hegel denuncia lequivocit del primo. Sin dal periodo jenese e dalla stesura della Fenomenologia, in particolare, termini cruciali quali concetto, rappresentazione, intuizione, inizialmente assunti nel senso ordinario e tradizionale, assumono via via un senso tecnico, peculiarmente hegeliano. 2) Mentre in Kant la funzione sistematica dellidea data dal riferimento alla completezza di tutta lesperienza possibile, e perci lidea ha una funzione

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trascendente rispetto ai concetti dellintelletto ( 40 dei Prolegomeni), in Hegel lidea, mediante la saldatura alla finalit interna e quindi ad una concettualit aristotelica, non diviene forse immanenza compiutamente determinata? CAMPANA: Accolgo losservazione storica e provo a rispondere alla domanda: 1) Il gioco ordinario-tecnico consapevole, ma oltre a denunciare lequivocit del linguaggio ordinario intende anche esplicitare la logica implicita in questo. 2) Certo, raggiungere limmanenza determinata dellidea mediante una concettualit aristotelica esattamente il progetto di Hegel. MENEGONI: Alla luce del seguente passo, per, mi chiedo se tale immanenza valga anche per lidea assoluta o non sia invece limitata allidea della vita: Cos lidea primieramente la vita, il concetto che, distinto dalla sua oggettivit, semplice in s, penetra la sua oggettivit e come scopo in se stesso ha in lei il suo mezzo e la pone come suo mezzo, ma in questo mezzo immanente e in esso il realizzato scopo identico con s (SL 862). ILLETTERATI: A parte il fatto che in Hegel trascendenza, anche terminologicamente, concetto assai raro, anche se la concepissimo come trascendenza del trascendentale (dei concetti dellintelletto), si d il caso che in Hegel, non essendoci trascendentale, a fortiori non pu esservi il trascendente; in effetti, la distinzione trascendenza-immanenza dissolta nel movimento dellidea. CAMPANA: In considerazione di ci, sembra che limmanenza valga per lidea in generale, non solo per quella della vita. MENEGONI: In generale sono due modelli diversi di idea, ma a livello logico, non ontologico: mentre in Kant si trascendono meramente i concetti dellintelletto, in Hegel si d unimmanenza senza residui. CORTI: Infatti il trascendente kantiano inserito in una prospettiva trascendentale, cosicch viene ad essere in certo senso immanente, bench trascendente rispetto ai concetti dellintelletto. MENEGONI: Comunque la trascendenza pi accentuata in Kant. ALTOBRANDO: La differenza sta nel fatto che, mentre in Kant la ragione trascende lesperienza, Hegel rende esperienziali le idee. CAMPANA: Comunque, bench Hegel voglia superare la dicotomia, lidea di certo non una cosa. ALTOBRANDO: Mi chiedo poi se lesempio del bosco funzioni: Hegel sembra voler ridurre lo schema alla mappa, ma comprendere unindicazione non significa rappresentarsi determinatamente la strada.

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CAMPANA: Effettivamente lesempio non molto riuscito, ma pu essere indebolito, nella misura in cui lindicazione comunque intesa. MENEGONI: Lesempio si attaglia bene a Kant, per il quale intendere significa rappresentare mettendo insieme rappresentazioni. Vorrei chiedere al prof. Nunziante di allargare la panoramica sul tema delladaequatio nella modernit da Kant ad altri autori, la cui visione non affatto banale: per esempio in Spinoza la conoscenza adeguata non mera corrispondenza. NUNZIANTE: Ladeguazione funziona negli empiristi, ma non nei razionalisti postcartesiani, che vogliono superare la dicotomia estensione-pensiero. MENEGONI: In Hegel ladeguazione non pu ammettere il dualismo. CAMPANA: Peraltro ladeguazione, esprimendo (beninteso dinamicamente e non staticamente) la differenza presente nel vero, corregge il versante dellunit. MENEGONI: Il fatto che nellincipit (p. 857) il trattino separi nettamente le prime tre righe dal resto segnala che ladeguazione va comunque superata. BORDIGNON: Differenza (donde adeguazione) ed unit di soggettivit ed oggettivit sono entrambe necessarie, nella misura in cui lidea include (unifica) lopposizione pi dura, implicando cos la corrispondenza processuale. CORTI: Ladeguazione va intesa in senso spinoziano. MENEGONI: La processualit non va persa nelladeguazione: la processualit interna rende il concetto idea. La verit della teleologia , infatti, la finalit interna.

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