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Filosofia

Il pensiero di Cartesio, come si visto, costituisce la pi importante esperienza


filosofica del Seicento, a cui si rif, per svilupparne lopera o per criticarla, una fitta
schiera di pensatori. Tra coloro che pongono in discussione Cartesio spicca Pascal.
Biografia e opere: Blaise Pascal nacque a Clermont il 19 giugno 1623. I suoi
primi interessi furono diretti alla matematica e alla fisica, tematiche basi di alcuni
dei suoi scritti. Ben presto, per, la vocazione religiosa ebbe un ruolo nella sua
vita. Pascal era una persona di grande fede, come del resto era Cartesio; la
formazione del primo era diversa perch veniva da uneducazione che in qualche
misura era completamente opposta a quella gesuita. Aveva studiato in un convento
chiamato Port-Royal, oramai distrutto da Luigi XIV. Viene da chiedere il motivo di
questa decisione. I monaci di Port-Royal erano molto particolari; si trattava di un
ordine religioso al capo del quale vi era Giansenio. I giansenisti aderivano a quasi
tutte le critiche e le proposte di Martin Lutero senza staccarsi, per, dalla chiesa
Romana. In altre parole essi davano della Sacra Scrittura linterpretazione luterana e
cio: libero esame dei testi, eliminazione del principio di autorit, principio della
predestinazione (grazia data liberamente e non in funzione delle opere), sacramenti
privi di sostanzialit. Essi per non aderirono in maniera diretta alla Riforma, e diversi
altri in Europa, come i pietisti, seguirono il loro esempio. Questo tipo di situazioni non
era ben visto dal Papa; in tempi cos difficili per questo non aveva alcuna voglia di
aumentare il numero di oppositori alla Chiesa ed per questo che si mantenne
abbastanza tollerante. La mentalit di Pascal, molto pi vicina, quindi, a quella di
Lutero, era completamente diversa da quella di Cartesio. Questi monaci non facevano
nulla di male, ma semplicemente leggevano e interpretavano le sacre scritture e si
dedicavano alla matematica; attivit quindi non molto moleste, vista la mancanza di
alfabetizzazione nella popolazione. Il regno di Luigi XIV dur molto, ricordiamo infatti
che fu incoronato a 9 anni e mor allet di 80, ed per questo che per una prima
parte dovette sopportare la presenza di questi monaci; ben presto, per, se ne stanc,
soprattutto perch legato alla concezione del cuius regio eius religio. Lostacolo che
in buona misura si frapponeva tra lui e la dissoluzione di questo ordine era la figura di
Pascal; poich noto matematico, una battaglia religiosa nei suoi confronti avrebbe
portato maldicenze nella sua corte o comunque un qualsiasi tipo di contestazione. In
realt solo dopo la morte di Pascal, quando il suo potere assolutistico era stato ben
reso saldo, procedette e ras al suolo il monastero. Caratterialmente parlando, Pascal,
dal canto suo, non era granch: differentemente dalla grande intraprendenza e
partecipazione sociale di Cartesio, egli era uno molto severo, molto poco disposto alla
mondanit, critico, capace di mettere a disagio chiunque per la sua austerit.
Nonostante questo, la genialit matematica e filosofica di questo personaggio ad
oggi abbastanza evidente; mentre la prima, per, lo era anche ai suoi tempi, la sua
concezione filosofica non ebbe altrettanta fortuna. Pascal, al contrario di molti altri
filosofi, non scrisse delle opere che noi possiamo definire filosofiche; egli scrisse una
sorta di diario che prende il nome di Pensieri: si tratta di breve trattazioni,
riflessioni sulle sue problematiche e argomenti. I Pensieri di Pascal hanno, dal punto
di vista stilistico, dei richiami alle Confessioni di Sant Agostino; daltronde si tratta
di personalit entrambe con concezioni pressoch luterane. Non si tratta, quindi, di
unopera filosofica nel vero senso della parola, ma, per citare SantAgostino, di un
diario dellanima.
Pensiero: A differenza dei precedenti filosofi-scienziati, come Galileo e Cartesio,
che basavano il proprio pensiero filosofico ad un fine scientifico, Pascal in questo
uneccezione; egli infatti, nonostante sia un grande studioso di tali materie, non ha

molta stima della matematica della fisica, in quanto ritiene le problematiche ad


esse relative facilmente risolvibili, attraverso semplici esercizi. Egli fa una
ripartizione delle nostre capacit mentali, distinguendole in due casi:

Luno lesprit de gometrie, che la parte razionale della nostra mente,


capace di operare processi conoscitivi, di occuparsi di fisica, chimica, ecc.
Questa ci permette di conoscere il mondo ma non di capirne il senso, il
significato.
Laltro lesprit de finesse, che la parte capace di comprendere, di
provare sentimenti, di entrare nei significati delle cose, di entrare in un
rapporto di consonanza con gli eventi del mondo.

Lesprit de gometrie ci parla delle apparenze, di tutto ci che visibile ma non


dice niente su ci che ineffabile, ovvero i sentimenti, le sensazioni, cosa a cui
provvede lesprit de finesse. Pascal non tratter della prima parte, in quanto
qualsiasi tipo di approfondimento sarebbe inutile (qualsiasi problema di questo tipo
risolvibile tramite lo studio e lesercizio). Egli ritiene necessario soffermarsi,
invece, sullesprit de finesse, ramo per il quale non esiste alcun tipo di guida o
manuale. Questo genere di cose comprensibile solo attraverso lintuizione (ecco
perch il termine finesse) e questintuizione coltivabile solamente guardando
dentro di s. Lunico modo per raffinare la propria sensibilit una introspezione
lunga e approfondita, un po come diceva SantAgostino. Pascal si rende conto,
per, di quanti siano gli uomini a non mettere in pratica questo processo il che
causato da una comune mancanza di tempo, dovuta ad una vita colma di impegni.
Pascal per non ci crede; tutti questi i modi attraverso i quali ci liberiamo di tale
incarico sono per lui alibi e scuse. In realt luomo tende a sfuggire a s stesso,
perch, nel momento in cui guarda dentro s, ci che vede un abisso di
imperfezione, insicurezze e limiti. Ciascuno di noi non ha piacere di vedere una
brutta immagine di s stesso ed per questo che sfuggiamo a questa
introspezione. Per Pascal, luomo, per la sua stessa struttura di peccatore (tesi
base del giansenismo), quando guarda s stesso inevitabilmente non vedr
qualcosa di bello e rassicurante.
Pascal ritiene che latteggiamento comune nei confronti di questi problemi
esistenziali sia quello del divertissement. Questo termine che viene
solitamente tradotto con distrazione, diversione o divertimento ha il
significato filosofico di oblio e stordimento di s nella molteplicit delle
occupazioni quotidiane e degli intrattenimenti sociali. Il divertimento quindi
una fuga da s, fuga dal processo di introspezione, resa possibile dalle
occupazioni quotidiane e dagli intrattenimenti sociali. Ognuno di noi, in funzione
della propria cultura, sceglie delle vie di fuga pi o meno raffinate: chi si dedica
completamente alla famiglia, chi al lavoro, chi al volontariato. Queste ci appaiono
come azioni moralmente buone, ma il filosofo non daccordo; lo sarebbero, se
fossero dettate da una scelta volontaria; poich, per, vengono utilizzate per un
fine personale, ovvero la fuga da s stessi, non lo sono affatto. La moralit del
divertissement non legata al suo contenuto, quanto al motivo per cui viene
messo in pratica. Chi pu essere al corrente delle nostre motivazioni? Nessuno,
tranne noi stessi e Dio. per questo che nessuno pu giudicare laltro, ma deve
limitarsi al giudizio di s stesso. Tali giudizi, valutazioni possono essere applicate
dalla ragione? Secondo Pascal no; la capacit di capire noi stessi i nostri
sentimenti a farlo. Il cuore ha delle ragioni che la ragione stessa non

conosce: le nostre motivazioni non possono essere quantificate o razionalmente


studiate, ma si tratta di motivazioni puramente spirituali e interiori che non hanno
la possibilit di essere rese oggettive, ma che, quindi, possono essere solo intuite.
quindi solo lesprit de finesse che ci pu illuminare sul senso di unazione.
La fuga da s non immorale unicamente perch le azioni che la caratterizzano
sono mosse da un fine secondario ed egoistico, ma perch la sua essenza stessa
va contro uno dei principi base della morale: conoscere s stessi. Come diceva
Socrate, il primo dovere conoscere il proprio io, poich, se non applicato, tutto
ci che segue, le altre azioni che compiremo non sono altro che ripieghi, azioni
compiute da qualcuno che fugge da s stesso e perci da qualcuno che non ha una
propria identit e coscienza.
Ma chi che fugge da s stesso? Chi ha difficolt ad ammettere le proprie colpe, i
propri peccati. Ma se cos fosse, afferma Pascal, qualsiasi uomo di fede non ha
nulla da temere; luomo di fede sa di essere un peccatore, lo accetta e fida nella
grazia di Dio; non spera che facendo azioni buone possa essere perdonato, egli
spera solo nella Grazia. Non tutti, per, hanno la fede (il che ci rimanda alla
predestinazione che era stata tipica del pensiero agostiniano), che un dono di
Dio, qualcosa che non si pu conquistare. Coloro che hanno questa fortuna non
hanno alcun problema, in quanto la fede li sostiene nel pensare che Dio conceder
loro la Grazia, nonostante il peccato. E chi non ha la fede? Per rispondere a questa
domanda Pascal elabora il celebre argomento della scommessa, il quale afferma
che luomo deve scegliere tra il vivere come se Dio ci fosse e il vivere
come se Dio non ci fosse; n pu sottrarsi a questa scelta, giacch non
scegliere gi una scelta negativa. Se la ragione non pu aiutarlo in questa scelta,
tanto vale che egli consideri qual la scelta pi conveniente. Chi scommette
sullesistenza di Dio, se guadagna, guadagna tutto, se perde, non perde
nulla. Luomo ha interesse a scommettere su Dio, perch in caso di perdita
perder solo dei beni finiti che altro non sono i piaceri mondani dai quali questo
si allontanato per seguire la morale religiosa, mentre in caso di vincita
guadagner quel bene infinito che costituito da Dio e dalla beatitudine eterna. La
scommessa gi ragionevole quando si tratta di una vincita finita e di poco
superiore alla posta, ma essa diventa tanto pi conveniente quando la vincita
infinita e infinitamente superiore alla posta. per questo che pi conveniente
credere e scommettere sullesistenza di Dio. Da questa visione ci rendiamo della
grande ed evidente autonomia morale di Pascal; egli non cita mai il compiacimento
di sovrani, preti, papi: evidente, quindi, il rifiuto del principio dautorit.
La fragilit, caratteristica anchessa legata al peccato, per Pascal unaltra base
comune a tutti gli uomini: potremmo avere buoni propositi, ben strutturati, ma la
nostra base fragile, messa in crisi da un qualsiasi evento fuori dal normale, o
perlomeno da quanto noi riteniamo normale. per questo che, tra tutte le creature
viventi, luomo considerata la pi debole. C, per, una caratteristica che, agli
occhi di Pascal, ci rende unici e pi resistenti degli altri; nei Pensieri contenuta
unimmagine molto celebre che paragona gli uomini a dei giunchi: per Pascal
luomo come un giunco, pianta fragile, sottoposto a tutte le intemperie della
natura, a causa delle quali si piega e sembra sempre sul punto di rompersi;
luomo, che sembra cos fragile, nonostante sia sottoposto a mille disgrazie, si
piega ma non si rompe mai; subito dopo il dolore, si rialza. Questa la nostra
grande capacit: dopo ogni caduta, luomo capace di riprendersi.

Simbolicamente parlando, Pascal attribuisce tale capacit alla purificazione dal


peccato.
Hobbes
Hobbes in qualche misura apre la stagione dellilluminismo; una corrente che
investe diversi aspetti della vita (politico, storico, ...) influenzando tutti quei
cambiamenti che portano la borghesia al potere e che cancella lassolutismo nei
vari paesi (Inghilterra, Francia, Stati Uniti). Tale fenomeno culturale riesce a
penetrare anche in paesi assolutisti che, per, hanno la particolarit di seguire la
concezione di un assolutismo illuminato (Impero Asburgico). I paesi che, invece,
non mettono in atto n luna n laltra cosa rimangono pi arretrati rispetto ai
primi. Questa filosofia illuminista porta avanti gli ideali della borghesia che, visto il
consolidarsi dellindustrializzazione, ha la necessit di accostare al progresso
economico un progresso di tipo politico e sociale. Hobbes, in qualche misura,
incarna alcune parti di questo problema. Egli uno dei padri della filosofia
politica, in quanto, prima di lui, chi si avvicinava in qualche modo a questa
tipologia di pensiero trattava in realt idealizzazioni utopistiche; da Platone in
poi, ogni pensatore che si occupava di politica, tentava di descrivere come sarebbe
dovuto essere lo stato, piuttosto che trattare come effettivamente fosse. Hobbes
il primo, invece, ad applicare tale riflessione ed il primo a ideare quel sistema che
prende il nome di contrattualismo. quel modo di pensare secondo cui il vivere
in societ non il frutto di un istinto naturale o di un dettato divino ma frutto di
un vero e proprio accordo fra uomini. Fra i contrattualisti ricordiamo Hobbes e
Rousseau, ma comunque tutta la filosofia politica che va dalla fine del 1600 in poi
una filosofia in cui si d per scontato che alla base del sociale ci sia un contratto,
un accordo che implichi delle rinunce; si hanno dei vantaggi in cambio della
rinuncia di determinate cose. Nel caso dellanalisi che fa Hobbes, ci che si perde
la libert, nei fatti; bisogna cio obbedire unicamente al sovrano, non per nulla si
tratta di un teorico assolutistico. Secondo lui, per, rinunciando a ci, si guadagna
la sicurezza; si guadagna il fatto di superare quella paura che gli altri possano
esercitare violenza sulla nostra persona. Un contratto s fatto, in cui io rinuncio alla
mia libert di aggredire gli altri in cambio della sicurezza di non essere aggredito
viene meno nel momento in cui vengo aggredito: se lo stato, il Leviatano, il
sovrano assoluto non riesce a garantire che io non venga aggredito, perch
rinunciare alla libert di aggredire gli altri? Daltronde su questo che si basa il
contratto. Evidentemente io tirer fuori quanto di ferino c in me ed eserciter
altrettanta violenza; in realt lanalisi di Hobbes ci fa capire dove sta il problema di
molti degli stati a noi contemporanei. Sentiamo sempre pi spesso episodi di
violenza, episodi in cui luomo si sente in diritto di tirare fuori la propria
aggressivit e la propria vendetta conseguentemente alla poca garanzia del
patto offerto dallo stato. chiaro che se dallo stato ci vorremmo aspettare
giustizia, dal privato, una volta che il patto tradito, non ci si pu aspettare nulla
tranne che violenza. Nel momento in cui lo stato non mi garantisce pi questa
sicurezza, il popolo ha il diritto di cambiarlo. (Perch la societ di oggi in continuo
contrasto? Perch lo stato raramente realmente garante di determinati diritti).
Questa visione di Hobbes contiene certamente una sua realt; chiaro che in uno
stato in cui tutto funziona pi difficile che una persona si opponga al contratto su
cui si basa. C, per, una cosa che Hobbes non considera, ovvero la riprovazione
sociale: se tutti osservano una certa regola e una sola persona la trasgredisce,

questa verr tanto criticata da sentirsi in imbarazzo, in colpa per quanto


commesso; se invece sono molte le persone a trasgredire la stessa, unulteriore
persona che la trasgredisca non si sentir tanto in colpa, tanto lo fanno tutti. La
visione di Hobbes abbastanza moderna, che ci pu convincere sotto certi punti di
vista, in quanto mette a nudo una grande verit quale quella del principio di
reciprocit; a ogni svantaggio deve corrispondere un vantaggio. In definitiva, la
concezione che Hobbes ha di uno stato assolutista forte quella di uno stato che
non permette la trasgressione, non che applica della violenza.
Loriginalit di Hobbes sta anche nello sviluppo che egli fa di un nuovo concetto,
che il giusnaturalismo. La parola deriva dal termine latino ius, iuris (diritto),
pi naturalismo e quindi diritto di natura. Hobbes il primo a codificare il
concetto secondo cui luomo abbia dei diritti naturali; per il solo fatto di nascere, di
essere al mondo, un individuo ha dei diritti che gli appartengono
indipendentemente dallo stato, dalle regole, dal luogo. Fra questi, quasi tutti gli
autori che li trattano, quelli su cui si concorda di pi sono il diritto alla vita (
contro natura uccidere), il diritto alla propriet privata (lo stato deve garantire
che le cose di ciascuno non siano violate da altri), il diritto alla libert (libert
dai legami feudali, lideale della borghesia; la possibilit di scegliere la carriera, la
residenza, il coniuge. Molti illuministi la espandono alla libert di espressione e di
parola, o anche, addirittura, di religione). Che vuol dire che luomo per natura ha
certi diritti? Come nascono, chi li garantisce? In fondo gli illuministi dimostrano un
certo ottimismo dicendo che sia la natura stessa a darci questi diritti. Ma,
daltronde, sia nel 600 che adesso molti di questi diritti vengono violati
continuamente, come il diritto alla vita. A questo punto lo stato diventa solamente
il garante di questi diritti, non concessi dallo stato ma naturali. precisamente il
contrario della mentalit dellassolutismo; tutto ci di cui i cittadini godono
qualcosa di concesso dal sovrano; nellilluminismo la mentalit ribaltata: ognuno
ha i propri i diritti, lo stato deve garantirli. un cambio di punto di vista del
rapporto cittadino-stato. Ci rendiamo conto perci di come Hobbes metta insieme
istanze dellAncien Rgime e tematiche tipiche dellilluminismo; quindi un anello
di congiunzione tra questi concetti.
Lui non solo un pensatore politico, ma anche un filosofo che si occupa del
problema del metodo. Trattandosi di un filosofo inglese, che lavora nella scia di
Bacone, abbiamo ancora una volta un teorico dellEmpirismo, di quel metodo
che parte dal particolare per arrivare, attraverso lesperienza sensibile, a concetti
generali. Il suo empirismo di tipo puramente meccanicistico; lui convinto che
tutto il mondo della natura, e quindi il nostro pensiero nel conoscerlo, funzioni in
maniera meccanica. Questo vuol dire che, nonostante le grandi differenze, in fondo
vi qualcosa in comune con il pensiero cartesiano. anche convinto che non
esista nulla se non ci che noi possiamo captare con i sensi; possiamo conoscere
solo oggetti, non esiste nessuna cosa che noi possiamo conoscere e che non passi
attraverso i nostri sensi. Questo meccanicismo (materialismo), per, si distingue in
due aspetti; secondo lui esistono vari tipi di oggetti, ognuno dei quali pu essere
conosciuto in maniere diverse; esistono:

Gli oggetti naturali; quelli che madre natura ci mette davanti (montagne,
alberi, pietre, lazoto, ossigeno, acqua). Di questi possiamo conoscerne gli
aspetti sensibili ma impossibile caprine effettivamente lessenza in quanto
non sono creati da noi.

Gli oggetti artificiali, dal semplice tavolo al pi complicato orologio


meccanico. Di questi, poich costruiti da noi, possiamo benissimo conoscere
il meccanismo e la struttura interna. Anche loggetto pi tecnologicamente
complesso ha un meccanismo comprensibile.
Gli oggetti culturali, creati soltanto con il pensiero, di cui non si ha
laspetto materiale. Gli oggetti creati dal pensiero rientrano nel problema
della politica e delletica. Consistono nelle regole, nei principi che ci
consentono la vita comune.

Fra gli oggetti non materiali creati dalluomo c lo Stato, visto che nasce per un
contratto. Un altro oggetto non materiale riguarda il problema delletica. Di tutte
le azioni che facciamo conosciamo il motivo che le causa; per questo che
qualsiasi azione giudicabile eticamente parlando in quanto si tratta di azioni
umane. Quindi, le uniche cose che sono realmente incomprensibili sono quelle
create dalla Natura, unentit che non umana. Ma si pu valutare le azioni
umane, su che base bisogna farlo? cos che entra in ballo il problema
dellutilitarismo. Come dicevano i sofisti, tutto ci che porta un miglioramento,
un incremento nel benessere dellumanit da ritenere bene; tutto ci che porta
un peggioramento nel benessere dellumanit da ritenere male. Ci rendiamo
conto di quanto ci si allontana dalla qualit dellazione per andare a concentrarsi
unicamente sulle sue conseguenze. Lutilitarismo fa s che le cose non siano bene
o male, ma che vengano giudicate sulle ricadute che hanno sullaltro. Da un lato
ha un suo perch, ma dallaltro chiaramente possibile che, anche se mossa da
intenti malvagi, lazione di un uomo potrebbe benissimo avere delle ricadute
positive, per qualche strana combinazione di eventi. O anche il contrario. Il bene e
il male, perci, non sono pi valutabili n dalle volont n dalle intenzioni, ma dalle
conseguenze. Un concetto che, oggigiorno, totalmente lontano da quello della
vera etica. Daltronde da prendere in considerazione la residenza del filosofo,
ovvero lInghilterra. Sappiamo che in quel periodo la gran parte della popolazione
era influenzata dalle teorie calviniste del puritanesimo, tra le quali alcune
affermano che se si ha successo vuol dire che Dio ci ama e che siamo delle brave
persone, se non si ha successo vuol dire che Dio ci sta punendo per la nostra
cattiva condotta. Inoltre parliamo di una morale abbastanza diffusa
nellilluminismo; ricordiamo che questo un periodo in cui la borghesia sta sempre
pi diventando la classe dirigente, perci una morale che indichi per buone
persone che hanno successo dal punto di vista economico, sociale e politico, come
appunto i borghesi, sicuramente un vantaggio.
Per la prima volta nella storia della filosofia si genera una concezione secondo la
quale la conoscenza si basa sul linguaggio. Secondo Hobbes, noi non
conosciamo oggetti in s, come sono nella loro realt, ma quello che la nostra
mente ha elaborato a proposito di quelloggetto, ovvero dei nomi, un linguaggio.
La conoscenza , dunque, fondata sul mettere una sorta di etichette sulle cose
che, nel momento in cui le pronunciamo, ci evocano le cose stesse. Come funziona
il linguaggio? Per Hobbes questo segue uno schema logico simile a quello
matematica; noi aggiungiamo e togliamo caratteristiche, facendo delle operazioni
che trasmettono dei concetti tramite i quali comunichiamo; ma non detto che
loggetto sia descritto dal linguaggio, semplicemente questo ne descrive la
sensazione che ne ricaviamo. Gli oggetti potrebbero, per, avere caratteristiche di
cui non siamo a conoscenza, in quanto non rilevabili dai nostri sensi. Di tutto ci
che ricade sotto i nostri sensi non sapremo mai nulla, ma solo lesperienza, cio

solo ci che entrato a contatto il nostro corpo. Ma come avviene tale esperienza?
Secondo Hobbes tramite uno scontro atomistico, e cio di tipo materiale; le
caratteristiche delloggetto colpiscono certi nostri organi in maniera fisica (tramite
delle onde) che formano nella nostra mente dei concetti. Questi, tramite il
linguaggio, vengono poi elaborati; la nostra conoscenza , quindi, limitata a questo
aspetto; se altri aspetti ci sono, di origine metafisica, noi non li conosceremo mai,
in quanto non entrano in contatto con i nostri sensi. Il materialismo che investe il
problema conoscitivo, investe poi anche il personale, poich secondo lui noi non
pensiamo nulla che non ci derivi da esperienze di tipo materiale: tutti i nostri
pensieri, tutto il nostro linguaggio non sono altro che letichettatura delle
esperienze o delle sommatorie di queste, per poi applicare delle operazioni di
genere matematico. Man mano che le esperienze si aggiungono, il nostro pensiero
progredisce con fare matematico, aggiungendo o sottraendo caratteristiche ai
concetti preesistenti. Si tratta, quindi, di un pensiero in cui la conoscenza fondata
sul materialismo, sullesperienza e quindi sullEmpirismo. da notare che lui
accoglie pienamente lidea di Galileo secondo la quale tutto fondato su schemi di
origine matematica e che dunque la conoscenza non applicabile senza la logica.
Questo aspetto del pensiero di Hobbes estremamente moderno, visto che, ad
esempio, per la costruzione dei computer ci si basati sullo stesso concetto:
traduzione del nostro pensiero in schemi matematici. Questa visione se la pu
permettere in quanto, da inglese, nessuno lo condizionava dal punto di vista
religioso; mentre abbiamo visto che Cartesio, accanto alla res extensa, ha inserito
la res cogitans per inserire il concetto di anima dentro la persona umana, Hobbes
non ne ha bisogno, in quanto la religione non interferiva nel problema conoscitivo;
cosa che gli permise di avvicinarsi molto di pi a delle osservazioni reali.