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ATTREZZI

Il tavolo da lavoro.

bene fare subito una distinzione tra tavolo e banco: il primo proprio quello che
indica la parola, cio un piano di legno o acciaio, robusto, con quattro gambe solide,
sul quale si possono appoggiare anche oggetti molto pesanti e si pu lavorare di
martello, raspa, sega, trapano, senza timore che il tavolo ceda. Il banco da lavoro
(fondamentale nell'attrezzatura di un artigiano, ma quasi superfluo in quella di chi si
dedica ai lavori in legno solo per hobby) richiede innanzitutto uno spazio piuttosto
ampio dove collocarlo, ha un solido piano di lavoro (la cui altezza varia da 90 a 110
centimetri) dotato di due morse, una a ganasce e l'altra scorrevole che servono per il
bloccaggio dei pezzi da lavorare; inoltre ha una serie di fori quadrati, equidistanti, nei
quali si inseriscono gli accessori metallici che servono per trattenere gli elementi di
legno nel corso della lavorazione. Alcuni tavoli hanno il piano mobile rispetto al
basamento, per facilitare l'avanzamento del pezzo di legno, mentre la macchina
elettrica che lo lavora (trapano, sega, fresatrice) rimane fissa su uno speciale
supporto. Questi tavoli, molto meno ingombranti dei banchi, sono estremamente
funzionali e consentono peraltro lavori di grande precisione.

Per tagliare.

Trattandosi di legno, uno degli strumenti pi utili per lavorare certamente la sega.
Ne esistono diversi tipi, con lama pi o meno grande e con differente dentatura,
secondo il taglio da effettuare.
Sega a telaio. Ha la lama lunga e sottile, tenuta in tensione da una funicella fissata
nella par te alta dell'intelaiatura. adatta per tagli diritti e curvi.
Segaccio. Con la lama trapezoidale e robusta impugnatura situata sull'estremit pi
larga, serve per tagli diritti anche su pezzi di un certo spessore. Non si pu usare
invece per tagli che abbiano un andamento curvo, poich la lama troppo larga ha
difficolt a cambiare direzione.
Sega a dorso. chiamata cos perch tenuta rigida da un profilo a U situato
appunto sul dorso; ha la lama sottile e la dentatura minuta che la rendono adatta per
tagli corti su elementi piccoli, come ad esempio listelli di cornici per quadri.

Esistono anche altri tipi di seghe, ma a livello quasi professionale, quindi non
consigliabili per i dilettanti. Per ottenere da questo strumento un'ottima resa bisogna
far s che la lama non subisca urti o pressioni eccessive e che non venga intaccata
dalla ruggine (a tale scopo prudente proteggerla con un leggero strato di grasso, da
togliere al momento dell'uso e da rimettere a lavoro finito). Se, per usura o vecchiaia,
la lama perde la sua affilatura, si pu ripristinarla, bloccandola in una morsa e
strofinandola con una lima triangolare. Questa va fatta scorrere in senso trasversale e
con inclinazione costante nello spazio tra un dente e l'altro, prima su una faccia della
sega, limando un dente ogni due, e poi sull'altra, operando sui denti non ancora
trattati.

Per forare.

Se l'attrezzatura comprende un trapano elettrico (come ad esempio il Bosch, in uno


dei suoi molteplici modelli) basta munirsi di punte adatte per il legno, che sono
diverse da quelle che si usano per forare il muro. Buoni risultati, comunque si
ottengono anche con piccoli attrezzi manuali che, anche se sono un po' pi faticosi da
usare, assicurano tuttavia un'ottima riuscita del lavoro.
Succhiello. Ha la punta a elica che, se fatta girare con una determinata pressione,
riesce a bucare il legno sia parallelamente sia trasversalmente alle fibre. adatto per
piccoli fori.
Trapano a manovella. Adatto per fori pi profond, dotato di un ingranaggio che
trasmette il suo movimento rotatorio alla punta applicata al mandrino (parte forata
che si trova sull'estremit inferiore del trapano nella quale appunto si introduce la
punta, fissandola strettamente). La punta deve essere da legno.
Girabecchino (o trapano a collo d'oca). forse lo strumento pi versatile perch
consente di forare qualunque elemento, dal pi sottile al pi spesso. Va dotato di
punte di vario tipo (elicoidali, a tortiglione, estensibili) per fori di diametro diverso. Il
girabecchino si usa tenendolo pressato fortemente con la mano sinistra sul pezzo da
forare, mentre con la mano destra si ruota velocemente la manovella.

Per levigare.

Il pezzo di legno appena tagliato pu avere la superficie ruvida, che deve essere
quindi levigata. Per far ci occorre la pialla che abbia una lama ben affilata. Ne
esistono tipi di varia grandezza e di materiale differente.
Pialla. La pi classica ha il corpo in legno e le altre parti in acciaio. Ma ci sono anche
pialle tutte metalliche. La lama, inserita nel blocco di legno o di metallo, deve
sporgere da questo da uno o due decimi di millimetro, se si devono piallare legni
duri; da due a tre decimi per legni teneri. La sua posizione regolabile con una vite
che la blocca nel posto giusto. Secondo il tipo di lavoro e le dimensioni del pezzo di
legno da trattare, si usano pialle diverse; se la superficie grande occorre un piallone,
con ferro largo, che serve per sgrossare il legno: questa fase va seguita sempre da un
lavoro di rifinitura. La pialla di medie dimensioni (quella classica) serve per rifinire e
livellare alla perfezione qualunque superficie. La pialla metallica serve, invece, per
superfici ridotte, come bordi o coste di assi.
Per una accurata piallatura bisogna impugnare lo strumento saldamente con la mano
destra e farlo scorrere, accompagnato dalla mano sinistra, sempre nel senso delle
fibre, altrimenti la lama si inceppa e si rischia di scheggiare il legno. Il movimento
del braccio deve essere ritmico e regolare: nella corsa di ritorno consigliabile
esercitare una pressione pi lieve. bene inoltre che la superficie da piallare sia
sempre perfettamente orizzontale; anche quando si deve lavorare su una costa, si deve
assicurare il legno con una morsa in modo che la costa resti orizzontale. Inoltre,
quando si deve piallare un asse di testa, buona norma fissare un altro pezzo di legno
accanto a quello in lavorazione (con un morsetto), in modo che i margini di questo
vengano annullati evitando cos possibili scheggiature.

Per intagliare.

Lavorare il legno presuppone che si debbano praticare degli intagli, per inserire
eventuali cerniere o serrature o per preparare delle unioni a incastro. Gli intagli vanno
fatti con uno scalpello o una sgorbia.
Scalpello. uno strumento composto da un manico in legno e una lama molto
tagliente in acciaio temperato. Questa va appoggiata obliquamente (o
perpendicolarmente) sul legno tenendo l'attrezzo con la mano sinistra, mentre con la
destra si maneggia un martello (o un mazzuolo di legno) picchiandolo sull'estremit
superiore del manico. Lo scalpello si pu anche impugnare con le due mani,
premendolo sul legno e asportandone piccoli frammenti. importante che durante il
lavoro il pezzo di legno sia saldamente fissato al tavolo con dei morsetti, perch se si
sposta, o se lo scalpello scappa di mano, si corre il rischio di farsi male seriamente.
Bisogna fare la massima attenzione nel maneggiare questo attrezzo e non tenerlo mai
rivolto con la lama verso il corpo: basta un falso movimento per trasformare lo
scalpello in un'arma molto pericolosa.
Sgorbia. un piccolo scalpello con lama sagomata a sezione curva, che serve per
fare scanalature e raccordi curvi. A differenza dello scalpello, questo attrezzo non si
percuote sul legno col martello, ma con colpetti leggeri dati con il palmo della mano.
Bisogna usarlo con delicatezza, cercando sempre di seguire la direzione delle fibre.
Per iniziare un lavoro di scalpello, si deve innanzitutto segnare con la matita da
falegname i contorni dell'intaglio da fare, poi dare dei colpetti col martello,
asportando piccoli pezzi di legno per volta. In tal modo si praticano tanti minuscoli
intagli sulla zona da asportare e, successivamente, si ricomincia da capo,
posizionando lo scalpello in senso perpendicolare alle intaccature gi fatte. Bisogna
poi procedere con colpetti leggeri, fino ad arrivare alla profondit desiderata.

Per lisciare.

Quando occorre smussare angoli, levigare margini scheggiati e preparare la superficie


del legno a una successiva lisciatura, occorre utilizzare in genere raspe e lime.
Raspa. costituita da una striscia di acciaio che, da un lato, termina con una coda (da
inserire eventualmente in un manico) e dall'altro, con una estremit appuntita o
mozzata. La superficie della raspa (su entrambe le facce) resa abrasiva da una serie
di tagli paralleli (ottenuti con il bulino) che producono dei denti allineati e pi o
meno sporgenti e fitti. Secondo il lavoro da eseguire si usano tipi diversi di raspe; ad
esempio, per smussare angoli o rifinire intagli serve una raspa piatta; per livellare
smussature del legno una raspa mezzotonda; e infine, per allargare o rifinire fori
(praticati in precedenza con il trapano) una raspa a coda di topo.
Lima. Si utilizza per rifiniture accurate. Anche questo attrezzo, come la raspa, ha la
superficie abrasiva, ma pi piatta (ricorda la pelle del pesce) ottenuta con tagli
paralleli incrociati che producono un numero di punte sottilissime e di numero
variabile. Esistono lime che hanno sei punte per centimetro quadrato e altre che
arrivano fino a seicento. Il numero delle punte per centimetro quadrato, determina il
tipo di levigatura che si vuol ottenere. Ci sono molti tipi di lime (rettangoli,
mezzotondo, a coda di rospo, triangolari) da usare secondo il tipo di lavoro in corso.
La lima va passata sul legno seguendo il senso delle fibre, dopo aver saldamente
fissato il pezzo in una morsa. L'attrezzo si impugna con la mano destra, e lo si
strofina sul legno, tenendolo orizzontalmente al corpo e guidandolo con la mano
sinistra che impugna la punta. La pressione deve essere uniforme e leggera.

Altro.

Oltre agli attrezzi precedentemente elencati, non devono assolutamente mancarne


altri di uso pi generico che, comunque, fanno gi parte di solito dell'attrezzatura di
pronto intervento presente in ogni casa.
Strumenti per misurare e tracciare. Sono il metro snodabile e il metro a nastro
d'acciaio, avvolgibile in una custodia, che permette di misurare anche spazi angusti.
Inoltre, la tipica matita da falegname a sezione ovoidale per tracciare sul legno
l'andamento dei tagli da praticare; il righello metallico, che serve da guida alla matita,
e una squadra da falegname di tipo fisso o regolabile.
Martello. meglio averne due di peso differente (200 e 500 grammi) secondo
l'occorrenza. ovvio che quello leggero riservato a lavori pi delicati. Alcuni
martelli hanno la parte opposta alla testa a forma biforcuta e sono utilissimi per
estrarre facilmente i chiodi. sufficiente infilare la forcella sotto la capocchia del
chiodo e fare leva con il manico del martello.
Cacciachiodi. un punteruolo con l'estremit inferiore incavata e serve per ribattere i
chiodi e farli penetrare completamenie nel legno quando non devono vedersi (
opportuno ricoprirli successivamente con un po' di stucco).
Cacciavite. Ne sono necessari, anzi indispensabili, almeno tre o quattro di misure
diverse, per poterli adattare alle teste delle viti da serrare (se il cacciavite troppo
grosso non entra nel filetto della vite, se troppo piccolo non fa presa). Uno di questi
cacciavite dovrebbe avere la testa a croce, cio con la lama a doppio taglio incrociato.
Molto pratico anche il cacciavite automatico la cui lama ruota muovendo il manico
avanti e indietro.
Spatola. una lama di acciaio flessibile con o senza manico e serve per livellare con
lo stucco le imperfezioni del legno. Ne esistono di diverse misure che variano da 2 a
12 cm di larghezza.
Carta vetrata. indispensabile per ogni lavoro di falegnameria e si acquista in fogli
sul cui retro segnato un numero che indica la grana. Quest'ultima tanto pi fine
quanto pi piccoli e numerosi sono i frammenti di vetro attaccati alla superficie. La
carta vetrata serve per levigare stuccature, predisporre il legno alla verniciatura o alla
lucidatura. In genere si comincia il lavoro con carta a grana grossa per finire con
quella pi sottile, man mano che la superficie trattata diventa pi liscia. Per fare un
buon lavoro occorre esercitare una pressione costante e avvolgere la carta su un
pezzo di legno o altro materiale ad angoli smussati, di dimensioni abbastanza piccole
per essere maneggiato agevolmente.
Morsetto a vite. Serve per tenere ben serrati i pezzi da incollare o limare.
Morsa portatile. Si usa quando non si dispone di un banco con morsa predisposta e
deve essere fissata al piano di lavoro con gli appositi morsetti. utilissima per tutti
quei lavori nei quali occorre tenere ben stretti fra loro i diversi elementi.
Trapano. certamente il pi diffuso e il pi eclettico fra gli strumenti elettrici
necessari per il fai da te. Nato come strumento per forare, si poi trasformato in un
cuore motore al quale possono essere collegati vari accessori per gli usi pi disparati:
punte per forare, con diametro da 3 a 30 millimetri; frese, cio punte di diversa
conformazione per realizzare scanalature e profili; dischi abrasivi per raschiare e
levigare; svasatori per allargare fori gi eseguiti; sega a tazza per praticare fori da 20
a 100 millimetri; sega circolare per tagliare assi e pannelli spessi fino a 4 centimetri.
Secondo il materiale necessario usare lame a diverse dentature; piallatrice, dotata di
lame robuste montate su un cilindro rotante. Si usa come la vecchia pialla a mano,
solo con molta meno fatica. per un p pi difficile da manovrare e richiede un
minimo di esperienza (che si acquista ovviamente su pezzi di legno campione, prima
di effettuare un lavoro pi impegnativo), levigatrice orbitale o a nastro, utilissima per
rendere il legno perfettamente liscio prima di lucidarlo o verniciarlo. Serve anche per
togliere vecchi strati di vernice e incrostazioni di vario tipo. Esistono poi molti altri
pezzi accessori che tuttavia non sono indispensabili per una attrezzatura di base.

ACCORGIMENTI

L'uso di qualunque strumento, sia manuale sia elettrico, richiede sempre una
certa attenzione. Se pu capitare di farsi male piantando semplicemente un
chiodo, facile immaginare come l'uso di un trapano elettrico, dotato di punte
acuminate o lame taglienti che girano ad alta velocit, possa essere ancora pi
pericoloso, se non si adottano particolari precauzioni.
buona norma lavorare in ambienti ben illuminati e con pavimenti non
sdrucciolevoli.
Prestare particolare attenzione a che gli accessori del trapano siano
perfettamente collegati alla base motore.
Evitare di lavorare indossando indumenti larghi o cravatte che possono
impigliarsi nei meccanismi.
Tenere lontani i bambini mentre si fa uso del trapano.
Evitare di lavorare con le manni bagnate e controllare che spina e cavo siano
sempre in buono stato.
Staccare l'apparecchio dalla presa di corrente prima di smontare i diversi
accessori.
I MATERIALI
Conoscere il legno.

Lavorare il legno pu essere, come si detto, un'esperienza piacevole e divertente


che, per, presuppone almeno una modesta conoscenza di questo materiale, per non
commettere errori quando si decide di acquistarne un certo quantitativo per costruire
qualcosa. Il miglior punto di partenza, per quanto riguarda l'acquisto, quello di
affidarsi a uno dei molti magazzini e supermercati del legno dove si trova una scelta
vastissima sia del legname grezzo sia del legno semilavorato. Di fronte per a un
assortimento cos vasto possibile rimanere disorientati se non si hanno gi le idee
abbastanza precise su cosa comperare.
Le variet di legno sono moltissime, da quelle pi tenere (come ad esempio il legno
di balsa che, grazie alla sua leggerezza particolarmente adatto per il modellismo
perch qualunque lama, anche la pi sottile riesce a tagliarlo) al legno-ferro
dell'America del sud, cos duro da far concorrenza ai metalli. Ma tra il primo e il
secondo c' tutta una gamma vastissima che solo un esperto in grado di riconoscere
da alcune caratteristiche come la grana, la tessitura, la venatura, il peso, e cos via. In
questa sede non si vuole fare un trattato sul legno, ma semplicemente suggerire
all'appassionato del fai da te quale tipo usare secondo che si voglia costruire uno
scaffale, una recinzione, un mobiletto e altre cose del genere. E naturalmente aiutarlo
a riconoscere il legno in base alle sue caratteristiche e al suo aspetto esteriore. Ecco
qui di seguito quelli pi usati per alcuni lavori di falegnameria.

Abete. Ne esistono diverse variet: bianco (con venature rossastre) molto tenero ed
elastico e con parecchi nodi. Si usa in genere per intelaiature. L'abete rosso, ha colore
giallo chiaro e venatura diritta: adatto per la costruzione di mobili di tipo rustico e si
presta bene ad essere lucidato. Ha anche una caratteristica speciale: una particolare
risonanza che ne fa il legno pi indicato per gli strumenti musicali. L'abete Douglas,
di colore rossiccio, con venatura compatta e senza nodi, molto resistente e duraturo;
per tale motivo molto usato in edilizia, soprattutto per infissi e rivestimenti esterni
( ideale, ad esempio, per rivestire parte della facciata dello chalet di montagna).
adatto per anche per accessori di arredamento.

Acero. un legno abbastanza duro il cui colore varia dal bianco-rossiccio al rosato al
bianco-giallino. Si pu lavorare agevolmente con tutti gli attrezzi (anche quelli di una
modesta attrezzatura di fai da te). Pu essere levigato e lucidato, assumendo un
bellissimo aspetto setoso. Si mantiene bene all'asciutto, mentre l'umidit lo rovina.
Adatto per mobili e impiallacciature.

Castagno. un legno piuttosto leggero, non troppo duro, abbastanza resistente e


facile da lavorare. di colore bianco-giallastro o bruno con venature pi scure. Si
deteriora facilmente con gli sbalzi di temperatura, per cui meglio usarlo per mobili
o accessori che stiano dentro casa.

Cirmolo. un legno chiaro, di tono rossicco senza venature. piuttosto tenero, si


pu lavorare e segare in tutte le direzioni. Molto adatto per mobili (anche di tipo
rustico), accessori d'arredamento (scaffali), giocattoli e anche per rivestire pareti.

Faggio. un legno giallo rossastro, con struttura molto regolare, fibra diritta e pori
molto piccoli. Pur essendo piuttosto duro e compatto, si presta a tutti i tipi di
lavorazione. Esiste anche un tipo di faggio evaporato (che si ottiene sottoponendo il
legname a una vaporizzazione in speciali celle) che ancora pi resistente del faggio
normale. Con questo legno si possono fare mobili di ogni tipo, pavimenti,
rivestimenti di pareti.

Frassino. Altro legno di uso molto comune, di colore bianco-avorio con leggere
venature e specchiature madreperlacee. duro, compatto, resistente, molto flessibile
ed elastico. adatto per mobili, impiallacciature e anche per articoli sportivi (ad
esempio sci).

Larice. Legno pregiato, di colore giallo-rossastro molto compatto e resistente. Adatto


particolarmente per rivestimenti esterni (sopporta bene l'acqua), travature, pavimenti,
recinzioni. I tipici mobili tirolesi sono realizzati in larice.

Mansonia. Legno duro, di colore variabile dal brunogrigio-giallastro al nerastro,


adattissimo per costruire mobili, scanalature, porte. Poich con il tempo tende a
scolorire, si usa tingerlo con speciali soluzioni coloranti.

Mogano. Legno molto pregiato, dal colore rossastro che, se esposto all'aria, tende a
diventare bruno con riflessi bellissimi. Ha grana fine, lucentezza serica; dopo la
levigatura diventa brillantissimo. inattaccabile dai tarli. Si lavora con molta facilit
e viene usato per mobili e rivestimenti.

Noce. Ha colore bruno, pi o meno carico, con venature di colore pi scuro, diritte o
ondulate. Si lavora con facilit, anche se piuttosto duro. resistente e
particolarmente elastico; indicatissimo per mobili di vario genere.

Rovere. Fa parte della grande famiglia delle querce, abbastanza duro e resistente,
facile da lavorare. di colore bruno chiaro, con fibre diritte e regolari, pochi nodi.
molto adatto per rivestimenti (per esempio pareti) e mobili di vario tipo.

Fin qui sono stati elencati i legni da utilizzare per costruire da soli accessori di
arredamento. Naturalmente ne esistono moltissimi altri, come il teak, il palissando, il
pino, la quercia, l'ontano e cos via, ai quali non stato fatto accenno perch si tratta
di legni impiegati quasi esclusivamente nell'industria e quindi non adatti a una
lavorazione artigianale e casalinga. Non bisogna inoltre dimenticare che, nel campo
della falegnameria, oggi vengono molto usati i pannelli di compensato che sono
leggeri, indeformabili e, a parit di spessore, anche pi resistenti del legno massiccio.
Si possono usare sia per rivestimenti (nel tipo pi sottile) che per mobili (nelle variet
a maggior spessore). Esistono anche i compensati placcati, cio impiallacciati con
essenze dure o talvolta pregiate, con la superficie gi pronta per essere verniciata o
lucidata, come se si trattasse di legno massiccio. In questi pannelli, la parte esterna,
cio quella che dovr restare in vista, priva di difetti, mentre l'altra pu presentare
delle irregolarit. Il paniforte listellare un altro materiale molto resistente, pi
robusto e pi economico del compensato, e indeformabile. Quest'ultima caratteristica
lo rende particolarmente adatto per ripiani di tavoli o di scaffali per librerie (che
debbano sopportare pesi notevoli) e antine di mobili. Come il compensato, anche il
paniforte si trova gi impiallacciato con essenze pregiate. L'uso di pannelli di
paniforte listellare, per, richiede la rifinitura dei bordi che rimangono visibili,
utilizzando ad esempio listelli di legno massiccio o apposite strisce di
impiallacciatura.
OPERAZIONI
Dopo aver parlato del legno, dal punto di vista estetico e di tutti gli attrezzi necessari
per lavorarlo si pu ora vedere che cosa possibile fare e come lo si pu fare. In
pratica di tutto, ma ovvio che per poter sfruttare le infinite possibilit offerte da
questo materiale, bisogna essere in grado di eseguire tutte le operazioni che
consentono di trasformare un pezzo di legno grezzo o semilavorato in un oggetto
finito.
Lavorare il legno.
chiaro che bisogna procedere per gradi: fare cose semplici per passare poi, via via,
in base all'esperienza acquisita, a lavori pi impegnativi. In ogni caso buona norma,
prima di cominciare, avere le idee chiare sulle dimensioni che dovr avere l'oggetto,
sul tipo di legno che meglio si presta a quel determinato lavoro e, soprattutto, sul
modo di collegare tra loro i vari pezzi.
inoltre consigliabile fare un disegno in scala di ci che si vuol costruire in modo da
poter stabilire in anticipo il quantitativo di materiale che occorre. In base al modello
si pu far tagliare i vari pezzi necessari oppure riportare sul legno lo schema di taglio,
in grandezza naturale, servendosi di una matita da falegname, riga e squadra. In
quest'ultimo caso necessaria la massima precisione per non trovarsi poi, a taglio
effettuato, con pezzi di dimensioni insufficienti o addirittura diverse fra loro. Ecco
come si procede. Tracciato il profilo delle varie parti si esegue il taglio (occorre una
sega adatta e ben affilata) facendo attenzione di seguire sempre il senso delle fibre del
legno. Una volta ricavati i pezzi delle giuste dimensioni si effettuano eventuali fori o
intagli, secondo l'assemblaggio previsto per passare da ultimo al montaggio e alla
successiva rifinitura. Queste, a grandi linee, le sequenze delle varie operazioni
necessarie per dar vita a un piccolo mobile, a uno scaffale e cos via. opportuno
comunque esaminarle una per una con maggiore chiarezza.

Tagliare.

Se non si acquistano i vari pezzi gi tagliati in misura, necessario procurarsi una


sega perfettamente affilata e di tipo adatto al lavoro che si deve eseguire. Il pezzo da
segare va tenuto ben fermo, usando preferibilmente dei morsetti e facendo attenzione
che il lato che deve rimanere in evidenza sia rivolto verso l'alto; pu infatti accadere
che la superficie inferiore si scheggi rovinandosi leggermente. Si inizia a tagliare
appoggiando la sega sullo spigolo di partenza e praticando una leggera incisione nel
legno; la lama va tenuta appena appena inclinata rispetto al piano di lavoro, per poter
seguire meglio il tracciato-guida. Solo quando la sega affondata nel legno per oltre
met della lama, si pu cominciare a disporla a 45-60. Occorre tener presente che,
per le sue caratteristiche, la sega lavora quando viene spinta in avanti, per cui la
pressione necessaria al taglio va effettuata nel movimento di andata, mentre quello di
ritorno deve essere molto leggero. Occorre lavorare con regolarit, evitando di
forzare o dare strappi che potrebbero scheggiare il legno. Verso la fine del taglio,
opportuno sorreggere con la mano sinistra il pezzo di legno che dovr staccarsi per
evitare scheggiature. Se, per un errore di impostazione, la lama della sega tendesse a
deviare dalla linea di taglio tracciata, piuttosto di insistere nella stessa direzione,
meglio rivoltare il pezzo e iniziare il taglio dall'altra parte.
Per segare pannelli di compensato o paniforte, bene usare una sega a dentatura fine.
Tenendo la lama con una inclinazione proporzionale allo spessore del pezzo (pi
sottile, meno la lama deve essere inclinata). Dovendo tagliare tavole di un certo
spessore, consigliabile tracciare prima, su ogni faccia, una linea di guida e inciderla
con la sega, in modo che il taglio risulti guidato anche lateralmente. Infine, per tagli
obliqui o profili sagomati, bisogna usare una piccola sega a dorso oppure,
preferibilmente, una delle apposite guide per tagli obliqui.

Forare.

Per questa operazione occorrono strumenti manuali o elettrici (ad esempio un trapano
Bosch, con le apposite punte del legno), che vanno usati a velocit sostenuta per fori
di piccole dimensioni e a velocit, pi ridotta per fori grandi. ovvio che le punte
devono essere in condizioni perfette e ben affilate (a tale scopo bisogna stare attenti a
non farle cadere e evitare di utilizzarle per lavori diversi da quello cui sono
destinate); per facilitare la capacit di penetrazione si pu passarle con un po' di
sapone asciutto o di olio minerale. Il pezzo da forare deve essere fissato al piano di
lavoro con dei morsetti (per non rovinare la superficie, buona norma interporre tra
la morsa e il pezzo uno spessore di legno). Per evitare che la punta, nell'intaccare il
legno, devii dalla posizione in cui il foro va praticato (precedentemente indicata con
una matita) consigliabile praticare con un punteruolo una tacca che serva da invito.
Se si lavora con un trapano manuale (girabecchino) la punta va appoggiata
perfettamente verticale alla superficie girando poi la manovella con una pressione
piuttosto forte. Con il trapano elettrico la punta deve essere invece appoggiata quando
il motore gi in moto, per evitare la possibilit di deviare dalla esatta centratura. La
pressione in questo caso deve essere leggera. Dovendo forare due pezzi uguali, nello
stesso punto, si sovrappongono perfettamente e si fissano tra loro mediante due
morsetti, trapanandoli poi insieme. Se ci non possibile, perch lo spessore dei due
legni uniti supera la lunghezza della punta del trapano, basta forare il pezzo superiore
e lasciare che la punta penetri leggermente in quello sottostante; la tacca cos ottenuta
sufficiente per procedere col secondo foro. Se il foro molto largo (e non si ha una
punta adatta), si traccia prima con la matita la circonferenza, poi con una piccola
punta si praticano tanti piccoli fori ben ravvicinati; quindi con un seghetto ad arco o
un foretto si sega il legno rimasto tra un foro e l'altro, ottenendo quindi un'apertura a
bordi dentellati che andr poi rifinita con una raspa. Per fare dei fori ciechi, basta
applicare sulla punta del trapano qualcosa che serva a segnalare quando stata
raggiunta la profondit voluta. Esistono in commercio degli indicatori di profondit
molto pratici; in alternativa si pu utilizzare un blocchetto di legno forato.

Piallare.

Anche se si acquistano legni gi piallati, pu capitare che la superficie o uno spigolo,


debbano essere rifiniti o che si debba ridurre un pezzo di pochi decimi di millimetro.
In tal caso si usa la pialla che va manovrata, tenendola saldamente impugnata con la
mano destra sulla estremit posteriore, mentre con la sinistra si afferra la parte
inferiore, per guidare l'attrezzo. La pialla deve essere fatta scorrere con regolarit
avanti e indietro sulla superficie da levigare, esercitando una certa pressione
all'andata e tenendo la mano pi leggera al ritorno. Il pezzo da piallare deve essere
ben fissato al piano di lavoro, con la superficie disposta perfettamente orizzontale.
Prima di iniziare la piallatura, bisogna accertarsi che la sporgenza delle lame sia la
stessa lungo tutta la lunghezza: per farlo basta regolarla con il controferro che la tiene
fissata. Bisogna anche regolarla secondo il tipo di legno da lavorare: se si tratta di
legno duro la lama deve essere poco sporgente poich il lavoro solo superficiale,
mentre per i legni teneri, dove necessario penetrare in profondit, la sporgenza
dev'essere maggiore. Durante la lavorazione bene controllare di tanto in tanto che
non si stia asportando pi legno del necessario, creando cos concavit anomale.
importante, infine, che la pialla lavori sempre nel senso delle fibre del legno. Si
suggerisce di fare un po' di pratica su un pezzo di legno di scarto, prima di iniziare il
lavoro vero e proprio.

Scalpellare.

Lo scalpello lo strumento specifico per realizzare incastri dove debbano essere


inserite cerniere, serrature o maniglie. Deve essere perfettamente affilato, (attenzione
quindi a maneggiarlo con cura) e va usato percuotendolo con il palmo della mano,
oppure con un martello o un mazzuolo di legno, secondo la quantit di legno da
asportare. Il pezzo da intagliare deve essere saldamente fissato e lavorato sempre
seguendo il senso delle fibre. Si inizia intaccando i contorni della parte da asportare,
gi segnata con la matita: una volta tracciato il perimetro, si appoggia lo scalpello con
la lama obliqua e si danno piccoli colpi con mano leggera, intaccando prima il
contorno e asportando poi man mano il legno fino alla profondit desiderata.
L'intaglio va quindi rifinito utilizzando la raspa.

La rifinitura.

I pezzi di legno che siano tagliati, forati, piallati, o scalpellati (e quindi ormai nella
fase finale della lavorazione) si rifiniscono poi con raspe e lime per levigare la
superficie. Gli attrezzi vanno passati con una leggera pressione nel senso delle fibre
e, se possibile, guidati con entrambe le mani. Successivamente, e prima di passare
alla verniciatura o alla lucidatura, il legno va preparato in modo adeguato, cio
ripulito da eventuali incrostazioni e imperfezioni, tipo fessure, scheggiature o
piccolissime cavit. Per far ci si riempiono le parti di stucco da legno (in vendita
presso qualunque colorificio); una volta asciutto lo si ripassa con carta vetrata per
togliere eventuali eccedenze. La carta vetrata si usa anche per lisciare la superficie;
un piccolo trucco, suggerito dagli esperti del mestiere, quello di non ritagliare il
pezzo di carta del foglio nella quantit necessaria, ma di strapparlo, in modo che i
bordi rimangano pi morbidi, e successivamente stropicciarlo leggermente con le
mani. La carteggiatura si esegue seguendo con cura le fibre del legno, per non
intaccarne la superficie e provocare delle chiazze. Inoltre, il pezzo di carta vetrata va
avvolto su un supporto (come, ad esempio, un pezzo di legno ad angoli smussati) in
modo da poter esercitare una pressione uniforme. Per un lavoro a regola d'arte, dopo
aver carteggiato, si consiglia di inumidire leggermente il legno usando una spugnetta
o uno straccio imbevuto di acqua calda (attenzione a non bagnare troppo perch il
legno potrebbe deformarsi). Per carteggiare superfici ampie senza eccessiva fatica,
meglio usare la levigatrice orbitale (vedere nell'elenco degli attrezzi) il cui uso
molto semplice: si passa striscia per striscia seguendo la direzione delle fibre senza
mai soffermarsi a lungo, per evitare di provocare degli avvallamenti.

Verniciare.

A parte motivi estetici, il legno deve essere verniciato anche per proteggerlo
dall'umidit e dai parassiti e per impedire che lo sporco penetri nei pori, provocando
poi macchie indelebili. Esistono in commercio moltissime variet di vernici, adatte ad
ogni tipo di legno, che formano una pellicola protettiva assai tenace e duratura. La
verniciatura assolutamente indispensabile per i legni destinati a rimanere all'aperto
(panche, recinzioni, mobili da giardino); vi sono vernici apposite che formano una
pellicola elastica e resistente a umidit e variazioni climatiche. Ci sono poi i prodotti
cosiddetti impregnanti che proteggono il legno in profondit, senza formare pellicole
superficiali. I sistemi di verniciatura sono diversi: per piccole superfici si possono
usare le bombole spray; per quelle grandi, invece, meglio utilizzare la pistola a
spruzzo elettrica. Naturalmente si pu utilizzare anche il pennello che deve essere
molto morbido e di misura adatta alla superficie da verniciare.

1. Verniciare a smalto. consigliabile dare un fondo con pittura opaca, da


stendere con un pennello a spatola. Quando asciutta va levigata con carta
vetrata molto fine. Lo smalto deve essere fluido al punto giusto, poich se
troppo denso non si riesce a tirare bene e se troppo fluido cola. Se si deve
allungare, necessario usare gli appositi diluenti, nelle proporzioni indicate
sulle confezioni.
2. Verniciare al naturale. Si usano vernici trasparenti, lucide o satinate che
vanno diluite con acquaragia o altri prodotti similari. Se si devono applicare su
mobili da esterno, richiedono un fondo di impregnante (che protegge il legno)
sul quale si applicano due mani di vernice, una pi diluita e l'altra pi
concentrata.

Vernici e smalti vanno stesi a piccole porzioni, senza impregnare tropp il pennello e
formando uno strato sottile e uniforme. Il pennello si tiene in posizione quasi
perpendicolare (sui piani orizzontali), esercitando una leggera pressione e
incrociando le pennellate in modo che la vernice risulti uniforme. Se si devono
verniciare delle superfici verticali si parte dall'alto, passando il pennello prima in
senso verticale, poi in senso orizzontale e poi di nuovo in verticale, andando dal
basso verso l'alto. Non interrompere mai il lavoro, senza aver finito di passare la
prima mano di vernice; lasciare asciugare e iniziare con la seconda.

Lucidare.

Esistono in commercio alcuni prodotti specifici: sono colori all'anilina, in polvere,


disponibili in numerose tonalit, che si applicano con un normale pennello, che va
passato prima nella direzione delle fibre, poi in senso trasversale, in modo da
impregnare tutta la superficie in modo uniforme. Prima della tinteggiatura il legno va
trattato con una sostanza turapori, liquida o in pasta (da applicare con pennello o con
tampone) e successivamente carteggiato.

1. Lucidatura a cera. Si effettua con prodotti in pasta a base di cere animali e


vegetali, sciolte in acquaragia. Occorrono due applicazioni, con un intervallo di
24 o 48 ore tra la prima e la seconda, e una lucidatura finale con un panno di
lana.

2. Lucidatura con vernice a base di gommalacca. La vernice, gi pronta all'uso,


disponibile sia incolore, sia leggermente colorata. Si applica con un tampone
avvolto in una pezzuola di lino o un batuffolo di stoppa. Il tampone va
ripetutamente passato prima nel senso delle fibre del legno, poi in senso
trasversale e infine, con movimento circolare, su tutta la superficie. Dopo
l'applicazione del primo strato, si lascia essiccare almeno due giorni e si ripassa
poi col prodotto un po' pi diluito. A verniciatura ultimata il legno deve essere
trattato con un tampone appena imbevuto di alcool.

Buoni risultati si ottengono anche con le vernici alla nitrocellulosa che hanno il
vantaggio di asciugarsi molto rapidamente.
Costruire con il legno.
Portati a termine tutti i lavori indicati nelle pagine precedenti, e cio la preparazione
dei pezzi di legno, la rifinitura, la verniciatura e cos via, non resta ora che mettere
insieme l'oggetto che si deve costruire. Ma come? I pezzi di legno si prestano ad
essere incollati, inchiodati, avvitati, incastrati tra loro. Si tratta di decidere quale
sistema scegliere, in rapporto al peso che la struttura deve sostenere, alle
caratteristiche che si desidera darle, e anche alla esperienza.
La giunzione mediante chiodi la meno consigliabile, perch i chiodi non hanno una
buona tenuta (nettamente inferiore a quella delle viti) e tendono a sfilarsi dal legno.
Si usa in genere per lavori provvisori.
Le viti danno migliori risultati, in quanto oltre ad assicurare giunzioni abbastanza
solide, consentono, in caso di necessit, un veloce smontaggio dei pezzi.
L'incollaggio adatto di solito per pezzi di piccole dimensioni: spesso, tuttavia,
usato insieme ad altri sistemi. Il metodo di giunzione ideale comunque quello
dell'incastro.
Dopo questa breve premessa utile esaminare le diverse possibilit, non senza aver
suggerito prima di tutto di controllare attentamente le varie parti. A questo punto
prima di assemblarle tra loro, necessario accostarle (senza attaccarle) e assicurarsi
cos che tutti i pezzi combacino.

Inchiodare.

Anche se questo sistema stato sconsigliato, utile sapere come procedere in caso si
decida di utilizzarlo per lavori modesti o per strutture nascoste. Si usano in genere
chiodi in acciaio dolce a testa piatta, se la giunzione non ha problemi di eleganza; a
testa conica o persa quando la chiodatura non deve essere visibile. Le misure pi
usate sono quelle comprese tra i 20 e i 50 millimetri. Piantare un chiodo nel legno
abbastanza facile; tuttavia, bisogna seguire alcune piccole regole assai importanti per
ottenere un buon risultato. innanzitutto necessario avere un martello adatto al tipo
di chiodi da piantare, facendo attenzione che la testa sia ben fissata al manico (in caso
contrario i colpi non possono avere la necessaria efficacia); lo si impugna quasi
all'estremit del manico e si vibrano dei colpi facendo in modo che sia il polso sia il
gomito seguano movimenti elastici. I colpi devono avere una direzione
perpendicolare al chiodo ed essere inizialmente leggeri, fino a quando il chiodo
penetrato nel legno quanto basta per stare attaccato da solo mentre all'inizio
dell'operazione va tenuto fermo con l'indice e il pollice della mano sinistra. Poi si
aumenta l'intesit dei colpi, finch il chiodo penetrato completamente nel legno. Per
chi alle prime armi, consigliabile tenere fissato il chiodo all'asse con una piccola
pinza, oppure di infilarlo all'estremit di un pezzetto di cartone che lo tenga in
posizione. Non appena il chiodo penetrato per met si pu togliere il cartone,
strappandolo con leggerezza.
Se il chiodo si piega, meglio estrarlo e sostituirlo con un altro, piuttosto che tentare
di raddrizzarlo con dei colpetti che possono rovinare la superficie del legno.
Nell'unire due pezzi di differente spessore opportuno che quello pi sottile sia
inchiodato sopra a quello pi grosso, facendo in modo che il chiodo penetri nel
secondo quasi completamente, dopo aver attraversato il primo strato. A tale scopo si
consiglia di sovrapporre i due pezzi e poi di controllare, posando il chiodo accanto
alle due coste sovrapposte, che la sua lunghezza abbracci entrambi i pezzi. Per lavori
grezzi, dove si bada pi alla solidit che all'estetica, bene usare addirittura chiodi
pi lunghi dello spessore complessivo del legno: questi vanno poi ribattuti con il
martello in direzione trasversale alle fibre, in modo che rientrino nel legno. Se invece
la chiodatura deve essere invisibile bisogna ribattere i chiodi con un cacciachiodi, in
modo da farli penetrare nel legno di almeno uno o due millimetri. I piccoli fori
rimasti vanno poi livellati con dello stucco. Un ultimo consiglio: bene evitare di
usare chiodi troppo grossi che possano fendere il legno; meglio chiodi pi piccoli
piantati non troppo ravvicinati e a distanza sfalsata (infatti una chiodatura allineata
pu provocare una fessurazione delle fibre).

Avvitare.

L'uso delle viti offre notevoli vantaggi; innanzitutto si possono facilmente levare e
staccare cos i pezzi in caso di necessit. In secondo luogo, la filettatura delle viti si
ancora saldamente alle fibre del legno e permette quindi un assemblaggio molto
robusto. Sono invece da sconsigliare per i pannelli in truciolare, perch troppo teneri
e friabili. Esistono parecchi tipi di viti da legno; a testa piatta o bombata, in acciaio
dolce. Hanno msure varianti tra i 15 e i 50 millimetri di lunghezza. Per applicare una
vite, si consiglia di praticare un piccolo foro di invito, profondo circa la met della
lunghezza della vite, usando un punteruolo (in caso di legni teneri o di basso
spessore) oppure un succhiello o un trapano con punta molto sottile. Una volta
praticato il foro si inserisce la vite e si comincia a ruotarla con un cacciavite di misura
adatta al taglio che si trova sulla testa della vite. Il cacciavite deve essere impugnato
saldamente sull'estremit del manico, facendolo poggiare sul palmo della mano destra
mentre, con la sinistra, si mantiene la lama in posizione corretta facendo in modo che
possa ruotare tra le dita appena socchiuse. Se la vite fatica ad entrare, meglio non
insistere, ma piuttosto estrarla, strofinare la parte filettata con un po' di sapone
asciutto, e poi rimetterla in sede. Se questo accorgimento non basta, occorre allargare
leggermente il foro di invito. Qualora si debbano applicare delle viti che, a lavoro
ultimato, devono risultare invisibili, bisogna allargare con uno svasatore o una punta
di diametro clicoidale, la parte superiore del foro di invito, facendo penetrare la vite
quanto basta perch al di sopra della testa resti un piccolo incavo che va poi
mascherato con dello stucco.

Incollare.

Si usano colle viniliche; sono di consistenza lattiginosa, costituite da minutissime


particelle di resine sintetiche disperse in acqua. Vanno spalmate con il pennello e,
una volta asciutte, non lasciano tracce perch diventano trasparenti. Se la colla
troppo densa la si pu allungare con un po' d'acqua. Questo tipo di collante adatto
per legni destinati ad ambienti chiusi, mentre per quelli che devono rimanere esposti
all'aria e all'umidit, consigliabile usare collanti per esterno. Tali prodotti, per, per
dare dei buoni risultati, devono essere mescolati con gli appositi indurenti che si
acquistano a parte: il composto che si ricava va utilizzato entro breve tempo.
L'incollaggio che si ottiene robusto, resistente sia all'acqua sia al calore. Esistono
poi gli adesivi a contatto, piuttosto densi, che vanno spalmati con una spatola su
entrambe le parti da incollare e lasciati asciugare per 15-20 minuti prima di effettuare
la giunzione. Bisogna fare ben attenzione in questa fase perch, una volta attaccati i
due pezzi, difficile rimuoverli poich la presa istantanea e quindi la giunzione, se
non perfetta, pu risultare irregolare. Prima di attaccare due superfici bisogna
ripulirle perfettamente da qualunque residuo di polvere, segatura o grasso; la colla va
stesa in uno strato uniforme ma sottile, con un pennello o una spatola, secondo che le
parti da unire siano piccole o grandi. Effettuato l'incollaggio, in alcuni casi,
necessario serrare i pezzi in una morsa, interponendo uno spessore di protezione in
legno o cartone. Bisogna sempre attendere che la colla sia perfettamente asciugata
prima di esercitare una qualunque pressione sui pezzi attaccati.
Preparare gli incastri.

Si detto che per congiungere pezzi di legno si possono usare colla, chiodi (solo in
pochi casi) e viti; ma, per un lavoro pi accurato, fatto a regola d'arte, i migliori
sistemi di giunzione sono senza dubbio gli incastri. Ne esistono parecchi tipi: ecco
riportati i pi comuni e diffusi utilizzati quando si vuole costruire un'anta, una porta,
uno scaffale, un mobiletto, uno sgabello e cos via.

1. Incastro semplice di testa (o d'angolo). il pi facile da eseguire e si usa per


unire due listelli a novanta gradi. Occorrono, per realizzarlo, un seghetto corto
a dorso rinforzato e a denti piccoli oppure una sega a lama tesa e telaio in
legno, una squadra, uno scalpello ed eventualmente un trapano. Prima di tutto
si eseguono, con una matita, le tracce sui listelli, poi si inizia a tagliare con il
seghetto o la sega. Perch il lavoro risulti preciso, bene fissare il listello in
una morsa. Si rifiniscono poi i tagli con uno scalpello e, successivamente, con
carta vetrata a grana grossa. Si sovrappongono quindi i listelli tagliati, si
cospargono di colla le due parti da attaccare e si serrano in un morsetto. La
giunzione va rinforzata inserendo due viti da legno a testa svasata, lunghe poco
meno dello spessore del listello. Per introdurre le viti bisogna praticare un foro
d'invito prima che la colla abbia fatto presa. Per ottenere una giunzione
altrettanto resistente, si possono fissare i listelli con due spine tonde, (biette),
ricavate da tondini di legno duro (si trova in commercio nei diametri di 6-8
millimetri). Per inserire le spine bisogna praticare, nei due listelli congiunti, dei
fori di diametro leggermente inferiore di qualche decimo di millimetro a quello
del tondino, in modo che le spine penetrino, forzandole, con l'aiuto di un
mazzuolo o di un martelletto.

2. Incastro a tacca. Piuttosto comune, serve sempre per congiungere listelli. Ecco
come si realizza: con una matita si traccia su uno dei listelli il disegno della
tacca, che deve avere le stesse dimensioni del listello da inserire. Poi si
segnano quattro o cinque linee, parallele alle prime, e a distanza regolare.
Lungo tali linee si praticano una serie di tagli con la sega e si lavora di
scalpello, tenendo quest'ultimo leggermente obliquo e cominciando a lavorare
lungo la linea di destra. Lo scalpello deve penetrare fino a un paio di millimetri
sopra la linea inferiore della tacca. Dopo aver asportato tutta la sezione di legno
compresa tra le linee esterne tracciate all'inizio, si lavora di raspa per
raggiungere la larghezza e profondit stabilite. Nella tacca praticata si fa quindi
penetrare il secondo listello, perfettamente combaciante. importante che tra i
due elementi dell'incastro l'intercapedine sia il pi ridotta possibile, altrimenti
l'incastro risulta debole. A tale scopo, i due pezzi da far combaciare devono
essere all'inizio non accoppiabili: si rendono tali solo successivamente,
lavorando di raspa e carta vetrata, con molta cura. Solo cos si pu essere certi
di ottenere un incastro perfetto e di grande resistenza.

3. Incastro a mortasa-tenone (femmina e maschio). Si usa sia per unire due


listelli a 90 gradi, sia per realizzare una unione a T. La sedia da cucina, ad
esempio, ha le mortase nei due elementi verticali che fanno da gambe posteriori
(e reggono lo schienale) e nelle due gambe anteriori, mentre i quattro listelli
che formano il sedile portano alle estremit un tenone.
La mortasa non altro che una cavit (in genere a fondo cieco) che si ottiene
con due lavorazioni. Per prima cosa si tracciano le linee di larghezza e
profondit, poi si pratica una serie di fori con il trapano (girabecchino o
elettrico) provvisto di punta da legno di diametro quasi uguale a quello della
mortasa. Una volta eseguiti i fori si ottiene una mortasa con i bordi interni
muniti di una serie di cuspidi che devono essere eliminati con scalpello e
mazzuolo: le pareti della mortasa vanno poi rifinite con la raspa. Conviene fare
prima la mortasa del tenone perch, se lo spessore della cavit risulta
leggermente pi grande del previsto, pi facile adattarvi il tenone,
realizzandolo un poco pi spesso, in modo da farlo combaciare perfettamente.
Il tenone (ovvero il maschio) si ottiene segnando sul pezzo da incastrare le
linee corrispondenti alla profondit e alla larghezza della mortasa; poi con la
sega si praticano su due lati i tagli necessari a ridurre lo spessore del tenone a
quello della mortasa e successivamente, sempre con la sega si asportano i
blocchetti laterali, cos da creare una striscia di legno perfettamente
corrispondente alla mortasa. Questa porzione di legno va poi rifinita con la
raspa. Si applica la colla sulle due parti dell'incastro e si fanno combaciare
introducendo il tenone che, come tutti gli incastri, deve penetrare con una
leggera forzatura e l'aiuto di un mazzuolo. Per rendere ancora pi solido
l'incastro si pu bloccarlo con delle spine tonde, come spiegato per l'incastro ad
angolo. Una giunzione a mortasa-tenone pu sopportare anche pesi rilevanti.

Tra i molti altri incastri si ricorda anche quello a coda di rondine, usato in genere
nell'industria, ma soprattutto nell'artigianato d'epoca; contrariamente a quanto si
possa pensare uno dei pi complessi e per realizzarlo occorre una attrezzatura
specifica e piuttosto varia.
Aggiustare il legno.
Tra gli inconvenienti pi comuni, e anche pi facili da riparare, che possono capitare
a un tavolino, ad una sedia o a un mobiletto ce n' uno che presenta particolari
difficolt.
Quando si rompe una gamba. La spaccatura pu essere di tipo diverso: orizzontale
oppure obliqua. Nel primo caso, con un apposito trapano e punta da legno, si pratica
un foro in ciascuno dei due pezzi di gamba rotta, ovviamente nella parte centrale,
avendo cura che il foro sia di diametro adeguato alla misura della gamba ( quindi
assai pi largo nel caso di gambe massicce). Occorre, inoltre, che i due fori risultino
perfettamente allineati (tuttavia non va dimenticato che, all'occorrenza, uno dei due
pu anche essere leggermente ovalizzato per ottenere una coincidenza perfetta delle
due parti). Si taglia poi, in un apposito tondino di legno, un tappo che abbia la
lunghezza complessiva dei due fori, ma il diametro leggermente superiore. Si
introduce met del tappo, prima cosparso di colla, nel foro della gamba rimasta
attaccata, facendolo penetrare a fondo eventualmente con l'aiuto di un martelletto.
Quindi si incollano le due superfici del piede spezzato, facendo ben cura ai contorni,
e si posa il troncone del piede sulla parte di "tappo" rimasta libera, infilandovela con
l'accortezza che non si producano dislivelli tra le due parti (la giunzione deve
risultare perfetta). Si lascia poi seccare la colla per almeno ventiquattro ore e, alla
fine, se occorre, si rifinisce con un po' di vernice o con una lucidata a cera. Lo stesso
procedimento si usa se la rottura riguarda il bracciolo di una poltroncina o di una
sedia. Se la frattura invece di tipo obliquo, la riparazione un po' pi complessa.
Bisogna anzitutto incollare le superfici dei due pezzi rotti e farli combaciare
perfettamente, serrandoli poi con una morsa e lasciando asciugare la colla per almeno
ventiquattro ore. Poi, con un trapano e una punta di almeno 8 millimetri, si praticano
due fori perpendicolari al piede, che lo trapassino completamente. Si inserisce quindi
nei buchi della colla da falegname e si introducono due tappi (come quelli spiegati
prima) che abbiano lo stesso diametro dei fori e una lunghezza inferiore di 3-4
millimetri allo spessore della gamba spezzata. Anche i tappi devono essere
preventivamente cosparsi di colla. Ultimato il lavoro si lascia seccare la colla, poi si
riempie con dello stucco la piccola cavit rimasta nel legno, alle due estremit dei
tappi, e si rifinisce con carta vetrata per terminare con un po' di vernice o una
lucidatura a cera.
Quando si rompe il cassetto. Pu capitare che il cassetto di un mobile non si apra pi
bene, che si scolli agli angoli allentando la tenuta del compensato di fondo che cos
esce dalla guida. Ecco come risolvere questi problemi. Nel primo caso, occorre
innanzitutto scoprire il punto di frizione del cassetto con il mobile. Per fare ci si
passa ripetutamente una matita a punta grossa sopra, sotto e sui fianchi dei bordi del
cassetto. Si rimette poi a posto e si fa scorrere; il segno della matita sparisce nel
punto in cui si verificato l'intoppo. Basta allora strofinare la parte con carta vetrata,
prima a grana media poi a grana fine, oppure con una lima, e poi ripassare tutta la
zona carteggiata con del sapone umido o con della paraffina. Con questa semplice
operazione il cassetto torna a scorrere come prima (e magari anche meglio).
Se i listelli laterali, sui quali il cassetto si appoggia o scivola sono rovinati o si sono
assottigliati per l'usura, provocando un movimento anomalo del cassetto stesso, basta
piallarli leggermente o passarli con una lima a grana grossa e poi incollare sulla parte
limata delle striscioline di legno di spessore sufficiente per compensare sia la parte
rovinata, sia quella asportata con la limatura. Prima di rimettere il cassetto a posto
bisogna lasciar seccare la colla.
Quando invece gli angoli del cassetto, uniti tra loro con un incastro a mortasa-tenone
o a biette (spine tonde) oppure ad angolo si aprono, bisogna ripristinare l'incastro per
ridare al cassetto la sua forma originale. Dopo aver aperto completamente l'incastro,
si lima il legno per asportare solo lo strato di colla vecchia (che non tiene pi) e
mettere una giusta dose di colla nuova, facendo combaciare perfettamente i due
pezzi. A questo punto basta aspettare che la colla sia secca per rimettere a posto il
cassetto. Pu per capitare che l'incastro sia diventato lasco. Se la giunzione con
biette (spine tonde), basta allargare il diametro dei fori in cui sono alloggiate e
sistemarne delle nuove di diametro maggiore. Ma se si tratta di un altro tipo di
incastro, che ormai non regge pi, inutile qualunque elemento di rinforzo, non resta
che spessorarlo o ricostruirlo interamente. Per l'incastro ad angolo il lavoro pi
facile, perch si tratta di asportare con una raspa un millimetro di legno da una delle
facce, incollarvi sopra uno spessore dello stesso legno di un paio di millimetri e
lasciare asciugare la colla. Fatto questo, si opera sullo spessore nuovo, riportando
l'incastro a misura e provvedendo quindi alla incollatura delle due parti.
Nel caso pi complesso di un incastro a mortasa-tenone bisogna allargare la mortasa
vecchia, inserirvi (previa incollatura) un pezzo di legno duro opportunamente
sagomato che la riempia completamente, che deve penetrare con un certo sforzo. Una
volta che la colla ha fatto presa, si pratica nel pezzo di legno, inserito nella vecchia
mortasa, un nuovo alloggiamento, leggermente pi stretto del precedente. Si riduce
quindi il tenone alle dimensioni della nuova mortasa, si incollano le due parti, si
fanno combaciare e si attende che la colla diventi secca. Questo nuovo incastro
risulter solido e resistente. Naturalmente, prima di ripristinare definitivamente gli
incastri, occorre rimettere in posizione nelle apposite corsie il fondo del cassetto, in
modo che a lavoro finito risulti perfettamente alloggiato. Se il compensato si
deformato e risulta pi largo del necessario bisogna sostituirlo con uno nuovo.
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Le piccole costruzioni.
Dopo aver acquisito un po' di esperienza e di confidenza con il legno, arriva il
momento in cui viene voglia di creare qualche oggetto con le proprie mani. In genere
si comincia con costruzioni semplici, come scaffali, tavolinetti, telai o cavalletti, per
passare via via a lavori pi impegnativi. La prima fase di qualunque costruzione
quella delle giunzioni, di cui si parlato nel capitolo precedente. Una volta ultimato
questo lavoro si pu passare alla messa in opera iniziando con la costruzione pi
facile, quella del telaio.

Telaio.

l'elemento base per realizzare anche dei mobili. Ne esistono due tipi.

1. Telaio a incastri semplici. composto da quattro listelli e da un traversino,


quando i lati pi lunghi superano il metro. Il materiale pi adatto per realizzarlo
il faggio evaporato, che si trova in commercio in liste di varie sezioni, facile
da lavorare e non si deforma. All'estremit dei quattro listelli si praticano
incastri d'angolo, poi si incollano e si fissano (per rendere la struttura pi
solida) con due spine tonde, del diametro di 7-8 millimetri, per ogni incastro.
Per inserire il traversino centrale (necessario solo se il telaio lungo oltre il
metro) bisogna praticare due tacche e farlo combaciare, dopo aver incollato le
due parti delle tacche. Il telaio, a questo punto, pronto per l'uso.

2. Telaio chiodato. pi facile da costruire rispetto al tipo precedente, ma meno


robusto, anche perch, lavorando con i chiodi bisogna usare un legno dolce,
come l'abete o il pioppo. Per questo telaio, i listelli vanno sagomati con un
taglio obliquo che formi un angolo di 45 e lo stesso sistema adottato per le
cornici e per il quale utile usare l'apposito tagliacornici che serve a guidare
esattamente la lama della sega, durante il taglio (mantenendola, nello stesso
tempo, perfettamente verticale e quindi in posizione corretta). I quattro angoli
del telaio si congiungono mediante speciali chiodi multipli che si possono
acquistare nei negozi specializzati e in quelli di ferramenta ben forniti. Per dare
maggiore solidit al telaio si applica un traversino obliquo, tagliato alle due
stremit a punta di freccia e di lunghezza corrispondente alla distanza tra due
angoli opposti. Anche il traversino viene fissato con i chiodi multipli. Come si
detto, il meccanismo per la costruzione di questo telaio lo stesso usato per
le cornici, i cui angoli vanno tagliati a 45. Naturalmente per le cornici si usa
legno di tutt'altro tipo, pi duro, e la giunzione tra i listelli si realizza con colla
e spine tonde (una per angolo) disposte obliquamente.

Cavalletto.

Indicato per attrezzare un tavolo d'emergenza (ne occorrono ovviamente due),


abbastanza facile da costruire. Occorrono dodici liste di abete (oppure pioppo o pino)
spesse un paio di centimetri e larghe 10. Otto di queste liste devono essere lunghe 75
centimetri (altezza del tavolo) le altre quattro, invece, 40 centimetri. Servono inoltre:
sega, viti di ottone, cacciavite, succhiello, due lunghe cerniere ad angolo, quattro
cerniere a compasso in ottone da mettere nella parte bassa dei cavalletti per tenerli
aperti e fissati. Usando poi due liste, una lunga e una corta, si realizzano delle
strutture a U, praticando in corrispondenza degli incroci delle liste un incastro a
mortasa-tenone e fissandoli con della colla. Una volta pronte le quattro strutture si

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MANUALE SUL FAI DA TE file:///C:/secpart/Prgms/eMule/2make/FAIDATE/Legno/MANUALE...

uniscono, a due a due, nella parte alta (cio quella chiusa) con una cerniera ad angolo
lunga almeno 40 centimetri. Cos facendo le estremii superiori del cavalletto sono
assemblate: non resta ora che applicare sulla parte opposta, a circa 25-30 centimetri
(distanza calcolata da terra) le quattro cerniere a compasso in ottone, la cui funzione
quella di tenere aperti i cavalletti e poterli piegare quando non servono. Il legno si
pu quindi rifinire, carteggiandolo e verniciandolo secondo le esigenze. Sono cos
pronte due solide gambe su cui posare un ripiano e creare cos un tavolo delle
dimensioni desiderate.

Scaffale.

costituito da due montanti in compensato multistrato spessi un paio di centimetri e


profondi dai 20 ai 40 (l'altezza e la larghezza della scanalatura pu variare
rispettivamente dai 100 a 200 cm e dai 60 agli 80) e da un numero di ripiani
proporzionale all'altezza. Dapprima si tagliano i montanti (se non si sono gi
acquistati in misura), i ripiani (vale lo stesso discorso), e gli eventuali listelli su cui
applicarli. A questo punto si decide come deve essere lo scaffale. Ecco due soluzioni.

1. Scaffale a tre ripiani fissi. Dopo aver predisposto i montanti (o piantane) e i


ripiani, si suddividono i primi in tre parti uguali, segnando delle linee con la
matita sulla faccia dei montanti che rimane rivolta verso l'interno, e badando
che corrispondano alla perfezione su entrambe le piantane, altrimenti i ripiani
possono rimanere storti. Si incolla poi la costa di un ripiano e la corrispondente
porzione di montante; si avvicinano, tenendo il ripiano verticale e posandovi
sopra il montante in posizione orizzontale, e si fissano con delle viti incassate.
Queste vanno introdotte dall'esterno del Montante ed essere abbastanza lunghe
in modo da poter abbracciare lo spessore di quest'ultimo e almeno tre
centimetri di ripiano. Lo stesso tipo di giunzione si pu effettuare con delle
spine tonde. Naturalmente, per inserire le viti o le spine, occorre fare prima dei
fori di invito prima con un punteruolo, poi con un trapano. La parte in cui si
trovano le viti o le spine, va mascherata con un po' di stucco e levigata in modo
che dopo la verniciatura o lucidatura non si noti alcuna imperfezione. Nello
stesso modo si applicano gli altri ripiani.

2. Scaffale a ripiani mobili. Pu essere di lunghezza superiore al precedente (due


metri e pi). In tal caso i montanti vanno collegati alla sommit e alla base (a 5
cm da terra) con due ripiani fissi e giunzione a biette o a mortasa-tenone.
Successivamente si suddividono i montanti in parti uguali o irregolari, a
seconda della distanza che si vuol dare ai ripiani, e si fissano in corrispondenza
dei listelli di sostegno, mediante colla e viti di ottone. Assemblato lo scaffale,
questo va fissato alla parete con squadrette di metallo a L e tasselli di gomma.
La scanalatura pu essere progettata a giorno, cio senza parete di fondo,
oppure chiusa con un pannello di compensato (da 3-4 millimetri) che va fissato
con colla e viti nella parte posteriore. Da ultimo, si inseriscono i ripiani.

Tavolino.

Quello pi facile da costruire il tavolino con gambe a crociera. Il ripiano quadrato


(centimetri 80x80) l'altezza da terra di circa 40 centimetri. La base costituita da
due elmenti piani incastrati tra loro; ogni elemento ha due fori nei quali vanno
inserite spine tonde o biette che devono penetrare in altrettanti fori situati nella faccia
inferiore del ripiano del tavolo. Per incastrare gli elementi di base occorre praticare
con la sega, nella parte centrale di ciascuno, due tacche che abbiano la profondit di
mezzo elemento. Come materiale consigliabile usare compensato multistrato oppure

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un legno semiduro per le gambe e un truciolato incorniciato in costa per il ripiano. Si
rifinisce con le operazioni di carteggiatura e verniciatura.

Quando si rompe la tapparella.

Di solito il guaio si preannuncia con un tonfo violento della tapparella (o avvolgibile)


che precipita e si richiude di colpo, mentre la cinghia di avvolgimento, con la quale si
stava alzando o abbassando la tapparella, si spezza (in genere per usura e vecchiaia).
In casi come questi l'intervento di un esperto quasi superfluo, dato che la
riparazione abbastanza semplice. Occorrono naturalmente una cinghia nuova (
bene, pertanto, tenerne in casa sempre un rotolo di una decina di metri, adatto sia per
finestre normali che per portefinestre) e una scala per poter raggiungere il cassonetto.
Per aprirlo (di solito non ha n maniglie n viti su cui agire) occorre estrarlo dagli
incastri nei quali inserito, facendo leva sul bordo inferiore o semplicemente sfilarlo.
Tolta la paratia anteriore del cassonetto, si estrae per prima cosa la cinghia rotta,
allentando la vite o il nodo che la fissano al rullo, lasciandola cadere a terra (in attesa
poi di staccarla all'altra estremit). Si arrotola poi completamente la tapparella,
operando sul rullo con entrambe le mani e avvolgendola lentamente (se possibile,
meglio farsi aiutare da un'altra persona che sollevi la tapparella dal basso,
accompagnandola piano verso l'alto mentre, chi si trova sulla scala, la riavvolge). A
questo punto, per evitare che cada di nuovo la si blocca, infilando tra il bordo del
cassonetto e il rullo un lungo cacciavite che tenga fermo quest'ultimo. Si introduce
ora un'estremit della cinghia nuova attraverso il passafune a rulli, situato
normalmente nella parte inferiore del cassonetto, e la si fissa alla puleggia con un
nodo, meglio se doppio, oppure con la apposita vite, se c'. Si raccomanda di
osservare con attenzione, nel momento in cui si sfila la vecchia cinghia, come questa
fissata alla puleggia. Tenendo ora la cinghia nuova tra le mani, molto saldamente, s
toglie il cacciavite che blocca il rullo e si fa scendere lentamente la tapparella a fondo
corsa, mentre la cinghia si riavvolge sulla puleggia. Si passa poi alla parte bassa della
finestra dove situato il rullino avvolgitore. Si allentano le due viti che tengono la
piastra portarullo e la rispettiva mascherina fissate al muro, e si estrae tutto il blocco
con il rullo che, a causa della rottura della cinghia, ha ormai perso tutta la carica. Si
stacca la corda rotta dal rullo, allentando la vite che ve la tiene fissata, e la si elmina
definitivamente. Si taglia la cinghia nuova a circa 20 centimetri sotto la fessura
d'ingresso della piastra: la si infila dentro tale fessura e, successivamente, si pratica
un foro (con una forbice o un piccolo trapano a mano) all'estremit che va fissata al
rullo, mediante la vite. A questo punto si inizia la manovra forse pi complessa di
tutta l'operazione; e cio la ricarica della molla del rullo (attenzione a non lasciarselo
scappare di mano, perch si rischia di farsi male). La si fa ruotare in senso contrario a
quello dell'avvolgimento, finch non oppone una decisa resistenza. A questo punto,
tenendo il rullo ben bloccato (contro se stessi) si procede a fissare la cinghia con
l'apposita vite. Poi, con molta precauzione, e senza mai abbandonare la presa del rullo
(e della piastra portarullo) si fa in modo che questo assorba il lasco della cinghia. Si
rimettono quindi rullo e piastra nella propria sede, riavvitandoli.
utile segnalare anche un altro inconveniente che pu capitare alla tapparella: e cio
la rottura di uno dei nastri che tengono l'avvolgibile attaccato al rullo. Ci si accorge
del guaio perch la tapparella cede nella parte alta e si storta. necessario quindi
abbassarla completamente, aprire il cassonetto, come spiegato prima, e staccare il
nastro rotto dalla tapparella, sostituendolo con uno nuovo, non senza avere ben
verificato come sono fissati gli altri. importante, inoltre, che il nuovo nastro abbia
la stessa lunghezza di quelli intatti, in modo che la distanza dall'avvolgibile al rullo
sia perfettamente uniforme su tutta l'estensione della tapparella (che, in caso
contrario, resterebbe storta).