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38 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 11 APRILE 2010

l’immagine Era il 1956, e il giovane “anti-fotografo” di New York


Vizi capitali venne invitato a Roma dal maestro Federico Fellini
Ad attenderlo né gloria né soldi, ma strade chiassose abitate da rovine
imperiali e pompe di benzina, pescivendoli e onorevoli
Un caos metropolitano che oggi rivive in una grande mostra allestita
in quel cuore della città eterna che sono i Mercati di Traiano

La dolce vita di William Klein

PIAZZA SAN PIETRO FOTO © WILLIAM KLEIN/CONTRASTO

Una folla di fedeli radunata in piazza San Pietro per vedere il papa

MICHELE SMARGIASSI stato con il suo fascino stralunato, da Moravia rante uno dei suoi ritorni a casa, riguardando la bre mostra della storia dell’obiettivo, The Family of
(«una visione impressionante ma terribilmente Grande Mela con gli occhi golosi ed estranei di un Man. Dopo Klein, non si riebbe più.

Q
uandoquel «gran vitellone, falso, bido- esatta») a Pasolini («ci voleva un newyorchese per- émigré intellettuale. L’unica cosa che sapeva di fo- Persino lui pensò di essersi fatto terra bruciata at-
nista, masochista, affascinante, scal- ché i romani si conoscessero a fondo») allo stesso tografia era che non voleva farla, ovvero non voleva torno. Di aver detto l’ultima parola su e con la foto-
tro, capobanda, astuto come un salu- Fellini («Roma è un fare quelle foto che ve- grafia, di essersi definitivamente «sbronzato di fo-
miere napoletano, che odora tutto, as- film, e Klein lo ha gira- deva sui rotocalchi, ma tografia». Voleva dedicarsi solo al cinema (ci riu-
sorbe tutto, imbroglia tutti, che fa truc- to»). Ma forse solo oggi IL LIBRO E LA MOSTRA voleva «fare anti-foto, o scirà in effetti, ma solo una decina d’anni dopo). Fel-
chi, che si trascina dietro il suo esercito che Klein torna a Ro- Contrasto pubblica una nuova edizione almeno anti-belle-fo- lini era di passaggio a Parigi: riuscì a incontrarlo. Gli
assurdo ed equivoco di fannulloni, puttane, pro- ma, cinquant’anni do- di William Klein Roma (due volumi, to». Diceva: «I pittori si portò in dono una copia di New York. Il maestro lo
duttori, starlet, magnaccia, assistenti, vecchi amici, po, invadendo i Mer- 184 più 48 pagine, 90 illustrazioni, 69 euro) sono liberati delle re- sbalordì: «Ce l’ho già, la tengo sul comodino. Perché
giornalisti svedesi, esegeti ecc.», insomma quando cati di Traiano con una È il diario visivo del soggiorno gole, perché i fotografi non vieni a Roma a farmi da assistente?». Era gene-
Federico Fellini in persona gli chiese di raggiunger- mostra inevitabil- romano di William Klein, che no?». E allora maltrattò roso di inviti, il signore di Amarcord, un po’ meno di
lo a Roma per diventare il suo assistente sul set di Le mente fuori dai cano- arrivò nella capitale nel 1956 la sua Leica M fino a far- prebende. Giornate intere nell’«atmosfera da bou-
notti di Cabiria, cosa poteva mai fare il giovane Wil- ni, forse solo ora quel- per collaborare come aiuto la urlare, costringen- doir soffocante» in cui il regista romagnolo teneva i
liam Klein, fotografo acerbo, ambizioso e irrequie- l’indigeribile libro-an- regista di Fellini sul set dola ad atti iconici con- suoi annoiati esilaranti casting, «le puttane veniva-
to, all’inizio di una luminosa carriera? Lasciò tutto e timonumento (ripub- del film Le notti di Cabiria tro natura: sgranati, no a presentarsi a Fellini munite di fotografie tutte
partì di corsa, come un apostolo chiamato da Cri- blicato finalmente da La raccolta di foto sfocati, mossi, fuori- scattate quindici anni fa, più curate le starlet di qua-
sto. Poi a Roma tutto finì fellinianamente, i soldi per Contrasto, con succu- è accompagnata da testi quadro, sbilenchi. rant’anni, spaccone per strada, timide con Fellini».
girare non c’erano, i produttori sparirono, le ripre- lenti inediti) può en- dello stesso Klein e da citazioni d’autore Quel libro che riuscì a Risate, pacche sul sedere, pochi soldi in giro.
se furono rinviate, il giovanotto Klein si trovò disoc- trare nello scaffale del- Sessanta scatti del fotografo saranno ricavarne, col suo titolo Ma a Klein andava bene così. Fuori c’era Roma, e
cupato in pieno caput mundi e s’arrangiò a suo mo- le memorie collettive esposti da mercoledì 14 aprile al 25 luglio incomprensibile (Life cos’era Roma nel ’59 ce lo possiamo immaginare.
do, bighellonando, fotografando, inventandosi della città eterna, per- a Roma, ai Mercati di Traiano, nella mostra Is Good & Good for You Dolce vita, Cinecittà, paparazzi, star internaziona-
qualche servizio per Vogue, paparazzando per stra- ché il tempo sa ricono- William Klein Roma Fotografie 1956-1960 in New York: Trance li, via Veneto; e sullo sfondo, quel che all’occhio ma-
da, facendosi venire in mente che forse poteva ri- scere i classici dietro Witness Revels), fu una nierista del giovane William piaceva di più, le rovi-
petere lì, fra rovine classiche e rovine moderne, il qualsiasi maschera. granata esplosa nel ne di una classicità smandrappata e le pompe di
miracolo del suo libro su New York, il libro dopo il Era il 1956 e Klein cuore del mainstream benzina, i pescivendoli e gli onorevoli, i prelati e i
quale la fotografia nel mondo non fu più la stessa. non aveva ancora trent’anni. Apolide intellettuale, fotografico del dopoguerra. Una strage senza su- borgatari, la cappa clericale, la caciara nelle strade,
E così fu Roma: ritratto superbo, innamorato, ir- ragazzo ebreo di famiglia ungherese nato nei quar- perstiti. In un colpo solo, Klein assassinò l’umane- il ronzio delle Vespe, la «ghost town» mussoliniana
riverente, dadaista e surreale di una città, conden- tieri bui di Manhattan e poi scappato a Parigi, pit- simo fotografico modernista con tutti i suoi miti (l’i- dell’Eur, i bizantini cerimoniali dell’apogeo demo-
sato delle sue glorie grandi e infime, «da Cesare al tore-arredatore-designer cresciuto alla scuola di stante decisivo, la composizione perfetta, il lin- cristiano. Quel che a Pasolini suonava rivoltante,
Totocalcio», il libro davanti a cui si levarono il cap- Léger (il primo stipendio glielo dà una rivista italia- guaggio universale) che proprio allora stava cele- per l’anti-ideologico Klein era una cornucopia di te-
pello tutti gli amici romani che Klein aveva conqui- na, Domus), era inciampato nella fotografia du- brando il suo trionfo internazionale con la più cele- sori, un cesto di perline spaiate con cui costruire col-

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DOMENICA 11 APRILE 2010 LA DOMENICA DI REPUBBLICA 39

‘‘ Giuseppe Gioachino Belli


Chi popolo po’ esse, e chi sovrano,
che ciàbbi a casa sua ’na cuppoletta
com’er nostro
San Pietr’ in Vaticano?
‘‘ Stendhal
Ma nel 1515, la borghesia e il popolino
credevano fermamente ai miracoli:
ogni villaggio aveva i suoi e c’era bisogno
di rinnovarli ogni otto o dieci anni
FOTO © WILLIAM KLEIN/CONTRASTO

FOTO © WILLIAM KLEIN/CONTRASTO

DOPO LA SFILATA LA COLLINA DELLE TRE FONTANE


“La sfilata è finita. Gli spettatori si arrampicano sulla scalinata guidati da un ufficiale borioso” “Compiute le devozioni, ingoiato il cibo, si riposano: stesi, seduti o con la testa ciondoloni”
FOTO © WILLIAM KLEIN/CONTRASTO

FOTO © WILLIAM KLEIN/CONTRASTO

PIAZZA SAN GIOVANNI IN LATERANO LE GIOVANI DONNE


“Il più antico palazzo dei papi, la Scala Santa... ed è qui dove ha luogo il meeting dei comunisti” “Le ragazze sono tenute chiuse; per questo cercano di uscire”

lane spettacolari. Riagguantò la Leica e scattò come disordine organizzato che chiamò «foto-automa-
FOTO © WILLIAM KLEIN/CONTRASTO

FOTO © WILLIAM KLEIN/CONTRASTO

un matto. Per campare, s’inventò qualche servizio tografia della strada». I suoi ritratti verbali di perso-
di «moda ambientata» da vendere a Vogue, spac- naggi famosi, ottenuti per accumulazione di detta-
ciando mascherate con amici e modelle per presti- gli, rivaleggiano con i suoi stessi scatti. Qualche
giosi inviti a feste di aristocratici romani dai nomi esempio? Mario Soldati: «Scrittore, regista, buon-
improbabili, «Marchese de’ Campari Soda» o «Ba- gustaio, vivace, spiritoso, ha letto i classici, esibizio-
rone del Bollito Misto». Per inciso, l’antimodesto nista, vorrebbe fare l’attore, somiglia vagamente a
Klein ritiene una delle foto prese allora per Vogue in Groucho Marx». Alberto Moravia: «Habitué delle
piazza di Spagna, con gli abiti optical delle modelle cliniche, osserva clinicamente i suoi personaggi,
che richiamano le strisce pedonali, «una delle più annoiato, infelice, le mani legate, sinistro, Moravia
belle fotografie di moda mai realizzate». «Ha un oc- scruta questa vita ingrata». Cesare Zavattini: «Scrit-
chio che sembra un coltello, crudele, scandaloso tore, umorista, furbo, buono, coraggioso, impetuo-
ma non cattivo», lo ammirava Sophia Loren a cui ca- so, sentimentale, molto impegnato, pieno di ener-
pitò di incrociarlo, «sono sicuro che è segretamen- gia e di idee buone o cattive, capisce tutto, ha visto
te innamorato della nostra pazza Roma». tutto».
Ma certo che lo era. A modo suo, ovviamente. Co- A ottantadue anni, William Klein è oggi un grade-
me Nerone amava la stessa città cantandone l’in- vole, sornione americano a Parigi, che dopo la lun-
cendio. Sfogliare ora il suo Roma (più riuscito dei ga e anch’essa molto eccentrica parentesi cinema-
successivi Tokyo e Mosca) è come tuffarsi nel cata- tografica è tornato alla fotografia. Ma anche quando
logo di un caos, in un labirinto di immagini lontane il Centre Pompidou, cinque anni fa, gli dedicò un
da qualsiasi ordinata messa in forma: ma c’è del me- omaggio degno di un maestro del Novecento, non
todo in quella follia. Bisogna leggere Klein per sco- resistette alla tentazione di evadere da qualsiasi cor-
prirlo, non basta guardarlo. Perché oltre al Klein ar- nice, e riempì il salone centrale con gigantografie dei
tista, al Klein fotografo, al Klein aspirante regista, suoi vecchi negativi massacrati a pennarello rosso.
Roma svelò un quarto Klein, lo scrittore, o meglio Anche il suo ritorno romano sarà tutt’altro che
l’assemblatore di scritture, il collagista di ritagli e un’imbalsamazione. Volteggianti in mezzo alle ro-
frammenti che mescola avanguardie europee e vine imperiali, le sue fotografie faranno di nuovo
americane, beat e dada. Le lunghe didascalie delle cozzare fra loro «tutte le Rome che ho conosciuto»:
sue foto, raccolte ora in un volume a parte, sono un LO SCOOTER MODELLE IN PIAZZA DI SPAGNA quella classica, quella felliniana, quella indefinibile
patchwork di citazioni (Leopardi Pasolini Belli Mi- “Ha permesso alla gioventù di farsi smaliziata, “Gli uomini iniziarono subito a pensare di oggi, e per l’ennesima volta Klein sarà l’irridente,
chelet Stendhal Goethe...) mescolate ad appunti alla morale di evolversi, all’amore di esprimersi che queste ragazze fossero prostitute impazzite sapiente, ironico poeta del caos metropolitano.
folgoranti, dove traduce in parole quell’estetica del È la più grande rivoluzione dei costumi...” e si avvicinarono, cercando di palpare il culo” © RIPRODUZIONE RISERVATA

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